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MONITORE ZOOLOGICO ITAIiAKO
(Pubblicazioni italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia)
ORGANO UFFICIALE BELLA UNIONE 200L0GICA ITALIANA
DIRETTO
DAI DOTTORI
GIULIO CHIARUGI EUGENIO FICALBI
Prof, di Anatomia umana Prof, di Anatomia comparata e di Zoologia
Del R. Istituto di Studj Suiierion lu Fireiize nelJa R. University di Pisa
Vol. XVI — Anno XVI — 1905
(CON 46 FIGURE E 1 T A VOL A)
IN FIRENZtl
MDCCCCV
INDICE DEL VOL. XVI
(Anno XVI, 1906).
BIBLIOGRAFIA
N.B. — In questo volume e contenuta la Bibliogra6a dell'annata 1905 e la
continuazione di quella delle annate precedent!.
I. Scritti general! di^Zoologia e diAna-
tomia. Pag. 1, 141, 321.
II. Evoluzionismo biologico. Filogenia.
Pag. 322.
III. Ontogenia (Embriogenia — Organo-
genia). Pag. 2, 143, 323.
IV. Istologia. Pag. 3, 145, 324.
V. Tecnlca. Pag. 4, 146, 326.
VI. Protozoi. Pag. 57, 177, 32G.
VII. Spongiari o Poriferi. (Vacat).
VIII. Celenterati. Pag. 327.
IX. Vermi. Pag. 58, 177, 327.
1. Parte generale. Pag. 177.
2. Platodi o Platielminti (Tur-
bellari. Trematodi. Cestodi).
Pag. 58, 178, 327.
3. Nematodi o Nematelrainti.
Pag. 58, 178, .827.
4. Acantocefali. Pag. 328.
5. Chetognati. (Vacat).
6. Nemertini. ( Vacat).
7. Rotiferi. Pag. 58.
8. Briozoi. Pag. 178.
9. Brachiopodi. (Vacat).
10. P^nteropneu.sti. (Vacat).
11. Gefirei. (Varat).
12. Anellidi (Archianellidi. Oli-
goclieti. Policheti. Irudinei).
Pag. 58, 178, 328.
13. lurertae sedis. ( Vacat).
X. Artropodi. Pag. 59, 178, 328.
1. Parte generale. Pag. 178,
328.
2. Pantopodi. (Vacat).
3. Tardigradi. (Vacat).
4. Crostacei. Pag. 59, 178, 328.
5. Aracnidi. Pag. 59, 178, 328.
6. Onicofori. (Vacat).
7. Miriapodi. Pag. 179.
8. Insetti o Esapodi. Pag. 59,
179, 329.
a) Parte generale. Pag. 59, 179, 329.
b) Tisanuri. Pag. 179.
c) Ortotteri. Pag. 59, 179.
d) Paeudoneurotteri. Pag. 179, 329.
e) Rincoti. Pag. 59, 179.
/) Coleotteri. Pag. 60, 179, 329.
g) Strepsitteri. (Vacat).
h) Neurotteri. (Vacat).
i) Lepidotteri Pag. 60, 180.
k) Imenotteri. Pag. GO, 181.
I) Ditteri e Afanitteri. Pag. 60, 181.
XI. Echinodermi. ( Vacat).
XII. Moiluschi. Pag. 61, 181.
1. Parte generale. Pi\g. 181.
2. AnEueuri. (Vacat),
3. Gasteropodi (Prosobranchi.
Eteropodi, Opistobranchi. Pte-
ropodi, Polraonati). Pag. 61.
4. Scafopodi. Pag. 182.
5. Laraellibranchi, Acefali o Per
lecipodi. (Vacat).
6. Cefalopodi. {Vacat).
XIII. Urocordati o Tunicati. Pag. 61.
XIV. Cefalocordati o Anfiossidi. (Vacat).
XV. Vertebrati. Pag. 85, 117,253,293,
369.
I. Parte generale. {Vacat).
II. Parte anatomica. Pag. 85, 253i
369.
1. Parte generale. Pag. 85, 253,
369.
2. Tegumento e produzioni te
gumentarie. Pag. 258, 370.
3. Sistema nervoso ceiitrale e
periferico. Pag. 86, 254, 870.
4. Organi di senso. Pag. 87,
254, 372.
5. Scheletio e articolazioni.
Pag. 87, 255, 372.
6. Appareccbio muscolare. Pag.
87, 255, 373.
7. Apparecchio cardiaco-vasco-
lare. Milza. Pag. 88, 256, 378.
8. Tubo digestive e glandule an-
nesse. Peritoneo. Pag. 88,
256, 374.
9. Appareccbio polmonare. Bran-
chie. Timo. Tiroide. Pag. 89,
375.
10. Appareccbio urogenitale.
Capsule surrenali. Pag. 89,
257, 375.
11. Teratologia. Pag. 90, 257,
376.
III. Parte zoologica. Pag. 117, 293,
877.
1. Parte generale. Fauna. Pag.
293.
2. Pesci. Pag. 117, 293, 377.
3. Anfibii. Pag. 118, 294.
4. Rettili. Pag. 118, 377.
5. Uccelli. Pag. 118, 294, 377.
6. Mammiferi. Pag. 119, 295, 377.
7. Antropologia ed Etnologia.
Pag. 119, 295, 377.
Appendice: Antropologia ap-
plicata alio studio dei pazzi,
dei criminali, ecc. Pag. 297,
377.
XVI. Zoologia applicata alia Medicina,
aH'Agricoltura, alle Industrie ecc.
Pag. 120, 297.
SUNTI E RIVISTE
LSovero A. — Ghiandole sebacee libere: nota di morfologia comparata. — Pag. 30.
Chiarini P. — Cambiamenti morfologici cbe si verificano nella retina dei
vertebrati per azione della luce e della oscurita. — Pag. 147.
Favaro G. — Contributi all'angiologia dei Petromizonti. 1. I vasi e le cavita
sanguifero delle lamelle branchiali. II. I vasi segmentali del tronco. Ill
Alcune particolarita concernenti la disposizione dei vasi caudali. Con 4
figure. — Pag. 121.
Fusari R. — Sulla divisione e sulle fessure marginali deH'osso parietale nella
specie umana. — Pag. 121.
Geronzi G. — Sulla presenza di gangli nervosi intramuscolari in alcuni mu-
scoli intrinseci della laringe. — Pag. 31.
Righetti. — Contributo alio studio dell'anencefalia e dell'amielia. — Pag. 31.
Rossi G. — Sopra una via efferente encefalospinalo nell' Emys europaea. —
Pag. 121.
Sala L. — Intorno ad una particolarita di struttura delle cellule epiteliali
che tappezzano il tubo ovarico e spermatico degli Ascaridi. — fag, 29.
Sanzo L. — Tiasforraazione sperimentale delle uova lecitiche diffuse in uova
teloleciticlie e susseguente modificazione della segmentazione uguale in
segmentazione oloblaslica disuguale. — -f^ag. 147.
Scafjidi V. — Sulla preseuza di fibre eflerenti nelle radici posteriori e suUa
origine delle fibre vasomotorie che si trovano in esse, — Pag. 30,
COMUNICAZIONI ORIGINALI.
Alfieri e Lacroix. — Come si devono fare gli originali per le riproduzioni
fotomeccaniche. — Pag. 76 e 111.
Balducci E. — Osservazioni e considerazioni sulla pigmentazioue dell'iride
dell'Athene Chiaradiae. Con una figura. — ^'ag. 258.
Baiichi A. — Cuneiforme I bipartite. II I cuneitornie comprende il tarsale
distale del prealluce? Con 3 figure. — Pag. 70.
Banchi A. — Fasoio accessorio del m. pronator teres e spostamento del nervo
mediano e della arteria omerale alia regions del gomito. Con una figura.
Pag. 134.
Banchi A. — Un muscolo manidio a due fasci. Con una figura. — Pag. 138.
Banchi A. — Situazione non frequente del colon pelvico e spostamento late-
rale del mesocolon pelvico e dell' uraco. Esiste un mesenterio ventrale
dell'intestino terminale? Con una figura. — Pag. 314.
Cherie Ligniere M. — Sulle arterie della fossa temporalis nell'uomo: ap-
punti di Anatomia descrittiva e topografica. Con 4 figure. — Pag. 273.
Chiarugi G. — Della regione parafisaria del telencefalo e di alcuui ispessi-
menti del corrispondente ectodorma tegumentale in embrioni di Torpedo
ocellata: nota preliminare. — Pag. 182.
Coggi A. — Le ampolle di Lorenzini nei Gimnofioni. — Pag. 49.
Coggi A. — Sullo sviluppo del sistema nervoso periferico dei vertebrati e su
una nuova classificazione dei principaii orgaui di senso. — Pag. 298.
Corti A, e Ferrata A. — Di una totale inversione dell' affinity coloraute col
rautare del liquido fissatore: nota di tecnica, — Pag. 310,
Cutore G. — Frequenza e comportamento dei canali pertoranti arteriosi nella
squama temporale dell'uomo. Con 6 figure. — Pag. 16 e 32.
Ferrata A. — Sul nucleolo della cellula nervosa: nota preliminare. — Pag. J70.
Frassetto F. — Per un parietale tripartite supposto inesistente. Con figura.
— Pag. 186.
Giannelli L. — Ancora suirocchio parietale dei liettili. — Pag. 4.
Giannelli L. — Contributo alia migliore conoscenza dello sviluppo delle ghian-
dole genitali nei Mammileri (Lepus cunioulus). l'^ Nota: sviluppo deH'o.
vario. — Pag. 354.
Giufifrida Euggeri V. — Gli psoudo-parietali tripartiti del Frassetto. — Pag. 64-
Giuffrida-Ruggeri V. — Discussioni di anlropologia geuerale. Con figura. —
Pag. 148.
— VI —
Livini F. — Abbozzo deU'occhio parietale in embrioni di Uccelli (Columba
livia dom. e Gallus dora.): nota preliminare. Con 3 figure. — Pag. 123.
Livini F. — Forinazion? della volta del proencefalo in embrioni di uccelli:
nota preliminare. — Pag. 399.
Levi G. — Eicerche sul volume delle cellule. — Pag. 381.
Lugaro E. — Sulla tecnica del metodo di Nissl. — Pag. 11.
Marchi E. — II policerismo negli ovini. — Pag. 103.
Montanelli G. — Sulla presenza del grasso nel sincizio dei villi coriali della
placenta umana: nota preventiva. — Pag. 9.
Piana G. P, — Eraatopojesi embrionale mielogena e placentare. Con tav. 1 e
6 figure nel testo. — Pag. 159.
Pitzorno M. — Eicerche di raorfologia comparata sopra le arterie succlavia
ed ascellare: Selaci. Con 3 figure. — Pag, 94.
Staderini K-. — I Saurii e il loro occhio parietale. — Pag. 61.
Tenchini L. — Di un eraissario anomalo orbitofrontale. — Pag. 90.
Trinci G. — Le radici ed i gangli dei nervi spinali dei Teleostei nelle loro
varie disposizioni : ricerche anatomo-comparative. Con 11 figure. —
Pag. 330 e 386.
Vastarini-Cresi G. — Sul significato morfologico delle arterie cerebrali an-
turiori e sulla interpretazione di alcune loro varieta. — P»g- 378.
UNIONE ZOOLOGICA ITALIANA
Varia. — Pag. 28, 56, 84, 116, 251, 292, 320.
Cougresso federativo internazionale di Anatomia. — P<ig- 1-40.
Rendiconto della quinta Assemblea ordinaria e del Convegno
deU'Unione Zoologica italiana in Portoferrajo
(15-20 aprile 1905).
Seduta inaugurale. — Pag. 189.
Saluto del Sindaco di Portoferrajo. — Pag. 190.
Discorso del Sottoprefetto. — Pag. 190.
Saluto del prof. Eomiti. — Pag. 190.
Discorso del presidente dell'Unione prof. Moaticelli. — Pag. 191.
Seduta pomeridiaua del 16 aprile. — -Pag. 193.
Seduta antimeridiana del 17 aprile. — Pag. 218.
Seduta antimeridiana del 19 aprile. — Pag. 245.
Appendice. — Pag. 249.
Adesioni. — Pag. 251.
Elenco delle Comunieazioni scientifiehe e delle Conferenze.
COMUNICAZIONI SCIENTIFICHE
Aiiola V. — Sono le Tenie metagenetiche? — Pag. 233.
Barbieri C. — Sull'iraportanza degli strati granular! profondi nei lobi olfat-
tori ed ottici dei vertebrati inferiori. — Pag. 238.
— VIJ —
Brunelli Q. — Sulla biologia del Palolo e sugli studi di G. Bohn sui movi-
meuti ritmici delle Littorine e della Convoluta roscoffensis. — Pag. 215.
Cacace E. — Gl'insetti visitatori deW Edffeworthia crysantha. Lindl. — Pag. 201.
De March.! M. — Su i Trochilidi dell'Argentina. — Pag. 229.
Di Colo F. — Sopra due casi di corde tendinee aberranti nel cuore umano.
— Pag. 236.
Enriques P. — Della elasticity, e resistenza delle ossa cave. — Pag. 214.
Giardina A. — Sulla presenza di cristalli di sostanze proteiche negli oociti di
Scutigera e di Tegenaria. Con 4 figure. — Pag. 202.
Giardina A. — Ricerche sperimentali sui girini di Anuri. — Pag. 205.
Issel R. — Contribuzione alio studio dei pigmenti e dei linfociti. — Pag. 218.
Lunghetti B. — Ricerche sulla conformazione, struttura e sviluppo della
ghiandola uropigetica. — -Pag. 220.
Masi L. — Nota sopra una nuova specie di Cypris sessuata e sulla Cypris
bispinosa. — Pag. 240.
Mazzarelli G. — Intorno al Mixosporidio della pseudo-difterite degli Agoni e
al suo ciclo di sviluppo. — Pag. 227.
Monti R. — II rinnovamento dell'organismo dope il letargo. — Pag. 223.
Pardi F. — Intorno alle cosidette cellule vasoformative e alia origine in-
tracellulare degli eritrociti — Ricerche sui mesenterio degli Anfibi uro-
deli. — Pag. 219.
Pardi F. — Di una rara varieta della glandula sublingualis nella specie
umana. — Pag. 220.
Pierantoni U. — Una nuova maniera di gestazione esterna della Pyonosyl-
Ih pulligera Krohn. — Pag. 234.
Trinci G. — L'oocite degli Idroidi durante il periodo di crescita. — Pag. 212.
CONFERENZE.
Parona C. — Leopoldo Maggi. (Corameraorazione). — Pag. 194.
Mozioni. Voti. Proposte. Relazioni.
Emery C. — Proposte circa la lettura dei lavori dei Soci assenti. — Pag. 247.
Emery C. — Relazione sull'Archivio zoologico. — Pag. 248.
Ghigi A. — Sal progetto di legge per I'esercizio della caccia e voto analogo
doll'Asserablea. — Pag. 244.
Ghigi A. — Relazione sui Repertorio annuale dei generi e delle specie e
delle varieta e forme nuove per la Fauna italiana. — Pag. 247.
Mazzarelli G. — Questioni sulla pesca (immissione di novellame, regolamen-
ti ecc.) e voto dell'Assemblea. — P'^g- 245.
Mcnticelli Fr. Sav. — Perche vi sia anche un rappreeentante italiano nella
Commissioiie per le regole di nomenclatura zoologica. — Pag. 247.
Proposte varie di Soci non intervenuti al Convegno (Setti, Porta). —
Pag. 247.
Vlii —
Appendice
ReniUconto sommario di ricerche zoologiche fatte all'isola d'Elba durante
il conveg-no. — P'a^- 249.
NOTIZIE E VARIETA
Premi e Concorsi. — Pag. 292.
Necrologie. — Pag. 140.
Leopoldo Maggi: Necrologia. (G. CattaneoJ. — Pag. 78.
Pio Mingazzini: Necrologia (E. Giacomini). — Pag. 171.
Studio coUettivo del peso dell'encefalo negli italiani. Elenco riassuntivo delle
osservazioni inviate a tutto il 1904. — Pag. 28.
Kirenzc, 1906 — Tip. Luigi Niccolai.
MonitoFe Zoologico Italiano
(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia)
Organo ufficiale della Unione Zoologica Italiana
DIBBTTO
DAI DOTTOEI
GIULIO CmARUGI EUGENIO FICALBI
Prof, di Anatomia umana Prof, di Anatomia comp. e Zoologia
nel R. Istituto di StudI Super, in Firenze nella R. University di Fisa
XJfficio di Direzione ed Amministrazione: Istituto Anatomico, Firenze.
12 numeri all'anno — Abbuonamento annuo L. 15.
XVI Anno Firenze, G-ennajo 1905 N. l
SOMMABIO: Bibliografia. — Pag, 1-4.
CoMUNiCAZiONi ORIGINAL! : Giannelli L., Ancora sull'occhio parietale dei
rettili. — Montanelli G., Sulla presenza del grasso nel sincizio dei
villi coriali della placenta umana. (Nota preventiva). — Lugaro E., Sulla
tecnica del metodo di Nissl. — Cutore G-., Frequenza e comportamento
dei canali perforanti arteriosi nella squama temporale dell' uomo : ricer-
che anatomiche. (Con 6 figure) (Continua). — Pag. 4-28.
Studio collbttivo del peso dbll'Encepalo negli Italiani. — Pag. 28.
Unione Zoologica Italiana — Pag. 28.
Avvertenza
Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore
Zoologico Italiano e vietata la riproduzione.
BIBLIOGRAFIA
Si dcL notizia soltanto dei lavori pubblicati in Italia.
I. Scritti general! di Zoologia e di Anatomia.
Canestrini Aless. — L'amore nella vita degli animali, — Torino, Bocca edit.,
1905, 16" fiy., pp. xij, 276.
Ficalbi Efugenio]. — Sebastiano Richiardi [Necrologia]. — Monit. Zool. ital.
A7i. 15, N. 11, pp. 366-S71. Firenze 1904.
Torri T. — Contributo alio studio delle alterazioni dell' ipofisi, consecutive
all'ablazione deH'apparecchio tiro-paratiroideo. — Nuovo Ercolani, An. 9,
N. 20, pp. 389-891; N. 21, pp. 401-406 ; N. 22, pp. 421-426; N. 23,
pp. 441-445. Pisa 1904. Continua.
- 2 -
III. Ontogenia (Embriogenia. Organogenia).
Alfleri Em. — Contributo alia conoscenza dello sviluppo extracoriale del feto.
— Pavia, tip. coop., 1904, 8°, pp. 84.
Arcangelis (de). — Contributo alio studio dell'origine dell' imene. — Rendic.
X Riunione ann. Soc. ital. Ostetricia e Ginecol. in : Arch. ital. Ginec, An. 7,
Vol. 2, N. 4, p. 115. Napoli 1904.
Banchi Arturo. — Sviluppo degli arti addominali del Bufo vulgaris innestati
in sede anomala. Con 2 figure. — Monit. Zool. ital., An. 15, N. 12, pp. 396-
399. Firenze 1904.
Barbieri Giro. — Ricerche sullo sviluppo del midollo spinale negli Anfibi.
Con tav. V-VI e 9 figure nel testo. — Arch. Zoologico, Vol. 2, Fasc. 1,
pp. 79-105. Napoli 1904.
Bellini Giulio Ces. — Sulla rigenerazione dell'epitelio tegumentale dell'Aply-
sia limacina. — Foligno, tip. Salvati, 1904, 8", pp. 14.
Besta Carlo. — Ricerche intorno al modo con cui si stabiliscono i rapporti
mutui fra gli elementi nervosi embrionali e sulla formazione del reticolo
interno della cellula nervosa. Con tav. XXI. — Riv. sperim. Freniatria,
Vol. 30, Fasc. 2-3, pp. 633-647. Reggio Emilia 1904.
Ducceschi V. e Tallarico G. — Sulla determinazione sperimentale del sesso.
— Vedi M. Z., XV, 10, 314.
Giannelli Luigi. — Contributo alio studio comparativo delle formazioni del
tetto del cervello interraedio in base a ricerche praticate sul loro svi-
luppo in embrioni di Rettile (Seps chalcides) e di Mammiferi (Sus scrofa
domesticus e Lepus cuniculus). — Vedi M. Z., XV, 12, 377.
Giannelli Luigi. — Di un nuovo fascio commissurale trovato nel Diencepha-
lon di embrioni di Seps chalcides. - - Vedi M. Z., XV, 12, 377.
Giannelli Luigi. — Di un nuovo fascio commissurale trovato nel Diencepha-
lon di embrioni di Seps chalcides. — Atti Accad. iSc. rned. e nat. Ferrara,
An. 78, Fasc. 1-4, pp. 88-95, con figg. Ferrara 1904.
Goggio Empedocle. — Intorno alle prime fasi di sviluppo del pancreas nel
Discoglossus pictus. Con tav. — Estr. di pp. 19 d. Atti Soc. toscana Sc.
nat, Memorie, Vol. 21. Pisa 1904.
Grassi B. e Fod A. — Ricerche sulla riproduzione dei Flagellati. I. Processo
di divisioue delle Joenie e forme affini. — Vedi M. Z., XV, 12, 378.
Magini G. — Sopra un nuovo modo di comportarsi dei pronuclei, maschile
e femminile, nella fecondazione dell' A. megalocephala. — Boll. Accad.
med. Roma, An. 28, Fasc. 4-6, pp. 263-268, con tav. Roma 1902.
Magini G. — Sui cambiamenti microchimici e morfologici degli spermato-
zoidi e dello cellule ovariche nella fecondazione. — Boll. Accad. vied.
Roma, An. 28, Fasc. 4-6, pp. 237-260, con tav. Roma 1902.
Marzocchi Vittorio. — Sui processi rigenerativi nelle ghiandole sottomascel-
lari del coniglio, innestate. Con tav. XIX. — Arch. Sc. med.. An. 28,
Fasc. 8, pp. 437-447. Torino 1904.
Paladino G. — Sur la regeneration du parenchyme et sur le type de struc-
ture de I'ovaire de la femelle du dauphin. Resume de I'A. — Arch. ital.
Biologic, T. 42, Fasc. 1, pp. 95-99. Turin 1904.
Pinto C. — Contributo alio studio degli eleme)iti cellulari del punto d' in-
serzione della placenta, nell'utero gravido e puerperale. — Rendic. X Riu-
nione ann. Soc. ital. Ostetricia e Ginecol., in : Arch. ital. Ginecol, An. 7,
Vol. 2, N. 4, pp. 184-185. Napoli 1904.
- 3 -
Ragnotti Giuseppe. — Sopra tre casi di raostruositi doppia in erabrioni di
Rana. — Perugia, Unione tip. coop., 1904., 8°, pp. 14, con 2 tav.
Scalinci Noe. — Ricerche sulla formazione del trabecolato sclero-corneale, —
Annali Ottalmologia, An. 33, Fasc. 12, pp. 898-902, co7i tav. Pavia 1904.
Sfameni Pasquale. — Sulla origine coraune della decidua, del sincizio e del
troloblasto daU'epitelio uterino e sul modo di annidarsi dell' uovo. —
Arch. ital. Ginecologia, An. 7, Vol. 1, N. 6, pp. 350-366, con figg. Napoli
1904.
Tagliani Griulio. — Per la rigenei-azione delle cellule nervose dorsali (Hin-
terzelleii) iiel midollo spinale caudale di Triton cristatus : Nota critica.
Con 1 fig. — Monit. Zool. ital, An. 15, N. 11, pp. 345-350. Firenze 1904.
Tarozzi Giulio. — Osservazioni anatoraicbe ed embriologiche sopra il lega-
mento triangolare sinistro del fegato. Con 9 figure. — Arch. ital. Anato-
mia ed EmbrioL, Vol. 3 Fasc. 3, pp. 525-545. Firenze 1904.
Tornatola S. — Per la storiu del vitreo : rettifiche al dott. G. Cirincione. —
Messina, tip. Crupi, 1904, pp. 27.
Trinci G. — Notizie sulla gemmazione della Dysmorphosa minuta A. G. Mayer
e sulla biologia delle Margelidae in generale. — Vedi M. Z., XV, 12, 374.
Valenti Giulio. — Sopra la evaginazione eutodermica preorale delle larve
deirAmblystoma. — Mem. Accad. Sc. Istit. Bologna, S. 6, T. 1, Fasc. 12.
Bologna 1904.
Zanotti Pirro. — La determinazione del sesso tentata con le citolisine. —
— Vedi M. Z., XV, 10, 314.
IV. Istologia.
Bosellini P. L. — Plasmacellule ed apparato linfoemopojetico. — Giorn. ital.
malattie veneree e pelle, Vol. 45, An. 39, Fasc. 5, pp. 521-665, co7i tavole.
Milano 1904.
Cecca Raffaele e Zappi Flaminio. — Le ghiando'.e a secrezione interna dal
punto di vista chirurgico. Contributo sperimentale alia fisio-patologia di
esse. Memoria 1«. — Vedi M. Z., XV, 10, 314.
Donaggio A. — II reticolo fibrillare endocellulare negli elementi nervosi dei
vertebrati di fronte a recenti ricerclie: nota riassuntiva. — Monit. Zool.
ital. An. 15, N. 10, pp. 319-325. Firenze 1904.
Ferrai Carlo. — Sulla diagnosi specifii-.a del sangue col metodo biologico in
medicina legale. 3" Nota : Azione della putrefazione sulla reazione col
metodo biologico. — Bull. Accad. med. Geneva, An. 19, N. 3, pp. 191-
204. Genova 1904.
Lugaro E[rne,<ito]. — Sullo stato attuale della teoria del neurone. — Vedi
M. Z, XV, 12, 378.
Pardi F. — Eritrociti nucleati (eritroblasti) ed anucleati, leucoblasti e cellule
giganti (raegacariociti) nel grande epiploon del coniglio. — Rendic. Accad.
med. Pisa, .seduta 5 febbraio 1904, in: Giorn. ital Sc. med., An. 2, N. 4,
pp. 56-57. Pisa 1904.
Pensa Antonio. — Della esistenza di fibre nervose aventi speciali rapporti
coll'ependima. — Boll Soc. med.-chir. Pavia, 1904, N. 3, pp. 156160, con
tav. Pavia 1904.
Sala Luigi. — Intorno ad una particolariti di struttura delle cellule epite-
liali che tappezzano il tubo ovarico e spermatico degli Ascaridi. Con
tav. XII. — Arch. Sc. med., Vol 28, Fasc. 3, pp. 301-317. Torino 1904.
- 4 -
Sfameni Pa^qn.ile. — Sulle terminazioni nervose nei genitali femminili esterni
e sul loro significato morfologico e funzionale. — Arch. ital. Ginecologia,
An. 7, Vol. 1, N. 6, pp. 374-382. Napoli 1904.
Tarugi N. — Di alcune incertezze sull'esame di macchie sanguigne e su)la
probabile costituzione chimica del sangue. — Giorn. ital. Sc. med.. An. 2,
N. 12, pp. 183-135. Pi.sa 1904.
V. Tecnica.
Barnabo Valentino. — Tecnica microscopica : liquidi fissatori alcalini. — Boll.
Soc. Zool. ital, An. 13, S. 2, Vol. 5, Fa.fc. 4-6, pp. 198-200. Roma 1904.
Donaggio Arturo. — II reticolo fibrillare endocellulare e il cilindrasse della
celiula nervosa dei vertebrati e nutodi vari di colorazione elettiva del
reticolo endocellulare e del reticolo periferico basati sull'azione della pi-
ridina sul tessuto nervoso. — Vedi M. Z., XV, 10, 317.
Forte (Lo) Giac, — II microscopio : Manuale pratico per i primi esercizi di
microscopia. — Milano, Soc. edit. Sonzogno, 1904, 16" fig., pp. 62.
Iiugaro E. — Un metodo di colorazione delle neurofibrille mediante I'argento
coUoidale. — Monit. Zool. ital... An. 15, N. 11, pp. 350 356. Firenze 1904.
Marrassini A. — Nota di tecnica microscopica. — Rendic. Accad. med. Pisa,
Seduta 24 febbraio 1904, in : Giorn. ital. Sc. med.. An. 2, N. 5, p. 66.
Pisa 1904.
Modica Orazio. — Nuovo metodo di fissazione del sangue. — Estr. di pp. 5
d. Arch. Farmacol. sperim. e Sc. affini, An. 3, Vol. 3, Fasc. 11. Sieria 1904.
Pasini A. — Di un metoio nuovo e semplice per la dimostrazione dei fila-
menti epiteliali nella pelle. — Monit. Zool. ital.. An. 15, N. 12, pp. 399-
403. Firenze 1904.
Sereni Samuels. — Contributo alio studio delle metacromasie. — Vedi
M. Z., XV, 10, 318.
COMUNICAZIONI ORIGINALI
ISTITDTO ANATOHICO DI FBRRARA.
Ancora suH'occhio parietale dei Hettili.
Prop. LUIGI GIANNELLI
& vietata ]a riproduzione.
Non con spirito di polemica, giacche il mio carattere e I'argo-
mento fondato sempre su delle ipotesi non me lo consentono, ma
solo per scagionarmi da alcuni appunti a me fatti, rispondo alia nota
dello Staderini. " L'occhio parietale di alcmii Rettili e la sua fun-
— t) —
zionalita „, comparsa nel N. 10 di quest'anno del Monitore zoolo-
gico. Sembra alio Staderini die io daU'esame di un solo Saurio
abbia voluto troppo generalizzare nelle mie deduzioni riguardo al
signiflcato deU'occhio parietale, ed invero, se cosi fossero le cose,
mi si potrebbe per cio muovere rimprovero. Ma, solo unendo il re-
perto mio nella Seps ai reperti dei precedenti osservatori e raffron-
tandoli tra loro, mi permisi nella mia nota " Contribute alio studio
deU'occhio parietale nei Rettili (Seps chalcides) „, comparsa nel N. 6
del Monitore zoologico di quest'anno, di concludere che " in molti
Saurii il nervo parietale, o durante la vita embrionale o durante
la vita adulta, scomparirebbe, e cio tornerebbe a dimostrare che
I'occhio parietale e in essi (in quel molti Saurii) un organo vera-
mente rudimentale „. Ed astraendo per un memento dall'osserva-
zione di Staderini nel Gongylus ocellatus, sulla quale a momenti
dovro intrattenermi, mi sembrava dalle cose note di poter trarre
una simile conclusione.
Alcuni intanto negano nei Saurii esaminati la presenza di que-
sto nervo in qualsiasi periodo della vita (Leydig, Legge e recen-
temente il Balli nel suo lavoro " L'occhio parietale dei Saurii La-
certiUani ed altri organi della volta talamencefalica „ comparso nel-
rinternat. Monatsch. 1904). Ammesso pure che lo Staderini non
vogha dare grande valore ai resultati di costoro, e ritenerli conse-
guenza di una incompleta e mal riuscita osservazione, tanto piii
che Legge ad es. nel Gongylus non ha mai veduto il nervo pa-
rietale, mentre lo Staderini lo ha con nettezza nello stes-
so Saurio osservato nei primi period! della evoluzione, pure altro
osservazioni, e sulle quah non puo essere sollevato alcun dubbio,
mi autorizzano alia citata conclusione senza cadere neli'eccesso di
troppo generalizzare.
Da Beraneck in Anguis fragihs, da Grieb in Podarcis mura-
lis, da me in Seps chalcides e stata notata la scomparsa del n. pa-
rietale durante la vita embrionale; da De Klinckowstromfu tale
scomparsa osservata in Iguana tuberculata nella vita adulta. Strahl
e Martin inline in Anguis fragilis e Lacerta vivipara osservarono
che, non ostante la presenza del n. parietale si riveli in ogni pe-
riodo embrionale, pure esso nervo negli stadi medi di sviluppo e
pill rubusto che negli avanzati, il che dimostra chiaramentc I'inci-
piente atrofia che il nervo subisce verso il termine dell'evoluzione,
e che e preludio alia sua probabile scomparsa durante la vita ester-
na. Ed anzi, confrontando tra loro i resultati di Beraneck con
quelli di Strahl e Martin per (iuanto riguarda I'Anguis fragilis,
- 6 -
si puo dedurre che il n. parietale in questo Saurio o puo scompa-
rire durante la vita embrionale, oppure durante essa puo iniziarsi
in lui un processo di atrofia, die menera poi alia sua scomparsa
nella vita esterna. E di fronte a tali fatti non potevo permettermi
raffermazione che in molti Saurii il n. parietale scompare, e Tocchio
parietale, cui quel nervo appartiene, ha in essi il signiflcato di un
vero organo rudimentale? A me sembra di non aver troppo gene-
ralizzato nelle mie deduzioni.
Alio Staderini poi reca meraviglia come io abbia incluso nel
numero dei Saurii, in cui il n. parietale si atroflzza, anche il Gon-
gylus ocellatus, valendomi appunto del reperto suo, che lo condu-
ceva ad ammettere invece nel Gongylus la persistenza del nervo e
la funzionahta deH'occhio parietale, quasi che le considerazioni da
me fatte su tale reperto peccassero di stiracchiatura e di illogicita.
A me sembra invece che mancanza di logica non vi sia nel mio
ragionamento. Lo Staderini segue in tutto il suo decorso, dal-
I'occhio pai'ietale alia commissura superiore, il n. parietale fino agli
stadi pill inoltrati dello sviluppo del Gongylus, alia quale epoca egh
non osserva piii la parte media del nervo, ma nota solo la persi-
stenza dei suoi estremi, prossimale e distale; il distale sotto forma
di un breve picciuolo con cui si prolunga in basso I'occhio parieta-
le, ed il prossimale sotto forma di un fascio di fibre nervose, che
dalla commissura superiore si porta in alto e si segue per breve
tratto neirintervaUo tra epifisi e cuscinetto pineale. Egli, basandosi
sul fatto che questi estremi presentano ben conservati i loro carat-
teri anatomici, e vedendo inoltre che I'occhio parietale nessun in-
dizio rivelg, di atrofia, conclude che il nervo non e scomparso, ma
che per la sua maggiore lunghezza, acquistata per I'allontanamento
deH'occhio dalla sua posizione primitiva, non e piu possibile che un
sol tagho sagittale lo comprenda in tutto il suo decorso, e di ne-
cessita viene sezionato frammentariamente, in mode che i suoi
frammenti, nascosti in mezzo ad altri organi, sfuggono all'osserva-
zione. non si puo supporre, io pensava, che questi frammenti,
. anziche essere invisibili, in realta non esistano, ed accenni questa
mancanza ad una riduzione, ad una incipiente atrofia del nervo stes-
so negli ultimi stadi di vita embrionale del Gongylus ? Ipotesi cen-
tre ipotesi; egli pensa, e non dimostra, che il nervo esiste, ed io
penso il contrario. Ma ahora, domanda lo Staderini, come spiegare
che un processo di atrofia possa giungere a tal punto da fare scom-
parire un nervo per una gran parte della sua lunghezza, e da la-
sciarne rispettati i due estremi? Come spiegare che un organo, il
- 7 -
di cui nervo e ad un dato periodo in gran parte atrofizzato, na-
sconda non solo ogni segno di riduzione, ma si present! di dimen-
sion! maggiori che in un periodo precedente?
Tali domande invero non mi pongono in grande impaccio per
rispondere, anzi mi hanno data occasione di pensare ancora un
poco su quanto aveva precedentemente detto, e di rendermi ancora
piu convinto della mia opinione.
Nulla si sa ancora di certo sulla genesi del nervo parietale, ed
e quindi insoluta la quistione sulla direzione deH'accrescimento delle
sue fibre nervose. Sono le cellule del segmento inferiore deH'occhio
parietale (noto ormai col nome di segmento retinico) quelle, da cui
si distaccano le fibre nervose in direzione verso il cervello? Sono
invece nel cervello le cellule di origine delle fibre nervose, le quali
allora si dirigerebbero verso Tocchio parietale? non piuttosto e
duplice I'origine di queste fibre nervose, in modo che molte di esse,
originates! nefi'occhio parietale si recano al cervello, e molte, origi-
natesi dal cervello, si dirigono verso quell'organo? Di queste tre
ipotesi io accetto e seguo, flno a prova certa in contrario, la terza.
Data infatti una certa rassomiglianza, che pure e innegabile, nel loro
modo di presentarsi tra I'occhio parietale e gh occhi principah, e
che probabilmente doveva un tempo estendersi anche al loro numero,
parlando in favore di cio il reperto diDe Klinckowstrom, il quale
in embrioni di 18 giorni di Iguana trovo I'occhio parietale provvisto
di due nervi simmetrici, che lo riunivano ai due gangh abenulari, e
la di cui presenza lascia supporre che tale organo sia state primiti-
vamente pari, bilaterale come gli occhi principah; e considerate che
da taluno si sostiene un analogia funzionale tra gli occhi principal!
e I'occhio parietale di que! pochi Saurii, in cui sembra raggiungere
un complete sviluppo, non e da scartarsi 1' ipotesi da me prescelta,
secondo la quale il nervo parietale, al pari dei nervi ottici, sarebbe
costituito non solo da fibre originates! dall'occhio parietale, ma an-
che da fibre da origine centrale, e che in quell'occhio trovano la loro
terminazione.
II Lugaro nella sua memoria " Nuov! dati e nuovi problem!
sulla patologiri della cellula nervosa „, comparsa nella Ki vista di
patologia nervosa del 1896, aflfermava che la patologia sperimentale
non aveva ancora risoluto il problema riguardante il meccanismo
patogenetico delle alterazioni del neurone, non solo in seguito a le-
sion! nervose primitive, ma anche in seguito ad altre cause sem-
plici il piu che e possibile, e tra le quali no! possiamo porre e la
inerzia e la mancanza di funzione di un organo. Era quindi a quel-
- 8 -
Tepoca in discussione, e lo e tuttora per quanto mi e noto, se la
alterazione dei neuroni si origina dalle cellule o dalle fibre. Se
Tesperimento non e giunto a provarcelo, un logico ragionamento mi
invita a ritenere ctie in un neurone, il quale dope essersi costituito
si trovi private di ogni funzione, il processo di atrofia debba inco-
minciare nelle sue parti piii lontane, e progredire poi gradatamente
verso il suo centre, scomparendo dapprima i suoi prolungamenti e
poi il corpo cellulare. Debbono essere infatti le parti piii lontane
dal centro trofico, che debbono risentire per prime 1' influenza della
mancanza di funzione, giacche (^uesta porta con se la mancanza da
parte del neurone di quelle stimolo normale, che provoca anche una
normale nutrizione, e, venendo quelle stimolo a cessare, si avra un
disturbo nelle condizioni nutritive del neurone stesso. Le prime ad
alterarsi, e quindi a perire, per tale disturbo saranno le parti piii
lontane dal centro trofico del neurone, e 1' ultima invece sarS,
quella rappresentata dal corpo cellulare, ripetendosi (e qui mi valgo
di una molto esju'essiva similitudine in altro argomento portata da
Lugaro) cio che avviene per le piante, il disseccamento delle cui
radici provoca dapprima la morte delle foglie, poi dei rami ed in-
fine del tronco.
E allora, ritenendosi verosimile quanto ho esposto, che cosa
avviene per la mancata funzionahta deH'occhio parietale? Si avra
un atrofia dei neuroni, che con esso sono connessi, per un disturbo
nutritive, e tale atrofia, iniziandosi all'estremo delle fibre nervose,
procedera gradatamente verso le lore cellule d'origine. In tal mode
quelle fibre del nervo parietale, che ho supposto originarsi nel cer-
vello, si atrofizzeranno a poco a poco nella direzione dall'occhio pa-
rietale al cervello, ed in sense inverse procedera Tatrofia delle altre
fibre, che hanno la lore origine nell'occhio parietale, e si deve pur
giungere ad un punto, in cui noi esserveremo la scomparsa della
parte media del nervo parietale e I'esistenza dei due peduncoh ner-
vosi, cui accenna lo Staderini, e dei quaU il prossimale e rappre-
sentato dalla porzione non ancora atrofizzata delle fibre nervose ap-
partenenti ai neuroni, i di cui centri risiedono nel cervello, ed il
distale invece dalla parte non atrofizzata delle fibre nervose dei
neuroni con centri nell'occhio parietale. Ed e pure spiegabile come
in questo memento non si abbiano segni evidenti di riduzione del-
Tocchio parietale, giacche questi appariranno tah non appena il pro-
cess© di atrofia invader^ le cellule deU'occhio parietale da cui si
dipartono quelle fibre nervose con decorso dall'occhio verso il cer-
vello.
- 9 -
Tale e la mia opinione a riguardo delle quistioni a me poste
innanzi dallo Staderini, ed in base a tale opinione mi sia concesso
ritenere, finche dei fatti indiscutibili non mi dimostreranno il con-
trario, che il reperto dello Staderini sul nervo paiietale negli ul-
timi stadi di vita embrionale del Gongylus ocellatus suona per me
incipiente atrofia del nervo parietale stesso.
B. ISTITUTO d'OSTETBICIA E QIMBCOLOGIA DI FIBENZB, DIBETTO DAL PBOF. E. PESTALOZZA.
DoTT. GIOVANNI MONTANELLI, assistbstb.
Sulla presenza del grasso nel sincizio dei villi coriali della placenta umana
Nota prerentira
£; vietata la riproduzione.
Oggi che vanno intensificandosi gli studi sulle funzioni di que-
st'organo cosi importante nella vita intrauterina e specialmente
sull'epitelio plasmodiale che riveste le villosita coriali sporgenti nolle
lacune sanguigne della caduca serotina, mi esembrato necessario,
come prime passo nella ricerca del comportamento di questo epi-
telio nell'assorbimento de' grassi, di stabihre se e come esista il
grasso in corrispondenza degli elementi villosi.
Percio il mio studio fu espletato esclusivamente dal lato isto-
logico, mettendo in evidenza i grassi neutri per mezzo dell' acido
osmico e della soluzione di Sudan III, esaminando quindi a forti
ingrandimenti.
Oggetto delle mie ricerche furono 53 placente fornitemi da que-
sta Clinica, di cui :
28 placente sane, espulse a termine di gravidanza normale;
7 placente di parti prematuri provocati o spontanei;
8 placente di albuminuriche ;
2 placente di eclampsiche ;
2 placente di sifilitiche ;
6 annessi ovular! di aborti al disotto del 4" mese.
Trovai grasso in minima quantittl o non presente ncl sincizio
della maggior parte dei villi delle prime 28 placente.
-lo-
in quelle del parti prematuri solo in una.
Abbondante e costante in quelle albuminuriche, sifllitiche e de-
gli aborti.
Complessivaraente poi feci le seguenti osservazioni :
I. II grasso era sempre costante solo nello strato sinciziale:
il connettivo del villo ne era immune, ad eccezione di due casi di
placente albuminuriche gravemente lese, in cui difficile era poter
trovare dei punti assolutamente sani, e in qualche case di aborto.
Infatti, oltre alle gocciole di grasso, si aveva un' evidente degene-
razione ialina del connettivo, rigonfiamento torbido delle cellule fisse
di esse, vasi dilatati per stasi; tutti fatti che mi facevano supporre
I'essere ivi in corrispondenza di un tessuto alterato, destinato alia
necrosi ;
II. In gran quantita di casi si vedevano le goccioline di grasso
nel sincizio insieme nun solo ad alterazioni interne del villo (plac.
albuminuriche), ma anche ad alterazioni dei nuclei stessi dell'epi-
telio, alterazioni che consistevano piii che altro nella scomparsa
della membrana imcleare, ed evidente cromatolisi (messa bene in
rilievo dalla saffranina) specialmente nolle pi. albuminuriche e nelle
sifihtiche :
III. II grasso era addossato in gran parte al contorno dei
nuclei in forma di gocciohne minute o mescolate alle zolle cromati-
che quando vi era contemporanea cromatolisi: caratteri questi, piu
propri della degenera^ione che della infiltrazione grassa.
In base a questi dati, le mie conclusioni furono queste :
I. I vacuoU del protoplasma sinciziale descritti da Kast-
scenko, Kossmann, Marchand, G-raaf von Spee, come dovuti
alio scioglimento di grassi neutri per opera dei liquidi usati nelle
manipolazioni, rimangono ancora evidenti coi process! aventi lo scopo
precipuo di mettere in evidenza il grasso : percio non potrei dar loro
il significato attribuitogli dai suddetti autori;
IL II grasso che si mette in evidenza nel sincizio sia con
I'acido osmico, sia col Sudan III, metodi che mi diedero resultati
perfettamente identici, non starebbe a rappresentare una funzione
di questo straLO : funzione, sia di assorbimento dei gliceridi in for-
ma corpuscolare, sia di sintesi degli acidi grassi o dei saponi assor-
biti dal plasma sanguigno. Percio i grassi dovrebbero passare attra-
verso il sincizio in una forma solubile (saponi) non dimostrabile
coUe reazioni propria dei grassi neutri, e sempre in questo state
entrerebbero in circolazione nel sangue fetaie.
III. La presenza del grasso nel sincizio andrebbe intesa, se-
- 11 -
condo il mio modesto parere, come una degenerazione, come espo-
nente cioe di un' alterazione piu intima nelle funzioni di eyso, al-
terazione per es. che in certe malattie placentari favorirebbe la
coagulazione del sangue nelle lacune intervillose, date il fatto che
il sincizio rappresenta in esse quel che Tendotelio rappresenta nei
vasi.
CLINICA PSICHIATRICA DI FIRENZE, DIRETTA DAL PROF. E. TANZI
Sulla tecnica del metodo di NissI
NOTA DEL DOTT. E. LUGARO
]fc rietata la riproduziono.
E note il principio su cui si fonda il metodo di Nissl. Sezioni
di un pezzo flssato in alcool, tagliate senza alcuna previa inclusione,
vengono poste in una soluzione acquosa di un colore basico sino a
che siano ipercolorate, poi vengono passate in alcool, sempUce o con
aggiunta di sostanze che facilitano la differenziazione, sino a che
le parti cui il colore aderisce raeno si scolorino e restino colorate
soltanto quelle che hanno maggiore affinity per il colore.
I vari colori basici si comportano in modo analogo, pero alcuni
si lasciano asportare troppo facilmente, sicche la differenziazione
riesce troppo rapida, eccessiva, e poche parti rimangono colorate.
II rosso Magenta, primitivamente usato da Nissl, ha il pregio di
aderire tenacemente alle parti colorate, e solo dope ore di lavaggio
se ne distacca. A questo colore, che talvolta da risultati incostanti
per ragioni che non si riesce a precisare, Nissl sostitui piii tardi
11 bleu di metilene con aggiunta di un po' di sapone veneto C).
In seguito il metodo di Nissl, divenuto di uso generale, subi
innumerevoli modificazioni in ogni sua fase. Aha fissazione in alcool
si sostitui quella in subhmato, sublimate ed acido acetico, subh-
mato e acido picrico, liquido di Gils on, di Carney, formolo, ed al-
tre innumerevoli. I pezzi vennero inclusi in celloidina o in paraffina.
Al bleu di metilene si sostitui la tionina, il bleu di toluidina. La
(') K. Nissl. — Die Neuronenlehre und ihre AnhaDger. pag. i72-iSl, G. Fitcher, Jena 1903.
- 12 -
differenziazione fu per lo piu sem])lificata, e fatta con alcool sem-
plice. Si puo dire che ormai il metodo originario non viene appli-
cato che da Nissl stesso e dai suoi allievi.
La costanza con cui Nissl si e attenuto ad un metodo che in
alcuni particolari riesce poco comodo (sezioni senza inclusione, spe-
ciale montatura delle sezioni in colofonia sciolta in benzina) ha le
sue ragioni. Nissl con viene che con ognuna delle tante modifica-
zioni escogitate si possono ottenere immagini che coincidono a un
dipresso con le sue, sopratutto nolle cellule piii voluminose, come
quelle dei nuclei motori e dei gangli spinah, ma ritiene peraltro che
non si possa parlare di equivalenza delle une alle altre : i partico-
lari pill minuti, specialmente delle parti piia pallide e delle cellule
pill piccolo e mono ricche di parte cromatica, sono soggetti a va-
riazioni da metodo a metodo. Se percio si vuole avere delle imma-
gini esattamente paragonabili tra di lore, il che e di estrema im-
portanza in patologia, bisogna valersi rigorosamente sempre dello
stesso metodo; e il metodo originario ah'alcool e preferibile perche
permette una piii minuta differenziazione morfologica e la distin-
zione di parti piir o mono intensamente colorate, commiste intima-
mente tra di lore nel costituire la compagine delle masse croma-
tiche.
A questi argomenti di Nissl ne aggiunge ancora altri Bethe (*).
Egli considera il metodo di Nissl come un case tipico di colora-
zione primaria, cioe di colorazione (per mezzo di un colore basico)
di un tessuto non alterato ohimicamente. La colorazione primaria
ideale e quella dei preparati a fresco ; sta in seconda linea quella
dei preparati per essiccazione dope schiacciamento tra i copriog-
getti; ma anche la colorazione successiva all'azione dell'alcool o
dell'etere, che agirebbero solo disidratando, si puo considerare come
primaria. L' uso di subUmato o di altri sah metalUci nella fissazione
toglie al metodo il carattere di reazione idealmente semphce che
deve avere. Una cellula fissata con subhmato puo avere lo stesso
aspetto di una cellula fissata con alcool, ma puo anche in certe cir-
costanze mostrai'e qualcosa di estraneo alia colorazione primaria,
perche I'azione del sale metaUico d&, luogo ad una colorabilita se-
condaria. II metodo di Nissl ha il valore di una reazione chimica;
ora r immagine chimica puo coincidere con quella morfologica, ma
puo anche differirne.
(') A. Bethe. — AUgemeine Anatomie und Physiologic des Nervensysteras. pag. 125-i28, G.
Thieme, Leipzig, 1903.
- 13 -
Tutto cio e, in linea teorica, rigorosamente esatto. Ma nell'ap-
plicazione pratica non giustifica interamente ravversione per certe
modalita di tecnica in uso, die rendono il metodo assai piii age-
vole e, se possono prestare il fianco a qualche dubbio teorico, eli-
minano d'altra parte inconvenienti pratici non lievi, che potrebbero
dal canto lore diventare causa di errore.
Se in linea generale si ammette che ogni trattamento chimico
possa alterare la costituzione chimica deU'elemento anatomico, non
e pero dimostrato che debba necessariamente alterarla; e per con-
seguenza I'esclusione non e giustificata se non si dimostri positiva-
mente che tale alterazione in realta si verificlii. Non e necessario
poi che un reagente abbia influenza su tutte le parti della cellula,
onde puo darsi che alcune restino del tutto intatte anche quando
altre vengono sicuramente modificate. Cosi ad esempio, non vi e
dubbio che le inclusioni, in paraffina o in celloidina, influiscano sulla
costituzione delle guaine miehniche, ma non vi e alcuna ragione di
credere che esse influenzino la colorabihta di quel costituente cel-
lulare che e oggetto della colorazione di Nissl, o di un altro qua-
lunque. Infatti Be the non rifugge dall' inclusione in paraffina nel
suo metodo per la colorazione primaria dei cilindrassi.
La fissazione in subhmato non sembra che alteri la affinita
elettiva della sostanza di Nissl per i colori basici, e mette in evi-
denza altrettante gradazioni di colorabihta, quante se ne osservano
col metodo originale di Nissl : nei preparati al sublimate si vede
infatti che le zolle crornatiche risultaao di parti piii o meno inten-
samente tingibili, e che le parti meno colorabili, che nolle cellule
pill piccolo si presentano isolate, danno alle zolle cromatiche un
aspetto irregolare, e si propagano per la cellula unendo tra di lore
le varie zolle e rendendo cosi incerta la lore individuahta. S'intende
bene che, ad evitare ogni dubbio, i preparati patologici debbono es-
sere sempre paragonati con preparati normali ottenuti con lo stesso
metodo. Che d'altra parte si tratti piu che altro di scrupoli teorici
risulta dal fatto che gli studi di patologia cellulare hanno condotto
a risultati identici sia che si fosse impiegato I'alcool o il subhmato
neha fissazione.
Un punto assai piu suscettibile di critica nel metodo di Nissl
e invece quelle della differenziazione che succede alia ipercolora-
zione. Come in tutti i metodi analoghi, in cui le sezioni vengono
prima ipercolorate e poi differenziate, il memento in cui I'azione
decolorante deve arrestarsi e sempre alquanto arbitrario, e in nessun
case I'affinitu per il colore e cosi diversa tra le parti da tingere e
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quelle da lasciare scolorate, che non si possa avere alcun dubbio
che la differenziazione sia stata eccessiva o deficiente. E infatti mo-
dality affini di uno stesso metodo danno risultati alquanto diffe-
renti : cosi ad esempio tra le innumerevoli variazioni del metodo di
Weigert per le fibre mieliniche, mentre ve n' e alcune che dimo-
strano una ricchezza insolita di fini fibre, si da far sospettare che
non tutte siano miehniche, altre ve n' e che certamente lasciano
scolorate del tutto fibre sottili indubbiamente fornite di guaina mie-
linica.
Tornando al metodo di Nissl, e certo che in esse il processo
di differenziazione, specialmente se compito con I'aiuto di sostanze
che favoriscono la dissoluzione del colore, come ad es. I'olio di ani-
lina, diventa una fase delicata, pericolosa. Sopratutto in ricerche
patologiche, quando importa assai poter dare un giudizio sulla quan-
tita della sostanza colorabile, o si puo trovarsi di fronte .ad una
diminuita affinita cromatica, un eccesso di differenziazione puo dar
luogo ad errori di apprezzamento. E percio che da molti anni io ho
abbandonato 1' uso di qualsiasi sostanza che acceleri la differenzia-
zione, limitandomi ad impiegare in questa operazione I'alcool puro.
Anche Be the preferisce per ragioni metodologiche T uso dell'alcool
semplice.
Un metodo ideale, che si prefiggesse di rilevare, oltreche il modo
di distribuzione, la quantita di una determinata sostanza, dovrebbe
evitare ogni alternativa di ipercolorazione e di differenziamento ; do-
vrebbe consistere in una colorazione progressiva, bene elettiva, se-
guita da una fissazione del colore prima dei consueti procedimenti
di disidratazione, rischiaramento e montatura. Tale e a un dipresso
il metodo di Bethe per la colorazione primaria dei cihndrassi. Le se-
zioni, attaccate sul vetrino, vengono colorate in una soluzione di bleu
di toluidina a 1:3000; avvenuta la colorazione vengono risciacquate
in acqua per pochi minuti, poi poste in una soluzione di molibdato
di ammonio che precipita e fissa il colore; rese cosi inalterabih ven-
gono ancora lavate in acqua, disidratate, rischiarate e montate.
Apphcando ai centri un tal metodo (previa fissazione e disidra-
tazione in etere), si tinge anche la sostanza di Nissl; la colora-
zione non e dunque rigorosamente elettiva. Ma si puo renderla tale,
derogando peraltro dalle rigide norme di una colorazione primaria,
tenendo le sezioni, prima di colorarle, per 24 ore in una soluzione
acquosa di HCl : la sostanza di Nissl scompare del tutto e non
rimane altra colorabilita che quella della sostanza primariamente
tingibile che Bethe considera come legata alle fibrille.
- 15 -
Con un procedimento tecnico semplicissimo noi possiamo ot-
tenere con la massima elettivita ii risultato contrario. Se i pezzi
vengono fissati, anziche in alcool semplice, in alcool con aggiuata
di 5 7o di acido nitrico puro, le sezioni, colorate progressivamen-
te in bleu di toluidina, risciacquate in acqua per brevi istanti,
fissate in molibdato di ammonio e poi montate dopo lavaggio,
disidratazione e rischiaramento, risultano colorate come col me-
todo di ISTissl , ma con una sorprendente elettivita ; la sostanza
colorabile risalta su di un fondo assolutamente incoloro in tutte le
sue gradazioni di tingibilita ; invece la tingibilita dei cilindrassi e
interamente scomparsa. La colorazione e cosi elettiva, che risulta
perfettamente identica, sia che le sezioni vengano tenute nel colore
per una mezz'ora, sia che vi rimangano un' intera giornata ; occor-
rono almeno 48 ore perche il fondo del preparato cominci ad assu-
mere il colore. II bleu di metilene e la tionina danno colorazioni
altrettanto elettive che il bleu di toluidina, senza presentare pe-
raltro alcun vantaggio ; anzi il bleu di metilene da immagini un
po' piu pallide. Col bleu di toluidina e la sola parte cromatica di
Nissl che si colora in bleu; i nuclei interstiziali di nevroglia e di
connettivo e quelh degli endoteli vascolari assunn)no invece un tone
violaceo.
A questo procedimento si puo obiettare che per 1' intervento
dell'acido nitrico esso non corrisponde piir ai principi rigorosi di una
colorazione primaria. Ma a questa obiezione si puo rispondere che
nulla dimostra che la parte colorabile venga modificata nolle sue
afflnita chimiche e cromatiche: di fronte ad ogni sorta di reagenti
essa si comporta cosi come nei preparati all'alcool sempUce. L'acido
nitrico non fa che distruggere la colorabilita delle altre parti della
cellula nervosa e dei cihndrassi, rendendo perfettamente elettiva la
colorazione ed inutile ogni procedimento di diflferenziazione (1) e ga-
rantendo cosi I'esattezza dei giudizi circa alia quantita della so-
stanza cromatica. Altro vantaggio non indifferente consiste nella
eccellente fissazione delle cellule, che non si presentano mai rag-
gfinzate, come spesso avviene nella fissazione con alcool semphce:
(') Lo stesso risultato si ottiene, secondo Betbe (loc. cit. pag. 141), nei prejiarali per schiaccia-
mento tra vetrini ed essiccainento, quando veu^ano tenuti, prima della colorazione, per 21 ore in ona
m scela di HCl una parte, acqua tre pani e alcool 20 parti. Jo ho potuto riscoiiirare clie tissando i
pezzi in soluzione alcoolica di HCl all' 1 o al 2 "'^ si ha a un dipresso lo stesso resultato che ton
l'acido nitrico; peru le soluzioni pid forti sciolgonu o alterano la tingibilita dellu sostauzu di Nissl
sino a farla scoiiiparire del lutto. Ancbe i pezzi previamente fissati in alcool e acido nitrico pirdono la
colorabiliti della sostanza di Nissl se vengono poi trattati con suluziooi alcooliche di HCl. Ritengo
percio che uon si possa esser sicuri che nou vi sia una diiniuuzione di colorabilita anche quaudo si
a'loperi una soluzione debole di HCl DeU'alcool.
- 16 -
anche nei gangli spinali delFuomo, nei quali la maggior parte dei
metodi di flssazione falliscono, I'alcool con acido nitrico da ottimi
risultati.
Volendo applicare questo metodo, i procedimenti da seguire
sono i seguenti:
1) Fissazione per 48 ore in soluzione al 5 % di acido nitrico
piiro in alcool assoluto.
2) Alcool puro, xilolo, parafflna.
3) Appiccicatura delle sezioni (6-8 [^) sui coprioggetti con acqua
distillata.
4) Sparaffinamento col passaggio in xilolo, alcool, acqua di-
stillata.
5) Colorazione per alcune ore in soluzione acquosa debole
(1 per 2000 o 3000) di bleu di toluidina.
6) Sciacquatura in acqua distillata per poclii secondi.
7) Fissazione del colore in soluzione di molibdato di ammo-
nio al 4 7o P^i" due o tre minuti.
8) Risciacquamento in acqua distillata, disidratazione, rischia-
ramento in xilolo, montatura in balsamo.
13TI1UT0 ANATOMICO DET.l'uNIVERSITA DI CATANIA DIRETTO DAL PROF. R. STADERINI
Frequenza e comportamento dei canali perforanti arteriosi
nella squama temporale dell'uomo
RiCERCHE ANATOMICHE DEL DoTT. GAETANO OUTOEE
AIUTO E LIBERO DOCENTU
(Con 6 figure)
^ vietata la riproduzione.
La recente pubblicazione del Tenchini (6) sul canale infra-
squamoso di Grubei-, mi indusse a ricercarlo nella collezione di cra-
nii di questo Istituto per meglio determinarne la frequenza ed il
comportamento. I risultati ottenuti, riferibili ad un buon numero di
osservazioni ed a modalita svariate, credo opportune di render noti.
Premetto, con compiacenza, che dope le pubblicazioni del Gru-
ber (7-8), che prime descrisse il canale in parola e la registrazione
- 17 -
di un caso da parte deH'Henle, i lavori sullo stesso argomento sono
dovuti ad osservatori italiani. Bovero e Calamida (1), studiando
i canali venosi emissari temporali, ebbero occasione di constatare il
canale di Gruber in due crani umani ed in alcuni di Cercopitecini;
altri due casi ne ha descritto il Frassetto (3) in crani moderni di
Manfredonia ; ed il Tenchini quattro in crani di criminali, sette in
crani di neonati ed uno nel cranio di Orang-Utan adulto del Museo
anatomico di Qraz. Piu recentemente ancora, il Giuffrida-Rugge-
ri (6) riferisce di due casi riscontrati in crani di Europei adulti;
descrive inoltre in 4 crani di Peruviani antichi, in 4 di Italiani ed
in 1 di quelli europei sopradetti la seguente particolarita morfolo-
gica: In rapporto ad un prolungamento (processo ensiforme) del
margine superiore della squama, ha egh osservato diversi solchi che
si diramano sul parietale e non essendovi d'altro canto in rapporto
con essi alcun foro visibile nella squama, viene ad amraettere I'esi-
stenza di rami interstiziali, che si fanno strada insinuandosi nella
sutura squamosa (canale interstiziale).
I casi che passo ad esporre, ho trovato fra 43 crani di neo-
nati e 283 di Siciliani adulti ritenuti normali e ben conservati. Non
ho tenuto conto di altri casi che mostrano poco chiaramente, o
perche in via di scomparsa o per lo state di conservazione del cra-
nio, il comportamento di siffatto canale perforante arterioso.
Osservazione P. Cranio di 5 giovane (N. 24).
Peso (senza la mandibola) gr. 565
Diametro antero-posteriore centim. 17.6
„ trasversale massimo ... „ 13.2
Altezza della squama temporale destra „ 4.2
„ „ „ sinistra „ 4.6
Diametro biauricolare (passante per il bregma) „ 30.0
Indice cefalico 7.5
„ di altezza delle squame temporali „ 29.3
II canale infrasquamoso si presenta solo a sinistra. Principia
sull'endocranio in forma di fessura trasversale larga 3 mm., posta
alia distanza di cm. 3,4 (in linea retta) dal forame spinoso, in rap-
porto con un solco che e una diramazione dell'impronta dOvuta al
ramo posteriore dell'arteria meningea media.
II decorso del canale nello spessore della squama e leggermen-
te inclinato in alto ed in dietro, lungo cm. 1,7 e, guardato per tra-
sparenza, si vede incrociato ad x dal solco corrispondente al ramo
posteriore dell'a. meningea media, il quale, nel descrivere un'ara-
- 18 -
pia curva in prossiraita al margine superiore della squama, si
sovrappone al primo e nel pimto di sovrapposiziona il canale
infrasquamoso si apre, con un piccolo orifizio, nella profondita
del solco. Cio fa pensare alia possibilita di un'anastomosi in quel
punto fra il rarao posteriore dell' a. meningea media ed il ra-
rao infrasquamoso da essa originatosi. Sull'esocranio (fig. 1), il ca-
Fig. 1.
nale termina nella parte alta della squama, con un'apertura tra-
sversale larga 4 mm., limitata inferiormente da un contorno semi-
lunare, con concavita rivolta in alto ed in continuazione con due
solchi divergenti, del quali I'anteriore si puo seguire fino alia sutura
squamosa, il posteriore, meglio manifesto, si porta flno alia linea
curva temporale superiore. L'oriflzio esocranico dista
cm. 3,3 dal margine sfenoidale della squama
„ 1,0 „ parietale „
„ 3,0 daH'oiigine del process o zigomatico
e viene a trovarsi lungo la perpendicolare che decorre in basso sul
margine posteriore del meato acustico esterno.
Questo esemplare ha importanza speciale perche lascia notare
inoltre neU'endocranio la presenza di un solco lineare, molto sottile,
che si di parte, come quelle precedentemente descritto, dal ramo
posteriore dell'impronta dell'a. meningea media, subito dope il suo
distacco dal ramo anteriore, si dirige in alto ed in avanti e, dope
14 mm. di decorso, si continua in un orifizio che puo accoghere
- 19 -
una sottile setola e rappresenta I'apertura endocranica di un secondo
canalino che decorre nello spessore della squama descrivendo una
curva a leggera concavita posteriore e va ad aprirsi all' esterno,
dopo un percorso di cm. 2,2, sul margine parietale della squama. La
setola insinuata dall'apertura endocranica sembra, a guardarla dal-
I'esterno, attraversare I'interstizio della sutura squamosa ed il punto
di sua emergenza dista
cm. 2 dal margine sfenoidale della squama
„ 4,6 daH'origine del processo zigomatico,
e trovasi lungo la perpendicolare che passa sulla parete anteriore
del meato uditivo esterno.
In continuazione con I'apertura esocranica di questo secondo
canale infrasquamoso decorre sul parietale un solco lungo 1 cm.,
che termina biforcandosi, impronta evidente di quest'altro ramo ar-
terioso infrasquamoso. II solco temporo-parietale, che e bene svilup-
pato a destra, non si nota a sinistra.
Osservazione II. — Cranio di ^ giovane, macerato da recente
e non ancor catalogato. Presenta la sutura metopica e due vor-
miani lambdoidei. Mancano i forami parietali, come anche il forame
mastoideo di sinistra ; numerosi forami emissari si notano a destra
della cresta occipitale esterna. L'atlante e in gran parte saldato con
I'occipitale ed il corpo dell'asse con quelle della 3* vertebra cer-
vicale.
Peso del cranio gr. 485
Diametro antero-posteriore cm. 17,6
„ trasversale massimo „ 12,8
Altezza della squama temporale destra . . „ 4,2
„ „ „ sinistra. . „ 3,3
Diametro biauricolare (passante per il bregma) „ 28,5
Indice cefalico 72,7
„ di altezza delle squame temporali. . 26,3
II canale infrasquamoso e bilaterale ed il solco temporo-parie-
tale manca si a destra che a sinistra.
A sinistra I'orifizio endocranico trovasi distante cm. 3,1 (in li-
nea retta) dal forame spinoso ed e in rapporto con un solco che
proviene da quello corrispondente al decorso del ramo posteriore
dell'a. meningea media. II tragitto del canale, obliquo in alto ed
aU'indietro, e lungo cm. 2,3. Ad 8 mm. dal suo orihzio interiio si
interrompe e prende la iorma di solco lineare, con margini netti,
non in rapporto con solchi decorrenti sull'endocranio ; dopo 3 mm.
torna ad assumere la forma di canale complete. L'orifizio esocra-
20 -
nico e circolare, ampio da potere accogliere due grosse setole e tro-
vasi distante
cm. 3,2 dal margine sfenoidale della squama
„ 0,5 „ parietale „
„ 3,0 dall'origine del processo zigomatico,
lungo la perpendicolare che corrisponde in basso al margine poste-
riore del meato uditivo esterno (fig. 2). Con Torifizio esocranico e
Fig. 2.
in rapporto un solco che subito si divide in altri solchi secondari :
uno volge in avanti ed in basso e decorre sulla squama del tempo-
rale ; altri quattro, due piu sviluppati anterior! e due posteriori,
decorrono sulla superficie temporale del parietale.
A destra, sull'endocranio, notasi un oriflzio rotondeggiante, am-
pio da accogliere una setola, distante (in linea retta) cm. 2,8 dal
forame spinoso, in rapporto con un solco che e una diramazione
dell'impronta corrispondente al ramo posteriore deh'arteria menin-
gea media. Esso rappresenta I'orifizio interne di un canale infra-
squamoso, il quale, dope 3 mm. di percorso, si intorrompe e si tra-
sforma in solco lungo 8 mm. ed in seguito, in forma di canale com-
plete, continua a decorrere nella parte piii periferica della squama.
Considerate nel sue insieme (compreso cioe il tratto di interruzione)
esso ha direzione obliqua in alto ed in dietro ed e lungo cm. 3,5.
L'orifizio esterno non si riesce ad osservare sulla squama, ne si rie-
sce ad introdurre una setola daU'esterno nel canale. Se questa in-
- 21 -
vece si fa penetrare neU'oriflzio interne, attraversa tutto il canale
e va ad uscire attraverso la sutura squamosa, in corrispondenza di
un prolungamento conico che presenta il margine della squama e
che si eleva per circa mezzo centimetro sul margine stesso. L'apice
del detto prolungamento e in rapporto con un solco che subito si
divide in tre secondari, dei quali uno, diretto in avanti ed in basso,
decorre sulla squama del temporale (comportasi cioe come il ramo
corrispondente di sinistra) e due, ascendent], si diramano sulla su-
perflcie temporale del parietale. L'apice del prolungamento conico,
sotto il quale viene a fuoriuscire la setola, trovasi distante :
cm. 4,4 dal margine sfenoidale della squama,
„ 4,1 dall'origine del processo zigomatico,
e viene a trovarsi sulla perpendicolare che passa lungo il margine
posteriore del meato uditivo esterno.
Osservazione III. — Cranio macerate di recente, non ancor ca-
talogato, 9; 1g suture scomparse, tranne le due squamose; unvor-
miano asterico si distingue tuttavia a sinistra. Manca il forame pa-
rietale a sinistra
Peso del cranio gr. 395
Diametro antero-posteriore cm. 17,5
„ trasversale massimo „ 13,0
Altezza della squama temporale destra . . . „ 4,6
„ „ „ „ sinistra . . . „ 4,6
Diametro biauricolare (passante per il bregma) . „ 29,5
Indice cefalico „ 74,2
,; di altezza delle squame temporali . . . „ 31,1
II canale infrasquamoso esiste solo a destra ed il solco temporo-
'parietale a sinistra. Nell'endocranio, una diramazione del solco cor-
rispondente al ramo posteriore dell'a. meningea media, conduce in
un orifizio in forma di fessura, distante cm. 3 (in linea retta) dal
forame spinoso. In esse si puo insinuare con facilita una setola, la
quale, con decorso oblique in alto ed in dietro, attraversa un canale
scavato nolle spessore della squama, e va ad uscire sulla faccia
esterna della squama, in un orifizio circolare distante :
cm. 1,2 dal margine parietale della squama,
„ 2,5 „ „ sfenoidale „ „
„ 3,3 daH'origine del processo zigomatico.
Tale orifizio ha sede lungo la perpendicolare che prolungata in
basso verrebbe a passare sul margine anteriore del meato acustico
esterno ed e in rapporto con una sutura seprannumeraria che ri-
sale fino al margine parietale.
- 22 -
Osservazione IV. — Cranio di fanciullo (n. 46), con cinque vor-
miani lambdoidei ed il forame mastoideo di destra piccolissimo :
Peso del cranio (senza la mandibola) gr. 342
Diametro antero-posteriore cm. 17,4
„ trasversale massimo „ 13,2
Altezza della squama temporale destra. . . . „ 4,6
„ „ „ sinistra . . . „ 4,1
Diametro biauricolare (passante per il bregma) . „ 29,7
Indice cefalico „ 75,8
„ di altezza delle squame temporal! . . . „ 29,2
II canale infrasquamoso esiste solo a destra, ed il solco tem-
poro-parietale e appena accennato su questo lato e molto svilup-
pato a sinistra.
Le particolarita che si notano relativamente all' orifizio endo-
cranico corrispondono a quelle della III Osservazione. Dopo che il
canale, lungo cm. 2-3, attraversa la porzione piii periferica della
squama, con decorso oblique in alto ed in dietro, termina sull'eso-
cranio, sulla superficie esterna della squama, in forma di fessura
trasversale, con margine inferiore rilevato, distante,
cm. 0,4 dal margine parietale della squama,
„ 3,2 „ „ sfenoidale „ „
„ 4,1 dall'origine del processo zigomatico,
e posto lungo la perpendicolare che, prolungata in basso, passa per
I'apice deir apofisi mastoide. L'orifizio esocranico si continua con
due solchi che decorrono, divergendo in alto, fin sul margine parie-
tale della squama.
Osservazione V. — Cranio n. 95 di ^ , con le suture in gran
parte scomparse, il forame mastoideo a destra molto sviluppato e
con solchi frontali vascolari a destra :
Peso del cranio (senza la mandibola) . . . . gr. 372
Diametro antero-posteriore cm. 16,1
„ trasversale massimo „ 12,2
Altezza della squama temporale destra. . . . „ 4,0
„ „ „ „ sinistra . . . „ 4,1
Diametro biauricolare (passante per il bregma) . „ 27,0
Indice cefalico „ 75,7
„ di altezza delle squame temporah . . . „ 30,0
II canale infrasquamoso esiste solo a destra, ed :1 solco tem-
poro-parietale soltanto a sinistra.
Dal solco corrispondente al ramo posteriore deh'aiteria menin-
gea media, si diparte neil'endocranio una diramazione con decorso
- 23 -
ascendente, la quale dopo quasi 2 cm., si continua in forma di ca-
nalino osseo lungo 5 mm., ritorna in seguito in forma di solco li-
neare, il quale dopo 6 mm. si continua in un canalino scavato nello
spessore della parte piu periferica della squama ed e lungo cm. 1,5.
Una setola insinuata daH'oriflzio endocranico va a riuscire tra la
sutura squamosa, in un panto distante
cm. 2,7 dal margine sfenoidale della squama,
„ 4,0 daU'origine del processo zigomatico,
lungo la perpendicolare die, prolungata in basso, decorre sulla meta
posteriore della fossa mandibolare. L'introduzione della setola dal-
I'esterno del cranio non e possibile perche non si riesce a trovare
roriflzio esterno del canale infrasquamoso nell'interstizio della sutura
squamosa. Per potere osservar bene quest'orifizio e per poterlo di-
segnare (fig. 3), in modo da servire come esemplare al quale si
Fig. 3.
possono riferire le osservazioni che seguono, ho dovuto disarticolare
il temporale dal parietale ed in tal modo si puo osservar bene che
il forame di uscita ha sede in prossimita del margine parietale della
squama, nel piano tagliato a sbieco a spese del tavolato interno.
Dal punto di uscita della setola si diparte un solco che decor-
rendo sul parietale si divide in un ramo anteriore ed in uno poste-
riore poco prima di raggiungere la linea temporale superiore.
Osservazione VI. — Cranio (n. 79) di 5 adulto,
Peso del cranio gr. 575
- 24 -
Diametro antero-posteriore cm. 17,9
„ trasversale massimo „ 13,5
Altezza della squama temporal© destra „ 4,6
„ „ „ „ sinistra „ 4,6
Diametro biauricolare (passante per il bregma) . . „ 30,2
Indice cefalico „ 75,4
„ di altezza delle squame temporal! „ 30,4
II canale infrasquamoso esiste solo a sinistra, ed il solco tem-
poro-parietale solo a destra.
II comportamento sull'endocranio, la direzione e la lunghezza del
canale corrispondono a quelli dell'Osservazione I. L'apertura esocra-
nica del canale, ampia 4 mm. e limitata inferiormente da un margine
semilunare rilevato, trovasi nella parte piu periferica della superficie
esterna della squama, quasi sul margine parietale di essa, e dista,
cm. 2,7 dal margine sfenoidale della squama,
„ 4,2 dall'origine del processo zigomatico.
La perpendicolare abbassata daH'orifizio esocranico corrisponde
al margine posteriore del meato acustico esterno. In rapporto con
rorifizio esocranico e un solco vascolare che, oltrepassato il margine
della squama, decorre per 3 cm. sul parietale.
Osservazione VII. — Cranio n. 30, di , con fossetta faringea
molto sviluppata.
Peso del cranio (senza la mandibola). .
Diametro antero-posteriore
„ trasversale massimo ....
Altezza della squama temporale destra.
,, „ „ „ sinistra
Diametro biauricolare (passante per il bregma)
Indice cefalico
„ di altezza delle squame temporali . .
II canale interosseo esiste solo a destra, ed il solco
parietale sul lato opposto.
Nell'endocranio, a cm. 2,4 (in linea retta) dal foro spinoso, dal
solco posteriore dell'a. meningea media si diparte una diramazione,
diretta in alto ed in avanti, la quale, dopo 1 cm., si continua in un
canaiino interosseo assai breve (mm. 2), al quale fa seguito un solco
lineare (mm. 5) ed indi un tratto in forma di canaiino complete
(mm. 4} ed ancora piii in alto un solco (mm. G) che inline si perde
nello spessore della squama.
Una setola con facility segue questo tragitto rappresenj^ato
alternativamente da tratti in forma di solco o da tratti in forma
gr.
559
cm.
17,8
V
13,6
))
^,2
n
4,0
J?
28,8
n
76,4
7J
28,4
leo
tempore
- 25 -
di canale interosseo e viene a riuscire suH'esocranio, dopo avere
attraversato 1' ultimo tratto la parte piu periferica della squama
(cm. 2), con decorso obliquo in alto ed in dietro, tra la sutura
squamosa, trovandosi distante
cm. 3,0 dal margine sfenoidale della squama,
„ 4,3 daH'origine del processo zigomatico,
e corrispondendo alia perpendicolare che divide a meta il meato
acustico esterno.
In quel punto il margine della squama presenta un'apofisi ensi-
forme, interrotta all'estremita ed in rapporto con un solco die, con-
servando la stessa direzione dell'ultimo tratto del canale interosseo,
decorre sul parietale per cm. 2,4 ; indi si biforca in un ramo anteriore,
breve ed in uno posteriore, molto esteso, che decorre in prossimita
e parallelamente alia linea temporale inferiore.
La presenza del processo ensiforme del margine della squama in
rapporto con solchi vascolari decorrenti sul parietale, mi fece in que-
sto case pensare alia possibile esistenza di un canale interstiziale.
Tale supposizione mi parve fondata in quanto potei far penetrare
una setola, dall'esterno del cranio, attraverso la sutura squamosa.
Quando pero potei osservare I'interno del cranio, dovetti con-
vincermi dell'esistenza di un canale infrasquamoso e nello stesso
tempo della falsa strada seguita dalla setola. Essa difatti passava
attraverso la sutura squamosa in un punto dove questa era mono
aderente e riusciva nell'endocranio attraverso i margin! della stessa
sutura, senza pero mettersi in rapporto con solchi vascolari ; si po-
teva spostare invece liberamente per un certo tratto fra i margin!
della stessa sutura. Si puo intendere percio come I'esame della su-
perficie endocranica sia indispensabile per studiare il comportamen-
to esatto del canale infrasquamoso.
Osservazione VIII. — Cranio n. 10, 5 • Le suture sono in via
di scomparsa, specialmente la sagittale e la coronale. Esiste un
vormiano lambdoideo a sinistra ed uno asterico a destra. I forami
mastoidei sono molto piccoh.
Peso del cranio gr. 652
Diametro antero-posteriore cm. 17,0
„ trasversale massimo „ 13,2
Altezza della squama temporale destra . . „ 4,2
„ „ „ „ sinistra. . „ 4,8
Diametro biauricolare (passante per il bregma) „ 28,6
Indice cefalico „ 77,0
„ di altezza delle squame temporal!. . „ 29,7
- ^6
II canale infrasquamoso esiste solo a destra, metitre il solco
temporo-parietale e eviclente a sinistra.
II canale si inizia neU'endocranio con un orifizio circolare posto
nel fondo del solco corrispondente al ramo posteriore dell'a. me-
ningea media, a cm. 3.8 di distanza (in linea retta) dal foro spi-
noso. Una setola insinuata da quest'apertura nel canale, I'attraver-
sa facilmente con decorso oblique in alto ed all'indietro e va ad
uscire, dope cm. 2.7, suH'esocranio, tra la sutura squamosa, in un
punto distant e
cm. 4.1 dal margine sfenoidale della squama
„ 5.2 daU'origine del processo zigomatico
e posto lungo la perpendicolare che in basso decorre dietro I'apice
deirapofisi mastoide. Nel punto di uscita della setola, il margine della
squama presenta un'apofisi ensiforme lungo 1 cm. (fig. 4), la quale
e in rapporto con un solco che decorre, ramificandosi, sul parietale.
Fig. 4.
Osservazione IX. — Cranio n. 76, 5-
Peso gr. 591
Diametro antero-posteriore cm. 17,2
„ trasversale massimo „ 13,5
Altezza della squama temporale destra . . „ 4,4
„ „ „ « sinistra. . „ 4,4
Diametro biauricolare (passante per il bregma) „ 31,0
- 27 -
Indice cefalico „ 78,4
„ di altozza delle squame temporali. . „ 28,3
II canale infrasquaraoso riscontrasi solo a destra ed il solco
temporo-parietale nell'opposto lato.
Nell'endocranio si osserva che un solco, derivato da quello cor-
rispondente al ramo posteriore dell'a. meningea media, con decorso
ascendente a concavita posteriore, percorre piii che una meta della
superficie della squama, mutandosi in tre punti in canale per la
presenza di tre ponti ossei che lo ricoprono. Finalmente, in forma
di canalino lungo 2 cm. attraversa la parte piti periferica della
squama. Una setola, introdotta dall'oriflzio interne, fuoriesce sull'eso-
cranio tra la sutura squamosa, lungo la perpendicolare che in basso
decorre dietro I'apice deirapofisi mastoide, in un punto distante
cm. 4.2 dal margine sfenoidale della squama
„ 5.0 dall'origine del processo zigomatico.
Quivi e una robusta apofisi ensiforme, interrotta, che si eleva
per 6 mm. dal margine della squama ed e in rapporto con un sol-
co decorrente sul parietale, dove si biforca in un ramo anteriore,
piu piccolo ed in uno posteriore piii sviluppato, il quale si divide
a sua volta in una diramazione collaterale ed in due terminah.
Osservazione X. — Cranio n. 151, . , il quale presenta due
ossa preinterparietali ed alcuni solchi frontali vascolari a destra.
La sutura sagittale e la coronale sono in parte scomparse.
Peso del cranio (senza la mandibola) . . . gr. 535
Diametro antero-posteriore cm. 17,6
„ trasversale massimo „ 12,9
Altezza della squama temporale destra . . „ 4,1
„ „ „ „ sinistra . „ 4,5
Diametro biauricolare (passante per il bregma) „ 28,0
Indice cefalico „ 73,2
„ di altezza delle squame temporah. . „ 30,7
II canale infrasquamoso esiste solo a dgstra dove appunto man-
ca il solco temporo-parietale.
JSTeU'endocranio si osserva che il solco corrispondente al ramo
posteriore dell'arteria meningea media, a 3 cm. (in linea retta) dal
foro spinoso, si biforca in un ramo posteriore, che decorre quasi oriz-
zontalmente, ed in un ramo anteriore che ha decorso ascendente e
dope cm. 1.3 si continua in un oritizio circolare, che rappresenta
I'apertura endocranica di un canale infrasquamoso, con decorso a
concavita posteriore, lungo cm. 2.5. Una setola insinuata daH'orifi-
zio endocranico, percorre tutto il canale (mentre daU'esterno stentata-
- 28 -
mente si puo far passare neirinterstizio della sutura) e va ad uscire
aU'esterno tra i margini della sutura squamosa, in un punto distante
cm. 3.0 dal margine sfenoidale della squama
„ 4.1 dall'origine del processo zigomatico,
posto lungo la perpendicolare clie prolungata in basso divide in due
meta uguali il meato acustico esterno. In quel punto il margine
della squama presenta una piccola incavatura a Y, dalla quale ha
principio un solco vascolare che decorre sulla superficie temporale
del parietale dividendosi in numerosi rami. (Gontinua).
Studio collettivo del peso deU'encefalo negli italiani
Elenco riassuntivo delle Osservazioni inviate a tutto il 1904:
Istituto Anatomico di Bologna Osservazioni N. 22
» » » Cagliari » » 40
» » » Camerino » » 8
» » » Catania » > 96
» » » Ferrara » > 83
» » » Firenze » » 225
» » » Genova » » 50
» » » Padova » » 30
» » » Pavia » » 30
» » » Perugia » » 29
» » » Pisa » » 31
» » » Sassari » » 3
» » » Siena » » 53
Prof. T. D' Evant di Napoli » » 20
R. Ispettorato di Sanity Militare » » 167
Totale N. 887
UNIONE ZOOLOGICA ITALIANA
II distintivo della U. Z. I. (deliberato dal
Consiglio direttivo) come dalla qui annessa figura
trovasi in vendita presso la Segreteria della U.
Z. I. (Istituto zoologico R. University di Napoli)
al prezzo di costo L. 3.50. (Aggiungere le spese di
posta L. 0.15). II distintivo e in argento con piede
a tergo per mettersi alia bottoniera (volendo si
puo avere anche con spilla a tergo).
I soci che desiderano fame acquisto si diri-
gano al Segretario della U. Z. I. II distintivo si
da gratis ai Socii che pagheranno cinque annate
anticipate.
CosiMO Chbrubini, Amministratorb-responsabile.
Firenze, iy05. — Tip L, Niccolai, Via Faeuia, 44.
MonitoFe Zoologieo Italiano
(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Etnbriologia)
Organo ufficiale della Unione Zoologica Italiana
DIBKTTO
DAI DOTTOEI
GIULIO OHIARUGI EUGENIO FIGALBI
Prof, di Anatomia umaua Prof, di Anatomia comp. e Zooloi<ia
nel R. Istituto di StudI Super, in Firenze nella R. Universitk di Pisa
Ufficio di Direzione ed Amministrazione: Istituto Auatomico, Firenze.
12 nameri all'anno — Abbuonamento annuo L. 15.
XVI Anno Firenze, Febbrajo 1905 N. 3
SOMMARIO: SuNTi e Rivisi'e: Sala L., Intorno ad una particolaritA di
struttura delle cellule epiteliali che tappezzano 11 tubo ovarico e sper-
matico degli Ascaridi. — Bovero A.., Ghiandole sebacee libere: nota
di morfologia comparata. — Scaffidi V., Sulla presenza di fibre efie-
renti nelle radici posteriori e sulla origine delle fibre vasoraotorie che si
trovano in esse. — Righetti D., Contributo alio studio deH'anencefalia
e dell'amielia. — Geronzi G., Sulla presenza di gangli nervosi intra-
muscolari in alcuni muscoli intrinseci della laringe. — Pag- 29-31.
CoMUNiCAZiONi osiGiNALi : Cutore G., Frequenza e comportamento dei ca-
nali perforanti arteriosi nella squama temporale dell'uomo: ricerche ana-
tomiche. (Con 6 figg.) {Continuaz. e fine). — Coggi A.., Le ampolle di Lo-
renzini nei Gimnofioni. — Pag. 32-56.
Unione Zoologica Italiana — Pag. 66.
Avvertenza
Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore
Zoologieo Italiano e vietata la riproduzione.
SUNTI E RIVISTE
Sala L. — Intorno ad una particolariti di struttura delle cellule epiteliali
che tappezzano il tubo ovarico e spermatico degli Ascaridi. — Rendic. del
R. 1st. Lomb. di Sc. e Lett, Serie II, Vol. XXXIII, 1904.
II tubo riproduttore degli Ascaridi, nella parte che 6 destiiiata alia for-
niaziorie ed all'accrescimento delle cellule sessuali e corrisponde percio al te-
sticolo ed all'ovaio, e costituito all'esterno da una membranella sottile, anista,
trasparente, piu internamente da un unico strato di cellule epiteliali, molto
allungate e coUe estremita appuntite (a forma di fuso), parallele e disposte
in direzione longitudinale sulla membranella di sostegno : le cellule hanno
sempre una struttura fibrillare.
Queste particolarita erano gii note; ma era finora sfnggita la prosenza
nel citoplasma di ciascuna di queste cellule fusiformi di un robusto filamento,
che percorre tutta la lunghezza della cellula, aderendo alle due estremiti ap-
puntite di essa.
- 30 ~
E notevole che questa particolariti di struttura si mette in evidenza sol-
tanto coll'ematossilina ferrica.
II filamento e sempre omogeneo e di diametro uniforme,ha un diametro
di 1-2 u ; presenta alle sue estremita un ingrossaraento e non contrae rap-
porti coi nuclei ; dilacerando le cellule, il filamento si pu6 isolare come for-
mazione bene individualizzata. Talora il suo decorso e rettilineo, altre volte
a zig-zag, formando pero volute molto regolari.
Le fibrille che costituiscono il protoplasma di queste cellule decorrono esse
pure a zig-zag in quegli elementi nei quali il filamento assile ha quel decorso.
In quanto alia natura del filamento, I'A. propende a considerarlo come
conti-attile, ma non e in grado di stabilire quali dei due quadri morfologici,
se il decorso rettilineo del filamento, oppure quello ondulato, corrisponda
alio stato di contrazione.
La presenza di fibre contrattili nell' interno di cellule epiteliali non deve
apparire troppo strana, se pensiamo che questo caso non e isolate (cellule
mio-epiteliali dei celenterati).
La contrazione del filamento determina probabilmente una modificazione
di forma delle cellule che tappezzano il tubo ovarico, la quale deve facilitare
lo spostamento progressive degli spermatogoni ed oogoni dalla zona di for-
mazione a quella di accrescimento e maturazione.
Bovero A. — Ghiandole sebacee libere: nota di morfologia comparata. — Arch,
per le Scienze mediche, Vol. 28, Fa.^c. 4, pp. 541-556. Torino 1904.
L'A. ha studiato in unione col Nicola la distribuzione delle ghiandole se-
bacee non accompagnate da peli, nelle regioni, labbra, guancie, aperture anale
e genitale. areola mammaria, sia nell'uomo che in altre specie.
L'A. e venuto alia conclusione che dette ghiandole libere rappresentano
nelle specie piu elevate le ghiandole che in specie interiori ivi si trovano ac-
compagnate da peli ; quindi il concetto moderno di ghiandole libere deve es-
sere modifioato nel sense che almeno filogeneticamente tali ghiandole re-
stano sempre in rapporto con i peli. Infatti le ghiandole libere di certe re-
gioni nell'uomo corrispondono a ghiandole sebacee con peli nelle stesse re-
gioni di altri mammiferi, e talvolta anche nella nosti-a specie i peli piu o rae-
no rudimentali possono accompagnarsi con le ghiandole dette libere. Per spie-
gare come in specie basse di mammiferi si possano avere formazioni ghiandolari
sebacee potentemente sviluppate e senza peli I'A. ricorda come vi sia, di re-
gola, inversa proporzione neilo sviluppo della ghiandola in confronto del pelo.
Scaffidi V. — Sulla presenza di fibre efferenti nelle radici posteriori e sulla
origine delle fibre vasomotorie che si trovano in esse — Arch. Fisiologia,
Vol. 1, fas. 5, pp. 586-603. Firenze 1904.
L'A. ritorna con nuove esperienze sulla questione della presenza nelle
radici posteriori di fibre nate da cellule contenute nel midollo spinale. Heci-
dendo nei cani le sole radici posteriori di varii nervi spinali egli non ha mai
potuto riscontrare fibre degenerate nel nervo spinale misto corrispondente.
Nel moncone gangliare della radice recisa egli ha trovato fibre degenerate
in tanto maggior numero e con degenerazione piu estesa in quanto egli usava
minor delicatezza nell'atto opei-ativo e specialmente quando a bella posta mal-
trattava, stringendolo ripetutamente con le pinze, detto moncone gangliare.
L'A. diraostra con tre serie di esperienze variamente combinate che la
degenerazione piu o meno limitata delle fibre del moncone gangliare e una
degenerazione traumatica dovuta al taglio in se, od al maltrattaraento del
moncone stesso.
L'A. non crede di poter confermare i risultati del Bra u nig secondo il
quale alcune fibre delle radici anteriori degenerano per efifetto di alterazioni
intervenute nelle cellule delle corna antei'iori in seguito al taglio delle radici
posteriori. Questi fatti non si sono presentati all'A. che in via eccezionale.
Per spiegare Tefltetto vasodilatatore, verificato dai fisiolcgi stiraolando il
- 31 -
moncone gangliare di radici posteriori recise, I'A. crede si debba pensare
che esistano nel ganglio spinale alcune cellule che hanno sviluppato i loro
prolungamenti con orientamento inverso delle altre, che cioe hanno inviato
al midollo spinale il raino a conduzione cellulipeta ed alia periferia il ramo
a conduzione cellulifuga. Se cosi e si comprende come I'esperimento non rie-
sce a mettere in evidenza le fibre eflferenti contenute nelle radici posteriori.
Righetti. — Contributo alio studio dell'anencefalia e dell'amielia. — Riv. Pato-
loyia nerv. e me?it., V. 9, fasc. 6, pp. 257-294^ con figg. Firenze 1904.
Sopra un feto con acrania e rachischisis totale, e con anencefalia vera e
pseudo-amielia, raancante inoltre dell' ipofisi e del corpi soprarenali, I'A. ha
fatto uno studio molto completo sotto ogni aspetto. E soprattutto interessante
tra gli altri il fatto rilevato dall'A. che, mentre nelle pareti della sacca che
rappresentava I'encefalo non vi era traccia di cellule nervose, esistevano pure
i nervi cranici motori quantunque notevolmente in ritardo nello sviluppo,
mentre normalmente essi hanno invece un piu sollecito sviluppo che i sen-
sitivi.
L'A. ha notato anche un curioso fatto ; la presenza cio6 di uno strato di
nevroglia sulla sacca che rappresenta il midollo spinale, strato che giace
esternamento alia pia madre.
In ultimo I'A. conclude confermando la teoria di Roux e di Veraguth,
che la differenziazione morfologica e la istologica degli organi nervosi cen-
trali procedono tra loro indipendenti.
L'arresto di sviluppo del cervello non altera necessariamente la morfogenesi
degli organi di senso ma determina un ritardo nella differenziazione dei
neuroepitelii.
jLi confermato il principio della auto-difierenziazione dei tessuti pei neu-
roni sensitivi e motori di primo ordine.
Geronzi Gaetano. — Sulla presenza di gangli nervosi intramuscolari in alcuni
muscoli intrinseci della laringe. — Arch. ital. Laringologia, Anno 24, fasc.
4, pp. 145-156, con figg. Napoli 1904.
L'A. ha studiato in cani ed in gatti il destino delle terminazioni nervose
nella laringe dopo il taglio del nervo ricorrente. Per qnesto egli si e valso
del metodo al cloruro d'oro proposto daCipollone (1897) e cioe : Immersione
di pezzetti di tessuto in acido formico 20 "jo finche essi sono divenuti semi-
trasparenti (15 a 20 niinuti), lavaggio in acqua stillata, passaggio in cloruro
d'oro all' 1 °[q per 20 a 40 minuti, i pezzi vengono involti nella membrana
testacea di un novo di polio, legati, e passati per 24 ore in acido formico al
2 °[o, lasciando tutto alia luce diffusa; quindi i pezzi vengono liberati dallo
involucre, lavati e passati in soluzione di acido formico in glicerina all' 1 o
2 "[.,. Dopo una o tre ore vengono tagliati in piccoli pezzi che si schiacciano
tra due vetrini.
L'A. riporta alcuni risultati, che pero non giudica sufficienti per spiegare
la fisio-patologia dei muscoli laringei. Per6 nel corso di queste ricerche egli
ha riscontrato, e lo dimostra, che oltre ai gangli che il Plonschko ha ve-
duto nella mucosa, esistono nella laringe altri accumuli di cellule gangliari
nello interno dei muscoli stessi della laringe e precisamente nel cricoaritenoi-
deo posteriore nel cricotiroideo e nel tiro-aritenoideo. L'A. si propone di con-
tinuare le sue ricerche; intanto, come ipotesi probabile, ritiene che detti gan-
gli possano essere in rapporto con fibre simpatiche, e che nella laringe i mu-
scoli j)Ossano essere sotto 1' influenza di innervazione simpatica, come fanno
dubitare varii dati di fisiologia. Banchi.
- 32 -
COMUNICAZIONI ORIGINALI
18TITDTO ANATOHICO DELL'uNIVERSITI DI CATANIA DIRETTO DAL PROF. R, 8TADERINI
Frequenza e comportamento dei canali perforanti arteriosi
nella squama temporale deli'uomo
ElCERCHE ANATOMICHE DEL DOTT. GrAETANO CUTORE
AinTO E LIBERO DOCENTE
(Con 6 figure)
(Conttnuaz. e fine. Vedi N. 1, 1905, pp. 16-28).
& vietata la riproduzione.
Osservazione XI. — Cranio n. 1, 5- Costituisce un beH'esem-
plare di sutura metopica completa; manca dei foraini parietali.
Peso del cranio gr. 657
Diametro antero-posteriore cm. 17,3
„ trasversale massimo „ 13,8
Altezza della squama temporale destra . . „ 4,8
„ „ „ „ sinistra. . „ 5,2
Diametro biauricolare (passante per il bregma) „ 30,5
Indice cefalico v „ 79,7
„ di altezza delle squame temporal!. . „ 32,7
II canale infrasquamoso esiste solo a sinistra, dove appunto
manca il solco temporo-parietale.
SuU'endocranio si notano le seguenti particolarita. II solco cor-
rispondente al ramo posteriore dell'a. meningea media, a cm. 8 (in
linea retta) dal foro spinoso, da una diramazione la quale, risa-
lendo quasi perpendicolarmente, dopo 8 mm. di percorso conduce
neH'orifizio interne ael canale interosseo, il quale alia distanza di
cm. 1,4 da quest'orifizio si apre KeU'endocranio in forma di solco
lineare, a margin! netti, lungo 2 mm., che continua in seguito a
decorrere, in forma di canale, nello spessore della squama.
- 33 -
Introducendo una setola daH'orifizio endocranico, essa attra-
versa tutto il canale descrivendo una curva a concavita posteriore
e dopo 4 cm. va a riuscire attraverso i margini della sutura squa-
mosa, la quale per altro non si lascia attraversare dalla setola
quando la si voglia far penetrare daU'esterno del cranio. II punto
di uscita della setola tra i margini della sutura dista
cm. 3,7 dal margine sfenoidale della squama
„ 5,8 dall'origine del processo zigomatico
e si trova lungo la perpendicolare che in basso decorre posterior-
mente aU'apice deH'apofisi mastoide. Nel punto di uscita della se-
tola, il margine della squama presenta un'apofisi ensiforme, alta
6 mm., la quale e in rapporto con I'inizio di un solco decorrente
sulla superficie temporale del parietale, dove tormina dividendosi
in due diramazioni anteriori ed in una posteriore.
Osservazione XII. — Cranio n. 20, 9- Le suture sono in gran
parte scomparse; il forame parietale esiste solo a sinistra; i forami
mastoidei sono piccolissimi d'ambo i lati.
Peso del cranio gr. 580
Diametro antero-posteriore cm. 17,1
„ trasversale massimo „ 13,4
Altezza della squama temporale destra . . „ 3,8
„ „ „ „ sinistra. . „ 3,7
Diametro biauricolare (passante per il bregma) „ 30,5
Indice cefalico „ 78,3
„ di altezza delle squame temporali. . „ 24,5
II canale infrasquamoso esiste solo a sinistra ed il solco
temporo-parietale e ben distinto nell'opposto lato. NeU'endocranio si
notano particolarita identiche a quelle dell'osservazione XI; non sto
quindi a descriverle. La setola introdotta dal foro endocranico va
ad uscire tra i margini della sutura squamosa, 1^ dove la squama
presenta un'apofisi ensiforme alta 8 mm. in un punto distante
cm. 3,4 dal margine sfenoidale della squama
„ 4,5 dall'origine del processo zigomatico.
La perpendicolare che s'immagina abbassata dal i)unto di uscita
della setola vieno a passare per I'apice dell' apofisi mastoide. Dal-
r apofisi ensiforme della squama si diparte un solco che decorre sul
parietale dove da un ramo coUaterale che si porta posteriormente
e due rami terminali, uno anteriore ed uno posteriore, i quali rag-
giungono la linea temporale superiore.
Osservazione XIII. — Cranio n. 50 5 • Le suture sono quasi del
tutto scomparse; il foro parietale esiste solo a destra; su questo
3ve
solco
fron
gr.
565
cm.
17,3
?j
13,9
?)
4,8
»
4,9
T)
32,0
80,3
30,3
- 34 -
lato il foro mastoideo e molto ampio. Esiste un breve
tale vascolare a sinistra.
Peso del cranio (senza la mandibola) . . .
Diametro antero-posteriore
„ trasversale massimo
Altezza della squama temporale destra . .
„ „ „ sinistra .
Diametro biauricolare (passante per il bregma)
Indice cefalico
„ di altezza delle squame temporal! ,
II canale infrasquamoso esiste solo a sinistra ed in questo lato
manca il sok-o temporo-parietale. Nell'endocranio, un solco interme-
dio fra quelli corrispondenti al ramo anteriore ed al posteriore del-
I'a. meningea media conduce nell'orifizio interno del canale, distante
3 cm. dal foro spinoso.
Una setola introdotta da quest'orifizio va a riuscire sul mar-
gine parietale della squama in un punto distante
cm. 5,5 dal margine sfenoidale della squama,
„ 5,4 daH'origine del processo zigomatico,
lungo la perpendicolare die in basso decorre posteriormente all' a-
pice dell'apofisi mastoide.
La setola attraversa in questo punto un' apertura circolare la
quale, perche posta sul margine libero della squama, si puo osser-
vare, a differenza degli altri casi, anclie senza dover ricor-rere alia
disarticolazione della sutura.
Si osserva inoltre ad 1 mm. appena di distanza daH'orifizio dal
quale esce la setola, un altro orifizio delle stesse dimensioni del
prime, ma non permeabile alia setola. Sul parietale risalgono e de-
corrono ramificandosi due solchi, ciascuno in rapporto con uno dei
due orifizi sopradetti.
Questo fatto e la presenza sull' endocranio di un solo orifizio
(quello dianzi ricordato), mi fanno credere che in questo caso si
tratti con probabilita di un unico canale infrasquamoso che si bifoi--
chi prima di raggiungere la superflcie esterna del cranio.
Osservazione XIV. — Cranio n. 16, 9- Per I'eta molto avanzata
dell'individuo, i margini alveolari delle due mascelle sono comple-
tamente atrofizzati e le suture del cranio scomparse.
Si riconoscono ancora tre vormiani lambdoidei. II forame pa-
rietale e ampio a sinistra, manca a destra; disposizione inversa si
ha per i fori mastoidei.
Peso del cranio gr. 320
- 35 -
Diametro antero-posteriore cm. 16,3
„ trasversale massimo „ 13,6
Altezza della squama temporale destra . . „ 4,3
„ „ „ sinistra. . „ 4,3
Diametro biauricolare (passante per il bregma) „ 29,5
Indies cefalico 83,4
„ di altezza delle squame temporali . 29,1
II canale infrasquamoso esiste solo a sinistra ed il solco tem-
poro-parietale e ben evidente a destra. L'orifizio endocranico e di-
stante cm. 3,1 dal foro spinoso ed e in rapporto con una dirama-
zione del solco corrispondente al ramo anteriore dell'a. meningea
media. La setola introdotta daH'orifizio interne va ad uscire tra i
margini esterni della sutura squamosa, in un punto distante
cm. 1,4 dal margine sfenoidale della squama
„ 4,3 daH'origine del processo zigomatico,
lungo la perpendicolare che in basso divide in due meta uguali la
fossa mandibolare. II margine della squama non presenta la solita
apofisi; dal punto' di uscita della setola si diparte un solco che de-
corre sul parietale, dove si esaurisce dividendosi in un ramo me-
diano perpendicolare, in uno anteriore ed in uno posteriore.
Osservazione XV. — Cranio 5 colorato per la distinzione del
cnmio cerebrale da quelle viscerale.
Peso gr. 680
Diametro antero-posteriore cm. 17,3
„ trasversale massimo „ 13,2
Altezza della squama temporale destra . . „ 4,4
„ „ „ sinistra . . „ 4,0
Diametro biauricolare (passante per il bregma) „ 30,0
Indice cefalico 76,3
„ di altezza delle squame temporali . 28,0
II canale infrasquamoso esiste solo a sinistra ed il solco tem-
poro-parietale nel lato opposto.
II comportamento deH'orifizio endocranico e del canale interos-
seo come nell' osservazione XIII. La setola, introdotta dall' orifizio
endocranico va a riuscire, al solito, in prossiraita del margine pa-
rietale della squama 1^ dove questo presenta un'apofisi conica lungo
la perpendicolare che in basso corrisponde all'apice deU'apoflsi ma-
stoide, ed in rapporto con un solco che decorre sul parietale, divi-
dendosi in tre rami. Da questo punto distano
cm. 3,7 il margine sfenoidale della squama,
„ 4,6 Torigine del processo zigomatico. «
- 36 -
Osservazione XVI. — CraniC) nuovo (non ancor catalogato), 5-
Le suture in gran parte scomparse. Ossa molto compatte e pesanti.
Peso del cranio (senza la mandibola) . . . gr. 745
Diametro antero-posteriore cm. 19,1
„ trasversale massimo » l^jl
Altezza della squama temporale destra . . „ 4,4-
„ „ „ sinistra. . „ 4,6
Diametro biauricolare (passante per il bregma) „ 31,0
Indice cefalico '73,8
„ di altezza delle squame temporali . 29,0
Qni il canale infrasquamoso esiste solo a destra ed in questo
lato, al solito, manca il solco temporo-parietale. L'oriflzio endocra-
nico e in rapporto con un solco intermedio tra quelli corrispondenti
al ramo anteriore ed al poster! ore dell'a. meningea media ed e di-
stante (in linea retta) cm. 2,8 dal foro spinoso. L'oriflzio esocranico
si comporta come nel caso precedente, e distante
cm. 4,3 dal margine sfenoidale della squama,
„ 4,4 dall'origine del processo zigomatico,
e si trova lungo la perpendicolare che in basso decorre dietro 1' a-
pice dell'apofisi mastoide.
Osservazione XVII. — Cranio n. 132, 5 » con solco temporo-pa-
rietale poco evidente nei due lati.
Peso del cranio gr. 803
Diametro antero-posteriore cm. 18,2
„ trasverso massimo „ 13,7
Altezza della squama temporale destra . . „ 4,4
„ „ „ sinistra. . „ 4,3
Diametro biauricolare (passante per il bregma) „ 30,2
Indice cefalico 75,2
„ di altezza delle squame temporali . 28,8
In questo caso il canale infrasquamoso esiste solo a destra.
L'oriflzio endocranico, distante cm. 2,5 (in linea retta) dal foro spi-
noso, e in rapporto con una diramazione del solco corrispondente
al tronco anteriore dell'a. meningea media.
La setola introdotta da quest'orifizio va a riuscire tra i mar-
gini esterni della sutura squamosa, in corrispondenza di un'apofisi,
poco sviluppata in altezza, del margine parietale della squama,
lungo la perpendicolare che in basso corrisponde all'apice dell'apo-
flsi mastoide. II punto di emergenza della setola trovasi distante
cm. 3,0 dal margine sfenoidale della squama
„ 4,5 dall'origine del processo zigomatico
- 3t -
ed e in rapporto con un solco che decorre sulla superficie tempo-
rale del parietale dando im ramo collaterale ed uno terminale, en-
trambi rivolti anteriormente.
Osservazione XVIII. — Cranio n. 174, 9? del secolo XVL Pre-
senta le suture in gran parte scomparse, il forame parietale destro
molto sviluppato, il sinistro piccolo.
Peso del cranio (senza la mandibola) . . . gr. 490
Diametro antero-posteriore cm. 18,3
„ trasversale massimo „ 12,6
AJtezza della squama temporale destra . . „ 4,3
„ „ „ „ sinistra. . „ 4,3
Diametro biauricolare (passante per il bregma) „ 29,0
Indice cefalico „ 68,8
„ di altezza delle squame temporali. . „ 29,6
II canale infrasquamoso si rinviene solo a destra.
Pig. r..
Comincia nell'endocranio con un orifizio circolare distante cm. 3,9
(in linea retta) dal foro spinoso, in rapporto con un solco inter-
medio tra i due corrispondenti ai tronchi anteriore e posteriore del-
I'a. meningea media e con decorso oblique in alto ed in dietro, lungo
cm. 2,5, va a terminare, come in altri casi, in corrispondenza del mar-
gine parietale della squama, nel piano tagliato a sbieco a spese del
tavolato interne. La setola insinuata dal forame endocranico sembra
- 3S -
percio, anche in questo caso, a guardare daU'esterno, che attravorsi
la sutura squamosa e vien faori in un punto distante
cm. 3,0 dal margine sfenoidale della squama
„ 4,3 daH'origine del processo zigomatico,
lungo la perpendicolare die, in basso, divide a meta il meato acu-
stico esterno. II margine della squama non presenta il solito pro-
cesso ensiforme, ma da esso si diparte, in continuazione al decorso
della setola, un solco die risale sul parietale, con un comporta-
niento tutto speciale. Subito dopo il suo inizio, il solco si muta in
canalino osseo scavato, come ben s'intende, nel tavolato esterno
del parietale (Fig. 5); dopo 4 mm. ritorna in forma di solco ascen-
dente che si divide in due rami i quali risalgono fino alia linea
temporale superiore.
Osservazione XIX. — Quest' ultimo caso e importante per il
singolare comportamento del canale infrasquamoso, il quale si ri-
velo soltanto per I'esame della superficie endocranica, come diro in
seguito. Si tratta del cranio n. 164, di 5 adulto, ben conservato,
con suture persistenti e sei vormiani lambdoidei. II solco temporo-
parietale e ben evidente nei due lati.
Peso del cranio (senza mandibola) . . . . gr. 545
Diametro antero-posteriore cm. 17,8
„ trasversale massimo ,,12,9
Altezza della squama temporale destra . . „ 4,0
sinistra. . „ 3,9
Diametro biauricolare (passante per il bregma) „ 29,0
Indice -cefalico n ^'^i^
„ di altezza delle squame temporali . „ 27,2
Osservando la superficie esterna di questo cranio, I'attenzione
venne richiamata da un forame circolare, largo mm. 2, il quale e
posto lungo la perpendicolare che in basso decorre posteriormente
all'apice dell'apofisi mastoide, ed e dehmitato inferiormente da un
margine rilevato semilunare mentre superiormente e in rapporto
con un ampio solco vascolare biforcantesi dopo 1 cm. (Fig. 6). II
detto forame e site sulla superficie temporale del parietale destro,
a 2 cm. dalla hnea temporale superiore, ed e distante
cm. 1,5 dalla sutura squamosa
„ 4,6 dal margine posteriore del parietale
„ 5,5 „ „ anteriore „ „
Ho creduto a tutta prima che si trattasse dell'orifizio esocra-
nico di un canale infraparietale, paragonabile a quelli descritti re-
centemente dal Tench ini (17), ma la direzione molto obliqua in
- 39 -
basso ed in avanti che prendeva la setola in esso introdotta mi
spinse ad osservare anche il corrispondente orifizio endocranico.
Fig. 6.
Resecato sagittalmente il cranio, ho potuto osservare che la
setola introdotta dan'orifizio esterno, dopo un percorso lungo cm. 2,5,
viene a riuscire nell'endocranio da un orifizio circolare sito nella
superficie della squama temporale e distante 4 cm. (in linea retta)
dal foro spinoso. Quest'orifizio e in rapporto con un solco, lungo 2 cm.,
il (luale rappresenta una diramazione del solco corrispondente al
ramo posteriore dell'a. meningea media. II canale interosseo attra-
versa in questo case, con decorso rettilineo, il temporale ed il parie-
tale nolle parti corrispondenti alia fossa temporale e per i solchi con
i quali si trova in rapporto tanto il suo orifizio esocranico quanto
I'endocranico, e certamente da considerare, al pari degli altri pre-
cedentemente descritti, quale canale perforante arterioso.
Oltreche in cranii di adulti, ho riscontrato il canale Infrasqua-
moso in tre cranii di bambini, con le particolarita che espongo bre-
vemente.
Osservazione I. — Cranio di bambino.
Diametro antero-posteriore cm. 11,2
„ trasversale massimo „ 8,4
La squama del temporale e alba a destra cm. 1,8, a sinistra
cm. 1,7 ed e attraversata in ambo i lati dal canale di Gruber. A
destra csso presenta 1' orifizio esocranico rotondoggiantc, ampio,
- 40 -
lungo la perpendicolare che prolungata in basso verrpbbe a dividere
in due meta uguali la fossa mandibolare e distante
cm. 0,1 dal margine parietale della squama
„ 1,1 „ „ sfenoidale „ „
„ 1,6 daH'origine del processo zigomatico.
II canale attraversa la squama in direzione nettamente trasver-
sale daU'esterno verso 1' interne.
L'oriflzio endocranico e in rapporto col ramo posteriore dell'a.
meningea media.
A sinistra il canale e piii stretto che non a destra, lungo mm. -1
e leggermente oblique in alto ed in dietro.
L'oriflzio esocranico corrisponde ad un' incisura del margine pa-
rietale della squama, e distante
cm. 1,0 dal margine sfenoidale della squama
„ 1,7 daH'origine del processo zigomatico
e trovasi lungo la perpendicolare che in basso divide in due meta
la fossa mandibolare. L'oriflzio endocranico fa seguito ad una dira-
mazione del solco posteriore dell'a. meningea media.
Osservazione II. — Cranio di bambino, con i seguenti diametri
antero-posteriore cm. 11,0
trasversale massimo „ 8,5
La squama temporale destra e alta cm. 1,8; quella sinistra
cm. 1,7. II canale infrasquamoso e molto evidente a sinistra. L'ori-
flzio endocranico e in rapporto con un solco corrispondente alle ra-
miflcazioni del tronco anteriore dell'a. meningea media ; l'oriflzio
esocranico dista
cm. 0,5 dal margine parietale della squama
„ 1,3 „ „ sfenoidale „ „
„ 1,3 dall'origine del processo zigomatico,
trovasi lungo la perpendicolare corrispondente in basso alia fossa
mandibolare e si continua in un solco che decorre sulla squama
fine alia sutura squamosa.
A destra i fatti sono mono evidenti ; esiste semplicemente una
fessura lineare che parte dal margine sfenoidale della squama e si
prolunga con direzione perpendicolare per 2 millimetri. Essa non e
permeabile.
Osservazione III. — Cranio di bambino con i seguenti dia-
metri :
antero-posteriore cm. 10,6
trasversale massimo „ 8,8
- 41 -
La squama temporale destra e alta cm. 2; quella sinistra cm. 1,9.
II canale esiste solo a destra.
L'orifizio esocranico dista
cm. 0,4 dal margine parietale della squama
„ 2,4 „ sfenoidale „
„ 1,6 dall'origine del processo zigomatico
e trovasi lungo la perpendicblare che in basso corrisponde al mar-
gine posteriore dell'anello tirapanico. L'orifizio endocranico e in rap-
porto con un solco speciale, che si origina tra il ramo anteriore ed
i] posteriore dell'a. meningea media.
Le prime quattro osservazioni (la II limitatamente al lato si-
nistro) riguardanti crani di Sicilian! adulti e le tre di bambini, de-
scritte in ultimo, rappresentano, senza dubbio, altrettanti casi di
canale di G ruber. E note vole nei crani adulti die il solco endo-
cranico, die si continua nell'orifizio interno del canale, deriva molto
frequentemente dal ramo posteriore deH'arteria meningea media ed
inoltre che roriflzio esterno trovasi in tutti questi casi nella parte piut-
tosto alta e posteriore della squama, distante cioe dal margine pa-
rietale di essa da un minimo di mm. 4 (Osserv. IV) ad un massimo
di mm. 12 (Osserv. Ill), e lungo la perpendicolare che, prolungata
in basso, passa in un case (Osserv. Ill) lungo il margine anteriore
ed in due casi (Osserv. I e II) lungo il margine posteriore del meato
acustico esterno ed in un case inline (Osserv. IV; lungo I'apice del-
I'apofisi mastoide. Soltanto nei crani di bambini ho potuto consta-
tare la disposizione che e stata descritta nella maggior parte dei
casi da altri osservatori, cioe I'oriflzio esterno posto piu frequente-
mente (3 volte su 4) lungo la perpendicolare corrispondente alia
fossa mandibolare.
Come risulta dalle descrizioni precedenti, oltre a questi casi, al-
tri quattordici ne ho osservato che dalla descrizione per prime data
dal Gruber differiscono principalmente per quel che si riferisce al-
rorifizio esterno.
Gia il Tencliini (16), nolle annotazioni al suo lavoro, fa cenno
di un cranio di giovinetta del Museo anatomico di Torino (N. 847
di (|uella Collezione, Varieta), nei quale il canale di Gruber si apre
SLiU'esocranio in corrispondenza al niargo parietalis della squama
temporalis, suila continuazione di una perpendicolare che, discen-
dendo, verrebbe a colpire presso che nei punto di mezzo la parete
superiore del meatus acusticus externus.
Ed in soguito il Giuffrida-Kuggeri (6), come ho fatto gia
- 42 -
notare in principio, ha richiamato I'attenzione su un prolungamento
(processo ensiforme) del margine superiore della squama temporale,
prolungamento in rapporto con diversi solchi che si diramano sul
parietale, inferiormente alia linea semicircolare superiore.
Egli cosi parla di tali solchi: " Non puo darsi di essi altra spie-
gazione se non quella di rappresentare del rami perforanti dell' ar-
teria meningea media, alio stesso modo che il canale di Gruber.
Senonche non essendovi alcun foro visibile e non passando la setola
neirinterno del cranio, si puo parlare piuttosto di rami interstiziali
che si fanno strada insinuandosi nella sutura squamosa „.
Ora chi ha letto la descrizione dei miei casi si sara convinto,
io credo, che essi corrispondono, per quel che si riferisce ai carat-
teri rilevabih con I'esame esterno del cranio, a quelU del Giuffrida-
Ruggeri, ma che il comportamento del canale va inteso in modo
tutt'affatto diverse. Studiati tanto dall'esterno quanto daU'interno,
i crani che presentano sul margine parietale della squama la carat-
teristica apofisi ensiforme in rapporto con solchi decorrenti sul pa-
rietale, ecco quanto si puo apprezzare. Cercando di introdurre una
setola dair esterno, tra I'apoflsi ensiforme ed il margine inferiore del
parietale, per lo piu essa non riesce a penetrare nel cranio ; qual-
che volta penetra passando nell'interstizio della sutura squamosa ed
allora si riceve, a tutta prima, 1' impressione di aver fatto attra-
versare alia setola un canale interstiziale. Se si osserva daU'interno,
si rivede la setola uscire tra i margin! corrispondenti della sutura
squamosa, senza mettersi in rapporto con solchi decorrenti nell'en-
docranio, ma piuttosto in un punto dove le due ossa che contribui-
scono alia formazione della sutura sono poco aderenti. Difatti la
setola puo ordinariamente spostarsi piu o meno ora verso un lato
ora verso il lato opposto sin dove le due superfici ossee sono molto
aderenti. Inoltre in tutti questi casi, portando I'attenzione sulla su-
perflcie interna della squama costantemente si rinviene, in rapporto
con i solchi dell'a. meningea media, il vero orifizio interne del ca-
nale infrasquamoso. Una setola in esso introdotta, riesce ad attra-
versare tutto il canale ed a fuoriuscire tra il margine esterno della
sutura squamosa, sotto I'apofisi ensiforme del margine della squama
cioe la dove cominciano i solchi vascolari decorrenti sull'esterno del
parietale. Per qual via la setola si porta in quel sito ? In un cranio
tra quelli descritti (Osserv. VI), che piii facilmente si prestava alia
disarticolazione delle ossa, ho distaccato il temporale dal parietale
ed in tal modo ho potuto vedere (fig. 3) che I'orifizio esterno del
canale infrasquamoso sta in prossimita del margine hbero della
- 43 -
squama, in quella superficie di essa tagliata a sbieco a spese del
tavolato interne per adattarsi al margine corrispondente del parie-
tale. In tal modo ho potato convincermi che il canale in questi
casi non attraversa la sutura squamosa, ma decorre nello spessore
della squama, come nei casi tipici descritti dal Gruber, e si apre
aU'esterno in prossimita del margine libero di essa, in quella super-
ficie che serve a delimitare esternamente la sutura squamosa.
Comportamento siffatto deve considerarsi piuttosto frequente,
se ho potuto riscontrarlo in 283 crani ben 15 volte (5,3 7o)j cioe
nei 14 crani di adulti che vanno dall'osserv. V alia XVIII e nel-
I'osserv. II, a destra.
Se esso non corrisponde esattamente alia descrizione data pri-
mieramente dal Gr ruber, e da me riscontrata nei quattro primi
casi, non v'ha dubbio che ha lo stesso significato morfologico ed in
conseguenza ho creduto opportune di descrivere insieme tutti que-
sti crani come altrettanti casi di canale infrasquamoso e di riassu-
mere le considerazioni che se ne possono dedurre.
Un comportamento tutto speciale e che non trova riscontro,
per quanto sappia, in osservazioni precedent!, presenta il canale de-
scritto nell'osserv. XIX (*). In quel case la sede deU'orifizio esterno
mi aveva fatto credere che si trattasse di un canale infraparietale
e stavo senz'altro per escluderlo dalla serie che formava argomento
delle mie ricerche. Fu solo la direzione molto obhqua in basso ed
in avanti presa dalla setola insinuata neU'orifizio esocranico, che mi
fece decidere ad osservare il cranio anche dairinterno e che mi fece
conoscere come in questo caso il canale attraversa la parte alta
della squama temporale e si continua nello spessore della porzione
temporale del parietale. lo non mi fermo a considerare I'origine di
un canale siffatto, solo lo metto in rapporto con Tosserv. XVIII,
dove anche pare sia un accenno di canalino osseo, formato a spese
del tavolato esterno del parietale, canalino che dovette accogliere
il ramo arterioso venuto fuori attraverso il canale infrasquamoso.
L'osserv. XIX dunque, relativa ad un caso di canale perforante
arterioso, che puo dirsi nello stesso tempo infrasquamoso ed infrapa-
rietale, pare a me importante anche perche molto rara a riscontrare.
Le 19 osservazioni, insieme prese, si prestano a diverse altre
considerazioni.
(I) A questo riguardo credo opporttino ricordare che il O i n f fri da-Ru ggerl nei cranio n. 175S
dell'Istitnto antroijologico deirUniversiti di Roma, ha osservato a sinistri, ;i 52 inin. al disopra del
foranie iiditivo, uu oritizio, che per I'altezza a cui trovasi e per la olditerazione della sutura squa-
mosa, egli dubita che si aprisse nei parietale, anzicho al confine tra parietale e temporale.
^ u -
Non credo di dovermi infcrattenere sul significato del ramo per-
forante derivante daH'arteria meningea media, il quale decorre nel
canale infrasquamoso.
La mancanza del solco temporo-parietale tutte le volte che si
riscontra il canale anomalo in parola, da ragione, io credo, di rite-
nere il vaso attraversante quest'ultimo omologo di quello decorrente
nel primo, sia esso rappresentato dall'arteria temporale profonda po-
steriore, come credono il Sappey (U), il Romiti (13), il Poirier (11),
il Le Double (9), o dall'arteria temporale media, come vogliono il
Qaain (12), il Merkel (10), lo Spee (15), il Chiarugi (2), il Ten-
chin i (16). Quest'ultimo autore ritiene che tale omologia nou si
possa di regola stabilire perche, nei casi piu comuni ed in quelli da
lui descritti, il foro esocranico si trova " piii avanti del solco tem-
poro-parietale, il quale trascorre sempre sopra il bel mezzo del porus
acusticus externus „.
Queste stesse ragioni valgono a farmi concludere, rispetto alle
mie osservazioni, in maniera contraria perche, nella maggior parte
di esse, I'orifizio esterno del canale infrasquamoso trovasi per I'ap-
punto sopra il meato acustico esterno o, piii posteriormente, sul-
I'apofisi mastoide.
Difatti, rispetto ad una perpendicolare che si porta in basso,
I'orifizio esterno ho trovato corrispondente :
alia fossa mandibolare 2 volte
al margine anteriore del meato acustico esterno. ... 1 „
alia meta „ „ „ . . . . 3 „
al margine posteriore „ „ „ . . . . 4 „
ah'apice dell'apoflsi mastoide 4 „
posteriormente aH'apice deirapoflsi mastoide . . • . . 6 „
Nel maggior numero del casi, Toriflzio esocranico viene dunque
a trovarsi sul meato acustico esterno o posteriormente ad esso, e
cio contrariamente a quanto risulta dalle osservazioni del G ruber
e del Tenchini, le quaU dimostrano che in Vs dei casi esso viene
a trovarsi sulla fossa mandibolare, disposizione questa da me ri-
scontrata piii frequente (tre volte su quattro) solo nei cranii di bam-
bini. Pare dunque che con lo sviluppo della squama, roriflzio eso-
cranico venga a spostarsi in dietro.
