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Full text of "Notizie biografiche e bibliografiche degli scrittori del dialetto napolitano"

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j:t^/ czf3X 



HARVARD COLLEGE 
LIBRARY 




FBOM THB FUMI» (W 

CHARLES MINOT 

GLAtt OF 1828 




NOTIZIE 



BIOGRAFICHE E BIBLIOGMFICHE 



DB6LI BCKITTOKI 



DBL< I1IAX.BTTO N A P O Zj Z T A. N,0 , 



DA PIETRO MARTORANA 




NAPOLI 

riKSBO CHtUIAZZI BDITOll 

Piazza Cavour ft. 
1874 



PREFAZIONE 



Un nomo nato salle rive della incantevole 
Partenope» allevato sulla deliziosa coUina ^i 
Gapodimonte, fatti pochi e deboli studi! vi- 
cino al sito dove esisteva V antica Fratria 
de' Mopsopei (1) ; e che trasandava di cono- 
scere r origine , il progresso ed il decadi- 
mento della sua terra natale credendo di sa- 
perne già molto , per pochi fatti appresi a 
scuola di storia romana fino alla caduta del- 
l' impero e di storia napolitana dalla fonda- 
zione della monarchia in poi: in tale stato 
eravamo noi quando ingolfato in un arte , 
per la quale eravamo tutto giorno a contatto 
con gente di stranie nazioni che venivano a^po 
noi a godere le bellezze di cui natura ci é 
stata larga e ad ammirare i monumenti del- 
l' arte. Oh quante volte con somma vergogna 
ci conveniva tacere non sapendo che cosa ri- 
s]^ondere alle mille domande sulle fabbriche 
pia interessanti sugli oggetti più curiosi e 
sopra alcuni vocaboli ed espressioni più pit- 
toresche del nostro dialetto. Spesso i forestie- 

(1) Proanmamente al Mtueo Naaionale, anticamente Pàlauo cfe* Regi Stti- 
dd. Ve£ QiuatìBiani Scotr im mtto di mh oMm» s^fokreto, S.* edisone. Nato- 
li 1816 pag. 167 capo uadeeìmo. 



VI 



ri ne sapevano pi^ .di noi airca. ì particolari 
di quella contrada dov'era cominciata la no- 
stra individualizzazione , avevamo passato 
r infanzia e stavamo qaandochefosse per ri- 
tornare alla terra. 

Allora ci demmo a tatt'uomo a studiare e 
conoscere la storia del paese e ad indagarne 
l'origine. Dopo di avere scorse varie storie, 
la passione predominante che in noi si sve- 
gliò, fa quella del patrio dialetto: ci affret- 
tammo quindi a . raccogliere de' liori,' a leg- 
gerli tutti e ad apprendere il più che pote- 
vamo. Ci costarono molta spesa e fatica; ma lo 
facemmo con grande soddisfazione. 

L' operoso abate Ferdinando Galiani, uomo 
dotto e conosciutissimo nella repubblica delle 
lettere, scorgendo le bellezze di questo dia- 
letto, pensò di darne alcune regole, e stava 
per formarne un dizionarietto, e nel mede- 
simo tempo dava un catalogo di alcuni scrit- 
tori e delle loro opere stampate , indicando- 
ne diverse edizioni, ed il libraio Altobelli nel 
1789, riconoscendovi molte mancanze, pensa- 
va supplirle. Ma assai notizie non pervennero 
a questi uomini ^ ed ora son rimaste scono- 
sciute. Essendo nondiméno di molto accresciu- 
to il numero degli scrittori in questo gene- 
re ci facciamo arditi farne una raccolta, ag- 
giungendo ciò che sfuggi ai citati colletto- 
ri, ed aumentandola spezialmente delle opere 
a loro posteriori. 

Daremo sotto forma d'introduzione in sunto 
la storia letteraria di questo dialetto, accen- 
nando i nomi de' principali scrittori , e poi 
per ordine alfabetico daremo notizie sulla 



Tlt 

vita, le opere dì ogni autore e le differenti 
edisioni per venuteci alle mani. 

Awertiàmo però ohe, non potendo dare le 
iHogrìafe di taluni scrittori, essendoci riuscita 
vana ogni ricerca, ne ricorderemo semplice- 
mente il nome e le opere, acciocché non vada- 
no totalmente in dimenticanza, come per no- 
stra grave sventura di molte cose patrie é 
avvenuto. 

Tralasciando di notare i nomi dì molti So- 
vrani e Ministri che scrissero lettere ed or- 
dini nel nostro dialetto, accenneremo solo i 
nómi di taluni dotti, come del Boccaccio, del 
Fontano e di altri, ai quali piacque servirsi 
di esso in varie lettere familiari. Ricorderemo 
pure alcuno de'notari di quei tempi, i quali 
per non affettare linguaggio di altre contrade 
d'Italia^ si servirono del proprio, come anche 
palleremo di quelli che nel pubblicare grandi 
opere , non isdegnarono di occuparsi d* un 
tal (lialettd, e questi sono riportati sotto il 

titolo SCRITTORI SUL DIALETTO. 

Avendo eseguito questo lavoro p^r ordine 
alfabetico , avvertiamo che. alcune scritture 
sensa nome, le abbiamo notate sotto il titolo 
d' AnONiiia. Come di3l pari protestiamo che 
non parleremo di tutte le commedie sacre e 
profane, in prosa ed in verso; in cui trovansi 
mischiati degli attori che parlano il verna- 
colo , sibbene ricorderemo solamente quelle 
poche venuteci sottocchi ; e quelle anonime 
si troveranno ricordate nell'articolo Commedia ! 

Avvertiamo ancora, che avendo segnato ta- 
luni nomi di poetastri, vergogna del Parnaso, 
per distinguerli da' buoni, gli abbiamo dato 



vai 

per convenzione V epìteto di po^ popdare ; 
come pure benché avessimo parlato di molti 
scrittori sotto il proprio nome , pnr tatta- 
via li abbiamo ricordati nuovamente in ar- 
ticoli distinti per dare in certo modo ano 
specchietto in cui per ordine cronologico si 
trovano classificati. Gli articoli dove trovansi 
queste ripetizioni sono Ganti carnascialeschi, 
Canzoni popolari, Cronache, Giornali, Capitoli 
o Privilegii, Processi^ Scrittori sul dialetto, 
Strenne e Vocabolari. 

Infine , non brama di comparire autore , 
non desiderio di gloria, né speranza di gua- 
dagno ci hanno a ciò spinto; ma semplice e 
schietto amor di patria, e gratitudine immen- 
sa verso tutti coloro, i quali si hanno fatto 
un pregio di volgere uno sguardo al nostro 
patrio linguaggio. In guisa che , togliendo 
dall' obblio tanti ingegni , faremo conoscere 
a un tempo ai nostri concittadini ed agli stra- 
nieri, il gran numero dì scrittori che posse- 
diamo. 

Ci auguriamo che questa debole fatica sia 
compatita da' lettori, i quali tenendoci- conto 
della buona intenzione e deli' amore che por- 
tiamo agli nomini ed alle cose dei nostro 
paese, perdoneranno la povertà dell'ingegno 
e la scarsezza de' mezzi, che ci Iwanno vietato 
di fare ulteriori ricerche. 



<9 • ■ P 



5RfiC|I>rT^^ BICjERQHE, ^ULL; qHI^INE PROGRESSO, 

■ ■ *pìbpàd«iwtq'D|ìl,,w4lMìpn^ ' ; 

L' origine di que&to oostro dialetto trovasi ascosa tra 
le tenebre dell' autichità;'fW;éncldlO'alcuno-Merivare dagli 
Osci (1) , altri da' <9raei'(!d' altri da'&athii. Gerla cosa k 
che dopo gli Osci , venuti i Grécì , ^oe^ti fecero tanto sfog- . 
gio della loro lingua è- de'-tora dialetti, che tutto giorno 
ci vengono aottocCbì le toro 'ÌBCrizioni ; e che ìndi dive- 
nati ì Romani padroni de^ mondf>, per^fer dimenticare la 
dominazione greca, misero'^Ha^i<^)ra la lingua latina. 

Le nazioni aett^Btrloifali, che divisero in brani l' impe- 
ro romano dall^ estremiti dcl'Porlogertto sino alla Calabria 
ed alla,,Su;Uia, Lntrodvi,^aerp il loro, tipguaggio t^ulonicc^ o 
celti^ìo!., ohe.^ìs^to àj ì,aiÌRS) ^iede o'rigipe alle lingue ro- 
manze,,.,', , . ,.,^, ,, , ..' , ,' ' 

Ne' Itfoghj meridionali d' Italia che componevano l' an- 
tico regpOji? ài. Plappli .Viapp^, parto delle nostre regioni, era- 
no. BOggéÌt|e,.a',L9DÌgoba^^qi. tii Benevento, o le citta marit- 
time ^,v,€^iv8kno goyerpì^t^,, tliigl' imperadóri greci ,di t,(|-, 
st^tijaqpipli;' e.,(ia..ci,^, f^ilfque la diversità dei dialetti, gè-' 
condo.f BMu.,,^_,; ., , ,„' , . , ■ ,. ^^> 

Questi dialetti /urono motliflcati da' bàrbari vipcitojjf^ 
ne' basE^ t^pi, d^e ij^i.^talia Tcrmarono te loro sedi. Ca- 
sloro, fe^p.^el fìt^.noi cqtne una lingua franca, SlOj'piM-| 
dolo 1^ if Ofri^inpendoilo^ fpr^t; nella stessa ^uisa chi"' niqll^ 
secoli ftppre^a i THrcW, praticarono nel Levante. Sicc^^, 
molti ingegpi.^oi^ dj, pàj-^pri; che da qu) abbia avula ori- 
one i', Itstjvaw» ,co^. *a9^divcr8r dialetti . o <Jit.' il prioio| 
sìa stato il Napolitano (J). ■/■ii.i ' 'uu/ 

., Fiij. |(|4^d^c jpo, a^po^p, , i^pn , t^ ; fji ; «yitpre. il- i^ualé ' ^ jfpa 
scnyeva fe .*na« p^o^e,,^,j)Oie8Ìfi nel. presto JUrig^jigglA flf^^ 
volgo, ed ifl t^fi. sperei ww^rgé la rendenza c^^^s^.^yg^-j^ 
vano al patrio giaietto. E, se al Crescimbo^i; ^ej wq f^j"" 
ment^io a« ii^ sipr^ ■déUj^;^yo^^^ P.bpsia ^1,^6. (.^b. "^J,, 
appena riuscì trovarne un saggio 'det fisi ; noi dir^moi 
cne nelfe dep^i?Ìo;BÌ, fette 9plinepa, di Marzo^.fjpo ,(( la- 
vora' del M^ph»stero' di Monte ,Cias?4n9 ?i legg^ :„Sjflò;fc;,. 
kelie Urre^finì i}^M ^Pì'^^^f' S^^fOt W»» le pqssfif{,pàrt^, 

(}ytìixatiiii'tiiMaìii--'7taglJrimi«nlù rfetUrorf^' àtllatìiivgàa'Ifdpoiila- 
na — ytaoUnói. f ■ II. !■■ j: . <■ •■ <i 

<2) Baiaele Ubdraitc^ — Amvifi Civili, d^i ^pn^kf At^p^iToI-, ^V^ 
pnmo semevtre 1931 Sùt diatelo N^ólilano. . 



S. Èenedlcii. E neV'Codice d/552 delP Arbhivio "di detto 
Cenobio tmviisi an-dfiaTògò /fa- 1^ 'BeM(ÌeU.d^J^ 'S>^BÌBÌtio 
che segna 1* epoca del ^070 ed incomincia: 

£o $injuri tea fabéllo 

Et 4M olirla, bene^ ,$peUo» , .;,i . ,..1 , j ! • 
Ad altri bia^Tfi^fJbetlou,. , (| : j ,;,.; 

. Js^marfe^fct Cff^elH'^ ^ilibepa, « ,.v,i 1 

' CÌutlò'd' Alcamo' l'r^Sry) e, RhiaTdò'd'^Aqufno pàntavapo 
vèrsi in ' ' Voi gare ; Pier 'dette Vi'ghb ' ce^d e jitu ' àiinf àvi(rf- 
li di Dante dettava in volgare ^alcpne stanze amorose^ é?;' 
menti-e Fcaerigo ti. Xóglteyd'la' litìg;\ia da' trlVn'b la in- 
ti^.odiiccv? nella'iÈòrtb; (ioltlvandcjlai^'drt^*:^ùòf figW'ltfàh- 
f^édì ed Enzo! M?ittóo StJtijelU'db GfòVhìAiio'^scrlvèvtf btìà^ 
cronica cbe dal mT y^e^rideVaf *fihÒ ' ài lS«8;'!à'qdàle' 
p^i^véniita* a'noì dà 'a'Vecfeì-ó'^d'èWaFè nbte'yì; 'eiséfti «tf! 
un Napolitano piirissioìo, che dopo tanti seddit' Pòchissi- 
ma mtTtàzionc^iq ^tifterto'/-'^^^'! ."• '"^^ '^' "^'*\ \'-^''^\ 
\Quel grandissìtnò ìtìgfegnò 'di Daà^o A^liphiéH' àél'*sd9 
lifcro^JDé. YuUjari Ètc^uio , \'pév dare' ff'snò sentii m'éntd 6uHa 
volgar linguai '^n^ró a rìéet^ò.ai^c' (ùtf i .diàlfetlf'd*^ Italia, e 
Confessò il gran òói^cettd itì"(inili éra'''tthuto xtNàpolilapo; 
atìora detto Pdètieéd; E' Datile ' stóW rie' sdòì* «duetti "è 
Céfn^ohf asò moltissime* vcfcì le qti^t sótfo ÈérfèflamòiitB^ 



Napplitane. 
; Po 

stW 

arriva 



;t:* immortale <Ìió%ihi'Bdcca^(j^^^^ ^aìibli 

nel iSitì , déttÒV^ofto.altW) iidrttc'tin^ lèrflefrà ''ìniA 'di^^^ 

^ialla morte di tarlò fturàyzó>Ìu'^àWà'»égft^^ 
na'trtón trwansi aftrt monirintei/li^ftef'diafetttf; dSb V^-' 
rie btonicbè,^ tra ciii tJùcUà 'iit' tfòHd^ Pappanèó^a:*'^' *^^ '- 
.y^3o. la.fine <del .Regno .degli Apgioioi;|Comiaciaj'<Mu> ì 
primi informi spettacoli drammatici. ' 

' fl!a, quando Alfonso d' Aragona per ?rdoripiìe è òon({oi- 
sta sedò sul trono di Napoli, questo itiaguanimo Principe, 



dMideroso Idi rialzai Tonùre ìiapolitailo; brdhiò che, messe 
da paiie b cfòrròttò* fìngu'a latitia e là toscada , che Hte- 
neva comc'fò'resltiera,' sì tisàssé iiegli atti pubblici if'Vol- 




il ca^«[^Ì5jtfo pcfUtìòòV é'ffifmrtéhe' i Vòètessì fatti contro i 
Bak^OQi con^idhiti a? rf*«n*!r*tttlFèffdlnabdo d'Aragona fa-* 
roko dettati in *qUef 'diii lièi lo; hlifeto ^cf altro di parecchi 
latinismi (1). ^* 

Wè fùò ««! :dfcè^Kl' Wà^Ii' s* ignorasse 11 toscano, per- 
chè si trovavano In qiltìf tèài^ un P>tiprtoita ed un Fon- 
tano, amipi dèi Sfannajiàró, che iti ^^tfclVepoca scriveva la 
fem^sà Arcàdia,^ ^ppìire i loro nóiili ^róVahsi apposti a lette- 
re «e-^fplòriri' scritti in'na Aàpb^Stórfo aWico o cortigiano, 
purgato da parole goffe c^ laide.. Dal H42 in cui trovasi 
il pffmò estertìjrio negji 'ttti ' dcf P^ WfnètAo tenuto mS. Lo- 
renifo , ve<Ièyi=^^ér-dìaFetfÒ?(;ss(^HBÌ* nìaHtéhulò costantc- 
mfeitte- per óoiitddoflit?! in*i, Wòò:*firio' ai 1554. 
'*i»ionò^'$<?ritfl"ncimi «les^ò -inbtìti^'t 'Ctihitòli del beh vivere 




g(mé%ì Tft piuttosto^ ^ 
pcfr tiot>(l?ferlj , Vria^DOn^ funorto lifetjontiWiti da^li scrittori, 
acquali ^ìò è (MfO illuWpre àh^aiintfnà. Il secolo XV fu 
ferace é\ j^f^ndfe^imi 4wgcgril; ì t(t(nn\ caUiv&tido l'idfo- 
umi di' Vrr^iHo W tìof'pctìl»rt?a/éb^)4d(^^ ii\è fa prftrià fa- 

' ' Tètaidfeo cftntavtino 




feuà Accade- 

CoslànEo la 

Sknia ih" ^Né^àK;\\ótn^'ta [Nautica: - • 

Air epoetì* (f^Hf*- Atfigóné^i gi ^riportano i prihai coinpo- 
ìh ve^*0 dél^ùoslro dialetto, e. parimentb in quella 
epoca si ^ènsò a darci' ìdeHp' rappresentazioni tea- 
•téW in muèi^ea- cIi6 furon cbi^tìra^teJ farèe,'lanto che'Alfonso 
ne fóce esegriirti bua sdci^ nella Chieéa di 'S/ Chiara. (2) 

(ì) V/siàì Giovatìni Albino J)e Oestis regum Neapolitancnim dif Amgania 
Nta^ f5«9'pitWtffcktó dn Ottavio Albino, dove infino fei trovano Vatìe let- 
tere del carteggio politico : ed i Processi pubblicati dft ft-aiitodco Tuppo. 

(2) Pietro NafKiìi :^i^'uo-e)U -r- Vicende lipUa ctUtura, prt uj edizione Tom. 
in, pag. 3B3. 



XII 



ed^ Antonio Caracciolo ite scrisse Vfri^e ili ,diaIejl^U) p^r dir 
vej-tin^epj^o t(ella porte. I^cjitfitp. il ^apfiazàro .da ,qu€8tfK 
c^cpp^ò; ,a,ofi| J3(^Qgn^: d'impics^arei la sua penna nt^lsi fars^ 
inti(^ola^?ij<Za'.afó^^^^ :. .J, ., , . , 

^^^pi^ieipppfppQpmeute il a|[e^icp A^topio jde Fef:i;fari8 (<co- 
iKjsciutP jCbi cpgap^f ' (^i (JaUileo).,, vi^tfepdo .i,jtna,viainoi^^i 
d' i^^Jbel^la 4,.AragóA^ che ,da..taiita, ioicorrotta «pudigM^i^ , 
non ,%e^4o'i|^sl8tqfe/^aÌle'[va^^ moftfifl,. cadde, ^n^ll^ 

più gr^pflf, (iifsolut,e^e,,per f3iia;,i:avYe4erQ,.8prJL?W[iA'*-. 
sposizione del Pater Noster. . j.',.ii.iu 

.1? q.yiQ.s|'>P9C^.sJ^fiisa, uoi^..lffo^afl[^o,^9q^fi^ctw,'/^sqwro 
yer6eggialor9,9,,9roAÌ«^a.,e ;?t ja<ie^tQ, pec^o^^j ^aflp^rtìe «e afe-. 
y-oa^lacroif^^. di Giuliaao...Pass9ro. SeJ^iiiojkp., ;,., ,; , r.i.; 
JDi, yolgarii5?;al<>ri fibi^ pp^Bianao ciJLitre.^tr.Q .p)^^ id.gj^, 
r(}i|on3jJtp FrapQq9cp,TupD0, il quale volse., dal|,,U^|SO noi 
fiUi-ìd^aingqaggio^fe F(t\>ole di Èsogp. ^ „ , ,, , ; \.i .. 

^li .<luanlo,.<)l|é jpp^sie Lurichp, ne -w^ riccbi^simii 

perchè tln ila! teippi Id^gli^Svevi 'e dbgUAngiofwi/ le 4^n- 
ze "s* intramezzavano con canti popolari , de' quali ^noq, ci 
sono rioiasU ch^ o i prfini yf^rsi ,o le prime ^^'oleH JS.qiò 
npp,è da n^erf yigliace ^in jun paese tutto poesia,; io, cip 
ogni dì si ^cprqa. la. nuov^.cmjsqnat ed il volgo medi§ai|iMk 
non fa jdifT^ , chp iinprovyisarne. , > . ^ ., i. , ii . 

.^pp^p la corona di. tfapoU passò ^ol capo >^i ,Férdi* 
nf\![j4p ^l jCiattolicò,, fu ^bpufjfltò, il Napolijtano (^alla CanceW 
ìpn^, di un Sovranj9 , che. ppr politica volea reftd0rG ]o. 
f^ajgBqolp il UngusLjggip universfble); e jpure il, nopqlQitse-* 
g^itò a supplipaie it^ àu^]^ dialetto! Ma quanoo , la Città 
ili, I^apoli ,8icels9 ^GjrpXaiaìP ,àpripaiitd9 (chìe ^ppi Iti* CfiX^i^ 
n^le) per\5^W^a^x^dprfi ft JBruxe|l9^^ jier, tiegprijiiie e con- 
segpi^-Q quplle.g/r^^ie^p^^.fiSftvnnsi aafe;i|i ri^propeRs^e-r 
gli , oneragli Ci repUcalii d,ó^atiyi,|C9stui pien^ill di aj>iban4p- 
nare il patrio lingùaggio,.cfd^,^t^^clej;e^là ,dopiand$i in un 
mediocre, toscaqp; eseippio.cbe j[u pea^ presto imitato. iP/er* 
piò nel. sècolo XVI non possi aii^io' citare ^Itri c^p'^tirolar 
mo tìritoijio (la , ^icignajjjo., guerriqrp^ acrit|prf} ^ .cortjigiae' 
no, il quale, :trqvandopi con ^Franfi9RC0 ,F^^ • 

Marchese di^Pesc^ra n?lla gìorn^ia 4i Payi^ . . i^ove ,Qpmr 
batterono con grjin valore, per celebrare le glorie di det- 
to Mdrphesc\ècrisse un .po^mqtto, interza riipia NapoUtaha 
che intitolò triunfa. . . , 

Antonio Scandello, maestro di musica, diteltt](ite di poe- 
sia, compose belle e spiritose canTate. * '^"\[ . ' 



. Torqii«4o Taaw MiÌMf| QIMtC(|m|n«dift\ùNlilokÌai>(Mrì^^ 
trighi d' amore, e v' introdusse un attore a nQmf^iiiiULmap 
cbe parla nel cUaÌQ||OMWpoljAa«ci4HK i»eil «Bétt^i^itéiipo 
Giovan Battista deUa\PQrMt.6Ciùs«iB'ivaFÌfripommedie, inÀo-- 
stando pMsoii^gi cbf3^ pMt^lvaQQ jU /dÌAkHaé;'£A>il)^Gava- 
lier Lionarda àtflviaiU, ^nogU Awe(Klim^nii ^Mh ìm^um-MÌ 
Jkcamerone, voltaudo >wi iiOvetl4nde)i)ftw««^cÌQ) na'-^pno- 
i3Ìp«li.dialietlt d' Italici (dik> UiAe^ofMkl lMftftQ»!«AifiMfrov. 

NqI XVH.ieQQtox«oii|ìn«M^>itlM\mo«ttU|i QNfv^pii (doalM 
jdial.eW(ji4 JBsso.eUietvarii'iQtiUflnf QA\l0ttMiat«)iiia>iQQalpr*, 
oajpbiaiHloglis&iftnomid:^ <i^ T»m^fifilm^tf^% imìm/f^ontekt, 
ctieidiv^.^ne {b«i<li9miad rOscmfik.jBia «mMMitorKliilWMmiiI 
liugqaggiQ d<^Pariai9#»t«i eiVH&xtiVntl) «MUOi tte/tirèiriiile 
deUye taverne. LoMfipiriMhfd»})sài^OÌ»%;<imke»ilÌQUa>ì^^ 
sime.meUirojre, pìfìM dì hiaywiHe flftrdirtfUtiiMi, qahht piM- 
fanavano la letteratura italiana , non rispuMHÒtpiMHHBU) 
(a na^litana; si&chòjl (rifhjnifr>o»ta8bll»ii6<ii>fioitit oddtaa»- 
terpio.rìdioma., vi furwi» mt)i^8«mfiiÉa\iW)ìatottii4fli(>ftéi- 
«cano. Comiiieia )a si^eìrdi qneali i 'StriMar iridali GMMìér 
Qiovao Battista Basile, tlUqiiide tfòttotrtioiM lUMfgjmilmat»- 
ep 4i Giao Aleaio Abbiiltiitfe jiuMilioò MyJRfnttmtttw^ 



un' imitazione del Decanierone del Boccaccio ; ed<àÉidi<ià 
pocO)diedeìZ^wJfiiie Mì^*/»toh«4>\^r't!it:i'Mt ^>iìffl11^o rj 



Contemporaneo del B&tiUoi^ti/tGiilliQnCpMMi GMrteaè^^ril 
quale si ppò dire il Taasiv lUpMianP^MàttiA JMtere^Ink 
fM-osa ed in. versi, diiAtÉala/vatwtpttrmiiflHbawfQ h) atièi 
del Basile; iBa-iisucal)po«nal oioèuftl cJMomiAmifr^ istaM- 
nforatp ; . LQùVmasèekUf ^Sf Vmffgm dii^^tìnmq «I J&^|(<irrw* 
gUo ,ficat>toto , . ao»a ^api^fjdroii i\\e0m(^'i dtA\\|niri «laìfavoli 
boMfaereeeja) juititohita la^JbriDkt^. A'^^ 
alla sola poesia, « vollB)iidiliiifreiaiiolft iB-.ìpnttàtfJlti^^ 
dpci. in.^eMavun gravido. tKonpiitO'nititatMO){£tl 4^^ 
ammure de Giulio e Pena. Ha non'.jftr;ièseQtci}tttM£oM«M 
daUa critica. Gli mteìMmàir wiknàti^lf^^iMmfintb ^i\lMàte^ 

diCèsa/ e le aQuotasioni ii6llo'iafet8so»4d]0ifia/i\x'^li''(f -i! 'ì' 

2?iUppo:Sgrutiendio.daì8eafa«ivrdNdeyia lotfttu^ Timéé 

a <accofie. . Là bellénaiKierrjsaoi apoAttLeidello^>8qe ì oatizéBà 

Io fe repaiarè il Petraffdlui9ia)fo]ila«i^i»l'* ilu ni;! in i'> 

Un CaiEillo. PoRiio^>6criaaAi)«n.yoeo)Cilkv itltit^tetaiìSftH 

Fiorillo e Brigliano pubblicavanondis k)rf(>i4:(^gftetf)Jtf 



XIV 

prttbo U4BkklunlkÈ'Wl/^Amt jfhm , «d il Soffondo Gli 

Fióri :tt(Ml^ 'Meé^' d|po<^'fitt alb^o Baèilé a nomeDoYM- 

nicò, il qotfte' trav^f^Cì H^^^^^H" ^FUti^•d Guavirìl. * 

'Alcordiamo chicora %iovM fiafUistà * Bergazznno, (hf in 

occaaiQiià dèlia teri^ibile» criiziotie defi Vesavio dei 1681 

9cr|s8e' im')po^fiDèltò'bot'ltttòto Bèéeco^atruggiato co Vorcor 

nov Nel miedél^d tehilpio 'Giiicooto Fenice napolitano àcfrìa- 

«è-JjD itfVpIfi^ ^iUtt ÈlfMfbtfM^*ée Sofmna. Giulio Celare 

CadMoio Hét ^awv* libM' iwHhi9iO'lt T'btteMìera dosBaerò le 

, iilnlne pAgiifé tÈNtìtAmOtMkfSi pregi del tdiàtetto.)h*anre6cò 

.'BeniaiMlofCdMMithtò lAidiMi^'-in *otMf<e weipoiitane il 4/" 

librórdéllf BfeUMe» di^tVii^iio. .Fi«noesbo'*8lalzano fece la 

-ttidn<ic^>l|letl^iOMf8Mfc^di^did^f<|i, e «crìise il Calascióne. 

Uni ailin) .ÌMtfl^0Hia>ixia''Sit^^ fb serìtto da Mastro Do^ 

.iM6lki'^klUi»iià»'d6lla ribotta «p^^ I6i7 AgMtitfò 

GtfaMbeitfàv^BèrifizaAliovfSefptto, Oarscillo e molti anonimi 
ai: iiai^iarònd^cèb! ilei 'Verdi, iithr p^ nn partita ecki'^per 
4Éli>ialtrai4|^0 «^'isDbtaàl'Masàniellb , ilìnMca d' Arcos , ed 
4t* S6g«iM^'41ì^|ftidl dL>t6«i(af|. 4Lto ^itb^ poesie ()arte faroHò 
AtB- 'alMllV^sMfl^)é^'^boM^ e parte rimdseM 

La terribile nestilenza ^el^4#ft6 imjibse' pol' pioct) ^ 
lèQ2)d 'Mle^ miN(e;*mttJllé<'Yaf^r- Ideili ìfagegno di qnestb fer- 
Iile>8d6tó richMAiò<vtttcKr>ellirt vieaJe ^mre elq arti. A1^ 
Ièlla M olMr4icrmìt''^Bqtttéto/ValeÉtiAÒs faeendo/ dia tùom 
lÌ0ta\ e« aM§liaA(fóli ^oètro lo BmqdàloUttsao'che coinpari- 
^''dbpo^ Itf pMttléAzay. soinpièif i/Vri pbemeèti «in V)ttova ^ri^ 
Bla V 'bine tiét^jMk leMCra/iiifo^iAiMoi. i<»'pMe. '^^Ln ifèèd 

-nj6i)it^n<^Bail(isPta lUcntoro f ffdibii(H^ U (ktskiiio 'ttk>rfi^ 
rmt^^ vnèi \|ifdfto ^Hitvb idii «poesie ^^eoose s v' imieatò- di^ 
verti''*)Blétti'1n'^afòttOi»' ^iJ' .. -A . ; )' 

'iJàndrea Ferraoeivda aSìoìH» si'vdiitinne bel suo poema 
U àgmn»i Mifhnnam'^^Tgllàìt è' pìe&b)Ui']r>regi^e >dt pOe* 
tii^he bellezzewRAeiHtte>«n6orQ!^ idillio^ intitolato La ma^ 
WwVr ^ìfh)} eivalwlcòinìseaieù>Gniiulaf<pnbUimi(ine 
dMNdetti ' peemi''bi'>8blioi«neraiiiilì^niDiti 'hcbifli. pt^sene^ 
che per fare gli eloga^w Ì|«16ntin9ièd al Perrncci non 
ia(ftgnaii<Mbo> idi. vdi^gati9»4a^ sonetti 'ttot^nc^ 

Aniello Giannino ci lasciava una famosa eampiagnàtt 
htta-db:. Rij^i'ft Sòmina/'-''ìì(ì'M 'I '•«(.*'. ^^ 



Dopo del BmìUI é ttfl'Cdn»» «liMUikii mW.s^jpi^ 
opere in versi é''itì»an^'jllW*:Cb»1Wi<!>èmi ^ 
osali, sótto nàmé'di'Kiis>Si"9i0(IÌK':'i Hlédci tbòi 



Piitófcchettóa;- li* '(jdlffe'cOTrtrené è?imoe ràiiconli 'kullo 

del'Basife, rteorchmdiV'i* eisi Witti' .'WgStli'' Jd''artó. rifié' 
esistevano fd esistono tuttavia 'ofelld lioStiVijontrMe'. ,"" ' 
' 'Cinque anni apnreistì' OArìehs PastìWo ^scitSVii f^ sua 
traduzione dMfa .'GeittftW^riBBfe 'HbbBta^qi'rofriWto' TàssoL 
Mi per geodfiiia m''ttk(fniir««'» VIliMUSI'r'Nicol» S»i;' 
gliola Gesuita, il quale pubblicò la versione dell' Eri^id^ 
di Vfrgillo col notnbanSgHhiftftticomilflflfeiMi sllUUJi 
questi due inacqui «(ròViff'i WilUl' W''ii(iiWè!'tlNàrco'a8' 
un diitonario nap'òlllinò.'" " ■ "' "■" ''f»"'" '■' ' 
NeU' epoca della, congiura del Principe di. Macchiabili 
■ '■ ';rlltó>afle ìnìrim< ^}6: ' g^i:i,Mo , 



rarotio mk'pdscrttw vaiie 'spmTtfaft' p<*èSiie , ' e^TraàcSÈdo ■ 
OKVa' gi^ iki'H^'^ M'\<6éHii'imcWA'kmiità':y(mli''.'Àc^' 
cWicHKó, e» t(i»a'"S»-<*»>lo««ll.' « tóllSjW aitrjfi 'mòttii; 
sll»c cóniil,i^(i,'tàct»<lf'tAmdé i«>3s."'é"yfW 'tóiiific*;' 

ik «ove' Waib h»nltfHi*iW''8Snf^ft '■9S(le''»6rH"fti W," 
levo ' 'U'j-fì'iii Mvnl IO i,("iii| onu'. ikiijr r .ill'tin'*' iij • 

IfélXV^ri Be4tó caqfl«ft'tc)tìl*tiite'"IS"fdtttói dél'dSai' 
letWi <f,"sè' ieCffecéWnte fertfeVlitVftkhHH'WtàyiK'ppé;. . 
mi, novelle e. vqlgarizz^Aièin^ ,"dhS"bàfeb'lJèfd'l)isUtrait" 
ilfcStrafe rflialuliffie' Hib 'eóiW ■i(«'(;illÌ"-',ià''Hfe»c/"'-^i;ine 
iolerttocnfe'ibairdilo.-'I'IetiWHi^'t'òlse* ftol-fi ■fUiilf'to^ 




'Nbiidiiillra6'so«>e!*e'HlntóVo' 'èliBl"Wa«ctóa(ò il, iwìiW' 
<Jair »li!V(*èlllè', Vffi ?i3h"\nW««J (tì-'attterc6llitìtòr|',": 
tra' quali niolti saperar9uo i loro antecessori. '" '" 

Si^gmtanfe" iriiiistfc 'órdine Sineldgl^fi'IMèpittMàWb'J^^ 
Centurie poètiche dì' Fi^ahcéscò Bio^dr"sóttò' il nbmé'Ui ' 
Ferdinando Èocèoti ,' dòVé si 'tròviirio Vai-i' 'Sonétti e'Ma- 
trigati napolitani.''^ ' ' """ '"■ "" ■■■ " 'I '■" 

S. AironBO de Liguori, p«r maggiormente far comprèn- 



v; 

Nicola; Ct|roiUajfi ]fal,Cflnj6,fu(;a)Ji^va,J»,,,V;^Ìa ,e,|5(ar^|(ft 

e^^{ VI fu,jOnj|geamla; .(^U^ apjUs^jio, di^Jlèttc;» , sott^. i|| n^,, 
me diiCeirtfgguQjM TrPWo,.,,,,„ni „i.,i, - , i , , ■ : - 

Il primo pociita,.9)«.qoj?f^fvrN*?i'n'fl^*^fff XVIII ^Lcqlo 
fu La sporchia r/^ /Pj,fi|enej ó .^,/." f^pn^f ,;fpi({i acausona 
da Sàntitìo Novai^^\(f y^l^^9Jl^^i,qji% |b„!tpjl,gener.^ dt^ 
VaUiutmo. _ .,^,„, , .,„id.iMM -'l'^i^J' I' V-, ' ' ■ .- 

Dieci aQui dopp ,j^m(, ,i|n,,pjM^t^fu epffip.— ,purie8ce j m 



quattordici canU^iati^^jg,,^ fiiiupi&flie ,^d. pi(re ,)a 'reggia^ 
deli ciucce conservata dt Armmif.jjlpft^g^ ■ìiifiìf\i .Lot^-^ 

^^if..<fÒMKioi(r^^£ ^en^meritó. ijipoja. 

*'**.. i^'.^T?*™?^ V»«e8W>,' fiélMyMi,(fl9ft-Wtù;plarjgeni,o,U 
slto^.fl,,Xe« jJi.tfaKeaV'iWtP deirilmie. ?he 

ualt BOno' pieni di frizzi pongenti e di,^*! 
ìc attico. Cootcmporaneo idui Capasse fu Nicola Corvo.tp- 
che giareco[^6uUo,> chp scris3e i). Stasaniello, poejna dì^f^,; 
io dicpi giornatRt e diversi S^neUi- ,,,,'; ■■■'■. 

piuvar^ Battisi^ Capas^O .m^^liqo,, fraté^flo di Nicola,, CoÌ^j 
tiy'ando ^nch'c^so le. muse napoIitn»c. ci lasciò uagra^i^rr, 
60 scherzo poetico sopra,// .Cape.sz.ale.. ,^ . 

loferiori però dì girilo sono, Le composezione povetpche, 
nkngua TìMtolelana de Gfiacoino A^l.onio Palmieri, Segretwiìo. 
e botaió dell'arte d^li oVefici. 

Nel medesimo teniipQ Giovanni d'^nto,DÌo, cogaomiùata 
il Partenopeo, poeta e prosatore , s(;rÌ3Sf. due commediiB, 
cioè ta Scola tavajola,. e La Scola (^uri^fe^^.n ; ,up , poqvfLa 
.in ottava rima diviso in qyattr.p, parti, con i seguenti. tìr/ 
toli; Lo Jtfatidracchiff finatnmoratQ, Lo M<\ì^racch^io (isiUttto,^, 
Lo Mandracchio repatriato, e .Lo^Maitiirc^ec}af^.^^letJcrat9;,fieÌ[ 
qu^B; d|» Ifk dc3criz^0(ie,^ varii, luogl^ì,i Napoli ; edjn 
prQ^3|C^,lÌ{( tqsciat^o, L» vita fi mor^ 4<<tM S<;ialnmQ7ìen^^, 
f^OJ?' ' .hu,^:>-'ìn^^ .,,<i| ■, ■H>c.u-g;qit> ni.:, j!j . , . 7: 

tolata ju» YÌ9lejf4^sprv^l^f;;tra, fiuff^^ e^ j>etpnflc<:^^(e,,^nj;a,,90r-., 
re un poemetto anonimo coT titolo Lo Keffqtt}(irif,(^, .(4. 



XTU 

Nelle grandi e sontoose feste date da Carlo IH e da 
Ferdinando suo figlio, massimamente nel Carnevale , si 
componevano infiniti poetici cartelli nel dialetto napolitano, 
i qaaii sono ad imitazione de'tanto celebrati Canti Carnor- 
icui/ejcM' della Toscana. Essi cartelli erano stampati in fogli 
volanti, per cui la maggior parte sonosi dispersi. Ma la 
pazienza e l'amore di alcuni letterati ha fatto si che ne 
hanno raccolti 352; tra' quali 292 sono scritti nel nostro 
vernacolo {i). 

C'incontriamo con un altro Valentino , discendent^e di 
Giovan Battista Valentino, colui che pose in moda il poe- 
ma didascalico morale. Esso è Biagio Valentino , frate 
laico de'Minori Osservanti in Montecal vario, il quale scrisse 
un poema intitolato Lo Refettorio rimasto inedito ; ed in 
seguito pubblicò Taltro poema La fuorfece, dove troviamo 
molti sonetti in sua lode da tanti diversi Valentini ; il 
che ci fa conoscere che tutti di sua prosapia erano ap- 
passionati diale ttisti. 

Nello stesso tempo Nunziante Pagano , sotto nome di 
Abbuxio Arznra, pubblicava Le Bbinte rotola de lo Valan- 
ime, poema in venti canti: indi la traduzione della Ba- 
tracomiomachia d'Omero, La Mortella d'Orzolone, e La Fé- 
fdzia, chelleta tragicommeca; non che le Egloghe Novità 
t Aropa del 1747 — Ionia a le nnotizie d' Aropa — Mastricco 
tOlanna e la Pace — Le Ffeste fatte da lo Rrè nnuosio pe 
le Nasceta de lo Reale Nfante D. Felippo. Vincenzo iette- 
rà per quest'ultima occasione scriveva un'altra Egloga, e 
Silverio GioseflTo Cestari pubblicava una canzona a Laude 
de lo mellone d'acqua. 

Nelle opere del Pagano troviamo altra quantità di no- 
mi di persone ragguardevoli, che (secondo il costume di 
quel tempoj onoravano le opere con, poesie; e molte so- 
no in dialetto. 

Un certo Partenio Tosco , accademico Lunatico , pub- 
blicava L'Eccellenza della lingua napoletana con la maggio^ 
ranza alla toscana, e Giacomo Castelli nel 1754 dava 
fuori il Ragionamento delle origini della lingua napolitana. 

Tutta ad un tratto gli animi de' pacifici abitanti furono 
sconvolti dalla terribile idea della carestia avvenuta nel 
1763 a 64. E, mentre essa infieriva, i focosi ingegni dei 
figli del Vesevo non si stettero con le mani alla cintola, 
ma diedero fuori delle pungenti poesìe (e le più frizzanti 
erano in vernacolo) contro i governanti, causa di tal pe- 

(l) Vtó Tariicolo Canti Cai-nascialeschi piig. 57 e 45^7. 



XYUl 

nuria. Esse giunsero fin nelle mani di Carlo; ma gli autori 
di tal flagello, senz'affatto scomporsi, seguitarono ad im^ 
pinguarsi tra il pianto, il dolore e la miseria altrui. 

Nel 1779 Ferdinando Galiani, conosciutiesimo nella re* 
pubblica delle lettere , ci donava lo scritto Del dialetto 
napolUam. Luigi Serio, per confutarlo, scriveva Lo Ver-- 
nacchio. Michele Sarcone pubblicava la Lettera terza, am* 
monizione caritativa airautore del libro intitolalo del dialetto 
napolitano, e la Rassegna letteraria, la Raccolta di lettere 
scientifiche ed erudite ed altri ancora vi fecero intorno le 
loro giuste osservazioni. 

Onofrio Galeota, uomo soro, punto dal desio di com- 
parir dotto, scriveva e stampava libri pieni zeppi di cor- 
bellerie; e Ferdinando Galiani, sotto il nome del Galeota, 
pubblicava varii spiritosi opuscoli. 

L'Avvocato Francesco Maria Caldo ci dava alcune poe- 
sie, ed Emmanuele Gampolongo il suo Proteo. 

Nel teatro non si ascoltavano più commedie se non e- 
rano frammiste col dialetto. Tali furono quelle del Lo- 
renzi , del Gì onta , del Palomba , del Trincherà ec. , le 
quali erano tanto grate al paese , ohe non se né potè 
scostare Domenico Barone. Marchese di Livori , che fu 
fondatore di un nuovo ed ingegnoso gusto di scene e di 
azione comica. E, siccome^ le parti napolitane erano sem- 
pre buffe, perciò si diceva che la lingua napolilana è ^oa 
lingua corrotta, è una lingua ridicola» è una lingua gof- 
fa, perciò indegna di profferire coso serie e divine. 

Ma. il sacerdote Mattia del Piano ; volendo combattere 
tal falsa opinione , imitando S. Alfonso de Liguori , die 
a luce // freno della Lingua , ovvero laudi spirituali , e lo 
frammischiò con molte canzoncine in dialetto. Lo stesso 
fece il P. Errico de Rosa nelle sue Meditazioni e poemi 
sacri. 

Quel festivo ingegno di Nicola Valletta , seguendo le 
orme di del Piano e di de liosa , per far conoscere che 
il linguaggio di Napoli poteva maneggiarsi senza buffo- 
nerie, scrisse altre canzoncine divote e tradusse due dei 
sette salmi Penitenziali, cioè il Miserere e il JDe Profundis, 

Quando Ferdinando IV scriveva di proprio pogno La 
legislazione di S. Leucio e i dotti si unirono per pubbli- 
care un volume di poesie in onore del Re : V abate Fi- 
lippo Martini e Monsignor Carlo Maria Bosini vergarono 
bellissimi versi latini, e indi li tradussero nel nostro pa- 
trio dialetto. 

Verso la fine dello stesso secolo la Batracomiomachia 



XIX 

d' Omero trovò miglior traduttore in Francesco Mazzarel- 
la Farao; il quijle fece anche la Buccolica e la Georgica 
di Virgilio, ed una disseriazione Ncoppa le bellezzetuddene 
delta hnrjua napoletana. 

Michele Rocco, col tinto norne di Emerisco Liceale, fece' 
altra traduzione della Buccolica e della Georgica di Vir- 
gilio, stendendone anche la vita; e Nicola Vottiero ci do- 
nava un Galateo. 

Gli abusi che si commettevano nella vendita del pesce 
e le lagnanze da' parte del popolo fecero si che il aotlor 
Gaetano Attanasio ne scrisse una ben ponderata memoria 
tutta in dialetto, che fu data in luce ci presentata al Re. 

Carlo Morraile traduceva le favole di Fedro; e Vincen- 
zo Ciappa scriveva e[)italamii. 

Giuseppe Maria Porcelli , libraio , raccogliendo il più 
che poteva nel dialetto e facendone una ristampa in ven- 
lollo volumi col titolo Collezione di tulf i poemi in lingua 
tnapolitana, e pubblicando cose nuove, ci arricchiva di un 
Vocabolario, composto da* manoscritti del Galiani, con le 
aggioozioui di Francesco Azzariti e Francesco Mazzarella 
Farao. 

La funesta epoca del 1799 ebbe anche i suoi poeti, e 
Pasquale Pappadia, Vincenzo Sessa, Giacinto de Rosa Sa- 
cerdoti . e Giuseppe Sigismondo , Giovan Battista Gifuni, 
Nunzio Martingano , e moltissimi altri sfogarono la loro 
iiile contro gli uomini e le bricconate di quel tempo. 

Ora nou rimane che a far parola del nostro secolo XIX, 
ricchissimo di scrittori più o meno dotti i quali hanno 
toccato diversi generi. 

Nel 1801 il Del Piano pubblicava Alcune canzoni d'ay-^ 
giungersi al freno della lingua. E molte cose comparvero 
anche nella breve dominazione de' Francesi. Ma, ritorna- 
to sai trono Ferdinando I, si vide di nuovo ritiorìre Tamore 
allo studio. E, poiché il nostro dialetto avea sotforto grandi 
cangiamenti, perche si vide a chiare note che lo scrivere 
del Basile e del Cortese non era piti compreso dà alcuno, 
e che il volgo slcso , volendo nobilitarsi , storpiava le 
più belle voci; alcuni scrittori, seguaci di questo barbaro 
uso , non lasciarono di straziarlo e vilipendere : pur 
tuttavolta , conservando sempre il naturai brio della na- 
zione , si vide che fra le prose e poesie che correvano 
per le vie nel 1820 le più leggiadre, le pih sensate e le 
più spiritose erano quelle in dialetto, in particolar modo 
la Chiacchiareata vira lo Cuorpo de Nc^ole e lo SebetOy scrit- 
ta da Salvatore Grasso , e seguite da Giovanni FiorilK) . 



XX 

nonché La Scola Costeluzionale detti PecceriUi dello, stesso 
Grasso. 

Domenico Piccinni ci diede belle e bizzarre poesie, ma 
fu vinto neir acutezza de' frizzi e delle attiche lepidezze 
dal Duca Morbilli. 

Il Dottor fisico Antonio Zappelli fece un'altra traduzio- 
ne del Miserere. 

Geremia Priscolo volle di nuovo adoprare il dialetto 
nelle cose sacre. 

Giulio Genoino , imitando T uso di strànie nazioni di 
presentare le così dette Strenne al principio deir anno ao- 
vello, cominciò a pubblicare le Nferte, le quali sono pie* 
ne di poesie e prose di vari letterati; e cosi ammiriamo 
gr ingegni di Àniello Carfora , Carlo Antonio de Rosa , 
Vincenzo de Ritis, Paolo Anania de Luca, Nicola Santan- 
gelo, Rocco Mormile ed altri. (I) 

Imitatore del Genoino in compilare le Nferte, fu il Bar 
rone Michele Zezza. Questo lepido poeta è il più fecondo^ 
tra* rimatori del Parnaso napolitano. 

Il sempre caro Raffaele Sacca improvvisava in una so- 
cietà una graziosissima canzona, la quale cominciò a cor- 
rere in foglio volante per le vie, e questa fu la causa di 
vederci assaliti da una turba di poetastri volgarmente 
detti popolari, i quali hanno inabissato il Parnaso . stor- 
piando Apollo, le Muse e il dialetto. 

Tra questa folla si distinse Antonio Tasso con le tanto 
belle canzoni uscite dalla penna del Zezza e di altri 

Giuseppe Riveli i tradusse le Odi di Anacreonte; Anto- 
nio Majurì^, i fratelli Pasquale e Giovanni Francescoui , 
Emmanuele Palermo , Filippo Cammarano e molti altri 
hanno dato alla luce belle poesie. 

Ma che cosa diremo dell' abate Carlo Francesco Roc- 
chi ? (2) Conoscitore di molte lingue, amatore versatissi- 
mo del dialetto, scrisse, in occasione di un esperimento* 
di un nuovo metodo per insegnare la lingua latina del- 
r abate Francesco Fuoco , La Ciancia per la ciancia delle 
dieci bagattelle; ma, siccome avea fitto nella mente.* ciò^che 
scrisse il Signorelli nelle Vicende della Coltura parlando 
del Cortese , cioè ; « Non è già che noi disapprovlaaio 
« r avere invece del toscano linguaggio usato del patrio 
« dialetto, sapendo noi per lunga prova ed osservazione 
a esser questo nostro idoneo del pari ad esprim re le ri- 
« sentite buffonerie , che le graziose piacevolezze , e le 

(1) Vedi i* articolo Sterne daUa pag. 391 a 393 e 451. • 

(2) lUfiaelo Liberatore lo chiama Paolo Rullo. 



IXI 

« genlilir le delicate e le patetiche passioni; d perciò vi 
scrisse an quaresimale in tre volumi. 

Ferdinando Bottazzi , seguendo le orme dì del Piano , 
del Valletta, di Priscolo e di Rocchi , fece la traduzione 
delio Suibat Mater , e quella de' sette salmi penitenziali ; 
e siccome le traduzioni del Valletta erano anacreontiche, 
così esso per consei*vare maggior sostenutezza , ha ado- 
prato la terza rima. Martorana ha tradotti gV Ioni sacri di 
Manzoni conservando lo stesso metro. 

Piccinni nel 1832 tentò di fare up giornale in dialetto 
che cessò al 5** numero. Nel 1848 si fecero altri tentati- 
vi; ma era riservato al 1860 Y averne molti ed alcuni di 
molta durata. (1) 

Ippolito Cavalcanti Duca di Bonvicino , ci presentava 
una Cucina Casereccia, caserecciamente scritta. 

Pel Teatro , ricorderemo Filippo Cammarano , Orazio 
Schiano, Michele Cappelli , Pasquale Altavilla e Giaeomo 
Marulli. 

* 

Pe' didascalici (2), Raffaele Liberatore scrisse Sul dialetto 
Napoliiano, Cesare Rubini Alcune osservazioni estetiche ^ ed 
il Cavaliere Giovenale Veggezzi da Torino si proponera 
dimostrarci, per così dire, la filologia comparata di premo 
che tutti grilalici dialetti pubblicando tradotta in ciaicuno 
di essi la paràbola del figliuol prodigo , Cesare Canta 
nella sua Storia letteraria d'Italia in poche parole parla del 
nostro dialetto e molti altri. La dotta Germania, sempve 
intenta a' studii filologici , non ha mai tralasciato di stu- 
diare il nostro dialetto: in fatti, Guglielmo Muller pre- 
parava r Egeria raccolta di poesie italiane popolari e che 
per r avvenuta morte fu terminata dà 0. L. B. Votfl e 
pubUicata in Lipsia nel 1829 ed il prussiano* Kopisch , 
pittore e poeta, girando V Italia fece un* altra raccolta di 
Canzoni popolari ne' diversi dialetti: tornato in patria nel 
1838, pubblicavala in Berlino col titolo Agrumi, mettefodo 
a fronte del testo originale la traduzione in tedeseo. 

In poco tempo sono usciti alla luce parecchi Vocabo- 
larii. 

Dal Vocabolario {3) del Porcelli , dopo trentotto ^ni 
Carlo Mele pubblicava Un saggio di nomenclatura famSiarB 
col frequente riscontro delle voci napolitane ; Giuseppe lar- 
gano ci dava un Vocabolario Domestico ; Basilio Puoti 'ne 
pubblicava un altro più voluminoso a oui facea seguito 

(1) Vedi V articolo Giornali a paflr. Z41 e 437. 

(^ Vedi r articolo Scrittori sul diahtto pag. 373 « 449. 

(3> V6dk r «riicolo Vocabolarii pagr* 411 a 416 t p. 4S4 a 4M, 



XXII 

un volumetto di Emmanaele Rocco di correzioni ed ag* 
giunte; Lelio Carfora dava fuori un Dizionario Napolitano 
tascd)ue] Domenico Rugerio Greco un Vocabolario Dome- 
stico italiano; Goacci e Taranto e tanti altri , che fino ad 
oggi ne contiamo moltissimi, dati alle stampe, oltre quel- 
li che si conoscono manoscritti. Ma ciò che veramente 
ne. affligge è la mancanza di un libro che, terminato, sa- 
rebbe statO' il decoro del paese , la gloria dell' autore e 
la soddisfazione de' cittadini: lavoro colossale che fu co- 
minciato , ma al meglio rimase interrotto • esso è il Vo- 
cabolario nt^litano lessigrafico e storico compilalo da Vin^ 
cenzo de Bitis. 

Verso la metà del corrente secolo , Raffaele Mastrianì 
faceva il tentativo di tradurre la Divina Commedia di Dante 
nel nostro dialetto, in prosa , e Jaccarino e di Lorenzo 
ne. davano de' saggi in versi; ed il Jaccarino non ha guari 
bacato fuori la prima cantica, e diversi canti del Pur*^ 
gatorio. 

Dalla morte del Genoino* non si vedevano piii le cosi 
dette ^Nferte , ma di tanto in tanto Giovanni Gagliardi e 
Raffaele Pettinati nelle occasioni di feste han dato fuori 
degli opuscoli con diversi titoli, cioè Le Sciosciole de Ka- 
ta(e. Lo Casatielló de Pasca, La Pastiera ec. 

Nel primo dell' anno 1859, secondo l'uso, videro la lu- 
ce molte strenne ; ed ognuna di esse era adornata da 
qualche scritto in dialetto: così Ferdinando Bottazzi, Igna- 
zio Giovanetti, Pietro Martorana e Carlo Rocchi, nipote, 
al 22 Gennaio delio stesso anno pubblicarono una Nferta 
tutta in dialetto col titolo Li quatto de lo Muoio, che vide 
la luce anche nel 1860, epoca in cui cominciarono i ri- 
volgimenli^politici , ed avemmo una pioggia di carte e 
giornali in dialetto. 

li Tipografo Salvatore de Marco, ricordando La Chiac- 
chiareata de lo Cuorpo de Napolc e lo Sebeto , uscita nef 
1880, che dava scuola di moderazione, pazienza e corag- 
gio pei* le aovelle istituzioni politiche , pensò di fare un 
foglietto con lo stesso titolo e pubblicarlo; e, benché l'idea 
de'* suoi scrittori » era non solo quella di seguire le or- 
me del Grasso ma anche quella d' incivilire il volgo vo- 
lewtogli far dimenticare il natio linguaggio, perciò questo 
giornaletto non è scritto in istile purgato, che è quello ama- 
to da' dotti. Questa maniera di scrivere ha fatto dire ad 
alcuno eh' esso è freddo , sciocco e scipito. Bla poscia , 
veduto il grande smercio del sopradetto periodico , altri 
tipografi, spinti da cupidigia di guadagno , dieron&i alla 



XXIII 

p&bblicazione di altri giornali, i quali ben presto finirò^ 
no. Il solo giornale del Trovatore , benché accolto con 
piacere dal pubblico, non gli è bastato V animo di rima- 
nere come nacque, e così cangiando abito ma non colore 
ò diventato più toscano che napolitano. 

Fu il De Marco che per varii anni ci ha dato le gra* 
ziose Nferte col titolo Lo Sosamiello pel Natale, e Lo Ca- 
tatiéUo per la Pasqua. 

La tanto desiderata unità italiana , per maggiormente 
rafforzarsi, ha dato luogo nelle menti de' primi letterati 
dell'epoca ad attuare il gran pensiere di Dante, cioè Tuni* 
ficazione della lingua; e Zuccagni-Orlandini dava fuori nel 
1864 in Firenze Raccolta di Diaiettiitcdiani con illustrAzio- 
ni etnologiche. E cosi man mano han visto la luce vari 
scritti prò e contra i dialetti. Mentre ferve questa guerra 
letteraria dove ognuna delle cento città vorrebbe far pre- 
valere il suo, il governo seguendo il giusto impulso, fon- 
da scuole con diversi metodi e si sbraccia per fare istrui- 
re r infima plebe, mettendole tra le mani le grammatiche 
di Scavia, Melga ed altri. Noi intanto vediamo in Napoli 
ripullulare i dialettisti , e , se prima si leggevano poche 
ma buone poesìe, scritte da dotti e da sensati , ora sia- 
mo schiacciati dalle tante poesie e prose scritte da dotti 
e da ignoranti. Ed in questo tempo ancora abbiamo avu- 
to r agio di osservare manifesti ed avvisi di vendita scrit- 
ti nel patrio linguaggio. 

Il libraio Chiurazzi scriveva Un Manualetto de' balli di 
società, e le regole pel giuoco delle carte* Bernardo Qua- 
ranta ci donava Lo Sisco de Primmavera e Gabriele Quat- 
troinani pubblicava le Odi di Orazio bellamente tradotte 
in Napolitano ed altre sue poesie. 

Terminiamo questo breve cenno col dire che noi non 
siamo smaniosi di voler ridurre il dialetto a lingua uni- 
versale; ma desideriamo almeno che venga conosciuto e 
coltivato da' napolitani, e conchiudiamo con le parole di 
Raffaele Liberatore, il quale dice « Lo studio de' moder- 
« ni dialetti italiani merita di essere più che mai racco- 
« mandato e promosso; come quello che gioverà non so- 
« lo a far meglio conoscere V origini d' innumerevoli vo- 
« caboli della lingua universale d'Italia, ma pure al mag- 
« giore arricchimento di essa lingua ». 



XIV 

prttilo bà^BMtlMlki'Wt/^AiMft jjimù y «d il sél^ondo' Gli 

Fiori :tténl^'Me^' d)po<^*fitt alb^o B«èì)é à noràeDoiM* 
nicò, il quale travestì H''Pi3s<(H' J^d' del Gtiavirìl. * 

' Alcòrdiaino erncora '€iov&ii ^fiaUistil * Bergazzano, che in 
occMiwtò dèlia terribile òrù^iotte del Vcsotìo dei 1681 
9CF|sse' an'>pe^ttyèltò 'bol^'btold Bèéeco^' étraggiaio co Vwcàr 
no^ Wel mtedéltoft! tc^p o 'Sifeonto Febìbe bapolitanoiMrria- 
«è-JjD itfVpIfi^ ^iUtt' mmb^a'ée Sc^tn^ Celare 

Cajlacoio.^ifel^litfO^iIibM* ibCtttAffto^l/ *FbtieMier0 doaBaerò le 

erimepttgiifé •^^dìntoMk'ai^tf pregi 'del^diatetto.)h*atice6eb 
eniaiMlo^CdMMithtò 'lAidiiiii^HQ otMf<e' Mipoiilaife it 4."" 
libvótdéllf BliMMe^ dl^Vìf^iió. F^anoei^o'^Malzano fece la 
~ttlÉln<Ì0^èf>Uett^iMf88tii dt^did^f(^,^^^ il Calascióne. 

Uni ailin) (MikÙHvi^iùa^^^ fb serìtto da Mastro Do- 

iN^a'^ttltfl|ilà dalla risolai ipil^^ 1617 AgodtiÉfò 

G^aMbefifàV^Bèf^zasAlioy Sefptòo, Oavsillo e molli anoaiml 
8ii aiai^ìarotid^èb» ilei ì Verdi, Jdhrper tré partita ochi'^per 
4iii>(ahno(-|^0 «^^isDbtaà)'Masàniellb , iliHMcad' Arcos , ed 
«t aegttfM^II'^lftidl diM6u(8f|. 4Li9 ^itbr poesie ()arte furono 
Ate- 'al^Vi isMfl4)é^'^boft^mik)r«^ e pbrte rimàseM 

La terribile pestilenza ^el ^«4 456 Imfjfose' pél' p!oct> ^ 
leQ2)d'Mle^ ]|llN(e;.hiiaIlé«'Vof^a Ideir iiisegno di qaestb fer- 
I9e>gd6tó fidhiéAiò^^vttcKpellir: vita' le ^eivér^ e 1q arti. Air 
Ièlla M okénbicrmie'^Bqttiéto/ValeÉttiiòs facendo^ da mora^ 
4ista\ e« MtgliaACfóli ^oètro lò.Bmqdatorlttsaoche eompàt^ 
^^dbpo^ Itf pMtiteflzày só^ypsèT i/Vri pbenieui un bttaVd ^i^i-^ 
Bla ; cioè ti(NbpM^ stMfi^ìtnfàkayàflpboh i(»ype$te. ^ *£» if^s^ 

wij6i^]i<^Bail(isPtk lUrfltoroiffdibiioilVat X CasMio nu>rm^ 
nmfe'ievfièl )|iìrf#<b)Hi(vbi^diupoe8Ìe v' ittneatò* di^ 

vwfci 'fcBlètti''iif'^atfifettOi)v hJa i. a . ^ 
'^Andrea Porrnoei /da ASieilì». éi^di^Me boi suo poeimà 
U Àgmn»i itijfbnfHtlt^é'^^v^^ è' pìe&O) Hi '^regi *e >di>pde^ 
tii^he bellezzewflAerlÀe>«n6orQ!^n idillio intitolato La tm^ 
WwVr ^iù*\) eivaKcìlcòin)nedieu»Gbfai(laf<pubbKmidiie 
dMxdetti'poefdi >bi'i8dlioi^rf«inU(>niDhi 
che per fare gli elogirWsMaléQtimtèd al Porracci non 
iadfcgnaiionboi >di yétg^n tade'isooaUi «aet» • no^o* 'Vernacolò. 

Aniello Giannino ci lasciava una famosa eamjkigciàtà 
fhtta'dbi. Raéoli'a Sòniina/*''>i!(i'i> 'I '"*<'^' *'' "^ 



Doi» del tJiiti &'^iMlmi6 aMmó; mili:.i^ni^ 



Dopo del BiMiW e <a^ t(VR<« niii»UAn< tmis .i^nìv 
opere ia versi é''né%Siuna' rltbiii^: ■èbst^éàVse^àm'peó' %r- 
ntìli, «étlo nòme!''di'»Wi«il"tgWon^,S dlédtì 'flibn K'foa 
nUltcheàtai' IS 'gdirtir-cotiireoé éJiniic raórnnli sullo' siile 
del' Bàsife ; rteontatidtf'in; efesi' rhoUi og-T'Ui d' arie rlie 
eaistevauo ed caistono tuttaTia oiSlIt' nnwlrc r(iTiliiidc'.' ," 

'CiBtìuc almi appntóstì' Gabriele l'asann [iroscaiax'li Yì ioa 
Iradozibne llrlla ■fettSàlgliteb 'lih.iata ili TuhiliàloTSio'J 
Ma per gcnnfniQ af'itttSnritftó'lti v'inló dalP. Nicol» Slt 
gliela Gesuita, il quale pubblicò la M-i-sionc dt-Il' Eriòjdfe 
di Virgilio eoi noinb' anijt^fifetjro ili 1liìiii<-'iìa ^Uillo.'K 
questi due Ift^e^ni tt*r*óViwi l^iyi ad aprire il varco a!i' 
Dn drzibnario napWftinó:' " - '■' 

Neil.' epoca e' 



ca della congÌDra del Principe di. Macchia^ Vfi. 

rarono mirndscriWòi '♦arte ìpWtWs'ifefeitó; 'S'WàMSJo 

toW^W uii'Wota»'éHHcb''toSÌbiat-ò':iV<nI()ft':'jliv^ 



OBw' giS iiiW^W uii'Wota»'éHHcl)''toSibiat-ò':iV<ni()ft':'.., 
fl*K(oi(i,-eaUi)a''»<*»*<i*ro.' W «!i«H«' a«ti*riiMtìJ:' 
iMe còdinca» mWiftimM ittf r33a"'é"lf* 'tóiSicK' 
ik Move' Watft tHiii«ii«aiiM*'' ìSn^ift •■9aie''iSkrH"fc"jÙ!a;' 
Imrn'' ' ;iu'J.fnt(i rt\nl ih iic'ji| onui liuii'r i .lii'iin»' i 



IfelXVintóKr caitO)ìPr'ttól*«ite''W'rdtt«ti\i da'dtai' 
lelWS c!,"»è' iefiìttcewSptó 6fa!!T"an*òhKlJ"J«"Bfitf'f"iii; 
mi, novelle e, volaarizzaìnénR ,'*(itiil faa^ebDfefd'IrtiaUti 
iltetrafe ^aalliaffiie' ]Jib éólW 4dlrfiW»'V,iti/.'44cw'*Me,, 



li a più gravi e teVórè'fcikpIfitìé^.' fi*'foVfc"(Sle'', 'ri- 

« ai»'tìiife'aà'^tejttb''drcmò''ni n '^iSaif ■,"'sfit:s- 

b fi gio^^'^SÌihtfel'Mb' rfèi rfòiVnic vicirf gnalc , ri- | 



Bntó 6fa!!T"ari*òhKH"J«"Bfitf 'ppbi 
tetìitì ,'»dliS''WeBlil!fò'1»slat! v 

....._..= H». H-^ r.b «IW 'ididila»": iti''il4cSld"*'i'lle 

iWettiii<infe'*J)aircKlo^1'léttf1(ìl^i,'*Ò(s'er«j;;^^^ 

gegni 8 "" ' " ' ' ^ -■'■■ ' 

parati ! 

zHnéo I „ „ . 

chiamava a novella Tita aoc^ttìiférèiilli' firdvincir, invejie ' 
Ili cn#il**oMa''|jiifiif HnJjWl'" 4ni#l>lic} in oii alli-ò so- 
glio: idil^ieHxJdtte l'frtftìpo; SèfettltaHdii nei fKircrilinisiiii o" 
|i*blician*6 vlÒimnf'dPifiilllfeime'^ffamniàticali e sdolci-' 
n*ijbes«; iK rttófS 'tìiilff'pS (Sidicilli , (■«(; diedero' 
ocBSSMIie'aHo-'aiMri&^àMrfflésTlb'aèl'r.apassò dì scrivere, 
VAIItti(!tìe''Wi»Ì'1i'PelrarAe.;- , , , ^ 

■Nsadidliiiift'seMidiie'l'lliitóò' é«9l"(ra!«:lira(ò ll.flìaKtel 
diir lilHVIH*!!*', liinffl »31i">iitóc6' dì-'atìBi'ciSf 'ctlliWtòri',"; 
tra' quali molti superarono ì loro antecessori. ' ,'* 

SegnTtàntfo' i! tiìfelfo ' órdine À}intìWg(i?*''fi(tpiiifiàW'ò'l^ , 
Centurie poètiche dì F?ahtìé5cò ^Bioiidl 'sótto' il 'nbmè'Ui ' 
Feniinando' Èocibsi ,'dò've àiltrbvdrio Vati' 'Sonétti e' Ma- 
Irigali napoUtSnì.'' '" ' ""'"'■ i'" ■ ■"! '■" 

S. Alfonso de Liguori, p«r maggiormente far comprén- ' 



j -4- 

abbiamo abbandonala per simili fastidiosa investigazioni, ora siamo 
risoluti a volerla pur dare una volta a questa dilettissima patria , 
che cortesemente da tanti anni annunziala V aspetta. Il perchè sia- 
mo venuti nel proposito , che quantunque volte ci torni impossi- 
bile di provvederci di notizie biograGche ci contenteremo di discor- 
rere tanto degli scrittori, per quanto conosciamo delle opere loro. 
Diremo adunque , secondo ciò che ne porge il sig. Carlo Romi- 
ce , che Filomeno Alessandroni , nato in Capestrano città regia in 
Abruzzo Ulteriore discende per Hnea materna da quel celebre giu- 
reconsulto, guerriero, ed ecclesiastico Giovanni da Capistrano, che 
fu beatificato da Papa Innocenzo XI nel di 13 giugno i679 , e di- 
chiarato Santo il 26 ottobre i690 da Papa Alessandro VIII. Nacque 
questo nostro Scrittore nel 1855,. colà fece i suoi studi, e nel 
4859 venne in Napoli di consiglio per pubblicare un nuovo gior- 
nale , ciò che foce. Abbattuta k dinastia Borbonica il nostro 
Alessandi^oni dìo fuori YArca di Noè giornale umoristico periodico, 
nel quale mostrò il suo ingegno , e con la sua critica sferzò tutto 
e tutti , che ben gli si può applicare il famoso epitaffio fatto per 
TArelino. . 

Che disse tMd d ognun , fuor che di Dio , 
Scusandosi col dir non lo conosco. 

Le sue poche ma belle poesie scritte xieì dialetto napolitano si 
leggono nel foglietto Lo Cuorpo de Napole e lo Sebeto negli anni 
1864 , e 1865 ; e la poesia intitolata : La Mbriana de lo Yommero 
scrìtta con moltissima purità, trovasi stampata nella Nferta del 1864 
delta Lo Sosandello. 

Altavilla Patinale. Figlio di Michele impiegato Superiore 
nelle regie poste , e di Maria Golt , nacque in Napoli il 6 dicem- 
bre 1806. S' ebbe una mediocre istruzione letteraria, £ s* incaminò 
per la professione d' impiegato civile , servendo nella Prefettura di 
Polizia. Nel 1828 trovandosi ammogliato,^ e padre di più figli, fu 
forzato a calcar la scena, e recitò nel Teatro di S. Carlino (1), dove 
si dipingono i costumi del popolo. 

(i) Questo Teatro in orìgine era silnato in nn compreso soUo la Congrega» 
EÌono del Sagramenlo degli SpagnuoU che stava nell* àtrio della Chiesa di 
S. Giacomo degli stessi Spagnuoti , e vi si rappresentaTano delle commedie 
molto ridicole e pungcnli che rassomigliavano alle antiche AteUane. Parve poi 
irrivcrcoza che sotto una chiesa si rappresentassero spettacoli, e quindi verso 
il 1770, il teatro di là fu tolto, e fu costrotto ove attoalmenle ancora si vede. 
Molta rinomanza ebbe questo piceni teatro nei tempi posteriori prooacciaia d»» 
"gli attori the 'calcavano quelle seme , dipìngendo con molto spirito i ooalnmi 
« 4e pais^foni popolari. A lai die la sna aifliienia crdibo lanlOj cte grande di* 



— 5 — 

Dopo sei anni cominciò a scrìvere commedie sulle tracce de^dae 
suoi predecessori Gammarano e Schiano , l^ttendo poi una strada 
totalmente opposta , anzi creando un genere di commedia nazionale 
tutto suo , si pel modo di condurre V intrigo , guanto pei dialogo 
spiritoso ed arguto. Fu valente soprattutto nelle commedie di attua* 
lità , mercè le quali procurò molto guadagno air impresa. Scrisse 
la Lotteria di Vienna opera buffii messa in musica da Vincenzo 
Fioravanti e n^preseotata nel i843. Scrisse altresì la passione di 
N. S. Gesù Cristo in dialetto, ed in versi di vario metro, la quale 
ei conserva manoscritta. 

Altavflla ottimo attore, ed nnico nel suo genere, ha studiato tal- 
mente i caratteri del basso popolo, e gli ba saputo cosi bene trasmet^ 
(ere nelle sue commedie , che incantano ad ascoltarle. 

Pubblicò le sue produzioni , dedicandole a D. Leopoldo Borbone 
Principe di Salerno. L' opera è in ottavo stampata nella tipografia 
de* Gemelli , divisa *in 4 tomi, ognuno contenente i2 produzioni ^ 
ed altre sei commedie sciolte, con le quali Fautore compl^j^ un 
So volume. 

Aliobelll Gattello. Di costui non possiamo dire altro eh* era 
un libraro il quale , amante delle cose patrie , nel vedere ristarne 
pare nel i789 dal Porcelli 1* opera del dialetto di Ferdinando Ga- 
liani , vi fece delle osservazioni , e aggiunse quelle opere eh' era^ 
HO sfuggite air^utore. 

Amlira {4t) RafllAele. Nel 1855 venne in luce un libretto in ot^ 
lavo di 152 pagine intitolato Serto per lo Immacolato Qmcepimenio 
di Maria Vergine. Esso è una raccolta di varie poesie di diversi au^ 
tori , le quali furono recitate neir Accademia tmuta da* filati Gon- 
ventuali in S. Lorenzo Maggiore il giorno> 8 febbrajo 1855; alla pa-** 
gìna 60 del detto libro trovansi i7 sestine in dialetto ,. scritte. dal 
d* Ambra, le quali sono bellissime : esse portano per titolo, Assen^ 

sigio vi palWaaa i motC napolitani^ e foriMlieri che ^i accorrofano ia folla « 
lolanlo gl*iaipieMri Luxj, andando a rinnovare l'affiUo del Teatro col Pro- 
prietario, ^ueeli oooi' è di moda di tati* i padroni di case, cke nao sanno diro 
altro da omiI&ì anni che la parola mumeniOf e clie vogliono andare al favolom 
CM la esorbitanli pigioni coi han fatto salire le case , senaa avere alcuna le* 
Boae , e senta che le loro viUirae abbiano speranta dì «Icnn bene ; cosi il 
pfoprietario, come diceva, pretendendo V inpossibiio da qoegl* impresari , agli 
sleKt dichiarava , essere le sne mora quelle ohe chiaaMvano gli spettatori , e 
aaa gli artiaU. Allora i Lnsj indignati per si bassa renalitA, portarono la Conn 
pagala per pochi giorni al iealro del Giardmo tT Jneeno , iodi alla Fcotcei 
e nel settembre del 1861 passarono nel Teairo Nuoeo , dove nulla onraodo 
apMe e fatiche fanno dare le solite diurne e serali rapprescnlasioni sempre eo« 
renate da prospero succemo. 



— 4 — 

nose fatto articoh de fede la Coneexziùne de Maria Vergene. Abbia- 
mo dello stesso vane commedie per musica dove trovansi delle par- 
ti in dialetto, le quali sono state stampate tra il 1857 , e 1858. 

Amento Mleeolò. Nacque in Napoli il 18 ottobre 1659 da Fran- 
cesco e Maddalena Trojano. Fanciullo rimase orfano di padre , ed 
un* ostinata oftalmia lo afflisse fino agli anni 12 di sua vita. Si ap- 
plicò allo studio delle belle lettere sotto la disciplina del chiarissi- 
mo Pompeo Samelli , di sorte che in poco tempo si distinse fra i 
suoi compagni. Studiò matematica e giurisprudenza , e con dispen- 
sa ricevette la Laurea Dottorale nella età di anni 18. 

Con sagace discernimento e con:gloria del nome difese* le cause 
de* suoi clienti , tra 1 quali ebbe il Principe di Elbeuf Generale 
delle armi dell* Imiìeratore Carlo VI. Questo egregio letterato men- 
tre affaticavasi con altri a studiare per emendare e purgare T ita- 
liano , pur tuttavia non isdegnò introdurre neUe ^ sue commedie 
degli attori che parlano il napolitano , e che è scrìtto con moltis- 
sima %(utezza di spinto. Le commedie sono La Fonie — La smni' 
glianza — La Carlotta—' La Giustina — Le Gemelle — La Costanza^ 
Napeii 4699— ed II Forea^ Venezia 4700 — Queste. ultime dueab- 
Uamo avuto fra le mani.. 

Si mori 1* Amenta il 31 luglio 1719 e fu sotterrato in S. Fran- 
cesco di Paola fuori Porta Capuana (1). 

Aiidreottl (de*Marchesi) Domenico. Scrittore dkvarl melodram- 
mi musicali , con parti* in dialetto. 

Noi conosciamo V Uomo del Mistero melodramma messo in mu- 
sica da Giovanni Pacini e rappresentato nel 4841. 

Andito (de) Pasquale. Figlio, dei furono Giuseppe ed Antoni- 
na Manzo nacque in Napoli. In tenera età ebbe per precettore Vito 
Buonsanlo , ed in seguito il Professore Sica. Di anni SO per volere 
del Padre di essi alla medicina sotto la guida del Connnendatore» 
Ronchi , sebbene fin da fanciullo avesse avuto gran trasporto per 
le scene ^ talché si annoverò fra le primarie ccHupagnie filodramma- 
tiche^sotto la direzione di Giuseppe Giannetti^ Carlo Gaetano, Cam- 
marano ., Tofano e Morena. Nel 1836- , 57 ^ 38 compilò il Giornale 
la Specola. 

(i) QoetU Chien fu fondaU nel 183S ioKo il titolo di S. Selnttiano e 
governata da* Padri Cofiventnali che fi fondarono nn picoolo Monartero ; imI 
taU ftt oonoedula alla Religione de* Minimi di 8. Franeesco di Paola che 
nel 1689 ampliarono il Monistero' e la ChieM in tre nafi eon einqae cupole 
die fn lerminala nel 1657. La famiglia Amenia ^f i avefa una Cappella dedi« 
cftU a S. fiiagio dove fa sepolto Niccolò. 

Neir aprile del 1792 fu il Convento disaiMSO e concedute te rendite alla 
Cam di Policta , che ivi sUbili V Ospedale de' Careerati. 



— 5 — 

AI 1845 in un concorso di declamazione neUa Regìa Università 
fa premiato con la medaglia di oro di prima classe. Indi riunì molti 
accademici sotto la sua direzione^ facendo rappresentare \\OieUo — 
B Precettore — Il Vamfiro per pruova ed i trovatelli: — produzioni 
da lai scritte, e eh' ebbero felice successo. Al 1850 diedesi del tutto 
alle scene, scritturandosi nella compagnia, di S.. Carlino, ève attual- 
mente trovasi. 

Di lai aU)iamo molte poesie a stampa, in fogli vdanti , in dia- 
letto , le quali sono belle. Esse sono per la maggior parte per ma- . 
trimonl , e per suoi amici , e spesso dirette al suo caro amìco.di 
scena Antonio Petito: di queste qui ci piace riportare. la seguente^. 



k Totono Petite sta ehelleta. 

JVbfi e* é pixxo^ non e* i chiazza ^ 

Non e è bico né cantone , 

Non e é nobele^ o guaglione 

Che non ChaéT annomenà. 
Chi te chiamma no Giantola^ 

Chi te vole Cammarano , 

Chi te moeta cotta mano 

ComnC a bera raretd. 
Quanno conte tu consuole^ 

Quanno abbàtte faja ncantare s 

Chi te sente recitare 

Chiù non ace che sentì. 
Camma Napole , (jf) a Palermo (2) 

Tu faje fatto tanfannorcj 

Ca no povero cantore 

Commi à mme non sape dì ; 
Epe ghionta de triunfò 

Tu Bi^ssina {3) aje nzuccarata 

Co la vocca spalancata 

Tutf aje fatte remmàné. 
Io pe mme^ quanno te sento, 
Si bé stesse int" a li guaje , 

Tu passare me li faje 
Senza farmece pensd. 



(1) Teatro del Fonio. 
(1) Teatro Carolino. 
(3) Teatro S, Elisabcflar 



— 6 — 

Vero figlio a chUio Gnore 
Che ( è masf addotto e caro ; 
Vero figlio de Massaro 
CK à saptUo semmend. 

Anonimo — Canzona composta nel 4^99 neUe nozze del Re Fer- 
dinando Il con r infante Giovanna sua moglie — ci Tratta da un an- 
« lieo M. S. che si conserva da' signori Piscopi » — Stampata nel 
Voi. XXIV della collezione del Porcelli. 

Anonimo — La Yiokjeda spartuta nira buffe e bemacdiie , pe 
ehi se V ha mmeretate. Soniette de chi è qmmico de lo ghiusto^ Que^ 
sto libricino in i^ dì i04 pag. e non 105 ( come dice il Galiani ) 
mancante della data di tempo e di luogo, è stampato a Napoli, ed 
è anteriore a r anno 1730 al dir del Galìani. Iton sappiamo con 
qaal fondamento Raffaele Liberatore nel voi. XIV degli Annali Ci- 
vili , nel discorso sul dialetto-, dice « quest' opera da alcuno si at- 
tribuisce al Basile ». Noi la crediamo stampata nel 1719 ( Vedi 
Viola ). 

Nelle due copie che abbiamo sotto gli occhi, ad una nel fronte- 
spizio , vi è manoscritto. Ad usum Frandsei Bonafuto sub die 3f 
marta 4729 / ed all' altra, Dominici Corpenzoni Neapoli f722. Dopo 
quattro Sonetti preliminari seguono 47 Sonetti nominati Buffi^ e 50 
altri detti Vemaechi. E pare che tutto il libro sia diretto a vitupe- 
rare un poeta da cui 1* autore con altri suoi amici si credeva esse- 
re stato insultato con un Sonetto che incomincia. 

Sona Maso la tofa e tiene sciato , il quale è riportato alla pagi- 
na 5. Dal titolo pare che colui contro il quale furono scritti fosse 
di cognome Viola , e che avesse composta qualche commedia per 
esser messa in musica sul nostro antico teatro di S. Giovanni dei 
Fiorentini , il quale è il più antico teatro eh' esiste -, giacché fu 
aperto nel XVI secolo per i commedianti Spagnuoli , e poi rifatto 
per rappresentarvi opere in musica. 

I detti Sonetti sono scritti con purità di dialetto e con ricchezza 
di vocaboli tali , da superare la diflScoltà delle strane e difficili ri- 
me che ali* autore piacque di far cadere in queste sue composizio- 
ni ; ma son mediocri in riguardo a' pensieri. Di questo libra , ol- 
tre la prima , si conosce Y altra edizione che è quella ristampata 
dal libraro Porcelli nel 1788 nel voi. 939 della collezione di tutte 
le opere in dialetto. La prima è rarissima. 

Animlmo — NeUe memorie delT abate Bonifacio Pecorone del- 

• 

la città di Saponara , musico della real Caf^lU di Napoli ^ Na- 
poli rf^ ^ Stamperia di Angelo Vocola^ a pagine 20 a 24 trovia- 
mo una bella poesia in dialetto , piena di moralità, nella quale un 



— 7 — 

tale Cuosemo si lagna delle sue sventure per mancaliza di giudizio, 
perchè quando avea danari tutto profondeva , ed era T idolo ed il 
benaccetto di, tutti : indi , rimastone senza , divenne V obbrobrio 
e lo zimbello degli amici e delle amanze. 

Il Pecorone, prima Petrone, che con Qiinuta esattezza ci dà mol- 
te notizie della città di Saponara , eh' ei dice reliquia dell* antica 
Grumenio o Agramenio^ nulla ci dice dell'autore di questa poesia^ 
solo ci fa conoscere che questa era stata messa in musica dal Ca- 
nonico D. Carlo Ferro di Saponara , e che egli neir anno 4704 re- 
cavasi due volte la settimana , perchè invitato a cantare , in casa 
del principe di Bisignano D. Carlo Sanseverino , il quale gli faceva 
sempre ripetere la sopraddetta canzona , come quella che gli parca 
« più propria per ogpi stato di persone , e mentre era di diletto 
serviva anche d* insegnamento )». 

Il Porcelli ristampò questa canzona con qualche leggiero carni- 
biamento nel voi. U^ della sua collezione, e i^ delle Poesie mediie^ 
ove trovasi a pag. 143 col titolo di Lamiento de Cuosemo Pezzente , 
notandovi altresì la fonte donde Tavea attinta. Ed è ristampata mol- 
te volte tra le piccole SiorieUe cbe vendonsi per le cantonate , in 
diversi siti di Napoli: esse sono piene di errori. 

Anonimo — È un manoscritto che abbiamo fra le mani , con- 
tenente due canti in italiano , uno di 45 ottave , e Y altro di 50 , 
intitolato Partenope a pie del Re Catiolico , seguiti da una satira 
coi titolo La bocca della verità^ e da sette Sonetti. Il tutto è un la- 
mento per la carestia del 1764 , per la quale il Colletta dice: « Le 
a inquietudini e i lamenti del popolo , i fatti del governo , 1* avi- 
ft dita dei commercianti, e i guadagni che vanno congiunti ad ogni 
« pubblica sventura , produssero danni maggiori e pericoli-, si ve- 
« devano pQverì morir dì stento \ si udivano vuotati magazzini e 
« forni -, poi furti , delitti, rapine innumerevoli ». — Tra i Sonetti 
ve ne sono due in dialetto , che per togliere dall' obblio ci piace 
qui riportare. 

Solette 

VtifMomnte da no JYommeiiiere 
Senieitemo no banno pruhecare (1), 
CV ogn' uno pozza fare lo mestiere^ 
Zoe senza farina panezzare. 

(1) Qui li «llttde alTuHBia di quelt* epoca i in eni gli ordini non ti affig. 
fanMo.alh nara.! m ktoA ti pnldilioavano ^ mandando per la citlà doeooH 
detti Tfonbettieri , i ^alì eoi tuono delle trombe rìonifano i citladìni , ed il 



— 8 — 

Te fmmo.Bcaa^fiteiare $ii ekiaxMre , 

Co sto maodo paxzigno de penzare^ 

Ma wm sé ccaiaudieUe , né eumierej 

Addò $e ùreUia pò de granceiare. 
No poco de farn» p* otienere , 

E quatto maeewrwnie p aseaggicuce^ 

na palata pe nce mantenere^ 
S' ha primmo h f)eiglietto a procurare^ 

E gkire sempe ncanna a Cavaliere^ 

Smbé nce vene voglia de cacare. 

S B e It 

èlle se ferine a D^amuleoeiilaniiiiato Jennaro^ 4e«cre> 
vennole II rommiire ^ e carestia deUa ceti A de UT»» 
pole* 

Parlo co te Jenna , ca sì saputo^ 
Campa cchiù non se pò a sto Pàese^ 
5r arrobba a tunno nfi a no tomese^ 
Me pare che lo Manno sia fenato. 

5* è arreccuto nfunno ogne fallato^ 
Fora non e* é restato no forese^ 
Niente se fa annascuso ma mpalese^ 
Chiù hregogna non è T esse cornuto. 

La nobeltd s' è fatta na canaglia , 
Se trova la cettd dinto a no mbruoglio^ 
E la Reggenza pe peglià na nuiglia^ 

Quanto chiù gruosso pò, fa n arravuoglio^ 
E nfiradetanto nuje comrn a na paglia 
Simme arredatte , eh" è femuto T uoglie. 

Anommo — Manoscritto — Dalla carta e dai caratteri lo credia- 
IDO composto verso la fine del XVIII secolo — Capitolo Secunno o 
Seconna parte de chesta Mesca Pesca, folta apposta pe fd na resata — 

pubblico lettore leggeva gli ordini a4 alta fooe; dopo dì che^ ritirandoli sten» 
dea nfiìciale dichiarasione di avere adempito al ino mandalo — Vedi Anoiii- 
wuuiea di Carlo III del i4 marzo t^SS, ftampata da Serafino Portile Regk» 
Stampatore, dove è scrino: e Addi 18 nano 1738— Io Paicale Mocda lei* 
e toro dei Regi Banni , 'dico di afere piiUdicata' la presente Prammatfoa eoo 
e li Trombetti Reali neMuoglti teliti e Gontbeti della fideUttioa città diNcb- 
« pòli . Pateak" Hoeòa >. 



— 9 — 

A sii tignure , e a rAcctìkHMa Togta^ e non senza ragione è adde- 
deeaia a la somma Faeienxa 

De ehi ta legge e eki la sia a sentire 
E sopra tutto 4e Vùsta AceeUenxa^ 
A%xò mime la pozzate garaniìh. 

Del primo Capitolo nulla sappiamo -, del secondo, che forma ogr 
getto del nostro esame, diremo, che è stato scritto in un* occasio- 
ne di augurio pel Capo d* Anno , trovandosi V autore ad una son- 
tuosa tavola tenuta sopra Y Arenella nella famiglia del sìg. de Si- 
mone. La composizione è di vano metro. Comincia lo Scrittore nar- 
rando , com* ei fòsse andato giorni prima à fkr visita a Questa fa- 
miglia, e dopo di aver fatto colezione, si fosse i^Uirato in casa, dispia- 
ciato di non aver salutata la sua amante*, ìndi si addormenta, ed in 
sogno vede il Tevere, il Volturno ed il Sebeto, che quistionano sul-* 
r antica nobiltà della famiglia Jantiucci di origine romana, della Pra- 
tilli Capuana, e della de Simone di Cajazzo, ftuniglie tutte che sono 
protettrici dì lui. Egli, come giudice , compone la disputa, chiama 
le Sirene , e a queste fa cantare delle strofette -, e mentre trovasi 
tra i citati signori , si avvede che la sua MeneUa se ne va da quella 
casa , ond' ei pel dolore vuol sotterrarsi vivo, e scrive la lapide che 
qui ci piace riportare : 

Chiunque sei , Frostiero , o cetatino , 
Neogneio , vagabunno , o sfacennaio , 
si hbé fosse quarche pellegrino , 
Che berbejanno oca fusse arrevaio ; 

Quaeehe Romito fauzo , o Malantrino^ 
Qud sordato fojuto , o desperato , 
Accostale no poco ccà bedno : 
Sacce ca sotta ccd stace atterrata. 

No sgrazeato e povero Meschif^ , 
Che Bartolo a lo munno fuje chiammatOj 
Qtisto non appe maje vizio de vino , 
Né de juoche ; ma sulo nnammor(Uo 

se è a la vecchiaia i una Donna Ria ^ 
Pe la quak é arreddutto a chisto Oaio^ 
Ncagno i averne quarche cortesia 
A can^K) qui auto juomo consolah. 

2 



Saje che T é fatto la Teramma ria? 
Se n i ghiuta e seantiento V à tastato. 
Isso mo pe non eoe eehiù corrivo^ 
E campare a lo nmnno IriMolo; 
Ha reioluto seppeUirse vico ^ 
E accessi il suo destino ha smerdejato, 

Pensaee , tu che passe pe sta ina , 
Che accessi va a feni chi è nnammoraio^ 
Te sia d esempio la Psrxona mia^ 
Non nei ancappà , ca muore desperato. 

Infine si sveglia dal sonno , e corre a presentarsi ai nominali s^ 
gnorì y per augurar loro il buon Capo d* Anno. 

ADonlmo — Abbiamo un opuscolo in quarto di pag. 8 il quale 
sembra stampato ne' principi del secolo XIX— Esso è intitolato. De- 
spiette de ne cammenatore de buon core^ granatiere de la grande or'* 
mata^ lo quale doppo avi fatte duemilia miglia pe nfi a Spagna^ nò 
T è resdulo potè dicere na parela schitto a V Angrise, 

Anonimo — Operetta nova Spirituale ncoppa le prodezze , e mi- 
raceli che fa le SS. Acce Ommo de Puorio (1). Essa contiene venti 
mediocri strofette nelle quali si raccontano vari miracoli ricevuti 
per mezzo di quel santo simulacro. È in foglio volante, e la cre- 
diamo stampala a* princìpi del 1800. 

Ancmlmo — Nuova operetta venuta dalla. Francia sepra la nuo- 
va moda de* cappelli e pagliette ch^ portano le donne -^ Sono 25 quar- 
tine in 4 pagine , piuttosto mediocri. Esse biasimano la moda del 
1814 cbe durò fino al {816. 

Anonimo — Nuova istoria di Telone incenerito con la Vittoria 
della Truppa di Napoli —Sono 19 strofe di versi copulati stampati 
in 4 pagine — L* autore dice 

(c Ve degnate afe ntennere^ 
tt À sto tierxe canto mio, 
gli altri due canti non li conosciamo*, ed infine promette un altro 
canto — È mediocre. 

Anonimo ^1815 — Nuova istoria della morte di Marat — È di 
4 pagine contenenti 26 quartine , orribilmente scritte per lingua , 
poesia, e tutto. 
Anonimo •— In un libro intitolato Canzoncine spirituali compo^ 

(1) L' Ecee Homo di Porlo è on batto cbie trovasi nella ChioM in na lar* 
ghetto èonUguo elU itmdn di Porto , che fa fondato nel XVII lecolo da al- 
cani difoti Ifapolttoni per istradare nelle opere di l!ielà in tatto le fiotto del« 
Tanoo i poveri ciechi e storpi cbe andai ano aooaltàndo per la citlA. 



^ H — 

Bie da vari autori , pubblicato in Napoli nel Ì8i5 da Giovanni ViU 
tono , si trovano varie canzoncine graziose in dialetto. 

Anonimo 1820 — Omienavazione a la parlata de lo Cuorpo de 
Napok , e lo Sebeto — ta Coecovafa de Fuorto , che bene da Fran- 
za co dento notizie dinto a la ponza o eia lo lazzarone prencepe. È 
un dialogo in versi con coro , di 8 pagine in 8.<^ 

Anonimo — Diecurso^ che h fanno pe tre aute Juorne li duje 
compare — Lo Cuorpo de Napole^ e lo Sebeto a S. Lucia — E li con- 
sigli che se danno da 'Jibsto Cóla lo Solachianielh neoppa a la nom- . 
mena de li compromissionarie. 

Opuscolo in ottavo di 16 pagine dialogo in buona prosa— i gior- 
ni sono 9 ~ 11 , e 12 agosto del 1820. — Chiacchtareata de duje 
bazzariote Àntuono de h Mercato e MènieUo de Porta Capuana. — 
Di L. P. chilh itieso che screvette lo disturzo de lo Sebeto e lo 
Cuorpo de Napole — È nn opuscolo in %^ di 16 pagine. 

Anonimo -*- La Capo di Napole e lo Gialante de Palazzo dia- 
logo popolare su h prossemo parlamento di 8 pagine in 8.» È una 
bella prosa, ma cattiva nelP ortografia. 

Anonimo — Oeseurzo de N tre eeeate Jennaro^ Cuosemó e Am- 
hruoso — Canzuncella del B... C... C... F. F. (4). A Napole lo mese 
S Agusta V anno 4820 in 8» di 8 pagine contiene 21 quartine, che 
elogiano la Ckistiluzidne data , esse sono mediocri. 

Ristampato Del 1860 nel foglio Lo Cuorpe de Napole e lo Sebeto. 

Anonimo -^ Chiacchiariata de la Muntagna de Somma^ e la re- 
sposta de lo Romiio. Del B... C... C... S. T. 

A Napole lo mese d^ Agusto Fanno 1820 — in 8« di 8 pagine sono 
24 quartine sopra la Costituzione. 

Anonimo — Vignoranza illuminata^ diatogo tra un Carbonaro ed 
use contadino^ Napoli 4820. Opuscolo di pag. 15 in 8^, contiene la 
spiega ed ì doveri di coloro i quali vogliono ascriversi alla Garbo* 
neria. 

Anonimo — Passiate pe lo Muoio nfra duje anùce Napeìle 4820. 
Opuscolo di 92 pagine in 8<>, diviso^ in tre passeggiate dove si elo- 
gia la Ciostituzione , e si discinre de* miglioramenti e benefici, cui 
hanno diritto i popoli. 

Anonimo .— Meq^pa prudeMiale de li mpiegati de Rtana de Nor 
pok^ o sia chiaechiariata^de lo si Giuseppe lo Contrabbanniere^ e Do- 
nato lu Forz* Armata. Opuscolo in 8» di pag. 20, grazioso dialogo 
io dove si censurano i vizi e gli abusi degl* impiegati di Dogana , 
e sì propone il modo come correggerli. 

■ 

(i) U F. V^ e il noma Mio ScriUora e It prima iniiidi dicono Buon Ca« 
pno Carbonaro. 



— « — 

AnoolMO ^Li 90 i AM$to^ o$ia lo r9ii¥n%o d^Àumrxm pi ìCaitih 
numaeazume. t un opuscoletto di 16 peigiae , cbe sembra stamp»* 
to Terso il 1830. Esso comincia con im* ottava dedicata Ma mmuir 
C0 naveUa , la quale si chiamava Rmna $ poi segue il canto in 40 
ataqze , in dove si raccontano le sventure sofferte nel viaggio^ ed 
è firmato dalle iBiuali P* L. H. 

Annullilo •— Na ehiacchiaittaia nira, t uemmem dt la Lima e 
ehHk' d$ la Terra^ eo na spetiaeohsa deaeri»ione d$ ckìUo paete mot- 
jtnnamt^, Napok da la Stamperia Filanirapeea 4836. & un opnfco- 
letto in 12 di pag. 28. Esso è in buona prosa , e molto sfiiritoso, 
ed ò diviso in vari capi , intitolati — Storia de h /bllo -^ Lapim- 
p^ veduta — La. $ecanna foedaia -*- Iira9eurxe de t an/smak — Crai- 
wtrtaxiMB tra f Ho^unciie dMa Terra , e ekUk 4eUa iMna , ed in? 
fbie un dialogo tra un Fiorentino ed un Napolitano. D soggetto di 
quesr opuscolo è una caricatura alle scoperte di Herscbd. 

Ai|0Hl«io — Abbiamo per le mani un libro stampato dalla Ti- 
pegrafla Feroandes nel 1S40. Intitolato JWm dtit Àpvecato .... 
il nome non si legge , trovajidosi tagliato il pesao del frontespizio 
su ciM era impresso: il che mostra che il libro^sia stato posseduto, 
o. da un fanciullo, o da un barbaro. Quante ricerche avessimo po- 
tuto fiure) per venire a conosc^za del nome di questa autore, sono 
tornate tutte infruttuose \ imperciocché questa Tipografia die era 
sotto U palazzo Bagnare al Mercatello , sono ann) eh* è dismessa , 
a nessuno ha saputo fornirci notizie dello Smttore: onde è che ci 
vediamo nella necessitai , nostro malgrado , di portarlo come ano« 
nifflo. 

Questo libro è di 116 pagine oltre Y indice, In esso tra k varie 
poesie italiane troviamo 19 sonetti , ed otto anacreontiche in dia- 
letto , che non sono al&tto dispregevoli, ma mancanti di buona or- 
tografia. DaUe. poesie i^tesse par dbe rieulti che V autore fosse na- 
tivo di Àrienzo. 

ABOslmo — Poerie varie non che due drammi del àktaeéaeio in 
diaktto Napolitano 6^ ediniane 4840. È un libretto in iìP^ di pagine 
176, dediealo al Cav. Dl Pietro Perez Navarrete. L' autore si .firma 
F. S. Dopo varie poesìe italiane alla pag. 38 s'incontra in dialetto 
La Causa fta U JDei : canto di 30 ottave y alla pagina 103 un so- 
netto, ed alla pag. 112 cominciano i drammi del Metastasio, i quali 
sono L Angtkea accojetata^ e V Endmione. JPer quanto abbiemo 
girato è stato impossibile rinvenire le edizioni anterioci : da ciò 
argomentiamo che fosse una delle solite menzogne , la ayerlo di- 
chiarata 6» edizione. 

AQonUiUP) — Pregfiiera a Giove iniciata per t Iride d^ lerreitri 
ed esaudita nella comparsa del nuovo Acquafrescajo Nogolitano su la 



— 15 — 

$lrgia TohÌ9 n. 36S. Opuscolo in 8^ di pag. i6. 'È a sapersi che 
od i843 si apri in istrada Toledo ( e propriamente o\e dicesi lar-* 
go ddla Carità ) una bottega in cui oltre le acque di limone ec. , 
si vendevano anche le acque minerali, e col sussidio di una nuova 
macchina, molto ingegnosamente costrutta, si approntavano le ber 
vande in diversi gradi di frescura , a piena soddisfazione degli av- 
veotori. n chiarissimo Raffaele Liberatore , fu il saggio investigar 
tare del vocabolo ÀeqiMfreaeajo che venne iscritto su 1* ingresso. Vi 
furono degli elogi a questo vocabolo, ma un anonimo il derise cop 
un sonetto che trovasi a pag. i2. Cosi vide la luce un canto in 23 
stansQ, ed un sonetto col nome Anagrammatico Alem lUieem^ poi 
segue il sonetto dell' Anonimo, e la risposta. Alla pag. i4 ci sono 
26 qnaortine in dialetto , col titolo — Resposta ncoppa lo «acoiofe 
Acfaafnsearo , le quali sono belle , ma è molto trascurata T ortct 
graiSa. Non sappiamo altro dell* autore, che quanto n^ dice la nota 
a pie dell* ultima pagina: — 

« Speriamo sarà cosa grata il fare di pubblica ragion^ questo le- 
I pido componimento in dialetto Napolitano , lasciato da un corte- 
i se quanto erudito giovane , maestro di varie lingue, nell'officma 
t del nuovo Aequafrescaio Napolitano ». 

AaMaliiia 1848 — Primma parlata de lo Cuorpo de Napok e lo 
Sskto a S. Luda foglio volmte — Dialoga bellissimo ma con catti^ 
va ortografia. 

Anonliiia — Nu traseurzo ntra la Capa de NapoU^ la Cu£eumja 
ie Pmrto e la Cwoirpo\de Napok. Foglio volante, il cui soggetto è 
quello d' elogiare la Costituzione del 1848. 

Anonimo — La Costituzione data da lo Rre lo juomo 29 Jenna- 
ro. foglio volante contenente i2 graziose quartine. 

Anonimo -* Sé sbrugliata la matassa. Foglio volante^i6 quar- 
tine graziose , le quali , encomiando la Costituzione , descrivono la 
caduta dei tristi e Y esaltazione dei buoni. 

Anonimo — La festa fatta a CastieUamnuxre pe lo piacere dC ace- 
re aeuta la Costituzione. Foglio volante — 27 quartine mediocri. 

Anonimo — La presa de Catanea e Messina canzonceUa spiritua: 
k. Sono i5 stFofette bruttissime, stampate in quattro pagine. 

Anonimo — Un opuscolo di 8 pagine in 4<> pubblicato il 7 ago- 
sto 1852, diretto al Tipografo Gaetano Nobile da* suoi compositori e 
torcolieri \ alla pagina 7 trovasi un sonetto con 1^ coda in dialetto. 
Napolitano. 

Anonimo 1861— *£ Sanierwo. eie se ne fè^ Trascwrzo tra no co- 
éino e no kUerale — Prosa in foglio volante. 

Antonio (d*) laovannl delio il Partenopeo. Di questo autore 
trasandato dal Gatianl, ed appena accennato dall*AltobelU, più dif&i- 



— 14 — 

samente ne parla Raffaele Liberatore. Noi ricorderemo le sae ope- 
re y giacché della vita altro non abbiamo potuto rilevare , eh* era 
un Iribunalisla e \)vea nel mese di febbrajo Ì7i0. 

Egli diede alla luce un poema diviso in quattro piccoli poemi di 
cinque canti ognuno , una prosa, due commedie , ed uno scherzo. 

Nel poema intitolato : lo Mandracckio Nnammoraio , sopran- 
nome di uno spadaccino , ne racconta V amore che questi a\ea 
per una certa tùrxia , e le bizzarre imprese eseguite perchè ella 
amava un altro a nome Nardo -, lìhnéracchio , ingelosito , viene 
alle mani con NàrAo^ ma, sopraggiunta la forza , sono portati ambi- 
due in prigione. Nel secondo poemetto si presenta Mandracchio Asi- 
naio , il quale incontrandosi con Mkeo Fussere ( altro spadaccino 
descritto dal Cortese ) narra i suoi casi, si uniscono, e tanno molte 
bravate. Nel terzo eh* è Lo Mandracckio Ripatriato si rappresenta 
costui, che, espiata la pena, ritorna in Patria insieme con Micco ^ 
e dopo taluni episodi durante il viaggio dalla Torre a Napoli, giun- 
gendo a Portici , vedono V Epitaflfio , e Mandracckio dà la spiega- 
zione de* fenomeni del Vesuvio e dèlia Solfatara. Nel quarto poema 
Mandracckio AUetierato^ si narra come lo stesso , pentito, si appli- 
chi allo studio , e divenendo letterato , cominci a spiegare a' suoi 
amici la fondazione di Napoli, e a dar r^guaglio dei monumenti e 
delle statue ivi esistenti , e sciogliendo quistioni di scienze natu- 
rali , di etica , e di economia politica , faccia vedere come si può 
manejsgiare questa lingua creduta irile e buffonesca. 

Lo Sciatamone ifyetrato^ prosa divisa in cinque capitoli , in dove 
personificando quella rupe che si alza rimpetto al Castello deirUo- 
vo , delta Chiatamone, lo fa innammorare di una giovane a nome 
Celidora e la sposa ^ ma un antico amante a nome Alonzo lar ra- 
pisce. Ne succede una guerra in cui fu ammazzato Stiaiamone^ e 
quindi trasformato in sasso. Qdesta graziosissiraa prosa è piena di 
notizie storiche, e di ridicolezze dette con tanta gravità che k ren- 
dono pregevole. 

La Scola Cavafola , e la Scola Curialesca sono come una specie 
di farse in dove si descrive la disperazione di un povero maestro 
per i ^uoi scolari. Esse sono in versi e rimate come la farsa scrit- 
ta dal Sannazaro per la vittoria del Re di Castiglia avuta del Re- 
gno di Granata. Infine un pìccolo scherzo, intitolato Parte de Pax- 
xo , il quale non contiene altro che un ammasso di titoli fonta- 
stici. Delle edizioni non possiamo dire altro , se non che ricordia- 
mo aver veduto parecchi amii fa , nella nostra ^ovinezza , in un 
libriccino in i2o la Scola Curialesca^ e la Camjola. La prima edi- 
zione de*poemièsenza nome di stampatore, e nel primo poemetto 
dice compuosto fra dudece juome — febbrajo t722. E questa prima 



— 15 — 

edizione è rarissima. Ha quella che va p^ le mani di tutti è m 
uD volume stampato dal Porcelli, che sarebbe il 25» della Collezio- 
ne; però i quattro poemetti sono stampati disordinatamebte: ciò che 
fece dire a Raffaele Liberatore che il poeta mostrava prima il Ltt- 
lerato , poi V Esiliato , indi il. Ripatriaio ed infine Y hmammùraio. 
Nel 1835 la stamperia Filantropica pubblicò tutte le dette opere in 
no volumetto in 12. 

Arleuo (d*) Miiroo •— Nacque in Napoli nell* anno 1813. Fa 
Scrittore del Giornale L OmnUut dal 1834 al 1837 ^ fu autore di 
varie canzoni napolitane , le più delle quali messe in musica dal- 
Tillustre ed infelice Mercadante. Dal 1839 al 1849 scrisse molti Me- 
lodrammi , i quali sono stampati, mesa in musica da vari maestii^ 
e rappresentati cqn successo nel Teatro Nuovo (i). 

Amo ( d* ) GlovaDDl. Vedi Avino (d*) Gennaro. 

Arrnnra Abbaslo. Vedi Pagano Nunziante. 

Aollva Francesco. Nato nel 1669, come si ricava da una po- 
stilla posta in fine del suo poema, la quale dice finiio a /7 dieemr 
hre f727 nMarmo delTeià spja 58. Il titolo del poema è Napok ae- 
eojetatOy poemmd araieode Francisco Auliva. In asso descrìve la Mo- 
narchia riordinata dopo.il 1648. Non è prettamente storico, ma è 
di sublime concepimento, e molto bene eseguito. Esso è in 8* ri- 
ma , diviso in 20 canti — Vincenzo de Ritis nel 1849 dava fuori 
un manifesto dove fece imprimere tuUi gli argomenti , e promet- 
teva di dare infine di ciascun canto delle note diluddative riguar- 
do alle patrie costumanze di queir età , e ne volea eseguire due 

(1) Questo Teatro Tenne edificato veno il 1721, io uno spatio angnstissimo 
di pai. 86 per ogni lato, rat disegno datone daìParchitetto Domenioantonio Vacoaro. 
La Botte del 30 febbraio i861 , non si sa per qaale accidente , il teatro fu in- 
teranoate iialnitlo 4a inoeodio. Era finita la rappresentaiione , e tutti rìposa- 
vwo tranquillamente , quando una vooe gridò al fuoco; in un subito si sparse 
lo spavento f e ù corse all' ajuto ; ma tornò vano ogni sforso ,' daocbè ò in* 
possibile sottrarre alf impeto delie fiamme un edifixio di simil fatta 4 oasi che 
bastaroQO pochi momenti , perchè il fuoco invadesse tutto , comunicandosi dal 
palooioeoico su i tetti ; per modo che il bagliore tristamente riluceva nelle te* 
nebre notturne ; e in men di un' ora , il teatro non era pia che un ammasso 
di ceneri. Le sole mura esteriori , crollanti , avanzarono di tal disastro, e per 
piò giorni da quelle macerie mandavano ancora fumo. Ben presto però- fu rie- 
dificalo dalle fondamenta , merco le cure dei signori Luzj , i quali lo presero 
in fitto 9 e sotto la direzione dell* architetto Ulisse Rizzi , uno dei compadroni 
dcH'èdiSm, il quale poco tempo dopo eompinla l'opera si moriva, sondo mancato 
ai viri in fresca otA dopo lunga a penosa malattia la notte del 16 marzo 1885.' 

Nella «ricostmcioné il teatro ha ottenuto due vanUggi , Pnno in decoro ^ 
1* altro is eeoBomia , essendosi ingrandito 11 palcoscenico, ed aumentato il nv- 
mofo dei palchi e delle sedie: il secondo però a diicapilo della comodità degli 
spettatori. Venne riaperto al pubblico il di 2 settembre 1861. 



— 16 — 

edizioni , una in 4» a dae colonne con litograRe di carta cinese , 
esprimenti le principali ^ene di ogni canto, ed un* altra in 8.^ Ha 
si è veduto solamente il primo fascicolo di quella in 8<> stampato 
dalla Tipografia Virgilio 1849 , il quale contiene i quattro primi 
canti, ed in fine delle prefezìoni dice « le promesse annotazioni alla 
fine di ciascun volumetto ». Cosi questo bellìs»mo poema , sem- 
bra che resterà ancora per qualche tempo condannato a star chiuso 
negli scaflali , in compagnia delle tignuole e della polvere. Una co- 
pia M. S. si possedeva dal Canonico Antonio Giordano , ed un* al- 
tra da Vincenzo de Ritis. 

AvlBO (d*) Gennaro. Non potendo dare notizie biografiche di 
questo Scrittore , ricordiamo eh* è T autore della tanto applaudita 
commedia Annella T(wemara a Porta Capuana. In una copia che 
abbiamo presente , stampata nella Tipografia di Giovan Francesco 
Paci nel 1780, nell* awUo a ehi legge abbiamo conosciuto che tutte 
le commedie che si trovano col nome di Giomnni t Amo sono di 
Gennaro S Avino. Emmanuele Bidera nella sua Basseggiaia di Nor 
poli è cofifomt'stampata nel 1844 pag. 136, ne fti un grande elogio 
dicendo « è capolavoro tale da non invidiare le migliori commedie 
di Molière e di Goldoni ». Ma disgraziatamente ha sbagliato 1* au- 
tore , appropriandola ad un certo Gioacchino LanMfi. Questa bel- 
lissima commedia in tre atti è stata ristampata moltissime volte. In 
una stampata nel 1809 presso Domenico Sangiacomo , è talmente 
travisata nel numero delle scene , e mancante nello scritto , che a 
stento la si riconosce , confrontandola con 1* originale. 

Assolino Francesco. Nacque in Napoli nel 1802. Era questi 
un tipografo, il quale cominciò a stampare canzoni volanti che gli 
venivano regalate. Il solo Antonio Tasso ne ricavava qualche carli- 
no dalle composizioni' che gli portava , che non eran sue. Veden- 
dosi questo tipografo in mezzo a tanti scrittori poetici, buoni, me- 
diocri, e cattivi, la poesia gli penetrò fin dentro le ossa, e comin- 
ciò a scarabocchiare anch* egli delle canzoni ; e rubando un pò* di 
qua e un po' di Ih , rovinava le migliori composizioni che sentiva, 
ed era arrivato in tale alterìgia che correggeva (a senso suo), stor^ 
piando le poesie che gli davano gratis, dicendo che non erano spi- 
ritose. Abbiamo di lui circa una trentina di canzoni.— Fu il primo 
che pensò a pubblicare nel mese di giugno 1848 — un foglio pe- 
riodico quasi tutto in dialetto napolitano , intitolato la Cola , {fior* 
naie di cognizioni pel popolo troppo neeeuarie , coeta im gramo ^ ne 
uscirono solamente due fogli. ~ L* unica cosa buona che avea in 
mente di fare, era di raccogliere tutte le canzoni volanti in un li- 
bro, ma la morte troncandogli la vita nel 30 gmnaio 1854 , non 
ebbe esecuzione il suo pensiero , e cosi molte belle cose rimar- 
ranno per sempre perdute. 



-17- 



B 



Itelterin Avire» avrocaU). Pensb di ristampare nel 1827 la 
coOeEione degli scrittori più. accreditati ne' tari dialetti del Regnò 
delle due Sicilie, tanto in prosa che in versi. Ma non abbiamo avu- 
to altro che la sola opera sul diahito del Galiani con* note fotte da 
ini ; ed il Yemaeckh ( Vedi Serio Luigi ) ch'è la risposta alla det- 
ta opera. 

BalvMM Ftaneesco. Di questo scrittore diremo ciò che ne 
serìsse Biagio Aldimari nelle mie degli uomini iUuitri fuipoiilani, e- 
ehe il Balzano stesso pubblicò avanti alla sua storia d' Ercolano 
nel i688. 
« Francesco Balzano del q. Luisi della Tonre del Greco, si stima 
discendente di quel Carlo Balzano , che fra y signori die anda- 
rono per Roberto Re di Napoli neiranno i325 nelVimpresa della 
Sicilia viene numerato dal Summonte nel 2^ tomo delle istoiìe 
al fol. 387 ( della V edizione i675 ). Nacque Fanno 1631 e si può 
dire che nascesse poeta, mentre fin da foociulk) ebbe si fomiliarì 
le Utoaèe Toscane e Napolitanè che pare che quelle gli avessero 
infuso il loro poetico spirito. Si ritrova neiretà di anni 56, vìvq 
da gentiluomo , di gentilissimi costumi, faceto ma grave^ acuto 
e pronto ne' motti, intendente delle erudizieni antiche , vive ma 
non con le rìccliezze con le ^nali vissero i suoi passati, mentre 
la fortuna invidiando le sue comodila da ricco che era in poche 
ore lo fi povero. Imperciocché possedendo esso vicino a 800 mo|^ 

3 



— 18 — 

(( già dì territort arbustati di perfelUssini vini nel territorio della 
u Torre nel luogo detto la difesa-, di calore di ducati novantamilia) 
a il foco del Vesuvio dell'anno i63i Fincendiò tutto*, talché oggi pos^ 
a siede il territorio, ma incolto e con poco frutto. Possiede nella Tof- 
« ré oltre altri efletti , la casa cospicua che fii di Lucretia Alagni 
ce Contessa amata dal Re Alfonso I d'Aragona, da me vista ed am- 
ie mirata , la quale è ben palatiata ma in buona parte diruta*, il suo 
« giardino che era molto spazioso è pervenuto alla Gasa Santa A. 
(( G. P. è censuato per edifici, conserva ancora il nome dell* Horto 
« della Contessa. Si ritrova aver composta THistoria d'ErcoIano sua 
tt patria ( in toscano ) un famoso poema dell' Odissea d* Omero in 
<i lingua napolitana distinto in 24 canti in ottava rima , che tiene 
<c manoscritto per darlo alla luce, il Calascione, sonetti napolitani, 
ft sonetti ih lingua toscana ed altre opere ». 

Noi di tutto questo non abbiamo potuto vedere alcun manoscrit- 
to. Altro non leggiamo in dialetto , di questo scrittore, se non che 
un sonetto che si trova stampato avanti YAgtMno zeffonnato di Ann 
àrea Ferrucci suo amico \ che in ricompensa ne scrisse un altro 
quanto il Balzano dieci anni dopo pubblicava la sua storia d* Er- 
colano. 

Bardare leeone fimmanuele. Nacque in Napoli nel 1820, e 
sin da giovinetto mostrò un ingegno svegliato e un amore costante 
all' applicazione , seguendo con profitto e fervore gli studi di belle 
lettere e | filosofia nelle. Scuole dei PP. Barnabiti , compiendoli po- 
scia nel Liceo del Salvatore. Sin dalla prima giovinezza sì appalesò 
amantissimo del teatro , la cui via di buon grado avrebbe percor- 
sa , se gli avesse assicurato il sostentamento : ma trovatolo più fa- 
cilmente neir insegnamento , per quest' ultima strada s* incarnino. 
Non tacque però in lui la passione predominante, cosi che tradus- 
se , ed accomodò alle scene italiane molte produzioni del teatro 
francese \ e non pochi melodrammi compose, alcuni dei quali non 
sono stati rappresentati. Tra gli altri suoi lavori , ei die 1* ultima 
roano al Trovatore , rimasto incompiuto dal compianto Salvatore 
Gammarano. 

Dei suoi melodrammi accenniamo soltanto quelli , in che vi ha 
parte il dialetto, i quali sono stati rappresentati con esito felice fino 
al 1860, epoca di decadimento fra noi pei teatri musicali. Tali com- 
ponimenti sono adunque : 
• Le Nozze di Pulcinella , con musica di vari maestri 185! • 

Ser Babbeo musica di Giuseppe Lillo. 

Gli Amanti Sessagenari musica di Giorgio Miceli. 

Sufanella , composta in compagnia di Zanobì Caflereccì , musica 
di Fortunato Reintroph. 



— 19 — 

VUomo AnmciaHù^ composto come sopra, musica di Achille Valenza. 

L AtrabUare , composto come sopra con Gustalo Ponchain, mu- 
sica di Salyalore Pappalardo. 

La Fwraja musica di Amelio Barbati. 

Yeriià e Bugie musica di Luigi Luzi. 

Carlino e Maso pel teatro dell* albergo dei Poderi , con musica 
di Troyii , Palmieri e Tondi , maestri del detto pio luogo. 

Nel 1860 il Bardare fu nominato regio Ispettore degli Studi nel 
distretto di Gasoria , al quale uflBzio per motivi di famiglia rìnun- 
liava. Ora trovasi Direttore delle Scuole Letterarie e Magistrali del* 
r Albergo dei Poveri , e Rettore di una Scuola serale Municipale , 
meritandosi gli encomi di tutti , per lo zelo con cui disimpegoa i 
suoi doveri. 

Barane Domeiileo. Marchese di Liveri , nativo di Liveri Gar 
sale di Nola. Per suo passatempo avea formato un teatro in Liveri, 
ed ^li componeva e concertava delle bellissime commedie di cui 
si sparse tanto la fiima , che in fdla correva la prima nobiltà na- 
polìtana ad assistere a quelle rappresontazioni. 

Carlo III di Borbone un giorno, si lagnava di alcune sconcezze 
che avea mirato nel Real Teatro di S. Carlo-; allora fu che la si- 
gnora D.* Anna Francesca Pìnelli Sangro Principessa di Beimonte, 
gii parlò della costumatezza che si ammirava nelle- commedie • in 
prosa del Barone. Il Re Carlo disse , che non si sarebbe curato 
s' era prosa o musica, basta che fossero state decenti. Fu subito in- 
vitato il Barone a condursi in Napoli , e a scrìvere una commedia 
pel Teatro del Real Palazzo ; e cosi scrìsse la Conieisa , e piacque 
tanto al Re , che in quel teatro non si rappresentavano altre pro- 
duzioni che quelle di Domenico Barone^. 

Carlo III in ricompensa lo fece Marchese di Liveri, e con Tono- 
re e 1* uniforme di Gavalierizzo di Campo , e gli assegnò un buon 
soldo; come pure ad ognuno db quelli che formavano la compagnia 
diede due. 40 al mese in vita durante. 

Le commedie del Bacone sono bellissime^, ma sono sorprendenti 
le partì scrìtte ih dialetto. 

Queste commedie furono stampate in tre tomi dalla Stamperia Si* 
moniana , e dedicate al Re* Cario III. 

Il P. Pietro d* Onofrio, nelF Elogio di. Càrh IIl^ le dice impresse 
nel 4754.11 Signorellidice che furono stampate dal 4X14 al 4756. Quelle 
che noi abbiamo avanti sono stampate in 3 voi. H 4<> nel 4754 il 
^ nel 4755, ed il 3<> nel 4757 — e non contengono che sei produzioni. 

Bartolo Mastro nomentco. Precisamente non se ne sa-, né 
la nascita, né la professione-, ma per congetture cavate dal suo poe- 
metto intitolata lo CakacUme sccrdaio^ pare che fosse nativo di Na- 



- 20 — 

poK ; e càrdatoi^è di lana , e vivesse v^rso il i686; e ebe per cam- 
bi9f fortuna , cambiasse Cielo , portandosi in Morano nel distretto 
di Castrovillari in Calabria Citeriore, in modo cbe quei nativi dico* 
no esser loro paesano. Il {tonnetto di cbì abbiamo fatto parola , è 
di 212 ottave , pieno di bellezze ma senz* arte ^ descrive motti co- 
stumi patri, la topografia di alcuni luogbi, le lodi di qualche vir- 
tù , la descrizione di nn monte , e de' suoi semplici , ed altre cose 
di simil natura. Questo poema esisteva manoscritto presso varie per- 
sone di Morano. Lode al sig. Nicola Leoni, che prima ne parlò nel 
Gap. XV del Ì9 voL della sua opera di ricerehe della MbgnthGn- 
€%ù y e le ire Calabrie , e poi lo diede alle stampe nel 1846^ aven- 
ddo arricchito di molte anootezioni. Eccone il frontespizio. — lo 
Calascione scordato de Mastro Domenico Bartolo , poeta che non &a 
p(^uto éaglire nkpamaio eà è zuoppo e paté de podagra^ dedecaio a 
tutti ehUle che ne diceno male. -^ Poemetto ealabro napoletano. -^ 
Prima edizione eseguita per outa di Nicola Xeon» — Preceduta da un 
suo discorso eritico-floìogico , ed illustrato da eìctme $ue asmotaxio- 
ni i846 — Senza nome della Stamperia. 

Basile GloémiMiMtoSa. Il Cavaliere Gìoambattista Basile, Con- 
te di Torrone , Conte Palatino , e gentiluomo al servizio del Duca 
di Mantova , fiori in Napoli verso la fine del 1500. Agostino Basile 
nelle memorie istoriche della Terra di Giugliano , e Lorenzo Giu- 
^niani nel IHzi&niiirio Geografico lo dicono nato in Giugliano in 
Terra di Lavoro diocesi d' Aversa 5 miglia distante da Napoli. Egli 
non degenerando punto dalla nobiltà della sua nascita e dalla gen- 
tilezza della sua patria , nel fiore dell* età applicossi alle lettere , 
ed agli esercizi cavallereschi. Apprese varie lingue, e chiamato dal- 
la vivacità del suo genio alle vaghezze poetiche , scrisse con focii- 
tà e leggiadrìa , diversi componimenti, che gli acquistarono fama. 
Fu ammesso ali* Accademia degr heogniti di Venezia , degli Slror 
vaganti di Greti , e degli Oziosi di NapoU col nome di Pigro. Si 
acquistò V affetto non solo de* Cavalieri e delle Dame, ma bensì la 
graisia de* Principi. E siccome i grandi ingegni hanno sempre delle 
inimicizie. Egli non si perde d* animo, ed a^ppliosto in occupazioni 
laboriose conservò fino ali* ultimo della vita una sorprendente tran- 
quiUità di spirito , lasciando meste , in una squallida vedovanza le 
Muse Napotitatie. Matiob questo lett^ato prima dd 1657 , come si 
rileva dalla dedica che sta avanti al suo poema intitolato il Teago- 
ne , fotta da Adriana Basile Baroni , sua sorella , al Cardinale An- 
tonio Barberini nel 1637. 

Il Basile fu qnelto cho feo6 risorgere il dialeMo ; aspirando alla 
gloria di èssere il Bocinceio Napolitano , prese a modello il Deca- 
roerone , e compose a quella ft^ia. il AiiUimer^ie, ossia elenio de 



— si- 
li €MU tratUmmiinio de U p$eemHe de Gian AUrio Abbatutis^ anar 
gramma sotto cai oascosesi il Basile. Esso è divisò in cinquanta rac- 
conti fiitti in cinque giorni , e termina ogni giornata con una poe- 
sia in forma di dialoghi da lui nominate Egroche. Il gran pregio del 
Basile è la ricchezza di tutte le yoci e proverbi, dei modi di dire, 
. e delle espressioni strane e bizzarre usate dal volgo. L' argomento 
è che il figlio del Re di Camporotunno a nome Taddeo, giace mor* 
to in un monumento , e non risusciterà, se prima una donna non 
empirà di lagrime una brocca. Zoza figlia del Re di Vallepelosa, che 
era savia qnanto Zoroastro, e malinconica come Eraclito, non ave- 
va giammai sciolto le labbra al riso: suo padre tentando ogni mez- 
zo per forle passare il male umore, immagina un giorno una fon- 
lana d' olio sulla pubblica strada, in modo che il getto di essa an- 
dasse a spruzzare sulla gente, la quale per non macchiarsi faceva- 
no salti da grilli. U taiitativo non riuscì vano , giacché una strega 
passando di là , vedendo Y olio , prese a riempirne un* ampolla un 
paggio di corte gliela ruppe con un sassolino-, la vecchia cominciò 
a dire villanie , ed il paggio a risponderle \ e quella facendo un 
atto sconcio , mosse tanta risa alla Principessa , che quasi venne 
meno. La strega , accortasi di ciò , le scaglia la bestemmia di non 
maritarsi, se non prendesse il Prìncipe di Camporotunno. La po- 
vera Zoza si mette in viaggio , giunge al detto regno , vi trova il 
Mausoleo piange per due giorni, ma nel terzo, vinta da stanchez- 
za, si addormenta. Una mora le ruba la brocca, e finisce dì riem- 
pirla^ si sveglia il Principe, e la fa sua sposa. Zoza neir aprire gli oc- 
chi e nel vedere svanite le sue speranze comincia a pensare alla ma- 
niera di svelare la frode* Sen va ad abitare un palazzo di prospet- 
to a quello del Re. La mora divenuta incinta, per opera delle fate 
si dà in preda ad ogni sorta di voglie , e finalmente mostra il de- 
siderio di sentire de* racconti. Il Re per soddisfarla , riunisce le 
donne eh* erano nel paese , e ne sceglie dieci , tra le quali vi fu 
per prima Zoza, le altre furono. Cecca storia^ àkneea Vozzolosa^ 
ToUa munta — P&pa McarteUaia — Antonella vacosa — CiuUa mossur 
ta — Paola sgargiata — CiommettUa Zelloia e Jacova aquacquarata. 
Qui comincia la seguela di cinquanta novelle , le quali sono piene 
di bizzarrie impossibili ad esprimersi. In fine tocca a Zoza, la qua- 
le neir ultima novella , racconta le proprie avventure e si scovre 
r inganno. La Mora ne riceve il giusto castigo, e Zoza diventa spo- 
sa del Principe. 

Checché ne dica il Galiani tanto dell' autore quanto del libro , 
certa cosa è che la fama 4el Basila e del suo libro si estese be- 
nanche nelle altre contrade della Penisola \ fu recato in Toscano , 
e non dee far meraviglia di trovarne la traduzione del celebre Eu- 



— 22 — 

stazione in dialetto bolognese, per una delle dae sorelle Chio Man- 
fredi , che la pubblicò nel 4742 sotto il titolo , la Ciaqulira de la 
Banzola , cioè la donna che ciarla- seduta sul banchetto. Anzi il Lìp- 
pi nel leggere quest* opera originale prestatogli da Salvator Rosa , 
nello scrivere il suo Mtdmantile^ vagamente v* innestò molti di quei 

racconti. — Cent' anni dopo , queste novelle risvegliarono il genie . 
di Carlo Gozzi. 

Abbiamo ancora nove dialoghi in versi d* ineguale misura , che 
hanno il titolo le Uuse Napoletane j Egroche de Gian Àksio Mbai- 
tutis. 

La prima Musa è Clio ovvero U smargiasse. GF interlocutori sono 
Cienxo , Mase e duUo che si rissano per cagion di giuoco. 

La seconda Euterpe ovvero la Cortesciana^ dialogo tra AnUmielto 
e Giangraxio , che riguarda di fuggire le cattive donne. 

La terza Talia ovvero lo Cerriglio^ Rienzo racconta a Pitppo i pre^ 
gi dell* antica taverna nel luogo detto il Coniglio. 

La quarta Èklpomene ^ o le fimnachere. Un contrasto solito della 
plebe , tra due donne cioè Pascadozia e Coloepizia. 

La quinta Tersicore^fi la Zita\ Mosillo^ PétriUo^ e Lello^ esaltano 
i pregi d* una sposa. 

La sesta Eraio , o lo Giovane Nsoraturo , dialogo tra Alcione e 
Cuo9emo^ sopra i piaceri e disgusti del matrimonio. 

La settima Polinnia^ o lo fiecchio Nnammorato; MiUo e Pizo^ vor- 
rebbero persuadere il vecchio Ambruoso di non pensare più a nozze. 

L' ottava Urania , o lo Sfwnrgio; Nardillo e Miccantonio biasimano 
il lusso. 

La nona Calliope^ o la Maeeeas Micco^ Titta^ e CiMo esaltano i 
pregi della musica. 

Lo eunto de li cunte in due secoli ebbe moltissime edizioni.— U 
Nicodemi dice la prima edizione del 1657 per Ottavio Beltrano in 
i99^ ma il Galiani giustamente dice eh* è la 2^ e forse la 3^ Raf- 
faele Liberatore cita per prima edizione una del 1627. Il Mazzue- 
chelli ne cita altre quattro posteriori , una del ÌMé e Y altra del 
1645 per Camillo Cavallo , ed un* altra del 1679 in Roma, e di Mi- 
chele Muzio 1722 in 12<^ con quattro ddle sue Egloghe dettate in 
verso napolitano. 

In. quella del 1645 pubblicata dal Cavallo , e dedicata al jif. il. 
P. Baccelliere F. Alfonso Daniele Napolitano delF ordine di S. Ago- 
stino ; il Cavallo dice eh' è la terza volta che stampa questo libro. 

Quella del 1679 , in Roma , e ehe U Galiani dice di non essere 
mai esistita -, il P. Eustachio d* AiBitto 1* aflerma , perchè nel Cata- 
logo della Libreria Casanattense m Roma, ed in un altro della Re- 
gia di Parigi , citando il libro dice m Roma 16t9 per Bartolo Lu- 
pardi. 



— 25 — 

(1 Galìani ne cita una stampata da Bulifon nel 4674 ki ii9^ e de- 
dicata al dottor Pietro Emilio Guaschi:; allora eletto del popolo, che 
poi mori consigliere. Ebbe cura di questa edizione Tommaso Perro- 
ne autore della Posillecbeata , che yì premise un avvertimento in 
prosa napolitana , in cui dice di aver corretti gì* infiniti errori che 
erano nelle precedenti edizioni , e vi si leggono due sonetti con le 
iniziali M. R. S. D. uno per esortare i lettori a gustare il libro , 
r altro a chi ha letto il libro. Michele Luigi Muzio ristampò due 
^olte questo libro nel 1714 e nel 1722 , e queste edizioni sono le 
meno scorrette , e le più facili a trovarsi. 

Noi ne abbiamo una sotto gli occhi della Stamperia Muziana nel 
1749 dedicata al sig. D. Francesco d* Aquino de* Conti dì Falena, da 
Hichele Luigi Muzio de* Lombardi in 12o di pag. 455 avvene un* al- 
tra di Gennaro Muzio 1728 di pag. 510. L' idtima ristampa è quella 
del Porcelli nel 1788 in due tomi insieme con le Muse lu^Monf , 
e sono i volumi 20 e 21 della collezione. 

La prima edizione delle Mute fugnUitane è del 1635 ; ristampata 
nel 1647 per GamiUo Cavallo. Nel 1669 per Giov. Francesco Paci. 
Nel 1678 per Francesco Massaro in 8^, dedicata a Francesco Mon- 
tecorvino , questa è la migliore , di pag. 116. Pel Mollo 1693 in 
^^. Altre due in 12^ per Giacinto Musitano del 1705 e 1719. Altra 
del 1745 per Domenico Lanciano e Domenico Vivenzio di pag. 134 
dove si trova aggiunta una lettera diretta a Mueer Uneco ch*è del 
Cortese. Ed infine nel 1788 dal Porcelli nel volume 21o della sua 
collezione. 

Basile Mattia. Scrisse un Madrigale che fu stampato avanti la 
traduzione del Ptutor fido , fatta da suo figlio Domenico. Non sap- 
piamo se era parente al Cavaliere Gioambattista Basile, come pure 
a Felice Basile Eletto del popolo, il quale si distinse in Napoli nel- 
la peste del 1647. 

Basile Bomenleo figlio dì Mattia. Il Mazzucchelli cita « Ba- 
« sile Domenico Antonio di Taranto Carmelitano, maestro di Sacra 
« Teologia morto in sua Patria a* 30 agosto 1670 i>. ^Poi parla di 
un opera latina del medesimo , è seguendo dice a abbiamo anche 
« la traduzione del Pastor fido del Guarini in dialetto napolitano ». 
Noi non crediamo che sia lo stesso perchè troviamo molti Basile * 
tutti di Napoli , e poi il padre che scriveva no Madrigale avanti 
r opera di suo figlio, forse ci avrebbe accennato qualche cosa sullo 
stato ecclesiastico del medesimo. Come anche nello stampare la sua 
opera ci avrebbe aggiunto il secondo nome di AfUonio , come era 
usatissimo in que* tempi. 

Il caio, è che costui avendo tradotto il Pastor fido di Giovanbat- 
tista Guarini in dialètto napolitano , lo stampò nel 1628 in Napoli 



— 24 — 

per Egidio Lcmgobardi in iS« di pag. 985. Questo travestimento man- 
cante deir argomento e del Prologo , è poco felice , e pecca di sò- 
Terchìa oscurità , quantunque vi si trovi molta ricchezza di frasi 
e vocaboli nostri^ Y edizione è scorretta. Dedicò la sua opera olii 
fuatto de lù Muoio (i) ; dopo di questa dedica , Y autore dice te- 
ner pronte le seguenti opere. Lo dottore a lo sproposeto — Lo «pi- 
tale de li pazze — * Di ceisa de t ignoranzia — La defénzione de li 
PoeU fi:apolitam cotUro Boccalini e Giulio Cesare Capaccio nnanze 
ad Apollo* 

Di queste opere , non avendo potuto saper notizie , le crediamo 
disperse. Ritornando alla traduzione del Pastor pdo^ il Guarini met- 
te la scena in Arcadia , ed il Basile la fa succedere a Porchiano , 
villaggio distante due miglia e mezzo da Napoli , vicino al flume, 
Sebeto, in dove presentemente non vedonsi altro che una trentina 
di casucce ^ ed una Chiesetta (2). 

La sola ristampa che ha avuta questa traduzione è stata nel 1785 
dal Porcelli, che forma il voi. XII ddla sua collezione. Esso è cor- 
rettissima, e vi è stato aggiunto Y argomento ed il Prologo da Fran- 
cesco Mazzarella Farao. 

Bastlanello Giuseppe. Nato a Bologna nel 1805 la sua pri- 
ma educazione , letteraria , fu nel Collegio di Gassano d* Adda , poi 
passava in Bologna, alla scuola di Paolo Costa* Si laureò in legge 



(1) £ da lapeni che GioTanni Merliano da Nola nel 1550 circa , fece mia 
bellissima fontana , su cui erano quaUro statne, die rappreeeotarano i quattro 
maggior t fiumi del Mondo, e fu situata sopra al Molo quasi Ticino alla lanter* 
na. Ma il Viceré 0. Pietro Antonio d'Aragona oliè venne in Napoli nel 1666 
amante delle opere di belle arti ^ ayendo proposto di formarsi in nna saa TiUai 
in Madrid , una galleria ornata d' oggetti d* arte , tra le altre cose che rapi 
a Napoli furono queste quattro statue; onde qui n*ò rimasta la sola memoria 
ed il proverbio per motteggiare coloro che in nnmero di quattro si mettono in 
qnulche positura , o ki tal numero éi riuniseono. 

(2) Questa Chiesa intitolata S. Maria di Pordiiano « é ad una sola nave. 
Prima apparteneva a' maestri seliari. Nei 1653 fu ristanrata la soffitta a cara 
degli Amministratori dello stralcio delle abolite cappelle di arti e mestieri , • 
corporazioni annonarie. A piò della marmorea pila dell* acqua santa leg^etf 
Giov. JfUonÌ4f Jlòarella feeit A, D. t$4^^ Di prospetto si vede an cpiadro im 
tavola firmato da Carlo Malinconico ^ rappresentante la Madonna in mozo a 
8. Sebastiano e S. Antonio di Fado?a. — - Neil' altare di marmo , si legga JP. 
Andrea di Mauro fatto di carità A, D. i^4o* Nella soffitta è un quadro rap- 
prsseotaate la Madonna circondata da angeli , e nd primo piano del qoadro 
vedesi una sella , e due sellai inginocchiati che adorano la Madonna. Trovasi 
mantenuta al prtteate eoa motta decvMa • polMma da F. Beroardo Rimo di 
Palna. 



< • 



— 25 — 

nd 4828 air Archiginnasio defla Sapienza in Roma. Non si occupò 
aflatto di pratica legale , e si dedicò senipi*e a studi letterari scri- 
▼endo poesie ed articoli in giornali ed in riviste. Emigrò in Fran- 
cia dopo la rivoluzione delle Romagne nel 1851. Nel 1848 pubbli- 
cò in Palermo, col Professore Francesco Ferrara L Indipendenza e 
la Lega, Passò a Torino e progettò alla Casa Bomba la Biblioteca 
deW Economista , di cui tradusse gli autori Francesi. Compilò un 
Eneicopledia Gastronomica , di cui se ne pubblicarono in Torino i 
due primi fascicoli, ed in Napoli fondò e diresse nel 1860 la Ban- 
diera Italiana^ indi il Gran Vocabolario collettivo de" dialetti d Italia, 

Deir Enciclopedia Gastronomica , e del Gran Vocabolario , ne di- 
remo solo quello che abbiamo ricavato dal Programma pubblicato 
da lui stesso , e quello che ne ha scritto Niccolò Tommaso nel suo 
lÀiionario di Estetica 3* edizione stampata in Milano nel 1860. 

Dunque al dir del Tommaseo , pubblicò ( il signor Baslianello ) 
nel 1857 Enciclopedia gastronomica , ossia Dizionario universale 
de cibi e delle bevande ( Edizione illustrata ) Torino Tipografia 
Economica^ a Materie contenute neir opera : !<> Il nome volgare , 
« latino, francese , inglese, tedesco e vernacolo vario — Italiano di 

« tutti gli animali e vegetali commestibili. 2^^ ec Bastia- 

« nello considera informa più enciclopedica di tutti i suoi predeces- 
« seri la sua dilettevole disciplina ; e avendo già redato dal padre 
ft il buon gusto in questa parte non piccola della moderna estetica, 
A lo raffina con la propria provetta esperienza ; e ci aggiunge fino 
i( le squisitezze della filologia , cogliendo dalle lingue incivilite di 
« Europa e dai principali dialetti d* Italia le voci e i modi occor- 
« renti a questuarle amplissima, e i modi toscani di bocca allacon- 
ft sorte lucchese , non men saputa di lui né più eletti sapori. Egli 
« è veramente dottore utriusque juris , cioè nel brodo e nel bro- 
« detto dell* uno e dell* altro emisfero *, consumato nella scienza , 
ft non però consunto ; e lo sa chi 1* hanno veduto. Ma quel che 
A r amore dell' arte avea fatto della benemerita sua persona, il fuo- 
A co stava per disfare -, che appresosi alla drogheria sotto le stanze 
« di lui e uscendo in lingue ardenti fuori per le inferriate ( stando 
A la gente in strada a vedere mutola , e il portinaio correndo per 
A le guardie del fuoco prima di svegliare i pericolanti), minaccia- 
A va di fare del signor Bastianello un orribile arrosto. E il dizio- 
A nario se ne andava in fumo ... Ma fosse anco il dizionario del 
A sig. Bastianello ito in cenere, bastava che ci rimanesse il signor 
A Bastianello per vedere il suo libro dall* ultima favilla risolvere 
A come fenice , perchè la materia di quello e tutta digerita nel cer- 
A vello del signor Bastianello *, ed egli 1* ha pronta a imbeccarne 
A r umanità come la rondinella i, suoi rondinini ». 

4 



— 20 — 

Ai 3i ottobre i86i venne fuori un Programma che annunziava 
Grande Vocabolario Collettivo — dei — dialetti d Italia — Siciliano^ 
Napolitano^ Romagnuolo^ Emiliano^ Lombardo^ Veneto^ Friulano^ — 
Piemontese , Ligure , Sardo^ Corso^ Maltese — comparati — alla lin^ 
gua italiana — e viceversa — compilato sui migliori dizionari verna- 
coli e scritti speciali — d<d Dottor Giuseppe Bastianello — concorre 
xioni , giunte e corredato di un discorso preliminare — del — Conte 
Luigi Cibrario — Dedicato a Sua Maestà Vittorio Emanuele II Re 
éC Italia — Ad uso de' Municipi e comuni della Penisola unificata. — 
Napoli nello Stabilimento di Achille Morelli a spese della Società edL 
trice -7- Diviso in due partì la i* Vernacolo — Italiano la 2* Italia- 
no Vernacolo. 

Noi ci attendevamo questo dizionario comparato, pure a parti 
staccate di ogni vernacolo , e con ordine cronologico, col farci co- 
noscere qual fosse stato il pib antico e primo di questi vernacoli 
ad usarsi in Italia , e man mano lino al più moderno. Ma no ; la 
pubblicazione fatta in questo corrente anno 1865 de* primi due fa- 
scicoli ci ha mostrato, il gran lavoro essere una mescolanza di tut- 
t* i dialetti messi per ordine alfabetico , e che con Y aiuto di Dio , 
quando sarà completata la Seconda Parte diventerà un lavoro im- 
portantissimo per gì' Italiani ; e lo stesso sig. Bastianello nella Lei-- 
tera dedicatoria alla Reale Maestà Vittorio Emanuele II Re d'Italia^ 
dice : « Un valore intrinseco è in lui : ( cioè nel dizionario ) ed è 
u quello che gli deriva dalle dotte fatiche dei molti benemeriti fi-, 
« lologi di ciascun paese d* Italia , i quali, con grande studio e sa- 
(1 pere , raccolsero , ordinarono , analizzarono , separatamente , il 
<c singolo e speciale dialetto del proprio loro luogo natio. Io, sem- 
« plice e paziente operaio, non ho fatto che raguname i tanti pre* 
tt zìosi materiali sparsi ec; » e nel Progetto di Società in Acconunir 
dita per la pubblicazione del detto Gran Vocabolario , leggiamo 
c( art. 44. <> In caso di morte del Bastianello. rimarrà a carico della 
K di Iqi figlia Teresa, far proseguire a proprie spese, la regolare 
<( compilazione ». 

Noi auguriamo al sig. Bastianello lunga vita, onde ci dia spesso 
di sé elaborate opere. 

Bernaudo FrAncsesco. L' Altobelli nelle aggiunte al dialetto 
dice tt Francesco Bernardo Cosentino tradusse ifi 8* rima napolita- 
« na il quarto libro dell' Eneide di Virgilio col testo latino a fron- 
« le 8*> Napoli 1640 e f incetidio del Monte Vesuvio » 4o Napoli 
1652. 

Noi abbiamo tra le mani questa traduzione citata dall* Altobelli, 
e troviamo che si.chlams^ Bernaudo e non Bernardo^ e non si può 
credere che sia per storpiare il cognome nel dialetto , gia.cchè 1q 



— 27 — 

sCampatore Secondino Roncagliolo, nella prefazione Toscana che fa, 
dice « il sig. D. Francesco Bemando gli anni addietro per suo di- 
ti porto avea tradotto questo canto, e che pensa di tradurre tutto 
t il resto ». 

Nelle JMbnortè degli Serittori Coseniini di Salvatore Spiriti^ trovia- 
ino Francesco Bemaudo scrittore di commedie e tragedie rappresen- 
tate in Napoli, ma non parla di questa traduzione. 

Il libro dallo stampatore è dedicato al sig. D. Camillo Colonna con 
la data del i^' gennajo 1640. Non è col testo latino a fronte ^ ma 
ogni ottava in dialetto è preceduta da* versi originali. Non abbiamo 
altre edizioni di questo rarissimo libro, perchè non capitò neanche 
nelle mani del Porcelli. 

BMera Giovanni Emmanuele. Discendente della nobile fa- 
miglia Siculo — Albanese dei Lopez Sanseverino , nacque nel pa- 
lazzo Adriano di Sicilia il 4 ottobre 1^84 da Pietro Attanasio ed An« 
na Darà. Studiò nel seminario de* Greci in Palermo, ed uscitone di 
anni 17 diedesi allo studio forense. Pel dolore di vedere dissipate 
dal padre le sostanze di famiglia, rimproveronne acremente chi né 
era cagione ; onde alBitto per cosifTatto sperpero nel 1802 abban- 
donò la casa paterna , lasciando inunersi nel pianto e nel dolore 
la madre , il fratello e le sorelle. Girò la Sicilia facendo il pittore; 
si trattenne a Yallelonga, ove esegui diversi mediocri dipinti, indi 
venne in Napoli , ove si diede a tutt* uomo a coltivare la dramma-* 
tica , tendenza avuta sin da che era fanciullo. Si uni ad una com- 
pagnia di comici , della quale in breve tempo divenne direttore, e 
eon essa girò parecchi anni le provincìe che allora componevano il 
regno di Napoli, e parte del resto d* Italia. Nel 1812 venne in Na- 
poli ; indi si recò a Messina , ove nella chiesa di S. Giacomo Mag- 
giore sposò Giacomina Schultz. Riprese poscia il suo giro artistico, 
e ritornò in Napoli nel 1824 , epoca in cui abbandonò le scene , e 
nel felice Santuario della famiglia , padre già di quattro figliuoli, 
diessi a più severi studi *, e per essi donò^ alle italiane scene un 
teatro di tragedie, drammi e commedie, che non mancano di pre- 
gi. Tra le svariate sue opere ha ottenuto il primaia la conosciutis- 
sima Bouseggiata per Nàp(di e Contorni , benché non sia esente dì 
quahdie inesattézza istorica ^ ma ciò non fa al casa nostro. Abbia- 
mo adomato queste pagine del nome di questo nostro benemerito 
artista e letterato , sol perchè egli ^ educatore della giaventù ed in. 
particolar modo nella rappresentativa , e scrittore di svariate ope- 
re , diessi anche alla poesia liricar dandoci, varie produzioni , nelle 

quali trovi personaggi che parlano ildiatetto, scritto eon molto spir 
rito. Parimente la sua Paeseggiatae i Racconii del Colera sono, ador- 
ni di qualche piccolo dialogo in dialetto». Abbiamo fra. le mani il 



— 28 — 

suo melodramma le Miniere di Freinbergh , rappresentato nel Tea- 
tro Nuovo nel 1845 , con musica del M. Errico Petrella ^ in qae- 
st* opera il lepido carattere del Borgomastro D. Fabrizio è tutto in 
dialetto napolitano , ed era rappresentato dal grazioso ed infelice 
Raffaele Gasacela, nella cui bocca il nostro dialetto si abbelliva delle 
sue più squisite grazie. 

/ Pirati , melodramma in due atti con musica di Petrella — In 
esso trovasi la parte di D. Prospero in dialetto. 

11 nostro Bidera , guest* uomo che , per tanti anni in sulle pri- 
me ore della sera , abbiamo trovato immancabilmente al Caffé di 
rincontro al teatro de* Fiorentini , avanti ad una scacchiera col suo 
eterno sigaro, e che senza levar gli occhi dalla pedina diceva a chi 
lo salutava : « Io t* amo , ma lasciami tranquillo » ^ quest* uomo 
che scrisse di sé : — 

Vissi un tempo al piacere più che al dolore ; 
Fui drammatico attor , poscia scrittore ; 
Fra le memorie antiche ora consumo; 
La vecchia età , penso , passeggio e fumo, 

qucst' uomo cosi innocente ed amabile nel 4850 fu obbligato dalla 
polizia di lasciar Napoli e ridursi a Palermo ^ ove lontano dai fi^ 
gliuoli e da* vecchi amici fini i suoi giorni nel dì 8 aprile i858. 

Biondi Franeeseo. Autore delle Centurie Poetiche sotto il no- 
me anagrammatico di Ferdinando Boccosi , nel quale non è ag- 
giunto che la sola sillaba Do , abbreviazione di Don^ appellativo di 
dignità che in quel tempo soleva darsi agli ecclesiastici in prefe- 
renza. Ecco ciò che ne dice il Galiani nella sua opera del dialetto 
stampata nel 1779 — « IkUe Centurie Poetiche di Ferdinando Boc^ 
a cosi , Centuria Piacevole. Napoli f144 , presso Paolo Severino in 
(c 9.0 — S* incontrano in questa raccolta di poesie ventotto sonetti , 
(c e sei madrigali in lìngua napolitana , preceduti da un preludio 
« in prosa. Sono questi sonetti di vario argomento, ed appariscono 
« cominciati a fare fin dal 1690, Ninna notizia possiamo dare di 
H questo scrittore. Rispetto al merito delle poesie francamente dicia^ 
(c mo esser tutte cattive , eccetto due sonetti , che sono il LI ed 
« il LXXV ; i quali , avendo qualche merito , abbiam risoluto sai- 
« var dair obblio ^ ed inserirli nel nostro specilegio , tanto più che 
« quest' opera è divenuta cosi rara, che forse non esiste altro esem-^ 
a piare , che questo che abbiamo sotto agli occhi ». 

Le Centurie Poetiche del Boccosi sono divise in due volumi: il 
primo , stampalo in Napoli nel 1742 presso Giacomo Raillard, con- 
tiene la Centuria Prima , dedicata air immortalità della stampa \ il 



-^ 29 — 

secondo , impresso anche in Napoli nel 17è4 presso- Paolo Sederini, 
contiene la Gentiiria Seconda , dedicata alla velocità della Penna , 
e che r autore chiama piacevole; e questa è divisa in tre serie: To- 
scana la prima , Napolitana la seconda e Maccaronica, la terza. La 
seconda serie , cioè la Napolitana , contiene una prosa gol titolo 
Preluddio co la fnusa^ ventinove Sonetti ( e non ventotto, come dice 
il Galiani), e sei Madrigali. Ha dato Fautore a questi due volumetti 
di poesie il nome di Centurie^ dacché ciascuna contiene cento com- 
ponimenti. Questo libro è tanto raro, che non abbiamo potuto ve- 
derne che sola la copia che possediamo, la quale ci fu gentilmente 
donata dal dottore in medicina Gaetano Gugliotti. E dobbiam dire, 
che quest* opera non capitasse neanche nelle mani del Porcelli, al- 
trimenti questi non avrebbe omesso di stampare le poesie napoli- 
tane nella sua gran collezione, imperciocché non sono tanto cattive, 
quanto le dice il Galiani*, ed a conferma ne riporteremo alcune in 
pie dì questo articolo. 

Perciò che riguarda la vita non possiamo dire altro, se non quel 
jftco che abbiamo potuto ricavare dalle stesse sue poesie. 

Pare che Y autore avesse sortito i natali nelle circostanze di Na- 
poli , e propriamente in Patròsciano, villaggio vicino Trocchia, ca- 
sate di Somma in Terra di Lavoro , distante sei miglia da Napoli: 
come dice nel Sonetto LXXVII, Cent. II, Serie II-, intitolato t Auto- 
re de se medesimo : 

È nato a Patròsciano^ e mo sta a Trocchia. 

Studiò le umane lettere sotto la scorta di Basilio Bertucci, come 
rilevasi dal Sonetto XXYI, Cent. II, Sene I, scritto per uno Pseur 
dopaeta ladrone e indirizzato al fu Mot. Rev. P. D. BaHUo Bertuc- 
ci imo primo Maestro neìX humane lettere. Vesti abito ecclesiastico , 
fu molto laborioso, ed era appassionato della caccia. In un capitolo 
burlesco che trovasi nella Cent. Il , Serie I , si ha sufficiente idea 
delle sue abitudini , onde crediamo non debba tornar discaro se lo 
riportiamo per intero. Esso è il seguente. 

Al sig. D. Matteo U quale oltre V imbarazzarmi con 

sue continue lettere , me ne imria delle altre per consegnarle ad amici. 

Capitola Birleseo. 

Signor D, Maiteo mìo, voi che tsolete 
Con tante vostre lettere e dispacci ? 
Vi dico U ver , rotto U cervel m' avete. 



— 50 — 

Voi fum toh mi date miUe in^^eiy 
Uà imiando le lettre a questo , e a quetto 
Volete ancor , che U postiglion vi facci. 

Io non viw teUmente in ozio , eh' etto 
Pòssa impiego a me dar s né men son fraJte i 
Che vada a misnsa a suon di eampanelh. 

