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Full text of "Il Carroccio. The Italian review, Rivista di coltura, propaganda e difesa italiana in America"

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Voi. Vili. - No. S 



tlHUiZea i)\ lue' .Ai-i -; O', -■-•ut» 'j, ^ ^ t . , v^j .wt; m ..il 

Post Office of New York, New York. — By order ot the 
Pipslflent. A. S. Bu lesoD, Postoiaster General. 



NOVCMBRC 1015 



i^ROtClO 

RIVISTA DI COLTURA PROPAGANDA E DIFESA ITALIANA IN AMERICA 
Diretta da AGOSTINO DE BIASI ColUboratore da Roma: ENRICO CORRADINI 



TRIESTE 




FOLA 

FIUME 

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L- 



Il Carroccio Publishing 
Company, Inc. - 150 Nas- | 

SAU STREET - NeW YorK 



II 



^ROCClO 

^^-^iltlEITALlATI REVIEWX— ^ 
Published monthly in New York by 

II Carroccio Publishing Co , Inc. 

at 150 Nassau «treet, Naw York 

Afottmo de Biati, Preiident 
Alettandro Caccia, Secretar/ 



Editor: AGOSTINO DE BIASI 

Offict: 150 Na$$au ilrtet. lulte 1608-09 

Tolephone: 2690 Beekman 





SUBSCRIPTIONS 




F»r On* Ttar 


. $3.00 


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. "3.50 


SintU copy 


CcbU 20 



Addreas ali Communications to 

Il Carroccio Publishing Co., Inc. 

150 Nassau Street, New York 

Entered •• Second-Clasa Mail Matter, 
Fcb. 5th 1915 at ih* Poat-Offie* New York 



Val. Vili NEW YORK, NOVEMBER 1918 No. 5 



SOMMARIO 

La Nazione al suo Re — V. E. Orlando Pag. 

"La Patì-'ia immortale lo vuole!" — Diaz " 

// giorno d'oro dell'Italia — Agostino de Biasi " 

The President to the King of Italy " 

Lo sforco di guerra dell'Italia ed i suoi sacrifìci — Ambasciatore 

Conte Macchi di Cellere " 

The powerfiil effort uiade by Italy in the zvar " 

// trionfo d'Italia — Maggior Generale dr. Emilio Guglielmotti.... " 

Nell'ora del trionfo — Prof. Alessandro Oldrini " 

La Vittoria — Enrico Corradini, collaboratore da Roma del Car- 
roccio 

Now America sees Italy's Iriumph — Articoli e giudizi della Stam- 
pa Americana 

Le terre italiane redente — con 5 cartine 

Venice — versi — John Addington Symonds 

Fiume is italian 

Trattati e Patti — Enrico Corradini •. " 

L'Estate delle Cento Vittorie — versi — Dr. Nicola Fusco " 

La Battaglia del Piave — Relazione del Comando Supremo " 

To Italy — versi — Robert Underwood Johnson " 

Dopo la condanna — "L'Idea Nazionale" " 

With the American Y. M. C. A. in Italy — Dr. W. John Murray " 

"Nova progenie"! — Paolo Orano 

Ceramiche italiane — Cav. G. B. Vitelli 

// primo saluto ai soldati d'Italia — Cav. uff. Lionello Parerà " 

Discussioni del Carroccio — Il biolco 

Cronache d'arte — Pasquale de Biasi 

Gl'Italiani negli Stati Uniti 

Dal Plaustro - 



381 
382 
383 
393 

394 
397 
399 
402 

405 

406 

413 
419 
420 

423 

426 
428 

435 
436 
438 
442 

451 
454 
456 
470 

477 
483 



L'ATTUALITÀ' ILLUSTRATA: — Quattro pagine su carta speciale, fuo- 
ri testo, con incisioni stampate a colore. 



111= 



L'Abbonamento della Vittoria 

Il Carroccio — nella pienissima soddisfazione del dovere com- 
piuto con una fede che mai gli venne meno e che irradiò e mantenne viva in 
quattro anni di guerra, con coscienza nazionale incrollabile — sente di po- 
ter chiedere a coloro che l'hanno sostenuto nella fiera contesa dei diritti 
italiani in America, i mezzi di proseguire la battaglia dell'italianità che 
non sembra, per ora e per l'avvenire, meno aspra di prima. Chiede ai suoi 
sostenitori attuali, oltre il loro rinnovato, un nuove abbonamento annuo, 

r Abbonamento della Vittoria, 

Chiamare ancora a radunata le forze italiche d'America intorno al 
labaro della Patria è concorrere alla celebrazione della Vittoria, di guer- 
ra; è concorrere e preparare le albe della pace; è ancora dire al popolo 
d'America: — L'Italia davvero è grande! 

Cessato è il fragore delle armi; ora tutte le attività nazionali vanno 
disciplinate e sorrette e guidate. Il CARROCCIO sta bene al suo posto. Ha 
parlato la spada; or parlino la toga e la penna. 

Nel suo simbolo italianissimo il CARROCCIO è "l'arca del nostro 
patto, l'altare della nostra legge". 



fi Per l'annata 1919 l'abbonamento al CARROCCIO viene portato a 4 
dollari; a 4.50 pel Canada; a 5 per l'Italia e altri Stati. 
Ogni fascicolo costerà 25 cents. 

H Chi rinnova il suo abbonamento prima del 1 dicembre 1918 godrà 
il privilegio di pagare 3 dollari come pel passato. 

Cr I nuovi abbonati che manderanno l'importo del.I9I9 prima del IO di- 
cembre 1918 avranno in dono il Numero straordinario di Natale, 

// '' Carroccio" della Vittoria, 

magnifico volume ricco di scritti in italiano ed in inglese splendidamente 
illustrato: superbo ricordo dell'anno della gloria d'Italia. 

C II Numero di Natale non sarà spedito a chi non si sia a tatto il 1 di- 
cembre messo in regola pel 1918 con l'Amministrazione della Rivista. 

C Ogni abbonato attuale ci procuri un abbonato nuovo — subito. Non 
bisogna che quest'anno fausto per gl'Italiani finisca senza dare una nuova 
recluta a questo CARROCCIO che onora gl'Italiani degli Stati Uniti, che in 
esso hanno la loro anima e la loro voce. 

U Celebrate la Vittoria col congiunto e con l'amico lontano, in Italia, 
negli Stati Uniti, altrove, ricordandogli la Patria col CARROCCIO. 

C Glorificate l'Italia fra gli stranieri! 

(segue) 



m 
1 



Iti- 



e Abbonate al CARROCCIO gli Americani che conoscete e quanti, anche 
se non li conoscete (uomini politici, autorità, università, collegi, giornali, 
biblioteche) desiderate che ci studino, ci appoggino, ci amino. Donate loro 
il Carroccio. Conoscano l'Italia! 

f[ Per Natale e Capodanno c'è un dono più indovinato d'un abbonamen- 
to al Carroccio? E' un dono che si sussegue in tutti i mesi dell'anno e 
ricorda a chi lo riceve, con l'Italia, il donatore. 

C Le norme postali vigenti vietano l'invio della Rivista ad abbonati che 
non paghino l'abbonamento in anticipo. 



i^Utandare subilo c/iec^5 e money orders alla 

IL CARROCCIO PUBLISHINQ CO., Inc. 

150 Nassau Street, U^eW York 



TAGLIATE K Sl'KDITj; SUBITO QUESTE SCHEDE 



Abbonamento-dono della Vittoria 1919 

Ie Carroccio Pubushing Co. — 150 Nassau st., N. Y. 

Desidero di abbonare al Carroccio per l'anno 1919 il 

Signor , residente 

in al quale 

manderete in dono il Numero di Natale 1918. (Se questa scheda si 
spedisce prima del io dicembre). 

L'abbonamento decorre dal i. gennaio 1919. 

Firma 

Indirizzo 



B Abbonamento 1919 

= Il Carroccio Pubushing Co. — 150 Nassau st., N. Y. 

= Desidero di abbonarmi al Carroccio per l'anno 1919. Nel 

= mandare l'importo $4.00 negli Stati Uniti, $4.50 nel Canada, $5.00 

^ in Italia e altri Stati) chiedo che mi venga spedito in dono anche 

^ il Numero di Natale 1918 (se questa scheda si spedisce prima del 

= IO dicembre). 

= Firma 

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EFFICACE PUBBLICITÀ" 



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Si annunzia un altro Numero del Carroccio degno dei precedenti, 
ammiratissimi, celebranti la Guerra d'Italia — il Nunrero della Glorifi- 
cazione — il Carroccio della Vittoria. Sarà un volume di eccezionale 
importanza patriottica. Conterrà scritti in italiano e in inglese di politica, 
letteratura, arte e varietà a firma dei più noti scrittori d'Italia e d'America. 
Avrà numerose pagine di finissime incisioni a colore. 

Avrà ampia diffusione negli Stati Uniti e in Italia. 



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Con questo Numero eccezionale il CARROCCIO apre la sua campa- 
gna d'abbonamenti pel suo QUINTO ANNO DI VITA — quinto an- 
no di progresso e di riconosciuto indiscutibile successo. 



= Tutte le Ditte Italiane si uniranno al CARROCCIO per celebrare la ^= 

^= chiusura dell'anno che ha dato la gloria all'Italia. ^= 

= Ogni buona Ditta si prepara a inserire il proprio annuncio nel CaR- ^= 

= ROCCIO della Vittoria — anche quelle Ditte che gli anni scorsi si dolsero ^^ 

^= di non essere apparse in una pubblicazione di distinzione e di autorità ^^ 

- = com'è appunto il CARROCCIO. ^ 

= Nei suoi Numeri di Natale il CARROCCIO passa in rassegna annuale ^ 

= la forza italiana viva nel mondo americano degli affari: sono le più ri- ^s 

^= spettabili Ditte industriali, le più accreditate Case di commercio, di banca, ^É 

^= d'importazione, d'esportazione, di rappresentanza. ^= 



siAivio Al- dof»o-gue:rra ! 



La pubblicità del CARROCCIO contribuisce efficace- 
mente a formare il credito delle Ditte che daW America 
hanno relazione d'affari con le Case Italiane, poiché la se- 
rietà e l'onestà della Rivista garentiscono la serietà e l'o- 
nestà degli avvisanti. 



Il solo fatto di pubblicare un annuncio su una Rivista accreditata 
come il Carroccio è una distinzione. 

La reclame del Carroccio è permanente, d'immancabile risultato. 

Giova molto ricordarsi alla clientela antica e tentare di crearsene una 
nuova, utilizzando le pagine del CARROCCIO. 



^= Scrivere subito per prenotare spazio, per tariffa d'inserzioni, chiari- ^= 

' = menti, ecc. all'Amministrazione del CARROCCIO, 150 Nassau Street, Net» = 
= York Cit^. — Telefono per chiamare gli agenti: 2690 Beeì^man. = 



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// Carroccio è citato frequentemente dai giornali e dalle riviste della Penisola. 




UNDER FOUR FLAGS 

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Terza Films Ufficiale Governativa della Guerra 

CINQUE REELS COMPLETI DI SGENE VIVIDE DELLE ULTIME 

GRANDI BATTAGLIE CHE PROVOGARONO L/\ CADUTA DELLA 

GERMANIA. PRESE DAI FOTOGRAFI DEL SIGNAL CORPS 

E DELLA MARINA DEGLI STATI UNITI. DELL'ESERCITO 

ITALIANO E DEGLI ESERCITI ALLEATI. 

"UNDER FOUR FLAGS" e' la più' roconte dello famose serie di scene belli- 
che ijrodotte dal Governo per la Xa/.ioiie Americana e por i;uelle Al'eate. 

- / Generali che la Guerra ha resi famosi. 

- La Conferenza di Versailles e Foch generalissimo. 

- "Eccoci, Lafayette!" 

- Le azioni di Chateau-Thierry e di St. Mihiel : gloria 

degli Americani. 

- L'Italia vince sul Piave! Scene vividissime. L'epopea 

del valore italiano! 

- Sul Fronte Inglese. 

- Francia e Belgio liberati. 

- La resa del nemico e la sua vandalica ritirata. 

"UNDER FOUR FLAGS" viene presentata dall'Unitetl Statos Oonimittee on 
PuIjIìc inlurmatioii, GEORGE CREEL, Chairman. per mezzo della Divi- 
siono Cinomntoj.'-rarica. CHAULES S. irAI'lT. Dirottore, Washington, 
noi due grandi teatri 



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// Carroccio è un manuale d'italianità. 



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Il Carroccio è un dono prezioso per gli amici in Italia. 




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AI SIGNORI CLIENTI: 

Abbiamo il piacere d'informare i 
nostri Lettori che riceveremo prossi- 
mamente una vistosa quantità' di nuovi 
Libri Italiani, di cui, a suo tempo, 
manderemo lista ai signori Clienti che 
ce ne faranno richiesta. 

Abbiamo pure il piacere di poter of- 
frire ora una piccola, ma scelta colle- 
zione di libri italiani, legati in 3/4 
marocco, adatti specialmente per regali 
di Natale e strenne. 

Seguono alcune novità': 



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di quadri delle più' celebri Gallerie italiane 

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Il Carroccio è simbolo italiano di battaglia contro gli stranieri nemici. 



"Simpatico Carroccio animato da fervido spirito nazionale" — disse il min. Arlotto 



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Manufactured by Società' Industrie Chimiche Ittiolo, Naples '. 

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THE CORDES HERMANN I & CO. OF HAMBURG 



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The only produci which has victoriously taken the place of the one 

from Germany. 

On July i8, 1918, the Italian Minister of the Industry, Commerce and 
Labor authorized our firm to have the exclusive use of the name "Ichthyol", 
previously used by a German firm. 

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SCHEDA D'ABBONAMENTO 



Al Carroccio Publishing Co. — Nassau st. N. Y. 

Desidero di abbonarmi al Carroccio e ne mando l'im- 
porto ($3.00 negli Stati Uniti; $3.50 nel Canada; $4.00 
n Italia). 

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Indirizzo 



xaaìVm'w^ m ^ " ^»^ ■ ""•*• ■ •*• ■^■^-■-^ . ■■■ i ^''--^--'--'--'--'--- -'r ii -^ ii -- i - ,-^ii--ii ''- ii -'' '.■.'■•.■. ^ ■•. ■•. , -. ■■■ , -■ 1 -■ | -■ || ^ | - || A | ^A | ^ | - | 1 -L i ì. i 



Tenere in vita il Carroccio che onora l'Italia è dovere patriottico. 
VI 



"Simpatico Carroccio animato da fervido spirito nazionale" — disse il min. Arlotto 



yOVA ANTOLOGIA 



Rivista di Scienze, Lettere, 
Polìtica e Belle Arti :-: 



Si pubblica il lo e il 16 d'oQtii mese in fascicoli di circa 200 pagine ciascuno 

= Direttore: MAGGIORINO FERRARIS = 



I NlinUA AMTflIfliìlA ^'* P'" antica e la più' importante Rivista 
^^llUUVn nlllULUUln italiana. I suoi articoli inediti portan le fir- 
me dei più' eminenti letterati, senatori, deputati e professori universitari. 

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Italia, anno L. 42 

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La pubblicità* sul '* Carroccio 



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e' per le buone Ditte italiane un segno di distinzione. Essa 
giova massimamente a quelle Ditte che hanno rapporti con 
r Italia, dove la Rivista ha larga diffusione nell'elemento ban- 
cario, commerciale, marittimo. 



// Carroccio illustra in terra straniera la vita d'Italia e dell'Italia 
rivela le giuste aspirazioni. 



VII 



// Carroccio parla "italianamente" a tutti gli Italiani. 



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La dottoressa Maria Montessori giudica il Carroccio: — "Periodico che è tra i 

più seri e interessanti ch'in conosca". 

VIII 



// Carroccio è un manuale d'italianità. 

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Situazione 

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Governativi 
Contanti in Cassa 
Contanti presso Banche 
Diverse 


finanziari 

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33-I5I-22 

412.251.60 

4.664.00 


a al 30 Aprile 1918 

PASSIVITÀ' 

Capitale 
Riserva 

Profitti indivisi 
Depositi 
Diverse 


$150.000.00 

450.000.00 

13-89370 

278.910.59 

9.288.88 




$902.093.17 


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Esegue qualsiasi operazione bancaria. — Depositi soggetti a checks, co- 
me pratica qualunque altra Banca Nazionale o di Stato — Depositi a 
custodia — Vaglia postali e telegrafici — Cambio di monete estere e 
nazionali — Biglietti di navigazione e ferroviari — Atti notarili, ecc. 






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Parodi Erminio & Co. — 165 Perry st » » » 

Poggi & Co. — 285 Washington st » » » 

M. AjELLO & Co. — 74 Sedgwick st., Brooklyn, N. Y. 

B. Bendin — 1020 Wallabout Market » » 

Bruck & Feder — 1013 Wallabout Market » » 

F. Mosca — 203 Flushing avenue y, » 

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'Il Carroccio è una bella pubblicazione che onora veramente l'Italia" — scriveva 
il ministro della Marina, amvtiraglio Viale. 



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Sostenere il CAjirtoccio con abbonamenti è assicurare agl'Italiani un'arma 
formidabile di difesa in ogni campo. 



XI 



Il Carroccio prepara l'avvenire al commercio italo-americano. 



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Dobbiamo riorganizzare il Commercio italo-americano. — E' oggi che bi- 
sogna muoversi per l'avvenire. - — Chi si muove adesso coglierà 

copiosi frutti domani. 



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// Carroccio è simbolo italiano di battaglia contro gli stranieri nemici. 



XII 



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delle annate del 

barroccio 

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trettanti manuali d'Italianità. 

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si ricevono franchi di posta in tutti gli Stati Uniti e Canada i 

Numeri straordinari del ^'Carroccio" 

celebranti Vltalia in Guerra 

Maggio 191Ó — Il Primo Anno di Guerra. 

Agosto 1916 — La Battaglia italiana nel Trentino nella Guerra dell'Intesa. 

Settembre 1916 — L'espugnazione di Gorizia - L'Italia contro la Germania. 

Maggio 1917 — Il Secondo Anno di Guerra. 

Giugno 1917 — Dopo due anni di guerra. L'Italia e gli Stati Uniti. 

Luglio 1917 — L'Italia e l'Adriatico. 

Agosto 1917 — Pro Adriatico all'Italia. 

Settembre 191 7 — La questione jugo-slava. 

Maggio 1918 — Il Terzo Anno della Guerra - Italy-America. 



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Lo studioso della Guerra d'Italia vi trova trattato l'argomento sotto tutti 
i punti di vista. Non v'è collezione di libri, riviste e giornali che eguagli, nel 
genere, questa del Carroccio. 

Gfltaliani lontani intravedono nel Carroccio un'Italia emigrata diversa da 

quella abitualmente pensata. 

XIII 



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ANNO IV NEW YORK, NOVEMBRE 1918 No. 11 



aiiiiiiii 



lllr 



I LA NAZIONE AL SUO RE | 

= Telegramma del Presidente del Consiglio Orlando = 

= a Vittorio Emanuele di Savoia ^ 

M ]\J^l^' ^^^ '" ^"' '^ '^erza Italia^ valici- J 

^ nata da ^KCazzini occupa coW esercito g 

m nazionale "Trento, "Trieste, Fiume, ^ola, g 

^ Zara, e si compiono i voti dei nostii J 

B martiri caduti sul patibolo e sulle barri- g 

U cate, dei nostri pensatori e del vostro = 

B grande Jlvo che firmò sui campi di No- g 

B vara il patto di portare l' Italia alla ri- g 

J scossa; in questo giorno che rifulge tra i g 

M più gloriosi della nostra storia, i cuori g 

M salgono a voi come simbolo del valore e g 

M della fede che questi anni di ansie e di g 

g lotta mai oscurarono e rinnovano il giù- g 

M ramento di procedere sempre uniti per la g 

= grandezza e la prosperità della latria. g 




Minillllllllllllllllllilliililliiiilillll^ re 



*Ta Patria immortale lo vuole! 

Proclama di uiaz alle Truppe il 3.o giorno del glorioso assalto 

IN TRE giorni di asprissima lotta abbiamo fiaccato la resistenza ne- 
mica sul Piave. La liberazione delle terre invase si è gloriosamente 
miziata; il nemico è incapace a respingerci, è impotente a resistere, 
ripiega. Migliaia di prigionieri e centinaia di cannoni sono in nostra 
possesso. 

L'avversario, però, tenta ancora aggrapparsi alla nostra terra come 
a pegno da far valere contro di noi. Il giorno delle giuste rivendica-^ 
.sioni è ormai prossimo. Altre lotte ci attendono per giungere alla 
meta, ma nulla resisterà alla forza che ci deriva dalla storia, dal dirit- 
to, dalla giustizia. 

La vittoria che si è levata con noi nell'anniversario dell'atroce 
dolore cancella tutto, tutto travolge nella radiosa affermazione della 
fede italica, dell'eroismo della nostra gente, del gagliardo valore dei 
nostri forti alleati. 

Soldati, avanti! L'ora della riscossa definitiva è suonata. L' Italia- 
tutta è con noi. Avanti con impeto travolgente ! Avanti con indoma^ 
bile energia! Per la forza delle nostre armi scioglieremo il voto seco^ 
lare e in nome dell'Italia deporremo le corone della vittoria sulle tom- 
be gloriose dei nostri fratelli eroicamente caduti, che dalle vette delle 
Alpi nostre e dagli altipiani oltre l'Isonzo ci gridano: Avanti! La Pa- 
tria immortale lo vuole. 

ARMANDO DIAZ 

il proclama lanciato sulle terre redente 

Fratelli d'Italia ! 

Arriva l'esercito italiano. Esso avanza vittorioso per liberarvi 
per sempre. Il nemico è in rotta. Fuggendo dalle vostre città fedeli e 
gloriose all'annunzio del nostro arrivo e della nostra vittoria lascia 
dietro di sé diecine di migliaia di prigionieri, centinaia di cannoni, 
tutte le sue ambizioni. 

Il giuramento dei nostri eroi si è compiuto per la forza delle nostre 
armi e della giustizia; il vaticinio dei nostri martiri si è avverato. 

Dopo un secolo di guerra, di speranze e di ansie tutta la patrìct 
si ritmisce. 

Sorelle, fratelli, siate nella gioia calmi e saldi quali foste lungo 
il dolore, depositari incorruttibili della più pura civiltà umana che 
mai abbia fatto luce nel mondo. 

Del nemico vinto dimenticate le iniquità e le insidie e respingete 
il triste esempio della crudeltà e della violenza. 

ARMANDO DIAZ 



IL GIO'RAO T)'ORO 
DELL'ITALIA 

II Novembre 1918 - Festa 

DEL Re - "A golden day 

for the world's peace". 

Wilson 

IL, MONDO è sbigottito della vittoria dell'Italia. 
E' una vittoria immortale ! 

Non se ne intravedono, con gli occhi della fronte e con quelli del- 
l'anima, i confini. Le immaginazioni più veloci e ardite non riescono 
a precisare il valore ideale possente e sconvolgente che avrà sui de- 
stini dei popoli. Come il sole, abbacina : voi non sapete dove giungono 
i suoi raggi di fuoco e d'oro. — Che cosa è stata la guerra di questi 
quattro anni disperati? Dopo la creazione del mondo e l'avvento della 
civiltà — il fatto più spettacoloso, tremendo, che sia accaduto sotto la 
volta celeste. Ebbene : la vittoria dell'Italia ha superato financo la im- 
mensa tragedia da cui ripete origine e gloria. Lo si sente proprio oggi 

— mentre le moltitudini traversano a onde le strade e acclamano al- 
l'armistizio di Francia — in questo 11 di novembre che è stato chiamato 
golden day — giorno d'oro — da Wilson. La grande fiumana di 
sangue che la dolorante umanità travagliosa ha dovuto traghetta- 
re; il nembo di sventura che s'abbattè sui popoli lacerati nelle loro 
anime e nelle loro carni ; gli orrori che nei secoli dei secoli faranno 
gridare vendetta dinanzi a Dio ; il pianto eterno delle vittime ; il cata- 
clisma che ha squarciato le più chiuse latebre dello spirito umano e 
l'ha deviato da un passato maledetto per avviarlo verso l'avvenire del- 
l'amore e della pace fra le genti; tutto tutto tutto ciò clie abbiamo 
udito, veduto, patito, lagrimato ; tutto tutto tutto ciò che ci ha consen- 
tito una speranza e ci ha accordato un sollievo ; tutto tutto tutto ciò 
che, nel roveto ardente, ha fatto sì che la fede e gl'ideali non incene^ 
risserò — che vale? dite, dinanzi a questo divino Sole Italiano ch'è 
apparso sulle angoscie del creato; dinanzi alla bellezza pura, sfolgo- 
rante, tangibile che l'Italia, la Grande Madre nostra, ha composta, col 
fiore dell'anima sua, con tutti i suoi dolori e con tutti i suoi olocausti, 
per restituire la pace al mondo? 

Chi donò a quest'Italia Grande l'incomparabile destino di Roma 

— il destino dell'avanguardia nel cammino afìfaticato della civiltà? 
Chi le diede il dono prodigioso di tutte le rinascite e l'imperiale anima 
ducale ? Chi la destinò a vincere questa guerra ch'è, in uno. la più gran- 
de infamia della storia e l'opera più santa che sia stata mai compiuta? 



384 II. CARROCCIO 



Oh, è l'ora della fede. Raccogliamo il nostro pensiero; chiniamo 
il capo ; giù in ginocchio. Accostiamoci a tutte le are della nostra stirpe 
■e riaccendiamo tutte le fiaccole eterne dei nostri padri. Italia! Italia! 

Italia ! Della tua vittoria immortale il mondo è attonito ! 

* * * 

Attribuiremmo, per questo, il merito della vittoria inaudita, a quel 
gran galantuomo e mistificatore, secondo le circostanze, ch'è il Caso; 
ci compiaceremmo di andare a trovare, nel gioco degli eventi, fuori del- 
le virtti e della volontà spirituale e attuale della gente nostra, in casa 
altrui, la ragione immediata del trionfo ; caveremmo, per caso, un'altra 
volta dall'armamentario del patriottismo poltronaio — che diede del- 
l'Italia, anche dopo Lamartine, si anche dopo!, l'idea d'una torma di 
morti parlanti — caveremmo il famoso comodissimo Stellone, per ri- 
sparmiarci, nell'ora della gioia, a protrarre la gioia, l'indagine e la 
vivisezione dei fatti mirabili che furon compiuti e tuttavia si van com- 
piendo ? 

Non Caso, non Stellone — non miracolo, non intervento di forze 
occulte e inattese, non realtà superiore alla previsione, niente da gridare 
all'inverosimile, all'incredibile, insomma a tutto ciò che possa esclu- 
dere questa realità semplice e terribile insieme: — la Vittoria l'Italia 
l'ha voluta lei e lei se la creò col proprio genio e con le proprie mani. 

Mentirebbe alla sua fede d'italiano chi negasse questa verità lam- 
pante. Inficiare questa verità, sarebbe far cadere i pilastri dell'arco di 
trionfo che la coscienza internazionale stupefatta ha decretato all'Ita- 
lia. Sarebbe come sopprimere la vittoria stessa dalla Storia, lì lì quando 
essa medesima l'ha scolpita nelle sue tavole eterne. 

'p 'i* '1* 

Pensate all'Italia che nel consesso dei popoli, nell'ora decisiva 
del mondo — alla vigilia del 24 ottobre 1918 — abbandona quell'at- 
teggiamento di ancella plorante che nel corso del dramma bellico ha do- 
vuto tenere, solo guardinga che la fiammella della sua lampada non si 
spegnesse nel contrasto dei prepotenti venti internazionali — pensate 
all'Italia che scuote dal capo la cenere e depone, omai vendicate, le 
gramaglie messe giusto un anno fa, e sotto la cenere ritrova la sua 
corona turrita, e sotto i foschi cenci dell'umiliazione ritrova la lorica 
latina — pensate all'Italia che getta nella bilancia fonda di Versailles 
la sua spada e dice, perchè tutti intendano: — Alleati, Amici; qui 
E' l'Italia — l'Italia t' un popolo di vivi che vogliono vivere ! — 

Alleati ed Amici, perplessi un attimo, consentono tosto. Nel lin- 
guaggio di Francia : c'est à prendre où à laisser, 

E' deciso: — Italia, al tuo posto — avanti! 

Da questo momento, signori, la sorte degli Absburgo — la Casa 
del "Castello degli avvoltoi" — è fissata; il fato degli Hohenzollern 



IIv GIORNO d'oro DEILL'ITALIA 385 

è suggellato; il destino del mondo si compie. Da questo momento la 
battaglia cruciale è vinta e la vittoria si libra in cielo. 

Poiché quando l'Italia stava con l'arme al piede, un armistizio 
si tesseva a Versailles, e i soldati d'Italia, lasciata alle spalle la trama 
del protocollo, vollero essi andare a raccogliere il loro armistizio — 
il loro ! — cioè la loro vittoria e la loro pace, davvero la vittoria e la 
pace del mondo — sui macigni insanguinati del Trentino e sulle ripe 
del sacro Piave. Colà afferrarono per la chioma la Vittoria, là la fecero 
una volta ancora schiava di Roma — o nostro Mameli ! — come Iddio 
la creò. 

O nostri ultimi Morti, ditelo voi ! 

* * * 

L'aspide della pace mordeva a buono. Le avances settembrine 
della diplomazia di Vienna avevano riallacciato in qualche sfera l'a- 
morazzo di quel tradimento di cui era stato ruffiano, sgraziato corriere, 
Sisto di Borbone. Gl'Imperi Centrali non avevano che una via d'uscita 
per conseguire sotto il camonflage della ritirata la pace germanica 
a sistema ridotto: — sussistenza dell'impero austriaco col suo esercito 
robusto: cioè garenzia d'equilibrio militare, nel cuor d'Europa, della 
vitalità teutonica ; cioè Deutschland iiher Alles sempre ; vale a dire, po- 
ter discutere la pace con gli armati alle spalle, sia pure con la minaccia 
dei rivolgimenti interni. La Germania avrebbe lei trovate le risorse 
per la quadratura del circolo, secondo i concetti di Wilson : la de- 
mocratizzazione del suo junkerismo. L'Austria, poi, sarebbe stata 
più wilsoniana di Wilson : tutta democrazia ! — autonomia delle razze 
a tutto spiano, governi associati, trialismo, federazione, ecc. Che si 
desiderava più ? In Francia e in Inghilterra respiravano, finalmente !, 
coloro che temevano che da un discentramento della Monarchia danu- 
biana venisse alla Germania il guadagno dei milioni di tedeschi del- 
l'Austria, che cioè l'esecrato nemico uscisse aggrandito dalla pugna. 

La Germania non accettava i quattordici punti, e uno d'essi non 
parlava forse dell'Alsazia- Lorena ? Tutto era da accomodarsi, con la 
buona intenzione pacifondaia; non vi sono accomodamenti pure 
avec le cieli 

C'era l'Italia nell'Alleanza. Sicuro! Anch'essa protetta da un 
punto dei quattordici : — quello delle "linee di nazionalità chiara- 
mente riconoscibili". Era questione di ottica ; con qualche aggiusta- 
mento di occhiali e sempre con una certa dose di buona intenzione 
pacifondaia, le linee si sarebbero riconosciute. Quell'Italia che non si 
muove dal Piave ! Quell'Italia che non riprende le sue terre ! Linea 
di nazionalità più chiaramente riconoscibile delle pozze di sangue 
nella vallata dell'Isonzo? Eppoi, scherzate?, i sacri voti delle naziona- 
lità oppresse!.... Una volta che la pace avrebbe assorbito l'imperiali- 



386 IL CARROCCIO 



snio colossale alemanno, avrebbe potuto più reggere l'imperialismo 
lillipuziano dell'Italia? Via 

Infine, per l'Italia si sarebbe dovuto prolungare, davvero, la guer- 
ra? Ma l'Italia non la voleva la guerra!.... 

Sì, nel 1913, quando gli Alleati l'avevano preparata contro il mon- 
do, e gliela proponevano contro la Serbia — quando l'Italia si rifiutò 
di violare il principio di nazionalità dei popoli oppressi dall'Austria, 
divenendone il primissimo campione — e un anno dopo, quando gli 
Alleati la richiesero di concorso — ed ella si negò, ed ella non volle la 
guerra e rese possibile la Marna, e salvò la Francia, salvò l'umanità 
e disse a tutto il Mondo — Stati Uniti compresi — che la guerra dei 
tedeschi era la guerra del truce barbaro contro l'umanità civilizzata 
e contro la libertà dei popoli ; e, nel denunciare col significato esplicito 
della sua neutralità, la violazione del diritto che gli assalitori compi- 
vano, stabilì i fini di giustizia che la soluzione della guerra doveva in- 
deprecabilmente portare — i fini di giustizia che, più tardi, costituirono 
la parte ch'è vitale dei dettami di Wilson e che — guardate il Sole del- 
la vittoria italiana ! — hanno trovato il compimento fatale sul campo 
di battaglia. 

* * * 

Posto nei nuovi termini di mediazione il problema della pace di- 
nanzi all'Alleanza e agli Stati Uniti associati, costretto il nemico a chie- 
dere armistizio, maturava l'ora delle decisioni secolari. Cessava la 
parola del cannone, ed i popoli riprendevano il diritto di decisione nel 
consesso diplomatico chiamato a plasmare il futuro del mondo. 

Che sarebbe uscito dal Consiglio di Versailles? 

Per l'Italia, la vita o la morte. 

Il problema nazionale italiano si ripresentò davanti all'Intesa 
nella sua cristallina interezza, nella sua entità monolitica refrattaria 
a qualsiasi scalfittura. La Casa Bianca lo vide per la prima volta eretto 
e disfidante il cielo così come vede ogni giorno, accanto a sé, l'obelisco 
di Washington Padre della Patria. 

Il problema nazionale italiano è, alla sua volta, la Patria italiana. 
Essere o non essere. 

Il problema si afiFacciò alla lealtà dei contraenti pre-alleanza e 
chiese d'essere risolto senza ambagi. Non tanto per l'Italia — intendia- 
moci — quanto per il destino ch'esso traevasi seco, quanto per la pro- 
messa della pace vittoriosa fatta ai popoli sacrificati, quanto per il 
contributo onesto che l'Italia aveva l'obbligo di dare all'Alleanza, alla 
quale unita s'era per vincere o per cadere insieme ; quanto per uno 
spirito di solidarietà che, vedete com'era forte !. risolveva in un tem- 
po felice stesso, d'un colpo, il problema nazionale e l'internazionale. 

Fu in quel punto che il programma italiano, nella urgenza dell'ora 
precipite — quando il collasso nemico sorprendeva impreparato il sine- 



IIv GIORNO d'oro DELL'ITALIA 387 



drio — e non si sapeva dove metter le mani e dove fosse la chiave di 
volta del terribile groviglio — fu in quel punto che il programma 
italiano apparve come un drappo di bandiera adunatrice, come una 
stella-guida a gettar luce sugli angoli morti ancora ombrati nella co- 
scienza di Alleati e di Amici. Così la genialità disfidatrice dei secoli, 
sopravvissuta ai secoli, del programma italiano apparve chiara come 
acqua sorgiva : non concezione precaria, artefatta, di uomini di gover- 
no caduchi, ma struttura ideale, da trasformarsi in attività nazionale, 
da essere tesaurizzata dalla civiltà di tutta la terra. Così si vide la forza 
statica dell'Italia posata nel Mediterraneo, ombelico del globo, e si 
ripresentò agli obliviosi la necessità storica della missione sua fra 
i popoli civili. 

Era l'eternità di Roma che a questa svolta della Storia s'avan- 
zava con la corona con la lorica con la spada. 



* * * 



Roma parlò. 

Disse che i suoi soldati si erano mossi un giorno di Maggio dal 
Campidoglio — dopo avervi strozzato le oche del servilismo e della 
codardia — per compiere una vendetta del diritto umano. Disse che 
quei soldati, partendo, avevano giurato, con a capo il Monarca inco- 
ronato dai plebisciti, di tornare col proprio scudo vittoriosi sulla stessa 
scalea capitolina. "O con questo, o su questo" — alla guisa eroica 
antica. 

Disse che una Patria tanto vale per quanto abbia un confine certo 
e le porte di casa sicure. Disse che i Soldati per questo avevano seguito 
il loro Duce : — Giungere ai sacri termini della Nazione. 

Disse che una Italia senza anima e senza voce sarebbe l'ingratitu- 
dine consacrata — l'infamia — dei popoli che da essa appresero le su- 
blimi ragioni della civiltà e tutte le benedizioni spirituali della vita. 
Disse che i suoi soldati per dare un'anima e una voce a tutti i nati 
nella Penisola di Roma, a tutti coloro che si affacciano sui mari che le 
appartengono per determinazione infallibile di monti e valli ; per dare 
l'orgoglio ai raminghi figli di una Patria libera, possente, rispettata, 
temuta; per fare che questi figli girino l'emisfero, guidati dallo stesso 
sacro fuoco che spinse Colombo, cavalieri erranti del genio e dell'arte, 
— per far tutto questo — s'erano dati alla guerra con ardore indoma- 
bile, con spirito di sacrificio ineguagliabile. 

Disse che la redenzione del Paese non era compiuta. Gl'iniqui 
confini del 1866 e le passioni politiche europee contro cui, ultima venuta 
nella famiglia delle nazioni, non aveva avuto possibilità di reagire, 
avevano lasciati, oltre che spalancati i varchi della sua frontiera al- 
pina, aperti quelli pei quali lo straniero passava di contrabbando a de- 
vastare la coscienza nazionale ; sì che il popolo italiano, compro e prò- 



388 IL CARROCCIO 



no, era mancipio di basse speculazioni settarie, si macerava in scia- 
gurati conflitti di partiti ; si annientava economicamente ; si evirava ; 
si sottraeva al suo compito sociale; disertava, senza avvedersene, il 
campo delle libertà civili. Per ridonare al Popolo coscienza, fede, co- 
raggio, vigoria, fu votata la guerra all'invasore ! 

Disse che, chiamata dal sacro egoismo delle sue aspirazioni na- 
zionali — "sacro egoismo" che trovava la sua ragion d'essere nel di- 
ritto conculcato dagli assalitori e nella necessità di resistenza dei popoli 
che reagivano — l'Italia aveva servito con fedeltà ed onore il Patto 
dell'Intesa, tutto di sé dando alla causa comune. Mai un istante di ten- 
tennamento, mai un sospetto di defezione, mai una voce — anche quan- 
do era giusto levarla! — di rivolta contro i torti sofferti. 

^ ^ 4^ 

Diceva Roma a Versailles : — Voi avevate i tedeschi alle porte 
di Parigi poche settimane dopo l'invasione del Belgio. Non diedi i 
soldati a quegl'Imperi che la vostra stessa inimicizia mi aveva fatto 
accettare alleati, a salvaguardia dell'unità nazionale che mi si minac- 
ciava. Disarmai la frontiera di Francia. Solo così voi poteste gettare 
sulla Marna le truppe che ivi tenevate localizzate. Vinceste. L'indoma- 
ni il maresciallo nemico dichiarava a Guglielmo II : — Maestà, la guer- 
ra è perduta ! 

Se l'Italia invece che ammassare il suo esercito al fronte austriaco 
avesse tenuto sul Cenisio il famoso caporale che tanto rassicurava 
Eismarck, Guglielmo avrebbe udito un ben diverso rapporto. 

— Un mio ambasciatore avvertì, voi Inglesi, di tener unite sotto 
pressione le vostre squadre. Le navi di HohenzoUern s'apprestavano 
a coglierle isolate pei mari e a debellarle. 

— Leggete il libro del Principe di Bùlow : "L'Italia ha dichiarato 
la guerra all'Austria quando la battaglia che durava da vari mesi nei 
Carpazi, si era risolta con lo sfondamento austro-tedesco del fronte 
russo verso il Dunajec, e quindi la situazione militare delle potenze 
centrali si era già dichiarata favorevole". 

Testimonianza del nemico, fuor di sospetto. 

— Avevamo una flotta nell'Adriatico, al comando d'un Principe 
valoroso ardito. La vendetta di Lissa ci attendeva ! Chi vietò l'attacco 
alla flotta di Pola? Chi vietò che i successi navali in Adriatico si riper- 
cuotessero a vantaggio dell'Italia nelle terre austriache? Chi rinnovò 
il divieto di Prevesa? 

— Consigliavamo una diversa trattazione dei problemi balcanici. 
Chi si oppose al punto di vista italiano e procurò all'Intesa le ore scure 
che tutti ricordano? 

— Nella guerra dell'Italia maturò il germe dissolvitore della com- 
pagine mittleuropea. Fu l'Italia che diede all'Intesa la carta diplomatica 



II, GIORNO d'oro DELL'iTAI^IA 389 



che doveva vincere la guerra; fu l'Italia il fattore primo e necessario 
dello sfasciamento dell'Austria, e questo ottenne con la pressione co- 
stante delle sue armate. 