In quanto poi alle differenze di sede che esso presenta negli
adulti, io credo debbano queste mettersi in relazione, oltreche colla
diversa direzione che puo assumere il decorso del canale interosseo,
anche con la varia origine del tronco che lo attraversa, il quale
ora proviene dal ramo anteriore, ora dal posteriore deh'a, meningea
- 45 -
media, ora da un ramo speciale intermedio. A questo riguardo ho
da far notare che il solco endocranico, il quale e in rapporto con
roriiizio interne del canale, secondo il Gruber, si origina, su 9 casi,
5 volte dal solco primario per il tronco dell' a. meningea media, e
•4 volte dal solco secondario per i rami di esso. Dalle osservazioni
del Tenchini invece risulta che esso si origina in ugual propor-
zione dal solco corrispondente al ramo posteriore dell' a. meningea
media, da quelle corrispondente al ramo anteriore della stessa ar-
teria e da un solco speciale che muove dal punto in cui le impres-
sioni vascolari dell'a. meningea media segnano la divisione del tronco
nei suoi due rami terminali sopradetti.
Nei miei casi, ben 13 volte il solco in parola proviene da quello
corrispondente al ramo posteriore dell'a. meningea media, 1 volta
(Osserv. VIII) il canale si origina nell'endocranio direttamente con
un oriflzio posto nel fondo del solco del ramo posteriore, 2 volte
il solco proviene dal ramo anteriore e 4 volte roriflzio endocranico
e in rapporto con un solco speciale intermedio tra I'anteriore e il
posteriore dei rami meningei.
In quanto alia distanza deH'orifizio endocranico dal foro spi-
noso (misurata in linea retta), ho riscontrato che essa va da un
minimo di cm. 2,4 (Osserv. VII) ad un massimo di cm. 4 (Os-
serv. XIX) e che in otto casi (Osserv. Ill, X, XI, XII, XIII, XIV,
XV, XVIII) corrisponde a 3 centimetri. Difteriscono le osserva-
zioni riferite precedentemente da altri in quanto alia distanza mi-
nima, che per il Gruber e rappresentata da cm. 1,5 e per il Ten-
chini da cm. 0,9.
La lunghezza del canale varia, nelle mie osservazioni, da un
minimo di cm. 1,5 (Osserv. VI) ad un massimo di cm. 4 (Osserv. XI)
e la direzione e costantemente dal basso in alto e dall'avanti al-
r indietro, in forma di curva piia o meno accentuata, a concavita
posteriore. Inoltre devo ricordare che in un caso (Osserv. I) due
canali attraversano la stessa squama, in un altro (Osserv. Ill) I'ori-
fizio esterno del canale e in rapporto con una sutura soprannume-
raria ed infine in uno (Osserv. XIII) il canale sembra biforcarsi
verso il margine libero della squama.
L'orifizio esocranico del canale, fatta eccezione dei primi quat-
tro casi, dove si trova a distanza piii o meno breve dal margine
parietale della squama, e dell'ultimo caso, in cui ha sede nella su-
perficie temporale del parietale, in tutte le altre osservazioni corri-
sponde pressoche al margine parietale della squama temporale.
Rispetto al margine sfenoidale della stessa squama (eccettuata
- 46 -
I'ultiraa osservazione), I'orifizio esocranico dista da un minimum di
cm. 1,4 (Osserv. XIV) ad un maximum di cm. 5,5 (Osserv. XIII),
cioe rinviensi, nelle mie osservazioni, spostato indietro piii che non
in quelle del Tenchini, le quali danno un maximum di distanza
dal margine sfenoidale di cm. 3.
Cos! la distanza deH'oritizio esterno dall'origine del processo
zigomatico, nei miei casi va da un minimum di cm. 3 (Osserv. I
e II a sinistra), ad un maximum di cm. 5,8 (Osserv. XI) cioe e
sempre piii notevole die non in quelli del Tenchini, nei quali e
compresa fra un minimum di cm. 1 ed un maximum di cm. 2, 3.
II trovarsi I'orifizio esocranico tanto piii indietro quanto piu e
in alto, una conseguenza dell' obliquita stessa del canale die e
appunto diretto in alto ed in dietro.
Difatti anclie nei cranio di giovinetta del Museo anatomico di
Torino (dianzi ricordato), il forame esocranico, trovandosi niolto in
alto (in corrispondenza al margo parietalis della squama), corrisponde
alia perpendicolare che, discendendo, verrebbe a colpire nei punto
di mezzo la parete superiore del meatus acusticus externus.
Come risulta dalle descrizioni precedenti, negli adulti ho riscon-
trato il canale infrasquamoso in 13 cranii di uomo ed in 6 di donna.
Si ha dunque, come nella casistica del Gruber, la prevalenza
del sesso maschile.
Per quel che si riferisce al lato piii frequentemente sede del
canale, devo concludere, contrariamente agh altri, che e piii fre-
quente a destra. Di fatti e state da me riscontrato :
a destra 11 volte
a sinistra 7 volte
6 d'ambo i lati 1 volta
Rispetto air indice cefalico, i 19 cranii comprendono: 11 meso-
cefali, 6 dolicocefali e 2 brachicefali.
L' indice di altezza delle squame temporah, ideato dal Giuf-
frida-Ruggeri (4-5), e 13 volte inferiore, 1 volta uguale e 5 volte
superiore a 30. Si tratta dunque, in piu di Va dei casi, di squame
temporali poco sviluppate in altezza.
II date che risalta di piii nelle mie osservazioni e relative alia
frequenza del canale infrasquamoso. Esse difatti e stato riscontrato
finora: dal Gruber, 1 volta su 160 crani; dal Bovero e dal Ca-
1am id a 1 volta su 588 nell'uomo e 2 volte in crani di Cercocebus
fuliginosus; dal Tenchini (nemmeno una volta in non meno di 500
crani normali) 1 volta su 106 crani di criminaU e dal Giuffrida-
Ruggeri 1 volta su 650 crani di Europei.
- 47 -
Inoltre quest'A. rinvenne la forma di canale, che ritenne in-
terstiziale (e che molto probabilmente corrisponde ai casi da me
studiati), 4 volte in 17 crani peruviani antichi ed 1 volta su 350
negli Europe!. Secondo le mie osservazioni, il canale infrasquamoso
sia nella forma tipica descritta per primo dal G-ruber, sia con
forme variate, viene a trovarsi con una frequenza cho va dal 6,9 "[^
nei bambini al 6,7 "/^ negli adulti. Solo la percentuale risultante dai
2 casi su 30 (6,6 7o) descritti dal Frassetto si avvicina a quella
da me ricavata con le osservazioni su crani di Siciliani, ritenuti
normali.
Intanto se al canale infrasquamoso deve attribuirsi valore di
arresto di sviluppo (Tenchini), se esso e frequente in cranii di cri-
minal (Tenchini), se la squama temporale poco sviluppata in al-
tezza costituisce un carattere di inferiorita (Giuifrida-Ruggeri),
se ne potrebbe concludere che con le mie osservazioni sono venuto
a porre in cattiva luce i caratteri morfologici dei Siciliani. Per
buona fortuna non si tratta di criterii indiscutibili. Per I'-indice di
altezza delle squame temporali non si hanno ancora delle raedie
molto estese; il canale infrasquamoso, a cominciare dal Gruber,
e stato trovato anche in cranii di individui non criminali ed in
quanto al valore di arresto di sviluppo che si vorrebbe attribuire
al canale in parola, ho trovato che esso non e piii frequente nei
bambini che negli adulti; e piii frequente bensi in crani maschili,
di tutte le eta, alcuni dei quali costituiti da ossa molto spesse e
pesanti. E se consideriamo inoltre la filogenesi di questa particola-
rita morfologica, noi troviamo, e vero, che m molti animali mfe-
riori la squama temporahs e normalmente attraversata da rami
arteriosi (Tandler citato da Tenchini), ma un canale perforante
corrispondente a quelle di Gruber nell' uomo e stato cercato in-
vano dal Le Double (9) nella serie animale, e stato riscontrato sol-
tanto dal Bovero e dal Calamida in Cercopitecini e dal Tenchini
nei cranio di Orang-Utan adulto del Museo anatomico di Giaz. Si e
presentato dunque, tra i vertebrati superiori, prevalentemente nei
Primati, cioe nell'ordine piii elevate dei mammiferi, il quale com-
prende anche I'Uomo. In conseguenza si potrebbe pensare, mi sem-
bra, meglio che ad altro, ad un rapporto fra il maggiore sviluppo
che prende ia scatola cranica nei piii alti vertebrati, proporzionata-
raente al volume dell'encefalo, e la persistenza di questi rami per-
foranti arteriosi che hanno il valore di rami periostei.
Non occorre per altro far notare che la frequenza del canale in-
frasquamoso nei Siciliani non e poi da ritonere molto elevata se ci
- 48 -
riferiamo ai soli 4 casi che. questo canale presentano nella forma
tipica descritta dal Gruber.
Si ha in tal mode una percentuale (1,97 7o) di poco superiore
a quella determinata da altri AA. Questa percentuale si eleva
quando si considerano insieme le diverse forme di canale infrasqua-
moso, comprese quelle che non erano state descritte finora.
A questo riguardo io credo che se altri, ricercando nolle colle-
zioni craniologiche, vorra tener conto, al pari di me, delle diverse
modalita del canale infrasquamoso otterra, molto probabilmente,
delle percentuali non mono elevate.
Mentre era in corso di pubblicazione la presente nota, ho avuto
occasione di riscontrare la presenza del canale infrasquamoso in un
teniporale di adulto, del lato sinistro, isolate, il quale serve per me-
glio dimostrare I'osso timpanico, che e per cio colorato in rosso. II
canale comincia nella faccia cerebrale della squama con un oriflzio
circolare .in rapporto con il solco del ramo posteriore dell'a. menin-
gea media, oriflzio posto cm. 3,5 piu in alto della sutura petro-
squamosa. Segue il tragiti o del canale, oblique in alto ed in dietro,
lungo cm. 1,4, che va a terminare (in mode assai somigliante al
case riprodotto dalla fig. 3) in un oriflzio posto nella parte piii alta
della porzione marginale della squama, nella superflcie di essa ta-
gliata a sbieco a spese del tavolato interno, a cm. 0,6 dal margine
libero.
Anche in questo case, il canale si lascia attraversare facilmente
da una setola, la quale quando emerge daU'oriflzio che sta presso
il margine libero della squama, dista
cm. 3,7 dal margine sfenoidale della squama
„ 4,6 daH'origine del processo zigomatico
e trovasi lungo la perpendicolare che, prolungata in basso, corri-
sponde alia fossa mandibolare.
Sulla faccia esterna della squama manca, come nella maggior
parte degli altri casi che ho descritto, il solco temporo-parietale.
Di questa osservazione, che e la XX"* nella serie relativa ai
crani di adulti, si deve tener conto nolle percentuali dianzi esposte.
Bibliog'rafia
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(16) Tenchini. — Sopra il canale infrasquamoso di Gruber nelT uomo. — Arch, di Anat. e di
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(17) Id. — Di un canale perforante arterioso (infraparietale) nella v6lta cranica dell'uomo adulto. —
Mon. Zool. ital.. Anno XV. Firenze, 1904.
Prof. ALESSANDRO COGGI
Le ampolle di Lorenzini nei Gimnofioni
^ vietata la riproduzione.
Nel 2° fascicolo della loro opera: Zur Entwicklungsgeschichte
und Anatomie der ceylonesischen Blindwiihle Ichthyophis glutinosus
(Ergebn. naturw. Forsch. auf Ceylon, Bd. II, 1887-90) P. e F. Sa-
ras in hanno descritto e figurato gli organi sensitivi cutanei di em-
brioni e larve di Ichthyophis ; dei quali organi essi hanno distinto
due qualita assai diverse per forma e senza termini di passaggio.
Gli uni hanno la forma e la struttura degli ordinari organi laterali
degli Anflbi (Hiigelorgane, Nervenhugel) e sono disposti in serie
lineari nel capo (intorno agli occhi, alia bocca, fino alia base dei
ciuffi branchiali) e nel tronco, ove pero sono distribuiti su una sola
linea che va fino alia coda, la linea laterale pr. d. (iiivece delle
tre scoperte da Malbranc negli Anfibi). L'altra qualita e rappre-
sentata da organi che hanno la forma di fiaschi aperti e sono im-
mersi nell'epidermide, e per essi i Sarasin han proposto il nome
di Nebenohren. I bottoni terminali (gustativi) sono gi^ molto scarsi
- 50 -
nella bocca e mancano del tutto nella pelle esterna delle larve di
Ichthyophis.
Ora io riassumo fedelmente quello che i due autori hanno espo-
sto circa la distribuzione, la struttura, lo sviluppo, la fanzione e le
probabili omologie del Nebenohren (pagg. 43-55 e tav. IV- VII).
Quest! organ! sono molto numerosi nel capo delle larve e di
embrioni avanzati. Mancano a! lat! del tronco. II loro numero puo
sorpassare il centinaio ; e spesso accanto a ciascun organo laterale
sta un Nebenohr. Poiche si nelle larve che negli embrioni gli or-
gan! sensitivi cutanei delle due qualita si vedono g!^ con la lente,
6 si distinguono come punt! gross! e punti piccoli, e la linea late-
rale e rappresentata solo da punti gross!, cosi e da dedurne che i
punti piccoli corrispondano precisamente ad altrettant! Nebenoh-
ren ; la disposizione dei qual! nella pelle del capo degli embrioni e
delle larve, se non e spiegata nel teste dai due autori, si puo rile-
vare g!a dalle loro figg. 39, 42, 51, 53 e 54.
Ogni Nebenohr ha la forma di fiasco, di ampolla, per modo
che son da distinguere in esse due porzion! : una superiore ristretta
ch' e il cello dell'ampolla (e che possiamo chiamare dotto ampollare)
e una inferiore che e il ventre del fiasco (e che no! chiameremo
ampolla pr. d.).
L' interne di ciascun organo e occupato, a distanza regolare
dalla parete, da un corpo in forma d! mazza, che vi si trova come
sospeso, e il cui estremo esterno assottigliato tocca liberamente
I'acqua ambiente, senza pero sporgere dall'epidermide. Questo corpo
venne chiamato Horkeulchen dai Saras in. Esse e fortemente ri-
frangente ; non e un otolite perche gh manca il calcare ; non e ne
mono una formazione cuticolare perche nella pota^sa caustica si
gonfia e si scioglie. E invece un secrete ghiandolare, divenuto so-
lido, prodotto dalle cellule di sostegno dell'organo, e funzionante at-
tualmente come una sorta di otolite. Esse scompare facilmente nelle
manipolazioni e nei passaggi dei tagli in acidi e potassa caustica ;
e cosi puo mancare nelle serie di tagli a molti di siffatti organi, i
quah pero lo possedevano prima.
La parete del dotto ampollare e, come I'epidermide ordinaria,
fatta di due strati di cellule (Tav. VII, figg. 19, 23 e 24) e rive-
stita internamente di cuticola.
Nella parete dell'ampolla pr. d. i Sarasin distinsero una parte
interna costituita da cellule sensitive piriform! e una esterna co-
stituita da cellule di sostegno. Ciascuna cellula sensitiva porta un
pelo rigido, rifrangente, evidentissimo spesso, il quale prosegue fine
- 51 -
alia superficie del corpo interne rifrangente su descritto, e vi si
inserisce. La porzione affilata delle cellule sensitive si colora per
lo pill intensarnente col carminio, e sembra irrigidirsi aU'esterno
gradatamente nella cuticola del pelo sensitive. Un limite netto fra
pelo e sostanza cellulare non e possibile stabilire.
Le cellule di sostegno penetrano coi lore processi fra le cellule
sensitive e sono circondate (pero solo ai lati, e non sul fondo del-
I'ampolla, secondo le figg. 19, 25 e 26) da cellule cuopritrici (Man-
telzellen) di forma fusata o vescicolare.
Alia base deH'ampolla si appoggia ordinariamente un nervo che
viene dalla cute e il quale tormina con un piccolo rigonfiamento
ganglionare. I Sarasin pero trovarono quest' ultimo solo nelle larve
viventi nell'acqua, e non ancora negli embrioni.
Questi organi sono gia bene sviluppati in un embrione (lungo
circa 7 cm.) ancora racchiuso nell' novo (fig. 46 della tav. V). Ma
sembra che in ultimo, come anche gli organi lateral!, degenerino
in ghiandole, perche I'Horkeulchen scompare, le cellule perdono i
lore contorni e segregano muco. Anche, appariscono in grande nu-
mero, nei nuclei delle cellule sensitive, del corpuscoli rifrangenti.
Circa lo sviluppo, i Sarasin fanno derivare questi organi da gio-
vani organi lateral! gici avvallati, e che si chiudano completamente
in seguito, per riaprirsi inflne secondariamente aU'esterno. Ma Tunica
figura ch'essi diedero di un giovane Nebenohr, quando non e piu
possibile confonderlo con organi lateral! (fig. 18 della tav. VI), ce lo
dimostra costituito nel sue spessore da piu serie di cellule e carat-
terizzato dalla presenza, sopra le cellule sensitive, di un corpo sfe-
rico rifrangente, probabilmente intercellulare, il quale rappresenta la
prima formazione delTHorkeulchen. L'organo si apre po! aU'esterno
e la secrezione delle cellule di sostegno piglia la forma di mazza.
La funzione d! questi organi e per i Sarasin 1' udito. Essi li
chiamarono Nebenohren appunto perche rammentano si tanto le
otocisti aperte aU'esterno di cert! Invertebrati. La prova che sieno
organi uditivi, i due autori la trovarono nella struttura della ma-
cula del saccule (Tav. VII, fig. 82) e immaginando che, se I'epitelio
auditive si incurvasse a fiasco, non ci darebbe che un Nebenohr
m grandiose proporzioni si, ma la corrispondenza delle parti sa-
rebbe completa.
Questa interpretazione non puo recar ineraviglia perche anche
gli organi lateral! vennero ripetutamente da divers! aufori (Leydig,
F. E. Schulze, Dercum, Solger) paragonat! ed anche considerati
come una sorta di organo auditive. Ma gli organi cutanei delle due
- 52 -
qualita, come esistono in Ichthyophis, cosi diversi x)er forma e senza
termini di transizione fra loro. non possono adempiere alia stessa
funzione. Cosi i Sarasin pensarono che in questi aniraali ci potes-
sero essere tre apparati uditivi funzionanti gradualmente. Gli or-
gani laterali niidi o aperti all'esterno possono servire per udire vi-
brazioni molto grossolane dell'acqua ; un piii alto grado del potere
auditivo raggiungono i Nebenohren provveduti di otolite; finalmente
il vero oj-gano dell'udito cominciera dove i Nebenohren finiscono.
Quanto agli organi di altri Ittiopsidi che corrispondano ai Ne-
benohren i Sarasin considerarono che, fra gh stessi Anfibi, mal-
grado essi non vi fossero ancora stati descritti, gli organi laterali
pigliano talvolta una posizione cosi profonda, e insieme la forma di
bicchiere o di fiasco, che verosimilmente si sarebbe potuto consta-
tare I'esistenza dei Nebenohren in altre forme di questa classe
(Axolotl, Amphiuma).
Dei Teleostei i Sarasin ricordarono gh organi laterah isolati
descritti per la prima volta da Emery in Fierasfer, che stanno
pm"e in un infossainento dell'epidermide, e nei quali si trova un corpo
in forma di mazza (cupula terminahs) sospeso sui peli delle cellule
sensitive " cosi che si puo dire che i Nebenohren si trovano pres-
s' a poco nolla stessa forma anche nel teleosteo Fierasfer „.
E poi si puo comprendere — sempre secondo i Sarasin — nel
novero degli organi uditivi di secondo range gli organi chiusi in ca-
nali, perche forniti di una specie di endolinfa e di una cupula por-
tata da peli sensitivi. Malgrado non corrispondano del tutto per
struttura ai Nebenohren, essi ne rappresentano pero una forma
particolare ai Teleostei.
Infine, nei Plagiostomi " le ampolie sembrano significare uno
speciale grado dell' udito „.
Fin qui i Sarasin.
La funzione auditiva attribuita da questi autori agli organi
ampollari da loro scoperti in Ichthyophis, e stata certamente cre-
duta da pochi. Wiedersheim nella edizione del 1893 del suo
" Grundriss d. vergl. Anatomie d. Wirbelthiere „ giudica questa
interpretazione " sehr fraglich „ e pivi tosto considera questi or-
gani come " uralte Sinnesorgane „, espressione questa che, a punto
perche poco coinpromettente, non e in disaccordo col concetto in
cui van tenuti questi organi. Invece nella " Vergleich. Anat. d.
Wirbelth. „ di Gegenbaur del 1898 e detto di essi: " Wh-
mochten die Organe fiir Hautdriisen halten „.
E carioso poi che alia prcsenza di silfatti organi nei Gimno-
- 53 -
fioni non abbia pensato alcuno degli autori che, come Strong, Cole,
Herrick, Allis, Johnston, in quest' ultimo decennio si sono oc-
cupati delle omologie fra gli organi sensitivi cutanei degli Ittiop-
sidi; e i quali hanno preferito trovare gli omologhi delle ampolle
dei Selaci o nei bottoni terminali o in organi laterali isolati di altri
ordini di Pesci.
Ora, pero, che la struttura delle ampolle dei Selaci adulti e co-
noscinta merce le ricerche di Peabody, Forssell e Retzius, e
sulla base dei risultati delle mie ricerche sullo sviluppo delle am-
polle in Torpedo (Archivio Zoologico vol. I, fasc. V\ 1902 e in via
di pubblicazione nel vol. II, fasc. 3*'), non solo e cosa facile lo sta-
bilire I'omologia fra i Nebenohren delle larve di Ichthyophis e
le ampolle dei Selaci e degli Olocefali, ma e facile anche convin-
cersi che quelli e queste non sono che gli stessi organi, e debbono
essere dunque designati con lo stesso nome.
Se ci proviamo infatti a fare un confronto fra le cose essen-
ziali circa i Nebenohren messe in rilievo nel testo e nolle figure
dei Sarasin, con cio che conosciamo della struttura e dello sviluppo
delle ampolle dei Selaci, riusciamo a stabilire :
1" Questi organi si annunciano si nei Gimnofloni che nei Selaci
esclusivamente nella pelle del capo; e non mai in quella del tronco.
2° Essi si formano accanto agli organi laterali del capo ; e,
come nei Selaci cio si spiega perche i nervi ampollari si accompa-
gnano solo con i rami nervosi del sistema laterale (R. ophthalmicus
superficialis facialis, R. buccalis e R. mandibularis externus) che
provvedono e crescono insieme con gli organi laterali del capo (linea
sopraorbitale, linea infraorbitale e linea io-mandibolare), cosi e a sup-
porre che altrettanto avvenga in Ichthyophis, sebbene di cio non
si siano occupati i Sarasin: cioe i nervi dei Nebenohren avreb-
bero un tratto del loro decorso in comune con quelli del sistema
laterale (escluso il lateralis vagi).
3° La disposizione primitiva dei Nebenohren in Ichthyophis
e in serie hneari, parallele alle serie lineari di organi laterali, pre-
cisamente come le ampolle degli embrioni di Torpedo ; per modo
che gia dall'esame delle figg. 39, 42, 51 e 53 dei Sarasin si potrel)bo
dire da quah nervi sono provvedute le singole serie.
4° La forma di questi organi si nolle larve di Ichthyophis
che nei Selaci e quella di fiaschi o ampolle, aperte aU'esterno, e
che presentano dunque un fondo cieco allargato (ampolla pr. d.) e
un collo pill stretto (dotto ampollare). 11 fatto che nei Selaci adulti
le ampolle si presentano piu cuniplicato per la formazione dei cosi
- 54 -
detti otricoli o diverbicoli o tasche lateral! (Aussackungen) non co-
stituisce una differenza sostanziale, perche cio non si verifica nello
stesso grado in tutti i Selaci, e d'altronde per la condizione di tubo
semplicemente dilatato nel fondo cieco passano sempre le ampolle
nello sviluppo embrionale. Ne meno I'altro fatto della brevita del
dotto di questi organi in Ichthyophis puo costituire un carattere
differenziale, poiclie in taluni Selaci le ampolle si conservano pres-
s'a poco in questo state anche nell'adulto.
5° La struttura della parete del dotto ampollare nolle larve
di Ichthyophis e negli embrioni del Selaci e identica ; essa e costi-
tuita dai due strati caratteristici doU'epidermide, di cui essa parete e
come la continuazione, com'e dimostrato dalle figg. 19, 23 e 24 della
tav. YII dell'opera del Sarasin ; i quah pero nella immagine tipica
del loro Nebenohr (flg. 25) ricostruita con I'aiuto di parecchie im-
magini singole, rappresentarono il dotto come fatto di un unico
strato cellulare, e I'ampolla rivestita lateralmente dalle Mantel-
zellen. E facile invece comprendere, dal confronto deile figure dei
tagli ch'essi ci diedero, die queste ultimo non sono che cellule dello
strato esterno del dotto.
6° Pure identica parrebbe nolle une e negli altri la struttura
della parete deH'ampolla pr. d. In Ichthyophis non si puo parlare
di due strati cellulari, perche le cellule cosi dette di sostegno s' in-
sinuano fra quelle che i Sarasin chiamano cellule sensitive, ed oc-
cupano tutto lo spessore della pareto. Sono dunque effettivamente
due qualita alterne di cehule, com'esse furono constatate nei diver-
ticoh delle ampolle dei Selaci da Merkel, da Forssell e da Retzius.
Ma mentre nei Selaci le cehule pirlformi di Merkel e di Forssell
cehule a fiasco di Retzius occupano con la loro porzione ingrossa-
ta, contenente il nucleo, la parte esterna della parete deirampoUa, in
Ichthyophis le cellule piriformi dei Sarasin, ch'essi dicono sensitive
e munite di pelo, ne occupano la parte interna, e nella parte esterna
si trova la porzione allargata delle cellule di sostegno. Ora, secondo
le descrizioni e le figure di Retzius, e precisamente alia base e
intorno alle cellule a fiasco dei Selaci che si accollano le ultimo di-
ramazioni dei nervi ampollari. Insonima, a meno che nuove ricer-
che su Ichthyophis, o su altri Gimnofioni, non vengano a modificare
i dati portati dai Sarasin, avremmo finora, di fronte ai Selaci, una
inversione neha forma delle due qualita di cellule che costituiscono
la parete deU'ampolla pr. d.
7° II pelo rigido che si continua gradatamente con la por-
zione affilata delle cellule sensitive di Ichthyophis e che si colora
- 55 -
intensamente col carniinio, corrisponde certamente all' " ausserst
feinen Cilie „ di Merkel, alia " Spitze „ delle cellule piriformi di
Forssell, alia " verjiingten oberen Ende „ delle cellule a fiasco di
Retzius, che si impregna col nitrato d'argento e si colora intensa-
mente col bleu di metilene.
8'' II contenuto di questi organi in Ichthyophis e nei Selaci
sembra abbia la stessa origine. I Sarasin lo dicono una secrezione
delle loro cellule di sostegno. Forss-ell e Retzius ban dimostrato
che la sua formazione e dovuta all'attivita delle cellule epiteliali
del dotto ampollare. Ma in embrioni di Torpedo io ho osservato
che tanto nel suo inizio, come nella sua formazione ulteriore vi
hanno parte le cellule della parete deH'ampolla. La natura mucosa
di questo contenuto pare indubitata si nei Selaci che in Ichthyophis.
9'' L'espansione ganglionare constatata ordinariamente dai
Sarasin alia base dei Nebenohren delle larve e non degli embrioni,
non e altro che l'espansione nervosa del nervo ampollare che alia
base delle ampolle degli embrioni dei Selaci e stata descritta e figu-
rata daDohrn, e confer mata da me, e la quale Dohrn crede che
sia originata per migrazione di cellule dalla parete del fondo del-
I'ampolla, mentre io sostengo ch' e soltanto dovuta alia moltiplica-
zione dei nuclei degli elementi embrionali che costituiscono I'estremo
periferico del nervo ampollare. Questa espansione, alia base di certe
ampolle di embrioni avanzati di Selaci, e non mai negli embrioni
giovani (cio che aumenta la concordanza con Ichthyophis), raggiunge
a volte proporzioni cospicue ; non sempre pero. E cio dipende dalla
posizione delle ampolle, dalla lunghezza del dotto, e da quella del
nervo ampollare. Di siffatta espansione nervosa a me sembra che
sia un ricordo, nei Selaci adulti, il rigonflamento fusiforme che
Retzius ha constatato in tutte le fibre nervose del nervo ampol-
lare, prima ch'esse perdano le lorp guaine e s'apprestino alia ripe-
tuta divisione dicotomica intorno ai diverticoli dell'ampolla; e ch'egh
ha interpretato come un rigonflamento nucleate della guaina di
Schwann.
Va bene che per stabilire con assoluta certezza una omologia
fra organi periferici, de' quali non si conosce peranco la funzione,
debbasi tener conto, oltre che della loro struttura e sviluppo, an-
che dei centri dei nervi che li provvedono. Ma mi pare die diffi-
cilmente si possa dare il caso di organi cutanei (come sono le am.-
polle dei Selaci e degli Olocefali e questi dei Gimnofioni) tenuti fino-
ra in conto un po' diverse, e i tiuali presentano nella disposizione,
nella struttura e nello sviluppo una cosi evidente corrispondenza.
- 56 -
Cos! non e semplicemente il cafc?o di parlare di omologia, ma
devesi dire che le ampolle di Lorenzini si trovano nei Selaci, ne-
gli Olocefali e nei Gimnofloni.
La quale affermazione viene a confortare maggiormente I'idea
di una parentela diretta che leghi i Gimnofloni con i Selaci. Gia
Burckhardt non aveva mancato di rilevare le forti curvature del
cervello degli embrioni di Gimnofloni, curvature che son fuori del-
I'ordinario per forme della classe degh Anflbi, e che ricordano quelle
dei Selaci e degli Amnioti. Ma Brauer (Beitrage z. Kennts. d. Ent-
wickl. u. Anatomie d. Gymnophionen, 11, Zool. Jahrb. (Anat.), XII,
3, 1899, pag. 485-86) e andato anche piu oltre affermando che i
Gimnofloni non sono solamente gli Anflbi piu antichi, ma anche
ch'essi sono le forme che segnano la serie che dai Selaci conduce
agli Amnioti, dalla quale serie gli altri Anamni si sono staccati
pill meno presto, malgrado le forme adulte attualmente viventi
si siano in piii punti molto modiflcate secondariamente per eff"etto
del particolare modo di vita.
Devesi aggiungere che la presenza di una sola serie di organi
laterali nella linea laterale pr. d. delle larve di Ichthyophis, invece
delle tre che si riscontrano ordinariamente nolle larve di Anflbi
(Malbranc, Raffaele), rende anche maggiore la distanza che se-
para i Gimnofloni dagli altri Anflbi.
Laboratorio di Zoologia e di Anatomia e Fisiologia comparate
deha R. Universita di Siena — febbraio 1905.
UNIONE ZOOLOGICA ITALIANA
II distintivo della U. Z. I. (deliberato dal
Consiglio direttivo) come dalla qui annessa figiira
trovasi in vendita presso la Segreteria della U.
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al prezzo di costo L. 3.50. (Aggiungere le spese di
po-sta L. 0.15). II distintivo e in argento con piede
a tergo per mettersi alia bottoniera (volendo si
puo avere anche con spilla a tergo).
I soci che desiderano fame acquisto si diri-
gano al Segretario della U. Z. I. II distintivo si
da gratia ai Socii che pagheranno cinque annate
anticipate.
CosiMO Cherubini, Amministratore-uesponsabile.
b'irenze, 1"J(5. — Tij) L. Niccolai, Via Faeu2.a, 4-1.
lonitoFe Zoologieo Italiano
(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia)
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DIRETTO
DAI DOTTORI
GIULIO CHIARUGI EUGENIO FICALBI
Frof. di Anatomia uiiiaua I'rof. di Anatuinia comp. e Zoologia
nei R. Istituto di Studi Super, in Kirenze nella R. Universita di Fisa
Ufficio di Direzione ed Amministrazione: Istituto Anatomico, Firenze.
12 numeri all'anno — Abbuonamento an»uo L. 15.
XVI Anno Firenze, Marzo 1905 N. 3
SOMMARIO: Bibliografia : Paj<. 57-61.
CoMUNiCAZiONi otiiGiNALi : Staderini R., I Sanrii e il loro occhio parietale.
Griuffrida-Ruggeri V., Gli pseudo-parietali tripartiti del Fra.ssetto.
Banchi A.., Cuneiforme I bipartiio. II I cuneiforme comprende il tar-
sale distale del prealluce? (Con 3 figure). — Pag. 61-75.
Come si devono fare gli originali per le riproduzioni fotomeccaniche (Alfieri
e Lacroix). (Contmiia), — Pag. 76-78.
Necrologia: Leopoldo Maggi. (C. Cattaneo). ~ Pag. 78-84.
Unione Zoologica Italiana — Paj?. 84.
Avvertenza
Delle Coinunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore
Zoologico Italiano b vietata la riproduzione.
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c) Ortotteri.
Borelli Altredo. — Viaggio del dott. Alfredo Borelli nella Repubblica Argen-
tina e nel Paraguay. XXV. Forficole. — Boll. Musei Zool. ed Anat. corn-
par. Univ. Torino, Vol. 19, N. 479. Torino 1904, pp. 8.
Borelli Altredo. — Viaggio del dott. Enrico Festa nella Repubblica ilell'Ecua-
dor e regioni vicine XXVIII. Forticole. — Boll. Musn Zool. ed Anat. corn-
par. Univ. Torino, Vol. 19, N. 475. Torino 1904, pp. 6.
Galli Ignazlio. — Ujaa invasione di cavallette a Velletri. — Atti pontif. Accad.
romana Nuovi Lincei, An. 58, Se.ss. 1, pp. 17-23. Roma 1905.
Mei Leu. — lies Italicae. XIH. Ortottori delle Alpi Marittime. — Boll. Musei
Zool. ed Anat. compar. Univ. Torino, Vol. 19, N. 473, Torino 1904, pp. 0.
e) Rincoti.
Brizi A. — La cocciniglia del gelso (Diaspis pentagona). — Parma, tip. Rossi-
Ubaldi, 1904, 8", pp. 15.
Guercio (del) [Giacomo]. — intorno ad una nuova specie di Sipha. — Bull.
Soc. Entomol. ital. {Rendic. adunanza l'> mayyio 1904), An. 36, Trim. 12,
pp. 3-4. Firenze 1904.
- 60 -
f) Coleotteri.
Brunelli Gustavo. — La metamorfqsi degli Insetti e la filogenesi dei Coleotteri.
— Vedi M. Z., XV, 12, 375.
Griffini Achille. — Sui Lucanidi e sulla grande v'ariabilita dei loro maschi.
— Boll. Naturalista, An. 25, N. 2, pp. 11-19, con p,g. Siena 1905 {Continua).
i) Lepidotteri.
Bisson E. — Influenza delle condizioni esterne di allevamento sulle proprieta
tisiche del bozzolo. XVI. E,azza Majella. — Annuario Staz. hacoloy. Pa-
dova. Vol. 32, pp. 91 105. Padova 1904.
Quajat E. — Sveniatura autunuaie iuterrotta da temporanei ritorni a piu
elevate calore. — Annuario Staz. bacolog. Padova, Vol. 32, pp. 33-42.
Padova 1904.
Q,uajat E. — Nuove ricerche dirette a constatare il sesso nelle uova e con-
siderazioni sul inetodo Ishiwata per la separazione delle larve. — An-
nuario Staz. bacolog. Padova, Vol. 32, pp. 110 124, con tav. e figure. Padova
1904.
Cluajat E. — - Esperienze sulla colorazione artificiaie dei bozzoli. — Annuario
Staz. bacolog. Padova, Vol. 32, pp. 43-50. Padova 1904.
Ronna Antonio. — Cio che occorre ad un raccoglitore di Lepidotteri. —
Boll. Naturalista, An. 25, N. 2, pp. 9-11. Siena 1905.
Rostagno Fortunato. — Contribute alio studio della fauna romaua : Una
aberrazione della Pieris rapae L. ed un' altra della Melitaea didyma D.
attinenti alia fauna della campagna roraana. — Boll.Soc. Zool. Hal., An. 13,
S. 2, Vol. 5, Fasc. 4 6, pp. 161-110. Roma 1904.
Verson Enrico. — Dei segni esterni atti a rivelare nel Boinbix m. il sesso
della larva. - Atti Istit. Veneto Sc, Lett, ed Arti, T. 64 {S. 8, T. 1), An.
Accad. 1904-905, Disp. 3, pp. 491-501, con fig. Venezia. Vedi anche : An-
nuario Staz. bacolog. Padova, Vol. 32, pp. 125-130. Padova 1904.
Verson E. — Del variabile colorito die possono presentare i bozzcli di certi
Lepidotteri. — Annuario Staz. bacolog. Padova, Vol. 32, pp. 92-96. Pa
dova 1904.
Verson Enrico. — Manifestazioni rigeuerative nelle zampe toracali del B. mori.
— Atti Istit. Veneto Sc, Lett, ed Arti, Tomo 64 {S. 8, T. 1), An. Accad.
1904-905, Disp. 3, pp. 431-469. Venezia. Vedi anche : Annuario Staz. ba-
colog. Padova, Vol. 32, pp. 51 91. Padova 1904.
Vitale Francesco. — I Cossonini Sicilian!. Nota VllL — Naturalista Siciliano,
Ann. 11, N. 1, pp. 14-11 e N. 2-3, pp. 26-41. Palermo 1904.
k) imenotteri.
Ducks Adolfo. — Revisione dei Crisedidi dello Stato Brasiiiano del Para. —
Boll. Soc. Entomol. ital.. An. 36, Trim. 1-2, pp. 13-48. Firenze 1904.
Emery Carlo. — Le affinita del genere Leptanilla e i liiuiti delle Dorylinae.
Con 9 figure. — Arch. Zoologico, Vol. 2, Fasc. 1, pp. 101-116. Napoli 1904.
Zavattari Edoardo. — Contribulo alia conoscenza degli Imenotteri dei Pire-
nei. — BvU. Musei Zool. e Anal, compar. Univ. Torino, Vol. 19, N. 482.
Torino 1904, pp. 12.
I) Dilteri e Afaniileri.
Condorelli Mario. — Caso di myasis nell'uoiuo per larva cuticoiare di Hypo-
- 61 -
derma bovis (De Geer). — Boll. Soc. Zool. ital., An. 13, S. 2, Vol. 5,
Fa.sc. 4-6, pp. 111-181. Roma 1904.
Tuccimei Giuseppe. — Nota preveiitiva sopra i Ditteri dulla proviuoia di Ko-
ma. — Boll. Soc. Zool. ital., An. 13, S. 3, Vol. 5, Fasc. 7-8, pp. 218-222.
Roma 1904.
XII. Molluschi.
3. Gastekopoui (Prosobranchi. EiEROPODi Opistobranchi.
Pteropodi, Po;.monati).
Bellini Giulio Cen. — Sulla rigenerai-ioiie dell'epitelio tegutnentale dell'Aply
sia limaciua. — Vedi M. Z., XV/, 1. 2.
Mazzarelli Giuseppe. — Couiributo alia couosceuza delle larve libere degli
Opistobranchi. Con tav. IIIV. — Arch. Zooloyico, Vol. 2, Fasc. 1, pp. 19-78.
Napoli 1904.
XIII. Urocordati o Tunicati.
Eniiques Paolo. — Delia circolazione sanguigua uei Tunicati (Ciona intesti-
nalis). — Arch. ZooUnjico, Vol. 2, Fasc. 1, pp. 11-11. Napoli 1904.
COMUNICAZIONI ORIGINALI
ISTII'lll) A.NATOMK.U UKI.l/ UNIVEKSITA IJl CATANIA
PuoF. RUTILIO STADEEINl
I Saurii e il loro occhio parietale
fi vietata la riproduzione.
Mi sia peniiessa una breve replica all' ultima nota del Gian-
nelli " ancora sull'occhio parietale dei rettili „ (Monit. Zool, gen-
naio 1905).
II mio egregio contradittore vuole anzitutto dimostrare di non
aver troppo generalizzato asserendo che I'occhio parietale di molti
Saurii ha il signiticato di un orgauo rudimentale, dappoichu egli sa
che la scomparsa del iiervo die coH'organo stesso e in connessione,
oltre che nella Seps chalcides, e stata osservata in Anguis fragilis,
- 62 -
Iguana tuberculata, Podarcis muralis, Lacerta vivipara. E che per-
cio? ma non sa dunque il Giannelli che il nervo parietale e stato
riscontrato iutegro in ogni periodo della vita in un numero non mi-
nore di Saurii, e cioe nella Lacerta agilis (Studnicka), nella La-
certa ocellata e Varanus giganteus (Spencer), in Pseudopus Pal-
lasii (Studnicka), nello Scincus officinalis (Pr en ant)'? Sono dunque
trascurabili questi risultati positivi ? Ed e anclie da trascurarsi clie
appunto in base a tali fatti positivi, che colle nuove osservazioni
son venuti man mano crescendo di numero, siasi oggi, intorno al-
I'occhio parietale e alia sua funzionalita, resa prevalente una opi-
nione affatto opposta a quella che si aveva in proposito alcuni anni
addietro, a quella stessa cioe cui vuol rimanere fedele il Gian-
nelli?
II Prenant, al quale nessuno certo vorra negare una profonda
conoscenza dell'argomento da lui esplorato anche con ricerche ori-
ginali, precisamente cosi si esprime in un'opera che porta la data
del 1904 : " I'orgajio parietale, quest'organo quahficato rudimentale
e in realta dotato di funzioni enigmatiche, sul quale si e gia tanto
scritto, e sviluppatissimo nei Saurii e nei Ciclostomi „.
Lo Studnicka in una bella e recentissima monografia (Die
Parietalorgane. Jena 1905) passa in rassegna tutti i lavori princi-
pali concernenti I'organo parietale dei vertebrati, dai ciclostomi sino
ai mammiferi. Per riguardo ai Saurii riferisce i molti casi che la
letteratura registra, in cui I'occhio e il nervo parietale sono stati
trovati integri per tutta la vita e un tal reperto egh avvalora con
osservazioni sue personali, corredate da figure. Non solo, ma in fine
della monografia, come a riassumere i fatti piii importanti emer-
genti da un complesso cosi numeroso di osservazioni e a metter
meglio in vista le piii notevoli differenze che esistono tra i vari
vertebrati, lo Studnicka con 8 figure riunite in una tavola fa una
rappresentazione schematica della regione e dell' organo parietale,
alio stato definitivo, nei singoli gruppi dei vertebrati. Or bene lo
schema n. 5 dei Saurii e disegnato, a differenza di altri rettili, col-
I'occhio e il nervo parietale completamente sviluppati.
Se dunque per consenso di Autori che hanno fondate le lore
conclusioni su un gran numero di fatti ben accertati, si deve rite-
nere che I'occhio parietale dei Saurii in genere e un organo che si
mantiene durante tutta la vita, e assolutamente inammissibile che
sulla base di un minor numero di elementi di fatto si possa, come
pretende il Giannelli, generalizzare il concetto della rudimentahta
di un tal organo dei Saurii.
— tio -
E passicimo ora dai Saurii in genere a considerare il caso in
specie del Gongylus ocellatus, Anche a questo riguardo il Gian-
nelli persiste nell' idea che il Gongylus dev'essere compreso tra
quel lettili di cui il nervo parietale e destinato a cadere in atrofia,
e alia obiezione da me mossagli che diftlcilmente si arriva a spie-
gare come un processo atrofico possa distruggere un nervo nella
sua parte centrale e non agli estremi (tale e appunto il caso mio
del Gong.), egli dichlara di non trovarsi punto in imbarazzo, clie
anzi ripensandoci su ancora un poco si sente sempre piii forte nel
suo convincimento. Ed ecco perche.
Le fibre del nervo parietale, riferisce il Giannelli, secondo al-
cuni hanno la loro origine reale neH'occhio parietale, secondo altri
nel cervello e secondo altri infine per una parte nascono nell'occhio
e per una parte nel cervello. La questione e dunque tuttora inso-
luta, ma nemraeno percio si trova nell' imbarazzo il mio oppositore
e dovendosi scegliere una via, infila com' e naturale quella che a
parer suo piii speditamente lo condurra in porto e senza ambagi
dichiara che fino a prova certa in contrario egh si schiera dalla
parte di colore che ammettono la duphcita di origine del nervo pa-
rietale. Cosi egli crede di avere in mano la chiave per spiegare in
mode inoppugnabile il mio reperto nel Gongylus.
Difatti, cosi argomenta il Giannelli, se con una prima ipotesi
si ammette che il nervo risulti di due fasci di fibre, dei quali uno
nasca da un nucleo oculare I'altro da un nucleo cerebrale e se con
una seconda ipotesi si ammette che il processo d'atrolia in un fa-
scio nervoso si inizi nelle parti piii lontane dal suo centre trofico,
si finira coll'arrivare alia conseguenza che i due fasci che compon-
gono il nervo parietale si atroflzzeranno in direzione opposta, e cioe
in sense oculo-cerebrale quelle che ha il suo centre di origine nel
cervello, in senso contrario I'altro che ha il suo centre di origine
nell'occhio. Giungera quindi un momento in cui il nervo sara com-
pletamente distrutto nella sua parte di mezzo, conservato parzial-
mente ai due estremi distale e prossimale, in corrispondenza dei
quah il processo atrofico non si sara esteso che a uno dei due fa-
sci componenti il nervo.
Ura pur mettendo da parte Toriginalita della trovata, di un
nervo cioe che si atrofizza mezzo alia volta perche in esse il pro-
cesso atrofico, come fanno le secchie in un pozzo, da una parte
va e dall'altra viene, e tralasciando pure che una siffatta origi-
nalita potrebbe esser presa in qualche considerazione solo quando
fosse provata la duplicita di origine del nervo parietale (cio che
- 64 -
non e), io voglio per un momento ammettere come giusta la ipo-
tesi del Giannelli.
Nel mio caso del Gongylus si dovra. allora ritenere che nei due
tratti nervosi, distale e prossiraale, da me descritti noii e conte-
nuta la totalita delle fibre che primitivamente compongono il nervo
parietale, ma solo una parte. Cosi ad esempio il tratto prossimale
non contiene piia i suoi due fasci, ma solo quelle composto di fibre
provenienti dal cervello, o per usare i precisi termini del Gian-
nelli, esso e rappresentato dalla porzione non ancora atroflzzata
delle fibre nervose appartenenti ai nevroni i cui centri risiedono
nel cervello. L'altro fascio risultante di fibre che si originano nell'oc-
chio, che hanno cioe piii lontano dalla regione il lore centre troflco,
ha gia risentiti gh effetti dell'atrofia ed e scomparso. In conclusione
il nervo parietale, nel tratto di cui e parola, si e gia in parte atro-
fizzato. Quando in realta cio fosse avvenuto noi dovremmo per ine-
luttabile conseguenza trovare il nervo diminuito di volume.
Or bene a tal proposito nella mia prima pubbHcazione sul nervo
parietale del Gongylus, molto tempo prima che il Giannelli inter-
loquisse sul mio reperto, io mi esprimevo in questo precise mode:
" E merita attenzione il fatto che il nervo in questo suo prime
tratto non si mostra in confronto agli stadii precedenti in alcun
mode ridotto come fosse la parte residua di un fascio nervoso ca-
duto in atrofla, ma presenta caratteri normaU eguali a quelli riscon-
trati in embrioni piii giovani ed e anzi proporzionatamente piu svi-
luppato „.
DoTT. v. CxIUFFBIDA-RUGGERI
OOCKNfK DI ANTROPOLOGIA NELLA B. UNIVRKSITA DI KOMA
li pseudo-parietali tripartiti del Frassetto
l5 vietata la riiirodiizione.
Leggo una Nota del Frassetto {% che veramente e un fron-
tespizio con molte figure gia conosciute, ne tutte cosi dimostrative
come crede I'A. La Nota e accompagnata da un'annotazionc in cui
l') Krassetto. Parietali tripartiti in crani uiiiani e di sciiniiiie. Monti. ZooL Ital. decembre i904.
- 65 -
si ripete quasi, mutatis mutandis (poiche I'argomento e un altro),
cio che io ebbi a dire dell'A. nello scorso settembre (Monit. Zool.
1904 p. 303). Allora dissi che se I'A. fosse piii diligente nella let-
tura dei miei lavori non gli succederebbe di passare per cosi poco
originale da ristampare (nonostante il suo motto : unicuique suura,
che diventa un'ironia) cio che io avevo pubblicato alcuni anni fa.
EgU adesso, a proposito di me, scrive che mi sarebbe grato se
volessi occuparmi con maggiore attenzione delle sue idee per non
svisarle.
La differenza in questo rimbeccamento (a parte la diversita dei
fatti) sta in cio, che io ho precisato in modo inconfutabile in che
consisteva il suo plagio (o, se vogliamo, dimenticanza) a mio danno,
mentre egli non dice affatto in che modo ho svisato le sue idee.
Dice, e vero, di rifuggire dalla polemica; ma questa dichiarazione
fa molto comodo, quando non si puo fare altrimenti per mancanza
di buone ragioni da far valere.
Passando alia parte essenziale della Nota, che nel concetto del-
l'A. e costituita dalle figure, ho gia detto che queste non sono tutte
cosi dimostrative come sembra all'A., e confermo cio che scrissi
tempo fa (^), cioe che prima, dei casi recenti illustrati dal Maggi (') —
che il Frassetto mi accusa pure di aver male interpretato, senza
dire, al solito, in che consista il mio equivoco C) — non esistevano
per I'uomo dei casi cosi evidenti di parietah tripartiti come quelli
trovati nelle scimmie.
Difatti : passiamo in rivista gh esempi addotti dal Frassetto.
I casi di Zoja e di Fusari, figurati dal Frassetto, si possoiio
interpretare altrimenti, e io I'ho provato C). La mia opinione in
proposito resta la stessa, tanto piii che ne il Frassetto, ne altri,
ha dimostrato che io abbia torto : del resto del caso di Fusari
m'intratterro in fine.
II caso di Ranke C) e dal Ranke stesso designate come
(•) G ill ff ri (la- K ugge r i. — Le ossificazioni di spazi siitnrall e i jia'-ielali divisi. Monit. Zoo).
Jtal. maggio 1904.
(*) Mag(;i. — Suture ed ossa intrapariutali nel cranio iiiiiano di liaiiiliino i- ili adnlio. Rend.
R. 1st. Loinh. di sc. e lelt. Serie II, vol. XXXVIl (I'indicazione data dal Frassetto c sitagliata)
1904.
(3) luvitiamo il Frassetto a non proseguire in qiiesto sistema di atTennazioni gratuite, sistetiia
che sari originale ma certaiiiente 4 poco corretto.
{*) Loc cit. p. 18.
(5) Figurato in Frassetto, Loc. cit. (ig. 12. Clr. Kanke. Die Uherzdiitjen Haulkiiochen des
inenschlichen Schadeldachs. Ahhandl. der k. buyer. Akademie der Wiss. CI. 11, Ud. XX, Ablli. 11.
Miinr/ien 1899 (auche qnesta iudicazione non 6 data esattamente dal Frassetto), p. 301 {p 30
delVestralto).
- 66 -
" Schadel mit typischen Spitzenknochen des Lambdawinkels „, che
corrispondono, come si sa, ai comuni preinterparietali, e tale e an-
che rinterpretazione dello Schwalbe C). lo non ne ho paiiato nella
mia Nota critica, perche non credevo che potesse venire in mente
ad alcuno di travisare sino a questo punto i fatti morfologici : e
proprio vero quello che io scrissi allora, che " i parietah tripartiti
possono molfciphcarsi secondo rinterpretazione personale „.
Resta il caso del cranio Egiziano del Museum di Parigi, Ad
esso io accennai appena, perche il Frassetto lo dava come dub-
bio ; ma ora che si e incoraggiato a far tacere i suoi scrupoli, e lo
da senz'altro come parietale tripartite, mi corre I'obbhgo, per amore
della verita scientifica, di precisare in che cosa esso consiste. Giac-
che non si tratta veramente, come dice neH'ultima comunicazione,
di due " suture infraparietali determinanti I'autonomia della coppia
anteriore „, ma bensi di una sola sutura che separa I'angolo pte-
rico del parietale. Questa sutura al sue terzo posteriore e incon-
trata da un solco, a proposito del quale I'A. stesso ebbe a dire :
" Si le sillon etait la trace de la suture parietale verticale, ce qui
est possible, il separerait alors le centre d'ossification anterieur-su-
perieur ou bregmatique du couple des deux centres posterieurs et
on aurait un parietal tripartite qui serait le troisieme connu dans
la litterature anatomique, car on en connait deja un signale par
Fusari et I'autre par Mondio (') „. Ora di tali solchi in corri-
spondenza delle bozze parietali io ne ho visti, e non mi e sembrato
che fossero traccie di suture preesistenti. Ad ogni mode il tenta-
tive di far passare un caso cosi estremamente dubbio, per un vero
parietale tripartite, sic et simpliciter, senza nemmeno quelle riserve
che altra volta I'A. aveva creduto di dover fare, e un sintomo di-
rei patognomonico, che indicherebbe poca sincerita scientifica, se
non avessi del mio amico una stima migliore. Si fa presto ad ac-
cumulare dei fatti, quando non si guarda tanto per il sottile, e non
si ribattono gli apprezzamenti e le censure degli altri ; ma chi e
abituato ail'analisi critica, ed io da tempo ho fatto I'abitudine men-
tale del critico per la redazione degh Atti della See. E,om. di Antrop.,
trova che le osservazioni del Frassetto sono piene, nessuno puo
negarlo, di ardore e di buona volonta, ma lasciano molto a desiderare
(*) Schwalbe. — Ueber getheilte Scheitelbeine. Zeit. f. 3forph. ii. Anthrop., Band. VI. Heft.
3, 1903, p. 417.
(*) Frassetto. — Notes <ie craniologie comparfee. Ann. de sc. nat., S serie. Zool. T. XVJI,
p. iTiH. II Frassetto citantlo se stesso scrive erroucaiiiente T. XVIII; ci6 dico uDicamente per mo-
at.'are cbe non iiianco di « allenzioue n,
- 67 -
quanto alia serieta dimostrativa. Qui non si tratta se sia vera o no
la teoria dei 4 centri (io anzi sarei piu per il si che per il no), non
6 in giuoco ne I'incredulita ne la pigrizia ; si tratta soltanto di non
permettere che si accomodino i fatti morfologici per la dimostra-
zione di una teoria qualsiasi, vera o falsa non importa.
La straordinaria facilita dell'A. di vedere dappertutto parietali
divisi e stata notata anche dal Fusari C), che, parlando di un pre-
cedente lavoro del Frassetto (-j, dice: " colla indicazione di parie-
tali divisi nell'adulto, nel bambino o nel feto, intenderebbe di rife-
rire nove altri casi, ma di essi solo in tre si tratta veramente di
parietali divisi Negli altri casi I'A. noto solo delle fessure mar-
ginali pii^i o meno profonde, parecchie delle quali certamente hanno
signiflcato ben di verso di quello che loro e attribuito dall' A. „. E
molte delle figure delle 22 tavole della medesima memoria si tro-
vano in queste condizioni dubitative, cosi ben lumeggiate dal Fu-
sari. Per conto mio, ad es., sono rimasto molto colpito della ma-
niera fantastica di dividere la squama del temporale in tre parti, e
pochi, i quah guarderanno la lig. 9 (a pag. 188) del testo francese
citato, non saranno della mia opinione.
Ritornando ai parietali divisi, debbo insistere sul mio concetto
che un'ossiflcazione nello spazio suturale puo simulare un parietale
bipartite o eventualmente, coincidendo con altre suture sopranu-
merarie, tripartite. Appunto un case ultimamente illustrate dal
Fusari C) corrisponde esattamente a un'ossiflcazione dello spazio
suturale lambdoideo di destra: e un caso ancora piii complete di
quello da me piia volte figurato ('), ma, per essere piij complete, il
signiflcato morfologico non puo mutare.
E invero, che ha di comune una divisione verticale limitata
alia parte piii estrema del parietale, con la vera divisione verticale
che si vede flgurata daU'Hrdlicka f) per le scimmie inferiori? In
queste (tranne qualche caso che per il sue aspetto dubbio si puo
trascurare) la divisione verticale e costantemente a meta dell'osso
parietale, e nell'uomo soltanto il caso illustrate dal Maggi si trova
in tali condizioni. La vera divisione verticale (non la pseudo) e oltre-
(') Kusari. — -^ulla divisione e sulle fessure marginali deli' osso parietale uella specie uniana.
Arch- per le Sciemn mcdiche. Vol. XXVIII, 1904, n. 2, p. :i5-2G.
ij^) Notes de craniologie cit.
(') Loc. cit. pag. 2 'J, I'lij. 2.
(') Giuffrida-l{uKgeri — Loc. cil. p. i70. fij/. -i.
(5) Hrdlicka. — Divisions of the parietal Bone in Man and other Maninialii. Jiii/l. Atnericaii
Museu„i of uatur. Uiitory., Vol. XIX, pi. VIII, IX, X, XVI, XVII, XIX. .r,-.
- 68 -
modo rara iieiruomo, come negli antropoidi, in confronto della divi-
sione nel senso sagittale.
E' noto anzi che I'Hrdlicka spiega questa ditierenza con una
diversa posizione dei due centri di ossificazione: passando dalle
scimmie all' uomo si sarebbe avuta una trasposizione graduale dei
due centri, i quali invece di essere uno anteriore e uno posteriore,
finiscono col trovarsi di regola uno superiore e uno inferiore: ra-
gione di piu per mettersi in guardia tutte le volte die si ha una
parvenza di divisione verticale. E ottimamente ha pensato il Fu-
sari, illustrando il suo case ultimo: " per la grande sproporzione
che esiste fra le due parti appare molto inverosimile, egli dice, il
supporre che queste rappresentino i due centri primitivi della os-
sificazione parietale rimasti separati ; piii facilmente si puo credere,
che il pezzo anteriore rappresenti il vero parietale e che il pezzo
posteriore sia invece originate da una ossificazione estraparietale
nel senso diSchwalbe e pero rappresenti un os parietale acces-
sorium „. Avvertiamo che il concetto deU'extraparietale messo
avanti daU'Hrdlicka ('), e accettato da Schwalbe (^), e analogo al
nostro concetto dell' ossificazione degli spazi suturali periparietah,
come difi'usamente abbiamo altra volta spiegato (') ; quindi il nostro
accordo col Fusari non potrebbe essere piti complete.
Sono lieto altresi che il suo antico parietale tripartite non venga
da lui interpretato come " autonomia dei centri costituenti la coppia
posteriore „ , rubrica sotto la quale e posto indebitamente dal
Frassetto. Invece il Fusari dice che, secondo la sua opinione, il
pezzo minore superiore-posteriore sarebbe sorto da un centre sopra-
numerario sviluppatosi nel campo del parietale " da granuli ossei
rimasti staccati „ ; non forma quindi una coppia con I'os parietale
posterius laterale : quest'ultimo e invece dal Fusari accoppiato col
pezzo piii voluminoso. II piu piccolo dei tre e cosi relegate in se-
conda linea, precisamente come io alludevo ('), dicendo che poteva
trattarsi di un osso paralambdoideo, ottenuto per unificazione del
moltephce (Maggi). Richiamavo anzi in proposito una figura gia
da me pubblicata da alcuni anni f), che e molto suggestiva in
(*) Hrdlicka. — A bilateral division of the parietal bone iu a Chinipauzt^e ; witli a special refe-
rence to the oblique sutures in the parietal. BtUI. Aineric. Museuni of natur. History, Vol. XIII,
1900.
(*) Loc. cit. p. 42:!.
(*) Giuffrida-Ruggeri. — Loc. cit p. 174-175.
{*) Ibid. —p. 178
(5) G iuffrida -Rugge ri. — Nuove ricerche morfologiche e cranionietriche AUi della Soc. Roin,
di Antrop. Vol. Vlll. lav I, p. 10, fhj. I dtUa lav.
- 69 -
proposito. Ma il Fusari adesso va ancora piu avanti : none alieno
dal credere che " solo il pezzo maggiore rappresenti rossificazione
parietale nonnale „. Quosto processo di identificazione del vero pa-
rietale ha una singolare analogia con quanto ho praticato io stesso
a proposito del preteso parietale tripartito in un cranio di Simla
(Macacus) silenus illustrato da G ruber ('), e in cui ho potuto rico-
noscere che si trattava realmente di un parietale circondato da os-
sificazioni peri-parietali. A questo risultato eravamo venuti con la
nostra analisi, e leggendo adesso 11 lavoro del Fusari abbiamo
motivo di pensare di aver date una giusta interpretazione.
Ugualinente pensiamo di aver fatto giustizia delle pseudo coppic
che ci ammannisce con molta liberalita il Frassetto: la coppia
inferiore, la coppia anteriore, la coppia posteriore (1" e 2° caso),
non esistono nei crani da lui citati, ma semphcemente nella sua
fantasia. Non si dice con cio che non possano rinvenirsi, si esclude
soltanto che il Frassetto le abbia rinvenute : una semplice par-
venza, spiegabile altrimenti, non puo tener luogo di dimostrazione.
Annotazione
II pseudo parietale tripartito del cranio Egiziano interessan-
domi in modo speciale, acciocche non passi ai poster! un caso ine-
sistente, sino a che qualche anatomico straniero non venga a smen-
tirlo, ho pregato il prof. Verneau del Museum di Parigi di volermi
dire la sua opinione in proposito. Egli, con queiramabilita che lo
distingue, non mi ha fatto aspettare la sua gentile risposta, che ho
ricevuto il 30 gennaio e che traserivo:
" le me suis rendu a mon laboratoire et, avec M. Hamy,
J'ai examine attentivement le crane qui vous interesse. Nous som-
mes d'accord pour lui reconnaitre une suture anoi'male, en partie
obliteree, qui divisait le parietal dans le sens de la longueur et
limitait pour ainsi dire, une seconde ecaille ternporale. Mais nous
n'oserions pas aftirraer qu' il ait jamais existe une autre suture et
que le sillon qui part de I'ecaille suppl^mentaire pour se diriger
vers la sagittale en soit le vestige. Ce sillon trasversal n' arrive
pas tout-a-fait jusqu'a la sagittale. Rien ne demontre que ce soit
un vestige d'ancienne suture. On est d'autant plus en droit d'en
douter qu' un peu plus en avant on note deux vestiges de sillons,
tres courts (surtout le premiei',), moins nets, mais parsemes egale-
(*) Ahhandl. aus der menschlick. ii. vtrgleick. Anal. St. Pelersboury tSoS.
- 70 -
ment de petits points minuscules : sont done diis a un meme phe-
nomene, probablement a un trouble d'ossiflcation. II semble que le
parietal soit, pour ainsi dire, plisse transversalement „.
II prof. Verneau aggiunge per colmo di cortesia due figure,
die non potrebbero essere piii eloquenti: il fatto che il solco non
arriva alia sagittale, taciuto dal Frassetto ; I'esistenza di altri due
solchi paralleli piii piccoli (la piuralita di tali solchi parietali (*)
trasversali 6 stata da me osservata in altri crani) egualmente ta-
ciuta, inviterebbero a tirare una conclusione, die io tralascio. Non
mi resta che ringraziare il prof. Verneau, e il suo illustre mae-
stro, il veneraiido prof. Ha my.
ISriTUlO ANATOMICO DI FIRENZK, UIKKTTO UAL PKOF. Q. CHIAKUQl
DoTT. AE.TURO BANCHI, Aiuto k libkro docentk
Cuneiforme I bipartite
II I cuneiforme comprende il tarsale distaie del prealluce ?
(Con 3 figure).
fi vietata la riproduzione.
Si ti-atta di un uomo adulto, il piede sinistro del quale doveva
servire per preparare taluni legamenti del tarso. Dope aver disar-
ticolato in detto piede il 1° metatarsale dal 1° cuneiforme, riconob-
bi che qiiest'ultimo era diviso in due meta completamente indi-
pendenti, dorsale e plantare.
Fu ricercato anche I'altro piede del soggetto, ed i due furono
attentamente dissecati. Dico subito che il P cuneiforme di destra
presentava soltanto un accenno alia divisione, senza essere come
I'altro completamente bipartite. I hgamenti e le articolazioni del
tarso destro erano normali, nel tarso sinistro si osservava quanto
appresso :
(*) ProvvisoriaineDte propongo di chiamarli cost, in attesa di iino studio siiUa loro genesi
- 71 -
I legamenti plantari cuneo-metatarsali in rapporto col 1° cunei-
forme sono disposti in modo che dal P ciineiforme, oltre ad un ro-
busto fascio per il I" metatarso, parte un altro fascio non meno
robusl.o (legamento chiave), sdoppiato, che raggiunge con un capo
la base del IP, con I'altro quella del IIP metatarso. Vi e poi un
robusto legamento interosseo tra il P cuneiforme plantare ed il
IP metatarso (leg. di Lisfranc). I legamenti cuneo-scafoidei plan-
tari sono normali, e rinforzati dall'espansioni del tendine del m.
tibiale posteriore del quale e notevolmente sviluppata I'espansione
fibrosa per il IIP metatarso. I legamenti dorsali sono disposti come
nel norm ale, in modo da riunire il P cuneiforme collo scafoide e
con i metatarsi P e IP.
B
P I
Fig. 1.
Veduta dalla faccia anteriore dei priini cuneifoniii.
Grandezza natiirale.
A) Sinistro bipartifo — d) meta dorsale —
pj meta plantare — D) sinistro norniale —
C) destro seinibipartito.
Kig. 2.
Veduta dalla faccia posteriore dei cuueifornii della
fig. 1. Grandezza naturale.
AJ Sinistro Mpartito. — D) Sinistro nor-
niale. — CJ Destro seinibipartito.
X) faccia articolare pel 2o cuneiforme —
3m) faccia articolare pel 8° metatarso —
sc) faccia articolare per lo scafoide.
I legamenti cuneo-scafoidei mediali sono due, disposti a V, han-
no cioe attacco comune, o meglio in continuita I'uno dell'altro,
sullo scafoide, poi divergono in avanti per raggiungere respettiva-
mente la faccia mediale delle duo meta dei P cuneiforme.
Le due meta del I" cuneiforme si articolano tra loro opponcn-
- n -
dosi due faccie pianeggianti, che possono essere divise in quattro
porzioni, da due linee, Tuna sagittale, I'altra trasversale ; dei quat-
tro campi cosi segnati, i due alterni, anteriore mediale e posteriore
laterale, sono occupati ciascuno da una faccietta articolare, coperta
di cartilagine, gli altri due dalle inserzioni di due robusti legamenti
interossei. Tutto attorno alia articolaziotie tra le due meta del
I" cuneiforme e una capsula articolare distinta e robusta.
La meta dorsale del P cuneiforme porta la faccietta articolare
per il IP metatarso, e quella per il IP cuneiforme.
Gli attacchi dei tendini dei mm. tibiali sono normali.
Nello scheletro macerate si pote meglio riconoscere che effet-
tivamente il P cuneiforme del tarso sinistro era diviso in due meta,
e che in quelle del tarso destro vi era un non dubbio accenno a
questa divisione. Credo inutile dilungarmi suU'aspetto offerto da
queste ossa, perche le figure qui unite, e riprodotte direttamente
da fotografie, raostrano di esse le varie faccie. II P metatarso non
offriva variazione, e neppure lo scafoide.
m
an an
Fig. 3.
Le due meti dorsale {T>) e plantare (P) del cuneiforme sinistro bipai'tito vedute dalla faccia izWs.
quale si articolano fra di loro.
an) late anteriore — jis) posteriore — 1) laterale — m) mediate — s) superficie di articDla^ione
tra le due nietii.
Senza voler entrare a discutere a fondo la vexata quaesUn
della morfologia del tarso aggiungo alia descrizione del caso qual-
che considerazione del caso stesso suggeritami.
Di siffatta divisione del P cuneiforme si ebbero notati casi fin
dal 1863 per opera del Griiber, e questo stesso autore ne riporto
sempre di nuovi, sinche nel 1879 era al numero di 22. In questo
frattempo Smith e Stieda ed il Ledentu pubblicavano altre os-
servazioni, I'ultimo autore anzi spiegava la anomalia " en se rap-
- 73 -
pellant que les cuneiformes se developpent par deux points d'ossi-
fication, qui ne se reunissent que a 4 ans „. Senza dilungarmi sui
casi simili breveraente riferiti in appresso da Delmas, Friedlow-
sky, (citati da Cliauvel e Poulet), da Turner, Black, Thane e
piu recentemente da Bianciii, note che Hartman e Morderet
nel 1889, riportando i risultati di estese ricerche, non convennero
col Ledentu sul modo di ossificarsi del P cuneiforme, nel quale
videro sempre un solo centro ossificativo, che solo una volta era
strangolato e poteva far pensare a due centri in via di fusione. In
accordo con questi ultinii autori sono i trattatisti, ed altri ricerca-
tori per es. Gegenbaur, Poirier, Testut, Quain, Debierrc,
Ptambaud et Renault, Sappey, ecc, i quali tutti ammettono
pel cuneiforme un solo centro ossificativo, tra i 2 e 3 anni di eta.
Non e quindi possibile invocare per lo sdoppiaraento osservato,
come per altre parti dello scheletro, la spiegazione della mancata
fusione di due centri normali di ossiflcazione.
Neppure si puo spiegare il fatto col mancato saldamento di due
abbozzi, risalendo alio stadio cartilagineo e precartilagineo, se si
accetta la morfologia del tarso come dai piii e oggi accettata, c
tra gli altri da Flower, Wiedersheim, Thane, Romiti, Chia-
rugi etc., percho secondo questi autori il primo cuneiforme e il rap-
presentante del P tarsale soltanto, e non consta quindi che di un
solo elemento morfologico, e non si puo pensare quindi alia perma-
nente indipendenza di due elementi, come si puo invece nel case
di divisione del cuboide C).
Una spiegazione di tal genere potrebbe affacciarsi soltanto am-
mettendo col Bardeleben che il P' cuneiforme contenga in se due
elementi morfologici distinti, due tarsali, dei quali il mediale, o
plantare, rappresenta il tarsals del prealluce, od il laterale, o dor-
sale, quello deH'alluce. Se questa soluzione. Tunica razionale, non si
accetta, altro non rimane che ammettere una casuale divisione del-
I'abbozzo, sempre pero nel periodo precartilagineo di esso.
Infatti anche se il Ledentu fosse nel vero ammettendo due
centri ossificativi, quando I'abbozzo cartilagineo fosse unico non si
potrebbei'o avere le due meta articolate per una vera articolazione,
come nel caso nostro e di altri, tutt'al piu si potrebbero avere due
meta unite da cartilagine, come le epifisi con la diafisi ; noi sappiamo
infatti che la cartilagine nello sviluppo normale dello scheletro non
(') Blundin ne osservo uu caso, ed un altro sappiamo ne aveva osservato in quel tempo uu
settore di Palermo.
- 74: -
regredisce, o si sdifferenzia, per formare legamenti, o lasciare aperte
cavita articolari; quesfce forraazioni, caratteristiche delle articola-
zioni, nel senso ristretto della parola, sono trasformazione del bla-
stema primitivo, e non della cartilagine, che dal blastema stesso
per trasformazione deriva. Non e neppure da discutere se si tratti
di un sesamoide (vero, tendineo).
Quanto a quella spiegazione del fatto, che ammette una divisione
senza causa e senza significato morfologico dell'abbozzo pre-cartila-
gineo del cuneiforme, essa e in contrasto col concetto, ormai accettato
ed ogni giorno confermato dai fatti, che la disposizione del l)lastema
scheletogene a questo stadio e morfologicamente fissa e determinata,
in modo che permette anzi di leggere in essa, come in un documento
genealogico, il valore di quelli stessi elementi dello scheletro, che
in stadii ulteriori in vario e diverso modo appariscono trasformati;
ma queste stesse trasformazioni avvengono per fusione di elementi
primordiali diversi in un solo pezzo scheletrico secondario, non
per divisione degli elementi primitivi. Noi dovremmo abbandonare
ogni pretesa alia conoscenza morfologica del tarso se non si cre-
desse di poter leggere negli abbozzi primordiali di esso la disposi-
zione dei pezzi elementari che lo compongono ; e, lo ripeto, e in
opposizione diretta con questo concetto fondamentale la ipotesi
sopra accennata che 1' abbozzo precartilagineo del 1" cuneiforme
possa, senza ragione morfologica, aversi diviso in due.
Oltre a cio i casi conosciuti di 1° cuneiforme bipartite, e sempre
nello stesso modo, non sono pochi. Secondo Hartman e Morderet
la divisione completa si presenta colla frequenza del 2 7o? ^^ ^^ivi-
sione incompleta, come nel lato destro del nostro soggetto, e molto
piii frequente.
■ Questa frequenza relati v^amente grande del fatto (poiche dal
punto di vista del significato morfologico, divisione completa ed in-
completa si equivalgono), sta decisamente anche essa contro la detta
ipotesi di un effetto del case, e contro questa esumazione del
lusus naturae.
Concludendo adunque:
poiche il prime cuneiforme puo trovarsi a comploto sviluppo
diviso in due meta articolate tra di lore;
poiche questa articolazione e indice che la divisione risale
al periodo precartilagineo dell'abbozzo del cuneiforme;
poiche una divisione in due abbozzi distinti, a questo stadio,
non puo esistere senza avere un valore morfologico ;
e duopo ritenere che il T cuneiforme, a completo sviluppo,
■r- iO —
racchiude in se due elementi morfologici, senza poter pensare a
sesaraoidi ; e che (j[uello di essi che e mediale rappresenta vera-
m elite il tarsale del prealluce.
Non credo che sulla questione del chirotterigio a sette raggi
sia stata detta Tultima parola, e per mia opinione questa dobbiamo
attenderla dai risultati di ricerche sistematiche sugli stadii precar-
tilaginei dello schelefcro degli arti nolle specie piu basse dei mam-
miferi, p. e. nei marsupiali e negli edentati, ed anche negli inset-
tivori.
Bibliografia
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Menscheu. r.raunscliweig 1871-86.
Wiedershei ni. — Uruudriss der vergleichende Anatomie der Wirbelthiere. Jena 1898,
- 76 -
Come si devono fare gli original! per le riproduzioni fotomeccaniche
Per rendere sempre piii sicuri i risultati delle riproduzioni fotomec-
caniche, oggi cosi generalmente in iiso per tutte le piu svariate illuslra-
zioni grafiche, vengono qui esposte alcune norme, raccoinandabili per la
scelta e per Tesecuzione degli originali destinati alia ripr>!duzione tbto-
meccanica.
Se per I'incisione su legno poco importa die il di segno o la foto-
grafla da incidere abbiano difetti di trascuratezza, macchie, ecc, o che
I'effetto sia ottenuto con I'una o con I'altra tinta, i)er le riproduzioni mec-
caniche cio non e ammissibile e puo avere conseguenze dannosissime. In
tutti i rami dove rillustrazione coUa sua Ibrza esplicativa accompagna
la parola, o serve a constatare un fatto, Tarte fotomeccanica ha potulo
sostituire i vecchi metodi, ed in molti casi ha permesso di fare delle
riproduzioni, che sarebbero state impossibili coi metodi antichi.
diascun genere di riproduzione richiede che gli originali presentino
speciali requisiti, allinche la riproduzione a])])ia una buona riuscita tecnica
ed economica.
La vastita del campo d'applicazione di quest'arte non permette di
entrare ad esporre i dettagli dei singoli casi, e dobbiamo limitarci ad
indicazioni generali.
LA ZINCOGEAFLl
Con questo nome s'indica un processo chimico di incisione, che, in
stretta analisi, nulla ha a che fare coi processi fotomeccanici, mancando
in esso I'essenziale, la riproduzione fotograflca. La zincografla non e al-
tro che I'applicazione dei si::;temi litografici ad ottenere, per mezzo del-
I'incisione ad acido, dei cliches per la stampa tipografica. Per questo pro-
cesso i disegni devono essere fatti su carta spociale da trasporto con inchio-
stro chimico (grasso); o, se si adoperano carte rigate o granite, bisogna
disegnare con matita litografica (anch'essa composta con materie grasse).
Le carte da adoperarsi per disegni a penna sono carte da trasporto tra-
sparenti, dette carte pelwes, carte nif/f da trasporto, ecc. Queste carte
hanno uno strato di amido, e prima di disegnarvi su bisogna veriflcare
quale i; il lato preparato, perche il discgno fatto sul lato non preparato
riescirebbe alfatto inutile.
L'inchiostro litografico per il disegno a penna si trova gia liquido
in conmiercio, ma e assai meglio prepai'arlo da se usando i bastoni d'iu-
chiostro Utografico che si trovano in tutti i negozi d'articoli per lito-
grafia.
- 77 -
Per cio fare si prende iin piattino da cafTe, si scalda leggermonte,
e vi si stempera a secco un po' d'inchiostro ; indi, a goccia a goccia, vi
si aggiunge acqiia distillata, scioglieiido col dito rinchiostro e procurando
d'evilare le bolle d'aria. Quando rinchiostro ha la densita voluta (che si
riconosce Tacendo un tratto sulla carta e osservando se rimanga lucido
e secco, mentre se le linee si spandono V inchiostro e troppo liquido), si
versa rinchiostro in bottigliette, che bisogna ben turare, per la conser-
vazione del liquido.
Per due o tre giorni quest'inchiostro riraane servibile ; per lavori
fini pero e preferibile farlo nuovo tutti i giorni.
Le penne da disegno Jevono essere fini, niolli e non adoperate per
inchiostro comune da scrivere. Bisogna avere tutti i riguardi onde la
carta non riceva impronte grasse. come impression! delle dita, ecc; ne
vi cada la forfora dei capelli; perche essendo questo processo basato
sulle qualita dello zinco pei preparati grassi, ogni raacchia grassa di-
venta, dopo il trasporto e I'inchiostratura, una macchia nera.
I decalchi che debbono servire per preparare il disegno a inchiostro
od a matita per la zincografia si possono fare con qualsiasi colore, basta
che questo non contenga materie grasse.
Le carte granite o reticolate pel trasporto. hanno un rilievo ottenuto
mediante impressione su lastra di metallo: su questo rilievo si disegna
con la matita litografica, avendo presente che I'effetto di questi disegni
diventa piii forte nel trasporto. I contorni ed i neri assoluti si possono
fare con la penna e con rinchiostro grasso, ma sempre dopo fatto il la-
voro a matita, mai in senso inverse. Questi disegni, mediante torchi 11-
tografici o special!, vengono trasportati su zinco per essere incisi.
FOTOINCISIONE
Con questo nome indichiamo la riproduzione di disegni a tratti, di
stampe a tratti e punti, di disegni su carte speciali granite, punteggiatt^
(Gillot), ecc.
La riproduzione in questo processo viene fatta con negative seniplici.
generalmente a collodio, senza intermissione di reticolati o granulature.
Queste negative sono fatte in mode che hi linee schiettamente nere nel
disegno risultino assolutamente trasparenti nella negativa, ed il bianco
delta carta completamento opaco : le mezze tinte spariscono su queste ne-
gative. E percio necessario che ogni effetto, in un disegno a tratti per
questo gcnere di riproduzioni, sia oltcnuto con tratti e i)unti. piii fini o
pill grossi, ma assolutamente neri, esclusa ogni niezza tinta omogenea.
Mentre i disegni fatti per le incisi<mi su legno posscmo avere difelti di
trascuratezza, cior macchie ecc, le riproduzioni fotoniecc^aniche osigono
che gli original! siano fatti con tutta la (-ura per evitare ritocchi che
oltre alia spesa, non possono che recar danno al buon risultato. (loi
mezzi dei quali oggi dispone I'arte fotomeccanica si possono rlproduriH'
- 78 -
anche disogni e stampe macchiate ed ingiallito. ma tali riproduzioni ri-
chiedono trattameiiti ortocromatici special! con scliermi, ecc, solamente
giustificati quando I'originale non sia preparato appositamente per la ri-
produzione. Chi fa eseguire disegni a tale scopo deve mettere il riprodut-
tore nelle migiiori condizioni, e cio a vantaggio del risultato finale, tecnico
ed economico. Nei processi fotomeccanici i disegni possono avere qua-
lunque dimensione. Quantimque la riproduzione possa essere fatta tanto da
originali a grandezza naturale, die inferiore alia misiira del clidic clie
si vuole, e ineglio non richiedore una riduzione troppo forte, e possibil-
mente tralasciare gli ingrandimenti. Nel fare gli originali in proporzione
troppo grande I'artista perde facilmente il necessario senso della pro-
porzione per gli effetti e le distanze dei tratteggi ; gli ingrandimenti poi
rendono la riproduzione sempre piii grossolana dell'originale.
Milano, gennaio 1905. Alfieri e Lacroix
(Coniinua)
lieopoldo llaggi
Sul cadere del 7 marzo moriva improvvisamente a Pa via, a sessan-
taquattro anni, uno dei piu benvoluti e reputati maestri di queH'Ateneo,
Leopoldo Maggi, professore ordinario di anatomia e lisiologia com-
parata. Insegnava da oltre quarani'anni. e mor'i propriamonte sulla brec-
cia, al tavolino da lavoro, mentre preparava una memoria per I'lstituto
lombardo. Onori funebri solenni gli fur(Mio resi nel successivo giorno 9.
col concorso delle autorita pubbliche, di coUeghi. amici, discepoli ; e
insigni biologi, come i professori Golgi. Pave si, Camerano, nel
tempio sacro alia scienza, a pie della statua di Volta, gli dissero Tulti-
mo addio.
Nato a Rancio di Valcuvia (Varese) dal medico dott. Michele, il 15
maggio 1840, compi gli studi secondari a Milano e gli universitari a
Pavia, ovo nel 1803 consegui le lauree in scienze naturali e in medicina.
La dissertazione naturalistica versava bwW appareccMo cirvolatorio de-
gli aniraali, indicando gia le sue tendenze per 1' anatomia e fisiologia
comparata; alio studio della quale gli fu certamente stimolo I'essere stato
nel 1801 aiuto del Panceri, temporaneamente incaricato di un corso
d' anatomia comparata all' Universita di Pavia. Con l' anno scolastico
1803-04 il prof. Balsamo-Grivell i, che fin allora aveva tenuto Tinse-
gnamento intero della storia naturale, si limito a quelle della zoologia e
anatomia comparata, cedendo I'altro della mineralogia e geologia al suo
giovane allievo. 11 Maggi lo ebbe come incarico fino al dicembre 1809,
- 79 -
in cui ne I'u iKMiiinato straordinario, e cosl continuo lino al masigio 1875.
In questo lunuo periodo, pur dodicandosi per dovere d' ulllcio a lavori
di geologia e di paleoetnologia, ritornava spesso. secondo le sue predi-
lezioni, alle ricerche biologiche; e (luando nel novembre 1874 mori il
sue) maestro, egli cliiese di passare alia catledra di zoologia e anatomia
coniparata, di cui fu noniinato straordinario nel maggio 1875, mentre a
(liiella di niineralogia e geologia, da lui lasciata, era chiamato da Udine
il prof. Taramelli. Col principio del 1876 la cattedra. nuovamente as-
sunta dal Maggi, lii a sua volta divisa, venendo da Genova a inaugurare
quelle autonoma di zoologia il prof. Paves i, e rimanendo il Maggi sol-
tanto aH'anatomia coniparata, di cui raggiunse I'ordinariato nelFanno suc-
cessivo; e cosl resse la sua prima cattedra geologica per 12 anni, e
Taltra per circa 30.
Tale il lungo curriculum, svoltosi laborioso e tranquillo e serapre
nello stesso ambiente, dal giorno della laurea a (juello delta morte. Dato
anclie il suo carattere giocondo e sempre eguale, la sua vita fu certo
una delle piii serene e felici, allietata pur dagli aflfetti domestici; alia
egregia consorte, donna Piera Balsamo-Grivelli, (iglia del suo amato
maestro, e al figlio dott. Paolo sia di conforto il sincero compianto onde
nel mondo scientifico fu accolta la loro sventura.
Mentre era ancora professore di geologia, capito un giorno fra mano
al Maggi un li])ro allora quasi ignoto fra noi; la Generelle Morpholo-
gic dcr Onjanlsmcn di Ernesto Haeckel; e, benche il dotto suo
maestro tentennasse il capo davanti a tanti neologism! ed alberi genea-
logici e figure schematiche. il Maggi vi intui la sua BiJdia naturae;
se lo digeri e assimilo a poco a poco, ne fece sangue dcd suo sangue;
e soleva tributare a Haeckel, in confronto a Darwin, I'elogio d'aver
trovato una teoria e d'averne fatto una dotlrina. Egli e stato certo in
Italia il primo e piu caldo discepolo e illustratore di Haeckel; e fu
una delle piii grandi gioie della sua vita 1' averlo potuto ptTsonalmente
conoscere lo scorso anno a Rapallo e a Genova, trattenendosi con lui in
lunglie discussioni scientifiche.
In tal modo il Maggi, quando sali la cattedra di anatomia compa-
rata, avvalorato anche dal melodo filosofico nella scienza di cui in quel
tempo teneva alta la bandiera nell'Universita pavese il lisico (iiovanni
Cantoni, pin clic uno zootomo, era gia un morfologo. 11 suo insegna-
mento, a cui dedicava molte cure, e che variava ogni anno, era assai
diverso da quello die si suole impartire in un corso o in un trattato
d'anatomia coniparata; era piuttosto un seguito di siiitesi morfologicbe,
emergenti dal coordinamenlo di molli falli intonio a un'idea direttiva; e
sulk) sfondo di ({uello forniulc c di (luci iliaLiraiiiiui. o lalvolta piuttosto
(juadri e schenii didaUici, i ^ioNani \tMli'van() aprii'si i larghi orizzonli
della nuova biologia iondata suUa luoria deirevoluzione, e uscivano dalla
scuola riconoscenli al maestro che aveva loro inculcato quel fecondo in-
- 80 -
dirizzo con insistenza d' apostolo. Parallelamente al corso d' anatomia
comparata, egli inaug-uro o scgui fino all' ultimo, illustrando una dellc
sue specialita, un corso di pi'olUtologin, ad un tempo teorico o pratico,
in modo da fornire al giovine medico una delle basi scientiflche moderne
dolla sua arte.
Dotato di molto tatto e intuito nelle cose della vita e nella cono-
scenza degli uomini, giungeva lacilraente a discernere, nella numerosa
scolaresca, i giovani piu promettenti e volonterosi, e li sapeva a se atti-
rare colla sua affabilita bonaria, invogliandoli alia ricerca scientifica,
Egli era d'esempio a tutti; riulla dies sine linea era il suo motto, e pur
voleva che fosse degli allievi, stimolandoli amorevolmente al lavoro. E
in questo modo che pote pubblicare per parecchi anni di seguito un vo-
lume di Studi, fatti nel suo laboratorio, e che pote raccogliere una
scuola, se tale si vuol chiamare non solo il seguito di molti aderenti a
un'idea scientilica, ma anche la corona di parecchi allievi intorno a un
efflcace maestro. Furono successivamente suoi assistenti Cor r ado Pa-
rona, Paolo Magretti, Edoardo Bonardi, Raffaello Zoia,
Rina Monti, che si fecero bel nome nella scienza, alcuni anche sa-
lendo air insegnamento universitario; e tra coloro che furono suoi al-
lievi e frequentarono il suo laboratorio, vennero chiamati a cattedre
superiori Angel o Andres e Battista Grrassi, per non parlare dello
scrivente.
L'Istituto d'anatomia comparata, ({uando il Maggi ne prese la di-
rezione, era composto di un museo, se non molto ricco, importante per
le storiche preparazioni dovute alia mano di Rezia, di Scarpa e di
Panizza. Mancava pero quasi aflatto un laboratorio, e bisognava acco-
munarsi tutti in uno stanzone, insieme ai preparatory Egli insistette lun-
gamente per il miglioramento del suo istituto, e ottenne finalmente I'in-
tento col trasporto di esso in ampia o decorosa sede nei nuovi Istituii
hiologici al palazzo Botta, ove pote, nell' ultimo anno .di sua vita, dare
assetto al museo, da lui in cos'i lungo periodo grandemente aumentato,
e al laboratorio, di cui puo dirsi il fondatore. Pur troppo egli non \\
doveva continuare la sua operosita assidua e tran<]uilla; e il discorso
che tenne nel gennaio per inaugurare I'aula autonoma del nuovo istituto,
illustrando il motto coordinare e comparare che vi aveva fatto inscri-
vere, fu il canto del cigno.
Alieno per carattere dalle cariche e dagli onori, ne ebbe peru al-
cuni cospicui, come il seggio nell' Istituto lombardo, di cui fu nominato
socio corrispondente nel 18(39, membro eflettivo nel 1879, pensionato
nel 1895. Fu anche per parecchi anni preside della Facolta di scienze e
per un anno membro del Gonsiglio superiore della pubblica istruziOne ;
ora era presidente ^^iWUnione zoologicM iialiana. I)i varie materie stu-
dioso, e ricercatore appassionato e metodico, non e meraviglia se in
tanti anni kbbia pubblicato moltissimi lavori. che riguardano svariati
- 81 -
argomonti. Piii che la preparazione di opere di lunga lona, prediligeva
una pronta difTusione delle sue osservazioni merco frequenti e brevi
note e memorie, il cui numero raggiunge quasi trecento, inserite spe-
cialmente nei Rendicoati delUIstihdo lomhardo. negli Atti delta Societd
italinna di scienze naturali, nella liirisfa di filosofla scientifica e nel
BoUeUino scientifico, ch'egli Ibndo e diresse dal 1870 al 1899. insieme
ai colleghi Zoia e De-Giovanni.
Non c possibile, in un breve necrologio, analizzare. ncppure som-
mariamente, una cosi estesa e molteplice produzione scientilica; bastera
accennare che, oltre una ventina di note di geologia e paleoetnologia
(specialmente relative alia ^'alcuvia) e altrettante su diversi argonienti
di zoologia e anatomia (Aeulomma, rotil'eri. nidi delle Ibrmiche, ecc),
I'opera del Maggi si puo dividere in tre grui)pi principali: proUslolo-
gia, o-aniologia e imn'fologin generdJe. Delia prima si occnpo special-
mente nel qnindicennio dal 1875 al 1890. della seconda nel quindicemiio
successive fin all'ultimo giorno, della terza per tutta la sua carriera.
A circa un centinaio sommano i lavori del Maggi, che trattano
dei irroilsii, di cui fu suo merito I'avere ai nostri tempi risuscitato in
Italia lo studio: in parte prolusioni ai suoi corsi, note critiche o pole-
miche, ma in buona parte anche ricerclie originali, tra cui specialmente
notevoli quelle 'awWUrocentrvii}, sulle nuclearie, sulle anfizonelle, sui mo-
neri, sulle amebe e sui protisti viventi nei rauschi. Molto favore otten-
nero le sue operette didattiche sulla Storia naiurale degli esseri infe-
riori, sulla Protistologia e sulla Tecnica proiiHtologica.
Le circa settanta note craniologiche rappresentano un lungo lavoro
di osservazione sopra un materiale copiosissimo, lavoro che sgraziata-
mente fu troncato dalla morte, prima che TA. potesse riassumere in una
sintesi i numerosi falti raccolti. Pur cosi staccati, o riuniti a gruppi di
argomenti, sono pero sempre contribuzioni interessanti, anche per i rav-
vicinamenti talvolta arditi che il Maggi propone fra disposizioni embrio-
nali di mammiferi e forme adulte di ganoidi o di reltili fosslli. (Hi ar-
gomenti piii Imiuenlemente trattali sono quelli che riguardano le ossa
interparietali, preinterparietali, post-frontali, bregmatiche, il canale cra-
nio-larin;^eo, e anche alcune ossa facciali, quasi esclusivamente di mam-
miferi, compresi gli antropomorfl e anche Tuomo.
Le note di morfologia generate sono ({nasi un comiiu'ntai'io del suo
insegnamento. prolusioni, programmi dei corsi, riassunti di lezioni. sem-
pre aventi lo scopo di did'ondere e di elucidare il conci^tto morfologico
ed evolutivo, o. com'cgli diceva per antcmomasia, // concetto; e cerla-
mente questa sua trentenne persistente opera di propaganda dei nuovi
indirizzi biologici a una legiont? di medici e naturalisli costituisce una
delle sue maggiori benemerenze.
Geneva 10 marzo 1905.
GjACOMO Cattaneo.
82 -
PUBBLICAZIONI DEL PROF. L. MAGGI.
NB. Dato il grande numero delle pubblicazioni, sono abbreviati i titoli, e
indicati con iniziali i periodic! la cui sono inserite. A. Atti delta Societd ita-
liana di scienze naturali. — M S. Memorie delta Societd itatiana c. s. — R.
Rendiconti del R. Istituto lombardo. — M. Memone del R. Istituto lombardo.
— B. Botlettino scAentifico. — F. Rivista di fitosofia scientifica. — V. Memone
della Societd del Muneo patrio di Varese. — C V. Cronaca varesina. — G. Gaz-
zetta medica lomharda.
Geologia. Prolusione 1864. Terreuo erratico in Valcuvia, A. 1866. Depo-
sit! lacustroglaciali, R. 1869. Conglomerato dell'AdJa, R. 1869. Analisi clii-
m!ca delle rocce 1871. Raccolte litotecnologiche 1872. Carta geologica della
Valcuvia 1873. Geoguosia del Sasso Meraro, R. 1874. Geologia del territorio
di Varese 1874. K,occe della Valcuvia, A. 1878.
PaleOetnologia. Abitazione lacustre in Valcuvia, R. 1870. Esistenza del-
I'uomo nell'epoca terziaria, R. 1870. Oggetti preistorici di Malgesso, CV. 1871.
Oggett! di bronzo antichi trovati in Valcuvia, CV. 1872. Cuspide di freccia in
selce di Carbonara, A. 1872. Cuspide di lancia in bronzo, V,. 1874. Torabe an-
tiche trovate a Cuvio, CV. 1874. Tombe anticbe trovate in Valmarchirolo,
CV. 1874. Cranio umano dell'epoca del bronzo, V. 1874. Oggetti preistorici
nelle tombe di Malgesso, A. 1878. Cranio umano della grotta del Tufo, A.
1878. Tombe di Valcuvia e Valmarchirolo, A. 1878.
Etbrogbnia. 25 note, quasi tutte in collaborazione coi prof. G. Balsamo
Crivelli e G. Cantoni, M. R. 1867-78.
Protistologia. Urocentrum turbo, R. 1875. Infusorii di S. Lanfranco 1875.
Zigosi delle amebe, R. 1876. Rizopodi d'acqua dolce e Fodostoma, R. 1876.
Studi anatomo-dsiologici sulle amebe, A. 1876. Nucleolo dei protozoi, R. 187G.
Infusori ciliati della Valcuvia 1876. Infusorii di Milano 1876. Diffluenza de-
gli infusorii, R. 1876. Esistenza dei moneri in Italia, R. 1877. Morfologia
delle anfizonelle, R. 1877. Morfologia dei di^tigma, R. 1877. Incistaraento
del proteo, R. 1877. Protozoi d' Italia 1877. Rizopodi d'acqua dolce di Lom-
bardia, A. 1878. Plastiduli nei ciliati, A. 1878. Coturnie parassite, R. 1879.
Cothiirnia jiyxidiformi.s, B. 1879. Prograrama del corso libero, B. 1879.
Importaiiza medico-chirurgica dei protisti, B. 1880. Una nuova an: jba, B.
1880. Una nuova nuclearia, R. 1880. Mesoplasma negli unicellulari, B. 1880.
Trichamaeba irta, R. 1880. Ceratium furca, B. 1880. Cilio-flagellati, B. 1880.
Esame protistologico di acque lacustri, B. 1880, Protisti e lore classiticazione
B. 1881. Esame protistologico dell'acqua del lago di Loppio, B. 1881. Invisi-
bili del Varesotto, B. 1881. Protisti e acque potabili, B. 1881. Analisi proti-
stologica delle acque p., R. 1881. Acromasia degli afaneri, R. 1882. Proti-
stologia (Manuale) 1882. Esame protistologico dell'acqua del lago di Toblino,
B. 1882. Sul gozzo, G. 1882. Analisi protistologica dell' acqua del lago Mag-
giore, R. 1882. Fermeuti fisiologici, B. 1882. Protisti ed economia politica,
B. 1882. Protisti e malattie, G. 1882. Glie e acque potabili, R. 1883. Micror-
gauisjni delle trotelle, B. 1883. Vaccinazione carbonchiosa 1883. Analisi mi-
- 83 -
croscopica delle acque potabili, R. 1885. Analisi microscopica delle acque po-
tabili di Padova 1883. Analisi microscopica dei fontanili di Fontaniva, B.
1883. Tecnica protistologica, B. 1883. Nuovi orizzonti della protistologia me-
dica, G. 1883. Esame microscopico delle acque di Pavia, B. 1884. Numero
delle prove d'esarae per I'analisi microscopica, B. 188i. Influenza d'alte tem-
perature suUo sviluppo dei microbi, B. 1884. Protisti colerigeni, G. 1885.
Kommahacillus e Spirillum, B. 1885. Ricerche di Pacini sui protisti colerigeni,
B. 1885, R. 1885. Analisi microscopica delle acque, B. 1885. Priorita della
bacterioterapia, R. 1883. Classificazione dei fermenti, B. 1885. Prelezione al
corso di protistologia, G. 1886. Nomenclatura protistologica, B. 1886. I piccoli
benefattori delPumaniti 1886. Protisti e alcaloidi, G. 1886. Temi di protistologia
medica, B. 1886. Colture e sterilizzazioni, R. 1886. Coltura delle acque pota-
bili, R. 1887. Esame bacteriologico delle acque potabili, R. 1887. Bacteri della
grandine, B. 1887. Esame microscopico dell'acqua piovana, B. 1887. Notizie di
protistologia medica, G. 1887. Determinazione dei bacterii, B. 1887. Protozoi dei
muschi, R. 1888. Bacterii della grandine, B. 1888. Trasformazione della specie
microbica, G. 1888. Vampirelle. B. 1888. Protisti nello stomaco del cane, G.
1889. R. 1889. Problemi di protistologia medica, G. 1890. Malattie microbiclie,
B. 1890. Derivazione dei microbi patogeni, B. 1890. Protistologia (manuale), se-
conda edizione 1893. Coloranti e protisti, B. 1893. Era i ciuffi di muschi. Ita-
lia giovane 1894, Tecnica protistologica (Manuale) 1895.
ZooLOGiA E Anatomia comparata. Apparecchio circolatorio, 1863. Aeolo-
sorna, M S. 1865. Corpi frangiati delle rane, R. 1869. Riproduzione delle anguille
(con B. Crivelli), M. 1872. Nido di formica fuliginosa, A. 1874. Architettura
delle formiche, R. 1874. Nuove osservazioni c. s., R. 1874. Apparecchio biliare
AeWHaliaetus, R. 1875. Studi di Parona e Grassi s\x\V Ayichilostoma, R. 1878.
Sbocco delle vene polmonali della rana, A. 1878. Apertura del foro di Bo-
tallo negli uccelli, A. 1878. Primo elenco di rotiferi di Valcuvia, A. 1878.
Emiterie aritraetiche, R. 1879. Mostruositi d' un gambero, R. 1881. Anoma-
lie d'un pappagallo, R. 1881. Laboratorii di zoologia lacustre, B. 1887.
MoRFOLOGiA GENERALE. Disposizione regolare del protoplasma, A. 1878.
Origine degli organi, B. 1879. La morfologia B. 1879. Concetto dell' anatomia
e fisiologia comparata, B. 1880. Programma al corso d' anatomia e fisio
logia comparata, B. 1881. Idee di Haeckel sulla morfologia dell'anima, F. 1832.
Applicazioni di concetti morfologici in medicina, G. 1883, Distinzione niorfolo-
gica degli organi, R. 1885. Funzioni degli esseri inferiori e metazoi, R. 1885.
Programmi dei corsi, B. 1885. Fagociti, R. 18S8. Condizioni patologiche di or-
ganismi superiori analoghe a fisiologiche d' interiori, G. 1888. Antichita delle
sinostosi, B. 1888. II terzo occhio dell'uomo, F. 1890. C. Gegenbaur, R. 1903.
L'anat. comp. di Vogt e Yung, R. 1904. € Coordinaie e coinparare », 1905.
Cranioloqia. Teschi umani di Casteggio, 2 mem., A. 1872. Due tatti cra-
niologici in alcuni mammiferi, B. 1890. Fontanelle nello scheletro cefalico,
R. 1890. Canale cranio-faringeo dei rosicanti, R. 1890. Variety delle ossa na-
sali e intermascellari dell'orango, R. 1891. Dimiuuzioue dei denti dell'oran-
go, R. 1891. Ossa nasali dell'orango, R. 1891. Mesognati asinchiti negli antro-
poidi, R. 1891. Sutura endomesognatica dei raascellari, R. 1892. Chiusura delle
suture, R. 1892. Fontanelle nei mammiferi, R. 1892. Poro pituitario ectocra-
uico, R. 1893. Preinterparietale in un idrocetalo di Bos, R. 1894. Interparie-
tale del leone, R. 1894. Varieti dei preiuterparietali asinchiti, R. 1894. Foro
- «4 -
pituitario eccocranico in Pteropus, R. 1896. Ossa bregmatiche e parabregrna-
tiche nei mammiferi, B. 1895. Canale cranio-faringeo nei felidi e jenidi, B.
1895. Varieta degli interparietal! e preinterparietali nei cavallo R. 1896.
Centri di ossificazione ecc. nell'uomo, R. 1896. Ossa e fontanelle del cranio
umano, R, 1896. Ossa bregtaaticlie nei fossili, R. 1897. Post-frontal i nei mam-
miferi, R. 1897, B. 1897. Ossa craniche e fontanelle nell' uomo e mammiferi,
R. 1897. Evoluzione dei post-frontali, R. 1897. Placche osteodermiche degli
stegocefali, R. 1898. Ossa bregmatiche degli ittiosauri, R. 1898. Omologie
craniali fra ittiosauri e feti di mammiferi, R. 1893. Canale craniofaringeo
negli ittiosauri, R. 1898. Ossa sovraorbitali dei mammiferi, R. 1898. Ossi-
cini mediani del tegmen cranii, R. 1898. Ossicini sutnro-fontanellari nei
cranio dell'uomo fossile, R. 1899. Fontanella metopica e froiitali raedii qua-
drupli, R. 1899, Ossicini bregmatici negli uccelli, R. 1899. Ossicini raeto-
pici negli uccelli e mammiferi, B. 1899. R. 1899. Cranio umano di Castene-
dolo, B. 1899. Note craniologiche, B. 1899. Ossicini fontanellari coronali B.
1899. Nuove fontanelle, R. 1899. Note craniologiche. B, 1899. Ossicini craniali
nei VespertUh e nei Rhinolophus, R. 1900. O.v planum neilo Stenops, R. 1900.
Ossicini petroesoccipito-sovraoccipitali, Mon. ZooL, 1900. Ossicini negli antro-
poidi, R. 1901. Un carattere osseo-facciale dei giovani Gorilla, R. 1901. Semi-
ossicini coronali e lambdoidei, R. 1901. Post-frontali e sovraorbitali, R. 1902.
Foro sovraorbitale, R. 1902. Prefrontal! degli ittiopsidi e sauropsidi, R. 1903.
Aniropoidi del museo civico di Genova, R. 1903. Novita craniali equine, R.
1904. Prefrontal! nei mammiferi, R. 1904. Suture ed ossa intraparietal! nei
cranio umano di bambino e di adulto, R. 1904.
Inoltre commemorazioni, necrologi, articoli bibliografici e di vario argo-
mento, e relativi all'Istituto d'Anatomia comparata di Pavia.
UNIONE ZOOLOGICA ITAL.IANA
II disLintivo della U. Z. I. (deliberato dal
Consiglio direttivo) come dalla qui annessa figura
trovasi in vendita presso la Segreteria della U.
Z. I. (IstiLULo zoologico K. Uuiversila di Napoli)
al prezzo di costo h. 3.50. (Aggiungere le spese di
posta L. 0.15). 11 distintivo e in argento con piede
a tergo per raettersi alia boLtoiiiera (volendo si
puo avere anche con spilla a tergo).
I soci che desideraiio fame acquisto si diri-
gano al Segretario della U. Z. I. II distintivo si
da (gratis ai Socii che paghei-anno cinque annate
anticipate.
CosiMO Chbrubini, Amministratorb-responsabile.
Fironze, IDdS. — Tip. L. Niccolai, V^ia Faetua, 44.
MonitoFe Zoologieo Italiano
(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia)
Organo ufficiale deila Unione Zoologica Italiana
DIKKTTO
DAI DOTTORI
6IULI0 CHIARUGI EU6ENI0 FIGALBI
Prof. (!i Anntomia uniaua Prof, tli Anatomia coiiip. e Zoolofjia
neJ R, Istituto di StudI Super, in i<'irenze nella R. Universita di Pisa
Ufficio di Direzione ed Amtninistrazione: Istituto Anatomieo, Firenze.
12 numeri all'anno — Abbuonamento annuo L. 15.
XVI Anno Firenze, Aprile 1905 N. 4
SOMMARIO: Bibliografia : Pag. 85-90.
CoMUNiCAZiONi o^tiGiNALi : Tenchini JL.., Di un emissario anoraalo orbito-
fVoniale. — Fitzorno M., Ricerclie di Morfologia comparata sopra le
Arterie Succlavia ed Ascellare. Selaci. (Con 3 figure). — Marchi E.,
II policerismo negli Ovini. — Pag. 90-110.
Come si devono fare gli originali per le riproduzioni fotomeccaniche (Al-
fieri e Lacroix). (Contmuaz. e fine). — Pag. 111-116.
Unione Zoologica Italiana — Pag. 116.
Avvertenza
Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore
Zoologieo Italiano e vietata la riproduzione.
BIBLIOGRAFIA
Si d(l nolizid soltanto del iavori puhblicati in, Italia.
XV. Vertebrati.
II PARTE ANATOMIC A.
1. Parte Grnerale.
Barpi Ugo. — II passato. il presente e Tavvenire dell'anatomia veterinaria:
Prelezione. — Estr. di pp. 11 d. Giorii. Ippolof/ia. An. 17, 1904, Pi.sn, tip.
Mariotti 1904.
Padula Fabrizio. — Anatomia chirurgica degli arti. Parte I fArto superiove).
— HomaMilano, ISoc. edit. Dante Aliyliicri, 1903, 8" fig., pp. xv, 574.
- 86 -
Romiti Guglielrao. — Manuale di anatomia topografica, con special! applica-
zioni alia chirurgia. — Milano, Soc. edit, lihraria, 1905. In corso di pub-
blicaz.
3. SiSTEMA NERVOSO CENTRALE E PERIPBRICO.
Ascenzi Odoardo. — Critiche ed osservazioni anatomiche suUa regione sotto-
ependimaria del bulbo e del ponte neH'uomo. Con tav. XXII. — Riv. spe-
rim. Freniatria, Vol. 30, Fasc. 2-3, pp. 648-686. Reggio Emilia 1904.
Banchi Arturo. — Studio anatomico di un cervello senza corpo calloso. Con
tav. XXXIV-XLIII e 13 figure nel testo. — Arch. ital. Anatomia ed Em-
briol., Vol. 3, Fasc. 3, pp. 658-749. Firenze 1904.
Barbieri Ciro. — Ricerche sullo sviluppo del midollo spinale negli aufibi. —
Vedi M. Z., XVI, 1, 2.
Barnabb Valentino. — Varieta anatomiche nell'arto toracico (Sistema musco-
lare e nervoso). — Vedi M. Z., XV, 12, 380.
Calo Vittorio. — Ricerche sperimentali sugli effetti della recisione dei tron-
chi nervosi. — Clinica moderna, An. 10, N. 47, pp. 553-564. Pisa 1904.
Cherie-Ligniere Massimo. — Un caso di persistenza del ventricolo di Verga
riscontrato in individuo a ritardato sviluppo generale. Con tav. XIII. —
Riv. sperim. Freniatria, Vol. 30, Fasc. 2-3, pp. 444 448. Reggio-Emilia 1904.
Favaro Giuseppe. — Intorno ad un anomalo abbozzo di Diaphysis cerebri in
Ovis aries L. — Monit. Zool. ital. An. 15, N. 12, pp. 395-396. Firenze 1904.
Favaro Giuseppe. — Le fibre nervose prepiueaii e pineali nell'encetalo dei
mammiferi. Con tav. XLIV-XLVI. — Arch. ital. Anatomia ed Embi'iol.,
Vol. 3, Fasc. 3, pp. 750-789. Firenze 1904.
Giannelli Luigi. — Di un nuovo tascio commissurale trovato nel Diencepha-
lon di embrioni di Seps chalcides. -- Vedi M. Z., XVI, t, 2.
Geronzi G. — Sulla presenza di gangli nervosi iiitramuscolari in alcuni rau-
scoli intrinseci della laringe. — Boll. Soc. Lancisiana Ospedali Roma,
An. 24, Fasc. 1, pp. 256-257. Roma, 1904.
Guerrini Guido. — Sulla funzione della ipofisi : ricerche sperimentali. Con due
tavole. — Sperimentale {Arch. Biologia norm, e patol.), An. 58, Fasc. 5,
pp. 837-882. Firenze 1904.
Mingazzini G. e Polimanti O. — Sugli effetti consecutivi a tagli conibinati
delle radici del midollo spinale : nota sperim. Con 2 tav. — Arch. Fisio-
logia. Vol. 2, Fasc. 1, pp. 75-80. Firenze 1904.
Monaco (Lo) D. e Baldi A. — Sulle degenerazioni consecutive al taglio lou-
gitudiuale del corpo calloso. — Arch. Farmacol. .<iperim. e Sc. afftni, Vol. 3,
Fasc. 11, pp. 474-488 e Fasc. 12, pp. 507-528, con tavole. Roma 1904.
Parlavecchio G. — Di un metodo di cranio-topografia rispondente alle nuove
esigenze della chirurgia. — Policlinico, An. 11, Vol. 11-C, Fasc. 6, pp. 281-
295, con figg. Roma 1904.
Pirone Raflfiaele. — Sulla fina struttura e sui fenomeni di secrezione del-
r ipofisi. Con tav. — Arch. Fisiologia, Vol. 2, Fasc. 1, pp. 60 74. Firenze
1904.
Sergi Sergio. — Le variazioni dei solchi cerebrali e la loro origine segmen-
tale nell' Hylobates. Con tav. 14 e 15. — Ricerche Laborat. Anatomia
norm. Univ. Roma, Vol. 10, Fasc. 3, pp. 189-255. Roma 1904.
Torri T. — Contributo alio studio delle alterazioni dell' ipofisi, consecutive
all'ablazione dell'appai'ecchio tiro-paratiroideo. — Vedi M. Z., XVI, 1, 1.
- 87 -
Vincenzi Livio. — Forma e distribuzione delle cellule nervose nel midollo
allungato dell'uorao. Con tav. 10*-12i. — Ricerche Lahorat. Anat. norm.
Univ. Roma, Vol. 10, Fasc. 2, pp. 137-149. Roma 1904.
4. Organi di sbnso.
Chiarini P. — Chaugements morphologiques que I'on observe dans la retine
des vertebres par Faction de la lumiere et de I'obscurite. 1^ partie : La
retine des poissons et des amphibies. Resume de I'A. — Arch. ital. de
Biologie, Tome 42, Fasc. 2, pp. 303-322, avec figc/. Turin 1904.
Chiarini Piero. — Carabiamenti mortologici die si veriticano nella retina dei
vertebrati per azione della luce e della oscurita. — Bull. Accad. med.
Roma, An. 30, Fasc. 3-4, pp. 75-110, con tav. Roma 1904.
Crevatin F. — I nervi della cornea dei Rettili. — Mei7i. Accad. Sc. htituto
Bologna, S. 6, T. 1, Fasc. 1-2. Bologna 1904.
Finocchiaro Gaetano. — Coutributo alio studio delle terminazioni nervose nelle
papille circumvallate. — Vedi M. Z., XV., 12, 380.
Monesi Luigi. — Osservazioni di anatomia comparata suUe vie lacrimali :
nota prev. — Bull. Sc. med.. An. 76, S. 8, Vol. 5, Fasc. 1, pp. 30-31. Bo-
logna 1905.
Roselli Romeo. — La retina degli uccelli in relazione colla retina umana. —
Bull. Accad. med. Roma, An. 30, Fasc. 5-7, pp. 211-224, con 4 tav. Roma 1904.
Sc.alinci No^. — Ricerche sulla formazione del trabecolato sclero-corneale. —
Vedi M. Z., XVI, 1, 3.
Tornatola S. — Per la storia del vitreo : retlifiche al dott. G. Cirincione. —
Vedi M. Z., XVI, 1, 3.
5. SCHBLBTRO B ARTlCOLAZlONl.
Frassetto F. — Parietali tripartiti in crani umani e di scimmie. Con 13 figure
— Monit. Zool. ital. An. 15, N. 12, pp. 386-394. Firenze 1904.
Garagnani E. — L'asimmetria del cranio nel cavallo. — Ai'ch. P.sich., Neuro-
patol., Antropol. crimin. e Medicina legale. Vol. 25 {S.3, Vol.1), Fasc. 5-6 ^
pp. 725-729. Torino 1904.
Pittaluga Rosetta. — Su un caso di ossa vp^ormiane etmolacrimali e del pa-
lato duro. Con 2 figg. — Atti Soc. romana Antropologia, Vol. 11, Fasc. 1,
pp. 52 55. Roma 1905.
Staurenghi C[esare]. — Due casi di Processus lateralis del clivus d«l dorsus
sellae (W. Gruber) nell'uomo e ricerche comparative nel Canis vulpes.
— Gazz. med. lomharda, An. 63, N. 45, pp. 425-426 e N. 46, pp. 435-438.
Milano 1904.
6. Apparbcchio muscolare.
Buffa Pietro. — Ricerche sulla muscolatura cutanea dei serpenti e conside-
razioni sulla looomozione di questi auimali. — Atti Accad. scientif. Ve-
neto-trentino-intriana, CI. Sc. nat, fis. e matem., N. S., An. 1, Fasc. 2,
pp. 146-228. Con tavole e figure nel te.sfo. Padova /904.
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Con 2 tav. — Mortara, tip. Cortellezzi, 1905, pp. 66.
Sperino Giuseppe o Balli Uuggero. — Intorno a nuraerose variety muscolari
riscontrate uegli art! superiori di un adulto. — Kstr. di pp. 22 d. Alem.
Accad. Sc, Lett, ed Arti Modena {Sez. Scienze), S. 3, Vol. 5. Modena 1004.
Con tavole.
7. ApPARECCHIO CARDIACO-VASCOLARE. MlLZA.
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Bottazzi F. e Ganfini C. — Ricerche istologiche sull'atrio del caore di Emys
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Este (^D') Stefano. — Sui rapporti tra la branca infraorbitalis dell'arteria ma-
scellare interna e il nervo supramaxillaris. — Clinica chirurgica, An. 12,
N. 10, pp. 904-914, con tav. Milano 1904.
Evant (D') Teodoro. — Contributo alia raorfologia e genesi della vena renale
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poli 1904.
Favaro Giuseppe. — Contributo alia angiologia dei Petromizonti. 1° I vasi e
le cavita sanguifere delle lamelle braachiali. 2.° I vasi segmentali del
tronco. 3." Alcune particoiarita concernenti la disposizione dei vasi cau-
dali. — Estr. dipp. 24 d. Atti Accad. scientif. veneto-trentina-istriana, CI. 1,
An. 2 {1905), Fasc. 1. Padova 1905, con figg.
Goggio Erapedocle. — Sulla diversa misura secondo la quale nei rettili adulti
i due archi dell'aorta concorrono alia fonnazione dell' aorta addominale.
Con tav. — Entr. di pp. 7, d. Atti Soc. toscana Sc. nat, Memorie, Vol. 21.
Pisa 1904.
Lucchesi Carlo. — Su una rara anoraalia di direzione anatomica del seno
laterale, con assenza dell'antro mastoideo, in un caso di otite media pu-
rulenta subacuta da influenza con complicanza mastoidea. — Boll, ma-
lattie orecchio, gola e naso. An. 22, N. 5, pp. 97-107, con fig. Firenze 1904.
Bossi Gilberto e Cova Ercole. — Studio morfologico delle arterie dello sto-
maco. Con 30 figure. — A7'ch. ital. Anatomia ed Embriologia, Vol. 3, Fasc. 3,
pp. 566-657. Firenze 1904. Continuaz. e fine.
8. TUBO DIGBSTIVO E GLANDOLB ANNESSE.
Barnabo Valentino. — Brevi considerazioni e ricerche suUa conformazione
dello stomaco umano e di altri mamraiferi a proposito di una rara ano-
malia riscontrata in questo viscere nel Lepus cuniculus. — Boll. Soc
Zool. ital. An. 13, S. 2, Vol. 5, Fasc. 7-8, pp. 227-240. Roma 1904.
Cesaris Demel A. — Di un caso raro di malformazione congenita del fegato.
Con tav. XVII-XVIII. — Arch. Sc. med.. An. 28, Fasc. 3, pp. 397-414.
Torino 1904.
Cherie-Ligniere Massinoo. — Sopra un caso singolarissimo di arresto di svi-
luppo del tubo intestinale determinante uno strozzamento interno in un
bambino di nove anni. — Monit. Zool. ital., An. 15, N. 11, pp. 357-366-
Firenze 1904.
Fusari R. — Sur les phenomenes que I'on observe dans la muqueuse du ca-
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Fusari R. — Contribution a I'etude de la forme et de la disposition des vil-
losites intestiuales chez I'homme. Avec une planche. — Arch, ital Biolo-
gie, Tome 42, Fasc. 1, pp. 63-77. Turin 1904.
Goggio Evipedocle. — Intorno alle prime fasi di sviluppo del pancreas nel
Discoglossus pictus. — Vedi M. Z., XVI, 1, 2.
- 89 -
Lionti Girolamo. — Sul modo di comportarsi della secrezione pancreatica
negli animali smilzati : ricerche citologiche. — Riforma medica, An. 20,
N. 50, pp. 1SS11382. Palermo-Napoli 1904.
Marrassini Alberto. — Sopra alcune particolariti di struttura del pancreas,
considerate specialmente in rapporto al feiionieno della secrezione eso-
crina. — Clinica moderna, An. 10, y. 43, pp. 509-516. Pua 1904.
Marzocchi Vittorio. — Sui processi rigeuerativi uelle ghiandole sottomascel-
lari del eoniglio, innestate. — Vedi M. Z., XVI, 1, 2.
Pensa Antonio. — Osservazioni sulla distribuzione dei vasi sanguigni e dei
nervi nel pancreas : nota riassuntiva. — Boll. Soc. med.-chir. di Pavia,
1904, N. 3, pp. 161-116, con tav. Pavia 1904.
Savagnone Ettoro. — Contributo alia conoscenza della fisio-patologia della
ceilula pancreatica : ricerche citologiche. — Riforma medica, An. 20, N. 50,
pp. 1377-1380. Palermo-Napoli 1904. Continua.
Sereni Samuele. — Ricerche sul t nebenkern » delle cellule pancreatiche. —
Eatr. di pp. 44 d. Boll. Soc. Lancisiana Ospedali Roma, An. 24, Fasc. 2.
Roma 1905, con tavole.
Tarozzi Giulio. — Osservazioni anatomiche ed embriologiche sopra 11 lega-
meiito triangolare siuistro del fegato. — Vedi M. Z., XVI, 1, 3.
Vram Ugo G. — Un quarto molare in un cranio di Cercocebus. — A/ti Soc.
romana Antropoloyia, Vol. 11, Fasc. 1, pp. 47-48, con fi(j. Roma 1905.
9. ApPARECCHIO POLMONAUB. BrANCHIB. TlMO. TiROIDB.
Distefano Salvatore. — SuUe alterazioni cadaveriche degli elementi del timo.
— Riforma medica. An. 20, N. 41, pp. 1131-1133. Palermo-Napoli 1904.
10. Apparbcchio uro-qenitale. Capsule S(irrhnali.
Arcangelis (De). — Contributo alia studio dell'origine dell'iraene. — Vedi M. Z,
XVI, 1, 2.
Arcangelis (De) E. — Sulla istografia doll'iraene imperforato. — Arch. Oste-
tricia e Ginecologia, An. 11, N. 11, pp. 641-658, con tat). Napoli 1904.
Ferrata Adolfo. — Contributo alio studio della fisiologia del rene : ricerche
microscopiche. — Estr. di pp. 11 d. Riforma tnedica. An. 19, N. 32. Na-
poli 1903. Con figg.
Giacomini Ercole. — Contributo alia conoscenza delle capsule surrenali dei
Ciclostomi : 5ulle capsule surrenali dei Missinoidi. — Rendic. ^S'e.v.s. Accad.
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Marchesini R. — Sullo stato semiembrionale degli organi genito-oriuari del
pulcino appena nato : nota prev. — Boll. Soc. Zool. ital.. An. 13, S. 2,
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Mori A. — Mancanza del rene, dell'uretere e dell'arteria renale sinistra. —
Rendic. Accad. med. Pisa, seduta 5 fehbraio 1904, in : Giorn. ital. Sc. med.,
Afi. 2, N. 4, pp. 52 53. Pisa 1904.
Niosi Francesco. — L'ovaio, I'utero, la tromba di Falloppio negli avvelena-
menti da arsenico, mercurio, alcool e qualche cenno intorno al processo
tisiologico di distruzione del pareiichima ovarico. — Annali Ostetricia e
Ginecologia, An. 26, N. 6, pp. 677-702, con tar. Milano 1904.
Paladino G. — Sur la regeneration du parenchyme et sur le type de structure
de I'ovaire de la femelle du dauphin. — Vedi M. Z., XVI, 1, 2.
- 90 -
Pellegrini Augusto. — Ematotnetra ed ematosalpinge unflaterali a destra in
utero doppio ; assenza contemporanea del rene e dell'uretere dello stesso
lato. Con 2 tav. — Estr. di pp. 21 d. Ginecologia, An. i, Fasc. 23. Firenze
1904.
Pende N. — Contributo alio studio della innervazione delle capsule surrenali.
Con tav. 13*. — Ricerche Laborat. Anatomia norm. Univ. Roma, Vol. 10,
Fasc. 2, pp. 151-188. Roma 1904.
Kaineri G. — II tessuto elastico nell'utero vuoto e nell'utero gestante. —
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Sfameni Pasquale. — Sulle terminazioni nervose nei genital! femminili esterni
e sul loro significato morfologico e funzionale. — Vedi M. Z., XVI. 1, 4.
VeccM (De) Bindo. — Due casi di arresto di sviluppo unilaterale del rene.
— Rendic. Accad. Soc. med.-chir. Bologna, in: Boll. Sc. med., An. 75, S. 8,
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11. Tbratologia.
Biagi Nello. — Di \m amorfo dello spazio retto-coccigeo. — Policlinico, An. 11,
Vol. 11-C, Fasc. 10, pp. 445-467, con ftgg. Roma 1904.
Gavani Giusto. — Deformity del pollice : eziologia e patogenesi. — Bull. Sc.
med., An. 76, S. 8, Vol. 5, Fasc. 2, pp. 66-73, con figg. Bologna 1905.
Longo Lu. e Schenardi Fausto. — On caso di estrofia vescicale con epispa-
dia operato. — Venezia, tip. Pellizzato, 1904, 8°, pp. 8.
Oliva L. A. — Contributo alio studio delle mostruosita fetali. — Rendic.
X Riunione ann. Soc. ital. Ostetricia e Ginecol., An. 7, Vol. 2, N. 4, pp. 173-
174. Napoli 1904.
COMUNICAZIONI ORIGINALI
Di un emissario anomalo orbito-frontale
NoTA DEL Prof. L. TENCHINI
ft vietata la riprodiizione.
II particolare anatomico, di cui e oggetto questa Nota, fu da
me rilevato in uno dei crani, dai quali trassi i materiali per lo studio
rccentemente pubblicato sugli emissari nella " squama frontalis ,,
dell' uomo adulto (^).
Non parvemi di dover comprenderlo allora fra le variazioni
(') L. Tenehiui. — Sulla presenza ci canali emissari nella « squama frontalis n cleU'uoino
adulto. (Monitore zooloyico ilaliano. Anno XV, n. 8. Firenze, I'JOl).
- 91 -
che furono argomento di quelle ricerche, si che non.ne teoDi pa-
rola, riserbandomi di riferire a parte, come faccio ora, il fatto colla
maggiore possibile precisione, almeno nella sua essenza.
Voglio dire di un canale intraosseo, il quale dalla cavita orbi-
tale di destra si prolunga nella cavita cranica, trascorrendo nella
diploe dell'osso frontale.
