Skip to main content

Full text of "Monitore zoologico italiano"

See other formats


MONITORE ZOOLOGICO ITALIAKO 

(Pubblicazioni italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia) 
ORGANO UFHCIALE DELLA UNIONE 200L0GICA ITALIANA 



DIRETTO 

DAI DOTTORI 



GIULIO CHIARUGI EUGENIO FICALBI 

Prof, cli Anatomia umaua Prof, di Anatomia comparata e ili Zoologia 

nel R. Istituto di Studj Snperiori di Fireuze nella E. UniversitA di Pisa 



Yol. XXT — Anno XXT — 1914 



IN FIRENZE 
MDCCCCXIV 



INDICE DEL VOL. XXV. 

(Anno XAV, 1914). 



BIBLIOGRAFIA 

N.B. — In quosto volume e contenuta la Bibliogratia deH'aniiata 1914 e la con- 
tinuazione di quella delle annate precodonti. 

A. — Parte g-ciierale. Pap;. 25, 249. 

I. Bibliografia, Storia e Biografia zoa'oijija e anatomica. Pag. Zb, 24U. , 
II. Scritti zoohgici d'indDO fiiosofica. Pag. 26, 250. 

III. Scritti comprensivi e vari di Biologia, di Zoologia, di Anf,tomir.. Pag. 26. 

IV. Gonoiogia, Ontogenia, Teralologia. Pag. 26, 251. 
V. Citologia e Istologia. Pag. 28, 253. 

VI. recnica zoologica, anatomica e microscopica. Pag. 29, 2.54. 
VII. Alievamenti, Giardini zoologici, Acquari, Coilezioni, iVliijei ed altre Isti'iizioni. 
Pag. 29. 

B. — Parte speciale. Pag. 77, 125, 277. 

I. Invertebrati in genere. Pag. 77. 

II. Protozoi. Pag. 77, 277. 

III. Diciemidi, Ortonettidi, Trichoplax e allri Invertebrati d'incerto tipo. 

\\ . Spongiari. 

V. Celenterati (Cnidari e Ctenofori). 

VI. Vermi. Pag. 78, 278, 

1. Scritti generali o su piii die una dello divisioni del gruppo. Pag. 278. 

2. Platodi. Pag. 78, 278. 

3. Rotiferi e Gasti'otrichi. 

4. Nemertini. 

5. Briozoi, Foronidi, Gephaiodiscus, Rhabdopleura. 

6. Brachiopodi. Pag. 78. 

7. Enteropneusti. 

8. Sipunculidi. 

9. Echiuridi. 

10. Nematodi, Desmoscolecidi, Chetosoraidi. Pag. 78. 

11. Acantocefali. 

12. Chetognati. n, 

13. Echinoderi. \ Q 2^ (-f^ O 



14. Anellidi. Pag. 78, 278. 

VII. Arlropodi. Pa?;. 7'.). 278. 

1. Scritti goiiorali o su piii die una dollc classi. 

2. Tardigradi. 

3. Pantopodi o Picnogonidi. 
■ 4. Mei'ostomi o Limulidi. 

5. Aracnidi. Pag. 79, 278. 

6. Crostacei. Pag. 79, 279. 

7. Prototracheati o Onicofori. 

8. Miriapodi. Pag. 79. 

9. Insetti o Esapodi. Pag. 79, 279. 

a) Scrilti (jeno'dli o su piU die unu deyil ordini. Pag. 79, 279. 

b) Atterigoti o Tisanu7H. 

c) Architteri o Pseudonevrutteri e MaUufcuji. Pag. 279. 

d) OrtoUeri. Pag. 80, 279. 

e) Rincoti o EmiUeri, e Fisapodi o Tisanuiteri. Pag. 80, 279. 
/) ColeoUeri e Strejmtleri. Pag. 80, 279. 

g) Niivrotteri. 

h) Iinenotteri. Pag. 81, 279. 
i) Dilleri. Pag. 82, 280. 
k) AfaniUeri. Pag. 83. 
I) Lepklotteri. Pag. 83. 

VIII. Echinodermi. Pag. 83. 

IX. Mollusch'. Pag. 83. 

1. Scritli goncrali u su pid clio una delle cJassi. Pag. 83. 

2. Antlnouri. 

3. Gastoropodi (Prosolji-auclii. Eteropodi. (»pisto)n'anchi. Pteropodi. Pohm 

nati). 

4. Scalbpodi. 

5. Laraellibrauclii, Acclali o Polecipodi. Pag. 83. 

6. Cefalopodi. 

X. Tuiiicati. 

XI. Leptocardi o Anfiossidi. 

XII. Vertebrati. Pag. 125, 153, 280. 

I. Partk generale. Pag. 125. 
II. Parte anatomica. Pag. 125, 280. 

1. Parte generale. Pag. 125, 280. 

2. Struttura ostei'iore. 

3. Apparecchio tegumentale. Pag. 125, 280. 

4. Apparecchio scheletrico. Pag. 126, 280. 
.5. Apparcccliio musculare. Pag. 126, 281. 

6. Apparecchio inlestinale con le annesse glandole. Pag. 127, 281. 

7. Apparecchio respiratorio. Pag. 127, 282. 

8. Tiroide. Paratiroido. Timo. Corpuscoli timici. Pag. 128, 282. 



9. Apparecchio circolatoi'io. ]Milza c altri orgaiii liiifoidi. Pag. 128, 282. 

10. Gavita del corpo e membrane sierose. 

11. Apparecchio urinario e genitale. Pag. 129, 283. 

12. Ghiandole surrenali. Organi cromaffini, etc. Pag. 129, 283. 

13. Apparecchio nervoso centrale e perilerico. Pag. 129, 283. 

14. Organi di senso. Pag. 130, 284. 

15. Organi produltori di luce, di oletlricita. 

16. Anatomia topogratica. Pag. 131, 284. 

17. Teratologia. Pag. 131, 284. 

111. Parte zoologica. Pag. 153, 285. 

1. Scritti generali u su piii che una delle classi. 

2. Giclostonii. 

3. Pesci. Pag. 153. 

4. Anftbi. Pag. 153, 285. 

5. Rettih. Pag. 153, 285. 

6. Uccelli. Pag. 154, 285. 

7. Alammileri. Pag. 158. 

8. Aiitropologia ed Etnologia. Pag. 158, 285. 

Appenclice: Aulropologia applicata alio studio dei pazzi, dei criini- 
nali, etc. Pag. 159, 287. 

G. — Zoologia applicata. l*ag. 181, ;:^88. 

1. Zoologia medica. Pag. 181, 288. 

2. Zoologia applicata aU'agricoltiu'a e alle industrio. Protezione, Caccia, elc 

Pa"-. 182, 288. 



COMUNICAZIONI ORIGINALI. 



Autore P. — Sopra un raiiscolo piccolo palmare bi ventre e tlesbore del dilo 

mignolo nell' uomo. Con 1 tlgura. — Pag. 257-2(J4. 
Baldasseroni V. — Sui nelVidii dell' Honnogaster praeliosa Mclilsn. Gon tav. VI 

e 5 ligg. — Pag. 160-173. 
Brian A. — Elenco di aniraali cavcrnicoli delle grotte situate in vicinanza di 

Geneva. — Pag. 8-12. 
Bruni A. -- A proposito dei lavori di Anita Jona suUe cellule acidotile delle 

capsule surrenali e sul sistoma cro:nalline dogli Antibi. — Pag. 184-188. 
Busacca A. — 8ulle moditlcazioni delTapparato plastosomiale nelle cellule dcl- 

Tepitelio pigraentato della retina sotto I'azione della luce e della oscunta. 

— Pag. 255-257. 
Cecchini C. — Su due nuovi Isidae del .Mediterraneo. Diagnosi prelirainari. — 

Pag. 49-52. 
Id. — Su due nuovi Turbinolidae del Mediterraneo. Diagnosi preliminari. — 

Pag. 151-152. 
Dequal Lidia. — Gli Endutreidi della Toscana. Gon 7 tigure. — Pag. 13-24. 



— VI — 

Giannelli L — Siil distaoeo delle isole di Langoiiians; dalla gliiand^la panorca- 
lica, e sui loi'o rajipoi-ti noH'interno di questa con i tiibuli ghiandolari. Con 
:> tiguro. — Pag. 30-47. 

Id. Bergamini A. — Sulla costituzionc o sidla invariabilita dui-auto il digiuno 
delict isole di Langcrhans in Rana esculenta, con (jualclic conno sui con- 
(lotli escretori del jtancfoas o del fegato. Con 4 rigure. — I'ag. 289-304. 

Id., Id. — Nuove ricorche sidla i-opartizioiic dollo isolc di Laiigci'Iians i^.ol pan- 
creas dei Rottili o snlla loi'o iiivariahilila durante il digiuno. (-on 4 figure. 

— Pag. 132-144. 

Guglielmo G. — Sid raeccanismo di IbriTiazione del nu(deo anulare dei leucociti 
polimorti nol topo e nel ratto. — Pag. 47-49. 

Issel R. — Uno sfcadio giovanile di Cai-inaria. Con 1 ligui'a. — Pag. 115-117. 

Levi G. — Le modalita didla lissazione deH'uovo dei Chii'ottei'i alia paretc ute- 
ri na. Con tav. III. — Pag. 101-107. 

Malaguzzi-Valeri R. — Arterie meningee della occipitale, Con s ligure. — 
Pag. 231-240. 

Mannu A. — Osservazioni sui nervus depi'essor degli Kquiiii. Con 2 figure. — 
Pag. 17. 

Id. — Considerazioni e ricerdie sull'arteria pei'lorante del tarso di alcuni Mam- 
miferi. Con .5 figure. — Pag. 84-^94. 

Massenti V. — L'apparato reticolare intcrno del (iolgi nel gei'me dentale. Con 
2 ligure. — Pag. 107-114. 

Milan! P. e D'Arbela F. — Di una varieta ilel iM. palmare limgo. Con 1 figura. 

— Pag. 209-213. 

Mobilio C. — La forma dell" imene negli I'jpiidi. Con tav. l-I!. — Pag. 53-73. 
Id. — Mancanza del Coro lacrimale inferiore nel maiale e cingliialc e del canale 

lacrnnale superiore nella lepre. Con 2 ligui'e. — Pag. 94-100. 
Id. — La glandola della laccia convessa della 111 palpel)ra in alcuni mammiferi. 

Con 1 rigura. — Pag. 144-151. 
Razzauti A. — Alcune ricerche sopra le terminazioni ncrvc^se motrici nei Pctro- 

mizonli. Con tav. IV-V. — Pag. 117 124. 
Sera G. — I caratteri anlro])ometrj-i ilcgli Aymara e il mongolismo priinordiale 

dell'America. Con 3 ligure. — Pag. 215-230. 

UNIONE ZOOLOGICA ITALIAN A 

Ghi(ji A. — Repertorio di specie nuove di animali trovate in Italia e desci-iiu- 

neiranno 1910. — Pag. 179. 
— Nomenclatura. — Pag. 74, 174. 



NOTIZIE E VARIETA 

Concorsi a prcniio. — Pag. 52, 180. 

Personale Universitano. Nuove nomine. ^ Pag. 247, 276. 
Necrologio: Giovamii Antonelli ((i. Vastarini-Cresi). — Pag. 20,5. 
N(jtizio vario. — Pag. 208. 



Monitore Zoologieo Italiano 

(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia) 

Organo ufficiaie della Unione Zoologica Itaiiana 

DIRBTTO 

i>Ai DOTTORI 
6IULI0 GHIARUGI ED6ENI0 FIGALBI 

Prof, di Auatomia uiuaua Prof, di Auatoiuia coiup. e Zoologia 

nel R. Istituto di Studi Super, in Fireuze iiella K. Universita di Pisa 

Ufficio di Direzione ed Ainmiuistrazione: Istituto Anatomico, Fireme. 

12 numeri all'anno — Abbuonamento annuo L. 15. 



XXV Anno Firenze, Gennaio 1914 N. 1. 

SOMMARIO: CoMUNiCAZiONi ORiGiNALi : Mannu A., Osservazioni sul Nervus 
depressor degli Equini. (Con 2 flg.). — Brian A., Elenco di animali caver- 
nicoli delle grotte situate in vicinanza di Genova. — Dequal L, Gli Euclii- 
trcidi della Toscana. — Pag. 1-24. 

Avvertenza 

Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore 
Zoologico Italiano e vietata la riproduzione. 



COMUNICAZIONI ORIGINALI 



ISTITUTO DI ZOOTUMIA DELLA R. SCUOLA VETERINARIA DI PARMA 

(Prof. A. Mannu, inc. della direzione) 



Osservazioni sul Nervus depressor degli Equini 

per il 
DoTT. ANDREA MANNU 



(Con 2 figure). 

E vietata la riprodnzione. 



Nel corso di alcune mie ricerche sul simpatico cervicale dei 
Mammiferi (*), ho avuto occasione di disseccare in alcuni esemplari 
di Cavallo e di Asino il nervo depressore, riscontrando nel decorso 
e neiia terminazione di questo nervo, alcune particolarita non ancora 



0) Mannu A. — Ricerche auatonio-coiuparative sul simpatico cervicale dei Maiuiniferi. — In- 
ternat. Monat^chr., Bd. XXX, 1913. 



osservato e descritte, cho mi propongo di render note in qnesto 
lavoro. 

Fecero ricercho sul Nervus depressor del Cavallo, E. Bern hard, 
M. Bernhardt, Paladino, Cyon, Finkelatein, Viti, Frank- 
Martin, Fischer, Bar pi e Faenza. Fra qnosti pero solo Barpi 
e Faenza seguirono tutto il decorso del nervo, limitandosi qnasi 
tntti gli altri Autori, nelle lore iiidagini, alio studio dell'origine o 
di una parte soltanto del sno decorso. Jo rimando alia pregevole 
monogralia del Barpi, per la conoscenza dello disposizioni descritte 
dagli autori sopranominati. 

Dalle osservazioni di Barpi e Faoiiza (*) risulta la presenza 
costante di questo nervo negli Equini ; una volta sola infatt i non 
riuscirono ad isolarlo nel lato destro di nii Cavallo. 

Fsso origina dal Nimvo laringeo supcriore con varie modalita: 
puo avere una sola radice, oppure due, e perfino tre rudici. Fin ra- 
ramonte un ciutfetto di tilanienti si riuniscono per fonnare il tronco 
nervoso. in due casi le radici originavano una dal vago, I'aUra dal 
laringeo superiore. 

Durante il sno decorso e addossato ora al vago, ora al simpa- 
tico, ina si riesce quasi sempre a separarlo abbastanza facilniente 
da questi nervi. 

Col ganglio cervicale interiore contrae dei rapporti die possono 
variare nei diversi individui : talora penetra nel ganglio e poi ne 
esce per arrivare isolatamente nel cuore, oppure puo anastomiz- 
zarsi con un ramo uscito dal ganglio; una volta sola non esisteva 
alcun rapporto col ganglio stesso. 

Interessante inline o la disposizione riscontrata in alcuni esem- 
plari di Asino, del N. depressor, di cui un ramo si addossava al 
vago, I'altro al simpatico. 

Osservazioni personali. 

Ho esaminato 7 cavalli e 3 asini. 
Gamllo. 

Caso 1. — Lato sinistro. 

II Nervus depressus origina con una sola, radice dal Nervus 
laryngeus superior, nel punto ove questo si distacca dal pneumo- 
gastrico. Decorre isolate per un breve tratto, poi si getta nel trouco 
vagosimpatico, dal quale e impossibile separarlo per la massima 
parte del suo percorso. 

Terminazione. — 11 cordone intergangliare del simpatico cor- 

(') Harpi »• Kiumi/u. — 11 Nitvo ilopressort' iiosli Kiiuiui tlonu'Stioi. — Saptdi. iOO^i. 



- 3 - 

vicale, a distanza di circa 10 centm. dal ganglion cervicale pojste- 
rius si allontana dal vago che rimane situate ventiahiiente ad esso 
vA addossato alia carotide comune. Alio stesso livello si rende in- 
dipendente anche il N. depressor, che decorre dorsalmente e paral- 
lelamente al vago per tutta la lunghezza della regione lirnitata ven- 
tralmente dalla carotide comune e tronco del vago, dorsalmente 
dal tronco del simpatico, caudalmente dalla prima costa. 

Oltrepassata la prima costa si addossa al Nervo cardiaco me- 
dio, insieme al quale decorre medialmente all'arteria succlavia e 
tinalmente raggiunge il presso cardiaco superficiale dove tormina. 

Nel mio lavoro gi^ citato, ho avuto occasione di occuparmi di 
questa regione situata alia base del collo — (corrisponde alia regio- 
ne sopraclavicolare dell'Uomo) — che potrebbe chiamarsi sopraco- 
stale, e che merita speciale considerazione per la importanza degli 
organ! che I'attraversano. Ricordero che il nervo depressore, come 
pure il vago e il simpatico, sono ricoperti dal muscolo scalene an- 
teriore e poggiano sopra una lamina aponeurotica, la quale separa 
il n. depressore dall'esofago. Quosto rapporto con I'esofago manca 
naturalmente a destra. 

Lata destro. — II nervo depressore origina dal Nervus laryngeus 
superior con una radice formata da un fascio appiattito di fila- 
monti, i quali si gettano subito sul vago, colmando I'angolo for- 
mate da questo nervo e dal laringeo. Esso rimane cosi intimamen- 
te unite dapprima al vago, pel al vago-simpatico, fine alia regione 
caudale del cello, dove si cemporta essenzialmente come quelle del 
late opposto. Termina, a differeiiza del depressore di sinistra, nel 
plesso cardiaco profondo. 

Caso II. — Late sinistro, 11 nervo dei)ressore origina dal larin- 
geo superiore per mezzo di molti filamenti riuniLi a plesso neH'angolo 
formate dal laringeo e dal vago. Alia formazione di questo plesso 
partecipano anche dei filamenti originati direttamente dal vago. 

Terminazlone. — Caudalmente si separa dal pneumogastrico 
6-7 centim., cranialmente alia prima costa, dope che il tronco vago- 
simpatico e gia divise. Se si disseca pero accuratamente il tronco 
del vago prima di questo limite, si osscrva che il N. depressor e 
addossato ventralmente al vago, ma in mode cosi lasso da lasciarsi 
isolarc con grande facilita. Termina gcttandosi nel rame cardiaco 
medio piu ventrale — (esistono due nervi cardiaci medi) — appena 
originate dal ganglie cervicale medio. 

A destra (fig. 1) ditferisce per il sue mode di decorrere nella sua 
porzione terminale. Nel segmento caudale del collo e unito al vago 
ventralmente in mode lasso. Appena penetrate nel torace si separa 



- 4 - 

dal vago e va a terminare nel piu dorsale dei due nervi cardiaci 
del gaiiglio cervicale medio, nel punto dove questo ramo s'incrocia 
col pneurnogastrico. 



RV 







Fig. 1. — (Eqmis caballus). NV =; Nervus vagus ; TS = Tnmcus sympathicus ; ND r= I^ervus du- 
pressor; RV =r Nervus recurrens vagi; GS == Ganglion stellatum ; GI = Ganglion cervicale iiife- 
rus ; S = Arteria sucdavia ; V ;= Arteria vertebralis ; CM ^ Nervi cardiaci niedii : CI = Nervus 
cardiacus inferior ; KP =r Ramus pericardicus ; C 7 =; Rauio comuuicante 7" cervicale ; C 8 =; Ra- 
mo comuuicaute 8'^ cervicale: C 1 1 m Ramo comunic;iute 1" toracico ; Nv ^; Nervus verteliralis. 

Caso III. (Fig. 2) — Origina dal nervo laringeo superiore con un 
tronco ben distinto die si unisce subito al vago dal quale e insepa 
rabile. 

Terminazione. Kimane addossato, nel collo, dappriina al tronco 
vago-simpatico, poi al vago, dal quale si allontana dope I'ingresso 
nel torace, cornportandosi come nel caso precedente, terminando 
cioe nel nervo cardiaco medio. 

Disposizioni uguali nei due lati. 

CAsr IV e V. — Come il precedente. 

Caso VI. — Lato sinistro. Origine. II nervo depressoro appa- 
rentemente non esiste. 

Non si osserva infatti alcun filamento nervoso partire dal vago 
e dal laringeo clie possa far sospettare trattarsi del depressore. 



- 5 



Pero dissecando con accuratezza la guaina connettivale del 
nervo laringeo alia sua oiigine, nelFangolo caudale formato da que- 
sto nervo e dal vago, si scoprono delle fibre riunite in fascio che 
vanno a gettarsi nel vago. Queste sono aderenti tanto all'uno che 
all'altro nervo, per cui resta colmato Tangolo caudale formato dal 
laringeo e dal vago, e possono sembrare, ad una osservazione su- 
perficiale filamenti di origine del laringeo. 




Fig. "2. — (Eqims culciUus). VS = Tiuncus vagus syiupatliiuus; KD =r Kervus deiiressoi; GS = Gan- 
glion stellatuiH ; GI:= Ganglion ceivlcale inferius ; CI n=: Nervus e-ardiacus iuferior; CM ;= Ner- 
vns cardiacus luedius ; S = Arterla siibclavia; V = Aiteria vertebralis ; VF = Rami vascolari ed 
anastomotici col frenico ; C 8 := Ramo coiiiunicaute 8" cervicale : C 1 1 =: Ranio comunicante 1" to- 
raeico : NV = Nervus vertebralis. 

Terminasione. — li N. depressor si distacca dal vago 5-6 cen- 
timetri craniaimente alia prima costa, e decorre ventralmente a 
qiiesto nervo, come nel caso II, a destra. A livello della prima 
costa passa medialmente e poi dorsalmente al vago per raggiunge- 
re il plesso cardiaco superficiale dove si esaurisce. 

A destra non varia. 

Caso VII. — Origine. II N. depressor origina a sinistra dal la- 
ringeo superiore con un tronco ben distinto che si unisce subitoal 
vago, dal quale e inseparabile. 

Terminamne. — Rimane nel collo addossato al vago-simpatico 



- 6 - 

e poi al vago fino al torace, ilovc si com porta come nel caso pre- 
cedente. 

Disposizioni uguali nei due lati. 

Asiiio. 

Caso I. — Lato sinistro. II nerve depressore origina con una 
radice dal nervo laringeo superiore, a distanza di circa cm. 1.5 dal 
punto di emergenza di questo nervo dal vago. Possiede una bre- 
vissima porzione libera che si addossa strettamente al tronco del 
vago prima e si continua poi col vago sinipatico; tuttavia con una 
accurata dissezione e possibile metterlo in evidenza per una gran 
parte del suo percorso. 

Terminazione. — A 10 centimetri circa dal margine anteriore 
della prima costa, si separano contemporaneamente depressore vago 
e simpatico. II depressore decorre ventralmente al vago e dorsal- 
mente alia carotide, quindi penetra nella cavita toracica scorrendo 
profondamente all'arteria succlavia. 

Lato destro. Come a sinistra. 

Caso II. — Origina il nervo depressore con due radici dal la- 
ringeo superiore. Dope un tragitto di circa 35 mm., si divide in 
due rami ; uno rimane addossato al vago e si confondo con esse ; 
I'altro, indi pendente, si esaurisce intorno al fascio nerveo vasco- 
lare, nel terzo medio del collo. 

Terminazione. — Come il caso precedente. 

Disposizione identica nei due lati. 

Caso III. — II nervo depressore origina dal laringeo superiore 
con due radici le quali decorrono per un breve tratto parallele, 
quindi si uniscono, Tuna al vago, I'altra al simpatico, prima che 
questi due tronehi nervosi, riunendosi, formino il vago simpatico. 
Lungo il collo il nervo depressore non e separabile da questo tronco 
nervoso. 

Terminazione. — Come nei casi precedents 

Non esiste nervo depressore a sinistra. 

Voglio aggiungere inflne una osservazione fatta in un feto set- 
temestre di Mulo. — Lato sinistro: II nervo deprossore origina con 
una radice dal laringeo superiore. Si contonde, dope breve tragitto 
col tronco vagosimpatico, ma solo per breve tratto, perche nel 
terzo medio del collo si rende di nuovo indipendente sotto forma 
di un sottile fllamento, che si continua, parallelamente al vago, 
tino a) torace, dove termina nel plesso cardiaco superftciale. 

A destra non sono riuscito a preparare alcun filamento ner- 
voso che potesse rassumigliare ad un nervo depressore. 



- 7 - 

Risulta dalle osservazioni fatte negli animali avuti a disposi- 
zione, la costante ma incompleta indipendenza del nervo depressore. 
Nell'Asino e piii lassamente unite che nel Cavallo al tronco vago- 
simpatico. 

La disposizione del N. depressore e variabile non solo nei vari 
individiii della stessa specie esaminata, ma anche nei due lati dello 
stesso individuo. Anche la sua presenza non e costante nei due lati. 

Hanno impoitanza topografica la presenza e i rapporti del 
nervo depressore alia base del collo, nella regione che ho chiamato 
sopracostale. Qui la sua separazione dal tronco vago-sirapatico coin- 
cide per lo pill con la divisione di questi due nervi. II suo decorso 
ulteriore fine all'ingresso nel torace e variabile : ha pero rapporti 
piu intimi col vago che col simpatico, decorrendo sempre ventral- 
mente o dorsalmente al prime. 

Quanto al suo modo di terminazione ho trovato che puo unirsi 
ad un ramo cardiaco del Ganglio cervicale medio, oppure terminare 
nel plesso cardiaco superficiale o profondo. 

Pero potremo anche doraandarci : il filamento che ho descritto 
come terminazione del nervo depressore, e veramente tale? lo lo 
credo, perche c da aramettere che il filamento che si disracca cau- 
dalmente dal bronco vago-simpatico per portarsi al cuore, sia vero- 
similmente composto delle stesse fibre del tronco nervoso che il 
vago-simpatico riceve cranialmente dal laringeo, o da questo e dal 
vago insieme, ma affermarlo recisamente non e possibile che in se- 
guito all'esperimento flsiologico, e per i fisiologi che vorranno ten- 
tare la prova, non saranno del tutto prive di interesse le disposi- 
zioni anatomiche descritte. 

Non dobbiamo infatti dimenticare che il Nervus depressor, 
come ben disse van den Broek {^), e da considerare piuttosto come 
un'entita fisiologica che anaromica. Esso non ha carattere flsiolo- 
gico flsso, mentre anatomicamente e estremamente variabile. Cio 
si rileva dall'esame di quelle specie che possiedono un N. depressor 
indipendente; e a questo proposito I'A. ricorda le ricerche del no- 
stro Viti, il quale in ben 80 conigli, trovo solo due volte una di- 
sposizione del K depressor, quale Ludwig e Cyon avevano con- 
siderata come tipica. 

0) Broek A. J. — Untersuchuugeu iiber ilea Uau des sj'iupathischen Nervensysteius iler Siiu- 
gethiere. — T. I. Morplwl. Jahrhach, Bd. XXXXII, 1907. 



- 8 - 



ALESSANDRO BRIAN 



Elenco di animali cavernicoli delle Grotte 
situate in vicinanza di Genova 



E vietata la riprodnzione 

Valendomi di dati raccolti e pubblicati sulki fauna cavernicola 
ligure dall'ing. P. Bens a (vedi Bibliografia) e di numerose indica- 
zioni fornitemi con squisita cortesia dal valente entomologo geno- 
vese G. Mantero, ho potuto compilare il presente elenco delle spe- 
cie rinvenute nelle Grotte poste in immediata vicinanza di Genova. 
Credo opportune pubblicarlo per piu motivi. 

Anzitutto sono trascorsi ormai tredici anni dacche I'amico mio 
ing. Bensa nella sua pregiata meraoria sulle Grotte della Liguria, 
dava conto della tauna cavernicola di questa regione e in questo 
tempo altre specie di animali si sono raccolte e determinate, che 
conveniva oggi aggiungere a quell'elenco. Secondariamente, in se- 
guito a mie ricerche e studi sui crostacei cavernicoli nostri e in par- 
ticolare sul gruppo dei Trichoniscidi del Genovesato, ho dovuto per- 
suadermi che alcune forme non erano esattamence determinate, e 
parvemi necessario di correggerne il nome. 

I Trichoniscidi trovati nelle grotte liguri risultavano a tut- 
t'oggi determinati per Trichoniscus roseus, Koch, Trichoniscus pu- 
sillus, Brandt e Titanethes feneriensis^ Par on a. Dopo ripetuto 
esame di materiali di questi crostacei terragnoli, in parte messi a 
raia disposizione, gentilmente, dal dott. R. Gestro ed in parte da 
me raccolti, sono venuto alia conclusione, almeno per quanto riguarda 
le grotte vicino a Genova, che quegli esemplari finora ritenuti per 
Trichoniscus roseus [^) (specie non bene definita) devono essere riferiti 
pill esattamente alia specie Androniscus dentigei- Verhoeff (-). 

Devo escludere dallalista il Trichoniscus {Titanethes) feneriensis, 



0) Vedi la desciizione di questa lonua iu : Budde-Luiid, Crustacea Isop. teir. p. f. et g. et sp. 
descripta. — Hauniae. iHSo. 

(2) Verhoeff. — Om. Andronisem n.,- in Zool. Anz. Band. XXXIIJ, n. 5-6, i90S. — L' an- 
tore con questo studio lia mostrato che nel Trick, roseus autorum si coiifondevano varie forme che 
vojjliono essere distiiite, e ha stabilito per quelle, un geuere nnovo <:o!: due nottotipi (il n. g. Andro- 
7iincuii coi tipi A. rosetui Koch e A. alpinus Verb,). 



- 9 - 

Parona, che a torto ebbi a citare per la fauna ligure in una mia 
precedente nota {*), specie che, per ora, rimane limitala alia caverna 
del Monte Fenera in Val Sesia. Gli esemplari scambiati per questa 
specie sono forme di Trichotiisciis roseus in gran parte riferibili 
alio stesso Andro7iiscus dentiger. 

La specie di Trichoniscus pusillus, Brandt (-) non e ancora 
bene definita. Da mie osservazioni gli isopodi rinvenuti nella Grotta 
della Suja (Monte Fascia) e determinati come tali, mi sembrano for- 
me che debbono comprendersi nel gen. Spilo?iiscus, Racovitza, 
assai affini alia specie Sp. provvisorlus, Rac, della quella forse po- 
trebbero costituire una sottospecie o varieta, ma trattandosi di cro- 
stacei che vogliono essere studiati con somma precisione nei lore 
pill minuti particolari morfologici, non posso ancora pronunciarmi 
inmodo sicuro su tale determinazione. Mi riservo di ritornare sullo 
studio di quelli esemplari ritenuti come Tr. pusillus che si trovano 
nella Grotta Suja e in quella del M. Gazzo, appena mi sara dato 
di procurarmi un piii abbondante materiale per il debito esame e 
raffronto. 

Un'altra modificazione poi ho dovuto compiere nella determi- 
nazione di un crostaceo anfipodo del gen. Niphargus che vive nella 
Grotta Dragonara presso Geneva e in quella di Monte Crete. 

La specie finora era stata ritenuta per Niphargus puteanus 
Koch e con qiiesto nome riportata nella memoria dell'ing. Ben sa, 
ma dope attento esame da parte del sig. Chevreux di individui 
dell'una e dell'altra grotta, che ebbi a spedirgh, tale specie fu da 
lui determinata per Niphargus Dolegnanensis^ forma rinvenuta qual- 
che anno fa nolle aequo sotterranee del Veneto e descritta dal 
Lorenzi (^). 

Come ho detto sopra, la fauna qui elencata riguarda solo le 
grotte in vicinanza di Geneva o entro le mura o poco distanti da 

0) Brian. — Sulla distribuzione jie<>};raflca in Italia del Titanethes feneriensis Parona. — Atti 
della Soc. Lig. di Sc. Nat. e Geogr. Vol. X. lS9it. 

(2) Brandt. — Conspeet. Onise. p. 174, 1833. — II Trich. pu^llus e una piccola forma clie 
avrebbe una distribuzione geografica molto estesa. Tu riacontrata non solo in tutta Europa, nell' A- 
frica N. nia anclie uell' America N. al Niagara dallo Stuxberg (1875). Ma come bene fa osservare 
il Racovitza, questa specie 6 nial definita. Si e creduto ritrovarla in nunierose locality, basandosi 
8u r osservazione sommaria dei caratteri esterni. 

Questo autore ripetutamento ha mostrato che questo mod» di procedere e assolutamente insuffi- 
ciente anclie per arrivare a fissare i gruppi piii elevati di Trichouiscidi. Egli considera, tino a prova 
contraria, il cosmopolitismo del T. pvnillus come dipendente dall' insufficienza della determinazione e 
non a un fenomeno corologico reale. Vedi Racovitza. Arch, de Zool. exper. Tom. IX, n. 5, p. 249, 
1908. (hop. Terr.). 

(^) Lorenzi A. — Prime osservazioni zoologiche sulle acque dolci del Friuli. « In Alto ». — 
Cronaca bimestrale della Soeieta Alpina Friulana. Udine 1898. 

Id. — Note zoologiche pel pozzo di Pozzuolo. — Ibidem. 1900. 



- iu - 

esse ; alcune scavate nel calcare eocenico a fucoidi, altre, un po'piu 
lontane, (come quelle dlsoverde, del M. Turbi e del M. Gazzo), rac- 
chiuse in giacimenti di calcare triassico. 

Queste grotte provengono verosimilmente da fessure della roc- 
cia, che vennero ingrandite daU'erosione delle acque, e sono cavita 
di poca importanza (*), in parte sono asciutte, in parte sono per- 
corse anoora oggi da vene di acque risorgenti. 

La loro esplorazione e stata compiuta per opera di valorosi 
entomologi genovesi die, in questi ultimi decenni, esplicarono una 
attivita veramente ammirevole nel campo delle ricerche speleolo- 
giclie in tutta la Liguria, e queste ebbero principio dal giorno, che 
I'illustre e compianto marchese G. Doriascopri la prima specie 
italiana del gen. AnophtJialmus [A. Doriae\ coleottero cieco, nella 
grotta di Cassana, nel 1858, mostrando cosi che le caverne liguri 
potevano ricettare materiale di qualche valore scientifico. 

ELENCO 

Ghirotteri 

Rhinolophus euryale (Bias.): Grotta Dragonara. 
Rh. ferrum-equinum (Schr.): Grotta Dragonara e altre caverne 
presso Geneva. 

Rh. hipposideros (Bechst.): Grotta Balou. 
Vespertilio murinus (Schreb.): Grotta del Drago. 

Batraci. 

Salamandra maculosa (Laur.) : Grotta della Suja, Gr. di Turbi 
(accidentalmente nelle grotte). 

Spelerpes fuscus (Bon.) : Grotta della Tanella presso Aggio (Bi- 
sagno), Gr. delle Fate, Gr. del Campetto, Gr. Balou, Gr. del Drago, 
Gr. Tre Tane (vive anche fuori grotte). 

Coleotteri. 

Anophthalmus Doderii (Gestro): Grotta della Suja, Gr. Drago- 
nara (*), Gr. delle Fate, Tana della Radice presso Carsi, Gr. di S. Ila- 
rio (Nervi), Gr. del Cante (M. Fascia). 

Anophth. Ramorinii (Gestro): Grotta del Drago, Gr. Tre Tane, 
Gr. del Balou, Gr. di Turbi. 

Leptinus testaceus (Miiller): Grotta del Drago (anche fuori grotte). 



(') La pill sviluppata in lunghezza d la Gr. Dragonara che si prolunga in piano presso a poco 
orizzoutale, per luetri 74,50. 

(-) Vi 80UO atati trovati una volta sola 2 eseuiplari dal sig. G. Ca» eva. 



- 11 - 

Bathyscia Doderii (Fairm.): G-rotta della Suja, Gr. delle Fate, 
Gr. del Campetto, Gr. di S. Ilario. 

Bath, pumilio (Reitt.) Grotta ddl Drago, Gr. Tre Tane, Gr. 
Balou (non speciale alle caveriie). 

Bath, frondicola (Reitt.): Grotta di M. Gazzo (vivente anche 
fuori grotte). 

Homalota Linderi (Bris.): G-rotta Balou (anche fuori grotte). 

Imenotferi. 

Solenopsis fugax (Latr.): Grotta di M. Gazzo (comune fuori grotte). 

Lepidotteri. 

Scoliopteryx libatrix (L.): Grotta delle Fate (trovasi anche fuori 
grotte). 

Tisanuri. 

Tomocerus niveus (Jos.): Grotta Dragonara. Gr. Begia o del 
Campetto. 

Tomoc. Doderii (Par.): Grotta della Suja. 

Miriapodi. 

Lithobius lapidicola (Mein.) : Grotta della Suja. 

Lith. occultus (Silv.): Grotta di M, Gazzo. 

Polydesmus Barberii (Latz.): Grotta di M. Gazzo, Gr. Balou. 

Ai'acnidi. 

Chthonius Gestroi (E. Sim.): Grotta della Suja. 

Chth. microphthalmus (E. Sim.): Grotta Dragonara, Gr. di M. 
Gazzo, Gr. del Drago, Gr. Balou. 

Chth. Rayi (L. Koch,): Grotta di M. Gazzo (anche fuori grotte). 

Obisium (Roncus) lubricum (L. Koch.): Grotta Balou (vive 
anche fuori grotte). 

(*) Chernes sp.: Gr. Balou. 

Nesticus cellulanus (Clerck) : Grotta Dragonara, Pertugio Poz- 
z'acqua, Gr. BalOu, Gr. del Drago, Gr. di M. Gazzo, Gj-. delle Fate. 

(*) Neyticas ereinita (E. Sim.): Gr. Dragonara, Gr. Balou, Gr. 
di M. Gazzo. 

Nesticus speluncarum (Pav.): Grotta della Suja, Gr. del Cam- 
petto, Gr. delle Fate. 

Pholcus opilionoides (Schr.): Grotta di M. Gazzo (anche fuori 
grotte). 

Haemalastor gracilipes (Frauenf.): Grotta delle Fate, Gr. di M. 
Gazzo. 

(*) Meta Merianae (Scop.): Grotta Balou. 

(*) Determinati cortesemeute dal DoU. Kuluzyuski. 



- 12 - 

Grostacei. 
(••) Niphargus Dolegnanensis (Lorenzi) : G-rotta Dragonara e Gr. 
delle Fate. 

Spiloniscus sp. (Spiloniscus provvisorius Rac. ?): Gr. della Suja, 
Gr. di M. Gazzo, Gr. del Campetto. 

Androniscus dentiger (Verhoeff) (Trichoniscus roseus Koch): Gr. 
Dragonara, Gr. delle Fate, Gr. del Drago, Gr. Tre Tane, Gr. Balou, 
Tana di Turbi, Gr. della Tanella, Tana Pozzacqua, Tana della Radice. 

Molluschi. 
Hyalina obscurata (Porro): Tana di Turbi (vive anche fuori 
grotte). 

Vermi. 

Trocheta subviridis (Dutr.): Gr. della Suja, Gr. delle Fate, Gr. 
Dragonara (vivente anche fu(jri caverne). 

Bibliografia. 

Benaa P. - La fauna delle Cavuriie liguri ; nclla Mcmoria : Le Grotte (leirAppeiniiuo Ligiiie eec. 
- Boll. C. A. I. Vol. XXXllI, n. 06. 1900. 

Brian A. — Coutributi) alia niiyliore couosceuxa di due Tticliouiscidi italiani (Audrouisciis denti- 
ger Verh., Tncliouisius Mauciuii Brian). — Atti Hoc. Sc. Aat. di Mikmo, Vol. LIU, l'J14 (in 
corso di staiui>a). 

Doria G. — Kes Ligusticae. I. I Chirotteri trovati tiiiora iu Liguria. — Ann. J/iw. Civ. di Oenoca 
Serie II, Vol. IV, ISS7. 

Ellingseu. Ed v. — Contributious to the Knowledge of the Pseudoscoryions from material belon- 
ging to tliB Mu.seo Civico iu Genova. — Ann. Mus. Cio. di Genooa, Vol. XLIV, 1908. 

Fairmaire L. — Nuove apeeie italiaue del genere Adelops. — Ann. Mits. Civ. di Geneva, Serie I, 
Vol. Ill, 1872. 

Gestro K. — Contribuzione alio studio della fauna entoinologica delle Caverne iu Italia. — Ann. 
Mus. Civ. di Ge7iova. Serie II, Vol. II, 1885. 

Id. — Kes Ligusticae III. Gli Anopbthalmus trovati tinora iu Liguria. — Ann. Mus. Civ. di Genova 
Vol. XXV, 1887. 

Gozo A. — Gli Aracuidi di caverne italiaue. — Boll. Hoc. Ent. It. XXXVIII, 1906. 

Latzel A. — Sopra alcuui miriapodi cavernicoli italiani, raccolti dai .Sigg. A. Vaeca e K. Bar- 
beri. — Aim. Mus. Civ. di Genova Vol. XXVII, 1889. 

Id. — Appendice alia Meuioria « Gli Anopbtbaluius trovati liuora in Liguria » per K. Gestro. — 
Ann. Mus. Civ. di Genova, V«l. XXV. 1887. 

Mautero G. — Kes Ligusticae XXX. Materiale per un catalogo degli Imenotteri Liguri. Parte I., 
Formieidi. — Ann. Mvs. Civ. di Genova, Vol. XXXIX, 1898. 

Parona C. — CoUembole e Tisanuri tinora riscontrati in Liguria. — Ann. Mus. Civ. di Genova, 
Vol. XXVJ, 1888. 

Pavesi P. — Sopra una nuova specie di ragui aiipartenente al Museo Civico di Genova. — Ann.Mxts. 
Civ. di Genooa, Vol. IV, 1873. 

Reitter E. — Urei neue Silpbiden aus Italieu. — Ann. Mm. Civ. di Genova, Vol. XXVII, 1889. 

Simon E. — Res Ligusticae. Note.s sur nueliiues Chernetes de Ligurie. — Ann. Mus. Civ. di Ge- 
nova, *erM; II, Vol. XVI, 1896. 

Id. — Studio sui Cheruetes italiani del Jluseo Civico di Genova. — Ann. Mun. Civ., IScric II, Vol. 

XIX, 1898. 
Id. — Studio sui Chernetes italiani conservati ucl Museo Civico di (Jenova, IL — Ann. Mun. Cir. 
di Genova, Vol. XL, 1900. 



(**) Det«rmiuato geutiliuente dal sig. Chevreux. 



- 13 - 



Gli Enchitreidi della Toscana 



NoTA Di LIMA DEQUAL 



(Con 7 tigure). 

ft vietata la riprodnzione. 

Gli Oligocheti inferiori, in genere poco studiati, costituiscono 
una parte quasi del tutto sconosciuta della fauna della Toscana. 
Per contribuire a colmare questa lacuna, per consiglio del profes- 
sor Daniele Rosa, ho intrapreso lo studio degli Enchitreidi della To- 
scana. Pur troppo sono ben poche le localita esplorate, ma nella 
speranza di poter dare di questa regione una lista piili completa 
in avvenire, pubbl'co intanto un primo elenco delle specie fino 
ad ora trovate, elenco non numeroso, ma che ha un certo inte- 
resse, perche in esse sono comprese tre nuove specie di Fridericia. 
II materiale che ho fino ad ora avuto in esame proviene in mas- 
sima parte dal terriccio da me stessa o da miei conoscenti raccolto 
a Pirenze, a Livorno (anche nei giardini nell' interno delle citta) e 
a Montozzi (Arezzo). Complessivamente ho trovato 16 specie: una 
del genere Henlea^ una del genere Buchholzia, 14 del genere Fri- 
dericia. 

Dal 1900 ad oggi il numero delle specie del genere Fridericia 
si e triplicate: dalle 20 specie delle quali il Michael sen (18) da 
le diagnosi in " das Tierreich „ siamo sahti a piu di 60, che qual- 
che autore ha tentato di rinnire in gruppi, in base a caratteri di- 
versi; cosi il Priend (12) recentemente ha diviso le Fridericia da 
lui trovate in Inghilterra, a seconda del numero delle setole in bi- 
setosa^ quadrisetosc, e inultisetosa^ o a seconda della presenza e nu- 
mero dei diverticoli delle spermateche, in Fridericia senza diverti- 
coh, con due diverticoli, con piii di 2 diverticoh. lo pur riconoscen- 
do la necessita e I'utihta di consimih raggruppamenti, che oltretut- 
to facihtano il compito del sistematico, mi sono tenuta alia clas- 
sificazione stabiiita dal Michael sen nel 1900, 



- 14 - 

Fa m . Enciiytraeidae 
Henlea nasuta (Eisen). 

1878. Archienchytraeus nasutus Eisen (9). 

1900. Henlea nasuta Michaelsen (18). 

Localitd: Firenze, nel terriccio dei giardini. Montozzi (Arezzo). 

Osservazioni : Quasi tufcti gli esemplari coincidevano nei loro 
caratteri specifici colla diagnosi del Michaelsen (18), soltanto uno 
di Firenze aveva il cervello profondamente inciso nella parte poste- 
riore. 

UHenlea nasuta (Eisen) e stata prima d'ora trovata in Italia 
a Torino da Rosa 1887 (20). 

Buchholzia sarda Cognetti. 

1901 Buchholzia sarda Cognetti (5). 

1903 Henlea sarda Michaelsen (19). 

1912 Buchholzia sarda Chinaglia (3). 

Localitd : Montozzi (Arezzo). 

Osseroazioni : Molti esemplari affatto tipici ; ho potato percio 
vedere con sicurezza I'origine del vaso dorsale da un diverticolo in- 
testinale, e riportare cosi, come gia ha fatto il Chinaglia (3), al ge- 
nere Buchholzia questa specie che Cognetti (5) descrisse su esemplari 
sardi. 

La Buchholzia sarda Cognetti e stata prima d'ora trovata a: 

Cappuccini (Sassari), Cognetti 1901 (5). 

Portoferraio (Isola D'Elba), Issel 1905 (16). 

Fridericia alpina Bretscher 

1899 Fridericia alpina Bietscher (1). 

1900 Fridericia alpina Michaelsen (18). 
Localitd : Firenze, nei giardini. Montozzi (Arezzo). 
Osservazioni : Un esemplare di Montozzi aveva la cavita celo- 

matica letteralmente plena di nematodi parassiti. 

Questa specie non e stata prima d'ora trovata in Italia. 

Fridericia hulhosa (Rosa; 

1887 Neoenchytraeus bulbosus Rosa (20). 
1900 Fridericia bidbosa Michaelsen (18). 



- 15 - 

Localitd: Firenze, nel giardino del laboratorio di Zoologia. 
La Fridericia hulbosa Rosa e stata trovata in Italia prima 
d'ora a: 

Torino, Rosa 1887 (20) e Cognetti 1899 (4). 
Cappnccini (Sassari), Cognetti 1901 (5). 
Ynl Pellice (Piemonte), Issel 1905 (15). 
Isolu d'Elba, Issel 1905 (16). 

Fridericia striata (Levins) 

1883 Enchytraeus striatus Levin sen (17). 
1900 Fridericia striata Michaelsen (18). 
Localitd : Firenze. Montozzi (Arezzo). 

Osservazioni : Grli esemplari di Montozzi presentavano nn color 
giallo intense, dovuto alle cellule del cloragogo. 

Specie questa non trovata prima d' ora in Italia 

Fridericia tusca n. sp. 
Localitd : Firenze, nei giardini. Livorno, nei giardini. 

Car alter i ester 7ii 

Dimensioni : Lunghezza 15-20 mm. Anelli 60-66. 

Colore : bianco, trasparente. 

Setole: Nei fasci laterali le setole sono in numero di 4-5, in 
quelli ventrali di 5-6. Sono sigmoidi e in uno stesso fascio le in- 
terne sono piia corte delle esterne. 

Clitello. II clitello e molto ghiandolare e ingrossato rispetto al 
rimanente del corpo. 

Area ghiandolari. In ogni anello vi sono due o tre linee tra- 
sversali costituite da piccolo aree ghiandolari tra loro ravvicinate. 

Caratteri interni 

Cervello. II cervello (v. fig. 1-2) e poco piii lungo che largo, i 
margini laterali sono convessi pii^i o meno a seconda della contra- 
zione dell'anmiale ; il margine anteriore e convesso e talora pro- 
prio sporgente ad angolo acuto; il margine posteriore e arroton- 
dato, convesso. 

Peptonefridi costituiti da fasci di tubuli poco o punto ramifi- 
cati, solo raramente biforcati alia loro estremita. 

Sangue di color giallo verdastro, mai roseo. 



- 16 - 

Nefridi. Postsettale due volte piu lunga che larga; il dotto si 
parte dal terzo medio. 






Fig. 1. * Pig. 2. Fig. 3. 

Spermateclie. Lo spermateche (v. lig. 3) hanno un' ampolla a 
forma di pera molto ingrossata e tozza, priva di diverticoli, con un 
canale spermatico lungo circa due volte il corpo della spermateca. 

Osservazioni. Questa specie si puo avvicinare alia Fridericia 
ilvana Issel (16), ma se ne distingue per vari caratteri ; infatti la 
F. ilvana ha tegumento opaco, setole non piii di quattro per fascio, 
cervello lungo circa il doppio della larghezza, sangue roseo nei vasi 
della parte anteriore del corpo, peptonefridi moltissimo ramificati, 
spermateca a forma di pera allungata. 

Fridericia bisetosa (Levins) 

1884 Enchyiraeus hisetosus Levinsen (17). 
1900. Fridericia bisetosa Michaelsen (18). 
Localitd : Firenze. 

Osservazioni: In un esemplare ho trovato alcuni nematodi pa- 
rassiti. 

Questa specie e stata prima d'ora trovata in Italia a: 

Torino, Rosa 1887 (18). 

Cappuccini (Sassari), Cognetti 1901 (5). 

Pocapaglia (Piemonte), Cognetti 1903 (6). 

S. Stefano in Cadore, Cognetti 1903 (7). 

Val Pellice (Piemonte), Issel 1905 (15). 

Fridericia leydigi (Vejd). 

1877. Enchytraeus leydigi, Vejdovsky (22). 

1900. Fridericia leydigi. Michaelsen (18). 

Localitd: Firenze. 

Osservazioni: Di questa specie ho potuto esaminare anche al- 



(*) L' ingrandimeuto di tutte le figure 6 di 85 Diametri. 



- 17 - 

cuni esemplari provenienti dairUmbria (Citta di Castello) regione a 
questo riguardo ancora completamente sconosciuta. 

La Fridericia leydigi (Vejd) e stata trovata prima d'ora in Ita- 
lia a: 

Torino, Rosa 1887 (20). 

Portoferraio (Isola d'Elba), Issel 1905 (16). 

Fridericia perrieri (Vejd). 

1887. Enchytraeus perrieri Vejdovsky (23). 
1900. Fridericia perrieri Michaelsen (18). 
Localitd: Firenze, nei giardini. Livorno, nei giardini. 
Osservazioni. Specie molto comune. 

La Fridericia perrieri (Vejd) e stata prima d'ora trovata in 
Italia a: 

Torino, Rosa 1887 (20). 

Pocapaglia (Piemonte), Cognetti 1903 (6). 

Fridericia valdarnensis n. sp. 
Localitd: Montozzi (Arezzo). 

Caratteri esterni. 

Dimensioni: Limghezza dell' animale adulto: 10-13 mm., lar- 
ghezza 0.25 mm. II numero dei segment! oscilla fra 45 e 50. 

Colore bianco tendente al giallo; trasparente. 

Setole: Le setole sono riunite in gruppi di 3, 4, 5 per fascio, 
tanto nei fasci laterali che in quelli ventrali, senza una disposi- 
zione regolare nei vari segmenti: sono sigmoidi, e in uno stesso 
fascio le due piii esterne sono piu lunghe delle mediane, nei fasci 
di cinque setole quella mediana e la piu corta di tutte le altre 
dello stesso fascio. 

Fori dorsali: corainciano al 7<> segmento. 

Clitello: II clitello non e molto ingrossato, neppure negli indi- 
vidui adulti, ma ha una superficie molto ghiandolare, che pero non 
toglie ia trasparenza. 

Caratteri interni. 

Cervello. II cervello (v. tig. 4) e piu lungo che largo; anterior- 
mente ha un lobo triangolare, che sporge in modo molto visibile; 
i raargini laterah sono leggermente convessi, e convergenti verso 
la parte posteriore; il margine posteriore e hevemente concave. 



- 18 



Peptonefridi. I peptonefridi sono costituiti da tubuli monili- 
lormi, ramiflcati, e alia loro estremita biforcati. 





Fig. 4. Fig. 5. 

Vaso dorsale. II vaso dorsale ha origine al 16° segmento. 

Nefridi. Nella parte anteriore deiranimale i nefridi hanno un'an- 
tisettale molto piu corta dalla postsettale, la quale invece e allun- 
gata e leggermente rigonfia, col condotto escretore assai lungo, che 
si parte dal terzo anteriore della postsettale stessa. Nella parte po- 
steriore i nefridi sono molto allungati e quasi cilindrici, I'antisettale 
e la postsettale sono pressoche uguali, e il condotto escretore si 
parte dalla parte terminale posteriore della postsettale. 
• I linfociti sono poco abbondanti, e tondeggianti. 

I padlglioni dei deferenti sono molto ingrossati, di color bruno 
scuro e da essi pendono spessi ciuffi di spermatozoi; il canale de- 
ferente e molto lungo e circonvoluto. 

S]}ermateche. Lo spermaieche (v. tig. 5) si distinguono assai bene 
per il loro colore bruno gialliccio ; esse comunicano coll' intestine e 
sono costituite da un'ampolla piuttosto grossa provvista, al punto di 
partenza del condotto, di due divarticoli ovali a contorno regolare, 
aventi pareti assai spesse, rivolti obliquamente in avanti in mode 
da somigliare quasi a due piccolo orecchie. II canale spermatico si 
parte di tra i due diverticoli e dopo un cammino lungo circa una 
volta e mezzo la spermateca sbocca aU'esterno ; al suo sbocco non 
si osservano ghiandole. 

La Fridericia valdarnensis si puo ravvicinare per la forma 
delle spermateche alia F. Paroniana Issel (15) dalla quale pero si 
distingue per il numero delle setole costituenti ogni fascio (nella 
F. paroniana Issel sono sempre due per ogni fascio), per il mar- 
gine posteriore del cervello (che nella F. paroniana Issel e piij o 
meno convesso) e inoltre per altri carat teri di rainore importanza. 
Si potrebbe anche ravvicinare alia F. humicola Bretscher (2) e alia 
F. fridtensis Bretscher (2), ma se ne distingue per avere i diverti- 
coli delle spermatoche non peduncolati, ma facenti realmente parte 
d€l corpo della spermateca, e per il margine posteriore del cer- 



- 19 



vello (le due specie del Bretscher hanno infatti i diverfcicoli globosi 
e peduncolati e il margiiie posteriore del cervello dritto). 

Fridericia viridula Issel 

1904. Fridericia viridula Issel (14). 
Localitd: Firenze. 

Trovata prima d'ora in Italia a Modena (presso il Panaro) da 
Issel 1904 (14). 

Fridericia florentina n. sp. 
Localitd : Firenze (nei giardini). 

Caratteri esterni. 

Dimensioni : Lunghezza 20-25 ram. Segmenti 85-90. 

Coloi'e : bianco opaco ; nella parte mediana di ogni anello si 
osserva una zona pigmentata piii scura. 

Setole : le setole sono dritte e riunite in tasci di 5-6-7 e tal- 
volta anche 8 per fascio ; la loro disposizione piu frequente e la 
seguente : 



Auelli 


Numero delle 8etole 


Numero delle setole 




(lei fasci ventrali 


dei fasci lateiali 


1 


— 


— 


2 


4 


3-4 


3 


5 


4 


4 


5 


4 


5 


5-6 


5 


6 


5-6 


5 


7 


6-7 


6 


8 


6-7-8 




9 


6-7-8 


6-7 


10 


6-7 


5-6 


11 


5-6 


5 


12 


— 


— 


13 


5-6 


5 


14 


5 


4-5 


15-75 


5-4 


4-3 


76-90 


4-3 


3-2-1 



Le setole hanno I'apice esterno dritto, quelle interne curvo ad 
uncino, ed in uno stesso fascio sono tanto piu corte quanto piu 
sono interne. 



- 20 - 

Primo poro dorsale situato tra il 6° ed il 7° anello. 

Clitello : II clitello ha una superficie ricoperta fittamente di 
piecole ghiandole poligonali, e percio un aspetto affatto diverso dal 
rimanente del corpo. 

Caeatteri interni. 

Cervello : II cervello (v. fig. 6) ha complessivamente una forma 
ovale; posteriormente i margin! sono arrotondati, ai lati sono pa- 
ralleh e anteriormente yi ha una leggera sporgenza che talvolta 
nel vivo per speciali contrazioni assume un aspetto di acuta pro- 
minenza. 





Fig. 6. Fig. 7. 

I peptonefridi sono costituiti da fasci di tubuli poco o punto 
ramificati, lunghi, serpeggianti. 

Viido dorsale: al 22° anello ha origine il vaso dorsale; esso prc- 
senta lo stesso aspetto che nella Fridericia bidbosa Rosa, e che e 
state descritto da Cognetti (4) vale a dire i due rami, nei quah 
si divide nel 1° segmento il vaso dorsale, presentano un hreve 
piccolo cieco rivolto anteriormente, nella mia specie forse piu pic- 
colo di quelle osservato da Cognetti nella F. bulbosa Rosa. 

Nefridi. I nefridi hanno una globosa antisettale ed una post- 
settale doppia dell'antisettale per lunghezza e larghezza dalla cui 
parte terminale posteriore si parte il condotto escretore. 

/ linfociti sono ovali e numerosissimi. 

Padiglioni del deferenti : sono raolto grandi, cihndrici, di lun- 
ghezza pari a tre o quattro volte la larghezza e alia loro estre- 
mit^ sta un grosso e tozzo ciuffo di spermatozoi. 

Spermateche: Le spermateche, (v. fig. 7) che non comunicano col- 
I'intestino, hanno un corpo grosso, p,riforme, un dotto breve e mu- 
scoloso, alia cui base staano due gruppi — uno per parte - di 4 o 5 



- 21 - 

diverticoli ciascuno; questi diverticoli piccoli, tondeggianti irregolari, 
si presentano come due ammassi ai due lati della base del tubo (^). 
Questa disposizione mi sembra molto caratteristica, ne ho mai tro- 
vato descritte specie che avessero i diverticoli delle spermateche 
riuniti in gruppi tra loro nettamente distinti. Alio sbocco poi del 
canale spermatico si trovano due grosse ghiandole, otriformi, le 
quali sono costituite da un ammasso di cellule, con iin corpo dila- 
tato e un collo lunghissimo che arriva all'esterno e 11 cui insieme 
forma il collo della ghiandola. Ghiandole cosi costituite sono state 
trovate da Eisen (11) nella Marionina Alaskae (Tav. XIV fig. 4) e 
inoltre secondo quello che si puo dedurre dalle figure, poiche Eisen 
non ne parla nel teste, in Fridericia ynacgregori e F. californica. 

La F. florefitina e vicina per molti caratteri alia F. ratzeli (Ei- 
sen) e alia F. dura (Eisen) (vedi le osservazioni fatte piii avanti per 
la F. ratzeli (Eisen)) ma si distingue tanto dall'una che dall'altra per 
vari caratteri: la F. dura ha infatti 50 anelh, 4 o 5 setole perfascio, 
il cervello piu lungo che largo, le spermateche con 5-6 diverticoh: 
la F. ratzeli ha i peptonefridi piii volte ramificati, le spermateche 
con 6-8 piccoli irregolari diverticoli e un lungo canale. 

Nella F. dura Eisen 1879 (10) noto alio sbocco del canale sper- 
matico una grossa ghiandola, e senza parlarne nel teste si limito a 
darne una figura dalla quale non si puo vedere quale sia la vera 
costituzione istologica della ghiandola. Non vi e dubbio pero che 
la t. florentina appartiene alio stesso gruppo della F. ratzeli e della 
F. dura quantunque nella F. florentina, nonostante ricerche sul vivo 
e su sezioni, io non abbia mai trovato la ghiandola copulatrice al 
13" segmento. 

Per la speciale disposizione del diverticoli delle spermateche mi 
pare che la F. florentina possa collocarsi in un posto intermedio 
tra le Fridericia a 2 diverticoli e le Fridericia a piii di 2 diver- 
ticoli. 

Fridericia ratzeli (Eisen). 

1872. Enchytraeus ratzeli Eisen (9). 

1900. Fridericia ratzeli Michaelsen (18). 

1901. Fridericia ratzeli Ude (21). 

Localitd: Firenze (Giardino del laboratorio di zoologia). 



(1) lu due eseniplari ho trovato una interessante anoraalia : mentre una sperinateca aveva for- 
ma normale, I'altra aveva tre giuppi, ben distinti, di tre o quattro diverticoli ciaauuno, situati sem- 
l)rB alia base del uondotto. 



- 22 - 

Osservazioni. Con Ude (20) credo che la diagnosi data dal Mi- 
chaelsen (18) per la Fridericia ratzeli (Eisen) comprenda due specie : 
la F. ratzeli (Eisen) e la F. dura (Eisen) che debbono esser tenute 
distinte. Come ho potato osservare nei miei esemplari, la F. rat- 
zeli (Eisen) ha caratteri ben netti e costanti : fasci di 6-8 setole 
nella parte anteriore del corpo, nella parte posteriore di 4: sper- 
mateche con otto diverticoli, cervello convesso tanto anteriormente 
quanto posteriormente. 

Questa specie e gia stata trovata in Italia a Torino da Rosa 
1887 (20). 

Fridericia gigantea Dequal 

1911. Fridericia gigantea Dequal (8). 
Localitd : Firenze. 

Fridericia udei Bretscher 

1899. Fridericia udei Bretscher (1). 

1900. Fridericia udei Michaelsen (18). 
Localitd : Firenze. 

Osservazioni. II Bretscher (1) nella descrizione di questa specie 
dice che il cervello e anteriormente concavo, ma nella figura che 
egh ne da e anteriormente convesso : il cervello della F. Udei, che 
io ho avuto sottomano, e anteriormente convesso, cioe come la 
figura che ne da il Bretscher (1). 

Questa specie non era stata ancora trovata in Italia. 

Fridericia galba (Hoffmeister) (13). 

1843. Enchytraeus galbus Michaelsen (18). 

Localita : Firenze. 

Questa specie era stata gia trovata in Italia a : 

Torino da Rosa 1887 (20). 

Cappuccini (Sassari), Cognetti 1901 (5). 

CONCLUSIONI. 

Secondo queste prime ricerche, le specie di Enchitreidi fino ad 
ora trovate in Toscana sono 16 : 

1. llenlea nasuta (Eisen). 

2. JJuchholzia sarda Cognetti. 



- 23 - 

3. Fridericia alpina Bretscher. 

4. Fridericia bulbosa (R-osa). 

5. Fridericia striata (Levins). 

6. Fridericia tusca n. sp. 

7. Fridericia bisetosa (Levins). 

8. Fridericia leydigi (Vejd). 

9. Fridericia perrieri (Vejd). 

10. iridericia valdarnensis n. sp. 

11. Fridericia viridula Issel. 

12. Fridericia florentina n. sp. 

13. Fridericia giyantea Dequal. ^ 

14. Fridericia ratzeli (Eisen). 

15. Fridericia tidei Bretscher. 

16. Fridericia galba (Hoffmstr). 

Di quests sedici specie soltanto la Buchholzia sarda Cognetti, 
la Fridericia leydigi (Vejd), la F. bulbosa (Rosa) erano state trovate 
in Toscana prima d'ora (Issel (16) le ha trovate nell'Isola d'Elba) 
le altre sono per la prima volta rinvenute in questa regione; anzi 
alcune di queste, cioe la F. alpina Bretscher, la F. striata (Levin 
sen) la F. udei Bretscher, sono per la prima volta notificate per 
ritalia. La F. tusca, F. valdar)iensis, F. florentina sono nuove spe 
cie di cui e data qui per la prima volta la descrizione. 

Dal Laboratorio di Zoologia degli Invertebrati in Firenze. Di- 
cembre 19 IS. 

Bibliografia 

1. Bretscher K. — Beitiag zur Kenntnis tier Oligocliaetenfanna der Schweiz. — Rev. Suisse zool.. 

Vol. 6, 1899. 

2. Id. — Mitteiliingen iiber die Oligochaeteufanna der Schweiz. — Bev. Suisse Zool., T. S, 1900. 

3. Chinaglia L. — Catalogo siuonimico degli Oligocheti d' ItaUa. — Boll. Mus. Zool. Anat. C'omp. 

Torino Yol, 21, n. 655, 1912. 

4. Cognetti de Martiis L. — La Fridericia rosae u. sp. — Boll. Mm. Zool. Anat. C'omp. Torino 

Vol. 14, n. 343, 1899. 

5. Id. — Gli Oligocheti de]la Sardegua. — Boll. Mus. Zool. Anat. Conip. Torino, Vol. 16, n. 404, 

1901. 

6. Id. — Descrizioue di uu uuovo Enchitreide : Mesenchytraeus gaudens n. sp. — Boll. Mus. Zool. 

Anat. Goinp. Torino, Vol, IS, n. 453, 1903. 

7. Id. — Enchitreidi del Cadore. — Boll. Mus. Zool. Anat. Comp. Torino, Vol. 18, n. 454, 1903. 

8. Dequal L. — Descrizione di un uuovo Enchitreide. — Boll. Mus. Zool. Anat. Comp. Torino, Vol. 

27, n. 652, 1911. 

9. Eisen G. — Cm nogra artiska Oligochaeter. — Oefv. K. Vet. Ak. Fork., Bd. 29, n. 1, 1872. 

10. Id. — On the oligochaeta. — Svenska Ak. Handl., n. ser. Vol. 15, n. 7, 1879. 

11. Id. — Euchytraeidae of the west coast of North America. — New York 1905. 

12. Friend H. — II. British Euchytraeids. III. The genus Fridericia. — Journ. lioyal Micr. Soc. 
Part. 1, 206, 1912. 



- 24 - 

13. Iloffraeister. — Beitrag zur Keniituig der deiitsclien Laiulainie.llideii. — Wiegmanm Archiv f. 
Xaturgesch, iS43. 

14. Issel R. — Diif nuove Frideiicia. — Atti >Soc. Lig. Sc. Nat. e Oeogr., Vol. So, 1904. 

15. Id. — Oligocheti inl'erioil della fauna italiana. I. Eiicliitreidi di Val Pellice. — Zool, .Tahrh. Bd- 
22, Hejt 4. lOOr,. 

16. Id. — Eiicliitreidi dell' Isola d' Elba. — Ann. Mas. llenova, ner. o", i-ol. 2, 1905. 

17. Levjnseii. — Systematisk-geogralisk Oversigt over de uordiske Annulata, Gepliyrea, Cliaeto- 
gnatlii, og Balauoglossi. — Yidensk. Meddel fra d. Xaturh. Foren. i. Kjobenhavn, 1883. 

18. Michaelseu AV. — Oligochaeta. — Das Tierreich. Berlin 1900. 

19. Id. — Die goograpliisclie Verbreitung der Oligodiaeteu. — Berlin 190.3. 

20. Rosa D. 11 Xeoenchi/tracus bidbonits n. up. — Boll. Mus. Zool. Anat. Comp. Torino Tol. 2, n. 2'.i 
1887. 

21. Ude H. — Die Arcktiscbeu Euchytraeideu iiud Luiubricideu, — Fi.sclier, Jena, 1901. 

22. Vejdovsky. — Zur Anatomie uud Sy.^itematik der Euchytraeideu. — Sitzunj.iber. K. Bi'ihmi- 
xcJi. Oe,<t. Winsensch. Prag. 1877. 

23. Id. — Beitriige znr vergleichcuden Mori)liologie der Aniielidt'ii. I. Monngrapbie der Euchytraei- 
deu. — Pran /S57. 



GosiMo Gherubini, Amministratore-responsabile. 



Firenze, 1914. — Tip. L. Niccolai, Via Faenza, 52 



MonitoFe Zoologico Italiano 

(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia) 

Organo iifficiale della Unioiie Zooiogica Italiana 

DIRKTTO 
DA. DOTTORI 

GIULIO GHIARUGI EDGENIO FIGALBI 

Prof, (li Anatomia uiuana Prof, di Anatomia comp. e Zoologia 

uel R. Istituto di Stiidi Super, in Fireuze nella R. Universit,^ di Pisa 

Ufficio di Direzione ed Ammiuistrazione: Istituto Anatomico, Firenze. 

12 numeri all'anno — Abbuonamento annuo L. 15. 



XXV Anno Firenze, Febbraio 1914 N. 2. 

SOMMARIO: Bibliograpia. — Pag. 26-29. 

GoMUNiCAZioNi original:: Giannelli L, Sul distacco delle isole di Langerhans 
dalla ghiandola pancreatica, e sui loro rapporti nell'interno di questa con 
i tubuli gliiandolari. (Con 3 fig.). — Guglielmo G., Sul raeccanismo di for- 
mazione del nucleo anulare dei leucociti polimorfi nel topo e nel ratto. — 
Cecchini C, Su due nuovi Isidac del Alediterraneo. — Pag. 30-52. 

NoTiziE. — Pag. 52. 

Avvertenza 

Delle Comunicazioiii Originali che si pubblicano nel Monitore 
Zoologico Italiano e vietata la liproduzione. 



BIBLIOGRAPIA 

Si da notizia soUanto dei lavori pubblicati in Italia. 



A. - PARTE GENERALE 

I. Bibliografia, 
Storia e Biografia zooiogica e anatomica 

Arrigoni Degli Oddi E. — Rassegna di periodici. — Riv. Hal. di Ornitologia, 

An. 1, N. 3, pp. 171-221. Bologna, 1912. 
Bilancioni G. — Bartoloraeo Eustachi. — Viie dei Medici e Naturalisii cele- 

hri 1, Firenze, Istituto microgr. Ital. ed., 80 pp. con fig. 1913. 
Bonardi Edoardo — Intorno ad alcuni punti del pensiero e dell' opera scionti- 

flca di Leopoldo Maggi di fronte all'attuale momento scientiflco — Renclic. 

Istit. lomb. Sc. e Lett, Ser. 2, Vol. 46, Fasc. 13, pp. 591-600. Milano, 1913. 
Bovero A. — Cesare Staurenghi. — Monit. zool. ital., An. 23, N. 12, pp. 315-322. 

Firenze, 1912. 



- 26 - 

Grassi Battista. — I progress! dclla Biologia e dello sue applicazioni pratiche 
consoguiti in Italia noirultimo Cinquantennio. — In : Cinquanta anni di 
Sto7'ia italiana, Vol. S, pp. 1-416. U. Hoepli Ed., Milano, 1911. 

II. Scritti zoologici d' indole filosofica 

Fano Giulio. — Su la cosi delta « materia vivente ». — Archivio di Fisiolo- 

gia, Vol. 11, Fasc. 5, pp. 293-300. Firenze, 1913. 
Fano Giulio. — Sulla origine dolle specie. — Arch. Fisiologia, Vol. 11, Fasc. 6, 

pp. 459-466. Firenze, 1913. 
Gemelli Agostino. — L'enigma delia Vita o i nuovi orizzonti della Biologia. In- 

troduzione alio studio delle scienze biologiche. (Con i46 ligg. nel teste). — 

Libr. Editr. Fiorentina, 2 Vol. di 818 pagg. Firenze, 1914. 
Golgi Gamillo. — La raoderna evoluzione delle dottrine e delle conoscenze sulla 

vita. — llendic. 1st. lomh. Sc. e Lett., Ser. 2, Vol. 47, Fasc. 1,PP- 53-104. 

Milano, 1914. 
Pacchioni Dante. — Gli Ormoni ed i fenoraeni deU'Ontegonesi e dell'Rrcdita. — 

AUiialiLd Scientifiche. N. 21. Zanichelli Ed., 143 pag., Bologna, 1914. 
Rosa Daniele. — A proposito di « Ologenesi ». Risposta a! prof. Federieo Raf- 

faele. — Monit. Zool. ital., An. 23, N. 12, pp. 307-312. Firenze, 1912. 
Rosa Daniele. — L' area di Noe e 1' evoluzione. — Discorso inaugurale. Uti- 

tuto di studi sitperiori pratici e di perfezionamento in Firenze. Annuario 

1913-1914. Firenze, 1913. Estr. di pp. 26. 

III. Scritti comprensivi e vari 
di Biologia, di Zoologia, di Anatomia 

Alessandri Roberto. — Sui trapianti liberi. — Sperimentale, An. 67, Siippl. al 

Fasc. 4, pp. 59-61. Firenze, 1913. 
Beccari N. — Noraenclatura anatomica. — Monit. Zool. ital.. An. 24, N. 2, 

pjag. 47. Firenze, 1913. 
Guturi Filippo. — Ricerche speriraentali sui trapianti delle vene nelK urotra. — 

liiforma tnedica. An. 29, N. 17, pp. 451-457, con figg. Najjoli, 1913. 
Festa Enrico. — Escursioni zoologiche del dott. Enrico Festa nelFIsola di Rodi. 

I. Parte narrativa. — Boll. d. Musei di Zool. ed Anat. comp. d. R. Univ. 

di Torino, Vol. 28, N. 678, pp. 30, con 12 tav. Torino, 1913. 
Monticelli Fr. Sav. — Gommissione per la Noraenclatura zoologica. Proposte. — 

Monit. Zool. ital.. An. 24, N. 3, pp. 69-72. Firenze, 1913. 
Pinardi Giuseppe. — Ricerche speriraentali sui trapianti d' uretra. — Policli- 

nico. An. 20, Vol. 20-C, Fasc. 11, pp. 524-528. Roma, 1913. 
Pirotta Roraualdo. — Organicazione e organizzazione. — Bios, Riv. di Biol. 

sper. e gen.. Vol. 1, Fasc. 1, pp. 49-54. Genova, 1913. 
Valenti Anna. — La detorminazione del sesso nolle raosche. (Nota prev.). — Bios, 

Riv. di Biol. sper. e gen.. Vol. i, Fasc. 2-3, pp. 277-278. Genova, 1913. 

IV. Gonologia, Ontogenia, Teratologia 

Bruni Angelo Cesare. — Intorno ai rapporti fra le tasclie di Rathke e di Seessol 

durante lo sviUippo dcU' ipofisi. — Giorn. Accad. Medicina Torino, An. 76, 

iV. 9-10, pp. 304-314. Torino, 1913. 
Buschi G. — Contribuziono alia conosccnza della istogenesi dell' aorta umana. 

Nota preveutiva. — Monit. Zool. ital., An. 24, N. 7, pp. 141151, con 2 

tav. Firenze, 1913. 



- 27 - 

Carossini Giovanni. — Lo sviluppo dolle ghiandolo sudoriparc, particolarmcnte 

no' suoi rapporti coUo sviluppo dell' apparccchio pilifero, nolle diverse re- 

gioni della pello dell' uomo. Con tav. XLIII-XLVIII. — Arch. ital. Anat. ed 

Embriol., Vol. li, Fasc. 4, pp. 545-603. Firenze, 1913. 
Cascio (Lo) Gerolamo. — La Morfogencsi del vasi sanguigni nella cute deiruomo. 

— Ricerche fatte nel Laborat. cli Anat. norm. cl. R. Univ. di Roma ed 

in altri Laborat. biol., \ol. 17, Fasc. 1-3, pp. 1-13 con 1 tav. Roma, 1913. 
Cattaneo Donato. — Osservazioni citologicho sugli eleraenti doH'ovario dci raara- 

rairoi'i. — Bull. Soc. med.-chir. Pavia, An. 26, N. 2, pp. 93-106, con tav. 

Pavia, 1913. 
Cavazza Filippo. — Influenza di agenti chimici sullo sviluppo, raetamorfosi c ri- 

produzione del Borabix mori. — Bios, Riv. di Biol. sper. e gen., Vol. 1, 

Fasc. 4, 2)p- 315-390, con figg. Genova, 1913. 
Gentili Attilio. — La decidua considerata come glandola endocrina : ricerche 

sperim. Nota I. — Annali Osietr. e Ginecol., An. 35, N. 8, pp. 257-305. 

Milano, 1913. 
Granata Leopoldo, — Ancora sullo divisioni degli sperraatociti di Xylocopa vio- 

lacea L. — Monit. Zool. ital.. An. 24, N. 2, p%). 31-35, con 6 fig. Firenze, 

1913. 
Livi'ni F. — Osservazioni sul canalc intestinale e suH' appareccliio polmonare di 

un erabrione uraano di ram. 9,1. — Monit. Zool. ital., An. 24, N. 4, 

pp. 73-87, con 4 tav. Firenze, 1913. 
Mongiardino Teresio. — Osservazioni sullo sviluppo dei denti nei raararaileri. 

Origine e forraazione della raembrana di Nasmyth nel Bos taurus. Con 

tav. XXXVII-XXXIX. — Arch. ital. Anat. ed Embriol., Vol. H, Fasc. 4, 

pp. 508 526. Firenze, 1913. 
Pensa Antonio. — Osservazioni sullo sviluppo della raandibola neiruorao: nota 

prev. — Bull. Soc. med.-chir. Pavia, An. 26, N. 2, ppj. 127-131. Pavia, 1913. 
Rizzi Marco. — Sullo sviluppo dell'uovo di Bombyx (Sericaria) mori nel prirao 

mese dalla deposizione. — Redia, Vol. 8, Fasc. 2, p>p. 323 359, con 4 tav. 

Firenze, 1912. 
Ruffini Angelo. — L'ongine, la sede e le diflferenziazioni dell'Abbozzo del sangue 

e dei vasi sanguigni nel Blastoderma di Polio. Nota prev. — Bios, Riv. di 

Biol. sper. e gen.. Vol. 1, Fasc. 1, pp. 5-21, con figg. Genora, 1913. 
Staderini Rutilio. — Curve normali ed anormali del corpo deU'embrione. Con 

tav. XII-XXIV. — Arc]),, ital. Anat. ed Embriol., Vol. 11, Fasc. 2, pp. 221-298. 

Firenze, 1913. 
Sterzi G. — Sullo sviluppo dolle arterie centrali della midolla spinale, del bulbo 

e del ponte. — Monit. Zool. ital.. An. 24, N. 1, ppi. 1-6. Con 2 fig. Firenze, 

1913. 
Terni Tullio. — SuH'osistenza di condrioconti nella testa degli spermatozoi adulti 

di Urodeli. — Monit. Zool. ital.. An. 24, N. 4, pp. 88-94. Con 1 tav. Fi- 
renze, 1913. 
Terni T. — Sulla presenza di condrioconti e sul loro comportaraento durante 

il periodo istogenetico dello spermatozoo. Con 18 flg. nel teste. — Arch. 

ital. Anat. ed Embriol., Vol. 11, Fasc. 2, pp. 207-220. Firenze, 1913. 
Urbinati Rosa. — L' influenza di alcune soluzioni saline sulla riproduzione degli 

Entoraostrachi. — Bios, Riv. di Biol. sper. e gen.. Vol. 1, Fasc. 2-3, 

pp. 191-276, con fig. Genova, 1913. 



- 28 - 



V. Citologia e Istologia. 

Anau Enrico. — Morfologia delle cellule di Rieder e di Turk. Loro signiflcato 
clinico nolle divei'se eta e specialnnentc nell'infanzia. — Sperimentale, An. 67, 
Sux>2)l. ill Fasc. 4, %>p. 46-53. Fireyize, 1913. 
Biondi Giosue. — Sulla line struttura dei gangli annessi al simpatico craniano 
nell'tiomo. Nota 11.^ 11 ganglio sfeno-palatino. — lUcerdie fatte nel Lalxjval. 
di Anat. norm. cl. R. Univ. di Roma ed in altri LnJiorat. biol.. Vol. 17, 
Fasc. i-3, pp. 51-57. Con 3 tav. Roma, 1913. 
Bu-'ichi G. — Yedi in questo N., p. 26. 

Duca (del) Giuseppe, -- Ricerche su! nuraero assoluto dei leucociti e sulia lor- 
mola loucocilaria nel sanguo normale, — II Tommasi, An. 8, N. 34, 
j,p. 729-733. Napuli, 1913. 
Enriques Paolo e Zweibaum Jules. — Sul pigmento nel sistoma nervoso degli 
invertebrati e le sue modiflcazioni sperimentali. — Bios, Riv. di Biol. sper. 
e gen.. Vol. 1, Fasc. 1, pp. 22-40, con figg. Genova, 1913. 
Juspa V. e Rinaldi N. — Sul signilicato raorfologico delle cellule di Tiirk c lore 
rapporti colle Plasmazellen. — Sperimentale, An. 67, Sup^ptl. al Fasc. 4, 
pp. 24-32. Firenze, 1913. 
Juspa V. e Rinaldi Negreiros. — Sul signiflcato raorfologico delle cellule di 
Tiirk e loro rapporti colic Plasmazellen. — II Tommasi, Vol. 8, 2\\ 11, 
pp. 243-246. Napoli, 1913. 
Ferrata A. e Rinaldi Negreiros. — Sulle cellule linloidi a tipo proeritroblastico c 
promcgaloblastico neirembrione, neiranimale adulto, in condizioni normali 
o patologiche. — II Tommasi, An. 8, N. 26, pp. 549-555. Napoli, 1913. 
Leocata Filippo. — Gontributo alio studio sulla genesi delle piastrine. — II 

Tommasi, An. 8, N. 29, pp. 601-612. Napoli, 1913. 
Manca Pietro. — Sulla presenza di condrioconti nelle cellule degli abbozzi den- 
tarii. Nota preliminare. — Monit. Zool. Hal., An. 24, N. 6, 2^P- 121-127. 
Con 2 fig. Firenze, 1913. 
Moretti Giulio. — Sulla struttura delle ghiandole salivari del Murex trunculus 
Lomb. Con tav. XXXII-XXXVI. — Arch. Hal. Anat. ed EmbrioL, Vol. H, 
Fasc. 4, pp. 481-507. Firenze, 1913. 
Pensa Antonio. — Alcune particolarita di struttura della cellula cartilaginea : 
nota prev. — Bull. Soc. med.-chir. Pavia, An. 26, N. 2, p)p. 119-125. 
Pavia, 1913. 
Piersanti Carlo. — Ricerche sperimentali sulla sostanza cromolila e sul pigmento 
delle cellule ncrvose nella Rana. — Bios, Riv. di Biol. sper. e gen., Vol. 1, 
Fasc. 2-3, pp. 157-190, con figg. Genova, 1913. 
Pistoia G. — Rapporti della sostanza granulofllaraentosa policromatofila colle 
granulazioni basoflle. — Speri'tnentale, An. 67, Siippl. al Fasc. 4, p. 43, 
Firenze, 1913. 
Rinaldi Negreiros. — Rapporti fra i corpi plasmosoraici (colorazionc a fresco) 
e le granulazioni azzurroflle (colorazione alia Ramanowsky) dei linfociti e 
dei grandi mononucleati. — II Tommasi, An. 8, N. 7, pp. 141-142. Na- 
poli, 1913. 
Ruffo Albino. — Contributo alio studio delle cellule rhagiocrine in rapporto ad 
altri elementi del connettivo, le cellule granulose di Ehrlich (Mastzellen) 
ed i clasmatociti di Ranvier. Con tav. — Sperimentale, An. 67, Fasc. 2, 
pp. 169-188. Firenze, 1913. 
Scarlatti. — Sulla natura delle granulazioni dei grandi mononucleati del sangue 



- 29 - 

circolantc e sul loro signiflcato raorfologico. — II Tommasi, An. 8, N. 32, 

pp. 680-687. Napoli, i913. 
Spadolini Igino. — Sulla tine struttura doUa tibra raiocardica colorata col mc- 

todo Bielschowsky. — Arch. Fisiologia, Vol. II, Fasc. 6, pp. 433-146, con 

iav. e figg. nel testo. Firetize, 1913. 
Terni T. — Vedi in questo N., p. 27. 

VI. Tecniea zoologica, anatomica e microscopica. 

Banchi Ai-turo. — Metodo per dimostrazione di topografla viscerale in propa- 

rati da Museo. — Monit. Zool. ital.. An. 24, N. 2, pp. 27-30, con 1 iav. 

Firenze, 1913. 
Beccari Nello. — Modiflcazioni al metodo Bielschowsky per la colorazione dcllc 

libre collagene. — Renclic. sedute Accad. med.-fis. fiorentina, ad. 27 feh- 

braio 1913, in: Speriinentale, An. 67, Fasc. l,pp. 130-134. Firenze, 1913. 
Berlese A. — Piccolo apparecchio per raccogliere automaticamcnte i Calcididi 

parassiti da coUezione. — Redia, Vol. 8, Fasc. 2, pp). 471-472, con 3 fig. 

Firenze, 1912. 
Luzzatto A. M. e Ravenna F. — I foodamenti dottrinali della colorazione isto- 

logica : rassegna sintetica. — Sperimentale, An. 67, Fasc. 5, jip. 753-794. 

Firenze, 1913. 
Sterzi G. — Un modello di tavolo anatoraico. — Monit. Zool. ital.. An. 24, 

N. 5, p2^. 115-118, con 2 fig. Firenze, 1913. 
Torrigiani Cararaillo Arturo. — Un metodo di preparazione delle cavita acces- 

sorie delle fosse nasali. — Rendic. Accad. med.-fis. fiorentina, ad. 10 apr He 

1913, in : Speriineniale, An. 67, Fasc. 3, pp. 293-297. Firenze, 1913. 
Torrigiani Gammillo Arturo. — Sopra un proccdimento per ottcnerc sozioni 

ravvicinatc nello studio macroscopico delle rogioni. — Monit. Zool. ital., 

An. 23, N. 11, pjp. 284-288. Firenze, 1912. 

VII. Allevamenti, Griardini zoologici, Acquari, 
Collezioni, Musei e altre Istituzioni. 

A. G. [Alessandro Ghigi]. — L'Unione Zoologica italiana a Pisa. — Riv. ital. 
d' Ornitologia, An. 1, N. 3, p. 224. Bologna, 1912. 



- 30 - 



COMUNICAZIONI ORIGINALI 



ISTITUTO ANATOMICO DI FERRARA 



Sui distacco delle isole di Langerhans dalla ghiandola 
pancreatica, e sui loro rapport! neirinterno di questa 
con i tubuli ghiandolari. 



(Con 3 flgurc). 



Prof. LUIGI GIANNELLI 



E vietata la riproduzione. 

Due lavori recenti mi hanno indotto ad un luiovo studio di 
talu argomento, sui quale ho espressa gia ripetutamente la mia 
opinione; I'uno di A. van Herwerden, che tratta appunto di 
quel rapporti specialmente uei Mamraiferi (cavia, gatto, topo, ca- 
pra), e I'altro di Gakutaro Osawa riguardante alcuue osserva- 
zioni da lui corapiute sui pancreas di qualche esemplare di Teleo- 
stei (Fam. Pleuroiiectidae — del sottordine Anacanthini); lavori com- 
parsi, il primo nel novembre 1912 ed il secondo nell'aprile 1913. 

Riepilogo anzitutto i resultati di quest'ultimo per dar luogo 
poi a quelle considerazioni cui mi hanno portato le mie ricerche. 
II Gakutaro Osawa in una figura schematica unita alia sua me- 
moria, e riproducente la sezione trasversa degh annessi duodenali 
di Limanda Jokoliamae Griintner presenta una formazione tondeg- 
giante distaccata completamente dal tessuto pancreatico ed accer- 
chiata da una ben evidente capsula connefctivale. L'Autore ha tro- 
vato tale formazione costituita da cordoni cellulari anastomizzati 
tra loro a rete comprendente nelle sue maglie alcuni capillari san- 
guigni. In qualche cordone della parte centrale di quell' ammasso 
con attenta osservazione egli e riuscito a scorgere un sottilissimo 
lume talvolta riempito da una massa omogenea diffusamente colo- 



- 31 - 

rata, da ritenersi con ogni verosimiglianza come un prodotto di se- 
crezione; e tutto cio fa pensare all'Autore che la detta fonnazione 
rit^ulti di tubi anastomizzati, i quali alia periferia non lasciano 
scorgere alcun lume essendo qui fortemente pressati gli uni sugli 
altri. Data 1' identita istologica con la iormazione descritta di altri 
piccoli corpi incastrati nella sostanza pancreatica, e die senza dub- 
bio rappresentano isolotti di Langerlians, il G-akutaro Osawa ha 
ravvisato giustamente nella citata fonnazione un accurnulo cellulare 
intertubulare separato del tutto ed allontanato dal resto della 
ghiandola. 

Un ancor piia manifestamente emancipate isolotto I'Autore ha 
veduto in un esemplare di altra specie, in Verasper variegatus, dove 
tale fonnazione, con caratted istologici uguali a quelli ritrovati in 
Linianda, accompagnava il condotto coledoco, cui era unita a mezzo 
di tessuto connettivo lasso. 

Senza esprimersi deflnitivamonte sulla genesi di questi corpi, 
in mode cosi complete separati dal pancreas e da questa ghiandola 
indipendenti, il Gakutare Osawa esprime I'opinione che essi si 
sviluppino insieme col pancreas dall'ugual fonde di origine, ma senza 
essere una differenziazione del tessuto pau'^reatico stesso : pensa 
che uno dei due abbozzi ven trail sia la lore matrice, cenfertato in 
questa idea dalla circestanza che i dati dei ricercatori sulla trasfor- 
mazione degli abbozzi ventrali del pancreas nei Pesci non seno 
concerdi, giacche il Laguesse non ha osservato m Acanthias vul- 
garis alcun abbozzo ventrale, ma ha invece veduto il condotto 
epatico emettere simnietrici foudi ciechi trasfermantisi pel in so- 
stanza epatica, mentre Kupffer considera queste evaginazioni del- 
cendetto epatico come emotipe al pancreas ventrale, ed opina che 
la parte ventrale del pancreas sia rappresentata da una parte del 
fegate. Ora, dice il Gakutare Osawa, cio che si descrive come 
fegato proveniente dai citati fondi ciechi potrebbe presumibilmente 
corrispondere all' accumulo cellulare intertubulare distaccato dal 
pancreas e ritrovate nei Pleuronettidi, peiche il fegato, specialmente 
nello stadie embrionale, mostra grande somiglianza con tale accu- 
mulo, nei quale si devrebbe percio riconoscere un ergano a se pro- 
veniente da uno speciale abbozzo. 

Si sa che gl' isolotti di Langerhans nei Pesci, a causa della 
forma speciale sette la quale si presentano ed in grazia del lore 
volume, furone rnacroscepicamente esservati 23 anni avanti I'epoca 
in cui furono scoperti micrescepicamente in altra classe di verte 
brati. Breckmann infatti nei 1846, e piCi tardi Stannius osser- 



varono nei Teleostei piccole formazioni rotonde, che piu spesso si 
trovano presso la vescicola biliare e vicino al luogo di sbocco del 
coledoco neir intestino, ed interpetrate da Stannius, talune come 
gangli linfatici e taFaltre come gangli annessi al simpatico, forma- 
zioni che Diamare nel 1899 dimostro essere isole del Langerhans. 
Ma queste isole, rilegate al resto della ghiandola pancreatica per 
un canale di Weber, che puo traversarle da una parte all'altra, 
sono generalmente attorniate, in una parte della loro periferia al- 
raeno, da tubi secernenti ordinarii, indice questo per Laguesse 
della persistenza necessaria, durante tutta la vita, di un legame 
morfologico e funzionale fra ie due varie specie di tessuto co- 
stituente il pancreas, fra i tubi secernenti cioe e gli accumuli cel- 
lulari intertubulari. 

Or bene, le formazioni indicate, che gia furono intravedute in 
epoca molto loiitana e che furono poi ben lumeggiato dalle ricerche 
di Diamare, non possono dirsi perfettamente corrispondenti alle 
formazioni descritte da G-akutaro Osawa, essendo queste com- 
pletamente distaccate ed indipendenti dal resto del pancreas e co- 
stituite unicamente da un grosso isolotto di Langerhans senza coni- 
partecipazione alcuna di tubi ghiandolari ordinari. Mostrano i re- 
perti del Gakutaro Osawa che non e indispensabile Tunione di 
queste due specie di sostanza pancreatica, di cui 1' una puo staro 
senza 1' altra, e che percio e da dubitarsi di quell' intimo legame 
morfologico e funzionale che il Laguesse crede sia necessario du- 
rante tutta la vita. 

I fatti che andro ora descrivendo, e che sono stati oggetto di 
osservazione mia personale, confermano anzitutto ed estendono ad 
altra classe di vertebrati il reperto del Gakutaro Osawa, e riba- 
discono il concetto della indipendenza assoluta morfofisiologica delle 
due sostanza formatrici del pancreas vincolate tra loro soltanto da 
un intimo legame genetico. 

Durante le ricerche da me compiute onde vedere se il digiuno 
esercita o no qualche influenza sul numero e sul volume delle isole 
di Langerhans, ricerche estese per ora ad esemplari di Mammiferi 
e di UccelU, ho avuto opportunita di ridurre in sezioni seriali la 
porzione di pancreas di un ratto bianco compresa nell'ansa duode- 
nale tagliandola parallelamente all'asse maggiore dell'ansa stessa. 
Liimersi nel tossuto adipose peripancreatico ho potuto seguire, sem- 
pre distaccati ed allontanati dalla ghiandola, per varie sezioni due 
corpiciattoli di diversa grossezza, di evidente natura epitehale, quasi 
da per tutto avvolti da una sottile capsula di tessuto connettivo, 



- 33 - 

e di cui uno, il piu voluminoso, mostrasi in certi punti avviciaato 
da tessuto linfoide, che in alcune sezioni lo compenetra da un lato 
in raodo da farlo apparire come costituito da due corpi distinti e 
quasi del tutto separati da tale tessuto. Una di queste sezioni e 
riprodotta nella fig. 1^, dove si vede pero che i due corpiciattoli 
epiteliali A e B, in cui qui si mostra risolta la formazione unica 
in altre sezioni, sono congiunti tia loro da un ponte parimente 
epiteliale. 



! 

i 

. ^ 


xV^^^ 


r^* W 




1 


laX 


^^^k^t^i'-i 




^W 


A] 


t 


'^ Ji> 


i7\ 


*<^^rj 




r . 




'>-»-< 


'^ 




y^ 


•j 



Fig. 1». — laolotto staccato dal pancreas in raito bianco. Koristka. Ingrand. 350 (ridnzione alia raeti) 



II piii piccolo dei corpi da me ritrovati si osserva in 5 sezioni 
(di 10 [J. ciascuna), ed il piii grande in 9 ; il primo nella sezione 
condotta a livello della sua maggiore grossezza presenta un'area di 
mm.- 0,008, ed il secondo nella sezione fatta a tale livello rag- 
giunge nella sua area mm.^ 0,05. 

Considerate nella loro intima tessitura, ciascuna di tali forma- 
zioni consta di un ammasso quasi compatto di cellule epiteliali, in 
gran parte assai nettamente limitate I'una dall'altra, a protoplasma 
fortemente colorato in rosso con eosina nella doppia colorazione 
emallume-eosina praticata dopo fissazione in liquido Zenker ed a 
nucleo variamente provvisto di sostanza cromatica. In mezzo ad 
ogni ammasso epiteliale sono racchiusi pochissimi e per io piu molto 
angusti capillar! sanguigni, tanto che in qualche sezione solo con 
attenta osservazione si rendono visibili ; tali ammassi percio non 
sono riccamente vascolarizzati, e presentano, lo dico subito, lo 
stesso aspetto istologico degU accumuU cellular! intertubulari del 
pancreas. 

Infatti nelle isole di Langerhans del ratio bianco non apparisce 
la disposizione in cordoni dei loro element! celiulari, come invece 



- 34 -- 

e evidentissima ad esempio nel coniglio, ed hanno tali formazioni 
I'aspetto di masse epiteliali piene percorse da scarsi capillari san- 
guigni. E' la maggiore o minore ricchezza della rete capillare in- 
castrata neH'isolotto ehe ordina ai suoi element! una disposizione 
piu meno manifestamente oordonale : scarseggiano quest! capil- 
lar!, 8 minor numero di tunnells vascolar! serpeggiano nella forma- 
zione insulare, tanto che gli element! suo! costitutiv! conservano 
nel loro aggregate presso a poco I'aspetto, che hanno fino dall'ini- 
zio della loro evoluzione, di blocchi epiteliali compatti; divenendo 
ricca la circolazione capillare quest! blocchi si risolvono in tant! 
cordon!, simili ai trabecolati di una spugna, hmitant! le maglie va- 
scolar!. Aggiungo che gli accumuli cellular! intertubular! del pancreas 
di ratio bianco^ sebbene per maggiore estensione che in altri Mam- 
miferi si presentino separati dal resto della ghiandola, pure in tratti, 
sia pure limitati, hanno ! loro element! costitutiv! in continuazione 
diretta con le cellule dei tub! secernent!, senza che si mostrino pero 
in tali punt! accenni a trasformazioni degl! uni nolle altre e vice- 
versa. Si ha cioe nel ratio bianco una tendenza assai spiccata al 
distacco degl'isolott! di Langerhans dal parenchima secernente or- 
dinario. 

Data dunque I'identita strutturale di quest! isolott! con ! cor- 
piciattoh da me descritt! entro il tessuto adipose che avvicina il 
pancreas del ratio bianco, io m! sento autorizzato a considerare tali 
corpiciattol! come accumuli del Langerhans completamente indipen- 
denti ed allontanat! dalla ghiandola, comparabil! in tutto alle spe- 
cial! formazioni rinvenute da Gakutaro Osawa in alcuni Te- 
leostei. 

E non vale ad inflrmare questo mio concetto il tatto che le 
formazioni descritte dal Gakutaro Osawa constano di tub! ana- 
stomizzati tra loro, i quali, per reciproca e forte pressione alia pe- 
riferia dell'ammasso tubulare, non lasciano quivi scorgere alcun lu- 
me, mentre nolle formazioni da me vedute nel ratio bianco non si 
ha traccia alcuna di lumi dentro di esse, giacche la storia filoge- 
netica ed ontogenetica degl'isolott! di Langerhans a no! spiega 
chiaramente una tale differenza costituzionale. 

E note ormai per gl! stud! di Giacomini, confermati in se- 
guito da Diamare, che il pancreas dei Ciclostomi, sprovvisto di 
canali escretori, resulta di due varieta di cavita secernent!. Le une 
sono rappresentate da tub! poco ramificati a lume stretto, rivestiti 
da cellule con tutt! i caratteri delle cellule pancreatiche ordinarie : 
le altre invece si rivelano generalmente sotto I'aspetto di vescico- 



35 - 



le rivestite da un epitelio secretore alto, a cellule cilindro-prisma- 
tiche con nucleo sitiiato verso il terzo medio del corpo cellulare, e 
con citoplasma finamente reticolato e contenente sottili granuli piu 
abbondanti alia sonimita. Giacomini riguarda giustamente queste 
vescicole come equivalenti alle isole di Langerhans del pancreas del 
Vertebrati superior], e sarebbe quesla la priraitiva disposizione di 
tali formazioni, disposizione che si e poi modiflcata nel corso della 
filogenesi, essendosi tali accumuli cellulari trasformati da cavi in 
pieni. 

I Selaci poi ci danno saggio di altra forma primitiva, ma un 
poco piu avanzata, sotto la quale si presentano gl'isolotti di Lan- 
gerhans, e questa cognizione noi dobbiamo agli studi di Diamare, 
di Op pel e di Laguesse. Gl'isolotti sono qui soltanto eccezional- 
raente scavati di lumi, ed i loro elementi quindi non stanno in ge- 
nerale a delimitare delle cavita. Cellule a struttura identica a quel- 
le degl'isolotti degli altri vertebrati esistono disseminate od ordi- 
nate in serie continua lungo i piu sottili canali escretori destinati 
a connettero i tubi secernenti con i condotti escretori medi, ma 
sono tali cellule divise dal lume del canalicoli escretori da uno 
strato continue di altri piccoli elementi di diversa struttura e par- 
ticolarmente stretti I'uno contro I'altro a formare un vero muro 
epiteliale di rivestimento. 

Le descritte cellule secondo Laguesse si continuano in Ga- 
leun canis in piccoli cordoni cellulari pieni, dissociati per pene- 
trazione di connettivo in diversi ammassetti e talvolta in cellule 
isolate ; ed eccezionalmente un lume, distaccatosi dal lume centrale 
del canalicolo escretore, va a perdersi in tali cordoni, i quali, an- 
che prima che dal Laguesse, furono osservati nel pancreas di Raja 
asterias da Op pel sen/a avere pero questi mostrata, ma soltanto 
supposta, la loro continuita con le cellule esterne dei sottili tubuli 
escretori. 

Quindi, passando dai Ciclostomi ai Selaci, la forma primitiva 
degl'isolotti di Langerhans si modifica nel sense che gli elementi 
costitutivi di queste formazioni tendono a fuggire (mi si permetta 
I'espressione) i lumi della ghiandola pancreatica finche poi, salendo 
ancora nella scala dei vertebrati, dai condotti ghiandolari si rendo- 
no indipendenti del tutto, ed appaiono come accumuli epiteliali in- 
tertubulari pieni, nel cui interne giammai si vede prolungare il 
lume di un tube pancreatico. 

Nella prima tappa adunque del loro sviluppo filogenetico gli 
isolotti del Langerhans sono escavati e tale apparenza I'assumono 



- 36 - 

talvolta durante lo sviluppo ontogenetico in vari vertebrati, quasi 
ricordo di quella forma loro primitiva. Ed a conforto di questo mio 
asserto amo riehiamare alcune mie ricerche personali, che lianno 
formato gia oggetto di una pubblicazione, ed i di cui resuitati sono 
stati corroborati da nuove indagini istituite a scopo di conferma. 

Nel 1908, seguendo lo sviluppo del pancreas nel polio, descrissi 
isolotti in via di formazione, provvisti di lumi ed originantisi sem- 
pre dal solo abbozzo dorsale. Gia nel pancreas di embrioni di gior- 
ni 7 ed ore 18 d' incubazione ne trovai qualcheduno separate per 
lungo tratto dall'abbozzo originario, e che in un punto limitatissimo 
del suo percorso (seguendolo nelle sezioni seriali) presentavasi sca- 
vato nel suo centre da un angusto lume, attorno al quale le cel- 
lule costitutive di tale formazione si trovavano disposte in un unico 
strato, con forma cilindro-conica e con nucleo situate nella loro 
parte prossimale. Lo stesso fatto ebbi luogo di constatare in em- 
brioni di giorni 8 ed ore 1 di incubazione, in embrioni di giorni 9 
ed ore 18, e con maggiore rarita in embrioni piii avanzati. 

Ho di nuovo sezionato in serie due embrioni di polio, uno di 
giorni 10 e I'altro di giorni 16 d' incubazione, e posso dire che, men- 
tre il pancreas del prime ha offerto alia mia considerazione alcuni 
isolotti con i caratteri ora indicati, il pancreas dell'altro embrione 
assai piii sviluppato non era provvisto che di isolotti del tutto 
pieni. Segno evidente che la disposizione filogeneticamente primi- 
tiva di quelle formazioni riappare solo in mode transitorio durante 
I'evoluzione del pancreas nel polio. 

E a questo reperto in embrioni di polio altro ne posso ag- 
giungere del tutto identico cui mi ha condotto lo studio accurate 
di due embrioni di coniglio di 15 e 18 mm. di lunghezza. In en- 
trambi ho ritrovato qualche isolotto (due nel 1" ed uno nel 2°) che, 
seguito nelle sezioni trasverse seriali in tutta la sua estensione, 
aveva nel suo interne e per un tratto limitatissimo un piccolo lume 
accerchiato da cellule cilindro-coniche disposte radialmente ed in un 
unico strato attorno di esse. 

Orbene, vestigi piii o meno appariscenti e piu o mono estesi 
di questo carattere primitive degli accumuli cellular! del Langer- 
hans possono ritrovarsi anche in alcuni Vertebrati adulti. Infatti 
nel 1896 io e Giacomini, studiando il pancreas dei rettili, vedemmo 
e descrivemmo in un'apposita nota, nell' interne di alcuni isolotti dei 
sottilissimi lumi, i quali impartivano ai cordoni cellulari di quelle 
formazioni un aspetto tubulare. In seguito fu confermata da altri 
la presenza di tab lumi angustissimi negl' isolotti, come ad esem- 



- 37 - 

pio da Laguesse, da Perdrigeat e Tribondeau, da Renaut 
nei Rettili stessi, e da Richter in cerfci Anfibi. E negl' isolotti del 
pancreas di quel Teleostei, die sono stati oggetto di studio del 
Gakutaro Osawa, I'accennata disposizione appare anche piii evi- 
dence e piu estesa, ma non per questo perdono tali corpi il loro 
significato essendo perfettamente corrispondenti agl' isolotti del 
Langerhans del tutto pieni e senza traccia alcuna di escavazioni 
intercellulari. 

Quindi ritornando a quanto avevo detto in precedenza, ripeto 
che i corpiciattoli da me descritti entro il tessuto adiposo, che av- 
vicina il pancreas di ratio bianco, sono comparabili e corrispondenti 
alle speciali formazioni rinvenute da G-akutaro Osawa in aicuni 
Teleostei, e tanto gli uni come le altre rappresentano, in vario 
aapetto, isolotti del Langerhans indipendenti ed allontanati dalla 
ghiandola. 

Ma e proprio necessario, mi domando, nonostante questo di- 
stacco dal resto del pancreas, invocare per essi una speciale pro- 
venienza, un distinto abbozzo come vorrebbe il Gakutaro Osawa? 
Questi, lo si e detto fin da prinsipio, senza esprimersi definitiva- 
mente suUa genesi degl' indipendenti isolotti ritrovati in aicuni Te- 
leostei, pensa che si debbano sviluppare da un abbozzo a comune 
col pancreas, ma da un abbozzo destinato a generare soltanto 
(luelli, e verosiniilmente uno dei due abbozzi ventrali dovrebbe es- 
sere la loro matrice. 

lo non credo, alio stato attuale delle nostre conoscenze, di pe- 
ter condividere I'opinione del distinto ricercatoro giapponese, ed 
esprimo I'avviso, che convalidero con osservazioni personali, che 
gl' isolotti, siano essi inclusi o distaccati dalla ghiandola pancrea- 
tica, debbono essere sempre considerati quah differenziazioni pri- 
mitive del tessuto pancreatico stesso, ed, aggiungo per di piii, 
esclusivamente di quella parte del parenchima ghiandolare che pro- 
viene dall'abbozzo dorsale. A spese degli abbozzi venti'ah, e 1' ho 
dimostrato ormai in varie classi di Vertebrati, non e dato osser- 
vare formazione d' isolotti di Langerhans. Riferisco qui i resultati, 
di ricerche praticate sull'evoluzione del pancreas nel polio e nel 
coniglio per dimostrare che anche per gl' isolotti distaccati dal pan- 
creas e da invocarsi la stessa maniera di genesi che per quelli an- 
nidati nell' interne della ghiandola. 

In un embrione di j^ollu, da me studiato, di giorni 8 ed ore 1 
d'incubazione gU abbozzi ventrali del pancreas, che sono fusi tra 
loro per brevissimo tratto, raffigurano, per la costituzione che of- 



- 38 - 

frono, due alberi cavi ramificati, il tronco di ciascuno dei qiiali si 
apre indipendentemente nel coledoco. Sono quindi entrambi forma- 
zioni del tutto canalicolate, tra i cui vari canalicoli s'insinua con- 
nettivo con vasi. Nessun accenno anche lontanissimo mostrano tali 
abbozzi alia costituzione d'isolotti di Langerhans, i quali invece 
sono numerosi e ben evident! nell'abbozzo dorsale. 

Qnest'ultimo, che si apre sul lato sinistro della branca dorsale 
dell'ansa duodenale dietro lo sbocco in questa del condotio cole- 
doco, appare nelle sezioni trasverse seriali, ed andando in sense 
cranio-caudale, assai prima dei ventrali, e, considerate in tale de- 
corso, si svolge a spira attorno alia vena porta, occupandone an- 
teriormente il lato dorsale, e qui e in stretto rapporto di contiguita 
con la railza, poi il lato sinistro, e, portandosi infine caudalraente, 
il suo lato ventrale. Quando il pancreas dorsale trovasi sul con- 
torno sinistro della vena porta si spinge a poco a poco verso il 
pancreas ventrale destro col quale si fonde. Ma quest'ultimo sta 
gia per scomparire nelle sezioni e per continuarsi con il suo con- 
dotto escretore al momento in cui viene raggiunto dal dorsale, in 
mode che e facile anche in questo stadio di sviluppo studiare nella 
sua costituzione il pancreas dorsale indipendentemente dai ventrali, 
e si vede che esse da questi nettamente si differenzia sia per il 
numero e I'ampiezza dei vasi, che insieme a mesenchima lo pene- 
trano da ogni lato, sia per la presenza e la ricchezza d'isolotti di 
Langerhans di vario volume, connessi piia o meno estesamente con 
rapporti di continuita col resto dell'abbozzo, e gia taluni in via di 
scomposizione in cordoni per vasi che in lore si addentrano. 

Due di queste formazioni pero, al lato dorsale della vena por- 
ta, si presentano nettamente e del tutto divise dall'abbozzo, e se- 
parate dal suo contorno destro per mezzo di una zona di tessuto 
connettivo. Di esse I'una si estende in sense antero-posteriore p»r 
circa 50 !-»-., I'altra per circa 25 u. Siamo quindi di fronte ad iso- 
lotti indipendenti dal pancreas embrionale, e che da nessun altro 
abbozzo possono derivare la loro origine se non dall'abbozzo dor- 
sale, giacche anzitutto essi a noi si rivelano al lato dorsale della 
vena porta, dove soltanto il pancreas dorsale decorre, e fanno la 
loro apparizione lungo quel tratto in cui la ghiandola pancreatica 
primitiva e rappresentata solo da tale abbozzo, ed in secondo luogo 
perche unicamente I'abbozzo dorsale e fornito d' isolotti, e non se 
ne ha traccia invece nei ventrali i quali non potrebbero dare cio 
che non possiedono. Nei detti due isolotti si e accentuata la ten- 
denza, che queste formazioni rivelano sine dall'inizio del loro svi- 



•- 89 - 

luppo, di separarsi in maniera piu o meno estesa dal parenchima 
ghiandolare, e se ne sono distaccati del tutto annidandosi nel con- 
nettivo ambiente. 

In altro embrione di polio digiorni 9 ed ore 2 d'incubazione ho 
ritrovata la stessa particolarita. Anche qui i tre abbozzi pancrea- 
tici sono per breve tratto fusi, i due ventrali tra loro ed il dorsale 
con il ventrale destro, ma tale fusione non e di tal grade da essere 
di ostacolo a seguire nelle sezioni seriali ciascuno di essi ed indi- 
pendentemente I'uno dall'altro. II pancreas dorsale tiene il descritto 
tragitto aU'intorno della vena porta, e si presenta molto ricco di 
accumuli cellulari di Langerhans, dei quali invece e priva del tutto 
quella parte del pancreas embrionale che appartiene agli abbozzi 
ventrali e che e completamente canahcolata. Quando il pancreas 
dorsale trovasi cranialmente al di sopra della vena porta in stretto 
rapporto di contiguita con la milza, e quando nelle sezioni non si 
nota ancora la presenza degli altri abbozzi, esso e avvicinato nel suo 
contorno destro da un isolotto racchiuso in mezzo ad una ben di- 
stinta area connettivale, la quale dal lato del pancreas serve ad iso- 
larlo da questo ; isolotto che si segue dali' innanzi all' indietro per 
circa 50 [^., sempre indipendente e distaccato dalla ghiandola, e che 
in una delle cinque sezioni, nelle quali lo si osserva, mostra nel 
suo interno un lume irregolare, altra riprova questa di possibile 
indipendenza di tali formazioni nel periodo evolutive della ghian- 
dola pancreatica degli Uccelli. 

Ma un fatto identico ho constatato anche durante lo studio di 
alcuni embrioni di coniglio, fatto che ho riprodotto in figure essen- 
do quivi assai maggiore la distanza che intercede tra gl'isolotti in- 
dipendenti ed il pancreas, e quindi assai piii evidente la particola- 
rita della quale mi occupo. In un embrione di 15 mm. di lunghezza 
il pancreas ventrale, rappresentato da un unico abbozzo, sbocca nel 
duodeno al suo inizio insieme col coledoco merce 1' intermezzo di 
una piccola ampolla che riceve i due condotti, e si segue per 160 <j-. 
procedendo dal suo sbocco all'indietro nelle sezioni trasverse seriali, 
ventralmente alia vena porta, apparendo costituito da canalicoU 
riuniti tra loro a rete e senza presentare accenno alcuno a forma- 
zio)ie di accumuli cellulari di Langerhans. Alia sua estremita po- 
ateriore, divenuto semplicissimo, e ridotto ad un unico tubicino, 
che si vede manifestamente fondere e continuare con uno dei ca- 
nalicoli di quella parte dell'anello pancreatico perivenoso (di prove- 
nienza dell'abbozzo dorsale) che occupa la stessa sua posizione di 
fronte alia vena porta. 



- 40 - 

L'abbozzo dorsale e visibile in 63 sezioni trasverse (pei" una 
lunghezza di circa 630 ;x): comincia all'innanzi a presentarsi dor- 
salmente alia vena porta quando al lato ventrale di questa si nota 
l'abbozzo ventrale, accerchia a poco a poco andando indietro la 
detta vena in tutto il suo contorno costituendo I'anello pancreatico 
perivenoso, emette in pari tempo un prolungamento dorsale che 
dal mesoduodeno si addentra nel mesogastrio dorsale andando in- 
contro all'abbozzo della milza; ritrova e si fonde, nel modo giii 
detto, con l'abbozzo ventrale a mezzo di quella parte dell' anello 
situata tra vena porta e duodeno, e si continua infine caudalmente 
in un condotto che si apre nella parte terminale del duodeno 
stesso. Si possono quindi dire i due abbozzi pancreatici completa- 
mente separati, e suscettibili di uno studio distinto riguardo alia 
loro costituzione ; e Tabbozzo dorsale, a differenza dell'altro, oltre 
i tubi pancreatici primitivi offre a considerare numerosi isolotti, o 
gia connessi con quel tubi o che si vanno differenziando in seno 
alia parte sempre plena dell'abbozzo in continuita della parte ca- 
nalicolata, e tali formazioni mostransi di varia grandezza e piu o 
meno indipendenti dal resto della ghiandola. 

Annessi al prolungamento dorsalo ho rinvenuto due isolotti 
completamente distaccati dalla sostanza pancreatica e da questa 
allontanati in tutta la loro estensione da una zona di connettivo, 
ed il pill piccolo del qnali si osserva in tre sezioni trasverse (quin- 
di per 30 [J-) ed il piii grande in 6 sezioni (per 60 [x) mostrando en- 
trambi in ogni sezione uvi'd forma rotondeggiante. 

Le due figure, che io presento (2' e 3^), riproducono due sezio- 
ni dell'isolotto piu grande a vario liveho, e ci dicono come esso A 
sia immerso nel connettivo del mesogastrio dorsale ad una consi- 
derevole distanza dal prolungamento dorsale del pancreas P, al qua- 
le mai si avvicina piij di quelle che e rappresentato nella figura. 
Nelle tre sezioni piii craniali e nolle due piu caudah consta di un 
ammasso rotondeggiante e pieno di cellule epiteliali di cui taluna 
in mitosi ; nella sezione intermedia alle une ed alle alLre le cellule 
epiteliaU (fig. 3 A) si dispongono radialmente in un solo strato at- 
torno alia parte centrale deU'accumulo, dove pero non si scorge 
un lume manifesto. E verosimile supporre che anche quest'isolotto 
sia state escavato in un periodo piii precoce di evoluzione, e che 
I'escavazione sia scomparsa proprio nel periodo evolutive in cui e 
stato da me osservato, mantenendo come traccia di questo fatto 
quella caratteristica diposizione che le cellule epiteliali degl'isolotti 



- 41 - 

assumono attorno ad un lume che eventualmente entro quelle for 
mazioni si ritrovi. 









Sy 



A 



Fig. 'J». — Tratta dalla sezioiiu trasver.sa di mi einluioue di cimi{]lii< di 15 mm. di luugLezza. A iso- 
lotto distaccato dal pancreas V. Koiistka. Iii};rand. 3.5II. 






I <r 



„,'.r/ 



y^ 



Fig. 3». — Lo stesso isolotto A della Fig. 2» veduto ad un diverse livello. Koiistka. Ingrand. 350. 

L'altro isolotto piii piccolo nnn mi ha offerto in alcuna sezio- 
ne questa speciale disposizione dei suoi eiementi, riuniti sempre in 



- 42 - 

ammasso compatto rotondeggiante annidato in seno al connettivo 
del mesogastrio ed assai distante dal res to del pancreas. 

Anche in un altro embrione di coniglio di mm. 21 di lunghez- 
za ho potato ritrovare nel mesogastrio dorsale, dove non penetra 
che un prolungamento dell'abbozzo dorsale del pancreas, un isolot- 
to completamente distaccato ed assai allontanato dal resto della 
ghiandola primitiva, e che si segue dall'innanzi all'indietro per 75 ;jl. 

Ora, da quale altra fonte si puo pensare sorgano tutti questi 
isolotti indipendenti se non dal prolungamento dell'abbozzo dorsale 
che s'incastra nel mesogastrio? Anche in questi isolotti del coni- 
glio la tendenza, che tali formazioni hanno fino dalla loro com- 
parsa di separarsi dal resto del pancreas (senza pero perdere 
con questo generalmente ogni rapporto di continuita) si e tanto 
accentuata, si e spinta tanto oltre da procui'arne il distacco com- 
plete ed in seguito a cio ii loro allontanamento dall'abbozzo ori- 
ginario. 

Dunque gia durante il suo sviluppo il pancreas, o piu precisa- 
mente il suo abbozzo dorsale, puo essere avvicinato da isolotti da 
lui distaccati e dal suo contorno originantisi, e nessuna meraviglia 
in conseguenza che al pancreas adulto possano essere annesse si- 
mili formazioni annidate nel tessuto connettivo perighiandolare, e 
per le quali non vi e percio bisogno di ricorrere a speciah sorgenti 
genetiche. Del resto isolotti separati dal tessuto pancreatico ordina- 
rio si possono ritrovare, sempre durante I'evoluzione, anche nell'in- 
terno dell'abbozzo dorsale e percio inglobati nella ghiandola, il che 
spiega come sia possibile osservare nell'adulto accumuli cellular! in- 
tertubulari nettamente limitati da una capsula piia o meno sottile. 
Ma cio, ripeto, non e la regola giacche ordinariamente fra gli elementi 
costitutivi degl'isolotti e gli elementi dei tubuli pancreatici vi e gua 
e la continuita diretta. 

In conclusione gl'lsolotti del Langerhans indipendenti ed allon- 
tanati dalla ghiandola, e rappresentati dai corpiciattoli da me de- 
scritti entro il tessuto adiposo, che avvicina il pancreas di ratio 
bianco^ e dalle speciali formazioni rinvenute da Gakutaro Osawa 
in alcuni Teleostei, debbono considerarsi come differenziazioni pri- 
mitive dell'abbozzo dorsale del pancreas al pari degli altri isolotti in- 
clusi nel parenchima ghiandolare. Nessuna partecipazione possono 
prendere alia loro genesi gli abbozzi ventrali, i quali nessuna parte 
prendono alia costituzicme di tali formazioni. 



43 — 



« * 



Ed ora traggo argomento dal lavoro sopra indicate di A. van 
Herwerden })er sofEermarmi brevemente sui rapporti delle isole di 
Langerhans con il resto del tessuto pancreatico, in riguardo ai quali 
rapporti si trovano di fronte tre opinioni. 

La prima, di cui il pill valido sostenitore puo dirsi il Diaraare, 
nega agl'isolotti ogni rapporto di continuita con i tubuli ghiando- 
lari, mostrandosi essi, secondo tale opinione, separati a mezzo di 
una capsula connettivale o no dal parenchima vicino e funzionando 
come vere, piccolo ed indipendenti ghiandole a secrezione interna 
(endocrine) completamente invariabili. 