Aveva vinto undici battaglie mostruose quando la catastrofe russa 
fé' tremare l'Intesa, e si disperò della vittoria. 

Il contrattacco del Trentino rese possibile i successi di Brusiloff. 

La battaglia della Bainsizza sarebbe stata stravinta con l'avanzata 
su Vienna, se l'intrigo pacifista di Sisto; se le gelosie militari inglesi, 
per fortuna represse dopo gVincredihle blunders; se la mancanza del 
fronte unico; se l'indulgenza verso l'Austria, con cui noi "alleati" ci 
massacravamo, non avesse consigliato agli Stati Uniti di negarsi, in 
una, a due cose: — dichiarare guerra all'Austria e aiutare la guerra 
antiaustriaca dell'Italia con quanto a Cadorna, che chiedeva dispera- 
tamente, occorreva di cannoni, navi, grano. 

Non avremmo avuto Caporetto se la campagna disfattista dei ne- 
mici interni non avesse trovato sostrato nell'abbandono in cui gli Al- 
leati lasciavano la causa antiaustriaca dell'Italia e nelle sotterranee 
correnti pacifiste che scavavano tunnels nei paesi alleati. 

Sul Grappa, stagnata la strafe expedition, lasciati soli, senza can- 
noni — su una linea che gli Alleati non ritenevano coincidesse con quel- 
la della loro difesa — i nostri giovinetti soldati fecero muraglia dei pro- 
pri petti alle orde nemiche. Dimostrarono che — del resto, come a Ver- 
dun ; giorni gloriosi ! — nella guerra, quando si ha un'anima di guerra, 
valgono più i baluardi di petti che le trincee scavate nella retrovia! 
Comunque, l'Italia sul Grappa, salvò il suo onore e l'Intesa insieme, 
rendendo superflua la precauzionale linea dell'Adige. 



* * * 



Continuò Roma : 

— In un'ora di preoccupazione, non tutta cagionata dall'Italia, 
dubitaste di lei. Scusò l'oltraggio e vi chiamò nel suo seno a scru- 
tare l'anima dei suoi cittadini. I vostri propagandisti rivolsero ad essi 
parole ammonitrici che soltanto la grazia dell'ospitalità rese tollera- 
bili ; parole superflue per coloro cui cuoceva la presenza del nemico 
in casa propria. L'Italia è una Patria ! E' Patria antica ! Non tollerò 
mai lo straniero oltracotante in casa sua !.... Veniste : trovaste un po- 
polo che soffriva tutte le atroci miserie della guerra, che schiantava 
financo gli olivi, sacri alle sue faci, per riparare alla mancanza del 
carbone introvabile! Tornaste ai vostri paesi stupiti d'ammirazione. 
Venivate dalla terra dei miracoli e la verità vi fioriva sulle labbra! 
Lina nazione l'Italia ! Sì, una nazione ! 

— Vi guardaste attorno. Vedeste gl'Italiani sradicati dalla terra 
natale, tutt'un cuore per la loro Patria — segno di tenace nobiltà del- 



390 IL CARROCCIO 



la stirpe — ed essi fornirono la loro moltiplicata fatica nelle vostre of- 
ficine, nelle vostre miniere, nelle vostre campagne — e deposero sul- 
l'Altare della Libertà le loro bandiere e la loro pecunia. La vostra 
guerra non trovò gregari piìi schietti e più devoti ! 



* * ♦ 



— 11 21 marzo il Kaiser lancia la sua friedensturm, la grande sua 
battaglia. La British Fifth Army di Gough è spazzata via. A San Quin- 
tino è peggio che a Caporetto. 

— La Friedensturm avanza. Siamo all'abbandono dello Chemin 
des Dames. I cannoni tedeschi sono postati e bombardano Parigi. L'ora 
è scurissima. Se il nemico avanza d'un altro passo, è la sconfìtta della 
Intesa. Non c'è intatta che la forza ricostituita dell'Italia, d'inmiediato 
uso, speranza dell'ora fatale ; non resta che la decisa volontà, fedele, 
dell'Italia che si vuol battere. Se viene la riserva americana, essa 
non potrà controbilanciare che fra più d'un anno, nella sua piena effi- 
cienza, le forze russo-rumene mancate. 

— La Friedensturm è lanciata sul Piave. E' qui che il tedesco 
vuole celebrare il suo trionfo. O schiacciare l'Italia, e penetrare in 
Francia, dopo una cavalcata per la contrada padana; o rinunciare al- 
la vittoria. 

La difesa del Piave è storia del giugno scorso : l'Italia affronta 
700 mila nemici su 150 chilometri. Il settore tenuto dai reparti franco- 
inglesi è di soli 12 chilometri. Frutto immediato: — sopravvento ri- 
conquistato dall'Intesa sulla coalizione nemica; possibilità nei suoi e- 
serciti di fronteggiare la sola Germania in Francia e in Fiandra; im- 
mobilizzazione delle armate austro-ungariche al fronte italiano e sguer- 
nimento delle linee in Albania e Macedonia ; eliminazione della Bulga- 
ria, abbattuta, dal blocco mittleuropeo ; crollo del sogno teutonico ; la 
via di Costantinopoli aperta agli Alleati. Se l'Italia non avesse vinto, la 
sconfitta avrebbe aperto le vie a una minaccia diretta sul fianco destro 
delle armate franco-inglesi ed avrebbe concesso nel Mediterraneo am- 
pia libef"tà ai sottomarini tedeschi di rendere pressoché impossibile 
all'Intesa le comunicazioni con la Macedonia e con la Palestina. 

La strategia di Foch è tutta derivazione della vittoria del Piave : 
15 giugno-6 luglio; anzi, la strategia di Foch si poggia essenzialmente 
sul successo italiano. 

E' il 18 luglio che il Maresciallo di Francia contrattacca e riduce 
il nemico all'armistizio, che non sarà l'armistizio classico di Diaz. ÌMa 
i soldati italiani hanno fatto prodigi a Bligny. a Soissons, hanno libe- 
rato Reims, hanno contribuito al riconquisto dello Chemin des Dames, 
a Sissonne ed a Blanzy si coprirono di gloria. Cinquecentomila uomini 
ha l'Italia in Francia: soldati in trincea e lavoratori al posto di al- 
trettanti andati sulla linea. 



IL GIORNO d'oro DELL'iTALIA 39I 

* * ♦ 

Roma prosegue: 

— Il nemico è prostrato nella polvere. Chiede pace. Voi discu- 
tete. Discutete pure. Ma l'Italia non tratta la pace sul suolo della pa- 
tria invasa. Voi stessi Francesi avete detto così ! 

Il nemico si demoralizza. In Austria si combina la federazione 
dei popoli. Osereste trattare la pace con l'Austria? Voi, Alleati, ver- 
reste meno al Trattato di Londra, al trattato che presuppone la solu- 
zione delia guerra nel miglior modo che possa avvenire: con lo sfa- 
sciamento della Duplice Monarchia, con la liberazione dei popoli op- 
pressi ? Eh, via ! Alla liberazione dei popoli valgono le Armi italiane, 
vale il diritto dell'Italia. Questo è ; e il quesito assorbe diverse clausole 
del prontuario wilsoniano. Quando Wilson esige, nel 191 8, la spari- 
zione dell'Austria, in fin dei conti, non viene che a riconoscere la con- 
ditio sine qua non che l'Italia pose il 1915, alla sua guerra; non viene 
che a legittimare, tardivamente, il diritto che aveva l'Italia di trovarsi 
alleati sull'Isonzo gli Stati Uniti nell'autimno angoscioso del '17. 

E' maturato l'evento dello schiacciamento dell'Austria? Il ma- 
glio c'è : — Diaz ! 

Voi volete discutere l'armistizio che l'Austria ha chiesto a Wash- 
ington il 4 ottobre? Lo volete? Lo potete? 

L'Austria accampa tuttora nel Veneto : deruba, uccide, stupra. 

Chiedono vendetta i morti ! Incitano all'assalto i ciechi, i "veg- 
genti del liberato avvenire" ! 

L'Italia su oltre 5 milioni di armati forniti all'Intesa ne ha per- 
duti un milione. Ne son morti 500 mila! Ben 350 mila in battaglia! 
Ha mezzo milione di mutilati ! 

Li avete chiamati in Palestina? Con voi sono entrati a Gerusa- 
lemme. 

Occorsero in Macedonia? Son rientrati con i Serbi nella loro ter- 
ra riconquistata — con i Serbi che la Marina italiana portò in salvo, 
quando l'austriaco li ridusse al mare, perduti — con i Serbi che ripa- 
gano con l'ingratitudine. 

In Albania? L'Italia pensa alla sua indipendenza — le ha dato 
difensori, scuole, ospedali, acquedotti, strade. 

Voi sapete che non all'Esercito d'Italia è imputabile l'immobilità. 
C'è una disciplina di fronte unico : ed esso la rispetta. Non gli vengono 
altre truppe alleate. Gli Americani occorrono tutti in Francia? Di due 
milioni in Europa, un solo reggimento sul Piave ! 

Causa comune, vittoria comune — disciplina comune, sì. 

Ma un'ulteriore indulgenza con l'impero degl'impiccatori è tut- 
t'altra faccenda. E' delitto verso l'umanità, verso la libertà, verso il 
principio di nazionalità dei popoli, il concedere respiro al mostro ne- 



392 IL CARROCCIO 



fando. Non vedete che implora tuttora di sopravvivere per covare 
sempre la sua implacabile insidia viperigna? 

Dippiiì. Nel paese i rinunciatari del Trattato di Londra sono 
sgomenti. Inorridiscono di avere tentato l'intossicamento della coscien- 
za popolare, col proporle la decapitazione del programma nazionale. 
La coscienza pubblica, edotta, insorge : salva l'onore, s'irrigidisce nello 
sforzo di volontà e dell'azione. La compattezza è di diamante. Voi 
stessi, Alleati ed Amici, avete creduto instabile nella compagine mini- 
steriale financo il taciturno assertore tenace del programma italiano? 
Eccolo a Versailles, a parlarvi con la voce di prima della guerra, con 
la stessa determinatezza rettilinea! E' scaduta la promessa del 1915. 
Imperialismo ? Ma che imperialismo d'Egitto ! Fino a promessa com- 
piuta, è diritto sancito dalla geografia, dalla geologia, dalla orograna, 
dalla idrografia, dalla etnografia, dalla storia, dalla difesa della porta 
di casa ! Poi, se imperialismo dev'essere per voi, faremo anche noi l'im- 
perialismo ! Avremo anche noi i nostri scali liberi ! 

Insomma : 

— Alleati, Amici, ognuno al suo posto, col proprio diritto, con la 
propria coscienza, con la propria forza! Il Popolo d'Italia chiede l'e- 
spulsione del nemico dal suolo nazionale; il Popolo d'Italia chiede la 
liberazione dei fratelli torturati. Se l'Austria vuol pace, s'inginocchi 
e la chieda. Lasci stare i mediatori. La chieda a Diaz, direttamente. 
E sia l'Austria debellata, l'Austria scomparsa dalla faccia della terra. 
Austria delenda est! — 

"ffi y^ "vp. 

Fu l'ultimo accento di Roma, solenne, imperioso, fermo come la 
gloria sua eterna che attendeva le milizie dell'Italia Risorta a Trento, 
a Trieste, a Pola, a Fiume, a Zara. 

In una settimana è data la dimostrazione palmare della vecchia 
tesi italiana : si colpisce la belva di Berlino cacciandole il ferro nel 
cuore, a Vienna. 

Un fulmine di guerra, Diaz. 

Il nemico stramazzato giiì, di piombo. Invano implora, mordendo 
la polve, che s'afiFretti l'armistizio del compromesso diplomatico; l'ar- 
mistizio che l'Italia ha scartato. Il nuovo occorre, il nuovo ! Quello 
della vittoria con l'arme in pugno, col nemico scacciato dal suolo del- 
la Patria! 

Dal 24 ottobre al 4 novembre : lo straniero fuori d'Italia ; le terre 
soggiogate, libere ; il gonfalone di San Marco a garrire sovrano sul- 
l'Adriatico ; eppoi 426.774 prigionieri con 10.658 ufficiali, con 6.815 
cannoni, con 2rr, mila cavalli, con l'ultima grande nave di battaglia 
dell'Absburgo colata a picco! 



II, GIORNO d'oro DELL'ITALIA 393 

* * ♦ 

Dite : se tutto questo è potenza di fatti, perchè Roma non doveva 
ritornare sulle lontane vie che ha ritrovate costrutte di sacro suo 
cemento ? 

Poteva non essere Roma la terribile Vendicatrice della Storia? 

Davvero più grande cosa non poteva vedere il Sole. 

Perchè la vittoria immortale d'Italia è piiì che il Sole. 

AGOSTINO DE BIASI 



La guerra è finita. L'Europa cambia faccia. Dagli atlanti si cancellano nomi 
e sulle mappe si solcano nuovi confini. L'Italia n'esce grande e diritta e serena, 
< intorno a lei è il caos. Tuttavia, sentiamo che la sua battaglia deve riprendere. 

Ultimi fra coloro che hanno sostenuto con la fragile penna i diritti inte- 
grali dell'Italia, noi sentiamo che la nostra missione, a compiere la quale questa 
Rivista nacque, non è finita. O Italia! nel tuo nome ci sarà sacro il nuovo do- 
mani di lotta. ^ P g 



THE T»RESIDEMT TQ THE KI/^G OF ITAL/ 

Washington, November 4, 1918 

May I not say how deeply and sincerely the people of the United 
States rejoice that the soil of Italy is delivered from her enemies. In 
their name I send Your Mayesty and the great Italian people the most 
enthusiastic congratulations. 

WlLSON- 
m * * 

November, ir 

In the name of the people of the United States and in my owit, 
I extend hearty congratulations on this, your Majest}''s natal day, 
which happly is also a golden day for the world's peace and security. 
marking, as it does, the crowning point of the successful struggle of 
civiHzation against savagery. Well may the Italian people rejoice in 
the removal of danger and menace for the future and welcome the 
complete victory to which their valor and fidelity have so gloriously 
contributed. Such victories as this win their own just rewards in that 
they bring home to the victors a reali zing sense of their responsibility 
to see to it that their sacrifices in the cause of the right shall assure 
for ali time a new era of liberty, justice. and prosperity for the peoples 

of the earth. 

Wilson 



LO SFO'RZO t)! GUERRA 'DELL'ITALIA 
E^ ! SUOI SACRIFIZI 

ÌJiscorso di S. E. il conte V. Macchi di Cellerk, R. Ambasciatore d'Italia, 
pronunciato aìl'Astor Hotel di Nezv York la sera del 13 ottobre 1918, 
nel banchetto in onore degli eroi Alpini, Bersaglieri e Grana- 
tieri ospiti del Governo degli Stati Uniti. 

Dai^l'inizio della guerra, è bene saperlo, è bene rammentarlo, l'Ita- 
lia ha chiamato alle armi complessivamente poco meno di cin- 
que milioni e mezzo di uomini ed ha sofferto la perdita totale 
Kli quasi un milione e mezzo. Di tale perdita circa un milione può 
■considerarsi definitiva per la forza della nazione poiché tale milione 
•è costituito per circa metà da morti (dei quali 350 mila in combatti- 
anento), e per circa metà da invalidi inguaribili. 

Attualmente la forza alle armi supera nel complesso i quattro 
milioni di uomini, ed è stata chiamata già alle bandiere la classe 
del 1900. 

In tre anni di guerra, in quattordici furiose offensive sull'Isonzo 
e sul Piave, in mischie continue accanite ed oscure su tutta la catena 
"di monti asperrimi occupati fin'anche sulle cime più alte, sono stati 
catturati al nemico 4500 ufficiali e 170.000 soldati. Della guerra igno- 
rata, combattuta senza tregua dall'Esercito italiano contro non solo 
gli uomini, ma contro gli elementi e le difficoltà del terreno, un indice 
riflesso è nei 1500 chilometri di teleferiche e nei 3500 chilometri di 
strade rotabili gettati e costruiti attraverso le impervie catene dei 
monti. 

Tale possente sforzo militare del nostro paese assume il suo ve- 
ro valore soltanto se integrato da riflessioni relative alla struttura de- 
mografica ed economica della Nazione. Occorre avere presente che 
dei 36 milioni di abitanti che contava l'Italia prima della guerra, 17 
milioni soltanto erano costituiti da uomini, e dato il forte coefficiente 
d'emigrazione che si riflesse esclusivamente su uomini validi al la- 
voro, soltanto 9 milioni, su quei 17, erano costituiti in Italia da adulti 
economicamente produttivi. E pertanto la sottrazione delle forze mo- 
bilitate ha avuto una ripercussione intensa e profonda sulla econo- 
mia della Nazione, tanto che si può calcolare che ogni cento uomini 
adulti rimasti in paese abbiano al loro carico oltre 320 minori di 15 
anni. E tanto più poderoso deve apparire il nostro sforzo se si consi- 
dera che data la fisionomia della nostra costituzione fann'gliare, il la- 
voro delle donne, pure essendo stnto sfruttato nei limiti del possibile, 
non ha potuto assumere importanza economica pari a quella di al- 
tri paesi. 



LO SFORZO DI GUERRA DELL'iTALIA ED I SUOI SACRlElCI 395 

Né sono superflue altre speciali considerazioni. Nessun sollievo 
è a noi venuto dal concorso di contingenti coloniali, che anzi la re- 
lativa scarsità di truppe indigene nelle nostre Colonie ci ha costretto 
a rinforzarle con truppe metropolitane. Nessun aiuto ci è venuto dalla 
cooperazione di lavoratori di paesi neutri od alleati, che anzi un forte 
contingente di lavoratori ausiliari abbiamo ceduto alla Francia, no- 
stra amica ed alleata, rendendole così possibile di rilasciare per la 
guerra altrettanti elementi validi. Ed è con animo lieto che rammen- 
to pure a questa grande Nazione, l'America, il diretto contributo degli 
emigrati italiani al suo sforzo economico e militare. 

In questo stato di cose per fronteggiare tutte le gravi esigenze 
della grande guerra per la libertà del mondo e per la redenzione dei 
fratelli nostri abbiamo tagliato nel vivo dei più urgenti ed indispen- 
sabili bisogni della nostra agricoltura e della nostra industria ; lo stes- 
so esercito trova difficoltà gravissime al suo stesso sostentamento, ai 
suoi stessi rifornimenti per la continua, conseguente ed irrimediabile 
deficienza di mano d'opera. 

E dal punto di vista economico, per la giusta valutazione della 
intensità eccezionale dello sforzo nostro in rapporto a quello dei po- 
poli alleati e della maggior gravità della sottrazione di braccia e della 
distruzione di capitali, è necessario considerare, o Signori, la modestia 
del nostro sviluppo industriale e della nostra consistenza economica. 
Tuttavia l'Italia, con un miracolo di energia, talvolta ignorato, tal- 
volta non interamente apprezzato, mancando quasi interamente di car- 
bone e materie prime che ha sempre dovuto importare, sempre in 
quantità insufficienti, dall'estero, ha saputo creare quasi dal nulla una 
poderosa organizzazione di produzioni belliche. 

Né voglio tacere dei sacrifici grandi del nostro popolo conseguenti 
alla insufficienza della nostra produzione agricola in confronto alla 
popolazione, all'accennata deficienza di mano d'opera che sui lavori 
dei campi si é particolaiTnente riflessa: ciò ha condotto ad un regime 
alimentare che si é tradotto in sofferenze vere e continue, quali forse, 
non possono trovare riscontro altrove. 

Ma non v'é sacrificio che l'Italia non sopporti con animo sereni) 
e fiero pur di conseguire il trionfo completo delle idealità umane per 
le quali, nuovi crociati dcir'ldea", i nostri fratelli d'America versano 
generosamente il tesoro prezioso delle loro energie e del loro sangue. 

Questa visione di una nuova redenzione della gente esalta l'animo 
dei combattenti e cementa vieppiù la resistenza degli eserciti civili 
delle nazioni affratellate nel compito più santo che la civiltà abbia avu- 
to ad assolvere dacché esiste il mondo. E se é così, o Signori, a che 
vale l'accattonaggio di una pace insidiosa che ci viene dai governi 
delle potenze centrali? Essi non sanno che cosa sia giustizia, ha sta- 
bilito il Presidente Wilson, e parlano un linguaggio che non è il nostro. 
Essi non sanno che cosa sia onore. La loro parola é fedifraga e la 



39^ IL CARROCCIO 



mano che porgono, nell'ora intravista della punizione immancabile, 
€ intrisa del sangue degli innocenti, delle giovani spose, delle madri 
lagrimanti e dei vecchi infermi caduti vittime della loro tracotante 
barbarie. A costoro si ritorce in viso la proposta ingiuriosa così come, 
interprete autorevole e fedele del pensiero di ognuno, ha fatto testé 
il Presidente degli Stati Uniti d'America. 

Si ritorce in viso la proposta e si combatte con lena sempre mag- 
giore sino all'aurora del giorno in cui la libertà del mondo non ab- 
bia a temere oltre. 

Ve lo dicono i gloriosi veterani dell'Esercito nostro, che qui con- 
venuti, l'America saluta oggi con affetto pari al nostro. Ve lo dicono 
i combattenti d'Italia nell'ansia che li sospinge a ricacciare il nemico 
-di secoli al di là delle frontiere violate ed a riconquistare i confini 
naturali della patria nostra; ve lo dicono i soldati d'Italia che per la 
redenzione del mondo pugnano e cadono in Francia, in Macedonia, 
lin Albania, in Palestina. 

^^ . Una ferrea volontà, o Signori, spinse Colombo al nuovo conti- 
nènte^ una ferrea volontà guidò i nostri martiri alla liberazione della 
Patria; una volontà indomabile ha per tre anni tenuti i nostri eroi 
sul campo della gloria e dell'onore per la difesa della libertà umana 
vilipesa e calpestata. 

Il giorno della vittoria è spuntato. Le armi di America sono colle 
armi alleate ; ed è giunta or ora la notizia che i soldati di questa gran- 
de Nazione hanno assunto il loro posto nelle trincee lungo il Piave. 
E' un annunzio di gioia. Quando il momento di avanzare sarà giunto, 
la bandiera stellata varcherà il fiume sacro negli annali della gloria 
d'Italia accanto al tricolore. 

Conchiudo, o Italiani che mi ascoltate. L'obiettivo nostro è que- 
sto : Combattere con tutte le nostre forze per la causa comune, tute- 
lando allo stesso tempo i supremi e vitali interessi nazionali. Questa 
guerra segna il principio di una nuova epoca storica per il mondo 
civile. Sicuri del nostro diritto, stretti intorno a quel fulgido esempio 
di valore e di sacrifìcio ch'è il nostro Re, procedendo in perfetto ac- 
cordo coi nostri compagni d'armi, confidando nel sostegno possente 
dell'America nobile, generosa e valorosa, riposando sulla mente del- 
l'uomo che riallaccia le tradizioni di Washington e di Lincoln, tenden- 
do al massimo ogni energia, miriamo alla vittoria, ad una vittoria che 
assicuri un'era non di odio e di prepotenza quale agognano gli av- 
versari, ma di giustizia e di libertà per tutti i popoli. 

Prove dure ci attendono ancora in ogni campo. Ma con la mu- 
tua cordiale cooperazione tra gli alleati, con le gesta del valoroso 
nostro esercito di terra e di mare e mantenendo l'unione completa 
degli spiriti, cementata dal fervente patriottismo di tutti i partiti, di 
tutti gli ordini di cittadini, andiamo incontro all'avvenire con animo 
fidente nella fortuna radiosa del mondo civile e dell'Italia. 



THE POWERFUL EFFORT MADE 

By iTAiy m the war 

SiNCE the beginning of the war Italy has called to the colors a 
total of Httle less than five and a half million men and has suffe- 
red a total loss of about one and a half million men. From this loss, 
about one million men are definitely lost for the strength of the Na- 
tion, as this million is formed of about half a million dead (of which 
more than 350.000 killed in battle) and the other half of permanently 
disabled wounded. 

At this date the total force of the Army is foiir million men and 
the Class of 1900 has already been called to the colors. And Italy 
not only is standing on her own front against overwhelming Austrian 
forces, preventing them from going and help Germany, but is fighting 
the common enemy also on the French front, in Macedonia, in Alba- 
nia, in the Holy Land, in Siberia, in Lybia and in Erythrea. 

During three years of war, in fourteen strong offensive actions 
against Austria on the Isonzo and on the Piave, in continuous and 
unknown encounters occurring daily ali along the rough chains of 
mountains, occupied up to the highest peaks, 4.500 officers and 170.000 
men bave been captured from the enemy. Of the unnoticed war, 
carried out without rest by the Italian Army, not only against the 
men but also against the elements and the difficulties of the terrain, 
an indirect but strong idea can also be drawn from the statement that 
1.500 kilometers of "teleferiche" (cable transportation devices) and 
3.500 kilometers of new macadamized roads bave been constructed. 

Such a powerful military effort shows its real value only when 
re-inforced by considerations regarding the demographical and eco- 
nomical structure of the Nation. It is necessary to bear in mind that 
out of 36 million inhabitants, Italy had before the war, only 17 mil- 
lions were men: owing to the large co-efficient of emigration which 
reflects itself exclusively on able working men, only 9 millions men 
from these 17 millions were consti tuted in Italy of economically pro- 
ductive adults. Therefore, the subtraction of the mobilized forces 
has had a strong and deep repercussion on the economical conditions 
of the Nation and it can be stated that each 100 adult men who are 
in the interior of the country must now take care of more than 350 
children under 15 years of age. Our effort ought to appear stili 
stronger inasmuch that owing to the physiognomy of the constitution 
of our families, the work made by women, in spite of being already 
developed to its Hmit, has not taken in our country the same importance 
as in other countries at war. 



398 Ih CARROCCIO 



It is also well to take into consideration some other features : we 
did not bave any help from colonial troops, but, on the contrary, the 
scarcity of native troops in our colonies obliged us to re-inforce them 
with home contingents; we did not bave any help from neutral or 
alHed workmanship, but, on the contrary, we bave sent to France, our 
friend and ally, a strong contingent of workmen, thus allowing ber 
to send to the front as many men fit for active service. And it can 
also be remembered that our five hundred thousand able workmen 
emigrated to this great country bave given America a direct and strong 
contribution in ber economical and military efforts. 

Therefore, in order to meet ali the requirements of the great war 
for the liberty of the world and for the redemption of our brotbers, 
to which war we are giving our powerful sbare, we bave been obliged 
to cut down the most urgent and indispensable necessities of our 
agriculture and industry; our Army itself is experiencing great dif- 
ficulties for its maintenance and for filling up its necessary supplies 
owing to the continuous, consequent and unreparable defìciency of 
band labor. 

From an economical point of view, for the just valuation of 
the exceptional intensity of our effort in proportion to that of the 
other allies, of the bigger weight of the subtraction of labor and of 
the destruction of capitals, it is also necessary to consider how mo- 
dest were our industriai development and economical strengtb: 
however, Italy, by a real miracle of energy, a real miracle that is 
some time ignored and some time not fully appreciated, lacking almost 
entirely of coal and raw material which sbe has alw'ays been obliged 
to import and not always in sufficient quantities. has created, starting 
almost from nothing, a powerful organization of war industries. 

A world also must be said of our peoplc's great sacrifices, con- 
sequence of the insufficiency of our agricultural production in pro- 
portion to our population; of the inadequateness of band labor which 
leflected itself particularly in farming work; of the defìciency of 
shipping: this led to an alimentary regimen which has caused real 
and continuous sufiferings, never experienced in any of the other 
countries at war. 

It is therefore only fair that once for ever the painful intensity 
and the tenacious and conscious efforts which the Italian people is 
supporting and has silently supported up to this date, are made known 
everywbere : the people of Italy has assembled its better and most 
productive energies for the present supreme militai-y effort by which 
Italy wants to affirm to the wbole world ber loyalt}' to the common 
cause and ber right to see hed own ideals entirely fulfilled. 



IL TRIONFO D'ITALIA 

Articolo del Maggior Generale dr. Emuio Guglielmotti, addetto militare 

all'Ambasciata di Washington 

LE ORE 15 d'oggi segnano il trionfo definitivo delle armi italiane 
sulle armi austriache, trionfo che appena dieci giorni or sono 
poteva sembrare ancora lontano, ma nel quale l'Italia e i suoi 
soldati hanno sempre avuto fede incrollabile, anche nei momenti più 
tristi in cui, ora è appena un anno, dovettero cedere alla schiacciante 
superiorità delle forze germaniche, austriache, bulgare e turche ed 
alla preponderanza assoluta delle artiglierie e del munizionamento 
di esse. 

All'offensiva degli Alleati sul fronte francese, l'Italia prendeva 
parte diretta con grandi unità combattenti e parte indiretta coll'invio 
di più che sessantamila lavoratori : alla efficienza degli uni e degli 
altri è stata resa giustizia dai generali francesi, primo il Generalissimo 
Foch, e concorreva anche indirettamente, col trattenere sulla sua fron- 
te le numerose divisioni austriache : probabilmente una sola di queste 
divisioni potè il Kaiser d'Austria mandare sul fronte francese per 
soddisfare le pressanti richieste del Kaiser di Germania. 

All'attuale trionfo che, per quanto riguarda l'Austria, può con- 
siderarsi finale e segna l'unificazione definitiva d'Italia e la libera- 
zione dei popoli oppressi dagli Absburgo, tre cause hanno, a mio pa- 
rere, specialmente contribuito, da un punto di vista puramente militare 
e fatta astrazione del grande merito che ne hanno, come sempre e dap- 
pertutto hanno avuto nelle nostre vittorie, il valore e la resistenza 
delle truppe: la scelta del momento, la giusta direzione degli attacchi, 
la rapidità della attuazione. 

Scelta del momento. — I felici successi alleati sul fronte fran- 
cese, l'uscita della Bulgaria e della Turchia dalla guerra lasciavano 
l'Austria colle sue forze, per quanto preponderanti, di fronte a noi; 
il maltempo e la neve cominciavano a rendere difficili i movimenti e 
i rifornimenti del nemico nella zona montana; lo stesso effetto aveva- 
no, nella pianura verso il mare, le pioggie violente, per l'ingrossamen- 
to delle acque e l'impaludamento verificatisi. Tali condizioni restrin- 
gevano la fronte d'attacco italiano, e se potevano, in genere, favorire 
la difesa, nel caso concreto favorivano maggiormente l'attacco perchè 
le difficoltà accennate impedivano al nemico di spingere con successo 
contrattacchi sui nostri fianchi, permettevano a noi di riunire maggio- 
ri mezzi in spazio più breve. 

Direzione dell'attacco. — Dal primo momento si è delineata 
l'intenzione di dividere in due l'esercito austriaco separando la parte 



400 IL CARROCCIO 



montana dalla pianura e di tagliare possibilmente la ritirata alle trup- 
pe nemiche : donde la spinta rapida e vigorosa su Vittorio Veneto, 
Ponte nelle Alpi, Longarone, che fece prontamente conseguire il primo 
scopo; donde questa stessa spinta, la rapida avanzata in Val Sugana 
su Grigno e Castelnuovo, e lo slancio magnifico e la celerità meravi- 
gliosa specialmente delle truppe leggere marcianti veloci su Sacile, 
su Pordenone fino ad Udine, che hanno dato colore al secondo dise- 
gno per quanto riguarda le truppe nemiche rispettivamente dislocate 
tra Brenta e Piave, suUAltipiano di Asiago e sul basso Tagliamento. 

Rapidità' dell'azione:. — Bastano due date: il 24 ottobre co- 
minciava il bombardamento iniziale; oggi 4 novembre la bandiera ita- 
liana sventola sul Castello di Trento e sulla Torre di San Giusto a 
Trieste, e alle quindici prende vigore un armistizio di cui le clausole 
segnano la resa a discrezione del nemico. 

Contro poco meno che settanta divisioni nemiche hanno combattu- 
to sul suolo italiano 51 divisioni nostre, 3 divisioni britanniche, due 
divisioni francesi, un reggimento di fanteria americana e la legione 
czeco-slovacca. Non sembri scarso il concorso dei nostri bravi Alleati: 
essi, oltre al valore intrinseco delle unità che han combattuto fianco a 
fianco con noi, hanno rinnovato davanti al nemico l'affermazione della 
unità di intenti degli Alleati tutti sul teatro d'Italia come su tutti gli 
altri teatri della guerra. 

La resistenza nemica. — Ad apprezzare il carattere della gran- 
diosa battaglia svoltasi, è necessario tener conto al suo giusto valore 
della resistenza opposta dallo Esercito Austriaco e, la rapidità con 
cui essa è stata dagli Italiani superata, deve dar credito alle armi loro 
ma non svalutare la tenacità del nemico. 

Circa le condizioni morali in genere dell'esercito austriaco è op- 
portuno ricordare che, per testimonianze oiìferte dai numerosi prigio- 
nieri fatti i primi giorni, nulla nello esercito stesso trapelava di quanto 
nel frattempo contribuiva a disgregare la compagine ed il morale della 
Duplice Monarchia. I soldati ignoravano la resa completa della Bul- 
garia e la recente sconfitta della Turchia, ignoravano i successi ma- 
gnifici degli Alleati sul fronte di Francia ed avevano ancora fede nella 
vittoria finale. Come indice del morale avversario è da rammentare 
che ancora nel giorno 18 ottobre il nemico ci attaccava con vigore in 
Vallarsa tentando scacciarci dalle nostre posizioni. 

Il contegno delle truppe austriache di fronte a noi deve conside- 
rarsi in due distinti periodi. 

Nel primo periodo, che va dal 24 ottobre alla fine dello stesso 
mese, il nemico non si rende ancora ragione della imponenza della 
minaccia e resiste vigorosamente dappertutto: resistenza e reazioni 
incontrano le nostre fanterie il 24 fra Piave e Brenta, violenti ritorni 



IL TRIONI^O d'iTALIA 4OI 



offensivi si hanno sull'AsoIone e sul Pertica il 25, con fuoco e contrat- 
tacchi il nemico difende ancora tenacemente il Grappa il 26, reagisce 
violentemente ai nostri tentativi di gettar ponti a Pederobba ed alle 
Grave di Papadopoli fra il 26 ed il 27, contrattacca con vigore a Busco 
sul Piave il 28, sferra contrattacchi vigorosi a Monte Pianar e Monte 
Perlo il 30, reagisce con artiglierie e con fanterie al nostro passaggio 
del Basso Piave lo stesso giorno. Su tutto il tratto dallo Stelvio al ma- 
re reagisce ancora violentemente il 31, ed il 30 aveva ancora gettato 
dappertutto divisioni su divisioni nell'azione senza riuscire ad arre- 
stare lo slancio dei nostri crescente nel crescere del successo. Della 
formidabile resistenza dovunque incontrata fan testimonianza gli stes- 
si bollettini austriaci che in quei giorni esaltano l'ostinata resistenza 
ed i furiosi contrattacchi di lor truppe su tutta la fronte e special- 
mente nella direzione piiì pericolosa per noi : sull'Altipiano di Asiago, 
e fra Brenta e Piave ; fan testimonianza i bollettini francesi ed inglesi 
che, nel riferire la parte presa dai loro contingenti al nostro fianco, 
affermano l'ostinata resistenza nemica. 

Nel secondo periodo si fa sentire dappertutto la nostra minaccia 
d'aggiramento lungo le direttrici Conegliano-Pordenone-Codroipo, 
Conegliano-Vittorio, Ponte nelle Alpi e Val Sugana; il morale delle 
truppe nemiche è ormai profondamente scosso, le notizie sulla situa- 
zione generale non possono più loro essere celate, il pericolo d'essere 
tagliate fuori si fa ad ogni momento più prossimo e più certo, i ser- 
vizi si disgregano, e vitto e munizioni non possono più giungere. E' la 
rotta : da questo momento la resistenza organizzata cessa e si trasforma 
in gruppi di resistenze qua e là dove energia di capi e virtù di truppe 
cercano ancora di fare argine alla nostra irresistibile irruzione. Ma 
i legami tattici sono infranti, ogni funzionamento di comando, di disci- 
plina, di servizio è irrimediabilmente turbato, e diviene quasi generale 
la fuga, frequente ed inevitabile la resa di riparti tagliati fuori. 

Certo le condizioni generali del momento devono avere influito 
sulla grandiosità del successo. Ma anche la scelta del momento in cui 
sferrare un attacco decisivo costituisce una delle grandi responsabilità 
di chi comanda è uno dei suoi grandi meriti quando la scelta è felice. 

Washington, 4 novembre 1918. 



^ELL'ORA DEL TR10^F0 

l'impero del, mondo o la caduta! 

Von Bernhardi 

CADUTO l'Impero della forza! — La razza ribelle al diritto, cre- 
sciuta alla conquista, è vinta ; — umiliata nella polvere pel suo at- 
tentato efferatissimo, nel quale, essa, nella sua compagine etnica 
tutta, nella sua oltracotanza come nella sua scienza, ha sfidato il mondo 
per l'imperio universale. 

I martiri delle forche e delle galere, i morti gloriosi caduti in 
aperta battaglia contro di essa e de' suoi codardi e traditori vassalli, 
pel trionfo del diritto sulla forza, del bene sul male — sono vendicati. 
L'umanità è salva e le vie dell'avvenire, di fraterna intesa, — in base 
al diritto — ora perenne — sono aperte ai popoli, liberati dal giogo 
secolare delle dinastie degli Hohenzollern e Absburgo. 

Liberate dall'intrigo diplomatico del passato, causa di ogni in- 
ganno e seme d'odio fra gli uomini — salvate dalla morsa del Pan- 
germanismo. Il sagrificio delle Nazioni alleate sarà stato immenso, 
come supremo fu il pericolo loro in quattro anni di massacro, ma la 
vittoria è finale. 

II malgenio della forza, l'incubo del militarismo divorante, assor- 
bente le migliori forze umane schierate a difesa del diritto, giace 
vinto per oggi e per sempre ai piedi della giustizia internazionale ; — 
in attesa del verdetto morale ineluttabile dei popoli liberi : odio impla- 
cabile e diffidenza verso la razza caina ovunque posi il piede un ger- 
mano — per generazioni di là da venire. 

* * * 

E nell'ora del principio delle nazionalità, trionfante sulle rovine 
delle autocrazie e teocrazie medioevali gloria alle Nazioni alleate! 

Gloria alla Nazione madre pel cui genio atavistico in guerra, 
venne chiusa la storia delle invasioni barbariche in Europa nella di- 
sfatta militare dell'Impero secolare d'Absburgo. Gloria all'Italia, che 
nelle vittorie epiche del Piave determinava in pari tempo — manifesta- 
inente — la fine della guerra stessa col crollo inesorabile della Germania. 

* * * 

Durante un secolo, dal Congresso di Vienna in poi, ove nel sog- 
ghigno austriaco di Mettemich l'Italia era stata ridotta dai re ad 
espressioìi ire fica anzi, nel verso sprezzante di Lamartine a terra 

dì morti, il popolo d'Italia, spogliato d'ogni bene e fra tutti, in turno; 
diviso, den-' ' nnlizzato, soffrendo per tanta jattura nelle più profonde 
latebre del' in alta psiche, del suo essere nazionale memore di ca- 



nell'ora del trionfo 403 



tastrofi antiche ma altresì di grandezze sovrane — ha cospirato fiera- 
mente, ha combattuto senza tregua e ha vinto splendidamente ! 

Il popolo d'Italia ha oggi vinto ed incatenato l'avverso destino; 
vinto nel sagrilìcio di sé stesso, in una cospirazione nazionale di vo- 
lontà e di eroismo, — col suo solo ferro, nel suo sangue più giovane 
e turgido. Vinto l'avverso fato secolare nella prova massima della fede 
e del fuoco — invocata dai suoi poeti, attesa dai suoi precursori e 
martiri, e voluta dalla stirpe che non muore, in un impeto supremo di 
volontà eroica; — superata in aspre battaglie, fra le maggiori e le più 
fattive di questa guerra di popoli. 

Gloria all'Italia nel fulgore della Vittoria ! 

All'orizzonte nuovo della giovane nazione integrata, si profila 
oggi, raggiante per sua sola virtù, l'avvenire. Vedete : la razza esube- 
rante e concorde nell'azione, 36 milioni che saranno 100 prima della 
fine del secolo; i suoi ferrei battaglioni accampati nella vittoria sul 
Brennero riconquistato, alla Vetta d'Italia. La sua marina da guerra 
signora dell'Adriatico, rivendicato a Roma cesarea ed augusta, a Ve- 
nezia repubblicana e dogale, alla storia dei secoli, alla geografia al 

lungo martirio degli irredenti ! Forza di mare che nel corso d'aspri 
eventi cercò audace e distrusse la potente flotta nemica nei suoi porti 
usurpati e chiusi della costa d'Istria e di Dalmazia, con metodi nuovi 
di guerra e di scienza, con arditezze insuperate ! La marina d'Italia a 
cui sola da oggi in poi compete il riconquistato dominio del suo mare 

— stille due sponde adriatiche — a difesa imprescindibile della peni- 
sola e della nazione, risorta così, superbamente marinara — in qua- 
lunque mare — oggi — e per l'avvenire economico. 