L'esempio di cosi fatta anomalia mi venne offerto dal teschio
fortemente brachicefalo di un uomo d'anni 29, e poiche parverai
meritevole di ricordo, ne registrai questi maggiori appunti.
II canale presenta un orificio orbitale a forma circolare, il quale
si trova nella parete superiore dell'orbita, alia distanza di mm. 4
dal suo contorno libero, e subito dietro il foramen supraorbitale,
qui ben circoscritto. Un sottile specillo puo esservi facilmente in-
trodotto, e questo, impegnato nella apertura, si dimostra inclinato
in basso e leggermente all'avanti verso I'angolo superiore interno
deH'orbita, dove si avverte una fovea trochlearis abbastanza ben
delimitata da due tenui spine scheletriche, poste immediatamente
sotto ed air interno del foramen supraorbitale.
Osservando piii da vicino poi roriflcio, di cui si parla, rilevasi
ancora una dolce incavatura, che muove daH'orificio stesso per di-
rigersi in avanti verso la fovea trochlearis, essendo essa divisa dal
foramen supraorbitale mediante un delicate rialto osseo a forma
semilunare.
All 'apertura orbitale succede il canale propriamente detto. Esso
e innanzi tutto reso evidente da una robusta e grossa setola, dol-
cemente spinta dal basso all'alto verso la cavita del cranio.
La dimostrazione riesce quanto mai evidente, poiche con tutta
facilita viene fatto di penetrare nella cavita stessa a canto della
crista frontalis, in questo case incavata a doccia per costituire
parte integrante del sulcus sagittalis.
Da un prime esame risulta che il canale, tutto compreso nella
meta destra dell'os frontale, ha una lunghezza abbastanza conside-
revole, e che presenta una direzione convergente in alto verso il
piano sagittale. Cosi, infatti, e facile dedurre dalla posizione dei
due estremi deha setola introdotta, i quali distano fra lore, in linea
retta, di quasi quattro centimetri.
A queste prime generiche constatazioni di fatto altri dati mi
riusci di aggiungere. E questi rilevai mettendo alio scoperto il ca-
nale col rimuovere, sulla guida della setola o a piccoli colpi di seal-
- 92 -
pello, per un breve tratto inferiore la tavola interna e per il rima-
nente la tavola esterna dell'osso.
Allora fii possibile precisare innanzi tutto che il condotto tra-
scorre fra mezzo alia diploe nettamente distinto e circoscritto da
un sottile straterello osseo compatto, e poi che non tiene un de-
corso secondo una sola linea retta convergente daH'orificio endorbi-
tale aU'oriflcio endocranico, sibbene si manifesta sinuoso.
E cosi per una prima porzione di circa tre centimetri sale dalla
parete superiore dell'orbita, formando una dolce curva a concavita
volta air interne ed essendo in principio addossato alia lamina or-
bitale dell'osso frontale. Poscia si ripiega ad angolo ottuso (di 120o
circa) verso la linea mediana, ed in questa seconda porzione si pro-
lunga rettilineo in alto per oltre un centimetro, finche, ripiegandosi
bruscamente verso I'endocranio, si dischiude nella cavita cranica.
Pochi millimetri di decorso rappresentano quest' ultima sezione del
condotto, il quale, pertanto, calcolato nel suo complesso, misura una
lunghezza di quasi cinque centimetri.
In quanto a larghezza si puo dire che il canale, considerate
nel suo complesso, ha un diametro medio di mm. 2, diametro il
quale e leggerissimamente minore presso lo sbocco cranico e supe-
riore in corrispondenza della cavita orbitale, si che il condotto va
alquanto allargandosi d'alto in basso.
Un ultimo particolare finalmente consiste nella presenza di una
breve via derivativa presso il punto in cui il canale cambia di di-
rezione. Qui esse fornisce un canahcolo secondario, rettihneo, che
si mantiene distinto ed indipendente solo per poco piii di mezzo
centimetro, perche poi si riunisce col tronco generatore, conforme-
mente a quanto accade spesso di osservare fra le vene nolle forme
anastomotiche per vasi aberranti.
L'orificio endocranico, inline, si trova alia distanza di cent. 3.5
dal punto in cui Tapoflsi cristagalli si confonde colla parete frontale,
e a 4 mm. all'esterno del sulcus sagittahs, verso cui una tenue
doccia muove dal contorno circolare dell'orificio, il quale presenta
il diametro di un millimetre.
Nessuna notizia particolare posso fornire intorno al tesohio, che present6 la varietk di cui qui si
(liscorre. fi registrato nella coUezione dei Normali del mio Museo (Sez. A, n. 185) colla semplice in-
dicazione di giovane d'anni 29 del contado pavese.
Nel suo complesso il teschio 6 di bella forma, n6 molti fatti nutevoli sono da rilevarsi. Vi si av-
verte, pern, la mancanza assoluta dei foramina pariefalia, 1' iiiipermealiilita del foramen caecum, e la
grandu accentua^ione bileterale dei solclil di)vuti ai seui di Brechet. Quivi I'osso 6 inravato profon-
damente e per trasparenza si vede assai bene il decorso dei solchi liinitati superiormente dalla sola
lamina esterna, fatta esilissima, della parete cranica.
II teschio non pesa che g. 550 ed ha un indice cefalico di 87.
- 93 -
La varieta descritta piu sopra mi sembro degna di menzione
anzi tutto perche, a quel che ne so, la credo, cosi com' e, affatto
nuova, e poi perche, rappresentando essa una larga via di comu-
nicazione vascolare fra I'esocranio e Tendocranio, appare per se
stessa importaute.
II Calori, colla indicazione di forami medio-frontali e canali
fronto-frontali corrispondenti ('), descrisse due emissari nella meta
sinistra del frontale di un fanciullo d'anni 8, i quali, decorrendo
nella diploe dell'osso, riuscivano bensi a mettersi in rapporto col
sulcus sagittalis come nel mio case, ma sull'esocranio finivano I'uno
al di sopra della bozza nasale sinistra, I'altro al di sopra della in-
cisura sopra-orbitale sinistra.
Questo e 1' unico case, che trovai registrato nella letteratura
anatomica, il quale abbia analogia con quelle da me ora descritto.
Egli e che, infatti, a prescindere dalle differenze di decorso, e di po-
sizione del canale entro I'osso, si deve pur sempre anche nel mio
sostanzialmente riconoscere un esempio di vero e proprio emissario
in soprannumero della regioue frontale, emissario che amai precisare
coU'appellativo di orbito-frontale.
Ne si puo dire affatto che esso rappresenti, in qualche mode
esagerato o insolitamente conformato, quel forame e canale nutrizio,
che di consueto si riscontra sul fondo del foro o della incisura so-
praorbitale, perche esso esiste qui coi suoi caratteri normali, indi-
pendentemente dal canale anomalo descritto. II quale, a mio cre-
dere, dovendo servire ad accogliere una vena serpeggiante nella
diploe del frontale (vena dijyloetica frontalis), metteva in comunica-
zione diretta il sinus sagittalis superior colla vena ophthalmica su-
perior, assumendovi il sangue un decorso a direzione esocranica,
quale si osserva nei veri emissari,
Aggiungo, per essere comploto, che, mettendo a nudo la diploe
in tutta I'estensione della squama frontalis, non vi riconobbi altra
traccia di canali diploetici, tranne una a sinistra di un condottino
male definite, situate sopra e dietro ifuello preso in considerazione
in questa Nota.
Dairistituto di Anatomia umana
della R. Universita di Parma — Marzo 1905.
(') L. Caloi'i. — Sopra uq notuhile aumento nuinerico dei t'orami e caoali emissari del cranio
nmano. (Se:. V, Tornio V delle Memorie dellu R. Accadenna delle Sctenze dell' Istituto di Bologna,
Bologna, 1S95).
94
ISTITUTO ANATOMICO DEM. A K. ONIVEBSITA. DI SASSARI DIRETTO DAL PROF. G. S A L V I
DoTT. MARCO PITZORNO
1" SBTTOUE E LIBERO DOCENTF.
Kicerche di Morfologia Comparata sopra le Arterie Succlavia ed Ascellare
SELACI.
(Con tre figure)
I^ vintata la riproduzione.
Continuo le mie ricerche sulla morfologia comparata delle arte-
rie succlavia ed ascellare, ed ora riassumo i risultati delle osserva-
zioni fatte sui Selaci C).
Di quest'ordine ho esaminato le tre seguenti specie : Squat in a
angelus, Selache maxima e Mustelus vulgaris. In tutti gli
individui ho praticato le iniezioni colla massa di Teichmann, e se-
condo il metodo di Mayer, spingendo cioe la massa daH'arteria cau-
dale, ed arrestando lo stantuffo della siringa allorche si presentava
ripiena Ta. oftalmica, o le aa. cerebrali che previamente mettevo
alio scoperto.
Come molto opportunamente fa osservare Carazzi C), la no-
menclatura del sistema circolatorio dei Selaci, e grandemente
difettosa, poiche ben poche notizie si hanno sulla loro circolazione,
e gli studiosi valendosi della nomenclatura della quale si serve la
anatomia dei vertebrati superior!, ed in specie dei mammiferi hanno
dato dei nomi ad arterie che non hanno niente di comune coi vasi
omonimi di quest'ultimi.
Seguendo gh AA. ho chiamato arteria succlavia quel tronco
piuttosto robusto che originatosi dall'aorta va coi suoi rami termi-
nal! ad esaurirsi nella pinna toracica. Gh individui di quest' ordine
non hanno una clavicola distinta, percio sarebbe difficile assegnare
un limite esterno a questo vaso, pero in tutti esiste una cartilagine
(') Le parti di queste I'ioercbe eik |iubblicate sono le seguenti: Parte I. Mammiferi. in Arch, di
Anat. ed Emb. Vol. U, Fasc. I, ]9o:i; Parte TI. Uccelli in Atti della Societa Tosc. di S. N. Vol. XX,
li)'J4, Sono in corso di prejiarazione le parti che riguardano gli anfibi, i reltili ed i pesci ossei.
(-) Carazzi — Sulla circolazione arteriosa cardiaca ed esofagea dello Scyllium catulus,
in Internationalen Monat. (ur Anat. and. Physiologie, Bd. XXI, 1904.
- 95 -
chiamata cartilagine coracoide, e che funziona da cinto scapo-
lare, la quale presenta un canale per il quale passa I'a. succlavia:
attraversato questo canale il tronco brachiale diventa esterno
rispetto al tronco e raggiunge la porzione libera deila pinna. Col
nome di a. succlavia si puo quindi benissimo intendere quel vaso
che originatosi dall'aorta si esiejide fino al foro coracoideo.
Nei Selaci non si puo parlare di una vera a. a see Hare, poi-
che il tronco brachiale dopo aver attraversato il canale coracoideo,
non si porta, almeno nelle specie da me esaminate, direttamente
all'ascella, ma all'uscita dal canale coracoideo e dorsale rispetto alia
pinna, laonde per diventare ventrale deve circondare cranialmente
il margine della pinna. Per non pregiudicare il significato che que-
sto vaso puo avere e da preferirsi alia denominazione di a. as cel-
lar e quella di ramo terminale dell'a. succlavia, come fa precisa-
mente Hyrtl.
Per quanto riguarda la conoscenza del tronco brachiale dei Se-
laci, ben poco si trova nella letteratura, se si fa eccezione, per
quanto possiamo apprendere dai lavori di Hyrfcl (''-) e di Parker (^),
poiche gli A A. che si sono occupati del sistema circolatorio dei
pesci cartilaginei hanno piu specialmente preso di mira la circola-
zione cardiaca, e su di quella hanno principalmente esfeeso le loro
ricerche. Cosi abbiamo il bellissimo lavoro di G. H. Parker e Fe-
derica R. Davis (') sulla circolazione cardiaca della Raja erina-
cea, Charcharias littorales, ed Amia calva, ed un altro non
meno pregevole di Carazzi (') sulla circolazione arteriosa ed esofa-
gea dello Scyllium catulus, non che qualche altro di minor im-
portanza.
Hyrtl (") da un'ampia descrizione dell'a. succlavia in Torpedo
marke e Raja clavata. In Torpedo, secondo questo autore, I'a.
succlavia origina dall'aorta immediatamente dopo I'a. coeliaca-
mesenterica, e prima che raggiunga il canale scavato nella carti-
lagine coracoidea da un ramo che Hyrtl chiama ramus cardiacus
superior per lo stomaco, ed un'arteria spermatica; poscia da
dei rami muscolari ai muscoh del tronco. Avanti che penetri nel
(1) Hyrtl. — Das arterielle Gefiissysteiu der Kocheu, in Denks. Math. Naturii. CI. Ak. Wiss.
Wien 15, p. I, 1858.
(*) — Die Kopfarterien der Ilaifiisciie. Idem, pa^'. 263, 1872.
O Parker T. I. — On the Blood Vessels of Miisfelus Antarticus, n rhilosojihical Transa-
ctions of the Royal Society of London, vol. 177, part. I, 1887.
(') G. II. Parker i; Fed. K. Davis. — The Hloixl Vessels of the Heart in Cliarcharias. Kaja
and Amia, in Prooc. Boston Soc. ii. 29, 1899.
(^) Carazzi. — L. c.
(•) Hyrtl. — L. c.
- 96 -
canale coracoideo I'a. succlavia da altri tre rami: uno esterno, uno
medio ed uno interno, ii primo dei quali si distribuisce ai muscoli
del torace, il secondo all' ultimo arco branchiale, ed il terzo infine
che si divide in parecchi rami per i muscoli addominali, alcuni dei
quali Hyrtl impropriamente chiama arteriae epigatricae. Dopo
aver dato questi rami I'a. succlavia penetra nel canale sopradetto,
e si divide in due rami terminali i quali si distribuiscono alia pinna
toracica.
In Raja, serapre secondo Hyrtl, I'a. succlavia origina dalla
aorta prima che questa riceva le ultime arterie branchiali. A 5 cm.
dalla sua origine I'a. succlavia emette due rami dei quali uno
volto cranialmente che penetra nel canale vertebrale, ed e un Ra-
mus spinalis; I'altro e volto caudalmente e si distribuisce alia
ovaia. Piii aU'esterno I'a. succlavia emette un terzo ramo che a
sua volta si divide in due altri rami dei quali uno si distribuisce
ai muscoh spinali per unirsi al plesso spinale ventrale. Proseguendo
nel suo decorso I'a. succlavia da alcuni altri rami muscolari e po-
scia penetra nel canale scavato nella cartilagine coracoide, per divi-
dersi poi in due i"ami terminali che si distribuiscono aha muscola-
tura della pinna toracica.
Parker (^) a proposito della a. succlavia in Mustelus An-
tarticus cosi si esprime: " The subclavian arteries (Plate 34, flg. 1
and 2, and Plate 35, flg. 6, subcl. A.) are comparatively small ves-
sels, arising one on aech side from the dorsal aorta immediately
cephalad of the junction with it of the fourth pair of epibranchial
arteries. Each subclaviam passes outwards with a shght ba-ckward
inclination, and, at about the junction of the cardinal with the
precaval sinus (vide infra, pp. 728 and 729, fig. s. 1 and 2, Card.
S., Pr. Car. S.) turn forwards and downwards, and divides in two
arteries, the branchial and the hypobranchial.
The origin of the subclaviam from dorsal aorta, is worthy of
notice since in the higher vertebrata the corresponding vessels al-
ways arise from an aortic arch „.
Ecco come si presentava I'arteria succlavia nolle tre specie
da hjO esaminate.
Squatina angelus 9
L'arteria succlavia origina dall'aorta immediatamente all'indie-
tro del fondo del sacco pericardiaco, prima ancora della confluenza
(I) Parker T. J. — Loc. cit.
- 97 -
del IV arco branchiale sull'aorta; in questa specie anzi IV arco
branchiale ed arteria celiaca s'inconfcrano sullo stesso punto del-
I'aorta. Dalla sua origine quest'arteria si dirige lateralmente, e ri-
piegandosi alquanto cranialmente incrocia la faccia interna della
cartilagine coracoide flno a raggiumgere il canale scavato nel suo
spessore ; attraversa questo canale, arriva alia superficie dorsale dei
pezzi basali della pinna pettorale, e dopo aver circondato il margine
a.c^
Fit'. I Squatina angelus. (Sc tie in a)
ao., a. aorta — a. cor., a. coracoidea — a. oe., a. oesopbagea — as., a. subclavia atil,
a. thoracica dorsalis — as. arteriascapularis — rt. ramus teminalis della succlavia
— a., anastomosi the race thoracica — t., suo ramo collateral e.
craniale del propterigio, si ripiega caudalmente raggiungendo la su-
perficie ventrale o inferiore della pinna pettorale nella quale si di-
stribuisce coi suoi rami termiiiali. Tralasciando i numerosi rami che
nascono da quest'arteria allorche essa ha raggiunto la faccia ven-
trale della pinna, I'a. succlavia da origine ai seguenti due rami :
a) un' arteria thoracica dorsalis,
h) un' arteria scapulans.
L'arteria thoracica dorsalis origina dalla succlavia a circa
6 cm. dalla sua origine, dopo breve tratto si approfonda nei mu-
scoli del dorso, e con decorso longitudinale, diretta caudalmente si
estende per la massima i)arte nel torace distribuendosi ai muscoli
della regione.
L'arteria scapularis origina dalla succlavia quandu essa ha
attraversato il canale della cartilagine coracoide, decorre sulla su-
perficie dorsale del propterigio diretta aU'esteruo sino a raggiun-
- 98 -
gere il margine laterale della pinna. Quest'arteria si distribuisce alia
faccia dorsale della pinna.
II sistema della succlavia si trova coUegato al sistema ipo-
branchiale mediante un'anastomosi tiasversale che puo essere chia-
mata anastomosi coraco-thoracica. In questa specie dal si-
stema delle ipobranchiali laterali originano due grosse arberie ipo-
branchiali, sirametricamente disposte, con decorso longitudinale che
continuandosi ai lati del pericardio formano le due a a. coracoidee.
Queste due arterie situate una per ciascun lato, incrociano la car-
tilagine coracoide rispettiva, e poi si continuano, dirette caudal-
mente, nella parete muscolare ventrale unitamente alia vena la-
terale. Quest'arteria che decorre neilo spessore della parete ven-
trale del corpo, con decorso longitudinale, potrebbe benissimo venir
chiamata a. thoracica ventralis in opposizione'all'altra che de-
corre suUa parete dorsale, e che nasce dall'a. succlavia come ho
precedentemente descritto.
Poco dopo la sua origine I'a. ipob ranch iale da una robusta
a. oesophagea che si distribuisce all'esofago, e piu caudalmente
I'anastomosi coraco-thoracica. E questa un'arteria coliocata
trasversalmente suUa faccia interna della cartiiagine coracoide, e che
fa communicare la circolazione ipobranchiale e I'a. thoracica ven-
tralis coll'a. succlavia prima del suo ingresso nel canale cora-
coideo. Ha una lunghezza di 3 cm. ed un calibre che e alquanto
maggiore di quelle della succlavia, quando essa sta per attraversare
il canale coracoideo. Quasi immediatamente prima di unirsi all'ar-
teria succlavia I'anastomosi coraco-thoracica emette un ro-
busto ramo collaterale, il quale con»direzione longitudinale e diretto
caudalmente, e decorrendo parallelamente al margine interne del
metapterigio della pinna invia sulla faccia dorsale di questo le sue
diramazioni terminali. Questa arteria si estende sin quasi all'angolo
posteriore ed interne della pinna.
Mustelus vulgaris 5
L'arteria succlavia in questa specie origina dall'aorta immedia-
tamente al disotto del fondo del sacco pericardiale, e precisamente
da quel tratto che e compreso tra la confluenza del III e IV arco
branchiale, si dirige quindi caudalmente ed aU'esterno fino a rag-
giungere il margine inferiore della cartiiagine coracoide, che segue
per un breve tratto, dopo di che penetra nel Ibro che attraversa
questa cartiiagine.
- 99 -
Durante questo tragitto I'a. succlavia d^ i seguenti rami col-
lateral! :
a) un'arteria thoracica dorsalis,
b) un'arteria che si distribuisce alia faccia dorsale
della pinna (a. scapularis).
L'a. thoracica dorsalis e perfettaraente identica per decorso
e distribuzione alia corrispondente aiteria della specie precedente.
Essa ha un decorso longitudinale sulla parete dorsale del corpo im-
mediatamente al disotto del peritoneo per distribuirsi ai muscoU
della regione.
L' arteria che si distribuisce alia faccia dorsale della
pinna (a. scapularis) origina daH'arteria succlavia ad un centi-
metro all'esterno della precedente. Si dirige con decorso sinuoso al-
I'esterno e caudalmente, raggiunge la radice della pinna toracica,
ove si divide in due rami i quail si distribuiscono sulla sua faccia
dorsale.
Aa. coracoidea e thoracica ventralis. — Come nella spe-
cie precedente, il sistema del tronco brachiale e in rapporto intimo
col sistema delle arterie ipobranchiali. A differenza della specie pre-
cedente, invece di due arterie ipobranchiali distinte se ne ha una
sola ventrale e mediana, la quale dopo breve tratto si divide in due
rami che formano le a a. coracoidee dei due lati. Queste hanno
un decorso alquanto obbliquo verso Testerno ed in basso, raggiun-
gono il margine craniale della cartilagine coracoide, incrociano la
sua faccia interna e si continuano nella parete ventrale del corpo
unitamente alia vena laterale, formando l'a. thoracica ventralis.
Anastomosi coraco-toracica. — L' arteria thoracica -ven-
trahs e l'a coracoide comunicano colla succlavia a mezzo dell' a-
nastomosi coraco-thoracica. Questa e un'arteria collocata tra-
sversalmente salla faccia interna della parete del corpo lungo il
margine caudale dell' osso coracoide, ha un calibre quasi identico
alia thoracica ventralis ed una lunghezza di circa 2 cm., coha
sua estremita interna si unisce alia succlavia quasi immediatamente
prima che questa penetri nel canaie coracoideo, e coll' estremita
esterna all'a coracoide quando essa sta per diventare a. thora-
cica-ventralis. L'anastomosi coraco-thoracica durante il suo
decorso d^ un sottile ramo collaterale muscolare per i muscoli del
tronco.
Ramo terminale del tronco brachiale. — II ramo termi-
nale del tronco brachiale si comporta alio stesso modo della specie
precedente. Dopo aver attraversato il canaie scavato nello spessore
- 100 -
della cartilagine coracoide, raggiunge la superficie dorsale dei pezzi
basali della pinna pettorale, circonda quindi il margine craniale di
questa e si ripiega caudalmente adagiandosi sulla superficie ven-
trale od inferiore della pinna alia quale si distribuisce.
O'. e^yr
._ au
Fig. II. Mustelus vulgaris.
as. a. aorta — a. cor. a. coracoidea — III e IV arteriae branchiales — as. a. subolavia — atd. a.
thoracica dorsalis — as. a. soapularis — a. anastoinosi coraco-thoracica — rm, ramus luuscolaris —
rt. ramus tenninalis d^ira. subclavia — at v. a. thoracica-ventralis.
Selaclie maxima (*)
In questa specie i due sistemi dell'arteria succlavia e dell'a.
ipobranchiale si compenetrano I'uno nell'altro in modo tale, che
quell'arteria che nelle specie precedenti ho descritta col nome di a.
thoracica ventralis sembra essere non gia la continuazione di-
retta dell'a. ipobranchiale, ma la continuazione diretta dell'a.
succlavia.
L'arteria che deve fornire i rami che si distribuiscono all' arte
thoracico (a. succlavia) si origina immediatamente all'indietro del
fondo del sacco pericardiaco in corrispondenza del IV arco bran-
chiale. Dal suo punto d' origine quest' arteria si dirige lateralmente
ed adagiandosi sulla cartilagine coracoide descrive una curva a con-
cavita rivolta verso il cranio, e proseguendo sempre ah' esterno si
(*) L'esemplare da me csaininato misurava oltre tre metri di lunjrhezza e lormo anche oggetto di
studio al Chiarissimo Prof. D. Carazzi per il suo recente lavoro : « Sul Sistema arterioso di SeJache
maxima e di aitri Squalidi ecc. In Anatomischer Anzeiger, XXVI Band, lfe05.
- 101 -
anastomizza coll' a. thoracic a ventral is. Da questa arteria origi-
nano i seguenti rami coUaterali:
a) a. thoracica dorsalis,
b) a. brachialis.
L'a. thoracica dorsalis origina dalla convessita descritta
deira. succlavia a circa 10 cm. all' esterno della colonna verte-
brale, e con decorso sinuoso si dirige caudalmente percorrendo lon-
gitudinalmente la parete dorsale del corpo immediatamente al di
sotto del peritoneo, distribuendosi ai muscoli della regione.
L'a. brachialis origina dall' arteria succlavia dope la prece-
dente ed aU'esterno ; ha un calibre relativamente piccolo, attraversa
il foro scavato nella cartilagine coracoide e raggiunge la faccia ven-
trale od inferiore dell'arto al quale si distribuisce.
Arteria coracoidea e thoracica ventralis. — In questa
specie si ha, come in Must el us, un'unica a. ipnbranchiale, vontrale
e mediana clie dope breve tratto si divide in due rami terininali
che sono le due arterie coracoidee del due lati. Ciascuna arteria co-
aa.. -
ad-
g---^^<^^
04^--
Fig. III. Selachc niaxinifl.
a. tv. a. thoracica ventralis — a o. a. aorta — a. ipo. a. iiiobranchiale — a. cor. a. coracoidea —
as. a. suliclavia — b. e c. rami ili l)iforcazioiie dell'a. coracoidea -;- a. anastomosi coraco-thoracica
— a. til. a. thiirarioa dorsalis — a ax. a. brachialis — as. a. scapularis.
racoidea giunta in corrispondenza dolla cartilagine coracoide si di-
vide in due rami, dei quali I'esterno (fig. Ill c) oltrepassa la carti-
- 102 -
lagine coracoide, si continua quindi nella parete ventrale del corpo
e con decorso caudale diretto longitudinalmente segue la vena late-
rale accompagnandola nel suo decorso, e questa 1' a. thoracica
ventral is che abbiamo trovato nolle specie precedenti. L'altro ra-
mo, il mediale (fig. Ill b) continua il decorso dell' a. coracoide, e
diretta serapre caudalmente raggiunge I'a. succlavia anastomizzan-
dosi con essa. Tra questi due rami di biforcazione dell' a. cora-
coide e pii^i propriamente tra il punto in cui a. succlavia ed a.
coracoide si anastomizzano, ed il punto in cui s'inizia I'a. tho-
racica ventralis esiste un tratto anastomotico (fig. Ill a) che fa
comunicare la circolazione del sistema della succlavia con quelle
delle ipobranchiali, questa arteria anastomotica corrisponde senza
dubbio air anastomosi coraco-thoracica delle specie precedenti.
Forse ad un esarae superflciale potrebbe sembrare che uno dei due
lati b c del triangolo arterioso abc piii propriamente corrisponda
air anastomosi coraco-thoracica, pero se poniamo mente all'o-
rigine deU'a. scapularis vediamo come essa sia una collaterale di
questo tratto, precisamente come avviene in Squatina. Quest' ar-
teria scapularis origina dall'anastomosi coraco-thoracica, si di-
rige caudalmente e va a distribuirsi alia faccia dorsale della pinna.
In queste tre specie I'a. succlavia ha in tutte la stessa di-
sposizione fondamentale. Essa origina dall'aorta, o in corrispondenza
della confluenza del IV arco branchiale, oppure piia cranialmente tia
la confluenza del III e IV, mai avanti del III o dopo del IV. Anche
Hyrtl ebbe ad osservare la stessa disposizione, poiche in Torpedo
trovo che I'a. succlavia originava dall'aorta immediatamente dopo
I'a. coeliaca-mesenterica ed in Raja prima che I'aorta riceva le
ultimo arterie branchiali. Anche Parker trovo, come abbiamo visto,
che in Mustelus le aa. succlavie lianno la stessa origine.
Considerate nel suo complesso il sistema della succlavia nei
Selaci e molto semplice. Dalla sua origine il vaso si dirige ester-
namente decorrendo sulla superficie interna della parete del corpo,
sine a raggiungere il foro coracoideo, descrivendo in generale una
piccola curva a concavita rivolta verso il cranio, attraversa quindi
il foro coracoideo e col suo ramo terminale va a distribuirsi alia
pinna toracica, e prevalentemente sulla sua superficie ventrale. Du-
rante questo decorso da dei rami collaterali che si distribuiscono
in modo speciale ai muscoli del torace, altri rami poi come ebbe
a trovare Hyrtl alio stomaco, come pure qualche ramo spinale.
- 103 -
Pero cio che rende interessante i Selaci per Targomento chc
c'interessa, mi sembra che sia la connessione del sistema della
succlavia con quello dell' a. ipobranchiale. Quel vaso che io ho
descritto col nome di a. thoracica vent rails, e che 6 costante
in tatte le specie da me esaminate, non vi e dubbio che per posi-
zione e rapporti sia perfettamente omologo aU'a. mammaria in-
terna dei mammiferi ed all' a. thoracica interna degh uccelh.
Quest' arteria, in queste due classi di vertebrati, e una collaterale
dell'a. succlavia, nei Selaci invece e la continuazione diretta
dell'a ipobranchiale. Tuttavia la sua indipendenza non e assoluta
poiche in tutte le specie esiste un'intima coimessione col sistema
della succlavia, e questa ci e appunto data dall'anastomosi co-
raco- thoracica.
Sassari, dicembre 1904.
R. ISriTUTO AGKARIO SUPERIOUE IN PERUGIA. — LABORATURIO DI ZOOTEONIA.
EZIO MAKCHI.
II policerismo negli ovini
t; vietata la riproduzione
La dott. sig. Elisa Norsa, iUustro in questo periodico (^), nno
scheletro di Cavicorne con 4 corna disseppelhto nell'appennino reg-
giano. Dall'esame fattone arrivo alia conclusione che si trattasse
" di un individuo partecipante in sommo grade dei caratteri della
sottofamiglia dei Caprini, nonche, forse, in parte, dei rupicaprini „.
Riguardo all'origine di questo individuo esclude :
1** che si debba a variazione casuale, perche " la capra e sel-
vatica o quando e domestica non e mai completamente addomesti-
cata ;, e quindi lungi dalle condizioni che favoriscono la varia-
bilita ;
2" esclude I'atavismo, perche ne lo stambocco, da cui secondo
(') Monilore Zooloyico, 1904, n. 9, p. ii87.
- 104 -
alcuni la capra domestica deriva, ne I'egragro, ne la capra folconeri
hauno corna simiii, ne il Tetracerus quadricornis, (naturalmente !).
Cosicche, per esclusione ritiene accettabile la sola ipotesi che
il suo quadricero sia uh ibrido. La capra, dice la dott. Norsa, si ac-
coppia spontaneamente con lo stambecco, con I'egiagro, " nonclie
col montone domestico e col selvaggio „, dando prodotti fecondi.
Non esclude la possibility dell'unione feconda della Capra col Camo-
scio. E accenna quasi al dubbio che tale sia I'origine del suo ibrido
quadricero ; ma non potendosi dimostrare che in quella regione del-
I'appennino reggiano (Ligonchio) e a quell'altitudine, esisteva anti-
camente il Camoscio, viene alia conclusione che il suo ibrido sia de-
nvato dalla " Capra incrociata con la pecora, da cui spesso risultano
prodotti interessanti certamente fecondi .... „.
In zootecnia abbiamo dei concetti un po' diversi ; forse molto
diversi da quelh espressi dalla dott. Norsa. lo non le domandero
se la diagnosi per esclusione sia sufficente per giungere a stabilire
cosa che resista aha critica scientifica; non le domandero se avrebbe
avuta no importanza la conoscenza dello strato geologico che
conteneva il fossile di Ligonchio ; osservero poche cose soltanto,
quaU vengono suggerite dai metodi seguiti in zootecnia per lo stu-
dio sulla origine delle razze.
L E cosa ormai nota la influenza meccanica delle corna sulla
architettura del cranio dei Cavicorni. Gli studh fatti C) e quelli in
corso sopra questo interessante argomento, ci spingeranno a raggrup-
pare e semphflcare la faragginosa pleiade di specie e di razze sta-
bihte in base a criteri troppo esclusivamente fonnalisti. Se u un
fatto indiscutibile la formazione di alcuni caratteri cranici alia di-
pendenza delle appendici celaflche perche non poteva il policerismo
di per se stesso condurre alia deviazione di alcuni caratteri cranici,
da queUi del tipo cui I'individuo apparteneva ?
lo ho osservati 3 cranii di ovini pohceri, intorno ai quali pub-
(*) R Otimeyer. — Versuch einer natUrlichen CJescliichete des Riodes, ecc. Cfr. JVeue Lienhen-
scliriften der aUjeineiiier schweiz. Gese'/sc/} . f. yesaminlcn .Valurtc.
— I. Ubr. Durst. — Vers, einer Kntewickliingsgesch. des Horner des Cavicori:ia Frauen.
feld 1902.
— Id. — Sur le developpemeut des Cornes chez les Cavicoroes. Bullet, de Mustium d'Hisl. Nat.
Paris. 1902.
— Id. — Experimentelle studien Uber die Morphogenie des Schadels der cavicornia. ( Vierteljahres-
sehrift der Naturforchenden Gesellesch. in Zurich 190s.
— Id. — Les lois in^caniques dans le d6veloppeineut du crane des cavicornes. Cfr. Chronique
aijricole du Canton du Vatid, 1903.
- 105 -
blichei'6 tra breve le mie osservazioni ; due di essi conservo in que-
sto Museo di Zootecnia; il terzo esiste iiel Museo Zoologico di Berna.
I pnmi due appartenevano ad arieti di razza pagiiaiola, come la
chiamano in Abruzzo, riferibile all'ovis longipes, Itzinger; il terzo,
secondo cortesemente mi disse il prof. Studer, provenne dal Cau-
caso Occidentale, ed e riferibile al tipo ov. ar. palustris, Riitimeyer.
Qui mi limitero ad osservare che in questo cranio la sutura
coronale e di tipo misto tra il caprino e il pecorino ; la sutura lamb-
doidea e pecorina. Nel cranio di giovane ariete che posseggo la su-
tura coronale e caprina e la larabdoidea parimente ; nell'altro cranio
si nota la sut. coronale ca])rina e la larabdoidea pecorina.
Questi caratteri misti o schiettamente caprini delle suture men-
zionate, non dipendono daila origine ibrida degli Individ ui cui i cra-
nii appartennero, derivano invece da sviluppo diverse dei frontali,
dei parietali, degli interparietali, e correlative alia diversa grandezza
e direzione delle 4 corna.
Se cio non volesse accettare la sig. dott. Norsa avrebbe, se-
condo me, dovuto motivare di piii la sua diagnosi. Non so spiegarmi
perche non si e valsa dei numerosi caratteri osteologici differenziali
tra pecore e capre, ormai noti in opere ne rare, ne prive d'inte-
resse, quali quelle del Kinberg (^), del Riitimeyer (-), del Nathu-
sius (^), del Frank ('), di Cornevinet Lesbre(^), di Chaveau-
Arloing e Lesbre (^).
11 possesso del pezzo di cranio, della scapola, femoii, omeri,
" osso cannone „ (metatarso o metacarpo?), dell'atlante, e mate-
riale piu che sufflcente per decidere se queste ossa son riferibili al
gen ere " capra „ o al genere " pecora „.
11. Non occorre invocare la tendenza teratologica degli ibridi,
per spiegare il policerismo negli ovini e nei caprini. II fatto si pre-
sento da tempo remotissimo e venne a noi tramandato con I'arte e
con lo scritto. Tra le capre e le pecore raffigurate nei monument!
(') Kinberg — Un lersokningar roraiide Djtirens historia Ofvcrliclit of K. Veteuskaps. Aliade-
i/iiens FdrhandUngars, lfi69, n. 9, p. .'i59, •tH.'i, 7, ussa metatarsi et inetacarpis ovis et caprae.
(2) L. RUtiineyer — Die Kauaa del- Plhalbaiiten iler Scliweiz. A'eue Denkschift. <l. aUeij.
Schweiz. Gesell. B. XIX
(3) Her ill. Nathusnis — Vortrage uber viehzucht u. Kassenkennttriss. 11 Tit. Die Schaff uc/tt.
Berlin 1880.
{*) Frank — Anat. compar. degli animali domeslici. Trad. itaL, Milano 1SS5.
i^) Cornevin et Lesbre — Caract^res ostdol different, de la Cliovro el du Moutou. ^ociiilii
d'Anthropol. de Lyon 1891.
(*) Uhauvau, Arloioj.' et Lesbre — Traits d'Anatoiu. des anim. doin. Paris. Bailliirc
1904. V. ediz.
- 106 -
deH'antico Egitto ve ne sono di quelle con 4 corna C). Prisse
d'Avennes (-) ne riporta una di ariete con 4 corna Lortet e Gail-
lard C) parlano delle divinita arietine o dal corpo umano col capo
di ariete talora rappresentate da 2 paia di corna; I'uno di corna tra-
sversali e orizzontali (corna di mendes), e I'altro di corna circolari
(corna d'Ammone), Naville (•*) vuole clie r"Ariete di Mendes „ sia
un Becco. Thilenius {^) soltanto, e con poca cognizione zoologica,
crede che le incornature quadricere, nolle raffigurazioni egiziane,
sieno convenzionali. Ma I'uno e I'altro sono confutati da Dilrst e
GaillardC^K
Oppiano (') menziona le pecore policere di Gardinia nell'isola
di Greta. Olao Magno (**) parla di quelle dell'isola di Gothandia ;
Ulisse Aldovrandi(^) ne parla e le rafflgura nella sua opera, con
4 e con 6 corna. Linneo fa la specie ov. ar. polycerata. Parlano di
pecore policere Buffon ('*'), Biumenbach (^^), Youatt(^'), Sette-
gast (*^), Darwin; ma Herm. Nathusius (^'') e quegli che ne parla
piu diffusamente e meglio e da una lunga lista di citazioni e illustra-
zioni di pecore policere.
Cranii arietini policeri si scavarono nolle palalitte di Gage-
low C") presso Wismar, nel Meklenburgo, e in quantita nelle piii re-
mote palafitte deiringhilterra e.:deirirlanda (^"^j, nelle colonie romane
della Svizzera C). Sanson C^ pone il policerismo tra i caratteri
(*) Gabr. d e Martillet — Origine de la peche de la chasse et de 1 'agriculture. Paris iS90,
p. 442, 444.
(2) Prisse d'Avenne — Histoire de I'art Egyptienne d'apr^s les monument. Paris iS7J'.
(3) Lortet et Gaillard — Faune momraifee de KKjiypte. Lyon 1903.
{*) Ed. Naville — « Ahnas el Medineh » with chapters on Mendes, p. I'J.
(5) Thilenius. — « Das egyitische Hausschaf ». Cfr. Recuil relal. a la Pliilol. el a I'Archeol.
igypt. e assyr. Vol. XII, Paris, 1900.
(*) Durst e Gail lard — Studien Ub. die Geschichte des Aegyptischen Hauschafes. Cfr. Recueil
des travaux relalifs a /a Philologie et a /'Archeologie egyptieime et assyrienne. Vol. XXIV, Paris
1902.
(') Cinegetica II, .y77. Ctr. anche dolt. Ad. Friedr. Magerstedt. Die Viezucbt der Homer.
Sonaerhausen /.f5.9.
(*) Historia de gentibus septentri.nalibus. Antvverpeii 1542.
(■') Ulyssis Aldovrandi patriciis bouoniensis. Quadrupedum omnium bisolcorum Historia. iJo-
nonia MDCXXXXII, p. 396.
('") Storia natur. nuovam. ordiuata e continuata da Lacep6d. Livorno 1830, XII, pag. 186
e 199.
(") Manuale di storia naturale. Lugano 1825, J, lis
(•=) On Sheep, p. 142.
(13) Allevamento del bestiame, p. 187.
n L. c.
(15) Rutiiueyer — Neue Beitrage zur Kenntnls des Torfschweines. Naturf. Gesellesck. Basel
1864. S. 172.
('*; D. Corners u. Wilde — -^Jepon the unmanifactured Animal remains ecc. Proceed Roy
Trish. Acad. Vol. VII, 1862, p. 206.
(") Glur G. — Beitriigezur Fauna der Pfhalbauten. Mitteil. Naturf. Gesellsc/i. Bern 1894, S. 22.
('') Traitd de Zootecnie. Tome V.
- 107 -
specifici della sua Razza assira (ov. aries asiatica), alia quale assegna
la immensa area geografica che va dal Mar della China al Mediter-
raneo, includendo larghi tratti dell'Asia, Europa merid., Africa sett.,
Arabia, Persia, Arcipelago, Greco ecc, e razza che dice importata
a Tenerifa e nel Chili, al Madagascar, in Guinea! Lem eigne (^)
dice che questa Razza trovasi diffusa nell'appennino emiliano. Par-
lano di pohcerismo negh ovini, il Tampelini (-'), il Cornevin (%
il Guinard ('), il Mentzel f), . . . Possiamo asserire che il poli-
cerismo e frequente nella razza (>vina dalle gambe lunghe (ov. ar.
longipes Fitzinger) e in tutta la sua area geografica e nella zona
di influenza della medesima ("). lo non I'ho osservata che in ani-
mali di questo tipo e nei loro mefcicci C).
Riguardo alia forniazione di queste corna plurime, nolle capre
e piii specialmente nelle pecore H. Nathusius osserva giustamente
che e differente da quella della Antilope quadricera, perche qui le
2 paia di corna emergono fra loro distante e restano disposte in
due fill ; mentre nelle pecore e nelle capre il pohcerismo si mani-
festa per bipartizione del normale paio delle cavicchie dei Corni,
dimodoche questi animali portano non gia diverse paia di corna, ma
" un solo paio in piii parti diviso „.
La spiegazione di Nathusius deve essere corretta in questo
sense : che la bipartizione, talora la tripartizione uni o bilaterale,
non si inizia nella Cavicchia, ma bensi nel Cheratogeno dei corni.
II fatto da me registrato della esistenza, non di rado, di corna
plurime cutanee e cioe senza nucleo osseo; (^) e le cognizioni che
si hanno suhe correlazioni di sviluppo tra corno e nucleo osseo ; C)
e quelle relative alia genesi delle corna C^) nei Ruminanti, ci indu-
cono a ritenerlo.
La facile trasmissione ereditaria di questo pohcerismo ovino e
regi strata da Nathusius da me, (^*)daDurst. Lydekker segnala
a quest' ultimo 7 allevatori inglesi di greggi ovini policeri. La fre-
(') Zootecnia generale. Encid. Aijr. Hal. Torino U. T. E. T.
(*) Zootecnia Manuali Hoepli, Milano 1895.
C) Traits de Zootechnie G6n6r. Paris if<9i.
(<) Precis de Teratologie, i8i)4.
(5) Schafzucht. Berlin iSOS.
C) I. Ulr. Durst — Die Tierweli der Ansiedelungen am Schlossberge zii Burg an de Spree.
Ai-chiv. f. Anthrop. 1904 N. F. Bd. II, p. 260.
(') E. Marchi — Alcnne osiervaz. sulla (iroduzione ovina di Valdicliiana ecc. Slaz. agr. spettm.
Hal. 1899, XXXn, p. .?.?.
(*) I" c. ^^ \ P A-;^
n Cfr. E. Marchi. Ezoognosia ; e DUrst Versuch. einer Entwilkliing ecc. citato avanU^O^V^' ^' >'* ' ,
(»0) Ibidem; e Weber. Die San gtiere 1»J04. A^ ^'- •f'
(") ^- C. /^ C " ,
- 108 -
quenza di pecore policere nelle isole Ebridi, Faroe, Shetland, Orkney,
ill Islanda, nell' isola di Man, di St. Kild o di Uist, ci fan ritenere
che la segregazione naturale, come la artificiale, e un potente au-
siliare della eredita, per la fissazione di questo carattere.
III. Veniamo ai resultati degli accoppiamenti tra ovini e ca-
prini.
Ignore se fu proprio I'Abate Molina che nella sua Hist, na-
tur. du Chill (Bologna 1810, II ediz.) sia state il primo a raccon-
tarci la storia del Chabins deiivati dall' incrocio della specie caprina
con I'ovina " cosi frequent© nel Peril, specialmente sulle cordigliere
delle Ande, nei pressi di Cerro de Pasco „. Di certo e state uno
dei primi. Diversi naturalisti ci hanno creduto : Buffo n dice per-
fino di aver ottenuti sperimentalmente di questi " Muli „. Ma chi
sa quale sentimento fosse nell' intimo deU'animo sue ?
Non crede sospetta la esistenza del jumart, mentre piii oltre
cita il case degli amplessi scambiati tra un tore e una giumenta
del mugnaio del sue feudo ? Pero non avendo questa concepito, con-
clude che " almeno nel nostro clima il tore non ingenera con la
giumenta „, mentre non ha fatti positivi da opporre centre i jumarts
nati dall'asino e dalla vacca!
I chabins furono creduti legittimi bastardi fecondi anche da
Colin C), da Sanson {% dal Claus O, da E. Morselli-O, da
Vogh O, da Baron {% da Bohm C) Cornevin (*) fu dub-
bioso; H. Nathusius(®) non vi credette mai, quantunque gli man-
cassero tutti gU elementi necessarii per negare I'origine ibrida dei
chabins nel Chili. " Non e conosciuta, egli dice, nessuna ricerca
sulla prodazione di questi animali, la quale abbia le vere proprieta
di un esperimento scientifico „. Osserva che degli animah a lui pre-
sentati come bastardi tra pecora e capra, nessuno aveva le minime
proprieta di Bastardo.
Narra di avere allevato lui stesso dei Chabins ottenuti dal
Giardino Zoologico di Amburgo, ma che tali animali avevano tutte
le caratteristiche delle pecore. Prudentissimo, non andava al di la
di questa asserzione : che i chabins da lui veduti e allevati erano
(*) Colin. Tralte de Physiologic com. des anim Paris, II, 942. 1888.
i^) Traite de Zootechine, V.
(3) Trattato di Zoologia. p. 137, iSi>U.
C) Antropologia Generale. Torino, V. Tip. ed. Tor. p. 110.
(5) VorlesuDg Uber dein Menschen.
(6) M^thodes de reproduction en Zootechnie, 1888.
(') Die Schafzucht ecc. Berlin 1884.
(•) Op. cit.
(9) Op. cit.
- 109 -
pecore ; non escludeva la possibilita della produzione di tali bastard!
nel Chili.
Si noti che Settegast C) lino dal 1878 ci fece conoscere i re-
sultati negativi ottenuti negli esperimenti da lui fatti a Proskau
" con I'osservanza di ogni cautela „ e uguali resultati dice che si
erano ottenuti a Eldena dal Fiirs ten berg.
Bohm credette portare un notevole contributo alia soluzione
dell'argomento, mediante la deposizione giurata davanti al Tribu-
nale ordinario, fatta dal Pecoraio dell'Azienda di Skludzewo nella
Prussia occidentaJe. Se questo sia un metodo scientiflco di ricerca
si rilascia al ghidizio dei competenti, non senza ricordare che la
credulita non difetto mai nei buon' uomini : tra cui uno zootecnico
Che credette airaccoppiamento fecondo di un canino da salotto con
una gatta!
I " bastardi „ del gregge di Skludzewo, anatomizzati dal pro-
fessor Zurn, si dimostrarono tutti con caratteristiche puramente
di tipo pecorino.
Nathusius aveva gia terminate, il suo hbro, quando conobbe
dal naturalista Philippi la dubbia origine degU Oreias Linas o cha-
bins perfino nel Chili.
EgU riporta, in appendice, quanto dice il Philippi ("'): che cioe
se vi sono persone, al Chili, che dicono questi animali di origine
bastarda, altre ve ne sono, non degne di minor fede, le quali riten-
gono gli " Ovejas Linas „ o Chabin, una particolare razza di pecore.
Cornevin e Lesbre C) studiando gh scheletri di chabin, lore
favoriti dal prof. Bernard della Scuola Agraria di Santiago, ebbero
gli stessi risultati del Nathusius e dello Ziirn: trovarono la esi-
stenza cioe caratteri puramente ovini.
Questo non e tutto. Rossignol e Dechambre (^) raettendo
in dubbio la esistenza di questa ibridazione, notaiio che nei greggi
della Brie pecore e capre vivono in stretta proiniscuita, senza che
mai siasi segnalata la nascita di ibridi delle specie.
Le esperienze del prof. Besnard (^) troncarono la testa al tore.
Egh le condusse a Santiago Chili ; (juindi nella patria di Chabin.
Fece 4 gruppi :
(>) Up. cil.
(*) Der Zoologische Garten .Win. lahrgun;) i^77, iS77.
O Lavoro citato.
(*) El(5ment8 d'hygi^ne et ile Zoot. /, .y./5, iSV t.
(5) Exp<5rience3 et en(|ii(He sur I'origine des oliabiii';. (fr. Journ de MM. Veler. el Zootech.p. 533.
Lyon, 1896.
- no -
PI Becco e 4 pecore ;
•2" 1 Chabiii 5j 1 9 merina, 1 capra ;
3° 1 becco, 1 9 chabin, 1 pecora ;
40 1 Ariete, 2 capre, 1 y chabin.
Ecco le nascite : nessuna nei gruppi 1 e 3 ; la 9 merina del
2" gruppo figlio un agnello ; la 9 chabin del 4^ gruppo fece 2 agnelle.
Saccessivamente la 9 chabin del 4^ gruppo fu posta insieme
con un ariete merino e concepi e figlio 2 agnelli ; la 9 merina del
2o gruppo concepi nuovamente con lo stesso chabin.
Besnard rende noto che avanti a questa esperienza e per la
durata di due anni, aveva gia tenuto insieme un becco e delle pe-
core, che cambio successivamente 3 volte il becco e 3 volte le pe-
core ; che 2 nuove agnelle aggiunse al gruppo n. 1 ; ma niun resul-
tato positive ottenne^
Egli ha cosi sperimentata non sulla riproduzione dei chabins ;
ma ha provato che la produzione chabins non si ottiene con la ibri-
dazione. I becchi si accoppiavano con le pecore ; ma il loro accop-
piaraento e sterile. Egli ha consultato un gran numero di proprie-
tarii delle regioni chilene dove si producono chabins, ma nessuno gli
ha affermato di ottenere gli chabins median te pecore fecondate dal
becco. Cornevin commentando la comunicazione di Besnard nota
che la origine ibrida dei chabins fu una mistificazione scientiflca
pari a quella della origine ibrida dei Leporidi !
Riepilogando :
P il policerismo per ripartizione pel nuclei cheratogeni deUe
coma normali, e fenomeno non raro nolle capre, frequentissimo
nolle pecore del tipo " longipes „ Fitz. assiro di vSanson ;
2^ I'accoppiamento di riproduttori del genere " Capra „ e
del genere " Ovis „ e possibile, ma e sterile.
Ne viene di conseguenza che il soggetto osservato dalla signora
dottoressa Norsa non poteva riferirsi ad un ibrido Caprox ovino
ad ovi — * — caprino ; se sia di individuo caprino di individuo arie-
tino, potra decidere la signora Norsa, ristudiando nei pezzi ossei
le carattestiche differenziali.
Perugia, marzo 1905.
- Ill -
Come si devono fare gli original! per le riproduzioni fotomeccanichs
(Gonttnuaz. e fine. Vedi N. 3, 1905, pp. 76-78).
Per i diseg-ni a peiina occorrono carte e cartoni lisci ed inchiostro
di china, misto con un poco di color rosso per dare una leggera tinta
calda fovorevole alia riprodnzione fbtoo-rafica semplice. La carta granu-
losa rende i tratti ruvidi ed interrotti. Le linee spezzate ed interrotte
sono intollerabili in un disegno di natura puramente tecnica, invece pos-
sono dare un sapore speciale e sirapatico ad un disegno di valore arti-
stico. Abbiamo voluto dare quest'esempio per dimostrare die nelFillu-
strazione artistica. anche la meccanica puo avere un'assai maggiore la-
titudine die non nei lavori di natura tecnica e decorativa.
Per disegni ornamentali, carte geograflclie e topograliclie, macclii-
ne, ecc, si adopera con successo il cartoncino riinL Questo cartoncino
ha uno strato di bianco liscio ; il disegnarvi su richiede escrcizio, ma
una volta acquistata la leggerezza di raano sufliciente a non intaccare
lo strato di bianco, si ottengono linee di tale finezza da gareggiare col
Iratto di un'incisione in rame. Inoltre si puo ottenero maggior finezza
ronipendo col raschietto le linee fiiiali e trasformandole in punteggiati.
I decalchi per preparare i disegni definitivi per riproduzioni (bto-
moccaniche devono essere fatti in bleu chiaro. clie nella fotogralia sem-
plice sparisce.
Come per la zincografia, anche per la fotozincogralia esislono delle
carte granite e reticolate. Queste carte, dette comunemente carte (Jillol
(dal nome di un benemerito inventore di un sistema di Ibtoincisione),
hanno uno strato mat, sul quale sono fatte impression! con last re di me-
tallo granite o reticolate e vi sono anche, stampate prima dell' impres-
sione, delle linee o roticolati in nero. Queste lineature si adopcu'ano come
tinta; per ottenere delle tinte piu leggere si deve semplicemente raschia-
re con un temperino, riducendo i j)unti sempre piu fini, finche, arri-
vando con la raschiatura al fondo delTimpressione, rimangono dei bian-
clii assoluti. Per le tinte piu forti di (juelle del piauo generate si adopera
lapis litografico, e i)er i neri assoluti inchiostro di China.
lienche con questi disegni si possano ottenere bellissimi elleiti lo
sviluppo deirincisione a mezza tinta ba diminuito assai tale applicazione
stante una certa difiicolta nella tecnica del diseuno.
- 112 -
In iiltiiiio vogliamo ancora accennare ad un bellissimo processo. una
specie di acqna forte per la tbt()incisi()n(% die merita di esser maggior-
niente conosciuto.
Si adoperano per (jucslo delle lastre di cristallo sottile coperte di
un leggero strata di ))ianc(). Gondizione necessaria e che sii qiiesto strato
si possano incidere delle linee. incrociate in tutte le direzioni, senza che
lo strato si scrosti.
Questo strato di bianco dev'essere sulflcientemente forte onde potervi
schizzare su e farvi i decalchi. Per questi decalchi si puo adoperare
qualunque colore. Per lavorare si mette un pezzo di carta nera o di vel-
luto nero sotto la lastra, poi si comincia a disegnare, con punte di me-
t illo d'osso, di diverse grossezze, raschiando lo strato, cosa facilissima,
molto pin facile ch(; non disegnare a penna. La carta nera sotto la la-
stra permette di vedere imniediatamente reffetto d'ogni linea, che de-
v'essere nettamente nera : ritocchi si possono fare con la medesima
composizione dello strato bianco ; per piccoli ritocchi basta sciogliere con
un pennellino inumidito d'acqua un poco di colore bianco dei bordi dello
stesso vetro.
Si disegna diritto, cioe come si vuole avere la riproduzione. Questi
disegni si anneriscono chimicamente e servono direttaniente come nega-
tive. Con questo sistema si possono ottenere lavori di carattere assai
artistico. Adoperando questo sistema si devono faro i disegni nella stessa
grandezza voluta i)er i cliches.
INCISIONE A MEZZA TINTA
Questo processo viene anche chiamato autotipia. Con I'incisione a
mezza tinta si riproducono originali a tinte omogenee, come acquerelli,
folografie, ed anche direttamente oggetti dal vero.
Le negative per questo processo si ottengono attraverso reticolali
a linee incrociate, o cristalli granulati. Le tinte omogenee degli originali
vengono, merce questi intermedi, trasformate in linee, o punti, o gra-
nulature.
Come abbiamo gia delto con questo processo si possono riprodurre
originali di qualsiasi natura. ma essendo lo scope nostro di most rare
come si devono, eseguire i disegni apjiositamente per questi processi,
dobbiamo occuparci solo di questo.
Anche per questo processo 1 disegni devono essere generalmente
fatti su carta o carlone liscio, ma anche qui, come nella foloincisione,
in certe riproduzioni artistiche la ruvidezza delle ombre, prodotta dalla
grana delta carta, e cercata dalTartista appositamente per raggiungere
certi eiretti (bi lui dcsidcrali. c solo allora Pnso di carte ruvide e giu-
stificato.
(]ome nei disegni a trait i. si adoiuM-a Tinchiostro di (^hina, la cui
tinta va resa leggermentc calda colTaiigiunta di un po' di rosso. Bisogna
- 113 -
astenersi daH'adoperare colori a terapra ed airacquerello sul medesimo
originale. i disejj-ni cosi fatti raramomente riescono bene, la trasparenza
deiracquarello non si accorda con I'opacita dei colori a tempra, e le ri-
produzioni riescono sempre stonate stante la difFerenza di valore delle
due tecniclie nella riproduzione fotografica.
Nei disegni a tempra si deve specialmente tener conto della facile
diminuzione della tbrza quando il disegno non ha un'intonazione legger-
mente calcla. Quando I'artista vuole adoperare carta tinta per i disegni
alFacquerello ed alia tempra, deve delimitare il suo disegno con bianco,
o non obbligare rincisore a contornare i disegni.
II disegno dev'essere finito dalfillustratore in tutto e j^er tutto ; il
Ibtoincisore non deve che riprodurre ; ma purtroppo succede nella pra-
tica, che i fotoincisori, per la frequente deficienza degli originali, sono
costretti a fare anche quello che loro non spetterebbe, senza ottenere che
all'atto della consegna di eccellenti cliches si voglia riconoscere il lavoro
straordinario che si e dovuto fare.
I disegni a carboncino sono quasi sempre su carta granita. ma il
carattere stesso di questi disegni fa si che la ruvidezza non danneggi la
riproduzione: la riproduzione di disegni a lapis e sempre diflicile, e non
e mai possibile rendere la linezza degli originali ; piu nero e il lapis,
mono difficile e la riproduzione. II riflesso metallico di questi disegni, ol-
tre la finezza delle tinte, e il raassimo scoglio per la riproduzione.
Le fotogralle fatte per la riproduzione a mezza tinta dcvono avere
il fuoco perfetto ed essere molto ricche di mezze tinte, ossia le luci
massime devono essere nette e ristrette, ed i neri perfetti limitati alle
ombre assolute.
La stampa delle positive fotograflche da riprodurre deve essere fatta
colla massima cura percho i dlfetti di trascuratezza, (prove chiazzate,
screpolate ecc.) creano grandi (lillicolta al riproduttore, non sempre ri-
mediabili.
Le carte da adoprarsi per la stampa delle positive fotograflche de-
stinate ad essere riprodotte a mezza tinta (riproduzione reMcolata) de-
vono venir scelte a seconda del carattere delle negative : quando occorre
molto ritocco e preferibile usare carte mat. opache, carte al platino, ecc.
Le carte granite sono le peggiori per la riproduzione. Le tinte legger-
mente fredde sono da preferirsi a quelle calde. e bisogna possibilmente
escludere le tinte gialle e rosse, come pure le bluastre e troppo fredde.
Le tinte troppo calde rendono la riproduzione pesante e nera, le bluastre
danno un risultato grigio o, vuoto.
8e lavori a colori devono essere rijirodotti in incisioui a mezza tiiila,
in molti casi o meglio fare prima delle fotogralle ortocromatiche e lasciar
ritoccare questo daH'autorc delToriginale.
II ritocco delle fotogralle dev'essere fatto con colori della medesima
intonaziono della fotogralia stossa: per rendere oscure le parti troppo
- 114 -
chiare s'adoprano lacche e nero avorio: per le parti da schiarire si ado-
pera bianco china, bianco d'argento, ecc; per i neri assoluti si aggiimge
airinchiostro di china un \)o' di gomnia e rosso.
Per la gomma sono necessarie \e cautele nelle dosi, onde il ritocco
non abbia poi a scrostarsi.
Per le carte opache (carte diamante, salata. ecc), un poco di gomma
acquosa, data col pennollo sulle ombre, basta ad aumentare sensibilmente
gli effetti.
Gome fu giii detto, le negative per incision! a mezza tinta si otten-
gono attraverso ad un reticolato. Questi reticolati consistono general-
men te in due cristalli diagonalmente rigati in nero, e messi uno sopra
I'altro con le linee in senso inverso, in modo da formare I'incrocio re-
ticolare.
Nelle riproduziuni a mezza tinta non si hanno in via normale dei
bianchi assoluti. Nella riproduzione di un acquarello, di un disegno a
carboncino, ecc, questo fatto e di nessuna iinportanza. La sensazicme del
bianco e egualmente raggiunta. Diverso si presenta il quesito quando
il disegno e fatto a chiaroscuro con tocclii a penna. Finche i tratteggi
si trovano uel campo della mezza tinta, nulla importa: ma quando questi
tratteggi escono dalla tinta omogenea e continuano il disegno senza chia-
roscuro per loro conio, come un disegno qualunque a penna, la cosa di-
venta diflicile pel riproduttore ; in questo caso si deve unire alia nega-
liva reticolata per la mezza tinta, un'altra negativa a tratti come per la
fotoincisione, formando una pellicola che si aggiunge alia negativa reti-
colata. Piu e spezzato questo attacco, piii I'esecuzione e diflicile. Abbia-
mo esposte queste condizioni per far comprendere come, in molti casi.
Tartista pu«") facilitare assai la riproduzione conoscendo la tecnica dei
processi.
TRICROMIA
L'ultimo e piii importante acquisto dell'arte fotomeccanica e la ri-
produzione degli originali a colori per mezzo del processo della tricro-
mia. Queste riproduzioni si basano sulla selezione dei fre colori Ibnda-
mentali (sintesi sottrattiva) giallo, rosso, bleu. La divisione dei colori
vienci fatta su lastre sensibilizzate ai colori della sintesi addizionale dei
tre colori ; viola, verde e rosso, facendo le negative attraverso a schermi
aventi i colori di questa sintesi, o con lastre pancromatiche adoperando
i medesimi schermi.
Le negative corrispondono al giallo. rosso e bleu contenuli nelTori-
ginale, in tutte le gradazioni della miscela. Le riproduzioni in tricromia
si possono ottenere da originali fatti secondo tutte le tecniche, I'acque-
rello pero si j)res[a piii di tutti. La piltura ad olio presenta, dinicolta
per i rifiessi spesso inevilabili. Anche in (juesto processo e assai difli-
- 115 -
cilo riprodurro (^rioinali eseguiti con due tecniche riunite sopra un solo
lavoro, comi' per esempio racquarello ed il pastello.
La tricromia non rende tutti i colori ; il cosi detto verde inglese, per
esempio e un colore die e impossibile ottenere con la miscc^la. Nel caso
clie questo verde sia necessario, si deve fare un clicJie speciale per que-
«to colore.
Se neg"li originali sonvi delle parti bronzate di qualsiasi colore, si
devono Tare anche per queste c/icl/e.s special!.
QUATTBOCROMIA
In certi casi, per Tintonazione generale deH'originale, la presenza di
un nero o grigio puo avvantaggiare la riuscita della riproduzione, e si
dove allora consigliare di servirsi di questo processo; e cosi pure se gli
originali contengano scritti o tratteggi neri isolati, molto ditlicili da ot-
tenere coi tre colori per la sovrapposizione esatta richiesta in questo
caso.
Infatti il nero nella tricomia si ottiene con la sovrapposizione dei
tre colori pieni, ed e facile immaginare quanto brutta riesce la stampa
se uno di questi colori esce dal registro, cosa cbe e quasi inevitabile,
per una quantita di ragioni tecnicbe inerenti alia stampa, quando vi sieno
dei tratti fini.
BICROMIA
La bicromia e un bellissimo processo per illustrazioni decorative a
due tirature. In questo processo la divisione dei colori viene fatta foto-
graficamente. Nella confezione degli originali, I'artista deve adoperare
solamente due colori, dei quali uno almeno sia trasparente. Tutti gli ef-
fetti che Tartista puo ottenere con due colori nell'originale si possono
avere nella riproduzione. Con questo processo si possono raggiungere
effetti sorprendenti. Benche anche nella bicromia I'acquarello sia la tec-
nica pill adatta alia riproduzione, si possono riprodurre anche originali
fatti con qualunque tecnica.
FOTOLITOGRAFIA
Tutto cio che si e detto nei precedent! articoli, per la confezione
degli originali destinati alle riproduzioni dei diversi process! fotomecca-
nici riguardo alia tipogralia. ha ugualc valore per I'applicazione alia li-
tografia.
A titolo di notizia aggiungiamo soltanto che le riproduzioni a tratti
e tutti i sistemi che per la tipogralia abbiamo compresi nel ramo foto-
- 116 -
incisioni, si eso<:?uiscono per la litogTafia sonza incidere. Si fanno sola-
mente delle starape fotograliche ad inchiosiro g-rasso sii carta fbtolito-
grafica che servono direttamente a I litografo pel trasporto su pietra o
su zinco appositainente preparato.
II secondo sistema su zinco e assai piii pratico avendo ii iitografo
in questo caso una lastra originale a propria disposizione dalla quale si
possono tirare delle copie da trasporto in (^ualsiasi quantitii e in (jua-
lunque tempo, come se fosse da una pietra litogralica.
Per le riproduzioni litografiche di disegni a mezzatinta od in colori
di qualunque altro modo che richiederebbe I'uso del reticolato non
riesce bene la fotolitografia se non e.aiutata colla incisione a mano della
pietra litogralica.
L'incisione oltre a dare delle copie piii nilide e morbide, ha anche
il vantaggio di permettere di fare delle riproduzioni assai piu brillanti e
vigorose, avendo l'incisione la possibilita di rendere alia riproduzione Tef-
fetto dell'originale, effetto che facilmente diminuisce colla fotogralia re-
ticolata.
Nelle riproduzioni a colori poi la selezione fotografica non e quasi
mai perfetta. e si richiede Tincisione per ottenere delle copie da tra-
sporto che corrispondano al valore dei singoli colori dell'originale.
Milano, gennaio 1905. Alfieri e Lacroix
UNIONE ZOOLOGICA ITALIANA
A VV I S .
Si pregano caldameiite i signori Soci, che non hanno ancora versata la
quota sociale dell'anno 1904 e dell'anno corrente 1905, di volersi mettere su-
bito in regola con la cassa (a norma dell'art. 4 dello Statuto), inviandola {per
vaglia cartolina) al Cassiere-Economo.
Dott. Umberto Pierantoni
Istituto Zoologico, Ii. Universita di Napoli.
ERRATA-CORRIGE. Nelia Comunicazione del prof. Coggi, pubblicata
nel n. 2 di quest'anno, a pag. 56, linea 30 invece: « prima ch'esse perdano le
lore gaaine e » leggasi : * dope ch'esse han perduto la guaina mielinica e
prima che » .
CosiMO Chbrubini, Amministratorb-responsabile.
Firenza, 19(15. — Tip; L. Niccolai, Via Faenza, 44.
MonitoFe Zoologico Italiano
(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia)
Organo ufficiaie della Unione Zooiogica Italiana
DIRKTTO
DAI DOTTORI
GIULIO CHIARUGI EU6ENI0 FIGALBI
Prof, ili Anatomia uinaua Prof, di Anatomia comp. e Zoolofjia
nej R. Istituto di Stndl Super, in Kirenze nella R. Univex-sita di Pisa
Ufficio di Direzioue ed Amiuiuistrazione: Istituto Anatomico, Firenze.
12 numeri all'anno — Abbuonamento annuo L. 15.
XVI Anno Firenze, Maggio 1905 N. 5
SOMMARIO: Bibliografia : Paj;. 117-120.
SuNTi E Riviste: — Fusari R., Sulla divisione e sujle fessure marginali
dell'osso parietale nella specie umana. — Rossi G-., Sopra una via effe-
rente encefalo-spinale nell'Emys europaea. — Favaro G-., Contributi
all'angiologia del Petromizonti. I. I vasi e le cavita sanguifere delle la-
melle branchiali. II. I vasi segmentali del tronco. III. Alcune particola-
rita concernenti la disposizione dei vasi caudali. — Pag. 121-122.
Comunicazioni 03IGINALI : Hiivini F., Abbozzo deH'ot-chio parietale in em-
brioni di Uccelli (Columba livia dora., Gallus dom.): Nota prelim. (Con 3
figured — Banchi A., Fascio accossorio del m. pronator teres e spo-
stamento del nervo mediano e della arteria omerale alia regione del go-
mito. (Con una figurai. — Banchi A.., Un muscolo manidio a due fasci.
(Con una figura). — Pag. 123-139.
Necrologia. — Pag. 140.
CONGRESSO FEDERATIVO INTERN AZIONALE DI AnATOMIA. — Pag. 140.
Avvertenza
Delle Comunicazioni Original! che si pubblicano nel Monitore
Zoologico Italiano e vietata la riproduzione.
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Si del notizia soltanto dei lavori pubhlicati in Italia.
XV. Vertebrati.
III. PARTE ZOOLOGICA.
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ld. Milano 1904, con tav.
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Borsieri Clementina. — Contribuzione alia conoscenza delie specie europee
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Pavesi Pietro. — II Persico-sole nel Basso Tieino. — Estr. di pp. 9 d. Atti
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Giorn. ornitol. ital.. An. 8, N. 83-84, pp. 151-154. Siena 1904 {Cordinua).
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Mem. Agricoltura, Sc, Lett, Arti e Commercio Verona, Vol. 79 (S. 4, Vol. 4).
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- 119 -
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- 121 -
SUNTI E RIVISTE
Fusari R. — Sulla divisione e sulle fessure marginali dell'osso parietale nella
specie umaua. — Arch, per le scienze mediche, 1904.
L'A. riporta due nuovi interessanti casi di parietale bipartite, raccolti
I'uno in una barabina, I'altro in un adulto, aggiungendoli cosi ai due gia de-
scritti dallo stesso A., il prinio di parietale tripartite quando era a Messiua
(1889), I'altro a Ferrara (1891).
L'A. ritiene che nel prirao dei due casi qui descritti si tratti di una vera
« intraparietaleu Theilung > nel senso di Schwalbe, mentre nel secondo si
tratta piuttosto di un os parietale accessorium.
Intorno alia spiegazione del fatto I'A. richiama 1' osservazione da lui
fatta a Ferrara (1891) di un cranio in cui I'area parietale era occupata da
nuraerosissimi pezzi ossei. L'A. e di parere che nei casi di divisione del pa-
rietale, ed in generale nei casi di ossa sopranuumorarie del cranio membra-
noso, non si puo escludere che da un nucleo di ossificazione si distacchino
diverse parti, spiegando in tal modo, in mode semplice, la divisione multipla
del parietale.
Rossi G. — Supra una via eiierente encefalo-spinale uell' « Emys europaea ».
— Arcliivio di Fisioloyia, Marzo 1904.
L'A. ha distrutto ed asportato a molte Emys parte del sisterna nervoso
centrale, poi ha applicato, dopo due a quattro mesi iall'operazione, il raetodo
di Marchi, modificato da Vassale (aggiunta di acido nitrico) per lo studio
delle degenerazioni.
Nelle Emys private di emisferi cerebrali non si vide degenerazione nella
midolia spinale, si trovarono invece fasci degenerati nel cervello.
Nelle Erays senza emisferi e senza talami vi era un fascio degenerate
che scendeva fine a tutto il rigonfiamento lombare. Questo fascio talamo-spi-
nale decorre nel cordone anteriore, lateralmente alia fessura longitudinale
anteriore.
Nelle Emys cui t'u sezionato il midoUo spinale cranialmeute al rigonfia-
mento lombare, si ebbe caudalmente la degenerazione del detto fascio talamo-
spinale, e di fibre del cordone laterale evidenteraente appartenenti a vie corte
associative.
La degenerazione di fibre nella regione limitrofa alia zona radicolare di-
raostr6 giusta la interpetrazioue di Banchi suUa origine del fascio posteriore
del cordone laterale dalle radici posteriori stesse.
L'A. conclude: che nella Emys dopo tre mesi (estivi) dalla lesione si possano
studiare le degenerazioni col metodo di Marchi; che oltre alia via talamo
spinale non sembra esistere nella midolia spinale altra via lunga discendente
Favaro G. — Contributi all' angiologia dei Petromizonti, — I. I vasi e le ca-
Tita sanguifere delle lamelle branchiali. II. I vasi segmeutali del tronco.
III. Alcune particolarit^ concerueuti la disposizione dei vasi caudali. Con
4 fig. — E.'itr. di pp. 24 dayli Atti deWAcc. Scient. veuetotrentino-istriana,
CI. 1, An. II, Fa.'ic. I, 1905 {Aduaanza del 30 novenibre 1904).
Nel primo capitolo I'A. apporta qualche uuovo conti'ibuto alia conosceuza
della vascoiarizzazione e della struttura delle lamelle branchiali dei Petro-
- 122 -
mizonti, a compleraento clelle ricerclie principalmente di Giacomini e di
Faussek. L'A. ha studiato lainelle branchiali iniettate di P. Marimis L. II-
lustra, oltre a paiticolarita di minora importaiiza, I'apparato nutritizio delle
branchie. Espone poi la struttura delle cellule a pilastro, disposte tra le due
pareti delle pieghe laterali delle lamelle, dimostrando come queste cellule si
piesentino, in sezione trasversa rispetto al loro asse, a contorno policiclico
e come nel protoplasma esiiita un reticolo a larghe maglie, ie trabecole del
quale si inseriscouo, alia periferia del corpo cellulare, airapice degli sproni
formati ciascuno dall' iccontro di due seraicerchi contigui. Dimostra quiudi
I'A. come in corrispondenza del margine libero delle lamelle, il sangue si
versi dalle caviti di queste nel lume dell'arteria efiferente per mezzo di tre
serie longitudinali di aperture.
Nel second© capitolo I'A. studia I'origine, la distribuzione e la termina-
zione del vasi segmentali del tronco nei Petromizonti. Le arterie segmentali
non sono alio stato adulto disposte ne metauiericaraente ne simmetricamente,
per il fatto che alcune hanno subito involuzioiie. altre si sono un po' spostate
cranialmente o caudalmeute. Ogni arteria segraeutale si divide in un ramo
dorsale ed in uno ventrale. II prirao decorre, di lato alio scheletro, sino in
corrispondenza della carena dorsale; omette, come collaterali mediali, alcuni
ramuscoli i)er il connettivo avvolgente la guaina della notocorda, I'a. verce
bromedullaris e da ultimo I'a. tectalis per il tessuto del tetto ; come collaterali
laterali le aa. musculocutaneae dorsales, le quali, decorrendo e ramificandosi
nei miocorami, emettono rami penetrant! tra le lamelle muscolari dei mio-
meri; questi rum! si anastomizzano costituendo fitte maglie parallele alle la-
melle, senza tuttavia penetrare in seno ad esse. Giunte al di sotto 'lei derma,
le arterie forraano una rete a larghe maglie, dalla quale si estrinsecano rami
che vanno a distribuirsi negli strati superficiali del derma, ove del pari si
intrecciano a plesso. Esistono finalmente vasi collaterali craniali e caudali del
ramo arterioso dorsale, privi pero di caratteri fissi. I ramoscelli (erminali di
questo si esauriscono o nei tegument! del dorso o nella pinna, di cui irrigano
molto abbondantemente la muscolatura, spingendosi poi sino in corrispon-
denza del margine libero. II ramo arterioso ventrale decorre medialmente al
segmento omonimo della muscolatura del tronco e si dirige dapprima in basso,
caudalmente e un po'all'esterno, poi ventralmente, cranialmente e medialmente.
I rami collaterali laterali sono rappresentati dalle aa. musculocutaneae ven-
trales distribuentisi come le dorsali ; i craniali ed i caudali da cospicue anasto-
mosi tra le arterie ventrali contigue. I rami terrainali formano sulla regione me-
diana del ventre, insieme con quelli del lato opposto, una rete arteriosa Ion-
gitudinale. Lo vene segmentali riproducono in senso in verso e con poche dit-
ferenze la disposizione stessa delle arterie, sia per la loro origine periferica,
sia per il modo di riunirsi; sono pero a disposizione metamerica.
L'ultimo capitolo e una semplice nota preventiva, riservandosi I'A. di
trattar piu dif'fusamente I'argomento in uu prossimo lavoro intorno alia mor-
fologia comparata ed alio sviluppo dei vasi, dei cuori e dei seni caudali. Nel
segmento distale della coda si trovano, anziche una sola arteria ed una sola
vena, quattro arterie ed otto vene longitudinali. Inoltre nel segmento pros-
simale esistono arterie collaterali aortiche accessorie iudipendenti dalle seg-
mentali.
- 123 -
COMUNICAZIONI ORIGINALI
ISTITUTO ANATOMICO DI FIRENZK, DIRETTO DAI. PROF. G. CHIARUGI,
DoTT. FERDINANDO LIVINI
Abbozzo dell'occhio parietale in cmbrioni di Uccelli
(Columba livia dom., Gallus dom.). (')
Nota pieliiuinare
(Con tre figure)
K vietata ia riproduziorie.
E ormai a fine una serie di ricerche da me intraprese alio
scopo di seguire, negli Uccelli, nelle varie ioro fasi di sviluppo,
tutte quelle formazioni che traggono origine dalla volta del dien-
cefalo e del telencefalo. Tra le questioni che con tale studio cer-
cavo di risolvere eravi questa, se esista negli Uccelli an organo
omologo all'occhio parietale dei Saurii, nello stesso inodo che di
quest'occhio sembra esistere I'omologo in piu bassi vertebrati.
In proposito, si e generalmente concordi nel ritenere che di un
occhio parietale non si trovi traccia alcuna negli Uccelli ; ed invero
nessun date di fatto, sicuro, e registrato che ne dimostri la presenza,
come afferma anche Studnicku nel recentissimo Trattato di Op-
pel C) : " Die Anlage eines vorderen Parietalorganes konnte (abge-
sehen vielleicht von den eben erwiihnten pathologischen Fallen ? [uno
di Saint-Remy ed uno di Hill, dall'A. in precedenza citatij nicht na-
chgewiesen werden. Parker (1892, Apteryx) und Klinckowstrom
(1892, Larus) erwahnen zwar vor der Epiphysenanlage sich befin-
dende Ausstiilpungen, doch konnen diese auch eine andere Bedeu-
(') n lontenuto ileila presente Nota fu coiniiuicato airAccafiemia Medico-fisica fiorentina. nella
seduta del 13 aprile li)05 ; veno«ro anche dimoslrati i relativi preparali niicroscopici.
{•) Stud nick a (<". K. — Die Parietalorj;ane, in; Lehrbuch der vergleichenden niikroslvopistlicu
Anatomie der W'irbeltiere herausgegeben von A. Oppel. — Jena 1905.
- 124 -
tiing haben „. Quanto sieno giastiflcate le riserve di Stiidnicka,
servira a dimostrare Fesarae dei lavori ai quali egli si riferisce.
L'orfservazione di Saint-Remy (* riguarda un embrioue mo-
struoso di pulcino, raccolto alia 45^ oa'a di incubazione, ma clie, per
essere stato tenuto in una stufa troppo riscaldata, si trovava ad
uno stadio di sviluppo corrispondente circa alia fine del 3° giorno.
In esso la doccia midoUare non erasi cliiusa in alcun punto della
regione cerebrale ; nella regione del cervoUo intermedin, su ciascuno
dei margini esterni della placca raidollare, esistevano due piccole
gemme cave, una al di dietro dell'altra, che sorgevano dall'epitelio
di quella e si approfondivano nel connefctivo. Supponendo, dice Saint-
Remy, che le due meta laterali, orizzontali, della placca midollare
si sollevassero e si riunissero sulla linea mediana dorsale, si vedreb-
bero ivi, nella volta encefalica, due coppie di gemme epiteliali, una
dietro I'altra, che, per la lore situazione e per il memento nel quale
compajono, sarebbero da interpretare come abbozzi (pari, nel case
speciale) della epifisi, la coppia posteriore, e della parafisi, la coppia
anteriore. — Per qual ragione Studnicka richiami siffatto reperto a
proposito dell'occhio parietale, non riesco ad intendere ; che anzi lo
stesso Saint-Remy afferma (pag. 158) relativamente agli Uccelh
" qu'il n'y a pas d'organe parietal „.
Nulla posso dire circa al case di Hill ("-), perche non mi e
stato possibile procurarmi il lavoro originale ; considero, ad ogni
modo, che, anzitutto, a quanto afferma Studnicka, si tratterebbe
di un case patologico, ed inoltre che dal titolo del lavoro si potrebbe
indurre che dell'occhio parietale non si faccia in esso questione.
Quanto poi alle osservazioni di Parker e Klinckowstrom, mi
limito qui a riportarne integralmente la descrizione, riserbandomi
a pill tardi di dimostrare che esse non provano aftatto la esistenza
di un occhio parietale negli Uccelli.
Parker (•'), nei suoi studi suH'anatomia ed embriologia in Apte-
ryx, dopo aver premesso che le sue osservazioni intorno alio svi-
luppo deh'encefalo soiio molto impertette per la niancanza di ma-
teriale, scrive a pi'oposito del diencefalo (pag. 108) : " The pineal
body (figg. 17 e 18) has the form of a narrow diverticulum, and
(1) Saint-Remy (i. — Notes teratologiques. clbauches (ipiphj'saires et paraphysaires paires Chez
un eiribryon de poulet inoostrueux. — Dibliorjraphie analomique, T. 5 (1897), pp. 156-158. Pa-
ris-Nancy, 1897.
(*) Hill U h. — Two epiphyses in a four-day chick. — Ball, of northwestern University incdic.
School Chicago 1900. (Cit. da Studniclfa).
(*) Parlter T. J. — Observations on the anatomy and development of Ap'eryx. — Philos. Tran-
iact. of the Royal Socivly of London for the year 1891, V I. 182, London 1892.
- 125 -
immediately cephalad of it is a second out-pushing of tiie roof of
the diacoele which I have not seen mentioned. It is very different
in form from the pineal offshoot, being expanded at its origin, and
narrowing almost to a point distad. This structure, which appa-
rently give rise to the velum interpositum, may be called the pre-
pineal diverticulum „.
Ed ecco le parole di Klinckowstrom (') e la figura alia quale
Fig, 1.
Riprodotta da Kl incko w st rOni. Fig. L. Sa^ittalschnitt duixh die Zirbel eines jungen Enil<ryos
von Larus. E. Zirbel; ec, Ectoderm; in. Mesoderm; P? Parietalauge? Z/i, Zwischeiihirn ; T'*, dritter
Ver trikel. (Vergr. '*'/,). — I'er le indicazioni x ed y, aggiunte da rae, vedasi spiegazione nel testo
a pag. 131.
esse si riferiscono (Fig. 1) : " Fiir die Annahme, dass auch unter
den Vogeln zuweilen die Anlage eines Parietalauges ganz wie bei
Tejus vorhanden ist, spricht der in Fig. L abgebildete Sagittalsch-
nitt durch die Epiphysisausstiilpung eines etwa 4tagigen Embryos
von Larus canus. Es ist sogar moglich, dass die letzten Spuren
einer Theilung der Epiphysis-Ausstiilpung in Parietalauge und Zir-
belauge bei den Saugethieren noch nicht ganz verschwunden sind
sondern dass kiinftige Untersuchungen auch, hier ebenso wie bei
den Vogeln die letzten Reste der Anlage eines Parietalauges nach-
weisen werden „.
Desidero, prima di finire questa rassegiia bibliografica, ricordare
anche una idea di Francotte ('), secondo il quale nella epifisi degli
UcceUi sarebbero insieme compresi e la vera epifisi e I'occhio pa-
rietale degenerate, rappresentati : quella dal tratto prossimale, questo
dalla porzione distale, rigonfiata, dell'unico diverticolo del diencefalo.
Si avverta che questa idea di Francotte hail valore di una sem-
phce ipotesi, non suffragata da alcun dato di fatto.
(') Kli ncko wstrijiii A. — Beitrjige zur Kenutniss des Parietalauges. — ZcolO(j Ja/irbucher.
Abth. f. AnatOiaie n. Onloye/iie der Thi^re, lid. 7, Jena 1S9-I.
{^) Kraucotte F. — Contribution a I'^tude de I'oeil pari<itul, de IVi.ijjIivse et d.' I;i paraptiyso
Chez les Lacertlliens. — Mim. couronn^s et Mcha. des Savants i'lranije>'s, publk's par lAaid. roi/alf
d, sciences, lettres et beaux-arts de Helgique, T. 05. liruxelles iHilO,
- 1^6 -
Cosi essendo le cose, per risolvere il quesito che mi ero proposto,
ho segaito con ricerche metodiche lo sviluppo della regione pineale
dalle primissime fasi fino a sviluppo completo. Diciotto embrioni,
nove di piccione e iiove di polio, sono stati all'uopo sezionati in
serie in stadi corrispondenti a quelli nei quali, secondo altri autori.
farebbe la sua prima comparsa I'abbozzo epifisario ; qualcuno un
po' pill giovane: essi corrispondono, per le forme esterne, agli stadi
riprodotti nolle figure 15 a 18 delle Normentafeln di Keibel C).
Sono stati poi esaminati embrioni piii avanzati, una quarantina circa,
fino alia nascita, ed anche individui adulti. II materiale era fissato
in Uquido di v. Rath o di Zenker, colorito in massa con carminio
boracico e incluso in paraffina, salvo per gli embrioni piia avanzati e
per gli adulti che si inclusero in celloidina. Le sezioni si praticarono
principalmente in direzioue sagittale.
I resultati ai quali sono giunto sono stati positivi ; credo in-
fatti di potere aftermare che negli Uccelli da me esaminati si
costituisce, neUa ontogenesi, una formazione che e da in-
terpretare come I'abbozzo dell'occhio parietale, omologo
a quello dei Sauri; esso si forma cranialmehte ed in im-
mediate contatto coll'abbozzo dell'epifisi, ma da questo
del tutto indipendente; ha una durata estremamente breve,
e scompare senza lasciare alcuna traccia.
Riassumo i dati di fatto che provano il mio asserto.
Gli stadi piu giovani che possiedo sono quelli di embrioni della
lunghezza totale di mill. 4-5 nei quaU si riconosce piii o mono di-
stintamente, nella V(Mta del prosencefalo, la divisione tra telencefalo
e diencefalo, indicata da un solco trasversale, variamente profondo,
della parete cerebrale. — II tetto del diencefalo si presenta perfet-
tamente liscio ed uniforme.
In stadi appena piii avanzati, corrispondenti all' incirca a quello
rappresentato nella Fig. 17 di Keibel, il solco che separa il telen-
cefalo dal diencefalo e piu profondo che nei casi precedent!. Si e
inoltre costituito il prinio abbozzo della epifisi sotto forma di una
leggerissima e semplice estroflessione del tetto del diencefalo, posta
sulla linea mediana e che col suo fondo giunge in immediata vici-
nanza dell' ectoderma ; 1' epitelio che ad essa corrisponde non appa-
risce diflferenziato.
(') Keibel V. — Noriiientafelo zur Kiitwicklungsgeschiclite der Wirlielthiere. Zweites Heft. Nor-
inentafel zur Entwicklungsgeschichte des Hubnes (Gallus doineslicus) von F. Keibel u. K. Abraham.
— Jena, i'JOO.
- 127 -
Particolari ben piu interessanti mostra un embrione di pol-
io, corrispoadente, per le forme esterne, come i precedenti, alia
fig. 17 di Keibel, ma di questi di poco piu avanzato. (figg. 2 e 3).
o
Kig 2.
Da una sezione sagittale iiieHiana di embrione di Galius ilom., corrispondente per le forme esterne
alio stadio riprodotto uella fig. 17 delle Normentafela di Keibel. Iiiifraud. 105 diam. — D, diencefalo;
T, telencelaio; r, alibozzo dell'epifisi (non colpito iu pieno) ; o, abbozzo dell'occhio par etale (colp'to
in pieno).
L'abbozzo dell'epifisi e ben manifesto come una estroflessione del
tetto del diencefalo posta sulla linea mediana, che col fondo viene
in molta vicinanza deU'ectoderma e la cui cavita ampiamente co-
munica colla cavita encefalica. La sua parete consta di un epitelio di-
Fig. 3.
Ricostruzione grafica da sezioni sagittali dello stesso embrione della fijf. 2. Tngrand, 300 diam. —
L'asterisco indica il lato craniale delle sezioni ; e. abbozzo dell'epilisi; n, abbozzo dell'occhio parietale.
stintamente differenziato, nel senso che le cellule che direttamente
limitano la cavita della estroflessione sono molto sviluppate in al-
tezza, col nucleo ricacciato verso il segmento esterno.
- 128 -
Cranialmente all'abbozzo epifisario, ed in imraediato contatto
con esso, sta un'altra estroflessione perfettamente simile al primo
per forma e per strutfcura, solamente alquanto pivi piccola. II suo
fondo e separate daU'ectoderma per uno strato connettivale abba-
stanza largo; essa possiede una distinta cavita; i caratteri dell'epi-
telio, che ne costituisce la parete, sono identic! a quelli dell'abbozzo
epifisario.
Le due formazioni (che sono dunque situate sulla linea mediana
una dietro all'altra) sono tra lore separate per uno straterello di con-
nettivo soltanto distalmente ; pero le lore respettive cavita si aprono
separatamente nella cavita del diencefalo, ed e facile persuaders!
che si tratta di formazioni del tutto indipendenti Tuna dall'altra e
soltanto in intimo contatto; cio mostra chiararaente la fig. 3, che
rappresenta la esatta ricostruzione graflca delle due estroflessioni.
In altri tre embrioni, uno di polio e due di piccione, aU'incirca
alio stesso stadio di sviluppo del precedente, e riconoscibile la estro-
flessione, teste descritta, situata al davanti dell'abbozzo epifisario ;
airinfuori di questi, in nessun altro stadio successive, a cominciare
da quelli corrispondenti alia fig. 18 di Keibel fino a embrioni a
complete sviluppo, non ne ho trovato piu traccia alcuna. Si tratta
dunque di una formazione che ha una durata estremamente breve
e destinata a scomparire, al contrario di quella che giace ad essa
caudalmente la quale, aumentando di volume ed emettendo divert!-
col! secondarii, diverra la vera epifisi.
II significato di questi reperti a me non sembra dubbio : del
due diverticoU che, in stadi precoci di sviluppo, si costituiscono
nella volta del diencefalo degU Uccelli esaminati, quelle craniale e
omologo all'occhio parietale dei Rettih, quelle caudale alia epifisi :
per dimostrarlo, non debbo che richiamare le prime fasi di sviluppo
di questi organi nei Rettili.
Com' e note, prevalse, in riguardo, 1' idea che epifisi ed occhio
parietale derivassero da un unico al)bozzo: si sarebbe formate un
diverticolo deUa volta del diencefalo dapprima semplice; success! va-
mente avrebbe avuto luogo in esso come uno strozzamento, donde
la divisione del diverticolo primitive in due parti distinte, una pros-
simale, I'epifisi, una distale, I'occhio parietale.
Da ricerche consecutive di Ley dig prima, di Beraneck, Fran-
cotte ed altri, poi, sembro invece resultare che, almeno in alcuni Ret-
tili, i due organi nascono ciascuno per un abbozzo distinto. II cer-
- 120 -
vello intermedio, scrive Beraneck C) (pag. 669), da origine, nel ge-
nere Lacerta, a due diverticoli presso a poco della stessa forma e
delle stesse dimensioni. Questi due diverticoli, dei quali uno e an-
tenore e I'altro posteriore, sono dapprima separati da un setto
mediano incomplete, in modo che le loro rispettive cavita comuni-
cano tra lore e col ventricolo encefalico sottostante.... ; in seguito
11 diverticolo anteriore diviene una vescicola die costituira Tocchio
parietale, mentre dal diverticolo posteriore prendera origine la epi-
flsi. — Gli stessi fatti descrisse piu tardi Francotte (') in Lacerta
vivipara ed Anguis fragilis : non mi fermo a riferire i particolari da
lui doscritti e mi limito a richiamare I'attenzione sulla fig. A, a
pag. 11 della sua Memoria, dove e riprodotto il prime abbozzo dei
due organi in discorso. — Beraneck fa rilevare come, esaminando
stadi un po' piii avanzati nello sviluppo, per modificazioni avvenute
nella posizione relativa degli abbozzi deU'epiflsi e dell'occhio pa-
rietale si potrebbe credere, non tenendo conto degli stadi piii gio-
vani, alia esistenza di un abbozzo primitivamente unico e che suc-
cessivamente si divide in due, e si bspiegherebbe in tal modo I'errore
di quelli Osservatori che, avendo solo esaminato embrioni relativa-
mente avanzati, sostennero quest'ultima idea.
In favore di essa parlerebbero piii recenti ricerche: di Grieb C)
in Podarcis murahs, di Giannelli C) in Seps chalcides. — In Podar-
cis muralis, si costituisce, secondo Grieb, sulla linea mediana sa-
gittale del tetto del diencefalo, un ispessimento che successiva-
mente si incurva come una leggiera volta; questa piia tardi da ori-
gine ad una piccola vescicola a contorni ben limitati; in seguito,
sulla parete superiore e posteriore della vescicola compare un solco
che tende a dividerla in due parti disuguali: una anteriore piii gran-
de, I'abbozzo dell'occhio parietale, una posteriore piu piccola, I'ab-
bozzo della epifisi. — In Seps chalcides, secondo Giannelli, I'epiflsi
si presenta, negU embrioni piii giovani esaminati dall'A., sotto for-
ma di una doccia scolpita sul tetto del diencefalo, lungo la sua li-
nea mediana. Verso I'estreniita anteriore della doccia, e dalla sua
parete sinistra, si origina una evaginazione cava, che e I'abbozzo
dell'occhio parietale. In stadi un po' piii avanzati i due abbozzi, del-
(«) B^raueck E. — L'lndividnalite de I'oeil parkHal — Anal. Anzeiger. Jiilinj. S. Jena 1893.
(2) Loc. cit.
(•) Grieb A. — Contr buzioue alio studio deU'organo parietale del Podarcis muralis (Sunto). —
Rendic. 2a assemhlea Unione Zool. Hal. in Napo'i, in: Momt. zool. ital.. An. il', N. 8, pp. 2i8-22i.
Fir erne 190i.
(*) Giannelli L. — Goutributo alio studio deH'occbio parietale nei Rettili (Seps chalcides). —
Monitore zool, Hal, An. io, y 0, pp. l87-i'J' Firenze. I'.IOI.
- 130 -
I'epifisi e dell'occhio paiietale, sono cresciuti di volume... e le loro
pureti resultano di piu strati di cellule epiteliali, il piu interno dei
quali e di cellule cilindriche
Qualunque sia il meccanismo col quale si formano I'epifisi e
I'occhio parietale nei Rettili, sia die derivino da un unico abbozzo o
invece da due abbozzi disfcinti, sta di fatto che in un determinato
momento dello sviluppo si trovano, nella volta del diencefalo di que-
sti animali, due diverticoli cavi, situati 1' uno al davanti dell'altro
e tra loro in intimo contatto, separati da un sepiinento incomplete
di connettivo ; in parte dalle descrizioni, in parte dalle figure che si
riportano, si rileva che le pareti di questi diverticoli resultano costi-
tuite da un epiteho differenziato. Sono esattamente gli stessi fatti
che io ho osservato negli Uccelh (come anche dimostra all'evidenza
il confronto tra la nostra fig. 3 e la fig. A, che trovasi a pag. 11
della Memoria di Francotte (0 di sopra citata), e la interpretazione,
naturalmente, non puo essere nei due casi differente : anche negh
Uccelli, come nei Rettili, il diverticolo anteriore rappresenta I'ab-
bozzo dell'occhio parietale, quelle posteriore I'abbozzo della epifisi.
Due avvertenze sono da fare. Primieramente, che negh Uccelli epifisi
ed occhio parietale derivano per me da due abbozzi distinti. In se-
condo luogo, che nei primi momenti dello sviluppo, nei R.ettih e il
diverticolo anteiiore quelle che ha un maggior volume, mentre I'in-
verso si verifica negli Uccehi: di cio e facile rendersi ragione, te-
nendo presente che in questi ultimi I'abbozzo dell'occhio parietale
e rudimentale ed e destinato a scomparire rapidamente senza lasciar
traccia di se, il solo diverticolo posteriore procedendo nello sviluppo
e divenendo un organo oniologo alia epifisi del Rettih.
Stabiliti questi fatti, resta da vedere se le osservazioni di
Parker (-) e di Klinckowstrom C), che di sopra ho riportato,
dimostrano o meno la esistenza di un abbozzo dell'occhio parietale
negli Uccelh.
Del sue unico reperto in Larus canus Klinckowstrom non
da affatto una descrizione, riferendosi soltanto alia figura che ho ri-
portato a pag. 125. Ora 1' interpretazione da dare ad essa, come
osserva anche Gaupp ('), e davvero dubbia. Si tratta, come si
(») Loc. cii.
(2) Loc. cit.
(») LOc. cil.
{*) Gaupp E. — Zirbel, Parietalorgan uod Paraphysis. — Ergebnisse f. Anat. u. Enttcidilungs-
gesch., Bd. 7, 1897. Wiesbaden iS9S.
- 131 -
vede, di an leggerissimo rientramento di una delle pareti di un
diverticolo del tetto del diencefalo, non e detto se della parete ante-
riore o della posteriore, rientramento che indicherebbe, secondo Klin-
ckowstrom, un tentative di divisione di quel diverticolo, primi-
tivamente unico, in due porzioni, una superiore ed una inferiore. Es-
sendo I'A. un sostenitore della idea che, nei Rettili, occhio parietale
ed epiflsi derivino da un abbozzo unico, egli interpreta la porzione su-
periore, piii grossa, del diverticolo, come I'abbozzo deU'occhio parie-
tale, la porzione inferiore come I'abbozzo dell'epifisi. La mia opinione
in merito e questa. Ammesso che a quel leggerissimo rientramento
debba attribuirsi un valore cosi grande come vuole Klinckow-
strom; ammesso che la parete nella quale esse si trova sia I'an-
teriore, il che non si sa ; considerate che negli Uccelli I'occhio pa-
rietale si costituisce, come sopra ho dimostrato, subito al davanti
della epiflsi ed ha di essa un volume minore ; tenuDo inflne presente
che nel case di Klinckowstrom si tratta di uno stadio pid avan-
zato di quelli nei quali io ho riscontrato 1' abbozzo dell' occhio
parietale, potrebbe, se mai, essere ritenuto come un resto di que-
st' ultimo il tratto compreso fra x ed y (cfr. la fig. 1): nel caso
speciale, I'abbozzo in questione si sarebbe mantenuto piii a lungo
del consueto e avrebbe subito uno spostamento in alto, forse per
I'accrescersi della parete anteriore del diverticolo epifisario. Non e
que-^to pero il pensiero di Klinckowstrom: per lui, come dissi,
la porzione piii distale rappresenterebbe I'occhio parietale, la porzio-
ne prossmiale 1' epiflsi. Che se poi nella flgura la parete anteriore e
quella opposta, allora non saprei qual valore al reperto di Klin-
ckowstrom si potrebbe attribuire. Se ho volute discuterlo, cio e
state per la considerazione che esse viene da qualcuno citato come
il solo caso che dimostrerebbe la presenza dell'abbozzo di un occhio
parietale negli Uccelli, il che davvoro non mi sembra.
Per I'osservazione di Parker, poche parole sono sufflcienti.
Dalla succinta descrizione che egh da della piega del tetto del dien-
cefalo situata al davanti dell'epiflsi, e dall'esame della flgura ad essa
relativa, si riceve I'impressione che si tratti di un prodotto arti-
ficiale. Certo non e da pensare che la piega sia i' abbozzo dell' oc-
chio parietale; troppo grande e il suo volume nspetto a quelle del-
l'abbozzo epifisario, e, sopratutto, non trovasi con questa in rapporti
cosi intimi come e nei Rettili e come ho dimostrato essere anche ne-
gli Uccelh. Del resto ad una simile interpretazione lo stesso Parker
non accenna neppuro.
Non si dimentichi, in riguardo agli apprezzaraenti che ho teste
- 13^ -
fatto, che sono con me in accordo, sulla dubbia interpretazione del
reperto di Klinckowstrom, il Gaupp C) e lo Studnicka ("^), e
quest'ultimo anche del reperto di Parker.
Non e il caso di ritornare sulla ipote^i di Fraiicotte, che ne-
gli Uccelli la porzione distale rigonfiata della epifisi i-appresenti
I'occhio parietale degenerate ; le mie ricerche I'lianno dimostrata
destituita di fondainento.
Concludendo :
In einbrioni di polio e di piccione, in uno stadio corrispondente
a quelle riprodotto nella fig. 17 di Keibel, sulla linea mediana del
tetto del diencefalo si costituisce una leggerissima e semplice estro-
tlessione dell'epitelio che rappresenta il prime abbozzo della epifisi.
In un periodo appena appena piii avanzato, subito cranialmente
all'abbozzo epifisario ed in immediate contatto con esse si costitui-
sce una seconda estroflessione del tetto del diencefalo, simile per
forma e per struttura all'abbozzo epifisario, solamente aiquanto piii
piccola, che e I'abbozzo dell'occhio parietale (^). I due abbozzi sono
separafei tra lore, per uno straterello di connettivo, soltanto distal-
mente, ma sono del tutto indipendenti I'uno dall'altro; le lore respet-
tive cavita si aprono separatamente nella cavita del diencefalo ; I'epi-
teho che ne costituisce la parete e differejiziato nel sense che le cellule
che limitano la cavita sono piir sviluppate in altezza, col nucleo ricac-
ciato verso il segraento esterno. I due abbozzi hanno un differente
destine. Quelle posteriore continua ad accrescersi, e diverra la epifisi,
(unologa alia epifisi dei Rettih. Quelle anteriore, che e omologo all'oc-
chio parietale di questi ultimi, ha invece una durata estremamente
breve, e scompare senza lasciare traccia di se ; si tratta dunque di
un organo rudimentale al piii alto grade ; in ragione di cio, e pos-
sibile, che in qualche caso esse o non si costituisca o almeno che si
costituisca in mode non chiaramente riconoscibile, come e anche pos-
(•) Loi. cit.
(') Loc. cil.
(') I?) int-'i'essante dj far rilevare come negli Ucuelli, nella stessa guisa che da parte del cervello
siosserva un tiutativo di forinazi6ne dell'occhio parietale, anche da parte del teKumento e dello
scheletro si avrob ero niodiBcaziini correlative alia presenza di quest 'orj^ano. Si veriflcano infi.tti
talvolta, nella o: .'ogenesi, peculiar! modificazioni, transitorie, in quelia porzinne del tegiimento che
corrisponde alia cosidetta 6chei(elfleck di alcuni Rettili, di quelia porzione, c 06, che in questi ultimi
corrisponde al fora ue parietale K 1 in c ko wst rom (Untersuchungen tiber den t^cheitelfleck bei em-
bryonen einiger Sr hwimmvogel. — Zool lalirb., Ablli. f. Anal. u. Onloy. d. Tiere, Bd. 5. Jena
1892.), che ha desr ritto questa inacchia parietale in alcuni embrioni di Uccelli nuotatori, la interpreta
appiuito come \in r.idimento della macchia parietale dei Kettili. Da parte del cranio, poi, potrebbe
aversi [jertino la fjimazioiie di un vero forame parietale, come Mr&cek (cit. da S tud nicka) avreb-
be oservato in un ica adulta.
- 133 -
sibile, per eccezione molto rara, che assuma invece uno sviluppo piu
considerevole, e che perinanga per un tempo piu lungo cli quello
che io non ho constatato.
Al momento di hcenziare per la stampa le bozze di questa
Nota, mi e occorso di fare una osservazione che non voglio tra-
lasciare di riferire. Si tratta di un embrione di piccione corrispon-
dente, per le forme esterne, alio stadio riprodotto nella fig. 23 di
Keibel. L' epifisi, molto sviluppata in lunghezza, e diretta assai
obliquamente in alto ed in avanti ; e ristretta all'estremo prossi-
male, rigonfiata nella porzione distale ove presenta numerosi diver-
ticoli secondarii, cavi ; questi si aprono in una cavita centrale
abbastanza spaziosa, che si fa molto angusta nel peduncolo e si
apre nel 3° ventricolo. Al davanti del pedunculo epifisario, e in
immediate coniatto con esso, si osserva, nella pafete del diencefalo,
suUa linea mediana, una piccola gemma che risalta sopratutto pel
differenziamento deU'epitelio ad essa corrispondente : infatti, le cel-
lule che direttamente limitano la cavita ventricolare sono svilup-
patissime in altezza, in specie quelle centrah, e col nucleo ricacciato
verso il segment© esterno. La posizione di questa gemma corrisponde
perfettamente a quella che, in stadi piti precoci, ha I'abbozzo del-
I'occhio parietale, ed io non saprei interpretarla altrimenti che come
I'abbozzo di quest'occhio conservatosi per un tempo piia lungo di
quello che di solito non faccia.
II reperto e interessante anche perche toglie qualsiasi valore
alia osservazione di Klinckowstrom, di sopra riferita e discussa,
in quanto dimostra che anche in periodi relativamente tardivi, epi-
fisi e abbozzo deH'occhio parietale rimangono completamente indi-
pendenti I'uno dall'altro, ne tra loro si stabiliscono quel rapporti
che nella flgura di Klinckowstrom sono rappresentati.
- 134 -
18TITU10 ANATOMICO Dl KIRENZE, UIRKTTO UAL PKOF. Q. CHlAKUQl.
DoTT. AKTURO BANCHI, Aiuro k liukho dockntk
Fascio accessorio del m. pronator teres e spostamento del nervo mediano
e della arteria omerale alia regione del gcmito.
((Jou una figura).
[■'. vietata la ri|irocliizii>nu.
In un soggetto maschio, adulto liscontrai la seguente disposi-
zione nel tratfco inferiore del bi'accio sinistro.
II setto intermuscolare mediale era molto sviluppato, special-
meiite nei fasci piu superficial i costituenti una vera corda tesa dal-
repicondilo mediale all'apice della impronta deltoidea deH'omero.
Nel tratto distale di questo setto sul suo margine ispessito e sul-
la faccia anteriore si inseriva, per i'estensione di tre centiraetri circu,
un fascio rauscolare piatto, le cui fibre convergevauo in basso e late-
ralmente per far capo ad un tendine appiattito continuantesi con
quello terminale del m. pronator teres. Questo ultimo muscolo noi
sappiamo che puo presentare distinta e separata la porzione di sue
fibre che si attacca all'omero, e sappiamo che quando e presente
il processo sovraepitrocleare esso muscolo suole estendere le sue in-
serzioni lungo il legamento teso tra detto processo e 1' epicondilo
mediale (^).
In questo case nostro il m. pronator teres ha estesa la sua in-
serzione omerale lungo il setto intermuscolare irrobustito, e le fibre
cosi nate hanno formate un fascio muscolare distinto. E risultato in
tal modo un vero muscolo accessorio del pronator teres, che dal suo
canto e composto delle due porzioni normah, omerale (epitro-
cleare), e coronoidea ri unite. Abbiamo qui una modahta di versa da
quelle che finora descrissero i raccoglitori di varieta muscolari, in-
quantoche essi videro, o le due porzioni, omerale e cubitale del mu-
scolo, distinte, ovvero, la estensione maggiore della inserzione ome-
(,') Clie il III. jironator teres varii iu questo senso o^iji volta che e presente il processo sovrae|J-
irocl:?are d una legge che il Ledouble dice formulata da Gegenbaiir, e risultata vera ogni volia;
pero secondo Riige i due fatti pen solo possono aversi dist iiti iu soggetti divers), ina ueppure suuo
111 i!ij"T)(leiiza I'liim (l(.l)":.lfro
- 135 -
rale lungo il legamento tra repitroclea ed il processo sovraepitro-
cleare, non mai come in questo case videro nascere un fascio distiuto
dalla inserzione nuovamente acquistata dal muscolo pronatore.
In questo soggefcto il setto intermuscolare irrobustito ha spe-
ciali rapporti con vasi e nervi della regione. L'arteria omerale si
divide in questo soggetto al terzo medio del braccio in due tronchi,
I'uao mediale che da all'avambraccio le aa. interossee, I'altro late rale
che da I'a. radiale e I'a. cu])itale.
Abl
h..n<n
Ao) Arteria brachiale. — Abi) Lacertus tibrosus. — BiJ tendine terminale del m. bicipite.
BAJ M. brachiale anteriore. — CAJ M. cubitale anteriore. — Ma) N'ervo muscolo cutaneo-
]\'mj Nervo mediano. — Nc) Nervo cubitale. — PRs) l<"ascio accessorio del ni. pronator teres.
Pri) Fascio oiiurale del m. jironator 'eres.
II tronco inediale dell' arteria del braccio, circa al terzo medio
di questo devia medialmente e raggiunge il setto intermuscolare
mediale. contro la faccia laterale del quale rimane costretto per una
robusta briglia, che dal legamento si staoca, e sul legamento ritor-
na, formando un occhiello che abbraccia l'arteria.
II nervo mediano segue nel suo decorso il tronco mediale arte-
hoso, incrociando I'altro tronco (radio-cubitale) e passa anch' esso
neir occhiello del satto intermuscolare mediale.
L'occhiello fibrose del setto corrisponde al limite superiore della
inserzione sul setto stesso del fascio accessorio del m. pronator teres,
ed il nervo unitaineute all'arteria, dope aver attraversato rocchiello,
vengono a corrispondere alia faccia profonda di detto fascio musco-
lare accessorio.
11 nervo mediano poi entra uell'avambraccio passando tra i due
capi normali del in. pronator teres.
Cosi in ultimo accade che alia piega del gomito il fascio va-
scolo nervoso e dissociate e disposto in mode, che dagli strati super-
ficial! verso i profondi si incontra ;
- 136 -
Al disotto del lacertus fibrosus le due a.a. radiale e cubitale,
appeiia nate dalla divisione del tronco piu laterale, tra i due che na-
scono dalla a. brachiale al terzo superiore del braccio; alcuiie vene;
peru nessun nervo accompagna i vasi. Lo strato successivo e fatto dal
fascio accessorio del in. pronator teres. Al disotto di esso e il nervo
mediano ed il tronco piu mediale di divisione precoce della a. bra-
chiale, tronco che da poi le aa. interossee. Grli strati successivi se-
guono normali.
Una siffatta disposizioue, molto simile a quella che riporta Ruge
da Grr liber, nella fig. 2, non fa descritta finora, sebbene come ho
detto si conoscano casi di sdoppiamento del m. pronator teres, e di
inserzione piii estesa di esso, quando e presente il processo sovraepi-
trocleare. Nel caso attuale non vi ha traccia di tal processo, ne vi
sono legamenti special! tra I'epicondilo mediale e I'omero ; e I'occhiello
che costringe in postura anormale il nervo e I'arteria e fatto solo dal
setto intermuscolare mediale.
Quali le cause di tale anomala disposizione ?
Perche il n. mediano alia piega del gomito si trovi separate
dall'arteria (tronco radio cubitale) per il nuovo piano muscolare, e
facile intenderlo,
Infatti normalmente il nervo passa sotto al capo omerale del
m. pronatore, in questo caso detto capo ha risahto colle sue inser-
zioni in sense prossimale ed ha invaso colle fibre di un fascio ac-
cessorio la regione della piega del gomito, continuando in essa il
rapporto col nervo.
Perche il n. mediano sia spostato medialmente e con esso I'ar-
teria e pill difficile a spiegare.
Sappiamo invero che in alcuni vertebrati inferiori il detto ner-
vo passa per un foro sopra I'epicondilo mediale ed in molti mam-
miferi il detto nervo passa per I'anello osteo-fibroso cui da origine
il processo sovra-epitrocleare e non stupisce che nell'uomo insieme
col processo osseo possa incontrarsi anche questa disposizione ; ma
questa costatazione non spiega la ragione del fatto.
Invocare al solito il teromorflsmo non e che una maniera molto
comoda di trasportare la questione dalla anatomia umana a quella
comparata.
Noi dobbiamo risolvere, o almeno porre la questione nei suoi
termini netti; domandare cioe, quale e la posizione primitiva del
nervo? e essa mediana o mediale? e se la prima ipotesi e la giu-
sta come si passa in certi casi dalla prima posizione alia seconda?
con quale meccanismo e per effetto di qual causa?
- 187 -
Ruge amine tte, con molti altri, che il processo sovraepitro-
cleare comparisca neiruoino soltanto come effetto di una di quelle
azioni di eredita atavica, non infrequent! nel colpire lo scheletro,
ma cosi lontana da aver perduto ogui signiflcato funzionale. L'esi-
stenza di questo processo nell' uomo non e legata a nessima fun-
zione, e lo stesso deve esser accaduto per una lunga serie di nostri
progenitori; per questo la esistenza di detto processo e precaria
nella nostra come nelle specie che ci precedettero da vicino. II
Ruge pensa che la azione meccanica esercitata dalla arteria bra-
chiale (o da un suo ramo) sia stata sufficiente per far sparire un
siffatto processo, ormai senza funzione e percio stesso senza di-
fesa. II Ruge ammette come primitiva la posizione mediale del-
I'arteria (e quiiidi del nervo che I'accompagna), infatti egli dice che
negli animali in cui I'arto stasempre in pronazione 1' arteria nel brac-
cio e mediale, pur percorrendo tra I'ascella ed il gomito una linea
diritta; quando invece I'arto passa alia supinazione, e si aggiunge
la torsione dell'omero, allora 1' arteria (ed il nervo che 1' accompa-
gna) si sposta verso 1' asse dell' arto, ed in rapporto col processo
epitrocleare, che a cio si oppone, essa forma una piega piii o meno
forte e sentita. Qui interviene allora la scomparsa del processo, do-
vuta come si e detto alia causa remota di aver perduta ogni fun-
zione, ed a quella prossima dell'azione meccanica della arteria appli-
cata contro di esso.
II Ruge non spiega quando intende che avvenga tale scomparsa
se nella fllogenesi, o se nella ontogenesi, ma e da credere che 1' in-
tende nella prima.
Questa opinione del Ruge, nel suo insieme e nelle hnee gene-
rah, non mi sembra completamente infondata, per quanto sappiamo
a tutt' oggi, e anche mi sembra la pivi verosimile ; pero in molti
punti della questione rimane ancora dell'oscuro, ed io vogho in se-
guito cercar di chiarirlo, specialmente in riguardo alia causa della
variazione.
Bibliografia.
I'er la bibliogratia veilere nei trattati di :
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Ruge. — Beitrage *iir Gi'fasslelire der Mensclien. Mitrph. Jahrhucli. Bd IX, Lcipzi<j 1884.
138
ISTirCTO ANATOMICO DI FIUKNZE DIRETTO DAL PItOF. G. C II I A 1! i; C, I ,
DoTT. AJiTURO BANCHl, Aiuro k LinKiso docente,
Un muscolo manidio a due fasci
(Con una figura).
' ft vietata la riproduzioiie
SuUe varieta mnscolari di questo tipo, troppo e stato detto fin
oggi per pretendere di interessare colla esposizione di un caso sin-
golo, quale e questo da me osservato, e gia comunicato verbalmente
Mano sinistra. Met^ grandezza fid natiirale.
Notisi oltre al m. manidio il tendine sdojiiiiato del ui. 1° radiale esterno. cho iit'Ila fig. t' r^ciso
air insorzione sul 2" metacarpio.
alia Accademia Medico-Fisica di Fireiize nell'anno 1901. Tuttavia
presentandosi esso con una varieta non ancora descritta delle in-
serzioni, specialmente delle prossimali, credo utile riferirne in breve,
- 1:',9 -
perche sia piu completo il quadro delle forme clie il rudimentale
muscolo puo offrire nell'uomo.
Si tratta di im individuo maschio, adulto, muscoloso. Nel brac-
cio il muscolo tricipite presenta, da ambedue i lati del corpo, un
fascio accessorio die si stacca diill'omero, inferiormente alia impronta
deltoidea; questo fascio e grosso quanto il ventre principale del
muscolo. Negli avarabracci non potei far ricerche se non sul sinistro; il
destro con la mano ed il rimanente del cadavere, aveva servito alle
esercitazioni. Neiravanibraccio sinistro notai sdoppiato il tendine del
m. lungo estensore radiale del carpo (1° radiale esterno).
Sulla mano sinistra (la destra ando perduta), trovavasi il
m. manidio, rappresentato da un fascio piatto muscolare, distal-
mente diviso, e dal quale si staccano due tendini, uno per 1' indice
I'altro peril medio; Tinserzione prossimale di questo muscolo si fapei
tre tendinetti, riuniti tra lore da arcate fibrose. II tendinetto piu late-
rale prende attacco suUa cresta del radio che e interposta tra la
doccia dell'estensore lungo del pollice, e quella dell' estensore comune
delle dita; il tendinetto intermedio prende attacco sul margine su-
periore, o prossimale, del ligamento radio-carpico dorsale, special-
mente sui fasci radio-piramidali; il tendinetto mediale si attacca
sulla meta di questo stesso legamento. II mascolo, che nasce da
queste diverse inserzioni, e piatto, nastriforme, ed e lungo circa
cm. 4, largo cm. 1 1/2; esse 6 unico per la meta iniziale poi si di-
vide in due fascetti; quelle mediale piii lungo e piii largo. Da cia-
scuno di questi capi muscolari nasce un tendine a nastro, sottile,
che raggiunge la gnaina del tendine dell'estensore, respettivamente
dell'indice e del medio alia l)ase della prima falange.
II m. manidio e irrorato da un rametto della a. trasversa del
carpo.
Per la bibliografla rimando alle classiche monogratie suUe va-
rieta muscolari di Testut e di Le Double, ed all' ultima nota di
Tenchini \
• Teuchini L. — Di un niiovo inuscolo sopraununierai-io della region« posteriore deH'antibrai--
cio uinano) M. extensor diijili indicis ed medii) consociato ad un fascicolo di manidio (con una tavol.i). —
Moniiore Zoologico itatiano, Anno XUI Kircnzn 11(02.
- 140 -
Annunziamo con profondo cordoglio la morte improvvisa del Prof. Pio
Mingazzini, Direttore del Gabinetto di Zoologia ed Anatomia comparata degli
animali invertebrati nel E. Istituto Superiore di Firenze. Di lui e della sua
opera scientifica diremo nel prossimo numero.
Congresso federativo internazionale di Anatomia
GiNEVRA 7-10 Agosto 1905.
UNIONS ZOOLOGICA ITALIANA
Le Societa die hanno data la loro adesione al Congresso interna-
zionale di Anatomia che deve riunirsi a Ginevra dal 7 al 10 ago-
sto 1905 hanno ?celto ciascuna, in conformita della deliberazione ppesa
anteriormente, un Presidente ed un Vice-Presidente. L'ufRcio di Pre-
sidenza viene cosi costituito:
. . • 1 c • i f n„«^+ T3„; ( Prof. Symington (Belfast) Presi-
Anatomical Society of Great Bri- \ ,iefite
tain and Ireland. ( v,ce-Presidentenonancoraeletto.
. , . , ^ ,, , i.. \ Prof. Merkel (Gottinga).
Anatomische Gesellschaft. s p^,^^^ Furbringer (Heidelberg).
. • .• J V . • J. *s Prof. Sabatier (Montpellier).
Association des Anatomistes. , p^.^^^ Bugnion (Losanna).
« , . K ^ ■ , \ Pi'of. C. S. Mi not (Boston).
Associationof American Anatomists ^ p^^^^ ^^^^ ^^^^^, J^^^^ ^^^^^^^
,, . V I • Ti 1- ^ Prof Romiti (Pisa).
Unione Zoologica Italiana. . p^^^ y^l^^^i (Bologna).
11 Segretariato e composto dai Segretari della Society, in funzione
nel 1905, sotto la Presidenza del Prof, von Bardeleben.
1 Soci della Unione Zoologica Italiana che desiderano fare Comu-
nicazioni, sono pregati inviarne il titolo al Segretario della Unione,
Prof. Monticelli (Napoli), per il 25 giugno al piu tardi ; poiche per
quelle presentate ulteriormente non [)u6 garantirseue Taccettazione.
Cosmo Chbrubini, Amministratore-responsabile.
Kirenze, \Wb. — Tip^ L. Niccolai, Via Faenza, 44.
MonitoFe Zoologico Italiano
(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia)
Organo ufficiale della Unione Zoologica Italiana
DIBKTTO
DAI DOTTORI
GIULIO GHIARU6I EUGENIO FIGALBI
Prof, di Anatomia uiiiana Fi-of. di Anatomia comp. e Zoologia
nel R. Istituto di StudI Super, in Kirenze nella R. Univei-sitii di Pisa
Ufficio di Direzione ed Amministrazione : Istituto Anatomico, Firenze.
12 numeri all'anno — Abbuouamento annuo L. 15.
XVI Anno Firenze, G-iugno 1905 N. 6
SOMMABIO: BiBLlOGRAFlA : Pag. 141-147.
SuNTi B Riviste: — Sanzo L., Trasformazione sperimentale delle uova le-
citiche diffuse in uova telolecitiche e susseguente modificazione della
segmentazione uguale in segmentazione oloblastica diseguale. — Chia-
rini I*., Cambiamenti morfologici che si verificano nella retina del ver-
tebrati per azione della luce e dell'oscurita. — Pag. 147-148.
CoMUNiCAZiONi ORiGiNALi : Giuffrida-Ruggeri V., Discussioni di antropo-
logia generale. — Plana G-. F*., Ematopojesi embrionale mielotjena e
placentare. (Con tav. I). — Ferrata A.., Sul nucleolo della cellula ner-
vosa. — Pag. 148-171.
Necrologia: Pio Mingazzini. (E. Giacomini). — Pag. 171-176.
Avvertenza
Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore
Zoologico Italiano e vietata la riproduzione.
BIBLIOGRAFIA
Si del notizia soltanto dei lavori piihhlicati in Italia.
I. Scritti general! di Zoologia e di Anatomia.
— Atti della Societa per gli studi della malaria. Vol, 5°. — Roma, tip. Ber-
tero, 1904, pp. xiij, 902, con tre prospetti.
— Universo ed umaniti : storia dei progressi umani nella coscienza e nel do-
minio delle forze natural!, diretta da Hans Kraemer, tradotta da un gruppo
di professori sotto la direzione del prof. Luigi De Marchi. — Milano,
edit. F. Vallardi, 1904. In corso di pubblicaz.
- 142 -
Bellini Uaffaello. — L' influenza doi raezzi come causa di variazioni e di di-
spersione nei Molluschi. — Boll. Soc. Naturalisti Napoli, An. 18, S. 1,
Vol. 18, 1904, pp. 145-165. Napoli 1905.
Bonardi Edoardo. — L'ereditarieta dei caratteri acquisiti in patologia ed in
medirina. — Rendic. l.stit. Lamb. Sc. e Lett, iS. 2, Vol. 38, Fasc. 11,
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Clodd Ed. — La storia della creazione. Traduz. di Emilio Santillana. — To-
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Rendic. Sess. Accad. Sc. Istituto Bologna, N. S., Vol. 8 (1903-904), Fasc. 4.
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Fabani Carlo. — La lotta per I'esistenza. — Mem. pontif. Accademia romana
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Frassetto F[abio]. — In morte di Leopold© Maggi (7 marzo 1905). — Estr.
di pp. 10 d. Atti Soc. romana Antropologia, Vol. 11, Fa.'ic. 2-3. Roma 1905.
Helguero (de) Fernando. — Determinazione della grandezza e della forma
degli organismi in somatometria. — Atti Soc. romana Antropologia, Vol. 11,
Fasc. 1, pp. 17-26. Roma 1905.
Mingazzini Pio. — Le Societa degli animali : discorso inaugurale. — Estr.
di pp. 40 d. Aiiauario 1904-905 Istituto Studi Sup. Firenze. Firenze, tip.
Galletti e Cocci 1905.
Monticelli Fr. Sav. — Giuseppe Jatta : Commemorazione. — Boll. Soc. Na-
turalisti Napoli, An. 18, S. 1, Vol. 18, 1904, pp. 86-99. Napoli 1905.
Pirera Alfonso. — Sui rapporti fra tiroide e pancreas : studio sperimentale
[Maiiimiferi]. —Giorn. internaz. Sc. med.. An. 27, Fasc. 1, pp. 17 33. Na-
poli 1905,
Sangiorgi Domenico. — Appunti zoologici sull' isola di Cefalonia. — Atti Soc.
Naturalisti e Matem. Modena, An. 36, S. 4, Vol. 5, pp. 69-98. Modena
1903.
Spencer Herbert. — Le basi della vita : 1. I dati della biologia. 2, Le indu-
zioni della biologia. Prima traduz. ital. del dott. Guglielmo Salvadori. —
Torino, edit. Bocca, 1904, 8", pp. x, 380.