Ma vivo di fatiche , ed onorate , 
Anzi il mio foco , se si accende in fatti^ 
Non V* intrigo i Nipoti , o le Cognate , 

Con mie mani ogni di mi piglio a paflt, 
E dico: Non si mangia està mattina^ 
Se voi , mie man , non vi locate i piaiti. 

Non è sol però U foco , e la cucina^ 
Che mi trattien. Ma chi la casa spazza^ 
Chi m* alza il letto , e butta via T orina ? 

Conosco io ben cf uomini certa razza^ 
Che più presto di darsi un punto in collo^ 
Mleggeria mostrar natiche in piazza. 

Io meccanica industria al Cielo estoUOj, 
Rappezzo la sottana^ e le calzette^ 
E a trattar V ago ^ e U fd ni insegna Apollo. 

Le faccende dimestiche antidette 
Son tante ^ e tali , che bastano sole 
A tener V ore mie brievi , e ristrette. 

Ma qualche cosa il pubblico ancor vuota 
Ih me , quasi a me sol nato non sia^ 
Come Tullio insegnò tra savie scole. 

Chi V intercession ^ V epera mia 
Per la remission vuol , che produca 
Per suo. Nipote , che accordar desta. 

Chi muli memorial pinta in 5« Luca , 
Chi brama che una Letica' gli serioa^ 
Che possa comparire avanti ti Duca. 

E pur tutto si feo , né^ men si arriva^ 
Fra messa , e mattutin se n- passa il giorni^ 
E V Accademia ancor if ore mi priva. 

Qualche libro voltar bisogna a scomoi 
De la poltroneria ; che ben si deve 
Render con f imparar t animo adoma. 

V onesto passatempo anco riceve 
I suoi momenti , e tal sarà la caccia^ 
Or che dal Ciel sta per cader la neve> 



— 54 — 

Or che penimio stuolo esca procaccia 
Jkd monU al lago , a la palude io pasto • 
B a quel f ordigno mio con iuon mnacda. 

Disse ben chi i)oleva un simU spasso: 
« Sisifo non son io , che sempre deggia 
« Rotar de le fatiche il grave sasso. 

Pensate or voi , «* io mi riposi in seggia^ 
Et abbia tempo per maggior travaglio^ 
Che m' aggiunga del peso , e non m' alleggia. 

Comandatemi pur , se a nienie io vaglio^ 
Ma d* indiscrexion non siale reo / 
Altrùnente io dirò , ma senza abbaglio^ 

Che sia lo stesso al fin Malto^ e Hatteo, 

Qaale fosse V accademia che cita nella tredicesima terzina , non 
sapremmo dire. 

In quanto alla sua predilezione pel passatempo della caccia , la 
t]t)T]amo coniermata in un Sonetto , col quale invia due Gapiverdi 
ad un amico , ed è il Sonetto XYII , Cent. II , Serie I , il quale 
comincia : 

Vna coppia V iwio cf augei regale. 

Segui la poesia come alleggiamento delle sue pene, siccome leg- 
gesi nel Sonetto U , Cent I , in cui dice : ~ 

Seguasi dunque il Dio , che sterit arte 
hsegna a* suoi seguaci , e "l duro affanno 
De' miei lunghi martir mitiga in parte. 

SoflDrl la critica di un tale , che imputavagli mancar la Storia 
nelle sue poesie , scrivendo sul proposito il Sonetto XII , Cent, n , 
Serie I , nel quale dice : — 

Un certo autor , che va vendendo favole^ 
che a* versi miei mancano istorie. 



Io conchiudo di lui con molte istorie; 
Che *l suo cervd degno di risa , e fofoole , 
Foco fanole inUend/s , e manco istorie. 

Mentre gli amici non volevano che rispondesse agli.sciocchi, egli 
fece un madrigale che trovasi al numero XUV , GenL n, Serie I, 
eosl concepito : — 



— 52 — 

Un amico mi ha detto , 
Che un certo Zerhincito 
Va facendo una satira in guazzetto, 
Pier parer contra me critico dotto 
Io non penso di farli la risposta , 
So , eh' egli scrive a posta. 
Per far come colui , 

a Che non volendo per se stesso un pelo , 
d S'immortalò nelle fischiate altrui. 

E per mostrare che non era punto ambizioso di fama, e per nul- 
la tenea Io strepito del proprio nome, indirizzò un Sonetto al M. R. 
D. Niccolò Federici , che è il XXXI , Cent. U, Serie I, ed è il se- 
guente : — 

Amico i" mai non fui col proprio nome 
Di comparir , <f esser mostrato a dito ; 
Basta che sappia ogn' un , eh' io scrissi^ e come 
Non ho tutti i miei di sempre dormito, 

I Parigi gareggino , e le Rome 
Per tessere di lauri un cerchio ambito 
Del divino Petrarca in su le chiome: 
Io da lauri vo un fegato arrostito. 

Rime senza dolcezza , e senza suono , 
Che per tutta t Italia ite vagando , 
Ite , che mai dirò chi fui , chi sono. 

Almen mi schernirò , se mormorando 
Va qtuilcuno di voi ; dirò : Non sono 
Signornò non son mie , son di Fernando. 

Ed in questo Sonetto si osserva pure che il nome di Ferdinando 
è uno scudo del suo vero nome , com* egli stesso lo dice; di sorle 
che rimane accertato lo scioglimento dell' anagramma , comparan- 
do questa sudr dichiarazione con le osservazioni che andremo a fare 
più avanti. 

Nel Sonetto LXXYII , Cent. II , Serie II , scorgiamo che stando 
in Napoli ei dimorava in via del Lavinaro , poiché ivi dice : 

Oh ! non ve iate chiù nfemecheiannoj 
Senza partirve da lo Lavenaro 
Ve potile nformà chi è Ferdenaimo. 

Nella prefazione che fa nella Ccntwrim U avanti la III Serie, che 



^ 33 — 

contiene le poesìe nalico-Latine , accenna di voler mostrare in ap- 
presso con r esame di cento Proverbi volgari fraseggiali kainamerUey 
eoo la Centuria degli Epigrammi di cose varie ^ e con la Fabulome' 
iria di Esopo ^ che i versi latini possonsi rimare come gì* italiani, 
non facendoci tirare pel naso dalle rime. Cioodiiade la prefazione 
dicendo , che sta scrivendo ammalato. 

Non rimane ora che a dire come siasi ricavato dair anagramma 
il vero nome del Boccosi. Le pruove sono la sua dichiarazione, con 
che chiude il Sonetto XXXI , Cent. II , testé riportato , ed alcuni 
Sonetti , che sono nella Centuria I , indirizzati a vari amici , indi- 
cando 1 costoro nomi con lettere majuscole-, e questi nelle loro ri- 
sposte a lui danno il vero nome , che trovasi parimente distinto 
nella stampa con caratteri majuscoli. Noi qui ne diamo i pochi ver-; 
si che servono air uopo. 

Soletto LXll. — A Niceolò Astolfo di Tira Vescovo dì Sano, 

per lì sooì aborti Poetici. 

Non sempre , Antonio , al partorir conviensi^ 



Tu no. Gli aborti tuoi , Tara , se sono. 

Soletto LXIII. — Risposta del Prelato. 

Francesco^ hormai^ tu che conosci i ladri 
Di virtù vera , e scorgi insieme ai suono 
Di bonid vera , le madrigne , o madri. 

Mentre i miei aborii , più di quel , che sono^ 
Fregi co^ Biondi tuoi carmi, leggiaàri... 

Soletto IXIV. — AB. Girolaiio Canllo. 

Cavallo, é nei Licei perpetua lite . . • 

Soletto LXY. — Risposta del Cavallo. 



Biondi , te penna ina di sali ar§uU^ 
Compoiù i aghi dor yd arti in/Mto... 

8 



— 54 — 

Sonetto LXVI. — Al sig. Ottavio 4e Biasio. 

Venga qui , dove Biasio in vaghe seetie... 

SoDi^to LXYH. — Risposta del medesimo. . 

Biondi ^ Tu che ad Apollo ognor sei fido... 

Chiudiamo questo articolo , adempiendo alla proméssa fatta in 
sul principio , di riportare , cioè alcune poesie napolitaoe di que- 
sto autore ; avvertendo però che i due primi Sonetti che riportia- 
mo sono i due pezzi citati dal Galiani , come aventi quakhe meri- 
to^ gli altri componimenti sono quelli che vi aggiungiamo noi, an- 
che con r idea di salvare dali* obblio. 

Ì! IO perdere io tiempo, scrivere poesie 
pe la Ceti di Napole. 

LI. 

* • 

Marma provole a Sessa , a Cajevano 
Quiqquare , e pinte s a la Costa Scioscelle^i 
Ad Avellino semmola , e panelle , 
E castagne nfornate a Mercogiiano. 

Manna cocozze pazze a Carvezzano^ 
Ad Aver za recotte , e mozzarelle ; 
Manna a la Cerra cognole novelle , 
Fiche a Pezzulo , cerase a Marano. 

Manna a V Amorfa pasta , e maccarune , 
A Cervenara tetoole , e boffette , 
A le padule fenucchie , e cardane. 

A Ghiògliano pfesottora , e feliette 
Manna , chi a sta Cetd manna canzune , 
Pocca è chiena de sciosciole , e Soniette. 

Tosco Sciocco per Oratore Sciocco. 

LXXV. 

Taci balordo , rumpete lo cuoUo 
Derrupa da sso scanno ; unquanco ardire 
Non hàvere detlóco chiù sagliré ^ 
Si non vuote die te cresemo^ e' te zollo.' 



— 35 — 

Piscia portellu , Sgraziato Lotto , 
Dì corrotto orinai puzza il tuo dire , 
Tu di base Oralor , mi fai venire 
V ira nel cor , onif io ne stampo , e sbollo. 

E costinci , e cMinei , e quinci , e linci : 
Può dt , che buoje , nce pierde le parole , 
Parche col tuo parlar, non mi convinci. 

Son le tue dicerie favole , e fole , 
Quando i sermoni f uot , betta , accominci 
Ymria , che te cadessero sei mole. 



A IO listo Coselore , ehe seape fatica » 
e seape TI a F inimbL 






LIV. 

Sempe staie tra veUu^ , e fra tommasche y 
E tu de friddo staie soggetto alt usche , 
Tutto juomo fatiche , e magne frasche 
Quanto travaglie cchiù^ cchiù manco abbusche.. 

A chisto , e a chillo li corpiette aUasche^ 
Tu sempe caso a la cannela arrusche^ 
Che te vengano mille male pasche 
Si cchiù ntuomo a sso cosere te nfuschci 

Che serve a taglia tele , e peglià mosche , 
A tene t aco mmano^ e niente pisehe^ 
A servile lo prubbeco , e ri hai- tasche? 

A la necessetd lo ffuoco aibische.' 
Le ghiomate pe tte so tuite fosche :■ 
E la gente te pasceno de sische. 

Ffr k tonb eveslia a^ in Regnft diosIo deir«no 1617.. 

LXI. 

Passao lo tiempo ^ che treccaUe V un(y 
Jezero T ava a sta Celate bella , 
E de cantB de vacca , e de vitella 
Co sei tomise s' abbottava ogri uno*.. 



— 56 — 

Mo si de tresca lo golia quarcuno 
Se fa veni ^ ce va na nuuhnntUa , (4) 
Ca le fritta^ u matigiano a ftUa^ 
E la come se wenne a pezxeeuno* 

li latteeimiB , che bemiaggìa crm ^ 
E lo burro perzt va de seviglia , 
Ca co numexo carrino appma n baie. 

Per zi a lo Pome se fa para piglia 
Si a la doana , scuro te , tu vaie 
Co bifif otto, corrine fai eamglia. 

Se defeBisee che eos' è Amnore. 

LXXXIV. 

• 

Ammore è na ventresca 
Chiena de cose varie ^ 
Ed é na mmesca pesca 
Fatta de chiù contrarie^ 
Zocca j conrn a no mele i 
Nzecea , conmC a na c<Ma j 
Ammaro chiù de fele , 
Forte chiù de espMa, 

Blsceslla liOl^l. Vedendo U scarsa^ messe raccolta nettanti di- 
zionart del nostro dialetto , ha dato fuori in questi gìomrdel cor- 
rente anno Ì8G5 il progr^mt^a di un nuovo Vocabolario del dialetto 
napolitano riseduto da Smmanuele Rocco. 

Boccaccio Glovaiml figlio di Boccaccio di Chellipo di Buona- 
juto di Certaldo , Castello nel Territorio Fiorentmo nella Vddelsa , 
venti miglia distante da Firenze, vide la luce nel 1315 — Al dir di 
molti fu d* illegittimi natali. Studiò grammatica sotto Giovanni da 
Strada , e di anni 7 diede saggio del suo faigegqo nella Poesia. Il 
Padre come era negoziante voleva stradarlo alla mercatura, ed egli 
di nascosto , studiava libri di letteratura. Giunto air età di anniSS, 
fu mandato in Napoli per affari , ove diede alla luce nel 1341 La 
Teseide. Reggeva il trono di Napoli Roberto d' Àngiò , esimio cai- 

(1) Moneta i\ argento. Nel dritto Farme di Francia ed intorno Karolus Eex 
Pisanorum Liòeraim^ nel roveeeio la V«i^la« col Bambino ia braccio , e nel 
giro Protege Fir^ Pisae. Quaila aoaata fta faUa ooniaM da Carlo Vili in 
oocaiione della conquista dia miM a farà M Regno di Napoli oone diBcea- 
dente di Renato d' Angi^^ 



-- 37 — 

deggiatore delle scienze e delle arti, e trovandosi il Petrarca in Na- 
poli, amendae accolsero con benevolenza il Boccaccio. Nel 1543 mori 
il padre, e rimasto padrone di se stesso, ritornò in Napoli nel 1348 
% 1349 , ed incantato dal clima e dalla piacevolezza del nostro dia- 
letto , volle scrivere sotto altro nome una lettera ad un suo amico 
mercante fiorentino che trovavasi a Gaeta. — *- In essa finge che un 
napolitano racconti al fratello il parto di una loro conoscente, e le 
feste che si fecero pel battesimo del neonato , ed indi la che gli 
parli di lui. 

Questo prezioso monumento fu dal Biscioni pubblicato in Firenze 
nel 1723 per Tartani e Franchi in 4.^ Il Galiani lo riprodusse nel 
1779 nel suo libro Del diakt$o napolitano^ tale quale come fu slam, 
pato dal Biscioni , ed in confronto stampò la stessa lettera con le 
correzioni. 

Non facendo mestieri dire altro intorno a questo illustre e cono- 
sciutissimo Scrittore che abbia avuto V Italia , dacché il solo nome 
di lui vale mille elogi , ricorderemo solamente che cessò di vivere 
nel 21 dicembre 1375. 

Boccosl Ferdinando. Vedi Biondi Francesco. 

Bolognese Domenico figlio di Saverio e Marianna Palmieri, 
nacque in Napoli nel novembre 1819. Fu di tardo sviluppo, ed ebbe 
una tenace svogliatezza allo studio , forse prodotto dalla cattiva e 
sregolata istituzione che si avea nelle private scuole. Indi i parenti 
gli diedero a maestro il Sacerdote Giuseppe Lamanna, il quale sve- 
gliandogli rìntelletto lo pose sulla buona via. D'allora in poi il gio- 
vinetto s* affezionò talmente allo studio, che i parenti dovettero por- 
re un Areno alla indefessa applicazione. Progredendo in tal modo 
nel 1837, in occasione del primo Gholera tra noi, diede fuori una 
Cantica in terza rima. Da questo primo lavoro cominciò a profon- 
dere prose e poesie in tutC i giornali letterari , strenne , ed in di- 
verse accademie tenute nella nostra Napoli , da poterne formare 
un volume di non lieve mole* Ma il Teatro fu quello che più atti- 
rava il' giovine scrittore, ed in efietti scrisse molti drammi che eb- 
bero felice successo. Le sventure aveano già cominciato a colpire 
la sua famiglia , e vedeva che i suoi parenti dalla più invidiata 
agiatezza già erano per piombare nella miseria. In questo stato di 
cose il Bolognese non pose tempo in mezzo , e rivolgendo tutte le 
forze del suo ingegno per non far mancare cos* alcuna alla sua di- 
letta famiglia si applicò a scrìvere libretti lirici, per cui era pre- 
posto a poeta e concertatore de* Reali Teatri. Non dovevano intan- 
to cessare qui le sue svo^ture e le sue soiTerenze : il morbo ferale ' 
del 1854 che tanta strage menò fra npi, Vorbò dì tre sorelle ed un ger- 
mano,ed in quel tempo perde pure il tanto rimpianto Gennaro, autore 



— 38 — 

del CriambaUistaPèrgolese^ da lui stesso educato alle lettere* Dopo que- 
sta perdita, diceva il Genoino, che i \ersi del nostro autore avevano 
acquistata una certa malinconia che rivela tutto il dolor del suo ani- 
mo. E appunto dall* amicizia che ebbe intima col Genoino^ egli pre- 
se occasione a scrivere nel dialetto napolitano, per cui prende par- 
te in questa nostra raccolta. Pregevole è la parte napolitana da lui 
scritta ne* suoi primi libretti per musica, e note nel popolo le sue 
poesie. / capelU di Carolina — Il Cocchiere t Affitto (4) — La Sere-' 
nata e molte altre. Ed anche in queste egli vagheggia sempre uno 
scopo morale ed un sentimento nobile e pura Insomma la squisi- 
tezza d* un sentir puro e generoso, non va mai scompagnata dalle 
opere del Bolognese , socio Pontaniano, ed uno de* più infatica- 
bili scrittori del nostro paese. 

Bolognese Gennaro. Con dolore ricordiamo questo infelice 
giovine, che nel più bel fiore della vita senpartiva da questa ter- 
ra. Egli nacque in Napoli il -,16 gcnnajo 4829, fratello minore di Do- 
menico. Fin da fanciullo si rese caro ai suoi ed a quanti il conob- 
bero; dalla tenera età sentiva un amore pel teatro , che con V avan- 
zar degli anni più prepotente si fk^va« Il poco denaro che avea 
per colezione, ci soleva conservarlo, per andare a prendere un po- 
sticino in quel Teatro che un giorno dovea far riverire il suo no- 
me, quantunque in giovanissima età. Giunto a quegli anni, in che 
dovea pensare al suo avvenire, diedest a studiare il canto , ma do- 
vette presto lasciarlo , come quello eh* era dannoso alla sua salu- 
te. S' incamminò quindi per la via degli uffizi , ed il tcmiK) che 
rimanevagli libero T occupava ai suoi prediletti studi; e scrisse al- 
lora il Consiglio di Reclutaziont^ commedia lirica in due atti posta 
in musica da Melchiorre de Filippis Delfico, e rappresentata al Tea- 
tro Nuovo*, indi scrisse Le Dot Sorelle^ dramma dato al teatro dei 
Fiorentini ; ed in ultimo il dramma Giawbaitièta PergoUse , rap- 
presentato in detto teatro nel febbrajo 4854 , e fu accolto con fa- 
vore grandissimo. Ed, oh! inesplicabile confronto, degli eventi uma- 
ni ! Mentre rappresentavasv la sventura del Pergolese, che di anni 
25 sen moriva di tisi , non potendo nemmeno esser presente alla 
esecuzione della sua musica dello Stabet-, T infelice nostro Bologne- 
se non potè assistere alla rappresentazione del suo dramma , per- 
chè , consumato dallo stesso male , lottava in quel mentre eoa la 
morte , che pieno di amore e di speranze b rapi ai viventi il 24 
marzo 4854 , nella verde età di anni 24. 

(1) Questa canzona Irovasf stampata nella bellissìina opera intitolata Usi e 
eosinmi di Napoli e contorni deieriUi e dipinti. Opera diretta da Frameetah 
de Bourcard. Tomo I. pag. 222.. 



— so- 
li fratello Domenico in tre opuscoletti ci dava pei tipi di G. Gioia 
mi 1854 , le poche . opere di questo giovine^ tra le quali in quella 
che s' intitola 11 Cùmiglio di Rechitazione (i), troviamo la parte di 
Fabiano in dialetto. 

Bonito Tommaso di Napoli nacque nel di 2 gennajo 1826 da 
Carmine , Direttore de* Dazi Diretti , e Maria Carolina Porzio. Di 
buon* ora si applicò agli studi letterari e filosofici sotto la dìrezio- 
De del Reverendo Sacerdote Nicola Guida, ed in questo mentre per 
alleviarsi da* suoi studi conversò più con le Muse Napolitane che 
con le Toscane. Nella prima sua gioventù scrisse più di sessanta 
canzoni nel nostro bel dialetto , che pubblicò in fogli volanti per 
diversi tipi , e fra cui ve ne ha una sacra eh' è bellissima intito- 
lata La Serenata Spirituale. Studiò matematiche presso il professo- 
re Gabriele Fergola , nipote del celebre Nicola , e per apprendere 
il bello dell' arte architettonica si affidò alle cure dell' egregio pro- 
fessore Luigì^^Catalani , conosciutissimo per le varie sue opere let- 
terarie ed artistiche. Quivi attese agli analoghi studi e vi riuscì 
tanto che ne' concorsi da lui fatti nel Reale Istituto di Belle Arti 
ottenne moltissimi premi , ed ebbe varie medaglie d* argento per 
opere esposte alla pubblica mostra. — Neil' anno 18^ fece in dia- 
letto la traduzione dello Stabat Mater in un' ode SafiBca , che pub- 
blicò in un libretto in ì^^ di 11 pagine peHipi di Francesco Azzo- 
lino. Ora seguitando a conversare con le Muse, onoratamente eser- 
cita la sua professione , tenendo anche uno stadio in cui conven- 
gono parecchi giovani ad apprendere quell* arte che fu resa tanto 
splendida da Michelangelo e da Bramante. 

Bollassi Ferdinando figlio del fu Pasquale uiBziale ^i carico 
del Ministero e Real Segreteria di Stato della Guerra e Marina, e di 
Luisa Gapozzi. Nacque in Palermo il di 8 aprile 1814. Giovinetto 
venne in Napoli. Ellenista , cultore di latine e toscane lettere. Fu 
assai caro al Genoino per le belle speranze che dava di se ne' suoi 
verdi anni , in guisa che lo stesso gli fece moltissime dimostrazioni 
di stima e di afietto. Compose varie poesie italiane , ma amatore 
del dialetto napolitano , come fosse stato il suo proprio , scrisse 
molte e svariate poesie , tra le quali mise a stampa in foglio vo^ 
lante un' anacreontica bellamente accoppiala a quella distinta con 

r intercalare 

Te voglio bene assaje 

del nostro chiaro improvvisatore Rafiaele Sacco. Quando nel 1846, 
io un opuscolo in 4<' di 4 pagine, dalla Stamperia di Giuseppe Co- 

(1) 11 solo primo atto è del Bolognese. 



— 40 — 

lavita, pubblicava per il primo la traduzione dello Siabai Maier in 
terza rima ( cbe in seguito iii fatta da Bonito, e da Manfredonia), 
manifestava quanto egli addentro sentisse nelle latine lettere, e nel 
patrio nostro dialetto, e come questo acconciamente rispondesse pure 
a sacro argomento, e gli otteneva il plauso universale degl' intel- 
ligenti. Abbiamo ancora messo a stampa un Sonetto neir occasione 
che prendeva la messa D. Ferdinando Jodice, e varie prose e poe- 
sie trovansì nelle Nferie de li Quatto de lo Muoio stampate in Na- 
poli nel 1859 e 1860. 

La nuova versione de Sette Salmi Penitenziali pure in terza rima, 
pubblicati nel 1859 pe* tipi di Francesco e Gennaro de Angelis , 
opuscolo in cui è inserito anche lo Stabat Mater^ è un lavoro pre- 
gevole, e che. gli ha meritato ancora piìi spiccati i suffragi degF in- 
tendenti del dialetto patrio , del quale il Bottazzi con una sponta- 
neità e purezza di dire tutta propria fa risaltare maggiormente i 
pregi, trattando specialmente cose di sacro argomento, come il So- 
netto che ne piace qui riportare sul Santo Martire Floriano. 

Coltro Diocleziano Hperatore, Antore , comme s* are a credere, 

de lo Hartirio de & Floriano. 

Faccia de mpiso , s" inf a sf ogne tanno 
r avea , ca nce faciste fa la pelle 
A Floriano mio , potta d" aguanno 
T acarria sfrantummato le mascelle. 

Buono e a lo nnUlesemo de sf anno , 
Che tante n' accocckiaste jacovelle , 
to non fuje : che te vaita no malanno , 
C accedive galline o papareUe ? 

Mo mperà ca socdesso è chiHo folto , 
E non trovaste vive no chiausso , 
Che r avesse crastato comme a gatto ; 

lo f arrengraxio muorto , nfede mia: 
A tte sta Floriano janco e russo 
Neielo , a lo Nfiemo tu , nufe nn allegrìa. 

Bottone Velardlno. Cioè Bernardino, da molti creduto Scrit- 
tore, e confuso con quel Velardiniello del XV secolo citato dal Cor- 
tese nel suo poema del Micco Passaro, Ma questi era un impresa^ 
rio di Teatro , che vivea nel 1720. I libretti delle opere eh* egli 
facea rappresentare, facea del pari pubblicare^ e siccome era usan- 
za di quei tempi , che nulla si stampasse se non dodicato a qual- 



— 41 — 

the alto personaggio : cosi in questi libretti a sua cura impressi , 
si trovano delle dediche scritte in buona prosa in dialetto, e firma- 
te, V Impresario Velardino Bottone. 

BnMlello Francesco nacque in Casandrino , terra Regia in 
diocesi di A versa , il 21 dicembre 1788— Questi è un precettore, 
il quale ha pubblicato una pìccola grammatica, di cui fino al 1886 
conosciamo 15 edizioni. In fine di questo libro trovasi aggiunto un 
piccolo Vocabolario napolitano: sono da circa 400 voci. 

Breaasano Glovan Battista. Il Sorla ne* suoi Scrittori del 
Segno di Napoli , ed il Giustiniani nella sua Topografia , lo chia- 
mano Bergassano. Il Signorelli nelle Vicende deUa Cultura^ lo chia- 
ma Bregazzano, ed il Mazzucchelli Bergazzano, come anche Andrea 
Ferrucci. Ma Giovan Battista Valentino che ricorda con onore que- 
sto scrittore nella stanza 100 della sua Cecala Napolitana , lo chia- 
ma Breazzano. Ci ricordiamo di aver veduto molti anni addietro una 
commedia in versi toscani manoscritta, e nel frontespizio si nomi- 
nava Breazzano. 

Dice il Mazzucchelli che fioriva verso il 1630 , napolitano di na- 
scita , e che era accademico Errante di Bari e Poeta volgare. Il Si- 
gnorelli dice eh* era barbiere del celebre D. Marino Caracciolo Prin- 
cipe di Avellino. 

Diede varie opere alla luce dal 1650 al 1637. Ma ciò che fa al 
nostro proposito, è il Poemetto in versi di vario metro napolitani, che 
compose in occasione della terribile eruzione del Vesuvio del 1631, 
che intitolò Bacco arraggiato co Vorcano^ stampato in Napoli nel i632 
in 8^, ed il Vendicato Sdegno commedia in versi piena di dialetto. 

Briglia Giuseppe figlio di Carlo Ufiiziale nel Reggimento Val 
di Noto , e di Vincenza Greco — Nacque in Napoli il l.^' Luglio 
1811 

Rimase orfano fin dair infanzia , per Y avvenuta morte , in Pa- 
lermo , del suo genitore; si diede ncir adolescenza con tanto amo- 
re allo studio , che in poco tempo fece un regolare corso. 

Avvedutosi del bisogno di sostentar sé , e la sua infelice madre, 
di anni sedici si diede con molta lode air insegnamento de* fan- 
ciulli. Giunto all' età che richiedevano i regolamenti della Pubblica 
Istruzione , dopo un rigoroso esame , ottenne il regolare permesso 
d'istruire la gioventù, a cui tuttora è dedito, nulla omettendo 
per lo immegliamento del suo Istituto*, ed il profitto che vi fanno i 
giovanetti vedesi negli esami annuali che ivi si danno. 

Nelle poche ore di ozio , non lascia tuttavia di applicarsi a ver- 
gare poesie italiane e napolitano, le quali recita in diverse accade- 
mie, pure fa recitare da* suoi allievi. — Qui ne diamo un saggio. 

6 



— « — 

A lo Chiarisse e Reverenno Vescovo Hoisesilon Taglialateli 
p* ivè unonto co la praseozia soia la festa de la Imeo- 
lata fatta da lo Saciardole D. Sanratore Jorio. 

Co la presenzia ioja , Sai^o Pastore^ 

Vhy quflnta è Mia e allegra sta serata ! < 

Pt chesta festa de la Mmacolata 

La fede mpietto , fa xompà lo core l 
Vawta de la Luna a lo chiarore 

La mandra s' è a lo pasco addecrejatay 

Mmiexe a li gigli e sciìire , s' è trovata , 

Li cchii squisite e varie de colore. 
Da te guardate cheste pecorelle 

Da tutte parte certe so secure , 

Ch^ Lupo non pò farete la pelle. 
Tu addonca non lassa le ssanie cure , 

De bemdi chi fa sie cosareìle^ 

Lo servo tujo , e tutte sii Signure, 

Po lo MBiie de lo Sseiardote D. Sarratore Jorio. 

Off Tè , chesta è na betta occasione^ 

Che poxxo io iMaià eomm' a no cane , 

Pecchi a la povesia io so guaglione , 

E appena pozzo vennere potane. 
Ma pozzo mperò stennere le mmane 

A chitto che de tutto è lo Patrone , 

Pecche te desse mo salute e pane , 

E te facesse sta pò sempe buono. 
Io saedo e* a sto munsio nee so pene , 

Avimmo ognuno a pettend lo lino , 

Pe stare a chillo puosto che commene. 
Pi mUt anne puozz" mah Casino , 

Puozz anere a bezzefie tu lo bene , 

PuQzze campa quanto a lo Pane e Bino. 



Bviif laao «eii# U Masrteumm. Abbimno un* Egloga Pastorale 
ia Hngua napoletana e toecaua intitolata: Gii penosi affètti^ stam^ 
pala in Napoli nel ioas, in li. 

Brltonlo airolamo, nativo di Sicignano, terra in Principato 



— 45^ 

Citeriore. L* indefesso ricercatore delle nosire patrie notizie Camil- 
lo Mlnieri Riccio , nelje sae Memùrù degli Seritiùri nati nel ib- 
gno di Napoli^ dice, che fiori nel XYI deeolo^ e venuto in Napoli, 
fu presso Giulio Caracciolo-, indi segui Francesco Ferrante Marche- 
se di Pescara in tutte le .sue imprese militari. Fu il Brìtonio pron- 
to a combattere , a scrivere , e ad adulare \ amatore della buoia 
mensa , e uomo piacevole e lepido. Nella giornata di Pavia com- 
battè con gran valore , e fu rimunerato dal Pescara. Visse lauta- 
mente finché fu in vita il Pescara, ma avendo dissipato tutto il de- 
naro acquistato, pieno di anni, morì ùiiserabile in Roma. — Scris^ 
se varie opere, ma a noi conviene citare la sola scrìtta in dialetto 
napolitano , la quale ò un poemetto in terza rima intitolato Lo 
Triunfo^ nel quale ParteAope Sirena narra le gloriose geste del gran 
Marchese di Pescara. -— Questo poemetto che non fu mai stampato, fu 
visto manoscritto nella Biblioteca Laurenziana di Firenze dal Conte 
Hazzucchelli nel Codice 927 num. il. 

Il Galiani fece tutte le possibili ricerche por rinvenire questo pre- 
zioso manoscritto , ma riuscirono ^ane le sue fatiche, e perciò cre- 
dette, che non potendo il diligénttssimo Mazzucchelli immaginara 
UD poemetto non mai esistito , si fosse sbagliato nel citare il nu- 
mero , e cosi ne ave^e fatto smarrire la traccia. Noi ci auguriamo 
che in un' epoca ricca di amatòri e cultori delle amene lettere, 
questi lo ricerchino , ed incontrandolo noi facciano più perire nel- 
r abbandono e nell' obbllo. 

Brano (de) Bimiio. Di questo scrittore non sappiamo altro, che 
vivea nel XYII secolo , amicò del Balzano e del Perrucci , e che 
air uno scrisse un Sonetto toscano che fu stampato avanti la Sta^ 
ria di Ercolano^ e. ali* altro un Sonella napolitano stampato nelIU- 
gnano Zeffonnato. 

Basnl Giacomo. Nacque in Napoli il 22 Marzo Ì8i8 — Dopo 
aver dato compimento in Pisa, allo studio delle belle lettere, ritor- 
nò fra noi, e diede alla luce una raccoltina di poesie intitolate Ge- 
miti del cuore. Annotò pure la Storia Universale di Bredovtr , pub- 
blicò la traduzione delle THiUzxe i ODidto, ed un ristretto di SUh 
ria patria eh* è il più copioso ed il migliore di quanti ne sieno usci- 
ti in luce fin oggi» 

Questo scrittore purista , appassionatìssimo delle bellezze del no« 
stro vernacolo , non tralascia di tanto in tanto di comporre della 
belle poesie napolitane , che aU»ismo atuto il piacere di leggere. 
In quanto a jìoesie pubblicate per le stampe non possiamo citare 
che quella intitolata Lo teocchia e neoechia de duje nnammoraie Ntuo- 
no e Menella. Essa trovasi stampata nel n.<> 4. — Anno 2<> del Dia- 
volo Zoppo Giornale umoristico che pubblicavasi nel i859 , che ri- 
portiamo. 



— 44 — 

* 

Ant. Quanno 'eiunciosa^ tutta verrizze 
A chisto fusto stive (Mazzata , 
It anema mia tutta preiàta 
Non se curava de no Ptrù , 
Jere U* ofario , jere la foia , 
E la mbriana mia jere tu. 



Gar. Comm'affaoonefCaceocchià stroppale^ 
Non asci ntridece co mmattoneUe , 
Va secutatmo quante nenneUe 
Tmume , e a mme propeto non pensi cchiù , 
Non fa co mmico cchiù ghiacoveUe 
Ps non te sentere n faccia no sdù. 

Adì. Siente , f ammore stongo facenno 
Co na guagliona che stira e ccoses 
IXuocchie so stette^ nfaccia ha le rrose 
CheUa vocchelta mme fa altbampà , 
Che pparolelle duce a azzeccose 
Dice , a sto core pe consola. 

Gar. Faccio io V ammore co no studente 
De te cchiù bello , core de struzzo ! 
Nne tene bene dint* a F Abbruzzo ; 
Tutte li gusle mme fa leva: 
Va , va te mena dinf a no puzzo j 
Va f arricetta , 910 mme secca. 

Ant. ( Chiappo de mpesaL.) Ma^ no tantiUo 
Se Ammore toma , se maje mme spira 
Cacciame cheUa che ccose e stira ^ 
E mme dicesse pigliarme a tte ? 
Yorria sapere , se cchiù tant' ira 
Se cchiù tanfodio portasse a mme? 

Gar. ( Vi lo firabuUo !..) Io ? lo studente 
Tanno, pe ttanno manno a lo stomo , 
E a Ntuono mio fedele tomo 
Pe no bolerece maje cchiù scocchid : 
Chisto pensiero de notte e ghiuorno 
Maje da la capo pozzo scrosta. 



— 45 — 

Ant. E bd , faeimmo ma pe mmò pace , 
Chello cK è stato , nemella , è stato. 

Gar. Ntìiò ; wm pensammo cchiù a lo ppassato 
Zzò che s è fatto cchiù non se fa , 
E ss' io mme veco co ttico allato 
Non aggio nterra cchiù che sperà. 

A du]e. A IfUo duppio cosute nzieme 
Starrammo^ e uno sarrd lo core , 
Senq^ novieUo sarrd V ammore , 
Senza fa posa , senza stracquà , 
E ssempe vivo sarrd t ardore , 
Nfi a che ecampammo ne avimmo ama. 




— 46 — 



c 



Caccawo lieiinaro. Vivea ne* principi del XYIII secolo. Era co- 
mico di professione, scrisse una commedia in tre atti, tutta in dia- 
letto , intitolata Lo Titta , o pure chello cK è destinato à dda succe- 
dere* La dedicò a D. Domenico Ippolito dottore dell* una e V altra 
legge. Fu stampata in Roma per Io Buagna 1711 in 8.<>, di 144 \)àr 
gine. La scena è a Poggio Reale , luogo di delizie de* Re Ara- 
gonesi. 

Neil* elenco dei personaggi leggonsi i rispettivi nomi veri degli 
attori , donde si scorge che la parte del Guarzone SarchiajHme era 
sostenuta dall* autore. 

Dopo la dedica si leggono due graziosi Sonetti in dialetto in lode 
dell* Autore , uno di poeta Incognito , e 1* altro di Domenico Filip- 
po Casanova. 

Cattereccl Carlo ZanoM. Nato in Firenze il 14 Febbraio 1811, 
figlio del Conte Antonio patrizio Volterrano , e della Contessa Lu- 
crezia Manni di Firenze. Fu maestro e compositore di musica , ar- 
tista drammatico , romanziere , concertista, traduttore, giornalista, 
insegnante ed eccellente poeta. Ricorderemo che era poeta e con- 
certatore del Teatro Nuovo nel 1845. Scrisse molti libretti dì opere 
messe in musica nelle quali trovansi degli attori che parlano il dia- 
letto-, moltissimi non dati alle stampe: tra essi ^ è a notarsi Una 
scrittura sul palcoscenico musicata da lui stesso , la quale quante 
volte si rappresenta ha sempre felice successo. Ci ha lasciato be- 
nanche un teatro drammatico italiano ed il tanto conosciuto 2>. Pa- 
squale musicalo dal Uonizelti. 



Abbiamo fra le mani La presa di Costantìna rappresentata nel 
Teatro della Fenice (i) nell* estate del 1844: in essa ewi la parte del 
Pulcinella che parla un dialetto misto tra il comune idioma ed il 
dialetto proprio, non serbando, ne Y una, e né 1* altra indole genui- 
na: difetto che incontrasi spesso tra varie produzioni del secolo 
scorso e del corrente. 

Avrebbe meritato miglior fortuna questo egregio letterato , che 
morì in Napoli nel 15 Dicembre i860. 

Calcolona Ettore. Vedi Gelano Carlo. 

Cammarano Filippo figlio di Vincenzo soprannominato Gian^ 
cola famoso per la maschera del Pulcinella. Ebbe i suoi natali in 
Palermo al \.^ Agosto i764. Fu portato in Napoli di pochi mesi. 
Neir età di anni dieci scrisse la prima produzione teatrale intitola- 
ta Il Comico Inglese^ e per venti anni consecutivi diede fuori com- 
medie strepitose , altre tratte dalla Mitologia , ed altre da storie di 
fuorusciti. Indi pensò di tradurre nel nostro dialetto le commedie 
dd Goìdxmi; ed infine cominciò da sé a creare gli argomenti. Mol- 
tissime ebbero felice esito , tra le quali ricorderemo: Le Gelosie di 
hrxia e mosto danne , che forma seguito ali* antica commedia in 
dialetto Annella Taicernara de fùria Capuana — La Mmalora de Chi€h 
ja — La Coceovaia de Puorto •— Li Scarpare de la Corxea — La Sci€h 
lata de tre D. Limiune a lo GranatieUo — Lo beUo Gasparre e basta 
cosi (2) , e tante altre , che pel loro numero sarebbe troppo lungo 
enunciare. 



(1) Questo Teatro fa fondato nel 1806 in una vasta scuderia deMachi di 
Frisia. Fin dalla sua origine fìl destinato alla rappresentazione di opere in 
■anca , e fa la palestra di artisti che ricevettero i primi plausi su quelle sce- 
ne , e che ia seguito li riscossero nei primi Teatri di Europa. Citeremo il me- 
Isdramoia La prtaa di Coaiantma , e L* Jncop»ta commedia buffai entrambe 
■insioate dal gio? ine Jntamo Brancaccio^ rapito dalla morte troppo presto al- 
r arte musicale. Da tari anni in questo Teatro si rappresentano drammi e Com- 
medie in prosa. 

(S) £ a sapersi obe nel seeolo pasnto , in coi tutti portavano oakoni corti 
e spada, V arte del calsettaio era molto in toga e Inerosa. V era in queir e- 
pooa un calzetlajo a nome Goipmrey cbe per quanto era buon ealsettajo, altret- 
tanto era spadaccino , come quasi lutti gli nomini di quel tempo. Costai per 
ìtefaemo era nomato il Belia Gasparre mentre era sbilenco. Difenuto bastan- 
Icmanle agiato , Boni moglie bellissima , e teneva bottega in via di Cbiaia , 
poco ^preastt la cbiesa di Santa Orsola , e propriamente al nnm. 197 ^ ore 
troransi ancora i sani discendenti — Questa strada, è stala ed è freqnentatimima 
daDa piA scelta giorentn napolitana, la qiale panando non tralaseiara di gel- 
tuv qualchn tenera ignarda sa la beUa ed onesta donna : ma quando il gobbo 
■arilo tedoa qoalcaao Imo PoooUolina a nm mogiir, inbito sidaTat bnnefai 



— 48 — 

Nel 1S32 si ritirò dal teatro e dallo scrivere , perchè vart ma- 
lanni gì* indebolirono la salate. In questo tempo però voltò libera- 
mente in dialetto r Elisir d* Amore che intitolò Le Pacchiane de Sor- 
fio, e compose varie poesie. 

Passò di questa vita a' 19 Dicembre 1842. Negli estremi suoi mo- 
menti compose i seguenti versi : 

Si lo munno se verme pe no callo , 
Non mme pozzo accatta no purtugàUo : 
Lo ddicette Casaccia a Chiaravallo , 
Astronomo primario e gran CervieUo : 
Cammarano^ tu muore poi^erieUo. 

La sua indole era benigna , pacìfica , e onestamente scherzevole. 
I suoi discendenti, han fatto e fanno onore al paese, si per lettere 
che per musica e pittura. 

La sua perdita fu compianta e sentita universalmente, ed il suo 
frale, seguito dagli amici, passò per V ultima volta davanti al Tea- 
tro S. Carlino : quel teatro che gli avea dato il pane, e V avea co- 
perto di gloria. 

Il teatro nazionale nelle sue mani avea acquistata quella civiltà 
eh* esigeva il buon costume , e la dignità di un popolo. 

Abbiamo a stampa un volume di Poesìe intitolato Tierze strana 
be e bisbetece de Filippo Cammarano^ arricordannose de cheUo che cive 
mpacchiato screvenno ntriato ntiempo de vita soja dalVetà de diece anne 
a sta via. Napoli Stamperia Reale 4837. Esso è un volume in 8» di 
112 pagine , col ritratto deir autore , ed è dedicato A so Accellenr- 
zia lo Menistro Santangelo. È divi so in tre parti. Il libro termina- 
va alla pagina 110 come vedesi in fine, ove dice Scompetura de la 
terza ed urdema parte ; ma vi iu aggiunta un' altra carta numera- 

i duelli DOQ erano in quell'epoca tanto in voga quanto a' giorni nostri, mentre 
ora tono ben pochi quelli che lanno maneggiar le armi. Il nostro ealseltej« 
adunque acquistò rinomanza tale , che quando lo si Tederà , dicevasi E!eeo il 
bello Gasparre^ e òaeta cosi : epigramma che lo stesso mise per insegna in ìanm 
gran tabella, ote si leggea: Bottega del bello Gatparre e basta eoii. Trapanato 
il calzettaio spadaccino , i suoi eredi seguitando ad abitare colà , esercenti la 
stesa* arte , benché molto decaduta , e rispettando sempre il loro antecessore , 
ne* ristori che furon fatti in quella tia, ristorarono anch'essi rinsegna, senso 
mai cangianri quella leggenda che sembrava volere sfidare i secoli — Essa fa 
tolta sol quando il nostro Municipio nel 1864 metteva V enorme tassa sa • le 
jnostre , calcolando la strada di Chiaja di primo ordine , e quei poteri ed 
onesti operai non ebbero la forza di pagare lire 24 annue: giacché al presente 
i guadagni sono molto minori dei balseUi da soddisbre* 



— 49 — 

te 111-112 la quale contiene il duetto tra Adina e Pulcinella tratto 
dalle Pacchiane de Samo , ed a pie di pagina dice Fine della con- 
zona e de tutto. 

Esiste ancora un altro opuscoletto di 35 pagine anche in S^ inti- 
tolato Lo Seheto^ e la brava Civeca Napolitana^ Opuscolo di Filippo 
Cmnmarano — Napoli daUa Tipografia Boeziana i839i esso è in pro- 
sa e poesia. Possediamo alcuni suoi Sonetti inediti-, e qui ne ripor- 
tiamo due, sopra la morte di Vincenzo Bellini. Il primo fu da lui 
scritto in risposta ad un altro sullo stesso soggetto di suo fratello 
Giuseppe, ed è il seguente : 

L 

• 

Frale , diciste buono!,.. Addò «i ghiuta 

Museca de Bellini ... nce haje lassato : 

L armonia se pò dì quase fenuta , 

E rebhazxare panno ogne iriato. 
Lotto , saccente , accuoncio , aggraziato ; 

La cunessa la morte f ha cogliuta. 

Chi nce lo scrivarrd n auto Pirata , 

E n' aula Norma addò sarrd sentuta f 
È lo vero ! A venirce a consolare 

Da lo suppigno de lo cielo sciso 

Stette co nuje ^ ma no pe nce restare. 
Mentre da dò calaje fu deciso , 

CK ogne museca acca cT abbannunare , 

E de scriverle sacre 'mparadiso. 

il. 

Addò staje , neA / FeUppo Cammarano^ 

T asceta , non dormire a suonno chino ; 

La penna che lassaste piglia 'mmano , 

Ps lodare V angeleco Bellino. 
Vide , appura la casa de Potano , 

E smerzale , si puoje , lo collarino s 

a la malaria portalo d Agnano , 

Mmescato co lo cannavo e lo lino. 
Lo dolore mme face sbariare , 

Bellino muorto nani ave ntontantUo , 

Né saccio cchiù che scrivere e pensare. 

Na voce dice a mme — La vocca serra , 

Se vede ca si proprio no storduto : 

Muorto nM i chi ha sempe nomme 'fiierra, 

7 



— ttO -- 

Clamniaimno Gtaseppe figlio di ViDceiizo e fratello minore 
di Filippo, nacque a Sciacca di Girgenti in Sicilia a*4 Gennaio 1766, 
e di sette mesi venne in Napoli. Fanciullo sotto la direzione del pa- 
dre fu messo a fare qualche piccola psffle nel Teatro S. Carlino , 
ma conosciutasi dal gemtore )a sua inclinazione, fu posto a studia- 
re il disegno sotto la guida di un assai mediocre maestro. Spinto , 
il ^ammarano , dalla necessità di sovvenire a* bisogni di famiglia , 
di anni 15 diessi a dipingere come figurista le sceniche decorazio- 
ni del Teatro S. Carlo con la direzione del €apo Scenografo Dome- 
nico Chelli , che contento del giovine lo condusse seco in Roma. 
Nel 1780 essendosi portati alcuni cospicui personaggi stranieri ad 
osservare i lavori che stavansi eseguendo nel Camposanto di Puglia- 
no presso Portici , videro talune pitture già fatte-, e curiosi di co- 
noscerne r autore ne domandarono , e loro fu mostrato un giova- 
netto che trastullavasi con altri compagni al giuoco del salto del 
montone : era questi Giuseppe Gammarano di anni 14. Bramoso di 
migliorar sempre , ed intenzionato di coltivare la pittura storica , 
sen corse nella Scuola di Fedele Fischetti, celebre in queir epoca. 
Vedutosi casualmente qualcuna delle sue opere dal Re Ferdinan- 
do lY , questi pensò di dargli un assegnamento per cinque anni, e 
mandollo a studiare in Roma , giacché in queir epoca non era sta- 
to istituito il nostro pensionato. Dopo venti mesi , una malattia lo 
costrinse a ritornare in Napoli, e con amore e sollecitudine si ap- 
plicò a perfezionare lo stile della scuola di Pittura , la quale tro- 
vavasi in sensibile decadenza; ed in poco tempo molti valorosi gio- 
vani ne sorsero. Nel 1806 fu nominato Maestro del Reale Istituto 
di Belle Arti , e nel 1822 professore di Paesaggio. Fu socio della 
Reale Accademia Borbonica. Ebbe dalla Francia la decorazione del 
Giglio , e in Napoli quella di Francesco I. 

Le opere lasciateci dal Cammarano ad olio, a fresco e a guazzo, 
sono innumerevoli *, e ci vorrebbe un libro, & non un semplice ar- 
ticolo per numerarle e descriverle. Ricorderemo solo poche parole 
del chiarissimo Architetto Antonio Niccolini , che scriveva al Cam- 
marano , appena si riapriva il Teatro di S. Carlo dopo 1* incendio 
del 15 Febbrajo 1816 (1): « fra tutt' i professori che hanno concorso 

(1) n più grao Teatro eh* era ìa Napoli per la Commedia in Musica , era 
quello fatto edificare fia dal tempo del Viceré Conte d* Ognatte verso il 1648, 
delio di S. Bartolomeo, che esisteva in una stradnccia di simil nome, che tro- 
fasi cooligaa al Lartjfo detto Fontana Medina, Nel 1684 un incendio lo di- 
strusse , e fu rìcostrnito di nuovo nello stesso anno ^ sotto il Governo del Vi- 
oerò il Duca Medina Celi. Venuto al possesso di ^eslo reame Carlo III , vi- 
sitava fra T altro quel Teatro^ recanéviiii per In strette 'c seonaia strada che 



— 51 -- 

a co' loro talenti a coadiuvare la decorazione interna del Real Tea* 
« tro di S. Carlo, ella le ha dato il piti belF oroamento sia pel si* 
« pario (i) egregiamente dipinto , sia per quanto ha operalo nel 
R soffitto. » 

Buonissimo Maestro, ed ottimo Padre di famiglia, inimitabile mo- 
dello neir adempimento de' suoi doveri, senza superbia, affezionato 
e cortese con tutti. Fanciullo amò assai la ginnastica ,«Ai cultore 
grazioso ed amabile della poesia lirica, della musica e delle rappre- 
sentazioni teatrali ed era insuperabile nella parte del Pulcinella. 

Ha lasciato poche poesie napolitane inedite. 

Il 2 Ottobre 1850 fu assalito da febbre reumatica la quale dive- 
nota tifoidea , fece si che il vecchio , ricevuti tutt' i conforti della 
Cristiana Religione, si mori il dì 8 del detto mese nell' età di anni 
84 mesi 9 e giorni 4. 

La sua salma , ncm si volle affidare a mani mercenarie, e fu por- 
vi aieoaTa. Av?enne però una tolta che il treno a sei cavaUi, s* impiecìè lal« 
■ente in qaella angusta via , che cadde un cavallo della coppia di meuo; ed 
■n* altra volta , per la iaria dì voltare i cavalli | nna povera donna vi restò 
■alcoDcia. A questo secondo iaUo la Regina Amalia si protestò , di non an« 
dare più a simili rappresentazioni, se pria non si fosse fissato altro luogo piò 
decente , e cosi tra io tante opere pubbliche , Carlo III volle che si ergesse 
an Teatro che unisse f alla magnificenza la meraviglia^ comanda in pari lem- 
t pò, che fosse il più gran Teatro di £nropa, fabbricalo nel minor tempo pos' 
e sibilo. Avutone il disegno dal Medrano diede carico delPesecuzione ad un tale 

e Angelo Carasale comiDciò l' opera nel Marzo, e fini nell' Ottobre 

*c 1737, e il di 4 Novembre fa data la prima scentea rappresentania. > (Collet- 
ta), Questo Teatro (atto in 245 giorni, nominato di S. Carlo, fii V ammirazione 
del paese , e degli esteri, e II re disse all' ArcbiteUo ( segue il citato autore ) 
e che le mura del Teatro toccando le mura della reggia ^ sarebbe slato mag- 
e gior comodo delia regal femiglia passare dall'uno airaltro edifizio per cam- 
c mino iotcrno. L'Architetto abbasiò gli occhi; e Carlo soggiugoendo eipen" 
e seremo lo accomiatò. Finita la rappresentanza^ , il re su i* escire del palco 
« trovò Carasale che lo pregava di vendersi alla icggia per V interno pas- 
f saggio da lui bramato . In tre ore abbattendo mura grossitsiffle , formando 
e ponti e scale, di travi e legni , coprendo di tappeti ed araczi le ruvidezze 
i dei lavoro con panneggi , cristalli , e lumi^ 1* architeUo fece beUo e scenico 
e quei cammino, spettacolo quasi direi più del primo, lieto e magico per il re. > 

Ifel 13 Febbrajo 1816 fu distrutto da un incendio , ed in breve tempo sotto 
la direrione del Cav. Antonio Niccelini , questo Teatro si riapri al pubblico ii 
13 Gennaro 1817 più bello, più splendido > e più^ sonoro^ di quello eh* era 
priflui. 

(1) Il sipario perchè vecchio fa soititnito da nn altro {atto nel 1854 da Già* 
teppe Mancinelli , e quello del Cammarano avnto riguardo al merito della di- 
piatara si conserva con rispetto e diligenza. 



— Si- 
tata dal fiore degli artisti, i quali a maliocuore per riposo cedeya- 
no quel prezioso deposito agli altri compagni. 

Siamo debitori alla squisita cortesia, ed al "vivo amor filiale del- 
la Signora Rosa Cammarano , figliuola del compianto artista, se le 
poche poesie in dialetto che rimangono del Cammarano siensi sal- 
vate dair obbllo. Ella gentilmente ne ha fornito ì manoscritti auto- 
grafi , i quali per un* affettuosa figliuola erano più che sante re- 
liquie. 

Tali composizioni sono adunque un Canto intitolato Lo Lampione 
con prefazione , e 50 ottave , nelle quali si parla del terribile gio- 
co del Rosso e Nero istallato nel 181 i* nella Sala sopra il Portico del 
Teatro S. Carlo , tenuto da Barbaja, dove con vivi colori, trovami 
dipinte , la disperazione , Y angoscia , e la rovina de* giuocatori, e 
che noi pensiamo di pubblicare in avvenire in una raccolta di scrìt- 
ti inediti e rari di autori antichi e moderni. Oltre questo Canto, ab- 
biamo del Cammarano un Sonetto , ed un epigramma, e sono i se- 
guenti. 

Pe la perdeta de BellinL 

Sonetto (1). 

Museca de Bellino , addò sì ghiuta ? 

Dimme , pecche tno proprio nce haje lassato f 

Isso è tnuorto , e la museca é fenuta , 

Rebbaxzare potimmo ogne triato. 
Bellino bello mio aggraziato , 

Gomme a lo mmeglio già te l haje cogliuia I 

Non sentarrimmo cchiù n auto Pirato^ 

Cchiù n aula Norma non sarrà sentuta. 
Io credo pe benirce a consolare 

Era da Cielo chisto genio sciso , 

Ma che cchiù 'nlerra non dovea restare. 

Perzò da chi dispone fuje deciso: 

Che lo munno dovesse abbannunare^ 

E scritturarse pe lo Paradiso. 



' (1) Al presente Sonetto è di mposU quello di Filippo Cammarano , da no{ 
riportato in primo luogo in pid dell* articolo che lo riguarda. ( Vedi Carnow- 



rano Filippo }. 



— 53 — 

Pe la €oB|Mi(piia de Tngeee StroppejatoK 

Pigramna. 

Vengo pe grazia a ite , ApoUo mio , 
Ca saccio ca si ommo che saje fare 
Le cose juste , pecche si no ddio. 
Tu già saje che sì vaco a recetare 
Ridere faccio a chi non ha golio , 
Ma ne* è chi dice : Te può ghi a stipare ; 
Ca si ridere faje co la commedia^ 
Mo ne' è chi lo sa fa co la tragedia. 

i 

Cammarano salvatore figlio di Giuseppe illustre pittore , e 
d'Innocenza Mazzaca^e. Nacque in Napoli nel 19 Marzo 1801. II 
suo Genitore destinoUo alla pittura , e Salvatore sotto la scorta di 
lai, faceva rapidi progressi, e guadagnò molti premi nel Reale Isti- 
tuto di Belle Arti , e varie medaglie nelle pubbliche esposizioni \ 
ma fin dalF età di 12 anni sì appalesava nel giovine pittore una 
particolare irocazione alla poesia, e particolarmente a quella teatrale. 
Furono suoi maestri il Rossetti, e 1* Abate Quattromani, che Tebbe 
molto caro. Q giovine si rivolse dapprima allo studio della decla- 
mazione, e fu eccellente filodrammatico; quindi abbandonati i ca- 
lori, la tavolozza, ed i pennelli, in poco tempo compose varie pro- 
duzioni teatrali in prosa , ed una tragedia intitolata BcAdotino , le 
quali furono rappresentate al Teatro de' Fiorentini. 

Dalla fine del 1600 il nostro Teatro melodrammatico non avea 
avuto altri distinti poeti , che Apostolo Zeno , e Metastasio. Sorse 
Felice Romani , che fra gli autori melodrammatici , avea ridotta 
questa specie di componimenti ad una forma meglio accomodata , 
ed il Gammarano nel 1834 diedesi a questo genere e ne divenne 
r emulo. « Felice Romani era poeta senza temer paragoni , ma il 
« Gammarano fu librettista senza temer confronti *, il maestro di 
« musica con lui andava a colpo sicuro. » Dotato il Gammarano di 
un* indole temperata e malinconica , vivea co' suoi versi , che for- 
mava e. compiva nella sua mente , passeggiando sotto il colonnato 
di rincontro alla Reggia , ove quando lo vincea la stanchezza , so- 
leva appo^arsi ad una di quelle colonne , cosi che una volta vi 
fu trovato addormentato. 

Scrisse quarantotto produzioni diverse, V ultima delle quali fu la 
tragedia lirica il 2Vovak>re, che non avea ancora compiuta, mentre 
uua penosa malattia lo travagliava da diversi mesi , e Y obbligò a 



— 54 — 

respirare V aria del Yomero ; e sentendosi debole di forze, ma non 
d' ingegno , fece raccogliere i versi sparsi del Trovatore , e darvi 
r ultima mano dal suo amico Leone Emmanuele Bardare , il qual^ 
in tutto il tempo della malattia fu sollecito nel prodigargli le piìi 
assidue ed affettuose cure, insino a quando nel 17 luglio. i852 sen 
partiva Salvatore Gammarano da questa terra di dolori e di pene y 
lasciando immersi nel pianto. e nell indigenza, ma sempre onorati^ 
una moglie e sei figliuoli. 

Le spoglie umane di costui , riposano nel Nuovo Camposanto a 
Poggioreale nel Cimitero degli uomini illmtri , vicino a quelle dei 
suo amato genitore , e che la sua passionata sorella Rosa ba £aUa 
ricoprire di modesta lapide, con la seguente iscrizione : 



Salvatore Camharano 

cui dio largiva 

ingegno vario robusto 

cuore ardentissimo 

prima gu uomini e 1 loro fatti 

in tela ritrasse 

poscia con maggior virtude 

le umane passioni in versi scenici 

. maestrevolmente dipinse 

DIVIDENDO LA GLORIA DE"^ MAESTRI 

DONIZETTI, MERCATANTE, VERDI 

QUI ACCANTO AL PADRE RIPOSA 

A CURA DELLA GERMANA» 

NATO ADDI 19 MARZO 1801 

flIORTO kNÀ 17 LUGLIO 1832. 



Abbiamo creduta dovere ricordare con pochi cernii biografici il 
nome di si chiaro scrittore melodranunatico , discendente da una 
numerosa famiglia artistica, benché ài lui non possiamo ricordare 
altro che un Epitalamio in Napolitano scritto nel 1850, per le noz- 
ze di un fratello, e musicato dair altro fratello Luigi, e che è an- 
dato dispersa, poesia e musica -, ed il melodramma La Sposa messo 
in musica dal M. Vignozzi, e rappresentato nel Real Teatro del Fon^ 
do (1) nel 18n , in dove trovasi la parte del Barone scritta in un 



(1) Gol denaro della Be^ia Coesa deità De* fondi d^ beni di Separazione 
fu costruito questo Teatro nel 1779 eoo disegao dell'Architetto Siciliano Fran- 



— 55 — 

paro e grazioso dialetto. Questo lìbriccino fu arditamente dato di 
nuovo al Teatro nel 1858 , non si sa da chi, storpiandolo col tito- 
lo La Fidanzata^ guastando de* versi , e cangiando la parte del Ba- 
rese dal bel dialetto , in uno scipito italiano. 

Campagna GIOTannl, Giureconsulto. Yivea nel XVIII Secolo. 
Accademico nel Portico della Stadera (1). Abbiamo di questo scrit- 
tore tre Sonetti , uno in lode della Batracomiomachia , X altro del 
Poema La Mortella^ e Y ultimo per la Tragicommedia La Fenixia^ 
talte opere di Nunziante Pagano. 

Campolon^o Emmanaele, nato in Napoli a*50^Dicembre — Vil- 
larosa e Minieri Riccio dicono 1752, ma Michele Roberti e Giusep- 
pe Castaldi segnano 1755 — Figlio di Domenico , Giureconsulto na- 
politano , di non oscuro nome, che fu promosso alla Magistratura, 
e sopraggiunto dalla morte non potè ^esercitare. Diedesi il Campo- 
longo subito a conoscere pel perspicace ingegno , ed iniziato nelle 
Scuole grammaticali , si distinse fra* suoi compagni. 

Rimasto dì anni 12 privo del genitore *, la madre , col consiglio 
del dottissimo uomo Rasilio Forlosia, lo inviò nel Seminario di Aver- 
sa , che in quel tempo era riputatissimo. Il Campolongo vi fece ra- 
pidi progressi nelle Latine e Greche Lettere — Di anni 15, avendo 
terminato lo studio di rettorica , e lettere umane , passò alla Filo- 
sofia , la quale non potè proseguire per condursi in Roma per ve- 
dere un suo zio a nome Diego, valente medico, che trovavasi agli 
estremi di sua vita , e che mori giunto il suo nipote. Ivi si ac- 
quistò , rinomanza , ed il Cardinale Passionei prese tutta la cura 
di fargli proseguire i suoi studi, per Io quale incitamento si 
distinse componendo coti eleganza in latino. Avrebbe colà fissato 
la sua dimora , se urgenti affari di famiglia non Y avessero ri- 

cueo Seguro e si disse : Teatro del Pondo , come si redo dall' iscrizione ap- 
posti sulla porla d* ingresso eh' è la seguente : 

real teatro 

del fondo della separazione 

de' lucri 

anno mdcglxxix 

Tenne destinalo per gti spettacoli musicati. Nel 1850 fu restanrato con disegni 
di Taril architetti| e fuTti aggiustato un passaggio per far discendere al cover- 
to le pinone che giungono in laarroua. Sion di rado questo Toalro ha aperto 
le sue porte a Compagnie Francesi. Ora etti stahilita una Compagnia Dnua- 
■allea capp resenlÉta da JekHh Mt^tnm^ 
(1) Vedi TnUaTÌlU Corrado. 



— 86 — 

chiamato in Napoli. Quivi sì diede allo- studio della Giurispru- 
denza , da cui sperava un utile ; ma la perdita di un altro zio che 
dimorava in Taverna, costrinsero Emmanuele a portarvisi, etrat- 
tenervisi per qualche tempo. Per voler della madre si congiunse in 
matrimonio con Monaca Gasalnuovo donna di onesti e civili natali, 
ma capricciosa e faslidiosetta : quali nozze seguirono in Gastrovil- 
lari. Ritornato in Napoli, vedendo la famiglia attaccata da litigi si 
incaminò per la strada del Foro , difendendo non solo le proprie, 
ma anche le altrui ragioni. In tal tempo cominciò a dar segni del- 
la sua volubilità , perciocché tediatosi della professione forense, si 
dedicò alia medicina , ma annoiatosi ben presto anche di questa , 
si diede intieramente a coltivar le lettere, unica e sola passione pre- 
dominante. — Nel i765 diede fuori la sua prima poetica produzio- 
ne La Pùlifemeide , e nel 1766, fu nominato Professore alla Catte- 
dra di lingua latina nella Regìa Università degli StuQt. Nel 1779 fu 
nominato socio deir Accademia delle Scienze e Belle Lettere nella 
classe di antichità , e nel 1787 , fu ammesso socio nella Reale Ac- 
cademia Ercolanese. Nel tempo che gli rimaneva delle sue occupa- 
zioni , eca solito passare qualche parte dell' anno in una Casina di 
campagna in Maddaloni, in dove chiamava i suoi amici, e li trat- 
tava; con affabilità, e lautezza. Una volta, sopraggiunti alcuni di 
essi air impensata, per mostrare il suo compiacimento, fé' fare in 
fretta alcune focacce, ponendo dentro a ciascuna una moneta d*oro. 
Con molta spesa e fatica faceva rappresentare da* suoi allievi alcu- 
ne commedie da lui composte. 

Avea adomata questa Casina di moltissime e bizzarre iscrizioni 
latine ed italiane. Cessò di vivere nei giorno 20 Marzo 1801. Pub- 
blicò molte opere, ma noi parleremo solamente del Proteo libro me- 
raviglioso che scrisse nel 1768 in occasione delle Nozze di Ferdinan- 
do lY di Borbone con Maria Carolina d' Austria, il quale è una rac- 
colta di vari componimenti latini , italiani, ed in dialetto napolita- 
no , sotto i nomi de* poeti più antichi fino agli ultimi de*suoi tem- 
pi , imitando cosi bene lo stile di ciascuno, che lo Svedese Bioem- 
staehl , che tanto valeva nelle conoscenze delle lingue antiche, par- 
lando de* poeti e filologi di Napoli, scriveva : « più di tutti merita 
« un luogo ragguardevole Emmanuele CampoliMigo. » E facendo 
plauso alla Polifemeide , ed al Proteo , conchiude intomo a questo 
secondo libro dicendo : « io credo eh* egli sia il primo (1), al quale 



(1) n primo che immaginò qoeito genere di composixioni fii Ferdinando Ga« 
liani col libro intitolato — Componimenti vari per la morte di Domeoico Jaa* 
naocone cameiice della G. G. della Vioaria» raccolta o dati ia Inceda GianiMui- 
tonio Sergio Avf • Nap. 



— 57 — 

« sia venuto in pensiére di tentar un s) Scabroso lavoro. » In que- 
sta raccolta adunque il grande autcure sciissc due Sonetti, uno sotto 
il nome di Giulio Cesare Cortese , e I* altro di Nicola Capasso. Non 
conosciamo dì questo libro altre edizioni clie la prima del 1768 ra- 
rissima in i2 per la Stamperìa Simoniana dì pag. 112, e dedicata a 
S. E. il Principe dì Belmonte Giuseppe Yentimiglia; ed un' altra del 
t8t9 in 80 presso Domenico Sangiacomo, la quale è facile a trovarsi. 

Canti Carnasclalesclil. La sola Toscana sembra cbe ci abbia 
lasciato un genere di Canzoni dette Carnascialesche^ le quali da tre 
secoli si citano per esempii , si decantano , e si ricercano. — Fu- 
rono dette Carnascialesche^ perchè si cantavano nelle mascherate so- 
lite a farsi nel Carnevale*, e questi componimenti si sarebbero per- 
dati, se Anton Francesco Grazzini detto il Lasca non li avesse per 
primo raccolti , e stampatone un bel volume nel i559, dedicandolo 
al Principe Francesco de* Medici , e che in seguito ebbe varie ri- 
stampe con molte aggiunzioni. 

Ma non solo la gentile Toscana ha avuto i suoi Canti Camascior 
Itsehi , benanche la bella Napoli ha avuto ì suoi nel patrio linguag- 
gio , e se qualcuno li raccogliesse e pubblicasse , presterebbe un 
gran servigio, non facendo invidiare i Toscani-, anzi al dir di Carlo 
Mormile, questi «resterebbero molto al di sotto quando si venisse al 
« paragone.» Siamo però costretti a dire con dolore, che la maggior 
parte di tali canti siensi perduti : e quei pochi de* più antichi che 
ci sono pervenuti , sono guastati, e mutilati. Di \art, tra quei po- 
chi che abbiamo del Secolo scorso , conosciamo gli autori. 

I più antichi slam di credere dei tempi del Basile , per lo stile 
e pei pensieri. Essi sono generalmente intitolati Canzone Cameva- 
k$ca , pure Canzona pe spasso de sto Carnevale ; e poi hanno il 
tìtolo particolare , e sono i seguenti. . Lo Recottaro — Lo N fornata- 
ro — Lo Ciardeniero — Lo Cacciatore — Lo PoUierù '^ Lo PescÌ4xvinnolo, 

Per gli originali sembra ioutile il pensarci : il solo ricordo che 
abbiamo , sono talune stampacce ^ dette volgarmente Storielle de 
coppa a lo Muolo^ perchè colà si vendono, le quali meriterebbero la 
pena di essere raccolte, corrètte e ristampate. Esse erano cantate per 
lo più dai popolani, che vestivansì tutti di bianco, pieni di nastri*, 
fornendosi ognuno delV emblema che bramava rappresentare, e an- 
dando a cantare sotto le finestre delle loro belle : costumanza che 
da qualche anno è andata quasi in disuso. 

Quelli poi del secolo scorso che sappiamo , erano detti Cartelli 
per le Quairiglie^ cioè cavalcate, o pure carri che facevano i nostri 
bottegai (i)* {Vedi Palmieri Giacomo Antonio). 

(1) Hoi poMediano il dìicgao «ngiBale 4i «a Carro M 1712 circa, col no- 

8 



— 88 — 

Il de Rìtis nel suo Vocabolario ti ricorda quello de Li Baeealajuolù 
Ne abbiamo uno anonimo diretto al Conte Daun , che entrò Vi- 
ceré nel 1708 , che ci è stato conservato dal benemerito letterato 
Carlo Mormile, ed è detto àe* Cetrangolaris esso è stampato nella secon- 
da edizione de' Sonetti di Niccolò Capassi del 1810, che qui riportiamo. 
L* ultimo che è a nostra conoscenza è del 1748 . ( Vedi Niglio Ftancesco). 
A dà so sse Quatriglie 

De ss' aote Potecare ? 

Azxoè Crapettare , 

Chianchiere , e Farenare , 

Casadduoglie , e Fomare , 

Che s" erano accossì mperoccolatt ^ 

Che parevamo tutte stretolate? 
Addoo* è la sfarzosa 

Cravaccata famosa 

Jk li Maccaronare ? 

Che tutte Unte , e pinte , 

Parca che se magnassero la Terra ? 

Chet è , so sprofonnate ? 

Se so ghiute a stipare ? 

Pe non vedere a nuje senza crepare, 
Ogn'uno resta stuoteco^ e sorriesso^ 

Ca é sduta pe sta Curzo 

La Qìiatriglia de li Cetrangolare , 

E portammo co nuje dento coselkj 

Craune , e S€a'cenelle , 

E scope , e Zorf ariette , 

Aglie , e Sale a panette , 

E Passe , e Fico acchiette ^ 

De legumme ogne sciorta , 

Passarine^ e Pignuole^ . 

Cepcìle^ e Peparuole^ 

No Funcio nsalamoia , 

Na castagna spestata , 

Na Noce , ita N fornata , 

E Sorva , e Mela secche ^ 

SmceUe de la Costa ,* 

Nfi a V Aulioe de Spagna , 

Sciala Puopolo mio : Chesta é Coccagna ! 

mo dell* Autore e con 1* indlceslone della occasione a cai ierriva ; e licnri 
di fare cosa grata agli amalori delle memorie patrìoi ne aUbiamo fatto esegnire 
na' esalta riprodntione | e Tabliiamo qui unKrìta. 



■ 

/ 



— 59 — 

Si no Bhlato ha perzo V appetiio^ 

Ne é robba co It acito , 

Avimmo ChiapparieUe s 

Lemmune , e Péparielh ^ 

No lÀtnmo p addorare , 

No Granatiello pe h maxzecar^ , 

E nfine pe sbrommare d ogne bene , 

Ne è la Composta pe le Vecchie prene , 

E pe finì He Storie , 

Ne' è Carta pe fa cùoppe^ e pe rettorie^ 

P[>rxì pe li Rxziente , e li Macchine , 

Avimmo nnammoUate li Lupine , 

Bé che ve pare a buje ? 

Sf aute se panno meitere co nuje ? 
Via Cetaiino mio 

Ngraziammo lo Conte Vicerré , 

Che governa da Patre , 

E non da Cennerale Capitanio j 

K si pare a Ussuria , 

Ngraziammo lo Duca de Lauria 

Datoce da Messere , 

Che veramente^ se pò di Grossiere^ 

E pe non nce scordare de f Allieito^ 

Ogn' uno auza no strillo^ 

Viva DAUN, ULLOA, Viva CERILLO. 

Cantù Cesare* Nacque nel Milanese e propriamente in Brivio, 
il 5 Dicembre 4805, figlio di Celso e Rachele Callavresi. Nel 1828 
rimasto orfano di padra, dovè pensare al sostentamento della fami- 
glia ed air educazione de* suoi fratelli minori , dividendo con essi 
quel pane che guadagnava con una cattedra di professore prima a 
Sondrio , poi a Como , e finalmente in Milano ^ a 22 anni comin- 
ciò a percorrere la via letteraria, in cui si è reso tanto chiaro par- 
ticolarmente per la Storia Universale* 

Tra le sue opere abbiamo un volume tra le mani intitolato Del- 
la Letteratura Italiana ^- Esempii e giudizii esposti da Cesare Cantù 
a complemento della sua Storia degli Italiani — Seconda edizione^ To- 
rino i860. In essa alla pag. 392 si legge il seguente periodo sul 
dialetto napolitano. « Del napoletano discusse il Galliani con lode 
« senza misura e senza riflessione, pretendendolo maggiore in an- 
« tichità, non inferiore in merito sì toscano^ essere stato usato sul 
« serio fin a mezzo il cìnquecenta , dappoi soltanto a cose lepide; 
« delle quali e(^Ii dà un catalogo ragionato e severo neppur rispap- 



— 60 — 

c( mìando Lo Cunto d^ li cunie di Giambattista Basile, somigliante 
ce 9I suo contemporaneo Lippì , schifosamente sucido, eppur slam- 
» palo tante volle con licenza*, effetto di un* abominevole politica, 
(( che lo faceva riguardare come concime opportuno a preparar quel 
u lerreno, dove si volevano fsu: sorgere delle velenose piante. L'av- 
(( vocato Luigi Serio (a lacere molti altri) lo ribattè inunlepidis- 
tt Simo scritto in dialetto , Lo Vemacchio. Il Cortese coevo del Ba* 
(( sile nel Meco Passaro^ e nella Conquista di Cerriglio ritraeva al 
« vivo i costumi popolari, sicché venne carissimo ai lazzaroni, alle 
(( sgualdrine, ai banditi. E delle passioni vulgari e ardenti di quel- 
(( la plebe sono empite le pazze fantasie delle Mattinate di SgruU 
a tendio , canzoni ditirambiche. Di esso Galliani apparve postumo 
(( il vocabolario delle parole napoletane che più si scostano dal losca" 
« m con aggiunte del Mazzarella Farao , autore delle Bellezze- 
(( tuddene de la lingua napolitana. Carcani, amico del Galliani, pa- 
ce rodio in quel dialetto molti drammi del Metastasio. Sono a slam- 
(( pa 36 volumi di poesie napoletane. )> '^ 

Noi facendo di berretto al chiarissimo scrittore italiano , osiamo 
contrapporre queste poche e brievi osservazioni. 

Il Muratori , il Bettinelli , il Cesarotti , il Napione ed il Monti 
dissero (c che lo studio de* moderni dialetti italiani merita di essere 
CI promosso e raccomandato, come quello che gioverà, a far meglio 
(c conoscere le origini d'innumerevoli vocaboli della ling uà univer- 
ci sale italiana , ed al maggiore arricchimento di essa lingua. » 

Il Gherardini di Milano nel 1837 si occupava a tult*0òmo intor- 
no al gran Dizionario di tutt* i dialetti Italiani. Ed il Cav. Giuvena* 
le da Yeggezzi di Torino , si proponeva di mostrarci la filologia 
comparala di presso che tulli gì* italiani dialetti , pubblicando tra- 
dotla in ciascuno di essi la parabola del fìgliuol prodigo. 

In meezo a questo general movimento , il nostro Raffaele Lit)e- 
ratore poneva in campo il dialetto napolitano, e seguendo le orme 
di Ferdinando Galiani , ( e non Galliani come leggiamo ), con bre- 
vità parlò della origine , delle \iceude, e degli scrittori del nostro 
patrio dialetto. 

Ma prima di tutti questi grandi uomini, la mente del divino Ali- 
ghieri, si occupò de* nuovi dialetti d* Italia, e fra quelli ch*ei passa 
a rassegna nella sua opera del Volgare Eloquio si osserva il cosi det- 
to pugliese , il quale non è altro che il nostro napolitano. 

L* indole di questo nostro dialetto differisce da tutti quelli che si 
parlano nella nostra Penisola. 11 Liberatore dice : « Sua propria 
K qualità è la lepidezza. Nessiui altro per avventura può vincerlo 
« nella facoltà di esprimere le infinite varietà, e come dire grada- 
ci zioui.di qualunque atto, od operazione nostra, nella copia del- 



— 61 — 

a le metafore , delle Gnomatopee, delle satìriche facezie, e di tutte 
« le grazie d* una festiva piacevolezza. » 

A mostrarne poi V antichità noi potremmo citare la sola cronaca 
di Matteo Spinelli , di cui fa menzione lo slesso Cantù nell' anzi- 
detta sua opera-, ma intralasciando qualsivoglia altra prova, ci pia- 
ce riferire due filologiche riflessioni del sullodato Liberatore, a Sic- 
« come in tutti gì' Italiani dialetti » egli dice <( si scoprono le ye- 
a stigia del latino, cosi ancora nel napolitano*, con questa partìco- 
tt larità , che pih ancora degli altri esso ne serba , e che anzi ri- 
« tiene il suono delle parole latine con una fedeltà maggiore di quel- 
« la con cui il ritiene lo stesso Toscano. Come pure nel napolitano 
tt apertamente appariscono ancora le greche impronte. È noto che 
a nella greca colonia partenopea parlavasi il dorico^ dialetto il qua- 
« le distinguesì dall' attico ,* dair eolico, e dair ionico per le vocali 
A più aperte , le consonanti più battute , la pronunzia in somma 
« più larga e rotonda. Questi caratteri si conservarono nel latino 
« de* Campani, e questi servono pure a distinguere anche oggigior- 
<t no il napolitano dagli altri dialetti d* Italia , talché può esso in 
« certa guisa appellarsi il dorico della favella italiana. » 

Che il nostro dialetto vinca tutti gli altri in bellezza e in grazia, 
parrà per avventura un elogio sospetto dalla penna d* un napoleta- 
no ^ ecco perchè a tacere del giudizio datone spassionatamente da 
illustri letterati meridionali , diremo solo che il Cav. Leonardo 
Salviati negli ofwertimenU della lingua^ tradusse una novella del Boc- 
caccio in tutt* i dialetti d' Italia , ed assegnò il secondo luogo alla 
traduzione fattane in napolitano. Ed a questa venustà tutta propria 
di tal dialetto slam debitori che Fautore del Decamerone non abbia 
sd^ato di scrivere nel nostro vernacolo. — Il Galiani pubblicò la 
sua opera nel 1779 , nella quale si difTuse molto sulle vicende , e 
su gli scrittori del dialetto , ma non potè tialasciare di dirlo mag- 
giore IN antichità' , per tante prove addotte di sopra , ma senza 
RIFLESSIONE acremente sferzò il dialetto, ed i suoi scrittori, e slan- 
ciandosi contro alcune Congregazioni , e contro i Viceré , fu tanto 
virulento, che mosse il Medico Michele Barcone, e V Avvocato Lui- 
gi Serio a rispondergli : il primo pubblicando un volume in 8^ di 
219 pagine , ed il secondo un graziosissimo opuscolo, intitolandolo 
Lo Yemacchio. 

Giovan Battista Basile scrisse nel 1600 Lo CufUo de li cunte. In 
queir epoca fu un vero divertimento questo libro , e se ne fecero 
moltissime edizioni , ed ora si cercano con ansia, ma non. è tanto 
schifoso e sucido quanto si dice! Baldinucci che scrìsse la vita del 
Lippi ci dice, che avendo il Lippi letto questo libro, prestatogli da 
Salvator Rosa, nello scrivere il suo Matmantik ne trasse alcune bel- 



— eo- 
lissime novelle , e messele in rima , ne adornò vagamente il sua 
poema. 

Il Cortese , che possiamo dire il Tasso della napolitana favella , 
non fu caro a lazzari , alle sguMldrine , ed ai banditi , ma per il 
suo Micco JPassaro — Il viaggio di Parnaso — Lo Cerriglio ncanta- 
io ^ e la Yajasseida , fu stimato da un Gran Duca di Toscana-, dal 
Serenissimo Ferdinando Gonzaga Duca di Mantova, e fece gelosia a 
vari letterati ; e per ki sua Rosa^ favola PòseUesca fu elogiato da un 
Gian Vincenzo Gravina. 

Siccome si è sempre detto che nessun dialetto può vantare tanti 
scrittori quanto il nostro, e che nel nostro vernacolo, avevamo un 
Boccaccio nel Basile , e un Tasso nel Cortese , cosi si dice ancora 
che abbiamo un Petrarca in Filippo Sgruttendio, il quale pubblicò 
nel 1646 un canzoniere intitolato La Tiorba a Taccone^ e non mat- 
tinate , ( Vedi Sgruttendio Filippo ) -, ed è composto di Sonetti e 
Canzoni ditirambiche , le quali poesie non sono empite di pazze 
FANTASIE, ma sono tanto belle, che il Galiani avendo malmenato tutti 
gli scrittori del nostro dialetto, non potè astenersi dal dire ches'egK 
avesse avuta più continenza e freno nW comporre , avrebbe eguagliati 
i maggiori poeti éT ogni età e (f ogni nazione, £ fecero tant* eco le 
sue poesie , che il Redi su queste modellò il suo gran Ditirambo 
Bacco in Toscana. 

Il Vocabolario delle parole napoletane opera postuma del Galiani 
fu arricchita da Francesco Azzariti , nipote del Galiani, e da Fran- 
cesco Mazzarella Farao, autore delta Buc4oleca de Yergilio^ e della 
Batracommiomachia i Ommero , tradotte in sesta rima napolitana , 
come altresi d* una dissertazione Ncoppa le beUezzetuddene della len^ 
gua napoletana. -^ Che il Carcani avesse tradotti vari drammi del 
Metastasio noi noi sappiamo. Diremo solo che abbiamo Y'Artaserse^ 
Achilìe in Sciro , e la Zenobia , cAe sono eroicamente tradotte e ri- 
dotte da Publio Quintiliano Settimio; ma dalla prefazione ricaviamo 
che il vero nome dell'autore sia G. B. G. Il Carcani amico del Ga- 
liani , e scrittore di dialetto , si chiamava Pasquale ; e perciò noi 
abbiamo sempre creduto che queste tre operette intramezzate di To* 
scano e Napolitano , fossero di Giovan^Battista Guidi (i). 

Abbiamo ancora alcuni altri drammi del Metastasio tradotti lette- 
ralmente in dialetto napolitano dal Barone Michele * Zezza , e sono 
r Ariaserse^ Didone^ e Demetrio; e V Angeleca abbannonaia pubblicata 
nel 1840 da un anonimo. 

Le opere messe a stampa nel dialetto sono innumerabili. La gran 
collezione conosciuta , è quella pubblicata dal Tipografo Giuseppe 

(1) Vedi Guidi Giovanni. 



— 65 — 

Maria Porcelli in 28 volumi, e non 36, la quale fu cominciata nel 
1783 e terminata nel 1789. 

Moltissime opere ed opuscoli interessanti stampati sfuggirono al 
Porcelli , ed una grande quantità di opere nuove scritte nel nostro 
vernacolo , sono pubblicate di poi insino al presente. 

CaBsonl popolari. Esse sono dettate in questo nostro dialet- 
to , che molti senza avere esaminato , né compreso , banno ardito 
chiamare goffo , benché il conosciuto Novarese (Regaldi) cbeavea 
un anima bollente , e cbe tanto addentro sentiva nel bello di poe- 
sia ) in un articolo che scriveva per la magniflca opera di Usi e 
Costumi di Napoli e Contorni^ diretta da Francesco de Bourcard alla 
pag. 428 del primo volume, conchiudeva, a Lascio i miei pochi let- 
« tori : andrò qualche giorno errando nelle vie di Napoli , per far 
a conoscenza co* poeti del popolo , cogli stampatori e venditori* di 
« canzoni, e quindi tornerò fra loro per narrare qualche istoria del- 
ti le canzoni in dialetto napolitano. » 

Per meglio ritrarre le grazie , il brio e le vicende del costume 
napolitano, ci serviamo delle parole stesse del Galanti, il quale cosi 
ne discorre : <c Un periodo disastroso lascia nelle nazioni profonde 
« e lunghe tracce, quando specialmente poco siasi operato per emen- 
X dame le conseguenze. Alla disgrazia di esser caduti sotto il do- 
ti minio angioino , successe Y altra di assai più grave, deir essere 
« noi stati per due secoli e mezzo nelF infelice condizione di pro- 
li vìocia. » Pur tuttavia i napolitani non han mai dimenticato i di- 
vertimenti , ed appassionatissimi della musica , sono stati dediti ad 
improvvisare sempre nuovi poetici concetti. 

Non intendiamo qui discorrere delle canzoni popolari dei moder- 
ni autori : tra perchè tutte conosciutissime per mezzo della stampa*, 
e perchè tra le innumerevoli che ne abbiamo , quelle poche belle 
per concetto e per forma , non ci basterebbe 1* animo di mettere 
assieme a quegli scempi , che tuttodì scribacchia la numerosa tur- 
ba dei pretesi poeti popolari, strazio del gusto e del costume, e vi- 
tuperio delle Muse. Noi rammenteremo adunque quelle soltanto , 
che si tramandavano di secolo in secolo i nostri antenati, le quali 
dalle poche strofe rimasteci si veggono piene di vita e di fantasia, 
ed appalesan tutto il fuoco di questa classica terra in cui furon 
create; 

Né qui vogliamo tacere la grande soddisfazione che provammo , 
cedendo che in Torino si sia dato opera a fare una bella raccolta 
di Canti Popolari illustrati. Sul periodico il Passatempo , che colà 
si pitibblica pei tipi del Favale, diretto dall' egregio e culto giovine 
Kugenio De Benedetti , abbiamo già letto sin dalV anno scorso dei 
bellissimi Canti Siciliani illustrati da Enrico De Paoli, e nell' anno 



- 64 — 

corrente dei Calabresi illustrati dati* erudito Costantino Arila, infa- 
ticabile cultore delle patrie cose non men che delle straniere; leg- 
gendo del pari la promessa di vederne dei Napolitani e degli Abruz- 
zesi , che faranno seguito ai Calabresi (i). Oh ! se questo si fosse 
fatto pel passato da noi ^ e non vi l'osse stata quella supina indo- 
lenza , che giustamente ne rimproverava il Galìani nel suo Biaki- 
io , ora non ci troveremmo nella dura necessità di contentarci di 
quelle scarse reliquie che a mala pena abbiam potuto raccogliere 
dalle opere dei nostri scrittori antichi. Laonde non possiamo rista- 
re dal rendere quelle lodi che per noi si possano le maggiori al De 
Benedetti, il quale ebbe il gentil pensiero di salvare dall'obblio que- 
ste gemme del genio popolare delle nostre provincie , siccome per 
le altre già fecero il Tommaseo , il Marcoaldi , il Carrer, il Tigri, 
r Andreoli ed altri. 

Il Basile ed il Cortese adunque ci hanno lasciato pochi frammen- 
ti , che il Galiani ha registrati^ ed altri pochi autori posteriori, ap- 
passionati delle memorie patrie, ce ne hanno pure ricordati, e noi 
per non farli andare dispersi , tutti uniti qui li riportiamo, segnan- 
doli per ordine cronologico per quanto le nostre deboli forze ci han- 
no permesso. 

Jesce , jesce sole 

Scanniello mpcratore , 
Scanniello mio cf argienlo 
Che vale qiuittoctento , 
dento cinquanta 
Tutta la notte canta ec. 



Il Galiani la crede dei tempi di Federigo II , come pure la se- 
guente : 

Non chi&oere , non chiovere 
Ca voglio ire a movere , 
A movere lo grano 
Le Masto Giuliano» 



(1) Nello slesio periodico , anno II. n"* 20 Domenica 14 Maggio 1S63 tro- 
viamo scrino : e Continueremo ora pertanto a consacrare nn posticino del no- 
e Siro foglio a questi cari prodotti de! genio naturale degritaliani, e daremo 
e progrenifamente una serie degli ottimi canti Snedili della Calabria, del Na- 
c poletano, e degli Abruzxi, di mano in mano che dalla cortesia del sìg. Arlia 
e « del iig. Michele Capaldo , ehe pare atttndc a fame rAOColta, ti verri fa- 
e forila con pregcfolissime note. » 



A la rota ^a la rota 
Masir Angelo nee joca , 
Nce joea la zita 
MI Madaxnuia Margarita» 

La precedente è creduta dei tempi di re Carlo Iti di finrazzo.e 
della regina Margherita d* Angiò. Le seguenti del pari anche sem- 
brano dell* epoca degli Angioini. 

Frusta ecà , tfargarttella , 
Ca iì troppo ieannaloia , 
Che per ogne poca, cosa 
Tu Puoi nnanxe la gonnella t 
Frusta ecà , BtargqrileUa. 

Donna , poeca mme lasse tu 
Stare in frita non voglio cchiù» 

Vania che (bsse ciaota^ e che volasse 
A sta fenesta e dirle na parola , 
Ma no che me mettisse a na gajolaé 

Nullo è chiù de mot ummore. 
Nullo è chiù nigro e pezzente^ 
Ca se sente 

Pa lo numte a la marinàt 
Viva ) viva la Regjma ! 

Qaesf ultima canzona dei tempi della Giovanna It è ricordata da 
hocco Mormile nel suo romanzo stòYt&) tucrezia d Alagno , slam- 
pato nel 1860. Egli ci ricorda altresì in questo libro il ritornello di 
una canzona, che si cantò per qualche tempo dopo la morte di Ser 
Gianni Caracciolo -, ed è il seguente : 

Muorto é lo purpo^ e sta sotto lapreta^ 
Muorto è ser Janne figlio de poeta. 

E quesV altra 

Simmo li povere pellegrine.é* 

il Galiani dice , che la cosante tradizione V attribuisce al Sannaza* 
ro. ( Vedi Sannazaro )• 

9 



-é6 - 

Compd Boiile cfte faje Uocò èusò f 
SahUamelno poco là ctAMnóte ^ 
I^ma Rejale. 

Auxa tnaruzxa, e dà la mano a Colay 
C^ se ncrieca , e àOM là ì)%òla. 

Fiarzonarella mia , parzonàtetta.: 

Revietioh mio, revietioìo^ 
E lo pappantingoló^ è tó betta... 

Aggio scgpuio ea H tìudaUUà... 

Quanno penzo a h tiempù passato... 

Dimm* anrnore^ e juunM maje... 

La primma t^fa eh* to... 

Tu sì de Droethia ed io de fùsùarota... 

Citiamo altresì i primi versi della seguente òali2onetta, la quale 
viene attribuita ai tempi di Masaiìiéllo : 

Fenesta che lucive , e mo wm lìUè , 
Segno che nenna mia sta malata $ 
S* affaccia la sorelìa , e mme lo dic^ : 
Nennella toja è mùtta^ « s* é atterrata^ ec. 

Havvene ancora tm'afCra, ebe corre per la lK>cca di tutte le donne^ 
le quali sogliono cantarla come ninna nanna ai bambini : di essa 
Giulio Genoino ricorda i seguenti primi versi in una sua canzona : 
Santo Nicola a la lacerna feva^ 
Era vegilia , e non se cammarava ec. 

Pompeo Sarnelli, nella sua PoeUUchejaita^ ci ha lasciato le seguenti: 
quanta vote la sera a lo tardo 
Jevamo a spasso co tanta Zetelle , 
Ncoppa a lo scuoglio de Messi Lonardo^ (1) 
E Uà faceamo spuonde e jfotslle. 

(i) Salla spiaggia di Ghiaja iie*iempi andati ewi uit grande iooglio^ sai quale 
pBtMTaBi per un ponte di fabbrica. Nel 1028 un tale Lonardo d* Orio genti- 



— 67 — 

Chi f ha fatto ite belle scarpette 
E no r haje pagate no ? 
Da dereto me sento chiammare^ 
Votate , votale , e pagate mo. 

Apreme , bene mio , ea mmimo sette , 
E tutte sette wii aìÀmxnio sei rana : 
Nchiana Peppo^ P^ppo ncAiano* 

Bene mio y da io fi è sifiìlAo 
Sto sio giovane arroiifuto / 
Dà de chiatto , e (f 4 cfe pont^ 9 
Fa abborlanno , a fa davero f 
È de Napok , o frosfiero ? 

quanta sciare ^ o quanta campanelle.*. 

Della seguente il prìmo verso ce lo ricorda il Sarnellì , il resto 
lo abbiamo dalla bocca del popolo : 

Russo meliUo mio , Russo melillo , 
Sagliste ncielo pe piglia colore s 
E ne pigliaste tanto pocorUlo , 
Ca non f avasta mancQ a fa l ammore* 

Anche queste altre ne tramandi^ il Sarnelli : 

Caniatoriello mio , canMarieUo , 
Co nimico te vuye mettere a cantare : 
Vide ca te lo venco lo cappiello , 
Craje è la fssta^ e non haje che portare* 



laomo CatUgliano^ assalito da fiera tMipesta, fe'volo che dorè giungerà a sat- 
Tamento arrebbe fondala bd# chicca al Santo, del sno nono : looché esegui 
appnnto in questo sito. 

De Stefano che scriTera ne! 1560 ricorda questa Chiesa ^ la qaale esisterà 
ancora a* tempi di Celano nel 1692. 

Da questo scoglio la Principessa di Bisignano co' suoi figli nel 7 Settembre 
1487 s'imbarcò sopra un brigantino per fuggire lo sdegno di Ro Ferranto L 

Dalle differenti descrixioni de' nostri scrittori eongelturiamo che il sito di 
questo fcoglio doYea essere , ore presentamente è la cosi detta hggetta della 
Villa, che oonsena peranco il oooie di (errarlo di S. Leonardo. 



— 68 — 

GU va Vidi la voccola fetore , 
Li pMecÙM petiènd lo Uino , 
Chi va vedere Cicco Tacernaro 
Senza earrafa mmeetirà lo vino. 

La vecchia quanno perde la conocchia 
Tulio lo Lunedì la va cercanno^ 
Lo Martedì la trova tutta rotta , 
Tutto lo tBercoéA la va condanno s 
Lo Jovedi se pettena la etoppa , 
Lo Viemadì la vaco nconocchianno ; 
Lo Saputo se Uwa pò la testa s 
Non fila la Ihmtneneca^ cK é festa. 



E V oufra sera quaimo fuje la festa , 
Pigliaje la ronca , e gMette a semmcnare i 
Trovaje no sammuco de nocelle , 
Quanta n$ couxe de chelk granate , «e. 



Luigi Serio nel Vemacchio ci ha lasciato i seguenti capoversi ; 
Mmiexo a lo mare 4 nata na scarda , 
Li turche se la jocano fi tressette . 



• • 



La mia Segnora è guappa , e cegne spala , 
Maro è pe nn^ne^ si mme move guerra. . « 



Tutte lo sanno ca so scojetato , 
Ojjffittiio che se guarda la mogliera. • « 



Si tu sopisse ehelh che sacc* io , 
Non mme farriss^ chello che me faje^ . « 



Quanto abballano heUo sto do fé sere 2 
Una è todesca^ e F autra è toliona. . • 

Nunziante Pagano nel suo poema Mortella <f Orzinone ci ricorda 



— 69 — 

due altre canzoni : della prima ci dà un frammento ^ la seconda 
ci dà tutta, e noi ne diamo la prima strofe : 
Buonognanno , buonognanno 

A la fera de JPuortiUò , 

NtìrifUó , niirintó , ntirinià , lUirintò : 

Se p€utena , $e futa , o zappa $ 

S é de notte , tnatina , o juomo , 

se gira pe sto eontuomo , 

O se passa da ced catUatmo , 

Vita mia , te dice danno , 

A ite moro , bella Potrò. 

Lo Pacchiano che beve e sciacqtM , 
Va nforrato de stoppa , e llino : 
Ma se aguanno no nze fa Utno, 
Se la face na pania i acqwi* 

Lo Pacchiano che beve , e sciacqua ec* 
Ferdinando Caraffa nel suo Calendario Perpetuo ci ha lasciato i 
seguenti frammenti : 

Quanno vedile nespole chiagnite .* 
Ckisto è V urdemo frutto de la state. 

Quanno la donna perde la gallina , 
Tutta se scippa la femmena vana j 
Tutta se scippa e tutta s' amroina , 
Dice che ha perza la steUa Diana. 

Quanno Ammore è pecceriUo 
Se ne trase zitto zitto , 
Justo comme a soreciUo 
Che se mpizza pe na senga. 
Infine il Serio nel già citato Vemacchio ci ricorda anche gli stram- 
botti che sogliono dire i fanciulli, sia quando vogliono beffarsi tra 
loro, sia quando fanno qualche giuoco , e che noi tralasciamo, si- 
curi che i lettori ci saranno larghi del loro compatimento , essen- 
doci dilungati un pò* soverchiamente su tale articolo. 

Cai^a<scio Giallo Cesare. Nacque in Campagna d' Eboli, Pro- 
ciocia di Salerno circa il 1550 — Studiò in Napoli con Girolamo Ca- 
selli Gesuita. Viaggiò per T Italia , si acquistò fama di letterato , 
e si procacciò la stima de* dotti. Fé' ritorno in Napoli , e nel 1593 
accettò la provveditoria de' grani ed oli per uso della città, e sotto 
la sua cura si vide costruita la così detta Cisterna delT olio. Fu an^ 
cbe nominato Segretario della Città. Esercitò i suoi impieghi con 



— 70 — 

onestà , e non perdendo dì vista gli studi-, si perfezionò nell' Ar- 
cheologia , ed osservando con giudìzio le antichità napolitane , fu 
il primo a far particolare attenzione a' Tempii di Pesto. Fu uno dei 
primi ascritti air Accademia degli Oziosi (1), Per una falsa inqui- 
sizione fatta ad un suo figlio nomato Luigi perde gF impieghi, fu- 
rono confiscati i suoi beni , e condannato nel capo. Non gli valse- 
ro impegni, e fu obbligato fuggire da Napoli sua patria adottiva. — 
Il Duca d* Urbino, accogliendolo con onore, lo creò suo consigliere 
e gentiluomo, e lo inviò ambasciadore in varie parli. Ottenne final- 
mente di far ritomo in Napoli dove si mori. In quanto air epoca 
della sua morte il Grasso dice nel 1651 , Sona sospetta un pajo di 
anni più tardi , e Minieri Riccio dice nel 165^., Scrisse il Capaccio 
moltissime opere. Noi citeremo il solo Forastiero stampato nel 1630, 
quantunque tutte le copie venuteci per le mani, e come dice anche 
il Sorìa, si vedono accomodate a penna, indicandoli 4034 — Ebbe- 
ne : questo poeta, oratore, filosofo , teologo, storico ed antiquario, 
che ha ricevuto i più grandi elogi da' contemporanei e da' posteri, 
non isdegnò nel suo libro intitolato il Forastiero di occupare quat- 
tro pagine per dare 1* origine ed i pregi del nostro dialetto, e 1* eti- 
mologìa di moltissimi vocaboli derivanti dal Greco, sebbene alcuni 
non troppo felicemente. 

Capaccio Gaetano. Nato in Napoli il SI Giugno 1848 figlio 
di Alfonso e Teresa Giannini. Fatto in poco tempo un regolare cor- 
so di studii letterarii e scientifici , 'si diede a scrivere articoli sui 
diversi fogli politici del tempo , ma avendo avuto fra le mani va- 
rie opere in dialetto , gli venne il desiderio di provarsi in questo 
nuovo genere, scrivendo alcuni articoli sul giornale Lo Nuovo Diax>olo 
Zuoppo e Pulicenella , ed indi ha dato molte prose e graziose poe- 
sie sul giornale Lo Cuorpo de Napole e lo Sebeio^ del pari nelPopu- 
scolo Lo Sosamiello Nferta del 1805. Egli è sorprendente che un 
giovinetto che di poco ha varcato il terzo lustro possa poetare e 
scrivere con molta aggiustatezza di giudizii. Laonde ci congra- 
tuliamo con essolui, e vorremmo che non si facesse lusingare dalle 
facili vittorie dell'agone giornalistico , e che invece volgesse l'ani- 
mo e il fervido ingegno che gli largì natura a studi seri e profi- 

(1) Il celebre letterato Gio* Battista Manto marcliBie di Villa i fa il fon* 
datore dell' Jceademia degU Ozùm^ nome datogli da Ihmetseo de Pièirì^ o 
PetrtEj ed il giorno 3 Maggio del 1611 ebbe comindamento nel chioalio di 
S. M, Delle Grazie presso S> JgneUo , o si estinse verso il 1650 -« Della 
niddetta chiesa avfi un^ dotta ^à accurata descrizione fatta da Carh Fadi» 
fflicne e pubblicala nel 1855 pe' tipi di Fincenzo Prigffiobba col titolo Mtemih 
rie storiche ed artistiche del Tempio di S, U* Delle Grazie Maggiore a Capo 
di Napoli, 



— 71 — 

cui, per potere un giorno essere di utile e decoro alla Patria e a 
sé — Il seguente sonetto inedito ofiriamo per saggio delle sue poe- 
sie in dialetto. 

A Mfmm 

h lo tnseono siyo a le Cuiaere fraseese lo 186S. 

Aje parlato^ gnarsi ! . • .. co It ava mpietto 
Da tutte ito trascurzo $* è aspettato , 
Mineco , Gnazio , Stefano e Pilato 
ft te cchiù non avevano arricietto: 
5* hanno fatto pe te veni T apprietto 
Lo menistro^ lo sbirro , F appricato ; 
Pe sto trascurzo non s' è cchiù magnato , 
Non s* è vevuio , non s' è visto lietto. 
Noe haje parlato de Messeco e de Cina^ 
Nce haje parlalo de W Asia e lo Giappone , 
Ik lo Papato , de la Cocincina , 
tk grolicy laure^ fecate e battaglie ; 
Haje vommecato cchiù de no pallone , 
Ma lo costrutto qua è? . . . . Fummo de paglie. 

Amico , tu là sbaglie 
Si cride de tratta co genie smocca ; 
Amico , chisto è suonno — va te cocca. 

Appena apre la vocca 
Già tutte quante stanno mprevenzione , 
Ca tanno chi è Luige Napolione. 

Pur zi no babbasone 
Sape che sempe tu buscìe mprovise , 
Se canosce da tutte quanto pise ! 

Lo PùcchianieUo a Frise 
Non venne tanta vongole , int* a n* anno , 
Quante , inf a n ora , tu ne vaje smammanno. 

Napoliò , no panno 
Nnanf a V uocchie tenevamo nuje primma , 
Tenevamo no poco de scazzimmaj 

No poco de perimma 
Appannava là vista a nuje scasate , 
Ma mo redimmo de ste pagliacciate. 

Le scene so cagnaie , 
r avito che chi pratieca se mpara : 
IHcette Don Crispino a la Commàra. 

Tu nce la vinne cara 



— 72 — 

Qua segretisla co le bobbe soje — 
Ma mo sapinmo le fopocchie toje» 

Guè , fuò fenì ste joje .' 
Chesta dottrina de nce mpapocchid 
Ncanna pe sempe mo f annoxzarrd ! 

E che nce vuoje gratta ? 
Caro amicone mio , chesta dottrina 
5* é caputo cK è vrema e nò ffarina. 

Capaldo Aanosfo. Figlio de* furono GioTantii chiaro architetto 
idraulico, che fini nel grado di maggiore del Corpo del Genio, e di 
Maria Antonia Bottone. Nacque in Napoli il 15 Genuajo 1822. Nella 
prima fanciullezza , fece i suoi studi elementari presso V abate 
Bellantonio , e poscia neir istituto dell* ex-Domenicano Gian Dome- 
nico Vinelli ; e quindi fece un regolar corso di letteratura italiana 
e latina sotto la guida del professore Giuseppe Gargano. Studiò leggi 
nello studio delFegregio giureconsulto Nicola Gigli, e ottenuti i diplo- 
mi accademici nella Università degli Studi , prescelse percorrere la 
via della burocrazia. Dopo essersi applicato parecchi anni in pri- 
vate officine , e nella Soprantendenza del Pio Monte della Misericor- 
dia, si espose ad un pubblico concorso per essere nominato alunno 
della Tesorerìa Generale , nomina che ottenne con Real Rescritto 
del 18 Agosto 18S6 ; e quivi trovasi attualmente occupato. 

Nelle sue ore di riposo si diletta a conversare con le Muse na- 
poli tane, ed il suo gusto par che voglia seguire le facezie ed i 
frizzi del Genoino. 

Pe na cadala pegliata mmiezo Toleto , asseHHoae mbro^ial* 
pe dìnto a b' asciattapanHo , meate gaardava aa liira. 

Guardanno a bocc aperta na fiura , 

JV* asciuttapanno 'nterra m ha vottato $ 

Da soita so caduto , e so restato 

De faccia dinto a na campana scura, 
Mme songo ahbermenato de paura 

Pe mmiezo a chelle cosce 'mpeccecato , 

Senza trova no cane mmalorato 

Che mme tirasse dalla sebetura. 
Non pozzo dire , quanno songo asciuto 

La folla cV aggio visto , e le rresate 

CK ognuno se faceta , e lo viglietto, 
E mo cK aoite *ncuollo n mme reduio , 

Mparateve , aggio ditto ^ e pe Ile strate 

Le ffemmene scostate a pponia 'mpietto. 



— 73 — 

Cbeileti de la Colònia senza capo niiezo lo Ilario de 

Santa Maria a Cappella (I). 

se smacena che eaam clilacclilariame « e sfocasse 
'nltuscla a la sia Tetlorla* de la qaale aspetta la statua* 

Ascota , sia Vettoria : apre le rrecchie , 
E sstente quanto chiajeto che fanno $ 
Io mmiezo ecà aggio fatto le petecchie , 
Salute a tte me stongo nfracetanno. 
So ghiute a monte tutte V apparecchie , 
E tu , viata te , te staje sciuscianno $ 
E ssiente dire a cierte tak e quale , 
Ca mo vaco a morire a lo spetaie. 

(1) D. Pietro di Toledo che venne nel 1532 per Viceré, e Tenente Gene- 
rale neli* antico reame dì Napoli, e che governò dispoticamente per 22 anni ; 
risolato d* inlrodarre in questa Ctiiìh il Trtbunale dei Santo UJ/izio, ed avendo 
trovato ostacoli da parte del popolo, fece fulminare il cannone dai Castèllo Nuo^ 
re/ ma i Napolitani non gliela diedero per vinta. Costui fece aprire la strada^ 
cbe prese nome da lui, di Toledo, 

Dopo le barricate del 1848 , e lo scoppio del cannone in questa Strada; 
Ferdinando II. la fece ricostruire con comodi ed angusti marciapiedi, ordinan- 
do in pari tempo d* ergere un monumento dedicato alla Pace. 

L' Architetto Luigi Catalani già pensionato di Roma , e mollo cognito per 
le sue opere artistiche e letterarie, ne ideò il disegno, e pertossi nel Sem pione 
per scegliere on gran masso di granilo da servire per una magnifica colonna 
d' ordine corintio , che dovea sostenere una statua rappresentante la Madonna 
della Pace .- e mentre colè lavoravasi il marmo, gli architetti della strada pre- 
pararano le fondamenta al largo della Carità , le quali furono calale per 90 
palmi, e s'incontrarono alla profonditi di circa 40 palmi in un sepolcreto greco, 
the oon fu toccato per timore d'indebolire le fabbriche soprastanti. Siccome gli 
affari che vanno per le lunghe spesso cadono in dimenticania, cosi successo alla 
sveoinrata colonna, appena giunta in Napoli. 

Dopo Tari anni , tutto ad un tratto si vide sorgere questa colonna, sotto la 
direzione dell* altro conosciulissimo arcliiietto, gii pensionato di Roma, Errico 
Alvino, ia mezzo al largo di S. Maria a Cappella, per ornare la nofcUa strada 
che quivi si apriva, la quale dal monumento prendeva nome di Strada Pace. 
Ma le vicende politiche del 1860 fecero mutar destinazione a quest' opera di 
arte , e alla strada rimase il nome di Pace , e la colonna si pensò adornare 
con simulacri che rispondessero alle mutate sorti del paese ; e giusta la dotta 
descrizione che ne fa il lodato architetto Alvino nel foglio L'Italia del l**ot< 
fobre 1864 , il monumento ricorderà le quattro epoche della nostra grande re- 
denzione, naostrando la Vittoria della libertà sul dispotismo. 

Non sappiamo però da quale mano barbera od inesperta, questo bel masso 

iO 



— 74 — 

Ifon pozzo cchiù soffrire sto grecieìlo , 
Ognuno vene a fa lo musso siuorio : 
Da ccà ne i chi me chiamma stenteniello / 
Da lld ne' è chi jasUmma chi »C è muorto» 
Pare che nce s* è puosto Farfarielh , 
Pe mme io non li pozzo dare tuorlo s 
Me chiammano^ colonna de lo euomOy 
A la faccia de tutto sto contuomo ! 

Quanno la cricUura non cammina , 
Pe farle renfarzd le ggammetelle 
Se mette a lo canisto ogne matina 
Pe nfi che porta pò le rretenelle s 
Cossi so remast io comni a guaguina 
Da dinto a sto canisto de jenelle ^ 
Fetente cchiù de gatta scortecata , 
Ca tutte me la fanno iC appozata. 

Non siente comme dice sta marmaglia , 
Ca pace non e* è cchiHt ncopp a la terra , 
Ch' ha fatto cchiù cammino de na quaglia 
Senza sape che cancaro V afferra. 
E saje che lo pruhbeco non sbaglia ; 
Te jodeca , te mpenne y e pò f atterra : 
Se pò sape sta statua de lo sisco 
Addò n* é ghiuta , e chi la tene nfrisco ? , .. 

Tal è la babelonia a sto pajese , 
' Che pan lo spelale de li pazze : 

Le ccose ac toimmmzai e so sospese y 

Se pensa a ghianchiare li paìazze. 

y% si nce sta nisduno che le spese 

Me paca pe sti sciovia de strapazze F 

E tu , potta de nnieo ! na resala 

Te faje *mmece de na pontaia ! 

ài un peno sia tUlo sfregialo, a? eado?t latto de*bochi nel meno per innalsarloiy 
cbe pei si sodo doToti appianare eoa stucco. Il nonumento poggia su larga base, 
avendo agiati quattro leoni che si stanno lavorando da'signorì Buscìolano, Lista, 
Ricca e Solari; e sopra vi sari collocata una statua in bronzo rappresentante la 
Fiitoria ; della quale, dopo un concono fatto da ralenti artisti Napelilani , il 
modello fu allogato ad Emmannele Caggiani, e la esecusione in bronco a Pietro 
Masnlli, cbe crediamo unico in questo genere fra nei. 



— 75 — 

Pozza ita buono chillo che pensaje 
JDe meiterme ccà mmiezo a la mbreUina! 
Passa pgge , co salute , e bene craje , 
S(o sempe senza capo a la mmalina ; 
Sperammo che pe premaùo de sti guaje 
L afferra no dolore a li stentina , 
E tafUo tiempo le pozza durare 
Ps quanto io me so slata a nfracetare. 

. Vetioria mia , faUo pe sta parma , 
Afferrarne sta statua pisciasotta , 
Portele apprimmo ca ne tiene V arma : . 
Pe li captile schiaffatella sotta : 
Strascinala ccà ncoppa , ca na sarma 
Le strille e de contiente ognuno volta; 
E si volesse fa la contegnosa , 
Le può' sona a lo suonno na cagliosa. 

Si chisto punto faje soperare 
A mme che stongo affritta e sconsolata , 
Ognuno [enarra de rosecare , 
Non porlo cchiù la mala annommenata s 
Ogne frostiero pò vene a guardare 
La bella capo cK aggio scommegliata, . • 
Ma mo ^nnevina chello che se dice ? 
Ca songo comm a V araba fenice ! 

Capaldo Mlcliele. Fratello minore del precedente nacque in 
Napoli il 26 Maggio 1827. I suoi primi studi elementari li fece in 
un privato istituto diretto da Gian Domenico Tinelli \ ma appena 
entrato nella sua adolescenza fu posto a studiar letteratura latina 
e italiana con Giuseppe Gargano. Una delle prime passioni che si 
risvegliarono nèll* animo suo fxi quella delle arti belle*, ed in ispe- 
cie la pittura sarebbe stata la sua via, se libera se gli fosse lascia- 
ta la scelta : ma ì suoi genitori bramarono che s* incaminasse per 
ravvocheria-, sicché dopo avere studiato qualche anno in qualità di 
Alunno nel Reale Istituto di Belle Arti, e particolarmente nello stu- 
dio di Camillo Guerra , fu costretto abbandonare lo studio del di- 
segno , per seguire quello delle Leggi , onde far paghi i suoi pa- 
renti. Compiuti gli studi, ed ottenuta nella Università, di Napoli la 
laurea in diritto civile e canonico , sostenne lo esame per essere 
ascritto neir albo de* Patrocinatori presso la G. C. Civile di Napoli^ 
ed approvato, cominciò T esercizio della sua professione, nella qua- 



— ve- 
le sperimentò poco lieta la fortuna. In Febbraio 4859 sostenne un 
pubblico esame per essere ascritto neir albo deTeritl Calligrafi pres- 
so le Corti Napoiitane, ma benché approvato , non gli fu conferito 
tale Uffizio, perchè dal Ministero fu giudicato incompatibile con l'al- 
tro di patrocinatore. In Ottobre 4862 sostenne un concorso pubbli- 
co , per essere maestro nelle scuole municipali, e fu approvato con 
Al punti sopra un massimo di 48 -, esercitò per più mesi questo 
ufficio nella scuola serale della Sezione S. Ferdinando, che fu una 
delle prime ad aprirsi in Dicembre dello stesso anno, finche venuto 
un regio ispettore, una specie di pianta parassita, e pretendendo che 
il povero pedagogo fosse andato alia scuola di lui, per apprendere 
di bel nuovo il b-a ba co* metodi meccanici , per imparare il modo 
come si trattino le pallottole , e finire per pagare una diecina di 
lire di dazio per esame -, il povero maestro , ricordandosi che era 
ito bastante tempo alla scuola , e che il Municipio gli avea detto 
nel programma di concorso, che i diplomi della Università* di Na- 
poli valessero bene tutte le pallottole del mondo -, per propria di- 
gnità, e per rispetto a* maestri napolitani, i quali seppero istruire 
la gioventù a contare nella mente , e non sulla punta del naso , 
rinunziò ali* uffizio. 

Nel Febbraio del 4864 sostenne un altro pubblico concorso nella 
Camera di Commercio ed Arti di Napoli , per una piazza di primo 
applicato con lo stipendio di lire 4500 annue; tra quarantasette con- 
correnti fu approvato in primo posto ; nondimeno non consegui la 
piazza : perchè la Camera nel dover decidere su i due primi can- 
didati ad essa presentati dalla Commissione esaminatrice, caduta in 
dubbio se presceglier dovesse lui o Y altro ; deliberò, « per non far 
ic torto ai meriti di nessuno fra' due concorrenti, che siffatta scelta 
<( fosse commessa alla sorte ». Cosicché procedutosi al sorteggio fu c- 
stratlo il nome dell' altro candidato (4). 

Varie prose e poesie Toscane del medesimo, e traduzioni dal France- 
se ed Inglese, trovansi ne' nostri fogli letterari], e nel Novelliere della 
Domemca , e nel Passatempo , fogli che si pubblicano in Torino. 
Molti scritti in dialetto egli conserva, e ad istigazione degli amici ne 
ha dato alcuni alla luce. Essi sono , un canto di 60 sestine col ti- 
tolo Napole dinto a le ffrasche^ zoé quat fanne de Cuccagna^ scritto 
il 7 Aprile 4865 , e stampato in foglio volante dalla stamperia di 
Gaetano Rusconi , e riprodotto dalla stessa tipografia in un opusco- 
lo in 8^^ di 46 pagine ; e due Sonetti che trovansi nel foglio Lo 
Cuorpo de Napole e lo Sebeto^ Anno VI. n. 424, e 458: l'uno La 
Sirata de la Fortuna , e V altro A proposeto de F avise che se kg- 

(1) Vedi GiOBRiLK DI Napoli n."* 56 — 8 Mano 1804. 



— 77 — 

gtfio neoppa a le quarte pagene de li giurnale. Ora si sta occupando 
per dar fìiora in un volume una raccolta di Ganti popolari napoli- 
tani , arricchiti di note. 

Per dare un saggio di questo scrittore, e mostrare che il nostro 
dialetto non è pel buflbnesco soltanto , ma prestasi del {ìon benis- 
simo pel patetico e passionato , disuno i seguenti Sonetti. 

Doje Femmene. 

Ne è na fewmena , e chi la vò vedere 

La trova tutta nocche e zagarelles 

Ccà li potute j Uà li peruccMere 

Le parlano cf ammore e cose beUe, 
JV* autra pò non tene cammariere , 

Ifé 8* apara de ricce e fettuccelle : 

De li figlie è lo core e lo pensiere^ 

E li spassa co squase e parolelle, 
CheUa non sa che iriate , iucche , ammore; 

Chesta sa la conocchia e la cucina s 

CheUa vregogna fa , chesta fa annore. 
Ferzo nce pense buono chi s accasa : 

Na femmena porta pò a V arroina; 

Na femmena aonnd pò fé na casa. 

La Figlia che cerea 'ngrazia a la mamma 
r aiBore snjo (I). 

Chiagnea na figliolella sconsolata 

Nnanze a la mamma eh' era na megera: 

— Fallo pe la Madonna Mmacolaia , 

Bicea , non me la de sta sciorta nera. 
Tu si cchella che 'neuorpo m* haje portata^ 

E mo mme faje mori mmano a na fera; 

Fatto pe chella zizza che ni haje data , 

Agge piata de me , mamma^ stasera ! — 

(i) L'aneddoto che forma il soggetto di questo Sonetto potrebbe alcuno cre- 
arlo per affentnra una poetica in? enzione , ma no I esso è una storia fera : 
noa di quelle dolenti storie private cho troppo spesso succedono , e cbo non 
baono altri teslimonii che la natura addolorata. Tanto avveniva in via S. Se- 
pokro la sera del 9 Ottobre 1860, poco oltre la neuaaotte. 



— 7« — 

Ma ehella : — Mena mo , non fé la smocca ; 

Chillo ha pavato pure , e già f aspetta : 

Cammina^ si non bua no punio ^mmpcca, -*— 
Arrivano a nu porta ascura e stretta^ 

E a botta de mazzate nce la mmocca... 

Che baie la verti^ , si itn* è protetta ? 

Capasso Capassi nicola. Marco Mondo^ Nicola Maria Sa- 
lerno , Lorenzo Giustiniani , e Carlo Marmile lo chiamano Capassi. 
Ferdinando Galiani , Luigi Serio , Gregorio de MiciUis^ Pietro jYa- 
poli Signorelli , il Marchese ViUarosa , Vincenzo de Ritis e Camillo 
Minieri Riccio il dicono Gapasso« Poi lo stesso Carlo Mormile^ in 
una nota apposta alla vita del Capasso^ scrìtta dal de MicUlis^ ci fa 
sapere che in tutte le lettere si firmava Capasso. 

Nacque il Capasso il i5 Settembre 4671 in Grumo» villaggio del 
Territorio Aversano , vicino alla celebre Atella Campana. Fu il pri- 
mo di quattro fratelli, uno de* quali si nomava Domenico , gesui- 
ta-, r altro Giovan Battista, medico*, e 1* ultimo si smarrì in età assai 
tenera per un forte timore concéputo di suo padre, dì cui avea la- 
cerata una polizza, ignorandone il valore \ di sorte che, fatto con- 
sapevole deir involontario guasto commesso , il fanciullo fuggi di 
casa , e per quante ^cerche se ne ' fossero fatte , non se ne potè 
avere mai più notizia alcuna. 

Fanciullo il nostro Capasso fu condotto in Napoli sotto la dire- 
zione di suo zio Francesco , il quale lo incaminò molto bene alla 
letteratura , e fece rapidi progressi nelle lingue latina e greca-, da 
Domenico Aulisio apparò Y Ebraica -, da Girolamo Cappello la Teo- 
logia e la Giurisprudenza. Questo suo maestro deslinollo piti volte 
a fare le sue veci nell* Università , il che riusciva dì somma sod- 
disfazione agli uditori. Egli erasi incaminato per lo Sacerdozio, ma 
non volle ascendervi , comechè vestisse sempre abito da prete. Di 
anni 25 ottenilc la cattedra delle Istituzioni CivUi^ di anni 32 ebbe 
la primaria cattedra de* canoni, e di 46 anni consegui la primaria 
delle leggi civili per Y avvenuta morte del suo maestro Aulisio. Le 
sostenne tutte con sommo plauso , e la sua naturai lepidezza , gli 
attirava numerosa udienza. Si distinse nelF Accademia Palatina isti- 
tuita dal Viceré Medina Celi-, fu consultato da molti dotti, e gli fu- 
rono affidali vari incarichi di Corte.— Quando Carlo di Borbone ven- 
ne al dominio del Regno di Napoli , il Capasso già cominciava a 
dechinare , e fu allogato nella Riforma degli affari Ecclesiastici. — 
Le continuate applicazioni del Capasso gli fecero soffrire parecchi 
malori. Ebbe il mal di pietra , e si portò a Roma per soggiacere 
alla pericolosa operazione-, ritornalo in Niipoli ripigliò le sue occu- 



— 79 — 

pazionì-, ma sorpreso una seconda volta dallo stesso male, si sotto- 
pose al taglio in questa Città ; e benché riuscita Y operazione feli- 
cissima , pure rimase spossato di forze, e cercò la sua giubilazio- 
ne. Fece il suo testamento il 31 Maggio 1745, per mano di Notar 
Francesco Spena , e istituì suoi eredi dì circa 50000 ducati i due 
suoi nipoti Giovan Battista e Francesco Capasso, figli del suo ger- 
mano medico. Accresciuto il male , e munito degli ajuti religiosi , 
Unì di vivere il 1° Giugno 1745, di anni 74 non compiti. Compian- 
to da coloro che amano la gloria della Patria, fu sepolto nella Chie- 
sa di S. Giovanni a Carbonara , vicino alle ceneri di Gaetano Ar- 
gento e di Nicola Cirillo. — Si perdette in Capasso uno de' più belli 
spiriti del secolo. Ei fu elegantissimo scrittore , e fu ammirabilis- 
simo per la faciltà che avea di maneggiare le diverse lingue in pro- 
sa ed in verso. 

Appassionato del dialetto Napolitano , perchè vedeva che la bel- 
lezza, la venustà ed espressione del greco idioma, erano conformi 
al napolitano , e ad insinuazione del Capo ruota Muzio di Majo suo 
amico, cominciò la traduzione ieìY Iliade di Omero in ottava rima 
napolitana che giunse a sei libri, e porzione del settimo-, e fu pub- 
blicata sedici anni dopo la sua morte dal nipote Francesco, cioè nel 
i761 in 49 dalla Stamperia Simoniana, col ritratto in fronte inciso 
da Filippo Morghen^ contenente varie poesie Italiane e Latine-, fu- 
rono ristampate le sole poesie napolitano e maccaroniche dal Por- 
celli nel 1787 nel voi. XV della sua collezione , e nel 1835 dalla 
Società Filomatica riprodotte in un volumetto in sedici, molto scor- 
retto. 

La traduzione di Omero è preceduta da un poemetto satirico in 
versi sdruccioli contro il sistema della Tragedia di Gianvincenzo 
Gravina. Non si può disconvenire dal Galiani, che quest' elaborata 
traduzione delF Iliade debba riputarsi superiore a qualsisia scherzo 
che abbiamo in qualunque lingua. È da osservarsi che parecchie 
copie della prima edizione trovansi con uno sconcio, che in seguia- 
te fu corretto , ed è che alla pagina segnata col numero 99 segue 
quella col numero 108, e perciò trovasi mancante della poesia Macca- 
ronica diretta ad Abbaiem Andream Belvederium, 

Fu il Capasso molto portato alla Satira , e prese di mira molti 
grandi uomini dell* età sua, e perseguitò tutti coloro che volevano 
imitare lo stile del Petrarca, e perciò scrisse molti Sonetti; i qual^ 
furono raccolti e dati in luce da Carlo Mormile nel 1789 , senza il 
nome della Tipografia , con belle e dotte annotazioni in un volu- 
me in 80 di 262 pagine diviso in due parti. La prima dedicata a 
D. Giuseppe Campagna contiene due Capitoli ed 80 Sonetti satiriz-' 
zanti varie persone -, la seconda parte dedicata a D. Giovanni Man* 



— 80 — 

so , è di n.^ 134 Sonelt! , intitolata V àlluecate eonira li Petrarchi* 
ste. L* Edizione è correttjssiina e rara. 

Nel Tomo XXIV della Collezione del Porcelli stampato nel 1789 
troYansi impressi 50 Sonetti Satìrici del Capasso , e 40 Sonetti con- 
tro i Petrarchisti , e furono intestati a Nicola Corvo, ma questo fu 
uno sbaglio del Porcelli ; e Carlo Mormile lo corresse nella prefa- 
zione della 2* parte del detto volume de* Sonetti. Sbaglio in cui 
cadde anche il dotto de Rìtis nel 1^ volume del suo Dizionario 
pag. 87 alla voce Alluccata , ove dice : « Scrissero AUuccaU il Ca- 
ie passo contro TAmenta, ed anche il Capasso con Cola Cuorvo con- 
<( tro i Petrarchisti. » 

Tutt* i Sonetti furono di nuovo stampati nel 4810 nella Tipogra- 
fia di Gennaro Reale a spese di Giovanni Amola , con un cenno 
della vita del Capasso ed un' aggiunta di altri 30 Sonetti che cre- 
diamo apocrifi, una lettera in versi sdruccioli di Nicola della Sala, 
ed una raccolta di voci e proverbi Napolitani con le corrispondenti 
voci italiane : ristampa dedicata a D. Gregorio de Micillis dal suo 
cugino Carlo Mormile. Questa edizione in 8^ è di pag. 260 , con 
r aggiunta di 66 pagine numerate da i a 66 , ed infine un' altra 
pagina senza numero che contiene un elogio in latino al Capasso; 
è scorrettissima ; ed è la sola conosciuta dal de Ritis. 

Capano Glovan BaUlsta. Terzo dc^fratelli del Giureconsulto 
Niccola \ nacque in Grumo nel 1683 ^ era di piccola statura e di 
debole complessione. Applicatosi alla medicina, fu discepolo di Nic- 
colò Cirillo -, la professò prima in Grumo sua Patria , e poi nella 
terra di Frattamaggiore , che dista da Grumo per più di un mi- 
glio. Era molto dotto nel Greco, tanto che il Cardinale Innico Ca- 
racciolo Vescovo d* Aversa , non trovando nel suo clero chi avesse 
saputo quella lingua per insegnarla nel Seminario , eh* egli con 
magnificenza avea fatto costruire , si valse dell* opera del Capasso, 
il quale cavalcando un suo ronzino si portava ogni di in Aversa a 
far le sue lezioni. Divenne famoso medico, conosciuto nella repub- 
blica delle lettere per la sua opera intitolata: Hisioria philosophiae 
synopis libri IV Neap. i728 in 4*); nella quale con molto buon sen- 
so parlò dell* origine , e progresso della filosofia , della vita delle 
sette , e de* sistemi di tutt* i filosofi. Abbiamo tra le mani un vo- 
lume in 4.0 intitolato Le Opere — di — Niccolò Capasso — la maggior 
parte inedite — ora per la prima voUa con somma diligenza raccol- 
te^ — disposte con miglior ordine^ e di note^ — ed osservazioni arric- 
chite — da Carlo Mormile — Si è aggiunta in questa prima compiuta 
edizione'^^la vita delV autore nuovamente scritta — da Gregorio de Mi» 
cillis. — Volume Primo (il solo pubblicato ) Napoli MDCCCXl, pres- 
so Domenico Sangiacomoj in questo volume in una nota a p^g. XXllI 



— 81 — 

leggesi di G. B. Capasse : a Scrìsse poesie Toscane ed anche versi 
« Latini y e maccheronici \ e qualche cosa anche in dialetto napo. 
« letano , di cui fu tanto vago che di moltissime voci ne volle , e 
« ne seppe trovar Y origine nel' Greco •, ma trattene alcune poche 
« che ci sono rimaste » , che noi non conosciamo , a tutte le al- 
« Ire si sono affatto perdute ». Mori in Prattamaggiore circa il i736. 
n Dottor fisico Saverio Notaroberto in una sua opera col titolo 
Memorie degli Scrittori medici delle due Sicilie ne distendeva la vita, 
ma fino al 1784 non era peranco pubblicata, e ciò lo afferma Lo- 
renzo Giustiniani ne* suoi Scrittori Legali. 

Non sappiamo con qual fondamento il de Ritis nel suo Vocabolor 
rio Napolitano voi. I. pag. 266 , dice che Gipvan Battista era zio 
del celebre Nicola. • 

Di questo secondo Capasse non conosciamo altro che un grazioso 
componimento di 138 versi sdruccioli, intitolato Lo Capezzale^ ch*ei 
dedicò a D. Francesco Maria Salierno, Commissario generale di Cam- 
pagna, contro i briganti. Esso fu stampato dal Porcelli nel 1789 nel 
^ol. XXIY della sua Raccolta, e fu ristampato da Rocco Mormile 
nel 1857 , in un libricino in 8.<> di 100 pagine col titolo Soniette 
flrezzate , e autre stroppole de (riammatista Capasso , Carlo Mor- 
mile , e Rocco Mormile , locchè fé* dire erroneamente al Liberato- 
re , nel suo artìcolo del dialetto che pubblicò nel 1837: a Son po- 
« chi giorni che i Signori Giambattista Capasso, Carlo e Rocco Mor- 
« mile han posto a stampa una loro poetica raccolta ». Questa fu 
pubblicata dal solo Rocco Mormile , giacché Carlo Mormile e Ca- 
passo erano già morti. 

Capasso Gaetano. Vedi Romualdo Padre. 

Capasso Antonio. Ci è pervenuto tra le mani un opuscoletto in 8^ 
di p. 31, intitolato: Accademia per le Fanciulle delF Abbate Curato di Villa 
D. Antonio Capasso^ da recitarsi in S. Maria della Scala di Napoli 
U dì 2i Settembre del 4838— Napoli Stamperia di Matteo Vara 4838. 
In esso trovansi poesie toscane , e napoletane , le quali sono me- 
diocri per r ortografia. Le poesie in dialetto sono : un Sonetto di 
pre£azione — Alla pag. 6 un' Anacreontica col titolo Scuea — Alla 
pag. 22 un Dialogo tra Ciannella e Porzia — Alla pag. 26 altra A- 
nacreontica — Ed alla pag. 28 Altro Dialogo che si fece in un altro 
^no nella stessa Chiesa. 

Capitoli. Vedi P rivilegi. 

Cappelli mcbele. Figlio di Callisto, uflìziale che fu della So- 
prantendenza delle Finanze. Principiò il nostro Cappelli , da alun- 
no di detto Ministero , indi nella Gassa di Ammortizzazione , nella 
Direzione generale de' beni donati reintegrati allo Stato, ed in quel- 
la del Registro e bollo proseguì la sua via. Ascese al grado d'Ispet- 

11 • • 



— 82 — 

lor generale, e con questo ha funzionato da Direttore de* rami riu- 
niti e delle contribuzioni dirette , in Avellino sette volte , ed otto 
nella Provincia di Molise. Ora è in riposo, giusta il decreto dèi 17 
Aprile 1865 , in seguito di sua spontanea domanda. Nel 1816 fu 
decorato della Medaglia d' oro da Ferdinando I. Il 18 Maggio 1833 
ebbe la nomina di Socio corrispondente della Reale Società Agraria 
ed Economica del Principato Ultra -, e nel 1861 ricevè la Medaglia 
di S. Elena. 

Fu il primo ad introdurre la piantagione de' gelsi, nella citata pro- 
vincia di Principato Ultra-, il che gli fruttò un premio di due. 100. 

Neir arte poetica fu allievo del ben conosciuto Sacerdote Luigi 
Quattromani , e per diletto fin dalla sua gioventù ha scrìtto vart 
componimenti' drammatici messi in musica, moltissime commedie 
in prosa in dialetto napolitano , le quali die fuori in queir epoca 
stessa che Filippo Gammarano avea introdotto con plauso generale 
tali rappresentazioni -, questi altresì ebbe sempre parte di attore 
nelle commedie di lui. 

Le produzioni del nostro autore sono state sempre benignamen- 
te accolte dal pubblico. Noi tralasciando i suoi drammi , e le sue 
poesie toscane diremo solo che le commedie in dialetto sono le se- 
guenti : Lo Matremmonio de lo Biscegliese air Arenellqt — L ottava 
della festa a Mergellina — Pulcinella^ Pulcinellone, Pulcinellino e le 
PidcineUesse — L arrivo de Mamozio de Puzzalo a Napole — La Ma- 
scara de Pipistrello — La Cagnacavalle de h Iorio de li Pigne — La 
primma asciuta de la vecchia zita a li Ponierusse (4). Li Contenere 
de lo Mandracehio — Li quatto Matremmonie a Mercoglina — La 
Capo de Napole (2)^ rappresentate e non mai stampate. Quelle an- 
che inedite non rappresentate sono — Le Ntopeche de le Serve 
Napolitane a lo Giovedì MorzUlo — Puorto revotato pe na sciazza 
e doje tommole de fiore — Da Corsaro a Marenaro. 

Vane canzoni e Sonetti inediti trovansi presso di luì. Un solo di 

(1) Nella valle Ticiao Capodichino , trovansi alcuni avansi di amichi ocqui- 
doUi disposti ad archi , di costruzione e di fabbrica incerta, composta di mat- 
toni I che per la Joro cottura di color rosso, fecero che gli archi fossero vol- 
garmente detti Ponti rossi. 

Al parere di molti quest' opera viene attribuita a* tempi di Augusto. 
Belisario assediando Napoli nel 537 fece tagliare una parte di questi «cquì- 
dotti 9 e facendovi introdurre i soldati , prese per quella via la Città. 

(2) Si dà 11 nome di Capo de Napole ad un marmo rappresentante una 
gran testa di donna col principio delle spalle ; essa è di scultura greca, e fu 
trovata sotterra tutta logora; ora è divenuta mostruosa per le tante imbianca- 
ture fattevi V una sull* altra — * Vedesi sopra un pilastro addossato air angolo 
di un palasjEO vicino air antico Banco di S. Eligio. Dair iserisione ivi esisten- 
te si rileva che questo busto abbandonato fu ionalzato sul moderno piedistallo 



— 85 — 

questi è dato alle stampe col titolo Pe lo Capodanno i847 nel li- 
bro Un Fiore pel Capodanno i847 offerto da Moderato de Domini- 
cis — Napoli^ senza indicazione della Tipografia. Ed a noi gentil- 
mente ba donato il seguente scritto nell* occasione delia processio- 
ne che si fece in Napoli ai 30 dicembre 1854 per la dicbiarazione 
del Dogma della Concezione (i). 

sei 1594 » L* iscrizione è tutta rosa, però noi la riportiamo intera, ajntandoci 
^oella die ci lasciò scritta il Snmoonte nella saa Storia. 

PARTHENOPAE EUMELi PHERAE THESSALIAE KEGIS FILIAE 
PHERETIS CRETEIQUE REGUM NEPTIS PRONEPTIS QUAE 
EUBOA COLONIA DEDUGTA CIYITATI PRIMA FUNDAMENTA 
JECIT ET DOMINATA EST— ^RDO ET POPULUS NEAPOLITANUS 

MEMORIAM AB ORCO YINDIGAVIT M. D. LXXXXIIII. 

L' acconciatnra de* capelH di questa lesta corrisponde a quella delle teste mu- 
liebri che fedonsi coniate in alcune monete greche antiche di Napoli; onde chi 
la dice di Partenope , e chi di Diana , o ptire di una delle Grazie : quistione 
che lasciamo a' dotti Numismatici* 

Diremo solo che questo monomento troTàsi pubblicato come Tefifigie di Par- 
teoope Fondatrice di Napoli , nella Siorià della Città e Rtgno di Napoli di 
Giof . Antonio Summonte stampata nel 1675; e crediamo far cosa grata ai no- 
Uri lellorì , dandone qui un piò esatto disegno. 

(1) Vedi il Programma dei Cerimoniale pubblicato pe' tipi della Stamperia 
Reale 1854. Questa processione usci alle 8 a. m. dalla Chiesa detta del Gesù 
Feeehio, e, seguita da Ferdinando III percorse la StradaJS, Domenico^ Mad- 
dahni^ Toledo, Palazzo Reale^ S. Ferdinando^ Largo del Castello^ Porto^ 
S. Pietro Mariirey Porta del Caputo, lungo la Marina, Porta del Carmine, 
laeinaio, Nvnsdata , Forcella, S. Biagio a^ Librai ^ e si restituì al Geeò 
FteehiOt £ sebbene il tempo in quei periodo dell* anno suole essere piofosissi. 
aio, pupe quella giornata, quas^ f elesse prender parte alU pompa, fu oltre- 
nodo sereaa. 

£ usanza cooosciutissima, che, quando passa un corteo, od una processione, 

gli abitanti della contrada mettano penzoloni le più belle coltri bianche rica- 

Bute , o di Damasco , o altri drappi a Tari! colori ; e ciò fu eseguito nella 

wpradella occasione per tutta la parte bassa di Napoli: ma nel Quartiere Porto 

\\ fedelissimo Giuseppe Campagna , che n' era il Commisaario di polizia, pensò 

di far fare una dimostrazione Fpostaneo-forzosa, ed obbligò quegli abitanti di a^ 

figgere sulle loro coltri un gran cartellone a lettere cubitali eoo la legnenta 

iscrizione: 

GLORIA 

A 

MARIA IMMACOLATA 

COSTANZA E FEDELTÀ* 

AL NOSTRCV ADORATO 

ED ASSOLUTO PADRONE 

FERDINANDO II. 



— 84 — 



Sonetto. 



Ipsa oonderet caput ìnnni. 



A lo Tentillo , peccanno Adamo , e Età 

IHceite Dio : che si una avea ngannata 

i\r anta Donna a lo munno sarria nata^ 

Che na fica la capo le faceva ! 
E credere pò comme se poteva 

Che na femmena a tanto destenata 

Pe no momento schiava fosse stata 

De chi sotto (Mi piede Essa teneva ? 
5* è parlato nzì a ma pe fa sputazzsj 

Ca Romma la sentenzia ha resoluta 

Contro r avviso de sta gente pazza. 
Onne Maria da ttUte sia creduta 

Da mó ^ che nlriunfo passa ogne chiazza^ 

Da primmo Mmacolata conceputa. 

Caprara Vincenzo. Discendente de* Conti Gaprara di Bolopa, 
trapiantati in Roma. Figlio di Giandomenico e Maria Francesca Be- 
nevcnti. Nacque per caso in Yelletri il 25 Settembre 1820, in occa- 
sione che sua madre , nativa di colà , erasi ivi recata nella sta- 
gione della vendemmia. Di anni sei restò orbato del genitore , e 
lo zio paterno a nome Angiolo , che era al comando della Piazza 
di Givitella del Tronto, ne prese la cura, allogandolo nel Collegio 
di Teramo, di dove passò a compiere i suoi studi in Napoli, e poi in 
Roma. Nel 1839 fé" ritorno in Napoli, e volendosi applicare all'ar- 
chitettura , ebbe a maestri nelle Matematiche i chiarissimi Profes- 
sori De Angelis e Tucci. 

Ma datosi completamente alla letteratura, essendo di versatile in- 
gegno, die alla luce delle opere italiane in versi, e vari periodici, 
fornendo articoli anche in quelli dì altri. 

Portato per la Satira, ha scritto, e scrive difTerenti poesie in Na- 
politano , delle quali molte sono inedite. Quelle uscite da* torchi , 
il pubblico le ha giudicate \ noi ne daremo una inedita diretta a 
taluni critici, i quali trovarono a ridire in un Sonetto che il Caprara 
scrìsse in Napolitano in lode del Mandolino del Maestro Luigi Al- 
banese , che fu pubblicato sul foglio Verità e Bugie nel 1858-, per- 
chè era corsa la ripetizione di tre i per de e più T italianismo pia- 
no forte. 



— 85 — 

Atto de coBlrizione. 

Fi, vi quanta iojistece 
Se trovano a sto munno^ 
Si a malappena pipeto^ 
Me vonno manna nfunno» 

A lengua nosta , a strommole^ 
Fadette no sonetto , 
Lo stampo^ e — vi che stupeto , 
Me sento di, porpetto. . • 

2V« hote t... t... t... e miettece 
jft ghionta no pianforte... — 
Ma chiste so spropuosete 
Da fd le (facce storte ? 

Segnure miete carisseme^ 
Aggiatece pacienza .* 
Da Scolariello docele 
Me mecco mpenetenza. 

Primma de parld mprubbeco 
Ormanco pe no mese 
Voglio studid le fregole. •, 
Ma addò?... nchiazza Franzese, 

Na vota era na cattreda 
Chiena de prò fessure; 
Ma doppo^ scomparettero 
La Scola e li dotture. 

Che bidè mo F lo lazzaro 
Va fd lo scoscienziato^ 
E ntra li galantuommene 
Se parla ammartenato. 

Signore mieie^ scusateme^ 
Si a smerza va lo munito, 
Pe tre quatto spropuosete 
Non me mannaie nfunno. 

Nce manca la sperienzia^ 
Carpa de gioventù... 
Sta vota perdonateme 
Ca non lo ffacdo cchiù. 



Valga la seguente poesia anche inedita, che aggiungiamo , come 
saggio delio stesso autore in un genere di componimenti affatto 
diverso. 



— 86 — 

N* Amm giagiMiie. 

Vedette ajere , oj'è me , na peccèreUa 
Che le cerveUa me facea vota : 
Era lucente , ojé md, commt na stellai 

Dafamella^ ojé md. 
Tutta scomosa^ e eo na cera trista 
Mentre arrecietto io non poiea trocé^ 
Sta notte nzuonno sempe f aggio vista 

A me guarda. 
Mamma mta, tu lo saje mmiezo a lo core 
T aggio sempe tenuta npno a ma 
Mo mme sengo aibampà de nauta ammorty 

Non succio addò. 
Tu che mme diste^ mamma mia^ la vUa 
Non creo che piente de me la Uoà... 
Ma già so stracquo^ si na sposo a RUa^ 

Ik lo ean^. 
Lammella^ mamma mia ^ si so tasdiU» 
Tengo tanto no core mpietto a me; 
Fanraggio mmidia a tuUo h Sc%Uilio 

Sulo pe tte. 
Si ftd, mammella mìo, na vesta nera 
A la judeca te può ghi accatta,.. 
Essa scemejuy e muorto pe sta sera 

Mme trovarrd. 

Caracciolo Pietro Anionlo. Fiorì Del Secolo XV sotto il Go- 
verno Aragonese , e scrìsse per divertimento di quella magnifica 
Corte varie farse comiche e gioeose nel dialetto Napolitano. Esse 
sono rimate come la farsa scritta dal Sannazaro , e rappresentata in 
Castel Capuano nel 1492 per festeggiare la presa di Granata. Dette 
farse sono manoscritte , e delle medesime il Galiani dice nel suo 
libro Del Dialetto : « il manoscritto unica cbe ci ha conservato 
K queste farse si pubblicherà da noi, se si potrà, espugnare la ri- 
<( trosia del possessore , che finora si mostra gelosissimo di comu- 
<c nicarlo ». E ne riporta una dozzina di versi. 

U Signoroni poi nella Vicende della Coltura. Tom. 5.<> pag. 273, 
2.* edizione stampata nel Ì8t0 — assicura di aver veduto dette far- 
se , in un manoscritto capitato in mano del fu Giuseppe Gestari, e 
prestatogli per pochi giorni. Conteneva questo manoscritto diciotto 
farse, sette sacre (di cui V. ali* articolo Commedie ), e undici gio- 



— 87 — 

cose e profane , dicendo: « L' autore di esse ( le undici profane ), 
« Tien chiamato Pietro Antonio Garacziolo, il quale alcune ne rap- 
« presentò alla presenza di Ferdinando I ». 

Ne accenna i soggetti , e riporta Tari versi, tra* quali quelli ci- 
tati dal Galianì , che noi anche riportiamo , non solo con la spe- 
ranza che trovandosi questo ms. tra le mani di qualche Biblioma- 
no , questi si faccia coscienza e ne arricchisca la Storia letteraria 
napolitana pubblicandolo, o dandone conoscenza-, ma anche per mo- 
sFrare che questo Scrittore mori nel XYI secolo, e dopo il 1514. 

La prima ha il titolo seguente : 

Farsa dove se introduce una Cita (i) io 
Gto (2) una Vecchia^ uno Noiaro^ lo 
Prette co lo Yacono et uno terzo. 

Comincia cosi : 

La Cit. Donna Maialena mia^ 

Dove vai pe sta via così affanmaia^ 

Che cosa t è ncontraJta ? 
Mat. Fé trovarle 

Venea^ che aje a parlarle. 
La Cit. E de che cosa F 

Nat. Sera me disse Rosa mia vecina 

Ca tu da jere mattina te sposasti.^ 

Perché non mme mandasti a commitare^ 

Ca te veneva a fare compagnia. 
La Cit. Ah sore cara mia non è non è^ 

Cride^ che senza te maje lo facesse^ 

Che nnante mme venesse la quartana^ 

Tutta questa semmana. E bé lo vero 

Ca ne tengo pensiero de lo fare ; 

Ma non vorria pegliare pe marito 

Se non Maestro Vito de Baptista. 

In seguito a vi si accennano varie piacevolezze su i costumi del- 
' la gente popolana , che facetamente vi si dipingono d. Segue il 
Capitolo del contratto matrimoniale , ed eccone il principio , nel 
qoale si vede che Fautore mori dopo il 1514, e nello stesso tem- 
po sì rileva Y epoca della rappresentazione della detta farsa. 

(1) Zila— SpoiB. 

(2) Ztto— Spoio. 



-.88 — 

Fot che sièie a lo ionio qui in freùniia 
Ognuno ad auiemltia 8* appàrecchie 
De prestarmi V orecchie in questa parte 
Per fin che queste carte avrò lette^ 
Oggi che so li seti de fehraro; 
Che vene da pò jennare in presenti aimo 
Che corre senza affanno iS44. 

Seguono i patti. 

Riportiamo i titoli delle altre dieci. 

Farsa de lo Imagico rappresetdata denante la Maestà de lo Si- 
gnore Re Don Ferrante , in persona de lo Imagico accompagnato 
da quattro soi discipuli • . . Appresso venea Caronte in sua barca 
con Aristippo et Diogene filosofi et Catone Censorino conscritti da lo 
Imagico. 

Farsa de un Mercatante quale vende due schiavi , uno mascoto , 
et una (emina. 

Farsa X è un Monologo ) sotto vestigio di Ciaraldo. 

Farsa ( altro Monologo ) in persona de uno Turcomanno. 

Farsa in persona de uno malato , tre medici , un Garzone , et 
una Magara affattocchiara. 

Farsa de uno malato , con la Matre et dui Famigli , dove tnler- 
veneno uno Medico et dui pratici. 

Un dialogo di due Pezzenti. 

Interloquescono uno Villano^ dui Cavaiuoli , et uno Spagnuolo^ 

Sintroducono un Medico^ uno Villano et la Mogliere del Villano, 

Farsa de quattro Villani^ quali acconciano loro Mogliere con f diri. 

CaraflìBi d* Andrla Ferdinando Duca di Gasteldelmonte. Nac- 
que in Napoli il 50 Ottobre 1816 , discendente dell* antichissima e 
nobile famiglia CarafTa , i cui maggiori hanno occupato in tutti i 
tempi le prime cariche Ecclesiastiche , Civili, e Militari, e sempre 
onoratamente sostenute. 

Il Caraffa , di cui con piacere facciamo menzione in queste pa« 
gine , è nipote a queir Ettore Caraffa di animósa natura, che cer- 
cava le imprese pib audaci, e sprezzava i pericoli-, che amante di li- 
bertà, fu fatto prigione in Napoli nel 1795, fuggì da Castel Santcl- 
mo, e ritornò in Napoli uBito a* Francesi-, che condusse i Repubbli- 
cani contro le truppe del Cardinal Ruffo, fece pruove di valore con- 
tro Pronio Capo di bande in Abruzzo , ed avendo capitolato , dopo 
la rovina della repubblica fu messo in carcere, indi-decapitato. Que- 
sto nipote ardente di amor di Patria fu imprigionato nel 1849 ; e 



— 89 — 

godendo al presente le aure di libertà , ha rinunziato a tutte le 
cariche lucrose offertegli , accettando solo quelle onorifiche. A sua 
proposta è stata istituita una Commissione per la conservazione 
degli oggetti di belle arti esistenti ne* chiostri e nelle chiese delle 
disciolte comunità , ed egli ne fa parte assieme con altri, sotto la 
presidenza del cavaliere Antonio Franchi amatore e conoscitore di 
oggetti d*arte. 

Un nobile istruito si rende caro a tutti , ed il Caraffa diviene 
maggiormente caro per le sue gentili ed affettuose maniere. Disim- 
pegna con esattezza ed onestà , gì* incarichi che riceve senza idea 
d' interesse. Marito buono ed affettuoso (i) ; non manca al tenero 
amore di padre in educare sei graziosi figli, e sempre adempiendo 
al sacro dovere di vero cittadino, con la voce e eon gli scritti in- 
culca a chi pub di fare il bene , aiuta i poveri , ed è sempre bra- 
moso d' istruire gf ignoranti. 

Di tutto ciò fan fede i molti opuscoli dati alle stampe ; e per 
ma^ormente far comprendere al basso popolo le suo insinuazioni, 
si determinò a scrìvere nel nostro vernacolo, ed il 21 Agosto 1865, 
sul foglio Lo Cuorpo de Napole e lo Sebeto per la prima volta ab* 
biamo letto Na chiacchiareiata politica^ e da quel giorno non ha 
mancato di arricchire quel foglietto con altri suoi articoli , tanto 
politici , quanto di arte , e di archeologia. 

Coreani Pasquale. Nativo di Napoli figlio di Marco e di Ma- 
ria Angiola de Matteis, figlia del pittore Paolo. Il Yillarosa ne* Ri- 
traiU Poetici lo dice nato nel mese di Maggio 1721 , e morto in 
Novembre 1783. Giuseppe Castaldi nella sua opera intitolata Della 
Reak Accademia Ercolanese Io dice nato in Marzo 1721 e morto il 12 
Novembre 1783. E Minierì Riccio il riferisce nato il 6 Agosto 1722 
e morto il 10 Novembre 1783. 

Ultimo di altri suoi cinque fratelli , di anni sette rimase orfano 
di padre , e passando la madre in seconde nozze , fu educato dal 
padrìgno Onofrio Roseti , e da un fratello maggiore a nome Dome- 
nico. Percorse rapidamente i precetti grammaticali , indi la retto- 
rica ^ si diede alle matematiche con la scorta di Mariano Lama , e 
del Padre Nicola Carcani suo germano, chierico regolare delle Scuo- 
le Pie -, si dava spesso a leggere le opere di Aristotile, avendo im- 



(1) Sua moglie nobile Dama discendente dalla famiglia de'Docbi dì Cassano 
Serra , é nipote a quel Gennaro Serra , uno de' Capi della milizia Cittadina 
Mi 1709 , che nell* ultimo giorno della Repabblica , si battè da prode a Ca- 
podifflonle » e fini sol patibolo eoa Ifanlbonè , Federici} Materoi e moltissimi 
ikri. 

12 



— 90 — 

parato da sé la lingua greca. Apprese il dritto Civile e Canonico 
da Marcello Papiniano GusanL Studiò la Teologia da F. Pio Milan- 
te de* PP. Predicatori. Giovinetto fu ammesso all'Accademia Cosen- 
tina. Di anni 21 , a cagione della morte di suo fratello Domenico, 
si diede al Foro contro la sua inclinazione , essendo nemico delle 
contese. Fra' clamori del Foro studiò la Politica , non tralasciando 
di coltivare le belle lettóre. Fu ammesso in casa dell* Avvocato Gi- 
rolamo PandolfcUi che teneva un* Accademia intitolata degli Emuli^ 
dove convenivano i primi ingegni di queir epoca, e colà fece ami- 
cizia con Ferdinando Galiani. Il suo nome era Sofista PéricaUe. 