'!• 'ì» -t" 

Ora, poco importa se qui rari nantes solamente conoscono del- 
l'Italia la storia millenaria, o la sua geografia per cui è in immediata 
relazione coi continenti d'Europa, d'Asia e d'Africa — mentre è vicina 
alle Colonne d'Ercole donde Colombo salpò alla scoperta delle Ame- 
riche; — poco importa se non furono o non sono ricordati qui, dolori, 
spogliazioni e tirannie di cui fu vittima costante la penisola del sole ; 

— se pochi intellettuali solamente pensano dell'Italia nel suo merito 
incomparabile d'aver dato due civiltà al mondo incuneate nel diritto 
delle genti, nella scienza e nell'arte: la Romana augustea, che trasse 
gli uomini e le migrazioni asiatiche dalle selve alla sua luce illumina- 
trice nell'antico mondo; ed il Rinascimento, pur nell'annientamento 
delle invasioni e delle discordie fatali d'Italia. — splendore di fede, di 
arte, di scienze e di sintesi eccelse che non tramonteranno mai ; — 
l'anima della stirpe, trasmutata a meraviglie ideali. 

Che importa il silenzio della stampa internazionale sull'opera 
eroica dell'Italia in questi quattro anni di guerra quando la vittoria 
delle armi sue è per gli italiani indice maturato di potenza nazionale; 



404 II, CARROCCIO 



— fatale ai nemici di ieri, e, domani, forza costruttiva di civiltà di 
primo ordine nelle sue relazioni economiche col mondo liberato? — Se 
in Europa, questo affermarsi irresistibile della potenzialità della Terza 
Italia auspicata da Dante ed evocata dalla profetica voce di Giuseppe 
Mazzini quasi un secolo fa, sia sempre oggetto di sorpresa; anzi qua 
e là, causa di malcelate quanto ingiuste ed impotenti gelosie? Che im- 
porta se la formidabile vittoria del Piave che distrusse un Impero 
secolare di 55 milioni e fu araldo di vittoria finale per l'alleanza, non 
ebbe, oltre i confini d'Italia, quella eco potente, quale eventi di simile 
trascendenza avrebbero dovuto comandare? 

* * * 

Ciò, italiani, può considerarsi anzi, a somma ventura, inquantochè 
la continuata freddezza internazionale verso l'Italia e le sue gesta — 

(mentre Caporetto il tradimento, ebbe eco enorme nella stampa 

e nella parola amara altresì, di uomini illustri) servirà alla nazione 
giovane insediata per opera sua nel suo diritto naturale e nazionale, 
di monito efficace onde intendere il futuro sulla base di condizioni di 
fatto e non di generali teorie; — senza illusioni. 

* * * 

E per l'Italia, fra le equazioni del futuro, intanto, sta quella di 
non disarmare; di tenere le polveri asciutte finché il Congresso delle 
Nazioni, resa possibile la pace delle democrazie, la sola pace feconda, 
questa dia frutti continuati, a beneficio comune. 

Anche perchè il bolscevismo russo dei Soviet, non sia già un 
fatto isolato di rivoluzione politica transiente, ma rappresenti invece 
il pericoloso mito sociale della razza slava, giunto in questa conflagra- 
zione umana alla ribalta della storia d'Europa in seguito e quale ulti- 
ma trasfigurazione del "nichilismo" di Vera Sassoulitch e dell'^'anar- 
chismo" di Bakounin. Miraggio adescatore delle masse, nella sua im- 
placabilità politica e sociale, che tende, fino da Brest-Li towsk, alla di- 
sgregazione della razza teutona che in tale unione colla slava, costi- 
tuirebbe un pericolo di gran lunga più fatale all'Europa ed anche agli 
Stati Uniti che non il pangermanismo — ; per la razza latina, quanto 
per l'anglo-sassone, vere e fedeli alleate queste e scudo futuro della 
redenta Civiltà. 

U Italia non deve disarmare; né disarmeranno certamente l'In- 
ghilterra, la Francia e gli Stati Uniti, la pace duratura più che 

nei Congressi e nelle decisioni d'assetto della guerra, rimanendo in- 
dubbiamente, per una generazione almeno, sul taglio della spada. 

ALESSANDRO OLDRINI 

della Reale Società Geografica d'Italia 
e dell'Academy of Politicai and Social Science of America 



LA VITTORIA 

ABBIAMO la vittoria in pugno. Dopo quattro anni di patimenti 
inenarrabili, di pericoli terribili, di sacrifici inauditi, di sforzi 
immani, su centinaia e centinaia di migliaia di caduti in guerra, 
dai campi d'Italia ai campi di Francia, dalla Macedonia all'Asia Mi- 
nore, noi possiamo levare il grido: "Abbiamo la vittoria in pugno!" 

Necessita tagliar corto. Forzare l'ultima offensiva pacifista e giun- 
gere alla resa a discrezione. Fuori di metafora, bisogna fare alla Ger- 
mania le più pure condizioni, condizioni che passino sopra all'armi- 
stizio e disarmandola le tolgano via l'ultima illusione e l'ultima carta 
del suo giuoco, i territorii invasi. Bisogna chiedere alla Germania e 
agli alleati che le restano ancora, il disarmo. Poi l'armistizio viene da 
sé. Cioè, la resa a discrezione. A imporre tali condizioni penserà il 
presidente Wilson il quale è certamente un uomo che asconde un ame- 
ricano, cioè, un grande idealista che asconde un grande pratico. E più 
esattamente, a imporre tali condizioni penseranno gli alleati di Europa, 
ciascuno per suo conto, ciascuno per il suo più particolare nemico. 

Noi per l'Austria. Noi abbiamo con ogni sacrifizio e con ogni 
virtù combattuta la nostra guerra. Eravamo deliberati a vincere anche 
prima di cominciare. Con l'aiuto di Dio e dei nostri alleati e dei nostri 
soldati abbiamo vinto. E' la prima grande vittoria finale della terza 
Italia, e sapremo sfruttarla. Tutti i fini e tutti i confini per cui im- 
pugnammo le armi, saranno raggiunti. E per giungere a ciò l'Austria 
deve rendersi per terra e per mare. Deve cioè, rendere, navi, porti, 
reggimenti e cannoni. Questo sarà il buon armistizio per la buona pace. 




•y^ p 'U^Tétk ! 



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7lm^ 



How America secs Italy's Triumph 

Secretary Lansing io ^aron Sonnino, 

Italian JUiinister fot Foreign Affaìrs 

Washington, Novembre 4, 1918 
At the moment of the complete victory of the ItaUan arms I take 
this means of conveying to you my most sincere congratulations. The 
Government of the United States admires the valor of the Italian 
armies and unites with the Italian nation in this hour of rejoicing and 
of triumph. 

LANSING 

Qlorious Italy 

Italy has done what she set out to do. She will do more, if needed. 
But in this great hour of triumph she is entitled to the congratulation 
and gratitude due to the first of the Allies that has achieved the full 
victory which she tried to win. 

Italy has been cruelly misrepresented and misunderstood. Parti- 
cularly in this country efforts have been persistent to represent her as 
a predatory power which had gone into the war for conquest rather 
than froni principle. Italy sought conquests only in the sanie sense 
that the United States could have been accused of that motive when 
it declared war on Spain. Italy had a stronger incentive than fired 
the United States in 1898, for the people whose release from oppres- 
sion she sought to win were her own people. // Italy had yielded to 
the base Iure of conquest, she zvould have gone into the zvar on the 
German side. Every forni of pressure that unscrupulous German 
brains could devise was exerted upon her. She was the formai ally 
of Germany and Austria in 1914 and they had fully counted on her 
aid or, at least, on a friendly neutrality. She was offered a great part 
of the French colonial empire in Africa, as well as a large slice of 
southeastern France, if she would join Germany. Had Italy been 
moved by the predatory spirit, she would have acccpted the German 
bribe, and the dozvnfall of France in the first months of the zvar zvould 
have been incvitable. In the sense that she refused to yield to the 
temptations of unrighteous ambition, Italy may be said to have saved 
Europe. 

But Italy did more than nierely to refuse to join Germany. She 
was later offered a part of the Trentino and Trieste districts, whose 
redemption she sought, if only she would remain neutral. This offer 
was accompanied by threats of the direst consequences to herself if 



NOW AME RICA SEES ITAI^y's TRIUMPH 407 

she went into the war against Germany. And they were no idle threats. 
Belgium's fate was then before her eyes. Ali Italians knew the unre- 
strained savagery with which the Germans and Austrians were carry- 
ing on the war. Moreover, Italy at that time was prospering as never 
before in her history, having become the niain highway through which 
trade between Germany and the Americas was pouring. 

When we remember the prevailing thought in America during 
those three years and the manner in which German propaganda worked 
bere, first to win us to Germany 's side and, afterward, to keep us 
neutral, and when we realize that the efforts of the Germans bere 
wlere puny when compared with what they were doing in Italy, we 
can gain some slight appreciation of the strain to which Italian thought 
was subjected. 

It is only justice to say that no nation in the war made her great 
decision front such high motives of chivalry and devotion to liberty 
as did Italy. France and Belgium were invaded ; they had no choice. 
Great Britain, while the valiant championship of small nations stands 
to her credit, had as a more compelling motive a direct menace to her 
own security and the contemptuous violation by Germany of a treaty. 
The United States submitted to affront after affront, patching tip even 
the Lusitania outrage for nearly two years, and finally, recognized 
that this was really a war for the preservation of democracy only when 
Germany had openly and cynically thrown off ali restraint in the use 
of submarines against our shipping. 

Italy alone had no direct grievance. She had not been invaded or 
even menaced, except in the general sense that ali the world was me- 
naced. Her commerce had not been attacked, but was growing and 
thriving as never before. Every inducement of safet}' and comfort 
and business prosperity, such as so many thousands of Americans 
"were not ashamed to look upon as sufficient guides, called to Italy to 
keep out of the war. Yet Italy declared war and took up its burdens 
and its sacrifices. Was not this the highest chivalry, the most coura- 
geoiis and unselfish adherence to pure principle? And Italy has suf- 
fered. She has known starvation. Her people bave been forced to live 
on the smallest possible food allowances. There was a time when the 
regular breakfast ration of the Italian soldier consisted of nothing 
but seven chestnuts per man. There was a time when in the swamps 
along the Adriatic every man was suffering from fever and an officer 
was reported "officially well" so long as bis temperature was not above 
103. There were times in the mountain fastnesses when men waited 
day upon day beside their guns under Constant Austrian fire with not 
a shell of their own to fire in return. Italy has known the agony of 
defeat and invasion and the consequent devastation of Italian homes. 
And she has shown heroism and sieadfastness in the face of defeat 



408 IL CARROCCIO 



such OS no othcr nation has surpassed. The first battle of the Marne, 
the turning of the tide of German invasion this year at Chateau 
Thierry, were not greater miUtary miracles than vvas the ItaHan stand 
on the Piave a year ago. To ali appearances the Italian army had suf- 
fered as dire a disaster as has now been inflicted on the Austrian 
army. Austria has surrendered. Italy rallied, unaided, for the Teu- 
tonic advance had been stopped before British and French help arrived. 
The war has given no finer example of pure grit than was that Italian 
stand on the Piave in 191 7. 

But perhaps the hardest thing that Italy has suffered has been 
the persistent misunderstanding and lack of appreciation by her 
friends, particularly in the United States. The glaring example of it 
was the failure of this country to declare war on Austria-Hungary until 
ten months after it had declared war on Germany. That gave sanction 
to the assertions of German propagandists that the United States 
was not beliind Italy. It was a cruel and unnecessary contribution to 
the assaults on Italian morale. It was an important factor in bringing 
abolii the disaster of Caporetto. The United States always will bave 
to look back with regret and apology on the fact that it delayed so 
long to give to Italy its moral support. We bave never given her any 
important physical support, except in the form of supplies and loans 
of money. 

This, however, is the hour of victory and not the moment for re- 
proaches. Italy has won her part of the war and she has won it com- 
pletely and gloriously. She stands today the triumphant champion of 
liberty, not alone for herself and her own people, but for the oppressed 
people of Austria-Hungary, for we must not forget that Italy pro- 
claimed independence for the Czecho-Slovaks and Jugo-Slavs before 
President Wilson pronounced for their autonomy in his fourteen 
articles and long before the had extended this declaration to a demand 
for their independence by his note of October iQth. We cheer for 
Italy today. It is well, even at the cost of some criticai self-exami- 
nation, that we should understand how richly she deserves our admi- 
ration. She has completed the work which Garibaldi began. It was 
in the spirit of Garibaldi's noble idealism that she both undertook it 
and has carried it through. 

BUFFALO EXPRESS, Nov. 6 

(avviva ritalia! 

Italy's seal of victory, is indelible and of the mightiest conse- 
quence. 

The superb campaign led by Diaz has left Germany, chief con- 
spirator in the foulest intrigue ever directed against humanity. without 
a national pai with whom to plot. To Italy is the honor of having 



NOW AMERICA SEES ITAI^y's TRIUMPH 4O9 

consummated what is, thus far, the supreme débàcle of the zvar; a 
downfall from which obsolete Austria-Hungary can never rise again. 

Something of "the high Roman fashion" may be nobly discerned 
in the undefiled ItaHan recovery — not the way of the mock imperiai 
mummers from the ruins whose barbarie Teutonized jerry-built 
empire, miscalled "Holy", the upstart Hapsburgs patched up the stili 
more rickety structure, now rubbish at their feet, but that of the Rome 
of the Twelve Tables, of Cato and the Gracchi, of the serene and free- 
souled Marcus AureHus. Not even the dizziest triumphs of law-giving 
Caesar were more decisive than this wonderful accomplishment on the 
Piave, the Taghamento and in the Trentino. No operation of the war 
has had such utter fìnality. 

To ber inestimable inheritance, Italy has been supremely true. 
Even in the blackest days of Caporetto it was impossible to conceive 
that she who had found the New World should lack the ardor and 
energy to help redeem the Old. Renaissance means Italy in the annals 
of true culture. Renaissance — rebirth, a superb quickening, a heroic 
fulfillment — now symbolizes Italy in the chronicle of arms. 

In ali the pages of history there is nothing quite like the magnitude 
of titanio recovery which the last year of the universal conflict has 
revealed on the Venetian plains. 

Huns, far more formidable than Attila's hordes who fell at Chà- 
lons, vainly boasted that their treacherous propaganda had undermined 
the morale of that inextinguishable land who gave the spirit of her 
laws to ali Continental Europe — even to her foes who betrayed it. 

Cadorna was discredited. Venice, brittle to the touch of ruthless 
hands as the delicate, exquisite glass she has made for centuries, was 
on the verge of defilement. Yet the flame of Mazzini, most intellectual 
of liberators, and of Garibaldi, deliverer of sturdiest physical blows 
for freedom, burned into the hearts of the unyielding Italian armies, 
steadfast at last on the Piave, and seared them with renewed reso- 
lution. Austria's final effort in June was heroically humbled. 

Then came the months of preparation, while ali the forces of 
fervor and of enterprise were forged into a shining and unconquerable 
sword of liberty. 

Precedent is meek before the consequence. Pive hundred thousand 
prisoners, the redemption of Venetia, the recovery of Trent and Trieste 
the two chief cities of the soil once pathetically called "Irredenta", 
and finally the armistice coup de grace whereby Austria is literally 
hurtled out of the war — these are the accomplishments of our tri- 
umphant ally, heir of the immortai spirit of stili civilizing Rome. 

EVENIXG LEDGER, Philadelphia 



410 Ih CARROCCIO 



Italy's reall^ hegan the great allied drive 

It was the Italian Army on the northern front of Italy that really 
began the great Allied counter drive last summer which turned the 
tide of the war against the Central Powers. 

If the Italian Army had net held the A.ustrians in June and hurled 
them back across the Piave, Foch might bave been forced to adopt 
very different tactics in July and the second Battle of the Marne might 
bave turned out quite differently. 

I believe that Ttaly could bave followed up ber victory in June 
by immediately driving the Austrians out of ber territory, but it was 
not wise to do so. That would bave meant the ravishing of Venetia 
by the retreating foe and the destruction of ber rich cities. It proved 
wiser to hold the enemy at the Piave, where they could do no harm, 
while the Allies on the western front followed up the advantage gained 
in Italy with the big counter drive started at the Marne. 

Italy's aims in the war are ideal. She is not seeking territorial 
aggrandizement. She is fìghting only to recover ber own, to free those 
of ber cbildren w4io for years bave suffered unjustly under the 
Austrian yoke. The Trentino is ali Italian in language, race, custom 
and in bistory. Trieste is an Italian city, 95 per cent, of its population 
being Italian. Istria is the sanie. The island? off the Dalmatian coast 
belong rightly to Italy. They are absolutely necessary to ber to prevent 
Austria from ever again overrunning the Adriatic. 

Italy's invaluable contributions to the war bave won for ber the 
unquestioned right to her own. 



Major FIORELLO LA GUARDL\ 
Congressman 



^road and masterly pian 



The pian of Gen. Diaz was broad and masterly and its execution 
was courageous. By threatening the Austrian mountain groups he 
attacked the enemy's reserves from the Feltre region, and then struck 
a heavy blow at the point of union between the hostile forces in the 
mountains and on the plains. In crossing the swollen Piave, deploying 
beyond and then victoriously attacking. the Italians performed a feat 
of arms to which we must render full justice and pay unstinted praise. 
In a fair field the Italian Armies proved their superiority, and in 
brillant pursuit they gathered an almost unequalled harvest of victory. 

New York World, Nov. 6, 1918. 

Col. REPINGTON 



NOW AMERICA SEES ITALY's TRIUMPH 4II 



Italians have done well 

I do think that America has not given credit to Italy for what 
she has accomplished in the war, and the democratic conditions that 
are existing throughout that country. The ItaUans have done well 
in this war. 

JOHN SPARGO 

President of the Social Democratic 

League, of the special mission of 

his organisation to England, 

France and Italy 

Ital^ redeemed 

It will he forever a source of pride to the ItaHan race that "Italy 
Unredeemed" was rescued by force of arms. The territory of which 
Italy had been so often cheated by the chicanery of kings was either 
occupied or ready for almost immediate occupation when the armistice 
carne 

The World salutes Italy Redeemed — and Italy. She saved civili- 
zation by refusing to attack France in 1914. She may have saved it 
against by entering the war at one of its darkest hours. To world 
freedom her aid has been essential. Her own triumph seems complete. 

NEW YORK WORLD, Nov. 5, 1918 



/ 



Itah), ''a geographical expression 

The doom of Belshazzar has become that of the Hapsburgs It 

is gratifying the puissance of the Italians, who, having splendidly 
recovered from their momentary lapse of a year ago, have been punish- 
ing their old oppressors on an epic scale. "Italy", qiioth the typical 
Tedesco of the last century, "is only a geographical expression". We 
commend to the shade — and to the successors — of Metternich 
consideration of the extent to which Italy is henceforth to be a "geo- 
graphical expression" at the head and on the eastern shore of the 
Adriatic and in the Trentino. 

THE NORTH AMERICAN REVIEW'S WAR WEEKLY 

November, 9 

Cause and effect 

The Italian victory may also be misunderstood if read exclusively 
in the light of the politicai situation. If the politicai breakup of the 
Austro-Hungarian Empire is the cause, it is also the effect of what 
is going on in the field. There was no practical dissolution of the 



412 IL CARROCCIO 



Austro-Hungarian army during the first week of the fighting. The 
two halves of that force, though now completely separateci, were 
stili intact 

HILAIRE BELLOC, 
the Britain's must distinquished milifary critic 



^he King of Ital^ 



Amid the excitement and joy of celebrating peace with victory 
congratulations have been passing between the heads and leading 
figures of nations which have been co-belHgerents and brothers in arms. 
President Wilson has sent to the King of Italy congratulations on his 
birthday, which was coincident with the dose of the great war in 
which Victor Emmanuel and his country have borne such a splendid 
part. The constitution of the Italian kingdom is broadly democratic 
and representative, and the present King, like George of England, 
rules but does not govern. Personally he has measured up to the best 
traditions of kingship, and has borne a full share in the perils and also 
privations of his soldiers. His throne is secure because he has shown 
that he recognizes his responsibilities and has proved himself very 
much of a man. 

THE N. Y. HERALD, Nov. 13. 

Complete Victor^ 

We say victory of Italy, because allied support has been moral 
more than material. King Victor Emmanuel, who shares the danger 
with his forces, has in the field more than sixty divisions, aided by two 
divisions of British, one division of French and one regiment of A- 
merican soldiers. 

Italy has plenty of men, but wanted the outward and visible sign 
that she had allies, and their flags inspired the Romans. With the 
proof that the unity of the allied front is a fact and not theory deve- 
loped the offensive which culminated in the great victory that has been 
descrihcd as the most beautiful battle of the war. 

THE EVENING TELEGRAM, New York, Nov. 4 



Abbiamo ancor da riprodurre un vistoso numero di articoli e di 
estratti — un florilegio magnifico di omaggio all'Italia trionfante. Lo 
faremo nel fascicolo prossimo — il Carroccio della Vittoria. 

Intanto interessiamo i nostri amici delle diverse città americane 
di farci tenere quegli articoli di giornali e riviste che potranno arric- 
chire la interessante documentazione che andiamo facendo. 



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GLI AMERICANI IN ITALIA 





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l.a visita fk-lla Missione <leI!'American Federation nf Lalior 
alle Officine FIAT, Torino 



LE TERRE ITALIAAE REDEMTE 

L'Armistizio e il Trattato di Londra 

L'lTAi,iA, concedendo al nemico l'armistizio chiesto in piena disfat- 
ta, nell'imporre le condizioni della sua salvaguardia da qualsiasi 
nuovo assalto avversario, avrebbe potuto chiedere dippiù, poiché 
la vittoria strepitosa e la possibilità di invadere il territorio austriaco 
e, stavolta, davvero giungere a Vienna, la metteva in condizione di 
far pesare sulla bilancia, inesorabilmeu. ^ la sua spada. 

Non chiese, invece, che il minimum u "'e condizioni comprese nel 
memorandum che l'Ambasciatore italiano a j^ -idra, marchese Impe- 
riali, presentò il 25 aprile 191 5 al segretario degli esteri britannico, 
sir Edward Grey, all'ambasciatore francese Cambon, all'ambasciatore 
russo conte Benckendorff — il memorandum conosciuto come Tratta- 
to di Londra, reso pubblico a Pietrogrado dalla Izvestia bolscevica, a 
Londra dalla Nezv Europe. In Italia, successivamente, veniva letto alla 
Camera dall'on. Bevione il 13 febbraio 1918. 

Entrato il Trattato di Londra nel Patto d'Armistizio, l'Italia si 
appresta a sedersi al tavolo della pace a parità di condizioni con gli 
altri Alleati. 

L'italianità delle terre occupate è fuori discussione, sì che l'occu- 
pazione ammessa dall'armistizio va considerata stabile, definitiva. 

Le terre redente tornano all'Italia non come frutto della guerra, 
ma come ragione affermata ed equilibrio di diritti ristabilito in Adria- 
tico avanti la guerra. Frutto della guerra, sì, nei riguardi dell'Austria- 
Ungheria, che deteneva in servaggio, con la violenza iniqua, le terre 
italiane; non nei riguardi degli Alleati, che dovranno — sul tavolo 
della pace — valutarsi vicendevolmente i sacrifici sostenuti nella guer- 
ra, il contributo reciprocamente apportato alla causa comune, e siste- 
mare — con la garenzia massima del principio di nazionalità per tutti 
i popoli grandi e piccoli, cui l'Italia tiene come a cosa sacra — la loro 
definitiva posizione morale, politica ed economica sulla terra e fra le 
genti del cui futuro gli Alleati hanno adesso, a vittoria raggiunta, 
facoltà di disporre. 

Il Patto di Londra è il minimum cui l'Italia aspirava prima della 
guerra; è stato il minimum che ha voluto chiedere prima che le sue 
milizie concedessero l'armistizio; non è il minimum che deve venirle 
dal trattato di pace a concludersi. 

Non è male dichiararlo giacché deve andare in vigore la diplo- 
mazia a luce di sole ! 

Giacché deve andare in vigore questa specie di diplomazia, secon- 
do il concetto wilsoniano, devono andare in vigore anche gli altri 



414 



U< CARROCCIO 



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le; terre; itauane; redente 415 

concetti della limitazione dei confini delle terre italiane oltre Adriatico 
secondo i chiari limiti delle nazionalità e le libere auto-decisioni. 

Abbiamo già la "libera città di Fiume e il suo territorio" — di cui 
non è menzione nel Trattato di Londra — che s'è subito orizzontato 
— "e come diversamente? — verso la stella della sua itilianità antica. 

Fiume che dal compromesso fra Austria e Ungheria del 1867 e 
dalle decisioni delle "deputazioni regnicolari" dell'Ungheria, della 
Croazia e di Fiume, fu considerata come corpo separato provvj scria- 
MENTE annesso all'Ungheria — corpus separatum sacrar Regni 
roronae. 

Non comprendere Fiume nel Memorandum di Londra — fu deplo- 
rato con amare parole a suo tempo — fu una profonda lesione del }jrin- 
cipio di nazionalità. Certo, non fu il governo di Roma che escluse l'an- 
tica città italiana dalle rivendicazioni italiane. Ma — abbiamo detto — 
il Trattato di Londra era il minimum italiano prima di combattere ; 
non può essere il minimum dopo la vittoria dell'Italia che ha concesso 
agli Alleati di potere dettare alla Germania, da Versailles, un patto 
di armistizio che non avrebbe avuto i termini dell' 11 novembre e non 
avrebbe precipitato la rovina del colosso unno, se dal 24 ottobre al 4 
novembre l'impero alleato della Germania non avesse avuto il suo 
formidabile esercito polverizzato dall'impeto rovesciante delle trup- 
pe di Diaz. 

\ * * * 

I confini, oggi, della Patria nostra muovono dalla vetta dell'Om- 
braglio, verso nord allo Stelvio, quindi lungo lo spartiacque delle Re- 
tiche fino alle sorgenti dell'Adige e dell'Isarco, poi attraversano i 
passi di Resia e del Brennero e seguono le cime delle Alpi Venoste 
ed Aurine. La frontiera indi piega dalla Vetta d'Italia lungo le cime 
delle Alpi Pusterlesi, attraverso il passo di Dobbiaco (Toblach), per 
raggiungere al Monte Paterno l'attuale frontiera veneta della Camiola 
(Alpi Gamiche) . 

La frontiera viene così a seguire lo spartiacque fra il bacino del 
Danubio e quello dell'Adriatico. L'Italia finisce di stare nei fossati 
e i tedeschi finiscono di stare sulle mura — secondo la frase di Cesare 
Correnti. Là le porte d'Italia son state chiuse. 

Dal confine delle Gamiche, la nuova linea prende verso i monti 
di Tarvis e di qui segue lo spartiacque delle Alpi Giulie oltre le creste 
del Colle di Predil, del monte Mangart, del Tricorno (Terglou). e il 
versante di Podberdò, Podlaniscam (Circhina) e Idria. Di qui la linea 
volge in direzione di sud-est verso il monte Nevoso (Schneeberg) ed 
esclude dal territorio italiano il bacino della Sava ed i suoi affluenti. 
DalNevoso la frontiera scende verso il mare, includendo Castua. Mat- 
tuglia e Volosca "come territori italiani". 



4i6 



IL CARROCCIO 



11 patto d'armistizio a queste ultime parole del Trattato di Londra 
sostituisce queste altre : "in the evacuated territory". Ma nel trattato 
di pace non ci sarà la differenza. 

Seguiamo adesso la linea, dalle isole del Quarnero (tengansi pre- 
senti le cartine che pubblichiamo). 

Il Trattato di Londra attribuisce all'Italia solamente le isole Cher- 
so e Lussino, divise da un canale artificiale. Pago ed altre, lasciando 
fuori Veglia, San Gregorio, Pervichio, Arbe e Kalì. 



link SmMI Otoctlki railau 



BalMHn!. (He.-SC'Hir 




4n>t-A> 



Il patto d'armistizio non ne parla ; ma abbiamo notizia ufficiale 
dell'occupazione italiana delle isole riconosciute nostre a Londra. 

La linea della Dalmazia che torna all'Italia comincia a Carlopago ; 
comprende a nord Lissarika e Trebinje, e scende a sud per compren- 
dere tutto il territorio fino ad una linea partente dal mare vicino a 
Capo Planca (fra Traìi e Sebenico), e seguire lo spartiacque verso 
est in modo che diventano italiane tutte le valli i cui fiumi sboccano 
in mare presso a Sebenico cioè la Cicola, la Cherca e la Butisnica coi 



le; terre italiane redente 



417 




4i8 



IL CARROCCIO 



loro aflluenti. yMl'Italia rimangono le isole a nord ed ovest della costa 
dalmatica, incominciando da Premuda (o gloria di Luigi Rizzo!) Sel- 
ve. IJlbo, Scherda, Maon, Pago e Puntadura a nord, e arrivando a 



'^M 




In nero : l'Italia e i suoi confini naturali. 

A quadri : le terre finora redente e occupate dagl'Italiani. 

Meleda a sud, con l'aggiunta delle isole di Sant'Andrea, Busi, Lissa 
(fosti vendicata!), Lesina, Tercola, Curzola, Cazza e Lagosta, e tutti 
gl'isolotti e scogli circostanti, Pelagosa compresa, però senza la Grande 
e la Piccola Zirona, Bua, Solta e Brazzà. 



vrnicf: 419 

Nostra è dunque Zara, "la meraviglia e l'onore dell'italianità" ; 
nostra è Sebenico, patria di Tommaseo. 

Rimane neutralizzata la costa da Capo Fianca dal nord alla punta 
meridionale della Penisola di Sabbioncello nel sud, questa penisola es- 
sendo inclusa nella zona neutrale. S'include poi nella zona neutrale 
l'intero golfo di Cattaro con i porti di Antivari, Dulcigno, San Gio- 
vanni di Medua, Durazzo. Questo porto rimane assegnato allo indi- 
pendente Stato di Albania. Vallona rimane in possesso dell'Italia pro- 
tettrice dell'Albania. 

A calmare i furori degli jugoslavi e degli jugoslavotìli d'America 
e d'Italia e d'altrove in combutta, vogliamo ricordare che il Trattato 
di Londra, sommata la lunghezza della costa da Cantrida a Val Mad- 
dalena e da Capo Fianca a Durazzo concede agli Slavi quasi 700 chi- 
lometri di costa. E non è calcolato — ossei-va il Tamaro — lo svolgi- 
mento delle insenature e dei golfi che darebbe ben più di 1000 chilo- 
metri, quando si pensi che le neutralizzazioni non possono essere se 
non provvisori, palliativi temporanei. 

In ogni modo, la guerra è stata combattuta ed è stata vinta. Con 
la vittoria delle armi coincide il coronamento delle aspirazioni nazio- 
nali. Ciò vale. "Patria ai Veneti tutto l'Adriatico !" 



VEMCE 

VENicE, thou siren of sca-cities, zvrought 
By mirage, biiilt on water, stair o'er stair, 
Of sunbeams and clonds-shadotvs, phantom-fair, 
With naugJit of earth to mar ihy sea-born thought! 
Thou floating film upon the wondcr-fraught 
Ocean of dreams! Thou hast no dream so rare 
As are thy sons and daughters, thcy zvho wear 
Foam-flakes of charm from thine enchantment caught! 

O dark brozun eyes! O tanglcs of dark hair! 
O heaven-bleu eyes, blond trcsses zvhere the breese 
Plays over sun-btirncd checks in sca-blozvn air! 
Firm limbs of molded bronzei Frank, debonair 
Smiles of deep-bosomcd zuomen! Loves that seisc 
Man's soul and zvaft hcr on storm-mclodies! 

JOHN ADDINGTON SYMONDS 



FIUME IS ITALIA^ 

A "Prce AVunicipality" which detcrmines her dcstiny 

AN explanation has been made concerning the occupation of Fiu- 
me, which was not intended in the Treaty of London. 
On Oct. 30 the Italian National Council, assembled in Fiume, 
passed a resolution declaring that city united to "Mother Italy", and 
asked the sanction of the peace congress. 

The sanie day Fiume was abandoned by the Austrian authorities 
to the Croatian troops and the town was hedecked with the Italian 
colors. 

* * * 

Fiume, situated at the eastern base of the Istrian pèninsula, 
belongs geographically to Istria to which it belonged politically 
until 1776. 

The eastern frontier of Istria, of which some place at the Arsa, the 
originai frontier of the tenth Augustean Region, is really formed by 
the watershed of the Julian Alps which descend to the sea at the 
Canale della Montagna^ opposite the headland of St. Mark, near the 
island of Veglia. 

The boundary line formed by the Arsa had a purely administra- 
tive value in the time of Augustus ; had it been the military frontier 
the Romans would not bave built further east, for the defence of 
Italy, the two great Valli of the Julian Alps. The majestic ruins of 
one of these works can stili be seen, following for some distance the 
course of the Fiumara, a stream which forms the politicai boundary 
line between Fiume and Croatia. 

But, as stated above, the real geographical frontier lies further 
to the southeast, on the crest of the Julian Alps, and includes, besides 
Fiume, the sea town of Buccari and Fortore. 

't* "P T^ 

Until February 1914, the origin of Fiume was unknown. An 
arch between two houses in the old part of the town, traditionally 
known as the "Roman arch", and the junction on its present location 
of many Roman roads, as shown by the Itinerari and the geography 
of Claudius Ptolomy, afforded grounds for supposing it to be of La- 
tin origin. 

The majority now incline to identify Fiume with Tarsatica, rebuilt 
after its destruction, clear traces of which were found in the Roman 
foundations on which the mediaeval city was built. 

The ancient Roman Oppidnm, for such Tarsatica had been, 



FIUME IS ITALIAN 42I 



reappears in the middle ages under the name of San Vito al Fiume, 
known later on as Fiume, a name which the Slavs translated by the 
word Ricka, a Croatian word for watercourse. San Vito is stili the 
patron saint of the town to whom the principal church is dedicated. 

AH known documents relating to the city of Fiume bear witness 
to its uninterruptedly Italian character, which victoriously survived 
tlie Slav invasion in the VII century which, for a time, seemed to 
ha ve submerged every thing. 

In 1776 Maria Theresa made over Fiume to Hungary and — as 
result of the protests of the inhabitants — a royal decree of Aprii 
23rd, 1779, proclaimed it to be a separate body annexed to the crown 
of the kingdom of Hungary. 

In 1848 it was taken from Hungary by the Croatians of the Bano 
Jelacic, who held on to it for nineteen years without succeeding, spite 
of tenacious endeavours, in undermining its Italian character, and in 
1867, on the dualistic settlements between Austria and Hungary, it 
was restored to this latter. 

Until Oct. 30, last. Fiume was govemed on the basis of a "pro- 
visionai arrangement". 

In 1863 the so-called "deputations of the kingdom of Hungary, 
Croatia and Fiume" met at Budapest and decided that "the free city 
of Fiume and its territory" should remain, in accordance with the 
charter of 1779, a separate body provisionally annexed to Hungary, 
"corpus separatum adnexum sacrae Regni coronae". 

In the first years after 1868 the autonomy and the Italian 
character of Fiume were respected. But for nearly twenty years the 
Italians of Fiume, harassed on ali sides, struggling against the Croat- 
ians and the Magyars who bave done everything in their power to 
denationalize them. bave been engaged in a desperate but so far 
victorious fight in de f enee of their threatened Italian nationality. 



* * * 



The Italian character of Fiume is irrefutably proven, even by the 
govemment census returns. 

These figures show that in 1910 there were 24,000 Italians in 
Fiume (exclusive of some 6000 Italian citizens most of them natives 
of Fiume) 12,000 Slavs (Croats, Serbs, and some Slovacs) and 6400 
Magyars. 

The fact is that before the war at least 35,000 of the 54,000 
inhabitants of Fiume were Italians, that is to say 65^ as compared 
to 28*7^ of Slavs and 6% of Magyars. 

Economically speaking Fiume is of the greatest importance to 
any nation which wishes to be sure in Adriatic. Only some 50 
kms. from Trieste as the crow flies, and connected up with the railway 



J^22 II, CARROCCIO 



system of St. Pietro along whicli run the express trains froni Fiume 
to Vienna and from Trieste to Vienna, this Adriatic town could easilv 
gain command of ali the commerce of the Trieste hiutcrlaud . It is 
therefore necessary that the country which is to possess Trieste, i.e. 
Italy, should also hold Fiume. From this point of view Fiume may 
be considered the economie fulcrum of the Adriatic. 

Strategically Fiume is of great importance, not so much for the 
command of the seas — for the country which holds the Quamero 
Islands holds the keys to the Adnatic — but because without Fiume 
Italy would be deprived of the naturai barrier of the Julian Alps. the 
only valid obstacle to future possible invasions. and the geographic 
unity of Julian Venetia would be disrupted. 

Nationally speaking Fiume may be considered. as Rome formerly 
considered Tarsatica. as an advanced sentinel of latin race. Fiume 
is a Latin fortress which has withstood for centuries the attacks of 
diverse peoples ; it is a centre radiating Italian culture on the borders 
of Italy; it is the eastern vertex of the "fated triangle" (Trieste. Po- 
la, Fiume) ; its is one of the three hinges of Italianism in Istria. 
Should Fiume be abandoned to Croatia or to Hungary the national 
character of Istria would he endangered in the wholc of its eastern 
section. 

Fiume has always asserted its complete independence from ali 
connection with Croatia. Until the end of the XVIII century the 
Croats themselves recognized that Fiume did not belong to Croatia. 
In 1779 the Chanceler)' at Vienna recognized indirectly that Fiume 
belonged to Italy. In 1882 that same Chancellen,- denied that Fiume 
was Croatian. Until the outbreak of the European war the inhabitant? 
of Fiume themselves continued admist struggles and sacrifices of ali 
kinds to repeat this negation. 

Now. being called by Prcsidcnt Wilson's detcrmination rule to 
decide on ber lot. they bave opcnly. freely. proclaimcd to be reimited 
to ber Mothcr Italy ! 

The enthusiasm of the whole people affords tlic latest and most 
solemn evidencc of the Italian character of the citv ! 



Le costruzioni navali in Italia. — Questo anvo sono state costruite m 
Italia navi per un complesso di 120 mila tonnellate. Si crede che questa cifra 
sarà largamente sorpassata nel IQIQ. Durante la guerra si sono creati quindici 
cantieri per costrusioni navali, mentre sette altri sono già in via di comple- 
tamento. 



TRATTATI E PATTI 

Come gli avvenimenti si son succeduti precipito jissimi! 

Questo articolo del nostro illustre collaboratore, che pure è della prima de- 
cade di settembre, sembra scritto chissà da quanta tempo! B' stato sorpassato 
da fatti che nesstmo poteva supporre tanto immihimti e prodotti da decisioni 
scatenatesi d'improvviso sul nemico sbaragliato. 

W chiara però nella corrispondenza di Enrico Corradini la visione retro- 
spettiva degli eventi. Lo sfasciamento dell'Austria s'è avverato; l'Italia non 
è più profanata dal nemico ignobile; i soldati di Uncle Sam hanno versato 
anche il loro sangue oltre il Piave, sulla linea della vittoria e del compimento 
delle sacre aspirazioni italiche. Resta ancora per molti stranieri e ancora pei 
nostri pochi rinunciatari la valutazione del trattato di Londra e del paltò di 
Roma; resta l'opinione americana che deve ancora essere rischiarata. 