Tescione Giuseppe. — Modificazioni istologiche della glandola tiroide in se-
guito all'ablazione delle ovaje: ricerche speriraentali. — Arch. ital. Gine-
cologia, An. 7, Vol. 2, N. 6, pp. 251-256. Napoli 1904.
Torri T. — Contributo alio studio delle alterazioni dell'ipofisi consecutive al-
l'ablazione dell'apparecchio tiroparatiroideo. — Nuovo Ercolani, An. 9,
N. 24, pp. 461-464 ; An. 10, N. 1, pp. 1-6. Pisa 1904 e 905. Continuaz. e fine.
Vignoli Tito. — Istinto od intuito nell'esercizio dell' intelligenza animale?
— Rendic. Istit. lovih. Sr. e Lett., S. 2, Vol. 38, Fasc. 6, jyp. 349 353. Mi-
lano 1905.
- 143 -
III. Ontogenia (Embriogenia. Organogenia).
Alessandrini Giulio. — Brevi osservazioni suUo sviluppo e ciclo evolutivo del-
TAnchylostoma (Uncinaria) duodenale (Dub.). — Vedi M. Z., XVI, 3, 5S.
Amabilino 1\. — Sulle prime vie olfattive. Nota la : ricerche sperim. Con
tav. IV [Mammiferi]. — Riv. sperim. Freniatria, Vol.29, Fasc. 4, pp. 816-
824. Reggio Emilia 1903.
Banchi A. — Sviluppo degli arti addomiaali del Bufo vulgaris innestati iu
sede anomala. — Rendic. adun. Accad. medico-fisica fiorentina, seduta 16
giugno 1904, in: Sperimentale {Arch. Biologia norm, epatol.), An. 58, Fasc. 6 ,
pp. 1097-1098. Firenze 1904.
Bertelli Dante. — B,icerche di anatomia comparata e di embriol.ogia sull'ap-
parecchio respiratorio dei Vertebrati : 3*^ nota pre v. — Estr. di pp. 2
d. Atti e Mem. Ace. Padova, Vol. 21, An. 1904-905.
Bietti Amilcare — Ricerche sperimentali sulla rigenerazione dei nervi ciliari
dopo la neurectomia ottico-ciliare [Mammiferi]. Con tav. — Annali Ottal-
mologia. An. 34, Fasc. 3 4, pp. 250-285. Pavia 1905.
Boveri Theodor. — II problema della fecondazione. Trad, del dott. Andrea
Giardina. — Milano, edit. L. F. Pallestrini, 1905, 8° fig., pp. 89.
Cialona Marco. — Osservazioni fatte sullo sviluppo di una Mitraria. — Vedi
M. Z., XVI, 3, 58.
Cutore Gaetano. — Ricerche anatomo-comparative sullo sviluppo, suU' istoge-
nesi e sui caratteri definitivi dell'estremo caudale del midoUo spinale
[Anfibi e Mammiferi compreso TuomoJ. Con tav. XXII-XXVIII. — Arch.
ital. Anatomia ed Emhriol, Vol. 4, Fasc. 1, pp. 183-229. Firenze 1905 {Con-
tinua).
Eoant (d') Teodoro. — Contributo alia raorfologia e genesi della vena reuale
sinistra. — Vedi M. Z., XVI, 4, 88.
Favaro Giuseppe. — Intorno ad un anomalo abbozzo di Diaphysis cerebri in
Ovis aries L. — Vedi M. Z., XVI, 4, 86.
Ferroni Lrsilio. — Per lo studio erabriologico dell' imene. — Annali Ostetri-
cia e Ginecologia, An. 26, N. 12, pp. 541-559, con 2 tav. Milano 1904.
Fossati Giuseppe. — Sulla esistenza di un reticolo nervoso nei villi della
placenta. — Annali Ostetricia e Ginecol., An. 21, N. 4, pp. 351-355, con
tavole. Milano 1905.
Fragnito 0. — Su la genesi delle fibre nervose centrali e il loro rapporto
con le cellule ganglionari. Con tav. — E.^-tr. di pp. 11 d. Annali Nevro-
logia. An. 23, Fasc. 1-2. Napoli 1905.
Fragnito 0. — Su la genesi dei prolungamenti protoplasmatici della cellula
nervosa. — Estr. di pp. 10, d. Annali Nevrologia, An. 22, Fasc. 4. NapoU
1904, con tav.
Fusari R. — Sur les phenomenes que Ton observe dans la muqueuse du ca-
nal digestif durant le developpement du foetus humain. — Vedi M. Z.
XVI, 4, 88.
Gangi Salvatore. — Sullo sviluppo della cellula nervosa nel midoUo e ne
gangli spinali del polio. — Pisani, Giorn. Patologia nerv. e ment., Vol. 26
Fasc. 1, pp. 27 49. Palermo 1905.
G )ggio E. — Sullo sviluppo correlativo degli organi in una larva di Bufo
vulgaris. — Annali Scuola norm. ,suj). Pisa, iSc. fis. e malcm., Vol. 9. Pisa
1904.
- 144 -
Levi Giuseppe. — SuH'origine delle cellule gerrainali : nota riassuntiva [An
fibi]. — Arch. Fisiologiu, Vol. 2, Fasc.2, pp. 243-245. Firenze 1905.
Livini Ferdinando. — Abbozzo dell'occhio parietale in embrioni di TJccell
(Columba livia dona, e Gallus dora.) : nota prelim., con tre figure. — Mo
nit. Zool. ital., An. 16, N. 5, pp. 123-133. Firenze 1905.
Montanelli Giovanni. — Sulla presenza del grasso nel sincizio dei villi co
riali della placenta umana : nota prev. — Monit. Zool. ital., An. 16, N. 1
pp. 9 11. Firenze 1905.
Pensa Antonio. — Osservazioni sulla mortologia e sullo sviluppo della arte
ria intercostalis suprema e delle arteriae intercostale.s : nota prev. [Verte
brati, uomo compreso]. — Boll. Soc. med.-chir. Pavia, 1905, N. 1, pp. 48-83
con tav. e figure nel testo. Pavia 1905.
Pema Giovanni. — Influenza della luce sullo sviluppo e sulla orientazione
deU'embrione nell'uovo di polio. — Rendic. Soc. med.-chir. Bologna, seduta
25 novembre 1904, in: Bull. Sc. mediche, An. 76 {S. 8, Vol. 6), Fasc. 1,
p. 42. Bologna 1905.
Pinto Carlo. — Contributo alio studio degli elementi cellulari che si trovano
nel punto di inserzione della placenta nella parete dell'utero gravido e
puerperale. — Annali Ostetricia e Ginecol., An. 27, N. 1, pp. 9 56, con tav.
Milano 1905.
Razzaboni Giovanni. — Ricerche sperimentali sui process! degenerativi e ri-
generativi delle fibre nervose midoUate perifericbe in seguito a ferite. —
Rendic. Accad. Soc. med.-chir. Bologna, in : Bull. Sc. mediche, An. 75 (S. 8,
Vol. 4), Fasc. 10, pp. 461-462. Bologna 1904.
Ribaga Costantino. — La partenogenesi uei Copeognati. — Redia, Giorn. En-
tomologia. Vol. 2 {1904), Fasc, 1, pp. 33-36. Firenze 1905.
Russo A. e Mauro (di) S. — La coniugazione ed il ringiovanimento nel
Cryptocbilum echini Maupas (Uronema echini, Cuenot): 3* nota prelim. —
Estr. di pp. 6, con figure, d. Boll. Accad. Gioenia Sc. nat. Catania, Fasc. 85
aprile 1905.
Sanzo Luigi. — Trasformazione speriraentale delle uova lecitiche diffuse in
uova telolecitiche e susseguente modificazione della segmentazione olo-
blastica disuguale. Con tav. 16. — Ricerche Laborat. Anatomia norm. Univ.
Roma, Vol. 10, Fa.<ic. 5, pp. 263-272. Roma 1904.
Sfameni P. — Que la caduque, le syncytium et le trophoblaste prennent leur
origine commune de I'epithelium uterin et quel est le mode de fixation
de I'oeuf. Eesume de I'Auteur. — Arch. ital. Biologie, T. 43, Fasc. 1,
pp. 134-138. Turin 1905.
Spampani Giuseppe. — flicercbe sugli annessi fetali degli Uccelli e special-
mente sul modo di occlusione della vescicola ombelicale e sul presunto
organo placentoide. Con tav. III-V. — Ai-ch. ital. Anatomia ed Embriol.,
Vol. 4, Fasc. 1, pp, 45-62. Firenze 1905.
Tenchini L[orenzo]. — Corse di Embriogenesi, con atlante a parte di 125 fi-
gure litografate in 10 tavole. — Parma, L. Battei, pp. 171.
Verson Saverio. — Contributo alio studio della rigenerazione della mucosa
gastrica [Mammiferij. — Boll. Soc. med.-chir. Pavia, 1904, N. 4, pp. 274-
302. con tavole. Pavia 1904.
Verson Enrico. — Manifestazioni rigenerative nelle zampe toracali del B. mori.
— Vedi M. Z., XVI, 3, 60.
- 145 -
IV. Istologia.
Battaglia M. — Alterazioni traumatiche primitive della cellula nervosa.
I. Alterazioni per azione dell'aria conipressa. Con tav. I-IV. — Annali
Medicina navale, An. 10, Vol. 2, Fasc. 6, pp. 701-709. Homa 1904.
Battaglia M. — Alterazioni traumatiche primitive della cellula nervosa.
II. Alterazioni per caduta. 111. Alterazioni per scarica elettrica. Con
tav. I. — Annali Medicina navale, An. 11, Vol. 1, Fasc. 3, pp. 241-257.
Roma 1905.
Besta Carlo. — E,icerche iutorno al modo con cui si stabiliscono i rapporti
mutiii fra gli elementi nervosi embrionali e sulla formazione del reticolo
interno della cellula nervosa. — Vedi M. Z., XVI, 1, 2.
Belli Virgilio. — Delia composizione del sangue materno e fetale in gravi-
danza e neU'anchilostoma- anemia. — Riv. crit. Clinica med.. An. 6, N. 9,
10 e 11. Firenze 1905.
Ceccherelli Giulio. — Sulla presenza dei corpuscoli di Ruffini nel connettivo
peritendineo dell'uomo e della scimmia. — Atti accad. Fi.'iiocritici Siena,
S. 4, Vol. 16, All. accad. 218 (1904), N. 9-10, pp. 313-316. Siena 1905.
Ohio Mario. — A proposito di una nota del dott. Rebizzi « Sulla struttura
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pp. 575-576. Firenze 1904.
Ciaccio Carmelo. — Contribute alio studio delle granulazioni neutrofile di
Ehrlich nell'uomo. — rolidinico, An. 12, Vol. 12-M., Fa.sc. 4, pp. 177-180.
Roma 1905.
Donaggio Arturo. — Per il problema dei rapporti tra vie di conduzione in-
tercellulare e periferia della cellula nervosa (Nuovi dati e ipotesi sulla
struttura e sul valore funzionale della rete periferica e specialmente delle
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Rebizzi R. — Sulla struttura dolla guaina mielinica. — Rendic. Adun. accad.
- 146 -
medico-fisica fiorentina, seduta 26 maggio i904, in : Sperimentale (Arch. Bio-
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Zancla A. — Contributo alia conosceuza della fina struttura dell'elemento
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V. Tecnica.
Alfieri e Lacroix. — Come si devono fare gli originali per le riproduzioni
fotomeccaniche. — Monit. Zool. ital., An. 16, N. 3, pp. 16-18 e N. 4,
pp. 111-116. Firenze 1905.
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logica. — Boll. Soc. ZooL ital.. An. 14 (S. 2, VoL 6), Fasc. 1-3, pp. 55-73.
Roma 1905 (Continua).
Curreri Giuseppe. — Metodi nuovi e semplici per fissare e ritrovare dei punti
interessanti di preoarati microscopici. — Estr. di pp. 8 d. Atti Accad.
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Lugaro E[rnesto]. — Sulla tecnica del metodo di Nissl. — Monit. Zool. ital.,
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Salaghi S. — Impregnation des tissus de I'organisme par des precipites electro-
lytiques. Resume de I'Autour. — Arch. ital. Biologie, T. 43, Fasc. 1, pp. 35-
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- 147 -
Tartuferi Ferruccio. — Su di una terza nuova impregnazione metallica dei
tessuti e specialmente della cornea. — Annali Ottalmoloyia, An. 34, Fasc. 1-2,
pp. 74-78. Pavia 1905. Vedi anche : Rendic. Accad. Soc med. diir. Bologna,
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1904.
SUNTI E RIVISTE
Sanzo L. — Trasformazione sperimentale delle nova lecitiche diffuse in
uova telolecitiche e susseguente raodificazione della segmentazione uguale in
segmentazione oloblastica diseguale. — Ricerche fatte net Labor, di Anat. nor-
male della R. Universitd di Roma, vol. X, p. 3, 1904.
Centrifugando uova non fecondate di Echinodermi (Echinus raicrotuberco-
latus ed Arbacia pustulosa), in esse interviene un'evidente differenziazione in
polo animale e vegetativo.
Fecondando uova siffatte, il primo piano di segmentazione s'inizia un
po' prima che nelle uova normali, ma la divisione completa si compie tardi,
il fuso nucleare non e piii centrale come nel normale, ma si sposta verso il
polo animale arrivando quasi a contatto della membrana vitellina.
In altre uova nelle quali il deutoplasma si e piu spiccatamente ridotto
ad uno dei poli, il primo piano di segmentazione il quale e normale all'asse
dell'uovo, divide I'uovo in un blastomero superiore ed uno luferiore, nel quale
ultimo e raccolto quasi tutto il deutoplasma dell'uovo.
II 2** piano di segmentazione puo essere, a seconda della forma che hanno
assunto le uova in seguito alia centrifugazione meridiano od equatoriale; se
11 1° piano di segmentazione fu equatoriale, e se il diametro massimo del
blastomero animale e verticale, il 2" piano riesce equatoriale.
Questo fatto oonfermerebbe la legge di Hertwig, secondo la quale i due
poli del fuso nucleare, normalmente al quale viene ed espHcarsi il piano di
segmentazione, si dispongono sempre nella direzione della piu grande massa
protoplasmatica.
L'A. conclude che le uova centritugate presentano una segmentaz. disu-
guale analoga a quella di uova fortemente polarizzate.
I risultati di queste ricerche concordano con quelli di 0. Hertwig sulle
uova di rana centrifugate dopo la fecondazione.
Chiarini P. — Cambiamenti morfologici che si verificano nella retina dei
vertebrati per azione della luce e deH'oscurita. — Bullett. della R. Accad. me-
dico di Roma. A7ino 30, T. 3 4, 1904.
Lo studio delle modificazioni morfologiche che intervengono nella retina
sotto I'azione della luce non e nuovo, ma I'A. ha preso argomento da un re
cente lavoro di Pergens sul Luciscus rutilus L., per eseguire una ricerca
di controllo suUa stessa specie e di piu suUa Rana.
II fatto piu notevole che interviene nella retina sotto lo stimolo luminoso,
resta sempre la migraziouo del pigmento entro quei proli.ngametili delle eel-
- 148 - •
lule epiteliali che separano le cellule visive I'una dall'altra, fin presso la mem-
brana limitante esterna e la diminuzione della quantity totale del pigmento;
per azione dell'oscuriti il pigmento emigra invece entro il corpo della cel-
lula epiteliale, quest'ultima s'allunga e la quantity totale del pigmento au-
menta.
Inoltre il membro interno dei coni s'accorcia alia luce, s' allunga nel-
I'Dscuriti; il membro interno dei bastoncini della rana, per la pressione eser-
citata su di esso dall'elissoide dei coni si assottiglia notevolmente alia luce,
I granuli esterni della Rana s'allungano alia luce.
COMUNICAZIONI ORIGINALI
DoTT. V. GIUFFRIDA-RUGGERI
DOCBNTB DI ANTROPOLOGIA. NBLL\ R. UNIVSRSITA DI KOMA
Discussioni di antropologia generate
pj vintata la riproduzione.
Altra volta mi sono intrattenuto sui caratteri di superiorita e
d'inferiorita, e sui caratteri infantili, per stabilire, insieme ad altri
argomenti, quanto fosse piii ammissibile il monogenismo che il po-
ligenismo. A rigore una gerarchia e anche compatibile con rami di
diversa origine, che abbiano raggiunto un grade di sviluppo disu-
guale; ma sono specialraente i caratteri di infantihsmo parziale che
si riscontrano nelle razze inferiori, che indicano decisamente I'uni-
cita del philum (^). Quando leggiamo ad esempio — per non ripe-
tere gh argomenti dell' altra volta — che i piedi degli Earopei neo-
nati sono appiattiti, obliqui relativamente all'asse della gamba, han-
no il tarso piii piccolo, e presentano una quantita di caratteri per
cui sono assolutamente analoghi ai piedi delle razze inferioii,
i Vedda e i Negri (^); quando leggiamo che le forme del cor-
po degli Australian! hanno qualche cosa d' infantile f), e tante
altre constatazioni simih, Tunicita di origine del genere umano ci
appare confortata dalla ben nota legge: I'ontogenesi ripete la filo-
genesi. L'unicita del philum non esclude peraltro che da un tronco
unico possano essersi diraniate - questo anzi noi crediamo — delle
branche terminah. Forse il concetto di caratteri gerarchici e infan-
tili fa pensare a una successione di forme, derivanti Tuna dall'altra;
mentre in realta non si tratta che di gradi diversi di sviluppo che
- 149 -
ciascun ramo ha raggiunto per proprio con to, dipartendosi dal tronco
comuiie. Questa e la vera interpretazione, secondo noi, dei caratteri
gerarchici e infantili, e I'abbiarno voluto precisare nettamente, per-
che non si cada neU'equivoco dell'altra interpretazione strettamente
seriale. Con cio veniamo a concedere che i qualificativi adoperati
per tali caratteri non sono univoci; ma si sa che in tutte le scienze
il medesimo vocabolo puo avere apprezzamenti diversi.
Ultimamente sono state proposte altre denominazioni, che me-
rita la pena di vedere se siano preferibili. Lo Stratz nell' ultima
sua opera, che ho citato sopra, non parla ne di caratteri di supe-
riorita, ne d'inferiorita; ma unicamente di caratteri primitivi, rudi-
mentali e progressivi, il cui signiflcato possiamo precisare con qualche
esempio. Cosi, un carattere primitivo sarebbe la forte sporgenza
delle arcate sopraorbitarie, perche e un carattere che appartiene ai
nostri lontani progenitori; un carattere rudimentale sarebbe la ridu-
zione dell'apparato masticatorio, quindi I'ortognatismo; mentre un
carattere progressivo sarebbe il prognatismo esagerato del negro.
Cio capovolge tutti i nostri concetti; ma si tratta d'intendersi sul
valore delle parole. Come mai il prognatismo esagerato sarebbe un
carattere progressivo? Lo Stratz pensa che il progenitore comune
del genere umano sarebbe stato, prognato si, ma non piu degli at-
tuali Australian! e Fuegini; il negro sarebbe andato ancora piii
avanti in questo carattere : nel seguito della sua evoluzione diver-
gente, sarebbe diventato — e cio sembra veramente — piii prognato
doH'uomo quaternario di Spy. EgU distingue pertanto un progresso
generale e un progresso unilaterale: il primo sarebbe I'acquisto mi-
gliore deir umanita, destinato a infuturarsi, il secondo rappresenta
una via senza uscita, un acquisto destinato a perire — diremmo
— per il suo eccesso medesimo. II pensiero dello Stratz in propo-
sito non e forse cosi chiaramente espresso, come io I'ho qui inter-
pretato ; ma il concetto e questo.
Una tale classiflcazione si presta a una quantita di punti in-
terrogativi: ad es., non e un progresso generale quello che porta
alia riduzione dell'apparato masticatorio? Al progresso generale lo
Stratz ascrive il maggior sviluppo dell'encefalo e correlative ingran-
dimento del cranio, e il perfezionamento degli arti inferiori come
organi di sostegno: quest' ultimo fatto b confermato dalle belle ri-
cerche, gia citate, del Volkov. A questo progresso effettuato dalla
selezione naturale non si sono potuti sottrarre che alcuni gruppi
umani per speciali motivi; cosi, I'essere il loro abitato poco acces-
sibile, in montagne, o in regioni polari, o in isole lontane dai con-
- 150 -
tinenti, onde minori probabilita di mescolanze e di variazioni, di
quello che non si verilichino nei gnindi aggruppamenti, e una pos-
sibilita inaggiore o di permanenza iiello stato indifferenziato vicino
al primitivo, o di uiio sviluppo unilaterale. Lo Stratz conclude,
che quanto piu sono sviluppati i caratteri rudimentali (parrebbe una
frase contradittoria, ma si tenga presente I'es., dell'ortognatismo),
e quelli generalmente progressivi, tanto piu alto e il gruppo umano
nella gerarciiia, e in linea generale cio corrisponde all' alto livello
che esso occupa nella civilta; mentre, al contrario, i gruppi umani
che pill conservano i caratteri primitivi, le razze protomorfe, com'egli
dice, sono quelli in cui 11 hveho di civilta e piu basso (^). In una
razza isolata, per es. 1' Americana che consta di diversi gruppi soma-
tic!, si verifica che quelli di piii bassa civilta, cioe i Fuegini, pre-
sentano i caratteri piii primitivi; mentre i piia civih, cioe gli Azechi,
sono quelli che presentano i segni somatici piu spiccati di sviluppo
unilaterale. IJn altro criterio da tener presente e I'ampiezza di va-
riabilita dei caratteri somatici, che, quando e notevole, indica secondo
lo Stratz una permanenza di condizioni primitive: difatti sarebbe
molto grande negli Australian!.
Da quanto abbiamo esposto, gia a molti sembrera improbabile
die i nuovi termini dello Stratz possano prevalere sugh antichi.
I caratteri rudimentali vengono a prendere un'estensione di signi-
ficato difficilmente accettabile, mentre i caratteri progressivi ven-
gono suddivisi in due categorie non sempre facih a distinguere, e
i caratteri primitivi vanno dalle arcate sopraorbitarie, un piccolo
fatto morfologico di interpretazione sicura, alia variabilita molto
estesa degli Australian!, che rappresenta una somma complessa di
dati. In conclusione la classiflcazione dei caratteri fatta dallo Stratz
— per quanto contenga un buon progetto di analisi forse utilizzabile
in seguito, per quanto siamo anche disposti a introdurre nel nostro
linguaggio scientifico la denominazione di " segni progressivi in una
data direzione „ — alio stato attuale non risulta ben chiara, e ne
sia prova questo complesso problema della variabilita, la cui inter-
pretazione non e forse cosi univoca, come sembra alio Stratz; su
di che vogliamo intrattenerci.
Difatti: una grande variabilita di caratteri somatici si riscontra
anche nelle razze blanche. Cio deve far riflettere che un alto grade
di evoluzione si possa tuttavia conciliare con una grande plasticita :
tale coincidenza si puo spiegare in molti modi. Possiamo pensare
che una grande variabilita puo non soltanto essere indice di una
condizione primitiva, cioe di un non avvenuto difterenziamento, ma
- 151 -
anche indicare un ritoriio giovanile di variabilita, una nuova pla-
sticita acquisita, conforme la ben nota teoria del De Vries. Con-
cesso che questo fenoraeno e piuttosto eccezionale, possiamo pen-
sare che la plasticita si sia mantenuta perche le razze bianche
ancora non hanno esaurito il loro sviluppo ascendente. La facilita
con la quale il bianco presta i suoi caratteri somatici alle altre
razze con le quali si incrocia, e che in tal modo elimina a poco a
poco, mostra la swa esuberanza di vitahta, e conferma il nostro
concetto, gia altra volta esposto, che le razze bianche siano le ultimo
dipartitesi dal ceppo comuhe, e percio siano relativamente le piii
giovani. La plasticita giovanile e quella che ha permesso a tali
razze di non inoltrarsi in una direzione accentuata, ma di oscillare,
gia da parecchi millenni, nell'ambito dell'euritmia pla-^tica.
Lo Stratz invece cerca di spiegare mediante una pretesa
diretta discendenza del bianco dal tipo primitivo, tanto la grande
variabilita dei caratteri somatici dei bianchi, quanto la loro facilita
a prestare tali caratteri alle diverse razze con le quali si incrociano.
Ma a tale spiegazione io oppongo le piii gravi obbiczioni. Perche,
anche ammessa la discendenza diretta, si sarebbe conservata la
variabilita primitiva, se il tempo trascorso per la costituzione delle
razze bianche non e minore che quelle trascorso per la formazione
delle gialle e delle nere? e nel concetto dello Stratz, come nel suo
schema graflco pubblicato a pag. 245 della sua opera, esso non e
certamente minore. E quanto alia facilita di prestare i propri ca-
ratteri, vale contro la spiegazione dello Stratz — che cio dipenda
dalla pretesa discendenza diretta — la stessa obbiezione cronologica;
e inoltre, perche questa proprieta non e posseduta in uguale grado,
anzi in grado maggiore, dalle cosidette razze protomorfe, dagli Au-
straliani, ad es., che lo Stratz pone vicinissimi al tipo primitivo,
e certamente debbono essere ad esso molto piu vicini che i bianchi?
Questa proprieta invece manca alle razze protomorfe, e cio noi
spieghiamo perche non sono piu nella loro vitalita giovanile: il loro
ciclo plastico, per quanto possa avere un' ampia circonferenza, e
pero chiuso da tempo. Per dire quella parola sintetica che noi ado-
periamo volentieri, tutto dipende dalla plasticity maggiore o minore,
maggiore nolle razze giovanili, le bianche, minore nolle altre di co-
lore, minima nei rappresentanti attardati dell'uomo primitivo.
Se, dunque, la grande variabilita dei bianchi e indice di vita-
lita giovanile, non ha piu nulla da vedere con la variability degh
Australian!, ed e una semplice coincidenza superficiale. Manca cosi
la base maggiore per stabihre quelle vicinanze col tipo pjimitivo,
- 152 -
che lo Stratz vorrebbe trovare nei bianchi, soltanto perche questi
sono meno unilateralmente divergenti. Egli iion vede la lontananza
enorme che risulta dal perfezionamento raggiunto nel senso dell'este-
tica, al quale perfezionamento sono state necessarie una quantita di
piccole modificazioni e una lunga selezione: che I'evoluzione soma-
tica del bianchi non sia stata cosi unilaterale come quella dei neri e
dei gialU non vuol dire che non sia stata grandissima in toto. E quale
distanza maggiore dal tipo primitive, di quella che si osserva nel
differenziamento sessuale dei bianchi, che lo Stratz stesso ammette
essere il massimo dimoifisrao raggiunto daU'umanita? Infine, poiche
vere vicinanze col tipo primitive, tranne qualche coincidenza, biso-
gna escludere, il mancare nei bianchi, di caratteri singoli cosi accen-
tuati, come il prognatismo nel negro, o 1' ampiezza facciale nel giallo,
non e \m\ sufficiente a provare la lore diretta discendenza dal tipo
primitive, e, per noi, non indica altro se non che la lore formazione
e pill recente, come abbiamo gia detto.
Grati'iamente possiamo esprimere i concetti esposti col seguente
schema. In esse le razze protomorfe
(Austrahani) vanno collocate anterior-
mente al distacco del ramo negro; le
Gisllo ^ I razze che mostrano gia una tendenza al
tipo biaQco o al giallo, senza una spic-
cata prevalenza di nessuno dei due, vanno
poste nel tronco comune prima della
l>iforcazione finale: sarebbero le razze
protomorfe di 2° grade di Stratz (Ame-
ricani, Polinesiani, ecc); mentre le razze
protomorfe di 3° grade, i precursori delle
varieta ben differenziate (Aino, Vedda,
Singalesi ecc, per i bianchi, Eschi-
mesi per i gialli), vanno poste alia base
di ciascuno dei rami divergenti. 11 nostro
schema non differisce da quelle dello
Stratz nei suoi particolari distributivi;
differisce invece per il concetto di una
formazione cronologica successiva delle
tre principah direzioni umane.
He^ro
La plasticita maggiore che risiede in un organismo giovanile,
ci serve per spiegare oltre i fatti precedenti, che male si potevano
- 153 -
spiegare con I'ipotesi dello Stratz. anche altri fatti del piu grande
interesse per la genesi delle attuali popolazioni.
E stato ammesso da molti che la popolazione originaria del
continente Africano sia stata costituita dalla razza negra, e che in
seguito sopravvenuti i bianchi, tutto 11 nord dell' Africa sia stato
guadagnato da questi (^). Ma I'eliminazione dei negri e rimasta nii-
steriosa, Le piii antiche serie di crani Egiziani mostrano spesso, e
vero, un discrete prognatismo C^), ma non tale da potersi confon-
dere con quello dei negri; e in complesso si puo affennare die i
negri, se furono i primi abitatori dell'Egitto, dovettero essere elimi-
nati rapidamente come tipo fisico complete, caratterizzato dal co-
lore della pelle, dalla natura dei capelli, dallo scheletro facciale, ecc,
e di essi non rimasero che dei caratteri isolati, quali le fattezze
gi-ossolane del vise, ad esempio, che qua e la appaiono nei docu-
menti piii antichi. Ne si puo escladere con sicurezza che tali ca-
ratteri non fossero dovuti a delle infiltrazioni sporadiche, o anche
non appartenessero a un tipo mediterraneo piii rozzo C). Ora tale eh-
minazione del negro viene benissimo spiegata se si ammette una
sua minore plasticita, che lo rende inferiore davanti al bianco, il
quale gli impone i suoi caratteri in un tempo piii o meno breve.
Si potrebbe citare in contrario 1' esempio dei negri degli Stati Uniti,
se non fosse noto a tutti che negli Stati Uniti le unioni miste non
sono in cosi larga scala, com'e facile immaginare che dovevano
essere nelle popolazioni primitive. Peraltro nolle Antille in cui gli
Spagnuoli si sono curati meno della purita della lore razza, si e
formato il tipo creolo, in cui e palese che il bianco ha imposto net-
tamente i suoi caratteri (*).
Ritornando all' Africa, e importantissimo il calcolo fatto ulti-
mamente dallo Chantre (^). Egli dice che sotto i Faraoni si intro-
ducevano in media 3000 negri all' anno in Egitto, media che sotto
i Turchi e salita a circa 10.000, diguisache bisogna valutare a 10
12 mihoni la massa di uomini, donne e bambini trasportati in
schiavitii dai paesi negritici; e tutto cib non e valso, in nessuna
epoca, ad alterare il tipo egiziano. Se tanto materiale estraneo fosse
entrato a parita di condizioni biologiche, qualche effetto doveva es-
sere visibile: vuol dire che esisteva un'inferiorita nei mezzi plastici
del negro. Ne si tratta di una misteriosa influenza del suolo egi-
ziano che non ammetterebbe altra gente che gli Egiziani, perche il
fatto (a parte la stranezza della spiegazione) non e isolate. Nella
Tunisia, nell' Algeria sono state introdotte a torrae le schiave negre,
e tuttora si importano ncl Marocco; ma i caratteri ncgroidi dei
- 154 -
meticci sono passeggieri e si dileguano: non si osservano che in
quanto sono originati di recente. Un tipo intermedio fra negro
e bianco non si forma per la troppa divergenza dei due tipi; av-
viene soltanto una temporanea juxtaposizione di caratteri che non
aderiscono saldamente; e infine i caratteri negroidi vengono elimi-
nati, soccombono.
Questa mancanza di formazione di un tipo intermedio testi-
monia della nessuna adesione dei due tipi, e questa nessuna ade-
sione morfologica, come ci rende circospetti nell'accettare il giudizio
dello Stratz, che gh Abissini siano una razza metamorfa, com'egii
dice, derivata ])er incrocio dei bianchi e dei neri, e altresi il mag-
gior argomento che si puo addurre contro la teoria sostenuta dal
Bloch, che nel nord deli' Africa sia avvenuta una trasformazione
della razza negra, con formazione di un tipo grossolano prima, e
poscia di un tipo fine (^"). La presenza di caratteri grossolani si puo
spiegare in diversi modi, come abbiamo gia detto, senza bisogno di
ricorrere a una diretta trasformazione del negro nel bianco: o come
residui morfologici dell'antica popolazione negra, naufragata sotto
le nuove ondate etniche, o come infiltrazioni temporanee da incroci;
e anche ammissibile che la stirpe bianca che popolo il Mediterraneo
non abbia raggiunto di prime acchito la sua meravigliosa perfezione
estetica, e che una parte di essa abbia presentato un tipo morfo-
logicamente inferiore, che non e tuttora scomparso dal Mediterraneo
sempre pero ben distinto dal vero negroide die e rarissimo ('M.
Se si accettasse questa nostra opinione, si potrebbe risolvere la
quistione della razza etiopica (Abissini, Somah, ecc), ritenendola rap-
presentante (piu o meno inquinata) di questo tipo primitive, e col-
locarla alia base del ramo bianco.
Contro la teoria del Bloch sta inflne il concetto ammesso ora-
mai dai trasformisti, che le forme estreraamente differenziate in una
data direzione non sono piii suscettibili di una nuova direzione,
sono plasticamente esaurite; e alio stesso modo che daU'antropoide
non puo derivare Tuomo C'^), cosi escludiamo che dal negro possa
derivare direttamente il biano|)^ per quanto 1' uno e V altro abbiano
avuto un'origine comune, confffl-me il nostro concetto monogenistico,
che graficamente abbiamo espresso nello schema precedente.
Gib che abbiamo detto per 1' Africa del nord, possiamo ripetere
per una parte dell' Asia. Certamente nell'India i bianchi originaria-
mente non penetrarono che in piccola quantita ; eppure, non solo non
perirono, ma hanno potuto plasmare dei propri caratteri fisici una
numerosa popolazione, mentro parallelamentc I'abitato dclle popola-
- 155 -
zioni negroidi, platirrine, si riduceva di estensione. Dove arriva il
bianco non e tanto una sostituzione numerica che avviene — per-
che la sua prolificita non e certamente maggiore che quella delle
altre razze — quanto piuttosto una vittoria delle qualita biologiche
superiori insite nel suo organismo piu giovane. In virtu di tali forze
plasticlie si ottiene a breve scadenza quella prevalenza numerica;
che in origine mancava. Cos! la regione gia chiamata Susiana ha
perduto quel tipi prognati e di aspetto quasi Sudanese, che sono
raffigurati negli antichi monumenti quah abitanti del paese (*^).
Molto probabilmente cio dev'essere avvenuto anche per I'Eu-
ropa mediterranea : e amniissibile difatti che i negri Africani abbiano
guadagnato facilmente le opposte spiaggie del Mediterraneo, prima
che qaeste fossero popolate dai bianchi. Le ricerche preistoriche co-
minciano a fornirci documenti oltremodo interessanti di tale avve-
nimento. Nel 1902 sono stati illustrati dal Verne au due scheletri
umani quaternari scoperti in seguito agli scavi fatti dal Principe
di Monaco in una grotta presso Mentone C'^): i crani appartenenti
a questi scheletri presentano un prognatismo cosi notevole quale
oggidi in Europa non si vede piu; si tratta di crani sicuramente
negroidi. Altri casi sono stati illustrati in seguito C'').
JSTe i negri soltanto, ma anche delle razze steatopige, parago-
nabili agli attuali Boschimani, sembra che anticamente abbiano
abitato il bacino del Mediterraneo. Statuette di donne steatopige si
trovano all'epoca delle prime dinastie Egiziane, in seguito scom-
paiono C^); e figurazioni steatopige sono menzionate anche negli
strati archeologici Europei. Tutte queste razze inferior! vengono
eliminate, e all'epoca storica non se ne trovano piu tracce : gli
Europei sono allora pressoche esclusivamente bianchi ; ma in tempi
anterior! e probabile che Europeo e bianco non siano stati sinonimi.
lo non sono lontano dal credere che anche delle popolazioni
di razza gialla, pervenute in Europa, vi abbiano perduto gran parte
dei loro caratteri somatici, colore della pelle, natura del capeUi, ecc. :
i loro tratti sono mongoloidi, ma la loro pelle h rosea; e questi
stessi tratti mongoloidi sono gia molto attenuati, diluiti, si direb-
bero gia in via di scomparire. Eppure, delle orde numerosissime con
donne e fanciulh, che facevano il deserto dappertutto dove passa-
vano, non si trovavano certamente in minoranza nelle sedi dove
prendevano dimora; le infiltrazioni estranee successive avrebbero
ben potuto essere mano mano assorbite e annullate, e il tipo tisico
originario mantenersi. Si sarebbero avuti dei Mongoli nel cuore del-
r Europa, alio stesso modo che si hanno degli Arii di Asia. Ma il
- 156 -
contrasto non potrebbe essere piu eloquente e istruttivo : mentre i
bianchi si affermano in Asia e conservano meravigliosamente i loro
caratteri, anzi, secondo noi, li imprimono alle altre popolazioni (*'); gli
Asiatici venuti in Earopa non sono capaci di conservare i loro ca-
ratteri e tanto meno di imprimerli agli altri : la loro plasticita e in
difetto. Non si tratta di ambiente, come si crede comunemente,
quando si parla di modiflcazioni del tipo antropologico: il bianco
resta lo stesso in tutte le parti del mondo. ('*) Si tratta di forze bio-
logiche tali che il bianco non puo essere modificato dagli altri, ma
viceversa riesce a modificare gli altri, quando questi sono suscetti-
bili di modificazione, o eliminarli rapidamente quando la coesione e
impossibile : questa e la sua superiorita plastica.
Con la razza gialla probabilmente e possibile quella coesione,
che riesce impossibile con la negra; cosicche si puo ritenere che gli
Asiatici piii o meno di colore passati in Europa hanno conservato
qualche loro carattere piii persistente, es. la conformazione della
loro scatola cranica, rinunziando a quasi tutti gli altri caratteri so-
matici. In fondo hanno sempre dovuto accettare dai bianchi molto
di piij, di quello che hanno potuto conservare di proprio. Se si ac-
coghe questo concetto bisognera escludere dalla grande variabilita
dei bianchi i'oscihazione fortissima che presenta I'indice cefahco;
attesoche gl' indici cefalici piia alti, anziche far parte realmente della
razza bianca originaria, sarebbero piuttosto residui morfologici di
razze estranee. Resta sempre ai bianchi in proprio una grande oscil-
lazione, che va dalla dolicocefalia ai primi gradi della brachicefalia,
ma non cosi grande come credeva lo Stratz: il che dimostra an-
cora una volta quanto sia complesso il problema di valutare e clas-
siftcare la variabihta, problema che ha suscitato queste nostre con-
siderazioni.
La razza bianca attuale in parte sarebbe 1' originaria (dolico-
mesocefala), in parte sarebbe metamoifa, secondo il processo esposto.
II metamorfismo aumenta o diminuisce la plasticita? Per tale que-
sito occorrerebbe indagare adesso come si comportano i bianchi
brachicefali (metamorti) e i dolico-mesocefali, quando vengono in con-
tatto reciproco. Noi abbiamo gia affrontato altra volta quest' argo-
mento C^), e siamo venuti alia conclusione che, se gli uni e gli altri
sono in proporzioni uguali, si produce una certa convergenza, se
sono in proporzioni disuguaU avviene una modificazione tale da far
rientrare la minoranza nel tipo cranico predominante, quest' ultima
proposizione pero non abbiamo potuto verificare che m casi in cui
i brachicefali erano in maggioranza; non sappiamo se si verifica
- 157 -
ugualmente quando il tipo predominante e invece il dolico-mesoce-
falo. Tali verifiche sono estremamente difficili, poiche si tratta di
constatare delle modificazioni di tipi craiiici quasi evanescenti, delle
sfumature molto rare, die non possono colpire rocchio se non di
persone disposte ad accoglierle l^"). Piuttosto, in modo direi speri-
mentale, si potrebbe saggiare la plasticita dei diversi sottotipi
bianchi attuali, notando la loro efficacia suUe razze esotiche con le
quali veugono in contatto. Molti altri modi ancora sono forse adatti
a tali indagini, e puo darsi che non sia lontano il giorno in cui le
forze biologiche, alle quali abbiamo alluso in questo scritto, pofcranno
essere esattamente misurate : la moderna biometrica, della quale e
campione in Italia il Prof. Camerano, e capace, crediamo, di nn tale
compito.
Annotazioni
(') Giuffrida- R uggei'i. Considerazioni antropoloj^iche suirinfantilisino e conclusioni relative
aH'origine delle varieta umaue. Monit. Zool. Ilal. 1903 N. 4-5.
(•) Volkov. Variations squelettiques du pied chez les primates et dan^ les races humaioes.
Bull, de la Soc. d'Autrop. de Paris i90.3 p. 679; 1904. p. :i2T-.iSS.
(3) Stratz. Naturgeschichte des Menschen. Grundriss der somatischen Anthropologie Stuttgart
1904 p. 283 — In quest' opera lo Stratz ha ab' racciato risolutaniente quella moderna concezione
del monogenismo, che abbiamo gia riass\into nei suoi caratteri essenziali : evoluzione precoce auto-
Doma della branca umana, e esclusione assoluta degli antropoidi dalla nostra filogenesi. Cfr. Giuf-
frida - R ugger i. La posizione del bregma nel cranio del Pithecanthropus erectus e la tendenza
neo-monogenista in Germania. Atti della Soc. Rom. di Antrop. 1904 p. i*? e segg.
{*) Op. cit. p. 22r).
(5) Cfr. Deniker. Les races et les peuples de la Terre. Paris 1900 p. 494.
(6) Vedi specialmente Thomson e Randall-Maciver. The ancient Races of the Thebaid.
Oxford. 1905.
(J) Questa 6 anzi la nostra opinione, e in ci6 ci conferma I'opera citata di Thompson e Ran-
dall-Macirer, sebbene questi AA. parlino di una razza negroide che sia sempre esistita in Egitto.
aocanto all'altra non negroide, in una proporzione notevole ('/s e talora anche */\ della popolazione
totale).-i>e si guardano peru i protili figurati di questi pretesi negroidi, si vede che pocbi in realta
sono tali,
(8) Ordinariamente si dice che i discendenti dei mulatti ritornano al lipo bianco o al negro: il
fatto enunciato in una inaniera cosl semplice indicherebbe un' influenza uguale delle due razze pro-
genitrici. Ma in realty il ritoino al f>rogenitore non si ha per le unioni dei mulatti fra di loro che
sono rare, e quando avvengono, come ad Haiti e alia Giamaica, non sembrano avere altro efletto
che un afflnamento del tipo tisico, vale a dire un iinprestito dei caratteri superiori, chein seguito pos-
sono allermarsi sempre piti, a detrimento dei negroidi, se 6 vero ci6 che dice Si mo not (Dull. Soc.
Anthrop. de Paris 1 805, p. 115): « chez les mulatres abandonn^s a eux-mfimes, la predominance du
sang blanc se raanifeste d6s la quatri^me generation n. II ritorno complete al progenitore, bianco o
negro, avviene invece per altre ragioni, che mi place di riferire da Carlo Vogt (Legons sur I'hom-
me Paris lS78,p. 587-588): la mulatta considera come il pift grande degli onori di avere un bam-
bino da un bianco; d'altra parte il mulatto e respinto dulle bianche: ecco perch*!; i discendenti " oe
tardent pas, par des croisements retrogrades, h. retourner vers Tune des deux races meres », La de-
nominazione di incroci retrogradi definisce molto bene di che si tratta, cioe di incroci unilateral! o
prevalent! nel senso di uno solo dei progenitor!, I'effetto dei quali non potrebbe non essere il ritorno
a uno dei progenitori: non si tratta percid di un ritorno spontaneo, cio6 per ie unioni dei mulatti fra
di loro. Tale ri'orno spontaneo ho detto che seinbra non si verifichi, e difatti, se si veriticasse, il De
Quatrefages (Histoire generale des races humaines. Paris 18SS, p. 50) non avrebbe potnto dire
che gl' incroci fra le diveise razze nmane presentano " les phenomeoes caracteristiques du metissage,
- 158 -
jamuis ceux de I'hjbridation », fra i fenomeni dovuti all' ibridismo avendo egli messo specificata-
lueDte « i fenomeni di rltorno (Ibidem p. 46) n. Ci6 non toglie che ordinariamente se tie parli come
uno dei cosidetti fatli acquisiti alia scienza. e quel cir<5 piii straDO, venga citato il ritorno ai proge-
oitori tanto dai poligenisti in sostegno della Joro tesi, quanto dai monogenisti, ad es. dal Le Dantec
(Traits de Biologie. Paris l'J03, pp. 321, 4i9 e altrove), senza curarsi di appi-ofondire di che si
tratta veramente.
(^) Chantre. Recherches authropologiqiies en Egypte. Lyon 1904.
(W) Bloch. De I'origine dt-s Egyptiens. Bull, de la Soc. d'.\.nthrop. de Paris 1903 p. 401 : e
Une excursion a Tanger. Ce o e nous croyons de I'origine des Maures. Ibidem p. 573.
(") Cfr, G iuffr i da-R uggeri. Deux cranes n^groides Siciliens. Cottribution k ranthropologie
de la Sicile (type grossier et type fin). L'Anthropologie 1904. Fasc. V. — In una coUezione di 210
crani siciliani io bo trovato due soitanto crani negrodi, e una dozzina c'rca di crani del tipo gros-
solano (alquanto prognato).
(12) Cfr. Giu ffrid a-R uggeri. Qualche contestazione intorno alia piCi vicina filogenesi iimana
('3) Cfr. Sergi. Uli Arii in Europa e in Asia. Torino 1903 p. 1,S3.
Mori.it. Zool. Hal. 190'^ p. 264 e segg. Cfr. pure Scliwalbe. Die Vorgtschichte des Menschen. Braun-
schweig 1904 (riassunto in Atti della Soc. Rom. di Antrop. Vol. X p. 340).
(}*) Verneau. Les fouilles du prince de Monaco aux Baouss^-Rousse. Un noiiveau type humain
L' Anthropologic 1902 p. 561.
(>5) Vedi le indicazioni in Atli delta Soc. Horn, dt Antrop. Vol. X p. 339 e Vol. XI p. 149.
(16) Vedi in Atti della Soc. Rom. di Antrop. Vol. XI. p. 142.
('■') R is ley ammette ciie gli Ariani penetrati nel Punjab si siano astenuti dall'unirsi a dunne
Dravide {Census of India 1901, Vol. I, India, Part. I Report. Calcutta 1903, p. 507). A parte
che ci6 e contro le abitudini di tutti. i conquistatori, questa volontaria astinenza, anche animessa, non
spiega affatto la scomparsa del tipo infer'ore, preesistente nella regione conqnistata: sarebbe accet-
tabile se fossero rimasti i due tipi I'uno accanto all'altro, il che non 6 avvenuto. Lo stesso Risley
ammette che la seconda invasione di Ariani, che occupo 1' Hindustan e ii Bihar, si mescolo coi Dra-
vidi a tal punto da aversi quelli che cliiama Ario-D'-avidi (Ibidcia pag. 511). Non si capisce i] per-
ch6 di questo differente coinportamento degli Ariani verso gl' iiidigeni. Noi invece pensiamo che nien-
tre nel Punjab, la regione prima occupata, I'eliminazione dei caratteri Dravidi 6 un fatto compiuto,
nelle altre region! occupate pid tardi tale eliminazione non si 6 ancora verificata. A ritardarla con-
corre molto probabilmente la niaggiore vicinanza del territorio propriamente Dravidiano, il quale
foroisce nuovi contingeoti alia niescolanza etnica. Non bisogna dinienticare peraltro che i Dravidiani
non sono morfologicaniente cosi in basso come i veri Negri; quindi una certa coesione fra essi e i
bianchi potreblie anche essere avvenuta, coucorrendo altre circostanze favorevoli. Certamente I'lndia
il raiglior campo di osservazione che si possa desiderare per lo studio della plasticita delle razze
umane, se 6 vero che esista anche un tipo Mongolo-Dravida, come ati'erma il Risley, un tipo Scito-
Dravida, ecc. Gli antropologi sinora non hanno avuto altra mira che di estrinsecare i tipi puri, ma
6 tempo di rivolgere Tattenzione anche ai tipi inisti come tali : se i primi intersssano gli zootonii, i
second! interessano i biologi. L'esistenza o meno di tipi misti, la loro durability, le forze plastiche di
cui dispongono sono tutti problemi che interessano al piti alto grado la biologia.
("*) Questa 6 la regola generale, che come qualunque legge presenta anche delle eccezioni: cosi
neirindia vi sono i Portoghesi neri (Cfr. Mantega zza Studi sull'etnologia dell'India. Fjrewie 1886)
che peraltro hanno conservato intatti i loro caratteri scheletrici.
(•*) Giuffrida-Ruggeri. Sulla plasticita delle variety umane. Monit. Zool. Ital. 1903 p. 160.
(^) Cfr. I casi riferiti nel mio lavoro citato sopra.
- 159 -
ISTITUrO PAT0L03IC0 DEI, LA R. SCUOLA SUPERIORE DI MEDICINA VETERINARIA DI MILANO.
Ematopoiesi embrionale mielogena e placentare
CoMONiCAzioNE DI GIAN PIETRO PIANA
PBOFESSORE DI ANATOMIA PATOLOGICA E PATOLOGIA GENEKALE
(Con tav. I e 5 figure nel testo).
fi vietata la riproduzione.
Indotto dagli studii miei giovanili fatti sotto la guida deU'Ei-
colani sulla comparazione della placenta dei diversi animali, mi
son deciso ad occuparmi della ematopoiesi uterina e placentare
per rilevarne i caratteri e stabilire i confronti fra le modalita che
presenta nelle prime fasi embrionale e fetale, nel midollo delle ossa
degli adulti in condizioni normali e patologiche, nell'utero, nella
placenta.
Sebbene queste mie ricerche siano ben lungi dall'aver raggiun-
to quelFestensione prefissami per meta, pure esse mi permettono
di fame una comunicazione preventiva, che se non altro, spero po-
tra giovare di stimolo a perseverare nello studio dell'ematopoiesi
che tanta importanza presenta anche nel campo della patologia.
Ad illustrare quanto sarii ^esposto mi giovero di figure sche-
matiche, quali convengono ad una spiegazione riassuntiva dei fatti
rilevati. Per chi pero s' interessi in modo speciale dell' argomento
tengo a disposizione in laboratorio serie di preparati microscopici
e non pochi disegni tracciati col prisma. Si gli uni che gli altri
varranno a giustificare rjuanto espongo sulla moltiplicazione dei
globuli rossi nucleati nell'embrione, sulla ematopoiesi mielogena
sulla ematopoiesi dei vasi uterini nei roditori e placentare nei ru-
minanti. Circa pero alle osservazioni microscopicbe del mestruo e
del succo placentare di donna, credo opportune presentare una ta-
vola cromolitografica, ricavata da una serie di miei disegni, che
serva a differenziare i diversi elementi istologici contenuti nei ma-
teriali stessi. Questa tavola serve anche ad illustrare la mia comu-
nicazione: Ematopoiesi dell'utero desunta dagli elementi morfologici
del mestruo e del sangue spremuto dalla placenta di donna, fatta
nel Convegno della Unione Zoologica Italiana in Rimini nei giorni
- 160 -
dal 12 al 16 settembre 1903 e riportata nel Monitore Zoologico Ita-
liano (Aniio XIV, dicembre 1903 pag. 361).
Portando la nostra attenzione suH'embrione di lui vertebrate,
■vediarao rappresentati i primi rudimenti di vasi e di sangue da
cilindri, costituiti da piii ordini di cellule embrionali derivanti dal
mesoblasto, nei quali, pur dovendosi ammettere una corrente in-
tercellulare di plasma nutritizio, non ancora vi troviamo cavita o
canale lungo il quale venga agevolata la corrente, come riscontrasi
nei vasi a completo sviluppo. (KoUiker).
In un dato memento della vita embrionale viene a manife-
starsi differenziazione fra le cellule situate alia periferia e quelle
che si trovano neli'interno di detti cilindri. Le prime acquistano
maggiore aderenza reciproca coi lore margini, essendosi la lore for-
ma appiattita, in mode da costituire un tube che viene a conte-
nere le cellule interne. In queste, alia lor volta, si verifica dimi-
nuzione di volume per contrazione della massa protoplasmatica,
— formazione di pigment© emoglobinico nel citoplasma, — rimpic-
ciolimento del nucleo che acquista maggior affinita per. le sostanze
coloranti speciflche per le preparazioni microscopiche, scongiungi-
mento reciproco per I'interposizione di fluido omogeneo.
E appunto in grazia di queste trasformazioni che si hanno i
primi elementi morfologici e il plasma del sangue. .
Fra i globuli primitivi del sangue che pei fatti sopradetti si
giudicano globuli rossi nucleati e che come tah assumono forma
discoidale, alcuni se ne distinguono per essere alquanto piii piccoli
e di forma globare, a nucleo relativamente piu grande, a citopla-
sma scarso e privo di pigmento, che si ritengono leucociti.
Col progredire dello sviluppo deU'embrione i globuli rossi si
producono e moltiphcano per diversi processi:
1°. Per la formazione di nuovi cordoni di cellule embrionali,
da cui derivano nuovi bratti vasali e nuovi globuli del sangue;
2°. Per segmentazione indiretta del primitivi globuh del
sangue;
3°. Per fragmentazione del nucleo di speciali ceUule limitanti
le pareti vasali.
Questi diversi fatti si constatano all'esame microscopico di
sezioni del fegato di embrioni di coniglio della lunghezza di cir-
ca 8 mm.
Nella figura n. 1 possiamo scorgere nel cavo della rete capil-
161 -
]are che scorre fra le cellule epatiche, parecchi globuli ros^i nu-
cleati igni). ua globulo ro^jso nacleato colla sostaiiza cromatofila
del nucleo in diastro per la cariocinesi — alcuni globuli rossi, pic-
(frn
M0
coli privi di nucleo, come quelli dei mammiferi adulti, {gr), - alcuni
globuli rossi ugualmente piccoli come gli ultimi indicati, costituiti in-
teramente da sostauza cromatofila igrg), - un leucocito (/), — che si
distingue dai globuli rossi nucleati per essere alquanto piu piccolo,
per avere forma globosa anziche discoidale, per avere il nucleo re-
lativamente grande e per raancare di emoglobina. Tra le cellule poi
endoteliali {EV) limitanti i capillari se ne nota una col nucleo re-
lativamente grande e un'altra colla sostanza nucleare partita in pa-
recchi piccoli nuclei, che, rendendosi liberi sul cavo vasale, acqui-
stano i caratteri di giovani globuU rossi privi di nucleo, ma formati
di sostanza cromatofila.
Nei periodi piu avanzati della vita intrauterina e nella vita
extrauterinalagenerazione degli elementi morfologici del sangue, det-
ta ematopoiesi si localizza in alcuni organi che prendono la qualifica
di ematopoietici e quivi si compie con modalita particolari come in
seguito verro diraostrando.
Quali organi ematopoietici sono indicati specialmente il fegato
la milza, i gangli linfatici, il timo, la mucosa intostinale nei pesci,
il midollo delle ossa ed ancora io debbo segnalare le artorie utorine
e la placenta delle femmine gravide dei mammiferi.
In questi animah, raggiunto Io sviluppu, la funzione ematopo-
ietica, vale a riparare le perdite continue che avvengono negli ele-
- 162 -
menti morfologici del sangue e della Unfa per istolisi iiella nutri-
zione dei tessuti.
I globuli rossi dopo una durata piu o meno breve si dissolvono
per ematolisi, in mode che per le condizioni patologiche, o per de-
ficente neoformazione od eccessiva distruzione globulare, la crasi
del sangue variamente viene alterata, come accade in certi avve-
lenamenti, in certe invasioni di protozoi parassiti, che assalgono
piu meno direttamente i globuli rossi del sangue.
Dai globuli rossi distrutti pero deriverebbero, secondo il Va-
sale le cosidette piastrine del Bizzozzero che poi pur esse fini-
scono per dissolversi.
Quando pero, sia per intossicamento, sia per invasione di mi-
crorganismi, vuoi anche per semplici emorragie, vuoi per intossica-
menti cronici, si verifichi straordinaria perdita o consume degli ele-
ment) morfologici del sangue, I'ematopoiesi nell'organismo ancora
vigoroso si esagera onde ristabilire requiUbrio organico. In questi
casi generalmente si attribuisce massima importanza all'ematopoiesi
mielogena (Bizzozzero, Neumann").
A lungo andare pero I'ematopoiesi si altera, oltre che per au-
mentata attivita, in altro mode ancora, di guisa che gli element!
per essa neoformatisi o presentano caratteri istologici abnormi, o
sono dotati di funzionalita viziosa e di vita straordinariamente ef-
fimera.
II midoUo delle ossa tutte, presenta funzione ematopoietica
durante la vita fetale. In seguito pero tale funzione si dilegua nelle
ossa delle parti periferiche del corpo, e cio possiamo conoscere dai
caratteri, anche macroscopici, riscontrabili nel midollo, in istato di
attivita ematopoietica, diversi da quelli rilevabili in state di riposo.
II midollo ematopoietico ci si presenta di color rosso bruno,
mentre aU'opposto quello che manca di tale proprieta, puo apparir
scolorato per esser costituito in predominanza da cellule adipose,
oppure tinto lievemente in roseo per le reti capillari ripiene di san-
gue ordinario. Cosi le ossa lunghe degli arti di animali sani ed avan-
zati in eta ci mostrano il midollo coi caratteri ultimi ora indicati,
nel mentre che nelle vertebre, nelle costole, nello sterno, il tessuto
midollare contenuto nelle trabecole ossee in massima parte e di
color rosso bruno come si conviene a midollo ematopoietico.
II tessuto midollare poi delle ossa dei feti o dei neonati, si
presenta tutto di color rosso bruno. In speciah circostanze patolo-
giche, anche nelle ossa lunghe degli arti di animali adulti, possia-
- 163 -
mo trovarci in presenza di midollo che abbia, in tutto o in parte,
acquistati i caratteri ematopoietici.
AU'esame microscopico del midollo ematopoietico troviamo le
Fig. 2.
cellule adipose scarse e piccole, in confronto di quelle del midollo
usuale, invece in grande quantita si riscontrano elementi denotanti
la neoformazione dei globuli rossi del sangue (Fig. n. 2)cioe:
1. Cellule assai voluminose con nucleo a forma tuberosa o
con piu nuclei fra loro raggruppati dette — Megacariociti (Me);
2. Cellule a citoplasma non colorato omogeneamente da emo-
B
'.r.n
y-^y
J-
\p.o
mg
^A H^ fy\ /yti'A
■Q K0) W W
^^)
Pig. 2 his.
globina e con citoplasma non granuloso, somiglianti a leucociti, le
quali si ritengono derivanti da megacariociti polinucleati, dette —
Mielociti non granolosi {Wi)\
- 164 -
3." Cellule piu o meno grosse con citoplasma omogeneo e omo-
geneamente colorato da emoglobina costituenti — Globuli rossi nu-
cleati {g. r. n.) ;
4.** Globuli rossi omogeneamente tinti da emoglobina e colo-
rabili artificialmente coUa soluzione acquosa di bleu di metilene e
con altre soluzioni di colori ritenuti neutrali — Globuli rossi gio-
vani ig. r. g.) {g. r. o.);
5.** Cellule simili a quelle indicate al n. 2, ma distinte per-
che contenenti granuli di particolare affinita pei diversi colori di
anilina, dette percio — Mielociti anfoflli, eosinofili ed anche Mielociti
a tipo di Mastzellen del Ehrlich ecc. (M. i. g).
I globuli rossi neoformati nel midoUo delle ossa immigrano nel-
r interno dei vasi, con processo affatto opposto a quello emigrativo
che si veriflca nelle emorragie per diapedesi e nella migrazione dei
globuli linfoidi nelle infiammazioni.
Tanto nella milza, quanto nel midollo emopoietico delle ossa
si trovano associate agli elementi denotanti I'ematopoiesi, cellule
in rapporto colla ematolisi, o distruzione dei globuli rossi del san-
gue, sia flsiologica che patologica. Questi sono elementi piii o meno
voluminosi contenenti, ing'obate nel citoplasma, sferuline e gra-
nuli colorati intensamente da pigmento emoglobinico (Fig. 3).
Fig. s.
La neoformazione poi dei globuli bianchi del sangue piir che in
altre parti si manifesta nel tessuto follicolare e midollare delle
ghiandole linfatiche. Cio viene dimostrato dalle numerose cariomi-
tosi che si trovano tra i leucociti. I leucociti neoformati per la via
dei linfatici raggiungono il sangue-
Come si vede la neoformazione degli elementi morfologici del
- lt)5 -
sangue e segnatamente di quelli rossi nella midolla delle ossa, pur
essendo piu complessa di quella riscontrata nei vasi del fegato di
embrione di coniglio, appare non pertanto evidente.
Mi si permetta ora di dire qualche cosa circa quanto in pro-
posito venne da me trovato nei vasi uterini e nella placenta di al-
cuni maramiferi.
In tutti i roditori durante la gravidanza si ha una copiosa neo-
tbrinazione di elementi cellulari delle pareti arteriose, derivante tan-
to dciUa tonaca endoteliale, daU'inthna, quanto dalla muscolare. Tale
neoformazione e singolarmente estesa nelle arterie uterine delle
cavie ; infatti mentre nelle cavie, appena fecondate, le dette arterie
misurano in diametro un decimo di millimetro, in quelle a termine
di gravidanza raggiungono invece fin oltre quattro decimi di milli-
metro, e cio non solo si verifica nelle arterie delle pareti uterine,
ma ancora in tutto il tratto delle stesse, decorrente nei legamento
largo.
AU'esame microscopico di questi vasi cosi ingrossati si verilica
come il fatto sia in rapporto principalmente ad un aumento di
spessore nelle pareti vasali, dovuto, come ebbi a constatare, a neo-
formazione di elementi cellulari, dei quali una parte si distacca
dalla superficie interna del lume vasale e si unisce al sangue circo-
lante. Queste cellule evidentemente per la degenerazione idropica
da cui si mostrano colpite sono destinate a subire la necrobiosi ed
a dissolversi nei plasma del sangue. Se cio non avvenisse molto
rapidamente, per le grandi dimensioni lore proprie, passando lungo
i capillari e nelle vene, non potrebbero a meno di determinare estese
embolie nei capillari della placenta e ancora nella rete capillare dei
polmoni.
Altra parte delle cellule suddette neoformatesi rimangono in-
vece incluse nello spessore della tonaca vasale, e si fanno cellule e
fibrocellule voluminosissime e polinucleate, a nuclei tra loro riuniti
a cumuli.
In alcune cellule i nuclei costituenti il cumulo mediano, pochi
in quantita, sono relativamente grossi : in altri invece sono molto
numerosi, piccoli come globuli rossi del sangue, ed intensissima-
mente colorabili, coUe soluzioni dei colori usati nelle prcparazioni
microscopiche per ben distinguere i nuclei. Di piij, e cio parmi im-
portantissiiih), invece di nuclei piccoli e coloraliili si trovano in ta-
- Ibt) -
lune cellule del g.lobuli die non si tingoiio, ma naturalmente colorati
da enaoglobulina, cioe globuli che hanno tutti i caratteri di globuli
rossi del saiigue (Fig. 4).
rn
Kig. 1.
mt r= eleinunti derivauti ilall' intiiiia e dalia iiinscolare.
r.e = elemeiiti fierivanti i'aire"(lotelio.
(/. r. n. r= globuli rossi di niiova formazione.
;/ I. V. ■=: globuli rossi conteniiti nei lume vasale.
II prof. Felice La Torre die ebbe la couipiaceuza di studiare
sLilla cavia " La funzione ematopoietica del vasi uterini ., nel La-
boratorio d'Istologia o Fisiologia generale della R. Universita di
Roma diretto dal prof. G-. Magini (opuscolo stampato dalla Tipo-
grafia Cooperabiva Sociale in Roma 1904) confermo in gran parte i
fatti da me descritfci nei vasi uterini della Cavia, ma nello stesso
tempo giudico piu confacence una interpretazione diversa di quella
da me accolta dei fatti stessi. I detti fatti non avrebbero, secondo
il La Torre, altro uffido che quelle di preparare I'ostruzione dei
vasi uterini e quindi di provocare il parte.
Quanto ho esposto in questa nota parmi che mi dispensi dal-
I'insistere nella difesa della mia interpretazione.
Nei ruminanti domestici (vacca, pecora) onde poter riscontrare
fatti riferibili ed ematopoiesi nell'utero occorre portare I'osserva-
zione pi'oprio nel tessuto della placenta. Come e noto in questi ani-
mali la placenta e multipla e si sviluppa su certe rilevatezze preesi-
stenti della mucosa uterina indicate col nome di cotiledoni : questi
mancano di glandule mucose, hanno il corion formate da un tessuto
connettivo conservante struttura embrionale, vasi sanguigni abbon-
danti e rivestimento epiteliale cUindrico semplice.
- 167 -
AUorche in una pecora avviene la fecondazione i cotiiedoni
della mucosa uteriaa inturgidiscono, il tessuto connettivo embrio-
nale del corion prolifera e I'epitelio cotiledonale, come pure ebbe a
dimostrare il prof. Fiorentini, nei cotiiedoni della mucosa uterina
delle vacche (Alcune osservazioni istologiche sui cotiiedoni dell'utero
di vacca pel dott. Angelo Fiorentini -Comunicazione fatta all'As-
sociazione Medica Lombarda, seduta del 30 giugno 1896) si distrugge
corapletamente. Quando poi dall' novo fecondato, i villi del corion
dell'embrione giungono in contatto coi cotiiedoni, ivi si impiantano,
sicche vediamo in questi formarsi delle cavita, rappresentanti il
primo radimento delVorgcuio glandulare della placenta dell' Ercolani
che danno ricetto ai villi del corion dell'embrione.
yueste cavita si rivestono fin da principio di uno strato di
cellule endoteliali, derivanti dall'endotelio dei vasi sanguigni dei co-
tiiedoni, e che nella pecora si trasformano poi in cellule giganti po-
linucleate Fig. 5. I nuclei di queste cellule dapprima pochi in nu-
^^
Kig. S-
eg = ceJluIe giganti derivanti da cellule endoteliali.
np = nuclei di cellula gi^jante io picnosi.
nd = nuclei di cellula gigaute in distaciinento.
grn ^- globuli rossi occupanti il posto di nuclei in una cellula gigante
c r= tessuto del cotiledone.
D :^ vaso del cotiledone.
mero, ma grandi, si fanno poscia molto numerosi e piccoli ; quindi
col distruggersi del citoplasma, resi liberi, vanno a costituire il lat-
tice placentaie.
In alcune cellule pero si vede come prima di verificarsi questo
fatto i nuclei perdano le pro))rieia di fissare le sostanze impiegate
per le preparazioni microscopiche o inv^o^ si trnvano naturalmente
colorate da emoglobulina.
Nell'utero di vacca le cellule endoteliali di rivestimento della
cavit^i deH'organo glandulare doll' Ercolani, invece di assiimere i
- 168 -
caratteri di cellule giganti polinucleate, producono cellule somiglianti
a quelle di epitelio cubico, moltiplicantesi per scissione indiretta.
Prima di distaccarsi dalla superficie dell'organo glandulare e contri-
buire alia costituzione del lattice placentare perdono raffinita per
le soluzioni coloranti specifiche dei nuclei e si trasforniano in glo-
buli soraigliantissimi a globuli rossi del sangue. I globuli del lattice
placentare di vacca pero non presentano coloramento emoglobinico.
Alia costituzione del lattice contenuto nell'organo glandulare
deir Ercolani, tanto nella vacca quanto nella pecora, concorre I'epi-
telio di rivestimento dei villi del cor ion impiantati neU'organo stesso.
Tale epitelio e formate di piu ordiui di cellule epiteliali, fra le quali
parecchie se ne scorgono con nucleo in cariocinesi o con due nuclei.
Nel lattice si veggono contenute dalle cellule derivanti dall'epitelio
dei villi.
Dalla comunicazione fatta al Convegno di Rimini risulta aver io
constatato come, tanto nel mestruo che nel succo placentare, esistono
indizi non dubbi di ematopoiesi nella mucosa uterina della donna
menstruante e nei villi del corion nella placenta eliminata in seguito
ad aborto.
Pertanto mi limito a presentare la tavola cromolitografica rap-
presentante immagini microscopiche ingrandite di 775 diametri come
lo dimostra il decnniilimetro ilgurato nel mezzo della tavola stessa.
Tali immagini furouo tratte da preparati microscopici trattati con
una soluzione acquosa di cloruro di sodio all' 1 « ^ tinta con bleu di
metilene.
Le mie osservazioni sul mestruo di donna risultano in relazione
con alcune altre suUa struttura del corion della mucosa dell'utero
di donna, fatte sopra uteri perfettamente tissati con aldeide formica,
gentilmente favoritimi dalla ben nota signora dott. prof. Giuseppina
Cattani, direttrice del laboratorio di anatomia patologica e di bat-
teriologia dell'Ospedale d'Imola.
II corion della mucosa uterina da queste osservazioni risulta
formate di piccolo cellule fusate, somiglianti a fibrocellule muscolari
a stadio embrionale, in tutto lo strato della mucosa stessa occu-
pato dalle glandole. La sostanza connettiva o intercellulare non ap-
pare. Fra le dette cellule fusate si trovano inflltrati molti leuco-
citi a nucleo relativaraente grosso e ricco di granuli cromatofili. In
alcuni punti del corion rintiltramento (ii leucociti e cosi copioso da
dare I'apparenza di folbVoli linfatici.
- 169 -
I vasi capillari nel corion deila mucosa si trovano numerosi e
relativamente ampi. Nel loro interne si veggono aderenti all'endo-
telio leucociti siniili a quelli infilfcrati.
A mio avviso il flusso niestruale avverrebbe in seguito a ne-
crosi superficiale del tessuto delicatissinio del corion della mucosa
uterina, infiltrate da leucociti alquanto piii grossi degli ordinari e di
forma poliedrica. Distinsi percio questi leucociti, indicandoli come
cellule della decidua mestruale.
Quando pero avviene la discesa nell'utero di un ovulo fecon-
dato, la circolazione umorale e la nutrizione del tessuto vengono
opportunamente eccitate ; e percio, invece della necrosi, si ha lo
sviluppo della decidua placentare da quella mestruale.
In seguito al flusso mestruale deve verificarsi, anche secondo
Williams (citato dal Cuzzi nel suo Trattato di ostetricia e gi-
necologia, a pag, 120), rigenerazione di una parte della mucosa. Ri-
generazione che non puo effettuarsi che per proliferazione del tes-
suto del corion e dell'epitelio delle glandole della parte della mucosa
rispettata dalla necrosi.
Quando pero la necrosi avviene irregolarmente in modo da in-
taccare parti profonde della mucosa e rispettarne altre superficiali,
a mio avviso, possono seguirne deviazioni nel processo di neofor-
mazione rigenerativa, e quindi inizio alio sviluppo di neoformazioni
atipiche, ossia tumori epiteliomatosi, tumori fibromiomatosi.
Da cio risulterebbe giustificata la pratica terapeutica del ra-
schiamento dell'utero indicata in alcuni casi. Tale raschiamento pero
non dovrebbe mai essere spinto tanto oltre da asportare la mucosa
uterina molto estesamente e in tutto lo spessore percorso dai tubi
glandolari. In tal case diverrebbe impossibile la rigenerazione della
mucosa.
Milano 19 febbraio 1905.
Spiegazione della tavola I.
Fig. 1 — Ciiiiiulo di cellule della decidua mestruale.
n 2, 3, 4, 5 — Ceil'jie della decidua stessa isolate e piO o nieno ridotte in volume.
o 6 — Una cellula della decidua mestruale con perdita di propriety cromatotiia pel hieii di nie-
tilene.
n 7, 8 — Cellule della decidua mestruale con carioressi.
'''* — n » V n n ne metacromatismo.
n 10 — Cellula n n n n degeaerazioDe pigmentaria.
n 11, 12. 13, 14 — Cellula della decidua mestruale ameboide, non ancora coinpletamente penetra'a
(lalla sostanza colorante conteniita rel preparato, diverse volte rijrodotta.
n 15, 10 — Cellnlc di decidua mestruale polinncleate ameboidi. La lE'^ mostra il pseupodo colorato
da emoglobina.
« 17, 18 — Globuli rossi del inestruo, alquanto piO grandi dell'ordinario contenenti granuli rifran-
genti. La 17;' cootiene di pni d\if residui di .sostanza coloraliil*' dal bleu di metileoe.
- 170
19 — Globulo rosso del mestruo alquanto \) i\ graD'lf dcli'ordinario colorabile dal bleu di iiieti-
lene e conteneate granuli rifrangenti.
20, £1, "^2, i'.i. 2". 25, 2(5 — Diverse forme di j^lo'mli rossi nucleati contenuti nel sangue niestruale.
27 — Globule rosso colorabile dal bleu di metiiene contenuto nel sangue niestruale.
28 — ,) J) uon colorati) contenuto nel sangue inestruale.
29 — Uellula distjuamata dairei)itelio vaginale.
30 — Uno dei corpiccioli ainiloidi trovato nel mestruo. Nei preparati trattati col liquido di Lu-
go 1 tali corpiccioli ap[iaiono neri.
31 — Uno dei globuli ross', piCi grand! degli ordinari e con granuli rifran/enti, del succo pla-
centare.
32 — Uno dei globuli rossi, colorabili dal bleu di uielileae contenuti nel succo placentare.
33 — Rive-itimeuto sinciziale di villo del corion di placenta di circa mesf tre, avente la superti-
cie esterna del citoplasma con dentellature e insenature.
34 RIvestiinento sinciziale di villo del corion dilla niedesima placenta nel f|uale si nota una
escresc'.Dza in loraia di cordone assai esile.
3.5 — Cellule placentari contenute unitaniente al sangue negli spazi intervillosi della plarent:\
36, 37 — Cellule decidual! di forma c/lobosa della placenta suddetta. Una di quests cellule con-
tiene nel citoplasma sferuline adipose: altra contiene materiale giallognolo costituito da enio-
globulina.
LABORATORIO D ISTOLOGIA DELLA CLINICA MEUICA DI PARMA.
Sul nucleolo della cellula nervosa
Nota preliminare del Uott. ADOLFO FERRATA.
E vietata la riproduzione.
Richiamo I'attenzione sopra una particolare disposizione anato-
mica del nucleolo della cellula nervosa. (')
In moltibsime cellule del sistema nervoso, in diverse specie di
animali, con process! svariati di tecnica, sono riescito a mettere in
evidenza nel nucleolo una sostanza che tende a differenziarsi e ad
abbandonare il nucleolo stesso.
Questa sostanza assume con elettivita i culori basici e servono
a tale scopo molto bene I'ematossilina ferrica di Heidenhain, e 11
bleu di toluidina.
Dalle ricerche di vari autori (ricordo in modo speciale quelle
del Levi) ci e noto che il nucleolo della cellula nervosa non e costi-
tuito da un'unica sostanza omogenea, ma consta di una parte cen-
trale (acidofila) e di una periferica (basofila).
Anche dai miei preparati in molte cellule risulta evidente tale
disposizione anatomica.
(1) I preparati di quesia ricerca furono presentaii all'Associazione medica di V'arraa nella seduta
del H Aprile 1005.
- 171 -
Altre cellule invece presentano una sostanza foitemente tiiigi-
bile raccolta in un sol punto piii o meno esteso della periferia del
uucleolo, e piu o meno pronunciata a seconda delle cellule: in alcune
e una leggiera salienza die appena si intravvede ad un lato del
nucleolo : in altre questa parte differenziata e assai piu inanifesta,
e sporge per un tratto, facendo ernia dal nucleolo : in altre ancora
questa sostanza e costituita da un globetto fortemente tingibile coi
colori basici, talora d'aspetto granulare, talora piccolo, talora assai
prossimo per la dimensione al nucleolo stesso, di forma rotonda o
semiovale, piu spesso unico, e ancora connesso al nucleolo intima-
mente per un tratto piu o meno esteso.
Qualche cellula presenta il nucleolo con due o tre globetti di so-
stanza basofila alia periferia, in qualche caso addossati, piii spesso
opposti I'uno all'altro.
In altre cellule a lato del nucleolo si scorge la sostanza baso-
fila libera nelle maglie del reticolo nucleare.
La parte acidofila e basofila del nucleolo varia assai da cellula
a cellula : cosi mentre alcuni nucleoli sono costituiti quasi esclusi-
vamente dalla basofila, altri, specialmente quelli provvisti della so-
stanza fortemente tingibile a forma di globetti piii sopra descritta,
prendono in modo elettivo i colori acidi.
Questa in modo affatto schematico la disposizione anatomica :
mi riserbo in un altro lavoro di illustrare tale reperto.
Parma, Aprile 1905.
P i o .11 i u g a z z i n i
Nato a Roma nel 1804 segii'i in quella rnixci-sita sili stiidii tli Scieii-
ze naturali iici qiiali ebbc a niacstci iioiuiiii ('(•cellcnli ii(Mla scienza lore.
Da pssi oitro al sapere pivsp queiranioiv alle riccrche scii'iitiflche die
unito aireievato iiiteiletlo «' alia graiide operosita lacova di lui il vero
maestro.
J.aureato nel 1887. I'u dapprima assistente, tluranle due anni. presso
la Stazione zoologica di Napoli ; successivameiite aiuto alia cattedra
di Anatomia umana nolla stessa Universita di Roma, ed in quelFambieiite
quanto mai favorevole, si potcrono svolgere rapidamenle le sue naturali
altitudini alia ricerca scieutifica ed airinsegnamento, tantoche dopo qual-
tro anni fu professore di Anatomia Microscopica in quella stessa Univer-
sita e per tre anni diresse con attivita e valore queirinsegnamento. Ap-
presso, in seguito a concorso, fu cbiamato ad insegnare Zoologia ed Ana-
- 172 -
tomia comparata nella Universita di Catania, col grado di straordinario,
e quattro anni dopo, nel 1901, col grado di ordinario, guadagiiato in un
nuovo concorso, passu ad insegnare la stessa disciplina nella Universita
di Messina. Venuto a mancarc Tillustre Adolfo Targioni-Tozzetli. il titolare
della cattedra di Zoologia degli invertebrati nell'Istituto di Studii Superiori
di Firenze, quella Facolta di scienze lo chiamo nel 1903 a sostituirlo.
Pio Mingazzini svolse la sua attivita scientillca in vari campi della
Zoologia, ma piii specialmente si dedico alle ricerche sul parassitismo
che lo condussero a studiare il modo col quale i cisticerchi e le tenie
assorbono il materiale nutritizio, questione che egli seppe riconnettere
all'altra, ancor piii discussa e piu interessante, deirassorbimento inte-
stinale, scorgendovi un meccanismo afFatto analogo.
La serie delle sue numerose pubblicazioni comincia con un « Saggio
di un catalogo sui Goleotteri della campagna romana » seguito dal « Ga-
talogo dei Goleotteri della provincia di Roma appartenenti alia famiglia
dei Lamellicorni ». La raccolta di questi Insetti che non era fatta uni-
caraente per appagare la curiosita del collezionista, gli fornisce il ma-
teriale per ricerche suU'anatomia e sull'islologia del tubo digerente delle
larve di alcuni Lamellicorni e per altre ricerche consimili sul tubo di-
gerente deirinsetto perfetto dei Lamellicorni fitofagi.
Frattanto la sua atteuzione di perspicace osservatore e richiamata
da alcuni parassiti di questi Lamellicorni, e precisaraente da certe An-
guillule I' da certe (Iregarine, delle quali esamina il ciclo di sviluppo.
rilevando che esse subiscono le fasi del loro svolgimento in armonia coji
quelle dell'insetto di cui sono parassite.
Gertamente, come apparisce dalla successione cronologica dei suoi la-
vori, tali osservazioni segnano il primo impulso alia lunga serie di ricer-
che intraprese con felice successo sugli Sporozoi ed iniziata con un con-
tributo alia conoscenza delle Gregarine. Successivamente esamina le affl-
nita dei Goccidi colle Gregarine e trova die il ciclo vitale cosi delle une
come degli altri e identico. Passa poi alio studio dei Myxosporidi, serven-
dosi di quelli della vescica biliare dei Plagiostomi. Alia Stazione zoologica
di Napoli, usufruendo dell'abbondante materiale die vi poteva raccogliere,
imprende una revisione delle Gregarine del Golfo di Napoli, descrivendo
generi e specie nuove e meglio illustrando quelle poco conosciute. Tra
i (uoccidi attrae la sua attenzione la Benedenia octopiana ed esami-
nandone il ciclo evolutivo stabilisce che questo parassita ha due fasi di
vita ben distinte, di cui I'una termina colla produzioue diretta dei corpi
Calciformi, I'aUra invece finisce colla formazione di spore, entro le quali
si tbrmano i corpi falciformi.
Gon le molte conoscenze cosi acquistate intorno a questi gruppi di Spo-
rozoi si accinge a dare di essi una classificazione piii conforme ai risul-
tali sulla loro struttura e sul loro sviluppo, talche fatta la storia e la
critica delle classificazioni precedent!, ne propone \nia propria. Final-
mente in una memoria che porta per titolo « Gontributo alia conoscenza
- 173 -
degli Sporozoi », raccoglie ed illustra larganiente con figure gli studi
da liii fatti per vari aiini su questa classe di animal i.
Un'altra lunga serie di lavori e qiiella che riguarda certi fatti del
parassitismo delle tenia e dei cisticerchi, segnatamente i rapporti del
parassita con I'ospite. In un primo lavoro sul parassitismo trae occa-
sione per combattere la teoria fagocitaria di Metchnikoflf e per dimo-
strare invece che I'ospite coi suoi tessuti favorisce la vita del parassita,
non solo formando una cisti con tessuto a funzione protettiva, ma al-
tres'j producendo particolari elementi che distruggendosi vanno poi a
nutrire il para:isita stesso. Talvolta anzi I'adattamento dell'ospite al pa-
rassita e tale che i suoi elementi connettivali contribuiscono potente-
mente alia vita di questo, anziche ostacolarla.
Le ricerche sulle cisti degli elminti valgono a persuaderlo che que-
ste, sia per trasudamento di plasma dai loro vasi sanguigni sia per di-
stacco di cellule connettivali o per passaggio di linfociti, forniscono un
liquido che, elaborato ulteriormente alia superficie della cuticola, serve
di sostanza nutritizia al vernie cistico che I'assorbe con modificazione
della sua cuticola e del suo strato subcuticolare. Indagando il modo col
quale le tenie si fissano alia mucosa intestinale ed istituendo nuove os-
servazioni sulle cisti elmintiche, si propone di additare come avviene
I'assorbimento degli elminti nel verme adulto, ossia nelle Tenie, e nei
Cisticerchi. Giunge pertanto alia conclusione che tutta la superficie del
corpo dei Cestodi, sia alio stato adulto sia in quello larvale, e capace di
assorbire le sostanze alimentari. Anche le ventose sono capaci di assor-
bire ed anzi in certe tenie come in StilcsU/, che vive nell'intestino della
pecora, non fungono da organi di fissazione ma di nutrizione.
Dal modo col quale avviene I'assorbimento nei Gestodi in genere, risale
al processo di assorbimento compiuto dall'epitelio e dai villi intestinali.
processo che studia poi piu ampiamente negli Uccelli e nei iMainmiferi.
Le sue osservazioni sopra a tale argomento, interessantissimo cosi
dai lato istologico come dai lato della fisiologia, raccoglie in due memo-
rie accompagnate da tavole, giungendo alia conclusione che realmente
le cellule dell'epitelio intestinale hanno una parte attiva nell'assorbimen-
to, poiche assumono in loro le sostanze alimentari. le segregano poi dalla
propria superficie interna e subiscono camljiamenli di forma e di strutlura
correlativi a questo loro meccanismo funzionale. Sicch^ certe apparenze,
notate da precedenti osservatori e ritenute come dipendenti da difetto
di preparazione. sono invece espressione di reali modificazioni, di cui
ora conosciamo il significato fisiologico. Se i fatti rilevati dettero luogo
a discussioni, furono per altro confermati sia fuori d'ltalia dai Renter,
sia presso di noi principalmente per opera degli studi di Rina Monti
sugli animali ibernanti.
Avendo per huigo tempo coltivato con speciale predilezione le ri-
- 174 -
cerciie sul i)arassitisiii(). si seiili da queslc portato a scrivere iiu trat-
tato di Zoologia metliea.
Con alcuiie investig-azioni di line istologia porto un nolevole ccditri-
buto alia conosceiiza della slrnHura c d(dlo svilii])p(i dclla libra musco-
lare striata.
Un altro canipo nel tiuale raccolse buona niesse di preziose osser-
vazioni, e custituito dai snoi studi sui corpi lutei veri e falsi dei Ret-
tili, particolarmenle sui process! di oolisi nella Seps chalcides, a cui
lenne poi dietro un lavoro siilla degenerazione sperimentale delle nova
di Rana esculenin.
Ed anche studi di embriologia dei vertebra ti lo occuparono per
qualche tempo, come le ricerche sugli annessi felali del CrongyJus ocel-
latus e quelle siille anomalie dell'estremita posteriore del midollo spi-
nale nell'embrione di polio.
Con imo degli iiltimi snoi lavori era I'itornato ai t^rotozoi descri-
vendo una nuova specie di Cistoflagellati, da iui denominata Radiozoum
Ujboluin, raccoUa nel marv» di Messina, molto diversa, sia per la forma
sia per la costituzione del suo corpo, dal Leptodiscus mcdvsoides de-
scrilto da R. Hertwig. Mostra die essa non e osclusivamente propria
di Messina, ma va posta tra le specie marine di larga distribuziono geo-
grafica, avendola rinvenuta anche tra gli animali planctonici raccolti
dalla R. nave « Liguria » nel mare Caraibico.
Per il profondo si)irito crilico, sua precipua dote intellettuale che
predomina in tutll i suoi lavori, sempre rigorosamente condotti, e per
la instancaliile sua operosita era presto salito in tama non soltanto di
])iologo insigne ma anclie di sapiente maestro.
K di queste sue doti, e della sua attivitii feconda gia si preparava
a dar prova nella sua nnova (^attedra di Firenze, dove, giunto in un
momento nel quale i Laboratorii sciimtilici si andavano completando e
rinnovando, aveva saputo, con chiara visione deiravvenire della sua
scienza e dei bisogni della cattedra, riorganizzare, o forse meglio isti-
tuire un laboratorio, che, dati i mezzi come sempre da noi limilatissi-
mi, poteva dirsi modello.
Quando a[)piuito era il uiomento che da ([ueste fatiche egli e, piii
che tutti, i suoi scolari. attendevano il frulto, morte lo tolse d'improv-
viso ai colleghi che lo stimavano e lo amavano gia per la sua mente
e per il nobile suo animo. E. Giacomini.
PUBBLICAZIONI DEL PrOF. Pio MiNGAZZlNI.
1. — Saygio di un cataloyo sui Coleotteri della campagna romana. 1884.
2. — Idem (centuria 2»). — Lo Spallanzaai. Roma, 1885.
3. — La concimazioue del terreno vegetale per opera di alcuni Lamelli-
corni. — Uoraa, 1887.
- 175 -
4. — Sul preteso reticolo plastinico delta fibra muscolare striata. — Bull.
Soc. Naturalisti. Napoli, 1888.
5. — Cataloyo dei Coleotteri della provincia di Roma, appartenenti alia
farhiglia Carabici. — Bnll. Soc. Eatom. Ital. Firenze, 18S8.
6. — Ricerche anatomiche ed istologicke sul tubo digereate dtlle larve di
alcuni laviellicorni fitofagi. — Nota preliminare Bull. Soc. Naturalisti. Na
poll, 1888.
7. — Idem. — Lavoro corapleto. Mittheilung. Zool. Stat. Neapel. 1889.
8. — Ricerche sul tubo digerente dei Lamellicorni fitofagi {insetti perfetti).
— Nota preliminare. Bull. Soc. Naturalisti. Napoli, 1888.
9. — Idem. — Lavoro completo. Mittheilung. Zool. Stat. Neapel. 1889.
10. — Ricerche sulla struttura delVipodermide nella Periplaneta orientalis.
— Rend. Accad. Lincei. Roma, 1889.
11. — Contributo alia conoscenza delle Gregarine. — Rend. Accad. Lincei.
Roma, 1889.
12. — Ricerche sulle Didimophydeae. — Rend. Accad. Lincei. Roma 1889.
13. _ Ovoloyia. — Encicl. Med. Vallardi. Milano, 1890.
14. — La partntela dei Coccidi colle Gregarine. — Soc. Naturalisti. Na-
poli, 1900.
15. — Sullo sxnluppo dei Myxo.sporidi. — Soc. Naturalisti. Napoli. 1890.
16. — Catalogo dei Coleotteri della provincia di Roma, appartenenti alia
famiglia dei Lamellicorni. — Soc. Naturalisti. Napoli, 1899.
17. — Contributo alia conoscenza della fibra muscolare striata. — Anat.
Anzeiger. Jena, 188J.
18. — Sulla rigenerazione dei Tunicati. — Bull. Soc. Naturalisti. Napoli,
1891.
19. — Sulla distribuzione delle Gregarine policistidee. — Accad. Lincei.
Roma, 1891.
20. — Sulla affinitd dei Sarcosporidi coi Microsporidi. — Accad. Linoei.
Roma 1891.
21. — Gregarine monocistidee nuove o poco conosciute del golfo di Napoli.
— Rend. Accad. Lincei. Roma, 1891.
22. — Le Giegarine delle Oloturie. — Rend. Accad. Lincei. 1891.
23. — Le Gregarine monocistidee dei Tunicati e della Capitella. — Rend.
Accad. Lincei. Roma, 1891.
24. — Uoolisi nella Seps chalcides. — Rend. Accad. Lincei. Roma, 1892.
25. — Classificazioni dei Coccidi e delle Gregarine. — Accad. Lincei 1892.
26. — Contributo alia conoscenza dei Coccidi. — Accad. Lincei, Roma. 1892.
27. — Ciclo evolutivo della Benedenia octopiana. — Accad. Lincei. Roma,
1892.
28. — Nuove specie di Sporozoi. — Rend. Accad. Lincei. Roma 1892.
29. — Contributo alia cono.'icenza degli Sporozoi. — Ricerche Lab. Aniit.
Roma, 1893.
30. — Ricerche sul parassitismo. — Ricerche Lab. Anat. Roma, 1893.
31. — Corpi lutei veri e falsi aei liettili. — Ibid. Roma, 1893.
32. — II mollusco contagiosa ed il vaiolo dei colombi. — Accad. Med.
Roma, 1894.
33. — Sulla degenerazione sperimentale delle ova di Rana e.scultnta. —
Rend. Accad. Lincei. Roma, 1894.
- 176 -
34. — II coUeeionismo negli animali. — Torino, 1895.
35. — Nuove ricerche sul parassitismo. — Ricerche Lab. Anat. Roma, 1896.
36. — Ricerche sulle ciati degli elminti, — Arch. Parasitologie, Paris. 1898.
37. — Ricerche sulk) sviluppo del Gongylus ocellatus. — Accad. Gioenia.
Catania, 1898.
38. — Sid modo col quale le tenie aderiscoao alia mucosa intestinale. —
Bull. Accad. Gioenia. Catania, 1899.
39. — Anomalie deWestremitd posteriore del midollo spinale aeW emhrione
di polio. — Bull. Accad. Medica. Boma, 1899.
40. — Ricerche sul parassitismo delV Amphistomum conicum. — Mem. Accad.
Gioenia. Catania, 1899.
41. — Osservazioni generali sul modo di adesione dei Cestodi alia parete
i?itestinale. — Rend. Accad. Lincei. Roma, 1889.
42. — Le ventose delle Aaoplocef aline sono organi di assorh'imento. — Ri-
cerche Lab. Anat. Roma, 1899.
43. — Cambiamenti morfologici delVepitelio intestinale durante Vassorbimento
delle sostanze alimentari. — Nota L Accad. Lincei. Roma, 1900.
44. — Idem. — Nota II. Ricercho Lab. Anat. Roma, 1900.
45. — Nuove ricerche sidle cisti degli elminti. — Arch. Parasit. Paris, 1900.
46. — La secrezione interna neWassorbimento intestinale. — Ricerche Lab.
Anat. Roma, 1901.
-17. — La stazione Zoologica di Napoli ed il 25" anniversario delta sua
fandazione. — La vita italiaua. Roma, 1897.
48. — Trattato di Zoologica medica. — Soc. ed. Dante Alighieri. Roma,
1898.
49. — Ricerche sul veleno degli elminti intestinali. — Rass. internaz. Med.
moderna, Catania, 1901.
50. — Sull'esistenza di una secrezione emessa dalla superficie del corpo dei
Cesiodi adidti. — Accad. Lincei. Roma, 1902.
51. — II Mollusco contagioso degli Anfibi. — Ric. Lab. Anat, Roma, 1902.
52. — Ricerche sul vario modo di fissazione delle Tenie alia parete intestinale
e sul loro assorbimento. — In Ricerche Lab. Anat. normale Univ. di Roma ed
altri Lab, Biologici, Vol. X, fasc. 1, 1904.
53. — Ricerche sui Cistoflagellati. — Ibidem, Vol. X, fasc. 2 e 3 1904.
54. — Le societd degli animali. — Firenze, 1905.
CosiMO Chbrubini, Amministratore-responsabile.
Kirenze, 1905. — Tip. L. Niccolai, Via Faenza, 44.
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Congres Federatif International d'Anatornie
ET 7 REUNION Dfi ^'ASSOCIATION DES ANATOMISTES
du dimanche 6 au Jeudi 10 aout 1905
A G E N fe VE
PROGRAMME
Dimanche 6 aoilt 1905.
10 heures du matin. — Ouverture de l'Expositit)n.
8 heuros du soir. — A I'ile Rousseau (ou eventuelleraent, en cas de mau
vais temps, au restaurant de I'Arquebuse, rue du Stand) : Soiree familiere. —
Rafraichissements ofterts par le comite genevois.
Lundi 7 aoUt.
8'> 30 du matin. — Ouverture du Congres a I'Aula de I'Uuiversite (tenne
de ville). — Communications scieutifiques.
2 heures apres midi. — Demonstrations.
Mardi 8 aoilt.
Sh 30 du matin. — Communications.
2 heures apres midi. — Demonstrations.
5 heures du soir. — Inauguration du monument H. Fol, a I'Universite (te-
nue de ville). Immediatement apres la ceremouie: Reception chez M""* H. Fol,
a Chougny (tenue de ville).
Mercredi 9 aoHt.
yh 30 du matin. — Communications.
2 heures apres midi. -— Demonstrations.
5h 30 du soir precises. — Promenade en bateau a vapeur sur le lac, ot
ferte par M. le professeur Eternod. Depart du quai du ]\[ont- Blanc. — Colla
tion sur le bateau, ofterte par M. le professeur Bugnion.
9h 30 du soir. — Retour a Geneve. — Illumination de la rade (il sera
prudent de se munir de manteaux ou de chales pour le retour).
Jeudi 10 aoM.
S^* 30 du matin. — Communications.
2 heures apres midi. — Demonstrations.
7h 30 du soir. — Banquet oflSciel ottert par I'Etat et la Ville, au toyer du
Grand Theatre (tenue de ville). — Cloture du Congres.
Las communications et les demostrations auront lieu en comraun dans
le batiment de I'Ecole de medecine. Toutefois, si les congressistes depassaient
un certain chifFre, et s'il tallait faire des sections, le comite pourrait prendre
d'autres dispositions et un avis ulterieur donnerait les indications necessaires.
Chemins de far, excursions, voyag'es en Suisse.
Chemins de fer fediraux. — L'adrainistratiou des chemins de far federaux
delivre directement ou sur commande, dans los principales gares de son reseau
(Geneve, Berne, Lausanne, Bale, Neuchatel, Schatthouse, etc.), des cartes
speciales de circulation sur toutes les lignes suisses.
Valables quiiize jours, au prix de
Valables trente jours, au prix de
I* classe :
70 fr.
2^ classe :
50 -
3* classe :
35 —
P classe :
110 fr.
2® classe :
75 —
3*^ classe :
55 -
Ces cartes doivent etre raunies de la photographie (format carte de visite)
et de la signature du titulaire.
La photographie en question, non collee, doit etre deposes en meme temps
que le montant du prix du billet.
Les billetts ordinaires d'aller et retour delivres par IbS chemins de fer
federaux pour I'interieur de la Suisse sont valables dix jours et permettent
de s'arreter ad libitum et sans formaiite a toutes les stations du parcours.
Des demarches serout faites aupres des autres compagnies de trasport,
notamment dans les environs de G-eneve, pour faciliter le transport de MM.
des congressistea et, si possible, pour leur faire avoir des reductions.
11 sera donne ulterieureraent des indications sur le resultat de ces de-
marches.
En ce qui concerne les chemins de fer fran9ais, la demande du demitarif
sera pHsentee aux Compagnies, comme les annees precidentes, par le secretariat
de V Association des anatomistes. Si cette demande est accordee les membres de
V Association en seront avertis individuellement
Logements et arrivees
Un bureau de logements a ete institue sous la direction de MM. les
D»"s Cristiani et R. Odier.
Vu I'eucombrement dans les hotels a cette saison, augmente encore cette
annee par la Fete des vignerons, MM. les congressistes sont iustamment
pries de commander directement et k I'avance leur logements et de traiter
exactement du prix demande.
Pour tous renseigments s'adresser a M. le Dr Odier, avenue du Mail, ou
au Bureau de renseiynemeiits, place de Eergues.
Voir ci-dessous, pour le caniet de fete et les insignes : Secretariat et
bureau permanent.
Tres important. — fmmediatement a leur arrivee, MM. les congressistes
sont iustamment pries de retirer audit secretariat leur carte-carnet avec carte et
leur insigne de congressiste.
Chaque insigne, a. mettre k la boutonniere, portera un uumero qui per-
mettra de retrouver, sur la liste des membres du Congres, le nom de chaque
congressiste.
Ce bureau fouctionnera le premier soir (diraanche 6 aout) a I'ile Rousseau,
ou eventuellement au restaurant de I'Arquebuse, durant la soiree familiere.
(Voir Programme du congres, p. 9).
Inscription de participation au Congres
II est absolument indispensable que les organisateurs connaissent d'avance
le nombre des congressistes, d cause de la question des logements et des locaux
a amdnager pour le Congrds. Pri^re istante de signaler la partecipation even-
tuelle (meme si elle n'eiait pas absolument sHre !) aupr^ du secretaire d'une des
Sdcietis f Meres avant le 25 juin.
MonitoFe Zoologieo Italiano
(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia)
Organo ufficiale delia Unione Zoologica Italiana
DIBBTTO
DA. DOTTORI
GIULIO GHIARU6I EUGENIO FIGALBI
Prof, di Auatomia umana I'rof. di Anatomia comp. e Zoologia
nel R. Istituto di StudJ Super, in Kirenze nella R. Universita di Pisa
Ufficio di Direzione ed Amministrazione: Istituto Anatomico, Firenze.
12 numeri all'anno — Abbuonamento annuo L. 15.
XVI Anno Firenze, Luglio-Ag-osto 1905 N. *7-8
SOMMARIO: Bibliograpia : Pag. 177-182.
CoMUNiCAZiONi 031GINALI : CMarugi G-., Delia regione parafisaria del telen-
cefalo e di alcuni ispessimenti del corrispondente ectoderma tegumentaU
in embrioni di Torpedo ocellata. (Nota preliminare). — Frassetto F,,
Per un parietale tripartito supposto inesistente (Con fig.). — Pag. 182-188.
RENDICONTO DELIA QUINTA ASSEMBLEA ORDINARIA E DEL CONVEGNO DEL
L'UNIONE ZOOLOGICA ITALIANA IN PORTOFERRAIO. (15-20 Aprile). — Pa-
gina 189-251.
Avvertenza
Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore
Zoologieo Italiano e vietata la riproduzione.
BIBLIOGRAPIA
Si da notizia soltanto dei Lavori pabblicati in Italia.
VI. Protozoi.
Battaglia Mario. — Alcune ricerche sopra due tripanosomi (Trypanosoma
vespertilionis-Tripanosoina Lewisi). — Annali Medicina navale, An. 10,
Vol. 2, Fasc. 5, pp. 517-523, con figure. Roma 1904.
Memmo G., Martoglio F. e Adani C. — Infezioni protozoarie negli animali
doiuestici in Eritrea (Piroplasmosi e Tripanosomiasi). — Annali Igiene
.sperim., Vol. 15, N. S., Fasc. 1, pp. 1 44, con 2 tav. Roma 1905.
IX. Vermi.
1. Parte Gbnbrale.
Barbagallo Pietro « Drago Umberto. — Primo contributo alio studio della
fauna elmiutologica dei pe.sci della Sicilia oneutale. — Atti A'xad. Giot-
- 178 -
nia Sc. nat.- Catania. Memorie, An. 81 {1904), S. 4, Vol. 17, Mem. III.
Catania 1904, pp. 32.
2. Platodi o Platiblminti (^Turbellaki. Trematodi. Cbstodi).
Capuzzo Zaccaria. — Due casi di tenia nana. — Riv. Clinica peiiatrica. Vol. 2,
Fasc, 11, pp. 829-834. Firenze 1904.
Monticelli Fr. Sav. — Osservazioni intorno ad alcuiie specie di Heterocoty-
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3. Nbmatodi o Nbmatelminti.
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Camerano Lorenzo. — Nuova specie di Chordodes del Guatemala. — Annah
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8 Briozoi.
Neviani Antonio. — Materiali per una Bibliografia italiana degli studi sui
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12. Anbllidi (Archianellidi. Oligochbti. Polichbti. Irudinei).
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e di Pianosa. — Boll. Musei Zool. ed Anat. covip. Univ. Torino, Vol. 20,
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Cognetti de Martiis Luigi. — Oligocheti raccolti nel Darien dal D.'' E. Festa.
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X. Artropodi.
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piccoli Artropodi. — Redia, Giorn. Entomologia, Vol. 2 {1904), Fasc. 1,
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lana hirtipes M. Edw. — Boll. Naturalista, An. 25, N. 3, pp. 25-27. Siena
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Magrl Francesco. — Primo contributo alia conoscenza dei Crostacei decapodi
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Berlese Antonio. — Acan nuovi. — Redia, Giorn. Entomologia, Vol. 2 (1904),
Fasc, 1, pp. 10 32, con tacole. Firenze 1906,
- 17C) -
Maglio Carlo. — Secondo elenco d'Idracne del Pavese. — Rendic. Istit. lomb.
Sc. e Lett., S. 2, Vol. 38, Fasc. 2, pp, 141 154. Milano 1905.
Monti Rina. — Genere e specie nuovi di Idracnide. Con 2 tav. — Rendic.
Istit. lomb. Sc. e Lett., S. 2, Vol. 38, Fasc. 3, pp. 168176. Milano 1905.
Passerini N. — Osservazioni originali su di un caso di adattaraento di un
Acaro terrestre a vita pelagica. — Bull. Soc. entomol. ital., An. 36, Trim. 3,
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7. MlRlAPODI.
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8. Insbtti o Esapodi.
a) Parte Generale.
Cecconi Giacomo. — Note di Entomologia forestale (Seconda parte). — Bull.
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Ronna Antonio. — Cio che occorre ad un raccoglitore di Lepidotteri. — Vedi
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b) Tisanuri.
Silvestri Filippo. — Nuovi generi e specie di Machilidae. — Redia, Gior/i.
Entomologia, Vol. 2 {1904), Fasc. 1, pp. 1-9. Firenze 1905.
Silvestri Filippo. — Materiali per lo studio dei Tisanuri. — Redia, Giorn.
Entomologia, Vol. 2 {1904), Fasc. 1, pp. Itll20, con tavole. Firenze 1905.
c) Ortotteri.
Fuschini C. — Le galle fillosseriche corrose dalla Phaneroptora quadripunctata
Burm. — Redia, Giorn. Entomologia, Vol. 2 {1904), Fasc. 1, pp. 121-126,
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d) Pseudoneurotteri.
Bibaga Costantiuo. — Bescrizioue di nuovi Copeognati. Con tavole. — Redia
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Ribaga Costantino. — Sul genere Ectopsocus Mac Lachl. e descrizione di una
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mologia), Vol. 1 {1903), Fasc. 2, pp. 294-298. Firenze 1904.
e) Rincoti.
Guercio (del) Giacomo. — Contribuzione alia conoscenza delle forme e delia
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Soresi Gius. — La Diaspis pentagonu del gelso : norme per corabatterla. —
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f) Coleotteri.
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Dodero Agostino fu G"". - Materiali per lo studio dei Coleotteri italiiini, con
- 180 -
descrizione di nuove specie. — Aimali Miiseo do. St. nat. Geiiooa, Vol. 41
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- 1«1 -
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Mantero Giacomo. — Materiali per una fauna dell'arcipelago toscano, Isola
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Mantero Giacomo. — Res ligusticae. XXXllI. .Materiali per un catalogo degli
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/avattari Edoardo. — Res italicae. XVI. Imenotteri dell' isola d'Elba e di
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Torino 1905, pp. 4.
I) Ditteri e Afanitteri
Speiser P. — Studien uber Hippobosciden. II. — Annali Museo rir. St. nat.
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Bacci Pietro E. e Bernardi Ilio. — I MoUuschi. — Riv. ital. Sr. nut., An. 25,
N. 1-2. Siena 1905, passim.
- 182 -
4. SCAFOPODI.
Distaso Arcaugelo. — Sul sistema nervoso di Dentalium entalis Desh (^ vul-
gare Costa). — Boll. Soc. Naturalisti Napoli, An. 18, S. 1, Vol. 18, 1904,
pp. ni'tSd, con figg. Napoli 1905.
ISTITUTO ANATOMICO DI FIKKNZK.
Delia regione parafisaria del telencefalo
e di alcuni ispessimenti del corrispoodente ectoderma tegumentale
in embrioni di Torpedo ocellata (')
HoiA PKELIMIMAKE DEI. PruF. GIULIO CHlARUGrI
l^< viKtata la npruUuiiioue.
Ho ripreso lo stadio dello sviluppo della regione parafisaria in
embrioni di Torpedo ocellata., clie gia fu avviato da D'Erchi a f) in
questo Istituto Anatomico, e posso aggiungere alcune indicazioni
nuove piii precise a quelle da lui fornite.
In embrioni di Torpedo della lunghezza di circa mm. 13 la
volta del telencefalo, come risulta dall'esame di ana sezione me-
diana, comprende due regioni, le quali direttamente si succedono
d'avanti in dietro, dal processo nevroporico al fondo del velum
trasversum, e che debbono esser designate col nome di regione
so vrane vroporica e di regione parafisaria.
Nella regione sovranevroporica la parete encefalica precede obli-
qua in dietro e dorsalmente, con leggiera concavita dorsale; nella
regione parafisaria, lungo la quale essa e di poco piu sottile, descrive
un'ampia curva a convessita dorsale.
In embrioni un po' piu inoltrati nello sviluppo, cosi in quelli
che abbiano raggiunto una lunghezza di 15-18 mm., il profilo della
volta del telencefalo nel piano mediano non apparisce sostanzial-
mente cambiato; pero nella regione parafisaria la parete encefalica
e divenuta assai piu sottile che nella regione sovranevroporica, spe-
(') II lavoro completo. con tavole, vedr^ Ja luce neW Archimo Italiano di Analomia e di Em-
briologia.
(*) D'Erchia, Fl. Contributo alio studio della v6Ita del cervello iniermedio e della regione pa-
rafisaria in embrioni di pesci e di maniniiferi. Monitor* zool. ital., Firenze, Vol. 7. 1fli>6.
- 183 -
cialmente nel tratto piu sporgente della sua curva; inoltre qualche
tubercoletto od evaginazione, paratisi, si e da essa sollevato lungo
la linea mediana.
In embrioni di Torpedo si formano o si possono formare .tre
parafisi. Una di esse, che chiamero Parafisi «, si sviluppa dove
comincia in avanti, in maniera piii decisa, I'assottigliamento della
parete proprio della regione paiafisaria. Un' altra formazione, che
chiamero Parafisi 3, rimane al di dietro e a breve distanza dalla
precedente. dove la parete encefalica cambia direzione per conti-
nuarsi nella pagina anteriore del velum. L'ultima delle tre parafisi,
Parafisi y, si sviluppa a spese della pagina anteriore del velum.
La parafisi a e quella che D'Erchia considera come la vera
parafisi; la parafisi B e lo speciale organo che questo A. designa col
nome di " organo rudimentario della regione parafisaria ,,, che egli
considera come una varieta ed al quale attribuisce un' esistenza
effimera; della parafisi ( egh non fa menzione.
Clli abbozzi delle parafisi cominciano ad accennarsi quando I'em-
brione e prossimo alia lunghezza di circa 15 mm. — Le parafisi
a e s sembra che possano essere considerate come costanti: esse
compajono contemporaneamente o quasi contemporaneamente, in
forma di un locale ingrossamento della parete sporgente verso la
esterna superficie, il quale si converte in seguito in un diverticolo
cavo. La parafisi 8, o sia che anticipi alquanto nella comparsa, o
che pill rapidamente compia la sua evoluzione, puo raggiungere
presto la forma di diverticolo. Pero con altrettanta rapidita si riduce,
e in embrioni oltre i 18 mm. non se ne trova piii traccia. Frat-
tanto nella regione pa!-afisaria Tassottigliamento della parete ence-
falica ha progredito, accentuandosi vi e piii il contrasto che, fin da
stadi molto precoci, si notava per questo carattere colla prossima
regione sovranevroporica. Sospinta in dietro dall' accrescimento di
quest' ultima, la regione parafisaria non si mantiene distesa, ma,
esagerandosi in certo modo la sua convessita primitiva, si converte
in una sottile piega alquanto sviluppata in larghezza, aU'apice della
quale, come, ad es. in embrioni di 25 mm., viene a trovarsi la pa-
rafisi c<. A cominciare da questo memento si puo dire che la para-
fisi '^ abl)ia perduto la propria individuaht^. — La parafisi y, che ho
trovato soltanto alio stato di diverticolo cavo, e da considerare
come una formazione incostante.
Dalla evoluzione della regione parafisaria iisulta come sia ne-
cessario considerare in maniera distinta la parafisi, o le parafisi,
dali'insicme della regione parafisaria, nella quale (luclle si costitui-
- 184 -
scono; il che, per quanto almeno riguaida i Selaci, non fii fatto
dagli Autori, fatta eccezione per Minot(*); essendo stato genercil-
mente attribuito il significato di parafisi alia piega che in stadl
tardivi di sviluppo o nell'adulto rappresenta piuttosto Tinsieme delia
regione parafisaria.
Passo ora ad ilJustrare brevemente alcune particolarita relative
aU'ectoderma tegumentale corrispondente alia regione parafisaria in
embrioni di Torpedo ocellata.
A chi esamini in esemplari della lunghezza di 13 mm. recto-
derma che ricopre la parte anteriore della testa, questo si presenta
in una sezione mediana con caratteri different! nei suoi vari tratti.
Nel tratto che corrisponde al recesso nevroporico, dove in prece-
denti stadi si apriva il nevroporo anteriore, I'ectoderma e piuttosto
alto, con elementi disposti irregolarmente in due o piii piani. Da
quel punto procedendo in direzione ventrale, I'ectoderma tosto si
riduce a uno strato semplice, che va gradatamente diminuendo di
altezza fin dove comincia 1' invaginazione ipofisaria. Procedendo in-
vece dorsalmente, la grossezza dell'ectoderma va in priiioipio aumen-
tando, ed esse tosto si mostra nettamente differenziato in due strati
costituiti ciascuno da una sola fila di elementi, uno strato superfi-
ciale alto, uno profondo piatto. Questa disposizione si conserva fin
verso il limite fra diencefalo e mesencefalo, con questo, che la gros-
sezza complessiva dell'ectoderma, la quale ha il suo massimo di
contro alia regione sovranevroporica del telencefalo, in seguito gra-
datamente diminuisce, riducendosi di altezza lo strato suporficiale.
Nel limite fra diencefalo e mesencefalo, I'ectoderma diventa sem-
plice ed appiattito. — Passando daha sezione mediana ad altre piu
laterali, si confermano sostanzialmente le particolarita or ora in-
dicate.
In embrioni che abbiano raggiunto i 15 mm. di lunghezza,
I'ectoderma tegumentale della regione parafisaria mostra interes-
santi modificazioni, che particolarmente riguardano il suo sti'ato
|,)rofondo. Mentre questo era in precedenza, come dicemmo. in foiina
di epitelio piatto, mostra ora tendenza a svilupparsi m altezza.
disponendosi anche talora i suoi elementi m piu piani. Cio non si
verifica in maniera uniforme, ma a tratti, e piii specialmente que-
(') M i D o t C. S. On the Morphology of the Pineal Region. Iiased upou its Develo|iment in Acaii •
thias. Th» Americon ■fouritnl of Annlomy. Bultimorc. Vnl. y, I Ho I.
- 185 -
sto processo conduce alia frequente formazione cli particolari ispes-
simenti a sede determinata, che brevemente descrivero.
Stanno questi ispessimenti a ciascun lato e a brevissima di-
stanza dal piano mediano. Possono essere in numero di uno o di
due per lato, essendo in questo caso situati uno al davanti dell'al-
bro. 11 rigonflamento od organo posteriore si trova, piojettato sul
piano mediano, appena al dinanzi del punto ove sorge dalla parete
encefalica la parafisi a: quando questa abbia acquistato la forma di
diverticolo, il suo asse, che e inclinato verso la superficie dorsale
della testa e in avanti, prolungato incontrerebbe la projezione del
detto organo posteriore. L'organo anteriore rimane frontalmente al
precedente, a breve distanza da questo, e, approssimativamente,
corrisponde al limite fra la regione parafisaria e la regione sovra-
nevroporica del telencefaio. Quando un solo organo per lato e pre-
sente, puo equivalere per posizione o all' anteriore o al posteriore.
II grade dello sviluppo di questi organi nei diversi individui e
vario e non sta in relazione col grade di sviluppo dell'embrione.
Se sono da ciascun lato in numero di due, possono avere differente
volume.
Li ho trovati con frequenza in embrioni da 15 a 22 mm. di
lunghezza e non oltre. Ma poiche al di la dell' indicate hmite di 22
mm. di lunghezza, non posseggo che qualche osservazione isolata,
a tale reperto negative non posso attribuire un significato decisive:
potrebbero i detti organi in quel casi per eccezione' non essersi
formati ; o la loro mancanza potrebbe signiflcare che si conservano
fine a un certo periodo dello sviluppo embrionale e poi si atrofiz-
zano, avendo cosi il valore di organi rudimentali, come fa anche
supporre la variabilita di alcuni loro caratteri.
Hanno forma lenticolare. Dei due strati cellulari che in questa
regione compongono 1' ectoderma, il superficiale concorre a costituirii
in maniera differente nei diversi casi: ora si assottiglia, per etfetto
della distensione determinata dallo strato profondo considerevolmente
ingrossato; ora apparisce piu alto che nelle regioni prossime ; ora
[)i-olJfera in una vohnninosa gemma lobata. Concludendo, lo strato
superlioialu non li;i clio nnii. parte accest^oria nella costitnzione de-
gli organi ectodermici. La parte essenziale e caratteristica di questi
e rappresentata invece dallo strato profondo, che si presenta sem-
pre in forma di un ingrossamento lenticolare, a varii piani di cel-
lule sovrapposte. le cellule profonde, specialmente le central!, sono
sviluppate in altezza e convergono col loro asse maggiore verso
I'asse della formazione; le cellule superficiaii, appiattite, sovra])poste
- 186 -
in pill strati, ricoprono le precedenti. — Niente di particolare, an-
clie negli embrioni piu sviluppati, nello strato mesenchiraale inter-
posto fra gli organi ectodermici e la parete encefalica.
L'epoca relativamente precoce di sviluppo nella quale gli organi
ectodermici della regione paraflsaria fanno la loro comparsa, la loro
iiotevole frequenza in quel periodo nel quale ho potuto ricercarli.
la costanza della loro sede, la loro disposizione simmetrica, la loro
struttura cai'atteristica, fanno supporre che essi abbiano impor-
tanza morfologica. Quale questa sia non e possibile ora precisare.
Si puo soltanto, tenuto conto della loro struttura, ammettere che
essi rappresentino organi o rudiinenti di organi sensoriali, apparte-
nenti, per la sede. speciale che occupano, a un sistema differente
dagli altri ben noti sistemi di sense cutanei dei Selaci.
ISTITDTO DI ANATOMIA DELI.A K. UNIVKKSITA DI BOLOGNA DIRETTO DAL PROF. O. ^ ALENTl.
(SEZFONE DI ANTROPOLOGIA)
DoTT. FABIO FRASSETTO
Per un parietale tripartite supposto inesistente
B vietata la riproduzione.
In una nota pubblicata il marzo scorso in questo Monitore
Zoologico il prof. V. Giuffrida Ruggeri, dope alcune elocubrazioni si-
billine e dope una critica che certamente non ha il merito della
coscienziosita e della serenita, a proposito del parietale tripartite
descritto da me nel 1900 sur un cranio di Egiziano {') e riportato
poi nel 1904 ('), fra le altre cose osservava: " il fatto che il solco non
arriva alia sagittale taciuto dal Frassetto, e 1' esistenza di altri due
solchi paralleli piii piccoli, ugualmente taciuti inviterebbero a tirare
una conclusione che io tralascio. „ Dope queste insinuazioni io ho
i-isoluto di ristudiare il case, semplicemente e solamente per sdebi-
tarini dell'accusa che egli vorrebbe insinuare riguardo ai fatti da
ine riferiti - secondo lui — in modo inesatto o indebitamente
taciuti. E le nuove osservazioni fatte sur un bel raodello di gesso
e su tre fotografie inviatemi - con molta cortesia - dal chiarissimo
prof. Verneau del Museum di Parigi confermano quanto avevo gia
(') Notfis il<^ craniolo;.-iH compart'^. Ann. tl. be. Naturelles t. WII. Zoologie.
i_-> I'ari'lali ii-.j'!ii-tiii in iianii imiaiii e ill sciiiiMiie. J^fouiliirc Zoohnjico lla/knio, clc<;<-nil>rc IWi-
- 187 -
scritto.nel 1900 e mi inducono ad abbandonare quei dubbi e quelle
riserve che allora credevo di dover esprimere.
'•. c. siitnra coroualt. — /. / sutiira lainli(ioi<lea. — n. b. sutiira sa>;illalb. — p. s. sutura parleto sQua-
itiosa. — s p o sutura so|irannuii]eraria separaute ranjjolo pterico. — s. t, ossirino fontanellare
stelanico — p. a. ossiciro fontanellare pi-oasterico. — s. s. solco principale. — s. s'. tratto on-
rupato (Jai (lentell: snturali. — f. i* solchi seconHari situati avanti al principale.
Delle nuove osservazioni — fatte solamente in difesa di
quanto mi si vuole addebitare — il resultato e questo:
1/' II solco principale (s.s.) si puo dire che arrivi alia sagittale,
(a. b.J e se non vi si congiuiige, va a livello della zona occupata
dai suoi dentelli.
- 188 -
2.'' Detto solco, in prossimita della bozza parietale, si continua
piegando verso I'alto con una breve serie di dentelli (s. s'.) ciie sono
visibili, da un occhio pratico, sui modello di gesso e sulle fotografie (*)
anche senza I'aiuto di una lente di ingrandimento.
Oia, se si pensa che le suture tanto quelle norniali clie le
anormali neH'obliterarsi si trasformano spesso in soichi o doccie,
se ne dovrebbe dedurre che il solco in questione e la traccia di
una sutura sinostosata. Ma se questo ragionamento vale per i soi-
chi e le doccie che si incontrano in corrispondenza di suture nor-
mal!, non vale per quel soichi che si incontrano in posizioni nelle
quah, normalmente, non corrispondono suture. Vero e pero che il
solco che ci interessa e omotopo alia sutura soprannumeraria pa-
rietale verticale obliqua, che qualche volta apparve come soprannu-
meraria nel parietale umano, ma questa omotopia non e garanzia
sufficiente per affermare che il solco e la traccia della sutura, e
non potremmo pronunciarci affermativamente se non avessimo,
nei dentelli suturali osservati in corrispondenza della bozza, le trac-
cie evident! dell'antica sutura. Dimostrato che il solco principale e
ia traccia di una sutura soprannumeraria, e considerando quell' al-
tra (s. p. 0.) che divide I'angolo pterico dello stesso osso si ha un
parietale tripartite.
3." Gh altri due soichi secondari (1 e 2), situati avanti al prin-
cipale non potendosi attribuire alia stessa causa (~), che genero que-
st' ultimo, non hanno alcun rapporto con I'argomento che ad esso si
riferisce e che fu soggetto delle mie osservazion! del 1900 e quind!
parmi giustiflcato il perche io 1! abbia taciuti.
E qui finisco la breve Nota ringraziando il gentilissimo prof. Ver-
neau del modello e dehe fotografie; ed il collega Griuffrida Rugger!
della buona occasione che mi a offerto per confermare un case che
egli, credendo d! averlo dimostrato inesistente, voleva impedire che
" passasse a! poster! „. Se il mio collega invece di basare la sua
critica sur un semphce schizzo fatto a memoria e su indicazion! ge-
nerah, avesse osservato I'originale o si fosse procurato il modello di
gesso le fotografie— come o fatto io — probabilmente si sarebbe
risparmiato una delle sue tante critiche ingiuste ed inconcludenti.
(1) Questi dentelli si osservuDO aiiche sull'origlnale ma in inaniera vaga socondo ([Uauto me no
scrisse gentilmente il proC. Verueau.
(-'j Hanno espresso ideulico giudlzio i professor! Valenti e Giuconiinl ed anche i dolton Perna,
Zanoiti e Lunghelti di (jiiesto Isliliito. Qui si potra. domandare a die cosa dobbiamo attribuire quei
solcbi che spesso si riiiveugono nel parietale in corrispondenza del nostro solco principale. A me pare
che c)uando essi nou sono le traccie di suture soprannunierarie siano dovuti alle veue profonde del
cuojo capelluto o forse ad altre cause che era nun saprei precisare.
RENDICONTO
DELLA
QUINTA ASSEMBLEA ORDINARIA E DEL CONVEGNO DELL'UNIONE ZOOLOGICA ITAUANA
IN PORTOFERRAIO (15-20 Aprile 1905).
Ufficio di Presidenza :
Presidente : Monticelli i)iof. Francesco Saverio — Vice President i :
Salvadori prof. Tommaso, Bellotti ilott. Cristoforo — /SW/rt-
tario: Ghig"! pior, Alessandpo — Vive Segretario : Trinci dott. Giu-
lio — Cassiere-Pconomo: Pierantoni prof. Umberto.
Comitato ordinatore :
Romiti prof. cav. Guglielmo, Prefsidente — De Larderel conte se-
nat. Florestano — Cassuto on. aw. Dario — Marchetti
oav. Giuseppe, Vice-Presidenti — Big'eschi cav. dott. Domenico
Big"eschi cav. aw. Giuseppe — Cestari aw. Cesare — Cor-
tese cav. ing. Emilio — Damiani cav. aw. Leone — Foresi
Eufemio — Foresi Mario — Grandolfi dott. Cesare — Gras-
si i»ror. Germano — Guani dott. Ettore — Guidi coiimi. j>e-
nor. Pietro — Lodi dott. Carlo — Marini dott. Eug"enio —
Molina dott. Luig"i — Ottoleng-hi Bellom-Pardi i>rof. dott. Fran
cesco — Pulle conte in<i. Giulio — Reboa Antonio — Ro-
ster prof. cav. Giorg-io — Silva ]>rof. Ercole — Damiani pro-
fessor dott. Giacomo, kSefireturio.
IDomenica 16 aprile
Seduta inaugurale {aiitimeridiana).
(Delia sala della Falazzina NapoleoDicn)
Sono present! il Sindaco, il Sottoprefetto dell' Elba, il Coiiiandaule del
presidio.
Interven<^OTio all'uduiianza gli aderenti al Couveguo, inunerosi iuvilati o
molte Signore.
- 190 -
II Sindaco saluta a norne di Portoferraio i Congressisti colle seguenti
parole :
Illustri e Chiarissimi Signori,
E pel' me una insperata fortuna ed insieme un'altissimo onore
qnello di potervi porgere, a nome dell'intiera cittadinanza il saluto
dei benvenuti ne'.la modesta Isola nostra.
Fra le storiche tradizioni di cui va orgogliosa I'lsola d'Elba, e ne
e gelosa custode, essa conserverk gratissimo il ricordo di questo vo-
stro convegno e vivo il sentimento della riconoscenza per averla scelta
a sede del medesimo.