Essendosi fatto palese il merito non volgare del Carcani, giunse 
air orecchio del Marchese Tanucci grande estimatore degli uomini 
dotti , il quale lo destinò ad ufiiziale della Segreteria degli Affari 
Esteri , e della Real Casa-, e fu ammesso socio della Reale Accade- 
mia Ercolanese. 

Sposò Maria Maresca vedova di Francesco Rinforzi, la quale avea 
un figliuolo a nome Gaetano, che con la guida del Carcani diven- 
ne insigne letterato. Morto il padrigno e precettore, ei ne pubblicò 
la vita , accompagnandola ad alcune prose e poesie del medesimo: 
raccolta che fu stampata nel 1784 in Napoli pei tipi Raimondiani 
in 8.0 col ritratto a fronte , disegnato ed inciso da Carlo Cataneo : 
in fine di questo volume si leggono dodici bellissime quartine in 
dialetto napolitano scritte dal Carcani , con il seguente titolo : La 
vera storia de lo matremmonio de D. Ciccio P, con A* Marcel- 
lina B. 

Cardarne liUclo^ Nacque il 51 Dicembre 1410 , nella città di 
Gallipoli in Provincia d* Otranto. Si recò in Roma nel tempo del 
Giubileo fatto al 1450. Indi passò in Lecce in qualità di Sindaco a 
prestare in nome della sua Patria il giuramento di fedeltà a Fer- 
diuando I. Fu celebre letterato , e valoroso soldato , si trovò nel- 
r espugnazione d' Otranto , nella difesa di Gallipoli contro V eser- 
cito Veneziano , e poco mancò che non fosse morto con un' archi- 
bugiata. Mori nel 1490. 

Scrisse un Diario, il quale comincia dal 1410 e termina al 1484, 
dove segna anno per anno , e sotto i dati giorni , i fatti più im- 
portanti che accadevano nel nostro Regno, e tra gli strepitosi fatti 
del tempo , notò 1* anno della sua nascita, e varie sue imprese. 

Benché il Cardamo fosse nativo di Lecce, nulla vi ha in questo 
scritto, che inchini al dialetto Leccese come dice il Galiani, ma 
piuttosto, al dir del de Ritis nel suo Vocabolario Voi. I. i^ag. 276, 
<( vi si scorge queir italico romagnolo che fu comune a tutti gli 
(( antichi scrittori di prosa ». 

Questo Diario fu pubblicato da Tommaso Tafuri nella Storia de- 



— 91 — 

gli Scrittori di Napoli di Giovan Bernardino* Tafuri di Nardo , il 
quale alla fine del Tomo 2.o parte 2.* , dà ddl iiiO fino al li38 , 
Q nel Tomo 3.o parte i.* dà il rimanente. 

carfora Anlello. Patrìzio Napolitano, figlio di Giuseppe e Car- 
mela Marcione, nacque in Napoli ne' principi del Novembre 1768. 
Di fresca età si avviò pel Foro, e nel 1788 era di già laureato. Fu 
uno de' membri della Congregazione di S. Ivone. Coltivò con ar- 
dente amore la letteratura più che gli studi forensi. Tolse in mo- 
glie Silvia de' Marchesi Puoti, e n ebbe vari figli, i quali onorano 
il paese. — ^ Percorse gran parte degl' impieghi di Magistratura , e 
fu membro delle più illustri Accademie del Regno e d'Italia. Morì 
in Napoli il 25 Gennaio 1832 di anni 85 col grado di Giudice di 
Gran Corte in ritiro. Scrisse molte poesie in dialetto le quali sono 
bellissime. Noi citeremo le sole cbe conosciamo messe a stampa. 

Abbiamo pe' Tipi della Società Filomatica tre opuscoletti in 8.<>, 
in ognuno de' quali vi è una poesia del nostro Carfora. 

Il i.o del 1824 di pag. 28 s' intitola. -^ Raccolta di poesie com- 
poste da var( autori^ in occasione della vitteggiafura di autunno nel- 
la villa di GaUuccio. 

Il 2.<> del 1825 di pag. 46. — Poesie Bernesche composte in occar- 
sione della Villeggiatura di autunno nella villa di GaUuccio^ raccol- 
te e pubblicate da Vincenzo Caracciolo de* duchi di Rodi. 

Il 3.0 del 1826 di pag. 59; — Poesie facete scritte in occasione del- 
h villeggiatura di autunno nella villa di Galluecio , raccolte e pub- 
blicate da Vincenzo Caracciolo de* Duchi di Rodi (4). 

La prima del Carfora è intitolata. Stroppola subetanea covwriesce 
da la penna ppe leggerla^ si se ntenne a la tavola de S, E. lo Duca 
de Rodi Caracciolo , che se tenette a Quadrelle (2) a li iO de No- 
vembre delV anno che corre. 

La seconda. Ragiune^ e camme «* addimannano S uno de la com- 
mertazione^ che chisf anno che corre n' é ghiuto a Gattuccio comm'a 
lo soleto ncasa de lo Duca de Rode Caracciolo^ e portato mmocca a 
tortamente , se defenne eo sta chelleta camme vene. 

La terza. Stanze^ che non so cammere^ de cinco e no vierzo Vuna^, 
conwi esceno da la penna 



(1) n Doca di Rodi Vincenzo Caracciolo era solito di portarli a ▼illeggiare 
n onA 8Da casina a Gallacelo clie è poco lungi da Nola. Colà riunifa i suoi 

amici , e passavano l' autunno in giuochi , scherzi canti , e rappresentazioni 
drammatiche comiche e serie. 

(2) Casale alle falde della Monlagna di Montevcrgine distante 6 miglia cir- 
ca da Nola. 



— 92 — 

Pe passare lo tiemp(f ^ e fui i' ozio^^ 
CK è lo paire camole d ogne rijsìo, 
A Pozzulo accossì dicea Mamozio , . 

CK era ommo co li baffe^ e de iudizio. 

Nelle così dette Nferte del Capodanno pubblicate da Giulio Genoi- 
no nel i834, e 1855 vi sono varie poesie del Carfora: nella prima 
vi è un sonetto, e nella seconda una frottola*, ed in un libro pub- 
blicato dalla Tipografia di Federico Ferretti nel i835, intitolato Ce- 
tra Partenopea o sia raccolta delle piit leggiadre poesie inedite di 
patri scrittori^ vi sono anche due poesie del medesimo-, e sono due 
altre frottole. 

cu»rffora lello. Figlio di Anieìlo e Silvia Puoti , nacque in Na- 
poli nel dì 6 Marzo i809 e seguì la professione del padre. Ha pub- 
blicato moltissime opere scientifiche e letterarie. Era giudice del 
Tribunale Civile di Napoli ; cessò di vivere il 15 Ottobre 1850. Ci 
ha lasciato un piccolo , ma dotto e ragionato Dizionario da Tasca 
Napolitano- Toscano preceduto dallo osservazioni grammaticali ed 
etimologiche intomo al diakito Napolitano — Napoli Stamperia dei 
Fibreno 4846 — In 12. di pag^e 175. 

Carrella Giuseppe. In un opuscolo stampato nel 1795 in 4.° 
contenente una raccolta di poesie latine ed italiane composte dagli 
alunni del Seminario di Sansevero, e dedicate a Gaetano de Lucre- 
^iis Vicario generale Capitolare di quella Diocesi, troviamo due me- 
diocri Sonetti in dialetto, i quali per quello che può giudicarsi dal 
libro pare che possano attribuirsi al Rettore del Seminario istesso 
D. Giuseppe Carrella. Il Frontespizio del detto libro è il seguente: 

Carmina 

In elogueniiae laudem 

ab adolescentibus ejusdem facuUatis 

in severopolitano seminario 

studiosis concinnata 

sub disciplina 

Josephi Carrella 

ejusdem seminarii recioris 

atque eloquentiae 

Professoris 

Viro incomparabili 

Cajetano de Lucretiis 

Vicario generali capitulari dicala 

Anno reparatae seUutis HDCCXCV 

Superiorum permissu* 



-.95 — 

casanova Domenico Filippo. Di questo Scrittore si legge 
un Sonetto avanti alla Gcmimedia di Gennaro Caccavo iatitdata Lo 
Titta Stampata in Ronia nel i71i^ ed è il seguente: 

A lo lato nostre Sejpion 

Jennaro Cacearo 

Pe la Gomiedea saia itetolata 

Poeeraile. 

. sonriEVTO 

De D« Domineco-Felippo casanova 

deli* ilLnteeliiseiBia CelA d* Amarte 

Pj^Vonotareo Apostoleoo e Accademico 

neeiMmno de liomma» 

E 9 uofiiio maje Pocereat è $iaio 
Tonio chino de glorie e de sbrannore l 
V Apollo è mmd lo epaseo addéwniato^ 
Se n* auto tiempo fu de Rri f ammore. 

B illarona lo Homi isso ha lassato^ 
E a ssò puoje è benuto co le Ssorss 
Jfo ehi maje (benagg' oje) me V ha teraia 
Se non de ssò gran Caqcavo T addore ? 

C^ Poerate s$e brache I co echi if aje f 
De sto vrodiOo cierto na scoteUa^ 
De IV aequa CacaUina è meglio assaje. 

Dania Giove <f Amprosia na laneella 
F avi salo na vota , e non so haje^ 
De ssò CkCCÀyo tujo na menestella. 

Caglili Aniello. In Afragola paesetto antico, che al dir di Giu- 
stiniani, fu fondato fin dai tempi Normanni , distante 4 miglia da 
Napoli, fli il luogo dove nacque il Gasilli nel di 17 Decembre 1800: 
figlio dei furono Raffaele , e Maria Ciaramella , ambidue di oneste 
ed agiate famiglie. Nel detto paese* cominciò i suoi studiì, che pro- 
seguì sotto la scorta del Sacerdote Nicola Gasilli suo zio paterno. 
Yestl abito ecclesiastico, ed ìndi fissò sua dimora in Napoli in unio- 
ne del suddetto suo zio , e finalmente entrò nel Seminario Napo- 
litano ove compi il corso degli studii Teologici, e verso gii anni 24 
di sua età , ordinato sacerdote, diedesi air esercizio della predica- 
zione \ ma il suo desiderio era di darsi air insegnamento , perciò 



— 94 .— 

unitosi con Francesco M/ Orefice (1), anche sacerdote, e con rajii- 
to della filantropica Signora Sara Marino fondarono un Collegio di 
scelte donzelle sotto il nome de' MiracoMi (^) situalo sulla strada 
di S. Maria degli Angeli alle Croci. Acquistò tanta fama questo 
educandato che ivi si raccolsero gentili e nobili donzelle, le quali 
uscite con una completa educazione di lettere scienze ed arti, sono 
divenute ottime madri. 

Quivi il Casini funziona da direttore degli Studii, e prende posto 
tra queste pagine , perchè tra i varii libri scolastici scrisse il Nuo- 
vo Vocabolario domestico — in quattro lingue — Napoletana , Italia- 
na , Francese , e Latina , compilato — dalF Abate Aniello Casilli — 
per uso — degr Italiani e Forestieri — Napoli — Tipografia di Vin- 
cenzo Marchese — Largo Donna Regina N. 20 e 21 — "1861. 

Esso è in 4.0 piccolo, diviso in due parti: la prima di 49 pagi- 
ne contenente il vocabolo Napolitano , col corrispondefite Italiano, 
Francese, e Latino \ la seconda parte di pagine 55, contiene la voce 
Italiana con la dichiarazione in Napolitano. 

Casflltto Giovanni Antonio. Nella piccola e grazìosisskna ter- 
ra di Bonito , in Principato Ultra , situata sul dorso di un amena 
collina, e dotata di un aria molto sana, vide la luce il nostro Gio- 
vanni Antonio Cassitto. 

Il Minieri Rìccio lo dice nato nell* anno 1765 , ma il Marchese 
di Villarosa ne* suoi Ritratti Poetici di alcuni uomini di lettere an- 
tichi e moderni del Regno di Napoli , segna il 18 Aprile i765^ e fa 
iìglio del Dottor Romualdo , e di Silvia Miletti. 

Fu educato nel Seminario di Ariano, e lo svegliato. ingegno di 
lui fece subito presagire il progresso che avrebbe fatto nelle lette- 
re. Per compiere il corso degli studii venne in Napoli. Sotto la di- 
sciplina di Michele Camerino professore della Regia Università s'i- 
struì nelle lingue latina e greca. Apprese le scienze filosofiche da 
Antonio de Martiis^ e le facoltà legali da Marino Guarano, e Giu- 
seppe Vario-Rosa. AH* età di i^ anni pubblicò la traduzione del Ma- 



(1) Francesco Maria Orefice , nato in Afragola il 3 Gennaio 1800; è morto 
poterò in Napoli il 31 gonna jo 1863. 

(2) In origine era un pofero ritiro fondato nel 1807 sotto il litolodi S.Fran- 
oesco Saverio, ma nel 1832 . la Signora Sara Marioo accrescendolo con i suoi 
beni , fu ridotto allo stato presente , diretto secondo le regole fasciate dalla 
detta fondatrice, p giusta l* appro? azione del Ministero dell'Istruzione Pubbli- 
ca , da una direttrice Signora Marianna de Maio , un direttore dì Studii Si' 
gnor Casilli, dal Parroco Prolcmpore della Chiesa de' Vergini Signor Pasqua- 
le Mennillo , e da un Avvocato della Camera di Disciplina Signor Laiigi 
VUlari. 



— 95 T- 

mJe di EpittetOy e le Masmne di Confucio^ e mentre avea intra- 
presa la difficile strada del Foro, pubblicò -varii dottissimi opuscoli 
scientifici e archeologici. Nel i785 per la morte del padre si ritirò 
io Bonito , e mentre attendea agi* interessi di sua famiglia , che 
procurò migliorare, compóse molti opuscoli che diede alle stampe. 

La \ita sedentaria menata dal Gassitto , e le continue applica- 
zioni che non interruppe giammai , lontano sempre dall* ambir ca- 
riche ed onorificenze, cominciarono a debilitare la sua salute*, a tal- 
ché assalito da un* incurabile idropisia passò di questa vita nel 1821 
come ci dice suo nipote Luigi , e nel 4822 secondo Minieri Riccio. 

Chi bramasse conoscere le molte opere lasciate inedite, e che esi- 
stono nelle mani del citato nipote, può leggere il Catalogo nel Se- 
condo Tomo de' citati Ritraiti Poetici del Marchese Villarosa, stam- 
pati in Napoli pe* tipi del Fibreno nel 4834. E noi lo abbiamo ri- 
cordato perchè fra le tante opere inedite troviamo citata la Tradu- 
zione delle Poesie di Catullo Tibullo e Properzio , in Italiano^ ed in 
Napoliiano. Il nipote Luigi Gassitto, di cui appresso facciamo men- 
zione, ci avverte che oltre del citato lavoro, esistono, anche tradotti 
in dialetto Napolitano, aLe odi di Anacreonte, di Saflb, Alceo, Mar- 
« ziale, il Tempio di Gnido , e varie Gommedie in dialetto in prosa 
« e versi, e che i Mss. conservansi gelosamente da luì », avendone 
già dato un saggio in un libro pubblicato peHipi del Nobile nel 4857, 
intitolandolo Nferta corUratiempo in cui alla fine si trovano 1* elegia 
13.* 48.* e 90.* di Catullo, e Fode 3.* 5.* 44.* e 24.» di Anacreon- 
te. Ci avverte altresì che il P. M. Fr. Luigi Vincenzo Gassitto Do- 
menicano, e Federigo Gassitto ambo germani di suo avo Giov. An- 
tonio, del pari che suo padre Romualdo ,^ei*an tutti conoscitori e 
scriuori del dialetto : di costoro però non abbiamo creduto fare un 
articolo distinto , non avendone né pniove , né saggi. 

Ecco una poesia inedita di Giov. Antonio Gassitto , cortesemente 
donataci dal nipote di lui Luigi. 

TRADUZIONE DI CATULLO. 

2. Lo Passariello (Lesbia). 

Mio paseariello , 
Spassetto , pazziariello 
De Nenna^ che pe affetto 
Te vasa e tene mpietto , 
E pò co na ponteUa 
De dito — la mpeseUa^ 



-.96 — 

Affo f appreUa e Bh$;sze€a, 
E iu *nce curve a mmuzuea; 
Ca mone éhiUo dito 
La 'nzirria , e IT appetita ; • » 
Quanno de me ave sfizio^ 
E pe non dame ^imixio 
Se va spassa no paco 
Shafànm tanto faoco , 
Pe ^nfi a ceke Uo dolore 
Se leva da lo core / 
O si puf io co Uico , 
AucieUo^ caro ammico^ 
Potesse pazziare 
Comm' essa è ausaf a ffare , 
Ca tengo a sf arma mia 
Nna brutta ^ppecondria ! 
Da vero ^nce aoria gusto^ 
Comm'nee Tappe justo 
La Zita corretrice , 
Essa lo cunto dice , 
PigKato Uo melillo , 
Zompava comme a ggrilh , 
Pàrennole miir anne 
De «* accurdd li panne. 

CassIUo Lul^L Da Romualdo , e Maria Giuseppa CassHto, en- 
trambi di Bonito , nacque il 49 Febbrafo i829 il nostro Luigi. Di 
anni i5 rimase orfano di padre. Cominciò dà questa età a far versi 
in Napolitano, e &tto adulto fece uno studio su i classici del no- 
stro dialetto , e su i manoscritti inediti del chiarissimo suo avolo 
Giovanni Antonio. 

n Cassitto appassionato di musica , non potendola studiare, a ca- 
gìon della vista , essendo miope al settimo grado , con Y ajnto di 
un udito finissimo ha imparato a sonare il violino, ed improvvisa 
de' pezzi diflBcilissimì \ e questa bella virtù accoppiata alla poesia , 
fa si che ei sia ricercato nelle elette adunanze. Amante della quiete, 
non 6 uscito mai dalla sua provincia , ed ignora Napoli. 

Ha scritto e stampato varie poesie , su diversi giornali letterarii 
estinti : cioè nel Policroma , nella JloiuKfietfa, nel Biricchino , nel 
Tomese^ e molti altri. Ha dato ancora alla luce nel 4857 par i tipi 
di Nobile una Nferta contratiempo pe la Pasca di pag. 38 in 8.^, e 
nel 4862 Lo Sparatorie de fo Kasidraechio^^ Fetecckie^ tricchs-trac^ 
che e bbommsj volumetto in 48.o di pag. 445 pe* tipi di M. Lom- 



- 97 - 

bardi, oltre due ottave stampate sulla faccia esterna posteriore del 
volume , le quali sono un commiato e sono le seguenti : 

A r assodate mieje. 

Pecchi li ciabattine piamontise - 
Hanno mise le 'mposte a lo Stivale^ 
E pecche Ilo rUorgio àée li pise 
A mmè ccommene de non forre maJe^ 
Nò nn' aggio cche ve fi ! — doppo tré mmise 
S' è potuto stampa V originale , 

Che Mite da me p — Yascia ca tnnney 

Lo prezzo è doce quanto cchiù lo sscinne. 
E accossi^ frate mieje^ da na patacca 

Chisto libbra ve dò pe dduje garbine ! 

Uo poveta ha d avi moscia la sacca.... 

Ca fuje criaio pe magna lupine — - i 

E lo saccio io , che sto facenno a vacca — 

E eco mmico lo ssanno le stentine!.. 

Chisto è lo munno — S* ha d ave padenzia. 

Va ! — pavateme e dolerne lecienzia. 

Nel 1863 ha dato alla luce il seguente Blanifesto ; ma V opera 
non è per anco pubblicata. 

LA COCGOYAJA DB PUORTO (O 

* 

'OTERTA 

PE IiIi^AlVIiO IMS 

DE 

LIIGIO CAS8ITT0 

Pe sissanta centesime 
Se dà la Coccovaja — 
Che pigliarrd a f alAaja 
A Inattualità^ 

w 

(1) Cocconjft ^Coccoveggia preUo ilmmimo di Ctretla «- Il Corlese nel 



no Poema Lo Cerriglio ncantato Canto V. Slann 35 -• dice : 

13 



s 

\ 



— 98 — 

Ve cantarrd le ccorna 

De la Consortarìa 

Bella , ncosdenzia mta, 

La Nfecta mia forra. 
CofUro lo Parlamiento, 

Che chiacchiarea a lo viento^ 

Ne' è ìy[i eòmponemiento 

Appriesso no capitolo 

Che portarrà pe iirtiùlo 

« La bella Ubbertà » 
£, pò tanf atUre coee^ 

siano vierxè e prose -^ 

Ma tutte véretà. 
A NapoU — s associa da Mariano . 

Lombardi -i— Vico friddo Pi^naseeca 

A lo nummero quinneee. — No grano 
Non lo voliwimo si é de vecchia zecca.. • 

Ca mo si tmò accatià purxi na struozo — 

Non conia cchià la nunina^ sta fa^unzo. 



Kenzo già se voleva appapagnare 

E CarmoMna puro a chillo ìuoeo 

Qaanno na Coccevaja ad altueearSf 

Niege , che le creseeite ccMv lo fuoco; 

JXssCj chi gttf gi chesta non pò ashiare 

Lo st{fo compagno pe cMèt^ ajero vruoco^ 

E eomme h sapesse ca io puro 

Foco cercanno Cecca pe sto scuro. 
La Coceovaja di Porte era uà antico m'arino in cui cravi scolpilo la Ci- 
vetta uccello consacrato a Minerra, ed era lituato in una famosa fontana falla 
innalzare nella Piazza di forto nel 1545 per ordine di D. Pietro di Toledo per 
prorredere d' acqua a' na? iganti. Nel mezzo della vasca ergevasi nn monte con 
alcuni antri in cui ti riposavano delle Deità uscite dallo Scalpello di Giovanni 
da Nola; e fin da quel!' epoca, era della fontana del Gufo o Coccovaja, Eoa 
venne guasta dal cannone che fece strage nelle rivollure del J647, ed in se- 
guito totalmente distrutta. Quella che presentemente vedesi, eseguila nel cor- 
rente secolo rappresenta nn masso , con quattro leoni egizi dai quali zampilla 
r acqua , e nel mezzo sorge un pilastro che sostiene una conca ornata di 
liaccelli* 

La voce Coceovaja si adopra metaforicamente , a dir del Pooti, per donna 
grassa , tarchiata » grossa , e deformcVsAe altresì donna impudica : ed in 
quest' ultimo significato l' ha adoperata Carlo T. Dalbono nel suo racconto ia 
Coceovaja di Porto f che leggesi nel a,"" voi, della. suQ bclF opera delle Tra- 
dùuoni popolari* 



— 99 — 

Pe mbaUaggio e pe la po$ta •. [ 

Pensarrd la vorza nosta» 
Oli $e vok associa 

Se firmasse sotto eeà — 

Le opere che dice di tener manoscritte sono : — 
La Grammatica del Dialetto — Il Vocabolario -^ La Frenologia 
ddt anno Bisiesto 4848 Poenrna Gerico — Cientodnquaiata Sonette 
de resposta a uno iulo co le stesse parole obbregate — La Tassaxions 
foemma da chiagnere e da ridere — La Babilonia Tidiana, Predeca 
granne abbraccia , (prosa ) ^^ Lo CemmeUrio de lo Palazzo Cari»' 
gnano , e lo schiatlamuorto Luigio Cassitto, Discurxe poliiece com^ 
mece — La Camorra de Torino^ scacaiejaia nvierze ^sdrucciole — La 
htUteide , Poemma sciabbolatorio ^nquatto conte ^ La A'cfteùfe Poem- 
ma da chiagnere — L Aspromonte. Poemma de deduce conte a ottaca 
rifnma — Lo Manicomio i Acer za dinio a lo Palazzo Carignano. 
Ciento dialoghe tra Mosto Giorgio e li Pazze — Li sette Ptq^ffovaUe 
de lo Palazzo Madamma. Sische vemacchie e pedeta de no lazzaro- 
ne Napolitano — Lo Testamiento de lo Menisiro Sella^ la Confessio- 
ne de lo Presidente Rattazzi , e la Morte de lo Conte Cavurre^ Do- 
comiente storece diprommatece politeci 
Il seguente è un suo Sonetto inedito : — 

A PEPPARISALO IVAPPI D« AWE££I1«0 

Jodeee de lo Tribbonale d* Ariano 

STO QUATTUORDEGE SUBBITìlNEO 

Io non sacdó , Peppì , cche ccosa 4 ammore 

E pure mme squaseo la 'nnammorata ; 

Io non saccio , Peppì , cche ccosa è ccore ^ 

E mme lo sento "mpietto ogne ghiomata ! 
Ma tu che singhe mosto e professore. • • 

E cche nò nti haje maje fatta Uà frittata 

Azzetta da IF ammco , tujo^ lo sciore 

De ir affecchienzia bella e prélihbata. 
Io so no cantastorie — e ttu lo ssaje 

Tu si nn ommo de vaglia — ed io Ih ssaccio-^ 

(Sto paragone Ilo sdoglimmo craje...) 
"Nsomma tu si Ho guappo 'ntra li guappe — 

(E non te crede cK io te parlo a staccio) 

Tu sì W ommo che vm -r- si Ptppe Nappe. 
Ariano 20 Maggio 186S. 



CassMto Errico. Fratello del precedente anche cultore di questa 
nostra favella , ha scrìtto varii articoli sul Giornale Lo Nuovo Dior 
volo Ztioppo e PuliceneUa , e secondo ci avvisa suo fratello ha 
molte cose inedite. 

Castelli Giacomo: Figlio di Domenico, Barone di S. Giovanni 
Guarrazzano e di Buonafede ; e di Anna Piccinni , di Castel Sa- 
raceno; vide la luce nel comune di Carbone in Basilicata il giorno 
9 Febbraio 4688. Iniziato nelle lettere venne in Napoli nel i707, e 
si applicò alla giurisprudenza sotto la scorta di Gennaro Cusano. 
Nel 4755 fu eletto Giudice della Gran Corte della Vicaria, e socio 
della Reale Accademia Ercolanese , e nel 1759 fu innalzato a Con- 
sigliere del Sacro Regio Consiglio , ma non potette lungamente go- 
dere dell'ottenuta dignità, giacché dopo pochi mesi venne a mor- 
te , cioè il 15 Novembre 1759. Fu anche uno de* soci del Portico 
della Stadera. Tra le molte opere da lui scritte ve ne ha una col 
tìtolo Originum NeapolUanae linguae^ e mentre la terminava, pen- 
sò di darne un saggio in una adunanza di dotti che sptto nome di 
Accademia si riuniva nella biblioteca del Principe di Tarsia (1); e 
siccome fu sommamente applaudita , così si determinò di pubbli- 



(1) Ferdinando Maria SjmelH Principe di Tarsia Cavaliere di animo gran- 
de , circa il 1740 fondò nel suo palano una magnifica e pubblica bìbliote- 
càf e nulla curando a spesa, l' arriccili d' innumerevoli ed ottimi libri^ o rab- 
bellì adornandola con 217 ritratti di uomini illustri di ogni tempo , e d' ogni 
nazione , dipinti da buoni artisti , con statue e busU in marmo , con elegante 
e splendido stiglio > con cornici ed intagli dorati; ed arricchendola di nume- 
rose macchine Astronomiche, Fisiche^ e Strumenti Matematici; tra i quali nota- 
Tansi un cassettino contenente un compasso di proporzione, squadra ptegaiora, 
pezzo con Tarie scale, due compassi con mutazione, ed una bussola, delf auto* 
re Lusverg , il tutto in oro ; e vi stabili un bibliotecario con ajulanti e pre- 
fetti. 

Nel 1747 il di 22 Loglio vi aprì un' Accademia di letteratura varia , dove 
riunivansi i più distinti ingegni di quell* epoca, tenendovi due sedute al mese. 

Morto il fondatore ; si sciolse V Accademia , si chiuse la biblioteca , e nel 
Febbrajo del 1790 fu tutto esposto alla vendita ; e quel luogo consecrato alle 
Ifuse, divenne, al dir del Giustiniani , un sozzo magazzino di commestibili. 

Ferdinando IV fé* comprare per dodicimila ducali di libri, per accrescere le 
Bibliolcca , ora detta Nazionale, che in queir epoca falicavasi per mettere in 
uso con soddisfazione dèi pubblico ; ma per inavverlenza ed inespertezza di 
chi dirigeva tale stabilimento , poco conoscendo ciò che mancava , 1* acquisto 
fallo , fu trovato inutile , perchè erano libri gì4 esistenti ; e siccome davano 
ingombro furono* venduti a Canlaja con dis(!apito deirErarìo, e con molto pro- 
ilUo di coloro che fecero o fijiscro-di bre 4a compralori. 



*r'. 



* * 



— 101 — 

caria col tìtolo: nagùmaniento delle origini della lingua neq^litana di 
Giacomo Castelli Avvocato Napolitano — Napoli f15i per Vincenzo 
Pauria— In 4.o di pag. 54. Nella pagina 24, parlando della detta 
lingua la fa derivare dagli Osci. 

CMiiilaro FranoesGo Saverlo. Sacerdote. Quando^ nel 1835 , 
Raffaele Sacco improwisava una canzona , con 1* intercalare Te vo~ 
flio bene assaje\ E tu non pienxe a me^ la quale fu messa in mu- 
sica dal célèbre Donizetti ; questa canzona usciva in foglio volante 
per Napoli , e f u cosi bene accolta, che ne furono vendute moltis- 
sime migliaja di copie, con sommo lucro del tipografo. Allora molti 
pretèsero stampare, e subito si trovarono poeti cbe scrissero, e per- 
sone che compravano : ma cominciarono a cadere nel vile e nel- 
r oscèno*, cosi che questo Sacerdote nelF idea di porre un freno al- 
l' insensata mania de' poeti popolari, pubblicò in foglio volante una 
canzona intitolata , Vrucculillo che fa no buono' crestiano a Maria 
Mamma noeta a scuomo de lo diavolo puorco , che ghiuome fé , é 
ghiaie ammentanno cierte cantarinole fetente de xuzzimma de mun- 
no . • . sciù . . . ! pe la faccia so^a ! 

Di questo Sacerdote non possiamo dire altro , se non se quello 
che abbiamo ricavato da* Registri di morte della Sezione di S. Lo- 
renzo: cioè che lo stesso mori a' 2 Marzo 1850 di anni 45. I tìtoli 
che se gli trovano attribuiti nelU atto di morte sono : Monsignore 
deir Annunciala di Napoli , Sacerdote secolare , ed insignito della 
dignità di Protonotario Apostolico. 

Cacaneo Oraxio. Altro non sappiamo di questo scrittore se non 
che visse verso il 1700, e fu poeta-, ed abbiamo di lui un Sonetto 
inedito con una coda di quarantadue versi. Di tutto ciò siam debi- 
tori air egregio letterato ottoageno Rocco Mormile *, il quale . per 
nulla geloso delle gemme che conserva , non solo ne ha aperto i 
soci scaffali , facendoci svolgere i manoscritti che possiede*, ma vo- 
lendo dare altresì un* altra pruova d' amore verso le jmtrie memo- 
rie , e dì cortesia verso di noi, ha durato non poca fatica, trascri- 
vendoci di propria roano tutto quello gli abjsìamo chiesto. 

II Sonetto adunque che per lui possediamo , è molto bello per 
la forma , ma noi riportiamo , come quello che sente troppo del 
sozzo gusto del tempo in che il Cataneo scrisse. E siccome di que- 
sta sorta componimenti ne abbiamo parecchi ^ cosi per far che 
non vadano perduti , pensiamo formarne un volume separato ed 
indipendente , quando , compfuta la presente opera, saremo a pub- 
blicare, una raccolta di scritti in dialetto, nella quale sarà compre- 
so tutto quanto v' è di più raro o inedito. 

Cawllne Mattia. Il Signorelli non cita quest* autore, né nelle 
vicende della Coltura, ne nella Storia Critica de' Teatri. Noi ne ab- 



— 102 — 

biamo presente una bellissima Commedia di 5 atti in prosa, e tutta 
in dialetto, intitolata Lo Dottore Aseno; essa è in 12, di 132 pagi- 
ne stampata nel 1767, per Gìanfrancescò Paci. 

Cairalcantt Ippolito duca di Buonvicino. Discendente dagli 
antichi Cavalcanti di Firenze , conosciuti per dottrina e per valore. 
Amerigo e Filippo furono i primi a venire nel Regno , e quando 
nel 1352 Giovanna I reggeva la nostra Partenope, inviava uno dei 
Cavalcanti viceré in Calabria, il quale terminato il suo officio, si stabili 
in Cosenza , e colà fu annoverato nelle famìglie nobili Cosentine; 
Ma accresciutasi sempre più questa nobile prosapia, alcuni discen* 
denti vennero in Napoli -, ed essendo conosciuta la nobiltà de' loro 
natali, furono aggregati al Seggio di Capoana. 

Da questa onorevole stirpe , viene il nostro Ippolito, figlio di Gui- 
do , Governatore Regio di Cappa e Spada , il quale trovandosi in 
Pozzuoli s* invaghì di Anna Caparelli , discendente da* Caparelli , 
una delle quaranta famìglie nobili del Regno, e la tolse in moglie. 
Poco dopo gli sponsali , Guido fu mandato in Afragola per aromi* 
nìslrare giustizia, e colà il giorno 23 Settembre 1787 Ippolito vide 
la luce. Giovanetto venne in Napoli, e qui fu educato ed istrtiito. 
Accerchiato sempre da uomini dotti, e non degenerando punto dal* 
la nobiltà de* suoi genitori, fatto adulto, diede alla luce un libret* 
to di cose ascetiche , intitolato Esercizi di Cristiana virtù , con la 
spiega del Pater nosier , ed altre orazioni. 

£ siccome tutti gli uomini devono avere una passione , cosi il 
nostro Duca , non trascurando i doveri di nobiltà , le sue ore di 
ozio invece di dissipare in giuochi , in feste , e in balli , le occu* 
pava neirarte cucmaria, e tanta fu la maestria che in essa acqui- 
stò , che ne distese un voluminoso trattato , intitolato Cucina Teo^ 
rico Pratica. E come amante del natio paese, dopo essersi delizia* 
to col suo umore allegro e vivace neUa lettura di quasi tutt* i no* 
stri scrittori paesani , s* avvide che il nostro dialetto era ricco di 
ogni specie di produzioni, meno che di una Cucinas onde egli pen- 
sò di occupare quasi un quarto del suo voluminoso libro, per dar- 
ci una Cucina Casereccia nel nostro patrio linguaggio , ma man- 
cante di ortografia. Mori il Cavalcanti verso il 1860. 

È inutile parlare del libro perchè troppo conosciuto, ma seguen- 
do la nostra idea , ne ricorderemo le differenti edizioni: 

La 1.* stampata nel 1837 dedicata al Cav. Ippolito Tremante. 

La 2.^ nel 1839 a D. Lelio Visci. 

La 3/ nel 1841 , al Conte Berardo Candida. 

La 4.* nel 1844 al Ministro Nicola Santangelo. 

La 5.* nel 1847 al Ministro Giuseppe Lanza Principe di Trabia; ed 
in questa vi si leggono in line 11 ottave in dialetto scritte dal Genoìno, 



— 105 — 

U 6/ nel 4850 — A S. A. R. il Principe di Salerno. 

La 7/ nel 1852 — Senza dedica. 

L* 8/ nel 1859, pei tipi di Gregorio Gapasso. 

Ceteao Carlo. Nacque in Napoli nel 1617^ mori il 13 Dicembre 
1693. Istruito nella poesia ^ nella storia e nelle leggi, ed in que- 
ste laureato ; per qualche tempo esercitossi nel Foro. Nel 1648 , 
scrisse una relazione della sonunossa di Masaniello, e perciò fu messo 
in prigione. Fu liberato per gli ajuti di Giacomo Capece Galeota 
Reggente del GoUateral Consiglio. Uscito dì prigione -volle abbrac- 
ciare lo stato ecclesiastico , nel quale si distinse , guadagnandosi 
r amore de* Superiori. Il Cardinale Innico Caracciolo gli conferì un 
Canonicato nel 1664 , e fu deputato alla restaurazione della Chiesa 
di Santa Restituta. Fu ancora Regio Revisore-, e versatissimo nelle 
aotichità della Patria, era consultato da' forestieri che \ i si recavano. 
A questo fine scrìsse le Notizie del bello e delVaiUico della Città di.Na^ 
foli per U Signari Forestieri^ ed altre opere. Ci ba lasciato altresì il 
nostro dotto Canonico diverse commedie in prosa ed in versi, con vart 
attori che parlano il Napolitano , che sono bellissime-, ed il Toppi 
ne fii molto conto. Noi conchiudiamo col De Ritìs ( Vocab. Voi. I. 
pag. 307 ). d Molta è stata la nostra compiacenza nel vedere in 
« questo scrittore che i personaggi , a' quali fa parlare il dialetto, 
« noa solo preserva da ogni indecorosa scurrilità, ma di certa vir- 
ft tu morale li veste , che li rende amabili e cari »« Tutte queste 
Gonunedie sono pubblicate sotto il finto nome di Ettore CakoUme^ 
secondo il Soria , e CakoUma al dir del Ferrucci — Conosciamo il 
ComigUere del suo proprio male in 3 aiii^ in 12, Venezia, per Gia- 
como Prodotto 1692, ed essa ha nel frontispizio: del signor Ettorre 
CakoUma. 

D Sona segna le seguenti — L Non è padre essendo Re^ in 12 Na* 
poli 1663 — IL Gli effetti della Cortesia — III. Dell amere V or- 
iire — IV. Proteggere t inimico , in N^i^li 1664 — V. la pietà 
irionfanie — VI. OU trionfa morendo — VII. La forza della fedel- 
tà — Vili. £* ardito vergognoso^ in 12 Napoli 1676. Alcune di que^ 
ste furono stampate in Roma nel 1662. 

Pemicci neir Arte Rappresentativa ne cita altre due, una col ti- 
tolo Cautele e danni in prosa , 1* altra S. Casimiro in versi. 

In un catalogo di Commedie pubblicato nel 1764 dal librajo Sa- 
verio Rossi si legge La Uolinarella del Calcolona. 

Cernirò Claro. Vedi Romice Carlo. 

€:eiiso (de) Gaspare. Nato, in Napoli nel 1800. Era questi un 
ianciullo che uscendo di. scuola andavasi baloccando per via con al- 
tri suoi compagni ; quando un tal Tamberlani , che andava in cer- 
ca di giovanetti per formare una comjìagnia comica , incontratolo 



— 104 — 

un giorno neir anno 1810 , ed invaghitosi dello spirito e della vi« 
Tacita del fanciujilo , se gli avvicinò , e fattosi menare ai genitori 
di lui , gli pregò perchè consentissero eh* ei togliesse presso di sé 
il garzoncello , obbligandosi egli di compierne la educazione mo* 
rale e intellettuale : e ì parenti del de Genzo acconsentirono. CO' 
xa ebbe raccolto il Tamberlani buon numero di questi adolescentii 
formò la sua compagnia , la quale cominciò a dare le sue rappre- 
sentazioni al Teairo Sebeto (1). Esordi il nostro giovanetto attore 
con la maschera del Pulcinella , e riuscì sommamente grato agli 
spettatori. AH* età di 20 anni si presentò con la stessa maschera 
ai Teatro S. Carlino , con V antica impresa Luzj , ed incontrò del 
pari tutto il favore del pubblico. Rimase su questo teatro circa 
otto anni ; poscia si portò a Roma -, donde tornato , si pose a re- 
citare sul Teatro Partenope (2). Indi si è dato a girar le Provin- 
cie , facendo da direttore di una compagnia comica di fanciulli , 
tutti figli suoi , avuti dalla seconda moglie \ e al presente trovasi 
in Manfredonia. 

Ha scritto molte poesie, stampate in fogli volanti nel 1848 e 1861-, 
delle commedie in prosa, tra cui conosciamo quella intitolata Lap- 
picceche de li Ciucciare de CastieUanmares e vart libretti lirici, trai 
quali si noverano la Umalora de Chiaja , ed il Diavolo sotto U let- 
to^ rappresentato in Salerno. — Conserva diversi componimenti Mss., 
ma non ci è riuscito poterne avere alcuno, cosicché siamo costret- 
ti a contentarci di giudicare del suo poetico valore da una sua poe- 
sìa che abbiamo per le mani , stampata in foglio volante pei tipi 
del Cav. G. Nobile , la quale ha per titolo: Chello che d [aito e 
ita facenno llù Rre galantommo a Napole^ composta di 29 strofette 
di settenari, delle quali 15 di quattro versi Tuna, e 14 di sei. Essa 
ci sembra più che mediocre , non solo per la scelta dei pensieri e 
la forma poetica , ma anche per la correzione della ortografia -, sic- 
come può rilevarsi dalle poche strofette migliori , che esattamente 
trascriviamo : — 



(1) É an piccolo teatro con una soh fiU di palchi , situato rimgetto alla 
porta di Castel P^aovo. In esso accorre ia folla il minuto popolo a godere le 
strepitose rappresentazioni che vi si danno. 

(2) Nel Largo delle Pigne, detto cosi per molti pini ch'eranvi piantati, o, 
secondo il Celano , per due soli che se ne trovavano avanti la chiesa dd Ro- 
sario , e che furono tagliati verso il 1638 ; e propriamente sotto la grandio- 
sa fabbrica dell'ospedale degl* Incurabili » trovasi questo piccolo, ma grazioso 
e ben costrutto teatro denominalo U Partenope, il qoale fu fondato nel 1S28. 
Sul princìpio vi si rappresentavano opere in musica \ ora vi ò una soddisla- 
cento compagnia di prosa. 



— 108 — 

Mo sé fjedrà che avasceno 
E pane ^ e frutte^ e vuoglio: 
Nu nzè pò fa cchiù mbruoglio 
Regnannò chisto ccà^ 
Cd troppo Uè sia ncore 
L IkUia^ e T unUd. 

Li pise wasciarranno 
De daxiey e de gobbette: 
Vedrimmo cose belle 
Nfrd breve a std Citd; 
E Ftppe cà Vittorio 
Ne hanno dd fd sciald. 

Salo a lu benepnMeco 
Penxeno le per zone; 
E azza la Nazione 
Se pò civeìizxdy 
Spizie pi tutta Napole 
Se stanno a prepard etc. 

Gì daole il dover confessare che il povero profeta sia rimasto sfa* 
tato in una delle sue predizioni ^ giacche ei dice : — 

Sulo a lu bene prubbeco 
FBnzeno le per zone 

mentre la gravezza dei balzelli, lungi dal diminuire , procede in* 
lece col genio della rapidità , proprio del secolo ; se non che ci 
conforta il secondo vaticinio , il quale par che si sia avverato in 
buona parte: 

Spizie pi tutta Napole 
Se stanno a prepard 

il che promette almeno a tutti coloro che non hanno faticato pel 
bene pubblico un* onorevole ritirata. 

Cerasoolo Aniello* Dai manoscritti del signor Rocco Mormi- 
le abbiamo estratto^ che il Cerasuolo era scrivano di Vicaria ai 
tempi di Nicola Gapasso, e dal seguente Sonetto si rileva che non 
era secondo agli altri scrittori che Io avean preceduto. 



14 



— 406 — 



A lande de M tooceM SassHW. 



Al che tu sciste a cheUe ffimme $ce9^ 
Restaje chiù i tifio wmms a i]iace«rofie 
D* ogne knguaggio^ d ogne nazione 
Faro le laude toje chiù déW arme. 

No Spagnuolo (ntis' io) disse e £sto tiene 
Mas Solsura d' Orfeo y d* Ànftone \ 
No Calavrese diss' Aju ragione 
Mannaja d* oje, e comme canta bene. 

Corpo del mondo, ma no poco thian^ 
Disse no vecchiariello Seiorewtinó .- 
Oh non intesi mai simil soprano* 

Ma Giorgio lo Tediscó d$tte ndUno , 
E per Dio, disse^ per mentir Sassano 
Mi slarei quattro giorni senza vino. 



fZerlone Francesco. Di questo commediografo che diede suf- 
ficiente accrescimento al Teatro Napolitano t»oco sappiamo: potremo 
dire che nacque in Napoli , e eh* era un fanciullo del popolo , e 
diedesi ad accudire i tintori che torcevano la seta ; ma ansioso di 
diventare qualche cosa di buono , giunse ad essore rìcamatope. Il 
suo passatem{K) prediletto era il teatro , e quante volte v' andaw, 
sentiva scuotersi tutte le fibre. 

Per afTari del suo mestiere fu condotto a Roma da uiì abile ri* 
camatore , e colà facendo amicizia con altri artigiani, venne a co- 
noscenza , che costoro terminato il lavoro , riunivansi per rappre- 
sentare delle commedie. 

Il Gerlone mancando di studi fondamentali , senza sgomentarsi , 
si accinse ardimentoso alla difficile pruova, e scrisse ^laidie com- 
media , che riscosse molti applausi. E siccome in quelV epoca iv 
suonava il nome del Goldoni pe* suoi versi martelliamo cosi il no- 
stro Gerlone , tornato in Napoli , diessi a scrivere versi facilissimi, 
e fin dal 4761 godeva fama di buono scrittore : il che ricaviamo 
dalla commedia di Pasquale Starace , intitolata La Firda Schiiwa , 
la quale porta in fronte due Sonetti di lode scritti dal Gerlone al- 
l' autore \ e sono i seguenti : — 



— 407 — 

Al nerito distiittesino del Sìjkhok D. Pascale SUnee 
Per la fanosa Gonnedia da lai eonpesla intitolata 

lift finte ScUav» 

souetto» 

Fiume che did mar nasce , o pwr dal monte 

E da principi suoi sdegna le sponde , 

QiuU diverrà a mezzo U corso aUronde 

Se quinci un rio , quindi raccoglie un fbnle ? 
Sole che sul maltin daXF orizonJle 

Lucidi oltre t usalo i rai diffonde , 

Qual mai sarà quando splendor rifónde , 

Giunto al merigio , e senza nubi a fronte F 
De comprendi o Starace il mio pensiero , 

JIft costringe a tacer giusto timore , 

Ma il nobil fiume , il chiaro sol tu sei. 
Siano auguri felici i detti miei ; 

Avrà il Sebeto in avvenir f onore 

Di contar tra* suoi figli un altro Omero. 

Àffezionatissimo di care — Francesco Cerlone. 

A lo stisso 
De lo nnedeseiio Antore 

SOliETTO* 

Quanno sta co li firate , e schiattusieUo , 

quanno lo pesone aggio pagato , 
- Apro Starace mio no libretieUo 

OC ave lo nomme tujo nfaccia stampato s 
Pò me faccio no riso a schiattariello 

Benedico chi ncuorpo f à portato , 

Bocca lo stile tujo zocuso e beUo 

èT ave cchiù de na vota addecreato. 
Io , pe sentì doje sole scenoleUe 

Scritte da te , cierto nge lassarria 

De magna maccarune , e sfogliatelle. 
A te la Famma straccquarrà V ascelle , 

Sarraje de sta Celate V allegria , 

Jarrd lo nomme tujo pe nfi a le stelle. 

SchiaoottieUo nfi a la morte — Ciccio Cerlone. 



*- 108 — 

E lo Starace rispondeva ( Vedi Starace Pasquale ) : 

Chi dà gnorofUe fa chello che poh , 
Chiammato esse non mereta anemale 
Ca si pepe non e è , 5Ì non e è sale ; 
La razia toja , noe lo pò dà si vole. 

Camillo Minìeri Riccio possiede una Commedia del Cerlone inti- 
tolata : B Principe riconosciuto , e La Marinella farsetta , entram- 
be poste in musica da Giacomo Tritta maestro di Cappella Napoli- 
tano. Questa Commedia è contenuta in un volumetto in 12 di pa- 
gine 66 stampato in Napoli nel 1780-, e preceduta da un* avvertenza 
deirautore nella quale dice: « che non essendosi potuta rappresen- 
« tare nello scorso anno 1779 questa sua commedia , perchè per 
c( sovrano comando nel Teatro Nuovo dovè darsi in sua vece il So- 
c( crate del rinomato Gio : Batt. Lorenzi , egli ora è obbligato ad 
<( accorciarla a causa della stagione , in cui la notte è ridotta qua- 
(( si alla metà. Tatito questa che la farsa è in versi ». (Cosi il ca- 
talogo di Commedie , Drammi ec. del Minieri Riccio. Stampato in 
Napoli 1865 per Alberto Detken). 

Un appassionato di Teatri s* entusiasmò tanto pel nostro autore, 
che gli diede sua figlia in moglie. Però le lettere ed il Teatro par 
che non abbian mai dato gran cosa a* poveri scrittori ^ sicché il 
Cerlone il giorno scrivea, la sera assisteva alle rappresentazioni, e 
la notte lavorava \ ma alcune volte era siflattameute esaltato pe* 
trionfi riportati , o affranto dalle fatiche durate , che non maneg- 
giava r ago , ed alla famìglia il giorno appresso manca va il pane. 
Nondimeno il Cerlone pensava sempre alla gloria , ed al pome di 
Goldoni , il quale coglieva allori dall* aristocrazia ; ed egli pen- 
sando di raccoglierli dalla democrazia, fra le tante sue commedie, 
si accinse a tradurne alcune del Goldoni*, e per non recar dispia- 
cere air autore gì* indirizzò una lettera , nella quale gli diceva : 
che avea ardita di far ciò pel solo principio di fare gustare quelle 
bellezze a' suoi : cosa che irritò talmente Y animo del Veneziano , 
che quantunque avesse già una certa opinione di lui -, pure sde- 
gnosamente rispondendogli , gli scrisse : — 

Se sei ricamator come poeta 
P&veri drappi e sventurata seta. 

Al povero scrittore napolitano, dopo questo colpo cosi fatale, co- 
minciò a venir meno V animo -, cosicché , caduto in un grande av- 



vilimento , fini miseramente la yìta neir età di anni 77 , lasciando 
povera la sua famiglia. Fu sotterrato nella Chiesa dello Spirito San- 
to, al dir di Carlo T. Dalbono, nel suo articolo Francesco Cerlone^ 
pubblicato nel Galiani Almanacco Comico^Serio del 486Sf, stampato 
pe' lipi del Cav. G. Nobile, ' 

Noi , avendo frugato le pandette de* defunti , che tengonsi nella 
Congregazione de* Verdi (i) , nulla yì abbiamo rinvenuto. 

Si racconta da qualche vecchiarello, che per tradizione sa che il 
nome di Cerlone era improntato, ma che le Commedie erano scrit-> 
te da un frate Domenicano. Anche il Dalbono nel citato articolo 
dice , che il Cerlone avea uno zio Domenicano , e che <c vuoisi al-^ 
« tresì da taluni che anche egli ne scrivesse di commedie, e molte 
« dei Cerlone fossero ritocche da lui ». Noi noi crediamo, giacchò 
abbiamo osservato un bello esemplare delle Satire di Pietro Napoli 
Sgnorelli , stampato in Genova nel 1774, pieno di note manoscrit- 
te deir epoca , e posseduto da Ferdinando Patturelli (2)^ in questo 
libro nella Satira IV. intitolata Anti-Maschera eh' è un dialogo tra 
P. ed A. si legge:— 

P. Chi dici tu ? A. Nessuno. P. J versi di Tarcone 
Preferiranno ai miei , o i mimi di Serlone (5). 

La nota mss. dice (5) Cerlone buon ricamaiore^ e cattivo comico^ 
in aratro hos inquadrigis equus è il dettato greco. Dunque W Signo- 
relli e 1* annotatore eh' erano contemporanei del Cerlone, come han 
detto eaUivo comico , poteano anche dire , le commedie non essere 
cose sue. 

(1) Nel 1S55 alcuni NapoHtaniy Dobiliy arlieri, e negoziali U formarono una 
CoDfraterBÌta sotto il titolo degli lUumnati dello Spirito Santo , e si uni? ano 
nella Chiesa de' SS. Apostoli ; in seguito in quella di S. Domenico Maggio- 
re; e nel 1563 fondarono la chiesa detta dello Spirito Santo con il Conserva- 
torio. In appressò i nobili volendosi separare dagli artieri e negozianti, si di- 
visero in due Congregazioni : quella dei nobili prese il nome di Congregazio- 
ne de* Bianchi dello Spirito SantOj e quella degli artigiani fu denominata dei 
Ferdi dello Spirito Santo , per una mezzetta di tal colore che questi aggion* 
tero alla lor veste per distinzione. Essendo dunque questa Confraternita com- 
posta dì artieri e mercanti, non è improbabile che il Cerlone fosse stato quivi 
sepolto. 

* (2) Conosciuto Architetto, autore dell'esattissima Descrizione di Caserta e 
S. Leudo, stampata nel 1826 da' tipi della Stamperia Reale. Al Patturelli 
amatore e raccoglitore di stampe e libri, professiamo molta gratitudine, avendo 
egli messo cordialoiente a nostra disposizione i suoi preziosi volumi, per facili- 
tarne la ricerca di tutte quelle notizie cho riguardar, possano la storia del 
paese. 



— «0 — 

Molti il chiamavano per burla il Ciarlone^ ed allri Than qualificato 
Scribacekiaiore. Povero uomo! non merita alla fine lauto disprezzo. 
Infatti Vincenzo Maria Gimaglia ne* suoi Saggi Teatrali Amliiici , 
stampati nel 1817, alla pag. 410 scrive: « Le più note commedie fa- 
ce miliari de' nostri cittadini autori sono quelle d' Anemia , del Lt- 
<c veri , e del CerUme • • • ma del Gerlone se n' ode ano(H^ qual- 
c( cuna ». Vincenzo de Ritis nel suo Vocabolario Tomo I. pag. 5il 
ne parla cosi : « Fecondissimo scrittore di Commedie , delle quali 
« alcune rimangono tuttavia nel repertorio de* nostri teatrini. Ne 
« abbiamo già due edizioni in 24 voi. compresi i drammi per mu- 
K sica. Farebbe gran vantaggio alla fama dell'autore ed agli amanti 
« della storia del nostro teatro nazionale chi volesse procurarne una 
(c terza la qual si riducesse a due o tre volumi. Le scene pelle 
« quali giuoca il dialetto sono per lo più graziosissime. Fioriva 
^ nella seconda metà del secolo XVIII ». Ed il Minieri Riccio nel 
suddetto Catalogo di Commedie Drammi ce. pag. 9 dice : « Questo 
insigne scrittore Napoletano.i» A noi sembra che il giudizio di tali 
uomini potesse bastare per togliere al Gerlone i soprannomi di Ciar- 
lone e di Scribacchiatore. 

E poiché il Gimaglia dice : « Se la poesia deve rassomigliar la 
a pittura in ritrarre con ventàgli oggetti che si propone d'imita- 
te re, ciò accade specialmente a tutt' i poemi drammatici , in dove 
tt quello, che si pone sotto l'occhio dello spettatore dev'essere ti- 
fi rato dal vero : » cosi noi asseriamo, che le Commedie del Gerlo- 
ne, e particolarmente quelle messe in musica, per la maggipr parte 
dal Maestro Giacomo Insaguine di Monopoli, ebbero felice succes- 
so, appunto per queste doti. I suoi versi facili e spontanei per la 
forma , sono naturali pei pensieri , dipingendo con veri e vivi co- 
lori i costumi del popolo -, ed il dialetto ò scritto con molta purez- 
za. Per saggio trascrìviamo qualche brano di una sua commedia 
intitolata La Finta Parigina. La 1.* scena rappresenta la piazza di 
Aversa (1) con osteria e venditori \ e comincia cosi : 

(1) Afena antica cillà regia e TeseoTÌla , dista 8 miglia circa da Napoli. 
Fu fondata da' Normanni ?erw V anno 1030. Nel 1346 Andrea d' Ungheria 
marito della Giofanna L vi perdette la fita con un laccio preparatogli da sua 
moglie •>— Possiede nno de* più belli e grandiosi Manicomi! d* Italia , che fa 
stabilito colà nel 1813 per le care di Antonio Sancio » uomo di molta 
sapienza e peritissimo nella condotta degli affari , aUora Capo di ripartimooto 
nel Ministero degli Affari Interni, e poi per molti anni Intendente della Pro- 
vincia di Napoli.— La Città di Afersa è fertile per grani e biade , sono 
particolari i finocchi , abbonda di frullOi e la vendemmia àk quel tale Aspriao 
che fé* dire al Redi:-* 

Quel iT Aversa acido Aaprtno 
Che non so 9* é agresto | o vino* 



— ili — 

Cardino. L Asprinia éP Avena 

Sincera , addorosa , 

Che bengo a mexxoUo 

Chi vok froot* 
Limpia. No beUo penti» , 

No piennolo dCfuta^ 

Spognitte ammatmr€ 

Chi f)0 regaià» 
Preziosa. Na bella recotta , 

le provoìe iona , 

Chi vo moxXareUe 

Che benga da ccà. 
Rosolina. Na bona menesia ^ 

No ir«lw battito , 
' JV arrwto de puorco 

Famoso nce sta. 
dar. Tengo pò no caUuecio de trippa 

No stofato cK è ncaro fonerò ^ 

E pò tengo no mmeeorondàh 

Che la sghessa te face veni. 
Lim. Pera bone che songo d Averxa 

Lazzarok chi va regtdare ^ 

E pò tengo la caiaìmteca 

Zuccarine le prwea peorzì. 
Prez. Tengo trezze de caso eaivaUo 

Mozzarelle che sa de kUirro 

E pò tengo le nnatte famose 

Che V addore te face ^[terì. 
Kos. Ncè no fritto de cakmarieUe 

Nei na tenga^ e no eapetoneieUe 

E pò nce na nzataia gnamita 

Che la mange^ e te fa revenL 
Gar. Galessiero si vuò T earredeUo 
Lim. Pùssaggiero si vìaò sfoaione 

Rosii Forastiero si vuò cose bone 
Tutti Vieneienne azzeccate ccà. 
£ odia scena XI del 1.^ Aito Rosolina avverte Preziosa dicendo: 
A chi ? Franzise a me ! arrosso sia ! 
Voglio no pacchianiello 
Co li calle a le nmane... e ca è Monzù ? 
Te lo dico davero e spassionata 
Non aggio co sti Frosde maje ncrinata. 



— Hi — 

Figlioklle nzempricette 

Zetelluccie comm a me ; 

ir appriccUe pacerMe 

Né a MUorde , ne a JUlonxù; 
Ca 8i chiste v hanno mmano 

Libertà chiù non sperate 

Figliolelle sfortunate! 

Non ve lassano maje €hiù. 

Neir atto 2.0 Scena III. CardiUo essendo stato chiamato ladro e 
birbo da Motìsieur le Blò^ gli risponde : 

•■ 

Gnorsì,... sa tavemaro , 

Mperrò staile a senti ca T aje a caro. 
So latro , so birbo 

Ma a Napole stòy ^ 

Non saccio si Nfranxa 

Po stare Monsù ; 

Oh quanta sfeknze 

De r aute Paise 

Pe Cuonte e Marchise 

Se spacciano ccà $ 

Ma songo 4isostanza 

Lo scarto de Pranza 

E a Napole bello ^ 

Li bidè appricà; 

Pò ricche vestute 

Co posema e puze , 

Co spaia e rikrgio 

Li Udé sfoggia! 

Non parlo pe mille 

Franzise nnorate ; 

Ma parlo pe chille 

Che so comm' a te. 

Lasciando da parte tutte le bellezze che sono profuse nelle inno- 
mcrevoli sue commedie, le quali fanno dimenticare i difetti che tro- 
iransi in esse cagionati dal gusto del secolo \ accenneremo qualche 
cosa delle edizioni. 

Avendo detto di sopra che il de Rìtis cita due edizioni in 24 vo- 
lumi , che noi non conosciamo , diremo che Giacomo Antonio Vi- 
naccia , con la libreria nel Gorridojo del Consiglio nella fine de'lì- 
bri che stampava aggiungeva un Indice indicando i libri da lui 



-r 113 — 

slampali e vendìbili — cosi nel 1774 troviamo segnate le Comme- 
die del Gerlone Tomi 8 — nel 4775 annunzia le stesse Commedie 
in Tomi 9 — nel 4775 in Tomi 44— nel 4777 in Tomi 45— Abbia- 
mo tra le mani la Finta Parigina che è una Commedia staccata , 
da cui non si può rilevare Y epoca, ma anche stampata dallo stes- 
so Vinaccia , e nel solito Indice troviamo che le commedie erano 
giunte a 20 volumi. 

Sappiamo che nel 4796 a spese di Nicola Maretta in Napoli ne 
fu fatta altra edizione /della quale conosciamo soli 47 tomi. 

L' ultima poi che possedianio è della Stamperia di Francesco Masi 
alle rampe di S. Marcellino in 22 tomi, i quali furono cominciati 
a stamparsi nel 4825 e terminati nel 4829. 

Questa è la più facile a ritrovarsi completa, ma vi manca qual- 
che commedia. 

Cerlonl Ottavio. Di questo Cerloni abbiamo un bel Sonetto 
con la coda stampato nel libro intitolato Lo Specchio de la Cevertà 
de Nicola VoUiero i789. Vedi Vottiero Nicola. 

Cesare (de) Gennaro. Figlio di Francesco, architetto conosciu- 
to si per le opere artistiche , che letterarie , e di Vincenza Grillo. 
Nacque in Napoli nel 29 Marzo 4828 — Studiò letteratura, filosofia 
e fisica. Vagò intorno alla scelta del suo stalo , e quindi si ded^ 
se per Y awocheria , nella quale ottenne i gradi dottorali. Fu av- 
vocato civile e criminale, e difese diverse Amministrazioni pubbli- 
che. Nel 4859 venne nominato Giudice Supplente, ed indi Giudice 
di Tribunale Circondariale. Per temperare la gravezza della sua 
professione conversa spesso con le amene lettere e la poesia. Aman- 
te della Storia Patria , come può vedersi da' diversi artìcoli da lui 
scritti , e pubblicati in diversi cessati giornali letterari, e partico- 
larmente sul Giurista che pubblicavasì nel 4859 -, del pari che dai 
diflerenti opuscoli ed opere , di cui ci dispensiamo di far menzio- 
ne , non facendo essi al nostro proposito. Ama il dialetto , e non 
tralascia di tanto in tanto vergare delle graziose poesie, alcune mu- 
sicate , le quali si ascoltano con piacere. 

Siamo dolenti non poterne dare alcun saggio, essendoci riuscite 
infruttuose le premure praticate all' uop. 

Cestarl sllverlo Ciloseffo. Questi fu un Giureconsulto che 
vivea nella metà del decimottavo secolo. Dalla gioventù fu ammi- 
ratore di questo bel linguaggio , e scrisse una canzona A laude de 
lo mellone i acqua , e la recitò nell' Accademia del Portico della 
Madera. E perchè questa canzona cominciò a girare manoscritta , 
e r imperizia de' copisti Y avea totalmente guasta , cosi 1' autore 
r inviò a Nunziante Pagano , uno dei componcn(i questa erudita 
riunione , il quale era prossimo a pubblicare il suo Poema La 

15 



— He — 

Mortella d" Orzolone , arxompagnandogliela con una lettera , nella 
quale diceva : « V* ÌDdìtìzzo la divisata canzona, acciocché alla vo- 
K stra Mortella facciate presente del mio Melone ». E cosi venne 
stampata nel 1748 in seguito del detto poema. Leggiamo altresì 
del Gestari un Sonetto anche in Napoletano , da hii scrìtto al Pa- 
gano in lode della traduzione della Batracommiofnachia d Omero , 
dallo stesso fatta. 

Cbarpentler Giuseppe. È costui uno de* cosi detti poeti po- 
polari del corrente secolo decimonono. Ne abbiamo varie canzoni 
in foglio volante , stampate alla Tipografia di Francesco Azzolino. 

Cbeccberlnl Giuseppe. Diremo quel tanto che ci ha porto 
la figlia di lui Marianna , attrice nel Teatro Nuovo -r II Chcc- 
chcrini figlio de' furono Luigi chirurgo , e di Caterina Manni , 
nacque nel 1777 in Firenze. Sua madre eh* era direttrice di un 
grande educandato lo istruì fino agli anni 16, epoca incui per 
voler del padre egli intraprese la professione nautica , imbar- 
candosi sopra un legno da guerra. E poiché non andavagli punto 
a modo un tal mestiere, abbandonò il mare , e corse difilato dal- 
rimpresario Marrocchesi , che lo scritturò in qualità di amoroso. 
Conobbe V orfanella Francesca Gimignani, la quale avea una bella 
voce , ed il Checcherini aiutolla a farle studiare la musica , e po- 
scia la . fece sua sposa. Entrambi vennero in Napoli , scritturati 
col detto Marrocchesi , e qui il Checcherini si die a scrivere pro- 
duzioni Teatrali-, e la moglie fu scritturata pel Teatro S. Carlo — 
Scrisse egli pel Teatro di musica , e di prosa*, fu Direttore al Tea* 
tro Fiorentini sotto V Impresa Fabbrjchesi , e cessò dì vivere il 19 
Settembre 1840 , essendo Impresario al Teatro Nuovo. 

I melodrammi che conosciamo sono i seguenti. 

n Trionfo della Giusiiiia rappresentato nel 18S5 — Le due Ge- 
mette 1851 — La vita di un gitwcatore 1831 — £' Eremo di Senloph 
1854 — // Quadro parlante e la muta orfanella con musica di Ma- 
rio Aspa 1854 — // Duello al bujo con musica di Federico Zelada 
1855 — Lossesso immaginario^ con musica di Giovanni Moretti 1855. 

In esse trovansi delie parti scritte in un dialetto non puro. 

Clilara (de) Giovanni. Nato in Napoli il 17 Settembre 1820, da 
Francesco e Carmela Buonocore. Ben presto cominciò a soffrire le 
amarezze della vita, giacche nel 1852 gli fu imprigionato il padre. 
Pochi e scarsi studii potè fare il giovinetto de Chiara, ed avendo bi- 
sogno di sussistenza, si diede ad assistere un suo zio fornitore dei 
banchi , le sue ore di ozio occupando a leggere commedie, le quali 
lo spinsero ad entrare nella compagnia di dilettanti diretta da Pa- 
squale de Angelis nel 1845, ed in seguito fece parte di altre com- 
pagnie filodrammatiche. 



— 1« — 

Dopo le iricende politiche del 1848 cominciarono le sue persecu- 
zioni , sicché fu costretto fuggire da Napoli , senza mezzi in paesi 
estranei. Derelitto e fuor di patria, mancandogli i mezzi necessari 
al proprio sostentamento, pensò di arruolarsi in una compagnia di 
comici -, e cosi , ciò che gli era servito per divertimento gli fu di 
utilità, perchè gli dava un pane. Restituitosi in Patria, seguitò Vin- 
trapresa professione nel Teatro Partenope, ed ora trovasi al Teatro 
Nuovo con r impresa Luzj. 

Spinto più dal genio e dalla pratica del teatro , che dallo stu- 
dio , ha dato f uora varie commedie e drammi , che sonosi rappre- 
sentali al Teatro Partenope , ed alla Fenice con felice snccessk). 

Noi citeremo le sole produzioni in cui trovasi adoprato il dia- 
letto. 

B Popolano del largo Barracca , o «7 4S Maggio i848 — Carolina 
la beccaja del Pendino — 72 vascello il Re Galantuomo. Una fu- 
sione di famiglie ovvero la Correrà posta a rummors — Stefano seft- 
za cravatta — No stipo machinato , e na porta ncantata. 

Clilovetlello Giovanni. Questo è un altro de* tanti poeti po- 
polari del corrente secolo — Le varie canzoni messe a stampa in 
fogli volanti senza nome di tipografìa sono cose che schiodano, non 
che la ferma pazienza del pubblico , le Muse istesse dal Parnaso. 
Per costoro , che anche pel passato hanno goduto piena libertà di 
spropositare , sarebbe conveniente che sotto Y impero della libertà 
vi fosse una* revisione , non mica nel fine d' incepparne le lìbere 
manifestazioni dello spirito , ma per onore del paese soltanto. Ci 
si perdoni, anche a noi questo paradosso, effetto del vivissimo amo- 
re che sentiamo pel decoro del nostro paese *, imperciocché molti 
fliodcnii aristarchi giudicano da un sol foglio *, e se lor ne capita 
uno di questi, han molta ragione di dire goffo il dialetto ed i Na- 
politani. 

CMrrap Verenmlo. Vedi Trincherà Pietro. 

Clappa Vincenzo. L* Altobelli , che nel 1789 scriveva le ag- 
giunte alla 2.* edizione Del Dialetto Napoletano^ opera dì Ferdinan- 
do Galiani , tra gli scrittori viventi ricordava il Ciappa , dicendo : 
« Fra questi è da contarsi Vincenzo Ciappa ì>. Noi non avendo po- 
tuto conoscere altro , diremo delle opere che posscdfiamo. 

ì.^ Stroppote pe spassatiempo — La libertà — La partenza — La 
Primmavera — La State — Canzoncelle de Metastasio tradotte nknr 
gua Napolitano — L Autunno^ Lo Nmiemo — Simmele de Paolo Rolli — 
Toledo sbarazzato idillio ditirambico de Cienzo Ciappa — V Autunno 
delt anno /7«0-— Questo libricino è in 12 di pag. 60— in fine del 
Sbro sì legge : a Si vendono da Francesco Tomberli a S. Biagio 
« de' Librai nella Stamperia Porsile ». 



— ilo -*- 

Comincia il libro con una lettera che crediamo non discaro, ri- 
portare per intero , ed è la seguente : — 

(c Aireruditissimo autore Dottor D. Vincenzo Ciappa Regio Uffizia- 
« le della Segreteria della R. Camera di S. M. il Re delle Due Si- 
« ciUe, ec* — Francesca Grisolini Romana fra gli Accademici Forti 
« Zenobia » — 

« Ecco , eh' io \i restituisco i leggìadrìssimi partì della Tostra 
« fervida fantasia. Ho rawisato in essi tutte quelle necessarie 
(c bellezze , di cui abbisogna una galante poetica produzione. Ho 
« distinto nel vostro Idilio Ditirambico uno stile così puro , e 
a voli cotanto felici, che io non saprei come trovarne de* pih belli 
c( nel Ditirambo del nostro Redi. Dalla lettura poi delle Canzonette 
(c di Melastasio , e di Rolli), da voi trasportate nell* idioma Napoli- 
a tano, ho cominciato a gustare in esso mille seducentissime gra- 
« zie delle quali non lo sapeva arricchito , e sono sicura , che 
c( quando giungeranno le prime sotto gli occhi del celebralissimo 
(( loro Autore , si desterà in lui una nuova compiacenza di averle 
« prodotte , per vederne oggi la vaga metamorfosi, in cui le avete 
« cangiate. Vi rendo adunque le vostre brillanti composizioni, ma 
u non più vostre , mentre le ho consegnate alle stampe , per non 
a defraudare la Repubblica de* Poeti d* un dono cosi prezioso. Se 
<c non avessi temuto di disgustare la vostra modestia , avrei cam« 
« biato anche il titolo di Scoppole , che voi le date , mentre per 
tt nessun conto lor si conviene. Donate alla sincera amicizia , che 
<i vi professo il necessario, ed innocente tradimento. Io sono trop- 
<( pò contenta di aver procurato al Pubblico il nuovo acquisto di 
a cosi vivaci componimenti e son persuasa , che mi guadagnerei 
a la totale sua affezione, se potessi indurvi a non far torto alle al- 
4c tre vostre Spiritose Produzioni, con tenerle inedite, e fralle altre 
€( alla Traduzione in ottava Rima di Fedro , nella stessa per me 
« seducente lìngua Napoletana , di cui non senza comune applau- 
(1 so , ed ammirazione ne han dato un saggio le. stampe de* Fra- 
« telli Raimondi ». 

« Incomincio ora a rallegrarmi con me stessa , per avere ìntra^ 
« presa V estemporanea Poesia , giacché per questa ho meritato 
« qualche volta il vostro compatimento, e il dono della vostra ami- 
« cizia. Procurerò di esservene grata in avvenire col presentarvi il 
a tributo delle mie Rime , giacché credo di non potere impiegar 
« meglio la mia rozza penna, che nel giusto encomio d' un talen- 
a to immaginoso , e felice come il vostro *, Siate certo, eh' io sono 
(( costantemente vostra ammiratrice , ed amica ». 

Non conosciamo questo saggio delle favole stampato da' FrateHi 



— in — 

Baimondì , e con dolore diciamo , che questa sarà un' altra opera 
perduta. 

2.<> A lo Mairemmonio ntra t Eccellentìssima sia Donna Ppoleta 
Sanseverino de li Princepe de Bisegnano , e Ctwnte de Chiaramonte^ 
e r Eccellentìssimo Sia Don Luigge Rospigliosi PaUavadno Prencepe 
de Gallicano — Endecasillabo epitalammeco Napolitano de Cienzo 
Gappa — Senza nome di tipografia ; e in pie di faccia la data è 
indicata cosi: — Lo Mese , cK a sdori toma ogne Chianta. 
De IT anno mille setteciento ottanta. 

Esso è in 4.0 di pag. 23, ed è preceduto da una lettera diretta a 
D.' Amelia Caracciolo Contessa vedova di Chiaramonte ec. ^ nella 
quale lettera facendo la difesa del dialetto sostiene, che con tal lin- 
guaggio si possono dire cose serie e buffe. 

Z.^ Nel 1785 pe* tipi di Porcelli usci alla luce un libro in A.° di 
pag. 79, oltre 31 di prefazione, e due di dedica senza numerazio- 
ne. Il libro è intitolato Prose , e Rime per le felicissime nozze 
a D. Cesare MirobaUo d Aragona Principe di Castellaneta^ e Mar- 
chese di Bracigliano d Biceto ec. e A Costanza Rospigliosi Palla- 
vicino. Dopo il Frontespìzio , seguono due fogli in dedica , indi 
51 pag. di Prefazione, descrivendo le ITemorte di Personaggi illustri 
Mia famiglia MirobaUo d" Aragona^ ed in fine 79 pagine contenen- 
ti poesie diverse. Alla pagina 65 l^gesi un Sonetto del Ciappa in 
dialetto, con una coda di 96 versi , e con belle e dotte note sto- 
riche ed arclieologicbe. 

A.^ Napole Nzuoccolo per la belT acqua de Maggio che IV è cchiop- 
pela ncuollo a li 26 d Agusto i788 co la nasceta de S. A. lo Terzo 
Nfonte R Carlo Borbone tenuto a lo vattisemo da 5. M. C. lo Gran 
Carlo IIL Rre de Spagna pe mmiezo de S. A. Reale lo Prencepe 
ereditario D. Ciccitto a li quale e a la Maestà de li Patrune sta 
stroppala cantabbele co la jonia de lo Sonietto prubbecato lo juomo 
de lo vattisimo Cienzo Ciappa Addedeca , e presenta. Esso è in 4.^ 
di pag. 19. 

5.0 Aula stroppola a la paesana de Cienzo Ciappa doppo la par- 
tenza pe Bienna de Ile MM. LL. lo Rre e la Reggina de Napole. Opu- 
scolo in 4.0 di 8 pag. senza numero , contenente 14 strofette. 

Queste bellissime composizioni sono divenute rarissime non es- 
sendosene fatta ristampa. 

Clceone Padre Hlclielani^lo. Yannucci nell'opera — I Martiri 
della Libertà Italiana^ltalia i860 a spese di Felice le Monnier — alla 
pag. 69 dice : « Non pochi curati predicavano la libertà dair altare 
« e istruivano le turbe ignoranti . . . Anche i frati si adope- 
« ravano al medesimo intento. Il Padre Michelangelo Ciccone tra- 



— 418 — 

« dusse nel dialetto Napoletano il Vangelo , adattando alla derno- 
<( Grazia tutte le massime della dottrina del Cristo. In opera sifiat- 
<i ta lo aiutava il Padre Giuseppe Belloni , che usando energiche e 
u calde parole , faceva mollo efietto sopra le turbe. Metteva catte- 
« dra sulla piazza reale davanti air albero della libertà , e con un 
K crocifisso alla mano mostrava alla folla gli orrori del governo 
« dispotico e i benefizi della libertà , dicendo che Cristo e i suoi 
a santi avevano sempre predicato con la religione la fraternità e 
c( r eguaglianza. 

a Appena tornato il re , il padre Ciccone e il padre Belloni fu- 
«( rono imprigionati e impiccati presso la Vicaria ». 

Ctellranl Claodlo. In alcune edizioni della PosUkcheata de Ma- 
siilo Reppone (Vedi Samelli Pompeo) si trova un madrigale in lode 
deir autóre , scritto da questo Ciclirani, il quale è da credersi na- 
tivo di Napoli perchè conchìude: 

E da dinto e da fora , comm' a nnoglia , 
Nfi che a Napole mio nce sarrà fòglia. 

Per costui e per tanti altri de' quali non ci sono pervenute no- 
tizie , si vede a chiare note il grande abbandono In cui sono sta- 
te , e stanno le nostre cose. 

Clmmlno Franceseo. Abbiamo tra le mani un Metodo Ana- 
litico pratico per lo studio deUa Lingua Italiana per Francesco Cim- 
mino , seconda edizione riveduta e corretta dall' autore ed accresciu- 
ta di un dizionario di voci domestiche ed un trattato delle particel- 
le — In Napoli dalla Stamperia del Vaglio 48S8. Esso è un Volu- 
me in 4.0 di pagine 156 compreso Y Indice — Dalla prefazione ab- 
biamo rilevato che il Cimmino trovasi da lungo tempo nella pro- 
fessione d' insegnante , e che avendo fatto tesoro delle savie am- 
monizioni degli amici , e del tempo che migliora sempre le opere 
d* ingegno , si decise di aggiungere a questa seconda edizione un 
piccolo Dizionarietto di Voci Domestiche. Noi crediamo esser ccrla- 
mente utili a' giovanetti tali dizionarii , perchè li facilitano nella 
ricerca di una parola toscana , che sebbene d' ordinario cade sotto 
i sensi , pur nondimeno non è nota altrimenti che per via di vo- 
caboli tolti dal dialetto. 

Questo Vocabolarietto occupa 16 pagine, cioè dalla pagina 459 
alla pagina 454, e sono da circa Milleseicenlo voci napolitane, le 
quali sono bene spiegale , eccettuate talune , che non vanno nel 
pretto significato. 

Cinque B* C. L. Na Piccola Sessione die face lo si Domminico^ 
lo Mullunaro , che stace a lo Iorio de la Pignasccca co no ertalo — 



A sera de 24 Settembre i820. Opuscolo di pag. 16 in S.^ in fmc : 
Presso Antonio Garruccio Strada Tribunali n.^ i93. In esso sì par- 
la del Umore che aveano i Napolitani della \enuta de* Tedeschi , i 
quali dai liberali, allora detti Carbonari , sarebbero stati cacciati ; 
ma dai Calderari, cioè i retrogradi, si congiurava in pari tempo per 
abbattere la Costituzione — Propongonsi varie leggi onde fare alv 
bassare la Fondiaria , minorare i prezzi de' viveri , dare soldi più 
pìccoli a' ministri , e dividere le cose in modo che pochi non scia- 
lacquassero a danno di tutti — Cosi stando tutti in buona armo- 
nia , e di un pensiero , non avrebbero fatto entrare più alcuno 
straniero a spogliargli, come erano stati si barbaramente spogliati 
sino a queir epoca. 

Cirillo Giuseppe Pasquale. Nella piccola Grumo borgata 
distante cinque miglia circa da Napoli, che si vuole fabbricata per 
confine dell* agro Atellano , nacque il Cirillo nel 1709 ; venuto in 
Napoli fu sottoposto alla disciplina di Nicola Capasso , suo conter- 
raneo. Dopo il corso di lettere, di lingue, di poesia, di eloquenza 
e di geografla, passò a quelli della iìlosoGa e della giurisprudenza. 
Bi anni 20 fu laureato nelle facoltà legali , e per concorso ottenne 
la cattedra di diritto canonico, e nel 1752 quella di Civili Istitu- 
zioni. Nel 1753 fu ascritto ali* Accademia degli Oziosi, e nel 1754 
ne divenne segretario. Nel 1758 passò alla cattedra di diritto mu- 
nicipale , nel 1752 si diede ali* esercizio del Foro , e nel 1755 ot- 
tenne la cattedra di primario professore di jus civile nella nostra 
Università : carica che sostenne con decoro fino ali* ultimo della 
sua vita , che lasciò il 20 Aprile 1776 -, e fu sepolto nella Parroc- 
chiale^ Chiesa di S. Anna di Palazzo, vicino alle Ceneri di Domeni- 
co Aulisio , e di Giacomo Martorelli. Giacomo Farina Consigliere 
della Gran Corte Suprema di Giustizia vi recitò 1* elogio, ma nes- 
suna pietra ricorda il nome di questo celebre giureconsulto , ed 
esimio oratore e filosofo che vivente fu 1* ammirazione de* contem- 
poranei. 

Chi volesse maggiori schiarimenti sulla vita e sulle opere di que- 
sto insigne letterato potrà riscontrare Giustiniani Memorie storiche 
degli Scrittori Legali del Regno di Napoli^ Yillarosa Ritratti Poetici 
di oleum uomini di Lettere del Regno di Napoli , e Minieri Riccio 
Memorie storiche degli Scrittori del Regno di Napoli, 

Termineremo il presente articolo col ricordare, che questo pub- 
blico cattedratico non ìsdegnò di rendere anche piacevoli le conver- 
sazioni , nelle quali era accolto con entusiasmo \ di sorte che nel 
1775 trovandosi in Roma, Pio VI prendeva molto piacere nel trat- 
tare con lui , perchè le sue lepidezze venivan notate come tante 
sentenze. Avca una fecondità di fantasia nel dare la tela delle Com- 



medie a soggetto^ che erano molto in uso al suo tempo, nelle qua- 
li egli spesso faceva da attore avendosi scelta la parte di un servo 
furbo , astuto e temerario. 

Le produzioni teatrali da lui scritte , al dir del Villarosa, a era- 
« no piene di spirito comico , tanto per la bontà de' pensieri, che 
«< per lo sviluppamento deir azione , e pe* moltiplici avvenimenti 
u che vi sapea apporre. Nelle commedie si allontanò dalle orme 
« battute da altri in simil genere , come da Giov. Battista della 
« Porta fra gli antichi , e da Nicola Amenta , e dal Marchese Li- 
ce veri fra i recenti. Il piano delle commedie del Cirillo era sem« 
« pre ordinario , naturale , senza un intrigo difficile e lungo nello 
« sciogliersi. Vi erano misctiiati Attici sali da promuovere il riso, 
<c senza quelle riprensibili scurrilità , che si leggono negli altri 
<i nostri scrittori di commedie ». Il Villarosa ci ricorda altresì quel- 
le scritte dal Cirillo , e sono « Le Mogli ^ ed i MoS occhi rappre- 
Il sentate nella casa delF autore — Il Politico rappresentata nel Real 
« Palazzo — Il Notajo onvero le sorelle — La Marchesa Castracani^ 
a che fu stampata , e che fu da lui riconosciuta perchè stampata 
« senza sua approvazione e molto guasta. Le commedie per reci- 
tt tarsi air improvviso furono il Salasso — L Astrologo — Li due 
a Pascarielli simili^ le quali anche furono stampate. Le manoscritte 
a sono B Selvaggio — Lo Scrivano onorato — La Moglie di due JMb- 
« riti — // Dottorato — Lo Scrivano Criminale — Gli errori — Il 
« Fortunio — Paseariello dottorato — Il Filosofo — £' Amicixia — / 
a due fratelli dissimili — 1 Romanzi — La Moglie — GF Impo^ 
(c stori ». 

Il Minieri Riccio cita per le stampate // Notajo ^ Le Sorelle — 
La Marchesa Castracani. 

Vincenzo de Rilis ricorda La Contessa Castracani — ImaToeehi^ 
Il Notaro — Le Sorelle. 

Noi abbiamo avuto tra le mani un opuscoletto in i2 intitolato / 
malocchi Commedia in tre atti delF avvocato e pulMico Cattedratico 
Giuseppe Cirillo — Venezia i792 $ nella quale trovansi le parti di 
Tarquinio e Checco che sono scrìtte in dialetto Napolitano , con ' 
purezza e spirito. 

Clemente il^iostlno. Morto in Napoli nel 1862 di anni 42 cir- 
ca. Uno de* tanti poeti popolari del corrente secolo decimonono. Ab- 
biamo di lui parecchie canzoni stampate in foglio volante pe* tipi 
di Francesco Azzolino. 

Coftno Urrlco. Nato in Napoli il 29 Aprile i828. Dimostran- 
do nella fanciullezza un* indole poco pieghevole , e bastantemente 
bizzarra , il suo genitore lo rinchiuse nel Collegio de* PP. Berna- 
biti in Caravaggio , in dove apprese lettere italiane latine e gre- 



*- 121 ^ 

die. Uscito di là, continuò i suoi studi di lettere, di filosofia e di 
dritto , tenendo amoDiaestrato nella filosofia da Ottavio Colecchi , il 
qaak quantunque da moltissimi conosciuto , pure il suo merito è 
di gmn lunga superiore alla fama che ha rimasto di sé. Gol cre- 
scer def(II aimi , e per varie sventure occorsegli divenne malinco- 
nico e pensieroso , talché un giorno trovandosi in una brigata Io 
esortarono dì lasciare per poco quella taciturnità. 

Amante il Gufino della bellezza del proprio paese si diede a stu- 
diare i costumi del popolo e ricercarne 1* indole \ cosi gli venne 
dito apprendere le grazie del nostro vernacolo, che lo spinsero a 
scrivere molte poesie, delle quali alcune sono state rivestite di note 
musicali da valenti Maestri , ed esse sono le canzoni : La Rosa -^ 
la lavannara — ^ La sciorara — Lo Spassatiempo — lo marito cof^ 
tirttù — Lo marito disperato , ed altre. 

Scrìsse l/> Spaccalegna^ melodramma rappresentato nel 1860 nel 
Teatro là Fenice , con musica di Giuseppe Lombardini , nel quale 
trovasi la parte di D. Checchino Conte di Terrapiana in dialetto , 
eh* era sostenuta da Savoja ; come pure nel melodramma L Al- 
bergo della speranza rappresentato in S. Garlo, con musica del detto 
Lombardini , la parte dell* Albergatore è in dialetto. 

La commedia bufTa, dice il Gimaglia nei suoi Saggi Teatrali ana^ 
litici , richiede che i caratteri essendo « veri ben condotti, e stret- 
ft tamente legati coir azione , formano una certa impressione sul. 
« r animo nostro *, e che noi , replicandone le proprietà , ora per 
« far rìdere , ed ora per criticar gli altrì veniamo lentamente a 
« svellere , ed a correggere in noi stessi quei difetti, che abbiamo 
K in essi avvertiti , e che non credevamo d' avere • . . Ecco come 
a io vorrei , che fosse scritta la commedia tutta buffa , la quale 
« menta qui una precisa attenzione, per essere la sola che alletta 
K il nostro popolo , e lo induce d* andare al teatro. Io bramerei 
« dunque , che nella naturai dipintura di tanti sciocchi , ridiedi , 
« ed immorali caratteri si di uomini, che di donne, se n* innesta»- 
« sero due almeno de* probi e sav] della nazione medesima*, i quali 
« senza moralizzare fuor di sito, ma col mezzo degl* incidenti gra- 
ie ziosi deir azione , facessero avvertire agli sciocchi, o a* furbi im- 
« morali, le derisioni, o le inquietudini, che essi soffiamo in con- 
te seguemsa de* loro proprii caratteri. E quindi scorgendo pòi gU 
K spettatori non essere i golfi e gì* immorali i caratteri generali 
« della nazione, si persuadessero di potere essi qui ancora divenir 
e sinceri e cordati : senza che 1* acquisto di tali buofie qualità ve- 
« iiissè loro impedito dalla natura del paese , come s* ostinò di far 
e credere, dietro lunghe dimostrazioni Istoriche, il dotto e grazio- 
K so autore del dialetto JKn^etanoyi (4). 

(1) Ferd. GaUani. 16 



Kd ecco che il Cofino, che scrive non per interesse , ma solo per 
amore dell' arte , ci fece gustare nella sera del *7 Giugno del 
4865 nel Teatro Nuovo una sua Commèdia col titolo : No judeca- 
io a chiacchiere^ e na sentenzia a uffo , la quale fu accolta con en- 
tusiasmo , e rappresentata per molle sere sempre con felice suc- 
cesso. Si scorge che Y autore ,• avvicinandosi a le sopradette 
prerogative potrebbe ( al dir del giornale Y Artista Anno 4.® 
30 Giugno 4868 n.o 5) a dare un diverso indirizzo a quel Teatro 
« NazUmak : quello , cioè , della virtii della generosità della 
a Patria ». 

Ecco nella seguente canzona un saggio delle sue poesie in dia- 
letto estratta dal terzetto della commedia lirica Y Albergo della Spe- 
ranza. 

Tengo na figlia — bella e cianciosa^ 
Zetella e ffresca — comnC a na rosa ; 
Sempe vicino — da peccerella^ 
U aggio tenuta — pe Ila vonnella. 
Essa ncoscienzia — Si è qquatro o tunno 
Manco pò ddicere — commé lu munno» 
Ma sape leggere — fa la cazetta^ 
Stira^ ricama^ — cose , arricetta. 
Io Faccurdava — da peccerella 
Co dduje cunfiette^ — na pupatella,.. 
Mo si Ila vide — che mmaraviglia ! 
Che bello piezzo — tengo de figlia /... 
Co na pupata — cK aggio da fa.,. 
Io no Ila pozzo — mo cchiù accorda. 

Colombi Arnoldo* Vedi Lombardi Nicolò. 

Coluccl RafBneie. Nacque in Napoli il 22 Gennaio 4824 6a An- 
tonio ed Anna Carfano. Di anni 9 fu messo tiel seminario di Nola. 
Da fanciullo mostrò inclinazione alla poesia, facendo versi estempo, 
ranci. Studiò varie lìngue ed applicatosi allo studio delle leggi , si 
laureò nella facoltà legale. Non tralasciò mai di far versi, e quando 
avvenne la smania de* poeti popolari, il Golucei si mostrò al pub- 
blico dando fuora una canzona intitolata Don CicciUo alla fanfarra 
firmandola col finto nome di Errico Gianni ; e cosi sempre ha sot- 
toscritto le altre. Questa del Don CicciUo^ che fece gran chiasso , 
diede campo a Pasquale Altavilla di comporre una graziosissima 
commedia. Di questo poeta popolare ricordiamo le canzoni date 
alle stampe per diversi tipi , e sono: Se piglio a strazione — 



— 425 — 

Io finammorato che vo sposa doppo cfi é asciuta la straziane — Lo 
francese de lo Mandracchio — Lo parla irosco de lo Lavenaro — Le 
bellizze de Luisella — La juta a Montevergene — Lo Scariellato — Li 
carcerate alla Concordia — Lon Ricca — Li diebete e le zelle. 

Commedia. Poema in più atti che si rappresenta sul Teatro ed 
ha per iscopo di destare il riso con la pittura de* vizi, e delle con- 
traddizioni de' caratteri umani, 

L* origine è perduta nella oscurità de* secoli, e siccome per tutt^ 
le cose \'i è un principio , così anche la commedia ha il suo ^ ma 
quale ? In quale epoca è sorta , e quale nazione è stata la prima 
ad averne ? II certo è che la commedia è nata con luomo, il quais 
è comico per natura ^ ed infatti , commedia è quella che fanno i 
fanciulli quando si deridono ; bellissime scene di commedie fanno 
le donne quando si rissano fra loro; ed ogni uomo igiene a fare la 
sua parte comica su questo gran Teatro detto Mondo \ ed a seconda 
deir ingegno , viene ammirato , applaudito , o fischiato e preso a 
sassate. 

Gli autori che hanno scrìtto Y istoria deTeatri dicono , di essere 
questa si utile e giovevole satira rappresentativa nata in Grecia per 
dilettare il popolo , appresso del quale era in queir epoca la soma 
del governo ; e col raccontare cose facete e mordaci, metteva essa 
in irrisione V ingiustizia dei giudici e T avarizia de* Pretori, i quali 
facevano V infelicità de* governali. 

Aveana gli antichi tre specie di commedie : cioè la vecchia ove 
nulla era di finto , né nei soggetti , né nei nomi degli attori ; la 
wedia ove ì soggetti erano veri , ed i nomi supposti -, e la nuova 
dove tutto era finto. A Roma la commedia fu da principio uno spet- 
tacolo grossolano , introdotta come atto di religione per placare la 
collera degli Dei , ed era una specie di danza viUeresc^^ a suono di 
flauto, in mezzo alla quale compariva un istrione a recitare de'versi 
senz arte , pieni di frizzi burleschi lanciati a. caso sopra gii spettar 
tori. Questa specie di poesia fu lungo tempo conosciuta sotto il no^ 
me di versi fescennini. 

La prima commedia rappresentata in Ronu,fuquarant*anni dopo 
la morte di Sofocle , al dir di Monchablon nel suo Dizionario di 
AtUichitd, 

Il pittore e poeta Pacnvio , nativo di Brindi^ circa Tanno 550 si 
condusse in Roma , e dopo di essere stato applaudilo per le su« 
diciotto tragedie , delle quali restano i soli titoli e pochi, fram^ 
menti , si volle mostrare anche ajutop^ comico. 

Questo genere di spettacolo si perfezionò, e produsse diverse sorti 
di commedie : le Trabeatae^ nelle quali si rappresentavano le azioni 
de* più distinti personaggi dellsi Repubblica -, le Togata^^ che quk 



— 124 — 

stravano le azioni del basso popolo -, e finalmente le farse nomate 
Tàbemariae , ove si dipìngevano le azioni della plebaglia che fre- 
quentava le taverne. 

Dobbiamo a* nostri paesi di Terra di Lavoro V invenzione delle 
Forse dette AìeUane^ che ristrette in un solo atto , imprendevano a 
frizzare un vizio particolare con indicibile vivacitii. Gli Osci , e gli 
Atellanì componevano queste Farse , le quali furono graditissime 
a* Romani , ma sembi*a che le osche contenessero molte indecenze, 
giacché anche oggi si dicono Oscene le azioni che offendono il pu- 
dore-, laonde al dir di Orazio, Augusto ordini) la pena delle batti- 
ture agli scrittori delle farse oscene. 

I primi Cristiani per allontanare i fedeli da^divertìmenti de* Geo- 
tili , e dare un certo brio alle feste , furono quelli ohe misero in 
ìscena i misteri della Religione. 

Non è a porsi in dubbio lo studio, Tamore , ed il gusto che si 
ebbe in queste nostre parti per gli spettacoli, giacché ce ne viene con- 
servata memoria dagli scrittori antichi , e ce lo attestano i magni- 
fici ruderi di antichi Teatri , che trovansi sparsi nel nostro conti- 
nente. 

Nei giuochi ginnici e gladiatori! si distinsero i Crotonesi , i la* 
rantini , i Locresi ec. I Sibariti aveano addestrato i loro cavalli a 
carolare e saltare, facendo una specie di contradanza al suono delle 
tibie — Noi miriamo gli avanzi de' Teatri di Reggio, Crotone, Ta- 
ranto, Chieti (anticamente Teate), Venosa, Sessa, Alife, Traelto,Ca- 
pua, Ercolano, Pompei, Miseno, Bacoli, Cuma , e (in nella rìdente 
collina di Posilipo -, ed il Teatro di Napoli era tanto celebre , che 
r ìmperadore Nerone venne a cantarvi , bramoso di essere giudi- 
cato da un udito fino ed esercitato. 

Assalita .sempre questa nostra bella Italia da tanti barbari lupi 
famelici , e spesse volte dilaniata e tradita dagli stessi figli suoi , 
pur tuttavia nel tempo de* Goti non cessarono gli spettacoli teatra- 
li -, e mentre Teodorico sesto Re de*Goti era apparecchiato alla vit- 
toria ed alla fuga , ed attendeva alla preda più che alla strage , 
dando volentieri la vita a coloro che poteano con Toro liberarsi dal 
ferro , fece rialzare le terme di Verona , e riparai*e ia Roma il 
Teatro che minacciava mina. 

Nel primo e secondo periodo Longobardico , gli spettacoli fu- 
rono guerrieri e feroci — I N-ormanni si compiacquero delle feste 
militari, e dei torneamenti ; ed al tempo degli Svevi, cominciarono 
a comparire tra le pubbliche feste , improvvisatori , giullari , can- 
tambanchi, musici, e cantori. 

Verso la fine del regno degli Angioini cominciarono a vedersi in 
Napoli degV informi spettacoli drammatici , che ad imitazione de* 



— 128 -^ 

gli antichi coDtenevano delle fiairse di misteri sacri, é noi ne cono- 
sciamo de' frammenti, cbe sono del principio del secolo XY, lascia^ 
liei dal Signorelli (Vedi Caracciolo Pietro Antonio pag. 86 ) tali 
farse erano in un M^. prestatogli per pochi giorni, che il Galiani 
atea visto prima , e cbe voleva pubblicare se gli riusciva, com'egli 
scrìve nel suo Dialetto , « vincere la ritrosia del possessore » (i). 
Ora non sappiamo queste in quali mani si trovino, o se pure sienù 
disperse. Esse sono al numero di sette. La prima di esse còsi viene 
descritta dal suo inventóre : Ordine de Passione seguitando li ditti 
per ordine Hcundo la tavola sottoscritta ; In primis aceaneziato le 
talamo , posto lo loco per impiccar Juda , li vestimenti per Cristo , 
et per li Apostoli , et la tavola per la Cena , Io studio de la Sina- 
goga et sui vestimenti , et preparato Centurione le armi soi ei mi 
compagni , lo loco depurato (ore lo talamo , et le altre cose per la 
tbgdalena et Maria , et F Angelo preparato a lo ìhnie Oliveto , et 
H quattro frustatori ec. Eccone i primi versi. 
Lo Profeta — Io so venuto pe v'annunziare 

Lo figlio de Maria che sarrà morto. 
A la colonna lo vedrite stare , 
In croce posto a dispietto^ et a stuorto^ 
Et ei bisognò questa morte fare^ 
Da che prommese lo Limmo spogliare. 
Termina cosi : 

In fine dice lo Angelo licenziando lo popolo. 
Cristiani ch'avite ascoltato 
La Passione del nostro Redemptore; 
Per redimer lo munno dal peccato 
Ha sostenuta marte con dolore , 
A la santa resurrezione con vittoria 
< Dio ve conduca con salute e gloria. 
La 2*, 3*, 4* e 7* sono quattro deposizioni dalla Croce , e la 5* 
e 6* sono due lamenti a pie della Croce. 

(1) Con tìta gioia , dobbiaino diro , efao noi eorronlo secolo , il onoro 4o 
dotU raccoglitori o conoflcitori , ò tolaUnentc cangiato: giaodiè noi siamo siali 
infitatt a fragore nello loro biBIiotechej e ci è stàio fatto ostonstfo tulio ciò 
cbe di raro ed inedito in oim si ooolieno. Nò poniamo a qneito ptoposito la- 
cere i nomi di coloro che più han drìlto alla nostra rìoonoeceitta per le inna« 
mere voli cortesie , o facilitasioni da loro ollenuto : questi sono il vecchio let- 
terato Rocco Mormile | l'egregio Camillo Minieri Riccio, il chiarissimo avvo- 
cato Francesco Casella , ed il conosciuto abate D. Vincenzo Cuomo , il quale 
per Tamore che porto alla storia ed alle lettere^ senza difficoltò alcuna^ ci ha 
tonsegnato i piò belli e rarf autografi ch'egli possiedoi dandoci ampia faoohò 
•oche di studiarli e trascritorli a noalro agio. 



— 126 — 

Presso gli Aragonesi pochi furono gli st>eltacoli scenici , perchi 
8i occuparono più di giostre e tornei; eccettuatene quelle poche di 
Pietro Antonio Caracciolo , e quelle del Sannazaro ^ cioè una per 
festeggiare la presa di Granata , e Y altra detta lo Gliuommero , 
( che a suo luogo ragioneremo ), niun altra notizia ci è pervenu- 
ta. Nel secolo seguente cominciarono a sentirsi le così dette farse 
Cavajuole, le quali miravano a motteggiare alcuni provinciali, cui 
s* imputavano eccessive usure e falsità nel contrattare ; e queste 
prevalsero tra'popolani. Nel seicento poi \i furono moltissimi scrit* 
tori , i quali diedero fuora una immensità di vite di santi, ove in- 
nestavano sempre un attore che parlava in dialetto , ed ih seguito 
si accrebbe talmente il numero degli scrittori di commedie , che 
sarebbe uno sgomento* a numerarli. Questo ramo di letteratura ebbe 
le sue vicende , ora fanatico e superstizioso , ora sciocco e strava- 
gante , ora pieno di laidezze che ristuccavano a sentirle*, ed è stato 
appunto ciò , che ha fatto dire a vari scrittori , essere il dialetto 
buono soltanto per buffoneggiare e per dire scurrilità. 

Il dramma buffo al dir del Gimaglia non è a dubitarsi che abbia 
in Napoli avuta la origine -, e nel medesimo luogo della sua cuna, 
abbia avuto il suo incremento , la sua perfezione , e la sua deca- 
denza. 

Ci addolora solo che molti nostri scrittori abbian dipinto sempre 
il napolitano per guappo^ cioè millantatore di prodezze, e che tremi 
poi al più leggiero stormir d' una foglia , mentre effettivamente il 
napolitano è ben lungi dairavere questo goffo e vile carattere: es- 
sendo per lo contrario dotato di un cuore generoso , senz*odio , e 
compassionevole anche verso i propri! nemici. 

Le opere conosciute col nome degli autori sono da noi portate 
nei rispettivi articoli di questi \ per modo che qui non faremo al- 
tro che enumerare , e rammentare quelle produzioni che ci sono 
pervenute anonime , o con le semplici iniziali degli autori, cosic- 
ché ignoti restano tuttavia i lor nomi. Né tralasciamo di notare co- 
me da noi siensi scelte le migliori che ci sono pervenute tra le 
mani, giacché se tutte le volessimo riportare, tornerebbe tale elenco 
di fastidio e noja a* nostri lettori. 

Non vogliamo trasandare di portare qui , riscontrati e ridotti a 
miglior lezione due canti, residui rimastici de*cosl detti Canti dia- 
logali , che si usavano nelle vendemmie, ed hanno dato incremento 
alla commedia giocosa. Essi sono due Ridicolosi Contrasti , uno di 
matrimonio detto volgarmente la Cantata di Zesa , e 1* altro detto 
la Socra e la Nara\ entrambi ristampati più volte. Di essi il pri- 
mo occupa un posto nella tante volte da noi citata opera degli Usi 
$ Costumi di Napoli e Contomiy voi, I pag, 261 », ma è mancante 



— 147 — 

di qnalche strofa , e le altre disordinate in modo tale da non pib 
si riconoscere nemmeno dallo scontrafatto originale. Ecco adunque 

il primo. 

NaoYO e Redieoinso eoBlnsto de natrennonio 

Mperxona de D, Nicola Pùcchencche , e ToUa (i) Cetrulo 
figlia de Zeza (2) , e PuUcenella. 

Strada a deritta vascio co na fenestella neoppa. 

Polecenel. Signure mieje , sentite 

A mme che me ntccede 

Co. sta mogliera coma , e non se crede» 

Sera jette a la casa , 

Trasette , e che sapeva ? 

Sotto a lo lietto Don Nicola steva. 
2eza. La mmala Pasca, oje mpiso, che te vatta 

Dinio a sto brutto naso de prevasa ! 

Lo patrone chilf era de^la casa ; 

Voleva li denare 

De lo mese passato , 

Ca si no j te metteva carcerato, 
^oì. Zeza vi j ca ì mo esco 

Sta attiento a sta fegliola. 

Tu che si mamma dalle bona scola ; 

TieneteUa nzerrata. 

No la fa prattecare , 

Ca chello che non sé se pò mparare. 
Zeza. Aon nee pensare a chesto , 

Marito beUo fmò>, 

Ca sta figlia mme F aggio mparaV ta« 

Io sempe le sto a dire.* 

Na femmena nnorata 

t cchiù de no trasoro assaje stemata. 
Poi. A me m*é stato ditto 

Ca sempe da ccà ntuomo 

Staee n" Abbate (3) de notte e de juomo. 

(I) ViUoria 

(S) Lncreiia. 

(3j La voce Aiate In ^eita fona aoo *è adoprala nel lemo di Mcerdotei 



— las- 
si nee lo ncaiaeoglio 

Nm bona maxzMia 

Da no piexzo le tengo preparata. 
Zeza« Sf Abate che tu dice 

Io maje non aggio visto 

Ogge simmo a no munno troppo tristo. 

La gente de sia. Chiazza 

Tevonno arroinare^ 

Perzò ste ccose a te stanno a portare. 
Poi. Sarrà comme tu dice 

Io mo mme n' aggio a ire *- 

ToUa a chesta fenesta non fa ascire; 

Mogliera^ stance atiiento^ 

sibbene ia quello di studente percìoccbè gli studenti j massime i provinciali 9 
nei tempi andati solevano indossare Testi tali , cosicché per antonomasia veni- 
Tane volgarmente chiamati Abatii E a questo proposito ci cade in acconcio 
dilucidare le parole PaeeAesieeo 9 e Paechesecehe adoperate in questa com- 
medioUi e ciò faremo rfportando quello cbe ne dice il Galiani nel suo Vocabo- 
lario stampato nel 1789 , sicuri di far cosa grata a* lettori , oggi che questo 
libro si ò reso alquanto di£Bcile a trovarsi. 

e Pacchi sscchk. Chtamansi cosi le mele spaccate per meno, • disseccale 
e al sole 9 al forno/ e queste sono cibo de* poveri della Calabria. Da anni 
e in qua questa voce Pacche secche è divenuta parola d* ingiuria , e dinota 
e un Abate, od uno studente misero e mal in arnese. L' origine merita essere 
e narrata altrimenti se ne perderà la memoria. Nel 1753 sulla vigilia di Natale 
e due studenti Calabresi andarono alla Posta a cercar lettere delle loro famiglie* 
e Uno di essi aveva detto al suo amico^ cbe aspettava da suo padre un copioso 
e regalo di mele secche, fichi secchi ^ passi, ec. che con nome generico cfaia* 
e mansi da' Calabresi siceamenti; e con questo, giacché eraa ridotti sema qua- 
e trini, speravano sfamarsi in que* giorni solenni, in cui sogliono mandarsi ai- 
c mili regali. Trovò in fatti una lettera lo studente, cbe ehiamavasi D. Nicola^ 
f l'aperse, la lesse, ma invece di trovarvi Paanansiodel regalo, lessa. uà' «- 
e ere e minacciosa riprensione , che gli Iacea suo padre per le nuove di sua 
e eattiva condotta, e poca applioasione, cbe gli erano pervenute. Il compagno 
e che atavagli discosto stando gran folla di coloro, cbe prendevano le lettere, 
e e non poteva scorgere il turbamento del viso di lui, stimò domandargli ad 
e alta voce, ed in linguaggio pretto e purissimo Calabrese si D. JVieò^ so hmmti 
e U pacchi cicchi f il povero D. Nicola , che era iuor di ne per la collera , 
e malgrado V amicisia , gli risponde subito: so bmuti H coma de masnme im. 
e Scoppiano a ridere gli astanti, ed i ragazzi, i quali aveano inteso questo 
e tirano dialogo, cominciarono ad andar dietro a questi due infelici studenti^ 
e e à ripetere: Si D. Nicò so hintUi U pacchi sieehi. Gli abati s* infuriano: 
e i ragaiii crescono in numero , ed in procacità. Segue barrulb, battitore, 
e sassate, e per piò giorni, anzi per mesi un andar dietro a qualunque Abaio 
C incootravanoi ed a chiamarlo or D, Nicola^ or Pacche secche %. 



— 199 "- 

Pensa ca so nnorato 

Non fa ca tomo ncasa mmalorato. ( se ne "va ) 
Zeta, . Sì pazzo si lo cride^ 

CK aggia a tene nzerrata 

CheUa povera figlia sfortunata^ 

La voglio fa scialare 

Co dento nnammorate 

Co MUorde^ Signure^ e co F Abate. 
Tel. Ne Mà^ che fai ccà fora 

Sor aggio da lavare , 

A lo manco va trase a cocenare^ 

Si Tata quanno vene^ 

Non trova cocenato 

Te face revotà sia vicenato^ 
Zeza. 5t, figlia^ dice buonos 

Trasetenne tu pure: 

Se Tata vene^ te rompe li ture^ 

Non te fa ascia ccà fora^ 

Ca chillo te carosa 

O a lo mmanco te fa na bona ntosa. 
Toh Zitto^ Mamma^ che beco: 

N è chillo Don Nicola F 

Mo proprio sarrà aseiuto da la scola. 

Si chisso mme volesse 

Io me lo sposartia^ 

Cossi cchiù nnanze a Tata no starria. 
D. Nìc. Bennaja tutiu lu munno^ 

Stu spantu di biddizxa^ 

Cumm' a Sumarru mi tira a capizza^ 

E bedda e graziosa 

Pi chidda facci bedda 

Eu mi sentu veni la cacaredda. • 
Tol. Viato chi ve vede^ 

Si Don Nicò^ ddd iate ? 

ìk mime veni a trova non ve degnate ; 

Fuorze quarcV autra bella 

Lo core v" ha feruta 

E a me allo pizzo m' amte mettuto. 
D. Nìò. A mia dici sta cuosa^ 

Pi tia lu eur azzali 

A lu pettu mi sentu strit%^ari^ 

Eu sugna inf a lu focu^ 

Curuzza cajeredda 

17 



— 150 — 

Jft spiticchiu pi chista facci bedda. 
Zeza. Crediie a ine, si Abbate^ 

Sta povera fegliola 

Sbarca setnpe^ quanno siace sola, 

Pensanno airtissuria 

Non pò trova arricietto 

Ha sempe na vrejala itU^ a lo pietto. 
D. Nic. Ed cu pe sta quatrara 

Mi viu nxallanuto^ 

Pe issa lo ciriviellu aju perduto^ 

Non pensu a studiari^ 

Nun vagu mtnecaria 

Curuzzu meu^ sempe penzanno a tia. 
Tol. Aggio pe te lassato 

Si Abate^ no Marchese 

Che sposa me voleva inf d sto mese 

Non penso cchiù a nisciuno^ 

Tu m haje da nguadiare 

Se no io stessa^ me vaco a scannare. 
Poi. Senza che tu te scanne^ 

Te face io sto servizio... 
Zeza.. Jfori, ferma^ cavaje mprecipizio, 

Tol. Fta, Tata mio^ perdonarne 

Cchiù non lo boglio fare... 
Poi. A tutte duje voglio sma forare 

Ma a chesso tu nce curpe 

Vecaria scassata; 

Pe mo tienete chessa mazzeata: ( vattenno a D. Nicola ) 

Si tuome n^ autra vota^ 

Pe miezo a sto contuomo 

Non te faccio campare n autro juorno. 
D. Nic. Bennaja li morti toi^ 

A mia sta vastunata ? 

T aju a minori na cacafocata 

Mo vaju a lu Catoju 

Pigghiu lu cacafocu 

E mi ti vogghiu accideri a stu locu^ ( «e ne trase fu jenno ). 
Poi. ' Mo te ne si foiulo^ 

Pacchesicco frustato^ 

Meglio pe te che non nce fusse nato ! 

Si n* autra vota tuome^ 

Te voglio addecreare 

Manco tre ghiuoi-ne te faccio campare^ 



— 131 — 

Zeza. Haje fatto na gran cosa 

TeratUlo lo vraccio^ 
Poi. Zeza^ vattenne^ ca sa che té faccio, 

Zeza. Che m haje da fà^ vavuso^ 

Lo piello che ( afferra ! 
Poi. Proprio ccà miezo volimmo fa guerra F 

Tol. Tu proprio si ncocciato 

De non mme mmareiare? 

Te voglio fa bedé che saccio fare ! 
PoL Che haje da fà^ muccosa^ 

Tu me faje esse mpiso . . . 

Zeza ) ^** ^^ cancaro ncapo ( haje miso!,,. 

D. Nic. Arreiu^ vastasuni, 

Eu ( aju a la tagghiuola 

Ti vogghiù fa vidi chi è Don Nicuola: 

Ti vogghiu fa passari 

Chisti toi virrizzi^ 

Di Ha ne vogghiu fé tanta saueizzi. 
Poi. Pietà^ misericordia , 

lo aggio pazzeato,.. 
Zeta Vt cornine tremma mo lo sciaurato. 

D. Nic. Benna ja li morti toi^ 

Cu tanti vasiunati^ 

Li carni tutti mi ha^ trituiati. 
Toll. Si tu mme vuoje bene 

Non ni accidere a Tata^ 

Non me fa terd a mente sta jornata, 

Nennillo de sto core^ 

FatUlo bello mio^ 

Faitillo mo passare sto golia, 
D. Nic. Lu perdonu pi tia 

Pi tia lu lassù stari^ 

Mo iddu a mia f ave da dunari. 

La vogghiu pi nmgghieri 

Che dici seu contentu 

Trusuluni nu parli ^ nu mi senti ? 
Poi. Gnorsi songo contento^ 

Maje cchiù na parola 

Non diciarraggio a lo si Don Nicola ; 

Non parlo pe cienf anne 

Songo cecato e muto^ 

Starraggio 'ncasa comme a no papuio, 
Zeza Via dateve la mano 



— 152 — 

Puzzate godè ncocchia* 
Poi. Uno ne cade^ e n* autra m sconocchia. 

Tol. Marito bello mio ! 

D. Nic. Mugghieri di $tu coru ! 
Tutti. Che ve faccia godè Copine amnwre ! 

Poh Nzomma dini* a li guaje 

Mo songo li contienie. 

Zeza^ jammo a mmitare li Parienie^ 

E tutte sti Signure 

Che so state a sentire 

A lo banchetto facimmo venire. 

scompetara 

NUOVO E REDICULOSO CONTRASTO 

tra 

Aminecia e Toiia 

Zoe 

La Soera (I) e Nora (2) 

Ntiempoj che Polecenella ( marito éT Annuccia ) 
sta p" ascire da la casa 

Poi. Annuccia^ vi ca vaco 

A fare no servizio; 

Non fa joja co mamma^ agge Jodizio 

Si essa parla^ e tu zitto 

Fa comme non sentisse^ 

Fa comme lengua mmocca non avisse ( se ne va ) 
Ann. Comme voglio campare 

Marame sfortunata 

Nnante a Socrema^ eh' è na rennejata^ 

Sta sempe conira a mmene 

Che pare arrasso sia^ 

Sora carnale de chillo che scria^ (5) 

(1) Snocera (2) Nuora. 

(3) ChiUo che scriaj chillo che aquaglia^ quegli che scomparisce, cioè il 
Demoaio cìrcamlocaziooe usata per evitare la parola Diavolo , cosi il Lom- 
bardi nella Ciuoceide Canto XII stanza 64. 

Uto ecMù iiegjfio de chillo che equaglia , 
Co no vuoto fu/e dinto a la Tessaglia. 



— 153 — 

Tol. Lo ddico li autra vota^ 

Yerruta tradetorà 

Sì sciuta da la casa è cchiù de n ora^ 
Nzomma f haje miso ncapo , 
E de vedi mme pare 
Ca cMsto figlio mio vuoje fa crepare,. 
Ann. Qaanno tu jere giovane 

Sarraje stata janara 
Mo che sì becchia faje la fiitiocchiara; 
E io so figlia a marmna 
Ch'era netta de nnore^ 
E chiste panne mieje jetteno addore, 
Tol. Tu si n" affoca chiorma 

Scumma de farfarieUo 
Ann. Guè vecchia > . . ca f ammacco lo panieUo ! 

Vavosa^ caca lietto^ 
Nchiajata^ peretara^ 
Affoca peccerille^ fcUtocchiara. 
Tol. Era mammeta toja 

Na streca de tre cotte 
Che ghieva a Beneviento n' ogne notte, 
E r aggio vista io 
Ncoppo a no Zimmarone 
Accravaccata chillo Janarone^ 
Ami. :;: La forca che te mpenne^ 
Vavosa senza diente ! 
Mammema era janara ? Tu nne miente. 
Aveva nnore e stimma 
Tel. Aveva la frabotta 

La capa sana^ e la sporteUa rotta ( s' appiccicano ) 
Poi. ( Esce a tiempo ) 

Cajazze ncancarute 
Ve farria mo na ntosa: 
Me farrisseve dì na brutta cosa f > 
Che nude lengue acite ? 
Mo te chiavo^ moglie^ nfaccio a sto muro 
E te sbennegno co no torceturo. 

Che avimmo da fa, su 
Non la vuoje finì cchiù ? 
vuoje che sboto ? 

E tu, mamma, porzt, 
Manco la vuoje femì ? 
Nzomma ncrosione 



— *54 — 

V arie vasta è de fare 

Sempe no vierxo^ e mmaje n' arrepasan* 
Aon. Nce curpe tu a sta cosa^ 

Signore Cavaliere , 

Pecche nnante a sf Arpia mme vuoje tenere^ 
Poi. Ha ragione moglierema : 

Mamma bennaggia craje^ 

Tu da chessa che òuò, dimmi che haje ? 
ToH. Ah ! puorco schefenzuso; 

Oh che boleva dicere; 

No juomo proprio f aggio da mmardicere. 
Poi. Haje ragione tu mamma : 

Che chesta è na schefienzia^ 

E qua* ghiuomo me scappa la pacienzia. 
Ann. Oh ! puorco schefenzuso^ 

CK haje da fare co Annuccia ? 

Si parlo cchiù co ttico so na ciuccia: 
Poi. Oh ! bonora e che guajo: 

Mamma haje poca ragione 
Toll. Va ca sì no chiachiello^ maccarone, 

È meglio che sto zitta 

Ma V haje da fé co Tolta 

Tu che faje tanta stimma de sta lolla, 
Ann. Si tanta lolla e brutta 

Che la mmitd f avasta ! 
Poi. Annà^ lo fatto mio vuoje che se guasta. 

Scompitela a bonora 

CK è troppo vetoperio: 

O volite che faccio no streveria, 
Ann. Si tu fusse marito 

Comme F autre ammoruso, 

Romparrisse a sta vecchia lo caruso , • 

E non te fedarrisse^ 

Brutto naso de cola, 

Male tratta a me povera fegliola, ( chiagnc ) 
Poi. Sta zitto co sto chianto , 

Annuccia, gioja mia. 

Uh ! che a sta vecchia mo che le farria ! 

Scumpela, mamma, scumpe: 

Ca mme F aje stroppejata 

Sto muorzo de mogliera sfortonata, 
Tol. Stente, puorco vestuto, 

Faccia sema vregogna 



J 



— 435 — 

Che addomenà ie faje da sta carogna 9 
LifUo a la casa mia 
Tu cchiù non ne accostare 
Yattenne a ste taverne a nibriacare. 
Poi. Tu f haje pigliato collera, 

Ne Ma, che f aggio fatto. 
Che da la casa me vuoje dà lo sfratto ? 
Io r aggio co moglierema, 
E tu che f haje eriso F . . . 

Toll! ) ^^ camme vota mo: faccia de mpiso ! 

Ann. Fai4Zo co mme T haje 

Faccia senza colore 

Mbriaco, vacca storta, tradetore ! 

Che ne voleva ascùre 

Da te, brtitto sciaurato, 

Figlio de no Caprone malenato. 
Poi. Non pozzo proprio chiune 

Soffrì tanto malanno, 

Che tu Annuccia me daje co pena e affanno; 

E da che te pigliaje 

iir haje sempe tormentato 

Nn* aggio avuto chiù bene, m* haje scasato. 
Ann. Haje ragione da vero. 

Te voglio dà lo riesto. 

Io f aggio strutto, neh , uocchio de tiesto ? 

E non buoje di ca f haje 

Li peducchie levato 

Da che te sì co Annuccia mparentato, 
ToL Vi che bello rispetto 

Che ie faje portare, 

Pùpurchio, senza muodo de parlare ; 

Saje fare lo smargiasso 

Schitto co le parole 

Ma non le faje nfrond bone le mmole ? 
Poi. Nzomma la dote toja 

Ommo ni ha fatto fare. 

Puozze de faccia nterra mo chiavare l 

Che canearo ni haje dato ? 

Na tiella e no panaro 
No cantaro n' arciulo e n* avrenaro 
Toh De sfuorge e de mangiare 

Tu ionio vi haje sirujuto 
QiMnto seiciento dute ovisse avìUo 



— i36 — 

Senza cheUo cK haje dato 

A elenio pettolelle 

ficaie toje pe nocche e zegareUe. 
Ann. Ah^ fauxa testemmonia ! 

Io magno e dongo rohbe ? 

Non me pozzo abbotta manco de bobbe ! 

lo non aggio magnato 

Fuorze da tre semmane 

Né carne^ né menesta^ e manco pane» 
Tol. Pe te fare menare , 

Lo brito a Fraustina 

L antro juorm le diste la farina; 

E pe lo ghianco e russo 

Che te portaje Nanella 

Le diste t uoglio^ e de lardo na fella. 
Poi. Si mercantessa^ daje 

Sciare^ lardo^ uoglio fino F 
.Si pare a te dalle pure lo vino ! 

Che te pare^ sia Annuccia^ 

Va buono sto servizio ? 

Manne le robbe meje mprecepizio 
Ann. Lo piello che te venga 

A te e a sta brutta Arpia^ 

Che tene sempe mmocca la boscia; 

E tu non saje^ o Ciuccio^ 

Che maje ncasa haje tenuto 

Voglio^ lardo^ e farina; nzallanuto ! 
PoL Me pare e* aggio tuorlo^ 

Ma io già mo credeva 

Ca davvero ste cose ncasa aveva; 

Pecche non poteva essere 

Che quaccK ommo aggarbato 

Pe cortesia me V avesse dato ? 
Tol. Lo ssaccio ca vorrisee 

Che echino lo pegnato 

Te faeess' io trovare^ o sdaurato ! 

Ma chesto no le ffaccio, 

Si no de sta manera 

Crusto darria a chesta brutta Fera. 
ToIL Va che sinché scannata 

Te venga n* antecore 

A te^ e a qiuinte a lo munno nce so Nnore^ 

E buje Patre e Mamme^ 



— 437 — 

Da li figli fuite 

Ca tC ogni nude e guaje seamparrite. 
Ann. Chi dicette ca manco 

De zucchero voleva 

La Socra; derio gran ghiodizio aveva^ 

Ma io se faccio figlie 

E se vonno nzorare 

Pe nn' esse Socra^ li bboglio affocare. 
Poi. E buje uommene tutte 

Non ve state a nzorare 

Se non bdite tanta guaje passare^ 

nzorateve e zitto 

E non V aUamenitate 

Ca si nò site digne de varrate. 

Tra le opere sacre abbiamo II Gran Padre degli Eremi S. Ro- 
mualdo opera sacra del P. D. G. B. D. A. E. C. Napoli f164. Si 
tendono dal libraio Saverio Rossi accosto al Campanile di S. Chiara. 
In i2 di pag. i65 ed altre tre pagine contengono il Catalogo delle 
opere vendìbili dal detto libraro. Questa che abbiamo sotto gli oc- 
chi è la seconda edizione, mentre la prima comparve col nome di 
autore ideale ed è rarissima. Essa è in versi , in tre atti , e vi si 
trova un attore a nome Yemacchio che parla in dialetto — Eccone 
un saggio : 

ATTO PRIMO - SCENA IV. 
Vernaccblo con spasetla di Pesci 



Aluzze^ e saure 
Yavose^ e scuorfene^ 
Rogaste^ e Ciefare y 
Locerne , e Spinole , 
Aje , Grame , e Spuonoh , 
Tracene , e Dienieee , 
Tunne , e Pùlammete , 
Patelle , e Ostreche , 
Té tè , chi se F accatta , 
Ca te fricceca mmano 
Prisco , frisco lo Pesce , o bene mio 
O che addore de scuoglio , 
O che sana malaUe , 



i8 



— 158 — 

U ogne scarda ne voglio sei doeate. 
Cierto pozzo jord , da qtmnno pesco j 

Che mai tale spreposeio aggio fatto. 

Aggio arremediato mano , mano 

Nfi a no terzo de Scarde , 

Doje scannagatie , e quatto Grancetiellc . 

Bene mio , m* addecrejo , 

Ca sto proprio spettde , 

Senza na crespa ncrispo a lo crespale ; 

Ma non perdimmo tiempo , 

Già che me Sciascia mpoppa la fortuna , 

Secotammo a pescare , 

Zezzammoce a sto scuoglio (si siede e pesca) 

Nnomme de Pesce Spala , 

E co sta sia cannuccia 

Voglio fa li nmntune 

S Alice , Vope , Gammare , e Mazzune, 

Figlio mio , ccà ce vò fremma , e pacienzia ^ 

Lo maro accossì fa , 

Ufo te la leva , e mo te la dà \ 

Tiri titiri tommola , 

2iito , ca vego frecceca lo filo , 

Aiza caporale , (tira Y amo) 

L aggio nzertatn a pilo ; 

che pentola treglia ! 

Chesta sta no carrino ad nocchie i^hitise ^ 

JUeitimmola da parte , 

Ca chi la vò mangiare , 

Co lo pepe ) sì affé , V ha da pagare. 

Ora via asseconnammo ^ ca se dura^ 

Da ccà no me ne soso , 

Nfino a le nere stelle s 

Ah polla , mo se rompe la cannuccia , 

Quarche pescione gruosso è chisto cierto: , 

che te venga gliannola , 

(Tira r amo con un pezzo d* erba). 

Ente petaccio d' erva aggio cogliuta^ 

E io m' era prejato. 
Accenneremo poche commedie buffe in musica, delle quali al- 
cune tutte in dialetto , ed altre , con qualche personaggio che 
parla il dialetto. 

La Limpia (Olimpia) commedea Napoliiana pe museca da rap- 
presentarese a lo Teatro nuovo de Monte Calvario , nchisto Carne- 



— 159 — 

vak de lo presente anno f121. Essa è in i2 di ' pag. 60 ^ dedicata 
al Conte Alberto d' Althann , da Giuseppe de Sio , che crediamo , 
r impresario con musica di Anastasio Orefice, ed è stampato a 
spese di Agnolo Yoccola. Tutta in dialetto. L' argomento è che 
lltta (Battista), proprietario di una masseria a Pozzuoli ove sì 
portava di tanto in tanto , s* innammora di Olimpia gentildonna , 
e le dà fede di sposarla. Ma tornato in Napoti s* innamora di ì^- 
na , (Maddalena) ricca proprietaria di Capua ; onde Olimpia , ve- 
dendosi abbandonata , si parte da Pozzuoli e travestita da uomo , 
e da zingara, sì porta in Napoli , e dopo vari intrighi giunge a 
sposarsi con Titta. Ecco uno sfogo di amore che Iena, fa a Lxic- 
cto (Lucio) amico di Titta. 

Len. Cile nne velive fa : tu si sapisse 
Che sta dint" d sto core , 
A r ammore de primmo tomarrisse. 
Vola la rennenella 
Pe tuorn' à la campagna : 
Si zompa , canf è magna 
Lo ìiido dov' è naUs 
Se vede ntorneà. 
.La Cerva 
Poverella 

Si pasce pe ia serva / 
La tana addov è stata 
Non se pò maje scorda. 
La Zingara eommedea Napolitana pe mmuseca da rappresentarese 
a lo Teatro de li Sciorentine nchisto Carnevale de lo presente an- 
no f72S. Essa è in 12 di pag. 58. E qui dobbiamo avvertire che 
l'argomento , il maestro di cappella, gli attori , e le parole tutto 
è simile' alla sopraccitata commedia -, insomma è la stessa produ- 
zione; cosicché da questa riproduzione della stessa opera col sem- 
plice cambiamento del titolo , scorgesi che nel secolo passato si 
sapeva imposturare il pubblico , siccome si fa oggi , che spesso 
cediamo sul teatro, vecdiie produzioni con titoli nuovi, o nel mer- 
cato rancidi libri col frontespizio cambiato. 

La Penta schiava per rappresentarsi al Teatro de* Fiorentini nel 
l'28 , con musica di Michele Caballone , è dedicata dall' imprèsa- 
rio Domenico Seniaiho a D. Giacchino Ferdinando Porto*Carrero 
Viceré di Napoli. Tutta in dialetto. 

La Matilde generosa pel Teatro Fiorentini nelV autunno del Mol 
musica di Giacomo Monopoli. Tutta in dialetto. In i2 di pag. 78. 
Presso Giacomo Flauto. 
Lo Creato a spasso intermezzo per musica rappresentato nei 



— 140 ~ 

Teatro Naovo neir Autanno del 1767. Musica di Vincenzo Garcio. 
Presso Gennaro Migliaccio Jn 12 di p.55— Il soggetto $ un servo cac- 
ciato dal Padrone, che col mezzo della fantesca s* introduce in casa 
per assassinare ed uccider quello \ ma nel pensare al delitto co- 
mincia a tremare. La fante pentita , avverte il padrone che vi 
sono ladri in casa , ed ecco che D. Focone alzandosi dal letto di- 
mostra il suo timore. 

Fav. Comni è pecche ? Uk! niro me scasalo 
Lo sango nira le bene^ 
S" è fatto firiddo (riddo ^ 
La capo non mme reje , chi m* ajuta , 
Non saccio che mni é dato , 
Io tremmo comnC a junco , so jeUUo ^ 
Stanno a ffd no matarazzo 
Tré perzune , mpietto a mme ; 
La Paura , la Speranza , 
E la Morte , che so tré, 
V una vaile fitto , fitto , 
L autra cose , e mette Lana , 
E la morte zitto zitto , 
Agguantata , sta ncampana , 
E sotC uocchie^ std a bedé. 
So mpazzuto , a la bonora , 
Sciorte , Cancaro , Mmalora 
Cchiù pietà , non ne é pe mme. 
La Viaggiatrice Dramma giocoso per musica , rappresentato nel 
Teatro Nuovo nel 1767. 

Là Scoprimento inaspettato Dramma giocoso per musica, rappre- 
sentato nel Teatro Nuovo nel 1780. 

L Inganno Amoroso Commedia per musica da rappresentarsi nel 
Teatro di questa Città di Chieti per seconda opera del corrente €m'' 
no 4^89. Dedicata dagl* Impresar] air Illustrissima Città di Chieti. 
In 12 di pag. 50. In esso trovasi la parte del Barone Nasturzo che 
parla il dialetto. 

L' Ordine dal disordine. Commedia rappresentata nel Teatro 
S. Ferdinando (1) a Pontenuovo nelF autunno del 1793 con musi- 

(1) Nella Contrada detta Ponte Nuovo, a Fona trovasi questo teatro, 
il quale fa costrutto nel 1791, con disegno deirarchiletto Camillo Leonli , ìa 
bnona forma e con tutte le regole deirarle. È a deplorarsi però che l*unico 
bel teatro di Napoli dopo S. Carlo trovisi in un luogo cosi fuori mano. In 
esso si rappresentano opere comicbe e drammi buffi . Per gli anni paSMtt 
molte compagaie di filodrammatici banno animato questo Teatro aTaodo dato 
delie magnifiche rappresentazioni. 



ca di Giacomo Trìtta. Presso Domenico San Giacomo. In 42 di pag. 
^. Le parti di Rita pastorella , e Pappone bifolco sono in dialetto 
— Pappone che si crede amato da Rita le dice : 

A te Reietta mia porto sto core 

Govemamillo tu , vuoglielo bene , 

Bello gusto , bella festa , 

Bella cosa è lo nzord , 

Esce prena la maestà 

So chiammato pò papd^ 

frusci pecora ^ e batti pecora , 

Tutto lo juomo da oca , e da /{d , 

Chi ha fatto lo danno lo pagarrà , 

E addò viola , 

Senza lo libro non se va alla scola , 
Tu faste , Rita mia , lo primmo ammore 

Leva sto core mio da tanta pene. 

Rita mia è seccólella , 

lo so pure spicatiello 

Bella razza dellicata 

Che bolimmo scapold. 

Trusci pecora , e batti pecora 

Tutto lo juomo da cca ^ e da Uà , 

Chi ha fatto lo danno lo pagarrà 

E addò viola 

Senza lo libro non se va a la scola 

E bà ^ e M, e bà , 

Si ne aiutano T amice 

Nuje volimmo mprosperà. 
Indi credendosi traditole volendo sfogare la sua rabbia^ledice: 

Femmene^ senza legge e senza fede 

Che pozz essere ucciso chi ve crede. 
La femmena a sto munno 

h comm a la bannera 

Conforme vota viento 

La vide sbolacchìà ; 

Ma pò la cchiù mpechera 

Cchiù borpa mariola 

Cchiù perfeda trammera 

De chesta non se dà. 
Poveriello chi se mette 

Sottoposto a na vonnella 

Ca nce perde le cervella 

La qniete^ e sanetà. 



— 442 — 

fedite n' ommo stuoteeo 
Vedile fC ommo misero 
Yedite n ommo jetieco 
Che cercano ptetd ! 
Spiatelo ncoscienzia 
JDe tutte eie miserie 
L Origene chi fu ? 
Da difUo air IncurabbUe (4) 
Sentite che risponneno , 
Pè le signore femmene 
Sfirennesiammo ccà. 

(4) Maria Loago moglie di Gio?. Ijongo Regio consigliere nel 4519 , 
essendole venula un'informità che la rese inabile fé volo cbe ritornando alia 
prìstina sanitA, avrebbe servilo grinfernii per lutto il tempo della sua vlta;ed ioiàtli 
ristabilitasi, si diede ad assistere gli ammalati nelP ospedale di S. Nicola alla 
Carità , ed in prosieguo pensò a fare a sue spese una casa più ampia , per 
raccogliere i poveri, e col consìglio de*migliori medici fu scelta la collina di 
S. Aoiello per Taria salubre. Nel 4521 si die principio alla fabbrica , edap< 
pena perfezionata una parie cominciaronsi a ricevere glUnfermi ma essendo 
mancato il denaro pel completamento dell'opera , diessi la pia fondatrice a 
chiedere Pelemosina a quelli cbe andavano a visitare il nuoro ospedale , tra 
i quali vi fu Lorenzo Ballaglini Bergamasco che le diede .dieci mila scudi. I 
Napolitani inchinalissimi alle opere di Pietà concorsero a gara per 1* accresci- 
mento, e mantenimento del pio luogo donando ampie eredilà. E lutto dò succe- 
deva quando le menti erano frastornate dall'eresie di Lutero ; quando il mondo 
era intento alla lotta impegnata tra Carlo d'Austria e Francesco di Francia , 
e l'Italia agitata da rivolgimenti civili. I Napolitani però conservando i pre- 
cetti della legge di carità , di amore , ch'era il culto degli avi loro , il quale 
con zelo , e divozione custodivano nel cuore , non dettero ascolto alla novella 
filosofia che volendo riformar la morale , la pace sociale sconvolgeva. 

Tra gl'infermi che si raccoglievano in questo luogo, vi furono anche t 
folli della Città, e dell' ex Regno di Napoli , i qaali poi ne furono tolti nel 
1813. ( vedi la nota (i) pag. 110 ). 

Secondo Pietro de Stefano nella toa Descrizione dsHuoghi sacri della 
Cina di Napoli, stampata nel 1560, questo ospizio fu detto Ctua degì^lnevro' 
bili, volendo dinotare che colà si sarebbero roccolli coloro cbe privi d*ogni 
mezzo non poteano curarsi in casa propria. Fu messo sotto la proiezione della 
Vergine , intitolandola a Santa Maria del Popolo , siccome si vede nrllo 
scudo che sta sculto sulla facciata di questa casa sul quale si legge la sigla 
S. Ma D. P. che alcuni begPingegni celiando hanno interpetrata con amara 
ironia Siamo martiri de* Professori ; ed altri alludendo al Governo del luogo 
che mise quello slemma con ironia ancor più amara spiegano Simmo Mari' 
uole de Professione. 

Questo emblema posto sul lato seUenlriooale delPEdifizro , è visibile dal 
Largo delle Pigne ( vedi nota (2) pag. 104 ) uno fm i pochi larghi } che da 



— 143 — 

r Audacia Fortunata rappresentala net Rea! Teatro del Fondo 
per quarta commedia dell' anno 1794 — Musica di Valentino Fio- 
ravanti. La parte di D. Girifalco è in dialetto. Nello stesso libretto 
trovasi 

/ Matrimonj per . magia musica del sopradetto maestro. La parte 
di Gianfabio è in dialetto. Questo libretto in 12 contenente l'ope- 
ra e la farsa è in tutto di pag. 52. 

U Furbo condro al Furbo , pel Teatro de' Fiorentini per seconda 
opera dell' anno 1797 , con musica di Valentino Fioravanti. In 12 
dì pag. 48. Bartolone e Panunzio sono in dialetto. 

/ due Prigionieri o la Burla Fortunata pel Teatro. Nuovo nel 1806. 
Musica del maestro Pucitta. De* sette attori che appartengono a 
questa Commedia , quattro parlano in dialetto. Nello stesso libro 
trovasi 

n Ondulo Farsa, musica di Domenico Cimarosa. Don Catapaxio e 
Filiberto parlane in dialetto. In 12 di pag. 48. 

La Contadina Fortunata pel Teatro Nuovo per prima opera del 
4807 Musica di Ferdinando Per. In 12 di pag. 52. La parte di 
D. Trollio Rapa è in dialetto. 

Le Trame deluse pel Teatro de* Fiorentini per quarta opera del 
1807. Musica di Cimarosa. In 12 di pag. 54. La parte di Nardo è 
in dialetto. 

n YiUano in Angustie pel Teatro de'Fiorentini per seconda ope- 
ra del 1809 musica di Valentino Fioravanti. In 12 di pag. 48. Le 
parti di Menicone e Cafumio sono in dialetto. 

La Forza del Giuramento ossia la Camilla azione drammatica se- 

teleria qntl era divesoto popoloso ba richiamato PaltenzIoDe de'gOTamanti ^ 
ad ha occupalo le menti de'ppjj periti architeUi , e Tra i tanti elaborati pro- 
geUi , rullimi pretentato nel Febbraio 1866 che ha riscosso gli applaasi del 
pubblico , e i*ammiraziooe ed approvaaione degl*in tendenti è del giovine archi- 
lalto Gherardo Rega Napolitano^ conosciuto giA per le sue opere , e pei mol- 
tiphci concorsi premiali in Napoli , in Firenze , in Torino , ed in Londra, 
lo ^etio progetto ha saputo giudiziosamente l'autore trarre da tutto profitto. 
Afendo avuto raecortezza d'aggiustare la piazza in guisa da render gaio il 
'oogo , senza che restasse meno aerato , e conservarlo decentemente per gli 
osi a cui serre nello stato attuale aggiustando le irregoIaritA del suolo fa- 
ceado scomparire la sgradevole impressione che si ha dalla differenza del li- 
vetle , e senza demoUre contrade intiere e senza sotterrare botteghe e palazzi, 
ci presenta flore e gruppi d'alberi, un ippodromo servibile anebe per teatro p 
sia sala per accademie , magazzini per mercato di frutti , studi per scultori, 
e marmerai , Caffè , Bazar, ea. cose necessarie «per veder migliorato quel 
n'Io contiguo adun museo di prìm.' ordine, ove concorrono persone d'ogni 
cdo , d'ogni Nazione ; avenda i^nrtere fatto anche presentare un offerta plaa- 
lìlNle ed economica onde renilerv>4aeile l'attuazione da parte del Comune. 



— 144 — 

ri(hgioco$a per musica — Napoli dalla ^amptria Flautina 48 fO — 
Id 12 di pag. 52 — Quesla Commedia è intramezzata da molte 
scene in prosa. Da parecchi letterati si sostiene di essere di An- 
drea Leone Tettola, che fu il primo ad introdurre la prosa ne* li- 
bretti di musica. La parte di Cola è in dialetto. L* azione si finge 
in un castello degli Abruzzi , e Cola , trovandosi colà a servire , 
riceve la notizia dal suo padrone, che tra giorni sarebbero venuti 
in Napoli *, cosi Gola , gongolando dalla gioja , per ringraziamento 
risponde: 

Oh ! Accellenzia ! ve voglio vasd li piede^ si mbè ne avissevo qualto! 
Beno mio ! ah ! lo piacere me fa abbtUlà cornute a no pecocrUh ! 
JT amie veramente risìiscitato ! 

Napole ! nche te vedo 

Voglio jeità no strillo ! 

No vaso a pezzechillo , 

Pù subeto te dò. 

Scenno abbascio a lo Cèrriglio , 
Torno a fare lo smargiasso , 
Ccd no tuocco..Jlà no spasso,,, 
Cca na festa,,. Uà na cucca,,. 
E na celebre perucca 
Me la voglio affé ndgnà. 

Quanta cose , me dirranno 
Aje tu viste ? oh ! tanta cose ! 
Stato a Romnia songo ri anno , 
Ma che buòF ce poca gente: 
E Milano no malanno , 
Non magne aule che polente : 
A Benezia jette male , 
Ca cadette in un canaU : 
Non te parlo de Bologna , 
Uà ce aoette le cotogna : 
Pò Sciorenza è no delietto^ 
Ma so stritte assaje de pietto , 
E^o ri uofoo pane e bino 
Fé tre ghiuomo aje da campa. 

Che mannaggia lo destino , 
Che me fece viaggia ? 

Po a V amice zitto zitto 
Voglio dicere accossi , 

Statte ncasa frate mio , 
Lo viaggia non é pe ite. 



— 145 — 

Vide Napole , e pò muore \ 
Chi va fora tC ha eerviello : 
No paese lo cchiù belh 
Comme a Napole non e é. 

Il Maldicente commedia pel Teatro Fiorentini nel Carnevale i84i 
musica di Stefano Pavesi. Essa è la bottega da caffè del Goldoni 
portata in versi e ridotta la parte del Maldicente col nome D. Ma- 
zio , in dialetto ^ la quale era sostenuta da Carlo Casaccia , vol« 
garmente chiamato Casacciello. In 12 di 47 pag. 

Eginardo e Lisbetta pel Teatro Fiorentini per prima opera del 
iSlo. Intramezzate con scene in prosa. Musica di Pietro Generali ; 
in i2 di pag. 52. Yi è una parte in dialetto , di un servitore a 
nome Ruospolo Scannagaite^ il quale trovandosi a viaggiare nella 
Svizzera col suo padrone Eginardo, colti da una tempesta, si smar- 
riscono r un r altro *, indi Ruospolo comparisce in iscena con un 
soliloqaio misto di versi e prosa ^ e perchè molto caratteristico d 
grazioso , non dispiacerà a* nostri lettori qui leggerlo. 

Ho ntiso sempe dicere 
Che al munno quatto cose 
Danno piacere e sfizio 
Te fanno consola : 

La femmina , e f argiamma , 
Lo suonno e lo magna ; 
E ve lo provo subeto , 
€a chesta è beretd^ 

La donna co no squasó 
Te ne fa i nzù nzù , 
V argiamma a no vastaso 
Lo fa chiammd Monsti, 

Li guaje co na dormuta 
Se vanno a padià. 
Co na maiigiata sazia 
Te stente addecrià; 

E lo patrone arcaseno 
Sta a dirme a chisto assempio y 
Ca non e è gusto simìnele 
Che chilh de vinggid. 

Viaggianno te faje sicco 
Non mangie , n arrepuQse ; 
A femmena palicco 
T attocca sempe a fd. 

19 



■r- 146 — 

E chiUo staee a dicere 

CK è bello lo biaggié(. 
Pe mme protesto mpriMee^ 

Ca scaglio de maggiore 

Li piede comme a suvero 

Se poxzono mo fare , 

Che nfra ste quatto cose 

Del tnunno echiù gustose 

La femmena , targiamma y 

Lo suonno , e lo magna 
Cchiù chiatto che non songo 

Io voglio addeventà. 
Ora chesto ne è de buono a me, alliero sempe^ e co denare majt. 
Vide che noe vò no stommaco de sturzo a sta comme stango io; tie^ 
nemente che bella cosa fresca ^ e addirosa , scolo acqua da iuUe le 
parte , che paro na casa vecchia; aggio avtUo ncuollo no miexo del- 
tuvio universale , mmàlora ogne granalo era quanto a n uocchie de 
voje^ e miettéce^ che pe ghionta de ruotolo sa caduto ioy e lo ciuccio 
dinto a no lavarone , e simmo state Uà dinto mez' ora. Io pò mme 
so sosuto da dinto a chillo lavarone comme a na granavoUolay mag- 
gio fatto na scotolejata ^ e me sé miso ndirizzito verso questo val- 
lone ; aggio perzo lo patrone e lo bagaglio , e non saccio comme 
nmalora fé! Ahu Ruospolo Scannagatte , addò si arreddutto^ spierto 
e demierto pe le male cereveUa toje : me pare mo de sentì la bonar- 
ma de vavema la Si Angiola^ che me diceva sempe^ figliù aitienne a 
la scola y mparate la vertiì ca quanno si gruosso pò ie lo truove , e 
io pecche aggio avuto sempe fn dal seno paterno n* antipatia scor- 
porata co la fatica , mmece de ire a la scola , me sparagnava la 
mesata ^ e me ne jeva a le sqoU prubbeche a lo Muoio , e sotto la 
Cattedra de Mineco lo sciancato , (1) me mparaje a mente tutto Or- 

(1) Mineeo ( Domenico ) Io 5cMJica/o ora uà di quei menettreHi che s^ineon- 
traveno un tempo sul molo del porlo mereanlile di Napoli , chiamali dal po- 
polo Canialori di Rinaldo : tucoeiflori' forse lonlanitsimi degli aalichi rapwdi 
e poeli ciclici. Quesli eantaiori adunque ateano per costume di declami re 
quolidiaoaraente degli squarci di poemi eroi-comici^ orribilmenle da loroator» 
piali ; talTolla prendevano a Irallare epicamente eglino itemi degli argo- 
menti deirantica cavalleria , rivestendoli di versi tali da fare spiritare i cani. 
Cotesto Mineeo lo Sciancalo fu uno de*più famigerati y fra la minuta plebe , 
di questi nostri giullari ; ed era distinto col soprannome di Sciancato , forse 
per qualclie difetto personale che lo affliggeva. 

Egli era bello vedere in un sereno vespro estivo ano di q netti cantatori \a* 
tornìafo da nna turba di bianli e paltonieri, i quali a bocc'aperla aseoltavanOf 
gitlali in varie fantastiche positure sulle poche punche che circoadeTABO il età* 



tomo JFiirtiéfO , § Gerusalefnme $garrupata ^ t che nce faje^ tncKficH 
zione , e mo pacienzia a tté. Da otto juome che non beco faccia d$ 
taoemaro , lo Cielo pure me va contrario , io V aggio cercato vino , 
e ehillo ha nliso stuorto ^ e nC ha numnato sto poco de mbrumma. 
Sfango liscio e sbriscio senza manco no piatuso: Ahu , addò stanno 
mo chiUe che diceno , sango , e denare se cacciano afforza ^ lo soti» 
jo va buono , pecche vene lo nzagnatort ^ e te lo caccia , nus li de- 
nare comme mmalora esceno quanno non ce stanno ? 

n Turco in Italia pel Tealro nuovo nella Primavera del 1820. 
Q libretto è di prosa e versi, musica di Gioacchino Rossini. Tipo- 
grafia Flautina in 12 di pag. 47. La parte àk D. Geronìa è ia 
dialetto. 

la Contessa di Colle Erboso commedia in Prosa e versi pel Tea- 
tro Nuovo per la Primavera del ISSO» tfusica di Pietro Generali, 

I«rt , quelle strane a paietiche Dftixaxioia , al cospeUo della- ridentiaflme ool'* 
line di Sorreola , e detlVItero Veto via obe maeitosameiite nandafa nel del» 
il »tto pennella di tomo : il lutto indorato dal vago fuoco del tramonto* Guai 
a ckl si fotte arritchiato a deridere la roizeua di quel canta : gli abbonati 
■dilorì , dal volgo detti appaestonati di Rinaldo^ Io a? rebbero conciaia per lo 
fette. Ed inlatti quei popolani, bencbè cadati in Unta abbienone mende, con- 
lerTano tuttavia queirindole pattionala ed armonica , per la^ quale il popolo 
Mpolitaiia precipuamente ba profeiialo mai tempre un tentilo culto al bello ; 
«tscDdo il tuo cuore più d'ogni altro nato per amaro entuiiatticamente, onde di 
etto bt» può ditti come tcriTea il notlm Venotino. Ferdinando Sacaconl i 

Figlio ardente del Fetevo 
Io eomigfio il ^em'ior. 
Tonando adunque al menestrelo di rema , cbo tnUt i tuoi, eflfettl tono pò- 
cbi flcanni , tu ■ quali i tuoi abbonali prendono posto, pagando una TÌle mo- 
neta. Ha per amici indivisibili una sudicia peisuola per tergere i poetici tndo- 
li , una baoebelta da tervire talora come indice , e tal altra come tpada ; 
od oo Tecchio libro , o totertafAccio^ dal quale leggo e declama dé'brani, per 
poi lame le cbiote. Oggi- non pi& ti IravaaO' solla via .che drcooda il porta ^ 
donde furono scacciati quando nel 1839 sotto la direziono deli* arcbiletto Ciò* 
mente Footeca quella contrada fu aggiuttata ed abbellita come vedesi al 
protenle ; tiecbè da quel tempo preteso poetò nella il rada Dogana del Sale , 
e fnorì Porta Capuana ove continuano tuttora a tenero lo loro accad e m i che 
fiunloDi. 

Il Canonico de Jorio nella mai Mimica, ci ncord», olio nello- toorso^tecolo» 
emendo ttato ordinato dal Governo di purgare la città da* mendichi , gli se- 
kati ceecntori di quctta tavìimima ditpetisione Y'indosero anche questi caor 
latori come questuanti; e quei pochi cui riusd di eritare li artigli de'birri p 
palioeineti da uno de*più celebri avvoetti del nostro Foro , portarono la cauta 
ieoanxi «I magtttralo ; e tanto industriota e tagace fu la difeta , che i me-, 
desivi furono, amoluli , e tolta loro la qualifica di questuanti, furono. dicbia-< 
rati oppartonenii ad una Mteotifica ed utile professione. 



— *48 — 

Tipog. Flautina in 42 di pag. 54. La parte di Giannieota è in dior 
letto. 

Le Nozze per fanatismo Dramma giocoso pel Teatro del Fondo 
nelFEstà del 1821. Musica dì Gesualdo Lanza. Prosa e Versi. Tir 
pograGa Flautina in 12 di pag. 65 — La parte di D. Nicolasso 
è in dialetto. 

// Frenetico per Amore pel Teatro Nuovo neir autunno 1824. 
Musica di Giacomo Cordella. Prosa e Versi; Tipog. Flautina in 4S 
di pag. 57. Le parti di Geremia^ e Cocozziello sono in dialetto. 

Amina^ ovvero tOrfanella di Ginevra^ Melodramma comico senti- 
mentale. Pel Teatro Nuovo nell*. Autunno del 1825 Musica di Carlo 
Valentin! di Lucca. Prosa e Versi. Tipog. Flautina in 12 di pag. 60. 
La parte di Barilone è in dialetto. 

. Scommessa e matrimonio commedia pel Teatro Nuovo nell* Au- 
tunno del 1871. Musica di Lauro Rossi. Prosa e Versi. Tipografia 
Comunale in 12 di pag. 64. Le parli iél^Barone D, Alessio Cucca- 
gna , e di D. Ovidio Paradosso sono in dialetto. 

Il Filosofo presuntuoso Melodramma giocoso da rappresentarsi nei 
Teatri Accademici di S. Ferdinando e di Sanseverino (1) nel 1852. 
Musica di Giovanni Petrillo. Prosa e Versi. Tipografia Trani in 
12 di pag. 46. La parte di D. Ckichibio è in dialetto. 

Il Merciaiuolo Ambulante pel Teatro Nuovo nelVinvemo del 1846 
Musica di Giuseppe Staffa. Prosa e Versi. Tipog. Nobile in 12 di 
pag. 46. Azione per Musica divisa in un Prologo e due atti, il Pro- 
logo è in Lipsia nel 17^ , ed i due atti nel Castello di Lindorf 
nel 1770 — La parte di Giorgio Ostiere è in dialetto , che trovan- 
dosi lontano dalla patria se ne lamenta dicendo : -^ 



(Ì)Neiraniio 108 della nostra redenzione, si vuole che da Severino Vceeove 
di Napoli fosse stata edificata la cosi detta Chiesa de* SS. Seferipo • Sossio^ 
e poscia ampliata e ristorata da Costantino imperAtore nel 380; ma la Ghie* 
sa col moniste^o che vedesi al presente fa edificata verso il 1400. Opera ma* 
gnìfica ad osservarsi si per Architettore, come per Scultura, Pittura ed inta- 
gli di legno. Discacciatine i Monaci nel 1807 , la fabbrica rimase in dema- 
nio, ed indi fa addetta ad un collegio militare; e allora fu , che per l' istro- 
kiooe deVoovittori vi ti fondò nn graaioso Teatro, che fo detto di Sanseverino, 
il quale in seguito si apriva spesso con eompagnie filodrammatiche. Di questa 
grandioso edifisio fa restituita piccola parte ai monaci^ ed il Teatro fu demo- 
lilo verso il 1840, quando Ferdinando II, trasportando altrove il CoHegio^qat- 
vi fece formare il Grande Archivio Generale del Regno , riunendo tulle le 
carte che trovavansi sperperate io diversi siti. Nel 1864 tolU quei pochi no- 
naci, tutto il locale si é dato per Tampliamento del Grande Archivio, il qnale 
può vantarsi fin ad ora, il primo d'Italia. 