^F;L momento in cui scrivo, c'è una sosta sul fronte francese. Il 
prossimo avvenire è nella mente di Foch, o di Ludendorff, ma 
probabilmente più in quella del primo che in quella del secondo. 
Giornali francesi e anche comunicati del governo francese accennano 
a imminenti riprese della grande battaglia, ma noi non sappiamo. Noi 
possiamo soltanto dare uno sguardo al passato e riepilogare i risultati 
dal 21 marzo ad oggi. E i risultati sono che i tedeschi in una seconda 
fase hanno perduto pressocchè tutto il terreno che avevano guada- 
gnato in una prima fase. Ora sono tornati sulla linea di Hindenburg, 
anche questa intaccata dagli eserciti alleati in qualche parte. Ma il 
bilancio della grande azione durata dai cinque ai sei mesi non è dav- 
vero tutto qui, in questa esposizione di territorio conquistato e riper- 
duto. E' piuttosto nel passaggio del potere dell'iniziativa dal campo 
tedesco al campo degli alleati, conseguenza del passaggio della supe- 
riorità bellica in uomini e in armi dal primo al secondo campo. Il fat- 
to si deve indubbiamente agli americani. Foch ha potuto manovrare, 
avanzare e vincere, in grazia delle poderose riserve americane che ha 
tenuto presso che intatte dietro di sé. E qui appare il grande ruolo 
dei nostri onnipotenti alleati, gli Stati Uniti. Essi sono giunti a co- 
stituire in Europa quella massa che era necessaria perchè l'Intesa po- 
tesse avere il fabbisogno per la vittoria, in sostituzione della Russia 
e meglio. Ora le qualità militari degli eserciti alleati europei tempra- 
tesi attraverso i secoli e la sapienza dei loro stati maggiori hanno a 
disposizione questo istrumento addimostratosi subito ricco di virtù 
belliche che possono avere del prodigio soltanto per coloro i quali 
ignorano il vigor di vita delle razze giovani. 

Anche sul fronte italiano splende ora la bandiera deile stelle e 
delle strisce. Ma lo sforzo americano non ha potuto ancora effettuare 



424 IL CARROCCIO 



qui quello spostamento di potenza dal nemico a noi che ha potuto ef- 
fettuare in Francia. E il fatto si è voluto implicare in materie di di- 
scussioni politiche nostre che già sono note anche ai nostri lettori 
d'oltre oceano. Crediamo che tali materie non vi abbiano rapporto. 
Crediamo che gli Stati Uniti perseguano un loro disegno magnifico 
e razionale di accumulamento di forza in Europa, da distribuire a 
tempo, e l'avvenire proverà la loro amicizia per l'Italia pari a quella 
provata per gli altri alleati, diciamo così, ammettendo per un mo- 
mento ciò che più non è, che si possa, cioè, continuare ancora a con- 
siderare l'alleanza e la guerra mondiale non unitariamente, non come 
fronte unico in tutti i sensi e sotto tutti gli aspetti. 

Restano le nostre discussioni politiche a cui non possono essere 
estranei e non sono estranei neppure gli uomini che stanno al governo 
degli Stati Uniti. Alludiamo alle discussioni intorno al trattato di 
Londra e al patto di Roma. Il trattato di Londra che contempla e con- 
sacra i diritti dell'Italia alle sue giuste rivendicazioni nei territorii ir- 
redenti, e il patto di Roma che si fonda sul riconoscimento del prin- 
cipio di nazionalità in genere, e su quello del diritto alla propria eman- 
cipazione dei popoli oppressi dall'Austria in ispecie, possono essere 
sembrati a una parte dell'opinione pubblica italiana ed europea anti- 
tetici, e dobbiamo confessare che la polemica dei giornali italiani, im- 
plicante anche giudizi sulla condotta della politica estera italiana, ha 
trattato qua e là il delicato argomento con mani rudi, in modo da ac- 
crescere quella apparenza. Ma l'antitesi resta pur sempre nell'appa- 
renza, e la realtà è la sintesi. 

Nella realtà quei politici italiani i quali sottoscrissero il patto dì 
Roma, altro non si proposero se non di estendere il principio irreden- 
tistico dai loro connazionali irredenti agli altri popoli oppressi dal- 
l'Austria. Quei politici italiani convenuti con i rappresentanti degli 
czeco-slovacchi, dei rumeni, dei polacchi, degli iugo-slavi, riconobbe- 
ro : primo, il comune diritto dell'emancipazione ; secondo, la necessità 
dello smembramento dell'Austria per la conquista di quel diritto ; ter- 
zo, il dovere di unire tutte le loro forze militari, politiche e morali, 
per giungere a quello smembramento. Era insomma una lega di nuove 
forze lanciate, nell'interno dell'Austria e fuori, alla dissoluzione dello 
impero asburghese. Così si doveva fare per elementare dovere di cia- 
scun popolo verso se stesso e di tutti verso tutti, e così fu fatto. La 
unione degli italiani, degli czeco-slovacchi, dei rumeni, dei polacchi, 
degli iugo-slavi era destinata a suscitare, o a continuare e sviluppare 
un fermento rivoluzionario nell'interno dell'Austria, a promuovere 
un fomite di indisciplina negli eserciti austro-ungarici, a creare motivi 
di preoccupazioni gravissime e di provvedimenti perigliosi nell'animo 
dei conduttori della politica austriaca, sopratutto a popolarizzare nel 
mondo la propaganda antiaustriaca. a fare comprendere al mondo la 
missione provvidenziale della guerra mondiale, di toglier di mezzo 



TRATI'ATI E PATTI 425 



l'impero asburghese, sopravvivenza storica in contrasto con lo spirito 
della civiltà politica moderna, nazionale e internazionale. 

Bra noto che persistevano in Europa tradizioni politiche benigne 
per l'Austria, tradizioni nazionali che ritenevano la conservazione 
dell'Austria salutare sia per la propria nazione, sia per il pacifico e- 
quilibrio delie potenze in Europa. Era altresì noto che la coscienza 
degli Stati Uniti non si era ancora abbastanza schiarita su tale argo- 
mento, nuovo alla sua politica. Ebbene, il patto di Roma molto concor- 
se a chiarirla, come molto concorse a reprimere quelle tradizioni po- 
litiche europee filoaustriache cui abbiamo accennato piià sopra. 

Oggi lo smembramento dell'Austria e la conseguente emancipa- 
zione dei popoli ora giacenti sotto il suo giogo sono passati tra i fini 
della guerra mondiale. Resta la discussione sui rapporti fra l'Italia 
e gli iugo-slavi, la discussione, cioè, se l'Italia dovrebbe, o non do- 
vrebbe far rinunzia sul trattato di Londra in prò degli iugo-slavi. Ma 
tali rinunzie non sono possibili, e per fortuna non ce n'è affatto nep- 
pure bisogno. Nel patto di Roma non si fissarono sistemazioni terri- 
toriali, perchè non si poteva, perchè, cioè, quel patto aveva carattere 
morale e niente affatto diplomatico e giuridico, e perchè sopratutto 
fra l'Italia e gli czeco-slovacchi, fra l'Italia e i polacchi, fra l'Italia 
e i rumeni, sarebbero state addirittura superflue, mentre tra l'Italia 
e gli iugo-slavi se ne delineavano già delle possibili in base allo stesso 
trattato di Londra. Vale a dire, in base allo stesso trattato, una volta 
smembrata l'Austria, la Jugo-slavia può sorgere nel suo giusto terri- 
torio, anche con una giusta porta sul mare Adriatico. 

Stabilito questo, resta chiara la sintesi fra il patto di Roma e il 
trattato di Londra. Il primo fu una integrazione del secondo, fu un 
atto di vita per fissare alla guerra mondiale un fine importante e per 
raggiungerlo: quello, dicevamo dello smembramento dellAustria e 
della conseguente liberazione dei popoli oppressi dall'Austria sul prin- 
cipio delle nazionalità. 

Principio di giustizia, non poteva non concretarsi nel programma 
di Wilson. E noi siamo certi che al tempo debito anche gli eserciti 
dell'onnipotente repubblica americana aiuteranno l'Italia a realizzarlo. 

Roma, 9 settembre 1918. ^,,*--^ 

(HA $C ^^yy^H^ 




L'ESTATE T)ELLE CENTO VITTORIE 



1918 



OGGI sersi già nel bosco 
non più fosco 
di silenzio e d'ombra occulta, 
e raccolsi cento foglie, 
mute spoglie 
dell'Estate or or sepulta. 

Ella è morta, ma il suo nome 

l'està, come 

fame in bronzo, nella Storia; 

che, rinchiusa nella maglia 

di. battaglia, 

tarpò l'ali alla Vittoria. 

E, tiranna or fatta e duce, 

la conduce 

per i Campi di Guerre irti; 

e le dice, "Quel ch'io d'oro 

suol decoro 

tu incorona dei tuoi mirti". 

Vedi come lesta e grande 

si dispande 

lungo il Piave e su la Marne; 

non per già tra febbri fiere 

del piacere 

posseder la giovin carne ; 

ma per debellarne i cuori 

con ardori 

d'Amor santo per la Patria; 

ma per cingere Costei 

d'altri Dei 

e far d'essi uova fratria. 

Segui l'ai che al voi disserra 

su la Terra 

che di sé creò Alessandro, 

e su il suol che dal Quarnero 

fu a lìti Impero 

in sin oltre lo Scamandro; 

e di' tu, "Sì fiaccò mai 

come ai vai 

di costei l'ardir magiaro* 



Fu al vii Bulgaro mai sorso, 

in soccorso 

del Diritto, così amaro? 

Ella avanza {e lei pur segue 

senza tregue 

quella schiava sua divina) 

fra le nevi del gran Norde, 

cui, in discorde 

ira, uman saJigue arrubina. 

Quindi grida, "Iniqua Prussia, 

non la Russia 

abisso è che abisso inviti". 

E la Vinta pur qui caccia 

fra le braccia 

dei Difenditori arditi. 

Poi giù verso l'altro polo 

drizza il volo, 

ove dentro prìgion nuda 

venti già volte cent'anni 

i suoi danni 

pianse il popolo di Giuda. 

Fra gli Ulivi del not'Orto 

l'hanno scorto 

l'Uomo Dio. Sì come gemme 

Gli ardon li occhi? Ei dice a' suoi 

nuovi Eroi, 

"Andiam su a Gerusalemme". 

Se contr'odio, armi amor cinse, 

sempre vinse. 

Oh, ma prima dell'or domo 

Unno ficr sott'ogni scorsa, 

in sua forza 

fu mai l'uomo all'uom men uomo? 

Mai! Però, nella tempesta, 

come Questa, 

su le stanche umane Genti, 

mai fu Estate si feconda 

di gioconda 

Gloria effusa a tutti i venti. 



ITALY's SPIRIT OF LIBERTY 



427 



Ed è morta. Or ora è morta! 

Ne, risorta, 

sarà più quel che già fu. 

I Destini il Tempo culla 

fin al nulla. 

Altri Fati, altre virtù. 

Io discesi giù nel bosco 

non più fosco 

di silenzi derelitti; 

e raccolsi cento foglie, 

mute spoglie 

di cent'odii già sconfitti. 

B davanti il doman. cieco, 
pensai meco. 

"Rimarrà sol questa intera 
vii mutezza di tant'arme? 
Sol un carme 
dell'Estate condottiero.* 

Pittsburg. Pa. 



Nota. La cattedrale di San Giusto è l'unione di due Chiese. La più antica, 
eretta nel IV secolo, occupa il luogo ove sorgeva il Campidoglio della colonia 
Romana. 



Hd (igni albero del loco, 

un po' fioco, 

disse. "Non, se al Bel Dio piace; 

non, se ai Popoli che in terra 

or fan guerra 

faran pure un dì la pace. 

Ma .S"<7(/ Giusto già spalanca 

alla bianca 

Caìtcdral tutte le porte; 

.<;'erge ov'era il Campidoglio 

alto un soglio 

per la vita e per la morte. 

Grida or, "Entra, n Italia iiidonia. 

entra, Roma, 

qui mia Trieste a ribaciare: 

che il tuo bacio è Libertà, 

Libertà, 

Libertà di Terre e Mare. 




n<AiyS SPIRIT OF LlBERTy 

Message by Charles W. Eliot, President Emeritus of Harvard Unii'crsity, 
for the launching of the Piave at Kearny. .V. ./.. Sep. 7, 1018 

The spirit of liberty is a tìwusand ycars old in the free cities of 
Italy. Il surznved factional discords and foreign invasiotì.'; tlimugh 
centurits of woc. ft ivxs ready fo folloiv the lead of Mazrini, Cari- 
baldi, Cavour, and the glorions House of Savoy in accomplishing Ita- 
lian unity in 1870. It is the inspiration of the heroic resistanee of Ifaly 
to-day to the nezv assaults of her ancient Teutonic foe<;. Hence the 
warm sympathy of the Americav people for the Italians. 




LA BATTAGLIA DEL PIAVE 

RELAZIONE f)EL COMANDO SUPREMO 



{Continuazione e fine v. Carroccio di ottobre) 




SUL MO/VTELLO E SUL BASSO PIAVE 

VANE ONDATE D'ASSALTO 

ELLA regione del Montello, la 31. a divisione austro-ungarica, 
sbarcata a Campagnole di Sopra, lanciava due folte ondate d'as- 
salto, l'una verso sud-ovest a espugnare il caposaldo di Casa 
vSerena, l'altra in direzione sud nella zona di cresta. Coperta da tali 
attacchi, un'altra colonna nemica percorreva rapidamente la strada lun- 
go il fiume, spazzando il terreno dai nuclei che ancora lo difendevano, 
e piombava su Nervesa dove prendeva collegamento con truppe della 
I7.a e della 13. a divisione Schùtzen passate di qua dal Piave tra Villa 
Jacur e Campagnole di Sotto. Sotto la pressione combinata di code- 
ste colonne, la prima linea di resistenza che tagliava alla base il salien- 
te nord del Montello, venne in più punti sfondata e aggirata alle ali : 
il nemico avanzò fino a Casa Marselle, occupò Bavaria e Giavera. 
Tentò quindi di allargare la propria occupazione lungo il fiume a Villa 
Berti (mezzogiorno di Nervesa) per aprirsi lo sbocco del Ponte della 
Priula e riuscì a oltrepassare la ferrovia tra la stazione di Nervesa 
e S. Mauro, tentando di inoltrarsi lungo la strada di Arcade. Le no- 
stre truppe si opposero strenuamente al dilagare dell'avversario: la 
48.a divisione resistè eroicamente tra il fiume e Villa Berti col iii.o 
fanteria (brigata Piacenza), contrattaccò tra Villa Berti e S. Mauro 
col 2700 fanteria (brigata Aquila) e col 79.0 battaglione zappatori 
del genio, riuscendo ad arrestare l'irruzione nemica all'argine fer- 
roviario. 

Sul Montello, fanti, zappatori del genio, mitraglieri e bombar- 
<iieri resisterono finché la marea nemica li sommerse; artiglieri da 
campagna continuarono a sparare finché il nemico giunse sui loro 
pezzi, ed allora impugnarono i moschetti battendosi accanto alla fan- 
teria. Si distinse particolarmente il 215.0 fanteria (brigata Tevere). 

Mentre ai fianchi della breccia aperta dal nemico si raccoglievano 
rincalzi per contrattaccare, il 2.0 squadrone dei Lancieri di Firenze, 
accompagnato da autoblindomitragliatrici e da piccoli nuclei di arditi 
del XXVII riparto d'assalto, piombava di sorpresa su Giavera e ne 
scacciava l'avversario catturandogli dei prigionieri e liberando varie 
diecine dei nostri caduti in sue mani. A sera il 45.0 reggimento fan- 
teria (brigata Reggio), appoggiato nella zona di cresta del Montello 
dal 2.0 reggimento bersaglieri e dal XXVII riparto d'assalto, assa- 



LA BATTAGLIA DEL PIAVE 429 



liva il nemico tra il Piave e Casa Carpenedo costringendolo ad arre- 
trare lievemente, catturando prigionieri e consolidando anche la no- 
stra situazione sulle seconde linee. Ma, rapidamente ingrossato dallo 
affluire di qua dal Piave di elementi di 5 divisioni (13. a Schùtzen, 
i/.a, 31. a, 41. a Honved e 11. a cavalleria appiedata Honved) l'avver- 
sario riuscì in complesso, dopo alterne vicende di lotta, a mantenere 
le posizioni raggiunte. E le conservò anche il giorno 16 contro i rin- 
novati attacchi dei sardi del 45.0 fanteria, prodigatisi generosamente, 
del 2.0 reggimento bersaglieri e del XXVII riparto d'assalto e contro 
la forte pressione di risei-ve fresche tra le quali la 5o.a divisione — 
brigate Aosta 5.-6.0 e Udine 95.-96.0 — ed il 68.0 reggimento fan- 
teria (brigata Palermo). 

Nella giornata del 17 la battaglia ebbe una sosta sulla nostra 
sinistra ed al centro ; divampò invece furiosa sulla destra, per il pos- 
sesso dello sbocco del Ponte della Priula. Tra il fiume e S. Mauro 
il nemico sferrò un poderoso attacco, ma grazie alla salda resistenza 
del iii.o fanteria (brigata Piacenza), del 270.0 fanteria (brigata A- 
quila), del 73.0 e del 79.0 battaglione zappatori del genio e di auto- 
blindomitragliatrici, rimase inchiodato alle ali e riuscì solo a superare 
l'argine della ferrovia Nervtesa-Monteljelluna, iXaggiungtendo Casa 
da Ruos. 

Erano questi i massimi progressi dell'avversario nella zona del 
Montello: suoi violenti sforzi per progredire nella giornata del 18 e 
nella notte sul 19 fallirono contro la resistenza delle nostre truppe 
che, sebbene duramente provate dalle perdite subite e esauste da 
quattro giorni di lotte, non cedettero un palmo di terreno. 

Nella giornata del 19, portate in linea altre riserve, iniziammo 
una vasta azione di contrattacco la quale si scontrò con un nuovo 
sforzo offensivo del nemico: la battaglia divampò sull'ampia area da 
Casa Serena a Bavaria e da Bavaria a Nervesa, raggiungendo la vio- 
lenza — diceva un bollettino nemico di quei giorni — delle piìi grandi 
lotte carsiche. Il combattimento s'immobilizzò sulla sinistra intorno a 
Casa Serena ; ampie fluttuazioni avvenivano al centro : i fanti della 
47.a divisione — brigata Lombardia (73.0-74.0) e 39.0 reggimento 
della brigata Bologna, e della brigata Udine (95.0-96.0) si spinsero 
ripetute volte all'assalto sempre contrassaliti dal nemico ed impegna- 
rono con esso mischie furiose a corpo a corpo. In un primo slancio, 
nel pomeriggio, la 57.a divisione, con la valorosa brigata Pisa (29.0- 
30.0) raggiunse da Bavaria l'abitato di Nervesa, ma non potè mante- 
nervisi. Piiì ad oriente altre truppe, tra cui il 253.0 reggimento (bri- 
gata Porto Maurizio), appoggiato dal 30.0 reggimento artiglieria da 
campagna, ricacciarono il nemico sull'argine della ferrovia. 

All'alba del 20 la lotta infuriò nuovamente rompendosi in osti- 
nati combattimenti ; un battaglione del 68.0 fanteria (brigata Paler- 



430 IL CARROCCIO 



me) e uno del 112.0 (brigata Piacenza), con sacrificio eroico, rimise- 
ro piede in Nerv'esa ; elementi della brigata Mantova (i 13.0-114.0) 
espugnarono il castello di Sovilla trasformato in fortezza dal nemico; 
la brigata Pisa ed il 74.0 reggimento fanteria si prodigarono in nuove 
prove di ardimento. Oramai le brave truppe dell'Armata del Montello 
(8.a) avevano stretto il nemico contro il fiume in un cerchio di fuoco 
e d'acciaio impedendogli inesorabilmente ogni movimento. 

LA SITUAZIONE SUL BASSO PIAVE 

Ad una analoga fase di equilibrio, attraverso vicende di furiosi 
combattimenti nei quali rifulse intero il provato valore della gloriosa 
3.a Armata, era giunta la situazione sul basso Piave. 

Protetti da una fitta cortina di nebbia artificiale — come si è ac- 
cennato — riparti nemici si erano gettati la mattina del 15 su più 
punti della riva destra del fiume, addensandosi particolarmente nella 
regione di Pagare ed in quella di Musile, in corrispondenza della gran- 
de strada Ponte di Piave-Treviso e della ferrovia S. Donà-Mestre. 

Le forze avversarie aumentarono rapidamente. Col sussidio di 
im fuoco d'artiglieria violentissimo riuscirono a superare le nostre 
prime difese a cavallo della strada Ponte di Piave-Treviso, avanzan- 
dosi per circa 2 km., allargandosi successivamente a nord e a sud fino 
a occupare una fascia di terreno di varia profondità da Salettuol al- 
l'ansa di Zenson. Ma le truppe della nostra 31. a divisione reagirono 
con immediato, vittorioso contrattacco tra Salettuol e Candelù : la 
brigata Veneto (255.0-256.0), attanagliata la colonna nemica entrata 
in Salettuol, la gettò in parte nel fiume col possente aiuto del fuoco 
preciso delle batterie d'ogni calibro e segnatamente di quelle del 44.0 
reggimento artiglieria da campagna; serrò il rimanente nella morsa 
di un doppio velocissimo aggiramento catturando oltre 900 prigionieri, 
tra i quali il comandante della colonna. 3 comandanti di battaglione 
e altri 40 ufficiali. Verso Candelù il nemico, profittando degli appigli 
del terreno, riuscì a insinuarsi oltre le linee avanzate ; la brigata Ca- 
serta (267.0-268.0). aggrappandosi ai due- capisaldi di Candelù e di 
Casa Pastori, oppose una barriera d'acciaio alle forze nemiche che 
per sette g'orm, flagellate dal tiro incessante delle nostre artiglierie, 
falciate dalle raffiche continue delle mitragliatrici, si dibatterono nella 
breve landa conquistata senza poter muovere un passo. Si distinse 
particolarmente il 2.0 battaglione del 269.0 reggimento. 

Schierata tra Candelù e Salgareda. la 45. a divisione, reggendo 
all'urto quadruplice, sbarrava coi petti dei fanti delle brigate Sesia 
(201.0-202.0) e Cosenza (243.0-244.0) la via di Treviso; contrattac- 
cava con la brigata Potenza (271-0-272.0) e col 1.0 gruppo bersa- 
glieri ciclisti (4. nf-5. 0-12.0 battaglione). 



I,A BATTAGLIA DEL PIAVE 43 1 



Più vasta e profonda breccia aveva aperto il nemico il giorno 15 
di fronte a S. Dona invadendo la zona compresa tra Croce, Paludello 
e il canale della Fossetta. 

Da Croce, risalendo lungo il fiume, da S. Andrea di Barbarana 
seguendone il corso, con violente azioni di fianco, l'avversario cercò 
di staccare dal Piave le truppe del XXVIII corpo che ivi erano schie- 
rate, di riunire in tal modo le sue teste di ponte di Fagarè e di Mu- 
sile. Non vi riuscì in quel primo giorno, mercè la resistenza della 25.3 
divisione, brigate Ferrara (47.0-48.0) e Avellino (231.0-232.0) e 90.0 
battaglione zappatori del genio. Venne anzi contrattaccato e perdette 
prigionieri. Otto divisioni esso aveva impegnate nel possente urto. 

Le accrebbe il dì seguente a io e mezzo e rinnovò i suoi sforzi 
per guadagnar terreno sufficiente a combattere e a vivere: già si de- 
lineava per esso il pericolo di rimaner compromesso in troppo angu- 
sto spazio, col fiume alle spalle. Mentre i suoi piani prevedevano per 
la sera del 16 l'occupazione della linea segnata dai tronchi ferroviari 
MoTJtebelluna-Treviso-Mestre, con violenti contrattacchi la brigata 
Potenza (271.0-272.0) l'impegnava fortemente nell'ansa di Zenson. 

La 33.a divisione, con la intrepida brigata Sassari (151.0-152.0) 
e il 9.0 battaglione bersaglieri ciclisti (IV gruppo) più tardi raffor- 
zati da elementi della brigata Bisagno (209.0-210.0), si lanciava con- 
tro la testa di ponte avversaria di fronte a S. Dona, rioccupando il ca- 
posaldo di Croce. Qui e nell'ansa di Gonio e a Capo d'Argine la lotta 
assumeva violenza terribile. 

Il giorno 17, mentre da parte nostra la 31. a divisione, la bri- 
gata Potenza (271.0-272.0) e la 11. a divisione — brigata Perugia 
(129.0- 130.0) e 28.0 reggimento della brigata Pavia — con la Vol- 
turno (217.0-218.0) di rincalzo impegnavano da Candelù a Bocca di 
Callalta aspri combattimenti che si svolgevano attraverso continue 
fluttuazioni, il nemico, aumentate ancora le proprie forze a 12 divi- 
sioni e mezza, assalì con rinnovata violenza da Zenson e dall'ansa di 
Confo, riuscendo a staccare le nostre truppe dal fiume tra quei due 
punti ed a collegare le sue teste di ponte, facendo arretrare i nostri 
nella direzione di Meolo e lanciando riparti verso Monastier. Un gros- 
so pattuglione, passato negli intervalli della nostra linea, raggiunse 
anzi Monastier, dove venne caricato e catturato dal 5.0 squadrone di 
Piemonte Reale Cavalleria (2.0). Immediati contrattacchi di riparti 
del 69.0 reggimento fanteria (brigata Ancona), di due battaglioni 
della i.a divisione d'assalto e di alcuni squadroni dei Lancieri di Mi- 
lano (7.0) e di Vittorio Emanuele (lo.o) arrestarono il nemico pren- 
dendogli qualche centinaio di prigionieri. 

Il 18, pur continuando la lotta ai due lati della strada di Ponte 
di Piave, il nostro sforzo si volse a interrompere la comunicazione 
tra le due teste di ponte nemiche. La i.a divisione d'assalto, con la 



432 II, CARROCCIO 



brigata Bergamo (25.0-26.0) a rincalzo, occupò con gran impeto la 
linea Fossalta-Osteria Capo d'Argine, premendo minacciosamente il 
fianco settentrionale della testa di ponte di S. Dona. Il nemico lanciò 
invano nuove riserve contro le nostre linee a nord della strada Ponte 
di Piave-Treviso. 

I suoi estremi sforzi si ruppero il giorno I0 contro i caposaldi 
di Capo d'Argine, di Losson e di Candeliì. 

Truppe fresche nostre della 37. a divisione — brigate Macerata 
(121. 0-122.0) e Foggia (280.0-281.0) — e della 22. a divisione — 
brigate Roma (79.0-80.0) e Firenze (127.0-128.0) — entravano in 
linea, contrattaccavano con grande vigore e ardimento a cavallo della 
rotabile Treviso-Ponte di Piave, riprendendo la linea di Fosso Pa- 
lumbo e il caposaldo di C. Martini : grossi stuoli di prigionieri resta- 
rono nelle nostre mani. 

Nello stesso giorno 19, con la cooperazione del Reggimento Ma- 
rina (battaglioni Grado, Caorle, Golametto e Bafile) avanzammo an- 
che oltre il Sile fino al limite delle inondazioni. 

L'EQUILIBRIO VOLGE IN NOSTRO FAVORE 

II giorno 20 l'equilibrio si rompeva ormai a nostro favore : su 
tutta la fronte del Piave, dal Montello al mare, la pressione delle 
nostre fanterie continuava serrata, decisa, irresistibile ; un formida- 
bile fuoco d'artiglieria l'accompagnava flagellando le truppe nemiche, 
sfasciando di continuo alle spalle, con l'instancabile cooperazione de- 
gli aviatori, ponti e passerelle. E il Piave, gonfio per pioggie a monte, 
travolgeva barche e travate, rendeva più ardua ai pontieri austriaci 
la riorganizzazione dei passaggi. L'avversario, schiacciato in una fa- 
scia di terreno sempre più angusta, irresistibilmente ricacciato nel fiu- 
me, doveva ritirarsi precipitosamente per sfuggire a una catastrofe. 

Il Comando nostro aveva previsto questa eventualità e l'atten- 
deva. Dal momento che gli sforzi nemici di sboccare erano riusciti 
vani, il fivnne costituiva un terribile ostacolo alle spalle degli assali- 
tori inesorabilmente falciati dai nostri proietti, incessantemente pre- 
muti dalle nostre fanterie. 

L'equilibrio dinamico stabilitosi avrebbe dovuto finire col cedere 
in nostro favore, perchè troppi elementi materiali e morali si accu- 
mulavano di momento in momento a carico del nemico, che il 23, vin- 
to, ordinava a quel che rimaneva delle sue 18 divisioni passate sulla 
destra di ripassare sulla sinistra del Piave. 

Alla ritirata nemica corrispose l'ordine dell'avanzata generale 
nostra e l'intensificarsi fino al massimo possibile del nostro fuoco di 
artiglieria. Le nostre truppe, né dome né stanche da 8 giorni di lotta, 
si lanciarono avanti frementi di cogliere il frutto della vittoria. I forti 
nuclei di copertmra e di retroguardia, i numerosi nidi di mitraglia- 



LA BATTAGLIA DEL PIAVE 433 

trici guarniti da gente votata alla morte, venivano successivamente, 
metodicamente spazzati, la gragnuola dei proiettili uccideva, feriva, 
mandava alla deriva nel fiume uomini, cavalli e materiali bellici del 
nemico. 

Rapidamente le nostre truppe, passando su stuoli di cadaveri 
austriaci, raggiunsero la linea del fiume. Di fronte a S. Dona, dove 
forse l'avversario accarezzava l'idea di conservare una testa di ponte, 
il combattimento durò più a lungo, ma alla fine qui pure la riva destra 
del Piave venne completamente rioccupata. 

La sera del 24 giugno la situazione anteriore alla battaglia era 
integralmente ristabilita; anche la testa di ponte di Capo Sile veniva 
rioccupata. Il 2.0 battaglione dell'Si.o fanteria, la mattina del 25, 
eseguiva una magnifica puntata oltre il Sile a Porte del Taglio, e vi 
prendeva 400 prigionieri. 

AZIONI CONTROFFENSIVE 

Avevamo vinto il nemico con una battaglia d'arresto, facendo 
fallire i suoi piani ambiziosi, strappandogli con una vigorosa imme- 
diata controffesa tattica quasi tutti i vantaggi di terreno acquisiti 
nel primo urto: gli rimanevano i cocuzzoli del M. di Val Bella, del 
Col del Rosso e del Col d'Echele sull'altopiano d'Asiago, costituenti 
insieme con Cima Echar e con M. Melago una sorta di ridotto avan- 
zato, utile a noi come fiancheggiamento e copertura delle nostre linee 
verso la conca d'Asiago, utile a esso come approccio alle nostre po- 
sizioni principali. 

Per riavere il pieno possesso di codesta posizione cuscinetto e 
per affermar la nostra superiorità sull'avversario all'indomani della 
sua offensiva, il Comando decise la riconquista dei monti abbandonati. 

La mattina del 29 giugno, dopo accurate esplorazioni, con l'ap- 
poggio di potente fuoco d'artiglieria, sottili colonne nostre del XIII 
corpo d'armata miste di fucilieri e di arditi si gettarono all'attacco. 
Il M. Val Bella venne conquistato rapidamente da fanti del 9.0 reg- 
gimento, da una compagnia del 3.0 bersaglieri e da una compagnia 
czeco-slovacca e difeso poscia saldamente contro i ritorni offensivi 
dell'avversario da tutta la brigata Regina (9.0-10.0). 

Il giorno dopo anche il Col del Rosso e il Col d'Echele venivano 
strappati al nemico in una vivace lotta a corpo a corpo sostenuta da 
riparti della brigata Teramo (241.0-242.0) del 265.0 fanteria (briga- 
ta Lecce) e di arditi bersaglieri del 3.0 reggimento. 

Il nemico, che ci aveva opposto quattro divisioni complete — la 
3.a Edelweiss, la 26.a Schìitzen, la 36.a. la 53.a ed elementi di altre 
due, la i8.a e la 74.a, subì perdite gravissime. 88 ufficiali, 1935 uomini 
di truppa, 8 cannoni, 82 mitragliatrici, 5 lanciafiamme, 4 lanciamine, 
più di 2000 fucili e ingente quantità di materiale da guerra rimase 



434 II' CARROCCIO 



nelle nostre mani; ricuperammo anche 15 bombarde catturate dal ne- 
mico nella sua offensiva. 

* * * 

Con una serie di azioni locali, eseguite a partire dal 2 luglio dal 
IX Corpo d'Armata, venne integralmente ristabilita la nostra occu- 
pazione primitiva della regione a nord-ovest del Grappa, dal fondo 
della vai S. Lorenzo alle Rocce Anzini (margine di vai Brenta) : cat- 
turammo 25 ufficiali, 608 uomini di truppa e 24 m.itragliatrici. I^e no- 
stre posizioni vennero migliorate notevolmente anche alle Porte di 
Salton, il 4 luglio, e al Roccolo di Casa Tassoni complessivamente fu- 
rono presi altri 4 ufficiali, 74 uomini di truppa, 6 mitragliatrici e un 
lanciafiamme. 

Carattere nettamente offensivo ebbe l'operazione svolta per ri- 
cacciare il nemico oltre il Piave Nuovo, da Intestadura alla foce. 

L'azione, condotta simultaneamente dalla 54.a divisione mossa 
dal Piave Vecchio e marciante verso sud-est e dalla 4.a che, uscendo 
dalle teste di ponte di Cavazuccherina e di Cortellazzo agiva in dire- 
zione di nord-est, si iniziò all'alba del 2 luglio. La lotta si frazionò 
in infiniti episodi, occorrendo vincere la resistenza molteplice acca- 
nitissima di una sistemazione difensiva a nuclei di mitragliatrici, mi- 
rabilmente adattata alle condizioni del terreno in gran parte allagato 
e percorribile solo attraverso pochi passaggi obbligati. Dopo quattro 
giornate di vivacissimi combattimenti, la pertinacia e il valore delle 
truppe del XXIII Corpo d'Armata ebbero ragione della 4i^esa e de- 
gli infiniti contrattacchi delle forze nemiche (divisioni 57.a e 58.a al 
completo, parte della 46.a ed elementi dell'Orient Korp). Nella mat- 
tina del 6 le due divisioni operanti si congiungevano a Palazzo Bres- 
sanin, occupando saldamente la linea del Piave Nuovo, di otto chi- 
lometri piij breve di quella del Sile e di 6 km. circa piìi lontana dalla 
laguna di Venezia. Tutte le truppe impegnate si distinsero: le brigate 
Granatieri di Sardegna (i.a e 2.a), Torino (8i.a-82.a), Novara (i53.a 
I54.a), la III brigata Bersaglieri (ij.a e i8.a), il III gruppo Bersa- 
glieri ciclisti (1.0-7.0-8.0 battaglione), il reggimento Marina, il 7.0 
battaglione guardie di Finanza, il 33.0 battaglione zappatori, la 20.a 
e la 22.a compagnia lagunari e le altre specialità del genio; tutte le 
artiglierie del corpo d'armata e del Raggruppamento della R. Marina 
e gli aviatori. 2900 prigionieri, di cui 70 ufficiali, 20 cannoni. 18 bom- 
barde, 80 mitragliatrici, 4000 fucili rimanevano nelle mani delle va- 
lorose truppe della 3.a Armata. 

*** 

Così„ con la piena vittoria nostra, finiva la grande battaglia dal- 
TAstico al mare che nell'ambizioso concetto avversario avrebbe do- 
vuto segnare il crollo della fronte italiana e l'inizio della sconfitta del- 



TO ITALV 435 



l'Intesa. Essa invece, per il mirabile valore delle nostre truppe, ha 
segnato il nostro trionfo e l'inizio di una riscossa decisiva. Le conse- 
guenze della sconfitta per gli austriaci non possono ancora essere ap- 
prezzante in tutta la loro gravità, (i) 11 nemico ha avuta ridotta la sua 
occupazione territoriale di circa 70 km. quadrati. Informazioni ve- 
nute da ogni parte concordano col dire ch'esso lamenta oltre 80.000 
uomini perduti tra morti e prigionieri su un totale di 230-250.000 fuori 
combattimento. 524 ufficiali e 23.951 uomini di truppa, 70 cannoni. 
75 bombarde. 1234 mitragliatrici, 151 lanciafiamme e 37000 fucili so- 
no rimasti nelle nostre mani. / 

Il nostro esercito, tiscito vittoi'ioso dalla grande prova affrontata 
e ritemprato a nuove lotte, prosegue deciso e con incrollabile fede ver- 
so il compimento dei destini della Patria. 



( I ) S'è vi.sta !a conseguenza — dal 24 ottobre al 4 novembre sul fronte 
nostro; fino all'i 1 sul fronte francese! — Xota del Carroccio. 



TO ITALy 

MoTiiKR of Nohlc Minds! How shaìl «r pay 
The homage of our love — nay, wliat zmthhoìdf 
Thou Bride of Learning, ncver false or cold; 
Hostess of Beauty to the world, — lìo day 
Uncheered by thee along our saddest zvay; 
Mothcr of Men ardent and unse and bold, 
IVho gave io Art neiv lifc. to Lazv nezv niould, 
And unto Preedom nezv, inmiortal bay. 

Mother of Great Adventiircrs, air or sea! 

Columbus, z'oyaging to undreamcd good 

JJke Mon's brave soni; and he, of thy nezv brood 
The farthest piekct in the vague of space. 

What height or hindrance ever daunted thee, 

Whose forzvard spirit debtors cz'ery race? 

October 12. rgiS. 

ROBERT UNDERWOOD JOHNSON 



^OPQ LA CONDANNA 

Questo articolo dell'Idea. Nazionale apparve alla dimane della proposta 
di pace avanzata dall'Austria al governo degli Stati Uniti, non all'Italia — l'uni- 
ca che la teneva inchiodata sul Piave e sta'- "^ lì lì per schiantarla. Tra i co- 
menti alla proposta ambigua e codarda, vanamente disdegnosa di chi solo aveva 
potere e farsa di giudicarla, questo dell'Idea, sembrò piti schietto e più energi- 
co. Più fremente di ansia. Tra le linee si ritrova la minaccia oscura che veniva 
all'Italia da quell'atto di macchinosa diplomasia. 

A mettere in rilievo la forza di volontà che decise l'Italia al suo sforzo 
supremo liberatore e affrettò l'ora anelata della vittoria, va rievocato il periodo 
in cui la trepidazione teneva gli animi e minaccioso all'Italia massimamente 
sembrava il nembo degli eventi — all'Italia che l'Austria, perisse il mondo) 
voleva ferma a metà strada, con le terre sue profanate, lontana ancora daP 
la mèta. 

Questo articolo dell'Idea Nazionale dice quanto scuro fu Vieri — in con- 
trasto con la tanta luce d'oggi! 

L» Austria non può proporre la pace. A chi potrebbe proporla? 
Non all'Italia. Questa per i suoi sacrosanti diritti di sicurezza 
e di vita, per la liberazione dei suoi figli di Trento, Trieste e 
della Dalmazia, e d'accordo con i principii generali di giustizia e di 
libertà che i suoi alleati professano, una sola cosa vuole e può volere: 
che l'Austria sia tolta di mezzo. L'Austria non ha più la personalità 
civile per proporre la pace. Essa è un condannato a morte che non 
può discutere con i giudici. Può al massimo chieder grazia e non 
averla. 

A chi potrebbe proporre la pace l'Austria? Non ai popoli oppres- 
si sotto il suo giogo e che intendono di scuoterlo. Questi per giungere 
a ciò hanno bisogno che l'Austria sia smembrata e chiedono che sia 
smembrata. E ora è tempo di conoscere se alcuni di loro, gli jugo- 
slavi, per esempio, di Trumbic e non di Trumbic, facevano sul serio, 
quando s'univano al patto celebre contro l'Austria. Se sì, ora è il 
tempo di stringersi all'Italia per affermare che l'Austria non può, né 
deve tentare di captare con l'atto di tal proposta una figura giuridica 
che non può, né deve aver piìi, per il congresso della pace, in cui deve 
stare come cosa da spartire e non come persona in facoltà di discutere 
e di decidere. 

A chi potrebbe proporre la pace l'Austria? Non alla Francia e 
all'Inghilterra che hanno con l'Italia il trattato di Londra. Non alla 
Francia, all'Inghilterra, all'America, che tante volte hanno dichiarato 
di combattere per quei principii di giustizia e di libertà dei popoli 
cui accennavamo più sopra, e di cui l'Austria è la negazione e l'impe- 
dimento ; non alla Francia, all'Inghilterra, all'America, al Giappone, 
che già hanno riconosciuto lo stato czecoslovacco, lo stato polacco, 



DOPO I,A CONDANNA 43/ 



e stanno per riconoscere lo stato jugoslavo: vale a dire, che hanno 
già spartito e distribuito il territorio dell'impero austro-ungarico. 
Sulle frazioni di tale impero già sorgono lo stato czecoslovacco, lo 
stato polacco, lo stato jugoslavo e l'Italia redenta, per volontà nostra 
e dei nostri alleati, e l'Austria indarno tenta di riunire le sue membra 
disiecta e ricomporsi una unità organica, la sua personalità, per pre- 
sentarsi, anzi precedere gli altri al congresso di pace. A questo con- 
gresso già seggono i suoi successori. 