Dalle vostre dotte discussioni, dalla sapiento esperienza vostra,
dalle studiose indagini possiate, o venerati sacerdoti della vastissima
fra le scienze che si appella Zoologia, la quale dall'antichissimo Ari-
stotile al moderno Darwin ebbe illuminati cultori in ogni eta,
possiate strappare alia natiira nuovi segreti, svelare nuovl raisteri,
portare un utile contributo alia stessa che compensando vol degli
amorosi studi irradi di un nuovo raggio di gloria I'lsola d'Elba. E que-
sto I'augurio verace col quale accompagno e saluto I'aportura del vo-
stro convegno.
II Sottopretetto a uome del Govei-no cosi si esprirae:
II Governo, che segue sempre col piu vivo interesse il progresso
scientifico della Naziono, porge per mio mezzo un deferente e augu-
rale saluto a tutte le illustri persone oggi qui convenute per il quinto
convegno della Unione Zoologica italiana.
Grande e I'onore che deriva a quest'Isola bella ed ospitale di po-
tere oggi accogliere nel suo seno cosi larga ed eletta rappresentanza
dell'ingegno italiano, mai a nessuno secondo nella profondita e genia-
lita degli studi, mai a nessuno secondo nelle piii ardue, nelle piu no-
bili ed utili conquiste dell'intelletto.
II Prefetto della Provincia, dolente che j^ravi cure del suo ufficio
non gli abbiano consentito di qui recarsi, mi prega di ringraziare
I'egregio Comitato ordinatore per il cortese invito fattogli, e mi ha
dato il ben gradito incarico di rappresentarlo.
E pertanto mentre faccio voto per il sicuro e proficuo esito del
Convegno, invio pure un saluto e un oraaggio alle gentili signore dei
congressisti e di Portoferraio che cosi gradevolmente rallegrano e
cosi gaiamente coloriscono di grazia e di primavera questa soleune
cerimonia inaugurate.
II Prof. Romiti, Presidente del Comitato Ordiuatore, saluta gli intervenuti
a nome del Comitato e degli Elbani, e saluta e ringrazia questi a nome de-
gli intervenuti. E lieto che questa occasione felice per 1' isola serva a farla
- 191 -
conoscere un po' meglio agli Italiani ed anche ai molto vicini ad essa; lo
merita la bellezza e la ricchezza naturale deil'isola e la proverbiale cortese
ospitalita degli abitanti. Espone quindi la lunga uota dei Naturalisti, nostrani
e stranieri, che hanno eflScacemente illustrata la Storia Naturale dell' Elba,
dell'Ilva « generosa metallis » : la serie degli studios! e gloriosa per i nomi
e per i risultati. E dopo aver accennato alio scopo elevato dei Convegni scien-
titici, alio spirito di rigorosa osservazione della biologia e della desiderabiie
applicazione di questo metodo rigoroso alle altre discipline non naturali,
chiude con un ricordo al grande Corso che abito la casa, ove la riuiiione ha
luogo, elevando, tra i grandi che vissero con Lui, la storica figura di Bichat.
Comunica poi che il Minibtero della Marina ha posto a disposizione dei si-
gnori Congressisti la R. Nave «Ciclope », comandata dal cav. Arturo Cerbino.
II Presideute dell'lJuione prof, rilonttcelli pronunzia il seguente discorso:
In nome della presidenza della Unione zoologica italiana, che ho
I'onore di rappresentaie, porgo un saluto di simpatia e di gratitudine
alia ospitale tei'i'a elbana, alle autorita, ai cittadini di Portoferraio per
la cordiale e festosa ioro accoglienza. Ringruzio il comitato locale che
ha sapientemente organizzato il nostro convegno in modo che il lavoro
scientifico sia intramezzato da incantevoli gite che ci riveleranno le
bellezze naturali deil'isola e ci permetteranno di conoscere la interes-
sante fauna locale. Sono certo cosi di interpetrare il sentimento di tutti
i socii della Unione e degli aderenti qui convenuti d'ogni parte d'ltalia.
Questo nostro quinto Convegno, giusta il deliberato della Assemblea
di Rimini del 1903, doveva tonersi nel settembre del passaio anno: raa
la presidenza, considerando che, appunto nel 1904, doveva radunarsi in
Berna il Congresso internazionale di Zoologia, tenuto conto della quasi
coincidenza delle due aduuanze che avrebbe potuto nuocere alia buona
riuscita del nostro Convegno, deliber6 di riraandarlo alia primavera
di questo anno. Ed ora constata con piacere che fu bene avvisata nel
rimando, perche la stagione piu propizia ha richiamati numerosi gli
aderenti, assicurando cosi le sorti del Convegno; mentre ha permesso
a parecchi nostri socii di partecipare al Congresso internazionale di
Berna, al quale intervennero i prof. Grassi, Emery, Monticelii,
Monti A. e Monti R., Rosa, Pie ran ton i.
Rappresentavano utficialraente I'ltalia, come delegati del governo,
e rUnione zoologica il Presidente in carica prof. Grassi ed i prof.
Emery e Monticelii. L' Unione fu fatta segno a riguardosa deferenza
con la nomina del prof. Grassi a presidente di una delle adunanze ge-
nerali e quella del pi'of. Emery a vice-presidente.
Torna qui opportuiio in proposito di ricordare che e merito della
Unione se la lingua italiana, affermatasi di fatto o di driLto, per I'a-
zione spiegata dalla presidenza in seguito al voto dell'Assemblea di Ri-
mini, nel congresso di Berna e stata oramai ammcssa fra quelle rico-
- 192 -
nosciute nei congressi di zoologia, come ebbe a dichiarace il segreta-
rio generaledel Comitato organizzatore dei Congressi zoologici, il prof.
Blanc hard, neiradiinanza dlntorlaken.
Questo fatto e una prova dell'azione efficace deU'Uuione e della im-
portanza assunta dalla nostra associazione onorata della presiden-
za di S. M. che benevolraente ha accolto il voto dell' assemblea
di Roma del 1902; esprimendo alia presidenza recatasi a ringraziar-
lo, nelle persone dei prof. Grassi, Romiti, Emery, Monticelli,
il suo particolare interessamento ed il compiacimento per I'azione che
la nostra Societa spiega in pr6 della scienza e nelle question! di pra-
tica applicazioue della Zoologia. S. M. gradi molto il P volume dello
Archivio Zoologico che si pubblica sotto gli auspicii dell'Unione, offer-
tog) i dai Redattori, lieta che anche da noi sorgano delle pubblicazioni
che possano gareggiare con le migliori straniere.
L'Unione pu6 davvero darsi il vanto, con la sua iniziativa, di
avere fatto si che si istituissero in Italia dei giornali del genere. Fu,
difatti, suo precipuo pensiero, fin dal primo costituirsi in Pavia, nel
1900, come nella sua prima adunanza e convegno di Bologna di ren-
dere possibile la pubblicazione di un giornale che raccogliesse la
produzione zoologica italiana, intesa nei sensi del suo statuto. E men-
tre si studiavano, nelle successive adunanze, i mezzi od il modo per tra-
durre in atto questo proposito, I'idea lanciata si faceva strada e gik, per
iniziativa privata, sorgeva un Archivio destiiiato a raccogliere una parte
dei lavori zoologici: 1' Archivio per I'Anatomia e 1' Em brio logi a.
E quando finalmente I'Archivio Zoologico fu un fatto compiuto
affermandosi, per comune consenso, in Italia e fuori, I'esempio fu subito
seguito ed un altro ne sorgeva da noi: I'Archivio di Fisiologia. Mer-
ce, dunque, I'iniziativa dell'Unione ora tre Archivii per la zoologia pro-
sperano e fanno onore all'Italia permettendo agli studiosi di pubbli-
care le proprie ricerche e di farle note in patria e fuori.
Dovrei, seguitando a tessere le benemerenze della Unione, ricordarne
ancora molte altre; I'azione efficace dei nostri voti in pro dell'inse-
gnamento secondario (I'abolizione ottenuta delTabilitazioue all'insegna-
mento), quelli per la caccia tenuti in considerazione nella recente
legge in discussione e molti altri,che se non sortirono ancora il deside-
rato effetto, furono pertanto accolti dalle autorita con la massima
benevolenza in modo da dimostrare il conto che dei deliberati della
nostra Unione vien fatto.
Ma mi piace e basta solo di constatare che I'Unione vive e prospera
e che continuo e costante e 1' interessamento dei socii alle sue sorti:
il numeroso intervento a questo quinto suo Convegno ne e prova ma-
nifesta, mentre 6 augurio di sicuro avvenire nella comune concordia de-
gli studiosi della scienza zoologica in Italia.
Debbo, purtroppo, por termine a queste mie poche parole col
- 193 -
ricordo triste dei nostri socii e colleghi scomparsi nel biennio che
corre dalla nostra ultima adunanza : il prof. Bombicci ed i) profes-
sor Crevatin di Bologna, il prof. Jatta ed il prof. Boccardi di
Napoli, il prof. Steffe di Modena. E recontissimo e il lutto per la tine
improvvisa del prof. Leopoldo Maggi. Di lui dira degnamente il
collega prof. Parona nella nostra prima seduta scientifica; ma io non
posso tacermi dal ricordare come I'Unione, che lo voile suo presidente
per I'anno 1905, carica dalla quale si dimise prima d'assumerla, si e
costituita sotto la sua presidenza, uel suo nuovo istituto in Pavia,
nel 1900; lietissimo egli di veder sorgere, sotto i suoi auspici, un'asso-
ciazione da lui da tempo vagheggiata e che era nell'animo e nello
spirito di tutti: « I'Unione zoologica italiana »; che oggi, riunita nella
sua quinta adunanza, iniziando i suoi lavori, rivolge un pensiero di
rimpianto, e manda un saluto riverente alia memoria del suo primo
presidente, del prof. Leopoldo Maggi che fu onore e decoro del-
I'Ateneo pavese.
II Presidente dell'Uiiioue pro!. lYIonticelli dichiara quindi aperti la quinta
Assemblea ordinaria ed il Convegno dell'Unioue Zoologica e prega il Segre-
tario di dar lettura delle adesioni:
Sono rappresentate: la Societa Italiana di Scienze Naturali di Milano dai
dottori Magretti e Bellotti, la Societa Ligastica di Scienze Naturali di Geneva
dal prof. Parona, la Societa Botanica Italiana dal prof, Baccarini, la R. Acca-
demia delle Scienze di Torino dai proff. Camerano e Salvador!, la Society dei
Naturalisti di Napoli dal prof. Monticelli, la I. e R. Accademia degli Agiati di
Rovereto dal prof. Damiani, il Museo Civico di Storia Naturale di Milano dal
prof. Mazzarelli, la Societa Lombarda per la Pesca e 1' Acquicultura dal suo
Vice-Presidente dott. Bellotti e dal Segretario prof. Mazzarelli.
Scusano il loro mancato intervento il Senatore Larderell, gli onorevoli
Cassuto e Oueirolo, deputati al Parlamento, il prof. Giovanni Marradl, Provveditore
agli Studi di Livorno, I'on. Del Buono, la marchesa Paoiucci, il prof, comra. Car-
ruccio Presidente della Societa Zoologica Italiana, il prof. Ronte dell'Universita
di Tolosa, il prof. Burckhardt dell'Universita di Basilea, il prof. Pirotta dell'U-
niversiti di Roma; nonche i soci prof. Blanchard di Parigi, prof. cav. Andres,
prof. comm. Gigliolj, prof, coram. Pavesi, prof. Russo, prof. cav. Delia Valle, conto
prof. Arrigoni degli Oddi.
Dopo la seduta i Congressisti si recano al Palazzo Coraunale, ove il Mu-
aicipio ofire loro un rinfresco.
Seduta pomeridiana
Romitl propone di raandaro un telegranima al Ministro dell' Istruzion©
ODor. Bianchi. L'assemblea approva.
- 194 -
II Presidente invita il prof. Corrndo Parona a leggere la seguente :
CommemorazionQ del Prof. Leopoldo Maggi
Egregi Consoci !
E seinpre doloroso il parlare di un estinto, ma dolorosissimo se chi
ci ha lasciato, insigne per doti del cuore e della mente, ci e stato sa-
piente maestro e carissimo amico ; tanto piu quando e ancor fresca
la zoUa che lo ha ricoperto ed il tempo non ha potuto, con la sua pur
provvida calma, mitigare lo schianto dell' irreparabile perdita.
Se I'ambascia dell' inaspettato annunzio ed il perturbamento del
I'animo mio, troppo scosso dalle cure estreme prestate all' inaniraata
salma di Leopoldo Maggi, me lo avessero permesso, avrei obbedito
non meno ad un dovere che ad un bisogno del cuore, ricordando le
doti dell'araato maestro innanzi al suo feretro, allorquando, con deli-
catissirao pensiero, si voile tributargli I'estremo saluto nel tempio della
scienza, prima del trasporto all'ultima dimora,
E per ciu sciolgo ora il mio debito di riconoscenza e di affetto,
commemorandolo in questo momento solenne, qui ove speravamo ve-
derlo a capo del nostro Convegno, e donde invece non ci rimane che
inviargli un riverente e mesto saluto, persuaso come sono, di inter-
pretare con cio il sentimento di tutti ed in special modo degli alliovi
suoi, ai quali sono ben grato per aver lasciato a me I'incarico di dire
del Maestro, die con paterna cura ci guido nel nobile, ma non sem-
pre agevole cammino della scienza. Altri avrebbe detto di lui meglio
che io non sappia, ma nessuno, no. sono certo, mi avrebbe eguagliato
nella sincerita e nelTaffetto: il che varrk a farmi perdonare, se sard
impari al compito assuntomi.
Leopoldo Maggi se non giganteggi6 nella scienza per opere
singolarmente brillanti o per rumorose scoperte, tuttavia ebbe cosi
vasto sapere in vari rami delle scienze naturali, tanta assiduita nelle
ricerche ed efRcacia nell'avviarvi gli allievi, tanta bontk e serenita
di carattere, da crearsi una simpatica aureola di stima e d'amicizia
8 da lasciare cara e perenne memoria in quanti lo conobbero.
Nato in Rancio, araena terra della Valcuria (Varese) il 15 mag-
gio 1810, dal modico Michele, percorse gli studi secondari a Milano
e quelli universitari a Pavia, conse^^uendovi nel 1863 la laurea in Me-
dicina e quella in Scienze naturali, ben fortunato di compierli sotto
la guida, oltreche di medici insigni, quali Panizza, Porta, Tom-
masi, Sangalli, Lovati, Quaglino, eziandio di quella di natura-
listi illustri, como furono Cantoni, Balsa mo-Cri veil i, Garova-
glio, Stoppani e Panceri, i quali in quel periodo del nostro risor-
gimento rinnovarouo lo glorie, oudo aijdo celebrato mezzo secolo prima
- 195 -
r Ateneo pavese, 'luando vi fioiirono uomini, come Volta, Scarpa,
Spallanzani.
Del suo diploma di medico, per quanto mi consta, non fece mai
use, se non per dedicare I'opera sua in pro dei feriti della guerra del
1866; ma i siioi studii di medicina furono a lui sommamente proficui
per dedicarsi, con piu vasta dottriiia, alle scienze naturali.
Iniziata iasna carriera scientifica nell'epoca grandiosa nella quale
ritalia, conseguita o quasi la sua indipendenza politica, si avviava
con ardore alio svolgimento delle proprie rinnovate euergie, e in un
momento in cui anche le scienze andavano prendendo sviluppo consi-
derevole, per seguire 11 progresso delle altre nazioni, il Maggi tro-
vossi nelle piu favorevoli condizioni per esplicare le sue doti di scien
ziato e segui animosamente e con convinzione quelle idee iunovatrici
che fervevano allora nella biologia.
Nel 1861 fu aiuto di Paolo Panceri, temporariamente incari-
cato di un corso di Anatomia comparata, avanti che Napoli privasse
Pavia dell'uomo divenuto poi tanto illustre e troppo presto rapito alia
scienza italiana.
In quell'anno istesso e nel successivo un altro ramo delle scienze
naturali, la geologia, aveva trovato un giovane e speciale insegnante
nello Stoppani. Quando questi nel 1863 pass6 al Politecnico di Milano
il prof. Giuseppe Balsamo-Cri veUi, il naturalista preclaro nel
piu ampio senso della parola, che fino a quell'epoca era stato titolare
per i vari rami della storia naturale, eccettuato quelle della botanica,
si limit6 definitivamente alia zoologia ed anatomia comparata, e scelse
bene col far assegnare al giovane suo scolaro Maggi, che per tanti
titoli se ne era accai)arrate tutte le simpatie, la cattedra di geologia
e di niineralogia; da[)pi'ima quale incaricato e poscia, nel 1869, quale
professore straordinario.
Nel novembre del 1871, venuto pur troppo a mancare alia scienza
il Balsamo-Cri vel li, il Maggi diede nell'anno scolastico 1871-75
anche linsegnamento della zoologia ed anatomia, come incaricato, chie-
dendo di succedere in esso al maestro e suocero suo; il che ottenne
nel maggio 1875, lasciando la cattedra di geologia e niineralogia.
Col 1° gennaio 1876 la cattedra di zoologia ed anatomia compa-
rata venne pur essa suddivisa, ed il Maggi opt6 per quest' ultima,
quale professore straordinario.
Nel giugno 1877 intiue, il Maggi fu promosso ordinario, continuando
cosi, tino alia sua morte, nell'insegnamento dell'anatomia e fisiologia
comparate; coir invidiabile ventura di aver potuto percorrere tutta la
sua lunga carriera di studente e di professore nella medesima Uuivei*-
sitk, evitando quelle peregrinazioni che, se per il maggior numero de-
gli insegnanti sono inevitabili, e talora possono oliVire dei vantaggi,
sono per6 sempre una causa di disagi e di dispersione di forze.
- 196 -
Sebbene medico, il Maggi mai non si lasci6 sedurre dalla cupi-
digia del guadagno professioaale, libero perci6 di seguire la sua viva
inclinazione per lo studio della storia naturale, pot^ dedicarsi a tut-
t' uomo a lunghe e proficue ricerche nel vasto campo della scienza da
lui {n'ediletta; lasciando traccie del suo ingegiio e giovando al grande
moviraento delle indagini positive; movimeuto che fu solo possibile
col lavoro paziente di preparazione dei suoi contemporanei.
Medico e naturalista, non gli fu difficile rivolgere la sua attivita,
oltre che alia scienza pura, anche alle sue piii efficaci applicazioni ;
alle raediche applicazioni.
Quando a ceiebrare la momoria di un uomo ed a dimosti'are
quale larga orma di se egli lasci6 uel campo scientifico, basta rian-
dare la via da lui percorsa e ricordarne le azioni e gli scritti, ogni
altro elogio e inopportuno e superfluo; per il che mi limitero ad ac-
cennare, per sommi capi, ai suoi lavoi'i scientifici, per couvincervi di
quanto sia meritato questo supremo attestato di onore, pel quale ora
siamo qui tutti pietosamente riuniti ; ben lontana tuttavia in me la
pretesa di dire completamente delTopera del maestro, al quale non
mancherk in altro consesso e da penna migliore piu estesa e completa
commemorazione scientifica.
A dimostrare 1' inesauribile attivita del Maggi, che lo portava
piu che a lavori di lunga lena, a brevi scritti riferenti volta per
volta il risultato delle sue indagini, diro che ad oltre 280 ascendono
le pubblicazioni sue; le quali con la varieta degli argomenti, dimo-
strano eziandio la versatilita del suo ingegno ; esse segnano, crono-
logicamente seguendole, le varie fasi della sua carriera, quanto per
tratto tratto, anche nel primo periodo, vi si scorga la sua predilezione
per gli studi biologici.
Dalla storia naturale in generale col suo scritto « Sulle condi-
zioni naturali del territorio Varesino » che fu coronato di tanto plauso
al congresso tenuto in Varese nel 1878 dalla Societk italiana di scienze
naturali, dalla geologia, con lavori illustranti i terreni dell'alta Lorn-
bardia, pass6 alia paleoarcheologia ed alia paleoantropologia, dimo-
strandosi degno campione in quella valorosa schiera di giovani geologi
che a quell' epoca fioriva in Lombardia e di cui era capo lo Stop-
pa n i .
Lasciati gli studii di geologia, per naturale inclinazione, il Maggi
torno alia biologia, che mai non aveva del tutto abbandonata ; e, sem-
pre intento ai suoi grandi problemi, con giovanile entusiasmo, si as-
soci6 ai maestri suoi, il Cantoni ed il Balsamo-Cri vel li, nolle ri-
cerche sperimentali suUa piasmogonia, che per una serie d' anni fu-
rono in grande fervore anche fra noi. Che se non riusci a quegli
- 191 -
animosi di avere un responso positive dalla impenetrabile sfinge, non
raauc6 piu tardi il Maggi di utilizzare quei risultati in ci6 che pur
avevano di essenziale, ricavaiidoiie le condizioni favorevoli, o contra-
rie alio sviluppo di determinate forme di batterii.
Per naturale connessione, tali studii lo condussero a quello della
protistologia, nel quale, ai nostri tempi, fu incontestabilniente prin-
cipe in Italia. Con quale assidua e costante predilezione li abbia con-
tinuati, valgano a dimostrarlo le 88 pubhiicazioni, che a lui si debbono,
fra le quali non poche veramente classiche, rivolte all' illustrazione
non soltanto di molte nuove e peculiari forme, ma ancora di nuovi
fatti suila struttura dei protisti e sulla tocnica per bene studiarli.
II Maggi, e fu suo gran merito, comprese fin da principio tutta
r importanza di questi esseri liberameute viventi, per In studio degli
organismi ad essi superiori, sia nelle loro manifestazioni biologiche,
che per la biologia generale e per quella teoria parassitaria che, dopo
tante vicende e contrasti, oggi trionfa.
Le ricerche sui minimi organismi indusse il Maggi a stabilire la
sua teoria plastidulare per la quale le granulazioni delle cellule
non sarebbero che dei viventi — dei bjonti virtuali associatj, a costi-
tuire dei citodi, — protoplasnia, nucleo e nucleolo — e quindi delle
cellule.
Un ampio orizzonte da lui dischiuso alio studio pratico, cioe al-
r igiene, fu quello dello studio dei protisti delle acque potabili, con
che si ebbe noziono corta per giudicare della bonta o meno di esse;
sostenendo egli fra i {trirai la necessita che, oltre alTanalisi chimica
delle acque potabili venga fatto diligente esamo microbiologico ; con-
correndo cosi validamente ad affermare fra iioi i nuovi metodi igie-
nici.
Coi su(ii scritli riassuntivi « Sulla storia naturale dogli esseri info-
riori » con manuali sulla * Pi-otistologia » e « Tecnica protistologica »,
egli popolai'iz/,6 siffatti studii in Italia; fu certo 1" illustratore piu effi-
cace ed attivu della protistologia in Italia, con grande vantaggio della
zoologia in generale.
Quale corollario ne scaturi un corso di protistologia teorico-pra-
tico, che per un trcntennio ebbe a tenere noll'Ateneo pavese, procu-
rando in tal modo alio studente di medicina una delle basi scientifiche
moderne dell'arte medica.
Durante il decennio, nel quale fu insegnante di goologia, compar-
vero le prime opere innovatrici di Ernesto Haeckel, fra le quali
quella sulla « Generelle Morphologic »; il Maggi subito no intui
I'altissimo valore e ne divenne entusiasta e coll'assiduo studio di esse
si preparo a divonire il piu strenuo sostenitore e continuatore dol'e
idee haeckeliane in Italia.
La sua ricca serie di cognizioni biologiche si riorganizz6 nclla
- 198 -
sua mente secondo I'indipizzo morfologico, e pot6 dedicarsi alia com-
pleta esti-iusecazione di esso, tostoche ehbe a lasciare 1' insegnaraeuto
della geologia per la zooiogia.
Riconoscendo in Giovanni Canestrini il divulgatore delle
teorie darviniane fra noi, dobbiamo pur dichiarare che il Maggi fu
il principale propugnatore dell' haeckelismo, del monismo biologico e
del metodo evolutivo e morfologico nell'anatomia comparata ; e, di-
venutone I'apostolo, seppe farsi seguire da' suoi allievi, fra i quali
primeggiano Giacomo Cattaneo ed Edoardo Bonardi.
La biologia geaerale, che oggi va erigendosi a scienza autonoma,
dovr^ considerare Leopoldo Maggi tra i suoi piii strenui iniziatori.
Sulla zooiogia e suU'anatomia comparata dettd pure numerose
e dotte memorie; e negli ultimi tempi, col corredo che si era fatto
nei vari rami della storia naturale, fu tratto, e tutto vi si dedic6,
alle ricerche morfologiche suUo scheletro cefalico ; condotto certa-
mente a ci6 dallamicizia fraterna, contratta fin dai primi anni della
sua vita universitaria, con Giovanni Zoia, il compianto coUega suo
di Anatomia umana, col quale ogni giorno si compiaceva intrattenersi,
conversando di argomenti anatomici.
Le raolteplici conoscenze, che come dissi, il Maggi aveva dei vari
rami della storia naturale, gli permisero dagli studi di geologia, di
paleoetnologia, di paleoantropologia e dagli zoologici e medici, di ad-
deutrarsi in quelli proprii dell' uomo, noo trascurando ricerche sulle
anomalie, perche le considerava in istretto rapporto colle condizioni
normali, riscontrabili negli organismi meno elevati,
Fu guidato cosi a quella serie di indagini sull' interpretazione
delle ossa e fontaaelJe dello scheletro cefalico dei niammiferi e del-
r uomo, sulle vai-ieta morfologiche dei parietali, interparietal!, occ.
che lo portarono a dare un significato non piii semplicemeiite descrit-
tivo, ma morfologico e moifogenetico alia craniologia in tutta la serie
dei vertc-brati ed a ten tare arditi ravvicinamonti e confront! ti'a forme
viventi ed estinte.
Dopo cosi esLese ricerche sopra materiale ingentissimo, e vera-
mente da rimpiangere che I'inaspettata fine del Maggi, gli abbia im-
pedito di raccogliere e coordinare tanto lavoro in una sintetica e com-
pleta monografia.
Favorite di un intuito finissimo e di modi cortesissimi, riusci in
sommo grade ad accappararsi la stima e I'affetto di quanti lo avvi-
cinarono. Gli scolari ben presto riconoscevano in lui il maestro aflfa-
bile e modesto, costante guida ed eccitatore alio studio. Rimenibranze
pur troppo per me ormai remote, ma pur sempre vivissime e care,
mi ritornano in oggi alia mente, ailorquando il Maggi, con metodo
- 199 -
ammirabile, conservato per tutta la sua vita universitaria, costante-
mente assiduo al laboi'atorio, atteudeva nella mattitiata, con graode
impegno, agli obblighi dell' insegnaraento, e nel pomeriggio vi ri-
tornava sollecito, per occupaisi con perseveranza ed imperturbabile
calma agli studi suoi ed ancora a quelli degli allievi. 11 tempo da
lui non era sprecato, perche anche nei brevi intervalli che si con-
cedeva, alle lunghe ore di studio, a relativo riposo, non tralasciava
la sua missione di educatore, affabilmente discorrendo cogli allievi,
intrattenendoli su argomenti scientifici relativi o a proprii studi, o
a quelli cui attendevano gli assidui del laboratorio, o intorno a no-
vita scientifiche.
E con tale metodo e cura che il Maggi riusci a crearsi, nella nu-
merosissima sua scolaresca, una schiera non piccola di allievi, quale
non e facile trovare egualo in altre scuole; e tanto piu notevole
quando si pensi ai inezzi inadeguati di cui I'istituto suo, per lunghis-
simo tempo, ebbe a disporre.
Da Ippolito Macagno, ajuto del Maggi e tanto promettente,
ma che pur troppo ebbe trouca la vita in giovanissiraa etk, a Paolo
Magretti, a Edoardo Bonardi, a Raffaello Zoja, che una
catastrot'e alpina tolse tanto presto alia scienza ed al nostro affetto,
alia sig.a Rina Monti, che furono succossivamente suoi assistenti,
basta aggiungere Angelo Andres, Battista Grassi e Giacomo
Cattaneo, die pur essi percorsero gli studi universitari a Pavia e
che riconosconsi allievi del Maggi, per dimostrare ([uanto si deve
al compianto Maestro; ai quali tutti, io, piii antico suo assistente,
mi onoro appartenere.
Fedele alle belle tradizioni degli istituti e musei dell'Ateneo lom-
bardo, il Maggi raai tralascio di dedicare assidue cure ai musei a
lui affidati, ai-ricchendoli di materiale utile alia didattica non solo, ma
ancora di quanto occorreva per studi speciali suoi e di quanti ivi la-
voravano ; tantoche in ispecie il irfuseo di anatomia comparata, gia
pregiato per pi-oparazioui di celebri anatomici quali Regia, Scarpa,
Panizza ed abilissimi preparatori (Maestri e Ballerini), and6 au-
mentando di tanto che, fino a pochi anni sono, cioe tino a quando eb-
be sede nel palazzo universitario I'ingonte materiale vi formava uno
stipato magazzino. Fu soltanto in quesfultimo triennio, dopo intinite
pratiche, por nulla lievi, lottando contro difficoltk burocratiche, fi-
nanziarie o personali, che riusci a traslocare I'istituto ed il museo
nello splendido locale adibito agli i:jtituti biologici, nell'ex palazzo
Botta, ove, con grando amore ed intelligenza, cur6 cho tutto fosse
disposto in modo ammirabile; tanto che a giusto litolo lo si dovrk in
ogni tempo proclamare il foudatore del uuovo Isiituto.
- 200 -
Sebbene fosse al tutto alieno, ebbe onori non pochi ; oltre ai
cavallereschi, fu socio di molti sodalizi scientifici ; socio corrispon-
deute deU'Istituto lombai'do di scienze e lettere fino dal 1869, pas-
sando a membro efFettivo nel 1879 e pensionato nel 1895. Fu chiamato
a far parte del Consiglio Superiore dell'Istruzione pubblica nel 1901
e dai coUeghi suoi fu eletto Preside della Facoltk di Scienze, carica
che lascio sdegnoso, per immeritata critica fattagli dall' autorit^ su-
periore.
Fra tante benemerenze del Maggi non va certo dimenticata quella
verso la nostra Unione zoologica. Non solo fu tra i primi a far plauso
alia sua costituzione, ma ancora, e nessuno di noi lo pu6 dimenticare,
si adoper6 con vivissimo interessaraento all'ottima riescita del preli-
rainare convegno a Pavia, ove la nostra society pose le sue basi ; e
trovo in lui I'ospite gentile e generoso che mise a piena disposizione
deirUnione, per le sedute e pel comitato, quelle sale del suo istituto
che erano gia pronte per ricevere il nuovo museo e laboratorio; tut-
ti accogliendoci con quella nobilta e liberalita che era nell'indole sua.
Ma il destino gli fu crudele; riuscito dopo tanto lavoro quando
gia il morbo minava la sua esistenza, a compiere I'opera che si era
prefissa, non pote inaugurare I'istituto cosi sistemato che alia vigilia
dell'inaspettata morte !
Ad ogni niodo le ample sale, ordinate cosi da essere invidiate dai
primari istituti anche esteri ; il laboratorio rispondente alle ultimo
esigenze della scienza, furono inaugurate dal compianto maestro nella
bella aula con una dottissima prolusione, dal titolo geniale « Coor
dinare e com para re », che pur troppo fu Tultimo, suo scritto, e
che riassume i concetti da lui sostenuti nella lunga sua carriera a
sintesi del suo insegnamento.
Cosi Topera sua nol campo didattico ed in quello scientifico, per
oltre 40 anni e il suo istituto portato alia perfezione, saranno monu-
mento imperituro alia memoria dell'indefessa sua attivita ed alia ri-
conoscenza che gli serberanno quanti Id conobbero.
Fu quiudi sincero e spontaneo il cordoglio che i colleghi, amici,
discepoli, I'ateneo pavese e Tintera citta, sua seconda patria, dimostrato
dalle imponenti e solenai onoranze reso aU'uomo dotto e buono.
Coerente ai grand! principii della filosofia naturale, da lui seguiti
e difesi col fervore di apostolo, ed alia innata sua modestia, egli
voile che i suoi funerali fossero puramente civili, senza pompa ; ed
in omaggio al suo libero pensiero, devoto solo alia verita ed alia
scienza, la sua salma ebbe come dissi, gli estremi saluti nel recinto
dellUuiversiia, che onoro coH'opera sua e dove il Rettore ed il Prosin-
daco ebbero ctScaci parole di lode e di condoglio, sopratutto il Pavesi,
- 201 -
collega ed amico afFezionato il quale con splendido epicedio, espresse
il sincero rimpianto per I'estinto, cha spese intera la vita per la
scienza e ben seppe intenderne la missione civile.
II Presidente da poscia la parola al prof. Carlo Emery il quale tiene una
brillante ed applaudita conferenza :
SuH'origine dei formicai.
Romiti a uome del Coraitato ordinatore coraunica che la visita alio Stabili-
mento iudustriale degli Alti Forni avr& luogo alle ore 5 ^j^.
II Presidente da quindi la parola ai soci per le
Comunicazioni scientificlie.
Cacace E. — Gl' insetli visitatori dell' Edgeworthia crysantha
Lindl. LLegge Ghigi per I'autore assente].
Quest'argomento mi ha offerto I'opportunitk di qualche osserva-
zione, forse non scevra d'interesse, e di un lieve contribute alia dot-
trina della funzione vessillare dei fiori.
II dott. Gustavo Mattel (Boll. Soc. Bot. It. 1901) che mi
ha preceduto in questo studio, ha richiamato I'attenzione suUa bio-
logia di questa pianta caratteristica, dotata di fiori prima gialli, e
poscia bianchi. Secondo le sue osservazioni, i fiori gialli sono esclusi-
vamente melittofili, e ricevono la visita di apidi, che vi si appendono
ed insinuano la tromba suggente nel tubo corollino ; e i fiori bianchi
invece diventano sfingofili ed accolgono la Macroglossa siellatarutn.
AUe sue osservazioni aggiungo le mie, eseguite suU' Edgewortia
crysantha esistente nel R. Orto Botanico di Napoli, e meritevoli di
essere proseguiti nolhi prossima epoca di fioritura.
Secondo i raiei studi, pronubi fi'equenti sono gli imenotteri, e pro-
priamente VApis mellifica e specie di Osmia e di Anlhophofa. Essi
visitano e succhiano il nettare dei fiori gialli e bianchi, senza pre-
dilezione alcuna. Piii scarsi sono i lepidotteri, fra i quali si an-
noverano la Pieris crataegi e la Macroglossa slellalarum. Quest'ul-
tima e pronubo non infrequente, e visita ra|)idamente parecchi fiori.
E degno di nota la cost ante ed esclusi v a p redi lezione dei le-
pidotteri per i fiori bianchi. Non mancano i ditteri, i quali ronzano
per qualche tem[)o iutorno ai fiori, intrecciando variamente e capric-
ciosamente i lore giri, e raramente si fermano sui fiori di entrambi
gli stadii, senza compiero alcun lavorio di suzione. Tra essi prodomi-
nano, oltre la Musca domestica, specie di Sijrphus, di Eryslalis, di
Chysotoxum.
Qualche coleottero (Cetonia hirlella) si forma talvolta lungameute
sui don.
- 202 -
Glardina, A. — Sulla presenza di cridalli di sosianze pr'aleiche
negli oocili di Scutigera e di Tegenaria. [Legge Ghigi per I'autore
assente].
Quantunque innuraerevoli n'cerche siano state fatte sullo accre-
scimento e sugli inclusi ovulari, poche sono le osservazioni precise e
sicure suH'esistenza, negli oociti, di cristalli proteici o, come si so-
gliono chiamare, di ci'istalloidi. Anzi, a prescindere da talune osserva-
zioni assai dubbie, non trovo da citare altro che le osservazioni di Van
Bambeke nel Pholcus (1897\ di von Ebner nel capriolo (1901) e^
di Limon nel coniglio (1903).
Le mie prime osservazioni sui cristalloidi degli oociti di Scutigera
risalgono al dicembre 1901, ma la difficoltk di procurarmi ii mate-
riaie, ha ritardato molto il mio studio, che pubbh"co adesso, ma non
cosi completo come avrei desiderato.
Osservando a fresco degli ovarii, nelle uova piccole e medie, si
nota una grande quantita di corpuscoli molto rinfrangenti, eviden-
temente di forma cristallina ; di dimensioni svariate, alcuni piccolis-
simi, quasi impercettibili, altri grossi di piii che 20 y. di lunghezza
per 8 di larghezza ; ■«parsi irregolarmente nel citoplasma ovulare. Que-
sti corpi si ritrovano poi sulle sezioni (Figure 2, 3 e 4).
Per studiarli eon maggiore comodita il meglio 6 di spremere il
contenuto ovulare in acqua distillata ove, liberati da tutti i granuli
vitellini, spiccaiio con maggiore nettezza. La loro forma ordinaria,
quale si riconosce nei cristalli piii grossi, e rappresentata dalla Fig, 1,
che 6 solita per i cristalli del sistema esagouale, L' unico mezzo
Fig. 1.
per assicurarsene e di studiare la sezione trasversale di detti cristalli,
sulle sezioni di materiale fissato e colorato con un colore che tinga
fortemente i cristalli, quale la Safranina. Si pu6 cosi stabilire che la
sezione trasversale dei cristalli e un esagono, per lo piu irregolare,
come puo scorgersi qua e Ik nelle figure. Si tratta dunque della com-
binazione di un prisma esagonale e di 2 piramidi tronche. Alle volte
mancano le facce terminal!, ma non mancano mai le facce di prisma
e quelle di piramide. L'apparente rotondita degli angoli sara poi forse
dovuta all'esistenza di piccole facce di una piramide inversa o di rom-
boedro ma e difficile aflfermarlo con sicurezza. D'ordinario i cristalli
assumono forme sproporzionate, con le facce di prisma disugualmente
sviluppate. Com' e solito per questo sistema cristallino, mancano i ge-
minati e sono invece frequentissimi i cristalli doppii e anche tripli,
saldati per una faccia di prisma.
- 203 -
E probabile che si tratti di cristalli mnltipli fin dall'opigine, per
cui la faccia comune vione d'ordinario ad assumere uno sviluppo
enorme rispetto alle altre facce.
In corrispondenza col sistema cristallino i cristalli si manifestano,
all'ortoscupio, birifrangenti.
Facile e constatare la loi'o natura proteica ; e in quanto ai carat-
teri che potrebbero determinarne raeglio la natura diro solo che sono
insolubili in acqua distiilata ed in una soluzione acquosa concentrata
di sal di cucina, e che 3ono invece solubili in una soluzione debole
di questo sale, come pure in una soluzione acquosa 1 "jo di acido ace-
tico. Quantunque siano opportuni altri sagj,M, questi caratteri sono ba-
stevoli a differenziarli dalle albumine come dalle nucleoalbumine e
ovovitelline, e a farli ascrivere, con raolta prohabilita, tra !e globu-
line. II prof, von Ebner, il solo che abbia proceduto ad un esame
chimico dei cristalloidi degli oociti (nel capriolo) venne pure alia con-
clusione che si trattasse di globuline: ma nel capriolo quesfe sostanze
cristallizzano nel sistema monometrico e sono percio monorifrangenti.
Riguardo all'origine dei cristalli non posso ammettere, come il
prof, van Bambeke ammise per i cristalhudi degli oociti di Pholcus,
nel suo lavoro d'altronde accuratissimt^, che essi siano d'origine in-
tranncleare. L' impressione mia, trarta dallo studio del materiale vi-
vente e delle sozioni. e che si formino in sito in nn [lunto qualunque
del citoplasma, come d'ordinario i cristalli nelle soluzioni sature. JNe-
gli oociti piu piccoli, die si frovano ncllo stadio di cromatina a go-
mitolo e in sinapsi, non mi e stato possibile vedoco ilei cristalli. Solo
negli oociti un po' j)iii grossetli. con crouuitiiui a reticolo secondario,
cominciano a compari)'e dei cristalli piccolissimi, ma in un punto qua-
- 204 -
lunque del citoplasma, spesso niolto distante dalla vescicola germina-
tiva. Nelle uova pin f^poss^ si trovano cristalli sempre piu grossi,
ma in mezzo a questi, quasi sempre, dei cristalli minutissinii dispo-
sti alia rinfusa, senza alcun ordine particolare rispetto alia vescica
germinativa (Fig. 3 e 4) Si tratta dunque, verosimilmento della cri-
stallizzazione di una particolare sostanza i)roteica che si trova alio
stato di soluzione nel plasma ovulare ; non saprei dire per6 se la I'or-
mazione di nuovi cristalli e continua o avviene solo a periodi.
Mi sembra degno di nota il comportamento dei cristalli di fronte
alle soluzioni diluite di sale di cucina ; le quali, come ho dotto, sciol-
gono i cristalli: dapprima i cristalli si deformano e goiifiano alquanto
come se assorbissero dell'acqua, perdono il contorno poliedrico, diven-
tano fusiformi ; poi, gonfiando sempre, si trasformano in sfere piu o
meno perfette, perdendo nel tempo stesso la forte rifrangenza; flnal-
mente si sciolgono. Nei cristalli isolati questo i)rocesso si svolge in
qualche minuto ; nelle uova, specialraente piu grosse, circondate gik
da una membrana di origine follicolare (Fig. 3), il processo occupa molto
tempo: cosi si spiega che si trovano cristalli anche in materiale
che ha subito manipolazioni nella soluzione fisiologica.
Questo comportamento e interessante perche da una ragione plau-
sibile del fatto che molti autori descrivono dei cristalloidi non per-
fettamente poliedrici, fusiformi, senza spigoli e angoli ben definiti,
mentre in molti casi si trattera di veri cristalli piu o meno defor-
mati e disorganizzati dai liquidi in cui si osservano o di cui hanno
subito I'azione, e specialmente dalla soluzione fisiologica di sale che
tanto uso ha nelle dissezioni e nell'osservazione a fresco. Non 6 dif-
ficile che aH'azione disorganizzatrice dei liquidi cosi detti iudifferenti
si debba il nome stesso di « cristalloidi » che sembra volere esclu
dere trattarsi di veri cristalli.
Inoltre questa facile solubilitii potrebbe forse spiegare il fatto
che la presenza dei cristalli non e costaiite per lo stesso materiale,
e fa nascere il sospetto che i cristalli proleici debbann essere molto
piu diftusi nei tessuti animali in genera e nelle uova in ispecie, di
quanto non parrebbe stando alle scarse ossorvazioni finora fatte.
(luesf ultimo sospetto e avvalorato da quanto sto per dire sui
cristalloidi degli oociti di Tegenaria. Qui i cristalloidi esistono sola-
mente ne<i:li oociti piu piccoli, ma giunti per6 alio stadio con vesci-
cola germinativa tipica cioe con croraatina in reticolo secondario, e
solo in quegli oociti in cui il nucleo vitellino e ancora sotto forma
di una semplice vcscichetta trasparente (Fig. 3 e 4, nv.).
Quando il nucleo vitellino comincia a rivestirsi delle lamolle con-
contriche a tutti note, i cristalloidi scompaiono. Si tratta di piccolis-
simi cristalli di poclii [j. di lunghezza, fusiformi, dei (juali, stante la
loro estrema piccolezza, non si pu6 decifraro la forma esatta.
- 205 -
La prima volta che li osservai fu in un piccolo ovario esaminato
a fresco, nellu soluzione fisiologica di sale, nell'aprile 1903 ; e meritie
ero intento a disegnarli, questi cristallini sparirono uno dopo I'altro
sotto i miei occhi ; e cioe si sciolsero, senza che si mostrasse pero
altra altemzione apprezzabile negli oociti, che sembravano perfetta-
mente normali. Ecco uno dei piu graziosi tiri die ci possa giocare un
cosl detto liquido indifferente ! Se si pensa che le operazioni per rin-
venire i giovani ovarii o liberarli dalla massa del fegato durano sem-
pre qualche tempo, si comprendei'k la ragione per cui nessuno degli
Autori che hanno studiato la uova ovariche di Tegenaria ha sospet-
tato I'esistenza dei cristalloidi, nemraeno il Balbiani (1893; che pure
ha rivulto i)ai'tic()lare attenzione a questi piccoli oociti.
.^^Tur"
Fig. 3. Fig. 4.
Termino con un suggerimento : di adoperare nelle dissezioni e
nelie osservazioni, quando e assolutamente necessario un liquido estra-
neo, varii liquidi, anche di quelli che, come I'acqua distillata, alte
rano molte strutture, ma conserveranno forse i cristalli proteici.
Giardina, A. — Ricerche sperime.ntali sui girini di Anuri. [Legge
Ghigi per I'autore assente].
Avendo intrapreso delle ricerche sperimentali abbastanza este.<!e
sullo sviluppo degli anfibi, approfitto della occasione presente per co-
municare alcuni risultati che posso gia considerare come assodati,
I. — Sul modo di formazione della coda {Ricerche su Discnglossus).
E forse poco nolo che fin dal 1849 il Vulpian ebbe a descrivore
lo sviluppo indipendente delle codedi larve di rane tagliate dairem-
brione poco dopo la schiusa, e dalle quali si sviluppano delle code )ter
forma, grandezza e struttura uguali alle code normali. Questa ossoi*-
vazione e stata rifatta e completata dal Born nel 1897. Sononch^
r Harrison (1898) innestandu il tubercolo codale di individui di una
specie al corpo di individui di un'altra specie, col metodo Born, pote
osservare, grazic al differente colorito dei pozzi innestati, che, nolla
costituzione della coda definitiva, viene ad entrare una porzione este-
- 206 -
sissima di epidermido derivata dai tossuti dell'animale principale, la
quale slitta sugli organi iiiterni del pezzo innestato, ricacciando alio
estremo posteriore re[)idermide propria di questo pezzo.
Quests ossei'vazioni in apparenza contradittorie rendono utile uno
studio ^istematico dello sviluppo deile code isolate.
Ecco alcuni dei risultati ottenuti :
1° Solo quando il taglio trasversale viene praticato anterior-
mente all'apertura anale, lasciando insiemo al tubercolo codale una
porzione del vitello, si ha lo sviluppo quasi normale della coda (Vul-
pian, Born) e tanto piu uormale quanto piu in avanti si fa il ta-
glio, come nei pezzi acefali studiati dal Raffaele (1901) e dal Gog-
gio (1904), quantunque in quelli studiati dal Goggio lo sviluppo
sembri arrestarsi troppo presto.
Per6 queste code sono prive del nervo e degli organi di senso della
linea laterale, conformemente alle osservazioni del Raffaele (1900)
e deir Harrison (1903).
2° Ma se il taglio si pratica dietro I'ano, e si isola il solo tu-
bercolo codale (in erabrioni di 3 V2-4 mm.) questo tubercolo si sviluppa
in un modo strano: accadono bensi i fenomeni normali di diffeieuzia-
mento, ma raentre gli organi assili, corda, midollo e segmenti mu-
scolari, si sviluppano quasi normalmente, la pinna rimane limitata
alia porzione posteriore del pezzo di coda cosi formato: il quale viene
l)erci6 ad assumere la forma di una mazza clava, assai caratteri-
stica e alle volte molto piu accentuata di quel che non appuia nella
mia 1" fotografia. Vi e dunque un difetto notevolissimo nella pinna.
II pezzo anteriore nel frattempo sviluppa un moncone di coda,
dovuto air ingrossamento dei segmenti muscolari gik formati, e alio
allungamento per accrescimento uniforme (non apicale) del midollo e
della corda. Ma in questo moncone si produce il fenomeno inverso di
quello ora descritto pel pezzo posteriore; qui la pinna si sviluppa
molto di pill della porzione del tronco, e tanto dorsalmente che ven-
tralmente viene a sopravanzare la porzione assile e a sporgere in
fuori per un bel tratto, i)resso a poco di quanto essa rimane indietro
nel pezzo di coda isolato.
3<* Operando larvette piu sviluppate, il difetto della pinna nelle
Code isolate e sempre minore, e minore e il sopravanzo della pinna
nel pezzo anteriore. Per6 uno squilibrio tra I'accrescimeuto degli or-
gani assili e quelli della pinna si produce sempre, poiche quando poi
non si sviluppano piii le figure claviformi, tale squilibrio si manifesta
nelle code isolate in un percorso fortemente sinuoso della corda e del
midollo che debbono adattarsi a crescere in uno spazio piu ristretto
del normale.
Questi ed altri esperimenti, che taccio per brevity, portano alle
seguenti conclusioni :
- 207 -
1" Esiste durante lo sviluppo uno slittamento antero-posteriore
deH'epidermide e del mesenchima sugli organi assili, ma molto piu
accentuato dorsalmente e ventralmente nella regione della pinna, che
nella regione del tronco (*).
2° La maggior parte della pinna proviene da un materiale for-
mativo che sta ad un livello immediatamente anteriore alia regione
anale.
Questi esperimenti dunque confermano per altra via le osserva-
zioni dell'Harrison e le mettono in armonia con quelle dol Born
e degli altri Autori, diraostrando che la diversita del risultato dipende
dal differente livello dove si fa il taglio.
Essi mostrano inoltre ancora una volta fipo a qual punto lo svi-
luppo degli anfibi sia uno sviluppo a mosaico; ogni regione dell'em-
brione essendo destinata a formare una regione determinata della
larva. Ma beninteso bisoffna intendere questa espressione cum grano
salts: non e che il materiale formativo della coda si trovi fin dal
principio localizzato tutto in un determinato abbozzo, unico e deli-
raitato: ma vi concorrono varii abbozzi situati in varie parti del
corpo deU'embrione : cosi che mentre il tubercolo codale da la mag-
gior parte dei rauscoli, del midollo e della corda, I'epidermide pro-
viene in massima parte da una speciale zona foi'mativa; gli organi
della linea laterale ed il nervo dalla regione del collo (Raffaele,
Harrison).
2. — Regolazioni primarie e regolazioni secondarie nello svilup-
po degli Anuri. {Ricerohe su Discoglossus).
Ma se lo sviluppo e uno sviluppo a mosaico, non mancano per
questo numerose regolazioni. Voglio qui intrattenermi solo di alcune,
che si prestano a delle considerazioni di qnalche interesse.
1* Come abbiamo veduto nella nota precedente, dopo I'asporta-
zioue del tubercolo codale, si forma un moncone di coda in cui la |)inna
prende uno sviluppo maggiore del tronCo, cosi che a un certo punto
si hanno, dorsalme^ito e ventralmente, dietro il moncone, due lembi
sporgenti di i)inna, isolati I'uno dall'altro, di modo che un osservatore
non messo in suU'avviso crederebbe trattarsi di una coda a cui si
fosse asportato solamente la regione mediana. Questo accrescimento
antero-posteriore dei due lembi non dura indefinito; ben [)resto I'ac-
crescimento cambia direzione, e i due lembi comiuciano a rivestire la
superHcie del taglio ed ad avvicinarsi I'uno all'altro tino a venire a
cuntatto. Lungo la linea di contatto si fondono; il margine libero di-
(1) A ci6 si deve che I'apertura anale si trova poi, nulla larva, spostata considerevoluiento alio
indietro: an(.h'essa piglia [larte ullo slittamento gcnerale ileiri>|>i'l«rnii<le
- 208 -
venta ben presto regolare e si pipristina cosl la forma della coda. La
forma normale della coda si ripristina dunque senza intervento ve-
runo di rigenerazione, ma solo per una diversa direzione dell' accre-
scimento di quello stesso materiale che normalmente avrebbe costi-
tuito la porzione dorsale e ventrale della pinna (^).
2'* Innestando, come ha fatto gia Harrison (1898), due em-
brioni, (ai quali si e asportato il tubercolo codale) in posizioue oppo-
sta, cioe facendoli combaciare per la parte posteriore e poi asportando
il corpo di uno del 2 individui, con un taglio dietro I'ano, si ottiene
alle volte un innesto regt)lare di un jtozzo di coda in posizione rove-
sciata.
Anche in questo caso all'estremitk libera del pezzo innestato si
sviluppa la pinna nel modo descritto or ora e si regola -parimente la
forma della coda, senza intervento di rigenerazione (Fotog. 2). In
questo caso ai processi regolatori che sono in gioco nel caso pre-
cedente, si aggiunge I'inversione della direzione dell' accrescimento
della pinna.
3^ Asportando un largo pezzo dell'ectoderma del sacco vitelline
di un embrione di 3 mm. V2, d'ordinario I'animale muore uno due
giorni dopo I'operazione, ma quando sopravvive ne viene una larva
interessante: la ferita si e rimarginata ed il vitello e stato ricoperto;
nella coda manca completamente il lembo ventrale della pinna, men-
tre si e sviluppato quello dorsale, e I'apertura anale invece d' essere
mediana, si trova spostata sul fianco che aveva subito I'operazione.
Evidentemente il materiale destinato a formare la pinna e stato
invece impiegato a ricoprire il vitello scoperto, intervenendo non solo
I'ectoderma del lato operato, ma anche quello del lato opposto, che
ha trascinato seco, nello spostarsi, I'apertura anale, non piu all'indie-
tro questa volta, ma di fianco,
Abbiamo dunque la regolazione di un difetto con un materiale,
che normalmente e destinato a tutt' altro scopo, senza la messa in
opera di alcun altro mezzo che la stessa moltiplicazione di cellule che
normalmente serve a formare il lembo ventrale della pinna. E vero
che, n'e risultato un difetto nella coda; ma e tanto piii interessante
uotare che la regolazione e diretta alio scopo piu urgente : tra due mali
e seel to quello di gran lunga minore.
Quesia interessante inversione di fondi ci fa vedere come un di-
fetto qualun(jue, che si riscontri ad es. in un organo del neonato, non
solo pu6 derivare da un'offesa o difetto originario dell'abbozzo del-
I'organo, da un difetto nel matei-iale cho servira alia sua forma-
zione, ma puo anche dipendeie dalla necessita, intervenuta durante lo
(') Solo adusso »' iniziauo dei jirocessi di rigeuuraziouu per la reyolasione i|aantildUva della coda.
- 209 -
sviluppo, di riparare con questo matei'iale, delle avarie di maggiore
momento, molto lontane dal punto ove poi si ossei'va il difetto, Pei'
le stesse ragioni biso^na andare cauti nell' interpretazione dei risul-
tati di esperimenti d'asportazioni o di esti'aovati e simili quando dal
difetto risultante si vuole inferire la iocalizzazione di determinati
processi morfogenotici.
Ritoruando alle regoiazioni ora descritte far6 notare che esse si
avvengono senza I'intervento di alcun processo di rigenerazione e che
si corapiono con queliu stesso raateriale e con gli stessi mezzi messi
in opera nello sviluppo normale, ma diretti in un senso diverse.
E qui cade in accoucio di ricordare che esse I'ientrerebbero nelJa
categoria delle « regoiazioni pri marie » che il Driesch ha stabilito
in opposizione alle « regoiazioni secondarie » quali sarebbero i processi
di rigenerazione. Regoiazioni primarie sono, pel Driesch, tutte le
riparazioni che accadono solo mediante fattori che hanno parte nel-
I'ontogenesi normale. Molto ci sarebbe da dire pro e contro tale di-
stinzione, cosi formulata ; ma e innegabile che in essa c' e un fonda-
mento di vero, e che, per quanto riguarda le regoiazioni ora descritte
negli anfibii, e sufRcientemeute giustificata ; in quantoche in esse lo
potenze primarie di proliferazione cellulare non sono alterate, men-
tre nelle rigeuerazioni si manifestano delle potenze formative, dap-
prima celate e insospettate, che possiamo chiamare col Driesch, po-
tenze secondarie.
3. — Tnnesti di code o parti di code in girini di qualunque eta.
(Ricerche sii Bufo, Discoglossus, Rana).
E noto come gli innesti delle code nelle larve di Anfibii siano
stati finora eseguiti, dopo i lavori del Born (1897), solamente in una
etk giovanissima, quando il tubercolo codale e da poco formato, in
uno stadio che appunto e stato chiamato « stadio da innesti ». Ed e
noto altresi che col metodo Born importanti risultati sono stati ot-
tenuti (Born, Harrison, Morgan).
Da qualche anno mi e riescito di eseguire degli innesti di code o
parti di code in girini di qualunque eta, ottenendo cosi un nuovo e
valido mezzo di analisi.
Relativamente facile 6 I'innesto di una coda o porzione di coda
alio stesso animale cui e stata tolta. Per avere un prodotto pressoche
normale bisogna procedere come Panurgio quando rimise a posto
la testa di Epistemone « iustement vono contre vene, nerf contie
nerf » facendo cioe coincidere gli organi oinonimi. C(»n (juosta precau-
zione si ripristina ben presto I'linita fisiologica e gli organi ritornauD
ad assumere le funzioni primitive: le due porzioni del midollo, del me-
senchima e deH'epidci'mido, della vena c deH'arteria codale si saldano
e talvolta auche lo due porzioni della corda dor«ale.
- 210 -
Piu interessanti, quantunque meno agevoli, sono gli scambii di
code poi'zioni di code tra girini di etk differente, che ho eseguito su
lai'ga scala, e in varie epoche dello sviiuppo. Anche nei casi in cui la
differenza di elk 6 molto grande e possibile ottenere un' unitk morfo-
logica e fisiologica completaniente normale.
Non posso qui entrare nei varii problemi che ho cominciato a stu-
diare con questi metodi, ma accennero solo al comportamento della
epidei-mide negli innesti di eta differente, poich^ si riconnette ai fatti
stabiliti nella nota 1^
Abbiamo ivi veduto che una piccola coda isolata si sviluppa disu-
gualmente nelle sue parti cosi da risultare un difetto, piii o meno
grande, della pinna. Siccome il processo di slittamento dell' epidermide
cessa col proseguire dello sviiuppo, era interessante stabilire se e come
si sarebbe riparato il difetto deU'epidermide in una piccola coda cosi
fatta, quando essa fosse innestata al moncoue di codadi un girino piu
adulto, in cui lo slittamento e terminato (Fotogr. 4 e 5). E facile
constatare che il tessuto epidermico dell'animale principale non ripi-
glia il processo di slittamento, ma che invece rigenera, lungo la li-
nea del taglio, un nuovo pezzo di epidermide che si mette in contatto
e viene a formare tutt'uno con I'epidermide della coda giovane inne-
stata, ricoprendo i tessuti interni di questa a misura che Tepidermide
propria si va, per cosi dire, ritirando.
11 limite tra le due epidermidi e nettamente riconoscibile anche
ad occhio nudo per il differente grado di trasparenza, essendo le cel-
lule epidermiche del pezzo giovane molto opache a causa del gran
Qumero di granuli vitellini di cui sono cariche (Fotogr, 4 e 5).
E si pud anche constatare cheil pezzo rigenerato ^ proporzionale
al difetto corrispondente che viene a formarsi nella coda giovane in-
nestata, e che anche la velocita della rigenerazione e proporzionale
alia maggiore o niinore velocity con cui tale difetto si sviluppa; ve-
locita generalmente molto diversa di quella della rigenerazione nor-
male. In un case ad es. la porzione rigenerata di una coda mozzata
misurava Va mm., mentre nei tempo stesso un'altra coda della stessa
eta, tagliata nello stesso modo, ma a cui era stata innestata una coda
di poco meno di 2 mm., aveva rigeiierato per colmare il difetto for-
raatosi, una porzione piu che 6 volte maggiore.
Lo stimolo formativo e la reazione sono qui dunque come in tanti
altri casi, [X'oporzionali al bisogno.
E utile osservare che se a un moncone di coda di un individuo
s'innesta una coda di un individuo molto piu giovane, nei rii)arare il
difeito deU'epidermide, concorre sempre la rigenerazione da parte
della coda [trincipalo, anche se in que.sta coda non sia cessato lo ac-
crescimento e lo slittamento normale deU'epidermide. II che si spiega
pensando che, trattandosi ili pezzi di eta differente, I'avanzo che ri-
- 211 -
sulta dal solo accrescimento normale delTepidermide nel pezzo ante-
riore, non potrebbe compensare il difetto che si verifica nel pezzo po-
steriore piii giovane.
Sembra dunque che, anche nolle nuove condizioni in cui son po-
ste, le cellule epidermiche non possano spingere il loro potere di mol-
tiplicazione normale al di la di un limite fissato, quale si manifesta
nello sviluppo normale.
Questi risultati, come anche quelli esposti precedentemente, met-
tono dunque in luce la fissita delle potenze primarie dell'epidepmide;
ma mostrano pure che tanto fisse e rigide esse sono, altrettanto docili,
maneggevoli, modificabili sono le potenze secondarie che si raanifestano
nella rigenerazione, e che si presentano al momento opportune e nella
misura richiesta dalle circostanze. « II mosaico delle potenze prima-
rie non significa pure senz' altro mosaico delle potenze secondarie »
(Driesch).
4. — Innesti tra Discoglossus e Bufo.
DifRcilissima 6 la riuscita di questi innesti, anche in embrioni alio
stadio da innesti. Poiche, anche quando la saldatura sembra riuscita, il
pezzo Discoglossus entra presto in disfaciraento, come se i tessuti Bufo
esercitassero un'azione tossica su quelli Discoglossus. I pochi casi
d'innesti riusciti, lungi dal contradire questa impressione, I'avvalorano
molto. Poiche, se I'animale principale e 7). e il pezzo di coda e di B. ii
Discoglosso sembra subire un arresto di sviluppo notevolissimo, pur
rimanendo in vita varie settimane. Se invece riesce innestare a un
Bufo un pezzo di coda D. (Fotogr. 6), questo, pur rimanendo in vita
lungo tempo, mostra segni di degenerazione, specie nei muscoli, men-
tre il Bufo si sviluppa benissimo.
Ed e importante notare che, mentre in condizioni analogho, nei
pezzi innestati su code della stessa specie, la circolazione e perfetta-
mente ristabilita dope 3 o 4 giorni, qui invece la circolazione resta
limitata all'animale i)rincipale, come se il sangue trovasse una resi-
stenza insormontabile a penetrare nei tessuti dell'altra specie. L'azione
nociva si esercita dunque probabilmente per una diffusione di sostanze
particolari, tcssiche per il Discoglossus, alia superficie d'innesto, senza
intervento diretto del sangue.
Sembra dunque che vi sia una vera incompatibilitk fra i tessuti
di que^te due specie a formare un'unita organica vera, monti-e, per dire
il case piu fortunato, e state possibile portare hno alia metamorfosi
una combinazione di due specie di rana (Harrison 1898). A questi ri-
sultati corrispondono quelli delle esperienze d'ibridazione, poiche, co-
m'e noto, mentre si ottengono facilmente delle larve ben costituite
con rincrocio di due specie di rana fra di loro o di rospo fra di loro,
- 212 -
I'incrocio tra rana e rospo non dii, al massimo, altro prodotto che
degli stadii di morula.
Ghigi mostra le fotoj^ratie che si riferiscono alia comunicazione di Giardina.
Trinci, G. — L'oociie degli Idroidi durante il periodo di crescila .
Le osservazioni su cui ora riferisco brevemente, riserbandomi di
presentare quanto prima una relazione piu estesa e corredata di fi-
gure, riguardano Idroidi gimnoblastici delle famiglie Podocorynidae,
Clavidae e Slauridiid.ae, Antoraeduse della faraiglia Tiaridae e Lepto-
meduse della famiglia Eucopidae.
In tutte le forme esarainate gli oociti piii giovani, al memento in
cui iniziano la crescita, si differenziano sensibilmente dalle circostanti
cellule somatiche non tanto per le dimensioni, quanto per il volume
del nucleo ed una caratteristica affinity del loro plasma verso le so-
stanze coloranti.
L'accrescimento, in linea generale, e favorito principalmente da-
gli stretti rapporti che si stabiliscono fra organi genitali ed apparato
gastro-vascolare, le cui cellule cariche di inclusioni metaplasraatiche,
potendo con facilita trasmettere agli oociti, mediante fenomeni osmo-
tici, i materiali per un rapido incremento, costituiscono un eccelleiite
substrato nutritizio. Gi'azie a questa disposizione, in molti casi I'oocite
puo compiere I'intero sviluppo ed anche raggiungere notevoli dimen-
sioni, senza I'intervento di speciali apparecchi nutritori (es. Eucopi-
dae). In condizioni particolari la crescita e agevolata, oltre che dai
rapporti colFapparato gastro-vascolare, dall'assorbimento, da parte
dell'oocite, di cellule germinali sorelle. Questo processo, spesso ossor-
vato dagli autori negli Idroidi, ho seguito molto bene in Pennaria
cavolinii, ove lo sporosacco femminile, ricolmo negli stadi giovanili di
numerose e piccole cellule germinali, contiene, nelle fasi piu avanzate,
soltauto cinque o sei grossi oociti. Da un esame accurate ho potuto
stabilire, che le poche cellule privilegiate a raggiungere la maturity
non ingeriscono le circostanti per un processo fagocitario con relativi
fenomeni di digestione ed assimilazione, come e stato descritto in al-
tre specie, ma piuttosto, secondo quanto ammettono il Doflein (*) ed
il Lab be in Tubularia e MyrioUiela, si fondono semplicemente
con esse ; si forma cioe un plasmodio, in cui un nucleo, molto per tem-
po riconoscibile dai rimanenti, prosegue il suo svilujjpo e diventa ve-
scicola germinativa, mentre gli altri soggiacciono a fenomeni degene-
rativi e finiscono con lo scomparire completamente.
In meduse della famiglia Tiaridae si determinano definite rela-
0) Dofleiu, F. J. Th. — Die Eibildunp bei Tubularia: Zeil. Wiss. Zool. 62. Bd. iSV7.
{y Lahhi, A. — L'ovogenese dans les genres Myriothe.a v:t Tubularia: Arch. Zool ■ Kxp^r. (3)
Tome 7, i899-900.
- 213 -
zioni tra I'oocite e particolari elementi circostanti. senza che abbia
per6 luogo l;i formazioue di un vero foUicolo. lo ritengo che I'ufticio
di questi elementi sia essenzialmento nutritizio, ma non ho potuto an-
cora stabiJire se esistaoo dei rapporti di continuita fra essi e I'oopla-
sma, come, ho dimostrato avvenire nei Vertebrati. fra le cellule della
granulosa e la parte periferica dell'uovo.
Rignardo ai caratteri degli oociti, e da dire che la loro forma, va-
riabile nelle diverse specie e nelle diverse fasi dello sviluppo, vien
determinata da cause di differente natura, come : la possibility di mo-
vimeuti ameboidi, i rapporti reciproci di posizione, I'adattamento al
cavo dei gonofori, ecc. Altrettanto varie sono le dimensioni, potendo
specie di mole molto piccola possedere elementi femminili maturi piii
voluminosi che non specie di mole di gran lunga superiore.
I rivestimenti ovulari, quando esistono, sono semplicemente rap-
presentati da una membrana in genere assai sottile, particolarmente
evidente dopo trattamento delle sezioni secondo il triplice motodo del.
Flemming. In essa non ho potuto distinguere la striatura radiale cosi
comune nelle uova di molti In vertebrati e Vertebrati. Nelle Eucopi-
dae il suo spessore e piuttosto considerevole e, in alcune specie di Tia-
ridae, alia sua periferia si dispone uno strato di materiale amorfo, che
reagisce verso le sostanze coloranti come, la gelatina deH'ombrella.
La elettivita della massa citoplasmatica i)er i colori, marcatissima
negli oociti molto giovani, diminuisce gradatamente durante lo svi-
luppo, fino a divenire pressoclie nulla negli stadi prossimi alia matu-
razione. Una distinzione in exoplasma finemente granuloso ed endo-
plasma vacuolizzato, da molti descritta come caratteristica dell'uovo
dei Celenterati, io non ho osservato che in grossi oociti del genere
Obelia. In generate la struttura dell'ooplasma negli stadt piii giovani
6 granulare, ma puo divenire fibrillare od alveolare nelle fasi succes-
sive: il che dirnostra ancora una volta che non esiste un tipo unico di
struttura del protoplasma e che Tuna struttura pu6 risolversi nell'al-
tra col variare del momento fisiologico.
E noto che I'oocite di alciini Celenterati e povero o quasi privo di
materiali deutoplasmatici, mentre in altri ne e riccamente provvisto.
Un grosso deposito di tuorlo iio osservato in uova di Corydendrium
parasilicuni e di meduse della famiglia Tiaridae. In quest'ultlme ho
seguito anche il suo differenziamonto in tutte le fasi e son venuto alia
convinzione che sia un prodotto di elaborazione dello stesso ooplasma.
La vescicola germinativa si presenta quasi sempre sfeiM'ca e ri-
vestita da una membrana distinta, senza traccia di quelle formazioni
che, in altri animali, sono state erroneameiite descrifte come pseudopodi.
Durante lo sviluppo giace centralmente ; nelle fasi piu avanzate si sposta
verso la periferia. In Pennaria cavolinii, ancho nelle uova piu volumi-
nose, si mantiene eccezionalmente piccola e quasi invariata dall'epoca
- 214 -
in cui si diffprenzia fra i nuclei delle cellule j?erminali dalla cui somma
viene a costituirsi I'oocite; di questa [)articolaiMta non ho trovato altri
esempi nelle specie osservato, Riguardo alia struttura, ho distinto due
tipi perfettamente divorsi di vescicole ; le mono e le polinucleolate.
Le prime (es. Tiaridae) presentano per tutta la durata dello svilupi)o
un unico e grosso nucleolo sferico ed un distinto stroma cromatico: deb-
bono percio riportarsi all' « Echi nodermen-T}' pus » di Haecker. Le
seconde (es. Eucopidae) posseggono un solo nucleolo centralenei primi
stadi ; ma nelle fasi successive, questo si suddivide in parecchi corpi
raoniliformi in continua trasformazione e prevalentemente periferici:
fra tali corpi, sul fondo omogeneo della cariolinfa, si distinguono quelle
figure cromatiche caratteristiche della vescicola germinativa dei Se-
lacj, Anfibi e Rettili. Per tali caratteri credo che possano annoverarsi
nel « Vertebraten-Typus » di Haecke r. Sulla natnra dei nucleoli e sulla
questione oggi tanto dibattuta della eontinuita dei cromosomi, secioe,
durante lo sviluppo della vescicola germinativa, abbia luogo o no la
conservazione morfologica e sostanziale della cromatina deH'ultima
divisione oogoniale, ancora non posso pronunziarmi.
11 concetto fondamentale a <;ui sono perveniito dopo queste prime
osservazioni e: che anche I'oocite di animali inferiori come gli Idroidi
presenta una variety e complessita di strutture non meno considere-
voli di quelle che si riscontrano in forme molto piu elevate, compresi
i Vertebrati.
Enriqnes, P. — Della elasiicild e resistenza delle ossa cave.
Le ossa lunghe del corpo degli animali, essendo cave interna-
mente, offrono una resistenza alia rottura e alia flessione, molto mag-
giore che se, a parita di sezione fossero piene e quindi di diametro
esterno minore. Volendo studiare come varii questo risparmio di
materiale che fa la natura neli'architettura dello scheletro, e come
nelle diverse ossa e nei diversi animali, ho fatto sezioni di molte
ossa, ne ho disegnato i contorni coUa camera lucida a ingrandimento
conosciuto, e misurato le aree di quests sezioni sui disegni, per mezzo
di un planimetro polare. Indicando con M' il momento di resistenza
di un osso avente sezioni di area e forma uguali a quelle dell'osso
reale, ma piene, e con M il momenio dell'osso reale, i valori delle
aree misurate nel modo indicato, permettono di calcolare il rap-
M'
porto vj per mezzo di qualche svolgimento algebrico di cui trat-
ter6 in altra occasione ; nonche il rapporto tra le frecce di flessione,
ii quale si mantiene costante per ciascun punto dell'osso e per forze
trasversali, qualunque sia la disposizione dell'osso stesso, appoggiato
ai due estremi, o fisso, od altra. II confronto di questi dati nume-
rici ricavati da parecchi animali {Gallus domesiicus Briss., Anas bo-
- 215 -
schas L., Macropus sp., Lepus limidus L., Myoxus glis L, Vesperugo
pipislrellus Keys et Bias., Putoriiis communis Cuv., Canis familia-
ris L., Cercopithecus sp., Homo sapiens L.) mi ha condotto ai resul-
tati seguenti :
r iselle sezioni fatte a diverso livello in uno stesso osso, e fre-
quente trovare iin maggior risparmio verso le diafisi, dove I'osso stesso
si allarga; spesso per6 la presenza di tessuto spugnoso in queste parti
impedisce di fare i confronti come negii altri casi. Quando e spu-
gnoso, la zona di tes^suto compatto diminuisce notevolraente di spes-
sore.
2° Tra le varie ossa di uno stesso animale, I'economia di ma-
teriale e maggiore in quelle piii grosse (quindi generalmente femore
e omero) ; questa legge, die e quasi senza eccezione, esprime qualche
cosa piu die una casualita. Le ossa del braccio e della coscia, e per
essere in un solo a sopportare gli sforzi dei muscoli che agiscono su
questi segmenti di arti, e perclie questi muscoli sono molto potenti,
sono soggette a sforzi maggiori di quelli deU'avambraccio e della
gamba, e queste che quelle della mano e del piede; dunque le ossa
sono tanto piu cave quanto piii importante e la funzione che esse
devono compiere.
3° II confronto tra le ossa dei van animali non ha dato resultati:
non vi e nessuna relazione palese ne colla grandezza delTanimale, ne
coUe sue attitudini funzionali, tranne quella ben nota con il volo negli
uccelli, nei quali le ossa sono molto piu cave. Ma nei pipistrelli non 6
affatto accaduto un adattamento funzionale dello stesso genere, le loro
ossa cioe non lianno nessuna superiority riguardo alia economia di
materiale, confrontate con quelle di altri animali ; anzi esse stanno
indietro p. e. al cane e al gliiro.
Romiti ricorda che sulle ossa umane vi sono varie pubblicazioni relative
all'importante argoraento svolto dal dissereute, quella del Hauber in specie.
Puo trovare I'elenco delle pubblicazioni in proposito nei trattati di Auatomia
neirUomo (es. Romiti, Tom. 1) e nei trattati di Chirurgia sul capitolo rela-
tivo alia meccanica delle fratture delle ossa umane.
Enriques ringrazia il prof. Romiti per le sue cortesi indicazioni.
Brnnelli, 6. — Sulla biologia del Palolo e sugli studi di G. Bohn
sui movimenli rilmici delle Littorine e della Convoluta roscoffensis.
I Legge Ghigi per I'autore assente].
Al Congresso Zoologico internazionale di Berna, insieme al signor
Enrico Schoener, ho presentato ua lavoro nei quale 6 esposta una
ipotesi concernente la periodicith riproduttiva del Palolo. In tale la-
voro abbiamo espressa la opinioiio die le maree flagellando le costo pos-
sono avere indotto ucgli .VnoUidi lonomeni di autotomia iu seguito
- 216 -
ai quali si e stabiiita la periodicitk riproduttiva in relazione colle
pin forti maree (quiudi anche con determinate fasi lunari) in quel
tempo delTanno nel quale avviene la maturazione sessuale, tenuto an-
che conto che le forti maree agiscono favorevolmente nel trarre al
largo le parti e gli individui epitochi. Anzi io e il signer Schoener
abbiamo illustrato il caso nuovo di una Nereide di Cemulpo (Nereide
che con grande probability costituisce una nuova specie, od una variety
della Nereis (Perinereis) aibuhitensis Gr.). L'interesse di tale Nereide
e dovuto a cid che come gia accennammo i suoi individui epitochi mi-
grano a sciami nel tempo delle forti maree che nella rada di Cemulpo
si manifestano nel mese di agosto.
Considerazioni recenti di M, Intosh (0 tendono a rilevare che
un tale fenomeno di periodicitk riproduttiva deve essere presentato
con arrande probabilitk da un grande numero di Chetopodi, e questa
stessa osservazione noi abbiamo pure esposta nella nostra memoria
di Berna. In essa abbiamo anche accennato a un ricordo atavico
della marea, tenuto conto che la marea naturalmente ha agito da un
tempo molto remote sulla vita dei Chetopodi esposti alia sua azione.
Nella presente comunicazione voglio soltanto rilevare quale iu-
timo legame possa stabilirsi tra la ipotesi esposta circa la periodicitk
riproduttiva del Palolo e gli studi di G. Bohn (2) sui movimenti
periodici delle Littorine e della Convolula rosea ffensis, questa Tur-
bellaria tanto interessante che neU'acquario, indipendentemente da
special! azioni esterne, seguita ad eseguire un movimento periodico
sincrono di quello della marea (*).
Bohn ha rilevato che gli animal i litorali sono soggetti a una
doppia influenza periodica, quella deU'alternarsi del giorno e della
notte, e quella delle oscillazioni litmiche del mare. Queste secondo
Bohn sembrano avere una maggiore influenza, tenuto conto di quei
fenomeni posti in luce da Giard, noti sotto il nome di fenomeni di
idrobiosi e anidrobiosi.
(') M' In tosh VV. C. — On the Paciiic, Atlantic and Japanese « Palolo n. Notes from the Gatty.
Marine Laboratory, St Andrews: Ann. May. N. H. (7), Vol. 15, pag. 3S, 1905.
(2) Bohn, G. — Les causes actuelles et les causes pass6es: Revue Scient. (5) Tome 3, N. 12,
pag. 353-357, N. 13, pag. 389-394, 1905. Si consultino pure dello stesso autore specialmente
le seuuenti memorie:
Bohn, G. — Sui' les mouvements oscillatoires des Convolula rosco/Jensis : ('. li. Ac. Sc. Paris,
Tome 137, N. 15, 1903.
Id. — Periodicity vitale des aniinaux soumis aux oscillations du niveau des hautes mers, oscil-
lations des animaux niarins syncrones des raouveirients de la inar^e : C. F. Ac. Sc. Paris, 1904, 17
e 24 oclobre.
Id. — Intervention des influences passcies dans ses mouvements actuals d'un animal: C. Ji. Sac.
Biol. Paris, 1904.
Id. — Mouvements de manage eu rapport avec les mouveineiits de la marine: Ibidem, 1904.
Id, — Influence de la position de ranimal dans I'espaci sur ses tropismes. L'anhydrobiose et
les tropismes: Ibidem, 1904.
Id. — Faits biologiques isolc^s et falls r(5unis par une fonction continue: Ibidem, 1904.
[") Anche uu auellide, [ Edisle diversicolor secondo Uohu, preseula uu siuiiio fenomeno.
- 217 -
Nel caso della oscillazione delle Littorine le posizioni estreme di
queste oscillazioni corrispondono al massimo disseccamento e alia rnas-
sima idratazione, e tenuto conto di questa oscillazione secondoBohu
si pu6 dare una spiegazione puramente biologica delle traiettorie die
le Littorine e altri animali tracciano spostandosi periodicamente, in
modo naturalmente variabile secoudo i luoghi e le ore della marea
e del giorno.
Bohn ha dimque fatto risaltare che alle oscillazioni della marea
corrispondono delle oscillazioni vitali.
Bohn inoltre ha rilevato che nelle Littorine esistono due sorta
di oscillazioni, vi sono oscillazioni che durano in media I'o ore, vale a
dire oscillazioni dovute all'alta e alia bassa marea, e oscillazioni il
cui periodo e in media di 14 giorni e che corrispondono al periodo
della grande marea. Sec(mdo la zona abitata agiscono le prime o le
seconde oscillazioni, cosi per la Liltorina i^udis che vive sopra gli
scogli sopralitorali immersi solo durante la grande marea si ha il
periodo di 14 giorni.
Le Convoluta che vivono suUe spiaggie formano riunendosi in
gran numero delle immense macchie verdi che compariscono e scora-
pariscono alternativameute. Quando giungono le onde di marea se le
Convoluta uon si affondassero nella sabbia, andrebbero soggette al-
I'urto delle onde, il ritmo di questi movimenti periodici delle Convo-
luta ha auche per effetto di evitare il disseccamento.
Nel caso del Palolo, I'effetto della marea sfuggito dalle Convoluta
6 quello che eutra in scena, cioe la marea agisce dal punto di vista della
sua azione meccanica che determina i fenomeni di autotomia. Si ca-
pisce poi che il periodo essendo in rapporto colle maree piu forti o
in relaziono col tempo della maturita sessuale e un periodo che si
manifesta non a intervalli di ore o di pochi giorni, ma di intieri mesi.
Nel caso di Bohn 1' idrobiosi ha la massima importanza, uel no^
stro caso ha od ebbe la massima importanza I'urto prodotto dalle onde
di marea e la sua violenza. Nel caso di Bohn si tratta della salvezza
dei singoli individui, nel nostro caso la periodicitk pure dovuta alia
marea riguarda la riproduzione e la diflfusione della specie.
Ma vi ha ancora una considerazione che io credo molto interes-
sante. Secondo quanto si sa (ci6 anzi ha sgomentato gli osservatori)
i Paloli posti in un secchio mostrano a tempo dovuto i segni della
loro periodicitk riproduttiva, tanto che (juesta fra le altre ipotesi si
e voluta mettere in relazione coU'azione di uno speciale stato elet-
trico dell'aria, ora anche la Convoluta rosco/Te'iiais di Bohn uel-
I'acquariu, indipcndentemonto da speciali sliiiioli dii'etti, mostra coi
suoi movimenti oscillatori quello che si e voluto chiamare « Souvenir
de la maree ». Tutto ci6 non |»u6 non inleressare i biologi.
Venuto isoltanto adesso a cognizioue degli interessanti studi di
- 218 -
Bohn, mi sono affrettato a render pubbliche queste considerazioni
credendo di far cosa grata all' illustre biologo francese e di rimediare
anohe a nome del Signer Schoener alia nostra mancata citazione.
Anche per il Palolo si possono ripetere le parole di Kabaud ci-
tate da Bohn a proposito della Convoluta e delle Littorine: « Sans
doute les causes actuelles sont la base des phenomenes biologiques,
mais elles ne dirigent pas d'une facon exclusive et absolue I'evolution
individuelle. Celle-ci porte necessairement en soi la trace de revolu-
tion phylogenique, elle est liee par les phenomenes hereditaires ».
Issel, R. — Contribuzione alio studio dei pigmenli e dei linfo-
citi (Sunto).
L'A. riferisce il risultato di alcune ricerche compiute suUa Hen-
lea ventriculosa, piccolo anellide oligochete, appartenente alia fami-
glia degli Enchitreidi. Vi sono ammassi pigmentati nel celoma o nel-
I'epitelio intestinale. I primi debbono il loro colore ranciato a gra-
nuli clorogoghi caduti nel celoma ed inglobati da amebociti celomici.
La mole considerevole e I'epoca di comparsa di tali ammassi si spie-
gano col fatto che i segmenti sessuali nel verme adulto si spogliano,
per adattamento spontaneb, dalle cellule cloragoghe; i granuli con-
servano negli ammassi le loro propriety chimiche ma subiscono, alia
pari dei linfociti che li avvolgono, particolari modificazioni fisiche.
Gli ammassi pigmentati dell'epitelio intestinale sono costituiti
da goccioline di un lipocroma giallo-dorato che si onginano dentro
una cellula epiteliale e vengono spesso imprigionati da amebociti che
corrispondono, per i loro caratteri, a quelli del sistema circolatorio.
In seguito a numerose osservazioni, e ad esperienze compiute ali-
mentando individui di Henlea con emulsione oleosa, I'A. ritiene che
la maggiore o minore abbondanza di lipocromi sia indipendente dal
"grasso assorbito e raanifesti invece una certa relazione coUe stagioni.
Terminata la seduta i Congressisti si recauo a visitare lo Stabilimento
industriale degli Alti Forni.
Lunedi ±*7 aprile
Seduta antimeridiana
Romiti comuuica che uel pomeriggio avra luogo la gita alia Villa Napo-
leonica di San Martino e che I'indoinani avra luogo la gita a Pianosa, se ii
mare lo permettera. I congressisti saranno avvertiti con un colpo di cannoiie
sparato dal « Ciclope » alle ore 7: la par ten za avra luogo alle 8.
II Presidente d^ la parola ai boci per le
-f219*-
Comunicazioni scientificlie.
Pardi, F. — Iniorno alle cosidette cellule I'lasoformalive e alia
origine inlracellulare clegli crilrociti. — Rkerche siU mesenteno degli
Anfibii Urodeli.
L'A. ha avuto I'opportunita di osservare, nella membrana pro-
pria del mesonterio di Molge [Triton) crisiata, la presenza di alcune
cosidette cellule e reti vaso-fo rmati ve (Ranvier); in queste
erano dimostrabili eritrociti con feuomeni di degenerazione e di di-
sintegrazione (ematocitotripsia), fenomeni piu che sufRcienti da loro
stessi a dimostrare infondata la nota teoria della formazione secon-
daria li eritrociti dal citoplasma delle cellule vaso-formative (Schaf-
f e r, Ranvier, N i c o 1 a i d e s etc).
Ma, facendo astrazione da questo, la teoria surricordata non pu6,
secondo I'A., sostenersi anche per altri iatti : 1.° per la presenza del
nucleo negli eritrociti; 2." ) er la presenza, dentro alle cellule e reti va-
so-formative, di elementi diversi da quelli della serie emoglobinica, e
cioe di cellule plasmatiche (Dekhuyzen) e di mastzellen.
Circa la pr-ima questione. I'A.. facendo sue le argomentazioni di
cui si sono valsi Spul er (') e Fuchs (^) per combattere, nei Mammi-
feri, la formazione endogena degli eritrociti, dimostra non potersi am-
mettere nel citoplasma delle supposte cellule e reti vaso-formative
I'attitudine o la capacity di elaborare globuli rossi nucleati,
come sono quelli degli Anfibii Urodeli, perche un nucleo pre sup-
pone I'esistenza di un altro nucleo e non pu6 i>rovenire
che da un nucleo p re e si stent e.
In secondo luogo la presenza eventuale, nelle pretese cellule e
reti vaso-formative del mesenterio di Molge, di cellule plasmati-
che e di mastzellen, induce a ritenere che questi olementi, al
pari degli eritrociti, non siano sorti in loco come prodotti di se-
er ezione intracellular e, ma proveugano dal circolo; perch^, se
cosi non fosse, dovremmo ammettere nel citoplasma delle pretese cel-
lule e reti vaso-formative la capacitk di elaborare, oltre gli eritro-
citi, ancho i piu diversi elementi del sangue, come le cellule pi asm a-
tiche e le mastzellen, compito questo indiscutibilmente soverchio
per una sola specie di elementi.
(*) Spuler {Arch. Mih. Anat. 40. Bd, pag. 530, 1S92) nei globuli rossi coDtentiti nel capil-
lar! mesenteriali, discontinui dal circolo, di giovaoi topi e di conigli neonati, distingue una porzione
centrale differenziata, che secondo lui ha il valore di un residue nucleare e si serve di tale argo-
mento per iirpvignare le idee di Schiiffer, Ranvier, Nicolaides etc. e sostenere che tali glo-
luli, i quali devono aver posseduto nuclei, non possono in inodo alcuno esser sorti in loco com-j
prodotti di secrezione intracellulare.
(«) Kuchs (Anat. Hefle, i. Ableilung, 58 Heft {^2, lid. Heft 1, 1903) nell' omento di giovani
Maniralferi, afl'erma di avere osservato eritrociti nucleati nei segnienti vascolari isolati e non con-
nessi in modo alcunu colla circolazione generale. Egli, ilando niolta iniporlanza a questo I'atto, peusa
che tali elementi non possono considerarsi come prodotti di elaliorazione citojilasmatica.
- 220 -
DImostrata in tal modo la provenienza degli eritrociti e degli
altri elementi dal circolo generale, e manifesto che aile cosidette
cellule e reti vaso-f o rm ati ve non si pu6 attribuire il valore ed
il significato die voile dar loro Ranvier, il quale s'informava ad
un criterio progressivamente evolutivo, ma quello di vasi embi'io-
nali, i)nmitivaraente continui col circolo e diveiiuti poi discontinui
da esso sotto Tinfluenza di cause speciali.
Pardi, F. — T)i una vara variela della glandula sublingualis nella
specie wnana.
L'A., dissecaodo le regioni sopra-ioidea e sublinguale in un cada-
vere (6» 25 anni) proveniente dal penitenziario di Volterra, ha os-
servato, tanto a destra quanto a sinistra, la presenza di una glan-
dola sublinguale accessor i a, addossata alia gl. sublingualis
vera e propria, ma daquesta completamente indipendente.
Di forma ovoidale, col maggiore asse dispo^to parallelamente al
margine inferiore del corpo della mandibola, essa presentava le se-
guenti (limensioni: massima lunghezza, 27 mm.; massima altezza,
16 mm.; massima spessezza, 8 ram. II condotto escretore, partendo
dal centro della superticie mediale, dopo un percorso di 13 mm. circa,
si gettava nel condotto della sottomascellare.
La sola osservazione che nella letteratura present! grande ana-
logia col caso dell'A. eqnella di Auscher in un fanciuUo di 12 an-
ni, osservazione riferita molto concisamente da Ranvier.
Di un certo interesse sono le considerazioni anatomo comparative,
giacche I'A. pensa che la g 1. sublinguale accessoria, da lui
osservala come varieta nella specie umana, possa assai ragionevol-
mente omologarsi con la gl. monostomatica s. Bartholini, co-
stante in molti mammiferi, come il gatto, il cane, il maiale etc.
Lunghetti, B. — Ricerche sulla confer mazione, struUura e sinluppo
della ghiandola ur^opigelica.
L'A. ha studiato la ghiandola uropigetica, (fin qui incompletamente
conosciuta pei lavori del Kossmann, P i 11 iet, Orla ndi, ecc.) in 25
specie di uccelli, ed e venuto alle seguenti conclusioni :
La g. uropigetica e assai variamente conformata nelle vane spe-
cie di uccelli. In essa deve distinguersi un corpo gliiandolare e un
condotto escretore che sbocca aU'esterno suU'apice di una piccola for-
mazione cutanea, che per il suo aspetto e la sua funzione pu6 asso-
migliarsi a un piccolo capezzolo. La distinzione tra corpo ghiandolare
e capezzolo pu6 essere piu o meno evidente, e tanto Tuno che I'altro
possono essere assai variamente conformati. Cio, clie si ha costante-
mente e una divisione della ghiandola in due lobi laterali, che sono
pill meno distinti e sviluppati.
- 221 -
Ogni lobo possiede in generale un unico condotto escretore. Nello
Strix [)erb si lianno tre condotti escretori per ciascun lobo, noil' A//iei?e;
solo due.
Al centro del lobo puo avei'si una cavita collettrice, la cui pre-
senza sta in rapporto col modo di coraportarsi dei condotti escretori.
In varie specie {Strix, Athene, Limosa) subito dopo 11 punto di
sbocco il condotto escretore si ramifica, suddividendosi in tanti con-
dotti escretori secondari, di cui ciascuno direttamente riceve lo sbocco
di un certo numero di tubuli ghiandolari. In questi uccelli manca
qualunque traccia di cavitk al centro dei lobi.
Nel Lams, Machaetes, Anser il condotto escretore si man-
tiene indiviso per un maggior tratto spingendosi lungo I'asse di ciascun
lobo fin verso il fondo di essa. Dalle sue pareti emette numerosi con-
dotti secondari, nei quali sboccano i tubuli glandolari. In questo caso
pu6 in qualche modo parlarsi di una cavita, che pero e sempre raolto
ristretta e uon rappresenta altro che una dilatazione uniforme del
condotto escretore.
In altre specie {Gallus, Numida,Falco) il condotto escretore, pur
rimanendo unico, si apre in un'ampia cavita, che occupa il centro di
ciascun lobo e attorno alia quale sta uno strato piii o meno grosso di
tessuto ghiandolare. Sulle pareti della cavita sono nuraerose fossette
irregoliiri per forma e profonditk, che sono le omologhe dei condotti
escretori secondari dei gruppi precedenti. Esse peri) hanno perduto
intieramente questo significato, non tanto per la loro conformazione,
quanto per essere rivestite da un vero epitelio ghiandolare. i loro setti
divisori formano una parte del tessuto ghiandolare, alia quale per il suo
aspetto spugnoso potrebbe darsi il nome di porziono spugnosa, in con-
trapposto alio strato piii esterno di tubuli, la porzione tiihulare.
In un altro gruppo di uccelli [Columba, Cuculus), i lobi sono quasi
in totalitk occupati daila cavitk centrale, che e assai ampia.
Sulle pareti di essa sono numerose tasche ghiandolari. Mancano
in questo gru[)po veri e propri tubuli socernenti, che sono rappre-
seutati da alcune piccole infossature, che sono sulle pareti delle tasche
ghiandolari.
In altri uccelli infiiie (Passeracei) la ghiandola apparentemente
risulta di un unico lobo mediano, occupato da una cavita centrale,
Pero sia nel capezzolo. sia nel corpo ghiandolare si lianno segni non
dubbi della primitiva costituzione bilobai'e.
lufatti nel capezzolo si hanno due condotti escretori, ch(! sono
slargati a mo' di piccola cavita. sicche il capezzolo assume un aspetto
vescicolare. Un robusto setto mediano antoro-postei'iore divide un ca-
pezzolo dall'altro e si prolunga un po' anclie nel la cavitk ghiandolare:
sul fondo del corpo ghiandolare si trova talora unsolco mediano antero-
posteriore, dal cui fondo si stacca e si spinge tra i tubuli un setto cuii-
- 222 -
nettivo piu o mono sviluppato. In questa forma di ghiandola e assai
interessante il fatto, finora non osservato, che mancauna comiinicazione
diretta tra condotto escretore e cavita ghiaiidolare per la preseuza di
un grosso setto divisoi'io.
La comunicazione avviene per mezzo di alcnni condotti, che origina-
tisi siiUa volta della cavita ghiandolare sboccano sulle pareti dei con-
dotti escretori. Questa speciale conformazione trova la spiegazione nel
modo di sviluppo.
Di queste vai-ie forme di ghiandola, quella trovata nello Strix,
e Limosa deve ritenersi come pnmitiva e ci6 non solo perche la
troviamo in uccelli che fan parte dei gruppi piu bassi, quanto perche
in alcuni uccelli {Passer), la forma ghiandolare definitiva e preceduta
da una forma, che ha qualche somiglianza coUa ghiandola della Limosa,
dello «S^r?a7, di^W Athene. La differenza tra un tipo ghiandolare e I'altro
e soprattutto dovuta al diverso grado di sviluppo dei condotti escretori
secondari e dei loro setti divisori, alia cui scomparsa graduale e dovuta
la formazione di una cavita collettrice. Forme involute debbono rite-
nersi quelle osservate nel Piccione e nel Passero.
La ghiandola possiede un involucro, che al contrario di (juello, che
finora comunemente ammettevasi e di natura esclusivamente connetti-
vale. I fascetti di fibre muscolari liscie, che in qualche specie si hanno
attorno alia ghiandola sono indipendenti dalla tunica fibrosa. Sono sem-
plicemente applicate alia sua faccia esterna, coUa quale prendono
rapporto solo coile loro estremita. Di piu sono limitate al capezzolo
e al colletto della ghiandola. Nei Gallinacei, dove raggiungono il mas-
simo sviluppo formano, attorno ai condotti escretori, un anello musco-
1 a re che agisce da sfintere, intorno al colletto un muscolo detrusore.
I fondi ghiandolari sono costantemente privi di tessuto rauscolare.
II tessuto ghiandolare e formate da tubuli assai variamente con-
formati : essi sono rivestiti da un epitelio, che ha in tutti gli uccelli
le stesse caratteristiche essenziali. DifFerisce solo nello spessore in
quanio nel Passero risulta solo di 3 4 ordini di cellule, nel Polio di
10-12 e piu, nel Falco pu6 giungere quasi ad obliterare completamente
il tubulo ghiandolare. Vi si distingue per6 sempre, 1° uno strato pro-
fondo germinativo di piccole cellule non difi'erenziate a limiti poco
evidenti, con nucleo piccolo, spesso in cariocinesi; 2° uno strato super-
ficiale di grosse cellule poligonali con nucleo in via di disfacimento,
il cui protoplasma descritto come granuloso, e invece elegantemente
reticolato, per la presenza di numerose gocce di grasso; 3'^ uno strato
intermedio tra i due di cellule grosse con nucleo chiaro, vescicolare,
col protoplasma reticolato come quello delle cellule dello strato prece-
dente. Pero le gocce comprese tra le maglie del reticolo non sono
affatto di natura adiposa, e mancano del pari di qualunque altra rea-
zione specifica.
- 223 -
I vasi e i nervi della ghiandola formano tra i tubuli una ricca
rete, che avvolge strettamente i tubuli ghiandolari. Dalla rete vasco-
lare si staccano dei capillari, che penetrano nello spessore dell'epiteJio,
si ripiegano ad ansa e tornano nel connettivo intertubulare percorrendo
la medesima via. Quantunque topograficaraente siano questi vasi intra-
epiteliali, non lo sono affatto istologicamente. E cio non solo porclie
sono accompagnati da una piccola quantita di connettivo, quanlo perche
sono d'ogni parte coperti dallo strato basale delTepitelio, il quale si la-
scia solo spingere dall'ansa vascolare.
Riguardo alio sviluppo, come in parte gia si sapeva, nel Polio la
ghiandola uropigetica si origina per due infossature, che appaiono ai
lati della linea mediana tra il 9° e il 10° giorno d'incubazione. Queste
vanno sempre piu approfondandosi, e allargandosi coi lore fondi cie-
chi vanno a formare due piccole cavitk a mo' di fiasco, che comuni-
cano coU'Gsterno per un'apertura molto ristretta e da cui si origine-
ranno le cavita ghiandolari. Le pareti di queste sacche primitive sono
da prima rivestite da un epitelio, che risulta di uno strato profondo
di cellule cilindriche e da uno superficiale di cellule paviraentose, e
che piu tardi si cambia in un vero epitelio pavimentoso stratificato
cogli strati profondi di cellule poligonali. In segui to dalle pareti delle
sacche primitive si formano delle creste irregolari, che da prima sono
piene e sono formate esclusivamente dalle cellule epiteliali profonde;
piu tardi accrescendosi verso la periferia, prendon parte alia loro for-
mazione anche gli .strati superficiali pavimentosi, ed allora si ha nel
loro interno un piccolo prolungamento della cavita centrale. Da que-
ste creste, da cui prende origine la porzione spugnosa, si staccano
poi sottili gettoni epiteliali cilindrici, i germi dei tubi ghiandolari,
che da prima sono pieni, poi si fanuo cavi collo stesso processo descritto
per le creste. Al contrario di quello che si ammetteva finora, la for-
mazione di gocce di grasso si ha molto tardi (5''-8° giorno di vita libera)
e non e ad essa che devesi la escavazione del lume nell' interno dei
tubuli.
Nel Passero e forme affini la ghiandola si origina parimente da
due infossature poste ai lati della linea mediana. La differenza, che
passa tra il Passero e il Polio e, che le sacche primitive sono appiat-
tjte secondo I'asse maggiore e che le gemme primarie, corrispondenti
alle creste, si originano solo dai loro margini. Ualle sacche primitive
prenderaniio origmo le piccole cavita del capezzolo. La cavita ghian-
dolare e dovuta alia fusiono delle cavita della porzione spugnosa.
Monti, R. — II rinnovamenlo dell'organismo dopo il letargo.
Gli studi comparativi da me istituiti su la fina struttura dei di-
versi organi durante I'attivitk estiva ed il letargo conservatore inver-
nale, mi hauno permesso di mettere in evidenza le note istologiche
- 224 ~
degli eleinenti in istato di perfetto riposo, di dimostrare cioe quali
caratteri abbiano gli elementi quando la loro attivita funzionale e
sospesa, in confronto delle modificazioni che gli elementi subiscono
quando compiono il loro lavoro.
Ho studiato cosi i pi'incipali organi della vita vegetativa, e par-
ticolarmente il rene, lo stomaco, 1' i ntestino, il fegato, il pan-
creas, le ghiandole linf?tiche, il midollo delle ossa.
Noi sappiamo che in quei tessuti nei quali la funzione richiede
un consumo di elementi, ha luogo una continua rigenerazioue flsiolo-
gica, che e espressione dell'attivita funzionale. Tale rigenerazione
manca in quei tessuti che funzionando non subiscono perdite. Da que-
sto punto di vista il Bizzozzero ed i suoi numerosi scolari, hanno
distinto i tessuti dei mammiferi in tre gruppi.
a) tessuti ad elementi perenni,
b) tessuti ad elementi stabili,
c) tessuti ad elementi labili.
Le ricerche da me proseguite per diversi anni mi permettono ora
di dire che nelle marmotte, immerse nel piii profondo letargo, il rin-
novamento dei tessuti ad elementi labili e assolutamente sospeso. In
una comunicazione sommaria non ^ il caso di entrare in minuti par-
ticolari, che richiederebbero assai piu tempo di queilo concesso agli
oratori, mi basta dire che ho studiato partitamente la milza, il
midollo delle ossa, le ghiandole linfatiche, gli epiteli di
rivesti mento, ed i loro infossamenti ghiandolari, e par-
ticolarmente le fossette mucipare dello stomaco e le
ghiandole tubular i dell'i ntestino:
In tutti questi organi ho potuto riconoscere, con assoluta sicu-
rezza, che la proliferazione ceilulare manca del tutto, i nuclei dei
centri germinativi dei follicoli li nfoidi sono in perfetto
riposo, come lo sono quelli delle fossette gastriche e del
fondo delle ghiando le del Li eberkii hn e degli strati piu
bassi degli epiteli di rivestimento.
Questi miei risultati non coincidono con quelli ottenuti da Be-
retta nel corso delle sue ricerche sul riccio. Ma io debbo subito
far notare che la contraddizione e soltanto apparente: le osserva-
zioni istituite sul riccio non si possono generalizzare a tutti gli iber-
nanti e molto meno poi estendere alia maimotta, perche i costumi
delle due specie sono notevolmente diversi. II riccio, come e noto
ai zoologi, passa I'inverno in letargo soltanto nei paesi freddi ; tut-
tavia, come narra il Vogt, il suo sonno invernale non e mai mol-
to profondo, e lo si vede non di rado nei giorni meno rigidi, anche
di gennaio, uscire dal nido egironzolare in cerca di un po' di nutri-
mento. Io ho fatto una serie di osservazioni sopra alcuui ricci per
un intero inverno ed ho potuto osservare che questi animali inter-
- 225 -
rompono spesso il sonno per nutrirsi quando trovano alimeiiti a loi'o
(lisposizione. Pertauto nel riccio il sonno invernale non ha mai quel
carattere di profondo letargo, non interrotto per molti mesi, che si
ossorva nelle marmotte.
I risultati ottenuti suile due specie non sono perfettamente com-
parabili: queili da me accertati nella marmotta mentre ci dicono che
il rinnovamento del tessuti labili manca interamente nel letargo, ci
danno 1' indice della reale sospensione della attivita funzio-
nale formativa degli organi studiati durante il letargo.
Se noi passiamo a studiare le marmotte nella prima settimana
dopo il risveglio primaverile, noi assistiamo ad un meraviglioso ride-
starsi di tutte le attivitk degli element!.
II rinnovamento dei tessuti ad elementi labili si riaccende con
vivacita straordinaria : numerosissime compaiono le figure di scissione
non soltanto negli epiteli di ri vest imento, nel midollo delle
ossa, e negli ordinari centri germinativi, ma in tutte le
parti dei follicoli linfoidi ; nelle ghiandole tubolari si
vedono le mitosi molto abbondanti non soltanto nei fondi
ciechi delle ghiandole, ma in tutta I'altezza dei tuboli fino presso
la superfice libera. Sembra che I'organismo tenda a guadagnare il
tempo perduto ed a liberarsi rapidamente dagli elementi labili, che
durante il lungo letargo hanno raggiunto la senilitk.
Questo impetuoso risveglio dell'attivita rinnovatrice non si limita
ai tessuti i cui elementi si ricambiano periodicamente in condizioni
normali negli animali soggetti a letargo, ma, cosa mirabiie, nelle mar-
motte si estende anche a molti di quei tessuti che vengono d'ordinario
designati come stabili.
E' noto che nei mammiferi adulti e .sani gli elementi specific! del
fegato, del rene e del pancreas, delle ghiandole salivari, delle ghian-
dole peptiche, del tessuto muscolare liscio, della cartilagine ecc. non
manifestano processi proliferutivi in condizioni normali, si moltipli-
cano soltanto in seguito a ferite od a processi morbosi, che hanno
determinato perdite di sostanza.
Pertanto il Bizzozero, cod altri inolti, ha ritenuto che gli ele-
menti di questi tessuti, (juando abbiano raggiunto il limite del loro
accrescimento poco dopo la nascita, si mautengano stabili per tutta
la vita.
Invece le mie osservazioni sulle marmotte, da poco tempo sve-
gliate mi hanno permesso di dimostrare che i pretesi elementi sta-
bili non sono veramente tali: anch'essi sono caduchi c si rinnovano
essi pure con diversa periodicitii. Non fu senza grande meraviglia che
io trovai delle figure di scissione negli epiteli dei canalicoli contorti
dei reni, o da luiuia dubitai che si trattasbO di auimali ijiovaui uon
- 226 -
ancora arrivati al loro completo sviliippo. Presi nota del fatto e rin-
novai le ricerclie un anno dopo sopra grosse inarmotte che avevano
vissuto due arini in laboratoi'io, e che erano state uccise al principio
di maggio, pochi giorni dopo il risveglio. I risultati confermarono hril-
lantemento le osservazioui dell'anno precedente: le mitosi negli epi-
teli dei canalicoji non sono frequenti, ma sono costanti in questo pe-
I'iodo.
Altre indagini istituite sullo stomaco mi hanno dimostrato che si
rinnovano anche le ghiandole peptiche per scissione di elementi gia
diffei'enziati situati nella parte piu alta della ghiandola in vicinanza
al colletto: le cellule delomorfe e le adelomoi'fe derivano da cellule
simili preesistenti, dimostrano dunque ancora una volta la loro indi-
pendenza e la loro specificita.
Importantissimi furono i fatti che ho riscontrati nel pancreas, e
che riserbo per un lavoro completo; intanto posso dire che le cellule
secernent! di questo organo si rinnovano attivamente nella marmotta
subito dopo il risveglio primaverile, e presentano elegantissime figure
cariocinetiche.
Non posso pertanto condividere senz'altro le idee del Gamier, il
quale ammette che le cellule del pancreas si riproducono per scis-
sione diretta.
Nel fegato che pure presenta un cosi attivo potere di rigenera-
zione in seguito a forite il rinnuovamento fisiologico e invece assai
limitato: le fijiure, di scissione cellulare al risveglio vi sono rarissime,
tuttavia le poche che ho incontrate bastano per dire che la stabilita
dei suoi elementi non puo ritenersi assoluta.
Non ho mai riscontrati fenomeni di spontanea proliferazione cel-
lulare, ne nolle fibre liscie, ne nei muscoli striati, ne nelle cellule
nervose,
Pertanto io debbo concludere :
r che durante il letargo si arresta la proliferazione dei tes-
suti ad elementi labili.
2° che subito dopo il risveglio il riunovamento di questi tessuti
si ravviva con eccezionale intensita, cosi da liberare ben presto I'or-
ganismo da tutte le cellule senescenti.
3° che col risveglio si rinnovano in parte anche molti tessuti
che si ritenevano ad elementi stabili, quali il rene, il pancreas, le
ghiandole peptiche, il fegato. Dunque le cellule di questi organi non
persistono per tutta la vita come pensava il Bizzozero, ma sono
anch'esse caduche: solo il loro riunovamento avviene con una certa
intermittenza variabile forse da organo ad organo, da specie, a specie.
Dopo la dimostrazior.e di questi fatti nuovi si potrebbe dire che
nel soDuo ordinai'io bi riposano soltanto i muscoli ed i ceutri piii no-
- 227 -
bili del sistema nervoso, mentrc nel letart/o dormono quasi tutte le
cellule dei piu divei'si tessuti. Ma tale conclusione non puo dirsi as-
solutamente esatta : quando iioi dopiiiiamo continiia in noi i'attivita
della vita vegetativa, i centri nervosi ed i muscoli sospendono il loro
lavoro specifico, e riposano per detergersi dai rifluti del lavoro e pep
nutrirsi e riacqui:?tare la loi'o integrita ; (}uando la marinotta e caduta
nel letargo il ricambio materiale e quasi coiiipletamente sospeso e
con esso e sospeso il rinnovamento di tutti i tessuti.
Nei primi giorni del risveglio la circolazione ravvivata ridesta
tutte le attivita fondamentali degli element! ; allora un gran numero
di cellule senescenti si rinnova non solo nei tessuti labili, ma anche
in quelli stabili, solo i nervi ed i muscoli mantengono perennc la loro
I)rimitiva individualita.
Dalla dimostrazione di questi fatti nuovi ne risulta ancora che i
tessuti ad elementi stabili, non sono veramente tali. Essi devono pure
rinnovarsi anche negli animali che non vanno soggetti a letargo, ma
il ioro rinnovamento non deve essere un fatto continuo; ma bensi in-
termittente tanto per ragioni di spazio, quanto per ragioni di tempo,
in altri termini il problcma rclativo alia durata della vita delle sin-
gole cellule, g\k studiato parzialmente dal Nussbaum, dal Bizzo-
zero e da altri, per alcuni particolari gruppi di tessuti, riceve da
questi miei studi un piii completo svolgimento.
Oramai possiamo dire che nei mammiferi superiori tutti gli ele-
menti si rinnovano piu volte durante la vita, e torse solo le cellule ner-
vose perfettamente differenziate nel mammifero superiore si manten-
gono per tutta la vita, quale base materiale ed indice stabile della
personalita individuale.
II sonno invernale della marraotta non ha lo stosso significato
fisiologico del sonno ordinario, non e un riposo delle funzioni di re-
lazione, che concede il tempo per riparare alle pei'dite degli organi,
e una sospensione quasi compieta di tutte le funzioni ; come diceva
il Mangili, esso e un puro letargo conser v atore.
Mazzarelli, G. — Inlorno al mixosporidio della pseudodiflerilo
degli Agoni e al suo ciclo di sviluppo.
Ho altrove puhbiicato (*) le mie osservazioni preliniinari sulla
morla degli Agoni (Alosn finla Cuv. var. lacustris) del lago di Lu-
gano. Qui mi limito ad esporre sol tanto i risultati ai quali sono si-
nora pervenuto riguardo al ciclo di sviluppo del mixosporidio da me
studiato, e considerato come causa della moria stessa.
Al principio della maiattia si osservano degli individui ameboidi,
collocati neir angolo fra 1' una e laltra plica respiratoria delle la-
(•) L'Acquicollura lombaida, N. 6-7, iVOt.
- 228 -
raelle branchiali, i quali ingrossano a poco alia volta. mentre il loro
nucleo si moltiplica; o si hanno cosi dei grandi plasmodi, contenenti
numerosi grossi nuclei. Tali plasmodi sono forniti di pseudopodi e
tuttora liberi, non incistati. Come risultato della moltiplicazione dei
lopo nuclei si ha la formaziorie di numerosi individui ameboidi, for-
niti di sottili pseudopodi, i quali, pur distaccandosi 1' uno dall'altro
non si alloutanano fi'a loro, restando mutualmente in rapporto me-
diante i loro pseupodi. Siffatti plasmodi e le piccole colonie che ne
derivano si trovano originariamente fra due pliche respiratorie per lo
pill distali di una lamella branchiale. Gl' individui di tali piccole
colonie si riproducono alia loro volta sempre nello stesso modo e
cosi, dopo un certo numero di generazioni, ciascuna piccola colonia,
estendendosi man mano, sorpassa V estrema punta di ciascuna plica
respiratoria, ed mvade poco a poco lo spazio esistente fra due i)liche
successive, fondendosi nel caso con altra consimile colonia che si sia
cola eventualmente sviluppata.
In tal modo a poco per volta si finisce con avere un" unica co-
lonia, che dopo aver riempito tutti gli spazi esistenti fra le pliche
respiratorie di una stessa lamella, riveste in ultimo strettamente tutta
quanta la lamella, impedendone, naturalmente, le funzioni. Gradata-
mente la colonia si estende sulle lamelle contigue, fondendosi all' oc-
casione con altre consimili colonie gik ivi sviluppatesi; cosicche grada-
tamente, due, tre. quattro, ed un numero sempre maggiore di lamelle
branchiali, ed infine, come accade in molti casi, tutta, o quasi, una se-
rie di lamelle, od anche tutte due le seriedi uno stesso arco, finiscono
con r esse re strettamente abbracciate da un'unica colonia: la quale
macroscopicamente assume allora I'aspetto di una pseudomembrana
che rivesta le lamelle stesse. E poiche in uno stesso Agone si osser-
vano di solito parecchie pseudomembrane, piu o meno estese, sulle
lamelle dei vari archi branchiali, cosi io ho gia dato il nome di pseu-
dodifterite degli agoni alia malattia che si manifesta in questi
Clupeidi in seguito alia formazione di tali pseudomembrane, di cui
mi sono altra volta occn[)ato (*).
Una volta formatasi la colonia si osserva, fra gl' individui che la
costituiscono, un notevole polimorfismo, ed inoltre nei tagli seriali si
scorge che la colonia stessa e atlraversata da canal i die si aprono
aU'esterno. Tali canali derivano da altri grossi individui plurinucleati,
i quali danno poi origine a individui mononucleati, che, disponendosi
alia periferia deH'antico individuo plurinucleato, lasciano in mezzo
libera una cavita che si apre aireslenio. Questi individui, che per
effetto della loro disposizione appaiono piii o meno compressi, poco
per volta cambiano di forma, si arrotondano, diventano veri indivi-
(*) L'Acquicoltura lomb., loc. cit. V. pure: Atli Soc. It. Sc. Nat. Milano, Vol. 44, pay. 7i, i905.
-^^229 -
dui ameboifli a grossi pseudopodi lobosi, e distaccandosi man mano
passano nella cavitk del canale, portandosi cosi seguendo il percorso
del canale stesso, alia periferia della colonia, dove di solito me-
diante un grosso pseudopodio si mantengono aderenti al margine li-
bero della colonia stessa. Tali individui in parte strisciano lungo il
margine della colonia sino a raggiungere cosi lamolle non ancora in-
fette; in parte, invece, s'incistano, distaccandosi [toi man mano da! la
colonia madre trascinati via dalla corrente, che con tutta i)robabilita
(gli Agoni vagano a sciami) Ji portera ad infettare nuovi Agoni.
Infine si hanno altri individui, paragonabili ai cosi defeti < corpi
protoplasmatici secondari » osservati dal Doflein e dallo Stem pell
in altri Mixoi-poridi, nei quali ha luogo la formazione di spore ri-
feribili a quelle dei Cryptocysles del Doflein.
Denomino questo nuovo mixosporidio per le sue al)itudini e per
gli effetti letali che produce sugli Aooni col nome di Branchiophaga
alosicida n. g. n. sp.
Menli chiede se I'epitelio delle branchie non presenti alterazioni eguali ;
trova molto singolare il fatto dello sviluppo tutto esterno di un mixosporidio
e doraanda se nella pseiidomembrana insierae con la massa dei parassiti non
si tiovavano anche detriti cellulari e fibrina, e finalmente, dato che esistano
alterazioni dell'epitelio, come si puo esciudere che le prime fasi di sviluppo
dell'epizoo sieno endoepiteliali.
Mazzarelli risponde che, come ha gia descritto altiove, I'epitelio delle pli-
che respiratorie, dove si trova in contatto colla massa parassitaria mostrasi
profondaraente alterato, e finisce con I'essere distrutto, dando luogo solo al-
lora a detriti cellulari; che e certaraente nuovo il caso di un mixosporidio
che si sviluppa solo suH' epitelio branchiale e non al di sotto di esso; che
fibrina in raassiraa non si trova e solo qua e \k per usura delle pareti dei
vasi delle pliche respiratorie o delle lamelle branchiali si hanno dei f'ocolai
emorragici, e cho infiue si puo esciudere che le prime fasi siano subepiteliali
perche sin dall'inizio esse si osservano sempre sull'epitelio branchiale.
De Marchi, M. — Su i TrochiHdi dell' Argentina. (Sunto).
Una prima menzione dei colibri dell'Argentina e data da Felix
de Azara che ne illustro 11 specie, senonche avendo egli descritto
come specie distinte raaschi giovani e femmine d' una stessa specie
furon poi ridotte a 10 dal Vieillot, a 9 dall'H artlaub. di cui tro
gik note per altre regioni. II Burmeister le ridusse ancora a 1 accer-
tate, una dubbia, una indeterminata. Quest' ultima fu receiitemenie
dairilartert riferita ad una forma giovanile di Lampovnis nigri-
collis gia compreso nelle specie riconosciute dal Burmeister. Fi
nalmente io credo d'esser riuscito a dimostrare come la specie dubbia
n." 289deir Azara « Picaflor de sienes blancas » non possa essere
VAgyrtria lep/it^ocephala supposta dal Burmeister mancando ogn
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traocia dl verde alia o;ola e al potto caratteristica di questa specie, men-
tre il « Picaflor di Azara » e tutto bianco anteriorraente, ma invece,
tanto per la coincidenza della diagnosi, come per il nuovo habitat da
mesegnalato in Tucuman, deve ritenersi essere il Leucippus leucogasier.
Con ci6 tutte le specie descritte dall'Azara come esistenti nell' Ar-
gentina sarebbero riconosciute e cinque di numero: Chlorosiilbon
aureovenl)-is (W Orb. e Lafr.), Hylocharis ruficollis iy'\Q'\\\.), Leu-
cippus leucogasier (Tsch.), Heliomasler furcifer (Shaw.), Lampornis
nigricollis (Vieill.). A quests le scoperte del Bu rmei ster ne aggiun-
sero2altre: Petasophora serriroslris (Vieill.), Lesbia sparganura
(Shaw.). Fill recentemente (1892) Sclatere Hudson nell' « Ornito-
logia Argentina » accrescono la serie coi reperti del White, del
Durnf ord, del Barrow e del Sal v in e vi aggiungono: Oreolrochilus
leucopleurus (Gould), Chaelocercus burmeisleri (Scl.), Palagona gigas
(VieiU.j, Hylocharis sapphirina (Gm.), Leucochloris albicollis (Vie-
ill.), Escludendo pero essi, ignoro per qual motivo, il Lampornis nigra-
collis, il totale delle specie sale ad 11. Inoltre siccome essi mantengono
\\ Leucocldoris albicollis 's,\x\Vdi&evmdiZ\one c\\Q il Burmeister diede
d'averlo osservato in Tucuman, mentre egli stesso lo smenti poi I'e-
cisamente nel 1864, le specie legittimamente ammesse da Sclater e
Hudson sarebbero sole 10. Tale numero risulta notevolmente accre-
sciuto dallo studio particolareggiato da me fatto: riammetto cioe il
Lampornis nigricollis (Vieill), oltre che suH'autoritk dell'Azara
anche sopra recenti reperti, 11 Leucochloris albicollis ^ da me rista-
bilito nella fauna argontina pei reperti di esso constatati in Mis i ones;
inoltre vi aggiungo 7'halurama glaucopis (Gm.) ed Agyrlria breviro-
stris (Less.). Ne e da escludere che una piii completa esplorazione
delle regioni periferiche della Repubblica Argentina porti a nuove
aggiunte. Ne e prova il rinvenimento da parte del nostro Dr. Borelli
a San Lorenzo di Jujuy di un esemplare rarissimo che fu riconosciuto
dal Prof. Salvadori come il secondo esistente della specie ifWocne-
mis glaucopoides {ondsitai suU'osemplare tipico di D'Orbigny, di pro-
venienza incerta.
Questo totale di 15 specie argentine cui arrivo differisce conside-
revolmente dalle 7 che i corologi, pur non molto addietro (Rid g way
nel 1892), ammettevano per 1' Argentina, anzi per la provincia Chileno-
Patagonica che, secondo il Ridgway comi)rendeva oltre il Chile, la
Patagonia e isole vicine, la maggior parte della Repubblica Argentina;
il rimanente si assimilava alia provincia Sud Brasiliana. Ci6 non
appare sufRcientemente esatto se si osservi che 3 sole specie ha 1' Ar-
gentina comuni col Chile e sono specie limitate alle province occi-
dentali, 4 sole comuni col Sud Est Brasiliano e limitate alia sola pro-
vincia orientale di Misiones. Resterebbe quindi esclusa la maggioranza
dei trochilidi piu caratteristici (alcuni anche esclusivi) della fauna
- 231 -
argentina e geograficamente 1' immensa regione centrale occupata dal
bacino del Plata e del Parana coile ris;pettive appendici brasiliane e
paraguayane. Sciater e Hudson vedendo la difficolta si limitarono
a rilevare che la fauna argentina comprendeva 3 trocliilidi dei press!
di Buenos Ayres ed altri 8 comuni 2 col Chile e i riraanenti colla
Bolivia e col Brasile. I dati da me accuratamente raccolti e vagliati
pongono in evidenza i rapporti di questa fauna argentina periferica
a N.O colla Bolivia 5 sp. (e persino per suo intermezzo 2 sp. col lon-
tano Peril), ad 0. col Cliile 1. sp. esclusiva e 2 comuni colla Boli-
via, a NE. 4 sp. coUe province del Sud Est brasiliano. Si separa
nettamente un gruppo di 5 specie autoctone, abitatrici delle province
centrali del bacino del Plata e del Parana e che non varcano nep-
pure nelle niigrazioni limiti geograficamente argentini. Questi aggrup-
pamenti coincidono inoltre colle abitudini migratorie delle diverse
specie.
Non riferird ora le minute osservazioni da me raccolte intorno
a.\Vhabiiat, alle migrazioni ed alia frequenza delle varie specie e degli
individui, od alle variazioui di colori e di forme riscontrate sia negli
esemplari da me raccolti, sia nei confront! coUabbondante materiale
della raccolta Turati nel Museo di Milano: saranno riportate in
apposita pubblicazione. Dii'6 invece di alcune osservazioni relative alle
abitudini delle 3 specie che frequentano i dintorni di Buenos Ayres
e cioe Hylocharis ruftcoUis, Chlorostilbo7t aiireoveniris, Heliomaslet'
furcifer che potei studiare piu a lungo.
Quando i trochilidi ricercano alimento fra i fiori si librano in-
torno ad essi con volo che ricorda assai quello della Mac7'oglossa
stellatarum, in esso e notevole sopratutto la posizione del corpo quasi
verticale mentre le ali battono cosi rapidamente da rendersi invisibili
e circondarli di una certa nebulosita, la coda e in posizione verticale
e i moti di essa rapidi, a scatti, favoriscono spostamenti caratteristici
in senso latei-ale. Nel volo spiegato seguono linee ondulate interrotte
da improvvisi scatti in senso verticale, altra caratteristica del volo
6 questo subitaneo e improvviso aumentare della velocita che succeg-
sivamente decresce. Gia 11 Bradford aveva messo in dubbio I'af-
fermazione del duca d'Argyle che il colibri non possa volare all'in-
dietro; io stesso ho potuto osservare con frequenza spostamenti in
senso retrogrado quando il colibri si destreggia fra i fiori di una in-
fioresconza riti-aondosi dall' uno per pussaro all'altro in successive
visite.
II frusclo del volo ha intensita varia nelle varie specie; ma e quasi
sempre {liii violonto nei maschi ed inasprito nelle lotte fra questi.
Caratteristica e la posizione durante il sonno rii»iegandosi il lungo
collo cosl da poggiare I'occipite sulle scapole in modo che la linea
dorsale si continua dircttameute con quella del capo e del becco.
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Se non molto maggiore varietk nelle gam me di quella segnalata
dallo Stephens pel canto del Trochilus alexandri, un maggior qu-
mero di frasi a significato distinto pilevai sopratutto nel Chlorostilbon
aureoventris che ha alcune note relativamente melodiche. Nelle 3
specie vi sono parecchi suoni affatto simili, sono note ti-illate o iso-
late a piu riprese come aggruppate in frasi di varia lunghezza.
Per ci6 che riguarda Talimentazione il campo degli zoologi fu
gran tempo ed 6 tuttora in parte diviso. Alcuni considerando i tro-
chilidi mellit'agi, altri insettivori. Sebbene uno studio sistematico del
contenuio dei loro stomaci sia ancora a desiderarsi, le poche ricei'che
istituite hanno dato ragione a que.t' ultimi. II Burmeister per6
che pure ammetteva che essi potessero cibarsi di quegli insetti che
trovavano nelle corolle, deduce va dalla forma del loro becco I'impos-
sibilita di catturare insetti al volo; ora precisamente nelle specie
ch'egli ebbe sott'occhio ho potuto verificare che gli insetti catturati
al volo rappresentano, se non il loro alimento esclusivo, almeno una
parte assai importante di esso. Se molti ancor oggi, il Ridgway tra
gli altri, sostengono la prevalenza deU'alimento zuccherino lo si deve
ad una sorta di autosuggestione per la quale tutti coloro che ebbero
Trochilidi in domesticita trovando assai comodo di nutrirli con sci-
roppi e miele ne dedussero che tale era il loro alimento alio stato
libero. Ma nessuno riusci mai con tal modo a tenerli in vita oltre
due mesi. I teutativi da me fatti sopra un nuraero considerevole d'in-
dividui provano anzitutto che coll' aliraentazione esclusivamente zuc-
cherina non si ottigne di conservarli in vita piii a lungo di due mesi,
e che essi muoiono poi tutti con segni di forte dimagrimento e dopo
lungo periodo di deperiinento accompagnato da disturb! intestinal!.