T^ 449 — 

Penzanno a fjhella sera 
CK io Napole ìassaie , 
A chella sciorte nera 
Che mnC ha nzertato a guaje , 
Me scapparria a chiagnere 
Me metterria a strellà, 
Ahù ! Napole addò staje^ 
Quanno f aggio a trova? 

Se ? Birille ? E chi te ritenne ? 
Ccà chi te compiatesce? 
Ma si metto le penne 
Chello che nn' esce nn esce , 
Si aggio lo pede allepore 
Mme nn aggio d* allippà. 
Ahu Napole addò staje? 
Puro t aggio a trova. 

Lo vino Uà se jetta 
E ccà va a piso <f oro , 
La pizza^ la porpetta^ 
Le belle pummaioro 
Frutte , nzalata , e bruoccole 
Niente se trova ccà. 
Ahù Napole addò staie ? 
Pure f aggio a trova. 

Napolitane altiere , 
Paiese bello e addotto j 
Addò li forestiere 
Corrono a ffà vintotto , 
No ciuccio io fuie ìassannote y 
Na bestia a bbenì ccà , 
E so rrestato n aseno 
Meglio credenno fa, 

Pè gghionta de lo ruotolo 
Mme songo nnammorato , 
La bella cantarinola , 
CheUa che mni ha cecato , 
ff amarme non bò ntenncre 
Ride e me fa schiatta , 
Ahu Napole addò staie ? ' 
Pure f aggio a trova. 

Ah ! tiempo de coccagna 
Chi sa si tornarrà. 

Non mporta , so ggiovene 
De bona saluta , 



JVofi itrv0 lo cokiagnert ^ 
La faccia perula ; 
È mmeglio dà mmiddia 
Che fare pietà. 

Si pozzo acchiettareme * 
No poco <f wrgiento^ 
Mme sposo a Marina 
E comnC a lo vierUo 
Le scelle meitimmo 
Fìtimmo da ccà. 

Nfiratanto crepate^ 
Io voglio abballa. 

Tortnienie , fuite , 
Va jate a mmaiora s 
Speranze^ venite 
Sio core a ssanà... 
E Nnapole ? ... oh cancaró ! 
Lontano è da ccà 

Pria di lasciare questo articolo ci piace ricordare qaaltro Com- 
medie in prosa bellissime, le prime due in Toscano e Napoletano, 
e le altre tutte in dialetto; 

Gli Eruditi in Villeggiatura. Napoli 1791 a spese di Domenico 
Sangiacomo in 12 di pag. 48. 

n Barone di Fratta. Napoli 1791 a spese di Domenico Sangiaco- 
mo in 12 di pag. 59. 

Lo Baccalajuolo o sia U conte Mazzoccola. Napoli, si vendono dal 
Libraio Nunzio Rossi in 12 di pag. 87. 

D. Annicca CasapUosa. Napoli si vendono dal libraio Nunzio 
Rossi in 12 pag, 138. 

• Ck^nl^r Antonello. Nativo di Lecce, autore di una Cronica in 
lingua patria ^ dalla quale si rileva che 1* autore vivea verso il 
XVI secolo. Essa comincia dal 938 e termina al 1137. Fu stampata 
la prima volta da Giusto de Paljna Console delF Accademia degli 
Spioni di Lecce, in 4.^' Brindisi (Lecce) 1700. Fu ristampata da 
Bernardino Tafuri nella Raccolta d* Opuscoli del Caiogerà tom. 99^ 
pag. 103 , e di nuovo in fondo alla Parte Y del l'omo III de^suoi 
Scrittori del Regno , ed in oltimo dal Pelliccia nel Tomo V della 
sua Raccolta di varie croniche^ diarii ed (dtri opuscoK ec. stampata 
dal Porger in Napoli nel 1782, la. quale comprende dal 960 fino al 
1512— Checché ne pensi il Galiani nel suo Dialetto dicendola « scritta 
« nel dialetto Leccese che in quel tempo rassomigliava assai più 
« al Siciliano , e al Calabrese , che non al dialetto Pugliese, ossia 
« Napolitano » pur tuttavia noi siamo di avviso eh' essa per nulla 



— 151 — 

si discosti dalle altre croniche cbe abbiamo, che i più insigni let-» 
teralì han dello scritte nel patrio linguaggio, 

II Sofia dice, che invece di chiamarsi Cronica % piattoslo giudi- 
t car si potrebbe per un libro di ricordi, poco accuralamenle scrii- 
« lo. Ei vi accenna non a serie continuata di anni, ma interrotta- 
i mente, ed a salti, le principali cose del Regno, massime quelle 
t della Provincia d* Otranto dal 938 al 1512 e non lascia di frap* 
ff porvi ancora qualche fatto straniero ». 

Conie Roberto. Nel Decembre 1840 si pubblicò un manifesto 
in 4.0 grande di un Dizionario Familiare Italiano , Napolitano e 
Francese , compilato da Roberto Conte Professore di lingua Fran- 
cese , onorato di Real Decreto. Nella 3* pagina dava un saggio del* 
l'opera. Ma nessun foglio fu pubblicato. 

Coppola littlsl. Nacque in Napoli il 22 dicembre 1831 da 
Gaetano , e Clementina Scala« Apprese belle lettere e filosofia 
nd Collegio di Maddaloni. Ancor giovinetto cominciò a mostrare 
mollo genio nella poesia bernesca e in dialetto, e grande attitudi* 
ne allo stile comico, tanto che il Genoino lo credè degno di occu- 
pare alcuni versi del suo viaggio a Caserta pubblicalo nella Nfertn 
Omtratiempo pc la Pa$ca dtW amo 4847^ ove a pag. 20 dice : 
Li piceirille che paxzejano a scoppola 
Se fecero iC annore spotestato^ 
E nfira tutte nee fuje no cierto Coppola 
Che parette n' attore consumato I 
RìceTetle la medaglia d'oro al corso di matematiche. Di anni 16 
Qsd dal Collegio, e cominciò ad apprender Leggi da Gigli e Sava« 
rese -, ma annoiatosi dello studio legale , troppo grave per le suo 
ioclinazioni , studiò matematiche da de Angelis , e disegno di Ar- 
chitettura da Ulisse Rizzi *, e fu laureato nel 1850. La sua vera ed 
unica passione erano le amene lettere *, scrìsse perciò varie poesie 
che stampò in un volumetto nel 1853 \ e nel 1854 diede alla luce 
una Strenna che intitolò Riso e sbadigli che pubblicò anno per anno 
fino al 1860. Scrisse varie farse per ì Fiorentini, moltissimi articoli 
per giornali ed era Direttore del grazioso giornale Verità e Bugie^ 
lece Tari viaggi per l' Italia , ed in Francia , dove è stato sempre 
accolto con entusiasmo. 

Di questo scrittore pieno di brìo e di spirito noi citeremo il solo 
libro inlilolaU) Jl Liuto, versi di Luigi. Coppola, Napoli dotta Tipth 
grafia Fkmtina i8M in 99 grande dì pag. 60. In esso oontengonsi 
quattordici poesie in dialetto bellissime , oltre molte altre stampa- 
te nel suo Giornale di Verità e Bugie. 

Corteflo «luUo CoMire. Nacque nel XVI secob , e nel 1628 
era di già morto, gldcchò nel Pastor Fido di Domenico Basile, pub- 



Mieato nei MS8y in* tin madrìgalescNltD da Matttft Barile^ si legger 

Cania Basile fi§iio 

Che singh$ benedUto a braccia $ie$e * 

Canta ea sulo H no , ne è •Cortese. 

Come andie nella difesa delte Vajassetde ohbfeeé Bartefomeo 
Zito, {Kibblieata nel 1628, pure è detto che il (kirteee-'ersl trapas-» 
sato. Non saj^mmo diFe con qual fondamento ilsfi^ Getere M-* 
bini nel suo discorso estetico sopra il dialetto napottfano , cKé fu 
pnbUicato nel 1844 , dica che il Cortese fiorì nel MSO ; ^ die i 
suoi poemi trasportano il lettore alla metà del fócolo XVIL 
' Il Cortese nella sua g^ìoventù fu impiegato ncila; Ci)rte di Ferdi- 
nando de Medici Gian Duca di Toscana , e fu^ ascritta all' Accade-* 
mia della Crusca. Compose molte poesie per le nocze del*6fan 
Duca con Maria Maddalena d* Austria. In queslo tempo s* hinam- 
morb d' utia dama v dalla quale non fu corrisposto , onde per d- . 
lontanarsene cercò licenza al Gran Duca per ritornare In Napoli , 
il quale gliela concesse, colmandolo d^oaorì. Venuto qui nel 4399,' 
divenne confidente del Viceré Conte di Leraosv fece un iriaggio io 
Ispagna, ed al ritomo andò a far visita ai Gav. Basile che ài tro- 
vava in Mantova , il quale in una delle sue odi , dice : il Cortese 
essere il suo più caro amico. 

Da talune lettere Stampate fra le opere del Cortese sembra che 
verso il 1614 fosse andato a Cosenza a tentar fortuna ^ e die di- 
sgustatone indi a poco ne ritornasse. II Basile anche nelle* sue odi 
scrisse: «Con meraviglia di tutti mostrò grandezza d'ingegno nella 
« picciolezza del corpo , ricchezza di virtù nella povertà dr for-' 
^ ttma, ed immortalità di merito nella brevità della vita ». 

Le sue opere sono le seguenti. 

ik la Tajasseida poemetto in 5 Canti in 8^ rima, in dove side- 
jftAivono gli usi e le feste del basso popolo ^ gì* intrighi amorosi 
delle fantesche , le gelosie , gli sponsali , tutta la superatiziime 
degli sciocchi , ed ogni piccolo avvenimento delia rita Hdosnestica ^ 
ff interpetra d' infelice o fausto augurio. Questo poema è prece- 
duto da una prefazione , da una dedica fatta dal' Basile a fo Jb 
de li Ti€n$e e da due Sonetti e tre Madrigali. U i.o SenetCo è del 
Cortese , gli altri sono segnati da diversi nomi accademici. Questo 
poema fu scritto dal Cortese appena giunse in Nai)oli |ier v^di- 
car8i di una dama della Corte di Firenze , come • di- sop^a ncoao- 
Bttnmo , che non volendolo amare gli fece molti oltraggi. 

Nella prima edizione del IBO^I, e poi ristampato anche noUe al* 
tre, 'SÌ è un avviso dallo stampatore al lettore ,■ ov* è detto obe 
non appena Fautore terminava un canto che subito propagato ct^i 
messo alle stampe, appropriandoselo- aodie taivdta qualche impu-> 



~ IBS-» 

deote ; cosi il Cortese per non vedere il sao lavoro rovinato e aU 
trìbaito ad altrui , appena terminato lo diede alla lace col suo ve- 
ro nome aggiungendo anche il nome Aeeademioo di Pastor Se- 
belo. 

2. La MoH^ 4Mkta po§èUeeke$ea in 6 Mi con sette interlocu- 
toci. B Cortese nel pubUicarla dedicoUa a D. Tiberio Carafa Prin- 
cipe di Usigoano e ài Scilla. La dedica è de* i5 ottobre 1621. Que- 
sta tavola bosdiereccia non cede al Pastor Fido del Guarini , ed eb^ 
be grandi applausi nella repubblica delle lettere -, vìen lodata dal 
Gravina nel 99 libro della Ragion Poetica , ed è paragonata alla 
Tknda del Buonarroti. 

3. Mieeo tMar9 wiaimmoraHo poema eroico in 10 Ganti in 8* ri- 
ma. Ha per suo eroe un uomo della plebe, grande spadaccino, del 
quale è innammorata Nora, donzella della sua condizione,' laddove 
egli per altra giovane a nome Grannizia , e fantesca di condizio>- 
ne , sente tutto TafiTetto : e per raggiungerla si mette agli stipendi 
militari , e marcia negli Abruzzi contro i malandrini , che allora 
infestavano quelle provìncie. Nora, spinta dalla passione, fugge dalla 
casa patèrna , corre in traccia ddl* amato in abito virile , innam- 
mora di sé la rivale , la dislalie dal parentado di Micco , salva 
costui dalla morte , se gli discopre , e raggiuntolo in Aquila , ivi 
fimoosi le nozze* 

^.^ Lq Cerrigìlio neantato poema eroico in sette canti in 8.* rima. 
Esso è pieno di trasformazioni , incantesimi ed altri avvenimenti , 
de* quali 1* autore si serve per dare una favolosa origine ad alcu- 
ne antiche statue e monumenti di Napoli. 

S.^ Lo Viaggio de Piamaso poema in sette canti in 8.* rima. Que- 
sto è il quinto lavoro del Cortese , come egli stesso accenna nella 
prefeizione che precede questo poemetto. Esso è fondato suU* alle- 
goria che Trajano Boccalini avea messa in moda. In questo con 
felice descrizione racconta i favori riscossi dal Gran Duca di To- 
scana, dal Duca di Mantova , e dal Viceré Conte di Lemos , e dal 
costui fratello in Ispagna. Questo poema fu dedicato a D. Diego Men- 
àooLWà nel 2 settembre 1621. 

6.<» Li Travagliuse ammart de Ciuilo e Ama, in cui volle imi«- 
tare i romanzi degli antichi. JC diviso in 8 brevi libri , ove si de^ 
scrivono le strane avventure de* due amanti , che finalmente giun^ 
goDo a lieto fine , mercé la clemenza di un Gran Duca di Toscana. 

Quando si stamparono tutte le opere del Cortese in un volume , 
vi furono aggiunte cinque lettere. 

La prima lettera è indirizzata 

A lo Muto Uostrissemo , e Magnifeco 
Comtìi a frate Carnale JUe8$erl Uneco , 

20 



Che' D^Q.lf miinvifl fafUprdi^^j^ 

Quanto 'io vorrìa penmcìohie^ furahk j « firi$ok» ■ 

Il Galiant p^ lìbfo d«l, JXafetlp :àm :Cbe qaesta letiter& è di S9 
sdruccioli , una nota alla 2* edizione dice 800, ma il certo 6 che 
sono i20. Il deUo Gal jani crede <dìe.(ige$l^rJlfesi«r(rn€faiiatt 
re Basile-, ma noi credi&oia altro, ^eta crebre di quel tempo {ytài 
Sgrullendio )« In essa T. autore si rallegra con T amìoo che vuole 
ammogliarsi 9 e che ha scelto una certa Ceotn^ eA &(iìì ironica* 
mente gliene fa gli elogi. È datata da Trocchia il 15 del mese di 
ottobre. Il Galiani segna : r anoo.iOiO, voi dkiamo 1601. I irersi 
originali ne fanno testimonianza 

Ih Trocchia^ ùje de Cotufiro iuome quinnm 
Mille e seiciento e zero co no chiUei0* : 

Nella- seconda lettera senza intestazione, «enza firma e senza indi- 
cazione di luogo , tutta in prosa, datata- é mese jdi Marzo 1614 ; 
racconta una sua malattia ed altre sventure sofferte trovandosi fuori 
di Napoli, ove promette di fai; presto ritorno. 

La terza diretta A lo setiemo gnùtieio de iUIsMenr ^ xqé fraterno 
fianuUe^ lo cchiù stritto parente^ che etaee a.Coeenxa^ che Dio mani-' 
na sanetate primmo a me ^ e pò ad is$o se ne vale ; è datata il 6 
Aprile 1614 senza segnare il luogo. Essa è in prosa , ed è intra-' 
mezzata da un Sonetto con la coda , ed aa* ottava» 

La quarta sembra scritta da Calabria, datata a SO Jibggio 16U 
diretta alt Uneco sciammeggianie che pò rompere no becchiere co le 
JUmuse , nella quale vien raccontata un* avventura amorosa , ed i 
tutta in prosa. 

La quinta finalmente è diretta A Notare Cola Maria Zara in 
ff esposta de la soja ^ che dice 

Quanno mmano mme vene chellà chclleta. 

In; questa V autore ringrazia lo Zara della dedica che vuol fargli 
di un* opera. Essa è di 40 versi sdruccioli, scritta da Napoli il 28 
Decembre 1614. 

Ma tali lettere trovansi stampate nel seguente modorc^, pitea 
quella del 38 Decembre 1614, poi quella dei 15 ottobre WM^ ee- 
gue quella di Marzo 16U , ìndi quella del ao Maggio 161*^ ed si 
ultimo quella del 6. aprile 1614. 

Tanto queste lettere come le poche poesie 9sm\ì\A Vafaesetda^ 
j&ono firmate pon. certi pomi tanto scontrafTalti^ oto ci ialino chia- 
ramente conoscere come in quel tempo si cominciava ad abasa«< 
de' soprannomi accademici, mettendo in derisione le tante accade- 
mie che pullulavano in Italia» 

Riguardo ai merito di qoesto autore dalle opere Id r leonosciamo 



— M» — 

il féllcissiaio ìtigegfìo, ied >è dllicato poeta doUfo di lenissimo gusto,' 
Vani sona 1 gìBdiaiU dati dtille soe ttìse. Il Gaìiatii dice che i 
quattro Poeittelti sono di gran lunga superiori alla Rosa ^ e che 
assicorsno al Cortese là gloria del primo Poeta nostro , e che ri 
romametto cH CiiìKo'^e Ama che fece ad imitazione de* romanzi 
6reci 5 mD corrisponde alia «l^ellezza e leggiadria dei Poemi. 

Ci piace qui riportare il j^udiào dato >da Carlo Mormile , nelle 
i^aenti poMiche senteazcM 

i. Sul Micco Passaho. 

A fare a Èecozzune co sio Miecò 
J'amus9' da la Lseca nfì a la Mecca. 

9. SOBRA' LA VaJA8»EI»E. 

« Crédile a me non $ó eotene grasse ^ . j 

Jlb 'Mie aignereUe ete bagasse. 

S« Sopra la Rosa* 
Mme fa gru maravegKa 
-Camme dopò tamt' anne 
Se mamme sia Rosa 
JPresea ancmra e addorosa, 

4; Sopra Ciullo e Perina. 
Ama da sta pe nxegna a na taverna 
'^3iiUo che dice nuUé de sta Rema. 

5. Sopra il viaggio bi Parnaso. 
La mula va de trcftto <e de narrerà , 
]E ad ogne passo mereia no vaso , 
Mo che fa lo viaggio de Parnaso, 

6. Sopra il Cerriglio Incantato. 
Sto Cerriglio ncantato , ste fetecchie 
a mercanzia pe le robbe vecchie ; 
^ecuiome Cortese^ 
Maneo f accatiarria pe no ^tomese. 
ìioì perb non possiamo dispensarci di riconoscerlo pél maggior 
INMa del n^tro dialetto, potendo francamente chiamarlo 11 Tassò 
Napolìcafìo. 

Bignardo lalle -edizioni diremo che il Toppi cita le seguenti : La 
Rosa per Ferrante Maccarano 1621 in 12 — Viaggio di Parnaso 
per Nìeola Misserini 1621 in 12. La Vafasseida per Olta^io Bellra- 
no 4639 io 42. jLo Cerriglio ^wanialo 1646 per Camillo Cavallo. 

U GaliahVdioe, che Ferrante Maccarano le impresse tuVCe nel 162Ì, 
eccetto il Osrrigliù , e che nel M^ Ottavio Beltrano le ristampd 
(atte , e che finalmente Camillo Cavallo la stampb tutte nel 1644 
e letS, Dice aUresV, che Novello de Bonis ad istanza di Adriano^ 



~ IS6 -^ 

Scultore all'insegna di Si£n Hairco le ristampe, ed è ÌBpt6 bella ed 
aliante edizione ^ é che i fhitdli Muzio ne fecero una ' eontiiath- 
zione e nel frontespizio si trova XY edizione. È correttissima e fa- 
cile a trovarsi. 

U Porcelli nel 1783 le ristampò in tre volumi che sono il ^.^ 
3.^ e iJ" della collezione*, e nel 2.* volume si trova stampata la 
difesa della Vaja»mda^ la quale è rara. 

Il Signorelli nelle Vicendt della CuUiura^ della Rosa cita, una edi- 
zione del i625 per Ottai^io Beltrano. 

Noi aggiungiamo ohe della Yajasseìda la prima edizione non è 
del 1628, ma bensì fd pubblicata la prima volta nel »16(U) e £àcco- 
me ebbe felicissimo successo, fino al 1628 ne furono stampate se- 
dici edizioni , e ciò Io afferma Bartolomeo Zito, nella dilesa che fa- 
dei detto poema. 

Il Viaggio di Parnaso fu Stampato in Venezia nel 1621 per Ni- 
cola Misserini, e ne furono fatte dallo stesso stampatore due dilTe- 
renti edizioni che abbiamo presenti. 

Infine del Cerriglio ncantato^ il Galiani dice, « & fuor di dubbio 
<( che la prima edizione è del 1645 ^ perchè questo poemetto per 
(i molti anni era corso manoscrìUo: i> ma noi ne abbiamo una co- 
pia data in luce per Taccademico napolitano detto lo Sviato^ stam- 
pata in Messina per Pietro Brera nel 162S« 

Delle due edizioni poi che contengono tutte le opere , le quali 
sono segnate come XY. edizione, una porta il nome dello stampa- 
tore Novello de Bonis ^666 ad istanza di Adriano Scultore; ed ogni 
poemetto porta la sua particolare numerazione di pagitie, e questa 
è comune, perchè ne abbiamo spesso fra le mani. L*allra poi por- 
tando anche 1' anno 1666, ad istanza di Adriano Scultore alt inse- 
gna di 5. Jforco , ha una sola numerazione ed è di 552 pagine 
precedute da altre 10 che sono il frontespizio , la dedica a Don 
Giulio Mastrilio e Y avviso dello Stampatore a chi Isgge , eh' è in 
dialetto , essa è la pia corretta e rara. 

Cortese BaMoiomeo figlio di Gaetano, ed Arcangela Mbofte- 
forte -, discendente da'Nobili Cortese delFantico Sedile di Domineva 
di Sorrento, benché Gennaro Maldacea nella sua Storia di Sorrento 
stampata in Napoli nel 1843 Yol. II pag. i37 dica estinta questa 

famiglia. 

Nacque Bartolomeo in Napoli il di 11 marzo 1815 ^ avendo 
fatto UD regolare xxirso di studii coltivò la poesia italiana , e nel 
i861 volle anche egli prendere un posto tra gli scrittori del dia- 
letto , dando alla luce varie graziose poesie nel foglio la Cuarpo 
de Napole e lo Sebeto , e nelle tfferte dette Lo SosamieU^ ^ a lo 
€asatielhi 



— »7 — 

. . Siede .pripdpio ad ima Guida del Muscci Ifaxiona]e«(i) par in- 
te)Ugei»za àtìì p^;>a)p ^ cbe oomiaeib. a pubblicaro ne| sopraccitato 

(i) Il Palazio del Museo ebbe origlile nel 158G per opera di Pietro Glron 
Dooa di Ossiuia Viceré di Napoli ^ cbe Tolle in questo sito trasportare l'edi- 
ficio della reale caTallerisxa, dalle rìte del Sebeto presso il Ponte della Mad- 
dalena , nel qual sito V aria era poco sana ; ma appena oonposlo il folo 
primo piano 9 s' avvide clte il luogo era manoanle dell' acqua neoessa^la aMa 
moltitudine de*cavaHi: cosi venne abbandonato^ • la labfarida riaiase imperbtU. 

Al Viceré D. Pietro Fernandei de Castro , Conte di Lemoe , tombrando 
aogu)^t<> il hiogo doK* UoitenilA dogli Sludt ne' due lati del oortUo elio mnre 
d'atrio atta Chiesa di S. Dofn«nifft bramoso d'iogrand irla e BobilHarla^'O nello 
•testo tempo per rispetto alla Chiesa, volendo allontanare il chiasso che faoeaoo 
gli ^udenli nello dispaio e nelle, quislìoni , e non volendo aggroTare i'ec^rio 
di maggiori spese , diessi a considerare la pianta dell' abotita Caralkrliaa , e 
•otto la direi^oae dell' architetto Fontana, le' quesia fisbbrloa ridurre ad uso 
di Uaivorsild, e ne fu inaugurata V apertura con solenne cavalcata edl' amo 
1616. 

Nel Ineffluolo del 1688 , che pericolarono molti edifin, tra gli altri eoffRie 
moltissimo il Castel Capnano detto Ftcaria^ sede de'Trihnnali^ onde si venne 
ad amministrar giustizia in questo sito lino alla totale riparatioae di dello 
Castello. Cesi T abaie VidceiizD Magnali nelle aue IfoUw ttiorieik M tu^ 
remati presso Bulifon 1638 pag. 263. 

Nella rivoluzione di Macchia (1701). divenne quartiere di soldati f Siarm 
de" MùaumMi del Reame deUe (Aie Sieike. Napoli 1850. Tom. II. Parte II. 
pag. 47 )$ e nel 1767 ritornò di innovo ali^insegnamento , e fu ingrandito 
dal Uto orieu4ato sotto la direzione del Sanfelice. Nel 1790 il Re Ferdinando I 
4iede 1* joiMMrioo MI' arcbiietto Pompeo Scbianlarelli di farvi il piano superiore 
e la scala principale , per trasportarri la quadreria eh' esisteva' nel Rtal 
Palazzo di Capodimoute ,'la Biblioteca Farnese , ed il Museo di Portici , che 
conteneva gli oggetti scavati io Ercolano , Pompei , Stabia , ec. e letti gli 
oggetti deireredild Farnesiana ritirati da Roma, loccbò fu felicemonle eseguito* 
Dippiii nella giusta idea ohe gli oggetti antichi cresceaoo di numero di giorno 
ia giorno, .e partteolarmente i piccoli bronzi , attesa la grande atUfilà degli 
•cavi di Pompei, cosi lo stono ScfaìanlarclU fu incaricato di formare nn 
graa piano d' opera perinMstQ Muyeo, oonsisteirte io uo altro iabhrioalOi do 
ocou^affe il giardino contiguo detto di S. Teresa, il quale fo approveto dal 
fio nel di 28, luglio 1790 ^ non più epeguito. 

Venata da Roma la «tatoa di FeBdinaodo I opera in marmo dell' immortale Ca- 
nova, nel volerla situare fu prescelto il vano arcato di prospetto all'ingresso, ed 
allora fa incaricato l' architetto Pietro Bianchi , di tale sitnazione ; e perchè 
fi lume dovea prendersi dall' alio , onde avene bene riflettute snll' aniidello 
statua , cosi fu diroccata l* aulico covertnra del dette compreso di scalo ie< 
micltindfica, bbVa di tolta finta, e fu sostitotla la Tolto naie, eoo UuilefOi- 
no dpeirfb sapeHoiaoeAte, tomfogoaode conteaperaoeomente per nfibnoliini 
.laterali. 

Dopo tale opcrosione , io tenpe del Merchese Girolamo RuiTo , U Mia 



fj^lio, Anno II Parlala 177, 16 luglio i6Hn €h*.è-riéa«lft Com- 
pleta , attendendo il riordinameato del Museo medo^imo per con- 
durla a fine. 



Bianchi fu iac«ricato di termìnQra inleraineote il secondo pimo^ n^lla parie 
Orientale e Seltentrionale y allargando lo spazio C9ne attualmente si vede , 
coitroendo un forte moro per sostegno al terrapieno del giardino degli ora 
abolifi Tereiiani , lasciando abbandonato sotto quel terreno un magnifico' 
■epolereto antìoo » Greco , Romano , e Mistico. 

Nella Gian Sala della Biblioleoa fu letto il discorso della Corona per" 
r apertuva delle Ganere del Parlameata Napoleiamo dopo il fnneslo 15 Mag- 
gio 1848. 

Questo Museo giustamente stimato per vno de' primi e pia tfnoinili fli 
Europa , è stato sempre sotto la direzione di dotti nomini. 

Michele Arditi conosciuto pe'suoi lavori archeologici, fu nominalo ^4|ai t9 
Marzo 1807 da Giuseppe Bonaparto Oir^Uore degli scavi di Pompei» e Direttore 
del Museo Napoletano. Questo egregio uomo alla tornata de* Borboni per 
aofiiisiarsi merito presso ai nuovi Padroni ci privò di un capo lavoro Francese, 
dico del quadro di Gros , k hattaglia di Aboukìr y ove Gioacchino Marat 
penetrato con la cavalleria tra il villaggio di Abonlir ed il forte , ed im- 
padronitosi del campo , Intima la resa n Mustafè Pascii / co* suoi dugpnto 
giannizzeri. Questo quadro largo 21 piede, ed alto 16 esisteva io nna delle' 
gallerie di questo Museo , e 1* Arditi lo fece togliere y ed involgere , a con 
non curanza ■ gittare in muffato magassioo. Venato in NapoK II Gros, e 
andando in cerca del suo lafonf, e saputo ohe giaceva abbandonato e bo« 
gletto, pensò di riscattarlo , sborsando nna somma , e seco sei condmnitb 

Francesco Mona Avellino chiaro per le sue epero nomismaticiie « soetitsl 
nel 1839 r Arditi passato a miglior vita. 

Domenico Maria Odoardo Spinelli principe di 6. Giorgio, dislivlo anti- 
quario e cultore di lingue orientali , occupò la carica di Direttore nei ISSO, 
essendo cessato di vivere l'Avellino. 

« Presentemente ò diretto dal distinto mnnfffmsiltcò, Senatore e Commendatore 
Giuseppe Fiorelli (per l^avvenutA morte dello Spinelli), il quale con un genio 
tutto partioolore , e da loessuno immaginato inora ,* ^ta riorganizzando con 
seftAO I e con Insso- quadri , bronzi , iretrì ) marmi terre' cotte n medaglie. Ci 
angariamo vederlo portato al suo termine j o che nna ragionata guida measa 
a stampa, ci dia le notizie piò interessanti, e die sia inva^iabtle, agghiilgend* 
di tanto tn tanto i soli nuoti oggetti che vengono alia hice, « non si ftcà^ 
piò come prima che per (avorfre «ra un autore , tà ora un ahro , là poc* 
tempo sS oangiavano i uomeri , o siti agli oggetti , onde dare Importanza • 
smakimento allo guide ora di qoesto , ora di queir altro protetto. 

Con sommo ^piacere leggemma nel foglio Xo (ktorpé de Napoie € lo^Sèè- 
htio Anno il Parlata 177, 16 LogKo 1861 il seguente brano: 

f A'Io Museo , nfì a T antro juomo non se poteva trust si tton se jeva 
e vestuto da Don Liceardo; e trasuto niente pulivo vede senza mettere mano, 
i a 4a 4ela} ca li tuseìelk steraot nckinse. Me Hi la leei» s*i CB]^ta„ c^lo 



- fS9 — 

( Cw«bM> ■«reo* Valérlo. Dottore in Medicina ^iveà Terso la 
metà del seoolo XVIIL Era nno degli Accademici del Portico della 
Stadera ; ed il Pagano nel Ruotalo X stanza XL ne fa V elogio , 
come di valente poeta toscano e Napoletano dicendo • 
Le *Muse ammiche toje^ Marco Corvino^ 
C Amo , e Sebbeto jugne a 'Moremuorto y 
E 'laure chiante a ^Pratolino , e a 'Puorto* 

Il de Ritis nel suo Vocabolario Voi. I pag. 579 parlando del Cor-* 
Tino dice « Ma non ci è riuscito rinvenire veruna composizione di 
questo autore ». 

N(H diciamo ohe scriase un bel Sonetto in lode di Nunziante Pa- 
gano per il Poema della Mortella d' Orxdone^ in dove trovasi stanf- 
|)ato alla pag. 315. dell* edizione di Angelo Tocola 4748, e ristam- 
pato ancbe in quella del Porcelli. 

covvo' lileola. Non possiamo dire altro che fiori nel XYIII 
SeodO, e cbe dalla proTessione di Avvocato , venne promosso alla 
rispettabile carica di Presidente della Regia Camera della Somma-» 
ria. Non fu mai ammogliato , comunque fusse vagheggiatore Pia- 
toDico di più di una donna. Tenne stanza in Torre del Greco al 
luogo detto il Carmine , e da* suoi manoscritti rileviamo che vivea 
nel 1745, ed era vecchio. .Fu amicissimo del Capasso , egregio poe^ 
ta , e gareggiava con \ Amenta ne' drammi in Musica , de' quali 
ve ne sono varii dati alle stampe, che noi i)erb non conosciamo^ fU 
vago del patrio dialetto , scrìsse molti Sonetti, ed un Poema in ot- 
tava rima riguardante la rivoluzione di Masaniello. Tutte queste 
poesie rimangono manoscritte *, un solo Sonetto si legge stampato, 

e pnibbeeo trase ggne natina , va sollo o ncoppa comma le para e ppiace , 
*t vede tuUo e non resta obbrecalo a nisciuDO >. 

Siamo però coslreUì a concbiadcre dicendo, di essere dispiacinti nel sentire 
che qaesto Gassieo £difisio, ammiralo e venerato dagli Uomini pin culti di 
InUa le Naùoni , si sia reso oggeUo di essere schernito , giacdiè net Gior» 
mah Pppafare La Pietra Infamale » Anno IV o. 4 ^ ISI aprile iB66, Tcaa* 
pnhblJ^lo.ìl segoente. arlicolelto: 

e Mosso Naziohai*!. lofino ad ora , leggevamo con soddisfazione « talle 
e Je porle d* ingresso delle sale del Muieo iNazionale una scrilla, colla guaio 
e Teniva TÌelatO) nel modo, più perentorio, di domandare o ricevere qualsiasi 
e mancia. Tale provvedimento ci pareva efficacissimo m fare sparire il brutto 
e mercimonio , che in altri tempi si fa.ceva nello stesso stabilimento , e ohe 
e TooCuTa la borsa anche meglio fornila dei visilaiori ^ ma Appena vidi il 
e eoi che ne fui privo ! Altro cbe mancia I ora si tratta di un* imposta olii* 
f ciale di Una Lira p ogni giorno meno la Domenica e il GiovedL Non ci 
•« manea che un Pagliaccio alla porla chf battendo la gran oassa stia là « 
e ^ì\Ì9m,JvaaH , Jmnii Si^wm / non ei p^sa the una lira eola/ »^ 



— «0— . 

a}Ia pag. 42 nella BàccoUa dei Sùmtti dd Gif asso, stanfpaia bel 1789 
e 1810 per cura di Carlo Mofmìle. 

Noi avemmo il piacere di vedere ttn manoscriUo (kl Masaniello, 
mediante V amabilità del conosciuto bibliògrafo Gemaro Vico j e 
che si possedeva dal llbrajo Ginseppé Dora« Questo Mss. era in 
quarto sopra carta ordinaria , cominciava la descrizione de' Mi il 
giorno 7 luglio e terminava il i6 luglio ìMl. Vi sì leggevano due 
postille ) che ci fa permesso tf ascrivere y e crediamo non diseaio 
il riportarle. 

La prima, (c Carlo Mormilc mio padre nelle cui mani pervenne 
a il presente Mss. trovandolo mandante di 56 ottave qni di suo 
<c carattere distese. » 

La seconda. « Avendo io Rocóo Mormile fatta una copia del pr&- 
« sente poemetto , dagli errori commessivi dal Corvo, mi sono ac- 
ce corto, che il medesimo lo dovette comporre verso gli uttimi anni 
(( di sua vita. Ho detto poema , ma ihfatti non è altro che un 
« diario scrìtto in una mediocre ottava rima. > 

Carlo Mormile nella prefazione della Seconda parte de* Sonetti 
del Capasso , parlando del Masanietto del Corw , dice « che sente 
« molto della lucerna, e fu da lui lavorato nel meglio dell'età 
« sua , oltrepassa di poco la mediocrità. » 

Non* è per questo , che io voglia discreditane il buon nome , 
« che questo valentuomo si acquistò nel Parnaso Napoletano. Le 
« sue Poesie meritano non solo dì veder la pubblica luce, ma sono 
« di gran lunga superiori alla borra di tanti infelici poetastri, che 
(c con istolto consiglio , e grave affronto alla Nazione si son fatti 
tt di nuovo sbucare dai loro tenebrosi nascondigli senz* altro prò , 
tt che di far carta e volumi. )> 

Il sig. Rocco Mormile ci permise di far copia di questo poe- 
ma il quale porta per titolo Lo Masaniello^ azzoè li Renumure de 
Napole , diviso' in una Nntroduxione , e dieci Jòmate ; e siccome 
il detto Mormile avea idea di darlo alla luce , cosi vi appose una 
prefazione da lui distesa , intitolata A chi ìegge t editore. 

V Abate Vincenzo Cuomo , possiede altra copia anche moderna, 
e ci ha dato tutto F agio di riscontrarla, e r abbiamo trovata iden- 
tica alla prima. 

Presentemente noi ne possediamo nna bellissima copia antica , 
graziosamente donataci dal Dottore in Medicina Francesco Caslinel- 
]y , che crediamo autografa , dalla quale abbiamo rilevato che le 
due anzidette copie , mancano di nove ottave. Essa porta il titolo 
De la storia de li remmure de Napole ncignata da Masaniello tA- 
marfa a VII Luglio MDCXL y/ pe tutte U juorne che isso campo- 
je ; alle iO giornate precedono 45 ottave dette AccomMsnxaglia. 



— 161 — 

DoYendo aite iqaakbe coda d^I inerito di questo lavoro riprodft^ 
ciamo poche parole di Rocco Mormile, il quale parlando dell'av- 
Teaimento da Masanieìlo dice «•.. due letterati ne formarono Poema 
« nel Patrio dialetto. Furono questi Francesco Uliva ii ( Vedi Au- 
liva Francesco ) c« e Niccoli) Corvo , i quali fiorirono presso che 
ft nel medesimo tempo , cioè verso il i740^ essendo V nllimo più 
« giovane del primo: Ma qual de' due sia di maggior nlerito io 
« noi saprei dimostrare , posso ben dire che sono diversi tra loro 
« e che abbondano di pregi distinti e particolari. Perciocché TUliva 
CI (mi si permetta di fame giudizio ) ebbd in mente di tesser Poe- 
fi ma , e si sforzò d* imitare anzi di gareggiare col Tasso, per 
« quanto i suggetti ignobili ed il dialetto il permettevano : egli il 
« divise in venti canti , ed ha superato tutti coloro che in si dif- 
« ficile aringo lo precedettero ; che se più spiritoso apparisse , e 
« se di voci prette italiane, e di pessima ortografia , e dirò anche 
« di versi mancanti o ridondanti di numero nan fosse macchiato, 
a graditissimo il suo poetico lavoro riuscirebbe. Il Corvo poi che 
« divise in giornate e non in canti il suo Poemetto, è da stimarsi, 
« perchè volle attenersi più alla verità storica , e scrupolosissimo 
• fu intomo alle frasi Napolitano , ed alla ortografia , di cui era 
« esimio conoscitore. ^) 

Il de Ritis nel suo Vocabolario Voi. I pag. 40i, scrive: c(Ma prescin* 
« dendo da ciò che precisamente costituir dovrebbe una poesia^ il 
« Masafiietto del Cuorvo, scrìtto in quel fermento di opinioni che 
« formano la caratteristica del secolo XVIII , e delle quali abbiam 
« veduto la triste esplosione , e le più tristi conseguenze nell* ni- 
fi tima sua decade , è^un bel monumento storico per valutare i 
fi pensieri , e le forze motrici di quégli avvenimenti. » 

Attesa tanta disparità di giudizi intorno a questo scrittore , e 
trattandosi di scritti inediti crediamo opportuno trascrìvere un 
brano del suo poema, affinchè anche il lettore sia in grado di giu- 
dicare del poeta- e de' suoi giudici. Riportiamo perciò in fine di 
questo articolo 1* Accommenzaglia, 

Quei Sonetti che si leggono nel voi. 24 della Collezione del Porcelli 
intitolati L Attuecaie contro i Pètrarchisii di Cola Cuorvo^ come lo 
afferma anche Raffaele Liberatore , non sono affatto del Corvo, ma 
si bene del Capasso. (Vedi Capasso o Capassi Nicola ). 

11 Hormile possiede un autografo del Corvo , che contiene una 
Commedia inedita per musica in tre atti intitolata La iVrna, una 
lettera scritta da Torre del Greco , diciannove Sonetti ed un* otta- 
va , tutti in dialetto , del pari che 20 Sonetti ed un Capitolo in 
italiano. 

Tra i Sonetti Napolitani ci sembra utile riportare il seguente : 

21 



tra perchè servirà come- saggio del noslro Autore in tal genere di 
componimenti \ e perchè servirà a ricordare la infelice fine del- 
r Architetto Angelo Carasale , che dopo avere ricevuto i più lasin- 
ghieri elogi da Carlo III per la costruzione del Teatro S. Carlo 
( Vedi la nota (1) pag. 50), caduto dalla grazia Sovrana, per intri- 
go degr invidiosi miseramente mori nella, fortezza di S. Elmo. 

Pùvero CaranUe ! dalk dalle 
Diceno tutte gruosse e peccerille , 
E co alluceate e biérze a miUe a mUle 
Le contano la vita U sciagaUe. 

Mo eh' è arreddutto eenxa no treceaUe 
Ognuno lo $i^ano$ce y e por zi chille^ 
di' hanno mangiato , e chine li vor zitte ^ 
A dios a dios , le votano le spaUe. 

Vecco , ca chiagne dinf a no mantruUo , 
Non é chiammato cchiù sio Colonniello , 
E de Ncgpole é fatto lo trastullo. 

Ma servarrd de schiecco a chi ha cerviello , 
Che maje fedele è la fortuna a nullo , 
E quanno abbotta troppo , rescie a pieUo. 

ACCOMMENZAGLU 

i. Io canto li. remmure , e lo fradeUo^ 
Che a lo miUe seici^nito quatto e sette 
De lo pajese mio Napole bello 
Lo puopoloy e lo nobbele affrijettey 
Quaf\w) no allevrecato scauaoncieUo 
A ttantOy e ttak tnperio sagliette; ^ 

Che ti bè non fu Bre né Mparatore . 
De chiese addommenaie co cchiù terrore. 

2. Già sacciOy ca echi leje mo sta aspettaimo , 
Co qua bello concielto , la chiammaia 
De le Mmuse nn ajuto , comme fanno 
Li poviete de cunte^ e de portata i 
Ma pocca saccio^ ca ste guitte stanno 
Co le grannixze Uoro , na resala 
Se farriano de me ^ che so li anchione y 
No le dongo mperzò sta sfazejonc. 



— 465 — 

5. SchiUo recano a buje pe ceoriesia 
Lejeture amatisseme , ameciune , 
Axxù bogliaie de la penna mia 
Campati li defiette e li sgarrune s 
E si n' arrivo a cckello , che borria 
Fé darece ogne gusto a biionnecchiune :■ 
Iterate a lo buon armo cK aggio avuto , 
E no a lo signo^ addò non sa sagliuto. 

4. De NigromanU^ Fattuechiare^ e Fate 

Non seniarrite ccd le ppaparotte , 
Manco le ppeUe duommene affatale^ 
Che de spate non perdano le botte j 
O na lanxa , che sette aggia nfelate 
Comme (f anguille fossero pezzotte : 
O che barche deventano le fruirne , 
E U prete cavalle chiatte^ e tunne, 

5. fr aschiarrate CastieUe^ e non palazze 

Fravecate da Maghe e Farfarielle ; 
Addove se nce sciale , e se nce sguazze 
De contentizze , e tutte cose belle .- 
No cavallo^ che sia de cierte rraxze , 
Che se nne va pe W ario co V ascelle , 
Pùrtanno accravaccatq no signore 
Addove nasce ^ e addò lo sole more, 

6. No suonò spaventuso mane' asdre 

Da no cùomo affatalo sentarrile , 

CA* addove arriva faccia nzattanire , 

Nfi a li xefieme , senza fa cehiù lite ; 

E manco n ommo che se pozza aunire 

Gamme , vracda , e ogne miembro , che le trite , 

Pùrzi la capo ^ si IF è ghiuta nterra^ 

Se r azzecca a lo cuollo^ nche t afferra. 

7. ChUUe a le storie Ihro^ che mmescare 

Cheste^ ed autre ppapocchie hanno volutOy 

U hanno fatto lo ngniegno pe nmstrwre 

Speretuso^ ammeraléele^ e saputo , 

E meglio de potere pasteggiare 

PfMTzì li kjeture-hanno creduto ; 

Ca quanta saporielle cchiù nce miette 

A na vedanna-, cchiù chi mangia aUiette^ 



L 



8. Pace a laiioriaii che eonté ve i^ogKo, 

Le besuagno non crédo, che noe na^ 
Ps fareve $id attiente ^ f arrmmtpglia 
De nuUa mmentione , e de boMa s 
E spero , cK eeia sola ( si hce cogito , 
E die ti ecose non sgarro la via ) 
Senza da eed^'e da {(d^ che ghiaie spisrte , 
Ve (enarra^ lejennò , cannapierft. 

9. E axxò eV ognuno faccia n* ambnione 

De la Ceiaie^ e a quale stato stesse, 

Quanno veneite pò T accasejone 

De lo tanto streverioj che ssoccesse / ^ 

E pe dare por zi cchiù sfazsjone 

A qud frostiero fuorze^ che lejesse: 

jAT aggiate a tnale^ si pe nnantepasto 

Sf accommenxaglia comme pozzo mpasto* 

10. O sia favola, o storia , s* ha pe bero 
( Sibbè ca cierte II* anno contrastato) 
CK a Napole pe nzegna no destriero , 
Azzoè no cavallo fuie mmentato ; 

E ca fuie de Nettuno lo pensiero 
Da li NapolUane pò azzettato ; 
Vasta , cK oie è lo j'uonio , lo ctxvallo 
Se nce vede pegnuto , e de mitallo. 

H. Ora sta betta vestia , che sfrenata 
Corze tajito temporio a lebertate , 
E fine eacdaje pe fi' essere addommata 
Cchiù de na nazejone a ccaucejaie , 
AlVutemo delt utemo ncappala 
De paricchie provaie le bacchettate^ 
Nfi che mpotere chille pò IFavettero 
Che la vriglia , e lo mmasto Uè mettettero , 

i2. Chisto foro C Austriace segnure 

Che eco na mano santa, e eco ghiodixeio 
Co buone trattamiente , e eco favure 
. L arredussero a fare ogni sarzixeio -, 
Tanto che IC autorizze,, e le bravure 
Se Mie jezero nfitmmo , e npree^pixeio , 
E tutta Mediente a to Patrone 
Cosdava lesta ad ogne a^easeiofte. . 



i3. Ma ^mm^ ea Ja Corte sUé^kfUMa , , 

Essa sieva ngamemo a parzonare y 
Li qnìtaUf p <a)é Uà na bona tana ^ 
Ed i$se itisH fé »' ajgfMrofiitarey 
Le fsa^o na sttrtna tanto /stranà^^ 
Che la seuressa m appe a sconocchiar^^ 
ptra , ,ca fatta secca ^ era affenuta 
Db muodo.^ che non $ra canosciufa. 

14. lea pela straif pedecataped^^ , 

Ca non pò Jare cchiù no xurhpo^ affatto , 

E nfacce a U paesane schitto vede , 

De la malenconia lo retratto : 

Se nn affrie s ma s'.addona s e se sacrede , 

Ca lo earreco gruosio , che T ha. fatto 

Lo epagnuolo saputo de gahbelle y 

A lo Piu^polo tujo fé fa crqceUe. 

> 

15. E nfatto f abbonnanxa cchiù non r* era 
De primma d ogne ecosa da mangiare y, 
Quanno co poco grana Juorno , e sera 
Lo poverommo poteva scialare , 
Pocca tanta gabbelle de manera 
L assisa fecero a la robba auxare 
Che nArtesciano non se saxeiava 
Co quanto la jomatia sàtbQscatoa. . 

16. Mperxò non se mancaie mmiezo a le cchiaxxe , 
Mente Jeva a lo Carmene ncarroxxa , 
Prega lo Vecerré^ che a li strapazxe 
De la povera gente ^ che se sboxza , 
Dia qua remmedio * ca U Signoraxxe 
Manco pe cearetd danno na toxxax 
Isso deceva : Assi! Yuestra gravezza 
Muccio mme pesa; a Dios. BeUa fenexxa! 

m 

17. f( Ma pecchi quanno IT ommo a no pontone 
9L De muro eo le spaile è già arrevato , 
« La natura non vd^ che da potrom 
<c Se faeda eoperdnare , ea It ha dato 
^ De hi jueta difesa no spontans^ 
« Che le siaee n k Vseiole mpexxaio: 
Lo PuopeioinptTJò eorreva nehietta^ 
E air ulwio neretuma a la mennetta. 



— 166 — 

48. E (MUo^ che cchiù affàrte le sapeva , 
Era riauira gabella fresca posta , 
Che mmiezo a lo Mercato s' aseggeva 
A na cierta barracca fatV apposta 
Ncopp* a tutte li frutte , e se stenneva 
Pùrzì a li sicché {o che desgrazia nosta! ) 
E ncoppa ogn autra spezie che se ^fosse , 
Nfi a li lupine , ceuze j anche e rosse^ ' 

i9. Tanto che p* ogne casa , r p' ogne strata 
Se faceva consiglio , e ccommeneUa^ 
Che chièsta^ e ogn autra joja sia letfata , 
Ma non s' ashiava chi sta campanella ' 
Nncanri a la gatta pò avesse attaccata , 
Cà avea pavura ognuno de la pella ; 
E diceva : io non voglio essere mpiso 
Pe sgravare a chi resta da lo piso. 

• 

20. Co ttutto chesso puro la barracca , 

Che mmo nnanz' aggio ditto^ na matinn 
Arza tutta 5* ashiaje pe nfi a na tacca ' ^ 
Co li livre por zi , addò la canina 
Gabbella se screveva (e chesta cacca 
jS* agliottie lo Goviemo a la sordina ) 
Ca puro contra d isso pe le strale 
Cierte multe s' ashiaro mmenenate. 

24. La nova^ nchesto^ a Nnapole atrevaje^ 
CK era tutto Palermo revótato^ 
Ca s" ashiava isso pure «nf a sti guaje 
E eco r arme se nn' era leberalo .- 
Chesta fuje ntorcia a biento , cV abbejafe 
Lo ffuoco ) cK era ccà già accommenzata , 
Argiènto vivo , che mmese dereto 
Cchiii arteteca a lo PuopolQ neojeto. 

22. E che ! manco de no Palermitano^ 

( Beccano cierte ) donca nuje sarrimmo ! 
Armo , forza , valore , ngiegno \ e mmano 
Fuorze meglio d' ogn autro non atimmo ! 
O fuorze de no piso assaie cchiù ccano . 
Jk gabbelle aggravate nuje non.simmo ! 
Dammole dinto , echiù non ce penzammo , 
Ca de Palermo meglio ia ngarrammo. 



— i67 — 

23. Don Raddmeo . Potei» Imm 
Duca dAreosie^ Yeeerri^ sapeva 
De la gente la mala nienxejone^ 
E dde quaterna ceà puro temmeea ; 
Mperxò penzaca a ddà qud sfaxejoney 
Ma chi k eleva aUuomo le deceva .- 
Yoecellenxa che d ha? n* aggia paura^ 
Quann' ha la Noberiate a la centura. 

24. Che bonno fare quatto Scauzoncielle 
Senx' ahemo , eenx" arme , e senza einno f 
Nsentòre li tammurre e esescarielle 
De li mmeUxie noste , e quaeehe ntinno 
Jk eamnanata pò da li CaetieUe , 
Se vedarranm) iutte^ fine no sinnq , 
SparpagUate neerrareH a le ccase^ 
E mpixxarse. nfi dinto a U pprevaee. 

25. E fficero parxì de muoio tale y 

Che la baracca^ cK era juia a /fuoco 
Lo Vecerri co lo Collaterale 
Ordenaie^ se facesse luoco luoco 
JV* autra vota cchiù granne a la riale ^ 
Pe lo stisso negqxio a chillo luoco : 
Quale cosa fuje commo na maxxala. 
Ncopp a na parte ^ già ammolegnanata*^ 

26. Lo Yecerriy cK affanno non pescava^ 
Non comprenneva^ ca sti vantannienle 
Le ffacevano chUle^ a chi toccala 
Tutto lo ntroieto de F arrennamiente , 
Pùcca nche na gabbella se mmentava 
Era vennuta a Nohele e Potiente , 

E la nova parxì stea mmano a loro , 
Ca volette lo Rre nu cunto d oro. 

27. ita s'addonaje benpriesto de la miroglia 

De cheUa nobbelissima canaglia 
Lo povero Segnare , che avea voglia 
De da qua sfaxejone a la gentaglia: 
E fuorxe T avarria co manco doglia 
Aimevenata a cheUa accommenxaglia , 
(( Ca lo mmale va a peo pe staffettiglia 
Ci Si a tiempo lo remmedio non se piglia. 



28. Se pò qummo te bwa épeectnUa 
Senza na ymi^ faUett reparare .* 
Quanno neigna iè fitoeo na ftìjelta , 
Co ppèe* acqua se pò prieeéo eùMare; 
Ma mm arrwe pò eo ppoco ehellà , 
Si la laoa^ e- té ffuioeo fàje ngroeeare 
A le ceose aeeossì ecd non se dette 
JUprimmo a lo irunco , e pò non se potette. 

99. Uasanietto i' Amorfa era chiammaio 
No giovane faxeto^ e speretueos 
Vintiquatt* anne aveva ^ e a lo livreato 
Co la mogliera eleva à nò pertueo ; 
Èra de bella vista^ e aggrazejato 
Co no mostaccio junnó^ e ffaito alt uso : 
leva scauzo , ncammisa , e ncauzonetto 
E co no corpettiello de dohbrettò. 

30. Campava co ppescd co na cannetta 

Qud mmazzone . qtid bopa , o qua bavosaj 
Che le gkieva vennenno a na spasella : ' 
S* abboscavd qua bota quacche ccùsa ; 
Coi bennere , e accatta senza gabbelta 
Qua pescieiello buono a la hnascosa , 
Ma no juomo nterzetto pò ncappaje 
E h pesce a K sbirre lire hissaje. 

Si. Fé chisto tratto , che f avea sentuto 
( Pocca era no pezzente ) assaje a ffòrte 
Se nne jeva colereco e ffàltutó , 
Che parca justo connannata a mmorte $ 
Pù na Chiesia passaje , no forasduto 
Addò stea pe ppaura de la Corte ^ 
Che ppe nnomme chiaimmavase Pèrrone , 
Co n" antro eomnC ad isso fòrfanUme. 

^2. Ifne nche Kdék terrons Masaniello 

Co cchetta cera , e eco no dito mmocca , 
Le disse , che te vd pe cellevrietto ? 
Che (f aie ? si elafe maUtio va te cocca , 
Che mmalaio respose ; ma , fratieUo , 
Agg^ si bé golio , si mme nce tocca j 
Lo miedeeo de fare a sta Celate , 
E sanarda € ogne nfcrmetate. 



— 169 — 

33. Avarria de $eeryppe y « tnmeé^eine 
Oerte rrexeUe , cride ^ troppo belU y 
tt ffàre vacua u Ui dtttUiM 
Li maF ammure de tanta^ gaibelle , 
E si sekUtù .no para^ a chisto firn , 
S* aunestero co mimico da fralielU , 
Vedarriiswo Napole sanata , • 
O ifasaniMo mpiso a lo Mereaia*- 



34. Mìo efrmUo affé de fì staiute , 
Dissero chiUe , ma co doie resate 
Tanto iremmenne , che foro sentuie 
ft ttuUo lo eoniuomo a chelle strale ; 
Lebbreeaie Mase : ve nne sUe asdute 
Co sta riso ? ste brache ? ve fedate 
If. essere vuie co iamico ? prunte simmo ^ 
IHssero Uoro s ^d i^o y nce vedimmo. 

36. E se nne jette priesto correjanno 

A lo Mercato , te Ptfmno , e Paorto , 

Tutte li fruttajuole nfrocecanno , 

Che la mattila Ojftmfto stesse aecuorto 

StreUare a la barracca , ca non starno 

A ppagà cchiù gabbelle a rritto , o a stuorto , 

E si la vanno , da li vatecare , 

Non da Uoro , la facdana pagare. 

36. Sto monopoleio nsubbeto sapette 
V AUietto de lo Puopoto Nacrerio , 
Lo quale la matina se nne jette 
ilperxona a lo Mercato , qua sireverio 
Pe ppoiè gaoetare s wa vedette 
li fruttajuole co no nuovo mperio 
Co lo puopoìo aonite , e streìlà tutte : 
Co la gabella nullo accatta frutte. 

37. Fé no la fa cchiù llonga lo si AUietto , 
E ca la soja manco nce trofooca , 
iM'eosa la pigliaje co no sfarxetto ^ 
E disse , ca sta vota la pagava 
Co li denare suoje , e ca nri affetto 
Po la gabella tUu^te se levava s 
AccosH chaia buglia f* accoietaje 
E agimno a la via soja s' abbejaje. 



— 170 — 

58. Masaniello ^ si bè ^ resiaje scontienio , 
Pocca se vedde chetta 'aecasiane 
Scappata da le mmano , e ghiaia a biento j 
Tanto che se nne jeze nnoxzatone: 
Gommo ehUlo , che accorda no siromiento , 
Pe ffà no pavaniglia , o tordeglione , 
Ncignanno , nce lo scassa na preiata , 

E la ntuseca resce a ghiastemmata. 

59. Ma non pe cchesso ntutto s* abbelaee , 
CA* era mmexzato commo a Pescaiore^ 
Apere firemma , si non. piglia pesce . 

A primmo euorpo ; e eco lo stisso ammore 
Va pe lo Lavenaro , e Uà s\aonesce 
Na chiorma de guaglium.àe.mlore i 
E ppe cchesso s' ashiaje la spusa lesta y 
Ca venea de lo Carmeno la fe$ta. 

40. Ma foro tanta pò li pecceriUe , 

Che sabbejaro appriesso a Masaniello 
F ogne quartiero , che pareano grille , 
Pocea isso era gustuso , e pazzeiariello ^ 
E co na mano de strammuotiolille 
Le /faceva obbedire a ccampaniello , 
Tanto cK accommenzaro a ecentenara ^ 
E ccrescettero pò nfi a doje megliara. 

41. Co cchesta ìazzaresca compagnia 
Armata de cannucce , pale e mmaxze y 
E pperteche abbuscate pe la tia 

Se nne jeva strellanno pe le cchiazze r 
Senza gabella y fora carestia^ 
No sbreffejate , ca non simmo pazze^ 
E cierte veramente nne redevano : 
Ma cierte borpe pò nne descorrevana. 

42. Se evntiento^ non saccio y o de dolore 
Ntr atanto già lo juomo era arrevato y 
Quanno de JUtasaniello lo valore 

E la costanza vidde lo Mercato ; 
Da dù fuoco pigliaie lo grà rremmore 
Da le storie tanto nnommenato ; 
Che se fece y che fuje , lo ssaparrite 
Juorno pe ghiuomo si padenzia avite. 



— 471 -» 

43. E si i9e pararrd , ca so portienie 

Le ccose^ che ehisfammo sappe fare; 

Saeciaie da Cattoleee saceienie 

De Dio la Prowidenzia specolaré , 

Che spisso de velissime stronUente 

Servì se sok a ccose granne e rrare y 

Azza Cimosca If ommo co le pprove 

La Potenza de (Milo , che le mmove. 
Coicla Ferdinando. Fiori in Napoli a'principii del secolo XIX. 
Fu avvocato , e si dilettò a scrivere commedie pel Teatro S. Gar-* 
lino; ne compose però in poco nomerò, non potendovisi applicare 
con assiduità. Le due più conosciute che ottennero miglior succes- 
so sulle scene sono : Lo retuomo da la pesca de li coratte , e La 
strada de lo Baglivo a rommore. 
Casentino Francesco Bernardo. Vedi Bernaudo Francesco. 
Costonso (di) An^ielo. Questo chiaro letterato, che ha illustra- 
to la città di Napoli con la sua grave e giudiziósa istoria come coit 
le sue eleganti rime, nacque qui nel 1507 di famiglia patrizia^ ri- 
coverossi in Somma , villaggio poco discosto da Napoli , a cagione 
del terribile contagio del 1527 , ed in seguito passando quasi tutta 
la sua vita in Gantalupo , per esilio datogli dal Viceré D. Pietro di 
Toledo, per motivo di rivalità in amore-^ mori quindi nel 1591 di an- 
ni 84, Noi qui ci onoriamo segnarlo sol perchè il de Ritis nel suo 
Vocabolario vo].I,pag. 582, dice: «Costanzo (Angelo di). Esimio no- 
« stro storico e Poeta elegantissimo. Ma qui dobbiamo allogarlo 
« solo per una sua commedia intitolata / Marcelli s> locchè ci fa 
credere che in essa sianvi delle parti scritte in dialetto. Avendone 
fatto le più minute ricerche nelle biblioteche, ed essendoci riuscite 
infruttuose, ne abbiamo domandato a'jpib distinti letterati e racco- 
glitori di nostra conoscenza , i quali nulla ci ban saputo dire al- 
Tuopo. Diremo solo che l'editore di Bologna, che per la prima volta 
nel 1709 stampava le rime del di Costanzo dice nella prefazione: 
n Egli è il vero , che oltre quelle , che ci è venuto fatto di riti*o- 
A \are , si ha contezza d* alcune altre rime di questo scrittore; 
« fra le quali è specialmente una Commedia. . . ma non essendoci 
« per diligenza fatta potuto riuscire , né di trovar la Commedia , 
< roda accennata ec.)). E nella quinta edizione fatta in Padova neL 
4738 dal Comino , o sia il Volpi , avendovi questo aggiunto altr^ 
poesie, anche si lagna di non aver rinvenuto la Commedia^ 

Aldo Manuzio, avendo dato in Venezia alla luce nel 1564 tre let- 
tere del di Costanzo, indiritte a Bernardino Rota , nella seconda let- 
tera datata da Cantalupo il dì di S. Stefano del XLYII si legge : 
« Rispondo al bellissimo sonetta di V. ^. e la prego mi scriva che 



— 172 — 

« le par della commedia , la qaale son certo che averà avuta a 
« quest* ora , e a tsd che se in lei è cosa alcuna di baono , V. S. 
<( dia di sprone alla laude*, e se è tutta cattiva, tenga in mano la 
« briglia della riprensione -, le dico che fu ordinata in una notte , 
« e scritta in quattro di : e senza bevere ad osteria , uscendomi 
a di testa , ebbe per primo alloggiamento la carta ove Y. S. la 
« vede ». 

L* accurato Gio: Bernardino Tafuri che premise la vita di Ange- 
lo di Costanzo, avanti alla storia di Napoli stampata liei 1755 
scrisse « compose inoltre : una commedia in una notte , ed in 
<c quattro giorni la distese. Del soggetto , eh* essa contenesse, non 
« può sapersi altro di sicuro..... >» ed in seguito: « E' scrisse anche 
« una favola , che intitolò Marcelli , fatta ad imitazione di quella 
a de* Mènecmi di Plauto, siccome ci assicura Antonio Minturno nel 
« secondo libro della sua Poetica Toscana ». 

Il Soria nelle Memorie storico-critiche degli Storici Napolitani im- 
presse in Napoli nel 1781 tom. I. pag. 900 scrive : « Il Minturoo 
« nella sua Poetica gli attribuisce una Commedia intitolata I Mar- 
« celli , fatta ad imitazione de* Èknecmi di Plauto. Ma chi sa , se 
« è diversa da quella , che il medesimo Costanzo scrisse al Rota , 
« di aver concepita in una notte , e distesa in quattro giorni ? » 

Ed in ultimo il marchese di Yillarosa ne* suoi Ritraiti Poetici di 
alcuni uomini di lettere del Regno di Napoli stampati nel 1834, Par- 
te prima pag. 79, dice: «Il Minturno, nella sua Poetica, crede che sia 
n stato anche autore di una Commedia intitolata / Marcdli , imi- 
ti tando i Menecmi di Plauto. 

€ossovlcli Enrico* f^iglio di Francesco , ufflziale nella Regia 
Marina , ed Elisabetta Franceschi da Bastia *, nacque in Napoli il 
15 Luglio 1822 , ed in assai giovine età rimase orfano della ma- 
dre *, ma r ottimo genitore con le sue tenere ed afiTettuose cure 
seppe lenire tanta perdita. 

Volea suo padre che egli avesse preso Io stesso stato di lui -, 
ma non mostrandovisi il giovinetto gran fatto inclinato , cosi per 
assicurargli un avvenire fu allogato in un* amministrazione gover- 
nativa , in cui prosegui la sua via , men per volontà che per bi- 
sogno. Si diede nello stesso tempo a* severi studi legali sotto la 
direzione di Nicola Gigli ; sostenne i primi esami universitari , e 
ne consegui la cedola in belle lettere. 

Essendo tenuto a corrispondere alle rigorose esigenze de* suoi 
doveri d* impiegato -, ed avendo cominciato a gustare quei magri 
vantaggi che nelle pubbliche amministrazioni adescano la gioventù; 
abbandonò quelle severe discipline, che aprono una via, la quale, 
dei:;nameule calcata , conduca nou di rada a più. invidiabili de- 
stini. 



— 113 — 

Sentitasi il nostm CofóOTÌcb iin dall' infaozia trasportato al su- 
blime ministerìo. delle lettere*, e colti volle da princìpio per solle- 
varsi dalle monotone sue occupazioni quotidiane *, ma in seguito 
vi si die con grande cura ed affetto ^ avendo in esse per duce e 
precettore il non mai abbastanza compianto Pietro Yaccaro Ma- 
tonti , vittima del morbo asiatico , che desolò Napoli nel 1854 *, e 
sotto la direzione del medesimo cominciò a pubblicare i suoi la^ 
vorì sopra i tanti giornali letterari , opuscoli e strenne , che tra 
noi son venuti , e vengono tuttavia alla luce. 

Dotato di molta versatilità d' ingegno , dettò ì suoi lavori in 
diversi generi , e trattonne vari nel nostro dialetto , i quali meri- 
tano considerazione. Graziose poesie in dialetto leggonsi sul foglio 
Verità e Bugie , e suU* altro £* Abaie Taccarella ; un bel dialogo 
in prosa scrisse nel i.® voi. pag. 317 dell'opera Usi e Costumi di 
NapM (1) diretta da Francesco de Bourcard. Noi qui riportiamo 
una sua poesia , che rappresenta una scena popolare , estratta dal 
periodico Verità e Bugie^ anno II n.° 18 *, e questa oltre all' esser 
saggio del nostro autore , potrà servire altresì a dare un' idea 
de' modi familiari della nostra plebe , tanto facile a passare dallo 
sdcf no alla calma , e viceversa. • 

RISSA DI DONNE. 

scena popolare* 

BKIZITA. CiJlMENELLA. GlOMMO; 

Briz. Ciantella^ shriffM^ fattucckiara — 

Mo. ckisto Xìàoccolo te dango ccà, 
Garm. Té , ^é... C%« parla ? — La prenxolaha 

Che suio eiiacckiere è bbona a ffà. 
Briz. Mmiezo a sta chiazza sta vruccolosa 

Co chtsto e chillo fa no tó tò ; 

E pò^.. che. saccio,., quacc aula cosa.,. 

Ma pe prurenzia zitta me sto. 
Garm. Schiava Uccellenzia!... De straequaekiazxe 

CietUo nne tiene p* attuomo a He y 

Sciù 9 che briogna ! Po te mpupazze , 

Ma si na smorfia , sienteme a mme. 

(i) Qoesla belfìssima opera in dae volumi eoa Damerò ceofo U?o!e disa- 
gnale ed iacise da' migliori nostri artislr , diligentemente colorite | e oorre- 
data da analoghe descricioni da* ptd conoicìnli nostri letterati ; comiacìò a 
pubblicani nelPanno S847 | ed aTondo attravertat» moloaiooi , guerre ed 

«demia i ha a? at» alla fine il sno compimtnto nel mesa di Gingilo i86e« 



— 474 — 

Briz. Ohe , Donna Porzia^ sa che te dico ? 

Cagna li triemmene... si no.., si no.., 

Ca tu lo tiempo pierde co mmico , 

Pose da appennere ccà non ce sa — 
Carm. Oh , oh , pagh* io — L hanno nsurdata 

La sa Madamma col farbalà , 

La piscigrazia V hanno nchiaecata , 

Sciù s non ce fare cchiù bummecà ! 
Briz. Ore Ma , vatienne — la pettenessa 

Dinto a Hi scorge V aggio a nficcd ! 
Carm. FUumè^ lassa — Chellasberressa 

Co chesta scopa voglio atterrà. 
Briz. Ohe , brutta smorfia , 
Carm. Faccia de rappa , 

Brìz. Ohe', Donna Sguinzìa... 
Carm. Sii Marami... 

Brìz. Té^ piglia chesto. 
Carm. Té , chesto acchiappa. 

Briz. Janara! 

Carm. Smorfia ! 

a 2— Té^tè ^té^ tè. 

Gìom. Zi ^ zi ^ scompitela ^ chesta è hbriogna , 
Site cummare — J^ scuomo « zi , 
Questra è na joja , e n* abbesogna 
Mmiezo a lo prubbeco farse assenti ! 
Si é quarche equivocio , ccà nce sta Ciommo y 
Ca sape t obbreco , e mo nce vo... 
Yuje co ssalute ne' avite V ommo , 
Orzù , scompitela , cK è questro mo? 
A bujcj vasateve — 

Briz. No ttengo fele , 

Viene te vaso; 

Carm. Ed io purzi ; 

Brìz. So sempe cheUa ; 

Carm. Sempe ferek ; 

Briz. Ciommo , t?a buono ? 

Ciom. Proprio accosti. 

Briz. E tanta chiacchiere ? 

Carm. Vanno a mmalora : 

Brìz. E tanta liepete ? 

Carm, Non ne sia cchiik : 

Briz. Tu me tuo bene ? 

Carm. Comme a na sora , 



— 475 — 

Brìz. e Carni, a 2.—Pt la priezxa meo nxu nxu! 
Giom. Ccliiù de sU bbemie vedi non baglio , 

E r òmmo s" ave da respetià. 
Tutu. E mo na pizza co IV agtie e ìt uoglio 
Aunite tutte jammonce a ffà. 
Costo OrouKlo Gabriele— Nella pìccola Città dì Alessano in ' 
Provincia di Terra d* Otranto , nacque il Costa il 26 agosto 1787 
da Domenico e Vita Manieri. Giovinetto portossi in Lecce, e quivi 
dava compimento a* suoi studi letterari. Indi si recò in Napoli per 
apprendere Medicina, Fisica e soprattutto 1* Astronomia. Portandosi 
spesso a studiare nella Biblioteca Borbonica, ora Nazionale, il P. An- 
drès Prefetto della Biblioteca fissò gli occhi sul giovinetto, che svol* 
geva le opere del Wolfìo, del Gassendi, e del Lalande , e se lo se- 
gnò nella mente e nel cuore. Venuto in Napoli il famoso Oriani , 
e stando a visitare la Biblioteca circondato da* più distinti matema- 
tici napolitani, il primo pensiero dell* Andrès fu di presentargli il 
Costa ^ e fu allora che F Oriani restò maravigliato come in Napoli * 
s' insegnasse astronotnia , e che vi fosse alcuno che ardentemente 
r apprendesse *, e l' ebbe tanto a cuore che nel tempo della sua di- 
mora in Napoli , tenne seco il Costa , onde insegnargli il tratta- 
mento degli strumenti , ed il modo pratico de* calcoli astronomici. 
Poscia il Costa mantenne corrispondenza con 1* Oriani, e per mezzo 
di lui si strinse in amicizia con Zuccari che fu poi professore di 
Astronomia , e direttore dell* osservatorio Astronomico di Napoli. 
Laureatosi in medicina nell* Università dì Salerno, di anni 25 
ritìrossi in Lecce , e nel 1813 dettava colà un corso di scienze li- 
sicoH^himiche. Nel 1824 tramutatosi in Napoli, diessi esclusivamente 
alla Zoologia *, nel 1831 si portò in Germania -, nel 1837 fu chia^ 
mato a dettar lezioni di Storia Naturale a Corfù ; ma il governo 
per non perdere tale uomo nominollo Professore di Zoologia nella 
vacante Cattedra dell* Università di Napoli. Diremo altresì che il 
Costa nel 1841 intraprendeva a proprie spese un viaggio scìentifloo 
per r Italia, la Francia e la Svizzera. 

Non è nostro divisamento ricordare tutt* i premi, tutti gli mo- 
ri , tutte le opere e tutte le scoverte di questo grande scienziato ; 
ma ricorderemo solo in questa nostra Bibliografia che nel 1846 
pe* tipi di Francesco Azzolino il Costa die alla luce un volumetto 
in 12 di pag. 66, compresi il Frontespizio e la Prefazione, intito-- 
landolo Yocabolario Zoologico comprendente le voci volgari con 
cui in Napoli ed in altre contrade del Regno appeUansi ammali o 
parti di essi^ con la sinonimia scientifica ed Italiana, Libricino di- 
venuto rarissimo. 

Crescensi (de) Andrea. Figlio de* furono Giovanni e Camilla 



— 176 — 

Bonuccf, napolitani. Nacque in Rotóa, trovandosi il padre colà im- 
piegato alle Dogane. 

Fanciullo venne in Napoli, cominciò i suoi studi Artistici nel 
nostro Reale Institutò di Belle Atti. Fu premiato piti \olte nelle 
scaole di figura e di paese. Studiò pittura prima con Fergola ^ e 
pòi con r olandese Antonio Ktloo- Professore di Paesaggio in-Na* 
pòli , che moti niella* funesta epidemia colerida del 1837 (!]. 

Il nome del nòstro de Crescenzi è conosciutissimo da*forestieri 
pel gènere di paesi che ha dipinti per molti anni : doè quello dei 
così detti fixis^ i quali sono sparsi dappertutto, avendone venduti 
migliajà, . . 

La grande frequenza avuta* co' forestieri, i quali curiosi di ap- 
prendere gli fécean mille domafndev e fra le iJtre quelle su 'le voci 
de* nostri venditóri ^ indusse il de Crescenzi a far di queste Dltime 
una graziosa raccolta, contenente circa cinquecento voci ^ con le 
corrispondenti dichiarazioni toscane , le quoli sono riunile in<uo 
manoscritto che gentilmente ci ha donato. 

Creseensl (de) Carlo. Figlio di Hidielangelo Francesco , e 
di Rachele Schiano. Nacqne in Napoli il 32 Luglio ìSISBk B paike 
capo di ripartimento della R. Tesoraria di Napoli , avendo nume- 
rosa famiglia vivea in ristrette flnanz» , perchè onesto ^ e non po- 
tendo rimanere beni di fortuna, Tuiiico retaggio che lasciò affigli 
fu r educazione. Neil* adolescenza il nostro Gerlo studiò belle let- 
tere con r Ahate Mastroti, e filosofia con 1* Abate Feola. Neil* età di 
diciassette anni studiò fisica e chimica, avendo idea di addirsi alla 
medicma^ quando intese che si apriva un concorso presso la Dire- 
Miane Generale di Ponti e Strade (2). ( Ora Genio .Civile ) per lam- 

(1) Gli afanzi di quésto eccellente riformatore deUa nostra Scuola dì 
paesaggio, riposano nel Camposanìo de' Protestanti, ricofèrti da mi modesto e 
grazioso monumento eseguito dallo Scultore Pasquale ^ioea , adoraato da aa 
aomlglianttBsimo ritratto del defunto. 

(fi) Una delle glorio Napolitano fu senca dubbio la Sonala di Applicationo 
degP Ingegneri di Acque e Strade ; ed essa fu il semenzajo di tanti illustri 
artisti professori , ebe diiBcite ne toroerebba il fonie in una brtto sola ^ 
non cbe V elogio, la sempliee etemerazione : tono più cbe soffioionU tesltwK 
niaase pel presento e per l' avvenire le loro moltiplica opere pjBUdiohOf i turo 
secolari ponti cbe qua e le s* inoontrano nelle nostre eampagie , le loro aeo- 
perte scientifiche , lo stato a oni atean fatto salire presso di noi le scienza 
esatte. Ci l'Asti dire in una parola ^ che questa nostra Scuola 9 aia dalla sna 
installazione nell'anno iSil^ fu sempre Pemula della prima che vanti il mondo 
ciTiIe, qual è quella ^ Parigi. Ci duole però il dover dire , come in questa 
èoltutie di figmatiche inno? azioni , neppure ossa sfa stata risparmiata ; giacché 
lassiste tutta? ia una scuola eh* è nata dall' antica , ma in guisa tale trasfor* 
iÌMta, da non pti ti rieonoseer* , siccome più non ai potea riconoscere ki v«* 



_ 477 — 

missìODe Della Scuola di Applicazione degl* Ingegneri di quel Cor- 
po ; ed il de Crescenzi cambiando proposito vi sì presentò. L* e- 
poca stabilita pel concorso era di tre mesi dalla data dcir avvi- 
so , ed egli appena conosceva i primi rudimenti di matematica ; 
ma queir ostacolo non Y arrestò *, e siccome a colui che vuole 
niente è difficile, e gli ostacoli si superano con facillà^ così il no- 
stro giovane studiò tanto , giorno e notte, che presentatosi al con- 
corso venne ammesso uno de* primi fra ottanta concorrenti. Fece 
grandi progressi nella Scuola di Applicazione^ e nel 1846 si ebbe la 
prima laurea gratuita in architettura dall' Università degli Studi. 
Nel 4848 per mancanza di alunni nel Collegio di Marina, per aspi- 
rare a' posti di Guardie Marine , venne dato fuora un programma 
di concorso fra gli alunni della scuola di Ponti e Strade , ed il de 
Crescenzi fu ammesso fra i primi , e nel 4854 sì ebbe la nomina 
di Tenente di Vascello. Indi fu dal Presidente del Consiglio di Am- 
miragliato , Principe D. Luigi di Borbone, prescelto per maestro ed 
ajo de* suoi figli : uflSzìo che compì onorevolmente sino a che quella 
Corte lasciò Napoli. Nel settembre 4860 venne nominato Direttore 
deUa Specola di Marina (4), carica che non potette esercitare a lun- 
go , giacché colpito da breve e fiero morbo, il 49 Maggio 4864 pas- 
sava agli etemi riposi, compianto da quanti il conobbero. 

Il de Crescenzi di animo nobile e generoso, di acuto ingegno, e 
profondo matematico , coltivava per diletta la pittura e la poesia. 
Le tante composizioni in dialetto che scriveta, perchè non curava, 
sono andate quasi tutte disperse* Noi conserviamo una sua poesia 
scrìtta nel 4856 epoca in cui Raffaele Sacco avea ìmprowiàato il 

Te voglio bene assaje 
dopo di che sbucarono poeti da tutte le parti , che assordarono il 
paese; il de Crescenzi non si fidando di soffrire tale manìa, un 
giorno mentre era in finestra a conversare con noi , giacche era- 
vamo vicini, i> monelli erano in via a gridare: La vera canzona Te 
voglio bene assaje y a no ré f una ; egli porgendoci un saluto , 

ma lOf allorchò da donzella fu metamorfosata in vacca. Penino il nome di 
qoella Uluitre Corporazione lo spirito innovatore de* nostri di ha Toluto can- 
celiare : sostitaendo la vaga ed insignificante denominazione di Genio , alla 
prtcisB e propria di Direzione di Ponti e Strade , Acque Foreste e Caccia» 

(1) Affinchè nnlla fosse mancato alla compinta istruzione della nostra ma- 
rìneria , nel soppresso Monistero di S. Gaudioso ( punto elevatissimo • della 
citlA ) fu fondato un osservatorio astronomico » ad esclusivo uso della Marina, 
ove s* insegnavano e si professavano tutte le cogmzio&i astronomiche necesM- 
rie alla navigazione. Questo osservatorio non ha guari è stato soppresso:- forse 
perdiè giudicato inutile dispendio per lo Stato oggi che , la merco della pie- 
ama de' tempi 9 1* uomo coposoe la terra, U cielo e qualche altra cosa ancora* 

25 



' — 178 — 

entrava ia ista^nza, e dopo qualche istanti ricompariva, porgendoci 
una scritta con la seguente canzona. 

Mo 5* è redotf a bemia , . 
N<m H pò cchiù ^offrirt , 
StreUà sempe sentire , 
E senza earetà$ 

SefUire p' ogne cchiazza : 
I» Qie chi vote maje , 
« Te voglio bene assaje 
n E tu non piense a me. 
ce Teng* ò [ammuso appicceco 
a .D' ò mosto eia majesta^ 
« Nooa canzona è chesta 
. « Cchiù bella mmeretà^ 

« De chitto che da Napok , (1) 
tt Pe non senti , scappaje , 
« Te voglio bene assaje 
(( E tu non piense a me. 
tt Chesta è cheUa de Sacco , 
(1 ChesV è de Casularo^ 
a lo non sarraggio avaro^ 
« No tomesiello va, 

Bennaggia l\ ora^ e quanno 
De se stampa pejMaje : 
Te voglio bene assaje 
E tu non piense a me I 
Sacco nnocente coma 

Fuje de sto irommiento , 
Che non sulo io mo sento , 
Ognuno sentarrd ^ 

Pecchi si non faceva 

CheUa che pò sUmpaje^ 
Te voglio bene assaje 
E tu non piense a me ; 

(1) Allude «d uno graziosa canzona italiana aicìta nella atenVpooai slam- 
pala in foglio TOlante, firmata G. S. di 16 strofe: eocene la prima e raltima. 



Addio, mia bella Napoli : 
Fuggo da te lontano, 
Perchè pensier A strano 
( Tu mi dirai ) perclidf 

Percbè mi reca nausea 

? nella canzona ornai 
V voglio bene aaaaif 
E tu non pensi a aie. 



Addio, mia bella Napoli ; 
Men vò colmo di duolo, 
M'aspetta là nel molo 
Il Pharamond franse 1 

Andrò Dell' Arcipelago, 
Oppure al Para^^ai, 
Che m'ha seccato aeeai 
Quel iu non penti a me. 



— 179 — 

Tanta non h vedemno 
FoDéU 6 poeetiette , 
C^ pe se fd ó cappieUo 
Se meiero a ftampd : 

Ca veddero , stanq^anno^ 
Chiovere frise assaje , 
Te voglio bene assaje 
E tu non piense a me. 
ifyerzò se pò concrudere ' 
Napole é corazzane , 
Si tio, co no bastone 
V awia scioccate già : 

Pe non sentire cchiune 
Né mo , sempe , e né majcy 
Te voglio I)ene assaje 
E tu non piense a me. 
Cronaca o Crome». Nuda narrazione degli avvenimenti che 
procede secondo Fordìne de*tempi, e delle date. Nell'ignoranza poste^ 
fiore ai medio evo , molti hanno conservata la memoria de' fatti 
storici per mezzo delle Cronache, servendosi generalmente del Pa- 
trio Dialetto, abbenchè ve ne siano dì quelle scritte in un barbaro 
latino *, e come non vi ha città o paesello che non ne abbia , cosi 
Napoli ancora ha le sue : e per verità qui converrebbe tralasciare 
di dire dell' utilità di detti scritti, perchè risaputa abbastanza da- 
gli nomini culti , ma noi ne faremo parola per il seguente fatta 
che ci avvenne in una familiare riunione, dove parlandosi di cose 
storiche, ci sfuggi di bocca, che riscontravamo cronache -, ed eccoti 
li un moderno Esculapio, ultimo modello quivi capitato di Parigi , 
con le unghie lunghe , e V assestata chioma , tutto tronHo e petto- 
ruto, cominciare a bandirci la croce addosso, e con ridicola sua en- 
fasi dirci, che era un perder tempo in cose che non recano utilità 
alcuna, perchè vi è la storia per ammaestrarci de* fatti. Noi gli ri- 
spondemmo, che la storia è la narrazione filosofica de' fatti con ri- 
flessioni il più delle volte dettate da spìrijto di parte , mentre che 
nella Cronaca, in cui non trovansi digressioni non si riscontra in- 
conveniente d* infedeltà di narrativa ; pregio che deriva pure dal^ 
Tessere scritte da persone non mischiale ne* grandi affari. 

Poi la prima espone a grandi periodi , poco curandosi di un 
ordine strettamente rigoroso nella successione di alcune particola- 
rità, le quali per avere, bisogna ricorrere alla seconda : dippìb, la 
storia non si briga di certe minuziose indagini, che al contrario si 
trovano nella cronaca, e grandemente giovano alla conoscenza delle 
cose \ ma qui ci si . potrà opporre, che dette particolarità sicno quask 



-- 480 — 

sempre insulse -, e dippìu che il consueto corr€do della cronaca sia 
la superstizione : al che risponderemo, questo ci giova molto a for- 
marci un giudizio deir indole de' tempi e de* popoli , e da quelle * 
superstiziose narrazioni , diceva appunto uno scrittore, che un cri- 
vello usato da buona mano sa bene estrarne assai più di quel che 
raccoglieva Virgilio dagli scritti di Ennio. D'altronde se non fosse 
stata per la cronaca, quante notizie dell* antichità e del medio evo 
non sarebbero andate disperse ? È vero altresì che Y illustre Botta 
scrisse: (( Per me, io non mi posso risolvere a credere, che le leg- 
c( gendacce siano il modello della vera storia. E chi potrà sosiene- 
(c re, che questi frati, e questi manuali di frati, o questi castelia- 
« ni , che odiavano insino il nome delle lettere, non mentano, non 
« solamente per ignoranza , ma ancora per disegno ? E chi dirà , 
f( che sotto stile semplice , non si possa nascondere V impostura e 
<( la menzogna ? Sonci alcuni che non vogliono né frati, né preti, 
<( nò cavalieri, e poi li prendono per oracoli , quando ei scrivono 
a storiacce, o , per meglio dire cronìcacce a dilungo. » È vera si , 
che il Botta abbia detto ciò ', tna non è il* solo giudizio sborko di 
queir uomo insigne che sia mestieri non accettare a chiusi occhi. 
In fatti se era inutile la Cronaca , a che affaticarsi la gente cdta 
in riunire sotto il titolo di ptScriores rerum Italiearum le diarerse 
cronache di ciascun paese ? 

E riconosciuta una volta V utilità della Cronaca , speriamo che 
oggi che si cerca la verità storica per ammaestramento della vita 
sociale, ognuno a cui sia data la buona ventura di possedere Cro- 
nache inedite voglia farle di pubblica ragione , rendendo- cosi im 
servigio alle lettere ed alla Società. 

Il Muratori raccolse tutte le cronache di sua conoscenza riguar- 
danti r Italia -, ed il Canonico Alessio Pelliccia con molta fatica e 
diligenza ne raccolse molte del nostro paese , eh' erano state se- 
polte, nelle biblioteche, o in mani particolari^ e le diede alle stam- 
pe in cinque grossi volumi in 4.<> col titolo. Raccolta di varie cro- 
niche^ diari ed altri opuscoli^ cosi ittUiani come latini^ appartmenti 
alla Sloria del Regno di Napoli — Presso Bernardo Perger fi80: e 
nella prefazione diceva : a noi intendiamo di proporre Id presente 
c( Raccoltala coloro che non sono affatto peregrini nella nostra 
(( Storia. » 

Quelle cronache che sono accompagnate da un nraie , le ricor> 
deremo al proprio luogo , parendoci opportuno qui segnarne sol- 
tanto cinque anonime, che trovansi stampate nel Tomo I della, so- 
praddetta Raccolta del Pelliccia. 

Checché ne fosse del merito del nostro antico dialetto, nel quale 
tali monumenti della nostra Storia sono scritti , ne daremo qual- 
che saggio. ^ 



~ 184 ^ 

ì.^ ( Pag. 101 ) -^ Ckranica corno la Cam de Pranza el Conte 
Karolo fo ineeiHio dello Regno de Napole^ et durò guesffl Signoria 
de Francesi nel dieto Regno per fé alla eonquesta^ che fé Re Alphonso 
Primo de Casa de Aragona : fo dieta investitura nelV ano i230. lu 
questa cronaca, oltre varie notizie peregrine per gli amatori di Sto- 
ria Patria si ha la conoscenza delle famìglie Francesi ch'entrarono 
nel Regno di Napoli con Re Carlo L 

2.0 ( Pag. 109 ) — Diario Anonimo dall' anno 1193. sioo al 1487. 
Dice il Pelliccia: « Codesto diario chiaramente si scorge esser opera 
« di più mani, trovandosi scritto nel volgar dialetto per la miglior 
« parte, ma di quando in quando anche nelV idioma Latino. » 

3.® ( Pag, 479 >— Cronica Anonima dall' anno 1454 al 1496. 

4.' (Pag. 195) — Cronica di Napoli d' incerto Autore, che comin- 
cia r anno 1452 e termina all' anno 1534. 

S."" (Pag. 251) — Cronica Anonima dall' anno 1495 all' anno 1519. 
Ne riportiamo un brano : — 

4496. A dì 22 dieta ( Ottobre ) de Sabato la sera a 3 ore ^ uno 
aiolo de lo Principe de Bisignano ave dato tre corpi^ dico tre ferite 
eo no fognale a lo dieta Prencepe con deliberatione a masarelo , et 
queeto fb dentro lo Castiello Nuovo a la cambara del Re , quale fo 
pigliato et aodi donato molte strappate de corda per sospettione che 
alcuno fosse eoncenciente averello facto fare^ quale non ace confessato 
altro H nò eh* e stato gran tempo con deliberata fantasia fare quello 
eK haoe fallo per dispiacere recepuio da dicto Prencepe. 

Ed eooo ciò che scrive il Pelliccia : « La Cronica anonima del- 
« r anno 4495 al 1519 sembraci uno de' più rari, e peregrini mo- 
ie numenti del vero dialetto Patrio , tale qual' egli era nel Secolo 
« XV e prmcipi del XVL Chiunque farà attenzione allo stile del- 
« r autóre di questa Cronica , non potrà per avventura dubitare , 
« esser quella scrìtta con quel linguaggio istesso , che in una tal 
a epoca coA dal volgo usavasi, come da coloro che non voleano af- 
fi fettare stile o dialetto da altre Nazioni improntato. » 

Cvsiolo Donato ilntonlo. Nella Seconda Reale Impressione 
di Napoli Scontrafatto^ di Gio. Battista Valentino troviamo un So- 
netto di questo Custolo, il quale si dà il tìtolo di Dottore; e sic- 
come nell'edizione delle opere del Porcelli, non è riportato, nò que- 
sto, né gli altri Sonetti scritti da altri autori avanti alle opere del 
detto Valentino, che certamente non gli capitarono tra le mani le 
prime edizioni , ornai divenute rare una alle posteriori *, cosi noi 
per non farli andare in dimenticanza, e per maggior soddisfazione 
di chi legge crediamo opportuno riportarli ai rispettivi luoghi. Ecco 
intanto il Sonetto dei Custolo : 



— 488 — 

De lo Siè Dottore Donato Antonio Cnstolo 
a lo Sìa Titta Talentino 

SONETTO. 

TUia^ porria ngvuxggiare no tomese^ 
Cd de 88i vierze tuoie cossi sciegliute 
Ogne parola va millanta scute , 
E ne ncache Abbattuto , e h Cortese ^ 

Poccd ssò chierecuoccoU) mollese , 
C haie tu , non se trovate ntrà li sapute ; 
Cà si maxzeche , ò sciacque , ò rasche , ò spute , 
Yuommeche vierze à la Todesca^ e Angrese. 

Ntrà V axzeUienie , e baliente Pùete 
De sta Cetd sì digno Lauriato , 
Cà de sentenzie ammuorbe , mpieste^ e fiele s 

Nsomma se faje no gratto co lo sciato^ 
puro quarche chilleto , che fete , 
J^ digno de nò lauro ngiorlannato. 



r:j<^ 



-. 185 -. 



D 



Dante Alighieri. Nato in Firenze nel Maggio 1265, e morto 
il 14 Settembre 1321. Questo soldato che combattè valorosamente 
a Campaldino, e fa ali* assalto del Castello di Gaprona -, questo sa- 
gace ambasciatore di progenìe Guelfa, che diventò poscia Ghibelli- 
no , perchè i Guelfi intromisero uno straniero in Italia , qual fa 
Carlo di Valois, detto Carlo tenxa terra \ quesf nomo che tanto amò 
Beatrice di Folco Portinari, fa il cittadino più intemerato, che bene 
è chiamato da Balbo T KaUano più BaKano che ria staio. Questo 
gran genio della poesìa e delle lettere , infine V autore della Dir 
ma Commedia , non ebbe a vile, come alcuni a* dì nostri, anzi credo 
necessario, rapprendere i dialetti d*(^ni paese, per aver materiali 
alla neoformazione della lingua da lui detta cardinale , aulica e cu- 
riale ; mostrandoci così com* egli abbia avuto idea degli studii di 
lingaistica. Infatti scrisse il libro De vulgari eloquio, nel quale dopo 
airere accennato, che solo V uomo ha Y uso deUa parola, scende a 
dimostrare quale ne fu la prima, e di qual lingua; ìndi viene alla 
divisione del parlare in più lingue, e cominciando dalla confusione 
della Torre di Babd, e tenendo brevemente alla divisione de*varii ì- 
diomi del Mondo, si ferma a quelli di Europa, e più particolarmente 
della Penisola Italiana*, passando, come egli dice, pel crivello quat* 
tordicì de*principali dialetti allora usati, e scegliendo in primo luogo 
il nostro Napolitano, allora detto Siciliano, a causa che « gFIllustri 
« eroi, Federico Imperatore, ed il ben nato suo figliuolo Manfredi , 



•- 484 «^ 

« dimostrando la rettitudine , e la nobiltà del loro disegno, finché 
« la fortuna fu favorevole, seguirono le cose amane, disdegnarono 
« le brutali per il che quelli eh' erano di magnanimo cuore, e di 
« grazia dotati , si sforzavano di aderire alla maestà di tali prin- 
« cip], talché in quel tempo tutto quello che gli eccellenti italiani 
« componevano , primieramente vedevan la luce nella corte di d 
« grandi coronati. E perchè il trono era in Sicilia è avvenuto che 
tt tutto ciò che i nostri predecessori composero in volgare fu chia- 
c( mato Siciliano : locchè noi ancora riteniamo, e ne i nostri posteri 
(( varranno a mutare. » ( Volgare eloquio lib. L Cap. XH )• Onde 
egli valendosi degli elementi che presenlavagli la lingua (larlafa 
formò un idioma che in bellezza, dolcezza ed eiBcacia gareggiasse 
con quello del Lazio ; e Y accomodò a tutte le parti d' Italia come 
organo generale della manifestazione del pensiero italiano. Qaale 
idea attuò nel famoso Poema della Commedia. 

Boccaccio (i) e Giovanni Villani (2) dicono che il libro De ma- 
gari eloquio fosse diviso in quattro libri, a noi soli due ne restano: 
non sappiamo se perchè dispersi , o perchè non mai composti gU 
altri due. 

Questi due libri videro nel 4529 la luce la prima volta in Vi- 
cenza , tradotti in Italiano dal Trissino, il che twi\ dubitare dell'au- 
tenticità. Nel 1577 vennero pubblicati in Parigi nella loro originale 
lezione latina , da Iacopo CorbinelU a cui Pietro del Bene genti- 
luomo fiorentino rimise Y unica copia manoscritta allora cooosciu- 
ta , stata da lui trovata in Padova. 

Ilavino Gennaro. Vedi Avino (d*) Gennaro. 

Diarll (Vedi Giornali). 

Dlodnil Glaieppe Maria. Non possiamo dire altro, se non 
se, ciò che ha detto il de Ritis nel suo Vocabolario Voi. II pag. 20. 
« Scrittore di opere Musicali. Fioriva negli ultimi anni del passato 
« secolo , e ne* primi deir andante. La più faceta è L Apprensivo 
^ raggiraio nel 4798 , la meno irregolare Paolo e Virginia data 
« nel 4846. » 

Distretto Pietro. Figlio di Domenico , e di Antonia de Fi- 
lippis. Nacque in Napoli il 22 Marzo 4832 ; e mori il i.^ Ottobre 
4859, col grado di UflBziale di Marina. Cultore delle amene lettere, 
per alleviarsi dalle sue occupazioni, scrisse varii articoletti per gior- 
nali , ed una novella che dedicò a Francesco Mastrìani. Amatore 
del nostro dialetto diede alle stampe una ventina di canzoni co- 
lanti, ed un.opuscoletio in A"* di otto pagine intitolato: Lescioseiole 
pe Natale^ 8trammuotu>le de Pietro Diiirelto — NapoU da li truac- 

(1) ViU di Dante. 

(2) Storie Fiorentifle lib. IX , Gap. 130. 



— 185 — 

te. de Ndrea Miceione -^ Chtazza de li Trtìmnak N. 406 , i^S. 
Oaeslo opuecoleito coolieDe sei poei»ie di vario metro. 

Dlyloiimril. Vedi VocaboUrii 

• nomnBitaeeo (de) Glampavolo. Non potendone dare alcuna 
notiEia, direno che in un. opuscolo che abbiamo in 4.<> di pa^. 80 
col titolo Alc^i Componimenti Poetici y diD. Giuseppe Baldassarre 
Caputo^ Detto fra -gli Arcadi Alemande , Per le- Faustissime nozze , 
degli eeeellentissimi Signori , Pasquale Gaetano d Aragona , Conte 
i AUfèy e la Principessa Maria Uaddalena di Croy , de Duchi dAu* 
ré^ Sorella della Serenissima Princ^ssa Darmstatt^ Dedicati Alla 
EeceUentiss. Signora , La Signora R Aurora Sanseverino , de Prin- 
cìpi di^Sisignana, Duchessa di Laurenxana^ ec. In Piedimonte fJH. 
Nella Stamperia di Michele Luigi Muzio. ^ Con licenza de Superiori , 
troyjaroocbe ie prime: quattordici pagine senza numero contengono 
il detto frontespizio , una lettera dedicatoria diretta a D/ Aurora ^ 
madre dello sposo, cinque Sonetti, ed un epitalamio in latino, e due 
pagine sono per ì permessi della Revisione *, le rimanenti sessantasei 
pagine sona numerate da i a 64, e la prima senza numero contiene 
il seguente titolo: Altri componimenti Poetici^ di Varj letterati^ Perle 
medesime Faustissime Nosze^ degli Eccellentissimi Signori^ Pasquale 
Gaetemo d Aragona ec. e nell^ ultima pagina poi troviamo il se* 
goente sonetto: «^ 

Di GiaiD|tavolo de Dommìneeo. 

Via scumpitela mù cà sti Sonette , 
Nò ve state la capo d 'mallasUre^ 
Cd quanto cchiù decite^ cchiù da dire 
Ve restarria pe farete perfette. 
Non vedite ed gid stammo d le strette^ 
Volile fa li Zite ascevolire P 
Senf io deir uno, e If aula li sospire , 
Che nfrd de lloro joquano d tressette. 
Armo^ ò Pache di Ammore ^ sis cK é nottCy 
latevenne d dormire , e senza strille 
Date de mano alV ammorose allotte : 
late coir ora bona^ e milte^ e mille 
Dannove abbracce , e base , 'nquatto botte 
Facitece nd mmorra de NenniUe. 
Ci cade in acconcio il dire che abbiamo tra le mani un pic- 
colo Manoscritto di 8 pag. in tondo caratterino col Frontespizio : 
lESUS MARIA — Gli ultimi Componimenti Poetici di Francesco 
Camisa della Terra di Gagliano in Otranto per V imaginabUe desi- 
derio della ventura Prole de nostri Invittissimi nostri Regnanti^ che 

24 



*-. 186 — 

IDDIO t.e Guardi : contenente cinque Sonetti , de* quali il primo 
è in dialetto, senza intestazione, gli altri in italiano. Il primo de- 
gì* italiani porta 1* intestazione: Per la noicita del primo Figliuolo 
della S. C. M. del nostro Invittissimo Monarca Re Carlo 4.^ che li- 
dio sempre Guardi^ e porta la data 27 Aprile 1739 — il secondo: 
In lode dell eccellentissimo Sig. Marchese Monte Allegri *, il terzo: 
Celebra V Arbore della Progenie Monte Allegri -, il quarto senza in- 
testazione. Infine trovasi in carattere corrente una supplica diretta 
al Marchese di Monte Allegri, dalla quale abbiamo rilevato che il 
padre del Camisa in pochi mesi si giocò sessantamila scudi *, ed 
essendo morto , il figliuolo , perseguitato da* creditori, per non far 
vituperare la paterna memoria, avea venduto tutfi suoi beni per 
soddisfar costoro ^ il perchè ricorre al detto Marchese affinchè desse 
un impiego a suo figlio Giuseppe Domenico , o ricevesse lui nella 
sua nobile famiglia^ 

Il Sonetto in dialetto è una copia alla lettera del già riporta^ 
to, per cui conchiudiamo col dire, che quest* infelice Francesco Ca- 
misa perseguitato vivente , sia sventurato anche dopo morto, giac- 
ché noi qui non volendo veniamo a dargli la taccia di plagiario. 

BurelU Pietro. Non sappiamo altro di costui se non eh* era 
un basso uffiziale ne* reali eserciti , e che nel 1848 si congedò , e 
per vivere onestamente, si diede a tare il pedagogo, ed a comporre 
canzoni in dialetto , le quali vendeva al tipografo Francesco Azzo- 
lino. Cessò di vivere verso il 1855. Abbiamo dì questo poeta popo- 
lare una quarantina di canzoni stampate in fogli volanti. 



— . 1«7 -^ 



E 



Estevan Cmniaiiaele. Figlio di Raffaele conosciuto incisore 
in rame, e di Anna Maria ScognaroillcK Nacque in Napoli il l.<^ Gen- 
naro 4825 — Laureato in Chirurgia ed esercente la professione , il 
suo innocente divertimento era la declamazione, e diede parecchie 
rappresentazioni nel Teatro di S. Ferdinando, con una eompagnia 
dì filodrammatici; sostenendo la maschera del Pulcinella -, persegui- 
tato dopo il 1848 si ascrisse in una compagnia comica, e girò va- 
rie Provincie : ora trovasi impiegato nelle ferrovie. Scrìsse varii ar- 
ticoli sul giornale Lo Cuorpo de Napok e lo Sebeio , ed ha fornito- 
notizie ed articoli di fondo al Nuovo Diavolo Zuoppo e Pùleeenella , 
Anno IL 4866, siccome (^gi pratica tuttavia con l'altro che da que- 
st* ultimo è nato col titolo : Lo Sorbotieco $ lo Zìierob. 



- m- 



F 



FalaecI Ettore. Nella Strenna intitolata Le R&se pubblicata 
Del i859, alla pag. ii9 trovasi uno scherzo in dialetto, in onore di 
due bellissime napolitane, di questo Sig. Falucci-, diatato daPan^t 
nel Luglio i8S8* L* ortografìa è trascuratissima. 

Faraone lanciano. Nato in Napoli il iO Agosto 182i — Fi- 
glio di Giuseppe e Maddalena Morelli —-Studiò letteratura Greca e 
Latina nel Seminario di Nola. Seguitò i suoi studii con Francesca 
de Sanctis e Basilio Puoti \ e la Fisica , Filosofìa e Matematica 
r apprese dal Prof. L. Palmieri. Le scienze legali le studiò con Gi- 
gli e Sa Varese , ed esordi neir avvocheria come Patrocinatore di 
Michelangelo Parrilli. Nel 4863 sostenne un pubblico concorso per 
Giudice di Mandamento, nel quale fu approvato tra i primi, e nel 
2 Ottobre 1864 venne nominato Giudice in Gagliano. Si dimise vo- 
lontariamente, ed ora con successo esercita la nobile professione di 
Avvocato Civile. 

Coltiva ia poesia , nella quale ha dato parecchi sa^i ; noi co- 
nosciamo le canzoni: Lo Primmo Amore scritta nel i846,el4 5tfiH 
patta scritta nel 1849, entrambe musicate dal chiaro maestro Fran- 
cesco Ruggì, le quali hanno avuto felice successo*, come pure scrìsse 
nel 1849 una commedia in due atti, intitolata R Cavaliere ed il Pii^ 
tore con musica dello stesso Ruggì, la quale venne rappresentata per 
molte sere nel Teatro Partenope. in essa evvi in dialetto la parte 
di Pulcinella — Questo libretto è di pag. óS pe' tipi di Raffaele Mì^ 
randa — Largo delle Pigne N. 69— 1849. 



— 189 — 

Fasano Gabriele —Di questo Poeta, nativo di Napoli, ignoriamo 
totalmente la vita. Sappiamo solo che vivea nel 1692 , perchè il 
Canonico Carlo Celano nelle sue. Notizie del Bello delV Antico e 
del Curioso della Città di Napoli che stampava in detta epoca, nella 
giornata Quarta, parlando del Sedile di Porto, e de* vichi limitrofi, 
dice, che nel Vico Severini nelFahitazione de* Signori Garofali vi ora 
un ricco Museo di antichità « ed al presente «(soggiunge » di rim* 
« petto alla casa de* Garofali, vi è quella dell erudito Gahrìel Fa- 
« sano, che ha trasportato con gran vivezza la Gerusalemme di 
A Torquato Tasso nella nostra lingua Napoletana. » Era già morto 
nel 1699, quando Domenico Antonio Parrino pubblicava la tradiizio^ 
ne deir Eneide in dialetto Napolitano di Giancola Sitillo , perchè 
nella prefazione a chi legge, fatta dal Parrino , è detto , u ne fé 
« vedere alcune ottave a Gabriele Fasano di eterna ed immortale 
« memoria». 

Il Fasano era intrinseco amico di Francesco d' Andrea , celebre 
Giureconsulto, insieme col quale nel 1690 viaggiò per Y Italia-, ed 
in tale occasione strinsero amicìzia con Francesco Redi, il quale ne 
fece amichevole menzione nel suo Ditirambo Bacco in Toscana^ dove 
per biasimare V asprino d* A versa , dice : 

E sebben Ciccio d' Andrea 
Con amabile fierezza 
Con terribile dolcezza 
Celebrarmi un dì volea 
Quel (f Aversa acido asprino^ 
Che non so s* è aceto o tino 
Egli a Napoli sei beva 
Del superbo Fasano in Compagnia. 

Ed il Fasano lèggendo ciò, e fingendo d* essere in collera, per- 
chè non si lodavano i generosi vini di Napoli, rivoltosi con genlU 
lezza ad un cavaliere amico comune , disse : Voglio fa veni Bacco 
a Posiileco ^*'e le voglio fa a bedé che defferenzia ne' è ntra li vini 
nuoste e li pisciazzielle de Toscana. Il che ci fa supporre che il 
Fasano, o avesse avuto idea di comporre un Ditirambo in dialetto 
Napolitano, o Favesse composto e se ne sia perduta la memoria. 

Il Fasano spinto ed incoraggiato dalla liberalità del d* Andrea, 
fece la traduzione in dialetto della Gerusalemme , e non volendosi 
mostrare ingrato air amorevolezza dell* illustre Redi , trovò occa* 
sìone di ricordarlo nella stanza 51 del Canto XIV dove dice 

Ei molto per se vede, e molto intese 
Del preveduto vostro alto viaggio. . . . 
eh* ei tradusse così : 



— 190 -- 

Chisto è no Rede nquanto a là sapere 
E ne pcarlajemo assaje de sto viaggio 
Na vota nziemme. ... 

Nominò benanche altri dotti suoi amici e protettori , qaali fu* 
rono Francesco d' Andrea, il Marchese di Torrecuso Carlo Andrea 
Caracciolo, Geronimo della Corte celebre schermitore, Emanuel Ca- 
rata , Ottairio Caracciolo , le Duchesse di Maddaloni e d* Andria , i 
medici Giuseppe Donzelli, e Muzio Fronda, Luca Giordano celebre 
pittore, ed altri. Questa traduzione fu la fatica di quasi tutta la 
vita del Fasano : si pubblicò la prima volta nel 4689, con tutto il 
lusso librario di que* tempi , col titolo Lo Tasso Napoletano zoé la 
GieroscUemme l^Aerata de lo sto Torquato Tasso^ votata a llengua no- 
eta da Grabiele Fasano de sta celate : e dda lo stisso appresentata 
a la llostrissema nobeltà Napoletana^ Napole li i5 Abrile i689 a la 
stamparia de lacovo Raillatdo^ co Uecienzia de li Sopprejure^ e Ppre- 
velegio. U libro è in foglio , col testo a fronte, ornato di ^ figure 
incise in rame -, ed a piò di pagina in apposite note leggesi la spiega 
di alcune frasi o voci più difficili del nostro dialetto-, ma spesso sono 
ivi spiegate le più facili, e dimenticate le più oscure. Uno de' Re- 
visori di questo libro fu il Canonico Celano. 

Nel 1706 Michele Luigi Muzio la ristampò in IS , senza il te- 
sto Italiano, con mutazione di ortografia e di due ottave, e senza 
la spiega delle voci. La dedicò a D.* Aurora Sanseverino Duchessa 
di Laurenzana. La corredò di figure ad ogni canto. Le incisioni 
sono in legno , eccettuata una eh' è in rame. La prima figura in 
legno, messa avanti al frontespizio , e che sì trova sempre man- 
cante, rappresenta il Sebeto, avendo alle spalle il Cavallo emblema 
di Napoli , delle Sirene e de* Delfini nel mare , in distanza la col* 
lina di Posilipo , ed in alto la fama che òk fiato ad una tromba , 
ed avente uno svolazzo in dove è segnato il titolo del libro. L*al* 
tra incisa in rame, segue il Frontespizio: in essa vedonsi due Amo- 
rini in alto , sostenenti lo stemma della famiglia Sanseverino , e 
nel davanti Ercole che uccide 1* Idra. 

Noi abbiamo sottocchi un* altra edizione non conosciuta , né 
dal Galiani , ne dall' Altobelli, né dal Porcelli. Essa è in tutto si- 
mile alla prima , ed é stampata nel 1720 da Francesco Ricciardo, 
e nel Frontespìzio \i é aggiunto : Co Ile figure de lo axzeUente 5«- 
gnò Bernardo Castiello. Corrietio e restampato pe seconnà lo gusto 
de Ili vertoluse. E dallo stampatore é dedicata a D. Ignazio Barretta 
Duca di Casalicchio. Il, Poi celli nel 1786 la ristampò ne* volumi 
XIII e XIV deUa sua collezione , ed infine nel 1855 fu stampata 
dalla Società Filomatica in due volumetli in 12. 



— 191 ^ 

federico Ctonnarantonlo. Curiale, di Napoli. Vivea nel 
1700. Scrisse varie commedie pel Teatro Nuovo e pe* Fiorentini. 

Il Sìgnorelli dice : a potrà essere da*posteri qualche volta pareg- 
« giato, ma non mai vinto. Fu inimitabile nelle parti del dialetto, 
ft come pure rappresentava air improvviso con grazia e maestrìa, n 
Le commedie che conosciamo sono Li birbe , Lo Curatore , Il 
Copista burlato , La Beatrice , La Zita corredata pel Teatro de'Fio- 
rentini nel i731 \ Lo frate nnammorato , stampata nel 1752 , con 
musica del Pergolesi; La lionera^ stan^pata nel 1743 , con musica 
del maestro Vincenzo Ciampi. 

Il De Ritis nel suo. Vocabolario cita le seguenti : V Amor tenr» 
iicativo^ il Belloro fonte ^ L Olindo^ Le Pazzie dC Amore^ Il finto fra-' 
tetto, ÌIZO con musica di Giovanni Fischetti , La Rosaura 4756 
musica di Domenico Serro , Da un ordine un disordine 1757, mu'* 
sica di Ciampi, La Berenice 1740^ e L Akssandro 1743, entrambe 
con musica di Leonardo Leo. 

Il Sigoorelli lasciò scritto che questo autore mori dopo il 1750; 
noi invece diciamo, che prima del 1748 era già morto , come ri- 
levasi dal libretto Lo Frate tmammorato , riprodotto in queir anno 
nel Teatro Nuovo con parecóhie varianti. 

Fenica Giacomo. Soria nelle Memorie Storico-Critiche degli 
Storici Napolitani, stampate nel 1783, neir Articolo Vesuviani scrif- 
tori , disse : a Fenice (Giorgio) Napolitano. Lo struppio della moti- 
« tagna di Somma A.^ Napoli 1653 piC'Cola cosa, scritta in bellissima 
« lingua Napolìtana, ed in versi di vario metro, v 

L* Altobdli nelle sue Aggiunzioni air Opera dd Biaktto , stam« 
pata dal Porcelli nel 1789 , scrìsse : a Fenice Giorgio Napoletano 
« pubblicò lo Struppio deUa Montagna di Somma, 4,<> Napoli 4655 ; 
e picciola opera, ma ben scritta in lingua Napoletana, ed in verso 
« di vario metro. » 

Lorenzo Giustiniani nella Bibliateca Storica e topografica stam- 
pata in Napoli nel 1795, portando il catalogo degli scrittori sul Ve- 
suvio , a pag. .330 N.^ 53 scrisse : « Giorgio Fenice : Lo struppio 
« della Montagna de Somma, in rima Napoletana, Napoli 1653 in 4.<' » 
Raffaele Liberatore (1857) nel suo articolo sul Diaìetto disse : 
« Lo Siruppio (scoppio ) {i)dela Montagna de Somma Napoli. 1655; 

(1) Lo tTBUPno è scrìtto senza alcun accento , e facilmente chi non co- 
nosce U contenuto del libro erroneamente potrebbe leggere lo steùppio , che 
vale eiorpiOf attrailo, o maglio miUikUo , mentre deve leggersi x.o srauptio , 
decoMiaMaiU^ rwma o simile, e non già scoppiò come malamente traduce il 
LibcffBtore, perehè per significare eeoppio avrebbe dovuto dire òoiia, sehmop» 
foy semcppo, la qual cosa ci conferma maggiormenlej che neanche il Liberatore 
Tide il libro. 



•^ 192 — 

c| taVè il titolo di un poema descrittivo di Fenice Giorgio Napoli- 
c( tano in versi dì vario metro ^ libra di piccola mole e di purgato 
a dialetto. » 

Sembra che fin qttl tutti sieDét copiati r un Feltro , senza che 
alcuno abbia veduto il libro. 

È curioso poi che il de Ritis nel suo' Vocabolario stampato nel 
1845 nella Tavola delle Abbreviature delle Opere dtaie y lo chiami 
Giorgio^ ed in una nota dica: « le citazioni soao secondo un MS. 
da noi acquistato; » nel Corpo poi deir opera àtlalettera Fio chia- 
mi Fenice lacovo, dicendo: a È il nome di uno tra ì più antichi 
« scrittori del dialetto. (1) Un libercolo stampato qui in Napoli nel 
« 1652 ha questo tìtolo Lo struppio de la montagna de Somma^ in 
tt rima napolituna con certi scherzi del sig. lacovo Fenice , al $ig. 
« Pietro Minotillo et Azzia suo patrone .colendissime. Consiste in un 
a Sonetto con trentadue code, ed in cinque madrigali. » Crediamo 
però che la detta Copia non sia esatta , giacché il de Ritis non no- 
mina i pochi righi , quasi di prefazione , in prosa ^ e dice che il 
Sonetto è di trentadue code, mentre sono trentatrè. 
' Noi dopo aver girato molto , e dopo avere inutilmente {iregato 
qualcuno che lo possedeva a renderci' il favore di farcelo traficri- 
vere, ci è riuscito alla fine di rinvenirlo nella Biblioteca Naziona- 
le . ligato in un volume di Miscallanee Vesuviane (2) che si ap- 
parteneva al Canonico Andrea de Iorio , alla cui morte , avvenuta 
nel i85l, la Biblioteca lo acquistò, una ad altri preziosi libri che 
avevano appartenuto a questo dotto uomo. E poiché è divenuto ra- 
rissimo, e quei pochi che lo posseggono si pascono dello stolto fana- 
tismo di tenerlo sol per sé, seguendo forse lo stravagante andazzo 
degli oltramontani, massimedegUngiesi, da alcuni de*nostri imitato, 
di fare, cìoéi collezioni con lo spirito di esclusivismo, le quali per 
esser troppo gelosamente custodite, finiscono per essere' ignorate 
non solo dal pubblico , ma dal possessore istesso : cosi crediamo 
far cosa gratissima, riproducendolo alla lettera per soddisfazione 
de* nostri lettori. 



(i) Qui dob)>iano dire che prima del Fenice , ce ne tono stati ooUi al- 
tri, cioè li Basile , il Cortese , il Tardaeino et. 

(2) In questo Yofume abbiamo ancbe rin?enoto l'altro rarittino opoieolo 
df Bacco Arraffato co Forcano, Vedi Dreaziano a pag. 41', e Bergazaso 
neir Appendice. 



— «93 — 

LO STROPPIO 

OaU MMITAGIIA DE SOMMA 
IN RIMA NAPOLETANA 

CON GBRTI SCHERZI DSL 8X6. JAGOVO FBNIGB ': 

Il SK. PIETRO IISOTILIO , IT iZZIi M PATRONE COLBSDISSHO 

Id Napoli, 1632 

PER SECONDINO RONGAGLIOLO 

Stampato ad istanza di Gio. Orlandi alia Pietà 

Alli 45 dì Marzo 

Conta lo Poeta Napoletano in Pùesana musa^ pe servirese dello 
9ufo^ e no pire n ff testo ad autro^ lo easo^ che senza ova ha fatto 
allo munno n* enehietura de spavienlo , succeduto aUa fauda della 
Mofdagnd'de Somma poto nanze detta mezza .notte dello juorno cKè 
c&po della eemana i5 dello mese eh' è la coda delt anno 4631. 

Signore Pietro imo ed miezo muorto 
Pe le cose soecesse a std Celate 
Ne sentarraié le storie stampate^ 
Che correrranno daif Occaso alV'Buorio^ 

Ce va no piezzo à pigliare confuorto^ 
Si be sa le paure hormai cessate , 
Ca se so biete montagne abrusoiaie^ 
E lo mare fair e da lo puorto. 

Maggio visto di eennero montagne 
Pr r aria negra come cannale^ 
Che atterrava le case^ e le 0ampagne. 

Da Somma hebbe torigine sta mofe. 
Ma nò né essa sóla ehe ne chiagne^ 
Ccà A* è scasato chiù de no Casale, 

Na Torre preneepaie^ 
Che dallo Grieco lo cognomme piglia^ 
CK è lontana da ccà ncirca otto miglia. . , 

Stenle che maraviglia 
Lo fuoeo r ha portala dintro mare 
Che autro che lo fummo non ne parfi^ 
Chi se potte sarvare 

25 



^ 194 *- 

Co fuire de troléo ben maiino 
Hebbe amico lo fato^ e lo destino 
Ottajano e Resino 

Non hanno se t<4isse pe semmenia 
Na pecora^ no puoreo^ o na iommenta. 
Ognuno se lamenta^ 

Chi dette massarie^ chi dette case^ 
Ccd non ne songo à la Torre remase. 
Manco d Santo Nastàso 

Parte abrusciate thd lo fuoco^ e parte 
L ha menate lo,shiume a n' aulra parte. 

Cosa da enchir le carte 
Senza niente guastarle intatte^ e illese 
Schitto che r ha mutate de paese^ 

Perchè no shiwme scese 
Dalia stessa miontagna dello fuoco 
Che scasa^ e attaga ogne veckio luoco^ 

Tanto che à poco d poco 

No gran paese n* è restato nietto ; 
Et autro vide co lo figlio 'npietto 

Venire j autro lo lietto 
Se porta 'ncuotto^ et auiro senza niente 
Co nna facce abrusciaia solamente^ 

Chi chiagne lo parente^ 
Chi ha perduto lo firate^ e chi la sore^ 
Et è venuto à tiempo sto ramare 

Pe havere chiù a core 
Ste feste de Natafe^ ccd n* è stato 
Nessuno che se fosse arresecato 

De cocarese spogliaiOj 
Che ogne poco vedevi far le muraj 
Come d chi tremma «* ha firidda^ o paura 

Ogne facce figura 
Pareva cT huomo mario^ anze peruto , 
Perché lo Terremoto I* ha atterruto^ 

Chi se fo resoluio^ 
Pe nò morire oficiso de preiate 
Di Cagnar co h mare la Cétaie 

Si bé no era state ; 
Chi pi no haioere schianto^ ne paura 
Parennole na cosa cehiA Hcura^ 

Lontano datk mura 



Miexo di quarehe largo faiio #* kove 
Na cammera de iaook^ e de trave. 
Chi chiusa co la chiave 

Ed lassalo la casa^ e per lo scManio 
Sempre dintro na chiesa hàve ehianto^ 
Perchè de nigro manto 

Pareva che lo Cielo^ e no autramente 
Fosse vestute p atterrir la gente^ 
Che tremante^ e dolente 

Dubbetanno de quarche gran fraeello 
Correva priesto sopra r astredeUo^ 
S stanno nceUevriellOy 

Se la cennera troppo se avanxava 
Pietà misericordia gridava^ 
Et ogn* una pregava 

Co sospiri^ e co lacreme de core 
Sarvace Santo nuostro Protettore , 
E parse de shrendore 

Veder na stella sopra la niùniagna^ 
Che parca de Diana la compagna. 

Non ce chi non se ragna 
De lagreme la facce de contento, 
Ca la cenere sparse co lo vientOy 

E co stella cT argento 
Lo Cielo ce volesse dare aviso , 
Che voleva tornar lo chianto 'n riso. 

Si bé f acimmo offiso 
Con tante, e tante sorte de peccati 
Dalli commandamienli reprobati, 

Ma li nostri Avocati 
Co la Maire de Dio ce hanno accapato 
La Grazia, cho lo Ciel ce ha perdonato, 

E da tanno è mancato 
Lo terremoto, ei be ancora boia 
Lo fumo sopra Marigliano, e Nola, 

E corre la paròhi. 
Che non saccio che viento de Lebeece 
N' haggia portato ehii nella de Lecce 

La cennera, e k brecce. 
De muodo che ogne tuoeo n* ha potuto 
Peo de nui, ne sa che V è sortuto, 

Facimmo tutti vuto 



— 196 — 

a essere ìmotii^ òa se so peniuk 
Pe fi atte danne^ triste^ e conoertuie^ 

E chi vo'h sahlde : / 
Delt arma^ non le sacda tanto a forte 
Che lo peccato genera la morte^ 

Mira sopra le porte^ 
E sopra le fenestre^ che e' è scritto 
Tienoh 'it core^ e duonm ca sta zitto. 
De Napole li 22 de Deciembre 4631 — 

De F, S. Servetore affettionatiss.' 
Jacovo Fenice. 

JaeoTo FeniM alla loutagna de Soma* 

Chi te r hai>esse ditto 
O Monte de Vesuvio^ 
Che *it cuorpo à te ce stesse lo delluvio- 
Ma se trova pe scritto^ 
Che hai pigliato de caudo 
Cchii^ de sta vota^ e poi si siato saudo ,, 
Io te facea luoco 

De lacrema^ e de grieco^ e no de fuocoj. 
Mò dico cà no è Bacco 
Chisto che sta co tè^ ma parasacco.. 

kSk stessa. 

Chi te V hanesse ditto 
O Montagna de Somma 
Che le cenere toje so ghiute a Romma ?* 
Pasquino ne haoe scritto 
A Gio: Orlando^ pè sape , che è stato 
Chi fhd mannato à fiioco^ chi fhà dato^ 
Et issa priesto ha fatto 
Stampare la resposta y e lo retratto ^ 
Le saette^ e lo fummoj 
Che have atterrato fi a la Cerra e Grummo 
Lo shiume:^ che nò lassa 
Cosa alla lerta^ e n ha' voltato Massa^ 
Co mille auire roine 
Delle povere Terre convecine^ 
E pò te ha scritto à piede 
Dove stai penta^ acciò che chi te vede 
Ardere^ saccia la disgrafia tota- 
Sta mane era una Grecia , et hof son Troia. 



— 197 — 

AIO CMinpIitivi. 

Quante cose sa liste 
Sto 600^ e trentuno e bone^ e triste 
Ma si oca dongo fede 
A chi r ha dittOy ccà chi campa vedcy 
Ùettimmo nante nante^ 
Che beUa cosa era à bedé la INFANTE^ 
Fuarze ca era chi 
S&re carnale dello nuostro Ri^ 
Non resbrende à cossi 
Lo sole quanno sona miexo dì 
Commo la Maestaté 
Soa^ deva lustro d tutta sta Celate. 
N'autra cosa novella 
Faceva sta Cetà tanto chiù bella 
Vedere uniti ccà 

*Nsieme' Arba^ Monterei^ et Arcala. 
Lo Franzese a cavallo 
Se vedde a lo Elefante come à gallo. 
E dello Gigantiello 
Ogne pontone tene no cartiello 
Tutte cheste so cose 
Se chisto anno fi ma bone , e gustose^ 
Ma pò havimmo alla fine 
*Ntiso lo scuoppo^ e biste le roine^ 
La Montagna de Somma 
Fa ad acqua^ tira prete^ arde e rembomma , 
E nò burla^ e* hd fatto 
Morir migliora senza far lo tratto^ 
Ha fatto cammenare 
Arbore^ case^ e buosche verso mare^ 
E pe buon prò ve faccia 
Mentre accide li suoi^ nui ammenaccia. 

Alti Cnrìosi. 

f 

Chi vò sapere proprio lo vero 
De lo male cK hd fatto la Montagna 
Esca no poco fora a la campagna^ 
E se non cé^ se faccia Cavaliero. 



— 198 — 

• 

La quondam Torre postate *n pensiero 
Co lo cavallo iochi de aaircagna 
Ccà se cercasse la F)ranxa^ e la Spagna 
Nò troverai spettacolo chiù fiero. 
Che roina de Troia nna eoeozsa, . 
Ccà pé cantare sta destruttionc 
La lengua de Vergilio sarria mosza^ 
Ce vote V uocehie a la eoncrnsione^ 
da vede chi vd summo^ a chi sommazxa^ 
Le kngue à ehisto effetto no so bone 

Pagate de raggiane 
Cavarca^ e porta deU' addore adduossoy 
Sta ncellevrieUoy e vi pe quarche fu/osso* 

AIIì Fflosol. 

Ma che segnale é ehisto 
Dedtemello vui 
Se chilh che sa quattro^ mo so dui, 

A me me pare tristo 
Ca r aria rion ce pare^ 
Manco la terrari perchè è ghiuta'a mare , 
Lo fuoco^ e y acqua fanno 
Lo curso lloro^ co roina^ e danno 
DelV aria^ e delia Terra^ 
Ne te iova ca gride serra serra^ 
Io dico eh* è tornato 

Lo chaos^ cK ha tanV ani» che no è sta$Oj 
Ogn ugno mò la conia 
Come le pare^ et io servo pe tonta. 

Lo Fioe. 

Ferallntlsco Cola Antnono. Vedi Tullio Francescantooio. 

Ferraris (de) Anlonlo. Vedi Galateo Antonio. 

Ferri Franeeseo. Nel Giornaletto bisbetico intitolato Truf- 
faldino che si cominciò a pubblicare in Napoli il 3 novembre iB55, 
del quale videro la luce solo sette fogli, al N.<^ 4 troviamo una gra- 
ziosa poesia del detto Ferri, che porta per titolo — Lo bazar am- 
bulante int" a lo Caféu 

Florlllt Giovanni. Nativo di Aquila. Dall* infanzia cominciò 
a far versi, ed in giovanissima età, in diciotto giorni scrisse nna 



— 199^ 

Tragedia col tiUdo la Motte di Luigi XVI $ e presentatala alla re- 
Tìsione in Aquila, per darla alla luce , \ arcidiacono Marchetti re- 
fisore sì ^ide talmente impicciato, che ^dle prendere consiglio dai 
revisori di Napoli, i quali decisero ridurre la detta Tragedia in tre 
atti, e cosi fu stampata la prima volta in Aquila nel 1795. Venne 
ristampata in Napoli nel 1796 pe' tipi di Mazzola Vocola , sotto gli 
auspicii della Regina Maria Carolina d* Austria , ed ebbe anche la 
protezione dell* Imperatore d' Austria Francesco I*., il quale invitò 
r autore air Imperiai sua Corte, assicurandolo di sua protezione. 

In Luglio 1820 proclamatasi la Costituzione da Ferdinando lY nel 
Regno di Napoli, usci stampato un foglietto anonimo col titolo Chiac' 
chiariaia nfra lu'Cuorpo de Napok e lu Sebeto (Vedi Grasso Sal- 
vatore ) \ ma essendosi in seguito taciuto, il Fiorilli piacendogli il 
pensiero, scrìsse e diede fuori il 5 Agosto anch' egli un foglietto ^ 
intitolandolo: Chiacehiareaia seconna nfra h Cuorpo de Napole e 
h Sebeto in 8.o dì pag. 16 pe' tipi della Biblioteca Analitica strada 
Banchi nuovi N. y, facendo una protesta sul frontespizio, con cui 
diceva : « L* Autore 6. F* protesta non avere egli pubblicato la prì- 
« ma chiacchiareata. Ma vedendo , che il modesto e saggio Autore 
« della medesima non ha continuato, si è egli giovato di sua fe- 
« lice invenzione , e glie ne protesta tutta la rìconoscenza. » A 
questo il Grasso il 26 Agosto pubblicò : Lu Sebeto scetato da lu 
numno , ed in fine vi scrìsse una nota eh* è la seguente : « Con 
« buona pace dell' autore della 2/ chiacchiariata, debbo osservarle 
« che nel suo scritto venne a scostarsi, su tal proposito dalla mia 
« idea. Io supposi nel Sebeto la parte instruita della Nazione , e la 
« parte ignorante nel Corpo di Napoli. Vegga dunque che in bocca 
« di quest' ultimo mal si confanno le frasi politiche , ed i senti- 
« menti eh* egli li fa pronunciare. » Ed il Fiorilli pubblicò il 27 
Agosto La Terxa Chiacchiareata\ apponendo per esteso il suo no- 
me, anche in 8.» di 16 pag. Netta Stamperia di Luigi Nobile vico 
Concezione a Toledo N^ 24 ( Prezzo fisso grana tre ). Ed al 7 Set- 
tembre La Quarta Chiacckiareata di aimìl sesto , col suo nome , 
senza indicazione di Stamperia, ed in ultimo col seguente avverti* 
mento. 

« L* autore, leale ne* suoi impegni, protesta esser questa l'ultima 
« frottola che scrive in questo genere -, e la pubblica , perchè gj& 
« letta a qualche amico che lo ha stimolato. Ha egli veduto con 
« piacere, che il sa^io autore continua nel grazioso impegno d*i- 
« struìre dilettando il Pubblico, che non deve stancarsi con tante 
t carte. » 

Nel 1828 pubblicò un opuscolo in 8.<> di 16 pag. intitolandolo : 
Dieiogo dioretico seu diteranibeco fra il Sebeto e u Cuorpo de Napok pe 



ìu parto deh 9ia Regina D/ Sabetta U 49 Agosto iSan: Kma Ma 
siamperia Salvimi 4828. 

Ed in seguito altro opuscolo in 4.0 di psìg. 8 senza data , uè di 
tempo , e né di luogo, ool titolo Dialogo dioreticQ 'nfra lu Cuorpo 
de Napole ed il Sebeio pe la soknnisHma deigrania e labeUagraxia 
de lo sì D^ Giuseppe de Marini. 

In entrambi questi dialoghi, che sono senza nóme deirautore, il 
Sebeto parla in italiano , ed il Corpo di Napoli in dialetto. 

In ultimo direhio che il Fiorilli die fnori il suo Cannoniere dd 
dottore fftovaitfu Fiorilli da Aquila — Napoli dalla St€smperia e car^ 
Uera del Fibreno 4834^ in due volumi in 8.'' il i.o voL di pag. 192, 
ed il 2.0 di pag. 176. In essi trovansi le seguenti poesie in dialetto 
Napolitano* 

Nel i.^ Voi. a pag. 159, il primo Dialogo Diuretico — a pag. 183, 
Pe lo Parto Felicissimo de Soia Majestà la gran Regina de le Spa- 
gne e de F Innie^ Sonietto -^ a pag. 188 , Pe lo felice retuoma i$ 
le loro Maiestà da Milano a lo 482Sfj Sonietto. . 

Nel S.'^ Voi. a pag. 88, il secondo Dialogo Dicroico — a pag. 
153 , £u Sistema de Medecina de Monsù lu Ruà , SonieHo "neoiato 
-^ a pag. 136, Pe lo bello juorno gnomasteco de Soia AuUxxa Riak 
D. SabeUa^ Prencepessa ereditaria de Napole , le 49 Novembre 482(^ 
Sonietto — a pag. 140, Pt la nguadiamiento de lu Rre de b doje Ceci^ 
Uè , Freddenanno II co la Prencepessa Riale de Sardegna Maria Cri- 
stina^ Sonietto — ed a pag. 142, Pe lo scie de luglio 4833^ juorm Otf" 
rioso pe la nasceta de S.M. Mamma Regina Maria SabeUa^ Sonietto. 

Kon parliamo del suo ingegno letterario perchè lo si vede dal- 
l' uso eh* egli fa di goffi solecismi, e dalla dìlaniazione del povero 
corpo deir ortagrafia Napolilana. 

Fiorillo Sllwio. Il Signorelli nelle Vicende della CuUura^ 
Tom. y pag. 357 cita un* Egloga intitolata Amm- giusto di Silvio 
Fiorilli, uscita in Milano nel 1605, scrìtta parte in Lingua italiana, 
e parte in dialetto Napolitano. Noi abbiamo visto un* altra egloga 
del Fiorillo anche in Napoletano e toscano, intitolata La Ghirkmda, 
stampata in Venezia nel 1624^ E per quanto abbiamo potuto corKh 
scere, diciamo eh' era comico di professione. 

Flauto Eello. Nel 1716 si pubblicò un libro intitolato Spar- 
ehia de lo bene (Vedi Villano Santo) , e sul principio del libro si 
legge un Sonetto in lode dell* autore di Lelio Flauto nira li wpro- 
vesante de lo Cerriglio chiammato scomma vruoccole. Da questo So- 
netto si rileva , eh' era uno stravagante , e che essendosi ammo- 
gliato barattava talmente il denaro, che poco gli mancava per ri- 
manere miserabile. 

Forla (di) p« Clienibloo, de*Minori Osservanti, incaricato per h 



— 901 ^ 

questua di Terra Santa. Questo frate ne* primi anni di sua gioventji 
non isdegnb di vergare delle belle poesie nel nostro patrio dialetto^ 
Noi non at>bianio potuto leggere altro che un solo Sonetto, che tro- 
vasi stampato alla pag. 71 della Cetra Partenopea pubblicata pe' tipi 
di Federico Ferretti Napoli 1855. Esso è diretto A no scaca vierze. 

Francesco (di) Francesco. Fra le tante carte volanti uscite 
alla luce neir anno 1848, avvene una di questo di Francesco, col 
titolo Lu Beneficio — de li Signuri Napolitani — dialogo — tra Nun- 
zio e Mineco. 

Questa prosa^ che termina con Ire brutte quartine, è scritta con 
pessima ortografia. 

Francesconl Pasquale. Nacque in Napoli neirAprile.dcl 1840 
da Gennaro e Maria Giuseppa Gambardella. Di. anni sei rimase or- 
fano. Fu educato nelle buone discipline da Costantino de Leo, uo- 
mo esemplare per virtù e per nobili sentimenti — Da* primi suoi 
anni mostrò grande ingegno per la poesia e soprattutto per la dram- 
matica, sicché in età. di 44 anni avea già composto un dramma in 
versi , ed una tragedia che fu rappresentala in sua casa da lui , 
da* suoi fratelli e da pochi amici. 

Si perfezionò nello studio. della poesia drammatica, a cui era 
spinto dalla sua naturale inclinazione, e ad esso aggiunse , quello 
delle scienze esatte e del disegno, per addirsi air architettura, che 
oggi con somma lode esercita. 

Diciamo eh* è T autore della tragedia Oco rappresentata con felice 
saccesso nel teatro de* Fiorentini, di quella di Giovanni di Capua ; 
che fa premiato al pubblico concorso per le produzioni patrie , 
per la sua tragedia Gesualdo *, e che fu elogiato da* giornali si na 
zionali che stranieri. 

Ma ciò che lo fa da noi ricordare è che quando Genoino pubbli- 
cava nel 18^ la prima strenna napolitana , questa fu di sprone al 
Francesconi a scrivere anch* egli nel napolitano dialetto, e però nel 
Marzo di detto anno insieme a suo fratello Giovanni diedero alla luce 
nn opuscolelto in 12 di 59 pag. intitolato Saggio di poesie de" fra- 
telli Pasquale e Giovanni Francesconi — Napoli dalla stamperia del- 
ì Aquila i83i. In questo libriccino si trovano in dialetto quattro 
Sonetti, un*Anacreontica, un'Ode Saffica, e la versione di quattro scelti 
Sonetti del Petrarca , dello Zappi , del Metastasio , e del Gianni : 
poesie tutte bellissime, e scritte con molta purità, di lingua. 

Francesconi Giovanni. Fratello del precedente, nacque il di 
27 Marzo 1812. Facea versi prima che avesse imparato a leggere. 
Studiò le lettere e le scienze , si addisse all' avvocazia , e di buo* 
n'ora ottenne i diplomi dottorali. Non cessò mai dal poetare, tanto 
in italiano che in dialetto, al qual genere si affezionò allorquando 

26 



— 202 — - • 

il Genoino pubblicò la sua prima offèrta. Le gravi oocupazIODi dei 
foro, ed anche 1* incarico che il Francesconi ricevette di didgm 
la fabbricazione dello zucchero di barbs&ietole presso di noi ^ non 
gli permisero di dedicarsi dì proposito alla poesia. Ciò nondhDeni) 
non ha lasciato occasione di dare «empre qualche saa composiziotte 
in tante raccolte tra noi pubblicate. 

Le belle poesie che abbiamo in dialetto sono pubblicato nel li- 
briccino menzionato nell articolo avanti. Esse sono due SonetH, ufi 
Capitolo , ed una Risposta ad una C3uUeia de D. firtiMì^ Genuino. 
Le quali poesie sono tutte del genere affettuoso , a Ini prediletto. 
A noi piace qui riportare un Sonetto inedito , gentilmente da lai 
donatoci. 

Va^ jaieve a siipà^ beOe figliok , 

Ca tutte qtuinte Moniti vuje non jate 

Quanto vale no mazzo ie searole.,., 

AUa bonara , e qwmno v aetipate ?... 
La Mbrianella mia schitto è lo eole., 

E tuje site le llucciole de state : 

Io la voglio (wantd^ sihbé non vote 

Sta crema mia de latte e 'cioccolate. 

È bona , è bella , e mme vo bene assaje^ 

E lassanno pe mme la casa soja 

Dinto a no monasterio se nzerraje. 

Uà sta aspèttanno chella bella gioia,.. 

O caro jìwmo^ e quanno spuntarraje F... 

Pensace^ Ammore tu^ ca è cosa toja. 

Fransi (delti) Matteo. Giureconsulto che vivea nel secolo 
XVIII ; era uno degli Accademici del Portico della Stadera, eccel- 
lente |K)eta toscano. Di lui leggiamo un Sonetto Napoletano scritto 
in lode della Fenizia di Nunziante Pagano. 

Frontino Ciro. Figlio di Andrea e Raffaella Spina, nato in 
Napoli il 7 Giugno 1846 — È impiegato nelle Ferrovie •, e ne' suoi 
momenti di riposo fornisce articoli a Lo Ntwvo Diaoolo Zuoppo e 
Pukcenella. 

Forno Micliéle. Ha dato alla luce in fogli volanti varie can- 
zoni , alcune delle quali sono state musicate da P. Labriola. Ha 
scritto anche qualche Farsa. 

Fuoco Francesco. In Mìgnano, pìccolo paesello in provincia di 
Terra di Lavoro, situato sopra un picciol fiume , che gli cagiona 
niente buon'aria, vide la luce il 42 Gennajo 4774 il Fuoco. Studiò 
nel Seminario di Teano ; si applicò fortemente alle matematiche ) 
alle scienze naturali , ed alla medicina. Apri insegnamento di let- 



^ ^ SOS ~ 

teratora , e continuò fino al ISSO -, nella qual epoca, a cagione 
de* cambiamenti politici , parti per la Francia , recandosi a Mar* 
siglia ^ indi se ne venne in Toscana, soggiornò a Pisa, e nel 1826 
ritornò in Napoli, ed attese agli studi! ed ali* insegnamento della 
gioventù-, fu instancabile e buono scrittore, autore di molte opere 
criticbe ed economiche. Fu abate, laureato in iscienze fisiche e ma- 
tematiche, Socio Corrispondente della Reale Accademia delle Scienze 
di Napoli , di quelle di Torino , di Palermo , di Pisa , e di altre 
Società ScientiBche e Letterarie. Mori in Napoli il S aprile 1841. 

Nel 1853 il Fuoco propose un nuovo metodo per far appren- 
dere il Latino agli Alunni del Collegio della Nunziatella, dandone 
un esperimento , il quale non riuscì punto felice ; e perciò, cre- 
dendosi insultato da* professori di quella Scuola, die fuora un Opu- 
scolo intitolato Ciancia ec. , nel quale acremente contro i medesimi 
si scagliava, Uno di costoro però gli rispose con Un altro opuscolo 
( Vedi Rocchi Carlo seniore ) , intitolato La Ciancia per la Ciancia^ 
oontenenle dieci Sonetti in dialetto— Il Fuoco non volle comparir 
da meno, e rispose con varii Sonetti , anche in dialetto, i quali 
corsero manoscritti. Noi ne riportiamo uno , che fii restituito aK 
r autore con lunghe ossenazioni dello stesso Carlo Rocchi , cui 
era indiritto , sotto lo pseudonimo dell' Abate X. 

ARO Z) Aabbate X 

SONIETTQ, 

AIAàj venfecaio $' è lo ditto 

Lia Voje chiamma W Aseno cornuto 
Tu, cca si chiù de Chilleio mardiito^ 
Dice cca quanno io parlo^ so spuntuto. 

Se vede^ cca sì propeo nu sguaquiito^ 

E Ilo Cerviello tujo , già sse nn è juto^ 

Che Ciancia^ per la Ciancia appUa.,., Zitto ^ 

Ccà lo vuommeco a tutte ne è venuto. 

Il amico tujo^ parlanno eco creanza^ 

Cca^ tu chiamme Mastone ! (1)... arrassosia^ 
È Imono sulo a sse gratta la panza ; 

Allo mietodo mio nò ncrocca mar. 

Tu non capisce niente nfede mia , 

Se tu stiesso confiesse^ cca ssì n ix. (2) 

(1) loteDdl Nicola Tondi, professore del eennato Collegio. 

(2) Ci piace portnre un brano dello iMserfaitoni.«....c La parola Sometiùè. 
.1 fliiota. TroTO nella scelta di Sorittori VoL I pag. 46, Il JNapoleUno dic« 



— 804— • 



G 



Ga^iardl Giovanni. Nacque in Napoli il di 8 Novembre 1857. 
La prima volta che si presentò questo scrittore , fu in un opuscolo 
in 4.0 piccolo di pagine 16, intitolato Lo CasatiMo^ agureo pela Pa- 
sca de 8f anno yS^T. ( Vedi Pettinali RafiFaele ). In seguito divenne 
uno de* compilatori del giornaletto il Tomese^ ove inserì varie poe- 
sie in dialetto -, fu collaboratore del Birrichino^ ed anche della Cri- 
nolina^ e del Diavolo Zoppo : entrambi giornali umoristici \ fa di- 
rettore del pari e scrittore de' giornaletti La Sirena^ il Pagliaccio , 
ed altri anche in dialetto : locchè gli ha fatto acquistare molta 
pratica nella palestra giornalistica. Ha fornito di articoli varie stren- 
ne \ ha dato alla luce in fogli volanti molte canzoni in dialetto; 
e parecchie graziose poesie nello stesso linguaggio si trovano nel 
citato giornale II Diavolo Zoppo negli anni ,1858, e 1859. 

Il Gagliardi, non tralasciando mai di scrivere il dialetto, è stato 
il primo tra noi che avesse cominciato a scrivere de' Romanzi in 
Vernacolo -, e ne abbiamo veduto intrapresi due sopra alcuni pe- 
riodici , cioè sullo Zingaro , ora spento, e sul Trovatore : di que- 
sti Romanzi uno ne ha portato a termine. 

Tra le moltiplici composizioni che corrono^manoscritte citeremo 
la seguente canzonetta. 

e Sonetto^ come il Toscano ; non dice mai Sometto : nel plarale può dirsi 
e Sonielie, e Soneite, e qui meriterebbe un grosso Sonetto — CMù aere 
« scriversi con doe e; Marditto con due m\ Propeo è errore , dicesì, o prò- 
t peto propio. SffuaquiUo non si trova in nessun dialetto. Io per altro 
f ignoro il Bergamasco. Creanza non va ; ma Cn'anza bensì. L' amièo noa 
e si trova, oàa ammico. Spuntuto è rìmaso in dietro^ il Napoletano iice Spm* 
€ iuta. Dì Slieuo e non etneo che diramo ? > 



— 205 — 

Im' attocea, si o ift? 

Potesse appurare 

tecchè fi* aggio sciorta 

Ca a tutte li core 

Sta nchiusa la porta f 

Potesse sapere 

Sta cosa che d* è, 

Nisciuna bardascia 

Td senlere a me. 
Avesse tnaje stretta 

La mano a nisduna^ 

Avesse abbracciata 

Na vota a quarcuna.., 

Guèy niente ! non ssaccio 

Sospiro cheS è. 

Eppure^ va cerca 

Na nenna^ non ne* è ! 
Sto core che fuorze 

È piezxo de lardo^ 

Avesse a morire 

Chiagnenno Rinardo? 

Na nenna a bonora 

W attocca, si, o no ? 

Nce stesse na mamma 

Pe ssenterme mo ! 
Si sette figliole 

M* accorda la legge 

Non mporta si songo 

Purzì mpagliasegge ; 

Io una ne cerco , 

Jlf attoccay si o nò F 

Nce stesse na mamn\a 

Pe ssenterme mo ! 

CUi^lone Ciaeteno. Canonico Penitenziere Maggiore della Cat- 
tedrale di Napoli, elegante scrittore d*italiano e latino. Ha pubbli- 
cato Tarie opere, ed apparteneva a varie accademie , ed in quella 
d^li Arcadi della Colonia Aletina eh' esisteva nel 1792 , avea il 
nome di Agatone Cangelio. In varie raccolte di poesie italiane e 
latine troviamo il nome di questo Canonico fino al 1816. 

Geremia Priscolo nel 1826 pubblicando la sua MmescugKa de 
CMlete devote e pazxiarelle , nella prefazione dice : « tanto cchiù 



« ca ntra chìlle auture antiche iù§ciuDip ^ bob' penzato de scrìvere 
f( quarche cosa de devozione , sarvannone lo dottore Valletta, lo Ca- 
n noneco Gaglione, e quarche auto...» Pa questo passo abbiamo 
rilevato che il detto Canonico abbia scritto in Napolitano, ma a noi 
è riuscita vana ogni ricerca, rimanen4o. col vivo desiderio di poter 
leggere qualche cosa di questo letterato. 

Galateo Antonio. Antonio de Ferraris , che volle cangiare il 
cognome in Galateo, da Calatone sua patria , 9 miglia lontana da 
Gallipoli, nacque nel 1444 , da Pietro e Giovanna d* Alessandro. 
Compiuti in Nardo gli studi delle lettere umana, passò in Ferrara 
per apprendere Medicina , ed in età di 20 anni f^ laureato. — 
Viaggiando per Pavia e per Venezia, acquistossi tanta rinomanza , 
che fu riguardato come uomo meraviglioso* Giunto in Napoli, fo ac- 
colto da Alfonso d* Aragona, che allora formava della sua corte 
come il centro delle scienze e delle arti. Fu ammesso all' Accade- 
mia Pontaniana, ottenne la prima Cattedra di Medicina, e fa. Pro- 
tomedico del Regno. 

Filosofo senza bassezza, accettò di essere medico stipendiato nella 
Città di Gallipoli , ed in quel delizioso soggiorno si ritirò. La sua 
quiete fu disturbata dalle guerre che laceravano il Regno di Napoli^ 
ond'ei pensò di andare a I\oma, dove fu accolto da?sommi uomini, 
e specialmente dal Pontefice Giulio II. — Indi si recò in Francia 
a trovare Y infelice Federico II, da cui avea ottenuto una villa presso 
Tripuzzi , poco lungi da Lecce. Nel ritorno fu preso da'pirati che 
gli tolsero molte sue opere che seco portava. Si liberò dalla schia- 
vitù e ritornò in Lecce. Perde la moglie, e si fé prete, seguendo 
il rito greco. Essendo oltre il settantaduesimo anno, cominciò ad in^ 
lievolirsi, a cagion de*dolorì di podagra, e carico di fama e di onori 
finì nel Novembre del 1517. Il Padre Niceron lo dice morto nel 
4515, ed il Chioccarielli nel 1550. Ma tutti gli altri che hanno scritto 
la sua vita segnano il 12 Novembre 1517. Baldassarre Papadia ne- 
gli Uomini Illustri Salentini scrive, 22 Novembre 1517 verso le ore 
sette della notte. 

Fu sepolto nella Chiesa di S. Giovanni d* Aymo de* PP. Domeni- 
cani di Lecce, incidendosi sopra una lapide sepolcrale il seguente 
epitaffio da lui stesso composto. 

Qui novit medicai aries^ et sidera coeli^ 
Eie Galateus homo eondiius Me jacet^ 
Qui mare^ qui terras animo concepita et astra^ 
Cèrnite , mortales^ quam brevis urna tegit. 

Nella ri fazione della chiesa fu tolta questa lapide , e collocata 
per uno de' pezzi sotto una bassa finestra della chiesa*, ma il Mar* 
cbesc Michele Arditi, esimio letterato la fé togliere da queir inde- 



etisie luogo ^ t facendo fari^ à sne dpese un piccolo cenotafio di 
jnarmo eoi mefczo belato del Galateo , ii fece incidere una elegante 
IscffÉione, e fé il tiltto porre nella chiesa presso la porta in comu 
Evangelii^ ove fu Tisto -da Baldasfòrre Papadia prima del 480G. 

Galateo coltivò le lettere dell* Attica e del La2io , apprese le lin- 
gue Araba , Francese , Inglese e Spagnuola , ed ebbe trasporto 
per la Geografia, la Storia , 1* Antichità, la Fisica , e la Poesia. 

N(m parleremo delle sue opere, perchè troppo cognite , e citate 
dal Soria, dal Tafìiri, dal SlgnoreIli,dal Papadia e da altri*, ma ricorde- 
remo al nostro caso VEépoi%xù>w éopra FOrazione Dominicale ^cxoé il 
hUt ffoitéty fhtta da Antonio Galateo alla Regina di Bari 4S04 (1). 
Quest'opera rimasta manoscritta è citata dal Soria',il Papadia, nelle 
ne d'ùleuni uomini illìUtri Salentini^ stampate in Napoli nel 1806, 
ne riporta vari brani — Michele Arditi nella sua Memoria della ilfo- 
fleto da battersi — a perpetuo monumento della regale amnestia — 
jpuhblicata dal nostro Augusto Sovrano — Ferdinando IV — in favor 
de* suoi sudditi — co* suoi ckmentissimi proclami — spediti da* Pa- 
lermo e da Messina — Nel Maggio delTdnno 48iS — stampata nella 
Tipografìa Chianese, alla pag. 19 dice : <( E quale festa non avrebbe 
« fatta r Ab. Galiani, già mio collega nell* Ercolancse Accademia, 
« se quest'opera del Galateo gli fosse fortunamente caduta nelle ma- 
« ni , quando a stampare era in leso il suo bel libriccino del Dia- 
« letto napoletano ? Ma a lui dato non fu il poterla vedere *, e 
« quindi la gloria concedette al solo Francesco Tuppo di aver com- 
« posti in quel dialetto interi trattati, » e seguendo, ne cita delun- 
ghi pezzi. 

Francesco Colangelo che pubblicava la Yita di Giacomo Sanna- 
zaro 2^ edizione Nap. 18i9, alla pagina 49 ne cita qualche squarcio, 
e ci fa sapere , che, de* disordini successi a* tempi degli Aragonesi 
« parla il celebre Antonio Galateo nella sua Esposizione del Pater 
« Noster che conservasi ms.»-, e dice di averla veduta presso D. Ago- 
stino Gervasio, e che 1* Arditi ne possedeva altra copia. 

Questo manoscritto che ricorda molti dotti di quell'epoca, e mol- 
tissimi fatti di storia contemporanea, 1* abbiamo sempre ricercato 
con avidità -, ed avendo saputo che i libri del Gervasio erano stati 
lasciati alia Biblioteca de* PP. Gerolomini, ci portammo colà, dove 
non trovammo altro che un frammento -, ma il Minìeri Riccio pos- 
sessore di una copia intera ci ha dato 1* agio di trascriverla -, ci 
auguriamo ora di vederla stampata. 

(1) Ifabella d'Aragona figlia di Alfonso II Duchessa di Bari , e Prlnci- 
pesta dì Rossano, naritata a Giovali Galeazzo Duca di Milano, la quale nel* 
1301 andò a risiedere in Bari , ove fissa per moili anni. 