La seconda opinione, che si rattacca alia nota „ Theorie du Ba- 
lancement „ di Laguesse, ammette invece quella continuita, e so- 
stiene che le isole di Langerhans soltanto transitoriamente sono 
parti differenziate del parenchima pancreatico, giacche esse si for- 
merebbero a spese del tubuli ghiandolari, e, dope avere per un tem- 
po iimitato compiuta una secrezione interna, ritornerebbero per una 
serie di passaggi alio state tabulare onde iniziare forse di nuovo in 
seguito un identico ciclo. 

Secondo la terza opinione, inline, difesa da lungo tempo mo- 
destamente da me, le isole sono in continuita col resto del tessuto 
ghiandolare, ma rappresentano formazioni invariabili e costanti, svi- 
luppantisi dal solo abbozzo dorsale del pancreas, e sono da conside- 
rarsi quali porzioni di tale abbozzo non differenziate in tessuto 
ghiandolare ordinario, ed alle quali e da at*ribnirsi non solo una 
importanza fisiologica ma anche una importanza morfologica. 

Ricerche praticate sul pancreas di alcuni Mammiferi {cavia, 
gatto, topo e capra) e di rana hanno indotto van Herwerden a 
spezzare una lancta in favore della teoria di Laguesse, teoria pero 
che egli solo in parte aboraccia ammettendo, come il Laguesse, 
la continuita delle isole col tessuto esosecernente e la formazione 
di esse per differenziazione degli elementi di quest' ultimo, ossia 
ammettendo la prima tappa del ciclo evolutive che il Laguesse 
fa compiere agl' isolotti ; ma non si sente in grade di peter risol- 
vere in preparati istologici il quesito se essi possano riprendere dope 
un determinate tempo la lore antica fanzione esosecernente. Ne i 
suoi preparati ne le illustrazieni di Laguesse le hanno potuto 
convincere a tale riguardo, e si troverebbe quindi in accordo con 
Perdrigeat e Tribondeau. 



- 44 - 

Si sente in special modo van Herwerden inclinato a pen- 
sare ad un passaggio degli element! esosecernenti in element! insu- 
lar! dalla speciale costituzione di alcuni tubuli ghiandolari s!a nel 
pancreas dei Mammiferi come in quelli di rana. Nel pancreas di 
una capra neonata egli descrive (e riporta in apposita figura) nn 
tubulo ghiandolare in cui le cellule tipiche di un isolotto si uniscono 
direttamente alle cellule zimogeniche e talune insieme con queste 
delimitano il tubo. E qui, soggiunge, non e !1 caso di parlare di 
cellule ghiandolari esaurite giacche sono vere cellule insular!. Lo 
stesso fatto egli ha potuto piu spesso riscontrare nel pancreas di 
cavia ed anche in quelle di rana, e dalle special! apparenze di que- 
st! tubuU viene alia conclusione che il tessuto esosecernente pro- 
babilmente (vermutiich) in quest! punti da luogo al tessuto insulare 
od endosecernente. 

E doveva appunto quell'avverbio " probabilmente „ essere in- 
tercalate in tale espressione, giacche dove sono, domando io, gli 
stadi di passaggio tra gli element! del primo e quelli del secoudo 
tessuto in modo da far propendere verso il concetto della trasfor- 
mazione degli un! negli altri ? La descriz!one e le figure dateci da 
van Herwerden dimostrano che neppure il piii lontano accenno 
ad una tale trasformazione si ha in corrispondenza di que! tubuli 
sui quali egli si sofferma, e sui quali fonda una diagnosi di pro- 
babilita. 

La fig. P annessa alia sua memoria riproduce la sezione di un 
tubo ghiandolare di pancreas di capra neonata fissato in liquido 
Bouin, e vi si scorge il lume del tubo tappezzabo da cellule zimo- 
geniche e da cellule insular! tipiche continuantisi con gli element! 
i\\ un isolotto, senza alcun indizio di transizione delle une nelle al- 
tre. E nella fig. 2*, rappresentante la sezione di un tubo ghiando- 
lare del pancreas di ra^ia trattato col metodo di fissazione e colo- 
razione Benda, ancor piu evident! spiccano i carabteri delle cellule 
insulari e delle cellule esosecernenti che stanno a delimitare insie- 
me il lume del tubo : le prime mostrano sottili granul! spars! per 
tutto il corpo cellulare e che van Herwerden dice colorati in 
violetto chiaro, le altre invece hanno nel lore corpo mitocondri 
a bastoncino (che all' osservatore apparvero colorati in violetto 
scuro) e granuli di zimogeno al loro apice immersi in un protopla- 
sma omogeneo. Niente si scorge nelle figure e niente dice van 
Herwerden nel oontosto della sua memoria per dar valore alia 
supposizione che le cellule insulari sieno trasformazioni delle eso- 
secernenti. In mezzo a que! due tip! cellular! distinti dovremmo in 



- 45 - 

tal caso di necessita osservare forme intermedie, mancando le quali 
mi sembra logico il pensare che quelle due specie di elementi sieno 
unita anatomiche perfettamente distinte, con caratteri fissi ed in- 
variabili, e che, se si trovano commiste a rivestire un tube ghian- 
dolare, lo si deve solo spiegare con un particolare modo di disporsi 
degl'isolotti di Langerhans di fronte ai tubi che si vanno costi- 
tuendo in seno al primitive abbozzo dorsale del pancreas. 

Basta, per convincersi di cio, un richiamo alle mie ricerche 
sullo sviluppo del pancreas nel coniglio. Dimostrai a sue tempo in 
questo animale che 1' abbozzo dorsale del pancreas e primitiva- 
mente rappresentato da un ammasso cellulare compatto, il quale 
in seguito comincia a canalizzarsi, e gia in erabrioni di milli- 
metri 8 consta di una parte canalicolata e di una parte plena 
(parzialmente destinata pur essa ad escavarsi), ed alcuni grup- 
petti cellulari di quest' ultima si differenziano istologicamente 
dalle cellule vicine onde costituire i primi isolotti di Langer- 
hans. Proseguendo lo sviluppo si ha una penetrazione di me- 
senchima e di vasi neH'interno dell'abbozzo, il quale si fa sem- 
pre piu ricco di canalicoli {tuhi pancreatici primitivi), ma rimane 
sempre in continuita con la parte tubulare una parte plena, desti- 
nata anch'essa da un lato a divenire tubulare e d'altro lato a dare 
origine a nuovi isolotti di Langerhans i quah tutti si troveranno 
percio inline in connessione con i tubi pancreatici primitivi. Ora, 
quando nella ulteriore evoluzione da essi si producono, in forma 
di evaginazioni tappezzate da piCi strati di elementi cellulari e che 
vanno gradatamente incontro ad un processo di lobazione, le pri- 
mitive cavita secernent!, con queste rimarranno naturalmente in 
connessione quegl' isolotti che prima continuavansi con le porzioni 
del tubi pancreatici prnnitivi che hanno prodotto tali cavita, i di 
cui lumi possono talvolta estendersi lino ad incontrare gl' isolotti 
stessi i quali in tal caso con parte del lore elementi entreranno a 
delimitarli. 

Di conseguenza il fatto ritrovato da van Herwerden (echo 
del resto e una conferma di quanto ci ha descritto piii volte il 
Laguesse specialmente nei Rettili, e di quanto ho riferito io fine 
dal 1898 a proposito del pancreas di to'po) di tubi ghiandolari rive- 
stiti da cellule zimogeniche e da cellule insulari lo si deve sol- 
tanto ai rapporti, che fino dall'inizio del loro sviluppo contraggono 
gl'isolotti con la parte tubulare della ghiandola, e non gia ad una 
graduale trasformazione di quelle cellule le une nelle altre, perche, 
ripeto, in tal caso dovremmo osservare forme cellulari intermedie. 



- 46 - 

Aggiungo che i tubi ghiandolari debbono con una, certa frequenza 
mostrare simili apparenze, tanto che non mi passarono inosservate 
neppure quando cominciai i miei studi sul Pancreas nel 1898, nel 
qual'anno (come ho sopra detto) su di esse richiamai appunto I'at- 
tenzione degh studiosi sia con (lescrizioni sia con figure, e rimando 
a tal riguardo al mio lavoro dal titolo " Ricercho macroscopiche e 
microscopiche sul pancreas „. 

Quindi io continuo a considerare come definitivamente acqui- 
sita la nozione della continnita dehe isole di Langerhans con il 
resbo del parenchima pancreatico, ma considero le prime come for- 
mazioni costanti ed invariabili, che rappresentano porzioni preco- 
cemente differenziantisi dell'abbozzo dorsale, e non come formazio- 
ni che si vanno man mano evolvendo per trasformazione graduale 
del tessuto esosecernente e capaci poi di tornare nuovamente alio 
btato originario per ripetere forse in seguito lo stesso ciclo. 

Un altro valido appoggio a questo mio modo di pensare verra 
dato dai risultati, che ho gia comunicati all'accademia medica di Fer- 
rara o che saranno presto pubblicati, di un mio studio sul modo di 
comportarsi del pancreas durante il digiuno negli Uccelh e nei 
Mammiferi. 

* 

E vengo ora alle concluaioni generali, che sono le seguenti. 

1.^ Si possono ritrovare nei Vertebrati isolotti di Langer- 
hans completamente distaccati e piu o meno allontanati dalla ghiai]- 
dola pancreatica. 

2. a Tali isolotti, al pari di quelli inclusi nel pancreas, deb- 
bono considerarsi come differenziazioni primitive del tessuto ghian- 
dolare proveniente dall' abbozzo dorsale. 

3 ^ Le isole di Lagerhans hanno tutte tendenza fino dall'ini- 
zio della loro evoluzione a separarsi dal resto del tessuto pancrea- 
tico, ma con questo pero generalmente rimangono in taluni punti 
in continuita, e possono talvolta prendere parte a delimitare qual- 
che tube ghiandolare, senza che per tal fatto si debba pensare ad 
un passaggio degU elementi esosecernenti in element! insulari. 



- 4:7 - 



Bibliografia. 

Gaku taro Osawa. — Beiuerkuug iiher deu iiitertuliiilaicii Zellliiuit'en des Paukreas. — Ajiat. 

Am. Bd. 43. 
A. van Herwerden. — Ueber die Bezieliuu.yeii der Laujierliaus' sclieu Iiiseln zum ubrigen Pan- 

kreaagewebe. — Anat. Am. Bd. 42. 
vou JBrunu. — Ergebnisae d. Anat. uud Eutewickeluiigasg. — Bd. IV, i894. 
Heiberg. — Ergebnia. d. Anat. iiud Eutwickelungsge. — Bd. XIX, 1909. 
Laguesse. — Revue geuerale d'Histologie. — Le Pancreas, Torn. II, 1906. 
Giauuelli. — Coiitribnto alio studio dollo 8vilui)po del pancreas uegli Uccelli. — Arch, di Anat. 

e di Kmbriol., 1908. 
Id. — Uouti-ibuto alio atudio dello sviluppo del pancreas nei Mauiiuifeii. — Atti dcU'Accadenua delle 

Sclenze ined. e naturali di Ferrara. 1907. 
Giauuelli e Giacomiui. — llicerclie istologiclic sul tubo digerente dei Rettili. Intestine medio 

e tenuinale : fegato e pancreas. — Estr. dai proc. oerbali della It. Accad. dei Fiaiucr. di Siena, 

1S96. 
Giauuelli. — liicerche luacroscopiclie e uiicroscopiche sul paucreas. — Atti dulla li. Accad. dei 

Fisiocr. di Siena, 1S98. 
Laguesse. — Sur la structure du paucreas che^ (luelnues 0|)bidieus, et particulierement sur les 

ilots endocrines (1" Mem. Pancreas de la Vipere). — Arch. d'Anat. microse, 1901. 
Giannelli. — SuUo sviluppo del paucreas uella Seps ckalcides. — Estr. dai pruc. vcrbali della R. 

Accad. dei Fisiocr. di Siena, 1898. 
Diamare. — Studi comparativi suUe isole di Laugerhans del pancreas. — Journal international 

d'Anat., Tom. XVI, 1899. 



ISTITUTO DI PATOLOGIA MEDICA DELLA R. UNIVERSITA DI NAPOLI 
DIRETTO DAL PROF. P. F. CASTELLINO 

LABORATORIO DI MICROSCOPIA, EMATOLOGIA E SEROLOGIA 
DIRETTO DAL PROF. A. FERRATA 



Sul meccanismo di formazione del nucleo anulare 
dei leucociti poliniorfi nel topo e nel ratto 

DEL DOTT. GIOVANNI GUGLIELMO, Assistente. 



E vietata la riproduzione. 

E nota da lungo tempo la peculiaie morfoiogia nuoleare dei 
leucociti polimorfi del sangue circolante nei topi e nei ratti. Men- 
tre i leucociti polimorfi graiiulosi neutrofili (uomo) o anfofili (cavie 
e conigli) presentano un nucleo costituito da due o piii lobi che 
loro assegnarono il nome improprio di polinucleati, nel sangue cir- 
colante dei topi e dei ratti il nucleo assume una caratteristica 
forma anulare, paragonabile ad una vera ciambella. 



- 48 - 

Sul meccanesiino di maturazione dei leucociti polimorfl a pic- 
coii granuli dei mammiferi, dopo i lavori di Pappenheim, Maxi- 
jiiow, Naegeli, Weidenreich, Ferrata, nou esiste piu ormai 
alcun particolare che non sia perfettamente noto. 

Dall'emocitobiasto, per la coraparsa di piccole granulazioni az- 
zurrofile, si diff'erenzia ii mieloblasto proneutrofilo dal quale, attra- 
verso la fase di promielocito, si origina il tipico mielocito granulo- 
so, ill altri termini una cellula mononucleare a protoplasma oxifilo, 
a granuli esclusivamente specifici, nentrofili od anfofili. Dal mielo- 
cito a nucleo rotondo od ovale, mediante rincurvamento della mas- 
sa nucleare che si dispone a forma di ferro di cavallo, si origina 
il metamielocito, dal quale, per successivi strozzamenti in vari 
punti della massa nucleare, deriva il caratteristico leucocito poli- 
morfo granuloso. 

Negli organi ematopoietici del topo si puo facilmente dimo- 
strare che il meccanismo di maturazione dei leucociti a nucleo anu- 
lare e assolutamente differente da quanto si osserva negli altri 
mammiferi. 

La morfologia degli emocitoblasti e pressoche identica a quella 
degli altri animali ; la differenza morfologica resulta invece evidente 
quando I'emocitoblasto per la presenza di granulazioni azzurroflle 
e diventato un mieloblasto. In questa cellula, che e ancora per sua 
natura linfoide, si nota nel centi'O della massa nucleare uno spazio 
tondeggiante che diversiflca dai comuni nucleoli, perche non si pre- 
senta tin to in bleu, ma affatto scolorato. 

Man mano si precede verso le successive fasi di maturazione 
del mieloblasto verso il mielocito si nota la graduale scomparsa 
della basofilia plasmatica, la modificazione strutturale del nucleo, 
il quale conserva lo spazio chiaro centrale, che anzi col progredire 
della maturazione cellulare va aumentando di volume. 

Ne risulta un mielocito, il quale, invece di avere una massa 
nucleare omogeneamente compatta, presenta un vero anello nuclea- 
re di notevole spessore con un foro centrale ristretto. La succes- 
siva maturazione al tipico leucocito polimorfo mature, quale si 
vede nel sangue circolante, consiste nella diminuzione dello spes- 
sore della massa anulare del nucleo con consecutivo aumento del 
vuoto centrale. Non abbiamo, quindi, nella maturazione cellulare 
del mieloblasto al polimorfo a nucleo anulare del sangue circolante 
del topo una forma paragonabile al metamielocito degli altri mam- 
miferi, il quale, in seguito all'incurvamento della massa nucleare, 
si sopraggiunga coi suoi estremi, venendo cosi a disporsi sotto for- 



- 49 - 

ma anulare; ma invece non troviamo che un progressivo allarga- 
mento dello spazio chiaro tondeggiante, gia visibile nel mielo- 
blasto. 

La forma anulare del nucleo dei leucociti del sangue circolante 
del topo ha quindi le sue origiui nelle prime fasi di differenziazione 
del leucocito e non deriva, come si poteva facilmenbe supporre, dal 
congiungersi delle estremita incurvate del nucleo di un ipotetico 
metamielocito, che nelle fasi di maturazione dei leucociti anulari 
del topo e del ratto non si riscontra assolutamente mai. 



R. ISTITUTO DI STUD! SUPERIORI IN FIRENZE 
LA.BORATORIO DI ZOOLOGIA DEGLI INVERTEBRATl DIRETTO DAL PROP. D. ROSA 



DoTT. GLELIA CECCHINI 

Su due nuovi Isidae del Mediterraneo 
(Diagnosi preliminari) 



i; vietata la i iprodiizioiie 

Acanella Gigliolii n. sp. 

L'esemplare e cosi frammentario da non permettere di giudi- 
care la grandezza della colonia e di dare un' idea complessiva della 
ramiflcazione. 

La maggior parte dei frammenti si trova ridotta al solo asse. 

I caratteri deH'asse sono quelli comuni a tutto il genere : si 
hanno cioe nodi cornei che alternano con inlernodi calcarei di una 
lunghezza niolto maggiore : la differenza e massinia nei rami ter- 
minah. 

La base presenta espansioni calcaree raggiata; da esse si inal- 
za verticalmente il tronco principale, che non porta rami secondari 
lino ad una certa altezza. 



- 50 - 

Le ramificazioni non sono verticillate, come quasi in generale 
nelle specie di (jjuesto genere ; ma prevale il tipo dicotomo, con 
tutti i rami secondari clie hanno tendenza a siiuarsi in un mede- 
simo piano. In alcuni frammenti si nota pure qualche ramo late- 
rale isolate ; in altri sullo stesso node sono inseriti due rami, uno 
per ciascun lato del ramo piu grosso. 

In generale poi la ramificazione e scarsa ; sempre parte dai 
nodi cornei. 

Non si riscontrano comunemente anastoraosi tra i rami ; una 
sola ne ho trovata fra due rami molto sottili, per mezzo di uno 
strato corneo interposto fra i pezzi calcarei dei due rami. 

II sarcosoma e sottilissimo e percio poco conservato. 

La distribuzione dei polipi e irregolare, ma e quasi costante la 
presenza di due serie di polipi, una per ogni lato del ramo ; qua e 
la, irregolarmente, vi sono pci altri polipi disposti sulla faccia dor- 
sale su quella ventrale. 

Su ogni internodo calcareo si contano 4-12 polipi ; in generale 
si alternano i polipi di serie diversa, ma possono pure due polipi 
trovarsi alia medesima altezza. Questo si riscontra sempre all'e- 
stremita dei rami : e fra i due polipi che terminano il ramo stesso 
sporge, come una breve spina, I'ultima porzione dell'asse. 

I polipi sono sessili, campanulati, leggermente allargati nella 
parte superiore, che ha di solito aspetto troncato in seguito alia 
introflessione dei tentacoli ; in alcuni polipi pero i tentacoli sono 
almeno in parte estroflessi. 

La lunghezza di ogni polipo e 2-5 mm. 

Dalla parte basale del polipo per tutta la sua lunghezza, e ben 
visibile anche ad occhio nudo un rivestimento continuo ed unifor- 
me di grosse spicole, disposte nella direzione dell'asse del polipo, e 
quasi a perfetto contatto tra loro. Esse danno al polipo un aspetto 
rigido : sono allungate, leggermente ricurve ad arco, con estremita 
arrotondate o acuminate, e portano alia superficie minuti tubercoli. 
Di esse, generalmente 8 sporgono in avanti, fra un tentacolo e I'al- 
tro, anche per oltre 1 mm. determinando una corona di punte. 

Nei polipi meglio conservati e facile vedere la base rinforzata 
da una serie di spicole simili alle prime, che si prolunga sul ramo 
tenendovi quasi addossato il polipo. Nei punti dove due polipi sono 
alia medesima altezza, queste spicole si estendono sulla faccia dor- 
sale e su quella ventrale del ramo, e tengono i polipi uniti fra loro ; 
cio si verifica pure aU'estremita di ogni ramo, in modo che Tulti- 
ma porzione dell'asse rimane quasi nascosta tra le spicole. 



- 61 - 

Le spicole dei tentacoli hanno forma piu breve e tozza, con 
estremita arrotoiidate, e presentano piccole pante che sporgono alia 
suporficie ; sono disposte in poche serie, ma in un solo strato come 
quelle dei calici, in direzione della lunghezza dei tentacoli. 

Le spicole delle pinnule sono piii minute e sottili di tutte, a 
contorno assai frastagliato. Sono molto numerose e formano tanti 
fascetti distribuiti parallelamente alle pinnule. 

Localitd. — Presso le isole Egadi, a S. W. dell' isola Marittimo 
alia profondita di 823-760 m. 

Acanella mediterranea n. sp. 

Questa specie non differisce dalla precedente per I'aspetto del- 
I'asse e per la forma della base ; pero I'asse si presenta piii deli- 
cate, e di diametro proporzionalmente assai minore. 

Anche la ramificazione e del medesimo tipo ; pero in nessun 
punto dell'asse partono dallo stesso node due rami laterali. 

II sarcosoma ha uno spessore maggiore che nell'^. GiglioUi, ed 
e quindi megUo conservato. 

11 numero dei polipi compresi in ogni internodo varia da 5 
a 8 ; la lore distribuzione e analoga a quella descritta per YA. Gi- 
glioUi, ma ogni polipo fa un angolo molto maggiore col ramo che 
lo porta. La forma dei polipi e molto piu allungata e sottile : e ri- 
stretta a tube per un certo tratto intermedio, si dilata in basso 
notevolmente a dare la base di inserzione col ramo, e in alto si al- 
larga a imbuto in prossimita dei tentacoli. Questi sono sempre com- 
pletamente estroflessi. 

Ogni polipo ha un rivestimento di spicole che, disposte in un 
solo strato, determinano una specie di calice : ma per il minore svi- 
luppo deUe spicole stesse e la diversa loro distribuzione, i polipi 
hanno aspetto meno rigido di qiielli dell' A. GiglioUi. Alia base di- 
latata del polipo le spicole sono distribuite senza ordine e ad una 
certa distanza fra di loro, ma piu in alto sono assai avvicinate I'una 
all'altra, e si dispongono lungo I'asse del polipo. 

Nella meta superiore di questo si differenziano dalle altre le 8 
spicole che sporgono oltre la base dei tentacoli formando una co- 
rona di punte ; esse si trovano nell' intervallo fra due tentacoli 
vicini, e sono molto piii lunghe e piti grosse delle rimanenti, misu- 
rando in media poco piii di 1 mm. 

Le spicole di tentacoli e delle pinnule hanno distribuzione si- 
mile a quelle dell' J.. GiglioUi, pero si mostrano di forma piu allun- 



- 52 - 

gata e sottile, quelle delle pinnule poi sono piu semplici e regolari, 
e pm numerose. 

Localitd. — A Est dell'Asinara, alia profondita di 420-370 m. 

Ambedue le specie furono raccolte dalla R. N. italiana " Wa- 
shington „ durante la prima campagna talassografica nel Mediter- 
raneo (agostosettembre 1881). 



NOTIZIE 



Programma del Concorso al XIII^^ Premio Riheri di L. 20.000. — La 
R. Accadomia di Medicina di Torino apre 11 Concorso al XIII° Pi^emio Riheri 
di L. 20.000 (meno la lassa di manomorta) alle seguonti condizioni : 

a) Possono concorrcre tutti i lavori scientiflci di argomento appartenente 
alle discipline medicho in goncre pervenuti a quost'Accademia entro i termini 
stabiliti al comma d e tali die segnino un importante progrcsso nel ramo dello 
scibile cui si riferiscono. 

h) Sono aramessi lavori stampati o scritti a macchina in lingna italiana, 
latina, francose, inglese e tedesca ; se i lavori sono stampati, questi devono es- 
sere editi dopo il 1911. 

c) I lavori saranno inviati in piego raccomandato in doppio esemplare 
aU'Accademia, della quale rimarranno propriota. Qualora rAccaderaia aggiudichi 
il premio ad un lavoro scritto, questo dovra essere stampato dall'autore prima 
die scadano due anni dal conferimento del premio; I'ammontare di questo sara 
consegnato solo dopo 1' invio all'Accademia di un doppio esemplare del lavoro 
stampato. 

d) Sono accettati per il concorso i lavori che risultino spediti all'Accade- 
mia non oltrc il giorno 31 dicembre 1916. In ogni case, scorsi due mesi da 
questo termine, il concorso s' intende chiuso, ed i lavori giunti dopo, anche se 
spediti in tempo utile, non saranno presi in considerazione. 

e) Gli autori, nella lettera di invio, accenneranno alle parti o agli argo- 
menti piu important! dei lore scritti od opere che stimano dovere maggior- 
raente fissare I'attenzione deirAccademia giudicante. 

II Segreiario generale II Presidente 

V. Oliva B. Graziadei 



GosiMo Gherubini, Amministratore-responsabile. 

Firenze, 1014. — Tip. L. Niccolai, Via Faenza, 52. 



lonitoFe Zoologico Italiano 

(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Ariatomia, Embriologia) 

Organo iifficiale della Unione Zooiogica Italiana 

DIKKTTO 
DAI UOTTOUI 

GIULIO CHIARUGI EUGENIO FIGALBI 

Prof. <li Auatoiuia iiiuana Prof, di Auatomia comp. e Zoologia 

uel 11. Istitnto di Stiidi Supor. in Fireuze uella K. Universita di Pisa 

Ufficio di Direzione ed Aiumiuistrazioue: Istifuto Auatomico, FirciizH. 

12 numeri all'anno — Abbuonameuto annuo L. 15. 



XXV Anno Firenze, Marzo 1914 N. 3. 

SOMMARIO: Gomunicazioni originali: Mobllio C, La forma deH'iraene negli 

Equidi. (Con tav. MI). — Pag. 53-73. 
Umone ZooLOGiCA Italiana. — Pag. 74. 

Avvertenza 

Delle Comutiicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore 
Zoologico Italiano e vietata la riproduzione. 



GOMUNICAZIONI ORIGINALI 



ISTITUTO DI ANATOMIA NORMALE DELLA R. SCUOLA VETERINARIA DI TORINO 
DIRETTO DAL PROF. U. ZIMMERL 



La forma dell' imene negli Equidi 



DoTT. CAMILLO MOBILIO, Aiuto e Prof. inc. d" Istologia 



(Con tav. MI). 

J; vietata la riproduzione. 

Fin dal 1909, avendo avuto occasione di vedere 1' imene di 
alcune fern mine vergini di equidi ed avendo notato che la sua forma 



- u - 

e differeiite da quanto comunemente viene accennata dagli Anato- 
mici e costandorni anche che le notizie fornite da questi sono in- 
complete e discordi, mi e sorta I'idea di stabilire come realmente 
tale membrana si com porta nei vari equidi. 

E cosi ho raccolto tutti gli imeni delle cavalle, asine e mule 
che sono servite per le esercitazioni ana torn iche o sono state por- 
tate alia Scuola per I'auLopsia. 

II numero dei casi e ormai considerevole ed il risultato dell'e- 
same di essi mi sembra abbastanza interessante perche sia reso di 
pubblica ragione. 

Vengo percio ad espoire prima quanto si e detto a riguardo 
del presente argomento, almeno per quanto e a me noto, e poi diro 
delle osservazioni personali. 

BiBLIOGRAFIA 

Girard(*) dice, parlando del meato urinario: " Qiiesto canale 
che pro viene dalla vescica e da passaggio all'urina, si trova nasco- 
sto, ricoverto da una grande piega membranosa, vera valvola, fissa 
dal lato della cavita della vagina e fluttuante dal lato della vulva „. 

Mangosio (^) " E ben importante di notare che questo stesso 
orifizio [oriflzio esterno deU'ureira) trovasi nello stato naturale na- 
scosto da un ripiego membranoso a foggia di valvola, colla base 
affissa verso la vagina e col lembo flottante verso la commessura 
mferiore della vulva. 

L'apertura della vagina si distingue a prima vista pella sua si- 
tuazione in alto e pella sua ampiezza, e molto piii ancora per una 
specie di orlo circolare frangiato che ne circonda tutta la circon- 
ferenza, elevandosi verso 1' interne della superticie di quell' orifizio, 
corrispondente alle caruncole mirtiformi, che risultano nella donna 
dalla lacerazione dell' ifnene „. 

Patellani C) Imene. 

" Posizione e forma. Nolle femmine clie non furono ammesse alia 
monta, e specialmente ne' feti entro I'utero od appena usciti alia 
luce, trovasi entro il condotto vaginale e dope I'orifizio uretrale un 



0) T. Girard. — Traits d'Anatoiuie v6teriuaire. — Troisihne edition. Tome second. Pag. O.'i::. 
Paris 1830. 

(2) C. G. Mangosio. — Trattato di Anatoiuia descrittiva e fisicilogia veteriuaria — Parte terza. 
Pag. 395. Tonno 1843. 

('') Luigi Patellani — Abbozzo per nn trattato di anatoniia e tisiologia veteriiiaiia. — Vi'l. 
seeondo. Pag. 27. Milano 1847. 



I 



- 56 



sopimento membranoso, che si distacca dalla faccia supmore per 
portarsi ai lati ed infenormente, e chiudere I'apertara vaginale ove 
il condotto in seguito si allarga, e denominato imene. Esso ha la 
torrna ovoidea con due aperture ovali laterali, limitate ai rnargini 
dai lembi del sepiniento, e nel centro da una colonna che segue 
in alto ed in basso la curva de' fori nell' istesso modo come si pre- 
senta I'unione ossea pubeo-ischiatica per dar luogo ai fori ottura- 
torj. Alio volte i fori ovali sono in direzione obliqua o dall' alto 
verso i lati, per cui il setto mediauo divisorio trovasi piu largo al- 
r in basso e seguita poi tutto chiuso fino al foro uretrale. 

Bivisione e struttura. Nell' imene si rimarcano due faccie, I'una 
uteiina anteriore concava, Taltra posteriore vulvare convessa. Esso 
e costituito da due membrane, Tuna esterna epitelico-mucosa che 
tappezza le due superficie, Taltra interna fibrosa^ le cui fibre sono 
longitudinali, circolari e trasverse per assecondarne la forma ed i 
movimenti. Dalla faccia vulvare o posteriore vedonsi partire due 
pieghe o legcunentl^ che si portano lateralmente ad attaccarsi alle 
pareti della vagina. 

Un preparato che conservo nel Gabinetto serve a dimostrare 
abbastanza quanto ho descritto „. 

Lo stesso Patellani (a pag. 352 dello stesso trattato), par- 
lando deU'asino, scrive: " Nello spirito di vino conservo un pezzo 
d'una asiiiella rappresentante la vagina coll' wieue. Osservasi questo 
nel condotto al di sopra dell'apertura uretrale a foggia di nastro 
tirato da una parete all'altra nella direzione della stessa vagina, in 
modo che invece di chiudere il condotto vaginale non fa che divi- 
derlo in due „. 

Lavocat (*) dice che I'apertnra del canale dell'uretra " e rico- 
perta da una grande lamina, semilunare, formata da una piega 
della mucosa, specie di valvola o valvola di sicurezza, a bordo li- 
bero rivolto indietro, e che M. I) u vernoy considera come analoga 
alia membrana imene „. 

Gurlt (■-). " La vagina si unisce in avanti col coUo dell'utero; 
nel suo mezzo la mucosa forma una plica, I'imene (valvula vaginale 
sen hymen dell'omo), la quale giace in avanti del canale urinario, 
ed impedisce che I'urina vada in avanti verso I'utero. Negli animali 
non ancora copulati I'imene si estende colle sue estremita laterali 

(■) A. Lavocat. — Trait6 coiiiplet <le I'auatomie ties auimaux rtoiuestiqiies. — Ginquihne U- 
vraison. Fag. 423. Jfaris, iS4S. 

(-) E. F. Gurlt. — Haudbucli dm- Vuij^lcicliuudeu Auatoraie dor HausSaiigetUiere. — Vierte 
Verbesserte Auflage. S. 427. Berlin 1S60. 



- 56 - 

fino alia parete superiore della vagina e lascia per ogni lato sol- 
tanto un'apertiira rotonda abbastanza grande, la quale conduce alia 
porzione anteriore della vagina. In avanti all'imene la mucosa ha 
molte stipate pieghe longitudinali, dietro I'imene trovansi molte 
basse pliche trasversali ... 

Lo stesso Gurlt, quantunque nel teste non indichi la forma 
dell'imene, nel suo atlante C) lo disegna di forma semilunare. 

Leisering C) figura quasi a serailuna I'lraene, nel suo atlante, 
e ne da la seguente spiegazione : " L'imene (Valvula vaginae S. 
hymen d. M.) tagliato. Questa valvola e una piii o meno forteniente 
sviluppata plica mucosa, la quale negli animali vergini si estende 
sino alia parete superiore. Immediatamente aH'iniiietro trovasi lo 
sbocco del canale urinario „. 

Strange ways-Johns ton e Call O descrivono e disegnano 
(Plate XVIII, fig. 3) l'imene come una valvola semilunare. Accen- 
nano pure alia presenza di un'altra valvola sul meato orinario. 

Goubaux (*) parla di una piega valvolare, posta immediata- 
mente in avanti del meato urinario, segnante il limite tra la vulva 
e la vagina e posta trasversalmente suUa parete inferiore, ma viene 
alia conclusione (dope numerose osservazioni su giumente e feti) 
che " la membrana imene esiste eccezionalmente nelle giumente „ 
Ha pero osservati dei casi di imene circolare, hipartito e prolungato 
ill avanti da un setto che divideva, per un certo tratto, in due la 
vagina, longitudinalmente, a diaframma con 1-3 aperture. 

Leyh (^) dice che in avanti del meato urinario si trova una 
piega mucosa, di forma semilunare, che si chiama valvola della va- 
gina [vahmla vaginae) e che si e qualche volta considerata come 
I'analoga della membrana imene delle giovinette. 

Nella fig. 182 del teste disegna l'imene appunto come una piega 
semilunare. 

Franck C^). " Dallo sbocco dell'uretra e la vagina separata da 



0) GurJt. — Hand-Atliis zu tk'iu Haudbuch der Tergleichenden Auatouiii^ des Haus Siiugetliiei-e. 
Taj'el VIII. Figur i. Berlin iS60. 

(2) A. G. T. Leiaering. — Atlas der Auatomie des Pferdes und der vibriugBn Haurithiere. — 
Ziceite Liefemng. Ta/d XXIV Fig. i. Leipzig. 1S61. 

(•*) T. Strangfways, J. "W. Johnston, T. J. Call. — Descriptive Auatouiy of the Horse 
and domestic Anir.ials. — Pag. i^~4, EdiiUntrgh. 1870. 

{*) A. Gonbaux. — Contributions an.atomiques a 1' £>tude de plusienrs fails de la parturition 
chez les femelles des animaus doiuestiques. — Becueil de Medecine Veterinarie. Pag. 100, Paris, 
i873. 

(») F. A. Leyh. — Anatomie des Aiiiiuaux doiuestiques. — Tradiiit d-el'Alleinandsiirla sccondt 
edition par A. Zundel. avec additions et notes par S. Y. Menard. Pag. 4i2, I'aris 1871. 

(6) L. Frank. — Handbuch der Anatomie der Hausthiere. — /S. 686, Stuttgart, 1871. 



- 57 - 

una plica mucosa trasversa. {Valvula vaginalis). Immediatamente 
avanti alia stessa e con questa continua trovasi negli animali ver- 
gini una seconda plica trasversa, la quale arriva fino alia parete 
vaginale superiore e in comunione con la valvola il cosi detto imene 
(Hymen) forma (Jungfemhautchen). 

Le due pliche mucose formano generalmente un tutto unico; 
I'ultima ricordata plica e soltanto nei puledri chiaramente visibile e 
scompare piij tardi, rimane allora soltanto ancora la vera valvola 
vaginale. Quest'ultima impedisce il riflusso deH'urina nella vagina. 
Un cosi forte sviluppo dell' imene capace d'impedire la copula non 
ho io mai veduto „. 

Varaldi (') scrive: " La cavita vulvare, corta, e separata 
nolle femmine vergini dalla cavita vaginale, per mezzo di una plica 
mucosa piu o mono sviluppata, detta imene; presenta in basso, 
presso la vagina un foro, 7neato orinario, sormontato da un' altra 
[ilica mucosa, valvola del meato orinario „. 

Struska (-) : " Snl confine tra la vagina ed il vestibolo, alia 
parete ventrale, trovasi lo sbon.co deH'uretra. Immediatamente in 
avanti di questo sbocco elevasi nelle cavalle non ancora copulate 
una plica mucosa, foggiata a semikma, continuantesi sulle pareti 
lateral! della vagina disposta trasversalmente, plica mucosa la quale 
forma una incompleta parete vaginale tra la vagina ed il vestibolo 
vaginale e viene chiaraata valvola vaginale (Hymen [femininus] ) „. 

Martin (^) : " II vestibolo vaginale, vestibuhmi vaginae, sinus 
uro genitalis, e separate per mezzo di una plica trasversa della mu- 
cosa, 1^ valvola vaginale, Hymen (femininus) (fig. 366, f), dalla vera 
vagina. La valvola vaginale giace immediatamente in avanti dello 
sbocco del canale orinario e va gradatamente assottigliandosi sulle 
facce laterali della vagina fino alia parete dorsaie in su. Essa e 
negli animali vergini molto alta, e pero viene VIntroitus vaginae 
generalmente non completamente occluso per mezzo di essa „. 

In nota lo stesso Martin aggiunge : " Immediatamente in 
avanti della valvola vaginale e con essa confusa trovasi secondo 
Frank nei puledri fino a 2-3 anni una seconda doppio-perforata 
plica trasversa, la quale estendesi fino alia parete dorsaie va- 
ginale e concorre alia forraazione dell' imene. Essa scompare piii 
tardi anche nelle cavalle che non furono coperte e permane allora 



0) L. Varaldi. — Anatotnia Veterinaria. — V(jI. i, Pag. 337. — Enciclopedia Italiaua di Ve- 
tfiinaria. — C. Ed. Dr. F. Vallardi di Milano. 

{-) J. St I'll ska. — Lehrbucli del- Anatoinie der Hausthiere. — S. 544. Wienund Leipzig. 1903. 
(3) P. Martin. — Lelirbuch der Anatoniie der Hausthiere. — II Bd. S. 745. HtuUgart, i004. 



- 58 - 

la sola valvola vaginale. Quest' ultima iiupedisce il riflusso deiruri- 
na nella vagina „. 

Nella fig. 366, f, a pag. 742, il Martin figura I'imene a se- 
miluna. Detta flgura e riportata dal L e y h ed 6 la stessa di quella 
che trovasi nel testo di Frank. 

Ellenberger e Baum C): " La vagina ed il vestibolo vagi- 
nale vengono internamente separati per mezzo di una plica origi- 
nante alia faccia ventrale della vagina, la valvola vaginale, Hymen 
femininus. Questa plica e nelle vergini donne ed animali alta, rag- 
giunge quasi la parete dorsale ed otfcura o restringe V Introilus va- 
ginae; negli animali, che sono stati copulati, e essa bassa e sovente 
appare riconoscibile; nelle vacche e nelle troie essa manca, in esse 
il limite tra vagina e vestibolo vaginale viene dato soltanto dal 
limite craniale 6e\Vostiu7n urethrae „. 

Parlando del cavallo, aggiungono : " Dal vestibulum vaginae e 
la vagina separata da una plica trasversa, 1' Hymen [femminus], la 
valvola vaginale, la quale, assottigliandosi, va dalle pareti lateral! 
fine alia parete dorsale. Negli animali vergini essa e molto alta ; 
sovente pero Tentrata nella vagina, Inroitus vaginae, viene da essa 
non completamente occlusa „. 

Ellenberger e Baum riportano, precisamente come fa il 
Martin, Topinione del Frank. 

I medesimi A. A., nella fig. 404, 9, disegnano I'imene come se- 
miluna stretta nel mezzo, quasi come arco di luna. 

Bar pi (-), trattando della vulva, dice: " V estremitd anteriore, 
ristretta, si contmua colla vagina, e presenta in basso il meato ori- 
nario e la sua valvola, all' inlorno una membraiia circolare, rara- 
mente completa, la membraua imene, spesso ridotta ad alcune ri- 
piegature mucose dette caruncole mirtiformi „. 

Mongiardino " II meato urinario e sormontato da una ri- 
piegatura particolare della mucosa, detta valvola del meato urinario 
il cui margine libero e rivolto all' indietro ed impedisce, che I'urina 
possa, durante la minzione, entrare nella cavita vaginale. 

L' imefie e rappresentato da una ripiegatura della mucosa, si- 
tuata fra la vagina e la vulva, la quale in basso corrisponde al 



0) "W. Elleubeig- H. Baum. — Haiulbuch der Vergleichenden Aiiatomie Aav Haustiere. — 
S. 568 e 573. Berlin 1906. 

(2) U. Bar pi. — Compondio di Anatomia descrittiva del cavallo cou acceuui all' aiiatonjia del 
buo, del inaiale c del cane. — S" ed. Vol. II, pay. 272, Pisa 1907. 

(^) T. Mongiardino. — Maniiale di anatomia descrittiva coraparata degli animali doniestici. 
— Vol. II, pag. 101, Un. Tip. Ed. Torinese. Torino, 1907. 



- 59 - 

margine flsso della ripiegatura, che forma la valvola del meato uii- 
nario. Piu o meiio sviluppato secondo i soggetti, quaiido e molto 
sviluppato, disposizione questa piuttosfco rara nella cavalla, la ca- 
vita vulvare iielle vergini coiiiunica colla vagina per mezzo di un 
orificio relativamente stretto, il quale, dopo 1' accoppiamento od il 
parto, puo presentare, in seguito alia rottura deli' imene stesso, il 
margine, che lo circoscrive, piia o meno frastagliato „. 

Chanveau, Arloing, Lesbre (*) dicono che il meato urina- 
rio e " coperto da una larga valvola mucosa „ che considerano 
come sua valvola. Aggiungono poi che " la valvola presenta il suo 
margine libero rivolto all' indietro, in mode da dirigere le urine 
verso I'esterno ed impedire il loro riflusso dalla parte della va- 
gina „. 

" Imene. — L' imene (da uy-'/iv, membrana) e un tramezzo incom- 
plete che si forma sul limite esistente fra la vagina e la vulva, al 
di sopra del meato urinario, in seguito all'addossamento delle loro 
mucose, ma che, in generale, e assai meno sviluppato che nella 
Donna. II piu sovente questa membrana e ridotta, nella Cavalla, ad 
una ripiegatura mucosa trasversale, piii o meno frastagliata, clie 
sormonta il meato urinario ; non e tuttavia estremamente rare di 
trovarla maggiormente estesa, in mode da fluttuare nella vulva 
per mezzo di una o di parecchie appendici pedicolate „. 

Nella tig. 116, pag. 163, hanno designate I'imene in mode che 
non appare chiaro so e di forma semilunare od anulare. 

Bos si C) " Nella cavalla e nell'asina la forma di imene piu 
comune e quella semilunare od a ferro di cavallo, rappresentata 
cioe da una sottile lamina di mucosa che, elevandosi dalla parete 
ventrale della vagina, all'innanzi del meato orinario, risale, dimi- 
nuendo gradatamente di larghezza, fino circa alia parete dorsale. 
Un' altra varieta d' imene non rara e 1' imene frangiata. Tale imene 
risulta costituita da un diaframma ad anello col margine libero 
frangiato. Rare sono le imeni anulari e bilabiate. L' imene anulaie 
differisce da quella frangiata perche ha margine regolare ; 1' imene 
bilabiata rappresenta una varieta di imene anulare nella quale i 
margin! liberi vengono quasi a mutuo contatto. 

Quest' ultima varieta di imene e rarissima „. 



(1) A. Chauveau, S. Arloiug, F. X. Lesbre. — Trattato di Anatoiuia comparata degli aui- 
niali domestici. Secouda traduzione italiana sulla quinta Edizione francese con Note ed aggiunte 
del prof. T. Mongi ard ino. — Vol. II, pag. 167, Un. Tip. Ed. Torinese, Torino, 1910. 

C-) V. liossi. — Trattato di Anatoiuia Veteiinaria. — Vol. II, pag. 922. — Appaieccbio uro- 
genitale. — C. Ed. Dr. F. Vallardi, Milano, 1911. 



- 60 - 

Poirier e C harpy (*) nel loro testo di anatomia umana, scri- 
vono: " Fino 3,11a memoria di Duvernoy, letta all'Istituto nel 1811, 
si credeva die la donna soltanto possedesse un iniene. Duvernoy 
r ha segnalalo presso parecchi animali. E dunque una formazione 
che sembra esistere egualmente in essi. Tuttavia non e un vero 
diaframma perforato ; esso si riduce sia ad un semplice restringi- 
mento nel punto di unione del canale di Leuckart e del seno 
uro-genitale (Scimia, giunienta, vacca), sia ad un piccolo legamento 
tras verso o freno „. 

Come risulta dalla bibliografia avanti riportata, gli Anatomici 
non sono d'accordo suUa forma dell' imene degli equidi. 

Secondo la maggior parte degli AA. 1' imene si presenta semi- 
lunare (Lavocat, Gurlt, S trangeways-Johs ton-Call, Leyh, 
Martin, Struska, Ellenbeger-Baum). 

Per altri e bipartito (Patella ni, Groubaux talvolta). 

Bos si dice che la forma piu comune e la semilunare^ ma am- 
mette che possa anche presentarsi frangiato, amdare, bilabiato. 

Bar pi lo desorive come membrana circolare, raramente com- 
pleta. 

Anche Goubaux I'ha visto anulare ed anche come tramezzo 
completo con 1 foro nel mezzo ed in un caso con 3 fori. 

Chau veau-Arloi ng-Lesbre diconochesi presenta come piega 
mucosa trasversale, frastagliata, sormontante il meato orinario. 

Leisering non si pronuncia suUa forma deli' imene, pero lo 
figura come una semiluna con le estremita prolungate fino alia volta 
dell'oriflzio vulvo-vaginale. 

Mangosiolo descrive come orlo circolare frangiato, e considera 
le frange come corrispondenti alle caruncole mirtiformi della donna. 

Varaldi e Mongiardino non indicano la forma dell' imene. 

Secondo alcuni dei citati Autori esiste una piega mucosa rappre- 
sentante 1' imene ed un' altra speciale per il meato orinario (Girard- 
descrive solo quest'ultima - Mangosio, Franck, Strangeways- 
Johston-Call, Goubaux — che pero dice che 1' imene si trova 
eccezionalmente — Varaldi, Bar pi, Mongiardino, Chauveau- 
Arloing-L esbr e). 

II Franck, citato anche da Martin ed Ellenberger-Baum, 
afterma che persiste la valvola ricoprente il meato orinario, ma 



(') p. Poirier-A. Cliarpy. — TraitO d'Auatoiiiie humaiue. -■ Tome cinquieme. Deuxiim^ edi- 
tion, pag. 557. I'anis, 1907. 



- 61 - 

scompare, verso i 2-3 anni di eta, I'altra piega posta in avanti a 
questa, con la quale concorre a formare Timene. 

OSSERVAZIONI PERSONALI. 

Ho potuto procurare 63 imeni di equidi, di cui 29 di cavalle, 21 
di asine e 13 di mule. 

Tutti questi imeni sono stati conservati, insieme con la vulva 
e la vagina, in una soluzione di acido fenico al 3 %. 

Ora vengo a fame la descrizione, avvertendo che, per osser- 
vare I'imene, vengono asportati i Vs posteriori della vulva ed il 
I'imanente del pezzo vien messo neU'acqua, tenendo la sezione vul- 
vare in alto, in mode da ottenere un naturale distendimento di esso. 

Descrivero T imene delle femraine vergini e poi diro della sorte 
che esso subisce dope i rapporti sessuali e dope il parte. 

E necessario pero che io faccia una premessa ed e che in tutti 
i casi da me osservati mai ho trovata la valvola del meato orina- 
rio^ che viene descritta da parecchi Anatomici. 

La mucosa che circonda il meato orinario presenta numerose 
rughe, longitudinal! o quasi, ma non mostra mai traccia di alcuna 
valvola. 

L'esame nell'acqua, come ho detto avanti, non lascia su cio 
alcun dubbio. 

Devo pero avvertire sopra alcune cause di probabili errori : 
1.0 Facendo l'esame nell'acqua, nei casi in cui si trova una 
larga caruncola mistiforme sul segmento inferiore dell'apertura 
vulvo-vaginale, si puo, movendo il pezzo anatomico comprendente 
parte della vulva e vagina e disponendolo orizzontalmente, far vol- 
gere tale caruncola all' indietro, in modo che quasi ricopra il meato 
orinario. 

Si potrel)be, in tali occasioni, essere indotti in errore e consi- 
derare I'accennata plica mucosa come valvola di detto meato. La 
sua posizione pero e indizio chiaro, di valore indiscutibile, che deve 
far pensaie ad un residue dell' imene. 

2.° Dietro I'imene si puo osservare, principalmente nei casi in 
cui I'uretra e stata tagliata poco avanti il meato, una plica mucosa 
trasversa (ed anche due), la quale sormonta quest' ultimo. 

Queste pliche non hanno alcun valore, poiche sono accidentali, 
dovute a ritrazione mucosa. Infatti non ricompaiono qualora si fac- 
ciano scomparire con la ritrazione. 



- 62 - 

I preparati secchi, distesi con aria, molte volte possono in- 
durre ancora piu facilmente in errore : 

La mucosa posLa al disopra del meato orinario, trovandosi fra 
due fori, frequentemente si tende trasversalmente, si secca ed ap- 
pare come una lamina semilunare, col margine libero, rettilineo o 
incavato, rivolto verso la vulva. Intanto anohe sulla meta, circa, 
inferiore deH'orifizio vulvo-vaginale (eccetto nei casi in cui I'imene 
e intatto e bipartite od a diaframma forato) si forma un'altra pie- 
ga, anche a semiluna, col margine libero rivolto in alto ed un poco 
indietro. 

In quasi tutti i preparati che io ho fatto seccare, distendendo 
la vulva e la vagina cou aria, a bella posta ed in cui aveva, a 
fresco, stabilito che I'imene era rotto e mancava la valvola del 
meato orinario si sono avute le due dette formazioni. 

Equus caballus 

Delle 29 cavalle di cni ho avuto I'imene, soltanto 9 erano evi- 
dentemente vergini. 

I. Cavalla di anni 7 {Fotografia 1), 

L'orifizio posteriore della vagina ha un diametro di 27 mm., 
ed e in parte occluso da un imeue semilunare, disposto come dia- 
framma trasversale. 

La semiluna, come mostra la fotografia I, i, ha il sue margine 
fisso, convesso, occupante i V4 circa del contorno dell'orifizio. Col 
suo margine libero, concavo e h"scio, guarda a sinistra, e concorro 
a limitare un foro ovalare, del massimo diametro di 17 mm. ■ 

La semiluna, come risulta da quanto abbiamo gia detto, e di- 
retta trasversalmente, ma la sua massima larghezza, di 14 mm., 
non occupa la parte inferiore dell'orifizio vulvo-vaginale, ma il 
quarto destro. 

Le facce, anteriore e posteriore, dell'imene sono lisce. Esso e 
molto sottile, avendo soltanto uno spesso''e di circa 7? millimetre, 
e quindi facilmente poteva essere rotto. 

II. Cavalla di anni 13. 

L'orifizio vulvo-vaginale ha un diametro di 25 mm. 

Sulla sua meta inferiore, circa, si trova una robusta lamina 
trasversa, dello spessore di quasi 2 mm., la quale, cominciata a 
punta agli estrerai, si va allargando a misura che si porta verso il 
piano sagittale dell'orifizio ed inferiormente. Presso detto piano 



- 63 - 

s'innalza, continuandosi in una robustissima lamina, che va ad at- 
taccarsi sulla volta della ytessa apertura vulvo-vaginale. 

Tale lamina e appiattita nel senso trasvorsale, con uno spes- 
sore di quasi 2 mm., ed e larga, daH'avanti all'indietro, 10 mm. 

Essa divide I'apertura inferiore della vagina in due fori: quello 
desiro quasi meta del sinistro, cho, quasi circolare, ha il massimo 
diametro di 16 mm. 

II descritto imene hlpartito e cosi robusto die avrebbe certo 
offerto grave ostacolo airaccoppiamento. 

III. Cavalla di anni 5. 

Guardando dalla vulva, I'imene si presenta presso a poco come 
nel caso precedente. Pero appare piia sottile ed il tramezzo verticale 
e spostato piii a sinistra, tanto che il foro di questo lato ha il dia- 
metro trasversale di 11 mm., mentre quello destro I'ha di 28 mm. 
Inoltre il detto tramezzo non e appiattito nel senso laterale, ma 
dairavanti allMndietro, con una larghezza di 10 mm. 

I due fori sono ovali, diretti verticalmente : quello sinistro ha 
il diametro verticale di 17 mm., il destro di 37. 

Esaminando I'imene dalla vagina, si osserva che il tramezzo 
mediano e prolungato in avanti da un setto longitudinale, sottile, che 
divide in due parti latei'ali complete la vagina, per un ti'atto di 15 mm. 
Questo setto si prolunga ancora per un paio di centimetri sia suUa 
volta che sul pavimento della vagina, a guisa di lamina falciforme. 

In questo caso credo che la copula sarebbe potuta avvenire 
lasciando intatto i'imene, poiche il pene sarebbe potuto passare 
per il foro destro. Se fosse avvenuta cosi la fecondazione, e natu- 
rale che I'imene sarebbe stato, facilmente, causa di distocia. 

IV. Cavalla di anni 4. 

L' imene ricorda quasi perfetfcamente quello precedentemente 
descritto. Soltanto dobbiamo notare che il setto prolungante il tra- 
m.ezzo mediano dell' imene nella vagina e lungo il doppio di quello 
precedente, cioe 3 cm. 

V. Cavalla di anni 8. {Fotuyrafia 2 e 3). 

L' imene si comporta presso a poco come nei due casi prece- 
dents 

La fotografla 2 lo ri produce visto dalla vulva, e la 3 mostra 
la sua apertura destra, sezionata e divaricata, ed il setto che ne 
prolunga il tramezzo mediano nella vagina. 



- 64 - 

Dalle due fotogmfle risultano le seguenti particolarita rispetto 
aH'imeue della cavalla III e IV: 

II tramezzo verticale (t) si tiova quasi nel mezzo deH'apertuia 
vulvo-vaginale, quindi i due fori laterali sono quasi eguali, del 
massimo diametro di 19 mm. II foro sinistro e circoscritto in tutto 
il suo contorno da una piega mucosa, della larghezza variabile da 
2 a 4 mm. nei suoi vari punti, come lamina anulare [1. a.); quelle 
destro invece e contornato da una lamina anulare piii stretta, che 
si interrompe in qualche punto. 

I due fori sono ovali, il sinistro pero e diretto dall'alto al basso 
ed im poco obliquamente da destra a sinistra, mentre il destro e 
molto inclinato, dall'alto al l)asso e da sinistra a destra. 

II setto verticale e mediano (s), che prolunga in avanti il tra- 
mezzo modiano dell' imene, percorre la vagina per lungo tratto, e 
propriamente per circa 9 cm., poco mono cioe della meta posteriore 
di questa. Sulla volta e sul pavimento della vagina detto setto si 
continua, con prolungamento falciforme, per altri 2-3 era. 

E note che la presenza di tali setti nella vagina, siano essi 
parziali, come nei casi or ora citati, siano anche completi, sono da 
considerarsi come conseguenza di arresto di sviluppo, cioe di man- 
cata scomparsa del setto che primitivamente, nello sviluppo, divide 
il condotto utero-vaginale (*). 

A. me, dunque, non resta d'aggiungere altro. 

Pero e degno di nota il fatto che la persistenza del setto, in 
tutti i casi citati, si verifica nel segmento posteriore della vagina, 
mentre e scomparso nel rimanente di questa e nel corpo dell'utero 
(parti che io ho sempre esaminate volta per volta). 

In questi casi, dunque, la riduzione, nello sviluppo, del setto 
non si e iniziato dall' indietro in avanti, cioe dalla vulva verso 
I'utero, come si suole ammettere in embriologia (**), ma bisogna 
rilevare che e incominciata in un punto intermedio alle estremitL., 
sulle quali non e arrivata. 

VI. Griumenta di anni 6. 

L' imene, guardato dalla vulva, ricorda quelle della cavalla pre- 
cedente, con la diflferenza che solo il foro destro e contornato da 
una lamella anulare. 



(*) Vedi Tea till. — Truttato di Aiialoiuia umana. — Vol. III. — Api)arato uro-genitalcEm- 
briologia. — Trad, del dull. O. tiijenno. Fag. 224. Torino 1890. 
(**) Idem. 



I 



- 65 - 

Giiardafco dalla vagina, mostra 3 piccole pliche, di cui 2 par- 
tono insieme dal tramezzo verticale e si prolungano in basso, con- 
tinuandosi con le pliche longitudinali della vagina. 

Quest' imene ci offre una speciale particolarita : 

Salla faccia posteriore dell' imene si osservano due fori. Ognu- 
no di questi, del diametro di 5 ram., si trova 1 cm. circa a lato 
del piano sagittale deH'orifizio vulvo-vaginale, presso il margine in- 
feriore, aderente, dell' imene, sopra il meato orinario. 

Facendo penetrare uno specillo per tali fori, si osserva che 
ognuno di essi mena in un condotto scavato nello spessore della 
mucosa vaginale e lungo circa 15 mm. Tale condotto, del diametro 
di 5 mm., finisce a fondo cieco. 

Evidentemente gli accennati condotti sono i canali di Malpi- 
ghi, detti impropriamente di Gartner (quantunque rappresentati 
per breve tratto), che, come e noto, sono residui dei canali di 
Wolff. 

VII. Ca valla di anni 20. 

L'orifizio vulvo-vaginale e occupato dall'imene, disposto a guisa 
di diaframma. Tale diaframma pero non e complete, ma e provvi- 
sto di un foro, che si trova verso la parte supero-sinistra del con- 
torno dell'orifizio, e che appare ora rotondo ora come fessura, a 
seconda che 1' imene si distende pih o meno. E lungo, quando e a 
fessura, 12 mm. 

Guardando 1' imene dalla vagina, si vede che nel suo mezzo e 
prolungato da un setto complete verticale, che si spinge in questa 
per 2 V2 cm. A sinistra di tale setto si vede il foro deU'imene, a 
destra invece si osserva un fondo cieco. 

VIII. Cavalla di anni 4. 

L'imene ha la forma di un diaframma circolare, con 2 forelli- 
ni. Uno di questi irregolarmente rotondo e del diametro di 4 mm. 
si trova sul quadrante superiore sinistro ; I'altro, ovale e del mas- 
simo diametro di 7 mm., sul quadrante infero-destro. 

Le due facce dell'imene non mostrano alcun prolungamento, 
ma soltanto delle rughe. 

IX. Cavalla di anni 7 (Fotografla 4). 

L'imene e disposto come nel case precedente. I fori pero sono 
3, e disposti come indica la fot. 4. Essi assumono diversa forma 
secondo che Timone e piii meno teso. Quando si dispongono quasi 



- 66 - 

come circoletti, hanno un diametro di 8-12 mm. II loro contorno e 
un poco frastagliato. 

Uno di tali fori e suddiviso in due parti da una colonnetta, 
come pilastio di secondo ordine del cuore. 

Equus admis. 

Delle 21 asine avute soltanto 5 erano vergitii. 

T, II, III, IV, Asine rispettivamente di anni 4, 6, 7 e 9. {Fu- 
tografia 5). 

L'imene si presenta frangiato. 

Esso e disposto come un anello tutto attorno aU'oriflzio vulvo- 
vaginale, ed il suo margine libero, rivolto verso I'apertura vulvare, 
presenta parecchie frange, fortemente pieghettate, le quali hanno 
notevole spessore, perfino di 2-4 ram. 

Tutto l'imene, guardato dalla vulva, ricorda un poco il fiore 
sbocciato o 7nuso di tinea, pero e piia sporgente e nettamente de- 
limitate. 

Le frange principali (/"), poste suUa meta inferiore deirorifizio 
dell'imene e lunghe fine a 2 cm., possono essere divise da solchi 
lunghi perfino 1 cm.; quelle poste sulla parte superiore (/"') sono se- 
parate da intaccature lunghe al massimo 5-6 mm., e tra le prime 
frange e queste ultimo, ai lati, se ne trovano altre piu piccolo, di- 
vise da brevi intagli {f"). 

I solchi che dividono le frange non arrivano mai al margine 
fisso, periferico dell'imene, ma si arrestano 2-10 mm. da esso. 

In tutti i detti casi, anche divaricando fortemente la vulva, non 
si riesce a dilatare I'apertura vulvo-vaginale e vedei-e, attraverso lo 
spazio tra le frange dell'imene, la cavita della vagina. Con stento 
vi si puo far passare un dito mignolo. 

Vedremo che nolle asine non piu vergini, pur essendo l'imene 
frequentemente ad anello frangiato, I'apertura vulvo-vaginale e molto 
ampia e si guarda facilmente attraverso essa nella vagina. 

V. Asinella di anni 17. (Fotografia 6). 

Guardato dalla vulva, l'imene si presenta presso a poco come 
nei casi precedenti. Pero sulla meta superiore deH'orifizio vulvo-va- 
ginale non si trovano frange, ma piccole rughe e rialzi mucosi. Inol- 
tre, divaricando le frange inferiori (/"), appare facilmente un tramezzo 
vorticale {t)^ che divide in due stretti fori I'apertura vulvo-vaginale. 

II tramezzo e alto 6 mm.; largo (dall'avanti ali'lndietro) altret- 



67 - 



tanto nel suo mezzo, e 4-5 mm. in piu presso i suoi esti'emi; spes- 
so 1 mm. I fori laterali al setto si accliidono facilmente e con 
stento ]asciano passare una comime asta da penna. 

Eqims mulus. 

Delle 13 mule avute, 11 orano vergini. 

I, II, III. Mule rispettivamente di anni 16, 18 e 20. 

L'imene e frangiato, precisamente come nelle prime 4 asine. 

IV. Mula di anni 17 (Fotografia 7). 

L'imene e di forma anulare. 

La lamina pero non e ugualmente larga su tufcti i suoi punti: 
inferiormente e larga circa 1 cm. e nel rimanente di sua estensione 
misura da 4 ad 8 mm. II suo margine libero, limitante I'apertura 
imeneale, non e completamente liscio, poiche mostra qua e la pic- 
coli rilievi e depressioni. 

V. Mula di anni 10. 

L'imene e bipartito. 

Sul quarto inferiore dell'oriflcio vulvo-vaginale si trova una 
piega mucosa, la quale ha la flgura di un triangolo, con la base 
(margine flsso) molto estesa. L' apice, libero e rivolto in alto, e 
prolungato da un cordoncino, il quale da principio ha il diametro 
di circa un millimetre, poi va assottigliandosi a poco a poco, finche si 
fissa sulla volta del nominate orifizio. In questo suo punto d'impianto 
e sottilissimo, tanto da potersi rompere con lievissima pi'essione. 

I fori posti a lato di detto tramezzo hanno, ciascuno, un diame- 
tro di circa 1 V2 cm. 

VI e VII. Mula di anni 16 e 20. 

Anche in questo case l'imene c bipartito. 

Esse si presonta di forma anulare, pero dal suo margine libero, 
in corrispondenza del piano sagittale e sia superiormente che infe- 
riormente, partono due prolungamenti triangolari, i cui apici sono 
uniti da un cordoncino, come colonna di secondo ordine del cuore, 
deho spessore di poco piu di 1 mm. 

I fori sono di forma ovoidale, col maggiore diametro, diretto 
verticalmente, di 17-18 mm. 

La lamina anulare nella sua meta sinistra e larga 4-6 mm., 
secondo i diversi punti, mentre a destra e piia stretta, tanto che 
verso la parte supero-destra e appena accennata. 



- 68 - 

VIII. Mula di anni 7. {Fotografia 8). 

L'iraene si comporta presso a poco come nel caso precedente. 
Soltanto che il tramezzo verticale e piu spesso, del diametro di circa 
3 ram. Alia sua base, inferiormente, e fiancheggiato da due rilievi, 
come risulta dalla fotografia. I fori posti a lato del tramezzo sono 
anche ovali, diretti verticalmente, ed il destro ha il massimo dia- 
metro di 18 mm., il sinistro di 15. 

IX. Mula di circa 24 anni. 

L'iraene ricorda quello della raula VII. 

II tramezzo mediano e pero piii sviluppato agli estremi, mono 
nel suo punto mediano, e tutte I'aperture imeneali hanno contorno 
liscio. 

X. Mula ci circa anni 20. 

L' imene si presenta come una lamina ad rr, ritorta nel mezzo, 
in maniera che la meta inferiore e disposta trasversalmente e s'im- 
pianta sulla meta inferiore deU'orifizio vulvo vaginale, per un'esten- 
sione di circa 2 cm. ; la meta superiore, invece, e diretta longitudi- 
nalmente e si prolunga per un paio di centimetri sulla volta della 
vulva e per circa 3 cm. suha volta della vagina. Tale imene e 
molto resistente, poiche nel suo mezzo, dove e meno sviluppato, 
ha lo spessore di 1 mm. ed e largo mezzo cm. circa. 

I fori posti a lato del tramezzo sono quasi ellissoidali, diretti 
verticalmente ed il destro, quasi doppio del sinistro, ha il massi- 
mo diametro di circa 1 Vs cm. 

XL Mula di circa 20 anni. 

La disposizione deU' imene, guardato dalla vulva, e presso a 
poco come quella del caso VII ed VIII. Pero il tramezzo mediano 
e verticale e molto piii spesso, di 6 mm. nel mezzo. 

Inoltre si nota che la faccia anteriore o vaginale di tale tra- 
mezzo e prolungata da una lamina falciforme, larga 1 cm. e spinta 
sulla volta della vagina per altri 3 cm. 

II foro destro e contornato da una plica anulare, larga 4-8 mm., 
secondo i diversi punti, ed un poco frastagliata, quello sinistro e 
anche provvisto di tale lamina, ma questa e molto meno svilup- 
pata. 



- 69 - 



Sorte dell' imene dopo i rapporti sessuali e dopo il parto. 
Equus caballus 

Giumente 3. (Fotografia 9). 

L'orifizio vulvo-vaginale ha un diametro di 7-8 cm. Sulla sua 
meta inferiore si trova I'imene, come un arco di luna, diretto tra- 
sversalmente. 

La maggiore largiiezza dell' imene trovasi sul quarto inferiore 
deir oriflcio, ed e di 12 mm. 

II suo margine libero, rivolto in alto, presenta, quasi a meta 
del suo percorso, un rialzo triangolare, alto 5 mm., come appare 
dalla fotografia. 

Sui Vs inferiori della faccia anteriore deirimene si vede che la 
mucosa e tutta pieghettata, pieghe che si continuano con quelle 
della vagina. Sulla faccia posteriore si notano poche rughe ed una 
piccola appendice dietro il rialzo del margine libero. 

La presente disposizione si e forse presentata a tutti quelli 
che descrivono 1' imene come semiiunare. 

Noi crediamo pero che, data 1' ampiezza dell' orifizio vulvo-va- 
ginale, non si tratti di imene vergine. 

E facile, invece che il descritto lembo semiiunare sia un resi- 
duo d' imene bipartito, e che il tramezzo, ormai scomparso, sia 
stato un prolungamento del rialzo posto nel mezzo del margine 
libero. 

Giumente 4. 

Sul terzo inferiore dell' orifizio vulvo-vaginale, molto ampio, si 
trova una plica mucosa. Questa si presenta come lamina presso che 
rettangolare, diretta trasversalmente, lunga 2-2 V2 cm. spessa 2-3 mm. 
larga 5-6 mm. II suo margine libero e un poco frastaghato e flut- 
tuante, per cui ora si volge verso la vulva ora verso la vagina. 

Giumente 4. 

Come nelle 4 precedent!, pero dal margine libero della lamina 
inferiore, nel mezzo, s'innalza un lembo conico, un poco appiattito 
dall'avanti all'indietro, il cui apice, libero, si puo avvicinare alia 
volta dell'orifizio vulvo-vaginale. 

E' probabile che si tratti di residue d'imene bipartito. 



70 - 



Giumente 4. {Fotografia 10). 

Sul terzo inferioro, circa, deH'ampio orificio vulvo-vaginale si 
trova una plica mucosa molto sviluppata, a forma di triangolo, a 
l)ase fissa e ad apice fluttuante, E cosi pure sul (luarto superiore, 
circa, dello stesso orifizio. 

Gli apici di questi lembi mucosi si possono facilmente far ve- 
nire a contatto. 

Nel rimanente deU'estensione deirorifizio si vede sporgere una 
lamina aiuilare, die, da ogni lato e presso la plica inferiore, si sol- 
leva in un'altra plica mucosa. 

Quanto ho finora detfco corrisponde al caso riprodotto con la 
fotografia 10. 

Nelle altre tre giumente le pliche mucose si comportano presso 
a poco alio stesso modo. Soltanto si osserva varieta nelle lore di- 
mensioni e le pliche lateral! anulari sono qua e la interrotte e con 
rialzi disuguali, 

E' probabile che gli accennati lembi mucosi siano residui di 
iraene a diaframma forato. 

Giumente 5. 

Sul contorno deirorifizio vulvo-vagiuale, molto ampio, non si 
trova alcuna caruncola mirtiforme, ma solo uu ispessimento mu- 
coso sul suo quarto inferiore. 

E' probabile che in questi casi i lembi dell'imene, dopo il parte, 
siano caduti necrotizzati e che le ferite siano cicatrizzate a piatto. 

Equus asmus. 

Asine 9. 

Tutto attorno all'orifizio vulvo-vaginale, che, visto nell'acqua, 
ha un diametro di 3-5 cm.; si trovano molte pliche mucose, di va- 
rio aspetto : alcune sono come lembi frangiati, altre moniliformi, 
qualcuna filiforme. 

Sono piu sviluppate e nuraerose quelle del terzo inferiore dei- 
rorifizio ; pill piccole quelle del terzo superiore; molte ridotte quelle 
laterali. 

E facile che tali lembi mucosi siano residui d' imeni frangiati. 

Asina 1. 

Come nei casi precedenti. Pero sulla volta della vagina, 1 cm. 
avanti all'orifizio vulvo-vaginale, si trova una lamina triangolare, di- 
retta sagittalmente, alta 8 mm., con la base, aderente, lunga 1 cm., 
e coU'apice fluttuante rivolto in basso. 



- 71 - 

Probabilmente tale lamina e un residue del setto dividente in 
due parti I'orifizio vulvo-vaginale, come nel case riprodotto nella 
fotografla 6^. 

Asine 2. 

Sul terzo inferiore dell'ampio orifizio vulvo vaginale si trova 
una lamina a guisa di triangolo isoscele, con la base fissa e col- 
I'apice fluttnante, in modo che, quando si volge in alto, puo toe- 
care I'cipice di un'aitia lamina, pure triangolaro, iinpiantata sul 
quarto superiore dello stesso orifizio. Quest'ultima lamina e alta 5 
miUinietri. 

E' da credere che tali lamine siano residui di imene bipartite. 

Asine 3. 

Si trovano 2-3 brevi caruncole mirtiformi sul terzo inferiore 
dell'orifizio vulvo-vaginale, molto ampio. 

Probabilmente sono residui di imene frangiato, e propriamente 
delle frange inferiori ; le altre sarebbero cadute dope il parte. 

Asina 1. 

Tutt'attoruo aH'ampio orifizio vulvo-vaginale si trovano 4 
sviluppatissime pieghe mucose. Inoltre sulla porzione inferiore di 
detto orifizio trovasi un anelio mucoF.o, la cui apertura e ovale e 
col massimo diametro di 2 cm. La lunghezza della lamina anulare, 
fiuttuante, e di 3 mm. e lo spessore poco piu di 1 mm. 

Foiche i lembi mucosi possono mettersi facilmente a contatto 
e chiudere I'orifizio, e naturale pensare che siano residui d'imene 
a diaframma forato. Ed il fore e ancora rimasto, rappresentato dal- 
I'apertui-a deH'anelle fiuttuante. 

Eqims nmlus. 

Mula 1. 

Sull'orifizie posteriore della vagina si trova una plica mucosa, 
che si comporta precisamente come nolle ])rime 3 giumente (foto- 
grafla 9). 

Mula 1. 

L'ampio orifizio vulvo-vaginale, del diametro di circa 6 cm. 
(misurato nell'acqua) e liscio, senza alcuna traccia di imene. 

Non e improbabile clie questa mula abbia partorito. 

CONCLUSIONI. 

Nelle femmine degli equidi non esiste la cosi detta valvola del 
meato orinario. 



- 72 - 

Nelle cavalle, asine e mule vergini esiste 1' imene, il quale ri- 
pete parecchie delle forme dell' imene della donna, compreso quella 
piu completa, di diaframma forato. 

Esso si presenta di forma molto variabile, e questo spiega le 
contradizioni dei vari AA., perche ognuno I'ha descritto come I'ha 
osservato in qualche caso. 

Nella cavalla puo essere di forma semiluna^'e (1 su 9); fre- 
quentemente e hipartito (5 su 9) ; talvolta e a diaframma forato, 
con 1-3 fori (3 su 9). 

Nei casi in cui e bipartito, il tramezzo mediano e disposto se- 
condo il piano sagittale della vulva e vagina, o quasi, ed i fori la- 
terali possono essere presso a poco eguali oppure quelle di un lato 
e piu meno grande dell'altro. 

Uno dei due fori od entrambi possono essere contornati nel 
rimanente della loro estensione, a parte cioe il tramezzo, da una 
lamina anulare. 

In 4 dei 5 casi in cui 1' imene e bipartito, il tramezzo me- 
diano e continuato da un setto^ che divide in due parti la vagina, 
per un tratto die puo variare da pochi millimetri a 9 cm., occu- 
pando cosi, in quest' ultimo caso, quasi la meta posteriore della 
medesima, Anche in uno dei 3 casi in cui 1' imene e a diaframma 
forato si osserva detto setio. 

Nell'asma 1' imene si presenta frangiato^ con le frange rivolte 
air indietro, verso I'apertura vulvare (4 su 5). Puo essere frangiato 
e hipartito (1 su 5). 

Nella mula puo essere frangiato^ come nell'asina (3 su 11), o 
hipartito, come frequentemente nella cavalla (7 su 11), ed anche 
anulare (I su 11). 

Nei casi in cui e bipartito, il tramezzo mediano puo essere 
sottilissimo, tanto da rompersi ad una leggera pressione, oppure 
puo essere cosi robusto da resistere fortemente. 

Tra i 7 casi in cui 1' imene e bipartito solo in 1 presenta un 
setto^ che divide in due parti un tratto, posteriore, della vagina. 

Considerando tutti gl' imeni di cavalle, asine e mule nel loro 
insieme, vediamo che esso, su 25 casi, si presenta semilunare 1 
volta, anulare 1 volta, a diaframma forato 3 volte, frangiato e 
hipartito 1 volta, frangiato 7 volte, hipartito 12 volte. 

L' imene hipartito e quindi quelle piii frequente. 

In 6 tra i citati casi (5 bipartito, 1 a diaframma) 1' imene e 
prolungato da un setto, piu o meno esteso, nella vagina. 

Dope il parte 1' imene puo scomparire completamente. 



- 73 - 

Molte volte pero dopo il parto, come dopo i soli rapporti ses- 
sLiali, permane, ma ridotto a lembi, detti, come e noto, caruncole 
mirtiformi. 

Quest! lembi possono assumere le forme piu varie: possono 
essere disposte tutto in giro airorifizio vulvo-vaginale, oppure sulla 
porzione superiore ed inferiore del medesimo, o soltanto su que- 
st'ultima. 

In molti casi, dalla forma e disposizione di tali residui imeneali 
e possibile ricostruire, almeno con molta probabilita, la forma del- 
r imene vergine. 



Spif gazione delle tavole III. 



Fotogr. 1. — Cavalla di anni 7. Imene semilunare (quasi a grandezza naturale) guardato dalla vulva. 
VI. 0, meato oriuaiio ; i, imene. 

Fotog. 2. — Cavalla di anni 8. liuene bipartito, visto dalla vulva, ('-/s circa della grandezza naturale). 
m. 0, meato orinario ; t, tramezzo mediano dell'lraene ; I. a, lamina auulare che contorna il 
foro imeneale sinistro ; V. V. vagina. 

Fotog. 3. — II medeaimo imeue visto dal lato destro della vagina, (meta della grandezza naturale). 
La parte esterna dell'apertura imeneale de.stra e stata tagliata e divaricata ; la meta destra della 
vagina e stata aaportata. t, tramezzo modiano dell'imene ; s, setto che lo continua nella vagiua ; 
V. vagina ; u, uretra. 

Fotog. i. — Cavalla di anni 7. Imene a cUaJramma forato, guardato dalla vulva. (^/^ circa della 
grandezza naturale). /)i. o, meato urinario ; i, imene. 

Fotog. 5. — Asina di anni 6. fmene /ram/iato, visto dalla vulva. (A grandezza naturale). w. o, mea- 
to orinario; i, apertura dell'imene;/, frauge inferior!;/', frange superiori ; /" , frange lateral!. 

Fotog. 6. — Asina di anni 17. Imene /rani/iato e bipartito, visto dalla vulva. (A grandezza naturale) 
m. 0. meato orinario ; i, imene ; t, tramezzo verticale che ne divide I'apertura in due fori ; /, 
frauge infer! ori. 

Fotog. 7. — Mula di anni 17. Imeue anulare, visto dalla vulva. (Poco piii della meta della grandez- 
za naturale). wi. o, meato orinario ; i, imene ; v, vagina. 

Fotog. 8. — Mula di anni 7. Imene bipartito, visto dalla vulva. (Circa ^/^ della giandezza naturale). 
in. o, meato orinario ; i, imene ; I. a, lamina anulare che contorua il foro, destro o sinistro ; t, 
tramezzo mediano dell' imene ; Y. vagina. 

Fotog. 9. — Cavalla. Residue d'imeue, ad arco di luna. (Meta circa della grandezza naturale). m. o, 
meato orinario ; i, residue deU'lmene. 

Fotog. 10. — Cavalla. Residu! d'imene. (Meta circa della grandezza naturale). m. o, meato orinario; 
i. i. i. i, residui dell'imene ; v. vagina. 



- 74 - 



UNIONE ZOOLOGICA ITALIANA 
SEGRETERIA 



GOMMISSIONE DI NOMENCLATURA ZOOLOGICA 

II prof. C. Wanloll Stiles Segretai'io dolla Gommissione internazionale per- 
manente di Nomenclatura Zoologica, mi trasraetto la scguentc coraunicaziono 
perche, a norma dei dcliberati del Congresso internazionale di Zoologia di Mo- 
naco, sia inserita nel Monitore Zoologico. Nell'interesse dogli zoologi italiani mi 
affretto a dar corso alia detta coraunicazione, invitando tutti colore cui essa 
pu6 interessare di volermi inviare le eventuali ossorvazioni o proposte che cre- 
deranno del caso, afflnche io possa comuuicarle alia nostra commissione per poi 
trasmetterle al prof. Stiles. 

Prof. Fr. Sav. MonticelU, Segretario. 

Sottirao elenco di nomi generici (Tunicati) in discussionc per la compila- 
zione dell'elenco ufflciale dei nomi zoologici. 

N. 26. — U Segretario dolla Gommissione internazionale permanente di 
Nomenclatura Zoologica, fa noto con la presente di aver riccvuto la qui alle- 
gata coraunicazione riguardante alcuni nomi generici di Tunicati, ed invita gli 
interessati a trasmetterle tutti gli argomenti in favore o contrari al contenuto 
della comunicazioue suddetta. 

In conforraita delle deliberazioni dei Gongressi Internazionali di Zoologia il 
Segretario e incaricato di darne notizia agli Zoologi almeno un anno prima clio 
la Gommissione prenda una deliberazione coi poteri plenarii conleritigli circa 
la sospensione delle Regole di Nomenclatura. 

N. 27. — In conforraita delle deliberazioni del Gongrosso di .Monaco una 
copia della allegata coraunicazione deve essere conteraporaneamente trasmessa 
(senza comraenti), per la inserzionc, ai seguenti pei'iodici ; Bulletin Societe 
Zoologique de France : Monitore Zoologico Italiano ; Nature, Science ; Zool. Anz. 

Doliolum, Pyrosoma, Salpa, Cyclosalpa, Appendiculnria, und Friti'la- 
ria sind gegen Aenderung zu stiitzen. 

Wir 12 unterzeichneten Tuiiicatenforscher sind iiberein gekommen, 
die 6 genannten (lenusnamen pelagischer Tunicaten als giiltig anzuneh- 
men. Die Namen dieser Tunicaten werden von jedem Zoologen als voll- 
kommen eingeblirgert anerkannt werden, ihr Gebrauch hat bisher nie- 
mals zu Missverstiindnissen Anlass gegeben, die Genera sind Paradig- 
mata in der zoologischen Systematik, sie spielen in der Entwicklungs- 
geschichte eine grosse Rolle und beanspruchen in der Tiergeographie, 
Planktonforschung und auch in der Hydrogeograpliie einen ganz her- 
vorragenden Platz. 

Eine Aenderung der Namen wiirde eine schwere Schadigung be- 
deuten. 



i 



- 75 - 

1. Doliolum Quoy et Gaimard, 1834. Doliolwn ist von Otto 1823, 
N. Acta Ac. Leop., v. 11, p. 313) fiir eiiie wohl durch PJironima aus- 
o-efressene Pijrosoma aufgestellt worden. Danii ist Doliolum von Quoy 
ot Gaimard, 1834 (Voy. Astrolabe, v. 3, p. 599) gut beschrieben und jetzt 
in letzterem Sinne allgemein in Gobrauch. Den bisherigen Regeln nach 
wiirde Doliolum Synonym zu Pyrosoma werdcn, fur Doliolum in heu- 
tigem Sinne wiirde ein neuer Name gebildet worden miissen. Der Fa- 
milienname Doliolidae wiirde verschwinden. 

2. Pyi-osoma Peron, 1804. Pyrosoma beschrieb Peron 1804 {Ann. 
Mus. Paris, v. 4, p. 440) und ebenfalls 1804 Bory (Voy. lies Afr. v. 1, p. 
107, nota) als Monop/iora. Welcher dor beiden Namen der altere ist, liisst 
sich nicht feststellon, aber aus Quoy et Gaimard, 1824 (Voy. Uranie cc. cc. 
Physicienne, p. 495) scheint hervorzugehen, dass Monophora alter ist; 
sie schreiben « Bory avail donne le nom de Monophore a un moUu- 
sque, qui depuis a ote appele Pyrosome Peron ». Es empfiehlt sich den 
Namen Pyrosoma (iir a lie Fiille zu sichern. 

3.-4. Salpa Forskal, 1775, und Cyclosalpa Blainville, 1827. Diese 
beiden Genera sind durch Ihlo, 1911 (Zool. Anz., v. 38, pp. 585-589) ver- 
teidigt und auch in seine Bearbeitung in « Das Tierreich » (v. 37, 1912: 
Siehe auch nota p. 27, von F. E. Schultze) iibergegangen. Wir glauben 
uns mit diesem Hinweiso (1) begniigen zu kiumen und erlauben uns noch 
an die gegenteiligen Aufsatze von Poche (Zool. Anz., v, 32, 1907, pp. 
106-109; V. 39, 1912, pp. 410-413) zu erinnern. 

5. Appendicular ia Fol. 1874. Appemlicularia wurde von Gharaisso 
und Eisenhardt, 1820 (N. Acta Ac. Leop., v. 10 (11), p. 362, t, 34, f. 4), fiir 
eine arktische, nicht erkennbare Art, aufgestellt, Fol hat 1874 (Arch. 
Zool. Exper., v. 3, notes, p. 49) den Gattungsnamen fiir die tropische 
Appendicularia sicula, die von der arktischen sicher generisch verschie- 
den ist, iibernommen und darauf hin hat sich der Name in letzterem 
Sinne allgemein eingebiirgert. Appendicularia wiirde anderenfalls eine 
Species incerta enthalten und fiir AppendiculaiHa mit der Species sicu- 
la w^iirde ein neuer Gattungsnamen aufzustellen sein. Der Name der 
Ordnung Appendicular iidae wiirde verschwinden. 

6. Frilillaria Fol. 1874. Quoy et Gaimard, 1834 (Voy. Astrolabe, v. 
4, p. 306) stellen den Namen Fretillaires auf. [{Fritillaria Huxley (1851 
Philos. Trans. (London), part. 2, p. 595): Fritillaire G., Vogt, 1854 (Mem. 
Inst. Geneve, v. 2, n. 2, p. 74)] identificierten ihn aber sofort mit Oiko- 
pleura Mortens, 1831. Um den Namen Fritillaria zu rotten, hat Fol, 
1874, (Arch. Exper., v. 3, Notes, p. 49) ihn in bestimmtem von friiherem 



,1) II Segretario che spende in media circa sei ore alia aettimana per studii e corrispondenza 
riguardauti la Coramissioue iuternaziouale perniiiueute di Nomenclatura Zoologica, prega caldamente, 
per giiadagno di tempo, di coriedare delle piii complete iudicazioni e partieolari notizie i siiigoli 
casi di iiomeuclatiira che veugouo sottoposti al suo eaame e di servisi della scrittura a macchina 
piuttosto che di mauoscritto. 



- 76 - 

abweichendem Sinne gebraucht, in welchem er sich vollstandig einge- 
biirgert hat. Frilillaria wiirde Synonym zu Oikopleura und eine Neu- 
benennung niJtig. 

G. Apstein (Berlin), A. Borgert (Bonn), G. P. Farran (Dublin), G. H. 
Fowler (Aspley-Guise), R. Hartmeyer (Berlin), W. A. Herdmann (Liver- 
pool), J. E. W. Ihle (Utrecht), H. Lohmann (Hamburg), W. Michaelsen 
(Hamburg), G. Neumann Dresden), G. Ph. Sluiter (Amsterdam), F. Toda- 
ro (Roma) (firmatario). 

Segretary of Commission 
G. W. Stiles. 



I 



GosiMo Gherubini, Amministratore-responsabile. 



Firenze, 1914. — Tip. L. Niccolai, Via Faenza, 52. 



Monitore Zoologico Italiaiio - Anno XXV. 







m.o 




Tav. I-IL 








^^^V 



10 



Aiti Fotoiucccauiclie - Firouze 



Monitore Zoologieo Italiano 

(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia) 

Organo iifficiaie deiia Unione Zoologica Italiana 

DIUKTTO 

t>Ai DOTTOHI 
6IULI0 GHIARUGI EU6ENI0 FIGALBI 

Prof, di Auatom'ia uiuaua Prof, di Auatomia comp. e Zoologia 

uel K. Istituto di Studi Super, in Firen/.e uella K. Universitii di Piaa 

Ufficio di Direzione ed Ainuiiuistraziioue: Istituto Anntomic.o^ Firenze. 

12 numeri all'anno — Abbuonamento annuo L. 15. 



XXV Anno Firenze, Aprile 1914 N. 4. 

SOMMARIO: Bibliografia. — Pag. 77-83. 

GoMUNiCAZiONi ORiGiNALi: Mannu A., Gonsiderazioni e ricerche suirArteria 
perforantc del tarso di alcuni Mammiferi. (Con 5 tig.). — Mobilio C, Man- 
canza del foro lacriraale inl'eriore nel maiale o cinghiale e del canalo lai:ri- 
male superiore nella lepra. (Con 2 tig.). — Pag. 84-100. 



Avvertenza 

Delle Coiiiiuiicazioni Oiiginali che si pabblicano nel Monitore 



Zoologica Italiano e vietata la liproduzione. 



BIBLIOGRAFIA 



Si da 7iotizia soHanto dei lavori pubblicati in Italia. 

PARTE SPECIALE 
I. Invertebrati in genere. 

Comello G. B. e Teodoro G. — Gontributo alia conoscenza del Plancton della 

Lagiina venota. — Atti Ace. Sc. ven.-trcnt.-istriana, Ser. 3, Vol. 6 (1913), 

pp. 133-141. Fadova, 1911. 
Grandori Renio. — Studii biologici sul Plandou della Lagiina veneta e dell'alto 

Adriatico. — Atti Ace. Sc. ven.-trent.-istriana, Ser. 3, Vol. 6 (1913), 

pp. 149-171. Padova, 1914. 

II. Protozoi. 

— Intorno alia Leishmaniosi iiraana in Italia. — Soeietd italiana fra i eidtori 
delle malattie esotiehe. Atti, Relazioni, Comum'cazioni scientifiche. Mes- 
sina, Stab. tip. Guen^iera, 1913. pp. 180, con tavole. 

Cannata S. — Sid roperto del parassita di Leishman nel sangue periferico. — 
Riforma medica. An. 29, N. 31, pp. 844-846. Napoli, 1913. 



- 78 - 

Granata Leopoldo. — Le ilivisioni dei nuclei in Haplosporidium limnodrili. — 

Atti R. Ace. d. Lincei, Rendic. CI. sc. /is. mat. e nat., Ser. 5, Vol. 23, 

Sem. i, Fasc. 2, pp. 109-112. Roma, 1914. 
Granata Leopoldo. — Giclo di sviluppo di Haplosporidium liranodiili n. sp. — 

AUi R. Ace. d. Lincei, Rendic. CI. se. fis. mat. e nat., Ser. 5, Vol. 22, 

Sem. 2, Fase. 12, pp. 734-737. Roma, 1913. 
Rondoni Pietro. — Sulla classificazione dei Protozoi cmoparassiti. 11 nuovo or- 

dine dei Binucleati (Hartmanti). ~ Sperimenlalc, An. 67, Fasc. 1, pp. 105- 

118. Firenze, 1913. 
Sangiorgi G. — Un luiovo Protozoo parassita del Mus rausculus. — Sperimen- 

tale. An. 67, Siippl. al Fase. 4, pp. 194-195. Firenze, 1913. 
Visentini Arrigo, — Ricercho morfologiclie, cultural! e biologicho sulla Leishraa- 

nia della leisliraaniosi spontanea del cane. — Atti R. Ace. d. Lincei, Rendic. 

CI. sc. fis. mat. e nat., Ser. 5, Vol. 22, Sem. 2, Fa.sc. 11, pp. 582-587 . 

Roma, 1913. 

VI. Vermi. 

1. SCRITTI GENERALI SU PIU CHE UNA DELLE DIVISIONI DEL GRUPPO. 

Perronclto E. — Note ed osservazioni sulla vita di specie elmintiche diverse. — 
Gioi^n. Accad. Medicina Tot'ino, An. 76, N. 1-2, pp. 10-11. Torino, 1913. 

2. Platodi. 

Guerrini Guido. — Di un caso non ancora descritto di infezione zooparassitaria. 

Opisthorchis felineus Riv, in fegato di Lepus cuniculus L. — Monit. Zool. 

ital.. An., 24, J\\ 3, pp. 66-68, con 1 fig. Firenze, 1913. 
Perronclto E. — II distoma erratico del polmone. — Giorn. Accad. Medicina 

Torino, An. 76, N. 1-2, pp. 22-26. Torino, 1913. 

6. Braghiopoda. 

Fabiani Ramero. — I Brachiopodi del Terziario veneto. Notizie somraaric. — 
Atti Ace. Se. ven.-t)-e7it.-isiriana, Ser. 3, Vol. 6 (1913), pp. 129-132. Pa- 
dova, 1914. 

10. Nematodi, Desmosgolecidi, Ghetosomidi. 

Gasperi (De) Federico, — Sulla presenza di uova di un Tricosoma nel fogato 
del Cimpanze. — Natura, Vol. 4, Fase. 10, pp. 291-298, con figure. Mi- 
lano, 1913. 

Guerra-Coppioli L. — La distribuzione geografica della anchilostomiasi nel- 
r Umbria. — Ramazzini, An. 7, Fase. 1-2, pp. 1-6. Firenze, 1913. 

14. Anellidi. 

Baldasseroni Vincenzo. — Descrizione di un nuovo Lurabricide. Helodrilus 

(Kophila) apuliae n. sp. -- Boll. d. Musei di Zool. ed Anat. camp. d. R. 

Univ. di Torino, Vol. 28, N. 672, pp. 3. Torino, 1913. 
Chinaglia Leopoldo. — Escursioni zoologiche in .Sardegna del Dott. Flnrico Festa. 

III. Lombrichi. — Boll. d. Musei di Zool. ed Anat. comp. d. R. Univ. di 

Torino, Vol. 28, N. 667, p. 6. Torino, 1913. 
Cognetti De Martiis Luigi. — Escursioni zoologiche del Dott. Enrico Festa nel- 

r Isola di Rodi. V. Oligocheti dell' Isola di Rodi. — Boll. d. Musei di Zool. 

ed Anat. comp. d. R. Univ. di Torino, Vol. 28, N. 674, pp. 6. Torino, 1913. 



I 



- 79 - 

Perroncito R. — Metodo pratico per la distruziono dei lombrici nei prati. — 
Annali d. R. Ace. d' Agricoltiira di Torino, Vol. 55 (1912), pp. 293-300. 
Torino, 1913. 

VII. Artropodi. 

5. Aracnidi. 

Borelli Alfredo. — P^sciirsioni zoologiche del Dott. Enrico Festa nell'Isola di 

Rodi. VI. Scorpioni. — Boll. d. Musei di Zool. ed Anat. cowp. d. R. Univ. 

di Torino, Vol. 28, N. 675, pp. 3. Torino, 1913. 
Borelli A. — Scorpioni raccolti dal Prof. F. Silvestri nell'Africa occidoiilale. — 

Boll. d. Labor, di Zool. c/en. e agr. d. R. Scuola sitp. d' Agricolt. in Por- 

tici. Vol. 7, pp. 218-220, con fig. Portici, 1913. 
Silvestri F. — Nuovi generi e specie di Kocnoniidae (Aracnida, F*alpigradi). — 

Boll. d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. di Agricollura in 

Portici, Vol. 7, pp. 211-217, con figg. Portici, 1913. 

6. Crostacei. 

Arcangeli Alceste. — Escursioni zooiosriche del Dott. Enrico Festa nelT Isola di 

Rodi. VIII. Isopodi. — Boll. d. Musei di Zool. e Anat. com}), d. R. Univ. 

di Torino, Vol. 28, N. 679, pp. 22, con 1 tav. Torino, 1913. 
Parisi Bnuio. — Escursioni zoologiche del Dott. Enrico Festa nelP Isola di Rodi. 

VII. Decapodi. — Boll. d. Musei di Zool. ed Anat. comp. d. R. Univ. di 

Torino, Vol. 28, N. 677, pp. 2. Torino, 1913. 

8. MiRIAPODI. 

Silvestri F. — llliistrazione di due famiglie di Cordeumoidea (Diplopoda) del 
Nord America. — Boll. d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. 
di Agricolt. in Portici, Vol. 7, pp. 303-310, con figg. Portici, 1913. 

9. InSETTI ESAPODI. 

a) Scritti general! o su piii che uno degli ordini 

Beaudys E. — Ein kleiner Reitrag zu den Gallon von Afrika. — Marcellia, Riv. 
intern, di Cecid., Vol. 12, Fasc. 5-6, pp. 156-160. Avellino, 1913. 

Buysson (du) H. et Pierre. — Nouvelles cecidologiques du centre de la France. 
(3" serie). -^ Marcellia, Riv. intern, di Cecid., Vol. 12, Fasc. 1, pp. 27-32; 
Fasc. 2-3, pp. 33-35. Avellino, 1913. 

Houard G. — Les collections cecidologi(iues du Laboratoire d'Entomoiogie du 
Museum d'Histoire naturello de Paris. Galles du Maroc. — Marcellia, Riv. 
intern, di Cecid., Vol. 12, Fasc. 2-3, pp. 35-41, con fig. Avellino, 1913. 

Houard G. — Les collections cecidologiques du Laboratoire d'Entomoiogie du 
Museum d'Histoire naturelle de Paris. Galles d'Afrique e d'Asie. — Mar- 
cellia, Riv. intern, di Cecid.. Vol. 12, Fasc. 4, pp. 102-117, con figg. Avel- 
lino, 1913. 

Houard C — Les galles de I'Afriquc occidentale IraoQaise. VI. Gecidies du Haut- 
Senegal-Niger. — Marcellia, Riv. di Cecid., Vol. 12, Fasc. 2-3, pp. 76-96 ; 
Fasc. 4, pp. 97-101, con figg. Avellino. 1913. 

Houard G. — Les collections cecidologiques du Laboratoire d'Entomoiogie du 
Museum d'Histoire naturelle de Paris. Galles de Burseracees. — Marcelha, 
Riv. intern, di Cecid., Vol. 12, Fasc. 2-3, pp. 57-75, con figg. Avellino, 1913. 



- 80 - 

Houard Roll. — RocliGrohes anatomiques sur les Cecidics foliairos marsinales- 

— Marcellia, Riv. intern, cli Cecid., Vol. 12, Fasc. 5-6, pp. l'24-i44, con 
fifig. Avellino, 1913. 

Pierantoni Umberto. — La luce dcgli iiisotti luminosi e la simbiosi ereditaria. 

— Rendic. d. R. Ace. d. Science fis. e mat. di Napoli, Fasc. 1-4. Gennaio- 
Aprile 1914. Najjoli, 1914. E.str. di pp. 7. 

Silvestri F. — Descrizione di un nuovo ordino di Insetti [Zoraptei-a]. — Boll, 
d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. di AgricoUura in Portici^ 
Vol. 7, pp. 193-209, con figg. Portici, 1913. 

Trotter A. — Naovo contribiito alia conoscenza delle galle della Tripolitania. 
Con 2 tav. — Marcellia, Riv. di Cecid., Vol. 13, Fasc. 1, i^p. 3-23. Avel- 
lino, 1914. 

Trotter A. — Miscellanee cecidologictie. — Marcellia, Riv. intern, di Cecid., 
Vol. 12, Fasc. 4, p. 120 ; Fasc. 5, pp. 121-123. Avellino, 1913. 

d) Ortotteri. 
Giglio-Tos Krmanno. — Escursioni zoologiche in Sardegna del Dolt. Enrico Fesla. 

11. Oitolteri di Sardegna. — Boll. d. Musei di Zool. ed Anat. comp. d. R. 

Cniv. di Torino, Vol. 28, N. 666, pp. 3. Torino, 1913. 
Griffini Achillo. — Intorno a tre specie di Grillacridi di Los Banos (Isole Filip- 

pine). — Boll. d. Musei di Zool. ed Anat. comp. d. R. Univ. di Torino, 

Vol. 28, N. 668, pp. 8. Torino, 1913. 
Griffini Achille. — Studi sui Grillacridi dell'Indian Museum di Calcutta. — Atti 

>Soc. ital. Sc. nat. e Museo civ. Si. nat. Milano, Vol. 52, Fasc. 2-3, pyp- -01- 

274, con figg. Milano, 1913. 

e) Rincoti o Emit eri, e Fisapodi o Tisanotleri. 

Leonard! G. — Nuove specie di Diaspiti viventi sull'olivo. — Boll. d. Labor, di 
Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. di AgricoUura in Portici, Vol. 7, 
pp. 66-71, con figg. Portici, 1913. 

Leonardi G. — Nuove Gocciniglie raccolte in Italia. — Boll. d. Labor, di Zool. 
gen. e agr. d. R. Scuola sup. d' AgricoUura in Portici, Vol. 7, pp. 59-65, 
con figg. Portici, 1913. 

Leonardi G. — Contribuzione alio studio delle Gocciniglie dclla Eritrea (Africa 
orienlale. — Boll. d. Labor, di zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. di 
AgricoUura in Portici, Vol. 7, pp>. 27-38, con figg. Portici, 1913. 

Lombardi Dina. — Contribute alia conoscenza morfologica e biologica doUa trihii 
Fordina. — Boll. d. Labor, di zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d' Agri- 
coUura in Portici, vol. 7, p)p- 149-188, con tav. Portici, 1913. 

Pierantoni Uraberto. — Studi suUo svi hippo d' « Icerya Purchasi » Mask. 
P;n'to IL Origine ed evoluzione degli organi sessuali mascliili. Ermal'roditi- 
smo. - Archivio Zoologico, Vol. 7, pp. 27-49, tav. 1-2. Napoli, 1913. 

Pierantoni Lraberto. — Studi suUo sviluppo d' « Icerya Purchasi » Mask. 
Parte III. Osscrvazioni di embriologia. — Archivio Zoologico, Vol. 7, 
pp. 243-274, tav. 17-19. Napoli, 1914. 

f) Coleotteri e Strepsitteri. 

Beffa (della) G. — I Goleollor'i dell'Agro Torinese e i loro lapporti colla vegc- 
tazione e I'agricoltura. — An. d. R. Ace. d' AgricoUura. Vol. 54. 1911, 
pp. 69-346. Torino, 1912. 

Brocher Frank. — Les Ehnides. — Boll. d. Soc. ticine.se di Sc, nat.. An. 8, 
Pj). 112- 115. Lugano, 1912. 



- 81 - 

Chinaglia Leopoldo. — Anoraalia toraoale in iin Coleottero (Timarcha raetallica 

Fabr.). — Boll. cl. Musei di Zool. ed Anat. coinp. d. R. Univ. di Torino, 

Vol. 28. A. 676, pp. 3, con i fig. Torino, 1913. 
Depoli G. — Nuove variazioni della Goccinella conglobata L. — Riv. Coleott. 

ital., An. i2, N. 2, pp. 25-26. Borgo S. Bonnino, 1914. 
Depoli Giiido. — Lo vai'iazioDi della Goccinella conglobata L. — Riv. ColeoU. 

ital.. An. 11, N. 9-12, 2^P- 201-207 , con figg. Borgo S. Donnino, 1913. 
Depoli Guido. — Una notevole aborr-azione del Purpurieenus Koehleri L. — Riv. 

Coleott. ital.. An. 10, N. 8-11, pp. 193-195. Borgo S. Donnino, 1912. 
Fiori Andrea. — Studio sopra alcune specie del genere Leistus e Nebria. — 

Riv. Coleott. ital.. An. 11, N. 9 11, pp. 182-201. Borgo S. Donnino, 1913. 
Fiori A. — Gli Chlaenius festivus Fabr. di Sicilia. Con fig. — Riv. Coleott. ital., 

An. 11, N. 4, pp. 77-82. Borgo S. Donnino, 1913. 
Grandi G. — Studii sui Coccinellidi. — Boll. d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. 

R. Scuola sup. di Agricoltura in Portici, Vol. 7, pp. 267-302, con figg. 

Portici, 1913. 
Grandi G. — Descrizione della larva e della pupa della Sitona huraeralis Steph. 

ed osservazioni sulla morfologia dell'adulto della raedesima specie. — Boll. 

d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d' AgricoUia-a in Portici, 

Vol. 7, pp. 93-100, con figg. Portici, 1913. 
Grandi G. — Gli stati post-erabrionali di un Coleottero (Otiorrhynclius cribricol- 

lis Gyil) a riproduzioiie partenogenetica ciclica irregolare. — Bofl. d. Labor. 

di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. di Agricoltura in Portici, Vol. 7, 

Xyp. 72-90, con figg. Portici, 1913. 
Grandi G. — Un nuovo caso di partenogenesi ciclica irregolare fra i coleotteri. 

Boll. d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola step, d' Agricoltura in 

Portici, Vol. 7 , pp. 17-18. Portici, 1913. 
Lutschnik W. — Nota do Leistus roitteri Fiori. — Riv. Coleott. ital.. An. 11, 

N. 12, p. 217. Borgo S. Donnino, 1913. 
Miiller G. — Un nuovo Anoftalrao italiano. — Riv. Coleott. ital.. An. 11, N. 9-11, 

pp. 18-182. Borgo S. Donnino, 1913. 
Ragusa E. — Gatalogo ragionato dei Coleotteri di Sicilia. — II Naturalista 

Siciliano, Vol. 21 (N. S.), N. 11-12, pp. 248-257 (Continua). Palermo, 

1912. 
Razzauti A. — Presenza e danni del Pantomorus Fulleri in Italia (Coleoptera : 

Gurculionidae). — Boll. d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. 

di Agricoltura in Poi^tici, Vol. 7, pp. 113-124, con fig. Portici, 1913. 
Sekera F. — Note coleotterologiche. — Riv. Coleott. ital.. An. 12, N. 2, pp. 35- 

41. Borgo S. Donnino, 1914. 
Vitale F. — Catalogo dei Coleotteri di Sicilia. — Riv. Coleott. ital.. An. 12, 

N. 2, pj). 26-35. Borgo S. Donnino, 1914. 
Weise J. — Coccinelliden aus Westafrika. — Boll. d. Labor, di Zool. gen. e 

agr. d. R. Scuola sup. d' Agricoltura in Portici, Vol. 7, pp. 221-226. Por- 
tici, 1913. 

h) Imenotterl. 

Kieffer J. J. — Nouveaux microhyraenopteres de I'Afrique equatoriale. — Boll. 

d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d' Agricoltura in Portici, 

Vol. 7, pp. 105-112. Portici, 1913. 
Kieffer .J. .J. — Deux nouveaux Diapriides d'Afrique. — Boll. d. Labor, di Zool. 

gen. e agr. d. R. Scuola sup. d' Agricoltura in Portici, Vol. 7, %>p. 91-92. 

Portici, 1913. 



82 - 



Kieffer J. J. — Serphides de I'lle de Lugon. — Boll. d. Labor, di Zool. gen. e 

(H/v. d. R. Scuola sup. d' Agricultura in Portici, Vol. 7, pp. 189-192. Por 

tici, 1913. 
Kieffer J. J. — Nouveaux Serphides de rAfriquo du Sud. — Boll. d. Labor, di 

Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d'AgricoUura in Portici, Vol. 7 

pp. 324-331. Portici, 1913. 
Silvestri F. — Notizia prolirainare di uii Tetrasticus (Imenottero Calcidide) pa 

rassita di specie di Geratitis e Dacus neU'Africa nccidentale. — Atti R. Ace 

d. Linrei, Rendic. Classe sc. fis. mat. e nai., Ser. 5, Vol. 22, Sem. 

Fase. 5, 2>P- 205-206. Roma, 1913. 
Szepligeti Gy. — Braoonidae gesamraelt von Prof. F. Silvestri in Africa. — Boll 

d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d'AgricoUura in Portici, 

Vol. 7. pp. 101-104. Portici, 1913. 
Zavattari Edoai'do. — I Tentredinidi del Piemonte. — An. d. R. Ace. d'Agricol- 

tiira di Torino, Vol. 54, 1911, pp. 635-785, con /igg. Torino, 1912. 
Zavattari Edoardo. — Sull' identita del Leptochilns jacinthae Gribodo con la 

Nortonia vii'idis Scliulthess Reclihci-g, e su altre specie di Infienotteri de- 

scritto da Gribodo cd omesse nel catalogo del Dalla Torre. — Boll. d. 

Musei di Zool. ed Anat. comp. d. R. Univ. di Tori^io, Vol. 28, N. 665, 

pp. 4. Torino, 1913. 
Zavattari Edoardo. — Escursioni zoologiche nell' Isola di Kodi del Dott. Enrico 

Festa. IV. Imenotteri. — Boll. d. Musei di Zool. ed Anat. comp. d. R. 

Univ. di Torino, N. 671, pjj. 4. Torino, 1913. 

i) Ditteri. 

Berzi M. — Intorno ad alcune Geratitis raccolte nell' Africa occidentale dal 

Prof. F. Silvestri. — Boll. d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. 

d' Agricoltura in Portici, Vol. 7, pp. 3-16, con figg. Portici, 1913. 
Bezzi M. — Altre Geratitis africane allevate dal Prof. F. Silvestri. — Boll. d. 

Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d' A gi'icoliura in Portici, 

Vol. 7, pp. 19-26, con figg. Portici, 1913. 
Bezzi M. — Tauraallidi (Oi-fnefilidi) italiani, con descrizione di nuove specie. — 

Boll. d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola supi. d' Agricoltura in 

Portici, Vol. 7, pp. 227-266, con fign. Portici, 1913. 
Bezzi Mario. — Oodaspis. Genere di ditteri tripaneidi cecidogeni. — Marcellia, 

Riv. intern, di Cecid., Vol. 12, Fasc. 5-6, pp. 144-156. Avellino, 1913. 
Kieffer J. — Un nouvoau Ghironomide des rizieres de Bologno. — Boll. d. 

Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d' Agricoltura in Portici, 

Vol. 7, p. 210. Portici, 1913. 
Kieffer J. J. — Nouvelles Gecidorayies myeophiles et xylophiles. — 'Marcellia, 

Riv. intern, di Cecid., Vol. 12, Fasc. 2-3, pp. 45-56. Avellino, 1913. 
Kieffer J. J. — Description de deux I'emarquables Gecidomyies de Formose. — 

Marcellia, Riv. intern, di Cecid., Vol. 12, Fasc. 1-2, pp. 42-44. Avellino, 

1913. 
Mantero Giacomo. — Sulla galla e sui parassiti dell'Andricus Trotteri Kieff. — 

Marcellia, Riv. intern, di Cecid., Vol. 12, Fasc. 4, pp. 118-120. Avellino, 

1013. 
Thompson W. R. — Osservazioni e note critiche su alcuni Ditteri muscoidei. 

1. 1 caratteri trascurati nella classilicazione di questi Ditteri. 2. Gli ovarioli 

nei Muscoidei. — Boll. d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. di 

Agricoltura in Portici, Vol. 7, pp. 39-48, con figg. Portici, 1913. 



I 



- 83 - 

h) Afanitteri 

Zavattari Edoardo. — Escursioni zoologichc nell' Isola di Rodi del Dott. Enrico 

Festa. III. Sifonatteri. — Boll. d. Musei di Zool. ed Anal. camp. d. R. Unv\ 

di Torino. N. 670, pp. 2. To7'ino, 1913. 
Zavattari Edoardo. — Materiali per la fauna alpina del Picmonte. VII. Nota su 

alcuni Sifonatteri. — Boll. d. Musei di Zool. ed Anaf. comp. d. R. Univ. 

di Torino, Vol. 28, N. 669, pp. 2. Torino, 1913. 

I) Lepidotteri. 

Cecconi Giacomo. — La Grapholitha leplastriana Curtis dannosa ai cavoli colti- 
vati. — Boll. d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. d'Agricol- 
iura in Porlici, Vol. 7, pp. 125-148, con tav. Poriici, 1913. 

Costantini A. — Lepidotteri ginandromorti. Con 1 flg. — Atti Soc. d. Natur. e 
mat. di Modena, Ser. 4, Vol. 14, An. 45, pp. 1-5, con figg. Modena, 1912. 

Grandori Renno. — Studii sullo sviluppo enibrionale del Bombyx raori. Nota 
prel. — Atti Ace. Sc. ven.-t7'ent.-istriana, Ser. 3, Vol. 6 {1913), 2:)p. 225-231. 
Padova, 1914. 

Rehfous Marcel. — Elenco dei Ropaloceri raccoiti nel bacino del Verbano (Da 
Baveno a Fusio) dall' 8 al 17 luglio 1910. — Boll. d. Soc. ticinese di Sc. 
Nat., An. 8, pp. 109-111. Lugano, 1912. 

Turati E. — Phycita coronatella On, Kruegeri Trt. ed arnoldella Roug. Di chi 
la colpa nolle sinoniraie ? Studio critico per corrispondenza col sig. F. De 
Rougeraont. — Boll. d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. di 
Agricoltura in Portici, Vol. 7 , pp. 311-323. Poriici, 1913. 

VIII. Ediinodermi. 

Caprile Letizia. — Sulla struttura della zona pellucida in Phyllophorus urna 
(Grube) e sul suo signiflcato flsiologico. Con 1 tav. — Atti Ace. Gioenia 
di sc. nat. in Catania, An. 90, 1913, Ser. 5, Vol. 6, Mem. 19^ di pp. 4. 
Catania, 1913. 

Russo G. — Analisi e raeccanismo del riflesso di raddrizzaraonto negli Eohino- 
dermi. — Atti Ace. Gioenia di Sc. nat. in Catania, An. 90, 1913, Ser. 5, 
Vol. 6, Mem. 22^ di pp. 14. Catania, 1913. 

Stefanini G. — Probabile origine neotenica degli arabulacri apetali di Neolampas. 

— Atti Ace. Sc. ven.-trent.-istriana, Ser. 3, Vol. 6 (1913), pp. 33-41. Pa- 
dova, 1914. 

IX. Mollusclii. 

1. SCRITTI GENERALl SU Pitj GHE UNA DELLE CLASSI. 

Gregorio (De) A. — Su taluni molluschi di acqua dolce di America. Con 10 tav. 

— II Natural. Sicil., Vol. 22, N. 2 3, pp. 31-72. Palermo, 1914. 
Gregorio (De) A. — Sulla sabbia del desorto di Tripoli. Specie viventi e fossili 

[di Molluschi]. — II Natural. Sicil., Vol. 22, N. 1, pp. 1-8, con tavole. 
Palermo, 1914. 

5. Lamellibranchi, Agefali o Pelegipodi. 
Gregorio (De) A. — Intorno a taluni Pecten viventi a Siboga. — II Natural. 
Sicil., Vol. 22, N. 1, pp. 22-23. Palermo, 1914. 



84 



COMUNICAZIONI ORIGINALI 



ISTITUTO DI ZOOTOMIA DELLA R. SGUOLA VETERINARIA DI PARMA 

(Prof. A. Mannu, inc. della direzionr) 



Considerazioni e ricerche sulTArteria perforante 
del tarso di alcuni Mammiferi 

per il 
DoTT. ANDREA MANNU 



(Con 5 figure nel testo). 



£ vietata la riinodii/ioiie 



Nei trattati di Anatomia comparata vieu descritto ool nonie 
di Arteria pedidia perforante o di tarsea perforante, un ramo, ta- 
lora cospicuo della pedidia, il quale attraversa le ossa del tarso e 
si anastomizza piii o raeno ampiatnente col circolo plantare. 

Nei Perissodattili questo ramo e tanto sviluppato che qualche 
Autore lo descrive come ramo di biforcazione della stessa pedidia 
(Chauveau, 2); altri (Bossi, 1) lo considerano invece come ramo 
collaterale. La descrizione di quest' arteria e nei Trattati abbastanza 
particolareggiata ed esatta, per quanto riguarda il suo decorso ed 
1 rapporti. Scrive infatti Chauveau: " L' arteria pedidia perfo- 
rans attraversa il tarso dall' avanti all' indietro, passando, insieme 
con una braiica venosa, nel condotto praticato fra le ossa cuboide, 
scafoide e grande cuneiforme, poi si unisce all'arcata formata dal- 
I'anastomosi delle due arterie plantari „. 

Nel Bue e descritta " assai piii sottile che nei ISolipedi ; talora 
manca; il foro che ossa attraversa si trova presso a poco nel piano 
mediano dell'arto. Essa si getta nell'arcata plantare o sottotarsea 
(Chauveau) „. Poco dissimile da questa e la descrizione del 
Bossi (1) nel suo recente trattato, nel quale si trova una buona 
figura dimostrativa. 

Anche Ellenberger e Baum (6) hanno dato figure esatte 
della disposizione nel Bue e nel Maiale (fig. 332, 333, 335, 336) del- 
I'Art. dorsalis pedis e del ramo ritenuto perforante del tarso. 



-- 85 - 

Osservo subito che Tarteria perforante del tarso descritta da- 
gli Autori nominati e da altri Trattatisti nei Ruminanti (Bne), non 
rappresenta affatto I'arteria omonima nei Perissodattili e nel Ma- 
iale, ma invece un'arteria perforante del metatarso. 

E da ricordare che Salvi (9) nel corso di alcuiie ricerche ana- 
tomo-morfologiche e comparative sull'Art. dorsalis pedis, osservo 
un ramo perforante del tarso costante in un gran numero di Mam- 
miferi, uomo compreso, e piia o meno sviluppata nei vari individui ; 
a questo vaso diede il nome di Arteria anastomotica tarsi. 

Secondo Salvi, I'Art. dorsalis pedis dell'lJomo dev' essere de- 
scritta come divisa in due rami, arteria tarsea lateralis e arteria 
tarsea medialis ; quest'ultima rappi'esenta I'Art. dorsalis pedis degli 
Autori. Anche negli animali, I'Art. dorsalis pedis communis pre- 
senta sempre una traccia di biforcazione ; la divisione puo farsi 
anche sino dall'origine dell'Art. tibialis antica, e aversi questo vaso 
duplice (Roditori). Uno dei rami e destinato al metatarso (ramo me- 
diale delle Scimmie e deH'Uomo), I'altro al tarso (ramo laterale 
delle Scimmie e dell' Uomo). II ramo del tarso comunica col circolo 
plantare per mezzo dell'Art. anastomotica tarsi, che e omologa alia 
pedidia perforante dell'Anatomia comparata. 

Dubreuil-Chambardel (5) riassume i lavori anteriori intorno 
a questo ramo perforante del tarso, che egli chiama, con Tussaint, 
Arteria del seiio del tarso, e porta nuovi contributi alia disposizione 
di quest'arteria nell'Uomo ; ma quanto alle osservazioni anatomo- 
comparative si limita a brevissime indicazioni su alcuni ordini di 
Mammiferi e sulla Salamandra. 

Anch'io (8), nel 1905 (cioe contemporaneamente al Dubreuil) 
in alcune ricerche suUe arterie plantari dei Mammiferi, mi sono oc- 
cupato dell'arteria porforante del tarso, i)er stabilire specialmente 
I'origine del ramo anastomotico plantare, e oggi posso conferniare 
quanto scrissi allora suil'origine e sulla disposizione di quest'arteria 
negU Artiodattili e Perissodattili (pag. 340-348) ; se torno sull'argo- 
mento e per stabilire definitivamente con maggiori particolari, la 
vera arteria del seno del tarso in questi due ordini di Mammiferi. 

Giova auzitutto dare uno sguardo alio sclieletro del tarso dei 
Perissodattili e dei Ruminanti, cio che ci aiutera a intendere piu 
facilmente il decorso del vaso che e oggetto di questo studio. 

FerissodattilL — Nei tarso dei Perissodattili e ben noto un 
canale a direzione sagittale, situate lateralmente alia linea mediana 
e limitato medialmente dallo scafoide e grande cuneiforme, lateral- 
mente dal cuboide. Questo condotto, di forma quasi circolare, rap- 



86 - 



presenta il seno del tarso in quest' Ordine di Mammiferi ; e molto 
ristretto, coi caratteri di un semplice canale vascolare, e in esso 
passa un'arteria raolto cospicua, mentre in altri Mammiferi, ben- 
che molto piii ampio, e percorso da un ramo arterioso esile. La 
sua situazione nel tarso e anche molto diversa da quella che ha 
generalmente nell' Uomo, nelle Scimmie e in altri animali, nei quail 
concorrono a limitarlo quasi esclusivamente il calcagno e 1' astra- 




Fig. 1. — Cavallo. Sclieletro del tarso. — A = Astragalo ; O = Calcaj^no ; ST =. Cauale cuiieo- 
scafo-cwboideo (rappreseuta il seuo del tarso). 



gale: il suo spostamento e la sua riduzione nei Perissodattili, puo 
esser dovuta in parte al graiide sviluppo del sustentaculum tali, 
(die secondo le ricerche di Lebouq nel feto umano, non e ancora 
formato quando si trova un voliiminoso vaso anastomotico attra- 
verso il tarso), ma sopratutto all' obliquita laterale dell'astragalo, per 
cui quest' osso ha dovuto svilupparsi in fuori e addossarsi comple- 
tamente al calcagno (*). La presenza della traccia del canale spostato 
fra le ossa della seconda fila del tarso, si deve quindi unicamente 
alia permanenza della sviluppatissima arteria che percorre il tarso 



(1) Sono in corso di studio altre ricerche sul seno dal tarso. 



87 - 



stesso. E questa arteria appunto il ramo perforante della dorsalis 
pedis, ramo che e sempre voluminoso quasi quanto il tronco di 
origine, tanto da sembrare giustificata la designazione di ramo di 
biforcazione della dorsalis pedis, accettata da qualche Autore. 