Alimentandoli invece con insetti, opportunamente conservati in
recipient! che contenevano frutta in fermentazione, da cui, scotendoli,
si levavano a volo in modo da poter essere afferrati vivi (che rinu-
tano la preda anche se appena uccisa), ottenni di fame vivere tin 7
mesi e morivano poi per cause accidental!, d! morte improvvisa senza
segno veruno d'esaurimento. In tal modo mi fu possibile portar vivi
sino a Milaco e farveli vivere persino due mesi mdividu! delie tre
specie su citate, mentre ci6 non era riuscito appunto in causa dell'ali-
mentazione neppnre al Gould che ne fece il tentativo con specie del-
I'America del Nord, le quail avrobbero avuto !1 vantaggio di evitare
I'inversione delie stagioni, certamente dannosa per la perturbazione
che appcrta alia muta. Mi e riuscito cosi per ben tre volte di portarne
con me peisino 3 individui per volta che superarono senza disturbo
i 20 giorni di mare. In domesticita si famigliarizzano assai coU'uomo
e si lasciano accostare. Di giorno si potcvano lasciar liberi entro una
camera riducendos! ess! all'imbrunire spoutaneamente nella loro gab-
bia. Tale famigliarita mi ha peimesso di ricavarne fotografie che
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r estrema loro piccolezza aveva finora reso impossibile in liberta. Le
fotografie sono di un individuo di Chlorostilbon aureoventris morto
in Milano e quivi sono ricavate.
De Marchi mostra parecchi esemplari raccolti ed alcune fotografie di varii
atteggiamenti del colibri, al volo e posato nonche riprodnzioni fotografiche di
nidi.
Fano domanda se siano state eseguite ricerche sul tempo di contrazione
del muscoli delle ali di questi uccelli e suUa struttura di essi, clie diauo ra-
gione della singolare rapidita di contrazione dell' arte anteriore in questi
animali.
Enriques domanda schiarimenti sul volo retrogrado.
De Marchi risponde al prof. Fano che le ricerche cui allude non furouo fi-
nora istituite ; al prof. Enriques risponde trattarsi piu precisamente di spo-
stamenti in senso retrogrado possibili solo quando il colibri si libra come
sospeso sulle proprie ali mantenendosi fermo e spostandosi poi grazie a moti
della coda.
Ariola, V. — Sono le Tenie melagenetiche?
Le Tenie, come del res^to tutta la serie del Cestodi, vengono con-
siderate quali colonie dimorfiche, costituite da due distinte individua-
lita: lo scolice, agamo, e lo strobila, sessuato, rappresentanti rispetti-
vamente due generazioni, regolarmente alternantisi.
Questo modo di vedere, ammesso in passato, e in apparenza giu-
sto, e tuttavia mantenuto senza discussione dalla generality, mentre
e anrlato raodificandosi il concetto della polizoicita, che pure e stret-
taraente connesso con Talternanza di generazione: ma riformata Tuna
concezione, di conseguenza I'altra non potra restare integra.
In alcuue mie memorie, sulla interpretazione della catena dei Ce-
stodi, seguendo il concetto di Emery e qualche altro, ho sostenuto,
con fatti tratti dalla loro filogenia e morfologia, essere la metameria
di questi animali dillerenziativa e non aggregativa, e negando inoltre
la gemmazione.
Infatti, per una concezione non empirica delle Tenie, occorre tener
presente la loro derivazione dagli altri gruppi di Cestodi, sui quali
soltanto segnano un maggiore differenziamento, intervenuto in esse
in seguito agli indi.spensabili -idattamenti a cui sottostk il parassita
nei ciclo complesso attraverso i varii ospiti.
II deutoscolice delle Tenie, circondato dalla ciste e ritenuto
quale individuo agamo e gemmante, e omologo al Plerocercoide dei
Botriocefali od, ancora, ad una giovane Ligula, in cui non esiste la
pretesa gemmazione, e la comparsa del cisticcrco e un carattere di
difesa del deutoscolicc, che pas.sa i \\v\m\ .stadii di sua vita in tessuti
dove e indispensabiJe cosillatta prolezione.
Molto istruttivo a tal riguardo e il noto caso delle due tenie: T.
serrata c T. I'cclmulu, perche, durivandu cntrambe da larvo ideuticho
- 234 -
una sola di esse, nel corso del suo sviliippo, presenta lo stadio di ci-
sticerco; cosi Ja Tenia iiettinata, che compie I'lntero ciclo evolutivo
neU'intestino del Conigiio, non jiassa per la condizione di cisticerco,
mentre questu si riscontra neU'altra che vive il primo periodo nello
stroma epatico del roditore, ed abbisogna, per completare il suo svi-
luppo, di passare neirintestino del cane.
Ma altri fatti, tra cui la disposizione del sistema nervoso, non
consentono di ammettere nelle Tenie due distinte individualita, e quindi
io credo di poter concludere per I'assenza di metagenesi negli elminti
in discorso.
Monticelli fa alcune osservazioai cui risponde Ariola.
Pierantoni, U. — Una nuova maniera di gestazione esterna della
Pyonosyllis pulligera Krohn.
Alle varie specie di Sillidi a riproduzione epigamica con gesta-
zione esterna che vivono nel golfo di Napoli, e che ebbi occasione
d'illustrare in un mio precedente lavoro (i), posso aggiungerne un'al-
tra, rinvenuta nello scorso mese di Marzo, della quale credo utile dar
notizia perche il fenomeno della gestazione, negli esem[)lari da me rin-
venuti, si presenta in una nuova maniera,
Questa specie e la Pionosyllis pulligera (Syllis pulligera K rohn —
Syllides pulliger Olaparede). Essa e una delle prime specie in cui
venne ossei'vato ed esatiamente descritto il fenomeno suddetto. II
Krohn che ebbe agio di studiarlo a Villafranca nel 1852 {^} cosi si
esprime a ju'oposito della disposizione delle larve sulla madre ge-
stante : «Ausnahme der vordersten und hintersten Segmen-
te, sitzen die Eier hier immer paarweise und sehrfestje-
dem der obern Cirren an ». La descrizione e ambigua e si presta
tanto alia interpretazione che egli abbia trovato due uova per cia-
scun cirro dorsale, quanto all'altra, piu probabile, che il paarweise
si riferisca a ciascun segmento e non a ciascun cirro, e che quindi le
uova siano state da lui viste in numero di una per ciascun cirro
dorsale, e quindi appaiate in serie nel complesso del corpo.
Questa interpretazione vien confortata da quanto il Claparede
dice di avere osservato in esemplari della stessa specie a Port-Ven-
dres (3). In tale des vrizione I'A. conferma quella del Krohn, in cui
trova beaucoui) d'exactitiide, e frattanto nella figura che illustra
la sua osservazione rappresenta appunto un solo uovo in via di sviluppo
(1) Pierantoni, U. — La gestazione esterna (nei Sillidi): Arch. ZooL Vol. i, pag. 231,
Tav. 10 il.
(*) Kroho, A. — Ueber Sj/f/is ptilligera, eioe none Art: .\rch. Natiinj. iS. Jahnj. pag. Sol,
Taf. 10.
(') Clapardda Ed,, — Qlanures zuotoiniques parmi les Ann^lides da Port-Vendres : M6in. Soc.
Pliyisiq. Geneve. Tome 17, 2. parlie, pag. Si, Pic. 6, I'uj. 6.
- 235 -
eirli su ciasciino -iei cirri dorsali di ogiii sofimento ovipforo; aorgiungendo
che questi segmenti si alternano con altri privi di uova.
La sppcie in esame fu gia rinvenutadallo stesso Clnparede in van"
esemplari a Napoli ; ma egli non paria, a proposito di questi, di gesta-
zione (*): molto probabilmente egli rinvenne individui non ancoi'a sos-
sualmente maturi, e cio fa credere anclie il fatto che e;jrli nel de-
scriverne la colorazione parla di una striscia trasveisa gialla siii
primi segmenti del corpo, mentre gii esemplari gestanti da mc osser-
vati portano questa striscia, sebbene meno mai'cata, anche nei segmenti
posteriori.
Ma quello che piu interessa in questi esemplari e che le uova,
ed in spginto i piccoli, non sono attaccati ne da soli, ne a paia su cia-
scun cirro dorsalc, ma in gruppi di cinque ciascuno lungo tre o quat-
tro segmenti, a partire dal settimo. setigero, alternantisi con altri
segmenti che ne sono del tutto privi. In ciascuno dei segmenti ovigeri,
quindi, si trovano ben dieci uova, ed in seguito dieci larve, in due
gruppi. In ciascuno di iiuesti gruppi esse sono raccolte senza un ordine
determinate, e circondano il cirro die le sostiene aderendovi con la in-
tera superficie ventrale, mediante una sostanza mucosa analoga a quella
da me altra volta descritta in altre specie gestanti (-). Ciascun gruppo
lia I'aspetto di una massa ovoide.
Come ho accennato questa disposizione dei piccoli e assolutamento
nuova: si conoscono casi in cui le larve sono disposte irregolarmente
sul dorso della madre (es: Grubea limhala sec. Viguier), altri casi
di larve sostenute dai cirri \ fnitraiVi (e^: SphaerosyUis hys/rix Clap.,
Pionosyllis elegans, gestans, papillosa, minuta Pierant.), altri, infine,
gia innanzi citati, di larve sostenute dai cirri dorsali, ma non mai in
gruppi come nella Pionosyllis pulligera di Napoli.
Questo modo di presentarsi del fenomeno se puo considerarsi come
uno speciale adattamento a condizioni diverse che la specie pu6 tro-
vare neJl'ambiente in cui vive a Napoli, in conlronto delle altre loca-
lita in cui venne osservato, non puo in ogni caso venir riguardato
come accidentale, ne come corrispondente ad nn solo momento o sta-
dio delle diverse fasi dello sviluppo con gestazione. II Krohn ed il
Claparede, infatti, dicono di aver potuto seguire tale sviluppo tino
al distacco dei piccoli, e non hanno mai osservato disposizione in gruppi;
la quale disposizione, d' altra parte, potrebbe ti'ovare una spiegaziono
nel fatto che le larve, aderendo fra loro ed ai cirri mediante la so-
stanza agglutinante sparsa lungo la loro intera superucie ventrale,
formano un tutto assai piii solido e conforme alio arabiente molto
(*) Cl aparfede, Ed. — Les Ann*lides Chetopodes dii Oolfe de Naples: Mim. Soc. Plnjsi</. OenOve
Tome in, pay. 5ii).
(«) Op. cit. pag. 243.
- 286 -
frastagliato della sabbia in cui la specie vive, alio scopo di evitare il
prematuro distacco delle larve dalla madre.
Di Colo, F. — Sopra due cast di coi delendinee aberranti nsl cuore
iimano.
E noto come lo studio delle corde tendinee aberranti del cuore
umano sia della massima importanza tanto sotto il punto di vista anato-
raico, quaoto sotto I'aspetto flsiopatologico, per I'azione non trascurabile
che esse esercitano sulla funzione deU'organo centrale circolatorio e
che, in determinate circostanze, si traduce sotto forma di rumori ap-
prezzabili coU'ascoltazione (Potain, Surbled, Hu chard).
Per questo le corde tendinee abepr:inti non debbono soltanto con-
siderarsi come semplici curiosita anatomiche, ma come disposizioni
anormali clie per i disturbi fuuzionali e per le alterazioni a cui pos-
sono dar luogo, meritano una attenta descrizione in riguardo alia
loro eventuale situazione, come pure alia morfologia e frequenza loro.
Durante alcune ricerche che vengono condotte nell'Istituto Ana-
tomico deirUniversitk di Pisa su alcuni fatti ancora non bene definiti
riguardanti la morfologia del cuore, ho avuto occasionedi riscontrare
due casi di corde tendinee aberranti che ritengo opportuno descrivere.
Una di questo e stata da me trovata in un ventricolo destro,
I'altra in una orecchietta destra.
I vari ricercatori affermano concordemente che le corde tendinee
nel ventricolo destro sono molto piu rare che nel sinistro, anzi prima
delle osservazioui di Przewoski [1896) venivano in quello completa-
mente negate. Ma la corda tendinea aberrante da me veduta nel ven-
tricolo destro, oltre ad essere raj^a, presenta anche una disposizione
tale che non trova riscontro tra quelle, pur numerose, che conuuscero
Browicz e Przewoski alle note classificazioni di tali anomalie.
II cuore in esame apparteneva ad una donna di 38 anni morta
in seguito a grave metrorragia da fibromioma; era di volume normale
e non presentava alterazioni degne di nota nd sul miocardio ne sulle
valvole atrioventricolari e semilunari.
II muscolo papillare anteriore del ventricolo destro che si mo-
strava assai robusto, si biforcava superiormente in due piii pic-
coli cordoni muscolari dall'apice dei quali originavano corde tendi-
nee distribuentesi al [)izzo anteriore della tricus[)ide. A livello della
biforcazione del m. papillare anteriore preudeva origine una sottile
ma assai resistente lacinia tendinea che si dirigeva verso il setto io-
terventricolare posteriormente ed in basso. Dopo il decorso di un cen-
timetro si divideva in due rami, uno dei quali, di 9 millimetri di
lunghezza, continuava la direzione anzidetta sino ad attaccarsi con
una espansione fibrosa nel punto dove il sotto si continua colla parete
posteriore del ventricolo, presso a poco ad uguale distanza dal margine
- 237 -
aderento dolla tricuspido e daH'apice della cavita ventricoiare. L'altro
ramo di divisione si dirigeva piu superiormente e dopo 17 mm. di de-
corso, prendeva impianto alia parte piii sporgente del margine libero
della valva posteriore della tricuspide. A tale valva si distribuivano
inoltre altri filamenti tendinei provenienti da un'esile colonna mu-
scolare rappresentante il gruppo dei ram. papillari posteriori. Al di la
del punto di biforcazione della lacinia tendinea sopra descritta, per la
presenza di un breve filamento fibrose teso fra i due rami di divisione,
si veuiva a costituire come un occhiello di aspetto irregolarmente
triangolare.
Tale formazione tendinea che stabilisce un coUegamento tra il mn-
scolo papillare anteriore, il setto interventricolare e la valva posteriore
della tricuspide, non puo certamente attribuirsi ad un fatto patologico
pregresao; perch^ dalla storia clinica consultata niente risulta che possa
farlo supporre e d'altra parte non .si notano n^ sul miocardio, ne sulle
valvole le alterazioni che, ammesso tale processo, avrebbero dovuto
determinarsi.
Si tratta dunque di una disposizione congenita, disposizione la quale
non e altro che Ja riproduzione di condizioni permanenti negli animali
inferiori.
Difatti e noto come nel cuore dei vertebrati piu bassi si trovino
molto frequentemente dei fasci muscolari, muscolo tendinei ed anche
spesso del tutto tendinei, che sono veri funicoli o catene di rinforzo,
cosi li chiama Paladin o, colleganti fra loro i mm. papillari e
le pareti dei ventricoli. Da tali catene di rinforzo possono originare
filamenti tendinei che, come io stesso ho potuto verificare, si portano
alle valvole atrio ventricolari.
Un rappresentante di questo sistema h normalmente nell'uonio
costituito, nel ventricolo destro, dal cordone moderatore, che congiungo
il setto interventricolare colla base del m. papillare anteriore; a quello
si aggiungono in casi eccezionali, come nel presente, delle corde ten-
dinee aberrant! tese traverso la cavita ventricoiare e che mi sem-
bra logico ritenere come le omologhe dei funicoli trasversali cosi
frequenti negli altri mammiferi.
L'orecchietta destra nella quale ho riscontrata I'altra importante
anomalia, faceva parte del cuore di una donna di 79 anni, morta per
pneumonite lobare destra. II cuore era leggermente ipertrofico; avo-
vansi chiazze ateromatose sulle semilunar! e suH'intima dell'aorta. II
ventricolo e I'orecchietta destra erano dilatati, cosi pure I'orificio della
tricuspide. Nell' orecchietta destra notavasi la fossa ovale liscia ed
ampia; persisteva la comunicazione interauricolare rappresentata da
un foro obliquamente diretto che permetteva il passaggio di una sonda
del diametro di 4 millimetri. La valvola d' Eustachio era ridotta ad
un reticolato di poche lacinie fibrose; la valvola di Tebesio presen-
- 238 -
tavcasi appena accennata da una piccola e sottile rilevatezza semilu-
nare.
L'anomalia piii importante era pero rappresentata da una robu-
sta corda tendinea che percorreva con direzione rettilinea dall'alto
al basso quasi tutta la cavitk deH'orecchietta; on'ginava superiormente
mediante quattro filamenti tendinei che in parte si irapiantavano sulla
cresta terminale di His ed in parte a pochi millimetri al di dietro
di essa. Questi filamenti si riunivano ben presto in un robusto cordone
tendineo che dopo 52 millimetri di decorso prendeva attacco in corri-
spondenza del contorno interno dello sbocco della grande vena coro-
naria. II sue impianto su tale punto avveniva mediante un'espansione
fibrosa che si continuava colla valvola di Tebesio.
Una simile formazione tendinea non ha riscontro, per quanto io
mi sappia, nelle osservazioni precedenti in quanto e ben differente da
quelle vere e proprie furmazioni reticolate che furono gia descritte da
Rokitansky, da Przewoski, da Cliiari e da Weber. Pur non-
dimeno io ritengo che tale corda tendinea abbia il medesimo significato
che Chiari attribui alle formazioni reticolate dell'orecchietta destra.
Chiari ha dato una spiegazione embriologica di tali formazioni
anormali, ammettendo che esse siano derivazioni della valvola venosa
destra del sinus reuniens. Per le ricerche sullo sviluppo del cuore
fatte da His, Born e Rose, e noto come il sinus reuniens nel quale
sboccano le vene vitelline, le vene ombellicali e i dotti del Cuvier,
sia munito di due valvole : la valvola venosa sinistra che sparirebbe
completamente e la volvola venosa destra che invece dk origine colla
sua parte superiore alia cresta terminale, colla parte media contri-
huisce alia formazione della valvola d'Eustachio e colla sua estremita
inferiore alia valvola del Tebesio.
Ora la corda tendinea da me osservata si attacca in alto alia
cresta terminale di His e un p6 al di dietro di essa, in basso poi si
continua colla valvola di Tebesio. Le sue inserzioni corrispondono
dunque ai limiti superiori ed inferiori della valvola venosa destra e si
continuano con parti che sono da questa originate, per cui tale corda
tendinea aberrante deve ritenersi come una traccia della valvola stessa
rimasta per anomalia di sviluppo.
Barbleri, C. — SulV impoyHanza degli strati granulari profondi nei
lohi olfattori ed ottici dei vertebrati inferiori.
Non ostante i molti lavori eseguiti sul cervello, conosciamo ancor
poco quali siano le dififerenze strutturali che quest' organo presenta
nelle varie classi di vertebrati.
Mi preme di mettere ora in evidenza, che i lobi olfattori ed i
lobi ottici dei vertebrati inferiori presentano un carattere distintivo
molto notto, rispetto alle regioni corrispondenti del cervello di Mam-
- 239 -
miferi, carattere dato dalla presenza, nella parte piii profonda di un
compatto strato di cellule a tipo granulare, cio6 con nucleo relativa-
mente piccolo, a cromatina reticolata e con citoplasma poco abbon-
dante e solo visibile al polo periferico del nucleo stesso.
Pei bulbo olfattori e soprattutto negli Anfibi che questo strato si
mostra meglio caratterizzato. Al disotto della zona dei glomeruli ol-
fattivi e delle gi'osse cellule mitrali si riscontra un compatto strato
nucleare, che occupa da se solo la metk del bulbo olfaitorio : nulla
di corrispondente esiste nel bulbo olfattorio dei Mammiferi; le poche
cellule granular! che si riscontrano in quest* ultimo possono al piu
paragonarsi a quegli elementi granulari che negli Anfibi troviamo
sparsi abbondantemente in mezzo alle cellule mitrali ed ai glomeruli.
Per quanto concerne i lobi ottici dei vertebrati inferior!, la pre-
senza di uno strato granulare non e meno caratteristica. Se prendiamo
in esarae il tetto ottico di un Teleostoo, troviamo la parte piu profonda
di esso totalmente occupata da una zona regolare di cellule, che si
estende per tutto il lubo, con uno spessore pari ad un terzo di quello del
lobo stesso. Tali cellule sono di tipo granulare, tutte di egual dimen-
sione e struttura, eccetto le piu profonde che mostrano un nucleo piu
grande e piii chiai'o, e sono tutte provviste di un'appendice periferica
che si espande a pennacchio negli strati piii esterni del tetto; il me-
todo Golgi ha mostrato che daU'estremitk inferiore di tali cellule
parte un cilindrasse. Nel loro insieme queste cellule ricordano la forma
delle cellule piramidali della corteccia degli emisferi.
Non meno intere.ssante e lo sviluppo di codesti strati. Ho seguito
con molta cura il differenziamento dei lobi ottici nei Teleostei ed ho
osservato che la zona granulare profonda e gik ben individuata fin
dalle prime epoche, quando degli strati posti al disopra di esso non
vi e che un debole accenno. Costituitosi questo strato di elementi gra-
nulari, cessa la moltiplicazione delle cellule lungo la superficie ven-
tricolare della regione considerata, e si ha allora, che mentre nelle
altre regioni, del cervello embrionale, nel diencefalo ad esempio, le
parti pill profonde sono occupate da cellule nervose giovanili, le quali
si differenziano mano rnano che si .spostano verso la periferia, nei lobi
ottici, invece, fatto molto caratteristico, esiste immediatamente al di-
sopra dell'epitelio ependimale uno strato di cellule pressoch6 comple-
tate nello sviluppo.
Come si originano gli altri elementi del tetto, ottico spero di far
conoscero pubblicando estesamente i risultati delle mie ricerche suUo
sviluppo di detta regione.
Mi limito ora a far notaro, come, in base alle osservazioni esposte,
gli strati granulari rapprosentino una parte sostanziale dei lobi olfat-
tori ed ottici, e come si debba dare grande importanza al fatto che
tali zone di elementi mancano nei mamniiferi. Noi non sappiamo
- 240 -
ancor bene in quale rapporto, nei vertebrati inferiori, Tattivitk psichica
stia coH'attivitii fisiologica del cervello. Ad ogni modo e certo che nei
Teleostei una corteccia cerebrate non esiste affatto, e risulta dalle
espcrienze dello Steiner e del Vulpian sui Teleostei, del Foster
sugli Anfibi, che asportando in questi animali il cervello anteriore,
essi seguitano a muoversi, a cibarsi, a reagire alle impressioui, quasi
come individui norniali. Quindi anche tolta (luesta regione, il mecca-
nismo per il cumpimento degli atti piu essenziali sussiste egualmente
in detti vertebrati.
Ora io credo che, basandosi su tutti questi dati, si possa giungere
ad una idea abbastanza precisa suU'attivita del cervello nei verte-
brati inferiori. Si deve, secondo me, partire da un concetto espresso
molto acutamente dal Cajal a proposito rtella regressiona che i lobi
ottici preseutano nei mammiferi; cioe che nei vertebrati inferiori essi
rappresentino rispetto alle impressioni visive non gia un semplice
centro di riflessione come nei Mammiferi, ma anche un centro di per-
cezione; corrispondano cio6 fisiologicamente alia corteccia della regione
occipitale degli emisferi di Mammifero. La caratteristica presenza di
strati granulari nei lobi ottici di vertebrati inferiori sarebbe, secondo
me, in armonia con questa maggiore attivitk, ammettendo che appunto
a tale strato sia legata la capacita percettiva del lobo ottico.
Una ipotesi simile si presenta naturale anche per i bulbi olfattori,
in cui h pure caratteristica la presenza di uno strato granulare: anche
questi possiamo su[)porre siano nei vertebrati inferiori centri percet-
tivi per le impressioni olfattive, funzionalmente corrispoudenti alia
regione ammoniana dei mammiferi.
Ne risulterebbe questo concetto sulla funzione del cervello nei
vertebrati inferiori: che il complesso degli atti percettivi, volontari,
istintivi non sia legato ad un unico segmento del cervello, come nei
Mammiferi, dove dipende dalTattivita degli emisferi, e come nei Te-
leostei aveva supposto lo Steiner, ammettendo che in essi la vita psi-
chica risiedesse nei lobi ottici ; ma che invece tale complesso di atti
psichici abbia, nei vertebrati inferior!, come substrato I'attivita fisiolo-
gica di tutto quanto il cervello.
Masi, L, — Nota sopra una nuova specie di Cypris sessuata e sulla
Cypris bispinosa. (*)
Le due specie di Ostracodi che formano oggetto di questa comu-
aicazione, le ho trovate nell'intestino di alcuni individui di Alherina
Rissoi {lacuslris Bp.) comperati in aprile sul mercato di Roma, dove
erano stati mandati da Terracina, ed indicati dai venditori come pro-
(*) Questa comuuicazione fu presentata al Congresso dal Dott. Lepri e noii in letta, perchS
i'autore non risujtava, per un equivoca incorso, iuscritto tra glJ uderenti. — Nota dei Segretario.
- 241 -
venienti dal lago di Fondi. Ritengo che tale sia la loro provenienza,
poiche insieme con essi si trovavano alciini Lcnciscus ed alcuni
Muyil, prova sufficiente che il materiale proveniva da acque comu-
nicanti col mare, ma di salsedine pocu elevata, condizione che si
verifica appunto nel lago di Fondi.
Una delle due specie e molto affine alia Cypris vavrai, raccolta
nel Madagascar, e descritta da G. W. Mil Her ('): tuttavia, confron-
tandola con la descrizione e con le figure di questo autore, e facile
riconoscere che se ne discosta in parecchi piinti, onde io credo che
si possa considerare come una specie nuova, piuttosto che come una
varieta. Essa ha una particolare importanza, giacche se ne trovano
anche i maschi, Fino ad ora non ho potuto procurarmene esemplari
viventi, o almeno non alterati, percid, nel darue qui una descrizione
dettagliata, ometter6 alcuni caratteri che non ho potuto osservaro
negli esemplari di cui disponevo.
Cypris vinciguerrae n. sp.
Valva sinistra delhi 9- Nel guscio veduto di profilo, la maggiore
altezza si trova un poco innanzi alia meta della lunghezza ed 6 uguale
a % di questa, la parte anteriore e quindi piu alta della posteriore;
le quattro porzioni del margine non sono delimitate, il margine ven-
trale e quasi dritto, ma un poco rilevato nel tratto che corrisponde
alia bocca e non differisce dal margine corrispondente dell'altra valva,
mentre nella C. vavrai se ne distingue perche leggermente convesso
ed a curvatura uniforme. Altre differenze rispetto alia C. vavrai
consistono nella disposizione dell'orlo interno, il qi.ale nella parte
anteriore del guscio e molto discosto dal margine, e nella forma di
questo, che nella parte anteriore e nella prima metk del lato ventrale
si presonta seghettato, per una serie di intaccature poco i)rofonde: lo
sbocco dei porocanaii della zona di fusione corris^ionde all'angolo fra
due denti success! vi ed apparisce come una piccola cavita sferica. I
porocanaii sono semplici, piuttosto sottili, e si trovano anche sparsi
in gran numero nello spess(>re della valva. La zona di fusiune e molto
ristretta. La fascia jalina sporge da tutto il margine libero della valva.
Questa e ben calcarizzata e presenta suUa superficie esterna nume-
rosi piccoli incavi rotondi.
Nella valva destra manca la dentellatura raarginale, e la fascia
jalina, piu ristretta, sporge solo dal margine inferiore e dalla metci
ventrale del margine anteriore.
II guscio veduto dal disopra e di forma quasi ellittica, prosentan-
dosi alquanto ristrc^tto alle cstremita; la sua maggiore ampiezza si
trova verso il mezzo ed 6 uji poco iuferioro a q nella dolla C. vavrai,
(>) Voeltzkow, A. — For8chuDgsreise iu Madagascar uud Ost-AfnUa. — MUiJer, G. W. —
Ostraciiden : Abh. Senkenb. SaOirf. des. Frunli/urt, i^;).S. Bd. I'l. pug. :iO(>, Taf. 10, (!g. i-o.
- 242 -
die corrisponde a '/^ della lunghezza: nella specie qui descntta essa
supera appena <^''a. La valva sinistra soppassa quella destra anterior-
mente per un tratto brevissimo. L'occliio si trova un poco dopo il
terzo antei'iore.
II guscio del ^, non difFerisce da quelle della
Lunghezza: mm 1,2 — altezza: mm 0,76 — larghezza: mm 0,70.
Nel primo paiu di antenne e notevole la brevita e la sottigliezza
degli ultimi cinque articoli, mentre le setole natatorie sono ben svi-
luppate e si estendono per circa una volta e mezza la lunghezza com-
plessiva di tali appendici. Nel secondo paio di antenne le setole nata-
torie sorpassano di poco I'estremita delle unghie terminali!; il quarto
articolo e quattro volte piu lungo che largo, il quinto di lunghezza
tripla della larghezza e largo poco piu di Vs deirarticolo precedente.
Le unghie terminali si estendono per un tratto uguale ai due ultimi
articoli presi insieme, sono ristrette, poco incurvate, ma ripiegate
immediatamente presso la punta, fornite di brevi dentelli dopo il primo
terzo della loi'o estensione. I denti dell'apofisi mascellare anteriore
sono dentellati. II palpo dei piedimascelledel maschio ha il secondo arti-
colo conformato in ciascun late come nella G. incongruens, cioe come
un uncino nella parte destra e come un'appendice piatta, larga verso
il mezzo e di forma quasi triangolare, nella parte sinistra. Nel palpo
di questo lato il primo articolo presenta nella meta superiore una
fittaesottilissima striatura, diretta perpendicolarmente al margine dor-
sale. In ambedue i palpi vi e poi un rivestimento di piccolissime spine
in corrispondenza alTangolo prossimale inferiore dell'apofisi mastica-
toria, le quali non sono visibili che per mezzo di un ingrandimento
molto forte (Ob. 8, oc. 4, Koristka). Nel primo articolo del primo paio
di zampe vi sono due setole presso Testremita distale, la tibia e net-
tamente divisa ed il secondo articolo di essa supera di 74 la lunghezza
del primo. Nel secondo paio di zampe I'unghia e lunga il doppio della
larghezza del penultimo articolo. I rami della forcina sono molto sot-
tili e allungati, leggermente incurvati ad S, con minutissimi dentelli
lungo quasi tutto il margine dorsale ; 1' unghia piii grande, dentellata,
arriva ad un terzo della lunghezza dei rami, I'unghia minore, pure
dentellata, e % deU'altra: la setola ventrale ha questa stessa lun-
ghezza, e la setola dorsale e molto corta. La distanza fra I'attacco
deir unghia piu grande e quello dell' unghia dorsale corrisponde alia
larghezza dei rami, e la stessa distanza intercede fra la base dell' un-
ghia dorsale e quella della .setola dello stesso lato. Tutti questi ca-
ratteri della forcina costituiscono una delle principal! differenze tra
la 0. vavrai e la specie qui descritta. I due peni hanno una parte
prossimale piuttosto larga, a forma di trapezio e con forti rilievi chi-
tinosi, alia quale seguono due appendici, di cui I'esterna termina in
una puuta rivultu uirindietru e sniuirsata, 1' altra, piii curia, terminu
- 243 -
con un raargiue largo, poco convesso. Nell'organo di Zenker vi sono
da 2-t a 28 anelli ben distinti e forniti di forti raggi chitiaosi rego-
larmente disposti ; I'estremita distale dei due tubi forma una specie
di capezzoio assai sporgente e presenta delle incisure disposte in una
rosetta non eccontrica.
Non ho potuto constataro quale sia la disposizione deU'ovariG e
delle glandole testicolari.
Fra gli esemplari che ho osservati, i maschi erano piu frequenti
delle femmine. 1 maschi della Q. vavrai non sono stati trovati; ma ci6
potrebbedipendere dal periodo dell'anno. in ciii questa fu raccolta (mese
di giugno) o da cause accidentali. La C. vinciguerrae e una delle poche
specie del genere di cui si son trovati i due sessi in Europa. Delle
qnali, tre specie fino ad ora spettavano alia fauna d' Italia, cioe la
C. prasina, la C. exseria e la C. mareotica, trovate presso Palermo
e descritte la prima volta dal Fischer (-). Nel rimanente dell' Eu-
ropa la sola Cypris sessuata finoi'a conosciuta e la C. incongruens
Hamdohr, considerata come una forma localmente partenogenetica (3).
Fer6 di questa, come pure della C. virens (Jur.) (una delle specie piii
comuni in Eui'opa e, secondo Moniez, sessuata in Algeria) n^ da me,
ne da altri, per quanto mi e noto, sono stati trovati i maschi in
Italia.
La seconda specie di Ostracode trovata nelle Aterine, e la Cy-
pris bispinosa Lucas, una forma piuttosto rara, che per lo piu e
stata raccolta in locality vicine al mare, e solo in Francia si rinvenne
nell'interno del continente. Questa Cypris non e nuova per la fauna
italiana, avendola raccolta il Prof. Emery (^), molti anni or sono,
nei dintorni di Cagliari. Qui fard osservare come in questa specie,
di cui finora non si e descritto che I'aspetto esterno del guscio, si
riscontrano tutti i caratteri che G. W. Miiller stabilisce nclla sua
monografia degli Ostracodi di Germania per il sottogenere Eurycy-
pris (^), e quindi essa va collocata in questo gruppo : il quale fino ad
ora si riteneva come rappresentato in Europa dalla sola Eiirycypris
pubera (0. F. Miiller). La specie che mi sembra avere la maggiore
affinita con 1' E. bispinosa e una Cypris dell' Africa, l' E. neumanni
G. W. Miiller, trovata da Neumann nel Massai Nycke ('V, la quale
somiglia moltissimo all'^. bispinosa nei caratteri che presentano le
(') Fischer, Seb. — Beitrag zur Kenntniss der Ostracodeo: Ab)t. Xhad. Munchen 7. Dd.
i855.
(•) La Cypris Madaraszi (Cypris dispar) deve collocarsi, come haniio fatto osservare G. W. M tl 1-
ler e Kaufman n, in un genere a s6.
(*) De Guerne, J. — Comuaicatioa siir I'yprii bispinosa. Bull. Soc. Ent. France, ifiiti',
pag. 247, (Siiance S:i novenibre).
(=) MUller, G. W. — Deutschlands SUsswasser-Ostracoden : Zootrnjia. Heft 30^, 30", i900.
C) MUller, U. W. — Afrikanische Ostacoden; Zool. Jahrb. Abl. Syst. 13. Bd. i9U0,pag. 25if.
- 244 -
valve vedute di profilo, ma se ne discosta sopratiitto per la forma
straordinariamente larga del guscio (la quale si trova anche in altre
Eurycypris) e per la mancanza delle due sporgenze aliformi sui lati.
Esaurite le comunicazioni scientifiche, il Presidente da la parola al pro-
fessor Alessandro Ghigi per riferire circa la legge sulla caccia dal punto di
vista zoologico.
Gliigi da ragiono del seguente ordine del giorno:
L'Unione Zoologica Italiana. riuuita nella sua V assemblea ordinaria in
Portoferrario, tenuto conto della imminenza di una discussione sul progetto
di legge per I'esercizio della caccia, considerando che taluni provvedimenti
debbono essere I'applicazione pratica di criteri scientific!, esprime il parere :
1*> cbe i termini del divieto generale siano unici per tutto il Regno;
2" che i termini del divieto mirino, per quanto e possibile, a proteg-
gere gli uccelli durante 11 ripasso primaverile;
3o che non vengano compilate tabelle di animali nocivi;
40 che siano istituite riserve di protezione atte al ripopolamento di
certe specie di selvaggina stazionaria;
5" che i permessi scientific! da accordarsi ai Direttori dei Musei, non
siano tassativamente limitati ad uno solo per Museo;
6° che la Commissione consultiva sia composta di persone tecniche con
larga rappresentanza di Zoologi;
70 che la Commissione consultiva abbia facolti di stabilire periodica-
mente le eccezioni a termini general! del divieto, tanto in rapporto alia qua-
lita della selvaggina, quanto al tempo, al luogo e al modo di caccia.
Dopo breve discussione, cui partecipano Salvadori e Damiani, circa il 5" po-
stulato che viene concordato nel modo suesposto, d'accordo col relatore, Tordine
del giorno e approvato all'unanimita.
La seduta e tolta alle ore 12,
Alle ore 15 i congressisti si recarono a visitare la Villa Napoleonica
a S. Martino, ricevuti dal comra. Bracclaiini in rappresentanza dell'on. Pilade
Del Buono. Visitarono il « Museo Zoologico Elbano » ; poscia fu ofierto lo Cham-
pagne. II comm. Braccialini brindo ai Congressisti; risposero ringraziando il
Presidente prof. Wlonticelli ed il prof. Romiti.
Martedi 18 aprile.
I congressisti a bordo della R. Nave « Ciclope » , attraversando il canale
di Piombino, si recano all'isola di Pianosa. Durante il tragitto vengono ese-
guite pesche pelagiche e dragaggi. II Comandante offre una refezione a bordo.
A Pianosa i Congressisti visitano la colonia agricola penale e si spargono
poscia nell'isola per raccolte zoologiche.
245 -
Mercoledi 19 aprile.
(Seduta antimeridiana).
Ghigi legge il seguente telegramraa del IVlinistro dell'lstruzlone:
« Ringrazio valorosi degnissimi colleghi per gradito telegramma clie mi
« ia pur da lontano assistere in ispirito loro dotte geniali riunioni da cui
« auguro che scienza zoologica italiana tragga nuovo impulse fecondi lavori.
« Ministro istruzione Bianchi ».
Romltl comunica che il Ministro della Marina ha ordinate che la R. Nave
« Ciclope » rimanga a disposizione per ricoudurre I'indomani i Congressi-
stj a Livorno. Comunica che nel pomeriggio il « Ciclope* accorapagnera i
congressisti prima all'Eafola, ove saranno eseguite pesche coi palamiti, po-
scia a Marciana marittima.
II Presidente da la parola al prof. Mazzarelli per riferire circa alcune que-
stioni riguardanti la pesca.
Mazzarelli dice come le iramissioni di Trota nelle acque pubbliche si ese-
guono principalmente con avannotti in cui non e ancora completamente avve-
nuta la recezione del sacco vitellino e che non hanno ancora la capacity di
sfuggire con successo ai loro nemici talche dei varii milioni di avannotti im-
raessi soltanto pochi sopravvivono. AH'estero si va, invece, tacendo strada il
concetto che meglio convenga immettere pesciolini di 6 mesi o di un anno,
come anche da noi si fa in piccola misura, i quali resistono assai meglio.
Propone che in Italia si dia la preferenza a questo sistema. Rileva come i re-
golamenti sulla pesca non vengano rispettati e come gli agenti si rifiutino
di farli osservare, rendendo inutile, con la mancanza di sorveglianza, la pro-
mulgazione di leggi. Occorre qiiindi di provvedere con personale apposito. Ri-
chiama I'attenzione del Convegno sulla necessity che le stazioai di piscicultura
siano dirette da zoologi, senza rinunziare tuttavia all' opera preziosa dei pratici.
Ricorda come da qualche anno si discuta suU'irapianto di una stazione di
piscicultura marina; ritiene prematuro il progetto e crede invece sarebbe raolto
piu conveniente ed utile per ora incaricare con i fondi stanziati giovani natu-
ralisti di compiere studii in proposito presso la Stazione Zoologica di Napoli.
Ghigi e favorevole alia proposta del Mazzarelli di iniziare imraissioni con
pesciolini di una certa eti; da un triennio egli compie immissioni per con to
del Ministero in provincia di Bologna ed enumera alcuni fatti che tendono
a provare come le immissioni di pesciolini diano risultati raigliori die non
quelle di avannotti.
Parona, Ficaibi e Macchlati chiedono schiariraenti suUe circostanze di am-
biente che hanno accompagnato le immissioni fatte dal Ghigi. Questi da spie-
gazioni e dice che si riserva di render pubbliche le proprie osservazioni nella
relazione che dovra fare al Ministero suUe operazioni ittiche da lui compiute
quest'anno nelle provincie di Bologna e di Firenze.
Emery parla sulla sorveglianza degli agenti e sulla inosservauza delle
leggi. Ritiene inutile far voti a questo proposito, convinto che qualsiasi prov-
vedimento si rende inefficace quando non abbia I'appoggio dell'opinione pub-
blica. Reputa piu opportune illuminare il pubblico ed istruirlo con conferenze.
Monti 6 di questo parere e propone che si interessi il Ministero ad eser-
citare una propaganda proficua alia pesca ed all'acquicultura.
Arlola al conlrario ritene indispensabile insistere suU'osservanza delle leggi.
- 246 -
Ghigi osserva all'Emery eel al Monti che il Ministero e appunto nel loro or-
dine di idee; che la scuola di Pesca ed Acquicultura, recentemente istituitaa
Veuezia, ha forse per iscopo principale la propaganda vagheggiata da loro e
I'istruzione dei pescatori. Iiiforma che appunto in questi giorni il prof. Levi-
Morenos, che dirige quella Scuola con rara competenza ed aramirevole entu-
siasmo, ha tenuto un breve corso di conferenze ai Direttori delle Cattedre
arabulanti di Agricoltura, perche possano, nell'esercizio del loro ufficio, fare
un' utile propaganda in favore della pesca.
Rileva inoltre come questo ramo dell' industria zootecnica abbia conse-
guito uno sviluppo considerevole, che ci fa molto bene sperare per I'avvenire,
dal giorno in cui Ton. Rava e a capo del Ministero d'Agricoltura.
Mazzarelli trova giusto quanto dicono Emery e Monti; insiste pero, senza
abbandonare il concetto della propaganda, alia quale gii attendono le Society
di pesca sulla istituzione di apposito personale per la sorveglianza.
Parona, circa la direzione delle Stazioni di Piscicultura, prega il prof. Maz-
zarelli di ritirare la sua proposta, onde noii dar luogo a! piu lontano sospetto
che la proposta possa rivestire carattere personale.
Camerano si associa all'emendamento Parona. Emery si associa invece a
Mazzarelli.
Mazzarelli dichiara che la sua proposta aveva carattere puramente obiet-
tivo ; tuttavia, data I'osservazione del prof. Parona^ la ritira e propone il se-
gueute ordine del giorno:
L'Unione Zoologica Italiana fa voto:
lo « che il Ministro per I'Agricoltura studi la questione per immettere
€ nelle acque pubbliche novellame a preferenza di avarmotti forniti ancora di
« vescicola vitellina;
i^" f che il Ministro studi il modo migliore per ottenere 1' osservanza
« delle leggi e dei regolamenti sulla pesca*.
L'ordine del giorno e approvato.
Romiti ricorda come per la riunione federale di tutte le Societi Anatomi-
che, da tenersi in Ginevra nell'agosto 1905, riunione alia quale ha anche ade-
rito rUnione Zoologica Italiana con una decisione presa al Convegno di Ri-
mini, delegando a.rappresentarla come Presidente il prof. Romiti, occorra no-
minare un secondo delegate, a norma di quanto fu deciso in una riunione dei
delegati delle Society federate, tenuta in Tolosa. Rileva che le Society, fede-
rate nella riunione di Ginevra sono: « Anatomische Gesellschaft, Association
de.s Anatoraistes, Anatomical Society of Great Britain and Ireland, American
Society of Anatomy, TJnione Zoologica Italiana ». Ricorda come egli abbia so-
stenuto ed ottenuto che nella riunione federale possa essere usata anche la
lingua italiana. Propone quale secondo delegate in quality di Vice-Presidente
il prof. Valenti.
La proposta Romiti e approvata.
II Presidente propone, e I'Assemblea approva, che I'Unione sia rappresen-
tata ai Congressi internazionali dai Soci che vi prendono parte ; cosi si de-
cide per il Congresso ornitologico di Londra e per quello di pesca a Vienna.
II Presidente dk la parola al Segretario per riferire sul progetto di un
Repertorio dei generi e delle specie nuove che si descrivono in Italia.
- 247 -
Ghigi dice come, a norma della deliberazione presa a Rimini, il Repertorio,
annuals, da inserir&i nel Rendiconto, dovrebbe constare di due parti: la pri-
ma dovrebbe contenere le diagnosi, possibilmente accompagnate da incisioni
schematiche, dei generi, delle specie, delle varieta e forme nuove per la fauna
italiana descritte in Italia. La seconda dovrebbe contenere I'elenco delle spe-
cie italiane che fossero pubblicate da autori stranieri. Ora I'Assemblea dove
decidere se il Repertorio debba essere iniziato dall'anno in corso ovvero
da' 1900 in cui si costit'ii TUnione, e deve indicare la persona cui afBdarne
la Redazione ed autorizzare alia relativa spesa.
Parona ritiene che la redazione debba essere afQdata a singoli specialisti.
Camerano, al contrario, pensa che si debbano dare pieni poteri ad una persona
sola, iniziando il lavoro dal 1905 : propone che 1' incarico sia aflSdato al
prof. Ficaibi, anche per la facilitazione che gli viene dalla compilazione del ca-
talog© per la bibliografia scientifica, cui da qualche anno il Ficaibi accudisce.
L'Assemblea approva la proposta di Camerano ; ed il prof. Ficaibi accetta
1' incarico, con una riserva per quanto riguarda gli autori stranieri.
Monticelli svolge una sua proposta tendente ad interessare il Governo per
ottenere che nella Commissione per le regole di nomenclatura zoologica sia
nominato un rappresentante italiano. Dopo alcune osservazioni di Romiti, con-
trario e di Emery favorevole all'intervento del Governo, la proposta Monticelli
e approvata.
II Segretario dk lettura di alcune proposta inviate da soci impediti di
intervenire al Convegno.
€ II socio Setti propone: 1° di aumentare la quota sociale ; 2° di pubblicare
un Bollettino che accolga brevi lavori scientifici, la bibliografia generale zoo-
logica, nonche gli dvvisi dei concorsi e le notizie relative al personals ; 3"^ di
compilare una Fauna italiana; 4° di fare uflfici presso il Ministro della Marina
perche le R. Navi accolgano naturalisti a bordo ».
€ II socio Porta chiede un voto per I'istituzione di uq Museo Nazionale di
Storia Naturale in Roma ».
Emery e d'avviso che non si debbano prendere in considerazione le pro-
poste di sosi assenti; anzi egli coglie 1' occasione per proporre che delle co-
municazioni dei soci assenti si debba leggere il solo titolo.
Ficaibi 6 del parere di Emery. Ghigi al contrario ritiene che non si possa
non tener conto delle proposte fatte da soci aderenti al Congresso e che, per
cause indipendenti dalla loro volonti, non hanno potuto intervenire.
Camerano osserva che, data la ristrettezza del tempo, non e possibile di-
scutere ora proposte cosi gravi; esprime il parere che le proposte Setti, Porta
ed Emery vengano poste all'ordine del giorno del prossimo Congresso.
L'Assemblea approva.
Esauriti gli argomenti posti all'ordine del giorno delle sedute pubbliche,
il Presidente apre I'adunanza privata per trattare gli afiari amministrativi
dell' Uuione.
II Presidente dichiara aperte le urne per 1' elezione deU'iutero Consiglio
Direttivo e noraina gli scrutatori. La sig. prof. Rina Monti funge da Segre-
tario. I votanti sono 74: maggioranza 37.
Visto il risultato della votaaione il Presidente proclama eletti per il trien-
- 248 -
nio 1906-1908 il prof. Eugenio Ficaibi a Presidente, i proflf. Angelo Andres ed
Achille Russo a Vice-Presidenti (giusta le norrne fissate dell'art. 6. dello Statute
per il Presidente ed il VicePresidente anziano), il prof. Francesco Saverio Nlon-
ticelli a Segretario, il prof. Alessandro Ghigi a Vice-Segretario.
Magretti e Peracca revisori dei conti, in luogo di Arrigoni e Setli dimissio-
narii, leggono la loro relazione sui rendiconti dei due esercizi 1903 e 1904
presentati dal Cassiere-Economo ed accettando il bilancio, come esso e stato
impiantato dalla presideuza, ne propongono all'Assemblea I'approvazioue, che
e votata all'unanimiti.
Ghigi in base al bilancio consuntivo approvato, presenta a noine del Con-
siglio quell(» preventivo per I'anno corrente 1905, che viene approvato senza
discussione, accogliendosi in tal modo le proposte del Consiglio di ristampare
il Rendiconto del Convegno di Pavia, esaurito, e di distribuire all' estero un
certo' numero dei rendiconti annui.
II Presidente propone e 1' Assemblea approva la nomina di Mazzarelli e
Monti a revisori dei conti per I'anno 1905.
Emery ia lettura di una confortante relazione sull'« Archivio Zoologico » :
I'Assemblea ne prende atto.
II Presidente apre quindi la discussione per la designazione dell'epoca e
del luogo del futuro convegno (VI adunanza annuale dell'Unione).
Ghigi comunica una lettera del Presidente della Societa Italiana di Scienze
Natural! con sede in Milano, colla quale partecipa che nel prossimo 1906 avra
luogo in quella citt^ un congresso dl Naturalist! indetto dall-a Socveta lia-
liana di Scienze Natural! per festeggiare il cinquantesimo anniversario della
propria fondazioiie. La lettera termina invitando I'Unione Zoologica Italiana
al Congre.sso di Milano.
Emery propone che I'Unione aderisca al congresso dei naturalist! in Milano
rinunciando al proprio convegno dell'anno prossimo.
Ariola dice che, pur aderendo all'iuvito della Societa dei Naturalist!, 1' U-
uione deve egualmente tenere il proprio convegno.
Emery dice che la cosa si puo conciliare, tenendo in occasione del Con-
gresso di Milano, una riunione pe! sol! soc! dell'Unione e propone che la
Presidenza td ponga in rapporto con la Presidenza del Congresso di Milano
per gl! opportuni accord!.
L'Assemblea approva.
II Presidente faceadosi interpetre dei sentiment! deH'Asserablea, ringra-
zia il Comitato ordinatore del Convegno per 1' opera spesa e particolarmente
il suo Presidente prof. Gugiielmo Romiti e I'infaticabile Segretario prof. Gia-
como Damiani; rivolge cortesi parole di riiigraziamento alia citta di Portofer-
raio ed alle Autorita cittadine, con particolare riguardo al Sindacfl e all'ono-
revole Del Buano, cui tan to si deve per la riuscita del Convegno; invia un
caldo saluto al cav. Arturo Cerbino, ed agli ufficial! ed all' equipaggio della
R. Nave « Ci elope » per le infinite cortesie e le araabilita prodigate a! Con-
gressisti.
Riassurae, infine, il lavoro compiuto dall'Assemblea, e con un saluto a!
soc! present! ed assent!, dichiara chiuso il quiuto Convegno Zoologico Na-
zionale, bene augurando aH'avveuire dell'lTnioue Zoologica Italiana.
- 249 -
Appendice
Durante la breve durata di questo Convegno dell' Unione Zoolo-
gica Italiana a Portoferraio i soci Camerano, Borelli, Peracca,
e Zavattari raccolsero una certa quantity di animali in varie regioni
deir Isola d'Elba e dell' isola di Pianosa.
Scarso fu il tempo che si pot6 impiegare a raccogliere animali;
non molto propizia la stagione: i risultamenti furono tuttavia non del
tutto spregevoli.
L' isola d'Elba lungamente ed ampiamente studiata dai punti di
vista mineralogico, geologico, e botanico e tutt'ora poco nota per cio
che riguarda la fauna. Per tale ragione non inutili possono essere i
dati che seguono.
Intorno ai materiali raccolti dai sopra menzionati soci vennero
fino ad ora pubblicati i lavori seguenti:
Dott, Luigi Cognetti de Martiis. — Oligocheti dell'isola d'Elba
e di Pianosa: Boll. Mus. Zool. Anal. Compar. TorHno, Vol. 20,
N. 490, 1905.
Le specie indicate sono: Microxolex phosphoreus (Ant. Duges) di Pia-
nosa, Eiseniella tetraedra {typica) {Sslv.) deWElha,, Helodrilus cMliginosus (Sa,v.)
sub. sp. trapezoides (Ant. Duges) di Portoferraio, Octolasium complaiiatum
(A. Duges) di Marciana (Elba), Octolasium hemiandrum Cognetti di Porto-
terraio, Octolasium damiani no v. spec, di Marciana (Elba).
Quest' ultima specie o assai interessante pei caratteri che presenta ed e
dedicata al prof. Giacomo Damiani benemerito segretario del Convegno el-
banc.
Dott. Giuseppe Nobili. — La Helleria brevicornis Ebn all' Elba
ed a Pianosa con osservazioni sinonimiche: Boll. Mus. Zool. Anal.
Comp. Torino, Vol. 20, N. 491, 1905.
Questa specie pare essere comune nell'Isola d'Elba ed a Pianosa: fino ad
ora essa era nota solo della Corsica e delle Coste della Provenza. II profes-
sor Achille Costa la trov6 in Sardegna e la descrisse come nuovo genere.
(Syjitomagaster) che poscia modifico in Syngastron. Questa specie e, invece,
da riferirsi ai genere Helleria fondato da Ebner nel 1868.
E. Zavattari. — Imenotteri dell'isola d'Elba e di Pianosa: Boll.
Mus. Zool. An at. Comp. Torino, Vol. 20, N. 493, 1905.
Sono menzionate venticinque specie.
Prof. F. Silvestri. — Elenco dei Miriapodi, Tisanuri, Termitidi ed
Embiidi raccolti all' isola d'Elba o di Pianosa. Boll. Mus. Zool.
Anal. Comp. Torino, Vol. 20, N. 501, 190b.
Sono indicate nove specie di Miriapodi, una di Tisauuri, una di Termitidi
ed una di Embiidi.
- 250 -
II signor Carlo Pollonepa ha in studio i molluschi terragnoli
e d'acqua dolce tra i quali vi sono alcune specie interessanti. Fra
poco verra pubblicato 11 lavoro.
II dott, Mario G. Peracca ha in studio i rettili e gli anfibi che
offi'ono carapo ad alcune osservazioui i-elative alia distribuzione geo-
gratica di varie specie.
Aggiungiamo le seguenti notizie che si riferiscono ad altri gruppi
di animali raccolti dai predetti soci e non pubblicate.
Dott. A. Borelli. — Turbellari.
Planaiia yonocephala Duges. Molto frequente sotto le pietre nei ruscelli
d'acqua corrente vicino a Marciana Alta (Elba).
Prof. L. Camerano. — Gordii.
Gordiiis villotl Rosa. Un esemplare raaschio trovato a Marciana Alta (Elba).
(Lungh. m. 0,08, larg. mass. m. 0,0005, colore bianchiccio).
Un'altro esemplare maschio della stessa specie venne trovato dal dott. Da-
rn iani nel 1902 a S. llario (Elba) (Lungh. m. 0,110, largli. mass. m. 0,0007, co-
lore nerastro colle macchiette ovali caratteristiche bea spiccate). Questo esem-
plare venne comunicato dal prof. C. Parona.
Dott. A. Borelli. — Scorpioni.
Euscorpius flavicaudis De Geer. Molti esemplari maschi e feramine nei
dintorni di Portoferraio.
Euscorpius carpathicus L. Comune nei dintorni di Portoferraio ed a Mar-
ciana Alta (Elba) dove non si trovo la specie precedente.
Le due specie ora raenzionate vennero pure raccolte nell' isola di Pianosa.
Dott, A. Borelli. — Foi-ficole.
Anisolahis moesta (Serv.). Comunissima sotto le pietre.
Anisolabis maritima (Gene). Due soli esemplari, un maschio ed una fem-
mina, trovati dal dott. G. Cecconi vicino a Portoferraio.
Forficula. auricularia F. Un esemplare maschio della forma macrolabia.
Forficula decipiens Gene. Molti esemplari maschi, femmine e larve della
forma cyclolabia ed alcuni esemplari della forma macrolabia. La forma cyclo-
labia venne pure trovata nell' isola di Pianosa.
Dott. G. Nobili. — Crostacei.
Decapodi. — ProceA'A-rt canalic.idata Leach, Leander xiphias Risso, Pagnri-
Htes maculatus (Risso), Inachus dorynchus Leach, Stenorhynchus longirostris
(Fabr.), Stenorhynchus phalangium (Penn.), Pachygrapsus marmoratus (Fabr.).
Lsopodi. — Bopyrus xiphias Giard e Bonnier sopra Leander xiphias, Aega
rosacea (Risso), Cerotothoa sp., Anilocra physocles Echw., Helleria brevicornis
Ebn, Lygia italica Fabr. e numerosi isopodi terrestri che verrano studiati.
Prof. E. Giglio Tos. - Ditteri.
Chiysomyia formosa Scop. Portoferraio, bibiomarii Linn. Marciana Alta
(Elba), Eristalis tenax Linn. Portoferraio, Catabomba pyrasfri Linn. Porto-
terraio.
- 251 -
Aderirono al Uonvegno i seguenti signori:
a) Soci dell'Unione. — Altobello dott. G., Andres prof. A., Ariola prof.
V.*, Arrigoni degli Oddi conte dott. E., Bellotti prof. C.*, Bentivoglio prof. T.*,
Borelli dott. A.*, Brian dott. A., Brunelli dott. G., Camerano prof. L.*, Cognetti
dott. L., Cecconi dott. G.*, Cacace dott. E., Crivelli Serbelloni conte G., Daraiani
prof. G.*, De Marchi dott. M.*, Delia Valle prof. A., Emery prof. C.*, Enriques
•dott. P.*, Fano prof. G.*, Festa dott. E., Fiocchini dott. C, Frassetto dott. F.,
Ficalbi prof. E.*, Ghigi prof. A.*, Giacomini prof. E.*, Giardina prof. A., Gi-
glioli H. prof. E., Knietniewski dott. C.*, Issel prof. R.*, Jona prof. A., Lamber-
tenghi A.*, Lepri dott. C.*, Lunghetti dott. B.*, Magretti dott. P.*, Masi dott. L.,
Mazzarelli prof. G.*, Mazza prof. F.*, Martorelli prof. G., Monti prof. R.*,
Monti prof. A.*, Monticelli prof. Fr. Sav.*, Nobili dott. G., Orlandi dott. S.*,
Pavesi prof. P., Pardi dott. F.*, Paravicini dott. G., Paroiia prof. C.*, Pieran-
toni prof. U., Peracca dott. M.*, RafFaele prof. F., Romiti prof. G.*, Russo
prof. A., Salvadori prof. T.*, Sordelli prof. F., Supino prof. F., Trinci dott. G.*,
Tosi dott. A.*, Valenti prof. G., Vignoli prof. T., Vinciguerra prof. D.
b) Non Soci. — Artini prof. E., Baccarini prof. P., Barbieri dott. C,
Bruni N., Benini R.*, Bigeschi aw. G.*, Benin! dott. P., Burckhardt prof. R.,
Benini prof. R.*, Cassuto on. E., Dal Borgo pi-of. P., Damiani aw. L.*, Del
Biiono on. P., De Caraffa prof. G. B., Di Colo dott. F.*, De Marchi * (signora)
Foresi E.*, Foresi M., Grandolfi dott. C, Guani dott. E.*, Guidi gen. P.*,
Grassi prof. G.*, Germini A.*, Labindo G., Lanzi L."*, Lasagna dott. E., Longo
prof. O.*, Lepri dott. C.*, Macchiati prof. L.*, Marchetti cav. G., Marini dolt.
E.*, Mascarelli dott. L.*, Museo di Storia Naturale Milano, Milani prof. P.,
Mezzana prof. N.* Ottolenghi Bellora-Pardi prof. F,, Orlandi dott. C, Parapa-
nini dott. R., PuUe ing. G.*, Pigozzi G.*, Pirotta prof. R., Pardi dott. U.*,
Razzanti A., Rossi A.*, Reboa A.*, Roster proi. G.*, Silva prof. E., Scarpi prof.
P., Society della Pesca, Tasselli prof. E,, Zacharias dott. 0., Zavattari E.*
N. B. — I norai degli intervenuti sono contraddistinti da un *.
UNIONE ZOOLOGICA ITALIANA
II distintivo della U. Z. I. (deliberato dal
Consiglio direttivo) come dalla qui annessa figura
trovasi in vendita presso la Segreteria dolla U.
Z. I. (Islituto zoologico R. Universita di Napoli)
hI prezzo di costo, L. 3.50. (Aggiungere le spese di
posta L. 0.15). II distintivo e in argeuto cou piede
a tergo per raettersi alia bottoniera (volendo .si
puo avere anche cou spilla a tergo).
I soci che desiderauo tarne acquisto si diri-
gano al Segretario della U. Z. I. II distintivo si
di gratis ai Socii che pagano cinque annate anti-
cipate.
CosiMO Chbrubini, Amministratore-responsahile.
FireD28, IVUS. — Tip. L. Niccolai, Via Faenia,44.
Monitore Zoologico Italiano
(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia)
Organo ufficiale della Unione Zoologica Italiana
DIRETTO
DAI DOTTORI
GIULIO CHIARUGI EUGENIO FIGALBI
Prof, di Anatomia uinaua Prof. <Ji Anatomia comp. e Zoologia
nel R. Istituto di Studl Super, in Kirenze nella R. University di Pisa
Ufficio di Direzione ed Amministrazione: Istituto Anatomico, Firenze.
12 numeri aU'anno — Abbuonamento annuo L. 15.
XVI Anno Firenze, Settembre 1905 N. 9
SOMMARIO: Bibuografia : Pag. 253-258.
CoMUNiCAZiONi ORiGiNALi : Balducci E., Osservazioni e considerazioni sulla
pigmentazione dell'iride deWAthene Chiaradiae Gigl. (Con una fig.). —
Cherie-Ligniere M., Sulle arterie della fossa temporalis nell' uomo.
(Con i fig.). — Pag. 258-292.
Notizib: Concorsi a premi. — Pag. 292.
Avvertenza
Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore
Zoologico Italiano e vietata la riproduzione.
BIBLIOGRAFIA
Si del notizia soltanto dei lavori pubblicati in Italia.
XV. Vertebrati.
II PARTE ANATOMICA.
1. Parte gbnerale.
Anzoletti Augusto. — Piccoli appunti sulle condizioni statiche dell'arto infe-
riore. — Arch. Ortopedia, An. 21, Fa.'ic. 6, pp. 490-502, con fig. Milano 1904.
Testut L. e Jacob O. — — Trattato di anatomia topografica, con applica-
zioni medico-chirurgiche. Trad. ital. del prof. R. Fusari. — Torino, Unione
tipografico-editrice. In cortso di puhhlicazione.
2. Tegumbnto b produzioni tegumentarie.
Altobello G. — Le penne e la loro struttura : appunti di ornitologia. — Cam-
vobas.w, tip. Colitti, 1904, 8° fig., pp. 31.
Blasio (de) A. — Polimastia perivulvare. Con fig. — Arch. Psich., Neiirnpa
toL, Antropol. crimin. e Mediciua legale. Vol. 26 {S. 3, Vol. 2), Fasc. 1-2,
pp. 171- 173. Torino 1905.
- 254 -
Bruno Alessandro. — Snlle ghiandole cutanee della Rana esculenta. Primo
coutributo. — Doll. Sor. NaturaUsti NapoU, An. 18, Ser. 1, Vol. IS, 1904, pp.
215 233, con tav. Napoli 1905.
Giorgi Eugenio. — Contributo alio studio delle anomalie dei peli [Uomo], —
Giorn. ital. malattie veneree e pelle, Vol. 45, An. 39, Fasc. 6, pp. 726-735,
con tav. Milano 1904.
Polverini G. — Contributo alio studio dei ponti intercellulari nello strato del
Malpighi della cute uraana. Con fig. — Sptrimentale {Arch. Biologia norm.
e patol). An. 58, Fasc. 6, pp. 1018-1022. Firenze 1904.
Rynberk (van) G. — Sui disegni cutanei dei vertebrati in rapporto alia dot-
tvina segmentale. — Atti Accad. Lincei (Eendic), CI. Sc. fi.s., matetn. e
nat., An. 302, S. 5, Vol. 14, Fasc. 7, f Sem., pp. 404-411. Roma 1905.
B. SlSTBMA NERVOSO CBNTRALB E PBRIFERICO.
Giannelli Luigi. — Ancora sull'occhio parietale dei Rettili. — Monit. Zool.
ital, An. 16, N. 1, pp. 4 9. Firenze 1905.
Guerrini G. — Sur la tonction de I'hypophyse. Recherches experimentales.
(Resume de I'auteur). — Arch. ital. Biologie, T. 43, Fa.^c. 1, pp. 1-9. Tu-
rin 1905.
Guerrini G. — Sur une hypertrophie secondaire experimentale de I'hypophyse.
(Resume de I'Auteur). — Arch. ital. Biologie, T. 43, Fasc. 1, pp. 10-16. Tu-
rin 1905.
Lugiato Luigi. — Degenerazioni secondarie sperimentali (da strappo dello
sciatico e relative radici spinali) studiate col metodo di Donaggio per le
degenerazioni. 2a Nota. [Maniraiferi]. — Biv. sperim. Freniatria, Vol. 30,
Fasc. 4, pp. 826-864. con figg. Reggio Emilia 1904.
Pagliari Filippo. — Contributo alio studio della microcefalia. — Policlinico,
An. 12, Vol. 12 M, Fa.sc 2, pp. 87-96. Con tavole. Roma 1905.
Schifone Orazio. — Degli etfetti sulla struttura e suUa funzione della cortec-
cia cerebrale consecutivi alle estese resezioni craniche e durali [Mammi-
teri]. — Policlinico, An. 12, Vol. 12-C, Fasc. 1, pp. 39-48; Fasc. 3, pp. 128-
140 ; Fasc. 4, x>P- 166 188 ; Fasc. 5, pp. 217 230, con tavole e figure nel te-
.sto. Roma. 1905.
Staderini Rutilio. — I Saurii e il loro occhio parietale. — Monit. Zool.- ital,
An. 16, N. 3, pp. 61-64. Firenze 1905.
T'agliani Giulio. — Per la rigenerazione delle cellule nervose dorsali (Hinter-
zellen) nel midollo spiuale caudale di Triton cristatus. — Vedi M. Z.,
XVI, 1, 3.
4. Organi di sbnso.
Crevatin Francesco. — I nervi della cornea dei Rettili: Sunto. — Rend/c.
Sess. Accad. Sc. Istit. Bologna, N. S., Vol 8 (1903-904), Fa.s'c. 1, pp. 2 4.
Bologna 1904.
Coggi Alessandro. — Le ampoUe di Lorenzini nei Gimnofioni. — Monit. Zool
ital, An. 16, N. 2, pp. 49-56. Firenze 1905.
Monesi Luigi. — Osservazioni di anatomia comparata sulle vie lacrimali. —
Rendic. Soc. med.chir. Bologna, adun. 31 Gennaio 1905, in ; Bull. Sc. me-
diche, An. 76 {S. 8, Vol 5), Fasc. 4, p 223. Bologna 1905.
Ponzo Mario. — Sulla presenza di calici gustativi in alcune parti della re-
trobocca e nella parte uasale della faringe del feto uraano : nota prelim. —
Giorn. Accad. Medicina Torino, An. 68, N. 12, pp. 122-127. Torino 1905.
- 255 -
Tornatola S. — Sull'assenza della limitante interna nella retina dei Verte-
brati. — Estr. di pp. 15 d. Atti Accad. Peloritana, Vol. 20, Fa.sn. 1. Mes-
sina 1905, con tav.
6. SCHBLBTRO B ARTlCOLAZIONl.
Alfieri Emilio, — Osservazioni pelvigrafiche sullo stretto superiore del bacini
femminili norraali e patologici. — Boll. Soc. med.chir. Pavia, 1905, N. 1,
pp. 30-47, con tav. Pavia 1905.
Antonelli I. — Su un caso di mancanza congenita bilaterale del radio. —
Gazz. med. ital, An. 55, N. 51 e 52 e An. 56, N. 9. Torino 1904 e 1905.
Antonelli Italo. — Su un caso di mancanza congenita del perone. — Gazz.
med. ital., An. 56, N. 21, pp. 205-208, con fig. Torino 1905. Continua.
Banchi Arturo. — Del cranio e del cervello di due ciclopi. II corpo calloso
puo esistere nei cervelli ad emisferi non separati. L' ipofis^i e la tromba
olfattiva. — Sperimentale {Arch. Biologia norm, e patoL), An. 59, Fasc. 2,
pp. 201-220, con figure. Firenze 1905.
Banchi Arturo. — Cuneiforrae I bipartite. II I cuneiforrae comprende il tar-
sale distale del prealluce? Con 3 figure. — Motiit. Zool. ital.. An. 16, N. 3,
pp. 10-15. Firenze 1905.
Bianchini Bruno. — Ricerche sopra un teschio di Cynocephalus sphinx ^
juv. — Boll. Soc. Zool. ital., An. 14 {S. 2, Vol. 6), Fasc. 1-3, pp. 14-89.
Roma, 1905.
Cutore Gaetano. — Frequenza e cotnportamento dei canali perforanti arte-
riosi nella squama temporale dell'uomo. Gon 6 figure. — Monit. Zool.
ital, An. 16, N. 1, pp. 16-28 ; N. 2, pp. 32-49. Firenze 1905.
Giuflfrida-Ruggeri V. — Gli pseudo-parietali tripartiti del Frassetto. — 3fo
nit. Zool. ital., A?i. 16, N. 3, pp. 64 10. Firenze 1905.
Kazzander [Giulio]. — [Pneuraaticiti dell'osso temporale — Uomo]. — Boll.
Sor.. Eustachiana, An. 2, N. 9-10, pp. 26-21. Camerino 1904.
Leuzzi Francesco. — Una singolare articolazion > tiro-joidea: descrizione e
ricei'che tetali e mort'ologiche [Uomo e altri vertebrati]. — Boll. Soc. Natu-
ralisti Napoli, An. 18, S. 1, Vol. 18, 1904, pp. 100113, con figg. Napoli 1905.
Peli Giuseppe. — La cavita glenoidea dell'osso temporale nei sani di raente,
negli alienati e nei criminali. Con tav. — Arch. Psich., Neuropatol., An-
tropol. crimin. e Medicina legale. Vol. 26 {S. 3, Vol. 2), Fasc. 12, pp. 29-
32. Torino 1905. Vedi anche : Bull. Sc. mediche. An. 16 {S. 8, Vol. 5),
Fasc. 4, pp. 169-111. Bologna 1905.
Tenchini L[orenzo]. — Canali pertoranti vascolari sagittali e parasagittaii nei
cranio deU'uorao adulto. Con tav. VIII-XII. — Arch. ital. Anatomia ed Em
briol.. Vol. 4, Fasc. 1, pp. 116-152. Firenze 1905.
Tenchini L[orenzoJ. — Di un emissario anomalo orbito-trontale. — Monit. Zool.
ital., An. 16, N. 4, pp. 90 93. Firenze 1905.
Zuccarelli Angelo. — II terzo trocantere uell'iiomo. Sue forme, sue dimen-
sioni, suo valore onto-filogeuetico. — Arch. Psich., Neuropatol., Antro-
pol. crimin. e Medicina legale. Vol. 26 {S. 3, Vol. .2), Fasc. 1-2, pp. 166
161. Torino 1905.
6. Apparecchio muscolarb.
Focacci Maurizio. — Diaf'ramma, sue anomalio o loro signiHcato mortologico. —
Atti Soc. Naturalisti e Matem. Modena, An. 31, S. 4, Vol. 6, pp. 61-112.
Modena 1903.
- 256 -
Livini Ferdinando. — Contribuzione alia morfologia del M. rectus abdominis
e del M. supracostalis nell'uomo. Con tav. VII e 20 figure nel testo. —
Arch. ital. Anatomia ed EmbrioL, Vol. 4, Fasc. 1, pp. 81-115. Firenze 1905.
Vaccari Luigi. — Su di una rara disposizione della fascia di Cooper a livello
di un'ernia diretta della vescica. — Gazz. Ospedali, A7i. 25, N. 49, pp. 516-
511. Milano 1904.
7. ApPARECCHIO CARDIACO VASCOLARE. MlLZA.
Acqua (dall') U. e Meneghetti A. — Eiceiche di anatomia comparata sulle
arterie della faccia [Mamraiferi, uorao compreso]. Con tav. XIV-XXI. —
Arch. ital. Anatomia ed EmbrioL, Vol. 4, Fasc. 1, pp. 161182. Firenze 1905.
{Continua).
Favaro Giuseppe. — Sopra la circolazione caudale nei Missinoidi, nei Selaci,
negli Olocefali e nei Ganoidi : nota prev. — Estr. di pp. S, d. Atti e Mem.
Accad. Sc, Lett, ed Arti Padova, Vol. 21, Disp. 2. Padova 1905.
Pitzorno Marco. — Hicerche di morfologia comparata sopra le arterie suc-
clavia ed ascellare (Selaci). Con 3 figure. — Monit. Zool. ital., An. 16,
N. 4, pp. 94-103. Firenze 1905.
Quadrone Carlo. — Attorno ad un caso di destrocardia congenita pura con
endocardite acquisita. — Riv. crit. Clin, med., An. 6, N. 6, pp. 89-93 e N. 7,
pp. 105-110, con figg. Firenze 1905.
Versari Uiccardo. — Eara anomalia della valvola d'Eustachio in uomo adulto
con doppia vena cava superiore. Con tav. — Estr. di pp. 23 d. Ricerche
Laborat. Anat. norm. Univ. Roma, Vol. 11, Fasc. 1. Roma 1905.
8. TUBO DIGESTIVO E GLANDOLB ANNESSE.
Bezzola Carlo. — Contributo alia conoscenza dell' assorbimento intestinale
[Vertebrati]. — Boll. Soc. med.chir. Pavia, 1904, ^. 4, pp. 260-272, con
tav. Pavia 1904.
Fasoli G. — Sulla struttura istologica della dentina. — La Stomatologia,
Vol. 3, N. 7, pp. 329-344. Milano 1905. Continuaz. continua.
Lionti Girolamo. — Sulla origine e distribuzione del tessuto elastic© nei fe-
gato cirrotico [e normale] [Uomo], — Riforma rnedica, An. 21, N. 1, pp. 5-8.
PalermoNapoli 1905.
Marchioni-r addi Carmela. — Ricerche sul grasso nei pancreas [Mammiferi]. —
Sperimentale {Arch. Biologia norm, e patol.), An. 59, Fasc. 1, pp. 89-114.
Firenze 1905.
Montini A. D. — Contributo alio studio dell'occlusione intestinale da diver-
ticolo del Meckel. — Gazz. Ospedali, An. 26, N. 19, jyp. 200-203. Milano
1905.
Pirone Raffaele. — Sulla fisiopatologia del grande epiploon : nuovo contributo
sperimentale [Mammiferi]. — Riforma rnedica, An. 21, N. 1, pp- 814. Pa-
lermoNapoli 1905.
Savagnone Ettore. — Contributo alia conoscenza della fisiopatologia della eel-
lula pancreatica. Ricerche citologiche. — Riforma rnedica, An. 20, N. 51,
pp. 1405 1409, con tav. PalermoNapoli 1904.
Silvestri Torindo. — Sull'indipendeuza funzionale ed anatomica dei lobi del
fegato. — Gazz. Ospedali, An. 26, N. 55, pp. 570-572. Milano 1905.
Zamboni Giuseppe. — Sugli efietti della resez-ione dei nervi del pancreas. —
Riforma rnedica. An. 21, N. 1, pp. 3-5. Palenno-Napoli 1905.
- 257
10. Apparecchio uro-genitalb. Capsule S(irrenali.
Donati A. — Prolifei-azione atipica di epitelii in reni con vasi leo;ati. —
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Fasc. 1, pp. 2124 ; Fasc. 2, pp. 80 82 ; Fasc. 3, pp. 140-143 ; Fasc. 5,
pp. 201-208 ; Fasc. 6, pp. 255-268. Veaezia 1905 {continitaz. e fine).
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- 258 -
Vaccari Alessandro. — Note anatomiche e teratologiche su di anraromostro
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N. 3, pp. 211-231, con figure. Torino 1905.
COMUNICAZIONI ORIGINALI
Osservazioni e considerazioni sulla pigmentazione deH'iride
deir Athe?ie Chiaradiae Gig I.
PER iL DoiT. ENRICO BALDUOCI.
(Con una fio;ura)
^ vietata la riproduzione.
Quando il prof. Enrico H. Giglioli, ebbe per la prima volta
in dono dall'on. coram. Emidio Chiaradia la civetta che poi de-
scriase come una presunta nuova specie col nome di Athene Chia-
radiae (1), oltre alle varie considerazioni sapientemente dedotte dalla
diversa colorazione del piumaggio, non si ristette dall'esaminare il
colore deir iride che tanto diverse si mostrava da quelle delle ci-
vette comuni; cosi esprimendosi nella sua pUbblicazione del 1903 (2)
" What struck me at once in the aspect of this small Owl, and
" what attracted " a prima vista „ the attention of all who saw
" it, was the colour of the eyes, the iris being a deep brown, which
" looked black in the living bird „....
Oltre a cio aggiunge numerose ed importanti osservazioni sulla
varia colorazione dell' nide che e scura in alcuni generi della fami-
glia dei Bubonidae, ricordando il case citato dall' Hodgson della
Scops lettia che ha occhi giaUi quando e giovane, mentre 1' iride
diventa scura nei vecchi. Rammenta ancora come nei grandi gufi,
nei quali e notoria 1' iride gialla, si presentino casi di occhi bruni,
e come lo Scops elegans, I'Asio capensis, il Bubo lacteus, e
il Bubo schelleyi abbiano iride bruna, mentre il Bubo cineraceus
ha iride bleu.
Anche il Ghigi (19) nei sue importantissimo lavoro intorno
alia biologia e alia sistematica dei Phasianidae, parla della varia
- 259 -
colorazione deH'iride che si riscontra nel genere Chrysolophus ;
tantu die il sesso si distingue bene per questo carattere, avendo la
femmina I'iride bruna, mentre nei masclii e gialla o bianca, secondo
che si tratta del C. pictus o del C. amherstiae.
E sebbene non molto frequenti sieno i casi di civette con oc-
chi scuri, pure anche al sig. Graziano Vallon capito di prendere
una civetta con occhi neri in un nido ove le altre avevaiio 1' iride
gialla. Ma il case non e isolato e si ripete anche per gli albinismi
completi, per i quali siamo soliti osservare occhi dall' iride rosea.
La cohezione ornitologica italiana del prof. Enrico H. Giglioli, la
quale si trova nel Museo di Storia naturale di Firenze, si e arric-
chita recentemente di due civette assolutamente albine che vive,
furono tenute in osservazione vari giorni. perche avevano 1' iride
color bigio-verde-cupo.
Del resto cosi fatti casi, nella colorazione dell' iride, si ripetono
con maggior frequenza che non sarebbe dato supporre, e non tutte
le notizie su cio giungono agh orecchi degli studiosi.
Pur tuttavia ecco che, a distanza appena di tre anni dalla ci-
vetta dagli occhi neri, il prof. Enrico H. Giglioli ha la fortuna
di potere avere un nuovo esemplare simile al primo ; e si deve alia
ben nota passione e aha solerte attivita deH'ornitologo sig. Gra-
ziano Vallon, se egli pote durante le ripetute ricerche fatte a
questo fine, trovare a Pizzocco, non lungi da Caneva di Sacile (Udi-
ne), altre civette dagli occhi neri.
Queste civette furono prese in un nido distante appena quin-
dici metri dal luogo ove nel luglio 1899 venne trovata la prima
Athene Chiaradiae. II sig. Vallon poi oltre a cinque nidiacei, tre
del quali con iride gialla (A. noctua), e gli altri due con occhi neri
(A. Chiaradiae) prese pure i genitori.
Furono gh occhi di due di questi nidiacei, 1' uno dall' iride nera,
I'altro dair iride giaha, che potei esaminare, confrontandoh con al-
tri di Athene noctua, e di Strix flammea; e ben mi displace che
un malinteso mi abbia impedito di avere anche gli occhi della prima
Athene Chiaradiae.
*
* *
Ed ora eccomi ad esporre le osservazioni fatte e che per mag-
gior chiarezza e rapidita di confronti presento riassunte nel sotto-
stante schema.
- 260 -
Ana list dei preparati
^ Eseniplari esistenti nel E.. Museo di
g Storia naturale in Firenze. Collezio-
2. ne ornitologia italiana.
10
11
1 Athene Chiaradiae. Gigl.
-5 14, XL 1899. Pizzoc.co (Udine)
M. 3703, Coll. 3750, 1899.
2 Athene nortua (Scop)
9 9, VIII, 1901, Stagno (Pisa)
M. 3855, Coll. 3895, 1902
Athene noctua (Scop>
9 12, VII, 1902, Pizzocco (Udine)
M. 3897, Coll. 3891, 1902.
4 Athene noctua (Scop)
11, VII, 1902, Pizzocco (Udine)
M. 3897, Coll. 3890, 1902.
Athene noctua (Scop)
9 13, XI, 1902. Pizzocco (Udine)
M. 3890, Coll. 3894, 1902.
Athene Chiaradiae Gigl.
9 13, XI, 1902. Pizzocco (Udine)
M. 3890, Coll. 3893, 1902.
Athene noctua (Scop)
9 juv. 9, XI, 1903 (Livorno)
AI. 3965, Coll. 3972, 1903.
Athene noctua (Scop)
di nido, implurae
Athene noctua (Scop)
6 j«v.
Athene noctua (Scop)
9 juv.
Strix flammea Linn, (ex Gesn.)
9 juv.
Faccia auteriore dell'iride
Assenza dello strato dei grauuli pig-
mentari (lipoci-onii) e pei'cio assenza
della luteina che da il caratteristico
color giallo all'iride negli individui
uon albini.
Lo strato dei lipocrorai hen accentna-
to, colorazione giaila spiccatissima so-
' lubile in xilolo.
Assenza dello strato dei lipocromi, e
percio assenza della luteina che da il
caratteristico color giallo all'iride nel-
VA. noctua.
Assenza dello strato dei lipocromi, e
percio assenza della luteina che da il
caratteristico color giallo all'iride ne-
gli individui non albini.
II pigmento giallo e appena formato.
Lo strato dei lipocromi, e ben intenso,
e la coloiazione giaila e spiccatissima.
Siccome i lipocromi son solubili in
xilolo, il preparato fu fatto con geia-
tina-glicerinata.
Massa compatta di lipocromi, i quali,
trattati con xilolo, si sciolgono e la
luteina si raccoglie in gocce di grasso.
Manca lo strato dei lipocromi.
- ^61 -
niicroscopici dell' iride
Faccia posteriore dell'iride
I granuli pigraentart, pur essendo inten-
samente colorati dalla melanina, hanno
struttura diversa dalle civette non albi-
ue e si dispongono a strati paralleli.
I granuli pigmentari colorati dalla mela-
nina sono molto oompatti e appena se ne
scorge I'aggruppamento a matassa.
I granuli pigmentari, variamente raggrup-
pati H, matassa, (fig. 1) nou sono molto
addensati e la melanina li colora in nero.
I granuli pigmencari sono molto corapatti
e disposti a strati paralleli, simili ad un
fitto reticolo, sono colorati in nero dalla
melanina.
I granuli pigmentari, colorati dalla mela-
nina, hanno strati addensati in vario mo-
do ; e si corapronde come non sia com-
pleta la loro formazione.
Lo strato dei granuli pigmentari, colorati
in nero dalla melanina, non e visibile,
perch6 lo strato dei lipocromi lo ricopre.
Masse compatte nere di granuli colorati
in nero dalla melanina, e disposte a nia-
tasse poco distinte.
I granuli pigmentari, variamente disposti,
sono colorati in nero dalla melanina, ma
non hanno somiglianza con quelli dell'^.
Chiai-adiae o A. noctua.
OSSERVAZIONI
Avuta viva in dono dal conte Emidio Chia-
radia. L'occhio dall'zWde nera non fu esa-
minato, perch^ disavvedutamente gettato
via.
Albinismo assoluto; gli occhi nell'animale
vivo erano higio-scuri. Fu, viva, in osser-
vazione quasi 3 mesi.
Mad re dell' J. Chiaradiae n. 6 e dell'^.
noctua n. 5. Aveva iride gialla, che non
pote essere esaminata perche avuto I'e-
semplare in pelle.
Padre dell'^. Chiaradiae n. 6 e dell'^.
noctua n. 5. Aveva iride gialla, che non
pote essere esaminata perche avuto I'e-
semplare in pelle.
Sorella dell'^. Chiaradiae n. 6. Avuta vi-
va, aveva iride gialla.
Sorella dell'^. noctua n. 6. Avuta viva,
aveva occhi neri.
Albinismo assoluto: gli occhi nell'aniraale
vivo erano grigiosouri a riflessi bluastri.
Uccisa per I'esame dell'iride, non appar-
tiene alia collezione. Aveva occhi leg-
germente colorati in giallo.
Uccisa per I'esame dell'iride, non appar-
tiene alia collezione. Aveva occhi giallo
intenso.
Uccisa per I'esame dell'iride non appar-
tiene alia collezione. Aveva occhi giallo
intenso.
Ucciso per I'esame dell'iride, non appar-
tiene alia collezione. Aveva occhi neri.
- 262 -
DaU'esame dell' iride appare subito che esso e formato da due
principali strati distiati : 1' uno antoriore, pavimentoso e trasparente,
contiene inolti gmnuli piginentari, i quali, stando alia classificazione
esposta dal Bohn, (3) appartengono al gruppo del pigment! idrocar-
bonati, o lipocromi; I'altro strato, il posteriore (uvea), si distingue dal
primo per essere ricco di granuli pigmentari con pigmeuto nero (rae-
lanina).
Nel primo strato, caratterizzato dalla presenza dei lipocromi,
si ha colorazione dell' iride in giallo, piu o meno aranciato, dovuto
alia luteina, sostanza colorante e facilmente separabile cristalliz-
zata.
La luteina si associa sempre a sostanze di riserva, quali i corpi
grassi e le sostanze albuminoidi^ e, come dice il Bohn, la luteina
rappresenta il tipo della famigha dei hpocromi che si ritrovano fre-
quentemente fra i Vertebrati con il carattere di riserva, come nolle
uova, ovale, capsule subrenal!, tegumenti, e retina, mescolandos! in-
timamente con i corpi grassi; talche ! hpocromi, per avere ! me-
desimi caratteri dei grassi, per essere solubil! cogli stessi solvent!,
nell'alcool, cloroformio, benzina e solfuro di carbonio, si ritengono
quali grassi colorati mescolati con i grassi incolori.
La luce e I'ossigeno agiscono su! hpocromi decolorandoli, men-
tre I'azione di vari agenti chimici cambiano notevolmente la inten-
sita del lore giallo, e Newbigin (4) a proposito di cio ha dimostrato
come i Crostacei decapodi sieno suscettibili di combinarsi con una
■ base organica (derivata probabilmente dai muscoli), colorandosi in
bleu.
I granuli pigmentari dello strato posteriore dell' iride, che, come
abbiamo detto, sono colorati in nero dalla melanina e appartengono
ad un gruppo differente, vengono classiflcati dal Bohn fra i pig-
ment! azotati, derivat! dalla cromatina.
Si deve alia grande importanza che la melanina presenta fra
i vertebrati, specialmente neh'uomo, se lunghe discussion! si fecero
fra gli scienziati, risultandone merce le molte anahsi fatte, vario
valore in quantita di azoto e ferro. Ecco perche si distinsero in
due gruppi le melanine, separando quelle molto ricche in ferro e
aventi origine ematica o nucleare, dalle altre, povere di ferro e do-
vute a derivat! azotati dei lipocromi.
La melanina ha caratteri negativ! di inalterabilita, e percio
riesce difficile I'isolarla alio stato pure. Comunque sia, essa colora
i granuh pigmentari della parte posteriore dell' iride i quali non si
dispongono ugualmente nehe varie specie, e nehe varie eta deh'in-
- 263 -
dividuo; cosicche dalla varia loro distribuzione si ha aspetti ben
differenti di struttura.
Esaminando i preparati fatfci, e facile osservare come il primo
strato deir iride si mostri in alcuni privo affatto di lipocromi
(prep. n. 2, 6, 7, 11); cosicche questi individui non presentano la
caratteristica colorazione giaha dell' iride, la quale gia appare nel-
I'Athene noctua implume (prep. n. 8), ove un leggero strato di li-
pocromi viene a depositarsi. Nei giovani e negli adulti troveremo
questo strato ben piii spesso, e 1' iride prendera una ben intensa
colorazione giaha (prep. n. 5, 9, 10).
iMii'MM^
^^^Mm^m^^'
Fig. 1. (Prep. n. 6)— 1-1: Bordo piiplllare dell'iride riell' A t hene Chiaradiae. 2-2: Distribuzione a
matasse dei granuli pigmentarl nello strato posteriore dell' iride (ingr. Dm. 55.). 3a': Rappre-
senta la parte « a n ing'i'aodita 590 volte.
Se poi si osserva il secondo strato dell' iride, queho dei gra-
nuli pigmentari colorati in nero dalla inelanina, allora ci appare
varia la loro distribuzione e la loro quantit^i. Da questa varieta di
distribuzione e di quantita e facile arguire come la colorazione nera
deir iride dovuta a questo secondo strato possa variare dal nero
cupo, al grigio-scuro, al grigio-scuro-verdasti'o, o grigio scuro blua-
stro, anche perche a produrre la colorazione concorrono le interfe-
renze dei raggi luminosi (prep. n. 2, 6, 7, 11).
Ecco perche i due albinismi, pur avendo occhi scuri, non pre-
sentavano uguale colorazione, e questa variava coU'osservarli da vari
punti di incidenza; ed ecco anche perche neppure si trovano ad
- 264 -
essere per colore uguali agli occhi neri dell' Athene Chiaradiae e a
quelli pur scuri dello Strix flam me a.
In quanto poi alia distribuzione di questi granuii pigmentari nel
secondo strato dell'iride deH'Athene Chiaradiae, si osserva che e
caratteristico uno strato di pigmenti che si addensano a matasse
contorte (V. fig. 1); e gia si coraincia a vedere questa formazione di
granuii pigmentari nell' Athene noctua implume (prep. n. 8), forma-
zione che si fa gia distinta nei giovani (prep. n. 10) e piu ancora ne-
gli adulti, ma che ben presto si fa incerta fino a non piu manife-
starsi ai nostri occhi per I'abbondanza di nuovi granuii pigmentari
che ne riempiono uniformemente tutto lo strato, intercettando com-
pletamente la luce riflessa dallo specchio del microscopic.
Nel caso dell' Athene Chiaradiae (prep. n. 6 fig. 1) si ha la sola
formazione dello strato addensato a matasse contorte; cosicche vi
e stato arresto nello sviluppo di questi granuii pigmentari.
Nei due albinismi invece, la quantita del granuii pigmentari si
mostra maggiore che nell' Athene Chiaradiae, ma la loro distribu-
zione e ben diversa, e si manifesta a strati tra loro paralleli pren-
dendo disposizione di fitto reticolato. Siccome I'albinismo vien dato
appunto dalla mancanza assoluta di pigmento in tutti e due gli
strati, C091 gli occhi degli albini si presentano piu facilmente rosei
6 non scuri, derivando la colorazione rosea prevalentemente dai
vasi sanguigni e da interferenze dei raggi luminosi. Percio nel caso
delle nostre due civette albine e dagli occhi neri, i granuii pigmen-
tari rimasti localizzati nello strato posteriore dell'iride concorrono
a rendere I'occhio piu o meno scuro.
Ma, siccome prima di conciudere mi interessava conoscere co-
me il pigmento si distribuiva nei capehi dell'uomo, cosi feci vari
preparati per mezzo dei quah potei aver la riprova che il loro co-
lorito e dovuto principalmente alia quantita del pigmento e alia
quantita di aria che si ritrova negli interstizi fra gli element! della
corteccia del pelo o nella midolla stessa; dimodoche talora appaiono
bianchi, capeUi nei quali il pigmento non manca del tutto.
II pigmento che si trova nella corteccia del pelo e in forma
diffusa granulosa, e si trova nell'interno dei fusi o delle fibre del
pelo, dando a questo colore vario ; cosi trovasi che nei peli l)ianchi
biondi o rossi manca nella corteccia il pigmento granulare, il quale
e rappresentato solo da pigmento diffuse. E quando il pigmento
della corteccia manca o e scarso, e grande 1' influenza dell'aria sul
- 265 -
colorito dei peli tanto da risultarne casi di albinismo, essendo in
queste condizioni possibile la riflessione della luce da parte deH'aria
coiiteiuita nel pelo.
Ma il colorito del pelo dipende da un altro lattore, e cioe dalla
sua superflcie piii o meno scabrosa ; cosi, se i margini liberi degli
elementi della cuticola sono sporgenti, il pelo appare pii^i chiaro ;
altrettanto avviene nei peli aridi. Ecco perche i capelli umidi od
untuosi, avendo superflcie piii regolare, ci appaiono piii scuri.
Secondo il Chiarugi (pag, 148) (5) tutte le cause che possono
influire suUo sviluppo generale del corpo, e percio anche sulla forma-
zione del pigmento, hanno importanza nel determinare la colora-
zione dei capelli; e a parita di altre circostanze i capelli scuri sono
indizio di buona nutrizione e robustezza mentre i chiari sono indi-
zio di gracilita e di disposizione a malattia.
Lo Strilmpell (pag. 159) (6) cosi si esprime a proposito della
cnnizie . . . . " il color grigio e bianco che i capelli assumono, e do-
" vato ad un processo normale, e manifestasi come una delle alte-
" razioni senili regolari nella eta avanzata sia in tutti i capelli, sia
" in un numero piu o meno considerevole dei medesimi. Quest'alte-
" razione di colorito si avvera generalmente in primo luogo nei peli
" della barba e nei capelli della regione temporale per poi diffondersi
" anche alle altre parti. L'incanutire vien determinate dalla man-
" canza del pigmento e dalla presenza deli'aria nella sostanza midol-
" lare „.
" Anche quest' ultimo processo puo da se solo, determinare
" I'aspetto bianco dei capelli, poiche I'aria contenuta neU'interno li
" fa apparire chiari a luce incidente, quindi nella condizione ordina-
" ria di esame, ed al contrario oscuri a luce tangente, cioe al mi-
" croscopio.
" Siffatto processo e pero da considerarsi come patologico, al-
" lorche si manifesta in eta giovane, la qual cosa ha luogo in
" molti casi, in cui, del resto, il crescere dei capelli rimane tutt'al-
" tro che integro. Gia nell'eta di 30 anni spesso la capigliatura e
" comraista diffusamente di capeUi grigi. Molte volte questo feno-
" meno dipende da disposizione ereditaria, ma non si puo con-
" testare che le permanenti depressioni, le pene, gli affanni ecc.
" possono, come dicesi volgarmente far fare i capelli bianchi.
" Hanno poi un interesse speciale i casi deU'incanutire repon-
" tino dei capelli, sopratutto per i molteplici dubl>i niossi contro
" la loro veracita. Tuttavia esistono dei casi constatati esattamente
" con sicurissima osservazione, in cui, in seguito di violenti im-
- 266 -
" pressioni psichiche, i capelli sono incanutiti in brevissimo
" volgere di tempo, e perflno in una solo notte. Siffatti casi si
" sono veriflcati in uomini esposti ad immediato pGricolo di vita, in
" condannati a morte, in soggetti profondamente oppressi da dolore
" morale. Recentemente e state riferito, per esempio, che nel ter-
" remote di Ischia si son veriflcati simili casi di canizie repentina.
" Per questi non v'e altra spiegazione possibile tranne quella che
" il cambiamento di colorito sia prodotto da istantaneo accumulo
" di aria nella sostanza midollare, ed i reperti avuti coll'esame di
" siffatti capelli corrispondono anche a tale ipotesi „.
A proposito di cio non si puo non ricordare gli attraenti lavori
sulla fagocitosi fatti da Metchnikoff (7), fagocitosi che verrebbe
anche a spiegare I'imbianchimento dei capelli. E molto importante
e il meccanismo di imbianchimento dei capelli e peh, perche ci in-
dica una sovraeccitazione della degenerazione senile.
Lo Str limp ell osserva inoltre che nell'albinismo universale gli
individui son privi aff"atto di pigmento, e che la coroidea e I'iride
sono scolorite ; e che se I'iride appare rossa per i vasi sanguigni
che la irrigano, in altri casi appare azzarra per fenomeni di inter-
ferenza.
Lo Striimpell dice ancora che gh albini sono per lo piia or-
ganismi deboh e che delle cause atte a spiegarne il perche una sola
e nota, ed e quella dovuta all'eredita. Osserva inoltre che I'albi-
nismo dipende senza dubbio anche da alterazione dell'organismo in-
fantile, determinato da anomahe dei genitori, le quali pero ci sono
tuttora ignote. Finalmente dice lo Striimpell che con frequenza
straordinaria I'albinismo si trova in fratelli gerraani ; tanto che la
esistenza di un solo fra molti figli privi di pigmento e da citarsi
addirittura come fatto eccezionale.
I pigment! appaiono negli animali in tutte le fasi del lore svi-
luppo, e i materiali di riserva come e note sono associati special-
men te ai pigmenti appartenenti al gruppo dei lipocromi.
Ormai e dimostrato che i pigmenti emigrano e si accumulano
verso i tegumenti, e piii specialmente nei punti ove batte la luce.
Spetta al Boll (8) il iherito di aver per prime osservato la migra-
zione del pigmento dell'epitelio retinico sotto I'azione della luce.
Non solamente i pigmenti emigrano di cellula in cellula, di tessuto
in tessuto, ma bensi da un organismo all'altro ; di maniera che i
- 267 -
pjgmenti verranno a subire azioni dirette e varie, quali quelle do-
vafce alia lace, all'ossigeno, ai reagenti chirnici acidi o alcalini.
Stando cosi le cose, resta facile compreiidere come queste va-
rie influenze debbano modiflcare i pigmenti stessi, e in proposito
di cio e dato sperimentare come gli ossidanti e i disossidanti de-
teraiinino cambiainenti di colore nei granuli pigmentari.
Newbigin, studiando il pigmento dei crostacei decapodi ha
riconosciuto che il loro color rosso fondamentale e dovuto ad un
lipocromo rosso, il quale, corabinandosi con gli alcali e gli alcalino-
terrosi, prende una tinta arancio assai stabile.
Ormai da molto, e noto come la luce abbia una influenza no-
tabile sulla formazione del pigmento, e chiunque puo osservare co-
me nella parte del corpo meno illuminata gli animali sieno poco
pigmentati ; e i pesci piatti, e gli animali die vivono alio scuro ce
lo dimostrano, dandoci la riprova nel fatto che portati alia luce,
presto si colorano piia o meno intensamente.
Non in tutti i casi pero sembra avvenga quanto sopra; cosi
in noi la pelle dello scroto e piii scura di quella della faccia ; cosi
pure per quel che riguarda gli animali si osserva che in molti casi
sono maggiormente pigmentati gli animali che piu degli altri fug-
gono alia luce.
Occorre percio ricordare come oltre alia luce ci sieno anche al-
tre influenze che negli organismi possono determinare la maggior
pigmentazione, dando gli stessi risultati della luce ; il medesimo
fatto viene prodotto anche dall'ossigeno, dalla varia alimentazione,
dali'umidita e da altre influenze fisico-chimiche. II Miiller (20) spiega
il cambiamento del colore mediante la presenza o assenza della
anidride carbonica nel sangue. Nel prime case resultandone massima
colorazione ; nel secondo, scoloramento, ossia uno state di albinismo
isabelhsmo.
II Poulton intorno a questo argomento ha dimostrato come,
nelle larve dei lepidotteri, la colorazione dipenda dalla alimentazione,
cio nondimeno in taluni casi il colore e in armonia coll'ambiente
per I'azione diretta dei raggi colorati sul pigmento, e decisive ri-
masero ie esperienze dello SchrOdes, il quale, pur confermando
quanto aveva dimostrato il Poulton, convahdo i risultati di tali
ricerche.
Lo SchrOdes, operando sulla larva dell'Eupithecia oblonga-
ta, somministrava loro il medesimo nutrimento, ma sottoponendole a
raggi luminosi riflessi differenti, col porle su carta di color diverse,
otleime larve del colore corrispondente alia carta, dimostrando cos\
- 268 -
che, per qaanto il nutrimento possa influire sulla loro colorazione
una causa ben piu forte poteva a sua volta variarne la pigmenta-
zione.
Ecco perche, considerando tutti gli esseri viventi di una data,
regione marina o continentale determinata, siamo colpiti dalla
armonia che i loi'o colori presentano coll'ambiente, armonia pig-
mentaria che non solamente colpi I'occhio dell'artista, ma ben
anche queUo di sapienti cultori delle scienze. Cosi Saint- Pierre,
Goethe, Darwin, Wallace, Poulton, Giard, ed altri minori
ci hanno fatto conoscere quanto importante sia 1' ufficio di prote-
zione che i colori degli animaU esercitano tra gh animaU stessi e
tra questi e I'ambiente esterno.
E come la luce e I'alimentazione influiscouo sulla varia forma-
zione dei pigmenti, cosi anche il calore e le reazioni chimiche, fra le
quali quelle prodotte daU'assorbimento deiranidride carbonica, del
vapor acqueo, e dell'ossigeno, possono portare il loro contribute in
questa continua trasformazione dei pigmenti.
Cio spiega perche nei paesi caldi dove gli animali devono es-
sere piii sensibili alle irradiazioni solari essi si trovano bene spesso
pigmentati in mode diverse da quelle che sarebbe date supporre.
Cio spiega pure perche il melanismo e minore nolle grandi isole,
ove r influenza dell'aria umida si fa meno sentire, mentre nei luoghi
pill circondati o irrigati dalle acque, la saturazione del vapor acqueo,
facendosi piu sensibile, viene ad essere il principale fattore chimico,
lasciando la luce ed il calore in seconda linea.
Da questo fatto risulta perche anche nei nostri paesi, nelle fo-
reste umide, si trovino grandi lumache nere o molto scure. Da cio
proviene che in Oceania le forme animali delle isole sono meno bril-
lanti di quelle del continente, e che neirarcipelago Malese in parti-
colare il melanismo e minore nelle grandi isole dove 1' influenza del-
l'aria umida ha minore azione.
In quanto poi alia influenza che I'anidride carbonica esercita
sugli esseri viventi, basta ricordare la produzione del pigmento clo-
rofilhano delle piante, le quali per mezzo di questo resistono al-
I'azione deR'anidride carbonica e a quella della luce servendosi di
questa per decomporre il biossido di carbonic onde fissarne il car-
bonio cosi importante alia formazione dei propri tessuti e principi
immediati. Occorre pero non dimenticare quanto dice il Maze (9),
e cioe che e state riconosciuto come I'apparizione della clorofilla
non dipenda solamente dalle irradiazioni e intensita luminose, ma
ben anco dalla natura della pianta.
- 269 -
Noil meno importante, e questo atto di difesa contro I'anidride
carbonica negli animali, i quali, assorbendola, 1' utilizzano in varie
maniere. Questo fatto ci viene dimostrato ad evidenza dalla grande
quantita di carboiiato di calcio che gli innumerevoli polipi madre-
porici, utilizzando i'anidride carbonica, producono col form are i loro
sostegni ; e le estese scogliere madreporiche e gli atolli ci dicono
quanto grande sia Tassorbimento dell'anidride carbonica.
Non da meno sono altri organismi nel produrre il medesimo
effetto, e i Molluschi, gli Echinodermi, i Protozoi ecc, trasformano
pur essi I'anidride carbonica in carbonato di calcio e provvedono alia
loro difesa indirettamente col dare origine ai loro dermatoscheletri.
In proposito di tal fatto trascrivero dal Bohn una pagina (20'^)
contenente le osservazioni da lui fatte ad Arcachon e che sono della
massima importanza.
" Du 20 au 25 octobre de I'annee 1898, la temperature de
" la mer s'est abaissee de quelques degres, et immediatement les
" manifestations vitales de crustaces decapodes littoraux (crevettes
" et crabes) ont change d' une faqon considerable, si considerable
" qu' il etait difficile au i)remier abord d'entrevoir un rapport en-
" tre I'effet et la cause ; des crabes, tout en continuant a respirer,
" se sont mis a absorber de I'acide carbonique, et de ce fait le
" coefficient s'est abaisse. Or, la mer est peuplee de bacte-
" ries, en particulier de bacteries nitriflantes et dunitrifiantes ; ces
" bacteries entourent les etres marins, les penetrent meme, on en
" observe sur la carapace des crustaces, a Ten tree des voles diges-
" tives, dans le mucus que ces animaux secretent pour construire
" leurs galeries. II semble que le refroidissement agisse sur les bacte-
" ries de facon que la proportion d'ammoniaque libre et d'azote
" augmente dans I'eau ; sous 1' influence de cette rupture de 1' equi-
" libre chimique, de cette intoxication due aux bacteries (denitrifi-
" cation plus accusee), I'organisme du crabe reagit et se met a ab-
" sorber de I'acide carbonique pour neutraliser I'alcalinite croissante
" du sang, qui est fonction de celle de I'eau de mer.
" J'ai remarque en outre que, dans tons les cas
" oil il y a absorption d'acide carbonique, la production
" des pigments est augmentue d'une facon notable „.
Da quanto e state detto fin qui in questo lavoro mi pare poter
concludere per il case della nostra Athene Chiaradiae, che niente
si opponga a ritenerla per una buona specie quaiidi) i cni-^itLcri die
essa possiede si affermino in altri individui.
- 270 -
L'ambiente nel quale e stata presa, Pizzocco (Udine), cioe so-
pra i mille metri dal livello del mare e in regione nordica, e cer-
tamente ben differente da un ambiente al mare; percio 1' Athene
noctua, nel diffondersi in region! piii elevate, verra certamente a
ricevere influenze diverse di luce, di temperatura, di umidita ecc,
tali da condurla alia trasformazione dei pigment!.
Eccoci cosi, giunti a constatare gli effetti che l'ambiente pro-
duce sulla trasformazione dei pigment! nell'Athene noctua per
renderla piii adatta alle variate condizioni.
Occorre ben ammettere che certe specie d! organism! invece
che, dalla lenta evoluzione, abbiano avuto origine repentina. Anche
il Darwin provide questa possibihta, ma essa fu messa in evidenza
dalle notevoU ricerche fatte dal botanico Hugo de Vries (10).
II De Vries coltivo per quindic! anni I'Oenotera lamarckiana
di origine americana, dalla quale vide nascere dei fiori molto di-
vers! da quelli della pianta originaria. Tanto grand! erano le diffe-
renze, che pote ne! prim! anni distinguere tre specie (Oenotera lata,
Oen. nanella, Oen.-scintilans); mala variabilita si fece sempre piu
sentita, ed egh flni col descrivere dodici nuove specie. II De Vries
propago queste piante per seme, e questo trasmise le proprieta par-
ticolari specifiche ai loro discendenti.
Perche anche fra gli animaU non dovrebbe avvenire quanto il
De Vries ha potato constatare nella Oenotera lamarckiana?
Infatti ne! genitor! dell' Athene Chiaradiae si osservano dei
cambiament! nella colorazione generale, cosicche gia in quest! si sono
manifestate nuove trasformazioni che si trasmetteranno piia pales!
in qualcuno dei figh: trasformazioni che nel case delle due Athene
noctua e Chiaradiae, si sono rose sensibih anche neha forma
dello sterno, come gia ho avuto I'occasione di rilevare.
Ma ora un altro case si presenta degno di studio riferito dal
prof. E. H. Giglioli nell' Ibis (pag. 581, 1903) quelle cioe di due
individui maschio e femmina appartenenti al genere Ruticilla, e
pres! ad Ocer! (Lanusei) in Sardegna, il 25 nov. 1902.
Quest! due individui totalmente neri, non si possono ritenere
quale case di melanismo perche avent! altri caratteri differenziah
anatomic!, ed il prof. E. H. Giglioli percio 1! ha descritti come
una nuova specie col nome di Ruticilla nigra. E anche questo un
case di neogenesi? Per quanto il prof. G. H. Giglioli faccia in
proposito di tale questione le sue riserve, pure il flitto non puo
non impressionare.
E bensi vero, che, per dichiarare buona una specie occorre che
- 271 -
i caratteri da cui viene contraddistinta non si limitino a pochi indi-
vidui, ma e altresi vero die per la nostra Athene Chiaradiae sono
rese al presente piu difflcili le cause di questa fissazione di colore
essendo stati uccisi i genitori ed essendo cosi stata tolta la possi-
bilita di una piii rapida propagazione di questi suoi caratteri.
Ma cio non puo estinguere le forze die hanno concorso a que-
ste variazioni, e percio in un tempo pm o meno lungo dovranno
ricomparire nuovi individui di Athene Chiaradiae.
Ed ora si puo ben dire che la selezione naturale non crea nulla,
ma fissa le variazioni utili, e che la varieta nella produzione del
pigmento e un atto di difesa contro le variazioni chimiche e fisiche
alle quali gli esseri viventi sono esposti : di guisa che una varia-
zione chimica dovuta a qualsiasi causa, tende a produrre sotto
I'azione di questa intossicazione un pigmento, che, utihzzando
I'agente tossico e fissandolo, si oppone alia variazione chimica.
E sebbene il Faussek non attribuisca alia luce la pigmen-
tazione degli animali ma ad un fattore chimico, e in special modo
all'ossigeno, pure bisogna riconoscere che la luce vi esercita la
massima influenza, perche produce e facilita nei corpi reazioni
varie da permettere (poiche il modo di assorbimento delle luci sem-
phci e assai differente), un ben diverse chimismo.
Siccome nella cellula si trovano granuli pigmentari di specie
diversa, cosi alcuni di questi potranno utilizzare alcune irradiazioni
luminose, altri potranno non utilizzarle. E evidente che (luelli che
utilizzeranno queste irradiazioni come sorgente di energia, soprav-
viveranno agh altri, perpetuando una varieta, per modo che la va-
rieta potra divenire specie.
Cosi si comprende perche, dope varie generazioni, gli animali
di un date ambiente avranno tutti il medesimo colore dell'ambiente
stesso ; e cio perche i granuli pigmentari che sussisteranno saranno
quelh che possederanno una stessa tinta appropriata a quella data
luce.
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celli. Boll. nat. XII, Siena, 15 genn. 1892.
(34) F. G. Saint-Hilaire. — Histoire naturelle g^n^rale et particuli6re des anomalies, ou traits de
T^ratologie, /. Paris, 1832.
- 273 -
I8TITUT0 DI ANATOMIA UMANA DKLLA U. UNIVEBSITA 1)1 I'AU.MA
(dIBETTORE prof. L. TENClIlNl)
Sulle arterie della fossa temporalis nell'uomo
Appnnti di Anatomia descrittiva e toi)og:raflca
DEL
DoTT. MASSIMO CHERIE LIGNIERE, primo settore
(Con 4 figure)
ft viL'tata la riprodu/'one.
Cogli appimti, dei quali amo qui rendere conto, intendo richiamare
I'attenzione sopra alcuni particolari anatomici, intorno a cui gli au-
tori non sono d'accordo, oppure caddero in non poche inesattezze.
Trattasi di rilevare il modo preciso di comportarsi delle arterie
della fossa temporalis, che, nei rispetti della pratica, e certamente
una delle regioni piu interessanti del corpo.
I materiali che mi servirono par queste ricerche vennero tutti da me al-
lestiti colla iniezione arteriosa in un discreto nuraero di cadaveri (in tutto
ventiquattro), per la raassima parte di adulti, ed in ottime condizioni di con-
servazione.
Per eseguire la preparazione scoprivo dapprima I'arteria carotis externa
6 la seguivo fiuo ad un punto molto prossimo alia sua biforcazione; quindi
1' iniettavo, talora a caldo colla solita massa ceracea, tal'altra a freddo seguen-
do il process© del Jachtchinsky (silicate di soda e creta preparata). Ci6
fatto, preparavo con cura la temporalis superficialis, in modo da mettere in
evidenza I'origine dell'a. temporalis media, che da essa deriva, e quest'ultima
accompagnava in tutte le sue piu fine diramazioni.
Poi passavo alia preparazione dell'a. maxillaris interna, seguendo una
tecnica pressoche simile a quella usata dal J u v a r a. Preparavo, cioe, dapprima
la fascia temporalis ed il musculus masseter, poi, sezionata sulla guida della
sonda scanalata la fascia, dove qaesta si inserisce all'arcus zygomatus, segavo
I'arco stesso alio sue estremita, cosi da poterlo rovesciare in basso. Distac-
cavo poscia il m. raasseter dalle sue inserzioni inferiori, e venivo per tal modo
ad avere denudata in tutta la sua estensione la faccia esterna del ramus
mandibulae.
Dopo di che, con duo tratti di soga ad angolo rotto fra loro, di cui I'uno
partivu dalla parte piu bassa dell' iucisura mandibulae, 1' altra dal margine
- 274 -
anteriore della mandibula, isolavo il processus coronoideus insieme colle in-
serzioni del mnsculus temporalis, e per tal modo mettevo alio scoperto lo spazio
temporo pterigoideo, in cui si trovano le arteriae temporales profundae. Isola-
tele, le seguivo in tutto il loro decorso, ed avevo per tal modo sotto gli occhi
il quadro completo della circolazione arteriosa della fossa temporalis.
Per stabilire poi certi dati topografici in rapporto collo scheletro mi ser-
vii del ricco materiale craniologico del nostro Istituto.
Escludendo dal novero il tronco ed i rami terminali della tem-
poralis super ficialis, in quanto non devonsi ritenere che vasi
tegumentari del capo, trascorrenti negli strati superficial! della re-
gione senza distribuirsi agli organi profondi, le arterie di cui dovremo
occuparci partitamente sono: la temporalis media, la temporalis
profunda posterior, la temporalis profunda anterior, alle
quali va aggiunta la temporalis profunda media, che mi fu
dato di osservare in qualche raro caso.
10 Arteria teynporalis media. (Vegg. le fig." 1^, 2^^ e 3^^).
E il ramo piu posteriore, o dorsale, della fossa temporalis. Gia
I'Haller la descrisse col nome di arteria temporalis media,
seu profundior.
Sulla sua denominazione gli autori non sono d'accordo, perche,
mentre alcuni con questo appellative vollero, e giustamente, riferirsi
alia posizione che I'arteria in parola occupa rispetto ai due rami di
divisione della temporalis superficialis da cui si origina (*), altri, in-
vece, credettero doverlo attribuire alia posizione rispettiva delle ar-
terie, che sono proprie della fossa temporahs, e percio la denomi-
narono temporalis profunda posterior.
Curiosa e la descrizione che ne fa il Soemmering col nome
di arteria temporale media profonda " che distribuisce dei ra-
" moscelh all' angolo esterno dell' occhio e al muscolo orbicolare delle
" palpebre, anastomizzandosi coll' arteria temporale interna (anteriore
" frontale). Qualche volta, portandosi alia parte superiore dell'orec-
" chio e dietro il tronco deH'arteria temporale, si sparge nel muscolo
" di questo nome e nel periostio: in questo caso da tal volta I'arteria
" trasversale della faccia „.
(') Seguirono tale criterio tra i francesi : Boyer, Richet, Paulet, Testut e Poirier nel suo
Trattato di Anatoniia topografica; fra i tedeschi : Meckel, Krause, Henle. Merkel ed inoltre
Told o Spaltheolz, che ne diedoro delle buone figure nei loro Atlanti ; fra gli italiani : Inzani
Su-ambio ; fra gli inglesi : Quaiu.
- 275 -
II Tillaux poi col nome di temporal e media descrive I'ar-
teria zygomato-orbitalis del tedeschi.
L'a. temporalis media origina dalla temporalis superflcialis.
R..cL.t.l
fvfXTti.TU.
Fig. 1 (Come le allre 6 Sfiiiischeniatica e ridotta alia ineta del vero). — Si vede qui spec'almente rap-
presentata J'a. temporalis media ooi siioi due rami niuscolare e periosteo e l'a. temporalis pro-
funda ])osterior, che incrocia il ramo posteriori- (punteggiato) dell'a. meningea media. Esiste l'a.
temporalis profunda media. La ma.\illaris interou segue il decorso proprio della varieta superli-
ciale.
Valgono per tutte le figure le seguenti indieazioni specifiijhe :
A. z., A 2. — Arcus zytfomaticds sezionato.
M. p. e. — Musculus pterigoideus externus.
('. e. — Carotis externa.
T. s. — Acteria temporalis superficialis.
T. m — Arteria temporalis media.
Ji. a. t. m. — Rami anteriori dell'a. temporalis media.
R. m. I. III. — Ramo muscolare dell'a. temporalis media.
H. p. I. m. — Ramo periosteo dell'a. temporalis media.
Af. i. — Arteria ma.\illaris interna.
T. p. p. — Arteria temporalis profunda posterior.
li. p. m. m. — Ramo pusteriore dell'a. meningea media.
R. a. in. III. — Ramo ant. dell'a. meningea media.
/'. p. in. — Arteria temporalis profunda media.
7'. p. a. — Arteria temporalis profunda anterior.
Secondo il G e genbaur nascerebbe dal tronco della temporalis su-
perficialis solo quando quest'ultima si divide molto in alto ; in tutti
gli altri casi procederebbe da uno dei rami piia voluminosi di divi-
- 276 -
sione della temporalis superficialis. Ora a me risulterebbe precisa-
meiite il fatto opposto : iiifatti, nel solo caso in cui vidi la tempo-
ralis media nascere da un ramo della superficialis (ramo post.), la
biforcazione di quest'ultima era molto precoce, avvenendo al di sotto
dell'arcus zygomaticus, appena 12 mm. sopra il punto di divisione
della carotis externa (Vegg. la fig. 2^).
Per alcuni autori la temporalis media sorgerebbe poco al di so-
pra dell'arcus zygomaticus (Bea un is e Bouchard, Str a mbio, Sap-
pey, Blandin, Kra use, Debierre, Romiti, Poirier, Fort, Henle),
per altri a livello dello stesso arcus (B o y er, Gorge ne, Theyle), per
altri ancora un po'al di sotto (Cruveilhier, Cloquet, Merckel, Te-
st u t). Secondo le mie ricerche tutte queste eventualita possono ef-
fettuarsi; ma di gran lunga piu fj-equente si e che I'arteria in di-
scorso nasca al di sotto dell'arcus zygomaticus (in un caso persino
14 mm.) — Soltanto tre volte la vidi nascere a livello dell' arcus
stesso, ed una volta tre millimetri al di sopra di questo.
L'a. temporalis media puo staccarsi tanto dalla parte anteriore
quanto dalla interna, esterna e posteriore della temporalis superfi-
cialis ; ma, tranne in quest'ultimo caso, circonda a spira il tronco
d'origine per farsi posteriore, seguendolo poi, compresa nella stessa
guaina, per un tratto piii o mono lungo, sine ad arrivare poco al
di sopra dell'arcus zygomaticus.
Quivi gianta, abbandona la temporalis superficialis, e, descri-
vendo una curva, si porta per breve tratto orizzontalmente all' in-
dietro, parallela all'arcus. Dopo un tragitto di pochi millimetri, cam-
bia bruscamente di direzione per portarsi all'interno, e, da sotto-cu-
tanea che e, si fa sotto-aponeurotica, passando per un'arcata fibrosa
molto resistente, data dalla fascia temporalis. Quest' areata e bene
raffigurata anche nell'Atlante dell'Heitzmann.
Giunta a questo punto, la temporalis media da dei rami che si
dirigono in avanti, paralleli all'arcus zygomaticus, e posti al di sopra
di esse.
Di questi rami uno puo disporsi nel tessuto cellulare adipose
posto fra i due foglietti in cui si divide la fascia temporalis presso
le sue inserzioni inferiori, dando origine per tal mode aU'a. zygomato-
orbitalis (che normalraente nasce dalla temporalis superficialis) e ren-
dendo ragione delle descrizioni, piia sopra riferite, del Soemmering
e del Tillaux. Tale condiziono di cose e pure riprodotta nell'Atlante
del Told.
Un altro ramuscolo, costante, decorre ad immediate contatto
del musculus temporalis, incrociandone 'e fibre. Di solito e sottile ;
- 277 -
ma quando manchi la zygomato-orbitalis (comunque originata) acqui-
sta (la qLal cosa ho potuto veriticare in uno del miei preparati) un vo-
lume pari a quello che e proprio dell'arteria mancante, venendo cosi a
sostituirla, pur essendo in un piano piii interno. La presenzadi un'a.
zygomato-orbitalis, derivata dalla temporalis media, o quella di un
ramo anteriore che venga a sostituirla, fa si che il tronco della
temporalis media, il quale di solito e poco voluminoso, si ingrossi in
modo da eguagliare quasi i due rami terminaU della teraporahs su-
perficialis,
Un terzo ramo anteriore trovasi molto di frequente decorrere
parallelamente ai due gia descritti, nella spessezza del ra. tempo-
ralis a cui si distribuisce, anastomizzandosi talvolta con un ramo
della temporahs profunda posterior.
Finalmente, per essere completo, ricordo una arteriuzza poco
importante che, distaccandosi dal punto in cui la temporalis media si
fa sotto-aponeurotica, si spinge in alto fra la fascia ed il muscolo,
esaurendosi ben presto.
L'arteria temporalis media, tostoche si e fatta sotto-aponeurotica
ed ha dato i rami sopradescritti, riprende il suo decorso all'indietro
per un centimetro circa, e poscia, giunta in un punto che e compreso
fra la verticale passante per il margine anteriore del porus acusticus
e un'altra verticale passante per il centro di figura del porus stesso,
si divide in due rami terminali. Di quosti uno si dirige all'indietro ed
in alto, venendo per tal modo a seguire posteriormente i Umiti della
fossa temporalis, lungo il margine posteriore del m. temporalis, a cui
si distribuisce (ramo muscolare), I'altro invece (ramo periosteo) volge
in alto con decorso piii o mono tortuoso, segnando neUa quasi tota-
hta dei casl sullo scheletro un solco speciale, il sulcus a. temporalis
mediae C).
E poiche questo solco realmente non e che lo stampo del ramo
periosteo dell'arteria da cui prese nome, amo brevemente riassuine-
re la descrizione particolareggiata che ne da il Ledouble, per quanto
quost'ultimo ritenga il solco dovuto all'arteria temporalis profunda
posterior.
Secondo il Ledouble, adunque, il solco sarebbe piu pronunciato
a destra che a sinistra. Generalmente e rettihneo ed unico; comin-
cia al di sopra del porus acusticus e sale dal basso all'alto e dal-
(') Questo solco (solco temporo-parietale) trovasi ricordato e descritto anche nei trallati non m 'llo
recenti e fii per alcuni (Zoia, Ledoiiblc) oggetto di speciali ricerclie.
Per Ja bildinnrafia vedi le note del Tonchini al suo reieire lavoro: " Sopia il caiiali' iiilVa-
squaiiioBO di U ruber n.
- 278 -
I'indietro all'innanzi, parallelamente alia sutura temporo-sfenoidale,
da cui dista da 3 a 4 centimetri e mezzo, e si estende sino al tu-
ber parietale, in corrispondenza del quale gradataraente scompare:
e solo eccezionalmente doppio o triple ; ancora piii eccezionalmente
non da origine a rami collateral].
E questi dati collimano con quelli risultanti dalle mie ricerche,
e che qui brevemente riferisco.
La presenza del ramo periosteo e quasi costante, mancando
solo tre volte iiei miei preparati. Detto ramo e esile; ha un decor-
so quando rettilineo, quando tortuoso; talvolta si porta diretta-
mente in alto, tal'altra forma una curva a concavita anteriore; ra-
ramente decorre indiviso; piii spesso da rami anteriori e posteriori
e termina bifido esaurendosi in corrispondenza della linea temporalis
del parietale, la quale, dando inserzione alia fascia temporalis, costi-
tuisce I'estremo limite superiore della fossa temporalis.
Due volte mi accadde di osservare il ramo periosteo della tem-
poralis media dividersi poco al di sopra della sua origine in due rami,
dei quali il posteriore segue il solito decorso nel sulcus a. tempora-
lis mediae, I'altro, dirigendosi in alto ed in avanti, va ad anasto-
mizzarsi con un ramo periosteo incostante della temporalis profunda
posterior; ma sopra questo punto ntornero piii innanzi, parlando di
quest'ultima arteria.