— 908 — 

Galdleri onoflrlo. Nativo di Penta , pioeola 4eira in Prinei* 
pato Citeriore, distante 4 miglia ciroa da Salerno. Vide la loca ai 
principii del Secolo, e non ha guarì è trapassab». Studiò Mediciaa, e 
laureatosi , si ritirò in patria ad esercitarla. 

Conversava con le Muse Toseane, ma più fireqaentis qob le Na- 
poletane. ,,,.:: V • ■ 

I molti suoi manoscritti non d è riascito peranco rinvenire; Noi 
possediamo ventitré Sonetti ed un'Anacreontica in dialetto^ ed an 
Sonetto in italiano, quali poesie ci sono state comunicate dall* Av* 
vocato Gennaro Galdieri. Par dare mi saggio del suo bel poeCara 
riportiamo un Sonetto scritto nel 1^1 , diretto al Capo Urbano di 
Penta , il quale voleva impedire una mascherata , db' «ra sofita a 
farsi da un calzolajo Napolitano molto concettoso e facóndo a nome 
Maestro Nicola, che colà erasi stabilito. 
Ve voglio nzepetd lo Carnevale , 

Guappetielle de Penta Bchefenxuse , 
De Fiiciano (J) Y ajuto non ve vakj 
Non ve vale V ajuto de Languse. (2) 
Già che tnme spetta a fa da Caporale 
A giw)ene gagliarde e viduruse^ 
Ssa mascarata lloco senza sale 
S* ha da spogliare^ e non ce vonno scuse. 
Ve ne redite a la presenzia mia ! 

Già so fetente cchiù de ri aurinaaro^ 
E dento comiri a buje fri arrostarria. 
Mpietto ve voglio fa no focolaro , 

Co na vranca de chiummo { arrassosia [ ),,, 
NgriUo.,,, mo tiro.., non e è chiù reparo. 
Tiene ragione lu, Jlf o^^o Nicola^ 
Ca s' è rotta la bella cwrrafMa s 
Se no^ ierrisse mmocca la viola^ 
E no farrisse cckiù fa bagattella, 
. Ciakio Francesco Maria. Fiori verso la metà del XVIII se- 
colo, fu di professione avvocato, appartenne airAccademia degl7ii- 
fervorati , ed ebbe anche V onore di esseme Principe. PuUriicò le 
sue poesie in Napoli nel 4787 col titolo Poesie diverse — Parte I. 
^ Presso Donato Campo. Il Revisore fu Nicola Valletta. In questo 
libro si trovano undici Sonetti, ed una canzona in dialetto. 
Ignoriamo se fu pubblicata la 2.* parte. 

(i) Villaggio dello Slato dì Sangeterlnom diocesi di Salerno. SI mole cosi 
denoiD inalo per 1* ottima aria che ▼! si gode. 
(2) Villaggio come sopra, é silaato in luogo piano e. di aria salubre. 



— 209 — 

• 

CMeote Francesco. Il Signorelli nel voi. IV delle Vicende 
della Coltura^ dice di aver veduto nella Riblioleca de' PP. Teatini 
di SS. Apostoli un Codice membranaceo di diverse poesìe e canzoni 
di un nostro poeta del XV secolo, cioè F*rancescoGaleota, nel quale 
si trova una Frottola a lo llu$iri$8emo Sig, D, Federico in gliomero. 

Galeota Onofrio. Delia nobile famigliaGaieota,vivea verso la 
fine del XVIII secolo, e fu contemporaneo del Galiani. Per quanto ap- 
inre dalle opere , era un uomo sciocco e semplice , ma pieno di 
entusiasmo per comparire dotto, e scriveva e stampava libri zeppi 
di corbellerie, comiX)sti di Latino, Toscano , e Napolitano. Appena 
terminava mu ammasso di sconnessioni , che egli credeva esser cosa 
importantissima, vi appiccava un titolo, e lo dava alle stampe, fa- 
cendo dediche a chiunque gli capitava fra i piedi ^ e perchè era 
sempre beHato, spesso impugnava la penna, e credendo di sferzare 
e satirizzare coloro che l'aveano posto in ridicolo, forniva egli stesso 
nuova cagione di maggior divertimento. Intanto presentando copie 
a dritta, e a manca , chi per ischerzo , e chi per compassione le 
comprava, e D. Onofrio Gaicota faceva quattrini. 

Non solo r Abate Galiani per passatempo scriveva delle spirito- 
sissime operette , e le intestava, a Don Onofrio , le quali si cono- 
scono come il bianco dal nero dalle genuine del Galeota ; ma an- 
che altre persone sotto la maschera del nome di D. Onofrio non 
han tralasciato di riprendere qualche abuso , o di sfogare la loro 
bile. ( Vedi Galiani Ferdinando, e Serio Luigi ). 

Le opere del Galeota sono sempre su V istesso tono ; e siccome 
ne abbiamo fatto una non meschina raccolta , cosi crediamo non 
discaro qui rìcordaile , tanto pìii che son divenute bastantemente 
rare. Notiamo ancora che fra le tante sciocchezze, pur v' ha d ap- 
prendere qualche cosa, perchè racconta de* fatti accaduti nella sua 
epoca, i quali dobbiamo credere veri , perchè scritti da un uomo 
che uon sapea, né abbellire , né aumentare una cosa , scrivendo 
nudamente ciò che avea veduto. Gli siamo anche obbligati, perchè 
con Videa di correggere gli errori d'altri in poesia, ci ha conser- 
vato qualche pezzo che sarebbe stato irreparabilmente perduto. 

Avendo noi attentamente letto tutto ciò che possediamo, riguar- 
dante il Galeota, divideremo le sue opere in quattro Categorie. La 
prima, quelle che crediamo genuine del Galeota; la seconda, quelle 
apocrife^ la terza, quelle di cui si conoscono gli autori-, e la quarta, 
alcuna che non abbiamo affatto conosciuta, ma che trovasi nondi- 
meno citata in accreditali Cataloghi. 

Quelle segnate con asterisco ci sono state donale dal conosciuto 
bibliografo Gennaro Vigo. 

Prima Categoria. Opere 'genuine. 

£7 



— 210 — 

i* — Opera Appoggiata sotto il titolo delF educazione meiicinale 
per affrenare gt iniqui porci mali costumi. In S^ piccolo di 78 pag. 
Essa è contra i Pescivendoli , i quali abusando di essersi tolta Tas- 
sisa nel 1784, maltrattavano i Cittadini vendendo il pesce a prezzi 
capricciosi. 

2* — Risposta a queste due questioni delle due lettere Proposta è 
risposta — Opuscolo in !6 dì pag. 48, dedicato al Maestro di Cap- 
pella Giovanni Paesìello , esso è in risposta alle Probole ed Anti- 
probole, pubblicato nel 1785 (Vedi Nota (1) in fine all'articolo Ga- 
liani Ferdinando ). 

3. — Piccolo Compendio in lode delT Augusto Nostro Monarca. In- 
torno alla morte del fu Monarca di tutti i Regni nostri Carlo III te. 
In 80 piccolo di 8 pagine. Contiene un' iscrizione latina ^ due So- 
netti e quattro poesie per la morte di Carlo III , avvenuta il 29 Di- 
cembre 1788 — In fine avverte che deve pubblicare Y Elogio della 
vita del fu sig. D, Pietro Patrizio, 

4. Istorico Elogico della vita delt Abbate Galiano , che mori nel 
1787. In 8° di pag. 18, delle quali 15 sono numerate, e nelle se- 
guenti vi è il manifesto e la prefazione che è la dedica alla Ba- 
ronessa Ripa. 

5. Operetta di varj soggetti. In SP piccolo di pag. 64 — In que- 
sto opuscolo il Galeota confuta varie poesie in lode deir Immaco- 
lata Concezione di Maria , fatte dagli Arcadi della Colonia Aletina, 
tenuta in Napoli nell* anno 1788 , in seguito parla de* danni fatti 
dalla gran quantità di neve caduta il 29 Dicembre 1788 ^ indi si 
scaglia contro i padroni di case, pel caro delle pigioni, e conchinde 
deplorando I* incarimento de* viveri. Avrebbe dovuto trovarsi a* no- 
stri giorni ! 

6* — Breve componimento in risposta alla commedia intitolata lo 
Specchio degli Avvocati Napolitani, In difesa delti Signori Ministri 
ed Avvocati uniti con altri soggetti appresso — Napoli f188. Il prezzo 
è di grana i3 per li streghoni , e pe Signori letterati si paga a te- 
nero delle scienze. In 8° di pag. 48 — Alla pag. 21 trovasi : 

Cbesta Cantata è Napolilana 

Servo songo to, e te. racconto 
A lo triato sera 
Mmutato aveva jcolor^ 
Vorria sapè^ pecche 
Signò tu no bedisf attiento 
Prete e sovra cadere 
Cetrancolate^ e seschiate 
E già menare 
Peiiza chiù non campare 



- 211 — 

E dalla vita ascir 

Serva chesta^ e la mmeretaie 

Saneh vivo^ e sonch muorto 

Credeva lo triato^ era scuoUo 

E pé tanta scemarie 

Che steva pè cade 

Lo sancho a me è ghieUUo 

Comma so bivo ancqra 

Accossi penso ancora 

No lo lasso di scordar 

Compuosto ha la commeddea 

N' Hommo cK è gnorante 

Nzalata senza sale 

Comm* se pò magia 

Servo mio f assicuro 

Se fosse no ciuccio inetto 

Compuosto avarria libretto 

Li chisto cliiù miglior 

E da miedeco lo scrivo 

Chi vo no vommetico 

Allo triato che va ha sentì 

Li ricetanti pure 

Non hanno mpietto onore 

Né briogna^ e ne rossore 

Né sanno che cosa dicere 

Sient pe te di la veretate 

E no nchiasto fetente ^ 

E tanto puzzolente 

Che te fa mori. 
Parla della geografia de* Teatri, indi dì un piano per distruggere 
ì ladri, e termina .con la solita raccomandazione di non prestare il 
libro, affinchè tulli lo comprassero. 

Il Minieri crede che il. succitato opuscolo sia del Galiani^ ma ci 
sembra impossibile , sendochè dal saggio che ne abbiam dato si 
vede eh' è cosa da fare spiritare i cani : mentre le facezie del 
Galiani messe sotto il nome del Galeola sono ben altra cosa: anche 
nelle storpiature fatte ad arte , e ne* versi, e nelle prose, si scorge 
lo spirito e il buon senso di un uomo d' ingegno quale era il Ga- 
liani. 

7* — Elogio Istorico del fu Eccellentissimo sig. Principe di 5. 
Lorenzo D. Pietro Carafa. Dopo parla della formazione della gran* 
dine, e della composizione del fulmine , indi racconta Y alluvione 
avvenuta il 16 Ottobre 1788, ed in ultimo si scaglia contro un certo 



— 2i2 — 

D. Giovanni Lufano, il quale io Buperava nel mestiere di fare il 
biiflbne, cosicché i signori amici non volevano più sentir lui, e lo 
scacciavano ; ed il Lufano mangiava bene, e buscava denari , e si 
faceva beffe di D. Onofrio. Opuscolo in &^ di 48 pagine. 

8* — Dissertazione di Storia Reak ed universale di più linguaggi 
in versi in prosa ed in varie sciwze. Qui parla dello feste celebrate 
pel ritorno di un ^viaggio fatto da Ferdinando lY e Maria Carolina 
neir anno i79i ^ descrive i carri di maschere* fatti ìa quella oc- 
casione, e pubblica delie belle poesie che furono stampate in carta 
volante , e che si gìttavano da sopra i carri '— Opuscolo in 8/ di 
pagine 80. 

9* — . All' EccELLEBrrissiMi Signori Cavalieek che lo questa fun- 
zione di Carnevale sortiscono il faustissimo Carro che apparisce 
nella Primavera. 

Sonetto 

Bel giardin fiorilo sembra Primavera 

Scdli fior piali tutti varj color allegre^ 
Drionfan il Carro^ ed ogn* un si rallegra 
Tutti quelli volti coperti la forma straniera. 
Di ricche veste di ogni sorie^ intere 

Per apparenza questa Città son le sfere 
Coverti lor volti strana maniera 
Trionfan le Èfaschere lor volti sempre rare 
Pensier più strani per lor pensare, 

Il bel mascherare non si può trattare^ 
Al lor apparenza tutto il Pòpolo intero. 
Col dir più rare non si può trovare 
Voce popolar dieon vivan li Signori 
Farsi assai onori maravigliosi dire. 

Onofrio Galeota fedi impronto. 
In foglio volante con lusso tipografico. 
Ci perdonino i lettori se li abbiamo per ben due volte regalati 
di queste gemme! 

10 — Risposta al Testamento deW autore sconciesso^ bestialmente 
che D. Onofrio che fa conoscere la risposta del codicillo al Testa- 
mento di quel Paglietta D. Giovanni Cascitta , unito con J>. Dome- 
nico Attanasio e il stampatore Gaetano Manfreda^ e questa è la ri- 
sposta di D. Onofrio. E questo è il vero ritratto di D. Onofrio Ga- 
leota^ e no è quello ritratto di Turco che tu D. Giovanni Cascitta 
li hai propriato ha D. Onofrio per infamarlo. Esso e in 8^ di Itó 
pigine zeppo di poesie , ed è in risposta a quello graziosissimu 



del Galianì che porta il tìtolo Istoria Universale ec. in cui per 
ìscherzo Vi è unat st&mpa in legno che rappresenta una bruita te- 
sta di secchio con occhiali, e cappello con penne. D. Onofrio, pic- 
cato di questo, fece mettere il suo vero ritratto in frónte al so- 
praccitato opuscolo. 

a • — Dissertaziane sopra ilGhbo osia la nave wm volante di 
Francia, Divise in molte e diverse scienze a modo di MisceUanio breve 
per poter dimostrare le criiiche sotto colore della ragion naturale^ e 
per imparaire , ed istruire mcota V astronomia a tutto il pubblico con 
alcune poesie fatte a certe persone che t han maltrattato. Opuscolo 
in 8^^ di 8 pagine. E qni sì rivolge cóntro i medici. 

i9*^^Piceoh responsivo composto da Ih Onofrio Galeotaa quello 
medico che a fatto la proposta discorsiva del male di tesickia^ che e 
andato dicenno male di D. Onofrio a far mettere in berlina. Opu*- 
scolo in 8** di pag. 5^. 

43* — Dissertazione della moderazione di mali costumi appoggiata 
(dia ragion naturale come e* insegna la legge di natura. 

Esso è in 8.<> di 428 pag. ma la numerazione è fino a H2, dove 
troTasi finis *, poi seguono altre 4G pag« a modo di appendice senza 
numeri. È pieno di poesiCvC si scaglia contro i cocchieri e contro 
i servitori che lo burlavano ; poi insegna la maniera come trovare 
i Latri \ e da ultimo sfoga la sua bile contro Michele Barcone e 
Luigi Serio, perchè non vollero farlo accademico, e non gli fecero 
avere una pensione che cliiedcva, mentre questi due rispetto a lui 
erano asini (egli dice): il primo, perchè avea fatta una Tragedia 
in prosa ; ed il secondo, un' opera in musica che non valeva; indi 
conchiude , deplorando che agli stessi si largissero mesate ed as- 
segnamenti , e che egli , tanto dotto , non potesse ollcncre cosa 

alcuna. 

14* — Emendazione degli errori spropositati di Napoli delle can- 
tate de* sedili^ con altri soggetti. 

Opuscolo in 8.« di pag. 168, delle quali 72 segnate in Numeri 
Romani , che formano la prefazione , e dedicato a* Sigg. Cav. 
D. Francesco e D. Agostino Albanese. 

E qui secondo il solito volendo satirizzare le persone che nomina 
per gì' insulti che gli tacevano, maggiormente mostra la sua dap- 
pocaggine. Dipoi volendo emendare gii errori commessi nelle poe- 
sie fatte nelle cosi dette cantate che si facevano pe' sedili , riporta 
delle belle composizioni, tra le quali dalla pag. 55 a 61 vi è una 
bellissima Canzoncella di Luigi Serio in dialetto, a cui egli fa le os- 
servazioni anche in i)0csia. E poi si scaglia dì nuovo contro Sarco- 
ne, e contro Serio, che come revisori non vollero far rappresentare 
una sua commedia. 



— 2U ~ 

Seconda Categoria. Opere Àpocrì(e. 

1* — Commedia delV amante Fedele secondo eom' è lo stile del Afe- 
tastasio^ in tre atti in prosa. Segue — Seconda^ Commedia ^ anche 
di tre atti in prosa. In fine , TerM commedia deir Amante Fedele , 
anche in tre atti in versi. Questo Opuscolo è in 8.<» di 144 pagine. 
£ pieno di spìrito, e sembra essere scritto contro Michele Sarcone 
e Luigi Serio. 

2. — Commedia altimpronto in Lingua Toscana e Napoletana^ per 
divertiménto delli signori che vanno alla Villeggiatura, Bellissima 
Commedia in versi in tre atti — Il ^dialetto è scritto cofì moka pu- 
rità di vocaboli e di ortografia. Si scaglia contro i medici , £ sem- 
bra -che prenda di mira anche il Sarcone. Opuscolo in 8.<> dì pag. 48. 

3. — Piccolo componimento sopra la' bella famosa idea deUa pera 
esistente alla strada nuova di Chiaja accanto al mare in onore del 
Maestà del nostro Re Dio Guardi. È dedicato a' Cavalieri Letterali. 
Questa fiera si tenne il 4 Luglio i78i. In 8.^ di 16 pagine senza 
numerazione. 

A,-- Piccolo componimento sopra la Fiera ec. Questa è una secon- 
da edizione del precedente , a cui trovansi aggiunte sei strofelte , 
ma è mancante di un avviso in prosa eh* esiste nella prima , dal 
quale abbiamo rilevata Y epoca. È seguito da un altro opuscolo in- 
titolato : 

5.* — Piceiola composizione composta sopra il caso successo in Vi- 
caria^ e sopra il fuoco che arde nel Carmine tutte le barracche del 
Mercato con alcune aggiunte della Fiera esistente nella strada noca^ 
e con altri successi in detta Fiera — Dedicato olii signori Paglielti 
che si trovavano in quella giornata. 

Questi due opuscoletti in S.° hanno una sola numerazione, io 
tutto sono pag. 48, ma il numero giunge a 46 , perchè il fronte- 
spizio del secondo opuscolo non è computato — Le poesie sono me- 
diocri. 

6* — Raccolta di varj Sonetti con T emendazione degli errori che 
fa conoscere D. Onofrio Gakota agli altri autofi^ che hanno scritto 
con altri soggetti. È dedicato ali* Abate Ferdinando Galcano. Esso è 
una raccolta di Poesie, nella quale si correggono de* sonetti di mo- 
nacazione, ed altre poesie fatte in disprezzo della Chiesa. In ultimo 
vi è un avvertimento in prosa, col quale si fa nolo che tra breve 
uscirà un* altra operetta che spiega guak fu la giornata destinata 
della nascita di Gesù Cristo^ e si dice anche che si vendono le delle 
■ opere alla Libraria di Rosso sotto il Campanile di S. Chiara. Opu- 
> scolo in 8.0 di pag. 40. 

, 7» — . Operetta per la nascita di Gesù Bambino per V arrivo dei 
Maggi alla Capanna — Dedicata a signori Duca di Serra Capriola^ 



— 215 — 

Marchese dC Arena^ Clemente Filcmarino e Gaetano Rapotta — Stam- 
pata in Napoli con Licenza de' superiori ili 9, In prosa ed in \ersf . 
Opuscolo in 8.0 di pag. 40. 

8* — Yari Componimenti in lode delF Immacolata Concezione di 
Maria^ Recitati dagli Arcadi delta Colonia Aletina nella Chiesa di 
S, Maria della Verità de' Padri Eremitani Agostiniani Scalzi di 
Napoli neir anno il8i. Chi si vote imharare di emenare li prrori 
dive leggere questa composizione. Opuscolo in 8.° di pag. 40. 

9. Ode sulla storia della Politica Pontificia, Opera postuma del 
celebre P, Rocco , con un proseguimento di 2>. Onofrio Galeoia — 

Calamo ludimus Roma i788 — Traila della quislione del preleso 

dominio della S. Sede sopra il Regno di Napoli, che fu comballnlo 
da' più illustri Pubblicisti dell' epoca. Opuscolo in 8.® di pag. 24— 
Bellissima stampa. 
Terza Categoria. Di Autori Conosciuti. 
( Vedi Galiani Ferdinando. ) 
i — Spaventosissima Descrizione dello Spaventoso ec. 
^^ Storia Universale osia Innece astrologico ec. 
3— Acco/o componimento responsivo ec. 
4 — Gttazzabuglio Filosarmonico ec. 
( Vedi Serio Luigi. ) 
5 — Nferta per il Santo Natale. 

6 — Compendio delle Poesie del sig. Onofrio Galeota. • 
Quarta Categoria. Libro che non abbiamo veduto. 
11 Minieri Ricci nel Catalogo di libri rari della sua Biblioteca 
Voi. I cita. 

N. 838— ©lesfo titolo non è df D. Onofrio GaJeota^ ma si è servito 
il sudetto di emennare gli errori a quello che ha fatto il Cauzabuglio 
FUosomonico. O sia Misceliamo^ verso Prosaico sulle Provole^ Ante^ 
provole^ ed Antedoto Forense di D. Onofrio Galeota. Poveta e Filo- 
sofo alt impronto. In 8.^ di 100 pag. E di esso il Cimaglia nei 
suoi Saggi Teatrali Analitici Napoli 1817 pag. 164 scrive. « Ma lo 
« sciocco D. Onofrio Galeota, qualche volta lepido per suggestione, 
tt non trovando nella nostra musica que* portenti decantati nella loro 
A da' Greci, e credendoli assolutamente falsi, disse, in una delle 
« tante sue stampate insulsaggini, che Orfeo essendo un gran sec- 
« calore in musica, e non volendo lasciar di cantare quando n'era 
« pregato, le persone, che non si fidavano di più soffrirlo , gli li- 
te ravano de* sassi -, dal quale accidente venne poi a dirsi, eh' egli 
« colla sua lira giungeva a muovere i sassi, o 

Ciallanl Ferdinando. Nacque in Chieti a* 2 Dicembre 1728; 
Di anni 8 venne in Napoli con suo fratello Berardo , e furono en- 
trambi affidali neir educazione a Monsignor Celestino Gaiianì, loro 



— 2i6 — 

ZIO, il quale dovendo partire per Roma , fé passare i due suoi ni- 
poti nel Monìstero de* PP. Celestini in S. Pietro a Ma jella , che ia 
quel tempo distinguevasi per gli uomini che vi Borivano in lette- 
ratura; e colà i fratelli Galiani appresero le matematiche e la fi- 
losofìa. Ritornato Monsignor Galiani da Roma, prese in sua cara il 
nipote Ferdinando , il quale studiò la scienza legale da Marcello 
Cusano, fece amicizia col Marchese Rinuccini e Bartolomeo Intieri, 
che furono ì primi ad istillargli nella mente il gusto per le scien- 
ze economiche. Frequentò Y Accademia degli Emuli , ove strinse 
amicìzia con Pasquale Carcani, e vi recitò varie dissertazioni. 

II Marchese Castagnola in ogni anno , nel giorno della Concezione 
tenea un'accademia letteraria dove si radunavano i più dotti di 
que' tempi , e v* interveniva Berardo Galiani ; ma dovendo costui 
nel 1749 portarsi in Ghieti per affari , e conoscendo il merito del 
fratello, gli disse dì fare un* orazione e recitarla in saa vece. Si 
presentò il Galiani -, ma V Avvocato Gian Antonio Sergio , vedendo 
il giovane, e dubitando discreditare T Accademia, glielo impedì, e 
recitò in sua vece un discorso che di già tenea fatto. Soffri ama- 
ramente il Galiani un simil disprezzo; ma subito vendicossì.— -Era 
in uso a quei tempi il far raccolte di poesie in morte di distinti 
personaggi, ed i Soci dell' Accademia del Castagnola vi si distin- 
guevano. Avvenne in quel tempo la morte di Domenico Jannacconc 
carnefìce della Vicaria*, e il Galiani unito al Carcani pensarono di 
schernire quegli accademici , componendo una raccolta di poesie 
che deploravano la perdita del Jannaccone , a nome di que* soci , 
ed imitando talmente lo stile di ciascuno, che il P. Gherardo de An- 
gelis , sotto il cui nome fu messa Y orazione, diceva che Tavrebbe 
presa veramente per sua, se non era più che certo di non averla 
scritta. 

Questo fu il primo scabroso lavoro in questo genere, che è stalo 
ristampato moltissime volte. Il secondo fu quello del Campolongo 
che scrisse il Proteo. * 

Nel 1752 il Galiani ebbe la Badia di S. Caterina a Celano. Nel 
Ubò fu ammesso per socio della Reale Accademia Ercolanese : e 
nel 1759 fu uffìziale della Segreteria di Stato di Casa Reale. Ebbe 
moltissimi incarichi , fece molti viaggi , e fu Segretario d* Amba- 
sciala in Francia. 

Morì il 30 Ottobre 1787 verso le ore 20 italiane. Ha lasciato mol- 
tissime opere- stampate ed inedite. Chi bramasse maggiori schiari- 
menti , può leggere la vita scritta da Luigi Diodati pubblicata nel 
4788, il Marchese Villarosa ne' Ritratti Poetici i82i e i83i, e Giu- 
seppe Caslakli nel suo libro intitolato Delia Beale Accademia Erco- 
lanese, . 



— 217 — 

Ciò che fa al nostro proposito è il libro dato in luce Tanno 1779 
per Vincenzo Mazzola Vocola ^ intitolato Del Dialetto Napolitano , 
nel quale tesse Y istoria del dialetto, dando molti precetti gramma- 
ticali. Questo ìiiito ebbe grandissima ^oga , ed in poco tempo fu- 
' rono esaurite tutte le copie. Nella pre&zione si dice che furono 
quattro amici, ma fu il solo Galtaai che lo fece. Esso è pieno di 
erudizieni, e di patrie nolìKie, ma è troppo virulento contro gli 
scrittori del dialetto , contro • i &esuiti, e contro il Governo Yìcere- 
gnale. 

Il SignoreUi , non sappiamo con qual fondamento, nelle Vicende 
diUa CoUio-a stampate nel 1781 , al Tom. HI pag. 570 , parlando 
dello Gliuommero del Sannazaro in una nota dice: « Citasi dal 
« Sig« Vincenzo Meola reputato autore del Diakito Napoletano. » 
E nel ibjfto di Ferdinando IV stampato nel 1798 , Tom. I pag. 194 
dice : tt Nel medesimo anno ( 1779 ) uscì alla luce il libro del 
« Dialetto Napoletano , che al Galiani si attribuisce interamente. 
« Io lo reputai e lo reputo ancora lavoro del signor Vincenzo 
A Meola, come accennai nelle Vicende delia cultura delle due 5t- 
« eilie. » Locchè trasse in errore gli scrittori dell* Enciclopedia 
Economica^ Torino i861 per cura di Francesco Predari , i quali 
al Tom. Il pag. 142 Articolo Lingua e dialetti^ parlando degli au- 
tori che scrìssero differenti Dialetti Italiani registrarono a Meola 
pel Napolitano ». Noi faremo due brevi osservazioni -^ Prima : il 
libro del Dialetto fu acremente confutato da Michele Sarcone , e 
Luigi Serio ( Vedine i corrispondenti articoli ) , ed essendo que- 
sti sciittori contemporanei del Galiani e del Meola, avrebbero detto 
qualche cosa suir usurpazione di un tal lavjoro \ e Serio poi col 
Yernacchio nel rispondere indirizza il suo discorso A lo si Abbate 
Strunzillo , mentre il Meola non fu mai Abate — Seconda : Lui- 
gi Diodati pubblicò la vita del Galiani nel 1788 -, e dice , che 
questo lavoro è del Galiani ^ ed il Meola che morì nel 1814 , es- 
sendo vivente all' epoca di quella polemica, si sarebbe al certo fatto 
conoscere per V autore di un libro che avea fatto incontro , ed 
avrebbe dato una mentita al Diodati, Ma per onor del vero il Dio- 
dati dice: tt Fu stampato questo libro senza nome di autore. Nella 
« prefazione, benché si dica che furono quattro Accademici, amici 
a della patria a comporlo, fu ciò uno scherzo, perdio fu fatto so- 
« lamente da lui. Alcune notizie soltanto gli furono somministrate 
« dal Cb. D. Gian Vincenzio Meola uomo assai noto alla Repubblica 
tt Letteraria per molte opere date alle stampe ». 

Noi però conchiudiamo col dire : che il SignoreUi rientrato in 
se stesso , e veduto lo sbaglio , detto la prima volta , e sostenuto 
di nuovo; per non incorrere nella taccia di maledico, quando ri- 

28 



— 218 — 
stampò le Yicenae della Culiura nel Ì8i0 al Tom. HI pag. 544 
scrisse : ti come si dice neir opera del Dialetto Napoletano y senza 
citare autore. 

Il Galiani nemico , come lo dicono, delle contese letterarie non 
rispose al Barcone ed al Serio, e neanche alla Rassegna letteraria 
stampata nel 1780 con data (forse finta) di Livorno, la quale oltre 
che si scaglia contro V Autore ed il libro del Diadeito , porta in 
ultimo altresì un' Erraia^Corrige delle parole usate in esso libro , 
tuttoché non sempre con molta ragione corrette : anzi per Io 
contrario ei profittò di certe giuste osservazioni ^ e nell' anno se- 
guente ne intraprese una nuova edizione corretta ed accresciuta , 
non trascurando però sotto lo pseudonimo di D. Onofrio Galeota 
sferzare il Serio, non solo pel Vemaechio^ ma anche per la Nferta 
per U Santo Natale. Di questa seconda edizione del Dialetto^ intra- 
presa dal Galiani , furono pubbli(;^ti solo' sette fogli. Il Porcelli 
avendo nelle mani quella del 1179, la ristampò nel 1789, facendovi 
seguire il Vernacchiò del Serio ( Vedi Serio Luigi), nel voL XXYIII 
ed ultimo della sua collezione , con note de* signori Carlo Mormile, 
P. Gregorio Lavazzuoli Domenicano , e Gaetano Altobelli. L* Avvo- 
cato Antonio Ballarin nel 1827 ( Vedi Ballarin ) la ristampò , ag« 
giungendovi come avca fatto il Porcelli nel 1789, anche il VemaC" 
ckio^ con molte sue annotazioni. 

Avea il Galiani cominciato a fare un dizionario napolitano , ma 
rimase manoscritto, ed il Porcelli nel 1789 Io pubblicò in due vo- 
lumi che sono il XXVI e XXVII della collezione , il qual lavoro 
fu accresciuto di molte "voci dair erudito Francesco Mazzardla Fa- 
rao , e Francesco Azzariti nipote del Galiani. Questo libro è cono^ 
sciuto col nome di Vocabolario Napolitano del Galiani. 

Il Galiani spiritoso nello scrivere, e sempre senza superbia, pub- 
blicava le sue opere senza nome , e alle cose scherzevoli vi appo* 
neva il nome di D. Onofrio Galeota , non per tanto a prima vista 
si riconoscono per sue. 

Non sarà discaro a* lettori citare alcuni opuscoli conosciuti del 
Galiani, come pure qualche altro dagli scrittori non nominato: o 
perchè a loro sfuggito , o perchè non vollero forse denigrare la 
fama dellautore, avendolo essi lodato come nemico delle contese ki' 
terarie ; ntcntre che invece il Galiani era disceso talvolta anche a 
bassezze di personalità. 

Ricorderemo T opuscolo : Componimenti varj per la Morte di A^- 
menico Jannaccone Carnefice della G, C della Vicaria. 

È impossibile dirne le tante edizioni fatte -, diremo solo che il 
più completo è quello stampato in Napoli per cura di Giosuè Pi" 
rozzi nello stabilimento Poligrafo Costcr nel 1842 — e questo eri- 
che è divenuto rarissimo. 



— 919 — 

Nel detto opuscolo frovari la Iradazione in Napoletano dell' Epi- 
Sramtna fiato a nome iM' Autore del Sonetto che incomincia : Quan- 
no scompo de sta senza na maglia^ il quale manca in tutte le edi 
zioBi (Vedi Niccolò Piccinni), e che noi riportiamo: 
ChUlo w, che grolia aggio <f ave mbrogliato 
Sempe na Vicaria^ mbroglid doveva 
Cèrto primmo lo Boja eh' è chiammato 
La justùsia mperxona^ e lo faceva. 
Lo lodo io mo pe non esserle sgrato 
Ca neuollo e mane soje noti me metteva : 
JE^fpure fetenno io d essere acdso 
Avria itvuto pe isso a esse mpiso. 
Tra gli opuscoli conosciuti del Galiani sotto il nome del Galeota 
sono i due seguenti. 

Spaiventosissima descrizione dello spaventoso spavento che ci spa- 
ventò tutti coli eruzione del Vesuvio la sera degli otto di Agosto 
ff79 ma (per grazia di Dio) duròpoco^ diD. Onofria Galeota poeta 
e filosofo air impronto. 

Storia Universale osia innice astrologico ridotto in taccuino dette- 
ruiite assiome di />. OnofHo Galeota tra gli Arcadi il Sonnacchioso. 
Noi aggiungiamo: 

Picciolo componimento responsivo composto da D. Onofrio Galeota 
sotto il titolo di Educazione Medicinale per raffrenare^ e guarire le 
temerarie lingue , Appoggiato alla legge di natura : Quod tibi non 
rù, alteri ne feceris \ Ed al Comun dittarne , che dice ; Quello non 
dece^ sente quello non vuole. Opuscolo in 4.^ di pag. 32 — Stam- 
pato a* 30 giugno 4780 — La prefazione comincia col dire di -voler 
correggere le poche cose lubriche, e di doppio senso che trovansi 
nella Spaventosissima descrizione dello spaventoso ec.^ e poi rispon- 
dere a n tutti quelli critici con quelli Sonetti responsivi , e parti- 
« colarmente rispondere a queir ignorante , che h fatto i Sonetti 
« sporchi, con la risposta delle bestialità, che a fatto, che èlaln- 
« serta di Natale, ( Vedi Serio Luigi ) e D. Onofrio lì deve di rì- 
« spendere con quelli Sonetti ultimi, aciocchè V uomo bestiale , si 
« può imparare come si deve rispondere, u 

Dopo 30 pagine di prosa intramezzata con qualche Arietta, sem- 
pre frizzando il Serio -, seguono nove Sonetti, i quali si dicono tutti 
fatti air impronto, perchè il Serio era improvvisatore. 

Questi sonetti sono pungentissimi , Y ultimo porla il titolo — Ih 
risposta a quello che ha fatto il Vemacchio che non ha legge , né 
cnore^ burla e tradisce il prossimo^ nel quale imita a puntino il fare 
spropositato dal Galeota. E siccome il Serio era un accanito Repub- 
blicano, cosi chiude il Sonetto con la seguente terzina: 



— 920 — 

Se gli pazzi uniii a stuolo follo 

Per loro Capo ti hanno decretato^ 

lo li segno la sentenza di Pilato. 
Ecco un altro libriccino che abbiamo sottecchi, e che è sfuggito 
alla diligenza di coloro che raccoglievano notizie. Questo porta il 
nome di Galeota, ma a primo sguaixlo si vede che non può essere 
di altro che del Galiani. Il Frontespizio è il segueute : Guazzabu- 
glio Filosarmonico osta nUscellaheo verso prosaico sulla probole^ an- 
ti'prohole ed aneddoto forenso di D, Onofrio Galeoia poeta e fiìosofo 
aWimpronto — unus non sufficit — Il tredici e due grana — Fanta- 
sianopoli 22 Luglio HfSS — Si vendono grana dieci prò nunc. Opa- 
scolo in 8.0 di pag. 28. 

Ci siamo accertati in seguito che il detto opuscolo era del Ga- 
liani, giacché nella terza edizione che se ne fece si riunirono ia ud 
sol volume i cinque opuscoli pubblicati su lo stesso soggetto a spese 
dì Salvatore Palermo, il quale nel frontespizio citando tutti gli opu- 
scoli , al Guazzabuglio segnò delt Abate Galiani (i). 

(1) L' occasione di questi scriUi fu una musica sulle lamenUuioai di Gere- 
mia fatta dal Maestro Cordella a richiesta del Dottor Garofalo, il quale volle 
cantarla , essendo non solo ignaro affatlo della musica e dell' arte dei canto , 
ma quel eh* era peggio anche sordo, di sorte che non udiva il suono del cem- 
bolo su cui si stuiiiava tal musica : onde si perdevano in vani sforzi egli ed 
il maestro. Allora fu che V ingegnoso Cordella immoginó V espediente di far- 
gli la lezione sulP organo ; e procuralo un tale istrumento, per quattro mesi 
TÌ studiarono su, a registri aperti, e gridando a piena gola come energume- 
ni, tanto che riuscirono neirintenlo. Contò il Garofalo, nella Settimana Santa 
deir anno 1783 la sua lamentozione , ed intonò cosi bene die parve uno dei 
più insigni tenori. Invaghito di tale successo il Garofalo nell'anno seguente 
S784 volle farvi aggiungere dal Maestro un accompagnamento di viole : il che 
fu eseguito, ed il sordo cantante riscosse applausi maggiori. Ma al pagameolo 
successe l' intoppo, ed il Cordella fu obbligato ricorrere alla Gran Corte , la 
quale rigettò le pretensioni, sul motivo : che essendo le fatiche fatte nel Marzo 
1783, ed il pagamento domandato aM7 Agosto 1784, a tenore della decisione 
delle quoltro ruote, era prescritta la sua azione; considerandolo o come arte- 
fice, a cui dopo un anno, o come locatore df opere, a cai dopo due mesi non 
resti drillo a pretendere mercede, perchè si presume soddisfatta. Avverso que- 
sia decisione si produsse ricorso nel Sacro Consiglio, ed il celebre Mattei ii 
questo caso ne prese le difese, e pubblicò la sua memoria £e — t Maestri di 
Cappella — Son compresi fra gli ariiffiani — Probole — di Saverio Hot- 
tei — A questo segui altro opuscolo detto Aneddoto Forense •— Lettera " 
al Signor — Linguet^^ Traduzione dal Francese^ e fu seguito da una lette- 
ra diretta al signor Mattei Sulla quislione •— se gli Maestri di Cappella — ' 
son compresi fra gli artigiani — Jnli probole — di — C. IL C. Indi 
il Galiani die fuora il Guazzabuglio ; poi vide la luce Ultima vera — p^^ 
gli probolisti — a ricfnesta — per gli antipr abolisti — o sia Spicilegto 
musico — di Michelangelo Griso/ia, ed in ultimo usci un opuscolo del vero 
D. Onofrio Galeota. (Vedi Galeota Onofrio). 



— 241 — 

CUnnniardélla Filippo. Di costui leggiamo un Sonetto stani* 
pato acanti ali* Agnam Zeffonnato di Andrea Perrncci, portante gue- 
st' epigrafe : Be lo muto Reverendo D. Felippo Gammardella, 

Gargano Giuseppe. Nacque in Napoli addì iO Febbrajo 1810 
da modesti genitori. Applicossi nella sua giovinezza allo studio 
delle leggi ; ma poiché V applicazione pratica di questa scienza non 
era punto confacentc alla sua natura riservata e pacifica, se ne sco- 
stò ben per tempo, tutto dedicandosi al santo minìsterio delle let- 
tere, consacrando tutto il suo tempo al più faticoso esercizio , del 
pari che al piCi utile alla patria: quello, cioè, di coltivare Faltrui 
intelligenza , cosi che la più bella parte di sua vita ha di già spesa 
neir insegnare Y antica e la moderna nostra Jjctteratura in tutti 
quei rami che diflerenti e vari la compongono. 

Molte sono le cose da lui pubblicate in verso e in prosa , nella 
latina e nella italiana favella, ma sparse qua e là in diversi perio- 
dici, stampate separatamente a mo' di opuscoletti-, onde sarebbe 
a desiderarsi ch*ei le raccogliesse in un volume, del che certo non 
avrebbe a sofifrlre la sua modestia, poiché se altro pregio non aves- 
sero, hanno quello di mostrare , senza un dubbio al mondo , che 
son frutto di solo amore per lo studio, senza ombra di ambizione. 

Non men solerte cultore è stato del napoletano dialetto , avendo 
dato varie poesie alla luce che noi qui ricorderemo. 

Nel 1857 sul Giornale T Inlerpetre anno I N. 26. La State e lo 
Viemo. Sonetto. 

Nel 1838 sul Si6t7o Anno I N. 9. Pascariello. Sonetto. 

Un Epitalamio stampato nello Stabilimento Tipografico al Vico 
SS. Filippo e Giacomo, intitolato Stroppola de Giuseppe Gargano 
pe lo Matremmonio de D. Luigio Carelli co la Signora D. Elena Pa- 
rascandolo^ Opuscoletto in 8.® di otto pagine, stampato in Napoli 
nel 1862, senza data. 

In un opuscolo in S.° pubblicato nel 1866 pe' tipi di Carlo 
Zomack Per le felicissime Nozze di Gherardo Bega con Amalia de 
Lauzières^ alla pag. 26 trovansi due ottave dirette A lo sposo. 

Abbiamo altresì di lui varie rime inedite, e in pie di questo ar- 
ticolo ne riporteremo qualcuna. 

Ma ciò che poi distingue il nostro Gargano, Socio Onorario della 
Peloritana di Messina, è un libro in 8.» di 144 pag. pe' tipi di Nun- 
zio Pasca 1841, dedicato al Maresciallo di Campo Marchese D.Fran- 
cesco Saverio del Carrello , col titolo Vocabolario Domestico iVa- 
poliiano Italiano , di cui il eh. Francesco Trincherà in quella dotta 
cflemeride, che allora ci pubblicava col nome di Rivista Napolitana 
Anno II. Tomo II scrìveva : « L' utìlilà e la necessità di questo li- 
<( bro ormai è da tutti rinosciuta. E certo il Gargano nel suo la- 



« Yoro ci si mostra peritissimo delle eose di KngQa/coscenzioBoed 
a accurato scrittore, che ha forza bastante d* intellètto e dì pacieD- 
« za , perchè pienamente soddisfiiicesse i desideri del pobblioo. Il 
K suo dizionario contiene un duemila vocaboli napolitani posti per 
« ordine alfabetico , e tutti distinti o spiegati con la equivalente 
« voce italiana. Ed 6 in vero maravigliosa Fesattesza con la quale 
« egli adempie al suo incarico, p 

Noi conchiuderemo dicendo, che il Gargano molti aìtrì materiali ha 
raccolti , nell* intento di migliorare ed ampliare la sua opera, onde 
facciam voti, perchè il tempo e la vita gli bastino a soddisfare IV 
spcttazione de* suoi concittadini, di vedere compiuto e perfezionato 
un lavoro simile , ora più che mai necessario , perchè incompleto 
quello del de Rilis, e difficilissimo a rinvenire il suo. 

Ecco alcune sue poesie inedite , siccome avevamo promesso. 

Rieorrendo i' OoMiastico 

Dell' Abate Lorenzo Fazzlni (I) 

Scherzo Poetico. 

( La Scena è nella Luna ) 

Questa sera^ Signor^ la fnuéa mia 
jy una vecchia ribeca al rauco suono 
Così per gioco un pò" cantar tjorna, 
Se cT ascoltarla le farete il dono / 
E però dalla vostra cortesia , 
Chiedendo prima delF ardir perdono^ 
Modesta di rossor tutta si tinge^ 
Vi riverisce , ed a cantar si accinge, 

(1) Lorenzo Fazzinl nacque io Vieste piccola terra in quel della Capitanala 
at 17 Gennaio 1787 ; fu educato nelP adolescenza nel Seminario di Nnsoo , 
donde poi si trasferi in Napoli nel iS09, e nello stesso anno fu ordinalo sa- 
cerdote. Si perfezionò negli sludi delle scienze esatte sotto la direzione delHl- 
lustre Nicola Fergola, e quindi si é\ò con tutto T affetto al nobilissimo mini- 
stero dell* insegnamento. Il suo studio Ofo egli solo dettava lezioni di Male- 
maliche, Fisica , Logica, Metafisica e Diritto di Natura, era frequentato da 
meglio che 300 giofani, i quali riverenti pendean dalle labbra di quell'uomo 
eh' era per essi maestro, padre e benefattore.. Die molto incremento agli studi 
Buir eleltro-magnelismo , onde il suo gabinetto fu visitalo sposso ed ammi- 
rato da illustri nomini che qui giungeano dalle sponde della Moscowa, dciri- 
Btro> della Senna e del Tamigi : da quegli stessi Italiani eh* aveaa veduto i 
tesori di Volta e di Spallanzani. Lasciò varie opere messe a stampa, cioè Z« 
Geometria Piana e Solida di Euclide illustrate ^ di cui si fecero 3 edizioni ; 
s' Teoremi di Archimede ridotti : i* Aritmetica col metodo eitUetico / f Arit- 
metica col metodo analitico ; • lasciò inediti un corso di 2\^'^oao$aetria , e 



— S23 — 

NeW inaecusa a wi sfiru fornire 
Sono lieti boicheUi^ ^boii prati^ 
Ove vengon sovente a passeggiare 
L ombre de' Sofi e degli aniichi Vaii^ 
E in prosa a in versi soglion» traitare 
Gli argoménti che hr toman più gratin 
Benché quegli aurei detti di freguetUe, 
Come qui in terra nati eondtiudan niente* 

Un giorno in un di fuei lochi romiti , 
Ove le piante- ftan tremula omln-ella , 
Quattro a cinque di questi insieme uniti 
Ragionavasèó in itala favella; 
E vari proponeah saviparlUi 
Contro la terra alla virtù rubeUa^ 
Contro la terra che fra i tristi e i buoni 
Ld a questi Im corno, e a quelli i bei bocconi. 

Inforcando sul naso i grandi occhiali , 
Ih questi accenti prorompea Valletta : 
O Poeti e Filosofi immortali , 
Questa è una jettatura maledetta I 
Ma rimedio non veggo ai vostri mali , 
Cóntro il fascino^ mo, noi» r* ha ricetta /••• 
E qui fé* pausa... indi tossì j sputò^ 
Prese un po' di tabacco^ e ripigliò. 

Colleghi^ fin da che fu monno il monna 
Mai degno premio alla virtù fu datOj 
Che U monno è cieco^ e non comprenne U fanno 
LeUa cosa^ e suol vivere ingannato^ 
Onne ne nasce queir error profondo 
Che il merlo è oppresso e il vizio è premiato ; 
E questo perché ha poca intelligenza^ 
E si lascia ingannar daff apparenza. 

d' Algebra. Ma Tita si bella e gloriola, ebbe troppo brere cono ; e mentre Io 
me icoperte mi magnetismo eraosi g?à di? nlgate in Italia , ed erano giunte 
in Francia ed in Inghilterra y a prese in alta considerazione da Arago e da 
Faraday, nn breve e feroce male lo spense nel di 4 Maggio del 1837 ; cosic- 
cfaè la saa perdita, fn men privata , che pubblica sventura , 6 mise il colmo 
al lutto che stratiava la nostra Partenope in queli* anno per la devastazione 
che qui facea il morbo ùialico. Si ebbe il Fazzini dall* affetto non perituro 
de* suoi concittadini quegli onori funebri, che rare volte i grandi in superbia 
otieogoDo a peso d*oro. 



— 224 — 

Ora se alt ignoranza ed alF errore 
Le sue congiunge Invidp arti nefande^ 
Vano è sperar che sfiigga al suo livore 
Alla sua guerra T uomo onesto e grande ; 
Vano è sperar eìie là si renda onore 
Air alte di Virtude opre ammirande^ 
E però sol quassuso un premio certo 
lo crederò possa aspettarsi il mertò. 

Si disse , e tacque. Oh^ questa sì di' é beltà! 
Soggiunse Casti dal vicino posto : 
jDunque dopo che ha perso le cervella 
Di guai compenso il dotto è corrisposto ? 
Riempirà laggiù le sue, budella 
Del fumo sol cf un lusinghiero arrosto ? 
Se r ha da sostener la sola spene 
V un ideal per lui futuro bene ? 

Vuole ragion che dei sudori suoi 
Effettiva mercè s' abbia ciascuno. 
Perciò crei io che faticammo noi. 
Perciò crei io che faticasse ognuno; 
Che quel tal premio che si gode poi 
Qua sopra, è certo, e non cel toglie alcuno .* 
Onde ci vuole un certo non so che. 
Una presente e solida mercè. 

Conciossia che non vai questa coscienza 
E d' un futuro premio la speranza, 
Quando che per V inopia e V indigenza 
Si sta a tavola poi senza pietanza. 
Colleghi cari, abbiate la pazienza. 
In questo la virtù non ha costanza : 
Cosi pens' io, del resto non m' intrico 
Ne sono uscito, or non m* importa un fico. 

Arruffando le ciglia, e digrignando 
L Astigian che lai detti abborrè e sdegna, 
Oh ! tu, gridò, dove imparasti e quando 
Massima tal vilissima ed indegna ? 
Frena , per Dio, questo parlar nefando 
Non è virtù dov interesse regna /... 
E seguitato avria, ina V interruppe 
Capasso nostro, che così proruppe : 



— 285 — 

AppUa^ appì^ mmàlora^ e che róUi è? 
Lo lì ca fC esce feccia sì o no? 
Tu fate lo spacche e pesa sa pecche ? 
Pecche nasciste CofUe^ ma nce vo ; 
Si fosse ognuno ricco comme a te 
Chi te potria dà tuorto^ ne^ si Co / 
Ma sa che saccio^ ca V AUetterate 
So quase tutte afflitte e sconzolate. 

Pùcca tutto è fortuna a chillo manna 
E tutto stace mmano a cheUa streea^ 
Chi votta ncoppa^ e chi nnabbissa nfimno^ 
Ccd spaparanza t uocchie^ e là pò ceca ; 
Non ne scarta nisciuno^ e taglia ntunno 
Auza^ acascia , arruina e mbroglia e fnbeca ; 
E nfra sto parapiglia T ommo addotto 
Ha da caglia^ pecche ca sta da sotto, 

Ccd non)j,se tratta de voli sceppare 
Carreche^ penziune o as8ignamiente\, 
Menanno ncienzo a chi te le pò dare^ 
( Ca manco già ne cacciarrisse niente): 
Se tratta la matina de magnare^ 
Ca V ommo non se pò ciba de vienle^ 
Onne lassammo stare sti canzune 
Ca ma non songo cchiù de. sti stagiune. 

Ma^ cari amici mìet, sapite addò 
Sta lo busillo e la difficultà? 
Stace che dalia Luna non se pò 
A sti male remmedio porta. 
Conchiudo addonca de fenirla mo , 
E quanno nfra la terra e nuje de ccà 
La strata avrà trovata lo pallone 

' Ripigliwrratnmo sta discìASsione. 

Qui si tacque Capasso^ e al suo pensiero 
Fér plauso quei solenni barbassori. 
Tutti parlaron ben , dissero il vero 
E unanimi darmùr gli umani errori ; 
Il risultato al solito fu zero , 
Che ai mezzi non pensaron gli oratori ; 
E ritornaro ai lor sublimi stalli 
Lieti (T aver parlato da cavalli. 



29 



— 226 — 

Ed or eie san p'artiii , con licenza 
Mi si permetta un* osservazione : 
Se il mondo per il merito e la scienza 
Non facesse talora eccezione , 
Come ad onor delt alta tua st^ienza 
Raccolte qui sarian tante persone? 
Come , Signor^ gli occhi e i pensier qui dentro 
Sarian tutti rivolti ad un sol cetUro F 

Dunque sempre non van le cose storte , 
Non sempre oscura va Filosi^: 
Sorride anco tahr la pazza sorte 
Ai seguaci d* ApoUo e di Sofia s 
Però^ Spirto gentil^ costante e forte 
Segui lunga stagiàn tua nobil via, 
E 'ti piaccia aggradir V omaggio nostro 
Benché in parole e in opera ì inchiostro. 

Pòscia un di fia che là dentro a la luna 
Ove continuo volge un secol d' oro^ 
Tu ancor godrai la prospera fortuna 
D'ornare il crin del meritato alloro; 
E V onAta tua sarà del numero umt 
Di quel che or or parlò splendido coro ; 
Sublime onor /... ma se ascoltar mi vuoi 
Statti quaggiù quanto più a lungo puoi. 

10 Agosto 1829. 

Neoppa a do bello casino 
che D*aiiinieo siyo ; s* uve falle a li Poate Russe 

Stevano T autro juomo pe ste mmure 
Sciure de zélla e ardica campanaro^ 
E mo nce stanno li cchiù belli sciure 
Che porta Flora dinto a la panara ! 
Li pretecaglie addò se ne so ghiute ? 
Da dò sti fontanelle songo asciute ? 

No masto alliscia prete^ e ri autro mpasta 
La caucia f aizd li mmura nove^ 
Chillo lo biecchio mena nterra o guasta^ 
Chisf autro saglie pe ncasà li chiuove * 
Lo Ciardeniero la màC erba scippa^ 
Chianta limone^ e se sfezea na pippa. 

{\)Porai Rosai. Vedi Nota (1) pag, 82. 



~ 227 — 

BeUi iignuri miei^ che senza boria 

Spasaiaie pe ditUo a sii viale^ 

Vorria sapere comme va sta storia^ 

Si lo Cieh ve scansa £ ogne male^ 

h quarche mago^ o qiuirche beUa fata 

Che pe nciarme sta villa ave acconciata ? 
No vecchiariello chino de bontd^ 

Che sapeva parlare a kngua mia, (/) 

Me risponnette : Antico^ giente ccà^ 

Mo chella casa e chesta massmria 

Songo (f Uno che fa campa la gente^ 

Che dà caccosa^ e che non leva niente. 
Perzò lo Cielo che lo benedice 

Addò sta issò T aVbunUanzia spanne; 

Non e è chi lo conosce^ e non le dice : 

Puozze^ Signore mio^ campa cienfanne. 

M* ascette a sti parole da lo core.: 

Pozza campa cienf anne sto Signore ! 

CiarslUo Carlo Francesco. Poco possiamo dire del Gar- 
siilo , non avendo altra fonte ove attingere notizie di lui oltre 
al Catalogo del Minièrì Riccio : laonde diremo che , nelF epo- 
ca della sollevazione di Masaniello fino a che D. Giovanni d* Au- 
stria restituì il popolo air obbedienza di Filippo IV suo pa- 
dre, uscirono alla luce una immensità di prose e poesie, in italia- 
no, ed in dialetto, con nomi, e senza, prò e cordra i ribelli come 
suole sempre avvenire, e siccome vediamo anche al giorno d*oggi. 
11 Garsillo fra i tanti diede in foglio volante un Sonetto intestan- 
dolo Contrtuto tra Sua Autezza Spagnola e Duca d Arco , dedican- 
dolo al Capitano Giuseppe Palomba Tenente Generale di S. A. S. 

Gaspare Pietro. Faremo ridere certamente nel mostrar segnati 
tra tanti nomi di rispetlabili dotti, quelli di taluni che hanno scritto 
poco, delle sciocchezze: ma siccome nostro proposito è di non 
lasciare sfuggire alla nostra osservazione chicchessia , che ab- 
bia scritto il dialetto , cosi crederemmo una colpa il trasandarne 
alcuno. Diremo dunque che Pietro Gaspare nato in Napoli da no- 
bili genitori , ereditava il titolo di Barone di Vìllanova \ padrone 
di sé, si ammogliò, e dopo di avere avuto due figli , rimase vedo- 
vo. A 40 anni s' innammorò di una giovane in su i 28 , a nome 
Concetta ( che abitava a' Ventaglieri ), la quale fecegU perdere lo 
ben detto 'nielletto. 

(1) Si allude a Viacenzo de RUìb. 



~ 228 — 

Questo signore cominciò a scrivere, o megUo a farsi scrivere la 
storia, che diceva, de^suoi grandi e rinomati amori^ e cosi fra* pittori 
di bassa sfera , fra* litografi , ed i tipografi , sperperò tutto il suo 
avere, ma soddisfattissimo, perchè credè di esserà reso immortale. 

Di queste Avfoeviiure amorose fece otto diverse edizioni , sotto 
diversi nomi di autori. Esse non contengono che prose e poesie orri- 
bili, afiiastellate, e piene di ampollosità* tali da fare sganasciare dalle 
risa. Noi citeremo solamente T ottava edisione, la quale è stampata 
nel 1849 dalla Tipografia di Raffoele Trombetta ^ due porta per ti- 
tolo : / grandi e rinomati amori del Barone B. Pietro Gaspare e 
D.* Concetta de Ventaglieri scritti da vari autori , ottava edizione 
da Andrea Cascia — Storia vera; con una stampa litografica che 
rappresenta il ritratto di D. Pietro e D.^ Cioncetta. Alla pag. 83 
leggesi una canzona in dialetto, la quale è a livello di quelle che 
si pretendono popolari. L* ortografia è tradita, come al solito è tra> 
dita dalla maggior parte degli attuali scribaccbiatori di queste se- 
dicenti poesie popolari. 

Gazzette. Vedi Giornali. 

Genolno Giallo. Nato in Fratta Maggiore il 13 Maggio 1775, 
figlio di Carlo e Maria Tramontano, venne educato ed istruito sotto 
la guida di Domenico Niglio. Nel 1793 venne in Napoli a com- 
piere gli studi scientifici, e nel 1797 da Re Ferdinando IV di Bor- 
bone fu nominato Cappellano del Reggimento Fanteria Principe, in- 
carico che sostenne fino al 1806 , quando venne impiegato nelle 
Reali Segreterie di Stato ; indi passò ad UflSziale di carico nel 
Supremo Consiglio di Cancelleria. Per la sua felice vena poe- 
tica, e per V amenità del suo carattere, fu distinto fra 1 letterati, e 
ricercato da*' magnati della Capitale. In mezzo a siOatte occupazioni 
non lasciò il Genoino di secondare il suo squisito gusto per la poe- 
sia e per la musica. Ritiratosi dalla carica afiidatagli , si occupò 
intieramente della pubblica educazione : e perchè instancabile stu- 
dioso delle opere de' sommi italiani , si formò quello stile facile , 
elegante ed ameno che tanto gli ha fatto onore : la sola Etica 
Drammatica^ tradotta in varie lingue , basta per mille elogi. 

Fu ammesso per socio in varie accademie ^ meritò gli encomi 
del Sismondi ^ e fu collocato nel Panthéon pubblicato a Parigi, dà 
grandi scrittori de" tempi moderni. Il Ministro Nicola Santangelo gli 
conferì V ufUcio di Bibliotecario nel Ministero e Real Segreteria di 
Stato dell' Interno. 

Questo letterato protettore della gioventù, consigliere degli ami- 
ci, amico e fratello de' poveri , cessò di vivere il giorno 8 Apri- 
le 1856. 

Noi non ricorderemo il Genoino come 1' autore de' Campi Fk- 



— 249 — 

jm, dell' Rica Drammatica , uè come V èmulo del Goldoni -, ma 
teDsl come il seguace del Capasso , enumerando le opere scrìlte 
nel patrio dialetto. 

Nel 1834 pubblicò la prima Nfaia^ libriccino in 12. di 59 pag. 
con prose e poesìe di vari scrittori, la quale piacque tanto, che se 
ne fecero due edizioni. 

Queste due edizioni si distinguono per un* aggiunzione cbe porta 
la seconda sul fhmtespizio , ed è : Sec&nna s/bmaia ; e per uno 
sbaglio di numerazione che osservasi nella prima , nella quale la 
pag. 36, ultima del 3.o foglietto, è sieguita dalla pag. 49, prima del 
4.0 ; e cosi prosegue con un eccesso di t6 sul vero numero delle 
pagine -, sicché confrontando i due esemplari si trova che uno è di 
pag. 59, oltre 13 segnate in cifre romane, e Taltro di 71, sebbene 
in effetti non sieno che anche 59 pagine, precedute dalle stesse i2 
ordinate con numeri romani. 

Ne pubblicò un* altra nel 4835 di pag. 144 , pure di vari scrit-^ 
tori , ed un' altra nel 1837 tutta sua. Queste tre strenne o NftrU- 
furono stampate pe* tipi della Società Filomatica. 

Nel 1839 diede fuora una commedia tutta in dialetto, ìatiiolan- 
dola La Nferta 'n eommeddia^ dalla Stamperìa del Fibreno 1838 in 
8.^ di 120 pag. Per gli stessi tipi del Fibreno nel 1842 diede un^al- 
tra Nfarta col. titolo Robbt vecckte novegne e nave de trinca — Nferta 
fé lo Capodanno 4843 — - in 8.<> di pag. 127. Questa Nferta è com- 
posta di poesie pubblicate in vari fogli, e d'altre inedite. Nel 1847 
per gli stessi tipi del Fibreno diede alla luce una Nferta contra-^ 
iknqM pe la Pasca de sV anno i8i7 de Giìdio Genoino — RobbeveC" 
chie , nove , e nove de trinca — Secunno tomo in 8.<' di pag. 120 : 
forse detta Secunno Tomo per far seguito air altr& con lo stesso 
titolo deir anno 1843. 

Abbiamo un opuscoletto in 12 di 18 pag. che contiene 76 sestine* 
Esso s'intitola Lo viaggio a Palermo ncoppa a lo Nettuno da Giulio 
Genoino-- Estratto dalf Occhio jY.^ 3. i.^ Ottobre i8iò Palermo,^ 
Stamperia e ligatoria di Francesco Ruffino via Cintorinari N.^ iOO-iSiS. 

Abbiamo un altro opuscolo in 8.^ senza data con questo titolo : 
A lo Sì D. Filippo Girelli^ pe lo bello juomo de lo nomme sujo, sto 
presiento da parte e ntenzione de li stampaiure da isso appatentate^ 
e ppe na promessa fattale da Giulio Genoino. È un sol foglio senza 
numerazione , e contiene 46 sestine, descriventi un viaggio fatto 
per la slrata nova de fierro de Caserta^ precedute da una lettera di 
dedica al Girelli data al 14 Maggio 1844. Tale opuscolo trovasi ri- 
prodotto letteralmente nel Poliorama Pittoresco Anno Vili. N.^' 43. 

Nel 1848 pubblicò in foglio volante un grazioso dialogo in pro- 
sa, fra lui ed il suo servitore Ncoppa a la Cristituzione. 



— 330 — 

Abbiamo ancora un dialogo in foglio volante. 

E r ultima Nferta è del 1656 col seguente titolo — Nfarta t 
strenna per V amo i836 di Giulio Genoino : Napoli SiabUimenlo 
Tipografico di G. Gioja ^8SS— Essa è in 8.° di pag. 172 , ed è 
divìsa in poesie napolitano e toscane , le napolitano giungono Odo 
alla pag. 84. 

Infine non v* ha stampa periodica , non v* ha strenna , o libro 
di raccolte di poesie, che non sia stato arricchito di qualche cosa 
in dialetto dal Genoino. Ci si assicura che abbia lasciato varie cose 
inedite. 

Ci auguriamo che gli anùniratori, ed i seguaci del Genoino rac- 
cogliessero tutte queste belle poesie edite ed inedite *, e formandone 
un volume , intesseranno un' altra fronda alla corona de' poeti Na- 
politani. 

Felicissimo ed immaginoso dipintore fu il Genoino delle bellezze 
del suo paese ; ricco di non comune fantasia nel descrivere e ve- 
stire di forme poetiche le passioni e le usante , già per sé stesse 
tanto poetiche , del nostro popolo ^ perfettissimo conoscitore della 
lingua , e ciò che più monta purgatissimo scrittore in fatto dimo- 
rale ^ onde i suoi versi suonano bene anche nelle orecchie più ca- 
ste. E questo vogliamo rammentare ancora una volta agli etemi 
detrattori delle cose nostre ^ a* quali raccomandiamo di leggere gli 
scritti di Giulio Genoino , e non fermarsi a quei poeti che hanno 
scritto in tempi, in che il gusto era sozzo e corrotto in ogni parte*, 
e cosi vedranno che in tutt' i paesi e in tutt' i linguaggi si può 
parlare da libertino e da uomo onesto. Che si direbbe a quel paz- 
zo , che si facesse a giudicare la italiana favella degna del trivio 
e delle bagasce , sol perchè in essa hanno scritto un Marini , un 
Casti, un Pananti e tanti altri che hanno del pari dissipato Y in- 
gegno nelle sozzure e nel fango ? >— In tutte le opere del Genoino 
non ti vien fatto d* imbatterti in una sola espressione , che dia il 
più lieve fetore di quel lezzo di licenza , di che oggi ci troviamo 
sventuratamente , e non per opera nostra , imbrattati da capo a 
piede. Ed a conferma di quanto diciamo, ci piace riportare un'ot- 
tava inedita del nostro napolitano poeta, la quale perchè gli era riu- 
scita non casligatissima come tutte le altre sue cose, fu da lui con- 
dannata air obblio. La scrisse egli nella occasione che Vincenzo 
Torelli, nel pubblicare 1* annuale sua Strenna La Sirena , un anno 
rifiutò una poesia che il Genoino gli aveva inviata: perciocché pas- 
sando in rassegna le varie composizioni , trovatala scritta in dia- 
letto, la tolse via come mappina ( cencio di niun conto ), non cre- 
dendola degna di occupare un posto nel suo libro \ e siccome non 
fece pervenire il solilo esemplare della Strenna in dono al nostro 



^ 331 — 

Autore , yuiA per dunenticanza , vuoi per ischerzo : cosi il Genoi- 
w , credendolo fatto a bella posta , per non avere egli pagato il 
censo , dando un altro componimento , col suo naturale giulivo e 
festevole indirizzò al Torelli questa Ottava : ~ 

Se passa la revista , e ssò mmappine 
LV adduoite che non pagano lo denxo s 
Ma chille che nn' ahbadano a ceanine 
Se sarchiano ff nidore de lo neienxo. 
Pe ffare sti jodizie accessi fine 
Nce vò la capo de lo 5t Ticienzo : 
Né ppuò dire cV é ccapo de èoeozxa, 
Ca chella capo lo fa ghì "nearrozza. 

Ben a ragione adunque le opere del Genoinò sono divenute tanto 
note , ed egli del pari ha meritato giustamente la stima , il ri- 
spetto e r ammirazione di quanti conobbero lui o anche gli scritti 
suoi soltanto. Ciosicchè noi a meglio perpetuare il suo elogio , ci 
vogliamo avvalere di un brano del bellissimo epicedio che per lui 
scrisse il poeta Niccola Sole ne* suoi Canii^ Napoli^ peHipi dei Cao. 
GaeU Nobile i858 *, imperciocché nella dolce armonia de* versi, me- 
glio rìsuonano i pregi e le grazie del cigno Partenopeo. Ecco il 
Sole che scrìve di lui : -* 

Ei del Sebezio popolo 
Raggentilia la gaia 
Lingua sonante e fervida 
Di eterna gioventù. 

La sollevò dal trivio 
Ai portici di Chiaia i 
Né le turbò le grazie 
De la natia virtùm 
Così più tersa e nitida 
Senza mutar natura 
Dal pugno de T artefice 
Viene la gemma al Sol : 

L onda^ che, pria fu torbida , 
Cosi lucente e pura 
Par salienti alveoli 
Rora di perle U suoU 
Ei de la plebe assiduo 
IndagaJtor prudente^ 
Le più vezzose imagini 
Coni ape ne involò : 



— 238 — ' 

La carezzò , feèk»ek , 
La consolò , dolente^ 
Rispose a le sue lagrime^ 
Le gioie sue cantò. 
Le rose de' Camaldoli^ 
Gli aranci di Sorrento , 
Gf incendi del Tesumo^ 
Dì Mbrgeliina i fior, 

Olezzano , sfaoiUano 
Nel popolar coneentOy 
Che in onda limpidissima 
Gli prorompea dal cor. 
Gaie.fanciìMe ed agili 
Danzanti in bianca vesta^ 
Tripùdianti musiche 
Jn campereccio ostely 

Cene su T onde , fermai 
Carri volanti a festa 
Lieti viaggi ad eremi 
* Sotto lontano del, 

E quanti sogni nuotano 
Pel mare^de r amore^ 
Sdegni^ repulse^ e tenere 
Paci^ e repulse ancor, 

E in quante forme proteo 
Suol trasmutarsi il core, 
E i cantici del giubUo , 
E i treni del dolor, 
Tutto ei vestì «T armonica 
Luce su r arpa umile, 
Onde si dolci a Napoli 
Solean gli accordi uscir. 

Fé' V epigramma ingenuo, 
Fé r ironia gentile , 
Seppe garrir senz' odio, 
Senza velen ferir. 
Ma ciò che è un vero capolavoro , è un Gq^itolo che scrisse in 
occasione del MagniGco Orologio eseguito a spese della Città di Na- 
poli sopra air Emiciclo esistente nel cosi detto Largo del Merca- 
téllo , (1) il quale presentemente soddisfa -, ma la prima volta che 

(1) E detto largo del Mercatello, pel piccolo mercato die vi n tenera ogni 
mercoledì dì biade e di legumi. Ebbe priaciplo P abbcllimeoto di questo silo 



fa mésad in opcMj ( come ^mle sempre a^^cadefe neìle grandi cose, 

quando Ui Còfié nei iift penBavà d'innalzare una statua equestre a Carlo III 
di iUthùùé ; pèi^ hèì Ì7S9 iìtóotae èra Tenuto da Roma lo scultore Giuseppe 
Canart per restaurai^ le stAfne' scóterté ii^ Ercolane, e per andare in ceròa di 
liariiif pel palaner d? OdÉerta i eeei se tn diede V hicarico al Ganetrt^ il quale 
iète M dise^iM» di statua equestre, e questa prirgeHò di situare siil potfte della* 
Btfutaakmè éi Salute^ e?e anodica al premènte tedesi un ^ande emioiolo, ehe 
fv firtto a ^cità scopd. Iodi rimasta in dimentiOBom nn tal progetto , hi CHtA 
per gratitudine s' offerse farlo a sue spese; ed a? «hmè il regio assenso ehiese 
al Re b sòelta dell' arfnta da eseguire la statua 9 ed il Re per non far toHo 
id aievDO ^ ordina che sr fosse fatta per concorso \ e cosi si fiderà i disegni 
di Giuseppe Saannsfriino e di Francesco Qneirolì^ Genoresr^ di Francesco Pagane 
e di Franèeséo Celebrano, Napdrtanr, ef dì Corn'acclrìni regnicolo; ma fu deciso 
per Queirotif e né fti cóirreinAa il prezzo per 1560 duo. Dopo breve tempo morir il 
Qaeirol^y e Ke/pera riiAiase di nnOTa aldmodonata. In ^guito^ il Corpo della Città 
■ rÌTolsè a Luigi Vavvitellr^ 71 quale scelse if presente sitò, fò^meindovi un eini* 
cielo eov àn magnrfioo afco ttX mezzo, adorno di oolòtfne è con magnifico piedi^ 
stsUo, 9é\ qaale dorea collocars? la statua equestre^ dir fu commessa allo scul* 
tore Tommaso Solari* Genorese ; ed il luogo fu detto Fòro Carolilw. Ma air- 
ehe questa volta rimase «ospeso per la soprarfenula penuria del grano , co- 
nrÉciata nel mese di Dicembre 1763 e soprammodo ampliata e durata sino 
al mese di Loglio 1764, a cavsa de' monopolisti ed Incettatori de' grani, e del- 
la malignità o poca accortezza di chi reggeva f destini di questa poterà e 
STCoturata Partenope ( Vedi Anonimo pag. 7 ) : laonde in no manoscritto 
contemporaneo leggiamo eh' eran e ridotti i poTcri della Città a cibarsi di 
e soli lupini, e sciuscelli^ il prezzo di cui era fuor di credere stravaganle , e 
e Terso 1' ultimo non se ne trovaTano, ed i meschinelli terrazzani, di radiche 
e e di erbe si cibatane, i E questa piazza fb teatro di luttuose scene 1 fra 
le quali oltre alle molte descritte, ne abbiamo mirato nna in un dipinto eseguito 
da Giacinto Diana testimone oculare ( che ora non sapptemo in quali mani si 
trovi), 0T*era rappresentata la moltitudine corsa per la dispensa del pane, teden- 
dovili le donne del popolo , co'faneinUi estenuali fra le braccia, i monelli e t 
▼occhi laceri ed affamati, che si facevano strada straziandosi le membra, agg1o« 
raerandosi tra loro , e lacerandosi le testi ; onde per off lare a tal disordino 

i soldati a eavaihf 9 ioh intenti , 

J farU tUsantar^ strano ne farnio^ 

E del eanffué fedel eenza pietade 

Fan empiamente roMeéggiar le strade. 
guai pietade , il rimirar chi langue 

Col denaro alla numoj e ùffH occhi il pianio y 

Cader sommerso nel suo proprio sangue .- 

E col desto del pan nutrir fraitanlù/ 

Chi soffogato in pie restar'* esangue 

Chi sotto i calci de* cavalli infranto^ 

E guai* urtati fieramente e oppressi^ 

V dime spirar sovra 1 cancelli istessi, (t) 

(1) ( Partenope a' piò del Re CettoIiGO ms. contemporaneo inedito )# 

30 



— 454 — 

e nuove per se stesse ) non riuscì tanto felicemente ; oiide il Gè- 
noino, sebbene amico di tutti, pure per ischerzo scrìsse questo Ca- 
pitolo \ al quale il Cavaliere Gabriele Quatlromani amichevolmente 
scherzando rispose. ( Vedi Quattromani Gabriele ). 

Perrenuta a Carlo in Jtpagna la triste novella della totale mancaiiia del 
pane ^ non trascurò quel Monarca d* inviare molticaimi baslimesti candii di 
grano ^ e da coli fece scrìvere al Ministro Tanuoci e che a conto suo oom* 
e perasse tutto quel grano eh' era necessario per non far perire di Cune IV 
e mate suo popolo Napoletano, s 

Luigi Galanti nel 1829 stampava la Guida di Napoli e eon/or»t, e nel pa^ 
lare del quartiere Avvocata dice: « Nel descriverlo partiremo dalla /ttozsa del 
e Mercatello , detta ancora largo dello Spirito Santo , e Foro Carolino, È 
e dessa decorata da un emiciclo, che fu elevato nel 1757 dalla Città di Na- 
c poli in onore di Carlo Borbone con disegno di Luigi Vanvitelli. L* opera è 
i coronata da una balaustrata di marmo con ventisei statue j che rappresen- 
€ tano le virtù del Monarca. Nel messo deiredifizio era il piedistallo , che 
€ doveva sostenere la statua equestre del re Carlo. Noi avremmo dovuto ar- 
e restarci a' piedi di questa statua, che la pubblica riconoscenza avrebbe eie- 
€ vaia nel centro della capitale : noi avremmo dovuto vedervi espressi i be- 
c nefizi di un Re, che riscattò questo paese dalla soa lunga servitù , e dalla 
e miseria ; noi avremmo dovuto qui venerar la sua memoria... ma tale statua 
e invano si é attesa per tanti anni, e, ciò che è poco onorevole per la Cilli 
t di Napoli, niuna speranza ne rimane di vederla. > 

Nel 1843 i Gesuiti ne tolsero il piedistallo^ e vi aprirono per loro comodo 
la porta che al presente si vede. 

Nel 1859 lo scultore Salvatore frdi , tocco dalle parole del Galanti , ideò 
ed esegui un bozzetto in marmo ed in bronzo per piantarsi in questo largo. 
É un gran basamento con qualtror piedistalli che sporgono diametralmente, su ì 
quali poggiano quattro gruppi , cioè la Pack l'ÀBBonDAiiZA le Ann e le Sassi- 
ZB ; in mezzo di essi si eleva altro basamento con cornice dorica con triglifi, 
adornato da quattro bassorilievi, rappresentanti fentrcUa di Carh HI in Na- 
poli il to Maggio 1^34 > la Battaglia di Felletri , con la quale assicurò le 
sorti del Regno ; la partenza di Carlo da Napoli , lasciando a regnare sul 
trono di Napoli il suo terzogenito Ferdinando ; ed in ultimo iV Genio Parte' 
nopeoy che volto alla Storia Vinvùa a registrare ne* tuoi volumi % giorni della 
Filtoria e gli anni del Regno di Carlo, Sul detto basamento sorgono poi due 
statue rappresentanti la Pietà e la Giustizia ( virtù principali che regnavano 
nel cuore Ji quel Re }, le quali fiancheggiano un piedistallo sul quale s'in- 
nalza la statua equestre di Carlo. 

Questo gran monumento si era cominciato a lavorare, ma rimase anch'esso 
interrotto^ per gli avvenuti cangiamenti politicr del 18()0. 

La CiltÀ di Napoli mancava di un orologio notturno , il Consiglio Edilizio 
pensò a pome uno nel Foro Carolino, appunto sul nicchione centrale di qaella 
pregevole decoraÌEÌone arcbileltonica. L* Architetto Municipale Gaetano Geno- 
vese, cui fu commesso il lavoro presentò un disegno di questa sovraimposi- 
zione , e veramente sulla carta moslravasi , se non bello , almeno regolare e 
consono aH'Kdifizio principale. Approvato dal Coasiglìo fa posto ad esecutio* 



— 235 — 

Benché questo Capitolo sia stampalo ( monco però ) nel N.° 
28 del Palasizo di Cristallo^ e neirultima Strenna del Genoìno, pure 
crediamo far cosa grata ristampandolo qui appresso, ed annotandolo. 

Lamiento de lo Rilorgio de lo Hercatlello 
a ehi (eie voee neapUolo (I) 

Ha dento canne de raggiane^ amice^ 

Si lo rilorgio de lo Mercatielto 

Co chi lo guarda s* allamenta e dice: 
lo che aveva da nasce accossì bello 

Pe mmette sta Cita cchiù nguamascione 

Co 89onà n/i lo Ninno a ssosamieUo ; (2) 
So OidìUo ncMazza eomnC a no eafone 

CK oje comparesce ncMcchera^ e dimane 

S* arrepezza e revota lo jeppone. 
Loje tejelle aggio avuto pe ccampane (3) 

CKe ssonano^ dirrisse^ into a la stoppa 

Ntinne che fanno sperete li cane. 

ne; ma senza ricercarne la cagione ^ dobbiam dire cbe l'opera non riuscì 
quale nel disegno si mostrava, e venne scoperta al pubblico il primo Aprile 
1858. Ma siccome V orologio non fa più fortunato della fabbrica, cosi non riu- 
scì di piena ioddisfaiionei il che diede occasione al Genoino di fare lo scherzo 
riportato ; ma in seguilo fu migliorato in lutto , essendosi fatto fabbricare un 
gran quadrante di cristallo al Prussiano Watter , e così ricomparve al pub- 
bb'co; se non che il caldo de* molli e forti lumi, o le stesse alterazioni di tem- 
peratura neir atmosfera , fecero crepare il quadrante. Dopo ciò , rimase di bel 
nuovo abbandonato, insino a che negli avvenimenti del 1860, fu rubata a pezzi 
a pezzi tutta la macchina, eccetto le sole campane, da coloro che presero al- 
loggio nel vuoto Collegio de* Gesuiti. In seguito fu rifatto dal meccanico A. 
Bernard , quello stesso che costruì 1* orologio di Castel Capuano ^ e cosi ve- 
desi al presente. 

non sari discaro il dire, che questo largo sarà tra breve adornato da un 
magnifico monumento che s* innalzerà alla memoria di Dante, fatto a spese di 
nna Società privata , quale monumento , col disegno delP Architetto Gherardo 
Bega , si sta eseguendo in marmo da'conosciuti Professori Tito Angelini , e 
Tommaso Solari. 

(1) Si eran fatti a queir epoca tanti abbellimenti in questa nostra Città, 
che a ragione coloro che vi mancavano da 20 anni avanti , quasi non più la 
riconoscessero. 

(2) Il pensiero era di far sonare de* pezzi di musica , prima che sonassero 
le ore: onde sonare lo IVtnnOy cioè sonare fJnno, 

(3) Le prime Campane che furono fuse a Pietrarsa non dettero un bel suo- 
no, ciò che fece dire allo stesso Genoino, Uelie (padelle); ma altre se ne man- 
darono a fondere in Firenze , le quali più fortunate , però noB ntollo , della 
prime, sono quelle che ora vi stanno. 



— 256 ^ 

in* aHummo èoito^ e mm $(t pe40 nc^yyis, 

Jlf ' alh^mmo nfoppa e fum n ved$ éoito^ (/) 

Comm' a chi sbagli» sempe quanno toppa. 
Tengo nfrofUe no truocehio (j^) a papiglioUo 

Pe ssarvà le Uueeme^ e me scasato ! 

Quanno ncapo nme scioscm qua' bintMo ! (3) 
Resto a lo scuro eomni a no cecato^ 

E ssento co ste rrecchie qua' ndiscreto 

Che me manna a ffà essere squartato. 
E ccomme ? pe la straia de Tokio 

Che primma n* apprezzate quatto calìe 

Tanto sffxrzo da nante e dda dereto ? (4) 
Lo grasso Ila cK allommeneja le ppalle (S) 

De la strata te fa na galleria^ 

Addò potrisse dà feste d* abbaile ; 
E da eeà marciappiede ^ncompagnia 

De colonnieUe quanf a ccapoctwllq 

Che da carrozze scansano la via s 
Nò cchiù ccanale che te cade nctwllo , 

Nò llave che s' agliottono la strata^ 

E li piede te mettono a nnammuollo, 
E dde me schitto ir arte s' i scordata ? 

Pe mme schitto vrtogna e betuperio ? 

Manco si fosse de la Nunziata, 
Non c\è cchiù caretà pe If ommo serio 

CV ave a lo Monte lo rilorgio mpigno^ (6) 

O de chi d accattarlo ha deseddtrio. 
E ssi tengono a me co lo designo 

De sape tt ora... chiagnono le spese^ 

Ca spisso manca F uoglio a lo lucigno. 

(1) Prima di pensare «l gran Quadrante Irasparente con illuminarlo all' in- 
terno , il lume fu mosso esternamente alla parte inreriore del quadrante , na 
non si Vedevano i numeri superiori ; cosi il Genovese immaginò una graa fa- 
scia decorala e messa in cima del quadrante, m& lontana da esso in modo die 
i lumi mandassero la luce sugi* indicatori. 

(2) La Sopraccitata fascia il Genoino la chiama truocehio ( cercine ). 

(3) BintoUo : intendi venticello^ non ventotto • 

(4) La strada di Toledo che nel 1831 fu ridotta a maggior luao e ooae- 
dità| incanalaivio le qcque de* palagi, e toglieudo quelle terribili grondaje, ed 
a domandola di graziosi candelabri illuminati a gaz. 

(5) Invece delle lanterne cbe ora si vedono, erano state messe su i ean^- 
labri delle grandi palle di cristallo. 

(6) Il Banco detto Monte della Pietà ^ in dove si portano gli oggetti is 
pegno. 



~ 857 — "^ 

Signò^ no cchii -, perdonarne l( offese 
Che faggio pUe^ e nme$teee (e tmnano^ 
O movenno h core a Genovese^ 
O tomanno la vista a QuMow^mo. (i) 
Genolno ( de* Conti ) Franoesco. Nel Poliorama Pittoresco 
N.o 12 , 28 Ottobre iS4? si I^ggOQp ^tt^ntacìaque Quartine , col 
titolo Air Appassionaf0 fis Troj§ , $te qikartaroU de riepeto affretti- 
ro, de T AvwcatQ de Qmli Gtiif^iw. Egli fa fratallo del precedente, 
ed ebbe la culla ii| Fratta Maggiore pel i77S , e adolescente fu 
portato in Napoli , » qiii pericorse ti|U' i suoi studi. Fu sempre 
umile, e scnz.a oqal^Ka di vuoila*, e sebl^ene uno de* suoi antenati, 
nel di li Aprile 4629 fu eletta Copsigliere 4i Stato da Ferdinan- 
do II Imperatore d* AH^^fì^ 9 ìi^di dichiarato Qont^ Palatino, e No- 
bile del Sacro Rombilo I^)p^^io egli le tuUi ì suoi discendenti oe- 
tema successione^ piire il ppstro Gi^poino Dm curante dello splen- 
dore della sua orjgioe, pensò solo a forQirsi a dovizia delle cogni- 
zioni del Dritto Civile e Ciiponipo , ed esercitò con successo , zelo 
ed onestà la profe^sioi^e (li avvpjsato , x^n per bisogno , ma sem- 
plicemente per ancora ed occup^zjofie. 

Possessore di un* erudizione non comune , fu cultore di latine 
ed italiane lettere, le quali adoprava con purità ed eleganza di stile. 
Nella sua gioventù diede per le stampe un saggio di poesie italiane. 
Die pure alle stampe un elegante elogio funebre in idioma lati- 
no , per onorare la memoria dell* estinta Regina Maria Cristina di 
Savoja. Ha lasciato molti scritti inediti, tra* quali una storia di Na- 
poli in forma di dialogo , ove descrivendo le glorie e le sventure 
del proprio paese , vi ha intermezzato con isquisito gusto de* per- 
sonaggi che parlano il dialetto. 

Quest* uomo pjeno di carità verso i poveri , e sempre memore 
de' suoi doveri finiva in Napoli i suoi giorni nella notte del 14 
Gennajo 1844. Neil* Anno I delibi Commemorazione di persone Rag- 
guardevoli mancate aUe Due Sicilie dot 3 Novembre Ì8i3 al 2 No- 
vembre i844 per C. de Sterlich^ alla pag. 54 (1844) si legge : « Mo- 
riva il Conte Francesco Genuino felice imitatore delle poesie del 
nostro Capasso. d 

La sopraccitata poesia inserita nel Poliorama è la sola che cono- 
sciamo stampata *, ma avendone ricevute altre manoscritte dalla 
gentilezza del Marchese Cavaselice , genero del Genoino e posses- 
sore degli scritti di lui , ne diamo un Saggio ne* due seguenti So- 
netti. 

(i) Il Gay. Gabriele QaaUromanì^ Segretario del Gooslglìo Edilizio, il quale 
disgrazia lamento era già diveoulo cieco* 



— 238 — 
A N' A M M I G (1) 

SoHetto. 

Se io avesse a mmaìappena nmagenaii^ 
Che pe fé dà vaUisemo a no figlio , 
Bopp" avi fatf a ghk e òeni no miglio , 
T%Uto sto tiempo nne sarria passato s 

r mmece de figlia , Pippo aggarbato , 
O fatto avria quii ttuocco a lo Cernglio , 
O qua' trottata nfì a lo MonesigKo , 
E mme sarria aceossì meglio spassato. 

È bero cK iss' è figlio de Preibaglia , 
£ primmo songo ntise li Pòtiente , 
Che teneno a le mmano la tenaglia •* 

Sacce mperò che tutte li pexziente , 
Mmocca na lengua teneno che tagUa , 
E non rispetta anrnice né pariente. 

LOGREZIA ROMMANA 

Sonetto. 

A chi sta nnorchia vote dà a rrentennere , 
Ps bontà de Logrezia la morale « 
No Lonnicola de lo Carnevale , 
Non la patria accossì liscia scennere. 

lo ccà non mormorejo pe te faffennere , 
JMa vale eucuzzielle senza sale , 
Mmoccarce pe nce fa spila a ccanale , 
Non se ne va lo Storeco a ffà mpennere ! 

Pe llaudà Collatino la mogliera , 
Già Sesto Uà pe Uà se nn annammora , 
E a Rromma de foracchio va la sera ? 

Dormevano t ancille , ed a chelV ora 
Stev* aperta ? concierto addonca he era : 
contameUa meglio ^ o va a mnuUora ! 

(1) Pare cbe il presente Sonetto fosse stato indirlzsato a Filippo Girelli « 
per la ritardata inserzione di qualche componimento in dialetto in alcone Jei 
periodici che da costai si pubblicafano. 



CSemlvefle CSaetonò. Nel giornale La Rondinella Anno I N.^ "78, 
i2 Dicembre 1855 , leggiamo an Sonetto estemporaneo a rime ob- 
bligate , intitolato A CheUa Sbriffia , firmato: Gaetano Genovese. Il 
sonetto è compatibile come estemporaneo , ma manca di purità di 
linguaggio, e di corretta ortografia. Ci è riuscita vana ogni ricérca: il 
Direttore del giornale ci disse, essere un sonetto pervenutogli per let- 
tera. Chi è dunque questo Gaetano Genovese? Resta ancora a sapersi. 

Gianni lilcola. Di questo scrittore nato in Napoli , non co- 
nosciamo altro, se non che nel i7iO per la stamperia di Luigi Mu- 
zio, pubblicò una Commedia, in i2 di pag. 99, intitolata VAllog- 
giamtfUare de lo Dottore Nicola Gianni^ per rappresentarsi al Tea- 
tro de* Fiorentini con musica di Benedetto Riccio -, e la dedicò 
a D/ Giovanna Pignatello d* Aragona Pymentel y Cortes , ec: 

Questa Commedia è in tre atti, ed è bellissima. Il De Ritis cita 
L amore reearciuto. 

Gianni Errico >— Vedi Colucci Rafiaele. 

Giannino Aniello — Avanti ali* Agnano Zeffonnalo di Andrei^ 
Ferrucci si legge un bel Sonetto con la coda , diretto ad Andrea 
Ferrucci. Noi abbiamo tra le mani un Manoscritto col titolo Lo Se- 
eunno viaggio de Pietro de la VMe overo la famosa ciuccejata de 
noce Cavaliere Arrante da Napole nfi a Somma d" AnieUo Giannino 
Accademeco Pecduso fatta nel 1696. Sul principio vi sono segnati i 
nomi de* nove soggetti che intrapresero il viaggio. La Poesia è un 
Discorso nfira Uose ( Tommaso ) e Aniwmo^ in 29 strofette di va- 
rio metro, precedute da un* ottava che serve d* argomento. Poesia 
bellissima, scritta in buon dialetto. 

Glaramlcca Paolo. Abbiamo tra le mani un opuscoletto in 
8.* di 8 pagine, pubblicato nel 1820 col titolo La Seconna Parlata 
di Mosto Nnicola lo Scorporo^ che stace dinto a lo vico de li Riece 
— A li Deputate^ e stampato dal B... C. ff... Jf... Pasca: inizia- 
li usate da* Carbonari , che valgono Buon Cugino Gran Maestro 
Pasca. Tale opuscolo contiene una poesia di 40 strofette, con le 
quali si raccomanda ai Deputati di aprire gli occhi , andando al 
Parlamento , di non farsi abbindolare dai nemici della Patria, e di 
pensare al bene della Nazione. Da alcune espressioni si arguisce, 
Tautore dovere essere un uomo di una certa influenza sul popolo; 
come quando dice : 

A bocca mia lo Pòpolo 
Ve stace mo a parlare^ 
Lo ssa ca io ngannare^ 
Maje non lo poxzo^ no. 

£ siccome 1* uomo è fragile contro le passioni, e può esser vinto 
dair oro, ed ingannare i suoi concittadini -, cosi Y autore si rivolge 



- 9*0 — 

ai Depatàti , i quali sodò péc h ruiglior pafttf «voteti , dieendo 
loro t -* 

Nò pov&ro cliente 
Uà traUasé iHbM(tté $ 
Sé tratta ccd figaHn(Ére 
La Nazione gué ! 
Chillù che è mbaltàio 
Non fa^ che jastemmate : 
Ma chesta strascenare 
Ve poiCi 5d, Signò ! 
E pitt appresso segue : — 

A buje siace affedata 
Sta caìàsa dettecata ; 
Na vota eh* è sbagliata 
Non se pò cchiù appella. 
Indi dopo avere estrinsecato il suo rammarico) per aver tidoto 
vari impiegati gittati sulla via, concbiude : -^ 

Signure Deputate^ 
Ca Mamma è figlióleUa , 
Jb ancora nzemprecelia^ 
Se pote^ sà^ abbortì. 
Sapitela d^fennere^ 
A buje sta confedata^ 
Spezzate sta frettata^ 
Che staceno a mmised. 
E qui si sottoscrive : Il figlio della verità Paolo Giatawtkea. 
Essendo questa la Seeonna Parlata^ abbiamo fatto quanto per noi 
si poteva per rinvenirne alcuna precedente : ma ogni nostra ricerca 
è tornata vana ; onde non sapremmo dire, se altra ne avesse scritta 
prima, oppur no. 

Questo Giaramicca fu pure Y autore della tanto nota farsa / MUle 
Talleri^ rappresentata al Teatro la Fenice, con musica del maestro 
Camillo Siri ; la quale al dir del compilatore dell*ilImanaceo de Reali 
Teatri S. Carlo e Fondo deW annata teatrale i83i^ passò al Teatro 
Muovo -, e da questo al Teatro del Fondo il 22 Febbraio 1854, solo 
« per le grazie di cui è ripiena la sua prosa, giacché per ciò che 
« riguarda la musica, non presenta cosa che possa far valere la 
pena di parlarne. » E noi aggiungiamo altresì, che non poche volte 
sì è rappresentata anche sulle scene di S. Carlo. 

Finalmente nel 1848 rivedemmo il nome di questo scrittore con 
una Canzone in foglio volante di 12 strofe , col titolo JT e scetoAo 
lo Cuorpo de Napole ; ed in essa rallegrandosi il poeta della Costi- 
tuzione largita, dice : — - 



— 241 — 
Batta ttme $o tettato 
A monte ogne tormiento^ 
La lengua a- sto momiento^ 
Che stevame attaccata 
JUmocca s" è già settata^ 
Pozzo toma a porle. 
Doppo vintisBtf anne 
Tomo a chiacchiareare^ 
Stateme a ausoliare , 
Figlie de chisto core^ 
Sentite mo a lo gnore 
Che non ve pò ngannà. 
E dando sempre buoni avvertimenti, conchiude : » 
Sto Viecchio staacionalo^ 
Che ve vede contiente^ 
Sibbé senza cchiù diente y 
Ncoppa la Chitarrella 
Na breve canzoncella 
Pùrzì vote canld. 
Questa breve Canzoncella è in Italiano , ed intesse Telogio della 
Guardia Nazionale e del Re. 

Della vita di. lui non possiamo dire , se non , che nacque in 
Napoli nel 1790, che in età senile occupava la carica di usciere 
del Municipio , e che al primo Aprile 1854 morì Tinfelice in quel 
misero slato , nel quale finiscono la maggior parte di coloro che 
hanno bevuto le acque dlppocrene , e che meglio non si potrebbe 
esprimere, se non ripetendo le belle parole dell* immortale AriostOi 
allorché esclama : — 

Apollo^ tiia mercé ; tua mercé^ santo 
Collegio de le Muse : io non mi trovo 
Tanto per voi^ eh* io possa farmi un manto. (1) 
Gitani Giambattista. La famiglia Gi/fone de* Marchesi di Cin« 
qucfrondi (Terra in Calabria Ulteriore), in seguito chiamata le funi ^ 
indi Gifunij è tanto nobile, quanto antica, perchè trae la sua origine 
fin da* tempi de* Principi Longobardi. Tal famiglia è stata sempre 
abbondante di uomini illustri , particolarmente in armi , e sem- 
pre fedele alle leggi , a* Sovrani ed alla Religione. Tra i tanti di- 
scendenti ci piace ricordare Fabrizio Signore di Altavilla, e secon- 
do Signore di Cinquefrondi , il quale fece tagliare il legname nelle 
sue montagne di Cinquefrondi , ed a proprie spese lo fò traspor- 
tare in Messina, per far risarcire i gravi danni sotTerti dall'armata 

(1) Ariosto. Satira L 

SI 



eh* era ritornala vittoriosa dalla guerra contro i Turchi nel i572, 
sotto il comando del primo D. Giovanni d* Austria, 

Da tali antenati discende il nostro Giovanni, che nacque in Na- 
poli nel 4762^ il quale fatto un regolare corso di studi! letterari!, 
apprese la giurisprudenza sotto la scorta di Domenico Potenza , 
come abbiamo rilevato da alcune sue opere. Indi fu ammesso come 
alunno neir Amministrazione del Banco. 

Nel 4809, conosciuto il suo ingegno, fu fatto Segretario de'Banchi 
dove faticò molto per la formazione di un nuovo piano de' me^ 
desimi -, e nel tempo della occupazione militare concorse co* suoi 
scritti a sostenere 1* antico sistema de Banchi di Napoli (4). 

(1) Cominciò questa grande Opera do' Banchi nel secolo XVI, un anno 
prima dell' espulsione degli Ebrei , i quali vennero la prima volta nel 124)0 
in questo ex Rrgno , è propriamente nelle Calabrie ove popolarono iutiere 
contrade. Ne vennero in maggior numero nel 14U2, quando Ferdinando il 
Cattolico li scacciò dalle Spagne; ed unitisi a* primi popolarono maggiormeole 
le giudecbe del Regno di Napoli. In breve divennero ricchissimi, esercitando 
1* arte di comprare e vendere vesti ed altri oggetti usati , ma sopralluUo col 
dar denari a prestanza con pegni o senza, ma con iscandalosi interessi. L^im- 
paratore Carlo V li tollerò nel Regno j ma diede ordine che alutassero tatti 
in un sito. 

Nel 1539 Aurelio Paparo e Leonardo di Palma ricchi Cittadini Napolita- 
ni , mossi a campassione da* piati di tanti infelici, con proprio denaro riseti 
furono dagli Ebrei tutti gli oggetti che aveano in pegno , e li trasportarono 
nella loro casa cU* era nella strada della Selice poco distante dalla Giudeca ; 
t diedero principio alla Graxid* Opeba prestando denari sopra il pegno senza 
interesse alcuno. In seguilo varii ricchi e pietosi cittadini concorsero al glo- 
rioso fine, ed In breve tempo si vide l'opera aumentata di maniera tale, che 
non fu pili capace a dissimpegnarne gli affari la casa de' due generosi citta- 
dini, e cosi trasferirono gli oggetti nella Casa Santa detta di Jve Gralìa 
Piena , nel cui cortile fu amministrata sotto il titolo di Sacro Monte della 
Pietà, e fin d* allora vi si trovano dati gli Àmmioislratori col titolo di Pro- 
tettori. 11 Vicerò D. Pietro di Toledo assalito da* reclami contro gli Ebrei| che 
con le usure di foravano le sostanze de' poveri , si decìse nel 1540 di scac- 
ciarli dal Regno: cosi maggioimenle venne ad ingrandirsi la grand* opera, ed 
ì Protettori pensarono ali* ampliazionc della Casa; e con la protezione del Vi- 
ceré, il quale per non far cessare il comodo a* bisognosi di prender denaro 
sopra al pegno , e per non dare occasione a' Cittadini d'imitare, o pure di 
superare in questa materia il rigor degli Ebrei , diede il consenso di fondare 
il primo Banco che fu detto del Monte di Pietdy e fino al 1597 , epoca in 
cni la fabbrica fu terminata , escguironsi le operazioni nel palazzo del Duca 
d^ Andria ali* nopò preso in fitto , dirimpetto il Monastero de' SS. Marcellino 
• Pesto. * 

Prima però della fondazione di questo Banco , noi avevamo molti banchieri 
particolari^ e Nicola Toppi nella sua opera dcirOrigipe de' Tribunalii scritta 



— 8iS — 

Nel 1815 sotto la Direzione del Gonsiglier Carta fu adoperato a 
rivedere, riunire, e adattare allo stalo attuale tutte le amiche islru- 



Bel 1666^ CI ricorda quaranta fanchieri dal 1516 al 1604. Ma poiché la mer- 
cAlora ò stata sempre soggetta a fallimeoti, o per cattiva condotu di chi' Ve- 
lercita , o per le umane vicende , portando gravi disordini al commercio ed 
alla pubblica fede^ cosi anche allora avvenne che i banchieri privati erano de- 
caduti nella fiducia del pubblico : per la qual cosa sorse 1* idea di affidare i 
pubblici deposili sa i fondi di luoghi governati da più persone. £ dato V im- 
pulso dal Home della Pietà^ si videro in cento anni formati altri sei Banchi, 
cioè de* Poveri nel 1563 , del Popolo nel 1589, dello Spirito Santo nel 1590, 
di S. Eligio nel 1092 , di San Giacomo nel 1597 e del SS. Salvatore 
nel 1640. 

Questi nostri banchi contano adunque circa tre aecoli di esistenia ; ed in 
questo lungo periodo di tempo non sono Tenuti mai meno alla fiducia che tutti 
i cittadini aveano in essi riposta , producendo nel tempo stesso una inesausta 
sorgente di prosperità e di ricchezza pel commercio e pel paese. Conosciuti 
questi grandi vantaggi , per dare maggiore sviluppo alla istituzione , ed of« 
frìre insiememente comodo e facilti maggiore ai cittadini ^ ti pensò di dare 
a* depositari , come titolo di credito ^ una carta detta Fede di Credito o pò* 
lizza tnteetaia, garentita da formalità cosi certe e in pari tempo cosi sen* 
plici , che la stessa in ogni caso^ vuoi di rapimento^ tuoi di dispersione, non 
potesse venir mai riscossa se non da persone conosciute, di cui la Cassa fosse pia 
che certa e garentita: ?antaggio questo della più alta importanza, da cui de« 
riva la piena e secolare fiducia delle popolazioni in questo instituto di credito^ 
e che non si ottiene in alcun altro de* moderni. Tutte queste belle prerogative^ 
e i sicuri e felici effetti sperimentati per più secoli, fecero si che tutte le va* 
rie Dinastie che si successero in questo nostro paese , rispettassero non 8ol« 
questa bella intlituzione 9 ma la proteggessero altresì , e eoa ogni studio la 
promovessero. 

Alla Tenuta de' Francesi nel 1806 , non si sa per qual princìpio si voliera 
sopprimere tutte le casse de'fianchi de* particolari, ed incamerare i loro beni; 
na la mancanza di un cosi utile stabilimento si rese tanto sensìbile anche a 
coloro che ne aveano fatta la rovina , che con una legge degli 8 Dicembre 
1808 fu istituita una Banca di azionarii colla denominazione di Banco delle 
due Sicilie, Si promisero infiniti vantaggi da questo nuovo stabilimento , ma 
la nazione che conosceva i vantaggi del sistema degli antichi Banchi , non at 
adattò al novello sistema, ed il Banco degli azionarii cadde ben presto in lan«> 
guore, onde terminò le sue operazioni. 

La Nazione desiderava il ritorno dell' antico sistema bancale, del quale Ve- 
tperienza de* secoli avea dimostralo i vantaggi ; ed il Governo conoscendo la 
necessiti e la giustizia di questo desiderio, con decreto del 20 Novembre 1809 
rimise in vigore 1* antico sistema , ed ÌI Banco di Corte e quello della Pietà 
furono uniti a quello de' Particolari nel recinto del Banco della PietA. 

Tornato nel 1816 in questo Regno Ferdinando IV di Borbone, facendo ro- 
aUie il Banco della Fiele | ordinò che si orgaoinasM ed inslìlMse mlle basi 



— 2U — 

2ioni per I* esercizio delle cariche di ciascun Impiegato del Banco-, 
indi essendosi istallala una Nuova Cassa di Sconto^ egli con dae 

degli antichi baDcfai , il Banco delie due Sicilie in due cane separale ma 
nel locale di 5. Giacomo^ e 1* altra nel locale detto lo Spirito Sanie. 

Ne' rivolgimenti politici del 1820 il Parlamento Nazionale di quelT epoca 
pensò di creare una Banca Nazionale, col nome di Casaa di Sconto , soppri- 
mendo in tutto r antica, che a?ea dato molti vantaggi al popolo , ed al go- 
Yerno : nel fine di usurpare pian piano tutte le attribuzioni del Banco, e cod 
farlo cadere in discredita; però mentre succedevano le discussioni parlameottrì 
per decidere se dovea approvarsi o pur no questa nuova istituzione^ il Parla- 
mento si chiuse, e tutto rimase sul sistema del 1816. 

Nel 1861 fu fondalo il Banco detto di Capano per avere oceopato il silo 
di un educandato di tal nome; e l'istituzione di questo Banco ò di agevolare 
r infima classe del popolo j la quale può pegnorare vestimenti osati , o bian- 
dierie già lavate. 

Dsl 1861 fin oggi, Tarie riforme cominciarono a farsi ne* nostri Bandii , 
delle quali non ò nostro divisameoto parlare ; diremo solo che nel 1868 si 
ordinò, che le Polizze^ e Fedi di Credilo fossero falle in carta cerulea ; dò 
venne eseguito , e man mano questa carta giunse ad un colore tanto oscuro 
che non potevasi più leggere lo scritto; onde in segnilo, vedutosi V abbaglio 
preso, venne ordinato che dal 1«^ Settembre 1866, fosse abolita la carta ceni- 
lea, e ripristinata la carta bianca. 

Per agevolare le operazioni del Pubblico , dopo le rivolture del 1860 , la 
apedita dal Settentrione dell* Italia una Società di Capitalisti per installare una 
nuova Cassa di particolari che fu delta Banca Nazionale, avendo corrispon- 
denza con tutte le provincie Italiane , la quale cominciò le sue operazioni 
prendendo moneta , che cambiò con altrettanti biglietti di carta , che mise it 
circolazione un poco per Tolta , ritirando oro ed argento : cosicché in poco 
tempo venuta meno la moneta , con decreto del 1 maggio 1866 si ordinò al 
Banco e alle altre amministrazioni, che dessero pure caria per moneta con- 
tante. 

Queste carte banno bastantemente rovinato le condizioni finanziarie del paese» 
e specialmente nel ceto medio , che per ispenderó a minuto ha pagalo aggi 
fortissimi per avere a oambio di carta un poco di bronzo per comperarsi il 
pane pel sostentamento della vita ; laonde leggevamo nel Giornale Roma Jan» 
y. A^.* i83. Giovedi 8 Luglio i8S6 e La quistione dell* aggio sulla converti- 
c bilità della carta in moneta diventa sempre più grave, e minaccia prendere 
C proporzioni di compromettere la Iranquiililà del paese , se qualche oppor- 
« Inno provvedimento non sarò prontamente attuato. -« Non è questo il mo- 
f mento di entrare nel vero spirito che ha informato quel decreto, latto prò- 
« prie per salvare la Banca Nazionale da un prossimo fallimento , e sacrifi- 
c carie tutte le altre istituzioni di credito del paese >• 

Sembra che altre innovazioni volessero Darsi neil*Àfflministratione de^Bancbi, 
ma non sappiamo se per ripristinarli nell' antico splendore , o pure per farli 
cadere perfettamente nelP obblio ; perciò noi conchiudiamo questa nota eoa 
poche parole iolte dal Giornale L*ATvsiixaK Anno V iV.» u3%* Giovedi st3 Ago- 



— 2tó — 

memorie date alle stampe , faceva osservare gli svantaggi di que« 
sta , ed i grandi vantaggi che risultavano dalla prima Cassa di 
Sconto , eh* era stata con somma saviezza ideata e stabilita con 
approvazione del Re, e del Ministro Medici ; e perciò fu risoluto 
di abolirsi la Nuova Cassa di sconto e riaprirsi la prima ; e 
quando nel 4820 si volevano fare novelle riforme a queste isti- 
tuzioni , il nostro Gifuni presentò al Parlamento Nazionale alcune 
sue memorie, che diede alla stampa in queir epoca , con le quali 
tanto pel Banco , quanto per la Cassa di Sconto , mostrava a 
chiare note i tanti felici risultamenti che hanno dato queste istitu- 
zioni , si per r utilità Commerciale, che per 1* interesse di tutta 
la Popolazione. 

Mori il nostro Gifuni nel Dicembre 4834 , nella carica di Se- 
gretario Generale de* Banchi. Non solo valentissimo fu nelle dot- 
trine economiche , ma non fìi da meno neir arte dol canto , e 
nelle amene lettere. Fu Pastore Àrcade col nome di Briseo Tirin- 
zio, e fra i Sinceri Laureati ebbe quello di Alcandro Tarsiense. 

Scrìsse molte opere in prosa ed in verso — Diede alle stampe : 
Un Compendio Isterico delV Origine e fondazione del Monte della 
Pietà di Napoli — Una Memoria per lo Banco delle due Sicilie di- 
retta al Parlamento Nazionale nel 4820 — Alcune Osservazioni 
sulle attribuzioni e vantaggi ddle casse di sconto — Notizie com' 
pendiate su i banchi di Napoli , e molte altre prose e poesie, le 
quali aveano sempre lo scopo di essere giovevoli al proprio paese. 
Koi citeremo con piti particolarità quelle che riguardano il nostro 
dialetto *, e sono : ' 

Una Commedia col titolo \ Tale più T amico che il parente, ed 
in essa varii attori parlano il dialetto : a noi però non è riuscita 
poterla vedere. 

Abbiamo un'altra Commedia col titolo II delinquente per necessità, 
stampata in Venezia nel 4792 in 42 di pag. 98. Essa è in buona 
prosa , e vi sono tre attori che parlano in dialetto. 

Il Disinganno, cantata giocosa a tre voci per privato divertimento 
dedicata alt illustre sig. D. Domenico Potenza Spettabile Luogote- 
nente della Regia Camera Sommaria , in 4.° di pag. 46 senza data 
e senza indicazione di tipografia — Fu messa in musica da un 
dilettante. GV Interlocutori sono tre, cioè il Barone di Oscuro Fon- 

Mio t8€6. e Si dirà the queste iono? aiìoni non tendono che al bene del Banco 
e di Napoli. Svenittratamenle dopo molle e molle esperienze noi abbiamo con« 
e «epilo tanta paura del bene , che i ministri italiani vogliono a no» ed alle 
e cose nostre, che per timore del peggio ci rAtsegniamo a cooserrare cioochò 
f esiste con luti' i suoi difetti. > 



— 246 — 

do che parla il dialetto, ed era sostenuta da Antonio d'Orsi, 2>. Mau- 
rizio Testagrossa avvocato . che era rappresentato da Paolino Se- 
rio , e D. Paolino che fa da Procuratore presso D. Maurizio^ ed 
era sostenuta dallo stesso Gifuni. 

Possediamo ancora un opuscolo in 4.<> jdi 20 pagine col titolo 
Chelìeta Napoletana addedecata a la Maestà de lo Re nuosto Fer- 
denanno IV tutta in versi, di vario metro ed in purissimo dialetto 
senza nome di Stampatore, e senza epoca, della quale trascriviamo 
il seguente brano : 

Non nce pensa Segnò ca chesto è bero ; 

E tu stisso ITaje visto^ e T ha beduto 

Napok tutta ste semmane arreto^ 

Che la Guerra , e la Famma era assommata^ 

E pe Tie da sti guaje è lebberata. 

ffon f arricuorde quanno dapò fatto 

Lo nfammo parreddio li Franzise 

( CK ancora chiagne^ e chiagnarrà lo Munnb ) 

Se nne vennero ccà co na faccetta 

Cile nce potive adderezzà li chiuove , 

E mostanno la faccia comnC a Ghiuda, 

Facevano V ammice , e da dereto 

Trammavano besbiglie , e trademiente^ 

E sfummajeno tutte comm a biente. 

Se sentono vicine a la mprovista 

Ed ognuiw se fa no pezzechillo , 

Ca la Marina sta tutta sprovista 

Jk pareva , de mbomme , e de Cannune , 

E de quanto nce vote a fa na Guerra s 

E nfi na palla Uà non s'è trovata 

Che sia a lo Cannone appropriata. 

Se temono li nganne , e trademiente ; 

Che dinV a la Cete nce ponno stare , 

E cresce lo greciello juomo jt^mo : 

Ognuno parla , e niente se resorve ; 

Nzomma tutf è paura , e gran besbiglio ; 

Ma velette pe tutto uno Consiglio. 

Parette^(e cierto fuje meracoUme ) 

CK una penzata toja valesse tanto ; 

E se vedeze ndi juome apparecchiato 

Chello che nfra tanf anne nn* era stato. 
Dal riportato passo pare essere stata la sopradetta Chelleta stam- 
pata nel 1793 dopo la venuta in Napoli della flotta Francese di 
quattordici vascelli da guerra comandati daU* ammiraglio La Tou^ 



— 247 — 

che , che giunto nelle nostre acque entrò come in un porto a- 
mico e disarmato ; ma ben presto chiaritosi Y inganno , da Fer- 
dinando lY furono assoldati trentaseimila uomini, ed armati Cen* 
todue legni di varia grandezza che portavano seicentodiclotto caib- 
noni , ed ottomilaseicento niarinari di ciurma. 

Guardoni Domenico — Questo distinto Poeta Melodramma- 
tico , che segui Toltola e Schmidt j ì quali possedevano la parola 
poetica del Massimo Teatro , che precedette Salvatore Cammara- 
no , e che fu compagno di Donizetti fino al IHluvio Universale , 
lavoro fallito di questo Maestro, adornò di dialetto varii suoi lavo- 
ri , i quali hanno ancora qualche forma metastasiana. 

GUlbertl. Il libraro Altobelli nelle aggiunte messe agli scrit- 
tori napolitani nell* opera del Dialeito di Galiani cita : « il fu Abate 
« Giliberti, Zio di Francesco Mazzarella Farao )>. E stata vana ogni 
ricerca, e ci fa molta meraviglia come il Porcelli amico del Farao, 
non avesse stampato alcuna cosa di questo scrittore. 

Glonti Andrea. Abbiamo sottocchi un* opera sacra in versi di 
cinque atti , con undici interlocutori , de' quali quattro parlano il 
dialetto. Il suo titolo è // secondo Giob^ ovvero V Eustachio — Nor 
poli f783 nella stamperia del Paci. 

Nella Drammaturgia di Lione Allacci — Venezia 4755, troviamo 
citato — (( Antonio il grande^ Opera Sacra ( in prosa ) in Napoli 
per Micbiel Luigi Muzio 4720 in 12 di Andrea Gionti. » 

Giordano Francesco. Pe* tipi di Eboli, pubblicò verso il 4840 
in foglio volante, una graziosa canzona di ventisei quartine col ti- 
tolo Lo Peccatore Contrito : essa è scorretta nell* ortografia, difetto 
di una buona parie de*pretesi poeti e prosatori popolari, di questo 
corrente secolo. 

Giornali — L* origine de* Giornali sembra che venisse da ciò 
che i greci dissero efemeride , e i Romani chiamarono diarium^ 
e che si applicò a tutti gli scritti periodici , qualunque fosse la 
materia di che essi trattassero ; onde poi in un senso più ristretto 
si chiamarono Giornali i periodici che si occupavano di fatti e 
quislioni politiche. 

Si comincia ad averne memoria al 1^ Consolato di Cesare con 
gli acta diurna , acta populi s ma dal medio Evo insino alla stam- 
pa , non ne troviamo notizia , eccetto qualche Diurnale o Diario 
manoscritto, che si faceva per uso di famiglia, giacché pare che 
le notizie da un paese alFaltro non si conoscevano per altro mezzo 
che per quello de' viaggiatori. Il primo giornale che si conosce 
a stampa fu fatto da* Veneziani nel 4563, per dare le notizie de* 
gli eventi della guerra che sostenevano con Solimano II. Si vuole 
che lord Burleigh impetrasse dalla Regina Elisabetta il permesso 



— 248 — 

d' informare il popolo degli avvenimenti che Succedevano nel i58^ 
quando Filippo II minacciava le coste Inglesi. 

La Francia cominciò' ad avere ì suoi giornali nel 1632 dal me- 
dico Teofrasto Renandot , che per divertire gli ammalati , poth 

blicava un foglio di novellette , aggiungendovi anche notizie po- 
litiche. 

Nel i659 epoca di Cromwel in New->Castle eravi un giornale 
che facea Y opposizione ad un altro tutto realista. Alcuni poi so- 
stengono che il vero fondatore de' giornali fosse stato V Inglese Sir 
Roger r Estrange, che al 5i Agosto 1661 die fuori il Public Intel- 
ligencer and the netcs. 

Non fu poi che a* tempi di Marat che il giornalismo inondò 
tutta r Europa , mostrando sempre V incostanza delle opinioni , 
metamorfosandosi gli scrittori ora per un partito, ed ora pernn 
altro ; e mentre questa bella invenzione era per portare un pro- 
gresso alle scienze ed alle arti , agevolando la circolazione delie 
idee, messasi su i fatti e le quistioni politiche, fu convertita in mezzo 
per far travolgere il cervello a* poveri lettori , e qualche volta 
per nojarli con la bassezza delle polemiche personali. 

Napoli non fa da meno delle altre grandi città , perchè il 2 
del mese di Giugno 1694 qui si pubblicò pe* tipi di Domenico 
Antonio Parrino e Camillo Cavallo il Giornale di Napoli che darò 
fino all' 8 Novembre 1695 , e rivide la luce il 25 maggio 1700 
pe'tipi dello stesso Parrino e Luigi Mutio. 

Il Minieri , Riccio discorrendone nel suo Catalogo , dice a È di 
tt grande interesse per la storia cont^nporanea questo libro, non 
« solo per le cose del reame di Spagna e di Napoli, ma di tutta 
c( Europa ». 

Noi non ci perderemo in vane e pompose ricerche , per ri- 
cordare i tanti periodici che han visto la luce in queste con- 
trade *, ma accenneremo di passaggio , che nel 1799 si diede alle 
stampe il Giornale patriotico della Repubblica Napoletana^ del quale 
furono pubblicati sei volumi , ed in e$sL trovasi qualche prosa 
e poesia in dialetto Napolitano. 

Nel 1820 si pubblicarono le Chiacchiareate de lo Cuarpo de 
Napole e lo Sebeto. Il Proavo de' Giornali di Napoli f Omnibus , 
che or conta trentacinque anni di vita *, del pari che tanti al- 
tri , cioè R Poliorama , £' Omnibus Pittoresco , // Bugiardo^ La 
Rondinella , Verità e Bugie , // Palazzo di Cristallo ci han dato 
sempre delle belle poesie Napolitano , ma non mai pros^, ed ar- 
ticoli di fondo. 

A tutti questi devesi aggiungere anche il Tomese , piccolo fo- 
glietto in 8^ ) che cominciò le sue pubblicazioni il di 3 Marzo 



— 249 — 

18B6 in italiano intercalandovi talvolta qualche prosa e poesia in 
dialetto , e se ne pubblicarono i65 numeri. Poscia in una scn 
conda puM)licazione, cominciata il 5 Decembre 1860 ^ rivide la 
luce seguendo la numerazione , ma se ne pubblicarono dieci fo- 
gli sodo la Direzione di Tommaso Ruffa. 

Si sono fa,tle in varie epoche de* tentativi per pubblicare un 
giornale tutto in dialetto , ed il primo che ne diede la spinta fu 
il tanto conosciuto Domenico Piccinni ; ora però ne siamo prov- 
veduti a ribocco , come potrà osservarsi daU* elenco cronologico 
che qui diamo, tanto di quelli tutti in dialetto, quanto di quelli 
misti d* italiano e dialetto. 

— A* 90 di Febbrajo Domenico Piccinni diede itiorì un ma- » 
nifesto di 4 pagine in dialetto , col quale annunziava la pubbli- 
cazione di un periodico col titolo 

L* AusoLÈATORE ossia nmesca pesca periodica $ del quale usci^ 
rono 5 fogli in 8°, il primo di 16 pagine , e gli altri di 8 pag. 
pe' tipi di Ruberto e Lotti. Il N.^ i^ fu pubblicato il 10 marzo. 

f8«8 

21 Giugno — La Cola. Due fogli m 4^ piccolo Direttore Fran- 
cesco Azzolino — Italiano e Napoletano. 

4 Dicembre — Lu Spassatjenpo. Due fogli in 4» piccolo. Direl-^ 
tore Mariano Paolella Stamperìa Miccione. Italiano e Napoletano. 

9 Loglio — Lo CuoBPO DE Napole e lo Sebbeto ( con ca- 
ricatura ) — Gerente PKoprietario Salvatore de Marco -* Stampe- 
rìa de Marco — Questo giornaletto in 4"* piccolo — che può dirsi 
il Papà de* periodici in dialetto per la sua lunga vita di otto anni, 
la quale dura tuttavia, è tutto in dialetto , ma di un dialetto ba- 
stardo che non fa gustare le bellezze del vero dialetto. 

11 Luglio — La Gamurba (con caricatura) Due fogli in 4® pìccolo *i< 
il primo è tutto Italiano , il secondo è mischiato — Gerente Vin- 
cenzo Prisco — Tipografìa del Commercio. 

16 Luglio.— Le Bagatelle e lu canta storie — Un foglio in 
40 piccolo. Tutto in dialetto — Gerente Michele de Natale. Tipo- 
grafia di Majo. 

18 Luglio — Lo STUTACANNELA. Tre fogli in 40 piccolo. Tutto» 
in dialetto. Senza nome di Gerente, 1<> foglio Stamperia Rusconi, 
ÌP ^ '^ Stamperìa Ammone. 

2 Agosto — Lo Pesce Nicolò e lo Gialante de Palazzo — Un 
sol foglio in 40 piccolo. Tutto in dialetto. Direttore Domenico Jac- 
carino. Tipografia Vico Freddo Pignasecca N.° 23. 

32 



— 230 — 

i5 Settembre — La Capo de Napole e lo Sebbeto. Due fo- 
gli in t^ piccolo. Tutto in dialetto* Gerente Pasquale d* Agostino 
Tipografia di T. Cottrau. 

i9 Novembre — Lo Muolo piccolo e lo Mandragchìo. Un sol 
foglio in 40 pìccolo. Tutto in dialetto. Patrone Tommaso Rafia. 

Tipografa Raffaele Cannavacciuoli* 

1861 

i. Gennajo — Lo Chiappo. J)ue fogli in 4^ piccolo. Direttore 
Gaetano Valeriani — Gerente Gaetano Sannicandro. Tipografia Ooo^ 
frio Paci. È scrìtto in buon dialetto^ 

22 Maggio — Lo Popolo Basso 'mpara e se fa sentirb. Cin- 
que fogli. Gerente Francesco Gapasso. Tipografia Ariosto, Largo Mcr- 
catello N.o 50 — Italiano e Dialetto ; è questo scritto si male da 
far perdere la pazienza anche ad un Giobbe. Aggiungi , che que- 
sto giornale presumeva di aver la missione di distruggere il dia- 
letto. Oh , umana fragilità! 

. 20 Luglio — Pulicenella e lo Diavolo Zuoppo ( con carica- 
ture ). Centotrentuno foglio — Iné^ grande. Tutto in buon dia- 
letto. Direttore Tommaso Ruffa. Tipografia Nobile , fino al N. 
i30, il N."" 131 è stampato nella Tipografia di Rafiaele Gannavac- 
ciuoli. 

8 Settembre — La Laoterna bel Molo. Cinque fogli in 4» 
grande. Italiano e Dialetto — Gerente Luigi Jfessina-^ Tipografia 
Ammone. 

30 Settembre — Diavolo Zuoppo Sebeto ed Arlecchino. Cin- 
que numeri — In foglio piccolo. Italiano e dialetto — Gerente 
Giov. Battista Mastrocinque. Stabilimento Ateneo. 

17 Ottobre — Cicco e cola u mast* 1 scola. Un sol foglio 
in ÀP grande. Dialetto e Italiano — Responsabile Francesco Argenio. 
Tipografia Strada Tribunali 236. 

24 Ottobre — Pulecenella e Casandrìno. Due fogli — in A^ 
piccolo — Tutto in dialetto. Gerente Responsabile Francesco Arge- 
nio — Tip. Strada Tribunali 257, 

1862 

4 Febbrajo— Lu Patre Rocco. Un sol foglio in 4° piccolo. Tutto 
in dialetto — Redattore proprietario Adolfo Pugliese. 

10 Febbrajo— Masaniello (con caricalure). Sei fogli in 8.» gran- 
de. Tutto in dialetto — Gerente Tommaso Ruffa. Stamperia Sa- 
lita S. Polito 66. 

19 Febbrajo — Pascariello e lo Diavolo Zuoppo. Sei fogli in 
4.C piccolo. Tutto in dialetto. Direttore Domenico Jaccarino. Tipo- 
grafia deir IndUdtiia Vico Freddo Pignasecca IS. 

26 Febbrajo — Zi Peppb Galubarde — Due fogli in 4.« picco- 



— asi- 
lo. Tutto in dialetto — Gerente Pasquale Ranieri -— Tipografia 
Strada S. Giov, >in Porla N.' 45. 

15 Dicembre — Il Ciabattino. Undici numeri, dé^qnali 7 in fo- 
lio Isolare, e 4 clie si pubblicarono clandestinamente sono in k.^ 
In Toscano, ed in ogni foglio trovasi un dialogo in dialetto. Comin* 
ciò a pubblicarsi il 15 Dicembre e terminò nel Gennajo 1865, non 
essendo ^scito^regolarmente, perchè perseguitato sempre. 

10 Gennajo — Lo Patre Rocco, Un sol foglio , in 4.^ Tutto iri 
dialetto — Gerente Giuseppe Saitto. Tipografia dell* Ariosto. 

18 Aprile — Lu Zingaro. Settanlasei fogli in 4.» Dal N.o 1 a 
G2 è lutto in buon dialetto ; dal 65 al 76 gli articoli sono in To« 
scano ed in dialetto — Questo foglio fu sequestrato sei volte. Fino 
al N.^ 51 si trova segnato per Gerente Giuseppe Sferra, nei rima-- 
Denti Giovanni d* Ambrosia. Stabilimento dell* Ateneo. 

5 Maggio — Il Troyatoke — Sei numeri in folio. È Toscano, 
ed in ogni pubUicazìone trovasi un dialogo in un pessimo dialetto. 
Gerente Giuseppe Spinelli. Tipografia di Giovanni Luongo. 

28 Agosto — Supplimento de lu Zingaro. Non contiene altro 
che la confutazione alla vita di Cristo scritta da Renan. Sono pub- 
blicati soli quattro fogli. 

10 Novembre — Li quatto d' u Muolo. Tre fogli in 4« grande^ 
tutto in dialetto bruttissimo — Gerente Filippo Natale — Stampe^ 
ria della Regia Università. 

f§G4 

9 Febbraio — Lo Nuovo Diavolo Zuoppo e Polecenella (con ca- 
ricature ). Quarantanove fogli in 4.® grande. Tutto in dialetto. Di- 
rettore Domenico Jaccarino. Stabilimento del Plebiscito. Dopo qual- 
che tempo ricomparve ( Vedi in questo articolo 1866 1.® Giugno ). 

1.» Giugno — La Cuccagna. Dodici fogli in 4.* piccolo. Tutto 
in dialetto. Gerente Federico Siena, Tipografia Fratelli de Angelis. 

1.^ Luglio — RcMiA E Venezia- Tre fogli in 4.<' piccolo tutto iit 
dialetto — Direttore Domenico Jaccarino. Tipografia Francesco Cì- 
lìl)erti. 



15 Gennajo— Lu Trovatore. Quarantasetle numeri in folio picco- 
lo. Tutto in dialetto. SofTerse quattro sequestri. Direttore D. Save- 
rio. Gerente Giuseppe Sferra. Tipografia dell'Ateneo, eccetto i nu- 
meri dal 15 al 18 che sono editi dalla Tipografia di Pasquale An- 
drosio : dopò tre mesi e 24 giorni propriamente il di 28 Agosto 
ricomparve di nuovo, seguendo Y antica numerazione, con lo stesso 
D. Saverio Direttore, Gerente Giuseppe de Angelis-, Tipografia Vico 
Gerolomini -, e dal N.° 81 fino al N. 100 nella Tipografia dell' A- 



— 2»a — 

teneo , e con questo numero termina il i.^ anno. Questo giornale 
è in corso ed ha avuto altri tre sequestri, e fin oggi è giunto al 
N.*» 24 del 2.*^ Anno, 

7 Maggio ^ Venezia. Quaranta numeri in folio piccolo. Tutto 
in dialetto. SofiTerse tre sequestri, tra i quali il. primo fu per aver 
riportato una lettera di Mazzini già pubblicata da altri giornali. 
Gerente Giuseppe Sferra. Tipografia dell' Ateneo. 

4.0 Giugno — Lo Nuovo Diavolo Zdoppo e Polecbnella. Set- 
tantasette fogli in 4.^ grande. Tutto in dialetto. Direttore Domenico 
Jaccarino. Tipografia Gannavacciuoli. 

50 Giugno — La Mosca. Cinque fogli in 4.<> grande, tutto in dia- 
letto. Gerente Ignazio Mirelli, Tipografia dell'Ateneo. 

i9 Luglio — LiT Paguetta. In 4.^^ grande, tutto in dialetto. Ge- 
rente Giuseppe Sferra. Tipografia dell* Ateneo. Ne sono usciti 57 
fogli , ed ha avuto sei sequestri. # 

9 Agosto — La Le^ternella. Sei fogli in 4.^* grande , tutto ia 
dialetto. Direttore D. Saverio. Gerente Giuseppe de Angelis. Tipo- 
grafia dell* Italia. 

20 Agosto -— Lo BoRBONECO B LO LIBERALE. Sette fogli in i.^ 
grande, tutto in dialetto. Direttore e Gerente Domenico Jaccarino. 
Tipografia Gannavacciuoli. 

2 Ottobre — I Repubblicani. In 4.'> Italiano e dialetto — Diret- 
tore Domenico Jaccarino, Tipografia Gaetano di Martino Strada Sa- 
pienza N*^' i8 — Ne sono usciti cinque numeri. 

OIO¥anettl I^naslo. Figlio d* Ignazio e Margherita Gajazzo , 
nacque in Teano il 9 Novembre 1817. Fanciullo venne in Napoli, 
e per la grande versatilità del suo ingegno si applicò dapprima 
«He scienze naturali -, quindi coltivò la medicina ^ e poscia si de- 
dicò air insegnamento. 

Uomo pieno d' ingegno, ma sventurato ! 

Ciò che lo fa da noi ricordare , è che scrìve il dialetto con 
ispontaneità, e che è stato uno degli scrittori della NfertaLt^tialto 
de h Muah pubblicata nel 18S9, e 1860 -- Abbiamo Ietto di Ini due 
belli componimenti, in un Fascio de cheUete Nove contegnose e freC' 
cecarelle pubblicato il 2S Decembre 1866. 

Non sarà discaro riportare il seguente suo Sonetto. 



_ a^ _ 

a 
P. 1. 

Nzallunlo pe le seeuae mtriniioiie. 

• 

Aoerxa^ Pietro mio, noti é hniana 
Si non kuse de fa vota bannera^ 
Ca Uà ne è tnasto Giorgio che te sana 
De 8f arraggia che tiene de mogUera. 
Non tmò na nenna bella eh' è pacchiana y 
Scarte na ricca ca è de meda cera \ 
Una è mazza de scopa^ e ri autra è naina\ 
Chi è becchia , chi è tracchiosa ^ e chi è banchera. 
Yorrisse a Filomena , e non è cosa. . • 
Vìnò Marianinina j ma non vo lo gnore • • • 
La bella de Nocera. . : è vrenzohsa, 
E mentre che co dento faje V ammore , 
JPùssa lo tiempo \ e de NoveUa sposa 
Che te resta^ PttH F Schitto V addore. 
Glraldes j Peres fimanvello. H Gostano Adolfo cntero la 
forza della sinderesi^ Tragicommedia^ dedicata il 50 novembre 1743 
a D. Nicolò Gascon y Àitavas Gav. delF ordine di AlcaiUaia , del 
Consiglio di S. M. Reggente Decano del Supremo Collaterale di Na- 
poli , Marchese della Città di Acemo , ec. ec. Stampata in Napoli 
nel 1713 dalla Tipografia di Francesco Laino --^ in 13. di pag« 1564 
Questa graziosa Tragicommedia è tutta in prosa , vi è un attore 
a nome Gianferrazzo , il quale parla in dialetto. 

Gtardlffn^BO (di) Giovanni -~ Di questo melodrammatico 
Scrittore , che ha dato alla luce varii libretti , ne* quali non ha 
mai tralasciato di mettere qualche attore che parli il Napolitano , 
abbiamo tra le mani 11 Marinaio , che fu rappresentato nel Tea- 
tro Nuovo neir Autunno del 1839 nel quale troviamo de' grazio- 
issimi versi, che diamo come saggio — Il Coro che va in cerca del 
Marinajo dimanda alla sorella del Marinajo. 

Simone è in casa ? 
Stella, É asciuto. 

Coro. Come ? 
Stella. ir avera requia 

Slanotta ri ha dormuio , 

Appena ha visto lucere 
5' é miso int a lo vuzzo , 
'A ghi lanzanno ciefare , 



F asciare no merluzzo , 

Ca k va dà na tavola 
Lo mmeglio che F arriesce 
E $i sta faglio a frisoU , 
Si niC ove camme fa: 

È marenaro , e pesce 
Non nce ne pò manca ! 
Ed abbiamo dello stesso una bella poesia pubblicata nel Fascio de 
chellete nove ec. 4866. 

Gliuito Francesco Antonio. Yien costui ricordato da Gio- 
cali Battista Valentino nella stanza 100 della parte prima della Ce- 
cala Napoletana , stampata nel 1674, ove dice : 

Uà otra lo Cortese e Cicco Giusto 
Vediette pure Titta Breazzano , 
Che devano ad Apollo spasso e gusto 
Co lo hello parla Napoletano. 
Il Galiani dice di non averne potuto rintracciare alcun* opera, 
né alcuna notizia. Il Signorelli nelle Vicende della Ctdiura 1/ Edi- 
zione Tom. y pag. 559 scrive : « Di Francesco Giusto sappiamo 
« che in Napoli pel Mollo s* impresse nel 1685 una di lui favola 
« Boschereccia intitolata Ghirlanda Incantata. » E nella 3/ EdV- 
zione Tom. Y pag. 526 : n e la Ghirlanda Incantata di Francesco 
« Giusto del 1685. » 

è 

Nella Drammaturgia d'Allacci stampata nel 1755 leggiamo: 
« Ghirlanda Incantata. Opera Boschereccia. In Napoli per Fraooe* 
« srx) Mollo 1685 in 12 del Dott: Francesco Giusti, n 

Noi abbiamo avuto il piacere di trovare due Sonetti che ripor- 
tiamo i quali, trovansi stampati avanti alla Favola Marittima la Pti 
scatrice di Marcantonio Perillo data in luce in Napoli nel 1630, il 
che ci fa vedere che il Giusto era ancora vivente in queir epoca. 

A lo Sii lire' Antonio Penilo de Nipote, 
Ngeloslto Aceidenneco 'neinlo 

Francesco Antonio Giusto impaziente Accademmeco puro *ncaato 
Pure che non nge ùioche , sia Perillo , 

Et hai fatta ssa gran commesechiamma *, 

ChCy quando la vedi io^ mute guarda mamma , 

De prejezza sautai canmie à no grillo. 
Che sciorta è chessa , che ? si no rijllo , 

Et hai p ogne cafuorchio tanta famma 

Te dico la verdà , ^' io fosse sdamma , 

Te vorr^ vasà sempre a pezzechillo. 
Violo te co" ttanta letterumma ; 

Cierto sì tanto addotto , e hertoluso , 



— 855 — 

CK ognuno appriesso a te pare na scuifima. 
Frate , io sempre sarraggio no vaimso , 
Perchè mparai fi aW e( ^ conna , e rumma ; 
Po marze gnore , e non pott" i cchiù suso^ 

De lo stìsso a lo mmedesefflo. 

Psrillo , haggio no pò de scorzione ^ 
C hai pescaio sopierchio $ aita de mene > 
Tu pare cK ogne cosa vuò pi tiene , 
Lassarne n* aliciUo , o no mazzone. 
Leva sse rizze su , tastate mone. 
Campammo tutte , haggiammo tutte bene , 
Damme cemzo a lommanco pe ss' arene ^ 
De fé nionchete 'niaina sparaglione : 
Ma io n' haggio ne nnasse , ne barchetta , 
Ne lanzaturo , e manco sciacechietto , 
Co che bogHo pesca ^ co sta vrachetta ? 
SA pesca tu ^ che IF hai^ core mio bello , 
Ca ^ s' è pe mi ^ la Musa vò^ cK aspetta 
Fi che sa n* auiro poco strappaiiello» 
GIssIo Francesco. Di famìglia originaria di Chieti, nacque in 
Napoli nel 1626. Entrò nella Congregazione dell* Oratorio dì Na- 
poli detto i Filippini (1). Con la massima esattezza adempì a tutti 
i suoi doveri, e fu per 30 anni Prefetto della Congrega de* giovani 
dell* Oratorio Vespertino , ove questi raccolti erano occupati in di- 
Tersi esercizii. Neil* Inverno sì riunivano nel detto Oratorio, nella 
Primavera sulla Montagnola -» (2) e nell* Autunno nel chiostro di 
S. Agnello Maggiore. (5) 

Ai piti intelligenti si facevano recitare delle rappresentanze sacre: 
ottimo provvedimento, che mentre loro impediva d*andar vagando 

(I) Qncsf oratorio fu fondato sotto il Pontificato di Clemente YIII nel 1586 
per Opera del P. Francesco Maria Taruggi , che fu uno de* primi discepoli 
di S. Filippo Neri , e venne in Napoli in Compagnia del P. Antonio Talpas, 
ed il P. Gìo?enale Amino da Possano. La Chiesa annessa* a questa casa fii 
esegnila col disegno di Dionisio di Bartolomeo , ed il Prospetto con quello di 
Dionisio Lauari. La prima pietra fu messa il 15 Agosto 1502 , e vi ti co- 
minciò ad nfiiciare nel 1597. La detta Chiesa fu dedicata alla NativitA della 
Tergine , e si chiama de' Gerolomini, a cagione die la prima Congregaiiono 
di qucsf ordine istituita da S. Filippo Neri ia Roma fu nella Chiesa di S«' 
Girolamo della Caritàa 

(2) Presentemente S. M . degli Angeli alle Croci. 

(3) S. Agnello a Capo Napoli^ folgarmeate detto S. Aniello vicino alili 
Chiesa di S, M. di Costantinopoli» è Chiesa antichissima fondata f eiso il 599| 
ma la preiente che si vede fa fatta nel 1517. 



— 286 — 

inutilmente per la eiUk ^ gJi esercitava i^Ua mepw^ria, ,^ lor davt 
educazione ed istruzione. Buona parte dì queste ijQppresoDtazioni, 
furono scrìtte dal Gizzio, indi caccolte e pubblicate col titolo LEco 
Armonioso. ... 

Fu il Gizzio molto versato negli studii di. matematica e di astro- 
logia. Per suo passatempo fece diverse macchine che^ dopo la 
sua morte, restarono del tutto inutili , poichò niuno v* era che sa- 
pesse maneggiarle. Cessò di vi\ere il S Gennap ì608a 

Noi nel ricordare le opere di questo scrittore i diremo che Lione 
Allacci nella sua Drammaturgia lo cita sotto il casato di Egizio di- 
cendo « Amore trionfante rappresentazione sacra dolla Vita e Morte 
« della B. Maria Maddalena de* Pazzi, Carmelitana. In Napoli per 
n Novello de Bonis 1668 in 4.<> Poesia di Francesco Egizio Sacer- 
ce dote della Congregazione dell' Oratorio , Napolilaiio, ma oriundo 
a*di Chieti. » 

Il Yillarosa nelle sue Memorie degli Scritturi Filippini , cita il 
detto Amor trionfante^ e L Eco armonioso delle sfere celesti doè lo 
corrispondenza de Santi con la virtù aUa grazia divina spiegata con 
rappresentazioni e dialoghi saeri , frammezzata con cinquanta di- 
scorsi per le feste del Signore e de* Santi. Divisa in due parti , Na- 
poli, per de Bonis, 1695 in A.^ 

Noi diremo che neli* Amor Trionfante misto di prosa e versi tro- 
vasi la parte di Cuorvo servo eh* è in dialetto , in prosa. 

L Eco Armonioso eh* è diviso in due parti , contiene 50 discor- 
si , e 47 produzioni , cioè 8 nella prima parte, e nella seconda 
parte. Noi citiamo solo quelle che contengono de' personaggi che 
parlano il dialetto. 

Nella Prima Parte. 

La Perla della Vergine e Madre Maria della Purità^ vi è la parte 
di Menechitto servo di Orcaslo. 

n Tesoro Nascosto della vita e morte del Proto abate S. Aniomo 
Egittio il Grande , vi è Asciutto , servo del Santo, e poi degli Am- 
basciatori. 

La Fanciulla Gigante della Vita e Martirio glorioso di S. Agnese 
vergine e martire , vi è Cienzo , servo di Placido. 

V Atlante del Cielo della vita di S. Domenico fondatore delF or- 
dine de" Predicatori^ vi è Scarduso marinaro, e Tippi tappa servo. 

// Pellicano infermo che sana -r Bella vita e morte di 5. Giovanni 
di Dio — fondatore della Religione, de padri Fate Bene Fratelli^ vi è 
la parte di Spennazzola tessitore servo, eh* è scritta in prosa , e 
la parte di Manganiello eh' è in verso« 

// Cielo in Terra -*- Rappresentazione della dolcissima Natività di 
Gesù Cristo , N. S. Questa è tutta in versi , e vi è la parte di 



— 257 — 

Manooeokt bifolco Napolitano, eh* è un garzone pastore di Laban. 
È graziosa e piena di quella semplicità {pastorale che distingue 
questa specie di composizioni drammatiche. 
Nella Parte Seconda. 

La Conca fatta Canale dette Graiie detta Vita e Marte del Pa- 
iriarea S. Filippo Neri , ^i è la parte di Liccbettino, mista di prose 
e Tersi ed è graziosissima , ed eccone un saggio. 
E bruoccoh frìtte e museemà 
Nfcdali , nfalM nfalaUlola 
Chi non vo spasse 
Mime venga a niennere 
Pò co duie passe 
frese a mpennere 
Contienie e gusto 
So muorze juste 
Fatte pe msne 

Magno , vevo , vao a spasso ^ e sto da Re. 
Voglio cantare e ridere , 
Voglio magnare e libere^ 
E pigliareme sfUio , 
CM coniiefUo non và^ non ha joditio 
Poco mpcrta lo campar e 
Se non campo ngusto e festa 
Chesto resta , e fa ngrassare , 
Ogne juorno , vao atUtomo 
Pe spassa la fantasia 
Chi contiento non ha^'non vale cria* 
Più appresso. 

Scelleca , si non chiove s 
E se non irona lampa^ 
Niente , niente , che scan^\ 
Cercarne se mme truove. 
Venne a Romma^ e servo co grd sftio^ 
Né pozzo ancora havé no benefUioM 

Napole bene tnto, Napole betta^ 
C ogne parola f enchie core , e bocca^ 
Ccd duie tortiise se dice baiocea 
E lo taraUo se chiamma eiammeUa^ 
Napole bene tnto, Napole bella. 

Li gobbe sp cardane ; E veroleUe 
Cali arrosta se chiamma $ chiano etdase , 
La carrafa foglietta y E iuitafrase^ 
Che mme fanno sbotà le cellevrella j 
Natole bene mio , Napole bella. 

35 



— 2S8 — 

La ricchezza della Povertà , della mia anmirabile del Serapm S. 
Francesco d* Assisi fondatore delV Ordine de Minori.^ Vi è la parte 
di Truontolo. 

Le selve beate della Vita e morte di San Romualdo fondatore iella 
Religione de Camaldoli. Vi è )à parte di Trufìfinp. 

La Spada della Misericordia. Del Severo flagello della Peste ^ che 
afflisse la Città e Regno di Napoli neU' anno iGSd. Vi sono le parti 
di Sardella e Porchione ])CCcamorlì. 

£ qui il Villarosa osserva , che per quanta lode meritasse il 
Gizzio nello studiarsi per tenere occupato con profitto i giovani j 
non sa però lodare la scelta dì alcune rappresentaziopi^ come fosse 
la sopraccitata , perchè non sa comprendere come potesse recare 
onesto divertimento a* giovani ed a* vecchi la rimembranea dì un 
orribii castigo di Dio col mettere in ìscena le vedute piti lagrime- 
voli , com' è quella di un condutlor di carro che spinge i tardi 
buoi, carichi del peso di molti cadaveri , ed altre cose che fanno 
raccapricciare al solo leggerle. 

// Zodiaco del vero Sole — Della vita del Prodigioso 5. AnUmio 
di Padova. Vi è la parte di Garminiello cieco. Tra le sdtre graziose 
cose vi è un' orazione per esorcizzare un energumeno, ed è la se- 
guente. , 

Te sparafonne lo Segnore 
A la sciamma^ a lo fetore / 
Piede stuorte , e mano mozze 
Air arreto ire puozze. 

Treccie , Tronole , e fracasso 
Date ncapo a Satanasso ; 
Vaga nfundo , e sia squagliato 
Comm' a lardo a lo Pignato. 
Santo Giorgio co la lanza , 
, San Luise Re de Franza^ - 

Santo Nufrio vecchiariello ^ 
Sconfondate farfariello. 

Va a lo nfierno tnalatasca , 
Senza coda % e senza nasca 
Va f arronchia a chillo luoco 
• Comm' a cotena a lo ffuoco. 
Fuoco e ncienzo beneditto^ 
Santa, Lena a lato ritto^ 
Santo Rocco a mano manca 
E tra naie sia mazza franca, 

A lo nfierno tu^jcadistey 
E lo luoco te perdiste^ 



— 859 — 

A to nfiemo mo retorna^ 
Facce, brutta co le corna 

Io mme sohgo confessato^ 
E non haggio cchù peccato 
Va a r arreto , comm a Ragno 
Va pe te ^ non e* é guadagno. 
Giesu Cristo co la Mamma 
Tè derrupa a cheUa sciamma ) 
Te ncatena a cheUa fossa^ 
E te rompa tutte V ossa* 
L* Amor trionfante^ dì cui abbiamo fatto parola. 
Glorialo Ottavio. Nacque in Tropea verso la metà del XYi 
9ccoIo , fu el^to Canonico della Chiesa dì sua Patria ^ fornito di 
moltissime cognizioni di giurisprudenza pertossi in Messina per 
esercitare colà la professione di Avvocato. Vennegli conferita la 
Cattedra de* sacri canoni nel 1595 , ed ebbe Y obbligo d* insegnare 
il dritto feudale. Diede alla luce varie opere di giurisprudenza per 
le quali riscosse sincere lodi da* dotti dell' epoca — Giustiniani 
Scrittori legali Tomo II. pag. 117. 

Abbiamo fra le mani due Commedie. Le tpexxate durezze stam- 
pata in Bfessina da Pietro Brera 1605 in 12 di pag. 199. Dedi- 
cata dal fratello Carlo Glorizio al sig. Vincenzo d*Angelica Sindaco 
perpetuo di' Messina^ e nella detta dedica è detto : « composta nel 
« corso deir adolescenza, la quale se ne stava sepolta nella Camera 
« del suo studio. » Avvene una seconda edizione , in Venezia per 
Gio. Alberti 1G06 in tì. 

De*sedici attori cbc sostengono questa Commedia , solo quella di 
Prospero Casanelle è in dialetto , e questo bene scritto. 

Impresa t Amore Rappresentata in Tropea il 23 Settembre 160Q, 
dagli Accademici Amorosi di Tropea , e stampata in Messina per 
Pietro Brera i603 in i2 , ed in Venezia nel IG07 appresso Giov, 
Alberti in 12 di pag. 198. Essa contiene diciassette attori , dei 
quali due parlano in dialetto cioè Orazio Gentiluomo Napolitano^ e 
Cavello Ciacola scrivasuf deila G. C, della Vicaria. 

In questa Commedia , trovasi invenzione grave, disposizione or- 
dinata , parole proprie ^ sentenze convenienti , arguzie ingegnose, 
e flne concludente. 

OoMonl Carlo. In Venezia nel 1707 da nobile ma poco agiata 
fomiglia , nacque il Goldoni \ e di anni 4 leggeva , scriveva , ed 
avea a memoria il catechismo. L* infantile suo trastullo , fu il leg- 
ger commedie, ed in ispccie quelle 4eL Cicognini di Firenze ; e di 
anni otto bozzo una prima Commedia, 11 Padre inviatolo à Rimini 
per studiar filosolia^ che per vero poco gli andava a sa^^gue, per 



•» , 



• • 



respirare un poco da qai^lje^ ,,4);^^^e jp^, 6Q|^ a teatro 
. • addio scuole, addio filosofia V e mettendo ;|^to.ia(d>bllo »ud1 
a que* commedìaotis p cosi cominici6 la ^U£^ yitardisaslpfsa e piena 
di avventure, i^pplicossi alla m^Qìna.) Cu. lettera}^ v^.'jG^^Hi^^ 
Criminale , volea farsi cappaccino , por ragioni amorose , ma di- 
venuto marito , fu Console , attore , Avvocato, e scrittore di Com- 
medie. Gessò di vivere nel 4791. 

Questo Commediografo che nelle sue 198 produzioiù , mise in 
bocca di gualche attore il dialetto Veneziano , non sdegnò di far 
parlare D. Ignazio in dialetto Napolitano neU* Opera del Tasso\ ed 
a tanto scrittore si può benissimo perdonare la cattiva ortografia 
ed il fraseggio che ha adoperato. 

Ciranatesca Agostina Tobbla -^ Di questo poeta che fiori 
nel i600, non conosciamo altro che due Ode, Una in dialogo in ita- 
liano col titolo jR , Duca d* Arco discaccitUa^ stampata in» Napoli nel 
4G48, e r autore s* intitola Accademico Occulto, 

L' altra che è quella che lo fa da noi registrare, è il Masaniello 
trionfante Oda in Dialoghi di Agustino lobbia Granaiexza Accademico 
occulto^In Napoli con iViinfe^io MDCXLVIII in 4,^ di gag. 8 senza 
nimicro, col frontespizio, istoriato in legno. Questa poesia è dedicata 
ad Agustino de Lieto capitano della Guardia del Guisa , segue un 
Sonetto diretto allo stesso , indi viene 1* oda , ed in fine una Can- 
zona. 

Questi due opuscoli rarissimi si posseggono del Consigliere Fran- 
eesco Casella ^ e noi crediamo iar cosa grata ristampando V Oda e 
la Canzona» 

MASANIELLO TRIONFANTE 

Deca d* Arco 

Al sempitemo horror tornar. pur oso 
Per le furie frenar^ placar lo sdegno^ 
De la morte immortai ri toma al Regno ^ 
Per far Pia V Impietd , f Odio amorosa^ 

Bramo entrar donde F empio uscir, desia, 
E con ingimta legge hor ni è vietato , 
Iki rei corro ai supplitio , e non m' è dato , 
JEd enorme pur è la colpa mia. 

Si comanda U doeer , si fmoìe il dritto^ 
Che la Terra mi schivi , e 7 del ni escluda j 
Ma che scacci T Infèrno un al^o Giuda^ 
IngiustUia ritrcvoy il mio delitto. 



— ^1 — 

, Mostro ài firità 9&n affienato y 
Spirto crudH éT hunttmo sangue immondo , 
Ole non àolo m* ébòorre U Cielo , e 7 Mondo. . 
Ma mi edegnan le Forche^ e m* odia Fiuto ,« 

Dunque rifiuto $on degli Elementi ? 
Pan le mie sceleragini in eccesso ? 
Dunque per gratta pur non m* è concesso 
Hàbitar fra T Erinni ^ e tra i serpenti ? 

Almen sian vendicati i miei gran torti , 
Si congiuri con me V Inferno tutto , 
Aesti il mio gran nemico arso , e distrutto^ 
C hora de' Semidei soggiorna d gli Orti. 

Poiché presso son* io di Stige à T onda , 
De t alme il conduitier cKamerò forte^ 
Che con r orrido legno indi mi porte^ , 
De lo squallido fiume a Taìtrà sponda. 

Navigante infemai ^ Tartareo Vecchio 
Spingi i remi ver me , drixza la harca^ 
Fé , che sia del mio pesjo onusta , e carea^ 
Che di parlar con Fiuto hor m* apparecchio. 

Caronte. 

RUomi aima mei nata , onde partisti, 
Aiedi , dove già mai non speri Mergo / 
Su volgi al pallida Orco U piede , e H tergo y 
Che'l contristato reo vie più contristi^ 
Due. ^Perchè ricusi il tuo dovuto omaggio ? 
Perché mi sgridi, e vuoi , cK altrove io corra ? 
Non^ convien , che T inferno il tristo cMorra , 
Fqrz' è , che Fiuto accoglia il reo maìvaggio. 
Gar. Non varco ( spargi in van le tue querele ) 
Barbara naiions vii gente cdarba. 
Due: Ti sveUo il sozzo crin , f immonda barìfa , 
Ti frango e barca , e remi , e sarti , e vele. 

Importuno. Gar. Superbo* Due. Iniquo. Gar. Infame. 
Due. Avaro' Gar. Masnadier. Due. Fiero. Gar Feroce. 
Due, Maligno^ Gar. TradUore Due. Horrendo^ Gar. Atroce, 
Bue. Ministro di Fierezza, Gar. Autor di trame. 
Due. Fammi enirar nelt fiblio torbido , ed atro, 
Car, Sa sì ^ ma dammi F Obolo tu pria 
Due. Non ho quadrini meco. Gar. E tu va via, 
Stupor non è, che sia mesidico il latro. 



il firutto um to pianki , U fkar'cm l'erta' 
A Napoli moolasti Inspano Caeea^ 
E de Ur tue rapimty A vùt^^ f^ iacee. 
Du(v H furto in vm «i cete , in Mfi #i tarha. 
Gar. Dunque non passarai'' matoaggio $eoppià. 
Due. Prova di questo braccio ornai la finrxa. 
Gar. E tu del remo mio la dura scorza. 
Duc^ M* ha il capo offhsó , e */ colpo anco raddoppia. 
Gar. Arpie venite .iosto^ o leHri§om\ 
O Idre , Antropofagi é mite à mille^ 
O Meduse , o Kutoni , o Sfingi^ o SciUe , 
O Centauri , o Chimeri ^ o Gerioni. 