L'Austria adunque non può proporre la pace a nessuno. Quando 
lo fa, un solo effetto essa produce, quello di indicarci che dobbiamo 
compiere ancora uno sforzo per ridurla dal proporre al chiedere pa- 
ce, cioè, la grazia della vita che non avrà. Tale sforzo è debito e com- 
pito di tutta quanta l'Intesa, della Francia, dell'Inghilterra, dell'Ame- 
rica, dell'Italia, perchè non è più lecito, né è più possibile, rompere 
l'unità dell'alleanza, della guerra e delle fronti; ma è, quello sforzo, 
in particolar modo debito e compito dell'Italia. Indubitatamente il go- 
verrio italiano, l'esercito e il comando supremo e tutti quanti i citta- 
dini italiani capaci hanno la coscienza piena e intiera di questo fatto 
della unità totale e assoluta della guerra mondiale e della condizione 
di avanguardia antiaustriaca che l'Italia ha nell'unità della guerra 
mondiale. E mdubitatamente il governo italiano e il comando supre- 
mo non possono non tener fermo, tanto lo debbono, non tener fermo 
che l'unità della guerra si realizzi intorno all'Italia che fronteggia 
l'Austria, come la Francia, l'Inghilterra, l'America, fronteggiano la 
Germania. Si realizzi nella forza d'armi di tutta quanta l'Intesa, come 
nella forza morale e politica di quei sovraccennati popoli soggetti al- 
l'Austria e antiaustriaci, i quali dinanzi al mondo civile si assunsero 
la particolare missione di far saltare dall'interno l'impero austro- 
ungarico, e, vogliamo credere oggi, tutti sinceramente, oggi in cui 
possono cominciare a dimostrarlo. Questo non possono non tener 
fermo il governo italiano e il comando supremo, come allo stesso tem- 
po non possono non sapere, tanto lo debbono, non sapere lo specifico 
compito antiaustriaco che spetta all'Italia. Non può non saperlo il go- 
verno italiano per la sua parte che più è quella di intendere e di fare 
intendere l'unità, non ideale, ma pratica e pragmatica, della guerra 
mondiale ; e non può non saperlo il comando supremo per la sua parte 
che più è quella di agire conforme al sopraddetto compito specifico 
dell'esercito italiano. 

La proposta di pace dell'Austria ci addita, come dicevamo, il 
cammino che abbiamo ancora da percorrere dinanzi a noi. E illumina 

la meta. 

Le proposte e le offensive pacifiste si susseguono ora con ritmo 
accelerato; batte forte il cuore lassù, in Austria e in Germania, ora 
come noi vogliamo. Sulla soglia dell'autunno e dinanzi all'inverno 
i nostri nemici vedono in faccia a sé il destino che avevano preparato 



438 IL CARROCCIO 



all'EurDpa da tanti anni. Potranno attraversare ancora l'inverno, ma 
essi sentono già che il giorno sta per spuntare in cui dovranno toc- 
carlo, e tal sentimento è nelle loro offensive e proposte sempre piìi 
accelerate e convulse, sempre piìi dissennate per noi e per loro, a 
prova che lo spirito d'inganno va trasformandosi in frenesia di spa- 
vento. Noi li fissiamo per quel giorno che essi ci additano ora più 
jìrossimo, e in cui dovranno toccare il loro destino. La Germania, 
di essere vinta, non nel suo presente, ma nel suo avvenire; l'Austria, 
di essere distrutta. 

L'IDEA NAZIONALE 



\^ith the American /. M.C. A. in Italy 

A special lettor front Italy to II Carroccio 

IT is one thing to come to Italy in times of peace, it is quite another 
to come here in the days of "La Guerra". In those past summers, 
when I have spent my vacations here, I have loved it for its tran- 
quility and unexcelled physical beauty, to-day my appreciation of Italy 
is based upon recognition of what she stands for in the world of high 
principlcs. 

The pens of others and more ready writers than myself have made 
it very clear that Italy's place by the side of France, England, America, 
and the other Allies is neither a place taken by her for selfìsh purposes 
nor one forced upon her by England as .some aver. 

I have been in ali the principal cities during this visit where I have 
liad the privilege of talking with men in politicai, religious and com- 
mercial life, and I have yet to see the first man who has any idea of 
anything save the idea of "carrying on" until vvar is defeated by war 
itself. Whatever mistakes have been made and they have been made 
here as elsewhere, are being corrected and atoned for by such deeds 
of increasing heroism as should cause even her bitterest enemies to 
blush with shame should they make reference to them. Treachery has 
had its day here but its day was short, and a more united Italy is the 
consequence, a big price to pay to he sure but there are those who feel 
th'at it is worth it. When one rcads the best papers of Rome, Milan, 
Florence, Turin and other cities, one is struck with the fact that popu- 
lar sentiment is in favour of continuance, regardless of ali sacrifice. 

Always, everyvvhere we find some who are in favor of peace at any 
price but I think I find less of it here than anywhere, notwithstanding 
tlie fact that Italians have had their full share of war both before and 



WITH THE AMERICAN Y. M. C. A. IN ITAL,Y 439 

since this present war began. A certain class having made ali they can 
out of the war would like to see a peace brought about by any means 
during which they might enjoy their ili gotten gains but these are few 
and they are known and branded for future recognition so that when 
peace comes to the world there will be no peace for such. Profiteers 
prosper to-day but to-morrow will bring with it a new and an unplea- 

sant experience for them. 

* * * 

On the top of Monte Grappa, I bave seen and talked with the men 
drawn from ali trades and professions as well as from no trade or pro- 
fession, and on this Italian Rock of Gibraltar which overlooks Austria, 
the sentiment to a man is They cannot pass. It is an impregnable for- 
tress in the head of which are a thousand eyes from which ma)' be seen 
the movement of the enemy and from which also there may dart a look 
of fire from carefully concealed pieces of artillery sufficient to stay the 
progress of those beasts of brutality who would scale Grappa's steep 
side and invade the peaceful plains of Lombardy. Up the Italian side of 
Grappa on a road of 42 kilometers zig-zagging in a continuous suc- 
cession of hair-pin curves a vast army with ali that is necessary to 
feed and equip such an army has been transported with such spced and 
frictionless movement as will astonish the engineering world when it 
is made known in ali its magnificent detail. As I came out with others 
from the great tunnel from one end of which one views the righ fields 
of Italy and from the other end one looks down into the villages of 
Austria, I almost bumped into a young lad from the States, a Yankee 
ambulance driver who had driven bis car up the steep side of Grappa. 
We stopped to talk for a moment on the spot, which I bave since lear- 
ned was not the safest place in the world, when one of those strange 
tbings took place which reveal how small this old world of ours really 
is. A quick glance of recognition took place, hearty band shake and 
the Red Cross ambulance driver and a Y. M- C. A. worker from Ame- 
rica fell to talking of things far removed from scenes of blood and 
carnage. There they stood and talked while shells from the artilleiy 
whistled above and clouds gathered below, and their subject of con- 
versation was the same college in which the Y. M. C. A. man was 
professor and the Red Cross man a student. As we journed back to 
Bassano where not one house remains that has roof or windows, the 
never ceasing traffic bore testimony to the care fui preparations for 
whatever may happen. The Italians will never be caught napping again. 

* * * 

From this region with ali its military activity on the other I was 
driven in the direction of the memorable Piave. Into the first line tren- 
ches I was taken, provided with helmet and most improved gas mask; 



440 IL CARROCCIO 



as an officer said, "to see for yourself". I saw for myself as I traveled 
through miles of first line trenches on the bank of the Piave. I saw 
for myself across a ri ver no wider at certain points than forty or fifty 
feet the Austrian first line trenches from which Austrian soldiers 
looked at us through their wooden periscopes ever as we looked at them 
through ours. As we walked along the trail in the trenches orders 
were given in whispers, and the most frequent order was a word in 
Italian which means, "duck", and duck we did with alacrity. In the 
evening we carne out of the trenches where we talked in whispers with 
men who had worked in Pittsburg, Newark, New York, White Plains, 
Philadelphia and other places. Almost to a man the question was, 
"How many Americans are in Italy?" We could only say there were 
many and more were coming. This was a welcome communication, 
not because they feel the need of men so much as they feel the need 
of assurance that America is fully in sympathy with Italy's position. 
These men, many of them, were among the first to respond to Italy's 
cali when she declared at such great national sacrifice her war upon 
Austria in the interest of humanity and civilization. One day this de- 
claration of war will be seen in a Hght which will reveal Italy as one 
of the greatest nations in the galaxy of nations now striving for the 
purification of the world. I ha ve come, I bave seen, I am astounded. 
There is nothing I can write which will convey what I feel concerning 
the psychology of Italy's soul, her stern resolve, her cairn confidence. 
From now on the world will see for itself what an important factor 
Italy is in this war, and what she has been since the beginning. When 
Jacob of old said, "The Lord is in this place and I knew it not", he 
voiced an idea which is just now beginning to percolate through the 
minds of the other Allies — Italy has been in this place and they knew 
it not, save for an occasionai reminder in the forni of some great achie- 
vement. Hereafter let us profit by our past remissness. Let us in Ame- 
rica see to it that in every way possible we render swift assistance, par- 
ticularly in matters financial- The rate of exchange is stili too high, 
exorbitantly too high notwithstanding it has been going down steadily. 
Before closing this communication from Grappa and the Piave 
(which the Editor will pardon me for sending in pencil, as I bave no 
typewriter bere) I would like to mention the fact that the Ambulances 
of the American Poets Society of which Mr. Robert Underwood John- 
son is President, are doing a wonderful work at the Italian Front. It 
might interest the members of this Society to know that their gift of 
something like 60 Ambulances sent before the American Red Cross 
arrived on the scene of action is most highly appreciated by the army 
and those who bave been succored by them — My friend Dr. Nollen 
of Bologna saw these ambulances. Incidentally I wish to speak of 
Dr. T. Nollen and the magnificent work he is doing bere. As the 



WITH THE AMERICAN Y. M. C. A. IN ITALY 44I 

head of the American Y. M. C. A. in Italy at work among the Italian 
Armies, he is accomplishing marvels. Under his direction Y. M. C. A. 
men are taking cigarettes, chocolate, writing materials and other things 
right into the first line trenches. 

I saw them there. Back of the ttenches and as dose to them a.«s 
they can get the Y. M. C. A. serves hot drinks and in the villagcs just 
in the rear cinema or moving picture performances are "pulled off" 
in buildings where horses and wagons are stored during the day and 
around which "hot shot" drops at regalar intervals during the night. 
I attended an intertainment for the soldiers a few nights ago arranged 
by a Y. M. C. A. man, John A. Botsfood, at Mirano, Venezia- His 
company was composed of soldiers and Y. M. C. A. men. Paganelli, a 
noted tenor, and an equally noted baritene, a violinist of rare ability 
and two comedians, one an Italian soldier and the other an American 
Y. M. C. A. secretary, Jewett by name, who was ali through the last 
great offensive on the Piave. During this concert a little confusion 
arose owing to what sounded like a bombardment of the old building 
in which it was being held. The lights evidently revealed its location, 
but the concert went on, and after it was over we ali went home in the 
dark. 

Whatever has taken place elsewhere I can say that there is no 
proselying and no evangelising under Dr. Nollen's administration and 
I bave come in contact with his assistants ali along the line. In their 
ministrations they are tremendously human, and for this reason they 
are most divine. A cigarette pressed between the lips of a wounded 
soldier who looks his gratitude, a cup of water or a piece of chocolate 
to a man in a hurry who cannot stop for more, and yet to whom such 
a trifle is a God-send, are a few of the things which these men of Nol- 
len's are doing in a hundred places. Italy needs them badly and when 
I get back I am going to help in sending them over. Way off bere we 
are looking to America and we shall not be disappointed. 

Dr. W. JOHN MURRAY 



"My country, right or wrong" — Il testo delle parole di De- 
catur suona così : — In her intercourse with forcign nations may ske 
akvays be right; but oiir country, right or wrong. — Nei rapporti con 
le nazioni straniere, possa la nostra aver sempre ragione ; ma la patria 
nostra, abbia ragione o abbia torto. 



"NOVA PRQGEME!" 

Sonnino - T^aralisi sociale - L'artierato del mare - Le acque interne 
La natura italiana e' mutata - Il Liberatore - 
La profezia di Dante si realizza. 

La prima parte di questo notevolissimo scritto che Paolo Orano, illustre 
collaboratore, ha mandato al Carroccio, è stata letta col massimo interesse. 
Con non minore attenzione sarà letta la seconda parte, nella quale l'insigne 
autore congiunge al finissitno intuito politico ed all'acceso carattere battagliero 
che gli è proprio' l'anima squisita dell'artista. Paolo Orano, letterato, giorna- 
lista, critico, uomo pubblico, soldato — tipico esponente della Italia che sorge 
purificata dalla guerra — ha una visione dell'Italia così luminosa e alta, che 
non i/è poeta che sappia o possa oggi vederla in una luce più fulgida e in al- 
tezza più eccelsa. 

Non v'è rivista di lingua italiana o straniera che non si onori della firma 
di Paolo Orano. Noi di New York abbiamo in lui più che un collaboratore, un 
milite di prima linea, di schiera avanzata. Bgli ci ha scritto che "si onora" di 
collaborare al Carroccio, poiché segue ed apprezza l'opera — soggiungeva — 
"nobile e simpatica" della Rivista. 

Il Carroccio hd' l'alta soddisfazione di aver fatto conoscere in Italia forze 
tali nel giornalismo coloniale da attrarre subito le simpatie, la stima, l'adesione 
piena del fior fiore degl'intelletti della Nazione. Cosi questa Rivista, forza in 
Colonia, è anche in Italia forza che .ù tien da conto. 

SONNINO 

SONNINO poco più che ventenne capì le ragioni del mare in Sicilia 
ed in Inghilterra. Oggi si comprende dalla nessuna esitanza delle 
sue dichiarazioni che francofilia come germanofilia nella questio- 
ne del Mediterraneo, egli le considera come episodi del sentimento 
nazionale o dell'intellettualismo, due varie fortune alternatesi con gli 
anni dal '67 in qua. Dirò meglio quel che a me sembra, e cioè ch'egli 
non le consideri affatto. Bisogna che l'Italia faccia nel Mediterraneo 
la sua politica. La Francia che l'ama, la seguirà su questa via ; la Ger- 
mania che l'ammira e la temerà, non potrà opporvisi. E Sonnino è in 
maceria il più autorizzato ad essere deciso e preciso ; perchè egli non 
ha mai avuta una percezione futura del mare e dell'espansione ed ha 
fatto, anzi, caposaldo del rinnovamento italiano il ristabilito ordine 
fecondo dell'agricoltura, l'elevazione della classe contadina che prima 
d'ogni altro, dopo Cavour, ha indicato al Parlamento ed al Paese, 
il supremo interesse della legislazione sociale, antesignano ne' suoi 
discorsi senza fiori e senza solfeggi, d'una politica per il proletariato 
dei campì. 



'nova progenie!" 443 



Oppositori di governo e neanche difensori si sono accorti che 
la poHtica del mare che Sonnino va conducendo non subisce sugge- 
stione di sorta. Chi potrebbe dire mai : una nave itahana s'è mossa 
con quelle delle flotte alleate, solo perchè una politica generica e to- 
tale l'ha voluto? Nessuna mescolanza, nessuna generalizzazione. Non 
basta non fare un passo falso ; occorre non fare passi di troppo, oc- 
corre non fare un passo di meno. Ciò potrebbe non piacere ai senti- 
menti delle patrie puerili, ai razionalisti d'un liberalismo guerresco 
che corazza le frasi, a coloro che ogni qualvolta comprano il giornale, 
sia pure tre volte al giorno, vi vogliono leggere la vittoria, la con- 
quista, il valico superato, la soluzione, l'ultima definitiva parola del- 
la Storia. 

Ma ciò dà confidenza a chi giudica l'uomo di Stato alla stregua 
dei fatti, vigilando la sua capacità a mantenere una linea d'azione pure 
in mezzo alle eruenze improvvise delle vicende. Ora niuno che abbia 
onesta coscienza potrebbe dubitare che la politica estera italiana di 
Sonnino sia stata diminuita o nìaltrattata dai fatti accaduti in Europa 
e nell'Europa che è fatta lizza di guerra. 

In quest'opera Sonnino matura la personalità d'uomo politico che 
si designò nella vita italiana fin da quarant'anni fa, e con quest'opera 
dà a noi che miriamo ad emanciparci da ogni soggezione un aiuto di 
incrollabile valore. Il Governo che lo precedette e per l'appunto il 
Marchese di San Giuliano, non aveva avuto l'energia di imprimere 
un carattere sicuro alla politica mannaia d'Italia. Era un navigare 
ad oriente come a^ occidente tra gl'innumerevoli infames scopulos 
delle minacele, delle intimidazioni, dei sotterfugi, dei complotti. La 
politica estera del Di San Giuliano tessè la trama più fitta alla servitìi 
internazionale dell'Italia ed autorizzò la politica interna a diventare 
quella povera e trista cosa che noi vogliamo sia un passato stroncato 
e gittato via dai nostri ricordi. 

Questa politica è talmente obiettiva, che pur nel rombo e nello 
schianto della guerra noi ci sentiaiìio guidati da una luce serena a 
cui non fanno velo né le affinità storiche né gli atroci odii. Così Son- 
nino riallaccia la superba ora che procede rapida, allo spirito della 
politica di Crispi spogliata di quelle scorie giacobine e di cfuella cappa 
teutonica, liberata dalle manie che agitarono il genio vij^rosc di Fran- 
cesco Crispi. 

Anche il Marchese di San Giuliano fu im commentatore di Dan- 
te. E' sempre un fedele del Poeta Divino quel che guida la nostra po- 
litica estera ; ma i simboli che imparadisavano la mente del primo non 
trattengono il pensiero del secondo. Questi vuol placare il cuore del 
Poeta rendendo agl'Italiani l'Italia sin dove il mare i suoi termini 
bagna. 



444 II* CARROCCIO 



PARALISI SOCIALE 

Vietate che saranno le Alpi al tedesco, chiusi i tre ordini di porte 
montane, resa l'Italia temuta dal Coralberg a Cattare, il dovere ci si 
imporrà di stendere la forza e il fàscino d'Italia per tutto il Mediter- 
raneo, disatrofìzzando la vecchia costa adriatica e delle isole. Questa 
atrofia di lembi causò la paralisi progressiva, con fenomeni d'arresto 
e di scatenamento, di alcune zone agricole nelle quali la pretesa con- 
tadina non comprometteva soltanto le fortune d'una generazione pa- 
dronale, ma della produzione totale. Sorda e disperata anima contadina 
delle bonifiche, embrione con mezza idea, sguardo miope del proleta- 
riato ancor ieri artigianato, plasma filaccioso dell'organismo impro- 
gressivo: ecco il movimento contadino troppo e tutto chiuso nella ter- 
ra, ignaro o superstiziosamente nemico del mare, avverso, mortalmen- 
te avverso all'emigrazione anche solo nei confini del Mediterraneo. 
Rivoluzione fuori delle leggi geografiche quella sindacalista italiana, 
anche se splendente qua e là, ad ora ad ora, di fiamme sacrificali, vam- 
pe di stoppa che rodono sino al macigno. 

In questa assenza di coscienza del mare, del mare che allarga 
i bacini di sfruttamento e cresce i margini del profitto e permette 
ardimenti al padronato e più grosso salario al proletariato, sta la 
causa della sterilità di moti iniziati con eccesso di torbida furia e pre- 
sto caduti come flaccidi corpi vuotati. Profondo il motivo morale nel 
sindacalismo operaio italiano, cieco l'occhio pragmatico. Perchè que- 
sto fascio di nuclei seletti non può trovare la nuova ragione di vita 
che nel balzare ardita tra le iniziative della ricchezza. Il proletariato 
sindacalista o diventerà un proletariato produttore di fatto o non sa- 
rà e bisogna, a ciò, che egli entri nell'eccnomia con aumentata possa 
di tecnico, con volontà ideatrice, con spirito espansivo e creativo. Si- 
nora è un proletariato cinto della sua pretesa di "produttore" come lo 
schiavo ebbro nel triclinio si coronava della quercia e dell'alloro del 
suo signore. Sinora è un proletariato che consuma la materia prima 
dell'esistenza e divora il padronato. Non solo questo sindacato non 
vuol ereditare dunque la ricchezza della borghesia; ma impoverito 
il padronato, lo uccide e poi s'uccide. 

L'ARTIBRATO DBL MARE 

Ma fa il conquisto del mare e fa la guerra. E' il rinsavimento, è 
l'uscir dalle acredini dell'inerzia ascetica, è il diventar consapevole 
d'un destino, il rientrar nella storia, è l'accordarsi con la borghesia, 
contro la borghesia vorace e il tortuoso proletariato di Germania, 
guerra d'interessi e di competizioni che non sarà per finire, quetate 
che siano le armi. Ne siamo tutti sicuri. 



'NOVA progenie!" 445 



Vuol navigare il sindacato proletario d'Italia, ravveduto dall'er- 
rore entro cui l'aveva tratto la ciurmerla politica del marxismo. Il ma- 
re, il nemico del socialismo, ricorda la forza e la gloria delle corpora- 
zioni di Venezia, di Genova, di Pisa, e s'apre fremendo d'amore la- 
tino alla volontà d'impresa sociale. Regime d'acque ha da esser per 
noi, di moli, di scali, di traffici, di mercati chiedenti e braccia e mer- 
ci e genio italiano, non solo, ma regime di comode strade allaccianti 
ogni molo alle città dell'interno. Tutte le nostre città bisognerà sen- 
tano il soffio vicino del mare. Regime d'acque fluviali, magnifiche ar- 
terie sicure tra monte e mare, tra monte e centro di traffici, tra mare 
e mare. Occorre arginare con opere degne della Roma degli Imperatc^- 
ri e dei Papi la costa che il mare batte, la costa che frana, dal Piceno 
al Gargano, da Ortona a Vasto. Si direbbe che l'onda insonne voglia 
colà scalzare le sagome sacre della penisola, voglia abolire la possibilità 
d'abitarvi, di coltivarvi, di gittare l'ancora. A Fossacesia, a San Vito 
Chietino, a Ortona a Mare l'acqua s'avventa morde e divora le radici 
d'un suolo famoso e ne tremano i fondamenti del bel tempio di San 
Giovanni in Venere. Arginiamo la costa d'Italia contro al mare che 
sale perchè il mare obbedisca alle forze d'Italia! 

LB ACQUE INTERNE 

Il problema dei porti e del regime dei fiumi e dei bacini fluviali 
è tutt'una cosa; ed è in gran parte il problema della bonifica e dello 
incremento agricolo in questa sublime e terribile Italia che conta ot- 
tocento paesi franati. Questi caratteri spaventosi incominciò ad as- 
sumere la nostra Penisola da quando la sua chioma fragrante cadde 
sotto i colpi della voracità disboscatrice. Il disboscamento rende sec- 
chi, ostilm.ente aridi nell'estate i corsi d'acqua eccetto i massimi e cioè 
quelli in rapporti con le più alte catene montuose e d'autunno, o anche 
per un estivo nubifragio, devastatori. Il disboscamento ha preparato 
il facile terreno disgregantesi della costa adriatica, che nereggiava di 
bosco sopra ogni altura pendente sul mare. 

Colei che siede sopra l'acqua meglio partirà al conquisto quando 
la sua ricchezza d'acque interne, il suo tumultuoso sistema linfatico 
sarà alveato, quando per ogni alveo — e i piccoli non hanno minore 
importanza dei grandi — sarà fatto quel ch'è stato fatto per il Po 
e il Po può ancora minacciare, ancora far sospettare una sua violenta 
apparizione repentina. Diamo robusto dorso di argini alla Patria, così 
che tutta la sua fronte s'apra sotto l'elmo alpino fasciato di candore 
erto d'acuti diaspri ; diamo argini generosi ai fiumi nostri, così che 
resti vana la traboccante ebrezza del cielo e non si sperda la vena e 
non si debbano deviare gli alvei, ma vadano recando al mare ai mari 
la gagliardia delle correnti fecondatrici. Restaurare i boschi non è 
onninamente possibile come da alcuni si crede, perchè l'humus delle 



446 IL, CARROCCIO 



cime fu trascinato in basso dallo scatenamento pluviale sulle cime 
disarmate dal pettine delle ferme cime secolari. Rimboschire le cime, 
rivellutare, ri fecondare gli scrimini delle vette e le più alte crepidini 
della njpe, veder riaffacciarsi e frondeggiare e metter tronco i boschi 
folti delle querce austere, dei faggi ampi, delle nere elei : questa è una 
chimera. Se la macchia può ricominciare, ricomincierà qualche cen- 
tinaia di metri più in basso, e su di un humus ben diverso da quello 
delle foreste di cui forse in pochi abbiamo conosciuto gli ultimi alberi. 
Lo strato della terra d'altipiano forzato per un rendito boschivo in- 
tenso, sappiamo già tutto quel ch'esso può dare. I monti discendono 
€ noi tendiamo su tutta la Terra all'altipiano. E come la natura che 
noi abbiamo dunque alterata, è forse l'anima nostra; ormai trascinata 
dalle cime pure del suo aristocratismo alle pianure dell'agguagliamen- 
to, scoppia di quando in quando in ribellioni in fondo alle quali urla 
la nostalgia della libertà in altitudine — o la sua illusione; ed è la 
stessa cosa. 

LA NATURA ITALIANA E' MUTATA 

Disboscate le vette, la terra feconda scende precipita con l'ac- 
qua, il sasso emerge come un dente della gengiva corrosa che si disfà 
e vacilla. Or ecco che un giorno di sul sasso fatto nemico scivola il 
groppo di radici e l'albero piomba tetramente traverso il sentiero. 
Col tempo la montagna si modifica e tre volte nella sua vita ormai 
l'uomo — sì breve ! — può non riconoscere la montagna e il versante, 
perchè i boschi continuano a cadere e debbono mutarsi in cicli della 
coltivazione e deve sparire la possibilità dei tronchi vasti ed alti. La 
vegetazione vertebrata non è più ; siamo alla cartilaginea. Ma l'albero 
teneva masso e zolla com'era tenuto da essi. In tal modo si conservava 
la propria altitudine e i venti erano guidati, avevano un ritmo, resta- 
vano nel giro armonico delle stagioni, davano un canto di ritorno, li 
riconoscevamo alla loro voce, al desiderio alitante, all'ardore respiran- 
te, alla foga soffiante, al languore esalante e sulla tavolozza mobile 
infinita il verde, il nero, l'oro, la cenere si seguivano violento solenne 
soave silenzioso, armonia, certezza dello spirito. 

Ripetiamoci dunque che l'Italia di Venezia, di Genova, di Amalfi 
non c'è più. Gli uomini pazzi ed imprevidenti l'hanno messa in balìa 
del cielo e del mare divoratori. Dov'è il Sardo pellita d'Amsicora e 
di Josto? Nemmeno c'è più il Barbaricino di Gialeto e di Eleonora 
d'Arborea, Eleonora genio imperiale entro l'armatura di condottiero 
d'eserciti. Ove sono i boschi di Sardegna? Io già li piansi caduti tra 
la protesta dei loro ruderi supremi in lotta con la selvaggia aggres- 
sione del vento. E sarà tra poco un quarto di secolo. La Sardegna fu 
denudata dai disboscatori e l'ira delle acque celesti si scaglia contro 



'nova progenie!" 447 



gli ieratici mausolei degli eroi mediterranei piiì antichi e le povere 
capanne di Ladiri e il tralcio nocchiuto che rade il sasso fa ingombro 
all'alluvione che tutto trascina. 

IL LIBBRATORB 

Noi accettavamo un destino straniero e ci negavamo ad una vo- 
lontà latina. Noi bestemmiavamo ed ingiuriavamo gli uomini giovani 
e semplici dal gesto breve e la parola domestica che si opponevano alla 
nostra formola esotica. Quale ira e donde scaturita fu dunque la no- 
stra? Fu un'ira metafisica che non ha riscontro se non nelle parados- 
sali dogmatiche ire dei gesuiti da romanzo. Gli Ufficiali dell'Esercito 
Italiano, erano per noi un trito poverume burocratico in divisa. 

Dicevamo: — Ci costano milioni e domani, sul campo di batta- 
glia, al primo miagolio 

Sì ! dicevamo questo. E tu. o mio asciutto e schietto Peppino De 
Dominicis, tu tornavi dalla tua Africa Eritrea — quanto tenebrosa 
allora ! — con già i segni del volere che non si volge e ride al soffio 
della morte e nella tua modesta casa romana presso la Sapienza io 
venivo adolescente a toccare le rudi armi tigrine assaortine derwisce 
prese al nemico. L,a vecchia casa cattolica accoglieva onesta la gloria 
ingenua del soldato di cui, tu o Cis, non sapevi cingerti che come un 
sorriso ardito. Ma nel tuo sorriso, o Eroe di Zanzur, io vidi allora — 
è passato un venticinquennio — il raziocinio implacabile e sublime 
delle guerre che si sarebbero dovute combattere dopo col tuo primo 
faticoso ed oscuro cimento d'armi coloniale ! L'ingenua dedizione di 
ogni ora e il palpito rassegnato della Madre austera e il fedele con- 
senso tutto certezza dei fratelli, mi caddero un giorno dalla memoria. 
Ogni ricordo, sino il più concreto, svanì da questa mia mente entro 
cui il bisogno di sapere assume l'atteggiamento a volta a volta d'una 
disposta causa e la dismemorata anima bestemmiò coloro, i mille, i 
dieci mila che neppure venti anni di poi. ieri in Libia e oggi di fronte 
al mondo, avrebbero date le ali dell'impeto, per vincere e per trionfare 
d'una invertebrata Italia facendo un pitano più alto di ogni cima. 
Ed illumina della sua face le vie di tutte le giustizie. 

L'ingiuria era diventata sistema e formula ne facemmo per il te- 
sto d'una emancipazione in omaggio alla quale recitammo ogni mat- 
tina il salmo della verità obiettiva. Diflfamazione e sarcasmo ebbero 
la quotidiana vignetta caricaturistica, l'articolo di fondo e il discor- 
sone poi salirono agli onori della Camera e l'insulto dell'Istrione fu 
sigillato e consacrato negli Atti Parlamentari. Né bastò. Furono chia- 
mati e potere giudiziario e poteri eccezionali di Stato a toccar con ma- 
no e navi e conti e intenzioni e dagli antri del tradimento e della spe- 
culazione in Borsa uscirono figuri a commerciare turpi menzogne in 



448 IL CARROCCIO 



nome del denaro dei poveri per il colpo della speculazione. E lì si dis- 
sero emancipatori, i borsisti borsaioli, e salirono a cacciare lo sguardo 
adunco nella privata esistenza degli uomini puri. 

L'offeso, l'insultato, il diffamato, l'Ufficiale Italiano bevve tutto 
il calice guardando con occhi fermi, obbedendo e non tremando, il 
turpe snodarsi delle piovre occhiute gocciolanti menzogna pagata in 
Borsa o in Germania. E l'Ufficiale Italiano perdonò. Egli era il mis- 
sionario, il maestro, l'apostolo, l'esempio; doveva essere anche il mar- 
tire. Tra le immacolate vittime dell'imbestiamento demagogico erano 
creature il cui spirito fioriva sul tronco della nostra piìi pura onestà 
di razza. Il Calvario fu salito in silenzio, a passo calmo, la berlina fu 
sopportata serenamente con la pazienza di chi accetta perchè crede 
che l'espiare per gli altri ricompri le fortune alla Patria. 

Allora la voce di quest'apostolo guerriero salì sul deserto, gridò 
fra le dune insanguinate e la Patria lo udì e la città ne fu turbata. Gli 
Ufficiali dell'Esercito Italiano erano dunque i pionieri dell'emanci- 
pazione italiana. Ecco, essi davano il cemento di sangue necessario 
all'edificio; — Le nostre vene? Eccovi le nostre vene! — Così disse- 
ro : — morire bisogna, perchè da quindici anni ci avete ricoperto d'on- 
ta e nel mistero del cuore abbiamo dovuto cercare, dissimulandola con 
angoscia, la forza della fede. — No. Invece hanno detto : — Noi siamo 
coloro che tutto dobbiamo dare e provare qualche cosa, un'antica, una 
vecchia, una tradizionale parola che non muore, che rinasce sempre, 
fiore dei secoli e fiore d'ogni primavera, inno delle epoche e inno di 
ogni stagione, amore infinito e amore di ciascuno, ragione d'ogni ra- 
gione, idea di ogni idea, tremito d'ogni moto d'anima, splendore piìi 
vivo d'ogni splendore, termine, punto fermo nel sublime, l'Assoluto : 
la Patria d'Italia! 

E aggiunsero : — tutto diamo e cioè la vita fatta ormai di un 
cumulo addensato di angoscia. La vita, perchè in Patria non abbiamo 
altro più e nemmeno l'onore. Ci si chiama, ci si aspetta, si ha bisogno 
di noi? Si placa dunque il destino di infamia? O povero immutato 
cuore della caserma, valeva, o sì valeva la pena tu fossi attanagliato, 
se la bandiera si rialza ed è necessario morire per l'Italia! 

Ed ecco gli aridi aforismi franati. La ostinazione fu svergognata, 
che pareva forza, e nell'arbitraria clausura della celluzza dottrinale, 
il vuoto apparve. Contro tutto il malore civile, scuola di salvezza fu 
la Caserma e l'Uomo nostro, il frutto nuovo, l'Italiano di questa no- 
stra Italia e il soldato di terra e di mare. Ancora e sempre l'anima 
credente balza dalla disciplina del comando, l'eroe dall'obbedienza, la 
certezza è partorita dalla dedizione ideale e l'autorità splende con luce 
di letizia alle anime liberate. 



LA PROFEZIA SI REALIZZA 



"nova progenie!" 449 



Noi sappiamo quel ch'è necessario ripetere. L'oblìo del mare è 
stato l'errore dal quale ci sono derivati tutti i mali sociali e politici, 
compreso lo sfruttamento dell'ignoranza contadina da parte di spe- 
culatori dottrinari, compreso il nostro antimilitarismo di cui, chi più 
chi meno, siamo stati tutti maculati. Ripetiamo che dal Settanta in 
qua una Italia in tendenza di grandezza non avrebbe dovuto occuparsi 
che d'esistere sul mare, d'essere grande sul mare. Il nostro agricolismo 
degenerato in un socialismo acido d'importazione che ha raccolto la 
perfidia di tutti i falliti del lavoro e della gloria, ci ridusse a rovesciare 
contadini sul mondo e a non averne più noi, rinunciando sino al 
nome di questo generoso ed umile dono di mano d'opera al mondo 
contemporaneo. L'intera Italia povera navigava andando e tornando, 
non tornando spesso, e gli arroganti politicastri del socialismo non si 
davan pensiero di difendere la vita e il pane e il nome della dolente 
carne ammassata nelle stive fetide. E la gran mercè quando non cola- 
vano a fondo perchè il tonnellaggio era superato da qualche quintale 
d'anime espulse e dieci volte sfruttate?! Ripetiamo che, preso tra i 
due fuochi della concorrenza tedesca e dello spavento soffiato dagli 
scioperati del socialismo, il nostro padronato era già alla vigilia di 
perdere il necessario entusiasmo a produrre la ricchezza ; entusiasmo 
di cui ogni destino storico è materiato. 

Il libro dell'apogeo umano, ove ogni termine della classicità è 
superato, la Di-vina Commedia, reca sin da oltre seicento anni fa il 
mònito e la profezia dei nostri destini. Nel canto ventisei dell'Inferno 
Dante fa servire Ulisse della leggenda elleno-asiatica a sopravalorare 
l'Uomo nuovo d'Italia. Nulla può vincere non dolcezza di figlio, non 
pietà di vecchio padre, non debito amor di sposo, che avrebbe fatto 
lieta Penelope, nulla potè vincere l'ardore che Ulisse ebbe a divenir 
esperto del mondo e dei vizi umani e del valore 

Ma misi me per l'alto mare aperto 
Sol con un legno 

E' Ulisse — è Dante: l'uomo d'Italia — che rende concreta la 
profezia nebulosa di Seneca nell'atto valicatore del Marinaro. E' Dan- 
te che ritto sulla rupe indica la via sulla spianata lucida dell'acqua 
a Colombo. 

Venient annis saecula seris 

guibtis Oceanus vincla rerum 

laxet et ingens pateat tellus, 

Thitysque novos delegai orbes 

nec sìt terris ultima Thule 

Ma misi me per l'alto mare aperto 

sol con un legno, e con quella compagna 

picciola dalla qual non fui diserto. 



450 IL CARROCCIO 



Pochi i compagni, pochi i fedeli alla sublime impresa. 

L'un lito e l'altro vidi infin la Spagna, 
fin nel Morrocco, e l'Isola dei Sardi, 
e l'altre che quel mare intorno bagna. 

Il Navigatore volge intomo lo sguardo anelo ma esperto. Viag- 
gia ancora tra le terre della realtà, egli che andrà oltre ad ogni con- 
fine toccato sino a lui da nave o da sguardo umano. E' questa la pri- 
ma e la più impetuosa delle avventure di mare in cui campeggi un 
volere d'uomo che nessuna paura può arrestare e che il mare dovrà 
inghiottire invitto. 

Io e i compagni eravam vecchi e tardi, 
quando venimmo a quella foce stretta 
ove Ercole segnò li suoi riguardi, 
acciocché l'uom più oltre non si metta. 

Bisogna dunque violare i riguardi di Ercole; bisogna che l'Uomo 
si metta più oltre, appunto perchè è scritto che un limite vi sia. Ed 
ecco Ulisse parla ai canuti compagni parole nove, d'ardire, parole di 
sfida all'impossibile, a ciò che non fu fatto, e le parole cadono nei 
cuori sì profonde e vive e ciascuno cuore ne diventa subito sì acutq 
al cammino che non sarebbe stato facile trattenerlo poi. 

E vòlta nostra poppa nel mattino, 

de* remi facemmo ale al folle volo. 

Ulisse non vuole ignobilmente finire la sua giornata tra le como- 
dità pavide della casa. Ulisse vuol fuggire al destino misero che gli 
fa la picciola leggenda greca. L'uomo di Dante, l'uomo nuovo d'Italia 
non morrà consolato dal figliuolo fatto adulto e dalla vecchia Penelope, 
dopo avere goduto i giorni dolci ma vuoti d'un lungo tramonto senile. 
No. L'Ulisse italiano ritufìferà la prora in mare e dalle stesse braccia 
de' compagni vecchi corse da un fremito inaudito di vigore, sarà lan- 
ciato su nuovi e più spaventevoli gorghi verso orizzonti arcani, verso 
la moniagna dell'altro emisfero. Profezia radiosa ! Colei che siede 
sovra l'acque, la Donna dalla giovinezza di fulgori e di venture glo- 
riose, si sveglierà un giorno non lontano rinnovellata di novella fronda 
e sovra l'acque s'avanzerà per il suo dominio più vasto. Fatti non 
foste a viver come bruti ! aveva gridato l'Ulisse novo ai magnifici 
compagni — O Italiani, fatti non foste per fare omaggio al ventruto 
servo arricchito con le rapine e le frodi perpetrate nella superba ma- 
gione della vostra storia e della vostra natura e per chiudervi nella 
angusta casa a non turbare i traffici e gli spionaggi del mercante con 
occhiali d'erudito ! Fatti foste a tramutare, nel miracolo dell'impeto, 
in naviglio vittorioso la vostra Sedente sull'acque. 



CERAMICHE ITALIANE 45T 



E salutiamola questa Italia dell'Ulisse Dantesco per le sue coste 
armate e i suoi promontori criniti di cannoni contro il nemico livido 
di rabbia ; salutiamola, perchè arme ha fatto d'ogni metallo e il fiore 
dei suoi figli è pronto alle rembate contro il barbaro di fuori e i suoi 
mezzani i manutengoli di dentro, salutiamola, perchè la sua fronte 
s'è levata ed i suoi occhi guardano fissi al più lontano orizzonte ! 

Ma questo orizzonte non lo vedi tu, pavido e ambiguo sofista 
criticuzzo. perfidietto amasio dell'irco teutonico, non lo vedi tu, o 
senz'anima che avendone invano una cercata nel pensiero senza sole, 
ti accontenti d'una etichetta su molta carta. Questo orizzonte tu lo 
scorgi e tu ce lo indichi, autoctono Eroe ventenne, che sulla vetta più 
alta dell'Alpe impugni la scure in cui si specchia la stella. 

E questo orizzonte è il mondo ! 





U 



IL DO'PO.GUER'RA ITALIANO NEGLI STARI UNITI 



CERAAiCHE ITALIA/^E 

IN Italia è gloriosa l'industria delle ceramiche, delle porcellane, delle 
maioliche e delle terraglie. Abbiamo stabilimenti di primissimo 
ordine e possiamo rivaleggiare con qualsiasi altro paese, vittorio- 
samente. 