Ho potato constatare tale disposizione in i nuove osserva- 
zioni. 




Fig. 2. — Bue. Scheletro del tarso. — J. = Astragalo ; G = Calcagno ; ST =z Seno del tarso. 



Artiodattili. — Negli Artiodattili (Bue, Pecora), tra la superfi- 
cie laterale dell'astragalo e quella mediale del calcagno, si trova 
un' ampia escavazione ellittica, con V asse maggiore diretto verti- 
calraente, che fa comunicare la superficie anteriore con quella po- 
steriore del tarso. E' questa cavita che corrisponde esattamente al 
seno del tarso dell' Uomo, ma io non la trovo nominata neppure 
nei piii diffusi trattati di Anatomia Comparata e Veterinaria. Nel 
fresco essa e rierapita in massima parte da tessuto cellule adiposo 
ed attraversata da un piccolo ramo arterioso (della dorsalis pedis), 
che puo anastomizzarsi con un ramo anastomotico plantare. 



- 88 - 

Nel piano sagittale mediano dell'arto, tra il margiue inferiore 
delle ossa del tarso e il margine siiperiore del metatarso, si trova 
rimbocco di un canale liraitato dal margine superiore del metatar- 
sale e dal punto di incontro dell'osso centrotarsale col grande cu- 
neiforme. Segueiido quest' orifizio verso la superficie plantare, si 
vede ad esso far seguifco una doccia — in alcuni casi poco mani- 
festa — scavata nella ineta ventrale della superficie articolare del 
metatarso, e continuarsi in mi canale che perfora quest'osso, per 
sboccare plantarmente. Doccia e canale dell' estremita superiore 
deir osso raetatarsale rappresentano, come dimostrero piii avanti, 
la traccia della primitiva separazione dei metatarsal! Ill e IV, che 
entrano nella costituzione del metatarso di questi animali. 

L'art. dorsalis pedis dei Ruminanti, che percorre sagittalmente 
la superficie anteriore del tarso, secondo le mie osservazioni, da 
origine, oltre ai rami articolari e malleolari, a due arterie perfo- 
ranti, le quali penetrano, I'una nel condotto astragalo calcaneare o 
seno del tarso, I'altro nel condotto piii distale, che indichero col 
nome di tarso-metatarsico. 

II primo ramo e la vera Arteria perforans tarsi, ma a questo 
vaso gli autori non accennano, forse perche considerate bn insi- 
gnificante ramo articolare. L'arteria perforante del tarso e adunque 
un vaso generalmente sottile, che originate dalla Dorsalis pedis la- 
teralmente, a livello dell'astragalo, volge subito trasversalmente in 
fuori, dividendosi, dope un tragitto piii o meno lungo in due rami: 
uno, che concorre a costituiie la rate arteriosa superficiale della 
regione tarsica ; Taltro, che penetra nel seno del tarso. Questa de- 
scrizione e d'altronde poco dissimile da quella che feci gia nel mio 
lavoro del 1905 ; solo trovai nell'esemplare allora esaminato, que- 
st'arteria notevolmente sviluppata. Essa corrisponde al vaso che 
nel lavoro citato di Salvi, fig. 21, e segnato con la lettera D. 

L'altro ramo, piu considerevole, si diparte dalla Dorsalis pedis 
piu distalmente della precedente, penetra nel fore tarso-metatarsico, 
attraversa la doccia e il canale metatarsico e termina nella regio- 
ne plantare, anastomizzandosi con le arterie plantari. Quest'arteria 
ha dunque rapporto con le ossa del tarso solo nel punto d'in- 
gi-esso del canale, nel resto del suo tragitto appartiene corapleta- 
mente al metatarso. 

E quest'arteria che vien descritta dagli Autori col nome di Ar- 
teria pedidia o tarsea perforante, mentre evidentemente e da con- 
siderare come tale solo la perforante piu prossimale, la quale at- 
traversa il tarso vero e proprio. 



- 89 - 



La peiforante piu distale e invece da considerare una sviluppa- 
tissima metatarsea perforante prossimale, perche passa nella doccia 




Fig. 3.*— Bne. ~ DP = Arteria dorsalis pedis ; PI =: Arteria perforans tarsi ; PP = Arteria per- 
forans metatarsi proximalis ; PD = Arteria perforans metatarsi distalis. 



- 90 - 

e nel canale dell'estreinita prossimale dell'osso metatarsale, forma- 
zioni queste che rappresentano la traccia della primitiva separa- 
zione dei metataisali III e IV. Nei Perissodattili, il metatarsale prin- 
cipale rappresenta invece un'unico osso (metatarsale III), quindi non 
potremo trovare in quest'ordine un'arteria corrispondente a quella 
che esiste nel metatarsale dei Riiminanti, che nello spazio interos- 
seo tra il metatarsale principale e quelle rudimentale laterale. 

A conferma di quanto ora ho esposto, aggiungo che ebbi Top- 
portunita di esaminare alcuni feti di Bue e di Pecora a vari stadi 
di sviluppo, tutti iniettati col celluloide, massa che penetra facil- 
mente anche nei piccoh vasi. In tutti gli esemplari esaminati os- 
servai costantemente la presenza delle due arterie perforanti poc'anzi 
descritte, ma per intendere meglio I'interpretazione da me data ai 
vasi in questione. descrivero dettagliatamente le disposizioni dello 
scheletro tarso-metatarsico e delle relative arterie, osservate in un 
teto di Bue che misurava 13 centim. di lunghezza della testa, e 48 
centim. dal vertice alia base della coda. 

I due metatarsali che prendono parte alia costituzione dell'osso 
metatarsale non sono ancora completamente fusi, e si staccano in- 
fatti nella semimacerazione. Le epifisi superior!, nei due terzi an- 
teriori, non solo si presentano ancora disgiunte, ma non comba- 
ciano neppure fra lore, presentando, osservate dalla superficie su- 
periore, un solco (di separazione) occupato da tessuto connettivo, 
mentre nei due terzi posteriori sono gia completamente fuse con 
scomparsa della primitiva divisione, di cui pero rimane traccia, 
in un canale vascolare, in diretta continuazione del solco anteriore, 
che passa al di sotto della superficie articolare. 

E in questo solco sagittale mediano fra i due metatarsali, 
dove scorre I'arteria perforante della dorsalis pedis, che poste- 
riormente, nella porzione fusa delle due epifisi, s'insinua nel canale 
anzidetto per sboccare nella superficie plantare del metatarso. Prima 
di penetrare in questo canale, dall'arteria perforante si diparte un 
ramo che si distribuisce alle ossa del tarso e aH'articolazione tar- 
so- metatarsica. 

Dunque in questo feto, in cui c costituita definitivaraente la 
disposizione delle arterie, ma non ancora quella delle ossa, vediamo 
che I'arteria perforante descritta appartiene alle due ossa metatar- 
sali incompletamente fuse, perche scorre nel lore solco di separa- 
zione, ed e percio una vera arteria perforante del metatarso. II 
solco epifisario, di cui rimane traccia anche nell'adulto, non e da 



- 91 



ritenere solco vascolare, ma il residue della primitiva divisione delle 
due ossa. 

Nello ytesso feto, come negli altri osservati, esisteva una esile 
arteria perforante del tarso, originata prossimalmente alia prima, 
che si distribuiva al tessuto cellulo adipose del seno del tarso. Essa 
era esile, e si distaccava da una robusta arteria tarsea laterale, la 
quale, dopo aver distribuito alcuni ramiiscoli alle articolazioui tar- 
siche e tarso-metatarsiche, si esauriva in un ramo discendente sot- 
tocutaneo abbastanza lungo. 






Mp-\t: 



AVi 






Ro 



[1 



Fig. 4. — Feto di Vacca (schematica). — AD = Arteria dorsalia pedis ; TP =: Arteria perforaus 
tarai ; AL = Arteria tarsea lateralis ; BD = Ramo discendente della tarsea lateralis ; AM =: 
Arteria tarsea raedialis ; 21P = Arteria perforans metatarsi proximalis. 



Esisteva anche un'arteria tarsea mediale, originata prossimal- 
mente alia precedente. 

Era gli Artiodattili, ho avuto pure I'opportunita di esaminare 
le arterie del piede di un eseraplare di Sus scrofa, dell'eta di un 
mese e mezzo circa. 

L'arteria tibialis antica e bene sviluppata, e si continua con 
la dorsalis pedis. Quest'ultima da origine a due arterie tarsee : me- 
diale e laterale. 

L'art. tarsea mediale volge medialmente, e si esaurisce nei le- 
garaenti della regione rnediale del tarso. 

L'art. tarsea laterale, piia robusta della precedente, oltre i rami 
articolari, emette un ramuscolo che penetra in uno spazio limitato 
dalle due superiici contigue dell'astragalo e del calcagno, distribuen- 
dosi al tessuto connettivo che ivi si trova. E questa escavazione 
il seno del tarso, molto simile alia formazione omonima descritta 
nei Ruminanti. 



- 92 - 

Distalmente aU'origine delle due arterie tarsee, appena I'Art. 
dorsalis pedis e diventata Art. metatarsea dorsalis, origina da questa 
un esile raino perforante a (iecorso ascendente. che penetra siibito in 
un forame osseo delimitate: distalmente dalle estremita prossimali 
dei due metatarsali III e IV, nel punto ove sono medialmente con- 
tigui ; prossimalmente dalle ossa cuboide e grande cuneiforme, pure 
nel punto di contiguita. II ramo perforante della metatarsea dor- 
salis, — che aU'origine ha decorso ascendente perche nasce distal- 
mente al canale nel quale ponetra — corrisponde all'arteria meta- 
tarsea prossimale del Bue. Giunto nella superficie plantare, sempre 
piu esile, si dirige distalmente distribuendo rami ai muscoli plan- 
tar!; non ho potuto pero, per la incompleta iniezione del vaso, se- 
guirlo fino alia terminazione sua: ritengo probabile tuttavia la sua 
anastomosi con un ramo perforante distale, che ho seguito fino 
a breve distanza dalla prima perforante. 

Riassumendo : Negli Artiodattili presi in considerazione (Bue e 
Pecora), I'Art. dorsalis pedis, oltre a piccoli rami articolari e ossei, 
da origine a due distinte arterie perforanti : una prossimale, gene- 
ralraente esile, e I'arteria perforante del tarso, omologa alia tarsea 
pedidia perforante dei PerissodattiU (*) che penetra fra le ossa 
della prima serie del tarso ; I'altra distale, arteria perforante pros- 
simale del raetatarso, molto piia sviluppata della precedente, che 
percorre la doccia e il canale deU'estremita prossimale del meta- 
tarso, ed e da considerare omologa alle arterie dello stesso nome 
del piede dell' Uomo. 

Disposizioni quasi analoghe si hanno nel Maiale : in questa 
specie, la perforante prossimale del metatarso appartiene alia me- 
tatarsea dorsale. 

L'embriogenia deli'arteria perforante del tarso dell' Uomo (Le- 
bouq (7), Salvi (9), D ubreuil-Chambardel (5), De-Vriese (3-4), 
ci dimostra die essa e molto piia sviluppata nell'embrione, dove sta- 
bilisce un'ampia anastomosi attraverso lo scheletro del tarso, fra il 
sistema arterioso dorsale e il sistema plantare. In seguito si riduce, 
ma la sua traccia si trova sempre. Nel Cavallo rimane sviluppatis- 
sima anche nell' adulto, rnentre nel Bue, nella Pecora e nel Maia- 



(1) Dai fatti esposti e dalle coiisiderazioni fatle, risnlta evideute la iufoudatezza della segueiite 
MBerzione che trovo nel Tiattato di Cbauveau, Alio lug, L o a b r e (2), pag. 298: L' arteiia pe- 
didia perforante (uel Cavallo) « equivale senza dubbio alia terrainazioue stessa della pedidia dell' Uo- 
mo. die si saiebbe spostata verso il lato osteruo dell' arte ». Obe essa rappreseuti invece la stessa 
arteria perforante del tarso dell' Uoiuo, era gia stato diiuostaato da Salvi e da lue iu precedeutila- 
vori (8-9). 



93 - 



le, e ridotta generalmente ad un semplice ramo miiscolare. lo credo 
die il sao piccolo volume in queste Specie, sia in rapporto al forte 
sviluppo della perforante prossimale del metatarso, dalla quale ven- 
gono sostituiti i rapporti col circolo plantare, che nel Cavallo sono 
assunti principalmente dalla perforante tarsica, sempre volumino- 
sissima. 



A 



B 



OP 



Pt 



'y 



OP 







Pmd 



^ 



Fig. 5. — Schemi ch » dimostnmo la disposizione delle arterie perforanti del tarso e del metatarso 
rispettivamente, nell'UoiDO (A), nel Cavallo (B), e nel Bue (C). — DP = Art. dorsalis pedis ; Pt, 
=: Art. perforans tarsi ; Pmp =: Ramo perforante prossimale dell'art. metatarsea ; Pmd =: Ramo 
perforante distale dell' art. metatarsea ; Pni = Rarao perforante (unico) dell' arteria metatarsea, 
e cbe rappresenta la continuazione della stessa arteria. 



L'Art. metatarsea dorsalis, nei Ruminanti (Bue e Pecora), per- 
corre la doccia anteriore del metatarsale principale (doccia ritenuta 
erroneamente daEllenbergereBaum di origine vascolare), e 
nel terzo distale di quest' osso emette un ramo perforante. Anche 
nel Maiale esiste un ramo perforante della metatarsea, che passa 
distalmente tra i due metatarsali mediani e diventa plantare. 

Dopo quanto s'e detto sulla costituzione del metatarso in que- 
st! animali, e facile intendere come questo " ramo perforante di- 
stale del metatarso „ sia omologo al cosi detto " ramo perforante 
anteriore „ delle arterie metatarsee dorsali dell' uomo. 



94 



Bibliografla. 

1. Bos si. — Trattato di Anatomia Veterinaria. — Vol. II, Tallardi, Milano. 

2. Chauveau- Ailoing-Lesbre. — Trattato lU Anatoiiiia comparata degli aniniali doiueatici. — 

Trad. Ital. Torino, 1910. 

3. De Vriese. — Recberches sur rfivolution des vaisseaux saugnius des luerabres cliez Tborame. — 

Areh. de Tliologie. T. XVIII, 1902. 

4. Id. — Ueber die Entwickeliiug der Extremitaten-Aiterien bei den Siiugetieren. Verhandl. d. Anat. 

Oesell. auf der 16 VerKamm., 1902. 

5. Dubreuil- Chainb ardel. — L'artfero poplit6e et ses branches termiuales. — Paris, 1905. 

C. Ellenberger u. Baum. — Haudbuch der veigleicheudeu Anatoiiiie der Haiisstiere. — Berlin, 
1900. 

7. Lebouq. - Sur la Morphologie dn carpe et du tarse. — Anatom. Anzeiger, 1886. 

8. Mauuu. — Arteriae plantares pedis Maiuiualiura. Internal. Munatsschr., Bd. XXII, 1905. 

9. Salvi. — Arteria dorsalis pedis. Ix'icerche itiurfologiche e comparative. Pisa, 1S98. 



ISTITUTO DI ANATOMIA NORMALE BELLA R. SGUOLA VETERINARIA DI TORINO 
DIRETTO DAL PROF. U. ZIMMERL 



Mancanza del foro lacrimale inferiore nel maiale e cinghiale 
e del canale lacrimale superiore nella lepre 



DoTT. CAMILLO MOBILIO, Aiuto e Prof. inc. d' Istologia 



(Con 2 figure). 

fe vietata la riproduzioue. 

Fin dal 1876 il Walzberg (*) aveva notato che nel maiale 
manca il foro lacrimale interiore, e lo stesso particolare e stato os- 
servato, piii recentemente, dal Monesi {% 

Intanto nei tiattati di Anatomia Veterinaria si trovano espres- 
si concetti ben differenti. 

Possiamo dividere in 3 gruppi i pareri degli Anatomic!. 

1.0 Secondo la maggior parte degli Anatomici veterinari, i 
fori lacrimali del maiale non presentano differenze rispetto a quelli 
degli equidi. Quindi vien cosi ammessa, implicitamente, la presenza 
di 2 fori lacrimali, il superiore e 1' inferiore. 



1 



I 



(1) "Walzberg. — Ueber den Ban der Thr.inenweg*; der Haussangetiere uud des Menscben. — 
Oekronte Preischri/t. Rostock 1816. (citato dal Monesi). 

(-) Monesi L. — Osservazioni di eiiibriologia e di anatomia comparata aulle vie lacrimali con 
speciale riguardo .-die vie lacrimali del coniglio. — Annali di ottalmologia. A^mo XXXV. Fasc. 1-2, 
pag. 868. Pavia, 19U6. 



- 96 - 

2." Qiialcuno afferma chiaramente che nel maiale esistono i 
2 fori lacrimali come, recentemente, il Bossi (^). Questi (dopo aver 
detto degli equidi, del bue, pecora e capra) scrive : " Negli altri 
mammiferi i punti lacrimali presentano, come negli equidi, forma 
circolare e differiscono soltanto per il loro diametro. 

Secondo Wiedersheim i p. lacrim. degli uccelli possono ri- 
SLiltare aperti in modo di fessura. 

I condotti lacrimali del maiale soiio separati da una lamina 
ossea e ciascuno percorre un tubo osseo distinto, fino al sacco con- 
giuntivale „. 

3,0 II Martin (^), a proposito delle vie lacrimali del maiale, 
cosi si esprime : " Si trovano due canaletti lacrimali, sovente pero 
I'interiore non possiede alcuna entrata, ma e completamente chiuso „. 

Anche Ellenberger e Baum (^) si esprimono alio stesso modo: 
" Sovente il canaletto lacrimale ventrale ha nessuna entrata, ma 
iinisce ceco ; manca allora il punto lacrimale ventrale „. 

lo, compiendo alcune osservazioni sngli organi della cavita or- 
bitaria di un maiale, ho potuto (ora e piu di un anno) accorgerrni 
della mancanza del foro lacrimale inferiore. 

Consultata la bibliografia, che brevemente ho dianzi citata, 
poiche le asserzioni dei vari Autori non potevano essere piii di- 
sparate, e naturale che sorgesse in me il desiderio di cercar di sta- 
bilire come realmente tale foro lacrimale si comporta. 

E poiche son potuto venire, con le ricerche sul maiale, a con- 
clusioni positive, ho creduto utile estendere le osservazioni sul 
cinghiale, per vedere se qaesto, per tale particolare, differisse o non 
dagli individui della specie affine. 

E per lo stesso motive che ho estese le ricerv^.he anche alia lepre, 
poiche e note che nel coniglio manca il foro lacrimale superiore. 

Sus Scropha (Var. domestica) 

Iniziando le presenti ricerche, poiche non mi poteva spiegare 
le contradizioni degli Autori se non con le variazioni di origine del 
canale lacrimale inferiore nei vari soggetti, mi son dato cura di 
raccogliere non solo un gran numero di esemplari, ma principal- 
mente di averli di differenti I'azze : da quelle che vivono ancora 
alio state brado a quelle che vivono nei porcili. E cio alio scope 

(1) Bossi. V. — Ti-attato di Aii:itoiuia Veteriuaria. — Vol. III. Egtesiologia. Pag. 352. G. Ed. 
F. Vallardi. Milano, 1911. 

(2) Martin P. — Lehrbuch der Anatomie dor Haustiere. — II Band. H. 1101. .Stuttgart 1904. 
(^) EUenberger W. -Baum H. — HaudbucU der Vergleichendeu Auatoiuie der Haustiere. — 

a. 902. Berlin 1906. 



- 96 - 

di vedere se mai il foro lacrimale inferiore mancasse in individni 
di alcune razze ed esistesse in quelii di altre, verificandosi cosi le 
due possibilita, come dicono Martin ed Ellenberger e Baum, 
le CLii asserzioni, essendo intermedie ad altre opposto, parevano le 
piu attendibili. 

Ho potuto avere le palpebre di 2 maiali sardi (*), di 2 inaiali 
di Basilicata (**) ; le palpebre o le cavita orbitaiie o la testa di 8 
soggetti di razza Yorkshire e di altri 28, incroci Yorck-Casertani e 
York-romagnoli (***). 

In tutto sono dunque, 40 esemplari, cioe 80 lati. 

Dico subito che in nessun caso ho trovato il foro lacrimale in- 
feriore nel maiale. 

Ecco come si comportano, in questo animale, i canali lacriraali: 

II canale lacrimale superiore (Fig. 1, c. /. s.) incomincia con una 
apertura — foro lacrimale sujjeriore if. I. s.) — dietro un piccolo 
rilievo, come piccola papilla, che segna il limite tra la porzione ci- 
hare e quella priva di ciglia del margine palpebrale e propriamente 
1-2 millimetri dietro detto rilievo. 



I 







I 
I 



Fig. 1. — Canali lacrimali di maiale e di cinghiale (lato de&tro). 
/. I. s. t'oro lacrimale superiore ; c. I. s. canale lacrimale snperiore ; c. I. o. canale lacrimale osseo ; 
c. I. n. canale lacrimo-nasale ; c. I. i. canale lacrimale inferiore ; /. c. fomlo cieco del canale la- 
crimale inferiore ; III p. terza palpebra : c. I. caruncola lacrimale. 

11 foro lacrimale superiore si presenta come una fessuia, diretta 
trasversalmente e lunga circa 2 mm., negli animali adulti. II labbro 
posteriore della fessura e rnolto sottile e talvolta e pigmentato. 



(*) Ringrazio (jui, i)iil)l)licaniente e con gvande atfetto, il mio caro e buouo compagno di luiei 
studi universitari, Dott. (liuseppe Lai, di Ulaasai (I'rov. di Cagliari), die me 1' ha procnrate. 

(**) Dal mio paese nat-ivo : Calvera (Prov. di Potenza). 

(*'*) Alcuni degli ultimi 36 esemplari li ho avuti dal P. Macello di Torino, per il gentile in- 
teressamento del Prof. Masclioroni, che tanto ringrazio; altri (e .si tratta .soltanto di palpebre o 
di cavitil orhitarie) 1' ho comperati in alcune salumerie di questa citta. 



- 97 - 

Dopo la sua origine, il canale lacrimale superiore, si porta me- 
dialmente ed un poco aH'indietro, per un tratto di 5-6 mm., poi 
s'incurva in basso ed aH'interno e, dopo un percorso di altri 7-8 mm. 
arriva all'apposito condotto deil'osso lacrimale (c. I. o.), al fondo 
del quale si unisce al canale lacrimale inferiore. 

Nel suo primo tratto, per una lunghezza di 3-4 mm., il canale 
lacrimale superiore si puo vedere, per trasparenza, al disotto della 
congiuntiva, ed in detti tratti ha il diametro di circa 2 mm. Men- 
tre sta per incurvarsi presenta una piccola dilatazione ; poi ripren- 
de il suo diametro e dopo un paio di milliraetri mostra una secon- 
da dilatazione, un poco piii sviluppata della precedente. Dopo ri- 
prende ancora il suo calibre primitivo, che conserva fino alia ter- 
minazione. 

II canale lacrimale inferiore {c. I. i.) incomincia a fondo cieco 
if. c.) nello spessore della palpebra inferiore, 4-11 mm. distante dal 
punto dove dovrebbe essere il foro lacrimale inferiore. Si porta me- 
dialmente, per un tratto di 5-8 mm., finche raggiunge I'apposito 
canale deil'osso lacrimale, in cui s'immette, per poi unirsi al canale 
lacrimale superiore. 

Nel tratto che precede il condotto osseo, il canale lacrimale 
inferiore ha un diametro doppio della corrispondente porzione del 
superiore, e talvolta anche un poco di piia. 

II fondo cieco (/". e.) si presenta come il fondo di una comune 
provetta di vetro, e frequentemente al di sotto di esse il canale 
presenta un restringimento anulare. 

Nel condotto osseo i due canali lacrimali sono pressoche dello 
stesso diametro. Essi si uniscono per convergenza ed il canale la- 
crimo-nasale che si forma (c. I. n.) non presenta alcun rigonfiamento 
che ricordi il sacco lacrimale di altre specie animali. 

Evideatemente una porzione di lacrime, prima di raggiungere 
la cavita nasale, si accumula nel canale lacrimale inferiore, e, forse, 
con una certa pressione, in maniera da dilatarlo. Infatti si trova 
sempre pieno di lacrime quando si seziona. 

E da notare pero che gia nei feti il canale lacrimale inferiore 
ha il diametro doppio di quelle del superiore. 

Per quanto riguarda la ragiOxiO erabriologica della mancanza del 
foro lacrimale inferiore, devo dire che il Walzberg ed il Monesi 
esprimono I'opinione che cio sia in relazione all'incompleto sviluppo 
del canale lacrimale inferiore. lo, per ora, non posso aggiungere 
nessuna osservazione propria, poiche non ho che qualche feto di 
maiale, di periodi piuttosto avanzati. Pero facilmente ritornero su 



- 98 - 

tale argomento, so trovero qnalche cosa degna di essere resa di 
pubblica ragione daU'esame del numerosi emljiioni e feti di coniglio 
e di bue, che lio gia pronti per altri studi, ed appena saro riuscito 
a procurarmi embrioni di maiale. 

Sus Scropha (var. fera). 

Ho potato avere la testa di un grosso cinghiale e le palpebre 
di 5 altri oggetti (*). 

Nei 12 lati che ho potuto esaminare, il foro lacrimale inferiore 
manca. 

I canali lacrimali si comportano pracisamente come nel maiale. 

Per quanto riguarda Tepitelio della muccosa che riveste i ca- 
nali lacrimali nel cinghiale, ho potuto vedere che esso e pavimen- 
toso stratiflcato in tutta la loro langhezza, dal fondo ceco alia ter- 
minazione nel canale lacrimale inferiore, dal foro lacrimale al cana- 
le lacrimo-nasale nel saperiore. 

Attorno al foro lacrimale superiore I'epitelio e anche pavimen- 
toso stratiflcato, e non solo verso il margine palpebrale libero, ma 
anche, per un tratto di circa 1 mm., verso il fornice. 

Immediatamente dopo lo sbocco del due canali lacrimah, cioe 
appena si forma il canale lacrimo-nasale, I'epitelio si trasforma in 
cilindrico stratiflcato. Le cellule superflciali, cilindriche, sono da prin- 
cipio e per brevissimo tratto non molto alte, quasi cubiche, ma 
subito si rendono molto elevare. Al disotto di esse si trovaun se- 
condo stiato di cellule, tondeggianti o poliedriche, disposte in al- 
cuni punti in un unico ordine ed in altri in due o tre ordini. 

Per gli accennati caratteri dell'epitelio delle vie lacrimali non si 
notano differenze tra il cinghiale ed il maiale. 

Lepus timidus 

Ho potuto avere le teste di 5 lepri (**) ed ecco quanto ho os- 
servato a proposito dei canali lacrimali. 

II fo)'o lacrimale inferiore (flg. 2, f. I. i) e molto grande. Esso 



(*) La testa di cinghiale mi h stata spedit.i da un negoziante di Roma, uierce il gentile interea- 
sainento del prof. Bertoliui, a cui mi 6 tanto grato lendeie qni pnbbliche grazie. Ho potuto esami- 
nare le palpebre di un altro aoggetto nel laboratorio dellinibalsamatore Beinotti, ehe sempre mi 6 
tanto corteae nel fornirmi materiale di studio, e lo palpebre di altri 3 cinghiali le bo potute compe- 
rare da negozianti di Torino, merce il cortese interessameuto del prof. Gambarotta. A questi ed al 
Beinotti i niiei piii sentiti ringraziamenti. Quelle del sesto aoggetto mi sono state spedite dal dottor 
Lai, che ho avanti ricordato. 

(**) Le dette teste di leyri mi sono state ;;eiililiuentc procurate dai miei amati zii dott. Antonio 
Vitale e Giovanni Mobilio, ai quali osprimo qui tutta la inia riconosconza. 



- 99 - 



trovasi sulla faccia interna della palpebra inferiore, 3-4 millimetii 
distante dal margine libero di questa e presso restremita posteriore 
della caruncola lacrimale. Si presonta cotne una fessura diretta tra- 
sversalmente e lunga 1 Vg mm., e talvolta anche 2 mm. 








.i-- „, 

Fig. 2. — Canale e sacco lacrimale di lepre e eoniglio (lato destro). 
d, doccia che precede, snlla faccia interna della palpebra inferiore, il foro lacrimale inferiore ; /, I, 
I, canale lacrimale inferiore ; s, I, sacco lacrimale ; c, l-n, canale lacrimo-nasale ; III p. terza 
palpebra ; c, I, caruncola lacrimale. 

E contornato da un cercine biancastro, il quale pero e incom- 
plete posteriormente, ed e preceduto da una doccia (d), lunga circa 
2 mm. 

II canale lacrimale inferiore^ che fa seguito al foro, si porta in 
basso e medialmente, dapprima visibile, per trasparenza, sotto la 
congiuntiva, e poi subito, dopo 2-3 mm., si slarga nel sacco lacri- 
male. 

II sacco lacrimale si presenta di forma pressoche ellissoidale, 
diretto, come il canale lacrimale di cui continua la direzione, me- 
dialmente, finche si continua col canale lacrimo-nasale. 

II sacco lacrimale e lungo 8 mm. in media, con un diametro 
che puo raggiungere 5 mm., quando e disteso. La sua superficie si 
presenta villosa in parecchi punti, principalmente in corrispondenza 
della parete posteriore. I villi possono raggiungere una lunghezza 
di mezzo millimetro ed anche un poco di piii. 

Del canale lacrimale superiore non si trova alcuna traccia. 

A proposito di tale particolare devo dire che neanche nel eo- 
niglio, pur avendo fatto accurate osservazioni in 15 soggetti adulti, 
sono riuscito a vedere il canale lacrimale superiore, che viene de- 
scritto dal Monesi. 

Questi cosi scrive : " Nel eoniglio adulto accanto al canaletto 
lacrimale inferiore descritto dagli Autori si trova un altro canaletto 
ad esso superiore interno. L'apertura di sbocco di esse e assai am- 



- 100 - 

pia e trovasi airinterno di quella del canaletto ir.feriore, che e re- 
lativamente molto ristretta. Peraltro il liime di questo canale (che 
sembra essere come la continuazione del canale lacrimale) si va 
grandemente restringendo e finisce a fondo cieco nel connettivo del- 
I'orbita, mentre il lume del canaletto inferiore si allarga notevol- 
mente nel modo descritto dagli Autori, o dopo essersi nuovamente 
ristretto finisce con un' apertura di sbocco alia faccia interna della 
palpebra inferiore „. 

Riguardo all'epitelio di rivestimento del canale lacrimale infe- 
riore, diciamo che esso e pavimentoso stratificato. Si cambia poi 
in cilindrico stratificato appena arriva al sacco lacrimale. Sia per i 
caratteri macroscopici che per quelli istologici accennati non si no- 
tano differenze tra la lepre ed il coniglio. 



GosiMO Gherubini, Amministratore-responsabile. 



Fireuzo, 1914. — Tip. L. Niccolai, Via Faenza, 52. 



MonitoFe Zoologico Italiano 

(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia) 

Organo iifficiale della Unione Zoologica Italiana 

DIRKTTO 
DAI DOTTORI 

GIDLIO GHIARUGI EUGENIO FIGALBI 

Prof, di Anatomia uiuana Prof, di Auatomia comp. e Zoologia 

uel 11. Istituto di Stiidi Super, in Fireiize nella R. Univeraita di Pisa 

Ufficio di Direzione ed Amministrazione: Istituto Anatomico, Firenze. 

12 uumei'l aU'anno — Abbuonamento annuo L. 15. 

XXV Anno Firenze, Maggio 1914 N. 5. 

SOMMARIO: Comunicazioni originali: Levi G., Le modalita della flssazione del- 
I'uovo dei Chirotteri alia parote uterina. (Con tav. III). — Massenti V., L'ap- 
parato reticolaro intcrno do! Golgi nel germe dentalo. (Con 2 lig.). — Issel 
R., Uno stadio giovauile di Gariiiai'ia. (Con 1 lig.}. — Razzauti A., .\lcune 
ricoi'clie sopra le terminazioni nervose raotrici nei Petromizonti. (Con tav. 
IV-V). — Pag. 101-124. 

Avvertenza 

Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore 
Zoologico Italimio e vietata la riproduzione. 



COMUNICAZIONI ORIGINALI 



Le modalita della fissazione dell'uovo dei Chirotteri 
alia parete uterina 

DI GIUSEPPE LEVI (Sassari). 
(Con tav. III). 

E vietata la i"iptodu7,ione. 

Nel passare in rassegna una serie di uova e di blastocisti di 
Chirotteri, che io avevo raced to per altre ricerche, rilevai alcnni 
fatti riguardanti la correlazione fra il grado di evoluzione e la fis- 
sazione della blastociste alia parete uterina, che credo non inutile 
di rendere noti. 

L'argomento fu studiato da van Bene den, da Nolf, da Daval, 
da van der Stricht; ricerche notissime, che evito di esporrepur- 



^ 102 - 

ticolareggiatamente, accontentandomi di riferire quanto ha maggiore 
attinenza coi punti coiitroversi da me tratcati. 

Per quel die riguarda la corrispondenza fra Tepoca della fissa- 
zione dell'uovo ed il grade di sviluppo da esse raggiunto, dalla rai- 
nuziosa descrizione di Duval C) si rileva, che in Vespertilio muri- 
nus la fissazione alia parete avviene quando il blastocele ha rag- 
giunto una relativa estensione ; delle 5 giovani blastocisti che sono 
descritte da Duval 899, 3 con blastocele poco esteso erano libero. 
2 altre, nelle quah il future bottone embrionario sporgeva digia nel 
blastocele, avevano acquistato aderenze colla parete uterina. 

Van der Stricht (^) e convinto, che in Vesperugo noctula 
la fissazione avviene al memento della comparsa della cavita di 
segmentazione o subito dope ; contemporaneamente la merabrana 
pellucida scompare. L'uovo e in questo memento circondato da un 
coagulo sieroso, che esei-citerebbe molta influenza suU'arresto e suUa 
fissazione deiruovo. 

Anche dalla descrizione e dalle figure di van Beneden si ri- 
rileva che in Vespertilio murinus la fissazione avviene poco dope 
la comparsa del blastocele. 

lo per parte mia ho trovato che, almeno in alcune specie di 
Chirotteri (Rhinolophus euriale e Vespertilio Blasii) l'uovo puo rag- 
giungere uno sviluppo relativamente inoltrato senza contrarre ade- 
renza colla parete uterina. 

Per riferire alcuni esempi, trovai una blastociste di Rhinolo- 
phus di 0,15X0,06 mm. di diametro (fig. 1) tuttora rivestita dalla 
membrana pellucida (la quale e indicata nella figura con una linea 
nera), con blastocele ampio in cui sporge il bottone embrionario, 
completamente hbera nella cavita del corno uterino; in alcun punto 
della sua superficie sussistono aderenze colla parete ed anzi essa si 
trova ad una certa distanza da questa. 

Lo strato avvolgente (ectoblasto primitive o placentare secondo 
van der Stricht) C) di questa blastociste, e costituito da cellule 
basse, ma non lamellari (indicate nella fig. 1 e successive con una 
linea rossa); I'entoderma non oltrepassa i limiti del bottone embrio- 
nario. 



(1) Duval M. — Etudes sur I'eiubi'iologie lies Clieiroptercs. — L'Ovnle, la Gastiiila, le Blasto- 
(lerme et I'origiuo dcs Annexes chez le Muiin. — Paris, F. Alcan. 1S99. 

(-) Van der Stricht. — La fixation de I'oeuf de chauve-souris i\ rinturicur do I'litt'i-us. — 
\erhandl. dev anat. Oesellsch. avf der 13 Vers in Tubingen, 1S99. 

(•*) Id. — Snr le meciinisme de la fixation de I'oeuf de Cliauve-Souris dans I'uteiua. — C. K. dt 
^'Assoc. des Anat., i:i Itettnion, I'arin 1911, 



- 103 - 

Un'altra blastociste di Vespertilio Blasii di 0,18 mm. di dia- 
metro, molto piu inoltrata nello sviluppo delia precedento, era essa 
pure libera nella cavita del corno uterine ; in questa blastociste 
I'entoderma si era esteso a tutta la superficie interna della parete 
ed il bottone embrionario si era appiattito ed esteso ; il die dimo- 
stra che I'appiattimento del bottone embrionario coincide bensi col- 
Taumento in grandezza della blastociste, e forse fra i due fenomeni 
esiste anche un nesso causale, ma non e affatto determinate, come 
qualche autore suppone, da una compressione del bottone embrio- 
nario contro la parete uterina. 

Anche la blastociste di Rhinolophus riprodotta a fig. 3, nono- 
stante il sue volume relativamente notevole (0,33 X 0,18 mm. di 
(Ham.) 6 completamente libera nella cavita uterina. 

Invece una seconda blastociste di Vespertilio Blasii di gran 
lunga piii arretrata nello sviluppo delle precedent!, di 0,12 X 0,076 
mm. di diaraetro, nella quale il bottone embrionario corrisponde a 
circa un terzo dell'altezza della blastociste, paragonabile a quella 
designata colla lettara R da Duval (vedi la sua figura 32) era in 
quasi tutta la sua superficie in diretto contatto coU'epitelio ufcerino; 
e opportune ricordare che in questo case la cavita dell'utero era in- 
solitamente ristretta. 

Altri reperti che trascuro di riferire qui, mi hanno convinto 
che nelle due specie suddette (Rhinolophus euriale a Vespertilio 
Blasii) la blastociste puo assai spesso raggiungere un grande volu- 
me ed un grado progredito di evoluzione, pur restando del tutto li- 
bera nella cavita uterina ; piu di rado I'uovo acquista precocemen- 
te aderenze colla parete, ed io son convinto che il fenomeno avven- 
ga per cause contingenti ; forse non vi e estranea in questi casi la 
minore ampiezza della cavita del corno uterine. 

II secondo punto che mi propongo di trattare, e il mode con 
cui si stabilisce I'aderenza fra la blastociste e la parete uterina, e 
sopratutto le modificazioni che intervengono in quest'ultima. 

Duval ha notato, che I'epitelio uterino si mantiene integro 
durante la segmentazione dell'uovo, ma nella fase che precede im- 
mediatamente la flssazione, le sue cellule perdono le cilia vibratih, 
che normalmente lo caratterizzano : la suddetta raodificazione in- 
teressa sopratutto I'epiteUo della parete superiore dell'utero, la qua- 
le corrisponde al polo embrionario dell'uovo ; in corrispondenza della 
parete inferiore, suUe pieghe villose, che separano gli sbocchi delle 
ghiandole, le cilia sarebbeio scomparse. 

Van der Stricht si limita a ricordare I'esistenza di quepte 



- 104 - 

modiflcazioni dell'epitelio antecedenti dalla fissazione dell'uovo, de- 
scritte da altri AA., ma non da ulteriori particolari. 

Tale fatto sarebbe interessante e di non facile interpretazionc; 
se I'epitelio si modifica prima di assumere rapporti coH'uovo, biso- 
gna supporre che a questa modificazione e esfcraneo qualsiasi fat- 
tore mcccanico, bensi che esso dipende da fattori chimici (ormoni 
circolanti nel sangue, vedi le ricerche di An eel e Bouin). 

Quando poi il polo embrionano della blastociste assume con- 
tatto coUa parete uterina, il sue epitelio, secondo Duval c Van 
der Stricht, si colorirebbe inten^amente, si appiattirebbe e finirebbe 
col cadere mescolandosi al coagulo, che circonda la blastociste; dap- 
priraa limitate alle cehule del bordo libero (antiraesometiiale) del 
fondo deH'utero, ove si fissa il polo embrionano della blastociste, 
queste modiflcazioni si estendono poi a tutto il rimanente della pa- 
rete : quando tutta la superficie della blastociste si apphca contro la 
parete uterina, quest'ultima sarebbe completamente priva di epiteUo. 
Concordano colle suddette osservazioni i reperti di van Bene- 
den; blastocisti piccole, con bottone embrionario ancora sporgente 
nel blastocele [vedi le sue fig. 51 e 59 {% aderiscono al corion della 
mucosa uterina completamente privo del suo epitelio. 

Dall'esame di molte blastocisti di Rhinolophus euriale e di 
Vespertilio Blasii, io ho potuto persuadermi, che, almeno in queste 
due specie, le modiflcazioni della parete uterina si svolgono con 
ritmo ben diverse da quello descritto dagli autori citati. 

Io mi formal anzitutto la convinzione, che delle alterazioni nel- 
I'epitelio antecedenti alia flssazione della blastociste non sussistono 
nel materiale flssato in mode opportune; in tutti i casi enumerati 
di blastocisti relativamente voluminose, libere nella cavita uterina, 
I'epitelio era perfettamente integro anche nella sua costituzione 
citologica piu minuta; vi si distinguevano i condrioconti, e sulla 
superflcie libera I'orletto cuticolare finamente striate che cai'atte- 
rizza questi elementi. II non ritrovarvi cilia vibratili non e affafeto 
un indice di alterazione, perche queste cilia non sono un carattere 
strutturale permanente; durante le varie fasi deirattivita fisiologica 
deirutero le cilia scompaiono per poi riapparire. 

Per quel che riguarda le modiflcazioni degli altri costituenti 
deha mucosa (stroma e ghiandole), esse precedono la flssazione della 
blastociste ; infatti anche in uteri di Rhinolophus e di Vespertilio 



(1) Van Beuodon. — li6cherclies sui- rouibi'yologiu dcs Mammiferes. — De la aegiueututioii etc. 
(pubblicato da ]5rachet). — Arch, de Biol., T. 26, 1011. 



- 105 - 

Blasii contenenti blastocisti libere, le ghiandole sono iperplastiche 
e le cellule dello stroma sono in spiccata ipertrofia. 

L'esame di uteri contenenti blastocisti molto piii grandi delle 
precedenti, gia fissate alia parete, mi convinse, che la lore aderenza 
alia parete non e indissolubilmente legata alia distruzione dell'epi- 
telio ed anzi essa e compatibile colla piii perfetta integrita delle 
sue cellule. 

Una blastociste di Rhinolophus di 0,21 X 0,17 mm. di diam,, 
rivestita da una membrana pellucida molto assottigliata, aderisce 
alia parete soltanto a livello del bottone embrionario (fig. 2); la 
parete e costituita da uno strato avvolgente appiattito ; il bottone 
embrionario si e assottigliato e disteso ed e formate nella sua par- 
te media da tre strati di cellule ectodermiche ; I'entoderma non 
oltrepassa i limiti del bottone. 

A livello del bottone embrionario la pellucida e, come ho ricor- 
dato, in diretto contatto coll'epitelio cilindrico dell'utero ; natural- 
raente il contatto e limitato ai tratti di parete che separano le cripte 
(definite comuneraente come ghiandole), le quali sono bensi meno 
profonde che nella parte opposta della parete uterina, ma non sono 
affatto scomparse a questo stadio, come pretende qualche Autore. 

La regione della parete uterina che corrisponde al polo infe- 
riore della blastociste e che non e in contatto con quest'ultima, fu 
definita da Duval " cuscinetto villoso „ appunto per la presenza 
di cospicue pieghe, le quali separano fra di loro le ghiandole. 

Se noi consideriamo piu davvicino i caratteri citologici dell'epi- 
telio uterine, noi acquistiamo facilmente la convinzione che quest'ul- 
timo e perfettamente integro ; le sue cellule hanno forma cilindrica, 
contengono numerosissimi condrioconti orientati parallelamente al- 
I'asse maggiore della cellula, ed in corrispondenza del bordo libero si 
distingue la ben nota cuticola flnamente striata, la quale e in con- 
tatto diretto colla pellucida. 

La blastociste in questione si trova in rapporto di sempliee conti- 
guita colla parete, ma non si puo considerare fissata a quest'ultima. 

I primi segni di un'alterazione dell' epitelio uterine, ma non 
ancora la caduta di questo, si osservano in blastocisti molbo piii 
grandi, le quali sono in contatto colla parete uterina per tutta la 
loro superficie. 

In una blastociste di Rhinolophus di 0,62 X 0,36 mm. di diam. 
(fig. 4) lo strato avvolgente (ectoblasto primitive) e costituito da 
cehule appiattite in corrispondenza del polo embrionario, da cellule 
cabiche in tutto il rimanente della blastociste. 



- 106 - 

L'entoderma si e esteso a tutta la superflcie interna della bla- 
stociste; nel bottone embrionario si uota digia quell' ispessimento 
che preludia alia formazione del bottone amniotico. 

L'epitelio uterino (indicate da una striscia grigia nella fig. 4) e 
tuttora conservato ed e in contatto diretto coll'ectoblasto primitive 
(linea rossa nella fig. 4) per tutta V estensione della blastociste; 
pero quest'epitelio offre evidenti segni di alterazione, le sue cellule 
hanno una grande affinita per la fucsina acida, i condrioconti non 
sono pill apprezzabili, i'altezza della celiula e alquanto minore; il 
nucleo invece non e ancora alterato. 

L'epitelio uterino scompare soltanto piii tardi, quando I'ampiezza 
della blastociste aumenta ancora, e quando il bottone embrionario 
si ispessisce e viene a sporgere nel blastocele (bottone amniotico 
di Duval). 

Questa fase dello sviluppo e caratterizzata dalla proliferazione 
dell'ectoblasto primitive, il quale diviene ben presto pluristratiflcato, 
e successivamente molti elementi di questo strato divengono liberi 
e s'insinuano nello spessore del corion della mucosa uterina, in 
modo che il lirnite fra tessuti fetali e materni viene ad essere can- 
cellato. 

Pero non e escluso che anche in periodi tanto inoltrati, in sin- 
goli casi, del vestigi dell'epitelio uterino possano persistere; in una 
blastociste di Miniopterus appiattita dall'alto in basso (di 1,01, 0,32 
mm. di diam.), con bottone amniotico sporgente nel blastocele e con 
ectoblasto primitive ispessito, trovo ancora qua e la, a livello della 
regione placentare extraembrionaria, in contatto coll'ectoblasto pri- 
mitive, qualche celiula raggrinzata, picnotica ed intensamente co- 
lorata, che rappresenta i vestigi dell'epitelio suddetto. 

Degli stadi piu inoltrati dello sviluppo, durante i quali si co- 
stituisce la cavita amniotica, non intendo occuparmi in questa mia 
nota. lo mi son proposto di dimostrare che in alcune specie di Chi- 
rotteri la fissazione della blastociste all'utero si svolge con ritmo 
diverse da quelle che e ritenuto tipico per il Vespertilio murinus 
e per il Vesperugo noctula ; e piu precisamente : 

1. La blastociste puo raggiungere un volume relativamente 
notevole senza acquistare in alcun punto aderenza colla parete. 

2. L'epitelio uterino non subisce alcuna modificazione citolo- 
gica in una fase antecedente all'aderenza della blastociste alia i)a- 
rete uterina. 

3. L'aderenza del polo superiore della blastociste alia parete 
non e affatto indissolubilmente legata ad un' atrofla dell' epitelio 



- 107 - 

iiterino ; le alterazioni di qiiest'ultimo incominciano a stabilirsi sol- 
tanto quando tutta la saperflcie della blastociste assume contatto 
coUa parete uteniia; e dei residui dell'epitelio degenerate si possono 
rintracciare perfino dope avvenuta Tinvasione deirectoblasto pla- 
centare nello stroma della mucosa uterina. 



Spiegazione della Tav. III. 

Tntte le figure riprodiicono soliouiaticamontc quel tratto del corno nterino nel qnalo e contemita 
la blastociste in Rhiiioloplius euriale ; i coutorui dei vari strati furouo disegnati con scnipolosa esat- 
tezza dai piepaiati coirappaieccliio da disegno Abb^. 

In tntte le figure il corion della mucosa uteriua fu riprodotto con una tinta di fondo grigio- 
chiara ; I'opitelio uteriuo con una tlnta di foudo grigia piii scura ; la raembrana pellucida, ove 6 con- 
servata, ecu una sottile linea nera, I'ectoblasto priniitivo o placentare con una liuea rossa, I'ecto- 
derma con una sottile linea nera; infine il bottoue embrionario fu riprodotto punteggiato. 
Fig. 1. — Blastociste di Uluuoloplius libera nella cavita uteriua. Ingr. 130. X- 

Fig. 2. — Blastociste di Rliiuolopbus aderente alia mucosa iiterina soltanto a livello del bottone em- 
brionario ; epitelio nterino iutegro. lugr. 130. X- 
Fig. 3. — Blastociste di Rliinolophus libera nell' utero con entoderma esteso a tutta la superflcie 
interna della blastociste : il bottone embrionario appare piii eateso di quanto esse sia in realty 
per otl'etto deU'obliciuita della sesoioue. Ingr. 130 X- 
Fig. 4. — Bl.istociate di Rbinolophus .aderente in tutta la sua estensione alia parete ; epitelio ute- 
rino consorvato. Ingr. 130. X- 



ISTITUTO ANATOMICO DELLA R. UNIVERSITA DI CAGLIARI 
DIRETTO DAL PROF. G. STERZI 



L'apparato reticolare interne del Golgi nel germe dentale 

DEL DoTT. V. MASSENTI 
Libero-Docento di Odontoiatria nella R. Univer?ita di Gagliari 

(Con 2 figure nel tcsto) 



Not A PRELIMINARE 



f; vietata la riprodnz/ione. 



Quanto noi oggi sappiamo intorno alia fine istologia del cito- 
plasma, ci porta a ritenere che ogni elemento cellulare dei tessuti e 
dotato d'una struttura molto piu complessa di quella che gli anti- 



- 108 - 

chi istologi gli assegnavano : nei tessuti dentali poi, come e noto, 
lo studio delle formazioni endocellulari presenta notevoli lacune. 

lo ho creduto cosa non del tutto priva d'interesse, I'indagare 
se nei germi dentali esistesse o meno I'apparato reticolare interno, 
e nei case aftermativo quali caratteri esso presentasse. 

Si sa che I'apparato reticolare interno, dal Golgi per primo 
messo in evidenza nelle cellule nervose, fu da investigatori succes- 
sivi riscontrato in grande quantita di elementi ceilulari : cosi fu di- 
inostrato negli epiteli di rivestimento, nelle ghiandoie tanto a se- 
crezione interna che a secrezione esterna, nelle cellule sessuali ecc, 
fu dimostrato in elementi del tessuto connettivo, e cosi via. 

In questi ultimi, anzi, si sono oaservati due diversi apparati 
reticolari interni : uno a grandi maglie (apparato del Golgi), che 
circonda da ogni lato il nucleo, e che corrisponde a quelle osservato 
dal Golgi nelle cellule nervose; I'altro a piccole maglie (rete del 
Bergen), localizzato in un punto del citoplasma per lo piu corri- 
spondente al centrosoma; non sono ancora stati determinati quali 
rapporti passino tra i due apparati in questione e neppure se esi- 
stano contemporaneamente. 

In questa nota, che intendo abbia carattere prehminare, dope 
un brevissimo cenno sulla tecnica seguita e sul materiale adope- 
rato, mi propongo di riferire I'esito delle mie ricerche nell'epitelio 
della mucosa gengivale, nella cresta dentale, nell'organo dello smal- 
to e nella papilla dentale, riservando alia nota definitiva ogni com- 
mento ed ogni discussione al riguardo. 



Materiale e tecnica 



i 



II materiale di cui mi sono prevalentemente servito appartiene 
ad embrioni di varie specie di mammiferi a diverse stadio di svi- 
luppo ; pero i reperti che descrivero in questa nota appartengono 
ad embrioni di maiale da 10 a 15 cm. 

II materiale raccolto veniva fissato dopo essere state ridotto 
in pezzi molto sottili (di 2 e 3 mm. di spessore) ; talvolta venivano 
fissati i germi dentali, dopo essere stati accuratamente isolati. 

Tra tutti i metodi ho trovato migliore quelle del Cajal all'ace- 
tone (1908) e quelle al nitrate di uranio (1912) : con questi metodi si 
possono dimostrare oltre all'apparato reticolare, anche i plastosomi (*) 
e qualche volta I'uno e gli altri insieme. 



(!) Adopero questa voce, segueiido il suggeriraouto del Duosbcrg (1912) prcfcrendola a quelle, 
pure niolto usate, di luitocondrii, coudrioconti, coiidriosoini, ecc. 



- 109 - 

I reperti descritti in questa nota appartengono ad embrioni in 
tale stadio di sviluppo da non rendere necessario alcun processo di 
decalcificazione ; quindi non puo sorgere il dubbio di alterazioni do- 
vute a reattivi molto energici. 

Per le inclusioni e bene attenersi alle inclusioni rapide in cel- 
loidina; esse son quelle che danno i resultati migliori. 

Come materiale di confronto mi son servito di embrioni a di- 
verse grado di sviluppo, variamente colorati ed opportunamente se- 
riati. 

A) Epitelio gengivale. 

Come e note, appartiene alia categoria degli epiteli pavimen- 
tosi stratificati. 

Nello strato germinativo e negli strati cellullari vicini ad esso, 
ho potuto constatare un apparecchio reticolare interne a grandi ma- 
glie, il quale circonda il nucleo da ogni lato e si trova in prossimita 
della superficie oellulare. 

I plastosomi sono disposti irregolarmente nel citoplasma, nel- 
I'area deH'apparato in questione, e mi sono sembrati indipendenti 
da esso. 

B) Cresta dentale. 

Negli embrioni di maiale e stretta, quasi laminare e costituita 
da cellule cubiche disposte in due o piu strati. 

Nei suoi elementi ho potuto constatare un apparecchio retico- 
lare interne simile a quelle dell'epitelio gengivale. 

C) Organo dello smalto. 

Membrana adamantina. — Negli embrioni da me esaminati, gli 
ameloblasti non erano perfettamente prismatic! (epitelio cilindrico 
della nomenclanura anatomica ordinaria), ma bensi aliungati, era 
claviformi ed ora fusiformi ; i tratti ingrossati di una cellula si al- 
ternano con i tratti sottili delle cellule vicine. Questa forma dipende 
dal fatto che i corpi cellulari sono rigonfi in corrispondenza dei nu- 
clei e che questi non si trovano tutti ad un medesimo hveho, raa 
alternativamente sono ora piu ed ora mono vicini alia faccia della 
membrana adamantina, che e volta verso la papilla dentale (fig. 1 c). 

Anche nel corpo di queste cellule ho potuto osservare chia- 



- 110 - 

rissima e netta una formazione reticolare, che ci presenta dei ca- 
ratteri un po' difforenti da quelli degli altri eleinenti cellulari del- 
I'organo dello smalto. 





'f'M0^ 



a 



Fig. 1. — Embrione di maiale Inugo cm. 15 (Reicliert Imm. Omog. 2 Apoc, Oc. 12 comp.). — a, 
plastosorai ilegli odontoblast i ; h, apparato reticolare iuterno degli odontoblasti ; c, araeloblasti. 

II reticolo (fig. 1, c) e fonnato da filamenti ehe si dirigono in 
tutti i sensi, con sinuosita quasi regolaii e non molto accentuate. 
Questi filamenti, incontrandosi, intersecandosi, anastomizzandosi 
variamente, formano delle maglie ben inarcate rettangolari, trape- 
zoidali, poligonali : esse fanno assumere al corpo della celiula un 
aspetto variegate per I'alternarsi di tratti oscuri, dove confluiscono 
le maglie del reticolo, con tratti pii^i chiari, clie ci rappresentano 
le zone occupate dal citoplasma libero. 

L' insieme di questo apparato reticolare assume la forma di un 
elissoide lungo quasi quanto la celiula: il nucleo della celiula e si- 
tuate nella parte dell'elissoide piii vicina alia papilla dentale. 

11 colore del reticolo si presenta invece piu intense nella por- 
zione rivolta verse la polpa dello smalto. 

Per (luanto riguarda i rapporti tra I'apparatci reticolare ed il 
corpo della celiula, dobbiamo notare die tra il limite di essa ed il 
limite del reticolo esiste una piccola zona di citoplasma libero. 

Negli ameloblasti i plastosomi, come ha descritto recentemente 
il Mane a ('), sono poclii e si trovano solamente nel tratto di cito- 



0) Mane a P. — Snlla presenza di condriocouti nolle cellule degli abbozzi dentari. 
Zool. Ital., Anno 24, iUiS. 



Monit. 



- Ill - 

plasma che e piu vicino agli odontoblast!: I'apparecchio reticolare 
da me osservato, non ha quindi nulla in coraune con essi. 

Polpa dello smalto. — Come negli altri mammiferi, nel maiale 
essa e essenzialmente costituita da elementi cellulari di grandezza 
di versa e di forma svariatissima, forniti di prolungaraenti che ven- 
gono inviati in tutte le dirnzioni, era sotto forma di filamenti, ora 
sotto forma di veri e propri prolangamenti ciboplasmatici (Fig. 2, h). 

Da tali propaggini, costituenti i cosi datti " ponti delle 
cellule della polpa dello smalto „ vengono dehmitati quel 
vacuoli che alia polpa dello smalto fanno assumere un aspetto a- 
reolare tutto particolare. Inoltre per mezzo di questi prolungamenti, 
cho del corpo cellulare conservano tutte le caratteristiche, ciascuna 
cellula contrae rapporti o si continua colle cellule vicine. 




Fig. 2. — Eiubriouo di raaiale lungo cm. 15 (lieichoiL Iiiim. diuoi;;. 2 Apoc, Oc. 13 comp.). — a, 
epitelio estoruo dello smalto ; 6, cellule della polpa dello smalto. 



Ho accennato che queste cellule sono di grandezza diversa 
non solo, ma assumono anche le forme piu svariate; infatti, men- 
tre predominano quelle a tipo stellate, ne osserviamo delle altre 
quasi ovali; altre hanno una forma quasi lunata, altre sono roton- 
deggianti: accanto ad alcune poi quasi nettamente triangolari pos- 
siarao trovarne di quelle piriformi oppure poliedriche (fig. 2, b). 



- 112 - 

La forma ed i caratteri di quesfce cellule si vaniio leggermente 
modificando con ravvicinarci alia periferia dell'organo dello smalto; 
poiche in corrispondenza dello strato degli ameloblasti, vanno a 
formare il cosi detto strato intermedio, ed in corrispondenza 
deU'epitelio esterno costituiscono due o tre strati di cellule piu 
assiepate, che ricordano nella loro forma le altre cellule della polpa 
dello smalto, ma che a causa di questo maggior assiepamento son 
diventate piia appiattite e piii regolari. 

Tutte queste cellule, tanto le centrali quanto quelle che costi- 
tuiscono lo strato intermedio e le altre prossime aU'epitelio esterno, 
sono provviste di un roticolo. 

Osservando a forte mgrandimento possiamo facilmente vedere 
tutto il citoplasma attraversato e quasi invaso da una delicata 
formazione reticolare a maglie piccolissime e delicatissime, che 
suUa colorazione giallina del citoplasma spicca per un tono di co- 
lore pill oscuro (fig. 2, b). 

Questo reticolo occupa in un modo omogeneo tutta la cellula: 
non vi e parte di essa sprovvista dell'apparato reticolare, che puo 
facilmente venir seguito anche nei prolungamenti da queste cellule 
emessi. 

II nucleo, che in tali ceUule sappiamo occupare una posizione 
quasi costantemente centrale, non viene niesso in evidenza dal 
metodo. 

La delicatezza del reticolo ed il fatto che esso e esteso a tutto 
il corpo cellulare mi fa dubitare che si tratti dei plastosomi invece 
che dell'apparecchio reticolare interno del Golgi; percio ho cercato 
di colorare i plastosomi, e li ho trovati diffusi in tutto il corpo 
cellulare, sotto forma di corti bastoncini cilmdrici. Per ora quindi 
lascio insoluta la questione sul significato di questo apparecchio nolle 
cellule della polpa dello smalto. 

Epitelio esterno. — Come e noto si da questo nome alio strato 
di cellule che delimita I'abbozzo dell'organo dello smalto dal tcs- 
suto connettivo del sacco foUicolare (fig. i^, a). 

Esso e costituito, per la maggior parte, da cellule appiattite 
che tendono a prendere la forma cilindrica nei punti in cui Tepite- 
lio esterno si rifiette diventando epitelio interno. Per le loro carat- 
teristiche niorfologiche, queste cellule possono essere avvicinate 
sotto un certo punto di vista al tipo delle cellule epiteliali della 
cresta dentale, di cui sono quasi la continuazione, e sotto un altro 
aspetto possono ricordare le cellule interne della polpa dello smalto. 



- 113 - 

Sono provviste anch'esse di apparato rebicolare molfco simile a 
(juello descritto nello strato germinativo dell'epitelio della mucosa 
gengivale (fig. 2, a). 

D) Papilla dentale. 

Odontoblasti (flg. 1, «, b). — Premetfco che i reperti che descri- 
vero in questa parte della nota appaitengono piil specialmente ad 
embrioni di maiale di 15 cm. 

A questo stadio di sviluppo troviamo che gli elementi - cel- 
lulari della papilla piii vicini alia membrana preformativa (odonto- 
blasti) hanno gia incominciato a differenziarsi dalle altre cellule : 
easi vanno assumeudo una forma alle volte cilindrica, alle volte 
globosa ; son quasi privi di prolungamenti protoplasmatici e vanno 
disponendosi a mo' d' epitelio. II nucleo di questi odontoblasti di 
forma rotondeggiante non occupa una posizione centrale, ma e 
spostato medialmente. 

Questi elementi sono provvisti del lore apparato reticolare che 
qui assume la forma di elegante gomitolo disposto tutt'attorno al 
nucleo della cellula. Come rilevasi dall'unita figura 1 [h) i filamenti 
che costituiscono I'intreccio del gomitolo sono format! da spire 
molto regolari. 

Alio stesso mode del nucleo anclie I'apparato reticolare occupa 
una posizione eccentrica quasi costantemente nella parte piii interna 
della cellula. Alia periferia di essa, tra il limite dell'elemento cel- 
lulare ed il limite estremo del reticolo esiste sempre una zona di 
citoplasma libero. 

In alcune di queste cellule ho trovato delle altre formazioni 
endoce'lulari dall'aspetto di filamenti, bastoncini, anse staccate le 
une dalle altre e disseminate nel citoplasma (fig. 1, a). 

Si tratta di formazioni molto diverse dell'apparato reticolare 
che ho costantemente trovato negli elementi cellulari dell'abbozzo 
dentale ; debbono senza alcun dubbio venire interpretati come pla- 
stosomi i quali, come e noto, col metodo dell'impregnazione argen- 
tea possono venir messi in evidenza. 

Cellule della polpa. — Sono elementi connettivali della forma 
piu svariata. Hanno la caratteristica costante d'inviare in sensi di- 
vers! prolungamenti citoplasmatici che si dividono e suddividono 
contraendo rapporti di continuita e di contiguita con i prolunga- 
menti delle cellule vicine. II lore nucleo, talvolta ovale, talvolta ir- 



- 114 - 

regolare, ricorda lontanamente la forma deU'elemento cellulare che 
lo contiene, ed occupa una posizione eccenfcrica. 

Anche queste cellule sono fornite del loro apparato reticolare, 
che consta di un ricchissimo e delicate intreccio di fill molto sot- 
tili che si estende per tutto il citoplasma della cellula. 

Nessuna parte della cellula e priva di reticolo ; possiarao facil- 
mente seguirlo anche nei prolungaraenti da tali cellule emessi. In 
moltissime cellule possiamo osservare che il lirnite estremo dello 
apparato reticolare coincide con la periferia deU'elemento cellulare, 
il quale per conseguenza risulta pid nettaraente delimitate ed a 
contorni piu marcati. 



In base alle osservazioni fatte ed ai reperti esaminati e de- 
scritti mi sembra di poter asserire : 

1° In tutti gh element! cellulari che formano il germe den- 
tale esiste I'apparato reticolare interno del Golgi. 

2" Esse presenta peculiari caratteri nelle cellule che formano 
I'organo dello smalto e nelle cellule dell'organo della dentina. 

3° Siccome i metodi coi quali si pone in evidenza i'appara- 
to reticolare interno fanno apparire anche i plastosomi, ho voluto 
indagare se potesse trattarsi di un diverse aspetto della stessa for- 
mazione e posso asserire che negli element! epiteliali da me stu- 
diati coesistono tanto ! plastosomi quanto I'apparato reticolare in- 
terno del Golgi. 

4*^ Non ho riscontrato mai un'apparecchio reticolare interno 
a piccolo maglie, coUegato al centrosoma cellulare, come fu osserva- 
to ad es. dal Barinett! (') e dal Pensa (-) nelle cellule cartila- 
ginee. 

Mi riservo di riferire nel lavoro definitivo sul destine dell'ap- 
parato reticolare interno nelle cellule dello smalto e negli odonto- 
blasti ed inoltre se esse esiste e quali caratteri presenta nelle cel- 
lule della polpa dentale del dente a complete sviluppo. 



(') Barinetti C. — L'apparato loticolare iiitonio c la ceutrosfuia uullo cellule di alcuui (cssuti. 
— Bollett. Soc. MvdicChirurg. di Vaoia, 1912. 

{-) I'eusa A. — La cellule cartllagiueuso (Fuiinatioiis endocellulaii-os). — Comptes Kendtm d. 
I'Ass. des Anatomistcs, Lausanne, 1913. 



- 115 - 
Uno stadio giovanile di Carinaria 

PER RAFFAELE ISSEL 



(Con 1 flgura). 

i^ vietata la ripioduzione 

Lo sviluppo degli Eteropodi e ancora incompletamente cono- 
sciuto ; credo quindi opportuno portarvi un piccolo contributo 
(lescrivendo uii esemplare giovanissimo di Carinaria, raccolto il 2 
febbraio 1914 fra !a superficie e 10 metri di profondita al largo di 
Quarto dei Mille. 

Quando I'esemplare mi capito sotto agli occhi, il saggio di 
plancton era stato allora allora tissato con sublimato-formolo, poi 
trasferito negli alcool a 50" e 70". 

L'animale e lungo 4 mi Hi metri. II capo si distingue per le di- 
mension! relativamente enormi, gli occhi sono grandi e sporgenti e 
alia lore base la pigmentazione e per buon tratto interrotta ; da 
arabo i lati si distingue un minutissimo tentacolo. La natatoia (che 
sembra pochissimo alterata dal fissatore), ha margine inferiore arro- 
tondato e altezza assai maggiore della lunghezza; la ventosa si 
trova presso a poco alia meta del margine posteriore. 

La coda termina in punta e presenta poco prima dell'apice un 
organo bilobo ventrale fortemente pigmentato ; senza alcun dubbio 
si tratta della natatoia raetapodiale gia osservata dal Pelseneer 
e derivante da trasformazione del lobo operculigero della larva. E' 
notevole come il tono violetto scuro del pigmento sia identico a 
quelle che si riscontra nel filamento articolato delle Pterotrachee. 

II nucleo viscerale e completamente protetto dalla conchigha. 
Questa e ancora di tipo larvale, a spira avvolta per quattro giri, 
diafana, leggermente striata in sense radiale. L'ultimo giro pero 
presenta un forte allargamento che reputo si debba considerare come 
il prime passaggiu alia conchigha adulta, notoriamente foggiata a 
berretto frigio, dove la conchigha larvale persiste nell'apice. 

Inoltre si osserva una sviluppatissima carena astriata, vitrea 
e di estrema fragilita, larga all'innanzi quanto i primi tre giri della 
conchigha, disgraziataraente rotta e sbocconcellata nella parte po- 
steriore. II fatto piu interessante e questo ; esaminando la conclu- 



- 116 - 

glia di fronte si vede come la carena sia costituita da due lamine 
saldate al loro margine esterno e come nel vuoto ira una lamina e 
I'altra si allunghi il caratteristico lobo espanso del mantello,gid nolo 
al Pelseneer. Questa espansione del maiitello serve a proteggere 
le lamella branchiali, in numero di 6. 




-A 



^/ 



r/^/. 



^/'c/ 




^g./ic/ 




^/'sa/!. 



^a 




Y\%. 1. — Stadio giovanile di Carinaria \ 28 .disegnato coll' ainto della camera lucida) — bb. bnlbo 
buccale; br. braiichie; ca. carena; g. pd. gauglio pedalo; gl. d. ghindola digestiva; gl. sal. glaudole 
salivari ; it. inteatiuo terminale ; Im. lobo espau8o del luantello ; n. m. natatoia metapodiale ; o. gen. 
orifizio genifcale ; ra. radala ; nt. stoniaco : stat. atatocisti ; t. toiitacolo ; v. ventosa. 



Delia anatomia interna si vodono molto bene il voluminoso 
bulbo buccale ; colla radula, le glandole salivari die giungono colla 
estremita distale sino al disotto dell'occhio, il tubo digerente che 
si dilata in un ampio stomaco, i gangli cerebro-pleurali cogli sta- 
tocisti, e il ganglio pedale relativamente grandissimo. L' orifizio 
genitale e ben visibile, a circa meta altezza del corpo, poco al di- 
sopra della estremita posteriore del ganglio pedale. 

II Krohn ed il Pelseneer hanno descritto stadi larvali di 
Carinaria; poco si conosce sugli stadi postlarvali ed il solo esem- 
plare che si avvicina al mio e quello illustrate dal Pelseneer (*) 
nella sua memoria sul plancton del Golto di Biscaglia. 



(*) Pelseneer P. - 
search », 1900, part. 7). 
I'L. il, fig. 32-33. 



Mollusca (Biscayan Plancton collected during a cruise of H. M. S. « Ke- 
- Transactions Linnean Soc. London, 2 Ser. Zoology, Vol. iO, part. 5, i906, 



- 117 - 

Se resemplare del Pelseneer, malgrado la lunghezza dop- 
pia, si mostra meno avanzato del mio cio dipende molto probabii- 
mente dal fatto che si riferisce ad una specie di Carinaria di versa 
dalla mediterranea. Anche I'esemplare figurato dal Pelseneer ha 
una conchiglia spirale che pero non si dilata aH'ultimo giro;inoltre 
il lobo prominente del mantello non appare protetto da alcuna 
carena ma e molto probabile che questa appendice sia andata per- 
duta a cagione delia sua fragihta. 

Una Carinaria sp. descritta dal Warlomont, il cui disegno e 
riprodotto dal Tesch (*), non si presta al confronto perche priva 
di conchiglia ed in istato evidentemente cattivo di conservazione, 
ma presenta alcune delle note caratteristiche riscontrate nell'esem- 
plare del Pelseneer e nel mio; senza alcun dubbio si tratta di un 
esemplare molto giovane (**). 

Chiamando postlarvali gli stadi che han perduto il velo, ma 
nei quali la conchiglia e ancora atlantiforme, possiamo dire che lo 
esemplare da me illustrate rappresenti uno stadio di passaggio tra 
la Ca7'inaria postlarvale e la Carinaria giovanile. 

Laboraiorio di Anatomia Comparata clella R. Universitd di Genova e 
Laboi'atorio Mat^ino di Quat^to dei Mille, il 18 aprile 19J4. 



ALBERTO RAZZAUTI 



Alcune ricerche sopra le terminazioni nervose motrici 
nei Petromizonti 

(Con tavola IV-Y). 

% vietata la riproduzione 

Come e note fine daUe ricerche di Stannius (1851) (22) la mu- 
scolatura del coi'po dei Petromizonti presenta peculiari caratteri : 
mentre la muscolatura striata dei labbri, quella annessa al pistone 
linguale, all'esofago, alle branchie, e formata da fibre muscolari si- 
mili per struttura a quelle dei Vertebrati superiori, la muscolatura 
metamerica del tronco consta di particolari formazioni nastriformi, 



O Tesch J. — Die Heteroporten der Siboga Expedition. — ,Siboga expeditie. Monographie 5i, 
1906, Taf. 3, fig. 14. 

(") II Lo Bianco aveva iniziato nn lavoro sullo sviluppo dclla Carinaria,, pur troppo troncato 
dalla morte. 



- 118 - 

molto sottili ed estese in lunghezza da un miosetto all' altro, che 
sono state dai vari autori diversarnente nominate [Muskelkdsten di 
Stannius (22), Muskelbdnder di Maurer (16)). 

Le differenze di forma, di struttura, di disposizione fra le 
due formazioni muscolari sono certo rilevantissirae : e dubbio fra 
r altro che le lamine muscolari posseggano un sarcolemma, per 
quanto Maurer (16) asserisca che la sottile membrana anista che 
le involge (negata da Fusari (11) in Ammocoetes) debba interpre- 
tarsi come analoga al sarcolemma {Bandsarkolemma). 

Per cio che riguarda la minuta innervazione dei muscoli striati 
di Petromyzon^ la letteratura scientifica non possiede grande copia 
di ricerche. 

Retzius (19) che per prime se ne occupo nel 1892, non da 
notizie ne troppo estese, ne particolareggiate in proposito : dice solo 
che esse mostrano sempre un tipo molto semplice.... indem die Fa- 
sern sich nur sparsam verdstelten und hier und da an ihren End- 
ziveigen mit kleinen Flatten versehen waren. 

Un notevolissimo contribute all'argomento fu portato da Fu- 
sari (10, 11): questo autore distinse in AmmocoetesXe terminazioni 
nervose dei muscoli del capo, da quelle delle lamine muscolari del 
trouL^o, nolle quah pote dimostrare: 

1.0 Un plesso avvoigente tutta la periferia della lamina. 
2.° Formazioni speciali sul margine interne delle lamine mu- 
scolari, simulant! le piastre motrici delle fibre muscolari striate. 

3.° Filamenti nervosi originati dal plesso e penetranti nell'in- 
terno della lamina muscolare fra le fibiille contrattili. 

Le terminazioni nervose nei muscoli striati delle labbra e di al- 
tre regioni cefaliche hanno invece, secondo Fusari (11), forma „ d* 
piastre ofiocchetti o grappoli terminali piu o meno complessi „. Di solito 
da un prime fiocchetto partono uno o piu filamenti finissimi i quail, 
dope un decorso piu o meno lunge, si gettano sulla medesima o su 
un'altra fibra muscolare per costituirvi una seconda espansione ter- 
minale in forma di fiocchetto o di una semplice placchetta; da que- 
sta poi, secondo I'autore, possono partire altri filamenti clie a lor 
volta si terminano nella indicata maniera. 

Secondo Fusari i rami e i fiocchetti terminali della ramifica- 
zione motrice si congiungono fra lore molteplici volte, cosicche si 
costituisce una stretta rete ; dalla parte periferica di questo apparec- 
chio terminale hanno origine pui altre fibrille che si portano ad altri 
elementi muscolari per costituirvi altre ramificazioni. 

Johnston (14) occupandosi dei componenti motori somatici, 
parla assai diffusamente della terminazione dei nervi nei muscoU 



- 119 - 

metamerici della regione branchiale. Le sue ricerche concordano in 
complesso con quelle di Fusari (del quale peraltro egli cita il lavoro, 
senza averlo consultato) ; per di piu egli accenna molto sommaria- 
menbe a libere terminazioni nei miosetti, che egli interpreta come 
tenninazioni sensitive dei muscoli {ending of muscle sense). 

Piu oltre parlando delle terminazioni motrici del trigemino, 
Johnston (1-1) descrive le terminazioni motrici (wo^or end plates) nei 
muscoli buccali e linguali ; queste, secondo I'autore, comunemente 
lianno forma di ferro di cavallo, sebbene qualche volta presentino 
I'aspetto di un cerchio chiuso o di un reticolato, a causa delle estre- 
mita libere delle biforcazioni che si ricuoprono fra lore : esse sono 
talvolta ordinate in catene. Molto piii semplici, ma tuttavia bene 
uistinte, sono le terminazioni dei nervi nei muscoli branchiali. 

In queste ricerche Johnston uso esclusivamente il metodo 

Golgi deir impregnazione cromo-argentea, metodo che, in verita, non 

mi sembra proprio il piu conveniente per questo genere di ricerche. 

* 
* # 

Usando il metodo al bleu di metilene di Ehrlich (iniezione 
sottocutanea) e, piii limitatamente, quelle di Ramon y Cajal al- 
I'argento ridotto, ho iniziato fin dalle vacanze pasquali del 1913, 
neir Istituto di Zologia e di Anatomia comparata della R. Universita 
di Pisa, lo studio delle terminazioni nervose motrici nei Petromizonti. 

Le presenti ricerche si riferiscono solo al P. fltiviatilis adulto e 
sono state finora 1 imitate ai muscoli specializzati del capo e della 
regione branchiale ; mi riprometto in seguito, se le circostanze me 
lo permetteranno, di estendere le mie ricerche alle terminazioni 
norvose nella muscolatura metamerica del tronco. 



L'asserzione di Retzius (19) che lo terminazioni nervose mo- 
trici in Petromi/zon mostrano tutte .... ein einfache Typus, deve 
essere intesa nei significato precise che queste terminazioni apparten- 
gono (almeno nei muscoli che qui considero) ad una stessa forma (*), 
vale a dire mancano di quella sostanza granulosa che costituisce 
la cosiddetta suola terminale della piastra motrice. Esse presentano 
invece due varietd quasi egualmente frequenti, e cioe : 

1.° Terminazioni a grappolo o ad arborizzazione, cioe con 
rami e con espansioni terminali indipendenti fra loro (fig. 1, 2, 3). 
2." Terminazioni a rete, cioe con rami e con espansioni termi- 
nah, uniti o fusi direttamente fra loro (fig. 4, 5, 6). 



(*) Nei sense di Stefanelli (24). 



- 120 - 

Le terminazioni della prima varieta sono le piu comuni ; esse 
si trovano sparse in tutti i muscoli della regione cefalo-branchiale, 
ma specialmente in quell' intricate complesso muscolare che attornia 
Tasse cartilagineo del pistone. Tenendo cento della grandezza delle 
varicosita presentate da queste terminazioni, si puo repartirle nelle 
tre categorie che, in base a questo criterio, Tello (25) ha istituito: 
1.0 Terminazioni con varicosita molto strette, miiiori del ci- 
lindrasse dal quale si originano fpoco frequenti) (fig. 1). 

2.*' Terminazioni con varicosita di medio dimensioni (molto 
comuni) (fig. 2). 

3.° Terminazioni con varicosita grandi con struttura retico- 
lare ben evidente (poco comuni). 

Ma oltreche per le variabili dimensioni delle varicosita, le ter- 
minazioni in questione possono variare molto per le dimensioni 
complessive: da alcune che si estendono per una o due diecine di 
[J. si arriva per term.ini intermedi ad aleune che sono sette o otto 
volte pii^i grandi. 

Del pari variabile c la forma e la disposizione dei rami espan- 
sionali, talche sarebbe aiduo tentare, come Boecke (3, 4) ha fatto 
per le piastre motrici di altri Vertebrati, una minuta descrizione 
dei principali aspetti che essi presentano. Si puo riconoscere tutta- 
via che il cilindrasse si comporta, neH'originare queste terminazioni, 
in due modi ben distinti e caratteristici : talora, come mostmno le 
fig. 1 e 8, il cilindrasse, emettendo lateralmente dei rametti (che si 
dividono e si ingrossano per formare I'espansione), precede per un 
certo tratto, sempre piia assottigliato, per terminarsi infine in un 
rametto espansionale ; in altri casi, e cio avviene piu frequente- 
mente, il cilindrasse si ramifica quasi direi bruscamente in parecchi 
rami che vanno a formar I'espansione (fig. 2). 

Le terminazioni del secondo tipo sono un po' mono comuni ; 
con una certa frequenza io le ho riscontrate nello strato piu esterno 
(circolare) del muscolo annulare della bocca {musculus annularis 
di Fiirbringer (9)), ma nondimeno esse non mancano in altri mu- 
scoli della regione cefalica. Per la grandezza delle varicosita, esse 
sono mono variabili di quelle della varieta precedente : alcune hanno 
varicosita grandi, altre mediocri. La figura 4 mostra una di queste 
terminazioni ; si vede che il cilindrasse dope essersi ramificato in pm 
rami, da luogo ad espansioni, delle quali la maggior parte si fondono 
insieme direttamente o si uniscono per mezzo di rami, in mode da 
dare 1' impressione di una rete a maglie grossolane e irregolari. 

II sospetto che in queste terminazioni si possa trattare di 
pseudoanastomosi e non di anastomosi vere (come il Boecke (3, 4) 



- 121 - 

ha supposto per le piastre motrici di alciini Verfcebrati e come 
Johnston (14) afferma, se non espHcitamente, in P(??^rom|/^o/i) deve 
essere deposto dopo Taccurata osservazione di preparati numerosi 
e ben riasciti. Ricordo a proposito che anche Fusari (11) ha po- 
tato dimostrare in Ammocoetes terminazioni motrici con evident! 
anastomosi : . . . " Gvante sull'elemento ynuscolare, egli scrive, le fibre 
nervose si iximificano, ed ogiii ramo porta fiocchetti terminally ma ed 
i rami ed i fiocchetti si congiimgono fra loro molteplici volte, cosic- 
che si costituisce una stretta rete „. 

In ambedue le varieta di terminazione, e speciahnente in quelle 
fornite di grosse varicosita e facile dimostrare, anche col solo metodo 
al bleu di metilene, la struttura neurofibrillare delle espansioni. In 
buoni preparati, si puo osservare agevolmente (fig. 5) Tindividuahzzarsi 
delle neurofibrille, sottili e uii po' tortaose, nella porzione pretermi- 
nale del cilindrasse ed il costituirsi di un reticolo a punti nodali 
ingrossati nei rami espansionali, dove esso spicca, intensamente co- 
lorato in azzurro, sulla massa chiara dell'axoplasma. Riguardo ai 
rapporti dalle neurofibrille fra loro, io ho potuto con tutta chia- 
rezza constatare, come alcuni autori hanno fatto per altri Verte- 
brati, (ricordo soltanto Gemelli (12) e StefaneUi (23,24), il pas- 
saggio delle neurofibrille da una varicosita all'altra; questa osser- 
vazione e facile in mode particolare nelle terminazioni dotate di 
espansioni assai grandi (fig. 5), mentre lo stesso non puo essere 
affermato per le terminazioni con varicosita di media grandezza. 

Dalle espansioni terminali di ambedue le varieta di termina- 
zione si originano quasi sempre sottili filamenti nervosi (fig. 4). II 
reperto non e nuovo e gia Fusari (11) in Ammocoetes osservo una 
identica disposizione, ritenendo, con qualche limitazione, questi fi- 
lamenti simih alle fibriUe tdtraternunali, scoperte dalRuffini (20) 
nelle piastre motrici dell'uomo e considerate dall'Apathy (20) come 
una prova dell'esistenza della sua grata terminate anche nei Verte- 
brati ; nello state attuale delle conoscenze sopra le terminazioni 
motrici dei Vertebrati, a me non sembra audace dare definitiva- 
mente a questi sottili filamenti, I'interpretazione di Fusari. 

Essi si originano quasi sempre dalle branche dell'espansione e 
spesso dopo un decorso piii o meno lungo, vanno a gettarsi sopra 
la stessa fibra muscolare o sopra altre fibre, dove formano un' al- 
tra piccola espansione ; questa espansione raramente puo dare ori- 
gine a sua volta a filamenti ancor piii sottili che si terminano nei 
mode sopra indicate. Peraltro non sempre questo e il destine 
delle fibrille ultraterminali, poiche io ho potuto osservare in ter- 
ritori muscolari, ricchi di terminazioni motrici, che fibrille prove- 



- 122 - 

nienti da terminazioni diverse, possono servire a collegare le ter- 
minazioni motrici fra loro. 

Filamenti del tutto simili alle fibrille ultraterminali possono 
originarsi dal cilindrasse, prima die questo dia origine aU'espansione, 
come mostra la fig. 6, Sotto questo riguardo le mie osservazioni 
coincidono con quelle di Crevatin (7) di Perronci to (17); tutta- 
via non mi sembrerebbe conseguenza strettamente logica I'esten- 
dare per questo a tutte le fibrille ultraterminali, il signiflcato di 
semplici rami collaterali. 

Una interessante particolarita nelle terminazioni motrici dei 
Petromizonti e stata notata da Johnston (14): secondo questo 
autore (die non si sofferma troppo sull'argomento) le terminazioni 
motrici nei muscoli specializzati della regione branchiale, presen- 
tano un particolare... arrangement... in chains. 

La disposizione rappresentata dalla fig. 7, puo ricordare quella 
descritta da Johnston (14); si vede in essa che la fibra nervosa 
decorrendo un po' tortuosamente, per traverse all'andamento delle 
fibre muscolari, mostra dapprima accenni ad espandersi, dando ori- 
gine ad alcune terminazioni secondarie {a) piu o meno addensate ; 
poi ad un tratto essa si espande (6) bruscamente, quasi per for- 
mare I'espansione terminale, ma si ricostituisce quasi subito e da 
flnalmente luogo alia terminazione {c). 

Questo reperto ha senza dubbio strettissimi rapporti di somi- 
glianza con quelle che Cuccati (8) osservo nelle piastre motrici 
di Rana... " una fibra nervosa, egli scrive, si espande in uno spazio 
circoscritto e hastantemente regolare per formare una vera ])iastra, 
mentre che dalValtra le sottili fibre che si erano espanse tornano a 
congiimgersi per formare una fibra „. 

Cuccati (8) assimigho questo fatto alle reti mirabili che si os- 
servano nel cammino di alcune arterie e designo queste piastre col 
nome di piastre intercalate; Crevatin (6) si oppose all'interpreta- 
zione di Cuccati (8) propendendo a credere che tali piastre inter- 
calate fossero formate dall'unione di due piastre distinte. 

Ora i fatti osservati in Petromyzon non lasciano alcun dubbio 
sopra la natura loro ; la considerazione che la fibra nervosa si ri- 
costituisce per dar luogo alia vera espansiono terminale, porta sen- 
s'altro alia conclusione che le espansioni in discorso non sono com- 
poste (nel significato di Crevatin) ma devono riferirsi alle piastre 
intercalate di Cuccati. 

Tei'mino accennando ad un'altra particolarita : ho osservato in 
alcune terminazioni motrici (fig. 8) (il reperto non e invei'O molto 
frequente) che la fibra nervosa, dalla quale si origina I'espansione, e 



I 



- 123 - 

accompagnata da una fibra sottile {a) che si divide essa pure, allor- 
che il cilindrasse emana i suoi rami espansionali. Tn consonanza 
alle nioderne vedute sopra la strattura delie piastre motrici, dob- 
biamo ritenere queste fibre sottili come corrispondenti alle fibre 
amidollate che penetrano nolle piastre motrici di altri Vertebrati ? 
Sobbene questa interpi'etaziouc possa essere appoggiata dal fatto 
che le fibre in questione coincidono per il calibre lore con le fini 
fibre del sistema simpatico, io non mi sento, per la mancanza di 
pii^i saldi criteri di distinzione, di poterlo recisamente affermare. 
E nello stato attuale delle raie ricerche mi e del pari impossibile 
dire se queste fibre sottili formino terminazioni indipendenti dalle 
espansioni motrici o costituiscano, come piuttosto parrebbe, un 
reticolo contiguo o continue con quelle di dette espansioni. 

Perugia, Gabinetto di St. naturale del R. Liceo. 
Bibliografla. 

1. Apdthy S. — Das leitende Element des Nervensystenis und seine topogfiiphischeii Bezielinngen 
zn den Zellen. — Mittheilungen a. d. Zool. Station zu Neapel, Bnd. 12, pp. 405-748, con 10 
tav, Leipzig, 1897. 

2. Boecke J. — Die Inneivierung der Mnskelsegmente des Ampliioxus (B. lanceolatnni), nebst 
einigeu Beraeikungen iiber die Endigungsweise der motorischeu Nerveu bei den Vertebniteu. — 
Anat. Anz., Bnd 33, pp. 273-290, con 9 fig., Jena, 1908. 

3. Id. — Die motorische Endplatte bei den holieren Vertebraten, ihre Entwickelnng, Form nnd 
Zusammeuhang mit der Muskelfaser. — Anat. Anz.. Bnd 35, n. 8-iO, pp. 193-226, con 40 fig. 
Jena. 1909. 

4. Id. — Beitrage zur Kenntnis des motorisclien Nerveneudigungen. 1. Die Form und Struktur 
der motorisclien Endplatten der quergestreiften Mnskelfasern bei den hiiheren Vertebraten. 2. 
Die akzessorisclien Fasei-n und Eudplattchen. Internationale Monatsclir. f. Anat. mid Physiol., 
Bnd 28, Rft 10-12, pp. 377-443, eon 7 tav. e 4 fig., Leipzig, 1911. 

5. Id. — Die doppelte (motorische und sympatisclie) etferente Innervation der quergestreiften Mn- 
skelfasern. — Anat. Anz., Bnd 44, pp. 343-350, con 10 fig., Jena, 1913. 

G. Crevatin S. — Sulle auastomosi nelle piastre motrici e sulle cosi dette piastre intercalate. — 
liendiconti Sessioni B. Accad. Scienze Bologna {N. S.), Vol. 3, pp. 42-47, con 1 tav., Bologna, 1898, 

7. Id. — Sulle flbrille nervose ultraterminali. — Bull. Sc. Med. Bologna, Vol. 1, pp. 270-271, Bo- 
logna, 1901. 

8. Cuccati G. — Delle terminazioni nervee nei muscoli addominali della Raua temporaria e della 
Rana esculenta. — Internationale Monatschr. f. Anat. und Physiol., Bnd 5, pp. 337-342, con 
tav., Leipzig, 1888. 

9. Fiirbringer Max. — Untersucliungen zur vergleiclienden Anatomie der Muskulattir des Kopf- 
skelets der Cyclostomen. — Jcnaische Zeitschr. fur Naturw., Bnd 9, j)p. 1-129, con 3 tav., Jena., 
1875. 

10. Fusari K. — Presentation de preparations microscopiques d6montrant les tcrminaisons nerveu- 
ses dans les muscles strips, dans 1' 6piderme et dans I' 6pith61ium de la cavit6 buccale de I'Am- 
mocoetes braucliialis. — Compt. rend. Assoc. Anatomistes, Session 3. p. Lyon, 1901. 

11. Id. — Contribute alio studio delle terminazioni nervose nei muscoli di Ammocoetes brancbialis. 
— Atti Accad. Scienze Torino, Yol. 40, pp. 1078-1098, eon 1 tavola. Torino, 1905. 

12. G-emelli A. — Nuove osservazioni suUa struttura delle placche motrici e del fusi neuro-mnscc- 
lari. — Monitore zoologico italiano. Vol. 17, n. 2-3, pp. 90-99, con 5 fig., Firenze, 1906. 

13. Hatschek B. — Die Metamerie des AmpMoxuas und des Ammocoetes. — Verhandl. Anatom. 
Gesellschaft auf d. sechsten Tersammlung in Wien. Anat. Anz., lahrg. 7 (Brgdnzimgsth.), pp. 
136-161, con 11 fig., Jena, 1892. 

14. Johnston J. B. — Additional notes on the cranial nerves of Petromyzonts. — Journal oj com- 
parat. neurology and psyc. Vol.. 18, n. 6, pp. 596-608, ean 31 fig., Granville', 1908. 



- 124 - 

15. Kolmer W. — Zur Kenntnis des Verhaltens der Nenrofibrillen an der Peripherie. — Anat. 
Am., Bnd 21, pp. 4l6-4S.n, con 2 tav., Jena, 1905. 

16. Maurer F. — Die Elemente dor liuiupfiuuskuhitur bei Cyclostoiueu uud liohereu Wirbeltbie- 
ren. — Ein Beitrag zur Phylogenie der quergestreiften Muskelfaser. Morphol. lahrhuch. Gegcn- 
baur' s, Bnd 21, Heft 4, pp. 473-613, 614-619, con 4 tav., Leipzig, 1894. 

17. Perroncito A. — Sulla tei'iuinazione del nervi suUe fibre muscolaii striate. — Archives ital. 
de Jiiologie, tome 36, pp. 245-254, con 5 fig., Torino, 1901. (Vodi ancbe : Rendiconti Istituto 
Lomhardo di Scienze, Lettere, Serie 2", Vol. 34, pp. 164-170, Milano, 1901). 

18. Id. — Studi ulteriori sulle terminazioni dei nervi nei muscoli a fibre .striate. — Rendiconti Isti- 
tuto lombardo di Scienze e Lettere, Serie 2^, Vol. 35, pp. 677-685, Milano, 1909. 

19. Retzius G. — Zur Kenntnia der niotorischen Nerveuendignnoeu. — lietzius Biul. Vntersnchun- 
gen, N. S. Yol. 3, pp. 41-52, con 7 tav., Stockohn, 1892. 

20. Ruffiiii A. e Apathy S. — Sulle flbrille nervose ultratermiuali nelle i)iastre niotrici doll' uo- 
111(1. — Rivista di Patologia nervosa e mentale. Vol. 5, fasc. 10, pp. 433-444, con 7 figg. Firen- 
ze, 1900. 

21 Schneider A. — Beitriige zur vergleichenden Anatomie und Entwicklungsgeschichte der "Wir- 

belthiere. Berlin, 1879. 
22. Stannius H. — Ueber den Bau der Muskelu bei Petromyzon fluviatilis. — Ootting. Nachrich- 

ten, 1851, pp. 225-235, Oottingen, 1851. 
'2'.i. Stofauelli A. — Contributo alia piii intima conoscenza delle piastre motrici. — Monitore zool. 

italiano. Anno 22, n. 7, pp. 161-169, con 1 tav. Firenze, 1911. 
24. Id. — La piastra luotrice secondo le vecchie e le nuove vedute, con osservazioni originali. — 

Annali di Nevrologia, Anno 30, Fasc. 4, con 12 fig. e 1 tav., NapoU, 1912. 
35. Tello F. — Teriniuaciones en lo.s musclos estriados. — Trabajos Lab. Investig. Biologicas. Ma- 

dvid, Tomo 4, p. 105. Madrid, 1905. 



Spiegazione della tavola IV-V 

Tutte le figure si riferiscono al Petromyzon fluviatilis (adulto) ; sono state disegnate alia camera 

chiara di Abbe-Apdtliy, teneudo il tubo del mieroscopio ad altezza normale. Gli ingrandimenti sono 

stati direttamente misurati. 

Fig. 1. — Terminazione motrice a grappolo nel muscolo oblique esterno dell'occhio. Metodo di Cajal 

Oo. 3 GOO . 

„, .^ Korjstka =r —,— circa. 
Ob. 8* 1 

Fig. 2. — Terminazione motrice a grappolo nel muscolo semiannularis. Metodo di Ehrlicli. 

Oc. 3 -^ . , 815 , 3 

lioristka =: circa (ridotto a ). 



Ob. Yi2 imm. om. 1 

Fig. 3. — Terminazione motrice a grappolo in uu muscolo del pistone linguale. Metodo di Cajal. 

Oc. 3 815 . 

-, , , . - Konstka =z , cu-ca. 
Ob. 1/12 imm. om. 1 

Fig. 4. — Terminazione motrice a rete nel muscolo annularis della bocca. Metodo di Ehrlicli. 

Oc. 3 ^ 815 4 

Konstka = - circa (ridotto a ). 



Ob. Vi2 imm. om. 1 5 

Oc. 5 

Fig. 5. — Terminazione motrice a rete (con grosso varicosita). Metodo di Ehrlicli. Y»i:r~f/ — imm omo" 

-nr . , 1550 . ., 4 

Xoristka := circa (ridotto a . ). 

1 5 

Fig. 0. — Terminazione motrice a rete in un muscolo della regioue brauchialc. Metodo di Ehrlicli. 

Oc. 4 ^ . ^, 1000 . 

_,--—. Konstka =: , circa. 

Ob. i/i2 imm. omog. 1 

Fig. 7. — Terminazione motrice nei muscoli del pistone lingnalo cou espausioni intercalate. Metodo 

Oc 4 810 2 

di Ehrlich. '-— Koristka = circa (ridotto a ). 

Fig. 8. — Terminazione motrice nei muscoli del pistone linguale con una fibra acressoria (a). Me- 
todo di Ehrlich. Koristka =: circa ridotto a ,.-)• 



GosiMO Gherubini, Amministratore-responsabile. 

Firenze, 1914. — Tip. L. Niccolai, Via Faenza, 52. 



. ^lo/if((jjr Z(JoJ(j(/iro Italia na Aiuto - \XV 



Yai:/// 







Monitore Zoologico Italiano, Anno XXV. 






3. 





Tav. IV-V. 






Arti Fotomeccaniche • Firenze 



Monitore Zoologieo Italiano 

(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia) 

Organo iifficiale delta Unione Zoologica Italiana 

DIUKTTO 

DAI DOTTORI 
GIULIO GHIARUGI EUGENIO FIGALBI 

Prof, ili Auatomia uiuaua Prof, di Anatomia coiiip. e Zoologia 

uel K. Istituto di Stiuli Super, in Firen/H nella li. Universita di Piaa 

Ufficio di Direzione ed Ammiiiistrazioue: Istitulo Anaf.omico, Firenze, 

12 numeri all'auno — Abbuonameuto annuo L. 15. 



XXV Anno Firenze, Giugno 1914 N. 6. 

SOMMARIO: Bibliografia. — Fa^. 125-131. 

GoMUNiGAZioM ORIGINAL!: GiannelH L, Nuove ricercho sulla repartizione delle 
isole di Langerhans nel pancreas dei Rettili e sulla loro invariabilita du- 
rante il digiuao. (Con 4 tig.;. — Mobiiio C, La gliiando'a della Taccia con- 
vessa della III palpebra in alcuni raanirail'eri. (Con 1 tig.). — Gecchini C, Su 
due nuovi Turbinolidae del Mediterraneo. — Pag. 132-152. 

Avvertenza 

Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore 
Zoologica Italiano e vietata la ripioduzione. 



BIBLIOGRAFIA 



Si da notizia soUanto dei lavori puhblicati in Italia. 



B. - PARTE SPECIALE 

{Continuazione) 

XII. Vertebrati. 

II. PARTE AN ATOMIC A. 
1. Parte generale. 

Giovanni. (De) A. — Corollari di Morfologia clinica. — Atti d. R. Istit. Veneto 
di Scienze, Lettere ed Arti, An. Ace. 1912-13, T. 62, Parte 2^, pp. 841-845. 
Venezia, 1913. 

3. Apparecchio tegument ale. 

Brugnatelli Ernesto. — Ulteriori osservazioni sul tessuto interstiziale della mam- 
mella. Nota II. — Boll. Sac. med.-chir. Pavia, An. 26, N. 2, pp. 87-91. 
Pavia, 1913. 

Brugnatelli Ernesto. — Cellule lipoidifere e Mastzellen nella mamraella. Nota prev. 
- Bull. Sac. iJied.chir. Pavia, An. 25, N. 4, pp. 357-361. Pavia, 1912. 



- 126 - 

Leonini G. — Rughe dal cuojo capelluto in un frenastenico. — Riv. di Antrop., 
Vol. 18, Fasc. 3, pp. 429-438, con figg. Roma, 1913. 

4. Apparkcchio sciielp;trico. 

Bail! Ruggero. — L'architetlura della mandibola umana. — La Radiologia Mc- 

diea, Vol. I, Fasc. 1, Gennaio 1914. Pavia, 1914. Est)-, di pp. 29. 
BertelH Dante. — II labbro raediale del raargine anteriore dei rami inandibolari 
neU'uomo. — Atli R. Isiii. Veneio Sc. Lett, ed Arti, An. Ace. 191213, T. 72, 
Parle 2, Disp. 10, pp. 1475 1476. Venezia, 1913. 
Berti Giuseppe. — Gontributo alio studio delle coste cervicali. — Pensiero 

Medico, An. 3, N. 32, pp. 497-502; N. 33, pp. 518-522, con figg. Mi- 

lano, 1913. 
Bianchi Stanislao. — lUustrazione di alcune rare varieta osseo esistenti nel Mu- 
seo di Siena. — Atti R. Ace. d. Fisiocritici in Siena, Ser. 5, Vol. 4, 

An. 221 {1912), N. 8-10, pp. 587-590. Siena, 1913. 
Ganfini Garlo. — Osservazioni sul foro di Vesalio dell'osso sfenoide. Gon ta- 

voia XLII. — Arch. ital. Anat. ed EmbrioL, Vol. 11, Fasc. 4, pp. 53G 544. 

Firenze, 1913. 
Malaguzzi-Valeri R. — Di un caso di articolazione costo-clavicolaro. — Monil. 

Zool. Hal., An. 24, N. 7, pp. 152-156, con 2 fig. Firenze, 1913. 
Marro Giovanni. — Sulla cosiddetta perlorazione olecranica e sul signiflcato 

anatomico e antropologico della medesima. — Rit;. di Anlrop., Vol. 18, 

Fasc. 3, pp. 307-336. Roma, 1913. 
Mori Antonio. — Delle variazioni raorlologiclie della regione spinale. (A propo- 

sito di un infortuuio sul lavoro). — Ramazzini, An. 7, Fasc. 11-12, pp. 

657-709. Firenze, 1913. 
Pernigotti Mario. — Le miospine in alcuni Cipi-inidi. Nota prev. - • Asli, Tip, 

Popolare Astigiana, 1911. 8°. pp. 49. 
Sergi S. — Per lo studio delle anomalie di posizione della scapola congenite 

ed acquisite. — Riv. di Antrop., Vol. 18, Fasc. 3, pp. 446-448, con figg. 

Roma, 1913. 
Staurenghi Gesare. — Fonticulus bregraaticus lateralis e Fissura bregmatica la- 
teralis in alcune specie di IMammiferi e di Uccelli. Fonticulus lambdoidalis 

lateralis e Fissura lambdoidalis lateralis degli Equidae. — Memoria puhbli- 

cata per cura del Prof. R. Fusari. Con 1 tav. — R. Ace. d. Scienze di 

Torino, Ser. 2, Vol. 64, N. 6, Classe di Scienze fisiche, matematiche e 

naturali. Torino, 1913. Estr. di pp. 40. 

5. AppareCchio muscolare. 
Beccari Nello. — II muscolo trasverso del toraco e le inserzioni sterno-costali 

del diaCrarania neU'uomo. (Gon tav. 15-1.8 e 7 ligg.). — A)-ch. Hal. di Anat. 

e di Einbriol., Vol. 12, Fasc. 1, pp. 110-152. Fi?'enze, 1914. 
Cascio (Lo) Girolarao. — Gontributo alia morfologia deU'arco ascellaie di Langer. 

— Ricerche fatte nel Labor, di Anat. norm. d. R. Univ. di Roma ed in 

altri Labor. bioL, Vol. 17, Fasc. 1-3, pp. 59-72, con 2 figg. Roma, 1913. 
Paoli Angelo. — Anomalia del muscolo grande sopra-raaxillo-nasale. — Arch. 

Sc. d. R. Soc. Naz. Veterin., An. 10, N. 3-6, pp. 71-72. Torino, 1912. 
Paoli Angelo. — Anomalia del muscolo sopra-naso-labiale. — Arch. Sc. d. R. 

Soc. Naz. Veterin., An. 10, N. 3-6, pp. 72-73, con fig. Torino, 1912. 
Spadolini 1. e Kraus A. — Di una variazione nel gruppo dei muscoli spino- 

appendicolari neU'uomo. — Monil. ZooL ital., An. 24, N. 1, pp. 1318, con 

i fig. Firenze, 1913. 



127 - 

StevanI A. — Sulla raorfologia del musculus levator scapulae. — Boll. Soc. med. 
di Parma, Ser. 2, An. 6, Fasc. 1, pp. 16-18. Parma, 1913. 

6. ApPAREGCHIO INTESTINALE CON LE ANNESSE GHIANDOLE 

Arcangeli Alcesto. — Osservazioni sopra le glandule mucipare ed i noduli lin- 

latici doH'osofago del Colombo. — Alti Soc. Hal. Sc. nat. e Museo civ. SI. 

nat. Milam, Vol. 52, Fasc. 2-3, pp. 159-180. Milano, 1913. 
Beretta Arturo. — Contributo alia fine architettura dcllo smalto. — Monit. Zool. 

ital.. An. 24, N. 10, pp. 208-217, con 1 tav. Firenze, 1913. 
Carreras Roberto. . — Di alcune ricerche sopra la istogenesi della dentina. — 

A tti Soc. ital. proyresso Scienze, 6^ riunione, Genova 1912, pp. 834-837. 

Roma, 1913. 
Comolli Antonio. — Anorinalc ovoluzione del peritoneo dell'ansa ombelicale pri- 

mitiva e del raesentere comuno. Con 9 figure. — Policlinico, An. 20, 

Vol. 20-C, Fasc. 9, pp. 418 432. Roma, 1913. 
Ferrarini Guido. — Sulla presenza o sulla forraazione di organi linfatici nolle 

glandule salivari o sulla loi-o importanza nella patologia delle stesse. — 

Dal Volume per il Giubileo Scietitifico del Prof. A. Roth. Societd Tipo- 

(jrafica Sarda, Cagliari, 1913. Estr. di pp. 33, con 3 tav. 
Giannelli Luigi. — Sul distacco delle isole di Langerhans dalla ghiandola pan- 

creatica, e sui loi'o rapporti nelF interno di questa eon i tuboli ghiandolari. 

Con 3 flgg. — Monit. Zool. Hal., An. 25, N. 2, pp. 30-47. Firenze, 1914. 
Maccia Franco. — Contributo alia conoscenza deiranatoraia del pancreas di Go- 

lumba livia. — Boll. Soc. med.-chir. Pavia, An. 26, N. 1, pp. 49-53. Pa- 

via, 1913. 
Perna A. — Sviluppo ed anomalie dei denti. — Roma, Tijp. Frat. Pallotta, 1912, 

i>ij. 189, con figg. 
Perna A. — Sullo sviluppo della bocca. — Roma, Tip. Frat. Pallotta, 1913, 

pp. 88, con 25 tav. 
Pietri G. A. — Sul coraportaraento del tessuto reticolare nolle lesioni sperimen- 

tali del fegato. — Dal Volume per il Giubileo Scientifico del Prof. A. 

Roth. Societd Tipografica Sarda, Cagliari, 1913. Eslr. di pp. 27, con tav. 
Stoccada Fabio. — SuH'aponevrosi palatina dell'uomo. Nota preventiva. — Atti 

a. R. Islit. Ven. di Sc. Lett, ed Arti, An. Ace. 1913-14, T. 73, Parte 2^, 

pp. 649-651. Venezia, 1914. 
Zagari Luigi. — Sopra alcune anomalie del crasso e delle valvole arteriose del 

cuore. — II Tommasi, An. 8, N. 23, ptp. 488-492. Napoli, 1913. 

7. Apparecchio respiratorio. 

Bertelli D. — Noraenclatura del naso umano. — Monit. Zool. ital., An. 23, 

N. 12, pp. 313-314. Firenze, 1912. 
Mirto D. — Sulle constatazioni del Dott. A. Ridella riguardanti le moditicazioni 

che avvengono nel polmono prima e dopo la nascita in rapporto con la 

funzione respiratoria. — Arch, di Anlr. crim., psich. e med. legale, Vol.34, 

(Ser. 4, Vol. 5), Fasc. 5, pp. 582-590. Torino, 1913. 
Ridella A. — Modiflcazioni che avvengono nel polmone prima e dopo la nascita 

in relazione colla funzione respiratoria. Con tav. — Boll. Soc. med.-chir. 

Pavia, An. 25, N. 4, j^p. 369-377. Pavia, 1912. 
Rusca Carlo Lamberto. — Osservazioni sulla distribuzione della arteria pulmo- 

nalis nel polmone umano. Nota prev. — Boll. Soc. med.-chir. Pavia, An. 26, 

N. 1, pp. 55-62. Pavia, 1913. — Ricerche faile nel Labor, di Anat. norm, 

d. R. Univ. di Roma ed in altri Labor, biol., Vol. 17, Fasc. 1-3, pp. 183-203, 

con 6 tav. Roma, 1913. 



- 128 - 

Spadolini I. — Contributo alio studio della morfologia del polmono. Nota rias- 

suntiva. — Monit. Zool. ital., An. 24, N. 3, pj). 49-60, con 1 tav. e I fiy. 

Firenze, 1913. 
Spadolini 1. — Contributo alio studio della morfologia del polmone. Con ta- 

vole XLIX-LV, G tabelle e 20 rtg. nel testo. — A^'ch. ital. Anat. cd Emhriol., 

Vol. 11, Fasc. 4, %ip. 604-705. Firenze, 1913. 

8. TmoiDE, Paratiroide, Timo, Gorpuscoli timici, Corpi postbranchiali. 

Castellaneta Yincenzo. — Sulla questioue del timo in « Amraocoetes ». — Monil. 

Zool. Hal., An. 24, N. 8, pp. 161-174, con 2 tav. Firenze, 1913. 
Magnini Milziade. — Lc funzioni del timo ed i rapporti fra timo e railza. — 

A7-ch. Fisiologia, Vol. 11, Fasc. 5, pp. 333-354, con fig. Firenze, 1913. 
Pende N, — SuU'esistenza di una nuova ghiandola a secrezione interna. — Ri- 

forma meclica. An. 29, N. 22, pp. 589-592. Napoli, 1913. 
Rossi RalTaele Pietro. — II timo negli animali da maeeilo. — Clin. Vefer., 

An. 36, N. 11-12, pp. 512-519 ; N. 13, pp. 578-586. Milano, 1913. 
Rossi Raffaele F'ietro. — In difesa della critica fatta dal Dott. G. Squadrini al 

mio lavoro sul timo negli animali da macello. — Clin. Veter., An. 36, N. 16, 

pp. 723-729. Milano, 1913. 
Rossi R. P. — A proposito del timo nei bovini. — Clin. Veter., An. 36, N. 19-20, 

pp. 899-902. Milano, 1913. 
Squadrini Giulio. — Per lo studio del timo nei bovini. Al Dott. R. P. Rossi. — 

Clin. Veter., An. 36, N. 15, pp. 692-697. Milano, 1913. 
Squadrini Giulio. — A proposito d.'l timo nei bovini. — Clin. Veter., An. 36, 

N. 17, pp. 778-780. Milano, 1913. 

9. Apparecchio girgolatorio. Milza e altri organi linfoid:. 

Antona (d') S. — Sulle Gitterfasern delle piccole e medic arterie. — Atti R. Ace. 

(I. Fisiocrilici in Siena, Ser. 5, Vol. 4, An. 221 (1912), N. 1-2, pp. 22-23. 

Siena, 1912. 
Busacclii Pietro. -- I corpi cromaffmi del cuore umano. Con tav. XXVI e 6 tigg. 

nel testo. — Arch. Hal. Anat. ed Emhriol., Vol. 11, Fasc. 3, JW- 352-376. 

Firenze, 1913. 
Giuffrida-Ruggeri V. — Variabilita delle ramificazioni terminal! deirartoria me- 

ningea media neli'uomo. Con 1 tav. — Dal Volume Giubilare in onore di 

L. Bianchi. Ofpcina Tipografica Giannotta, Catania, 1913. Estr. di pji.T. 
Guarnieri G. — Presentazione di un preparato di una rara disposizione dei 

tronchi sopra-aortici. — Atti R. Ace. Fisiocrilici in Siena, Ser. 5, Vol. -/, 

An. 221 (1912), N. 8-10, p. 505. Siena, 1913. 
Mannu A. — Sopra una varieta dell'Arteria verlcbralis nelFuomo. Nota prev. — 

Boll. d. Soc. med. di Parma, Ser. 2, An. 6, Fasc. 4, pp. 85 86. Parma, 

1913. 
Mannu .\. — Sulla niorlologia dcirArloria vcrtehralis. ^ota prcv. — Boll. d. 

Soc. med. di Parma, Ser. 2, An. 6, Fasc. 4, pp. 86-87. Parma, 1913. 
Muzj Antonio. — Sulle cspansioni nervose del cuore. — (Horn, intern. Sc. tned.. 

An. 35, Fasc. 13, pp. 586-600, con figg. NajMjli, 1913. 
Rusca C. L. — Vedi M. Z., in quests N., pay. 127. 
Silvan C. — Sopra una singolare forma di anomalia deirartoria vertehrale con 

successiva espansione aneurismatica comprimente il midolio cervicale e il 

bulbo rachideo. — Sperimentale, An. 67, Fasc. 5, pp. 614-638, con fig. 

Firenze, 1913. 
Zagari Luigi. — Vedi M, Z. in questo A., p. 127. 



- 129 - 



11. Apparecchio urinario e genitale. 

Frattin Giuseppe. — Di un raro reperto delle vie serainali in due casi di crnia 

inguinale. — La Clmica chir., An. 21, N. 8, pp. 1727-1733, con tav. Mi- 
lam, 1913. 
Ganfini Carlo. — Su tre vai'ieta degli organi genitali maschili esterni. — Boll. 

R. Ace. med. di Genova, An. 28, N. 3-4, pp. 92-100, con figg. Siena, 1913. 
Ohiron Mario. — La seerezione del rene norraale e patologico. — Rend. Accad. 

nied.-fis. fiorentina, ad. 10 Apr He 1913, in: Sperimentale, An. 67, Fasc. 3, 

pp. 297-309. Firenze, 1913. 
Maccabruni Francesco. — Gontributo alio studio delle cosi dette idatidi del 

Morgagni. — Annali Ostetricia e Ginecologia, An. 35, N. 4, pp. 360-365, 

ran tav. Milano, 1913. 
Mobilio Camillo. — Anoraalia delFolricolo prostatico in un Equus asinus. — 

Monit. Zool. ital.. An. 24, N. 6, pp. 133-140, con 1 fig. Firenze, 1913. 
Mobilio Camillo e Campus Antonio. — Osservazioni suH'epididirao dei nostri ani- 

niali domcslici. Con tav. XXX-XXXI. — Arch. ital. Anal, ed Emhriol., 

Vol. 11, Fasc. 3, pp. 419-479. Firenze, 1913. 
Torraca Luigi. — Sulle arteriolac roctao del rene dei raammil'eri. — Monil. 

Zool. ital.. An. 23, N. 11, pp). 276-283, con 1 fig. Fv-enze, 1912. 
Verga Giovanni. — Sulla cosidetta uvula vesicalis e i suoi rapporti con 1' ipor- 

trotia prostatica. — Bull. Soc. med. chir. Pavia, An. 26, N. 2, pp. 173-192. 

Pavia, 1913. 
Zannini P. — Di un interessantissirao c nuovo eseraplare di otricolo prostatico 

ncll'Asino. — Atti Soc. d. Natural, e Mat. di Modena, Ser. 4, Vol. 14, 

An. 45, pp. 6-16, con figg. Modena, 1912. 

12. Ghiandole surrenali, Organi cromaffini etc. 
Busacchi Pietro. — Vedi M. Z. in questo N., pag. 128. 

13. Apparecchio nervoso gentrale e periferico. 

Abundo (d') G. — Su d'una particolare microgiria parziale siraraetrica negli 
emisferi cerebrali, e sui consecutivi probabili effetti corapensativi. — Riv. 
ital. Neiirop. Psich., ed Elettroterap., Vol. 6, Fasc. 1, pp. 1-25, con figg. 
Catania, 1913. 

Abundo (d') G. — Modirtcazioni spinali consecutive a lesioni periferiche o cere- 
brali isolate e combinate. Ricerche speriraentali. — Atti Ace. Gioenia di 
Sc. nat. in Catania, An. 90, 1913, Ser. 5, Vol. 6, Mem. 23^ di pp. 28 con 
figg. Catania, 1913. 

Beccari Nello. — Sulla spettanza delle fibre del Lenliossek al sistema del nei'vo 
accossorio e contribute alia raorfologia di questo nervo. Osservazioni in La- 
ccrta rauralis. Con tav. XXV e 17 flgg. nel teste. — Arch. ital. Anat. ed 
Embriol., Vol. 11, Fasc. 3, pp. 299-351. Firenze, 1913. 

Biondi (iiosue. — 1 nuclei d'origine e terrainali del nervo trigemino nel polio. 
— Riv. ital. di Neurop., Psich. ed Elettroter., Vol. 6, Fasc. 2, pp. 49-57; 
Fasc. 3, pp. 117-129, eon figg. Catania, 1913. — Atti Ace. Gioenia di Sc. 
nat. in Catania, An. 90, 1913, Ser. 5, Vol. 6, Mem. 11^ di pp. 16, con figg. 
Catania, 1913. 

Bovero Alfonso. — Connessioni sirapatiche del ganglio vestibolare del nervo 
acustico. — Arch. ital. Otologia, Vol. 25, Fasc. 1, pp. 41-55. Torino, 1914. 

Bovero Alfonso. — Sulla fine struttura e sulle connessioni del ganglio vestibo- 
lare del nervo acustico. — Mem. d. R. Accad. d. Scienze di Torino, Ser. 2, 
T. 64, An. 1913-14, con tav. Torino, 1914. Estr. di pp. 37. 



- 130 - 

Casali Ranicro. — Gontributo alia topografia del Sinus terrainalis della dura 

madre spinale, con conslderazionl chii'urgiclio. — PolicUnico, An. 20, 

V(A. 20-C, Fuse. 10, pp. 461-467. Roma, 1913. 
Cherie-Ligniere M. — A proposilo delle anomalie nel percoi'so dei nervi nolla 

rcgione palmare deH'uorao. — Ric. di Antrop., Vol. 18, Fasc. 3, pp. 425- 

427. Roma, 1913. 
Manzone V. e Sergi G. — Gontributo alio studio sulle anomalie del percorso dei 

nervi nella regione palmare dell'uomo. Gon 3 tav. — Riv. di Antrop., 

Vol. 18, Fasc. 1-2, pp. 221-238. Roma, 1913. 
Perna A. — Sulle alterazioni del ganglio di Gasser in seguito all'avulsione dei 

denti. — Ricerche fatte nel Labor, di Anat. norm. d. R. Univ. di Roma 

ed in altri Labor, biol.. Vol. 17, Fasc. 1-3, j^p. 81-107, con 2 tav. e 4 figy. 

Roma, 1913. 
Pitzorno Marco. — II ganglio ciliare nei Selacei. Gon tav. XL-XLI. — Arch. 

ital. Anat. ed Embriol., Vol. 11, Fasc. 4, pp. 527-535. Firenze, 1913. 
Sergi Sergio. — Sulle variazioni dei solchi del lobo frontale negli Hominidae. — 

Riv. di Antrop., Vol. 18, Fasc. 1-2, pp. 211-220. Roma, 1913. 
Sergi S. — Un cervello di Abissino. Gon 2 tav. — Riv. di Anti-op., Vol. 18, 

Fasc. 12, pp. 245-252. Roma, 1913. 
Sergi Sergio. — Note morfologiche sulla superlicie raetopica del lobo frontale 

in cervelli di Indiani e di Giapponesi. Gon tavole. — Ricerche fatte nel 

Labor, di Anat. norm. d. R. Univ. di Roma, Vol. 17, Fasc. 1, 1913. 

Roma, 1913. Estr. di pp. 74. 
Spiro Aristidc. — Gontributo alio studio della struttura deir ipolisi. — Bull. 

Soc. 7ned.-chir. Pavia, An. 26, N. 2, pp. 133-171, con tav. Pavia, I9i3. 
Vernoni Guido. — Lo sviluppo del Gorvello in Muletia (Tatusia) novemcincta, 

Edentata. Nota prev. — Monit. Zool. ital.. An. 24, N. 1, pp. 18-20. Firen- 
ze, 1913. 

14. Organi di senso. 

Busacca Archiraede. — Sulla fine struttura della coroide. — Ricerche fatte nel 
Labor, di Anat. norm. d. R. Univ. di Roma ed in altri Labor, biol., 
Vol. 17, Fasc. 1-3, pp. 73-79, con 1 tav. Roma, 1913. 

Busacca Archiraede. — Sull'origine del pigmento coroideo. Nota preventiva. — 
Monit. Zool. ital.. An. 24, N. 5, pp. 112-115. Firenze, 1913. 

Busacca Archimede. — Sulla genesi del pigmento coroideo. — Ricerche falte 
nel Labor, di Anat. norm. d. R. Univ. di Roma ed in altri Labor, biol.. 
Vol. 17, Fasc. 1-3, pp. 15-31, con 2 tav. Roma, 1913. 