Costui da f)0i si fughi , e si detesti 
Atropo , (3o(o y e Lachesi veraei ^ 
Tisifone , Megera , iile^to «udoct , 
Minosse y Eaco , 6 ISadafiionlo infesti. 

Questi nemico à gli hnomini^ e à gli Bei 
Escluso già da F unirne dannate , 
Su da le Bolgie infeme hor discacciate 
O Arghi , o tùlifemi , o Btiarei. 

Hito. 

Odo rumor fuor le Tartorie porte : 
Oh , ritoma d turbar Lethe costui s 
Che pretendi o meschin da i Regni bui ? 
Due. gran pena , ò gran premio , à vita^ è morte 
Più. Che vita può dar mai mortai veleno ? 
Due. La dubbia pugna mia soccorso impetri. 
Pia. Un monte di durezza imcan tu spetri. 
Due. Ahy r interesse tuo ti mova almeno. 

Mi vanto se mi dai possente aita^ 
Condur da i Campi Elisi m Mongibello 
H tuo crudo aversario , il mio rubeUoi^ 
CK à te tolse il tributo ^ a me la vita. 
Più. Baerai s* in ciò f adopri e premio^ e lode^ 
Gran maestro di trapole chi vuoi^ 
Che te sia scudo a % gran trionfi tuoi? 
Due. Io vo la F<Usitd : desio la Frode. 

Bramo r autor d* ogni mortale offesa y 
H Tradimento io dico , alto guerriero. 
Più: Il vilissimo Inspan , f infido Ibero 
Se traditor non è , perde ogni impresa. 



flb)> té ìm Fàbità sproni^ le pkmté , 
Che con empi epergòuri^ H^ deh offende^ ' 
La Frode Ueo^ $ia fieVe mdruA, 
È huw mentito il cor fàUo il sembiante 

Co *i iradànefUo àbbaUi OfftC àUa rocea^ 
Ch' ei cà machine ascose U tutto atterra j 
CK altrui pace promette , e muote guerra^ 
CK à V arsenico in sen s V ambrosia in bocca. 

AUra figura prendi^ altra sembianza^ 
Perché ti ceU al Pssealore imbelle ; 
Cada U noeo. Nembroito^ e sua BàbeUe^ 
Sorga tua ferocissima possanza. 

Yengan da t ombre^ d la diurna luce 
La falsitd , la Drode^ e 7 Tradimento , 
Che non i * indugi m» atomo , un momento^ 
E sia di loro , U Duea i Arco U Ituce, 

Falsità, Frode, Tndneilo. 

Dd Reame di Dite o Re sdegnoso 
Eccone ornai sotto Campùm sì grande , 
Che per noi F opre sue sonmemorandcj 
Spergiuro eccelso^ e traditor famoso. 
Più. Ite à pugnar con vincihice palma^ ' 
Si tolga d Semidei lor degna preda^ 
Ai Numi di qua gii sia data in preda y 
Stia con gli spirti rei , si felic alma» 

É 

Falsità , Frode , Tradimento 

Si fard quanto vuoi Stigio Signore , 
Be' trionfi la via ri e sempre aperta , 
Securo e 7 trionfar , la gloria è certa , 
CK assai può^ cV assai vale il traditore. 
Due. Del nostro immenso ardir fatf è la prova^ 
Napoli , ricca un tempo^ eUa U ' ridica^ 
Da % tradimenti miei resa mendica; 
Che non vinca F ingtxnno è cosa nova. 
Fals. Sì rincori ogni cor ne la battaglia. 
Trod. S* accenda de' beati a i lieti Campi , 
Trad. V oste cT Avemo al bel giardin s' accampi. 
Due. Dove non può F ardir , T inganno vaglia 
Due. Ecco t aria serena , e 7 dolce clima. 
Frod. Ecco T almo giafdin del Semideo. 



Fals. Che i'-infimmi^ e si wìmb il fer jMeùy 

Trad. Ne k gmrre te Froiv m$(ià li jIùm. 

Frod. R ionno sumimmo noMiinM 

JDà qui la Regia^ e *l praikMo amèm ^ 

Li vermigli papanferi figliano, 

Si pacifico Mergo ha TtMeia éhumo^ 

S* entri per éUr^ varco àV OAp aprico^ 
Ecco U Tracio Cantar con. jftf aUri Eroib^ 
Che vengon baldanzosi incenero a noiy 
E vien con essi , U mio mortai nemico^ . 

lisiilieHd 

Yencno gente nove a sta Coccagna. 
Beciteme pe ddareme ccnfaorto : 
Genovino doceie ? Arpaia i mwarta? 
E pigliato Sant' Ermo ? é strutta Spagna ? 

Pre vitavosta dateme ss* aviso , 
Sé tornate d mancare le panelki ? 
Sa poste n* autra vota le gabelle ? 
Lo Buca d Arco è vivo , o è stato accéso f 

Lo Barone dov" è de Santo Areagnelo P 
5" asdaie de Carlo Quinto lo Scarte^ f 
S è fatto a lo mercato lo Petaffio? 
È stato strascenato Tonno i Agnelo ? 
Fro. Se non soccorri , la Sirena har cade, 
Trad. Nel caldo mar del proprio sa$igue cÀsorta. 
Fals. S* oggi non f armi la tua Patria è morta. 
Due. In preda à mille i$hsidie ^ d mille 9 spade. 
Mas^ Non dobbetare nò Ceià mia bella^ 
. Ca mo taglio li'cuolle a ssi l^agnuok , 
A ssi marrane fine mariuole ; 
Bateme f arcabuscio , e la cortella* 

Lazzare , alP arme^ cM arme ^ serra^ smra^ 
Sonate lo tamsnurro , e la trommstta , 
Chi sCi piglia V angina , e chi t accetta , . . 
Chi ammala la libar da , e chi la sferra* . 
Due. Già eominci(i à cader P huom sciocco , e vUe. 
Trad. Havrem t bonor i ogni litigio nastro. 
Fro. Si tragga fuor da sì felice Chiostro. 
Fals. Sicura sta la volpe entro il covile. 
Mas. PriesCo Lazzare micie , priesto. ammarciammo 
A la vota de Napole ncarrenno-f 



Sto itmgo p9 4a JMri» $ sfani»^, e^sp$tmo^ 
A brascéà eas€^ e oHagHé vuoth iamma. 

Facimmo de nmmiee np moctctUo, 
Arrostimma a lo jpiTo m marrane^ 
Uoro levano a Natole to fpant^^ . . 

E la vita le leva Mìamniello. 

Priette , e' Mruecio cenmi aniorcia akbietUo 
Bt ffare la earra fa earra fime > 
Pe ffare la pakUa pakUone , 
Ma vi , che non ncé fime iradimi^fito* 
Fals. Non piaccia il Gel , cV io U eia amico infido, 
trai. Vedrai di quesie cor gV humani affetti^ 
Trad. CK ingannevol f offenda in van sospetti. 
Mas. De Traiie , e de Frabutte non me fida. 

Catanio ni ha mparaio a M fnrmnstOy 
Ca me fece prova lo corteUacdo. 
Due. Dunque n* hai per nemici? Mas. lo no lo ssacdo 
Apero V huocchie , ca lo munno è tristo. 
Fals. Che temi? Mas. 4e quarcauio sbarione , 
Ma no me faccio fa cchiù lo sammareoy 
CK a sta perdona mia lo Duca d Arco 
Ne' ha puoeio no grossissemo taglione. 
Due. Non temer di eolui<i che.f hai gran genio. 
Mas. E ChUlo frate mio m* hd mala graiia , 
Ca me fece paté ma gran desgratia^ ' 

Magnaie co isso , e detentaie ti* Argenio* 

De V areteche pò lo capetanio^ 
Che chino sta fi neanna d ogne vitio^ 
Jfe fece fa debbotta lo servitio 
Da Ramma , d* Ardexzone , e da Catanio, 
Due. Tu ^ istessa bontà d" opprobri incolpi. 
Mas. Ne tkiente , ca ssù guitto è no gran perro , 
Due. Fa error s' io parlo^ e col tacer non erro , 
Che per meglio ingannar taeàon le Volpi, 
Mas. No varvaro defienne , fio iòdio, 
17no, che te promette , e non f attenne y 
Uno , che ma f accatta ^ e mò te tenne. 
Uno , eh" arrobba Ghiesie , e gabba Dio* 
Due. Ui bisogna soffrir voglia^ o non voglia^ 
Ma che s* aspetta ? andiamne agt alti acquisti , 
Che (f armi , e di valor noi siam provisti , 
Lascia eotesta tua beata Soglia. 
Mas. Sii mettiteme nn' ordene a lampressa 

34 



— 26G — 

O lo Baio y lo Saoro^ o lo Liardo , 
Lazzaro arvoliaie lo stannardo , 
Ca Spagna sempre fa na cacavessa. 

Mo v' accongio Spagnuole^ ed Alemane , 
Io mò ve sbozzo o Sbirre , ò Re formate , 
Barune , ò Segnure Titolate 
Corrile comnC a Lliepere u ie Uane. 

De cuorpe muorte fice na catasta^ 
E appriesso ne farraggio na montagna , 
O Principe^ no scauzo ve la cagifut , ' 
Masaniello v' è contfa , e chesto t^o^la, 

VerUà. 

Arresta il pie , eh' insidiato hor set , 
L Inferno contro te gV inganni ha mosso. 
Due. Misero , hor sì , che più non vaglio , e posso 
Tradir costui con tradimenti miei. 
Ver, Corri , se da qui parti , in braccio al pianto ; 
Questi , trasfiguraio in strana forma^ 
Che segue del tuo pie la traccia , e T orma^ * 
j^ Ponse di Leon , che f odia tanto. 

Di Cocito tre mostri hor seco porta 
Sol per condurti, à i sempiterni fuochi^ 
JDehy non partir da i fortunati luochij 
La Verità son io^ tua fida scorta. 
Mas. Ancora de f, aggravio f allecuorde 
Brutta saraca fatta nghielatina , 
Pc mme dà schiocco matto de petifia 
Pèrzì co li diavole f accuorde. 

Scarpe de fónécelle , arma mmardetta , 
Tabacco , e rafanieUe , arce cornuto^ 
Viene à li Campe Aìise stravestuto 
Pe mme fa n ancarella , e na sgammetta. 

De la Felluca mia prova li scarme , 
Mò me soglie a lo naso lo sinapo^ 
Chiavale Arfeo ssà rebbecchina ncapo^ 
Aggente de sto Luoco alt arme , alt arme. 
Trad. Convien lasciar si nobile soggiorno. 
Frod. Cacciati tutti omai da i Cicli aversi 
Fals. In perdite gli acquisti hor son convèrsi. 
Due. In tormenta il piacer , /' honore in scorno. 
Mas. comme se la cogliono a Idncorza^ 
Pr testo Lazzare micie date de mano 



— 2G7 — 

A ssò bruito Spagnuolo lotarano^ 

C ha puostù la gabbella fi a le itorza* 

No me facile perdere chiss" huorco 
Zuca sango de povere^ e mescMne , 
Sia pigliato con ffuria da t angine^ 
Ammuodo de na Vacca ^ e de no puorco. 

Lazzare. 

Aparate , aparate : non ncè scappe^ 
' Pere* haie trovato ccà no gruoeso nluppo , 
Uno ncroccato f hate pe lo tuppo , 
E n* autro te ne tira pe le chiappe. 
Mas. Schiurolo sì traeuio a la gaiola^ 
Non nn' iesce cchiù^ te spoleco ma T o$sa^ 
Te portano li Lazzare a la fossa 
Yorpe , che stai dinto a la tagliola. 
Due. Pietd, Mas. revejfita mò^ che (e sta ncoppa^ 
Ca lo Sp<mnuolo figlio de Maumetto^ 
Se corre nzicco , ammaina lo trinchetto , 
Auza le' bete pò s" ha viento mpoppa. 

Prissto tu chiagnarraie Due. non temo pena , 
Mentre temuto son dal pianto etemo. 
Mas. Te manno a n' autro luoco , a n' autro nfierno ; 
Portate chissà a na samenta chiena. 

Protone non te vò^ staite a na chiaveca^ 
Lo munno a sdigno f he , curre a no cantaro^ 
Trotta , se non te piglio co no stantaro : 
Tavierzo va ehi cantra viento naveca. 
Du€. Pietà. Laz. vd fattempennere ad Auruopolo. 
Due. Pietd. Mas. iettate d maro co dote mazzare^ 
Laz.' Mparate a contrastare co li Lazzare^ 
Mas. Mparate a ffare guerra 4:0 lo Puopolo. 

LI LAZZARE 

« 

Fanno I* abbaia a Ir Spagooolc 

Alle olii alle don Perechicco , 
Tabhacco non haie cchiù^ ne rafanieUe ,* 
Che te serve la pippa , e lo palicco ? 
Su cuogKetella ^ e iassa li CastàeUe, 
Ca si no j m(Ue campe^ e mucose sicco^ 



V 



À lo $petale stiri^ Triecopetricco y, .^ 
Cafitfm mattador muerto é vuosUj^ , 
Site state cìdarufe ^ alle diU. 
Ammatia , ammatta i ammatta $sà cmia§lim ^ 
Hurt , sombrero ^ e arrobba ferraiuol^ ,. 
A li Canxirre non se dia na paglia y 
Scrwno da ccd sei pessime Spagnuok , 
' Ca stanno senxa crespe , e senza maglia. 
L Aqwla presentosa è fatta Quaglia^ 
Lo Lione è crostato ^ e fa he bé , 
Le Sarache so fritte^ alle alléh 
Alle, tdU^ elle gente frabaUa, 
La Maeda poderosa Armada tmeslra 
Lo Torrione F ha perdala- tutta ^. 
Tambicn chemada da T Armada maestra ^ 
Ncalece se ne toma orza e destnUta» 
Et Duque piccaron hisdo de ptUim 
Pe ffà^ lo ppotta n' è cckiù Beeerri , 
Ha perdàdo el proveccio, aUlè alle. 
Ammatta ammatta ammalia ssi gran ernie. 
Che fanno le sortite senza seioria, 
Songo arreddutte d non hacere pane^ . 
Ogna speranza loro è perza j e mmorta^ 
E vonno tnozzecd li Christiane. 
So ghiaie ssi cacciuoiiele marrane ; 
Pe ntennere Medina , e Monterré 
Hanno perzo sto Regno, alle alle. 
GraMo salvatore. Nativo di Gasopia, vosA V abita di S. Fraih 
Cesco tra. i Riformati. Si secolarizzò nell* epoca della Co^tituzioBe 
del i890 ) pria che avesse preso gU ordini sacri, in seguito fe im- 
piegato neir ufilcio de' Dazi Indiretti di Napoli. Nel 1848 essendo- 
gli pervenuto a conoscenza la raccolta delle opere in dialetto ab- 
l»stanza completa che possediamo , ci onorò di una sua graziosa 
TÌsita, bramoso di copiarsi le produzioni che avea dato io luce nel 
4820^ da quel tempo non sappiamo, per quante ricerche avessimo 
potato fare , che sia di lui avvenuto — I.suoi scritti sono 

(Jìiqcchiariata che se famw pe tre matine ìu Cuorpo de Napole e 
lu Sébeto a S. Loda ncoppa a la Costetuzione, Opuscolo in 8.^ di 
pag* i6 , e le giornate sono 6, 7, ed 8 Luglio 48SO. ^ 

Im Sébeto seetato da la suonno. Secunno discurxo fatto da chUlo 
stisso che scrivette la prinrna chiacdiiariaia tra lu Sebeioelu Cnor-: 
pò de Napole. ( Vedi Fìorìlli Giovanni ) Opuscolo in 9.^ di pag. 16 
-- 26 e 27 Agosto 1820. 



— 2«) — • 

la Scola cmtetuxionalé de li Piccirilli. Primma UzUme. Contenti- 
ìiaiime de ti pensieri de chillo che screvelie la primma cMacchia" 
fiata tra lu Sebeto e lu Cvùrpo de Nnpole di Salvatore Grasso. Opu- 
scuolo in 8« di 16 pag. 3 Settembre 1820 -^ Dialogo Ira il Corpo, 
di Napoli il Sebeto, e diversi ragazzi. 

La Scola custetuzionale de li piccirilli. Seconda lezione ee. Opu- 
scolo in 8.0 di i6 pag. iO SeUembre 1830. Dialogo come sopra. 

La Scola ee. Terza lezione ec Nella Stamperia di Antonio Gar^ 
ruecio strada Tribunali N. 493. Opuscolo in 8.« di pag. 16. 17 Set- 
tembre 1820. Dialogo come sopra. 

La Scola custetuzionale de li piccirilli. Quarta lezione preceduta 
da Napule nfesta pe U apertura de lu Parlamiento. Urtema chiaC" 
ckiariata tra lu Sdmto e lu Cuorpo de Napole de Salvatore Gras^ • 
90. — Presso Antonio Oarruecio e dal medesimo $i vendono tutte quat^ . 
tro le Lezioni del detto Autore. Opuscolo in 8» di pag. 16., 24 Set-* ^ 
terobre , e 2 Ottobre 1820. Dialogo come sopra. 

Grazia (de) Domeiilce , nativo di Avcrsa. Abbiamo sottocchi 
un opuscolo di 20 pagine senza nome di stampatore e senza data 
che ha per titolo Chelleta Napoletana , ea no Toseanese deciarria 
Pastorale , aecomppsta da lo Sadardote collegiale D, Dommineco de 
Grazia , nn' annore e grolia de S. Anna. Questa bellissima poesia 
noi la crediamo stampata nel 1806 , giacché nel discorso d' intro- 
duzione, r autore dice che correva a recitarla in un' Accademia che 
si teneva in onore di S. Anna. È probabile qnesfAccademia si fosse 
data in ringraziamento a questa Santa, \ìer essere Napoli andata 
immune da disastri nel terribile tremuoto che avvenne la sera del 
26 Luglio 1805. 

Cire<» Domenleo Rnsslero. Figlio di Pasquale ed Irene 
Maggio , nacque in Oria in Provincia di Lecce il di 9 Novembre 
1808. SI diede air Avvochcria , e pubblicò diverse opere originali 
e tradotte , in materia di Leggi , e letteratura. Occupò la Carica 
di Giudke-, è Professore di Dritto, e Membro di varie Accademie. 

Nel 1856 pubblicò un Nuovo Vocabotario Domestico — Italiano 
Mnemosino o rimemorativo per la ricerca dei Termini che s ignorano; 
e nd 1859 dalla Tipografìa del Commercio in Napoli Strada S. Giu- 
seppe N« 37 pnl)blicò la 2.* Edizione , accresciuta notevolmente e 
migliorata. Tol . in 8.^ di pag. 689 , piìi pag. 76 riguardanti la parte 
rimemorativa. i 

Gaacel Carlo. Fratello della distinta poetessa Giuseppina , fu 
scolaro di Basilio Puoti, sotto la cui scorta divenne buon filologo. 
Fu impiegato nell* Archivio Generale del Regno. Era tanto mode- 
sto che temeva dar fuori alcun parto del suo ingegno, sicché fat- 
tosi compagno con Francesco Taranto , giovine di squisite Icitore,^ 



— 270 -* 

assieme diedero alla luce il Vocabolario Domestico oì^màto per ca« 
tegorie de F. Taranto , e C. Guaceù Non volendo parlare del me- 
rito deiropera, diremo solo clie nel Ì8S7 erasi esaurita la iS.* edi- 
zione, e ne apparecchiavano una terza, cbe poi i'u pubUicatadal solo 
Taranto, giacché Guacci nel i; Gonna jo M52 avea cessalo di 
vivere. 

Ciliari ni Carlo. Nato in Napoli il iO Novemln^e 1827; Era Vice 
Segretario della Regia Ferrovia, ora in aspettativa. SccMare/ dì pa- 
recchie commedie rappresentate ne* teatri Partenope , Fenice , Gol- 
doni (i), e pia nel Teatro Nuovo , ora detto Nazionale* 

Noi ricorderemo alcune Commedie, cioè La Rtroéutéegìi Omm" 
bus — Le iavolelle de lo Lario de le Agrne — La Nova statua di car-* 
ne — No bello segreto pe bencere no temo alla bonafficiatUs ed altre. 

Ha dato alla Iute diverse poesie sul' foglio Lu Cmrpo de Napole 
ed il Sebeto^ e nelle Nferte di Natale e Pasqtua) cioè Lo SosaUkkUo 
e Lo Casatiello, 

liìttejrra Glvllo. Questo nome lo leggiamo in testa ad un bel 
Sonetto che si trova stampato avanti fAgna$w zeffonnaào di Andreas 
Ferrucci. ( Vedi Ferrucci Andrea). 

Galdl Giovanni. Questo scrittore vien nominato dair Alto- 
belli nella giunta degli autori air opera del dMello , cbe lo dice 
vivente nel i789 quando Forcelli stampava la grande collezione de- 
gli scrittori napoletani , trapassati e viventi, e ci fa meraviglia^ 
come non si sia curato di darci qualche saggio di taluni autori ^ 
che egli stesso nelle varie prefazioni dice eccellenti. 

Noi diremo solamente , che essendoci venuti niolte volte pei' le 
mani tre drammi del Motastasio , cioè /* Artaserse , i* Achilìe i» 
Saro , e la Zenobia , tradotte e ridotte da Publio S^XUmio Selcerò da 
Sarmacanda dottore a due doppj^ i quali sono ui^ misto di Toscano 
e Napolitano \ credevamo sempre che fossero state opere di Frau- 
Cesco Mazzarella Farao, giacché il finto nome di Publio ec. si av- 
vicinava anagrammaticamente a quello di Plemronio Misòio Pastort 
Arcade^ nome che avea il Mazzarella \ siccome lo scrisse anche in 
fronte alla Disamina del parere di M. di Voltaire sulla poesia epim, 
che Faolo Rolli scrisse ìq Inglese , e che il Farao tradusse in ita- 
liano e pubblicò nel 4779. Questo nostro pensiero fu sommesso al 



(i) Qaesto Teolro fabbricato per cura di Vincenzo ZoUoIa, e con ta dire- 
ziono dell' arcbiteUo Salvatore Saicione^ venne aperto al pubblico la sera del 
21 Ottobre 1864. 

Esso occupa una piccolissima parte dell* abolito convento dì S. Tommaso 
d* Aquino clic' fu fundoto nel 1503, da Ferrante Francesco d'Avalos^ nei 
quale crauTÌ pubbliche scuole di Teologia , FilosoCa ^d altre scienze. 



— 271 — 

vecchio profossore Carlo Ttocchr, esimio (lia)e(lista, il quale ci disse 
essere lali drammi di Giovanni Gnidi* E noi dobbiomo crederlo, 
perebè nelle dediche che fa Io stampatore, dice: scritti da P. Set- 
timia Severo per lo ^uo vero nome G. B« G. che possiamo spiegare 
benissimo Giovan Battista Guidi. 

Queste tre produzioni sono tanto belle che se ne sono e^guite 
rarie ristampe , e par tuttavia si cbieggono, e non se ne trovano. 

CiilsearAI (Barone) Roberto. Figlio de'furono Vincenzo magi- 
strato ^ > e Francesca Colombo. Nacque in Napoli il 26 Novembre 
i818. Avvocato nel i844. fu Conciliatore in Napoli dal 18S5 al 
1864 , Aggiunto M^mcipale nel iS62 , e nello stesso anno nomi- 
nato Giudice nel Tribunale di Trani. Ha pubblicato varie opere 
italiane. Noi citeremo di questo pnrgatissimò scrittore in dia- 
letto ciò che segue. Un opuscolétto in 8.^ di 12 pag. col titolo 
Saggio di ' Comenlo al Dante Napolitano Napoli Stamperia de Marco 
Vico S* Nicola alla Carità N. i4^ i859. È una sensata critica ai 
primi canti della Divina Gomedia in dialetto Napolitano , tradotti 
da Francesco di Lorenzo. 

Una prosa intitolata Pozzo o non pozzo leggesi nel S'' Fasci- 
colo del Bazar Letterario. 

Un opuscolo in 8.» di' pag. 8 col titolo Prologo che sono 414 
versi sdrdccioU per sferzare un tale , che volea criticarlo per 
avere scrìtto fuorfece invece di fruoffece. È seguito da un Sonetto 
anche in dialetto firmato N. N. e termina con un altro Sonetto' 
del Guiscardi con le stesse rime. 

Canzona. A sé Auiezza Serenissima la Prencepessa ListAetta de 
Gonzaga Ihéchessa de MaiUova etc- canzona de lo Barone de Sti- 
gliano labberto Guiscardi Cavaliero de lo Nobele ordene de la Re- 
denzione. In 4.° di pag. 46 senz^ nome di Tip(^rafia e senza 
data. 

Canteco, A so Autezza Serenissima lo Prencepe Alisantro I de 
Gonzaga Duca de Mantova etc. Gran Mastro de lo Nobele ordene 
de la Redenzione etc. Rengraziamiento de lo Barone Lobberto Guif 
scardi cavaliero de lo siisso ordene. In 4.<> di pag. 12 sènza nome 
di stamperìa , né data. 

Una canzona Pe la magni feca addedecazùme de lo miezo busto 
de lo Cav. Giovanni M. Lenguite , trovasi pubblicata nel Fascio 
de cheUete Nove ec. stampato nel 18G6» 



— 27r— 



I 



Inibrlaiil Vittorio di Paolo Emilio. Crediamo riportare te- 
stoalmenle un artìcolo del Giornale della sera L'Avvemirb Anno V 
N. 207. Napoli 29 LngHo 1866. 

« Vittorio Imbruni— fra i primi \o1ontarii inscrittisi a Na- 
a pdi per coroballere la guerra nazionale contro rAmstria fu Vrr- 
« TORIO iMBRi^m, figlio dei chiaro professore della nostra UoiTer- 
M sita e nipote ad Alessandro Poerìo.— Arruolato nel 5^ Reg^men- 
« to dei Garibaldini ^ Vittorio cadeva yalorosamente pugnando nel 
« combattimento di Tiarno che costò gravi perdite a quel reggi- 
le mento. 

Giovine di mente persipicace, di ingegno fecondo, di animo dol- 

« cissimo— aveva a venticinque anni una coltura che ben pochi dei 

it nostri pubblicisti conseguono anche in tarda et^. Vittorio era di 

« umore bizzarro; ma ingenuo e sensibile di cuore, di percezione 

« acuta, d' infaticabile amore pei severi studi. Aveva viaggiata già 

4t gran parto dell'Europa— aveva studiato all'università dì Berlino— 

« conosceva a fondo la Germania e come quei giovani raccolti, me- 

« ditativi, concentrati che si trovano alle università di Heidulbcrg, 

ft di Berlino, di Lipsia— s'era addentrato nei profondi studii delFe- 

c stetica, dèlia filosofia, della letteratura comparata e ne aveva at- 

« tinto Vieste cognizioni radicate in una forza d'analisi e di sintesi 
« a cui non si arriva che colla assidua meditazione. 



— 275 — 

« Ardente patrioia, amico incomparabile^io piango in Vittorio 
« la perdita d*qno dei più cari e simpatici amici-^Ia stampa perior 
« dica UDO scrittore elegante, vigoroso, ardito— e Napoli un eletto 
« giovine, degno d*essere ricordato fra i valorosi che colla penna e 
« colla spada onorarono la patria 1 

« In politica era conciliativo e temperante — la fede nei destini 
« dltalia era cresciuta in lui cogli anni-, lo slancio con. cui accor- 
« se nelle file dei volontarii era stato in lui calmo e riflesso : an- 
« dò come uomo che va a compiere il più grato e il più sacro do- 
« vere, d'altro non curando. 

« Felice ritalia se di giovani studiosi, di severa virtù e di sodo \ 
« patriottismo, qual'era Vittorio Imbruni, avesse dovizia I 

E. BlRAGHl. » 

Il dolore della sua perdita non durò che poche ore , perchè 
il 30 Luglio i8G6 il periodico della mattina La Patria Anno VI 
m.^ 206 Napoli , nella Cronaca scriveva la seguente smentita: 

« Siamo lieti di annunziare che il compianto Vittorio Imbriani 
« non è morto, ma vivo e prigioniero a Bolzano. Se n'ebbe ieri no- 
« tizia sul tardi da una lettera di un abitante di quella città che 
« per incarico di lui annunziava la felice notizia al padre. 

« A Brescia si era cosi sicuro che fosse morto che quel Prefetto 
« oggi stesso inviava un secondo telegramma in conferma del pri- 
« mo, soggiungendo che era stato seppellito nel cimitero di Be- 
« zecca ». 

L' esposto potrà servire ^di scuola per non abbandonarsi alla di- 
sperazione per una momentanea ed inesatta notizia .Telegrafica. 

Ricordiamo Tlmbriani , perchè in compagnia di Antonio Caselti 
pubblicavano per Appendice nel giornale La Patria Anno VI , N. 
50 e 51 , 30 e 21 febbrajo 4866 Un mucchietto di Gemme : dove 
parlando delle poesie popolari Italiane ci han ricordato molti fram- 
menti di Canzoni popolari Napolitano^ e nello stesso Giornale nel 
mese di Aprile 1866 anche per Appendice il solo Imbriani pubbli- 
cava Dttr organismo poetico e della poesia popolare Italiana , sunto 
dette Lezioni dettate ne' mesi di Febbrajo e Marzo 4866 nella Regia 
Università Napoletana , che poi ristampava in un volumetto iq 8.^ 
di pag. 478 , nel quale , parlando bellamenle della differente ma- 
niera del poetare popolare, registra Canzoni e strambotti, che sono 
quasi andati in dimenticanza. 

Ippolito (de) Francesco. Canonico nato in Vasto circa il 
4800. Abbiamo sottocchi in un foglio volante un bel Sonetto scritto 
nel di 44 Giugno 4857 in onore del Reverendo Monsignore D. Pie- 
tro Bottazzi , neir occasione che la Chiesa di S. Giuseppe . di Va- 
sto veniva stabilita a Cattedrale. 

35 



— 874 — 

< Ilio Filippo. Nella Drammaiurgia di Liane AMacei^ acareiciuta 
e continuata fino aU anno MDCCLV. In Venezia presso Gtambat- 
tista Pasquale^ troviamo segnato ci II Simbolo della Grazia, ovvero 
« la Gassilda. Opera scenica in Napoli , per Michele Luigi Muzio, 
« 1717 in 18 del Dottor Filippo Itto. » 

Piti (( Il Portento della Fede in Santa Giacchellina Romana. Opera 
« Sacra. Napoli, per Michele Luigi Muzio. 1718 in 18. del Dottor 
« Filippo Itto. » Noi abbiamo per le mani II simbolo della Gra- 
jsia ec : nella stamperia Ps^ci 1790. Fra i nove attori che compone 
gono quest* opera due parlano il dialetto: ed abbiamo ancora Lu(h 
INO Angelo , Otero S. Luigi Gonzaga opera saera del Dottor Fi- 
lippo Itto , dedicata al Renerendo Padre Fra Francesco Messore 
Religioso Minimo di 5. Francesco di Paola^ Meritissimo Speziale 
nel Real Concento di S. Luigi a Palazzo (ì)y Nella stampa di Gen-- 
naro Muzio 4^21. in 18. In esso trovasi in dialetto la parte di 
Colecchia Napolitano, che' da mendico diventa servo di D. Ferrante 
Marchese di Castiglione. È scritto con spirito e purità. 



(1) 5. Imìsì detto a Palazzo, piocoh ed antica cappella dedicata a 9. 



I4iiigi IX re di Fraocìai era a piò del Manie HcfUa, oggi Pizzo fiUeoMf dello 
co6t,.pereho vi si annidavano i (aleoni , seoondo la strana opidona del Mtr* 
torelli nel libro J Femqf pag. )19. Nel 1481 renne in Napoli y l'Eremita 
di Paola | o 9oUo la din»iooe de'snoi fratelli , Tolle Ferdinando ir GatlelicQ 
fondare su cont enio »' lasciando libera la scelU del sito al Santo ^ il qatlo 
elesse inori della cittA questa rupe che soprastafa al marot al dir del Capac* 
ciò , in quell* epoca diserta i solitaria, e di asilo a' ioalfattori| del qual Iso^ 
ai TnoFo che il Santo predicesse , che un di sarebbe diventato il più oospicoo 
^ella città , non soloi ma bensì del regno. Allora abbattuta la piccola Cap- 
pella, vi iti edificala una grande Chiesa consenrando 11 nome di ^. Idàgi, go- 
vernata da^fralì minimi di S. Francesco. In seguito poi fn obbliafo e datovi il 
nome di S, Ftanceeea di Palaia. La della Chiesa, insieme a quella di S* Spi- 
rito 9 e. della Solitaria foroao abbattute, al tempo dell' oecupaxione flrantesst al 
principio di questo secolo per formare avanti la reggia una sontnosa piana -« 
Ferdinando i V dì Borbone per voto fatto, con disegno dell* architetto Pieirt 
Bianchi da Lugano fece gittare le fondamenta Jiel 18iS dj^la pcesente Cbietf 
ili S. Francesco di Paola oTanti la Reggia, che Teano dopo lungo tempo j e 
propriamente nel 1830, sotto il Regno di Ferdinando II aperta al .pabblicot. 



— 275 — 



J 



^aeearlno Domenico di Lnigi e Maria Giuseppa Marta. Na- 
cque ih Napoli il primo Marzo 1840. Nel 1883 cominciò a scrìvere 
delle poesie in dialetto. Questo giovine che non manca d^inge« ' 
gno e di buona volontà , è &cile ad intraprendere opere di gran 
nude 'y « cosi corrivo com* è, gitta isuoi pensieri sopra la carta, e 
qualche volta senza neanche rileggerli , li abbandona al dominio 
dedhi slampa'; e ugualmente pronto è in attaccar polemidie : di 
sorte che questo ftioco che ha in seno , è quello che Io ha spinto 
a pubblicare molte cose, le quali disgraziatamente sono finite sul 
nascei'e. La sua maniera di scrivere gli fa succedere che i suoi 
lavori non sono sempre dello stesso merito, ed il suo modo di agire 
spesse volte gli attira odi, ed inimicizie. 

Siede principio alla traduzione della Divina Commedia di Ikmi^ 
in terza rima Napolitana , pubblicandone quattro canti sul Ax^or 
Jjttterwrio che vide la luce in Napoli nel 18^ per ouRa sua. e di 
RafiMk Pettinali. E siccome noli* anno seguente iisel alla luce un' 
aHraUtaduzione della stessa IHoìmì Commedia latta da Francesco 
di Lorenzo , surse qoistione di chi era stato H primo pensiero di 
(funesto lavoro ; il che die luogo ad una polemica giornalistica piena 
«n parole, e senza fatti: ed altri dava ir primato al'Jaccaftno, al- 
tri al di Lorenzo. Noi qui diclanio che il primato non spetta , ut 



1^ 276 ^ 

air ano, né air altro , bevisi a RaSaele Mastrlwii , il qaale nel SO 
Maggio 1854 pubblicava il primo fascicolo di Dante sbruqKaio e 
sehiaruto. ^ ' 

Riguardo a* quattro canti del Dante di Jaccarino , vi sono de'pezzi 
bellissimi ed indoTioati. 

Noi sorpassando gli scritti Italiani, ricorderemo dì lui le opere io 
dialetto soltanto. 

CMzigUù de limenistrea Torino peghiudeed Zi^Psppe Gtaibatdi , 
opera satirica a prova de mbomma de Dòmniinecò Jaccarino -^ Nh^ 
poh ^862 in 8.<> piccolo di pagine 48. Sono poesie in vario metro, 
e illustrate da 8 Litografie rappresentanti i ritratti in caticàtara 
de* Ministri Rattazzi, Depretis, Petitti , Malteucci, Sella, Durando, 
Pepoll, e Conforti. 

L* autore , inviò copia di questo opuscolo al Generale Garibaldi , 
e n* ebbe una lettera di risposta firmata da G. Augusto Yecchj in 
data da Spezia 25 Ottobre, con la quale gli diceva: « Caro Sig. Jac- 
tt carino ^ Il Generale ba riso nel vedere i brutti ceflS effigiati nel 
a vostro libro : Conziglio de li menistre a Torino — delle mine di 
« ogni nostra cosa in Italia. Glie ne ho letta qualche strofa, perchè 
(c anche le parole giovassero al suo buon umore — M'invita a rin- 
« graziarvene in nome suo. » 

La Polonia revotata^ ottavario a Uengua de lo Mandracchio de Dont- 
mineco Jaccarino. Napole Stabilimento de lo Cavaliere Don Gaetano 
Nobile Via Salata a li Yentagliere N.^ 44 , 4864 in 8.» di pag. S6, 
sono 58 ottave. Elegante edizione adornata di Vignette , non falle 
air uopo , percui il Jaccarino è stato costretto ad adattare i> pensieri 
alle vignette , le quali a tutt* altro avean servito fuorché a questo 
componimento. 

¥e la venuta a Napole de Monzù, Eugenio Bosco lo figlio de Papà 
giocoliero — Diàvolo ncarne ed ossa — Napole Maggio 486S — Sono 
88 versi a copula in 4 pagine* 

Galloria de li costumi Napolitane fogli aperti -, contenente cia- 
scuno una canzone ed in mezzo la figura. Il primo foglio fu pub- 
blicato il i8 Novembre 1865 ^ ne furono pubblicati sei fc^li. 
• il lo Guappo ammartenalo D. Nicola Amore Questore de Napole 
cimma de^li IMerale Proianquanquaro dell" Italia pe lo Qiqpodanno 
i866. Sono 8 strofe stampate in un ioglio. 

A lo bravo cetatino D. Rotrico Nolli Sinnaco de Napole guappo ^ 
addotto , sceUifeco , alhttante pe lo ccgpodanno 4866 , 8 strofe ia 
foglio. 

Abbiamo di lui varie produzioni, rappresentate ne* Teatri Fenice 
e Partenope -, ha scritto altresì molte canzoni in fogli volanti ; ò 
compilatore dì molti giornali in italiano ed in dialetto, e di quc- 



— S77 ^ 

sii uUimi alcuni sono sluti diretti e compilati dalui^c sono i se* 

gUQQti. 

U^ pBSce Nicolò e lo Gialante de Palaxxo — Paseariello e io dia- 
volo zuoppo ^ lo Nuovo JHacoh Zuoppo e fùltemMa — Lo Barbo- 
neco e lo Libberale — / R^fhMlicani. ( Vedi TarUcolo Oiomali )* 

Oltre una g'ran quantità di opere cbe ci dice manoscritte. Que- 
sto instancabile scrittore, socio di molte accademie , fu pure gari- 
baldino nal i66ù , e indi maestro nelle scuole municipali ; in se- 
guito cominciò per fondare nel 1860 , una Società di mutuo soc- 
corso degli scrittori del dialetto Napolitano, la quale si spense pria 
di essere istallata , poiché come tutte le cose di lui non era nata 
aitale* 



r=^ 



— 2T8 — 



L 



liamaniia d» Che più non esiste, è stato uno de* poeti popolari 
di questo corrente secolo , ha dato alla luce varie canzoni in fo- 
gli volanti , delle quali alcune messe in musica dal Bf . Franpesoo 
Ruggi. • 

liancelloUl Ctlovannl. Il nome di questo poeta popolare Io 
leggemmo la prima volta nel 1848 in una poesia di 48 sXtote 
stampata in foglio volante , col titolo Na lettera de Kapote a Af- 
fermo, con la quale esortava i Palermitani ad accogliere la costitu- 
zione data da Ferdinando IL 

iiandoiro GUMMM^iilno. Scrittore di Commedie sul principio 
del secolo XVIII emulo jdel Cirillo , viene menzionato onorevol- 
mente dai Signorelli Nette Vicende detta cultura ^ edizione 2/ 18H 
voi. YI pag. 519 ove dice : « scrisse commedie a soggetto ed al- 
« tre scrìtte interamente, e recitò egli stesso con grazia come fece 
« il Liveri, ed il Cirillo. Le Commedie scritte che ebbero più voga 
« sono : Don Tiberio tutore burlato^ U Queettino^ la Omtessa Sper- 
« ciqsqpe ... * Tali compiedic corsaro mss., e poi s* impressero, 
« ma non dall* autore, i» 

Le stesse vengono citate eziandio dal de Ritìs nel suo Vocabo- 
lario. 

Il Cimaglia né" Saggi Teatrali Analitici 2.* ediz. 1817 pag. 4H , 
scrive come contemporaneo del Cirillo « L'avvocato Dandolfo scrìsse 
c( ancora delle commedie nobili familiari quasi tutte buffe , esse 



— 2T9 — 

^ contengono del sale, e qualcuna vìve ancora». Noi crediamo che 
Dandolfo sia lo stesso di Landolfo , e che sia sbaglio della stampa, 
poca avvertenza dello scrittore. 

lAtllla. Vien ricordato dal de Ritis nel Vocabolario, come scrit* 
Core di una commedia intitolala Lo Stravagante. 

Uuimlères (de) Aolillle. Fìgliuol postumo di Teodoro, Fraiv 
cese, nacque in Napoli nel 1819. Questo chiaro letterato che ha 
riempito di dolci melodie il Sebeto, e che dal 1848 fa lieta la Sen- 
na, non potendo resistere alle beUezze ed alle grazie di questo Par; 
tenopeo linguaggio , non soddisfatto delle poche strofe in dialetto . 
che metteva in bocca di qualche attore nei' suoi belli melodram* 
mi, volle anche scrivere sei bellissime canzoni in dialetto, le quali * 
furono messe in musica dal Maestro Florìrao, dandoci i più bei 
concenti d* indole popolare, pubblicandole a Strenne musicali ; ed 
il de Lauzières le riprodusse nel suo libro intitolato Sirio^ canti di 
Achtte de Lauziim^ hrexxe notturne , awreok , romanze e botiate , 
pagine S ASkwm 48SS^' 4844 — Napoli Stamperia e Càrteria del 
FUfreno 4845 in 42 , di pag. 286 oltre l' Indice^ Le canzoni sono 
— NapeU , U wio , La Proddana , La Tarantetla^ La Serenata^ e 
La Madomia del Feecaiore con le analoghe traduzioni in italiano. 
Qui ci piace riportare la prima intitolata 

NAPOLI 



nALKTTO 

Napote è na eampagm 
Chiena de frutte e eeiure. 
Si tua ukognà i e tu magna 
Si wȏ addurd^ In adthtre / 

Lo mare ce vazzea^ 

V orn» te dà la vita^ 
Lo soie f addeerea^ 
La notte a balta nvita* 

Fide eiert* wfcehie nire 
Che eperciano io core, 
Te fanno aacevoUre, 
Te scippano f ammore ì 

Ccà jettd fuoco vide 
Da dinto a na montagna^ 
Mente da fora ride 

V Uva de la campagna, 
Foeiiìeeo là é etieo 

CMammato eorragione 
Mfuorzo de ParavièO 
Ch* a fatto lee'ione. 

Te edglie a la marina 
Pia rosa de zetella^ 
£ mmiezo Mergellina 
Kce foie la tarantella • • • 

f Popolo (w^é lo diUoJ 
e Vederlo, e pò mori / i , 
Pecche a vederlo eeMtto 
Staio neielo pe eagli / 



ITALIANO 

Una campagna è Napoli 
Sparsa di fruUi e fiori ; 
Se vuoi mangiar , ti taaii^ 
Se profumarti^ odori. 

Il mar et seberza , V aria 
Può ritornarli in Tila^ 
Il sol t* allegra V anima 
La notte a danze invita. 

Certi occhi aeri scendono 
A sa6tlarU il core , 
Ti fanno andare in estasi 
Ti strappano T amore t 

Qua un monte pare eh* abbia 
Nel seno suo V ioiemoy 
Mentre che futa e i pampini 
Bidono soli* estemo* 

Là stendesi PosiUpOj 
Si bello che non erra 
Quegli che un penso ehianfahr 
Jh del caduto in terra* 

Sceglili a la marina 
La gioTane piò bella , ^ 
£ in riva a Mergellioa 
Gira la tarantella. 

Non falla il dello e Napoli. • « 
« Vederlo e poi morir » 
Perchè solo Tedendoto 
Ti sembra io ciel salir. 



— 480 — 

Léonardls (de) Cesare. 72 Jle wperbo overo la superbia abbat- 
tuta^ opera sacra del dottar Cesare de Leonardis da Seréno. Napoli 
/720. Nella stampa di Michele Luigi Muzio. la 12 di pag. 91. Mo- 
scone e Ciccuzzo parlano in di&letto. 

Lerma (di) Antonio de* Duchi di Castelmezsano. Qaest* umo- 
rìstico scrittore ha dato qualche commedia al Teatro Nuovo , e 
spesso provvede Antonio Tasso di poesie . in dialetto , che questi 
smercia come sue. 

Lelòmaco Glnllano — Lo crediamo un nome anagramma- 
tico, giacché di costui non abbiamo potato conoscere notizia alcuna. 
È a sapersi che nell* Estate del 1834 , un ostiere che stava vicino 
alla contrada detta Porta del Carmsne , pensò di mettere tavole e 
tende vicino air arena, e con molta decenza serviva gli avventori^ 
e quando erano le sere rischiarate dalla luna , gente d* ogni con- 
dizione correva in folla a far cene , come si usa sulla spiaggia di 
Santa Lucia. A questo ostiere il volgo die il soprannome di Monsù 
Arma. Allora fu che questo Letòmago , stampò un opuscoìetto di 
12 pagine in 12, contenente 29 ottave , intitolandole Quatte chiac- 
chiere pe M<m%ù Arena — Da la Stamperia deW Aquila 4S34^ ed in 
ultimo dà r avviso che nel verno Monzù [Arena si trova di rim- 
petto al N> 164. 

Iiloeate Emerlsco — Vedi ttocco Michele. 

Iiiberatore RaflDnele. In Lanciano ,' una delle cospicue città 
degli Abruzzi , regione feconda di robusti e fervidi ingegni , tro* 
vavasi Pasqual Maria Liberatore , di antica famiglia Lancianese , 
celebre giureconsulto , e magistrato , che legatosi in matrimonio 
con Caterina Bocache , tie ebbe il giorno 22 ottobre 1786 un bam- 
bino cui fu dato il nome di RafiGaiele. Il primo istitutore ^el fan- 
ciullo fìi suo zio paterno D. Gaudenzio, dotto e cclesiastico, ed oratore 
di grido. Fin dalla prima età quegli mostrò una memoria tenace 
ed un vivo desiderio di apprendere \ sicché in pochissimo tempo 
percorse i primi studi. Chiamalo il padre ne' suoi uffici in Chieti, 
condusse seco il giovinetto , e quivi trovò il chiaro Pasquale - Bor- 
relli che volle iniziarlo nelle matematiche. Studiò le scienze filoso- 
fiche nel Collegio delle Scuole Pie, avendo a maestri il P. Aquila, 
ed il P. Emmanuele Taddei. Nel 1800 diede saggio della sua istra- 
zione in una pubblica adunanza -, e quindi ritornando in patria 
trovò nella sua propria abitazione un ottimo istitutore nella per- 
sona di Giobbe Berardini, il quale continuò ad istruirlo nelle sciea- 
ze matematiche e filosofiche, e cominciò ad aprirgli la mente alle 
bellezze de* grandi modelli della letteratura greca , latina, italiana 
e francese. Trasferitosi in Vasto, fé pruova colà del suo estro poe- 
tico, cantando versi estemporanei sopra diversi argomenti in pub- 



— 281 — 

hlicbe accademie con plauso universale. Di anni 19 venne in 
Napoli e studiò le Scienze* di Dritto sotto il professore Nicola 
Valletta. 

Quando il Liberatore stava per compire i suoi studi legali , 
la ^orte del Regno era stata decisa ne' campi di Auslerlizze,ed 
una dominazione straniera avea preso luogo ^el legiUimo go- 
verno. Tutte le leggi, le istituzioni, gli uffici si riformavano *a 
modo Francese. Il Duca del Gallo reduce da Parigi, ove avea 
sostenuto la carica di Ambasciatore delle Sicilie, per ordine di 
Napoleone venendo a stabilire in Napoli un Ministero di Affari 
Esteri, trovò deserta la Segreteria di tale dicastero, perché que- 
gr impiegati aveano seguito la Real Corte in Sicilia; ed i pochi 
che rimaneano furono quelli che respinti da fiera burrasca nel 
porto di Napoli, calando a terra andarono a rifugiarsi tra quel- 
le sale, dove formarono come V embrione del nuovo dipartimen- 
to delle relazioni estere. 

Il Duca del Gallo andava in cerca d' uomini probi ed istruiti, 
e non volle ammetter mai alcun francese nel suo ministero. 

11 giovine Liberatore in età di anni 18 avea pubblicato un'o- 
peretta col titolo Pensieri civUi ed economici, sul miglioramento 
della Provincia di Chieti. 

Il padre consigliò al giovine di presentare quest'operetta al 
Duca del Gallo; il quale, avendo osservato la giustezza del ra- 
gionamento, e la franchezza di esprimere le proprie idee, dise* 
gnò nel suo animò, di farlo uno de' primi nella nuova Segre- 
teria; ed in fatto informandosi della nascita j degli studi e de' 
costumi di lui, lo ammise tra gli allievi del Ministero nel!' Ago- 
sto 1806. 

Il Liberatore si fé amare da tutti; e quando Napoleone or- 
dinava che il Dicastero degli Affari Esteri dovea inviargli una 
nota biografica de' nuovi legati, e degli stranieri che andavano 
alla sua corte, Raffaele Liberatore n'ebbe l'incombenza ed ono- 
rosamente adempì a questo lavoro. Lo stesso Duca per mantene- 
re in esercizio i suoi impiegati dava sovente de' temi di storia 
patria, di dritto pubblico* ec. a'quali doveano rispondere in fran- 
cese, ed a ciò erano stabiliti vari premi di libri riccamente le- 
gati de' quali il nostro Liberatore fece copiosa raccolta. 

In quel tempo il Duca di Noja fu deputato per affari in Olanda 
e in Alemagna, ed il Duca del Gallo inviò in sua compagnia il 
Liberatore col titolo di Segretario, dandogli carica di riferire 
con ropporti scritti in francese le sue osservazioni sulle condi- 
zioni politiche, sociali ed economiche de' luoghi che avrebbe 
visitati. 

Ritornato il legittimo Sovrano sul trono, il Libeatore fu an- 
noverato tra gli uffiziali di carico del nuovo Ministero degli Af- 
lari Esteri, con gli onori della classe superiore. 

Prese in moglie la virtuosa Elisa Zir. 

36 



— 882 — 

li SQO assiduo studio, e gli svariati articoli inseriti nel gjor-*^ 
naie La Minerva gli procaeciarono tanto nome eh' egli prese il 
luogo del Capo delle relazioni politiche , ed il Re lo elesse a 
consigliere di stato. Questi momentanei trìonB gli valsero Tio* 
felicità di tutta la vita, perchè ne' trambofti del 1820 fu priu 
vato della sua carica, e gli fu imposto dt abbandonare la patria, 
insieme alla giovine moglie ed una bambina. 

Vendè la sua scelta biblioteca, e si partì,lasciando al suo vec- 
chio genitore l'usufrutto di un suo appartamento, giacché trovavasi 
anch' esso esonerato dalla carica di Presidente della 6. C Cri- 
minale dì Napoli. Si ferino in Roma, e colà vivea onestamente, 
dando lezioni di lingua e letteratura. Nel 1828 gli fu concesso 
di ripatriare, ma volle prima fare una scorsa in Firenze e poi 
venne in Napoli. 

Rrsognava trovare un mezzo da vivere onestamente , ed il 
Liberatore seppe procurarselo con le sue letterarie fatiche, ia 
guisa che potè mantener decentemente la saa famiglia, serbaih 
do dignità in patria e fuori. 

Fu ammesso, come uno de^ collaboratori degli Annali Civilij 
ed indi ne fu il Direttore; fu socio della Reale Accademia Kr- 
colanese, dell' Accademia di Belle Arti, dell' InsHtuto d'Incora^- 
giamentOj della Pontaniana , ec. egli fu V autore del Via^pp 
Pittorico. 

Se volessimo enumerare i suoi scritti, avremmo bisogno di 
molte carte, se ne vole&simo misurare il merito, avremmo da dir 
molto, e poi molto: sicché ci contenteremo di predicarlo come 
una delle più belle glorie Napolitane. Abbiamo la fortuna di ri- 
cordarlo in queste nostre pagine, perocché con molta doitrin», 
e con sana critica scrisse nel volume XIV degli Annali dvUi 
un lungo articolo intitolato Del Dialetto Napoletano , nel quale 
dimostra con quanto amore si debbano studiare ed amare ì dia- 
letti, ed il nostro in particolar modo, essendo il primogenito di 
tutti gli altri della penisola, e potendo servire al madore in- 
cremento e miglioramento della lingua italiana. Lo dobbiamo 
ricordare ancora come il compilatore del Vocahoiario Univer$a' 
le Italiano edito in Napoli per la Socielà Tramater e C.^, nel 
quale si trovano innumerevoli vocaboli italiani accampagnati dal* 
la corrispondente voce in dialetto napolitano. E che potremmo 
dire di questo colossale lavoro, onore e lustro del nome napo- 
litano? Ci basti dire che ebbe la soddisfazione di raccogliere 
pria di morire il plauso di quanti erano illustri dall'uno estremo 
alFaltro dalla terra italiana, tra i quali possiamo menzionare il 
Grassi, il Campi, il Parenti, il Giordani, il Gantù , e quel be- 
nemerito e eh. Luigi Fornaci ri, il quale passa^da in disami- 
na le varie edizioni del vocabolario della Crusca, dice: « quella 
« del Tramater a Napoli, con molte e forse tròppe a^[ioDte.ma 
« ricca di non comune dottrina. » Chiuderemq perciò queste 
poche parole con la seguente epigrafe, che assieme ad altre e- 



— 283 — 

legantemente dettava il eh. Giuseppe Gargano nella occasione 
delia morte di lai: 

NOTUM aTQUE universale 
ITALIGUM LEXICON 
ELICERE AUSUS 
PRAEGIPUIS LITTERARUU GULTORIBUS 
SIRI ADSCITIS. 
. INGENTI OPERA ET STUDIO 
LUGUBRATUM OPUS 
CUM VITA 'eXPLEVIT 
FELIX IN HOC TANTUM QUI ANTE OBITUM 
TOTIUS ITALIAE PLAUSUS 
LABORI) M PRAEUIA PRAEGUSTARIT. 

Gessò di vivere questo infaiicabtie letterato nella notte dal 
iO air 11 Giugno 1643, colpito da apoplessia, e le sue ceneri 
riposano nel Camposanto di Poggioreale sotto una caverna ar- 
tificiale, adornata da un medaglione col ritratto in bassorilievo, 
sotto cni si legge un' elegante iscrizione italiana. 

liig^uorl (de) Sani» Aifonflo. Figlio di Giuseppe Capitano 
delle galee austriache , e patrizio napolitano, e di Anna Catari- 
na Cavalieri, dama della città di Brindisi. Mentre questi conju- 
fft^trattónevansi in Marianella, villaggio Regio nel territorio di. 
Napoli, il giorno 27 settembre 1696 vide !a luce il primogeni- 
to di questa nobile coppia, ed al fonte Battesimale fu appellato 
Alfonso Maria. E quando S. Francesco di Girolamo si recò in 
Gasa érs^ signori de Liguori a far visita, vedendo il bambino lo 
benedisse , ed a chiare note profetò che sarebbe pervenuto al* 
Tetà di 90 anni, e che avrebbe grandi cose operato nella Chie- 
sa di Dio. 

Crediamo inutile il dire tanti particolari della sua vita, giac- 
ilo ^ voluminosi libri parlano di questo campione della Fede e 
dottissimo scrittore , e tra i primi il famoso P. Tannosa del 
SS. Redentore: diremo solamente , che con successo si diede al 
foro ; e poscia quello abbandonando vesti abito dì Chiesa, e 
fondò la sua Congregazione di preti regolari sotto il titolo del 
SS. Rendentore. Clemente XIII V obbligò ad accettare il Ve- 
scovado di S. A^ata de^Goti, e Pio VI. nel 1775 accolse la sua 
rinunzia; ed egh ritiratosi in S. Michele de'Pagani. colà santa- 
mente mori il 1 agosto 1787. — Fu canonizzato il 15 maggio 
i839. Rirulse per dottrina e virtù , e scrisse una quantità 
di opere teologiche ed ascetiche , le, quali senesi ristampate 
mollissime volte, e da tutti conosciate. 

Noi ricorderemo solamente La Novena del Santo Natale, dove 
iti fine vi sono le canzoncine, come è solito di tutte le novene. 
La prima di queste canzoncine per la nascita di Gesù è in dia- 
letto , ed è bellissima. E da quanto abbiamo svolto, troviamo 
che questa sia la prima canzona sacra che abbiamo nel nostro 



— 284 — 

dialetto^ E perchè la stessa trovasi stampata le mille ToUe« in 
rari libriccìni di canzoni spiritaali; e perchò taluni che hanno 
raccolto e dato alla lace tutte le opere di questo Santo, non 
conoscendo la bellezza del nostro dialetto e le grazie di questa 
canzoncina, T hanno tolta, credendola non degna di tanto scrit- 
tore: 'ne è conségaito, che si sia creduto e sostenuto da molti, 
che tal composizione non sìa del Santo. Noi sosteniamo esser 
cosa di lui: prima per voce comune dettaci di varii vecchi che 
ora più non esistono, e tra gli altri da Giuseppe Snlzano nostro 
avo materno, che ebbe per più anni il Santo a consigliere spirituale, 
che cessò di viv,ere il giorno 30 marzo 1847 nell'età di anni 95; 
secondo perchè nella novena del Natale scritta dal Liguori si trova 
stampata, come anche si trova in un libriccino di IzO pag. in 8^ 
piccolo intitolato aViva Gesù eM aria. Canzoncine ifirituali del ve- 
nerabile servo di Dio Alfonso de Liguori Vescovo di S. Agata 
de*Goti e fondatore del SS. Rendentore. Decima edizione colVag- 
giunte di molte altre canzoncine. Napoli nella stamperia di 
Giovanni de Bonis. Largo della Carità n.^ 9. e 10 MDCCCXVL 
Come pure perchè detta canzoncina trovasi stampata nelle opere 
di S. Alfonso fatte a spese del Gabinetto letterario nel 1837 in 54 
volumi. Ed in ultimo^ avendo osservato tante Novene del Natale j 
scritte da diversi autori, alle quali ognuno, ha posto in line le 
sue canzoncme; queste tutte non si somigliano tra loro, e ninna 
somiglia alle due poste in fine della Novena del Liguori. femò 
conchiudiamo, che questo Santo dopo avere scritto tante poesie 
e tante opere che sono state l' ammirazione de' contemporanei* 
e quella de' posteri, non si sarebbe certo avvilito a commettere 
un plagio, prendendo una poesia non sua, ed aggiungendola ad 
un parto del suo fervido ingegno. 

Quantunque popolarissima nel nostro paese una tal canzonet* 
la, noi ne accenniamo la prima strofetta: 

Quanno nascette Ninno a Bettalemme 
Era notte y e pareva miezo juomo; 
Maje le stelle — lustre^ e belle 
Se vedettero accossì; 
E a cchiù lucente 
letPà chiammà li Magge all'Oriente. 

liifie (de^ liniffi. La palestra di questo autore^morto nel cor* 
rente secolo, è stata il Teatro la Fenice. Tra i molti drammi 
e commedie che ha scritto e dato alle stampe , trovansi vari 
attori che parlano il dialetto. 

lioinbardi !«leoiò. Fu qiièsti un dotto e virtuoso Avvocato, 
che avviatosi nelle magistrature provinciali, mori nel 1749 Capo 
di ruota neir Udienza di Trani. Egli fu Tautore del poema la 
Cincceide, di cui Torigìne è questa. 

Nella primavera delranno 1724 vari' amici, uomini di lettere 



— 285 — 

TìUeggiavano soli' Arenella (i),ed adunavansila sera nella villa di 
Gaetano de Allerìis celebre medico di quel tempo. Venne a 
qnesta dotta ed allegra compagnia il pensiere di fondare un^ac- 
cademia, e denominarla Vaccademia degli asini, perchè istituto 
fondamentale di essa, dovea essere il celebrar le glorie di qae« 
sto sempre ntile e sempre vilipeso animale. 

Invitato ad esserne membro il Lombardi, compose in brevis- 
simo tempo, e recitò in varie adunanze i canti della Giucceide, 
che riusciti applauditissimi, furono per le premure di tutti dati 
alle stampe. Questo poema in ottava rima tutto in dialetto, è 
preceduto da una prefazione in verso sdrucciolo, in cui raccon- 
tasi r occasione avuta di comporlo. Siegue il poema in 14 Gan- 
ti; ogni canto dall'autore chiamasi arr agliata. Fu stampato la 
prima volta nei 1726 da Gennaro Muzio in 4.^ di pag. 228 col 
titolo La Ciuceeide^ o pure la reggia de li Ciuccie conzervaJta. 
Poemtna arrojeco. Venne dedicala a D. Francesco Maria Garaf- 
fa Principe di Belvedere ec : il quale continuamente onorava 
quella lieta Accademia. E la dedica è firmata da Arnoldo Co 
lombi, che 6 V anagramma di Nicolò Lombardi. 

Nelle Lettere Villeresche scritte da un anonimo ^cioè il me- 
dico Tommaso Fasano) ad un amico. Napoli MDCCLXXIX Pres- 
so i Fratelli Raimondi, alla pagina 58, parlando delle Ville esi- 
stenti nel villaggio dell' Arenella si legge... « La terza villa , 
« cioè r Alteria, è molto più grande delP anzidetta, ed è foraci 
« la sola fra tutte le ville deir Arenella, cui faustamente com- 
c pota il nome di villa; essendo in mezzo alla campagna, e a- 
« vendo e fuori, e dentro belli giardini, belli boschetti, belle 
< peschiere e fontane e quantità di piante rare, e di rari e va- 
« ghi fiori. Gelebre ancora è questa villa per V antico suo^ pa- 
« drone Giuseppe Donzelli, V Andromaco deir età sua. Appari- 
te sce ciò da una Gappella, alla cui entrata si legge il nome di 
« Giuseppe Donzelli. 

« lesu, Mariaej losepho 

« losephus Donzelli Baro Diolae 

« Posvit Anno Reparatae Salutis MDCLVI. 

« In questa villa, vivente il Dottor Gaetano degli Alter j^ ri- 

(1^ Arenella è un villaggio della città di Napoli della parte oc- 
cideofak* in una vaga e deliziosa collina. La sua denominazione » 
al dir di Lorenzo Giustiniani e dev'essere certamente de* tempi 
e a noi vicini, giacché non mal s* Incontra nelle* carte dell* ar« 
a chivio della Zecca •; e nelle Lettere FUleresche scritte dia un 
Ananonimo « Se volete passeggiare per lo piano, non e* è altra 
i via, che quella sordidissima e sempre putente dell' Arenella » 
« da cui 81 va ad Antignano, via tortuosa ed arenosa; onde io 
e credo che abbia preso il nome V arenella. » 

Ora è un villaggio ripieno di comodi e belli edifici enei me* 
se di ottobre è affollato di villeggianti, in guisa che il soggiorno 
riesce brillantissimo e piacevole. 



- 286 - 

« Domatissimo medico del sao tempo,fa per onesto divertimento 
« composto dal DottorNiccòla Lombardi un grazioso poema nel no- 
« stro Tolgar Napoletano, intitolato la Ciueceide, che ornai doTreb- 
€ besi ristampare^ essendo fatto rarissimo. L' argomento, come 
«dimostra il titolo, è T elogio degli asini; i qnali animali sic- 
« come pel passato erano docili e pazienti della fatica, e del 
« basto, e si meritavano la benevolenza degli uomini ; cosi o^- 
« gi son fatti risentiti, intolleranti, insultanti a chi voglia obbli- 
« gargli al loro naturalmestiere. b 

il Lombardi appartenne anche al Portico della Stadera. 

II Porcelli la ristampò nel 1783 al voi. V. della sua collezio- 
ne ed ambo le edizioni sono difficili a trovarsi. 

Questo poema viene anche elogiato dal Signorelli. 

i^ombardi Biiocioro. Questo nome lo troviamo segnato nel 
Sosamiello de lo Cuorpo de Napole e lo Sebeto , i869. Ove alla 
pag. 23 vi è Lo Giardeniere de Caprtra— Storia popolare che so- 
no 11 sestine, in pie delle quali si legge Eliodoro Lombardi Ga- 
ribaldino di Sicilia. 

liombardl Pietro — Di questo poeta popolare del corren- 
te secolo che fa da moralista, abbiamo tra le mani una canzo- 
na stampata in foglio volante col titolo So le mamme ciantelle 
che fanno perdere la sdorte a Ile f figlie. 

Iìohìto «lev. BatiiMin. Nel 1631, quando i villaggi di Tor- 
re Annunziata, Torre del Greco, Resina, Portici , ec: abitati da 
liete genti, che godevano le delizie del suolo, e del clima, di- 
mentiche che a loro sovrastava il Vesuvio, forse perchè fosse 
stato calmo dal 1500, tempo in cui era avvenuta la dodicesima 
eruzione, al dir di molti scrittorij avvenne che il giorno 10 di- 
cembre si cominciarono ad udire per le vicine campagne de' rim- 
bombi partenti dalla cima del Monte, i quali sempre pni si re- 
sero frequenti e fragorosi fino al Martedì (16), che innanzi gior- 
no s' intese un forte scoppio accomps^nato da una spaventevole 
ondulazione del suolo, sensibilissima anche in Napoli ; allora il 
Monte fendendosi in più punti, che furono altrettanti focolari 
d] eruzione, mise fuori tanta copia di pietre, d' acqua, in igni- 
zione, che s'ebbero a deplorare immenso numero di morti e gra- 
vissimi danni 




se 

scritti 

leggiamo che « al dir di Ottavio Beltrano , ne comparve- 
a ro in piazza più di IKO », e ne dà quindi un católogo. Ba- 
sti dire che dal solo Vincenzo Bove insino a Marzo 1632 n' e- 
r^no stali raccolti e pubblicati 58, siccome leggiamo negl Jncrn- 
dii del Monte Vesuvio e delle stragi e rovine che ha fatto nei 
tempi antichi e moderni in sino a 8 di Marzo Ì6:i2 di D. 
Giùseffo Mormile Napolitano Napoli , p^r Egidio Lmgo 1632 
n 8.® alla fine del quale opuscolo si trova la nota di tutte le re- 



— 287.— 

laztoui stampate e raccolte da Vincenzo Bove sino a* primi df 
Marzo di queir anno le quali ammontano, come dicevamo a 58 
in verso ed in prosa, in Italiano, Gastigliano, Latino ed in dia- 
letto Napolitano: operette divenute tutte rarissime. A noi non 
è riuscito sino al presente vederne oltre a 93; e fra tutte» tre 
ne abbiamo trovate che fanno al nostro {.roposito. 

La prima Lo struppìo della Montagna di Somma (Vedi Feni- 
ce Giacomo); la seconda Bucm arrnggiato contro Vurcanùi (Ve- 
di Breazzano Giov. Battista, o Bergizzano neir appendice ) ; la 
terza é la seguoiito. 

Il lacrimoso Inmpnto del disagio che ha fatto U monte di Som^ 
ma; con tutte le cose occorse sino al presente giorno. Composto 
per Gio. Battista l.onrfo NapJitano. In Napoli per Domenico 
Maccarano Ì6S2 r^m licenza de" Superiori. Opuscolo in 12 di 
pag. 21, contenenti dae poemetti in ottava rima, misti d'italia- 
no e dialetto. Il primo di 47 stanze, il 2^ di 34. 

Questi due poemetti sono di sacro stile, in essi leggonsi va- 
ri successi deir eruzione, e le processioni fatte per calmare Vi* 
ra Divina. 

Per merito letterario, sono del valore di quelle raiiont o «a- 
ere storielle che al di d'oggi ancora si cantano per le vie di Na- 
poli. 

i^orensl Glambalilsta— Nacque verso la metà del XVIII. 
secolo: fu buon poeta ed ottimo scrittore di commedie, Pastore 
Arcade, col nome di Algesindo Misiaco. Le commedie che cono* 
sciamo sono le seguonii. Nel 1766 scrisse Fra i due litiganti 
il terzo gode— La luna abitata ^L Idolo Cinese con musica di 
Paesiello. L' Idolo Cinese piacque tanto al pubblico, che mosse 
il Marchese Tauucci e Ferdinando IV. a sentire una rappresen- 
tanza buffa, e fu loro di tanto gradimento, si per la poesia che 
per la musica, che ordinarono al Lorenzi di scrivere qualche ^ 

altra commedia suir istesso genere. Nel 1770 il Lorenzi scrisse « 

Jl divertimento de* Numi strumentata da Paesiello. 

Ad istigazione di Ferdinando Galiani che volea mettere iù de* 
risione un. assai dotto avvocato di quel tempo, ed al dir del Si- 

fncrelli (nel Regno di Ferdinando IV. Tomo I Napoli 1798 pag: 
93) « di farvi alcuna allusione al noto Mattei » che per oi- 
sgrazia avea una moglie simile a Santippe,, il Lorenzi scrisse // 
Socrate Immaginario, che con la musica di Paesiello produsse 
un entusiasmo universale. Nel 1771 diede La Corsala; nel 1772 
Le trame zingaresche, nel 1773 il Tamburo notturno, nel 1774 
D. Taddeo in Barcellona con la musica di Antonio Pio, ed II 
Duello con la musica di Paesiello. La Fugt^-I tre Eugeni— La 
scuffiar a— e // furbo malaccorto con le musiche di Paesiello ; 
e nel 1789 £a modista raggiratrice pel teatro di Gaeta,, conia 
musica di Paesiello. Nel 1792 V inganno commedia in prosa', 
e nel 1795 La pt^^ra simpatica. Ricordiamo ancora— 6/i imanfi 
Comici— Donn^Anchise Campanone^Il bugiardih^La Ceechina — 



- 288 — 

Dan Ch'sdotte delta Mancia-- Lo Caneierto^La direttrice pru- 
denie—La dtmna di belVumore—La donna di tutti i caratteri^ 
La fif^ta maga 'Gelosia per Gelosia— Vinganno poco dura^U 
pazzia giudiziosa— Le seguaci di Diana^ e molte altre. 

In tutte queste commedie trovansi mischiati interlocutori che 
parlano il dialetto, il quale è scritto con grazia e brio, e senza 
le sconcezze di molti antecessori; i quali ayeano ridotto il dia- 
letto in Teatro una sentina di schifose scurrilità. 

Le commedie di Giov. Battista Lorenzi sono dimenticate, ma 
il Socrate immaginario, è ricordato e ricercato da tutti. Se ne 
sono fatte moltissime edizioni, e sono rarissime a trovarsi. Qual- 
cuna di queste è mancante; noi ne conosciamo due della Stamperia 
'Plautina, una del 1801, e T altra del 1814; la completa è quella 
del 1840 in Venezia per la Vidua Passigli; ma avendone esa- 
minato la qualità della carta, siam di credere che sia di Napoli. 
Molte commedie del Lorenzi furono ristampate in quattro vo- 
lumi nel 1819 per la stamperia Plautina. 

ÌLorcnso (di) Vranceiieo. Figlio di un tenente Colonnello di 
Artiglieria, nacque in Milazzo nel 1819, venne in Napoli e stu- 
diò presso i PP. Gesuiti, e ridottosi in Palermo compiva i suoi 
studi , avendo per maestro di filosofia il Busacca. Di aani 18 
fé* ritorno in Napoli e pubblicò varie poesie italiane. 

Impiegato negli ospedali militari, nelle ore di riposo si die- 
de a tutt* uomo per tradurre in versi Napoletani la Divina Com- 
media di Dante, e fin dal 1857 nelle società in cui trovayasi 
ne declamava degli squarci; indi nel 1858 se ne YÌàe il mani- 
festo ; e finalmente nel 1859 furono pubblicati sette fogli in 
4^ grande col titolo II Dante Napolitano, o la Divina Commedia 
in dialetto Partenopeo per Francesco di Lorenzo. Napoli Tifo- 
grafia di Angelo Durante, Strada degV Incurabili N. i9^ i859. 
Questi contengono fino al canto XI: a pie di pagina trovasi il 
testo originale— È preceduto da un'ottava in luliano, ed è la 
dedica al Gav. Apostolo Zeno, seguita da pochi versi diretti a' 
Lettori. 

Per ciò che sia traduzione troviamo che. il di Lorenzo si é tan- 
to allontanato dal testo, che se prima non troppo si compreu* 
deva la Divina Commedia in alcuni luoghi, se fosse slata com- 
piuta questa traduzione, saremmo rimasti perfettamente aibnjo 
per rintero. 

^ Il dialetto è molto travisato, e chi ne volesse maggiori schia- 
rimenti può leggere il dotto e sensato opuscolo del Barone Ro- 
berto Guiscardi stampato pe' tipi di de Marco nel 1859 intitolato 
Saggio di Comento al Dante Napolitano. 

àiiieiè (de) i*au&o Aiiiiiiia Le sue poche, ma belle poe- 
sie in dialetto napolitano che conosciamo , si ledono nelle 
Nferte pubblicate dal Genoino nel 1834 e 1835. 

Nacque il de Luca in Montefuscolo negli Irpini, il 4 aprile 
1718 e mori in Napoli nel 26 gennaio 1864. Fu indirizzato 



— 289 — 

negli sludi da Mario Pagano, da Vincenzo Russo ed altri, ed ebbe 
laurea m dritto civile e canonico. Il de Luca, unito a^ buoni 
patrioti , desiderava migliori tempi, e nuove forme. Nel 1799 
godette la fiducia de' suoi cittadini , ed organizzò una guardia 
nazionale: indi soffri la carcere, e l'ergastolo. 

Questo probo ed intelligente uomo fu chiamato nella nuova, 
amminislrazione portataci da'francesi; venne destituito nei 1821; 
dedicossi alle scienze, e sedè come professore onorario nella 
nostra Università. Valendosi il de Luca < della sua conoscenza nella 
meccanica,applicò alcune leggi di acustica ed ottica, ed inventò il 
fonometro per le modificazioni più sottili dei toni . ed il cdei^ 
doscopio, per aiutare molto l'arte del disegno; e di questi istru- 
menti uniti ad altri fé* dono alia nostra Università, ed ora non 
sappiamo se esistono. 

Nel 1848,già cieco, e di anni settanta, il venerando cittadino 
fu eletto Deputato al Parlamento Napolitano, e per la sua età 
ebbe la presidenza provvisoria; scorse egli che quel parlamento 
era una dolorosa nenia pel popolo, sedè su i banchi della sini- 
stra, e l'unico che prese lo stesso posto fu Lorenzo de Concili. 

Ci dispiace che qaest'uomo sia stato dimenticato da Atto Van- 
uucci nel suo Martirologio della Libertà Italiana dal 1794 
al 1848. 

liueit (de^ ^incenaso. La prima volta che ci è venuto que- 
sto nome innanzi, è stato nel 1866 , avendo letto Lo pescatorfi 
nnammorato nel libriccino Fascio de chellete nove contegnose e 
friccecarelle pubblicate per cura di Jachil Giri Zuzu. 

l^niBovleo. (fra) del SU. SaerAinenlo. Nacque in Madda- 
loni da Agostino Scatera e Caterina d' Angelo, fu battezzato ai 
14 ottobre 1762 col nome di Saverio. Vesti l'abito di Alcanta- 
rino a' 9 giugno 1771, e consunto da lente febbre . mori nel 
monistero di S. Lucia al Monte il 31 ottobre 1845 di anni 93. 

Tra le varie poesie di questo autore, ire ne abbiamo potuta 
avere per le mani stampate in fogU volanti — La prima di 
26 quartine intitolata à Gesù Bambino, la seconda, L' autore de 
lo ttippe e ttippe a Giesù Bammìno^ di 32 quartine , e la terza 
Sentemiente de, n^anema timorosa ^da lo demmonio tentata a dispe- 
Varese in 20 quartine. 

Grazioso e pieno di compunzione è il suo poetare, e il no- 
stro povero vilipeso dialetto non serve male a' sacri argomenti 
trattati dal dìvoto frate. 

tioelna ttlovunnl. Nella Fenizia di Nunziante Pagano 
stampata nel 1749 si leggono due belli sonetti di Giov. Lucina 
uno in risposta a Matteo delli Frangi , e l'altro è un dialogo 
tra Vincenzo Piterà ed il Lucina. 

i^nvzl Vincenso. Di questo poeta popolare, abbiamo una 
dozzina di canzoni stampate in fogli volanti « alcune delle quali 
sono scritte di conio, ed altre sono principii di antiche canzoni 
con le aggiunte; il tutto di pessimo gusto. 

37 



— 290 — 



M 



iHaieelifa Bomcnfeo. Dice il Signorelli nelle Vicende della 
Coltura Tom: V pag. 5{ì6, parlando di quelli che per diverti- 
mento nelle private società , e secondo V uso di quel tempo 
(cioè nel XVIII secolo) si esercitavano a recitare all' impronto, 
nno di quelli che distinguevansi fra gli altri , e forse il più di 
tutti era Domenico Macchia morto verso il 1766. Noi lo ab- 
biamo trovato anche come scrittore, essendoci venuta per le 
mani una sua commedia di tre atti in prosa, col titolo Lo BaX' 
zareota. Nella prefazione , dice Io stampatore che avendo io- 
lontrato il comune applauso , si ne' pubblici , che ne' privati 
Teatri, perciò ha pensato di darla alle stampe per farla acqui- 
stare da chiunque , giacché prima era diffìcile T averne copia. 
Ne abbiamo tra le mani due edizioni senza data uè di tempo 
né di luogo, in uno di questi esemplari trovasi un avvertimeo- 
to MSS. che dice <c Comprato nel 23 febbrajo appena uscita 
« da' Torchi 4764 — Majo. » 

Maturi AnConio. figlio di Giuseppe , e di Angela Mirotti» 
nacque in Napoli nel 1805 — Dalla tenera età apprese le uma- 
ne lettere, ma l'umile condizione del padre, e la mancanza di 
buoni libri, non permisero al giovinetto di perfezionarsi sotto 
ottimi maestri. 

L'Architetto Cav: Luigi Malesci, scorgendo nel giovinetto Ma- 
juri non volgare indegno, consigliò il genitore ad i3truirlo ai di 
là della sua propria condizione ^ ed il padre non tralasciò né 
mezzi né danaro per ben educarlo. Di 13 anni il Majuri scri^ 
se alcune orazioni italiane e pochi versi: e meaire attendeva 



— 29Ì — 

allo stadio del disegno e delle matematiche, non tralasciò lo 
studio letterario. 

Tra le mani gli capitarono le opere del Cortese , e tanto gli 
piacqnero. che si provò a scrivere versi in dialetto. 

Nella casa ideila celebre poetessa Giuseppa Guacci (mancat<^ 
da parecchi anni alla gloria dei nostro paese) si riuniva eletta 
schiera di valorosi letterati; e colà il nostro Majuri di anni IS, 
ascoltando i versi in dialetto che vi recitava Domenico Piccinni 
si accese talmente^ che anche egli dando di piglio alla penna, 
fece echeggiare quelle volte de' dolci suoni delle muse napoli* 
tane. E tra V altro quando recitò a quella scelta adunanza il 
capitolo deWAsino e del Dottore , il Picrinni gli disse; Antonio^ 
tu mi hai vinto. 

Le sue poesie ebbero tanto plauso che furono copiate, e pub- 
blicate in alcuni giornali di quel tempo, e quando uscirono alla 
luce tutte raccolte in un libriccino, vennero encomiate da' gior- 
nali letlerarii. 

Il giovine Majuri stava per intraprendere in dialetto opere di 
maggior lena, ma il padre gli ordinò di applicarsi -agli studi 
più severi da servirgli per la professione d' Ingegnere a cui a- 
vealo destinato, e che oggi con molto onore esercita. Il Majuri 
sempre obbediente a' paterni comandi , si diede a studiare le 
matematiche e T architettura, e solamente nelle ore di ozio col- 
tivò le lettere italiane. 

Entrò nella scuola degP Ingegneri del Corpo di Acque e 
Strade, ora Genio Civile.sostenne ardui concorsi , e fu de' primi 
tra gli alunni prescelti ingegneri nel 1830. Di presente è Ispet- 
tore del Genio Civile e Direttore del secondo circolo delle Bo- 
nifiche e socio corrispondente della Reale Accademia di Belle 
Arti, ed appena ricorda di avere scritti versi napoletani ne'pri- 
mi anni della sua giovinezza. 

Ha pubblicato per le stampe varie opere , ma noi citeremo 
solo le sue poesie le quali furono stampate dalla Tipografia Fran- 
cese nel 1829 in un opuscolo in 8^ di pag. 54,dedicato al Mar- 
chese Basilio Puoti, e porta per titolo Versi Italiani e in dia- 
letto Napolitano. 

Le poesie napolitane sono, otto Sonetti, 21 ottava, e due Ca- 
pitoli, e tutte sono bellissime, scritte con molta purezza di lin- 
gua, e con esaltissima ortografia. 

Manelnl liueantonio — Dottor fisico. Di questo abbiamo 
una Tragi-commedia intitolata Dalle tenebre al Sole per le mera- 
vigliose gesta del Patriarca Benedetto. Stampata in Venezia pres- 
so Domenico Lovisa nel 1728. ed è dedicata all' Ecc. e Rev. Si- 
gnore Mondilla Orsini de' Duchi di Gravina, Arcivesco di Capua. 

La scena è in Montecassino, e vi è la parte di un pastore a 
nome Cotugno eh' é in dialetto, ed è spiritosissima. 

MiiiirredoitiM Oiaseppe. — Figlio di Vincenzo , nato in 
Napoli a 13 Luglio 180$;percorso lo studio delle lingne, e del- 



— 292 - 

la filosofia nei Seminario di Pozzuoli sotto la disciplina di Mon* 
signor Rosini, si diede con ardore alla medicina , chq oggi e- 
sercita . • 

Per alleviare lo spirito dalle tante occupazioni, di tanto in tan- 
to scrive delle poesie sacre e profane, in italiano ed in dialeltò 
pubblicandole ne^ periodici, o in opuscoli , o nelle strenne , ed 
ìndi anche separatamente. 

Noi diciamo di avere tra le mani più di un centinaio di Poe- 
sie in dialetto, le quali non sono prive di bellezze ; poi leggia- 
mo in un opuscoletto messo a stampa di pagine 10, Onori Acca» 
demici e letUrarii del Cav. Giuseppe Manfredonia , in fine alla 
pag. 6 Ira h Opere da pubblicarsi.-- La scola Salernitana stra- 
vestuta a lengua nosta. — N a samena de tutto lo curzo de la Me- 
decina da Ippocratensi a li tiempe che corrono. 

Nel foglio 11 diavolo Zoppo Napoli 30 Aprile 1859 anno 11 
«; 8 e nel foglio // Pazzo anno 1. 5 ottobre i867 n. 30. ab- 
biamo letto che per errore tipografico molte poesie trovansi 
segnate col nome del Manfredonia , ma non sono di lui. Esse 
sono No dialoghiello nfra Eraclito e Democreto di Domenico 
Piccinni, La Circoncisione^ La Fragellazione, e la morte diGie- 
«i di Emmanuele Palermo, Sonetto su certi adagi Napoletani dì 
Filippo Gammarano , Sonetto a no miedeco noviello del Zezza, 
Sonetto sul Guaco di Carlo Rocchi. 

Abbiamo raffrontato le citate poesie del Manfredonia, con quelle 
enunciate ne' detti giornali, e abbiamo veduto essere troppo ve- 
ra la spiacevole accusa, si per queste poesie in questione, come 
per altre ancora. 

M«nrr«lla Domenieo. — Scrittore del XVII secolo: ab- 
Waino un Sonetto di lui avanti La Mezacanna di Giov. Ball. Va- 
lentino nella prima edizione del 1699. eh' è divenula rarissima. 

Nella gran quantità di edizioni posteriori sono stali omessi tulli i 
sonetli fatti in lode del Valentino. 

Haiiiiic. — Viene ricordato da Vincenzo de Ritis nel suo 
Vocabolario , come scrittore di una Commedia II nuovo savio 
della Grecia. 

Munvo linieri — Abbiamo un Dizionarict Domestico Napole 
tano e Toscano per cura dd Sacerdote Luigi Manzo , per uso 
delle scuole italiane contenente millecento e più voci. Di questo 
piccolo, ma non spregevole lavoro sono uscite tre diverse edizio- 
ni in^l2-La 1» nel 18S9 di paa.50. La 2" nel 1864 di pag 60. 
La 3*. nel 1865 di pag. 60 , eli' è quella che abbiamo per le 
mani, e della Tipografia Marchese in Napoli Larco Donna Regi- 
na n.« 20 e 21. ^ ^ 5 

Mareone Lindovieo. Sollo il vocabolo Anonimo, alla pag.l2 
abbiamo segnato Li 30 d'Austo^ ossia lo retuorno d' Averza pe 
n'ammonacazione, Gvmsiti dalle iniziah P.L.M. Ora diciamo, che 
esse indicano il Padre Ludovico Marcone, Minimo di S. France- 
sco di Paola morto a'23 Gcnnajo 1868. 



— 20» — 

ifaresea Ktcolò. Fiorì yerso la fme del 1600; e fu buono 
tenitore di Commedie in dialetto, nelle quali spesso prendea il 
soprannome di Foreano Pica, Delle Commedie di questo scrit- 
tore noi non conosciamo altro che La Diana Commedia de lo 
Signore Nicolò Maresca dedecata a D. Matteo Capuano —Stam' 
paria de Nicola Valiero i706 di pagine 174, la quale è bellis- 
sima. Poi troviamo che Bartolomeo Cerillo la ristampò nei 1708 
dedicandola a J). Francesco Maria Pisani e nel Frontespizio dice 
Lo Lavenaro ovrro la Diana commedia Napoletana de lo Se^ 
gnor e Foreano Pica. 

Sappiamo ancora che nel 1720 era di già morto, giacché 
neir avviso che dà Alessandro Marriello , nell' opera intitolata 
La Lena stampata nel /720 dice «e cominciata da la buon* anima 
« di Nicola Maresca , e che avea lasciata manoscritta La Preta 
<x de Ghiaia d e questi prometteva di stamparla. 

Nell'opera di Gennaro Gaccavo stampata nel 1711 in un So- 
netto di autore incognito si legge: 

E Cola cV è cchiù frisco, co stupore 
Deze a lo Lavenaro na Diana. 
Da qui sembra che fosse morto prima del 1711. 

MftriToiro i*ii«4iis»lc nato in NapoH circa il 1707. Questo scrit- 
tore che bellamente tradusse i Salmi Penitenziali inversi italiani, 
e che fu onoralo delP ordine dello Speron d' oro, mori di anni 
84 col grado di Giudice onorario di Vicaria ispesso conversava con 
le MusB Napolitane;a noi non ci è pervenuto altro* che due so- 
netti, uno è il seguente: 

NAPOLEONE A MOSCA 

Chilo che de Marengo a la burrasca^ 
D* Auste riizze a le botte, na mesesca 
Fece de tanta ggente chiatta e fresca. 
De Yettoria portaie sempe la frasca; 

Chillo che deze a Prussia pò la mmesca; 
Che Napole ha pigliato co na rasca ; 
E ha rotta a tanta ggente la fiasca^ 
Passanno pe Polonia, e pe Smolesca ; 

Chillo che schitto co na cera fosca 
Fece tremmà lo Turco; e a lo Todisco 
Cchiù hote conzegnaie na bona sosca ; 

thisto ncappato è mo dinto a lo bisco, 
Scam azzato se vede da na Mosca, 
E lo triemmolo tene into a lo sisco 

ilAr0<»iro Alfonso — Sacerdote figlio del precedente nato 
nel 1821. Ha dato alle siampe un quaresimale Poetico in 44 
Sonetti Italiani, con T aggiunta delle sette parole di Cristo con 



— 294 — 

altrettanti Sonetti; si esercita molle volte a poetare nel dialetta 
Napolitano. Una sua poesia intitolata: Contro W arrure de V Ico 
noclaste^\^flg(ò%\ nella N feria de lo Trovatore annoili i870 pag.47. 
Mlnrleon«la Antonio. Abbiamo di costui tre Sonetti diret- 
ti a Giov. Balt. Valeutino , due nella Mezzacanna stampata 
nel 1669 ed nn altro nella Cecalo Napoletana stampata nel 1674. 
Benché noi parlando di Custdo Donato Antonio prometteva- 
mo di riportare tutti i Sonetti scritti in lode di Gio. Battista 
Valentino , pensando di non riuscir lunghi e noiosi » ci sia- 
mo decisi tralasciarli, contentandoci ricordare i nomi, e daremo 
anche tutte le notizie che per a/ventura protremo rinvenire. 

II Tafuri , ed il Toppi fanno onorevole menzione di Antonio 
Mariconda , come sommo filosofo e professore , e tra si gravi 
studi non lasciava di esercitarsi nella volgare poe^a, alla quale 
ebbe tale inclinazione ed attività fin da giovinetto, che di anni 
15 componeva a meraviglia e con sommo plauso. Ma noi lo cre- 
diamo diverso dal nostro, giacche i suUodati scrittori segnano le 
opere di quesf ultimo stampate tra il 1548 ed il i550,percui non 
avendo potuto vivere più dì un secolo diciamo, o che il nostro 
ne sia un discendente , o che sia erronea la sopraddetta epoca. 
Mar r fello AleAsaudro. La Lena Commedia de lo segnore 
Alisandro Marriello, Dedicata a D Giulio Acquaviva, stampata 
in Venezi.i nel 1720 per Stefano Monigia in 12 di pag. 448. 

Neir avviso A cchille segnure che lleggeno , in pie del quale 
si firma il Marriello, si avverte che questa commedia era prin- 
cipiata da Nicola Maresca, e che per V avvenuta morte del me- 
desimo, il Marriello vi pose termine. 

Troviamo ancora che il Marriello recitava, ed ebbe la parte 
principale nella Commedia Lo Titta di Gennaro Caccavo. 

Mrtrcaitffuito :V|in«io. Non conosciamo altro di questo scritto- 
re,cheun opuscolo in 4' grande di 12 pag. col titolo La OttagJian- 
za Squagliata e lo Mastrillo pe li Franzise e li Giacobbe, Napoli 
MDCCXCIX» Alla pagina 3 un Sonetto di dedica a Ferdiaando 
IV% Dalla pag. 5 a 10 un Idilìo in versi sdruccioli, e nella pag. 
11 e 12 un'anacreontica Italiana col titolo 1 Giacobini dalVErebo. 
iMariino (de) rìllppo. Nacque nel 1712 in Benevento, e 
propriamente nel sito detto Fragneto V Abate, ove i suoi geni- 
tori Gaetano ed Isabella Francipane Allegretti de' duchi di Mira - 
bella, eran soliti portarsi a diporto in qualche mese deiranno. 
Die principio a' suoi studi in Benevento , e colà rimase sotto 
la direzione de' PP. della Compagnia di Gesù , ove fé rapidi 
avanzamenti nelle lingue Greca e Latina, e nell'arte Rettorica. 
Fu molto portato per la poesia; onde fin da fanciullo comin- 
ciò a scrivere versi latini con vivacità ed eleganza. 

Morto il genitore fu chiamato in Napoli dal suo zio a nome 
Francesco Saverio, della detta Compagnia di Gesù, onde avesse 
proseguito il corso delle scientifiche cognizioni sotto la dtecipliw 
de* confratelli di lui. 



- 293 - 

Desideroso dì essere amaiesso fra il numero deXeviti si ordinò 
sacerdote in Benevento, ed indi fissò in Napoli la sua dimora. 

Acquistò meritamente fama di dotto uomo, ed il Pontefice Pio 
VI. gli conferi 1' onore delP Abbazia mitrata nullius Dioecesis con 
pingui benefizi ecclesiastici in Apice Castelpoto, e Mirabella. — 
Fa socio della Reale Accademia delle Scienze di Napoli, corri- 
spondente di quelle d' Italia e di Germania. 

Non tralasciò mai di scrivere versi e prose per ogni minima 
occasione. Ha dato alla luce varie opere che gli hanno fatto o- 
nere, ma sempre sotto altro nome. 

Morì nel 1794. Questo celebre scrittore di latinità, traduceva 
quasi sempre le sue composizioni in versi napolitani. Nicola 
Valletta nella sua Cicalata sul Fascino ci ricorda come il deco- 
ro delle Muse Latine, V Abate Filippo de Martino, il quale scrisse 
un Epicedio coli' iscrizione sepolcrale in morte di un pappagallo; 
ed indi lo tradusse in versi napolitani. 

Nel 1789 fu pubblicata pe' tipi della Stamperia Reale, é per 
cura di Domenico Cosmi, un volume in 8^ grande di pagine 
240 intitolato Comfonimenti poetici per le Leggi date alla nuova 
popolazione di Santo Leucio da Ferdnando IV' Re delle due 
Sicilie P. F. A. Alla pagina 100 si trova una poesia latina del 
de Martino e in seguito la parafrasi in dialetto^ eh' è bellissima. 

Villarosa ne' ritratti podici e Vallella lo chiamano de Martino 
ma in questo tibro è scritto de Martini. 

MArtoraiiit Scnedrùo. Discendente da famiglia Siciliana. 
Figlio di Pietro e Caterina d'Anna. Gioacchino suo avo fu uno 
de^ primi pittori Siciliani, ed il SignorelU, ed il Morelli ne fan- 
no onorevole ricordanza nelle loro opere. 

Pietro suo padre, pittore ed Architetto, Irovavasi nella Cor- 
te del Re Ferdinando IV. di Borbone, e quando questo Re ver- 
so la fine del 1792 volle recarsi a visitare la Capitale del Mondo 
Cristiano, condusse seco Pietro e la moglie di lui, e così il no- 
stro Benedetto vide la luce in Roma nel di 30 aprile 1793. 

Giovinetto venne in Napoli , ebbe una mediocre istruzione 
letteraria, ma volle apprendere l'arte de' suoi antenati, e si de- 
dicò alla pittura ; ma rimasto orfano del padre ali* età di anni 
19 tro vessi alla testa di una famiglia composta della madre, di 
una sorella, e di un fratello. Lasciò i suoi studi e diedesi a la- 
y or are per mantenere onestamente i suoi cari, e di anni 24 si 
ammogliò. 

Fu valente nelle miniature, e nel dipingere gP interni e i 
paesi air acquarello. Fu ammesso alla Corte di Francesco I e 
fece moltissimi lavori, e fu il primo a fare in acquarello V in- 
terno del Real Teatro di S. Carlo, dopo l' incendio: lavoro che 
presento a quel Sovrano, il quale largamente ne lo ricompen- 
sò. Gessò di vivere il di 19 febbraio 1830 , dopo nove giorni 
di penosa malattia. 

Era d'umore faceto, affabile con tutti, e le sue' ore di ozio 



— 296 - 

le impiegava alla Pirotecnia, ed n far versi io Ilaliano ed in 
dialetto napolitano. 

L'unico retaggio che ne possediamo, è un gran disegno al- 
Pacquarello.a colori di metro 1 e cent. 6 per cent. 66 rappre- 
sentante il sepolcro dì Virgilio, il suo ritratto in miniatura dase 
stesso eseguito ed un piccolo mahcscritto di poesie italiane ed 
in dialetto, dalle quali scegliamo il seguente 

SONETTO 

Sentite v^ aggio a ddi na cosa bella 
Chisf anno non pigliate acqua zorfegna (1) 
Ca ve face veni la cacarella 
E pur zi fa veni freva malegna. 

Bagne non ne pigliate d' acquarella ^ 
Ma vino buono de la meglia vegna 
Ca chesto ve renforza V ancarella 
E ve fa cammenà senza pelegna. 

Onne w' avite ntiso, non lassate 
Chello che viaggio ditto, o a lo spetale 
Fenile sempe\ ma pò non sgarrale 

iV' avissevo da vevere qua volta ^ 
Lo remmedio accossi, è peo de Ilo male 
E te dirr aggio: amico, schiatta e sbotta. 

HartorAnia Pietro, figlio di Benedetto e Carolina Salzano, 
nacque in Napoli iflO aprile 1819. Dopo aver cominciato un 
corso regolare di letteratura , applicossi benanche alla musica, 
che studiò con tanto ardore sotto la direzione del celebre 
Francesco Lanza suo zio, che all' età di undici anni, era per- 
venuto ad eseguire estemporaneamente qualunque pezzo sul 
. piano forte. Ma nel 18 3U rimasto privo di padre, e vedendosi 
senza freno , cominci ó a dar segni di quella volubilità che forma 
il distintivo principale del suo carattere, e che in molti ricontri 
gli è stala cosi fatale. Rimaritatasi la madre nel 1832 con Fer- 
dinando Mori Romano (2), prese costui sotto la sua cura tanto 

(1) Inacqua Zorfegna — Aequa Sulfurea. È un* acqua mine- 
rale che scaturisce presso il lido di S. Lucìa, ed é pregevolissi- 
ma per la sua virtù risolvente depurante cicatrizzante. Nella 
stagione estiva se ne fa grande oso dagli abitanti, e dagli stra- 
nieri, ed è tenuta come una panacea universale. 

(2) Ferdinando Mori nato iu Roma nel 4 febbraio 1782, cessò 
di vivere in Napoli nel di 1 settembre 1832. Ottimo disegnatore 
ed incisore di oontorni e buon pittore. Nella grande opera del 
|Ieal Museo B^rbonigo, ò ricordato onorevolmente da quegli ìN 
lustratori. 



- 297 - 

Pietro quanto Carlo (1) 4i lui fratello minore, ed el)l»e tanta pre* 
dilezione per entrambi , che amolli pia che figli. Pietro ab 
bandonata la musica, e secondando la propria ÌQclìnazÌQne ed i 
co osigli del padrigno, intraprese lo studio del paesaggio , sotto 
il chiaro Antonio Pitloo; (2j quindi volle darsi ad incidere; dap- 
poi nojatosì dalla incisione diedesi alla dipintura a tempera del- 
le pareti di Pompei, facendo molti lavori pel Prussiano Zahn;(3> 

(DCarlo Hartorana oato nel 28 ottobre 1826.01 anni 7 incomin- 
ciò a studiare il disegno sotto la cura del padrlgoo ed iodi da- 
tosi air iacisione sotto la direzione del chiarissimo Francesco Pi- 
8aoti,Yi fece tali rapidi. progressi|Cbe se fosse vissuto avrebbe seo- 
za dubbio gareggiato co' primi artisti di Europa, Ricevè moliis- 
siml premi nel Reale Istituto e varie medaglie oelle esposiziooi 
di Belle Arti. Morì il 21 maggio 1849 nella fresca età di aonì 
22 e mesi 7. lasciaodo uoa quaotità di lavori, un oome ooora- 
to e caro, e dolore moltissimo neir anima de' suoi e di chiuoquo 
il conobbe. 

Queste poche parole, sooo l'unica e modesta lapide che possia* 
mo offrire a* nostri diletti trapassati. Come ancora ci piace qui 
riportare due poesie dirette al giovine artista, da' signori de Lau? 
;ieres e Regaldi nel 1847 delle quali conserviamo gli autografi. 
Segui paziente, o giovine animoso. 

Segui r opere pur del tuo bulino. 

Non t'arrestar: la meta ò il sol riposo 

Che la gloria concede al tuo cammino: 

Segui per esse sol 1' aspro sentiero. 

Che la meta dell* arte è il bello e il verol 

A. De Lauzieres. 
Italia aprendo al genio i vanni alteri 

Coir arte inventa, e 1' arte istessa imita» 

Italo, mostra agi' invidi, stranieri 

Che dal bulino sai destar la vita. 

Nella fiamma de* nobili pensieri, 

Mostra che abbiam neir arte un' alma afdita. 

E che dal nostro sol scese 1* Idea 

Che le cose governa, e imita, e crea. 

G. Regaldi. 

(2) Vedi pag. 176 nota (1). 

(3) Cosa é ben cognita che Senefelder cantante corista del Tea* 
tre di Monaco» inventasse la Litografia , che passò in Francia 
nel 1814, ed a Parigi da Engelmann venisse fondato un grande 
atahilimento in cui V arte ebbe miglioramenti importanti. Ha 
il chiaro Guglielmo Zahu , architetto e regio professore Prus- 
siano, fu quello, per quanto ne riferisce Humboldt» e Gòethe,che 
inventò la cromolitografia, e per la prima volta se ne .servi in 
nn* opera stampata a Berlino, dal !• marzo 18^ al 1830, In 10 
fascicoli contenenti cento tavole sopra Pompei con illustrazioni : 
frutto de* lavori fatti con amore ed assiduità nella sua prima ve« 
nuta in Napoli per lo che riscosse lode ed ammirazione non so- 
lo in Germania! ma anche in tatto il mondo iacifilito; W^^ ^^ 

38 






y 



— 298 — 

poscia coir istessa fociltà deHa tempera passò all' acqaarello, e 
da ultimo toccando molti altri rami discendenti dalle arti del 
disegno, fini col saper fare • e forse non imperfettamente un 
po' di tutto 

. Nel 18K7 fu ammesso come restauratore di Carte, libri e 
stampe neir archivio Generale dell' ex Regno di Napoli senza 
soldo, e ne fu espulso nel 1860 per ordine del chiaro letterato 
-Francesco Saverio Lattari da Fuscaldo (1;. 

La sua volubilità spiccava mirabilmente in tutte le sue ten- 
denze, cui propendeva con tanto fuoco, con quanta prontezza era 
facile a disusarne. Quindi ora lo vedevi invaso da una vera bi- 
bliomania; ora messi da bada i libri, farneticare per giuochi di 
Magìa bianca\ quando calzare il socco o il coturno; quando tor* 
nar furibondo alla lettura, e profondare i suoi guadagni allo ac- 
quisto di libri, spezialmente di poesia e di stona patria. Ma ve 
untogli a caso per le mani La Posillecheàia de Mosillo Reppane\ 
dopo averla avidamente letta e riletta, tale fu in lui la brama 
di conoscere il nativo dialetto che diessi a tutfuomo a ricercar 
le opere di tal genere; e fu cosi costante in siffatto proposito, 
che giunse ad acquistare, e leggere quasi tutti gli autori che Io 
aveano scritto, ed a formarsene un catalogo pressoché esatto. 

Le sue prime canzoni , e qualche Sonetto, che cominciò nel 
j|837 a scrivere per passatempo nel nostfo vernacolo , furono 
gradevolmente accolte; ciò lo invogliò» a coltivare con maggior 

molti fraocesi ed inglesi si recarono appo lui per apprendere la 
parte tecnica di quest' arte, ed il Zahn anzicchè trarne vantag- 
gio, custodendo gelosamente il segreto con laudabile dissinleres- 
se comunicò in breve tempo, ciò che a lai era costato molti an- 
ni di fatiche. Raul — Rochette archeologo fraDcese» imitandolo 
pubblicò in Parigi un' opera sopra Pompei, rimasta incompleta» 
e di gran lunga inferiore a quella di Berlioo. È qualche tempo 
da che ì fratelli Fausto e Felice Niccoiini pubblicano in Napoli 
un' opera anche sopra Pompei con istampe in Cromolitografia, e- 
seguite nello stabilimento di Ricther, provveduto di artisti tede- 
schi, e crediamo quest'ultima per l'esecuzioue superiore a quel- 
la del Rocchetto, approssimandosi io qualche mo4o a quella di 
Zaho. 

(1) Nicola Leoni nella sua opera della Magna Grecia e delle 
ire Calabrie- Voi. II. pag. 2K4 dice « Francesco Lattari , 
« il cui solo nome é bastevole ad innalzar la sua terra natia » 
in seguito cita le opere, che sodo I« FUa di Luigi Adolfo Tfti- 
ere promessa vAY Istoria della rivoluzione francese del Thiers 
pubblicata in Napoli nel 1842 per cura di Vincenzo Torelli. Il Prfh 
posta di una esposizione indu^riale Italiana ÌSUSAeii^ nei Vii. 
Congresso degli scenziati Italiani. III. Le strade Ferrate e Viialia 
Napoli 1846, e molti articoli per giornali. 
, Questo celebre letterato nel 1S60 fu Direttore deirAri^hino Gft- 
lierale, indi trattoria canea ne tenne eapalao. 



- 299 - 

* 

premura la poesia del dialetto. Epperò invitato nella casa dello 
scaltore Salvatore Irdi nella notte del 1850 a recitar qualche 
componimento il Martorana trasportò nel dialetto rioQO del Man- 
zoni, il Natale, che pubblicò peHipi di de Marco in unopusco- 
letto'col testo a fronte; e indi tradusse tutti gli altri inni sacri 
del detto poeta, e non ha guari ha dato nel Fascio de chellete 
nove e pazziarelle La Pentecoste. 

Le varie sue canzoni furono pubblicate in foglio volante pei 
tipi di Azzolino , Pasca , e Festa. Fu uno degli sprittori della 
NfìfTta li quatto de lo Muoio , ed ha scritto vari articoli per 
giornali, e tra quelli, altri trovansi sottoscritti con la cifra Po-ma 
^d altri con l'anagramma di Mariano Perrotta. 

Non ismanioso di voler ridurre tutto a dialetto, ma opposito- 
4*6 solo di quelli che ardiscono dire che ildialetto Napolitano sia 
buono per le buffonerie, e per Toscenità soltanto. 

Marulil Giiieoino. Nacque in Napoli il 1. giugno 1822 fi- 
glio di Trojano , della nobilissima famiglia de'Gonti Marnili di 
Barletta, ed ottimo letterato de' giorni nostri, e da Teresa Ma- 
rulli de'Duchi di San Cesareo. 

Il giovine Marnili dopo di aver fatto un buon corso di studi, 
si diede alla professione legale studiando presso Nicola Gigli, la 
teorica, e sotto Carlo Aceto la pratica. 

Ma dice il. Marnili, che Cicerone e Ortensie non lo vollero 
nel Foro, e lo sbalzarono in Parnaso, e cosi scrisse varie poesie 
italiane ed in dialetto, ed esordi al Teatro Saii Carlino con una 
graziosa commedia in due atti intitolata Pancrazio portato ncar- 
rozza da lo nepote sujo. 

Nella riapertura del teatro S. Carlino dopo il 1848, invitato 
dairimpresario Luzi, assunse il posto dell'estinto Orazio Schiano, 
cioè diventando l'autore ordinario di quel Teatro. 

Ricordiamo le principali sue commedie. — Tre spose^ duje 
mbrogliune e na Giardenera — Marcolfo fanateco pe li miste- 
ri de Parigge — Lo vestito de ventiquatto carrine — // mio 
cadavere cioè no muorto che non è muorto^ — Na strana somi- 
glianza — La mbriana de lo Burgo de lo Rito^ e molte altre. 
Avvene qualcuna scritta in società con Pasquale Altavilla , e tra 
esse distinguesi. La Vava delle Lanterne Maggeche. 

Varie belle poesie leggonsi nella Nferta de li qfiatto de lo 
Muoio, e nel Fascio de mettete nove ec^ come pure in raccolte 
di Matrimonii. 

Questo sventurato scrittore tratta con maestrìa il dialetto , e 
lo fa servire benissimo, nel passionato, nel gentile , e nel sen- 
timentale, come può vedersi in una bellissima poesia stampata 
nel 1868 in uno opuscoletto di 8 pagine in 12 col titolo Li duje 
de novembre ncoppa a lo Camposanto, canto a lengua nosta. 

Maae (ié) Andrea. Conosciamo di questo Commediografo 
La sposo del Cilento commedia per musica da rappresentarsi nel 
Teatro de'Fiorentini per prima opera dell'anno 1811. La parte 



— 30d — 

di D. Addezio è scritta con grazia , ed era sostenata da Carla 
Gasacela detto Casacdello. 

Mafllani. Citato dal de Ritis per lo Cigisbeo eoffiato. 

MasuA Ofieiano. Anche ricordato dal de Ritis per la com-' 
media Uinganno). E nella Drammaturgia d^ Allacci, vien ricorda- 
to « G/' infortuni fortunati^ ovvero il Floridaspe opera scenica 
« m prosa) in Napoli a spese di Luigi Muzio 1717 e 1719 in 
(( 12 , di D. Gaetano Massa ; e data in luce da Antonio^ Fraya 
« suo carissimo amico^ con molte scene abbellite ed aggiunte». 

Maftfiarelil Giovanili. In ttn libro intitolato iiO Spirito di 
contradizione o il genio indigesto di Giovanni Massarelli voi. 
I. Napoli Tipografia Criscmlo i855 , tra varie poesie toscane 
ne abbiamo trovate due in dialetto le quali stanno perfettamente 
in contradÌ2ione col nostro bel dialetto, e per ragione sono riu« 
sci te indigestissime. 

Massaro Salvatore, napoletano, Messo della 'Go)oma Sebe- 
zia. In un libro in 4^ di pag. 104 col titolo a Componimenti 
a diversi de'pastorì Arcadi della Colonia Sebezia , nel dottorato 
<c déir eccellentissimo Principe signor D. Annibale Albani , fra 
<c gli Arcadi Poliarco Taigetide acclamato , nipote del sommo 
<c Pontefice Clemente XI , pubblicati dal dottor Biagio de Avi- 
<c tabile fra' medesimi Arcadi Agero N onaoride Vice Custode 
c( della stessa Colonia — Napoli GICICGCV. Per DomenicantoDÌo 
(( Parrino Stampatore Arcivescovile, con licenza de'Superiori. » 
Dalla pag. 95 a 99 leggesi Trascurzo de lo Sebeto de lo Misso 
de la Coloneja. Reliissima poesia di 107 versi sdruccioli 

Mastrlanl BaiTacie. Figlio di Ferdinando e Rosaria de Ro- 
ma , nacque in Napoli il 28 Gennaio 1798, studiò varie lingue. 
Dal lennes apprese le matematiche , dal Vulcano ebbe qualche 
iniziativa nella medicina. La Filosofia la studiò con Capocasale.e 
la Giurisprudenza con Raffaelli. 

Restò privo di padre in tenera età, e povero di fortuna pro- 
seguì con varii maestri i suoi studii, e si addisse con alacrità a 
quelli che hanno relazione alla Storia e Filosofia, e ad ogni gè- 
nere di letteratura. 

Il suo nome è conosciutissimo tanto in Napoli, quanto airEste- 
ro, per le moltiplici , svariate , ed interessantissime opere che 
ha dato alla luce. Queste gli meritarono la nomina di Socio cor- 
rispondente in molte accademie. 

Non è nostro proponimento di parlare e dare il lunghissimo 
elenco delle opere edite di questo scrittore , né ricordare le 
molte altre inedite ; ma diciamo solo che nel 1854 per la Ti- 
pografia delle Belle Arti , diede alla luce un fascicolo in 8? di 
.quattro foglietti , nel quale cominciava a dare La Divina Com- 
media de Dante Alighieri, o Dant^ sbrugliato, schinruto, e ar- 
redutto 'n prosa co la lengua napoletana , e le chiacchiere de 
tutte li commentature ; ma rimase pubblicato il solo primo fa- 
scicolo. 



_ 301 — 

■astrlanl PraneesM; Qaesio celebre Romanziere napo- 
litano , non tralascia di tanto in tantcf scrirere qaalcbe bella 
poesia napolitana ed una graziosissima diretta A la nenna mia sì 
legge al N-^ 7 anno I. della Chitarra Napditana raccolta di. nuove 
canzoni popolari, p^ibblicata pei* cara di L/ Ghinra2zi nel 1869. 
Hnstriaol Giuseppe, nato In Napoli nel 1816. Figlio di 
Pilippo, cfa' era architetto, e di Teresa Gara. Fin dal 1836 à 
dato sa'giornali lelterarii articoli di letteralara. giurisprudenza, 
medicina e scienze morali. Ora è professore di Letteratura , 
Storia e Geografia. Poche cose ci dice aver scritto in dialetto , 
ma certa cosa è che al 22 maggio 1861 cominciò a pubblicare 
un foglio: Lo PopcHo basso , fnparàe se fa sentire^ e ne usci- 
rono cinque numeri. Essi sono, scritti oon una lingua quasi di 
transi7ione fra il dialetto Napolitano , e la lingua Italiana , con 
rìdea di distruggere il primo, ritenendo che oggi dall Italia deb* 
bano scomparire tutri dialetti: cosa a parer nostro difficile. 

Mastrianl, Federico. Nel Giornale La Rondinella Napoli 16 
Settembre 1858 Anno IV N.® 26 leggiamo una graziosa poesia 
Lo Matremmonio appuntato^ infine si firma Federico Mastria- 
"ni di Giuseppe di anni 9. 

Ed anche nella Chitarra napolitana pocanzi citata vi sono 
delle sue canzoni. 

Mastriiii. Il de Ritis lo cita nel suo vocabolario per la còm- 
medfa: Il prodigio delta bellezza. 

HAstrocinqae O. ijadoTieo« Una 8ua canzona popolare 
trovasi stampata al N.® 1 anno 1 dèlia Chitarra Napolitana. 

Hatfeifl (de) mieola. Di questo scrittore del corrente se- 
colo XIX; non possiamo dire altro, che nella Mmescùglia de 
chelletB devote e pazziarelle de Geremia Priscolo , stampate nel 
1831, nella Parte Seconna pag. 5. si trovano quattordici bcllis* 
sime quartine che sono sue; nella Cetra Partenopea ossia rac» 
calta delle pù leggiadre poesie inedite di patrii scrittori, stam- 
pata nel 1835 pe tipi di Federico Ferretti, leggiamo di lui sei 
Sonetti in dialetto , di diverso argomento , che sono bellissimi. 
Infine nella Raccolta de^componimenti poetici recitati nelFAcca* 
demia fatta in ìfTapoli per la ricuperata salute di S. E^ li. 
Monsignor Giovannangelo Porta; tenuta in casa del Cav. Agnello 
Carfora li i2 Giugno Ì8S5 • e stampato nella Tipografia dei 
fratelli Griscuolo; si leggono altri due Sonetti, anche in dialetto, 
di questo scrittore. 

MA7.9tfirella Farno Praneeseo. Figlio di Didaco e Bea- 
trice Farao , vide la luce nel Cilento il 30 Ottobre ' del 1746. 
Si distinse nelle latine e greche lettere; coltivò le lingue Ebrai- 
ca, Inglese e Francese. Ebbe la Cattedra di lingua greca nella 
nostra Regia Università. Abbandonò la Cattedra nel 1790 , e si 
ritirò nel Cilento. Ritornato sul trono Ferdinando di Borbone 
sen venne in Napoli , e fu di nuovo ammesso nella Cattedra , 
che onorevolmente sostenne fino alPultimo di sua vita. 



— 302 — 

Ebbe molto amore al denaro, ed era restio a spenderne, ma 
quando si trattava di' Accademie di poesie estemporanee e me< 
ditate» ctie di. tanto in tanto darà in sua casa, allora lo profon- 
derà con moltissimo piacere. 

Tenne anche stadio privato, ed amava molto i giovani, e quan- 
do scorgeva >qualche elevato ingegno per la poesia , e ch^ era 
mancante di mezzi, rinunziava al salario! e quello provvedeva 
di tutto il bisognevole. 

Avea Tipografia in casa per istampare le sue opere. 

Prese due moglie e lasciò solo una figlia ohe ebbe dalla se* 
conda. Gessò di vivere nel 182t. 

Scrisse moltissime opere, e fece varie traduzioni del Greco , 
dal Latino e dall' Inglese. Noi lo ricordiamo come uno de^pur- 
gati dialettìsti , per aver fatta la traduzione della Galeomioma- 
chia della Georgica, e della Buccolica di Virgilio , del pari che 
la traduzione della Batracomiomachia d* Omero ; come anche 
scrisse una dissertazione sulla bellezza della lingua napolitana. 

La Galeomiomachia, e la Georgica sono rimaste inedite, e Dio 
sa in quali mani si trovano. 

La Batracomiomachia a lu ddi de la ggenie d'Ommero aUaste. 
la Guerra ntra le BranoUchie e li sareceyCVè superiore a quella 
di Nunziante Pagano» fu stampata la prima volta da Giuseppe 
Maria Porcelli nel 1780 « in un opuscoletto in 8® di pag. 60 n 
avente da un lato V originale Greco , con la traduzione latina i 
ed a fronte la traduzione napolitana in sesta rima, ed alla pac. 
52 vi è la lista de^nomi «de' sorci, ed alla seguente quella delle 
rane, con Io stesso metodo cioè greco, latino e napolitano. Lo 
stesso Porcelli anche nel 1789 la ristampò nel vo^. XXIV della 
collezione, e vide la terza* volta la luce nella tipografia del Mazr 
zarella nel 1820 in 8^ di pag. 80 , con due numerazioni , la 
prima da 1 a 34 il testo greco con la traduzione latina , poi 
da 1 a 24 la traduzione napolitana, e ddUa pag. 25 al fine vi 
sono aggiunti tre Inni a Venere in greco, latino ed italiano. 

La Bocoleea de P. Fergilejo Marone tradotta 'n lengua m* 
foletana da F- M. F Napoli il 90 Nne laStamparia de Peppe 
Maria Porciello lÀhraro e Stampatore de la R. Ace. Mil^ Nel 
mezzo lo stemma del Mazzarella. Essa è in 8' di pag. 151, col 
testo latino a fronte alla traduzione Na Vitina in sesta rima. 
In una pagina senza numero vi é la dedica a D. Nicola Pelle- 
grini Dini. Regio Assessore nella Città di Reggio. Essa è di 6 
terzine. Abbiamo tra le mani altre due dediche stampate per 
lo stesso libro, una di 9 terzine, e l'altra di 18, la prima di- 
retta a D. Antonio Guttler Vescovo di Tiene e Confessore delta 
Begina, e Taltra al Marchese D. Angelo Granito Presidente della 
Regia Camera delia Sommaria. 

Scrisse il Prologo alla traduzione del Poster Fido fatta da 
Basile Domenico, quando fu ristampata dal Porcelli ; oome pure 
forni molte voci nel vocabolario conoseiitto col nome dì Fom- 



— 303 — 

bolivrio Napolitano del Galiani (Vedi Porcelli Volume 26,e 27) e 
per distinzione gli articoli del Galiani sono segnati con asterisco. 

Infine la dissertazione intitolata Ncoppa la Belhzzetudene de 
la lengua NapolUana chelleta de Francesco Mazzarella Farao , 
che Tiene citata nelle Aggiunte fatte dair Altobelli al Dialetto 
Napolitano 2^ e 3^ edizione ci è riascito inutile ogni ricerca 
per rinvenirla. 

Il De Ritis nel suo Vocabolario Voi. I pag. 227 alla parola 
Bellezza dice <c Le bellezzetudene de la lengua Napoletana é 
et il titolo che Tolea dare ad una sua opera il celebre Mazza « 
« rella - Farao : per grazia del cielo minacciata soltanto varie 
« volte , ma non inai messa a stampa e forse nemmeno com- 
« posta. 9 

Noi crediamo il contrario, cioè che sia stata scritta e stampata, 
giacché leggiamo nella- Prefazione fatta dal Porcelli al voi. 26«D. 
€ Francesco Mazzarella Farao, Regio Professore ec. versatissimo 
a ne' dotti linguali, e come amante della Patria, e di sue an- 
te tichità , e spezzialmente pel Dialetto patrio di cui aveva da 
<c più anni maestrevolmente distene le vaghezze colla dotta 
« òpera della Bellezzetudene de la Lengua Napolitana tanto 
« bene accolta dagli eruditi. » 

MicHele Arditi che nel 1825 pubblicava peMipi della Slawi 
peria Reale // Fascino e Vamuleto contro al Fascino^ nella ji - 
gina in una nota dice: « Vedi il Mazzarella Farao nella Bel- 
« lezietudene delia lengua Napoletana. » In modo che ^deve 
credersi che questa dissertazione essendo di piccìola mole, non 
sia stata curala , e che le copie stampate rimaste in casa del- 
l' autore sieno state preda della trascuraggine de' negligenti pa- 
renti , i quali alla morte del Mazzarella non apprezzando ne 
Kbri e né scritti venderono tutto a peso di carta. 

Oh qnante cose abbiamo perdute cosili! 

HttMoia liuif^i. Di costui abbiamo un opuscoletto Ban- 
ehetto fatto da eiereamici nella Trattoria de Monsù Arena (Vedi 
Letòmago Giuliano ) a canto a la Marina de Napoli — Compo- 
sta de Luigi Mazzola. In Napoli i8S4^^Nella Tipografia di Gae- 
tano Bboli — Cm licenza de Superiori. Sono 49 quartine di 
bruttissimo pomo. 

Mele Carlo. Nacque in S. Arsenio , Gasale nella Provincia 
di Salerno, ed in Diocesi de* Benedettini Gassinosi della Trinità 
della Cava , il 5 Maggio 1792 ; mori in Napoli nel 1841. Ca- 
millo Minieri Riccio cita le opere italiane di questo letterato, e 
noi ricordiamo com* esso fu il primo che, dopo il Vocabolario» 
Napoliuno pubblicato dal Porcelli, pensò di dare un Saggio di 
Nomenclatura familiare col frequente riscùfUro delle voci Na* 
politane alle itatiane che diede in luce nei 1827 come Ap- 
pendice air Introduzione alla Grammatica Italiana del Gberar* 
dini; e, per diffonderlo maggiormente , ne fece stampare va 
huoft numero di esemplari separatamente^Esso è in 8^* di pag. 40. 



- 304 - 

Melica Mieliclc. Nato in Napoli il 29 Settembre 1889,morto 
al 21 Gennaio 1869. Socio della R. Commissione per i testi di 
^ lìngua. Ha dato a lace yerie opere,ma la più parte riguardante 
l'istruzione, e bramoso di seguire il nobile scopo che da qual- 
che tempo occupa le memi italiane , cioè di far cadere in di- 
menticanza i dialetti , ed istruire la gioyentù sotto i patrii fo- 
colari , onde avvezzarli a parlar bene pria di andare a scuola. 
Carlo Mele fu il primo tra noi che nel 1827 diede un Saggio 
di Nomenclatura familiare ed il Melga nel 1866 pe' tipi delFi- 
breno ha dato Tabule di Nomenclatura o vero esercitazioni pra^ 
tiche di Lingua volumetto in 8^ di pag. 148. In esso trovasi il^ 
termine pretto, con delle osservazioni, e spesse volte a fronte, 
il vocabolo vernacolo. ♦ 

Melina i^ulici, figlio di Gabriele, e Serafina Guerra, nacque 
in Napoli il 4 Luglio 1805. Nel seminario di Pozzuoli con la- 
scorta di Monsignor Resini apprese lingua greca , e poesia la^ 
tina. Seguitò gli studii filosofici col Sacerdote Mariano Semmo- 
la. Nel 182i si diede al Foro , e nel 1840 fu creato Giudice 
Conciliatore. Ne facciamo qui menzione come uno degli assidui 
scrittori del nostro dialetto, avendo dato molti articoli sul foglio 
V Arca di Noè. ed uno de' compilatori de Lo Cuorpo de Na- 
poh e lo Sebbeto pubblicato nel 1860 oltre vane commedie dato 
al Teatro Nazionale, diretto da' fratelli Luzj. 

Per gli scritti poi in dialetto, messi a stampa separatamente, 
che sono di nostra conoscenza ricordiamo i seguenti. 

A Totonno Petite comeco de lo Triato S. Carlino. Opuscolo 
in 8* di otto pag. pubblicato nell'Ago ito 1856. Porta per epi- 
grafe la prima stanza del Canto V dell'Orlando furioso di Ario- 
sto, tradotta in Napolitano, ed è seguita da 45 mestine. In esso si 
descrivono gli onori e gli applausi ch'ebbe il Petite nelle poche 
rappresentazioni che diede nella Città di Roma. II Melina ri- 
stampò guest' opuscolo nel 1858 pe'tipi de'frateUi de Angelis , 
nel quale si dice che è terza edizione. Noi ignoriamo la se- 
conda. VAlloro Strenna pel 1859 pag. '71 lediamo uu Sonetto 
Lo curzo de sta vita Sunetto co la coda. Esso è con il ritor- 
nello: non so perchè l'autore ha detto con la coda! 

A Chiara d'Angelo artista Comeca. Sono sei sestine in f glio 
volante con la data Aprile 1865. 

Pe Totonno Petite. Quattordici sestine in foglio volante. Ift 
Maggio 1865. 

Naschelleta neoppa a lo nummero 215 jie lo giornale Arca 
de Noè. Sei sestine in foglio volante. 13 Settembre 1865. 

No chiagnisdeo ntra Ninno e Retella. Dialogo. Trovasi stam- 

J>ato alla pag. 132 del Faseio de chellete nove contegnose e 
reccecarelle pubblicato per cura di Luigi Ghiurazzi nei 1866. 
Moriiiio Salvacore. Poeta popolare del XIX secolo. Ab- 
biamo di lui qualche canzona volante. 
MetAiAMto Pietro. Di questo gran Poeta, nato in Ropa il 



— 305 — 

3 gennaio 1698. educalo in Napoli e morto in Vienna il 2 apri- 
le 1782 trasandiamo di accennare la biografìa perchè troppo co- 
gnita.— Noi non conosciamo nessuno scritto in dialetto dì que- 
st'aureo scrittore; ma lo citiamo solamente per questi pochi sol- 
toscritti versi che ci son venuti sottocchi. 

Il Galiani nella prefazione air opera del dialetto dice a chec- 
« che ci si abbia a rimproverare, ci facciamo gloria d'impiegar 
ce i sudori su quel dialetto, che Niccolò Gapasso coltivò, e che 
« Pietro Metastasin non dispregiò. » 

Luigi Diodati, che pubblicava la vita del Galiani nel 1788, alla 
pag. 70 dice « che per lo innanzi i migliori uomini, cioè Gio- 
« vanni Boccaccio. Torquato Tasso, Iacopo Sannazzaro^ Antonio 
« Caracciolo, Nicola Capassi, Pietro Metastasio, ed altri si fe- 
« cero un pregio di scrivere nel noi^tro dialetto, il quale fu e- 
«c ziandio adoperato nelle leggi e nei dispacci dai nostri Sovra- 
<c ui Aragonesi; ed anche in tempo del Re Alfonso, e de' suoi 
^ celebri ministri Antonio Panormìta e Gioviano Pontano. » 
^ Mvcatlero Antooio. Poeta popolare del XIX secolo. Ab- 
biamo varie canzoni in foglio volante. Il dialetk) è scritto in ca- 
ricatura benché il poeta si protesta col dire « intendo scrivere 
« il dialetto moderno. » 

Mcxsaeapo Vrnne^ueo, Nel 1716 USCÌ alla luce un libro 
intitolato La Sporchia de lo Bene. Nella pag. 7 troviamo un so- 
netto di questo Mezzacapo. col nome Accademico di Argatella^ 
ntra li schirchiate de io Mantracchio , e dal suo Sonetto rile- 
viamo ch'è nativo di Napoli. 

Miceli itomeli l«-o. Nato in Napoli il 17 ottobre 1834 Nel 
Fascio de Chelhte nove contegnose, e freccecarelle alla pag. 163 
leggiamo un Lamiento de no stencenato. Sono tredici quartine 
graziose. 

MiiAoo Antonio. SI trovano due canzoni stampate nella Chi^ 
tarra Napolitana. 

■llliiotti i*MM|aalre «aetitiio. Nelle Satire di Pietro N a- 
poli Signorelìi Genova i774. (pag. 109.) leggiamo Satira I. 

Colla ricchezza il merto confonder qui non lice 
De* monti del linguaggio Ricco e F acchiti felice. 
Qui /' Alocco, e 7 Lupo Lupo si noma^ e AloccOj 
Un traditor Batillo, e Lilimotti un sciocco. 

In una nota manoscritta « D. Pasquale Mililotti , autore di 
« alcune sciocche commedie fatte pel Teatro nuovo di Napoli». 

11 Cimaglia Ne'saggi teatrali analitici Napoli iSiT\ alla pag. 
385, dice che alla fine del secolo decimotiav> i commediografi 
abbandonarono il soletto e si diedero a scrivere «e ammassi di 
« versi, di scene e di sguaiate goffaggini per produrre un riso 
ce sforzato Né altrimenti si regolarono i fratelli Mili- 

e lotti, )ft 

39 



— 366 — 

li De Ritis nel Vocabolario ricorda spesso Mililotlì, ma senza 
diitinzioiid di nome, e cita moltissime commedie. Lo che ci fa 
credere che il dialetto sia scritto con molta purezza. Noi non 
abbiamo potuto rodere alcuna commedia di questi due scrittori. 

MincrYini Glnlio. Nato io Napoli nel 1819 figlio del chiaro 
Architetto Raffaele, e di Luisa Avellino^ sorella del celebre Fran- 
cesco Maria Avellino. 

Il Nostro Minerviiri distinto Archeologo e Segretario delPAc- 
cademia Pontaniana, Direttore della Bibhoteca nella Regia Univer 
sita, conosciuto perle moltiplici opere date alla luce;fin da fan- 
ciullo fu seguace delle Muse, e sono stimabili le sue poesie io 
dialetto. Noi abbiamo avuto il piacere di ascoltarne alcune, ma 
non abbiamo avuto la forza di vincere la ritrosia dell' autore a 
farcene dono. Ciò che poi veramente merita considerazione è 
il Vangelo di S. Matteo da lui tradotto testualmente , con una 
chiarézza e purità di dialetto senza pari, e bisogna leggerlo per 
essere convinto che il nostro dialetto primeggia sugli altri deh 
ritaliana penisola, e che quando è maneggiato da persona di va- 
glia non è buffonesco ed osceno. 

Sappiamo che questa traduzione è stata eseguita per cura di 
una società inglese ed il Minervini per mandare un originale 
intelligibile» ne fece stampare pochissime copie qui in Napoli, 
in V a due colonne , e poi lo mandò alla Società Biblica di 
Londra, per essere pubblicato in una collezione insieme ad al- 
tre traduzioni dello stesso vangelo in altre lingue ed in aìtri dia- 
letti di Europa e non tarderà molto che avremo il piacere di 
vederlo alla pubblica luce. 

■Unieri iai«v«ititi. Abbiamo tra le mani un opuscoleito 
in IV di 12 pa^. senza numero,nè data di tempo e di luogo, 
ma lo crediamo impresso nel 1860 Esso contiene un cenno bic« 
grafico del Minieri, che qui riproduciamo alla lettera, segue una 
graziosa canzona di 22 Strofe ed un bel Sonetto , uniche e sole 
poesie in dialetto rinvenute di questo scrittore. 

« Giovanni Minieri nacque nella città di Napoli il 17 di ottobre 
« del 1779 da Francesco Antonio di famiglia patrizia di Aquila 
« degli antichi conti di Marieri , e da Nicoletta* di Donato pa- 
« triiia Bitontina« Da^ suoi più teneri anni il padre lo educò 
« alle lettere ed alle scienze sotto la guida di quelli insigni 
« uomini di Ignazio Falconieri, di Nicolò Fergola e di France- 
c SCO Conforti. Non compiuto ancora Tanno ventesimo deir età 
« sua, comparve nel foro e vi si distinse. Nell'anno 1799 egli 
« seguendo il padre suo, che uno de'principali fautori fa della 
€ Repubblica Napolitana,ed i suoi maestri Falconieri e Conforti, 
« militò per la repubblica. ÌSoffrl persecuziom quando le orde 
« capitanate dal cardinale Fabriio Ruffo nel 13 di giugno en- 
« trarono in Napoli, ed a stento col padre potè campai'e, la loro 
« èasa fa interamente Strutta e misssa a sacco. Datosi poi iun. 
« taramente al foro, riusci di tal fama per dottrina e per onestà» 



— 307 — 

« che veonegli offerta la toga, ma egli rìfiatolla ed in sua ^rece 
« fa data al sig. Donato Perillo, che pervenpe a Consigliere di 
« Stato. Nel gennaio del 1813 menò in moglie Carolina Riccio 
« di famiglia patrizia dapolitana del Sedile di Nido. Nel foro 
« napolitano fa egli tra più distinti ginreconsalti, ed alla dottrina 
« aniya la onestà ed il disinteresse. Voleva comporre an Go- 
« mento sni Codice di procedura civile del Reame delle dne Sicilie, 
« nella quale giurisprudema era tanto dotto , che negli affari 
« i più ardui a lui si portavano per consiglio i più rinomati 
« avvocati del nostro foro. Alcune sventare domesti'^.he lo di^ 
« stolsero dall'opera, alla quale avea dato principio. Dopo alcun 
« tempo riprese il lavoro, ma tosto un debilitamento manifesta- 
le tosi nel sistema nervoso degli occhi lo rese cieco. Oppresse 
« da tanta sciagura visse giorni di dolore fino alla sera dell* 8 
^ funaio del 1849, in cui per improvviso malore in breviista- 
« ti e tranquillamente si morì della morte del giusto. Il suo ea- 

< davere fu trasportato nella sepultura gentilizia di sua fami- 
^ ffiia , nella chiesa di S. Maria della Salute de'PP. M^uori Ri- 
« formati . e propriamente nella cappella intitolata a S. Auto- 

< nio di Padova. 

Molino V. & uno dentanti poeti popolari di questo corrente 
secolo XIX, 1 quali con le loro canzoni stampate in fogli volanti 
fanno il disdoro del dialetto. 

Mollo «inseppe. Viveva nel 1840, di professione Sarto,ap- 
passionato per la recita, e fu uno de' buoni dilettanti per le parti 
di caratterista. Scrisse molte poesie in dialetto; rimaste mano^ 
scrìtte, sono andate disperse.Noi appéna abbiamo an bel Sonetto. 

Monnca ideila) GaeCaoo. Poeta popolare del XIX secolo. 
Abbiamo qualche canzona stampata in foglio volante. 

Montuori Glnsrppe. Nella C^^ra Partenopea, Napoli 1835, 
alla pagina 93 si legge un bel Sonetto diretto al Padre Giusep- 
pe d'Orta minore osservante. 

Morbilli (Duca) CmfIo. Nato in Napoli, da virtuosi parenti, 
e fu virtuoso anche lui ; educato a nobili virtù rifulse per i 
suoi talenti , e fu il principe delia scherma napolitana. E qui 
ci piace riportare un onorevole e coraggioso aneddoto. Nell'oc- 
cupazione militare del decennio, il Commissario di Polizia Sca- 
fati dovette far arrestare un individuo parente di un ufficiale 
della Guardia Reale: il di dopo V arreslo moltissimi ufficiali di 
quel corpo presero lo Scafati, e proditoriimente lo trascinarono 
per Toledo facendogli mille insulti e villanie. Saputosi questo 
fatto dal Duca Morbilli , anch* egli Commissario , si recò in- 
nanzi ài Palazzo Reale neir atto che montava la guardia del con- 
nato corpo, e portando sotto il braccio una spacb di misura dis- 
se a quelli ufficiali a ieri voi in molti insolentiste villanamente 
« centro un uomo, oggi un uomo solo viene a dire aToìtutU« 
« che quell'oprato da voi in. una viltà, e ne cerca soddisfano* 
« ne. » A. tale terrìbile apostrofe ninno rispose ! Tanta era la 



— 308 - 

fama merilatissima che godeva il Duca Mart)illi come sps 
daccino. 

Noi qui lo ricordiamo come un buon letterato • ed uno de- 
gli ottimi dialettìsti. Pubblicò nei 1826 po' tipi ili Luigi No- 
bile un volumetto in 12' di pagine 223. Nel. Frontespizio dice 
Scelta di Morbilli Tomo 1. Quindi un avviso A chi legg^. li 
libro è diviso in due parti . la prima Napoletana e la seconda 
Italiana. La Napoletana, intitolata Traduzzejune senza appriettc 
de lo Dottore Z>. Luca Marcohrillio. anagramma di Duca Carlo 
Morbilli, contiene molte traduzioni di Sesto Aurelio Properzio; 
poi è seguita da varie anacreontiche, sonetti e sestine. La Se- 
conda parte col titolo Progf^Wo letterario contiene prose e poe- 
sie scherzevoli. 

Questo spiritoso scrittore, che per l'acutezza de'frizzi, fi nel 
sapore delle attiche lepidezze non che per la purezza dello scri- 
vere, ha superato il Piccinni: mancava a' vivi, tra il compianto 
di quanti il conobbero, nel 1837. 

Moreno Camillo. Nato in Napoli il 22 Maggio 1813 , fi- 
glio deir Avvocato Nicola , e di Emilia Cacace. Di professione 
Notajo. Scrittore di molte commedie , rappresentate sempre 
con successo, ne'teatri Partenope, Fenice, e S. Ferdinando. In 
dette Commedie trovansi spesso attori che parlano in dialetto. 

Aiormiie Roceo. Seniore figlio di Carlo e di Veneranda 
Durante, giovinetto perde il padre, ma lo ritrovò in Francesco 
Durante , celebre maestro di musica , suo zio materno. Studiò 
Medicina sotto Niccolò Cirillo, e laureatosi si ritirò ne» villaggio 
di Fratta Maggiore ad esercitare la sua professione, ed a ruo- 
tare i propri interessi. Ornato di belle cognizioni e dì buona 
vo'ontà si divertiva talvolta a scrivere nel nostro dialetto, spia- 
tovi da Giov. Batt. Capasso. A noi è riuscito averne un So- 
netto che riportiamo per Saggio. 

PE N' OMMO OFANO 

Compà Gallo che ne è? noncante chiù. 

Aje perduto lo spireto e la voce. 

Li Frammasune V hanno puosto ncroce , 
^ Azsò pe V abbenì non ruzze tu. 
È fornuto a la fine lo bu bu, 

k non ne pruove affò de chillo doce, 

Ogne designo tujo murarrà nfìce. 

Senza potere fa cucurecù. 
Stente ntiennéme a me. va a Cosentino (1) 

Ca Uà sarraje chiammato Si Barone/ 

Ca ccà non si stimato no lupino. 

(t) Cosentino ferra in provincia di Principato Citeriore in dioceii ^ 
Capaccio , distante da Salerno circa 50 miglia. Nel 1802 si apparteneva 
alia famiglia Ciraioo cliq Pavea acquistalo per ducali 6500. 



— sod- 
erà te teneno tutte pe n* anghiane, 
È liane pe nOrtanno Palladino, 
Pacca ehm non si Gallo, ma Capone. 

mormllo Carlo. Figlio dell* antecedente e di Barbara de 
Spena, nacque in Fratta Maggiore. Il Canonico Antonio Gior- 
dano nelle sue Memorie storiche di Fratta Maggiore Io dice 
nato il 3 Gennaio 1749. Noi da un Sonetto dello stesso Mor- 
mile lo diciamo nato nel mese di Maggio: e dair iscrizione che 
trovasi apposta sotto il ritratto messo in fronte alle Favole di 
Fedro pubblicate nel 1830 ricaviamo che nacque nel 1750. Di 
anni 9 fu messo nel Seminario Aversano. Ivi apprese la lingua 
latina e greca, poi i precetti rettorici , ed indi la filosofia. Di 
anni 15 diede segno del profitto de'suoi studii scrivendo un'ele- 
gante lettera Oraziana a Giovanni de Spena suo zio materno , 
pregandolo di ritirarselo in Napoli. Infatti nel 1764 venne nella 
Capitale, in dove dedicatosi a proseguire i suoi studii si addisse 
alla giurisprudenza. Ma Tamore delie be]le lettere lo distrasse 
dalla carriera del Foro , alla quale il padre amava che si fosse 
addetto. Ed in fatti appena morto il padre dedicossi intiera- 
mente alla letteratura. Strinse amicizia con Giovan Battista e 
Francesco Capassi di Grumo, da* quali ebbe molti autografi del 
loro zio Nicola. Nel 1786 venne prescelto per maestro di belle 
lettere dal Gav.Giovanni Acton, nipote del Ministro, e nel 1790 
ottenne la Cattedra di umanità subKme neìV Accademia della , 
Nnnziatella, e nel 1799 presentò la sua rinunzia. Ndl 1800 ri- 
tornato Ferdinando IV di Borbone lo richiamò nella detta Cat- 
tedra, che occupò fino al 1806. Cessò di vivere nel mese di 
Novembre 1836 Presso l'unico di lui figlio, qui appresso ram- 
mentato, trovavansi manos' ritte tutte le sue poesie latine e to- 
scane , fra le quali meritano non poca lode due poemi . uno 
sulla Caccia, e Taltro di dieci canti in terza rima col titolo La 
Visione, nonché cento Sonetti nel grazioso nostro linguaggio. 

Nel 1775 scrisse La Cascar da ode in dialetto Napolitano , e 
nel 1784 scrìsse La Ntreztata, la quale fu pubblicata nel 1789 
nel tomo 24^ della Collezione del Porcelli , con altre sue poe- 
sie, le quali sono segnate con V anagramma di Camillo Romer. 

Nel 1784 pubblicò i primi due libri delle favole di Fedro 
tradotte in dialetto. Parte I. volume in 8^ di pag. 197 oltre 
Tindice, l'errata e le approvazioni, e arricchite di note indicanti 
le origini e le etimologie di molte parole napolitano, e col te- 
sto latino a pie'di pagina. Nel 1789 pubblicò i Sonetti di Nic- 
colò Capassi arricchendoli di prefazione e di note , e dando 
molte spieghe di Tocaboli napolitani. 

Poi nel 1830 pe* tipi della Società Filomatica diede alla luce 
lotte le favole di Fedro, cioè i cinque libri, in 8° col suo ri- 
tratto a fronte, e con molti vocaboli spiegati in pie' di pagina. 



~ 310 ^ 

avendo lasciato manoscritte le erudilissime note , secondo il 
saggio dato nel 1784. 

Il sno figlio Rocco Mormile nel 1837 pubblicò nn opusco- 
letto nel quale yi si trovano 22 belli Sonetti , la Casearda e 
la Ntrezzata scritte da suo padre. Noi qui diamo due So- 
netti, favoritici dalla gentilezza dei figlio. 

PB LA SCAJENZA DE U BUONE POETS 

Jddove è ghiutù mo Cola Capasiot 
Addove è ghiuio Cesare Cortese, 
Che ha dato tanto gusto a sto paese 
Co chille vierze suoje de francalassof 

Addove è ghiiito chillo che a lo Tasso 
Mvaraje (a bella lengua calavreseT 
Addove e no Sgruttendio. che se mese 
Co la tiorba, o Cecca a darle spasso? 

Addove è ghiuto chillo gran Poeta, 
Ca li ciucce (vedile che fortura) 
Carrecaje pe usi a Vuocchie de moneta? 

Mo nullo de fa vierz** s'assecura^ 
No mmalora de chiaja de fhianeta 
Fuorie a Napole ha fatta la fatturai 

NO SBREFFIAMIENTO 

' Dinto a la Chiesia dove stanno rosse 

De lo Poeta nuosto Sannazzaro 

Trovaje Minecaniello . e lo compare 

Chiù de la fuoco co le facce rosse. 
Ardevano isse cierte spicadosse, 

E n'/ivevano chino no panaro, 

A gloria e nore de chiWommo raro 

Non pe caccia lo fleto da le fosse. 
Levaino pò da dinto a na mappina 

Duje scartafaieje^ che teneano scritto 

Lo nomme tutte e duje de MERGELLINA (I). 
Comme avessero fatto qui delitto^ 

Uè jettaino din fa na latrina: 

E' stanno Uà senza paga tacito. 

Mormile Boeeo juniore. Unico figlio del sopradetto, e di 
Teresa Alfano. Nacque in Napoli nel Decem^re del 1784. Non 
ebbe altro maestro nel corso degli studi letterari! se nonché il 
propriQ genitore, e nello studio del disegno il cognito diiegaa: 

(1) Qol intende le due [MérgeUine, cioè quella del Capaccio e r atin. 
ael GampoloDgo. ^ 



— 311 — 

tore Costanzo Angelini. Occupò la carica di depositario delle 
carte della Commissione de' titoli e nobiltà , indi abolitasi tal 
Commissione nel 1860 fa traslocato nei Grande Archivio dei 
R^no. (Vedi Nota (1) pag. 148). 

Lavoratore instancabile , e non sai se ammirarlo pia per ar- 
tista, che per letterato. I suoi scritti rarii ti mostrano la sua 
scienza e la sua dottrina, i pochi disegni a pastella, a penna , 
e ad acquarella ti sorprendono. Amatore della sua Patria , ed 
ammiratore del bello , piangeva nel mirare la quasi totale di- 
struzione delle pitture a fresco eseguite dallo Zingaro nel chio- 
stro di S. Severino , e meditanto tanta rovina pensò nel 1810 
di ritrarle in acquarella che giunse a terminarne dieci di tutto 
punto e con tale esattezza e precisione , che mirandole occhio 
esperto non può fare almeno di dirle fotografate: tanta è lesat- 
tezza con cui è conservato fedelmente lo btile deirori^inale. Ma 
vicende di famiglia lo distolsero , sicché tal lavoro rimase ab- 
bondonato (1^. Quando poi nel 1860 , obbligato ogni mattin- 
portarsi fra quelle mura si rinvenne del suo lavoro di gioa 
ventù e che teneva i contorni fatti, quantunque le pitture erano 
bastantemente depreziate, a causa dell umidità, del sito e forse 
anche di poca accortezza , si accinse a dar termine a questa 
raccolta • benché la mano , avea perduta quella fermezza ed 
agilità che bisogna in simili lavori , e che cinquanta anni eran 
corsi sopra, pur tuttavia si mostrò pieghevole al caro desiderio 
di cotanto uomo, e noi abbiamo avuto il piacere di vedere ter- 
minata una si pregevole collezione che ora non sappiamo in 
quale mani si trova, unita agli scritti tanto del padre che suoi, 
no9 avendo potuto più rinvenire Tunico suo figlio. 

Riguardo a'scritti inediti conosciamo / ritratti poetici e storici 
ié*Re di Napoli contenenti trentadue Sonetti, arricchiti di note 
storiche, adornati da corrispondenti ritrattile da vignette espri- 
menti alcun fatto più rimarchevole, eseguite bellamente a mezza 
miniatura dallo stesso Mormile. Le imagini storiche del Regno ^ 
Cento Novelle — La traduzione in vani metri di dugento epi- 
grammi latini, ed un romanzo di greca struttura col titolo Car- 
mide ossia il Viaggiatore. In dialetto poi molti dialoghi festivi 
e da cento e più , Sonetti e canzoni nzertate com' egli dice a * 
mito sciuoccolo. 



(1) Le pitture nel chiostro di S. Sceverino sosobIN.* di 2S compresa an- 
che una sulla porta di notrata , in quale non è detto Ziogaro. Giuseppe 
Macsigli diiegoatore di Pompei comiaciò a disegnarle versa il lgS2 con 
Pidea di putiblicarle per le stampe pria che andassero io roTlna , ma per 
l'avieoutt morte del llarsigli due sole eseguite la HtograBa videro la luce. 
Era riserbato a Stanislao d'Aloe che ooMìiegoi di Michele Mastraccbiu, altro 
dise^ aaloni di Pompei, facendoli incidere a contorni tu ramo ci diede u- 
Ba bella opera in 4* contenente le pitture dello Zingaro comdande 
le dette tavole con do^te ed analoghe illustrazioni. 



'— 312 - 

Per le slampe poi, nel 1860 ha pubblicalo Lucrezia d' Ak- 
gni Romanzo storico. Ma ciò che fa al nostro proposilo è un 
libricino ìq 12® di pag. 100 che pubblicò nel 1837 col titolo 
. Soniette ntrezzate canzoncelle e autre stroppale de Giammatista 
Capasso^ Carlo Mormile. Rocco M ormile —Napole da li Truoe- 
chie de Chiacheppe Zambrano, Dopo le poesie del Capasse, e di 
Carlo suo padre, vi si trovano ventitré Canzoni sue in dialetto, 
le quali sono bellissime . si per i pensieri, come pel dialetto. 
Nella prefazione prometteva di dare qualche altra cosa inedita, 
ma nulla ha dato alla luce. 

Nelle Nferte del Genoino pubblicate ne^li anni 1834, e 1835, 
leggonsi alcune poesie di questo Mormile , come pure nelle 
Nozze di Regi e de Louzieres 1866, e nel Fascio de chellete 
nove contegnose e freccecarelle anche nel 1866. 

QuesPuomo affabile con tutti, di umore allegro . e senza ge- 
losia di sorte alcuna. La sua conversazione era piacevole ed 
istruttiva. Vero amatore della gioventù studiosa, la incoraggiava 
co suoi savii consigli. 

Quest'uomo saggio e virtuoso , di anni 15 fu spettatore del 
99 , indi vide il 15, il 20, il 48, ed il 60. Istruito in politica 
non volle mai gittarsii in alcun partito. 

Quest'uomo snello, alto di statura, di complessione forte. Della 
sua età avvanzata, agile più di un giovane , conservò la mente 
sana fino al 7 Novembre 1867 , giorno in cui cessò di vivere , 
avendo anni 82 e mesi 11. 

Di quest'uomo ottageno, non si conosce ne'scritti la sua età . 
esso aveva il cuore giovane e spiritoso , e quando bisognava , 
era satirico e frizzante ma giustamente. 

Pochi giorni prima della sua diparlila ci donava una graziosa 
poesia , di fresco uscita dalla sua penna, che crediamo dovere 
qui pubblicarla. 

PE CARMOSINA DE CASALUCE (1) 

Dimme dimme Cormos*na 

(hi tha fatto ss'i cmnacca; 

Sto sciò sciò de musoUina 

Che ba chiù de na pataccn^ 

E SS) busto ^ e ssi gtnnellj, 

Cormosì Carmosenelli, 
Non è stato Ciccantuonf) 

Sapatiello o Velardino 

Che fha fatto chisso duono 

Giangurgolo o Martino 

Staggio ncapo cellevrella^ 

Carmosi Carmosenella. 

(I) Gasatuce piccola, ma antica terra dell'agro ÀTersano dista 2 miglia 
circa d^ÀTersa. Gli abitatori sono addetti per la massima parte alla collo- 
ra , e commerciano 1« aoprabboodanti derrate coi paesi vicini, ed anche 
eoa Napoli. ' 



— 313 — 

Ma de Franzo no smargiaAo, 

Che venette a sto paese' 

Pe pigliarse gusto e spasso, 

E lo cuorio cà nce stese 

Te facette signorella 

Carmosì Carmosenella . 
lo però chiste riale^ 

Parlo cornine me la sento. 

No li Uimmo manco sale^ 

Ca so fatte senza stientOy 

So guadagno de sportello , 

Carmosì Carmosenella. 
viato lo marito, 

Che se gaude sto trasoro, 

Pe te jette isso a cornilo , 

Ma n^avie doie corna d^orOj 

Corna fora de gabbella, 

Carmosì Cormosenélla. 
Una cosa me diépiace 

Ch'ogge o craje, arrassosia, 

Avarraie, mente che ^npace 

Te nne staie è n''allegria, 

De sfratteto na cartella , 

Carmosì Carmosenella. 
E sto smacco pò la famma 

Portarrà pe la staffetta. 

Lo saprà cehiù de na sdamma 

Che sì ghiuta a la chiazzetta. 

Lo saprà Grannizia e Leila, 

Carmosì Carmosenella. 

Mor«elii Cactano. Nacque in Modena nel 1789, da Santo 
e Teresa Rarozzi, venne in Napoli nel 1818, fu maestro di belle 
lettere. Mori in Napoli il di 20 Aprile 1863. Ha pubblicato 
varie opere letterarie tra noi, ed in un opuscoletto in 1!2 di 24 
pag. col titolo Miscellanea curiosa e dUettev$le compilata per 
le ofe deWozio da Morselli pe'tipi di Angelo Coda, alla pag. 22, 
si legge una Tavoletta tra La verità e la buscia, la quale e bel- 
lamente scritta in dialetto. 

Motllio drcg^orlo. Di questo Dottore, abbiamo un bel So- 
netto nel Napole scontrafatto dopo la Peste di Giov. Elitista 
Valentino. Napoli 4614. 

Moxcdfioo Mafftwimiliano. Poeta popolare del corrente se- 
colo. Abbiamo qualche canziSna in foglio volante. Questo scrit- 
tore è uno degli attori del tealro Sebelo. 



40 



— 314 — 



N 



liisiio PraneeMo. Nacque in Fratta Maggiore il 27 loglio 
1710, figlio del dottor paolo, e Gaterìoa Tramontano. Fu eda- 
cat9 in Napoli, e terminato il corso degli studi si diede alla 
Giurisprudenza. Coltivò la storia patria, e con ardore la poesia* 
E distinguendosi specialmente ne- componenti in dialetto napoli- 
tano, e*bbe spesse volte Tenore di presentare varie sue poesie 
all'immortale Carlo III di Borbone, le quali farono'messe alle 
stampe ne* giornali letterari di quel tempo. 

Fu consultore della Piazza del Popolo di Napoli, e mori nel 
28 marzo 1793. Nelle Memorie storiche di Fratta Maggiore 
del Canonico Antonio ^Giordano ^ alla pag. 244 è riportato un bel- 
lissimo .Capitolo, il quale fa presentato al Re Carlo per il Car- 
nevale del 1748. 

liippoii Viìtttnioiii«.Poeta popolare di questo corrente se- 
colo, autore di varie canzoni' stampate in foglio volante. 