Come spiegarci che l'esportazione in x\merica sia rimasta molto 

limitata ? 

I tedeschi, prima della guerra erano riusciti quasi a monopoliz- 
zare questo mercato per le ceramiche di qualità corrente se vogliamo, 
però di molto buona apparenza. Lo stesso avvenne per le terraglie da 
tavola, che smaltivano in quantità rilevantissima, dati i loro prezzi 
eminentemente popolari. 

La Francia, poi, con le sue porcellane di Limoges, esporta in 
questa contrada articoli fini e di quelli strafini e di lusso. Il segreto 
della Francia per questo primato è a ricercarsi nel fatto delle conti- 
nue novità, nell'immensa varietà dei disegni e nell'inesauribile e con- 
tinua creazione di nuove combinazioni di colori. 



452 II* CARROCCIO 



Anche la Danimarca manda in America, con buon successo, le sue 
ceramiche artistiche, tanto apprezzate per le armoniose e delicate com- 
binazioni di tinte tutte di carattere locale. 

L'Inghilterra, poi, ha saputo mantenere la reputazione da tanto 
tempo acquistata, con le sue specialità di porcellana e segnatamente 
per i servizi da tavola, per i quali ha sempre conservato l'originalità 
dello stile, bello nella sua semplicità e reso piiì bello ancora dall'uni- 
formità delle tinte, che serbano sempre un carattere di giusta, pacata, 
non spiacente monotonia. 

Anche per gli articoli artistici come vasellame, anfore ed oggetti 
per decorazione di pareti e specialmente per quelli del Wedgwood si 
può dire che l'Inghilterra sia rimasta ancora senza rivali. 

Che dire poi della Cina e del Giappone, che per la caratteristica 
esotica dei loro prodotti, sono riusciti a entrare dappertutto, special- 
mente per il vasellame di mole vistosa? 

L'Italia, tuttoché possegga, ripeto, diverse fabbriche di primis- 
simo ordine per la produzione di simili articoli, pure ha curato molto 
poco di aumentarne l'esportazione nel vasto mercato americano. Se 
i nostri industriali fossero stati un po' piti previggenti e se la inizia- 
tiva non fosse mancata, anche noi con i prodotti d'argilla avremmo 
potuto rivaleggiare con le altre nazioni. 

A differenza di altri paesi di Europa — si può dire ciascuno 
specializzatosi quale per le porcellane di lusso, quale per quelle di uso 
popolare, quale per le ceramiche e quale per le terraglie — l'Italia ha il 
grande vantaggio di produrre di tutto: dalle porcellane di lusso che 
arricchiscono appartamenti reali, agli oggetti piìi comuni. Il famoso 
servizio da tavola per l'ex-kedivè d'Egitto, rimasto proverbiale per ra- 
gione del suo prezzo di parecchie centinaia di migliaia di lire, è uscito 
dalle nostre rinomate fornaci di Riffredo. 

Che dire poi delle nostre ceramiche artistiche, e delle nostre 
maioliche di Capodimonte, di Bassano e di Firenze? Dei nostri biscuits 
che nulla hanno da invidiare a quelli francesi? 

Le nostre ceramiche e le nostre maioliche tanto reputate pei loro 
caratteri geniali, potrebbero suscitare in America un vero fanatismo. 

Prima della guerra l'esportazione di questi nostri articoli venne, 
è vero, tentata; però non s'ebbe tutto quel successo che si potrebbe 
ottenere ora se il complesso di questa esportazione venisse meglio stu- 
diato e curato. 

Per accennare a qualche difetto, che tanto influì al m-'gro risul- 
tato che ora si deplora, diremo che l'imballaggio, fattore principale nella 
esportazione di articoli fragili, lasciava tutto a desiderare; qualche 
cosa di primitivo addirittura. 

Altra ragione poi è da ricercarsi nel caro dei prezzi, assolutamente 
fuori misura. 



CERAMICHE iTAIvIANE 453 



Gl'industriali italiani nel vedersi domandare i loro prodotti dalla 
lontana America, che in quei tempi era ancora più lontana, aumen- 
tavano talmente i loro preziari da renderne l'importazione pressoché 
proibitiva. Spesso con le spese di trasporto, con i dazi enormi, e con 
le frequentissime rotture da sopportare, i prezzi piìi che alla portata 
del commercio all'ingrososo, raggiungevano quelli della vendita a 
dettaglio. 

Si è fatto poco, dunque, non perchè gli articoli italiani non fosse- 
ro piaciuti ; al contrario, bisogna dirlo, essi incontrarono tutto il fa- 
vore del pubblico americano, specialmente le ceramiche e le maioli- 
che napoletane che tanto emergono per la loro caratteristica decora- 
zione a colori vivaci ed attraenti. 

Con un imballaggio accurato per quanto perfetto, e con una scala 
di prezzi da rendere possibili dei forti ordini, per importazione diretta, 
l'Italia potrebbe competere, con certezza di successo, con tutti gli altri 
paesi. Con dei solerti ed onesti agenti e con una sensibile reclame a 
mezzo di dettagliati cataloghi, illustrati possibilmente a colori, non so- 
lamente potremmo rivaleggiare, quanto potremmo conquistare il 
primato. 

Occorre organizzarsi. 

Fino a ieri abbiamo detto: "prepariamoci pel dopo-guerra". Ecco, 
la guerra è finita. E' necessario attuare i propositi maturati in questi 
ultimi quattro anni di sconvolgimenti. Attuarli subito. 

Che la Madre Italia, ora che ha realizzato, per virtù del suo Eser- 
cito glorioso, le aspirazioni nazionali, si lanci a riportare altre vittorie 
nel campo industriale e con l'espansione dei suoi commerci. Siano im- 
pegnate tutte le battaglie, grandi e piccole, pur di riuscire, superar le 
concorrenze, e giungere trionfanti al traguardo. 

G. B. VITELLI 



^EI PROSSIMI FASCICOLI: 

THE AMERICAN RED CROSS IN ITALY — di Mary L. Stephenson, con 
illustrazioni. 

REMINDERS OF ANCIENT LIFE IN MODERN ITALY ~ del prof. Walton 
Brooks McDatìiel dell'University of Pennsylvania. 

ITALO-AMERICANI — novella di guerra di Maria Moro Gabelli. 

IL DOPO-GUERRA DEGLI STATI UNITI — del nostro collaboratore finan- 
ziario Luigi Criscuolo. 

L'ANNATA DEL COMMERCIO ITALO-AMERICANO — di Genserico 
Granata, presidente della Camera di Commercio Italiana di New York. 

WHY NOT "ITALIAN" IN THE HIGH SCHOOL? — del prof. Emilio 
Goggio, dell'University of Washington. 

L'ITALIA IN GUERRA — Articoli del congressman aviatore maggiore Fio- 
rello La Guardia e del senatore Salvatore Cotillo. 



IL PRIMO SALUTO A! SOLDATI ITALIA/SI 

Al cav. uff. Lionello Perora, "chainiuiìt" del Coìiiitato Italiano del 4.0 Pre- 
stito della Libertà, toccò la fortuna di dirigere la prima parola dì saluto ai Sol- 
dati d'Italia che furono ospiti del Governo degli Stati Uniti durante la cant-i 
pagna del prestito stesso. Ai nostri soldati che giunsero il 2 ottobre le autorità 
cittadine vollero dare un primo ricevimento popolare il giorno successivo. 
Il cav. Pevera, quale "chairman" del Comitato consigliò ed ottenne che il rice- 
vimento avesse luogo al Columbus Circle, nei vasto piazzale dove sorge il 
monumento a Cristoforo Colombo. Località più adatta non poteva suggerirsi. 
Là i neutri soldati ebbero grandiosa accoglienza. Oltre diecimila persone gremi- 
vano la piazza. 

Nelle pagine illustrate pubblichiamo la fotografia che nell'occasione prese 
l'artista Cici-vo. l'i si vede la enorme massa di popolo. Davanti, vcdonsi in 
quest'ordine : il cav. uff. Perera, il cap. Sani, il cap. Lampugnani, il generale 
Guglielmotti, il cap. Romoli, mr. Hartigan. Director of Foreign Division del 
Fourth Liberty Loan, il cav. cap. Sapelli, il cav. Giuseppe di Giorgio, il tenen- 
te Mazzini. 

Il cav. Perera pronunziò queste inspirate parole : 

Bersaglieri, Alpini, Granatieri d'Italia ! 

AL Comitato Italiano che fa parte del Grande Comitato Nazionale 
del Quarto Prestito della Libertà viene dato l'onore di porgervi 
il primo pubblico saluto, ufficialmente, a nome dell'Autorità che 
vi ha desiderati e lietamente vi tiene ospiti in America. 

Io vi porgo questo saluto con cuore italiano caldo di fede e picHO 
di ammirazione per voi. 

Questo saluto vi viene ofìferto, o eroici Figli d'Italia, o invitti 
nostri fratelli, in questa piazza, di fronte al monumento che gl'Italiani 
raminghi vollero offrire al loro Paese d'adozione dedicandolo a Co- 
lombo. 

Nessun luogo meglio di questo poteva essere degno della presente 
glorificazione vostra. 

Voi vi siete coperti di gloria. Voi vedeste il nemico faccia a fac- 
cia e nessun pericolo fu piti possente del vostro coraggio, quando voi 
consacraste il vostro sangue ai combattimenti che diedero la vittoria 
all'Italia nostra, al mondo intero, all'umanità minacciata. 

L'eco delle vostre gesta giunse qui come un riflesso della luce 
di gloria onde circondavate, col sacrificio del sangue, il nome d'Italia, 
e per l'eroismo di voi. Bersaglieri invitti, per l'ardimento ed invinci- 
bile di voi Alpini, per lo slancio irresistibile e sempre vittorioso di voi 
Granatieri di Sardegna, il nome della Patria crebbe gigante nella con- 
siderazione dei popoli stranieri. 



IL PRIMO SALUTO AI SOLDATI d'iTALIA 455 

Ieri vedeste come il popolo americano vi acclamò al primo appa- 
rire nelle strade della metropoli ; oggi vedete quanto entusiasmo vi 
circonda. 

Siete belli e fieri. I vostri visi di adoloscenti e di uomini maturi, 
battezzati dal sangue, sfiorati dall'ala della gloria immortale, hanno 
l'impronta indistruttibile e leonina della nobile fatica della guerra 
che avete compiuta. Sembrate di bronzo, e siete di carne viva. Avete 
un cuore di fuoco, un'anima d'acciaio. 

Ringraziate la sorte che vi ha destinati a compiere questo nuovo 
dovere nella terra lontana dei vostri Alleati generosi e possenti. 

Ringraziate la sorte che vi conduce qui, onorata rappresentanza 
dell'Esercito Italiano presso il Popolo che ha mandato la sua bandiera 
stellata sulle sponde del Piave. 

Che la vostra visita in America sia di buon augurio e che le sim- 
patie e gli entusiasmi che susciterete negli animi concorrano valida- 
mente all'opera che ci siamo prefissi : quella di contribuire al successo 
del Quarto Prestito della Libertà che è il Grande Prestito della 
Vittoria. 

Il trionfo finale delle armi alleate già si delinea. Nulla arresterà 
la fatale caduta dell'Austria odiata e della Germania criminale. 

Il Quarto Prestito della Libertà di questi gloriosi Stati Uniti 
schierati con noi nella lotta contro la barbarie, è un'altra gigantesca 
battaglia che noi '\lobbiamo vincere, che la coalizione germanica de- 
ve perdere. 

Gli Italiani faranno il loro dovere. 

Faranno il loro dovere perchè voi. Bersaglieri di Lamarmora, voi 
Alpini gloriosi, voi Granatieri invincibili faceste il vostro a prezzo 
di sangue. 

Davanti a voi. Fratelli d'Italia, questo gli Italiani d'America pro- 
mettono e manterranno. 

Viva l'Italia ! Viva gli Stati Uniti ! 

LIONELLO PERERA 



D'Annunzio al poeta Robert Undenvood [ohnson 

Presidente del Comitato orgamszatore del concerio prò ciechi di guerra 

italiani, I2 ottobre 1918 

La luce del mondo è oggi fatta dal sangue dei popoli che combat- 
tono per la libertà ; generosissimo il vostro fra tutti. 

Lumen pcrpetum factum est cruor effusus. E' questa la parola 
fondamentale della nuova Scrittura. Perciò la cecità dell'eroe è oggi 
piiì luminosa che quella di Milton e di Omero. Non vi sono ciechi 
della guerra, o Poeta, ma veggenti del liberato avvenire. 

Gabriele; d'Annunzio 



Discussioni del CARROCCIO 

Saluto — Date — La riprova — Per la storia — La più grande soddisfazione — 
Gli jugoslavi a Washington — Gli jugoslavi di Hinkovic — La Missione 
degl'italiani irredenti — L'americanata — Forse.... — Zara italianissima — 
La nuova offensiva tedesca — La Missione speciale italiana negli Stati U- 
niti — "Alone and unaided"! — // generale Tozzi — Rivendicazione —\ 
Edoardo San Giovanni — / debiti degli Alleati — "Est modus in rebus" — 
Cannoni d'Austria in America — Una vergogna da sopprimere — Per la 
coltura italiana nel sistema educativo americano. 

SALUTO 

L'anima degl'Italiani d'America si protende commossa, riconoscen- 
ee, ammirata verso i fieri Soldati che hanno portato la bandiera 
della Patria ai giusti sacri confini della Nazione, che hanno libe- 
rato i fratelli schiavi, che hanno dato gloria perenne all'Italia rinata 
signora per sé e per il mondo. 

In mezzo al lavoro insonne che mai finisce, all'opera che mai s'in- 
terrompe, sia concesso agl'Italiani d'oltre Atlantico una sosta per ab- 
bandonarsi al divino orgoglio di quest'ora di trionfo che fu negata 
ai Prodi che moriron per donarcela, e che nella nostra esistenza non 
tornerà mai piiì così pura e perfetta. 

Onore al Re, intrepido Duce, esempio di coraggio e di ardimento; 
corone di lauro per questo Principe, primo cittadino e primo soldato ! 

Onore a te. Armando Diaz, autore della Vittoria ! 

Vendicato sei tu, Luigi Cadorna, tu che preparasti a vincere l'E- 
sercito, tu che lo conducesti, d'un balzo, oltre l'Isonzo sulla strada di 
Vienna, a guardar dall'Hermada insanguinata San Giusto e dalle Alpi 
contrastate Dante in attesa! Vendicato sei stato col tuo Esercito. Non 
vinto fu, e non tradì ! Tradito fu ! Un Esercito senz'anima nazionale. 
come i nemici e anche gli amici ingenerosi Io considerarono, non resi- 
ste subito sul Grappa, non vince dopo otto mesi sul Piave, non sbara- 
glia il nemico spazzandolo in otto giorni dal suolo patrio ! Non fosti 
tu, Cadorna, a modificare con rapida prontezza, i confini della Patria, 
sì che noi invademmo la terra tenuta dal nemico e salvi furono i piani 
d'Italia fin dalla prima ora designati alla invasione? 

Onore a voi, Soldati delle Dolomitiche e delle Carniche, di Mon- 
tenero, di Piava, del Sabotino, di Monte Santo, di San Gabriele, di 
Doberdò! A voi del Grappa, dell'Alto Piave, del Sile, del Montello! 
A voi, nostri, d'Albania, di Macedonia, di Palestina, di Francia — delle 
Argonne. di Piligny, di Reims, di Soissons, di Sissonne ! A voi, che pel 
cielo di Vienna portaste le ali d'Italia ! A voi marinai che affondaste le 
navi nemiche e placaste le anime nel fondo di Lissa! Onore a voi che 



DISCUSSIONI DKlv "carroccio" 457 



dal 24 ottobre al 4 novembre poneste il suggello alla Vittoria col vostro 
sacrificio più bello e più sventurato ! 

Benedetti, benedetti voi che versaste il vostro nobile sangue, voi 
martiri d'ieri, voi combattenti d'oggi, uniti in una sola ardenza d'a- 
more per l'Italia, sognanti il medesimo sogno, coronati oggi della me- 
desima luce di gloria! Piloti alle navi dalle quali sbarcarono i nostri 
bersaglieri sul molo di Trieste, guida alle avanguardie trafelate che 
entrarono in Trento e Rovereto, furono le ombre vostre, o martiri, 
o combattenti, padri nostri, fratelli nostri che moriste per l'ideale 1 Be- 
nedetti da ogni cuore italiano ! 



Date;. — La prima mossa sullo scacchiere della pace la fece l'Au- 
stria — rammentiamolo — il 14 settembre. Cominciava con la nota 
frase: ''Allo scopo di esaminare se la situaaione sia tale..." Mezz'ora, 
anzi meno, dopo averla ricevuta ufficialmente alla Casa Bianca, il 16, 
alle 6.20 pom. — il Presidente rispondeva — alle 6.45 — negati- 
vamente. 

C'era stato tempo di far giungere a "Washington le impressioni 
dei governi "associati" (la nota austriaca era stata comunicata ai gior- 
nali in antecedenza, notiamolo). Sappiamo che cosa dissero Balfour 
e Clemenceau. Il governo di Roma parlò col suo comunicato del 18, 
nel quale il punto delle aspirazioni italiane era ben chiarito: — "Esse 
(le aspirazioni) sono ben note al governo austriaco, come sono rico- 
nosciute dagli Alleati e si riassumono nel compimento dell'unità nazio- 
nale, con la liberazione delle popolazioni italiane finora soggette al- 
l'Austria e nel conseguimento delle condizioni indispensabili alla sicu- 
rezza dell'Italia". 

Re Vittorio, due giorni dopo, nel telegramma del XX Settembre 
al Sindaco di Roma, di nuovo assicurava alla Patria il compimento 
della sua unità nazionale. 

Intanto la coscienza del popolo — senza attendere — scrisse la 
Perseveranza — i lumi da Parigi o da Londra, da Washington o, ma- 
gari da Tokio — si destava come alla vigilia del 24 Maggio del '15. 
Il 7, dalla zona di guerra, col suo Esercito in pugno, Diaz rassicura- 
va: "....La saggezza dei governanti nostri e alleati, inspirata ai sensi 
di giustizia ed al raggiungimento degli altissmii scopi della nostra 
guerra, ci indicherà la sicura via da seguire.... Noi artefici della vitto- 
ria.... dobbiamo conservarci più che mai pronti ad abbattere comple- 
tamente il nemico.... Nessuna lusinga mai ci infiacchisca finché il ne- 
mico occupa le nostre terre e preme sulle popolazioni doloranti, che 
ansiose aspettano da noi la liberazione. L'animo sia, perciò, saldo e 
sereno nella coscienza del nostro diritto, pronto ad imporlo ove altre 
lotte siano necessarie". 

Parole che non ammettevano discussioni. 



458 



IL CARROCCIO 



Intanto l'Austria e il disfattismo interalleato manovravano. 
Il 7 ottobre Wilson riceveva la prima richiesta austriaca dell'ar- 
mistizio. 

Contemporaneamente c'era scambio di note tra Washington e 
Berlino. 

E' solo il i8 ottobre che Wilson replica a Vienna. 
Vienna controreplica il 28. 
Diaz, intanto, ingigantiva la sua vittoria. 

Fu il 29 che Andrassy, disperatissimo, ancora telegrafava a Lan- 
sing chiedendo armistizio e pace negoziata. 

Troppo tardi. Non a Wilson, ma a Diaz bisognava chiedere l'armi- 
. stizio, direttamente. 

E martedì, 29 ottobre, l'ultimo imperatore degli Absburgo alzava 
la bandiera bianca e i suoi messi passavano bendati nelle file dell'Eser- 
cito che aveva fatta la guerra, l'aveva vinta e aveva, quindi, il diritto 
di imporre le condizioni della resa. 

La riprova. — La Germania quando voleva discutere la pace non 
sì trovava in condizioni di dichiararsi battuta. Massimiliano di Baden 
lo conferma. Dice che l'armistizio gli venne imposto da Berlino dalle 
autorità militari. Erroneamente, come gli dichiararono una settimana 
dopo, avevano giudicata la loro situazione al i. di ottobre. "Né le po- 
tenze nemiche né il nostro popolo riguardavano la nostra situazione 
militare tanto disperata da render necessario l'armistìzio", scrive Max. 

Ecco fornita la riprova che era necessario dì abbattere l'esercito 
austriaco; ecco fornita la riprova che senza la vittoria italiana finale, 
che le toglieva l'appoggio dell'impero alleato, la Germania non avreb- 
be accettato l'armistizio che l'ha finita. 

Per la storia. — "Il governo italiano ha informato ì Governi 
alleati che esso considera il movimento dei popoli jugoslavi per la con- 
quista della indipendenza e per la loro costituzione in libero stato come 
rispondente ai prìncìpiì per cui gli Alleati combattono nonché ai finì 
■di una pace giusta". 

Queste le parole con cui in Italia si annunciava — il 26 settembre 
— la deliberazione presa in Consiglio dei Ministri l'S stesso mese sulla 
questione jugoslava. 

In Italia, subito, gli jugoslavi le interpretarono a modo loro; gli 
jugoslavofili — i rinunciatari del Patto di Londra. 

Senonché, c'era da osservar questo: la formola trovata in Consi- 
glio dì ministri non era nuova. 

Noi la conoscevamo fin dal 29 maggio, nelle parole usate dal Se- 
gretario Lans'ng, quando egli desiderò dì annunciare che le "aspira- 
zioni nazionalist'clie degli czeco-s^ovacchi e degli jugoslavi godevano 



DISCUSSIONI DEL "CARROCCIO" 459 

la più viva simpatia del governo americano". A Versailles, la Confe- 
renza Interalleata del 5 giugno ne prendeva atto. Alla conferenza par- 
tecipava anche Sonnino. 

Che vuol dire ? Vuol dire che Sonnino, l'S ottobre, era il medesimo 
del 5 giugno : tutto un pezzo col suo programma nazionale, saldo so- 
stenitore del 'JVattato di Londra. 

Se i colendissimi jugoslavotili delle nostre amene contrade aves- 
sero studiata la questione come andava studiata, avrebbero — non 
diciamo fatto a meno della scomposta polemica antisonniniana di que- 
st'estate — capito che, infine, il programma estero del governo di Roma 
rimaneva sempre il medesimo, sempre quello concordato e sostenuto, 
con gli Alleati. 

Ma no ! Si doveva lasciar intendere che Sonnino aveva ceduto 
a.... Orlando!... 

Sì. che si dovette dar sulla voce agli jugoslavofili che gongolavano 
di gioia trionfale. 

Piano ! 

La formola enunciata da Lansing, ammessa a Versailles, ripro- 
dotta a Roma in settembre fu elaborata a Washington nel maggio. 

Da chi. potremmo dirlo, ma è facile intenderlo: da chi sosteneva la 
politica italianamente rettilinea del Barone Sonnino. 

Possiamo aggiungere, che non fu fatica lieve mettere assieme 
quelle cinque parole : the nationalistic aspìratiorts for frccdom — le 
aspirazioni nazionalistiche alla libertà — del comunicato Lansing. 

Per la storia, è bene stabilire la precedenza della formola : mag- 
gio non settembre 191 8. 

La levata di scudi contro Sonnino, per far cadere il Trattato di 
Londra, è del periodo intermedio. 

Ma prima la piattaforma dell'Italia e dell'Intesa nel considerare 
il problema jugoslavo era stata posata a Washington. 

Poi, su quella stessa, l'Italia s'è battuta a Versailles, pardon, nuo- 
vamente sul Piave e il Patto di Corfù è la charta del disfattismo 

più schietto che l'Italia ebbe la malaventura di coltiv^ure per consumo 
interno e per esportazione. 

La più' grande soddisfazione. — Sì. onorevole Salandra, il sa- 
luto che vi manda Trieste è davvero la più grande soddisfazione della 
vostra vita. Voi la voleste italiana, voi — quando gli "obliqui contatti" 
la volevano ancora nelle grinfie austriache! 

Gli jugoslavi a Washington non hanno saputo dimostrare la 
loro capacità giuridica nazionale, con sommo rincrescimento di quelle 
sfere che anelavano proprio che la nuova Jugoslavia si dimostrasse 
nazione vitale e sopratutto portasse le sue brave ragioni pel dominio 
dell'Adriatico in confronto dell'Italia. 



460 



II. CARROCCIO 



Di qui un furore italofobo che traspira da tutti i pori; di qui i 
"patiti" di Savie, d'Hinkovic, del lontano Trumbic, che si stempe- 
rano in geremiadi. 

I New York Times, dopo aver raccolto negli ambienti washingto- 
nìani larghe notizie sulla profonda impressione prodotta dalla deci- 
sione dei croati di rimanersene in regime proprio, austriaco, fuori dì 
ogni alleanza con sloveni e slavi del sud — dopo aver constatato che 
a Washington s'è avuta la riprova di ciò che è sempre stato detto dagli 
italiani benpensanti: che cioè la campagna new-europea (Patto di Cor- 
fù, Patto di Roma, comitati jugoslavi di Parigi, di Londra, di Wash- 
ington, agenti stranieri e italiani, pagati dall'Austria o in volontariato 
italiano, adesso la Mid-European Democratic Union of Peoples del 
•prof. Miller!) è una insigne mistificazione internazionale armata e- 
.sclusivamente per colpire il programma italiano nazionale attraverso 
il Trattato di Londra — i New York Times gridano alle macchina- 
zioni avverse e alla inettitudine di qualche amico. 

Ciò che adesso vanno cercando i nostri ineffabili ' avversari, è 
qualche passo falso, compromettente, di noi italiani. 

Basterebbe una qualsiasi dichiarazione jugoslavofila di qualsiasi 
gruppo d'"irredenti" italiani per dimostrare a Wilson che, per auto- 
decisione, gr"irredenti" nostri debbansi attribuire alla Jugoslavia. 

Così, sorpresero la buona fede di Bevione, quando lo trassero seco 
alla Casa Bianca a fare atto di adesione ai voti delle nazionalità op- 
presse, jugoslavi massimalisti compresi. Savie e Hinkovie compresi. 

Tentarono di accalappiare i delegati dell'Associazione Politica fra 
gl'Italiani Irredenti, e soltanto la pronta risolutezza del collega Alma- 
già, triestino di fede italiana incorrotta, valse a smontare la cabala 
antitaliana. 

Tuttavia occorre stare con tanto d'occhi aperti, poiché il lavorìo 
degli jugoslavi e dei loro amici austro-americani s'è intensificato iper- 
bolicamente. 

Un membro del comitato jugoslavo di Londra ha osato di pre- 
sentare un memorandum al comitato esteri del Senato di Washington 
perchè gli Stati Uniti tolgano Trieste all'Italia! 

In seno agl'italiani e slavi delle terre ritornate all'Italia si fanno 
circolare idee di repubblica ! 

Sono state mobilitate enormi influenze nel mondo politico, nelle 
sfere intellettuali, nella stampa perchè — dovendosi dare voci ai popoli, 
dovendo l'Europa rinascere, dovendosi dare alle nazioni nuove confini 
nuovi, e dovendo poi formarsi la sognata Lega delle Nazioni, eccetera 
eccetera — .... alla Jugoslavia si consacri tutto l'Adriatico. 

Ora — noi sappiamo — tutti questi son conati folli che piegano 
e s'infrangono di contro a quella Gibilterra ch'è il Trattato di Lon- 
dra che, fra l'altro, adesso, s'è trasformato in diritto di possesso in- 



DISCUSSIONI Dth "carroccio" 461 



crollabile. Però, non dobbiamo noi disarmare. Disarmare dobbiamo, 
invece, gli altri. 

L'opinione pubblica americana è una fonnidabile forza, che noi 
non dobbiamo, costi quel che costi, lasciar passare dalla parte av- 
versaria. 

Noi dobbiamo centuplicare gli sforzi per affermare la purità degli 
intenti della nostra guerra e per sostenere i diritti e le nostre salva- 
guardie nazionali riconosciutici dal Trattato di Londra; e dobbiamo 
far sì che gli Stati Uniti vi aderiscano, non tanto per rendere favore 
all'Italia, quanto perchè il trionfo delle aspirazioni italiane in Adria- 
tico e nel Mediterraneo risolve giustamente, logicamente, la guerra, 
assicura la pace là dove nacque la guerra e garentisce il compimento 
effettivo del programma di libertà e di democrazia per cui gli Stati 
Uniti scesero in armi. 

Sopratutto: dobbiamo risolutamente isolare gli jugoslavi e gli 
jugoslavofili. Isolarli e combatterli a visiera alzata. Nessun contatto 
con i propagandisti antitaliani, per qualsiasi ragione. La loro malafede 
è smaccata ; essi sono incorreggibili. 

La posizione dell'Italia verso gli jugoslavi di buona fede è nota 
attraverso le diverse dichiarazioni fatte dai governanti italiani. A 
Washington ed a Versailles amici ed alleati ne sono perfettamente 
edotti. 

E non dobbiamo essere noi, proprio noi, con profferte d'amicizia 
propiziative, a giustificarci per ammansire la belva. 

Contro chi nega il diritto dell'Italia, bisogna opporre la santità 
civile del diritto dell'Italia, senza ambagi, e tanto meno sottoporre quel 
diritto alla revisione e alla tolleranza dei nemici stessi. 

Anche chi non crede al Trattato di Londra, deve ammettere che 
i diritti dell'Italia contemplativi, preesistevano al Trattato, e sono vivi 
e verdi, oggi, dopo la furia della guerra — trattato o non trattato. 

Non ci piace — come abbiamo visto in una recente dichiarazione 
ai giornali americani — che si vadano accattando scuse per l'Italia, 
quasi a sedare le irritazioni jugoslave. Come non ci piacque che a 
Washington, proprio mentre l'Italia rioccupava le sue terre contese 
dagli jugoslavi di Corfù !, in qualche circolo italiano (vedi N. Y. Times 
del 4 novembre) si facesse l'apologia del Patto di Rom.a, nel senso che 
più si presta al travisamento dell'avversario; cui piace, con malizia, 
di farlo passare agli occhi del mondo come rinuncia al Trattato di Lon- 
dra e accordo territoriale con gli jugoslavi. 

Anche in questi giorni, per esempio, il bollettino quindicinale del- 
ritalian Bureau of Public Information, n. 5, riparla del Patto di Ro- 
ma, e, non si sa perchè, del discorso di Orlando alla delegazione del 
congresso, cita solo il periodo in cui si parla di aspirazioni, di soffe- 
renze e di speranze degli jugoslavi. Ora, Orlando quando pronunciò 



462 IL CARROCCIO 



quelle parole ne disse altre, che certo non significarono rinuncia del 
programma italiano. E bisognava pubblicarle ! Bisognava anche ripro- 
durre le ultime dichiarazioni dell'Orlando alla Camera ! E spiegare 
il significato italiano del riconoscimento dell'indipendenza jugoslava. 
Infine, bisognava dire che gli irredenti italiani, ora liberati, non par- 
teciparono al congresso di Roma, e non sono legati al relativo Patto, 
perchè ivi si discuteva, anche da nemici, con proponimenti antitaliani, 
di materia che non ammetteva discussioni : della nazionalità di terre 
italianissime. 

Il nostro Corradini spiega altrove, in questo fascicolo, il valore 
del Patto di Roma, che non autorizza menomamente l'interpretazione 
dei nostri rinunziatari. 

Generare confusione nella mente americana, oggi, circa i diritti 
dell'Italia su Trento, sull'Istria, sulla Dalmazia, su Fiume, sul Dode- 
caneso, nel Mediterraneo, è vero crimine politico. 

Bisogna che, in quest'ora decisiva, la propaganda italiana — uffi- 
ciale e non ufficiale — - si faccia innanzi all'opinione pubblica americana 
a dir le proprie ragioni, non importa se gli jugoslavi si sorprendano 
di saperci vivi in America e se qualcuno, nelle sfere del governo ame- 
ricano, arricci il naso. 

E' l'opinione pubblica sovrana che noi dobbiamo conquistare, in 
libero paese di democrazia, se pensiamo che da un'azione di propa- 
ganda debba venirci qualcosa. Che se niente conta, questa propaganda, 
allora a che i propagandisti? 

Gli jugoslavi di Hinkovic. — Il dr. H. Hinkovic. è un ex- 
membro del parlamento croato ed è uno dei più fegatosi membri del 
Comitato Jugoslavo di Londra. Testé ha lasciato gli Stati Uniti per 
recarsi a brigare di nuovo a Londra ed a Parigi. Prima, volle parteci- 
pare al congressino delle nazionalitcà oppresse di Filadelfia. Stracciò 
con un tal gesto tragico-eroicomico una carta geografica che com- 
prendeva Trieste nei confini d'Italia! Poi. a sostegno della incompa- 
tibilità irreducibile tra i suoi jugoslavi e gl'italiani, candidamente di- 
chiarò che, alla fin fine, gli slavi delle terre adriatiche erano stati i più 
fieri combattenti contro gl'italiani sull'Isonzo e sul Piave! 

Sapevancelo, dr. Hinkovic. Soltanto, non l'hanno voluto mai in- 
tendere in Italia i "liberatori delle nazionalità oppresse". 

Mario Borsa non desiderava che l'Italia ufficiale non lasciasse 
ombra a Washington sulla nostra politiva nei riguardi delle nazionalità 
oppresse dall'Austria? 

Adesso, in una comunicazione dell'Ufficio d'Informazioni del- 
l'on. Bevione, cui appartiene, il collega Leonardo Vitetti. spiega indi- 
rettamente le ragioni per cui a Washington non dovevano essere ap- 
poggiate le pretese jugoslave. Perchè — scrive Vitetti : "E' troppo 



DISCUSSIONI DEL "CARROCCIO" 463 

noto il fatto che gli jugoslavi hanno formato in tutte le nazioni del- 
l'Intesa dei forti blocchi che cercano di premere sull'opinione pubblica 
e di agire di consegiienza sulle trattative politiche dei diversi Stati. 
Si tratta, in sostanza, di un movimento della più grande importanza e, 
che, come ha dimostrato l'atteggiamento del sig. Hinkovic al recente 
Congresso di Filadelfia, è schiettamente e sfacciatamente antitaliano". 
1 "liberatori" del bell'italo regno sono serviti ! 

La Missione degl'italiani irredenti. — Era stata annunciata 
la venuta in America d'una delegazione italiana dell'Istria e della Dal- 
mazia — con a capo gli onorevoli Pitacco, Bennati, Zanella e Ghiglia- 
novic, zaratino quest'ultimo. Poi, ci si dice che non viene più. 

Era una Missione più che necessaria in America. Avrebbe posto 
i punti su parecchi i, come fece a Londra ed a Parigi, dove le ragioni 
dell'italianità, dalla voce di autentici irredenti, trovarono conforto 
massimo. 

Vero è che tipi alla Pitacco, alla Penanti e alla Zanella possono, 
ora, assai giovare con la loro parola nei circoli di Versailles, dove si 
reca Wilson in persona e dove è andato a brigare l'Hinkovic. Comun- 
que, non è superfluo che dalla viva voce dei triestini, dei fiumani e dei 
dalmati gli Stati Uniti apprendano la storia della loro italianità. Si 
faccia venire una Missione di redenti, dunque. 

Ammenoché, anche per questa Missione, non si debba chiedere 
permesso, putacaso, al direttore dell'Officiai Serbian Bureau of Infor- 
mation in Washington, che si fa interprete del Concilio di Zagabria che 
protesta contro l'azione delle autorità italiane nelle terre adriatiche! 

L'americanata. — Al banchetto di congedo dato a Masarik, il 
neo-presidente della repubblica di Boemia (il quale, avuto il suo, ha 
lasciato perdere le fantasticherie jugoslave) ci fu un bell'ori gmale 
— certo Bossom — che propose di costruire uno stradone dall'Adria- 
tico al Baltico. Dieci miglia di larghezza ! Su di esso ogni nazione do- 
vrebbe poter far passare la sua linea ferrata, i suoi veicoli, le sue ban- 
diere. Insomma, una immensa fiera internazionale. 

Lo stradone dovrebbe essere lastricato delle buone intenzioni 
di.... internazionalizzare Trieste. Poiché — non l'abbiamo detto anco- 
ra ? — é Trieste che dovrebbe essere capolinea di questo enorme ridi- 
colo corridoio medio-europeo. 

Ci si sente un po' di programma della Mid-European Union ! 

Attenti al ridicolo, sostenitori dell'Union, attenti ! 

Forse sarebbe stato meglio che Diaz giungesse a Vienna ! Al- 
meno sapremmo qualcosa di preciso su quanto accade in repubblica, 
o meglio in e fra ciascuno di quei popoli liberi e indipendenti.... di 



464 IL CARROCCIO 



continuare a fare gli austriaci. Che si faccia sotto il berretto frigio 
del vero e proprio federalismo, di quello autentico, marca imperiale? 

■ — Poveri austriaci ! Han bisogno di tutto ! Mandiamo loro da 
mangiare ! 

E la "spedizione della fame" che fecero il giugno scorso contro 
di noi ? E gli ordini dei loro generali che promettevano ai seguaci bot- 
tino pingue e donne belle italiane? E la fame imposta alle popolazioni 
friuliane, e l'inedia e la tubercolosi dei nostri prigionieri? 

A Vienna — dice il dispaccio, nel quale la sottile propaganda teu- 
tonica trova modo di carezzare Wilson e gli Americani, perchè da 
essi s'aspettano assistenza e cibo — a Vienna c'è pienezza di vita e i 
teatri sono aperti ("Vienna appears full of life. The theatres are 
open"). Desidereremmo sapere se i repubblicani d'oggi vi lascino 
proiettare le cinematografie degli orrori della guerra compiutisi sotto 
gli ordini dell'imperatore, degli arciduchi, dei generali, dei criminali 
che sono stati tutti lasciati a piede libero ! 

Lo stesso dispaccio — via Ginevra, 17 novembre — s'affretta a 
dirci che la ritirata dell'esercito austriaco si compì in buon ordine {"The 
retreat of the Austrian army 7vas made in rjood arder"). Non si di- 
rebbe, dopo quel po' po' di roba che si attribuisce a Diaz. 

Ma il dispaccio serve lo stesso alla propaganda : intenerire la gen- 
te, e rianimare lo spirito tedesco e tedescofilo. Sopratutlo.... pane per 
vivere; che fin quando c'è vita, — non è vero? — c'è speranza!.... 

I soldati di Diaz faran bene a non disarmare. 

Zara italianissima. — "La popolazione di Zara s'inginocchiò 
sulla banchina del porto quando vi entrò la torpediniera italiana libe- 
ratrice. Per parecchi minuti vi fu un silenzio religioso, poi si levò il 
grido di Viva l'Italia!" — Così i dispacci dalle terre liberate. 

Arrossite, vergognatevi, voi che avreste sottoscritto alla rinuncia 
di Zara "la meraviglia e l'onore dell'italianità" ! TI primo zaratino che 
v'incontra avrà diritto di sputarvi in faccia. 

La nuova "offensiva" tedesca. — Armistizio? Pace? E se la 
Germania, ai fini della sua guerra — piegata in ginocchio come s'è 
trovata, conoscitrice della psicologia delle masse che la guerra ha fatte 
inquiete, turbolente, esigenti — meditasse, con la campagna del pie- 
tismo lanciata in tutto il mondo, di reclutar tedeschi "onorari" fra 
i popoli ? Socialismo e repubblica in Germania ! ? Hindenburg è sem- 
pre capo dell'esercito! Ma — direte — le condizioni dell'armistizio 
puntuahnentc soddisfatte, la consegna delle navi, dei sottomarini, dei 
cannoni, delle fortezze.... Sì. Ma quando i tedeschi avessero bolsce- 
vizzato il mondo e Francia, Inghilterra, Italia, Stati Uniti rimanessero 
coi nervi della resistenza recisi, chi vieterebbe loro di muovere al futuro 



DISCUSSIONI DEI, "carroccio" 465 



assalto e riprender tutto e riconquistar tutto e asservire tutto e tutti? 

Certo, segni evidentissimi della réprise della velenosa propaganda 
pro-Germania si stanno già vedendo negli Stati Uniti ; segni còlti dagli 
stessi organi di governo. 

In guardia, tutti — con lo stesso animo che avemmo nel pieno 
del conflitto! 

La Missione speciai^e itauana negu Stati Uniti. — Vengono 
in Missione ufficiale il senatore Marconi, il senatore Ruffini, presi- 
dente dell' Unione Italo- Americana, il senatore generale Dallolio, ex- 
ministro delle Armi e Munizioni, e il Principe Di Scalea, ex-segretario 
agli esteri. 

Portano doni del Governo d'Italia al Presidente Wilson, al Con- 
gresso, alla Città di New York : codici colombiani, vespucciani, ver- 
razzaniani. 

Abbiamo ragione di attenderci dalla Missione magnifica opera di 
italianità ai fini dell'intesa politico-intellettuale con gli Stati Uniti. 