Infine il ramo muscolare, che di solito e il maggiore di tutti,
si dirige all'indietro ed in alto, formando una curva dolce a conca-
vita anteriore, e segue il margine posteriore del m. temporalis, a
cui si distribuisce.
Una sola volta potei rilevare che il ramo muscolare seguiva un
tragitto diverse dal normale: esso, subito dopo essersi diviso dal ramo
periosteo, si disponeva in un piano anteriore a quelle di quest'ultimo.
Nessuno degh Autori, fra i molti consultati, ricorda il fatto
della divisione della temporalis media in due arteriole con diversa
distribuzione, e cio spiega come alcuni ritengano questo vaso come
muscolare, altri come periosteo : solo nell'Atlante dello Spalteholz
sono raffigurati i dae rami; ma il ramo muscolare e posto ante-
riormente al periosteo, riproducendo cosi un case anomalo, anziche
quelle che e di gran lunga il piu frequente.
2.° Arteria temporalis profunda posterior. (Vegg. le fig.'' l"*, 2^ e 3^).
Alia confusiono che gli autori hanno fatto fra essa e la tem-
poralis media ho gia accennato a proposito di quest' ultima, ne qui
mi ripetero.
- 279 -
L'a. temporalis profunda posterior e la piu interessante di
quelle che si distribuiscouo alia fossa tempoialis e per la sua po-
sizione topografica e per il suo volume, che solitamente supera di
molto quello dalle altre ^cosi da raggiungere abbastanza di frequente
dimensioni uguali a quelle dell' a. meningea media), nonostante
I'opinione di colore che aflfermano essere il suo volume minore
(Ilyrtl, Testut) od uguale (Sappey) a quello della temporalis pro-
funda anterior.
R.aX
ni-L.
R.iij.l".|>.[,
.A.Tn.Tn.
Tb.i3.
tr r-^')i
Ue
Kig. 2. — In cjiiesta figura notasi che l'a. temporalis profunda posterior, che incrocia il ruino aute-
riore (leH'a. ineninf^ea media, dii un ramo inuscoiare (it' ni, I p p) ed un ramo periostoo ^A' p t p p)
il quale ultimo si anastomizza ad areata col ramo periosteo dell'a. temjioralis iredia.
L'a. maxillaris interna segue il decorso proprio della varieta profonda ed i tratti si di essa che
della temporalis profunda posterior, decorrenti al disotto del ni. pterigoideus externus, sono rap-
presentati da linee punte^giate.
L'a. temporalis profunda posterior sorge dalla maxillaris interna,
di cui costituisce uno dei rami collaterali ascendenti; ma il modo
di origine varia a seconda che il tronco generatore segua il decorso
proprio della varieta superflciale, oppure della varieta profonda (').
(') fi noto infatti come l'a. maxillaris interna possa, a seconda dei casi, scorrere nel suo tratto
iniziale in un piuiia pii'i sup.irficiale t'ra il m. temporalis o il m. pterigoideus externus, oppure in un
piano pill profondo fra quest' ultimo muacolo ed il pterigoideus interaus, t'aceudosi I'oi superflciale
- 280 -
II Juvara, che nel descrivere la regione pterigo-mascellare.do-
vette di necessita occuparsi dell'a. temporalis profunda posterior,
la quale al suo inizio trovasi appunto ad appartenere a questa re-
gione, dice che essa, quando la maxillaris interna segue la varieta
profonda, nasce da un tronco comune temporo-dentale (da cui si
staccano prima la alveolaris inferior, poi la masseterica) che tor-
mina dando luogo all'arteria in discorso ed alia temporalis profunda
media, della quale trattero a parte.
Quando invece la maxillaris interna segue la varieta superfi-
ciale, I'a. temporalis profunda posterior sorgerebbe in comune colla
masseterica.
La descrizione del Juvara, se corrisponde al vero in certi casi,
non puo dirsi tale pero sempre, perche I'arteria in discorso puo
anche nascere isolata.
Cio che tuttavia si verifica costantemente si e che la temporalis
profunda posterior, sorta sia isolatamente sia in comune con altri
vasi, trae origine da punti diversi della maxillaris interna, a se-
conda che quest' ultima segua il decorso proprio alia varieta pro-
fonda, oppure alia superhciale.
Nel prime case si stacca dalla parte inferiore del tronco gene-
ratc>re come ramo discendente, posta nello spazio compreso fra i
due muscoli pterigoidei, quindi, raggiunto il margine inferiore del m.
pterigoideus externus, si riflette in alto, formando una curva che
abbraccia nella sua concavita il margine stesso e prosegue il suo
cammino nello spazio compreso tra il m. pterigoideus externus ed
il m. temporalis, fino a raggiungere la crista infratemporahs, dove
la troveremo fra poco. (Vegg. la fig.a' 2^).
Nel caso, invece, che la maxillaris interna segua la varieta su-
perficiale, il suo decorso e molto piii semplice. Si origina appena
davanti al processus condyloideus della mandibola dalla parte supe-
riore del tronco d'origine, da subito un piccolo ramuscolo costante
ricorrente destinato all'articulatio cranio-mandibularis, si piega quindi
immediatamente in avanti e leggermente in alto (e non diretta-
mente in alto, come si vede nolle figure di quasi tutti i trattati e
attraverso lo spazio compreso fra i due fasci c!' inserziooe del in. pterigoideus externus, e sarebbe
oziuso in&istere di piu.
Accennero, invece, breveniente ed incidentaliiiente alia tre(|uenza iiiaggiore o iiiinore delle due va-
rieta.
t'ccoiido il Dubreuil sarebbe pin frdqueote la varieta profouda ; il Juvara asserisce che le
due varieta sono ugualineule fre(juenti, ed il Monguidi, in questo stesso Istituto. trovo I'a. maxil-
laris interna seguire la varieta snperliciale nel 6(j0(„ dei casi. Auch' io trovai un notevole predomiuio
della varieta superficiale sulla profonda (03 "[0).
- 281 -
gli atlanti) e, dopo un certo percorso, si dirige nuovamente in alto,
cosi da ricordare la forma della lectera aS sdraiata. Per tal modo
raggiunge la crista infratemporalis. (Vegg. ie flgg." V e 3^).
La conoscenza esatta del punto in cui I'a. temporalis profunda
posterior incrocia la crista infratemporalis ha certamente qualche
importanza pratica, e percio credo utile insistervi alquanto.
Data la grossezza abbastanza notevole di quest' arteria, che,
come gia dissi, puo perfino uguagliare quella della meningea media,
facilmente si comprende come la sua lesione debba portare delle
emorragie relativamente gravi. Ora un trauma diretto che venga a
colpire la regione detenninando una rottura di quest'arteria, senza
che il focolaio di rottura comunichi coU'esterno, dara luogo a span-
dimenti sanguigni, i quali, limitati all' interno dallo scheletro e al-
I'esterno dalla fascia temporalis, non potranno a meno di compri-
mere e distruggere le fibre muscolari con grave danno della funzione
masticatoria, e con possibihta di suppurazioni lunghe e pericolose
(Richet).
II tratto d'arteria, che e al disotto della crista infratemporalis,
e perche posto profondamente e perche naturalmente protetto dal-
I'arcus zygomaticus e infine perche poggiante sovra abbondanti
parti molli, si puo dire al sicuro dalle lesioni violente. II tratto
successive invece e relativamente superflciale, ed appoggia quasi
direttamente sullo scheletro, cosicche le sue lesioni sono abbastanza
frequenti. Di qui la necessita di stabilire un punto in cui il chi-
rurgo possa rintracciare il vaso per procedere alia sua legatura (').
E il punto di elezione deve essere a livello della crista infratem-
poralis, perche qui si puo avere qualche utile punto di ritrovo.
L'a. temporalis profunda posterior nel passare su questa crista
lascia traccia del sue passaggio in un'intaccatura, che e limitata da
due tubercoletti, i quali danno attacco ad un'arcata fibrosa costi-
tuita da alcune fibre tendinee d'inserzione del m. temporahs. Di
questi tubercoletti uno e anteriore, I'altro posteriore, e vemiero gia
descritti dal Tench in i nel sue lavoro : " Sopra il canale infrasqua-
moso di Gruber nell'uomo ,,.
Trascrivo qui la sua descrizione :
" Grandi ad ogni modo e numerose sono le modality di questi
" tubercoletti, i quali devono essere legati alio svilujipo del niu-
" scolo temporale. Cosi dicendo, si comprende come possano variare
(*i II Versari cerco di stabilire una linea corrisiiondente al tra^^itto di questa arteria, e indic6
come tale la linea biam-iculare. t evidente pero cbe egli scaiiibiava la temporalis profunda posterior
col ramo periosteo della temi>oralis media.
- 282 -
" specialmente per cio che concerne il volume, onde dall'essere ap-
" pena appena segnati, si presentano talora ben manifest! e spor-
" genti. Quando sono due, di solito uno emerge dalla grande ala
" (sfenoideo) e I'altro dalla squama (temporale); oppure anche si
" trovano entrambi sia sulla prima, sia sulla seconda di queste se-
" zioni scheletriche. Spesso pero non ve n' ha che uno, il quale
" puo essere indifferentemente sfenoideo o temporale, pur sempre
" tuttavia (ed in ogni caso) mantenendo rapporti di stretta vici-
" nanza colla sutura sphenosquamosa.
" La forma di queste sporgenze ossee e parimente varia : in
" generale e quella di una piccola punta, o spina, piii o meno mani
" festa ; ma non rare volte il tubercoletto assume Taspetto di
" una crestina, che puo sorgere dall'osso anche un po' piii in
" alto del luogo consueto, nel dominio della squama temporalis,
" poco sopra la crista infratemporahs „.
lo posso agggiungere che la crista infratemporahs nella parte
sua posteriore e data dall'espansione anteriore del tuberculum arti-
culare del temporale che e liscia, mentre neH'anteriore e rappre-
sentata dalla crista infratemporahs propriamente detta deh'os sphe-
noideum, la quale presenta numerose scabrezze che il Juvara dice
in genere " dovute ai rami profondi delle arterie temporal! „. Or-
bene, le prime scabrezze che si incontrano procedendo dall'indietro
ah'avanti, e che verrebbero quindi a segnare il confine fra la porzione
liscia e quella irregolare della crista, sarebbero appunto i tuberco-
letti limitanti il solco dell'a. temporalis profunda posterior.
Questa nozione parmi utile al pratico, in quanto questi, in-
cise le parti molli, puo, scorrendo col dito lungo la crista anzidetta
dall'indietro all'innanzi, rilevare il punto precise in cui trovasi I'ar-
teria.
Mi sono proposto anche di stabilire la distanza tra I'a. tempo-
ralis profunda posterior nel punto in cui incrocia la crista infra-
temporahs e un punto scheletrico fisso, sceghendo come tale il mar-
gine anteriore del porus acusticus.
Nolle mie preparazioni trovai tale distanza (alquanto maggiore
di solito a destra che a sinistra nello stesso individuo) variabile da
un minimum di mm. 32, riscontrato a sinistra, ad un maximum di
mm. 41, riscontrato a destra (*). Praticamente puo ritenersi che la
(') Mi diedi cura di ricercai-e se tali ditlerenze fossero in rajiporto coll'indico cef'alico : perci6 in
\in certo n'nnero di teschi ultra'jrachicefali ed ultradolicocefali misurai le distanze dell' iiiipressione
lasciata dalla temporalis profunda posterior sulla crista infratemporalis dal niargine anteriore del
porus acusticus. Le cifro ottenute uon t'uroiio taji da liisciar penaare ad una qualsiasi influenza di
nuesto fattore-
- 283 -
media corrisponda a 35 mm. Questi dati furono anche confermati
da ricerche fatte su buon numero di teschi macerati.
Volendosi pertanto rintracciare 1' arteria, si dovra praticare
un'incisione 35 mm. avanti al margine anteriore del poms acusticus,
subito sopra I'arcus zj^gomaticus, incidendo ([uivi il m. temporalis
e, scorrendo col dito nel fondo della ferita, raggiungere i tubercoletti
di cui sopra si disse.
Se si segue ora I'a. temporalis profunda posterior nel suo ulte-
riore decorso al di la della crista infratemporalis, si puo constatare
che essa, nel maggior numero dei casi, si continua indivisa, essendo
posta nella spessezza del muscolo e dando origine a ramuscoli sotti-
lissimi, che si esauriscono nel muscolo stesso. In tal case il suo
tragitto puo essere rettilineo verso I'alto, oppure, colla stessa fre-
quenza, puo presentare una curva a concavita rivolta aU'indietro,
in guisa da disporsi parallelo alia sutura spheno-squamosa prima,
temporo-parietalis poi, sia direttamente sovrapponendosi ad esse, sia
seguendole quando nel campo dell'os sphenoidale, quando in quelle
della squama temporahs.
Non e molto raro pero che I'arteria in discorso si divida in due
rami, entrambi muscolari, e la divisione puo avvenire o subito ol-
trepassata la crista infratemporalis (ed e il case jdii frequente), op-
pure pill in alto. Questi rami talora si dirigono direttamente in alto,
tal' altra si comportano cosi che I'uno segue I'andamento della su-
tura spheno-squamosa, mentre I'altro e rettilineo. Ad ogni mode il
ramo posteriore e il piii cospicuo ed interessante, e ad esso debbono
essere riferiti i dati che piii sotto verro esponendo.
Raramente poi accade di trovare un ramo periosteo assieme con
uno con due rami muscolari. Quando si verifica tale condizione di
cose, il ramo periosteo si dirige aU'indietro, e viene ad anastomiz-
zarsi a pieno canale col raino periosteo della temporahs media, in modo
da dar luogo ad un'arcata arteriosa (areata di Barkow) ('). (Fig. 2^).
La possibilita della presenza di un ramo periosteo della tem-
poralis profunda posterior ci da ragione di un solchetto, che tal-
volta trovasi scolpito nella squama temporalis, e che trae origine
dallo spazio compreso fra i due tubercoletti, di cui i)iu sopra ho te-
nuto parola.
(>) Per iiuante ricerche abbia fatlo, non potei avere a mia flisposizione il lavoro originale del
Barkow. IIo dovuio percin acVontentanni riella citazione <lel Poirier: « S€>condo il Barkow(nie
<* Bliitgefaesse. T.il'. XV, t\^. IV) la leiuporale media attraverserebbe il nuiscolo teiiiporaie e si divi-
" derebbe al di solto di liii in due rami divert-'riUi. Di questi duo rami I'lino segue la parte anteriore,
« r altro la parte posteriore della linea curva teniporale inferiore aaastomizzaDdosi alia parte me-
« dia di questa, e formando cosl un arco vascolare, cbe costef^gia le inserzioni superiori del muscolo
u temporale n.
284
Un altro punto della storia deH'arteria temporalis profunda po-
sterior, che puo avere qualche interesse d'ordine pratico, e quello
che riguarda il rapporto dell'arteria stessa coi rami della meningea
media. Per studiarlo, tutte le volte die preparavo i vasi arteriosi
della fossa temporalis praticava con un punteruolo una serie di
fori lungo il decorso dell'a. temporalis profunda posterior, osservan-
do poi dall'endocranio se corrispondevano, o meno, al decorso del-
l'a. meningea media.
R.A.t.iu.
C.e.
T.
Fig. 3. — Dimostra principalrrente come non avvenga 1' incrocio dell'a. temporalis jirofuuda posterior
con alcuuo dei rami di divisione della meningea media, quando quest' ultima si divide precoce-
mente, prima cio6 di entrare nel cranio. La temporalis profunda posterior si divide in due rami
entrambi muscolari.
Ora e necessario distinguere il case in cui quest'ultima si di-
vide nei suoi due rami terminali al suo ingresso nel cranio, quello
in cui si divide dope un breve percorso e, da ultimo, quello in cui
la divisione avviene piu tardi (talora anche in corrispondenza del-
Tapofisi ensiforme deli'ala orbi talis) (').
(^) Per quaato riguarda il disporsi dell'a. roeningea media neirinterno del rranio, vedi Mon-
guidi : « La regione pterigo -raasceliare e Je resezioni central! del trigemino n. Staurenj^hi;
« Annotuzioni di Anatomia topogratica n. Giaunelli : « Ricnrche anatomicbe suH'arteria meniogea
>> media ».
- 285 -
Quando si rileva la prima condizione di cose, che e rara (una
sol volta nei miei preparati), del due rami di biforcazione della a.
meningea media 1' uno si dirige all' innanzi ed in alto, 1' altro alio
indietro e in alto, cosi da descrivere una specie di U, e in tal case la
temporalis profunda posterior si dispone fra le due branche, in modo
da non trovai'si nello stesso piano frontale con alcuna di esse. (Fig. 3^).
Se la divisione della meningea media avviene normalmente
neir interne del cranio, a seconda che il punto di biforcazione sia
posto in un piano frontale anteriore o posteriore a quelle della
temporalis pi'ofunda posterior, si avra I'incrociaraento della tempo-
ralis profunda posterior ner prime case col ramo posteriore, e, nel
secondo, col ramo anteriore della meningea media. (Fig.** 1^ e 2^).
Comunque, rincrociamento si fara a lettera X, e i due angoli
opposti al vertice varieranno naturalmente di ampiezza, a seconda
del decorso piii o meno verticale dei due vasi. A questo rapporto
non fanno alcun cenno gli Autori: solo il Testut ed il Jacob pre-
sentano nel lore Trattato di Anatomia topografica una flgura (la
35^) riproducente una sezione orizzontale della regione temporalis,
che passa di poco al di sopra dell'arcus zygomaticus, dove I'^i sovrap-
posizione delle due arterie, separate fra di lore dallo scheletro, e
evidente. Del fatto pero non e fatta alcuna menzione nel testo.
Per il rapporto esistente fra le due arterie, una all' interne,
I'altra aU'esterno del cranio, potra talvolta per avventura accadere
che in una frattura del piano osseo temporale con formazione di
schegge (case abbastanza frequente, data la sottigliezza dello sche-
letro in questa regione, cosi da giustificare I'opinione volgare della
gravita dei traumi alle tempia), spostandosi una di esse aU'esterno
in modo da ledere la temporale profunda posterior, e, se questa ha
un discrete calibre, il sangue stravasato facendosi strada, almeno in
parte, attraverso la breccia lasciata dalla scheggia, con fenomeni
di compressione della massa encefahca, il chirurgo cada in un ei-
rore di diagnosi, ritenendo la lesione riguardare la meningea media.
In tal case la legatura della meningea media riuscirebbe aflfatto
inutile, mentre I'attenzione dovrebbe essere rivolta alia temporahs
profunda posterior.
Benche la possil)ilita, cui ho accennato, debba essere rara, pure
e bene che il pratico I'abbia presente.
3." A. temporalis profunda media. (Vegg. la fig. P).
Con que.sta indicazione, come gia si vide a proposito della
temporalis media, parecchi Autori designarono quest'ultima artcria.
- 286 -
10 invece intendo riferirmi ad un vaso incostante, accessorio
soprannumerario, alia cui possibilita gia il G ruber accenno.
Di questo ramo arterioso parla anche il J u vara. Egli scrive che
I'a. temporalis profunda media, quaiido la maxillaris interna segue
la varieta profonda, nasce con un tronco comune colla temporalis
profunda posterior, costituendo esse i due rami terminali deir a.
temporo-masseterina, alia sua volta ramo di biforcazione del tronco
teraporo-dentale.
Quando invece la maxillaris interna segue la varieta superfi-
ciale, I'a. temporalis profunda media sorgerebbe direttamente dalla
prima, in vicinanza della temporalis profunda anterior.
Nel prime caso, pero, originando I'arteria temporalis profunda
media dalla posterior, la si puo considerare per ramo di quest' ul-
tima, sicche non credo debba essere ritenuta si come arteria auto-
noma. Invece solo quando ha origine direttamente dalla maxillaris
interna, parmi meritare una descrizione speciale.
Intesa in tal modo, la sua presenza non e molto frequente, ed
io, nei miei preparati, la riscontrai solo due volte (una a sinistra ed
una destra), ed in entrambi i casi la maxillaris interna seguiva la
varieta superficiale.
11 suo punto d'origine (dalla parte superiore della maxillaris
interna) e posto in mezzo a quello delle altre arteriae temporales
profandae, e puo essere piia vicino all'una o all'altra di esse. II suo
volume e piccolo, e non raggiunge mai quello delle altre arteriae
l)rofundae.
Decorre nello spazio compreso fra il m. pterigoideus externus
ed il m. temporalis, passa sotto un' areata osteo-fibrosa simile a
quella della temporalis profunda posterior, talvolta, mediante un
ramo trasversale, si anastomizza colla temporalis profunda anterior
e si esaurisce nel m. temporalis. Pel suo piccolo volume e ancora
piu per non essere costante, I'a. temporalis profunda media, non
puo destare alcun pratico interesse, per cui mi accontento di
averla brevemente accennata.
4." A. temporalis profunda anterior. (Vegg. le fig." 1^, 2^ e 3''^).
Su di essa non vi sono grandi dispareri. II suo volume, molto
variabile, non giunge mai ad uguagliare quello della temporalis pro-
funda posterior (vedi quest'ultima). Nei miei preparati essa la su-
perava solo una volta in un caso che descriverd piu sotto come
anomalo. Tranne in quest'ultimo, la vidi nascere costantemente
dalla maxillaris interna nel punto in cui questa forma un gomito
- 287 -
per dirigersi all'interno nel retro-fondo della fossa pterigo-maxillaris,
talvolta con un tronco comune alia bucciaatoria. Si dirige vertical-
mente in alto, posta come le altre arteriae profundae nello spazio
pterigo-mascellare, finche, raggiunte le inserzioni del m. temporalis
alia crista infraparietalis, passa fra due fascicoli di esso, per disporsi
nella sua spessezza ed esaurirvisi.
Nella prima parte del suo decorso da parecchi rami costanti
alia bolla adiposa di Bichat, e, talvolta, qualcuno di questi rami e
tanto voluminoso che I'arteria sembra dividersi.
Un altro ramo, pure costante, si diparte anteriormente e, per-
forando il diaframma fibrose che chiude la fissura orbitalis inferior,
penetra nell'orbita per anastomizzarsi coi vasi di questa. II fatto
era gia noto agli Autori, e vi accennano infattti il Petrequin ed
il Richet, facendo notare come il sanguisugio praticato nella fossa
temporale possa, per cio, essere utile nelle infiammazioni della cavita
orbitale.
Oltrepassata la crista infratemporalis, I'a. temporalis profunda
anterior decorre verticalmento indivisa, costeggiando il margine
anteriore del m. temporalis. La sua posizione dietro I'apofisi orbi-
tale esterna del frontale non e sempre la stessa, variando In di-
stanza che la separa da questo punto osseo, a seconda dei casi, da
un maximum di mm. 20 ad un minimum di mm. 1-2. In proposito
anche il Versari da qualche cifra, ed asserisce che I'arteria passa
cm. 2-2,5 dal hmite anteriore della fossa temporalis.
Praticando, come gia si fece per la temporahs profunda poste-
rior, dei fori con un punteruolo lungo il decorso della temporahs
profunda anterior, si puo facilmente constatare che, quando questa
ultima e posta meno di un centimetre dietro I'apofisi orbitale
esterna, essa corrisponde alia cavita dell' orbita, corrispondendo in-
vece alia cavita cranica quando la distanza e maggiore.
Del resto il trovarsi essa ricoperta dalla parte posteriore del-
I'os zygomaticum, che per gran tratto la protegge dalle violenze
esterne, fine a quando cioo non u ridotta ad un insignificante ra-
muscolo, le toghe gran parte del suo interesse pratico, e mi dispensa
dal parlarne piu a lungo.
Prima di abbandonare del tutto la descrizione di questa arte-
ria, intendo ricordare un preparato, il quale, specialmente nei riguardi
dell'a. temporalis profunda anterior, si allontana notevolmente da
quoi caratteri anatomic! che abbiamo sin qui riferiti.
Esso riguarda il lato destro di una donna di 76 anni (Registro
Autopsie, anno 1 904-1905, num. (5). In esso notasi che dall'arteria
- 288 -
maxillaris interna, la quale segue il decorso proprio alia varieta
profonda, parte un grosso ramo, uguale per volume a quelle della
a. temporalis superficialis. Detto ramo attraversa diagonal men te
tutto lo spazio pterigo-temporale dall'indietro all'avanti e dal basso
all'alto, formando una leggiera curva a concavita diretta in alto ed
air indietro. (Vegg. la fig. 4'^).
R.a.i.Tn.
C.e;
Fig. 4. — Rappresenta il caso anonialo qui contro descritto. L' indicazione T / p si riferisce al tronco
delle aa. teinporales profundae, dal quale si originano tanto la teuiporalis profunda posterior i|uan-
to I'anterior.
Da esse, tre centimetri innanzi al margine anteriore del porus
acusticus, si inalza un ramuscolo sottilissimo, che si dirige vertical-
mente in alto, incrociando la crista infratemporalis e si distribuisce
al m. temporalis, comportandosi come arteria temporalis profunda
posterior rudlmentale. II ramo di origine continua il suo cammino
fine ad un centimetre dietro I'apofisi orbitale esterna, e, qui giunto,
si dirige in alio per formare la temporalis profunda anterior, molto
voluminosa. Nel punto in cui cambia direzione, da un piccolo ramo
che scorre in alto e leggermente aH'indietro, cosi da formare colla
temporalis protunda anterior una lettera V, aperta superiormente
(arteria temporalis profunda media).
- 289 -
In questo caso, adunque, nella circolazione della fossa tempora-
lis I'a. temporalis profunda anterior tiene il prime posto, ed e da
essa clie derivano ie temporales profundae posterior e media, entram-
be assai sottili.
Concludendo, riassumo :
1.0 La circolazione arteriosa propria alia fossa temporalis e
data da tre arterie costanti, che sono, dall'indietro all'innanzi : la a.
temporalis media, la temporalis profunda posterior e la temporalis
profunda anterior. Rare volte (8 ^yo circa dei casi) esiste pure un ra-
mo soprannumerario : I'a. temporalis profunda media.
2.^ L'a. temporalis media proviene dalla temporalis superli-
cialis, e dicesi media appunto perche compresa fra il ramo anteriore
ed il posteriore di quest'ultiraa. Solo eccezionalmente si origina da
uno dei rami terminali della temporalis superficialis.
3,° L'a. temporalis media da dei rami muscolari, alcuni ante-
riori (spesso anche tre, dei quali uno puo rappresentare o sostituire
l'a. zygomato-orbitalis, che di solito e ramo della temporalis super-
ficialis), ed uno posteriore che circonda ail'indietro la fossa temporalis.
Da inoltre un ramo periosteo, che si dispone nel sulcus temporo-
parietahs.
4.0 L' a. temporalis profunda posterior e il ramo piii cospicuo
e, per ragioni pratiche, il piu importante della fossa temporalis.
5.0 Essa nasce dalla maxillaris interna, e si comporta in
mode diverse a seconda che quest' ultima segue la varieta profonda o
la superficiale. Nel primo caso si dirige prima in basso, poi in alto,
abbracciando il margine inferiore del musculus pterigoideus exter-
nus, nel secondo si dirige in alto ed in avanti, dope aver date un
ramuscolo all'articolazione cranio-mandibularis.
6.0 Comunque sorta, l'a. temporalis profunda posterior incro-
cia la crista infratemporalis in un punto che e facilmente ricono-
scibile perche e limitato da due sporgenze. Queste sono le prime
irregolarita che si trovano percorrendo dall' indietro all' avanti la
crista suddetta. Detto punbo, per le esigenze della pratica, deve ri-
tenersi posto mm. 35 avanti al margine anteriore del porus acu-
sticus.
7." Nel suo ulteriore ducurso pu6 ki temporalis profunda po-
sterior decorrere indivisa o dare dm; rami umscolari. In questo caso
il posteriore e il piii grosso, e deve ritenersi come continuazione del
ramo d' origine. Solo raramonte havvi ancho un ramo periosteo, che
- 290 -
lascia tiacce di se nello sclieletro macerate mediante un solchettino.
Questo ramo si dirige in alto ed all' indietro per anastomizzarsi col
ramo periosteo della temporalis media e formare un'arcata (ar-
eata di Barkow).
8.° La temporalis profunda posterior contrae rapporto me-
diate (interponendosi la squama temporalis) coll' a. meningea media
e, piii precisamente, ne incrocia a lettera X 11 ramo anteriore od 11
posteriore, a seconda che la loro divisione e precoce o tardiva. Nei
rari casi in cui la meningea media entra nel cranio gia divisa, que-
sto rapporto puo mancare, disponendosi allora I'a. temporalis pro-
funda posterior fra i due rami divergenti della meningea.
9." Talvolta si osserva un' arteria temporalis profunda media.
Essa si origina dalla maxillaris interna, e esile, si dirige in alto,
incrocia la crista infrateniporalis e si perde nel m. temporalis. Ta-
lora si anastomizza colla temporalis profunda anterior.
10." Quest'ultima si origina dalla maxillaris interna nel punto
in cui questa descrive un gomito per portarsi nel retro-fondo della
fossa pterigo-maxillaris, dirigendosi direttamente in alto ed incro-
ciando la crista infratemporalis.
11." Nel prime tratte (inferiermente ciee alia crista) da rami
alia bolla adiposa di Bichat ed un ramo che penetra nel cavum
erbitale per la fissura erbitalis inferior. Nel seconde tratte cerre
lunge il margine anteriore del m. temporalis, quando pesta subito
dope I'apofisi orbitale esterna, quando pesta fine 2 cm. dietre essa,
rispendende nel prime case al cavum orbitale, nel seconde alia fossa
cranii media.
12-. La temporalis profunda anterior e pretetta dall'os zy-
gomatichm, e, per questo fatto e pel sue piccolo volume, non ha
grande importanza pratica.
Parma, aprile 1905.
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Z i a. — Sopra un soko teuiporo-iianetale esterno. Com. prev. fatta alia See. Medico-chirurgica di
Pavia il IS gingno 18S7. Eslr. dal BoUeltino Scienlifico N. 2, Anno IX. Giugno, iSS7.
NOTIZIE
CoNCORSl A PUKMI
R. Istituto Lombardo di Scienze e Letters
Preini di fondazione Fossati. — Tenia pel 1901, pubblicato il 15 gennaio
1905.
lutorno ai cosidetli nuclei d'origine e di terminazione dei nervi cranici;
se ed in quale misura ne sia giustiticata la delimitazione in senso anatomico
e fisiologico ; illustrare I'argomento dal punto di vista storico critico e con
ricerche originali anatomiche ed erabriologiche.
Scadenza 1" aprile 1907, ore 15. — Premio L. 2,000.
Tenia pel 1908, pubblicato il 5 gennaio 1S05.
Le vie associative nel sistema nervoso centrale. Scadenza 31 marzo 190S,
ore 15. — Premio L. 2,000.
UNIONE ZOOLOGICA ITALIANA
II distiiitivo della U. Z. I. (deliberjito dal
Consigiio direttivo) come dalla qui annessa figiira
trovasi in vendita presso la Segreteria della U.
Z. I. (Lstituto zoologico R. Uuiversita di Napoli)
al prezzo di costo, L. 3.50. (Aggiungere le spese di
po.sta L. 0.15). II distintivo e in argento con piede
a tergo per mettersi alia bottoniera (volendo si
puo avere anche con spilla a tergo).
I soci che desiderauo tarne acquisto si diri-
gano al Segretario della U. Z. I. Il distintivo si
dk gratis ai Socii che pagano cinque annate anti-
cipate.
CosiMO Chekubini, Amministratorb-responsabile.
KireDze, UJ(i5. — Tip. L. Niccolai, Via Faenza,44,
Monitore Zoologieo Italiano
(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia)
Organo ufficiale delia Unione Zoologica italiana
DIBETTO
DAI DOTTORI
GIULIO CHIARUGI EUGENIO FIGALBI
Prof, lii Anatomia uiiiaua I'rof. di Anatomia comp. e Zoologia
uel H. Istiluto (li Studl Super, in Kirenze nella K. Univei-sita di I'isa
Ufficio di Direzione ed Ainministrazione: l.stituto Anatomico, Firenze.
12 numeri aH'anno — Abbuonamento annuo L. 15.
XVI Anno Firenze, Ottobre 1905 N. lO
SOMMARIO: Bibliografia: Pa^. 293-297.
CoMUNiCAZiONi 03IGINALI : Coggi A., SuUo sviluppo del sistema nervoso pe-
riferico del Vertebrati e su una nuova classificazione dei principali organi
di senso. — Banchi A.., Situazione non frequente del colon pelvico e
spostamento laterale del mesocolon pelvico e dell' uraco. Esiste un me-
senteric ventrale dell'intestino terminale? (Con una figura). — Corti A..
e Ferrata A.., Di una totale inversioue dell'affinita colorants col mu-
tare del liquido fissatore : nota di tecnica. — Pag. 298 320.
Unione Zoologica Italiana — Pag. 320.
Avvertenza
Delle Comunicazioni Original! che si pubblicano nel Monitore
Zoologieo Italiano e vietata la riproduzione.
BIBLIOGRAFIA
Hi da notizia soltaiito del lavori piibblicati in Italia.
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Avicula, Giorn. ornitol. ital.. An. 9, N. 89-90. Siena 1905, passim.
Bosclietti A. — Appunti per lo studio della avifauna ligure. — Avicida, Giorn.
ornitol. ital.. An. 9, N. 91-92. Siena 1905, passim.
Branceli-Busdraghi Nicolao, — Dalla esteriore conformazione di un novo di
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Memino G., Martoglio F. e Adani C. — Infezioiii protozoarie negli animali
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298 -
COMUNICAZIONI ORIGINALI
ALESSANDRO COGGI
Sullo sviluppo del sistema nervoso periferico dei Vertebrati
e su una nuova classificazione dei principal! organi di senso
£ vietata ]a riprodnzione.
Lo studio dello sviluppo dei nervi ampollari in certe specie di
Selaci (') e la comparazione con lo sviluppo dei nei'vi degli organi
laterali mi hanno condotto alia convinzione die le fibre nervose
periferiche dei Vertebrati si formino esclusivamente a spese del si-
stema nervoso centrale.
Questo die 6, in fondo, un ritorno alia concezione balfoiiriana
deH'origine e sviluppo dei nervi, e in opposizione a quanto Semper,
Goette, C. K. Hoffmann, van Wijhe, Beard, G-egenbaur,
Dohrn, Chiarugi, Raffaele ritennero ormai come stabilito special-
mente circa i nervi degli organi laterali, il nervo acustico e il nervo
olfattorio ; cioe die nella formazione di alcuni o di tutti questi
nervi abbia parte pii^i o meno grande la zona di ectoderma con la
quale essi si trovano in connessione, o, altrimenti detto, die sia
comune I'origine dei nervi e dei loro organi periferici. Deduzione
quest' ultima che non j'imase limitata ai nervi su citati, o ai soli
nervi di senso, ma per i Pteropodi, per es., fu da Kleinenberg
estesa incondizionatamente anclie ai nervi ghiandolari.
lo sono d'avviso die in quest' argomento sia utile distinguere
fra Vertebrati e altri Metazoi. Non perche io intenda ripetere qui
un vieto ritornello, cantato spesso a proposito del sistema nervoso;
ma solo perche e lecito pensare die, fra i Metazoi forniti di sistema
nervoso, ve ne siano taluni, e piu precisamente quelli piii altamente
organizzati, nei quali il processo di differenziazione di questo si-
stema dall'ectoderma e piii accentrato (dovremmo dire, e meglio
organizzato) e non si presenta come un fenomeno continue, ossia
prodotto in tanti momenti successivi dello sviluppo individuale,
come cio doveva forse avvenire negli antenati di quel Metazoi, e
come accade tuttora nei Metazoi inferiori.
'•) Su lo svilu|i|io p li niorfologla (lilln .iiniiolle di Lorenzini e lorn nervi. — Arcliix'io Zoolo-
ijico, vol. 2, fasc. 3, i'JVS.
- 299 -
E limito intanto le mie considerazioni ai Vertebrati. Pei quali,
duuque, credo sia da ritenere die dope la differenziazione della pia-
stra midollare e della cresta neurale daU'ectoderma, questo non par-
tecipa piu oltre con elementi format! alia costituzione o aH'accre-
scimento delle fibre nervose.
Un dissenso cosi profondo su una questione cosi chiara e circa
fatti che parrebbero facilmente controllabili non dove meravigliare,
solo che si pensi ch' esse e prodotto non da bonta o fallacia di im-
magini microscopiche, ma quasi esclusivamente dal mode di consi-
derare i fatti che a queste imniagini si riferiscono. E la compara-
zione di certi particolari dello sviluppo di alcuni componenti del
nervi periferici baster^, del resto, a dimostrare non solo I'opportu-
nita di avere posta nuovamente la questione, ma ajiche la necessita
di risolverla nel sense da me indicate.
I.
Comincio dai nervi ampollari. Dohrn (') ha creduto di trovare
in essi tali qualita per cui lo studio del lore sviluppo potesse ser-
vire a decidere in ultima istanza fra due teorie che si contendono
il campo per spiegare I'origine e I'accrescimento della flbra nervosa
periferica. Egli considera la parete del fondo cieco delle ampolle di
Lorenzini, in certi stadi embrionah, come il campo di rifornimento
di cellule che migrano fuori di essa per aggiungersi, dopo di essersi
moltiplicate, alle serie o catene di cellule del nervo che provvede
ciascuna ampolla. I nervi ampollari, secondo Dohrn, si originano
e crescono direttamente daU'ectoderma.
lo, invece, bo dimostrato che la formazione ontogenetica dei
nervi ampollari ne rientra nel quadro dell'una o dell'altra delle due
teorie, e nemmeno avviene secondo e state ammesso da Dohrn.
In riassunto ecco il risultato delle mie ricerche.
L'origine dei nervi ampollari e da vedere in elementi nervosi
nucleati (che potrebbero anche essere cellule) i quali procedono dai
centri verso la periferia facendo parte di rami nervosi che conten-
gono anche fibre del sistema laterale. Raggiunto I'ectoderma con il
loro apice, essi vi penetrano con una parte del loro plasma, rima-
nendono fuori la porzione nucleata. L'ectoderma reagisce con la for-
mazione dell'abbozzo di un organo periferico (rampolla); I'abbozzo
ampollarS e quindi un effetto del contatto con l'ectoderma da parte
(1) A. Dohrn. — Die Schwann' schen Kurne, ilire Ilurknuft und Bodeutuntj. 20s Stuiliuni ziir Ur-
^cb^hkliU.- <!e» WirL(.ltb:crkijriitrs. - Mill/ieil. Zool. Ulat. JSeapel l>d XV, 11. /•:', t'Jdl.
- 300 -
di un nervo ampollare ; e questo agisce come stimolo formativo in-
terno deU'organo periferico. II nucleo o i nuclei del giovane nervo
si raoltiplicano alia base deU'organo cosi da costituire una espan-
sione o piastra nervosa piti o mono considerevole. Questa molti-
plicazione nucleare, accompagnata da aumento della massa di pla-
sma che circonda i nuclei, vuol dire produzione di nuovi elementi
destinati a render possibile I'allungamento del nervo ampollare; al-
lungamento che si verifica specialmente nei tratti del suo percorso
isolate dai nervi del sistema laterale e simultaneamente alia sua
suddivisione in branche, rametti, etc. in proporzione del numero di
organi periferici in cui si scinde I'abbozzo sensoriale primitivo du-
rante il processo di individuazione delle ampolle. Dunque se centri-
fuga e la prima origine del nervi ampollari, in seguito il lore ac-
crescimento si compie principalmente in direzione centripeta. Dice
principalmente, perche un contribute airallungamento di ciascun
nervo e date anche dalla moltiplicazione degli elementi che com-
pongono il suo tratto intermedio. A ogni mode, questo accresci-
mento avviene unicamente a spese di elementi o cellule nervofor-
mative provenienti dai centri.
Circa Timportanza della espansione terminale del nervo am-
pollare per il suo accrescimento ulteriore, c'e accordo fra Dohrne
me; anzi e doveroso riconoscere che e merito di Dohrn d'averla
rilevata per prime C), dappoiche egli interpreto chiaramente la mol-
tiplicazione reiterata dei nuclei dell'espansione nervosa come for-
mazione di nuove cellule destinate ad aggiungersi alle catene cel-
lulari del nervo in via di sviluppo. E s'intende che quest'accordo
presupponga anche I'altro suU'origine pluricellulare della fibra ner-
vosa.
Ma il dissidio e irriducibile suh'origine di cotesta espansione
terminale, suU'origine degli elementi che la compongono, perche
Dohrn ritiene che questi migrino dalla parete del fondo dell'am-
polla, mentre le mie ricerche mi invitano a sostenere:
(1) Quest'esjiansione termiuale del nervo non era per6 sfuggita airosservazione di Balfour (A
Monograph on the Development of Elasmobranch Fishes, 1878, pag. 145) : « The facility with which
it (direct continuity between che two) may he observed would probably render the eii.bryo Elasmo-
branch a very favourable object for studying the connection between nerves and terminal sense-or-
gans. The nerve (PI. XII, fig. 7) dilates somewliat before uniting with the sense-organs, and the proto
plasm of the nerve and the sense-organ become completely (used. The basement memlran of the skin
is not continuous across their point of junction, and appears to unite with a delicate membrane-like
structure, which invests the termination of the nerve. The ampullae would seem to i-eceive their ner-
vous sup|)Iy somewhat later than the cauals, and the terminal swelling of the nerves supplying them
are larger than in the case of the canals, and the coonection between the ampullae and the nerves
not so clear n.
- 301 -
1° die non esiste aflfatto migrazione di cellule o di nuclei
dalla parete dell'ampolla nella espansione del nervo;
2° che le relazioni dell'espansione nervosa con la parete del-
TampoUa consistono solo nella penetrazione di una parte del pro-
toplasma dell'espansione fra le cellule della parete ampollare, piii
specialmente di quella porzione o zona della parete che e destinata
a formare i diverticoli deirampolla;
3° che i numerosi nuclei della espansione nervosa sono pro-
dotti unicamente in seguito a moltiplicazione reiterata del nucleo
dei nuclei piii periferici del giovane nervo proveniente dai centri.
Da qui I'importanza embriologica dell'espansione terminale dei
nervi ampollari e V utilita d' indagare s'essa sia una speciahta di
questi nervi, ovvero sia una formazione che, in grade maggiore
minore, si riscontra nello sviluppo di altri nervi periferici, perche
e evidente che da essa dipende in gran parte la maniera di ac-
crescimento dei nervi medesimi.
Consideriamo i nervi del sistema laterale, con taluni rami del
quale si accompagnano ognora i nervi ampollari negh Ittiopsidi
provveduti di ampolle di Lorenzini,
E' assodato, specialmente merce le ricerche dei sostenitori della
produzione diretta dei nervi dall'ectoderma, che i nervi laterali si
originano nel moraento in cui il ganglio di ogni ramo nervoso si
appresta ad allontanarsi da una piastra ectodermica, nella quale
hanno origine anche gli organi periferici ch'essi provvedono, e cre-
scono dipoi a spese di elementi formati provenienti dalla piastra
stessa.
L'accrescimento di questi nervi avviene, dunque, in direzione
centripeta per I'aggiunta di elementi che derivano dall'epidermide ;
questo e vero. Ma cio accade non perche essi elementi apparten-
gano realmente a quest'ultima, bensi per la ragione che la piastra
espansione nervosa (perfettamente equivalente a quella dei nervi
ampollari) che costituisce il loro estremo periferico, e nella quale
si compie, in seguito alia moltiplicazione dei nuclei, una continua
produzione di nuovi elementi o cellule nervoformative, si trova a
essere tutta compresa nello spessore dell'epidermide, dove questa
e per formare una serie lineare di bottoni di sense, costituendo
insieme con essa quella che Raffaele (') ha denominate " comune
l)iastra sinciziale ectodermica „.
La difterenza fra lo sviluppo dei nervi ampollari e quelle dei
(1) F. Raffaele. — Ricerche intorno alio svilupfio della linea e del nervo laterale nepli Anrtbt,
l.a Nota. — Internal. Monalschr. Anal, tln/s.. lid. XVJI, II. 10-13, I'JOO.
- 302 -
nervi del sistema laterale, clie parrebbe sostauziale, si liduce iii-
vece tutta qui: questi si sviluppano da una piastra nervosa intra-
ectodermica, mentre quelli si sviluppano da una piastra nervosa
sotto-ectodermica. Perche possiamo pensare, senza die alcun fatto
constatato ci sia contrario, e, per ragione di analogia, con maggior
probabilita di accostarci al vero, che la prima origine dei nervi la-
terali abbia pure luogo in direzione centrifuga, nel memento in cui
il ganglio rispettivo s'appresta ad allontanarsi dalla piastra ectoder-
niica, pur rimanendole connesso a mezzo del nervo die si va svi-
kippando a spese di elementi offerti dal ganglio.
Si puo allora dire die la differenza fi'a nervi ampollari e nervi
laterali in via di sviluppo, la quale si manifesta ancora piia nella
struttura degli organi periferid ch'essi provvedono, dipenda prind-
palmente dalla diversita di tempo in cui queste due qualita di
nervi pigliano origine. Mentre infatti i nervi laterali si originano
da cellule nervo-formative provenienti dal ganglio nel memento
stesso in cui questo si allontana dall'ectoderma e le lore estremita
perifericlie son dunque fin dal principio comprese nello spessore di
quest'ultimo, i nervi ampollari si originano troppo tardi perche le
loro estremita riescano a penetrare, an che con la lore porzione nu-
cleata, entro alio spessore dell'ectoderma, e i nuclei (che voglion
dire I'espansione terminale) ne rimangon fuori.
Insomma I'espansione nucleata terminale dei nervi laterali, pro-
ceduta dal ganglio e dotata della capacita di fornire nuovi elementi
per il loro accrescimento, e sempre compresa nello spessore dell'epi-
dermide, dove questa va trasformandosi in serie hneari di organi piii
raeno individuati ; invece, la corrispondente espansione di ogni
nervo ampollare e situata fuoii dell'epidermide, immediatamente
accollata ad essa dove questa si e differenziata in ogni ampolla
singola, e solo e in relazione con la parete di quest'ultima a mezzo
di processi protoplasmatici che sono penetrati fra le sue cellule,
precisaraente fra quelle che sono destinate a formare la parete dei
diverticoli deU'ampolla.
Ammessa la cosa (e lo sforzo non mi par grande) per i nervi
degli organi laterali, doe per quel nervi che furono spesso oggetto
preferito per la dimostrazione dello sviluppo diretto dei neivi peri-
ferid dall'ectoderma, mi sembra che la stessa spiegaziona debba
essere applicata anche a (juei nervi, come il nervo olfattivo, e i
component! deirVIll nervo cerebrale, i quali presentano nel loro
sviluppo condizioni non molto dissimili da quelle dei nervi laterali.
Per tutti questi nervi come pei nervi ampollari si puo escludere,
- 803 -
adunque, ch'essi debbano la Joru origine o anche solo il loro accre-
sciinento ulteriore, in tutto od in parte, ad elementi formaLi pro-
venienti direttamente daU'ectoderma ; cioe si deve amraettei e ch'essi
sono produzioni del sistema nervoso centrale.
II quadro dello sviluppo di questi nervi di sense sarebbe allora
identico per tutti. La prima origine loro e in direzione centrifuga,
ma il loro accrescimento avviene, se non del tutto, per gran parte
in direzione centripeta, se cosi si puo chiamare il fatto che 1' al-
lungamento si compie, principalmente, a spese del loro estremo
periferico. Si puo dire, impiegando con opportunita anche maggiore
un'espressione di Raffaele (^), che ciascun nervo venga " filato „
dall'espansione terminale come il filo dal lino ammassato intorno
alia rocca. Bisogna pero tener conto altresi deirallimgamento che si
opera merce la moltiphcazione dei nuclei e I'accrescimento, per in-
tussusceptionem (~) dal mezzo ambiente, delle catene cellulari che
compongono i singoli nervi.
E alio stesso quadro si puo adattare lo sviluppo dei nervi mo-
tori spinali. Le radici di questi nervi son fatte di elementi nucleati
provenienti dall'asse nervoso, e presentano pure un'espansione la
quale e stata per embrioni di Selaci e di Ganoidi paragonata ai
gangh delle radici dorsali. Lo stesso Dohrn (1. c.) non manca di
ricordarne la somiglianza con I'espansione dei r.ervi ampollari. Essa
e prodotta, a tutta piima, dalla migrazione di elementi midoUari ;
migrazione ch'e ammessa non solo da colore che sostengono I'ori-
gine plurieellulare della fibra nervosa, ma anche da taluno che
come Neal f) e partigiano tuttora della origine del cihndrasse come
prolungamento di un'unica cellula ganglionare ; per quest'autore
pei'o gli elementi o cellule cosi migrati costituirebbero il neurilemma
e fors'anche parte delle guaine connettivali dei nervi.
L'espansione di ciascun nervo spinale motore si applica contro
la porzione della parete di un segmento primitive che diventera il
corrispondente mietemo; essa si stabihsce fin da queste memento
come organo terminale del nervo : e§sa e dunque l'espansione nu-
cleata terminale del nervo stesso. L'accrescimento ulteriore di
quest'ultimo, ossia il sue allungamente, non e cosi grande ne cosi
rapido come quelle dei nervi ampollari e dei nervi laterali. Cio
(*) F. Raifaele — I'er la geneai dei nervi da catene celliilai-i. — Anat. Anzeiger, lid. XVJII
n. 15-10, 1900.
(*) <>. Schultze. — Beitrage znr Histogenese des Nervensystems. 1. Ueber die nuilt'zellnlare
Entstetiung dor [leriplieren sensiblen Ner\ enfaser etc. — Arcliiv niihr. Anat. Bd GG, II. 1, I'JOo.
(') Neal H. V. — The nevelopmont of the Ventral Nerves in Selachii. I. Spinal Ventral Nerves.
— Ma)k Aiuuvcrsari/ Volinau An. /.'., li)V:i.
- 304 -
spiega perche non siano altrettanto niimerose le mitosi nucleari
nella sua espaiisione terminale e nel tratto che unisce questa al-
I'asse nervoso, ossia nel nervo mo tore in via di sviluppo. IVIa e
chiaro che, coiTispondentemente alia differenziazione in fibre mu-
scolari del giovane miotomo, Tespansione terminale unica primitiva
si partira nolle singole piastre terminali motrici, e il nervo si di-
videra pure in tronchi rami bi'anche e fibre isolate, di cui ogni
diramazione condurra ad una piastra motrice.
Piii difficile sembra ricondarre alio stesso schema lo sviluppo dei
nervi cutanei di senso generale. Pero le ricche reti cellulari, delle
quali talune fila sembrano terminare ad estremo libero, formate
dai neuroblast! periferici dei sincizi a cui spese si sviluppano i sin-
goli nervi, secondo esse ci sono presentate dalle recenti ricerche di
0. Schultze (1. c), potrebbero bene corrispondere ad altrettante espan-
sioni nucleate terminah. Ed esse avrebbero parsempre lo stesso va-
lore embriologico, anche se facessero parte di una rete periferica
unica.
L'accrescimento di queste reti uervose avviene per due fatti :
la moltiphcazione nucleare che p(»rta ah' aumento in numero dei
neuroblasti e la ripetuta e continua spartizione della parte proto-
plasmatica della rete in seguito alia formazione di vani interni che
s'allargano cosi da produrre altrettante nuove maglie della rete
medesima. L'estensione delle porzioni anucleate delle reti nervose,
suUe quali 0. Schultze ha giustamente richiamato I'attenzione, ere-
see infatti con I'eta dell'individuo in via di sviluppo. E a questa
maniera di accrescimento corrisponde benissimo quella dell' espan-
sione terminale dei nervi ampollari che avviene in seguito alia mol-
tiphcazione nucleare e all'aumento in massa del plasma che cir-
conda i nuclei.
E non diverse valore da quelle della solita espansione termi-
nale dobbiamo dare, secondo io penso, agh elementi della guaina di
Schwann, che prohferano all'estremo periferico di un nervo reciso
in via di rigenerazione, sia ch'b la porzione di fibra rigenerata debba
essere considerata come continuazione di quella del moncone ner-
voso rimasto integro, sia (come vuole E. Neumann (')) che questa
porzione di fibra si formi per differenziazione autoctona dal mate-
riale protoplasmatico ott'erto dal processo degenerative.
Tale maniera di intendere I'oriffine e Taccrescimento dei nervi
{') E. Neumann. — Zu Giinsten <lcr Achsencylinder-Tropf'en. — Arch. path. Anat., Bd i58,
iSV'J.
- 305 -
periferici si capisce che possa escludere anche I'origine diretta dei
gangli nervosi daU'ectoderma o da inspessimenti ectodermici con i
quali la cresta neurale contrae relaziuni piu o meno intime aventi
la parvenza di una fusione. Simile origine dei gangli, a volte deci-
samente affermata, piii spesso simpaticamente ammessa, o almeno,
non negata, e ben lungi dall'essere dimostrata. E, del resto, il signi-
flcato di cotesta fusione, o meglio compenetrazione, e gia grande,
anche s'esso e ridotto al solo effetto di portare, entro alio spessore
deU'ectoderma, degli elementi di natura nervosa i quali sono desti-
nati a mantenere il ganglio in connessione con I'epidermide, ovvero-
sia a plasmare man raano il nervo che stabihsce questa connes-
sione; non solo, ma a provocare ancora delle modificazioni tali nel-
Tectoderma, le quali portano ognora alia formazione di peculiari or-
gani ricettori periferici. Inspessimenti ectodermici siffatti sono quelli
che diventeranno poi la parte neuro-epiteliale della mucosa olfattoria,
degli organi laterali e degli organi dell'orecchio interne; la cui con-
nessione primitiva con i gangli rispettivi non e affatto da conside-
rare nel sense che dall'ectcderma venga direttamente un contribute
piij meno grande di elementi formati pei gangli o pei nervi pe-
riferici.
Intanto, circa la misura e i momenti di questo contribute ulte-
riore deU'ectoderma al sisteraa nervoso dei Vertebrati, sono ben
lungi dall'essersi accordati gli stessi partigiani. Perche esso va dalla
audace e decisa asserzione di Beard C) che tutto il sistema nervoso
periferico, ad eccezione dei nervi ventrali o anterior! (cerebrali e
spinali), sia una produzione diretta deU'ectoderma, alia prudente e
misurata ammissione di Chiarugi (-) circa il nervo olfattivo, cioe che
I'origine del gangho sia essenzialmente neurale e la placca olfattiva
partecipi solo successivamente e in via secondaria aU'accrescimento
del nervo. E tra queste due opinioni estreme, ce ne sono piii che
altrettante, le quali potrebbero dirsi interraedie. Ma non e da tacere
che Beard fu evidentemente mosso, piii che da fatti constatati,
dal bisogno o dal desiderio di trovaro nel sistema nervoso dei Ver-
tebrati un fenomeno dello sviluppo che desse ragione della lore deri-
vazione da antenati anellidiani ; e che d'altra parte Chiarugi, a
proposito di un nervo cerebrale, che per le ricerche embriologiche
('; J. Bearil. — The Development of the Peripheral Nervous System uf Vertebrafos. r.irt I. —
Quart. Journ. Microsc. Science, IS'. S. vol. XXIX, i888.
Lo stesso. — The Histogenesis of Nerve. — Aiuit. Aiizcir/cr, Ihl VII. ii. <>-l(l, iS<)2.
(-) G. Chiaruf^i. — Intoroo alio sviluppo del nervo olfanivD in:i Maiu mft-n. — Monil. Zool.
Ital. Anno V, n. i, iS'J-i.
- 306 -
e per quelle istologiche sembrava mostrarsi alquanto diverso dagli
altri, si fermo alia dichiarazione del fatto piu visibile e apparente,
interpretandolo forse con una parziale concessione alle idee cor-
renti.
E poi, questo successivo coiitributo ectodermico si comprende
male. E vero che Gregenbaur, cosi guardingo nel dare eccessiva
importanza ai fatti embriologici, scrisse a proposito del nervo olfat-
torio : " Da das ganze centrale Nervensystem aus dem Ektoderm
hervorgeht, ist es nichts weniger als befremdend, wenn zur Bil-
dung detachlrter Centralorgane nochmals das Ektoderm jene Dien-
ste leistet. Dass die Stelle, an welcher dieses geschieht, mit
dem centralen Nervensystem keinen Anschluss mehr hat, hangt
wohl mit zeitlichen Differenzen zusammen, indem die Nervenwur-
zel friiher sich ausbildet, bevor sie die zur Ganghenbildung gehori-
gen Forraelementen aus der Anlage des Centralnervensystems em-
pfangen hat (') „. Ma con qual diritto vorremmo fare dei Verte-
brati uno dei tipi di Metazoi piii altamente e armonicamente orga-
nizzati, se nella formazione ontogenetica di un sistema organico di
tale importanza, fosse possibile che accadano tuttora degli inconve-
nienti di simil genere? Che valore dovremmo dare allora alia somma
di energie interne che conducono ognora in questo gruppo di animah
alia differenziazione tipica e precoce dei costituenti principali del
sistema nervoso (la piastra midollare e la cresta neurale), con sa-
crificio per questo scope di gran parte degli elementi che compon-
gono r individuo in formazione ? E con qual profitto avverrebbe
questo sacrificio di material!, e da quale legge di economia e rego-
lato, se per la composizione di parti essenziah dello stesso sistema
nervoso fosse necessario in seguito il sacrificio di nuovi elementi, i
quaU dal prime processo di differenziazione eran rimasti esclusi?
Per i Yertebrati sarebbe, a ogni mode, un po' strano questo con-
tribute a piccolo dosi nella formazione di un sistema organico an-
che di molto minore importanza del sistema nervoso.
Si puo ammettere che nella formazione di un sistema organico
di una parte di esse (la cresta neurale, per es,, nel case del si-
stema nervoso), possa essere impiegato un materiale sovral)bondante,
pure che la moltiplicazione affrettata degh elementi che la costi-
tuiscono abbia per effetto la produzione di uno stock di materiale
che non puo essere teste impiegato ; e il di piia, come mesectoder-
(*) C. Gegenbaur. — Die Metamerie des Kopfes und die Wivbeltheorie des Kopfskeletes, im
Liciite der neueren Untersuchungen betracbtet und geprllft, — Morphol. Jahrb. lid Xin,pag. 41-42
is 87.
- 307 -
ma, passi allora a formar parte del mesenchima per essere utiliz-
zato altriineiiti. Ma non si ])U0 capire il caso inverse, che la fonte
donde scaturisce il materiale primo sia cosi esigua, da esserci bi-
sogno, malgrado la innegabile facolta di moltiplicazione degli ele-
ment! formati, di fonti supplementari.
Cio sara forse possibile che avvenga nei casi in cui lo sviluppo
deir individuo sia in qualunque modo disturbato ; potra magari con-
statarsi in seguito a qualche sperimento. Non vogliamo precludere
la via alle posbibilita che sono fuori del nostro raggio di osserva-
zione ; perche ai fenomeni di eteromorfosi, specialnienfce a queUi do-
vuti a cause artificiali, non riesce per ora di fissare un limite di
manifestazione. Ma lo sviluppo normale dell' individuo vertebrate
ci si presenta con una successione abbastanza regolare di fenomeni,
e come fosse regolato da leggi abbastanza costanti, cosi da farci
ritenere che anche la legge del minimo mezzo nella formazione di
ogni sistema organico sia per avere la sua parte di autorit^.
Queste, si obiettera, sono considerazioni puramente teoriche.
Ma esse hanno per lo mono altrettanto valore quanto I'asserzione
della formazione diretta dei gangli e dei nervi periferici dall' ecto-
derma.
II.
Che cosa rimane nell'eta adulta, ossia quando Tallungamento
dei nervi e cessato, della espansione nucleata terminale del periodo
embrionale ?
Per i nervi arapollari io ne vedo il residue in quel rigonfia-
menti fusiformi imcleati che ogni fibra del nerve presenta dope
aver perduto la guaina mieiinica e prima di subire la ramificazione
intorno alia parete dei diverticoli; rigonflamenti scoperti da Ret-
zius(') nolle ampolle di Selaci adulti trattate col bleu di metilene,
e i quah quest'autore ha giustamente interpretato come rigonfla-
menti nucleati della guaina di Schwann. Mettendo anzi in rela-
zione la constatazione di questi rigonflamenti nucleati con le ri-
cerche di 0. Schultze (1. c), essi possono essere con maggiore pre-
cisione additati come T ultimo vestigio neh'adulto dei neuroblasti
pill periferici, facenti parte del sincizio norvoformativo a cui spese
si e sviluppato il nerve ampollare.
(') G. Retzius. — Zur KeontDiss der LoreDzinischen AmpiiUen der Selachier. — Biol. UiUer-
such. ^^. F. ISd VIII, n. 0, iS9S.
- 308 -
Interessa ora di vedere se una formazione paragonabile a qael-
la dei nervi ampollari possa ritrovarsi nei nervi laterali, acustico
e olfattorio; o, in altri termini, e da vedere come si presenti nel-
I'adulto la porzione nucleata piii periferica dei sincizi nervoforma-
tivi da cui si son format! questi nervi.
E certo che, mentre queste porzioni nucleate periferiche delle
fibre onde si compongono i nervi ampollari (conservando la condi-
zione embrionale) sono situate fuoii deila parete ampollare, i loro
equivalent!, se ci sono, nei nervi laterali, acustico e olfattorio deb-
bono invece cercarsi nello spessore della parete degli organi late-
rali, delle cristae e maculae acusticae e dell'organo di Corti e della
mucosa olfattoria, perche e giusto nello si)essore dell'ectoderma che
forma questi organi che sono comprese le espansioni nucleate ter-
minaU dei nervi rispettivi.
Ora, per il nervo olfattorio essi sono facili a riconoscere nolle
cellule bastoncelU olfattori della mucosa olfattoria; ciascuno di
questi bastoncelli e munito alia periferia di un prolungamento o ci-
glio sensibile e in direzione centrale, dopo di essersi allargato in
un rigonflamento nucleate, si continua precisamente in una fibra o
diramazione di fibra nervosa. Sono le cosi dette cellule sensorie
neuro-epiteliali che furono gia considerate come cellule gangliari
periferiche, perche la loro diretta continuita con fibre nei'vose e
facilmente constatabile con la reazione nera di Golgi. Ma mi pare
lecito riconoscere gli stessi equivalent! uelle cellule sensorie brevi
e munite d! pel! sensibili che si trovano costantemente negli or-
gan! lateraH (bottom dei canah aperti o chiusi, vescicole di Savi,
organi a fossetta), e nelle corrispondenti cellule delle maculae acu-
sticae del saccule e dell'utricolo e delle cristae acusticae dei canali
semicircolari, e anche della papilla acustica basilaris dell'organo di
Corti nei Vertebrati che ne sono forniti. La continuita in direzio-
ne centrale di queste cellule con fibre nervose fu gia constatata
con i metodi di dilacerazione, e s'essa non e dimostrata dalla rea-
zione nera, non deve, per questo solo, essere negata.
Non e giusto adunque considerare queste cellule sensitive come
cellule sensitive secondarie e tanto meno confonderle, come ha fatto
recentemente anche R. G. Harrison (*), con le cellule a fiasco dei
diverticoh delle ampolle di Lorenzini; perche con quest' ultimo
cellule esse nulla hanno di comune ne per I'origine, ne per la distri-
buzione, ne per la forma, ne per le relazioni.
(•) a G. HaiTison. — Experimentelle Untersuchmigen liber die Entwickluog der Sinnesorgane
der Seiteuliiiio lei dcu Ainiildljien. — Archir mikr. Anal. Bd, 63, H. 1, pag. 38, 1903.
- 309 -
Queste vedute, tiitt'altro che originali, sono una rivendicazione
di quelle di Fr. E. Schulze (') contro le conclusioni delle ricerche
di Zimmerraann (~) e di Retzius C). Perche io sono tratto a
credere che le tenninazioni libere constatate da quest! due ricerca-
tori con la reazione nera negli organ! lateral! di alcuni Teleoste! e An-
fibi! non rappresentino affatto le terminazion! de! nervi del sistema
laterale che vanno a quegli organ!. Gia, delle figure offerte da Ret-
zius, e che e da credere sieno state tolte da! preparat! meglio riu-
sciti, la meno incoiiipleta riprodu'ie un organo laterale del capo di
Triton (Tav. X, fig. 6), nel quale la diramazione nervosa termi-
nale circonda prevalentemente le cellule di sostegno, e non sembra
avere con le cellule piriform! brevi tali relazioni per cu! a queste
possa essere afflbbiata, secondo I'espressione di Zimmermann, an-
che solamente " eine mehr vermittelnde Rolle „. Per mode che si
e tentati a ritenere : o che le terminazion! negli organ! lateral! come
ci sono pi'esentate da Zimmermann e da Retzius sieno termina-
zion! intra-epidermiche di sense generale; o che si trovi nel vero
Maurer (^) il quale, nei nervi che provvedono gli organ! lateral! del
tronco di larve di Triton, ha distinto due qualita di fibre, le une
(fibre sensitive specifiche) che raggiungono le cellule sensitive cen-
trah e le altre (fibre sensitive) che circondano 1' organo e penetrano
anche fra le sue cellule.
Queste ultime fibre le cu! diramazioni sono a preferenza rese
evident! dalla reazione nera potrebbero benissimo considerars! come
fibre di senso generale cutaneo. E s'esse si accompagnano davvero
con ! nervi che provvedono gli organ! lateral! si della testa che del
tronco, si dovra ammettere allora che nei nervi del sistema late-
rale entrano come component! una parte delle fibre del sistema ge-
nerale cutaneo.
In conclusione le cellule sensitive degli organ! lateral!, degl! or-
gan! dell'orecchio interne e dell' organo olfattorio sarebbero equiva-
lent! ai rigonfiamenti nucleat! del neurilemma de! nervi ampollari.
Pero e da fare una distinzione. Perche, mentre quelle cellule sensorie
sono situate effettivamente all' estremo periferico delle fibre nervose
delle loro diramazioni, per modo ch' esse ne possono essere consi-
(') Fr. E. Schulze. — Uel)er die Siniiesorgane der Seitenlinie bei Kisclien imd Amphiliieo. —
Arch. mihr. Anat. lid 6, 1870.
(') K, \V. Zi mm erinann. — Verluuidl. Anal. Gesell. 6 Versamml. Wieii. 189i^.
(*) G. Ketzi'is. — Die Nerve.Qcndij^unjfen in der Eiidkuospen, re"jfi. NervenliUgelo der Fische
uod Amphibieo. — Biol. VnlursKClt. A. F. IV, .'>, 189^.
{*) F. Maurer. — Hiiiitsinnesortrane, Feder-und Haaranla^e. Ein Beitra^ zur I'liylogenie dT
Siii'getierliaare. — Morph. Jahrh., lid y.v, 18'J:^.
- 310 -
derate come la vera terminazione periferica (*), ed hanno assunto
un' importanza morfologica e fisiologica di prim' ordine, altrettanto
non si puo dire dei rigonfiamenti nucleati dei nervi ampollari. In-
fatti le fibre di questi ultimi nervi non terminano in quei rigonfia-
menti, ma continuano oltre in direzione periferica, anzi e special-
mente in questo tratto anucleato cti'esse, spogliatesi del neurilemma,
presentano la ricca ramiflcazione dicotomica intorno alia parete dei
diverticoli delle ampolle, i cui ultimi rami s'allargano alia base di
una speciale qualita di cellule onde la parete e fatta e penetrano
anche con sottili ramoscelli clie hanno breve percorso intorno alle
stesse cellule. E inoltre e lecito pensare che la funzione a cui questi
rigonfiamenti nucleati del neurilemma sono adibiti, ])er quanto essa
non possa venir negata, sia di importanza assai minore di quella
che devesi attribuire aUe cellule sensitive dei neuro-epiteli.
L'equivalenza fra i rigonfiamenti nucleati dei nervi ampollari
e le cellule sensitive degU organi lateral!, deU' orecchio interne e
olfattorio va intesa, dunque, solo nel sense embriologico, perche le
due formazioni, si per le differenziazioni a cui vanno incontro e si
per 11 diverse grade di funzionahta di cui sono capaci, hanno im-
portanza morfologica e fisiologica assai diversa.
Da qui la necessita di separare nettamente, nella categoria dei
nervi di sense, i nervi ampollari dai nervi laterali, acustico e ol-
fattorio.
Circa poi la posizione che dobbiamo dare, secondo questo cri-
terio, ai nervi di sense cutaneo generale, basta pensare al destino
ch' e riserbato nell'adulto ai neuroblasti periferici dei sincizii embrio-
nali e larvali a cui spese si sviluppano i deLti nervi. Ove le reti
di questi neuroblasti abbiano, come s' e gia ritenuto, lo stesse va-
lore dell'espansione nucleata terminale dei nervi di sense specifico,
e chiaro che i rigonfiamenti nucleati delle reti nervose amieliniche
cutanee dell'adulto, interpretati spesso come cellule ganglionari,
debbano corrispondere embriologicamente ai rigonfiamenti nucleati
dei nervi ampollari e alle cellule sensorie degli organi neuro-epi-
tehali.
Ma siccome nolle reti nervose periferiche (coriali e subcoiiali)
dei nervi di senso cutaneo generale i rigonfiamenti nucleati sono
circondati da estese porzioni anucleate, ed esse si diffondono come
ramificazioni o reti pure anucleate entro all'epidermide, cosi questa
espansione anucleata a foggia di rete e fors'anco di ramificazione
(*) Non tprminaz'onp rlellf vie di con'luzione.
,, ) Nervi cutanei generali
- 311 -
dev'essere considerata equivaleiite alia ramificazione anucleata ch'e
alia periferia dei rigonfiamenti nucleati dei nervi ampollari.
Allora i nervi di sense che abbiamo sinora considerati, e i
quali negli Ittiopsidi costituiscono tutto il complesso dei nervi so-
matico-sensitivi, vanno ripartiti in tre categorie cosi caratterizzate :
1. Nervi che alia periferia terminano con .^ervo olfattorio, nervi late-
cellule sensorie facenti parte di un ■ rali e componenti dell' VIII
organo neuro-epiteliale. ] nervo cerebrale
2. Nervi che terminano con ramificazioni (o reti?) '
amieliniche anucleate brevi nello spessore i^ . „ .
,. ., , -i-,,-) -Nervi ampollari
di uno speciale organo terminale dor]gme\ ^
epidermica (ampolla di L o r e n z i n i). '
3. Nervi che terminano con reti amielini- \
che anucleate diffuse nel corion e nel- 1
repidermide, senza organi terminal! k
speciali. )
Nel quale specchietto i caratteri desunti dalla posizione occu-
pata nell'adulto dalle dilatazioni nucleate delle fibre dei singoli nervi,
le quali sono come 1' ultimo vestigio della espansione terminale em-
brionale, e dallo sviluppo maggiore o minore della porzione anucleata
periferica si accordano con quello della presenza o assenza di spe-
ciali organi terminal! a struttura neuro-epiteliale o a struttura sem-
plicemente epiteliale.
Anche dell'espansione nucleata terminale dei nervi motor! si
conservano traccie nell'aduito. Malgrado essa venga a partirsi in
nunierosi organi terminal! o piastre motrici, in ciascuna di queste
e forse da vederne il ricordo ne! nuclei che accompagnano fin presso
all'estremita le varie ramificazioni della piastra, e dei quali Ranvier
ebbe anzi a distinguere due sorta, ! nuclei deH'arborizzafeiione e i nu-
clei vaginal!; quest! nuclei sono, a ogn! modo, da tenere ben separati
da! cosi dett! nuclei fondamentali, appartenenti alia sostanza gra-
nosa che, quando esiste, fa da sostegno alia parte nervosa della
piastra.
III.
Dunque :
1<^ Nello sviluppo ontogenetico dei Vertebrati non accade
quasi mai che nervi periferici e relativ! organ! terminal! prendano
origine, in un territorio comune, da element! siiscettibili di difte-
renziars! negli un! o npgli altr!. Cio e solo possibile per organi pe-
riferici che si formino a spese della parete dell'asse nervoso.
- 312 -
2° Le immagini offerte dagli element! che costituiscono il
nervo olfattorio, i nervi lateral! e i component! dell' YIII nervo ce-
rebrale durante !1 lorosviluppo, anz! che dimostrarne I'origlne dlretta
totale parzlale, daU'ectoderraa, s! spiegano abbastanza e megllo
ammettendo ch'esse sleno prodotte dalla necessita d! portare o d!
Insinuare degli element! nucleat! d! orlgine e natura nervosa fra
mezzo agl! element! deU'ectoderma e !n dlretto contatto con I'am-
biente esterno.
30 Nello sviluppo di clascun nervo ha grande Importanza !1
suo estremo per!fer!co, ossla quella che abbiamo chiamata espan-
s!one nucleata termlnale. Per ! nerv! d! senso cutaneo s! puo rite-
nere che la struttura e la quallta del rispettivo organo ricettore
penferico dlpendono dalla forma, dal volume e dalla s!tuaz!one della
espansione termlnale, ossla daha maniera con la quale s! stablh-
scono le sue relazlon! con I'organo stesso.
4^^ Le cellule sensorie degli organ! neuroepltehal! (organo ol-
fattorio, organ! lateral! e organ! dell'orecchio Interne) sono term!-
nazlon! d! fibre component! i nerv! che provvedono quest! organ!.
6° Sono equivalent! embrlologic! d! queste cellule sensorie: !
rigonfiament! nucleati periferic! delle fibre dei nervi ampollari, i
rigonfiament! nucleati che s'incontrano a volte nei nodi delle ret!
nervose sensitive periferiche, le porzion! nucleate deUe ramificazion!
delle piastre metric!.
6^ L' importanza morfologica che si deve annettere alle cel-
lule sensorie neuro-epiteliali di fronte a! lore equivalent! embrioio-
gici degli altri component! dei nervi periferic!, dipende principal-
mente dal fatto che in ciascuna di queste ceUule si ferma e si
compendia, per cosi dire, I'energia di sviluppo e di funzionalita della
flbra nervosa relativa.
II fatto che queste cellule sensorie costituiscano la termina-
zione di fibre nervose non e in contraddizione con la teoria del cir-
cuito chiuso delle vie di conduzione nervosa. Come un effettivo
fondamento di verita anche per i Vertebrati e stato dato a questa
teoria da Dog! el C) con la dimostrazione della rete terminale, fatta
di neurofibrille, nel disco nervoso dei corpuscoh di Gran dry e nella
clava interna dei corpuscol! di Herbs t (dunque in corpuscol! ner-
ves! terminal!), senza bisogno di ricorrere all' ipotes! di un ulteriore
percorso della fibra nervosa, cosi la differenziazione, nel plasma
(•) A. S. Dogiel. — Ueber die Nervenendigungeii in rlen Grandryschen und Herbstsctiea KiJrper-
chen im Zusainnienhange mit der Krage der Neuroiientheorie. — Anal. Anzeiger, Bd XXV, n. 22,
1904.
- 813 -
delle stesse cellule sensorie, di reti chiuse di neuroflbrille che sono
continuazione di quelle che vi arrivano dalle fibre nervose rispettive,
e stata dimostrata recentemente da Kolmer C) nelle maculae acu-
sticae di Rana e iiell'epitelio olfattorio di Silurus ; rimanendo, in
tal modo, escluso che le terminazioni libere constatate intorno agli
organi laterali e in quelli deH'orecchio interne sieno effettivamente
terminazioni dei nervi laterali e dei componenti dell' VIII nervo.
II percorso delle neuroflbrille in queste cellule sensorie, che sono
poi delle cellule nervose periferiche, sarebbe cosi poco diverse da
quelle che si conosce per certe cellule ganglionari, da togliere alquanto
valore alia nota distinzione di Apathy fra cellule ganglionari e cel-
lule nervose, o quanto meno da far sentire la necessita di creare per
le dette cellule una terza categoria. Infatti, oltre alia struttura piu
complicata ch'esse acquistano in paragone alle lore congener! le quali
son destinate alia fabbricazione della fibra nervosa, le cellule sensorie
sono deputate all'alta funzione di accogliere direttamente le impres-
sioni dell'ambiente esterno e di esercitare cosi influenze di vario or-
dine sulle fibre nervose che in esse hanno la lore terminazione, e col
mezzo di queste anche sulle cellule ganglionari.
Circa poi a quanto e dotto sopra, che I'origine comune di nervi
periferici e relativi organi terminali sia solo possibile per quegli
organi che si formano dalla parete dell'asse nervoso, e chiaro che
gli unici organi che si trovano in questa condizione nei Verte-
brati sono gJi occhi pari e quelli imparl della volta del diencefalo.
Tenuto conto deH'origine e della natura degli element! nucleati
che compongono quegli apparati ricettori periferici dei Vertebrati,
che sono costituiti in special! organi di sense e dei quali s' e tenuto
parola in queste pagine, possiamo quindi distinguere le seguent!
tre categorie :
1. Organi visiv! par! e imparl, funzionant! o no. Sono for-
mat! direttamente ed esclusivamente da element! nervosi apparte-
nenti alia parete cerebrale. Element! specific! ed element! di sostegno
sono di origine nervosa.
2. Organi olfattorio, laterali e dell'orecchio interne. Fatti in
parte di element! periferici del sistema nervoso (element! specific!)
e in parte di element! epidermic! (element! di sostegno).
3. Ampolle di Lorenzini. Organi fatti esclusivamente di
element! epidermic!. Le fibre nervose che 1! provvedono sono in re-
(«) \V. Ko liner. — Ueber das Verhalten der iNeurotilirillen an dei- Peripherie. — Anar.-Autuj-
yer, I!d XXVI, n 20-2i, 1905.
- 314 -
lazione di contatto con una speciale qualita di cellule dell'organo,
a mezzo di diramazioni (o rati?) amieliniche anucleate.
Ove vogliasi considerare i nervi ottici, funzionanti o in via di
riduzione, come nervi periferici, questa e forse 1' unica via ctie sia
consentita, a chi voglia impiegare il solo criterio morfologico, per met-
tere in relazione i vari organi visivi dei Vertebrati con gli altri or-
gan! speciali di sense. Essa, a ogni mode, conduce ad una classifi-
cazione che si accorda con quella che puo essere fondata col cri-
terio fisiologico. Ma io credo anclie die non sara difficile di ordinare
nella stessa classiflcazione altri organi speciali di sense degli Am-
nioti, circa i quali sono incomplete tuttora le conoscenze dei parti-
colari dello sviluppo e discordi le vedute dei morfologi.
Labor atorio di Zoologia e di Anatomia e Fisiologia comparate
delta R. Universitd di Siena — Agosto 1905
ISTITDTO ANATOMICO DI FIKENZE, DIRETTO DAL PROF. Q. CHIARUai.
DoTT. AJtTUilO BANCHI
Situazione non frequente del Colon pelvico
e spostamento laterals del Mesocolon pelvico e dell' Draco
Esiste un mesenteric ventraie dell' intestine terminale?
(Con una figura).
fi vietata la riproduzione.
II colon pelvico, solo assai di rado (8 7o) rigiede nell'addome
(Jonnesco), e presenta allora una speciale disposizione dell'ansa.
Nel bambino invece, fine a circa due anni dalla nascita, questa si-
tuazione addominale e ritenuta normale (Huguier, Samson, Jon-
nesco). In questa situazione del colon, il meso-colon pelvico man-
tiene pero la sua inserzione parietale s em pre sulla linea mediana
- 315 -
(si intende la radice principale o primitiva), estesa dalla 3^-5* ver-
tebra lombare alia 3" e 4'"' sacrale. La lunghezza dell'ansa intesti-
nale varia da 29 a 48 cent., nei casi medii, e quella del meso da
10 a 16 cent.
--L-OS
Fig. 1. — ',;, del vero.
CP. Ansa del colon pelvico. — /. Cresta dell'ileo. — U. Uraco.
laterule sinistra. — 0. Ombelico. — A. Linea alba.
US. Pietfa vescico-ombellicale
In un cadavere di adulto maschio ecco quanto ritrovai :
II colon discendente, sfornito di meso, partivasi dall'angolo
splenico del colon, situate a livello della 12=' vertebra dorsale ed a
13 V2 ^^'^^' circa a sinistra della linea mediana. Da questo punto
scendeva in basso e verso destra, raggiungendo il livello del corpo
della 5'^ vertebra lombare, a 2 cent, a destra della linea mediana.
A questo punto si ricostituiva il mesenterio e principiava I'ansa
del colon pelvico, lunga 47 cent., e disposta in mode da formare
una stretta ansa a lunghe braccia, coUa convessita che risaliva
in alto nella regione lombare destra fino a 5 cent, sopra la cresta
iliaca. 11 braccio discendente, destro, lateralc, dell'ansa del colon
pelvico era diretta obliquamente in basso ed a sinistra, e perdeva
il meso ad un centimetre e V? sotto al promontorio, sulla linea
mediana, per continuarsi quindi col retto.
- 316 -
La iungtiezza massima del meso-colon pelvico era di 13 cent,
la linea di inserzione dal raeso-colon pelvico (radice principale),
decorreva dal livello della meta del corpo della 5* vertebra lombare,
a 2 Va cent, a destra della linea mediana, fino alia faccia anteriore
del sacro, 1 cent, al disotto del promontorio, suUa linea mediana, a
livello quindi della V-2'' vertebra sacrale.
Se si accetta che il retto incominci sempre alia 3* vertebra
sacrale (Jonnesco), bisogna concludere che in questo caso I'ultimo
tratto del colon pelvico era privo totalmente di meso, e decorreva
verticale nel piano mediano sagittale ; se invece il cessare del meso
indica il principle del retto, allora m questo soggetto il retto risa-
liva pill in alto del normale. In ogni mode la radice principale del
meso-colon pelvico risulto di 4 a 5 cent., ed era eccezionalmente
breve, poi era spostata verso destra coll'estremo superiore, in mode
da formare colla linea mediana un angolo di 45 gi-adi aperto in
alto.
Mentre quest;i era la disposizione di un tratto del colon e del
suo meso, ecco quanto si riscontrava sulla parete addominale an-
teriore.
La inserzione dell'uraco aveva luogo in alto all'ombelico, che era
normale e mediano, in basso ail'apice della vescica, che era spostato
a destra della linea di mezzo per 4 centimetri. La piega di perito-
neo sollevata dall'uraco era quindi obliqua, e non verticale e sagit-
tale come di norma. L'apice della vescica era spostato a destra, ma
la base ed il collo erano normalmente situati, come pure i rimanenti
visceri del piccolo bacino.
Le arterie ombellicali avevano origine e decorso normali, d'ambo
i lati, nella porzione pervia ; nella porzione impervia, o legamento
vescicale laterale, quelle di destra raggiungeva la parete addominale
e si apphcava ad essa a 12 cent, sopra il hvello della sinfisi pubica
(margine superiore) 2 V2 cent, dalla linea mediana, e la piega ve-
scico-ombeUicale corrispondente era alta circa 4 cent.; il legamento
vescico-ombellicale di sinistra raggiungeva la parete addominale alia
stessa altezza dalla sinfisi, ma sulla linea mediana. La piega ve-
scico-ombellicale aveva d'ambo i lati la stessa altezza. La lunghezza
complessiva delle due arterie ombellicali (parte pervia e ligamento)
era di cent. 14 per la destra, e 18 per la sinistra.
In riassunto noi abbiamo qui che la piega vescico-ombellicale
mediana e spostata a destra, e pure a destra, sebbene in minor
grado spostata I'una e I'altra piega vescico-ombeUicale laterale. Da
cio ne viene che la piega destra e I'arteria contenutavi decorre piii
- 317 -
rettilinea del normale dalla origine alia terminazione, ed e di tanto
piu breve, mentre I'arteria di sinistra mantiene un decorso piii cur-
vilineo, concavo raedialmente, ed e piu lunga. Le fossette inguinali
risultano modiflcate, specialinente le pubo-vescicali ; di esse la de-
stra misura in larghezza alia base cent. 2 V? circa, mentre la sini-
stra ne misura 8.
RiassLunendo abbiamo in questo soggetto uno spostamento a
destra nell' impianto del meso-ciste primitive, nel tratto tra I'ora-
belico e la vescica, e di oontro ad esse uno spostamento, pure a
destra, nell' impianto del meso-colon pelvico, con associata perma-
nenza della posizione fetale del colon pelvico stesso,
Questo spostamento deve essere avvenuto in periodo di svi-
luppo assai precoce, poiche Tarteria ombellicale di un lato ne ha
risen tito il contraccolpo e si e ailungata meno dell'altra, e stando
alia posizione anche dell'uraco e della vescica si deve credere che
fosse incurvato a destra tutto il peduncolo addominale. Questo
spiega I'accorciamento delFarteria ombellicale e lo spostamento del-
I'uraco, ma non spiega lo spostamento concomitante, e concordante,
del colon pelvico e del suo meso.
D'altra parte e logico pensare che una stessa causa abbia deter-
minate questo spostamento eguale nei due organi, posti alio stesso
livello nella stessa cavita, uno di contro all'altro, e, poiche tutti gli
altri organi dell' addome e del bacino, e le pareti addominali stesse,
non presentano altre irregolarita, o tracce di processi anormah, bi-
sogna credere che, o I'allantoide spostandosi ha trascinato seco 1' in-
testine r intestine ha trascinato I'allantoide. II movimento del due
organi in via anomala deve essere state cioe subordinaio, e non si
puo pensare che una stessa causa abbia potuto agire dall'esterno
su ambedue i visceri nello stesso sense, ma indipendentemente (cioe
in mode semplicemente coordinate), perche di questa causa che
dovrebbe essere stata di non poca importanza, e di molto estesa
influenza, non vi ha traccia. La spiegazione piii semplice, a parer
mio, si e che, per una ragione prima a noi ignota, si sia trovato
spostato a destra 1' intestine terminale, ed il meso si sia fissato
intanto in posizione anormale per il tratto corrispondente alle
ultimo vertebre lombari. Quindi ne e venuto lo spostamento a de-
stra del meso-colon e del colon pelvico, ed il mancato spostamento
a sinistra del colon discendente, nel suo tratto infeiiore. Questo
spostamento dell' intestine terminale puo aver influito sullo sposta-
- 318 -
mento parallelo del peduncolo allantoideo, e relative mesociste pri-
mitive? Puo avere influito se si ammette che tra le due formazioni
fosse teso un meso, residue del mesentere ventrale primitive, che
in un periodo precocissimo deve esistere, ma che fine ad oggi non
si e descritto nei vertebrati superiori, oltre il limite caudale del
legamento falciforme, o della vena ombellicale che si vogha dire.
Una siffatta connessione tra i due organi per una lamina mesente-
rale, spiega benissimo il fatto attuale, anche ammettendo che essa la-
mina abbia esistito transitoriamente, ed in stadii precoci soltanto, per-
che come ho detto a tali stadii deve rimontare Taccorciamento in to to
della arteria ombellicale, e lo spostamento del mesociste; e del pari
la deviazione del colon, e la anomala flssazione del sue meso e av-
venuta quando 1' intestine terminale, compreso il future colon pel-
vico, era un tube diritto e mediano, posto proprio di centre al
peduncolo allantoideo, ne tra i due organi scendevano ancora le
anse non formate del digiuno-ileo. Del resto questa mia e una ipo-
tesi, come un' altra potrebbe essere che il prime spostamento I'abbia
presentato il peduncolo allontoideo, e per I'intermedio del meso
ventrale da me supposto, I'abbia ripercosso sull' intestine. ISTeU'uno
e nell'altro caso ammettendo pero sempre la possibilita di un me-
so, sia pure precoce e transitorio, tra I'allantoide e 1' intestine
primitive.
Anche all'infueri della importanza che il caso puo avere per
la sua spiegazione dalla storia dello sviluppo, a me sembro degno
di essere riferito per le possibih conseguenze pratiche sulla chirurgia
della regiene.
Bibliografia.
Jonnesco. — Traits d'Anatoiiiie humaine (Poirier.), Tome 4, i fascicule. Tube digestif. Paris.
Huguier. — BuUettin de I'Acadeinie de M^decine de Paris, Tome 24.
Samson. — luaugural. Dissei'latiou, Doiyal. 1890.
- 319 -
Di una totale inversione deiraffinita colorante
col mutare del liquido fissatore
NOTA DI TECNICA DEI DOTTORI
ALFEEDO CORTI e ADOLFO FERRATA
ASSISTENTE DI ANATOMIA COMPAKATA ASSISTENTE DI CLInIcA MEDICA
ALL'uNIVERSITA DI PARMA
ft victata la riprofinzione.
La miscela colorante del Pappenheim e composta di verde di
metile e pironina (soluzione acquosa di pironina 1 7o una parte, so-
luzione acquosa di verde di metile 1 Vo parti due) e molto usata
in istologia normale e patologica e in modo speciale dai dermatolo-
gi e dagli ematologi. Noi ne abbiamo fatto uso per alcune ricerche
istologiche die andiamo facendo, su sezioni di pezzi flssati tanto in
liquid! di uso comune e non osmici (sublimate, Zenker, Carnoy)
quanto in osmici (Hermann, Flemming), ottenendo ottimi e bril-
lanti risultati per I'elegante e spiccata affinita dei due coloranti con
i diversi costituenti il corpo cellulare. Uno di noi (A. Ferrata. Sul-
la struttura del nucleolo. Arch, di Fisiologia, Vol. II, Firenze 1905)
si servi di tal delicato reattivo per lo studio del nucleolo, mettendone
bene in evidenza le due diverse parti costituenti.
II verde di metile, sostanza basica per eccellenza, colora, nolle
sezioni di pezzi fissati in liquidi non osmici, la cromatina nucleare,
la pironina la parte acidofila del nucleo e il protoplasma.
Ora, sulle sezioni di pezzi fissati con i liquidi di Hermann e
di Flemming abbiamo ottenuto una totale inversione deiraffinita
colorante del nucleo, e cioe la pironina, che con i liquidi non osmici
colora il plasma e la parte acidofila del nucleo, tinge in questo ca-
so la cromatina nucleare in rosso vivace, e il verde di metile si
fissa sul plasma e sulla parte acidofila del nucleo.
Confrontando al microscopio preparati ottenuti con la stessa
miscela colorante su sezioni flssate in liquidi osmici o non osmici,
si puo facilmente dimostrare che I'inversione della colorazione e
totale, senza che la proporzione della sostanza diversamente tinta
si modifichi affatto.
Solo che il verde del protoplasma delle cellule fissate in liqui-
- 320 -
di osmici tende un poco aH'azzuiTO, menfcre la parte acidoflla del
nucleclo e di un verde carico tipico.
E noto come il verde di metile sia uno dei coloranti piu elet-
tivi della cromatina nucleare, come esso sia facilmente solubile nel-
I'alcool per cui facilmente i nuclei si scolorano disidratando le se-
zioni prima di rischiararle e montarle.
Al contrario su sezioni fissate nei liquidi di Hermann e di
Flemming e colorate con la miscela di Pappenheim si ottiene,
come dicemmo, la cromatina nucleare tinta in rosso dalla pironina,
e la parte acidoflla del nucleo colorata in verde, e per soprapiu
con colorazione stabile, resistente anche a prolungati lavaggi in
alcool.
Percio in tal mode si puo con la miscela del Pappenheim
ottenere una colorazione uguale nei rapporti dei component! nu-
clear! a quella del processo Galeotti. E siccome anche in quel case
la fucsina acida colora la cromatina nucleare e il verde la parte
acidoflla, pare logico il ritenere che la totale inversione della affi-
nita colorante sia causata dai hquidi fissatori.
Non abbiamo creduto inutile rendere noto il fatto, il quale
chiaramente dimostra come la distinzione fra sostanze coloranti
nucleari e plasmatiche sia nei rapporti della tecnica istologica assai
arbitraria, e come possa con facilita venire modiflcata I'affinita co-
lorante dei componenti cellulari.
UNIONE ZOOLOGICA ITALIANA
La Presidenza dell'Unione Zoologica nella sua ultima Adunanza ha deli-
berate di inviare in dono i Rendiconti dei Convegni deirUnione agli Istituti
di Zoologia e di Anatomia dell'estero.
In omaggio a questa deliberazione si invia il Rendiconto del Convegno
che ebbe luogo in Portoferraio nell'aprile del 1905.
CosiMO Cherubini. Amministratore-responsabile.
Firenze, iyo5. — Tip. L. Niccolai, Via Faenia, 44.
lonitoFe Zoologieo Italiano
(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia)
Organo ufficiaie deiia Unione Zoologica Italiana
DIRKTTO
DAI DOTTORI
GIULIO CHIARUGI EDGENIO FICALBI
Prof, di Anatomia iiniana Prof, dl Anatomia coiiip. e Zoolovia
nel R. Istituto di Stiidl Super, in Kirenze nella R. Universita di I'isa
Ufficio di Direzione ed Amininistrazione: Istituto Anatomico, Firenze.
12 numeri all'anno — Abbuonamento annuo L. 15.
XVI A.nno Firenze, Novembre 1905 N. H
SOMMARIO: Bibliografia : Pag. 321-329.
CoMUNiCAZiONi originali : Trinci G., Le radici ed i gangli dei nei-vi spi-
nali dei Teleostei nelle loro varie disposizioni: ricerche anatorao-co:npa-
rative. (Con 11 figure). (Continua). — Giannelli L., Contributo alia
migliore conoscenza dello sviluppo dalle ghiandole genitali nei Marami-
feri (Lepus cuniculus): 1^ Nota: Sviluppo dell'ovario. — Pag. 330-368.
Avvertenza
Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore
Zoologieo Italiano e vietata la riproduzione.
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Si da notizia soltavto dei lavori puhhlicati in Italia.
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piccoli Artropodi. — Vedi M. Z., XVI, 18, 118.
Cevidalli Attilio. — Sul reattivo di Shonbein nella diagnosi generica del sau-
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1-2, pp. 144-154. Torino 1905.
Cevidalli Attilio. — Un nuovo a seraplice processo per ottenere preparati par-
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Med. leg. e Antropol. crimin.. Vol. 26, Fasc. 3. Torino 1905.
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VI. Frotozoi.
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- 327 -
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IX. Vermi.
2. Platodi o Platielminti (Turbellari, Tuematodi, Cbstodi)
Ariola V. -- Sono le tenie raetagenetiche? — Rendic. V Assemblea Unione
Zool. ital. in Portoferrajo, in: Monit. Zool. ital.. An. 16, N. 7-8, pp. 283-
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Ariola V. — I Cestodi e la metagenesi. — Estr. 'di pp. 7, d. Atti Soc. ligustica
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Alessandrini Giulio. — In un ambiente liquido possono svilupparsi la uova
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Camerano Lorenzo. — Nuova specie di Gordio dell'Alta Birmania. — Boll.
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- 328 -
Siccardi P. D. — L'Ancylostoma americEtnum (Stiles): osservazioni su I'an-
cliilostoiniasi. — Riforma medica, An. 21, N. 25, p]). 673-674. Palermo-
Nnpoli 1,905.
4. ACANTOCBFALI.
Porta Antonio. — Gli Echinorinchi dei Pesci. Con tav. 10'*-12^. — Archivio
Zoologico, Vol. 2, Fasc. 2, pp. 149-214. Napoli 1905.
12. Anbllidi (Archianellidi. Oi.igochbti. Policheti. Irudinei).
Armenante Zoo. — Osservazioni sul Pi-otodrilus hypoleucns Arm. Con tav. 9".
— Arch. Zoologico, Vol. 2, Fasc. 2, pp. 137-148. Napoli 1905.
Pierantoni Umberto. — Oligocheti del fiurae Sarno. Con tav. 141-1.5*. —
Arch. Zoologico, Vol. 2, Fasc 2, pp. 227-247. Napoli 1905.
Pierantoni U[mberto]. — Una nuova maniera di gestazione esterna della Pyo-
nosillis puHigera Krohn. — Rendic. V A.ssemblea Unione Zool. ital. in For-
toferrajo, in: Monit. Zool. ital., An. 16, N.7-8, jyp. 234-236. Firenze 1905.
X. Artropodi.
1. Parte generale.
Fieri A. — Lettera al sig. E. Ragusa [a proposito della istituzioue di uu
Miiseo nazionale degli Artropodi]. — Naturalista Siciliano, An. 17, N. 4,
pp. 81-84. Palermo 1904.
Silvestri F. — Pel Museo nazionale degli Artropodi: lettera al Prof. A. Porta.
— Naturalista Siciliano, An. 17, N. 6, p. 144. Palermo 1904.
Stefani (de) T. — Lettera al sig. E. Ragusa [a proposito di un Museo na-
zionale degli Artropodi]. — Naturalista Siciliano, An. 17, N. 5, pp. 115-116.
Palermo 1904.
Stefani (de) T. — Ancora due parole sul Museo nazionale degli Artropodi.
— Naturalista Siciliano, An. 17, N. 7-8, pp. 187-188. Palermo 1904.
Stegagne Giuseppe. — I locatari dei Ceoidozoi sin qui noti in Italia. — Estr.
di pp. 53, d. Marcellia (Riv. int. di Cecidologia), Vol. 3, 1904. Aveliino
1904.
4. Crostacei.
Goggio Erapedocle. — Intorno al genere Clavella Oken (Hatschekia Poche):
descrizione di due specie nuove e di una inedita. Con tav. 13'^- e figure
nel teste. — Arch. Zoologico, Vol. 2, Fasc. 2, pp. 215-225. Napoli 1905.
Masi L. — Neta sugli Ostracodi viventi nei dintorni di Roma ed osserva-
zioni sulla classificazione delle Cypridae. — Boll. Soc. Zool. ital, An. 14
{S. 2, Vol. 6), Fasc. 4-6, pp. 115-128. Roma 1905 (Gontinua).
Masi L, — Nota sopra una nuova specie di Cypris sessuata e sulla Cypris bi-
spinosa. — Rendic. V Assemblea Unione Zool, ital. in Portoferrajo, in: Mo-
nit. Zool. ital, An. 16, N 7-8, pp. 240-244. Firenze 1905.
Riggie G. — Contribute alia carcinologia dei Mediterraueo. I. Nota sopra
alquanti Crostacei nel mare di Messina. Con 3 tav. — Naturalista Sici-
liano, An. 17, N. 4, 5, 6, 7-8, 9, 10, 11 e 12. Palermo 1904 e 1905.
5. Aracnidi.
Giardina A. — Sulla presenza di cristalli di sostanze proteiche negli eociti
di Scutigera e di Tegenaria. Con figure. — Rendic. V Assemblea Unione
Zool. ital. in Portoferrajo, in: Monit. Zool. ital, An. 16, N. 7-8, pp. 202-
205. Firenze 1905.
- S29 -
Stefani (deVPerez T. — Ceuidii e siibstrati inediti per la Sicilia. — Natura-
lisfa Siciliano, An. 17, N. 7-8, pp. 186-187. Palermo 1904.
Stefani (de) T. — Una nota su ti-e ceciilii siciliani. — I^aturalista Siciliano,
An. 17, N. 12, pp. 272-274. Palermo 1905.
8. Insetti o Esapodi.
a) Parte Generale.
Cacace E. — Grl'insetti visitatori dell'Edgeworthia crysantha Lindl. — Rendic
V as.se mblea Unione Zool. ital. in Portoferrajo , in: Monit. Zool. ital., An-
16, N. 7-8, p. 201. Firenze 1905.
Stefani (de) T. — Notereile sparse di Entoraologia. — Naturalista Siciliano,
An. 17, N. 6, pp. 124128. Palermo 1904.
d) Pseudoneurotteri.
Brunelli Gustavo. — Sulla struttura dell'ovaio dei Terrnitidi : nota prelim. —
Atti Accad. Lincei, Rendic. {CI. Sc. fist., matem. e nat.), An. 302 {1905), S. 5,
Vol. 14, Fasc. 2, Sem. 2, pp. 121-126, con fig. Roma 1905.
Rihaga Costantino. — La partenogenesi nei Copeognati. — Vedi M. Z., XVI,
6, 144.
t) Coleotteri.
Cecconi Giacomo. — Note di Entoraologia forestale (Seconda parte). — Vedi
M. Z., XVI, 7-8, 179.
Dodero Agostino. — Sulla validita specifica della Bathyscia Destefanii, Rii.^:;.
— Naturalista Siciliano, An. 17, N. 6, pp. 121-123. Palermo 1904.
Fiori A. — Due nuove specie di Malihodes Kies. della Sicilia. — Naturalista
Siciliano, An. 17, N. 4, pp. 74-76. Palermo 1904.
Fiori A. — SuH'importanza della scultura, quale carattere diagnostico nella
classificazione dei Byhitnus ed altri P.selaphidi. ~ Naturalista Siciliano,
An. 17, N. 12, pp. 270-272. Palermo 1905.
Griffini Achilie. — Sui Lucanidi e sulla grande variabilita dei loro maschi.
— Boll. Naturalista, An. 25, N. 6, pp. 51-54 e N. 7, pp. 59-67, con figure.
Siena 1904 e 1905. Continuaz. e fine.
Puccioni Nello. — Della filogenesi dei Coleotteri e della probabile posizione
sistematica della famiglia Lamellicornia. — Riv. ital. Sc. nat., An. 25, N.
7-8, pp. 82-87. Siena 1905.
Ragusa E. — Catalogo ragionato dei Coleotteri di Sicilia. — Naturalista Si-
ciliano, An. /7, N. 5, pp. 99100. Palermo 1904. Continuaz. continua.
Ragusa Enrico. — Coleotteri niiovi o poco conosciuti della Sicilia. — Natu-
ralista Siciliano, An. 17, N. 4 e 12. Palermo 1904 e 1905.
Reitter Edmund. — Una nuova varieta della Akis spinosa L. : Aki.s spinosa var.
Ragusae Reitter. — Naturalista Siciliano, An. 17, N 5, p. 97. Palermo 1904.
Stefani (de) T. — Nota biologica sull'Apioii violaceum Kirby. — Naturalista
Siciliano, An. 17, N. 7 8, pp. 177 179. Palermo 1904.
Stierlin. — Curculionides de Sicile de la collection du doct. Stierlin. — Na-
turalista Siciliano, An. 17, N. 10, pp. 217-218. Palermo 1905.
Vitale Francesco. — Riucofori siciliani. — Atti e Rendic. Accad. dafnica Sc.,
Lett, ed Arti Acireale, Vol. 10 {1903-904). Acireale 1905.
Vitale Francesco. — Osservazioni su alcune specie di Rincofori raessinesi.
Nota II. — Naturalista Siciliano, An. 17, N. 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10. Palermo
1904 e 1905.
- 380 -
COMUNICAZIONI ORIGINALI
LABORATOBIO DI ANATOMIA COMPARATA DELLA R. UNIVERSITY DI BOLOGNA
DIRETTO DAL PROF. E. aiACOMINl.
Le radici ed i gangli dei nervi spinali dei Teleostei
nelle ioro varie disposizioni.
Biceiche auatomo-comparatiTe
DEL
DoTT. GIULIO TEINCI
(Con 11 figure nel testo).
E vietata la ri^jroiiu/ioDe.
Cenni storici.
Le notizie riportate dai moderni trattati di Anatomia compa-
rata e Zootomia intorno alle disposizioni proprie del tratto prossi-
male dei nervi spinali dei Teleostei, al modo, cioe, di origine delle
radici dalla midolla, al lore comportamento nell' interne del canale
rachidiano, al modo di fuoruscita dal medesimo, ai lore rapporti
nella costituzione dei nervi, alia distribuzione degli elementi ganglio-
nar!, ecc, sono quasi esclusivamente basate sui risultati degli studi
di H. Stannius (17 e 18), conosciuti fin dal 1846-49. Questo autore
infatti e I'unico che si sia occupato con una certa larghezza, nei
Teleostei, deirargoniento in parola e la sua classica monografia sul
sistema nervoso periferico dei Pesci costituisce anche oggi una fonte
da cui si possono trarre con profitto numerose ed interessanti co-
gnizioni. Anterior! a quelle dello Stannius esistono le ricerche del
Girgensohn (5), i cui risultati pero, in seguito a difficolta tecniche,
riuscirono in gran parte inesatti od anche completamente erronei.
Pill recentemente il Von Ihering (10) si e occupato dei nervi spi-
nali dei Pesci, sopratutto dei Ciclostomi, Selaci e Ganoidi, limitan-
dosi a pochissime osservazioni sui Teleostei. Ne maggiori indica-
zioni, sull'argomento trattato dal presente studio, si trovano nella
recente pubblicazione dell'Herrick (9) e nelle memorie di quegli au-
tori, che si occuparono del sistema nervoso periferico dei Pesci,
- 331 -
sia dal punto di vista embriogenetico, sia da quello isto-fisiologico.
Riteiigo percio opportune rendere note alcune mie osservazioni com-
piute sopra un buon numero di Teleostei, dalle quali vengono am-
pliate le conoscenze attuali sulle disposizioiii del tratto prossimale
dei nervi spinali e messi in luce dei fatti interessanti e del tutto
caratteristici di questo esteso gruppo di Vertebrati, relativi alia di-
stribuzione delle cellule gangliari lungo le radici sensitive.
Prima di esporre i risultati raggiunti dalle mie ricerche, rias-
sumo brevemente le notizie che ho potuto trarre dagli scritti dello
Stannius.
Nei Teleostei ogni nervo spinale ha origine da due radici; una
ventrale ed una dorsale. A questa legge fa spesso eccezione il primo
nervo (ipoglosso). Generalmente le ventrali sono piu grosse delle
dorsali corrispondenti, ma il diametro delle une e delle altre puo
variare nei diversi segmenti.
II nervo misto derivante dall'unione della radice ventrale e dor-
sale di regola si suddivide in rami dorsales o posteriores ed in rami
ventrales od cmteriores^ spesso tra essi distacca un ramus medius.
Di solito le radici lasciano la midolla come un sol ramo ; ma,
talora, anche prima della loro riunione, possono formarsi rami da
una di esse o da ambedue. Cosi, nei Ciprinidi, la radice anteriore,
subito dopo la sua uscita dal canale spinale, si suddivide in due
rami, I'uno destinato al ratmts dorsalis, I'altro al ramus ventralis
del nervo spinale. Nei Gadidi, ad eccezione del primo, i trentuno
nervi spinah anteriori hanno origine da tre radici: due dorsali ed
una ventrale, la quale, a sua volta, non appena uscita dalla midolla,
si suddivide in due rami. II ramus dorsalis di ogni nervo spinale
risulta daH'unione di una delle sue radici sensitive con la branca
motrice dorsale del nervo posteriore adiacente e contiene percio
elementi eterogenei di due nervi vicini ; il ramus ventralis si forma
dall'unione dell'altra radice sensitiva con la branca motrice ventrale
corrispondente ; cioe e costituito da elementi delle due radici dello
stesso nervo spinale.
Talora le radici debbono percorrere un lungo tratto dal punto
di origine dalla midoUa a quello di egresso e si presentano percio
eccezionalmente allungate (Plettognati).
Le radici di uno stesso nervo possono fuoruscire dal canale
spinale per una sola apertura oppure da aperture distinte, praticate,
nei vari casi, o attraverso la membrana fibrosa interposta fra due
archi neurali adiaceiiti o presso la regione basale degli archi stessi.
I gangli spinah, che talora raggiungono dimensioni veramente
- 332 -
considerevoli, sono sempre in rapporto con le radici dorsali e giac-
ciono sia nell' interne sia al di fuori del canale spinale. Nei Gadidi
il ganglio d'ogni nervo si sdoppia in due porzioni, ciascuna in rap-
porto con una delle branche sensitive.
Materiale e metodi
II mio studio e stato compiuto su rappresentanti di tutti gli
ordini dei Teleostei ad eccezione di quelle dei Piettognati, che, del
resto, costituendo un gruppo aberrante, presenta un interesse del
tutto secondario. Nel seguente prospetto e riunito I'elenco delle spe-
cie avute in esame (*).
Ordine
lophobranchii
Famiglia
S y n g n a t h i d a
Specie
Physostomi.
Anacanthini.
Hippocampus giittulatus Guv.
( Ophiaio'tis serpens L.
Muronidao i Conger rulgnris Guv.
( Anguilla vulgaris Guv.
Glupeidae Vlupea aurita Guntli.
Esocidae Esox lucius L.
Salmonidae Salmo fario L.
; i'arassius auratus Val.
Gyprinidae ) ^"^^^ vulgaris Guv.
' ^ \ Leuciscus aula Bonap.
' Cyprinus carpio L.
IAmiurus catus L.
Ageneiosus Va lenciennesi.
Pimelodus pati Yal.
Opliidiidae Ophidium harhatum L.
Gadus yninutus L.
Gadidac \ Motella communis Gosta.
Merluccius esculenlus Risso.
Pharyngognathi . .
Scomber esocidae
L a ]j 1' i d a
Belone aciis Rond.
Labrus turdus L.
Crenilahrus pavo Guv,
Acanthopterygii.
Pei'cidae Serranus cabrilla L.
P r i s t i p () m a t i tl a e . Bentex vulgaris Guv.
]\I u 1 1 i d a e Mullus barhatus L.
, Sargiis xmlgaris Gooflfr.
I Oblala ynelanura L.
Spai'idae ' Bo^r boops L.
i Pagellus mormyrus Guv.
( Pagellus erythrinus L.
T r i o- 1 i d a e ^ Srorpaena scrofa L.
'" ) Trigla lineata L.
Ti-achinidae . . . . ^ r;m-Amw.9 draco h.
^ Lranoscopus scaber L.
Sciacnidae Corvina nigra Guv.
Scombridae Zeus faber L.
Hlennidao Blennius ocellaris L.
Taenioidae (\>pjola rubescens T..
Atliei'iuidae . . . . Chirosloma plalensis
(') Prendo occasione per ringraziare sentitaniente il dotl. S. Lo Bianco della Stazione Zoolo
gioa di Napoli, alia cui sollucitudim; dcbbo gran parte del materiale raccoltu.
- 333 -
II metodo di ricerca adottato dagli autori che si occuparono
del sisstema nervoso periferico dei Teleostei e quasi esclusivamente
quello della dissezione. Questo metodo, se da un lato offre reali
vantaggi permettendo una precisa conoscenza dei rapporti topogra-
fici delle branche nervose fra loro o con la colonna vertebrale, dal-
I'altra esige una ricchezza di materiale della quale io non poteva
disporre e presenta difficolta tecniche quasi insormontabili quando
si tratti di preparare specie piuttosto piccolo come la maggioranza
di quelle da me esaminate. Ho tentato di rendere piia facile il compito
mediante tratfcamento degli esemplari da dissecare con una solu-
zione acquosa ad V2 P^^' cento di acido acetico per circa ventiquattro
ore (Kazem Beck 1888). Questo trattamento permette di isolare
con relativa facilita i rami nervosi dalle parti moUi circostanti e si
presenta in conseguenza particolarmente utile per lo studio della
distribuzione periferica dei nervi; ma, per cio che costituiva lo scope
delle mie ricerche, non e riuscito di grande efficacia. Migliori risul-
tati non ho ottenuto dal tentative di rendere trasparenti gli ani-
mali mediante la loro immersione in una soluzione debole di po-
tassa caustica. Ho dovuto per conseguenza ricorrere al sistema
delle sezioni seriaii, che, se ha richiesto un forte dispendio di tempo
ed un lavoro non sempre facile di ricostruzione, ha anche permesso
di riconoscere particolari certamente non apprezzabili con la disse-
zione. In molti casi infatti, mediante I'esame microscopico, ho os-
servato, nello spessore di branche sensitive di calibre uniforme, cu-
muli di cellule nervose costituenti veri gangh, di cui, macroscopi-
camente, non sarebbe state possibile sospettare I'esistenza.
II materiale da sezionare e state preparato secondo il sistema
gia adottato dal prof. Giacomini per i suoi studi suUe capsule
surrenali dei Teleostei. L'animale viene aperto dal lato ventrale, si
asportano le pareti addominali, i visceri, la vescica natatoria e la
testa e si riduce la muscolatura dorsale. Rimane cosi la colonna
vertebrale con I'asse nervoso e la parte prossimale dei nervi spi-
nali, i reni ed una porzione di muscolatura. Si taglia con precau-
zione in pezzi di V,-~2 cm. di lunghezza e si immerge nel liquido
fissatore. Di preferenza ho impiegato la seguente miscela, che, per
quanto riguarda la conservazione e la colorabilita dei tessuti dei
Teleostei, trovo vantaggiosa sugli altri liquidi :
Soluzione acquosa di bicromato potassico al 4 "/c parti lUU
Formolo al 40 7o di aldeide, parti 10
Dope una permanenza di qualche giorno nel liquido ed i la-
vaggi usuali, i pezzi vengono trasportati in ua'abbondanLc soluzio-
- 334 -
ne acquosa (4 %) di acido nitrico e quivi mantenuti per un tempo
piu meno lungo, a seconda delle dimensioni delle vertebre. In
media la decalciticazione si compie perfettamente in un periodo di
6 — 10 giorni. Dopo un buon lavaggio in acqua corrente e consecu-
tiva disidratazione, i pezzi vengono inclusi in celloidina e sezionati.
Per raggiungere una conoscenza completa delle particolarifca
anatomiche presentate dal tratfco prossimale dei nervi spinali nelle
varie specie e stabilire se, in ciascuna, le disposizioni relative si
ripetessero per tutti i segnienti del corpo oppure subissero varia-
zioni nelle diverse regioni, sarebbe state desiderabile sezionare per
intero almeno un rappresentante di ogni famiglia; siccome pero un
tal lavoro avrebbe richiesto un periodo di tempo eccessivamente
lungo, ho dovuto limitarmi a tagliare, della maggioranza degli esem-
plari, soltanto un tratto del tronco o della regione caudale. Di al-
cuni, peraltro, ho preso in esame ambedue le regioni; due giovani
individui inline, I'ano di Ammriis catus, i'altro di Tinea vulgaris^
ho sezionato per intero dall'estremita anteriore del tronoo a quella
caudale. Le sezioni sono state praticate sia secondo piani vertico-
trasversi sia secondo piani trontali.
Quantunque per lavori di precedent! autori si abbiano, sull'ar-
gomento da me trattato, cognizioni sufficientemente precise relati-
ve ai Ciclostomi e Pesci cartilaginei, tuttavia per possedere un
termine esatto di comparazione e specialinente per chiarire la di-
stribuzione delle cellule sensitive lungo le radici dorsah e stabihre
opportuni raffronti con insolite disposizioni riscontrate nei Teleo-
stei, ho dovuto prendere in esame anche alcuni rappresentanti dei
gruppi suddetti. Debbo alio cortesia del prof. Giacomini I'aver
potuto osservare molti suoi preparati di Ammocoetes hrancliialis L.,
Petromyzon marinus h., di embrioni di Mustelus laevis P^ond. e, fra
i Teleostei, di giovani di Aiujidlla vulfjaris Cuv. e Belone acus Rond..
Da parte mia ho sezionato esemplari di Sci/lliuni caiUcula L., Mu-
stelus laevis Rond., Acanthlas vulgaris Risso -fra gli Sqiuili, di Tor-
pedo ocellata Raf. e Trygon pasiinava L. fra le Raie e di Acipenser
sturio L. fra i Ganoidi.
RiSULTATI DELLE OSSBEVAZIONL
In questo capitolo in cui vengono esposti i risultati delle os-
servazioni sulle diverse specie, mi limito a dare per ciascuna di
esse soltanto un quadro riassuntivo delle disposizioni riscontrate,
riserbandomi di commcntare in scguito i fatti chc risulteranno piii
- 335 -
salienti e di stabilire i rapporti che corrono fra i caratteri proprii
delle varie famiglie e quelli dei restanti Vertebrati. L' esame delle
singole forme si svolge secondo I'ordine seguito nel prospetto in
cui sono state enumerate precedentemente.
Hijypocamjms guttulatus Cuv. — Sono stati sezionati quattro
segment! del tronco.
Le radici dorsali e ventrali di ciascun nervo si inseriscono alia
midolla in un medesimo piano vertico-trasversale e fuorescono in-
sieme dal canale spinale attraverso un forame praticato sulla por-
zione basale dell'arco neurale corrispondente. Immediatamente al di
fuori dello speco, le radici ventrali si suddividono in una branca
dorsale ed in una venti-ale. Le radici dorsali, subito dope attraver-
sata la parete del canale spinale, si rigonfiano in gangli rotondeg-
gianti e, relativamente alle dimension! della midolla, molto volumi-
nosi, nei quali pervengono da opposte direzioni le fibre sensitive
dei rami dorsali e ventrali dei nervi spinali.
ri/
Fig. I. — Schema rappreseDtaute, i i proiezione vertico-trasversale, le disposizioni del trafto pross;-
male dei uervl spinali in Opiiisitfus serpens L. — per, parete del Qanale racliiiliano — c f, cor-
po vertc-lirale — ni s, midolla spinale — r s. I'adice sens tlva — r ni. radice iiiotoria — b s d.
branca seositiva dorsule — bsv, liraica sensiliva veutiale — b ni d, branca iiiotona dor^^ale —
b )u V, branca iiiutoria ventrale — (/. f^anglio spinale — r i\ raiiio ventrale del nervo spinale.
Le Cellule nervose sensitive di o^ini nervo sono tutte comprese in lui solo ganglio.
Ophisiiriis serpens L.
del tronco.
Sono stati sezionati quattro segment!
- 336 -
II canale spinale, rispetto alle dimensioni della midolla, e molto
ampio. Come nella specie precedente, le radici dorsali e ventrali
sono inserite alia midolla nello stesso piano vertico-trasversale, si
dirigono ventralraente e fuorescono da un forame comune alia base
degli archi nem-ali. I gangli, esterni al canale spinale, sono situati
circa all'altezza del corpo vertebrale ed hanno forma piuttosto ir-
regolare, ma approssimativamente conica con I'apice diretto ven-
tralmente. Anche qui le fibre sensitive dei rami dei nervi spinali
si veggono provenire da opposte direzioni. Nella fig. 1 sono rappre-
sentate schematicamente le disposizioni descritte.
Conger vulgaris Cuv. — Sono stati sezionati cinque segmenti
del tronco.
In questa specie, appartenente alia stessa famiglia della prece-
dente, il comportamento delle radici corrisponde in tutto a quelle
gia sopra descritto. Anche i gangli occupano la stessa posizione,
ma si presentano in forma piia regolare, quasi emisferica, con la
superficie convessa rivolta verso la base degli archi. Nella fig. 2 ho
riprodotto una sezione del tronco di Conger per definire la posizione
e la costituzione dei gangli spinali e presentare un termine di con-
fronto con le disposizioni riscontrate in specie di altre famighe.
Anguilla vulgaris Cuv. — Esaminate sezioni del tronco di un
adulto e della regione caudale di un giovane (ceca).
Si ha una perfetta ripetizione di quanto e state descritto negh
altri due Murenidi.
Glupea auritcL Gunth. — Sono stati sezionati cinque segmenti
della porzione anteriore del tronco, tre della posteriore e tre della
regione caudale.
In tutti i nervi e stata constatata un'alternanza dei ])unti di
inserzione delle radici dorsali e ventrali alia midolla. Le radici dorsali
fuorescono in corrispondenza della parte piti alta del canale spinale per
aperture proprie. Le ventrali, nella porzione anteriore del tronco, ap-
pena distaccate dalla midolla si dividono in due branche, che si portano
aU'esterno attraverso aperture distinte. La branca piii sottile fornisce
le fibre motrici per il ramo dorsale del nervo spinale, la piii grossa
quelle per il ventrale e per il medio. Nella porzione posteriore del
tronco e nella regione caudale, la separazione delle fibre motrici del
ramo ventrale e del medio, anziche aU'esterno, ha luogo all' interne
del canale spinale ; per cui la radice ventrale si presenta suddivisa
- 337 -
in tre branche. N"el tronco i gangli occupano una posizione caudale
rispetto agli archi, sono ristretti ed allungati nel tratto clie intercede
fra i punti di uscita delle radici doi'sali e ventrali ed appariscono com-
presi fra due lamine fibrose sottilissime come se si trovabsero nello
spessore del connettivo interposto fra gli archi neurali di due verte-
bre adiacenti. Nella regione caudale mantengono la stessa posizione,
ma si presentano piii grossi e raccorciati in senso dorso-ventrale.
Fig. 2. — SezioDe attraverso un segniento del tronco di Conyer vuUjaris Cftv. (Ingrandimento 30
dlam.) — a n, arco neijrale — lei, ligairieDto elastico longitudinale — m, muscolatura — v. vaso.
Le altre iadicazioni come nella figura jirecedente.
Esox lacius L. — Sono stati sezionati sei segment! del tronco.
Le radici dorsali e ventrali, causa le dimensioni del canale
spinale molto grandi rispetto a quelle della midolla, sono piuttosto
allungate e, come nella specie precedente, inserite in piani alterni.
Fuorescono attraversando gli archi da forami distinti, anch' essi
situati in piani vertico-trasversali diversi. Le ventrali mostrano una
netta biforcazione al punto d'uscita. I gangli sono osterni al canale
spinale, hanno forma molto irregolare e si trovaiio annidati in esca-
vazioni degli archi superiori.
- 338 -
Salmo fario L. — Sono stati sezionati tre segment! del tronco
e due caudal i.
Anche qui le radici sono situate in piani different! ma non
molto distant! fra loro. Le dorsal! escono in corrispondenza deUa
parete piii alta del canale spinale, le ventral! della piii bassa, bifor-
candos! immediatamente al punto di egresso. I gangli spinali si pre-
sentano allungati e ristretti e si estendono dal punto di uscita delle
radici ventral! sino all'altezza del ligamento elastico longitudinale.
Fig. 3, — Sezione attraverso un segmento del tronco di Carasshts auratris Val. ' (Inprandiiiiento 30
diam.) r i a. connettivo interarcnale — c d s, cauale dorsale superiore — g, porzione del ganglio
spinale interna al canale rachidiauo — <j\ porzione del ganglio mterposta fra il ligamento ela-
stico longitudinale ed il connettivo interarcuale — g''\ porzione del ganglio siluata al di sopra
del ligamento elastico longitudinale. Le altre indicazioni come nelle figure precedenti.
Garassius auratus A^al. — Sono stati sezionati quattro segment!
del troncc di un giovane esemplare e quattro di un adulto.
Le radici dorsal! e ventral! si trovano nello stesso piano. Que-
- 839 -
ste ultime si portano aU'esterno del canale spinale attraversando
la membrana fibrosa interarcuale e, secondo quanto risulto anche
alio Stannius in tutti i Ciprinidi, si biforcano subito in una branca
dorsale e ventrale. Le radici dorsali sono brevissime e, non appena
distaccate dalla midolla, si rigonfiano inun grosso ganglio giacente
neli'interno del canale spinale. La fig. 8, che rappresenta una se-
zione interessante due gangli, Tuno di destra e I'altro di sinistra,
da un' idea sufficientemente esatta della lore caratteristica disposi-
zione. Ciascun ganglio consta di un grosso cumulo di cellule ner-
vose situato nella parte piii alta del canale midollare ed in stretta
connessione con le radici dorsali. Questa massa principale e con-
nessa, mediante un istmo interposto fra il ligamento elastico lou-
gitudinale e la membrana fibrosa interarcuale, ancii' esse contenente
cellule nervose, ad un secondo rigonfiamento gangliare meno svi-
luppato giacente a lato del canale dorsale superiore. I rigonfiamenti
superiori del gangli destro e sinistro d'uno stesso segmento tendono
ad incontrarsi suUa linea mediana, al di sopra del canale dorsale
(cio non risulta dalla fig. 3). I fasci delle fibre sensitive destinati
ai rami ventrali dei nervi spinali attraversano la membrana inter-
vertebrale poco al di sopra delle radici ventrali ; quelle dei rami
dorsali fuorescono molto in alto attraverso il connettivo interspi-
noso.
Tinea vulgaris Cuv. — Sono stati sezionati quattro segment!
del tronco di un adulto ed un giovane esemplare dall'estremita an-
teriore del tronco all'estremita caudale.
Iliguardo alle disposizioni riscontrate nei quattro segment! an-
terior! del tronco, profondamente modificati per i rapport! contratt!,
mediante I'apparecchio di Weber, daU'estreraita anteriore della ve-
scica natatoria con I'organo uditivo, mi limito a constatare che le
radio! dorsali e ventrali fuorescono da forami molto ravvicinati e
che ! gangli hanno una posizione ed una costituzione essenzial-
mente diversa da quell! dei segment! successivi : cioe sono esterni
al canale midollare ed hanno forma rotondeggiante. II comporta-
raento delle radici dorsali e ventrali di tutti gl! altr! nervi del
tronco e della regione caudale e identico a quello descritto in Ca-
rassius. I gangli spinali sono in parte esterni ed in parte intern!
al canale vertebrale e fortemente allungat! in direzione dorso-ven-
trale. La disposizione tipica, quasi costante in tutti ! segment!
del corpo, e questa : colle loro porzioni esterne si trovano giustap-
posti alle radici metric! nel punto in cu! le medesime si suddivi-
- 340 -
dono in una branca dorsale ed in una ventrale : attraversano poi
il connettivo interarcuale al di sopra del punto di egresso delle
radici motrici e penetrano nell' interno del canale spinale, ove si
dispongono nel modo descritto e raffigurato in Garassius; presen-
tano cioe, nella parte piii alta del canale, un rigonfiamento con-
nesso con le brevi radici sensitive e comunicante, per mezzo di un
istmo di natura gangliare, con un secondo rigonfiamento situato al
di sopra del ligamento elastico longitudinal*;. Anche qui le intume-
scenze dorsali di destra e di sinistra di uno stesso segmento si toc-
cano sulla linea mediana, al di sopra del canale dorsale superiore.