Moiariileola Domeiil^o. Abbiamo di costui un sonetto 
stampato avanti alla Mezacanna di Valentino. Prima edizione. 

K Off ne* MaMiin*. Impiegato nel Ministero degli Affari E- 
steri in Napoli, autore di una Storia del RpgnoL di Napoli, nel 
1832 die fuori un opuacoletto in 12 di pag. 23 col titolo Var^ 
rivo de Carnevale Cantò camaBdalisco de M, N. Napoli daUa 
Tipografia Pierro i832. Piccola ma graziosissima poesia beUa« 
mente scritta m dialetto Napolitano. 






— 315 







OiaJ nuffaele. Abbiamo un manoscritto col titolo Atta $i^ 
gnora D. Agata MirabelH, (Madre deir autore) tutta la sua fa* 
miglia in segno di ossequio e rispetto — à* 5 FMraio i80i. 
Poesie Italiane ed in dial&tto. Sono tre sonetti, ed un* anacreon- 
tica in Italiano, e nove sonetti, una poesia interza rima, ledun' 
Anacreontica in Napolitano, segnate cognomi de'parenti. fià , se* 
gnono altri sette sonetti in dialetto di diverso Argomento '— Co- 
seUa mediocre. 

MiaTeiio Claudio. Nella Commedia »t CUomme stampata 
nel 1708 pe* Tipi di Ciovanni Francesco Paci, in 13, vi è un 
attore a nome ScarfUoglio che parla il dialetto. 

Nella Drammaturgia di Lione Allacci leghamo « le Metamor^ 
« fosì d* amore. Opera scenica (in prosa) — in Venezia per H 
a Gonzatti 1692 in 12. di D. Claudio Ottinello Napolitano, m 



:J1« 



i' 



Pascano Antonio. Il Ferracci nella pag. 327 della smAf' 
te roppresmlotiva, pubblicata nel 1699, cita una commedia in- 
titolata V Armidea di questo Pagano, nella quale ci è un atto- 
re chiamato Rapestone , che parla il dialetto. 

De Ritis nel suo Vocabolario anche cita un Pagano nella Tfl- 
vola delle abbreviature per la commedia il Petracchio^ e nel 
Voi: I. pag. 233 colonna seconda, ne cita de* versi. L'Allacci 
cita « Amor non ha fréno. Commedia in Napoli , a spese di 
« Carlo Troyle 1690 in 12 Poesia di Antonio Pagano. » 

Pacano i«unKÌante. Fiorì verso la metà del XVIII secolo, 
e per quanto ne dice Donato Corbo, fu un Giureconsulto NajHv 
litano ed appartenne al Portico della Stadera, col nome di A- 
buzio Arzura. 

Galiani dice « che fu un nostro forense di poca fortuna, e 
<i poco grido, che si dette a coltivare il nostro dialetto e scris- 
« se in esso varie poesie ». Come pure ci fa sapere che « a- 
« veva il Pagano una così grottesca e lepida figura, la voce tan- 
<t to caricata, la declamazione tanto pulcinellesca, oblerà impos- 
« sibilo sentirlo recitare e non ridere. Grasso, paffuto, con so- 
« pracciglÌQ nere, bocca larga, pirucca mal pettinata e storta, 
« abito mal concio, chiunque se lo ricorda non può contestare 
« che portava scritta in viso T ilarità , e la buffoneria. Quindi 
« avvenne che nel recitare egli i suoi versi incontrò grandissi- 
« mo applauso* e fu la delizia di tutti gli ascoltatóri. Maspar» 
<c vero tutt'i pregi delle sue poesie allorché si videro impres- 
<c se, e non più da lui recitate. In fatti sono da contarsi traile 
« pili deboli produzioni del nostro dialetto e rispettp a'peQsieri, 
^ e riguardo allo stile egualmente snervato e scorretto. » 



— 317 — -, 

i 

Noi diciamo che nacque in Napoli nel 1083 , e che come ci 
fa sapere 6. B. Giannini suo amico, in un' Egloga, cominciò a 
scrivere molto vecchio; e ciò fu per distrarsi della perdita che 
aveva avuto della consorte. 

Riguardo alle opere possiamo asserire che non sono tanto de- 
bolij snervate e scorrette, ma meritano dì esser lette; ed anzi 
compiangiamo due poemi i quali crediamo dispersi , cioè uno 
che contiene Le memorie di Napoli dall' orìgine e fondazione , 
fino al 1700^ e l'altro /' aniichità della Cova, che l'Autore si 
proponeva, secondo il suo solito, di dedicarli uno a lo Cavallo 
d' Avrunzo (1) e l'altro a lo Rre de miezo cannone. (2). 

Ora ricordiamo quelle opere che furono a conoscenza del 6a- 
liani, e quelle che non giunsero nelle sue mani, benché fesse 
stato quasi contemporaneo del Pagano. 

La prima opera che abbiamo sottocchi è un libro intitolato 
Le Bbinte rotola de lo Vàlanzone^ azioè commiento ri(ioffa a le 



(1) Dicesi da^ Napolitani lo Cavallo d' Aorunzo quella testa di cavallo 
colossale che vedesi oeli' aotico palazzo di Diomede Carafa, oggi Saotaogelo 
Delia Strada S. Biagio dé^ Librai. Quale testa è dì terracotta , copiata 
da una di bronzo che anticamente esisteva lo quel sito, e che attesa la bel- 
lezza del lavorio, nel 1809 fu trasportata nel Aeai Museo Borbonico oggi 
Nazionale. 

Questa testa si è sempre creduta di essere stata ^egatn dal corpo dì uo 
gran cavallo di bronzo, che al dir di accreditati storici^ esisteva innanzi la 
porta piccola del Duomo, e che fa disfatto per ordine del Cardinale Filo- 
maritio nel 1322 per togliere la cieca superstizione che si avea di far gua- 
rire i cavalli che facevansì girare intorno ad esso. 

Lorenzo Giustiniani che fu presente nel 1809 al troslocamento, osservò 
che la detta testa era slata cosi fusa; ora che il Commendatore Giuseppe 
Fjorelli V h«i fatta rimuovere per darle altra situazione, è stata di nuovo 
riosservata, e chiaramente vedonsi gli scoli rimasti dal getto nelta fusione, 
i quali confermarono eh' essa è tal quale come usci dalle mani del Greco 
Artefice, e che somiglia ad una testa di cavallo effigiata al rovescio di una 
moneta di bronzo delta asse appartenente alla città di Luceria. 

Da questa breve osservazione cadono i racconti storici,! quali dicono che 
questa testa apparteneva al cavallo sfrenato, emblema di Napoli, e che Cor- 
rado lo Svevo gli mise il freno, cosa anche assurda, pei che guardando il 
muso con le pieghe forzile dalla briglia si vede che lai lavoro non potea 
eseguirsi con tanta perfezione ia queir epoca in cui le arti erano in gran 
decadimento. E se Giovanni Villani fu il primo a raccontare tali novelle, e 
noi volendo dar credito al suo scritto, dobbiamo conchiudere, che altro mo- 
numento alitico esisteva e che ne dobbiamo compiangere la perdita , co- 
me pur troppo con dolore apprendiamo, leggendo le nostre storie, le quali 
ci racconta uo lo sciupio fatto da' barbari e lo spoglio eseguito sempre a 
questa sì bella parte meridionale dltaiu, quante volte sod veaute genti da 
estranei paesi a reggerne il freno. , 

(2) £ una piccola statua pedestre di Alfonso d^Aragona, che trovasi mes- 
sa io una nicchia sopra una fontana esistente nella strada denomiipta Mez" 
%o cannofie^ e perciò il volgo quando vedo un'uomo bassotto e pieno dice 
mme pare h Bre de mkao cannone. 



— 318 — 

hhinte norme de la chiazza de lo Campeione. A Napole i746 
Per GianfranciscQ Paci in 8^ ed é dedicata a lo Fammuso e 
Azzéllente Suppuorteco de la StaMa. 

È a sapersi che sette giovani che appartenevano ali' Aeeade* 
mia legale detta de* Semplici^ se ne allontanarono e da loro fon- 
darono il 17 loglio 1728 un' altra Accademia nominandola II 
Portico della Stadera, Questa Accademia si adanava nrilà casa 
deir Avvocato Girolamo Morano, il ({nate avea preso il nome di 
Lelio, e fa quello che compilò 20 regole o norme ehe dovea- 
no osservare coloro che erano ammessi, le qnali furono pubbli- 
cate nel 1730. Piacquero tanto queste Iej|;gi che furono para- 
frasate in tanti distici latini, e nel 1732 in versi Toscani e Na- 
politani. 

Quest'accademia ebbe tanto successo che v'intervennero i prì- 
mi dotti di quell'epoca; e nel 1746 vi si trovavano ascritti 454 
socii. 

Ammesso il Pagano in quest' accademia scrisse il sopraddetto 
ìibro^ ed alludendo all' emblema dell' accademia eh* era la Sta- 
dera; le venti regole le chiamò votole ed in venti canti spiegò 
queste venti leggio 

Indi pubblicò la Batracommiomaehiay d^Omera^ aztoi la vat' 
taglia ntra le Rrdnocchie e li Surece de lo stisso. A Napole il 41 
per Gianfrancésco Pad. 

Questa traduzione è in tre canti dedicati alli quatto de loMuo- 
lOf fi) ed è bella. Il Galiani dice che fu in parte aiutato per 
questa versione dal professore di lettere greche Giacomo Mar- 
torelli. Gli fece tanto onore questa traduzione che tutt'i sodi 
Io dessero per sindaco del detto Portico, 

Noi poi abbiamo sottocchi un opuscolo^in 4® di pag. 28 ioti- 
tolato Novetà t Aropa de li %6 Giugno, 9. e 18 Luglio 4141 
Cantata a doje vuee de hello e TittUlo. 

Esso è diviso in tre parti, e* racconta le guerre che i fran- 
cesi sostennero con Genova, e con la Fiandra. 

Un altro opuscoletto anche in 4* di 16 pagine intitolato Jon- 
ta a le nnotizie d' Aropa pe Borgonzone de i5 e i6 de srttiem- 
bre 1141. hello e TittUlo. Segue ristesse argomenfo, ed è di- 
viso in due parti. 

Un altro opuscolo anche in 4^ di pag. 36, 11 titolo è Mastrie* 
co roiannà e là Pace. Egroca Napoletana, divisa in tre parti , 
la prima Mastricco 13 Màggio 1148. La seconda Mastriceo e 
V Olanna a' 20 maggio 1148. La terza ha Pace a' 27 mag- 
gio 1148. 

(1) Erano quattro «tatoe rappreseotanti i qitattra fiumi principali del omu* 
do cio4 il Danàbio per TEuropa; il Gange per PAsit, il NUf> per Tifrica, 
ed.il Ri^ delta Fiatai per PÀmerica situale sovra nua footatta «cico alla 
lanterna oel Molo, e non quattro cloache ^onte da taluni ai à ereàito;.Vedi 
nota (1) pag. 24.E qui ne diamo un disegno copiato \4a.iJHi «mict quadro* 



— 319 ^ 

L'ultimo opuscolo in V di pag. 24 é intitolato Lle feste fatte 
da lo Rre nuosto pe la nasce ta de lo primmo mascolo sujo lo Rea^ 
le nfante D. Feliffo. Lello e TittUlo. Napole i748pe Giovanne 
de Simone. Esso è dedicato a D.Trojano Oner Gavaniglia Sforza, e nel 
r ultimo si firma Nunziante Pagano, e nella dedica parla de^so- 
praccitati opuscoli i quali usciti senza nome , vari se li appro- 
priarono, ed egli in questa occasione si fece conoscere. 

Questi quattro opuscoli furono i^oti al Galìani. 

Nel 1748 per Agnolo Yoccola in 8^ grande pubblicò Morfei-- 
la V Orzatone Poemma-àrrojeco^ e lo dedicò a lo [Giagante de 
Palazzo (1). Questo poema in 8^ rima diviso in 16 canti, ci de- 
scrive Orsolone, Gasale vicino Santacroce, e Tamore di una con- 
tadina la quale credendosi tradita si avvelena, ma invece di sor- 
bire un veleno, prende un sonnifero. Riavutasi si decide di ab- 
bandonare il mondo perchè pieno, d' inganni, e si chiude in un 
ritiro.L^amante seguendo il suo esempio corre a farsi frate. Que- 
sto libro ebbe per Revisore Giacomo Martorelli, e fu ignoto al 
Galiani. 

Nel 1749 pe* tipi di Francesco Ricciardi', pubblicò in .8^ La 
Fenizia chelleta Traggecomecaye la dedicò alla Capo de Napole(2). 

La Batracomiomachia , la Mortella e la Fenizia furono elogia- 
te con poesie di molti dotti soci del Portico della Stadera le 
quali trovansi stampale infine di ogni opera. 

Nel 1787 il Porcelli, nel voi. XVII. ristampò Uè bKntè ro^ 
Ma de lo valànzonè^ e là BatràcommiQmàchia^Q nelvol.XVIII 
La Mortella e la Fenizia. 

PalcÉ-mo Emaonele. Di questo disgrasdato avvocato, sati- 
rico per eccellenza, buono scrittore, ed infelicissimo uomo nativo 
di Napoli non possiamo dire altro che fini i suoi giorni nellO- 
spedale degP Incurabili dopo il 1848. 

Prese passione del dialetto napoletano , nel leggere la Para- 
frasi italianst del l&Imo 50, e la traduzione napoletana del Val- 
letta» nella quale ammirando quelle vive espressiqni, quella con- 
cisione nello esprimersi , quelle veneri tutte proprie del nostra 

(1) É a conoscersi ohe nel largo della Reggia, oggi Piazza del Plebiscito* 
prima che si alzasse il Palazzo del Principe di SalerDo . eravi una Chiesa 
dedici^ta a S. Francesco di PaoDi, che Nicola Corro nel suo Poema lfSS,del- 
la Storia de li rommure de Napole Giornata X stanza S la chiama de ti 
Fatare a solo fioe per V astioeoza de'cibi che la regola imponeva a qaegli 
eremiti. Nel mezzo della strada che conduce a Santa Lucia, sopra un pie- 
distallo sorgeva un Giove colossale di Marmo che il volgo chiamò Giaganie 
de Paiaaao. Questa mezza figura, lavoro di greco sealpeUo, fu rinvenuta in 
CuJna nel XVI eccolo tal quale vedesi nella qui annessa tavola si là.l, portata 
in Napoli nel i^6S per ordine del Viceré Duca di Medina che la fece reslan- 
re (vedi il N. 2) e mettere nel sopraddetto silo.Ne'prìocipii di questo eecolo 
fu tolto tutto il modecooy e Pantico fu messo nel Museo oggi JfmUniate 
ore attualmente sS vede. 

<a^ Tedi peg. « Mou (2). 



-^ 320 - 

dialelto, pensò di pubblicare nel 1830 'quésti due lavori, eflir- 
ricchirli di annotazioni. 

Poi nel 1835 pe'tipi di G.Palma diede un libretto in 12 di pag, 
33 , intitolato // Disprezzo a ff ice con U Pentimento Palinodia 
delV Abate P. Metastasio , portati in versi napoletani , e dedi- 
collo al Cav. Vincenzo Bianco. 

Nel 1836 pe'tipi dè'fratelli Criscuolo, riprodusse // Miserere 
colla traduzione di Nióola Valletta e la Parafrasi dello stesso 
Salmo di Saverio Mattei, aggiungendoci varie^ poesie italiane e 
napoletane, le qnsdìsonoLaMorte diGiesù—La Cercoticesiotie de 
Giesù Bambino canzoncine /Zia fragellazione^ Sonetto, e la ver- 
sione Napolitana del Dies Irae. Nel 1848 comincij a pubbli- 
care varii dialoghi in 4^ riguardanti quella Costituzione ma ne 
riderò la luce solo tre fogli. Abbiamo a siampa diverse canzoni 
in fogli volanti. Molle poesie in dialetto trovansì in due vo- 
lumi mss. col titolo // ce n' è per tutti, ossia raccolta di varie 
poesie satiriche fatte da Emanuele Palermo colle annotazim 
dello ^tessso. Napoli Ì8i7 , che si posseggono dall' Abate Vin- 
cenzo Cuomo. . 

Palma (de) Tarlo. Scrittore di bellissime commedie. Noi 
abbiamo sottocchio una Tragicommedia intitolata L'Amore Costante 
da rappresentarsi Yiel Teatro deTiorentini nell'Autunno del 1747 
con la musica di Nicolò Conforto Napoletano. 
/ Pultnierl Giacoiho Ancóaio. Accademico Stellato. Nativo 
di Napoli, fiori nel principio dèi XVIII secolo. Fu notaj) e 
Razionale^ e nel 1717 fu eletto Capitanò di Strada dell' Ottina 
degli Ai'mieri y ed indi iu Segretario e Razionale dell' Arte de- 
gli Orefici. 

Nel 1729 pe' tipi di Stefano Abbate pubblicò un libro in ìi 
intitolato Poesie diverse di Giacomo Antonio Palmieri di Na- 
poli. Diviso in quattra parti. 

Nella prima parte si trova U Martirio di S.Matteo Apostolo, 
Dramma Tragisacro , nel quale vi è un attore a nome Padiico 
che parla il dialetto. 

La parte terza é tutta in dialetto , composta di 12 Sonetti . 
un madrigale, una lettera in versi, e quattro cartelli per le qua- 
triglie del Carnevale dell'anno 1715. 

II dialetto è scritto con moltissima^purità di lingua. — Ebbe a 
Revisore Ciò van Battista Vico. 

La terza parte fu ristampata nel Tomo XXII della Collezione 
del Porcelli, .... 

. ft*aiomba ^n tonto. Fu nativo della Torre del Greco eNo- 
tajo dì professione ; ebbe molto gusto nello scrivere commedie 
6 drammi per musica. Nella maniera di dire fu più valente del 
trincherà , ma non grazioso come il Federico ; tatto lo , stadio 
lo pose a rendere l'azione rapida e popolare, con una gran qoau- 
tità di colpi teatrali , benché inverisimili. Fece jaoUo jnalft al 



- 321 - 

Teatro mettendo sulle scene delle opere che somigliavano alle 
farse atellane, e questo ci fa credere che perciò fosse stato per- 
seguitato e fuggiasco da Napoli, ma poi si ravvide, e da fuori 
mandava delle opere, e le raccomandava a' suoi amici per aver 
cara della buona esecuzione* Le sue ultime produzioni sono 
bellissime. Dice il Signorellì che scrisse più centinaja di drammi 
e commedie. Mori in Napoli nella fatale epidemia del 176&. Le 
opere che teniamo sottocebi sono stampate in Napoli dal t740 
al 1762. 

i*aiombii csiascppe. Gelebratissìnio scrittore di commedie 
per Musica. Non possiamo dire altro di questo scrittore, che 
visse fino a^prìncipii del secolo XIX, che diede varie commedie 
e /arse pel Teatro del Fondo, Teatro Nuovo, e quello de' Fio- 
l'CQtini.Le sue opere le troviamo impresse dal 1780 fino al 1802. 

>'fin»f9r» Giuseppe. Ne abbiamo un Sonetto avanti la meza 
canna del Valentino. 

Pmoioìci Wewdin»méo. Abbiamo delle graziose poesie sul 
foglio // Tornese che si pubblicava nel 1856, 

f'iioieiiii Mariano figlio di Gabriele,nato in Napoli il dì 8 Dee. 
1835 Questo scrittore di professione compositore tipografo com; 
parve al pubblico per la prima volta nel 1853 dando alcune canzo- 
ni popolari, indi p^i tipi di Miccione diede un foglio periodico in 
dialetto intitol^tp iM Spassatiempo ma giunto al numero 3 scompar- 
ve il foglio per una fiera ma'attia venuta al Paolella. Riavutosi, se- 
guitò a scrivere canzoni in foglio volante/e ne abbiamo più di un 
ceniinaio.Pe'tipj di Agostino de Pascale pubblicò K canestro stren- 
^^ pe( i858.Anm> /.Essa ò di 28 pagine,e vi si trovano delle poe- 
sie italiane e napolitano. Nel 1862 pubblicò II canestro strenna 
N (azionale pel Capodanno i862 anno 3.® It secondo a nno siamo 
sicfuri di non aver visto mai la luce. Ha scritto moltissimi articoli 
istanti giornali in dialetto. Gessò di vivere il 10 Giugno 1868. 

P^iFlefiii OlovAonl. Fratello deirantecedente, uno de'poeti 
popolari. 

PMppadla PfMiquiil^ , Sacerdote Napolitano. Dopo le vi- 
cende del 1799 succedute in Napoli, ritornalo sul trono il le- 
gittimo Sovrano , questo Sacerdote pubblicò un libro in 4.® di 
pag. 48JntJtoi[andolo 3afjata di0 fa uno de cMlH napolitane che 
nfi a mo s'ka fatto s s'ha voluto fa lo fatto sujo, de vierze To^ 
scane e Napoletane e a comme vuò e comme voglio — Fedla a 
Napole Vanno i799 eo licenzia de li Superiure. Ed 6 dedicata 
al fioirr^no. 

rmppe^mi^ommim iMwclere* di Napoli di professione Notajo» 
e nobUe d^l Sedile di Montagna. Vivea ne* principii del XV 
secolo. 

Ffl pregalo da' Signori di quel sedile di scrivere la nobiltà 
di tnUe le famiglie apparteiienti a quel seggio , ed esso obbe- 
diente nel 1408 ne distese una cronica la quale rimase sepolta 
^ine a quando Si^smoado Sicola la stampò nella Nohtltà Gio- 
ii 



— 322 — 

I 

^riòm della Vita di S. Aspreno dalla pag. 310 a 32 i cbe fu pub- 
blicata nei 1696 . e non nel 1699 come dice V Allobelli nelle 
Aggiunte al Dialetto. 

Il nostro Pappansogoia per non affettar lingua di altre nazioni 
distese la sua cronica nel linguaggio che in quell'epoca si usara 
da'grandi e dalla plebe. 

i'arliiio Anlello. Autore di una Tragedia sacra . intitolata 
La Bisme MartirizMta sotto la Tirannide di Teridate He dell* Ar- 
menia. Dedicata a D. Isabella Milano Monaca di S.Ligorio. Stam- 
pata in Napoli da Roncaglielo nel 1662. 

In essa trovasi un attore a nome Gatarchio che parla in dia- 
letto, scritto con molta purità. 

Pii«sar<» Beritiiriitno, detto Velar deniello. Questo scrittore 
fiori dopo la metà del XV secolo, e ci fu ricordato dal Cortese 
'^ nella stanza 13 del Canto 2" del suo poema Micco Tasserò , il 
quale nel parlare della discendenza di Micco dice. 

Velar deniello pò da cHste scette. 
Che fu poeta ^ e facea ire a lava 
Li vierxe^ e chella storia componettCy 
Che fu tanta laudata , e tanto brava, 
Dove co stile aroioco nce dicette 
a Cienfanne arreto, ch\ra viva Vava^ » 
Co mille autre soniette e Matrecale; 
A Napolc laudanno, e li Casale, 
Giuseppe Maria Porcelli, andando in cerca di cose inedite per 
arricchire la collezione che pubblicava delle opere in dialetto, 
gli fu dato un manoscritto nel quale trovò 23 ottave in dia- 
letto, e la prima cominciava col verso citato dal Cortese, e le 
pubblicò nel 24^ Tomo della sua collezione. 

Queste oltave sembrano scritte verso il 1502 dopo la caduta 
della Gasa d' Aragona , e che V autore fosse stato uno di quei 
tanti letterati , attaccatisimo a quella corte, poiché conchiade. 

Io stopafatto resto, anze ncantato, 
Ca Cajazza si fatta da Fenice. 
Saje quanno fuste, Napole^ coì*onaf 
Quanno regnava casa i* Aragona, 
Non sapremmo dire perché rAltobelli nella giunta che fa de- 
gli autori e delle opere al libro del dialetto di Galiani lo chia- 
ma Bernardino Musico. 

Il Signoroni nelle Vicende della Coltura prima edizione Tom. 
V. pag. 357— Gita una farza detta li Massare de V elar deniello , 
manoscritta, che conservasi dal Principe Lagni di Capossela, nella 
quale vi intervengono tre Villani, Antuono, lanne^ e Riento. 

Taluno la credeva del Cortese, ma il Signorelli non gli sem- 
bra parto di quella felice penna; e da una ottava che ne ripor- 
ta, noi crediamo di ritrovare lo stesso stile di quelle pubblica- 
te dal Porcelli. 
ramerò ii'iniiaiao, Selajuolo — Fiori né principii del XVI 



- 323 - 

secolo. Avendo trovato da'suot antenati notato brevemente qaai- 
che avvenimento de'loro tempi, s'invogliò di seguirne la narra- 
zione, scrivendo più diffusamente ciò che avvenne all'età sua. 
In modo che è una cronica che dagli ultimi anni di Ferrante 
il vecchio giunse fino all'anno 1526 , ed usò il linguaggio . che 
i culti suoi compatrioti allora usavano t cioè senza affettazione e 
senza erubescenza. 

Quando il Galiani nel 1779 pubblici l'opera del Dialetto questa 
cronica era manoscritta , ma fu pubblicata nel 1788 da Vincen- 
zo Altobelli , corredata di prefazione ed arricchita di note da Mi- 
chele Vecchioni. 

Passero Andrea. Pastore. Arcade col nome di Blpino A- 
tibeo. Scrittore di molte e belle commedie in prosa ed in versi, 
date alla luce dal 1831 al 1846. 

PclllcelA Alessio Aurelio. — Il primo a ricordarlo fu Al- 
tobelli nella giunta delle opere in dialetto , e poi Raffaele Libe- 
ratore negli Annali Civili 

Ebbe i natali in Napoli , e fin da' primi anni die a divedere 
la figura che dovea fare nel Mondo letterario. Nelle filosofiche di- 
scipline ebbe a maestro I Abate Antonio Genovese, e nell* eccle- 
siastiche Monsignor Giuseppe Rossi. In preferenza coltivò la Di- 
plomatica e P Archeologia . 

Per via eli esperimenti , ottenne le Cattedre di Efica , e di 
Dritto Canonico nella ìiegi^ Università — Ansioso di conoscere le 
patrie memorie visitò i migliori Archivi! del Regno e nel 1780 
pubblicò pe* tipi di Bernardo Porger cinque volumi in quarto in- 
titolandoli — Raccolta di varie croniche diarii ed altri opuscoli 
cosi italiani come latini afpartenenti alla Storia del Regno di Na-- 
poli. Trovansi in essi molte «cronache in dialetto napoletano. E 
nella prefazione che scrisse ar primo tomo, ( pag. XXIIl e se- 
guenti) dà saggio degli autori da lui pubblicati, e ragiona diste- 
samente del dialetto Napoletano. 

Nel 18%1 ottenne la cattedra Diplomatica e nel 1822 pubbli- 
cò La iitruzione della Scienza diplomatica. 

Perlllo MsreiintoBio.^Accademico Incauto col nome Zn- 
gelosito nativo di Napoli. Autore di molte Poesie sceniche . in do- 
ve si trovano attori che parlano in dialetto — Le sue opere lo 
troviamo impresse dal 1629 al 1640. 

JPerrey ToniMeil».— Abbiamo un sonetto MS. pel giorno na- 
talizio del suo genitore , lo crediamo scritto verso la metà del 
XVIII secolo. 

Perrueel Andrea. « Andrea Perrucci e Fardella era- 
€ si fatto conoscere fin dalla sua prima gioventù per poeta , 
€ scrìvendo la Stellidaura vendicata , melodramma posto in no- 
€ le (Ul signor Francesco Provenzale maestro di Cappella del- 
« la Città di Napoli • per Carlo Porsile 1674 , e cantato nelfa 
€ sala de' Viceré dove cominciarono i nostri sp'^ttacoli musici 
< prima di costruirai il Teatro deUo di S. Bartolomeo.— Di que^ 



- 324 - 

a slo Andrea Ferruccio altro non sappiamo • se non che nacque 
<K in Sicilia , come si ricava da un Sonetto in lode del medesi- 
<c mo in cui si leggono i seguenti versi 

E di Trinacria al patrio tuo confine 
Per te s'accresceranno aurei splendori. 
(( Visse però qualche tempo in Napoli , e sebbene non sappia* 
« mo con certezza qaal professione esercitasse , dalla persona a 
« cui dedica il suo poema , andiamo a sospettare ^ che avesse 
« qualche picciolo impiego nella marina ; tanto più che nella pre- 
« fazione egli dice che abitava presso il Porto. » 

Questo è ciò che ne dice Ferdinando Galiani che scrìsse nel 
4779. 

Il Porcelli nella prefazione del XVI volume (1787) della col- 
lezione di tutte le opere in dialetto , dice quello che si può as- 
sicurare circa Tàutore, é che non era nativo di Napoli , ma di 
qualche paese qua intorno , e che vivea mezfto secolo dopo la 
morte del Cortese. 

RaGTaele Liberatore che pubblicava il suo articolo sut dialetto 
nel 1837 , lo dice « Giureconsulto palermitano. » 

Noi eravamo già sicuri che il Ferrucci fosse Siciliano . per- 
chè essendoci venuto fra le mani un altro suo libro intitolalo /- 
dee delle muse stampato in Napoli nel 1695 , alla pàgina 75 vi 
leggemmo il seguente Sonetto. 

Nascita e travagli dell'autore 

Nacqui in riva d'Oreto^ e solo al pianto 
Aprii le luei, e m'allevai tra pene^ 
Passai nel bel Sebeto^ e le Sirene 
Mi diero il latte y e m'addestrar o al canto. 

Torno alla Patria, e tra k amiche arene 
Entro il porto il mio legno io scorgo infranto ; 
Ripasso il mare, ed il mio dorso ottiene 
Tra laureati Eroi d'astrea Vammanto. 

Indi al Patrizio stuol del fatto acquisto 
Chiedo Vonor, darmi no V vuol ; ma quale 
Patria ama l'uom. se fu nemica a Christo ? 

Si Patria ingrata ; VAugel tuo regale 
M* ha contro te . di fulmini provisto ; 
Né mi dà per fuggirti altro, che Pale. • 

Ed alla pagina 90 vi é un altro Sonetto intitolato Alla felicis- 
sima Città di Palermo mia Patria. 

II Ferrucci nel 1699 pubblicò un libro intitolato L arte rap- 
presentativa , «d alla pagina 101 dice. « Io che nato in Pater- 
e mo , allevato in Napoli e che ho caminato qualche parte fl- 
<c talia, ho notato ì varii difetti delle lingue. ^ Come pure nel- 
la pagina 106 ci fa conoscere che si divertiva molto a recitare 
cumnic^lìe tanlo ali* improvviso, .quanto meditale. 



- 338 — 

lodi troviamo uella Guida di Napoli di Domenico Antonio Pdr^ 
rÌDO pobbiicata nel 1700 , che Andrea Ferrucci era Revisore 

li Dottor Giacinto Oimma pubblicando nel 1 703 . vivente Fer- 
rucci , Gli Elogi diUa Società degli speimerati di Rossano • ci 
fa sapere che Andrea Ferrucci figlio di Francesco Ufizìale della 
squadra marittima, e di Anna Fardella.. nobile Trapanese > nac* 
que in Palermo alla ore 13 di Giovedì primo di Giugno 1651. 
infante venne in Napoli , e studiò la grammo tìca sotto la disci- 
plina dei PP. Gesuiti e la filosofia da'PF. Predicatori. Studiò le 
leggi Canoniche e Civili nelle quali fu laureato nel Collegio dei 
dottori napoletani. Ritornò in Patria per ricuperare le sostanze 
degli Avi . ma non ottenne alcun frutto n e per non mirar più 
riogratitudine della medesfma fé ritorno iit Napoli, per non mai 
più vederla. 

Gli furono contrastati i suoi studii dalle continue infermità , 
dalle perégrinasioni nell' Italia, dag'ì strepiti del Foro > e dalle 
indiscrete contradizioni del Genitore,che spesso in lui rinnoveIla« 
va quello Studium quid inutile tentasj da cui spasso era trava- 
gliato Ovidioi 

Fu segretario neir Accademia de' Rozi di ^apoii, come pure 
Aé*Racóai di Palermo^ ed Accademico Pellegrino di Roma* 

Scrisse non solo nella poesia Toscana e Latina, ma anche uel- 
la Spagnuola, Siciliana, nella Calabrese, e nella Napolitana. 

Fu eletto poeta del Teatro degli armonici di S, Bartolomeo 
in Napoli, e vivea con la carica di Gensor Promotoriale della 
Società degli spensierati di Rossano^ 

Infine il Gimma dà un lunghissimo Catalogo delle opere stam- 
pate e delle inedite. 

11 Mongitore nella Biblioteca Sicula che pubblicò nel 1707 ci 
dice che mori in Napoli il 6 Maggio 1704. 

Noi citeremo soltanto le opere in cui trovasi il dialetto • e 
quelle tutte in dialetto. 

Diremo che la Stellidaura non fu stampata nel 1674. ma però 
la prima edizione è del 1678. poi per lo stesso Persile ristam- 
pata! nel 1679 e 1685. 

VAgnano Zeffonnato poemnuL Arojeco d* Jndrea Perruccio 
deddecato a D. Pietro Polommera e V elasco tedetore de le ga^ 
lere de Napole. Co la malattia d' Apollo de lo medesimo. Per 
Gio: Francesco Paci 1678^ Ad istanza di Francesco Massari. 
Esso è in 12 di pag. 186, di sei canti preceduto da un discor- 
so al Lettore anche in dialetto, a da 8 sonetti, in lode dell* au- 
tore. 

11 Galiani giustamente dice « questo urazioso poema è d* an- 
ce )ioverarsi tra i più distinti e pregevoli del nostro dialetto, o 
« si riguardi la ricchezza della fantasia » o la folicé inven- 
zione. » 

11 soggetto è fondato sopra un* antichissiou tradizione del no- 
stro vol^o, la quale dice cne dovè d il Lago di Agnano» prima 



— 32d — 

vi fosse stata una città che fa ingojala da ima sabitanea era- 
zione. 

Nel 4*" Canto Paalore finge di essere capitato nelPIsola della 
virtù, dove vede le ombre de* virtuosi defunti, e dopo di aver 
nominati ^r Illustri poeti Italiani, comincia a parlare de' Napo- 
litani, e cita ancora alcune opere totalmente ignote. Eccone il 
testo. (Gan. 4." stan. 68). 

Ma fì'auto, da la Mùrte ohimmé feruta 
TaiUo. che le Padule leberate 
Morerranno nfeglianza; ma seceaie 
e più appresso. (Stan. 70). 

Nce sta quarcuno, che morerrà desso 
Sulo contro Dohana havenno bcUle : 

Da dove si cava esservi stato un poema in dialetto inlHoiato 
Le Padule libberate^ cbe Tautore non compi, e che ?i sia stato 
altro poeta satirico ed osceno che il Ferrucci chiama Balle con- 
tro Dogana. 

La Malatia d* apollo è un bellssimo Idillio in cui si finge 
Apollo direnuto ernioso per effetto della gran turba degli spoe* 
tanti poeti. 

É notabile che uno de' Revisori di questo libro fu il P. Car- 
lo Gasalicchio Gesuita • il quale ne diede il seguente giudizio. 
Imo sicut iUum, qua eruditione referium , qua Patriae linguae 
fur itale cultum^ qua argumenti commentatione ingeniosum mul^ 
ta luude, ita praelo dignum iudico. 

Il Porcelli riittampò V Agnano e la Malatia d'Apollo nel XVI 
volume de'la sua collezione. Non sappiamo a quale scopo il Por- 
celli nel ristampare la detta opera, omise due Sonetti degli otto 
che sono in Inde dell'autore. 

DelV arte rappresentativa premeditata ed air improvviso. Divi-- 
sa in due parti stampata da Michele Luigi Mutio in Napoli i699^ 

Nella seconda parte vi si trovano prose e versi in dialetto na-» 
po'etano. 

// figlio del Serafino S. Pietro d' Alcantara opera Tragisaera 
Stampata in Venezia da Zino 168i in 12. in Napoi da Pace 
1692 in 12. Carlo Troise t69S. Domenico Parrino 1699 in 12* 
e altra volta dal Paci nel 1750. 

Ci è la parte di un attore a nome Specchio in dialetto. 

Il Calloandro ovvero l Infedele Fedele ,. stampato nel 169S e 
1726. 

Anche vi sono degli attori chelparlano il dialetto. 

Osserviamo che ueìVJgnano si firma Andrea Ferruccio, ma in 
tutte le altre opere scrive Perrucci, e cosi lo chiama anche il 
Gimma. Forse volle napolitanizzare il cognome, 

Il vero lume tra le on^re overo la' spelonca arricchita per 
la nascita del Verbo incarnato. Opera Pastorale sacra. Napoli 
Paci i698, in 12 col pseudonimo di Casimiro Ruggiero Ogone. 
Questa opera pastorale si rappresenta ancora nel Natale , ed i 



- 327 - 

popolani la concerlano tra loro, indi ne danno rappresentazioni 
in case particolari dandole il titolo La cantata de li Pasture. 
' Non sappiamo con qaal fondamento Francesco Poicelli e Do- 
menico Pulii nella vita di Carlo Celano messa in fine del 5 voi. 
delle notizie del bello dell'antico e del curioso d»/ Regno di Na- 
poli, stampate nel 1792 , attribuiscono questa produzione al Ge- 
lano; mentre Giacinto Gimma che stampava gli Elogi degli ac- 
cademici spensierati di Rossano in Napoli nel 1703, vivente Fer- 
rucci , (a dice del Ferrucci , e Antonio Mongilore nella BMio- 
theca Sicula pubblicità in Palermo nel 1707 lo conferma, dicen- 
do sello il nome di Casmiri Rogerii Oconis. 

Pctito Antonio. Quest* artista comico che sostiene con ri- 
nomanza la maschera del Pulcinella (1). nacque in Napoli nel 
1824 da Salvatore anche celebre nel rappresentare la detta ma- 
schera, e da Maria Giuseppa d^Errico valente danzatrice. 

Il nostro Antonio Petite che con entusiasmo è stalo accolto 
su i Teatri di Messina, di Firenze, e di Roma.ammirato da gran- 
di personaggi, da' viaggiatori di tulle le nazioni, può passare 
per buon mimico e ballerino non che giuocatore di destrézza. 

Noi qui lo ricordiamo per aver pubblicato varie poesie in 
dialetto, ed una selva comica Nazionale. 

PetHfl (de) Vraneeseo. Scrittore di molte commedie. 

Nacque in Napoli nel 1770 , fu Tenente di Dogana in Man- 
fredonia , al 1799. diede la dimissione » e fino al 1815 fece il 
suggeritore a* diversi Teatri in Napoli. Dal 1815 al 1830 scrìs- 
se commedie; indi si sitirò sul monte di Somma come Eremita* 
ma annojatosi forse di una vita troppo monotona , riprese la 
buca del Teatro S. Carlino , e nel 1837 parti con una compa- 
gnia comica per Campobasso , ove al 1839 morì avvelenato da 
una pietanza di funghi. 




Terra di Lavoio, 7 miglia oistaDte da Napoli. 

Lorenzo Ciìustiniaui , nel Di%ionario giografico ragianaio di Napoli 
1797 Tom. I. pag. 43 dici <( Io non saprei deciderlo. So che il putci- 
tt nella è mollo antico, essendosi ritrovato nella scavo di Etcolano. » 

Di questo ftersonagitii» ne han imrlato Persone nelle Jggiunte al Dtstò- 
nario del Moteri. A. !.. MilHn nel Magasin Eneydopedique. M. Floe- 
gel nel Versvch uber das grotak Kamiseh. M. Rebfuss nei CemaMde 
von NeapeL Ferdinando Galianì, nel Vocabolario delle parole in dia- 
letto Napoletano, C^tnooico Andrea de Jorio nella Mimiea % e nel Reale 
Museo Borhonico Voi. X. Tav. 30, Carlo Nodier, nella Lanterna Ma- 
giea. Napoli 1837 Voi. 1. pasr. 83.CAr|o T. Dalbono negli Usi e Costu- 
mi di Napoli. Tom. 2. 1858 pagina 57. Neil' Almanacco illustralo 
delle Maschere Italiane. Milano 1864 pa^^ina 53. E moltissimi altri. 

Il fu P. A. A. letterato di una figura veramente Pulcinellesca, in una 
sua memoria che fu Topera di luna la sua vita, soslenea che Pulcinella 
derivava da Pulcino, e per fare questo confronto andava in cerca di pul- 



— 3-i8 - 

Pctracel CSiavAnnl Antonio Conte di Poticastro, SegrO' 
tario del Re Ferdinando I. d'Aragona secondogenito di Antonello 
primo Segretario e Consigliere del detto re, e di Elisabetta Vas- 
sallo. 

Per vendicarsi del Doca di Calabria che reduce dalla Lom- 
bardia, cominciò a perseguitare la sua famiglia, prese parte nella 
tanto conoscinia congiara de' Bironi contro Ferdinando I. d'Ara- 
gona , e fa nno de' più caldi fautori per quanto si rileva dalle 
sae confessioni, e dalle dichiarazioni de' testimoni che interven- 
nero nel processo. 

Il 19 Novembre 1465 sposò Sveva Sanseverino , figlia di 
Barnaba c^nte di Lanria , ed il 13 agosto 1486 fa imprìgionato 
nella torre di S. Vincenzo (1) dalla quale osci il g-erno di Lu- 
nedi 11 decembre 1486. ligat<» e vesiito a nero, e accompagna- 
to ialli Rifgenii con tutti h Mrri et agu%tini iella Vicarìa: il 
lo manegoldo della Vicaria (Giuliano Paisero Napoli 4785 pag. 
48) i fu condotto nella pia/za del Mercato &opra un catafalco a 
vista del popolo, e verso le ore 22 fo tagliata la Ueta a lo 
detto conte de Polieaitro; li frati di Santo Domenico lo portaro- 
no a sotterare a Santo Domenico a la cappella die aneva fatto 
lo patre. 

Nel lampo della sna rigida prigionia, per alleviarne il peso 
si rivolse alle lettere* e colà dentro scrisse nn volarne di prose 
« poesie. 

cini^ facendone fare de' disegni per accompagnare detta roemorìa. Ci fu 
«n tale che gli fece U seguente 

EpigramfM 

Don Pietro Antonio tuito se scervella 
Nooppa a lo nomme de Polecenelh 
£ ioti derevk da Pollectno 
Òi ntuao ci' aseomeglia da vicino.. 
Ma non ha letto ancora Galiano 
Che sccMiere lo fa da no pacchiano 
Ma oUo. « . . che s'aflferra chesta treglìa 
bfo M Po'ecenella s'assomeg^ia. 

(1) Queaa torre ediOcata nel mare per lordiae di Carlo I. d'Angiò ; 
a ^ifesa del co^i detto Castel Nuovo , denominato S. Viaceazt per uaa 
chiesetta vicina dedicata a detto Santo. $aUò io aria a nelPauno 1^6, 
« a* 16 mino ad ora dì se^^ta^ si bruciò il Terrioae del Castello nuovo, 
€ che stava appresso il Molo ^ande. La (causa non si seppe aaai, pe- 
•« neohè morirono tutti quelli ^ che vi erano dentro. Quantunque di- 
• «oes^ero molti, che uno di quei «oÉipagai e bombardieri delOistril<^ 
« fortande il fuocu per cucinare, e passando per dov'era la munoion^' 
^ «he disavvedutamente ne cadesse un pooo, e si attaccasse alla mu- 
(c niziooe » onde ne se^ui quello incendfio e rovina. » Dall^ isteria di 
Notar Antonino Castaldo lÀbri quattro, Napoli Tipografia dj Giovanni 
t5ravter Ì7e9 (Tomo vi) pag, 75. 



— 329 — 

Qaesto presioso manoserìUo in caria bambagina ìa quarto. 
fc acquistato nel 1841 da Stanislao d*Aloe e cednto alla Btbiio- 
teca Borbonica, ora Nazionale: esso porta per titolo Ihus-Soneeti 
€omposti per missere lohanne Antonio de PetruciU eonte de Po* 
Keastro et eerretario del Signore Be Ferrante directi ad lo Catitel- 
iano de la Tur re de Saneto Vineentio. 

Il detto d'Aloe nel ristampare la Googiara de'Baroni di Ca- 
millo Porzio, pe* tipi di Nobile nei 1859. arricchita da' processi 
originali, con note ed aggionte. pubblicò le sole poesie, riguar* 
danti la detta congiura, nelle quali Tantore descrive T orridezza 
della r pigione, si lamenU del Be. si rìvoJge atla moglie, a' fra- 
telli ed agli amici: paria della su;i innocenza, ed attacca uno dei 
suoi testimonii da traditore e calunniatore; tralasci indo le altre 
poesie e ie brevi prose che contengono considerazioni filosofiche 
sulle vicissitudini di questo mondo di errore ed iniquità. Qae- 
ete composizioiri, diciamo con Antonio Galateo sono scritte eon 
.quelta mede^ma lengua che ho imparata dalla mia nutrieei e 
ed Pellicola diremo « che isoloro che scriveano, sdegnavano allo 
M spesso 41 dialetto Patrio comune, e cercavano di sgrossarlo alla 
4 meglio per renderlo alli più culti dllalia in qualche modo u* 

€ niforme. » . ,. . ^. 

Peufnftii A»fll»rle nativo di Napoli. Di questo poeta po- 
polare abbiamo un'immensità di canzoni volanti . ma volendosi 
distinguere dalla folla unito con Domenico Jaccarino diedero alla 
luce nel 48S8 Bagar letterario italiano e napolitano e ne vi- 
dero la tace solo 18 fogli. 

Il Pettinati ha scritto quasi su tutti i fo^li in dialetto ed ab- 
biamo per le stampe un opuscolo in 8^ di 14 pagine col titolo 
Pe la ehiùeeota aeearemia priparata da Don Ciecio Parise pe 
festeggia lo nomme de lo frate D. Mariano. Napole li dudece 
de settembre i858 da Ili truocehie de W Ariosto. Oltre un^ quan- 
tità di N forte per Pasqua e NaUle. ( Vedi T articolo Strenne) 
questo antico impilato del Begistro e Bollo cessò di vivere 
quasi repentinamenie il 18 luglio 1869. 

riMiio ("del) Mattia Sacerdote napoletano « vivea verso la 
line del XVIII secolo. Questo dotto sacerdote combattendo l'o- 
pinione di coloro che (Hceano die il dialetto naj)oletano era ri- 
dicolo , rispondeva , che facea ridere quando si dicevano cose 
sdierzevoli e soggiungeva che anche le altre lingue , e la To- 
-scana stessa fa ridere, quando si dicono cose bernesche. Come 
pure aggiungeva che non è goffo il nostro dialetto quando si 
-sa maneggiare . ma che diventa goffo quando è adoperalo dai 
jg>ffi E p i il popolo ha bisogno d'istruirsi nella parola di Dio, 
e quando il basso popolo la sera si riunisce nelle Cappelle a 
4»iatare le belle canzoncine Toscane, le pronunzia tanto mateon*- 
£e e storpie, che agli sciocchi muovono la rìsa , ed a' savi la 
compassione. 

Per queste ragioni il del Piano scrisse un volume ili Canion* 



- 330 - 

I 

ciiiH Tuscane e Nnpolilarro. inlilolandolo II freno delia lingua. 
e puhbicolo nel 1780. Poi nel 1788 lo ristampò di nQu?o in. 
ISb «la Gaetano Raimondi, nggiiingendec nuove cansooi. B nel 
1801, pe* slessi tipi pubblicò un altro Tolume ioùtoraodolo Ca«*^ 
zoncine da aggiungerei al manaal Cangoniere itOiiolato UFre^ 
no della lAngua. 

l^ieurdi Àmeenmm. Nel 1777 comparve uà' opuscolo ia 4.^ 
di pag. 45. Il frontespizio è il seguente. 

La vita de Nemo, e la tavola Bonntito de no Govemaiore. 
Paxzfjirelfa d' Asecnxo Picardi, che eervàrrà de epaeeo nd^eein 
fereje d" Jutunno 4777 a so Jztellenzia lo eegnore MarAeee 
Bk Bennardo Janucce conzeglure de fiato de lo Rre nuoslo de 
le doje Cecilie Ferdenanno IV. (Dio sempe gaardej- 

Esso é in bellissima prosa; iu ultimo vi è un sonetto anche 
iu dialetto che V autore nel 1774 presentò afi detto Marchese in 
occasione del suo onomastico, e che ristampò per conteataro gli 
amici. 

Non avendo potuto conoscere altro di questo AsceoEO Picardi « 
noi diremo solo che lo crediamo un nome anagrammatico. 

Pleeintti Mceolé. Io Gastelsaraceno in Bari di famiglia 
distinta nacque nel 1704 il nostro Piccinni. Fece i suoi . studi 
sotto gli espulsi gèsuiti,e si addisse alla glurisprudenxa,e venne 
ad esercitarla nel nostro Foro. 

Dice, il Giustiniani nelle Memori/t ietoriehe degli ecrUtori le^ 
gali. € egli si acquistò fama di un buon giureconsulto, ed alirei- 
« tanto di un eccellente p< età, siccome appare da varie sue d»* 
« sperse composizioni in toscano, in latino, e nella favella napo- 
« letana ^ « 

«r Un sol sonetto abbiamo di questo scrittore dirette a D. Fi- 
« lippo de Martino, nel quale sono descritti i difettosi Caratteri 
« di tahini professori e òapi del foro Napolitano, e fu stimaco 
<K generalmente tln capo d*opera».Lorenao Giustini^i lo riporta 
al Tome ili pag. 63 nelle dette Memorie de'ecrUtorilegali. 

Era franco e veritiero nel parlare, e si dice che se ne trov4 
pentite in matura età, perchè non ebbe quegli avanaamenti che 
i suoi talenti meritavano. 

Il Galiani nel suo opuscolo di Componimenti tari per la mor- 
to di Domenico Jannapcme Carnefice della G. C. della Fico*. 
ria lo mette in caricatura con un epigramma Latino che porta 
per titolo DeW auiore del eonelto che tticomiitcia. QnaWM $eom- 
pò de sta senza na maglia. 

Gonchiude il Giustiniani «r Quest* uomo assai dotto, e che v»> 
« lea in ogni scienza, terminò pacificamente i suoi gi'^rni tra^ 
« PP. di 5. Maria de' Monti, ov* egli era andato a ripuf gare 
€ sua coscienzza cogli esercizi spiriiuali> mancando di vivere a 
piedi del confessore. 

Noi crediamo che ciò fosse avvenuto dopo del 1760, come 
levasi dalle sue opere pubblicate. 



— 381 "- 

1*ieel«tti ••Mettici figlio di GioTanni, nacqae ìa Napoli 
nel marzo 1764 fu mediocre pittore ma bnoa poeta. Fa impie* 
^to nel Miaiatero delia Polizia generale , ma perde V impift^o, 
« si ridosfte in uno stalo eompaa^one^ole. L* Inglese Mhattias 
lo conobbe, lesse e rilesse le sne belle poesie napolitano e com- 
passionando l'infelice stato di qael ferrido ingegno^gli assegnò noa 
mediocre pensióne che ricevè fino agli nltimi giorni di soa vita. 

Lo crediamo morto tra il 1834 al 1837 perché in un opu- 
scolo pubblicato il 3 settembre 1834 troviamo un suo sonetto 
diretto all' autore, e neir aritcolo del dialetto dì Rafiaele Libe- 
latore pubblicato nel 1837 si dice trapassato.. 

Noi citiamo le opere in dlalett» clm conosciamo. 

Nel 1790 per la nascita di D. Leopoldo di Borbone pubblicò 
un canto di 24 stame, col titolo: 

Pe lo detedderato Maeeolone ecapotata da F amobbele Reg^ 
fina, spalilo di Vofole^ Maria Caroltna d' Austria. Canto de 
Dfimmineeo Pieinni — opuscolo in 4^ di pag. 8. 
' Pubblicò un volume nel 179S io 8^ dì 15z pi^. intitolandolo 
Strammuottole de Mintieo Piccinni, Contiene 13 poesie di vario 
metro. Nei prospetta dice Temo primo, ma qui rimase senza 
più s^ire. 

Partempe^ scherebizxo poeteco de Micco Piccinni pe la ntra^ 
la de lo rre Giacchino Napolione e ddx h Beggina Annunziata 
Carolina mogliera soja. Napoli i808. Preuo Raffaele e Luigi 
Nobile nella stamperia d4 Monitore inS. Pietro a Majella. 0- 
poscolo i'i 8.^ dì pag 17 sono 66 ottave. 

Un opuscolo iu 8^ di 24 pag: iotitolato. Per la festa popola- 
re dispoHa dalla Città di Napoli innanzi al Reale Palazzo nel 
finire del Cameoale del i8H. Napoli stampetia di Angelo Tror 
•j« Esso è composto di un Iwno in italiano, ed un canto di 23 
stame in Napoletano intitolato l^ Cerrigtio rennovato» 

Un altro opuscolo intitolato. La Citnnola pe la nasceta de lo Ré 
de Romma primmoggeneto de lo jpran Napoleone e de M* Vuisa 
à' Austria. Scherelnzjiù de Mineeo Picdnni. Napoli iSii, dalla 
Tipografia di Angelo Trani— In 4.^ grande di pag. 20. 

Un opuscolo io 4>.° granfie di pag. 12 il gnaie contiene 32 ot- 
tave Pe lo reiuomo deta Riggina de le ddqje Sicilie Scherebizzo 
de Mineeo Pieeinni. Napdi dalla Stamperia del Monitore delle 
due Sicilie fSU. 

' In Toglie volante abbiamo un ode scritta nel 1819 Pe la re- 
iuperata saluta de lo Rre de lo Regno de le ddoje Sicilie Perde» 
nonno Primft, oda de Minico Piccinni mpiegato a lo tneneeterie 
de la Polezia genneral**. 

Nel 1820 pubblicò iu 8' Dialoghielle e Favolelle. Il primo to- 
no pe'tipi di Gioifanni de Boni) di pag. 19i--*Il secondo tomo è 
éoìUi stamperia della società Tipografica di pag. 192 II terso tomo 
è pe*tipi]di Giovanni Battista Seilembra. Ma di qu^sfollimo tomo, 



^e ne pubblicò it solo priim) foglio. Eissi sono rraminiscbiati di 
prose e poesie. 

Nel 1826 per Saverio Starila, pubblicò un T*'lame in S*» diSM 
pag.inlitolato Poesie Napoletane di Domenieo Piecinni.Qamio pub- 
blicò questo libro scrìsse un Soiìetto che inviò con una copia a 
Laura Terracitta (1) disrendetìle della celebre poetessa delio stes- 
so nome che fioriva nel XVI secolo. Ci piace qui riportare il 
dello sonetto che finora é inedito. 

L'AUTORE 

ALLA CHIABISSIMA LACRA MARIANNA TERRACINA 

SONETTO. 

Sto mmiscuglio^ Laure, de cosarelh 
Comm'a no fascstietlo è d'erve e sciure^ 
Deverze as$aje pe ffurme, e ppe colure^ j 

Mperrò nce nn^asctarraje de brutte, e belle. 

Tu, che tiene assestate eellevrelle } 

ffnn credere e la tenta, e ale mmesure; 
A lo scegliere y fidate e Vaddure^ ^ 

E ccose scavar re je saporetelle^ 

Dapò, de lo iudizzio a lo lammicco, 
La quint'assenzia tiranne; e io sto cierto 
Che diciàrraje ca non te^nganna Micco. 
Co qquà cocciuto è nutele s^aviso: 
Ma tu, che sguiglio si de buono NziertOy 
Oro, nne cacciarraje^ nietto , e dde piso ! 
Nel 1827 pensò di ristampare tulle le sue poesie edite ed 
inedite, e pe'lipi del Calaneo pubblicò il solo 1." tomo in 12 
di pag. 160 intitolandolo Poesie Italiane e in dialetto Napolitano 
di Domenico Piccinni. 

Al 10 marzo 1832. Cominciò a pubblicare un giornale col 
• titolo VAusoleatore in 8^ ne uscirono cinque fogli. 

Abbiamo un opuscoletto in 8° piccolo di pag: 12 senza data 
di tempo, né di luogo intitolato — Pàsca Scherebizzo DUeram-' 
beco, crediamo stampato nel 1832 perché al n. 5 del giornale, 
Vasoleatofe ^si prometta di darlo. 

Varii sonetti le^gonsi nelle opere stampate de* suoi amici, ai 
quali aveali inviati. 

in ultimo abbiamo molte commedie per musica, noi conoscia- 
mo le segoent» : Non facciamo i conti senza l oste. 1802. Chi 
la dura la vince 1809. La finta zingara 1812. V eroismo ridi- 
colo» La finta Matta, e Lo viaggiatore ridicolo. 

(1) Celebre poetessa del corrente secolo, moglie di Carlo Bonucei Ar- 
chitetto; conosciutissimo per la sua Guida di Pompei. Questo dotto uo- 
mo con graodissima calma tra le braccia ideila moglie e dei superitite 
fl^'iio finiva i suoi giorul neir/sola dì Capri il 28 settembre 1870. 



333 - 

^icciruii ^iiioiifo figlio di Giuseppe ed Adelaide Desar- 
nauJ. Questo giovine islruilo in fisica , chimica e matemalica , 
coooscitore delle lingue italiana , latina < francese inglese e spa- 
gnuoia. Il genitore ne voleva formare un forense, ma i suoi oc- 
chi di fuoco, ed il suo cuore palpitante per Tarte, e pe' versi, 
fecero si che la volontà paterna cedette al suo desiderioi e la- 
sciò il campo libero al Piccirilli, il quale in poco tempo si di* 
stinse per pittore e per Poeta. La sua vita benché onorata, da 
quanti il conobbero pur tuttavia fu una serie di dolori e pati- 
menti. Le acque d'Ischia lo sollevarono alquanto, ma non ebbe^ 
ro la possanza di dargli la perfetta sanità, ed il Piccirilli ch*era 
nato in Napoli al 30 agosto 1839 lasciava questa tèrra agli 11 
gennaio 1862 nella fresca età di anni 22 mesi 4 e giorni 11. 

I scritti messi a stampa nel 1859 in prosa ed in verso sono 
letti, ed ammirali, noi diciamo solamente che in un libro in 12 
di pag 105 col titolo Scrini inediti e postumi di Jnttmio Piccirilli 
Napoli i862y col ritratto a fronte inciso dal celebre professore 
Francesco Pisanii, alla pagina 78 si leggono due belle sestine in 
dialetto col titolo La CaHtà canzona NapoUtana scritta nel set- 
tembre 1857. 

Plcnacuro Domenico. Abbiamo un Sonetto in lode di An- 
drea Perrucci pel suo Agnano Zoffonnato 

Pisiitti BnldoMitrro. H Perrucci nella undi Arte rappresene' 
tativa pag. 321, cita un piccolo dialogo in versi tra Nardiello 
e Sguazzane tratto dal Riscatto del Mondo, e dice « Il Dottore 
» Baldassar Pisani , che ha dimostrato il suo elevatissimo inge- 
m gno, non solo nella scien7a legale, facendo con sommo decoro 
» professione d'Avocato; ma dotto in ogni altra scien/a,ed erudizio- 
» ne particolarmente nella poesia, corrono con applausi per tutta 
V Italia le sue Poesiot e le sue opere in musica, e recitative.» 

Plterià ^Intenso. Uno degli Accademici del Portico della Sta- 
dera , del quale abbiamo due graiiosi Sonetti uno in lode della 
Mortella d^Orzolone, e Taltro della Feniiia di Nunziante Pagano, 
ed un opuscolo in 4^ di pag. 20 Ppe la nasceta dilosecunno- 
gnienéto de lo rre nuosto lo reale nfante D: Carlo Borbone. 
Bgroea NapoUtana de Vincienzo Filerà a Nnapole il 48. 

Piasi (de) Tominiiso.— «La Gara delle Muse per celebrare 
9 il glorioso nome del Re nostro signore Carlo di Borbone.ed il 
» felicissimo nascimento del Real Prìncipe Filippo suo primoge- 
» nito. Dedicato alla sagra Real Maestà della Regina nostra si- 
9 gnora Maria Amalia Walburga Principessa regale elettorale di 
» Sassonia, ec : . Componimenti di Prose e versi in tre idiomi, 
9 coli Epilogo Istorico della Regia stirpe di Francia, Angioina, e 
» Normaoda,e di altri Re delle Sicilie fin oggi. Dell' Abbate D. 
» Tommaso de Pizzi delti Marchesi di S. Martino e Baroni di 
> Fitello in Apruzzi. Napoli MDGGXLVII. NeUa stamperia di 
9 Domeni(^ Lauf^ane aL vicolo S. Giuseppe. » VoL in 4.^ di pa- 
gine 89 Frontespizio e Dedica. Dalla pag. 7 alla 18, poesie It«- 



- 3» — 

liane, ébila pag. 19 a 3S, epilogo Cronologico, dalla S7 alla 49 
poesie latine, dalla 49 alla 63 epitome Cponologica de Regia fran* 
corani progenie, dalla V& alla 87, le poesie napolitano, e nella 
88 e 89, Distici di ÒraiiO) avviso al lettore, ed errala corrige. 
Le poesie napoletane portano il titolo di e Musa Partono- 
» pella, co la scbiarefeca^Mone air atemo fiiogliope li frostiere , 
» che non porranno ntennere la Grasce de Napole»^ Contenente 
nove sonetti, ed nna Nonna , ed in fine nn piccolo vocabolario 
di circa 2D0 voci Napolitano con le corrispondenti italiane. 

Poli Giuseppe Hnverio. Nacque il SO ottobre 1746 io Mot- 
fetta città marittima della Pencezia nel regno di Napoli. Fece i 
suoi primi stndii nel seminario vescovile di qoella città. Monsi- 
gnor Orlandi volea farlo divenir prete, il genitore che av-ea lot*- 
t'altra intenzione lo mandò in Padova. Il giovine Poli proittò 
de'Iomi di Facciolati. Poloni, Morgagni, Tpaldo, Valseccbi. ed al- 
tri molti degni professori di qaella grande Università. Dopo di 
avere appreso varie scienze , si dedicò aHa fisica. Visitò varie 
città dltalia. ed indi venne in Napoli. La fama del suo sapere 
lo fece eliggere a professore di Geografia nella nuova accademia 
militare che si era istitaita per ordine di Ferdinando IV. Cono- 
sciutosi il ano distinto merito ebbe molte decorose incombenze, 
si recò in Londra nel 177li fece conoscenza con Giacomo Gook, 
e fece acquisto di alconi più rari oggetti che costui avea recalo 
da lontane regioni. 

Fa Maestro di Francesco I. 

Mori il Poli nel 7 aprile 1825. Tre giorni prima efra stato 
visitato dal sao scolaro e Be. 

Qoestv illustre naturalista,^ letterao napolitano, Oav. Qom- 
mendatore degli ordini di S* Ferdinando « di S. Giorgio , ec : 
piene di affari e sempre occupato allo studio « ebbe ancora IV 
» gio di cantare in verso i fenomeni degli astri e de'pianeti, ed 
9 arricchk il Parnaso con gran numero di poesie di vario me^ 
n tre ed argomento , cosi Della pura iingna italiana, come nei 
» dialetti napoletano e siculo.» 

Noi non oonosciamo altro in dialetto che due Sonetti in ri* 
sposta ad altri due direttigli da Nicola Valletta in occasione del 
terribile tremuoto accaduto in NapoK a' 28 luglio 1806. 1 qaili 
trovansi stampati nelle Fonie inedUe ài Valletta , pubblicate in 
Napoli da Luigi Nobile nel 1816. 

Peiisay AehiUc. In un librìcGino in 8* di pag. 104. Pro» 
e versi. Raccolta per cura di AduUle Polizty pé* dannegHati H 
Torre del Greco — - Salerno per Raffaele Idigliaccif i869 . aU> 
pag. 103 si legge un bel sonetto Neofpa a le eeodetà eperaje. 

a»#asaii# 4iiMr»ttiii telio di Giacomo e Gristtina Pentaoo • 
Haoiiue in Cerreto deH' Umma il di 7 maggio 1426. Avendo nei 
isoi teneri anni perduto A peAe, per le faiioni che aidmno 
nella sua patria, k mairt ìfl* conduaie in Perqgia dove in brer^ 
tempi i suoi studti. 



- 336 — 

Nel 1447 Alfonso I d'Aragona trovaTasi con ramata in to- 
scana, ed ìlPoniano consapevole del grande amore, che il Re 
nnlrÌTa per le scienze e per le lettere; ed astretto dair indi- 
genza si presentò ad Alfonso cercandogli qaaicfae appoggio, onde 
approfondirsi nello studio. Il Re acoolse con benignità la doman- 
da, e seco condnsselo in Napoli; in dove appena giunto acqui- 
stò la benevolenza di Ginlio Forte Messinese, ministro delle 
Reali finanze . ed in seguito fu tanto amato e protetto da An- 
tonio Beccadelli detto il l^anormita, che sema ninna gelosia let- 
teraria, negli ultimi giorni di sua vita, a tutti coloro che voleano 
saper qualche difficoltà, diceva andate da Givviano. Nel 1451 il 
Panormita dovendo per ordine del Re recarsi in Venezia per 
stringer lega con quella repubblica condusse seco il Fontano, ii 
quale non avea più che cinque lustri. Colà il Fontano compose 
alcuni versi latini in lode de* veneziani , che letti dal celebre 
Cosimo de Medici, pronosticò il luminoso posto che avrebbe 
acquistato fra i poeti latini. 

Morto Alfonso e salito sul trono il figlio Ferdinando , e tro- 
vandosi avvolto in una grave guerra, si fece seguire dal Fontano 
per molti anni in qualità di segretario, e commissario di guer- 
ra. In var< rincontri cadde in mano de* nemici, i q[uali appena 
conoscevano il sur» merito, Io rimandavano con doni e cenone- 
ri. Seguì anche Alfonso II nella guerra d* Otranto contro P ar- 
mata Ottomana. 

Fu inalzato alle più soniaose cariche , e gli fu conceduto la 
4uttadinanza napolitana. 

Ebbe die megli, e varii figli. 

L*Accademia detta del Fontano, fu fondata da Antonio Panor^ 
mita, ed il Fontano ne fa L'ampliatore. 

Mori nell autunno del 1503. 

« Quest* ingegno di primo online , di cosi delicato gusto re- 
4( stauratore d* ile lettere , e che col'a rubustezza della prosa 
« ( ai dir del Seria) occiipò i primi luoghi dopo Cicerone » non 
asdegnò di vergare molte lettere nel nostro volgare idioma, le 
quali si trovano impresse nelPopera intitolata Ioannii AUfifH Lti- 
ۈmi de geitU Bfgum N^ap: ab Aragonia qui extant filrj qua- 
iar^Neaf: apud Jasephum Cachium i588. In quarto. 

^•reeill €St«aeppe Miferla lit^raro. Qaesti fu. che verso U 
fine del passato secolo, pensò di raccogliere il più che poteva 
ta dialetto e di farne una raccolta in m volumi impressi nella 
sua. stamperia, e che noi crediamo giovevole, per i bibliografi 
e gK amatori dame il catalogo e ricordando ancora qua* volumi 
«no arricchì di . prefazioni napoiitane. 

Tomo I. La Tiorba a Taccone de Fèlippo Sgrottendio da Sca- 
fato. 1783. G^ prerazione italiana. 

Tomo II. III. IVi Le opere di Giulio Cesare Cortese, col 
«oWMoio alla Vajaaseide del Tardacino. 1783. Con prefazione 
italiana. 



— 33tì — 

Tomo V. La Giucceide, o pure la reggia de li ciacco cornar- 
Tata di Nicolò Lom bordi 1783. 

Tomo VI*. VII. La faorfece, o vero J' ommo pr^tteco , co H 
dadece qaatre de la càHaria d'Apollo de Biaso Valentino 1783. 

Tomo Vili. IX. X. Al. L'Eneide di Virgilio Marone ntrasporla- 
ia n'ottava rimma Napoletana * da Giancola Sitilio, col testo lat- 
no a fronte 178&. Con prefazione napoletana.. 

Tomo XII. Il Pastor fido in tingaa Napoletana di Domenico 
Basile. 1785. Con prefaziotie Napoletana. 

Tomo Xlil. XIV. La Gierosalemme libberata de Torquato 
Tasso, votata a leogna Napoletana da Gabriele Fasano 1786 Con 
prefazione Napoletani. 

Tomo XV. Poesie Napoletane , maccaron che e satiriche «H 
Nicola Capasse. 1786 

Tomo. XVI. L'Agnano zeffonnato Poemma Aroico, e la maiatta 
d'Apollo, Idilio d'Andrea Perrucc o.->La Sporchia de lo bene, 
o sia Tausanza posta ncanzona da Sjotillo Nova. 1787 Goopre* 
fazione Napolitàna. 

Tomo XVII. Le bbinte rotola de lo valanzone. azzoè Gom« 
nienio ncoppa a le biute norme de la chiaiza de lo (lampe-* 
Jone e La Batracomm^omach a d'Omero, azzoè la Vattaglia ntra 
le Ranonchie e li Surece di Nouziante Pagano 1787. 

Tomo XVilL La Martella d* Orzolone Poemma Arroico, e la 
Fenizia Traggedia dello stesso. 1787. 

Tomo XIX- La Meza Canna, la Cecala Napoletana e Napole 
scontrafatto de Titta Valentino. 1787. 

Tomo XX. XXI. Lo Cnnto de li onnte, e le Mmuse Napole^ 
tane dèi Gav. Gio. Battista Bisile 1788. 

Tomo XXII. La Violeide spanata atra Baffe,e Bemacohie pe 
chi se l'ha mmeretate.Soniette de chi è ammico de lo. ghinsto.-^ 
Gomposezejane poveteche 'n lengua Nap ^ietana de lacovo Antoni » 
Parmiero.— LaPosellechejata da Masillo Reppone de Gnanopole. 
1788. 

Tomo XXIII. Le opere di Giovanni d'Antonio, oioè lo Man* 
dracehio Alletterato, Asilejato. Repatrìato, e Nnammorato, poemi 
eroici. La Scola Cavajola, e la Scola Curialesca. Lo Sciatamooe 
mpetrato, 1788. 

Tomo XXIV. XXV. Opere inedite, eoe stanze di Yelardiniel- 
lo— Canzoni d*aiìtori incerti— L*allaccate de Gola Gnorvo—Soniet* 
te ncuppa a lo vernacchio ed altre poesie di Nicolò Gapasso. 
— Poesie di autor! incerti. —Lo Calascione dì Antonio Villania— 
1^0 capezzale de Titta Gapasso. — Lamiento de Quosemo pezzente 
— Poesie di yarii autori, cioè la Pagg aria la Gatubba , Soniet^ 
le, Ganzoncelle. ed altro. La Batracommiomachia damerò, aliasse 
la guerra ntra le R»nonchi^ e li surece di Francesco Maziaret* 
Farao.--La Buccoleca de Virgilio Marone. sporUita 'n lengua Na- 
po'etana da Emerìsco Liceale. fVedi Rocco Mi'hete). La Geo^ 
gica dì Vi gilio Marone sportata 'n lengua Napoletana dal med • 
^imo Liceale 1780 Con (irerazione Napuliiana. 



-337 - 

Tovo XXVI. XXVli. Vocabolario delie parole del dialeUo Na- 
poletano, che più si scostano da! dialetto Toscano , con alcune 
irìcerche etimologiche sulle medesime degli accademici filopa- 
tridi. Opera postuma del Consigliere Ferdinando Galianì,anmenta- 
la notabilmente da Francesco Mazzarella Farao. Aggiuntovi PEc- 
cellenza della lingua napoletana di Parienio Tosco 1789. Con 
prefaiione Italiana. 

Tomo XXVIII. Del Dialetto Napoletano del medesimo Gonsi- 

fliere Galiani, edizione accresciuta di note 1789. Con prefazione 
taliana. È da osservarsi che questo yoluiQe termina con la pa- 
gina 199 . nelle quali è compreso il catalogo di. tulli li Poemi 
napoletani stampati in questa collezione; indi vi si trova aggiun- 
to un altro opuscolo di 45 pag. ed é LoVemaechio resposta a 
lo dialetto napoletano^ ma non è indicato nel frontespizio, e non 
è detto nel succennato catalogo. 

PoriR (de la) Glov« Battista di distinta famiglia nacque in 
Napoli, secondo alcuni nel 1540. ma il Giustiniani e Minieri- 
Riccio dicono 1545. Egli sorti un talento originale, ed assai per 
tempo diessi allo studio della natura. Istituì V Accademia dei 
Segrtti, nella quale per essere ammessi doveano presentare una 
scoperta fatta o in medicina, o in filosofia. 

Quindi a tutta forza d' iogecno diede» ad indagare le cose più 
arcane, e fu il primo a fare delle interessanti scoverte, che in- 
di aprirono V adito al Newton. Fu V inventore della Camera o- 
scura che poi Gravesand perfezionò, come anche a lui si deve 
la scoperta del Telescopio. 

Di tempo in tempo pubblicò varie originali produzioni in fì- 
sica, in filosofia, e m matematica. Per le lezioni che dava di 
astrologia, e per ragion de' tempi, cadde in sospetto che inse*- 
gnava cose superstiziose, e fu accusato al Santo Uffizio; perciò 
in costretto di penarsi in Roma per giustificare la sua dottrina 
e la sua condotta. 

Fu ascritto a diverse Accademie: percorse la Francia e la Spa- 
gina; e fu protetto da' più illustri personaggi del suo tempo, e 
ritornato in NapoK era visitato da* viaggiatori che calavano in 
Italia, per indi gloriarsi d* aver veduto dà vicino questo insigne 
personaggio napolitano. 

Fu il Porta anche poeta, e scrittore di Tragedie e Commedie 
nelle quali non indegno d' introdurvi personaggi che parlavano 
il nostro dialetto. Nella Commedia intitolata i/ Jf oro stampata in 
Viterbo per Girolamo Discepolo 1607 vi èPànnuorfo napolitano. 

Tutte le Commedie furono stampate in Napoli nel 1726 in quat- 
tro tomi da Gennaro Muzio erede di Michele Luigi. 

i*orKio €'iiiBiillo Medico.Li Vagne (fisca, lettera de fra Ce- 
rUlo a r ammice suoje a Napole: Sono 300 versi sdruccioli, ne' 
quali racconta le virtù dell* acqna^ e la gente che va a curarsi 
a spese del Monte della Misericordia. 

Il librare Altobelli, nelle aggiunte che fece all'opera del Dia- 

43 



— 338 — 

letta Napolitano disse a Camillo Porzio rinomato Istorico com* 
« pose un Poemetto in lingaa napolitana detto Gli Bag.ni d'Isca, 
« quale non per anche è slato pubblicato, vedi il suo elogio pres* 
«( so il Seria !)> Il Seria neli* articolo Porzio non ha mai parlato 
di quesli bagni \V Isca. 

Noi diciamo che questo Porzio non sia lo storico.giacché nel 
poemetto I* autore si fa conoscere per medico, e poi parla de^ 
poveri mantenuli dal Monte della Misericordia, questa pia ope- 
ra che surse in Napoli nel 1601 , e nel 19 gennaio 1604 , 
cominciò ad ediGcare il suo ospizio in Gasanizzola, oggi Gasa» 
micciola, mentre Porzio lo storico al dir di molti cess(y di vive- 
re verso il 1603. 

Di questa bellissima composizione inedita, ce ne fece grazio* 
so dono il derunto Rocco Mormile. 

Prelie (del) Krnesto. Nato in Napoli nel Decembre 1828. 
Abbandonò la professione legale, e diedesi con ardore alto sta- 
dio delle lettere e della poesia; scrisse sopra vari giornali. 

Preso da sollecitudine pel nostro dialetto compose moltissime 
canzoni le quali poste in musica sono giornalmente accolte e ap* 
plaudite; come anche ha scritto molti libretti per opere in musi- 
ca, sono stati rappresentati in Napoli con felice successo. 

PrUeolo Circolili. Non avendo potuto avere notizia alcu- 
na di questo scrittore del corrente secolo, eh era amico del Con- 
sigliere Aniello Garfora, e di Raffaele Sacco, ricorderemo le ope- 
re che abbiamo a stampa. 

• Nel 1826 petìpi di Carlo Salvali, pubblicò un libro in 8.^ 
di pag. 72 intitolato Mescuglia de chellete devote e pazziarelle 
spartuta ^ndoje parte de Geremia Priscolo, ed è dedicato a D. 
Aniello Garfora. Questo libro contiene la sola prima parte che 
sono le divote. Esso é composto di poesie di vario metro. 

Nel 1830 dalla Stamperìa di Francesco Masi pubblicò un o- 
puscoletlo in 8«^ di pag. 15 che contiene 36 sestine, intitolato 
Napole nzerituo pe la partenza de lo He e la Regina che lo Cielo 
le pozza 'fnprofecare.e accojetato pe lo retìiorno. Canto de vierzé 
a sèje a ^eje de Geremia Priscolo. 

Nel 1831 pe* tipi de* fratelli Griscuolo pubblic6 la 2^ parte 
della Meicugli(^ cio^ 'f pazziarelle, la quale è di 136 pag. e 
contiene poesie di vario metro. 

Finalmente, anche nel 183t per la stessa stamperia pubblicò 
un opnscoletto di pag. 6 intitolato Napole nnuorto e resuseetaio^ 
chiUeto de Geremia Priscolo. Il quale è composto di 19 quarti- 
ne, decasìllabe , che contengono 1* esaltazione al Trono del Re 

Ferdinando II. 

Priviienfii. Alfonso d'Aragona, per mostrare T amore verso 
la sua nuova Patria, bramoso di rialzare l'onor nazionale, e sem- 
pre intento pel bene deV suoi sudditi , onde si accrescesse Taf- 
opzione verso la sua dinastia , determinò che messe da parte la 



- 339 — 

« corrotta lingaa latina di cui facevasi strazio , e la Toscana che 
« ei riguardava come forestiera, non altro si usasse negli atii 
apubblici che il volgare pugliese, come allora chìamavasi il napo- 
alitano^DE dal 1442 fino al ISSO, le leggi,! diplomi, i privile- 
gi, i giuramenti di fedeltà, le ordinanze, i rescritti i dispacci dei 
ministri e fin le lettere del carteggio politico furono tutti di- 
stese in quel dialetto , misto di non pochi latinismi , h né è a 
dirsi che s* ignorasse il terso fiorentino,percbè in quell'epoca vi 
era un Panormita, un Fontano, un Sannazaro ed altri. 

Abbiamo per le stampe un volarne in foglio di 183 pag. nu- 
merate ad una sola faccia col titolo Pìivilegii et capitoli cun 
altre gratie conces$e alla fideliss. Città di Napoli, et Regno per 
li sereniss. Rè di Casa de Aragona, confirmati et di nuovo con- 
cessi per la Maestà Cesarea delV imperator Carlo Quinto et Re 
Filippo nostro Signore.con tutte le altre gratie concesse per tutto 
g^esto presente anno MDLXXXVIL Con nuove additioni , et la 
Tavola delle cose notabili. Con privilegio. In Venetia per Pietro 
Dusinelli, ad istantia di Nicolò de Bottis MDLXXXVIIL 

Pr«eciiiil. Furono scritti neir antico dialetto i processi fatti 
contro i Baroni congiurati a danno di Ferdinando d' Aragona. 

Il primo processo di Stato contro Anlonelli Petrucci, suoi fi- 
gliuoli e Francesco Coppola: fu compendiato e stampato dal dot- 
to giureconsulto Francesco Tuppo aM4 loglio 1487 in foglio 
piccolo di S7 carte. AI dir del d' Aloe, «e La carta di lino è di 
« tale eccellenza che fa onore alle nostre cartiere di quel tempo — 
« Due soli esemplari si conservano in Napoli di questo rarissi- 
« mo libro: uno è nella regia biblioteca Borbonica, ma è man- 
« canto deir ultima carta stampata; V altro è presso il chìaris- 
« Simo letterato nostro Scipione Volpicella^ cavaliere professo 
€ deir ordine di Malta, ed é intero di bella conservazione. >» 

Il secondo processo informativo per la detta congiura de' Bi- 
roni del Regno, è anche impresso in Napoli,e se ne fecero due 
edizioni pel medesimo editore Tuppo. L'una in data 30 giugno 
1488 e r altra del 17 dicembre dello stesso anno> la quale è 
correttissima ed é rara « perchè un solo esemplare se ne co- 
a nosco qui presso di noi : il perchè il Giustiniani la disse i- 
« gnota a' bibliografi. Questo esemplare si conserva nella Bor- 
« bonica , venutavi con altri libri preziosi per legato del cela- 
te bre amatore e raccoglitore di stampe rare Carlo del Maino 
<c Ivagnez. i> 

Entrambi sono stati ristampati nel 18S9 per cura di Stanislao 
d[ Aloe in fine della Congiura de* Baroni del Regno di Napoli 
di Camillo Porzio. 

I^nea Antonio. Abbiamo in istampa due canzoni in foglio 
volante, una canzona nel Fascio de cheUete sUm^Blo nel 1866 e 
14 quartine in una raccolta di poesie in 8" di pag 24 Pel nov(fllo 
sacerdote Gennaro Cavaliere. Versi. Napoli dalla Tipografia di 
Alfonso Spinelli fuori Porta Medina al^o Spirito Santo i4 iSGO. 



— 340 — 

Puod BmiIIIo. Dal Marchese Nicola , e da Maria Arcangela 
Palmieri, nacque )Q Napoli il 27 loglio 1782 Basilio. 

Da jranciallo mostrò un naturale tristo e malinconico, e poco 
si mostrò disposto agli studi • ma per un rimprovero ricevuto 
dal suo maestro di grammatica, che gli disse di non taper nnUlan 
fu preso da forte convulsione, e piangendo fino a sera ripeteva: 
come ! un uomo a dieci anni non sa nulla I Da quel di fece 
rapidissimi progressi negli studi. Di venti anni li abbandonò, e 
diedesi al bel mondo, ma dopo un anno avvedutosi del suo male 
oprare, arrossi, e corse di nuovo ad imparare. Gomineiò il gre- 
co sotto la scorta di Girolamo Marano , ed Angelantonio Scotti. 
Apprese il francese, studiò la giurisprudenza e cominciò ad e- 
sercitar 1' awocheria. Di anni sS. dopo una grave malattia ri- 
messosi, pregò il padre di volersi dare tutto alla letteratura, ed 
accordatogli dai padre, allora fu che diessr a ristorare le latine, 
le greche e le toscane lettere. 

Il suo nome divenne chiaro , e fu riverito in tutta Italia « e 
le sue opere applaudite e stimate. 

il Ministro Nicola Santangelo lo fé revisore de' drammi, e lo 
ammise a compilatore degli Annali Civili. Il Gran Duca di To- 
scana lo fé aggregare tra gli Accademici della Crusca, e 1* onorò 
con una medaglia d* oro appositamente coniata. Fu socio di mol- 
tissime accademie. 

Gessò di vivere il 19 loglio 1847. 

Questo grammatico pubblicò nel 1841 in un grosso volume 
in 8^ grande a due colonne il Vocabolario domestico napoletano 
e toscano compilato nello studio di Basilio Puoti ; ristampato 
nel 18S0. 



- 341 - 







flaaranta Bernardo, giustamente anoQverato fra gli tio- 
mini insigni per il sapere, nacque in Napoli nel 24 febbraio 
1796 da Giuseppe, e Maria Mirabelli Centurione. Fin da fan- 
ciullo si facea ammirare per saggezza, vivacità d' ingegno, fer- 
rea memoria e per grande inclinazione allo studio » mostrando 
nello stesso tempo una simpatia speciale per le lingue , o di 
buon* ora ne apprese diverse. Studiò Poesia, Matematica, Filo- 
sofia, Fisica, Botanica, Fisiologia» e Diplomatica. Di anni 14 in 
un pubblico concorso di tre piazze di alunni diplomatici. Ira 57 
aspiranti, fu approvato in primo Inoffo nel Greco, nel Latino ,. 
e nella Storia Patria; di anni 18, mediante altro concorso, divtsn- 
ne verificatore de' titoli del Demanto, ed a 20 anni non com* 
piti, tra molti competitori, i giudici non poterono non nomi- 
narlo Professore nella vacante cattedra di Archeologia e Lette- 
ratura Greca nella Regia Università degli studi; ma noà avreb- 
be occupato quel posto essendo minorenne ; se Ferdinando I . 
informato di tanta dottrina in si fresca età, non si fosse deciso 
a far giustizia al merito, dandogli il suo decreto. 

L' amore per le lettere era in lui intenso ; e non perdonan- 
do a tempo, né a fatica, venne possessore della lingua Italia- 
na, Latina, Greca, Ebraica. Francese, Inglese. Tedesca, ed A- 
raba; ed ansioso di conoscere il metodo delle istruzioni nelle 
diverse regioni dell* Europa, e di mettersi in relazione co' più 
cospicui letterati e scienziati; nel 1830 girò Y E\ Regno delle 
Sicilie al di qua, ed al di là del Faro; indi nel 1840, visitò le 
principali città d' Italia, e nel 1846 si recò in Francia, in In- 
ghilterra e nel Relgio. 

Il Quaranta pel suo jnascbio ingegno, pe'suoi incessanti studi, 
6 per la moltiplicità delle diverse opere, fu apprezzato dagli 
stranieri, visirato da* dotti, ed onorato da' Re. i quali 1* insigni- 



- 342 

rono di moltissimi ordini. E se, come dicea taluno, Quaranta 
avea 40 impieghi, ben lo meritava, perchè Quaranta • lavorava 
per 40; ed avea T ingegno ili 40. 

La Dittatura del iSso, senza ragione alcuna scriveva che tit 
omaggio della pubblica ofinions lo esonerava di tutte le cariche 
ma CIÒ fu per so^o effetto di smodata gelosia, e per urto de* 
gli adulatori, ì quali non aveano potuto far fortuna e salire in 
alto, perchè un gran masso loro lo impediva; e volendo slan* 
ciarsi nel gran mondo> decisero recidere il più alto papavero ; 
e cosi poterono figurare grandi scienziati, gran cattedratici. Ir 
grandi Archeologi ! 1 1 Essi mossi da personale interesse non si 
curarono rispettare il vero merito e la virtù I Quella virtù che 
oggi è troppo vilipesa ed odiata da* Patrioti che si affaticaroii*» 
a rovinare la Patria; da' Repubblicani per iivvincere di catene 
il popolo; dagli ultra-Democratici che sprezzano le Leggi per 
passare dalla libertà alla licenza; dagli Aristocratici per avere 
maggior potere, e dagli Ultra-Realisti, che per fare la causa dei 
loro interessi adorano il Sovrano e non Dio I 

Ma il Quaranta come buon cittadino, non si dolse di tanta 
jattania, e con coraggio si strinse con fin amore alla sua pio- 
cola famiglia, do ve trovò la calmarla pace ed il solitario ricovero 
più adatto pe' suoi nobili e prediletti studi. 

Però si rese inconsolabile per un principio di cateratta che 
gli avea oscurata la vista , tuttoché avesse trovato un lieve ri- 
storo facendosi leggere e scrivere da qualcuno, mentre che una 
cardiaca ipertrofia lo traeva gradatamente alla tomba, finché vt 

fiunse nel di 21 settembre 1867. La sua morte avvenne alle 
1 antimeridiane di tal giorno in Rarra. 

La sua salma riposa nel Camposanto di Napoli, nel sito de- 
stinato a raccogliere gli uomini distinti. 

Chi bramasse conoscere tutte le sue opere date alle stampe, 
e le inedite, può leggere V Elogio storico del Commenditiare 
Bernardo Quaranta pel Cav. Domenico MinichinL Nopoli Fraw- 
Cesco Giannini^ S. Geronimo alle Monache S, 4 e 5. — i867. 

Tra le opere inedite troviamo citate «e Due poesie in dtalet- 
« to Napolitano; 1' una a Ncopp* a nu muscillo x> 1' altra intito- 
« lata « Lo sisco de la primmavera x>, ctie qui noi pubbtichia- 
mo (1). 



<1) Queste due poesie inedite 1' abbiamo ricevute daU* tmaÌHlitk e cor* 
tesìa dei culto ed erudito giovane Ernesto Palumbo uffiziaje nella Bi- 
blioteca Nazionale di Napoli, il qbàle ci ha arncchito di altre belle e 
peregrine notitici mostrandoci poesie ed opuscoli raritdmi. 



- 343 — 

LO SISGO DE LA PRIMMAVERA. ^ 

Senio lo risco de la primmavera, 
' he ss'ma lo guaglione * pe la via: 
È de li si8che tutte la bannera^ 
Che fubbeto te mette nn* alleria. 

É de chiuppo fio ramo a cchùla scorza 
Co no pertuso reHa solamente; 
Ma da chUlo pertuso esce co jforza 
No canto che stupire fa la gente. 

Partenope nzignaje sto strumento 

A lo cchiù ccaro nnammorato e ffido; . 
No hello pescatore, che lo viento 
Fice sbarca de Nnpole a lo lido. 

E la Serena Ile dieette: Quanno 
Lo jelo eh] era 'nterra s' è squagliato. 
Alliero cantarraje lo nuovo mno 
Co sto sisco che faggio arrialato. 

Guagliò^ sientem* a mme: statV a lo ffrUco, 
E vamm* accompagnanno la canzone^ 
Che de sti tiempe ncopp'* a cchisso sisco 
A ccantà mme mparaje lo vavone. 

De seiure lo tterreno è ccommogliato . 
E ppare no vocile de varviero\ 
Lo cielo è ttutto quanto reschiarato ^ 
Né a mmare ha cchiik ppaura lo noetàiero. 

Lo lume de gioja jetta strille^ 
Quanno vede accosta la lionessa; 
Lupe e llope se fanno li squasille; 
E lo purpo secuta la pur possa. 

Ijo pruno, lo ceraso, lo percuoco 

Caccia li seiure, e mmette foglie nove; 
Pe ir aria stessa sentese no fuoco. 
Che ad ammà tutte ir anemale move. 

De frasca ^nfrasca vola T ùuciello, 
Chiammanno duce doce la compagna; 
La vaccarella nxiemm'a lo toriello^ 
Zompanno se nne vanno a la campagna- 

Gomme fosse na grossa caudara 

^Mmiei* a lo pietto mme volle lo core, 
E de fuoco mme sento na sciummara 
Correre dinf a W ossa a tutte IFore. 

E ttu, Peppa, aje no nuoxzolo a la gola, 
Che lo marito sulo pò ssanare: 
Faje comme a sserpe dinV a le llenxola. 
Senza potè la notte arreposare; 



— 344 - 

B Sri co mme le mmuBte sehezzignosa . 
Pure co mme vorrisse sempe s^are: 
Faje comme co lo viento fa la rosa^ 
Fuje^ e ffBrnesce pò pe se fermare, 

Henne mo che dduje sciure frische simmo 
A sposa jammoncenne chiane chiano: 
Chi sa si n" autra vota nce vedìmmo ! 
Chi Sfsi si a n' antro pò ìion daje la mano r 

La terra^ che a lo Sole rota attuorno^ 
Spisso nne portarrà la Primmavera: 
P^ nujey scomputo cV è IV urdemo juorno, 
S* arape lo sebburco^ e bbona sera, 

Maggio i867 . 

faniiromani CSabricie^ oltimo rampollo del ramo cadétte^ 
de* Conti Qaattromani di Cosenza. Nacque in Napoli al 21 apri- 
le 1802 da Girolamo capitano di Vascello, e Teresa d'Ambrosio, 
i cui antecessori han brillato nelle armi e nelle lettere. 

La sua educazione fu trascurata perchè il padre non Tolie ser- 
vire i Re Napoleonidi • e si ritirò dall'armata ; e la madre che 
prendeva cura di quest'anico maschio si parti da questa vita 
nel 1809. Nel 1816 il Quattromani trovò una seconda madre in 
D. Caterina Doria Duchessa di Seminara. 

Questa Signora fu quella che a poco a poco cominciò ad in- 
stillare Bdl'animo del giovinetto il gusto della lettura* mellen- 
do a disposizione di luì la sua biblioteca, che in poco tempo 
tutta egli lesse ; di modo che fu costretto a cercare altri libri. 
Questa lettura fatta s<$nz ordine , servì per fargli apparare del- 
le cogniiioni sconnesse, da cui poca «ilìlità trasse; ma in segaito 
avendo compreso cib che gli mancava cominciò a ricercare 
maestri. 

La sua inclinazione lo spingeva al mesiier delle armi , ma it 
padre vi si oppose; e mentre preparavas ai concorso per V nf* 
fizio di referendario nella Cancelleria di Stato del Regno, scop* 
piò la rivoluzione del 1820 . la quale riaccese il cuore del Qaal- 
tromani che corse a cingere una spada; ed essendo stato crealo 
sottotenente de' Draffoni della Guardia «Nazionale si mostrò sem- 
pre premuroso di distinguersi nelle armi. 

Incorporato nella prima divisione comaj^data dal suo Zio ma- 
terno Angelo d^Ambrosio ch'era tenente generale, fece la cam- 
pagna del iSit; e benché questa si ebbe un esito infelice, non 
valse però ad ammorzare quella passione che in lui non si é mai 
spenta. Sciolta la Guardia Nazionale, egli fé ritorno ai suoi libri. 

Il Decurionato di Napoli lo nomina Aggiunto nel 1825 i ÌQ; 
corporandolo per sempre nel Municipio ; e ^quest' attestato di 
stima ad un giovine cne non avea compiuti gli anni voluti dalU 



— 345 — 

legge, gli fece riprendere quegli stadi! che avea lasciati nel 1820; 
e ne fece tanto profitto che pubblicò nel 1826 un Itineraria 
di notizie storiche e statistiche: cosa difficile a farsi in un paese 
che avea un Censimento quasi nominale , benché fosse stato la 
culla delFeconomia politica.Questo libro fu più pregialo di quello 
di Francioni -VespoU , e fu talmente bene accolto dal pubblico 
che in brerissimo tempo ne fu esaurita la ediùone. Adriano 
Balbi chiamò quest'opera singolare, e Nardi in uno de* congressi 
statistici di Parigi ne fa onorevole menzione. 

Nel 1828 fu nominato Eletto, incaricato della Soprantenden-* 
za delle acque, delle quali di molto difettava questa Città, e me- 
ritò la riconoscenza de'Gittadini, e la nomina di Sotto-Intendente 
dal Re: carico che ricusò. Successivamente fu Decurione de* la- 
vori pubblici. Amministratore di varie case di Beneficenza, uno 
de' fondatori de^li asili infantili , e fu membro e segretario del 
Consiglio Edilizio. 

Fece delle escursioni nella Sicilia, e ne scrisse una Guida col 
titolo di Lettere eu Messina e Palermo, che pubblicò nel 1836. 

Nel 1843 viaggiò nel settentrione deir Italia, e in una gran 
parte della Germania e della Francia ; ma fu lontano dall' alta 
società e si applicò esclusivamente a studiare ^i edifizii, le ac- 
cademie, gli ospedali, e le prigioni, e giunto in Napoli ne pre- 
sentò un minuto e particolareggiato rapporto al Ministero. 

Quest'uomo, probo e studioso, esattissimo nel disimpegno del- 
le sue cariche, nel 18B0 fu assalito da un'amaurosi che gli tolse 
totalmente la vista; e pure in tale stato non mancò un giorno 
solo di recarsi al suo uffizio ad adempiere ai suoi doveri. 

È ben noto che nella rivoluzione del 1848 il Quattromàni uf- 
fiziale della Guardia d^Interna Sicurezza sin dalla sua formazio- 
ne nel 1833 , e che già trova vasi sotto-capo di Slato Maggiore 
della Guardia medesima, air immediazione del Generale Princi- 
pe di Salerno, e fu incaricato della tranquillità del paese, e cor- 
rendo gravi pericoli, adempì in quei primi giorni onorevolmente 
e con soddisfazione dei Superiori all'incarico ricevuto. 

Nel 1860 allorquando il Direttore delf Interno signor Rosica, 
disconoscendo gli alti servigi del Consiglio degli Edili, a^iunse 
a questo un altro Consiglio della stessa natura; questa creazio- 
ne che non rifletteva affatto l'individuo, sdegnò talmente Tanimo 
del Quattromàni, che al 88 Febbraio domandò il riposo, che gli 
venne negato dal Re; ma essendosi rivolto al Decnrionato, que- 
sto eli accordò il ritiro, attestandogli il suo rammarico con ono- 
revoli espressioni. 

Nel luglio 1861 il Quattromàni si recò a Roma occupandosi 
costantemente di letteratura; e facendo ritorno in Napoli, rima- 
se in relazioni puramente amichevoli e letterarie coi dotti della 
eterna Città. 

Ne' primi giorni del 1863 partiva per Roma Carolina d' An- 
drea, Principessa Sciarra Barberini. €^ il Quattromàni le consc- 

44 



giìò un pacchetto, conten^Qtei clelle leifer^e di felicitazioni ; si a- 
bus{) da ignota maao della sua cecità introducendo due lettere 
.scritte in cifre , come svelanti le. fila di uà complotto ppUUca. 
La principessa al momento che passava la froqtier^ fa arrestata 
per un' altra lettera in cui la polizia credè vedere le tracce di 
una cospirazione, e fu ricondotta in Napoli, ove fra tante lettere 
si rinvennero anche quelle del Quattromani. Egli sicuro della sua 
innocenia accetta tutta la responsabilità delle sole proprie lei- 
tcre , e le dichiarazioni del Quattromani valsero alla Principessa 
un Tordetto di assoluzione del giuri; dichiarando lui colpevole, 
per quelle lettere a lui sconosciute di cospirazione, ma con cir- 
costanze attenuanti, onde fa condannato il Quattromani a dieci 
anni di reclusione. 

Ne' dieci mesi di prigionia , de* quali otto eraa trascorsi per 
la istruzione, durante i quattro giorni del dibattimpnto e sopra- 
tutto dopo la condanna^ il Quattromani non si smenti un mo- 
mento solo, restando sempre sereno ed impassibile; U sua età, 
il suo nobile portamento. la sua inrermità.la testimonianza di oao- 
revoli cittadini, tra* quali citiamo il Barone Gallotli Senatore, ed 
il fu avvocato Emi io Civita, non che Teloquente improvvisazione 
del sìg. Francesco Casella , ex-procuratore generala , gli attira- 
vano la simpatia di tutti. Però .non guari dopo pronunziata la 
condanna di reclusione , il Quattromani fu posto in libertà ia 
graiia deir Amnistia data dal re Vittorio Emmanuele.. 

Ora questo scrittore vive ritirato in compagnia de' suoi libri, 
e della rispettabile Emmanuella Schmid de Bellicon che tolse in 
moglie fin dal 1827. 

Nello stato di cecità il suo sollievo sono gli studii. 

Abbiamo di lui una pregiata raccolta di poesie toscane in due 
volumi col lilolo di Versi di Gabriele Quattromani, Gapolago i862 
tra le quali si comprendono quattro tragedie delle molte da lai 
scritte, e non peranco pubblicate; abbiamo pure moltissimi al* 
tri eleganti scritti sparsi qua e là, che difficile e lungo sarebbe 
lo enumerare. Abbiamo bejle poesie in dialetto napolitano stam- 
pate nel Fascio de Cheilite ec. del 1866 ed in altri libri. 

Non ha guari ha dato alla luce un bel libro tutto in dialetto 
e contiene diverse poesie e le Odi di Orazio tradotte: il t^tto 
scritto con molta purezza e le odi sono tradotte si bene e sì 
è tanto compenetrato nelt' originale, che senza tradirlo ha so- 
stenuto Orazio, e non é caduto in bassezze. Eccone il . titolo* 
LP Ode de Q, Arazio Fracco travestuU da vasciaJQh de lo Af an- 
draechio da Grabiele OaaUomane co quacche anta stroppolella 
fujeticcia pe fa veni lo suonno — Napole siamparia de lo com- 
mann. Nobele 1870, 

Volume in 8." di pag. 526 oltre ferrata corrige. Dalla pag. 
3 a 6 vi sono due prose una agli associati, T altra a^Mettori : 
dalla pag. 7 alla 117 si trovami le poesie deir autore, e della 
118 alla 140 trovansi le Annotazioni per coloro che ignoratig 



— 347 - 

non conoscono a pinio il iiijietto No polét ano. Se^ìiMio i quattro 
libri delle odi, preceduti dalla vita rfi Orazio, e dalla pag. 421 
a 619 copiósissime ed intéressanti note, in ultimo V indice. 

Noi come abbiamo accennato àlP artidolò Genoho Giulio, e 
propriamente alla pagina 23*. pubblichiamo le seguenti ottave 
col titolo 

A LO SIO D. GIULIO GeNOINO, OJIIMO DE OlAPPA, E AMMICONE 

ANTICO. 

t 

RESPOSTA A LO LAMIENTO DE LO RlLORtilO DE LO MERGATIELLO. 

lo te ^orria Spia, curo Don Giulio, 
Commi cdncàro fàje, buono mine lacca,. 
Che tiens de poesia ho pecùlio 
E V esce tanto mele, dà ssa vooóa^ 
Io che stango a Ito banco de to seiiìlio^ 
Wo teca cK a rispònnerte m* attoccù] 
Mperzò te manna co no chiappo néànna 
SU vierze scritte Senza meza canna. 
Lo vino buono ^ è buono nz\ ù la feccia ^ 
E bìiono brodo fu vecchia gallina; 
io che so cchiù fegliido so na seccia. 
Mente tu viecchio si na tregìia fina; 
La terra toja fa grano, e là mia veccia, 
lo caccio vrenna, e tu cacce farina; 
Tu tiene la pefutea, io so zeltusù, 
Tu parìe buono ^ ed io porlo farfiisb. 
Ma potìve fa pas^o, dirrai tu. 
Ciuccio e cecàtò che nh^avive à fa: 
Non )fnpàYta, éompiaAsceète^ Don Giù, 
Si pe crianza ino f aggio à ìucà; 
Te faje na tisa, e ppo n' è niente cchiù: 
Na fisa^ si ce ntenne, de pietà; 
E pe f^agarie de quacche manèra 
Te écrive ncoppà à na carta cenerà. 
Ma ridere mpeVd non potarrajè 

Quani" tb aggio h'so pé echillo àrgomientoi 
Si leginhfìo of^e non crepoje, 
Fuje pròprio de fa Vieto no portiento; 
lo rido, e rtidarrà^gxo nzi a pescraje^ 
Ca mtne parzs nìicntenno lo lamieDto 
Vede V alluorgio de lo Mercatiello 
àaceià lagreiìie quant' a ccocoxziellà. 
''Ntratanto ó-ide a thello che dich' io: 
"Ntra pòco ^s^arrà tanto dolore, 
Ca mó vehe da FranzA^ si va, Dio\ 
No schiecco de cristallo, no sbrannon; 



- 348 - 

De Io grana da nto lo ehinriò 
Farrà vede da notte luti» W ore: 
Vene ino e Uè ceampane, ca le beechie 
So rotte, e te ieonquàstano le rrecrtte. 

E bèneno pur%\ U ccamponelle 
Che sserveno a ssonà no Garìg^ione, 
No ^ntàniaro che ffa le ccose frette 
Sta preparanno là guarnexejone 
De ceb'fiire, de cAiiiOvo, de cenireUe. 
De molle, molletelle. mollettone; 
A mmalappena è UeOo 'nquaito botte 
Sgarrupammo lo traocchio a papigliotu 

Tanno V alluorgio de lo Mere^ Hello 
Sarrà meglio de notte ca de juomo. 
Li tocche ionarrà sempe a darnmiello 
Co béUo suono, e no co sto taluomo; 
La mùseea farrà tale greciello 
Ca tu la sentarraje tre miglia attuorno, 
E co lo fronte niettOj e arreeettato 
Non pàrarrà no povero eciaceato. 

Ma pe ffà chesto noe vo' la pacienzia. 
Canon eongo camice che $* aibòtlano: 
^Ntra fa e parla nee 4ta na defferenzia 
E le seoperchie ehiaaàiere te ngottano 
Te lo dico, Don Giù^ma *nconfedenzia: 
È aseaje si li premmune non te sbéttano; 
Si pMe Sante, è no guojone sèrio^ 
Tutte itriUano eh* è no vetapirio. 

Quante nee nn^ hanno ditto pe Toleio 
Primma cK addeventasse rrobba fina; 
Non ne* era vierzo de resta cojeio^ 
E de juomo e de sera^ e de mattila: 
Da li late da nanze e da dereto 
Tutta co icienzia nfoea e co dottrina^ 
Nee frosciàvano sempe li cauzune. 
Co marciapiede, porte e lamptune. 

Li marciappiede stregneno la via, 
E rròmpere te fanno la nocella. 
La lava sottoterra arrassosia 
Farrà cade cc&iik de nacasa bella; 
Li lume a paila levano allegria, 
A le porte se taglia na gran fella^ 
E le ccolonne pò dii sa qua ghiuomo 
Romparranno a cehiù d' uno quaedie ecuorne» 

Mo che la Sirala se pò ddì scomputa j 
Pecche a femirla poco o niente manca. 
La gente beatale e tenguacduUa 
Ha ^nnariata la bannera janca; 



— 34» — 

La lengua da derefo $e un' è ghiutay 
E ognuno dice co na faceUi (tanca : 

• a lo iempe l' aggio ditio che ita via 
Sarria stata no ìMccco e n' Megria»!^ 

Lo ciuccio è ebàceio^ $ ai ^ntramente pana 
No fuosio lo fa ghi de euorpo ntorra, 
Sempc da chUlo fuos90 te n* arrasia^ 
pe ce lo porta tu foje na guerra. 
A Napole gnernò, tutta la nuuea 
De r àeene te fa no eerra eerra^ 
Si la Cetà V arapre no pertutOj 
Ca mo chBita i la modà^ e Milo è V tuo. 

Mo che IP ovifMno iccmmog^te a rrtimma, 
Facimme eempe recchie de mercante^ 
B guanno icacateja uà matzamma^ 
Laaammo dire^ e ghiatnmo eempt nnonte. 
Le cehiacdnere non rompono na gàmmaf 
Ca cfttste ciucce sò^ ma non birbante: 
Padmmo buono nuje. ed è lo caso 
Che no parmo se trovano de naeo. 

Non pèrdere cchiù tiempOj statte buono, 
Ca è troppo luongo mo ehiaio loeigno. 
Si n' atilo capo daje^ e n* àiHo tuono 
A ccatirà, n' àuto riepeto te ngigno; 
Ca li vierze a la fine non $è trùono, 
E pe canta non mm' aggio a ffà no pigna j 
Addio^ Don GH^ mme oaeo abbuseà pane» 
E ttu non te eeordd de Quaitomane. 

19 Agosto 1853. (1) 

•■iMi« Emiito. Abbiamo una camoiia nella CAtfarra Na- 
polii ana Anno 1. N. 4. 



(1) Quelli dì Geooino è datata IS Agosto 18sS. 



•«4 



— m - 



R 



Rlimad Gla0e|i|iè GoniBftksaiiò ^^la Rea] Marina. Nato in 
Napoli il di 14 marzo 1882 figlio di Oitiseppe è di Maria Pe- 
trillo. 

Stadio le Angue Latina, Italiana e Francese; Geografia, Storia, 
Matematica, e Filosofia; e come esefcìtio del i6orpo , apprese la 
scherma. 

Scrittore di gratidé iiìgegfto é di spirito., ha Scritto e scrìve 
moltissime belle poesie: poche ne abbiamo in Stampa in italiano 
ed in dialetto in alcuni periodici, k fodi volanti, e nel Fascio 
de chellete devìité aMeghose e pazxiaf elle. Usipoìi 1866 riprodotte 
nel 1869 col titolo di Poèeie popòtari in dialetfo Napolitano,... 

WLMm (de) Vlneenso. Nato verso il 1774 nella Provincia di 
Ghi^ti, ][ih)b«bilmMt6 iii Cbi^ti» e ìàmo in NapMi né* ^ncipìi 
del 1865. 

Scrisse nella sua gioventù la Biblioteca Analitica , voriodico 
scientifico, nel qaale si addimostrò matematico, naturalista e let- 
terato. Continuò /' Histoire de la Littirature Italienne par Gin- 
guene\ e molte cose raddrizzò nello scrittor francese. Scrìsse 
un'opera su' Metri Arabi, inserita negl'i atti deirAccademia Fon- 
taniana ed altro.Dotalo i'iadole vBrsaitle e imma|iQosa.n0i ter- 
minò ninna delle sue opere come Leibnitz, al cui ingegno en* 
ciclopedico rassomigliava il suo. 

Di quest'uomo, a ninno secondo per ingegno e varieté di co- 
gnitioni, appena abbiamo potuto dare queste poche notizie trai- 
le dal foglio La Bussola Anno II N. 170. Napoli 25 Apri- 
le 1865. 

Noi diremo che scrisse molte e bellissime poesie; quelle che 
conosciamo in dialetto sono pubblicate nelle Nferte del Genoi- 
no del 1834, 1835 e 1836, tra le qaali leggonsi le traduzioni 
di varie odi di Anacreonte. 



~ 3Si — 

Gi6 che avrebbe fatto grande onote al de Ritis, sarebbe stato 
il classico Vocabolario \apèletana Lestigrafico e Storico siamr 
palo ili quarto pe* tipi della stamperìa Reale m Napoli. Il L 
volume di pag. 404 impresso nel 1845. Il If voi. nel 1861 di 
pag. 226 incompleto giunga alla parola Magnare. 

Ferdinando II a cai è dedicata l'opera per arricehim lai patria 
letteratura di questo necessar o ed utilissimo libro avea esonerato 
il de Ritis dalle spese di carta composisione e tiratnrat; ma, per 
quanto ce ne diceva il de Ritts, taluni C0mpositDri pcar ignoran- 
za ed avidità non piaghi delle sue regalie , frodarono immensità 
di fogli del detto vocabolario, e li venderono a' pizcioagnoli; i»- 
di ne fecero ricorso, dicendo che il governi» spendeva delle som- 
me, ed il de Ritis vendeva V opera sua a rotoli; e tanto fecero 
fino a che giunse T ordine della sospensione del lavoro;e riusci- 
rono vane tutte le prattcbe.edi ricorsi adoprati dal de RiUs mo^ 
strando fa sua innocenza. 

Il de Ritis fu uno de' primi soeii delta riporta accademia' PoRr 
taniana, giacché Tantica, fondata dal Panormita nel 1442 circa^ 
si estinse nel 1527 c<tn la morte del Sannazaro. Nel 1808 
Gtuslino Fortunate che teneva riunione in sua casa di uomini 
distinti per ingegno e sapere, formò un'accademia,senza quel treno 
di cose che caratterizza le moderne accademie , e la* restrinse 
a quindici individui (l)edil de Ritis fu del belnamoFO uno. 

Aumentatosi il persona'e fino a quaranta, si pensò dare leggi, 
e trovare un nome a quella riunione e Viocenio Geco propose 
quello di Pontaniana. 

Noi con dolore diciamo che pochi mesi dopo la morte del de 
Ritis, l'Accademia Pontaiiiaaa . che avrebbe dovuto e potilo far 
re qualche cosa in memoria di lui. invece in una di quelle tor- 
nate a proposta del socio Saverio Baldacchini deliberava una 
somma per un monumento al defunto Generale Manfredo Faoh 
ti. e dimenticava totalmente il de Ritis, di cui non fece nean- 
che mBnzione ! Dispiacevole per noi è vero, ma molto logico per 
parte dell' Accademia: dacché il de Ritis non avea combattuto 
come il Fanti le titaniche^ battaglie per incivilire qiLQSta Beozia 
che addimandavasi Regno di Napoli ! 

Blwelii Qiuspppe figKp d* Ignazio » ed Elisabetta Ruggiero, 
nacque in Napoli a^ 24 f bbraip 1783» meri a' 17 gingno^860, 
lasciando nel lotto e nel dolore cinque affezionati figli. 
Nella gioventù coltivò la storia e la poesia. 
Le vicende politiche del 1799 portarono nn rovescio alle so- 
stanze della sua famiglia, e per soccorrere a^ bisogni della stes- 

• 

(1) Ecco i oomi de' tS componenti. 

Generale Parigi — Colonnello Parisi— Vinoenao Mbntì —Andrea Muxtoxidi 
— Vincenzo Geco — Vincenzo Flauti -— Vinoentode Riti» m, Giuseppe Lo- 
pez — Tito liaosi -rrl'laiDioid VanaoRon -^ Ajeesandro d' A^sia — Domeni- 
co Sansone — Teodora^ ll(WitiD|f l|i» — ?,c«i9ce80p« ^ti:ncGi^i — Giustino For- 
lunato. 



-^ 852 - 

sa si rivolse al aegoiio ed alla meccanica apparando Tarte dei- 
Toriaolaio , e fa uno de' peritissimi. Queste sventare però noi 
fecero allontanare da' sooi diletti stadii, e fa baon letterato ed 
ottime poeta , e Tenne ammesso come socio in diverse acca- 
demie. 

Nelle sue ore di osio conversava con le muse toscane e Napo- 
litano. 

Non parlando delle tante poesie toscane messe a stampa , ri- 
ricorderemo VAnaerionte Tejo trasportato ^n Ungua no$ta da Giu- 
seppe Rivelli ntra li pasture de V Arcadia d$ Romma Aristo Meo- 
nio — Napole da li truoedUe de la Società Felomaiteca. i8S5 
in 8.** di 112 pagine • ed in fine ana pagina con gli errori e 
correzioni. 

Noi crediamo, ed egaal gindisio ne danqo quanti apprezzano 
le grazie dei nostso dialetto , che il Rivelli per questa bellissi- 
mo traduzione meritò giustamente esser chiamato F Anacreonte 
Napoletano. Egli nellMstessa guisa che fece il traduttore delle 
metamorfosi di Ovidio, ha saputo in molli luoghi vincere in bel* 
lezia lo stesso originale. 

Abbiamo tra le mani un libro in 12. di pagine 1S3 olire Ter- 
rata corrige , intitolato Saere poesie di Giuseppe Rivetti tra ^i 
Arcadi di Roma Aristo Meonio.Napoli Tipografia R.Manxi Ì8U: 
alla pag. 139 trovasi un sonetto Sull'Addolorata ed alla psg: 140 
lo Presebbio che sono 21 sestina. Entrambe queste composizio- 
ni sono in dialetto. 

Avendo avuto dalla gentilezza del maogipr figlio Ignazio doe 
Sonetti inediti sulla morte della regina Maria Cristina di Savo- 
ja (1836), per non farli andare in dimenticanza li riportiamo. 

GHELLETA 

Mme sento di da coppa: 
Fa mo na faccia tosta, 
Spaporanza lo core *n lengua nml». 

Af ara me I che mme senio imo a sto core f 
Che homma^ che tronata arrassosìaf 
Da iruocehie de la gente pe la via 
Non bidè antro che chianto asci da foreì 

Chella Regina, che sceppava ammore. 
Da le prete porzi ncoscienxia mia^ 
Se nn^ è saglìuta 'ndelol e Vallegria 
É morta^ de verlù muorto lo sciorel 

Che nee faeimmo chiù 'ncoppa a sta trrra? 
Napole bello mio, si ghiuto ammittOy 
Dinto a na sebetura va te 'nserra / 

Non truove n'ommo, che non stace affrittof 
Pe chella bruita 'mpesa cana perra^ 
Che lo mmeglio s'acchiappa fitto fittot 



— 388 — 
€HBLLETA 

t 

i 

péllerino, (^ da fare viene ] 

A bedè ehisso Begno, e ita Celate] 
Si maje dinto a lo euorpo anema tiene, 
Smicceja tutte eli piche, e cheeee tirate. ^ 

Tu non bidè autro, che dature e pene, 
E no maro de lacreme jettate I 
^Ndelo è sagliuio mo ttUto lo bene* 
Simmo restate affHttei e annecrecatel 

Ma si pò si ceortese^ entienne ammorey 
Fremtna lo passo dinto Santa Chiara; 
Uà ne" è d'ogni Vtrtù muorto loscioreì 

Chella Regina noeta accessi ceara^ 
Non cerea che na lacrema de core 
Da dinio a chèlla scura e fredda varai 

Rocelil Carlo seniore. Crediamo rendere nn omaggio al vero, 
e di soddisfare un debito di gratitudine nel dare un eenno della 
vita e delle opere di questo degno letterato ed indefesso cultore 
del nostro patrio dialetto, da diversi anni mancato a' rivi. Ed in 
Tero ci doleva fortemente che n^Ii elogi giustamente retribuiti- 
gli sa varii giornali gli scrittori ne avessero financo storpiato il 
cognome. Aggiungi che Raffaele Liberatore nello scrivere per gli 
Ann(M CivUi l'articolo del dialetto Napolitano parlò con molta lode 
del nostro, autore, e le sole parole del Liberatore sarebbero stato 
il più ludnghiero elogio; ma invece di Carlo Rocchi lo chiama 
Paolo Rucco; e Zucca^i^Orlandini, che nel 1804 pubblicava in 
Firenze la Raccolta di. Dialetti Italiani, copiando il Liberatore cita 
Rucco. 

Dunque noi che abbiamo avuto la sorte di avvicinarlo • e so- 
vente ci siamo giovati de* suoi savii consigli» grati alla s4a me- 
moria diremo che in Carbone, Distretto di Lagonegro, nella Pro- 
vincia di Basilicata, da Giovan Battista Dottore in medicina, e da 
Paola Ciaramella il giorno 5 settembre del 1771 vide la luce il 
nostro autore» ed ebbe il nome di Carlo Francesco. 

Avviatosi per lo stato ecclesiastico , e meritatosi in patria la 
*fama di egregio latinista e di valente oratore, venne e stabilir* 
si con meizi scarsissimi nella Capitale ; e qui cominciò a 
dar mostra delle doti non comuni del suo ingegno, addicendosi 
airinsegnamento. 

Il Tenente Generale Parisi , giusto estimatore degli uomini, 
conoscendo Tingegno del nostro autore, nel 1800 lo to nominare 
professore di ietieratura e storia nel Real Collegio militare, 
allora Reale Scuola Politecnica, in dove dettò lezioni fino al 1839 
senza alcuna interruiione non ostante le varie vicende che si suc- 
cessero. 

Nel i834 pubblicò ia Ciancia per la Ciancia delle dieci ba- 

4B 



— 384 - 

gattelle. Nel 1836 pubblicò un altro opascola intitolato sul dia- 
letto Napoletano] e da quest'epoca il Rocchi non tralasciò mai più 
ùi coltivare il dialetto, e fu uno de* più appassionati propu- 
gnatori dello stesso; ei fu uno di quelli che spinsero il de Bitis 
alla compilazione del gran vocabolario , somministrandogli sem- 
pre nuovi e copiosi materiali in guisa che il de Ritis non pub- 
blicava fascicoli se prima non erano dal Rocchi letti e rive- 
duti. 

II Rocchi appassionato del dialetto pensò di manifestare la 
parola di Dio nel nostro vernacolo , ed ebbe molti oppositori; 
ma egli non si sgomentò , anzi si difendeva dicendo: che non 
negava il primato alle lingue erudite e eulte: ma seguiva le or- 
me del Genovesi, il quale dislingoeva V nso di vocaboli in ^'- 
vile e filosofico, serbando questo per le scuole e per gli scritti 
scientifici e quello per i cotloquii familiari e popolari. 

Ribatteva tutti coloro che ardivano chiamare goffo il nostro 
dialetto dicendo loro che i maestri di belle lettere dicono goffo 
quel parlare senza stile, senz'arte e senza eloquenza, ma non 
già al servirsi di parole usuali che servono per far comprendere 
al basso popolo, come lo avverte il celebre Ludovico Muratori 
nel suo aureo libro delV Eloquenza popolare. E poi la Sagra 
Scrittura non c'insegna che la predica che fecero gli Apostoli 
nel giorno della Pentecoste fu udita nel proprio rispettivo dia* 
Ietto da persone non solo delle città eulte, ma anche de' paesi 
barbari e di corrotti idiomi? E per questo certamente non re- 
stò avvilita la Divina ?arola ! E senza addurre tante e tante 
altre autorità di Santi Padri , diremo solo che nel S. Concilio 
Tiidentino si docise pel popolo, e si ricava dalla Sessione 22 e 
deirultima,la quale repiicatamente comanda a'Vescovi ed aiPar- 
rochi le seguenti parole Praecipit S. Synodus Episcopis omnibus 
ut non solum illorum (Sacramentorum) vim. et usum prò insi- 
piENTUH GAPTU EXPLiGET ettam idem a singtUis Parochis pie.pru- 
denterque, etiam lingua vernagula. si opus sit^ et commode fie- 
ri potcritj servari sludeant, juxta formam a S. Synodo praescri' 
bendam, quam Episcupi in vulgarem linguam fidelter verti^ at- 
que a Parochis omnibus popuio exponi curabant : necnon , ut 
tacra eloquia^ et salutis monita eadem vernagula ungua eX' 
planent. 

Cosi il Rojcchi, contrastando sempre i puristi, i quali gli die- 
dero campo a scrivere moltissimi sonetti , che rimasti inedi- 
ti conservavansi dal suo nipote Carlo a cui sono stati frodati; 
si accinse a scrivere e pubblicare un quaresimale tutto in dia- 
letto, non discostandosi mai da^ passi della Sagra Scrittura. 

Nel 1839 chiesta ed ottenuta la giubilazione dal Real Collegio 
si dedicò intieramente al suo studio privato. 

Nel 1848 ptr dispiaceri ricevuti , udendo la morte di varii 
suoi prediletti alunni del Real Collegio pianse più di una fiata, 
e qaesto pianto forse cagionogli una risìpola agli occhi, che dal 



— 355 - 

mese di giugao di quell'anno fìno all'epoca della sua morle^che 
avvenne al 30 gennaio 1857, non potò mai più avere il piace- 
re di poter leggere un rigo ; ma non tralasciava di comporre 
dettando spesso a qualche suo allievo che andava a fargli visita 
pure al suo nipote. 

Fu socio onorario del Beai Istituto d* Incoraggiamento, e nel 
lungo periodo di sua vita fu sempre amico de' principali lette- 
iati e scienziati del paese, senza trasandare la familiarità avuta 
con molti ufficiali maggiori del reale esercito, varii magistrati e 
varii ministri. 

Ora diremo delle sue opere. 

La Ciancia per la Ciancia delle dieci bagattelle, Napoli pe'ti- 
pì della Minerva 1834, è un opuscolo in 8.*^ di 28 pag. oltre 
il Preambolo, contiene dieci sonetti m dialetto napolitano, e ad 
ogni sonetto è apposta una parafrasi latina, nella quale si é in- 
gegnato r autore di trattare quasi tutt' i diversi metri che la 
lingua del Lazio ci ha trasmessi. 

Le dette poesie hanno la seguente intestazione Nsemprece e 
verace muodo de cianciare de lo scolaro de n' antro scolare de 
Cola Capasso a lo scrittore de le diece schefenzose ciance: lo che 
fé segnare in nu Catalogo di libri scritti in varii dialetti, Na- 
poli presso Alberto Delken 1865, pag. 2 num. 12 che questo 
opuscolo fosse di Capasse Nicola. 

Quest" opuscolo fu scritto nell'occasione che l'Abate Francesco 
Fuoco ( vedi pag. 202 ) proponeva al Real Collegio della Nun- 
ziatella un nuovo metodo per fare apprendere il latino in sei 
mesi;e per dimostrare Teccellenza del suo metodo^vulle dare un 
esperimento nella sala di detto Collegio. Per sventura restò cosi 
smaccato che abbandonò la palestra ed andossene senza continua- 
re i su>i esperimenti Fu allora che il Fuoco stampò un opusco- 
scolo intitolato Ciancia divisa in dieci bagattelle^ scritta da un 
cieco per uso di chi vede ed anche di chi non vede e crede di 
vedere. In questo opuscoli scag'iossi acremente contro Nicola 
Tondi professore del C jllegio , e frizzò in varii punti anche il 
Rocchi, il quale rispose coi sopradetto opuscolo, che ebbe tan- 
to successo che nello stessa tempo se ne fecero due edizioni. 
In questo opuscolo si segna PAbate X. e Dumeoico Piccinnigli 
diresse un sonetto che trovasi alla pag. 26. 

Nel 1836 per gli stessi tipi della Minerva pubblicò un altro 
opuscolo anche in 8." di pag. 31 intitolato Del dialetto napoli" 
tana — Programma segu'to da critiche riflessioni. Ecco ciò che 
ne dice Raffaele Liberatore di questo opuscolo <& proponevasi in 
1» esso di tesser di quello (cioè del dialetto) e la storia e V a- 
» pologia e r elogio ; lavoro che se fosse stato adempiuto a- 
o vrebbe reso inutile il nostro, o agevolatone oUremodo la com- 
» pilazione y>. 

Nel 1837 pubblicò pe* tipi della società tipografica il l."voI. 
delle prediche, intitolandolo Descurze Predeccwìbele comm'a di' 



— 386 — 

cere nrmune e predeche a lengua nosia spale fécate sckUto 4a la 
saera scrittura f è da la deritta ragione^- da no sacerdote am- 
mieo de lo pparlà chiaro nzemprece e addò tene. Esso é di pa- 
gine 192, e contiene cinque prediche. Nella prerazione si tro- 
vano due sonetti in morte della Regina Maria Cristina , i quali 
furono recitati dall' autore neir Accademia di necrologia tenuta 
il 13 marzo 1836 a casa del cav. Don Agnello Carfora, ove- in- 
tervennero i più cospicui letterati e personaggi • e tra g'i altri 
il Presidente del Consiglio de' Ministri Daca Gualtieri ; e questi 
due sonetti eccitarono le lagrime degli astanti. 

Nel 1839 pubblicò il 2.*^ volume di pag. 288 dove sono altre 
nove prediche, 

E nel 1842 pubblicò il terzo volume di pag. 508» contenen- 
te 12 prediche. 

Abbiamo in foglio volante otto ottave dirette al sacerdote Don 
Baimondo Giovine, ed una Catubba per la nascita della primo- 
genita di Ferdinando II. 

Rocobl Carlo juniore. Nacqae in Napoli il lOgingno 1822 
da Bonifacio e fu amorevolmente educato per le cure del bene- 
merito suo zio Carlo Francesco Bocchi. Fatto adulto , si dedicò 
alla professione di farmacista che à^lasciata da qualche tempo, ed 
ora vive facendo da redattore di giornali. Appassionato per il 
dialetto ne scrive sempre delle composi/ioni* tra le qnali molte 
date a stampa in fogli volanti, altre stampate in giornali lette- 
rari, ed in alcune strenne , tra le quali quella intitolata Lì qMito 
de lo muoio, ed il Fascio. 

Rocoo Michele. Figlio di Giovanni Battista e di Antonia 
Corcione, nacque nel 4 maggio 1718 in Afragola. 

Studiò grammatica e belle lettere nelle scuole de* gesuiti, si 
applicò alla filosofia ed alla legge, indi si addisse a'pubblki ban- 
chi, e divenne Cassiere maggiore nel Banco dello Spirito Santo, 
per la qual carica si richiedeva la qualità di onesto ed istroito 
proprietario, come egli era. 

Fu ascritto air arciconfraternita di s. Giuseppe dell'opera ve- 
stire i *nudi , e siccome questa congrega era composta in gran 
parte di mercanti, il Boceo, per far divenire più solida e da- 
ratura questa pia ed utilissima opera , fu il primo a proporre 
ed invitare ad ascriversi molti illustri titolati e nobili. 

Gessò di vivere in Napoli il 19 giugno 1790. 

Nel 1788 diede alle stampe De Banchi di Napdi e dellalm 
origine, libro interessantissimo. Oggi mentre si cerca distruggere 
questa bella istituzione, contemporaneamente sene aumentali 
numero; e questo libro divenuto raro, vien da tutti ricercato. 

11^ nostro Becco versato nel latino e prendendo diletto a far 
veni in napolitano ; per semplice suo divertimento cominciò t 
fare la traduzione della Buccolica e Georgica di Virgilio, lo che 
saputosi dal Porcelli , che stava ristampando le opere in 
dialetto, gli fé tali e tante premure che il Bpcco le compia e 



- 3»7 - 

scrivendo anche la vila di Virgilio, donò il lutto al detto Por- 
celli, e questi la stampò nei voi. 24 e 25 delia sua collezione, 
che pubblicò nel 1789. Qaeste traduzioni portano il nome dì 
Emerisco Liceale Pastore Arcade. Furono ristampate nel 1836 
della società Filomatica. 

Boeeo EuMiiiaele. Michele Rocco nato in Castellammare di 
Stabia , di famiglia originaria di Lettere , fu capitalo di fre- 
gata al servizio della Spagna, ed onilosi in matrimoniò con Ro- 
sa Rugalto, nativa di Ferrei città della Galizia in Ispagna. colà 
il di 2S novembre 1811 vide la luce il nostro Emanuele. Ve- 
nuto in Napoh nel 1818 , ed orbato del padre nel 1820 , il 
tutto deve alla costanza e fermezza della madre pel prosegui- 
mento de' suoi studii. 

Le prime istruzioni elementari le ricevette da un suo^ zio 
paterno, il latino ed il greco l'apprese da Giustino Quadrari, ed 
ottimi consigli si ebbe da Giuseppe de Thomasis, Emanuele Tad- 
dei,eRaffaeie Liberatore che inseguito lo volle per compilatore 
al vocabolario del Tratnater di cui il Liberatore era capo. 

Nel 1826 fa alunno nella Consulta di Stato, nel 1840 e 1841 
fn professore di rettorica e belle lettere nel Real Collegio Ter- 
tulliano in Arpino, 

I suoi lavori letterarìi sono articoli di giornali ; noi lo ricor- 
diamo per nn volume in 8.^ di pag. 96. per la Tipogra- 
fia dell'Aquila dì V. Puzzielto 1844 col titolo Propostina di cor' 
rezioneelle al gran vocabolario domestico di Basilio Puoti; quali 
proposte già aveva pubblicate nel 1842 in articoli staccati sul 
giornale napolitano II Lucifero. 

Questo chiaro filologo non tralascia di tanto in tanto vergare 
qualche bella e spiritosa poesia in dialetto, e nella Strenna La 
coda del Diavolo pubblicata nel 1859 abbiamo di lui La bella 
acquaiola. 

Il«iiile« Carlo, figlio di Agostine e Maria Giuseppa Salsano 
nato in Salerno il 25 Aprile 1842. Suo padre fu il fondatore 
della prima Vendita della Carboneria in Salerno. Nel 1820 cui 
grado di capitano parti per combattere i Tedeschi , disgraziata- 
mente fu imprigionato, e soffri le persecuzioni della polizia pei 
suoi sentimenti patriottici per i quali sciupò in poco tempo qua- 
ranta mila Ducati, e Carlo ultimo de' suoi figli del secondo let- 
to, allevato sotto la sferza delle domestiche strettezze, fa co- 
stretto ad abbandonare i suoi prediletti studii del disegno a cui 
Yolea addirsi, ed al tredicesimo anno dovette pensare al sosten- 
tamento de* suoi vecchi genitori con le suoi deboli forze ; ma 
pieno il cuore e la mente de* nobili principii ispiratigli dal pa- 
dre ( che non fruttano altro che rivoluzioni e devastazioni ) si 
gittò nella carriera giornalistica, e nel 1859 in unione di Fiio- 
meno Alessandroni collaborarono nel ^ornale // Campanello, e 
nel 7 luglio 186^ insieme a Tommaso Rufla fondarono il gior- 



- 358 — 

naielto Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto; ed in seguito è stato 
collaboratore di diversi giornali. 

Ha scritto molte prose e poesie nelle Nferte de lo Cuorpo de 
Napole e Sebbèto.néì Fascio ed altrore e diyeì*se volte à firmato 
i suoi articoli col nome di Cario Cernirò. 

Noi abbiamo in fogli volanti un sonetto a Rosina Brignole — 
Là Volpe pe lo juomo de lo nomme sujo, ed una cavatina per la 
stessa occasione col titolo Lo Suonno de le ttre Rose con la data 
del 3 settembre 1865. 

Bomuaido P. della SS. madre di Dio^ nel secolo Gaetano 
Gapasso, figlio di Pasquale e Maria Melluso , nacque in Napoli 
a' 15 febbraio 1798, e vesti l'abito di Rehgioso Aicantarino il 10 
novembre 1816. Abbiamo di lui due poesie in istampa una in foglio 
volante col titolo Pastorale Napoletana^ e l'altra in 8.® di 4 pag. 
intitolata A lo Bammino che sta rinCo Presebio-- Pastorale. 

Il concetto è indovinato, le poesie sono belle, ma 1* ortografia 
è orribile. Costui cone tanti altri ha sfiduciato il dialetto in mo- 
do da essere individuale. 

ttosa S»l¥Atore, nato in Napoli nel vili aggio dell' Arenella 
al 1615 morto nel 1673. La sua vila è troppo cognita , noi 
diremo che fu buon pittore di figura, celebre per paesi e bat- 
taglie, come per incisioni ad acquaforte, valente poeta ed otti- 
mo attore comico. 

Il Rosa, al dire di Vincenzio Moreno, non isdegnò dì scrive- 
re « brevi commedie in rima nel giocondo « dialetto di questa 
a nostra città, che non era ancora, siccome oggi è , tanto ini- 
a bastardito per le moderne voci straniere, ma riteneva in gnu 
« parte la grazia e la leggiadria del greco idioma donde fu ge- 
a lierato; il che rendevalo gradito anche a' più dotti »• 
^ Non sapremmo dire donde il Moreno abbia cavata questa no- 
tizia: noi non abbiamo conosciuta nessuna di queste commedie. 

BosA (de^ GlaoinCa. Abbiamo sottocchi un opuscolo in 4.* 
di pac. 36 col titolo Poesie per le Vitlorie di Ferdinando lY re 
delle due Sicilie e Maria Carolina d* Austria Regina, composte da 
Giacinto de Rosa Parroco di S. Audeno d'Aversa e dedicate alt 
Eminentissimo Cardinale Fabrizio Ruffo vicario Generale di Na- 
poli in contrassegno di gratitudine e di rispetto Napoli.i799 Con 
licenza de'* Superiori, Dalla pag. 3 a 6 ovvi le dedica datala 
il 2 ottbbre 1799: da 7 a 13 leggesi Chelleta de vierze sdruc- 
ciole pe Uode a Dio ca ne* ha leberato da le mmane de le Fran- 
zise^ che sono 152 versi scritti in buon dialetto; nel rimanente 
trovasi un spnetto, 17 ottave, ed una Canzona il tutto in toscano. 
Rosa (de) P. Brrioo delP ordine de' predicatori; nel 1798 
pubblicò un libro intitolalo Meditazioni e poemi sacri , ovvero 
verità eterne. Nel 1800 ne fece una seconda edizione pe' tipi di 
Vincenzo Orsini con raggiunta di varie canzoni sacre in italia- 
noy in dialetto napoletano, ed in dialetto calabrese. Questa vo- 
lume è in 8« di 375 pag. Dalla pag. 339 alla 353 sì trovano le 



— 359 — 

seguenti canzoni in dialetto napolitano 1^ sulP amore di Dio , e 
ingratitudine dell uomo. ^ sulla gravezza , e danni del peccato 
mortale. 39 sull'amore che Gesù porta alle anime. 4^ Ansie a- 
morose verso Gesù. 5" sulla bellezza di Maria, pregandosi a 
render belle le nostre anime. 6^ sul pernierò della morte. 

Bos» (de) Carlantonio marchese di Yillarosa. 1 titoli di 
questa famiglia di patrizia nobiltà Aquilana, ricordano la munifi- 
cenza del II e VI Carlo, Monarchi di queste nostre contrade, i 
quali concederono feudi e prerogative agrillustri avoli di questa 
prosapia per essersi distinti in cavalleresche virtù. Discendente 
da tanti illustri uomini si per guerresche imprese , che per il 
coltivamento delle lettere e scienze era Tommaso de Rosa , il 
quale unitosi in matrimonio con Nicoletta Vulcano diede in luce 
il 13 agosto 1762 il nostro Garlantonio, il quale fu educato nella 
casa paterna. Apprese le italiane e Ialine lettere, e si distinse in 
yarii esercizii legali che il padre avea in propria casa» 

Èssendo di animo veramente liberale non voile accettar ca- 
riche , se non quelle senza emolumento e pel bene de' poveri, 
a'quali spesso sovveniva di nascosto col suo proprio peculio. — 
Fa socio di varie Accademie, e scrìsse parecchie ed interessanti 
opere, che sono a stampa, e molte poesie, tra le quali varie in 
dialetto. 

Quelle che noi conosciamo date in luce si trovano inserite 
nelle Nferte di Giulio Genoino del 1834 e 1838. 

Gessò di vivere li 10 febbraio 1847. 

Roslni Carlo Maria figlio di Vincenzo professore di me- 
dicina nativo di Rofrano, e di Maria Antonia Ardia napolitana. 

Nacque in Napoli il 7 aprile 1748. II genitore grinseguò i 
primi rudimenti del leggere, e per .sollazzo gì* imparò Talfabe- 
to gì eco, e ravvisando nel fanciullo non volgare ingegno, di anni 
7 lo mandò èlle scuole de' PP. Gesuiti , i quali avvedutisi det 
suo ingegno, procurarono di averlo fra di loro. 

Il giovinetto inclinava ad abbracciare quello istitato. ma per 
la sopravvenuta morte del genitore ne fu distolto, e giunto al- 
Tanno dodicesimo abbandonò quelle scuole. La madre nulla tra- 
scurando per la buona riuscita del figlio, s'impegnò di farlo ri- 
cevere come alunno nel Seminario Urbano, e quivi compi il cor- 
so delle belle lettere italiane latine e greche, avendone dati più 
saggi con diversi componimenti in prosa ed in verso appena 
compito il terzo lustro. Studiò filosofia, dritto civile e canonico, 
e teologia. Ordinatosi suddiacono nel 1769, fa scelto per mae- 
stro nel Seminario stesso. Dal Cardinale Arcivescovo Capece Zurlo 
fa nominato prefetto di tutte le scuole. Nel 1784 fu nominato 
sostituto nella Cattedra di scrittura sacra nella Regia Università. 
Nel 1787 fa ammesso socio della Reale Accademia Ercolanese, 
ed ebbe Tincarico deirinterpetrazione de' papiri rinvenuti in Er- 
colano. Nel 1792 venne nominato Canonico della Cattedrale e 
nel 1797 fu eletto Vescovo di PozzuoK. Nel 1801 fu nominato 



- 360 - 

• 

Sopraintendente deir officina de' papiri e nel 1817 fa nomioata 
presidente perpetuo della Reale Società Borbonica, nel 1822 pre- 
sidente della pubblica istrnzione e della Biblioteca Borbonica. Nel 
1824 lasciando a sna richiesta V istruzione pubblica , occupò il 
posto di uno de* consultori di stato del Regno. Fu membro delle 
più illustri Accademie di Europa , ed era decorato della Gran 
Croce di Francesco 1. Fini di vivere il 17 febbraio 1836. Chi 
volesse più minuti raj^uagli di questo esimio letterato, può leg- 
gerne la vita scrìtta da Giuseppe Gastaldi, nella descrixiùne detta 
Èeal Accademia Brcolanese pubblicata nel 1840, e quella scritta 
dal Marchese Villarosa ne' suoi ritratti poetici di alcuni uommi 
illustri del regno di Napoli del eecolo XVIII stampata nel 1842. 
Non parlando delle svariate e dotte sue opere italiane e la- 
tine, diremo solo che tra tante cariche conversava spesso con 
le muse latine, italiane, e napolitano. 

Noi non conosciamo altro che un epigramma latino con la 
parafrasi Napoletana, che trovansi stampato in Napoli nel 1789 
nella raccolta Ae^Componiménti poetici per le leggi date aUa nuova 
popolazione di S. Leucio da Ferdinando IV. 

Rafr* Tommaso figlio di Francesco e di Errichetta Langer, 
nato in Napoli il 22 giugno 1834, apprese belle lettere alle Scuole 
de* Gesuiti» Volendosi addire alP archittettura, studiò disegno di 
figura ed ornato, ma la perdita del padre lo distolse di seguitare 
la tracciata carriera, e nel 1886 fu commesso de'Dazii Indiretti, 
e nel 1860 ne fu esonerato dal Municipio. 

Questo degno figlio del Gav. Francesco Ruffa , conosciuto 
letterato , seguendo le orme paterne non ha mai tralasciato le 
belle lettere scrivendo graziose poesie stampate in fogli volanti. 
Nel 1856 pt^bblicava /( Tomese periodico, e nel 1860 in unione 
di Garlo Romice Lo Cuorpo de Napole e lo SelfbetOj indi Lo IKa-^ 
volo Zuoppo e Polecenella^ ed ora Lo farfarieUo. 

Ha scritto varie commedie per Teatro le qoali rappresa- 
tate hanno avuto buon risultato. 

Baie Bomenieo. Nel periodico col titolo La unità détta 
lingua, che si pubblica a Firenze, anno II, V giugno 1870 N^ 
1, nag. 10 troviamo un articolo intestato Stuiii comparativi dei 
dialetti, ove leggesi la seguente lettera. 

e Gbiar. sig. Direttore — Avendo letto nel suo pregevolis- 
a Simo Periodico La Unità della Kngua il Proemio della Paoli- 
a na tradotto in dialetto piemontese, genovese e mantovano, mi 
« é sembrato proprio un vuoto non leggervi anche la traduzio- 
» ne in dialetto napoletano, che è forse quello parlato da un niH 
a mero più Rrande d'Italiani: ed è per questo che mi permet- 
» to di mandargliela io, ed ella ne terrà quel conto che crede, 
a Manca ancora il dialetto veneziano che per grazia e per brio si 
a assomiglia tanto al napoletano;forse non si fari aspettar molto. 
» Accol^ i sentimenti della mia stima e mi creda --Delia S» V. 
a Napoli, 31 maggio 1870 — Obblig. Servo ^ Domenico ituiz. 



- 361 — 

Segue il detto proemio in dialètto mj^letano. 

Grati al Rniz pel pregìo^ in cai tiene il nostro dialello.diciamo 
tuttavia che questo non dcv* essere il primo linguaggio che abbia 
parlato, perchè dal modo io cui scrive dimostra esser tuttaltro 
che napoletano, benché parecchi modi siano indovinati. 

Basilo Pmneeseo Antonio. Nella Peicatrice Ineogwta 
/avola mariiHfna di Mareanionio PeriUo stampata in Napoli nel 
1630 troviamo un bel sonetto in napolitano in lode dello stesso 
di Francesco Antonio Russo *nnap0duto aead0nimeco 'neatUo. 

Basilo 1j. Abbiamo uu foglio volante stampato nel 18S0 
col titolo Parlata du figlio du cuorpo de NapfJe a V auti gua^ 
gliuni. Sono 34 quartine in ottava rima con la firma // B. C C. 
(Il buon cubino carbonaro) L, Russo. Il contenuto è uno di quei 
soliti avvertimenti che han dato sempre i mestatori in tutte le 
rivolture pubbliche,che gridano di non cercare impieghi, sentire i 
consigli de'vecchi, aver pazienta che si toglieranno i pesi, esser 
moderati ed amarsi da fratelli onesti e tante altre belle cose : 
consigli che eglino poi non mettono in opera; ma pensano solo a 
salire il più che possono^ a distruggere proprietà, istruzione e 
pubblico erario, ad aggravare il popolo con tasse e balzelli ed 
a rubare: e calpestando religione e morale sfacciatamente impin- 
guano i loro borselli alla barba degrinfelici creduli 1 



46 



— 3«2 - 



S 



Saceo BalTa^lc. Da* coniugi Carlo Sacco ed , ADgioIa de 
Novellis il 14 agosto 1787 nacque in Napoli il nostro Raffaele. 
Fin dair età di anni cinqne si rese l'ammirazione di quanti il 
conobbero per la grande felicità della sua memoria . che con 
molta facilità ripeteva alla lettera qualunque componimento che 
ayea udito; in modo che i sigaori , i religiosi e le claustrali lo 
richiedevano per ascoltarlo , e ne rimanevano soddisfattissimi» 
dandogli il nome di j^iccolo poeta. 

Ebbe a maestri i sacerdoti Giacinto Castagnuolo e Marcello 
Scotto di Precida (giustiziato nel 1799). Trasportato da questo 
genio si die alle lettere ed in particolare alla poesia, prediligen- 
do quella in dialetto napolitano, che formava l'oggetto primiero 
delle sne compiacenze.Studiò Fottica sotto il famoso fisico Antonio 
Barba; ebbe a compagni il professore de Gonciliis ed ilBenghi. 
Progredì sempre in questa branca della fisica, alla quale accoppiò 
la pia sana pratica, per cut nel 1830 pubblicò Til/é^to^^opio, mac- 
china di sua invenzione diretta a conoscere tutte le falsità materiali 
che potessero aver luogo sopra bolli, suggelli, caratteri ed altro. 
Questa macchina trovasi illustrata nella Procedura Penale del 
chiarissimo e benemerito nostro concittadino il fu Nicola Nicolini; 
ed, in seguito dei rapporti del Real Istituto d'incoraggiamento e 
della Consulta Generale del Regno, fruttò al Sacco due decora- 
zioni di prima classe. É socio di varie accademie • ed esercita 
onorevolmente Tottica. 

Se si potessero raccogliere tutte le sue poesie improvvisate, 
se ne farebbe un ben grosso volume. 

11 Sacco ha in mente farne una raccolta e darla alla stampa. 



- 363 



Molle sue poesie ieggonsi in diverse raccolte, in strenne ed 
in fogli volanti. 

Esso fa l'autore della canzona con l' intercalare Te voglio 
bene assaje, E tu non pienze a me: canzona che produsse un 
fanatismo tale , che mosse la vena di molti sedicenti poeti , i 
quali ci ammorbarono di canzoni più o meno buone. 

Un giorno il Sacco trovandosi a visitare il |Cardinale Sisto 
Riario Sforza, questi gli disse che la poesia Te voglio bene assaje 
gli sarebbe piaciuta sacra, ed il Poeta rispose averci pensato. 

- E perchè dunque non me V hai portala ? [soggiunse il 
Prelato. 

— Eminenza, non ci ho pensato; ma ora gliela farò sentire. 
E cosi improvvisò la seguente: 

DIO A L' OMHO 



Fummo che luce e angiole 
Avess io criato, 
Ommn crudele ^ngrato. 
Penta je pe te sarvà. 

Tanno decette Figliemo 
Corr* io quanno vorraje : 
Te voglio bene assaje 
E tu ìion pienze a me. 

Votajeno li vuortece, 
E pò facette Adammo; 
Là stampa mia la iMammo 
E arrassemeglia a me. 

E le mmoccaje /* anema , 
Ca 'nfaecia le sciòsciaje; 
Te voglio bene assaje 
E tu non jnenze a me. 

atramente de nnocenxia 
Lo suonno se faceva. 
Penzaje de fare a Eva 
Pe lo potè ajutà. 

E na costata^ zzappeta^ 
Da pietlo le iceppaje: 
Te voglio bene assaje 
E tu non pienze a me. 

Ma lesto lo demmoniOj 
'Nchiaccanno na boscia^ 
Dinto a la porcaria 
Li ffece nnabbessà. 

E io che bua resistere / 
Lo figlio mio chiammaje: 
Te voglio bene assaje 
E tu non pienze a me. 






Che mmiézo a tanta strazio 
Li cchiù crudele e atroce 
Appe a morire ncroce 
La corpa pe pavà. 

Tremmaje la natura^ 
Lo Sole s'ascuraje: 
Te voglio bene assaje 
E tu non pienze a me. 

E pe resta mparpetuo 
Co Pommo ncompagnia 
Dinio a VEucarestia 
Se fette a ncaforchià. 

Decette 'nf accia a Vuommenei 
Non partarraggio maje^ 
Te voglio bene assaje 
E tu non pienze a me. 

Nchiaccato ^ncuorpo a mammeta 
La corpa te facette, 
Lo sango sujo spennette 
Pe te potè lava. 

E pò te dette n'agnolo 
Che va addò tu vaje: 
Te voglio bene assaje 
B tu non pienze a me. 

S tu pe tanta razie, 
Che sempe faggio fatto^ 
Friddo, jélato, sfatto 
Non eorrespunne a me. 
Pe caretà mo seètate 
Primmo che morarraje^ 
Te voglio bene assaje 
B tu non piente a me. 



— m — 

Pe te sarvà scannàji Fi ca li juorne fujeno. 



Lo proprio figlio mio\ 
Levarne sto golia 
he farete gaudè. 

Non ne scarta no ttecehete\ 
Si no pe tte so guaje: 
Te voglio bene assaje 



La morte n*aspettare\ 
A me si viioje tornare^ 
Non fa difficortà^ 

Non fa comme a tanVautre^ 
Decenno : e ogga e craje : 
Te voglio bene assaje 



E tu non piente a me. E tu non pienxe a me. 

Saccone TomiiMcc. Abbiamo un sonetto innanzi al Na- 
poli scontrafatto di Giov. Battista Valentino.^ 

ttHddnnftene Bernardo. Il Signorelli nel voi. V, pag. 
442, delle Vicende del'a cnUara delle due Sicilie dice eh* era 
a contemporaneo del Tallio, fiori dopo il 1720 e mori prima del 
« 1735 )». Le opere che ricorda sono Lu Simmdo — La Car- 
lotta — Li mariti a forza — Lo Paglietto geluso e La Noce de 
Veneviento pel Teatro Fiorentini nel 1722. Noi ricorderemo La 
Baronessa, Lo Castielh Sacchejato, Li duje figli a no venire. La 
Marina de Chiaja^ Patrò Tonno , La Taverna de Mostaccio e 
La vecdiia sorda. 

filala (della) !%ieeolò. Nella seconda edizione de^Soneltidi 
Nicola Capasso. pubblicati per cara di Carlo Mormile nel 1810. 
alla pag. 35 delP Aggiunta a' Sonetti lecgesi Lettera di NiccM 
della Sala al signor Niccolò Garofano detto il Quatritjlia. Essa 
è di 165 versi sdraccioli. ed il Mormile in una nota dice: « Chi 
« via stato questo Niccolò della Sala autore di qaesti cosi grai- 
<K ziosi sdruccioli dettati ( se tanto o quanto m* intendo del mio 
« dialetto) con tanta purità di lingaa sarebbe pur bella cosa lo- 
ie vestigarlo, come pur se ci sia altro del suo ; essendo proba- 
« bile che chi usa cosi belle forme di dire.una sentenza chiara 
et adattata al soggetto che tratta, ed uno stile facile e naturale 
« si fosse, almeno in sua gioventù , molto esercitato in qaeslo 
« dialetto. L' imp*esa non sarebbe difficile, se si riflette che re- 
ti poca in cui egli fiori non è molto lontana da noi. Il Garofa* 
a ntt. per quanto mi pare, (avendolo io conosciuto personalmeu- 
« te) saranno forse trentatrè o trentaquattro anni che se ne mo- 
te ri as«ai vecchio, e da questa lettera scrittagli quand* era gio- 
<K vane appare che il signor della Sala dovea precederlo almeo» 
a di una ventina di anni; sicché l'affare sarebbe di un mezzo 
a secolo addietro: ma dove trovi tu chi si piglii questa briga?» 

Il contenuto della lettera è che Garofano volea riunire pel 
successivo Carnevale degli amici onde rappresentare qualche com- 
media, avendo scelto per Direttore il della Sala, e qaesti come 
più anziano lo distoglie facendogli osservare i disturbi e |;P im- 
picci a cui si va incontro, il denaro che si spende ed la al* 
timo una critica che non manca mai. 

La detta lettera porta la seguente data : 



— 3»S — 

Oje de la pagliara, iuorno trUece 
Lo mese che se fanno li Presibbeje 
Vanno che la Hegina è seiuta graveta 
La quarta vota.... 

Da ciò si rileva cb'è scritta il lA dicembre, ma 1' anno f 
Crediamo verso il 1792 o 93: giacché Maria Carolina sposò 
Ferdinando IV al 4 Aprile 1768 e fece la sua entrata in Napoli 
nel 12 maggio stesso anno, e procreò diciassette figli. 

Il primo, Tito, vide la luce nel 1772, Francesco I. nel 1777 
e Leopoldo Principe di Salerno nei 1790: cosi crediamo che la sna 
quarta pregnezza fosse stata nella sopradetta indicata epoca. 

Siccome poi il Mormile al 1810 scriveva che per averne 
notizie bisognava andare nn mezzo secolo addietro, noi dopo un 
secolo e pia avendo fissato la data della lettera osiamo dire che 
il nostro della Sala fosse qael celebre maestro di cappella edu- 
cato nel Conservatorio della Pietà de* Turchini, e che in segui- 
to divenne primo maestro nel detto Conservatorio ^ maritandosi 
la stima delP esimio Giovanni Paesiello per le sue Regole del con- 
trapunto pratico impresse nella stamperia Reale nel 1794 e 
dedicate a Ferdinando IV. E mons. Charon, uno de'compilatori 
del Dictionnaire historique dee musieims impresso in Parigi nel 
1809. disse: c^est le seul corps de dortrine complet sur l'art de 
la eomposition. Il Sala fu autore degli spartiti La Zenobia , La 
Merope ed altri pel Beai Teatro di §. Carlo. 