Si tratta di quattro delegati della più grande autorità, di ecce- 
zionale competenza, di elevatissima coscienza nazionale. 

L'Italia ha bisogno di essere conosciuta, conosciuta, conosciuta 
negli Stati Uniti, e occorre che vengano qui elementi rappresentativi 
di alto calibro. 

"Alone and unaided" !. — E' vero, la Serbia dovette sostenere 
da sé l'urto nemico, "olone and unaided", come ricordavano i A''. Y. 
Times all'indomani della rientrata in Belgrado. 

Poi il giornale metropolitano che ha preso, non si sa perchè, un 
dirizzone jugoslavofilo che Dio glielo perdoni !. fa la storia della sven- 
tura serba, della invasione crudele, dell'esodo doloroso, pietosissimo. 

Però, lo scrittore che prima bene aveva accennato al particolare 
"alone and unaided", si è guardato poi di seguire lo stesso ordine di 
idee. E' evidente ; — doveva scrivere : aided by I.taly ! 

Sì, dall'Italia, dall'Italia ! 

Ih generale Tozzi. — Il generale Pasquale Tozzi, da tre anni 
capo della Missione Militare Italiana negli Stati Uniti, è stato chia- 
mato a Roma per motivi di servizio. 

Il distinto ufficiale lascia gli Stati Uniti con l'alta soddisfazione 
di avere contribuito — fra i primissimi — a far vincere la guerra 
italiana. 

Se, per quanto riguarda le munizioni ed i materiali di guerra, è 
all'America che gli Alleati debbono la vittoria; è chiaro che organiz- 
zatori della vittoria qui. per ciascuno Stato, furono coloro che prov- 
videro alle munizioni ed ai materiali. Per l'Italia. Pasquale Tozzi. 



466 IL CARROCCIO 



Se dai rapporti economico-industriali creati nel periodo bellico 
verranno benefici immancabili all'industria patria di pace, quando do- 
vrà parlarsi di benemeriti ideatori e suscitatori, il primo pensiero 
deve ricorrere a Pasquale Tozzi. 

Lo avremmo detto per primi noi, se il Carroccio non l'avesse ap- 
preso direttamente, dietro un referendum indetto a suo tempo e reso 
pubblico, dalle grandi Ditte che hanno fornito all'Italia il materiale 
di guerra abbisognatole. Avemmo dichiarazioni — si ricorderà — dei 
più alti industriali d'America, esaltanti l'abilità e l'accortezza e la 
rigidità del generale italiano. 

Il generale Tozzi lascia la sua Missione col più vivo rincresci- 
mento delle alte autorità americane, che in lui contavano un collabo- 
-atore di rara esperienza e d'integrità estrema. 

Noi avremmo desiderato che il Tozzi rimanesse in America, in 
questo periodo delicatissimo di trapasso dall'attività guerresca alla 
attività pacifica. Con la sua partenza, ecco interrotto il lavoro pazien- 
temente preparato e curato per un triennio, nel momento che avrebbe 
dovuto dare i suoi frutti. 

Ma quando parla Roma, già si sa!.... 

Noi vogliamo ricordare soltanto questo a Roma : — che nel 1916, 
quando d'improvviso il nemico precipitò giù dal Trentino, furono le 
provviste che il generale Tozzi mandò in Italia in tempo opportuno, 
con lungimirante previsione — forse senza che ne fosse stato richiesto 
dai superiori, soltanto per sagace valutazione del fabbisogno dell'Eser- 
cito, così per intuizione — furono le munizioni mandate dal Tozzi che 
salvarono l'Italia. 

Noi accompagniamo questo nostro Generale che parte con le 
simpatie più illimitate, con l'ammirazione che gli è dovuta da tutti 
gl'italiani. 

Eppure : egli toma in Italia senza sul petto il nastrino di ricono- 
scimento del combattente, poiché non è stato al fronte ! 

Ma dal fronte americano salutiamolo questo collaboratore della 
vittoria che ha onorato e tuttavia onora l'Esercito cui appartiene, e 
nella cui onestà, un giorno, ci piacque di riconoscere e di difendere 
appunto l'Esercito che in terra straniera veniva sospettato e calun- 
niato ! 

Rivendicazione. — Nel banchetto che la Colonia di New York, 
sotto gli auspici della Camera di Commercio, ofìFrì la sera del 13 otto- 
bre, all'Astor Hotel, ai Bersaglieri, agli Alpini ed ai Granatieri venuti 
in America per la campagna del Prestito della Libertà, vennero sot- 
toscritti dagl'italiani presenti 3 milioni e 972 mila dollari. 

Manifestazione di maturità civile ed economica non si poteva 
avere migliore da questa nostra Colonia che i consoli smidollati del 



DISCUSSIONI DElv CARROCCIO 467 

passato, a coprire la loro insufficienza a dirigerla, fecero apparire agli 
occhi della Madre Patria piena di colpe e di oblii, indisciplinata, senza 
fede patriottica. 

Ma i fatti demoliscono, man mano che si svolgono, i rapporti 
mendaci dei funzionari che tradirono la loro missione e stettero lì lì 
per perdere le Colonie alle istituzioni nazionali. 

Edoardo San Giovanni. — La famiglia del Carroccio piange 
uno dei suoi più insigni collaboratori: Edoardo San Giovanni. 

L'influenza spaglinola . in pochi giorni, abbattè la sua robusta 
persona, privando la Colonia del migliore italiano che avesse. Poiché 
Edoardo San Giovanni era uno dei più illustri latinisti dell'epoca 
d'oggi. 

Venne qui a far l'insegnante una ventina d'anni fa, giovanissimo, 
in lotta con gli atroci bisogni della giornata. Aveva studiato lingue 
a Venezia e a Bologna. Fece per alcun po' il giornalista, redattore 
capo del Progresso. Poi fu interprete di Corte; poi si laureò per l'in- 
segnamento superiore in America, e fu prima al City College di New 
York, poi all'Alta Scuola Normale e al St. Francis College di Brook- 
lyn. Proprio nell'ora dell'agonia gli giungeva la nomina di direttore 
del dipartimento di lingue romanze del College of New York. 

Ma l'insegnamento, cui attendeva con coscienza elevatissima, non 
lo distoglieva dall'appassionato studio del latino, dalla composizione 
poetica nella grande lingua di Roma. Un giorno — nel 1905 — lo si 
seppe vincitore — accanto a Pascoli ! — del concorso internazionale 
di poesia latina di Amsterdam, autore d'un poema: AnciUa. Non fu 
caso, che due anni dopo un altro suo lavoro — Oasis — veniva pre- 
miato allo stesso concorso. Poi scrisse libretti d'opera in inglese, tra- 
dusse libri e monografie, alla Catholic Encycìopacdia dell'Appleton con- 
corse con le vite dei poeti italiani. Scriveva versi in italiano e in inglese 
di perfettissimo ritmo, di squisiti sentimenti. 

Abbiamo ragion di credere che fosse l'italiano più colto di lingua 
e letteratura inglese fra i viventi. 

Post naufragia portus — era il suo motto. 

Povero amico e compagno di lavoro, povero grande emigrato : a 
quarant'anni la morte ha sbarrato il porto che dovevi raggiungere, e 
sei stato tolto ai figli che avevi voluto educati in Italia, alla dama ame- 
ricana che ti vantava compagno ed era fiera della tua italianità, agli 
amici che ti volevano bene, a chi appena ti conosceva subito ti sti- 
mava ! 

Edoardo San Giovanni è morto povero. 

Non era cavaliere. 

Le insegne cavalleresche — la riconoscenza nazionale — non 
sembrano fatte pei sovrani dell'ingegno, per chi onora davvero l'Ita- 
lia all'estero. 



468 IL CARROCCIO 



I DEBITI DEGLI ALLEATI. — Si discorre che l'America abbuoni agli 
Alleati i prestiti di guerra. Generosa idea. Ma noi, prevedendo le de- 
generazioni del futuro — quando l'atto magnanimo, di cavalleresco 
fraterno aspetto oggi, verrebbe interpretato dai nepoti come soccorso 
largito dal ricco in alto al bisognoso in basso — pensiamo che sarebbe 
meglio, per la dignità di tutti i popoli, che si facilitasse a ciascuno il 
modo di rifarsi, di produrre e di restituire, moltiplicato, il denaro rice- 
vuto, con le mille forme consentite da ben organizzati scambi bancari, 
commerciali e industriali. 

Gratitudine immensa agli Stati Uniti, sì — ma nessun dollaro 
che non rientri nel suo tesoro, con infiniti atti di grazie. 

"Est modus in rebus". — Avremmo desiderato che, proprio nel 
momento in cui si giubilava per la riconsacrazione all'Italia delle terre 
redente, non si desse fuori, con accenti disperati, un appello alle Co- 
lonie per soccorrere i bisogni dei fratelli liberati. 

L'Italia è entrata a Trento, a Trieste, a Fiume, in Dalmazia non 
per umiliare i redenti con l'elem.osina privata, ma per chiamarli invece 
al diritto di partecipare a tutti i benefici e alle fortune della Patria. 

Ai liberati d'Italia si provveda prima con i fondi di guerra — con 
gli stessi fondi cioè dove attingono i fornitori dagli esorbitanti gua- 
dagni (lo dice Nitti) — eppoi si lancino appelli alla beneficenza privata. 

Lo sappiamo : i bisogni sono enormi e urgenti ; ma, via ! fare sten- 
dere quelle mani subito dopo aver issato le bandiere e aver suonato le 
campane a stormo!.... 

Cannoni d'Austria in America. — Al console di Denver, Colo. 
— quella perla di funzionario che risponde al nome del cav. Giuseppe 
Gentile — il sindaco di quella città, on. W. F. R. Mills, ch'è amico 
personale del rappresentante italiano (è sempre da apprezzarsi l'af- 
fiatamento dei nostri Consoli con le autorità locali e con gli elementi 
più rappresentativi e fattivi) ha scritto una nobile lettera in cui lo 
prega di interporre i suoi buoni uffici presso il Governo italiano, onde 
vengano concessi in dono alla Città dì Denver due cannoni presi agli 
austriaci, da essere posti nel maggiore parco civico con una targa che 
ricordi perpetuamente la fratellanza degli Stati Uniti e dell'Itaha nel 
grande conflitto mondiale, che sia a tutti ispiratrice di alti sentimenti 
patriottici e umanitari, che sia prova di eterna riconoscenza per gli 
eroi immolatisi alla grande causa della civiltà. Il Sindaco è giunto a 
ta' punto di cortesia da dichiarare che la città contribuirebbe alle spese 
del trasporto dei cannoni. 

— Inutile dire che la nobilissima richiesta del primo Magistrato 
di questa città avrà il mio più completo ed entusiastico appoggio — 
scrive al Carroccio il cav. Gentile — mentre faccio voti sinceri che 



DISCUSSIONI DEL "CARROCCIO" 469 

il SUO esempio venga seguito dai sindaci delle grandi città d'America 
ove più numerosi risiedono i nostri connazionali. — 

Voti che dovrebbero essere soddisfatti. 

Si muova chi deve. 

Una vergogna da sopprimere. — E' necessario che scomparisca 
dalle strade degli Stati Uniti — dovunque circolino — i suonatori am- 
bulanti di nazionalità nostra accompagnati da scimmie, pappagalli, 
merli e.... donne da sfruttare. 

Il Carroccio si associa alla protesta pubblica fatta dal sig. Gioac- 
chino Rossi di New Haven con sentimento encomiabile. 

Non crediamo difficile estirpare la mala, la vergognosissima pian- 
ta dei girovaghi scrocconi. 

Un po' di vigilanza da parte dei connazionali. Una brava denun- 
zia alla polizia locale. Nel caso d'indigenza autentica, da soccorrersi, 
procurare lavoro a chi crede quello della scimmia il miglior modo di 
campare la sciagurata esistenza. 

Per la coltura italiana nel sistema educativo americano. — 
Il Carroccio ha pubblicato un estratto di quanto apparve nel fasci- 
colo di settembre sotto la firma dell'illustre prof. Ernest H. Wilkins 
dell'Università di Chicago : The place of Italian in the American edu- 
cational system. 

L'estratto serve alla propaganda della nostra coltura e della no- 
stra lingua in mezzo agli Americani, e va diffuso quanto più è possibile. 
Ne teniamo una certa quantità di copie a disposizione di quanti pen- 
sano di secondare la Rivista nell'attività diffonditrice della coltura 

nazionale. 

IL BIOLCO 



^'Annunzio pel varo del "Piave" 

(Cantiere di Kearny, N. J ., 7 settembre 1918) 

Tutta l'Italia combattente è oggi di là dell'Oceano, mentre il gran 
popolo redentore, come patto e come promessa, inscrive sulla prua 
della nave robusta il nome italiano di quel fiume glorioso che propagò 
lo splendore della vittoria a tutte le acque dell'Adriatico. L'asta della 
bandiera stellata è oggi santa come il legno a cui fu sospeso il prezzo 
del mondo. Giunga altissimo di là dell'Oceano il grido guerriero che 
risuonò nel cielo nemico di Vienna. A nome dell'unione lo ripetono col 
braccio levato tutti gli aviatori, tutti i marinai, tutti i fanti d'Italia, 
tutti i vincitori del Piave ! Evviva, evviva l'Italia ! 

Gabriele d'Annunzio 



C'RQ^ACHE D'A'RTE 

Preludio di stagione: — Opera americana ed altro 

II, NOSTRO gran teatro di musica s'è riaperto quest'anno senza clamori 
preventivi. Eppure il programma della stagione è ricco di buone 
promesse. Opere nuove e artisti nuovi ; e in un momento in cui 
le cose del teatro son sospese al filo di molte incertezze. Ma di clamori 
il pubblico non ha bisogno più. Sa che al Metropolitan si promette 
sempre meno di quanto s'intende di dare. E mano mano che la stagione 
procede, man mano che serga l'occasione di offrire qualche cosa di 
straordinario, l'impresa non attende di essere stimolata. 

Opere ed artisti americani non mancano : questi ultimi abbon- 
dano. I soliti piagnoni sono stati — ormai da qualche anno — disar- 
mati. I compositori americani vedono ormai spalancate le porte del 
loro tempio. E nel tempio non entrano soltanto quelli che seppero 
aprirsi la via : v'entrano pure i neofiti. L'autore di una delle opere 
che verran date quest'anno non era neppur conosciuto di nome, e non 
dovette penare per farsi accettare : mandò la sua partitura, e — a 
prova fatta — fu invitato a rivelarsi : in questo inverno il pubblico 
consacrerà un maestro di provincia di cui non si conosceva neppure 
l'esistenza. Un Cameade. Sissignori : un Cameade ; di buona stoffa, 
a quanto dicono. 

Anche quest'anno è venuta in discussione la questione dell'Opera 
d'autore americano. Ma con intonazione diversa. E non ne hanno par- 
lato, per la centesima volta, i maestri irranciditi e i critici atrabiliari. 
Sono usciti a parlarne Gatti-Casazza e Campanini, cioè le due egregie 
persone tanto accusate, pel passato, di fare dello sciovinismo per loro 
conto, e del nazionalismo accaparratore. 

(Prima di parlare Gatti-Casazza e Campanini hanno dimostrato 
coi fatti di non aver alcun preconcetto escluditore verso l'opera ame- 
ricana. Hanno rappresentato molti lavori, perdendo del denaro e di- 
sgustando anche un poco il pubblico. I clamanti hanno avuto in questi 
ultimi anni la loro medicina. Ma la maggioranza di buon senso, quella 
che pagava, ha liquidato parecchia musica indigena, disertando il tea- 
tro ed esprimendo — quando non lo disertava — opinioni inesorabili 
nei corridoi del Metropolitan. Abbiamo assistito a parecchie santissime 
stroncature, una più romorosa delle altre). 

Gatti-Casazza s'è espresso in poche righe chiestegli dal Musical 
America; Campanini in una lunga e giudiziosa intervista che abbiamo 
letta riprodotta nei Times di New York. 

— I compositori americani — ha detto Gatti-Casazza — avranno 
dopo la guerra magnifica opportunità di rivelarsi se essi primiera- 



CRONACHE d'arte 47 1 



mente intenderanno in via assolutamente pratica i limiti e le finalità 
del teatro. Gli americani sono il popolo più pratico del mondo: i loro 
compositori devono realizzare che il teatro di cui l'opera è una specie 
di sublimazione, è fatto per letificare, per divertire il pubblico e per 
suscitare le sue emozioni — non per annoiarlo. Se il pubblico è chia- 
mato in teatro per dormire, dopo breve tempo scovrirà che è più como- 
do e meno dispendioso rimanere a casa e andare a letto. — 

Sono parole piane e aperte, che sommarizzano il più equanime 
giudizio intorno agli svariati tentativi dei compositori americani, in 
questi ultimi anni. 

Campanini, con parole non meno chiare e persuasive, lancia su- 
gli estremisti che vociano di affermazioni gloriose dell'Opera lirica 
americana la doccia fredda della sua lunga pratica di maestro con- 
certatore e d'impresario. Invece di abbandonarsi ad esaltazioni scom- 
poste e a speranze pazzesche — egli dice, in sostanza — invece di so- 
gnare esclusivismi che sono fuori di luogo nel teatro di musica, si rag- 
giunga un'entente cordiale tra le varie tendenze ; i compositori ameri- 
cani lavorino con fervore e con intelletto : avranno tutto da gua- 
dagnare. 

Di non diverso parere era James Gibbons Huneker — il forte sti- 
lista americano e critico — quando scriveva, pochi giorni fa, occu- 
pandosi appunto di compositori americani : — "Genuine ability abetted 
by fundamental brain work will attain the goal and not nationality 
alone. The must fervid patriotism alone will not color the orchestrai 
score of a native born composer, while skill, experience an tempera- 
ment may". 

La questione, insomma, è posta nei suoi termini precisi. Quando 
non potette più parlare di trascuranza volontaria e di congiura ai 
danni dell'Opera americana, la gente dovette delibare la produzione 
dei compositori paesani, e giudicarla. E giudicare — anche quando 
lo fece con somma condiscendenza — che a tutte queste musiche, ninna 
esclusa e tutte sature di troppe derivazioni, mancava la contestura 
stilistica, il nerbo, perfino la cifra. Perchè quasi tutte le opere di scuola 
americana, non ostante le repliche, giungevano alla fine della stagione 
già vizze — vissute come le rose : lo spazio d'un mattino. Non son 
risorte più. 

Quale sorte è destinata alle nuove opere ? Confidiamo ; sebbene 
oggi, in fatto di musica di teatro, si sia ridotti ad esercitare l'aeriman- 
zia, che è l'arte di presagire per i segni dell'aria. Per ora il silenzio può 
esser carico di musiche future ; ma quale di esse rischiarerà il fondo 
reale che produce le creature ideali ? 

Sulle opere di Puccini — le novissime che devono esser battez- 
zate in dicembre — è stato molto detto in queste cronache, nei pas- 
sati fascicoli. Dicono che Puccini si sia superato. Così fosse ! V'è bi- 



4/2 II, CARROCCIO 



sogno che, dopo tanto aspettare e tanto sperare, per lo meno Puccini 
"sciolga — come scrisse D'Annunzio — il problema che stupisce e 
travaglia quanti studiano la storia della nostra musica: il problema 
della tradizione interrotta e della triste lacuna". 

Per il pubblico metropolitano La farsa del destino è stata un'opera 

virtualmente nuova. Una nuova opera di Verdi Singolare sorte 

di questo pubblico americano, al quale può esser oggi donata, in pieno 
periodo di stasi musicale, un'opera vecchia di molti lustri, d'un crea- 
tore spento, con la certezza di largirgli, nella potenza e nell'innocenza 
della melodia "l'amore, il dolore, la voluttà, la magnanimità, la pre- 
ghiera, la temenza, tutti gli affetti umani parlanti con la lor voce stes- 
sa, col loro accento profondo e originario". 



PASQUALE DE BIASI 



VOLTI E MASCHE'RE DEL MET'ROPOLITA/^ 

IL GRANDI-; teatro metropolitano s'è riaperto quest'anno sulla gioia della vitto- 
ria : un'altra singolare fortuna della magnifica istituzione musicale di cui 
l'America va giustamente orgogliosa. E fu serata di gloria. 

Il pubblico aveva il cuore pieno. Un po' stordito, molto commosso, eccitato, 
s'aspettava che si sarebbe abbandonato al delirio. Ma non fu così. Accolse gli 
inni patriottici, partecipò al coro ed acclamò con profonda esultanza, ma con 
compostezza. Volle, insomma, che lo spettacolo si svolgesse senza eccessivo 
turbamento disperditore. E fece bene. 

Si eseguiva Sansone e Dalila, la più nobile musica francese contemporanea, 
ed uno degli spettacoli piìi armoniosi che ci abbia mai dato Gatti-Casazza, per 
complesso d'artisti, per architettura ed intonazione scenica, per gusto di parti- 
colari, per imponenza di effetti. I tre lunghi atti furono ascoltati con raro godi- 
mento, perchè la musica di Saint-Saèns (meno poche eccezioni) si ascolta 
sempre cosi. 

Caruso è il "Sansone" piià grande che oggi conti il teatro. Che musica per 
un artista di così acuta sensibilità come lui, per un cantante come lui tanto 
doviziosamente dotato, per un sempre nuovo suscitatore d'emozioni come luì ! 
E ogni volta egli ci sembra nuovo davvero, in quest'opera, poi che il pathos 
di questo cantante sommo è così ricco d'intensità, d'ombre, di sfumature, e le 
sue risorse drammatiche tanto varie e numerose, da creare ogni sera intorno 
al personaggio un'atmosfera diversa, esercitando sul pubblico una suggestione 
sempre profonda. 

Applausi? Furon grandi gli applausi. Ma che contano più ormai, per Ca- 
ruso, i battimani? Conta, invece, l'estasi in cui cade un intero teatro (e questo, 
infallibilmente, tutte le sere) al suo canto ch'è amore, passione, dolore, dispe- 
razione, delirio: tonte la lire del cuore umano, tutte le corde dell'arte! Non vi 
può esser analisi critica nel Sansone, per Caruso. La musica è per la sua voce, 
e il ruolo è pel suo temperamento. Al primo atto, nella scena della seduzione, 
navighiamo nella dolcezza; ed è la sua voce la fonte della divina delizia. Al 



CRONACHE d'arte 



473 



secondo ci rapiscono i suoi accenti di passione veemente ; al terzo ci lacera 
il suo strazio. Il resto è cornice. 

E fa parte della cornice il baritono Caouzinou, debuttante. Mediocre figura 
questa, che sbianchisce quando si pensa alla voce tonante di Amato, "Gran Sa- 
cerdote" insigne, e alla voce rotonda di De Luca, altro "Gran Sacerdote" di 
alto stile. 

Sbianchiscono gli altri. Rimane la nobile musica eseguita con molta finezza 
e diretta assai meglio dell'anno scorso da Monteux. Tuttavia l'esecuzione or- 
chestrale non ha neppure stavolta eguagliata quella di Polacco, rimasta tipica. 

*** La prima settimana del Metropolitan è stata di grande interesse non 
soltanto per il pubblico in generale, ma per la critica, pure. Ha debuttato un 
cantante italiano di bella fama : il tenore Grimi. 

Ne diremo al prossimo fascicolo : queste note vengono scritte quando l'at- 
tuale è in avanzata composizione. 

*** Il prossimo dicembre dovrà segnarsi a matita rossa nella storia della 
stagione per l'esecuzione delle tre opere novissime di Puccini. 

Rosa Ponzillo — Un nuovo astro sorge all'orizzonte del Metropolitan : Rosa 
Ponzillo (una felice scoperta e un'allieva preziosa di William Thorner) ha 
debuttato nella Forza del Destino con Caruso e con De Luca. Tra questi due 
colossi ha brillato straordinariamente. Bellissima voce, eccellente metodo, figura 
prestante, e quel geniale modo di porgere ch'è degli artisti genuinamente votati 
all'arte. Farà molto cammino. Intanto s'è piazzata in buon posto, dal quale 
potrà esserle facilitato il volo. La critica l'ha consacrata. Ventiduenne. Italiana, 
sebbene nata nel Connecticut. 

De Luca — Il nobilissimo cantante è apparso al suo pubblico di ammiratori, 
al Metropolitan, nel ruolo di "Don Carlos" {Forza del Destino). Ha cantato 
impeccabilmente, degno compagno — assolutamente degno — d'un così perspi- 
cuo "Don Alvaro" qual'è Enrico Caruso. Il famoso duetto tra baritono e tenore 
procurò impareggiabile gioia. 

Don Alvaro — Grande parte per un tenore. Ma Caruso la fa più grande : 
le dà un'anima canora, la sua ch'è unica. Nessuno può cantare come lui la fa- 
mosa romanza. Nessuno come lui può cantare nel famoso duetto. Non si tratta 
di voce soltanto. E' la creazione d'arte, completa. E' la dramatis persona uma- 
nizzata. "Was vocally colossal" ha detto un critico. Ha detto il vero. 



Le prove delle tre opere novissime 
di Puccini procedono alacremente al 
Metropolitan. Abbiamo già dato i no- 
mi degli artisti che le canteranno. 
L'opera che produrrà impressione pro- 
fonda sarà Suora Angelica, di cui sa- 
rà protagonista la Farrar. 

L'opera dura tre quarti d'ora, e si 
svolge nel recinto d'un convento. L'a- 
pre un'Ave Maria dolcissima, in cui 
la vena lirica pucciniana suscita anco- 
ra una volta la più viva emozione. 
Suor Angelica è profondamente tri- 



ste, né basta a rallegrarla l'arrivo di 
una sua zia, che le reca gli echi del 
mondo ch'ella ha da sette anni abban- 
donato. La zia le reca un documento 
da firmare : un documento riguardan- 
te il suo patrimonio. 

Suor Angelica sorride d'amarezza. 
E chiede : 

— Dunque, soltanto questo mi si di- 
ce, dopo sette anni ? Da sette anni 
prego, da sette anni aspetto.... Que- 
sto? 

— Questo.... — ribatte la dama. 



474 



IL CARROCCIO 



E la suora, con disperata urgenza 
della voce: 

— Ma lui, il bimbo? 

La congiunta le dà la terribile nuo- 
va : il bimbo è morto. E' morto da 
qualche anno. 

Un gelo mortale nell'anima della 
suora. Tutto è finito. Non v'è che da 
morire. Raggiungere il bimbo. E pre- 
para la sua morte tra i fiori. Tra i 
fiori s'assopisce attendendo la fine. Lo 
stordimento, il delirio.... Delirando, 
Suor Angelica intrav\'ede il castigo 
che il Signore assegna a chi si sottrae 
violentemente alla vita. La povera 
suora chiama in aiuto la Vergine. E 
la Vergine, circonfusa di luce cele- 
stiale, appare all'agonizzante. Un nim- 
bo d'angioli la circonda : sulla visione 
paradisiaca cala lentamente il velario. 

Alla musica di questo mistico so- 
gno fa contrasto quella intensamente 
tragica del Tabarro, e quella gioconda 
di Gianni Schicchi, che — com'è noto 
— verranno eseguite la stessa sera. 

*** Ermete Novelli sta scrivendo le 
sue Memorie. Nel volume saranno rac- 
colte le vicende vissute di cinquanta 
anni di palcoscenico : da povero guit- 
to a divo. Sarà un libro del massimo 
interesse anche in America, dove il 
nostro grande comico ha tanti ammi- 
ratori. 

*** Si afferma che Puccini, dopo le 
rappresentazioni in Italia, abbia rima- 
neggiato la Rondine. Avremo dunque, 
l'anno venturo, al Metropolitan, la Ron- 
dine cambiata — speriamo — in me- 
glio. 

*** Uno dei primi concerti della sta- 
gione fu quello dato da Nina Morga- 
ra — squisita cantatrice e artista fi- 
nissima — alla Aeolian Hall il 24 ot- 
tobre. Accompagnata con molto gusto 
dal maestro Bimboni, la Morgana e- 
seguì cinque gruppi di melodie : deli- 
ziosamente. Voce, espressione, delica- 
tezza, sentimento, soavità: tutto ella 
ebbe, in maniera suggestiva e comuni- 
cativa. Un pubblico assai scelto accla- 
mò la graziosa artista con immensa 
simpatia e con genuina ammirazione; 
e le offrì bellissimi fiori. Un vero suc- 
cesso. 

*** Alla direzione della Boston 
Symphony è stato assunto Henri Rau- 
baud. Fautore del Marotif e di varie 
composizioni sinfoniche. I francesi — 
che si stanno adoperando fervidamen- 
te per fare strada in America alla loro 
arte e ai loro artisti — sono lieti di 



questa nomina, alla quale qualche 
giornale ha già dato un significato che 
va oltre la persona del Raubaud. E 
fanno bene i francesi. Soltanto : noi 
dovremmo, in questa soddisfazione pa- 
triottica, imitarli. 

*** Il maestro Domenico Brescia, 
residente a San Francisco è stato clas- 
sificato quarto in un concorso inter- 
nazionale per il premio di mille dol- 
lari offerto da Mrs. F. S. Coolidge. 
Il maestro Brescia è stato direttore 
del Conservatorio Nazionale di Quito. 

*** Quell'artista simpatico e aristo- 
cratico ch'è Andreas De Segurola, pri- 
mo basso della Metropolitan Opera 
House, ha fatto un breve e brillantis- 
simo giro di concerti per la città del 
Pacifico, in unione al soprano Anna 
Fitziu. Ovunque pubblici plaudenti ed 
entusiastici, e le piìi alte lodi della 
critica. 

*** Sotto la direzione dell'autore 
fu rappresentata al Park Theatre l'o- 
pera in un atto del maestro america- 
no Henry Hadley : Bianca. Il libretto 
è tratto dalla Locandiera di Goldoni. 
Esito assai contrastato. Hadley ha 
scritto musica troppo seria, troppo sin- 
fonica per una cosuccia fragile ; e que- 
sta musica greve risente di troppe de- 
rivazioni. Dell'Hadley è annunziata 
per quest'anno al Metropolitan un'o- 
pera nuova : La notte di Cleopatra. 

*** Si annunzia che l'opera del mae- 
stro Gino Marinuzzi : Jacquerie abbia 
avuto al Colon di Buenos Aires esito 
magnifico. IMolte lodi agli esecutori, 
tra cui il baritono Alontesano. 

*** Leggiamo nei giornali d'Italia 
che il giovanissimo figlio del maestro 
Arturo Toscanini, Walter, sottotenen- 
te d'artiglieria, è stato decorato con 
medaglia di bronzo al valore, per atti 
d'eroismo in battaglia. Pensiamo con 
soddisfazione alla gioia dell'insigne 
maestro. 

*** I! nuovo studio di canto del 
noto baritono e distinto maestro cava- 
lier Ferruccio Corradetti s'è trasferi- 
to al n. 223 Riverside Drive. N. Y. 
City. Telefono : Riverside 7140. 

*** Tra le insegnanti di canto ame- 
ricane è da notarsi Mrs. Ida Hagger- 
ty-Snell che ha al n. 337 'West Ssth 
Street uno Studio frequentato da uno 
scelto numero di allievi. Maestra di 
molta penetrazione e di grande accor- 
gimento, madame Haggerty-Snell giu- 
stifica il giudizio che di lei dette la 



CRONACHE d'arte 



475 



celebre Matilde Marchesi, che l'ebbe 
per aUieva: "Madam. you are the 
cleverest professor I bave ever had 
in my studio". 

I numerosi allievi di questa inse- 
gnante hanno per lei i più caldi elogi. 

*** Il comm. Giuseppe De Luca — 
il grande baritono di cui si gloria ir 
Metropolitan — ha perduto improvvi- 
samente, con uno dei più crudeli colpi 
della sorte, la sua diletta compagna, 
signora Olimpia De Luca. Gli è spa- 
rita la collaboratrice più devota e pre- 
ziosa. Lutto irreparabile, del quale nep- 
pure l'arte può riuscire a consolare in- 
teramente l'ottimo amico nostro. Ci 
associamo vivamente al suo dolore, 
nella reverenza dell'estinta che tante 
simpatie s'era create nella metropoli. 

I funerali ch'ebbe la signora De Lu- 
ca, di commovente solennità, dissero 
quale compianto larghissimo Ella la- 
sciasse fra noi. 

*** Vittima dell'influenza si spense 
a Pelham Manor lo scultore Pietro 
Cartaino-Sciarrino, ch'ebbe nel mondo 
artistico metropolitano singolare for- 
tuna. Fu artista accurato e grande la- 
voratore. Lascia parecchi lavori — 
specialmente busti — nelle gallerie dei 
magnati della finanza. 

*** L'influenza ha ucciso a Chicago 
lo scultore Giorgio Renault, di nobile 
famiglia lombarda. Ebbe acerbe con- 
trarietà : recentemente era stato co- 
stretto a chieder lavorò in una fab- 
brica di munizioni. Sono del Renault 
le statue che si ammirano al palco del- 
la musica del Lincoln Park di Chica- 
go ; parimenti sua una delle statue sor- 
genti all'entrata dell'Art Institute del- 
la stessa città. 

*** La deliziosa operetta dell'irlan- 
dese Sullivan : // Mikado ha mandato 
in visibilio il pubblico del Park Thea- 
tre. Molto bene eseguita, essa apre al- 
la Society of American Singers un 
bell'orizzonte. Se si limitasse a questi 
lavori leggeri, la sua fortuna sarebbe 
assicurata. 

*** A Bergamo si celebra nel corso 
di questo mese di novembre il cente- 
nario dell'inizio della carriera artisti- 
ca di Donizetti. Cento anni fa, infatti, 
al teatro San Luca di Venezia fu rap- 
presentato VEnrico di Borgogna. 

*** La serata per la "Piedigrotta di 
Vittoria" che il maestro Salmaggi e 
il suo giornale Music and Mtisicians 
promuovono con tanta alacrità, fu do- 



vuto rimandare per la regnante epi- 
demia. Sarà tenuta sabato, 23, ed ac- 
quisterà maggiore importanza. E' as- 
sicurato un folto intervento di artisti, 
musicisti, intenditori. Al brillante con- 
corso s'interessa vivamente anche l'e- 
lemento americano. 

*** E' stata costituita la Scotti 
Grand Opera Company, di cui è centro 
animatore il celebrato baritono Anto- 
nio Scotti del Metropolitan. Un ottimo 
complesso di artisti, diretto dall'emi- 
nente cantante-attore, darà per le prin- 
cipali città degli Stati Uniti L'Oracolo 
del maestro Leoni e Cavalleria rusti- 
cana. 

*** I giornali dicono gran bene di 
Dolores Cassinelli — americana, di 
discendenza italiana — che dal teatro 
lirico è passata con grande successo 
all'arte muta. La Cassinelli è apparsa 
recentemente in una film interessantis- 
sima allo Strand. 

*** Dopo una breve sosta — impo- 
sta dall'influenza — la San Carlo 
Grand Opera Company ha ripreso il 
suo giro. Attualmente si trova al Teck 
Theatre di Buffalo, per passare poi a 
Syracuse e a Rochester. Alla- fine del 
mese la compagnia sarà in Canada. 

Ecco l'itinerario del giro fino a feb- 
braio 1919: 

Detroit, Mich., Detroit Opera House 
dicembre 9-14; St. Paul, Minn., J\[e- 
frapolifan Opera House. 16-18: Min- 
neapolis, Minn., Metropolitan Opera 
House. ig-2i ; Winnipeg, Afan., IVal- 
ker Theatre, 23-4 genn. ; Regina, Sask., 
Regina Theatre, genn. 6-8; Saskatoon, 
Sask., Empire Theatre, 9-1 1; Moose 
Jaw, Sask.. Orpheum Theatre. 13-14; 
Swift Current, Sask., Princess Thea- 
tre, 15; Medicine Hat, .Mta.. Empress 
Theatre, 16; Lethbridge, Alta., Ma- 
jestìc Theatre. 17-18; Edmonton, Alta. 
Empire Theatre, 20-22: Calgary, Alta., 
Grand Theatre, 23-25 ; Spokane. Wash, 
/luditorium Theatre. 27-29; Seattle, 
Wash.. Metropolitan Theatre, 30-1 
febbraio; Portland. Ore.. City Audi- 
torium, 3-8 febbraio: San Francisco, 
Calif., Curran Theatre, 10-22. 

*** La Lega Musicale Italiana ha 
iniziato assai felicemente le sue perio- 
diche, negli splendidi suoi locali al 
n. 251 West 74th Street. La prima fe- 
sta ebbe a conferenziere — sul Tea- 
tro — il nostro brillante collega Paolo 
Pallavicini-Pirovano, romanziere, com- 
mediografo e critico distinto. Poi fu 



476 



IL CARROCCIO 



fatta musica squisita, in cui furono 
acclamati il baritono Mario Laurenti 
del Metropolitan, la pianista Ada Dal 
Vagos-Lombardi, e la signorina Man- 
na. La serata deliziosa culminò in dan- 
ze vivaci. Le sale della Lega Musicale 
Italiana sono destinate a diventare la 
sede di convegno intellettuale del mi- 
glior elemento della Colonia. 

*** Mrs. J. M. Metcalf ha donato 
alla Scuola di Disegno di Providence, 
R. I., un dipinto di pregio rappresen- 
tante Sant'Antonio Abate, dovuto a 
Spinello Aretino. 

*** La popolarità di Enrico Caruso 
è divenuta immensa, a cagione della 
generosa, entusiastica prestazione che 
il grande artista ha dato, instancabil- 
mente, a tutte le opere di collabora- 
zione civile alla guerra. I suoi con- 
certi di beneficenza non si contano più; 
e ogni sua apparizione rappresenta un 
magico richiamo. In un recente con- 
certo all'Hippodrome Caruso ricevette 
dalle mani dell'ammiraglio Usher, co- 
mandante del Dipartimento navale di 
New York, una medaglia d'oro in no- 
me della Marina di guerra. 

*** A Buffalo venne data un'Aida 
eccezionale, con Antola, giudicato dal 
Buffalo Express con queste parole : "a 
fìner Amonasro than that of Antola 
is rarely heard or seen". Ottimi Pie- 
tro de Biasi e Natale Cervi. 

*** A Boston è morto un artista di 
grande talento, il romano Palamede 
Raggi, autore di ammirati quadri ed 
affreschi in diverse chiese di Boston e 
della New England. Proveniva dallo 
Istituto di S. Michele di Roma. — Alla 
scrittrice Amalia Palmerio-Raggi sua 
vedova il Carroccio invia parole di 
conforto. 

*** Il Verdi Club — l'eletta asso- 
ciazione artistica fondata e presieduta 
da quella squisita dama ch'è mrs. Flo- 
rence Poster Jenkins — ha riaperto 
la sua serie di musicales il 6 novem- 
bre al Waldorf Astoria. Quest'anno 
il Club si è trovato notevolmente ar- 
ricchito di socie e soci : prova del suo 
sviluppo e del credito acquistatosi nel- 



la più fine società metropolitana, II 
prossimo trattenimento si terrà pure 
al Waldorf Astoria il 6 dicembre. 

*** La sera della riapertura dell'O- 
pera la sig.na Almagià, l'avvenente e 
valente cantatrice che spesso abbiamo 
lodata, presentava ad Enrico Caruso 
una statuetta raffigurante il Divo nelle 
vesti di "Sansone". La statuetta fu 
modellata dallo scultore P. Piai, arti- 
sta modesto quanto valoroso. 

*** Mascagni s'accinge a scrivere un 
Inno in onore del Popolo d'America, 
che dovrebbe esser eseguito contempo- 
raneamente qui e in Italia. 

*** Si parla di una prossima espo- 
sizione d'arte industriale veneta, che 
dovrebbe esser aperta prossimamente 
fra noi, sotto il patronato dell'Amba- 
sciatore e dell'Ambasciatrice d'Italia. 

*** La Loubet Opera Company ha 
fatto recentemente un giro per varie 
città degli Stati Uniti, eseguendo va- 
rie opere italiane con artisti di bel no- 
me, e ottenendo il plauso dei giornali 
e l'appoggio del pubblico. 

*** A Filadelfia è morto, improvvi- 
samente, il maestro di canto Alfonso 
Rosa, che portò nell'insegnamento la 
grazia ammaliante e suadente del bel 
canto italiano. Artista squisito e gen- 
tiluomo, scompare con Alfonso Rosa 
una dei veramente egregi rappresen- 
tanti dell'arte musicale italiana in A- 
merica. Scriviamo queste righe affret- 
tate e commosse col più sincero com- 
pianto per l'amico perduto. 

*** E' morto il pittore Paolo Mus- 
sini, noto per essersi fatto frate dopo 
aver raggiunto ragguardevole notorie- 
tà in arte. 