Giacomini Ercole. — Sullo sviluppo dell'organo di Jacobson (organo voraero- 
nasale) e della glandola nasale laterale in embrioni e fcti di Muletia (Ta- 
tusia, Dasypus) novemcincta. — Rendic. d. Sess. d. R. Accad. d. Science 
deW Islituto di Bologna, An. Ace. 1912-13, Classe di Scienze Fisiche. li^ 
sessione, 18 maggio 1913, in Bull. Sc. nied., An. 84 (Ser. 0, Vol. 1), 
Fasc. 10, pp. 580-584. Bologna, 1913. 

Grazzi V. — La morlblogia deH'orecchio esterno, compresa la membi'ana tim- 
panica, studiata in cento bambini nati da poehe ore a quindici giorni nei 
brel'otrofi di ^"'irenze e di Pisa. — Atti Soc. ital. progresso Scienze, 6-^ riu- 
nione, Genova, 1912, p)p- 833-834. Roma, 1913. 

Lachi Alberto. — Sopra alcune particolarita di morfologia dei condottini lacri- 
raali nell'uomo. Gon tav. XXIX. — Arch. ital. Anat. ed Embriol., Vol. 11, 
Fasc. 3, pp. 409-418. Firenze, 1913. 



- 131 - 

Maggiore Luigi. — Sul comportaraento dei vasi sanguigni nel segmento ante- 
riore della « Tunica vasculosa oculi » degli uccelli. — Ricerche faite nel 
Laborat. di Anal. nonn. d. R. Univ. di Roma ed in altri Labor, hiol.. 
Vol. 17, Fasc. IS, Pit. 33-49, con 1 tav. Roma, 1913. 

Mongiardino T. — Sulla questione riguardaute la presenza di Hbre elasticiic 
nella cornea dei Mammiferi. Ricerche anatomiche. — Moderno Zooialro, 
An. 1914, con figg. Bologna, 1914. Estr. di 2W- ^^• 

16. Anatomia topografica. 

Banchi A. — Prescntazione di preparati di anatomia topografica fatti con mc- 
todo speciale. — Rendic. Sedute Accad. med.-/is. fiorentina, ad. 6 niarzo 
1913, in : Sperimentale, An. 67, Fasc. 1, pp. 135-136. Firenze, 1913. 

17. Teratologia. 
Allaria G. B. — Iperevolutismo parziale congenito in un bambino di madrc 

acromegalica. — Riv. di Clin. Pediatr., An. 11, Fasc. 8, pp. 561-576. Fi- 
renze. 1913. 
Crecchio (de) Giuseppe. — Sopra due casi di pseudoermafroditismo. — Giorn. 

intern, d. Sc. nied., An. 35, Fasc. 20, pp. 913-921, con figg. Nap)oli, 1913. 
Gregorio (De) A. — Un caso di polidattilia in una bambina palermitana. — li 

Naluralista siciliano, Yol. 22, N. 1, p. 20. Palermo, 1914. 
Piazza E. L. — Gontributo alia conosconza delle lormazioni congenite medianc 

del coUo. — Policlinico, An. 20, Vol. 20-C, Fasc. 11, pp. 501-513. Roma, 

1913. 
Trinci Ugo. — Due casi di alluce varo congenito. Gon 10 flgg. nel teste. — 

Arch, di Orlopedia, Vol. 31, Fasc. 1, pp. 1-17. Firenze, 1914. 
Valenti G. — Sopra un caso di pseudoermafroditismo femrainile esterno (Klebs). 

Con tav. — Mem. d. R. Ace. d. Sc. d. Istit. di Bologna, Ser. 6, T. 9, Sez. 

med.-chir., pp. 39-50. Bologna, 1912. 



132 - 



COMUNICAZIONI ORIGINALI 



ISTITUTO ANATOMICO DI FERRARA 



Nuove ricerche sulla repartizione delle isole di Langerhans 
nel pancreas dei Rettili A 

e sulla loro invariabilita durante il digiuno I 

Prof. LUIGI GIANNELLI 
con la collaborazione dello studente ATHOS BERGAMINI, alliovo intcruo. 



(Con 4 figure). 

E vietata la liproduzioiie 

Gia lino di noi, il Giannelli, nrio dal 1896, richiaino con una 
sua nota rattenzioiie degli studiosi sulla ineguale distribuzione del- 
le formazioni insulari nel pancreas dei Rettili : negli Ofidii, cosi si 
esprime in tale nota, sono in special modo situate in quella parte 
del pancreas che e in rapporto di contiguita con la mllza. Due an- 
ni pill tardi, nel 1898, lo stesso Giannelli con altre numerose ri- 
cerche, confermo questo suo reperto, ed anzi lo estese giacche di- 
mostro che quella particolare ricchezza d'isolotti nella porzione giu- 
stasplenica del pancreas non e propria soltanto deli'ordine degli 
Ofidii (Tropidonotus natrlx, Zamenis viridiftavus^ ElapJm quadrili- 
matus....) ma si riscontra anche nell'ordine dei Saurii (F('/raw?.ts arc- 
narius, Lacerta muralis^ Seps clialcides....), nei quali Rettili, esami- 
nato il pancreas nei suoi vari segmenti, ritrovo isolotti numerosis- 
simi e grandi nella detta porzione, nientre erano raolto radi e mol- 
to piccoli nel resto della ghiandola. E flno da quell'epoca il Gian- 
nelli si senti inclinato ad ammettere che " nei Rettili quella por- 
zione di pancreas, che avvicina la milza, ha tendenza (e trascrivia 
mo una frase della sua memoria — Bicerche macroscopiche e mi- 
croscopiche sul pancreas — del 1898) sopra tutte le altre porzioni 
della ghiandola a costituirsi in ammasso cellulare pieno, tramezzato 
da capillari sanguigni; e gli accumuli intertubulari di Langerhans 
sono verosimilmente da ritenersi quali formazioni non transitorie 
ma permanenti, che datano sino dai primi momenti della evoluzio- 
ne del pancreas „. 



- 133 - 

Assodato tal fatto, voile in seguito il Giannelli ricercare la 
ragioiie di questa peculiare disposizione degli isolotti di Langorhans 
nel pancreas dei Rettili, e tradurre eventualraente in cosa dimo- 
strata Tipotesi gia emessa della loro probabile costituzione fino da- 
gli inizii dello sviluppo embrionale, e cio fece intraprendendo uno 
studio dettagliato sulla evoluzione del pancreas nella Seps chalcides, 
dal quale studio veiine alle seguenti conclusioni : P che quegl'iso- 
lotti sono formazioni che si costituiscono durante la vita embrio- 
nale e che si mantengono costantemente ed invariabilmente fino 
alia morte; 2'^ che tali formazioni rappresentano porzioni di abboz- 
zo pancreatico non dilferenziate in tessuto ghiandolare secernente 
ordinario, porzioni che si osservano esclusivamente nella parte di 
ghiandola proveniente dall' abbozzo dorsale, non riscontrandosene 
nel segmento di ghiandola che ripete la sua origine dagli abbozzi 
ventral i. 

Infatti, il pancreas della Seps adulta ci si mostra sotto forma 
di una ghiandola allungafca e diretta in sense caudo-craniale, costi- 
tuita da una massa ghiandolare principale situata posteriormente e 
da due prolungamenti che dp, essa emergono, dei quah Tuno dorsale 
che portasi verso la milza dopo essersi distaccato dalla parte su- 
periore di quella massa, e I'altro craniale destinato a continuare 
quella massa all'innanzi assottigliandosi man mano nel suo percor- 
so ed estendendosi fino in vicinanza della vescicola bihare. Or bene, 
il Giannelli a riprova dei suoi reperti embriologici ha veduto che 
gli isolotti mancano nel prolungamento craniale, il quale resulta 
dalla unione dei due abbozzi ventrali pancreatic! primitivi, mentre 
sono numerosi e grand i nel prolungamento dorsale, originario del- 
I'abbozzo primitive dorsale del pancreas. La massa ghiandolare 
principale infine, la quale e prodotto della fusione all'indietro dei 
due prolungamenti, contiene isolotti di Langerhans solo in quella 
parte che e di provenienza del prolungamento dorsale, e che e per- 
corsa, al pari di questo prolungamento, da un condotto escretore 
senipre indipendente dagli altri condotli patioreatici e rappresentante 
il condotto del piimitivo abbozzo dorsale. 

Tutto quanto il Giannelli rifei'isce sul pancreas di -S'ejto c^a^ 
cides adulta, sia sulla sua configurazione esterna, sia sulla sua 
struttura, sia sul mode di repartirvisi delle formazioni insulari, sia 
sulla particolare maniera di comportarsi dei suoi condotti escretori, 
sia sui rapporti suoi con i condotti del fegato e della vescicola bi- 
liare, noi I'abbiamo ritrovato nel pancreas di Lacerta muralis, a I 
quale, per il suo sviluppo, si possono percio applicare i dati che 



- 134 - 

riguardano il pancreas della Seps. II nostro studio sul pancreas 
della Lacerta non e che una conferma di quello del Giannelli sul 
pancreas della Seps^ e crediamo opportune riferire brevemente i 
resultati delle nostre ricerche. 



Apparenze macroscopiche del pancreas di Lacerta muralis. — 
Noi indicheremo in poche parole la sua forma, la sua posizione, ed i 
suoi rapporti con gli organi vicini. Si presenta come una ghiandola 
allungata daU'innanzi all'iiidietro, nella massima parte del suo decorso 
incuneata nell'ansa gastro-intestinale, ansa a concavita anteriore 
delimitata a sinistra dallo stomaco ed a destra dall'inizio dell'in- 
testino medio, essendo posto nel fondo dell'ansa il passaggio del 
prime nel secondo. Entro quest'ansa la ghiandola a noi si rivela 
posteriormente in forma di massa compatta rafflgurante un prisma 
quadrangolare {massa principale del pancreas)^ di cui una, delle 
facce guarda ventralmente ed e la piii estesa, una e volta a sini- 
stra e si adatta incurvandosi al contorno corrispondente dello 
stomaco, la terza guarda a destra ponendosi in rapporto ed adat- 
tandosi al contorno sinistro dell'intestino e la quarta infine dorsal- 
mente. All'indietro la massa pancreatica principale e fortemen- 
te aderente al principle dell'intestino medio tanto da non es- 
serne possibile il distacco, ed airinnanzi poi essa si divide in due 
prolungamenti, di cui I'uno si dirige cranialmente, ed e il prolun- 
gamento craniale, e I'altro si porta dorsalmente, ed e il prohmya- 
ynento dorsale. 

Entrambi i prolungamenti sono visibili osservando il pancreas 
e gli organi vicini dal late dorsale, come schematicamente e rap- 
presentato nella fig. 1*. II prolungamento craniale, assumendo forma 
di prisma triangolare e conservando la direzione della massa pan- 
creatica principale (fig. 2" e 3" P) va man mano assottigliandosi col 
procedere dall'indietro all'innanzi, incuneato da piima nella parte 
vonlrale della descritta ansa; ma pui, quando I'ansa scompare per 
il ripiegarsi aH'indietro dell'intestino medio, costeggiante il lato di- 
stro dello stomaco per portarsi con questo dorsalmente al fegato 
ed alia vescicola biliare, i quali organi, come vedremo, inviano en- 
tro il pancreas i loro condotti escretori. 

II prolungamento dorsale si dirige dall'ansa gastro-intestinak; 
verso la colonna vertebrale ; nel prime tratto e depresso in sense 
trasversale, ed alia sua estremita si rigonfia per porsi in rapporto 
(Ji contiguita con la milza (fig. P, M), Ora, questi due prolungamenti, 



- 1^5 - 

che nel loro decorso si allontanano prendendo varia direzione, nella 
parte posteriore dell'ansa si avvicinano, si confondono, si compene- 
trano I'uno nell'altro, dando luogo in tal guisa alia formazione di 
quella massa principale di cui si e paiiato. 





m: 


//-^ 


m 


^u 


]i 


\^ 


^P 



Fis. 1« 



Rappresentazione scliematica del pancreas e degli organi annessi veduti dal lato doiaale. 



Vedesi da tutto cio la identita esistente tra le apparenze ma- 
croscopiche del pancreas di Lacerta ynuralis e quelle del pancreas di 
Seps, ed applicando al primo quanto il Giannelli ha dimostrato 
per ii secondo, e da rilenersi il prolungamento craniale prodotto da- 
gli abbozzi pancreatic! primitivi ventrali, il prolungamento dorsale 
dall'abbozzo primitive dorsale, e la massa principale dai primi e 
dal secondo insieme. 

Apparenze microscopiche del pancreas di Lacerta muralis e re- 
partizione in esso delle isole di Langerhans. — Niente abbiamo da 
aggiungere a quanto ci e noto sulla struttura degli element! costi- 
tutivi del tub! pancreatic! : vogliamo soltanto dare un breve cenno 
sulla costituzione generale degl'isolotti. 

Resultano ess! d! cordon! di element! cellular! disposti in uno 
od in pm serie, cordon! anastomizzati tra loro dando cosi origine 
ad una rete, nelle d! cui maglie stanno corapresi capillar! sangui- 
gni assai ampi. Tali formazioni sono di varia dimensione ; accanto 
ad accumuli assai piccol! trovansene dei veramente voluminosi tan- 
to da occupare quasi tutto il segmento pancreatico in cui hanno 
sede. Vogliamo richiaraare I'attenzione suUe intime relazioni che 
esistono fra i cordon! cellular! degl'isolotti ed i tubuU pancreatic! 
ordinar! ; si ha in moltephc! punt! una continuita diretta tra gli uni 
e gli altri, e tale continuity puo aver luogo in due raaniere different!; 



- 136 - 

si distaccano i cordoni degl'isolotti dal contorno di tubuli ghiando- 
lari rivestiti totalmente da cellule pancreatiche ordinarie, e questo 
e il caso piu frequente, oppure nel punto, in cui da un tubulo si di- 
stacca un cordone d'isolotto, il lume del tubulo si presenta in parte 
rivGstito dalle cellule del cordone stesso senza che mai si notino 
forme di transizione tra le cellule insulari e le cellule a secrezione 
esocrina ; apparenza del resto non propria ai Rettili, ma puo dirsi 
comune a tutti i Vertebrati, come e stato recentemente ricordato 
in una sua memoria da Giannelli. 

Noi abbiamo potuto diligentemente studiare il modo di discri- 
buirsi delle isole di Langerhans nella sostanza ghiandolare in se- 
zioni trasverse microtomiche serial! del pancreas unite agli organi 
con i quali entia in rapporto, e passiamo ora ad indicare tale di- 
stribuzione cominciando dall' estremo anteriore del prolungamento 
craniale, situate dorsalmente al fegato ed alia vescicola biliare, e 
venendo indietro fino al punto, in cui la massa principale del pan- 
creas aderisce intimamente all' inizio dell' intestino medio. 




Fig. 2". — Kappreaeutazione achematica di una sezione trasversa del prolungaiuento craniale del 
pancreas F, dello stoinaco jS, dell' intestino I e della milza M. — Con numeri sono indicati i 
vari condotti. 



In tutfee le sezioni, che interessano quel prolungamento, il pan- 
creas mostrasi costituito da tubuli ghiandolari, che versano il pro- 
dotto della propria attivita a mezzo di condottini esilissimi in un 
condotto pancreatico principale che traversa il prolungamento nel 
suo asse maggiore, fiancheggiato da due altri condotti, contenuti 
quindi pur essi nello spessore del pancreas, e che sono il condotto 



- 137 - 

epatico ed il condotto cistico, i quali, per raggiungere il loro sbocco 
neir intestine, percorrono in tutta la sua estensione la ghiandola 
pancreatica, nella quale si immettono cranialmente non appena di- 
staccatisi dal fegato e dalla vescicola biliare. Si differenziano benissi- 
mo questi condotti dal condotto pancreatico del prolungamento cra- 
niale, come pure dagli altri condotti pancreatic! che in seguito tro- 
veremo, per la raaggiore ampiezza del loro lume, per la maggiore 
spessezza delle loro capsule connettivali e per I'epitelio rivestente, 
in essi cilindrico e cubico negli altri. Nella Fig. 2^ e rappresentata 
schematicamente una delle sezioni trasverse del prolungamento era- 
niale del pancreas, e nella quale sezione fu anche interessata, dor- 
salmente all' ansa gastro-intestinale, la estremita anteriore della 
milza M. 

Nel pancreas P, posto fra lo stomaco aS e I'intestino J, si scor- 
gono il condotto epatico (1), il condotto cistico (2) ed il pancreati- 
co (3), dei quali il cistico non e ancora del tutto accerchiato da so- 
stanza pancreatica, mentre lo e nelle sezioni consecutive. Infatti, 
venendo un poco piii indietro, quando nelle sezioni cade, oltre il 
prolungamento craniale del pancreas, Fig. 3^ P, e la milza M, an- 
che I'estremita del prolungamento pancreatico dorsale P^ che avvi- 




Fig. 3». — Eappresentazione schematica di nua sezione trasversa del prolungamento craniale P o 
del dorsale Pi del pancreas con gli organi anuessi. — Con nunieri sono indicati i vari condotti. 



cina quest'ultimo organo, i due condotti epatico e cistico giacciono 
in seno della sostanza ghiandolare. Al solito, il prolungamento cra- 
niale non presenta tracce d' isolotti, mentre il citato segmento del 



- 138 - ' 

prolungamento dorsale puo dirsi quasi in tctalita rappresentato da 
una formazione insulare (rafflgurata nella Fig. scliematica 3^ in nero) 
a,ccerchiata da un alone, in qualche sezione incomplete, di tubuli 
pancreatici. Dall' esame e dalla misurazione delle aree di questa 
parte del prolungamento dorsale in varie sezioni e dalla misura- 
zione delle aree corrispondenti delle isole di Langerhans nolle pri- 
me contenute (misnrazioni cui siamo giunti, come in altro nostro 
lavoro abbiamo riferito, tracciando sotto il microscopio a mezzo 
del prisma Nacliet i contorni del pancreas e delle isole, suddivi- 
dendo poi questi campi in ben definite figure geometriche e deter- 
minando di ciascuna di queste I'area, previa riduzione delle misn- 
razioni che si ottenevano in rapporto all' ingrandimento con il quale 
i citati campi erano stati rilevati) si e potuto dedurre che nel 
detto segmento giustasplenico del pancreas, sempre, ben s'intende, 
nelle condizioni nutritive ordinarie dell' animale, circa i Vs della so- 
stanza pancreatica sono rappresentati da sostanza insulare. Si ha 
infatti che la somma delle aree di quel segmento del pancreas nelle 
sezioni esaminate (7) e di circa mm.' 0,40 e la somma delle aree 
insulari respettive di circa mm.^ 0,1566, il che ci da per resultato 
che per ogni mm.^ di ghiandola si ha circa mm."^ 0,39 di sostanza 
insulare. 

Se noi procediamo caudalmente nell' esame delle nostre sezioni 
seriali si continua a scorgere la grande differenza di costituzione 
tra il prolungamento craniale ed il resto del prolungamento dor- 
sale per la persistente mancanza nel prime d' isolotti, che invece 
in grande numero e di voiume abbastanza rilevante (specialmente 
se posti in rapporto al volume del prolungamento in cui sono dis- 
seminati) si osservano nel secondo, dove, dietro misurazione delle 
aree di molte sue sezioni e dietro conteggio degl' isolotti in ciascuna 
di queste contenuti, si e rilevato circa 16,2 isolotti per mm.^ In 
questo prolungamento dorsale poi appare ben presto, andando dalla 
milza verso il resto del pancreas, un condotto escretore principale 
destinato a raccogliere condotti escretori secondari esilissimi, con- 
dotto appartenente in proprio al prolungamento dorsale da quello 
percorso in tutta la sua estensione, e che noi vedremo avere uno 
sbocco a se nell' intestine indipendentemente dalle sbocco degli altri 
condotti pancreatici. 

Ad un date punte, nelle scorrere le sezioni seriali dall'innanzi 
all'indietre, noi assistiame alia fusione dei due prolungamenti per 
dare origine alia massa pancreatica principale, e, seguendo il decorso 
del condotto pancreatico del prolungamento doi'sale entre tale massa 



- 139 - 

ci e dato dedurre che di questa ii citato prolungamento entra a for- 
mare il segmento sinistro che fiancheggia lo stomaco, Fig. 4^ S, raentre 




Fg. 4». — Rappreseutazioue scliematica di una sezione ti'asveraa della massa principale del panciea 
con gli organi annessi. — Con numeri sono indicati i van condotti. 

il segmento destro aventi inclusi 11 condotto epatico (1), 11 cistico (2) 
ed 11 condotto pancreatico del prolungamento craniale (3) sarebbe 
rappresentato da quest'oltimo prolungamento. Nella Fig. scliematica 
V sono stati con una linea punteggiata dlvisi quest! due segraenti 
delia massa principale. E nel segmento sinistro, entro cul decorre 
11 condotto del prolungamento pancreatico dorsale, Fig. 4^ (4), ed in 
vicinanza a questo condotto, che noi continuiamo a vedere isole del 
Langerhans (in nero nella Fig. 4^), e mai se ne osservano nell'altro. 
Dalle nostre solite misurazioni delle aree di molte sezioni della massa 
principale e dai soUti conteggi delle formazioni insulari che esse 
possiedono abbiamo dedotto che qui si hanno 9,65 isolotti per mm.'-. 
II minor numero d'isolotti in questa parte di pancreas devesi al fatto 
che essa deriva dalla unione del due prolungamenti, di cui solo 11 
dorsale posslede quelle formazioni, e quindi il loro numero non e 
direttamente proporzionale alFaumento dell'area delle sezioni. 

Con ravvicinarsi al fondo dell'ansa gastro-intestinale noi ve- 
diamo gl'lsolotti scomparire anche dal segmento sinistro della massa 
principale, la quale allora resulta unicamente di tubuli ghiandolari, 
tra cui in vicinanza dello stomaco continua a decorrere il condotto 
pancreatico del prolungamento dorsale, e verso I'intestino, ossia nel 
segmento destro, gli altri tre condotti che gia conosciamo. Ma que- 
sto segmento destro della massa principale verso 11 fondo della 



- 140 - 

detta ansa va ingrossandosi e si arricchisce di altri tre condotti 
escretori pancreatici, che si costituiscono mano a mano dal confluire 
di esilissimi canalini e ciie rimangono sempre indipendenti dal con- 
dotto escretore del prolungamento craniale. Sono questi tre nuovi 
condotti che jn corrispondenza del fondo dell'ansa gastro-intestinale 
si avvicinano per primi all'inizio dell'intestino medio, ne traversano 
la tonaca rauscolare, e nel tessuto connettivo sottomucoso di una 
piega intestinale danno origine, riunendosi tra loro, ad una cavita 
unica, ad un ampoUa tappezzata da epitelio cilindrico unistratiflcato, 
la quale riceve a sua volta da prima 11 condotto del prolungamento 
dorsale del pancreas, poi quelle del prolungamento craniale ed infine 
gli altri due condotti che abbiamo veduto traversare questo pro- 
lungamento lungo il suo asse, ossia i condotti epatico e cistico, e 
si apre poi essa stessa nel lume dell'intestino. 

La disposizione del condotti pancreatici, epatico e cistico in 
Lacerta muralis e identica a quella descritta da Giannelli nella 
Seps chalcides, dove pure un ampolla, annidata in una piega del- 
l'intestino medio e con questo comunicante, riceve separatamente 
tutti quel condotti. 

Da tutto quanto abbiamo detto fino ad ora, sia suUe apparenze 
macroscopiche, sia su quelle microscopiche del pancreas di Lacerta 
muralis, sia sul particolare modo di repartizione in esso delle isole 
di Langerhans, appare perletta la corrispondenza tra pancreas di 
Lacerta e quelle di Seps, e giustificata percio I'applicazione che fac- 
ciamo al primo dei dati raccolti dal Giannnelli suUo sviluppo 
del secondo. In base a tale applicazione noi riteniamo che anche 
nella Lacerta la porzione del pancreas provvista di isole di Lan- 
gerhans e quella proveniente dall'abbozzo dorsale, dal quale ripete 
la sua origine il prolungamento pancreatico dorsale, decorrente in 
parte libero dal resto della ghiandola per raggiungere la milza ed 
in parte fuso col prolungamento craniale onde costituire insieme la 
massa pancreatica i)rincipale, mentre tali formazioni mancano nel 
resto del pancreas i)roveniento dagli abbozzi ventrali. 



Le ricerche, suUe quali ci siamo lin qui intrattenuti, furono 
eseguite in Lacertae in condizioni normali di nutrizione, ma noi ab- 
biamo voluto ancora vedere, a complemento di un nostro studio 
(cui rimandiamo per la parte bibliografica) gia pubblicato sulla in- 
variabilita (negli Uccelli e nei Mammiferi) delle isole di Langerhans 
nel digiuno, se il digiuno induceva eventualmente delle variazioni 



- 141 - 

di quelle isole nella Lacerta muralis. Si vedra che i resultati otte- 
iiuti collimano perfettamente con quelli avuti in precedenza e si 
completano percio a vicenda. Anzi fin d'ora avvertiarao che anche 
nella Eana, tra gli Anflbii, a mezzo di uno studio metodico che 
presto vedra la luce, abbiamo potuto dimostrare quella stessa in 
variabilita. 

II pancreas di Lacerta muralis uccisa dopo due mesi e mezzo 
di digiuno ci si e rivelato aU'esame microscopico molto ridotto di 
volume. Non potemmo, come si pratico per gli Uccelli e per i Mam- 
miferi, fare una comparazione grossolana, a mezzo di misurazioni, 
tra il volume dell'organo m Lacerta normale ed il volume di esso 
in Lacerta digiunante, data la piccolezza degli animali di cui po- 
temmo disporre, e la conseguente esiguita delle dimensioni dell'or- 
gano che non si prestavano ad essere con esattezza rilevate, e 
dato ancora il fatto che gli animali usati erano di molto varia 
grossezza e lunghezza. La diminuzione considerevole di volume, 
che il pancreas di Lacerta subisce durante il digiuno, e mostrata 
pero dair esame istologico, giacche, raffrontando la sua struttura 
con quella del pancreas di Lacerta normale, si vede che le cellule 
secretrici del tubuli, nelle quali non sono piu distinguibili le due 
caratteristiche zone, sono molto ridotte in grandezza avendo per- 
duto quasi tutto il loro zimogeno, ed il lume dei tubi stessi e scom- 
parso per il ravvicinamento dei loro elementi costitutivi dando cosi 
luogo ad una retrazione del parenchima ghiandolare, retrazione cui 
e da aggiungersi quella del tessuto connettivo in via di atrofizzarsi 
per deficiente nutrizione. 

Riguardo alia repartizione degli isolotti nel pancreas di Lacerta 
digiunante e subito a dirsi, e questo e un rilievo del massimo in- 
teresse, che essi sono ubicati negli stessi segmenti, nei quali li 
al)biaino riscontrati nel pancreas di animali in condizioni ordinarie 
di nutrizione, coiiservando la stessa costituziune genorale, ne com- 
paiuno in quegli altri segmenti che normalmente no sono privi. E 
aumentato il loro numero per mm.% e talo aumento, consideiata 
la retrazione cui e andato incontro I'organo durante il digiuno, e 
da considerarsi non assoluto ma relative, essendo legato intima- 
mente alia diminuzione di volume del pancreas, come abbiamo di- 
mostrato negli Uccelli e nei Mammiferi. 

II segmento glustasplenico del prolungamento dorsale del pan- 
creas di Lacerta digiunante e per circa % rappresentato da sostanza 
insulare, e, considerata quindi come 1 la quantita di tale sostanza 



- 142 - 

nella stessa porzione di pancreas normale, essa ascende ad 1,87 nel 
pancreas digiunante in base alia seguente proporzione : 

a; = 1,87 
II resto del prolungaraento dorsale svolgentesi libero dal cra- 
niale contiene per effetto del digiuno isolotti 81,42 per ram.^,e, facendo 
il rapporto con il numero d' isolotti contenuti nella stessa unita di 
superflcie e nella stessa sede del pancreas di Lacerta nutrita, si ha 
la seguente proporzione : 

16,2:31,42 ::l:x 

X=l,94: 

Inline la iiiassa ghiandolare principale, resultante dalla fusione 
dei due prolunganienti, dorsale e craniale, ci ha mostrato al solito 
delle formazioni insulari in quella parte che proviene dal prolunga- 
raento dorsale, e contiene isolotti 20,60 per mm.^ e dallo stesso 
rapporto con la quantita di isolotti che un mm.- di quella stessa 
massa possiede nella Lacerta normale vien fuori I'alti'a propor- 
zione : 

9,65 : 20,60 : : 1 : x ' 

re z= 2,13 

Da tutte queste proporzioni si deduce che, se nel pancreas di 
Lacerta digiunante per effetto della forte retrazione e della conse- 
guente diminuzione di volume cui e andato incontro quell' organo, 
si veritica un considerevole aumento relativo di sostanza insulare, 
tale aumento pero e vario nei diversi suoi segmenti; maggiore cioe 
nella massa pancreatica principale, minore nel segmento giustasple- 
nico del prolungamento dorsale e di grado intermedio nel resto di 
questo prolungamento. Non avremmo che da ripetere, per spiegare 
tale differenza, quanto con ampiezza abbiamo detto nel lavoro no- 
stro indicate. Per comoditadel lettore qui soltanto diremo che, essendo 
tale aumento non assoluto ma relativo e strettamente connesso con la 
diminuzione di volume dell'organo determinata segnataraente dalla 
retrazione della sostanza tubulare, tale aumento dovra essere rela- 
tivaraente maggiore in quel puuti, dove il pancreas si mostra piu 
riccamente t'ornito di quel tubuli, soggetti a retrazione, e meno 
ricco invece di isole, che rimangono invariabili e non snbiscono un 
tale cambiamento. E cosi il detto aumento apparira di maggior 
rilievo nella massa principale pancreatica, alia cui formazione par- 
tecipa la sostanza unicamente tubulare proveniente dai primitivi 
abbozzi ventrali, e di rilievo minore nel prolungamento dorsale, 
che per avere la sua matrice esclusiva nell'abbozzo dorsale e ric- 



- u^ - 

camente provveduto di formazioni insiilari non soggette a retra- 
zione e relativamente poco ricco di sostanza retrattile tubulare. 

CONCLUSIONI. 

V II pancreas di Lacerta rnuralis e costituito da una massa 
ghiandolare principale inclusa nell'ansa gastro-intestinale, e da due 
prolungamenti; 1' uno craniale che continua all' innanzi la detta 
massa per portarsi dorsaluiente al fegato ed alia vescicola biliare, e 
I'altio dorsale die va a porsi in rapporto di contiguita con la milza. 

2' La massa principale resulta dalla fiisione dei due prolunga- 
menti. 

3' II prolungamento craniale consta unicamente di sostanza 
tubulare, mentre il dorsale contiene in mezzo a tali tubuli, e con 
essi in rapporto di continuita, molte isole di Langerhans, che au- 
mentano in nnniero ed in volume procedendo verso la milza. La 
massa principale contiene queste formazioni solo in quella sua 
parte, che si continua col prolungamento dorsale e che e da que- 
sto formata. 

4'^ In mezzo al tessuto ghiandolare del prolungamento craniale 
e del segmento della massa principale da lui proveniente decorrono 
i condotti cistico ed epatico, i quali, al pari dei condotti pancrea- 
tici principali, hanno sbocco separato in un ampolla annidata in 
una piega dell' inizio dell'intestino medio. 

5* Per le apparenze macroscopiche, per le microscopiche e per 
il particolare modo di repartizione delle isole di Langerhans appare 
perfetta la corrispondenza tra pancreas di Lacerta rnuralis e quello 
di Seps chalcides, e giustiflcata percio rapplicazione che facciamo 
al prime dei dati raccolti da Giannelli suUo sviluppo del secondo; 
in base alia quale apphcaziane noi riteniamo che anche nella La- 
certa rnuralis la porzione del pancreas provvista di isole di Lan- 
gerhans e quella derivante dal primitive abbozzo dorsale, dal quale 
ripete la sua origine il prolungamento pancreatico dorsale e quel 
segmento della massa principale che ne e diretta di])endenza. 

6* II pancreas di Lacerta iimralis per effetto di un prolungato 
digiuno va incontro ad una notevole diminuzione di volume dovuta 
segnatamente a retrazione dei tubuli ghiandolari, rimanendo inalte- 
rata la costituzione generale delle isole di Langerhans; e stretta- 
mente legato a tale diminuzione si rileva un aumento della so- 
stanza insulare, aumento da considei-arsi percio non assoluto mu 
relative. 

Ferrara, 1 luglio 1914. 



144 - 



Bibliografia. 

Giannelli e Giacomini. — Ricerche istologiohe sul tubo digerente dei rettili. > Nota. Int.estiiio 

medio e terminale, fegato e pancreas. — Esfr. dal proc. verb, adiin. 34 giugnn t896 dM'Accad. 

dei Fisiocritici di Siena. 
Giannelli. — lUcerche raaoro.scopiclio e microscopiche sul pancreas. — EKtr. Atii Accad,. dei Fi.no- 

critici. Siena i89S. 
1(1. — .Siillo sviluppo del pancreas nellii Seps chalcides con qualche accenno alio sviluppo del fegato 

e della milxa. — Ricerche fatte nel Labor, di Anatomia normale di Roma etc. 1899. 
Id. — Sill di.staoco delle isole di Langei-lians della ghiandola paacreatica e sni loro rappoitineU'iu- 

teruo di qnesta con i tubuli pancivatici. — Motiitore zoulogico ital. 1914. 
Id. — (In collaborazione con gli studenti Bergamini e Lauipronti). Invariabilitii di nuinero di aian- 

dezza e di costituzione generale delle i.solo di Langerhans nel digiuno. — Eatr. dagli Atti della 

Accad. di Scienze mediche e naturali di Ferrara, 1914. 



ISTITUTO DI ANATOMIA NORMALE DELLA R. SGUOLA SUP. VETERINARIA DI TORINO 
DIRETTO DAL PROF. U. ZIMMERL 



La glandola della faccia convessa della III palpebra 
in alcuni mammiferi 



DoTT. CAMILLO MOBILIO, Aiiito e Prof. inc. d' Istologia 



(Con 1 flgiira). 

fe viotata la riprodiizione. 

L'anno scorso ebbi occasione di vedere una glandoletta annessa 
alia terza palpebra nel bue, e di essa mi occupai in una speciale 
memoria, pubblicata neW Anatoniischer Anzeiger (*). 

Nella stessa memoria diceva essere mia intenzione di esten- 
dere le ricerche sugli altri animali, oltre il bue, e principalmente 
su quelli che hanno la terza palpebra molto sviluppata, come gli 
uccelli. 

Con la presente pubblicazione vengo ad esporre i risultati delle 
osservazioni compiute sopra alcuni mammiferi, fermo sempre nel 



0) Di una nuova glandola annesaa alia terza palpebra uel Bos tauriia (Glandola della faccia con- 
vessa della terza palpebra). Con 10 figure. — Anatomischer Anzeiger. 44 Band, Xr. Vt. ^- '^■'■ 
Jena, 19iS. 



- 145 - 

proposito di occuparmi ancora di tale ricerca in tutti gli animali 
che potro avere a disposizione per lo studio, poictie I'argomento e 
senza dubbio di non lieve importanza. 

Gli animali su cui ho potato finora portare la mia attenzione 
sono: 

Perissodactyla : Equus caballus. Eq. asinus. Eg. ynulus. 

Artiodactyla : Bubahis vulgaris. Ovis aries. Capra hircus. Cer- 
vus elaphus. Bama platyceros. Capella rupicapra. Sus scropha, var. 
domestica. Sus scropha, var. fera. 

Riguardo alia tecnica non ho da aggiungere nulla a quanto ho 
gia detto nella memoria precedentemente citata, e quindi passo 
senz'altro ad esporre i risultati delie osservazioni. 

Perissodactyla. 
Equus caballus. Eq. asinus. Eq. mulus. 

Ho esaminate le sezioni seriali delle cavita orbitarie di un 
embrione di cavallo lungo 35 rnm. e di un feto lungo 18 cm., e le 
cavita orbitarie di 11 cavalli, 6 asini e 4 muli. 

In nessun caso ho trovata la glandola della faccia convessa 
della terza palpebra. 

Devo pero riferire, poiche ha speciale interesse per il nostro 
argomento, quanto ho potuto notare in una cavita orbitaria destra 
di un cavallo. 

Nel fondo del solco tra la terza palpebra e la palpebra supe- 
riore, un centimetre circa al disopra del livello della caruncola la- 
crimale, si vede, chiaramente, un forellino. Questo ha il diametro 
di circa mezzo milUmetro ed e preceduto da una piccola doccia, 
lunga circa 1 mm., spinta suUa palpebra superiore. 

Infllata una setola di maiale per il detto forellino, questa si 
ferma dopo 1 Vz cm. di peicorso. 

Precede allora ad isolare il canale, percorso dalla setola, e 
vedo che questo arriva alia glandola della terza palpebra, nnmet- 
tendosi in quella porzione glandolare che circonda il margine supe- 
riore della cartilagine della terza palpebra. 

Questo canale escretore porta, dunque, una porzione del se- 
crete della glandola della terza palpebra, riversandolo nel solco tra 
questa e la palpebra superiore. 

lo sono di avviso che tale condotto con la porzione glandolare 
che gli appartiene rappresenti la glandola della faccia convessa della 
terza palpebra, mentre il rimanente, che versa il suo prodotto sulla 



- 146 - 

faccia concava di questa, ne rappresenta la glandola delta faccia 
concava. 

Ne e da meravigliare che la prima ghiandola e intimamente 
unita alia seconda, poiche anche nel bue io ho potato vedere tre 
casi analoghi ed ho potato dimostrare come le due ghiandole, pur 
essendo fuse macroscopicamente, sono distinte fra loro, principal- 
mente servendomi del dati embriologici riguardanti le due glandole 
in discorso, di cui mi souo, in ultra memoria (^), occupato. 

Artiodactyla 

Bubalus vulgaris 

Ho potuto avere 9 cavita orbitarie di bufali (^). 
In nessuna di esse ho trovata la glandola della faccia conves- 
sa della terza palpebra. 

Ovis aries-Gapra hircus 

Ho esaminato le sezioni seriali delle cavity orbitarie d'un feto 
ovino, lungo 95 mm., e di un capretto di 1 giorno, e le cavita or- 
bitarie di 5 pecore e 5 capre. 

In nessun caso ho trovato traccia della glandola di cui ci oc- 
cupiamo. 

Gervus elaphus 

Ho potato avere (merce I'interessamento del sig. Beinotti che 
tanto ringrazio) le cavita orbitarie di 3 cervi. 

In 3 lati non sono riuscito a vedere la nostra glandoletta. 

In un lato sinistro, presso la faccia mediale della glandola del- 
la faccia concava della terza palpebra, trovasi una bella glandoletta 
della faccia convessa. 

Quest/ultima glandola e tutta circondata da tessuto adipose; 
ha forma lenticolare, larga 3 Vg mm. e spessa, nel mezzo, 2 mm. 
Si trova alia distanza di circa 1 Va cm. dal solco tra la terza pal- 
pebra e le altre due, mezzo centimetro circa avanti alia glandola 
di Harder. 

Ha lo stesso colore della glandola della faccia concava della 
III palpebra. 

0) Sullo svilnppo (loUa Klaiulola della terza palpebra nel l)ne. — Anat. Anzeiger. 4:i Bit. n. 12-13 
Jena 1913. 

(-) Le 9 cavita orbitarie di bnfali mi souo state procnrate dal custode dell' Istituto Anatoraiei) 
della K. Senola Sup. Veterinaria di Najioli, Pietro Tarallo, a eni mi e grato rivolgere qui pnbblici 
riiigrazianienti. 



- 147 - 

II dotto escretore della glandoletta e esilissimo e va ad aprirsi, 
con un forellino appena visibile ed a flor di mucosa, nel solco tra 
la III palpebra e la caruncola lacriraaie, spostato un pochino verso 
quesfc'ultima. 

In un altro caso, pure a sinistra, la glandoletta della faccia 
nouvessa della terza palpebra si comporta come nel caso preceden- 
te, pero e un poco piiT piccola. 

Essa si presenta come una lamella ellissoidale, diretta dall'a- 
vanti all'indietro, lunga 2 V2 '^^i^- 1^'&^ 1 V2 e spessa poco p'm a 
^/j mm. 

Nel terzo lato, destro, la glandola della faccia convessa e ben 
isviluppata. Ha la forma di lamina ellissoidale; e diretta dall'avanti 
all'indietro ed e lunga 10 mm., larga 5 e spessa 2 mm. 

Per cib che riguarda la sua posizione, il colorito ed il condotto 
escretore, si comporta come le altre due glandolette avanti descritte. 

Per la struttura, le glandolette accennate nei tre lati ricordano 
perfettamente quella della glandola della faccia convessa della III 
palpebra del bue. Quindi io non staro qui a ripetere quanto ho gia 
detto. 

Faccio solo notare che tra i lobi della glandola in discorso nel 
cervo il tessuto adipose e abbondante e che I'epitelio delle estre- 
niita secernenti e simile a quelle della glandola della faccia concava 
della III palpebra. 

Dama pkUyceros. 

Ho avuto le cavita orbitarie di 5 daini. 

In 5 lati non sono riuscito a vedere la glandola della faccia 
convessa della HI palpebra. 

In tre lati, uao destro e due di sinistra, la nominata glandola 
esiste ben sviluppata. 

Essa trovasi, tutta avvolta da adipe, presso il margine supe- 
riore della glandola della taccia concava della III palpebra, un paio 
di millimetri dietro il solco tra questa palpebra e le altre due. Si 
presenta come un corpicciolo irregolarmente ovoidale, appiattito 
Lrasversalmente, a superflcie lobata. E lunga 7 mm., larga 5 e col 
massimo spessore di 3 mm. 

II condotto escretore, corto e sottile, si apre, a tior della mu- 
cosa, nel solco tra la terza palpebra e quella superiore, un poco al 
disopra del livello della caruncola lacrimale. 

In un 4° lato, destro, la glandola della faccia convessa della 
III p. si comporta come nei precedenti, soltanto che e meno svi- 



- 148 - 

luppata e mostrasi come una lamella lenticolare, con 3 lobi distinti, 
del diametro di 4 mm. 

Nel 5" lato, sinistro, la glandola di cui parliamo si presenta 
'',ome un corpicciolo conico, appiattito trasversalmente. L'apice e 
rivolto in avanti ed in alto e si continua col dotto escretore, che, 
dopo circa mezzo centimetro di percorso, si apre nel solco tra la 
III palpebra e la superiore ; la base si trova sul margine superiore 
della glandola della I'accia concava della III p., co.i cui si unisce, 
facendo cosi con questa tutto nn corpo solo. 

La glandoletta conica e lunga 7 mm. e larga 3 alia base. Ha 
superficie lobata e si mostra dello stesso colore della glandola vicina. 

Questo caso ricorda precisamente quell! clie ho visfci nel bue, 
in cui la glandoletta della faccia convessa della terza palpebra si 
confondeva all'indietro con quella della faccia concava della me- 
desima. 

Tutte le 5 glandolette descritte hanno moito adipe tra i diversi 
lobi che le costituiscono. 

Per la struttura delle estremita secernenti non abbiaino da 
dire altro che ricorda perfettamente quella del bue. 

Capella rupicapra. 

Ho esaminate le cavita orbitarie di 5 oamosci. 

Non sono riuscito a trovare traccia della glandola della faccia 
convessa della terza i)alpebra. 

Ho potuto notare, invece, che in questo animale esiste sol- 
tanto la glandola della faccia concava della III palpebra, la quale 
si comporta precisamente come nella iiecora e capra. Manca, per- 
cio, la ghiandola di Harder. 

Sus scropha, vur. dotnestica (Pig. 1). 

Ho esaminate le sezioni in serie delle cavita orbitarie di un 
feto, lungo 10 cm. e del peso di gr. 90, e le cavita orbitarie di 15 
maiah. 

Sia nel feto che negli animali nati la glandola della faccia con- 
vessa della terza palpebra esiste. 

Nel feto e rappresentata da un cordone cellula)e, il quale in- 
comincia proprio nel fondo del solco tra la terza palpebra e 1' an- 
golo palpebrale iiiLerno, un poco piii spinta verso la palpebra su- 
periore. Esso si porta all'indietro, e, dopo un percorso di 250 y-, si 
termina in un bottoncino, del diametro di 100 ;j-, cioe del doppio di 
quanto ne raisura il tratto precedents. 



- 149 - 



Negli aniniali iiati, la glandola della taccia convessa della 3* 



palpebra e ben sviluppata. 




Fig, 1 (Fofcogratia). Maiale. — Le tre glandole annesse alia III palpebra (lato destro). — U, glautlola di 
Harder; g, glandola della faccia concava dolla III paJpebra ; if-g\ glaudola della faccia cou- 
vessa ; c, cartilagine della III palpebra; p. s., sezione della palpebra superiore ; p. t, sezione della 
palpebra in feriore ; c. I. s., canale lacrimale superiore; c.l.i., fondo cieco del canale lacriiuale 
inferiore ; c. I., sezione deUa caruncola lacrimale: p. o., muscolo piccolo obliquo, la cui estremita 
tissa, ataccata dall' osso, 6 stata alloutauata un poco, per non naseondere la glandola di Harder; 
g. 0., imiscolo grande obliquo. 

Essa trovasi sotto la congiuntiva estesa tra la terza palpebra 
e la carijncola lacrimale, e sotto quest' ultima si estende per un 
tratto piu o meno lungo. 

Si presenta ora come lui corpicciolo a forma di lamina ova- 
lare, col diametro antero-posteriore di una diecina di millimetri e 
spessa al massimo 2-3 mm., ora come ellisse, piu o meno irrego- 
lare, lungo 10-12 mm. 



- 150 - 

La glandola in discorso appare tutta lobata, e tra i vari lobi 
e piu meno abbondante il grasso. 

Spesse volte un lobetto, come piccolo seme di lenticchia, tro- 
vasi nettamento separato dal rimanente del corpo glandolare (come 
si vede nella fig. 1), distante da questo due o piu millimetri. Tale 
lobetto viene a trovarsi presso il solco posro alia base della faccia 
convessa della terza palpebra ed in questo versa il suo prodotto 
per mezzo di un condottino escretore. Questo si apre mediante un 
forellino talora a fior di mucosa, tal'altra sopra una piccola papilla, 
e talvolta ben visibile. tal'altra cosi piccolo che occorre una lente 
d'ingrandimento per poterlo rilevare. 

In qualche caso, invece di un solo lobetto, come piccola glan- 
dola a se, possono trovarsene 2 ed anche 3, separati dal rimanente 
del corpo glandolare, che si trova sempre in corrispondenza della ca- 
runcola lacrimale, e rappresentanti piccole glandolette distinte, cia- 
scuna con un condotto escretore proprio. 

Tutta la glandola della faccia convessa della III palpebra e 
provvista di 2-4 canalini escretori, come ho potuto stabilire facen- 
do delle sezioni in serie di tutto il corpo glandolare, con la con- 
giuntiva soprastante, e procedendo all'esame rnicroscopico. 

Tali canalini si aprono sulla congiuntiva mediante forellini cosi 
piccoli che raramente si possono distinguere ad occhio nudo. 

Dall'esame delle dette sezioni si rileva ancora che alciini lo- 
betti glandolari si spingono fin presso i bulbi dei peli della carun- 
cola lacrimale, presso le glandole sebacee. 

Riguardo alia struttura della glandola della faccia convessa, 
facciamo osservare che ricorda quella della glandola della faccia 
concava, con la differenza che il tessuto connettivo e molto piii 
abbondante ed infiltrate di grasso nella prima. 

Sus scropha, var. fera. 

Ho potuto esaminare soltanto 3 cavita orbitarie di cinghiale. 

Dall'esame di esse ho potuto pero stabilire che nessuna diffe- 
renza esiste, percio che riguarda il nostro argomento, rispetto al 
maiale. 

CONGLUSIONI. 

Da quanto abbiamo finora detto, risulta che fra le 11 specie 
di mammiferi studiate la glandola della faccia convessa della III 
palpebra esiste soltanto in 4, e cioe : nel cervo, nel daino, nel maia- 
le e nel cinghiale. 



- 151 - 

In queste dae ultinie specie e costante, nelle due prime esiste 
solo nel 50 % dei casi. 

Nel cavallo tra i 26 lati esaminati (tra animali nati e feti), 
I'abbiamo vista una volta sola, sebbene con aspetto speciale. 

Finora, dunque, tio esaniinate, compreso il bue, 12 specie di 
inamtniferi (cavallo, asino, mulo, bue, bufalo, pecora, capra, cervo, 
daino, camoscio, maiale, cinghiale) ed ho trovato che la glandola 
delta faccia convessa della III palpehra e costante nel maiale e 
cinghiale, esiste nel 62, 67 % dei casi nel hue^ nel 50 % "^1 cei'vo 
e nel daino, ed e lappresentata eccezionalmente nel cavallo. 



R. ISTITUTO DI STUDI SUPERIORI IN FIRENZE 
LABORATORIO DI ZOOLOGIA DEGL'iNVERTEBRATI DIRETTO DAL PROF. DAN. ROSA. 



GLELIA GEGGHINl 



Su due nuovi Turbinolidae del Mediterraneo 



(Diaguosi preJiminari). 

Jfc vietata la riproduzione. 

Stenocyathus Washingtoni n. sp. 

I polipai sono isolati, di forma molto allungata e contorta. 
Hanno una lunghezza di circa 5 cm., e un diametro medio di 4 mm. 
all'apertura del calice, di 1-2 mm. all'estremita opposta. 

La snperficie della rauraglia e piattosto liscia; presenta nume- 
Lose punteggiature biancastre che hanno tendenza a disporsi 4 a 4 
secondo seiie longitudinali, dando alia muraglia un aspetto caratte- 
ristico. 

Questi punti chiari, che formano piccoli rilievi ma non deter- 
minano mai notevoh sporgenze, chiudono i fori della muraglia, che 
sono messi alio scoperto con una leggera decalcificazione. 

II margine superiore del cahce e liscio, e i setti non sporgono 
al di sopra di esso. 



- 152 - 

I setti sono distribuiti in 3 cicli e 6 sistemi. I setti del 1" e 
del 2" ciclo hanno egaale spessore, ma quelli del 1" sono piu larghi 
dogli altii. 

I setti del 3° ciclo hanno larghezza eguale a quelli del 2'', ma 
lianno spessore molto piii piccolo. 

I pali, in numero di 6, lianno larghezza e spessore quasi eguale 
a quelle dei setti palleaU (2o ciclo). 

II margine libero dei pali e dei setti e ondulato. 

La columella occupa I'asse del polipaio e risulta di un solo 
bastoncino centrale con apice ravvolto ad elica. 

Localitd — Presso le isole Egadi alia profondita di m. 400. 
A nord dell'Asinara alia profondita di m. 168-284. 

Ceratotrochus Magnaghii, n. sp. 

I polipai sono isolati, hanno una lunghezza da 5 a 20 mm.; 
I'apertura del lore calice e circolare con diametro da 5 a 8 mm. 
La lore forma e conica, un poco rigonfiata e tozza, con apice in 
basso abbastanza assottighato. 

La muraglia presenta delle coste poco sporgenti e nascoste in 
parte, specialmente nella meta superiore del pohpaio, dall'epiteca. 

II margine superiore del calice e intero; e al di sopra di esse, 
ma senza intaccarlo, sporgono i setti per breve tratto. 

I setti sono disposti in 3 cicli, e sono tutti poco larghi; quelli 
del 1^ e 2° ciclo hanno quasi eguale sviluppo, e molto piii stretti 
e pochissimo sporgenti dalla parete sono i setti del 3° ciclo. 

La columella, situata al di sotto dell'apertura del caUce, e for- 
mata di un numero di elementi assai variabile, ma che non sem- 
bra, in diversi esemplari, mai inferiore a 4. Ciascun elemento ha la 
forma di bastoncino diritto, con apice arrotondato e, pur mante- 
nendosi distinto dagli altri, si presenta a questi assai avvicinato. 
Localitd — Presso le isole Egadi alia profondita di m. 400. 

Ambedue queste specie, appartenenti a generi flnora non cono- 
sciuti nel Mediterraneo, sono state raccolte dalla R. N. italiana 
" Washington „ durante la V campagna talassografica nel Medi- 
terraneo (agosto-settembre 1881). 
Giugno 1914. 



GosiMo Gherubini, Amministratore-responsabile. 



Fireiize, 1914. — Tip. L. Niccolai, Via Faenza, 52, 



MonitoFe Zoologico Italiano 

(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embrioiogia) 

Organo ufficiale della Unione Zooiogica Italiana 

DIRBTTO 
DAI DOTTORI 

GIULIO CHIARUGI EUGENIO FIOALBI 

Prof, (li Anatoinia uiuaua Prof, di Aiiatomia comp. e Zoologia 

iiel R. Istituto di Studi Super, in Fireuze iiella R. Univeraitd, di Pisa 

Ufficio di Direzioue ed Amministrazione : Istituto Anatoinico, Fireuze. 

12 numeri all'anno — Abbuonamento annuo L. 15. 



XXV Anno Firenze, Luglio 1914 N. 7. 

SOMMARIO: Bibliograpia. — Pag. 153-159. 

CoMUNiCAzioNi oRiGiNALi: Baldasseron! V., Sui nefridii doH' Horraogaster 

praotiosa Mchlsn. (Con tav. VI c 5 llg.). — Pag. 160-173. 
Unione Zoologiga Italiana. Noraenclatura zooiogica. — Pag. 174-179. 
GoNCOKSo. — Pag. 180. 

Avvertenza 

Delle Comunicazioni Originali die si pubblicano nel Monilore 
Zoologico Italiano b vietata la riproduzione. 

BIBLIOGRAFIA 



Si da notizia soltanto dei lavori pubblicati in Italia. 



XII. Vertebrati. 

{Vontinuazione) 

III. PARTE ZOOLOGIGA 

3. Pesci. 

Cerruti Attilio. — Sulle tavole iconogratlcho di serio di sviliippo di Telcostei 

lasciate dal Dott. S. Lo Bianco, — Atti d. V Congresso intcrnaz. di Pesca 

tenuto in Roma nel 1911, pp. 253-259. Roma, 1913. 

4. Anfibi. 

Monticelli Fr. Sav. — Notizio intorno agli Axolotl dell' Istituto Zoologico della 
R. Universita di Napoli. — Rendic. d. Ace. d. Sc. fis. e mat., Ser. 3, Vol. 19, 
{An. 52), Fasc. 0-10, pjx 173-184. Napoli, 1913. 

5. Rettili. 

Accorinti Vincenzo. — Conti-ibuto alio studio per la conoscenza dei proferoglifl 
e bolenoglifl deir Eritrea. — Giorn. med. militare. An. 61, Fasc. 4-5, 
pp. 299-308, con figg. Roma, 1913. 



- 154 - 



6. UCCELLI. 



A. G. — jl passo autiinnalo nel 1912. — Uic. Hal. di Ornitologia, An. 2, N. 2, 
p. 121. Bologna, 191S. 

Alzani Federico. — Anomalia di piuraaggio in uno storno. — Riv. ital. di Or- 
nitolo(/ia, An. 2, N. 4, p. 259. Bologna, 1913. 

Alzani Federico. — Melanisrao parzialo in « Amadina oryzivora » Linn. — Riv. 
ital. di Ornitologia, An. 2, N. S, pp. 190-200. Bologna, 1913. 

Angelini Giovanni. — Gattura di un « Larus affinis » Reinhardt prosso Roma. 
— Riv. ital. di Ornitologia, An. 1, N. 3, pp. 152-155, Bologna, 1912. 

Angelini (iiovanni. — Ancora sui resti del « Fregilupus varius Bodd. ». — Riv. 
Hal. di Ornitologia, An. 1, N. 4, pp. 262-267. Bologna, 1912 

Arrigoni Degli Oddi E. — Mei-ula torquata alpestris. — Riv. ital. di Ornitolo- 
gia, An. 2, N. 4, p. 254. Bologna, 1913. 

Arrigoni Degli Oddi E. — L'oca eollo rosso nel Veneziano. — Riv. ital. di Or- 
nitologia, An. 2, N. 2, p. 119. Bologna, 1913. 

Arrigoni Degli Oddi E. — Comparsa di Edredoni. — Riv. ital. di Ornitologia, 
An. 2, N. 2, pp. 119120. Bologna, 1913. 

Arrigoni Degli Oddi E. — II passo nolle Valli dell'Estuario Veneto. — Riv. ital. 
di Ornitologia, An. 1, N. 3, p)p- 166-168. Bologna, 1912. 

Arrigoni Degli Oddi E. — Una Sula a Tripoli. — Riv. ital. di Ornitologia, 
An. 1, N. 3, pp. 169-170. Bologna, 1912. 

Arrigoni Degli Oddi E. — La comparsa della Nocciolaja nel Padovano. — Riv. 
ital. di Ornitologia, An. 1, N. 3, p. 169. Bologna, 1912. 

Arrigoni Degli Oddi E. e Damiani (i. — Note sopra una raccolta di Uocelli del- 
I'Arcipelago Toscano. (Continual, e line). — Riv. ital. di Ornitologia, An. 1, 
N. 4, pp. 240-261. Bologna, 1912. 

Balducci Eurico. — La cattura di un « Larus audouini » Payr. a Marciana Ma- 
I'ina (Elba). — Riv. ital. di Ornitologia, An. 2, N. 1, pjp. 34-35. Bolo- 
gna, 1912. 

Balducci Enrico. — L' « Eryttorosterna parva » (Bechts). — Riv. ital. di Orni- 
tologia, An. 2, N. 1, pp). 35-36. Bologna, 1912. 

Balducci P^nrico. — Della Somateria mollissima (Linn.) uccisa al Forte dei Marmi 
e a Marina di Pisa. — Riv. ital. di Ornitologia, An. 2, N. 3, pp. 169-179. 
Bologna, 1913. 

Balducci Enrico. — Intorno alia protesa nuova forma del « Gorvus sardus » di 
Kleinsclimidt. — Riv. Hal. di Ornitologia, An. 1, N. 4, pp. 225-236, con 
2 lav. Bologna, 1912. 

Balducci Enrico. — Ancora della « Erythrosterna parva » (Bechst,). — Ri^- 
ital. di Ornitologia, An. 2, N. 3, p. 198. Bologna, 1913. 

Bono Eugenio. — Gattura di mignattai. — Riv. Hal. di Ornitologia, An. 2, 
N. 3, p. 207. Bologna, 1913. 

Bono Eugenio. — Gicogna ncra nel Veneto. — Riv. ital. di Ornitologia, An. 2, 
N. 2, p. 117. Bologna, 1913. 

Bonomi F'. — Notizie di Sardegna. — Riv. ital. di Ornitologia, An. 1, N. 3, 
pp. 165-166. Bologna, 1912. 

Bonomi A. — Gattura di Aegithalus caudatus irbyi. — Riv. Hal. di Ornitologia, 
An. 2, N. 3, p. 207. Bologna, 1913. 

Carazzi D. — La collezione ornilologica Magni-Grilli del R. Museo di Zoologia 
di Roma. — Riv. ital. di Ornitologia, An. 1, N. 4, pp. 277-279. Bolo- 
gna, 1912. 



- 155 - 

Carlotto Gustavo Adolfo. — Catture [di Uccelli] pel distretto di Lonigo. — Riv. 

itnl. di Ornitoloyia, An. 1, N. 3, j:;. 165. Bologna, 1912. 
Cavazza Filippo. — Su ali-uni eseraplari di duo special! forme di « G. coturnix ». 

— Riv. ital. di Ornitologia, An. I, N. 3, pp. 131-139, con 1 tav. Bolo- 
gna, 1912. 

Cavazza Filippo. — II falco della Regina nell' intorno d' Italia. — Riv. ital. di 

Ornitologia, An. 1, N. 3, pp. 157 158. Bologna, 1912. 
Cavazza Filippo. — Variazioue doU'abito della « G. coturnix » ottenuta con una 

alimentazione esclusivamente aniraale. — Riv. ital. di Ornitologia, An. 2, 

is. 4, pp. 249-253. Con 1 tav. Bologna, 1913. 
Cavazza Filippo. — Gatalogo di una piccola collezione di uccelli della Golonia 

Eritrea. — Riv. ital. di Ornitologia, An. 2, N. 2, pp. 96-112. Bologna, 1913. 
Cavazza Filippo. — Gatture notevoli nell' Emilia. — Riv. ital. di Ornitologia, 

An. 2, N. 1, pp. 32-34. Bologna, 1913. 
Chigi Francesco. — Le fasi del piumaggio nei Falclii propriamente detti (Sot- 

tofam. Falconinae). — Riv. ital. di Ornitologia, An. 2, iY. /, p^. 20-31. 

Bologna, 1912. 
Chigi Francesco. — Osservazioni intorno alia presonza in Italia del « Lanius 

pomeranus badius » Hartl. — Riv. ital. di Ornitologia, An. 1, N. 3, 

pp. 140-146. Bologna, 1912. 
Chigi Francesco. — Gattura del « Larus I'uscus aftlnis, Reinhardt » presso Roma. 

— Riv. ital. di Ornitologia, An. 1, N. 3, pp. 161-162. Bologna, 1912. 
Damiani Giacomo. — La « Sula bassana » Linn, (ex Gesn.) all'Isola d'Elba e la 

sua distribuzione in Italia. — Riv. ital. di Ornitologia, An. 2, X. 2, 
ptp. 89-95, con 1 tav. Bologna, 1913. 

Ferragni 0. — Gatture ed osservazioni varie nel Gremoncse. — Riv. ital. di 
Ornitologia, An. 2, N. 4, pp. 254-255. Bologna, 1913. 

Ferragni 0. — Gatture varie [di Uccelli] nell'Alta Italia. — Riv. ital. di Orni- 
tologia, An. I, N. 3, p. 165. Bologna, 1912. 

Gasparotto Luigi. — Le catture dei raigratori in Lombardia. — Riv. ital. di 
Ornitologia, An. 2, N. 2, pp. 120-121. Bologna, 1912. 

Ghidini A. — « Emberiza rustica » Pall a Lugano. — Riv. ital. di Ornitologia, 
An. 2, N. 1, p. 36. Bologna, 1912. 

Ghidini A. — Le A(£uile nel Ticino. — Riv. ital. di Ornitologia, An. 2, N. 2, 
IK 117. Bologna, 1913. 

Ghidini A. — « Vultur raonachus » e « Gyps fulvus » ed « Aquila fulva » nelle 
Alpi nel 1912. — Riv. ital. di Ornitologia, An. 2, N. 3, pp. 198-199. Bo- 
logna, 1913. 

Ghidini Angelo. — Sulla pretesa « Somaleria » di Lugano. — Riv. ital. di Orni- 
tologia, An. 2, iV. 3, p. 203. Bologna, 1913. 

Ghigi Alessandro. — SuH'alimcntaziono del Gheppio (Falco tinnunculus). — Riv. 
ital. di Ornitologia, An. 1, N. 4, pp. 268-269. Bologna, 1912. 

Ghigi Alessandro. — Sulla riproduzionc del « Polyplectron germaini ». — Riv. 
ital. di Ornitologia, An. I, N. 4, pp. 270-271. Bologna, 1912. 

Ghigi Alessandro. — Intorno ad una mutaziono del « Hiorophasis swinhoii ». — 
Riv. ital. di Ornitologia, An. 1, N. 4, pp. 272-273. Bologna, 1913. 

Ghigi Alessandro. — Descrizione di un ibrido « Graphophasianus soemmeringi 
X Galophasis ellioti ». — Riv. ital. di Ornitologia, An. 1, N. 4, pp. 273-275. 
Bologna, 1912. 

Ghigi Alessandro. — Sui costumi del Gallus sonnorati Terara. — Riv. ital. di 
Ornitologia, An. 1, N. 4, pp. 275-276. Bologna, 1912. 

Ghigi Alessandro. — L' ibricKsmo nella genesi dollo specie sistomatiche (Ricer- 



- 156 - 

che ornitologichc). — Riv. ital. di Ornitologia, An. 2, N. 2, pp. 65-85. 

Bologna, 1913. 
Ghigi Alcssandfo. — Su di una Ibrraa pi-obabilmente imova di Gallofagiano a 

ventre grigio. — Riv. ital. di Oj^nitologia, An. 2, N. 3, %>%>. 192-196. Bo- 
logna, 1913. 
Gregorio (De) Ant. — Cattura di un grosso Avvoltoio, Vultur (Gyps) fulvus. — 

II Naturalista Siciliano, Vol. 21, (N. S.), N. 11-12, p. 271. Palermo, 

1912. 
Grillo Ruggero. — [Cattura di] un"A(fuila reale. — Riv. ital. di Ornitologia, 

An. 2, N. 3, p. 207. Bologna, 1913. 
Grillo Ruggero. — Larus fuscus nel Trontino. — Riv. ital. di Ornitologia, 

An. 2, N. 2, pp. 117-118. Bologna, 1913. 
Marchi (De) Marco. — Notizia sulla presenza di Moina rectirostris (F. Lcydig) 

nel Trontino. — Rendic. Istit. lomb. Sc. e Lett., Ser. 2, Vol. 46, Fasc. 15, 

pp. 811-821. Milano, 1913. 
Marchi (De) Marco. — Streblocerus serricaudatus nel Trentino. Con tav. — Atti 

Soc. ital. Sc. nat. e Museo civ. di St. nat. Milano, Vol. 51, Fasc. 3-4, 

pp. 207-216. Milano, 1913. 
Martorelli Giacinto. — 11 Merlo acquaiolo a pancia nera (Cinclus melanogaster). 

— Boll. Soc. ticinese di Sc. nat., An. 7, pp. 36-47. Lugano, 1911. 
Martorelli Giacinto. — Sopra una singolare varieta del Fanello (Cannabina li- 

nota). — Riv. ital. di Ornitologia, A n. 1, N. 3, pp. 121-124. Bologna, 1912. 
Martorelli G. — Riproduzione del Gabbiano Reale (Larus argontatus) [nel Giar- 

dino pubblico di Milano]. — Riv. ital. di Ornitologia, An. 1, N. 4, 

pp. 282-283. Bologna, 1912. 
Martorelli G. — Glancidiura passerinum. — Riv. ital. di Ornitologia, An. 2, 

N. 2, p. 118. Bolog-.:a, 1913. 
Martorelli G. — Vultur raonaclms. — Riv. ital. di Ornitologia, An. 2, N. 2, 

p. 118. Bologna, 1913. 
Martorelli G. — Erythrosterna parva. — Riv. ital. di Ornitologia, An. 2, N. 2, 

p. 119. Bologna, 1913. 
Martorelli Giacinto. — Intorno alia « Gaccabis labatoi », Bouteille. — Riv. ital. 

di Ornitologia, An. 2, N. 3, ptpj. 184-191, con 1 tav. Bologna, 1913. 
Martorelli G. — Effetti della schiavitii suU'evoluzione della piuma. — Riv. ital. 

di Ornitologia, An. 2, N. 3, p. 197. Bologna, 1913. 
Nero (Dal) V. — Gatture di uccelli rari avvenute nella provineia di Verona. — 

Riv. ital. di Ornitologia, An. i, N. 3, XW- 164-165. Bologna, 1912. 
NinnI E. — Brevi notizie intorno alia caccia ai palmiped! e catture di uccelli 

rari o poco frequenti nolle valli e nell" Estuano Veneto. — Riv. ital. di 

Ornitologia, An. 2, N. 3, pp. 204-206. Bologna, 1913. 
Picchi Cecilia. — L' « Erithacus rubecula melophilus » Hart, in Italia. — Riv. 

ital. di Ornitologia, An. 1, N. 3, pp. 147-15f; con 2 fig. Bologna, 1912. 
Picchi Cecilia. — Precoce cattura di un « Lanius excubitor horaeyori (Cab.) » 

nella Val di Chiana. — Riv. ital. di Ornitologia, An. 1, N. 4, pj). 237-240, 

con 1 tav. Bologna, 1912. 
Picchi Cecilia. — Sulla provenienza degli uccelli rari. — Riv. ital. di Ornitolo- 
gia, An. 1, X. 4, pp. 279-281. Bologna, 1912. 
Picchi Cecilia. -- La dispersione del « Cyanopolius cooki ■» Bp. I'uori della Peiii- 

sola Iberica. — Riv. ital. di Ornitologia, An. 2, N. 1, pp. 16-19. Bolo- 
gna, 1912. 
Picchi Cecilia. — SuU'ubicazione di un nido di Cinciallcgra. — Riv. ital. di 

Ornitologia, An. 2, N. 1, pp. 37-38. Bologna, 1912. 



- 157 - 

Podenzana Giovanni. — Aggiunte alFAvifauna dolla Lunigiana. — Riv. Hal. di 
Ornitolugia, An. 2, N. i, pp. 1-10. Bologna, 1912. 

Rosati Pictro. — Gattura di giovane « Pastor roseus ». — Riv. ilal. di Ornilo- 
lofjia, An. 2, N. 2, p. 118. Bologna, 1913. 

Sabatini Giulio. — Notizio ornitologiche dalle isole Eolie. — Riv. ilal. di Orni- 
tologia, An. 2, N. 4, pp. 255-259. Bologna, 1913. 

Salvador! T. — Catture del « Tardus aureus » in Italia. — Riv. ilal. di Oi-ni- 
lologia. An. 1, N. 3, pp. 125-130. Bologna, 1912. 

Salvador! Tomraaso. — Un altro esemplare di « Fregilupus varius » in Italia. — 
Riv. Hal. di Ornitologia, An. 1, N. 3, p. 159. Bologna, 1912. 

Salvador! Tommaso. — Intorno alia « Ruticilla nigra Giglioli ». — Riv. ital. di 
Ornitologia, An. 1, N. 3, pp. 159-161. Bologna, 1912. 

Salvador! T. — Gattura di un Pigliamosclie pettirosso in Liguria. — Riv. ital. 
di Ornitologia, An. 1, N. 3, p. 162. Bologna, 1912. 

Salvador! T. — Studio intorno alle specie del genere « Rhodophoneus » Heugl. 
— Riv. ital. di Ornitologia, An. 2, N. 4, pp. 242-248. Bologna, 1913. 

Salvador! T. — I Lui in Italia e specialraente del Lui siberiano. — Riv. Hal. 
di Ornitologia, An. 2, N. 4, pp. 237-241. Bologna, 1913. 

Salvador! T. — Posizione sistematica del Laniellus leucogrammicus. — Riv. ital. 
di Ornitologia, An. 2, N. 3, pp. 166-168. Bologna, 1913. 

Salvador! T. — Le varie forme di Averla capirossa in Italia. — Riv. ital. di 
Ornitologia, An. 2, N. 3, pp. 153-165. Bologna, 1913. 

Salvador! T. — Singolare cattura di una specie orientale del genere « Ardelta » 
nuova per 1' Italia c per I'Europa. — Riv. ital. di Ornitologia, An. 2, N. 2, 
pp. 86-88, con 1 tav. Bologna, 1913. 

Salvador! T. e Festa E, — Escursioni zoologichc del Dott. Enrico Festa nell'Isola 
di Rodi. II. Uccelli. — Boll. d. Musei di Zool. ed Anat. comp. d. R. Univ. 
di Torino, N. 673, p. 24. Torino, 1913. 

Salvador! T. o Festa E. — La Ghiandaja di Sardegna. — Riv. ital. di Ornitolo- 
gia, An. 2, N. 2, P23. 113-116. Bologna, 1913. 

Sturnlolo G. — La « Terekia cinerea » (Gould.) in Sicilia. — Riv. ital. di Orni- 
tologia, An. 2, N. 3, pp. 200-201. Bologna, 1913. 

Sturniolo G. — Un caso di raelanismo corapleto nella « Goturnix communis » 
(Bonn.). — Riv. ital. di Ornitologia, An. 2, N. 3,p)p. 202-203. Bologna, 1913. 

Vallon G. — Intorno ad una varieta di Passera raccolta sui monti del Friuli. — 
Riv. ilal. di Ornitologia, An. 1, N. 3, pp. 156-157. Bologna, 1912. 

Vallon G. — Gatture di uccelli rari avvenute nella Provincia di Udine durante 
I'anno 1911. — Riv. ital. di Ornitologia, An. 1, N. 3, pp. 163-164. Bolo- 
gna, 1912. 

Vallon G. -- Gatture di specie rare avvenute durante Tanno 1912, nella pro- 
vincia del Friuli. — Riv. ital. di Ornitologia, An. 2, N. 3, pp. 206-207. 
Bologna, 1913. 

Vallon G. — Prima cattura nella pi'ovincia d' Udine dell' Oca lombardella. — 
Riv. ital. di Or7iitologia, An. 2, N. 3, pp. 180-183. Bologna, 1913. 

Vallon G. — Note intorno alle anomalie di colorazione riscontrate nolle ali e 
nella coda di alcunc specie di uccelli. — Riv. ital. di Ornitologia, A7i. 2, 
N. i, pp. 11-15. Bologna, 1912. 

Vancher Alfred. — Observations sur quelques Bartavelles du bassin du Tessin 
(Gaccabis saxatilis Biedormanni Reich.). — Boll. d. Soc. ticinese di Sc. nat. 
An. 8, pp. 106-108. Lugano, 1912. 

Zaffagnln! Gai-lo. — Gattura invernale di Airone rosso. — Riv. ital. di Ornito- 
logia, An. 2, N. 2, p. 119. Bologna, 1913. 



- 158 - 



7. Mammiferi 

Cavazza Filippo. — Studio intorno alia variabilita dello Sciurus vulgaris in 

Italia. Con 1 tav. — Mem. d. R. Ace. cl. Lincei, CI. Sc. fis. mat. e nat., 

Scr. 5, Vol. 9, Fasc. 11, jjp. 504-393. Roma, 1913. 
Ghidini Angelo. — Fauna ticinese. X. Arvicola nivalis Mart, e Sorex alpinus 

Scliinz. sullo rive del Gerosio. — Boll. Sac. ticinese di Sc. nat., An. 7, 

pp. 48-52. Lugano, I91i. 
Ghidini Angelo. — Fauna ticinese. XL La Pachyura elrusoa Savi, nel bacino del 

Ceresio. — Boll. Soc. ticinese di Sc. nat., An. 7, p. 53. Lugayto, 1911. 
Oriffini Adiille. — Alcune considerazioni sulle Zehre e sui loro ibridi. — Na- 

tura, Vol. 4, Fasc. 11, pp. 324-340 ; Fasc. 12, pp. 345-376, con figure. 

Milano, 1913. 
Plassio Eugenio, — 11 Camraello. — Milano, U. Huepli, 1912, vii-303 pp., con 

fig. e tav. 

8. Antropologia ed Etnologia. 

Angelotti G. — Un tabii dolla Nuova Caledonia. Con 1 tig. — Riv. di Antrop., 

Vol. 18, Fasc. 1-2, pp. 239-244. Roma, 1913. 
Calza Garraola. — Contribute alio studio della bathroceplialia nei norraali e nci 

dolinquenti. — Riv. di Antrop)., Vol. 18, Fasc. 1-2, jip. 161-178. Roir/a, 1913. 
Darwin Carlo. — L'origino dell'uomo e la scelta in rapporlo col scsso. Trad. 

Ital. del Prof. Lessona, nuova ed. — Milano, Casa Ed. E. Bruciati e ('. 

(E. Minazzi), 1913, 605 pp. con ftgg. 
Egidi V. M. — Isti'uraonti musicali del Distretto di Mekeo. — Riv. di Antrop., 

Vol. 17, Fasc. 3, jpj. 385-392. Roma, 1912. 
Frassetto F. — Proposta d'unillcazione dolla metodologia antropologica. — Riv. 

di Antrop., Vol. 17, Fasc. 3, px). 367-380, con tav. Roma, 1912. 
Frassetto F. — A proposito di albinismo parziale ereditario nolla faraiglia An- 
derson. — Riv. di Antropj., Vol. 17, F'asc. 3, ptp. 381-384. Roma, 1912. 
Frassetto F. — Accordo internazionale per runiticazione delle misure antropo- 

metriche sul vivente. — Riv. di Antrop)., Vol. 17, Fasc. 3, pp. 413-420. 

Roma, 1912. 
Frassetto F. — Principali obbiozioni all'accordo internazionale di Gincvra per 

runiticazione delle raisure antroporaetrichc. — Riv. di Antrop., Vol. 17, 

Fasc. 3, pp. 421-426. Roma, 1912. 
Garnier M. — Nanisrao e gigantismo. Riv. sintetica. — Riforma med., An. 28, 

N. 2, pp. 42-43. Napoli, 1912. 
Giuffrida-Ruggeri V. — L'uonao attuale. Una specie coUettiva. — In 8^, Societd 

Editr. Dante Alighieri, Milano-Roma-Napoli, 1913, xiii-192 p^P-, con figg. 

e 26 tav. — Sunto dell" autore in : Monit. Zool. ital.. An. 24, N. 10, 

pp. 218-219. Firenze. 1913. 
Giuffrida-Ruggeri V. — Distribuzione e origine dei gruppi uniani delTACrica 

Nord-Orientale. Con 1 carta geogralica. — Arch, per l' Antrop. c l' Etnol., 

Vol. 43, Fasc. 1-2, p>p. 135-162. 1913. Firenze, 1913. 
Giuffrida-Ruggeri V. — I cosidctti precursori doU'Uorao atlualo nel Sud-Aracrica. 

— Arch, per I' Antrop. e l' Etnol., Vol. 42, Fasc. 4, pp. 348-358. 1912. Fi 

renze, 1913. 
Marro Giovanni. — Osservazioni morfologiche ed osteoraetriclie sopra lo scJieletro 

dcgli Egiziani antichi. (Necropoli di Assiul, 250U-3000 anui av. Cr.). — Riv. 

di Antrop., Vol. 18, P'asc. 1-2, ^yp. 63-110. Roma, 1913. 



- 159 - 

Marro Giovanni, — Sul prolilo della faccia. Con 2 flgg. — Riv. cli Antrop., 

Vol. 18, Fasc. 3, pp. 383-412. Roma, 1013. 
Niceforo Alfredo. — Su alcuni indici della distribuzione dell' intolligenza e delle 

attitudini tra gli uomini. — Riv. di Antrop., Yol. IS, Fasc. 1-2, pp. 4-62. 

Roma, 1913. 
Niceforo Alfredo. — Sulla vai'iahilita del peso dei neonati secondo I'ordine di 

nascita con un cenno su qualche raetodo per il calcolo della variabilita. — 

Riv. di Antrop., Yol. 18, Fasc. 3, pp. 337-382. Roma, 1913. 
Pagliani L. — Lo sviluppo umano per eta, sesso, condizione sociale ed etnica, 

studiato nel peso, statura, oirconferenza cefalica e toracica, capacita vitale 

e forza museolare. 2^ ed. — Biella, Tip. G. Testa, 1913, 90 pp. con 4 tav. 
Pittaluga R. — Suiraccrosciracnto della statura nolle fanciulle raantovane. 2^ 

nota statistica. — Riv. di Antrop., Yol. 18, Fasc. 3, pp. 439-445. Roma, 

1913. 
Sera G. L. — L'altezza del cranio in America. Induzioni antropologiche ed an- 

tropogeograticiie. — Arch, per V Antrop. e I'Etnol., Yol. 42, Fasc. 1, 

pp. 64-124, con figg. ; Fasc. 2-3, pp. 161-251, con figg. Firenze, 1912. 
Sergi Giuseppe. — Tasmaniani e Australian^ Hesperanthropus tasmanianus spec. 

— Riv. di Ant?'op., Yol. 18, Fasc. 1-2, pp. 111-160, con figg- Roma, 1913. 
Sergi Giuseppe. — Intorno all'origine degli Araerieani. — Riv. di Antrop., 

Yol. 18, Fasc. 3, pp. 419-421. Roma, 1913. 
Sergi S. — Fatti e ipotesi sulForigine dell'uonQO. — Riv. di Anh^ojj., Yol. 17, 

Fasc. 3, pp. 339-357. Roma, 1912. 
Sergi S. — Scoperta di un nuovo fossile uraano. — Riv. di Antrop., Yol. 17, 

Fasc. 3, pp. 501-504. Roma, 1912. 
Tagliaferro N. — Sulle sepulture preistoriche nolle caverne naturali di Malta. 

— Riv. di Antrop., Yol. 17, Fasc. 3, pp. 358-362. Roma, 1912. 

Zanolli Velio. — Intorno all' interpretazione della legge di Falkenburger. — 

Riv. di AntrojJ., Yol. IS, Fasc. 3, pp. 413-418. Roma, 1913. 
Zanolii Velio. — Sopra un indice cranico di divergenza sessuale. — Riv. di 

Antrop., Yol. IS, Fasc. 3, pp. 422-424. Roma, 1913. 
Zanolli Velio. — Controversie e rettiflche intorno al sisteraa degli indici. — 

Atti Ace. Sc. ven.-trent.-islriana, Ser. 3, Yol. 6 (1913), pp. 3-17. Padova, 

1914. 
Zanolli Velio. — La filogenesi uniana dal lato raorforaetrico o gli studii di G. 

A. Djavakow. — Atti Ace. Sc. ven.-irent.-istriana, Ser. 3, Yol. 6 {1913), 

pp. 23-32. Padova, 1914. 
Zanolli Velio. — Unita somaticlie e psichiclie. — Atti Ace. Sc. ven.-trent.- 

istriana, Ser. 3, Yol. 6 (1913), pp. 81-89. Padova, 1914. 

APPENDIGE: AnTROPOLOCtIA APPLIGATA ALLO studio DEI PAZZI, 
DEI GRIMINALI, ETC. 

Calza C. — Yedi M. Z., iri questo N., pag. 158. 

Erba (Dell') Antonio. — Rara aiiomalia della lingua in un alienato criminale. 

Con tav. — Arch. d. Antrop. crim., psich. e tned. legale, Yol. 34, (Ser. 4, 

Yol. 5), Fasc. 5, pp. 530-536. Torino, 1913. 
Lattes Leone. — SuU'asimraetria del cervello criminale. Con 1 tav, — Arch. 

Antrop. crim. psich. e med. leg., Yol. 34, (Ser. 4, Yol. 5), Fasc. 6, 

pp. 648-687. Torino, 1913. 



- 160 - 



COMUNICAZIONI ORIGINALI 



R. ISTITUTO BI STUDI SUPERIORI IN FIRENZE 
LABOR ATOR 10 1)1 ZOOLOGIA DEGLI INVERTEBRATI DIRETTO DAL PROF. DAN. ROSA 



viNGENZo baldassp:roni 



Sui nefridii MV Hormogasfer praetiosa Mchlsn 



(Con tav. VI 5 figure). 

J; vietata la riprodnzione 

I nefridii dei Lombrichi da vari anni sono stati oggetto di 
diligente ricerca e molte ed interessanti particolarita di struttura 
sono state rilevate da autori quali il Gegenbaur(10),il Benham (4), 
il Rosa (24), die ban studiato per esteso gb organi segmentab di 
Questi vermi e da altri come lo Sch iieider (26), il Rosen (25), che 
ban descritto e figurato piii specialmente singole parti di tali 
organi. 

Tutti questi AA. ban compiuto le loro osservazioni sulle for- 
me piii comuni in Europa, appartenenti alia fam. Lmnbricidae, che 
molto si prestano a tab indagini per la facilita di avere in grande 
quantita materiale vivo o ben conservato, ed ormai si puo dire cbe nel 
loro complesso i nefridii dei Lumbricidi ci sono ben conosciuti. 

Ma lo stesso non e per altre forme in massima parte esoticbe e 
quindi rare ad aversi in state tale di conservazione da permettere 
indagini di minuta anatomia. Nei lavori del Beddard (1), del Ben- 
bam (2, 3), del Rosa (19), dell'Eisen (9), del Bourne (7) ecc, si 
banno alcuni cenni e disegni di nefridi di Lombricbi esotici, ma non 
uno studio complete di tutto I'organo. 

Data tale mancanza puo essere utile pubblicare il resultaio di 
alcune ricercbe da me compiute, per consiglio del prof. Rosa, ap- 
profittando del fatto che in Toscana e assai abbondante un grosso 
lombrico, che per la sua diversita dalle forme piu comuni aveva gia 



- 161 - 

richiamato I'attenzione del Redi (16, Lombricone senza bar- 
della) e che dal Rosa stesso (17 e 18) fu poi studiato e descritto 
come tipo di un genere niiovo Honnog aster, appartenente alia fam. 
Glossoscolecidae, la quale e costituita prevalentemente di forme eso- 
tiche. 

Delle due specie del gen. Hormogaster io scelsi V Hormogaster 
praetiosa Mchlsn, (Michaelsen 12 e 13), facile ad aversi dai din- 
torni imraediati di Firenze ed ebbi a mia disposizione un ricco ma- 
teriale, perqueste mie ricerche, puramente anatoraiche. 

Questo studio fu condotto prevalentemente con dissezioni. 

II lombrico rapidamente narcotizzato con alcool, veniva aperto 
dal dorso ; colle pinze staccavo i nefridii senza danneggiarli e li esa- 
minavo a fresco. 

Quando dovetti ricorrere alle sezioni usai come fissativo il 
sublimate ed acido picrico, come coloranti la toluidina e I'ematos- 
silina aH'allume di rubidio. 

* 
* * 

I primi cenni sulla disposizione dei nefridi neW Hormogaster si 
hanno gia dal Redi (16), il quale colpito dai nefridii della regione 
posteriore, molto appariscenti, ebbe a scrivere che questi lombriconi 
„ per tutta quanta la coda sono internamente serpeggiati da molti 
canaletti trasparenti e pieni di limpidissima acqua „. 

II Rosa (18) nella descrizione deW Hormogaster Redii, che egli 
identifico col Lombricone diRedi, del una breve notizia dei nefridi 
e figura la vescicola terminale di un nefridio. 

Questo e tutto quanto sapevamo sinora sugli organi segmental! 
degli Hormogaster. 

I. 

Neir Horw.ogaster praetiosa i nefridii si trovano a partire dal 
terzo segmento (come ho potuto accertare anche con sezioni longi- 
tudinali), dove sta il prime nefridio, il quale si apre internamente 
nel secondo segmento, esternamente sul terzo. 

Questi primi nefridii attaccati ad una sottile membraca, ma 
molto mobili, addossati sul setto anteriore del segmento, contro il 
tubo digerente, molto ravvolti, non si scorgono come quelli della 
regione posteriore a colpo d'occhio, e restano quasi chiusi, semina- 
scosti dall'ammasso delle ghiandole salivari o dai setti muscolari 
infundiboliformi o dalle vescicole seminali. 



- 162 - 

Di tale forma ed in tale disposizione si mantengono fino al 14° 
segmento principiando dal quale i nefridii attaccati ad una sottilis- 
sima membrana parallela e molto vicina al setto anteriore di ogni 




*'ig- 1- — Figura achematica di un nefiidio anteriore. — S = setto. P — . padiglione. V — vescicolj 
terminale. N = nefridioporo ; am = arapolla ; s = tubo stretto (per raaggiorc chiarezza 6 
rato tutto integro senza rete) ; m — tubo medio; I = tnbo largo. / =: ])rinio nodo, // =: sel 
condo uodo. 



- 163 - 

segmento, sono ben distinti e si estendono quasi dalla linea mediana 
ventrale oltre la serie delle setole dorsali. 

Come si puo vedere dalle figg. 1 e 2 nella loro forma generale 



am 




IMg. 2. — Figura schematica di uu uet'ridio posteriore — a & =; setole veutrali : c d = setole dor- 
sali. Le stesse notazioni della figura 1. 



- 164 - 

questi organi ricordano molto quelli del Lumhricus terrestris L. 
figurati dal Benham (4) (il cui metodo di esposizione io seguo in 
questa nota per facilitaie possibili raftronti), ed anche quelli del- 
VAllolobopJiora Antipae Mchlsn figurati dal Rosa (24). 

Essi risultano di una porzione presetfcale e di una porzione 
postsettale. 

Porzione pre-settale. 

Nella porzione pre-settale si coinprendono il padiglione cigliato 
nefrostoma ed un corto tubo a diamotru niolto piccolo, detto 
percio tubo stretto, che fa seguito al padiglione cigliato. 

II padiglione cigliato (tav. VI fig. 2) risulta costituito da una 
serie di cellule cigliate, disposte secondo una curva a ferro di ca- 
vallo, le quali delineano la forma del padiglione stesso. 

Le cellule cosi disposte o cellule marginal! ci presentano le 
pareti libere provviste di hinghe ciglia, contorni nettissimi, proto- 
plasm a minutamente granuloso, nuclei ovali con uno o due nu- 
cleoli, ricordano assai cellule di veri epiteli. Quelle che si trovano 
sulla convessita della curva sono assai piu alte e piu grandi di 
quelle dei lati. In basso verso I'apertura della curva a ferro di ca- 
vallo queste cellule si ripiegano all' indentro, rovesciandosi, sicche 
il loro bordo esterno munito di lunghe ciglia diviene il bordo in- 
terno. Si hanno cosi due serie di cellule cigliate, le quali appaiono 
poste ai lati della prima porzione del tubo stretto pur essendo in 
un piano diverse. 

Sono queste le cellule centripetal! marginal! del Benham le 
" umgebogenen Randzellen „ del Rosen (25), che si possono tener 
distinte, se si vuole, dalle cellule marginal! come fa il Benham, ma 
soltanto per la loro posizione, altr! caratter! differenziah di qualche 
memento mancano. 

E certo, come ben mise in luce il Rosen (25) pel Lumhricus 
agricola, esiste una continuita fra le cellule marginal! e le centri- 
petal! marginal!, benche per il ripiegamento vengano a trovars! in 
pian! divers!. 

Queste cellule cigliate delimitano una piccola area la quale 
e occupata da una cellula a semiluna, che sta nel centre del pa- 
diglione e ne costituisce come il fondo. Per I'accumulo di linfocit! 
di altri detriti sul nefrostoma e quasi impossibile osservare netta- 
mente questa cellula, della quale invece e facilmente visibile il nu- 
cleo (tav. VI fig. 2 n. c.) assai grande con due nucleoli, posto proprio 
al disopra dell'apertura del tubo stretto. 



- 165 - 

II tuho stretto che corrisponde al " narrow tube „ del Benham 
e a lume endocelluiare e mostra alternatamente ora nell' una ora 
nell'altra parete (tav. VI fig. 1) gross! nuclei ovali con uno o due 
nucleoli ben distinti. 

II suo diametro si mantiene assai costante ed aumenta sol- 
tanto poco prima dello sbocco nel padiglione. 

So noi seguiamo il decorso della prima parte del tubo stretto 
vediamo che questo, quando e nel centro del padiglione, si allarga, 
le sue pareti si allontanano e si piegano all' infuori ed all' indietro 
una da una parte una dall'altra. 

Le cellule nolle quali e scavato il tubo quando questo si al- 
larga e si ripiega si ripiegano esse pure, sicche nella curva i nuclei 
si mostrano non piu sul limite estremo del tubo, ma un po'mdietro 
poiche il lume del canale in questa posizione non perfora piii le 
cellule nella zona centrale, ma le intacca solamente da un lato. 
Le cellule perforate, " drain-pipe cells,, del Benham, stanno dun- 
que di seguito a queste cellule con un' infossatura nella parete 
" gutter-cells „, le quali si trovano quasi nel centro del padi- 
glione cigliato, ove il tubo stretto s'allarga ad imbuto. 

II tubo stretto della porzione presettale e tutto quanto cighato 
ed anche la sua apertura nel padiglione h cigliata. 

II movimento di tutte queste ciglia e delJe ciglia del nefrosto- 
ma si puo facilmente osservare uccidendo rapidamente un Hormo- 
gaster con una breve immersione in alcool a 95° e disseccandolo 
prontamente. 

Porzione post-settale. 

La porzione post-settale e costituita dalla massa di canah ne- 
fridiali e dalla vescicola terminale. 

La massa dei canali nefridiali (fig. 1, 2), che ha uno scarso 
rivestmiento di cellule peritoneal!, forma due grand! anse o nodi 
come 1! chiaraa il Benham (4), una breve, una assai piii lunga, 
costituite da canali di diametro diverse. 

E facile riconoscerv! un tubo stretto, in continuazione col tubo 
stretto della porzione presettale, un tubo a pareti molto scure, a 
lume piuttosto grande o tubo medio, ed un tubo che ha un diame- 
tro raaggiore degli altri o tubo largo. 

II tubo stretto, attraver&ato il setto, dopo un breve tratto a 
decorso libero si riunisce in B (cfr. fig. 1) con tutta la massa dei 
canah nefridiali. Da questo pun to in poi non e piia facile seguirlo. 



- 166 - 

Esso in B si ramifica in modo svariato e con i suoi ranfii co- 
stitaisce una rete intricata, che involge gli altri tubi. Questa rete 
(che per semplicita non e rappresentata nelle fig. 1 e 2) ci presenta 
tanti rami ciliati; i suoi canali hanno pareti chiare e sottilissinie, 
nelle quali si trovano concavita come piccoli ciechi (tav. VI fig. 3) 
sprovvisti di ciglia. II diametro dei singoli canali ramificati e, come 
si puo vedere dalla flgura, molto minore di quello, clie si ritrova 
nel tubo stretto nella porzione presettale. 

Le cellule perforate dai rami di questa rete sono a protopla- 
sma molto granuloso con grossi nuclei ovali con uno o due nucleoli. 
La rete costituita dal tubo stretto copre tutto il complesso dei ca- 
nali nefridiali, in alcuni punti molto fitta in altri molto piu rada. 

Yerso I'estremita E della seconda ansa questo tratto del tubo 
stretto, che puo dirsi ramo discendente, non e piii ramificato, ma 
torna integro, si ripiega su se stesso senza cambiar di diametro 
ed origina cosi un ramo ascendente, che non e mai ramificato ed e 
provvisto di ciglia in alcuni tratti. 

Da questo ramo ascendente del tubo stretto nello stesso punto B 
si origina il tubo medio. 

Questo tubo medio ha lume molto maggiore del tubo stretto 
e nella sua prima parte si mostra di un colore nerastro. Contiene 
nelle sue pareti molte sferule giallo-nerastre, che lo rendono tanto 
opaco da farlo distinguere anche a debolissimo ingrandimento dagli 
altri tubi. 

In tutta la sua lunghezza e provvisto di lunghe ciglia vibratili. 

Nella parte mediana le sue pareti, nelle quali sono visibilissimi 
grossi nuclei, con due nucleoli, ovali, immersi in un protoplasma 
torbido a grossi granuli presentano ad intervaUi regolari dei rigon- 
fiamenti che si mostrano, in preparati in glicerina, costituiti come 
da tante piccolo sferule giallo-brune, disposte una in faccia all'al- 
tra sui due lati del tubo. Questo canale e molto corto e decorre 
per un piccolo tratto isolate da tutti gli altri: se verso la sua ori- 
gine si comprime lievemente, quando il nefridio e ancor vivo si 
vedono le sfere giallo-brunastre passare nel tubo stretto. 

In E il tuho medio si allarga molto e forma una specie 
sacco detto ampolla. 

L* ampolla (tav. VI fig. 4) nell' Hormogaster si piesenta com^ 
un' espansione sacciforme a pareti nette e spesse con grossi ni 
clei a forma ovale con struttura reticolare ed uno o due nucleoli 
II protoplasma delle pareti e granulosissimo, torbido e le granuli 
zionj sono talora moko grandi a forma di bastoncino. 



- 167 - 

Dair ampolla si origina il tuho largo del nefridio. Questo si 
presenta nella sua prima porzione al disopra (^QWantpolla assai chiaro 
con pareti ben trasparenti, nuclei della solita forma immersi in 
un protoplasma finamente granuloso. Man mano pero che si avvi- 
cina al suo termine, questo tubo diviene piu opaco e mostra in 
preparati in glicerina come una striatura trasversale, che parte 
dalle pareti molto brune, ed una zona mediana piii chiara. 

In questo tubo uon ho mai osservato ciglia. 

Esso ha un notevole sviluppo e sbocca in A nella vescicola 
terminale. 

La vescicola terminale e molto grande ed ha una conforma- 
zione speciale. 

Essa e, come gia aveva notato in un nefridio dei segment! 
anteriori il Rosa (18), provvista di un cieco. 

Nella regione anteriore ove i setti sono infundiboliformi queste 
vescicole ci presentano un tubo lunghissimo che mette al nefridio- 
poro, ma via via che i setti sono meno incavati, questo tubo di- 
viene piii corto, finche al 14° segmento e quasi del tutto assente. 




Fig. 3. — Vescicola terminale del piinu) nefridio — 



n = nefridioporo. 



II primo nefridio che si apre esternamente sul terzo segmento 
verso il margine anteriore, ci presenta sviluppatissimo questo tubo 
del nefridoporo (cfr. fig. 3) ed un cieco pure sviluppato. Nei nefri- 
dii dei segment! susseguenti il tubo del nefridoporo gradatamente 



- 168 - 

yi raccorcia, ma il cieco aurnenta di lunghezza, finche al 13° (cfr. 
fig. 4) segmento il cieco e molto piu lungo del tubo che porta alio 
sbocco esterno. 




Fig. 4. — Vescicola terminale del nefricUo del tredicesimo segmento — n ^ nefridioporo. 

Ma mentre nei nefridii dei segment! 3-13 la riduzione del tubo 
che porta al nefridioporo e I'allungamento del cieco vanno per gradi, 
ad un tratto dal nefridio del 13" segmento a qaello del 14" si nota 



Fig. 5. — Vescicola teiiuinale del nefridio del quattordicesinio segnieuto — ?i = nefridioporo. 



- 169 - 

un distacco, poiche in questo si ha una vescicola che si puo dire 
manca del tubo del nefridioporo ed ha un cieco sviluppatissimo. 

Questo cieco si mantiene in tutti i segmenti susseguenti dove 
il nefridioporo s'apre all'apice di un tubo cortissimo e largo, quasi 
nella parete stessa della vescicola (cfr. fig. 5). 

Per queste difterenze si puo subito a prima vista riconoscere un 
nefridio dei primi 13 segmenti da uno tolto ai segmenti posteriori. 

II nefridioporo, che si trova costantemente tra le setole dorsali 
e lo ventrali, presso le setole 6, e sprovvisto di sfintere, quale si 
trova in altri Griossoscolicidi. 

IL 

In questa esposizione ho come gia avevo dichiarato, seguito 
r ordine tenuto dal Benhara (4) del quale ho anche accettato la 
divisione in parti del nefridio e la nomenclatura. Gia qualche 
anno addietro il Maziarski (11 e 11 bis) propose di sostituire alia 
nomenclatura delle varie region! del tubo, fondata suUe differenze di 
diametro, un'altra piir sicura fondata e sulla differenza di struttura 
del protoplasma nolle singole regioni del tubo e sulla differenza di 
funzione. Quest'autore ci da una deacrizione molto esatta della strut- 
tura deirampolla, del resto gia descritta dal Ben ham, e erode oppor- 
tune distinguere solo due parti nel nefridio : la parte veramente escre- 
trice, data dai tubi a lume intracellulare, e la vescicola terminale, 
con funzioni di deposito. Occorre pero a parer mio distinguere nella 
regione veramente ghiandolare, nei tubi, varie parti e percio ho ac- 
cettato la divisione del Ben ham, che e netta e chiara, nonostante 
io creda col Marziarki esser la funzione della vescica puramente 
di deposito e diversa da quella nei tubi. 

In questa convinzione sono state anche riconfermato dal se- 
guente fatto. 

Se noi poniamo un Hormogaster all'asciutto in un ambiente 
troppo secco si ha subito dai nefridiopori un'emissione abbondante 
di un liquido che alia cartina di tornasole mostra una debole rea- 
zione acida. Quest'emissione abbondante con flusso quasi continue 
che dura un certo tempo, evidentemente non potrebbe aversi se la 
vescicola non presentasse un cieco, che serve come di collettore, e 
secondo il mio parere essa e un fenomeno che avviene in gran parte 
passivamente. 

L' Hormogaster trovandosi in un ambiente inadatto contrae i 
segment! anteriori e viene cosi ad esercitare coi setti muscolari 



- 170 - 

potentissirai una notevole pressione sulle vescicole terminali dei 
nefridii si da spremerne il contenuto, prova di cio anr.lie il fatto che 
Temissione principia sempre nei segment! anteriori ed in questi e 
piu abbondante la quantita del liquido eraesso, mentre e minora nei 
segmenti posteriori, dove il cieco della vescicola e molto sviluppato, 
ma i setti sono sottili. 

II modo d'efflusso poi ed il fatto che non sono riuscito a di- 
mostrare la piilsatilita di questa vescicola mi lianno spinto ad ac- 
cettare questa spiegazione di tale tenomeno, che permette slVHor- 
mogaster di supplire alia mancanza di pori dorsali. 

III. 

Se noi vogliamo comparare i nefridii <\q\\' Homog aster con quelli 
di altri Glossoscolicidi vediarao subito quanto scarse siano le noti- 
zie anatomiche che abbiamo su questi vermi. 

II prof. Rosa (23) da un cenno dei nefridii deW'Ojnsthodrilus^ il 
quale presenta il prime nefridio nei terzo segmento ed un grosso 
sfintere al nefridioporo. Queste sfintere era gia state notato nel- 
VUrochaeta corethrura o Pontoscolex corethrurus dal Perrier (15) poi 
dal Beddard (1) e dall' Eisen (2) il quale ha anche figurato uno 
di questi nefridii, che presenta il nefridioporo in una posizione ri- 
spetto alia vescicola terminale, molto simile a quella che si ritrova 
nei nefridii posteiiori cMV Honnogasier, tranne che in questo mancano 
sfinteri al nefridiopoi-o, come negli Resperoscolex (Cognetti 8). 

Molti Glossoscolicidi presentano due tipi di nefridii, gli anteriori 
assai diversi dai posteriori; cosi negli Aniens e Bhinodrilus (Rosa 28, 
Cognetti 8) i nefridii anteriori, in numero vario secondo la specie, 
sono sprovvisti di cieco o piu grandi dei posteriori muniti di cieco, 
cosi negli ilesperosco^eic (Cognetti 8), nei Dmctoeto (B e n h a m 3), 
nei Kyfiotus (Ben ham 6, Rosa 21), e in Microchaeta. I nefridii 
di Microchaeta sono stati studiati dal Benham (2) il quale ritrovo 
in essi la parte piu sottile del tubo stretto diramata coa anasto- 
mosi tali da formare una rete : ed il prof. Rosa (20) ha notato 
che in Microchaeta Benhami i nefridii anteriori hanno la vesci- 
cola senza cieco ed ha disegnato un nefridio posteriore il quale mo- 
stra una vescicola terminale molto simile per la presenza e la 
forma del cieco e la posizione del nefridioporo a quella dei nefridii 
posteriori deW Hormogaster. 

II sistema escretore degli Hormogaster si presenta dunque con 
caratteri comuni fra i Glossoscolecidi : la distinzione fra nefridii an- 



- 171 - 

teriori e posteriori, la vescicola terminale con cieco, il tubo stretto 
rarniflcato in rete; carattere quest'ultimo riscontrato anche in altri 
Oligocheti, ad es. nel Desmogaster (Rosa 19). 

Se la forma del padiglione cigliato dell' Hormogaster ricorda 
molto quella riscontrata nei Limihrmidae dal Benham (4), dal 
Rosa (21), dallo Schneider (26), dal Rosen (25), ed e assoluta- 
mente diversa da quella trovata nel Pontoscolex e figurata dal 
Perrier (14), dal Beddard (1), dall'Eisen (9); bisogna ricordare 
che altri Glossoscolecidi presentano padiglioni come quello deWHor- 
mogaster. 

D' altra parte caratteri importanti che riaccostino i nefridii 
deW Honyiog aster a quelli dei Lumbricidi non se ne trovano, ne per 
adesso e state ancora segnalato un lumbricide che presenti i ne- 
fridi, anteriori diversi dai posteriori con vescicola terminale provvista 
di cieco. 

IV. 

Vorrei ora dare un cenno della circolazione del sangue nei ne- 
fridii. 

L'apparato circolatorio deW Hormogaster Redii Rosa fu studiato 
dal Pitzorno (15). Egli pote notare che questa specie presenta quat- 
tro vasi longitudinali che si trovano anche nei Lumbricidi, ma, 
mentree sprovvisto di vasi intestino-tegumentari presenta un quinto 
vaso che manca nei Lumbricidi : il vaso sottodorsale. 

Uguale costituzione secondo mie osservazioni presenta l'appa- 
rato circolatorio in H. praetiosa. 

Se noi andiamo a vedere come sia costituita la circolazione nei 
nefridii dobbiamo subito anche per questo riguardo distinguere i 
nefridii anteriori dai posteriori. 

I vasi, come gia aveva accennato il Pitzorno, che irrorano i 
nefridii compresi nei segment! 3 10 sono in connessione coi rami 
collaterali del vaso sottodorsale da una parte e coi vasi sottoner- 
vei tegumentari dall'altra, i vasi che irrorano i nefridii compresi 
nei segmenti 11" e posteriori sono invece in connessione coi vasi 
ventro-tegumentari da una parte e dall'altra coi sottonervei tegu- 
mentari. 

II vaso sanguigno penetrate nella membrana a cui sta attac- 
cato il nefridio si suddivide in tre rami : uno penetra tra i due 
bracci della prima ansa e si distribuisce in una rete comphcatissi- 
ma sopra i tubi nefridiaii, un altro decorre lungo tutta la seconda 



- 172 - 

ansa suUa quale stende la rete delle sue diramazioni, il terzo de- 
cone lungo le pareti della vescicola terniinale, la quale si presenta 
raolto vascolaiizzata. 

Queste reti che si distinguono nettamente pel color verde die 
assumono in preparati alia toluidina, si piesentano costituite da 
vasi molto sottili ramiflcantisi in altri ancoia piu sottili, lungo il 
percorso dai quali si riscontrano spesso dei gomiti bruschi, del lacci, 
ma non si trovano mai dilatazioni tondeggianti simili a quelle dal 
Benham descritte (4) pel nefridio del Lumbricus e della Diachaeta 
Thomasii. 

Consiinili dilatazioni, die io ho potuto riscoutrare per es. nello 
Octolasium complanatum (Ant. Dug.), mancano del tutto tanto nel- 
VHormogaster praetiosa quauto neW Hormogaster Eeclii. 

In alcuni preparati di uefridii anteiiori ho potuto inoltre rilevare 
la presenza di un sottile vaso che adagiato sopra un bordo del 
tubo stretto passa nella parte presettale, serpeggia nel padiglione 
cigliato e ridiscende adagiato sull' altro bordo del tubo. 

Anche per la circolazione del sangue aduiique i nefridii del- 
Y Hormogaster si distinguono da quelli del Lumbricus. 

I nefridii del Lumbricus sono tutti irrorati da '-ami che sono 
in rapporto da una parte col vaso sottointestinale, dall'altra col 
vaso sottoneurale, menti e nell' Hormogaster praetiosa i vasi che 
mandano rami nei nefridii variano secondo la posizione dei nefridii 
stessi. 

Inoltre, lasciando pure da parte la inancanza nella rete san- 
guigna estesa nei nefridii deW Hormogaster di quelle speciali dilata- 
zioni dei vasi, riscontrate in alcuni Lunibricidi, sta il fatto che nel- 
VHormogaster la vescicola terniinale c inolto riccamente vascolariz- 
zata, molto piu che nel Lumbricus, e che tale vascolarizzazione e 
estesissima nei nefridi anterior!, meno estesa nei nefridii posteriori. 

Firenze, maggio 1914. 

Bibliografla. 

(1) Beddard F. E. — On certain points in the structure of Vrochaeta E. P. and Dichogastcr nov. 
gen., with furtliei- remarks on the iicphridia of Earthworms. — (/uart. Juttrn. Microsc. He. ('J) vvl. 
29, 1888. 

(2) Benham. W. 151. - Studies on Earthworms. I. — (fvart. .Tonni. 2[icro>ic. ,s'c. (i*; i;,l. -jr,. 
1886. 

(3) Id. — Stndie.f on Eartliworms. II. — Quart. ,Tonrn. Microsc. Sc. (2) vol. 27, 1886. 

(4) Id. — The uephridium of Lumbriciis. — <^arl. Journ. Micronc. Sc. (2) vol. 32, 1801. 

(.5) Id. — A new enjjlish genus of acquatic Uiigochaeta (Sparganophllus) belonging to the family 
Khinodrilidae. — (/uart. Journ. Microsv. isc. (2) ool. 34, 1893. 



- 173 - 

(G) Id. — On Kynotus cingulatus, a new species of Earthworms from Imerina iu Madagascar. — 
Qttarl. Jouvn. Micr. Sc. (S) vol. 3S, 1896. 

(7) lionrne A. G. — On certain point in tlie dtvelopinout and anatomy of some Eartli worms. — 
Quart. Jonrn. Micr. Sc. (2) vol. 36. 

(8) Cognetti L. — Gli Oligochoti della rogione nootropicale. Parte seconda. — Mem. U. Ace. Sc. 
Torino (2) T. 56. 1900. 

(9) Ei.sen G. — Researclies in anioricaii Oligocluieta with especial reference to those of the Pacific 
coast and adiacent islands. — I'roc. Calif. Ac. (:>) Zool. vol. 2, n. 2, 1900. 

(10) Gegenbaur C. — Ueher die sogenannten Uespirationorgane der liegenwiirmer. — Zeit. Wisi. 
X. lid. 4, IS 52. 

(11) Maziarski St. — Sm- la structure des nrpliridies des Vers de terre. — Soc. Biol. Paris T. 53 
1901. 

(11 bis.). Id. — Recerclios cytologiciues snr Ics organos segmentaires des Vers de terre. — Poln. 
Arch. Biol. Mt'd. Wisn. Lemberg. Bd. 2. 1903. 

(12) Michaolseu W. — ilevision der Kiuberg'scheu Oligochaeteu Typen. — Otfver. AA-. F'urh. vol. 
56, 1S99. 

(13) Id. — Oligochaeta. — Bos Kerreich Berlin, 1900. 

(U) Perrier E. — fetudes snr I'orgauisatiou des Lonibriciens torrestres. — Arch. Zool. Exper. T. 3 
1S74. 

(15) Pitzorno M. — Suirapi)arato circolatorio ilnW Hormoga.Hcr Redii Rosa. — Mon. Zool. Ital. 
An. 10, Suppl., 1S99. 

(16) Redi F. — Osservazioni di Francesco Redi, Accademico della Crusca, intoriio agli aniniali 
viveuti che si trovano negli animali viventi. — A Fireme MDGLXXXIV per Pier Matini, alia 
ivMgtia del Lion D'Oro. 

(17) Rosa T). — Hormogaster liedii ii. g. n. s|). — Boll. Mux. Zool. Anatom. Comp. Torino, vol. 2, 
1SH7. 

(18) Id. — Sulla struttura dell' Ilormogaster liedii. — Mem. 11. Ace. Sc. Torino (2) T. 39, 1S8S. 

(19) Id. — Lonibrichi di Birniania. — Ann. Mux. Oil). Stor. Xat. Genova (2) vol. 9, 1S90. 

C-'O) Id. — Die exotisclien Terricolon des K. K. Xattirhistorischeu Hofmnseums. — .1. K. K. \a- 
thiiit. Ifofmus, vol. 6, lS9i. 

(21) Id. — Kynotus Mieliaelsenii n. sp. — Boll. J/ii.s'. Zool. Anatom. Comp. Torino, vol. 2, n. 119 1S92. 

(22) Id. — Revisione dei Lunibricidi. — Mem. Ii. Ace. Sc. Torino {2) T. 43, 1S93. 

(23) Id. — Contribute alio studio dei Terricoli neotropicali. — Mem. Ii. Aec. ,Soc. Torino [2) T. 45, 
1S95. 

(24) Id. — Sui nefridii con sbocco intestiuale connini* ilell' « Allolobophora .l;i(y<ae » Mich. — Arch. 
Zool., vol. 3, J'asc. I, NapoU, 1907. 

(2.=)) Rosen F. — Die Wimpertrichter der Lumliriciden. — Zeit. Wiss. Z. Bd. 9S, H. 1, 1911. 
(26) Schneider K. C. — Lehrbuch dor vergleicheuden Histologie der Tiere. Jena, 1902. 

Spiegazione della Tavola VI. 

Le figure souo diseguate alia camera lucida. 

Lettere a comune : c =r ciglia; c. p =r cellule poritoueali ; c. t. s =. cellule del tube stretto; 

t. I ziz tube largo; t. m =. tuho medio; <.«=;: tnbo stretto. 
Fig. 1. — Porzioue del tube stretto presettalc. lugr. circa 700 diam. 
Fig. 2. — Padiglione cigliato. lugr. circa 2-tO diam. — m. c = uucleo centralo ; c. m z-z cellule mar- 

ginali ; c. cp. m =^ cellule ceutripotali margiuali. 
Fig. 3. — Rete del tube stretto nel primo node. Ingr. circa 240 diam. — »• =; rete del tube stretto ; 

6. tn =- rarao ascendente del tubo stretto; k = ciechi nou cigliati. 
Fig. 4. — Apice del seeondo nodo coi ((uattro cauali. Ingr. circa 200 diam. — a = ampolla ; b. ts. 

= raiuo ascendente del tubo stretto. 



- 174 - 
UNIONE ZOOLOGICA ITALIANA 

SEGRETERIA 

GOMMISSIONE DI NOMENCLATURA ZOOLOGIGA 



I. 

11 prof. C. Wardell Stiles segretario della Gomraissione internazionale di 
Nomenklatura Zoologica, trasraetto la seguento coraunicazione perclie, a norma 
dei deliborati del Gongresso internazionale di Zoologia di Monaco, sia inserita 
nel « Monitore Zoologico ». Neil'inleresse degli zoologi italiani si da corso 
alia detta comunicaziono, iuvitando tutti coloro cui essa pu6 interessare di volere 
inviare lo eventuali osservazioni o proposte che crederanno del case alia nostra 
coramissione perche possa trasmetterle al prof. Stiles. 



Ottavo elenco di nomi genorici (Mammiferi) in esame per la com- 
pilazione dell'elenco ufficialo dei nomi zoologici. 

N. 28. — Con la presente si da notizia agli zoologi del seguente 
elenco di 16 nomi genei'ici di Mammiferi che e stato presentato alia 
Gommissione internazionale di nomenclatura, per essere presi in consi- 
derazione, in base ai poteri plenarii conferitile dal Gongresso interna- 
zionale di Zoologia di Monaco, per la eventuale sospensione delle regole 
di Nomenclatura. 

Qiiesto elenco vien pubblicato senza alcun commento e si invitano 
tutti gli interessati a far pervenire al Segretario della Gommissione 
internazionale di Nomenclatura le proprie osservazioni in proposito. 

N. 29. — Nel seguente elenco i nomi sono contraddistinti ciascuno 
da lettere convenzionali per brevita di dizione e per il richiamo alle cor- 
rispondenti note che seguono I'elenco stesso : (a) indica il nome da con- 
servarsi; (b) per; (cm la specie tipo del genere (genotipo); (d) significa, 
invece di; (e) richiama alle note esplicative in fine dell'elenco. 

In conformita dell'autorizzazione data agli zoologi dal Gongresso 
internazionale di Monaco di sottoporre all'esame della Gommissione in- 
ternazionale di nomenclatura i nomi che si propongono per la sanzione 
ufHciale, noi sottoscritti mammalologi abbiamo compilato il seguente 
elenco di sedici nomi che proponiamo siano da ritenersi quali nomina 
conserranda nella classe dei Mammiferi. Le ragioni che giustificano la 
proposta di tali nomi sono gia cosi note, per pubblicazioni in proposito, 
che non crediamo sia il caso di nuovamente addurle. 

(a) AnthropopitJiecus ; (b) per lo Ghimpanze ; (c) tipo : Anf/iropo- 
pithecua niger\ (d) invece di Sirnia o Pan; (c) vedi T. 



- 175 - 

(a) Cercopithecus ; (b) M o n a di Africa ; (c) Simia mona Schr. ; 
(d) Lasiopyga; (e) T. 1. 

(a) Chiromys (b) A y o - a y e ; (c) Sciurus madagascavHensis Gmel. ; 
(d) Daulienionia ; (e) 2. 

(a) Coelogenys (b) P a c a ; (c) Mus paca Linn ; (d) Agouti o Cu- 
niC'ulus : (e) 3. 

(a) Dasypus ; (b) Armadillo a sei fasce e forme afflni ; (c) Da- 
sypus sexcinchts Linn. ; (d) JEuphractus ; (e) T, 4. 

(a) Dicotyles ; (b) Pocari; (c) Siis tajacu Linn.; (d) Tnyassu. 

(a) Ecliid7ifi\ (b) Echidna; (c) Mynnecophaga aculeata Shaw.; 

(d) Tachyglossus ; (e) 5. 

(a) GaleopWiecits ; (b) Galeopiteco ; (c) Lemur volans Linn. ; (d) 
Cynocephahis ; (e) T, 6. 

(a) Gazella; (b) Gazelle in senso moderno ; (c) Capra dorcas 
Linn.; (e) T, 7. 

(a) Ilapale; (b) Uistiti ; (c) Sunia Jacchus Linn.; (d) Callithrix ; 

(e) T, 8. 

(a) Hippotragus ; (b) Antilope azzurra e forme afflni; (c) An- 
(Hope leucophaca ; (d) Ozanna ; (e) 9. 

(a) Lagidiuin ; (b) Lagotide ; (c) Lagidium peruanum Meyen. ; 
(d) Vizcaccia ; {') (e) 10. 

(a) Manatus ; (b) Lamantino ; (c) Trichecfius manatus Linn. ; (d) 
Trichechus ; (e). 

(a; Nijcteris ; (b) il pipistrello africano comunemente cos'i chiamato; 
(c) VespertUio liispidus Scim. ; (d) Petalia\ (e) T, 11. 

(a) Rhytina ; (b) Vacca marina di S teller; (c) Manati gigas 
ZniM. ; (d) Hydi'odamalis ; (e) 12. 

(a) Simia \ (b) Urango; (c) Simia satyrus Aiict. nee Linn.; (d) 
Pongo; (e) T, 13. 

I casi contraddistinti da una T implicano il trasferimento di un 
nome secondo le norme tecniclie, da un gruppo ad un altro. 

Tutti i nomi proposti in questo elenco per la sanzione ufficiale sono 
ben not! ai sistematici e genoralmente usati dagli Autori. 

Quando un nome ha ottenuto la sanzione ufficiale riteniamo che la 
Gommissione abbia il potere di fissare la forma gralica classica del no- 
me stesso, non essendo necessario che questo nome sia strettamente 
quelle primieramente usato: p. es. Rhytina e non Rytina; Chiromys 
e non Chieromys o Cheifomys. 

Le proposte puramente « conseguenziali » (*) (p. es. Tatu per Ta- 
tous, Lasiurus per il pipistrello americano a coda pelosa -H airy- 
tailed Bath) non sono riportate in questo elenco. 

0) oppure Viacaccia seeoudo Hudson ('.) On habits of the Vizcacha. P. Z. Soc. London, 
fS7i?, p. 'j'j-j. 

(h Traduzioue lotterale del testo orisinale. 



- 176 - 

Note alt Elenco 

1. CercopWwnAS' : e stato costantemente usato per la (Scimmia) 
Mona fino al 1911 ed il suo trasferimento ai Tamarini e ammesso 
solamente dal Gronovius: iin autore che lascia molti dubbi rispetto alia 
applicazione della nomenclatura binominale. 

2. Daubenfomn e pressoche sconosciuto alia o-eneralita degli Autori 
rnentre Chiromys e quasi uiiiversalmente usato da tutti. 

3. Si osserva che quest! due nomi sono entrambi noti come riferi- 
bili ad aUri animali ; cosicche 1' uso di uno, o dell'altro di essi per il 
Paca indurrebbe in molta confusione. 

4. Per le norme tecniclie Dasypus deve essere trasferito fra i Tatu. 

5. Echidna e stato usato dagli Autori anche per altre classi: esso 
deve essere percio escluso anche dalla Ittiologia. 

6. L'uso di Cynocephalus- implica un trasferimento molto discutibile. 

7. In base alia prima notizia data dal Pallas riguardante 1' Oryx 
gazella e conveniente di applicare il nome di Gazella alle Gazelle prima 
che si tenti di usarlo per le Orya: 

8. II trasferimento del nome CaUitlirix dalle Titi (Vedovelle) 
{Callicebus) agli Ouistiti induce in molta confusione. Qut^sto nome 
deve essere del tutto abbandonato. 