Le fibre sensitive dei rami ventrali dei nervi spinali arrivano ai
gangli presso la loro estremita inferiore esterna ; quelle dei rami
dorsali presso I'estremita superiore rigonfiata, dopo aver attraver-
sato il connettivo interspinoso. II tipo ora descritto di distribuzione
delle masse gangliari subisce, nei vari segment!, modificazioni d' im-
portanza secondaria, piii che altro in rapporto con le lievi varia-
zioni delle vertebre. I fatti piu salienti sono questi : procedendo cau-
dalmente, i gangli si allungano sempre piu tanto dorsalmente quanto
ventralmente e, negli estremi segmenti caudali, si presentano enor-
memente voluminosi rispetto alle dimensioni della midolla, ridotta
ad un sottile filamento.
Riassumendo, possiamo concludere che una netta distinzione
esiste fra le disposizioni incontrate nella cosi detta regione cervi-
cale (*) e gli altri segmenti del corpo. Probabilmente le variazioni
esistenti nei primi quattro metameri stanno in rapporto con le mo-
dificazioni subite dai medesimi per il differenziamento dell'apparec-
chio di Weber. Invece, nel resto del tronco e della regione cau-
dale, il comportamento delle radici e la disposizione dei gangli pre-
sentano un andamento regolai'e ed uniforme, appena modiflcato da
variazioni di valore trascurabile.
Leuciscus aula Bonap. — Sono stati sezionati sette segmenti
del tronco.
Disposizioni identiche a quelle descritte in Carasdus e Tinea.
Come in Garassius, quasi la totalita delle cellule gangliari trovansi
neH'interno del canale vertebrale.
Gyprinus carpio L. — Sono stati sezionati tre segmenti del
tronco.
(*) Quantunque nei I'esci non si jiossa parlare di una regione cervicale, ma soltanto di regione
del tronco e caudale, adotto questa dizioce per comodit^, come giii I'usarono altri autori.
- 341 -
Si ripetono le disposizioni riscontrate negli altri Ciprinidi. Le
intumescenze gangliari sono notevolmente sviluppate.
Amiunis catus L. — Sono stati sezionati due segmenti del
tronco di un adulto ed un giovane esemplare daU'estremita ante-
riore del tronco a quella caudale.
Sul sistema neivoso di questa specie esiste uno studio del
Wright (21) da cui riporto le seguenti notizie riguardanti i nervi
spinali.
II prime nervo (ipoglosso) emerge dall'exoccipitale ; il secondo
ed il terzo pajo non hanno forami perche nella regione cervicale,
in seguito alle modificazioni subite dalle vertebre per i lore rap-
porti con I'organo uditivo (*), la parete del canale neurale e mem-
branosa. Le radici dorsali e ventrali del secondo paio sono piu lon-
tane I'una dall'altra che quelle del terzo, ma emergono molto vi-
cine a queste. II quarto nervo esce attraverso I'arco della terza
vertebra presso il suo punto di unione con I'arco della quarta. Gli
altri nervi spinali anteriori emergono da aperture distinte per le
radici dorsali e ventrali praticate attraverso gli archi delle verte-
bre corrispondenti (il settimo paio attraverso gli arclii della sesta
vertebra) ed i posteriori attraverso intaccature dei bordi posteriori
degli archi, chiuse in forame dai processi articolari delle vertebre
successive.
Dalle mie osservazioni risulta quanto segue. In tutti i segmenti
le radici dorsali e ventrali d'uno stesso nervo trovansi in un solo
piano vertico-trasversale. Quelle del terzo segmento escono in co-
mune attraverso un unico forame degli archi neurali. Nei segmenti
successivi i forami di uscita sono distinti ed il comportamento
delle radici e questo : le radici dorsali attraversano il connettivo
interarcuale ai lati del ligamento elastico longitudinale; le ventrali
si dividono, nel punto d'inserzione alia midoUa, in due branche;
Tuna sottile, recante le fibre destinate al ramo dorsale del nervo
spinale, si dirige dorsalmente fra la superficie laterale della midolla
e la parete del canale vertebrale e fuoresce attraverso il connettivo
interarcuale al di sotto della radice dorsale; I'altra, molto piu gros-
sa, destinata al ramo ventrale del nervo, fuoresce presso la base de-
gli aichi neurali. Le cellule ncrvose sensitive sono sempre situate
aU'esterno del canale spinale e presentano una distribuzione molto
(*) Sulle particolaritit osteologiche presentate da questa re^^iooe in Aniiurus cuius, vedi il lavoro
del Mc Murrich (12) conteniporaneo a quello del Wright,
- 342 -
caratteristica. Nei segmenti anteriori esse trovansi accumulate in
un unico ganglio, di forma variabile, situate presso il punto di
uscita delle radici dorsali. Procedendo caudalmente, si osserva che
i gangli cambiano di forma e precisamente prendono una disposi-
zione sempre piii allungata in sense dorso-ventrale. Cio e dovuto
al fatto che le cellule tendono a separarsi in due grappi distinti
I'uno piu grosso ventrale, Taltro piii piccolo dorsale. Contempora-
neamente si nota, al punto di egresso delle radici dorsali, una sud-
divisione sempre piu distinta del fascio sensitivo in due branche,
ciascuna in rapporto con uno dei due gruppi di cellule gangliari.
Nella maggioranza dei segmenti posteriori del tronco, inline, ed in
tutti i caudali, la separazione di questi due gruppi e completa e
tanto piu grande apparisce la distanza che Ji divide, quanto piu si
precede verso I'indietro: i dorsali si elevano al di sopra del liga-
mento elastico longitudinale disponendosi attorno al canale dorsale
superiore, i ventrali giacciono presso il punto di uscita della bran-
ca ventrale della radice motoria od anche piii in basso. Di queste
due intumescenze gangliari I'una fornisce le fibre sensitive per il
ramo dorsale del nervo spinale, I'altra quelle per il ventrale. Ri-
sulta adurique, che, nella maggioranza dei nervi spinali di Amiurus,
la radice dorsale si suddivide in branche prima del sue incontro
col ganglio e ciascuna di (lueste branche possiede un gangho a se
nettamente individualizzato.
Nella fig. 4 ho riprodotto una sezione del tronco in cui sono
dimostrate parecchie delle disposizioni descritte, come la biforca-
zione delle radici motrici nell' interne del canale spinale e quella
delle sensitive all'esterno, la posizione dei due gangli d'uno stesso
nervo ed i loro rapporti con le branche sensitive, ecc. Anche piii
distintamente appariscono nella hgura schematica 5.
Concludo facendo rilevare, che, in Amiurus catus, come in Titica
vulgaris, esistono delk^ differenze fra le disposizioni incontrate nei
segmenti cervicali, anche qui molto modificati per il differenzia-
mento dell'apparecchio di Weber, ed i rimanenti del corpo. La
principale h questa: che la massa delle cellule gangliari, dapprima
unica, si suddivide gradatamente in due porzioni, ciascuna in rap-
porto con una delle branche sensitive e sempre meglio individualiz-
zate in direzione caudale. Assistiamo cosi, in questa specie, ad un
diiferenziamento di due gangh per ciascun nervo spinale; differen-
ziamento che troveremo compiuto od accennato in molti altri rap-
presentanti dei Teleostei.
- 343 -
Ageneiosus Valenciennesi. — Sono stati sezionati quattro seg-
ment! del tronco e tre della regione caudale.
Per quanto liguaida 1' origine e il modo di suddivisione e di
fuoruscita delle radici, si ripete quanto abbiamo descritto in Amiu-
rus. Anche qui ciascun nervo spinale possiede due gangli. Nei seg-
menti del tronco essi uon sono nettamente separati I'uno dall'al-
tro; lo sono invece in quelli caudali.
cds--
Fig. 4 — Sezinne attraverso iin segmeuto della porzione posteriore tie) tronco di Amhtrut catus L.
(Int-Tand. 50 diaiii.) — ;yd, gaogl'o della branca sensitiva dorsale — ;yv, [per errore nella tig. g]
ganglio della branca sensitiva ventrale. Le altre indicazioni come nelle figure precedenti.
Pimelodus pati Valenc. — Sono stati sezionati tre segmenti del
tronco e due della regione caudale.
Tutto come nei Siluridi descritti precedentemente, pero la ri-
partizione delle cellule nervose in due gangli, tanto nella regione
del tronco quanto nella caudale, e meno marcata che nello altre
spocio.
- 344 -
OphicUmn harhatum L. — Sono stati sezionati due segmenti del
tronco.
Fig. 5. — Schema rappresentante, in proiezione vertico-trasversale, ]e disposizloni del tratto prossi-
male dei nervi posteriori del tronco e caudali di Amiurus catus L. Tutte le indicazioni come nelle
figure precedenti. [In questa invece di ga leggi gd].
Le cellule nervose sensitive di .ogni nervo sono distribuite in due gangli distinti, ciascuno in
rapporto con una delle branche della radice dorsale.
Le dimensioni del canale spinale sono molto grand! rispetto a
quelle della midolla. Le radici dorsali e ventral! s! trovauo nello
stesso piano vertlco-trasverso e fuorescono da un forame comune
degli arch! neural!. I gang!! sono estern! al canale midollare, !nd!-
vis! e sltuati presso 11 punto di usclta delle radic!.
La fig. 6 mostra I'usclta delle radlc! e porzione del gangllo.
Sui nerv! spinal! d! un alLro genere della famlglla Ophidildae,
il g. Fierasfer^ abblamo Indicazlon! deU'Emery (i) corrlspondent! a
quanto ho constatato in Ophidium. EgU dice: " I nervi spinal!, ad
eccezione del prime, nascono con le solite due radici (anteriore e
posteriore) e non presentano quella disposizione speciale descritta
da Stannius ne! Gradoid! „.
Gadus minutus L. — Sono stati sezionati tre segmenti del
tronco.
- 345 —
Ho gia riferito precedentemcntc suUe particolarita messe in
luce per la prima volta dallo Stannius intorno alia porzioiie pros-
simale dei nervi spinali dei Gadidi. II risultato delle mie osserva-
zioni, su questa e suUe due altre specie che seguono, concorda per-
fettamente con i reperti dell' autore citato : qualche piccola diffe-
renza, circa il mode di uscita delle radici e la posizione del ganglio
dorsale, si spiega facilmente tenendo presenti le variazioni cui
vanno soggette specie diverse ed i diversi segmenti d' una stessa
specie.
7ns-
Kig. 6. — Sezione attreverso un segmento del tronco di Ojj/iidiU'n hnrhaluni L. (Ingrandimento 30
diain.) — /, foraine di egressn delle radici. Le altre indicazioDi come nelle tigure precedeoti.
Nei segment! di Gadus minutiis presi in esame ho riscontrato
le seguenti particolarita. Le radici dorsali e ventrali s'inseriscono
alia midolla in uno stesso piano vertico-trasversale. Le due branche
sensitive di ciascun nervo spinale, anziche riunirsi in un tronco
unico prima di penetrare nel canale vertebrale, come abbiamo con-
statato in tutti i casi finora descritti, si mantengono distinte sino
alia loro congiunzione con la midolla, in modo che, come asseri lo
Stannius, ogni nervo sembra possedero due radici dorsah. Ancho
le ventrali presentano una netta suddivisione in due rami diver-
genti nel punto del loro distacco dalla midolla. 11 comportamento
delle varie branche u (juesto. La branca sonsitiva dorsale si dirige
- 846 -
in alto introducendosi tra il ligamento elastico loiigitudinale e la
parete membranosa del caiiale spinale, si rigonfia in un ganglio al-
lungato neirinterno del canale dorsale superiore e fuoresce attra-
verso il connettivo interspinoso. 1 gangli destro e sinistro di uno
stesso segmento si toccano sulla linea mediana e debbono conside-
rarsi come interni al canale spinale. La branca sensitiva ventrale
si dirige in basso ed esce nella parte inferiore del canale stesso,
rigonfiandosi immediatamente in un grosso ganglio. Le branche della
radice motoria si portano all'esterno attraverso aperture distinte, di
cui quella per la ventrale e in comune o molto prossiraa al foro d'u-
scita della branca sensitiva ventrale.
r
.hsd
ms -4- -'7
^'g- "^ ■ — Solieiiia rappresentante, in proii!zione vertico-trasversale, le disposizioni rlel trat'o prossi-
male di nervi del tronco in Gadus minulus L. Tutte le indicazioni coiii« nello figure precedent!.
Le cellule ganglionar! d'ogni nervo sono distribuite in due cumuli distinti, ciascuno in rapporto
con una delle branche sensitive.
Noil potendo riprodurre una sezione in cui siano dimostrate
- 84-7 -
tutte le disposizioni ora descritte perche comprese in piani diffe-
renti, le ho schematizzate nella fig. 7, immaginandole proiettate in
uno stesso piano vertico-trasversale. Questo scliema, paragonato a
quello di Amiurus catus, permette di apprezzare le somiglianze e le
differenze che corrono nel comportamento dalle radici spinali e del
gangli fra i due rappresentanti dei Siluridi e del Gadidi; cioe in
ambedue le specie, la separazione delle branclie della radice moto-
ria avviene nell' interne del canale spinale ed esiste un ganglio di-
stinto per ciascuna delle branclie sensitive; pero, mentre in Amiu-
rus queste due branclie prima di penetrare nel canale stesso si riu-
niscono in un fascio unico, in Gachis raggiungono la midolla sepa-
rate e si presentano come due radici distinte, Va anche notato che
in Amiurus il ganglio dorsale e esterno al canale spinale, mentre
in Gadus e interne.
Motella communis Costa. — Sono stati sezionati tre segment!
del tronco.
Le disposizioni sono quasi identiche a quelle descritte in Gadus.
II ganglio dorsale si trova in parte esternamente al canale spinale
ed in parte nello spessore degli archi neurali.
Merluccius escidentus Hisso — Sono stati sezionati segmenti di
vari punti del tronco e della regione caudale.
In seguito al non buono state di conservazione del materiale,
i preparati non sono riusciti niolto dimostrativi ; mi e sembrato
tuttavia che si ripetano le condizioni sopraesposte ed ho notato
che il ganglio dorsale e compreso interamente nello spessore degli
archi neurali. II ramo medio del nervo spinale si forma a spese del
ramo ventrale, circa al livello del corpo della vertebra.
Beluna acus Rond. — Sono stati sezionati duo segmenti del
tronco di adulto.
La midolla e strettamente aderente in tutti i punti alia parete
del canale spinale, soltanto, in corrispoiidenza del centre della ver-
tebra, intercede un certo spazio fralasuasuperficie ventrale ed il pa-
vimento del canale stesso. In questo spazio si distinguono le radici
ventrali dirigersi verso la base degli archi : dope averli attraversati,
sisuddividono immediatamente in due braiiche. Non altrettanto netta
e la distinzione del comportamento delle radici dorsal i, in causa
deU'aderenza deha superficie dorsale e laterale della midolla alia
parete del canale. L'impressionc ricevuta e che esse si dirlgano ven-
- 348 -
tralmente addossate alia superficie laterale deila midolla e fuore-
scano da forami proprii poco al di sopra delle radici motrici. I
gangli sono esterni al canale e presentano un accenno di riparti-
zione delle cellule nervose in due gruppi. Quelle della branca sen-
sitiva ventrale e piii grosso e rotondeggiante e trovasi presso il
punto d'egresso della radice motoria, quelle della branca dorsale si
presenta come un allineamento di cellule risalente lungo la parete
esterna del canale midollare. Anche in sezioni d'un embrione ho no-
tato questo accenno di ripartizione delle cellule nervose.
Labrus ticrdus L. — Sono stati sezionati quattro segmenti del
tronco.
Le radici dorsali e ventrali sono inserite alia midolla in piani
vertico-trasversali diversi e molto distant!. Le prime si suddivi-
dono in due branche prima del loro incontro con la massa gan-
gliare, nell'interno del canale spinale : ciascuna branca esce da
un foro proprio degli archi. Le seconde si biforcano nel punto di
egresso alia base degli archi. Esistono due gangli distinti per cia-
scun nervo : uno per il ramo dorsale ed uno per il ventrale. II ramo
medio del nervo prende origine dal ramo ventrale.
In complesso queste disposizioni corrispondono a quehe riscon-
trate nei Cladidi, colla differenza che la biforcazione della radice
ventrale, anziche all'lnterno, ha luogo ah'esterno del canale spinale.
Crenilabrus pavo Cuv. — Sono stati sezionati due segmenti del
tronco.
Ho notato le stesse disposizioni che in Labrus cosi modificate.
Le radici dorsali si mantengono come tronco unico neU'interno del
canale spinale e si suddividono in branche soltanto nel punto di
egresso. Al contrario le ventrali si biforcano neU'interno del canale.
E caratteristica la struttura dei gangli. Le cellule nervose non si
trovano accumulate in rigonflamenti piia o meno accentuati dehe
branche dei nervi, ma sono disposte in file estese per lungo tratto
del percorso delle branche stesse, senza che il diametro di queste
rimanga sensibilmente alterato. L'esistenza di simili gangli certo
sfuggirebbe alia ricerca per dissezione.
Sarranuti cabrilla L. — Sono stati sezionati tre segmenti del
tronco.
Le radici dorsali e ventrah sono inserite allamidoha nello stesso
piano. Le prime si ripiegano ventralmente nell' interne del canale
- 349 -
spinale e fuorescono da un forame proprio degli archi poco al di
sopra delle seconde. Si le une che le altre si suddividono in branche
al punto di egresso. Esistono due gangli per ciascun nervo spinale,
esterni alio speco, non completamente Individ ualizzati e molto vo-
luminosi.
Bentex vulgarix Cuv. — Sono stati sezionati duo segmenti
del tronco.
Le radici dorsali e ventrali s' inseriscono alia midolla in piani
alterni, ma piubtosto ravvicinati. Le prime si comportano come nella
specie precedente; le seconde si suddividono in branche neU'interno
del canale spinale e ciascuna branca fuoresce da un forame proprio
alia base degli archi. Anche qui ciascun nervo possiede due gangli :
quelle del ramo dorsale e situate al punto di egresso della radice
sensitiva, quelle del ventrale si allunga sulla superficie del corpo
della vertebra.
Mullus barbatus L. — Sono stati sezionati tre segmenti della
regione caudale.
Non mi e risultato molto chiaro il comportamento delle radici.
Probabilmente tanto le dorsali che le ventrali fuorescono da forami
distinti degli archi, situati in piani vertico-trasversali diversi al li-
vello della superficie inferiore della midolla. I gangli sono esterni
e suddivisi in due porzioni : la ventrale e molto rigonfiata e giace
sulla superficie del corpo vertebrale, la dorsale e allungata, sottile
ed addossata al connettivo iiiterarcuale.
Sargus vulgaris Geoffr. — Sono stati sezionati quattro segmenti
del tronco.
L' inserzione delle radici alia midolla ha luogo nello stesso piano.
Le dorsali escono da una larga apertura degli archi sopra le ven-
trali. Queste si biforcano nell' interne del canale rachidiano e le due
branche si portano aU'esterno attraverso forami distinti. La supe-
riore fornisce le fibre metric! del ramo dorsale del nervo spinale ;
r inferiore si biforca nuovamente, al punto di egresso, in due bran-
che, Tuna destinata al ramo medio, I'altra al ventrale. Anche la
radice sensitiva presenta una netta biforcazione al punto di egresso.
Le cellule ganglionar! sono esterne al canale e ripartite in due gan-
gli perfettamente distinti, che occupano la posizione rappresentata
nella fi^- 8.
Oblata melanura L.
del tronco.
- 350 -
Sono stati sezionati quattro segment]
1j50(---
u
- .an
f
■i___
1^
t
an-
-?•■
-lo3U
.biucL
Kig. 8. — Sezione attraverso un segiuento del tronco di Sargus vulgaris Geoffr. (Ingrandimento 25
diam.) — b m m. branca niotrice del ramo medio del nerve spinale — fd, accenno del f orame
d'uscita della radice dorsale. Le altre indicazioni come nelle figure precedenti.
Le disposizioni corrispondono in tutto a quelle descritte in 5*ar-
gus. Le branche della radice ventrale si formano aU'esterno del ca-
nale rachidiano. I gangli dorsali si estendono parecchio al di sopra
del canale dorsale superiore.
Box hoops L. — Sono stati sezionati due seginenti del tronco.
Si ripetono le disposizioni dogli altri Sparidi. Le radici ventrali
si suddividono in tre branche al punto di egresso. I due gangli di
ogni nervo sono un po' meno individualizzati che nelle altre forme,
poichc le cellule nervose sono present! lungo le branche sensitive
- 351 -
fino al punto in cui le medesime si riuniscono a formare la raclice
dorsale. La flgura schetnatica 9 si riferisce a questa specie.
Fig-. 9. — Schema rappresentante, in proiezione vertico-trasvcrsale, le disposizioni <iel tratto prossi-
male dei nervi del tronco in Boo hoopx L Tutte le ind cazioni come nelle figure precedenti.
Le cellule nervose sensitive suno distribuite in tutto il tratto coiiipreso fra a — a', anche in cor-
rispondcDza del punto d'egresso della radice dorsale; pero c^ accennata la loro ripartizione in due
cumuli, ciascuoo in ••apporto con uua delle brauche della radice stessa.
Pagdlufi moDiiijrus Cuv. — Sono stati sezionati due segmenti
del tronco.
Tutto come nelle altm specie della famiglia. II ganglio supe-
riore giace un po' mono dorsalmente.
Pagellus erythrimis L. — Sono stati sezionati due segmenti
del tronco.
Disjiosizioni identiclie a quolk; di F(i</(il«s wormyruti.
~ 352 -
Scorpaena srrofa L. — Sono stati sezionati due segment! della
regione caudale.
Le radici dorsali e ventral! trovans! !nserite alia mldolla nel
medeslmo piano vertico-trasversale e fuorescono da un unlco forame
alia base degl! arch!. La ventrale s! suddivide In branche al punto
d! egresso. Le cellule ganglionar! sono esterne al canale vertebrale
e presentano an accenno di r!part!z!one lungo le branche sensitive,
senza pero che abbla luogo 11 differenzlamento d! due gangh dlstinti
per ciascun nervo.
Trigla lineata L. — Sono stati sezionati tre segment! del
tronco.
Causa la stretta aderenza della mldolla alle pareti del canale
spinale, non m! e risultato molto chiaro 11 comportamento delle
radici dorsali. Con ogn! probabihta, come neil'altro rappresentante
della faraigha Trighdae, fuorescono in comune con le ventrali da un
unico forame. Anche qui e accennata la bipartizione del ganglio.
Trachinus draco L. Sono stati sezionati quattro segment! del
tronco.
L' inserzione alia midolla delle radici ha luogo quasi nello stesso
piano. Le sensitive, nell' interne del canale vertebrale, si ripiogano
ventralmente rlmanendo strette fra la superficie della midolla e la
parete del canale stesso ed attraversano gli archi per forami pro-
prii, vicinissim! a quell! d'usclta delle motorie. Nel ganglio, esterno
al canale, e accennata la distribuzione dehe cellule nervose in due
cumuh.
Uranoscopus scaber L. — Sono stati sezionati due segment!
del tronco.
Si ripetono le disposizion! veriflcate in Trachinus.
Corvina nigra Cuv. — Sono stati sezionati tre segment! del
tronco.
Radici molto grosse, inserite alia midolla in piani divers! e fuo-
ruscenti da aperture distinte attraverso gh archi. Gangh esterni al
canale spinale. Le cellule nervose sono distribuite in due cumuli al-
lungati in direzione dorso-ventrale, I'uno situate in corrispondenza
del punto di uscita delle radici sensitive, I'altro immediatamente al
di sotto di quello delle motrici. La separazione di queste due masse
gangliar! e quasi completa.
- 353 -^
Zeus faher L. — Sono stati sezionati tre segmenti del tronco.
Le radici sono inserite nello stesso piano ed escono insieme
da un unico forame alia base degli archi. II ganglio e esterno, molto
allungato e non mostra traccia di suddivisione.
Blennius ocellaris L. — Sono stati sezionati un segmento del
tronco ed uao della regione caudale.
Le radici sono inserite nello stesso piano e fuorescono attra-
verso gli archi da forami distinti. La massa gangliare e esterna
al canale e suddivisa in due porzioni : Tuna situata circa al livello
del ligamento elastico longitudinale, I'aitra lungo la superflcie del
corpo vertebrale.
Cepola ruhescens L. — Sono stati sezionati tre segmenti del
tronco.
Radici nello stesso piano. Le dorsali fuorescono da un foro
proprio ; le ventrali si suddividono in branche nell'interno dello
speco e ciascuna 1)ranca esce da un foro distinto. Gangli esterni;
e accennata la lore bipartizione.
Chirostoma platensis. — Sono stati sezionati quattro segmenti
del tronco.
Le radici sono inserite alia midolla in piani alterni ed escono
da forami distinti praticati alia base dagli archi. I gangh sono
esterni e non presentano traccie evidenti di bipartizione.
(Gontinua)
- 354 -
I S TI T U I- <> A N A 'X O M I C O D 1 F E U K A R A
Prof. LUIGI GIANNELLI
Contribute alia migjiore conoscenza
dello sviluppo delle ghiandole genitali nei ^3imm\fer\(Lep?iscuniaihis)
V Nota
Sviluppo dell'ovario
fi vietata la riproduzione.
Da molti mesi ho instituifco una serie di ricerche per tentare
di risolvere talune questioni, le quali sono sempre sul tappeto della
disciissione, riguardo alio svilappo delle ghiandole genitah dei Mam-
miferi e degli altri vertebrati. Ho in parte sezionato ed osservato
I'abbondante materiale di studio, che ho potuto raccogliere, ed,
avendo attualmente seguito in tutti i saoi momenti evolutivi lo
sviluppo deir ovario in Lepus cuniculus, credo opportuno affidare a
questa nota i resultati principah, cui sono giunto, e che mi sem-
brano di un certo interesse, riserbandomi di pubblicare tra breve
altre note sullo sviluppo del testicolo nello stesso animale, e sullo
sviluppo delle ghiandole genitali in altri vertebrati inferiori.
Nella memoria generate e completa suH'argomento mi diffon-
dero sulla bibliografia assai ricca, che noi abbiamo sullo sviluppo
delle ghiandole genitali e sui pensamenti speciali dei vari embriologi.
Qui mi preme solo far rilevare alcuni dissensi circa I'evoluzione
deH'ovario, i quali bastano a giustiflcare il presente studio. Intanto
e ormai noto come la maggior parte degh embriologi (Waldeyer,
Romiti, Hertwig, lanosik, Mihalkovicz, JSTagel, von* Wini-
warter, Skrobansky, Allen, Bennet, etc.) facciano provenire
unicamente dall'epitelio germinativo i vari element! costitutivi dei
foUicoli di de Graaf; ma vi e pero chi sostiene che quell' epitelio
da solo le cellule-uovo, mentre le cellule foUicolari sarebbero prov-
vedute dai cordoni midollari per alcuni (Kolliker, Rouge t, Biihler
nella volpe e nell'uomo, e non nel conigho, etc.), o dalle cellule
- 355 -
connettivali per altri (Clarke, Foulis). Ed i cordoni sessuali o
midollari, i qiiali sono stati osservati in quasi tutti i vertebrati, e
che entrano nella costituzione dell'ovaio penetrando per il suo ilo
e presentandosi in alcnni punti canalicolati, sono forse dalla gene-
ralita degli eniDriologi ritenuti per gerniogli cellulari, come per i
primi opinarono Waldeyer e Romiti, sorgenti dal corpo di
Wolff, sia dalle capsule dei glomeruli di Malphighi, sia, come
avrebbe ritrovato nel polio Richard Semon, da esse e dai
canalicoli proprio al loro sbocco nolle capsule Malpighiane? No, giac-
che Janosik ammette che i cordoni midollari o sessuah proven-
gano direttamente dall'epitelio germinativo, di cui rappresentereb-
bero una prima generazione, mentre una seconda generazione
darebbe luogo ai tubi di Pfliiger: e I'origine dei cordoni midollari
dall'epitelio germinativo e sostenuta anche dal Coert, da von
Winiwarter, da Skrobansky (per il quale nel porco si di-
struggono) e da Allen Bennet. A parer mio la genesi dei cordoni
midollari e ben diversa da quella descritta dagli uni e dagli altri
osservatori. E pensando al fatto, messo in evidenza dal Janosik,
che dalla P generazione dell'epitelio germinativo, la quale nella
femmina fornisce secondo lui cordoni midollari, si sviluppano nel
maschio i canali serainipari, sorge il dubbio, che le mie ricerche
servono a rendere ancora piii forte, della non esistenza di una per-
fetta omologia tra la sostanza ghiandolare dell'ovaio e qaella del
testicolo, ammesso che entrambe derivino unicamente dall' epi-
telio germinativo. Sarebbero esse omologhe solo perche trovano la
loro matrice nell'epitelio germinativo, ma quell'abbozzo, che nel
maschio da i canali seminipari, non corrisponde all'abbozzo destinato
nella femmina a fornire i foUicoli di Graaf, ma invece a quelle, da
cui Janosik fa derivare i cordoni midollari.
Che dire poi delle divergenze che ci e date rilevare riguardo
alia genesi delie cellule midollari od interstiziali dell'ovaio, cosi ab-
bondanti nel coniglio da costituire la massima parte della ghian-
dola, e sulle quali di recente ha pubblicato delle accurate ricerche
il dott. Montuoro? Vi e chi attribuisce ad esse un origine connet-
tivale (Pfliiger, Tourneux, His, Waldeyer, Ehrlich, etc., e
recentemente von Winiwarter, Regaud e Policard, Limon,
Cohn Franz. Allen Bennet etc.); tal'altri invece asseriscono
essere di origine opiteliale, e trovano la loro sorgente alcuni nei cor-
doni midollari (Rouget, Chiarugi), altri (Schulin, Paladino etc^'
noU'epitelio germinativo. E, pensando che altrettanto dil)attuta e la
quisliono sulla genesi delle cellule iiiLerstiziah del testicolo, mi scm-
- 356 -
bra che per ora non si possa con sicurezza parlare della omologia
del!e cellule interstiziali delle due ghiandole genitali, e che per
giungere ad omologarle necessitino ulterior! osservazioni.
Sono i citati dissensi, die mi hanno indotto alle ricerche, nelle
quali sono da tanto tempo occupato, ed eccomi intanto ad enume-
rare i miei reperti sullo sviluppo dell'ovario, che ho seguito in una
serie completa di embrioni di Lepus cuniculus, dalla lunghezza
di mm. 6 fine al termine della vita intrauterina, ed in neonate da
giorni 5 fino a giorni 90. Gli embrioni piia piccoli in totalita, i piu
sviluppati lungo quella parte del tronco ove giacciono le ghiandole
genitali, e le ovale di neonate asportate dalla cavita addominale,
furono ridotti in serie ininterrotte di sezioni trasverse, le quah
poi furono colorite con i metodi comuni di tecnica istologica, previa
flssazione di tutto il materiale di studio con vari hquidi di cui
prevalentemente usai quelh di Mingazzini e di Zenker, atti entrambi,
ed in special mode rultimo, a conservare nettamente le figure ca-
riocinetiche degli element! cellular!.
Qual'e I'aspetto delle ghiandole genitali nei primissim! stadi
della loro evoluzione, quando ancora non si ha alcuna traccia della
differenziazione del sesso? E questa la prima domanda, che mi ri-
volgo, ed alia quale posso rispondere con I'esame dei preparati ot-
tenuti da embrioni di 6-10-15 mm. di lunghezza, ed e state lo stu-
dio diligente di quest'embrioni, che mi ha posto sulla buona strada
per la comprensione di alcuni fatti, riferentis! alia genes! dei cor-
don! midollari, che hanno condotto, a parer mio, in errore alcuni
osservatori.
In embrioni di mm. 6-10 cranialmente il corpo di Wolff non
presenta traccia di stria germinativa, e solo Tepiteho celomatico,
che e piatto al suo lato esterno, presentas! invece cilindrico, ma
sempre ad un solo strato, sul lato interne, ed e dappertutto ada-
giato sul connettivo proprio e gia differenziato del corpo di Wolff.
Procedendo indietro si osserva che al lato interne di questo corpo
si interpone tra lui e I'epiteho celomatico uno strato abbastanza
spesso di piccolo cellule mesenchimatiche, molte delle quali in mi-
tosi, strato, che in alcune sezioni si vede continuare nel mesentei'e
dorsale ; ed e quel tessuto mcsenchimatoso, ben provvisto di capil-
lar! sanguigni, che marca nettamente la divisione tra corpo di
Wolff ed epitelio celomatico. Quest'ultimo (epitelio germinativo di
Waldeyer), laddove si ha la presenza di un tale tessuto, c pluri-
- 357 -
stratificato (a 2-3 strati), con lo strato piu superficiale di cellule ci-
lindriche, di cui molte in via di divisione, ed in mezzo alle cellale
degli strati sottostanti si vede qualche novo primordiale. Lungo
tutto quel tratto (di circa 300 a), in cui il corpo di Wolff offre al
suo lato interne una simile costituzione, esse e piii sporgente verso
la cavita celomatica, in modo da dare origine ad una rilevatezza
longitudinale, che e appunto la stria germinativa.
In embrioni di mm. 15 la rilevatezza genitale e abbastanza ac-
centuata, ed i due tessuti, mesenchimatico ed epiteliale, che en-
trano nella sua costituzione, presentano le seguenti caratteristiche.
Le cellule mesenchimatiche, molto piccole e strettamente stipate, sono
in preda ad una attiva proliferazione, e non continuansi piu nel me-
sentere dorsale. Dal lato del corpo di Wolff esse avvicinanole capsule
dei glomeruli Malpighiani, e cranialmente in qualche sezione si veg-
gono strettamente addossate alle loro cellule epiteliah, ma un esame
accurato dimes tra che vi e perfetta mdipendenza tra loro. Dal lato
deh'epitelio germinativo, il quale ora si presenta in rigogliosa pro-
liferazione, il tessuto mesenchimatico si sospinge verso di lui, in
modo che tra i due tessuti, con uguale attivita germoglianti, ci e
date osservare una vera compenetrazione, cui entrambi prendono
parte.. E' percio che nolle sezioni si osserva I'epitelio germinativo
pluristratificato ricuoprire la rilevatezza genitale, ed inviare dei pro-
lungamenti, dei germogli nel sottostante tessuto mesenchimatoso,
il quale poi in strato continue sta tra questi ed il corpo di Wolft'.
Tra le cellule degli strati profondi dell'epitelio germinativo, come
tra le cellule dei germogli, sono sparse alcune uova primordiali. II
tessuto mesenchimatico e ben provvisto di vasi, i quali tutti fanno
capo ad un esile arteria, che e un ramo collaterale della piu cau-
dale delle arterie del corpo di Wolff'.
Tale e la disposizione della ghiandola genitale inditferente, e
noi vedremo ora che unicamente a spese di quel due tessuti, che
entrano nella sua costituzione, andranno formandosi tutti gli ele-
menti caratteristici dell'ovaio, tanto della sua sostanza corticale
come della midollare.
In embrioni di 20 mm. u avvenuto gi^ il differenziamento delle
ghiandole genitali, ed e da questi che prendero le mosse per la mia
descriziono. Dalla compenetrazione reciproca dei germogli dell' epi-
telio germinativo con il tessuto mesenchimatoso proliferaute e spin-
gentesi verso di quelle ne e risultata la formazione entro 1' ovaio
di una rete di cordoni epiteliali connessi perifericamente aU'epitelio,
da cui hanno i>roso origine, c nolle cui magho per diffcrcnzianiento
- 358 -
del primitivo tessuto raesenchimatoso e ora contenuto del giovane
connettivo provvisto di vasi. Laddove la rilevatezza genitale s' ira-
pianta sul corpo di Wolff il tessuto mesenchimatico non ha subito
alcun cambiamento, ed e percio in rapporto dal lato dell'ovaio con
la sostanza epiteliale di questo, continuandosi i suoi elementi cellu-
lari con le cellule affusate del giovane connettivo, che riempie le
maglie della rete descritta, e dal lato del corpo di Wolff esse av-
vicina, ed al solito cianialmente in modo assai stretto vi si addossa,
le capsule dei glomeruli Malpigliiani, Si noti che la rilevatezza geni-
tale, col procedere dall' innanzi all' indietro, si va isolando dal corpo
di Wolff, in modo che, mentre cranialmente con larga base su que-
sto s' impianta, caudalmente coraincia a costituirsi un peduncolo, a
questo stadio molto grosso, che lega 1' una all'altra le due forma-
zioni. II tessuto mesenchimatico, sempre ricco in figure cariocineti-
che, mano mano che si forma il descritto peduncolo si allontana
dalle capsule dei glomeruli Malpighiani, interponendosi tra quello
e queste del tessuto connettivo ben differenziato, e diminuisce' in
quantita.
Vediamo ora I'aspetto e la disposizione della sostanza epite-
liale dell'ovaio in questo stadio di sviluppo. La ghiandola genitale e
rivestita dal suo epitelio germinativo pluristratificato, che costitui-
sce la zona epiteliale periferic a, con lo strato piu superficiale di
cellule cilindriche e con cellule sottostanti di forma variabile e con-
tenenti fra lore molte uova primordiali. Dalla superficie profonda di
questo epitelio si distaccano i cordoni cehulari, che addentrandosi
nell'ovaio si uniscono tra loro a rete, dando cosi origine ad un' al-
tra zona epiteliale, dalla prima diversa per aspetto, e che nomino
centrale, ed anche in mezzo alle cellule di questi cordoni sono
sparse uova primordiali, ma in numero assai piu scarso di quello che
si riscontra nella zona epitehale periferica. Numerose cellule in mi-
tosi rinvengonsi nella zona periferica, rare nella centrales
La descritta rete di cordoni cellulari noi la possiamo conside-
rare come la prima proliferazione dell'ppitelio germinativo, la quale
nella ghiandola genitale, che si trasformera in testicolo, si distacca
dalla sua matrice a mezzo di una albuginea e da origine, fortemente
prohferando, ai canali seminipari, mentre nell'ovaio non prende parte
alcuna alia formazione dei foUicoli di Graaf, e neppure partecipa,
come vorrebbe lo Janosik, alia costituzione dei cordoni midollari.
Einhrioni di mm. 25. — In essi esiste caudalmente un vero pe-
duncolo, che tiene unite I'ovaio al corpo di Wolff, mentre cranial-
mL'tiLc; si ha sonipre un piia stretto rapporto tra i due organi. E
- 359 -
col progredire dello sviluppo dell'ovaio che si nota una tendenza
alia separazione tra la zona epiteliale periterica e la centrale. In-
fatti la prima, che e piia grossa che negli embrioni teste esauiinati,
in molte sezioni si presenta nettamente divisa dalla centrale a
mezzo di un connettivo ricco in vasi, ma in altre si vede la con-
tinuita dell'una nell'altra, innestandosi qualche cordone cellulare
della centrale sulla faccia profonda della periferica.
II giovane tessuto connettivo, che sta nel limite tra le due
zone, dividendole incompletamente tra loro, e che riempie le maglie
della rete formata dai cordoni della zona centrale, vicino al punto
d' impianto dell'ovaio nel corpo di Wolff cranialmente, e vicino al
punto d' impianto sull'ovaio del peduncolo caudalmente, si continua
con quel tessuto mesenchimatico che gia conosciamo, e che sempre
molto attivamente prolifera ; ma tale tessuto ha ora subito un cam-
biamento molto manifesto nel sense che i suoi elementi, in una
sezione trasversa, ci appariscono, riuniti in gruppi divisi a mezzo
di sottili fascetti di cellule affusate, che si continuano nel giovane
connettivo circostante. Seguendo nolle sezioni serial! quel gruppi
di cellule mesenchimatiche indifferenti, ci danno I'apparenza di cor-
doni cellulari, dei quali vedremo ora i rapporti, e che decorrono
per un certo tratto nella ghiandola ovarica. Cranialmente, dove con
larga base I'ovaio poggia sul corpo di Wolff, tali cordoni entrano
in rapporto di contiguita con le capsule dei glomeruli Malpighiani,
e tah rapporti in punti limitatissimi sono tanto intimi da sembrare
gli elementi di quel cordoni una derivazione di quell'epitelio capsu-
lare (il quale del resto nessuna figura cariocinetica presenta ne nei
punti di contatto ne nelle vicinanze). Caudalmente, laddove si e
costituito il peduncolo ovarico, i cordoni, allontanandosi dal corpo
di AVolff, occupano quel peduncolo e si addentrano nell'ovaio dimi-
nuendo pero in grossezza man mano che si precede indietro e
scomparendo poi dope non lungo decorso. Dal lato della ghiandola
ovarica quel cordoni sono in rapporto colla zona epitehale centrale.
I cordoni ceUulari, di origine mesenchimatica, di cui ho parlato,
saranno i futuri cordoni midollari dell'ovaio.
Procedendo lo sviluppo della ghiandola, (in embrioni di mm. 82,
40, 46), sempre piii netta si fa la separazione tra essa ed il corpo
di Wolff, separazione che va gradatamente estendendosi dall' indie-
tro air innanzi, tanto che anche cranialmente si ha 1' inizio della
formazione di un peduncolo : i cordoni cellulari mesenchimatici, cho
d'ora innanzi chiamero cordoni midollari, hanno sempre la stessa
estensione e gli stessi rapporti : delle due zone epiteliali la perife-
- 360 -
rica si e molto inspessita, la centrale e rimasta invece molto in-
dietro nello sviluppo, ma nulla ancora presentano di nuovo da dover
registrars, essendo sempre in continuita Tuna dell'altra, e non pe-
netrando ancora tessuto connettivo con vasi entro la zona perife-
rica, come vedremo in embrioni piii evoluti. Al solito figure cario-
cinetiche oaservansi numerose tanto nei cordoni midollari come
nella zona epiteliale periferica, e qui sia nelle cellule epiteliali non
differenziate, sia nelle uova primordiali, ma nella zona centrale man-
cano tali figure.
Embrioni di mm. 52. — Gli elementi dei cordoni midollari nella
parte anteriore del lore decorso si sono ingrossati, ed in mezzo a
tali cordoni corrono vasi insieme a fascetti di cellule affusate con
scarsa sostanza intercellulare. Cranialmente, quando essi occupano
il punto d'impianto del peduncolo ovarico sul corpo di Wolff, pe-
duncolo che ora si e reso assai manifesto anche in questa parte, i
loro elementi cellulari si vedono in tratti limitatissimi connessi in-
timamente e quasi fusi con I'epitelio delle capsule glomerulari ed
anche con quelle di qualche canalicolo nel punto prossimo al suo
sbocco in una capsula. Ma questa fusione, come ho dimostratci,
avviene secondariamente, ed e a notarsi che essa appare assai piii
manifesta negli embrioni di questa lunghezza, nei quali gia si hanno
segni evidenti di regressione nel corpo di Wolff. Poche sezioni in-
dietro a quelle, in cui tali apparenze si riscontrano, quel cordoni,
attraversato il peduncolo, penetrano nell'ovaio avvicinando la zona
epiteliale centrale. Sempre numerose figure cariocinetiche indicano
un attiva proliferazione degli elementi dei cordoni, i quali scom-
paiono dope breve decorso cranio-caudale.
II tessuto connettivo comincia ora ad inoltrarsi insieme ai vasi
anche nella zona epiteUale periferica, divenuta assai grossa per mol-
tiplicazione dei suoi elementi, ed a dividerla in segmenti, in conti-
nuita gli uni degli altri, contenenti numerose uova primordiali con
cellule epiteliali indifferenti. Quel tessuto connettivo si sospinge in
taluni punti fin verso la superficie dell'ovaio, e divide per tratti piii
mono estesi gli strati epiteliali piii superficiah dal resto della
zona periferica. Circa la zona epitehale centrale si ha da notare la
mancanza assoluta in essa di mitosi, e percio un conseguente ar-
resto del suo sviluppo.
Embrioni di mm. 60-65. — II corpo di Wolff e gia in un pe-
riodo di avanzata regressione, tanto che solo cranialmente per breve
tratto osserviamo il suo condotto, i glomeruli sono quasi del tutto
scomparsi, i pochi canahcoU residui si seguono per breve estensione,
- 361 -
e delle primitive sue arterio, in numero vario, e rimasta la pin cau-
dale, quella che dapprima forniva I'arteria ovarica come coUaterale.
Ma ora tale arteria, divenuta assai grossa, puo dirsi rappresentare
I'arteria ovarica, che da invece come ramo coUaterale I'arteria dei resi-
dui del corpo di Wolff, ed e chiara la ragione di tale cambiamento.
Questo mio reperto non conferina quanto sarebbe state ritrovato da
Clark, che fa originare I'arteria deUe ghiandole geiiitali diretta-
mente dall' aorta fra le due ultime arterie Wolffiane. In nessun
embrione, ne di maschio ne di femmina, io mi sono imbattuto in
una simile disposizione.
I cordoni midollari sono molto ingrossati e molto estesi in sense
antero-posteriore, e cranialmente sono in punti limitatissimi fusi
con I'epiteho di qualch.e cannlicolo residue del corpo di Wolff; ma
dope poco, procedendo indietro, si addentrano nel peduncolo ovarico
per penetrare poi nella ghiandola, ed in questo loro decorso iniziale
ci e dato osservare che in qualche punto taluni cordoni si escavano,
e r irregolare escavazione viene circondata da cellule mesenchimali
che pongonsi in strato continue attorno ad essa a forma di un vero
strato epitehale. Seguendo le sezioni seriali, si contano 4 o 5 di si-
mili escavazioni, non comunicanti 1' una con I'altra, e ciascuna si
segue per poche sezioni. Cio dimostra che nella porzione anteriore
del loro decorso i cordoni midollari tendono a farsi canalicolati. Si
hanno sempre rapporti di semplice contiguita tra i cordoni midol-
lari, lungo il loro decorso nell'ovario, e gli elementi della zona epi-
tehale centrale.
La zona epiteliale periferica, in molti punti divisa dalla cen-
trale, in altri e sempre connessa. E ormai divenuta molto grossa,
e nelle sezioni presentasi sul contorno interne festonata, per cui
essa sporge ncl connettivo sottostante sotto forma di tante escre-
scenze rotoudeggianti, taluna delle quali continuasi con i cordoni
della zona centrale. Dai denti dei festoni si addentra nella zona pe-
riferica tessuto connettivo con vasi, che giunge fin verso gli strati
epiteliali piii superficiah, ed in talum punti divide questi ultimi dal
resto della zona. Laddove questa divisione si osserva, tale segmento
superficiale della zona peiiforica resulta superhcialmente da uno
strato di cellule cilindriche, e profondamente da 2-3 strati di cel-
lule affusate o poliedriche, in mezzo alle quali scorgonsi uova pri-
mordiali. Quel connettivo, penetrando nella zona periferica, la per-
corre in ogni sense in mode da dare origine ad un trabecolato con-
nettivale a larghe maglie contenenti gh elementi epiteliali propri di
questa zona. Gosi in essa, nelle sezioni trasverse, bi scorgono degli
- 362 -
accumuli epiteliali di varia forma, tra loro in continuita, i quali
sono costituiti da un niimei-o coiisiderevole di nova primordiali, tra
le quali sono sparse le altre cellule epiteliali indilierenti. Le figure
cariocinetiche sono ora meno numerose di quel die non fossero in
period! p'm precoci di sviluppo nello strato epiteliale cilindrico su-
perficiale, ma sono abbondanti nel resto della zona periferica e se-
gnatamente nolle uova primordiali.
Tutta questa zona periferica, clie ormai ha assunto dimensioni
considerevoli, noi la possiamo considerare come la 2^ proliferazione
dell'epitelio germinativo, dalla quale si originano i follicoli di Graaf.
La zona centrale e costituita al solito da cordoni cellulari piii
meno grossi uniti a rete, nelle cui maglie vi e abbondante con-
nettivo con vasi, cordoni formati da cellule epiteliali indifterenti, tra
le quali si scorgono uova primordiali, Essa e priva di figure cario-
cinetiche e si presenta come nello stadio antecedente. In entrambe
le zone si riscontrano con frequenza uova primordiali in via di di-
struzione.
Feti a tennine. — Poche parole sul modo di presentarsi in que-
sti deli'ovario per non incorrere in ripetizioni inutili. Nella parte
anteriore del loro decorso taluni cordoni midollari si presentano piii
manifestamente e per piij. lungo tratto canalicolati, ma ancora non
si ha traccia di comunicazione tra le cavita in essi scavatesi ed i
canalicoli residui del corpo di Wolff, con i cui elementi epiteliali
sono cranialmente e per brevi tratti fusi gli elementi propri dei cor-
doni midollari. Nel resto del loro decorso lungo I'ovaio i cordoni
midollari non hanno alcuna tendenza a canahzzarsi.
Per la vera sostanza ghiandolare poco ho da aggiungere a quanto
si e detto per gli embrioni teste descritti. II tessuto connettivo di-
vide ora per maggiore estensione gli strati epiteliali piia superflciali
dal resto deha zona periferica, ed in minor numero riscontransi le
connessioni tra questa e la zona centrale.
Ovale di neonate di 5-10 giorni. — I cordoni midollari hanno
raggiunto uno sviluppo considerevole e si estendono per quasi tutta
la lunghezza della ghiandola. Essi si sono molto addentrati nell'in-
terno dell'ovaio occupando quasi tutta la sua parte centrtile e ve-
nendo a contatto con la zona epitehale periferica ; e tal fatto, che
segnatamente e visibile nella parte anteriore del loro decorso, ove
essi sono piia fortemente sviluppati, e congiunto alia regressione
cui sono andati incontro i cordoni della zona epiteliale centrale.
Taluni di quel cordoni midollari si presentano cranialmente canali-
colati per lunga estensione di fronte ai feti a termine, e tali cana-
- 363 -
licoli, oltreche coiiuinicare tra loro, comunicaiio anche con i canali-
coli residui e scarsi del primitivo corpo di Wolff. Procedendo in-
dietro i cordon! midoUari sono dappertutto pieni e formati da ele-
ment! cellular!, p!u gross! che negl! stad! antecedent!, molt! dei
qual! !n mltos!, e s! seguono fino all'estremo posteriore della gh!an-
dola, Sia tra ! cordon! canallcolati, s!a tra ! cordon! p!en! corrono
! solit! fascett! d! glovane connettivo ! qual! contlnuans! nel con-
nettivo clrcostante.
La zona ep!tel!ale per!fer!ca puo sudd!v!ders! !n 3 zone secon-
dar!e : una profonda, una media ed una superficlale. Nella zona pro-
fonda le uova primordial! hanno g!a subito (juelle trasformazlonl,
che loro necessltano per dlvenlre delle cellule-uovo definitive, e vi
vedlamo Infattl molte di queste cellule, attorno a ciascuna od at-
torno ad un gruppo delle qual! le cellule epiteliall indifferent! si dl-
spongono sotto foi"ma di uno strato di cellule appiattite, costituen-
dosi in tal modo dei foUlcoli primordial!, tra loro divlsi per 11 fatto
della penetrazione nell' interno dei primitiv! accumuli d! uova pri-
mordial! e d! cellule epiteliall indifferent! di un giovane e lussureg-
glante tessuto connettivo. Tali follicol! sono avvlcinati profonda-
mente dagi! element! dei cordon! midollari, ! quali si veggono in
qualche punto insinuars! ancora tra follicolo e folllcolo insieme a!
fascett! di cellule affusate che in mezzo ad essi si ritrovano, ed i
quali si continuano nel giovane tessuto connettivo, che que! follicol!
divide. Nella zona media non si ha traccia di uova primordial!, ma
in mezzo alle cellule epiteliali indifferent! si vedono molte uova in
via di distruzlone, e molte altre invece che si apparecchiano a di-
venire cellule-uovo definitive, ma sempre tutte qneste cellule sono
riunite in accumuli plii o meno grand!, nei quali non s! ha traccia
ancora di una scomposizione in follicol!. La zona saperflcitile, che
per grandi tratti e divisa dalla media, in alcuni puntl e resi-
duata al semplice strato d! epitelio cillndrlco, clio rlveste la ghlan-
dola, e che qua e la s'lnvaglna per maggloi'e o nilnore estensione
nel suo Interno (invaginazioni pero non partecipanti alia foraia-
zione di element! folllcolari), in altri puntl invece al di sotto
di quell'epiteho sonvi altri strati di cellule epitehali, in mezzo
alle quali rinvengonsi delle uova priniordiali con i caratteri loro
propri, altro uova primordial! che presentano segni d! distruzione,
ed altre inline, e i[uesto in minor numero, che s! apparecchiano alia
trasformazione Iti cellule-uovo definitive. Questo dimostra che la tra-
sformazione delle uova primordial! m uova ovarlche s! effettua nella
zona [leriferlca gradatamente dalla parte profonda alia superficlale,
- 364 -
e che percio e nella prima che cominciano a formarsi i follicoli pri-
mordiali. Nelle ovale di neonate di 15, 25, 80, 45, 60 giorni i folli-
coli vanno in quel senso cosfcituendosi nella descritta zona, e, quando
essi compaiono nella parte superficiale, quelli, che si erano prece-
dentemente costituiti nella parte profonda, sono molto sviluppati
e taluni vanno incontro a regressione (atresia follicolare).
La zona epiteliale centrale ha subito un processo notevole di
riduzione. Essa si e ora ridotta a piccoh e scarsi accumuK di ele-
menti cellulari, contenenti nel lore interne qualche novo primordiale,
e siccome, come ho accennato, per lo sviluppo considerevole assunto
i cordoni midollari si sono avvicinati alia zona periferica, cosi quel
residui della zona centrale trovansi sparpagliati in mezzo a loro,
ma sempre ben distinguibili sia per I'apparenza dei loro element!
cellulari indifferenti sia per la presenza di uova primordiali. I resi-
dui della zona epiteliale centrale rinvengonsi in maggior numero
verso la zona periferica, ma ormai senza alcuna connessione con
questa, e segnatamente si osservano nella parte posteriore della
ghiandola.
In ovale di neonate di 25-30 giorni niente vi e da notare di
nuovo riguardo ai sempre proliferanti cordoni midollari, tranneche,
laddove essi sono canalicolati, ossia cranialmente, le loro cavita sono
assai piu ample che nelle ovale di neonate antecedentemente stu-
diate, e, laddove avvicinano la zona epiteliale periferica, essi s' incu-
neano con i loro elementi tra i follicoli.
La zona epitehale periferica, costituita, come gia sappiamo, dalla
2^ prohferazione deirepitelio germinativo, e ora tutta quanta occu-
pata da follicoli di Graaf contenenti una o piu ovocellule, e tali folhcoli
sono molto sviluppati nella parte profonda di questa zona, presentan-
dosi con epitelio folHcolare phuistratificato con incipiente formazione
(in taluni) di spazii intercellulari, preludio alia formazione delle cavita
foUicolari, mentre andando superficialmente essi sono alio state
primordiale e molto piu stipati tra loro. L'epitelio cilindrico super-
ficiale dell'ovaio e ora completamente diviso a mezzo di connettivo
dal resto della sostanza ovarica, e da tale epiteUo si distaccano qua
e la dei brevi cordoni epitehah, che si affondano nel sottostante
connettivo, e che, per i caratteri che taluni di essi presentano, sono
con certezza da considerare come i residui delle invaginazioni epi-
teliali, cui ho accennato.
I piccoli accumuli epitehali, residui della primitiva zona epitehale
centrale, sparsi tra i coi-doni midollari, osservansi in maggior quantita
verso la parte postcrioie duU'ovaio, mentre all'lnnanzi, ove invece quel
- 365 -
cordoni sono niolto sviluppati, sono essi scarsissimi. Hanno in parte
perdute le udva primordiali che prima possedevano, ina alcuni ne
conservano ancora. E voglio rilevare il fatto che negli accumuli
privi di uova primordiali le cellule tendono a dibporsi radialmente
attorno ad un punto centrale, tanto che danno spesso I'apparenza
di sezioni di canalicoli. Tale apparenza richiama in certo modo I'uf-
flcio, cui nel testicolo e destinata la zona epiteliale centrale (1^
proliferazione dell'epitelio germinativo), da tali accumuli in queste
ovale rappresentata, di fornire cioe dei canalicoli.
In ovale di neonate di giorni 45 si vedono con maggiore net-
tezza gli elementi dei cordoni midollari (sempre proliferanti) non solo
api)licarsi sulla parte profonda della zona epiteliale periferica, ma anche
estendersi piia o meno lungi tra i follicoli, e taluni di questi elementi
gia assumono di fronte alle materie coloranti lo stesso aspetto delle
cellule midollari di ovale piti avanzate nello sviluppo. Da cio si de-
duce che queste cellule midollari sono di origine mesenchimatica,
giacche di origine mesenchimatica io ritengo, in base alle mie ri-
cerche, sieno da considerarsi i cordoni midollari, sia canalicolati sia
pieni.
Ovale di }ieonate di mesi 2. — Dopo quanto sono venuto espo-
nendo e facile renders! conto di tutto cio che esse offrono alia no-
stra considerazione. L'ovaio e dappertuttu rivestito da un semplice
strato di epitelio cubico, e non si ha quasi piii traccia ne d' invagi-
nazioni epiteliali ne dei loro residui. Nella porzione corticale dello
ovaio (la primitiva zona epiteliale periferica) si hanno profondamentc
follicoli molto sviluppati, contenenti frequentemente due o piii uova,
ed in alcuni dei quali si e formata una completa cavita follicolare.
Taluni di questi follicoli sono in via di regressione. Essi avvicinano
da un lato la parte centrale o bulbo deH'ovaio e dall'altro si sospin-
gono verso la parte supei-ficiale, nella quale i follicoli, mano mano che
ci avviciniamo all'epitelio di rivestimento, vanno assumendo i ca-
ratteri di follicoli primordiali.
La parte centrale o bulbo deH'ovario e costituita ora da tes-
suto connettivo ben differenziato, ricco in vasi, che si continua nel
tessuto connettivo dell' ilo. Cranialmente in questo bulbo penetrano
dah'ilo dei canalicoli, die per un certo tratto lo percorrono e che
al di fuori dell'ovaio si continuano con i canalicoli residui del corpo
di Wolff; e ci rappresentano i primitivi cordoni midollari canalico-
lati. Verso la parte posteriore dell'ovario nel bulbo sono sparsi dei
residui della primitiva zona epiteliale centrale con i caratteri de-
scritti a pro])osito delle ovale di neonate di 25;^) giorni. Con piii
- 366 -
frequenza si riscontrano laddove il bulbo e avvicinato dai follicoli
ovarici. Lungo tutta la ghiandola nel detto bulbo si scorgono nelle
sezioni, gruppetti di cellule midollari, die si accompagnano ai vasi
sanguigni, e si continua a vedere in esse qualche figura cariocine-
tica. Queste cellule, come si deduce dalla precedente mia descri-
zione, sono da considerarsi come una differenziazione del primitivi
elementi del cordoni midollari, che hanno continuato ad occupare il
centre deH'ovario, mentre quegli elementi, die si sono primitiva-
mente spinti fino e tra i follicoli, vengono ora rappresentati da
cellule midollari, che avvicinano la parte profonda dei follicoli assai
sviluppati, di cui ho fatto cenno, e, seguendo sempre i vasi, si con-
tinuano ancora tra loro ad una maggior o minore distanza dal
bulbo secondo le sezioni, in cui si osservano.
In ovaie di neonate di 90 giorni, nelle quali solo raramente
osservasi un qualche residue della primitiva zona epiteliale centrale
e numerosi sono i follicoli in atresia, le descritte cellule midollari
sono molto abbondanti e di varia grandezza, e disposte, nelle se-
zioni, a gruppi intercalati da scarso connettivo con vasi. Non si
vedono piii in esse figure cariocinetiche, ma vanno invece ora in-
contro ad un processo d'ipertrofla, per il quale si fanno sempre piia
distinte, nieglio hmitate, molto grosse e provviste del materiale
metaplasmatico che le caratterizza, Le cellule midollari, che avvi-
cinano i foUicoU in atresia, invadono la loro teca, e, trovando quivi,
a quanto sembra, condizioni adatte al loro accrescimento, si iper-
trofizzano fortemente ed a poco a poco occupano il posto primi-
tivainente occupato dai follicoli stessi, costituendo in tal mode quel
veri accumuli di grosse cellule midollari quali ritrovansi nelle ovaie
di coniglie adulte. Quindi. a parer mio la ghiandola interstiziale del-
i'ovaio, rappreseiitata da quelle cellule midollari, non si origina,
come vuole il Limon, dalle cellule dello strato piti interno della
theca di follicoU atresici, ma invece dalle primitive cellule mesen-
chimali che avvicinano tali follicoU e che li invadono ipertrofiz-
zandosi.
*
Ecco ora le conclusioni genorali che possiamo trarre da (^uanto
fin qui ho esposto.
1-'^ In Lepus cuniculus I'epitelio germinativo dell'ovario for-
nisce nella vita embrionale due proliferazioni, di cui una primitiva,
quella che nel testicolo si separa subito dalla sua matrice a mezzo
di un albuginea per dare origine ai canali scminipari, e che nel-
- S6l -
Tovaio viene sospinta verso la parte centrale della ghiandola da
un'altra proliferazione secondaria, a spese della quale si formano i
follicoli di Graaf.
2a La prima proliferazione puo distinguersi col nome di zona
epiteliale centrale, e la seconda con quello di zona epiteliale
periferica, avuto riguard.o al posto che esse occupano nell'ovario in
sviluppo.
3a La zona epiteliale centrale va gradatamente atrofizzan-
dosi, e residui suoi noi ne possiamo osservare anche in ovale di
neonate di 3 mesi. Essa sta connessa alia zona periferica fine agli
ultirai stadi di vita intrauterina.
4-'' La zona epiteliale periferica fornisce gradatamente dalla
sua parte profonda alia superficiale i follicoli di Graaf, la di cui
forraazione si inizia in ovale di neonate. Questa zona solo nei pri-
mordi della vita estrauterina si isola dall'epitelio .germinativo che
le ha dato origine. Nessuna partecipazione alia costituzione dei fol-
licoli si ha da parte delle invaginazioni che I'epitelio germinativo
sospinge entro I'ovario in neonate di 5-10 giorni.
5" I cordoni sessuali o midollari deH'ovario sono di origine
mesenchimatica, e sono dapprima rappresentati da cordoni di pic-
cole cellule di mesenchima, che decorrono in sense cranio-caudale
nell'ovario. Cranialmente, laddove la ghiandola ovarica sta in piii
stretto rapporto col corpo di Wolff, alcuni di essi divengono, col
proseguire dello sviluppo, canalicolati, ed entrano secondariamente
in connessione con i canalicoli di quell'organo che cade in atrofia,
mentre nel resto del loro decorso quel cordoni, in preda sempre ad
un' attiva prolifei-azione durante tutta la vita embrionale e segnata-
mente nei primi tempi di vita estrauterina, rimangono tutti pieni.
6'' Questi cordoni midollari niesenchimatici, tinche persiste
la zona epiteliale centrale, stanno con questa in rapporto di con-
tiguita, ma, quando essa si atroflzza, allora vengono a contatto
della zona epiteliale periferica incuneandosi anche tra i follicoli che
a spese di questa zona si vanno costituendo.
7" E dal differenziamento degh elementi dei citati cordoni
midollari raesenchimatici che sorgono le cellule midollari od inter-
stiziali dell'ovario, le quail in ovale di neonate di 2-3 mesi hanno
gia assunto i caratteri che presentano in ovale adulte, andando
allora incontro ad un processo d'ipertrofla, per il quale divengono
grosse, ben appariscenti, ben limitate e contenenti nel loro interne
quel materiali metaplasmatici che le caratterizzano.
8" In ovale di neonate di 8 mesi numerosi sono i follicoli
- 368 -
in atresia, e quelle cellule midoUari, che li avvicinano, invadono
quel follicoli atresici e ad essi si sustituiscono, dando cosi luogo a
quegli accuuiuli di grosse cellule midollari, che formano, giustapposti,
la uiassiina i)arte dell'ovario del coniglio.
9^ L'epitelio germi native e quindi la matrice dei follicoli di
Graaf ; un tessuto mesenchiraatoso invece e la matrice dei cordoni
sessuali e delle cellule midollari od interstiziali deH'ovaiio.
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CosiMO Cherubini, Amministkatore-responsabile.
Kirenze, PJi-S — Tip. L. Niccolai, Via Faenta,4-4.
Monitore Zoologieo Italiano
(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia)
Organo ufficiale deila Unione Zooiogica Italiana
UIRKTTO
DAI DOTTORI
GIULIO GHIARUGI EU6ENI0 FICALBI
Prof, ili Aiiiitoniia uniaiKi I'rof. di Anatomia coiii|p. e Zoolo{i;ia
nel K. Istitnto (li t>tudi Super, in I'licnze nella H. Universita di Pisa
Ufflcio di Direzione ed Amrninistrazione: Istituto Anatomico, Firenze.
12 numeri all'anno — Abbuonamento annuo L. 15.
XVI Anno Firenze, Decembre 1905 N. IS
SOMMARIO: Bibmografia: Pag. 3B!)-377.
CoMUNiCAZiONi OTiiGiNALi: Vastarini-Cresi G., Sal significato morfologico
delle arterie rerebrali anteriori e sulla interpretazione di alcune loro va-
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radici ed i gangli del nervi spinali dei Teleostei nelle loro varie disposi-
zioni: ricerche auatoino comparative. (Con 11 figure). (Continuaz. e fine).
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celli. Nota preliminare. — Pag. 378 400.
Avvertenza
Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore
Zoologieo italiano e vietata la ripioduzione.
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Tartuferi Ferruccio. — II tessuto elastico della cornea studiato con una
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Staurenghi Cesare. — Comunicazione preventiva di craniologia comparata.
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All. 64, N. 31, pp. 301-302. Milano 1905.
Staurenghi Cesare. — Comunicazione preventiva di craniologia comparata.
Processi dorso-post-sfenoldei delle ossa petrose e loro sutura (sutura in-
terpetrosa dorso-post-sfeuoidea nelle Prosimiae). — Gazz. med. lonib.. An. 64,
N. 23, pp. 221-222. Milano 1905.
Zuccarelli A. — Intorno alia sutura metopica e al suo valore nella specie
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niatria, Vol 31, Fasc. 1, p. 382. Reggio Emilia 1905.
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Zuccarelli A. — II terzo trocantere neiraomo; sue forme, sue dimeusioni,
suo valore onto-filogenetico. E,icerche in femori di briganti ed in collezioni
di femori, anticlie e nioderne, del Gabinetto Antropologico « G. B. Delia
Porta » in Napoli. — Atti XII Congresso Son. Freniatrica ital. (Geiiova), in:
Riv. sperhn. Freiiiatria, Vol. 31, Fasc. 1, pp. 380-382. Re<jyio Emilia 1905.
6. Appauecchio muscolare.
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— Monit. Zool. ital, An. 16, N. 5, pp. 134-131. Firenze 1905.
Banchi Arturo. — Un rauscolo manidio a due fasci. Con 1 fig. — Monit.
Zool. ital, An. 16, N. 5, pp. 138139. Firenze t905.
Buflfa P. — liicerche sulla muscolatura cutanea dei serpeuti e coii.siderazioui
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Roma 1905.
7. Appauecchio cakdjaco-vascolahe, milza.
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Cherie Ligniere Massimo. — Sulle arterie della fossa temporalis nell'uomo.
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Venturi Antonio. — Un caso di stomaco a clessidra. — Bull. Sc. med., An. 16,
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Moresco Giuseppe. — Un caso d'anomalie genitali con rene atrofico. —
Gazz. Ospedali, An. 26, N. 100, pp. 1055-1056. Milaiw 1905.
Oliva Luigi Adolfo. — Contributo alio studio delle mostruositi fetali : nota
prev.. — Atti Soc. ital. Ostetricia e Ginecol., Vol. 10, Roma 1905.
Perugia Alfredo. — Infantilismo con atrofia dei genitali. — Gazz. O.spedali,
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- 877 -
Eagnotti Giuseppe. — Sopra tre casi cli raostruosita doppia in embrioni di
Eana e[sculenta]. — Vedi M. Z., XVI., 1, 3.
III. PARTE ZOOLOGICA.
2. Pbsci.
Supino F. — II Saurenchelys cancrivora Peters. Con 5 fignre. — Ricercke
Lab. Anat. norm. Univ. Roma, Vol. 11, Fasc. 1-2, pp. 148-149. Roma 1905.
Supino F. — II Chlopsis bicolor Rat'. — Ricercke Labor. Anat. norm. Univ.
Roma, Vol. It, Fasc. 1-2, pp. 25-31, con figure. Roma 1905.
4. Rettili.
Peracca M. G. — Rettili ed anfibi dell'Eritrea raccolti dal dott. Achille Tel-
lini nel 1903. — Vedi M. Z., XVI, 10, 294.
5. UCCELLI.
Angelini Giovanni. — Nuova cattura di Soraateria moUissiraa L. — BoU.
Soc. Zool. ital., An. 14 (S. 2, Vol. 6), Fasc. 4-6, pp. 101-103. Roma 1905.
Felice (de) Tito. — Anomalie riscontrate in un uovo di Agapornis cana. —
Boll. Soc. Zool. ital, An. 14 (S. 2, Vol. 6), Fasc. 1-3, pp. 95-98. Roma 1905.
Marchi (de) M. — Su i Trochilidi dell'Argentina (Sunto). — Rendic. V
A.ssemblea Uiiione Zool. ital. in Portoferrajo, in: Monit. Zool. ital.., An. 16,
X. 7-8, pp. 229-233. Firenze 1905.
6. Mammiferi.
Mariacher Giovanni. — Una nuova specie per la fauna raammologica Vero-
nese. — Atti e Mem. Accad. Agricolt., Sc, Lett Verona, Vol. 80 (S. 4,
Vol. 5), Fasc. 1. Verona 1904-905.
7. Antropologia ED Etnologia.
Giglioli H. Enrico. — Come si staccano le grandi schegge di ossidiana per
cuspidi di lancia e lame di pugnali alle Isole dell'Ammiragliato. — Arch.
Antropcl. ed EtncL, Vol. 35, Fasc. 1, pp. 85-88. Firenze 1905.
Mochi Aldobraiidino. — Craui di popolazioni turco-mongole. — Arch. Antropol.
ed Etnol., Vol. 35, Fa.sc. 1, pp. 71-83. Firenze 1905.
Mochi Aldobrandino. — Sull' Antropologia dei Denca. — Arch. Antropol. ed
Etnol., Vol. 35, Fasc. 1, pp. 17-70. Firenze 1905.
Patroni G. — I pani d'argilla del Zachito: coutribnto alio studio della te-
cnica figulina uell'eta preistorica. — Arch. Antropol. ed Etnol., Vol. 35,
Fasc. 1, pp. 89-90. Firenze 1905.
Appendicb: Antropologia applicata allo studio dei pazzi,
DEI CRIMINALI egg.
AntoniniG. — L'antropologia criminale nella pratica forense. — Malpighi, Gazz.
rned. Roma, An. 31, Fasc. 4, pp. 85-91. Roma 1905. Vedi anche : Gazz.
med. ital, An. 56, N. 3, pp. 25-27. Torino 1905.
Gay Ugo. — La morfologia delle unghie nel degenerato. Con 2 figure. —
Arch. Psich., JSfeuropatol., Antropol. crimin. e Medicina legale. Vol. 26 {S. 3,
Vol 2). Fasc. 1-2, pp. 1-28. Torino 1905.
Mondio (jruglitslnio. — L'intanticida : Coutributo anatomico e cliuico. — Ma-
nicomio, Arch. Psichiatria e Sc. afflni. An. 20, N. 3, pp. 299-354 e An. 21.
N. 1, pp. 29-80, con tavole. Nocera iuferiore 1904 e 1905.
- 378 -
COMUNICAZIONI ORIGINALI
Sul significato morfologico delle arterie cerehrali anteriori
e sulla interpretazione di alcune loro varieta
NoTA DEL DoTT. G. VASTARINICRESI
LIBERO DOCENTE ED AlUTO DI ANATOMIA UMANA
fi vietata la riproduzione.
Nel 1897 io presentava alia R. Accademia medico-chirurgica di
Napoli una mia nota " su di una varieta delle arterie cerebrali an-
" teriori {') „.
Tale varieta, da me osservata in una donna adulta, durante
I'anno scolastico 1895-96, e tuttora osservabile tra i prrparati del
Museo annesso a questo Istituto, e rimasta finora unica nella let-
teratura anatomica. Consiste essenzialmente in una duplicita della
comunicante anteiiore; ma la seconda comunicante (a differenza
delle altre finora descritte) e situata al di sopra del corpo calloso,
a ben 49 millimetri dalla prima o normale, e congiunge le due ar-
terie cerebrali anteriori dopo che hanno fornito buona parte del
loro rami alia superficie mediale degli emisferi. Frattanto, alia du-
plicita della comunicante anteriore si associa un considerevole ar-
resto di sviluppo della cerebrale anteriore sinistra, la quale, ridotta
per buon tratto del suo decorso (cioe tra la comunicante normale
e I'anomala), ad un esilissimo tronco, e supplita, per alcuni de' suoi
rami, dalla cerebrale anteriore dell'opposto lato.
Alia minuta descrizione delle numerose particolarita da me no-
tate, io facevo seguire, tra le altre, le seguenti considerazioni:
„ non e certo nella singolarita clie io ravviso la im-
„ portanza del presente caso. Credo invece che esso meriti d'essere
„ rilevato perclie getta una certa luce sul meccanismo col quale si
„ producono alcune altre non rare e poco inteliigibili anomalie delle
„ arterie cerebrali anteriori. Intendo dire soprattutto di quelle nelle
„ quali il fatto fondamentale e I'asimmetria di volume e di distri-
„ buzione dei due vasi
(') Atti della R. Accad. Medico-chir'trgica di Napoli. Anno LI (iS97) n. 2. p. io3-100, con
i lavola.
- 379 -
„ Mancano flnora special! ricerche embriologiche valevoli a
spiegarci convenientemente siffatte anomalie, le quali, a primo
aspetto, fanno pensare alia possibilita di un'asirametria originaria
delle due arterie cerebral! anter!or!.
„ Ora a me pare che la nostra osservaz!one g!unga in buon
punto, e che essa si accordi perfettamente con le abtual! nostra
conoscenze sullo sviluppo del sistema arterioso in generale, per
svelarci !1 meccanisnio con cu! si producono le ripetute anomalie.
„ lo credo adunque, che, analogamente a quanto accade del
maggiori tronchi arteriosi deH'organismo, anche le due arterie
cerebrali anteriori, sorte primitivamente pari e simmetriche, solo
secondariamente possano talora rendersi asirametriche, venendo
fra loro a contatto e fondendosi in uno o piu punti. del loro de-
corso
„ Questa tendenza alia fusione, che si rivela e si eifettua spe-
cialmente pei tronchi che costeggiano Tasse embrionale, sia dal
lato ventrale (aorta) che dal dorsale (vertebrali, carotide interna),
si riscontra evidentissima nella cerebrale anteriore, che, se non
per volume (poiche la cede alia cerebrale media o silviana), certo
per direzione e il prolungamento del tronco carotideo innanzi
alia estremita anteriore del nevrasse (lamina terminale).
„ E cosi che si possono osservare, oltre alia normale comu-
nicante anteriore, delle comunicanti soprannumerarie, per fusio-
ne, direi intercisa delle due cerebrali anteriori, ed e cosi che, per
fasione nella continuita delle due arterie medesime, si puo ve-
dere I'arteria cerebri communis del Barkow
„ Se supponiamo adesso che, in un date memento dello svi-
luppo, le due arterie cerebrali anteriori si fondano, p. es., in due
punti del loro decorso, in modo da dar luogo a due comunicanti
anteriori, e se immaginiamo inoltre che, per una qualsiasi ragione,
la cerebrale anteriore di un lato soff'ra un arresto di sviluppo,
nel tratto compreso fra le due comunicanti, noi otterroino la di-
sposizione osservata nel nostro caso.
„ Che se poi il tratto intermedio, oltre che all'arresto di svi-
luppo, vada soggetto ad un processo di completa atrofia, e quin-
di scompaia del tutto, allora una gran parte dei rami che I'ar-
teria cerebrale anteriore di questo lato dovrebbe fornire all'emi-
sfero corrispondente, si vedranno deijivare dall'arteria cerebrale
anteriore del lato opposto, come nei casi sopra riportati.
„ Allorche dunque noi vediamo una totale o parziale sostitu-
zione di una dello due cerebrali anteiiori all'altra, noi i)ossiamo
- 380 -
„ spiegarcela ammetteiido che sia avvenuta una limitata o estesa
„ fusione dei due tronchi, con obliterazione di quel trafcto dell'ar-
„ teria sostifcuita che precede la inosculazione. E il nostro caso e
„ appunto dimostrativo per tale interpretazione.
„ La sua importanza sta appunto in cio, che esso ci fa quasi
„ assistere al processo secondo il quale produconsi siffatte varieta,
„ mediante rami comunicanti che poi perdono rapporti di conti-
„ nuita con uno dei tronchi che essi mettono in relazione.
„ La varieta da noi osservata stabilisce I'anello di concatena-
„ zione, il gradino di passaggio tra la disposizione normale, sim-
„ metrica delle due arterie cerebral! anterior! e le complete asim-
„ metrie delle medesime „.
Affatto recentemente, in un importantissimo studio filogenetico,
ontogenetico e teratologico delle arterie cerebrali, la signorina Ber-
tha de Vriese(^) giunge a conclusioni, che, per quanto concerne le
cerebrali anterior!, concordano in gran parte con quelle alle quali,
pui nell'assenza di special! ricerche embriologiche sulle arterie en-
cefaliche, ero pervenuto nel mio modesto lavoro.
Ora, senza voler nulla detrarre al merito della chiara scrittrice,
alia quale la mia pubblicazione e involontariamente sfuggita, ma,
nel solo intento di far rilevare la giustezza delle mie induzioni, gia
da parecchi anni enunziate, mi sia permesso di stabilire alcuni bre-
vi confront!.
Ed, in prime luogo, sul modo di considerare I'arteria cerebrale
anteriore che nell'adalto io ritenni " se non per volume, certo per
direzione, quale prolungamento „ o, cio che e lo stesso, quale ramo
terminate " del tronco carotideo innanz! alia estremita anteriore del
nevrasse „, la signorina de Yriese si esprime cosi: " Conclusions
„ phylogoniques .... Artere cerebrale anterieure: est I'unique
„ branche terminale anteiieure de Taitere carotide interne (p. 383) „
e p!u oltre: " Conclusions morphologiques tirees de I'ontogenie des
„ arteres cerebrales du lapin .... L'artere cerebrale anterieure
„ s'affirme au cours du developpement embryonnaire, comme etant
„ la veritable branche terminale anterieure de la carotide interne
„ (p. 398) „.
Non meno notovole a me pare la concordanza tra le nostre
vedute sul significato della comunicante o delle comunicanti ante-
rior!, che io considera! quaU formazioni secondarie, capaci di turbare
(') Berllia de Vi-iese. Sur la si^'uilication inorphologique des arteres c^i'6b rales. A re/(. dc Biol.
(van Beneden et van Bambecke), T. XXI {iilOi/, p. 357-437, t'l. XV-XVII.
- 381 -
la simmetiia primitiva delle due cerebral! anteriori, Ecco infatti quel
che ne dice la signorina de Vriese, nelle conclusioni general! del
suo lavoro (p. 447): " Les arteres cerebrales anterieures sont pri-
„ mitivement paralleles sans lien qui les unit; ensuite unies par un
„ s\"steme communicant, cVoh part secondairement une artere me-
„ diane impaire pouvant devenir artere cerebrale anterieure fonda-
„ mentale ou s'atropbier „.
Ora, non vi sara alcuno, io penso, che voglia negare la sostan-
ziale identita delle due interpretazioni. La sola divergenza, che io
trovo tra le mie induzioni e le conclusioni della scrittrice belga
liguarda la modalita con la quale si originerebbero e le comuni-
canti anteriori e I'arteria cerebrale ant&riore comune o mediana.
Ed invero, mentre io ammettevo che la fusione intercisa (comuni-
canti anteriori) o nella continuita (.art. cerebr. anter. imparl) fosse
immediata, avvenisse cioe per semphce contatto dei due tronchi
arteriosi, la signorina de Vriese sostiene invece (p. 404) che i
tronchi stessi siano riuniti da una rete intermedia di flni ramoscelli,
donde piii tardi nascerebbe un'arteria mediana, la quale persiste-
rebbe in alcuni casi, si atroflzzerebbe in altri; ma ella stessa non
manca di aggiungere: " Ces conclusions demandent encore des re-
„ cherches ulterieures (ibid.) „.
Nell'attesa di tali ricerche forse non sara, stato inutile questo
breve ricordo.
(Dall'Istituto anatomico di Napoli, diretto dal prof. G. Antonelli).
I8TITCTO ANATOMICO 1)1 IIUKNZE DIUKTTO DAI, PKOK. li. C H I A IJ TJ G I .
Ricerche sul volume delle cellule
PEL DoTT. GIUSEPPE LEVI, libero docentf.
L vietata la riiiroiluzinne.
La possibilita di giungerc, con ricerche sistematiche sul volume
delle cellule, a qualche risultato che ci permettesse di stabilire al-
cune delle leggi che ne regolano le variazioni, era stata da me in-
traveduta alcuni anni or sono, durante i miei studi suUe cellule
- 382 -
nervose ; avevo gia allora notato che la grandezza di quelle cellule
era in un certo rapp.orto colla grandezza del corpo dell'animale al
quale esse appartenevano. Ma 11 piccolo numero delle mie osserva-
zioni e I'esser queste limitate alle cellule nervose, non mi perraet-
tevano di trarne delle conclusioni che illustrassero da un punto di
vista generale il problema suddetto.
Quesfco problema e indubbiamente molto complesso e puo es-
sero aggredifco con metodi d'indagine differenti. Finora alio studio
di esso furono dirette esclusivamente ricerche di embriologia spe-
rimentale. II metodo citologico comparative, che io ho seguito, non
era stato finora tentato da alcuno nelle cellule animali. Sulle cel-
lule vegetah possediamo una sola ricerca abbastanza estesa, quella
di Amelung.
Sperimentalmente fu diniostrato da Morgan, Driesch, Wil-
son ed altri, che in embrioni sviluppatisi da blastomeri isolati, il
volume delle cellule si mantiene costante, il lore numero invece
varia proporzionalmente al valore germinale (Keimwerth) del germe.
Fondandosi su questi risultati, su quelli di Amelung e su al-
tri che per bi'evita tralascio di riferire, riserbandomi a farlo quando
pill estesamente esporro i miei risultati, Driesch fu indotto a for-
mulare la legge della grandezza cellulare costante per ciascuna spe-
cie, indipendentemente dalla qualita del materiale priniitivo e dalla
grandezza deH'organismo.
Questa legge, dope le belhssime ricerche di Boveri, e stata da
quest'ultimo modificata in questo sense : il volume delle cellule si
mantiene costante in una determinata specie, se resta invariata la
quantita della cromatina nucleare, il che accade in condizioni tipiche;
aumentando la cromatina, si accresce anche il volume delle cellule
proporzionalmente alia quantita della cromatina.
Da pill di due anni a questa parte, ho diretto alio studio di
questo problema lunghe indagini. Raccolti molti organi di varie spe-
cie di mammiferi, eseguii misurazioni di un gran numero di elementi
disparati e confrontai fra di lore, col metodo gratico seriale, le cifre
medio ottenute.
Senza fermarini per ora su particolari tecnici, mi accontentero
di riferire, che, nei limiti del possibile, il materiale fu conservato e
colorito coi medesimi metodi. Furono studiati in 21 specie animali
i seguenti organi : lingua, ghiandole salivali, esofago, parete dello
stomaco e dell'intestino, fegato, pancreas, trachea, tiroide, capsule
aurrenali, vescica, miocardio, il muscolo retto del femore, il nervo
- 383 -
ischiatico, i gangli intervertebral!, il midollo spinale, la corteccia
cerebellare, la corteccia cerebral^, il ganglio cervicale superiore del
simpatico, ed inline il cristallino.
All'iuizio delle mie ricerche mi ero proposto un program ma im-
mediate pill vasto di quello die ho poi esegiiito; volevo confrontare
specie di different! ciassi di vertebrati, nella speranza di giungere
a scoprire quale nesso vi sia fra le notevoli differenze di volume
delle cellule che alcuni animali offrono in confronto ad altri, ed il
posto che quelle specie occupano nella serie zoologica. Ma ben presto
mi convinsi che per arrivare a risultati sicuri, era indispensabile
di studiare a fondo le differenze che animali vicini offrono in que-
sto riguardo, specialmente in rapporto alia mole deH'aniraale.
Stabilito questo punto per una classe, ed io mi accontento per
ora di farlo per i raammiferi, sara forse possibile in avvenire di
studiare altri, piii complessi aspetti del problema.
Le differenze di volume fra le cellule ghiandolari di mammiferi
diversi erano in alcuni organi tanto poco notevoli, da poter essere
attribuite a differenze nello state funzionale, oppure ad inevitabili
cause di errore (maggiore o minore raggrinzamento, sebbene fosse
state adoperato sempre 1' identico liquido fissatore) ; questo era il
case delle cellule dei tubuli zimogenici del pancreas, delle cellule
delle vescicole tiroidee ecc.
In altre ghiandole (nel feguto ad esempio) si notavano inveoe
oscillazioni notevoli, (da 12,6 y. di diam. nel Myoxus glys a 23,7 a
nel Lepus cuniculus), ma apparentemente almeno, accidentah, e
certo affatto indipendenti dal volume del corpo dell'animale ; oscil-
lazioni certo non minori furono osservate nella capsula surrenale
(zona fasciculata).
Gli epiteli di rivestimento si comportavano in questo riguardo
come le ghiandole; in alcuni casi il diametro medio delle lore cel-
lule variava poco, in alLri moltissimo (I'epitelio del duodeno offriva
in Sorex una cifra media di 16,(5, [^ in Lemur viridis di 37,35); ma
in quest'ultimo organo bisognava forse tener conto delle differenze
funzionali, molto rilevanti, come tutti sanno.
Risultati ben diversi mi diede invece la misurazione delle
grandi cellule nervose; il rapporto fra la lore grandezza e quella
del corpo dell'animale, al quale esse appartengono, e davvero sor-
prendente ; mentre ad esempio le grandi cellule del ganglio spinale
di bue arrivano ad un massimo di 125 a, quello di maialo di 93 a,
quelle di coniglio di 58,3 ;/, quelle di Mus decumanus di 45
quelle di Pacliiura etrusca di 28,3 tj. ecc.
- 384 -
Risultati analoghi mi diede la misurazione (molfco difficile per
la forma irregolare della cellula) delle cellule radicolari anteriori.
Nelle cellule nervose medie (cellule del Purkinje, cellule pirami-
dali della corteccia) tali differenze erano meno spiccate, ma pur
sempre apprezzabili. All' incontro le cellule nervose piccole (granuli
del cervelletto, piccole cellule della sostanza gelatinosa di Rolando)
non offrivano clie differenze insignificanti ed in ogni modo aff'atto
sproporzionate alia grande differenza di mole degli animali esami-
nati. II rapporto fra grandezza della cellula e quelia del corpo sus-
siste evidentissimo invece per le fibre nervose mieliniche (del nervo
ischiatico) e per le fibre periferiche del cristallino.
Di dubbia interpretazione furono i risultati da me ottenuti
suUe cellule del miocardio e sulle fibre muscolari striate. Di solito
gli animali di maggior mole possedevano elementi di maggior
diametro; nel muscolo retto del femore noi troviamo ad esempio
un massimo di 67,4 nel Cavallo ed un minimo di 16 [i. nell' Arvi-
cola arvalis; ma la curva dei diametri non e cosi regolare come
nelle cellule nervose. In questi organi le condizioni originarie deb-
bono essere modificate da qualche causa perturbatrice, forse dalle
trasformazioni che v' induce I'attivita funzionale. Ad ogni modo io
mi credo in diritto di afiermare che il rapporto suaccennato esiste
anche per le fibre muscolari.
Per poter dare una dimostrazione anche piii evidente che le
differenze da me stabilite per tutti questi elementi erano vera-
mente in rapporto colla mole dell' animale, ho confrontato fra loro
alcuni organi di cani adulti di differente peso; in un cane di 23 kg.
di peso, il diam. medio fra le piia grandi cellule dei gangh spinali
saliva a 79,7, ;/. m un cane di 3,7 kg. a 68,6 ;j-. Anche il confronto
fra le fibre periferiche del cristalUno dei due animafi offriva diffe-
renze abbastanza evidenti.
Le variazioni nel volume delle cellule riscontrate nella classe dei
Mammiferi possono adunque essere riunite in due gruppi aftatto
distinti :
1." — Le une, poco rilevanti, affatto indipendenti dalla mole del-
I'animale, rappresentano uno dei tanti fattori che da;:no ahe cellule
di una specie animale la loro im^pronta specifica e forse sono colle-
gate a differenze della cromatina nucleare, la quale, come sappiamo,
varia da specie a specie; almeno e lecito di supporlo, se pensiamo
alle esperienze di Boveri ed alia legge della relazione fra nucleo
e protoplasraa formula ta da II. Ilertwig (Kernplasmarelation).
— S6b —
Ma questo lato del problema non fu da me considerate colla
profondita che esse merita, sopratutto perche lo studio dei soli
Mammiferi non e sufficiente ad esse.
2.0 — Le altre variazioni di volume da me riscontrate in alcune
determinate cellule non hanno nulla di comune colle prime; esse
sono molto piii rilevanti di quelle ed in nesso evidente colla mole
dell'animale. Le cellule soggette a queste variazioni rientrano in
quelle definite da Bizzozzero elementi perenni (cellule gangliari,
fibre nervose, fibre del cristallino). Noi sappiamo che esse non solo
non si riproducono nell'adulto, almeno in condizioni fisiologiche, ma
che la moltiplicazione delle cellule embrionali da cui esse derivano
cessa in un periodo precocissimo dello sviluppo embrionario, appena
e apparsa in esse quella difterenziazione, che conduce alia forma-
zione di comphcati organi cellulari, i quah danno a queste cellule
r impronta loro caratteristica.
lo credo che questa precoce loro difterenziazione puo renderci
ragione del perche I'accrescimento in grandezza di questi elementi
proceda di pari passo, naturalmente entro dati limiti, all' aumento
della massa del corpo.
Infatti poiche le cellule gia differenziate non si moltiphcano
pill, I'ingrandimento di quegli organi avviene, durante un determi-
nate periodo dello sviluppo, esclusivamente per trasformazione in
cellule specifiche di nuovi elementi indifterenti, i quali attiva-
mente proliferano ; quando V organo ha raggiunto un numero di
cellule che si puo considerare come definitive, giacche esse lo con-
serva anche nell'adulto, anche questo fenomeno cessa. E date che
questo numero definitive in alcuni organi e raggiunto molto prima
che I'organo sia arrivato a complete sviluppo, e indispensabile che
in tali casi le cellule specifiche crescano di volume ; ed esse cre-
scono, tanto piii, quanto maggiore e il volume che I'organo rag-
giunge; data la cessazione dei processi proliferativi, la sola rea-
zione possibile agli stimoli trofici, i quah variano per durata ed
intensitci da individuo ad individuo, e un accrescimento del volume
delle cellule specifiche.
Sebbene manchino indagini sistematiche dirette in questo sense,
queste mie affermazioni sono abbastanza ben dimostrate dallo svi-
luppo del sistema nervoso centrale. II midollo spinale ad esempio,
ha raggiunto il numero definitive di cellule, quando le cellule ger-
minali disposte lungo il canale centrale si trasformano in elementi
ependimah ; da quel memento il midollo s'ingrandisce quasi esclu-
sivamente per iperplasia delle cellule gangliari (iugrandiniento della
- 386 -
parte del citoplasma clie circonda il nucleo e sopratutto maggiore
espansione della sua arborizzazione dendritica); vi potra forse coiitri-
buire rauraento deltessuto di sostegno, ma certo in piccola parte.
E evidente che negli organi ad element! stabili e labili (epiteli
e ghiandole), i quali sono capaci di riprodursi anche dopo avvenuta la
lore differenziazione, I'aumento di volume avverra esclusivamente
per moltiplicazione degli elementi specifici, anche se il volume che
I'organo raggiunge, e grandissimo ; se si tratta di un organo ad
elementi stabili, la lore moltiplicazione cessa o si riduce al minimo
al termine deH'accrescimeuto, negli organi ad elementi labili essa
continua durante tutta la vita.
Alcuni fatti messi in luce dalla patologia sperimentale concor-
dano perfettamente con queste mie osservazioni. Mentre le cellule
piu altamente differenziate rispondono ad un aumento eccessivo e
prolungato della loro attivifca funzionale con un aumento di volume
(iperplasia delle fibre muscolari striate), altri elementi, epiteliali o
ghiandolari, rispondono all'aumentato stimolo funzionale con una
moltiplicazione dei loro elementi (ipertrofia funzionale del rene e di
altre ghiandole).
LABORATORIO DI ANATOMIA CO.MPARATA DELLA R. UNIVERSITA DI BOLOGNA
DIBETTO DAL PBOf. E. QIACOMINI.
Le radici ed i gangli dei nervi spinali dei Teleostei
nelle loro varie disposizioni.
Biceiclie anatoinO'ComparatiTC
DEL
DoTT. GIULIO TRINCI
(Con 11 figure nel testo).
(Continiiaz. e fine. Vedi Num. preced., pp. 330 353).
CONSIDERAZIONI SUI FATTI OSSERVATI
II tipo di costituzione di un nervo spinale, quale schematica-
mente si suole riferire a tutti i rappresentanti dei Vertebrati, e
questo : dalla superflcie dorsale della midolla si distaccano le radici
sensitive, le quali, dopo essersi rigonfiate in un ganglio, si riuni-
- 387 -
scono, nell'interno del canale rachidiano, alle radici motorie prove-
nieiiti dalla superficie ventrale della midolla e danno luogo con esse
alia costituzione di un tronco misto, il nervo spinale. Questo nervo
si porta aU'esterno del canale e tosto si suddivide in branche de-
stinate a distribuirsi perifericamente ed a mettersi in connessione
col sistema simpatico. So questa rappresenfcazione schematica e
applicabile anche ai Pesci cartilaginei ed ai Teleostei nolle sue linee
general!, apparisce completamente inesatta quando si prendaiio in
considerazione le disposizioni relative al comportamento delle radici
nell'interno del canale, al mode di loro fuoruscita, ai rapporti re-
ciproci nella formazione del tronchi misti periferici ed alia posi-
zione e distribuzione della massa gangliare. Le carat teristiche per
cui, in questi Vertebrati, il tipo di costituzione dei nervi spinali
si presenta del tutto particolare, sono le seguenti : a) neU'interno
del canale rachidiano le radici si mantengono sempre distinte e
fuorescono nella maggioranza dei casi da foranii propri ; b) I'unione
degli elementi sensitivi e motori, sempre esterna al canale stesso,
non ha luogo se non dope avvenuta la ripartizione delle radici in
branche ; consegue che il nervo spinale non esiste mai come tronco
unico ; c) i gangli, quasi in tutte le forme, si trovano al di fuori
del canale ; d) spesso esiste un ganglio distinto per ciascuna bran-
ca del nervo. Alio scope di stabilire i rapporti che corrono fra le
disposizioni proprie delle varie sottoclassi dei Pesci e precisare
i caratteri che le distinguono da quelle dei restanti Vertebrati,
prendiamo in esame, sulla scorta dei risultati raggiunti dal mio
studio e da quelii di autori precedenti, il comportamento delle ra-
dici nei diversi rappresentanti del gruppo, tenendo cento anche di
quanto si verifica nei Ciclostomi.
In Petromyzon, in cui, come e note, le radici rimangono sem-
pre distinte e rappresentano ciascuna un nervo sensitive o motore,
la radice o nervo ventrale, per quanto risulta dalle osservazioni
del Freud (3), v. Ihering (10), Gotte (6 e 7), Ransom-Tom-
pson (14) e Jul in (11), subito dope il sue passaggio attraverso lo
strato scheletoblastico, si ripartisce in una branca dorsale ed in
una ventrale.
Anche nei Plagiostomi ed Olocefali, secondo Stannius (18)
(fig. 10 Cj, V. Ihering (fig. 11 A)^ Ewart-Cole (2) e Schauin-
sland (15), la radice motoria si bipartisce in una branca dorsale ed
in una ventrale al punto di egresso dal canale rachidiano, prima
di contrarre qualsiasi rapper to con gli elementi della corrispondente
sensitiva.
- 388 -
Una simile disposizione si ripete in Acipenser secondo Stan-
nius (fig. 10 A 'd B) ed in Amia secondo Scliauinsland.
/
Tmra
a
Fig. 10. — Comportamento del tratto prossimale dei nervi spinali in Acipenser e Spinax, secondo
Stannius. Gli schemi A e B riguardano il g. Acipenser, lu sclieiiia C il g. Spinax — r d, ra-
nio dorsale del nerve spinale, le altre indicazioni come nelle figure precedent!. In B esistono due
rami dorsali.
Relativamente ai Teleostei, abbiamo le sole indicazioni dello
Stannius, il quale si limita a constatare la bipartizione delle ra-
dici motorie, prima della lore unione con le sensitive, nei Siluridi,
Ciprinidi e Gadidi.
In seguito alle mie osservazioni sui Ciclostomi, Selaci e Ga-
noidi, io non posso che confermare quanto gia e state espresso
dagli autori citati ; riguardo ai Teleostei, debbo dire che la suddivi-
sione in branclie delle radici motorie, prima della loro riunione con
gli element! delle sensitive, e un carattere generale, costantemente
riscontrato in tutte le forme esaminate. Nella maggioranza dei casi
questa suddivisione ha luogo nel punto di uscita della radice dal ca-
nale spinale presso la base degh archi neurali (fig. 1 e 9), ma tal-
volta avviene nell' interne del canale stesso : cosi ho osservato nei
segment! anterior! del tronco dei Clupleidi, in qualcuno del tronco
dei Ciprinidi, in tutti, ad eccezione dei cervicali, dei Siluridi (fig. 4 e 5),
in quell! del tronco e caudal! dei Gadidi (fig. 7), Sparidi e Tenioidi.
In tal case la fuoruscita delle due branche si compie sempre per
forami distinti praticat! ambedue attraverso gli archi, o I'uno, quelle
per la ventrale, attraverso I'arco, I'altro, quelle per la dorsale, at-
traverso il connettivo interarcuale (Siluridi). Nei Siluritli la diver-
genza della sottile branca dorsale dalla grossa ventrale e tanto pro-
nunciata nell' interno del canale, che i due tronchi appariscono quasi
- 389 -
come radici distinte. Non meno caratteristico e il caso verificato
nei segmenti posteriori del tronco e caudali di Clupea^ in cui il fascio
di fibre destinate al ramo medio, anziclie distaccarsi dal ramo ven-
trale del nervo spinale, come avviene nelle altre specie, si separa
dalla radice motrice nell' interne del canale ed esce attraverso un
forame proprio.
Passiamo ora a considerare il comportamento delle radici dor-
sali nei rappresentanti delle varie sottoclassi dei Pesci e nei Ci-
clostomi.
In Petromyzon, secondo Freud, Ransom-Thompson e Jul in,
la radice o nervo dorsale si comporta perfettaraente come la ven-
trale ; cioe, subito al di fuori del canale rachidiano, dopo essersi ri-
gonflata in un ganglio contenente poche cellule nervose, si suddi-
vide in due branche, Tuna diretta dorsalmente, I'altra ventralmente.
In molti nervi le cellule ganglionari si presentano nettamente di-
stribuite in due gruppi, differenti per numero e grandezza degli
elementi, dei quali I'uno appartiene alia branca dorsale, I'altro alia
ventrale. lo stesso, nella regione caudale di Ammocoetes branchialis
e Fetromyzon marinus, ho constatato la tendenza delle poche cel-
lule gangliari a ripartirsi lungo le due branche dei nervi.
Labiforcazione deUe radici dorsali al di fuori del canale rachidiano,
dopo la formazione del ganglio, e stata osservata nei Selaci dal v.
I he ring {ScyUiicm) ed E wart-Cole {Laemargus, Raja). Secondo la
descrizione del v. Ihering, nei segmenti del tronco di Sct/Uium, la
T'l
Fig. Jl. — Composiziono dei nervi spicali del tronco (A) e della coda (R) in Scyllium canicula, se-
condo V. Ihering Tutte le indicazloni come nelle figure precedent!.
pill sottile delle due branche si dirige dorsalmente per costituire
tosto, con la lunga branca dorsale della radice motrice, il ramo dor-
sale <lel nervo spinale ; la piii grossa, che apparisce come il vero
prolungameuto d(.'ll;i radice sensitiva, si rigonfia in un ganglio spi-
- 390 -
iiale e quindi si riunisce con ia branca inferiore della radice moto-
ria per formare il ratno ventrale del nervo (fig. 11 A). Nella regione
caudale le cose si comporterebbero alquanto diversamente. Mentre,
nel tronco, la branca della radice sensitiva destinata al ramo dor-
sale e molto corta e si riunisce subito con quella proveniente dalla
radice motoria, nella coda, questo punto d'unione si porta sempre
piu indietro, in modo che le due branche, costituenti il ramo dor-
sale del nervo, sono molto lunghe. Inoltre la branca sensitiva del
ramo dorsale mostra g.lla sua estremita prossimale un piccolo gan-
glio del tutto indipendente dal grosso ganglio della branca sensitiva
del ramo ventrale (fig. 11 B). In altri termini ciascun nervo spinale
della coda di Scyllium possiede due gangli ; uno per il ramo dor-
sale ed uno per il ventrale.
Serabrandomi che la esistenza di due gangli per ciascun nervo
spinale nei Selaci potesse avere relazione con le disposizioni incon-
trate nelle radici sensitive di molti Teleostei, ho sezionato segmenti
caudali di alcuni rappresentanti della sottoclasse per accertare lino
a qual punto si potessero istituire paragon! fra i due gruppi. In
breve il ri&ultato delle mie osservazioni e questo : in un embrione
e in un adulto di Scyllium canicida, in un embrione quasi a ter-
mine di Acanthias vulgaris, in un adulto di Torpedo ocellata ed in
uno di Trygon pastinaca, i gangli caudali si sono presentati unici
ed indivisi, per quanto allungati in sense dorso-ventrale ; in un em-
brione e in un adulto di Mustelus laevis i gangli sono allungatissi-
mi in senso dorso-ventrale, alquanto rigonfiati agh estremi e stroz-
zati nel tratto centrale corrispondonte al punto di uscita della
radice sensitiva: una disposizione, cioe, molto simile a quella riscon-
trata nei Teleostei in cui e accennata la bipartizione del ganglio in
due porzioni, ciascuna in rapporto con un ramo del nervo spinale.
In un segmento poi situato molto caudalmente questa bipartizione
si e presentata tanto pronunciata, da far pensare all' esistenza di
due gangli bene individualizzati per ciascun nervo.
Quando ora, insieme ai dati del v. Ihering ed a quelli delle
mie osservazioni, si tenga presente che lo Stannius parla, nei
Plagiostomi ed Olocefali, di un solo ganglio per ciascuna radice,
come pure lo Schauinsland in Callorhynchus, risultera che 1' esi-
stenza di un duplice ganglio per ciascun nervo non e una disposi-
zione generale a tutti i Selaci, ma soltanto limitata, in alcune for-
me, ai segmenti caudali. Inoltre la diversita dei miei reperti e di
quelli del V. Ihering in Scyllium canicula da a vedere come an-
che una medesima specie possa andare soggetta a variazioni indi-
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viduali. In ogni cs.so lo schema fornito da questo autore (fig. 11 B)
dimostra clie la separazione del gangli, in ScylUum, b ben lungi dal
presen tarsi cosi marcata e caratteristica come in molti Teleostei.
Fra i Ganoidi (Acipenser sturio) ho ricercato, taiito nella regione
del tronco quanto nella caudale, se esistesse una duplicita dei gangli
spinali, ma con risultato del tutto negative, conform eraente a quanto
gill era stato stabilito dallo Stannius (16). Anche nelJa regione
caudale di Amia calva, secondo lo Schauinsland, ciascun nervo
spinale possiede un solo ganglio.
Intorno alia radici dorsali ed ai gangli dei Teleostei non ho in-
contrato, nella letteratura anatomica, altre notizie al di fuori di
quelle dello Stannius relative ai Gadidi, gia riportate nella prima
parte del presente lavoro. Secondo le mie osservazioni, il compor-
tamento delle radici sensitive e molto vario ; ma trovandosi in
stretto rapporto col modo di distribuzione delle cellule ganglionari,
tutti i casi possono riportarsi a tre tipi principali. Nel primo, la
totalita degh elementi nervosi e compresa in un unico cumulo di
forma variabilissima, generalmente situate all' esterno del canale
spinale presso il punto di uscita della radice sensitiva, come abbia-'
mo constatato in parecchi rappresentanti dei diversi ordini. Da que
sto cumulo si dipartono, in opposte direzioni, i fasci di fibre desti
nate al ramo dorsale ed al ventrale del nervo spinale (fig. 1). In
tal case le radici sensitive fuorescono da un unico forame alia base
degli archi insieme alle motrici (Singnatidi, Murenidi, Ofididi, Scom-
bridi), oppure da un forame proprio (Clupeidi, Esocidi, Salmonidi, Ate-
rinidi). Eccezionalmente la massa gangliare si trova in tutto o in
parte nell' interno del canale spinale (Ciprinidi), e quantunque allora
assuma una forma bilobata, costituisce sempre un ganglio unico,
perche le due intumescenze, situate I'una al di sopra del ligamento
elastico longitudinale, I'altra al di sotto, comunicano fra lore me-
diante un istmo di natura ganglionare (fig. 3). L'esistenza di questa
sostanza nervosa nell' interno del canale spinale era gici stata intrav-
vista in Cyj^riiius idiis dalGirgensohn (5), il quale pero non ne rico-
nobbe la natura gangliare e I'interpetro come parte delle radici.
Nei Ciprinidi le branche sensitive si formano o ambedue neirinterno
del canale spinale {Carassiiis), partendo dalle estremitci opposte del
ganglio ed uscendo attraverso aperture distinte del connettivo inter-
spinoso ed interarcuale, o la dorsale all'interno, la ventrale aU'esterno
{Cyiwinus, Tinea, Leuciscus).
II secondo tipo di radici e quelle che abbiamo incontrato in-
rappressntanti degli Scomberesocidi, Percidi, Mullidi, Trighdi, Tra
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chinidi, Scienidi, Blennidi, Tenioidi ed in qualche Sparide {Box
hoops). In tali forme, quasi senza eccezione, la radice sensitiva esce
da un forame proprio e presenta quesba particolarita ; che le cel-
lule ganglionari sono distribuite, presso il suo punto di uscita, in
due gruppi piii o meno distinti. Dall' inferiore, piii voluminoso, si
distacca la branca sensitiva ventrale del nervo spinale, dal supe-
riore, piii piccolo, la dorsale (fig. 9).
II terzo tipo infine e quelle riscontrato nei rappresentanti del
Siluridi, Labridi, Piistipomatidi, Sparidi e Gadidi. Quivi le cellule
nervosa sensitive trovansi ripartite in due gangli perfettamente di-
stinti, di cui il pill voluminoso e situate lungo il percorso della
branca sensitiva ventrale, il piu piccolo, lungo quelle della dorsale.
Le branche provenienti dalla periferia da opposte direzioni, dope
avere attraversati i gangli, convergono verso un punto ove si fon-
dono e costituiscono la radice dorsale : questa, per conseguenza, si
presenta nettamente biforcata. La biforcazione puo aver luogo im-
mediatamente all'esterno del canale spinale presso il punto di uscita
(Siluridi, Labridi, Pristipomatidi, Sparidi) (fig. 4 e 5), oppure nello
interne del canale stesso nel punto d' inserzione alia midolla (Ga-
didi) (fig. 7). In tal caso le sue branche appariscono addirittura
come radici distinte e si portano all' esterno ognuna per un' aper-
tura propria.
L'esistenza di nervi spinali con duplice ganglio, ritenuta dalle
S tannins come un carattere peculiare dei Gadidi, e adunque una
disposizione molto diffusa nei Teleostei e se, in molti di essi, le
cellule sensitive sono riunite in un unico raggruppamento, come
nella maggioranza dei Vertebrati, in molti altri e date assistere ad
una graduale ripartizione di queste cellule in due cumuli distinti e
situati ad una notevole distanza I'uno dall'altro. Una dimostrazione
esauriente che i varii tipi di distribuzione delle cellule ganglionari
siano strettamente connessi fra lore e non rappresentino che di-
versi stadii di un processo di diflfusione lungo le branche sensitive,
e data dal riscontrarsi, in Amiurus catus, procedendo dai segmenti
anteriori del tronco ai caudali, tutte le fasi di transizione che con-
ducono alio sdoppiamento di un ganglio unico ed indiviso in due
porzioni perfettamente individualizzate.
Come ho gia ripetuto precedentemente e come in parte risulta
da cio che finora e state detto intorno alle radici spinali, nei Te-
leostei, contrariamente a quanto si verifica nei Vertebrati superiori
a partire dagli Anflbi, Tunione degli element! motori e sensitivi di
uno stesso nervo in nessun caso da luogo alia formazione di un
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tronco unico, ma avviene soltanto dopo la ripartizione delle radici in
branche. Precisamente le branche ventmli motorie e sensitive di uno
stesso segmento si accoppiano aU'esterno del canale rachidiano presso
la base degli archi neurali o all'altezza del corpo vertebrale, dando
luogo alia formazione dei rami venti'ali del nervi ; i rami dorsali,
invece, risulfcano dall'unione di branche motrici e sensitive dorsali
di due segmenti contigui. Questa disposizione, osservata dallo Stan-
nius nei Gadidi, da Vogt-Yung (20) in l^erca fluvlatiUs ed a me stesso
risultata dalla dissezione in Garassius aicratus e Tinea vulgaris,
sembra essere generale a tutti i Teleostei. II ramo medio del nervo
spinale, nella maggioranza dei casi, si distacca dal ramo ventrale
poco al di sotto del punto di formazione di quest'ultirao.
In conclusione, le disposizioni generali relative al comporta-
mento delle radici nell'interno del canale rachidiano, alia distribu-
zione delle cellule ganglionari ed al mode di unione degli elementi
motori e sensitivi, nei Pesci e, in particolare, nei Teleostei, sono ben
diverse da quelle che usualmente vengono attribuite a tutti i Ver-
tebrati. Di cio danno un' idea sufflcientemente precisa, per i Selaci
e Ganoidi, le fig. 10 e 11 riportate dallo Stannius e dal v. Ihering,
per i Teleostei, le mie 1, 5, 7 e 9, Questi schemi mostrano inoltre
come i Teleostei conservino marcati caratteri di primitivita non
molto dissimih da quelh dei Pesci cartilaginei.
Una questione meritevole di considerazione ma non facilmente
solubile, e quella, se la presenza di un duplice ganglio per ciascun
nervo spinale, rappresenti una disposizione primitiva o sia un nuovo
acquisto dei Teleostei. Prendiamo in esame le circostanze favoi"evoli
e contrarie a queste due ipotesi. Aha prima, cioe a quella della
primitivita dei nervi con doppio ganglio, sembrano venire in appog-
gio i dati segaenti : a) I'accenno di ripartizione delle cellule gan-
gliari lungo le due branche sensitive in parecchi nervi dei Petromi-
zonti e la presenza, piii o meno accentuata, di un duphce ganglio
nella regione caudale di alcuni Selaci ; b) I'esistenza nei Silaridi, di
un duphce ganglio nei segmenti posteriori del corpo, in quelli, cioe,
che avendo subito minori modiftcazioni, tendono a conservare le
disposizioni primitive, cui fii contrast© la presenza di un ganglio
indiviso negli anteriori maggiormente modiflcati. Sembrano invece
favorevoh aU' ipotesi che la duplicita del ganglio costituisca un
nuovo acquisto dei Teleostei, questi altri fatti : (/) nei Ganoidi, rappre-
sentanti un gruppo di unione fra i progenitori dei Pesci ed i Teleo-
stei (Haeckel, 8), non si ha traccia di una duplicica di gangli spi-
nal! ; b) i Lofobranchi {llippocampui!), forme alierranti deiivate pro-
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babilmente da Osteodermi affini agli Storioni anziche dai Fisoclisti
(}Iaeckel), posseggono nn unico gangiio per nervo spinale; c) ugual-
mente posseggono un solo gangiio i Clupeacei (Clupeidi, Esocidi,
Salmonidi, Ciprinidi), il grnppo, cioe, piii antico del Teleostei, fra cui
debbono ricercarsi i capostipiti di tutte le altre forme; d) tra i
Fisoclisbi, i piu moderni del Pesci, esistono gli esempi piu caratte-
ristici di bipartizione dei gangli. Questi dati, certamente, sono tut-
t'altro che sufflcienti per formulare un giudizio sicuro sulla questio-
ne; peraltro, poiche risultano quasi contradittori, potrebbero lasciar
adito alia, supposizione che lo sdoppiamento dei gangli spinali sia
un acquisto secondario, comune, per unr fenomeno di convergenza,
agli attuali rappresentanti dei Ciclostomi, Selaci e Teleostei. Seb-
bene una parola definitiva non possa essere pronunciata se non in
base ad estese conoscenze embriologiche ed a nuove ricerche sui
Pesci inferiori, tuttavia, sulla scorta dei risultati ofctenuti dal mio
studio, posso affermare che la distribuzione delle cellule sensitive in
due gangli distinti si manifesta di gia in forme molto antiche di
Fisostomi (Siluridi), e che percio questa distribuzione deve conside-
rarsi come un carattei'e, se non ereditato da forme inferiori, per lo
meno ac(iuisito molto per tempo dai Teleostei.
Quanto abbiamo riferito precedentemente a proposito deha co-
stituzione dei nervi spinali dei Teleostei, ha insegnato come, nelle
varie forme, si riscontrino disposizioni essenziah costanti, tutte
riferibih a pochi tipi strettamente connessi fra loro e caratteristi-
che del gruppo : ora meritano di essere presi in esame alcuni altri
caratteri secondari, soggetti a notevoli variazioni, di cui in parte
gia si e tenuto parola. Precisamente essi si riferiscono al modo d'in-
serzione delle radici alia midolla, alle dimensioni e comportamento
delle medesime neU'interno del canale, al modo di fuoruscita, alia
forma e posizione dell'unico o duplice gangiio, ecc.
Un prime fatto da rilevare e questo : non in tutti i Teleostei,
come generalmente si- ammette, Tinserzione delle radici dorsali e
ventrah di uno stesso nervo spinale avviene nel medesimo piano
vertico-trasverso. Veramente un' alternanza delle radici venne gia
segnalata dal v. Ihering in Lucioperca sandra Cuv., ma non fu
presa in considerazione dagli autori: ora io posso confermare che
in parecchi rappresentanti dei Fisostomi, Farnigognati ed Acanto-
pterigi, le radici si alternano in modo, che le sensititive scaturiscono
caudalmente rispetto alle motrici corrispondenti. li dislivello pero
non e cosi marcato come nei Ciclostomi e nei Pesci cartilaginei.
Su questo punto adunque i Teleostei presentano disposizioni inter-
medie tra quelle dei Vertebrati inferiori e dei superior!.
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Le dimensioni delle radici variano esfcremamente nelle diverse
forme ne mostrano alcun rapporto con quelle dell'animale. In linea
generale le motrici sono piu voluminose delle sensitive, ma talvolta
i loro diametri si uguagliano. In alcuni casi ho osservato radici
riiotte ad un tronco cortissimo come, ad esempio, le dorsali dei
Ciprinidi (fig. 3), in cui il ganglio spinale, interno al canale rachi-
diano, trovasi quasi in diretto contatto con la midolla: altre volte
invece (es; Murenidi, fig. 1) si presentano molto allungate nell' in-
terno del canale stesso. La lunghezza e regolata, piii che altro, dal
rapporto esisfcente fra il diamefcro del canale spinale e quelle della
midolla: tanto maggiore e la differenza fra i due e tanto piii grande
e.il tratto che le radici debbono percorrere per portarsi all'esterno
e conseguenteniente la loro lunghezza. Come disposizione generale,
la differenza di diametro fra il canale e la midolla e sempre forte,
per quanto non costante in corrisponilenza della parte mediana delle
vertebre e delle articoiazioni intervertebrah. Lo spazio interposto fra
la midolla e la parete del canale, e colmato da quel tessuto di riempi-
mento descritto e designato dallo Sterzi (19) come perimeningeo.
In qualche forma pero la midolla, circondata dalla sua meninge,
aderisce su tutta la superficie alia parete del canale, tranne ventral-
mente in corrispondenza del pavimento delle vertebre (Belone, Trigla).
Delle radici che fin dal punto di distacco dalla midolla si
presentano biforcate o triforcate, cioe suddivise in branche, abbia-
mo gia parlato a proposito dei Clupeidi, Siluridi, (jadidi, ecc; come
pure abbiamo accennato al mode di egresso dal canale, di cui gia lo
Stan ni us diede notizie molto precise. Tutti i casi osservati si
possono riportare ai segaenti :
1) nelle forme in cui le radici si mantengono indivise neli'in-
terno del canale, queste possono uscire:
a) ambedue da un unico forame alia base degli arclii (Sin-
gnatidi, Murenidi, Ofididi, Scombridi) ;
6' ciascuna da un foro proprio degli archi o del connettivo
(Clupeidi, Esocidi, Percidi, Trachinidi, Scienidi, Blennidi,
Aterinidi) :
2) nelle forme in cui ha luogo la ripartizione in branche della
radice ventrale nell' interno del canale,
c) tanto le branche, quanto la radice ilorsale, posseggono cia-
scuna un forame proprio (Siluridi, Labridi, Pristipoma-
tidi, Sparidi, Tenioidi) :
3) nelle forme in cui ambedue le radici si dividono in branche
neir interno del canale,
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d) esititono tre forami d'ascita: uno per la branca sensitiva
e motrice ventrali, quo per la motrice dorsale ed uno
per la sensitiva dorsale (Gadidi).
E tuttavia da notare che simili variazioni non solo si riscon-
trano fra i rappresentanti delle diverse famiglie, ma anche, in una
stessa specie, esistono differenze individuali e, nello stesso indivi-
duo, differenze fra la varie regioni e perflno fra i due nervi d' uno
stesso segmento.
Relativainente alia posizione dei gangli, gia e state detto altro-
ve; aggiungero soltanto che, in parecchi casi, i gangli dei nervi d'uno
stesso segmento vengono in contatto dorsalmente lungo il piano
principale di simmecria (fig, 7), e che la loro forma e estreniamente
variabile. Nella maggioranza delle specie in cui non sono suddivisi in
due porzioni distinte, si presentano allungati in sense dorso-ventrale
e cio senza dubbio in rapporto alia tendenza che hanno le cellule
sensitive a distribuirsi lungo le branche del nervo spinale.
Nonostante tutte le differenze ricordate nolle disposizioni dei
vari gruppi, ho peraltro sempre constatato, fra i rappresentanti di
una stessa famigha, una spiccata nniformita di caratteri, soggetta
soltanto a variazioni del tutto secondarie.
Chiudero le presenti considerazioni ponendo in rihevo un carat-
tore dei Teleostei concorderaente riconosciuto dagh autori in base
a poche osservazioni del v. Ihering, ma finora non confermato
dai risultati di ricerche su numerosi rappresentanti del gruppo :
quelle cioe della monospondilia dei segmenti. Contrariamente a
quanto veriflco J. Mil Her (13) per la prima volta in Petromyzoa e
dopo di lui nuovi ricercatori in altri Ciclostomi, in Selaci e Ganoidi,
essere cioe i segmenti, in specie i caudali, spesso muniti di due o
pill vertebre (diplospondili e polispondili), nei Teleostei ho sempre
constatato che i segmenti di qualsiasi regione, compresi fra due
ligamenti intermuscolari, risultano costituiti di un miomero, di uno
scleromero e di un neuromero.
CONCLUSIONI.
In base ai risultati raggiunti dalle mie ricerche, credo di for-
mulare le seguenti conclusioni :
1) Nei Teleostei il tipo di costituzione del tratto prossimale
dei nervi spinali e molto piu affine a quello dei Pesci inferiori che
non a quello dei restanti Vertebrati.
2) In parccchie forme, quantunque non molto pronunciata,
esiste un' alternanza delle radici.
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3) Contrariamente a cio che si veriflca nei Vertebrati supe-
rior!, le raclici si mantengono sempre distinte nell' interno del ca-
nale rachidiano e, iiella inaggioranza dei casi, fuorescono da forami
propri, prafcicati attraverso gli arclii o atbraverso il connettivo in-
terarcuale.
4) Gli elementi motori e sensitivi delle due radici si suddivi-
dono ill branche prima di accoppiarsi : per conseguenza il nervo
spinale non esiste mai come tronco unico.
5) La fusione delle branche di diverso nome," per cui si co-
sfcituiscono i rami del nervo spinale, si compie sempre all'esterno
del canale fachidiano.
6) La ripartizione delle radici in branche puo avvenire tanto
all'esterno quanto all' interno del canale. In alcuni casi le branche
d'una stessa radice si distaccano separate dalla midolla,
7) I gangli spinali sono situati sempre all'esterno del canale.
Eccezionalmente sono interni in tutto o in parte nei Ciprinidi.
8) A seconda del modo di distribuziohe delle cellule sensi-
tive, esistono tre tipi caratteristici di gangli : a) gangli indivisi, in
cui tutte le cellule sono raccolte in un unico cumulo, dal quale si
distaccano, in opposte direzioni, le branche sensitive dorsale e ven-
trale; b) gangli in cui e accennata una ripartizione delle cellule in
due cumuh, ciascuno in rapporto con una delle due branche ; c) gan-
gli duplici, in cui le cellule sono ripartite in due cumuli perfetta-
mente distinti, ciascuno situate iungo il percorso di una delle branche.
9) Nei vari rappresentanti dei Teleostei ed anche nei vari
segmenti d'una stessa specie, si possono rintracciare tutte le fasi
di transizione che conducono alia ripartizione di an ganglio indi-
viso in due gangli distinti.
10) Alio state attuale delle nostre conoscenze, non e possi-
bile stabihre se la duplicita dei gangli spinali sia una disposizione
primitiva o secondaria. Si puo soltanto att'ermare, che un simile
carattere, se non ereditato da forme inferiori, si e per lo meno
affermato molto per tempo nei Teleostei.
11) Per quanto riguarda le dimensioni delle radici, il compor-
tamento delle medesime nell' interno del canale, il modo di fuoruscita
e la forma e posizione delTanico o duplice ganglio, esistono numerose
variazioni fra le diverse faniigliu ; ma in rapijrc.scntanl i di una stcs^
sa famiglia si riscontraiio sempre disposizioni uniformi e costaiiti.
12) Tutti i segmenti del tronco e caudali dei Teleostei sono
monospondili. Bologna, Agosto 1905.
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Dopo la stampa della presente memoria ho avuto occasione
d'osservare parecchi segmenti del tronco e caudali di Protopterus
annectens Owen. Mi e risultato da im rapido esame che, in questa
specie, esiste un certo dislivello nella inserzione delle radici di uno
stesso segmento. Esse lasciano il canale spinale per forami distinti
attraverso la parete connettivale : le motrici sembrano biforcarsi
nel pun to di egresso. Ciascun nervo possiede un ganglio unico ed
indiviso, esterno al canale.
L'impressione complessiva e che i Dipnoi, anche riguardo alle
disposizioni del tratto prossimale dei nervi spinali, presentino con-
dizioni intermedie tra i Pesci cartilaginei e gh Anfibi del tutto in-
dipendenti da quelle dei Teleostei, come e gia noto per molte altre
proprieta della loro organizzazione.
Bologna, Dicembre 1905.
Bibliog'rafia
(1) Emery C — Le specie del genere Fierasfer nel Golfo di Napoli e regioni limitrofe. Faicua und
Flora d. Golf