*** In questo fascicolo il Carroccio 
inizia nelle sue pagine di pubblicità 
la pubblicazione di avvisi con nomi e 
indirizzi degli artisti, maestri di musi- 
ca e canto, impresari ecc. — utilissimi 
a chi vuol tenersi a contatto del mi- 
gliore elemento italiano e di quello a- 
mericano che nel Carroccio trova gui- 
da e consiglio per quanto rifletta l'e- 
lemento italiano. 



GL'ITALlAyVI /MEGLI STATI U/MITI 



La vittoria nazionale ha destato nel- 
le Colonie furore patriottico indicibi- 
le. Dovunqiie feste, cortei, comizi, di- 
scorsi, giubilo trascinante. 

Non è possibile fare una cronaca di 
tutti i nostri centri. I giornali coloniali 
ne son pieni ; di corrispondenze ne ri- 
ceviamo un'infinità. Tenteremo — sep- 
pur ci riuscirà ! — di far una cronaca 
qualsiasi nel fascicolo di dicembre. 

*** Al saluto che S. E. l'Ambascia- 
tore Macchi di Cellere gli rivolse a 
nome degl'Italiani d'America, S. M. 
il Re ha così risposto : 

— Grazie di tutto cuore dell'affettuo- 
so, patriottico saluto rivoltomi dagli 
italiani d'America nell'ora gloriosa dei 
compiuti destini d'Italia. — 

Cosi, al saluto dello stesso Amba- 
sciatore, rispondeva il Capo dello Sta- 
to Maggiore della Marina: 

— A Vostra Eccellenza ed ai fra- 
telli d'oltre oceano la Marina Italiana 
invia vivi ringraziamenti. — Thaon di 
Revel. 

*** Dovunque apparvero, durante la 
campagna del Liberty Loan, i soldati 
italiani venuti dalle trincee — tutti 
valorosi, tutti decorati — destarono 
ammirazione negli stranieri, fanatismo 
tra i connazionali. Ebbero festosissime 
accoglienze in tutte le Colonie. La 
Banda dei Granatieri fece furore. 

*** vSi calcolano a 20 milioni di dol- 
lari le sottoscrizioni italiane al Quarto 
Prestito della Libertà nel solo distret- 
to di New York. 

*** I prestiti fatti dal Tesoro degli 
Stati Uniti all'Italia sommano finora 
a un miliardo e 250 milioni di dollari. 

*** Il Columbus Day fu osservato 
negli Stati Uniti come Liberty Day, 
per proclama del Presidente della Re- 
pubblica. — A New York fu l'Italian 
Da}', celebrato con uno spettacolosis- 
simo corteo capitanato dal Presidente 
Wilson. Dall'Altare della Libertà assi- 
stevano alla sfilata il Governatore del- 
lo Stato. Whitman, il Sindaco della 
Città. Hylan, l'Ambasciatore Italiano e 
uno stuolo di alte autorità e ufficiali 
di tutte le nazioni. Nel corteo ebbero 
enorme successo i Bersaglieri nostri 
che sfilarono a passo accelerato e an- 



che di corsa con la fanfara squillante 
in testa. Mai la Quinta Avcnue vide 
spettacolo più belio! Enorme la massa 
italiana decoratasi di coccarde e ban- 
dierine tricolori : di sicuro oltre 300 
mila persone. 

Qualche ora prima del corteo fuvvi 
la cerimonia della bandiera italiana is- 
sata fra le altre delle nazioni alleate 
dinanzi all'Altare della Libertà. 

L'Ambasciatore conte di Cellere pro- 
nunciò un applaudito discorso e lesse 
il messaggio del Columbus Day di Or- 
lando al Popolo Americano e un di- 
spaccio di Diaz. Il generale Gugliel- 
motti issò la bandiera ; la signora Tri- 
toni, consorte del Console Generale 
di New York depose dinanzi splendidi 
fiori. _^ 

Nel pomeriggio fuvvi il grande co- 
mizio italiano del Liberty Loan, orga- 
nizzato dal comitato presieduto dal 
cav. uff. Lionello Perera. Anche qui 
l'Ambasciatore fu acclamato e pronuu- 
ciò un discorso applauditissimo. 

La giornata si chiuse poi, trionfal- 
mente, col grande concerto prò no.stn 
soldati ciechi dato alla Metropolitan 
Opera House sotto la direzione ge- 
nerale del comm. Gatti-Casazza ; il 
concerto organizzato dal poeta cava- 
liere Robert Underwood Johnson e dal 
pittore cav. Francesco Paolo Finoc- 
chiaro. V'intervennero il Presidente 
Wilson, la sua Signora e miss Mar- 
garet Wilson, l'Ambasciatore d'Ital"ia 
e quanto New York ha di più alto nel- 
le sue più alte sfere. Non si ricorda 
a New York una festa più grande in 
omaggio all'Italia. Cantò Caruso con 
superbo slancio patriottico e Mimi A- 
guglia recitò in inglese facendosi am- 
mirare per la perfetta dizione e per 
l'arte squisita. La Banda dei Grana- 
tieri ebbe applausi infiniti. Il coro di- 
retto dal cav. S^tti cantò per la prima 
volta in America Vlnno delle Nazioni 
di Verdi. Il cav. Forster Carr lesse 
al pubblico il saluto mandato da D'An- 
nunzio al presidente del comitato, poe- 
ta Johnson, e il nobile telegramma 
mandato al segretario cav. Finocchia- 
ro dal ministro Colosimo. — II con- 
certo rese, fra incasso al botteghino e 
•sottoscrizioni a! prestito americano prò 
ciechi, oltre 60 mila dollari. — Il Pre- 



478 



IL CARROCCIO 



sifknte Wilson, la sua Signora e l'Am- 
basciatore manifestarono il proprio 
compiacimento agli organizzatori del- 
la indimenticabile serata italo-america- 
tia, cav. Johnson e cav. Finocchiaro. 

*** La sera dopo, 13 ottobre, all'Ho- 
tel Astor, la Colonia di N. Y. — au- 
spice la sua Camera di Commercio — 
offri il banchetto in onore degli Alpi- 
ni, dei Bersaglieri e dei Granatieri ve- 
nuti in America per la campagna del 
Prestito della Libertà. Parteciparonvi 
1500 connazionali. V'intervenne l'Am- 
basciatore con uno stuolo di autorità, 
ufficiali e rappresentanze. Anche que- 
sta fu una manifestazione italiana se- 
gnalatissima. 

Era toastmaster il prof. Alessandro 
Oldrini, garibaldino di Mentana e uf- 
tlciale d'ordinanza all'Assedio di Pa- 
rigi. 

Parlarono: il Presidente della Ca- 
mera di Oammercio signor Genserico 
Granata, ch'ebbe sentiti scatti orato- 
rii applauditi; il console generale 
comm. Tritoni, che salutò a nome del- 
la Colonia l'Ambasciatore conte Mac- 
chi di Cellere. Indi l'Ambasciatore, 
ch'ebbe un'ovazione clamorosissima, 
segno dell'infinita stima di cui^ è cir- 
condato a New York, pronunciò il di- 
scorso che il Carroccio oggi riproduce. 
Seguirono l'on. Bevione, acclamato 
quando augurò alle armi italiane di 
portarsi oltre l'Isonzo prima di qual- 
siasi pace o armistizio; per la munici- 
palità cittadina l'on. Smith; pel Comi- 
tato del Liberty Loan il chairman 
Hartigan ; il generale Guglielmotti, vi- 
bratissimo ; l'on. senatore Cotillo che 
esaltò lo spirito di resistenza della 
'nazione italiana, e pei soldati festeg- 
giati il capitano degli alpini professor 
Lampugnaiii. — Durante il banchetto 
la signorina Maria Almagià cantò as- 
sai bene gl'iimi delle nazioni alleate e 
"Ritorna vincitori" deWAida, riscuo- 
tendo enormi applausi. — Poi, sotto 
la direzione del giudice on. Freschi, 
s'aprì la sottoscrizione del Liberty 
Loan. Si sottoscrisse per la cifra co- 
spicua di 3 milioni e 972.350 dollari. 
Gran plauso s'ebbe la medaglia com- 
memoratila dello scultore Ruotolo, co- 
niata dalla Ditta Di Sanza. La Sezione 
della Giovine Italia e i Pour Minute 
Men italiani offrirono vini e sigari ai 
soldati ospiti. 11 sig. Giulio Cirrincione 
offrì a ciascuno un portasigarette d'ar- 



gento. Le ditte L. Calissano e Figli, 
Pessagno e Montresor e Luigi Bosca 
e Figli concorsero coi loro vini alla 
migliore riuscita della festa, il cui suc- 
cesso devesi particolarmente al comi- 
tato organizzatore presieduto dal com- 
mendatore Antonio Zucca, avente a 
segretarii il conte avv. Riccardo Gat- 
teschi e il sig. Arturo Di Pietro. L'ar- 
tista-fotografo Ciervo donò a ciascun 
milite una copia della fotografia, che 
riproduciamo nelle pagine illustrate, 
ricevendo in dono da ciascun bersa- 
gliere una piuma : gradito ricordo de- 
gli eroi vincitori del Carso e del Piave. 

*** La Lega Navale tenne un rice- 
vimento in onore degli ufficiali italiani 
ospiti degli Stati Uniti, la mattina del 
13 ottobre, al quale intervennero an- 
che il generale Guglielmotti e il con- 
trammiraglio Lovatelli. Parlarono ìT 
cav. Ziniti, il generale Guglielmotti, il 
vice-console cav. Domenico Marino, 
l'avv. Ferrari. — Seguì un luncheon al 
P!aza. 

*** Quest'anno la festa genetliaca 
del Re è stata celebrata nelle Colonie 
con moltiplicato entusiasmo. Nello 
stesso giorno tutti gli Stati Uniti esul- 
tavano all'annunzio del firmato armi- 
stizio in Francia. 

A Washington vi fu un grande ri- 
cevimento all'Ambasciata. 

A New York la Lega Navale inau- 
gurò nella sua nuova sede un busto 
in bronzo del Re Democratico e il Ti- 
ro a Segno Nazionale tenne il tradi- 
zionale suo banchetto. 

Alla Lega parlarono il presidente- 
fiduciario cav. Giorgio Ziniti e il capi- 
tano Mario Baratelli. Il vice-console 
dr. Mariani rappresentava il console 
comm. Tritoni . Poi fuvvi un riuscito 
concerto diretto dal maestro cav. Lo 
\'erde, cui parteciparono la signorina 
E. La Gambina, la signorina Masse- 
net-Mosconi, il tenore Vogliotti, il ba- 
ritono M. A. Rossini. 

II banchetto del Tiro a Segno venne 
presieduto dal cav. Ercole Locatelli. 
in divisa di soldato semplice. Parlaro- 
no: il console comm. Tritoni. G. Al- 
magià, triestino, il dottor A. C. Bona- 
schi, manager dell'Italian Bureau del 
Committee on Public Information e 
il sig. Vicenzi. 

*** La convenzione militare italo- 
americana è entrata in vigore il 12 
novembre. — Presso l'Ambasciata fun- 



GI^'lTALTANI NEGLI STATI UNITI 



479 



ziona la commissione speciale per gli 
esoneri temporanei al quale per mez- 
zo dei consoli devono essere dirette 
tutte le domande. 

*** Con solenne cerimonia all'Aca- 
dem}^ of Music di Brooklyn la Società 
Indipendente Milazzo fece la sera del 
17 ottobre la consegna della spada di 
onore e d'un indirizzo in pergamena 
destinati al conterraneo Luigi Rizzo, 
il vincitore di Premuda. Presente l'am- 
miraglio Usher, rappresentante il mi- 
nistro della Marina americana Da- 
niels, la spada e la pergamena furono 
rimesse nelle mani del generale Gu- 
glielmotti venuto appositamente da 
Washington in rappresentanza dello 
Ambasciatore d'Italia. 

L'orazione ufficiale venne pronuncia- 
ta da Agostino de Biasi. al quale ri- 
spose il generale Guglielmotti. Dopo 
che ebbe parlato l'amm. Usher, prese 
la parola il vice-console cav. Domenico 
Marino. 

Presiedette la cerimonia il signor P. 
Zanghi, presidente della "Milazzo". 

La spada con elsa d'oro viene porta- 
ta ora in Italia al Comandante Rizzo 
dal generale Pasquale Tozzi. 

*** Alla First Field Artillery Armo- 
ry — sotto gli auspici del comitato 
deirUnited War Work Campaign, e 
ad iniziativa del sig. Edgar Perera, 
direttore dei trattenimenti delle na- 
zioni alleate — venne celebrata la vitto- 
ria italiana con un artistico corteo ri- 
producente le Città Italiane alfine ri- 
congiunte aUa patria. Al vestiario prov- 
vide la cortesia inesauribile del com- 
mendatore Gatti-Casazza, direttore ge- 
nerale del Metropolitan. Parlarono il 
generale Guglielmotti e il giudice ono- 
revole Freschi. Cantò il tenore com- 
mendatore Ferrari-Fontana. 

*** Il presidente della Lega Navale 
spediva il 19 novembre al Presidente 
Orlando il seguente cablogramma : — 
Aprendosi il Parlamento i consoci del- 
la Lega Navale Italiana del Nord Ame- 
rica pregano Vostra Eccellenza rasse- 
gnare a Sua Maestà il Re, al Governo, 
ai rappresentanti del Popolo, ai Capi 
dell'eroico Esercito e dell'ardita Marina 
da guerra e mercantile la loro devo- 
zione e la riconoscenza per la conse- 
guita completa unità d'Italia per virtù 
di popolo e per governo di Casa Sa- 
voia, segnacolo di libertà. — Cav. Gior- 
gio Ziniti. — 



*** Per essere mandati ai fratelli 
bisognosi delle terre redente, l'Amba- 
sciatore Di Cellere ha ricevuto dai 
connazionali, in brevissimi giorni, 200 
mila lire, che tosto vennero spedite te- 
legraficamente al primo ministro Or- 
lando. 

*** Il dr. Fernando Cuniberti, ad- 
detto alla R. Ambasciata di Washing- 
ton, con indovinata idea, ha raccolto 
in un volume : lialy's prohlems and 
achievcmcnfs un gruppo di articoli e 
discorsi pubblicati e pronunciati da 
italiani ed americani sull'Italia e suoi 
problemi di guerra. Il volume ha una 
introduzione del chiaro comm. Wil- 
liam Roscoe Thayer. Ottima pubbli- 
cazione di propaganda. 

*** Nella chiesa dei Francescani in 
SulHvan Street, N. Y., fu cantato un 
solenne Te Deum per la vittoria ita- 
liana, con l'intervento delle autorità, 
di ufficiali e rappresentanze. Pronun- 
ciò uno smagliantissimo discorso Pa- 
dre Ferdinando Farri. 

*** A sostituire come addetto na- 
vale alla R. Ambasciata di Washing- 
ton il comandante Vannutelli, è venu- 
to il contrammiraglio marchese Mas- 
similiano LovateUi, distintissima figu- 
ra di marinaio. 

*** Il comm. G. N. Francolini, pre- 
sidente del Comitato newyorkese della 
Dante, inviò due sentiti dispacci al 
generale Diaz e all'Ambasciatore. 
'^ Anche la Giovine Italia inviò un di- 
spaccio a S. E. Orlando. 

*** Nel lasciare Washington e New 
York, gli ufficiali della Alissione cui 
per tre anni fu a capo, ofifrirono al 
generale Pasquale Tozzi due cordia- 
fissimi pranzi di addio. In quello di 
Washington pronunciò parole di e- 
strema ammirazione e di riconoscenza 
per il bene fatto dal Tozzi all'Eserci- 
to e alla causa nazionale, il generale 
Guglielmotti. 

*** Il cav. dr. Zuculin. console d'I- 
talia a New Orleans, giungeva il 12 
ottobre questo dispaccio dalla natia 
l^rieste: — -Mia grande città, dove 
un cittadino di Trieste rappresenta ri 
Governo d'Italia. l'Associazione degli 
Italiani irredenti di Trieste, l'Istria e 
la Dalmazia, manda un saluto augu- 
rale nel giorno di Colombo che uni- 
sce nella stessa gloria l'Italia e l'A- 
merica ed esprime fiducia nel trionfo 



4iio 



Ih CARROCCIO 



della Libertà. — Giorgio Pitocco, de- 
putato di Trieste. — 

I! dr. Zuculin comunicò il telegram- 
ma al Sindaco di New Orleans, che 
significò vivo compiacimento pel gen- 
tile omaggio. 

*** Il prof. Vittorio Falorsi, addet- 
to alla R. Ambasciata, ebbe un calo- 
roso successo oratorio il 29 ottobre al 
Metropolitan Club di New York, dove 
venne a parlare nell'adunanza del 
Council of Foreign Relations che stu- 
dia i problemi di ricostruzione in Eu- 
ropa. Fece una chiara e convincente 
esposizione dei bisogni dell'Italia. 

*** Sotto gli auspici dell'Archaeolo- 
gical Institute of America di N. Y., il 
18 ottobre, alla Columbia, il profes- 
sore Walton Brooks McDaniel della 
Università di Pensilvania, tenne una 
interessante conferenza illustrata su 
quanto ancora sopravvive della vita 
antica nell'Italia d'oggi : Rcminders of 
Life in Modem Italy. Al Carroccio è 
stato accordato il privilegio di pubbli- 
care presto quanto disse l'illustre ora- 
tore. 

*** Il cav. G. B. Vitelli, figura tanto 
eminente del mondo commerciale ita- 
lo-americano e nostro apprezzato col- 
laboratore, inviò il seguente telegram- 
ma all'Ambasciatore conte di Cellere : 

— Esultante compiuta unità italiana 
per virtià delle nostre gloriose armate 
di terra e di mare, voglia Vostra Ec- 
cellenza gradire omaggi mia sincera 
devozione. — 

S. E. l'Ambasciatore subito rispose : 

— Compiacciomi nobili sensi patri ma- 
nifestati suo telegramma e ringrazio 
cortesi espressioni rivoltemi in questa 
ora di giubilo nazionale. — Macchi di 
Cellere. — 

*** Nelle elezioni di novembre sono 
stati rieletti con ottime votazioni a 
New York il congressman on. avA'o- 
cato Fiorello La Guardia (14. distret- 
to) ; l'on. avv. Salvatore Cotillo e on. 
ax'v. Cesare Barra rispettivamente al 
Senato e all'Assemblea dello Stato di 
.\'ew York. — Rallegramenti ai tre 
ottimi amici nostri. 

*** E' stata conferita la croce di 
cavaliere della Corona d'Italia ad uno 
dei più degni campioni del lavoro ita- 
lo-americano — al ricco sarto-indu- 
striale Almerindo Portfolio, che s'è 
fatto tanto apprezzare per il largo 
contributo dato alle opere di assisten- 



za di guerra. — Il cav. Portfolio è uno 
dei pili ardenti amici e sostenitori del 
Carroccio, che gli manda cordialissime 
felicitazioni. 

*** Trovasi in America il professo- 
re Raffaele Bastianelli, uno dei più 
illustri chirurghi d'Italia, festeggiatis- 
simo dai suoi colleghi stranieri e con- 
nazionali. 

*** Al senatore on. Salvatore Co- 
tillo, appena ritornato dall'Italia dove 
svolse per conto del governo ame- 
ricano una laboriosa propaganda di 
guerra, la Colonia volle significare la 
sua simpatia con un grande ricevimen- 
to datogli all'Harlem River Park. Il 
console comm. Tritonj presentò al 
simpatico parlamentare italo-america- 
no le insegne della commenda della 
Corona d'Italia. Altri oratori furono 
l'on. Alfredo Smith, testé eletto gover- 
natore dello Stato di New York ; il 
Presidente della Camera di Commer- 
cio Italiana sig. G. Granata ; l'avvo- 
cato Miele ; il giudice Walker ; l'avvo- 
cato Ferme ; l'on. giudice Freschi ; l'o- 
norevole Hnbbard ; il cap. cav. Sapel- 
li ; l'on. giudice Wagner. — Il presi- 
dente del comitato ing. Caggiano pre- 
sentò al festeggiato una coppa d'ar- 
gento. — Il comitato aveva a solerte 
segretario il notaio Carmelo Amoruso. 
*** Il 5 novembre, a soli due giorni 
di distanza dall'annuncio della libe- 
razione di Trento e di Trieste, il ca- 
valiere Giuseppe Gentile, console di 
Denve.-, Colo., ebbe il piacere di po- 
tere inviare al suo congiunto generale 
.Antonino Di Giorgio, comandante di 
armata e deputato al Parlamento, il 
seguente telegramma : — Quale testi- 
monianza ammirazione connazionali 
ni'o distretto consolare verso valoroso 
Esercito italiano invioti telegrafica- 
mente a mezzo Credito Italiano lire 
sessantacinquemila che vorrai far per- 
venire Comando Supremo onde ven- 
gano distribuite in premio eroici no- 
stri soldati in quel modo che Comando 
stesso e tu crederete più conveniente. 
Viva l'Italia ora e sempre! — 

Le lire sessantacinquemila vennero 
raccolte mercè una sottoscrizione pro- 
mnss.a subito dal Console. 

*** Nel gran mondo metropolitano 
ha fatto rumore, per l'elevata posizio- 
ne degli sposi, il matrimonio del pit- 
tore cav. Francesco Paolo Finocchia- 
ro con mrs. Florence Angeli Mason, 



GIv ITALIANI NEGLI STATI UNITI 



481 



ricca dama, figura distintissima del- 
l'alta società newyorkese. — Il cava- 
liere Finocchiaro è noto pei suoi qua- 
dri e ritratti che decorano i migliori 
ambienti di Parigi e New York. E' no- 
to il ritratto a posa che fece di Papa 
Pio X, e ammiratissima è la sua Ma- 
dflnna che decora il suo sontuoso stu- 
dio al n. 44 West 77th Street. — Le 
nozze vennero celebrate da monsignor 
Ferrante ; compare d'anello fu il dottor 
Vincenzo Jannuzzi. — Il Carroccio 
manda le più cordiali felicitazioni. 

*** I connazionali di Alontreal han- 
no fatto coniare artistiche medaglie 
d'oro in onore del Comandante Rizzo 
e dei suoi marinai, eroi di Premuda. 
Esse verranno rimesse agli arditi del- 
l'Adriatico dal Ministro della Marina. 
L'iniziativa si deve al cav. RafiFaele 
Mandato, benemerito presidente della 
Società di Beneficenza Italiana. 

*** Il nostro amico e collaboratore 
Francesco Albano, recatosi in Italia a 
fare il suo dovere di soldato, appena 
giunto in Italia, versò al Prefetto del- 
la provincia di Cagliari — dove l'Al- 
bano possiede i caseifici che mandano 
in America la loro ricercata produzio- 
ne — la somma di lire 4500, che venne 
distribuita a diverse opere d'assistenza 
della guerra. Così l'ottimo connaziona- 
le continua a dar concorso pecuniario 
ai bisogni della guerra, ai quali, fin 
dal 1914. contribuisce generosissima- 
mente. Esempio di verace patriotti- 



smo 



*** Il 22 dicembre ricorre il primo 
anniversario della morte della com- 
pianta Madre Cabrini, la meravigliosa 
suora fondatrice delle Missionarie del 
Sacro Cuore che fondaron con lei 57 
orfanotrofi, ospedali, sctiole italiane, 
in Francia, Spagna e ne'le Americhe. 
La memoria dell'elettissima Donna 
quel giorno sarà più \'iva fra quanti 
la sostennero nella sua opera benefica 
italianissima e fra quanti dei suoi isti- 
tuti si giovarono. — A Denver, Colo., 
viene eretto in memoria della grande 
benefattrice un nuovo orfanotrofio, del 
quale lo scorso giugno fu collocata la 
prima pietra. Pel 22 dicembre si a- 
spetta che le offerte raggiungano i 
centomila dollari necessari al comple- 
tamento dell'edificio. 

**♦ La dimostrazione della vittoria 
italiana a Easton. Pa., venne organiz- 
zata dal rev. dr. Giovanni Daraio. pre- 



sidente d'un attivo comitato. Fuvvi 
corteo e banchetto. Vi parteciparono 
autorità americane, uomini politici, ma- 
gistrati. 

*** La istituzione a New York di 
una grande banca italiana, sul tipo e 
in rapporto con la grande Banca d'I- 
talia di San Franci.sco, può dirsi fatto 
compiuto. Il comitato organizzatore ha 
già acquistato per conto degli azioni- 
sti della istituenda Banca, il controlling 
interest della nota Fast Ri ver Bank. 
Appena l'autorità avrà dato gli op- 
portuni consensi, la Banca d'Italia di 
New York inizierà la sua apertura, che 
sarà pei primi dell'anno prossimo. Il 
comitato che coadiuva il sig. Amedeo 
P. Giannini, presidente della Banca 
d'Italia di San Francisco, invitato a 
New York per dirigere e consigliare, 
è composto dal sig. Genserico Grana- 
ta, presidente della Camera di Com- 
mercio Italiana ; dal sig. Francesco Al- 
bano, dal sig. Luigi Costa, dal signor 
Frank Zunino. dall'avv. Martin Wech- 
sler. 

*** La Società Musicale Mascagni 
ha mandato questo dispaccio al Gene- 
rale Diaz: — Società Mu?ica_^e Ma- 
scagni inneggia trionfo Esercito che 
anim.ato da valoroso Re e guidato voi 
condottiero mirabile circonda immen- 
sa gloria Italia. — Prof. Giuseppe Gua- 
ri-'i. Presidente. 

La stessa Società fra le ultime atti- 
vità patriottiche conta quella di avere 
sottoscritto al Prestito della Libertà e 
di avere acquistato grande quantità d; 
francobolli di guerra. 

*** Il sac. prof. avv. G. B. Nicola è 
giunto a Washington, nuovo segretario 
della Delegazione Apostolica colà. E" 
un giovane prelato di eccezionale va- 
lore. 

*** Al Fabio della Terza Italia — 
che con serenità attere — l'ereditario 
nemico al Piave — riportando fulgida 
vittoria". E' la dedica dettata dal dottor 
\''incenzo .Antonio Lapenta, per la me- 
daglia d'oro che la Colonia di Tndla- 
nanolis ha voluto rimettere al Gene- 
rale Diaz, omaggio d'ammirazione e 
di riconoscenza. — Diaz ha risposto 
vivamente ringraziando del dono. 

*** Una nuova grande compagnia 
marittima pel commercio dei frutti del 
tropico è stata formata sotto la ra- 
gione sociale di S. Di Giorgio & Co.. 
Inc. N'è presidente e general manager 



482 



IL CARROCCIO 



il sig. Salvatore Di Giorgio, il cui no- 
me è di grandissima considerazione 
nel mondo americano ; tesoriere è mr. 
A. J. McDonnell ; Jas. A. Fechtig, se- 
gretario. Fra i direttori sonvi : il cava- 
liere Almerindo Portfolio, il cav. Do- 
menico Truda e il cav. Peter McDon- 
nell, agenti della Transatlantica Ita- 
liana. 

*** L'avv. E. Paul Vaselli, assistant 
U. S. attorney e capo dei Four minu- 
tes vien italiani di New York, richie- 
sto dall'autorità americana, si recò in 
Boston a organizzare nei distretti ope- 
rai di colà diversi meetings patriotti- 
ci, per neutralizzare la propaganda te- 
desca che tentava di farsi strada nel 
nostro elemento. Venne coadiuvato 
dalla signorina Amy Bernardy, dal 
cap. cav. Sapelli, dal rag. Ubaldo Gui- 
di e da comitati locali presieduti dai 
sigg. A. A. Badaracco, C. De Simone. 

*** L'avv. Matteo Teresi di Roche- 
ster, N. Y., ha pubblicato interessan- 
tissime pagine : IDalla educazione mo- 
rale alla educazione politica. Il Teresi 
è fra i più colti emigrati negli Stati 
Uniti : forte ingegno e sostenuto ca- 
rattere. 

*** II prof. Antonino Palisi ha pub- 
blicato in nitida edizione, pei tipi Cap- 
pabianca, il suo discorso sulla Missio- 
ne della Donna, detto il 24 agosto ul- 
timo in commemorazione di Maria De- 
mo, madre compianta del rev. P. De- 
mo, provinciale degli Scalabriniani in 
America. Nella stampa il discorso ri- 
vela bellezze nuove, non tutte potute 
cogliere da chi l'udì dalla bocca del 
chiaro oratore e letterato. 

*** Il nostro agente consolare di 
Welland, Ont., Canada, sig. Danova- 
ro, è stato strenuo propagandista del 
quinto prestito di guerra canadese. 
Tenne conferenze in molte fabbriche 
e riuscì a far sottoscrivere per varie 
centinaia di migliaia di dollari. 

*** La prima ditta italiana che ab- 
bia caricato merci sul piroscafo Piave, 
varato con tanta solennità patriottica 
il 7 settembre scorso a Kearny, N. J., 
è stata quella dei sigg. Borrelli e Vi- 
telli — produttrice, lavoratrice, espor- 
tatrice di coralli — 401 Broadw^ay. 
New York. 

*** Dal rapporto comparativo delle 
Banche dell'Associazione di Risparmio 
di San Francisco, si rileva che la Ban- 



ca Popolare Fugazzi in due mesi — 
luglio e agosto — aumentò le sue at- 
tività per ben 542.659,92 dollari, por- 
tando il totale del suo bilancio a dolla- 
ri 11.608.221,37; fatto questo ancora 
più significante per quanto si pensi che 
la Banca Popolare, la più giovane, ha 
oltrepassato sette delle istituzioni ban- 
carie più vecchie di quella città ed ha 
avuto, in proporzione al capitale, il 
maggiore incremento di tutte le Ban- 
che di Risparmio di San Francisco. 
— Non possiamo non compiacerci di 
questo col suo Presidente sig. F. N. 
Belgrano. sostegno formidabile del po- 
tente istituto da lui fondato e diretto. 

*** Con successo artistico che va 
notato con parole di compiacimento, 
s'inaugurò il 20 ottobre nell'auditorium 
di Santa Clara, 436 W. 36th Street, 
N. Y., il club artistico Giosuè Borsi 
diretto dal violinista Mario Fresali. Il 
Club svolse uno scelto programma di 
fine musica. — La formazione del 
Club si deve agl'incoraggiamenti di P. 
Ruggero Passeri. 

*** La Società Croce Rossa Italiana 
di Winnipeg, Canada, ha inviato testé 
in Italia un vaglia di io mila lire, a 
poca distanza da un altro di 20 mila 
spedito tempo fa. In tutto, il sodalizio 
ha finora mandato 50 mila lire, e altre 
ne sta raccogliendo. — La Società fun- 
ziona con l'autorizzazione dell'agente 
consolare Barattieri di San Pietro. Ha 
a presidente onorario il venerando pa- 
triota E. . Martinucci, ch'ebbe l'onore 
dell'amicizia di Mazzini a Londra; a 
presidente effettivo l'avv. A. J. Costi- 
gan; a vice-presidenti E. Marchetti e 
P. Cancilla ; a tesoriere F. Nesti. a se- 
gretari i solerti F. Bianchi ed Euge- 
nio Celio ; a membri A. Carelli, J. Co- 
velli. T. Badali. _ 

La Società inviò un telegramma 
a Orlando, per la vittoria delle armi 
italiane. 

Il segretario sig. Celio, a nome an- 
che della Società Roma si fece inter- 
prete sulla locale Free Press dell'en- 
tusiasmo della Colonia di Winnipeg 
esultante di gloria nazionale. 

*** Nel dare notizia, nello scorso 
fascicolo, dell'uscita a Chicago della 
Camicia Ro~sa, la dicemmo diretta an- 
che dal prof. Luigi Carnovale. Il Car- 
novale — ci scrive — non ha nessun 
rapporto con la pubblicazione. 



f)AL PLAUST'RO 

Telegrammi del 3 novembre 

A S. E. l'Ambasciatore d'Italia, conte Macchi di Cellere, Washington: 
Gloria all'Italia nostra vittoriosa! — Agostino de Biasi, direttore dei 
Carroccio. 



Ad Agostino de Biasi, direttore del Carroccio: 
Si', gloria immortale all'Italia! — Cellere. 

* * * 
Il perche'. 

E' facile comprendere il perchè questo Carroccio esce in ritardo. Il fascì- 
colo era già pronto in tipografia per essere fuori ai primi di novembre : tutto 
di articoli e di comenti che — chi poteva mai supporre tanta precipitazione 
di eventi? — furono in un attimo sorpassati dalla vittoria italiana, dallo sfa- 
sciamento dell'Austria, dal crollo germanico — dagli armistizi, dalla celebra- 
zione della pace. 

Così, a farlo uscire com'era pronto, sarebbe stato un numero di preistoria. 
Invece, il Carroccio tiene all'attuaHtà ; tiene, pel suo precipuo carattere di pro- 
paganda, allo studio e alla discussione immediata del problema del giorno. 

Insomma, oggi si ripara al ritardo, e si dà al lettore un Carroccio up to date, 
un Carroccio tutto luci e chiaroscuri che presentano la vittoria italiana nei 
suoi pili spiccati profili. 

Poi, avremo il Numero della Vittoria — lo straordinario Numero di Natale. 

Aspettatelo ! 

* * * 

L'-A.BB0NAMENT0 IQIQ. 

Raccomandiamo di leggere le prime due pagine della sezione colorata di 
questo fascicolo. Si parla dell'Abbonamento della Vittoria ; dell'Abbonamento- 
dono ; della rinnovazione degli abbonamenti ; dell'aumento a 4 dollari dell'ab- 
bonamento al Carroccio pel 1919. Sono parole che rivolgiamo a quanti amano 
e si sono appassionati all'opera bella che questa Rivista compie. 

Si leggano e si agisca! 

* * * 

Giudizi. 

Dal Risveglio Italiano di Parigi: — Il Carroccio, magnifica rivista italiana 
che tiene alto a New York e in tutti gli Stati Uniti il vessillo dell'italianità 

— Dair//a/ia Meridionale, rivista di Napoli : — Il Carroccio, la magnifica, 
patriottica, auspicale rivista italiana di New York. 

— Al nostro collaboratore prof. Oldrini il senatore Angelo Salmoiraghi 
scrive da Milano : — Grazie ed evviva. Ha ragione. Finalmente ! Ai palpiti 
suoi rispondono i miei pieni di fede. 

— Dal sig. Antonio Parente ass. manager della Monessen Savings and 
Trust Company, il nostro Direttore riceve : — L'arma di pura italianità, ch'ella 
ha fatto della sua interessante Rivista, brilla sempre più di luce vivida, in 
questi giorni in cui ogni cuore italiano batte palpiti d'ansia e di gioia per la 
diletta e grande Italia e per il suo potente avvenire. — 



484 IL CARROCCIO 



Echi, 

La Revue Fìnancière & Economique d'Italie, che si pubblica a Roma sotto 
la direzione del comm. Guglielmo Mangili, s'è fatta eco, nel mondo internazio- 
nale in cui svolge la sua propaganda economica, delle idee svolte sul Carroccio 
dal nostro egregio collaboratore cav. G. B. Vitelli sullo incremento da darsi 
in America agli articoli italiani di lino e di seta. La Revue ha riprodotto inte- 
gralmente l'articolo del Vitelli apparso nel nostro fascicolo di luglio. 

Pure dal Carroccio l'Italia Meridionale, nuova rivista ch'esce a Napoli 
sotto la direzione dell'avv. Nicola Rubino, riproduce l'articolo che il signor 
Francesco Albano vi pubblicò il mese di maggio-giugno : Per la ripresa delle 
esportazioni italiane in America. 

Ci fa piacere di notare che anche fuori degli Stati Uniti le proposte illu- 
minate e pratiche dei nostri collaboratori vengano discusse, comentate e diver- 
se — sappiamo — messe sulla via di essere poste in pratica. 

Cosi l'opera incitatrice e propulsiva del Carroccio si va compiendo e tra- 
ducendo in utile realtà di fatti. 

* ♦ ♦ 
Dante non Leopardi. 

Una distinta scrittrice americana. Mrs. Beulah B. Amram, ci avverte da 
Filadelfia che il verso : Libertà va' cercando, ecc. affìsso al disegno pubblicato 
dal Carroccio nello scorso fascicolo, a pag. 315, non è di Leopardi, come ap- 
pare, ma di Dante. 

Precisamente. Fu svista del disegnatore e del correttore. 

Prendiamo atto dell'avvertenza della nostra lettrice e collaboratrice, per- 
chè ci dà occasione di parlare di lei ch'è studiosissima del nostro idioma, della 
nostra letteratura, grande adoratrice dell'Italia bella. 

♦ * * 
Condoglianze. 

A Roma è morto il prof. Domenico Orano, fratello del nostro illustre 
collaboratore prof. Paolo. Scrisse : im ampio studio sui rioni di Roma ; // sacco 
di Roma nel 1527; // problema della scuola laica; Pagine critiche, ecc. 



^EI PROSSIMI FASCICOLI: 

UN FIORENTINO CITTADINO AMERICANO — del comm. Piero Barbèra. 

IL MORBO TEUTONICO — del cav. prof. Giuseppe Cosenza. 

ALMA PARENS GENTIUM — note e appunti dalle trincee di Francia del 
aott. Alberto Biondi, appartenente all'Esercito Canadese e ferito a l.ens. 

RICORDI PERSONALI SU PADRE SECCHI — del conte Detalmo di Brassà. 

LO STUDIO DELLA LINGUA ITALIANA NELLE SCUOLE AMERICA- 
NE — del prof. Antonio Marinoni dell'University of Arkansas. 

L'ITALIA DAL '70 AD OGGI — del cav. dr. Gentile, console d'Italia a Denver. 



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STATEMENT OF THE OWNERSHIP, MANAGEMENT CIRCULA- 

TION, ETC, REQUIRED BY THE ACT OF CONGRESS 

OF AUGUST 24. 1912. OF 

Piihlìshcd Monthly at New York, N. Y., for Oct. ist, T918 

State of New York, County of New York ss. — Ecfore me, a Notary 
Public in and for the State and county aforesaid, personally appeared 
Agostino de Biasi, who having been duly sworn according to law, deposes 
and says that he is the editor of the IL CARROCCIO (THE ITALIAN 
REVIÈW) and that the following is, to the best of his knowledge and 
behef, a true statement of the ownership, management (and if a daily 
paper, the circulation), etc, of the aforesaid pubHcation for the date 
shown in the above caption, required by the Act of August 24, 1912, ern- 
bodied in section 443, Postai Laws and Regulations, printed on the reverse 
of this form, to wit : 

1. That the names and addresses of the publisher, editor, managing 
editor, and business managers are : 

Publisher: // Carroccio Publishing Co., Inc., 150 Nassau st., N. Y. 
Editor : Agostino de Biasi, 150 Nassau st., N. Y. 
Managing Editor : Agostino de Biasi, 150 Nassau st., N. Y. 
Business Manager: Merio de Biasi, 150 Nassau st., N. Y. 

2. That the owners are : 

Owner: // Carroccio Publishing Co., Inc., 150 Nassau st., N. Y. 

Stockholders : 

P. Roberto Biasotti, 237 E. ii6th Street. New York — Dr. Vincenzo 
Jannuszi, 26 Roosevelt st., New York — Agostino de Biasi, 150 Nassau 
Street, New York — Aw. Alessandro Caccia, 261 Broadway, New York 
— Antonio Bove, 7 Touro st., Providence, R. I. — Cav. Arminio Conte, 18 
Broadway, New York — Dr. Nicola Fusco, Hillsville, Pa. — Comm. Enrico 
Caruso. Metropolitan Opera House, New York — Dr. Alfonso Arcese, 
802 Kent av., Brooklyn, N. Y. 

3. That the known bondholders, mortgagees, and other security 
holders owning or holding i per cent or more of total amount of bonds, 
mortgages, or other securities are : None. 

4. That the two paragraphs next above, giving the names of the 
owners. stockholders, and security holders, if any, contain not only the 
list of stockholders and security holders as they appear upon the books 
of the company hut also, in cases where the stockholder or security 
holder appears upon the books of the company as trustee or in any other 
fiduciary relation, the name of the person or corporation for whom such 
trustee is acting, is given; also that the said two paragraphs contain state- 
ments embracing affiant's full knowledge and belief as to the circums- 
tanccs and conditions under which stockholders and security holders who 
do not appear upon the books of the company as trustees, hold stock 
and securities in a capacity other than that of a bona fide owner; and 
this affiant has no reason to believe that any other person, association, 
or corporation has any interest direct or indirect in the said stock, bonds. 
or other securities than as so stated by him. 

AGOSTINO DE BIASI, editor. 
Sworn to and subscribed before me this 30th day of Septeinber 1918. 
Joseph W. Guidi, Notary Public, N. Y. County, Register n. 156 — (My 
commission expircs March 30th, 1920). 



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I che il maestro cav. CORRADETTI ^ 

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s m canto italiano." s 

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