9. Hippolragus e stato largamente usato: Ozanna e generalmente 
sconosciuto. 

10. L'uso di Vizcaccia come vernacolo di Lagodoinus per le Lago- 
tidi e molto discutibile. 

11. Per le norme tecniche Nycteris dovrebbe essere trasferito al 
pipistrello americano dalla coda pelosa Lasiurus (Hairy-tailed Bath). 

12. Hydrodatnalis e pressoche sconosciuto. 

13. II nome specifico {satyrusj deve essere mantenuto cosi come 
quelle geiK^rico: il nome originate S. .saiyrus Linn, corrisponde alio 
Ghimpanze. 

Firmatarii : 

Knui) a ANDERSON, Angel Gabrera, Einar Lonnberg, R. Lydekker, 
Paul Matschie, Oldfield Tomas, L. L. Trouessart. 

G. W. Stiles. 

Segretario della Commissionc internazionale di nomenclatura 



II. 

In un precedento comunicato riguardante le question! di Nomencla- 
tura zoologica trattate nel Gongresso internazionale di Zoologia di Mo- 
naco ('), promettevo di esporre, nel Gonvegno nazionale zoologico della 



(1) Monitore Zoologico Italiano, Auno 24, N. 3, p. 69-72, 1913. 



- 177 - 

Unionc Zoologica Italiana (tenutosi a Palermo nello scorso aprile) in una 
particolaro relaziono cusi il risultamento dei lavori compiuti dalla Com- 
missiono internazionale di nomenclatura zooloirica, come i voti e le deli- 
berazioni della seziono di Nomenclatura del Gongresso medesimo. Non 
avendo potuto intervenire al Goiivegno di Palermo della nostra Unione 
ed illustrare la relazione suddetta, credo opportune, perche i soci ne 
siano informati, di pubblicare nel « Monitore Zoologico » alcune 
delle piii importanti deliberazioni prese dal Gongresso di Monaco del 
1913 riguardanti la Nomenclatura Zoologica. 



La sezione di Nomenclatura ha approvata la seguente proposta ri- 
guardante le eccezioni alia legge di priorita Ibrmulata dal prof. Brauer 
(Segretario della Societa Zoologica tedesca), ma redatta di comune 
intesa con i rappresentanti la Gommissione di Nomenclatura della Unione 
Zoologica Italiana che aveva presentato analoga proposta in proposito 
alia sezione di Nomenclatura del Gongresso (^) — ed in seguito ad 
accordi intervenuti sui criterii e le modalita della proposta medesima 
come ho riferito nel mio comunicato ricordato innanzi (-). 

Alle regole di nomenclatura, dopo I'art. 31, si aggiungera I'articolo 
seguente: 

Sono ammesse delle eccezioni alia legge di priorita : 

1.° Quando un nome di genere o di specie deve essere trasferito 
ad un altro genere o specie esistente : 

2." Quando un nome e state impiegato per un genere durante 50 
anni fino al 1890 in lavori scientifici (monografie, cataloghi scienti- 
fic] ecc.) ; 

3.0 Quando il nome piii antico, in conformita della legge di prio- 
rita, non e stato usato durante 20 anni nella sistematica scientifica. 

Ogni eccezione deve essere sottoposta alia Gommissione internazio- 
nale di nomenclatura. Questa pubblichera i singoli casi che le vengono 
sottoposti e nolle stesso tempo li sottomettera alio esame di una delle 
Sotto-conimissioni di specialisti, che, nominate dal Gongresso, hanno il 
diritto di completarsi. In seguito alia decisione delle Sotto-commissioni, la 
Gommissione internazionale di nomenclatura deve pronunziarsi e pubblica- 
re il suo giudizio con il parere della Sotto-commissione e sottoporre poi il 
suo deliberate all' approvazione del prossimo Gongresso internazionale. 



Su contbrrae relazione del prof. G. W. Stiles Segretario della Gom- 
missione di nomenclatura internazionale, la sezione di Nomenclatura 
del Gongresso ha preso le seguenti deliberazioni : 

(') ilonitore Zooluyico Italiana, Vol. cit., p. 71. 
(2) » » » Vol. cit., p. 'SZ. 



- 178 - 

a) se uno Zoologo si avvede che iin nome generico o specifico, 
pubblicato come nuovo da iin Autore vivente, e realmentoim omonimo, 
e per consegiienza non valido a norma deo,'li art. 34 e 3(3 delle « Regole 
della Nomenclatura », e suo dovere, per correttezza prol'essionale, di 
avvertire del fatto I'Autore del nome in questione per dargli Topportu- 
nita di proporne un altro. 

I)) Poiche e generale consueludine di distril)iiire gli Estralti 
prima della pubblicazione dei Giornali, Riviste, Atti ecc, il Gongresso 
internazionale di Zoologia, considerando che cio ingenera confusione 
nei riguardi della Nomenclatura, esprime la sua riprovazione per tale 
consuetudine ed invita gli editori a dismetterla. 

Gli editori sono pregati, inoltre, di indicare per ciascuna edizione 
d-iWe loro pubblicazioni la data esatta (anno, mese e giorno) delle singole 
edizioni. 

c) II Gongresso conferisce pieno potere alia Gommissione inter- 
nazionale di Nomenclatura Zoologica di sospendere I'applicazione delle 
regole di nomenclatura in determinati casi, quando cioe, a suo avviso, 
la rigorosa applicazione delle dette regole possa evidentemente indurre 
piu confusione che uniformita. a condizione : 

1° — che la proposta di sospensione delle regole di Nomenclatura, 
per ogni caso particolare, debba essere pubblicata in due almeno dei 
seguenti periodici : Monitore Zoologico Italiano, Nature, Science (N-Y), 
Bulletin de la Societe Zoologique de France, Zoologisches Anzeiger, e che 
la Gommissione, per pronunziarsi in proposito, aspetti almeno un anno 
dalla pubblicazione suddetta : cio per dar modo che riesca possibile agli 
specialisti del gruppo, cui il caso si riferisce, di esporre le ragioni pro 
e contro la proposta in discussione; 

2^ — che il voto della Gommissione in favore di tale sospensione 
sia unanime : 

30 — che se il voto della Gommissione in favore della sospensione 
e pronunziato solo a maggioranza di due terzi della intera commissione, 
ma non aH'unanimita, la Gommissione sia obbligata a sottomettere il 
caso al prossimo Gongresso internazionale. Se un caso e sottoposto al 
congresso, come innanzi e detto in seguito ad un voto di maggioranza di 
due terzi della Gommissione e non all'unanimita, il presidente della sezione 
di Nomenclatura avra il dovere di formare una nuova commissione spe- 
ciale di 3 membri (jomposta di uno della maggioranza ed uno della mino- 
ranza della commissione internazionale sul caso in discussione, piu un 
terzo membro che sia un antico componente la Gommissione internazio- 
nale, ma che non abbia pubblicamente espresso alcuna personale opi- 
nione sul caso in questione : questa Gommissione speciale rivedra la 
proposta che gli sara sottoposta ed il suo parere, sia esso pronunziato 
dalla maggioranza dalla unanimita dei membri, sara definitivo e senza 
appello per quanto riguarda il Gongresso. 

II potere suddetto conferito alia Gommissione si riferisce in prime 



- 179 ~ 

luogo e specialmente al caso di nomi di stadii larvali ed al trasferi- 
monto di nomi di un genere o di una specie ad un altro genere e 
specie. 



Su proposta del prof. R. Blanchard, il Congresso internazionale 
di Zoologia radunato a Monaco, nella sua adunanza plenaria; conside- 
rando il danno del quale gli autori possono essere vittime per la pro- 
prieta delle loro scoperte e dei loro lavori scientifici in seguito aU'abitudine 
die hanno gli editori di dare alle opere pubblicate nel secondo seme- 
stre di un anno la data dell'anno seguente, all' unanimita dei present! 
la voto : 

che le case editrici smettano quest'abitudine e diano alle pubblicazioni 
scientifiche la data esatta della loro comparsa, non solaraente per quanto 
riguarda I'anno, ma ancoi'a il mese ed il giorno. 



11 Congresso ha rinviato alia Gomniissione di Noraenclatura il se- 
guente voto. 

I sottoscritti considerando la necessitii di mettere in armonia la 
nomenclatura dei gruppi limitrofi tra gli animali ed i vegetali fanno 
voti die sia istituita una commissione mista composta di zoologi e di 
botanici per studiare e proporre le condizioni relative ad una intesa 
Ira biologi suUe questioni di nomenclatura generale. 

L. Magin, (Museum, Parigi); G. B. Toni (Universita di Modena) ; 
AcHiLLE FoRTi (Verona). 

Fr. Sav. Monticelli Segrctario. 



- 180 - 



CONCORSO 



Programma del Concorso al XIII premio Riberi di L. 20,000. — La R. 
Accadomia di Modicina di Torino apro il Concorso al X[ll Promio Riberi di 
L, 20,000 (mono latassa di manomoita) alie seguonti condizioni : 

a) Possono coiieorrore tutti i lavori scientitici di argomonto appartonento 
alle discipline mediche in genere porvcnuti a quest' Accaderaia entro i termini 
stabiliti al comma d e tali die segnino un iraportanto progresso nel ramo dollo 
scibile cui si riferiscono. 

b) Sono ammessi lavori starapati o scritli a macchina in lingua italiana, 
latina, francese, inglese e tedesca ; se i lavori sono stampati, questi devono es- 
sere oditi dopo il 1911. 

c) I lavori saranno inviati in piego raccomandato in doppio esemplaro 
airAccadcmia, della quale rimarranno proprieta. Qualora I'Accademia aggiu- 
dichi il premio ad un lavoro scritto, questo dovra essere stampato dall'autore 
prima che scadano due anni dal conferimento del premio; Famniontare di 
questo sara consegnato solo dopo I'invio aU'Accaderaia di un doppio esemplare 
del lavoro stampato. 

d) Sono accottati per il concorso i lavori che risultino spcditi all'Ac- 
cademia non oltre il giorno 31 dicembre 1916. In ogni case, scorsi due mesi da 
questo terraine, il concorso s'intoude chiuso, ed i lavori giunti dopo, anclie se 
spediti in tempo utile, non saranno presi in considerazione. 

e) Gli autori, nella lottera di invio, accenneranno alle parti o agli ar- 
gomenti piii importanti dei loro scritti od opore che stimano dovere raaggior- 
mente flssare I'attenzione dell' Accaderaia giudicante. 

Torino, 1912. 
II Segretario Generale II Ptrsidente 

V. Oliva. B. Graziadei. 



GosiMo Gherubini, Amministratore-responsabile. 



Firenze, 1914. — Tip. L. Niccolai, Via Faenza, 52. 



. Uo/iffo/r Z(kj/o(/i(V Ifaliario AimoJCXV 



Tai-V/ 



;.'^;; 

,'S- 



■•■/ - » 



a 



C.p. 



cJ.s 









i.ts 



(•.) 



r f.f 







VB<J(h,sj.eivni Jig. 



Monitore Zoologieo Italiano 

(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia) 

Organo ufficiale della Unione Zoologica Italiana 

DIRKTTO 

DAI DOTTOKI 
OIULIO GHIARUGI EUOBNIO PIGALBI 

Prof, ili Anatoiiiiii iiiuaua Prof, di Auatouiia couip. e Zoologia 

uel R. latituto di Studi Super, in Fireuze uella R. University di Pisa 

Ufficio di Direzione ed Amministrazione : Istitnto Anatomico, Firenze. 
12 numeri all'anuo — Abbuonameuto annuo L. 15. 



XXV Anno Firenze, Agosto 1914 N. 8. 

SOMMARIO: Bibliografia. — Pag. 181-184. 

CoMUNiCAZioNi ORiGiNALi: Bfuiii A., A proposito doi lavori di Anita Jona 

sulle cellule acidoflle delle capsule surrenali e sul sistema croraaflfine degli 

anflbi. — Pag. 184-188. 
Ghigi A., Repertorio di specie nuove di aniraali trovate in Italia e descritte 

neiranno 1910. — Pag. 189-208. 
DlCHIARAZIONE. — Pag. 208. 



Avveptenza 

Delle Comunicazioni Originali che si pubblicano nel Monitore 
Zoologico Italiano e vietata la liproduzione. 

BIBLIOGRAFIA 

Si da notizia soltanto dei lavori puhbiicati in Italia. 

a - ZOOLOGIA APPLICATA. 
1. Zoologia medica. 

Brunelli Gustavo. — Lo stato attuale dolia lotta contro la malaria raediante la 

piscicultura. — Atti d. V Comjresso internaz. di Pesca ienuto in Roma 

nel 1911, i^p. 339-344. Roma, 1913. 
Cano U. e Martinez G. — Influenza della fauna acquatica sui vibrioni colerigeni. 

Nota prev. — Arch. Farmac. sperim. e sc. affini. An. H, \ol. 14, Fasc. 11, 

pp. 512-516. Siena, 1913. 
Gitelli. — Su un caso di piccola sanguisuga cavallina nel bronco dostro e su 7 

casi di grosse sanguisughe cavalline in laringe in trachea e in rino-laringe. 

— Boll. Malattie d'Orecchio, Naso e Gola, An. 30, N. 12, pp. 253-258. 
Firenze, 1913. 

Gabbi U. — Intorno alia origine canina della Loishraaniosi interna (Kala-azar). 

— Malaria e malattie d. paesi caldi, An. 4, Fasc. l,pp. 7-19. Roma, 1913. 



- 182 - 

Gabbi U. — Sulla storia del Kala-azar del Mediterranco. — Malaria e malaitie 

d. paesi calcli, An. 4, Fasc. 3, pp. i98-202. Roma, 1913. 
Scordo F. — A proposito di alcuni tentativi d' inlezione delle Anopheles con 

succo splonico di naalati di Leishraaniosi interna. Con una tav. — Malaria 

e malallie d. paesi caldi, An. 4, Fasc. 2, pp. 84-89. Roma, 1913. 
Scordo F. — Sulla questione della trasmissibilita del Kala-azar per mezzo di 

alcuni insetti ematofagi. — Malaria e malattie d. paesi caldi, An. 4, 

Fasc. i, pp. 20-32, con tav. Roma, 1913. 
Spagnolio G. — Sulla coltivabilita della Leishmania, cosi delta infantum, nel 

sauguc splenico citrate o mezzo di Rogers. — Malaria e malattie d. paesi 

caldi. An. 4, Fasc. 1, pp). 2-7. Roma, 1913. 

2. ZOOLOGIA APPLICATA ALL'AGRIGOLTURA E ALLE INDUSTRIE. 

Protezione, Gaccia, egg. 

— Processi verbali delle adunanze della Commissione consultiva per la pesca. 
Sessione deiraprile 1912. — Annali dell' Industria, 1913, pjj. 1-206. Roma, 
Tip. G. Bertero e C, 1913. 

Antipa Gr. — Fischerei und Flussregulierung. — A tit d. V Comjresso internaz. 
di Pesca tenuto in Roma nel 1911, pp. 323-337, con 1 tav. Roma, 1913. 

Barclay M. — Conservation of Fish. (A new method). — Atti d. V Congresso 
internaz. di Pesca tenuto in Roma nel 1911, pp). 319-322. Roma, 1913. 

Bellini Arturo. — Dell' immigrazione della « Montata » nelle valli salse e del 
mode di interdirne Tegresso. — Atti d. V Congresso internaz. di Pesca 
tenuto in Roma nel 1911, pp. 209-230, con 1 tav. e 4 fig. Roma, 1913. 

Bettoni Giulio. — Per una nuova disciplina della pesca nel lago d' Iseo. — An- 
nali dell' Industria, 1913, pip. 234-297. Roma, Tip. G. Bertero, 1913. 

Bettoni Giulio. — La pesca e i pescatori del lago d' Idro. — Annali dell' Indu- 
stria, 1913, pp. 298-329. Roma, Tip. G. Bertero, 1913. 

Borodine N. A. — Peche et pisciculture en Russie. — Atti d. V Congresso in- 
ternaz. di Pesca tenuto in Roma nel 1911, pp. 23-49, con 11 figg. Roma, 
1913. 

Buen (De) Odon. — Note sur les fonds ct sur la peche dans la cote raediterra- 
neenne du Riff. — Atti d. V Congt^esso internaz. di Pesca tenuto in Roma 
nel 1911, pp. 197-203. Roma, 1913. 

Cerio E. — Per la pesca meccanica di alto mare in Italia. — Atti d. Y Con- 
gresso internaz. di Pesca tenuto in Roma nel 1911, pp. 305-318, con 7 
tav. Roma, 1913. ■ 

Contreras (De) Marcel. — L'OfRce international de documentation pour la peche ' 
el la navigation. — Atti d. Y Congresso internaz. di Pesca tenuto in 
Roma nel 1911, p)p). 359-304. Roma, 1913. 

Flegel Carlo. — Sulla questione dei pescatori di spugne del Mediterranco e del 
golfo del Messico. — Atti d. Y Congresso internaz. di Pesca tenuto in 
Roma nel 1911, pp. 345-355, con 3 fig. Roma, 1913. 

G. A. [Ghigi Alessandro]. — II Congresso delle Societa cinegetiche a Roma. — 
Riv. ital. di Ornitnlogia, An. 1, N. 3, pp. 222-224. Bologna, 1912. 

Gauss Garady (De) Viltorio. — Lo scampo (Nephrops norvegius) del Quarnero 
e la pesca del raedesimo. — Atti d. Y Congresso intei'naz. di Pesca tenuto 
in Roma nel 1911, pp. 177-192. Roma, 1913. 

Heuscher J. — Beziehungen zwischcn Fischereigesetzen Jagd und Heimatschutz. 
— Atti d. Y Congresso internaz. di Pesca tenuto in Roma nel 1911, 
pp. 385-391. Roma, 1913. \ 



- 183 - 

Joubin L. — L'entcnte cntre los stations biologiques pour I'etudc des questions 

relatives a la peclio. — Atti d. V Congresso iyiternaz. cli Pesca tenuto in 

Roma nel 1911, pp. 205-208. Roma, 1913. 
Lebedinzeff Arsenius. — Ueber praktischo Ausbildung von Fischereiboamten in 

Riissland. — Atti d. V Cmtgt^esso inlernaz. di Pesca tenuto in Roma nel 

1011, pp. 193-196, con 2 fig. Roma, 1913. 
Leidenfrost G. — L' Ungheria e le ricerche marittirae nel litoralo ungarico. — 

Atti d. V Congresso internaz. di Pesca tenuto in Roma nel 1911, pp. 119- 

131. Roma, 1913. 
Luebbert H; — Neue Grundlagen der Aalkultur in Deutschland. — Atti d. V 

Congres.so internaz. di Pesca tenuto in Roma nel 1911, pp. 231-241, con 

6 figg. Roma, 1913. 
Matsubara S. — Die Salraonideuzucht in Japan. — Atti d. Y Qongresso internaz. 

di Pesca tenuto in Roma nal 1911, pp. 51-98, con 8 tav. e 8 fig. Roma, 

1913. 
Mazzarelli Giuseppe. — Intorno alia misura minima che deve avere I'agone del 

lago di Gorao perche ne siano permessi la pesca e il coraraercio. — Annali 

delV Industria, 1913, pp. 330-335. Roma, Tip. G. Bertet^o, 1913. 
Neresheimer Eugen. — Zur Kenntnis der Pockenkrankheit des Karpfen. — Atti 

d. V Congresso internaz. di Pesca tenuto in Roma nel 1911, pp. 243-252, 

con 5 tav. Roma, 1913. 
Palmisano G. — 11 mare territoriale rispetto alia pesea. — Atti d. V Congresso 

internaz. di Pesca tenuto in Roma net 1911, pp. 365-384. Roma, 1913. 
Police Gesualdo. — La pesca con le reti a strascico e la pesca del novellarae. 

— Atti d. V Congresso internaz. di Pesca tenuto in Roma, net 1911, 
pp. 261-278. Roma, 1913. 

Police Gesualdo. — Contributo alio studio della pesca con le sorgenti luminose. 

— Atti d. Y Congresso intei'naz. di Pesca tenuto in Roma nel 1911, 
pp. 279-303. Roma, 1913. 

Police Gesualdo. — La pesca delle seppie nel compartimento marittimo di Bari. 

— Annali deW Industria, 1913, pp. 336-387. Roma, Tip. G. Bertero, 1913. 
Prince Edward E. — The Fisheries of Canada. — Atti d. Y Congresso internaz. 

di Pesca tenuto in Roma nel 1911, pp. 1-22. Roma, 1913. 
Russo Achille. — Effetti della pesca con le sorgenti luminose sul prodotto delle 

reti di posta a Catania e sul prodotto delle tonnare della Sicilia orientale. 

Notizie e ricerche preliminari, con 4 tig. e 1 tav. — Atti Ace. Gioenia di 

Sc. nat. in Catania, An. 90, 1913, Ser. 5, Yol. 6, Mem. 4^ di 19 pp., con 

tabelle e tavola. Catania, 1913. 
Russo A. — Note ed appunti sulla pesca del Golfo di Catania. Con 4 figg. — 

Atti Ace. Gioenia di Sc. nat. in Catania, An. 90, 1913, Ser. 5, Yol. 6, 

Mem. 16^ di 15 pp. Catania, 1913. 
Salvadei Giovanni. — La pesca e il comraercio delle perle e della raadreperia 

(Meleagrina rauricata, M. margaritifei-a) in Eritrea. — Atti d. Y Congresso 

internaz. di Pesca tenuto in Roma nel 1911, pp. 133175. Roma, 1913. 
Surbeck G. — Organisation und gegenwartigor Stand der kiinstlichen Fischzuclit 

in der Schweiz. — Atti d. Y Congresso internaz. di Pesca tenuto in Roma 

nel 1911, pp. 99-109. Roma, 1913. 
Terni G. — Prowedimenti per la difesa delle aequo pubbliche dagli inquina- 

meniti industriali e agricoli. — Atti d. Y Congresso internaz. di Pesca 

tenuto in Roma net 1911, pp. 405-407. Rotna, 1913. 



- 1S4 - 

Vander Snickt Louis. — L'Aquiculturo on Bclgiquo. — Aid d. V Congi-esso 
inieniaz. di Pesca tenuto in Ruma nel I91i, pp. 111-117. Roma, 1013. 

Vinciguerra Decio e Brunelli Gustavo. — Atti del V Gongresso internazionalc 
di Pesca teiiuto in Roma dal 26 al 31 raaggio 1911. — Roma, Tip. del Se- 
nate, pp. xxxv-444, con taw. e fi-gg., 1913. 

Zelarovich A. — • Primo raanipolo d'animali marini catturati da alcune reti a 
strascico nol Golfo di Catania. — Atli Ace. Gioenia di Sc. nat. in Catania, 
An. 90, W13, Ser. 5, Vol. 6, Mem. 21 di 17 pp. Catania, 1913. 



GOMUNICAZIONI QRIGINALI 



ISTITUTO ANATOMICO BELLA R. UNIVERSITA DI TORINO DIRETTO DAL PROF. R. FUSARI 



A proposito dei lavori di Anifa Jona 

sulle cellule acidofile delle capsule surrenali 

e sul sistema cromaffine degli anfibi (^) 



DoTT. ANGELO BRUM, AiuTO e libero docente. 

i; vietatit la riprodnzione. 

La dott. Anita Jona in due lavori, uno sullo sviluppo delle 
cellule acidofile delle capsule surrenali della rana, Taltro sullo svi- 
luppo del sistema cromaffine degli anfibi, riferisce incompiutamente 
e per qualche punto inesattamente il contenuto di una mia pubbli- 
cazione sugli stessi argomenti C). 

Non per entrare in una polemica, die sarebbe fuori di luogo 
per varie ragioni, ma per chiarire alcune circostanze di fatto e per 
porre le cose nei loro veri termini, mi permetto le seguenti osser- 
vazioni. 

A proposito delle cellule acidofile la Jona dice: " Piu recen- 



(') lutorno alia origine e alia natura dollu cellule acidofile delle capsule surroiiali della rana. - 
Arch. it. di Anat. e di Emhriol. Y. XII, fasc. S», p. 205, 101 1. 

Sullo sviluppo del sistema interrenale e del sistema cromaftine uegli anfibii anuri. — Ibid. fa»c. 
3\ p. 313, 1014. 

(") Sullo sviluppo delle foriuazioui cromaffini in Kaua esculcuta Liuii. — Anat. Am. Bd. 4l'. 
N. 6, pag. l.',3, 1912. 



- 185 - 

temente il Bruni in una breve nota ne afferma senz'altro la na- 
tura leucocitaria (p. 277) „. 

lo ho constatato con piacere die I'A. giunge alia mia medesi- 
raa conclusione ; solo non vorrei che qualcuno, leggendo il lavoro 
della Jona senza conoscere il mio, male interpretasse il " senz'altro „ 
della frase riferita e credesse che io abbia enunciate il mio giu- 
dizio senza darne giustificazione. Mi compiaccio di far notare che 
anche nella giustificazione dell'asserto sono pienamente d'accordo 
con la Jona. Io, infatti, ho scritto " Servendomi del metodo sug- 
gerito da Guarnieri e descritto da Marrassini ho potuto age- 
volmente seguire la formazione delle cosi dette cellule d'estate di 

Stilling Col metodo indicate le granulazioni delle cellule d'estate 

si colorano molto intensamente in rosso, ed in mode perfettamente 
identico a quelle con cui si colorano le cellule granulose acidofile 

del tessuto linfoide Le granulazioni delle cellule d'estate sono 

generalmente piii fini di quelle delle cellule granulose del tessuto 
linfoide, si osservano pe?^d tutti i gradi di passaggio, come pare la 
forma, spesso fusata o variaraente allungata delle cellule d'estate, 
differisce da quella tondeggiante delle cellule del tessuto linfoide 
soltanto per ragioni di adattamento alio spazio (pag. 159-160) „. 

E la Jona conclude: " In base alle nostre ricerche metodiche 
esegnite sopra una serie di stadi die va da larve relativamente 
assai giovani a larve che stanno per compiere od hanno gia com- 
piuta la nietamorfosi, e nolle quali si e potuta seguire la graduale 
diflerenziazione delle cellule acidofile dai leucociti granulosi, noi 
ammettiamo per tali sorta di cellule I'origine leucocitaria (pag. 306) „. 

A proposito dello sviluppo del sisterna cromafflne ecco in qual 
modo la Jona si esprime a mio riguardo. 

" II Bruni in una breve nota, basandosi su semphci relazioni 
topograflche, cioe di vicinanza, che esistono fra le cellule cromaffini 
ed i vasi sanguigni, afferma che tanto la sostanza midollare che 
entra nella costituzione delle capsule surrenah, quanto quella dei 
nidi del simpatico, provengono dall'endotelio della vena cava, delle 
vene reveenti e dei piccoli nunierosi \'asi interposti fra I'aorta e 
la vena cava. 

Ora e bensi vero che nolle lal've di rana da 11 a 15 mm. di 
lunghezza parziale si notano numerose cellule cromaffini situate 
nella regione e nel modo indicate dal Bruni, ma cio non dice altro 
che, in tale stadio, le cellule cromaffini esistono ed hanno gia as- 
sunto le disposizioni caratteristiche, che esse presentano nella rana 
adulta e che gia da piii di un decennio sono note per essere state 



- 186 - 

minutamente descritte ed illustrate dal Giacomini e non dimo- 
stra di certo ehe esse si originino dall'endotelio dei vasi sanguigni 
a cut sono addossate. 

Che alio stadio in cui le ha osservate il Bruiii non si possano 
piii considerare nella loro prima fase di origine, lo prova chiara- 
mente il fatto che questi element! hanno ormai subita la loro spe- 
ciale differenziazione istologica, poiche danno gia la reazione cro- 
mica che e loro peculiare ; si tratta dunque di elementi che hanno 
raggiunta la loro completa evoluzione (pag. 316) „. 

E poi ancora a pag. 337-338 : 

" II fatto che il Bruni parla di derivazione del tessuto cro- 
mafflne, quando gia le cellule che lo costituiscono hanno acquistato 
gli specifici caratteri strutturali e manifestano, come noi abbiamo 
visto con grande evidenza, la cromoreazione loro peculiare, ci sem- 
bra sufficiente per affermare che in questo stadio, cioe quando la 
differenzazione e gia avveiiuta, non si puo piu trattare di relazioni 
genetiche, ma soltanto di rapporti topografici o di vicinanza „. 

La Jon a nel riassumere il mio lavoro, certo involontariamen- 
te, ne iia travisato il sense, attribuendogli una estensione maggiore 
di quella che esse non abbia. Si tratta di una semplice nota pre- 
ventiva, pubblicata alio scope di far conoscere alcuni punti della 
organogenesi delle formazioni cromafflni, che mi parve 
potessero gettare indirettamente qualche luce sulla questione della 
is togenesi delle cellule cromafflni, e nulla piu. Rileggendo 
attentamente la mia nota la dott. J on a potra convincersi che io 
non ho mai affermatoe neppure accennato che le cel- 
lule cromafflni provengano dall'endotelio della vena ca- 
va, da altri vasi, o da qualunque altro gruppo di ele- 
menti. Ho semplicemente detto che le cellule cromafflni, sin dal- 
I'epoca della loro comparsa come tali (cioe quando manifestano le 
reazioni caratteristiche) hanno rapporti molto intimi coi vasi. E 
non credo con questo di avere fatta una scoperta, che il Kohn (') 
si sofferma a iungo sui rapporti esistenti fra le cellule cromafflni 
coi vasi gia nel periodo larvale (risp. embrionale) e ne dimostra 
I'importanza funzionale. 

Io convengo con la Jona di aver messo in rilievo puraraente 
dei rapporti topografici, dichiaro anzi di essermi astenuto di 
proposito dall'accennare a rapporti genetic i, poiche, pure a- 



(1) Die Paraganglien. — Arch. f. mikrosk. Anat. u. Entw., lid. 62, p. 263. 1903. 
Daa croniaffine Geuebe. Ergehn. d. Anat. u. Entw. Bd. i2, p. 233, 1903. 



- 187 - 

vendo esaminati girini di stadii di sviluppo successivi e vicinissimi 
gli uni agli altri, ho ricevuto 1' impressione che le cellule cromaf- 
fini, con la loro caratteristica reazione, appaiono quasi di colpo, 
senza che si possano vedere, in stadii immediabamente precedenti, 
delle cellule, che pei loro caratteri le ricordino in niodo sicuro. 

Ed in questo e la divergenza sostanziale fra le vedute mie e 
quelle della dott. Jon a. 

La Jon a crede di poter seguire fedehnente lo schema di Poll; 
intatti accetta senza discussione 1' opinicne accolta da molti, ma 
non da tutti gli A., che gli elementi costituenti I'abbozzo del sira- 
patico (simpatogonh) siano di natura nervosa, e ne accenna, forse 
con soverchia rapidita, le modiflcazioni successive con le seguenti 
parole: " GU elementi derivati dai simpatogonii, e che, negli sta- 
dii precedenti, apparivano tutti simili fra di loro, incominciano a 
ditferenziarsi „ in larve di 5-6 mm. di lunghezza parziale; " alcuni 
mostrano dei caratteri strutturali che tendono ad avvicinarli alle 
cellule cromaffini ed altri mostrano dei caratteri strutturali che 
tendono ad avvicinarli alle cellule ganghari simpatiche; si manife- 
stano dunque anche meglio come elementi precursori rispettiva- 
mente delle cellule cromaffini e delle cellule ganghari simpatiche, 
ossla come feocromoblasti e simpatoblasti (pag. 332) „. 

Per me lo schema di Poll non e appieno soddisfacente, ma, 
per poter pronunciare una opinione personale, mi occorrono piu 
estese ricerche, percio, convinto anch' io, come la egregia mia col- 
lega, che non si puo parlare di derivazione del tessuto cromafflne, 
quando le cellule hanno gia acquistati i caratteri specifici, ho pre- 
ferito non pronunciarmi sulla derivazione, e limitarmi a due consta- 
tazioni riguardanti I'organogenesi delle formazioni cromaffini, che 
anche oggi non mi paiono prive di importanza. 

Una e che " gia negli stadii che precedono la comparsa delle 
cellule cromaffini il tessuto inte]"posto fra la vena cava posteriore 
e I'aorta addominale „, quelle in cui in seguito si troveranno piu 
abbondanti le cellule cromaffini, " e notevolmente ricco di vasi ,j 
e che " e appunto in rapporto di questi vasi...., generalmente costi- 
tuiti dal solo tube endoteliale,... che si osservano le prime cellule 
ed i primi gruppi di cellule cromaffini (pag. 157) „. 

L'altra e che quelle cellule cromaffini, le quali non stanno in 
rapporto coi cordoni interrenah, poco dope la loro comparsa, for- 
mano un vero organo unico, paragonabile col paraganglio addomi- 
nale descritto da Kohn nei mammiferi, paraganglio che in seguito 
si spezzetta nei nidi cellulari dell'adulto — e che i nidi cellulari del 



— 188 — 

simpatico, particoJarmente quelli dei cordoni limitanti, non si for- 
raano in sito, ma derivano dallo spezzettamento del paraganglio 
addominale. La Jona non ricorda questo mio repeito; constato pero 
con piacere coine non le sia Bfuggito il fatto nelle sue osservazioni, 
poiclie Ella dichiara che in larve di 12-18 mm. di lunghezza par- 
ziale " le cellule cromaffini appaiono notevolmente aumentate di 
numero, e che una parte di esse dalla regione del plesso celiaco, 
dove sono piii abbondanti, migra craniaimente e caudalmente al 
detto plesso (pag. 333) „. 

A pag. 158 del mio lavoro io ho detto: " Che iJ paraganglio 
addominale sia attraversato da elementi simpatici e indubbio „ 
dunque non disconosco affatto che rapporfci intimi col simi)atico esi- 
stano; pero, come il giorno in cui licenziai la mia nota, anche oggi 
ritengo che le due constatazioni or ora accennate stieno piuttosto 
contro che in favore dell'opinione corrente suUa istogenesi dalle 
cellule cromaffini. Ma su questo argomento, ripeto, non ho fatto 
aft'ermazione alcuna. Spero di poterne fare fra non molto, quando 
avro terminato di studiare su materiale opportuno e con varieta 
di raetodi I'evoluzione ed il comportamento degli abbozzi nervosi, 
che migrano dall'asse cerebrospinale per costituire il materiale de- 
stinato alia formazione del simpatico, Tevoluzione ed il comporta- 
mento del mesenchima, che da tali abbozzi viene invaso; lo svi- 
luppo ed il comportamento dei vasi sanguiferi in corrispondenza di 
tutto I'abbozzo del simpatico, e particolarmente in corrispondenza 
di quelle regioni nelle quali, in stadii relativamente avanzati, ap- 
paiono delle cellule cromaffini, con le loro tipiche reazioni. 
Torino, agosto 19U. 



- 189 - 



ALESSANDRO GHIGI 

di specie nuove di animali trovate in Italia e descritte lieH'anno 1910. 



Nel presento repertorio, nol quale sono elencate le specie nuove 
di animali trovate in Italia e descritte nel 1910, nulla e innovato rispetto 
alia pubblicazione precedente, che si riferisce al 1909. 

Circa Testensione territoriale vengono pertanto mantenuti i confini 
yeografici segnati nella carta d'ltalia disegnata da Gf. Civelli a corredo 
delta Miscellanea italiana di Adriano Balbi, pubblicata nel 1845, e delta 
(|uale e qui data una riproduzione. 

Le forme elencate ascendono a 387 ed appartengono in massima 
parte ad iVcari e ad Insetli. I primi ascendono a 117; i secondi a 199, 
cosi ripartiti: Lepidotteri 07, Coleotteri 05, Ditteri 30, Imenotteri 18, 
Emitteri 9, Tisanuri 'A, Psocotteri 1. Delle rimanenti 71 forme, 8 appar- 
tengono ai Protozoi, 9 ai Vermi, 1 agli Echiiiodermi, 5 ai Molluschi, 8 
ai Grostacei, 29 ai Diplopodi e 10 agli Uccelli. 

Sotto I'aspetto tenitoriale i maggiori contributi sono dati dalle isole 
(11 Sicilia,, Sardegna e Corsica. 

Fra gli autori il prime posto spetta al I^erlese che lia descritte 
piii di cento acari nuovi. Lo seguono 11 Verhoeff con un grosso mani- 
polo di Diplopodi ed alcuni Isopodi e Tisanuri, il Turati con la descri- 
zione di numerose farfalle ed il Becker con molte forme nuove di 
mosche. 

Per quanto il compilatore di un lavoro bibliografico come e 11 pre- 
sente non possa e non debba entrare nel merito del valore delle specie 
descritte, e peraltro necessario rilevare come la nomenclatura risulti 
ormai troppo corapllcata dalla denorainazlone di forme ed aberrazioni le 
quali, per dichiarazlone dei loro stessi autori, hanno valore subordinate 
a quelle di sottospecie e varieta. 



- 190 - 

Noto inoltre che alcuni autori non sono troppo precisi neirindicare 
la localita, deflcenza grave specialmente quando si tratta di varieta, 
razze locali ed aberrazioni. Gosi, non a me, ma all'autore, va rivolta la 
giusta critica di chi per esempio si maraviglia che Lycaena orion 




1AKT.\ »• nVMA 



.--^w^^^-^y 



















„/^,. ./.Q/.^i. 









IIM k ni N«C''t^ - ' - MtlLH 



I jBI A^ V" — -■ »w -"(-^ 




menippe n. form. Fruiist. sia indicata per « Lana presso Alerano (Ti- 
rolo Meridionale) », e Lycaena orion metioche dello stesso autore abbia 
la sola indicazinne « Tirolo meridionale ». 

Tormino col ricordare che le oitazioni precedule da asterisco spet- 
tano ad annate precedenti al 1910. 



- 191 « 



I. — PARTE BTBLIOGRAFIOA 



Bang Haas, A. — Noue ocler wonig bckanntc- palaoarktische Macrolepidoptoren. 

— Iris, Bd. 24, pp. 20-51, 1910. 
Becker, Th. (1) — Arch. Zoulog. Yol. 1, pp. 70-164 (?). 
Becker, Th., (2) Kuntze, A., Schnabl, L, Villeneuve, E. — Dipterologiselie 

Samraelreise nach Korsika. — Deutsch. Entom. Zeitschr., pp. 635-665, 1910. 
Berlese, a. (1) — Acari nuovi. — liedia, Giornale di Entomologia, Yul. 6, 

j)p. 199-231, 1910. 

— (2) Lista di nuove specie e nuovi generi di Acari. — Redia, Gioryiale di 

Entomologia, Yol. 6, pp. 242-271, 1910. 

— (3) Brevi diagnosi di generi e specie nuove di Acari. — Redia, Giotmale di 

Entomologia, Yol. 6, jip. 346-388, 1910. 
Bezzi, M. — Revisio systematica generis Diptororum Stichopogon. — Ann. Mus. 

Nation. Hungar. Yol. 8, pp. 129-159, 1910. 
BiCKHARDT, H. — Beitrage zur Kenntniss der Histeriden. — Ent. Blat., Berlin 6, 

pp. 177-186, 1910. 
BoLDT, M. — Zwei neue Gregarinenarten aus Octalasium complanatwn Ant. 

Duges. — Zool. Anz., Bd. 36, 2>P- 289-293, 1910. 
Bramson, K. L. — Analitische Uehei'sicht der Forraen von Melitaea didyma. 

St. Petersburg. Hor. Soc. Ent. Ross. T. 39, pp. 391-410, 1910. 
Brehm, V. — Copepoden aus den phlegraischen Feldern, II Tlioil. — Zool. Anc. 

Bd. 35, pp. 424 425, 1910. 
Brogh, H. — Die Peridiniuni-Avton des Nordliafens (Val di Bora) bei Rovigno 

im Jahre 1909. — Arch. Protistenkunde, Bd. 20, pp. 176-200. 
Cameron, M. — Description of a new species of Astenus from Malta. — Entom. 

Monthly Mag. London. Yol. 21, pp. 183-184, 1910. 
Chinaglia, L. — Helodrilus (Eophila) laurentii n. sp., nuovo lurabricide ita- 

liano. — Bull. Mus. Zool. Anat. Com}). Torino, Yol. 25, N. 620, pp. 12. 
Clark, A. H. — A new European crinoid. — Proc. U. S. Nation. Mus. Wa- 
shington, Vol. 38, pp. 329-333, 1910. 
Comes, S. — Lopjhop)ho7^a vacuolata (Gomes) nuovo genere e nuova specie di 

flagellate dell' intestine dei Terrnitidi. Boll. Accad. Gioenia, Sc. Nat. Cata- 
nia (2) Fasc. 13°, pp. 11-19, 1910. 
GouRvoisiER, L. G. — Entdeckungsreisen und Kritische Spaziergange ins Gebiet 

der Lycaeniden. — Entom. Zeitsch. Stuttgart, Jahrg. 24, pp. 80-100, 1910. 
Dalla Torre, K. W. — Kiepfer, J. J, — Das Tierreich, Cynipidae. — BeiHin, 

Friedldnder u. Sohn, 1910. 
Del Guercio, G. — Interne a due neraici nuovi dell'olivo e alle gravi altera- 

zioni che determinano. — Redia, Giornale di Entomol., Vol. 6, ijjj. 282- 

297, 1910. 
Della Beffa, G. — Osservazioni sulle Anomala Sam. raccolte nei dintorni di 

Torino. — Riv. Coleolt. Hal. Ann. 8, pp. 101-114, 1910. 



- 192 - 

DziEDZiCKi, H. — Zur Monographie der Gattung Rymosia Winn. — Horae Soc. 

Entom. Ross. T. 39, pp. 89-104, 1909 (19i0). 
DziURZYNSKi, G. — Interessantc Forraen der Gattung Zygaena aus moiner Samra- 

lung. — Intern. Eniom. Zeitsch. Guhen 4, pp. 194- J9G, 1910. 
Fleischer, A. (1) — Neiie Goleopteron. — Wien. Eitlom. Zeitg. Jahrg. 29, p. 

146, 1910. 

— (2) Chrysochus. — Wien. Entom. Zeitg. Jahrg. 29, p. 200, 1910. 
Friese, H. u. Wagner, F. v. — Zoologischo Stiidioii an Hummeln. — Zofjl. 

.Talirhiw.li. Aht. System. Bd. 29, pix 1-104, 1910. 
Fruhstorfer, H. (1) — Neue palaearktischo Satyridcn. — Entom. Zeitschr. 
Stuttgart Jahrg. 23, pp. 239-240; 24, pp. 3-4, 1910. 

— (2) Lycaena. — Intern. Entom. Zeitschr. Guben, Jahrg. 4, pp. 55-63, 1910. 

— (3) Neuo palaearktische Rhopaloceren. — Soc. Entom. Stuttgart, 25, ptp. 

50-51, 54-55, 1910. 

— (4) Zwei neue Rassen von Argynnis aclip]je L. — Intern. Entom. Zeitschr. 

Guhen 4. p. 48, 1910. 

— (5) Neues uebcr Eumenis f'agi nnd atcyone. — Ent. Zeitschr. Stuttgart 

Jahrg. 24, pp. 82 83, 1910. 

— (6) Neue palaearktische Rhopaloceren. — Ent. Zeitsch. Stuttgart. Jahrg. 

24, p. 144, 1910. 
(jiESBRECHT, W. — Faiuia und Flora des Golfes von Neapel, 33* Monographie. 

Stomatopoden. Krsler Tlieil. — Berlin, Friedldncler, u. Sohn, 1910. 
Heydemann, 0. — Entom. Zeitschr. Stuttgart Jahrg. 23, p. 177 , 1910. 
Heikertinger (1). — Beschreibungon eines neuen Subgenus und einer ueuen 

Halticinenspezics der palaoai'ktischen Fauna. — Yerh. Zool. Bot. Ges. Wien. 

Bd. 59, 2jp. 369-374, 1910. 

— (2) Boschroibungen zweier neuer Halticinen dor Fauna Europas. — Verli. 

Zool. - Bot. Ges. Wien. Bd. 59, pjj. 361-364, 1910. 
HiRscHKE, H. — Neue Aberrationon palaearktisclien Lepidopteren. — Yerh. Zool.- 

Bot. Ges. Wien. Bd. 60, %>p. 411-417, 1910. 
Jeannel, R. — Deux nouvelles races italienncs du Bathy.scia aubei Kiesw. — 

Bull. Soc. Entom. France, pjp. 50-52, 1910. 
JouRDAiN, F. G. R. — On Long-tailed Titmice from Italy and Corsica. — London. 

Bull. Brit. Ornith. Club., Yol. 27, p. 39, 1910. 
KiEFPER, J. J. (1). — Description d'un nouveau Baeine. — Ball. Soc. Entom. 

France, p. 223, 1910. 

— (2) Description de trois nouveaux Scelionides. — Bull. Soc. Entom. Finance, 

1910, 2^p, 310-311. 

— (3) Gecidomyies parasites de Diaspis sur le Murier. — Bull. Lab. Zool. Gen. 

Agrar. Porlici, Yol. 4, pp. 128-133, 1910. 

— (4) Description de nouveaux Hymenopteres. — Boll. Lab. Zool. Gen. Agrar. 

Portici, Yol. 4, pp. 103-117, 1910. 
KoENiCKE, F. — Monti, R. — Ueber eine neue Sperchon-hvi (Sperchon mon- 

tisrosae n. sp.). — Zool. Anz. Bd. 35, pp. 257-261, 1910. 
Kohl, F. — Handlirsgh, A. — Zwei neue Fossorien aus dem Medilerran-gebiete. 

— Yerh. Zool. Bot. Ges. Wien, Bd. 60, pp. 264-266, 1910. 
Krausse, a. H. — Zur hisektenfauna Sardiniens. Faunistische, systematisclic 

und lilerarische, Notizen. — Ent. Rundsch. Jahrg. 27, pp. 145-147, 1910. 



- 193 - 

KwiETNiEwsKi, C. — Ueber die Larven eines unbekannten gymnosoraen Ptero- 

poden. — Zool. Anz. Bd. 36, pp. 257-271, 1910. 
Leoni, G. (1). — Le Asida italiane, — Riv. Coleott. Ital. An. 8, pp. 9-95, 1910. 

— (2) Contributo alio studio doi Lamellicorni italiani. — Riv. Coleott. Ital. An. 

8, pp. 153-194, 1910. 
LiNSTow, 0. — Pseudalius ovatus n. sp, — Centralbl. Baht. Parasit. Alt. I, 

Orig. Bd. 55, p. 133 135, 1910. 
LoDEN, H. — Zwei neue Goleopteren-Varietaten. — Deutsch. Ent. Zeitschr. 

p. 172, 1910. 
LuzE, G. (1). — Zwei neue palaearktische Arten der Staphyliden-Gattung Sco- 

paeus Kraatz. — Verh. Zool. Bot. Ges. Wien, Bd. 60, pp. 393-394, 1910. 

— (2) Neue palaearktische Arten der Staphyliniden-Gattung Anthobium Steph. 

Yerh. Zool.-Bot. Ges. Wien, Bd. 60, pjp. 226-245, 1910. 
Masi, L. — Gontribuzioni alia conoscenza dei Galcididi italiani. — Boll. Lab. 

Zool. Gen. Ag7-ar. Portici, pp. 3-37. 1910. 
Matsumuba, F. — Neue Gicadinen aus Europa und dera Mittelraeergebiet. — 

JoiD-n. Coll. Sc. Tokyo, Vol. 27, Art. 18, pp. 1-38, 1910. 
MiGHAELSEN, W. — Zui' Keuntuiss der Lumbriciden und ihrer Verbreitung. — 

Ann. Mus. Zool. Acad. Sc. St. Petersburg, T. 15, pp. 1-74, 1910. 
MiNCHiN, E. A. &. Woodcock, H. M, — Observations on certains blood-parasites 

of flshos occurring at Rovigno. — Quart. Journ. Microsc. Sc. London, Vol. 

55, pp. 113-154, 1910. 
MoNTicELLi, Fr. Sav. (1). — RaphidvUus nemasojiia, nuovo ctenodrilide del 

golfo di Napoli. — Arch. Zool. It., Napoli, 4, pp. 401-436, 1910. 

— (2) Notizia preliminare del rinveninaento di un Nemertino nolle acque del 

Sebeto. — Rend. Accad. Sc. Fis. Nat. Napoli (5) Vol. 16, p. 33. 
MusGHAMP. — A tramp across Corsica. — Entoni. Rec. Journ. Var. Vol. 22, 

pp. 141-146, 1910. 
Netolitzky, F. — Bembidion blandicolle, n. sp. — Wien. Entom. Zeitg. Jahrg. 

29, p. 300, 1910. 
Oldenberg, L. — Vier neue palaearktische Akalypteren. — Deutsch. Entom. 

ZeiUchr. pp. 284-287, 1910. 
OuDEMAXs, A. G. — Acarologische aanteekeningcn. — s'Gravenhage Ber. Ned. 

Ent. Ver. 3, pp. 47-51, 1910. 
Parisi, B. — Sphaerospora caudata n. sp. — Zool. Anz. Bd.36,pp. 253-254, 

1910. 
Parrot, G. — Beitrage zur Ornithologie der Insel Korsika. — Ornith. Jahrb. 

Jahrg. 21, pp. 121-166, 1910. 
Porta, A. — Acantocefali nuovi o poco noli. — Zool. Anz. Bd. 35, pp. 699- 

703, 1910. 
Rafpray, a. — Revision des Euplectus palearctiques. — Ann. Soc. Entom. 

France, Vol. 79, pp. 180-263, 1910. 
Rebel, H. — (1) Beschreibung zweier melanotischer Georaetriden-Aberrationen 

aus der dera Hofmuseum gewidraeten Sararalung von F. Fleisghmann. — 

— Verh. Zool.-Bot. Ges. Wien. Bd. 60, pjp. 16-18, 1910. 

— (2) — Beschreibung zweier neuer Lepidopteren-Forraen aus Albanien. — Verh. 

Zool. bot. Ges. Wien Bd. 60, p. 4-6, 1910. 
Reitter, E. — (1) Neue Goleopteren aus den Farailien der Pselaphiden und 



- 194 - 

Scydmaeniden nebst Bemerkiingen zu verschiedenen bekaanten Arten. — 
Wien. entom. Zeitg. Jahrg. 29, pp. 151-163, 1910. 

— (2) Beschreibungen neuor Goleopteren aus der Familie der Elateriden und 

Beraerkungen iiber bekannte Arten. — Wien. cntomol. Zeitg. Jahrg. 29, 
pp. 165-178, 1910. 

— (3) Vier neue 5«rw-Arteu aus der palaearktischen Fauna.— Wien. entomol. 

Zeitg. Jahrg. 29, pp). 201-203, 1910. 

— (4) Uebersicht der europiiischen Anommatus-AvtQn. — Wien. entom. Zeitg. 

Jahrg. 29, pp. 264-266, 1910. 

— (5) Due nuovi Colootteri di Sardegna. — Riv. Coleott. ital. Anno 8,p)p.H5- 

116, 1910. 
RiBAGA, C. — Anisopsocus lichenophilus » nuovo Gopeognato trovato in Italia. 

— Redia, Giornale di entomol. Vol. YI, pp. 272-281, 1910. 

RiEDEL, M. P. — Die palaearktischen Arten der Dipteren Ualiung Pachyi-hina 

Macq. — Beutsch. entom. Zeitschr. pp. 409-437, 1910. 
ScHAWERDA, K. — In Bericht d. Versammlung der Sektion fiir Lepidopterologio 

am. 6, Mai, 1910. — Yerh. Zool.-hot. Ges. Wien. Bd. 60, 2ip. 219-220, 1910. 
ScHiEBEL, G. — Neue Vogelformen aus Gorsica. — Ornith. Jahrh. Hallein, 

Jahrg. 21, pp, 102103, 1910. 
ScHiLSKY, J. — Die Kafer Europas (Kuster & Kraatz). — Heft 46, p. 14, 1910. 
SiDEBOTTOM, H. — Report on the recent Foraminifera from the Bay of Palermo. 

— Mem. Proc. Manchester philos. Soc. Yol. 54, N. 16, pjji. 1-36, 1910. 
SiMROTH, H. — Nacktschneckenstudien in den Siidalpen. ~ Abh. Senckenh. 

nat. Ges. Frankfurt a. M. Bd. 32, pp. 275-348, 1910. 

Steuer, A — PlanktonCopepoden aus dem Hafen von Brindisi. — Sitz.-Ber. 
Ahad. Wis. Wien. Bd. 119, p)p. 591-598, 1910. 

Thierry-Mteg, P. — Description de Lepidopteres nouveaux. — Ann. Soc. en- 
tomol. Belgique, T. 54, pp. 384-390, 1910. 

* Trani, E. — Di un nuovo Proctotrupide parassita delle larve degli Anthraenus 

musaeorum. — Anuar. Mus. Zool. R. Univ. Napoli, Vol. 3. N. 4, 1909. 

* TuRATi, E. (1) — Nuove forme di Lepidotteri e note critiche, III. — Natur. 

Sicil. Anno 21, p)p. 1-134, 1909. 

— (2) La Zygaena transalpina Esp. e le sue forme italiane. — Bull. Lab. Zool. 

Gen. Agi^ar. Portici, Vol. 4, pp). 134-162, 1910. 

— (3) Nuove forme di Melitaea. — Entom. Zeitschr. Stuttgart, Jahrg. 23, p). 223, 

1910. 
Verhoeff, K. W. (1) — Ueber Felsenspringer, Machiloidea, 4 Anfsatz : Systo- 
matik und Ortomorphose. — Zool. Anz. Bd. 36, pp). 425-438, 1910. 

— (2) Ueber Diplopoden. 11-15 Aufsatz: Beitrage zur Kenntniss der Gloraeriden, 

Julidon, Ascospermorpha und Lysiopetaliden, sowie zur Fauna Siziliens, etc. 

— Nova Acta Acad. Leopold. Carol. Halle, Bd. 29, pp. 139 448, 1910. 

— (3) Ueber Isopoden, 16 Aufsatz: Armadillidium und Porcellio an dor Ri- 

viera. — Stuttgart Jahreshefte Ver. Natk. Jahrg. 66 pp). 115-143. 
Wahl, B. — Untersuchungen iiber den Bau der parasitische Turbellarien aus 

der Familie der Dalyelliden. Ill Teil (Schluss). — Sitz.-Ber. Ahad. Wiss. 

Wien, Bd. 119, pp. 363-391, 1910. 
Wagner, F. — Zwei neue mitteleuropaische Lepidopteren Formen. — Intern. 

Entom. Zeitschr. Guben, Jahrg. 4, p)p. 208-209, 1910. 



- 195 



II. — PARTE SISTEMATIOA 



PROTOZOA 

SARCODINA 
Foraminifera 

Ammodiscus ixrversus Sidebottom (p. 9). — Baia di Palermo. 
Discorbina nuda Sidep.ottom (p. 26). — Baia di Palermo. 

SPOROZOA 

G-regarinidea 

Monocyslis pirifo7')nis Boldt (p. 292) nolle vescicole seminali di Oclolasium 

coyniilonatum. — Rovigno. 
Rhabdocyslis claviformis Boldt (p. 290) nelle vescicole seminali di Octolasium 

complanntum. — Rovigno. 

Haemosporidia 

Haemogregarina fovignensis Minchin e Woodcock (p. 114) in Trigla lineata. 

— Rovigno. 

Myxosporidia 

Sphaerospora caudata Parisi (p. 253) nel rene di Alosa finta var. lacustris. 

— Lago di Gomo. 

MASTIOOPHORA 
Flagellata 

Lop)hophora (n. g.) vacuolata Gomes (p. 12) nell' intestine di Termes lucifu- 
gus. — Gatania. 

Dinoflagellata 

Peridinium adriaticum Brogh (p. 191). — Val di Bora presso Rovigno. 

VERMES 

PLATHYELYMINTHIA 
Turbellaria 

Collastoma minutum Wahl (p. 364) nell' intestine di Phymosonia granula- 
tuni. — Napoli. 

NEMERTINEA 

Prosioma sebeihis Monticelli (2, p. 33). — Sebeto (Napoli). 

NEMATHELMINTHIA 

Nematoda 

Pseudalius ovatus v. Li>;stow (p. 133). Loo. ? 



- 196 - 

iLcantocephala 

Corynosoma marchii Porta (p. 702) nell' intestine di Cinclus aqitaticus. — 

Firenze. 
Echinorhynchus rusai Porta (p. 700) nell' intcstino di Erinaceus europaeus. 

— Firenze. 
» totani Porta (p. 701) nell' intestine di Totanus canescens. — 

Firenze. 

ANNELIDA 
Oligochaeta 

Helod?'ilus laurentii Chinaglia (p. 1). — Gollio (Val Trompia). 

» sat^dus Michaelsen (p. 66). — Sardegna. 

Raphidrilihs nemasoma (n. g.) Monticelli (1, p. 62). — Golfo di Napoli, 

ECHINODERMA 

CRINOIDEA 

Antedon adrialica Clark (p. 329). — Trieste. 

MOLLUSCA 

GASTROPODA 
Pteropoda 

Thalassopterus (n. g.) zancleus Kwietneem^ski (p. 270). — Stretto di Messina. 

Pulmonata 

Agriolimax plmiarioides Simroth (p. 326). — Riva di Trento (presso il Ba- 
stione). 
» scharffi Simroth (p. 326). — Valle del Rija (presso la Giandola). 

Amalia baldensis Simroth (p. 334). — Monte Baldo. 

» ehrmanni Simroth (p. 334). — Forni Avoltri (Alpi dolomitichc). 

ARTHROPODA 

CRUSTACEA 
Copepoda 

Acariia italica Steuer (p. 593). — Mare di Brindisi. 
Laophonte hecate Brehm (p. 424). — Garapi Flegrei. 

Stomatopoda 

Squilla pallida Giesbrecht (p. 25). — Golfo di Napoli. 

Isopoda 
Armadillidium alassiense Verhoeff (3, p. 121). — Riviera ligure. 

» maculalum cingendnni n. subsp. Verhoeff (3, p. 119). — 

Riviera ligure. 
» pujflanuni Verhoeff (3, p. 118). — Riviera ligure. 

Porcellio pujetanus Verhoeff (3, p. 136). — Riviera ligure. 

» luguhris orarum n. subsp. Verhoeff (3, p. 137). — Riviera. 



- 197 



ARACHNIDA 
Acari 

OriToatid-ae 

Xehipleria imperialis Berlese (3, p. 385). — Dintorni di Palermo, nei muschi. 
Amerdbelha hicarinata Berlese (3, p. 382). — Vallombrosa e Mugello, nei 
muschi. 
» bicostata Berlese (1, p. 225). — Portici, nei terriccio. 

» ereniuloides Berlese (3, p. 382). — Filottino (Lazio), nei muschi. 

Angelia ananniensis var. longipila n. var. Berlese (3, p. 381). — Mugello. 

» pulchella Berlese (3, p. 381). — Firenze, nei legno marcio di castagno. 
Brachychthonius hrevis var. italicus n. var. Berlese (1 p. 220). — Firenze e 
Padova, nei muschi. 
» brevis var. ea'poLitiis n. var. Berlese (1, p. 220). — Firenze, 

Populonia (Toscana) e Tiarno (Trentino), nei muschi e nei 
flenili. 
» laetepictus Berlese (3, p. 380). — Ghianti, nei muschi. 

» peipusillus Berlese (1, p. 220). — Toscana e Italia setteu- 

trionale, nei muschi. 
Ceralozeies magnificus Berlese (2, p. 264). — Palermo, tra lo Ibglio putride. 
Cosmochthonius (n. g.) emmae Berlese (1, p. 222). — S. Vincenzo presso Pisa, 
nei terriccio. 
» gibbus Berlese (1, p. 222). — Falterona, nei muschi. 

» plmnatus Berlese- (1, p. 221). — M. Giovi (Mugello) e Paler- 

mo, nei muschi e nol terriccio. 
Cijmberemaeus reticulalus Berlese (3, p. 381). — Diutorni di Alba, nei ter- 
riccio. 
G ij mnoclamoeus pusillus Berlese ,3, p. 383). — Dintorni di Alba, nei muschi. 
» reticiilatus Berlese (3, p. 382). — Italia continentale, nei 

muschi. 
» reticulatus var. siculus n. var. Berlese (3, p. 383). — Sicilia. 

He7'man)iia grandis Berlese (3, p. 380). — Filettino (Lazio). 
Hermanniella punctulata var. sex)tentrionalis n. var. Berlese (1, p. 224). — 

Tiarno (Trentino), nei muschi. 
Hydrozetes teri^estris Berlese (2, p. 266). — Palermo, tra le foglio putride. 
Lepidozetes (n. g.) smgulat^is Berlese v3, p. 386). — Filettino (Lazio). 
Licneremaeus caesareus Berlese (1, p. 229). — Populonia (Toscana) e Tiarno 

(Trentino), nei muschi. 
Lohmannia ribagai Berlese (1, p. 223). — Tiarno (Trentino), nei muschi. 
Noth7'us su2Jerbus Berlese (2, p. 266). — Palermo, nei terriccio. 
Oribella cornuta Berlese (2, p. 265). — Palermo, tra le foglie putride. 

» Icontonycha Berlese (3, p. 383). — Filettino (Lazio). 
Oribatella decumana Berlese (3, p. 384,. — Filettino (Lazio); Geresole d'Alba. 
» exilicornis Berlese (3, p. 384). — Maccarese (Lazio;. 

» producta var. mua^onata n. var. Berlese (3, p. 384). — Mugello. 
Parypochlhonms acarinus Berlese (1, p. 219). — Dintorni di Palermo, nei 

muschi. 
Protopholox)hora (n. g.) palpalis Berlese (1, p. 217). — Dintorni di Palermo, 
nei muschi. 



- 198 - 

Protoribates pupula Berlese (3, p. 383). — S. Vincenzo presso Pisa, nel ter- 

I'iccio. 
Punctoribates insignis Berlese (2, p. 265). — Palermo, ti'a le foglie puti-ide. 
Scutoverteoc personatus Berlese (2, p. 266). — Dintorni di Napoli, nel terriccio. 
Sphaerozetes lenicomus Berlese (3, p. 385). — Filettino (Lazio). 

» oxypterus Berlese (3, p. 386). — San Marcello Pistoiese, nei 

musclii. Torino. 
» var. mericlionalis n. var. Berlese (3, p. 386), — Dintorni di 

Maccarese (Roma) e di Palermo. 
» pedemontanus Berlese (2, p. 264). — Torino, nel terriccio, 

» proximus Berlese (2, p. 264). — Geneva, Casalraonfcrrato (Pic- 

monte), Maccarese (Roma), nei muschi. 
Tectocepheus personatus Berlese (2, p. 265). — Trentino, nei muschi. 

Gramasid.ae 

Anieroseius bispinosus Berlese (2, p. 253). — Palermo, nelle foglie marce. 
Asternoseius (n. g.) cilialus Berlese (2, p. 255). — Gasalmonferrato, nei muschi. 
Celacnopsis anclreinii Berlese (2, p. 247). ~ Grosseto. 
Binychus appendiculaius Berlese (2, p. 245). — Firenze, nol terrene profoudo. 

» ffagelliger Berlese (3, p. 378). — Filettino (Lazio). 
Discojjoma integra Berlese (2, p. 244). — Vallomhrosa, Palermo e Roma, nei 

muschi. 
Gamasus policenirus Berlese (2, p. 252). — Palermo, nei muschi. 

» rliopalogynus Berlese (3, p. 372). — Palermo, nei muschi. 

Laelaps doderoi Berlese (2, p. 259). — Geneva, nel terriccio. 

» p)a-ulseni Berlese (2, p. 259). — Palermo, nei muschi. ■ 

Pachylaelaps scutatus Berlese (2, p. 256). — Roma, nei muschi. " 

Pachyseius (n. g.) humeralis Berlese (2, p. 255). — Roma e Mugello, nei 

muschi. 
Trachytes mystacinus Berlese (3, p. 377). — Alpi del Gadore. 

» p)i Berlese (2, p. 245. — Palermo, nelle foglie marce. 

Trachywopoda cosmogyna Berlese (3, p. 378). — Sardegna. 

» discoponioidcs Berlese (3, p. 378). — Dintorni d'Alba. 

Zercon triangularis var. caiidaius n. var. Berlese (2, p. 246). — Tiarno 
(Trentino), Vallomhrosa (Firenze), Gansiglio (Veneto) Ber- 
gamo, nei muschi. 

TromlDid.iciae 

Abrolophiis neittorum var. eupodes Berlese (3, p. 252). — Rosignano (Pisa), 

nei boschi. 
Acho7~olup)hus araneoides Berlese (3, p. 349). — Dintorni di Palermo. 
Alicorhagia fjxigilis Berlese (2, p. 243). — Firenze, nel terriccio vegetale. 
Aliens lanlii Berlese (1, p. 200). — Dintorni di Palermo, nei muschi. 

» siculus Berlese, (1, p. 200). — Palermo, nei muschi. 
Allotlirotnbium meridionale Berlese (3, p. 367). — Italia meridionalc (Portici, j 
Taranto), Sicilia, j 

» neapolitanuni Oudemans (p. 47). — Portici. 

» tenuipes Berlese (3, p. 369). — Portici. 

Coleotydaeus (n. g.) rhoDibiciis Berlese (1, p. 214). — Dintorni di Palermo, 
nei rausclii. 



- 199 - 

Eothrombium (n. g.) echinatum Berlese (3, p. 353). — Bevagna (Unibria). 
» le2:)totarsurn Berlese (3, p. 353). — Bevagna (Umbria). 

» longipalpe var. septentrionale Berlese ^3, p. 354). — Fiery 

(Val (I'Aosta). 
» siculiim Berlese (3, p. 353). — Palermo. 

Ereynetes inermis Berlese (2, p. 243). — Fironze, nelle foglie marco o nel 

tern'ccio. 
ErytJi)'ombiu»i (n. g.) eusisy}'um Berlese (3, p. 352). — Dintorni di Palermo, 

nei muschi. 
Euirombidiuin canesti-inii Berlese (3, p. 363). — Trentino. 
Lasiotydaeus acutus Berlese (1, p. 213). — Dintorni di Palermo, nei muschi. 
» curtus Berlese (1, p. 213). — Trentino e Mugello, nei muschi. 

» hunieralis Berlese (1, p. 212), — Dintorni di Palermo, nei muschi. 

» ovatus Berlese (1, p. 213). — Pontedera (Toscana), nei muschi. 

» rapliignathuides Berlese (1, p. 212). ' — Dintorni di Palermo, 

nei muschi. 
» 7'ectangulus Berlese (1, p. 213). — Dintorni di Palermo, nei 

muschi. 
» simplex Berlese (1, p. 211). — Dintorni di Palermo e alti monti 

dolla Toscana, nei muschi. 
» styliger Berlese (1, p. 212). — Dintorni di Palermo, nei muschi. 

» iyroglyp)hinus Berlese (1, p. 211). — Dintorni di Palermo, nei 

muschi. 
» venustuliis Berlese (3, p. 346). — Dintorni di Palermo, nei muschi. 

Lmotetranus (n. g.) cylindricus Berlese (1, p. 208). — Dintorni di Palermo, 

nei muschi. 
Michaelia suhnuda Berlese (1, p. 201). — Boboh (Firenze), nei muschi. 
Microtrombidium confusum Berlese (3, p. 362). — Foresta del Gansigiio. 
» italicitm. Berlese (3, p. 363). — In tutta Italia. 

» subrasum Berlese (3, p. 362). — \'allombrosa. 

Podothrot)ibium (n. g.) bicolor var. cisalpinwn n, var. Berlese (3, p. 357). — 
Val d'Aosta. 
» macrocm^purn Berlese (3, p. 356). — Bevagna (Umbria). 

» var. meridionale Berlese (3, p. 356). — Portici. 

» var. septentrionale Berlese (3, p. 356). — Montello. 

» montanum Berlese (3, p. 355). — Alta montagna : Gansigiio, 

Tiarno, Vallombrosa, nei muschi. 
» p)eragile Berlese (3, p. 357). — Garpesica e Gansigiio (Treviso). 

» subnudum Berlese (3, p. 355). — Dintorni di Messina. 

Pseudoeheylus europaeus Berlese (1, p. 210). — Dintorni di Palermo, nei 

muschi. 
Rhagidia heterojioda Berlese (2, p. 243). — Toiano (Pisa), nei muschi. 
Raphignatus patrius var. etj'uscus n. var. Berlese (1, p. 209). — Giovi (Mu- 
gello), nei muschi. 
Scolotydaeus (n. g.) bacillus Berlese (1, p. 214). — Piemonte, nei muschi. 
Sericolhi'ombium (n. g.) venetum Berlese (3, p. 365). — Italia settentrionale. 
Sphaerolophus (n. g.) mollicomus Berlese (3, p. 351). — Gerchio, Aquila. 
Stigmaeus anguineus Berlese (1, p. 208). — S. Vincenzo di Pisa, nel terriccio. 
» euti'ichus Berlese (1, p. 206). — Dintorni di Firenze, nei muschi. 



- 200 - 

Stigmaeus oUavii Kerlese (1, p. 207). — Casalmonferrato, nci musehi. 

» rhodornelas Berlese (1, p. 205). — Dintorni di Firenzo e Palermo, 

nei rausclii. 
» setycnlinus Berlese (1, p. 207). — Monte Giovi (Mugello), nei 

rauschi. 
Siiymochetjlus (n. g.) breviseius Berlese (1, p. 209). — S. Vincenzo di Pisa, 

nei teri'iccio. 
Syncaligus (n. g.) echidna Berlese (1, p. 203). — Diiitorni di Palermo, nei 

musehi. 
Tanaujiodus passimpilosus Berlese (3, p. 354). — Bevagna (Umbria), nei 

musehi. 
Tetranychopsis paupera Berlese (3, p. 347). — Foresla del Gansiglio (Veneto). 
Tromhidium megalochirum Berlese (3, p. 364). — Campomolino (Veneto). 

I3Iyd.racli.iiid.ae 

Sperchon montisrosae Koenicke e R. Monti (p. 259). — Macugnaga sul Mon- 
terosa, nei ruscelli. 

Bdellidae 

Eupalopsis reticulata Berlese (1, p.. 208). — Tiarno (Trentino), nei musehi. 
Scirus parvirostris Berlese (1, p. 201). — Dintorni di Firenze, nei terriccio. 

Tyroglyplxid-ae 

Carpoglyphus vagabundus Berlese (2, p. 267). — Rosignano (Pisa), in on nido 

di Polistes gallicus. 
Histiostoma brevipodum Berlese (2, p. 270). — Palermo, tra le t'ogiie puti'ide. 
Hypopus tarsisp)inus Oudemans (p. 50). — Firenze. 
Muniez.iella magna Berlese (3, p. 387). — Dintorni di Palermo, nei musehi. ■ 

MYRIOPODA 
Diplopoda 

Brachyiulus aetnensis Vekhoeff (2, p. 232). — Dintorni di Randazzo (Etna). 
Callipus longobardius Yerhoeff (2, p. 381). — Gernobbio e Como. 

» longobardius anmclalus n. var. Yerhoeff (2, p. 382;. — Spotorno. ^ 
» siculorum Yerhoeff (2, p. 357). — Gastrogiovauni (Sieilia). •■ 

» sorrentinus Yerhoeff (2, p. 383). — Sorrento. 
Ceratosoma verbani Yerhoeff (2, p. 314). — Laveno, (Lago Maggiore). 
Craspedosoma brunatense Yerhoeff (2, p. 321). — Brunate (Lago di Gomo). 
» raiolinsii dolinense n. var. Yerhoeff (2, p. 412). — Doline di 

Divaeca (Istria). 
» savonense Yerhoeff (2, p. 320). — Dintorni di Savona e di 

Ferrania (Appennino ligure). 
Cylindroiulus aetnensis Yerhoeff (2, p. 236). — Dintorni di Randazzo (Etna). 
Gervaisia albanensis Yerhoeff (2, p. 163). — Albano Lazialo, nei terriccio. 
Glomerellina convolvens Yerhoeff (2, p. 152). — Monte Gassino. 
Glomeris distichella normannorum n. var. ^'ERHOEFF (2, p. 362). — Sieilia. 
» disticlieUa rayidazzensis n. var. Yerhoeff (2, p. 361). — Randazzo 
(Etna). 
HajjlojMratia simile tirolense n. subsp. Yerhoeff (2, p. 261). — Lienz (Tirolo). 
Micrubrachyiulus calcivagus ^■ERHOEFF (2, p. 225). — Gastellammare (Pozzanu). 
» . olearum Yerhoeff (2, p. 224). — Palrai (Calabria). 



- 201 - 

Ophiiulus glandulosus Verhoeff (2, p. 243). — Gorpo cli Cava (Sorrento). 
» targionii verruculuier n. subsp. Verhoeff (2, p. 241). — Orvieto, 

Gassino o Gorpo di Gava. 
Occydactylon ligurinum Verhoeff (2, p. 316). — Ferrania (Appennino ligure). 
» tirolense vallomhrosae n. subsp. Verhoeff (2, p. 316), — Val- 

lorabrosa. 
Pachyiulus cassinensis Verhoeff (2, p. 165). — Motite Gassino. 

> caitarensis x>luio n. subsp, Verhoeff (2, p. 172). — Sicilia set- 

tentrionale. 
» humicolus Verhoeff (2, p. 170). — Sicilia orientale ed Italia me- 

ridionale. 
ProlysiopetalU7n (n. g.) sorreniinum Verhoeff (2, p. 385). — Gorpo di Gava 

(Sorrento). 
Thaumapo7'atia ajjenninorum Verhoeff (2, p. 253). — Pontrenaoli, nel ter- 
riccio di castagno. 
» apuanum Verhoeff (2, p. 252). — Dintorni di Massa, Gapo 

ii Lago fViareggio). 
Tri/nerojJhoron peniculoruni Verhoeff (2, p. 327). — Brunate, lago di Gorao. 
Yerhoeffia geslri portofinense n. subsp. Verhoeff (2, p. 271). — Portolino 
(Liguria) e Forno. 

INSECTA 
Thysanura 

Ealomachilis (n, g.) adriatica Verhoeff (1, p. 429). — Abbazia. 

Machilis tirolensis Verhoeff (1, p. 433). — Tirolo Settentrionalo e Meridionale. 

Teutonia (n. g,) siciila Verhoeff (1, p. 434). — Bocca di Falco (Palermo). 

Psocoptera 

Amsopsocus lichenophilus Ribaga (p. 274). — Dintorni d'Avellino, sui licheni 
degli alberi. 

Lepidoptera 

IRliopalocera 

Argynnis adiptpe adelassia n, subsp. Fruhstorfer (4, p. 48). — Dintorni di 
Mentone (Alpi Marittime). 
» » mainalia n. subsp. Fruhstorfer (4, p. 48). — Tirolo meri- 

dionale. 
» ino eiwredia n. subsp, Fruhstorfer (3, p, 54). — Gourmajeur, Gogne ; 
Tirolo meridionale, 

* Eptinephele lycaon anacausta n. subsp. Turati (1, p. 71). — Madonie (Sicilia). 

* » » analampra n. subsp. Turati (1, p. 70), — Monte Majella 

e Gran Sasso d' Italia. 
Erebia euryale var, ocellaris n, form, intermedia Sghawerda (p, 220). — 

S. Ulrico (Dintorni di Ghiusa, Tirolo Meridionale). 
» melampus moDios n. subsp. Fruhstorfer (1, p. 4). — Dolomite, Dir- 

vontal, Grodnertal (Tirolo raerid.). 
Elements fagi alhifera n. subsp. Fruhstorfer (5, p. 82). — Tirolo Meridionale. 
Lycaena aegon alpina n. form. Courvoisier (p. 92). — Gogne, Tirolo, Vallese 

Ganton Ticino, Grigioni. 



- 202 - 

Lycaena aegon nigrescens n. form. Courvoisier (p. 94). — Garapitello, Valle 

Ducon (Tirolo mcridionale;. 
» argus ligurica n. var. Courvoisier (p. 81). — Lago di Lugano. 
» » nives n. I'orm. Courvoisier (p. 88). — Canton Vallese (Svizzera). 

c Monti Sabini (Italia centrale). 
» avion laranda n. subsp. Fruhstorfer (2, p. 55). — Dintorni di ChiuRa 

e Atzwang (Tirolo meridionale). 
» » magnifica n. ab. Heydemann (p. 177). — Tirolo raeridionale. 

» hylas ti7-oliensis n. ab. Heydemann (p. 177;. — Bolzano. 
» 07'ion arcuata n. ab. Courvoisier (p. 100). — Canton Ticino (Italia). 
» » lariana n. subsp. Fruhstorfer (2, p. 63). — Brianza. 

» » menip2'>e n. form. Fruhstorfer (2, p. 63). — Lana presso Me- 

rano (Tirolo Meridionalo). 
» » meiioche n. subsp. Fruhstorfer (2, p. 63). — Tirolo raeridionale. 

Melanargia galaihea nereus n. subsp. Fruhstorfer (1, p. 24U). — Crevola 

(Dintorni del Serapione) Canton Ticino, Courmajeur e Cogne. 
» » sakaria n. subsp. Fruhstorfer (1, p. 240). — Cliiusa e 

Merano (Tirolo raeridionale). 
Melitaea athalia dehninia n. subsp. Fruhstorfer (3, p. 51). — Tirolo raeri- 
dionale, Serapione. 
» aurinia aurunca n. subsp. Turati (3, p. 223). — Alpi Marittirae; 

Monti Aurunci (Caserta) Neviera, Monte Petrella. 
» » cmnacina n. subsp. Turati (3, p. 223). — Brunatc, Buco del 

Piorabo ed Erba. 
» didyma alpina n. ab. diluta Bramson (p. 405). — Abruzzi. 
Pararge megaera iriopes n. ab. Muschamp (p. 146). — Porto Vecchio (Corsica). 

♦ Parhassius mnemosyne fruhstorferi n. subsp. Turati (1, p. 34). — Monte 

Autore sopra Migliari (Lazio). 
» mnemosyne venetus n. var. Wagner (p. 208). ~ Bosco del 

Cansiglio. 

Heterocera 

♦ Ammoconia senex iyphoca n. subsp. Turati (1, p. 89). — Zafferana Etnea 

(Provincia di Catania). 

♦ Arctia maculosa latina n. subsp. Turati (1, p. 117). — Migliari nel gruppo 

del Monte Autore (Provincia di Roraa). 
Biston alpina tenehraria n. ab. Rebel (1, p. 17). — Dintorni dello Schler presso 
Bolzano (Tirolo Meridionale). 

♦ Bryophila amoenissima Turati (1, p. 86). — Majella (Appennino Abruzzoso). 

♦ Basypolia bangi-haasi Turati (1, p. 97). — Ficuzza (Dintorni di Palermo). 

♦ Beilephila galii infuscata f. n. Turati (1, p. 74). — Dintorni di Sassari. 

♦ Dyspessa aculeata Turati (1, p. 121). — Ficuzza (Dintorni di Palermo). 

♦ Grammesia trigammica erubescens n. ibrraa Turati (1, p. 103). — Ficuzza 

(Dintorni di Palerrao). 

♦ Hadena monoglypha Corsica n. subsp. Turati (1, p. 88). — Vizzavona (Cor- 

sica). 

♦ » » sardoa n. subsp. Turati (1, p. 88). — Monte Limbara 

(Provincia di Sassari). 

♦ Hadena monoglypha sicula n. subsp. Turati (1, p. 89). — Sciacca della 

Busarabra sopra Ficuzza (Dintorni di Palerrao). 



- 203 - 

♦ Hemerophila abruptaria theobromaria n. forma Turati (1, p. HI). — Ce- 

riana (Dintorni di S. Rumo). 

♦ Hepialus krugeri TrRAxi (1, p. 123). — Ficiizza (Dintorni di Palermo). 

♦ Hydroecia puengeleri Turati (1, p. 98). — Ficuzza (Dintorni di Palermo). 
Larentia cognata var. geneata n. ab. perversa Hirschke (p. 414). — Franzen- 

shohe (Tirolo Meridionale). 

♦ » disjunctaria-scoriaria n. subsp. Turati (1, p. 107). — Etna. 

♦ Leucania hispanwa-tiburtina n. forma Turati (1, p. 101). — Colli di Tivoli 

(Lazioj. 

♦ Malacosoma franconica panormitana n. subsp. Turati (1, p. 81). — Fi- 

cuzza (Dintorni di Palermo). 
Ocnogyna corsicum rosina n. ab. Trierry-Mieg (p. 387). — Corsica. 

♦ Polia duhia lutescens n. subsp. Turati (1, p. 92). — Valle Nervia. 

♦ » flavicincta enceladaeti n. subsp. Turati (1, p. 91). — Zafferana Etnea 

(Provincia di Catania). 
Thyris fenestrella nigra n. var. Bang-Haas (p. 32). — Modena. 
Zygaena exulans opennina n. form. Rebel (2, p. 5). — Gran Sasso (Abruzzi). 

» lonicerae sexmaeulata n. form. Dziurzynski (p. 194). — Dintorni di 
S. Ulrico (Tirolo meridionale). 

» transalpina adffata n. form. Turati (2, p. 161). — Monti Aurunci 
(Gaserta). 

» » altitudinaria n. form. Turati (2, p. 161). — Monte Gen- 

naro ed Autore (Abruzzo). 

» » annulata n. form. Turati (p. 2, 161). — Appennino Cen- 

trale e Meridionale. 

» » depauperaia n. form. Turati (2, p. 162). — Alpi Marittime. 

» » flavescens n. form. Turati (2, p. 162). — Appennino Me- 

ridionale. 

» » hexamacida n. form. Turati (2, p. 162). — Appennino 

Meridionale. 

» » lutea n. form. Turati (2, p. 161). — Monti Sabini, Fer- 

raro e Castellammare (Campania). 

» » privala n. form. Turati (2, p. 161). — Appennino meri- 

dionale. 

» » pseudoalpina n. form. Turati (2, p. 161). — Valdieri in 

Valle Gesso (Alpi Marittime). 

» » pseudomai'itima n. form. Turati (2, p. 161). — Monte 

Ruazzo (Caserta) e Camaldoli. 

» » pseudosorrentina n. form. Turati (2, p. 161). — Monte 

Ruazzo (Caserta) e Camaldoli. 

» * reducta n. form. Turati (2, p. 161). — Valdieri in Valle 

Gesso (Alpi Marittime). 

> » rJiodomelas n. form. Turati (2, p. 162). — Monte Autore 

(Caserta). 

» » roseopicta n. form. Turati (2, p. 162). — Monti del- 

I'Abruzzo e del Lazio. 

» » sorrenlina depuncia n. form. Turati (2, p. 162). — Ap- 

pennino Gentrale e Meridionale. 



~ 204 — 
IDiptera 

lN"em.atocera 

ArlhrocnodaT diaspidis Kieffer (3, p. 131). — Acerra (Napoli), da rami di 

gel so infestati da Diasjns pentagona. 
Dasyneura lallmrei Del Guercio (p. 292). — Sull'olivo (? loc). 
Lasioptera kiett'criana Del Guercio (p. 289). — Sull' olivo (? loc). 
Pachyrhina crinicauda Riedel (p. 428). — Pisa, Corsica e Sicilia. 

» tennipes Riedel (p. 431). — Valle del Trafoia (Tirolo Mcridionale). 

Rymosia gi^acilipes Dziedzigki (p. 92). — Gorizia e Corsica. 

Ortliorrlaaplia Bracliycera 

Echinopogon (n. g.) albofasciatus albiseta n. var. Bezzi (p. 132). — Rovcrclo, 

Sondrio e Vaprio d'Adda. 
Etripis interru2)ta Becker (2, p. 642). — Dintorni di Vizzavona (Corsica). 
» huntzei Becker (2, p. 641). — Bastia (Corsica). 
» petidans Becker (2, p. 642). — Vizzavona (Corsica). 
Empidideicus perfectus Becker (2, p. 037). — D.utorai di Calvi (Corsica), nci 

boschi del monti. 
Ejjtlhalassius corsicanus Becker (2, p. 648). — Dintorni di Bastia (Corsica). 
Hercostomus gallicanus Becker (2, p. 649). — Ajaccio (Corsica). 

» griseifrons Becker (2, p. 649). — Corsica, al piano e al raonte. 

Eilara bovina Becker (2, p. 644). — Campo di TOro presso Ajaccio (Corsica). 
» paludosa Becker (2, p. 643). — Paludi di Bogiiglia o Furiani presso 
Bastia (Corsica). 
Koicarzia schnabli Becker (2, p. 646). — Vizzavona (Corsica). 
Microi>horus albopilosus Becker (2, p. 644). — Dintorni di Bastia (Corsica). 
Oedalea inermis Becker (2, p. 645). — Dintorni di Calvi (Corsica). 
Rhagio co7^sicanus Becker (2, p. 640). — Dintorni di Vizzavona (Corsica). 
Sciodromia cwtipes Becker (2, p. 645). — Bastia (Corsica). 
Stichopogon kerUszii Bezzi (p. 140). — Dintorni di Rimini; litorale di S. Marco 
(Venezia). 
» scaliger conjungens n. var. Bezzi (p. 137). — Marino Sabina. 

Tachydromia mlleneuvi Becker (2, p. 647). — Campo di I'Oro presso Ajaccio 

(Corsica). 
Xiphandriuiii spinicooca Becker (2, p. 650). — Bastia (Corsica). 

Cyclorrliaplia 

Agromyza infmila Becker (2, p. 664). — Vizzavona (Corsica). 

Chloropisca elongatula Becker (1, p. 70). — Sondrio. 

Desmotnelo2)a fascifrons Becker (2, p. 664). — Ajaccio (Corsica). 

Bicraeus nigropilosus Becker (2, p. 662). — Bastia (Corsica). 

Limnia nubila corsicana n. var. Becker (2, p. 659). — Dintorni di Bastia 

(Corsica). 
Meoneura glaberrima Becker (2, p. 664). — Vizzavona (Corsica). 
Opomyza decora Oldenberg (p. 286). — Macugnaga (versantc orientale del 

Monte Rosa). 
Oscinella fycoperda Becker (1, p. 164). — Corsica. 
Pipunculus hirticollis Becker (2, p. 657). — Bastia (Corsica). 
Tetanojis corsicana Becker (2, p. 660). — Bastia (Corsica). 
Xylota nigcrriina Becker (2, p. 653). — Vizzavona (Corsica). 



- 205 - 



Hymenoptera « 

IDitroctia 

Ceratobacus Lucifugax Kieffer (1, p. 223). — Dintorni di Trieste. 
Ceratoteleia mediterrayiea Kieffer (2, p. 311). — Trieste. 
Qoccnphmjus niger Masi (p. 35). — Portici, da Lichiensia viburni. 
Encarsia partenox^ea Masi (p. 32). — Portici, da Cocciniglia (o Aleurodide?) su 

piante di Phillirea. 
Encyrtus vinulae Masi (p. 12). — Gatanzaro, da nova di Bicranura vinula. 
Habrocytiis hyponomeutae Masi (p. 13). — Bevagna (Urabria), da larve di Hy- 

ponotneuta malinellus. 
Ibalia arcuata Dalla Torre e Kieffer (p. 23). — Italia (nonclie InghiltciTa 

e Germania). 
* Laelius anthrenivorus Trani (p. 5). — Napoli. 
I'byscus teskiceus Masi (p. 36). — Givezzano (Trentiuo; da Mytiiaspis pomo- 

rum. 
Prosynacra nigriceps Kieffer (4, p. 108). — Nava (Alpi Mariltimc). 
Prospaltella liUea Masi (p. 25). — Portici, da cocciniglie sul Cystus salviaefolia. 

]^^<^ono•t^ocll.a 

Bombus ho7-torum siculus n. var. Friese e v. Wagner (p. 61). — Sicilia. 
» terrestt'is eryihropygus n. var. Friese e v. Wagner (p. 49). — 

Corsica. 
» » flavofasciatus n. var. Friese o v. Wagner (p. 49). — 

Gorsica. 
» » fulvus Friese e v. Wagner (p. 48). — Corsica. 

» » sardous Friese c v. Wagner (p. 48). — Sardogna nord- 

orientalo. 
» » tricmctus n. var, Friese e v. Wagner (p. 49). — Corsica. 

Gorytes fertoni Kohl (p. 266). — Bonifacio (Corsica), 

Coleoptera 

CaraToid-ae 

Bembidion blandicoUe Netolitzky (p, 300), — Asuni (Sardegna). 

IZ>ytiscid.ae 

Bidessus baderi Krausse (p. 145). — Asuni (Sardegna). 

Stapliilinidae 

Anthobium bargaglii Luze (p. 233). — Piemonte. 

» corsicum Luze (p. 242). — Gorsica. 

Astenus gattoi Cameron (p, 183), - Ta Baldu (Malta) in detriti vcgotali. 
Scopaeus p)07'tai Luze (p. 393), — Macerata. 

IPselaph.id.ae 

Euplectus agosdiii Raffr.\y (p. 222). — Ficuzza e Castelbiiono (Sicilia); Orbe- 
tello (Toscana;. 

» karstcni trisinuatus n. var. Raffray (p, 233), — Manziaiia, presso 
il lago di Bracciano, 

» rusae Raffray (p. 247). — Italia centrale : lago Albano, Oriolo Ro- 
mano, Subiaco, Rieti, Grosseto, Elba. 



- 206 - 

Eupleclus saulcyi Rafpray (p. 244). — Corsica. 

» siculus Raffray (p. 240). — Ficuzza (dintorni di Palermo). 
» signatus palusU^is n. var. Rafpray (p. 221). — Paludi di Maccarese 
(dintorni di Roma). 
Pselaphostomus aspromontanus Reitter (1, p. 153). — S. Euferaia d'Asproraonte. 
» calahrus Reitter (1, p. 154). — Antoniraina c Gimina (Ca- 

labria). 
» leonhardi RErrTER (1, p. 151). — Ficuzza e Madouie (Sicilia). 

Scyd.miaenid.ae 

Neuraphes otionis Reitter (1, p. 161). — Camorata Nuova (Italia ccntrale). 
Slenichnus depressipennis Reitter (1, p. 162). — Ficuzza (Dintorni di Palermo). 

Silpliida e 

Bathyscia aubei giiedeli Jeannel (p. 52). — Crissolo (dintorni di Saluzzo). 
» » silvicola n. subsp. Jeannel (p. 51). — Certosa di Val di Pesio 

(Vallata del Gesso presso Tcnda). 

Histerid.ae 

Hister pustulosus nigripennis n. var. Bickhardt (p. 180). — Ficuzza (Dintorni 
di Palermo;. 

Ijathrididae 

Anommatus curtii Reitter (4, p. 266). — Colli Euganci. 

> istrianus Reitter (4, p. 265). — Monte Maggiore (Istriaj e Sal- 

cano sul litorale. 

Colyd.iidae 

Langelandia nilidicollis Reitter (5, p. 115). — Asuni (Sardegna). 

IBytu.ridae 

Byturus fumatus grisescens Fleischer (1, p. 146). — Isola di Capri. 

Elateridae 

Adrastus linibatus seherae n. var. Reitter (2, p. 173). — Legnago. 
Selatosomus paganetii Reitter (2, p. 168). — S. Eufemia d'Aspromonte. 

Teiae'brioiaid.ae 

Asida carinata devillei n. var. Leoni (1, p. 51). — Vizzavona (Corsica). 

» combae proxima n. var. Lboni (1, p. 73). — Tacquisara, Sanabus, Seni 

(Sardegna). 
» doderoi Leoni (1, p. 49). — Golfo degli Aranci (Sardegna). 
» doriae Leoni (1, p. 43). — Isola del Giglio. 
» gestroi Leoni (1, p. 45). — Isola di Montecristo. 
» » obliterata n. var. Leoni (1, p. 46). — Isola di Gorgona. 

» » tyrrhena n. var. Leoni (1, p. 45). — Isola di Gorgona. 

» glacialis solarii n. var. Leoni (1, p. 76). — Monte dci Sette-lratclli 

(Sardegna). 
» goryi angustata n. var. Leoni (1, p. 15). — Messina, Palermo, Madonie. 
» » cribricollis n. var. Leoni (1, p. 15). — Messina, Palermo, Madonie. 
» inceria Leoni (1, p. 87). — Italia (? loc). 
» luigionii Leom (I, p. 40). — Toscana, Umhria, Marche, Lazio. 
» » insularis n. var. Leoni (1, p. 94;. — Formichc di Grosseto, 

Pianosa. 



- 207 - 

Asida rustica piriensis n. var. Leoni (1, p. 79). — Ala doi Sardi al Monte 

Piri (Sardegna). 
» » undulata n. var. Leoni (1, p. 78). ~ Tompio, Sassari, S. Gu- 

sirao, Gonnos, Tinni (Sardegna). 
» sardoa Leoni (1, p. 82). — Orune (Sardegna). 
» squamulata Leoni (1, p. 88). — Corsica. 

Oh.rysomelid.ae 

Chaetocnema chrislinae Heikertinger (p. 369). — Dintorni di Bolzano (Tirolo 

meridionale). 
Chrysochus asclepiadeus bicolor n. ab. Fleischer (p. 200). — Tirolo. 
Macroplea kraussei Reitter (5, p. 116). — Riu Maiori presso Asuni (Sardegna). 
Orestia calabra Heikertinger (p. 361). — Asproraonte (Calabria). 

Ou.rcvilionid.a.e 

Ba7'is subferruginea Reitter (3, p. 201). — Asuni (Sardegna). 
Gymnet)'on teiruni rufescens n. var. Loden (p. 172). — Italia eontrale. 
Metallites subnotatus Sghilsky (p. 14). — Italia (? loc). 
Rhynchaeus rufus unicolor n. var. Loden (p. 172). — Italia centrale. 

Scarabaeid-ae 

Anomala aenea cupreonitens n. ab. Bella Bepfa (p. 112). — Dintorni di 
Torino. 
» » marginicollis n. ab. Bella Beffa (p. 112). — Bintorni di 

Torino. 
» » nigrescens n. ab. Bella Beffa (p. 112). — Bintorni di Torino. 

» » semilutea n. ab. Bella Beffa (p. 113). — Bintorni di Torino. 

» » viridicyanea n. ab. Bella Beffa (p. 112). — S. Giovanni alia 

Vona presso Pisa. 
» Junii cuprithoy-ax n. var. Bella Beffa (p. 103). — Bintorni di Torino. 
Cetonia aeneicolor Leoni (2, p. 183). — Messina. 
» bicolor a Leoni (2, p. 185). — Piemonte. 
» coerulescens Leoni (2, p. 183). — Orte. 
» intermedia Leoni (2, p. 184). — Palermo, Orte, Cerchio. 
» pseudonigra Leoni (2, p. 182). — Orte, Roma o dintorni. 
Phyllognathus silenus n. var. iiiberculifer Leoni (2, p. 157). — Castellamare 

di Stabia. 
Potosia cuprea n. ab. maculosa Leoni (2, p. 162). — Piemonte, Puglie, Abruzzo. 

» » n. ab. malachitica Leoni (2, p. 162). — Lazio, Puglie. 

Scarabaeus slalicollis n. var. slriatopunctalus Leoni (2, p. 242). — Monte 
Getona (Toscana). 

Hemiptera 

Homoptera 

Chloriona sicula Matsumura (p. 30). — Siracusa. 
Delphax cataniae Matsumura (p. 35). — Catania. 

» furcata Matsumura (p. 34). — Catania e Siracusa. 

» nigricans Matsumura (p. 32). — Palermo. 

> nigrifrons Matsumura (p. 31). — Catania. 

» sirigosa Matsumura (p. 33). — Siracusa. 



- 208 - 

Dtcranolropis dhnofpha Matsumura (p. 37). — Palermo. 
Meiropis rubripes Matsumura (p. 36). — Catania. 
Oliarits sicuius Matsumura (p. 4). — Palermo e Catania. 

VERTEBRATA 

AVES 
Strigiformes 

Seops tscliu.sii ii. snbsp. Sghieuel (p. 102). — Ajaccio (Corsica). 

Coccygiformes 
Cuculus canorus kleinschmidti n. subsp. Schierel (p. 103). — Vizzavona 
(Corsica). 

Passeriformes 

Aegithalus caudatus italiae n. subsp. Jourdain (p. 39). — Cremona. 

» » tyrrhenicus n. subsp. Parrot (p. 15.5). — Ajaccio. 

Emheriza cirlus niyruslriata n. subsp. Sghiebel (p. 103;. — Ghisonaccia 

(Corsica). 
Fringilla coelehs lijrrhenica n. subsp. Sghiebel (p. 102). — Ajaccio (Corsica). 
Muscicapa striata iyrrhenica n. subsp. Sghiebel (p. 102). — Corsica e Sardegna. 
Prunella collaris tschusii n. subsp. Sghiebel (p. 102). — Monte d'Oro (Corsica). 
Reguliis ignicapillus minor n. subsp. Parrot (p. 156). — Ajaccio. 
Troglodytes koenigi n. subsp. Sghiebel (p. 102). — Vizzavona (Corsica). 



DICHIARAZIONE 



ISTITUTO ZOOLOGICO BELLA R. UNIVERSITA Dl NAPOLI 

Per evitnio erronei apprezzaraonli sulla responsabilita derivante dai lavori : 
clmintologici (lol dolt. Pasquale Mola, sono costrolto a far noto die solamonte , 
i due primi suoi lovori — « Su di un Cestode del (]archarodon Rondeletii » | 
(Arch. Z. Vol. 1, p. 345, 2 tav.) e « Su di alcune specie poco studiate o raal | 
note di Gestodi » (Annuai-io Museo Zool. Napoli (2) Vol. 2, N. 6) — egli ha con- ( 
dotti a termine in questo Laboratorio nel tempo che lo ha frequentato. 
Napoli, Luglio 1914. 

Prof. Fr. Sav. Monticelli. 



CosiMo Cherubini, Amministratore-responsabile. 

Firenze, 1914. — Tip. L. Niccolai, Via Faenza, 52. 



Monitore Zoologieo Italiano 

(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia) 

Organo ufficiale della Unione Zooiogica Italiana 

DIRRTTO 
DAI DOTTORI 

6IULI0 GHIARUGI EU6ENI0 FIGALBI 

Prof, di Anatomia umaua Prof, di Anatomia comp. e Zoologia 

nel R. latitnto di StiuU Super, in Firenze nelhi 11. Univeraitk di Pisa 

Ufficio di Direzione ed Ammiuistrazione: Istitiito Auatomieo, Fireuzf. 

12 numeri all'anno — Abbuonamento annuo L. 15. 



XXV Anno Firenze, Settembre-Ottobre 1914 N. 9-10. 

SOMMARIO: Gomunicazioni originali: Milan! P. e D'Arbela F., Di una varieta 
del M. palmare lungo. (Con 1 fig.). — Sera G., I caratteri antroporaetrici 
degli Aymara e 11 mongolisrao primordiale deirAmerica. (Con 3 fig.). — Ma- 
laguzzi-Valeri R., Arterie meningee dalla occipitale. (Con 8 flg. ncl testo). 
— Pag. 209-246. 

Persoxale Universitario. — Pag. 247-248. 

Avvertenza 

Delle Gomunicazioni Originali che si i)ubblicano nel Monitore 
Zoologico Italiano e vietata la riproduzione. 



GOMUNICAZIONI ORIGINALI 



ISTITUTO ANATOMICO DI FIRENZE DIRETTO DAL PROF. G. CHIARUGI 



Di ana varieta del M. palmare lungo 



PIERO MILANI e FELICE D'ARBELA, Studenti. 



(Con 1 figura). 

£ vietata la riprodusione 

L'anomalia muscolare che era descriveremo e stata notata nel 
braccio destro di un soggefcto maschio, adulto: e costituita da un 



- 210 - 

fascio muscolare anomalo superflciale, die va dal tendine del lungo 
palmare al capo prossiinale della prima falange del mignolo. 

Inserzioni. II muscoletto anomalo dal Into prossimale si inse- 
risce al tendine del palmare lungo all'altezza (leH'articolazione radio- 




i, 0880 pisiforuie; 2, aponevroai palmare; adm, m. abdnttore del luignolo; flm, ni. flessore breve del i 
mignolo ; /oc, fascetto accessorio del in. palmare hnigo ; pi, m. palmare Inngo. 



carpica. Le fibre muscolari si attaccano direttamente a un settoj 
fibrose che si stacca dalle ultime fibre muscolari del palmare lungo. j 
Le fibre muscolari aumentano poi di numero fine a formare un 
ventre di volume uniforme. 

A livello del terzo inferiore comincia un tendine, che appare) 
sulla faccia profonda del muscolo e- che va poi ad unirsi ai tendini| 
dell'abduttore breve e del llessore breve del mignolo, i quali muscoli; 



- 211 - 

sono fusi insieme nel loro terzo distale, le fibre carnose del muscolo 
giungono tin presso i'iiiserzione distale e si confondono con quelle 
dei due muscoli sopraricordati. 

L' inserzione distale dei tre muscoli, anomalo, abduttore breve 
e flessore breve del mignolo, e comune alia faccia palmare dell'e- 
stremita prossimale della prima falange del mignolo. 

Rapporti. Partendo dal tendine del palmai'e lungo, che si trova 
spostato dalla sua posizione normale in sense mediale, il muscolo 
anomalo si dirige medialmente in basso, anteriormente ai tendini 
dei muscoli flessori delle dita e al legamento traverse del carpo, 
posteriormente all' aponevrosi palmare e al muscolo palmare euta- 
neo dell'eminenza ipotenare. 

II muscoletto anomalo passa poi nel solco che si trova fra 
I'uncino dell'osso uncinate e I'osso pisiforme: nel canale cioe in cui 
passano I'arteria e il nerve ulnare: la parte media del muscolo en- 
tro questo canale e situata al davanti dell'arteria e del nerve. 

Proseguendo nella priniitiva direzione viene a trovarsi nel solco 
che sta fra I'abduttore breve lateralmente, e il flessore breve del 
mignolo medialmente e I'opponente del mignolo in dietro, contrae 
percio rapporto con questi tre muscoli dell'eminenza ipotenare ; ter- 
mina qnindi come si e ricordato, insieme col flessore breve e col- 
I'abduttore breve del mignolo. 

Innervaziofie. E innervate dal ramo volare superficiale del nerve 
ulnare. 

Azioiie. L'azione deve essere stata la stessa degli altri due 
muscoli dell'eminenza ipotenare insieme ai quali tormina. 

Note. In questo stesso braccio il palmare lungo e piii volumi- 
noso del normale, tanto che le sue fibre muscolari in voce di ter- 
minare all'altezza della parte media del radio si prolungano, natu- 
ralniente in un numero limitato, flno all'altezza dell' articolazione 
radio carpica, fine al setto fibrose a cui abbiamo accennato, si che 
le fibre del palmare lungo, se non ci fosse 1' inserzione fibrosa ri- 
cordata, sembrerebbero continuarsi con quelle del muscolo anomalo 
era descritto. 



La presenza di fasci antibrachiali soprannumerari del muscolo 
abduttore del mignolo, il quale di tutti i muscoli deU'eminenza ipo- 
tenare e quelle che va piii soggetto a varieta (Testut), e assai 
frequente, e ne sono stati descritti numerosi casi dal Wood, Mil- 
de, Gunther, Ledouble, Morestin, Chinni, Titone, Ancel. 



- 212 - 

Tali fasci, o capi soprannumerari, possono presentaro inserzio- 
ni prossiraali varie, rimanendo piu o meno indipendenti dal muscolo 
normale, talora insino alia inserziune distale del medesimo. 

Possono trarre origine : 

1" Dalla faccia superficiale o profonda del ligamento anulare 
del carpo (Macalister)- 

2" Dal margine mediale deU'aponevrosi palmare o dalla guai- 
na fibrosa del vasi cubitali (Prenant). 

3° Dall'aponevrosi avambrachiale (W ood, Souligoux, Gor- 
gone, Morestin). 

4" Dal tendine dell'estensore ulnare del carpo (Macalister). 
5° Dal muscolo flessore radiale del carpo (Macwhinnie, 
Macalister, Chinni). 

6" Dal tendine del muscolo palmare lungo (G-antzer, Par- 
latore, Titone, Ancel, Chinni). 

7° II muscoletto accessorio puo diventare bicipite, e I'un ca- 
po pub attaccarsi all'aponevrosi avambrachiale che riveste il ten- 
dine del flessore ulnare del carpo, e I'altro al lungo palmare (Mac- 
whinnie, Macalister, Griibei", Calori, Testut Morestin), 
oppure al tlessore radiale del carpo (Soem nieri ug, Wood, Gun- 
Mier). 

La varieta da noi descritta che corrispunde al case 6° non e 
niolto comune : e accennata nei trattati di anatomia del Testut, 
Quain, Debierre, Sappey, nella miologia del braccio umano dei 
dott. Frohse e Frankel, nel Trattato delle variazioni muscolari 
del Le double. 

II Gantzer che la trovo nel braccio destro di un soldato 
diede al fascetto accessorio il nome di " accessorius ad tlexorem- 
carpi radialem „. 

Fu osservato e descritto (1893) dal Titone nel cadavere di 
un uomo, il quale presentava detta anomalia nel braccio destro, e 
nel braccio sinistro un fascetto soprannumerario che nasceva dal- 
l'aponevrosi antibrachiale. 

L'Ancel (1900) lo ritrovo nei braccio destro di una donna hi 
quale presentava un'altra anomalia muscolare nel lato sinistro. 

E finalmente lo ritrovarono il Chinni nel 1900 su un indivi- 
duo di sesso maschile e il portoghese prof. H. Vilhena nel 1911. 

Nel nostro soggetto, come gia abbiamo riferito, I'aduttore del 
mignolo si trovava confuse nel suo terzo distale col corto tlessore 
del medesimo dito, case agsai comune nella nostra specie che si 
spiega faciluiente colla comune origine dei duo muscoli, come ri- 



- 213 - 

sulta dalle ricerche del Kohlbriigge, da un unico blastema mu- 
scolare, il quale nell' enibrione dappriraa giace piu dorsalmente, 
dope diventa volare. La divisione dei due muscoli principia dalla 
parte prossiniale e precede verso la parte distale che e ancora in- 
differenziata. La separazione pno arrestarsi piu o meno presto, ed 
allora si ha ana parziale fusione dei due mnscoli. Negli antropoidi 
(Hepburn) nel Troglodytes niger (Cham prey) e nel cane in parte 
(Ellemberger e Braum) i due muscoli sono ancora indifferen- 
ziati, cio accade talvolta anche neH'uomo (Macalis ter). 

Per quello che riguarda il \n. palmare lungo, sappiamo dal- 
I'anatomia com para ta die nei vertebrati inferiori esso e un largo 
e voluminoso muscolo, che va daU'epitroclea dell'omero fino alle fa- 
langi delle quattro dita ulnari ove si termina in quattro tendini. 
E quindi in origine un muscolo flessore superficiale delle dita an- 
cora piii superficiale del flexoi' sublimis digitorum (Bardeleben) 
col quale esso si sviluppa dal segmento superficiale medio della 
iiiassa pronato-flessoria del Humphry. 

Risalendo la serie dei vertebrati fino ai Primati e all'Uomo, 
col complicarsi della mano e dei suoi movimenti, vediamo una pro- 
gressiva riduzione riella importanza funzionale e nel volume di detto 
muscolo i cui tendini volari, nei primati e neU'uomo, si fondono 
insieme e si riducono dando luogo alTapoiievrosi palmare. 

Premesso cio possiamo con gi^ande pi'obabilita affermare che 
nel nostro case si tratti di una varieta muscolare regressiva. Li- 
tatti essa riproduce parzialmente un tipo normale in animali infe- 
riori, che spesso riappare in parte nella nostra specie con diverse 
uiodalita, delle quali alcune assai frequenti. 

Cosi ad es. il palmare lungo puo essere bicaudato ed il suo 
tendine pub dare attacco ad un fascetto accessorio il quale si bi- 
forca in due tendini che si inseriscoiio insieme con quello del fles- 
sore profondo delle dita alia base della 3^ falange del mignolo (An- 
cel). Aitre volte esso pub dare origine a dei fascetti carnosi o ten- 
dinei che si inseriscono sui tendini dei muscoli flessori delle dita, 
che si portano ai muscoli superficial! delle I'ogioni ipotenare o 
tenare. Spesso il tendine del palmare lungo si continua diretta- 
mente con I'aponevrosi palmare senza fissarsi al legamento anulare 
del carpo. 

Inoltre sono frequenti in questo muscolo le metaplasie musco- 
lari cioe le trasformazioni di parti tendinee in parti carnose o vi- 
ceversa (anche nel nostro caso, come si e detto, il muscolo era 
caruoso fino aii'altezza deirarticolazione radio-carpica). Qualche volta 



- 214 - 

esso puo essere rappresentato da un fascio fibroso in tutta la sua 
estensione, oppiD'e puo mancare del tutto (Macalister, Wood, 
Schwalbe, Pitzner, Griiber, Calori). 

Tale grande variabilita del muscolo ci conferma che esso e di- 
ventato neU'uomo un organo rudimentale, e che quindi tutte le 
variazioni a cui esso da luogo sono regressive, e non evolutive o 
progressive. 

II fascetto muscolare anomalo da noi descritto apparisce come 
varieta neU'uomo, mentre e normale, colla sola differenza che esso 
e soltanto tendineo nell' elefante delle Indie, in cui la porzione piii 
cospicua del tendine del palmare lungo si termina suH'osso sesa- 
moide del quinto dito; nel Myrmecobius (Marsupiali), Chlamidopho- 
rus (Sdentati), Leutetis, Talpa (Insettivori), Rhizomys, Siphneus 
Roditori), Alicnus (Proscimmie), Hyrax (Lannumgi), nel quale i 
palmare lungo manda dei tendini a tutte le falangi ; invece nel 
Thylacinus, Dasyurus (Marsupiali), Galeopithecus (Proscimmie) esso 
manda dei tendini alle 4 dita ulnari; nell'Erinnceus (Insettivori), 
manda tendini al I e al V dito, e finalmente in alcuni Chirotteri 
come il Cynonictius manda dei tendini al I, II e V dito (Bronn). 

NeU'uomo, la varieta descritta da noi si riscontra piu facil- 
mente in soggetti muscolosi e specialmente nella mano destra 
(Morestin). Essa puo avere un certo interesse anche per il chirurgo 
poiche puo imbarazzare nella ricerca dell'arteria ulnare. 



Bibliografia 



An eel. — Documents leciieillis a la salle de diasection de la facult6 de m6deciuo de Nancy (senn' 

stre d'hiver IDOOOl). — Bitilioyraphie Anatoniique. Tome XI, Fasc. Ill, p. 154, 1901. 
Bai'delebeu. — Uebor die Hand und russtuuskclii der Saiigetiere. — Vcih. des X int. Kongress 

med. Berlin, 1890. Bd. II, Abt. I, Anat. s. 140-141, 1S91. 
Brooks St. John. — On the morphology of the intrinsec muscles of the little linger. — Dublin. 

Journ of Medical science. Yol. S^, Ser. Ill, N. 178, p. 325. Oktob. 1886. 
Chiarugi. — Anatomia dell' uorao. — Milmio, 1904, Yol. 1°, pp. 622-642. 
Chinni. — Varieta muscolari. Capo access, avambraeliiale dell'add. del mignolo. — Istit. d'Anat. 

Normale R. Univ. di Napoli. Napoli, 1900. Stab. tip. Tornese. 
Debierre. — Trait6 elemeutaire d'aiiatomie. — Paris, 1890. Vol. 2", j)p. 389-406. 
Ellemberger-Bau ni. — Anatomie di'scr. et topogr. dn Chieii. — Paris, 1894. 
Frohse, I'riiukel. — Die muskeln des racnschlicheu Arnies. — Jena, 190S, p. 221. 
Gantzer. — Op. cit. dal Ledonble, Vol. l", p. 102. — Dissert, nmsc. variet. sistcms, pay. i9L 
Grofenberg. — Die Entwickelung der Kniichen, Mnsckeln iind Nerven der Hand. — Anat. He/te 

Bd. 30. 1905. 
Grebel-Leche. — Siiiigetiere in Bronn's Klassen uml Oidnuugeu des Tliierrheichs. — Leipzi'J- 

1874-1900. Sechster Band, V Abt. isdugetiere Bd. I. 
Gorgone. — Anatomia descrittiva. — Palermo, 1836. Tamo II, p. 230. 
Hepburne. — The comparative anatoTnio of the mnscles and nerves of llie sup. and inferim 

extremities of the autropoid apes. — The Journ.. of Anat. and I'lii/siolomi. Vol. 26. Part II- 

Januari/ IS92. 



- 215 - 

Ledouble. — V;iiiatioiis dn systeme imi.S(nilaiie de riiniiinie. — Paris, 1897. Vol. 5", pp. 89175. 
Morestin. — Adductfui- dii petit doigt presentiiut uu clief autibrachial. — Bull, de la Soc. Anat. 

de Paris. Tom. 10, Fasc. IS, p. 626. 1896. 
Id. — Insertion antibracliial dii ni. conrt flerli. dn petit doist. — Hull, de la Soc. anat. de Paris. 

Tom. 10, Fasc. 18, p. 671. 1896. 
Mnrricli. — The Pliylogeny of the palmar iimscnlatuie. — Americ. .Tonrn. of anat. Vol. 2" N." 4, 

p. 463. Nov. 1902. 
• Juain. — Trattato corapleto di anatoniia uinaua. — Yol. //». Parte 2'^, jip. 3S-5S. Prima trad. it. 

dalla 10^ ingl. Milano, 1897. 
Sappey. — Traitt'- d' anatoiuie descriptive. — Paris, 1876-79, Sriie ed. 
Testnr. — Trattato di anatoinia nmana — Torino, 1900. Yol. !«, lib. ITT", p. 291. 
Id. — Les .anomalies mnscnlaires chcz I'lioinnie. — Paris, 1884. 
Titono. — Anonialie anatoitiiche. — Palermo, 189.3, pp. 3.'}-38. 
Vilheua. — Archivo de Anatomia e de Anthropologia. — Lishoa, 1912, X.o 1. 



Prof. G. SERA 

SCUOLA DI ANTROPOLOGIA BELLA UNIVERSITA DI PAVIA 



I caratteri antropometrici degli Aymara 
e il niongolismo primordiale dell' America. 



(Con 3 figure) 

i} vietata la riproduzione. 

In un precedente lavoro (*) mi riusci di stabilire come il gruppo 
etnico degli Aymara, abitanti deU'altipiano piii elevato della Bolivia, 
delle elevazioni cioe che si ergono sopra I'alto plateau boliviano, 
si differenzino per un carattere del cranio cerebrale dai Quechua 
che li circoudano. 

Dimostrai cioe ciie gli Aymara sono platicefali, mentre i Quechua 
sono orti-ipsicefali : e molto ben distinti per questo carattere della 
aitezza del cranio laddove i due gruppi sono relativamente piii puri. 

Mi valsi per la mia dimostrazione del lavoro dello Chervin 
suUa antropologia boliviana ('), usando pero solo i dati bruti di esso, 
giacche la elaborazione di questi e in quel lavoro deficientissima. 



0) G. L. Sera. — L' aitezza del cranio iu America. — « Arch. p. I' antrop. e I'etnol. ». Anno 
1012-1913. 

(-) A. Chei'vin. — Anthropologie bolivienne. — .5 Yol. Paris, 1909. 



- 216 - 

Per la critica dei procedimenti del lavoro dello Chervin 
come per tutto ciu che riguarda i rapporti aiitropogeografici fra 
Aymara e Quecliua, quali risultano ilallo mie ricerche, rimando al 
sopracitaLo mio lavoro, per non ripetere qui cio che d'altra parte 
e necessario il lettore conosca a migliore intelligenza del presente 
scritto. 

Dopo quanto avevo dimostrato a v venire per I'altezza cefalica 
degli Aymara e dei Qaechua, era assai interessante vedere se, ap- 
plicaiido lo stesso metodo di analisi geograflca minuziosa da me 
usato e metodi statistici migliori di quelli dello C. anche per gli 
altri caratteri, si potessero mettere in luce ulteriori differenze fra 
Aymara e Quechua. E cio appunto che ho inteso di fare con que- 
sto scritto. 

Ma pur troppo una prima limitazione al mio intento si e im- 
posba come conseguenza della scelta delle misare prese dallo C. 

Lo C. e partito dal concetto di applicare i metodi del cosid- 
detto bertillonage alia ricerca antropologica. 

Ora, come e stato osservato dal Moll is on {*; e dal Martin (-), 
questo criterio e falso, in quanto le misure prese coll' intento della 
identificazione individuale non debbono necessariamente avere un va- 
lore morfologico generale, e la maggior parte dehe volte non lo hanno. 

D'altra parte pero e d'uopo osservare che all'oggetto piii inte- 
ressante della mia ricerca, quello cioe di stabilire se esistono fra 
Aymara e Quechua differenze nel grado di mongolismo da essi pre- 
sentato : il maggiore o minor numero dei caratteri analizzabili non 
era cosi interessante quanto il poter stabilire differenze fra i due 
gruppi etnici pei caratteri che appunto abbiano valore a darci il 
grado di mongolismo di un gruppo. 

E flno ad oggi i caratteri di cui I'analisi ci permette di va- 
lerci a questo scopo nelle misurazioni del vivente non sono molti. 

Ne ricordiamo alcuni nella scala del ioro valore di probativita 
date le present! cognizioni : Essi sono: occhio mongolico, lissotri- 
chia, proporzioni somatiche di brachischelia, forma piuttosto piatta 
del naso, larghezza e prominenza degli zigomi, altezza facciale no- 
tevole, statura piuttosto bassa. 

Naturalmente a mano a mano che si discende in questa scala 
i caratteri perdono del Ioro valore univoco e passano ad esser 
semplici caratteri ausiliari alio scopo della diagnosi. 



I}) T. MoHison. — Die Kiirperproportioueu tier rriniateii. - « Morph. Jahrh. » Bd. 4'2, iOlO 
(-) R. Martin. — Lolirlmeli dor Antliro))ol()yif. — Jena 1014, cedi p. i»S\V. 



-=- 217 -- 

Di questi caratteri noi qui vogliamo esaminare prima i carat- 
ten metrici che permettono un procedimento piia sicuro e per cui 
esistono dati ben distinti geograficamente, e poi i caratteri cosi 
detti descrittivi. 

Dati i risultati del nostro lavoro sopracitato, noi potevamo 
procedere partendo dal supposto ciie le due localita di Mohoza e 
di Colcha rappresentino rispettivamente il gruppo Aymara e quelle 
Quechua alio stato puro. 

Senonche cio e assai verosimile per Mohoza, in primo luogo 
perche essa per la sua situazione geograflca appare essere un luogo 
di isolamento notevole, e secondariamente perche, costituendo gli 
Aymara il gruppo circondato e respinto dai nuovi venuti, nella 
zona non graude in cui furono compite le osservazioni della Mis- 
sione francese, e legittimo aspettarsi di trovare numerosi gruppi 
di Aymara ancora pud relativamente, mentre lo stesso non puo 
aspettarsi nei Quechua. Questa evenienza si sarebbe verificata 
certo qualora la zona di osservazione fosse stata piii larga, abbrac- 
ciando cioe aneUi territoriali piii larghi intorno alia Cordigliera 
Reale in cui la mescolanza non si fosse verificata. 

Non avevamo invece nessuna garanzia che la provenienza di 
Colcha ci rappresentasse meglio dello altre provenienze Quechua il 
vero stato delle cose per questo gruppo, e cio non per il gia detto, 
giacche poteva ben darsi il caso che in questa localita fosse rima- 
sto una popolazione quechua sufflcientemente pura, ma per un' al- 
tra considerazione. 

Noi cioe non avevamo alcuna garanzia che Colcha anche per 
gli altri caratteri ci rappresentasse meglio la condizione di cose dei 
Quechua. 

Infatti e assai legittimo pensare che in una mescolanza etnica 
i singoli caratteri dei due gruppi genitori non si ereditino dagli 
ibridi in blocco, ma alio stato di caratteri isolati che possono 
avere un comportamento diverse. 

Volendo usufruire solo quelle provenienze dell'una o dell'altra 
lingua che avessero un numero di casi sensibile, per gli Aymara 
oltre Mohoza non rimaneva che La Paz, che come capitale e sup- 
ponibile assai mescolata, per i Quechua abbiamo ancora le prove- 
nienze di Rio Blanco e Toropalca che per numero di casi superano 
Colcha con 19 e 9 casi rispettivamente, mentre Colcha ne ha sette. 

Per controllo abbiamo voluto aggiungere la provenienza di 
Tolapampa che ha solo 4 casi, per avere una idea della influenza 
del numero dei casi nel determinare i risultati numerici. Dai dati 



- 218 - 

individuali bruti forniti dalle tabelle dello C, abbiamo calcolafco la 
media doUa statura, arto inferiore, indice schelico, bizigomia, lar- 
ghezza della testa ed indice zigo-parietale, per gli aggrappamenti 
seguenti, prendendo i soli masclii. 

Mohoza (41). Gli Aymara toltine Mohoza (().3). Tiitti gli Ay- 
mara (104). Colcha (7). Rio Blanco (19). Toropalca (9) Tolapampa (4). 
I Quechua mono le provenienze particolari precedent! (29). Tutti i 
Quechua (68).. 

Questi valori medi sono consegnati nello specchietto seguente. 



Specchio di alcune lunghezze ed indict 
calcolati nuovamente in base alia provenienza e pe?' i soli maschi 







= «•=£ 
< s 


■a™ 

< 
c 


C3 


Rio Blanco 

(19) 


"5 
o 


as 

c 
E 

o 

H 


Quechua 

meno 

i precedent! 

(29) 


.«9 

e 


statura .... 


Lr.iiii 


1,002 


1,.599 


1,1-37 


1,59« 


1,604 


1,000 


1,602 


1,005 


Arto inferioio . . 


0,727 


0,722 


0,724 


0,777 


0,769 


0,747 


0,737 


0,748 


0,7.56 


Indice schelico. . 


45,r,5 


45.12 


45. 20 


47,55 


48,12 


40.. -.2 


40,08 


46,45 


47,02 


Bizigomia . . . 


143,0 


141,!) 


142.5 


139,4 


136,8 


139 


135,2 


140,2 


138,7 


Largheraa testa . 


149, fi 


149,1 


149,3 


149.1 


140.9 


14S,5 


145 


148.8 


148 


Ind. zigo-parietale 


9.'>,98 


9r>,07 


95,42 


93,00 


93.22 


93, .58 


93,20 


94,30 


93,76 



Nel lavoro dello Chervin non esistono medie. A^i sono solo 
alcune medie approssimative desunte dai limiti di oscillazione delle 
diverse distanze e indici, medie approssimative che in verita sono 
spesso assai distanti dalle vere e ad ogni modo sono solo per i due 
grandi gruppi degli Aymara e dei Quecheua. 

II solo valore medio calcolato dallo Chervin e la statura dei 
due gruppi nei maschi (^). 



(^) Xel gratico della statura dei (juecliua a p. 336 vol. II e iudicato in 09 il unmero dei caai 
di Quechua maschi : moutre laddove parla del nuraero dei casi su cui fu praticata la misurazione 
stahilisce il iinmeio dei (Quechua iu 75 di cui 8 femmiiie. I maschi apparirehbero perci(N 67 e tali 
appaiono anche uelle tabelle degli indici diversi della testa e del corpo per i Quechua come nelle 
tabelle compaiative dei due gruppi per Ic distanze antropometriche e per gli indici anzidetti. 

Dalle tabelle dei dati bruti individuali riaulta iuvece che il uumero dei Quechua e di 76 e in 
verita di 68 maschi e di 8 femraine. II caso che e atato trascurato nella redazione delle tabelle po- 
cauzi ricordate (degli indici e comparative) e il n. 135 di Cochabamha. 

Facciarao mcnzione di ci6 per chi vorra controUaro i nostri resultati e per clii volesse eventual- 
mente fare nuovi calcoli, per graudezze e iudici da noi nou cousiderati, giacclie uoi stessi abbiamo 
perduto parecchio tempo prima di scoprire la causa dell'errore, che ci portava a risultati nou con- 
cordauti fra loro. 



- 219 - 

Se cio ha facilitato il corapito alio Chervin perche il compu- 
to delle medie e assai penoso, questa trascuranza ha contribuito a 
niantenerlo nell'errore del suo procedimento metodico iniziale della 
divisione in categorie non comparabili fra loro dei valori degli in- 
dici, errore cui abbiamo accennato nel nostro scritto. 

La media, checche se ne dica, porge assai utili indicazioni, che 
e pericoloso riflutare. 

Esaminiamo ora i resultati che ci porge lo specchietto. 

La statura non porge differenze apprezzabili fvd gli Aymara 
e i Quechua anche laddove essi sono presumibilmente piii puri. 
La differenza e aU'incirca di un centimetro. La statura e alta a 
Colcha oltre 4 cm. piii di Mohoza; ma questo fatfco non trova 
correlazione cogli altri dati per Colcha, e visto che il numei'o dei 
casi e piccolo non gli attribuiamo importanza. 

Ad ogni modo pare che esisfca una tendenza ad una niinore 
statura per gli Aymara rispetto ai Quechua e per quanto piccola 
questa differeiiza contribuisce uiiita colle altre a distinguere bene 
I'uno dall'altro gruppo. 

L'arto superiore e di una lunghezza costante presso gh Ayma- 
ra ; Mohoza non presenta intensiflcazione di fenonieni per questo 
carattere come ci si aspetterebbe, visto che la lunghezza dell'arfeo 
inferiore e un buon carattere tipico. Nei Quechua in blocco esso e 
piu lungo di ben 3 cm. in contronto degli Aymara, oltre 5 in piii 
per Colcha. Ma (juesto aumento notevole e imputabile alia aumen- 
tata statura di questa provenienza e non a proporzioni di forte 
macroscheha. Infatti 1' indice schelico per Colcha e piii basso di 
quello per Rio Blanco che pure presenta un' arto inferiore di 77 cm. 
(cioe oltre 4 cm. di piu di Mohoza), con una statura pero uguale 
alia media generale per i Quechua. 

L' arto inferiore e di 1 cm. sotto la media quechua per Toro- 
palca e di due per Tolapampa. Vedremo come tali fatti devono es- 
sere interpretati. 

L'indice schelico \)\u. basso e presentato dai 63 Aymara che re- 
stano toltine la provenienza di Mohoza. 

Mohoza per questo rispetto si presenta mono peculiare degh 
Aymara in complesso, ma tuttavia occorre dire che la differenza 
e per meno di V2 unita di indice; il che, dati i hmiti di errore nelle 
misure, appare trascurabile. A Colcha Tindice schelico e, di due unita 
e pill, maggiore che per gli Aymara in complesso e a Rio Blanco 
raggiunge il massimo dei Quechua. Toropalca e Tolapampa sono 
iiuovamente al disotto della media generale quechua. 



- 220 - 

La bizigoniia ha il comportainento piu caratteristico. Essa ha 
un valore massimo a Mohoza, e sempre notevole per gli Aymara 
in cornplesso, un po piu piccola per i 63 Aymara residui, quando si 
faccia astrazione da Mohoza, cade di altri 3 mm. per i Quechua 
in generale e di due ancora, per Rio Blanco che presenta il miiiimo. 
Le variazioni graduali, come si puo osservare da alcuno, sono pic- 
cole per la loro portata, ma e notevole la differenza fra gli estremi 
di Mohoza e di Rio Blanco che importa 7 mm., una differenza che 
deve dare certo un aspetto assai diverso alia faccia quechua e a 
quella aymara. 

II valore di Tolapampa e piii basso di quello di Rio Blanco, ma 
non sarebbe rigoroso prenderlo in considerazione per il piccolo nu- 
mero dei casi. 

La larghezza tlella testa invece non presenta praticamente dif- 
ferenze ; si puo dire pero che in ogni caso gli Aymara presentano 
una lievissima differenza a loro vantaggio. II valore basso di To- 
lapampa e riferibile alia ragione piii volte detta. 

Data la lievissima differenza a vantaggio degli Aymara per la 
larghezza cefalica, tanto piij di importanza assume il fatto della 
differenza generale fra Aymara e Quechua per 1' indice zigo-parie- 
tale. Esse presenta il suo massimo a Mohoza, e il suo minimo a 
Rio-Blanco. 

I valori per lealtreprovenienze si dispongono intermediamente. 
La differenza fra massimo e minimo e presso a poco di tre unita. 

Come si vede dal sin qui detto, Rio Blanco presenta le con- 
dizioni di massimo a.Uontanamento dagli Aymara ed in particolare da 
Mohoza, e 1' intensiflcazione dei fatti propri ai Quechua. Le oscil- 
lazioni dei suoi valori vanno sempre nello stesso verso, il che non 
puo dirsi ne di Colcha ne di Toropalca. Qualunque possa esser la 
ragione di cio, o lo scarso numero dei casi per queste due ultime 
provenienze o la mescolanza etnica piij forte in esse che a Rio 
Blanco, come inchniamo a credere, noi dobbiamo dire che Rio 
Blanco ci rappresenta meglio di ogni altra provenienza lo state di 
cose per i Quechua. Le oscillazioni ora in un verso ora in un'altro 
e di intensita forte, per Tolapampa sono verosimilmente da attri- 
buire all'esiguo numero di casi. 

Se consideriamo che il numero dei casi per Rio Blanco e sen- 
sibile, ne siamo rafforzati a prenderlo come il rappresentante del 
gruppo quechua relativamente piu puro. 

Ad ogni modo pero osserviamo un fatto di un certo valore. 
Le difierenze dei valori di Mohoza da (iuelli degli Aymara sonu 



- 221 - 

piccole mentre non trascurabili sono le differenze fra Rio Blanco e 
i Quechua in generale. 

Cio ci permette di indurre che le popolazioni parlanti aymara 
presentano un grado maggiore di purezza antropologi a delle altre 
parlanti quecliua. Questo ha una triplice ragione. La prima e che 
gli Aymara fnrono accerchiati dai Quechua in guisa tale che essi 
vennero come compress! nolle region! piii alto della Cordigliera 
Reale, ma ivi essi fecero centro di resistenza agli invasori, e ri- 
masero piii puri, la seconda che essendo il Quechua la lingua 
conquistatrice, si deve essere piii volte prodotto il caso che il quechua 
viene parlato da popolazioni che antropologicamente sono aymara (^). 
La terza e la mescolanza etnica che si produsse certo in un largo 
anello all' intorno della zona aymara pura. 

Appare per tutto cio probabile che le misurazioni della Mis- 
sione franceso furono prese in una zona antroi»ologicamente aima- 
rizzata in guisa notevole. 

A questo punto sono percio interpetrabili anche con maggiore 
approssimazione i grafici che noi abbiamo dato a rappresentare la 
proiezione dei due indici fra i tre diametri del cranio cerebrale per 
gli Aymara e i Quechua, grafici che qui riproduciamo. 

Nel graflco generale e visibile come gli Aymara si dividono in 
due gruppi, di cui I'uno di gran lunga prevalente a cranio piii lun- 
go e basso, I'altro a cranio piii corto e alto. 

I due gru|)pi secondo i principii general! da noi stabilit! non 
formano parte evidenteraente di una stessa serie elementare, seb- 
bene si trovino a giacere in tali posizion! che per il loro asse si 
puo far passare una delle parabole di uguale larghezza del Giar- 
dina O- 

Ora, considerando che Mohoza giace nella quasi totalita dei suo! 
casi nel prime gruppo si viene a trarne la conclusione che il secondo 
gruppo degli Aymara e assa! probabilmente dato dalla miscela con 
i Quechua, e viceversa nei Quechua un certo numero di cas! che 
si avvicinano al prime gruppo degli Aymara, e da considerarsi co- 
me antropologicamente aymara. 

In verita dunque, oltre che per la difterente altezza la testa 
degli Aymara si distingue da quella dei Quechua per essere piu lunga. 



(1) Abbiamo visto pero nel lavoro piii volto inen/aonato che si e dato il caso inveiso (Salinas de 
I' ! Garcimcndosa). 

(-) A. G i aid i u a. — Gli indici di larghezza, altezza, liinghezza ecc. « Arch. p. I'antrop, e I'clnol. » 
XLIV, 1914. 



- 222 - 

Cosi si spiega anche come nei grafici dati dallo Chervin per 
Tindice cefalico negli Aymara e nei Quechua, sia ben visible che, 
mentre la larghezza nei piu dei casi si mantiene presso a poco 



V.I 


7J 1 74 i 75 1 


7B 1 77 ! 78 1 -a 1 ^« 


|««0|82 1 h:l 1 •»4 1 


85 1 Sfi 1 S7 1 ss 1 80 1 yo 1 111 | •ri 


1 iCl I'.U 


:>H 




o 




Dati d.Chervin 




.-,« 




o 




u Aymara 




liO 








• Quichua 




— 




o 


i> 






m 


















'o 






(>2 


o 










Hi 


o 










— 


"^^ o 










«4 


^^v^ 


. ° • 


. o 






65 


V, 




o 






— 




^^l» vIO 


• 






m 




° ^^Ss. 


o 










OO o» 


■\^ 






fiH 


S^^ 


c 


r^~>^ 






— 


^^S*,^ 


o " ° 


_ o ^^-^ 


o 




I>U 


^^^ 


^ d 


■- • ^^ 


"s.^^-. 




-» 


o 




^°%*^* 






, 




i*^^ 


O O "-' • r.* 


O ^-v^^^ O 






• o 


O 'o 15 








72 "^ 


s^^ • 


•* • c^ 


O ^^v^ 




— 


^^^^^ 


o»^' 


iki<^ *'^S^ 




,,_^ 


7» 


^^^K 


c» . 






^^. 


— 


^ 


*\, * 


,oS 


►-w 




74 • 
75 


o 


• oV,.^^'^' 


•Ts- 




o 


-V. 




• J<s 


^ * ^ 


O f^^*'*»s»^ 




70^ 


^^» 


• « 

• 


^< 






77 


^^^^ 


o^ 


J ^s>. 


© ^^ 


"N^^ 




^^ 


• 


'' 0**^. 


Q 


^^ 


78 






o ^^^ 












o 


S,c o • 




79 








^*V^^ c 








^s^ 




O •^'*Vs^^ 


• 


SO 




o ^S» 








m 






S^ O 














• 


• ^Sw 






82 






• ^s»^ 




*^ 


— 






• ^*v. 






ss 






• ^ 


S»^ 




Si 








^v^^ 




85 






« 


^***"^v,^ 




— 






• 93,89 


^^N^^ 




H« 








^^^ 





entro gli stessi limiti per i due gruppi, la lunghezza negli Aymara 
ha il limite massimo piia alto. 

Nelle forme platicefaliche in fatti i valori assoluti dei diametri 
larghezza e lunghezza sono maggiori. 

Tutto sommato percio occorre concludere che in compjesso do- 
vremo giudicare dello stato dei caratteri per differenza da cio che 
si puo constatare in Mohoza. Ma se i valori delle provenienze que- 



- 223 - 

chua non si staccano in guisa assai forte, in realta la differenza nei 
casi di purezza deve essere con grande probabilita maggiore. 

Veniamo ora a parlare della interprerazione da dare ai fatti 
trovati. 

La statura piii piccola degli Aymara in confronto dei Quecluia 
non lia una grande portata per la esiguita della differenza: tuttavia 
non puo senz'altro essere trascurata. 



00 \ 7S\ 



1 — VloV 



T nsn \ r 

Aymara 
o Mohna 
nLaPnx 
A Salinas Jf Carcim en 
doja 
7 hchocalla 

• liuari 




~ Cranii Bolrna 

~ (^f loner 
r IHeccmilii 



Le differenze pero neH'arto inferiore e nel relative indice sche- 
lico Hono certo tali da pnrre gli Aymara in una posizione pecu- 
liare. 

Le categorie dell'indice schelico sono date dal Giuffrida-Rug- 
geri cosi: al disotto di 47 brachischelia, fra 47 e 48 proporzioni 
normali, 48 50 macroschelia attenaata, al di sopra di 50 macrosctie- 
lia forte. 

Gli Aymara dunque sono di due unita al di sotto del limite 
suporiore per la brachischelia. Con Rio Blanco i Quechua entrano, 
sebbene di poco, nella macroschelia attenuata. Se consideiiamo pro- 
babile che Rio Blanco non ci dia il tipo Quechua alio state pure, 



- 224 - 

vediamo die e assai verosimile porre i Quechua addirittura m vi- 
cinanza della macroschelia pronunciata. 

Occorre infalti tener presente die la oscillazione delle medio 
etniche di questo indice e di appena 9 unita. 

Ma la bi'achischelia come e nofco e un carattere squisitamente 
mongolico, onde gli Aymara per esso assumono una posizione spe- 
dale in confronto dei Quechua. 



IJ} — r 

Quechua 

• liio Blanc Q 
u Colcha 
o Toropalca 
A Tolofjampa 
V Cotagaita 




I valori assoluti della bizigomia e 1' indice zigo-parietale indi- 
cano una maggiore larghezza bizigomatica negli Aymara in confronto 
doi Quechua. 

Siccome la larghezza della testa influisce certamente sulla di- 
stanza bizigomatica, onde con teste larghe (come nei casi di bra- 
chiplaticefalia) si dovono avere per semplice coi'relazione di mecca- 
nica craniense faccie piii larghe, a prevenire possibili obbiezioni ho 
voluto prendere anche la larghezza della testa. Ora sebbene la lar- 
ghezza della testa degli Aymara sia leggerissimamente piii grande 
I'indice zigo-parietale e sempre m.aggiore. 

Esiste adunque una maggiore prominenza laterale degli zigomi 
negli Aymara. 

Una maggiore bizigomia puo verificarsi anche in lazze di tipo 
australo-caucasico, come si puo vedere dalla tabella del Martin 



- 225 - 

ad es. negli Australian! ('). Pare in tali casi come essa sia compagna 
di una certa rozzezza distruttura: ma una bizigomia forte presen- 
tano soprattutto le razze mongoliche, come si puo vedere nei dati 
del M. confrontando delle serie etniche che abbiano lo stesso indice 
cefalico per popolazioni mongoliche e caucasiche. La forte bizigomia 
mongolica e forse fondata su disposizioni diverse dall'altra citata. 

Anche questo carattere percio si presenta come un carattere 
mongolico della faccia degli Aymara. 

Possiamo passare ora alio studio dei caratteri descrittivi. 

Facciamo pero preventivamente osservare che lo studio di essi 
non puo essere cosi precise come quelle dei caratteri metrici, date 
che la parte che li riguarda e stata piuttosto trascurata nol lavoro 
dello Chervin. 

Le conclusioni che trarremo a lore proposito sono prevalente- 
meiite desunte dalle fotografie metriche che corredano I'opera stessa. 
E opportune pei'o far notare che queste fotografie sono 64 per gh 
Ayiliara e 32 per i Quechua, compresevi anche alcune donne di 
modo che la base di osservazione in ordine ai caratteri descrittivi 
viene ad essere piii ristretta. 

Le sole provenienze che abbiano un numero di casi buono sono 
percio ridotte a Mohoza con 28 e a Rio Blanco con 8 casi di cui una 
donna, dovendone scartare La Paz (per gli Aymara) con 9 casi per 
lo ragioni anzi esposte. 

Nell'esame dei caratteri descrittivi abbiamo dovuto percio pren- 
dei'e in considerazione relativamente maggiore i caratteri delle pro- 
venienze Aymara e Quechua in blocco. 

Dobbiamu pero senz'altro dichiarare che le piu forti ditterenze 
si voiificano anche qui per le provenienze di Mohoza e di Rio Blanco 
che ci presentano due stati di cose opposti, vale a dire i caratteri 
di due razze distinte relativamente puri. 

11 prime fra tutti i caratteri descrittivi perche il piu importante 
razialmente e I'occhio mongolico. 

Molti come e note sono gli eleinenti che determinano 1' occhio 
mongolico. Alcuni di essi sono presi in considerazione dallo Gr. 

Cosi ad es. dalla tab. numerica a pag. 367 del 1" vol. risulta 
che negli Aymara le palpebre sono scarsamente tagliate orizzontal- 
mente e poco aperte verticalmente, mentre nei Quechua presentano 
un'apertura orizzontale media. 

Xei Quechua non si puo giudicare bene dalle fotografie dei 

(1) Loco oitato, i>. Tiid. 



- 226 - 

caratteri del loro occhio, perche quelle furono prese a forte illumi- 
nazione sohire, onde tufcti i Qaechua tengono gli occhi socchiusi, ed 
inoltre hanno una zona di oinbra nelle orbite. 

Malgrado questo a me pare che si possa giudicare di un ca- 
rattere, Tobliquita, abbastanza bene anche per i Quechua, giacche 
il socchiudere degli occhi non poita spostamenti verticali per I'an- 
golo esterno degli occhi stessi (ektokanthion), come anche la zona 
di ombra non si riferisce alia parte esterna ma aH'interna del- 
I'orbita. 

Orbene I'obliquita e assai piii frequente negli Aymara, in cui ho 
potuto constatarla in 26 casi (*) su 64 ; nei Quechua si ha appena 
cinque volte su 32 casi e tre di questi sono donne (^). 

Delia plica invece non si puo giudicare correttamente per i 
Quechua per la presenza della detta zona di ombra piii che per il 
fatto degh occhi socchiusi. 

Lo Chervin la da in 20 casi degh Aymara (Tab. XXI, p. 369) 
ma I'apprezzamento di questo carattere anche direttamente sul sog- 
getto stesso e sottoposto ad oscillazioni individual!; per conto mio 
la trovo solo in 7 casi f ) di cui 3 soli coinctdono con quelli dello 
Chervin. Non escludo pero la possibilita di altri casi, a giudicare 
dei quali la fotografia non mi pare sufficiente pero. 

Ad ogni modo come si vede la plica mongolica sarebbe negli 
Aymara una formazione frequente. 

I dati sui capelh purtroppo non possono essere utilizzati. Gli 
Aymnra nelle 54 osservazioni, distribuite fra Aymara, Quechua e 
meticci sono scarsamente rappresentati (13 casi) e non vi sono af- 
fatto individui di Mohoza. 

Inoltre pare non si sia tenuto conto nel determinare i diame- 
tri e I'indice del capello dell'altezza a cui erano tagliati ; la forma 
della sezione, come e noto, cambia a seconda della altezza cui ap- 
partiene. 

Per i 13 casi di Aymara e per i 32 di Quechua ho tuttavia i 
eseguito un riscontro individuale dei caratteri di mongolismo sia I 
metrici, sia descrittivi, ma non ne e risultata alcuna distribuzione 
regolare in conformita deH'indice del capello. 

Certo devono esistere fra le tante associazioni di caratteri op- , 
posti che risultano in una miscela, associazioni piia frequenti, ma j 

0) Essi corrispoudono ai n. 42, 41, 4(>, 38, 68, 100, 95, 73, 89, 74, 94, 96, 93, 03, 47, 12, 48, IS, 
87, 70, 35, 38, 33, 11, 7, 64. 

(-') Esai oonispondono .ai n. 204, 203, 153, 170, 182. 
(^) E cioe in 4C, 38, 89, 92, C3, 12, 33. 



- 227 - 

(lovono essere rese manifeste solo nei grand! numeri, mentre 45 
casi sono troppo pochi. 

II solo fatto degno di qualche rilievo e che del sei casi dl Rio 
Blanco quattro hanno un indice basso. 

Nel naso e interessante il comporLamento diverso della radice. 
Essa e nianifestamente piij depressa negli Aymara e piu di quello 
che non conipaia dalla distribuzione dei casi nella Tabella dello 
Chervin a p. 346 (Tab. V). 

Lo C. non dico come abbia deternninato questa profondita, ma 
probabilmente si tiatta di un apprezzamento intuitivo. 

Ad ogni modo anche qaesto carattere si presenta in accordo 
cogli altri. 

Anche la altezza del naso e assai piii notevole negli Aymara, 
contrariamente a quanto dice lo C. che la da per uguale a quella 
dei Quechua (p. 348, Tab. VII). 

Inline occorre menzionare come la fronte si presenti piu sfug- 
gente negli Aymara; questa inclinazione non ha che fare colla in- 
clinazione degli australiani e di altri gruppi morfologicamento bassi; 
giacche in essi e doviita piu che altro alia prominenza delle masse 
soproarbitarie; mentre queste sono ugualmente proeminenti nei 
Quechua e negli Aymara (Vedi Tabella I, p. 340). 

La fronte degli Aymara presenta quella scarsa inchnazione fra 
la parte soprametopica e la parte posta fra la linea metopica e la 
linea ofriaca che e propria dei mongoli: in altre parole cio si potreb- 
be indicare come una assenza di prominenza del cranio nella regione 
metopica e assenza di bozze frontali. 

La fronte invece e assai piii piena nei Quechua, avvicinandosi 
con questo al carattere della fronte degli Europei. Anche la piii piccola 
larghezza frontale degh Aymara parla nel senso del loro mongolismo 
in quanto i Mongoli tendono ad avere una piccola larghezza fron- 
tale C). 

Mancando purtroppo delle misure per la faccia bisogna giudi- 
care dalle fotografle del suo sviluppo. Per fortuna pero le differenze 
sotto questo rispetto sono cosi forti da poter sostituire la mancanza 
di misure esatte. 

Esaminando la serie di Mohoza soprattutto e evidente come la 
faccia abbia negli Aymara uno sviluppo enorme, che contrasta con 
quello mediocre dei casi di Rio Blanco, che abbiamo veduto esser 
abbastanza tipico per i Quechua. Tanto piu cio e considerevole in 

(1) K. Martin. Lvco citato, \^. ^Vi. 



- 228 - 

quanto la larghezza bizigoraatica e forfce negli Aymara. La fonna 
della fa.ccia e assai diversa inoltre. 

Essiv e ovale allungata negli Aymara : rettangolare, quadrata 
nei Qiiecluia. 

Ma quello che piu importa e veramente la grandezza della fac- 
cia che pone gli Aymara in una vera categoria di macroprosopia. 

Oltre i caratteri anzidt-tti che haiuio valore a stabilire un gra- 
de maggiore o minore di mongolismoabbiamo altri caratteri che non 
lianno tale volore diagnostico, ma che tuttavia stabiliHcono delle 
altre differenze fra Aymara e Quechua che non sono trascurabiii. 

Fra i piu evidenti caratteri della fisionomia degli uni e degli 
altri e la forma delle labbra. 

II labbro superiore e assai svikippato spesso enorme negli 
Aymara (contronta i n. 90, 74, 83, 98, 43, 8). Mediocremente svi- 
luppato nei Quechua, dove pero occorre tener presente soprattutto 
i casi pill tipici di Rio Blanco. Insierae con questa aitezza si ac- 
compagna una forte eversione negh Aymara. 

Per non tener conto della provenienza geografica e della mi- 
acela avvenuta, lo C. anche per questi caratteri ha fatto coincidenti 
quasi i due gruppi. 

Anche per lo C. inveceil mento sarebbe sfuggente negli Aymara 
e il prognastismo maggiore, il colorito cutaneo e il colorito degh 
occhi pih chiari. 

Quali sono le conclusioni a trarre da questo insieme di fatti ? 

Una prima conseguenza e quella che gli Aymara e i Queciiua 
rappresentano due gruppi etnici piii assai nettamente diversi di 
quello che appaia dalle parole dello Chervin. 

Persino il carattere della brachicefalia per cui lo C. li vuole ac- 
comunare scompare se si tiene conto della proveuienza piu pura de- 
gli Aymara, quella di Mohoza. 

Una seconda conclusione di fatto, assai piii importante della 
prima, e la presenza di numerosi sintomi di mongolismo negli 
Aymara. 

Tale fatto assume un suo particolare significato quando si ri- 
fletta che gU Aymara hanno una zona di abitato che ci si presenta 
coi caratteri geografici di una zona residuale, di refoiUement etnico 
e quando si confronti tale fatto con altri simili da noi posti in 
luce. In un precedente lavoro (^) infatti ho indicate il forte grado 



(1) G. L. Sciii. - Residui di popolazioui luougoloidi iielle isole di California. — « Arch. ji. 
I' aiifrop. e V etnol. ». XLIV, 19i4. 



- 229 - 

di mongolismo della popolazione, ora scomparsa, della isola di San 
Nicholas neH'arcipelago di S. Barbara, in un'altra localita cioe in 
cui principii antropogeograflci comuneniente ammessi ci fanno ri- 
tenere aver luogo fatti di persistenza di popolazioni arcaiche che 
un tempo dovevano avere maggiore diffusione. Da qualche anno 
poi io indicai il forte grado di mongolismo di alcuni fossili ameri- 
cani, fra quelli indiziati per piu arcaici (*). 

Ancora altri fatti di questo ordine con to di illustrare prossi- 
mamente ; ma i gid noil penneWmo di affermare la arcaicitd spa- 
ziale in America del mongolismo^ pur quando non si voglia ammet- 
tere I'origine locale di esso. 

Come bisogna interprotare, il fatto che la popolazione antica 
deirAmerica presento sintomi marcati di mongolismo ? Sai'ebbe for- 
se il mongohsmo in generale un fenomeno di arcaismo niorfologico 
che permette di affermare arcaicita nella derivazione flletica do- 
vunque si riscontri suUa terra, ovvero sarebbe solaraeiite una dif- 
ferenziazione speciale della forma umana che in America avrebbe 
sempiicemente preceduto la australoide ? 

La quostione riceve qualche schiarimento quando si tenga in 
considerazione un fatto. Noi abbiamo visto affollarsi in verita i 
sintomi di mongolismo negli Aymara, ma non essere raolto marca- 
to, almeno secondo noi, un sintoma che dai piii e ritenuto per il 
principale, che certo e il \)m appariscente, dei fatti di mongolismo: 
la phca mongolica. 

Bisogna percio dire che il mongolismo degli Aymara e un 
mongolismo sui generis, per cui non sono direttamente confrontabili 
con gruppi etnici mongolici, e con plica mongolica ben marcata. 

Fino dalla prima volta che io esaminai le fotografle degli 
Aymara mi colpi la lore I'assomiglianza con i Politiesiani e sopra- 
tutto con alcuni gruppi di questi, come per es. con i Maori. 

I tratti che danno alia fisonomia di questi il loro caratteri- 
stico aspetto sono in verita gli stessi che abbiamo indicate negli 
Aymara. Aftatto peculiare e Io sviluppo faciale dei Maori sopra il 
quale il Giuffrida-Ruggeri richiamo recentemente I'attenzione. 

I n. 56, 90, 8, sono tipici di questa somiglianza. 

Purtroppo il poco che sappiamo sui caratteri somatici dei Maori 
non permette di poter seguire lontano questa afflnita. 

Ma tuttavia essa ha una portata notevole per la questione che 
ci interessa. 



(') G. L. Sera. — Sull' iiomo fossile sud-americauo. — « Monitore zooloyicv », I'Jll. 



- 230 - 

II mongolismo infatti dei Polinesiani e anch'esso un mongoli- 
sm o sui gene?is e che ha di particolare che il carattere piu saliente 
del mongolismo, Tocchio mongolico non vi e frequente. D' altra 
parte i tentativi di spiegarlo con intrusioni asiatiche mi paiono 
assolutamente inaccettabili, specie laddove si fanno intervenire per 
gli arcipelaghi piia lontani, ossia in particolare per la Nuova Ze- 
landa, Se il mongolismo dei Polinesiani dovesse provenire dall'Asia, 
noi dovremmo trovare i caratteri asiatici piia intensi in prossimita 
del centro di loro irradiazione. 

In verita cio non succede. II mongolismo dei Polinesiani e au- 
tonomo ed originario, ed in ragione di esso il problema antropolo- 
gico che ci presentano i Pohnesiani e il problema piia difficile della 
antropologia contemporanea. 

In ordine pero alia, questione dei caratteri di mongolismo i 
fatti presentati dagli Aymara e anche dai Polinesiani ci indurreb- 
bero ad ammettere che esistono due ordini di quel caratteri. 

L'uno conterrebbe caratteri assai piii diffusi di quelle che non 
siano quelli del secondo gruppo, fra i quali appuuto la plica mon- 
golica. 

Questi ultimi dipenderebbero forsy da un' ulteriore differenzia- 
zione del tipo, ditferenziazione che o difficile dire a qual punto della 
serie si sia stabilita. 

Orbene la prima serie di carat tei'i potrebbe aver un valore di 
arcaicita morfologica in generale, vale a dire che si potrebbe cre- 
dere che i differenti tipi etnici siano potuti passare per forme mon- 
goleggianti, ma lo stesso non si puo ammettere in nessuna maniera 
per la seconda serie di caratteri. 

Del resto anche per la prima serie di caratteri non esiste nel 
memento presente che una presunzione, giacche la questione noii 
puo essere risolta che quando sia risolta I'altra, del significato ana- 
tomocomparativo dei caratteri mongohci. 



- 231 - 



ISTITUTO DI ANATOMIA UMANA NORMALE DELLA R. UNIVERSITA 1)1 BOLOGNA 
DIRETTO DAL PROF. O. VALENTL 



Arterie meningee dalla occipitale 

Nota di Anatoraia iimana del Dott. R. MALAriUZZI-VALERI, Assistente. 



(Con 8 figure nel testo) 

k viclata l:i riproduzione. 

Ho creduto meritevoli di esser pubblicate le due seguenti os- 
servazioni, per la nioltiplicita dei rami mieningei di cui danno esem- 
pio e per I'lnterpi-etazione clie ad uno di essi parmi di poter dare. 

Osservazione 1^. Alia dissezione delle arterie deila te&ta di una 
VGCchia di 78 anni (Bassi Rosa n. 35, reg. 1913) (^) si nota che 
I'arteria occipitale del lato di destra, (fig. 1 A) norm ale per origine 
e decorso anziche dividersi nei due soliti rami tei'minali laterale e 
mediale, conserva un tronco unico sine al vertice e la tutta intera, 
si immette in un ampio foro parietale del lato corrispondente. 

Fra le collaterali due son degne di nota : Tuna, la mastoidea, 
insolitamento esile sale verticalmente applicata alia parte piii late- 
rale della squamma occipitale e dopo un tratto di 17 mm. che da 
numerosi ramiciattoli al periostio, si affonda nella diploe per circa 
8 mm. indi si rifa esterna e periostea per due millimetri e si riaf- 
fonda nell'osso ; I'altra collaterale si stacca dall'occipitale un po'dopo 
la mastoidea e dal lato mediale, ha decorso tortuoso, obliquo dal- 
I'esterno all'interno e dal basso in alto sinclie dopo circa 30 mm., 
arrivata a livello della linea nucale superiore si affonda nell' osso 
distando 18 mm. dalla protuberanza occipitale esterna. 

L'occipitale dell'altro lato scarsamente iniettata non mi ha per- 
messo di poter controllare se la disposizione sia bilaterale. 

Esaminando ora la superficie endocranica (tig. 1 B) si nota che 
I'arteria occipitale penetrata dal foro parietale fuoriesce alia superfi- 
cie interna del cranio ridotta circa a meta del sue calibre, decorre 



0) In eiitraiuhi i casi I'iniezioue veiine praiicata con la niassa del Teickniann dalla carotide pii- 
% mitiva previa legatnra delle vertebiali. 



- 232 - 

circa due millimetri in direzione caudale poi piega bruscamente 
ad angolo retto iiifuori e subito si divide in tre rami : il primo e 
diretto medialmente, e il piii esile e si spande nella dura madre del 



t-"- 




%- 



"'^r 




%^\- 



B 



Fig. 1. — Osservazione I. — A : i, Aiteria nieiiiugea del foiaiue paiietale ; 2, Arteria meiiiugfa : 
5, Arteria mastoidea. — B : 1, Arteria meuiugea media, ramo anteriore ; 2, Arteria nieiiini;i:i 
media, ramo posteriore ; .V, Arteria meuiugea del forame parietale ; 4, Arteria meningea. 



seno longitudinale superiore, il secondo di calibro maggiore di tutti 
si dirige tortuosu indietro lungo il seno longitudinale superiore, ne 
accosta le parefci e alia parte piii bassa da anche un ramuscolo cho 
accollato alia parte superiore (cranica) del seno, oltrepassa la linea 
mediana portandosi da destra a sinistra, del resto questo secondo 



- 233 - 

ramo si risolve in tre ramiciattoli finali anastomizzantisi diretta- 
mente con altrettanti ramiciattoli della branca posteriore della me- 
ningea media dello stesso lato (*) il terzo ramo infine e diretto 
dapprima im po' in fuori e poi in avanti serapre costeggiando il 
seno longitudinale siiperiore alle pareti del quale in parte si distri- 
buisce, e poi si risolve in tre rami di cui due interni si anastomiz- 
zano con due corrispondenti rami posteriori dalla branca anteriore 
dalla meningea media, e un terzo si porta di lato, in basso, si ana- 
stomizza con tre rami piii anteriori della branca posteriore della 
.meningea media. 

L'arteria che e penetrata nel cranio a livello della liuea nuchae 
superior, decorre per un tratto di due centimetri circa nella di- 
ploe fornendole numerosi rami, poi ritippare alia superflcie endocra- 
nica ed e tosto divisa in tre rami, simili di calibro, I'uno ascen- 
dente si porta a sinistra attraversando obliquamente dal basso al- 
I'alto la protuberanza occipitale interna, Taltro discende in questa, 
si ramifica a sua volta in tre ramiciattoli di cui due Tuno destro, 
I'altro sinistro si coUocano lungo i rispettivi seni lateral! sinistro 
e destro, I'altro discende per un centimeti'o circa lungo la cresta 
occipitale interna, e infine il terzo ramo di divisione di tale arte- 
ria si porta sempre lungo la parete del sono laterale dello stesso 
kite parallelamonte e supei-iormente al giai'icordato ramo per ana- 
stomizzarsi colla pii^i bassa diramazione della branca posteriore 
della meningea media. 

Osservazione 2". Bergamini Gaetano anni 65 (n. 66 reg. 1912). 
Dalla occipitale di sinistra ove essa e accolta nel sulcus arteriae 
occipitalis della mastoide si stacca un'arteria tortuosa, diretta me- 
dialmente cho giunta alia parte piii bassa dello squamma-occipitale 
penetra per un foro speciale della squamma stessa per fuoriuscire 
un po' pill in basso, alia superflcie endocranica e di la salire per 
circa due cm. lungo la cresta occipitale interna (fig. 2). 

II foro di egresso e collocato al lato sinistro della cresta occi- 
pitale interna. Dall'altro lato v'ha un canale perfettamente simme- 
trico al sinistro ; I'iniezione riuscita bene solo a sinistra non mi 
lia permesso di verificare se anche il canale di destra conteneva 
un'arteriola. Riguardo all'occipitale di destra notai solamente un 



^, (') Di recente il Griuf f ri d a-R u gge ri e I'Angilotti hanno additato la necessitsl di soati- 

W\ tnire alia classificazioue consueta dei rami terminali della .art. meningea media in ramo anteriore e 

posteriore, una piii complessa ammetteiulo I'esistenza di tre rami, uuo lambdatico, uno obelico e uno 

bregniatico. Koi abbiamo preferito seguire la veccbia elassificazione. 



- 234 - 

esile ramuscolo parietale che si insinuava nel cranio attraverso un 
foro parietale impari e mediano. 

Dei fori, suindicati, della squamraa il destro dista 7 mm. dal 
margine posteriore del foro occipitale a circa 3 mm. dalla cresta 





B 



Fifj. 2. — Oascrvazioue II. — J. e i> : i, Arteria uieningea. 



occipitale esterna, e ampio circa 1 mm. ; quello di sinistra dista 
9 mm. dal margine posteriore del foro occipitale, 2 mm. dalla cresta 
occipitale, e ampio come il destro. Dei fori endocranici il sinistro di- 
sta 6 mm. e il destro 5 dal margine posteriore del foro occipitale. 

Un ramo parietale dell' arteria occipitale e indicato come nor- 
male da alcuni trattatisti : Cruveilhier (1837) Calori (1850-52) 
Sappey (1876) Henle (1876 (lo chiama ramus parietalis del Cru- 
veilhier) Debierre, Testut (1894) Poirier (1896) Spalteholz, 
Valenti, Rauber e Kopsch (1908). 

Altri lo indicano fra la varieta: Beaunis Bouchard (1884) 



- 235 - 

Quain (1884) e Romiti. Altri infine non ne fanno parola: Haller 
(1743-56) Meckel (1826) Blandin (1838) Lauth (1841) Quain 
(1844) Tiedemann (1822-46) Theile (1846) Hyrtl (1877) Hei tz- 
mann (1884) Gegenbaur (1889) Chiarugi (1912). 

Riguardo al contenuto del foro parietale alcuni gliene assegna- 
no uno schiettamente venoso : Cruveilhier, Blandin, Lauth, 
Soemmering, Sappey, Hyeti, Heitzmann, Gegen ba ur, Ro- 
miti, Debierre, Van Spee, Testut. Altri uno misto (Calori, 
Henle, Poirier, Ledoiiple, Sobotta, Spalteholz, Valenti). 




Fig. 3. — Siiuia Salynis. (Lst. Aiitroii.). 

E pui da ricordare che in un caso del Gruber (1832) citato 
(lair Henle le occipital! di destra e di sinistra penetravano per il 
foro parietale corrispondente e si anastomizzavano fra loro entro 
il cranio. Barkow (^) fu il primo a descrivere una anastomosi mol- 
to sviluppata fra meningea media e arterie esocraniche attraverso i 
fori parietali. 

Passava da entrambi i fori un ramo della meningea media, 
quelle di destra si divideva in un ramo anteriore anastomizz'antesi 
col ramo posterioi'e della temporalis superficialis destra, e un ramo 
posteriore awastomizzantesi con un ramo dell'arteria occipitale su- 
perficiale destra. II ramo di sinistra si divideva dapprima in due 
ramoscelli, ciascuno di questi di nuovo in due, di cui uno si ana- 
storaizzava coll' occipitale superficiale sinistra. 

Hyrtl (28) descrivendo i rami perforanti della meningea me- 
dia ne indica anche uno che passa per il foro parietale. 

Degli autori poi che hanno esaminato casi di fori parietali ab- 
normeraente ampi rilevo che Wrany (1866-1870) su cinque casi 



(1) Trasciivo le parole del (iruber (18) uou Hveiido potuto esaiuiu<tie la iiiemoiia originale. 



- 236 - 

in tre ha vediito rami perforanti deirarteria meningea media. Gru- 
ber nei due primi casi (1870) ha ammesso come probabile il pas- 
saggio di rami perforanti dell'arteria meningea media, in un terzo 
caso (1875) diramazioni della meningea media passavano come veri 
rami perforanti attraverso a fori propri scavati nello spessore 
delle pareti del foro abnormemente ampio, nel quale passava una 
vena. Nel V caso del Simon (1870) il contenuto era esclusiva- 
mente venoso, nel secondo (1876) misto cioe a una vena si accom- 
pagnavano rami perforanti della meningea media. perche rinve- 
nuti in crani dopo macerazione o perche gli autori non si cura- 
rono di indicare se esistevano solchi nell' endocranio in rapporto 
col foro parietale non e possibile dire se v' ha contenuto arte- 
rioso nei due casi molto dubbi del Broca, nel caso del Calori 
[questo A. parla anzi sempre di emissari il che fa supporre ch'Egli 
asseguava un contenuto venoso a tali aperturej. II caso di Greig 
rilevato nel vivente non ci puo dare maggiori daLi. E molto dubbi 
Bono anche i due casi illusti'ati dal Maciesza (1910) in cui questo 
A. crede di ammettere un contenuto misto [si tratta di due crani 
antichij. 

Tenchini (1905) illustrando i canali perforanti della volta, 
l^ubblica anche un caso di abnorme ampiezza dei fori parietali, e 
viene alia conclusione che il foro parietale da passaggio a una ve- 
na (spesso emissaria non del seno ma dal cuoio capelluto al seno 
longitudinale superiore) e a un'esile diramazione della meningea 
media. 

Dal suesposto appare come per lo piii gli autori seguendo 
I'Hyrtl senza osservazioni dirette (all' infuori del Tenchini che 
ha fatto cinque iniezioni) abbiano adottato il concetto dei rami per- 
foranti meningei. Ma nel mic- caso e indubbiamente I'occipitale che 
penetra nel cranio cosi come la descrive il Gruber e istituisce 
un'anastomosi ampia con la meningea media. 

Delle altre due arterie collaterali della occipitale (oss, l-"^) mi li- 
mitero a far notare che per la mastoidea questa sua trasformazio- 
ne in arteria diploica e gia stata studiata dall'Hyrtl e anzi que- 
sto tipo e per lo piia ricordato dai trattatisti sotto il suo nome, 
riguardo alia meningea accessoria che perfora la squama a livello 
della linea mediana superiore non mi e nota alcuna descrizione che 
accenni a questa varieta notevole anche perche 1' artei'ia e oltreche 
meningea, diploica. 

L'osservazione 2^ e poi veramente interessante. 

Fra le arterie raeningee che si fanno derivare dalla occipitale 



- 237 - 

ve n'ha una che per i trattatisti passa talora per il foro lacero 
posteriore o per il foi'o condiloideo anteriore o per il foro occipi- 
tale (meningeae posteriores ab occipitali di Meckel) ed e confusa 
da alcuni con la masfcoidea sotto il norae unico di meningea poste- 
riore (Cruveilhier 1837, Blandin 1838, Henle 1876, Debierre) 
la denominazione di po^teiiore crea una facile confusione con altre 
meningee e cioe la meningea della art.^ vertebrale e la meningea 
della faringea ascendente. Per quanto non possa portare qui daLi 




Fig. 4. — Cranio N.° 855 (Coll. Calori). 

procisi, statistici pure I'esame raetodico di un certo numero di teste 
di adulti e di bambini, iniettate nel sistema arterioso C) mi ha 
persuaso che di queste varie meningee per quanto incostanti per 
origine (mono la mastoidea) si puo istituire un tipo medio, fondan- 
dosi sul luogo di distribuzione e cioe mentre la mastoidea si da 
quasi sempre alle pareti del seno laterale e tratti circostanti, e la 
meningea della faringea ascendente (entrata o per il foro lacero po- 
steriore per il foro condiloideo anteriore) si da al contorno late- 
rale del foro occipitale e al clivum, esiste un'arteriola che piii di 
tutte le altre ha diritto al nome di meningea posteriore, che sale 
per lo pill tortuosa, verticalmente lungo la cresta occipitale interna 
dal margine posteriore del foro occipitale sino alia linea di inser- 



(•) Per una riwrca stati-stii-a sul tipo Turilio, varia/.ioui e i>rij;iiii della faringea ascendenlf. 



- 238 - 

zione del tentorium cerebelli accolta nella piccola falce. Essa e per 
lo pill assai piu vicina all'osso che alia superficie libera della dura 
meninge e quindi solo incidendo questa e cioe le pareti del seno 
occipitale posteriore e possibile rendersi conto della sua presenza. 
La sua origine e incostante quanfco invece e costante la sua di- 
stribuzione: la si vede per lo piu originata dalla vertebrale (ed e 
con tale arteria ricordata da tutti i trattatisti) eccezionalmente ori- 
gina dalla cerebellare posteriore-inferiore (ne ho osservato un caso) 
spesso poi origina dalla occipitale (penetrando nel cranio per il foro 
occipitale) o da una sua collaterale cioe la mastoidea. 

E appunto a questa arteria che si potrebbe denominare della 
piccola falce che io credo di dover ascrivere la varieta dell' osser- 
vazione 2^ 

Notizie di questa varieta non se ne trovano che neU'Haller, 
in un fugace accenno del Theile, in una recentissima osservaziono 
del Meyer. L' Ha Her (22) descrive oltre alia mastoidea, un ramo 
meningeo " non tamen perpetuum „ della occipitale (fasc. II Art. 
occipitalis) che penetra nel cranio pel foro occipitale. 

Al fasc. Ill pag. 9 dice poi: " Vidi occipitaleni meningeam no- 
tabilem dedisse per foramen jugulare et aliam per foramen peculiare 
nervo octavo (?) et secumdam alibi per partem quae foramini 7nagno 
proxime superior est. „ Nel fasc. VIII riconosce meglio queste col- 
laterali deH'occipitale e distingue due rami profondi dell'occipitale 
di cui r uno incostante, va alia dura madre della falce cerebellare 
attraverso il foro occipitale o per variata disposizione " perforavit 
OS occipitis ad aliquot super magnum foramen lineas duramque 
membranam adiit. „ 

Pel Theile (1846) " i rami meningei della occipitale sono pic- 
coli e incostanti, spesso uno piii grande degli altri attraversa il 
foro mastoideo per raggiungere la dura madre, altri meno volumi- 
nosi passano pel gran foro occipitale o per alcune aperture dell'osso 
occipitale e si recano ugualmente alia dura madre di queste re- 
gioni. „ Meyer (34) poi ha di recente sommariamente descritto 
un caso somighante alia descrizione dell' Haller e al nostro: 
una meningea accessoria di 3 mm. di calibre, data dalla occipitale 
sinistra, che perforava la squamma doU'occipitale alia distanza di 
1 cm. dal margine posteriore del foramen magnum e si rendeva 
alia dura madre cerebellare. 

Riguardo ai fori e canali che la squamma puo presentare, po- 
chi gli autori che se ne sono occupati e cioe o incidentalmente 
Soemmering ed Henle soli fra i trattatisti o ex professo Spe- 



- 239 - 

rino (49) CalOii (8) Tenchini (52). II Soemmeri ng (46) ac- 
cenna a " uno o due fori nella cresta occipitale esterna per i quali 
passano vasi sanguigni „. L'Honle (26) ancor piu vago fa parola 
(li aperture piu o meno ampie a l-ivello della protuberanza occipi- 
tale esterna e della interna, aperture die conducono nella diploe e 
in canali emissari che attraversano a tutto spessore Tosso. S pe- 
ri no (49) ha fatto una ricerca statistica deU'emissarium occipitale 
in 512 crani e lo ha trovato ben sviluppato in poco meno che la meta 
dei casi; benche non lo dica esplicitamente pare abbia limitato la sua 
ricerca alia parte media della squamma occipitale. II Calori (8) dice 




Fit 



Cranio X^." 312 (Coll. Calori). 



di aver veduto " talvolta uno o due forami larghetti uno accanto al- 
r altro e 1' uno distante dall'altro da 4 a 9 millimetri aventi fra- 
mezzo la cresta occipitale esterna. Possono essere piia in basso, di- 
stare dal grande forame occipitale un centimetre circa ed essere quat- 
tro, due alia detta altezza e due al margine posteriore del detto fo- 
rame e questi due essere distanti fra loro un centimetre, intanto 
che gli altri due o inferiori quattro millimetri „. 

Ho rintracciato nella collezione del nostro Istituto i due crani 
di cui il Calori ha fatto riprodurre con la maggior esattezza la 
regione posta fra inion e opistion, portano i n. 792 e 856, ma dei 
quattro fori presentati dal numero 856 solo uno cioe il superiore 
sinistro e direttamente pervio gli altri tre e cosi pure i due 
del cranio 792 danno adito ad una sottile setola che dopo pochi 
millimetri di decorso molto obhquo si arresta nella diploe ne per 



- 240 - 

pazienti e ripetuti tentativi puo proseguire. Dunque per questi fori 
non e certo appropriata la denoininazione di emissari costituendo 
indubbiamente canali diploid a contenuto o venoso o misto. 

Le notizie sii questi fori di cui I'esistenza e implicitamente af- 
fermata nella descrizione deir Halle r e del Theile, si riducono 
quindi alle due osservazioni del Calori, inquantoche la statistica 
dello S peri no si riferisce alia parte media e piu elevata della squain- 
ma deH'occipitale. 

Per questo mi e parsa utile una metodica ricerca su 1000 crani 
della collezione Calori del nostro Istituto e precisamente sui crani 
cosi catalogati: 1-23 Sardegna, 24-83 Sicilia, 84-191 Napoli, 192-195 
Roma, 196-257 Umbria, 258-287 Toscana, 288-356 Roniagna, 357- 
373 Modena, 374 381 Parma, 382-430 Lombardia, 431-492 Veneto, 
493-497 Ligurio, 498-779 Bologna, 780-788 Varie Regioni, 789-856 
Bologna, 861-866 Sordo-Muti, 867-964 Malfattori, 965-975 Suicidi, 
976-1000 Alienati. Ho limitato la mia ricerca alia regione piii bassa 
della squamnia cioe lungo la cresta occipitale esterna per il tratto 
compreso fra margine posteriore del foro occipitale e linea nuchae 
inferior, ho escluso dalla mia ricerca tutti quel fori (*) che non 
rispondevano a questi due requisiti : 1" presenza di un canale ad 
essi seguente che immette direttamente dair esocranio all' endo- 
cranio, 2" distanza raassima dal margine posteriore del foramen ma- 
gnum limitata alia meta dello spazio intercedente fra il margine 
stesao e il punto di intersezione fra cresta occipitale esterna e li- 
nea nuchae inferior. 

Ho potuto cosi riunire 44 crani che parmi di poter omologare 
a quelle dell'osservazione 2^; i fori apparvero duplici e con caratteri 
identioi (V. fig. 6) a quelli dell'osserv. 2^ in cinque crani, in altri quat- 
tro (n. 266, 944, 55, 856) i fori all'esoci-anio erano pure due ma uno 
solo ne era pervio. 

In un solo case la disposizione ebbe carattere un po' diverse : cioe 
due fori I'uno sovrapposto all'altro immettevano in un unico canale 
diretto all'endocranio (n. 64). 

Infine in 38 crani il foro era unico, o sinistro in 18 crani, (fig. 4) 
destro in 11, o mediano in 9 (fig. 5); I'arapiezza del foro oscillante 
dal 1/2 mm. al 1 1/2 mm. eccezionahuente maggiore, la direzione del 
canale quasi costantemente obliqua dall'alto al basso e dall'indietro in 
avanti nell'insieme a tipo imbutiforme, la distanza dal margine po- 



(') Nnmerosissiini nella squaraiua e a cui fan seguito canali apesso pervi per una sottile setoln 
per qualcbe i entimelro ma sompre a decorso assai obiiquo e seuza abocco diretto all' eudocranio. 



- 241 - 

sterioredel foro occipitale variante da 1 mm. ai 14 mm. non distando 
dalla linea mediana mai piu di 8 mm. Ho escluso da queste conside- 
razioni statistiche i crani 723,3 e 766 che per oggettivita ho voluto 
annoverare nella tabella, la loro alta distanza dal foro occipitale 
I'aspetto del canale mi fa ritenere come fondato il sospetto che 
non abbiano nulla a che vedere coi canali studiati. 

II contenuto di questi perforanti e fuor di dubbio per me arte- 
rioso e solo in via di probabilita misto. 




Fig. G. — Cranio N.» 881 (Coll. Caloii). 



Quanto aH'origine e d'uopo ripensare al modo di sviluppo della 
parte piu bassa della squamraa dell'occipitale ; il sovraoccipitale 
presenta sempre al suo margine inferiore un'incisura pii^i o meno 
profonda suUa linea mediana (indice della primitiva duplicita dei 
suoi nuclei di ossificazione e ai lati non vien in contatto altro che 
relativamente tardi cogli esoccipitali, restandone per un pezzo di- 
viso da un tratto cartilagineo. Lo spazio compreso fra esoccipitah 
ai lati, tratti cartilaginei e sovraccipitali in alto e colmato da una 
membrana fibrosa che si continua senza linea tietta di demarca- 
zione colla membrana atlanto occipitale posteriore. A quella membra- 
na molto impropriamente si e dato il nome speciale di membrana 
di Hannover. 

A quelle spazio fibrose, quando in esse non e molto progredi- 
ta I'ossificazione si e dato signiticato di fontanella (fontanella di 



- 242 - 

Hamy o cerebellare\ Qaando I'aiteria occipitale fornisce la menin- 
gea della piccola falce, questa arteria deve perforare naturalmenbe 
la inembraiia afcianto-oocipitale e tale perforazione avviene per lo 
piu in basso al di sotto cioe del limite inferiore, piufctosto ideale, 
della membrana di Hannover e quindi a ossilicazione compiuta vei'- 
ra a trovarsi al di sotto del margine inferiore della squamnia occi- 
pitale, ma se invece I'arteriola in questione si pone in rapporto 
con la cosi detta membrana di Hannover e la perfora in un punto 
qualsiasi ma elevato, e ovvio che essa verra a trovarsi ben presto 
a ossificazione compiuta, inclusa nel tessuto osseo. in un vero ca- 
nale osseo. 

Questo canale che puo essere duplice u seinplice rimane nel 
cranio macerate a testimoniare I'esistenza di questa che io riten- 
go una variata disposizione di un'arterioia gia ad origine inco- 
stante. 

Fra i crani di mammiferi esaminati nei locali Istituti di Ana- 
tomia comparata, Antropologia e Anatomia veterinaria non ho tio- 
vato che nello seguenti specie, disposizioni che fanno ricordare quel- 
la osserv^ata nell'uomo ma solo quella dell'esemplare di Simla sa- 
tyrus mi pare possa essere omologata. 

1° Delphinus tursio (Museo di Anat. comp.) un piccolo fora- 
me mediano (da passaggio ad un'esile setola) distante 2 mm. dal 
margine posteriore del foro occipitale. 

2" Rhinoceros sumatrinus (Museo di Anat. comp.) un ampio \ 
foro mediano collocate entro una profonda incisura marginalis po- \ 
sterior, al foro fa seguito un canale di circa 1 cm. che immette di- i 
rettamente nel cranio. I 

3" Simla satyrus (Museo dell'Istituto di Antropologia) duej 
fori distant! fra loro 8 mm. e distant! dal foro occipitale S mm. 11 1 
destro e -i V2 i^ sinistro, collocati ai lat! della linea mediana ad essi ' 
fa seguito un ampio canale che sbocca nell'endocranio in una fen-i 
ditura trasversale comune. Sull'esocranio al di sopra dei fori sonoj 
due solchi ben scolpiti. A destra un piccolo foro che si continuaiB, 
un canale diploico. ' 

Ometto qui naturalmente quelle disposizioni, non rare nell'oc-' 
cipitale, legate a deficiente sviluppo del sovraoccipitale e che spes-( 
so sono rappresentate da una mancanza piu meno estesa di so-' 
stanza ossea nel tratto di squamma subito dietro al foro occipitale 
(ad esempio spesso in Erynaceus europaeus). 

Di recente il Mens a trattando delle arterie meningee ence- 
faliche nella serie dei Mammiferi (33), ha proposto ed adottato una 



- 243 - 

imova nomenclatura delle arterie stesse, unico mezzo per orientarsi 
neil'intricato argomento. Cosi di arterie cerebellar! e istmo-cei'e- 
bellari I'A. ne distingue quattro : la cerebellare dorsale (mastoidea), 
la cerebellare laterale (la meningea del foro condiloideo anteriore) e 
due istmo-cerebellari la orale dal foro lacero anteriore e la aborale 
dal foro lacero posteriore. 

Di tutte queste arterie la 1* si puo dire costante, quasi co- 
stante la cerebellare laterale e la istmo -cerebellare aborale, mono 
assai la orale. A meningee del foro occipitale I'A. non accenna mai 
parla invece di multipli esili rami dalla occipitale penetrant! attra- 
verso alia squamma in cavia cobaya, ma senza che se ne possa 
distinguere uno prevalente. Purtroppo le ricerche in argomento, 
ricchissime per cert! ordini (ad es.° Ungulata, di cui I'A. da descri- 
zioni accuratissime e in gran parte original!), sono ancora deficient! 
per Simiae e Prosimiae. Concludendo se una meningea data dall'oc- 
pitale penetrante pel foro occipitale o per fori anomal! della squam- 
ma, esiste in altri animal! oltre che nell'uomo, questa probabilita e 
limitata a! piii elevati vertebrati. II Mensa erode di omologare 
I'arteria meningea posteriore o della piccola falce dell'uomo alia cere- 
bellare laterale degli altri mammifer! ma cio in via di ipotesi e, a 
parer nostro, molto problematica. 

Riguardo all'arteria del foro parietale e note che qnesto fra ! 
Mammifer! e proprio dell'uomo e di alcuni primati C) (Ranke (39) lo 
ha rinvenuto nel 32 o/o su 50 Orangh! e nel 40 % in 70 Hylobates), 
e quanto al suo significato e ormai generalmente ammesso che esse 
altro non e che un vestigio suturale (Br oca (6), Augier (2) e 
Tench in! (52) o meglio fontanellare (Gi uff rida-Ruggeri 16). 

Un' arteria meningea che entri per il foro parietale non e stata, 
a niia saputa, ancora descritta in altri Mammifer! superiori all'in- 
fuoi! che nell'uomo, e dunque lecito I'affermare col Mensa che essa 
e da ritenere „ meningea accessoria „. 

Dall'esame di queste mie due osservazioni emerge chiaro un 
fatto non da tutti nenuto nella dovuta considerazione : che cioe ! 
rapport! circolatori fra esse ed endocranio sian ben piu conlplessi d! 
quel che si potrebbe sospettare dalla lettura de! solit! trattati, e 
un carattere comune riunisce quest! canal! perforant! cranio! ed e il 
trovarsi costantemente inclusi negli spazi sia suturali sia fontanel- 
lari fra un centre di ossificazione e I'altro. E merito ossenzialmente 



0) Veranieute il Pateraon (35) afteriua lU aver rinvenuto fori parietal! anclie in altri luatiimi- 
j feri, ma la sua att'ermaziouc i; isolat* e le mie osservazioni non mi permettouo di conlermarla. 



- 244 - 

del Tenchini (50, 51, 52) di aver completamente illustrati alcuni 
di quesfci canali o poco noti o creduli rari (come 1' intVasquamoso 
delGruber) o addirittura di aver per prime illustrato nuovi canali 
come i frontali e I'infraparietale. Per questo io son lieto di aver 
aggiunto qualcosa alia larga messe di osservazioni fatte dal Tenchini 
che aveva arrestato la sua ricerca sui canali sagittali e parasagit- 
tali a livello del Lambda. Sul carattere arterioso o misto di molti 
di questi pretesi emissari ha gia insistito il Tenchini e coi suoi 
risultati coincidono e «i completano i miei. 



Bibliografia. 



1. Augelotti G. — Sui solclii dell' A. Meiiiiifiea luodia iifU'cndocraiiio iu AIM dclla jSoc. Jiom. di 

Antropologia Vol. XY Fasc. Il pag. 392-395 1910. 

2. Augiei- A. C. — Kecheiclies sur le developpeiuent des parietaux a la region sagittale. — Fans 

A. Delahaye iS','}. 

3. Barkow. — Anat. Ahhandl. Breslau 18.^9 (cit, da Grubei). 

4. Beaunis Bouchard. — Nuovi eleuieuti di auatomia descrittiva. 1884. 

5. Bland in. — Nouvaux Elements d'anatoniie descriptive. — 1838, raris. 

6. Br DC a P. — Sur la perforation oongt'nitale et sym6trique des deux parietaux. — Jivlktins de 

la Societe d'Anthropologie de Paris T. X. S. II pag. 192-199, 187.'t. 

7. Calori L. — Tavole anatomiclie. — Bologna 1850-62. 

8. Id. — Sopra un uotabile auiuento numerico dei forami e canali euiissari del craiiiu uiuuiio. — 

Mem. Accad. della »S'c. Bologna SV. T. Y. 1895-96 pag. 19-42. 

9. Chiarugi. — Istituzioni di Anatonila doll'nouio. — Yol. II. F. II, 1912. 

10. Cruveilhier. — Auatom.e descriptive. — T. I e II 1837. 

11. Cutore G. — Frequenza e eouiportamento dei canali pcrt'oranti arteriosi nella squaniuui tern- 
porale deU'uoino. — Monitoi-e Zoologico Ital. Yd. XVI, anno 1905 pag. 16-28 e pag. 32-49. 

12. Debiorre. — Elemeuti di Anatoiuia dell'iioiuo. 

13. Dubreuil. — Des anomalies arterielles. — I'aris, 1841. 

14. Gegenbaur. — Traite d'Anatomie humaine trad. Juliu. — Farin 1889. 

15. Giannelli L. — Kicercbe anatomiclie suU'A. meuingea media. — Froc. Ycrbali dclla U. Aci\ 
dei Fisiocritici di Siena: 30 aprile 1895 e in Atli della B. Ace. Fisioc. di Siena S. lY, Y. Ylll 
1895. 

16. G iu f f r i d a - R u g g 6 r i. — Sul significato delle oasa fontanellari p dei liirami piuittali oi<-. 
AUi della Soc. Bom. di Antropol. Vol. VII. Fas. III. 1901, pag. 81. 

17. Id. — Crani e mandibole di Sumatra. — AUi della Soc. Bomana di Antrop. Yol. IX 19U2 puij. 

203-264. 

18. Id. — TJeber die eudocranischeu Furcben de Arteria Meuingea media bei Menscbuu. — ZciUcrift 
fiir Morphologic und Anthropologic lid. XY pa(j. 401-412, 1913. 

19. Greig. — Congenital and Syiuuietrieal Perforation of IJntli Parietal Bones. — Journal of Ana- 
tomy ecc, 1892 pag. 187-191. 

20. Gruber. — Ueber congenital abnorme weiter Foramina parietalia; — Virch. Archiv. Bd. 50 
pag. 124-134 1870. 

21. Id. — Ueber eines neuen Fall einer congenital abnorme weite Foramen parietale (3» Fall). Vir 
chow's Archiv Bd. 68,1876 pag. 305-324. 

22. Haller. — I cones anatomicae. — Gooettingae 1743-1756. 

23. Hamy. — Description d'un crane de foetus raicrocAphale ecc. — Bull, de la Soc. d'Anthnqi. <'■ 
FarU T. 2" S. 2^ p. 507-511 1867. 

24. Id. — Ricercbe suUe fontanellp anomale del cranio umano. — Archivio j). V Antropologia T"' 
IT. 1872. 

25. H e i t z m an n. — Die descriptive und topograpbiscbe Anatomic der Meuscbeu in 600 Abbiduugcn 

Wien, 1884. 



- 245 - 



26. H e n 1 e. — Haudbucli dcr Systeinatisclier Anatomic fler Mensclieu. — 1876. 

27. Hyrtl. — Istitazioue di auatoinia deirnonio. — 1S~~ Xapoli. 

28. Id. — Ueber die Kami peifoiantes der ileningea media. — Oestereichiscke Zeituchrijt jVr practische 
Ueilkunde Wien iS-^9. 

29. La n til. — Knovo mamiiilc ]itr ranatoiiiico. — Milano 1841. 

30. Le Double. — Traite des vaiiatious des os dii crane. — Paris 1903. 

31. Maciesza. — Ueber zwei neue P'iille angeborener abnorm welter Foramina parietalia. — in 
■ Virch. Archiv. Bd. 200, U. -2. pag. 359-366. 

32. Meckel. — Mauuale di Anatoraia generale descrittiva e (latologica. — Milano 1820. 

33. Mensa A. — Arterie raeningee encefaliche nella serie del mammiferi. — Morphologischen Jahr- 
buch Ed. XLVI, H. 1-2 1913, pag. 1-207. 

34. Meyer. — Spolia anatoraica. — Journal of Anatomy, vol. XLVIII 3^ »V. 1914, pag. 143. 

35. Paterson. — Symmetrical perforation of tlie parietal boner ecc. — Journal of Anal. Vol. 34. 
1900, p. 228-237. 

36. Poirier. — Trat. d'Anat. Huiiiaine. 1911. 

37. Quain. — The anatomy of the arteries of tiie Human body. — London 1844. 

38. Quain's. Anatomy. — 1894. 

39. Ranke, — Die iiberzablige Hantknochen der menschlichen Scliiideldachs. — Abh. d. II Ce. d. 
K. Ak. d. Wiss. Mihichen. Bd. XX abth. II pag. 27 7-464 1900. 

40. Rauber e Kopsch. — Lehrbuch der Anatomie, 1908-1909. 

41. Romiti G. — Trattato d'Anatoraia dell'uomo. VI. 

42. Sappey. — Traitc d'Anat. descriptive. Paris Delah age 1876. 

43. Simon Th. — Ein fall von abnorme Erweiterung der Foramina parietalia. — Virchotv's Arch. 
Bd. 51 pag. 137-1870. 

44. Id. — Ein neue Fall abuorui welter Foramina paiietalia. — Virchow Arch. Bd. 55, pag. 536, 
1872. 

45. Sobotta. — Atlante di anatomia descrittiva dell'uomo. — 1907-1908. 

46. Soemmering e Theile. — Eneicl. Anat. Venezia, 1845. 

47. Spalteholz. — Atlante Manuals di Anat. umaua. 

48. Grafvon Spee. — Kopf. Abth. II. — Skelctlehre in liardelebcn's Ilondbuch der anatomie der 
Menschen 1895. 

49. Sperino. — Circolazione venosa del capo. — Torino 1884. 

50. Tenchini. — Di uu cauale perforante arterioso (infrapai'ietale) uella volta crauica deH'uorao 
adulto. — 2Ionit. Zool. Hal., vol. XV, 1904, pag. 101. 

51. Id. — Sulla presenza di ciinali emissari nella squama frontalis duU'nomo adulto. — Moiiit. Zool. 
vol. XV, 1904, pag. 254-273. 

52. Id. — ■ Canali perforanti sagittali e parasagittali nel cranio dciruomo adulto. — Archivio Ital. di 
Anat. ed Embr., vol. IV 1905, pag. 116-152. 

53. Tea tut. — Trat. di Anat. uraana. — Trad. Sperino, VI 1901, VII PI 1894. 

54. Tiedemaun. — Tabulae arteriarum corpori.s humani 1822 e Supplemeuto 1846. 

55. Valenti. — Compciidio di Anatomia deiruomo. 

56. Wrany. — Abnorme Weite der Foramina parietalia. — Virteljahrschr. f. pract. Ueilkunde. Bd. 
90, 1866. 

57. I d. — Ztir abnormeu Weite der Foraiiiiua parietalia. — Virteljahrnchr. f. pract. Heilk. XXVII 
Jahrg. Bd, IV {Bd. 108) 1870. 



F O li I ID XJ F L I C I 



e 
bo 
o 
a 
n 

C3 


«>£ . 
S <i> E 

Q — ~ 


Distanza 

dal marline post. 

del foro occ. 

in mm. 


Ampiezza del foro 
in mm. 


DECORSO DEL CANALE 


-a 
z 


destro 


sinistro 


destro 


sinistro 




116 
307 
364 
469 

881 
64 


15 
4 

8 


s 

8 


3 
4 

fi 
inf. n 


1 
2 

11/.. 
2 1/.1 
1 i'„ 

Slip. 1> 2 


2 
1 

inf. 3 


obliquo dal ba.sso iu alto 
obliquo {tall'alto al basso 

idem 

idem 

idem 

il snperiore sbocca col suo cauale md foro info- 
riore cbe e segiilto da canale obliquo dal- 
I'alto al ba.sso. 



FORO SEJVmiilOE ls/L^T>XJ^1^0 O IjA.TEI^.A.LE 



Numero di Catalogo 


Distanza 

dalla 

inea mediana 

in mm. 


Distanza 
1 margine post, 
del foro occ. 

in mm. 


a 

o 




Sinistro 


Medio 


Destro 


DECORSO DEL CANALE 










■o 




385 






4 


1 




diritto, brevissiuio 


■{4(1 






7 


1 




idem 


161 






8 


1 "-2 




idem 


855 






7 


2 




obliqiio dall'alto al bas.so, dall'esterno airinterno 






889 


2 


2 


1 1 o 


diritto, brevissimo 


951 






6 


2 




obli(ju(> dallalto al basso 






909 


5 


2 




obliquo dall'alto al basso, dall'esterno allinterno 






224 


3 


2 




diritto, brevi8.simo 


967 






5 


2 




idem 


654 






4 


3 




obliquo daU'alto al basso 


228 






3 


.5 




idem 






905 


2 


5 




idem 


202 






2 


,5 




obl)c|Uo dall'alto al basso, dall'interno aU'esterno 






75 


1 


5 




idem 






607 


4 


5 


1 1 '. 


obliquo dall'alto al basso, daU'esterno aH'interno 






415 


3 


5 




obliqTio dall'alto al basso 




155 




_ 


.5 




obliquo dall'alto al basso, dall'interno aU'esterno 


55 






4 


fi 


1 1/., 


obliciuo dall'alto al basso, daU'esterno airinteriio 


637 






2 


6 


1 I'o 


obliquo dall'alto al basso 






635 


2 1 '.1 


6 




idem 


101 






3 


7 




obliquo dall'alto al basso, daU'esterno aU'interiio 


272 






1 


7 


1 ' -J 


ol)li(|uo dall'alto al basso, daH'iuterno all'estenio 




664 


312 


1 


7 

7 




idem 
obliquo dall'alto al basso 




729 




— 


7 




idem 


109 


479 




1 


7 
8 




idem 
obliquo dall'alto al basso, dall'interno aU'esterno 


856 






2 1/.J 


>* 


1 1 ., 


obliquo dall'alto al biisso 




684 




— 


9 




obliquo daU'alto al basso, dairinterno aU'esterno 


476 


784 




1 


10 
10 




idem 
obliquo dall'alto al basso 


266 


944 
225 
404 




2 i/.i 


10 

11 

12 
12 Vs 


1 1 '2 


idem 

idem 

idem 

obli<iuo daU'alto al basso, dall'interno aU'esterno 






299 


1 


13 


1 '-'2 


obliquo daU'alto al basso, daU'esterno aU'iuterno 






625 


4 


14 




idem 


384 






2 


14 


!/.> 


oblique dall'alto al basso 


723 






9 


18 




diritto 


3 






4 


20 




idem 






766 


5 


20 


V2 


idem 



- 247 - 

PERSONALE UNIVERSITARIO 

(di Zoologja, Anatomia comparata, Anatomia umana. Antropologia, Istologia. Anatomia veterinaria). 

NUOVE NOMINE. 

(C/". M. Z., Vol. XXIV, N. 2, 5, 7, 8, 9, iO, di, i2). 

La Redazione del Moniforc Zoologico sara liela di rieovere indicazioni per 
tonere osattamento al corronto I'Elenco del Personale Universitai'io, 



UNIVERSITA DI BOLOGNA 
Gabinetto di Anatomia uma^ia 
Taboni Luigi, Assistento (per Y Anatomia microscopica). 

UNIVERSITA DI GAGLIARI 
Mazza Folieo, Liboro doccnto di Anatomia comparata o Zoologia. 

UNIVERSITA DI GENUVA 
Islituto Anatomico 
Maccagno Mario, Assistonte. 



Orlandi Sigismondo, Liboro docente di Anatomia comparata. 

UNIVERSITA DI MESSINA 
Gabinetto di Anatomia umana normale 
De Gaetani Luigi, Aiuto (Gomandato presso la R. Universita di Padova). 

Gabinetto di Zoologia e Anatomia comparata 
Lo Giudice Piotro, Aiuto (Gomandato presso la R. Universita di Pavia). 

UNIVERSITA DI MODENA 
Gabinetto di Anatomia umana 

Ferrari Paolo, Aiuto. 

Gabinetto di Anatomia comparata 

Zweibaum Giulio. Aiuto. 

UNIVERSITA DI NAPOLI 
Istituto Anatomico 
Versari Riccardo, Direttorc, 0, di Anatomia umana normale. 

Gabinetto di Zoologia 
Caroli Angelo, Assistente in soprannumero. 



— 248 — 

Gahinetto di Anatomia coniparata 
Marcucci Erraete, Assisteiite. 
CoIIe Guido, Assistente. 



Ferrata Adolfo, Libero docente d' Istologia. 

Cascella Francesco, Libero docente di Anlropologia criminale. 

Goggio F^mpedocle, Libero docente di Anatomia e di Fisiologia comparate. 

UNIVERSITA DI PALERMO 
Gahinetto di Anatomia uinana normale 
Levi Giuseppe, Direttoro, 0. di Anatomia iimana noi-malc. 
Dentici Salvatore, Assistente. 

UNIVERSITA DI PARMA 
Gahinetto di Anatomia umana normale 
Dominici Mariano, Assistente. 

UNIVERSITA DI PISA 

Istituto Anatomico 
Bonfitto Teresa, Assistente. 

Gahinetto di Zoologia ed Anatomia comparala 
Borri Celso, Assistente. 

UNIVERSITA 1)1 ROMA 
Istituto di Zoolof/ia 
Sergi Quirino, Assistente. 

Artom Gesare. Libero docente di Zoologia, Fisiologia ed Anatomia comparala. 
Mazza Felice, Libero docente di Zoologia e Anatomia comparata. 

UNIVERSITA DI SASSARI 
Gahinetto di Zoologia, Anatomia e Fisiologia comixiy-ata 
Tibaldi Ettore, Assistente. 

UNIVERSITA DI TORINO 
Gahinetto di Anatomia Umana Normale 
Loredan Loi'enzo, Assistente. 



GosiMo Gherubini, Amministratore-responsabile. 

Firenze, 1914. — Tip. L. Kiccolai, Via Faenza, 52. 



MonitoFe Zoologieo Italiano 

(Pubblicazioni Italians di Zoologia, Anatornia, Embriologia) 

Organo ufficiaie delia Unioiie Zooiogica Itaiiana 

DIKKTTO 

i>Ai DOTTORI 
GIDLIO CHIARUGI EUGENIO FIGALBI 

Prof, di Aiiatoiniu uuiana Prof, ili Anatornia coinp. e Zoologia 

uel R. Istituto cli Stiuli Super, in Fireuze uella R. Universita di Piaa 

Ufficio di Direzione ed Amministrazione: latituto Aiiafoniico, Fhejize. 

12 numeri aU'anno — Abbuonamento annuo L. 15. 



XXV Anno Firenze, Novembre 1914 N. 11. 



SOMMARIO: Bibliografia: Pag. 249-254. 

CoMONiCAZioNi oRiGiNALi : Busacca A., Sulle modiflcazioni doITajiparato plasto- 
somiale nelle cellule doH'epitelio pigmentato della retina sotto Faziono della 
luce e dell'oscurita. — Autore P., Supra un muscolo piccolo palmare biven- 
tre e flessore del dito raigiiolo neH'uorao. (Con 1 flg.). — Pag. 255-264. 

Necrologio: Giovanni Antonelli. (G. Vastarini-Gresi). — Pag. 265-276. 

Personale Universitario. — Pag. 276. 



Avvertenza 

Delle Comuiiicazioiii Originali che si pubblicano iiel MonUore 
Zoologieo Italiano e vietata la liproduzione. 



BIBLIOGRAFIA 

Si lia vatizin no/tanto dei lavori puhblicati in Italia. 

A. - PARTE GENERALE 

I. Bibliografia, 
Storia e Biogralia zooiogica e anatomica 

Cardini M. — P'rancesco Redi. — Vol. di 117 2W- con ineisioni. Firenze, Ed. 

Isiitiito Microciraflco Italiano, 1914. 
Favaro Antonio e Favaro Giuseppe. — A proposito dei tre primi quaderni di 

Anatornia di Leonardo da Vinci pubblicati da Ove C. L. Vangonston, A. 

Fonalin, H. Hopstock. — Atti R. Ace. Yen. di Sc. Lett, ed Arli, T. 73, 

Disp. 6, pp. 887-924. Venezia, J913-14. 
Ficaibi Eugenio. — II Seneso F. C. Marraocchi, ovoluzionista predarwiniano e 

lo sue vedute. -— Aiti Soc. Hal. progresso Scienze, 7-^ riunione in Siena, 

Settembre 1913, pp. 473-483. Roma, 1914. 



- 250 - 

Levi Giuseppe. — Contributi scientifici dell' Istituto Anatomico della R. Univer- 

sita di Sassari, diretto da G. Levi. Anni 1910-14. — Sassari, Tip. Giovanni 

GaUizzi e C", 1914, 26 pjx 
Paladino Giovanni. — Giovanni Antonelli. Discorso commeraorativo. — Atti d. 

R. Accacl. med.-chir. di Napoli, 1914, N. 1. Napoli, 1914. Estr. di 2)]j. 7. 
Schaffer Josef. — II Marchese Aifonso Gorti. Saggio biogrartco, con ritratto del 

Gorti. — A?'ch. ital. Anat. ed Embriol., Yol. 12, Fasc. 4, pp. 627-643. 

Firenze, 1913-14. 
Sterzi Giuseppe. — Notizic intorno alPoperosita scientilica del Prof. G. Sterzi 

dal 1910 al 1914. — Cagliari, Stab. Indus bia Tipografica, 1914. pp. 20. 
Supino Felice. — Pietro Pavesi. Genno necrologico. — Rendic. Istit. Lombardo 

Sc. e Lett., S. 2, Vol. 17, Fasc. 6, pp. 252 256. Milano, 1914. 

III. Scritti comprensivi e vari 
di Biologia, di Zoologia, di A.natoinia 

Banchi A. e Pieraccini G. — Le leggi della eredita hiologiea ricercate nella 

stirpe do' Medici. Nota preventiva. Con 5 flgg. — Aix-h. ital. di Anat. ed 

Embriologia, Yol. 13, Fasc. 2, pp. 325-378. Firenze, 1914. 
Barnabo Yalentino. — Ulteriori ricerche spcrimentali sulla secrezione interna 

testicolare. — Vedi M. Z., XXIY, 8, 151. 
Berlese Antonio. — Intorno alia riproduzinno ed a I dimni'iisrao sessuale negli 

insetti. — Redia, Yol. 10, Fasc. 1, p)p). 77-112. Firenze, 1914. 
Bisson Elvira. — Inlluenza delle condizioni esterne di alievaraento suUe pro- 

prieta rtsiche del bozzolo. XXV. Razza Aoziku. — L'ltalia Sericola, Mi- 
lano [1914]. Estr. di pp. 4. 
Castiglioni Giovanni. — Ricerche sul trapianto dei vasi sanguigni. — Atti Soc. 

Loiubarda Sc. vied, e biol., Yol. 2, Fasc. 4, pp. 388-402. Milano, 1913. 
Enriques Paolo. — La coniugazione e il differenziamento sessuale negli Infu- 

sori. — Yedi M. Z., XXIY, 5, 101. 
Fiore G. e Franchetti U. — Studi speriraentali sul tirao. Un nuovo raetodo per 

lo studio dell'evoluzione e delle funzioni del timo. Con 4 tavole. — Speri- 

tnentale (Arch, di Biologia norm, e patologica), An. 68, Fasc. 2, marzo- 

aprile 1914, pp. 237-254. Firenze, 1914. 
Franchetti U. — Tinao e patologia infantile. Con tavole. — Firenze, Tipografia 

Luigi Niccolai, 1914, 161 pp. 
Galeazzi Riccardo. — Sugli innesti ossei. -- Atti Soc. Lombarda Sc. med. e 

biol., Yol. 3, Fasc. 2, jip- 83-119, con figure. Milano, 1914. 
Giordano G. e Stropeni L. — Sostituzioue del coledoco con trapianto libero di fl 

un segmento di vena. — Giorn. Accad. Medicina Torino, An. 77, N. 1, 

pip. 21-24. Torino, 1914. 
Ghigi A. — Repertorio di specie nuove di aniraali trovate in Italia nell' anno 

1910. — Monit. Zool. ital.. An. 25, N. 8, pp. 189-208. Firenze, 1914. 
Griffini Acliille. — Specie e specie. — Natura, Yol. 5, Fasc. maggio-giugno, 

P2J. 129-163. Milanu, 1914. 
Magnini Milziade. — Le lunzioui del timo ed i rapporti fia timo e milza. — 

Yedi M. Z., XXY, 6, 128. 
Monti Antonietta. — La rigenerazione degli ovari nelle Planarie. — Yedi M. 

Z., XXIY, 5, 102. 
Monti Rina. — La variabilita della pressione osmotica nelle diverse specie ani- 

mali. — Atti d. Soc. ital. di Sc. natm-ali, Yol. 53, pp. 391-448. Pavia, 1914. 
Pellegrini Rinaldo. — Sulla coirelazione tra le ghiandole a secrezioue interna. 



- 251 - 

Ossci-vazioni Anatomo-patologichc. — Atti R. Istit. Veneto di Sc, Lett, ed 
Art/\ T. 73, {Ser. 8, T. 16), Disp. 7, pp. 1001-1079. Venezia, 101 J. 
Pierantoni Umborlo. — La luce degli insetti iuminosi c la simbiosi ereditaria. 

— Rend. d. Ace. Sc. fis. e mat., Ser. 3, Vol. 20 {An. 53), Fasc. 1-4, 
pp. 15 21, con ftgg. Napoli, 1914. 

Pighini Giacorao. — La eiiergia nervosa e la chiraieo-tisica del protoplasraa. — 
Aili Soc. Hal. p)royresso Scienze, 7'-^ riunione in Siena, Settemhre 1913, 
pp. 53-79. Roma, 1914. 

Ulpiani Gelso. — Applicazioni della termodinamica alia biologia. — Alti Soc. 
ital. progress Scienze, 7^ inunione in Siena, Settembre 1913, pp. 509-543. 
Roma, 19/4. 

Valenti Anna Luisa. — Sulla deterrainazione del sesso nelle raosche. — Bios, 
Vol. 2, Fasc. 3, pp. 265 297. Bologna, 1914. 

Verity Roger. — Considerazioni sulla elassiticazionc dei Lepidotteri e loro ap- 
plicazioni alio studio di aicuni problem] dclla cvoluzione. — Vedi M. Z., 

XXIV, 5, 106. 

Zuccardl-Merii Ferruccio. — Contribute alia questione dei trapianti tracheal!. 

— Arch. ital. Otologia, Ser. 3, Vol. 25, Fasc.3,ijp. 190-192. Torino, 1914. 

IV. Gonologia, Ontogenia, Teratologia 

Batini Ett. — Sulla rigeuerazione della mucosa dell'utero dope il parto. — Vedi 

M. Z., XXIV, 8, 157. 
Beccari Nello. — Sulla spcttauza delle libre del Lenhossek al sisteraa del nervo 

accessorio, e contributo alia morfologia di questo nervo. — Vedi M. Z., 

XXV, 6, 129. 

Beccari Nello. — II IX, X, XI e XII pa.jo di nervi cranici e i nervi oervicali 
negli embrioni di Lacerta muralis. Contribuzioni alio studio del sigiiificato 
morfologico dei nervi della testa. Con tav. HI e 14 tiguro nel testo. — 
Arch. ital. Anat. ed EmbrioL, Vol. 13, Fasc. 1, pp. l-7,i. Firenze, 1914. 

Bruni Angelo Gesai'e. — SuH'origine e sullo sviluppo del peduncolo faringo-ipo- 
flsario. — Arch. ital. Otologia, Ser. 3, Vol. 25, Fasc. 2, pp. 124-130. To- 
rino, 1914. 

Buschi Giuseppe. — Ulteriore contributo alio sviluppo dell'aorta umaua : rap- 
porto tra il calibre del vase e lo spessore della sua parete nelle vai'ie eta. 
Nota prev. — Atti Soc. Lombarda Sc. med. e biolog., Vol. 3, Fasc. 4, 
pp. 370-376. Milano, 1914. 

Cai-reras Roberto. — Di alcune ricerche sopra la istogenesi della dentins. — 
Vedi M. Z., XXV, 6, 127. 

Cavazza Filippo. — Influenza di alcuui agenti cbiraici sulla lecondita del Bombix 
mori e sul sesso delle uova prodotte. — Atti Soc. ital. progresso Scienze, 
7^ riunio7ie in Siena, Settembre 1913, pp. 921-924. Roma, 1914. 

Cinotti F. — Contribute alio studio della ossificazione delle i'alangi nel cavallo. 

— Vedi M. Z., XXIV, 8, 154. 

Cotronei Giulio. — Ulteriori osservazioni sulle relazioni degli organi e sulla nu- 
trizione con tiroide di mammiferi neU'accrescimento larvale e nella meta- 
raorfosi degli Anflbi anuri. — Rendic. d. R. Accad. dei Lincei, Classe di 
Sc. fis., mat. e nat.. Vol. 23, Ser. 5, semestre 1", Fasc. 6-7, pp. 453-457 
e 2)p- 519-523. Sedute del 15 marzo e 5 aprile 1914. Roma, 1914. 

Cotronei G. — L'apparato digerento degli Antlbi nelle sue azioni morfogeneti- 
che. (Ricerche suiraccreseiraento larvale e post-Iarvale). Con 2 tavole. — 
Reale Accad. dei Lincei, Ser. 5, Classe di Sc. fisiche, mat. e nat. Vol. 10, 
pp. 143-229. Roma, 1914. 






- 252 - 

Enriques Paolo. — SuH'aumento di sostanza nucleare ncllo sviluppo erabrionalc 

(loirAplysia. — Aiti Soc. ital. progresso Scienze, 7-' i^iunione in •Siena, set- 

teinbre 1913, 2^p. 926-927. Roma, 1914. 
Favaro Giuseppe. — L' istogenosi dei vasi sanguiferi cardiaci e il suo sigi)it1cato 

morfologico. — Atli R. 1st. Veneto di Sc. Lett, ed Arti, T. 73, (Ser. 8, 

T. 16), Disp. 3, P2X 399-401. Yenezia, 1913-14. 
Favaro Giuseppe. — Ricerclie emljiiologiche od anatomiclie iutonio al cuore dei 

vertebrati, con particolare rigiiardo all'endocar liu ud alle Ibrmazioiii eiido- 

cardiache. Parte I, con 272 flgg. e Pat'te II, con 90 lijrg. — Padova, Fra- 

tclli Brucher, Edit., 1913-14, 969 j^p. 
Fossati Enrico. — Ricercho sulla struttura della niuccosa utei'ina durante il pe- 

riodo raestruo ed interraestmo. — Annali Oslelricia e Ginecologia, An. 30, 

N. 9, pp. 169-192. Milano, 1914. 
Ganfini Carlo. — Sui nervi spino-occipitali di Amia calva (Bonap.). — Yedi 

M. Z., XXIY, 8, 158. 
Giacomini Ercole. — Anatomia raicroscopica e sviluppo del sisteraa interrenale 

e del sistcma cromafflne (sistema feocromo) dei Salmonidi. Parte 2-^. Svi- 
luppo del sistema interrenale. — Yedi M. Z., XXIY, 8, 158. 
Giacomini Ercole. — Sullo sviluppo dell'organo di Jacobson (organo vomero- 

nasale) e della glandola nasale laterale in embrioni e feti di Mulelia (Ta- 

tusia, Dasypus) novemcincta. — Yedi M. Z., XXY, 6, 130. 
Giacomini Er(;olc. — Presentazioue di girini di Raiia tempor-aria e di avanotli 

di Salmo fario nutriti con tiroide di bue. — Rendic. Soc. med. chir. di 

Bologna, Ad. 28 maggio 1914, in: Boll. Sc. med., An. 85, Ser. 9, Yol. 2, 

Fuse. 8, pp. 388-390. Bologna, 1914. 
Giardina Andrea. — Sul valore morfogenetico della coida dorsale : studio spe- 

rinientale su embrioni e larve di anfibi. Con tav. LIl-LXXX o 62 ligure nel 

testo. — Arch. ital. Anal, ed Emhriol., Yol. 12, Ease. 4, pp. 443-626. 

Firenze, 1913-14. 
Jona Anita. — Sullo sviluppo del sistema interrenale e del sistema cromartiiic 

negli Anflbi anuri. Con tav. XXXVII-XLV. — Arch. ital. Anat. ed Emhriol. . 

Yol. 12, Ease. 3, pp. 311-348. Eirenze, 1913-14. 
Levi Giuseppe. — Studi sulla grandezza delle cellule. III. Le modillcazioni d'^ila 

grandezza cellulare e nucleare e dell' indice plasraatico nucleare, durante i 

piu precoci periodi dell'ontogenesi dei Mammiferi. Con 6 tigg. — Ricerche 

di Biologia dedicate al Prof. Alessandro Lustig nel 25" anno del suo 

insegnamenio universitario, 1914. Eirenze, 1914. Estr. di pp. 26. 
Luna Emerico. — Ricerche istologiche. istogeneticlie e morfogeneticlie sul nii- 

cleo dell'ipoglosso (nucleo principale di Stilling) o su alcune formazioni nu- 

cleari del midollo allungato. — Yedi M. Z., XXIY, 8, 158. 
Monterosso Bruno. — La struttura e la funzione della granulosa durante lo s\ i 

luppo istogenetico del foilicolo ovarico nei mammiieri. Nota prev. — Boil. 

d. Sed. d. Ace. Gioenia di Sc. nat. in Catania, Ser. 2, Ease. 27, pp. 3-0. 

Catania, 1913. 
Monterosso Bruno. — Sullo sviluppo del ('(judrioma e del deulopiasnia neiroonk' 

dei mammiferi. — Boll. d. Sed. d. Ace. Gioenia di Sc. nat. in Catania, 

Ser. 2, Ease. 29-30, con figg. Catania, 1914. 
Nicolai Yiitorio. — Sviluppo dei seni annessi alia cavita nasale. — Yedi M. Z., 

XXIY, 8, 156. 
Perna A. — Sviluppo ed auomalie dei denti. — Yedi M. Z., XXY, 6, 127. 
Perna A. — Sullo svilujipo della bocca. — Yedi M. Z., XXY, 6, 127. 



i 



- 253 - 

Piazza E. L. — Gontributo alia conoscenza dolle formazioni congenite mediaiic 

(Jul collo. — Vedi M. Z., XXY, 6, 131. 
Russo Giuseppe. — La socrezione nell'ovaia ed ii signirtcato del follicolo e della 

pollucida iioU'ovo degli Echinidi. — Vedi M. Z., XXIV, U-12, 228. 
Sfameni P. — Sulla origine della iriserzioue velaracntosa del runicolo e delle 

aaomalie placentai-i clie con essa di frequento coioeidono. — Annali di 

Ostclricia e Ginecologia. Milano, 1913. Estr. di pp. 58, con figure. 
Spadulini I. — Gontributo alio studio della morfologia del polmone. — Vedi 

M. Z., XXV, 6, 128. 
iSterzi G. — Lo sviluppo della scissura intererais/erica ed il signiticato del terzo 

ventrieolo. — Vedi M. Z., XXIV, 8, 159. 
Sterzi Giuseppe. — SuUo sviluppo delle arterie centrali della midoUa spinale 

del bulbo e del ponte. — Vedi M. Z., XXIV, 8, 159. 
Term' TuUio. — Gontributo alio studio dell' influenza delia ternperatura suUa 

velocita dello sviluppo erabrionale. — liicerche di Biologia dedicate al 

Prof. Alessandro Lusiig nel 25'^ anno del suo insegnamento imiversita- 

rio, 1914. Fbxnze, 191-1. Estr. di pp. 14. 
Torrigiani Gammillo Arturo. — Lo sviluppo delle cavita aocessorie delle fosse 

nasali neH'uomo. Gon tav. XIX-XXVIII e 6 ligure nel teste. — Arch. Hal. 

Anal, ed EmbrioL, Vol. 12, Fasc. 2, pp. 153-253. Firenze, 1913-14. 
Valenli Giulio. — Sulla origine delle coste nel Gongilus ocellatus. — Vedi .M. 

Z. XXIV, 8, 155. 
Valle {della) Paolo. — Studi sui rapporti fra differenziazione e figenerazione. 

— Vedi M. Z., XXIV, 11-12, 223. 

Valle (Della) Paolo. — L'appai'ato opercolare e la cavita peribranchiali nei Goi-- 
dati. L Lo sviluppo normale della regioiie nel Bufo vulgaris lino alia cliiu- 
sura della cavita peribranchiale. Gon tav. Vlll-XVl e 1 incisione. — Arch. 
Zool. ital., Vol. 7, 2ip. 115-241. Napoli, 1914. 

Vernoni G. — Lo sviluppo del cei'vello in Muletia (Dasypus, Tatusia) noveni- 
cincta Edentata. Gonti-ibuto alia moflogeuesi dei centi-i nervosi nei mam- 
mileri. Gon tav. IV-XIV e 15 tigure nel teste. — Arch. Hal. Anat. ed 
Embriol., Vol. 12, Fasc. 1, pp. 35-109. Firenze, 1913-14. — Vedi anche 
M. Z., XXIV, I, 18-20. 

Vital! Giovanni. — J)i un nuovo organo nei'voso di sense nell' orecchio medio 
degli uccelli ; uiieriore dcstino dell'organo della prima lessura branchiale. 

— Atti Soc. ital. progresso Scienzc, 7^ riunione in Siena, Settenihre 1913, 
)p. 924 925. Roma, 1914. 

Vitali Giovanni. — Sui lenomeni consccutivi alia distruzione dell'organo nervoso 
di sense da me descritto noH'oreccliio medio degli Uccelli. — Atti Soc. ital. 
progresso Scienze, 7'^ riunione in Siena, Settembre 1913, pp. 925-926. 
Roma, 1914. 

V. Citologia e Istologia. 

Biondi Giosue. — Sui cosidetto pigraento giallo dei centri nervosi. — Boll. d. 

Sed. d. Ace. Gioenia di Sc. nat. in Catania, Ser. 2, Fasc. 27, pp. 24-38. 

Catania, 1913. 
Busacca Archimede. — Sulla genesi del pigmento coroideo. — Vedi M. Z., 

XXV, 6. 130. 
Buscaino V. M. — Grassi, sterine e lipnidi nel sistema nervoso centrale in con- 

dizioni normali, spewraentali o patologiche. — Riv. di Patol. nerv. e ment., 

Vol. 18, Fasc. 11, pp. 673-708, con tav. Firenze, 1913. 



- 254 - 

Cevolotto Giorgio. — Sulla rigeneraziono del tessuto inuscolat-e sti'ialo uormale 

e paralizzato nei mararailori. — Atti R. 1st. Veneto Sc.Lett.edArti, T.73, 

Disp. 7, pp. 1109 1 196. Venezia, 1913N. 
Corti Alfredo. — Studi sulla minuta struttura della mucosa intostinale di Ver- 

tebrati in i-iguardo ai suoi diversi moraenli funzionali. — Vedi M. Z., XXIV, 

8, 155. 
Levi G. — Vedi in guesto N., pap. 252. 
Gironi Ugo. — Ricerche sulla proliferazione in vitro di alcuni tessuti di animali 

in cloronai'cosi. — Atti R. Ace. Fisiocritici in Siena, Anno Ace. 222, 

(Ser. 6, Vol. 5), N. 8-10, Mem., pp. 539-547, con tav. Siena, 1913. 
Guidi Fcri'uccio. — Sulla struttura della guaina mielinica e sul suo comporta- 

mento nolle degonerazioni secondarie, con un nuovo raetodo di indagine. — 

Riv. Patol. ne7-v. e ment.. Vol. 18, Fase. 10, pp. 628-632. Firenze, 1913. 
Montesano Giusep)p)e. — Circa il comportaraento dello schelctro nevroglico di 

Paladino nolle fibre nervosc spiiiali. — Yedi M. Z., XXIV, 8, 159. 
Monti Rina. — L'apparato rcticolare intenio di Golgi ncllo cellule nervose dei 

Grostacei. — Rend. d. R. Accad. dei Lineei, Classe Sc. fis., mat. e nat. 

Vol. 28, Ser. 5, sem. 1^, Fase. 3. Sediita del l'> fehhraio 1914,pp. 173-177. 

Roma, 1914. 
Paladino Giovanni. — Le cellule nervose sono elementi perenni deU'organismo 

animale ? Ed il periodo generarivo deircpendima e limitato al periodo em- 

brionale? — Rend,. Ace. Sc. /is. e mat.. Ser. 3, Vol. 19 (An. 52), Fase. 11-12, 

pp. 219-225, eon figf/. Napoli, 1913. — Annali di Nevrologia, An. 1913, 

Fase. 6. Napoli, 1913. Estr. di pp. 9. 
Patella Vincenzo. — Nuovi elementi per la genesi endotcliale dei raononucleati 

del sangue, desunti dallo studio del sanguo malarico. — Atti Soe. ital. pro- 

gresso Seienze, 7^ riunione in Siena, Settembre 1913, pp. 485-507. Roma, 

1914. 
Pitzorno Marco. — Su alcune pretese anastomosi fi'a cellule e gangli sirapatici. 

Vedi M. Z., XXIV, 8, 159. 
Pitzorno Marco. — Sullo strappo delio sciatico nei Ghelonii. — Riv. di Patol. 

nerv. e ment.. Vol. 19, Fase. 2, p^p- 105-109, con figg. Firenze, 1914. 
Riquier Carlo. — Studio macro- e microscopico sul sirapatico dei Cheloni con 

osservazioni intorno alle anastomosi cellulari. — Riii. di Patol. nerv. e 

ment.. Vol. 19, Fase. 7, pp. 422-445, eon figg. Firenze, 1914. 
Sanguineti Luigi Romolo. — Infiucnza delle sostanze nervine su raccrescimonto 

dei nervi in vitro. Con 1 tav. — Riv. di Patol. nerv. e ynent.. Vol. 19, 

Fase. 5, pp. 257-265. Firenze, 1914. 
Sanguineti L. — Influenza delle sostanze nervine su 1' accresciraento dei nervi 

in vitro. — Atti R. Ace. dei Fisiocritici in Siena, Anno Ace. 222, (Ser. 0, 

Vol. 5), N. 7, Pi^oc. verb., p. 416. Siena, 1913. 
Terni TuUio. — I condriosorai nella cellula nervosa. [Rivista sintetica]. — Riv. 

di Patol. nerv. e ment. An. 19, Fase. 5, pp. 282-300. Fii-enze, 1914. 
Zalla M. — Sui trapianti dei nervi periferici. Con 3 tav. — Riv. di Patol. 

nerv. e ment.. Vol. 19, Fase. 4, pp. 193-207. Firenze, 1914. 

VI. Tacniea zoologica, anatomica e microscopica. 

Fano (Da) Gorrado. — Modificazione del metodo di Bielschowsky per lo studio 
del cosidetto tessuto reticolare. — Atti Soe. Lombarda Sc. med. e biolog.. 
Vol. 3, Fase. 4, pp. 305-319. Milano, 1914. 



- 266 - 



COMUNICAZIONI ORIGINALI 



DALL'ISTITUTO DI ANATOMIA UMANA NORMALE DELLA R. UNIVERSITA DI PALERMO 
DIRETTO DAL PROF. R. VERSARI 



Sulle modificazioni deH'apparato plastosomiale 

nelle cellule deU'epitelio pigmentato della retina sotto I'azione 

della luce e deiroscurita 

PER ARCHIMEDE BUSAGGA, interno 



E viotata la riprodnzione 

RiassLimo brevomento in questa nota quanto ho pofcuto osser- 
vare in una serie di ricerche eseguite alio scopo di vederese e quali 
modificazioni si producessero nell'apparato plasfcosomiale delle cel- 
lule dell'epitelio pigmentato della retina, sotto I'azione della luce e 
deU'oscuiita. 

Per tali ricerche ho scelto come animale da esperimento il 
Bufo vulgaris. L'animale era tenuto per dieci giorni in ambiente 
completamente buio, dopo di che gli si enucleava un occhio ; indi 
era esposto per una o due ore all'azione della luce solare diretta e 
poi privato dell'altro occhio, che, al pari del prime, era trattato con 
il metodo Regaud per i plastosomi. 

Nelle cellule epiteliali suddette si osserva, in condizioni normal! 
fid usando qufsto metodc, un nucleo, il pigraento, un apparato plasto- 
somiale, dei corpi aleuronoidi, e con maggiore o minore frequenza, 
una bolla lipoide e dei corpi rotondeggianti colorati pallida mente 
daU'ematossilina ferrica. 

Come e note il pigmento occupa una zona posta tra il nucleo 
ed il limite retinico della cellula, i plastosomi invece sono quasi 
esclusivamente nella zona viciila al limite coroideo. La zona pig- 
men tata non e pero nettamente separata dalla zona che contiene 
solo plastosomi, ma tra Tuna e I'altra troviamo un tratto di pro- 
toplasma in cui si riscontrano contemporaneamente plastosomi e 
pigmento. 



- 256 - 

Nelle mie ricerche ho potufco notare che negli animali teiiuti 
al biiio la cellula epiteliale retinica e piu alta, ha un nucleo cen- 
trale o quasi, ed una zona pigmentata a forma di lunula con la 
concavita rivolta alia coroide ; negli animali tenuti alia luce invece 
essa si presenta contrahta, 11 nucleo e spostato verso la coroide, la 
zona pigmentata presenta del prolungamenti verso la retina. Inol- 
tre, mentre dapprima 11 pigmento e abbondantissimo nel corpo cel- 
lulare, sotto I'azione della luce esso diviene piii scarso. 

Per quanto riguarda i caratteri raorfologici del pigmento esso 
si presenta a forma di granuli o di bastoncini e quest'ultimi col 
maggior asse nel sense del maggior asse collulare. Per I'azione del- 
la luce non si hanno nel pigmento modificazioni morfologiche ap- 
prezzabili, solo si nota la cornparsa nella zona di transi/ione di am- 
massi pigmentati di volume un po' vario, che in un primo tempo 
appaiono quasi omogenei, di poi a struttura nettamente granulare 
ed infine si risolvono in granuli e bastoncini che si spargono pel 
protoplasma. 

I plastosomi hanno anch'essi forma di granuli o di bastoncini 
e ne la loro forma ne il loro volume si modiflcano in modo ap- 
prezzabile sotto Tazione degli stimoli luminosi. Sono piii abbondanti 
negli animali tenuti al buio in cui si nota un dense strato di mi- 
nutissimi granuli verso il limite coroideo della cellula; negli animali 
invece tenuti alia luce sono molto diminuiti, e di questo strato non 
restano che pochi element!. Inoltre negli animali tenuti al buio e 
facile notare che i plastosomi sono spesso abbondanti in vicinanza 
del corpi aleuronoidi; tale fatto non si nota piii negli animali che 
hanno subito I'azione di stimoli luminosi. 

I corpi aleuronoidi si presentano negli animali tenuti al buio 
di forma rotondeggiante od ovalare ; hanno volume vario e sono 
piu abbondanti nella cupola protoplasmatica; tuttavia con grande 
facilita se ne possono riscontrare nella zona di transizione. Qualche 
volta si vede che hanno struttura lamellare, altre volte presentano 
la parte centrale pallidamente colorata. Raramente se ne riscontra ; 
qualcuno in fase avanzata di desquamazione oppure gia risolto in j 
lamelle ; i piia hanno invece un contorno nettamente regolare. l 

Negli animali che hanno subito I'azione della luce i corpi aleu-j 
ronoidi sono meno numerosi, raramente se ne riscontra qualcuno ; 
a contorno regolare, poiche i pih sono in fase di desquamazione j 
piu meno avanzata, e si notano tutti gli stadii dalla struttura ai 
lamelle concentriche spezzate in uno o piu punti alia risoluzione inl 
ammassi piu o meno grandi di huneile. I corpi aleuronoidi mancano,i 



- 257 - 

almeno sono molto rari, nella zona di transizione delle cellule di 
animali tenuti alia luce. 

La bolla lipoide non ci presenta modificazioni che si possano 
attribuire all' azione esercitata dagli stimoli luminosi. 

I corpi rotondeggianfci od ovalari pallidamente colorati die si 
notano nella zona di transizione di animali tenuti al buio non si 
riscontrano piii in animali che sono stati esposti alia luce. 

Mettendo in raffronto questi fatti con quanto gia sappiamo 
sulla funzione del pigmento retinico, ho creduto di poter concludere 
favorevolmente all' ipotesi gia emessa da Luna che cioe il pigmen- 
to retinico si origina dai plastosomi e che questi a lore volta pro- 
vengano, almeno in parte, dai corpi aleuronoidi. 



Di questa nota fu gia fatta comunicazione al Congresso del- 
rUnione Zoologica Italiana tenuto in Palermo nell' aprile 1914. 



DALL ISTITUTO DI ANATOMIA UMANA NORMALE DELLA R. UNIVERSITA DI NAPOLI 
DIRETTO DAL PROF. R. VERSARI 



Sopra un muscolo piccolo palmare biventre e flessore 
del dito mignolo neiruomo 

PER IL DoTT. PIETRO AUTORR, Assistente 



(Con 1 flgura) 

fi vietata la riprod azione. 

ISFel preparare i muscoli dell'avambraccio destro di una donna 
di a. 48, ebbi a riscontrare, alia regione anteriore, un piccolo pal- 
mare anomalo, del quale ho creduto utile tener nota, non avendone 
trovata menzione nei trattati classici di anatomia che ho potuto 
consultare e nelle monografle speciaU che si occupano di questo 
muscolo. 

II Qua in considera il m. piccolo palmare come il piii varia- 
bile di tutti ; esse infatti puo alien tanarsi dai tipo normale : per la 
sua forma, per la sua origine, per la sua inserzione, per il suo 
sviluppo. 



- 268 - 

Variazione cli forma. — Le variazioni di forma del p. p. sono 
state riscontrate ed illustrate dal Macalister, dal Testut, dal 
Calori, dal Tillaux etc. 

II Maca lister ha visto un p. p. privo del siio tendine, costi- 
tuito semplicemente da fasci carnosi " che si estendevano in modo 
continuo dcill'epitroclea al pugno „. 

Testut, Macalister, Calori e Tillaux hanno segnalato dei 
piccoli palmari aventi un aspetto inverse a quelle del tipo normale, 
cioe dei piccoli palmari costituiti in alto da. un tendine, mentre la 
meta inferiore era rappresentata da fasci carnosi molto sviluppati ; 
fatto qucsto che c state designate coU'espressione : anovesciamento 
del muscolo. 

Winslow e Poirier hanno riscontrato dei casi in cui il p. p. 
aveva una forma aft'usata, presentandosi carnoso alia sua porzione 
media e tendinea alle sue estremita. 

Inline altri autori parlano di p. p. digastrico, costituito cioe, 
da due ventri muscolari, uno superiore, ed uno inferiore, riuniti 
alia parte media dell'avambraccio da un tendine, variabile in lun- 
ghezza ed in larghezza. 

Accanto a queste variazioni di forma, credo opportune porre 
quel casi nei quali il p. p. carabia il sue aspetto o per I'aggiunta 
di nuovi fasci muscolari, o per la divisione dei suoi fasci costitui- 
tivi. Intendo parlare del p. p. a due e a tre capi. 

II p. p. duplice, riscontrato da Gruber, Meckel, AVood, 
Flesch, Calori, Testut ed altri, e dato da due piccoli muscoli, 
situati suUo stesso piano, tra il grande palmare ed il cubitale an- 
teriore. 

Essi possono avere origine entrambi daU'epitroclea e possono 
variare nella lore forma, ossia essere, il laterale piii largo del me- 
diale, il quale puo essere fusiforme o rovesciato. 

II muscolo mediale puo avere origine daU'epitroclea e quelle 
laterale dairapofisi coronoide del cubito. L'nno dei due puo avere 
origine normale mentre I'altro si distacca in alto dal 3" inferiore 
deir aponevrosi antibrachiale esclusivamente o da questa e dal 
grande palmare, o dal grande palmare solo in alto e dall'abduttore 
del piccolo dito in basso. 

Le varieta del p. p. bicipite sono considerevoli. In un caso il- 
lustrate dal Macalister la 1'^ porzione si originava dal tendine 
del grande palmare; la 2''^ dall'aponevrosi che ricopre il cubitale 
anteriore. 

II p. p. a tre capi rappresenta, vicevei-sa, un'anomalia rara; II 



- 259 - 

Graber una volta sola ha riscontrato un vero hricipite, i tre capi 
del quale si distaccavano tutti daU'epitroclea. 

Anomalie per variazione dell'origine. — he auomalie dovute 
alia variazione della origine del muscolo sono varie. 

II Macalister ha segnalafco dei casi nei quali il muscolo si 
originava al disopra deU'epitroclea o sal raargine interno deH'omero 
sull'oponevrosi intermuscolare interna. 

Calori ha riscontrato dei casi nei quali I'origine avveniva sul 
muscolo bicipite o sul brachiale anteriore. 

Arrison, Macalister stesso, Testut I'hanno visto originarbi 
direttamente daU'epitroclea. 

Poi non sono infrequenti i casi registrati d'origine del muscolo 
dal cubito, sia sopra il margine interno dell'osso (Macalister) sia 
sopra I'apoflsi coronoide (Meckel): dal radio, sia sopra la faccia 
anteriore dell'osso (Macalister, Col ley), sia sopra la tuberosita 
bicipitale (lanser) sia inline sui muscoh vicini ed anche sull'apo- 
neurosi antibrachiale. 

Ayiomalie per variazione della inserzione. — II piccolo palmare 
distalmente, oltre che sul legamento anulare del carpo e sull'apo- 
neurosi palmare, che rappresentano i suoi punti normali d'inserzio- 
ne; puo inserirsi anorraalmente sonra I'aponeurosi antibrachiale e 
I'aponeurosi interossea (Coster), sopra reminenza tenare ed ipo- 
tenare, terminandosi sia sopra I'aponeurosi della regione, sia sopra 
i tendini d'origine dei muscoli (Testut). 

Puo ancora inserirsi sullo scafoide (Fleischmann, Winslow, 
Jenty); sul piriforme (Gruber, Macalister, Testut, Le Dou- 
ble); sui tendini dei flessori (Gruber ha illustrato un caso nei 
quale il piccolo palmare terminava con tre fasci distinti; su I'apo- 
neurosi palmare, sopra il piriforme, sopra I'adduttore ed il corto 
tlessore del piccolo dito). 

Anomalie per cambiata struttura. — Testut e Le Double 
dicono che in un'epoca primitiva, nei suo state di perfetto svilup- 
po, il muscolo piccolo palmare si prolungava per mezzo di un'apo- 
nevrosi dapprima stretta, poi tngliata a ventaglio, sino ai tendini 
del flessore comune superficiale delle dita e suUe falangi, venendo 
ad assumere tutti i caratteri d'un muscolo flessore. 

Poi col prodursi della saldatura dell'aponeurosi palmare con il 
legamento anulare anteriore del corpo, il muscolo viene ostacolato 
nella sua funzione primitiva e si comprende benissimo allora come 
a poco a poco esse vada riducendosi per mancanza di funzione fi- 
ne a darci un esempio di enorrae riduzione di un muscolo il quale, 



- 260 - 

sirailmente al piccolo psoas ed al piramidale deU'addome ha il si- 
gniflcato di un orgaiio rudimentale in via di gradaale scomparsa. 

Quindi dal punto di vista della sua robustezza e del suo 
aspebto, dato che si tratta d'uri organo che al suo stato primitivo 
era molto sviluppato e che ora e in via d'atrofla, e facile riscon- 
trare tutte le forme intermedie, che dal tipo primario vanno flno 
alia sua trasformazione fibrosa od alia sua completa scomparsa. 

Le anomalie piii iinportanti che appartengono a questo gruppo 
sono la tiasformazione fibrosa e I'assenza del muscolo. 

La trasformazione fibrosa si ha quando al posto dei fasci mu- 
scolari si riscontra un legamento, il quale si attacca, nella mag- 
gioranza dei casi, sopra il legamento anulare del carpo mandando o 
non mandando delle espansioni per le eminenze tenare ed ipotenare. 

L'assenza totale del p. p. non e rara, e mentre alle volte, il 
muscolo assente puo essere rimpiazzato da fasci soprannumerari 
odessere supplito da qualche espansione carnosa o fibrosa prove- 
niente dai muscoli vicini (Macalister, Wood, Friedlowski), 
altre volte puo mancare senza essere in alcun modo sostituito. 

Piccolo palmare nei vertebrati — L'importanza della conoscenza 
del comportamento dei muscoli nei vertebrati e, come si sa, molto 
utile per potere mettere in rilievo le relazioni che esistono tra lo 
apparecchio muscoiare di essi e (juello dell'uomo. 

Nello scimpanze, Champneys, Rolleston, Humphrise 
Testut riportano il p. palmare inserito in parte sopra il legamen- 
to anulare del carpo ed in parte sopra I'aponeurosi palmare, cio 
che ricorda, come del resto anche in tutte le scimmie antropoidi, 
le inserzioni delio stesso muscolo nell'uomo. 

Gratiolet ed Alix, studiandolo nei Troglodites Aubryi hannu 
visto il tendine del p. p. che si prolungava sopra gl'lnviluppi fibrosi 
del trapezio e per la sua interposizione sopra il poUice e le prime fa- 
langi e lo hanno percio chiamato flessore delle prime falangi. 

II Duvernoy lo ha trovato nell'orang molto voluminoso. 

Meckel ha potuto vedere che nella iena e nell' orso, questo 
muscolo si confonde intimamente con il flessore superflciale delle 
dita, mentre nei cane e una vera e propria dipendenza del flessore 
superflciale. 

Nei formichiere, studiato dall'Humphry esso e saldato col 
cubitale anteriore. 

Young nella civetta ha potuto mettere in evidenza due piccoli 



- 261 - 

palmari molto sottili che terminano isolatamente nella regione pal- 
mare. 

II piccolo palmare, studiato dallo Humphry nella foca si ori- 
gina sal lato intenio deU'olecrano, si spande in basso per costituire 
I'aponeurosi palmare, e si perde sopra la guaina dei tendini flessori 
e sopra i tendini stessi delle tre dita medi, dopo avere inviato 
una espansione aponeurotica, molto resistente, sopra il radio, il 
carpo ed il pollice. 

Mial e Greemwood dimostrarono nell' elefante delle Indie 
che il piccolo palmare diveniva a livello del carpo tendineo e si ar- 
restava, mediante qualcuno dei suoi fasci sul legamento anulare, 
nientre la maggior parte del tendine si espandeva nella regione pal- 
mare, inserendosi la porzione piii robusta di esso, dal lato cubitale, 
sopra I'osso sesamoide del 5° dito e dal lato radiale confondendosi 
con Testensore. 

Maisonneuve nel ynurin ha riscontrato questo muscolo con 
forma fusiforme e lo stesso ricercatore studiandolo nel pipistrello 
ha notato pure la forma fusiforme del p. p. 

II p. p. inline e rappresentato nel damcm, da un tendine lungo 
e largo (Meckel) e secondo Testut manca completamente nei So- 
li pedi, Ruminanti, Pachidermi e nell' Ornitorinco. 

Dalle osservazioni anatomo-comparate si puo quindi dire: 

1. Che in origine il p. p. era un muscolo flessore delle fa- 
langi che si conserva tale in alcuni vertebrati, come nel Troglo- 
dytes Aubryi, nella iena, nel cane, nella foca, nel pipistrello. 

2. Che le anomalie, flno ad ora riscontrate nell'uomo, non 
rappresentano altio che fatti regressivi che si riscontrano come nor- 
mali in alcuni voitebrati. 

Cosi il p. p. e normalmente doppio nella civetta, fusato nel 
murin, fibrose nel daman^ non esiste nei solipedi, ruminanti, pa- 
chidermi, Ornitorinco. 

3. Che dobbiamo considerare il p. p. neH'uomo come un or- 
i gano in via di atrofia. 

Nel case aiiomalo da me riscontrato si tratta di un piccolo 
1 muscolo, il quale in buona parte si trova situate nella porzione 
piii distale dell'avambraccio destro, ma che si estende ancora piii 
distalmente sine alle regioni carpica ed ipotenare. 

Esso e situate sul prime piano dei muscoli anteriori dell'avam- 
braccio, immediataraente al disotto della aponeurosi d' involucre, 
fl Nel sue aspetto generale presenta due fasci di origine, uno 
verticale ed uno oblique. 



- 262 - 

La porzione verticale e situata al lato iutenio dell' avambrac- 
cio, ha una forma fasata e si origina per mezzo di un lungo ten- 
dine, sotfcile ed appiattito, sull'epitroclea, contraendo in questo punto 
aderenza stretta, e nel resto della sua estensione meno intiraa, col- 
raponeurosi d'involucro dei mnscoli dello avambraccio. 

II sottile tendine si porta, con decorso quasi verticale, in basso 
fino in corrispondenza del 3" medio dcU'avambraccio dove si con- 
tinua con un fascio di fibre rauscolari che mantiene la sua indi- 
pendenza fino a livello del legamento anulare del carpo. 




La porzione obliqua ha una forma quadrilatera, appiattita nel 
senso anter')-posteriore. 

Si origina per mezzo di fascettini di fibre muscolari dall'apo- 
neurosi dell'avambraccio, imraediatamento all' interno del tendine 
del grande palmare e per una estensione di circa tre centimetri. 

Si dirige quindi dal lato radiale verso I'ulnare e distalmente 
fino ad incontrare, in corrispondenza del margine prossimale del le- 
gamento anulare del carpo, la porzione verticale alia guale si accolla. 

Cosi ravvicinati i due fasci muscolari passano al disotto del 
ligamento anteriore del carpo e si fondono per poi, giunti nella re- 
gione ipotenare, continuarsi con un unico tendine. 

I due fasci muscolari in questa regione sono siLuati ha il bre- 
ve abduttore del mignolo ed il breve flessore dello stesso dito e 
mentre il fascio verticale, nella sua estremita distale, riunisce tutte 
le sue fibre su di un tendine sottile, di forma cilindrica, il fascio 
obbhquo si inserisce su di esso per mezzo di piccolissime fibre ten- 
dinee. 

L'unico tendine che si ha e che si puo considerare come la 
continuazione del tendine della porzione verticale va a terminare 
alia base della prima falange del piccolo dito, inserendovisi con una 
espansione appiattita, comune con i tendini d'inserzione dei due 
muscoli precitati. 

Da notarsi che in questa porzione del suo percorso, i muscoli 



I 



- 263 - 

breve abduttore e breve flessore del mignolo, mandano delle piccole 
lacinee muscolari, le quali a guisa delle barbe di una penna, vanno 
ad inserirsi su questa ultima porzione tendinea del muscolo in que- 
stione. 

Rapporti. — Conviene studiarli neiravambraccio, nella regione 
carpica e nella palma della mano. 

a) Neiravambraccio, i rapporti differiscono per il fascio ver- 
ticale e per quello obliquo. 

II fascio obliquo passa al di sopra dei fasci carnosi del fles- 
sore superficiale delle dita ed e ricoperto dall'aponeurosi dell'avam- 
braccio e mentre lateralmente ad esso trovasi il tendine del grande 
palmare, medialmente vi e il fascio verticale, insieme al quale vie- 
ne a delimitare uno spazio angolare con I'apice rivolto distal- 
men te. 

II fascio verticale e come il precedente sottoaponeurotico : ri- 
posa sill flessore superficiale delle dita colla sua porzione prossi- 
male, e con quella distale suH'arteria ed il nervo cubitale ed in 
parte sul tendine del cubitale anteriore. 

b) Nella regione carpica, i duo fasci, che si sono accollati, 
sono ricoperti dapprima dalla aponeurosi dell'avambraccio, e piu di- 
stalmente dal legamento anulare anteriore del carpo, riposano so- 
pra i tendini dei flessori profondo e superficiale e suH'arteria cubi- 
tale e sulla branca anteriore del nervo dello stesso nome. Medial- 
mente corrisponde all'osso pisiforme ed all'uncinato ; passa in que- 
sta sua porzione per il canale dei flessori. 

c) Alia, palma della mano, come abbiamo visto precedente- 
mente, trovasi nella regione ipotenare, e si mette in rapporto col 
breve flessore e I'abduttore del mignolo, situati rispettivamente 
aU'esterno ed airinterno del tendine del muscolo e che anzi in 
parte lo ricoprono. Riposa poi sui fasci muscolari dello opponente 
del mignolo. 

Azioue. — Riguardo all'azione questo muscolo allontana il pic- 
colo dito dall'asse della mano e contemporaneamente lo flette; quin- 
di possiamo considerarlo come un muscolo abduttore e nello stes- 
so tempo flessore del mignolo. Questa sua azione, coadiuva cei'ta- 
mente quella del breve flessore e dell'abduttore del mignolo a cau- 
sa delle connessioni che ha con essi. 

Da quant si e detto ne risulta che fl muscolo in questione 
puo benissimo rappresentare un piccolo palmare anomalo, tanto piia 
che nel soggetto in esame non esiste un piccolo palmare normale. 

Si tratta di un muscolo biventre, anomalia che per il p. pal- 



- 264 - 

mare e stata riscontrata da Gruber, Meckel, Gunther, Wood 
Macalister, Tillaux, Reid, Taylor, Flesch, Testut, Le 
Double ecc. 

E anomalo anche pel comportament.o del &uo fascio mediale; 
il quale si presenta sotto una forma fusifornie con le sue due 
estremita rappresentate da tendini : forma gia riscontrata nell'uo- 
mo nei casi descritti da Petsche, Winslow e Poirier e osser- 
vata come costante nel murin dal Maisonneuve. 

Pero, mentre per il suo aspetto biventre e per la forma fu- 
sata del fascio mediale, puo ravvicinarsi a qualcuna delle anomalie 
descritte; se ne allontana addirittura per la sua inserzione, che, 
come si e potuto notare, si fa alia base della prima falange del 
piccolo dito, dope che il tendine terminale del muscolo si e fuse 
con quelli del breve flessore e delFabduttore del mignolo; inser- 
zione questa che, come risulta dalle notizie riportate, non e stata 
mai descritta da alcuno. 

Riguardo al significato della anomaha, dobbiamo ritenere che 
essa rappresenti un fatto regressive, un ricordo di cio che una 
volta era il p. p. nell'uomo e di quello che e oggi in alcuni verte- 
brati, ossia un muscolo flessore delle dita. 

Bibliografla. 

p. I'oirier et Charpy. — Trait6 d'anatomie huniaiuc. 

Le Double. — Variations du sist^me muacolaire de I'boiurue expliqiiefes par yAnatomie com- 
paree. 

Boiuiti. — Anatomia uniana. 

L. Testnt. — Lea Anomalies musculaires cliez I'liomme. 



- 265 - 



Giovanni Antonelli. 

Nel mattino del giorno 8 raaggio 1914 si spegneva in Napoli trarunanime 
compianto il prof. Giovanni Antonelli, titolare della Cattedra di Anatomia 
uraana. 

Se la sua raorte fu lutto assai grave per I'intero Ateneo napoletano, al cui 
lustro per piii di 40 anni Egli consacro le sue migliori energie, gravissima per- 
dita fu specialraente per la Facolta raedico-chirurgica, la quale vide scomparire 
con Lui uno degli ultimi e piu strenui carapioni di quella « serrata coorte apru- 
tina » che sotto la guida di Salvatore Toraraasi, tanto aveva contribuito a 
sollevarne il prestigio dal 1860 in poi (*). 

Giovanni Antonelli nacque nell'Aquila degli Abruzzi il di 15 marzo 
1838 da Grogorio, patrizio aquilano e da Antonietta Giulj-Gapponi. Compiuti 
assai lodevolmente i corsi Icttorari nol Liceo della citta natia, decise dedicarsi 
alio studio della Medicina, alia quale si sentivasingolarmente inclinato; ma due 
serii ostacoli si opponevano al conseguimento della sua legittiraa aspirazione: le non 
troppo lloride condizioni economiche e le contrariota dei parenti. Orbene le une 
e le altro Egli vinse con la sua ferrea volonta, e fu cosi che, primo tra i no- 
bili della citta doirAquila e forso dell'antico regno delle due Sicilie, pote spez- 
zare quella secolare tradizione, sostenuta da un vieto pregiudizio di casta per 
cui i patrizii rifuggivano dalTesercizio dell'arte salutare, ritenuta quasi un'arte 
servile. 

Difatti, nel 1854, avendo guadagnato per concorso, il posto semigratuito al 
quale la Provincia di Aquila aveva diritto nel R. Collegio raedico-chirurgico di 
Napoli, Giovanni Antonelli, fu accolto in quelle Istituto che era in quel 
tempi il florido vivaio dei medici meridionali. 

Nel Collegio medico insegnavano allora preclari maestri, quali Salvatore de 
Renzi, Tillustre storico della Medicina ed il sorarao naturalista Stelano delle 
Ghiaie. Quivi ben presto il giovane Antonelli con I'assiduo studio e con la 
innata vivacita delFingegno, riusci a distinguersi tra i suoi condiscepoli e pote, 
nel 1850, poco piii che ventenne conseguire I'agognata laurea. E qui dobbiamo 
•ricordare che, in quelle stcsso anno, in seguito a manifestazioni patriotticheav- 
venuto nel Collegio, Giovanni Antonelli, con altri suoi condiscepoli, ebbe a 
softVire dal raoribondo Governo borbonico parecchi giorni di dura prigionia. 

Nel 1860, vacando la Cattedra Universitaria di Anatomia e Fisiologia prosso 
il Regio Liceo di Avellino, dal nuovo Goveruo fu bandito un pubblico concorso 
consistente in un esame teorico (una tesi scritta in latino) ed un esamepratico 
(lezione ed esperimento). Tra le condizioni del bando v'era quella che tissava a 
ventotto anni compiuti I'eta minima dei candidati. Tuttavia Giovanni Anto- 
nelli ottenne di potere esporsi al cimento ene usci vincitore . . ..ad honorem. 
Ma, se non ebbe la Cattedra, ebbe poco piu tardi una non piccola soddisfazione, 



0) Di questa coorte, come a Lui piacque cliiami.rla, uella coiiimeiuorazioue di Mariuo Tnrchi, 
fecero parte, tra gli altri, T. D. de Sanctis, V. Tanturri, R. Custoiani, L. de Crecchio. 



- 266 - 

poiche, su proposta di Gamillo de Meis, clic era in quoiranno direttore del 
Gollegio medico-chirurgico, fu cliiamato, in qualita di professore aggiunto, ad 
insegnare Anatomia iimana in quolla medesinaa scuola die poco prima I'aveva 
visto sui suoi banchi serapliee studento. E per circa dieci anni, il giovanissirao 
pi'olessore piu che coadiuvare, sostitui di fatto gl' insognanti della materia (il 
Casilli ed il Laini) dettando anche lezioni di zoologia. Nello stesso tempo, 
per sopperire ai bisogni della croscente famigliuola (nel 1864 aveva sposato la 
signorina Elena Troise di distinta famiglia abruzzcse) svolgcva anche privata- 
mciite lui Gorso di Fisiologia speriraentale assai fro(iuentato. Per tal raodo, co- 
me ben disse uno dci suoi maestri, il compianto prof. Gallozzi, Egli entrava a 
far parte « di quella benemerita schiera di privati doconti, che durante il Go- 
« verno borbonico, mantenno alto, in tutte lo branclie dollo scibiie umano, nel 
« cuore della nostra gioventii il cuito per la Scienza c raraor della Patria ». 

Soppresso il Gollegio medico, lo stesso prof. Gallozzi, titolare di Clinica 
e di medicina operatoria, lo voile e lo ebbe preparatore di Anatomia chirurgica, 
e per ben quattro anni, dal 1867 al 1871, TAntonelli disimpegnd tale uffleio 
senza interruzione e con tanto zelo da guadagnarsi la gratitudine del Maestro, 
il quale molti anni dopo dovcva raanifestargliela nel raodo piu solenne. 

Frattanto, per la mnrte del prof. Barbarisi, resasi libera la Gattedra di 
Anatomia nella R. Universita, la Facolta medico-chirurgica voile prowedere 
alia successione per concorso di titoli e di prove. Dei componenti la Coramis- 
sione esaminatrice ricorderemo : il Tommasi, il Vlacovich, il Panceri, il 
Gipriani, lo Schron. Giovanni Antonelli, pur sapendo di avere a com- 
petitor! valenti anatomisti di Lui assai piu noti, non esito un sol memento, ed 
affronto llducioso la lotta. 

La sua tesi scritta, una monografia aul j^iesso brack iale, de\\aciiia\e d'lvomo 
tra poco, secondo una lodevole norma allora vigente e purtroppo abbandonata 
negli odierni concorsi, fu da Lui vittoriosamente sostenuta in un vivace con- 
traddittorio con tutti gli altri concorrenti; ne fu meno brillante I'esito delle 
duo prove, la lezione cattedratica sulla Im-inge e la preparazione sul cadavere 
della regione anteriore del collo, nelic quali ebbe agio di dimostrare insiome 
con le doti didattiche, la sua profonda cultura ed una rara abilita di dis- 
settore. 

Dal complesso dei titoli e delle prove fuigidamente emerse la grande supe- 
riorita dell' Antonelli sui suoi competitori, cosi che, a soli 33 anni, Egli saliva 
la Gattedra utticiale di Anatomia umana descvittiva ed assumeva in pari tempo 
la direzione deil'Istituto, alia quale, nel 1887, per la morte del prof. Favaloro, 
si aggiunse anche 1' incarico dell'Anatomia topografica. E tali uffici furono da 
Lui conservati lino al giorno della sua morte. Per vero, in forza della nuova 
legge (1909) sull' insegnamento sQperiore, Egli avrebbe dovuto abbandonare il 
suo posto nel 1913, avendo raggiunto il 75" anno di eta, ma la Facolta medico- 
chirurgica espresse unanime il voto che al prof. Antonelli, pe' suoi speciali me- 
riti, fosse applicato I'art. 24 della citata legge, ed il Gonsiglio Superiore dell^ 
Istruzione pubblica accoglieva pienamente il voto della Facolta, che poco dopo 
aveva la sanzione di S. E. il Ministro. 

Sebbene ripetutamente sollecitato da amici e da ammiratori, Giovanni 
Antonelli rifuggi sempre dal prender parte alle lotte politiche, per tema che 
queste potessero distoglierlo dai suoi doveri d' insegnante. Non disdegno tultavia 
di far parte del Governo dell' Ospedale Incurabili, ue dei Gonsigli sanitarii e 



- 267 - 

S(!olastic.i. Nel 1901, con splendida votazione, fu eletto Rcttorc dclla R. Univer- 
sita, ma non pote compiero il bientiio regolamentare a causa di una grave in- 
formita contratta nel disimpogno di tale alto uliicio. Per ben due volte, col 
suffragio dello Facolta raediche italiane, pote far parte del Consiglio Superiore 
della Isti'uzione pubblica. Da lungo tempo socio conisp. della R. Accademia mc- 
dica di Roma e socio oi-dinario della R. Accademia medico-chirurgica di Napoli 
e dell'Accademia Pontaniana, fu andie Presidente di queste due ultime, come 
fu Presidente onorario, per acclamazione, del Consiglio delP Ordine dei Medici 
della Provincia aquilana. Dapprima Cavaliere e poi Commcndatore della Corona 
d'ltalia, in questi ultimi anni era stato elevate da Sua JMaesta, motic propria, 
al grado di Grande Ufflciale dello stesso Ordine. 

E questa, a larghi tratti, la cronologia della vita del nostro dcfunto Mae- 
stro, vita illuminata da due grandi ideali, 1' ideale della Scienza, I'ideale della 
Patria. 



Conoscitore profondo dei piii delicati congegni dell'organismo umano, Gio- 
vanni Antouelli non fu un iJ^'^'us anatomicus, ma fu anche lilosofo e letle- 
rato, llsiologo e medico, ed in tutta la sua produzione scientiflca e didattica co- 
stantemente si rivelano i caratteri della sua multiforme cullura* 

La prima sua pubblicazione ha per titolo « Sulla irritabilita lialleriana » ed 
e del 1859, quand'P]gli era ancora alunno del Collegio medico. Si tratta, a dir 
voro, di una semplice esercitazione accademica, con la quale 1" A. — lo dichia- 
rava esplicitamente — non pretese di fare opera originale; ma si propose sol- 
tanto di raceogliere e di coordinare quanto in quel tempo si conosceva suH'in- 
teressante argomento. Si puo dire che questo lavoro giovanile fosse ripudiato 
piu tardi dall'A., quando non voile che flgurasse in quelle elenco bibliograflco 
col quale si chiude il fascicolo da noi pubblicato nel XXX anniversario del suo 
iusegnamento ufllciale. lo credo tuttavia di doverne far menzione. Ne con cio 
parmi di venir mono al rispetto che io debbo alia Sua volonta — , perche in 
quollo scritto, sebbene in ima forma alquanto ampollosa ed arcaica, sono enun- 
ciati alcuni concetti genorali ed espressi alcuni sentimenti die gia rivelano I'al- 
tezza della mente e la nobilta dell'animo del giovane studioso. 

II secondo lavoro — e questo davvero originale — e quelle « sui movi- 
raenti del cuore » che egli esegui in coilaborazione col suo collega ed amico 
Enrico de Rcnzi. Come e facile intendere, e questo un lavoro prettamente 
tisiologico e fu presentato all'Accademia medico-chirurgica di Napoli il 28 marzo 
del 1863. In esse si dimostra, raediante esperienze condotte col maggior rigore 
scie itifico in quel tem]>i consentito, che « il fluido sanguigno e Tinliuenza ner- 
« vosa non possono dar ragione della intermittente contrazione del cuore; questa 
« trova la sua naturale spiegazione nelle alternative della occitabilita spossata 
« rapidamente dall'atto contrattivo e rinnovata la meree della nutrizione. » 
Per dirla con piii moderna nomenclatura, i due giovani ricercatori sostenevano 
qui per la prima volta la teoria miogena del ritmo cardiaco, teoria che, enun- 
ziata assai piii tardi (dope piu di un decennio) dallo Engelmann e vigorosa- 
mente sostenuta dal Fano, dal Gaskell e da altri, ha dominate quasi senza 
contrasti in Fisiologia fine al 1904, nel quale anno le ricerchc ormai celebri 
dello araericano Carlson sul cuore di un ci'ostaceo, il limiil us, \Qurnivo ad ab- 
batterla in mode definitivu. E qui bisogna, purtroppo, osservare che, mentre la 



- 268 - 

cennata e gia sepolta teoria fu per lungo tempo titolo di gloria per tutti co- 
lore che I'avevano sostcnuta e divulgata, non lo fu punto per quelli die ne 
crano stati i veri procursori. Difatti le ricerche dci nostri giovani flsiologi rl- 
raasero quasi generalmente sconosciute. 

Non molto piii nota e la monogratia che Giovanni Anton elli prcsentu 
come tesi pel concorso alia Caltedra di Anatomia della nostra Universita e che 
lia per titolo: « Gontribuzione pi-oliininare aU'auatomia lisiologica del plesso 
« brachialo dell'uomo ». In quest'opera, die in piccola mole (non piu di 62 pa- 
gine) compendia una luiiga serie di delicate e pazienti indagini sopra un 
gran numero di cadaveri umani, Giovanni Antonelli si pone in prima linca 
tra gli analomici, i flsiologi e i clinici die intesero a stabilire la cosi detta 
topo()rafla radicolare della innervaziono motrice e sensitiva. Egli inCatli, in 
opposizione con la massima parte degli anatomici anterior!, giunge ad assodare 
che in quel groviglio apparentemente inestricabile che e il plesso brachiale, 
le flbre provcnienti dalle singole radici spinali seguono vie costantemente deter- 
minate, per distribuirsi con eguale costanza ai rami periferici del plesso raede- 
simo. Ma Egli non si tien pago alia pura e semplice constatazione dei fatti ana- 
tomici di per se stessi gia tanto importanti ; Egli vuole ancora indagarne lo 
recondite ragioni e, col suo sicuro intuito, avanza la ipotesi, ormai pienamente 
confermata, die la distribuzione peril'erica dci nervi abbia il suo fondamento 
« nel modo di svilupparsi deU'arto rispelto a quel segmento di midolla al cui 
« lato esso va pullulando ». 

Strettamente connessa con questa monografia e una comunicazione fatta, nel 
1879, all'Accademia medico-chirurgica di Napoli, su « di una rara anomalia nella 
« composizione del plesso brachiale e di alcuni gangli soprannumerari nel corso dei 
setteultimi nervi intercostali ». Le intumescenze gangliformi, che I'A. trovo sul 
tronco dei nervi intercostali, nel punto d'inserzione dei relativi fill comuuicanti 
del simpatico o immediatamentc infuori, aU'esame microscopico si rivelarono 
quali veri e propri gangli e dalTA. furono ritenute, non senza qualche riserva, 
come semplici porzioni aherranti dei gangli del cordone limiirofo. In ogni 
modo si ha qui una singolaritd e primizia anatomica, vale a dire una piccola 
scoperta di cui I'A. a buon diritto s'attribuisce la priorita, che gli e riconosciuta 
auche da autori stranieri ('). Quanto alia concomitante anomalia del plesso bra- 
chiale, essa consistova nella partecipazione del secondo nervo toraeico, come 
radico accessoria. alia Ibrmazione del plesso ed era una riproduzione aiquanto 
piu complicata dei casi occorsi alio Snip ed al Coopmanns. 

Su questa medesima anomalia che in sullc pi'ime TA. aveva considerata 
come rara, anzi rarissima, seiite il bisogno di toriiare nel 1882 con un'altra me- 
moria (suUa partecipazione del secondo nervo dorsale alia formazione del plesso 
brachiale neH'uomo) nella quale, dopo aver completata la bibliograrta dell'argo- 
mento, espone le sue nuove i-icerche, eseguite su 34 cadaveri (68 osservazioni). 
In base a tali ricerche egli non esita a confessare erronea la sua prima opi- 
nione sulla estrema rarita di questo fatto anatomico, che, non rarissimo, ma 
deve invece dirsi frequente. Al che noi osiamo domandarci se con pari fre- 
quenza s'incontrino oggi ricercatori tanto sinceri e scrupolosi. 

Ma dell'accuratezza e della scrupolosita con la quale Giovanni Anto- 
nelli conduce le sue ricerche scientiflche abbiamo esuberanti prove in tutte le 

(1) Cfr. Debierre. Traitti eleiueutaire d'anatomie de I'Louiiue. 2'. /, p. S2i, I'aris 1890. 



- 269 - 

sue pubblicazioni. Cosi iiella raonografla « di un muscolo episternale con altrc 
aiiomalie », letta anch'ossa iiol 1878 airAccademia modico-cliirurgica di Napoli, 
not! si sa se piu amrnirare la concisa e precisa desci-izione dei fatti anatoraici 
la corapiutozza dolla indagino bibliogratica. lo non tontero noaiiche di riassu- 
raero questo poderoso lavoro die tratta una dolle qiiestioni piii dibattute e non 
ancora dolinitivamente risoluta della miologia umana, la quostione del muscolo 
stornale, die Sternalisfrage degli anatomici tedeschi. Diro soltanto che il caso 
assai complesso dell'Antonelli e le altre quatti'o osservazioni del nostro pro- 
fessor Annibalo do Giacorao, ani^lio qui per la prima volta riforite, recano 
un notevolissirao contributo all'importante argomento. Non posso poi tacere che 
tra le moltcplici anomalie della regione stornale rinvenute dal nostro Maestro, 
G tutte nol mcdesimo cadavere, vi e quolla a(fatto nuova di un muscoletto so- 
prannumerario, al quale P^gli da il nome mo! to bene appropriato di muscu- 
lus sternocoslalis superior sen transversus thoracis anterior superior, consi- 
dorandolo come riproduziono in alto del normale m. transversus thoracis an- 
terior, cioe a dire del triangolare dollo sterno. 

11 campo assai vasto delle anomalie o, per dir raeglio, delle variota anato- 
tomiche, costitui sompre per Giovanni Antonelli una grande, dilettosa at- 
trattiva, perche la interpretazione di questi gia pretesi lusus naturae gli ol- 
friva 11 modo di osercitaro tutto 1' acume del suo intelletto nutrito di sode 
conosconze anatomo-comparalivo ed embriologiche. E sopratutto embriologica e 
raeccanica fu la interpretazione che Egli diode di alcune iraportanti variota 
vascolari. le quali forraarono oggetto di tre distinte e successive memorie. Nc 
ricordero solamente i titoli: 

a) Un caso di duplicitci della vena cava superiore ; 

b) Duplicitd apparente della vena cava inferiore ; 

c) Belle deviazioni e di una inversione parziale apparenle della vena 
cava inferiore. 

Chi avra voglia di consultare questi scritti, che contano gia piii di un tren- 
tcnnio, dovra riconoscore cho anche oggi non vi si potrebbe nulla aggiungere 
e nulla togliere. 

Ma le ricerche originali nelle quali nieglio si appalosa la genialita di Gio- 
vanni Antonelli sono quelle cho riguardano la topocjrapa del cuore o la to- 
pografia cranio-cereMale. 

La proiezione doll' area pericardica o cardiaco-vascolare sulla parote ante- 
riore del toraco fu da Lui disognata con linee semplici e sicure fin dal 1868, 
ma fu resa pubblica soltanto noil' anno successivo sulla «.Rifornia clinica » di- 
i'etta dal Maturi, sotto il modcsto titolo di « Ricordi di anatomia topografl- 
ca ». Fu poi riprodotta, oltro che nolle note di varic traduzioni, nel volume di 
Anatomia topograflca del petto, edito nel 1889. Quarantacinque anni di osser- 
vazioni piii e piii volte ripetute sono li ad attostare 1' esattezza del metodo e 
la sua suporiorita sopra quanti altri no furono oscogitati. 

Quanto alia « topograrta dollo circonvoluzioni estorno del cervollo umano » 
un prirao saggio, riguardanto esclusivamento la scissura di Rolando, fu pub- 
blicato nel 1877, in una nota aggiunta al raanuale di Anatomia topogratica del 
Burger e precedetto di un anno il processo ideato nello stesso intento dal 
'Tiacomini. Ma la esposizione completa della topograrta cranio-cerebralo fu 
lalta soltanto nel 1883, in una conforonza tonuta aH'Associaziono « Paolo Pan- 
cori » dolla quale 1' Antonelli era Presidente. Da quoU'epoca in poi i mctodi 



i 



- 27Q - 

e i propessi per disegnare sulla snperticie esterna del cranio il dccorso dci sol- 
chi c dclle circonvoluzioni cerebrali, tanto in Italia cho all' Estero, si moltipli- 
carono a tal punto cho, a volerli sommari.-iracnte riferii-e, non basterebbe un 
volume. Non tutli pero cbbei'o eguale fortuna. Tra i piu accreditati ed oggi in 
voga, tanto presso gli anatomici che prcsso i chirurgi, sono senza dubbio quolli 
del Kohlei' (^) e del Kronlein (^), entrambi riportati noU' atlante di Anato- 
mia topograflca del Bar dele ben e dello Hackcl. Ora, so, con animo screno 
si confrontino questi due metodi con quollo del nostro Maesti'o, spccialraonte 
l)er quanto rigiiarda la detoi'minazione dolla scissura di Rolando, nou si pu6 
non essere colpiti dalla loro gi'andissiraa rassomiglianza : la medesima linea ba- 
sale dello Jhcring, la medesima linea normale o dircttrice retro-mastoidea, il 
medesimo punto rolandico supei'iore. E, se si rifletta cho le duo pubblicazioni 
tedesche sono posteriori I'una di quattordici e I'altra di ventun anno alia pub- 
blicazione del prof. Antonelli come non dolersi cho gli autori suddetti non 
abbiano tenuto alcun conto del lavoro italiano ? Eppure questo non doveva 
essere assolutamente ignoto poiche ample notizie no erano state date in nume- 
rose opere. Senza parlare dei trattati di Anatomia pubblicati in Italia, origi- 
nal! tradotti, mi limitoro a cilaro, a titolo d'onore, I'aureo volume di Leo- 
nardo Bianchi sulla Scmeiotica dello malattie del sistema norvoso, cho e del 
1888 e la Patologia generale del sistema norvoso del Silva, nol grando Trattato 
Italiano di Patologia e Terapia medica, diretto dal Gantani e dal Mara- 
gliano. Ma, si sa, con gli straniori non si puo essere troppo esigenti ! Quel 
cho invece maraviglia od addolora insieme e il vedere gl'Italiani modesimi non 
serapre riconoscere no valutare abbastanza I'opera del loro connazionale I... 



Questo rapido esame dei lavori scientifici originali di Giovanni Antonelli 
basta a dimostrare quale robusta tompra di ricercatore Egli fosse o quale ira- 
monso contributo personale avrebbo potuto dare alia Scienza se non no fosse 
state quasi totalmento distolto da una vocazione assai piii forte, anzi prepoton- 
te,la vocazione per I'insegnamonto ; perche Giovanni Antonelli voile essere 
c fu, come tutti sanno, un maestro impareggiabile. Questa vocazione alia quale 
fu consacrata la parte migliore della sua vita, col sacrifioio di cospicui interessi 
materiali, aveva il suo fondamento in un'attitudine naturale, direi quasi conge- 
nita, che comincio a rivelarsi in Lui fin dagli anni giovanili e cho Egli oserci- 
to, prima che sugli altri, sopra se medesimo. Infatti Giovanni Antonelli, come 
la maggior parte degli uomini che si elevarono sul livello comunc, fu un voro 
autodidatta. Bastera ricordaro che da solo riusci ad imparare due lingue stra- 
niere, la Iranceso o la tedesc;,-!. dm questi validissimi mezzi e con la sua mera- 
vigliosa potonza assimilatrice Egli pote, senz'altro aiuto, complotare la propria 
cultura, impossossandosi del i-icco patrimonio sciontilico dei piu grandi anato- 
misti contemporanei di Francia o di Gormania. E il dominio ch'Egli ebbe dello 
opere di quel sommi (quali un Sappey, un Richet, un Henle, un Kolliker 



I}) Kiihler A. — Uebor die MctlioiliiU, die Lagt- uud lUcbtuug di-r Hiruwiuduugcn mid Fur- 
cben ;m der Ausseiiflacbn des Kopfcs zu bestiiniueu. — Deutsche Zeitschr. f. Cliir. B. 32, >S. .'>67, 
lfi91. 

n Kronlein R. U. — Ziir cranio-cerebralen Topograpbio. — Beitr. z. Klin. Chir. Tubingen. 
B. 22, H. 2, iS9S. 

Derselbe. — Ein einfacber Krauionieter. — Centralbiall /. Chiiurgie n. I, 1H'J9. 



- 271 - 

un Luschka, un Ilyrtl....) fu cosi coraploto como non fu dato a molti dei 
loi'o conaazionali (*). 

Ma vediamo in qual modo Giovanni Antonelli raise in opera, a pro- 
fitto degli altri, le sue singolari attitudini didattiehc. 

Fin dal momento in cui assunse la ditezione dcil'Istibuto Anatomico Egli 
sonti tutta la importaiiza del corapito aftldatogli e tulta la responsabilita cho 
grincombcva verso i giovani, verso la Facolta medica e voi'so la scienza in 
genorale. Poiche, se da una parte era a Lui perfettamente nolo (e lo dimostro 
nclla sua dotta prolusiono del 3 gennaio 1872) a quale altezza fosse giunta, 
specialmente oltr'Alpe, TAnatoraia come scienza pura e come scienza di appli- 
cazione, dad'altra non gli erano ignote le tristi oondizioni nolle quali purtroppo 
lino allora s'era trascinato presso di noi rinsegnaiiiento di quella scienza che 
deve essere la base di ogni sapere medico o cliirurgico. 

Tale state di cose lu da Lui stesso descritto eon vivaci colori nel discorso 
pronunziato il 7 gennaio 1901, alTapei-tura del nuovo Islituto. 

Pure, dinanzi alio radio ditticolta die ebbe ad inconlrare, in mezzo alia in- 
dilfcrenza dei pin, Giovanni Antonelli uon ebbe mai un istante di scorag- 
giamento, ed, assistito da un manipolo di volenterosi aiuti a Lui devoti lino 
al sacriticio, confortato dall' attetto e dall'ammirazione costante dei giovani 
sludenti, riusci a svolgere in raodo veramente eseraplare la sua opera sco- 
lastica. 

Di quosta vasla opera, i cui effetti non si potranuo mai esattaraente valu- 
tare, riraangono tuttora segni tangibili ed incancellabili non soltauto t:a le pa- 
reti di quell' Istituto die a Lni deve la propria esistenza ed in cui religiosamente 
si conservano, tra gli altri, parecclii suoi mirabili preparati; ma anche e piii 
nolle sue numerose pubblicazioni didattiche. Occorre forse ricordare le magi- 
strali traduzioni del Burger, dello Hyrtl, del Bil Irotli, del Perls, del Frey, 
dello Stohr, del Riidinger. . . . , qualcuna delle quali ebbe la Ibrtuna, assai 
rara tra noi, di I'aggiungere pertino una quinta ediziene ? E clii non rilegge 
anche oggi con prolitto e con diletto gli articoli ch'Egli scrisse per « TEnciclo- 
pedia medica » del Vallardi, vere e complete monogralie, sull'addome, sul 
bacmo, sull'anlibraccio, sulla regione carotidea, sulla classilica delle articola- 
zioni...? 

Saggi anche piii evidenti del valore didattico di Giovanni Antonelli so- 
no alcune poche lezioni die, col suo consenso, poterono essere pubblicate: tali 
quelle sulla vena porta, sul peritoneo, sulla enumerazione e classilicazione dei 
nervi encefalici, modelli tutti d' insuperata chiarezza; tali aiicora le lezioni di 
splancnologia, tanto diligenteraonte raccolte e redatte da qiiei due alTezionati 
discepoli, ora autentiche illustrazioni della scienza, ({uali sono il lappelli e 
il Ducrey, tale inline quella prolusiono sul « nevrasse » che, in una sintesi 
raaravigliosa, comuondia tutta 1' anatomo-tisiologia del sistema cerebro-spinale, 
secondo ia dottrina dei Nouroni. Ma le preziose doti del Maestro, meglio che 
altrove rifulgono tutte in quel libro di Anatomia tupoyrafica che, tanto per la 
sostanza quanto per la forma, pareva destinato a di venire il vero trattato ita- 
liano di Anatomia. Infatti, come ben dissein unasolenne occasione il compianto 
prof. Boccardi, Giovanni Antonelli, « simile agli eletti scienzati d' onde 



(1) Se lo spazio ce lo coiiseuti.-ssc ijotiouiino reuare parecclii eseiupi per dimostraro l' esattezza della 
nostra affenuaziune. 



- 272 - 

« alcun conforto vonne alia Patria nostra in tempi laci'iraevoli ed oscui'i », as- 
sociava « alia Scicnza il senso deH'ai'te, cio die e proprio dell'ingegnoitaliano ». 
Quel libro, purtroppo, rimase incompiuto, ne a compensar noi del danno fusut- 
ficiente quel suo cosi dense e pui' tanto chiai'o « Gorapendio di Anatomia uma- 
na flsiologica » cho fu I'ultima sua fatica e col quale intese a popolarizzare tra 
noi le piii impoi-tanti nozioni di Anatomia e di F'isiologia, cosi come aveva gia 
fatto ncl 1900, con le suo memorabili conferenze alia Societa per la diffusione 
della cultura e piu tardi, ncl 1909, con le sue lezioni alio allievc-infermieredella 
Croce rossa. 

Gli scritti teste ricordati e il nuovo Istituto anatomico, ediflcato quasi ab 
inns, dal nostro delunto Maestro, sono senza dubbio e saranno sempre testi- 
moni assai eloquonti dell'attivita da Lui dedicata alia scuola; ma non potranno 
dame mai un'idea esatta e completa. perche non ne costituirono che la parte 
accessoria. La pai'te raaggiore o migliore, pei-clie la piii elllcace, della operosita 
didattica di Giovanni Antonelli fu quella che quotidianamente, ininterrotta- 
mcntc, nella Cattedra, nella Sala incisoria, noi Laboratorio e pertino nell'Aula 
degli esami, Egli prodigo a piii di 40 generazioni di student). 

Con la prolonda conoscenza che aveva doiranima umana ed in ispecie di 
quella dei giovani, doi nostfi giovani meridionali, cosi intelligenti, cosi vivaci, 
spesso irrequieti, facili all'entusiasmo par il bello cd il buono, il nostro Maestro 
comprose che avrebbe potuto agovolraentc conquistarne le sirapatie per trarli 
docili suH'aspro cammino della Scienza, e vi riusci pienaraente sopratutto col 
mezzo delle sue insuperate lezioni. 

Quelle lezioni, cosi brillanti nella forma, cosi elevate per contenuto, erano il 
frutto di una lunga e diligente preparazione. Di tale preparazione senti vivoil 
bisogno anclie negli ultimi anni della sua esistenza, e la cosa non destera ma- 
raviglia quando si pensi che Egli segui sempre passo passo gl'incessanti progressi 
della Scienza, per presentarne ai suoi discepoli gli ultimi risultati, non senza 
avcrli prima sottoposti al vaglio della sua critica severa cd al controllo della 
sua personale ricerca. 

La leziono di Giovanni Antonelli non poteva essere e non In mai una 
semplico e nuda esposizione vorbale. « L'Anatomia — Egli soleva dire — come 
« tutte le scienze naturali, s'alimenta di fatti e non di parole ». Voleva percio 
che il suo insegnamento fosse largaraente dimoslrativo e a tal tine chiamava a 
I'accolta tutte le energie e tutte le risorse deH'Istituto. I proparati analomici, 
destinati alle dimostrazioni, solo eccezionalmonte orano presi a prestito dal Mu- 
seo, poiche di soli to orano esoguiti di fresco nolle poche ore clie precedevano 
la lezione. La claboi-azione di siffatti proparati, ch'p]gli desiderava perfetti sotto 
ogni riguardo, era affldata, e inutile il dirlo, agli Aiuti ed agli Assistenti, i 
quali facevano del loro meglio per accontentarlo ; ma non sempre vi ricsciva- 
no, ed aliora qualcho suo magistrale colpo di bisturi bastava a cambiare di pun- 
to in bianco la lisionomia del preparato, che ne guadagnava sempre in chia- 
rezza e in eleganza. Ma da Lui non erano meno cui-ati tutti quegli altri espc- 
dienti didattici che valessero a flssare sempre meglio nella mente dei giovani 
il « fantasma anatomico » : dalle tavole murali, alia cui disposizione diretta- 
raente sorvegliava, lino agli scherai sulla lavagna che Egli stesso disegnava sotto 
gli occhi dei suoi ascoltatori. E questi « scarabocchi » come soleva chiamarli, 
non meno de' suoi gesti grandcmcnte espressivi, ma sempre misurati e corretti, 
aggiungevano non poca efflcacia alle sue piltoreschc dcscrizioni. 



- 273 - 

Per tal modo Egli riusciva a viviflcare lo cose raorte e a tener serapre de- 
sta I'attenzioiie dei giovani, i quali, soggiogati dal fascino irresistibiledella sua 
parola, bevevano dalle sue labbra come da una pura fonte tesori inestiraabili 
di cognizioni e di aramaestramenti. 

Non e facile iramaginare quanto consume di onergie gli costasse questo la- 
voro di tutti i giorni, lavoro pieno d' intense emozioni. Esse tultavia non gl' im- 
pediva d'invigilare assiduaniente sulie altre funzioni dell' [stituto, quali le esei'ci- 
tazioni pratiche degli studenti e le ricercho di Laboratorio. E qui la sua azione 
0, per meglio dire, la sua cooperazione, se pure meno palese, non era raeno 
preziosa. II suo occh.io linceo, applicato fuggevolmente quasi distrattaraente sul 
microscopio, scopriva spesso in un preparato quel die alTattento sguardo del- 
r ansioso ricercatore era corapletamoute sfuggito, perclie a Lui non veniva raai 
raeno quella olirapica serenita che e la dote precipua del vero scienziato. Ed 
Egli non si stancava mai di ripetere che, a conseguire tale serenita, chi si ac- 
cinge all'indagine scientilica deve spogliai'si d'ogni prevenzione, per concentrare 
tutte le sue forze alia ricerca obbiettiva dei fatti. « I fatti — diceva — sono 
« gli assiomi della scienza », ed aggiungeva: « sono i soli fatti che restano, 
« mentre le lore interpretazioni rimutano e debbono rirautare ». 

I lavori eseguiti e pubblicati sotto la sua direzione dai suoi dipendenti 
non si possono dire numerosi, poiche giungono appena ai 150; ma non sembre- 
ranno scarsi, ove si consider! quanto esauriente operosita didattica Ei richiedesse 
dal personale assistente, aflfatto sproporzionato al nuraero degli allievi e quando 
si tenga conto della severita con la quale il Direttore rilasciava il suo nuUa 
osta per la pubblicazione. 

Ed ora qualche- parola sull'indirizzo, o com'Egli preferiva chiamarlo « lo 
spirito della sua scuola », 

Benche conscio dcgli immensi progrossi raggiunti dalla morfologia pura ne 
varii suoi campi, « benche attratto vivamente dai bagliori iridescent!, dal fasci- 
« no anche filosotico e poetico » delle raoderne dottrine ontogenetiche e filoge- 
netiche, Giovanni Antonelli non dimenticd raai che il suo msegnaiuento si 
svolgeva in seno ad una Facolta medico-chirurgica e non in una Facolta di 
stnenze natural!. E pero Egli voile sempro che la sua scuola dedicasse « la sua 
« precipua, se non csclusiva attivita e produzione didattica, a vantaggio della 
« cultura medica stricto jure, indirizzando I'insegnamento deH'Anatoraia descrit- 
« tiva o sistematica, alle occorrenze della F'isiologia normale e patologica dcl- 
« I'uorao e sollevando le funzioni dell' Anatomia topografica all' altezza delle 
« esigenzo attuali per la semeiotica e per la pratica cos! medica come chirur- 
« gica ». 

A questo indirizzo Giovanni Antonelli rimase costantemente, pertinace- 
mente fedele flno all'ultirao giorno di sua vita, convinto di adempiere cos! ad 
un suo stretto dovore, quelle di prepararo alia Patria una falange di medic! che 
avcssero la cognizione piu possibilmente completa di quell'organisrao umano sul 
quale « dovrauno influire ed operare nclla pratica civile, in quella ospedaliera, 
ne! consign e laboratorii d'igiene, ne! brefotrotii, ne! raanicom! nolle perizie me- 
dico-legali, nella marina, nell'esercito e via dicendo », Ma non era questo il solo 
dovere al quale si sentisse avvinto. Per Lui la Scuola universitaria non aveva 
soltanto il corapito d'istruire, di provvedere cioe alia cultura dell'intelletto, es- 
sendo ad essa affldata un'altra e non raeno sacra raissionc, quella di contribui- 
re per la sua parte, alia formazione del carattere. « La Scuola — son sue pa- 



- 274 - 

role — se anclie destinata a sollevare !e mciiti alle piu alte regioiii dello sci- 
« bile, sarebbc funzione piuttosto demolitricc e tristo, so non fosse diretta ad 
« ingentilire gli animi, a coltivare e nobilitare il sentiraento, questa intima o 
« vera forza motrice della macchina umana individuale e sociale a cui lascien- 
« za da Ada arnica doe pi'ocuraro e facilitare il consoguimento di quoi tini rao- 
« rali a cui I'limanita intende come ad ultima meta » ('). 

Ora Ei credeva, e coi'to non s' ingannava, die, per la cultura del sontimen- 
to non vi fosse mezzo piii adatto deH'esempio, e poro, non pago di rievocare 
ad ogni istante le nostre glorie antiche, non manco mai, quando n'ebbe occa- 
sione, di presentare ai giovani qualche nobile tipo a noi piu vicino di scicnzia- 
to e di uomo. K Ai cosi die, volta a volta, con caldc parole d'entusiasmo, fece 
rivivere innanzi alia coramossa scolaresca i suoi venerati maestri Sal vat ore Do 
Ronzi e Salvatore Toramasi e i diletti suoi discepoli Antonio Zincone, 
Francesco Laccctti, Antonio Breglia. 

Ma niun esempio tu mai piii efficace di quello die Egli stesso, col costan- 
te, scrupoloso adempimento dei suoi doveri, offerse per tanti anni ai suoi in- 
numerevoli alunni,i quali, disseminati nelle varie regioni d'ltalia ed anche oltre 
i conllni della Patria nostra, dalle umili condotte dei paeselli natii, ai fastigi 
delle cattedre gloriose, portano e porteranno perenuemenle scolpita ueiranima 
la viva imraagine del loro amato Maestro. 



Giovanni Antonelli amo teneramente la lamiglia e specialmente i ii- 
glioli ; ma I' amore paterno non gli fece mai velo agli occhi, ne mai lo rese in- 
giusto verso gli altri. Del resto il sense della giustizia o, se meglio vuoisi, della 
cquita ora in Lui cosi sviluppato e talmente note aH'univorsale die negli osami, 
nei concorsi, nei consossi ammiiustralivi, nei dibattiti giudiziarii (ai quali i'u 
spesso chiaraato in qualita di perito) la sua preseiiza era dagli onesti vivamento 
desiderata come la piii sicura garanzia d' imparzialita. E della sua imparzialita, 
anche nelle discussioni scientiridio, possono far fede quanti ramraontano con 
quale tatto squisito Kgli dirigesse le sedute deirAceaderaia medico diirurgica di 
Napoli quando gli tocco Tonore di presioderla. 

Da vero uomo superiore ebbe in sommo grade la virtii della tolleranza per 
tutte le opinioni sinceramente professate. Odio soltanto ed acerbamonte la ipo- 
crisia sotto qualunque vesto; le sorviii adulazioni lo disgustavano; non dissi- 
raulo mai no i suoi sentiraenti ne le sue inclinazioiii. 

Fiero di (fiiella tierezza die e propria dolla forte gonte d"Abruzzo, disdegno 
sempre di venire a patti con chicchessia c per qualsiasi ragione. Non ambi mai 
ne onorittcenze, ne ricchezze; le prime gli giunsero senza che Egli lo avesse sol- 
lecitato; delle altre non si euro, mentre avrebbe potuto in mille modi accurau- 
larle. Le sue maggiori soddisCazioni gli vennero dalla coscionza del dovero com- 
piuto e dai quotidiani attestati di stima e di affetto die ricevova dai giovani, 
die, com' Ei diceva, sono la parte miglioro dell;i umanita e in mezzo ai quali 
sontiva ringiovanirsi. 

Lo ore per Lui piii liote, specialmente in questi ultimi anni, crano quelle 
che passava nella bibliotoca deU'istituto, per tenersi al eorronio dell' odierno, 
vertiginoso movimento scientitico e per discuterne farailiarraente, spesso anima- 

(1) lu lueiuoiia del piof. F. Laccetti. Napoli 19W. 



- 275 - 

tamente con i suoi aiuti ed assistenti verso i quali fu sempro affettuoso e pa- 
tcrtiamento benevolo. Con essi nou fu mai avaro ne del suo consiglio ne del suo 
conforto, e, se talvolta ebbe a diriger loro qualche rimprovero, lo fece sempre 
in camera charitatis, liingi dagii occhi della studentesca ed in quelle forme 
sigiiorili clie in Lui erano abituali o sponlanee. Si spiega cosi la sincera, illi- 
initata dovozione clio poi' tanti anni strinse al suo tianco come (igliuoli al loro 
genitore alcuni suoi diseepoli, i quali, abbagliati dalla viva luce della sua iutel- 
ligenza, della sua cultura, della sua bonta, vedendo in Lui porsonificato un ideale 
(11 perfozione umana, cbbero la superba aspirazione di accoslarvisi ed, accanto 
a Lui, non esitarouo a sacrilicare i begli anni della loro giovinezza negli aspri 
e sterili studii anatomiei. E, se pure oggi, dopo la sua scomparsa, essi vedono 
la raeta ancor lontana, non per questo devieranno dal cammino ch' Egli aveva 
loro additato. 



Pubblicazioni del Prof. Giovanni Antonelli. 

1. — Sulla iriital)ilit:i lialleiiann. — Discorso letto negli egercizi accademici del li. Collegia medico- 
chirurgico. iS59. 

2. — Sui nioviiueiiti del cnore {in collaborazione col prof. E. de. Kenzi) Napoli 1863. 
'.',. — Eiconli di Anatouiia topograflca. — Riforma Glinica. Anno II, X. 1-6, 9-iO, Napoli 1S09. 
4. — Coutribuzione preliraiuaie airAnatomia flsiologiea del plesso biachiale dell' noruo. — Tesi di 

concorso. Napoli 1S71. 
it. — Prolusioue al corso dl Auatomia umana uonnale. — Morgagni, 1S72. 
G. Articoli mouografici di Auatomia normale, nella Euciclopedia medica italiaiia. — Milano IS'O-IS. 

Xervo accessorio di "Willis. — Nervo acustico. — Articolazione acromioclavicolare. — Addome 

(anat. topog. dell'). — Muscoli addominali. — Apouevrosi addominale. — Antibraccio (auatom. 

topog. dell'). — Aorta e suoi rami. — Apouevrosi. — Articolazioni e loio classificazione anato- 

moflsiologica. — Vena azygos. — Bacino (anat. topog.). — Carotide e rami. — Regions caroti- 

dea (anat. topog.). 
T. — Due lezioni sul poiitoueo. raccolte dal dott. lannuzzi. — Napoli. 1S7S. 
ti. — Lezioue suUa vena porta. — Napoli, iS79. 
9. — Di uu niuscolo episternale con altre anomalie. — liesoc. Accad. Med. Chir. di Napoli. T. 

XXXII J. Fasc. T. 1878. 

10. — Di nna rara anoraalia nella composizione del plesso brachiale dell'noino e di alruni gangli 
soprannumerari nel corso degli ultimi nervi intercostal!. — Itesoc. B. Accad. Med. Chir. di Na- 
poli, T. XXXIII. Fasc. Ill, 1819. 

11. — Discorso d'inaugurazione per I'assoc. di mutno soccorso ed incoraggiauiento tra gli studenti 
medici. — Napoli, 1879. 

12. — Lezioni di Splaucuologia pubblicate dai dottori lappelli e Ducrey. — Napoli, 1880-81. 

13. — Sulla partecipazione del secondo nervo dorsale alia formazione del plesso brachiale nell' nomo. 
— Mesoc. li. Accad, Med. Chir. di Napoli, Fasc. Ill, 1882. 

14. — Un caso di daplicita della vena cava superiore. — liesoc. R. Accad. Med. Chir. di Napoli, 
Fasc. Ill, 1882. 

15. — Duplicitii (apparente) della cava iuferiore. — Ibidem. 

16. — Deviazione ed inversione parziale (apparente) della vena cava iuferiore. — Ibidem Fasc. IV. 

17. — Topografia delle circouvoluzioui esterne del cervello umano. — Conferenza all' Ass. « Paolo 
I'anceri ». Napoli, 1883. 

18. — Istituzioni di Auatomia topograflca. — Petto. Napoli 1889. 

19. — II ncvrasse nel suo insieme secoudo le odierne dottrine istologiche. — Prolusione al corso di 
Anatomia dell'anno 1898-1899. Oiorn. Inter, d. Sc. Med. anno XXI. 

20. — Discorso letto in occasione dell'apertura del nuovo Istituto di Anatomia umana normale nel 
7 gennaio 1901. — Annuario della R. Universitd di Napoli. 1900-1901. 

; 21. — Enuuierazione e significazione raorfologica dei nervi encefali('i. — Lezione, Gazz. Intern, di 
Medic. Anno VIII, 1905. 

22. — Gli scultori greci sapevano I'anatomia? — Pungolo, 1908, n. 311. 

23. — Compendio di anatomia umana tisiologica. — Napoli, 1914. 



- 276 - 



Yersioni. 

a) Hyrtl, G. — Istituzioiii di anatoiuia deH'iiomo, con niinieinse annotazioni. — Cinque edizloni 

migliorate ed aceresciute. NapoU. iS65-iSS5. 

b) Burger. — Anatoiuia topojirafica con note. — Due edizioiii. Xapoli, JS68-iS77. 

c) Billrotli. — Enciclopedia chirurgica. - IV volumi. Napoli i870-73. 

d) Id. e Winiwarter. — Patologia e Terapia chirurgica gonerale. — III Edizioni. Napoli 1869-87. 

e) Perls. — Patologia geuerale. — Napoli 1882. 
/) Frey. — Elementi di istologia. — Napoli 1879. 

g) Stohr. — Lstologia ed anatomia uiicro.-jcopica. — XapoU 1887. 
h) Bock. — Atlante anatomico. — Due Edizinni. 
i) Sappey. — Anatomia descrittiva (revi.iione). — Due edizioni. 

I) Riuliiiger. — Corao di Anatomia topografica, con annotazioni. — Milano, 1892. 
in) Beannis e Bouchard. — Nuovi elementi di Anatomia descrittiva e d\"nil)riologia (diri ■/.ii)iic 
della traduzione con note del dottori G. Vastarini-Cresi ed A. Anile). — Milano. 



Necrologie. 



a) Prof. S. de Eenzi. 

b) Prof. R. Castorani. 

c) Prof. S. Favaloro 1888. 

d) Prof. S. Tomma.si. 

e) Prof. M. Tnrchi, 1802. 
/) Prof. P. Laccetti, 1910. 
g) Prof. A. Breglia, 1911. 
h) Prof. D. Lobello, 1914. 



G. Yastarini-Cresi. 



PERSONALE UNIVERSITARIO 

(di Zoologia, Anatomia [omparata, Anatomia umana, Antropologia, istologia, Anatomia veterinaria). 



IsTiTUTo Anatomico ui Pisa. — II dolt. Vittorio Bianclii ha sostituito 
nell'ufflcio di Assistente il dott. Larai. 



IsTiTUTO DI Istologia e Fisiologia generale di Napoli. — ]l dott. Ge- 
sualdo Police copre attualmonto rnlTicio di Ai'iilo c il dott. Aiitunio Oro- 
fino qucllo di Assistente. 



IsTiTUTO AxATOMiGo DI PALERMO. — II dolt. Tullio ToiMii, gia Assistentc 
nell'lstitiito Anatomico di Sassari, e ora Assistente nelTlstituto Anatomico di 
Palermo. 



GosiMo Cheuubini, Amministratore-responsabile. 

Firenze, 1914. — Tip. L. Kiccolai, Via Faenza, 52. 



lonitore Zoologieo Italiano 

(Pubblicaziotii Italiane di Zoologia, Atiatomia, Einbriologia) 

Organo iifficiaie delia Unione Zoologica Itaiiana 

DIRKTTO 
DAI DOTTORI 

6IDLI0 GHIARU6I EUGENIO FIGALBI 

Prof, di Anatomia niiiaua Prof, ili Auatomia coinp. e Zoologia 

uel R. latituto di Stiidi Supur. in Fiieuze nella R. Uiiiversitil di Pisa 

Ufficio di Direzione ed Amministrazione: Istitiito Anatomico, Firenze. 

13 numeri all'anno — Abbuonamento annuo L. 15. 



XXV Anno Firenze, Dicembre 1914 N. 12. 

SOMMARIO: Bibliografia: Pag. 277-289. 

CoMUNiCAZioNi ORIGINAL!: Giannelli L, Sulla costituzione e sulla invariabilita 
durante il digiuno dclle isole di Langerhans in Rana esculenta, con quaiche 
cenno. sui coiidolii cscretori del pancreas e del fegato. — Pag. 289 304. 

Avvertenza 

Deile Coniiiiiicazioni Oiiginali che si pubblicano nel Monitore 
Zoologieo [ialiano e vietata la riprodu/Jone. 



BIBLIOGRAFIA 



Si da notizia soltanto dei lavori pubblicati in Italia. 



B. - PARTE SPECIALE 
II. Protozoi. 

I'arpano Mntteo. — La fobbre della costa nella Golonia Eritrea. Note biologiclie 

e morfologicho sulla Theilei'ia parva. — Vedi M. Z., XXIV, 10, 205. 
Carpano Matteo. — Piroplasraosi equina. Tipi parassitarii. Con 2 tav. — Ann. 

lyiene sper., Yol. 23, {N. S.), Fasc. 4, pp. 445-484. Torino, 1913. 
Carpano Matteo. — Su di un tripanosoma osscivato nei pipistrelli catturati in 
^ Roma. Con 1 tav. — Clin. Vete}\, An. 37, N. 22, pp. 957-966. Milano,1914. 
Ducceschi V. — Note di parassitologia coraparata del sangue. Con 1 tav. — 

Ann. Igiene sper., N. S., Vol. 24, Fasc. 2, pp. 269-273. Torino, 1914. 
Giugni Francesco. — Ricerche sulla vitalita e lo sviiuppo della Leishraania Do- 

novani nei terreni cultural!. — Mala^na e malattie dei paesi caldi. An. 5, 

Fasc. 3, pp. 156-161. Roma, 1914. 
Pricolo A. e Ferraro ,G. — La tripanosoraiasi del camello. — Clin. Veter., An. 37, 

N. 22, 2jp. 941-956. Milano, 1914. 



— 278 — 

Russo Achille. — Specie di ciliati viventi nell' intestine dello Strongyloeentrotus 

lividus Brandt. Nota preliminare. — Boll. cl. Sedute d. Ace. Gioenia di Sc. 

nnt. di Catania, Ser. 2, Fasc. 32. Catania, 1914. 
Russo Aehille. — Sul ciclo di sviluppo del Griptocln'Ium Echini IManpas. Nota 

pi'climinai'c I'iassuntiva, Con 1 tav, — Atii d. Accad. (Jiuenia di Sc. not. 

in Catania, Ser. 5, Vol. 7, Mem. 19, 10 pp. Catania. 
Salvatore Domenico. — Culture di Leishraania horainis iniettate nel peritonei) 

dei cani. — Malaria e malattie dei paesi caldi.. An. 5, Fasc. 1, pji. 29-31. 

Roma, 1914. 
Sangiorgi Giuseppe. — Leucocytogregariiia cunicoli (n. sp.) — Gio7-n. Accad. 

medicina Torino, An. 77, N. 1, 2)p. 25-29. Torino, 1914. 
Scordo ¥. — Sulla prctesa idenlita della Leishraania hominis e della Leishmania 

canis. — Malaria e mala Ilia dei p)aesi caldi. An. 5, Fasc. 4, pp. 265-271. 

Roma, 1914. 
Spagnolio (3iuseppo e Giugni Francesco. — Stato presente del probleraa della 

trasmissione della Leishmaniosi interna nei paesi del baeino moditerraneo. 

Rivista sintetico-critiea. — Malaria e malatlie dei paesi caldi. An. 5, 

Fasc. 3, pp. 204-211 e Fasc. 4, 2Jp- 297-305. Roma, 1914. 

VI. Vermi. 

1. SCRITTI GENERALI SU PIU CHE UNA DELLE CLASSI. 

Funaro Roberto. — L' importanza degli Elrainti nella Patologia infantile. — 
Livorno, Offlcine Grafiche Chiajjpini, 1914. 136 pp). 

2. Platodi. 

Cognetti (De) Martiis Luigi. — Phoenora jucunda. Nuova specie di Turbellario 
rabdocelo. — Boll, dei Musei di Zool. ed Anal, comparata della R. Uni- 
versitd di Torino, Yol. 29, N. 685, pp. 2. Torino, 1914. 

Perroncito E. — Nota sul Gastrodiscus. — Giorn. Accad. medicina Torino, 
An. 77, N. 5-6, ijp. 168-169. Torino, 1914. 

14. Anellidi. 

Cognetti (De) Martiis. — Oligocheti raccolti da S. A. R. la Duchessa di Aosta i 

nella regiono dei grandi laghi dell" Africa equatoriale. — Annuario del • 

Museo Zool. della R. Univ. di Napoli, (Nuova Serie), Vol. 4, N. 17, 5 Set- 

temhre 1914. Napoli, 1914. Estr. di ptp. 3. 
Cognetti (De) Martiis Luigi. — Nota sugli Oligocheti degli Abruzzi. Escui'sioni 

zoologiche del Dott. Enrico Festa nei Monti della Vallata del Sangro (Abruzzi). 

— Boll, dei Musei di Zool. ed Anal, comparata della R. Univ. di Tvrinn. 

Vol. 29. N. 689, pp. 5. Torino, 1914. 
Cognetti (De) Martiis Luigi. — Descrizione di un nuovo Glossoscolecino del Peril, j 

Boll, dei Musei di Zool. ed Anal, coinparata della R. Universitd di To- ' 

rino. Vol. 29, N. 687, p)p. 3. Torino, 1914. 

VII. Artropodi. 

5. Aracnidi. 

Majocchi Domenico. — II Demodex lolliculorum sulla pelle dei leprosi. — Rend.' 
d. U. Accad. d. Sc. di Bologna, Ad. 3 Maggio, 1914, in: Boll. Sc. med.,\ 
An. 85, Ser. 9, Vol. 2, Fasc. 11, pp. 533-534. Bologna, 1914. 



- 279 - 



6. Crostacei. 

Arcangeli Alceste. — La collezione di Isopodi terresli-i del R. Musoo di Zoologia 

dogli Invet'tebrati di Fironze. — Atti Soc. itat., Sc. nat. e Museo civ. St. 

tiat. Milano, Vol. 52, Fasc. 1, pp. 455-486. Milano, 1914. 
Brian Alessandro. — Conti-ibiito alia migliore conosconza di due Triclioiiiscidi 

italiaiii. — Atti Sue. ilal. Sc. nat. e Museo civ. St. nat. Milano, Vol. 53, 

Fasc. 1, pp. 30-45, con lav. Milano, 1914. 

y. InSETTI ESAPODI. 

a) Scritti geneiali o su piii c^ie uno degli ordini 

Grandi Guido — Dispense di Eiitomologia agraria secondo le Iczioni del Prol'. 
F. Silvesti'i. Parte spcciale. — Vedi M. Z., XXIV, 10, 207. 

c) Architteri o PseudonRurotteri e Mallofagi 

Enderlein Giinther. — Beitrage zur Kenntnis der Gopeognathen. III. Ueber einige 
von Prof. Silvesti'i in Wcstafrica gesammelte Copeognatha. — Labor, di 
Zool. Gen. e Agr. d. R. Scuola sup. d' Agricoltura in Portici, Vol. 8, 
2)p). 240-241, con figg. Portici, 1914. 

Enderlein Giinther. — Ueber zwei afrikanisclie Conioplerygiden. — Boll. d. 
Labor, di Zool. Gen. e Agr. d. R. Scuola Sup. d' Agricoltura in Portici, 
Vol. 8, pp. 225-227. Portici, 1914. 

d) Ortotteri. 

Borelli Alfredo. — Dermatteri raccolti dal Prof. F. Silvestri nell' Africa occiden- 
tale. — Boll. d. Lab. di Zool. Gen. e Agr. d. R. Sup. d' Agricoltura in 
Portici, Vol. 8, pp. 264-274. Portici, 1914. 

Griffini Achille. — Studi sopra alcuni Stenopelmatidi dell' Indian Museum di 
Calcutta, con qualche considerazione generale sui Grillacridi e sugli Steno- 
pelmatidi. — Atti Soc. ilal. Sc. nat. e Mus. civ. St. nat. Milano, Vol. 53, 
Fasc. 1, pp. 46-12. Milano, 1914. 

e) Rincati o Emit eri, e Fisapodi o Tisanotteri. 

Leonard! G. — Guntributo alia conoscenza dellc Gocciniglie dell' Africa occiden- 
taie e raeridionale. — Boll. d. Labor, di Zool. Gen. e Agr. d. R. Scuola 
Sup. d' Agricoltura in Portici, Vol. 8, pp. 187-224, con figg. Portici, 1914. 

f) Coleotleri e Strepsitteri. 

Grandi G. -- Studi sui Coccinellidi. IV. Nota sul genere Solanophila Weise. — 
Boll. d. Labor, di Zool. Gen. e Agr. d. R. Scuola Sup. di Agricoltura in 
Portici, Vol. 8, pp. 275 278, con figg. Portici, 1914. 

Grandi G. — Descrizioue di un nuovo Goccinellide africano, Serangium Gift'ardi 
(n. sp.). — Boll. d. Labor, di Zool. Gen. e Agr. d. R. Sc. Sup. d' Agricol- 
tura in Portici, Vol. 8, pp, 165-178, con figg. Portici, 1914. 

h) I m en otter! . 

Emery G. — Formiche d' Australia e di Samoa raccolte dal Prof. Silvestri nel 
1913. — Boll. d. Labor, di Zool. Gen. e Agr. d. R. Scuola sup. d' Agri- 
coltura in Portici, Vol. 8, pp. 179-186, con figg. Portici, 1914. 



- 280 - 

Santschi F. — Fonnicides de 1' Afrique occidcntalc et cUistrale da voyage de 
M, le Prof. F. Silvestri. — Boll, cli Labor, cli Zool. Gen. e Agr. d. R. Sc. 
sup. cli Ayricoltura in Portici, Vol. 8, pp. 309-385, con figy. Portici, 1914. 

i) DiUari. 

Bezzi Mai'io. — Dittori raccolli dal Prof. F. Silvestri durante il suo viaggio in 
Africa del 1912-13. — Boll, d. Labor, di Zool. Gen. e Agr. d. R. Scuola 
sup. d' Agricolttcra in Portici, Vol. 8, pp. '279-308, con figg. I^ortici, 19 LI. 

Grand! G. — Ricerche sopra un Phoridae (Diptera) afi'ieauo (Aphiochaeta xan- 
tliina Speis.), con particolare riguai'do alia moiiologia eslerna della larva. 
— Boll. d. Labor, di Zool. Gen. e Agr. d. R. Scuola sup. d' AgricoUura 
in Portici, Vol. 8, pp. 242-263, con figg. Portici, 1914. 

XII. Vertebrati. 

II. PARTE AN ATOMIC A. 

1. Parte generale. 

Zilocchi Alberto. — Un' idiota microcefala : studio morfologico ed anatomo-pa- 
tologico. Con tav. — Morgagni, An. 56, P. I (Archivio) N. 10,x)p 369-388. 
Milano, 1914. 

3. APPAREGGHIO TEGUME^TALE. 

Cattaneo Giacorao. — Gontributo alio studio delle cellule del colostro. — AtU 

Soc. Lombarda Sc. med. e biolog., Vol. 3, Fasc. 4, pp. 346-355. Milano. 

1914. — Annali Ostetr. e GinecoL, An. 36, N. 5, pp. 491-498, con tav. 

Milano, 1914. 
Liyini Ferdinando. — Nota riassuntiva intorno alia istogenesi delle ghiandole 

sudoripare umane. — Rendic. Jstil. Lomb. Sc. e Lett., Vol. 47, Fasc. 14-15. 

pp. 878-886. Milano, 1914. 
Ljvini Ferdinando. — Risultati di ricerche intorno alia minuta struttura delle grosse 

ghiandole sudoripare ascellari umane. Nota riassuntiva. — Estr. di pp. 12 

dagli Atti Soc. ital. Sc. nat. e Museo civ. St. nat. Milano, Vol. 53, 1914. 
Martinotti L. — Ricerche sulla line struttura della epidermide uraana in rap- 

porto alia ^sua funzione cleidocheratinica. Gomunic. prev. — Giorn. ital. 

malattie vcneree e della pelle. Vol. 55, Fasc. 2.2^p. 344-395. Milano, 1914. 

4. Apparegghio scheletrigo. 

Agazzi Benedetto. — Osservazioni di Anatomia doscrittiva e topogratica sulla 

regione mastoidea : studio craniometrico e radiogralico. Gon tav. XXIX- 

XXXIl e 4 rigg. nel testo. — Ay^ch. ital. Anat. ed Embriol., Vol. 12, Fasc. 2, 

pp. 254-294. Firenze, 1913-1914. 
Forni Gherardo. — Apparecchio ioideo osseo complete. Gon tav. — Boll. d. Sc. 

med. An. 85, Ser. 9, Vol. 2, Fasc. 4, pp. H 1-176. Bologna, 1914. 
Hahn R. — Anomalie del seno frontalo. Gon 2 figg. — Archiv. ital. otologia, 

Ser. 3, Vol. 25, Fasc. 3, pp. 209-230. Torino, 1914. 
Puccioni. — Gonclusioni sulla morfologia mandibolare. — Rendic. Soc. itaL di 

Antrop. e di Elnol., in: Arch, per V Anti-op. e I' Etnol., Vol. 43, Fasc. I, 

pp. 373-375. Firenze, 1913. 
Puccioni N. — Nuove ricerche sulla morfologia della mandihola. — Rendic. Soc. 

ital. di Ayitrop. e Etnol. 2^ Ad. del 1913, in: Arcli.p. V Antrop. e I' Etnol., 

Vol. 43, Fasc. 4, pp. 336-337. Firenze, 1913. 



- 281 - 

Sergi (x. — La mandibola uraana. — Riv. di Anlrop., Vol. 19, Fasc. 1-2, 

PI,. 119-168. Con figg. Roma, 1914. 
Supino Felice. — MorfbIo?:ia del cranio del Calamoichtys caiabaincus Smith. — 

Atti Soc. ital, Sc. nat. e Museo Civ. St. nat. Milano, Vol. 53, Fasc. 1, 

pp. 179-188. Con figg. Milano, 1914. 

5. Apparegchio muscolare. 

Lasagna F. — Ricerche anatoraiche sul musculus vocalis. — Boll. d. Sc. med. 

di Parma, Ser. 2, An. 7, Fasc. 7, pp. 129-132. Parma, 1914. 
Palmieri Gian Giuseppe e Rivetta Costanzo. — Sopra alcune varieta muscolari 

D^^servalo in uno stesso individuo. Con 3 tig. — Boll. d. Sc. med.. An. 85, 

Ser. 9, Vol. -2, Fasc. 3, pp. 117-126. 'Hologna, 1914. 
Sergi Sergio. — I muscoli mimici del viso di una microcefala. Gontributo alio 

studio anatomo-lisiologico delle espressioni dei scntimenti. Con 1 fig. — Riv. 

di Antrop., Yol. 19, Fasc. 1-2, pp. 205-233. Roma, 1914. 
Valenti Giulio. — Sopra dei grossi lasci muscolari anomali in dipendenza del 

muscolo graudc gluteo dell' uomo. — Rend, delle sessioni della R. Accad. 

delle Scienze delV Isiituto di Bologna. Anno Accademico 1913-1914, 

Classe di Scienze fisiche. Bologna, 1914. Estr. di ppi. 8, con tav. — Boll. 

d. Sc. med. An. 85, Ser. 9, Vol. 2, Fa.sc. 11, jJp- 531-533. Bologna, 1914. 

6. Apparegchio intestinale gon le annesse ghiandole 
Agnoletto Vittorio. — Due casi di pancreas accessorio. — Atti Soc. Lombarda 

Sc. med. e biolog., Vol. 3, Fasc. 4, ppj. 320-336, con tar. Milano, 1914. 
Berti Giovanni. — Intorno ai denti di nascita. Lettera al Dott. Beretta. — Boll. 

d. Sc. med., An. 85, Ser. 9, Vol. 2, Fasc. 5, pp. 223 226. Bologna, 1914. 
GiannelH Luigi e Bergamini Athos. — Nuovc ricerche sulla repartizione dello 

isole di Langerhans nel ])ancrcas dei Rettili c sulla loro invariabiiita durante 

il digiuno. Con 4 tigg. — Monit. Zool. Hal., An. 25, N. 6, pip. 132-144. 

Firenze. 1914. 
Giannelli Luigi, Bergamini Athos e Lampronti Gino. — Invariabiiita di numero, 

di grandezza e di eostituzione generale delle isole di Langerhans nel digiuno. 

Con 4 ligg. — Atti Accad. d. Sc. med. e nat. di Ferrara, An. 88, Fasc. 1, 

pp. 108-)87. Ferrara, 19131914. 
Livini Ferdinando. — Occlusioni nell' intestino e nell' apparecchio polraonare di 

un giovane embrione uraano. — Vedi M. Z., XXIV, 11-12, 223. 
Livini F. — Material! da servire alia migliore conoscenza della istogenesi del- 

r intestino umano. — Vedi M. Z., XXIV, 2, 24. 
Lunghetti B. — Dimostrazione di proparati d'ipoflsi faringea e considerazioni 

relative. — Atti R. Accad. d. Fisiocriiici in Siena, An. ace. 222, Ser. 6, 

Vol. 5, X. 7 , pjroc. verb., pp. 413 415. Siena, 1913. 
Piersanti Carlo. - Studio sui denti raolari dell' uomo. Variazioni numeriche ed 

anomalie dei tubercoli. Con 2 tav. — Riv. di Antrop., Vol. 19, Fasc. 1-2, 

pp. 73118. Roma, 1914. 
Sella Ugo. — Alcune ricerche sui lipoidi del legato nella niadre e nel foto. — 

Annali Osletr. e Ginecol., An. 36, N. 2, pp. 111-125. Milano, 1914. 
Stefano (De) Giuseppe. — Osservazioni sulle piastre dentarie di alcuni Mylioba- 

tis viventi e fossili. Con 4 tav. e 13 fi^ii. nel testo. — Atti Soc. ital. Sc. 

nat. e Museo civ. St. nat. Milano, Vol. 53, Fasc. 1, pp. 73-164. Milano, 1914. 
Supino Felice. — Sopra 1' alimentazione e la struttura dello stomaco nei pesci. 

Rendic. Istit. Lombardo Sc. e Lett., Ser. 2, Vol. 17, Fasc. 7, pp. 319-330. 

Milano, 1911. 



- 282 - 

Valtorta F. — Ricerche sulla regione ileo-cieco-appendicolare del feto e del 
neonate: osservazioni aiiatomicho e cliniclie. — Atti Soc. Lamb. Sc. med. 
e hiolog.. Vol. 3, Fasc. 3, pji. 181-18 J. Milono, 1914. — Annali. O.ttetr. e 
GinecoL, An. 36. N. 3, pp. 441-490, con figg. Milano, 1914. 

7. Apparecchio RESPIRATORIO. 

Cutore Gaetano. — Sulla normale prcpcnza di cartilagino elastica nei bronchi 
intrapolmonari dell' uorao nolle diverse eta della vita. — Boll. d. Sedute d. 
Accad. Gioenia di Sc. nat. in Catania, Ser. 2, Fasc. 24, pp. 19-24. Cata- 
nia, 1913. 

Cutore G. — Ricerche comparative sulla struttura della carlilagine dei bronchi 
intrapolmonari nei mammileri. Con dim. di preparati. — Boll. d. Sedute 
d. Accad. gioenia d. Sc. nat. in Catania, Ser. 2, Fasc. 31, pp. 27-30, Ca- 
tania, 1914. 

Grass! B. •— Funzione respiratoria delle co^idette pseudobranchie dei Teleostei 
ed altri particolari intorno ad esse. Con 3 tav. — Bios, Yol. 2, Fasc. 1, 
fehhraio 1914. Bologna, 1914. Estr. di pp. 16. 

Hahn 11. — Vedi M. Z., in qiiesto N., pp. 280. 

8. TiRoiDE, Paratiroide, Timo, Gorpusgoli timici, Gorpi postbranchiali. 

Buscaino V. M. — La struttura della tiroide e le sue variazioni qualitative. — 

Rio. di Patol. nei^v. e t7ient., Vol.. 19, Fasc. 7, pp. 385-421 e Fasc. 8, 

pp. 449-498. Con figg. Firenze, 1914. 
Grass! B. — Sulla etiologia del gozzismo. — Tunio^n, An. 4, Fasc. 1. Roma, 

1914. Estr. di pp. 64. 
Silvan G. — Su di una specialo formazione epitelialo annessa al sisteraa tiro- 

paratiroideo. — Afch. Sc. med., Vol. 36, pp. 285-297, con tav. Torino, 1912. 

9. Apparecchio circolatorio. Milza e altri orgam linfoidi. 

Busch! Giuseppe. — Una particolarita di struttura dell' aorta umana. — Atti 

Soc. Lombarda Sc. med. e biol., Vol. 2, Fasc. 4,ppj. 340-342. Milano, 1913. 
Dalo Ferruccio. — Su di un caso singolare di delormita congenita della milza 

in un vilello. — (7m. Veter., An. 37, N. 13, pp. 543-550. Milano, 1914. 
Favaro G. — Sviluppo delle valvole atrioventricolari nei mammiferi e negli 

uccelli. — Vedi M. Z., XXIV, 2, 23. 
Mannu Andrea. — Sulla presenza dell' arteria laccialc nella pecora. — Moderno 

Zooiatro, An. 3, N. 1. Bologna, 1914. 
Mannu Andrea. — A proposito dell' arleria facciale nella pecora. Risposta al Prol'. 

V. Bossi. — Moderno Zooiatro, Anno 1914. Bologna, 1911.4^str. di pp. 4. 
Mannu Andrea. — Gonsiderazioni e ricerche sull' arteria perlorante del tarso 

di alcuni mammiferi. Gon 5 tigg. - Monit. Zoolog. ifal., An. 25, N. 4, 

pp. 84-94. Firenze, 1914. 
Mannu Andrea. — Variazioni deirai'teria vortcbralis neiruomo e nei raaramiCeri. 

Gonlributo alia morfologia dell' arteria vertebralis nei mammiferi. Con tav. 

Ill e 11 figg. nei teste. — Arch. ital. Anal, ed Emhriol., Vol. 13, Fasc. I, 

pp. 79-113. Firenze, 1914. 
Mannu Andrea. — Gonsiderazioni sulla morfologia delle arterie vertebralis e 

occipitalis in alcuni mammiferi. Gon 6 figg, — Arch. ital. Anat. ed EmbrioL. 

Vol. 12, Fasc. 3, pp. 434-442. Firenze, 1913-1914. 
Rocca (Laj Cesare. — Le fasi di sviluppo e di regresso dell' arleria cai'otidc 

intei-na in Bos taurus. — Vedi M. Z., XXIV, 2, 24. 



_iji 



283 - 



H. ApPARECCHIO UIUNARIO E GENITALE. 

Carraro Nicola. — Sinlisi renalc unilateralc. Con tav. — Morgagyii, An. 50, 

P. U (Archivio), N. 8, 2>p. 300-320. Milano, 1914. 
Cattaneo D. — Rieordio sulla struttura dell' ovaio dei maramifen". Con tav. I-III, 

— Arch. ital. Anal, ed Emb}'iol., Vol.12, Fuse. 1, pp. 1-34. Firenze, 1913-14. 
Lavatelli Carlo. — Sulle gliiandolc dello piccolo labbia. Con tav. XLVI-XLVII. — 

A7-ch. ital. Anal, ed Enthriol., Vol. 12, Fasc. 3, pp. 349-366. Firenze, 

1913-1914. 
Monterosso Bruno. — Sii i corpi di Call e Kxner nel foUicolo di Do Graaf dolla 

cavia. Con 1 tav. — Alii d. Accad. Gioenia di Sc. nal. in Catania, Ser. 5, 

Vol. 7, Mem. 21, 14 pp. Calania. 
Zenoni Costanzo. — Distopia renale congenita pelvica. — Atti Sac. Lombarda, 

Sc. vied, e hioloy., Vol. 3, Fasc. 1, pp. 46-63. Milano, 1914, 

12. GHIANDOLE SURRENALI, OrGANI GROMAFFINI ETC. 

Lunghetti Bernardino. — Contribute alio studio del coraportamento del connol- 
tivo di sostegno delle surrena'.i in varie condizioni morbose. Con tav. 19-2d. 

— Arch, per le Sc. nied. Vol. 36, N. 15. Torino, 1912. Estr. di op. 117. 
lona Anita. — Intorno alia origins e alia natura delle cellule acidollle delle 

capsule surrenali della rana. Con tav. XXXllI-XXXVI. — A7'ch. Hal. Anal, 
ed Euibriol., Vol. 12, Fasc. 2, pp. 295-310. Firenze, 1913-1914. 

13. Apparegchio nervoso centrale e periferico. 

Aresu Mario. — La superficie cerebrale nell' uomo. — Arch. ital. Anat. ed 

E7nbriol., Vol. 12, Fasc. 3, pp. 880-433. Firenze, 1913-1914. 
Biondi Giosue. — Sul cosidetto pigraento giallo dei centri nervosi. — Vedi M. 

Z., XXIV, 11-12, 224. 
Biondi Giosue. — Sulla Una anatoraia dei gangli annessi al simpatico craniano 

nell'uorao. — Vedi. M. Z., XXV, 2, 25. 
Bonola Francesco. — Contribute alio studio della commessura grigia del talarao- 

encef'alo. — Boll. d. Sc. med., An. 85, Ser. 9, Vol. 2, Fasc. 9, pp. 413-424. 

Bologna, 1914. 
Bovero Alfonso. — Connessioui simpaticlie del gauglio vestibolare del nervo acu- 

stico. — Giorn. Accad. medicina. Torino, An. 76, N. 11-12, pp. 348-359. 

Torino, 1913. 
Fedeli Fedele. — Ricerche istologiche sulla dura madre. — Giorn. Accad. medi- 
cina. Toinno, An. 77, N. 5-6, pp. 171-173. Torino, 1914. 
Frigerio Arrigo. — Contribute alia conoscenza della ghiandola pineale. — Riv. 

di Paiol., nerv. e uient., Vol. 19, Fasc. 8, pp. 499-501. Firenze, 1914. 
Ganfini Carlo. — Lo sviluppo del sisteraa nervoso simpatico in alcuni pesci. — 

Vedi M. Z., XXIV, 2, 24. 
Giacotnini Krcole. — II norvo terminale dei Salmonidi. — R. Accad. d. Sc. d. 

Fot. di Bologna, Ad. 26 apr. 1914 in: Boll. Sc. med.. An. 85, Ser. 9, 

Vol. 2, Fasc. 438-440. Bologna, 1914. 
Giannuli F. — La segmentazione del giro precentrale e la interruzione del soico 

di Rolando. Con 3 tlgg. — Riv. d. Antrop., Vol. 19, Fasc. 1-2, pp. 181-204. 

Roma, 1914. 
Guizzelti P. — Sullo sviluppo dei cordoni di epitelio pavimentoso della porzione 

linguiforine del lobo anteriore dell' ipoflsi umana. — Vedi M. Z., XXIV, 

11-12, 223. 



- 284 - 

Lunghetti B. — Yecli M. Z., in guesto N., pag. 281. 

Mannu Andrea. — Osservazioni sul Nci-viis depressor degii Kquiui. Con 2 ligg. 

-- Monit. ZooL, ital., An. 25, N. i, pp. 1-7. Firenze, 1914. 
Morselli Enrico. — La cito-architectonia della corteccia cerebrale o lo localiz- 

zazioni flsio-psicologicho. — Genova, Francesco Bonifacio, Casa Eclitrice 

Tipo-Litografia, 1914. 30 pp. 
Mobilio Camillo. — II mantcllo oei'obrale degli Equidi. Differenze tra 1' Equus 

cal)allus, Eq, asinus, Eq. raulus ot hinnus. Con 48 tigg. nel testo. — Arch. 

itdl. Anat. ed Embriol., Yol. 13, Fasc. 1, pp. 114-271. Firenze, 1914. 
Pjtzorno Marco. — Gontrihuto alia conoscenza dolla struttura del ganglio ciliaiv 

del Glieloni. Con tav, XLVIII-LI. — A)'ch. ital. Anal, ed Embriol., Vol. 12, 

Fasc. 3, pp. 367-379. Firenze, 1913-1914. 
Rebizzi Renato. — Sulla I'nnzione dci lobi frontali. Nota anatomo-clinica. — 

Estr. dal volume Xiubhlicato in omaggio Ml Prof. C. Agostitii. Perugia, 

1914. Estr. di p)p. 28. Con figg. 
Riquier Carlo. — Sulla lino slruttura del ganglio otico. — Riv. di Patol. nerv. 

e ment, Vol. 18, Fasc. 10, pp. 009-628. Con figg. Firenze, 1913. 
Radio G. — Contributo alia ({uestione della rigenorazione dei nervi nei mam- 

raileri. — Vedi M. Z., XXIV, 11-12, 224. 
Rossi Ottorino. — Contributo alia conoscenza dei nuclei mosc-o romboencefalici. 

— Riv. di Patol. nerv. e ment.. Vol. 18. Fasc. 9, 2JP- 537 577 con figg. 

Firenze, 1913. 
Sergi Sergio. — Note morfologicho sulla superflcio metopica del lobo frontalc 

in cervelli di Indiani e di Giapponesi. — Riccrche fatte nel Laborat. di 

Anat. morm. d. R. Univ. di Roma ed in allri Lab. biol.. Vol. XVII, 

Fasc. 1-3, pp. 109-182, con 5 tav. Roma, 1913. 
Simonelli Gino. — Studio anatoraico sui cervellotti operati di estirpazione del 

crus primum lobuli ansiCormis. — Arch. Fisiologia, Vol. 12, Fasc. 4, 

pp. 373-375. Firenze, 1914. 
Simonelli Gino. — Contributo alia conoscenza delle localizzazioni cerebellari. Con 1 

tav. — Ric. di Patol. nerv. e ment.. Vol. 19, Fasc. 6,2jp. 347-350. Firenze, 1914. , 
Sterzi G. — Lo sviluppo della scissura intereraisferica ed 11 signiticato del tei-zo 

ventricolo. — Vedi M. Z., XXIV, 2, 24. ' 

14. Organ: di senso. 

Ajutolo (D') Giovanin'. — Alcune rare o nuove forme di anoraalie congenita del i 
padiglione auricolare. — Rendic. d. Sac. med. chir. di Bologna, Ad. 2 ', 
Luglio 1914, in : Boll. Sc. med., An. 85, Ser. 9, Vol. 2, Fasc. 10, pp 502- 
503, con tav. Bologna, 1914. 

Giacoiuini Ercole. — Sullo sviluppo deU'orgaiiu di Jacobson (organo vomero- 
nasale) e della gliiandola nasale lateralo in ombrioni e feti di Muletia (Ta- 
tusia, Dasypus) novomcincta. — Vedi M. Z., XXIV, U 12, 223. 

Maggiore Luigi. — L' apparato mitocondrialo nel cristallino. — Vedi M. Z., 
XXIV, 2, 25. 

16. An ATOM I A TOPOGRAFICA. 

Valtorta F. — Vedi M. Z., in queslo N., pag. 282. 
Agazzi Benedetto. — Vedi M. Z., in questo N., p. 280. 

17. Teratologia. 
Bertolotti M. — Polidattilia, arresto di sviluppo nell' acrometagenesi e distfotiaj 
ipolisaria concomitante. — Giorn. Accad. medicina Torino, An. 77, N. i 
pp. 6-20. Torino, 1914. 



- 386 -- 

Caruso F. — Le ovaie negli Anencefali. — Boll. d. Sedute d. Accad. Gioenia 
d. Sc. nat. in Catania, Ser. 2, Fasc. 32, pp. 10-23. Catania, i914. 

Caterina Rugenio. — Di una particolarita non coraune verificatasi nel parto di un 
feto mostruoso. — Arch. ital. ginec, An. 15, N. 3, pp. 79-81. Napoli, 1912. 

Misuraca Eugenio. — Su un mostro doppio (Dicephalus dibracliius). — Annali 
Ostetr. e Ginecol., An. 36, N. i, pp. 46-56, con figg. Milano, 1914. 

III. PARTE ZOOLOGIGA 

4. Anfibi. 

Vandoni Carlo. — Gli Anflbi d' Italia. Con appendice pei CoUezionisti d' Anfibi. — 
Vol. di XIl-176 pp., con 32 figg. originali. Enrico Hoepli ed. Milano, 1914. 

5. Rettili. 

Vandoni Carlo. — I Retlili d' Italia. Con appendice pei Collezionisti di Rettili ed 
Anfibi. — Yol. di pp. XII-274, con 55 incisioni. Enrico Hoepli. ed. Mi- 
lano, 1914. 

6. UCCELLI. 

Arrigoni degli Odd! E. — Cenni j^opra la comparsa deU'Enjberiza cioides e suite 
IVequenti catture di specie orientali in Italia. — Alti R. 1st. Veneto di Sc. 
Lett, ed Arti, T. 73, Disp. 7, pp. 1163-1168. Venezia, 1913-14. 

6alducci Enrico. — La Cotile rupestris (Scop.) in quel d' Equi. — Rivista ital. 
di Omit., An. 3, N. 1-2, gennaio-giugno, 1914, p)P- 41-47, Bologna, 1914. 

8. Antuopologia ed Etnologia 

Andreucci. — Crani della Tripolitania. — Rend. Soc. ital. di Antrop. e di Etnol., 

4'' Sed. del 1913, in: Arch, per I' Antrop. e V Etnol., Vol. 43, Fasc. 4, 
pp. 360-365. Fi7'enze, 1913. 
Baglioni S. — Influenza dei suoni sull' altezza del linguaggio. Un fattore di ag- 

gruppamenti linguistici. — Riv. di Antrop., Vol. 19, Fasc. 1-2, pp. 51-71. 

Roma, 1914. 
Biasutti R. — Scoperto recenti di pigraei africani ed oceanici. — Rendic. Soc. 

ital. di Antrop. e Etnol., 5* Sed. del 1913, in: Arch. per V Antrop. e V Etnol., 

Vol. 43, Fasc. 4, pp. 356-357. Firenze, 1913. 
Biasutti Ronato. — I corapiti della esplorazione antropologica della Libia. — 

Rendic. Soc. ital. di Antrop. e Etnol., Ad. del 14 Nov. 1912, in Arch, per 

V Antrop. e V Etnol., Vol. 42, Fasc. 4, pp. 379-381. Firenze, 1912. 
Campana (Del) Domenico. — Contribute all' Etnografia dei Matacco. — Arch. 

per I' Antrop. e I' etnol., Vol. 43, Fasc. 4, pj). 305-325. Firenze, 1913. 
Corso Raflaolc. — Nozze marroceiiiue. — Riv. di Antrop., Vol. 19, Fasc. 1-2, 

pjp. 321-326. Roma, 1914. 
Corso Raffaele. — Per 1' Antliropophyteia. — Riv. di Antrop., Vol. 19, Fasc. 1-2, 

pp. 343-346. Roma, 1914. 
Fantoni Ferd. — Le modalita e I'epoca del saldamento delle principali suture 

del cranio e la lore probabile influenza sulla forma della scatola cranica. — 

Vedi M. Z., XXIV, 8, 154. 
Frassetto A. — A proposito di albinisrao parziale oreditario nella famiglia An- 
derson. — Arch. p. V Antrop. e V Etnol., Vol. 42, Fasc. 4, pp). 359-361. 

Firenze, 1912. 
Gasperi (De) G. B. — La diminuzione della popolazione indigena della Terra del 

fuoco. — A7'ch. p. V Antrop. e V Etnol., Jol. 43, Fasc. 1-2, pp. 163-166. 

Firenze, 1913. 



- 286 - 

Giardina Andrea. — Gli indici di altezza, di larghezza e di lunghezza in corpi 
aventi diamctri fra loro correlativi. Ricerca metodologica con speciale ri- 
guardo all' allezza relativa del cranio. — A7'ch. p. V Antrop. e V Elnol., 
Vol. 11, Fasc. 2-3, 1914. Firenze, 1914. Estr. di jtp. 73, con figg. 

Giuffrida Ruggeri. — L' origine dei Leucodermi e il disseccamento dell' Asia 
ccntrale. — Rendic. Sac. ital. di Anirop. e di Etnol., 4^ Sed. del 1913, in: 
Arch. p. V Antrop. e V Elnol., Yol. 43, Fasc. 4, pp. 359-360. Firenze, 1913. 

Giuffrida-Ruggeri Y. — Autoctt)ni immigrati e ibridi nolla etnologia africana. — 
Arch. p. V Antrop. e V Elnol., Vol. 43, Fasc. 4, pp. 279-304. Firenze, 1913. 

Godin P. — Loggi dell" accresciraento alle qaali rai lianno condotto le mie ri- 
cerclie soil' accrescinaento delle varie parti del corpo (1893-1913). — ^Irc//. 
p. V Antrop. e I' Etnol., Vol. 43, Fasc. 1-2, pp. 89-97. Firenze, 1913. 

May^'O Giovanni. — Sulla cosiddetta perforazione olecraiiica e sul signirtcalo 
anatomico e antropologico della medesiraa. — Vedi M. Z., XXV, 6, 120. 

Meneglietti Elgidio. — Nuovi metodi per rilevare le impronte digitali. Con 1 tav. 

— Arch, di Antrop. crim., psich. e med. leg. Vol. 35, (Ser. 4, Vol. 0). 
Fasc. 2, pp. 194-197. Torino, 1914. 

Milani. — Vasetti eneoliti(;i di Monte Argentario. — Rendic. Soc. ital. di Antrop. 

e Etnol., Ad. del 23 Dec. 1912, in: Arch, per V Antrop. e V Etnol., Vol. 42. 

Fasc. 4, pp. 385-386. Firenze, 1912. 
Mochi A. — Nuove ossorvazioni sul paleolitico di Terranova, della iMaiella o 

deir Umbria. — Rendic. d. Soc. ital. di Antrop. e di Etnol., £"■ Sed. del 

1913, in : Arch, per V Antrop. e V Etnol., Vol. 43, Fasc. 4, pp. 338-34L 

Firenze, 1913. 
Mochi. — Una seconda fase nella questione del paleolitico superiore in Italia. 

— Rendic. Soc. ital. di Antrop. e di Etnol., 4'-^ Ad. del 1913, in: Ai^ch. 
pter r Antrop. e V Etnol., Vol. 43, Fasc. 4, pp. 368-372. Firenze, 1913. 

Mochi. — Sul modo di iiiterpretare le stazioni neolitiche di Rivole Veronese. 

— Rendic. Soc. ital. di Antrop. e di Etnol., in: Arch, per V Antrop. c 
r Etnol., Vol. 43, Fasc. 4, pp. 375-378. Firenze, 1913. 

Mochi. — Ricerche nella grotta del Pastore presso Toirano in Val Vai'atella 

(Liguria). — Atti Comitato ricerche di Paleont. um. in Italia in: Arcli. 

pier r Antrop. e V Elnol., Vol. 44, Fasc. 1, pp. 46-60, con figg. Firenze, 1914. 
Mochi. — Esplorazione della grotta di S. Francesco presso Titignano (Umbria). 

Atti Comit. p)er le ricerche di Paleont. um. in Italia, in: Arch. _?J('r 

r Antrop. e V Etnol., Vol. 44, Fasc. 1, pp. 64-85, con figg. Firenze, 1914. 
Mochi Aldo])randino. — Contribute all' antropologia dei Neolitici e degli Enooli- 

tici italiani. — A7-ch. p. I' Anti-op), e I' Etnol., Vol. 42, Fasc. 4, pp. 330-347, 

con tav. Fire7ize, 1912. 
Mochi. — Presentazione di cranii d' indigeni di Tripoli. — Rendic. Soc. ital. di 

Antrop. e Etnol., Ad. del 14 nov. 1912, in: Arch. p)er V Airtrop). eV Etnol. 

Vol. 42, Fasc. 4, ptp. 381-383. Firenze, 1912. 
Modigliani e Mochi. — Saggi nella grotta e nei ripari di Ansodonia (Maremma). 

— Atti ('omit, ricerche di Paleont. um. in Italia, in: Arch. p. V Anirop. 
e r Etnol., Vol. 44, Fasc. 1, pp. 44 45. Firenze, 1914. 

Modigliani. — Indagini su altre grotte dei pressi di Toiraiia (Liguria). — Atli 

Comit. ricerche di Paleont. um. in Italia in: Arch. per V Anirop. e I'Etnol., 

Vol. 44, Fasc. 1, pp. 60-64. Firenze, 1914. 
Ottolenghi S. — I tipi antropologici dei Libici. Con 21 ligg. — Riv. di Antrop.. 

Vol. 19, Fasc. 1-2, pp. 1-50. Roma, 1914. 
Puccioni Nello. — Rieercho sui I'apporli di grandezza tra coi'po o I'amo ascoii- 

dcnte nella mandibola. — Vedi M. Z., XXIV, 8, 151. 



- 287 - 

Puccioni N. — Appunti iotorno al framraento mandiholare fossilo di Piltdown 

(Sussex). — Arch. p. V Antrop. e V Etnol., Vol. 13, Fasc. i 2, pp. 167-175. 

Firenze, 1913. 
Puccioni N. — Ricerche sulla forma del raento o dell' iiicisura sigmoidea negli 

Uomini c nolle Scimmie. — Arch. p. I' Antrop. e VEtnol., Vol. 43, Fasc. 1-2, 

pp. 98- 134. Firenze, 1913. 
Puccioni. — Deposito neolitico nella grotta di Maggiano. — Renclic. Soc. Hal. 

cV Ant}'op. e Etnol., Ad. 23 Maggio 1912, in: Arch. p. I' Antrop. e l' Etnol, 

Vol. 42, Fasc. 4, pp. 375-377. Firenze, 1912. 
Puccioni. — Grotte artiflciali della Commenda (Vicchio di Mugello). — Atli 

Comit. per le rice7'che Paleont. in Italia, in: A?~ch.p. I' Antrop). e V Etnol., 

Vol. 44, Fasc. 1, pp. 88-89. Firenze, 1914. 
Puccioni. — Altre ricerclie prcistoriche nei press! di Titigliano (Umbria). - 

Atti Comit. per le ricerche Paleont. in Italia, in : Arch. pj. I' Antrop. e 

V Etnol., Vol. 44, Fasc. I, p)p. 85-88. Firenze, 1914. 
Puccioni. — Le stazioni all'aperto della Ghiocciola (Troghi, Valdaruo superiore;. 

Atti Comit. per le ricerche di Paleont. um. in Italia, in : Arch. p. I' Antnrp. 

e I' Etnol., Vol. 44, Fasc. 1, p}:). 21-43, con figg. Firenze, 1914. 
Puccioni. — Notizie sullo scavo della grotta di Maggiano. — Rendic. Soc. Hal. 

di Antrop. e Etnol., 4^ Ad. del 1913, in : Arch. p. V Antrop. e I' Etnol., 

Vol. 43, Fasc. 4, pp. 365-368. Firenze, 1913. 
Reubel Gunter. — Proposta di una inchiesta antropometrica sui bambini. — 

Rendic. Soc. ital. di Antrop. e Etnol., Sed. del 29 Gennaio 1913, in: Arch. 

p. V Antrop. e V Etnol., Vol. 42, Fasc. 4, pp. 391-394. Firenze, 1912. 
Sera G. L. — Per alcune ricerche sulla base del cranio. — Vedi M. Z., XXIV, 

8, 154. 
Sera G. L. — L' altezza del cranio in America. — Arch. p. C Antrop. e VEtnol., 

Vol. 42, Fasc. 4, jjp. 297-329 e Vol. 43, Fasc. 12, pp. m-88. Firenze, 

1912-13. 
Sergi Sergio. — Sulle variazioni della fossa retrosacralis negli Hominidae e sul 

loro significato. — Vedi M. Z., XXIV, 8, 155. 
Sergi Sergio. — Tres in una. Con 2 figg. -- Rii:. di Antrop., Vol. 19, Fasc. 1-2, 

pp. 347 350. Roma, 1914. 
Sergi Sergio. — Osservazioni di tecnica antropologica intorno all* inchiesta sui 

condannati inglesi. — « Scuola positioa », ^V. 7 , An. 24, Luglio 1914. Mi- 

lano, 1914. Estr. di pp. 19. 
Soffiotti F. Umberto. — Forme e conlenuto doll" associazione spontanea nei 

fanciulli. Nota prev. — Riv. di Antrop., Vol. 19, Fasc. 1-2, pp. 169-180. 

Roma, 1914. 
Tucci G. — Nota sul rito di seppellimento degli antichi pcrsiani. — Riv. di 

Antrop., Vol. 19, Fasc. 1-2, pp. 315-319. Roma, 1914. 
Zanolli Velio. — Di un raetodo analitico per detei-minare 1' angolo della spina 

della scapola. — Riv. di Antrop., Vol. 19, Fasc. 1-2, p)p. 331-332. Roma, 1914. 
Zanolli Velio. — L'occipitale nei brachi-e dolicocefali. Parte I. — Riv. di Antrop., 

Vol. 19, Fasc. 1-2, pp. 235-314. Roma, 1914. 

APPENDICE: ANTROPOLOGIA APPLICATA ALLO studio DEI PAZZI, 
DEI CRIMIXALI, ETC. 

Gatti Stefano. — Antropologia e antropometria di una centuria di alienati 
istriani. Con 1 gratica e 3 tav. — Arch, di Antrop). crim., psich. e med. 
leg.. Vol. 35, {Ser. 4, Vol. 6), Fasc. 4, pp. 465-476, Fasc. 5, pp. 559-577. 
Torino, 1914. 



- 288 - 
a - ZOOLOGIA APPLICATA. 

1. ZOOLOGIA MEDICA. 

Bandi Ivo. — Gontributo alio studio sulla identita delle leishmaniosi. — Vedi 

M. Z., XXIY, li-12, 225. 
Basile Carlo. — Leishmaniosi. — Vedi M. Z., XXIV, 11-12, 225. 
Berti S. — Gontributo alio studio delle acariasi di origioo animale. — Vedt 

M. Z., XXIV, 11-12, 226. 
Blanc Tassinari A. — Intorno ai raetodi di ricerca delle nova di Elrainti nelle 

feci. — Vedi M. Z., XXIV, 2, 25. 
Carazzi Davide. — Parassitologia animale. — Vedi M. Z., XXIV, 11-12, 222. 
Carpano Matteo. — Tripanosoma. Piroplasmi, — Vedi M. Z., XXIV, 11-12, 225. 
Cipollone L. T. — La miasi intestinale e cutanea e la possibile riproduzione per 

pedogenesi delle larve di mosca. — Ann. med. navale e coloniale, An. 20, 

1914, Vol. 2, Fasc. 1, pp. 62-64. Roma, 1914. 
Gondorelli Francaviglia M. — Larva di Oestrus ovis L. per la prima volta rin- 

venuta nell' orecchio umano. — Boll. d. Sedute d. Accad. Gioenia d. Sc. 

nal. in Catania, Ser. 2, Fasc. 31, pp. 23-27. Catania, 1914. 
Gondorelli Francaviglia M. — Aneora sulla rajiasi auricolare. — Boll, di Sed. 

d. Accad. Gioenia d. Sc. nal. in Catania, Se)\ 2, Fasc. 31, pp. 15-23. 

Catania, 1914. 
Corti Alfredo. — Tripanosomi e tripauosoraiasi. — Vedi M. Z., XXIV, 11-12, 

225. 
Ferraro. — Un tripanosoma negli equini. — Vedi M. Z., XXIV, 11-12, 225. 
Q<abbi U. — II Kala-azar indiano e mediterraneo sono identici. Nuove indagini 

sperimentali. — Malaria e malattie dei paesi caldi. An. 5, Fasc. 1, 

pp. 14-22. Roma, 1914. 
Gabhi U. — Sulla identita delle Leishraanie infantum e Donovani. — Vedi M. 

Z., XXIV, 5, 102. 
Lanfranchi Alessandro. — Di una speciale forma raorbosa nei piccioni dovuta 

ad an eraatozoario della famiglia dei Mastigofori. — Vedi M. Z., XXIV, 

5, 102. 
Marioglio F. — Leucocitogregarine. Tripanosoma — Vedi M. Z., XXIV, 11-12, 

225. 
Patella Vincenzo. — Sulla natura protozoaria dei corpi di Kurloflf. — Vedi 

M. Z., XXIV, 5, 102. 
Police Gesualdo. — Di due casi di morsicatura di vipera. — Vedi M. Z., 

XXIV, 9, 178. 
Rossi Armando. — I primi casi di Hymenolepis nana a Parma. Gontributo cli 

nico alio studio delle anemic parassitarie. — Vedi M. Z., XXIV, 1112, 226. 
Singer M. — Sulla distiibuzione della Leishmaniosi in Italia. — Vedi M. Z., 

XXIV, ll-f2, 225. 

2. zoologia applicata all'agaicoltura e alle industrie. 
Protbzione, Gacgia, egg. 

Berlese A. — La distruzione della mosca doraestica. — Vedi M. Z., XXIV, 

11-12. 228. 
G^vazza F. — Ricerche intorno alle specie dannose alia coltivazione del riso 

(Oryza sativa) q specialmente intorno al Ghironomus Gavazzai Kio|l'cr. — 

Boll. d. Labor, di Zool. (/en. e Ayr. d. li. Scuola sup. d' Agricoliura in 

Portici, Vol. 8, pp. 228 239, con tav. Portici, 1914. 



Grandw'i Remo. — La biologia della flllossera della vite alia kicc delle nuove 

ricerche. — Vedi M. Z., XXIV, 5, 104. 
Giiercio (Del) Giacomo. — Nuova contribuzione alia conoscenza dei ncmici 

doH'olivo. — Vedi M. Z., XXIV, il-12, 227. 
Silvestri F. — Viaggio in Africa per cercar parassiti di mosche dei frutti. — 

Boll. d. Labor, di Zool. gen. e agr. d. R. Scuola sup. di Agricoltura in 

Portici, Vol. 8, pP- i-i64, con figg. Portici, I'JM. 
Vaccari Gino. — Per la protezione della Fauna italiana. — Vedi M. Z., XXIV, 

2, 23. 
Verson E. — Per la storia dei corpuscoli oscillanti (Nosema borabicis, Nacg). 

— Vedi M. Z., XXIV, 11-12, 226. 



COMUNICAZIONI ORIGINALI 



ISTITUTO ANATOMIGO DI FERRARA 



Sulla costituzione e sulla invariabilita durante il digiuno delle 
isole di Langerhans in Ran a esculenfa, con qualchc 
cenno sui condotti escretori del pancreas e del fegato. 

Prof. LUIGI GIANNELLI 

CON LA COLLABORAZIONE DELLO StUDENTE ATHOS BERGAMINI. 

(Con 4 figure). 

E vietata la riproduzione 

Scopo precipuo del presente «tudio e stato quello di estendere 
anche agli Anflbii le stesse lunghe e laboriose ricerche, che abbia- 
ino praticato (ed abbiamo gia pubblicato) nei Rettili, negli Uccelli 
e nei Mammiferi, ed intese a verificare se le isole di Langerhans 
iubjscono no delle variazioni, sia numeriche sia volumetriche sia 
costituzionali, per effetto del digiuno. 

Ed i risultati del nostro studio sono stati conformi a quelli ot- 
tenuti negli altri Vertebrati, avendoci dimostrafco la invariabihta di 
quelle formazioni. 

I nostri reperti percio possono dirsi diametralmente opposti a 
quelli, cui giunsero Dale (1904) Swale Vincent eTompson 
(1907) e per ultimo il Fischer (1912), sui resultati delle ricerche 
del quah autori, gia da noi indicati in un precedente lavoro^ crediarao 
utile trattenerci bi'evemente. 



- 290 — 

Dale nel 7-'ospo rimarco, dopo protratto digiuuo, un coiisideio- 
vole aumento nuraerico e volumetrico delle isole di Langerhans, e 
passaggi molteplici ed evident! tra cellule acinose e cellule insulari. 

Vincent e Tompson esaminarono il pancreas di vari ani- 
mali in simili condizioni, e fra gli altri della rana. Fu studiato da 
loro il pancreas di rana al principio ed alia fine dell' inverno; sem- 
pre constatarono che nessun limite esiste tra isole o parenchima, 
ma sivvero passaggi gradual! di parenchima in isole, e fu osservato 
un aumento di numero e di volume di queste ultime formazioni 
al termine deli' inverno. 

A rafiorzare poi i resultati dei precedent! esperiraentatori ven- 
nero le ricerche del Fischer praticate quasi esclusivamente sul 
pancreas degli Anfibi {rane e tritoni). Non esiste per lui alcuna mem- 
brana connettivale attorno alle isole, e, se per qualche breve esten- 
sione un'isola e circondata da una capsula, si puo sempre dimo- 
strare che essa altrove si prosegue nel parenchima costituendo il 
limite di un tube ghiandolare, ed e qui che, oltre una semplice 
connessioiie, si avrebbero dei passaggi gradual! e manifest! fra tes- 
suto insulare e parenchimale, coimessioni e passaggi die da Richter 
vennero nel 1902 negati negli stessi Anfibii. Descrive Fischer 
nelle isole (ed in questo si avvicina alle vedute di Richter), ed in 
numero vario secondo la loro grandezza, fasci di tessuto connetti- 
vo destinat! a dividerle in territori distinti ; i qual! territor! si 
continuerebbero perifericamente con i tub! secernent!, mentre i fasci 
connettivali si proseguirebbero nella tunica propria e nel connettivo 
intertubulare. Inoltre egli sostiene che la ricchezza in vasi delle 
isole e soltanto apparente giacche devesi in rea.lta ad una tempo - 
ranea loro dilatazione e a un temporaneo loro decorso tortuoso. E 
spiega tal fatto partendo dal concetto, vaiidamente da lui sostenuto, 
che le cellule insulari, il di cui protopkisma e rainore di qaello delle 
parenchimali, provengono da queste ultimo per forte diminuzione 
della loro sostanza costitutiva, il che provocherebbe un rilascia- 
mento del tessuto, in seguito al quale sarebbe concesso ai capillari 
di dilatarsi sotto 1' influenza della pressione sanguigna, e di pren- 
dere un decorso tortuoso dovendosi i capillari stessi, nello striii- 
gersi sempre piii tra loro le cellule insulari, svolgersi in un minore 
spazio. 

Riguardo alia influenza del digiuno nel pancreas degli Anfibii il 
Fischer avrebbe trovato che essa si rivela con un aumento di 
numero delle isole di Langerhans, in special mode di quelle completa 
mente sviluppate, ed a lui sembra che le cellule insulari divengatxi 
aucora piu piccole nel digiuno. Tale neoformazione di isole sarebbt 



- 291 - 

naturalmente dovuta: a trasformazione di cellule pai'enchiraali in 
insulari, trasforniaziono a cui accennerebbero gli evidonti passaggi 
delle une nelle altre. Ma un altio cambiamento subirnl)bero secondo 
Fischer le fonnazioni insulari nutrendo di nuovo gli animali da lungo 
tempo digiunanti. In quegli animali, che fuiono da lui uccisi dope 
sette giorni di rialimentazione, il pancreas non pi'esentava piu ti- 
piche isole di Langeilians come in condizioni normali, e runica cosa, 
che ricordava la loro presenza, era qualche accumnlo di tre-cinque 
cellule insulari ordinate nella nota foggia colonnare in vicinanza di 
un vaso ; e nel pancreas degli animali uccisi dopo 17 giorni di ria- 
limentazione le isole erano ricoraparse e bene sviluppate come nel- 
I'animale in condizioni ordinarie di nutrizione, sebbene il loro nu- 
mero fosse sempre inferiore, 

E in verita sorprendente, sebbene il Fischer con alcune ar- 
gomentazioni cerchi di attutire questa inevitabile sorpresa, che le 
isole in seguito alia breve influenza della alimentazione dopo un 
lungo digiuno si riducano tanto per ritornare dopo una alimenta- 
zione ulteriore ai numero quasi normale ! 

Ecco dunque non pochi dati sperimentali portati innanzi a cor- 
roborare la tesi della origine nel pancreas degli Anfibii delle isole 
dagh acini, e secondo taluno della loro trasformazione di nuovo in 
acini: ed ora che cosa ci ha riveiato il nostro studio sul pancreas 
della rana in opposizione stridente con i dati ora riferiti ? Prima 
di passare alia enunciazione dei nostri resultati ci sia permesso un 
cenno suUa configurazione e sui rapporti di quest' organo, nonche 
sul modo di com por tarsi dei suoi condotti escretori di fronte a 
quelli epatici, avendoci le nostre ricerche mostrato un qualche 
parbicolare, degno di esse re conosciuto, riguardo ai citati condotti. 

II pancreas della rana e una formazione sottile, ma solida e 
compatta, in cui si puo distinguere (in questo concordando in gran 
parte con quanto si leg^^e neli'Anatoraia della rana di Ecker e 
Wiedersheim) un esteso segmento medio o corpo ed un numero 
di prolungamenti partenti dal corpo a guisa di lobi. 11 corpo si adatta 
alia convessita della seconda flessnra del duodeno, e passa senza U- 
miti netti nei prolungamenti, di cui alcuni si vedono esaminando 
il pancreas con gli orgaju coonessi (intestine, fegato e inilza) dal 
lato ventrale, ed altri si scorgono esaminandolo dal lato dorsale. 

Nella prima visione «due prolungamenti sono facilmente inani- 
festi, il chwdenale e Vepaiico. 

II processo duodenale allungato si estende a fianco del contorno 
sinistro del duodeno, di co.ntro alio stomaco e cessa assottigliato a 
qualche distanza dal pilorc. La connessione fra lui e il duodeno e 



- 292 - 

stabilita, oltreche dalle lamine peritoneali, dal grosso condotto epa- 
tocisto-pancreatieo (die non merita il seinplice iiome di condotto 
coledoco con cui viene indicato), il quale, dopo avere laccolto i 
numerosi condotti del pancreas e del fegato, nonche il condotto 
epaco-cistico (e questo e il vero coledoco), esce dal processo daode- 
nale della ghiandola ed entra nel duodeno. 

In diretto proseguiniento del processo duodenale si distacca 
cranialmente il processo epatico, prolungamento lungo e piatto, nl 
fegato collegato a mezzo del peritoneo, e che col fegato contrae in- 
timi rapporti di contiguita. II prolungamento slargandosi alia sua 
estremita si estende fin verso il contorno sinistro della vescicola 
biliare, ed in lui entrano i vari condotti escretori del fegato ed il 
condotto della vescicola stessa. 

Veduto il pancreas dal lato dorsale, esso ci presenta con co- 
stanza un processo gastrico ed un processo cUgiunale, II gastrico si 
volge a sinistra quasi ad angolo retto col corpo della ghiandola, 
racchiuso nel mesogastrio, per mezzo del quale esso e connesso 
col contorno dorsale dello stomaco ; il processo digiunale, nei nostri 
esemplari sempre poco sviluppato, si spinge caudalmente verso la 
milza fra le due lamine del mesentere dorsale. 

Abbiamo creduto opportune indicare i vari segmenti, in cui puo 
scomporsi il pancreas, non solo per chiarire il decorso dei condotti 
molteplici che lo percorrono e che a lui non appartengono, ma an- 
che perche a taluno dl quel segmenti dovremo accennare per una 
ineguale repartizione delle isole di Langerhans. 

Nel citato trattato di Anatomia della rana di Ecker e Wio- 
dersheim si riferisce che il pancreas possiede pareci-hi condotti 
escretori i quali sboccano non direttamente nell'intestino, ma invece 
nel condotto coledoco. Dal fegato fuoriescono (tale e la descrizione) 
molti condotti epatici, di cui uno, il destro, unendosi al condotto 
cistico da origine al coledoco, ed entrano cosi tutti nel processo 
epatico della ghiandola pancreatioa. Nel percorrere questo processo 
il coledoco raccoglie gli altri condotti epatici, e passa poi h6l corpo 
e nel processo duodenale del pancreas, dal quale si libera in fine 
per sboccare nel duodeno. Nel suo cammino traverse il pancreas 
il coledoco riceve i numerosi condotti panereatici. Posison'o i con- 
dotti epatici mostrare talvolta delle variant!, e cosi ad esempio 
possedere uno di essi un decorso piii lungo e indipendente nell'at- 
traversare la ghiandola pancreatica. II Goeppert troVo una volta 
la connessione di un condotto epatico con un condotto pancreatico 
distinguendo allora due diversi luoghi di sbocco dei condotti pan- 
ereatici, I'uno cioe craniale, dato dalla confluenza eitata di un con- 



- 293 - 

dotto pancreatico e di uno epatico, e I'altro caudale, dato dalla im- 
missione di vari condotti pancreatici nel coledoco. II Gaupp inol- 
tre trovo un condotto principale pancreatico sboccante nel corpo 
della gtiiandola entro il condotto coledoco, dopo avere pero licevuto 
prima del suo sbocco un condotto proveniente dal process© ga- 
strico, uno dal processo digiunale e uno da altro sottile processo 
distinto dal Gaupp sotto il nome di processo libero, il quale par- 
tite dal corpo della ghiandola si dirigerebbe caudalmente al lato 
dorsale del processo duodenale. Un luogo principale di sbocco in- 
fine nel coledoco di molti condotti pancreatici, dopo essersi dap- 
prima riuniti fi'a lore, nell' interne del corpo della ghiandola e 
state rinvenuto anche dal Wiedersheim. 

Questi reperti cosi disformi si debbono attribuire alia differen- 
te disposizione che possono assuniere nella rana sia i condotti pan- 
creatici, sia i condotti epatici; ma quelle che abbiamo osservato 
costantemente si e che mai il condotto coledoco riceve nel suo per- 
corso per tutta la ghiandola" ale un condotto pancreatico, e che, se 
mai, solo all'estremo caudale del suo tratto ai pancreatici si unisce 
jier dare insieme origine a un condotto epato-cisto-pancreatico. E 
questo noi abbiamo potuto verificare con lo studio metodico delle 
sezioni trasverse seriali del pancreas, il quale veniva fissato e in 
seguito sezionato insieme col fegato e con I'intestino. II nostro me- 
todo di tecnica infatti consisteva nell'asportare dall'animale appena 
ucciso tutti insieme quel visceri addominali che interessavano per 
il nostro studio, ed in tal mode il pancreas non subiva ne trazioni 
ne lacerazioni; nel fissarli convenientemente col liquido di Zenker; 
nel ridurre quel blocco viscerale in sezioni trasverse seriali e nel 
colorire le sezioni adoperando la doppia colorazione emallume-eosina. 
Possiamo affermare, e cio dimostrano i nostri preparati che sono 
a disposizione di chiunque, che la fissazione e stata sempre perfetta 
e che il pancreas e gli altri organi possono essere con frutto esa- 
minati nei lore piu minuti particolari. 

Orbene, studiando cosi in tre rane il mode di comportarsi del 
condotti escretori del fegato.e del pancreas, ci siamo trovati di 
fronte a due aspetti diversi. In una rana si e ripetuta quella di- 
sposizione gia da uno di noi, dal Giannelli, altra volta descritta, 
Dal fegato. Fig. P, uscivano per penetrare subito nel processo epatico 
tanto del pancreas, che col fegato contrae intimi rapporti di contiguita 
che in alcuni punti i tubuli ghiandolari pancreatici dalla sostanza 
epatica sono divisi soltanto da un esihssimo strato di connettivo, 
otto condotti epatici, e si addentrava pure in quel processo il con- 
dotto cistico. Dopo breve percorso tre dei condotti epatici si riu- 



- 294 - 

nivano tra loro e col cistico per costituire il condotto coledoco, e 
degli altri cinque condotti epatici quattro riuniti a due a due ori- 
ginavano due condotti piu grandi decorrenti per tutto il pancreas in 
perfetta indipendenza I'uno dall'altro e senza mai ricevere, come il 




rig. 1" (schematica). — I := iutestino; P =: pancreas; VB = voscicola biliare; F ^ fegato. — I con- | 
dotli pancreatifi aono in nero; gli epatici in bianco; il colotloco in bianco tiancheggiato da liuee 
nere. I 



coledoco, alcun condotto pancreatico, ed il quinto invece lungo il 
suo cammino per il pancreas raccoglieva a varie altezze nuraerosi 
condotti pancreatici meritando percio il nome di condotto epato- 
pancreatico. I citati condotti, raggiunta, dopoessere passati per il 
processo epatico e per il corpo del pancreas, la parte caudale del 
processo duodenale, confluivano gli uni con gli altri nel modo se- 
guente; il condotto epato-pancreatico riceveva prima uno dei con- 
dotti epatici indipendenti, poi il condotto coledoco ed inline I'altro 
condotto epatico, sorgendo in tal guisa un grosso condotto, I'epato- 
cisto-pancreatico, che accei'chiato da abbondantissimo connettivo 
fuoriusciva dal pancreas e sboccava nel duodeno. 

Nelle due altre rane invece le cose erano disposte ben diver- 
s^mente per il fatto che nessuno dei condotti epatici era luogo di 
sbocco dei condotti del pancreas, i quali riunendosi tra loro davano 
luogo a due grossi condotti esclusivamente pancreatici. Questi, Fig. 2% 
nel segmento posteriore del processo duodenale si univano in un 
condotto unico, che insieme al coledoco e ad un condotto epatico 
con decorso indipendente contribuiva alia costituzione del grosso 
canale epato-cisto-pancreatico immettente nel duodeno. I condotti 
emananti dal fegato, in numero minore che neir altra ?'a?ia, erano 
quattro: di questi uno riunitosi al cistico si prolungava nel cole- 
doco, e degli altri tre, confluendo tra loro lungo ii pancreas, se ne 
produceva uno solo con decorso indipendente. 



- 295 - 

111 una delle due rane, che presentavano questo speciale compor- 
taiiiento delle vie di escrezione del pancreas e del fegato, il condotto 
epato-cisfco-pancreatico si mosfcrava grosso e quasi dapperfcutto uni- 
forme di calibro; solo nella parte terminale, in prossimita del suo 




Fig. 2» (scheinatica). — I =r: intestino ; P =: pancreas; VB = vescicola biliare : F =: fegato. — I cou- 
ilotti paucieatici sono iu ueri) ; gli epatici in bianco ; il coledoco in bianco tiancbcggiaio da liuee 
nere. 



sbocco, era provvisto di qualche piccola saccoccia hiterale per estro- 
llessione deU'epitelio rivestente ; ma nell'altra rana tale tubo in 
tutto il tratto che percorreva al di fuori del pancreas per raggiun- 
gere il duodeno, e dove mostrasi sempre attorniato da uno strato 
molto spesso di connettivo, era fornito di diverticoli numerosi in- 
clusi nel connettivo ambiente ed assai ampi, dell'apparenza di lar- 
ghe ghiandole, ma rivestiti dallo stesso epitelio indifferente alto 
unistratificato tappezzante il condotto, da tutto il di cui contorno 
i diverticoli si distaccavano ramificandosi molti di loro verso la 
estremita cieca. La rana, che ci off'ri questi particolari era una 
delle rane disgiunanti, ma non abbiamo ragione alcuna di porre 
tali particolari in rapporto col digiuno. 

Si e detto che Tepitelio rivestente il condotto principale epato- 
cisto-pancreatico, non che i suoi diverticoli quando esistono, e ci- 
lindrico unistratificato molto alto ; subendo una diminuzione di al- 
tezza, di tal forma si mantiene nei condotti epatici e coledoco, men- 
tre nei condotti pancreatici quell'epitelio, sempre unistratificato, e 
cubico. Inoltre un carattere differenziale tra questi vari condotti, di 
per se sufficiente a ben distinguerh gli uni dagli altri nell' interne 
del pancreas, sta nella di versa quantita di connettivo che a guisa 
di manicotto li accerchia. Questo connettivo abbondantissimo e 
denso aH'intorno del condotto epato-cisto-pancreatico diminuisce in 



- 296 - 

quantita passando nei condotti che ad esso affluiscono, ma resta 
serapre assai piu abbondante intorrio ai condotti epafcici e coledoco 
che intorno ai pancreatici, dove e rappresentato da uno straterello 
assai sottile. 

Ed ora prendiamo in esame il pancreas di rana in condizioni 
normali di nutrizione, e vediamo in qual mode e in quale misura 
vi sono repartiti gli isolotti di Langerhans, per poter fare poi la 
coraparazione col naodo e coUa misura di repartizione delle stesse 
formazioni nel pancreas di rafia digiunante. 

Intanto e subito a dirsi che anche nella rcma le isole sono 
nella piii stretta connessione con i tubi ghiandolari ; nessuna cap- 
sula esiste attorno ad esse ad isolarle dal resto del pancreas, e, se 
tale isolamento appare in qualche sezione, nolle sezioni che prece- 
dono che seguono si vede con evidenza che gli elementi insulari 
si continuano direttamente con quelli parenchimali ordinari entran- 
do talvolta nella limitazione di un tubo ghiandolare. Mai abbiamo 
scorto in tali punti di continuita cellule che ci abbiano fatto so- 
spettare una possibile transizione tra gli uni e gU altri, ma sivve- 
ro gli elementi cellulaii dell'isola vi si sono sempre mostrati net- 
tamente distinti da quelli dei tubi, in modo da dovere insistere nel 
nostro concetto, che le isole cioe sono da considerarsi come forma- 
zioni costanti ed invariabili (e cio noi lo abbiamo dimostrato, e lo 
dimostriamo di nuovo con queste ricerche, anche sperimentalinente) 
e non come formazioni che si vanno mano a mano evolvendo per 
trasformazione graduale delle cellule dei tubi pancreatici e capaci 
poi di tornare eventualmente di nuovo alio state originario per ri- 
petere forse in seguito lo stesso ciclo. 

Per le isole di Langerhans del pancreas di rana noi non ab- 
biamo ragione, stando alio studio dei nostri preparati, di confer- 
mare quanto chiaramente sarebbe state osservato da Fischer, che 
cioe queste formazioni, in specie le piu giandi, sieno percorse da 
fagci dl connettivo capaci di dividerle in territori secondari, e mai 
si e potuto riscontrare, nolle sezioni seriali di diversi pancreas che 
sono passate sotto i nostri occhi, un isola che neppure lontanaraen- 
te avesse arieggiato neUa sua configurazione a qnella riprodotta 
nella fig. 1^ del lavoro del Fischer, dove si vedono alcuni tubi 
ghiandolari convergere radialmente verso il punto centrale della 
figura, occupato da un capillare, con le lore estremita cieche rap- 
presentanti un isolotto di Langerhans per avvenuta trasformazione 
in tale punto delle cellule tubulari in insulari, isolotto che appare 
cosi scomposto in vari segment! per mezzo del connettivo inter- 



- 297 - 

tubulare. Noi abbiamo osservato le Isole sempre ricche, dalle piu 
piccole alle piu grandi, di capillari sanguigni un poco piu ampi di 
quelli del resto del pancreas, e tali capillari uei piu piccoli isolotti 
sono dappertufcto con le loro pareti in confcatto imraediato con le 
cellule insulari, mentre uegli isolotti di media e di massima di- 
mensione quel capillari possono essere accompagnati, ma non lo 
sono sempie ne per tutto il loro percorso, da sottili fascetti con- 
nettivali in cui si vedono nuclei allungati parallelamente all'asse di 
svolgimento dei capillari stessi. Sarebbe quindi un connettivo de- 
stinato a condurre i vasi, e che, dove esiste, sta a dividere questi 
dagli element! insulari. 

Per quanto riguarda poi la disposiziono di questi ultimi, noi li 
abbiamo trovati riuniti prevalentemente, Fig. 3% in cordoni, ma con 
una certa frequenza si trovano anche riuniti in massette cellulari 
compatte, che spesso, Fig. 4^^, costituiscono il punto di confluenza dei 
cordoni. Vi sono taluni isolotti che risultano soltanto di un cordone, 
altri di due o piu costituenti allora una rete nelle di cui maglie 





I 



Fig. 3" (subematica) rapiii'esent.ante nn isolotto di Langerlians costituito da cordoni cellulari. 

decorrono i vasi, taFaltri constano di quelle rnassette perforate da 
capillari, e tal'altri infine degli uni e delle altre: ma gli isolotti, che 



?*. ' 

Fig. 4» (scheinatica) rappresentante uu i.solotto di Langerhans costituito da cordoni e rnassette cel- 
lulari. 

piu spesso capitano alia osservazione, sono quelli in cui gli element! 
hanno una disposizione cordonale. In ogni case pero le cellule in- 
sulari non hanno limit! visibili, tanto che si puo dire che formano 
dei sincizi nei quali la forma delle cellule e a noi rivelata da quel- 




- 298 - 

la del nuclei. Nei cordoni si scorgono una o due serie di nuclei 
ovali allungati parallelamente fra loro ed in sense perpendicolare 
all'asse maggiore del cordone, il quale si dira allora formato da cel- 
lule prismatiche ; nelle massette i nuclei sono rotondeggianti, e le 
cellule pero devono essere piu o meno regolarmente poliedriche, ma 
anche nelle massette i nuclei possono mostrare la forma preceden- 
temente descritta in vicinanza dei capillari. Sono i nuclei dello 
sbesso volume e talvolta anche di volume maggiore di quelle che 
lianno i nuclei delle cellule tubnlari, e non appaiono come afferma 
il Fischer, piii poveri di questi ultimi in cromatina. 

Noi abbiamo poi esaminato il mode e la misura di ripartizione 
delle isole di Langerhans nel pancreas di rana, oltre che col sem- 
plice ed ordinario studio delle sezioni, anche col metodo del con- 
teggio seguito per altre consimili nostre ricerche nei Mamraiferi, 
negli Uccehi e nei Rettili : vale a dire per ogni pancreas di rana 
abbiamo determinata I'area di gran parte delle sezioni seriali, sia 
di quelle piu tornite di isolotti sia di quelle meno fornite sia di 
sezioni di grade intermedio, prendendone sempre un ugual numero 
doUe singole gradazioni; abbiamo conteggiato gli isolotti in quelle 
aree contenuti, e abbiamo cosi tratta una media. E per fare cio si 
riproducevano i contorni delle sezioni a mezzo del prisma Nachet, 
si dividevano questi campi in figure geometriciie determinate, di 
ciascuna delle quali si determinava I'area previa riduzione delle 
misurazioni in rapporto all'ingrandimento col quale le sezioni erano 
state rilevate, e, conosciuta cosi in mm.^ I'area di una sezione e 
contati gli isolotti in essa sparsi, si vedeva quanti ne erano con- 
tenuti in un mm.^ 

Gia ad un esame superficiale si nota subito che le formazioni 
insularl sono meno numerose che altrove nel processo epatico, e 
segnatamente nel punto ove esse entra in intimo contatto col fegato. 
In tale processo si e veriflcato che gh isolotti sono circa 2,18 in 
media per mm^ essendo il loro numero compreso tra un minimo di 
1,6 ed un massimo di 3,05 nella stessa unita di superficie, mentre 
nel resto del pancreas quella media si e veduto elevarsi a 8,41 
oscillando il numero degli isolotti tra un minimo di 5,08 ed un 
massimo di 13.8 per mm.'*' Delle aree di queste formazioni ci occu- 
peremo parlando della loro repartizione numerica nel pancreas di 
rana digiunante. 

Ora vogliamo brevemente indagare la ragione di questa ine- 
guale quantita di isolotti nel processo epatico del pancreas di fron- 
te al corpo ed agli altri prolungamenti della ghiandola. Si puo or- 



- 299 - 

mai dire dimostrabo dietro le rlcerche del G-iannelli, contro le quali 
nessuno fino ad ora ha opposto prove decisive e convincenti, giac- 
che non troppo persuasive sono le deduzioni tratte dal Pensa 
neH'ultimo suo studio sullo sviluppo del pancreas in Bos Taurus, 
dal quale a lui sembra poter dedurre che I'abbozzo dorsale del pan- 
creas e la sorgente massima ma non la esclusiva delle isole di 
Langerhans, si puo affermare, ripetiamo, che tutte queste forma- 
zioui germogliano da quell'abbozzo, il quale, in base a tale con- 
cebbo, e da ribenersi che prenda poca parte nella cosbituzione del 
processo epatico del pancreas di rana, processo che ripeterebbe la sua 
origine prevalentemente dagli abbozzi ventrali, e che abbia invece la 
prevalenza su qnesti ultimi nella cosbibuzione del resbo del pancreas. 
E confortano questa nostra opinione i resultabi cui e giunto il Gian- 
nelli con le sue ricerche sullo sviluppo del pancreas negh Anfibi {tri- 
tone e rana). Egli ha verificato che nel tritone (p. 437 del suo lavoro) 
tubba la sosbanza pancreabica, che nell'animaie adulbo trovasi in vici- 
nanza del fegato, e di provenienza dei due abbozzi ventraU, mentre 
il resto del pancreas e in massima parte di provenienza deH'abbozzo 
dorsale. II Giannelli poi ha riscontrato nelle hnee general! una quasi 
identita nello sviluppo del pancreas nella rana e nel tritone, ma 
pero nella ratia, per la quale ha potuto esaminare soltanto le prime 
fasi della evoluzione del pancreas, alia formazione della parte cra- 
niale della ghiandola, corrispondente al suo processo epatico nello 
animale adulto, prenderebbe anche parte in minor grade I'abbozzo. 
dorsale. Infatti a pag. 41 del suo lavoro si legge: " In larve da mm. 5 a 
mm. 6 di lunghezza I'abbozzo dorsale del pancreas si e esteso dall'in- 
dietro alio innanzi e, facendosi strada tra condotto epatico ed inte- 
stine, si e fuse cranialmente con I'abbozzo ventrale sinistro . . . „, e 
piu sotto a pag. 42: " procedendo in dietro, quando iiolle sezioni non 
si ha pill traccia di abbozzo epatico, si vede che I'intestino corre a 
sinistra della larva dal labo dorsale al ventrale, e che alia destra 
dell'intesbino vi sono i due abbozzi pancreabici venbrali divisi fra loro 
dal condobto epabico e dalla vena porba sibuaba dorsalmente a quel 
condotto. L'abbozzo ventrale sinistro ha assunto in questo memen- 
to una considerevole estensione, e si vede poco dopo scindersi in 
due segmenti, I'uno ventrale, che, comparato nel suo comportamen- 
to al comportamento che negli stadi precedenti presenta I'abbozzo 
pancreatico ventrale sinistro, deve ritenersi quale suo rappresen- 
tante, e I'altro dorsale, che, avuto riguardo al mode suo di presen- 
tarsi nelle sezioni consecutive, dobbiamo considerare quale abbozzo 
dorsale del pancreas. Cio mostra che questo abbozzo, estesosi era- 



- 300 - 

nialmeiite, e andato a fondersi con I'abbozzo vetrale sinistro. . . .,. 
Nessun dubbio quindi che, contrariamente a quanto avviene nel 
tritone, alia formazione della estremita craniale del pancreas della 
rana (processo epatico) prende parte anche V abbozzo dorsale, ra- 
gione per la quale tale estremita e fornita d'isolotti nel pancreas 
di 7-ana e ne e priva nel tritone. D'altra parte e verosimile pensare, 
sempre stando agli studi del Griannelli, che a costitiiire quel pro- 
cesso partecipano prevalentemente gli abbozzi ventrali, mentre il 
dorsale ha la preponderanza nella evoluzione del resto del pancreas. 
Ed infatti il Giannelli, sempre a proposito delle stesse larve di 
rana della lunghezza da 5 a 6 mm., rende noto che cranialmente, 
in corrispondenza del fegato, gli abbozzi ventrali rappresentano la 
massima parte della primitiva ghiandola, ma col procedere caudal- 
mente essi vanno mano a mano assottigliandesi flno a scomparire 
del tutto, mentre I'abbozzo dorsale, che la e poco sviluppato, va di 
pari passo aumentando di volume, e si giunge in un punto in cui 
quel pancreas primordiale resulta esclusivamente dell' abbozzo dor- 
sale. E se, come fermamente noi crediamo, e quest'ultimo il foco- 
laio di origine delle isole di Langerhans, queste debbano di neces- 
sita trovarsi mono numerose nel processo epatico che nel resto 
della ghiandola pancreatica, che e lecito pensare scaturisca preva- 
lentemente dall'abbozzo dorsale. 



Trattato delle isole di Langerhans nel pancreas di rana in con- 
dizioni normali di nutrizione, consideriamo ora le stesse formazioni 
nel pancreas di rana digiuuante. Si vedra che i resultati ottenuti, 
come gia comunicammo in un precedente lavoro, collimane perfet- 
tamente con quelli ottenuti da un nostro identico studio in esem- 
plari di altre classi di Vertebrati. Le rane che sottoponemmo al 
digiuno erano dello stesso peso di quelle che servirono alle ricerche 
sulle quali ci siamo fine ad ora intrattenuti : esse furono lasciate 
per quattro mesi e mezzo (dal 1" novembre al 15 marzo) senza 
alcun nutrimento e furono tenute in un vaso nel laboratorio rinno- 
vando I'acqua ogni due giorni. A meta marzo furono uccise; il pan- 
creas fu tolto insieme con gli altri organi con cui ha rapporto, e 
taU masse visceral! subirono I'egual processo di flssazione, di se- 
zione e di colorazione praticato per le stesse masse di rana 
normale. 

Non abbiamo potuto, come negli Uccelli e nei Mammiferi, fare 
un'esatta comparazione a mezzo di misuiazioni tra il volume del 



- 301 - 

pancreas di rana normale e quello del pancreas di rana digiunante, 
data la esiguita delle dimensioni dell'organo e la difficolt^ di allon- 
tanarlo dagli organi vicini senza fargli subire trazione alcuna; ma 
gia ad una osservazione grossolana 11 pancreas di rana digiunante 
ci e sempre apparso ridotto in volume, e tale diminuzione volume- 
frica ci si e rivelata poi manifestissima all'esame microscopico. — 
Raflfrontando infatti la sua struttura con quella del pancreas di 
rana normale, si vede che le cellule secretrici dei tubuli, nelle quali 
e scomparsa del tutto la zona prezimogenica e che si mostrano for- 
mate di una sostanza omogenea e sottilmente granulosa, sono molto 
ridotte in grandezza, mentre il lume dei tubi non e piii visibile per 
il ravvicinamento dei loro elementi costitutivi. Sembra di avere 
innanzi agli occhi dei cordon! cellulari pieni anziche dei tubi. Tutto 
cio da luogo ad una retrazione del parenchima ghiandolare, cui e da 
aggiungersi quella del tessuto connettivo in via di atroflzzarsi per 
deficiente nutrizione. 

Gli isolotti di Langerhans si mantengono al soli to assai mono 
numerosi nel processo epatico, ma il loro numero per mm.^ e do- 
vunque accresciuto, e tale auraento, considerata la retrazione cui e 
andato incontro I'organo durante il digiuno, e da ritenersi nc-n asso- 
luto ma relativo, essendo legato intimarnente alia diminuzione di 
volume del pancreas, ed essendo quindi in relazione con un corri- 
spondente addensamento della sostanza tubulare e connettivale della 
ghiaiidola in un volume minore. Nel processo epatico la media de- 
gli isolotti per mm.'- e ascesa da 2,18 a 8 oscillando il loro numero 
da 2,5 a 3,6; nel resto del pancreas tale media da 8,41 e salita a 
11,22 per mm."^ con oscillazioni tra 7 e 18,8. 

Facendo ora il rapporto tra il numero di isolotti per mm"- del 
pancreas di rana normale ed il numero di isolotti contenuti nella 
stessa unita di superficie e nelle stesse sedi del pancreas di rana 
digiunante, si hanno le seguenti proporzioni : 

Processo epatico : 2, 18 : 3 : : 1 : re 

X = 1,37 
Resto del pancraas: 8,41 : 11,22 : : 1 : x 

X — 1,33 

Da queste proporzioni si deduce che le isole di Langerhans a 
causa della diminuzione di volume del pancreas per effetto del di- 
giuno sono aumentate di cii'ca 1/3, e che nella rana digiunante gli 
isolotti del processo epatico del pancreas stanno in rapporto agli 
isolotti del resto della ghiandola nelle stesse proporzioni nelle quali 
si trovano nel pancreas di rana normale. E se per avventura si 



- 302 - 

volesse obiettare che nel processo epatico quell'auiiieuto di nuiiibio 
si rivela un po' maggiore essendo quivi ascese le formazioni insu- 
lar! da 1 a 1,37 invece che a 1,33, noi rispondiamo dicendo (e su 
cio ci siamo fermati anche negli altri iavori indicati) die i] citato 
aumento e non assoluto ma relative e strottamente connesso con 
la diminuzione di volume dell' organo determinata segnatamente 
dalla retrazione della sostanza tubulare, e quindi dovra di necessita 
essere un po' maggiore in quel punti (processo epatico del pancreas 
di rana) dove il pancreas si mostra piu riccamente fornito di quel 
tubuli soggetti a retrazione e meno ricco invece di isole che riman- 
gono presso che invariate. 

Qual' e ora la costituzione di queste ultime formazioni nel pan- 
creas di rana digiunante? 

In niente si discosta da quella descritta negh isolotti del pan- 
creas di rana normale, e quindi non vi torniamo sopra. Si nota 
pero un' unica differenza, la quale consiste nel fatto che gh ele- 
menti cellular! si sono un poco retratti, ed i nuclei si presentano 
pill ravvicinati fra loro ma senza aver perduto alcano dei caratter! 
descritt! ne! nuclei delle cellule insular! di rayia normale. E da av- 
vertirsi che, nonostante tale retrazione, le aree delle isole, che noi 
abbiamo diligentemente misurato a partire dalle isole piii piccole 
alle pill grandi, non sono niolto diverse da quelle delle stesse for- 
mazioni in rana normale, e cio perche in seguito alia citata reti'a- 
zione cellulare si ha un rilassamento del tessuto insulare, ed ! ca- 
piUari cedendo alia pressione sanguigna si trovano in condizioni 
opportune per subire una dilatazione, la quale compensando in parte, 
se non totalmente, la retrazione degli element! cellular! fa si che 
I'area delle isole assai poco diminuisce. Infatt! I'area degi! isolotti 
del pancreas di rana normale calcolata in mm.~, traendo i loro con- 
torn! col prisma Nachet e determinando I'area del campo cosi trac- 
ciato previa la sua suddivisione in ben definite figure geometriche 
e previa riduzione delle misure in ra,pporto all' ingrandimento col 
quale gl! isolotti erano stati riprodotti, oscilla da un minimo d! 
nim.^ 0,0011 ad un massimo di mm.^ 0,017775, e I'area delle stesse 
formazioni del pancreas di rayia digiunante I'abbiamo trovata oscil- 
lare da un minimo di mm.^ 0,0009 ad un massimo d! mm.'- 0,01375. 

Gl! isolotti quindi rimangono per eftetto del digiuno pressoche 
invariat! nelle loro dimension! essendo minima la differenza tra le 
aree delle isole di pancreas normale e quelle delle isole di pancreas 
digiunante, differenza un po' piii manifesta fra gl! isolotti mag- 
giori. 



- 303 -^ 

Del resto lo stesso fatto, e die noi in ugual modo spieghiamo, 
sul quale non c'intrattenemmo nell' ultimo nostro lavoro reputando 
quelle differenze tanto piccole da non doverne tener conto, noi ab- 
biamo accertato per gli isolofcti piii grandi, e non per 1 piu piccoli, 
di coniglio e di topo normali e digiunanti, e riportiamo qui le loro 
aree in mm.-. 

Coniglio normale Coniglio digiunante 

Isole maggiori : 0,0218 0,0190 

Topo normale Topo digiunante 

Isole inaggio7'i : 0,04 0,037 

Alio stesso risultato invece non ci condussero le ricerche nostre 
sul pancreas di tortora. 

In definitive possiamo concludere che per effetto del digiuno 
le aree delle isole di Langerhans riniangono pressoche invariate ; 
sLibiscono pero in generale una lieve diminuzione di volume, il che 
si spiega con una retrazione del loro element! cellular! quasi total- 
niente compensata da una dilatazione dei caj)illari. 

Conclusion: general:. 

J. — 'Le isole di Langerhans di rana escidenta sono in stretta 
connessione coi tub! ghiandolari, e non esistono forme di transi- 
zione tra gli element! insular! ed i tubular!. 

IL — Esse presentansi sparse per tutto il pancreas, ma sono 
assai mono numerose nel processo epatico della ghiandola pan- 
creatica. 

III. — Questa ineguale ripartizione e da ripeters! dal fatto che 
alia formazione di quel processo concorrono dei tre abbozzi primi- 
tiv! prevalentemente i ventrali, nientre nella costituzione del resto 
del pancreas prevale I'abbozzo dorsale, il quale e il focolaio di en- 
gine delle formazioni insular!. 

IV. — II pancreas di rana per effetto del digiuno va incontro 
ad una diminuzione di volume, correlativamente alia quale il numero 
delle isole di Langerhans aumenta considerevolmente. Tale aumento 
infatt! non deve considerarsi come assoluto, ma in relazione con un 
corrispondente addensamento della sostanza tubulare e connettivale 
della ghiandola in un volume minore. Tanto e cio vero che nella rana 
digiunante gh isolott! del processo epatico del pancreas stanno di 
fronte agli isolott! del resto della ghiandola nella stessa propor- 
zione nella quale si trovano nel pancreas di rana normale. 

V. — Nessuna modificazione subisce durante il digiuno la co- 
stituzione generale delle formazioni insular!. I loro element! costi- 



- S04 - 

tntivi in tale condizione di nutrizione vanno incontro ad un lievis- 
yimo liinpicciolimento, ed i nuclei rispettivi presentansi di conse- 
guenza piu ravvicinati tra loro, ma le aree delle isole differiscono 
assai poco da quelle delle stesse formazioni del pancreas di rana 
normale, e cio perche in seguito al citato rimpicciolimento cellukire 
i capillari si trovano in condizioni opportune di divenire piia ampi 
sotto r influenza della pressione sanguigna corapensando in tal guisa 
la retrazione delle cellule insulari. 

VI. — Vario e il modo di comportarsi del condotti escretori 
del pancreas e del fegato nell' interne della ghiandola pancreatica. 
Giammai pero, contraiiamente a quanto si afferma, il condotto co- 
ledoco riceve nel suo percorso alcun condotto pancreatico, ma sol- 
tan to all'estremo caudale del suo percorso talvolta ai pancreatici si 
unisce per dare insieme origine al condotto epato-cisto-pancreatico. 
Ferrara, 31 decembre 1914. 

Bibliografia 

Dale. — The Isleta of Langerhans of the Pancreas. — Proc. of the Roy. Soc. London, 1904. 
Swale Vincent e Tompson. — On the Kelations between the Islets of Langerhans ami tUi' 

Zimogenous tubules of the Pancreas. — Internat. Monat. /. Anat. iOOT. 
Fischer. — Die Langerhansehen Inseln im Pankreas von Amphibien. — Arch.f. mikr. Anat. Jid. 7U. 
Ecker und "Wiedersheim. — Anatomic des Frosches auf Gruud eigener Urtersuchungeu dm- 

chaus neu bearbeitet von Ernst Gaupp. — 3^ Abt. i" Hdlfte, 1901. 
Giannelli. — Sul modo di comportarsi dei condotti escretori del pancreas e del fegato negli Anfl- 

bii urodeli ed anuri. — Estr. del proc. verb. deU-Adun. 26 giujno 1S99 della B. Acead. dei Fi- 

siocritici di Siena. 
Id. — SuUo sviluppo del pancreas e dcUc ghiaudole iiitraparietali del tubo digestivo negli Anlibii 

urodeli (gen. Triton) con qualche acceuuo alio sviluppo del fegato o dei polmoni. — Arch. Ital. 

di Anatomia e di Embriologia, 1902. 
Id. — SuUe prime fasi di sviluppo del pancreas negli Auflbii anuri. (Rana eaculenta) . — Monit.zool. 

Ital. 1903. 
Id. — Sulle sviluppo del pancreas nella Seps chalcides con qualche accenno alio sviluppo del fegato 

e dei polmoni. — Bicerche fatte nel Lab. di Anat. norm, di Roma etc. iSer. IV, Vol. XI. 
Id. — Contributo alio studio dello sviluppo del pancreas uei Mammiferi. — AM Accad. medica di 

Ferrara, 1907. 
Id. — Nuovo contributo alio studio dello sviluppo del pancreas uei Mammiferi. — 2Ionit. Zool. Ital. 

1908. 
Id. — Contributo alio studio dello suUuppo del pancreas negli Uccelli. — Arch. Ital. di Anat. e di 

Emhriol. 1909. 
Id. — Nuovo contributo alio studio dello sviluppo del pancreas uei Mammiferi. — Nota preventiva. — 

— Atti Accad. 2Ied. di Ferrara, 1911. 
Id. — Sul distacco delle isole di J^iangcrlians nella ghiandola pancreatica e sui loro rapporti uell'iii- 

teruo di questa con i tubuli ghiandolai-i. — Monit. Zool. Ital. 1914. 
Id. (in colloborazione con gli studenti Bergamini e Lampronti^ — luvariabil.ta di numero, 

di graudezza e di costituzioue delle isole di Langerhans nel digiuno. — Atti Accad. med. di Fer- 
rara, 1914. 
Id. (in collaborazione con lo studente Bergamiui). — Nuove ricerche sidla rcipartizione della isole 

di Langerhans nel pancreas dei Eettili e sulla loro invariabilita duraute il digiuno. — Monil. 

Zool. Ital. 1914. 
Pens a. — Lo sviluppo del pancreas e delle vie biliari In Bos,taurus. — Bollettino delta Soc. medico- 

chirurgica di I'avia, 1914. 
Kichter. — Ueber die Struktur und die Bedeutung der Langerhansehen Inselu im Pankreas der 

Amphibien. — Inaug. Dissert. Berlin, 1902. 



GOSIMO GhERUBINI, AMMINISTRATtmS-RESPONSABILE. 



Firenze, 1914. — Tip. L. Kiccolai, Via Faenza, 52, 



Gonto corrente colla Posta. 

Pubbiicato il 16 marzo 1914. 



IBoDitore Zoologleo lUliano 

(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia) 

Organo ufficiale della Unione Zoologica Italiana 

DIRKTTO 
DAI DOTTORI 

GIULIO CHIARUGI EUGENIO FIGALBI 

Frof. di ADatoiiiia uirianu Vvol di Anatoniia conip. e Zoologia 

uel K. Istituto di iUidl Super, in Kiieu^e nella K. Uuiverslta di Pisa 

Ufficio di Direzione ed Amininistrazione : Istituto Anatomico, Firenze. 
12 numeri all'auno — Abbuonamento annuo L. 15. 

XXV Anno Firenze, Gennaio 1914 N. 1. 



SQCIETA EDITRICE LI BRA RI A - MILAN 
Prof. GIULIO CHIARUGI 

IDirettore dell' Istitiato -A-natoranlco di Firerxxe 

ISTITUZIONI 

DI 

ANATOMIA DELL'UQMQ 

A. BONGINI 

FIRENZE — Via Leone X, 2 — FIRENZE 



in Legno, Zincotipia, A.utotipia, Galvanotipia 
Tricromia, duattrocromia 

lllustrazioni per giornali, opere scientifiche, lavori commerciali 

g)'®(3 

Foriiitore del R. Istitnto di Stiid'i isnpei'ioi'i 
e RR. Ospedali in Firenze 

MusA-tma sotlecitudine - Prezzi miti&'iimi. 



VIENNA VIII 

FABBRICA EINOMATA 




DI 



TCROSCOPI 

di quality insuperabile, di 

MIOROTOMI 

e tutti gli altri accessori per la microscopia 

NUOVI CONDEIfSATORI 

per ricerche ultramicroscopiche 

Appareochi di polarizzazione, Emometri, 
Ferrometri ecc. 

APPARECCHI DI PROIEZIONE PERFEZIONATI 
APPARECCHI DI MICROFOTOGRAFIA 



Nuovi obbiettivi fotografiei 

Nuovo Corabinar F. 0,8 — F. 4,8 
Solar F. 6,8 
Polar F. 4 

Sono usciti : 

Calalogo generale n. 27 del 1908 in lingua francese. 
Catalogo n. 2T di microscopi ed accessori in italiano. 
Catalogo speciale n. 8 di microtomi in tedesco. 



vsxsBsmtmm 



TAKli^'FA 

per gli estratti di Ooniunicazioni origiiiali, pubblicate uel Monitore 
ZoologicOy richiesti dagli Antori oltre i 50 di diritto. 



Nuraero 






-JP J^ G- X i<r ^E 






delle 












c, o p i 


4 


8 


12 


1() 


20 


24 


28 


32 




Li 10 


Lire 


I,iiv 


Lire 


Lire 


Lire 


iArti 


Lire 


50 


5.— 


6.25 


7.30 


0. — 


11.— 


13.50 


14.50 


16.— 


100 


S.35 


10.50 


11.50 


14.— 


16.— 


17.50 


20.— 


22.50 


150 


11.50 


14.50 


16.— 


18.— 


21.— 


23.— 


25.— 


28.50 



REGOLE 

PEK LA 

NOMENCLATURA ZOOLOGICA ITALIANA 

F1S8ATE ])ALLA 
TJITIOasrEl ZOOX.OC3-XC.A. XTJL.lLXJ\.lSrj?L 

I^res^o L, 2, 

In vendita presso la Segreteria della Unione Zoologica Italiana 
Jstituto Zoolog-ico - R. Universita di Napoli 

ARCHIVIO ZOOLOGICO ITALIANO 

PUBBLIGATO SOTTO GLI AUSPICI DELLA 

xjNioisrii^ zooLoaiCA. 

PER CURA 

DEL COMITATO DI REDAZIONE 
Redattore : Prof. FR. SAV. MONTICELLI 

Ord. di Zoologia nella K. Universita di Xapoli 

Volume VII. — 19131914. 

INDICE. — Stefanini G. Echinoidi raccolti nel Mediterraneo dalla Ji. N. Jta- 
liana « Washington » (1881-1S83). — Pierantoni U. Studii sullo sviluppo di'lcerya 
purchasi Mask. — Parte II. Origine ed evoluzione degli organi sessuali maschili. 
— Ermafroditismo. Tav. 1-2. — Baldasseroni V. Nota sui Chetognati raccolti dalla 
R. N, « Washington > nel Mediterraneo. — Vivanti A. Contributo alia conoscenza 
dei Cefalopodi abissali del Mediterraneo. Ricerche sulla Caryhditeuthis maculata 
n. g. n. sp. dello Stretto di Messina. Tav. 3 6 e due figure nel testo. — Bartolini 
Baldelli C. Asteroidi, Ofiuroidi, Crinoidi, Oloturoidi, raccolti nel Mediterraneo dalla 
R. N. « Washington » (1881-1882). Tav. 6-7. — Della Valle P. L'apparato operco- 
lare e la caviti peribranchiale nei Cordati, 1. Lo sviluppo normale della regione 
nel Bufo vulgaris fino alia chiusura della caviti peribranchiale. Tav. 8-16 ed una 
figura nel testo. — Pierantoni U. Studii sullo sviluppo d' Icerya purchasi Mask. 
Parte III. Osservazioni di embriologia. Tav. 17-19 e sei figure nel testo. — Della 
Valle P. Studii sui rapporti fra differenziaziono e rigeuerazione. L'inibizione della 
rigenerazione del capo nelle Planarie niediante la cicatrizzazioue. Analisi del de- 
terminismo causale dell'accresciraento rigenerativo. Cinque figure nel testo. — 
Cavazza F. Modificazioni riscontrate nelle seconde generazioni di Bomhyx mori 
derivanti da genitori sui quali si e agito con diversi fattori chimici. (Sviluppo - 
caratteri somatici - feconditi). 

£ in corso di stainpa il Volume Till 



Dell'Archlvio zuologico i*aliana si pubblica annuahnente un Volume di circa 
400 pagine ricco di tavole e di illustrazione. — L'abbonamento e di L. 40. 

Redazione ed Amministrazione : Istituto Zooiogico - R. Universita di Napoli 
Commissionarn e rappresentanti : 
per r Italia alia Libreria Fratelli Treves: Vm Roma, 258 Napoli 
per I'estero alia Libreria Oswald Weigel : Kouigstrasse 1. Lipsia. 

ATVISO IMPORTAXTE 

Chi desidera acquiitare la serie completa dei volumi (l-VI) finera pubblicati del- 
1'ARCHIVIO ZOOLOGICU IfALIANQ pub averii al prezzo dl favore di L. 200 (invece di 
L. 340). Dirigersi airAmministrazione. 



Istitiito Micrografico Italiano 

per I'applicazione della fotografia e delle arti grafichs alia scienza 

Via Guelfa 30 - FIRENZE - Telefono 2:-05 

(LOCA.LI PROPRI) 



liiproclnzioni ad uno o piu colori, sia dal vero die da di- 
segni, da soggetti macroscopici e niicroscopici, spet- 
tanti a ricerclie •) pubblicazioni scientiliche. 

Micro e inacrofotograiie ad uno o piu colori. 

Dispositive per proiezione a scope d' insegnamento scienti- 
fico, raccolte sotto la direzione di ilkistri scenziati. 

Dispositive a colori coi vari piocediiuonti. 

Preparati microscopici. 

Consiilcn/c. ti^cniche. 



■ iiiiMiiiiiiiiiiMiiiiiiiiiiiniiii iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiitiniiiiiiiiiiiniiiiiiiiiiiiMiiiiiniiiiiiniiiiiiiiniiiiMii 

Ditta r. KOllISTKA 

MILANO - Via Giuseppe Revere, 3 - ]V[ILANO 

Unica Fabbrica Nazionale -^ 
-^"^ di Microscopi ed Accessor) 

DITTA FORNITRICE 

di tutti I Gabinetti Universitari del Regno 

MicmcoDio araiifle inoMIo composto di stauyo 

'^ " munito di apparato 

A-bbe con diaframrna ad iride e con mo- 
vimento a pignonti e cremagliera per spo- 
stavlo solto il piano del tavolino, con tavolino 
in ebanite, manovella di fermo all'inclinazione 
della parte superiore, divislone a milliraetri al 
tubo portaoculare; revolver triplo; due obbiet- 
tivi a secco 3 e 7*, un obbiettiv.) ad immer- 
sione omogenea Vu"; tre oculan 2, 3 e 4, in- 
grandimenti fino a 1000 diametri; il tutto posto 
in elegante arraadietto di mogano lucidato: con 

Staiiyo IV a tayoliiio reltaiiplare fisso I. 400 
con staliyo Ha a layoliiio clrcolare gireyole e 

con viti di spostamento per muovere » ^.- 
il preparato h, **w 

Le stesse combinazioni, collo stativo nuovo 
nird. Ill e llla con impugnatura e raovimento 
niicrometrico comandato da bottoni lateral! 
)-^(^condo figura) Lire 60 iu piu. 

CATALOGO GENERALE GRATIS 

A SEMPLICEfRICHIESTA 



t 







Siaecordano pagamentirateali mensili 



Conto corrente colla Posta. 

Pubblicato il 20 raaggio 1914. 



jWonitoFe Zoologleo ItallaDo 

(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia) 

Organo ufficiale della Unione Zoologica Italiana 

DIUBTTO 

DAI DOTTORI 
6IULI0 GHIARUGI EUGENIO FIGALBI 

Hrof. di Aoatoiiiia uinana Vvot di Aoatoiiiia conip. e Zoologia 

uel K. Istitulo di :;:-tudI Super, in Fireoise nella K. Uiiiversita di Pisa 

XJfficio di Direzione ed Amministrazione : Istituto Anatomico^ Firenze. 
12 numeri all'anno — Abbuonamento annuo L. 15. 

XXV Anno Firenze, Febbraio 1914 N. 2, 



SOCIETA EDITRICE LIBRARIA - MILANO 
Prof. GIULIO GHIARUGI 

IDirettore d.ell' Istit\a.to -A-ziatoiariico d.i IFlrenze 

ISTITUZIONI 

DI 

ANATOMIA DELL'UOMO 

A. BONGINI 

FIRENZE — Via Leone X, 2 — FIRENZE 



in Legno, Zincotipia, A-utotipia, Galvanotipia 
Tricromia, duattrocromia 



lllustrazioni per giornali, opere scientifiche, lavori commerciali 

Foriiitore del R. Istituto di Ntudi* snperlori 
e RR. Ospedali in Firciixe 

Massitna sollecitudine - Prezzi tniti&sitni. 



VIENNA VIII 

FABBRICA RINOMATA 




DI 



ICROSCOPI 

di quality insuperabile, di 

m:ior,otomi 

e tutti gli altri accessor! per la microscopia 

WuOVI CONDENSATORI 

per ricerche ultramicroscopiche 

Apparecchi di polarizzazione, Emometri, 
Fei-rometri ecc. 

APPARECCHI Di PROIEZIONE PERFEZIONATI 
APPARECCHI DI MICROFOTOGRAFIA 

Nuovi obbiettivi fotogpafiei 

Nuovo Corabinar F. 6,8 — F. 4,8 
Solar F. 6,8 
Polar F. 4 

Sono usciti: 

Catalogo generale n. 27 del 1908 in lingua fransese. 
Catalogo n. 27'' di microscopi ad accessori in italiano. 
Catalogo sp9ciale n. 8 di micpotomi in tedesco. 



TAKIi^FA 

per gli estratti di Oomunicazioni originali, pubblicate nel Monitore 
Zoologico, richiesti dagli Autori oltre i 50 di diritto. 



Numero 






IP J^ C3- T IT E 






delle 














c. p i 


4 


8 


12 


K) 


20 


■>A 


28 


32 




Lin- 


TJie 


Lire 


Lin, 


Lire 


Lire 


Lire 


Lire 


50 


5.— 


6.25 


7.30 


1).— 


11.— 


13.50 


14.50 


16.— 


TOO 


8.35 


10.50 


11.50 


14.— 


16.— 


17.50 


20.— 


22.50 


150 


11.50 


14.50 


16.— 


18.- 


21.— 


23.— 


25.— 


28.50 



REGOLE 

PEE LA 

NOMENCLATURA ZOOLOGICA ITALIANA 

FISSATE BALL A 
Ul<TX02<rJ^ ZOOXiOG-ICJL XT J^JLiXJ^lST J^ • 



Presso Li, ^. 



In vendita presso la Seg-reteria della Unione Zoolog"ica Italiana 
istituto Zoologico - R. Universita di Napoli 

ARCHIVIO ZOOLOGICO ITALIANO 

PUBBLICATO SOTTO GLI AUSPICI DELLA 

UNIONo^ ZOOLOGICA. 

PER CURA 

DEL COMITATO DI REDAZIONE 
Redattore : Prof. FR. SAV. MONTICELLI 

Ord. di Zoclogia nella K. University di Napoli 

Volume Nil. — 1913-1914. 

INDICE. — Stefanini G. Echinoidi raccolti nel Mediterraneo dalla \l, N. Ita- 
liana « Washington » (l881-lSb3). — Pierantoni U. Studii sullo sviluppo d'lcerya 
purchaai Mask. — Parte II. Origine ed evoluzione degli organi sessuali maschili, 
— Ermafroditismo. Tav. 1-2. — Baldasseroni V. Nota sui Chetognati raccolti dalla 
R. N. « Washington » nel Mediterraneo. — Vivanti A. Contribute alia conoscenza 
del Cefalopodi abissali del Mediterraneo. Ricerche sulla Caryhditeuthis maculata 
n. g. n. sp. dello Stretto di Messina. Tav. 3-6 e due figure nel testo. — Bartolini 
Baldelli C. Asteroidi, Ofiuroidi, Crinoidi, Oloturoidi, raccolti nel Mediterraneo dalla 
R. N. « Washington » (1881-1882). Tav. 6-7. — Delia Valle P. L'apparato operco- 
lare e la caviti peribranchiale nei Cordati. 1. Lo sviluppo normale della regione 
nel Bufo vulgaris fino alia chiusura della caviti peribranchiale. Tav. 8-16 ed una 
figura nel testo. — Pierantoni U. Studii sullo sviluppo d' Icerya purchasi Mask. 
Parte III. Osservazioni di embriologia. Tav. 17-19 e sei figure nel testo. — Delia 
Valie P. Studii sui rapporti fra differeiiziazioiio e rigenerazione. L'inibizione della 
rigenerazione del capo nelle Planarie mediante la oicatrizzazione. Analisi del de- 
terminismo causale dell'accrescimento rigenerativo. Cinque figure nel testo. — 
Cavazza F. Modificazioni riscontrate nelle seconde generazioui di Bombyx mori 
derivanti da genitori sui quali si e agito con diversi fattori chimici. (Sviluppo - 
<;aratteri somatici - feconditi). 

£ ill corso di islampa if Toluuie VIII 



Dell'Arcliivio zuoiogico iiaiiano si pubblica annualmonte un Volume di circa 
400 pagine ricco di tavole e di illustrazione. — L'abbonaraento e di L. 40. 

Redazione ed Amministrazione : Istituto Zoologico - R. Universita di Napoli 
Commissionarii e rappresentanti : 
per r Italia alia Libreria Fratelli Treves: Yia. Roma, 258 Napoli 
per I'estero alia Libreria Oswald Weigel : Kouigstrasse 1. Lipsia. 



ATVI.SO IMPORTANTE 

Chi dasidera acquiitare la serie completa del vofumi (l-VI) finora pubblicati del- 
i'ARCHIVIO ZOOLOGICJ ITALIANO puo averii al prezzo di favore di L 300 (invece di 
L. 340). Dlrigersi airAmministrazione. 



Istituto Micrograflco Italiano 

per rapplicazione della fotografia e delle arti graHche al!a scie22a 

Via Guelfa 30 - FIRENZE - Telefono 2-05 

(LOCA.LI PROPRI) 



Riprodnzioni ad nno o piu colori, sia dal vero clie da di- 
segni, da soggetti macroscopici e microscopici, spet- 
tanti a ricerche o pubblicazioni scienfciliche. 

Micro e macrofotografie ad uno o piu colori. 

Dispositive per proiezione a scopo d' insegnameiito scienti- 
fico, raccolte sotto la diiezione di illustri scenziati. 

Dispositive a colori coi vari procedimenti. 

Preparati microscopici. 

Consulenze tecniche. 



tlClllllllllllllllllllllllinillllll IIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIMIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIItlllllMIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII 

Ditta F. KORISTKA 

MILANO - Via G-iuseppe Revere, S - JVEILANO 

Unxa Fabbrica Nazionale di Microscopi ed Accessori 

DITTA FORNITRICE DI TUTTI I GABINETTI UNIVERSITARI DEL REGNO 



Microscopi nuovi Modelli 1914 

come da figura, composti di: Stativo muuito 
di apparato Abbe, con diaframma ad iride ; 
revolver triplo ; tre obbiettivi: 3 e 7* a secco, 
Via" ad immersione omogenea; tre oculari: 
2, 3 e 4; in elegante armadietto lucidato. 
Ingrandimenti sino a 1100 diametri 

da L. 340 in piu 

CATALOGHI SPECIALI, gratis a ri- 
chiesta di: Microscopi, Accessori per micro- 
scopi ed istrumenti affini, Microtomi, Micro- 
fotografia, Apparecchi da projezione, Obbiet- 
tivi fdtografioi e Binoocoli a prismi. 

Si accordano pagamenti rateaii mensili 




Conto corrente colla Posta. 

Pubblicato il 10 giugno 1914. 



JJoDitore Zoologieo Italiano 

(Pubblicazioni Italiane di Zooiogia, Anatomia, Embriologia) 

Organo ufficiale delia Unione Zoologica Italiana 

DIRETTO 
DAI DOTTOKI 

GIULIO GHIARUGI EUGENIO FIGALBI 

Prof, di Anatomia umana Pi'of. di Anatottiia comp. e Zooiogia 

nel R. latituto di tjtudv Super, in Kirenze nella H. University di Pisa 

TJfficio di Direzione ed Amministrazione : Istituto Anatomico, Firenze. 
12 numei-i all'anno — Abbuonamento annuo L. 15. 

XXV Anno Firenze, Marzo 1914 N. 3. 



SQCIETA EDITIUCE LIBRA 1(1 A - MILANO 
Prof. GIULIO GHIARUGI 

IDirettore dell' Xstitvito .A-natorxiico d-i IFirenze 

ISTITUZIONI 

DI 

ANATOMIA DELL'UOMO 

A. BONGINI 

FIRENZE — Via Leone X, 2 — FIRENZE 



in Legno, Zincotipia, A.utotipia, Qalvanotipia 
Tricromia, Gluattrocromia 

lllustrazioni per giornali, opere scientifiche, lavori commerciali 

S)®@ 

Foriiitore del It. Tf«titnto <Ii Studi superior! 
e KR. Ospedali in Fireiixe 

Mdssima sollecUudine - Prezzi fnitissintt. 



VIENNA VIII 

FABBRIGA RINOMATA 

MICROSCOPI 

di qualita insuperabile, di 

MIOROTOMI 

e tutti gli altri accessor! per la microscopia 

NUOVI CONDENSATORI 

per ricerche ultramicroscopiche 

Appareuchi di polarizzazione, Emometri, 
Ferrometri ecc. 

APPARECCHI DI PROIEZIONE PERFEZIONATI 
APPARECCHI DI MICROFOTOGRAFIA 




Nuovi obbiettivi fotogpafiei 

Nuovo Combinar F. G,8 — F. 4,8 
Solar F. 6.8 
Polar F. 4 

Sono usciti : 

Catalogo generale n. 27 del 1908 in lingua francese. 
Catalogo n. 27'' di microscopi ed accessori in italiano. 
Catalogo speciale n. 8 di microtomi in tedesco. 



TAKIFFA 

per gii estratti di Oomunicazioni origiuali, pubblicate nel Monitore 
ZoologicOj richiestl dagli Aiitori oltre i 50 di diritto. 



Numero 






IE' A C3- 


X isr :ei 






dello 
















c pi e 


4 


8 


12 


16 


20 


24 


28 


32 




Lin- 


Lire 


Lire 


Liir 


r.iif 


Lire 


Lire 


Lire 


50 


.").— 


6.25 


7.30 


0.— 


11.— 


13.50 


14.50 


16.— 


100 


S.o5 


10..50 


11.50 


14.— 


16.— 


17.50 


20.— 


22.50 


150 


11.50 


14.50 


16.— 


18.— 


21.— 


23.— 


25.— 


28.50 



REGOLE 

PER LA 

NOMENCLATURA ZOOLOGICA ITALIANA 

FISSATE DALLA 

Pres20 L\ 2, 

In vendita presso la Seg^reteria della Unione Zoolog-ica Itaiiana 
istituto Zoolog-ico - R. Universita di Napoli 

ARCHIVIO ZOOLOGICO ITALIANO 

PUBBLICATO SOTTO GLI AUSPICI DELLA 

UNIOlNTli; ZOOLOGICA. 

PER CURA 

DEL COMITATO DI REDAZIONE 



Redattore : Prof. FR. SAV. MONTICELLI 

Ord. di Zoologia nella R. Universita di JTapoli 



Volume VII. — 1913-1914. 

INDICE. — Stefanini G. Echinoidi raccolti nel Mediterraneo dalla 11. N. Ita- 
liana € Washington » (1881-1883). — Pierantoni U. Studii sullo sviluppo ^'Icerya 
purchasi Mask. — Parte II. Origine ed evoluzione degli organi sessuali maschili. 
— Ermafroditismo. Tav. 1-2. — Baldasseront V. Nota sui Chetognati raccolti dalla 
R. N. « Washington » nel Mediterraneo. — Vivanti A. Contributo alia conoscenza 
del Cefalopodi abissali del Mediterraneo. Rieerche sulUi Carybditeuthis maculata 
n. g. n. sp. dello Stretto di Messina. Tav. 35 e due figure nel testo. — Bartolini 
Baldelli C. Asteroidi, Ofiuroidi, Crinoidi, Oioturoidi, raccolti nel Mediterraneo dalla 
R. N. « Washington » (1881-1882). Tav. b'-7. — Delia Valle P. L'apparato operco- 
lare e la caviti peribranchiale nei Cordati. 1. Lo sviluppo norraale deila regione 
nel Bufo vulgaris fino alia chiusura della caviti peribranchiale. Tav. 8-16 ed una 
figura nel testo. — Pierantoni U. Studii sullo sviluppo d' Icerya purchasi Mask. 
Parte III. Osservazioni di embriologia. Tav. 17-19 e sei figui-e nel testo. — Delia 
Valle P. Studii sui rapporti fra differenziaziono e rigenerazione. L'inibizione deila 
rig^nerazione del capo neile Planarie mediante la cicatrizzazione. Analisi del de- 
terminismo causale dell'accresciinento rigenei'ativo. Cinque figure nel testo. — 
Cavazza F. Modificazioni riscontrate nelle seconde generazioni di Bomhyx mori 
derivanti da genitori sui quali si e agito con diversi fattori chimici. (Sviluppo- 
caratteri sonaatici - fecondit^). 

E ill corso di staiiipa il Volume Till 



Dell'Archivio zoologico italiano si pubblica annualmente un Volume di circa 
400 pagine ricco di tavole e di illustrazione. — L'abbonamento e di L. 40. 

Redazione ed Amministrazione : Istituto Zoologico ■ R. Universita di Napoli 
Commissio7iam e rappresentanti : 
per r Italia alia Libreria Fratelli Treves: Via Roma, 258 Napoli 
per I'estero alia Libreria Oswald Weigel : Kouigstrasse 1. Lipsia. 



ATVISO i:yiPI>RTAyTE 

Chi desidera acqui>tare la serie completa dei volumi (l-VI) finora pubblicati del- 
rARCHIVIO ZOOLOGICJ ITALIANO puo averii al prezzo di favore di L. 1300 (invece di 
L. 340). Dirigersi aM'Amministrazione. 



Istituto Micrograflco Italiano 

per rapplicazione della fotografia e delle a?ti grafiche alia scienza 

Via Guelfa 30 - FIRENZE - Telefono Sl-05 

(LOCA.LI FROPRI) 



Riproiluzioni ad uno o piu colori, sia dal vero die da di- 
segni, da soggetti macroscopici e niicroscopici, spet- 
tanti a ricercbe o pubblicazioni scientificlie. 

Micro e macrofotografie ad uno o piii colori. 

Dispositive per proiezione a scopo d' inseijnamento scienti- 
fico, raccolte sotto la diiezione di illustii scenziati. 

Dispositive a colori coi vari procedimenti. 

Preparati microscopici. 

Consulenze tecniche. 



IIMIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII llllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllinilllllMIMIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIlllllllllllllllllllllllll 

Ditta F. KORISTKA 

MILANO - Via G-iuseppe Revere, 2 - MILANO 

Unica Fabbrica Nazionale di Microscopi ed Accessori 

DITTA FORNITRICE DI TUTTI I G^BINETTI UNIVERSITARI DEL REGNO 



Microscopi ?iuovi Mode III 1914 

come da figura, composti di: Stativo munito 
di apparato Abbe, con diaframma ad iride ; 
revolver triple; tre obbiettivi: 3 e 7"^ a secco, 
Yjg" ad imraersione omogenea ; tre oculari : 
2, 3 e 4; in elegante armadietto lucidato. 
Ingrandimenti sine a 1100 diametri 

da L. 340 in piu 

CATALOG HI SPECIALI, gratis a ri- 
ciiiesta di: Microscopi, Accessori per micro- 
scopi ed istruDienti affini, Microtomi, Micro- 
fotografia, Apparecchi da projezione, Obbiet- 
tivi fotografici e Binoccoli a prismi. 

Si accordano pagamenti rateali mensili 




Conto corrente colla Posta. 

Pubblicato il 25 giugno 1914. 



jHoDitoFe Zoologieo Italiano 

(Pubblioazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia) 

Organo ufficiale della Unione Zooiogica italiana 

^DIBSTTO 

DAI DOTTOKI 
GinUO CHIARUGI EUGENIO FIGALBI 

I'rof. di ADatoinia uinana Prof di Anatomia coiiip. e Zuologia 

uel K. Utituto di :^t1idI Super, ia Kirenze Della K. Uuiversitii di Pisa 

Ufficio di Direzione ed Amuunistrazione: Istitulo Anaiomico, Fireme. 
12 numeri airanno — Abbaouamento annuo L.. 15. 

XXV Anno Firenze, Aprile 1914 N. 4. 



SOCIETA KDITIUCE LIBRARIA - MlLAiN ( ) 
Prof. GIULIO CHIARUGI 

HDirettore dell' Istitvxto -A r> atom Ico d.1 IFirenze 

ISTITUZIONI 

DI 

ANATQ^tlA DELL'DOMO 

A. BONGINI 

FIRENZE — Via Leone X, 2 — FIRENZE 



in Legno, Zincotipia, A.utotipia, Galvanotipia 
Tricromia, Q,uattrocroinia 



lustrazioni per giornali, opere scientifiche, lavori commerciali 
&9^ 

Foriiitore del R. Istitnto di Stnili superior i 
e RR. Ospedali in Fireiixe 

Massinta solleciftidine - Prezzt ftn'fissifHt. 



VIENNA VIII 

FABBBICA RINOMATA 




DI 



ICROSCOPI 

di qualiti insuperabile, di 

MIOROTOMI 

e tutti gli altri accessori per la microscopia 

EUOVI CONDENSATORI 

per ricerche ultramicroscopiche 

Appareochi di polarizzazione, Emometri, 
Ferrometri ecc. 

APPARECCHI DI PRDIEZIONIE PERFEZIONATI 
APPARECCHI DI MICR3FOT0GRAFIA 



__ Nuovi obbiettivi fotogpafiei 

^ ji Nuovo Combinar F. 0,8 — F. 4,8 

ill'' Solar F. 6,8 

Polar F. 4 

Sono usciti: 

Catalogo generals n. 27 del 1908 in lingua francese. 
Catalogo n. 27^ di microscopi ed accessori in italiano. 
Catalogo speciale n. 8 di microtomi in tedesoo. 



TAKli^'FA 

per gli estratti di Oomuiiicazioni origiiiali, pubblicate nel Monitore 
ZoologieOf richiesti dagli An tori oltre i 50 di diritto. 



Nuraero 
delle 


:e> Ji. Gr X i<r :ei 


CO pi 


4 


8 


12 


IG 


20 


24 


28 


32 




Lire 


Lire 


Lire 


Uu- 


Lire 


Lire 


Lire 


Lire 


50 


5.— 


6.25 


7.30 


9.— 


11.— 


13.50 


14.50 


16.— 


100 


8.35 


10.50 


11.50 


14.— 


10.— 


17.50 


20.— 


22.50 


150 


11.50 


14.50 


IC— 


18.— 


21.— 


23.— 


25.— 


28.50 



REGOLE 

PER LA 

NOMENCLATURA ZOOLOGICA ITALIANA 

FISSATE DALLA 
TJITIOIsrE ZOOIaOC3-IC-A. ITJLXjIJLIiT-A 



I'reseo L. 2. 



In vendita presso la Se^reteria della Unione Zoolog'ica Italiana 
istituto Zoolog-ico - R. Universita di Napoli 

APXHiVIO ZOOLOGICO ITALIANO 

PUBBLIGATO SOTTO GLI AUSPICI DELLA 

UNIONE ZOOLOGICA. 

PER CUR A 

DEL COMITATO DI EEDAZIONE 



Redattore : Prof. FR. SAV. MONTICELLI 

Ord. di Zoologia nelia R. TJnivei'siti\ di Xapoli 



Volume YII. — 191319 14. 

INDICE. — Stefanini G. Echinoidi raccolti nel Mediterraneo dalla Jl. N. Jta- 
liana € Washington » (l8Sl-18b3). — Pierantoni U. Studii sullo sviluppo ^'Icerya 
purchasi Mask. — Parte 11. Origine ed evoluzione degli organi sessuali naaschili. 
— Ermafroditismo. Tav. 1-2. — Baldasseroni V. Nota sui Chetognati raccolti dalla 
R. N. « Washington » nel Mediterraneo. — Vivanti A. Contributo alia conoscenza 
del Cefalopodi abissali del Mediterraneo. Ricerche sulla Carybditeuthis maculata 
n. g. n. sp. dello Stretto di Messina. Tav. 3 6 e due figure nel testo. — Bartolini 
Baldelli C. Asteroidi, Ofiuroidi, Crinoidi, Oloturoidi, raccolti nel Mediterraneo dalla 
R. N. € Washington . (1881-1882). Tav. 6-7. — Delia Valle P. L'apparato operco- 
lare e la cavitA peribranchiale nei Cordati. 1. Lo sviluppo norraale della regions 
nel Bufo vulgaris fino alia chiusura della caviti peribranchiale. Tav. 8-16 ed una 
figura nel testo. — Pierantoni U. Studii sullo sviluppo d' Icerya purchasi Mask. 
Parte III. Osservazioni di embriologia. Tav. 17-19 e sei figure nel testo. — Delia 
Valle P. Studii sui rapporti Ira differenziazioiio e rigonera^ione. L'inibiziono della 
rigenerazione del capo nelle Planarie mediante la nicatrizzazione. Analisi del de- 
terminismo causale dell'accresciraento rigenerativo. Cinque figure nel testo. — 
Cavazza F. Modificazioni riscontrate nelle seconde generazioni di Bombyx mori 
derivanti da genitori sui quali si e agito con diversi fattori chimici. (Sviluppo - 
caratteri somatici - feconditi). 

£ ill corso di stauipa il Voliiuie Till 



DeU'ArchivIo zuologico i'aliana si pubblica annualraente un Volume di circa 
400 pagine ricco di tavole e di illustrazione. — L'abbonamenio e di L. 40. 

Redazione ed Amministrazione: Istituto Zoologico • R. Universita di Napoli 
Commissionarii e rappresentanti : 
_)er r Italia alia Libreria Fratelli Treves: Wsl Roma, 258 Napoli 
R>er I'estero alia Libreria Oswald Weiyel : Kouigstrasse 1. Lipsia. 



ATVMSO IMPOBTAy IE 

, Chi ddsidera acqui.tare la serie completa del volumi (I-VI) finora pubblicati del- 

I'ARCHIVIO ZOOLOGICJ irALIANO puo averii al prezzo di favore di L. 300 (invece di 
240). Dirigersi airAmministrazione. 



Istituto MicrogTafico Italiaiio 

per I'applicazione della fotografia e delle arli grafiche alia scisn^a 

Via Guelfa 30 - FIRENZE - Telefono 2.-05 

(lL.OCA.LI FROPRI) 



Riprodnzioni ad uno o piu colori, sia dal vero che da di- 
segni, da soggetti macroscopici e microscopici, spet- 
tanti a ricerche o pubblicazioni scientifiche. 

Micro e macrofotografie ad uno o piu colori. 

Dispositive per proiezione a scopo d' insegnauiento scienti- 
fico, raccolte sotto la diiezione di illustii scenziati. 

Dispositive a colori coi vari procedimenti. 

Preparati microscopici. 

Consuienze tecniche. 



iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiniiiiiiMiiiiHiiiiiiiiiiiiiiiiiniiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiMiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii 

Ditta F. KORISTKA 

MILAISrO - Via Giuseppe Revere, 2 - IMILANO 

IJnica Fabbrica Nazionale di Microscopi ed Accessori 

DITTA FORNITRICE DI TUTTI I GABINETTI UNIVERSITARI DEL REGNO 



Microscopi nuovi Mode Hi 1914 

come da figura, composti di: Stativo munito 
di apparato Abbe, con diaframma ad iride \ 
revolver triplo; tre obbiettivi: 3 e 7* a secco, 
Vjj" ad immersione omogenea; tre oculari: 
'2, 3 e 4; in elegante armadietto lucidato. 
Ingrandimenti sino a 1100 diametri 

da L. 340 in piii 

GATALOGHI SPECIAL!, gratis a ri- 
chiesta di: Microscopi, Accessori per micro- 
scopi ed istruDienti affini, Microtorai, Micro- 
fotografia, Apparecchi da projezione, Obbiet- 
tivi totografici e Binoccoli a prismi. 

Si accordano pagamenti rateali mensili 




Conto corrente colla Posta. 

Pubblicato il 20 luglio 1914. 

IVlomtoFe Zoologleo Italiano 

(Pubblioazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia) 

Organo ufficiale della Unione Zoologica Italiana 

DIRKTTO 
DAI DOTTORI 

GIULIO GHIARUGI EUGENIO FIGALBI 

Prof, di Anatomia uinana Prof di Anatomia comp. e Zoologia 

uel R. tstitiUo dis^tudl Super, in Fiienzo nella R. Uiiiversita di Pisa 

Ufficio di Direzione ed Amministrazione : Istitulo Anatomico, Firenze. 
12 nuxneri aU'anuo — Abbuonamento annuo !!•. 15. 



XXV Anno Firenze, Maggio 1914 N. 5. 



SO CIETA E DITRICE LIBRARIA ■ MILAN 
Prof. GIULIO GHIARUGI 

TDirettore d.ell' Istittxto .A-natoxan^ico d.i IFirenze 

ISTITUZIONI 

DI 

ANATOMIA DEfX'DOMQ 

A. BONGINI 

FIRENZE — Via Leone X, 2 — FIRENZE 



in Legno, Zincotipia, A.utotipia, Qalvanotipia 
Tricromia, duattrocromia 



lllustrazioni per giornali, opere scientifiche, lavori commerciali 

g)®(8 - -- - 

Foi'iiitore del R. Istitnto di ^tndi* snperiori 
e RR. Ofspedali in Firenze 



Massima sollecitudine - Prezzi mitisshni. 



VIENNA VIII 

FABBR[OA RINOMA.TA 




ui 



ICROSCOPI 

di quality insuperabile, di 

MIOROTOM E 

e tutti gli altri accessori per la microscopia 

FuOVI CONDENSATORI 

per ricerche ultramicroscopiche 

Appareoclii di polarizzazione, Einometri, 
Ferroraetri ecc. 

APPARECCHI DI PROIEZIDi^E PERFEZIONATI 
APPARECCm DI MICR9FOT0GRAFIA 



Nuovi obbiettivi fotografiei 

Nuovo Combinar F. 6,8 — F. 4,8 
Solar F. 6,8 
Polar F. 4 

Sono usciti : 

Catalogo generalg n. 27 del 1908 in lingua francese. 
Catalogo n. 27" di microscopi ed accessori in italiano. 
Catalogo speciale n. 8 di mlcrotomi in tedesco. 



TAKIFFA 

l»er gli estratti di Coiimuicazioni origiiiali, pubblicate iiel Monitore 
Zoologico, ricliiesti dagli Autori oltre i 50 di diritto. 



Numero 






IE' .A. (3- Z 35r DE 






dellc 














CO pi c 


4 


8 


12 


16 


20 


24 


28 


32 




Lire 


Lire 


I-iif, 


I,ire 


Lire 


Lire 


Lire 


Lire 


50 


5. — 


G.25 


7.30 


0.- 


11.— 


13.50 


14.50 


16.— 


100 


8.35 


10.50 


11.50 


14.— 


1().— 


17.50 


20.— 


22.50 


1 50 


11.50 


14.50 


10.— 


18.— 


21.— 


23.— 


25.— 


28.50 



R E O O L E 

vi:\i LA 

NOMENCLATURA ZOOLOGICA ITALIANA 

FISSATE DALLA 
TJlsriOIbTE ZOOIiOGIOJL XT J^JL,XJ^l<r J^ 



Presso L, 2, 



In vendita presso la Seg^retepia della Unione Zoolog:ica Itaiiana 
istituto Zoolog-ico - R. Universita di Napoli 

ARCHIVIO ZOOLOGICO ITALIANO 

PUBBLIGATO SOTTO GLI AUSPIGI DELLA 

UNIONE ZOOLOGICA. 

PER CURA 

DEL COMITATO DI REDAZIONE 



Redattore : Prof. FR. SAV. MONTICELLI 

Ord. di Zoologia nella K. TJuiversita di Napoli 

Volume VII. — 1913-1914. 

INDICE. — Stefanini G. Echinoidi raccolti nel Mediterraneo dalla 11. N. ita- 
iiana « Washington » (1881-1883). — Pierantoni U. Studii sullo sviluppo A'Icerya 
piirchasi Mask, — Parte II. Origine ed evolnzione degli orgaiii sessuali maschili. 
— Ermafroditismo. Tav. 1-2. — Baldasseroni V. Nota sui Chetognati raccolti dalla 
U. N. « Washington » nel Mediterraneo. — Vivanti A, Contributo alia conoscenza 
del Cefalopodi abissali del Mediterraneo. Rieerche suila Caryhditeuthis maculata 
n. g. n. sp. dello Stretto di Messina. Tav. 3 5 e due figure nel testo. — Bartolini 
Baldelli C. Asteroidi, Ofiuroidi, Crinoidi, Oloturoidi, rac olti nel Mediterraneo dalla 
R. N. € Washington . (1881-1882). Tav. G-7. — Delia Valle P. L'apparato operco- 
lare e la caviti peribranchiale nei Cordati. 1. Lo sviluppo norraaie della regioue 
nel Dufo vulgaris fino alia chiusura della cavita peribranchiale. Tav. 8-16 ed una 
tigura nel testo. — Piarantoni U. Studii sullo sviluppo d' Icerya purchasi Mask. 
Parte III. Osservazioni di erabriologia. Tav. 17-19 e sei figure nel testo. — Delia 
Valle P. Studii sui rapporti fra differenziaziono e rigenerazione. L'inibizione della 
rigenerazione del capo nelle Planarie mediante la cicatrizzazione. Analisi del de- 
terminisrao causale deU'accresciraento rigenerativo. Cinque figure nel testo. — 
Cavazza F. Modificazioni riscontrate nelle seconde generazioni di Bombyx mori 
derivanti da genitori sui quali si e agito con diversi fattori chimici. (Sviluppo - 
caratteri soraatici - feconditi). 

£ in corso di slam pa il Volume Till 



DeH'Archivio zoologico i aliano si pubblica annualmente un Volume di circa 
400 pagine ricco di tavole e di illustrazione. — L'abbonanaento e di L. 40. 

Redazione ed Amministrazione : Istituto Zoologico - R. Universita di Napoli 

Commissionarii e rapprefsentanti : 
per r Italia alia Libreria Fratelli Treves: Wa. Roma, 258 Napoli 
per I'estero alia Libreria Oswald Weigel : Konigstrasse 1. Lipsia. 



AWISO IMPORTAXTE 

Chi desidera acquiitare la serie completa del volumi il-VI) finora pubblicati del 
rARCHIVIO ZOOLOGICO ITALIANO puo avarii al prezzo di favors di L. 200 (invece di 
L, 240). Dirigersi airAmministrazione. 



Istituto Micrograflco Italiano 

per rapplicazione della fotografia e delle arti grafiche al!a scienza 

Via Guelfa 30 - FIRENZE - Telefono 21-05 

(LOCALI PROPRI) 



Riproduzioni ad uno o piu colori, sia dal vero clie da di- 
segni; da soggetti macroscopici e microscopici, spet- 
tanti a ricerche o pubblicazioni scientiQche. 

Micro e macrofotografie ad uno o piu colori. 

Dispositive per proiezione a scopo d' insegnameuto scienti- 
fico, raccolte sotto la diiezione di illusbii scenziati. 

Dispositive a colori coi vari procedimenti. 

Preparati microscopici. 

Consulenze tecniche. 

llllllinilllllllllllMIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIMIIIIIIIIIIIIIIIIIMIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIMIIIIinillllM 

Ditta F. KORISTKA 

MILANO - Via GHuseppe Revere, 2 - MILANO 

Unica Fabbrica Nazionale di Microscopi ed Accessori 

DITTA FORNITRICE DI TUTTI I G^BINETTI UNIVERSITARI DEL REGNO 



Microscopi nuovi Modelli 1914 

come da figura, composti di: Stativo munito 
di apparato Abbe, con diaframma ad iride ; 
revolver triplo; tre obbiettivi: 3 e 7* a secco, 
Yij" ad immersione omogenea; tre oculari: 
2, 3 e 4; in elegante armadietto luoidato. 
Ingrandimenti siuo a 1100 diametri 

da L. 340 in piu 

GATALO»HI SPEOIALI, gratis a ri- 
chiesta di: Microscopi, Accessori per micro- 
scopi ed istrunienti affini, Microtomi, Micru- 
fotografia, Apparecchi da projezione, Obbiet 
tivi fotografioi e Binoocoli a prismi. 

Si accordano pagamenti rateali mensili 




Gonto corrente colia Posta, 

PuDblicato il 20 agosto i914. 



IBoDitoFe Zoologieo Italiano 

(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia) 

Organo ufficiale della Unione Zoologica Italiana 



DAI DOTTORI 
6IULI0 GHIARUGI EUGENIO FIGALBI 



Prof, di Anatomia uinana 
uel K. Istituto di t>tii(ll Super, iii Kirenze 



Prof, di Anatomia comp. e Zoologia 
uella K. Uiiiversita di Pisa 



TJfficio di Direzione ed Amministrazione : Istituto Anatomico^ Firenze. 
12 numeri all'anno — Abbuonamento annuo L. 15. 



XXV Anno 



Firenze, Giugno 1914 



N. 6. 



S QCIETA EDITIIICE LIBRARIA - MILANO 
Prof. GIULIO CHIARUQI 

Direttore d.ell' Istitia-to -A-xiatomico di IPireitize 

ISTITUZIONI 

DI 

ANATOMIA DELUUOMO 

A. BONGINI 

FIRENZE — Via Leone X, 2 — FIRENZE 



in Legno, Zincotipia, A-utotipia, G-alvanotipia 
Tricroniia, duattrocromia 

lllustrazloni per giornali, opere scientifiche, lavori commerciali 



Foriiitore del R. Istituto di IStndi superior i 
e RR. Ospedali in Firenze 

Massima sollecituditie - Prezzi ntiti&Hitni. 



VlKNISr^ VIII 

FABBRICA RINOMATA 
ui 

MICROSCOPI 

di quality insuperabile, di 

MIOROTOMI 

e tutti gli altri accessori per la microscopia 

FuOVI CONDEISATORI 

per ricerche ultramicroscopiche 

Apparecchi di polarizzazione, Eraometri, 
Ferrometri ecc. 

APPARECCHI DI PROIEZIONE PERFEZIONATI 
APPARECCHI DI MICR9F0T0GRAFIA 




Nuovi obbiettivi fotografiei 

Niiovo Combinar F. 0,8 — F. 4,8 
Solar F. 6,8 
Polar F. 4 

Sono usciti : 

Gatalogo generale n. 27 del 1908 ia lingua francese. 
Catalogo n. 2T di microscopi ed accessori in italiano. 
Catalogo speciale n. 8 di microtomi in tedesco. 



TARIFF A 

per gli estratti di Coinunicazioni originali, pubblicate nel Monitore 
Zoologico, richiesti dagli Autori oltre i 50 di diritto. 



Numero 
delle 






IP ^ C3- 


T IsT E 






c p i e 


4 


8 


12 


10 


20 


24 


28 


32 




I.ilr 


Lire, 


Lite 


Lin: 


Lire 


I, ire 


Liie 


Lire 


50 


5.— 


6.25 


7.30 


9.— 


11.— 


13.50 


14.50 


16.— 


100 


8.35 


10.50 


11.50 


14.— 


16.— 


17.50 


20.— 


22.50 


150 


11.50 


14.50 


16.— 


18.— 


21.— 


23.— 


25.— 


28.50 



REGOLE 

PER LA 

NOMENCLATURA ZOOLOGICA ITALIANA 

FISSATE DALLA 



jPreeeo L. 2, 



In vendita ppesso la Segreteria della Unione Zoologica Itaiiana 
istituto Zoologico - R. Universita di Napoli 

ARCHIVIO ZOOLOGICO ITALIANO 

PUBBLICATO SOTTO GLI AUSPIGI DELLA 

XJ N I O N E Z O O L O a I C A. 

PER CURA 

DEL COMITATO DI REDAZIONE 



Redattore : Prof. FR. SAV. MONTICELLI 

Ord. di Zoologia nella R. Universita di Xapoli 



Volume Nil. — 1913-1914. 

INDICE. — Stefanini G. Echinoidi raccolti nel Mediterraneo dalla il. N. Ita- 
iiana € Washington » (l881-lSb3). — Pierantoni U. Studii sullo sviluppo di'Icerya 
purchasi Mask. — Parte II. Origine ed evoluzione degli organi sessuali maschili. 
— Erraafroditismo. Tav. 1-2. — Baldasseroni V. Nota sui Chetognati raccolti dalla 
R. N. « Washington > nel Mediterraneo. — Vivanti A, Contributo alia conoscenza 
del Cefalopodi abissali del Mediterraneo. Rieerche sulla Caryhditeuthis maculata 
n. g. n. sp. dello Stretto di Messina. Tav. 3 5 e due figure nel testo. — Bartolini 
Baldelli C. Asteroidi, Otiuroidi, Crinoidi, Oloturoidi, racioiti nel Mediterraneo dalla 
R. N. c Washington » (1881-1882). Tav. k\-l. — OeMa Valle P. L'apparato operco- 
lare e la caviti peribranchiaie nei Cordati. 1. Lo sviluppo norraaie della regione 
nel Bufo vulgaris fioo alia chiusura delia cavita peribranchiaie. Tav. 8-16 ed una 
figura nel testo. — Pierantoni U. Studii sullo sviluppo 'i'' leery a purchasi Mask. 
Parte III. Osservazioni di embriologia. Tav. 17-19 e sei figure "nel testo. — Delia 
Valle P. Studii sui rapporti fra differenziaziono e rigenerazione. L'inibizione della 
rigenerazione del capo nelle Planarie mediante la cicatrizzazioue. Analisi del de- 
terminismo causale deU'accrescimento rigeuerativo. Cinque figure nel testo. — 
Cavazza F. Modificazioni riscontrate neile seconde generazioni di Bombyx mori 
derivanti da genitori sui quali si e agito con diversi fattori chiniici. (Sviluppo - 
caratteri somatici - fecondita). 

£ ill corso di stampa il Folnuie Till 



Dell'Archiwio zoologico italiano si pubblica annualmente un Volume di circa 
400 pagine ricco di tavole e di illustrazione. — L'abbonanaento e di L. 40. 

Redazione ed Amministrazione : Istituto Zoologico • R. Universita di Napoli 

Commissionarii e rapprefientanti : 
per ritalia alia Libreria Fratelli Trp.vex: Via Roraa, 258 Napoli 
per I'estero alia Libreria Oswald Weigel : Kouigstrasse 1. Lipsia. 

ATVISO Ii>lP<»KTANTE 

Chi desidera acqui>tare la serie completa del volumi (I-Vl) finora pubblicati del 
rARCHIVIO ZOOLOGICU ITALIANO puo averii al prezzo di favore di L. 300 (invece di 
L. 340). Dirigersi airAmministrazione. 



Istituto Micrograflco Italiano 

per rapplicazione della fotografia e delle arti graHche alia scienza 

Via Guelfa 30 - FIRENZE - Telefono 21-05 

(LOCA.LI PROPRI) 



Riproduzioni ad uno o piu colori, sia dal vero che da di- 
segni, da soggetti macroscopici e microscopici, spet- 
tanti a ricerche o pubblicazioni scientifiche. 

Micro e macrotbtografie ad uno o piu colori. 

Dispositive per proiezione a scopo d' insegnamento scienti- 
fico, raccolte sotto la direzione di illustri scenziati. 

Dispositive a colori coi vari procedimenti. 

Preparati microscopici. 

Consulenze tecnicbe. 



iiiiiiiiiiiiiiniiiiMiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiniiiiiniiiiiiiiMiiiiiniiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiMiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiriiiiiiiiiiiiiiiiiiii 

Ditta r. KOmSTKA 

MILANO - Via G-iuseppe Revere, 2 - MILA.NO 

Unica Fabbrica Nazionale di Microscopi ed Accessor! 

DITTA FORNITRICE DI TUTTI I G^BINETTI UNIVERSITARI DEL REGNO 



Mic?'OSCopi nuovi Modelli 1914 

come da figura, composti di: Stativo munito 
di apparato Abbe, coii diaframma ad iride ; 
revolver triple; tre obbiettivi: 3 e 7* a secco, 
Yj^" ad immersione omogenea ; tre oculari:. 
2, 3 e 4; in elegante armadietto lucidato. 
Ingrandimenti siuo a 1100 diametri 

da L. 340 in piu 

OATALOGHI SPEOIALI, gratis a ri- 
chiesta di: Microscopi, Accessori per micro- 
scopi ed istrumenti affini, Microtomi, Micro- 
fotografia, Apparecchi da projezione, Obbiet- 
tivi fotografici e Binoccoli a prismi. 

Si accordano pagamenti rateali mensili 




Conto corrente colla Posta. 

PuJDblicato il 20 ottobre 1914. 



IHonitoFe Zoologieo Italiano 

(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia) 

Organo ufficiale della Unione Zoologica Italiana 

DIKKTTO 
DAI DOTTORI 

GIULIO GHIARUGI EUGENIO FIGALBI 

Prof, di Anatomia uinana Prof, ii Anatomia comp. e Zoologia 

uel R. Istituto di 6tudl Super, in Kirenze iietia K. Uaiversitk di Pisa 

TJfficio di Direzione ed Ammimstrazione : Istituto Anatomico, Firenze. 
12 numeri aH'anno — Abbuonamento annuo L. 15. 



XXV Anno Firenze, Luglio 1914 N. 7. 



SOCIETA EDITIIICE LIBRARIA ■ MILANO 
Prof. GIULIO GHIARUGI 

IDlrettore dell' Istitvi-to wA-natoixiico di Firenze 

ISTITUZIONI 

DI 

ANATOMIA DELL'DOMO 

A. BONGINI 

FIRENZE — Via Leone X, 2 — FIRENZE 



in Legno, Zincotipia, A.utotipia, G-alvanotipia 
Tricromia, duattrocromia 



lllustrazioni per giornali, opere scientifiche, lavori commerciali 



Foriiitore del R. Istituto di IStndi' snperiori 
e RR. Ospedali In Fircnxe 

Massima sollecitudine • Prezzt tnifissitni. 



b: 



VIENN^V VIII 

FABBBICA EINOMATA 




ui 



MICROSCOPI 

di qualita insuperabile, di 

MIOROTOMI 

e tutti gli altri accessor! per la microscopia 

NuOVI CONDENSATORI 

per ricerche ultramicroscopiche 

Apparecchi di polarizzazione, Emometri, 
Ferrometri ecc. 

APPARECCHI DI PROIEZIONE PERFEZIONATI 
APPARECCHI DI MICR9FOT0GRAFIA 



Nnovi obbiettivi fotografiei 

Nuovo Combinar F. 6,8 — F. 4,8 
Solar F. 6,8 
Polar F. 4 

Sono usciti : 

Catalogo generals n. 27 del 1908 in lingua francese. 
Catalogo n. 2T di microscopi ed accessori in italiano. 
Catalogo speciale n. 8 di microtomi in tedesco. 



TAKIl'FA 

per gli estratti di Ooinunicazioni originali. i)ubblicate nel Monitore 
Zoologico, richiesti dagli Autoii oltre i 50 di diritto. 



Numero 
delle 






IP -A. 


(3- 1 nsr E 






pi e 


4 


8 


1- 


" 




W 24 


'ZH 


32 




Lii. 


L-: •: 


L;;l- 


I.:: 




J- ire 


Lire 


Lire 


LirH 


50 


5. — 


6.25 


7.30 


0.- 


— 


11.— 


13.50 


14.50 


16.— 


100 


8.35 


10.50 


11.50 


14.- 


— 


16.— 


17.50 


20.— 


22.50 


150 


11.50 


14.50 


16.— 


18.- 


— 


21.— 


23.— 


25.— 


28.50 



REGOLE 

PER LA 

NOMENCLATURA ZOOLOGICA ITALIANA 

FISSATE DALLA 



fres20 L, 2, 



In vendita presso la Segreteria della Unione Zoologiea Italiana 
Istituto Zoologico - R. Universita di Napoli 

ARCHIVIO ZOOLOGICO ITALIANO 

PUBBLICATO SOTTO GLI AUSPICI DELLA 

UNIONE ZOOLOGICi^ 

PER CURA 

DEL COMITATO DI REDAZIONE 



Redattore : Prof. FR. SAV. MONTICELLI 

Ord. di Zoologia nella E. Univeraita di Xapoli 



Volume VII. — 1913-1914. 

INDICE. — Stefanini G. Echinoidi raccolti nel Mediterraneo dalla K. N. Ita- 
liaiia < Washington » (1881-1S83). — Pierantoni U. Studii sullo sviluppo di'lcerya 
jiurchabi Mask. — Parte II. Origins ed evoiuzione degli organi sessuali maschili. 
— Ermafroditismo. Tav. 1-2. — Baldasseroni V. Nota sui Chetognati raccolti dalla 
R. N. < Washington » nel Alediterraneo. — Vivanti A. Contribute alia conoscenza 
dei Cefalopodi abissali del Mediterraneo. Rieerche suUh Carybditeuthis maculata 
n. g. n. sp. dello Stretto di Messina. Tav. 3 5 e due figure nel testo. — Bartolini 
Baldelli C. Asteroidi, Ofiuroidi, Crinoidi, Oloturoidi, raccolti nel Mediterraneo dalla 
R. N. € Washington . (1881-1882). Tav. 6-7. — Delia Valle P. L'apparato operco- 
lare e la caviti peribranchiale nei Cordati. 1. Lo sviluppo normals della regione 
nel Bufo vulgaris fino alia chiusura della cavita peribranchiale. Tav. 8-16 ed uaa 
figura nel testo. — Pieranloni U. Studii sullo sviluppo d' Icerya purchasi Mask. 
Parte III. Osservazioni di erabriologia. Tav. 17-19 e sei figure nel testo. — Delia 
Valle P. Siudii sui rapporti fra differeiiziazioiio e rigenerazioiie. L'inibizione d«lla 
rigenerazione del capo nelle Planarie mediants la cicatrizzazione. Analisi del de- 
terminismo causale dell'accrescimento rigeuerativo. Cinque figure nel testo. — 
Cavazza F. Modificazioni riscontrate nslle seconde generazioiii di Bombyx mori 
derivanti da genitori sui quali si e agito con diversi fattori chimici. (Sviluppo - 
oaratteri somatici - fecondita). 

£ ill corso di stauipa it Volume Till 



Dell'Archivio zoologico i*aliano si pubblica annualmente un Volume di circa 
400 pagine ricco di tavole e di illustrazione. — L'abbonamento e di L. 40. 

Redazione ed Amministrazione : Istituto Zoologico - R. Universita di Napoli 
Commissioyiarii e rappresentanti : 
per r Italia alia Libreria Fratelli Treves: \"\&. Roma, 258 Napoli 
■per I'estera alia Libreria Oswald Weigel : Koiiigstrasse 1. Lipsia. 



ATVI^iO IMPORTAXTE 

Chi desidera acqui)tare la serie completa dei volumi (l-VI) finora pubblicati del- 
PARCHIVIO ZOOLOGICO ITALIANO puo averii al prezzo di favore di L. SOO (invece di 
L. 240). Dirigersi airAmministrazions. 



Istituto Micrograflco Italiano 

per I'applicazione della fotografia e delle arti grafiche alia sciaoza 

Via Guelfa 30 - FIRENZE - Telefono 21-05 
(LOCA^LI i»Pior>Ri) 



Tiiprodiizioni ad nno o piii colori, sia dal vero clie da di- 
segni; da soggetti macroscopici e microscopici, spet* 
taiiti a ricerche o pubblicazioni scientifiche. 

Micro e macrofotografie ad uno o piu colori. 

Dispositive per proiezione a scopo d' insegnamento scienti- 
fico, raccolte sotto la diiezione di illustri scenziati. 

Dispositive a colori coi vari procedimenti. 

Preparati microscopici. 

Consulenze tecniche. 



■ I iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiniiiiiiiiiniiiiniiiiiiiiiiiiiiitiiiiiiiiriiiiiMiiMiiHiiniiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiniiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii 

Ditta F. KORISTKA 

MIXiANO - Via Griuseppe Revere, 2 - MILANO 

Unica Fabbrica Nazionale di Microscopi ed Accessori 

DITTA FORNITRICE DI TUTTI I GABINETTI UNIVERSITARI DEL REGNO 



Microscopi nuovi Mode Hi 1914 r_ 

come da figura, composti di: Stativo munito 
di apparato Abbe, con diaframma ad iride ; 
revolver triple; tre obbiettivi: 3 e 7* a secco, 
Yjg" ad immersione omogenea ; tre ocularii 
2, 3 e 4; in elegante armadietto lucidato. 
Ingrandimenti sino a 1100 diametri 

da L. 340 in piu 

CATALOGHI SPECIAL!, gratis a ri- 
chiesta di: Microscopi, Accessori per micro- 
scopi ed istruDienti affini, Microtomi, Micro- 
fotografia, Apparecchi da projezione, Obbiet* 
tivi fotografici e Binoccoli a prismi. 

Si accordano pagamenti rateali mensili 




Conto corrente colla Posta. 

Putoblicato il 30 ottobre 1914. 



JIonitoFe Zoologieo Italiano 

(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia) 

Organo ufficiale della Unione Zoologica Italiana 

UIKKTTO 

DAI DOTTORI 
GIUUO GHIARUGI EUGENIO FICALBI 

Frof. di Anatoinia umana Prof, di Anatoniia coinp. e Zooiogia 

uel R. Istituto di 6tudt Super, in Kirenze iiella K. Uuiversita di Pisa 

XJfficio di Direzione ed Anuninistrazione : Istituto Anatomico, Fireme. 
12 nuxuei'i all'anno — Abbuonamento annuo Il>. 15. 

XXV Anno Firenze, Agosto 1914 N. 8. 



SOCIETA EDITKICE LIBRARIA - MILANO 
Prof. GIULIO GHIARUGI 

IDirettore dell' Istittato .A.]a.a.toxxiico d.i Firenre 

ISTITUZIONI 

DI 

ANAT0MI.4 DELL'DOMO 

A. BONGINI 

FIRENZE — Via Leone X, 2 — FIRENZE 



in Legno, Zincotipia, A.utotipia, Galvanotipia 
Tricromia, Gtuattrocromia 



lustrazioni per giornali, opere scientifiche, lavori commerciali 



Fornitore del R. Istituto di Stad'i superior i 
e RR. Ospedali in Firenze 

Masshna soltecitudine - Prezzt tnitis'iitni. 



VIENNA VIII 

FABBRICA RINOMATA 




Dr 



MICROSCOPI 

di quality insuperabile, di 

IMIOROTOMI 

e tutti gli altri accessor! per la microscopia 

NUOVI COIDEWSATORI 

per ricerche ultramicroscopiche 

Appareochi di polarizzazione, Emometri, 
Ferroraetri ecc. 

APPARECCHI DI PROJEZIONE PERFEZIONATI 
APPARECCHI DI MICROFOTOGRAFIA 



Nuovi obbiettivi fotogpafiei 

Nuovo Combinar F. 6,8 — F. 4,8 
Solar F. 6,8 
Polar F. 4 

Sono usciti: 

Catalogo generale n. 27 del 1908 in lingua francese. 
Catalogo n. 2T di microscopi ed accessori in italiano. 
Catalogo speciale n. 8 di microtomi in tedesoo. 



TAKIl^'FA 

per gli estratti di Comunicazioni originali, pubblicate nel Monitore 
Zoologico, richiesti dagli Aiitori oltre i 50 di diritto. 



Numcro 






IP -A. G- I 3Sr E 






delle 


















c p i e 


4 


8 


li; 


K) 


-::!0 


:-^4 


28 


32 




Lite 


Lire 


Lire 


Lire 


Lire 


Lire 


Lire 


Lire 


50 


5. — 


6.25 


7.30 


0.— 


11.— 


13.50 


14.50 


16.— 


100 


8.35 


10.50 


11.50 


14.— 


16.— 


17.50 


20.— 


22.50 


150 


11.50 


14.5'; 


16.— 


18.— 


21.— 


23.— 


25.— 


28.50 



REGOLE 

PER LA 

NOMENCLATURA ZOOLOGICA ITALIANA 

FISSATE DALLA 



I^resso L, 2, 



In vendita presso la Segreteria della Unione Zoolog'ica Italiana 
Istituto Zoologico - R. Universitk di Napoli 

ARCHIVIO ZOOLOGICO ITALIANO 

PUBBLICATO SOTTO GLI AUSPIGI DELLA 

TJ N I O N E Z O O L O a I C A. 

PER CURA 

DEL COMITATO DI EEDAZIONE 



Redattore : Prof. FR. SAV. MONTICELLI 

Ord. di Zoologia nella R. University di Napoli 



Volume YII. — 1913-1914. 

INDICE. — Stefanini G. Echinoidi raccolti nel Mediterraneo dalla ii. N. Ita- 
liana € Washington » (I881-iy83). — Pierantoni U. Studii sullo sviluppo d'Icei'ya 
purchasi Mask. — Parte II. Origine ed evoluzione degli organi sessuali maschili. 
— Ermafroditismo. Tav. 1-2. — Baldasseroni V. Nota sui Chetognati raccolti dalla 
R. N. « Washington » nel Mediterraneo. — Vivanti A. Contributo alia conoscenza 
dei Ceialopodi abissali del Mediterraneo. Ricerche sulla Qaryhditeuthis maculata 
n. g. n. sp. dello Stretto di Messina. Tav. 3 6 e due figure nel testo. — Bartolini 
Baldelli C. Asteroidi, Ofiuroidi, Crinoidi, Oloturoidi, raccolti nel Mediterraneo dalla 
R. N. . Washington . (1881-1882). Tav. 6-7. — Delia Valle P. L'apparato operco- 
lare e la cavity peribranchiale nei Cordati. 1. Lo sviluppo norraale della regione 
Del Bufo vulgaris fino alia chiusura della caviti peribranchiale. Tav. 8-16 ed una 
figura nel testo. — Pierantoni U. Studii sullo sviluppo d' Icerya purchasi Mask. 
Parte III. Osservazioni di embriologia. Tav. 17-19 e sei figure nel testo. — Delia 
Valle P. Studii sui rapporti fra differenziazioiio e rigenerazione. L'inibizione della 
rigenerazione del capo nelle Planarie mediante la cicatrizzazioue. Analisi del de- 
terminismo causale dell'accrescimento rigenerativo. Cinque figure nel testo. — 
Cavazza F. Modificazioni riscontrate nelle seconde generazioni di Bombyx mori 
derivanti da genitori sui quali si e agito con diversi fattori chimici. (Sviluppo - 
caratteri somatici - feconditi). 

£ in corso di stampa il Voliiine Till 



Dell'Archivio zoologico i^aliano si pubblica annualraente un Volume di circa 
400 pagine ricco di tavole e di illustrazione. — L'abbonamento e di L. 40. 

Redazione ed Amministrazione : Istituto Zoologico • R. Universita di Napoli 

Commissionarii e rappresentanti : 
.per 1' Italia alia Libreria Fratelli Treves: W& Roma, 258 Napoli 
per I'estero alia Libreria Oswald Weigel : Kouigstrasse 1. Lipsia. 



ATTISO IMPORTANTE 

Chi desidera acquiitare la serie compieta dei volumi (l-VI) finora pubbllcati del- 
I'ARCHIVIO ZOOLOGICO ITALIANO puo averli al prezzo di favors di L aOO (invece di 
L. 240). DIrigersi airAmministrazions. 



Istituto Micrograflco Italiano 

per rapplicazione della fotografia e delle aiti grafiche alia scisnza. 

Via Guelfa 30 - FIRENZE - Telefono 21-05 

(LOCA.LI I*IlOI>JRI) 



Tliprodnzioni ad uno o piu colori, sia dal vero clie da di- 
segni; da soggetti macroscopici e microscopici, spet- 
tanti a ricerche o pubblicazioni scientifiche. 

Micro e macrofotografie ad uno o piu colori. 

Dispositive per proiezione a scopo d'insegnamento scienti- 
fico, raccolte sotto la diiezione di illustri scenziati. 

Dispositive a colori coi vari procedimenti. 

Preparati microscopici. 

Consulenze tecniche. 



iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiniiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiHiiiiiiiiiniiiiiiiiiMiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiniiiiiiiiiii 

Ditta F. KOmSTKA 

MILANO - Via G-iuseppe Revere, 3 - MILANO 

Unica Fabbrica Nazionale di Microscopi ed Accessori 

DITTA FORNITRICE DI TUTTI I GABINETTI UNIVERSITARI DEL REGNO 




Microscopi nuovi Moclelli 1914 

come da figura, composti di: Stativo munito 
di apparato Abbe, con diaframma ad iride ; 
revolver triplo; tre obbiettivi: 3 e 7* a secco, 
7^2" ad immersione omogenea; tre oculari: 
2, 3 e 4; in elegante armadietto luoidato. 
Ingrandimenti sino a 1100 diametri 

da L. 340 in piu 

CATALOGHI SPECIALI, gratis a ri- 
chiesta di: Microscopi, Accessori per micro- 
scopi ed istrunienti affini, Microtomi, Micro- 
1 fotografia, Apparecchi da projezione, Obbiet- 
tivi fotografici e Binoccoli a prismi. 

Si accordano pagamenti rateaii mensili 



Gonto corrente colla Posta, 

Pubblicato il 30 noverabro 1914, 



JBomtoFe Zoologieo Italiano 

(Pubblicazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia) 

Organo ufficiale della Unione Zoologica Italiana 

DIRETTO 
DAI DOTTORI 

6IULI0 GHIARUGI EUGENIO FIGALBI 

Prof, di Anatomia umana Pror. di Anatomia coiiip. e Zoologia 

iiel R. Istituto di Studl Super, in Kirenze liella K. University di Pisa 

Ufficio di Direzione ed Amministrazione : Istituto Anatomico, Firenze. 
12 numeri all'auno — Abbuonamento annuo L. 15. 



XXV Anno Firenze, Settembre-Ottobre 1914 N. 9-10. 



SOCIETA EDITIIICE LIBRARIA - MILANO 
Prof. GIULIO GHIARUGI 

IDirettore <iell' IstitiAto .A.iiatomico di Firenze 

ISTITUZIONI 

DI 

ANATOMIA DELL'UOMO 

A. BONGINI 

FIRENZE — Via Leone X, 2 — FIRENZE 



in Legno, Zincotipia, A.utotipia, G-alvanotipia 
Tricromia, duattrocromia 



lustrazioni per giornali, opere scientifiche, lavori commerciali 



Foi'iiitoi'e del R. Istituto <1i Stn«1i snperiori 
e RR. Ospedali in Fireiixe 

Jlfasshna sollecitudine - Prezzt tnitis^inti. 



VlKNISrA. VIII 

FABBRICA EINOMATA 




U[ 



ICROSCOPI 

di qualita insuperabile, di 

MIOROTOMI 

e tutti gli altri accessor! per la microscopia 

WUOVI COWDEWSATORI 

per ricerche ultramicroscopiche 

Apparecchi di polarizzazione, Emometri, 
Ferrometri ecc. 

APPARECCHI DI PROIEZIONE PERFEZIONATJ 
APPARECCHI DI MICROFOTOGRAFIA 

Nuovi obbiettivi fotografiei 

Niiovo Combinar F. G,8 — F. 4,8 
Solar F. 6,8 
Polar F. 4 

Sono usciti : 

Catalogo generale n. 27 del 1908 in lingua francese. 
Catalogo n. 27" di microscopi ed accessori in italiano. 
Catalogo specials n. 8 di microtomi in tedesco. 



T A It UVEA 

per gli estratti di Oomunicazioni original!, pubblicate iiel Monitore 
Zoologico, richiesti dagli Autori oltre i 50 di diritto. 



Numoro 






IP ^ C3- 


X IsT E 






delle 
















copi e 


4 


8 


12 


lij 


20 


24 


28 


32 




I.iir 


Kin- 


Lin- 


Lire 


Liic 


l.ilc 


Lire, 


Liri! 


50 


5. — 


6.25 


7.30 


9.— 


11.— 


13.50 


14.50 


16.— 


100 


8.35 


10.50 


11.50 


14.— 


16.— 


17.50 


20.— 


22.50 


150 


11.50 


14.50 


16.— 


18.— 


21.— 


23.— 


25.— 


28.50 



REGOLE 

PER LA 

NOMENCLATURA ZOOLOGICA ITALIANA 

FISSATE DALLA 



In vendita presso la Seg-reteria della Unione Zoolog-ica Itaiiana 
Jstituto Zoolog"ico - R. Universita di Napoli 

ARCHIVIO ZOOLOGICO ITALIANO 

PUBBLICATO SOTTO GLI AUSPICI DELLA 

UNIONE ZOOLOaiCA. 

PER CURA 

DEL COMITATO DI REDAZIONE 



Redattore : Prof. FR. SAV. MONTICELLI 

Ord. di Zoologia nella E. Universita di Xapoli 

Volume VII. — 1913-1914. 

INDICE. — Stefanini G. Echinoidi raccolti nel Mediterraneo dalla 11. N. Ita- 
iiana « Washington » (I881-18b3). — Pierantoni U. Studii sullo sviluppo di'lcerya 
purchasi Mask. — Parte II. Origine ed evoluzione degli organi sessuali maschili. 
— Ermafroditisrao. Tav. 1-2. — Baldasseroni V. Nota sui Chetognati raccolti dalla 
R. N. « Washington » nel Mediten-aneo. — Vivanti A. Contributo alia conosceuza 
doi Cefalopodi abissali del Mediterraneo. Rieerche sulhi Garybdittuthis maculata 
n. g. n. sp. dello Stretto di Messina. Tav. 3 5 e due figure nel testo. — Bartolini 
Baldelli C. Asteroidi, Otiuroidi, Crinoidi, Oloturoidi, raC'Oiti nel Mediterraneo dalla 
R. N. € Washington . (1881-1882). Tav. (i-7. — Oella Valie P. L'apparato oporco- 
lare e la cavita peribranchiale nei Cordati. 1. Lo sviluppo normaie della regione 
nel Bufo vulgaris fino alia chiusura della cavita peribranchiale. Tav. 8-16 ed una 
tigura nel testo. — Pisrantoni U. Studii sullo sviluppo d' Icerya purchasi Mask. 
Parte III. Osservazioni di embriologia. Tav. 17-19 e sei figure nel testo. — Delia 
Valle P. Studii sui rapporti fra differenziaziono e rigenerazione. L'inibizione della 
rigenerazione del capo nelle Planarie mediante la cicatrizzazione. Analisi del de- 
terminismo causale dell'accresciinento rigeuerativo. Cinque figure nel testo. — 
Cavazza F. Modificazioni risconti-ate nelle seconde generazioni di Bumhyx moin 
derivanti da genitori sui quali si e agito con diversi fattori chiniici. (Sviluppo - 
caratteri soniatici - fecondita). 

Ta in curso di stainpa il Volume Till 



DeU'Archivio zuologico italiano si pubblica annuahnente un Volume di circa 
400 pagine ricco di tavole e di illustrazione. — L'abbonamento e di L. 40. 

Redazione ed Amministrazione : Istitjto Zoologico - R. Universita di Napoli 

CornmissioJiarii e rappresentanti : 
per r Italia alia Libreria Fratelli Treves: Via Roma, 258 Napoli 
per I'estero alia Libreria Oswald Weiyd : Kouigstrasse 1. Lipsia. 



ATVISO l.^IPORTAXTE 

Chi desidera acquistare la serie completa dei volnmi (l-VI) finora pubblicati del- 
TARCHIVIO ZOOLOGICO ITALIANO pub averii al prezzo di favore di L. 200 (invece di 
L. 340). Dirigersi airAmministraziona. 



Istituto Micrograflco Italiano 

per I'applicazione della fotografia e delle arti grafiche alia scieaza 

Via Guelfa 30 - FIRENZE - Telefono 31-05 

(LOCALI I^ROPRI) 

Riprodnzioni ad uno o piu colori, sia dal vero clie da di- 
8egni, da soggetti macroscopici e microscopici, spet- 
tanti a riceiche o pubblicazioni scientificbe. 

Micro e macrotbtografie ad uno o pid colori. 

Dispositive per proiezione a scopo d' insegnamento scienti- 
fico, raccolte sotto la direzione di illustri scenziati. 

Dispositive a colori coi vari procedimenti. 

Preparati microscopici. 

Consulenze tecnicbe. 



iiiiiiiiiiiiiiiiiiMiiiiiMiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiriiiiiMiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiniiiiii 

Ditta F. KOmSTKA 

MILANO - Via Giuseppe Revere, S - MILANO 

Unica Fabbrica Nazionale di Microscopi ed Accessor) 

DITTA FORNITRICE DI TUTTI I G^BINETTI UNIVERSITARI DEL REGNO 



Microscopi niiovi Mode Hi 1914 

come da figura, composti di: Stativo munito 
di apparato Abbe, con diaframma ad iride ; 
revolver triplo; tre obbiettivi: 3 e 7* a secco, 
Y12" ad immersione omogenea ; tre oculari: 
2, 3 e 4; in elegante annadietto lucidato. 
Ingrandimenti sino a 1100 diametri 

da L. 340 in piu 

CATALOGHI SPECIALI, gratis a ri- 
chiesta di: Microscopi, Accessori per micro- 
scopi ed istrumenti affiui, Microtomi, Micro- 
I fotografia, Apparecchi da projezione, Obbiet- 
tivi fotografioi e Binoccoli a prismi. 

Si accordano pagamenti rateali mensili 




Conto corrente colla Posta. 

PuiJblicato il 10 febbraio 1915. 



JHofiitore Zoologieo Italiano 

(Pubblioazioni Italiane di Zoologia, Anatomia, Embriologia) 

Organo ufficiale della Unione Zoologica Italiana 

DIKETTO 
DAI DOTTORI 

GIULIO GHIARUGI EUGENIO FICALBI 

Prof, di Anatomia umana Pi-or. di Anatomia cpmp. e Zoologia 

Del R. Istituto di £>tudl Super, in Kirenze uella H. Uuiversitk di Piaa 

Ufficio di Direzione ed Amministrazione : Istituto Anatomico, Firenze. 
12 numeri all'anno — Abbuonamento annuo t.. 15. 



XXV Anno Firenze, Novembre 1914 N. IK 



SOCIETA EDITRICE LIBRAllIA - MILANO 
Prof. GIULIO GHIARUGI 

Direttore dell' Istltxato .A^natoixiico d.i Firenze 

ISTITUZIONI 

DI 

ANATOMIA DBLL'UOMQ 

A. BONGINI 

FIRENZE — Via Leone X, 2 — FIRENZE 



in Legno, Zincotipia, A.utotipia, G-alvanotipia 
Tricromia, Gtuattrocromia 



lllustrazioni per giornali, opere scientifiche, lavori commercial 

— g>®8 

Foniitore del K. Istituto di Studi snpeviori 
e RR. Ospedali in Fireiize 



Mass/ma sollecituclnie - Press i mitistimi. 



C^^ Jr^JiLjXC^lciLJiij 

VIENNA VIII 

FABBRIOA RINOMATA 




D[ 



ICROSCOPI 

di qualita insuperabile, di 

IMIOROTOMI 

e tutti gli altri accessori per la microscopia 

WUOVI CONDENSATORI 

per ricerche ultramicroscopiche 

Appareochi di polarizzazione, Emometri, 
Ferrometri ecc. 

APPARECCHI DI PROIEZIONE PERFEZIONATI 
APPARECCHI DI MICROFOTOGRAFIA 



_ Nflovi obbiettivi fotogpaflei 

^ Nuovo Corabinar F. 6,8 — F. 4,8 

^liiji' Solar F. 6,8 

Polar F. 4 

Sono usciti : 

Catalogo generals n. 27 del 1908 in lingua francese. 
Catalogo n. 2T di microscopi ad accessori in italiano. 
Catalogo speciale n. 8 di mlcrotomi in tsdesco. 



TAKlJb'FA 

per gli estratti di Oomunicazioni originali, pubblicate uel Monitore 
Zoologico, richiesti dagli Autoii oltre i 50 di diritto. 



Numero 
doUe 


■^ j^ G- n 1ST :ei 


c p i e 


4 


8 


12 


1'i 


-io 


24 


28 


32 




Liie 


Lire 


Lire 


Lire 


Lilt) 


1/iiu 


Lire 


Liiv 


50 


T).— 


G.25 


7.30 


0.— 


11.— 


13.50 


14.50 


16.~ 


100 


8.35 


10.50 


11.50 


14.— 


16.— 


17.50 


20.— 


22.50 


150 


U.50 


14.50 


16.— 


18.— 


21.— 


23.— 


25.— 


28.50 



REGOLE 

PER LA 

NOMENCLATURA ZOOLOGICA ITALIANA 

FISSATE BALL A. 



Presso L. 2, 



In vendita presso la Seg-reteria della Unione Zoolog'ica Itaiiana 
istituto Zoologico - R. Universitk di Napoli 

ARCHiVIO ZOOLOGICO ITALIANO 

PUBBLICATO SOTTO GLI AUSPICI DELLA 

U N I O N E Z O O L O a I C A. 

PER CURA 

DEL COMITATO DI EEDAZIONE 
Redattore : Prof. FR. SAV. MONTICELLI 

Ord. di Zoologia nella K. Universitk di Napoli 



Volume YII. — 1913-1914. 

INDICE. — Stefanini G. Echinoidi raccolti nel Mediterraneo dalla Jl. N. Ita- 
iiana < Washington » (1881-1883). — Plerantoni U. Studii sullo sviluppo ^'Icerya 
purchasi Mask. — Parte II. Origine ed evoluzione degli organi sessuali maschiii. 
— Ermafroditismo. Tav. 1-2. — Baldasseroni V. Nota sui Chetognati raccolti dalla 
R. N. « Washington » nel Mediterraneo. — Vivanti A. Contributo alia conoscenza 
dei Cefalopodi abissali del Mediterraneo. Rieerche sulla Caryhditeuthis maculata 
n. g. n. sp. dello Stretto di Messina. Tav. 3 5 e due figure nel testo. — Bartolini 
Baldelli C. Asteroidi, Ofiuroidi, Crinoidi, Oloturoidi, raccolti nel Mediterraneo dalla 
R. N. € Washington . (1881-1882). Tav. 6-7. — Delia Valle P. L'apparato operco- 
lare e la caviti peribranohiale nei Cordati. 1. Lo sviluppo nornaale della regione 
nel Bufo vulgaris fino alia chiusura della cavity peribranohiale. Tay. 8-16 ed una 
figura nel testo. — Pierantoni U. Studii sullo sviluppo di"* leery a purchasi Mask. 
Parte III. Osservazioni di embriologia. Tav. 17-19 e sei figure nel testo. — Delia 
Valle P. Studii sui rapporti fra diflferenziaziono e rigenerazione. L'inibizione della 
rigenerazione del capo nelle Planarie media nte la cicatrizzazione. Analisi del de- 
terminismo causale dell'accrescimento rigenerativo. Cinque figure nel testo. — 
Cavazza F. Modificazioni riscontrate nelle seconde generazioui di Bombyx mori 
derivanti da genitori sui quali si e agito con diversi fattori chiraici. (Sviluppo - 
caratteri somatici - feconditi). 

£ in corso di slainpa il Volume Till 

Dell'Archivio zuologico italiano si pubblica annualraente un Volume di circa 
400 pagine ricco di tavole e di illustrazione. — L'abbonaraento e di L. 40. 

Redazione ed Amministrazione : Istituto Zoologico • R. Universita di Napoli 

Commissionarii e rappresentanti : 
per r Italia alia Libreria Fratelli Treves :Y\8l Roma, 258 Napoli 
per Testero alia Libreria Oswald Weigel : Kouigstrasse 1. Lipsia. 



ATVISO IMPORTANTE 

Chi desidera acquiitare la serie completa dei volumi (l-VI) finora pubblicati del- 
PARCHIVIO ZOOLOGICO ITALIANO pub averii al prezzo di favore di L. 300 (invece di 
A.. 340). Dirigersi airAmministrazione. 



Istituto MicrogTafico Italiano 

per Tapplicazione della fotografia e delle arti grafiche alia scieoza 

Via Guelfa 30 - FIRENZE - Telefono 2U06 

Riprodnzioni ad uno o piu colori, sia dal vero die da di- 
segni; da soggetti macroscopici e microscopici, spet- 
tanti a ricerche o pubblicazioni scientifiche. 

Micro e macrofotografie ad uno o piti colori. 

Dispositive per proiezione a scopo d' insegnameiito scienti- 

fico, raccolte sotto la diiezione di illustri scenziati. 
Dispositive a colori col vari procedimenti. 
Preparati microscopici. 
Consulenze tecniche. 



lllllllllllllllilllllllMIIIIIIIIIIMIIIIIlllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllinillllllllllllMIIMIIIlilllllllllllllllllllllllMIIIIIMMIIIIIIIIIIIt 

Dltta F. KORISTKA 

MILANO - Via G^iuseppe Revere, 3 - MILANO 
Unica Fabbrica Nazionale di Microscopi ed Accessori 

DITTA FORNITRICE DI TUTTI I GABINETTI UNIVERSITARI DEL REGNO 



Microscopi nuovi Modelli 1914 

come da figura, composti di: Stativo muuito 
di apparato Abbe, con diaframma ad iride ; 
revolver triplo; tre obbiettivi: 3 e 7* a secco, 
Y12" 8.d immersione omogenea ; tre oculari: 
2, 3 e 4; in elegante armadietto lucidato. 
Ingrandimenti siuo a 1100 diametri 

da L. 340 in piu 

CATALOGHI SPECIAL!, gratis a ri- 
chiesta di: Microscopi, Accessori per micro- 
scopi ed istruDienti affini, Microtomi, Micro- 
fotografia, Apparecchi da projezione, Obbiet- 
tivi fotografici e Binoccoli a prismi. 

Si accordano pagamenti rateali mensili 




Conto corrente colla Posta. 

Pubbiicato il 10 marzo 1915. 



Ilonitore Zoologleo Itallano 

(Pubbiicazioiii Italiane di Zoologia, Anatomia, Etnbriologia) 

Organo ufficiale della Unione Zoologica Italiana 

DIRKTTO 
DAI DOTTORI 

6IULI0 CHIARUGI EU6ENI0 FIGALBI 

Prof, di Anatomia umana Prof, di Anatottiia conip. e Zoologia 

uel K. Istituto di btudl Super, in Firenze uella It. Uuiversitii di Pisa 

TJfficio di Direzione ed Amministrazione: Istituto Anatomico, Firenze. 
12 Humeri all'anno — Abbuonamento annuo tj. 15. 



XXV Anno Firenze, Decembre 1914 N. 12. 



SOCIETA EDITRICE LlBRARl A - MILANQ 
Prof. GIULIO CHIARUGI 

IDirettore d.ell' Tstitviio .A.natomico d.i IFireiaze 

ISTITUZIONI 

DI 

ANATOMIA DELUDOMO 

A. BONGINI 

FIRENZE — Via Leone X, 2 — FIRENZE 



in Legno, Zincotipia, A.utotipia, Qalvanotipia 
Tricromia, duattrocromia 

lllustrazioni per giornali, opere scientifiche, lavori commerciali 

Fornitore del K. Istituto di Stodi* snperiori 
e RR. Ospedali in Firenze 



Masshnu solfecifiidine - Prezzi ntiti&'iimi. 



VIBNISrA. VIII 




FABBRICA RINOMATA 

ICROSCOPI 

di qualita insuperabile, di 

MIOROTOMI 

e tutti gli altri accessor! per la microscopia 

NUOVI COWDEKSATORI 

per ricerclie ultramicroscopiche 

Apparecchi di polarizzazione, Emometri, 
Ferroraetri ecc. 

APPARECCHI DI PROIEZIONE PERFEZIONATI 
APPARECCHI DI MICROFOTOGRAFIA 



Nuovi obbiettivi fotografiei 

Nuovo Combinar F. 6,8 — F. A,S 
Solar F. 6,8 
Polar F. 4 

Sono useiti : 

Catalogo generals n. 27 del 1908 in lingua franoeae. 
Catalogo n. 27'' di microscopi ed acoessori in italiano. 
Catalogo speciale n. 8 di microtomi in tedesco. 



I II l l l ll li y ill l l illilB l ll lll iW II I I BI I ffllf ■-■""—"■■-"-■ — ■ "—■■ ' "-"- ■■ ■^"■^'~"'— ' - — 



TAKIJ^'FA 

per gli estratti di Comunicazioni originali, pubblicate iiel Moiiitore 
Zoologico, ricliiesti (Tagli Autori oltre i 50 <li diritto. 



Numoro 
dello 


IP J^ (3- T IsT H: 


(• p i 


4 


8 


12 


16 


20 


'M 


•2s 

Lire 

14.50 
20.— 
25.— 


'^■^ 


50 
100 
150 


l.iic 

5. — 

.S.35 

11.50 


I,;iv 

<).25 
10.50 
14.50 


i.iit- 

7.;5o 

11.5 t 
1(5.— 


I.iiv 
1).— 

14.— 

18.— 


Li If 
11.— 

1().— 

21.— 


Lilr 

13.50 
17.5() 
23.— 


Lire 

1(5.— 
22.50 
2S.50 



REGOLE 

PER LA 

NOMENCLATURA ZOOLOGICA ITALIANA 

FISSATE DALLA 



In vendita presso la Segreteria della Unione Zoolog-ica Italiana 
istituto Zoolog-ico - R. Universita di Napoli 

ARCHIVIO ZOOLOGICO ITALIANO 

PUBBLICATO SOTTO GLI AUSPICI DELLA 

tlNIOlSrj^ ZOOLOGICA. 

PER CUR A 

DEL COMITATO DI BEDAZIONE 

Redattore : Prof. FR. SAV. MONTICELLI 

Or<L"di Zoologia nelhi II. Uuiversita di Xapoli 



VOLU^IE VII. — 1913-1914. 

INDICE. — Stefanini G. Echinoidi raccolti nel Mediterraneo da!la Jl. N. Jta- 
liana c Washington > (1881-185^). — Pierantoni U. Studii sullo sviluppo (\.'lcerya 
pwchasi Mask. — Parte II. Origine ed evoliizione degli organi sessuali maschili. 
— Ermaiioditismo. T^v. 1-2. — Baldasseroni V. Nota sui Clietoguati raccolti dalla 
R. N. « Washington » nel Mediterraneo. — Vivanti A. Contribute alia conoscenza 
dei Celalopodi abissali del Mediterraneo. Ilieerche sullii Carybdittuthis maculata 
n. g. n. sp. delio Stretto di Messina. Tav. 35 e due figure nel testo. — BartoJ.'iii 
Baldelli C. Asteroidi, Otiuroidi, Crinoidi, Oloturoidi, racioiti nel Mediterraneo dalla 
R. N. . Washington . (1831-1882). Tav. b'-7. — Delia Valle P. L'apparato oper«o- 
lare e la cavila peribranchiale nei (Jordati. 1. Lo sviluppo uoruiale della regione 
nel Bufo vulgaris fiao alia chiusura della cavita peribranchiale. Tav. 8-16 ed una 
figura nel testo. — Pierantoni U. Studii suUo sviluppo d' Icerya purchasi Mask. 
Parte III. Osservazioni di etnbriologia. Tav. 17-19 e sei figure nel testo. — Delia 
Valle P. Studii sui rapporti fra dirterenziaziono e rigenerazione. L'inibizione della 
rigeuerazione del capo nelle Planarie niediante la cicatrizzazione. Analisi del de- 
terminismo causale dell'accresciraento rigeuerativo. Cinque figure nel testo. — 
Cavazza F. Modificazioni riscontrate nelle secotide geuerazioiii di Bombyx mori 
derivanti da genitori sui quali si e agito con diversi fattori chiraici. (Sviluppo - 
caratteri somatici - feconditi). 

£; in corsu di ^tampa it Volume VIII 



Dell'Archivio zuologico italiano si pubblica annualmente un Volume di circa 
400 pagine ricco di tavole e di illustrazione. — L'abbonamento e di L, 40. 

Redazione ed Amministrazione : istituto Zoologico - R. Universita di Napoli 
Commissionarii e rappresentanti : 
per rita!ia alia Libreria Fratelli Treves: Via Roma, 258 Napoli 
per Testsra alia Libreria Oswald Weiyd : Konigstrasse 1. Lipsia. 

AVVISO mPORTAXTF. 

Chi desidera acqui>tare la eerie completa dei volumi (l-VI) finora pubblicati del- 
I'ARCHIVIO ZOOlOGICJ IfALIANO pub averii al prezzo di favore di L. 200 (invece dl 
L, 240). Dirigersi aH'Amministrazione. 



Istituto Micrograiico Italiano 

per rapplicazione della fotografia e delle arti grafiche alia scisaza 

Via Guelfa 30 - FIRENZE - Telefono 21-05 

(LOCA.LI PROPRI) 



Riproduzioni ad uno o piu colori, sia dal veio cbe da di- 
segni, da soggetti macroscopici e microscopici, spet- 
tanti a ricerche o pubblicazioni scientiQche. 

Micro e macrofotografie ad uno o piu colori. 

Dispositive per proiezione a scopo d'insegnamento scienti- 
fico, raccolte sotto la direzione di illusfcri scenziati. 

Dispositive a colori coi vari procedimenti. 

Pieparati microscopici. 

Consulenze tecniche. 



IIIIIIMIIIIIIIIItllllllllllllllllll IIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIMIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIItlllllHIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIMIIIIIIIIIIIIIIII 

Ditta F. KORISTKA 

MILANO - Via G^iuseppe Revere, S - MILANO 
Unica Fabbrica Nazionale di Microscopi ed Accessor) 

DITTA FORNITRICE DI TUTTI I GABINETTI UNIVERSITARI DEL REGNO 



Microscopi nuovi Modetli i914 

come da figura, composti di: Stativo munito 
di apparato Abbe, con diaframma ad iride ; 
revolver triplo; tre obbiettivi: 3 e 7* a secco, 
Yia" ad immersione oroogenea ; tre oculari: 
2, 3 e 4; in elegante armadietto lucidato. 
Ingrandiraenti sine a 1100 diametri 

da L. 340 in piu 

CATALOGHI SPECIALI, gratis a ri- 
chiesta di: Microscopi, Accessori per micro- 
scopi ed istruDienti affini, Microtomi, Micro- 
I fotografia, Apparecchi da projezione, Obbiet- 
tivi fotografici e Binoocoli a prismi. 

Si accordano pagamenti rateali mensili 




. r,..,.™°L Who/ Libr, 



iVfiM.Senals 



WHSE oiS