Il detto maestro vide la luce in un picciol villaggio presso 
la città di Benevento nel 1732 e mori in Napoli nel 1800 Ma 
però vien ricordato col nome di ivirola Maia. 

Saimltto Pietro. Scrittore di varie commedie per musica 
rappresentate nel Teatro Nuovo in questo corrente secolo. Noi 
conosciamo II Cieco del Dolo ed / due Caporali. 

Salatati Uonardo. Figlio di Giovan Battista e di Gine- 
vra di Carlo, nacque in Firenze nel 1540. Nel 1S66 fu console 
neir Accademia Fiorentina, nel 1569 ebbe la croce delP insigne 
ordine di S. Stefano, e fu adoperato utilmente in varie faccen- 
de in patria e fuori. Mori io settembre 1589. 

Fu uno de* più facondi uomini della Toscana, maestro della 
SUI favella* socio dell* Accademia della Crusca e cavaliere or- 
nato dì molta dottrina. 

Il sue ingegno gli ha fatto meritare nn posto nella serie di 
coloro onde la Toscana ha mag^or titolo a gloriarsi. 

Questo celebre letterato scrisse gli Avvertimenti della Lin- 
gua sopra il Decamerone e pubblicolli in Venezia in due volu- 
mi in 4**. il primo nel 1584 ed il secondo nel 1586. In fine del 
primo volume trovasi la novella nona della giornata prima del 
Becamerone tradotta in vani dialetti d* Italia , tra' quali è asse- 
gnato il secondo luogo al nostro napoletano. 

Quest* opera fu ristampata in Fn^nze da Giunti nel 1586 in 
4"*. e nel 1712 in Napoli da Raillard anche in 4^ 



- 366 - 

SamblMe «ta«cp|ic. A'Ha pag. 32 dell* Aggiuta mena 
alla S.^ edizione de' Sonetti del Gapasso troviamo un Sonetto 
di questo Sambhse, al quale fa risposto con altro del Gapasso, 
ohe leggesi alla p. 16 del detto volume. Carlo Mormile^che arricchì 
di note tutto il libro, ci fa sapere che il Saonbiase era un nob • 
le napoletano. 

ManiiMaro Giacomo. Nicola Sannazaro de'nobili Sanna- 
zari di Pavia prese in moglie Marsilia di Santo Mango dalla qua- 
le ebbe due figliuoli, ti primo Giacomo, che nacque in Napoli il 
98 luglio 1488, e I-altro Marco Antonio. Mori il padre lascian- 
do i UgK ancora giovani. La madre, o perché non potesse soste- 
nere nella capitale lo splendore della famiglia o per qAalche 
altro motivo, ritirossi, secondo il Grispo, in Nocera de* Pagani ; 
ma Francesco Golangelo dice nella Valle diGifuni. Gola il nostro 
giovine Sannazaro scriveva elegie. 

Giuniano Maio, celebre grammatico, che fu uùq de*maestri 
di Giacomo, leggendo que' versi, nel gmdizio che faceva deiral- 
to ingegno del giovine, scrisse alla madre persuadendola a fare 
ogni sfurio onde mantenesse Giacomo in Napoli, perchè col suo 
ingegno avrebbe ricompensato il danno della spesa madore. 

La prudente donna condiscese a que* savii consigli , e sen 
venne nella capitale. Giunto in Napoli il Sannazaro innamoros- 
si di una giovinetta del seggio dì Portauova a nome Garmosina 
Bonifacia, e per essa cominciò a scrivere in lingua latina ed ita- 
liana con tanto ardore e spirito di poesia che ne pervenne la 
fama alla Gorte del Re Ferrante I d'Aragona, nella quale D. Fe- 
derico figlio secondogenito del detto Re, amante delle muse, pro^ 
curò di chiamarlo. 

In fatti con Federico visse il Sannazaro familiarmente fino 
aU* infelice fine di qnest' ultimo rampollo della Gasa Aragonese; 
in guisa che con bello esempio di gratitudine,vendendo egli due 
castelli ed una gabella per 16(M)0 ducati.fece dono di detta som- 
ma al suo Re. Mori in Napoli nel 24 aprile 1530. 

Scrisse varie opere, le quali lo fecero salire a tanta rino- 
manza, che fu conosciuto dappertutto. 

Questo celebre letterato e poeta fervido promotore de*buoj 
ni sludii, uno de* primi dell* Accademia Pontaniana, col nome di 
Azzio Sincero, non isdegnò di scrivere nel natio dialetto; e per 
ftr cosa grata al suo signore Federico, ch'era amante di rappre- 
8enti«ziooi, scrisse Lo OlifMtnmerù, 

Questo gliuomfàero, dtatoda molti letterati, non è peranco 
pervenuto a noi, ed ecco dò che ne dice il Sicnorelli. 

» Il Sannazzaro fece alcuni coyiponimenti cn'erauo una spe- 
p eie di satira buffonesca, e si chiamarono gHuommefe dal lati- 
9 so $hmeru$j gomttoloii^. 

Il Grispo « che tivea nel XVI secolo , ci dice the al suo 
tempe correva ancora imo gliuommero del nostro poeta. ' 

li aiioccarelHi morto nel IGiT^in un manoscritto conservato 



- 867 - 

dal Duca della Torre Filomarino ci fa sapere che moki di que- 
sti gliuommere leggevaosi a tempo suo. e ch'erano una specie di 
poesia rappresentativa. Giovanni Antonio Volpe dice che anche 
egh ha avuto in suo potere alcuni gliuommere, ma per esssere 
scrìtti ^ in dialetto dairantore deli* Arcadia stimò indegni di pub- 
blicarli; e quindi, come è da credere, li lasciò perire. 

La posterità però sempre detesterà la di lui leùosa delica- 
tezza, increscendole la permta di que* componimenti, che alme* 
no avrebbero pasciuto una giusta curiosità. 

Giuseppe Campanile che nel 167S pubblicava le sue Notine deUa 
nobiltà napolitana^ alla pag. 961 , parlando del Sannazaro, dice 
che adoperava il dialetto e che « ne' suoi festivi cantici satirici 
» manoscritti appresso di me, scherzò cantando nel matrimonio 
» di D. Ioanne— Haggiela venta, o cavallo.o jomenta Stipulammo». 
Carlo Celano nelle sue Notizie del bello della Città di Aia* 
poli, che pubblicava nel 1688 • ci dice che nel ritomo che fece 
il Sannazaro in Napoli, pel dolore che sofiri nel trovar dirocca- 
ta la sua torre di Mergellina per ordine del principe dX>range, 
per sfogare la bile contro questo principe, compose una canzo** 
na che fece cantare da' ragazzi nelle feste che si facevano nel 
Capo dell'anno; e ci lasciò scritti i primi quattro versi, che so- 
no i seguenti: 

Noi poveri pellegrini 
Che venimmo da lontano 
A far lo buon segnale 
Al Santo Capo d' anno. 
Il Galiani, che scriveva nel 1779,cita il primo Terso di que* 
sta canzone dicendo: Simmo li povere pellegrine . e soggiunge 
che « la costante tradizione Tattribnisce al Sannazaro, volendo 
» alludere alle sventure della nazione di aver perduto i suoi io^ 
» vrani ». 

Ma Luigi Serio, che rispose al libro del Dialotto del Galia* 
ni, confutando sostiene che questa 6 la canzona del Capo d*anno» 
la quale cosi comincia* 

Simmo li povere i povere . povere^ 
E venimmo da Casoria, 
Caioria e Messina^ 
Simmo li povere pellegrine. 
E noi pure, se ci è lecito arrischiare la nostra opinione sid 
proposito , siamo di avviso che i versi riferiti dal Celano nen 
siano punto del Sannazaro; perocché d pare impossibile che un 
tanto poeta avesse potuto scrivere versi cosi iscempiati sema 
rima e senza pensieri. 

Ci auguriamo che qualche dotta penna di più accurate- 

ricercatore di pàtrie notizie voglia darne pitt chiara ceatezia. 

Samnieala oioTAMiai. Nel di 20 apnle 1802 nacque in 

Venafro; e nel Ì8S4 Tenne in Napoli per apprendere le medi» 

che e chirurgiche discipline, ove fece tali rapidi progressi ohe il 



- 388 - 

comuDe di Capriati con ileliberazione del 30 novembre I8i8 in 
proclamò medico e chirurgo condotto. Nel 1831 veniva chiamato 
nell'Ospedale civile e militare di Venafro. Sedè nel VII Con- 
gresso Italiano qaest'aomo inslancabile,autore di moltissime Qper^ 
mediche e letterarie, ed anche scrittore in dialetto. 

Neir Annuario Bibliografico Italiano pubblicato per cara del 
Ministero della istruzione pubblica -Anno I. ISGS'-VTorino. Ti- 
pografia Gerntti e Derossi 18Gi ) pag. 141 leggiamo: « San* 
« nicola cav. 6. Sonetti al'a Sacra Kejale Majestate de Vittorio 
€ Emmanuele II ammore e Rre de Talia , e alia bella Talia — 
N Aversa. Tipografia della Pazzeria »- Morto circa il 1868. 

filfiiislcrl Anionlo , tipografo Leggiamo di lui una gra- 
ziosa poesia nel foglietto Lo Cuorpo de N opale e lo Sebbeto, An- 
no VII, Pari. I. 2 Gennaio 1866. 

9»iii«nfrelo Mieoi». Nacque in Napoli il 5 gennaio 1786, 
primogenito del giureconsulto e letterato Francesco. Il padre, 
accortusi del vivo ed acuto iogegno.del figlio, nulla trascurò per 
educarlo e, profittando della venuta in Napoli deirjabaie Mon^ 
neau, costretto a fuggire le persecuzioni onde i preti far sega*» 
ne* primi satnrnali della francese rivoluzione, affidò il giovinet- 
to alle cure di questo dott» uomo, il quale con la scorta del 
valente letterato Ignazio Falconieri, del ce ebre matematico NicoU 
Fergola e dell' ottimo giurisprndente Domenico Sarni seppe 
formare il cuore e la mente del Santangelo che si distinse nelle 
buone lettere, nelle arti, e nelParcheologia. Di diciassette anni 
fu visto nel Foro perorare importante causa, nella quale si am- 
mirò la sua facondia e dottrina. Nel 1807 cominciò la carriera 
de* pubblici nfficii, e nel 1809 fu nominalo segretario generale 
neirintendenza di Terra di Lavoro,poscia Intendente in Gahbria. 
Nel 1822 chiese ritornare in Napoli e nel 1823 Tenne destinato 
Intendente in Gapitanata;e fu nominato Ministro degli affari Interni 
nel 1831. Nel 1845 sedette Presidente generale nel VII Con- 
gresso scientifico italiano . per acclamazione fattane dagli scien- 
ziati del VI Congresso tenuto in Milano. Nel 1847 domandò il 
ritiro e Tottenne, e, mentre godeva la pace domestica in meno 
a' snoi , una letale apoplessia a modo di fulmine lo estinse la 
notte del 28 novembre 1851. 

Quesr nomo, carico di onori , socio di moltissime accademie, 
salito per scalini al più alto posto « era affabile e generoso con 
tutti.instancabile protettore delie scienze,deile lettere e delle arti. 
La sua casa era il convegno de* dotti e degli artisti t oyo con 
nobile gentilezza venivano accolti. 

In mezzo a* suoi affari non trascaraya conversare con le 
muse, e spesso vergava delle poesie in dialetto napoUtano. Noi 
conosciamo sobmente un Sonetto improvvisato a rime obbligate in 
risposta di altro direttogli da Giulio Genoino, che trovasi impres* 
so alla pag. 110 della Nferta cantra tiempo pe la Pasca de if 



— M» — 

no i847 de GMie GeMtfio. Napoli sumperia e Carteria del Fi- 

breno. 

Santellnjaaflitclè figlio di Gevuiaro e Maria, Rosa Bru- 
netti nacqae in Napoli il 3 giogao 1787.Jnti;aprese la carriera 
militare « e fece la campagna.. del 1812 , 13 e 14 , e giunse al 
grado di s<'tloteaeole. Presosi il . congedo ca'có le scene e diedesi 
a scrivere oommedie. in dialetto pel Teatro San Carlino, esor- 
dendo con la commedia intitolata No pa^zzo nnammorato de no 
pupazzo, fier la quale ri$cosse i più lusinghieri suffragii «che gli 
diedero animo di scriverne molte altr^, le quali furono sempre 
applaudile. Morì repentinamente nella notte de' 7 agli 8 novem- 
bre del 1854. 

Santoro isiot. B«iiiiitfi^.]!fato in Napoli n/éì 1656 fìno 
alfetà di anni 80 scrisse moltissima poesie, commedie e dram- 
mi; indi datosi con fervore-agli studii legali , di anni 23 com- 
parve nel Foro, ove immènsflmeAte si distinse. 

Nel t679 ad istigazione degli amici, al dir del Dottor Fornir 
do Calvaccano, diede aHa luce il Castalio mormorante in quattro 
rivi capricciosi poesie varie del Dottor Giov. Battista Santoro in 
Napoli per Geronimo Fasulo^ e dedicollo a Giov. Battista d' Af- 
flitto. Esso ò in 8' di pag. 318, oltre il frontespizio , dedica e 
poesie in lode deiraotore. 

Il primo Rivo è di poesie varie, il secondo di soggoli sacri , 
il terzo soggetti minti, il quarto soggetti curiosi» ed ia esso tro- 
vansi )2 sonetti in Nap^iUtano. 

Saputo (de) ivtooiiK Scrittore, 4i. bellissimi Canti Carene vale- 
schi, che vivea nel 1775. 

M«reomeiiii#licio«*)a,(proviqcia di.Bari e pròpi;iamente in 
Ter lizzi ver0O:la fine, d^ir.aonoi i731 .vide, la liic^ il, nostro Mi- 
chele Piaeeaia, che non sappiamo per qoal ragione si cambiò il 
casato in Sarcone. in patria apprese le prim^ lettore e, benché 
di gracile complessione, studiava con tanto ardore che fu som* 
pre il primo di tutti, e mostrò un vivace intendimento. Venne 
in' Napoli, allora Capitale, in dove apprese filosofia, dritto di na- 
tura e delle genti, ed economia sociale. Ricco di molte e sva- 
riate cegoiaioni, io , fine diessi alla medecina, e sotto la scorta di 
Michele Visone e Francesco Serao vi fece rapidi progressi tal- 
mente che fra i giovani di più liete speranze era annoverato: e 
mentre un bel sentiero di gloria si apriva nella Capitale , volle 
nel 1767 uscirne per recarsi nella Campania e particolarmente 
in Sessa, ove si acquistò la benevolenza . de'piii cospicui personag- 
gi,i quali soffrirono gran dolore nel 17^0 quando il Sarcone di 
là si partiva per recarsi io Napoli, chiamato a primo medico del 
resamente svizzero lauch. 

. Si distinse nella ^[pidemia del 1764 e, mentre la morte falcia- 
la le vittime ed il disordine e lo spavento crescevano, il Sarcone 
intrepido e sereno si trovava da pertutto studiando e soccorrendo. 

47 



— 370 - 

Alessandro Lopiccolo nella vila dèi &frcon6 dice che glMo* 
trighi gli fecero perdere ana caile<ira nella Regia Università ed 
egli indignato sen corse a Roma. Inveòe noi diciamo che, essen^ 
dosi altercato con Goiugno , ed aveqdgoli tirato uno schiaffo, 
vicino S. Angeo a Nilo per mettersi in salvo parli subito 
per Roma. Colà r scosse applausi per 4a peritsia aedica 6 per la 
naturale eloquenza che Taccom pianava, ma non sapendo tem- 
perare 1^ ardenza del suo caratiere si attaccò tn solenne briga con 
qne medici romani che dopo due anni fu eo^treilo ritornare in 
Napoli. Ferdinando IV nel 1778 lo nominò Segretario perpetao 
della Reale Accademia di Scienze e Belle lettere. Nella quale si 
distinse per l' Istoria de* fenomeni del tremuoto avvenuto nelle 
Calabrie e uel Yaldemone nel 1783. 

Giunto a queir età che il fuoco delle passioni si ammorza e 
si comincia ad anelare la pace; noi 1784 cercò il riposo, ed iJ So- 
vrano gliel concesse dandogli una pensione a vita. Ritiratosi io 
solitario e tranquillo soggiorno, applicato tra le faccende di fa- 
miglia e le lettere sì godeva. L'ansia di salvare un padre amato 
ad una sconsolata famìglia, non cifrando il fi*eddo della stagióne 
né la sua cagionevole salute l«i fece recare in Sessa, ove giun- 
se a' tempo per salvarlo dalle fauci della morte ; ma giunto io 
Napoli fu attaccato da ardenlissima febbre che il tolse di vila 
il di 25 gennaio 1797. 

Fu buon letterato e poeta. Nella venuta del Duca d'Arcos io 
Napoli nel 1772 per festeggiare la nascita della prima prole del 
Re il Sarcone scrisse la C^ere Placata, opera drammatica, di 
cui il Signorelli nella Satira I dice: 

Viva in Città la Musa insulsa e fortunata 
Cui d^wro copre è ducuta la cerere piagata. 
Noi non parleremo di tutte le sue opere, ricorderemo solo 
che nel 1780 pubblicò in Napoli un libro in risposta a quello 
del Dialetto Napolitano del Gaiiani col titolo Lèttera terza ilm- 
monizione caritativa alFautore del libro intitolato dd Dialetto 
Napolitano^ in 8.^ di pag. 219 senza data. E^so é pieno di e^ 
rudizione, con urbana critica nota i molti errori in cui trascorw 
se il Gaiiani in detta opera, con la quale pungere voltala Reale 
Accademia delle Scienze. Nella pag. 18 ci dice di già essersi 
pobblicato Lo Vemaechio ( Vedi Serio Luigi ) ^ e nella pa([. 21 
e 22 fa sapere che la prima e la jsecònda lettera (che noi ere 
dinmo non scritta) rimarranno sotto la custodia deMomestici lari. 
s^riifiii i»oiiip.o. Nacque in Pplignano,. città nella Provin- 
cia di Barigli giorno 16 gennajo 1649. Da fanciullo s'indirisutò 
per Perdine ecclesiastico, e di anni 14 si coudusse in Napoli, dove 
profittò molto nella scienza del Dritto e nella Teologia. Pubbli^ 
co molte oper<9. Ascese al Sacerdozio , fu aj^regato al corpo 
del clero napolitano.ed ammesso air Accademia degli SpensieraH 
di Rossano. 

Ottenne molte cariche. Bbbe la fortuna di esser sottratto 



- 371 ~ 

• 

vìva da sotto le pietre cadute pel tremooto del tf giagno 168S^' 
in Benevento, e nell'Ottobre dei 1691 fa costituito Vescovo di 
Bisceglia, mori; verso il 1784. 

Fu autore di moltissime opere in latino ed italiano ed anche io 
napolitano. 

Il Sofìa ne porta un particolareggiata catalogo ^ e Giacinto 
Gimma ne scrisse la vita tra gli Elogi i$gl% Accademici Speti* 
sierati di Rossane. 

Noi diremo che il Sarnelli • v.igo delle bellesse del dialetto 
napolitano, fece ristampare Lo cunto de li cunie del Basile ag^ 
giungendovi una prefazione , e poi ad imitazione del detto an- 
tere, scrisse la sui Poriltecheata de Moiillo Reppone de GnafUh 
poU anagramma di Pompeo Samoli da Polignano. 

Il Sarnelli finge che a' 26 luglio del 1684 essendo andato a 
trovare un suo amici a Posilino. ne descrive il pranzo che vi 
ebbe, ed è notevole la loquacità e la vt>racit4 di un medico che 
sopravvenne. 

Dopo il desinare escono fuori una loggia, e eoia ascolta da 
quattro donzelle e da una donna anziana alcune canzonette e 
cinque racconti, ne' quali si dà Forigine.di varie statue esisten- 
ti in Napoli, ed ioGne dà la relazione deiruscita solenne del Vi-* 
cere che fa per mare, e dei fnoclii d' artifizio. 

La prima edizione è in 12 del 168i per Giuseppe Roselli. la 
quale è rarissima ed é la migliore. Cristofaro MigI iaccio nel 1751 
la ristampò in 8.® di png. 226 ed è scorretta. La terza che co- 
nosciamo é scorrettissima, e senza nome di stampatore, e dopo 
il titolo vi è aggiunto: addedeeata da Ckiaehiepfo Boezio a sua 
autezza lo Gelante de Palazzo. 

La quarta poi è quella pubblicata da* Porcelli nel tom. Ì2\ 

Giacinto Gimma neirelenco delle opere ci fa sapere che egli 
àVea manoscritta un^opera intitolata frnii della Lingua napoletana 

Il Galiani dice che l'autore 6 Tommaso Perrone Avvocato di 

3ualche nìerito. e Cesare Rubini seguendo le orme del Galiani 
ice lo stèsso. Forse ad entrambi non pervenne fra le mani la 
Guida di ìfapoli del Sarnelli. in dove trovasi Telénco delle opere, 
tra le qnali se ne trovano due con lanagramma di Mosillo Re|>- 
pone. ed il Rubini che scrisse nel 1844^.forse non lesse la nota 
messa alla seconda edizione deiropera dU dialetto né l'articolo 
di Raffaele Liberatore. 

S»rii# (di) nimafiiM. L'Altobelli lo ricordò nell'aggiante che 
fece ai libro del dialetto napidiiano ; àoie dice « i nolamenti di 
« Dionisio di Sarno, scritti nel dialetto napolitano, e ptti»blicati 
« da Sifffsmondo Sicola nella vita di S. Aspreno stampau nel 1609». 
Forse repoca del 1699 è uno sbaglio, perchò la vita di S. Aspre- 
nó fu stampala dal Porsile nel 1696. 

Riguardo alle scrittore non possiamo dire altro che vivea 
verso la Hne del XIII secolo e al principio del XIV sotto il 
governo del Re Ladislao, e ch'era ai sobite famiglia/ 



— 372 — 



Sftrrlttni» Andito; Naeqae in Napoli sui Tmire del 1500. side^ 
dico al mesliere delle armi, viaggiò per l Earopa, e vicino- al 
Danubio assalito da malore stava per terminare i saoi giprni; 
rimessosi in salute fé ritorno* io patria e dièssi a coltivare le 
lettere. Pubblicò varie opere , e nel 1639 in Napoli . pe' tipi 
della vedota di Lazzaro Scorreggio die faori gli EUmenli Ar- 
mùhioH' PùeHe del rip. Anello* Sartimo. dedicandole al sig, D 
Francesco Pisano Garrafa. Tra le tante sue opere trovasi una P<^- 
storale in ter^à ritiìa quasi tutta napoletana, ed una commedia 
intitolala la Fontònd d'umìore, opera boschereccia per Francesco 
Mollo' 1085. 

sWrki^étfe FriinéeMo. Uno dei* poeti popolari del XtX se- 
colo. Abbiamo yarie canzoni date alle stampe in fogli volauli. 

Sftvi Goifitoiiiiò. Nacque nel 4848 in Roma. Venne col 
suo genitore in Napoli nei 1862 p^r aprirvi un negozio di vini. 
Bastato il primo che abbia dato fuori -un manifesto con de'versi 
in dialetto, cosa imitata in seguito da altri. Noi li riportiamo 
per non farlf andar dispersi. 



Ohi fammene , a hùj Vommene 

De tutta sta Cetaief 
, Si volitire mftospèto 

Sentite sta chiatnmata, 
J sta cantina sìMetó 

Currile d'ogne fparte\ 

Non state a munnà nespole: 

Uggite chesta Carta. 



Nee stanno vini nsemprid, 
Gagliardi ^ buon assai: 
Tu se Ili prudve crideme 
Non muote nò, giammai. 
Qa vino a sto niozio 
' Mai cehlù cemancarrà : 
Mp & è noi gran Deposita 
Venite ad accatta. 



SMfeideilo Anionto 11 Tafuri nel Tom 3 parte VI pag.584, 
della sua i«^oria de^ miUori nati nel Segno di Nàpoli ci ricor- 
da questo Antonio. Scandello, il qu^lo fiorì nel XVI secolo. Sor- 
ti civili natali, e siccome si sentiva trasportato per la musica, a 
quella si appUcó , ed in bhve cantò nelle domestiche scene e 
nelle chiese con sommo plauso. Non trascurò lo studio deUc 
belle lettere, nel ^uale fece una mediocre riuscita. 

Nell'età di quindici anni ebbe un considerevole cambiamento 
di voce ; in modo che pensò di la:$ciare il canto, e dedicarsi 
interamente a suonare il cembalo, e divenne tanto eccellente 
ohe acquistj il primato. La fama dello Scandello giunse alla Cor- 
te ^i Sassonia >dove fu invitato da quel Duca. Per dare al ge- 
mo del medesimo Duca, scrisse molte poesie, e specialmente 
ntpirfliaoe, accomodate alla musica, che riuscirono bellissime. 

Queste poesie sono raccolte e stampate in Dresda nel 156S 
m 8." nel 1570 in 8.» e nel 1578 anche in 8.^. Il titolo di 
questo libro è il seguente — Canzoni Napolitane fo^te in mwM 
a quattro e a sei voci. 

Di quest'opera fa raeniione. Alfonso Lasora» Varrea nel Tom : 



~ 373 - 

S** pag». 251 del suo libro intitolato Univtrsm Tenaram orbù 
scriptorum calamo delineatus. 

n^aboMcinto. Nella Pesealrice Incognita (1630) di Marc' An- 
ìi)nio Ferilio, leggiamo nn grazioso epigramma in lode del- 
Taatore, composto da Lo Sconosciuto Aecàdetnmeco senza nomme. 

Seblano Oraslo. Nacqae in Napoli nel 1761, figlio di Filippo 
e Teresa Cafiero. L' idea del padre era di farlo ecclesiastico e 
perciò lo mi»e in seminario; ma non avendo avnto eiTeito questo 
divisamente , Orazio studiò ed esercitò chirurgia per qualche 
tempo. Nel 1799 calcò la scena , e «iccome avea nn grande in- 
gegno comico fu applaudito e girò per le provi ncie per la Si- 
cilia, e lo Stato Romano. Nel 1831 scrisse il sno primo lavoro 
pe Teatro San Carlino, intitolandolo Lo Tesoro mmiozo a fi muorte 
Fu tanto apphudit ) questo pniiio lavoro, che lo spinse a farne 
degi altri; e cosi scrìsse La Taverna di MonzA Arena; i)uatto 
matremmuonie (dia Pignaseceai A Ai la fa cchiù bella; La chiù- 
sa rana de li ciefare; L'Ammola faorfece ed altre. Mori net 1842. 

^ristori Hill dliileUo. Noo v*ha filologo bramoso d'inda- 
gae rorigine delia lingua italiana, che non s imbatta nel dialetto 
Napolitano ; e tutto di c^incontriamo con autori italiani francesi e 
tedeschi che han dedicato diverse pagia^s al nostro dialetto 

Noi non vogliamo esser noiosi enamrando tutti quei libri che 
oi son pervenuti tra le mani ; ma credendo far cosa grata agli 
studiosi di belle lettere, per epoca indichiamo quei pochi che 
abbiamo sottocchi, i quali più o meno ci danno T oricine il pro- 
gresso ed il decadimento del Dialetto Napolitano^ che ai tempi 
ifeirAlighieri, chiamavasi Pugliese. 

1300. — AiifbieH Dania (vedi pag 183) De Vulgari Elo- 
quio in Vicenza 1539 — In Parigi 1577 , in Firenie 1861 nelle 
Opere Minori di Dante Alis^ieriM in Milano 1868. 

1600 — Snbasiano Trattaiello del Subasiano delle differenze 
della lingua italiana, pag. 8 a 13. Della favella di Napoli. ( Sta 
nella raccolta degli Autori del ben parlare). ^t 

1634— Cupaeeio csinl'» ^^«•■'^ (vedi pag. 69) Nel suo libi» 
1/ /bra«/t>ro Occupò 4 pagine dalla 19 al]^2 per dare la origine 
del nostro dialetto,e Tetimologia di molt^ocaboli tratti dal greco . 

1662 — valica Parcenlo. (Tedi il nostro articolo) L Eccel - 
lenza della Lingua napoletana con la maggioranza alla Toscana. 

1747 •* Troyli PiiicldcNeir /s^ona genercUe del reame di 
Napoli Tom. I. p. l. Lib. VI. Gap. IV Paragrafo 4 pag. 363. 

1754 — Caairlll Olaeoino .(vedi pag. ÌUQ.) Ragionamento 
delle origini della lingua napolitana. 

1779 -««limai Fcrdiflianiio (vedi pag SI 5) Del dialetti^ Na- 
politano 1779, 1789,1827. Questo libro ebbe immeusi confuta- 
tori noi ricordiamo quei pochi che abbiamo sottocchr. 

1780— Serio ii«i«i (vedi pag. 376.) Lo Yernacchio. respo-^ 
sta a lo dialetto Napolitano. 

178ft- »iirc#iie Mi«ii«|e (vedi pag. «69.) Lettera Terza 



~ su - 

Ammonizione cariMiva ùW autore del libro imiiolatoBel Didetto 
Napolitano, 

1780— itnoMimo. Raccolta di lettere Sdentifidie ed erudite 
dirette aW Ab** a ditern suoi amici Tom, I. Napoli 1180 jìrmo 
Giuseppe Campo. In 8® di pag. 247- dalla pag. 161 a 247. Let- 
tera Vili e IX dirette a Luigi Serio contro al Galiani pel li- 
bro Del Dialetto. 

il80^ Anonimo. Rassegna Letteraria. Livorno i780 ih 8* di 
pag. 34. Sì scaglia contro Tautore del libro Del Dialetto. 

1780— Aniiiiiiiii, In an libro senxa frontespizio e s^nxa fine 
esistente nella Biblioteca Nazionale segnato 108 A 4 Si leggo- 
no tre lettere con le segaenti intestazioni: 

» Lettera I.-Di tin ac(»deftiioo ozioso, .25 febbraio 1780.— 
« Lettera II.— Di an accademico dubbi «o — Beneyento 6 Gen* 
« baio 1780; — Lettera III di un accademico Ozioso. » Esse 
sono in confutazione del fibro di Galiani del Dialetto Napolitano. 
17«0 — Peliteli» Al.^Mio Anrello (vedi pag, 823). Nel 
primo tomo della Raccolta di varie. Croniche, Diarj ed altri (h 
puscoli ec. appartenenH alla Storia del regno di Napoli. Nella 
prefazione dà n tifcie sugli scrittori da lui pubblicati, e dalla pag. 
23 e seguenti parla del Dialetto Napoletano. 

1783 al 1789 — l'oMelIt OlmriHiic Marlii, (Vedi pag. 335). 
Le prefazioni premesse alla Collezione di tutti i poemi in lin- 
gua napolitaha e propriamente ne* volumi. 1, 2,8, 12, 13, 16, 
24. 26. e 28. 

1836 — Hocchi CatIo senioi-e (vedi pag. 353 ) Del dWelto 
NapolUono — Programma seguito da critiche rifiesstom. 

J837 — lilberai^re HalTitele (vedi pag. 2»l). Nel voK XiV 
degli ittita/i Civili. — Articolo Del Dialetto Napoletano. 

1842 — Ynicry m. Curiorités et Anecdotes Itali^nes. Paris 
J^We d'Amyot , SdUeur , Rtìe de la Paix 6. Voi. in 8. dì 
452 pag. contiene quaranta articoli diversi; dalla pagina 202 alila 
20«J vi è r articolo XII. Du Dialeete Napólitain. 

1844 — Bohini c-céarc. Nel Napoli e sue Province. Al- 
bum per Panno {844 pef ^>^a di Borei e Bernhard trovasi od 
stto artìcolo intitolalo // dialetto Napolitano (osservazioni estetidkey 
1865 — Wetttrtip Beitrage zur Kentniss der Neapolitanisdken 
Mundart (Saggio intorno al dialetto napolitano) WUtemlberg i855 
in 4. di pag. 27. 

1860 — t'aitiA Cesure, (vedi pag. 69 ) Della letteratura 
italiana esempi e giudizn esposti da Cesare Cantù a complemekto 
della sua storia degli italiani. Seconda ediiione ToHno i860 — 
Alla pag. 382 parla del Dialetto Napolitano. 

1863 — PHff^iitiii Pf«aro ViaieeM0. DelFUnificatione della 
lingua in Italia — Trattato di Pietro Vincenzo Pasquini — Mi- 
lana Tipografia di Pietro Agnelli via del Morone n. S fS63. 
In 8,« di pag. 144, in Firenze 1869 dì pag 432. 

ÌWi ^"vemétÈsà^mmnsmUm tUmifénmtr;. Dottore di Col- 



— 376 — 

legio nelle Reale Università di Torino . libero insegnarne di 
storia, lingua, e letteratura Romena. Raffaele Liberatore nell'ar- 
tìcolo atti DialeUo Napolitano pubblicato nel IS37 dice « Né pìc- 
ce eiol yaniaggio caverà lo stadio di che discorriamo. dalPopera 
« del cav. Giovenale Veogezzi di Torino^ il quale si é proposto 
« di mostrarci per cosi dire, la filologia comparata di pres-o che 
« tatti gl'italiani dialetti, pnbblicando tradotta in ciascuno di essi 
« la parabola del figlioli prodigo. » Noi ignoriamo ke quest'o- 
« pera fosse Yenikta in luce. 

Abbiamo soli occhi La colonie S^rbo-ììalmate del Circondario di 
Larino Protiincia di MUìh. Studio Etnografico di Giovenale^ 
Vegezzi. Buscalla, Torino 1864 Tipografia degli eredi Botta 
Palazzo Gm^ignano. In esso troviamo de^ vocabili slavi Larinese 
confrontati col napoletano* 

lJB64-Zaec«9ial*Orliiiidlnl Alilllo. Baccdta di Dialetti 
Italiani con Ulustraìioni etnologiche di Attilio ZuccagnirOrlandini 
Fireme Tipografia Tofani 1804. In 8' di pag. 483. Dalla pag. 
344 a 346 Dialetto Napolitano da 347 a 353 Dialogo Italiano 
tra un padrone ed un 9uo servitore con la traduzione m dialetto 
napolitano fatta da Giulio Genoino, e da 354 a 355 oeservazuh- 
ni ed avverten%e. 

ìMH -madmmehMni Mleheto. Dal rendiconto delle tomaie 
dell'accademia Pontaniana i865, voi. XIII dalla pag. 39 a 44 
aopra i parlari vernacoli de la Toscana é dì iVapò/i. 

1866~tt«u»oAaiail Enrico. Nato in Napoli a' 14 agosto 
184S. I dialetti e la lingua comune in Italia per Enrico Aa- 
mondini. Napoli' Stabilimento tipografico del commenda G. Ho* 
bUe i»W. in 8 di pag. 20. 

1869-RiisMo (dèlio) fSta^eppe Nacque a Terlizzi» città della 
Terra di Bari, li 6 novembre 1844 da Domenico è Fiancesca 
Albanese. Licenziato a 17 anni « a 20 laureato in legge, a 24 
veniva nominato Uditore al Tribunale , dopo aver sostenoio 
un concorso. Abbiamo di lui. Cenni topografici storici, ed etno'i 
erafici sulla città di Terliszi per Giuseppe dello Russo. Napoli 
Stamperia di F. Ferrante strada S. Matteo 63 e 64 „ 18Q9 in 
8 \ di pag. 46. Vi é una lista d« vocaboli lerliizesi , paragonati 
al latino, italiano ed al dialetto Napolitano. 

1870 - AmmlrMle R.iffiii^le Nacque in Napoli, il 27 
ottobre 1820 da Giovanni e Rqsa Calvelli. Dopo di essere sta- 
to per parecchi anni maestro di^ .letteratura latina nel Semina* 
rio Diocesano di Napoli nel 1853 fu chiamato a reggere la 
nuo va Parrocchia della SS. Ascensione a Ghiaia. Fin dal 1863 
sta pubblicando il Buon Pastore giornale religioso per la diffu- 
sione delle buone massime di fede e di morale. Non ha g^ari- 
ha dato alla luce, Lo studio del dùUttto napolitano e i prinr 
eipali cultori di esso; poche parok, Nappli Sumperia Ferrante 
1870, in 8"^ di 16 pagine. . 

Seri miiMiMiiia»Mi.. Nel 1789 yenoe io lW0 la Speo- 



- ai» - 

chio de la Cevtfrtà o -siano ^chizze- momk, .ec« (redi VoUieroNn 
coioì dove nel principio del Itiiro vi «ono due bellissiini.sooeui 
<lel Reverendo Giamhàltista Serio, nno diretto ati' -autore per 
solleciurlo a |utiblieare il libro, e Paltro diretto a* le^kori. nei 
quale trovaitsi esposti i dièci coiàandaiaenti del Decalogo. 

Noi non possiamo dire altro ch'era nativo di Ro^Bia e sì 
froy.ivn in Nàpoli. Era un celebre poeta di qael tempo, ed ha 
dato alla luce atcnne. opere drammatiche; >le quali sono divise in 
tre tomi col seguente titolo Opere drammatiche ed altre poesie 
dvll abate' GiaiiìbattiUOr SeriPastore Arcade, ed Jecadewtico in- 
fecondo Jiomano. In Napoli presso Giuieppe de*«Duninicis. il 
primo tomo fii pubblicalo, nel 1778, ed il 2' eS'oel 1779 Mo- 
ri in Ni^poli il 7 del' mese dì marzo 1841 di louii centodoe. 

lineilo l'Ulti. Nacque in Vico Equease prima della metà 
del XVHI secolo. Fin dalla più tenera fanciolleiza^ si atppalesò 
in lui, uno spirito estremamente vivace. Ricévè la piima iden- 
tifica educazione nel proprio paeee, mai d^sider(>so^^i apprende- 
re si recò in' Napoli ad acquistare le più utili e profonde co- 
gnizioni. Conobbe «ubito di essere egli* dotato 'di molto jngegQo 
per la poesia estemporanea^ e cominciò a far versi all'improv- 
viso .con somma grazia e faciltà. Si diede al foro« ed intraprese 
Faringo forense con fi liei atspicii; e senza abbasdonare ie.mn- 
se, frequentemente dettava canti conditi di eoda dottrina, e.noa 
di rime nudamente accozzate; Canio alcune 'Volte^ioiianzi ili So^ 
vrani, da' quali riscosse e lodi e doni. Molto istruito in mgioa 
criminale, * si di^ a 'difendere rei per gravi colpe imputa- 
tati , e si acquistò fama di valente, e m^liorò le sue fintnae* 
Per la sua dottrina fu prescelto alla Cattedra di «eloquenza ila* 
liana nella Regia Università, e fu Regio Revisore. 

Nel di 11 Diceiùbre 1771 in Napoli dava per le tstanpa 
Pensieri MUa ^ Poesia e scriveva « Quando era 4in delitto il mi- 
grare una' donna, ancorché! dieci canne da tangi,fU nomini si 
» guardavano sempre coq sospetto; i duelli erano fcequmti, ed e- 
n ravamo barbari e feroci. » 

»* Nel nostro paese le ottime scienze , slatto, la^ protezione 
» del nostro Augustissimo Monarca, nuovo Traiano per, lo genio 
» guerriero, e nuovo Tito per lamor della Patriav laano facendo 
^ de* progi'essi mirabili, e la poesia le siegue di passo eguale; » 

Ferdinando IV di Borbone lo dichiarò poeta di Corte; enei 
1778 in occasione dell'inoéulazione del detto Re, il: Serio pofaWoó 
una raccolta di poesie; e nella' dedica alla Regina scriveva :.« fé- 
»' llcissimo mi reputo, dacché posso differire al* Pubblico i fritti 
p segni' de* .progr-essi , che id fo negli studìi di Poesia .aoilo ia 
»p)rotezione' della 'Maestà Vostra.... i posteri ascelienmoo xcp 
y> istupore T universale commozione de' più. teaeri laffetii di'OO 
» Popolo fedele, per la salute del suo Ror eneLcolmocdeUoro 
» stupore additeremo nel Clementissimo \ Fei^iuaodo , e netti 
)» pjetonssima Garolina il più laminoso eeen^ éUBwmà adorati 



— 377 - 

• da' loro Vassalli, ed o qiianto volerà ricca dì laudi la mia ma- 
» sa, se saranno da tali Augusti Padroni accolli e protetti i miei 
» versi che ninitmenle a pie del Real Tropo depongo,* e airim* 
» mortai nome delia M. V. dedica e consagro. )» 

L' Imperatore Giuseppe II che si portò in Napoli da inco- 
gnito nel 1784, rinunziando a tutte le feste che voleva fargli la 
Corte, disse : datemi un maestro ed una guida; e la Regina • gli 
diede Luigi Serio , come il più dotto , il più ameno» ea il più 
eloquente. 

La rivolaiione francese sedusse le menti anche più illumi- 
nate con le lusinghiere ed umanitarie idee, solamente predicate 
di libertà, uguaglianza, fraternità; il pensiero reso più indipen- 
dente dalle dottrine degli enciclopedisti, sciolse gli uomini dalle 
lìgacce e pastoie della Teocrazia e del vassallaggio e mosse i 
poveri per la speranza di far fortuna, i nobili vi presero parte 
per privati e differenti finì, e gli agiati per dissinteresse. 

Il Serio tanto beneficato dai Borboni si gettò fra quelle 
turbolenze , non sappiamo se spintovi sul momento da sconsi- 
gliato ardore, o che nella sua passata vila. avesse nutrito simili 
idee, e nel 1799 parteggiò in una delle fazioni che volevano 
impedire rinmresso delle falangi Borboniche. Carico d'anni corse 
sul Ponte della Maddalena, in compagnia di tre suoi ni|toti(cosi 
Colletta), invece era un suo figlio naturale fcqme ci ha confer- 
mato un contemporaneo), il quale, rammentatigli la età senile e 
la sua qaasi cecità, lo pregava a non esporre a certa ed inutile 
rovina se ed i suoi. Non valsero tali preghiere ed il giovine ub- 
bidiente se^ui quel vecchio , il quale col suo grande animo , e 
col suo naturai difetto agli occhi, non vedendo il pericolo proce- 
deva combattendo eoa le armi, e con la voce. Sopraffatto dalle 
vittoriose truppe, insieme con altri, cadde morto sulle sponde 
di quel Sebeto che egli avea sommamei\te onorato coi suoi ar- 
moniosi versi, e quelle MuAe che Io avevan salito in tanta felicità, 
in quel momento non fnron atte a salvarlo. 

Il suo cadavere restò insepolto ed illagrimato , e non potè 
evitare la taccia d'imprudente ed ingrato 1 

Il Yillarosa ne' suoi ritratti poetici degli uomini del secolo 
XVIII alla pag. 83 dice : « È pur cosa assai dispiacevole per 
» render sempre più confermata rimbecillita della mente umana, 
9 lo scorgere in taluni arricchiti di tutte quelle condizioni da 
» render felice un mortale, finire i lor giorni nell' obbrobrio a 
9 detestazien de' viventi. » (pag. 84) « In mezzo a tante lucru- 
» 80 onorificenze, chi avrebbe potuto mai supporre che in un 
» momento avesse perduto in tutto il ben deir intelletto T Ma 

• era pur uomo , e soggetto pur esser doveva a* traviamenti 
9 dell'inferma umanità. » 

Scrisse molte opere le quali sono riportate dal ViUarosa, e dal 
Minieri Biccio. Noi citeremo: 
iiO VetfMcMq téiposla a io dialetto Napoletano. Napoli 1780 

48 



— 37» — 

in 8. di pag. 52 opuscolo pieno di erodizioiil e zeppo di Jioti- 
zie. fu ristampato oel 1789 dal Porcelli come appendice del 
XXVIII voi: indi riprodotto nel 1827 per cura di Andrea Balla» 
rin in nno con Toperi del Gaiiani. 

La mmesea pe la Cortellmay mene$ta poeteea de CiuUoj o Ha 
Giulio Sire^ anagramma di Luigi Serio» io 8. di pag: 10. Sodo 
delle stanze in dialetto napoletano frammiste con diversi componi- 
menti italiani, dirette aCelesteCortellina, celebre ballerina di teatro. 
Nf0ria per il Santo Natale di D. Onofrio Galeota. In 8. di pa- 
gine 18 contenente la Conclusione in prosa, indi seguono 10 so- 
netti, ed in ultimo la prefazione e dedica. Detto opuscolo è con- 
tro l'abate Gaiiani ; il quale rispose col Picciolo componimeiUo 
responsivo ec* (vedi Gaiiani pag. 219). 

Compendio delle poesie del signor Onofrio Galeota. In 4^. pic- 
colo; contiene poesie sacre e profane, prose e versi , ed in più 
lingue, dando un saggio di Rettorica ^ Logica, Filosofia , Fi- 
sica ec. ec: dicendo « Questo Compendio servirà per in- 
« troduzione all' opera grande , che dovrà poi comparire col 
« titolo: Spichiarum omnium Poetarum^ ed etiam scientìarum. 
e che noi crediamo anche dirette al Gaiiani ,' giacché lo stesso 
nel suo libro del Dialetto, parlando di Ferdinando Boccosi (vedi 
pag. 37) dice che le poesie sono tutte cattive, eccetto due so- 
netti «che avendo qualche merito abbiam risoluto salvar dal- 
« foblio, ed inserirli nel nostro spicilegio... » 

A lo Rre Ganxoncella de L. S. Sono 53 quartine che tro- 
vansi impresse neir « Emendazione degli errori spropositati di 
« di Napoli ec. di D. Onofrio Galeota. » (vedi pag. 213. n. IO 
Nel voi. XXIV della collezione del Portelli, e vul. I delle 
opere inedite di varii autori, dalla pag. 151 a 172, leggonsi le 
seguenti poesie del Serio. 
La Vaggiaria. Egràea. 

Cutubbay scritta in occasione della nascita del Principe Geo-^ 
naro che vide la luce il 12 aprile 1780 (1). 

N'accasione de la Nascala de lo primmo gneneto Rejale Car- 
lucdó figlio de Ferdenanno IV Rre de Napote (UT 5) Canzona 
cella. Sono sei ottave. 

Trd Sonetti sa diversi soggetti. 
Serpi6#i<. A. col nome accademico di Lo Spantacchia cuomeeo 
Grossolmo vivea nel 1648. Abbiamo un sonetto con la coda 
stampato in foglio volante ed ò diretto <c Air Altezza serenissima 
<c Henrìco di Lorena , Du^a di Guisa . Conte d' Kù, Pari di 
« Francia, ec Difensore della Libertà, Duce della Serenissima, e 
« Real Repubblica di Napoli, e Generaliss. delle sue anni. 

(1) Il de Ritis nel suo VoeaboUrio voi. i pag. 297 «ila parola CoM- 
ha dice scritta dal Serio in occasione del primo parto deUa Regina (U. Ca- 
rolina moglie di Ferdinaodu IV), m» il primo parto di delU Regina fu il S 
giugno 1772, che diede alla luce una femioa. a cui fu'appdkto il nome di 
M . Te/ete (vedi la nota ad /ktoicarelii Domenico oetrAppeadM.) 



«e»Mi "Wimmmw^m^ Sacerdote nativo di Napoli , riTea nel 
§799. Abbiamo una^ canzona stampata in foglio Yolaate col tito- 
la) « Spassaliempo de so Maistà lo maseelone delu ire nuosto 
« Ferdinando tV (che pozza aunnà, comm*aanna lo mare) Ncop« 
« pa a cbella schefenzosa canzona de la sid enfice morta nfoee, 
<• cli''accommenza2 Gbe^pciezca nzòeco nzacca ec. Seiù!» 

Essa é- di 50'cpiarttoe, scritte alla cadnta^ della repubUica, e 
si lagna delle perseea^ioni che sv facevano* ì* viveri scarsi ed i 
halielli accresciati promettendo abbondala e^ felicità* sette l'a- 
dergo delfegnaglianza^ ed infatti dice: 

Che nc^ha fatto là quaglianza ? 
Nc^ha spremute, nc'ha spennate^ 
Nsino alPotsa nc*ha spurpate, 
Ch'era proprio > na pietà / 
Ed è sempre fa* stessa storia: Qt^ztiùn d'argent! 

Sfcruitendi^ Filippo Di qoesto scrittore tanto giusta* 
mente encomiato, dalle cui- poesie, al dir deU'Altobelli, prese il 
Redi (nato nel 1626) il modello del suo celebre ditirambo Bao^ 
co in Tosoana; noi non possiamo dar per fermo che ìl-solo luor 

Sl^e della sua nascita, ridacendosi ogni altra notizia della vita di 
ni a nnde congetture pi4.o meno probabili. Egli dunque nac- 
que in Scafato paese vicino a Torre Annunziata, come sappia- 
mo dal frontespizio del sue bel canzoniere, inlilolato La Tiorba 
a taccone de Filippo Sgruttendio da Scafato; Esso è diviso in 
dieci corde. La prima é di sonetti , che tritano del luogo e 
del tempo in cui Tantore s* innammorò d* una certa Cecca. La 
seconda e terza corda , che son pure di Sonielti* , trattano di 
amori con varie donne. La quarta è anche di Sonetti indiciz- 
zati a donne di differenti mestieri. La. quinta è di sonetti 
lugubri per la morte della sua amata Cecca, la quale però sem- 
bra che non sia morta» perchè dice ÌÀ trivole pe la m^rte de 
Cecca arrauo ria. La sesta é di sonetti di proposta e risposta* 
tra varii accademici e V autore del libro. La aettima, V ottava e 
la nona corda sono di canzoni diyario imetro» dirette -a diverse 
persone, tra le quali a Cecca. L'a decinu ed ultima Qorda è. di 
tre, cantoni nelle quali Tautore ptaiige la> morte di *Cecea. 

Di questo bel canzoniere pieno di- fantina;, slimabile pel 
pregio della purità ^.ed eaattezia del dialetto/ nel quale fautore ha 
superato i precedenti scrittori , e che nessun postero ha egua- 
glialo; sappiamo solo che la prima edizione è del 1646 per Ga- 
mi)lo Cavallo, che il Toppi, dice in 12, e ch'^ rarissima. 

Francesco Mollo la ristampò nel 1678 e la dedicò al Dot* 
tor Pietro Emilio Guaschi Eletto del popolo. Questa bella e cor? 
retta edizione, ed anche rara, non pervenne nelle mani del Ga- 
Hani. . • 

Nel 1703 Giacinto lusitano la impresse di nuovo dedicandola 
ai). Ciccio d'Aprea, e. questa è comune^ ma scorrettissima, : 



-- 380 - 

Finalmente nel 1783 il Jibraio Porcelli la ris4amp6 come 
primo Tolame della collezione delle opere del diatettov 

Sono cosi svariati i cenni biogràfici intorno a questo scrit- 
tore, che noi ci crediamo in debito strettissimo di rìferìriì; e da 
ultimo osiamo aggiungere anche il nostro debole diTtsamento* 

Il Galiani fu il primo che nel 1779 nella sua opera M 
dialetto, parlando dejgti scrittori, e sferzandoli tutti , con onore 
ricordò lo Sgruttendics e mentre gU tesseva Telogio, pure non 
seppe astenersi dal pungerlo dicendo « una gran parte delle ri- 
« me sue è, non diremo mediocre, ma cattiva.» 

Nella seconda edizione che si fece dell* opera del Galiaid 
dal Librajo P <rcelli. vi furono aggiunte molte note da Carlo Mor* 
nile. Padre Gregorio (javazzuoli Domenicano, e Gaetano Altobelli 
Librajo. Ed in fatti nella pag. 129 dove dice « fiori tra noi 
« Filippo Sgruttendio d una nota deirAltobeUi ci fa, sapere che 
Francesco Balzano si ascose sotto il nome di Filippo Sgrut- 
tendio. 

Noi non sapendo da quale fonte V Altobelli avesse tratto cH- 
Bàkano fosse stato lo stesso Sgruttendio^ einduciamo a prede» 
re, che avendo letto la vita del Balzano scritta dairAldimarì, e 
pubblicata avanti la storta d'Er colano^ nella quale si diceche ha 
scritto il Calascione^ sonetti napolitani (Vedi V articolo Balzale 
Francesco pag. 17} ; e TAItcbdli sapendo che calascione e tiàr* 
ba sono sinònini, perciò in buonissima fede credè che la tiorba 
fosse del Balzano. Ma queUa vita fu pubblicata dallo stesso Balza- 
no nel 1688; mentre la prima edizione della Tiorba» che noi co* 
nosciamo risàie al 1646. Come dunque supporre che TAldimari 
abbia trasandato di qualificare il Balzano per autore eziandio 
della Tiorba ì Come credere che non gK abbia renduto ì debiti 
encomii per un libro cosi ben accolto daU'univefrsale ? 

L'abate Francesco Sacco, nel Dizionario Geografico istdrico. fi- 
sico del Regno di Napoli* impresso nel i796 voi IIL pag. 390 
parlando di Scafati Terra nella Provinicia di Salerno , conchtude 
k questa medesima Terra vanta d'aver data la nascita al Poeta 
« Lirico Sgruttennio, autore del famoso Poema in lingua Napo^ 
<it letana intitolato la Tiorba a Taccone.» 

Raffaele Liberatore che scrisse nel 1837 dice '« la Tiorbi 
k d Taccone data in lucè nel 164ft d^ Frauceseo Bàìzaho*^ Sca- 
le fati (1) il ^uale si ascose sotto lo "pseudònimo di Filippo ^ral- 
« tendio. » Sembra chiaro che il Liberatore qui non faccia che 
seguire le orme dell' Altobelli, e perché l'Altobelli non nomina 
il luogo della nascita-, cosi il Liberatore lo dice di Scafati, ed anzi ci 
fi la nota dicendo « (1^ Paesetto in riva del Sarno nel luogo ap- 
« punto ove questo fiume tragittavasi con la scafa.» 

Cesare Rubini che nel 1844 pubblicò un articolo intitolato 
JI dialetto Napoletano {osservazioni estetiche) dice «nel 1670 
4c comparve, un picciol volume di poesie liriche, intitolato Ia 
a Tiorba a taccone di Filippo Sgruttendio da Scafato » e sen* 



za emrare io altri partifedlnri ^ETÒHa wita dM^lere , passa a f afr 
r elogio del Kbro. Ma questa edizione del 1670 noe è dà noi 
coi]fosciDtB, è ne^siiho sèTìtiore la ricorda. 

Il De Rftis «1^1 suo ViocaMatio ( 1645) voi. f pag: 216 
diee « Francetk^o Balzatno* >è fa^iore della Tiorba a taeèotiOt pab- 
« blìcata aotto il nome di Filip^pò S)gràUendìo De Sòafato> 

Il Mei» nel «e Ditionario di «opere aMUilifiè é pseadoTiiiiie 
di scrittori italiani écc^. i» iropre^ in Milano mei 19(8 nei Totn. 
Ili» pag. 64 «egna: 

« SgralteMIo Filippo) (Francesco Battano) La ^tiot-la a Tac« 
« cone ( in dialetto napoletano) IVapòli, 1^46 -^ il '6alhni(&el 
« Dialetto napoletano ) non ìesìta a «dire òbe il lledi architettò 
ce sa la corda nona di tal modello il ^tto r^ohnato Ditirambo Bac- 
« co in Toscana. » 

Pietro Balzano in m bèi rà^oninnlettìto tétto airAccademia 
Pontaniana nel 1855, seguendo fé' òf^tti^^èlPAItòb^Ili, con grande 
erudizione ci dice comeFi/<ppb $gtit$té1id(6 isiafò stesso che Fran- 
cesco Balzano, il ^aìe, per alcuA sno ritardo non volle esser 
riconoscioto, ed afferma tttto dò con un antico 'distico latino che 
non riporta, e noi invece te\teredio lo ^te parole li Ed io ram» 
« mento di un latino distico, c^e ancor ùfticffnllò sentiva recita- 
« re da un vecchissimo letterato della stessa tdtve del Greco, 
<c pure mia patria , il ([uale niente nfeno ri(»h*davasi del mio 
<c' trisavolo. In quel distico dicéa^i, ^he *n no'tne di Filippo si- 
« gnifica lipposo e da nulto, perchè <(:io<lipoatO 'dalla "particolla spre- 
ti giativa fhi e da lùfui cacoolò!/o. GÈ ptfò credersi che però il 
« Balzano tra t molli ìnoHA quello this^tìse , dhe avea idea di 
e cieco: e^ poi Sgiiéitendiò Vuol Èfrgnificarè uscho dàlie grotte al 
« chiaro di, cioè: "sgromìo in die t énalmento de Scapito è 
« compimento del titolb, qtiaai dicesse del paese *$kavntQ. Sicché 
« tutta la leggenda di quell'opera vuefl dire: La inandoììi à fti- 
« more, o, eome ^ivi è '^tto, la TioH^a a taccone dello spre- 
« gevòle cieco Venueo fi^ort dalle grdtte del paese scavato » (B 
qtA lasoiamo di lettore il Kbero arbfifrfo Ai'f^eì suoi comfmenU). 
in seguito « Pare che il éaiz^o, coinè spesso ad altri ^trtdri 6 
« avvenuto, si foase veiigdgnatb di questa stiti opera mtta spoti* 
« tanea, sicché 41 Toppi teonteftnptfraneo >non seppb esser sua, d 
« r attribuì al finto Filippo Sgruttendio: ^e II SlJrììi »the 
« scrisse <H poi, (shiàìratheiite dice di *appakièneirg1i, Indlcaodolo^ 
< precisamente siccoitae I autore delia storia dell' amica £rco«-' 

Riportiamo qui le pdrole del Sorìa. « Il Balzano tradusse 
€ anche TOdissea ^di 'Omero ih 'mt^v^ titofa napolitana, e cempo- 
« se il calascione ed birri ptòeJolt pe;^ai poetici in linraa napolitana. 
« che rimasero nella maggior parte inediti, lo ne no veduto un 
te Sonetto in fronte all'A^nanb Zeffonnato di Andrea Perrucci.i» 

Da questo passo nulla ci accerta il Soria. E poi se il Bal- 
zano fosse stato cosi ritroso a farsi conoscere per l'autore della 



Tiorba, come soli avrebbe impedito airAIdtmari svo biografo di 
scrivere cb*eg|i era stato lo scrittore del Calascione 1 

Nel Catalogo di Librò rari della Biblioteca del sigoor Ga- 
inillo Minieri Riccio Voi. II. presso Detken 1865, alla pag. 7 si 
le^e« Bagnolo (Alcino) Il tiorbino (Napdi 16..) in 8. di pag« 132 
te legato in pergamena. K' questo u& Canzoniere^ sacro, a sioii- 
« glianza delle lagrime di S. Pietro del Tansillo» e come costui 
« piange in ^lel poeina le lascivie del sao vendemmiatore, cosi 
« il Bagnolo detesta le sue rime poco oneste pubblicate in sua 
« gioventù. Egli si dice reso infelice da^snoi nemici, e gia^vec- 
il chio; edalla pag. lil. finalmente^ cosi canta:^ 

« Per strada di cimenti 

.€ Mi condncesti in pace- 

« Entro alPantica Scola, 

€ Dove a i sinistri eventi-' 

« De ITgnoranza audace 
[.■ « Soccorre il pio Loiola^ 

te E con facondia d'ogni applauso degna- 

« Ciò , che in Manresa gli dettasti insegna^:: 
[ te Poi nel romito Chiostro 

« Di un placido Paese 
!. <( Lasso, trovai, ristoro. 

« Qui cinta d'oro, ed ostro 

« Tira cere, e lampe accese 

« Tua cara Effigie adoro;. 

« E dico. Ahi quando tov- del fragil. velo- , 

« Potrò mirar Toriginale in Cielo: 
« Da tutto ciò rilevasi chiaro che V autore del Tiorbino è 
« lo stesso autore delia Tiorba a Taccone scritta in dialetto Na- 
t poletano, che assai giovane compose il poema, pel quale gil^ 
t( vecchio fece penitenza..» 

Noi siamo di contrario parere« giacché la maniera del poe- 
tare del Tiorbino, non corrisponde sbatto a quello della Tiorba* 
Poi avendo osservato sul dorso della covertura una scrìtta 
a caratteri dell* epoca P. SI. SERAFINO BOLOGNA e' indu-r 
ciamo a credere che Bagolo Alcino fosse anagramma di Niicola 
Bologna, che vestito Tabito regolare « cambiò il nome del secolo 
in ' quello di Serafino. 

Il tante volte citato Camillo Minieri ci onorava non ha gua- 
ri deUe sue dotte osservazioni sul proposito; assicurandoci, avep 
egli svolte con ogni accuratezza nel Grande Archivio del Regno 
tutte le carte de' cosi detti fuochi della Terra di Scafato senza 
poter rinvenire famiglia alcuna che portasse il casato SgnMen- 
dio. Egli dunque opina essersi P autore della tiorba velato sotto 
«m nome anagrammatico. 

Osservava ancora che le poesie della Tiorba sono troppo bel- 
le; e dalla lettura di esse chiaramente si scorge <;he il loro au- 
tore sia stato un uomo esperto conoscitore del bel mondo, e 



- 383 — 

degli asi e eqstmni del suo paese , pratiche e costumanze che 
avrebbe dovuto ignorare • o per lo meno non conoscere cosi 
addentro il Balzano nella giovanissima età di 15 anni. E tanti 
appunto ne avrebbe contati il Balzano • allorché si pubblicava 
la rioffra; giacché V Aldimari lo dice nato nel 1031 mentre quel 
libro veniva in lace nel 1646. Ma dato pure che il Balzano ia 
tanto fresca età fosse «tato cosi felicemente dotto nelle usanze 
delle bettole e de* lupanari della Capitale; pure conrerrebbe di» 
re che egli avesse improvvisata la Tiorba in un giorno, e cac- 
ciatala fuori di un sol fiato. Che se per poco si vorrà por men« 
te al tempo indispensabile per la composiiione delle più belle 
poesie che siensi mai scritte in vernacolo comunque ispirate da 
genio prontissimo; non potrassi non urtare in uno sconcio anacroni- 
smo qualora vorrà farsene autore il Balzano* Epperò conchiudeva 
il Minierì che la Tiorba fosse del Cortese, confermandola con al- 
cuni versi della Cecala Napolitana di Gioambaitista Valentino 
pubblicata nel 1674 in dove il poeta nel visitare la Gattaria 
Méjfreta iP ApoUo finge di aver preso per guida i due più illu- 
stri poeti del suo secolo cioè il Caporale^ e Giulio Cesare Cor- 
tese, quindi alla slama 127 dice: 

La statoa porgi novera de ehUlo 

Che sonaie la Tiorba azxeUmUe, 

E de Barile thUlo Cavaliere 

Poeta raro e acuto de penxiere 
E perchè de* poeti napolitani nomina questi due soli» per* 
dò il Minieri crede che con questa statua. 
* . • . de chillo 

Che souaje la Tiorba axxellente 
avesse voluto ricordare il nostro celebre poeta napoletano. 

Che Balzano non sia lo Sgruttendio noi lo ricaviamo, com* 
innanzi dicemmo, dalla Tita di luì scritta dair Aldimari, e pub* 
blicala dallo stesso Balzano nel 1688 avanti la sua storia d^Sr- 
colono, nella quale lungi dal parlare della Tiorba, accenna sola. 
al Calascione i che a quelPepoca sembra fosse stato ancora inedito 
E se pure noi disse TAldimari, lo avrebbe almeno detto il Per* 
rucci, il quale amico com'era del Balzano, si scambiava col me-^ 
desimo de' continui elogii. Si aggiunga che il Ferrucci nel quarto 
canto dellM^fiono Zeffonnato dove introduce Tartarone nelTIso^ 
ta della virtù , e gli fa vedere grillustri trapassati , tra i quali 
mostrandoflli i poeti Napolitani nomina prima il Cortese poi il 
Basile; indi . 

S n'aulo ngiegno da Scafato asciuto, 

Sonarrà na Tiorba accossi doce , 

Che Napole rettamwo ascevoiutOy 

Lo cUammarà grànrChommo a bioa voee\ 
E poi nomina Titta Valentino dicendo. 

ChUlcf die Uà tu vide i BalenUno, 

Che de li tiempexuoie dice gran mate ^ 



- 38» - 

. ^i PQi:niG9i al c^rtot non ai^rebbe^ citaip (r<^ i morti oq poeta 
TiYeate^ ed areadiOlo pur oqmio^to. avr^li^ei {M^ChIoi bea ncarda* 
r^. b fiera patria del sqa a^bioo ool dyre; 

£ n'aUtto ngiegno da ia, torbb asduto. 

Ed il Pernic^i^ pahi)Uca?a il sw Po^ma dfiìVAjpiMno nel 1678 
Qeiri3tea$a^ tempo cbe FraocesQo MoHp ri$tampaya la Tiorba, pe- 
rocché esa^do per le sii^ arigii^ali. bellezze da tatti desiderata, 
a?ea %ik ooosegnito il gea^ialei aggradiga^nto. Ora esseado già 
parsati 39 awi dalU pri9ia Qdiùooe er^no stati cosi fedeli i ih 
pografi a ooa palesare uà i|od^^ eba cambiato si, tre?af a stile 
io^be di tttUi ? . 

Che t^(Q m^m aiìs^ il Cortesoi o^iamp sostea^rl^ primo per- 
xbi il Q9ries^ oon ba mai cambiato il aom^ nelle sae opere, e 
poi perchè il ValQvtìno sicrivcYa nel 1&74 ed il Cortese ai 1628 
^ra gii* pdor^o (Vedi Cortese Giuli»^ Cesare pag. 151 1) E se Va- 
leqtiw. polla. Cecala Napoletan^a tra, la statue de poeti morti che 
?e4# Qpn nomina U Cortese, è giusto perchè se to ha (alto i^t 
guida, come Dante fece di Virgilio. Ma. nomina la statua 

Che sonaje la Ti0rba a%%eUente. 
Gio: Battista SwtOPQs ohe i^l 167^ senese U Castalio Me- 
morante, poesie varie abe pabbiioò »el 1679 9iUa pag. 304 nei 
Sanno Misterioso desepivf^ u Parnaso, ed i pelnctpali letterati de- 
funti che facevan cor(>M ad ApoUo dicendo. 

K G^v0,^er BanU ed U Corte» 
Il Padre Ta^^Mtim uomo eeoellmiot 
Vautero della Tiprbg scafatele 
Separati ^%cean dajit altra gent^s 
Avendo eoUocati eli scrittori del dialetto divisi dagli allrr. 
iJ^iacamenta si vede che licorda solo i morti, giacché il Valen- 
tino anche buca poeta di qaeU*epoca non ó nominato perokè. vi* 
tfepte dfmque al 1Q7Q era morto V autore della Tiortn. qfaiodi 
Qon pot/^Ta alla(|ere neanche at Balzano, ch'era vive e pubblic»- 
T9 il suo libro i^el 1688. 

Kelle opere del Cortese noi troviamo una lettera soritla 
liei . iW% diretta: 

A to mulo Uoetrieoimo e ma^ifeeo 
Cammei frate Carnale meseer ttneco 
Che IKo te manna tanta de fodixio 
Quae^iik v&rria fennaeehie pureMe e frieole. 

Comincia la lettera in versi e poi dice: 

IPallegro f^ ed staie. co $to heon^ animo 
De te nfOTQre^ e kk fuwin^ proprio. 
JifQ che pt friidf^ tronola e ehioveUeca. 
È tanta ^ckiik la. f^tierte a mUo edMaceoto 
Si figlia, Q64G4» Cbqp^ «A# de Napole 
ii (9 a^or^^ h$ftkt0^U maftwiù. 



— 385 — 

Seguila In lettera descrivendo la bellezza della donna ama- 
la, e dice che con» anzia no attende gli sponsali di nnita agh 
altri amici , i quali tntli si stanno preparando gli abiti di gala, 
e so^ìunge: 

E chisse te farranno pò na museca 
(Ca portano a taccone na tiorbia) 
Da fare ascevolire meza Napole. 

Qnel Messer Uneco pare che stia benissimo a Sgruttendio, 
perchè uneco nel suo genere 

E chisse te faranno pò na tntiseca ec: 

Da qui pare che allude anche a Sgruttendio. e che la Tiorba 
fosse già stampata, e conosciuta dal Cortese , e che nfc a i no- 
stri predecessori né a noi sia ancora venuta per le mnni la vera 
prinia edizionel E ci > non sembra strano, perchè tutti gli scrit- 
tori che hanno parlato del Cortese, han detto che la pri- 
ma edizione della Vaiasmda èra del 1628; e noi abbiamo tro- 
valo che la pnma edizione è del 1604, e che fino al 1628 già 
morto il Cortese se n'erant) fatte 16 edizioni ! Chi ci assicura 
che la prima edizione della Tiorba sia quella del 1646? 

In ultimo nella corda sesta della Tiorba dove sono le propo- 
ste e risposte di tanti accademici con aerei nomi (al dir del 
Galiani, ) il primo sonetto- è de lo Smenchia Accademico Cestone, 
che senza dubbio é il Cortese, perchè Sgruttendio nel rispon- 
dere dice: ' ^ 

Cedano mprimma Addante e Cicco pone 
A ckiste vierze tuoje (isce bellizze) 
Ca de Rosa cantare li carizze 
Ponno mparnaso. e n*ogne autro Cantone. 

E qui è chiaro che Tallusione è alla Rosa Favola bosche- 
reccia del Cortese e che lo scrittore della Tiorba vivoa prima 
del 1628 epoca in cui era già morto il Cortese. 

Il Minierì Riccio nel sopraccennato articolo Bagnolo Alcino^ 
seguita dicendo a Che il nome di Filippo Sgruttendio e di Alci» 
« no Bagnolo fossero entrambi finti non è a dubitarne, e che 
« sotto Tuno e Taltro un solo si nascondesse, è cosa certa: ma 
« se costui fosse Francesco Balzano^ ò il gesuita Niccola Stiglio^ 
« te, non potrei ora e iU sicurezza affermare , essendo finora 
« ignota la vita di questi due letterati... Per la qual cosa io so- 
« no di avviso possa attribuirsi si il poema, che il canzoniere 
« allo Siigliela, il quale pure voltò in rima napoleUina il Virgilio. 
« che pubblicò sotto il nome di Giancola Sitilla. » 

La delta traduzione del Virgilio fu [ubblicala nel 1699 vi- 
vente lo Siigliela, come ci fa conoscere Io stampatore Domeni- 
co Ant: Parrìno neiravvlso a chi legge (Vedi Siigliela Nic< la). 

Nel 1684 vide la luce la PosUlecheata de 31 astilo Reppone 
de Gnanopoli, (Vedi Sarnellì Pompeo) ed Eugenio Desviati acca- 
demico sgargialo diresse una lettera al Reppone, (che si legge 
al principio del detto, libro), nella quale cgngralulaudosi della 



- 386 - 

bellezza déiropera, dice « Ora mo si, ca &é sorzetassero lo Cor- 
a lòse e Basile, co SgruUendio « Balentino, to tatta ss'auta mar- 
« inaclia...» 

Ciò ci assicura, che l'anlore della Tiorba non è ne il Cor- 
tese, né il Balzano, e nò lo Sliglioia: giacché il primo nel 1628 
era già morto; ii Balzano vivea nel 1688. e lo Stigliola dava a 
Parrino la sua tradazione nel 1699. 

Onde noi dalie cose brevemente accnnaié. eoDchiu<fiamo 
che finché non si avranno pia certi documenti bisogna ritene- 
re che lo scrittore della Tiorba «la Filippo Sgratteiidio da Sca- 
fati poeta del XVII secolo • contemporaneo del Basilo e del 
Cortese. 

Hififlinoiido Qiancppc figlio di Rocco, ordinario Scriva- 
no proprietario dal già tribunale deito Sacro Consiglio; e di Or- 
sola Pagano. Nacque in Napoli nel 13 settembre 1739. Il pa- 
dre ne' primi anni lo fé istruire ne' rudimenti grammaticali, ed 
indi r inviò da' PP. Gesuiti. F> ce colà il Sigismondo spiccare fl 
suo vivace ingegno. Di poi nella Regìa Università degli studi! 
imparò la filosofia e la scienza legale, e si avviò pel Foro, sotto 
la direzione di Pasquale Cirillo per gli affari civili, e di Pietro 
tro Forte pel criminale. 

Frequentando le Chiese dove si tidivano le più belle musi- 
che sacre, s'invaghì talmente dell'arte musicale che il padre gi 
permise d'impararla. In poco tempo fece rapidi progressi tanto 
pel suono che pel canto, che fu in istato d'insegnarla a^ ^ t"i 
e di li a poco fu compositore che pose in musica l'Endimione 
del Metastasio . e moltissimi oratori. Uscirono dalla sua scuola 
molti cantanti e cantatnci celebri. Il Sigismondo fu anche tra- 
sportato per la comica, e specialmente per le commedie all'im- 
provviso, e ne riusci sempre applatidito. 

Si divise fra la musica e la comica e non curò {iffatto più 
il Foro, benché erasi già laureato fin dal 17tS9 II Padre per 
non fargli più menare una vita tanto distratta, obbligoUo a pren<^ 
der moglie. Avvenuto la morte del padre, dovè per necessità 
occuparne la carica che esercitò fino a che i francesi cangiar do 
totalmente il sistema del nostro Foro. In tal tempo fu fatto 
Cancelliere di un giudicato di pace e col soldo òhe avea come 
custode dell* Archivio musicale , menò innanzi onestamente la 
vita. 

Scrisse anche opere* letterarie, tra le quali é conoscinta ed 
apprezzata la DeicHzione di Napoli in tre Vohime. 

Fa afflitto dalla podagra, e quante volte ^esta lo con- 
dannava a rimanere in casa, per lenire la sua situazione scri- 
veva versi bernéschi, e specialmente in dialetto hapòlìtàno. 

Fa un nomo costumato e circospetto atrestremo, non pre- 
se giammai parte alcuna nelle diverse peripezie a cni U R^ 
gno fn soggetto. Terminò i suoi giorni con placidexza H iù j&ag- 
gio 482ft. 



- 387 - 

Noi aflrp non abbiamo potato rin'rcicciare in dialetto che 
mn opuscolo ini. di pag: 23 slamtaU) nel 1793. il quale è coin-> 
posto di 54 ottave, ed un sonetto; il tìtolo è il seguente. 

Partenone eon$olata , canio de lo dottore Peppo Segesmun- 
noj pe sfoca la meuza<^onira a linemmioe e a nuore e gloria de. 
Ferdinaum tV Re nuosig e de Maria Carolina d Austria Regi^ 
na nusta • cfte Dio nce la guarda # mantenga é mtnÈe campa 

h ppane^, e lo tino. , , ,. ^ . 

Stfinm» Mlohei^ nativo della città di Nola, di professio-, 
ne spii^iaU maoirale ; il quale per divertisi e divertire gli amici 
nelle ore odiose raccolse, e Tece stampare cento raccouti»- aggiu^; 
gendovi infine poesie di varii autori e molli brindisi suoi, toscani 
e in dialetto napoktano, ch« non hanno pregio di sorta alcuna. 

Le priine edisioni non le conosciamo , ma il libro che ab- 
biamo. Sottocchi porta per titolo Cenio racconti raccolti da Michele, 
Somma, ed in queéla terza edizione vi sono aggiunti una quantità 
ài brindisi e proverbi-^Si tende nella speziarla manwde à Ptez-, 
za Larga ». 78 - Napoli i845 Tipografia di Vincenzo Manfre- 
di.' Strada Costantinopoli numero 92-93. 

Kortlni FrAne^Mco , poeta popolare. Abbiamo una can- 
zona in l glio volante col titolo. La caduta de FranciscbieUo, 
Borbone. 

9i»paflc(Ci» itlmcrlnilQ nato in Napoli il 4 febbraio 1822 
da Emilio, segretario nella sotto intendenza di Pozzuoli e di 
GasQ]*ia, e da Emilia Lanzetta. 

Edur^ato nelle buone lettere, i suoi genitori volevano av- 
viarlo per la professione forense. 11 giovine ubbidiente» a ma* 
fincuore si diede ai studi l^ali, mentre sentivasi trasportato, 
alla poesia, specialmente per la melodrammatica e fra i codi- 
ci e le pandette componeva opere che recitava co\ suoi cqm* 
pagni. Dato gi esami regolari cominciò la pratica di patroci- 
natore. 

Accortosi per j la famigUa della grande avversione che il 

Jiovane avea pel foro lo lasciarono in libertà, lo Spadella de-, 
icossi al teatro melodrammatico e nel 1842 scrisse 11 Conte, 
di Lemos pel Teatro Nuovo. (V. pag. 15 nota (1) ). Amante 4^1,. 
genere comico io dialetto napolitano, di coi è uno de^pin strenui » 
e felici cultori, portò qualche immegliamento nell'orditnra dei co- 
si detti libretti per musica. 

Ha scritto finora da circa sessanta opere delle, quali la 
maggior parte rappresentate con felu;e successo in Napoli . ed 
in altre parti dltalia. 

( ileremo fra queste Ctcco e Cola^ Don Checco, Pulcinella 
e li fortuna y 1 due Ciabattini^ Il marchese Taddeo, I due ma-- , 
riti^ La Donna Romantica. Loretta P indovina. Le follie amorose, 
mn^fcate da^ maestri De Giosa, fiuonomo , Valente, D^ Arienzo, 
Sebastiani, Ruggì, ed altri. 
' Lo Spadella ha occupato il f^osio di poeta cond rlaiore per [ 



— 388 — 

ia messa in iseena del'e opere, nòieairi Belliai (1) Naovo, e San 
Garfo, presenlementeè Direttore in qaest ait:mo< 

Di questo scrittore di belle poesie in dialetto Napolitano . 
oltre i tanti libretti messi a stampa, abbiamo di lai La Sere- 
nata che si legge nel Fascio de chUlete ec. ed una poesia in 
carta volante impressa nel 1868 in ocatsione del novello Sacer- 
dote Paolo d'Emilio, musicata dal maestro Alfonso Baonomo. 

SpariivcnCo eiaiicaprlo. anagramma o pseudonimo, di 
cai non troviamo i'eqivalente; e di costui in un MS. del XVIII 
secolo leggiamo quattro sonetti co' seguenti titoli A monsù Re- 
chippo (questo sonetto è per deridere un militare che campava 
da tutte le battaglie, perchè nel momento della zuffa spariva.) 
A li Geniali Prussiane ve lo marco sfila de lo Rré de Prtissia da 
sotto Otmitz . — Lo Tedesco e lo Prussiano p^essere stato depuùsto 
lo Zarro de Moscovia Pietro HI. 

Speranza Malvai ore. — Poeta popolare del XIX secolo, 
abbiamo qualche canzona in foglio volante. 

Spina (della) SAturiiloo 1 

Spina (della) GloYx Ballista [ Sono accademici del 
Spina (della) Ilaria Vlvensla ] 

Portico della Stadera, e ne abbiamo dei Sonetti in dialetto scritti 
in lode della Fenizia di Nunziante Pagano. 

Spinelli Mattea. Nacque nella città di Gioveaazao nel 
1230 palla fanciullezza mostrò uno spirito ed una curiosità cb'è 
propria per fermare i buoni storici. Nel 12S3 renne in Naftoli 
con lazzolino della Marra, nel 1261 marciò col medesimo della 
Marra da Barletta in Frusinone al campo del Re Manfredi , e 
nel 1265 si ritrovò in Napoli, come sindaco della sua patria, per 
l'ingresso che fece Carlo I d'Atrio. Si uni a Francesco Loffre- 
do che gira per giustiziere in Terra di Bari, ed ajutoUo effica- 
cemente a mantenere saldi nella fede delfAngioino certi luoghi 
éeih Paglia. 

Loffredo fh incaricato di recare 2600 once d'oro al Re Gar^^ 
lo che stava con Tarmata sotto la città di Sora, ed alTarrivo che 
fece colà nel 15 agosto 1268 fu Tultima memoria che lo Spi- 
nelli scrisse nel suo giornale, il quale compose in mezzo a que* 
ste negoziazioni ed è in maniera di Diario di tutte le cose di 
iEaggior rilievo che avvennero nel Regno. 

Questo lavoro lo Spinelli Io distese nel patrio idioma , ed 
esso servi di modello a tutti gli storici d'Italia. 

Ludovico Paglia nella storia di Giovenazzo dice che Matteo 
Spinelli mori nella battaglia avvenuta il 28 agosto 1268 tra Carlo 

(t) Il teatro Beiljai accoslo al paUau Tommasi atja co^l delta Piazza 
Daoltì» già Largo Meroatella, ed aacbe Foro Ciroliao (▼. pag. 252. Dóta(0 ). 
fu costrutto con la direzioDe e drsegai eseguiti dali'archUetto Carlo Sjrgeu* 
te per servire al tlopp o scopo di tealro di, prosa e musica e di circo 
t-qujsire. Venne aperto nf p«iljÌ)!ico il •>() Novembre 1861, diblrullo da uh 
iflCoadioTll? april^j 1861). 



d'AngiS e Corradìoo ìie'piani di PalenCa Toppi lo.<niei defanlo nel 
1338 Ci) sembra impossiiiile: non potendosi supporre che ie Spi^ 
nelli fosse vissuto cento e otto anni , ed aresse lasciato il suo 
diario al 1268 < 

Il Bollandista Daniele Pepebrock fu il primo a pubblicare 
qaesio diario, ma tradott » in latino. Giovan Battista Caruso ri* 
stampollo nella Blbl: Hist: SicnI: tom. 2. 11 Muratori per sod- 
disfare la cnrio9Jtà de' dotti lo stampò nella sua gdnoina* lezio- 
ne tra gli Script: rer: Ital: tom. 7. Il Grarier lo ristampò nel 
tom: 16 della Raccolta degli storici di Napoli, ma barbaramente 
cangiando la scrittura dello Spinelli al moderno linguaggio. Il 
Duca di Luynés lo ristampò in Parigi nel 1839 , ma noi dicia- 
mo che la migliorerò quella in 4. eseguita in Napoli dalla stam- 
peria delllride nel 186& col titolo Cronaca dì Metteo Spinelli 
da liiovenazzo ridotta alla sua vera dizione ed alla primitiva 
cronologia con un comenlù in xonfataziùne a quelh del Duca di 
Luynes sulla stessa Cronaca e stampata in Parigi nel 1839 per 
Camillo Minieri Riccio bibliotecario di S. Giacomo, 

Il Liberatore dice « E dobbiamo meravigliare che in* tanti 
« secoli questo dialetto siasi in generale conseryato cosi intatto, 
^ che dal napoletano del dugento a quello dell* ottocento, noa 
^ v'é mutazione, o é quasi indiscernibile. » 

StAriiec Pawqiiale. Non conosciamo altro di quesKV scrit- 
tore nativo di Napoli vissuto nel 1761, che una bellissima Gom«- 
media in prosa , quasi tutta in dialetto, col titolo La FinH 
Schiava , Essa é dedicata a D. Giovanni Colomba Eletto della 
Citta di Napoli. Dopo la dedica trovansi due sonetti di Fran- 
cesco Cerlone uno de* quali ó in dialetto ; Seguono due 'Sonetti 
dell' autore anche in dialetto, uno di risposta al Cerlone, e Tal* 
tro diretto al Colamba. 

Sappiamo àncora che ha scritto altre commedie , che noi 
non conosciamo, e sono La signora riconosciuta — Lo fimo conio 
Sciuseella — L'Abate burlato — La Bina dello Yommaro' — e La 
sorella riconosciuta^ * 

Steli» Curio. Leggiamo un bel sonetto in lode dett'aulo* 
re del libro Le qualità veneree. (Vedi Velasquez Giuseppe Àn«« 
Ionio). 

stellalo lioreaso questo scrittore di commedie lo tro« 
viamo ricordato dal Perrucci nelV Arte rappresentativag come 
autore di una commedia intitolata Lo Ruffiano. 

Minieri Riccio, ci fa sapere che nacque a Gapua e che 
scrisse il Furbo stampato in Napoli nel 16 i8 in 12. e il Ruf^ 
fiano stampato anche in Napoli nel 1643 in 12. 

Sterlieb (de) iuimiI«io Ctaaipe. Abbiamo tra le mani 
un opusoolo in 12 di pag- 7 A S. M. VUtarìo Manuele IL Rfe 
d'Italia Augurio de lo suddeto fedele R. C. de Sterlich-^pe io 
jaovno de Capodanno i863 Ijjfapoli Tipografia di Luig^ Gargiulo 

Strada Speranzella 95 Sono nove sestine scritUe in buon dia- 

ielto. 



Leggiamo tetta Bibliomfla Italiana, « aniij IV. n. t — is^ 
« Geonaio 1870. Sterlìch (Rinardo.) A S. M, ViUorio Emairae- 
«( le li Re d'Italia* Versi io dialetto Napolitano in 8w pag. 32. 
« Firenze 1869 tip. Givelli.)» 

iiMi«ii«»li% Nieeelo, Autore della tradumone dell'Eneide di 
Virgilio in dialetto napolitano. 

Riuscitaci vana ogni riceroa sulla vita e la morte di qne- 
sto scrittore, diremo solo quel che ce ne fa conoscere Dome* 
nieo Antonio Parrino sella prefaaione impressa avanti alla det« 
ta traduzione ; stampata nel 1699 cioè che un sublime ed 
ameoo ingegno di Napoli a Era egli su le mosse del suo lav(Nro, 
« senza il minimo pensiero di proseguirlo, quando ne fé to^ 
« dere alcune ottave a Gabriello Fasano di eterna et immor» 
<i tale memoria per la jsua tanto applaudita traduzione àjA Tas< 
n so in lingua Napolitaoa» e le piacquero a segno, che in con* 
« to veruno volle lasciarlo, senza portarne seco la promessa 
m quasi giurata di tirare innanzi Topera sino airuitimo compi- 
« mento; nò mentre sopravvisse, che per comune sciagura fir 
f( molto pocO) mancò mai con nuovi motivi, e nuove lodi di 
« accrescergli vie maggiormente Tim pegno. Queste amabili vio< 
K lenze tosto si raddoppiarono da più personaggi di alto affa- 
« re, e di sublime intendimento, che col peso di ragioni, e 
« autorità di richieste fecero si, che egli benché tutto inteso 
m a studii più severi, e sema queirozio, che suoi essere il ve- 
ft FO padre delle Muse più amene, in picciol tempii la con- 
% dusse al fi<je, che vedi.» Ed avendola ricevuta in dono dall^ui- 
tore, segue « A me é toccata la sorte di farla uscire alla luce 
« di questa non men nobile, che letterata città... » 

£ siccome dubitava deUa riuscita, così il Parrini stesso . 
dice oc che non gli conviene togliere il velo a chi ama slarse* 
« nOi aiasi a capriccio o à ragione nascosto sotto altro nome. ^ 

lì Galiani che scrìsse nel 1779, dice » V Eneide di Virgi- 
m lio in ottava rima'napolitana del signor Gianoola Siiìilo. Sot» 
« to questo nome anagrammatico si nascose il P. Nicola Sti- 
c gUola Gesuita, v E secondo il suo solito di dir male di tutti 
e di tutti disse « questa traduzione non ba avuta po!»teriore e« 
cc dizione perciò è divenuta assai rara. Né noi sapremmo ée^ 

< cidere se meriti ma ristampa o né essendo nel genere di 

< quelle cose mediocri che solevano uscire dalle scuole dei Ge« 
« suiti. » 

Noi diremo che quando il Galiani pubblicò il suo libro già 
erano slate esaurite quattro edizioni. 

La prima è quella del 1699 col testo latino a fronte, adur 
nata con figure, ed infine un catalogo di atea quattro cento voci 
napoUtane spiegate in ita)iano,per la stamperia di Domeaieo Ad* 
tonio Parrìno in due votami , e dedicata agli Eletti della città 
di Napoli. 

Ca secQU^la edi%ioae io un volume seu/a lesto . e col C3- 



- 391 - 

Idiogo delle voci. Stampata (la Carlo Troisi net 1700, iti dodici, 
e dedicata a U. Marcello Gelentana Sindacò de Nobili della Città 
di Gìovenatzo , Giudice della G. C. della vicaria , ec. e col ri- 
tratto dello stesso a frante. 

La terza in tre volami con il testo a fronte e con figure 
alla stamperia di Gessar! nel 1768. 

E la qnarta ler la medesima stamperia senta il testo e 
«enza figure nel 1770. 

La qainta fa stampata dal Porcelli nel 1784, tre anni pri- 
ma della morte del Galiani, col testo latino a fronte in quattro 
volami che sono V 8 il 9 il 10 e V lì della collezione degli 
scrittori del dialetto. 

Il Canonico Andrea de Iorio nel pabblican^ per la ter/a 
volu nel 1831 il Viaggio di Enea air Inferno ed agli EltH sé- 
eando Virgilio , dice che il vero senso del sesto libro Pha tro- 
vato nella tradazione n*>poletaaa di (erroneamente dice) oiaco- 
■0 e non Gianeola SitHlo. Segae col dire «e volendo dare nn 
« saggio di quest'opera, onore della nostra lingaa vernacola peri- 
« bava sceglierne qualche stanta fra le più felici. Ma come fai'e 
r. una scelta in an poema tutto eguale a se stesso? » 

strenne. La Dea della Forza nomata Strenna, si venerava 
a* tempi di Romolo; ed aveva un bosco a lei consecrato. Alca- 
ai sudditi tagliarono deYamoscelli da questo bosco, e nel primo 
giorno deirauno li presentarono a Tazio re de* Sabini che re- 
gnava in Roma insieme con Romolo. Tazio Tebbe a tanto buon 
augurio questo dono, che in seguito autorizzò tal uso, e que- 
sti doni presero il nome di Strenne, in considerazione della Dea* 
la qua'e poscia presiedette a tale cerimonia annuale. 

Di questo primo giorno dell'anno i Romani fecero una so- 
lennità ed a vicenda augaravansi un anno felice, e gli ordinari 
loro doni , erano fichi , datteri e mele. I fichi ed i datteri ve- 
nivano spesso coverti con foglie d'oro. 

I clienti portavano tal dono a' loro patrocinatori, e tal- 
volta vi a^iungevano qualche moneta di argento. 

Attempi di Augnato, i senatori , i Cavalieri ed il popolo/ 
presentavano delle Strenne all' Imp ratore , e quando egli era 
assente, u portavano in Campidoglio. 

GFinfimi presenuvano tali duni a* loro superiori, e n^ era- 
no rimunerati con denari, i quali erano destinati a comperarne 
delle statue di qualche diviniti 

Si legge in Dante Purgatòrio Canto XXXII verso lld 
Virgilio, invefio me^ que^e colali 
Parole ueò: e mai non furo strenne. 
Ohe fosser di piacere a (preste iguali. 
Le strenne non han perduto mai il loro vigore , ma col 
progresso e la civiltà, hanno cangiato materia. 

Esse ora sono di tutt'i generis e si contracambiano nefta stessa 
guisa, prendendo il nome dì doni o eompKinenti; ti il nome 



- 3»a - 

STRENNA è rimasto a udnni Ubri cotueuenti Poesie e Prose scrii 
te da diversi autori, e talvolta da un solo , ed il denaro che 
se ne ricava, non se ae acquistano più deità , ma bensi serve 
per soddisfare gli bisogni necessarii delia vita, divenuti preseih 
temente troppo insoffribili. 

La prima Strenna, in libro, col nome Viride pubblicata in 
Napoli per cura di Giuseppe del Re fu nel 1834.1n seguito ne com- 
parvero molte, e pian piano tra le tante strenne scritte in ita- 
liano, non si è isdegnato di mescolarvi prose e versi nel nostro 
vernacolo. 

Il Napolitano non ha il vocabolo Strenna, ma invece pos- 
siede quello di Nferta. 

1780 i^erl«» liiiiffl. essendo venuto a contesa letteraria 
col Galiani, sotto nome di Onofrio Galeola scrisse una Nferla 
per il Santo Natale, contenente dieci sonetti napoletani e due 
prose italiane (vedi Galeota Onofrio e Serio Luigi). 
1834. €;<moiiBo eaiiiio, N feria per lo Capc-danno a chi se la 
vò actfa^/à I scrittori di questa Nferta sono Genomo.Carfora,Mormile 
Carlo e Rocco. Villarosa, de Ritis e, de Luca, in 16 di pag. 59 
se ne fecero due edizioni. Le seguenti scritte dal solo Genoino. 

Nferla 1835. in 12. pag. 144. 

Nferta 1837 in 12. pag 70. 

Nferta 'n commedia pel 1839 in 12 pag. 120. . 

Rrobbe vecchie novegne e nove de trinca in 12, di pag. 127 
pel 1843. 

Nferta centra liempo pe la Pasca 1847 in 12. lag. 120 

Nferta e Strenna pellanno 1856 in 12 pag. 12Ò. 

1836, ZessR Ml.bcic Nferte pe lo 1836, 37. 38, 39 
40, 41. e 42 quest'ultima porta il titolo. Lo scetavajasse 2uè, 
Tausanza de lo puopolo vascio in 12. 

1855. Di0iretio Pieiro. Li Sciosciole de Natale in 8. 
pag. 8. 

1866. Pctilfiati Raffaele. La Pastiera de Pasca de iran- 
no 1856 primma composta de Raffaele Pettinati da li iruocchie de 
Criscuolo in 8. di pag. 16. Lo Casatiello agurio pe la Pasca de 
si'anno 1857, unito a Giovanni Gagliardi, Napole dalli truocchie 
de Cola vita in *• di pag. 16 -Lo Capitone stroppole pe le fe- 
ste de Natale capodanno e Carnevale 1864 in 4 di pag. 28 — 
Le sciosciole spassatiempo pe le ffeste de Natale e stroppole 
pe Hanno nuovo 1865, Napoli stabilimento tipografico delPIta- 
lia diretto da Raffaele di Napoli, 3l S. Pietro a Maiella in 4. di 
pag. 24-^Le viole nferta pe la Pasca 1865, Napoli in 4. gran- 
de di pag. 24— Li struffole presiento pe le ffeste de Natale e 
nferta pe lo capo d'anno 1866, Napoli stabilimento tipografico 
Raimondi 1865 in 4. di pag. 16- Lo Casatiello nferta pe la 
Pasca 1866. Tipografia del giurnale di Napoli in 8. di pag.l6. 
Ln susamiello nferla pe lo capo d'anno 1867 Napoli Tipografia 
del Giornale di Napoli in 4. grande di pag. 16 Lo Pecoriello 



> 393 - 

spassaiiempo pe la Pasca !869 Tipografia del Giornale di Na- 
poli in 8. (li pag. 16. . , « 

18K7. C^Msitto lavisi. Nferu centra tiempo pe la Pasca 
de sfanno 1857 Pigrainine,J»lroppo!e e strammuotlole in 8. di 

pag. 38. ^ - 

1859. Li Qaaiio" de lo Muoio in 8 pag. 86, scnlla da 
Boliazzi, Giovanelti, Rocòhi Carlo laniere, e Mariorana — La 
stessa 1860 in 8 pag. 66. A Rocchi fii sostituito Marnili. 

1861. €?iilavètleito Seiptone, che crediamo un pseid<H 
nirao, diverso pero da Ghiuvelielio GioTanni, poeta popolare che 
abbiamo segnato alla pag. IfS. 

Ricorderemo di quesio Scipione un opilscolo in 4 di pag. 
12 col titolo « Nferla pe lì Scafatise •n lengua napoletana » senza 
data né di tempo e né di luogo. Contiene un'avviso in prosa « A 
I • lettore vertoluso » ed è seguito da otto auacreontiche • il 
tutto scritto in buon dialetto, piuttosto spiritoso, ma troppo 
virulento contro Nicola Antonio Forano vicario di Scafato, per- 
chè ligio alla dinastìa borbonica. 

La data del 1861 Tabbiamo ricavata dal bollo di posta, an- 
nesso alla' copia che possediamo la ti'ifalè 'dir Scafato venne- spe- 
dita in Napoli, con rìndiritzo A lo DirAitìte de h Guappé Oiof^ 
naie lo Pungofo, Palazzo Rossi a lo Ilario dà lo MereàlMlo. 

1862 Mfirea (de) CSaivAtar» direttore Ael giornale lo 
Cuorpà de Stipole e lo Seì^eio, die ftiori delle Vfftrte pel Natale 
e per là Pasqua, scritte da diversi. Esse sono Lo Sosainièlh 
pe Natale per gli anni 1862. 68, 64, é 65, è Lo CasatifUo pe 
la Pasca pel 1863 e 6* Tutte' in 8 di pàg 64 con óiaiicature. 
lè64. lAcearino némétiiep/ dtfdhha 'pef^-Fann^ 1844 
ta Polonia revoidta ih 8 di pag. 28. 

1866 liicbil Giri KiisA (bridlà ] (Ghiurani Luigi libraio) 

fascio de chellete nove contegnosi^ e freeceeotelle fatto da pò- 

ricche autore in 16. di pag. 175. Le copie Invendute rividero 

Ta luce net 186lB col nuovo frontespizio di Poesie popolari in 

dialetto Napoletano di GizutAi, Rizù ec: ec. ' 

1867. Nferta de lu Trovatore anno h 1867 in 8 d? pag, 88 
anno II 1869. ed anno HI 1870 di pag. 96. scritti da divèrsi. 
1870 ChinrMmi Luisi Spine e Rose, Nferta- deiictAa a 
Totonno PetUo in 8 di pag, -64 coti pezzi di musica , dei mae- 
stri Bonan^ici, dì Nonno, Tauro, e Mazzone e con caricature di 
Errico Colonna. 

Hwiini Pietro PiaréntiiiÉi. E ricordato dal Ferrucci nel* 
VÀrte rappresentative come autore di una commedia in pi^sà" in- 
titolata, Llnnoeinta, méztanOy ne cita qualche brano , ove si 
Tède ch*4 scritto con molta purità di* lìtagua il* nostt'o dialetib. 



m 



- 8M — 



T 



T»rari Aiov. ttutUsla t Abbiamo Nuova Parlata e ean^ 
tata ié*Pa9tori die vanno alla capanna per visitare il Bambino 
Signore, ideata sul vero dal Sacerdote Napolitano D, Giovanni 
Tafuri di Tafato olim dei Baroni di Liquita , Patria ^ Monte 
Bosulli ec.--^ Prima edizione- Napoli dalla Stamperia di Mat^ 
teo Vara i847— Incessa trovansi due Garsoni a nume fiarnana 
e Zébedeo i quali parlano an dialetto scritto cosi male , che fa 
vergogna air autore che dicesi Napolitano. 

T«|Bil«latci« MMiia, Sacerdote — - Viaggio per Baia Bacoli 
Pozzuoli ed oìtri luoghi, descritti a lingua nàpolitana dal Sa- 
cerdote D. Mattia Tagliatatela con metro di otto sillabe, per es- 
servi and(Uo come Cicerone con Donna Mariucoia Micilii che 
-deve monacarsi nel venerabile monistero di clausura di Giugliano, 
in unione del di lei fratello ì). Filippo Micilii , D. Selvaggio 
4ìoHni, Don Giovan Battista Cacciapuoti e Vincenzo Set^viiore^ 
manoscritto Inedito. 

Questa mediocre poesia di 69 quartine , la crediamo scrìtta 
4opo 4el3|1817 perché ne'Ia strofetta 51 dice 

Gomme nonime pò mutaie 
£ Pozzulo se chiammaie. 
Si può leggère a lo storio 
Riverenno dotto luorio 
E qui allude alla Guida dì Pozzuoli del cauonico Andrea 4e 
Iorio, il quale fece la /prima odinone nel 181T. 

Tanerodl illelftel'4ii||;<rio figlio di Michelangelo e Teresa 
Guglielmi, nacque in Napoli il 15 luglio 1822. Educato nel Se- 
minario di Nòia, ebbe fin dairinfanzià spontaneità nel comporre 
versi, ed acquistò predileiione pel dialetto leggendo le strenne 
del Genoino. 



— ÌUS — 

■ 

Nel 1844 scrisse le sae. primo canzoni, in- dialetto che furono 
messe in musica dal maestro Pietro Labriola»^ 

Talune delle sue beile poesie, leggonsi stampale in rarie stren- 
■e della Capitale ed in varii fogli periodici. 

TnrrMiitto l.r«p«lilo —Nativo di- Gorato o Qnarata, laoco 
celebre per la disfida depredici italiani co'tredici francesi. Vide 
la luce ir 25 maggio 1812. Benché suo^ padre non fosse lette- 
rato, pur tuttavia di buon ora lo iniziò nelle buone lettere, in 
cui il Tarantino fé rapidi progressi , ed era^ dotato di hi ferrea 
memoria che di anni 12 aveva imparato a memoria tutta la Ge- 
rusalemme liberata del Tasso , poeta graditissimo al giovinetto. 

Dedicat'isi agli studii forensi , ora ba un nome distintissimo 
fra gli avvocati. 

In mezzo :«l frastuono del Foro, non ba mal lasciato conver- 
sare con le Muse. Gidtivatore della poesia lirica e melodramma- 
tica, in alcuni libretti giocosi, posti in musica ^ e rappresentati 
con felice successo , non ha sdegnato frammischiarvi, attori che 
parlano il dialetto napolitano, il quale é scritto con purezza, e 
spirilo. 

Tarciicitio (Padre). Camillo Minieri Riccio nelle sue Memùtie 
storiche cita «e Tarentino (secondo) nacque a Taranto e fu cele- 
re bre poeta, scrìsse il Capitan Bizzarro commedia — Venezia 
r. 1551. x> Noi però lo crediamo diverso dal padre Tarentino , 
come ci fa conoscere il dottor Giov. Batt, Santoro nel suo Ca- 
Btalio mormorante stampato nel 1679 ai rifjo quarto pag. 304 
in un canto di 35 sestine, intitolato Sonno Mizterioso^ nel quale 
finge di essere in Parnaso, e coli vede in un lato i Poeti To- 
scani^ in altro i Poeti Napoletani ed alla ventesima sestina dice:. 

Il Cavalier Basile^ ed il Cortese^ 
Il padre Tarentino uomo eccellente^ 
V autor della Tiorba Scafatesi 
Separati giacean dall'altra gente^ ec. 

ed in ultimo i poeti Greci e Latini. 

Avendo il detto poeta nominato gli autori eronoIagioimente*% 
eosi osiamo dire che il nostro Tarentino sia diverso da quelle 
del Riccio che stampava una Commedia nel 1551 anteriore aU 
Topere del Basile e del Cortese ; e che a noi disgraziatamente 
non ci sta pervenuta nessuna notìzia di quest' umno ee$fUentc , 
fiorito prima dello Sgruttendio autore della Herbe. 

TMrmia Micheli». Geremia Prisooio prima di pubblicare nel 
18S6 la sua Mn^scugUa de ehettete dev&te e pattiùtelle, la in- 
viò manoscritta a questo Signore che chiama dottore n^ppa a 
funa e l^mUo lato e poeta de ciappa.^ il qutle dovea essere i- 
struitissimo del dialetto per poterne dare il suo parere , ed in 
fatti ce lo dà in iscritto con un bel sonetto in vernacolo in rie- 
sposta a quello detto invio/ che tcovas» stampato alla pagina 4 
del sopraccennato libro. 



- 3W — 

TikiiHni B^rt^i^nÉeii attore <cktiii«o . e poeta ^popolare del 
corrente secolo; abbiamo qualche cateona ia foglio '?olame. 

'tÉMà^ Vòr^mio figli.» éi Bernardi, le di Poraia de Rossi . 
nacqae in Sorrento il 10 aprile 1544. Per 'lAbidiré* al padre 
passò a Padova per apparare le leggi, e di anni 17 fa laoreaio, 
e mentre il padre s'atiendeva grandi cose in giurìspmdenza, il 
figlio di anni 18 die Inori il poema romantico delRinaldo, dal 
quale acquistò fama di eccellente poeta. Le varie vicende della 
vita di Torquato sono troppo cognite, perciò ricorderemo dhe 
Fautore della Gerusalemme mori in Roma nel 1895 , il 25 a- 
prile, vigilia della sua incoronazione. 

Questo principe de*poeti epici italiani , autore dell* Aminia . 
scrisse anche una commedia in prosa » intitolandola Gì' intrighi 
d*afnore^ ed in mezzo a 16 attori ve ne frammischiò ttao a no- 
me Già. Laise, òpitano napolitano, che parla il dialetto del suo 
paese. 

E qni giova dire che il dialetto napolitano a torio è vitupe- 
rato da colorò che poco o niente ne intendono i pregi e la forza 
della espressione. Egli è talvolta il solo atto ad esprimere an* 
che con la più granale vivezza taluni pensieri ed affètti delP a- 
nimo, che per avventura ritrovar non si possano in altro , an- 
corché dotto e ricco linguaggio, frasi equivalenti per indicare lo 
stesso. Ed il Tasso seppe si bene farne uso che la parte di que- 
sto Capitano poltrone vanaglorioso, e letterato ignorante, è con- 
dita di tanti sali e vezzi comici che lo fa risaltare oltre misura. 

L^AltobelK nelle Aggiunte air opera Del dialetto^ cita questa 
commedia dicendo a da alcuni si neghi, che sìa del Tassu; pur 
« il SignofèlK lo afferma contro di loro, vedi la storia deTea- 
<x tri tom. 5 pag. 255. 9 

II Signorelli tom. V pag. 250 (Edizione di Napoli 1813) par- 
lando di questa commedia rappresentata il 1^ settembre 1598. 
in Capjarola, alla presenza .del cardinale Odoardo Farnese , ed 
impressa in Viterbo prèsso Girolamo Discepolo nel 1604 dice 
« II Baruffaldi. e monsignor Bottari dubitano che eia componi- 
« mento dèlP autore della Gerusakmme ; il marchese Manso lo 
« Diega assolutamente: e T abate Keranionio Serassi neir acea- 
Krrata Vita di Torquato impressa in Roma V anno 1785 , gin- 
« dioa che sia opera di Giovanni Antonio Liberati che feee il 

ff prologo^ e gì' mlermedii a questa^ commedia Che aia poi 

(« piuttosto d« riferirsi tal favola al Tassa napoletano, oato in Sor* 
u rento che al Liberati di GapraroUtOel' persuade in certo mo- 
« do il earatecre ben dipinto^ ed il dhletto di O&i/fdite; (Gio^* 
^ Luigi) imperciocché t più facilmeote^. poteva* scrivere nBioarat- 
« tere in Haguanipplétana: ir Tasso ndto^in qte^te \eontrade e 
« quasi hi' Napoli stessa da una madre napoletana, equi alie- 
« vate àinonai decimo anno della sua età, oche vi torio poscia 
« già grande, e vi dimorò diversi mesi, e potè rilevarne alca- 



-- 397 

« 1» èaricjCare e piacer olesse: eke qael Liberali , il qnale- nò 

< Btcqoe in qaesta regoo, Bè si «a che )o visitò;.... » 
Leggidino in Andrea V^erraoci neHa saa Arte rapprtieniatha 

(impresa nel 1^9 pag 79) « E che di questa opinione sia 
c( st^to il 6. Torquato Toi^of si vscorge 'dalle ine opere , avendo 
« fatto la Comedia degP Mrighi d" Awote in prosa: se pure é 
e soa. » 

Nelle opere • 4i Torquato Tasso eolle controTersie sulla Gem- 
salemme ec. itlnstrate dal professore Giov. Resini ^ Pisa (Mresso 
Niccolò Caparro 1831 ▼t)lami trenta, apprendiamo che il Bollar! 
la inseri fra le opere del* detto poeta per dne ragioni; la prima 
perchè ebbe fra le mani ona lettera del Tasso datata da Fer- 
rara 16 Giugno 1886 diretta a Gio. Battista .Licino, Bella quale 
dice « L'altro libro , oh' io pensava di scrivere ia qaesfo seji;- 
« getto. Io scriverò poi a Roma; perchè la signora D mn» Vir* 
« ginia De Medici vnol eh' io finisca in Ferrara la mia «-6om* 
«( media » (1). 

L* altra ragione è che < Scipione Perini da Gaprarola 4eHore 
«( di filosofia e medicina, e che fece la parte diFiatio. quando 
« fa recitata alla presenza del Girdìnàlé Odoardo i>\arMse, 'col 
^ Prolmo e con gì' Intermedi di Hesser Gio. Antotfio -Liberali, 

< uno degli Accademici di detto iaogo , V anno 1808' (tre ami 
« dopo la morte del Tasso in Gaprarola medesima , aflènna es- 
ce sere componimento di Torquato. » < 

Noi abbiamo sottocchi nn libro in 12^ di pag. S74 (S) lnlrìgk\ 
d' amore cnmeiia del Ètg. Torquato Tasto. Maff^etentata fu Capra'* 
rota, JlPilLmo et reverentUiimo sig. Card Famose. Con privilo* 
gio. In Venetia. Appresso Gio. Battista Ciotti MlfOXllt. Netla 
dedica fatta da Scipione Perini ai detto Gardinele . e ^èhe porta 
la data di Viterbo il 9 novembre 1603 leggiamo. « Ma sondo 
« la presente opera fatica dei sig. Torquato Tasso; haomo a chi ha 
<( ben potuto invidiare, ma non ^» paregg ore qoal si vegli beirin- 
'« telletto di qaesti nostri tempi; ... che mi sarei fatto bereàglio 
« a latte le maldicenze dei pia felici ingegni d* Italia*, mentre 
« ardivo di far palese al mondo quello, che da tanto atftore era 
a stato tonato coverto, forse per non haverle lai dala^^rellima, 
« mano e per altri non conescioli rispetti , che noi nk>n sap* 
* piamo. » 

Goncbiadiamo col Resini t Io terminahide, «rggi(ing;erD' che la 
^ Gommedn t:il qaale ella ^ non parmi cerlamonte inferiore ai 
« sonetti tmrleschi. che par son òpera di ^T^tfnftiatoT'e l^he nes- 
« sano ardi sopprimere nella Gòlletione dt>lle sae* rtme. % -^ 

tm«o AiÉfoMto. Nato in Napoli il IB gennaio IBIB finì im- 
provvisamente il di 24 agosto 1860. Gimio nd una certa età a 

(1) Qaesìik lettera si le^^ge alU pag. 52 4el Tasi. JI^V.Mlf WW® d\1^or. 
qoato Tasso colle Controversie sqlfa Gernsalemme ecc. m ìreotn voL 
Pisa presso Gafarro tasi. 
. (?) Grasioso dono def «ìg. CaiÉillo llinìeri4tScoio. <! 



- 398 - 

oomprandere che il suo caairfb era. stalo Hlosire dai XVI secolo 
in poi . volle anéh* egli immortalarlo , mosirandosi letterato e 
poeta. Per la sua figura tozza, pel sao buffonesco volto, come 
per un certo spirito naturale che avea , era U divertimento di 
quanti il oonosoerano. Lo Zezza ed altri lo fornivano di poesie 
e canzoni, che egli stampava e nresentavft in ogni occasione, e 
ne estorqueya moneta, e gli fecero acquistare il nome di poeta 
e riceverne anche degli elogi. Il Novarese Kegaldi ?olie avvici- 
narla e non sapendo che quelle composizlmi non erano iariiiB 
del (^0 sacco gli scrisse un lusinghièro elogio. 

\Abbinmo più centinaia di canzoni in fogli volanti, l'Inno del Man- 
foai il 5 maggio tradotto in dialetto napolitano (Vedi Zezza M.) e le 
case de' signori di Napoli sono zeppe di poesie del poela pope- 
lare Tasso Antonio, il qoale in tutto il tempo di sua vita, non 
compose ^mai un verso. 

Tann» Rairitclé, Abate» Nativo di Bitonto. Fiorì verso h 
metà del XVII secolo. Scrittóre di molte commedie in prosa bel- 
lis$ìme, e sempre frammischiate Con pet*sonaggi che parlano io 
dialetto. Le opere che conosciamo sono le seguenti , Le ingelo- 
Me speranze Napoli 1651 in 8®. Uequwoco. Napoli 1662 in 8' 
ha falfa astrologia Napoli 1669 in 12, U stessa per Michele e 
Luigi Muzio nel 1713. Il fingere per vivere Napoli 1763 in 12. 

Quest'autore elogiato da Lorenzo Grasso, viene onorevolmente 
ricordato da Andrea Perruccfi neir Arte rappresentativa. 

tVaiiPo meola, figlio di Filippo e Vincenza Starace , ebbe i 
i suoi natali in Mapdii il 30 settembre 1804. Nel marzo 1819 
fu ammesso nel Collegio di Musica in S. Sebastiano, indi traslo- 
cato il? S. Pietro a Majella, ove apprese contrapunlo col celebre 
Nicola ZingarellL Nel 1825 fu scritturato nel Real Teatro di S. 
Carlo come Suonatore di Gonirobasso. e nel 1827 cnlcò le scene 
in qualità di buffo toscano, e si acquistò la simpatia del pubblico. 

là lettura delle opere di Meta^ttasio e Goldoni iuvogUaronu il 
Tauro a scrivere commedie in prosa ed in versi» le quali, sono 
piene di spirito e che fin ora sono giunte a circa settanta delle 
quali molte musicate da lui stesso e i-ap|/resentate ne'teairì sem* 
pre eon; felice successOi 

Di queste spiritoso scrittore non abbiamo altro per le stampe 
che diverse canzoni pubblicate nella Chitarra Napoletana. 

Telasi* oiayuaiti vivea nel 4S56 , e scrisse diverse gra- 
ziose poesie, e talone furono impresse nel giornaletto li Tornese. 

Terr«e«ln» MUehcie. Da Ofonzìo e da Maria Giuseppa Pon- 
zi, nacque il 22 giugno del 1743. in Manfredonia, il nostro Mi- 
chele. H quale sotta d direziono de'PP. delle Scuole Pie, fece 
si rapidi progressi ctie . di anni 13 ^olse in greco ed io latino 
que*^ versi del Conte Ugolino del grande Alighieri. 

pi quattro lustri circa venne in Napoli, e vi apprese ragion- 
civile e canonica, sotto i più celebri maèstri di quel tempo. 

Diessi ad esercitare Tavvocherìa joel nostro Foro, ma disgu* 



— 38» - ' 

statosi subito dalla viziose maniere di patrocinare le raose • ri- 
lirossi nel suo gabinetto a studiare profondamente ne' classici 
della giarisprndenza Dipo non molli anni morti i genitori in 
patria , ed alienati per cagione di varie sciagure , i beni pa- 
terni, fu costretto di porre a profiiio il suo ingegno , per so- 
stenere la vita unitameftt^ al^ moglie Gelidea de Torres, ed ai 
suoi Ggli: Per la qaal cosa, nel i78& non ianio aperse una scuola 
legale, che divulgata la fama dèlia sua eoioente dottrina, vide- 
si accerchiato da ora immensa moltitudine di giovani, in guisa 
che superò la folla che avea il Valletta, tra i quali « fia nostro 
onore il dirlo, contavasi Giuseppe Zurlo di B^^raniello, uomo a»- 
sai celebre per le fasi che ha percorao per le sue sublimi co- 
gnizioni di stato. 

Nel 20 agosto 1807 venne eletto a. giudicare nel Tribunale . 
straordinario di Lucerà , Trani e Lecoe. Nel 1800 , passò nella 
G. G. Criminale a Gampobasso, ofe mori da aemplice giudice 
nel 31 Dicembre 1810: in seno di tale miseria , per la somma 
rettitudine ed onestà sua. che gli furono fatte le esequie a spe- 
se del Governo. 

Il Signorelli nelle Vicende della Coltura dice « egli univa alla 
«( sapienza legale, molte scientifiche cogQÌiiani« vastissima eru- 
« dizione, e tutta Tamenita delle Belle Lettere.» 

A Lui si dovea l'utile stabilimento della £imota Accademia le* 
gale e poetica detta degrinvogliati (t) Egli fu un bQoo ^rittore 
italiano, e poeta non dispregevole. Lasciò varie operer manoschtte, 
molti sonetti ed odi, ed alcune poesie io dialetto napolitano den- 
gue del Cortese e del Gapasso. 

Di questo scrittore possediamo un mss. di prose e poesie 
italiane e in dialetto donatoci dal fu Carlo Bonucd (2). 

Tra le belle poesie napolitaue leggiamo un souett» , che do- 
vette essere tanto gradita che lo troviamo riportato in pa- 
recchi mss. e che noi riporteremo e si credette di Luigi Serio. Es- 
so è contro D. Michele de Iorio nativo di Precida per ischer- 
zo chiamato Patron Michele, sfvirniio di doUrina, che mercé la 
protezione del primo ministro Actbn sali tanto alto, che gÌQQs;e 
a presidente del S. R. G. Tribunale rispettabile ed il prùnu al- 
lora nel Regno di Napoli. Il de Iorio nel tempo del suo vica- 
riato pubblicò per le stampe un calendario per questa Tribunale, 
nel quale affastellò tante cose buone e cattive, e riunì tante no- 
tizie digesto ed indigeste, che pe' dotti fu oggetto di riao. 



(A) Vedi il Uoeifore JNspoMUno del 12 Géimio 1811 !9* 509 
(2) Carlo. Bonacd (Vedi pyig.'Sttaola <1) ) BfOtò Lava MarkAiMi Tiimci- 
na ,di Geauaro figlia di If iiìhele^ 



- 40e - 



S&MSTtS) 



Chidravallé ArmoMcché Yai^anera 

NnaseonnUere rftui»» a na prevaia; 

fate Èt(mpta*i a cheita pimmévera 

Auto che iibró, nare^à pomata. 
Ceà nri'flte'a ^fiwriina é ' jutìfm e q'*Mnó è sera^ 

Ifi Si)lé addò %e ^fùfmrchia ed « qua cosa. 
' Qua tribunale porta mo banuera[ 

Quanno enee lo eeó^uh e la eeìraea. 
Se vene mai de gi^edì dommeneca 

Te 'mpara ekUto addotto calannarìo, 

Secchiù bella dtf Tolta è donna MMeea, 
Potrò Wtcfc^. ieff-nne ^to kmarìo; 

Che puezx'essere aeel^c conm'a Seneca . 

SmocchU^imo ipeUàbek VemriB . 

Teseo i«iiisi. Poela popolare del corrente seeol t che abbia- 
mo a stampa (jtiatch i «aoxona" in foglio vóladlOw 

Tlpulcii frH-iin^eac^ Poètà fiopolaref del corrente jsecoto. 

Toniiiia«« (de) i^adbviieAuTroriattió neWAgnano zeffannato del 
Pérrtioei ufi bel sooeUo diretto airiatore da lo M. A D; Adie- 
vico de Temmaso. 

>rÉirciii VincriatRÉi figlio di Pasquale e Maria Vinco nz3 Co- 
Incoi, nacque in Barile paese Albanese dèi Regno delle due Sici- 
lie in Provincia di Basilicata, il St^ seltémbre 1807, Di anni ìi 
era già avvocato de la Beai Tesoreria del Demanio Pubblico. Con 
amore culiivó la. pdesia e cotnluoiò ascrivere pel Teatro di pro- 
sa e iMsicoi, poi scrisse ne'gioniaéi.. ed indi divenne giornalUta. 

Nel 18S3 comincio a pabhiicare LChnnUme Letterario. ch*e il 
debanO' de' fogli letterarii napolitani. 

Non sappiamo ttatie le )siie poesie napoletane, macnuosciamo 
tfna bellissima ode in dialetto, intitolata A Stdla che è stampata 
nef primo atioo della strenna Le Violette pubblicata in Napoli 
nel 1806. Questa poesia dopo qualche tempo e stata allungata e 
storpiata col titolo La Pa/ommWte /tiinca* 

Te^rn^fie PMisecar^ Savea^» Poeta popolare dei corrente 
.secolo , ne abbiamo a stampa qualche cantoiia volante, scritta 
con bnona ortografia. 

T«Mo Partcnio. Pseudonimo di un letterato del XVII secolo 
che c'induciamo a credere forse quel Padre Tarentino ricordato nel 
1679 da Giovan Battista Santoro, (V^ pag.398> il quale volendo di* 
fendere, come eg i dice, la lingua mobile napoliuna, pubblicò un 
libro, na^oud^idosi sotto questo nome di. Potìm^ roiOo> aAla- 
deudo a Pavtaviape le atla l^acasaf^i al dir del Gaiianl. 

Il titolo é VBecelìeuxa della Lingua napoHkma con la mttg^ 
gioramxa aUa Toeeama. problema di Partenio Tosco accademico 



- 101 — 

lunatico, ed è diretto all'erede del fadiostì poeta napoletano Ciò- 
lio Gesaro Cortese. 

Il Galiani ne parla con molto li?ore. e per farne vedere la 
bruttezza cita il solo cattivo proverbio che vi si trora* 

La prima edizione senza data di tempo e di luogo è rarissi- 
ma, la seconda è del 1662 per Novello de Bonis in 16 di pa- 
gine 186 la. terza nel 1754 presso Catello Longobardo e Feljce 
de Santis, la quarta del 1767 presso Raffaele Gessari in 12 di 
Pag. 148, ed il Porcelli la ristampò nel 1789 al tomo K della 
sua collezione, appunto per la mancanza che ve n^era; edé cu- 
rioso però che net Tomo 28 ed ultimo pubblicato dallo slesso 
Porcelli, che contiene l'opera Del Dialetto ec. di Galiani. allorché 
parla del sopradetlo libro, e che Galiani lo segna come raro, 
in una nota appiè di pagina dice : a Niente affatto raro , anzi 
<x forse perché non venduto dallo Stampatore , o dall' autore 
« pel di Ini poco merito, si trova facilmente, e questa volta si 
a che la critica deiraulare non è malimpiegata » 

Direi al Porcelli, che ha una bella logica t perchè prima ha 
stampato un libro, e poi ne dice male ! E se ce n' erano tante 
copie, perchè Io ristampò Gessari ? Perché Tha ristampato luì? 

ToUol» Andrea tironr. Ottimo scrittore melodrammatico, 
autore di molte commedie rappresentate nel Teatro Nuovo e dei 
Fiorenlinì, vivea ai principii del corrente secolo. Le parti in dia- 
•letto sono scritte con purezza e gusto. 

Trinebcra Pietro di professione notaio vivea Terso la me- 
tà del XVIII secolo. Abbiamo di lui bellisseme commedie, quelle 
che conosciamo sono La Vennegna -^ UJhate Collarone — Nota 
fettolone — Cumtnetella eorremta pel Teatro della Pace nel 1744 
— lo secretala pel Teatro nuovo nel 1738 — La Gnoceolarà, 
nella quale fa una copia viva di una bellezza plebea , che era 
la Circe della sua contrada ; e poiché Trincherà con altri ami- 
ci furono pelati da questa scaltra feminucoia , egli si vendicò 
con questa graziosa favola. Le Cìnajè^e Cantarine, e La Tater- 
noia abbentorata. messe io musica dal Napoletano Carlo Cece- 
ro, ch'egli pubblicò col nome anagrammatico di Terenzio Chir- 
rap. Quest ultima la scrisse verso il 1740 per rappresentarsi, al 
dir del Signorelli. nel Real Monistero di S. Chiara. 

L'azione è tra i villani delle paludi ne' contorni dì Napoli, e 
contiene una dipintura al naturale di un furbo che si da a cre- 
dere per eremita. Ma nessuno de^ suoi 38 oomponimenti (com^. 
egli dice in una prefezione ) ebbe tanta voga ; mi gli costA 
molto caro , e fu cacone di ogni sua sventura: fu perseguitato 
e gli convenne rifugiarsi nella Chiesa del Carmine e mori in 
prigione prima del 1750, di una ferita fattasi per disperazione 
da se stesso. 

« Il Trincherà valea ne( copiare di* avvenimenti veri e scar- 
« seggiava d' immaginazione,, non di ardire , per satire^iare 
« lenza ribrezzo. Alolto infebcemeiite eomponea le partf losca- 

51 



— «02 — 

« ne, e solea spésso impfòrare il soccorso deiraltrò} pernia, ma 
<x nel nostro dialetto pungeva con vivacità, né mancavi di gra- 
ie zia, né di lepidezza aristofanesca * (Signorelli vie: della Col- 
tura Napoli i8H Tom. VI paff,*13 e 9Stt). 

Nelle feste che facevansi in Napoli »el Carnevale attempi di 
Callo IH Borbone, il Trincherà scrisse molli Cartelli in dialetto, 
(V. Canti Carnascialeschi p. 57 e appendice), simili .a' canti car- 
nascialeschi della Toscana i quali erano pieni di piacevolezze e di 

patrio dale. ' ' . 

Là maggior parte de' «noi drammi furono rappresentati »el 
piccolo teatro della Pace, detto ancora della lava che esisteva 
in un vicoli» vicino a' Tribunali, e che ora più non esiste. 

TroiAt €siit«eppe. Poetastro popolare del corrente secolo j Ab- 
biamo qualche canzona in foglio volante. 

Trotto (del) Ceririftiiiio. In un opuscolo in 4 di paig; 3S<. im- 
presso in Napoli nel 1714 col titolo a Lettera risponsiva di N. N. 
« dimorante in Firenze. . . . Intorno all'intera storia della fa- 
« migtìa, Mtia Miracoli. Traslazione, e Culto del gtork)» martire 
« S.' Gennaro, opera scritta dal Prete sìg. Nicolò Carraìnto Fal- 
« cono Napoletano, e promossa dal P. fra- Uarione di S. Pietro 
«( Siciliano, della Terra di Chiarotoonte, del sacft> "Regale e mi- 
e li lare ordine della Reduzione de' catfivi di nostra signora della 
e Mercéde ^-aìla pag, 30 leggiamo « Lett^ì-a scritta de Napoli 
« con nome supposto di C( rrfeg'no del Trotto al sig. D^. Olbvanni 
e de Nicastro Arcidiacono di Benevento. » fissa è «éfittti inbtton 
dialetto, ed è contro all'opera del Falcone, e segna la dati del 
23 decembre 1713. 

Taoei eiovAitni. Il Signorelli nelle Vicende della Coltura 
ricorda a' tempi di Carlo IH il Sacerdote napolitano Giovanoi 
Tucci, che compose alcune commedie rappresentate in case par- 
ticolari, e specialmente in quella del Marchese di San Giorgio. 
E^se aveano azione più regolare e stile toscano, migliore di quelle 
di Domenico Barone « ed ir napoletano non meno grazioso. 

Tullio Fraooeseo Anionlo. Sin da* primi anni del secolo 
scorso si esercitò nelP opera buffa napoletana , sotto il nome a- 
nagrammatico di Colaniuono Feralentisco, La prima commedia 
del 1710 s' intitola Le Fenziune abbeniorate . indi lA vieeehie 
coffejate pe la tritao de li Sciùrentine nel 1710 stampata in Ve- 
nezia. Lo finto Armenio Napoli 1717 di pag. 84 in 12, La U- 
canna Traigicomedia, Napoli 1723 in 12 di pag. 60. Nel 17:24 
Ve fente Zincare con la musica del /Leo. Nel Xlìl LoViecdiio 
avara con musica di Giuseppe de Majo. Nel 1732 La vecchia 
trammera con musica di Antonio Orefice. La festa de Bacca nel 
1733 in 12. Questo autore era peritissimo nella grazia del na* 
tivo linguaggio che possedeva a maraviglia. 

Tuppo S^ranceseo. Giureconsulto • fiori verso la metl del 
XV secolo ed era profondo nelle cognizioni legali, e nelle let- 
tere greche e latine. Nella prima tipografia che si stabili in Na- 



— «03 - 

poU Del 1473^1 Tuppo ebbe cara di Care imprimere ie opere 
di Andrea Rampino d' Isernis^^ i comeDti di Luca Penna sopra i 
Ire libri del Codice ec. ec. 

Dice il Galiani. che nella celebre Accademia fondata dal Fon- 
tano , i più dotti nomini che vi si aggregarono , collivaròno il 
dialetto nato sotto la penna del Petrarca e del Boccaccio , ma 
che il solo Francesco Tappo osò scrivere nel nostro dialetto la 

. fa.voiosa vita di Esopo, alla quale seguono le favole anche tra- 
dotte, nello stesso idioma, le quali vennero impresse in Napoli 

' a* 13 febbraio 1485 da SistQ Reissinger in foglio, dedicandole a 
D« Onorato Gaetani Luogotenente, e Protonotario. 

Dice ancora il Galiani « Quest' opera divenuta rara a segno 
€ che forse non altro esemplare ne esiste che quello della scelta 
< e copiosa libreria del Marchese Salza Serio, per effetto della 
« gentilezza di lui, che ce 1* ha comunicata , é venuta a nostra 

. K conoscenza. Essa è in foglio piccolo di bellissima carta, arric- 
« chita di stampe in legno curiosissime.» 

Il Giustiniani nelle memorie degli scrittori legali. ne cita altre 
tre edizioni, cioè nell* Aquila 1493 in foglio, ed m Venezia 1495 
in 4» e 1553 in S\ 

^ Tottavilla Corraiia. Fu uno degli accademici del Soppor* 
tico: della Stadera, e che fece la parafrasi in dialetto napoletano 
nelle ventj leggi di quest* accademia le quali Tennero impresse 
di un opuscolo in 8.^ di pag. 36 col titolo Notizia della ori^ 
gine del Portico della Stadera e delle leggi colle quali si govef" 
na —In Napoli i74S'ndla iuamperia Muziana. (Vedi Paga- 
no Nunziante pag. 316). 



404 



V 



• < • • - 

^Alrnllno CMo^ambniilsiA. Nativo di Napoli figlio di An- 
drea ch'era dottore e legglsta , vi vea ver'so la. metà del XVI se- 
colo. Il Galiani dice che appartenne a quel celo dj persone ohe 
dicevansì Gappenere, e che comprendeva gli Scrivani i inauri 
d'alti i notarj, e j procuralori. 

AiiobelK dice scrivano di professione ed abitava alla DaelieacA. 

Pubblicò' la descrizione della terribi!e pe.slilenza del 1G56 in 
versi sdruccioli, ina questo poemetto che sarebbe stato il più 
grazioso di tutti (al dir del Galiani) non ci ò finora capitato soUo 
gli occhi per qualunque ricerca se ne sia p« tuta fare. 

Poi diede fuori un poemetto in 8* rima di 200 stanze che 
intitolò Napole scontrafatto dopo la peste. 

La Meza Canna poema diviso in quattro canti, dair autore 
chiamali palmi, alludendo al titolo, il quale è l'antica nostra mi- 
sura detta mezza canna. In esso non fa che biasimare V orgo* 
glie, le pompe , Io smodato lusso e la rilasciatezza de' costumi 
della sua età. Tutto il poema è in dialogo tra Titta e Masillo. 
Il primo canto è di 148 stanze, e parla deir 0ne5(à. Il 2^ pal- 
mo è di 147 stanze , e discorre òeìVOnore, Il 3' palmo è di 
148 stanze , e in esso spiega quale è la vera nobiltà. Nel 4* 
palmo eh' é di 174 stanze, e non 154 come dice il Galiani, in- 
veisce contro coloro i quali sfoggiano e spendono più delle loro 
forze. Questo poema é preceduto da un altro poemetto che serve 
per Proemio, intitolato Lo vascìello deirArbascia ài 108 stanze. 
L' autore finge che un tascello giuqto nel Porto di Napoli. 
,r Onestà corre per vedere che cosa e' è di buono , e lo .trova 
capitanato da tutt' i vizi, che recano oggetti di lusso e di prò* 
fumeria. 



— 405 — 

Im Cecala Napoletana , poema anche in 8^ rima diviso in 
canti, ed ogni canto ha dìfrer*nli titoli; cioè la Difesa de la Mezà 
canna di 101 stanze. Lo Commùnno d* Apollo di 113, e La Gal* 
laria segreU d' Apollo di 190. 

L^ edizioni che eonosciamo sono: NapoU Seontràfatto — Na- 
poli 1665 in 8^ che venne dedicata a D. Diego de Soria Mar- 
chei^e di Grìspario e Reggente della Vicaria , venne riprodotta 
tal quale col titolo Seconda Reale impretnone di Nnpole Scon^ 
irafatto per Francesco Pace n3l 1674 in 8' di pag. 66 ed in 
ultimo vi si leggono cinque Sonetti e sette quartine dello stésso 
Valentino in occasione della morto di Filippo IVr della carestia 
del 1672, ed altri snggèdi. Altra in IS per Grìstofaro Migliaccio 
1759 , e per Gennaro Migliaccio in 12 di pag. 48, 1775. 

La Mera Canna co lo Vascielto deWArbascia. Il Galiani dice 
che la prima edizione è 'del 1669. ma noi ne conosciamo urral* 
« tra anteriore eh' è del 1660 in 8® per Lucantonìo Fusco, ed è 
preceduta da 6 sonetti anche in dialetto di diversi autori. La 2^ 
e 3^ del 1669 per gli stessi tipi dedicata a D. Gabriele d'Aon- 
gna Temente generale dell'Artiglieria, ed é anche preceduta dai 
sopraddetti 6 Sonetti e sono in 8^ ài png. 240-4*. Per gli erede 
di Fusco ad istanza di Domenico Antonio Parrino 1688 di pa- 
pRcl80.— 5* Per Francesco Massaro 1695 di pag. 189.-6^ Un 
altra aorhé'del 1695 di pag. 180 senza nome di stampatore— 7* 
Da Muzio 1701 in 12. -8* Presso \^ero in 12 nel 1753, il Ga- 
liani dice 1752.— 9* Per l'erede Perago di pag. 180 nel 1773. 

La Cecàla Napoletana per Lucantonio Fusco nel 1674 in 8.' 
di pag. 152 con 4 sonetti e 4 madrigali in onore del poeta. Per 
Gario Troise 169^7 ih 12. Per Gialluise e Pietro Buono 1697 in 
8^ e Domenico Raillard 1722 in 12. 

Il Porcelli ristampo tutte le dette opere nel 1787 nel voi 19' 
della sua collezione , ma siccome non gli pervennero Jc primo 
edizioni , cosi mancano le altre poesie del Valentino e le •belle 
poesie di altri scrittori in lode de!P autore. Infine la stamperia 
Filomatica nel 1835 le stampò anche tutte in due yotumetli. 

Waitonfino iitn^lo. Discendente di Giovambattista V^alentino. 
Per quello che egli stesso ci ha lasciato scritto nella sua vita; 
sappiamo che nacque in Napoli il 1 giugno di Sabato nel 1688, 
giorno nel quale successe^ il terribile tremuoto che feoè crolla-* 
re le colonne del Tempio di S. Paolo in Napoli. 

Poi dice che poco o nulla voleva applicare allo studio, e rao 
conta nnar quantità di svéntnre che noi le crediamo favolose, indi 
fa la descrizione de* suol viaggi fatti in Europa , e finalmente 
fatto vecchio si trova pentito di aver fatto tante strava|S[anie, di 
aver perduto 'tanto ténlpd \ e di non aver petisàto mai à Dto. 
Còncmnde col fèrcf sapere che giimlo all'età sessagenarin si avea 
preparato ilfiuo 'sepolcro sopra Posilipe , tra quelli^ Sanna- 
zaro e di VfrgiKo: *' 

In un altro libro dello stesso autore dove ci è una sapplica 



- M6 — 

del suo antenato Gioyr^mbaUìsla, diretta ad ApoHo per tagliarsi 
che Biagio ha sicriUo in Toscano, conosciamo che si fece mona- 
co, eccone il tèsto: 

Se mettelte lo nomme -ie lo patre 
Qiianno vote fa cagno co ito ntmnno 
Che se jeze a fa ehttkto vroduso^ '. 
Mo $*è^ fatto ommo' tosco lo mmer4uso* . 
. Vo fa Io Toscanese 
Quanno non vale^ manco no Tometen 

L^ AUobelli ci fa sapere ch^ era frate laico de* Minori Oaser.^ 
vanii , e fu impiegato a far la questua pel sno moiiistero di 
Monte Calvari *, e che ayea composto no poemetto iatitola^ hi> 
Refettorio de li muoneee , che restò manoscritto coni altre -sae 
composizioni. Fu ascritto all'Accademia del Portico detta -Sta- 
dera, e mori in Napoli in età molto ayanzata. i 

Dalla distrutta biblioteca del Conte Policaslro abbiaaaKi arnto 
il mss. Lo refettorio poemetto di IHagio VaUntino , esso è. in 
versi sdruecioU, ed in ultimo si fima a fra Biase di Napoti^ Va- 
a lentino di casata , monaco laico osservante in Monte Galvario 
€ 1751. 

La sua opera intitolata La Fuorfece ovvero thommo pratton, 
co li diece quatre de la Gallarla d^ Apollo , venne in luce la 
prima volta neri748 per la stamperìa di Felice Carlo Mosca 
in un volume in 12 di 480 pagine , e fu dafT atitbfe iettcaU 
air avvocato D. Giuseppe Maria de Lecce, patrizio deladttidi 
Lucerà. 

Comincia questo librò con la .dedica in versi sdruccioli, segue 
r avvertimento al lettore anche in versi . indi varie poesie in 
lode dell* autore, e poi comincia il primo taglio, alludendo alla 
forbice » tutto in versi sdruccioli. Il V taglio è diviso in 10 
canti in 8^ rima. Poi viene una aggiunta detta il Perno iella 
Forbice in v^rsi sdruccioli, ed infine la sua vita. 

Questo libro ebbe per revisore il celebre Giacomo Martorelli» 
ed ecco V avviso che ne dà « L' autore di queste lepidissime 
« Poesie intitolate : La Fuorfece ovvero V Hommo Vratteco « si 
« né versi sciolti, come ligati, ha dato. non picciolo saggio delle 
« graiie della Patria lingua comunale, e sotto simboli ai taglù 
« e forbice, vuol correggere ed emendare il vigoroso secolo, ed 
« insinuare con maniere tutte popolari l'onestà del costume, e 
a $i è studiato confarcinare ed unire istoriette antiche e nuove, 
« e favolette graziose per rendere le sue fatiche più amene, 
«t Voglio credere che il pubblico ne gli jsaprà grato , e ne co- 
« glierà quel profitto che ha pretesa T Autore. » 

Il Mal Consigliato ovvero il conte D. Giuiiafio opera tragica 
eroica 4i Biagio Valentino, di Napoli Accademico candidato del 
Portico della Stadera col nome di D. Salónio Malispina — De- 
dicato a D. Giovanni Colombo — Napoli per Giovanni de Si- 
mone Ì7&0. 



- 407 - 

Neir opera ti sono varie parti napeliUne . il libro è prece- 
dalo da molle poesie de' suoi parenti, , 

La Fuorfece è siala ristampata nel 1783 dal Pdffcelli m due 
voi. cioè il VI e VII della Collewone. ... 

La Società Filomatica anche avea òomincialJi a ristamparla ma 
' conosciamo il solo primo tomo. Nel- « Sesto catalogo di libri rari 
9 e di occasione vendibili presso Deihen e Rocholl — 1868 w 
a pae 36 leccesi « Valeniini B. Madama Fiore a vero la fnor- 
« fprp de le damme ficoppa a lo tiempo currenno Trasportato 
« in dialetto napolitano. Italia 1848. il (2181 fr. 2 50.) » Esso 
altro non è che il sopradetto primo volttmelto , che é cangiato 
di frontespizio per inganìwre il pubblico. 

vnip^fino Unre^t Tralello (il Biagio, abbiamo un sonetlo m 
dialetto avanti alla Fuorfece , nel quale rimane sorpreso che il 
fratello avesse potuto scrivere tariibro, ed un altro sonetto si 
trova stampalo nel Mal Cmrigiiato \ nel quale si lagna che ha 

scritto in Toscana. . • « ' 

' Valentino €ifns«ppc fratello di Biagi^^, scrisse un Sonetto 
nei Mal eonrirjUato. lo dove dice di non curarsi di ciò che hanno 
detto gli altri parenti contro di lui per aver scritto questa se- 
conda cosa, buona parte in Toscano, e conchiude: 
Pe grazia de lo Cielo so doje vote 
' Che haje stampato ^ e stampato aje lo GelevpoJ 
Valentinn Mlebele figlio di Giuseppe,* e nipote di Biagio. 
Troviamo un Sonetto stampato nella Fuorfece^ ed nn altro nel 
Mal eonrigliato . nel quale anche si lagna perché a scritto in 

Toscano. 
Vulenilna nimIii. Ganonieo« parente di Biagio— rScrlsse na 

Sonetto avanti al 'Mal consigliato in lode delP autore. 

Valentino Aorrlio. Dottore , e parente di Biagio — Ab- 
biamo un Sonetto in lode dell' autore pel Mal consi^iato. 

Vniic BrnrMo. Nella Tersicore, Strenna pel 1860, dedicata 
ad Amina Boschetti, da Ferdinando- Mastriani, alla pagina 41 e 
42 leggiamo due sonetti del Valle. ^ , 

Vali<*tSa ivicoin. Ha civili ed onesti genitori nacqpe in yi.- 
rienzo Nicola Valletu. Il Villarosa dice il giorno 22 giugno 1748, 
il Giustiniani e Minieri Riccio dicono 1750. 

Fece i primi stadi! nel paese . ed in breve ^ tempQ apprese 
talmente la lingua del Lazio che disfinguevajsi frj^' suoi compagpi- 
Divenuto adulto, comprese che fra le paterna mura,, e gli ozii 
della campagna non poteva fare acquisto di scienzot quindi ;^b- 
bandone Anenzo , e venne nella Capitale , ih dove, ii^vece di 
frequentare gV mutili passatempi, scogli terribili pc^r lagiovenjù, 
si dedicò tutto allo studio. Dopo di essersi istruito nelFarte ora- 
toria 0*nella greca linjgua , s' appirpò intierimcajle al Dritto Ci- 
vile, ed Ecclesiastico, ^ 

Di anni ,17 concorse per la Cattedra di "^tiQ^ nella Begi* Uni- 
versità degli Studii, di anni 25 dopo due esami, ebbe la Catte- 



- 4«8 - 

dra ^lle ìstimzioiH Gi?ilU ìndi quella del Dritto MantcipMe,- poi 
fu destinato a spiegare H Codice Giaslinianp , e finalmente ne! 
179d, nel generai matainenlo delio Stalo, ottenne nuove oni^ri- 
ficenze e prerogative e Tenne destinato professore dei Drillo 
Romano, e Decano delia facoltà legale. 

Scrisse molte opere. Morì di emottisi il 21 novembre 1814. 
e fu sepolto nella Chiesa di S. Pietro ad Aram dalla Congrega- 
zione de' Dottori, a cni apparteneva. 

Agli slndii di giurisprudenza , seppe accoppiare quello delle 
Muse toscane latine e napolitano, dandone numerosi saggi, laoio 
medilali, quanto all'improvviso. 

Noi citiamo solamente un volume in 8^ di 164 pagine pub- 
blicato per la prima volta nel 1816 dalla TipograiSa di Luigi 
Nobile» intitolato Poesie inedite del Dottor Nicola Valletta > nel 
quale vi sono de^ bellissimi Sonetti io dialetto . varie canzoni 
sacre, e la traduzione del De Profundis e del Miserare. 

Questo libro è divenuto raro; il solo Misererò con le note di 
Emmanuele Piilermo è stato ristampato due volte. 

Il Villarosa che ba scritto diffusamente la vita del Valleita (1834) 
concbiude cosi : 

« Tra le innumerevoli sue poetiche produzioni , che rimaste 
« sono inedite, evvi una laboriosa versione di orazioni in idio- 
« ma napolitano, la quale sarebbe gratissìma cosa, a'fiiologi spe- 
« cìalmente, se mai fosse fatta pubblica per le stampe, dappoi- 
« che ì più dilBcili tratti delle opere del Venosìno trovansi 
€ dal Valletta con finissima sagacità interpretati » e eoa f^iicis- 
« sima non men che lepida esposizione tradoiti. Quésto mano- 
f scritto • da me veduto e in gran parte letto, porla il titolo 
ce di Arazio a lo Mandraccbio. » 

Mediante la cortesia del distinto Signor Nicola de Rensis, Pre 
sidente delta Sezione di appello^ discendente del Valletta» abbia* 
mo avuto un tal mss: originale, senza titolo nei quale vi sono 
vari frammenti in dialetto della vita di Orazio, ed indi segue la 
traduzione in versi sciolti delPilrf^ Poetica dello stesso. 

ITmIoìa TommHso. Lo troviamo ricordato dal Ferrucci nel- 
r Arte rappresentativa^ come autore di commedie con molte parli 
napolitano. Minieri Riccio ci fa sapere che naéque in Napoli, fa 
Scolopio, ed era dotiissiipo pelle lingue. antiche e moderne. 

VdlasiiaM Giuseppe Ausonio. Dottore è professore di 
giurisprudenza teìV Università di Napoli , ed accademico oiioso. 

Abbiamo sottocchi un libro in 4'* di pag. 91, oltre la dedica, 
prefazione e poesie dell* autore, ed in lode dello slesso. Il suo 
titolo é e Le qualità Veneree , discorso parenetico morale del 
€ Dottor D. Giuseppe Antonio Velasquez, dedicato al mollo- il- 
« lustre signor D. Antonio Cioffo. — In Napoli, per FAno^co 
€ fienai f681. Con licenza de' Superiori- ». 

Vi si leggono tre Sonetti in lode dell* autore uno di Ch'Io 
Maineri in italiano, iin altro di Vincenzo Gastelvt in Spagauo- 

i ■ ' 



— 400 — 

iot. e roltioio di Carlo Stella io Napolitano* a cai il Velasqoez 
riftppnde a tutti e tre con un sol Sonetto nelle direrse liogae, 
che noi. non ostanti le vessazioni dell* editore , in roler accor- 
ciare, qui riproduciamo: 

«OSflETT® 

TRILINGUE 

A D. Carlo Maineri — De la gran tua Virtù racceso foco 

Che fu quel tuo splendor n esser Mai Nkbo 
Locar in me pretendi j e par da vero 
Sollevar mi proctiri al Solar loco. 
A D. Vizente Castelvi — Yà ti Vizentb à quicn, Pallas no paco 

Jms sieneSy (jinne de laurei Ibero 
Tanto me ensalza tu piuma de Ilomcro, 
Que estoy sonnantlo al estreUado toco. 
A Carlnccio Stella — 1u puro vStella pierisc ni embrodar^', 

Gomme se non sapìsse frale mio 
Di jugnere à lo Ciclo quanC è folate. . 
Maineri — Giammai Maineri ti poìirò in oblio. 
Castelvi — Tu scienzia Castelvi sera mi Nortc, 
Stella -*- E schiavo te so Stella, amico à Dio. 

Vecchio Domenico. Abbiamo un sonetto in lode di Giov. 
Ballista Vnlenlino per il Napole Scontrafatto. 

%cr(oln lafiiMCpn»^'. Sacordole. Abbiamo ima graziosa odo 

in dialetto napoletano, di quindici quartine impresse in un«> o- 

puscolo in 8' di 20 png. oul titolo <c Per la solenne promozio- 

« ne al sacerdozio del Ueverendo D. Salvatore delia Rocca — 

« Poesie — Napoli Stamperia e Fonderia di Giuseppe Calanco 

€ 1866. 

Tfllanl GfoTnnnf. Moltissime sono le opinioni su la vita 
e r opera di questo scrittore. 

II Sumraonle lo dice napolitano e che morì nel 1342. Miniori 
Riccio lo chiama Cavaliere Napolitano e storico, e fiori nel XVI 
secolo. Chi ne bramasse più parlicolareggioie notizie poUa' leg- 
gere il dotto articolo di Francesco Antonio Soria « nella sua e- 
pera Memorie Storico-critiche degli scrittori Napoliktniy Tom. 2 
pag. 643. 

Il libro scritto dal Villani è il tanto raro , e conosciuto sotto 
il titolo Croniche de la Inclita cita de Napole^ il quale è molto 
favoloso ed è ad attribuirsi air ignoranza de' tempi in cui iu 
scritto. 

Fa stampato la prima volta da M. Evangelista di Presenza- 
ni di Pavia a di 27 de Aprile XIV indictione, de la Natività 
del Nostro Signore i526. Fu ristampato net 1680 da Carlo 
Persile in nn voi. in 4^, unitamente all'opera di Benedetto de 
Falco» e del P. Luigi Coutarìni. 

Villani Antonio. Nel Tomo XXIV della Collozione slam- 

52 



- 410 — 

pila <t.il V TcM\ irovi.'imo un opuscolo coiàlenetiie. 30 Soaetti ed 
1111 epiti'il.'iinio . iiililointro Lo Calascione di AntmUh Villani I^ 
talttHi SiHietii (lireiU ad una cantante del Teatro de Fiorentini, 
«crediamo che questo autore fosse fiorito verso la metà del XVIII 
secolo. 

villaui Pmmceseo. Scrittore che fiiriva nd 1768, ed ab 
biamo delle belle poesie in onore di Antonio Spiuelli. Eletto del 
Pupillo. 

villano Santo. Nel 1716 pe' tipi di Domenico Rosiello vide 
la luce un opuscolo in 12 di p.«g. 63 intitolato. |«a Sporekia de 
lo bene^ o sia V Aosanta ptsla neauxona da SanttUo Nota* 

Gì piace qui riportare le parole del Galiani. 

« Santo Villano (che in anagramma si nccultò) è P autore di 
<K questo assai mediocre poemetto in oitav.i rima, diviso in cin* 
<c que canti, e che altro non contiene che una perpelua decla* 
« mazione contro il lusso cresciuto in Nap Ai , e che avea , al 
a dir deir aiiiore, distrutto il germe della ricchezza ciò che nel 
« dialetto patrio egli ha creduto esprimere colle parole Sporchia 
H, de lo Bene » 

Ed in fatti noi troviamo che Sporchia significa [ine ed é voce 
a loperata Ru' oggi dal volgo di Napoli e de' contorni. Uc albero 
clic perde le frondi, dicono sta sporchianno gli ultimi frutti dì- 
cono è la sporthiaiura. Non sappiamo come poi nel suo Dizio- 
nario il Galiani la parola Sporchia la dia in significato di sb'fc 
dare facendola derivare dati* exporrectus de'Iatini, e poi più ap* 
presso la parola Sporchiare la spieghi per distruggere. 

Questo poemetto fa ristampato nel 1720 pres.so Muzio in 12 
di pag. 86 . ed in. ultimo nei 1787 dal l^orcelli nel voi. XVI 
della Collezione. 

yioIa. Il Signorelli Vicende della Coltura tom. V pag. 444 
1» dice « non dispregevoli melodrammatici na[)ulitani furono an- 
ce Cora il Viola, autore del Melodramma buffo Lo Castiello Sae- 
« chejatn, « a pag. 559 del detto Voi. dice » il Viola o sia I Oli- 
c( va. » Nella Storia critica de* Teatri voi X p. II pag. 120, 
parlando de^ melodrammi, scrive » ne fecero altresì il Palma ed 
« il Viola. D 

In una commedia che abbiamo sottocchio stampala nel 1722 
da rnppreseutarsl al Teatro de' Fiorentini intitolata La Noce de 
Veneviento , V autore in una protesta dice di avere già scritto 
lo Castiello sacehejato^ e Io Funnaco revotato. 

Avendo anche sottocchio Lo Funnaco revotato, commedia per 
rappresentarsi al Teatro de' Fiorentini nel 1720 nella prefazione 
abbiamo letto il seguente periodo. 

« È scialo stampato nterzetto peVNapole no libretto sotto 
<( nomme de 1* autore de la Commedia Napolitaua, Inlilolata La 
a Castiello sacche jato a chi fnvoresce leggerlo e sentirlo^ e pe 
« quanto mme# pozzo smacunare è stato fallo e cumpuosto da 
n na lengua che non fa auto a lo munno sujo che forfecejare 



- 4M - 

« e dire, sempe boscic , ec: » Da qui conchì udiamo che il li* 
bretto (fella Violejeda di cui abbiamo pnrlalo all' nrlic >lo Anoni-^ 
mo (pag., 6; fosse sialo stampalo nel 1719 e che fosse dirello 
a questo scrittore di melodrammi , del quale non possiamo ri- 
cordare che il solo cognome. 

Vocabolarsi Raffaele Liberatore nel suo arlicolo del Dialetto 
Napoletano, ri837) ci fa sapere che il Piemontese ha otto vo- 
cabolaiii, ed otto ne ha il Siciliano, mn tre de' quali sono mss. 
e si conservano nella Biblioteca di Palermo. Il Milanese ne ha 
Ire. e due il Padovano, due il Bresciano, due il Veneziano, due 
il Mantovano, due il Friulano, due il Bolognese, e due II Ve- 
ronese. II Sanese, il Tirolese, il Cremonese, il Pavese, il Fer- 
rarese, il Parmense, il Sardo, ed il Napoletano ciascimo ha il 
suo. Il Palermilano fin dal 1837 irovavasi aver commesso al 
Cav. IJonardo N igo la compilazione di uu vocabolario Univer- 
sale Siculo-Italiano Italiano-Siculo: e Gherardini in Milano sta- 
va formando il gran Dizionario di tuli' i dialetti d' Italia. Igno- 
riamo se questi due lavori sieno usciii alla luce. 

Sappiamo che Roberto Guiscardi abbia disteso un vocabolario* 
che conservi manoscritto. 

Noi per far cosa grata agli studiosi segniamo per ordine cro- 
nologico, que' tentativi falli, e que' vocabolarii del Dialetto Na- 
politano che han vedalo la luce, e ch3 noi abbiamo soltocchi. 
i551. Sroppii liueio dovonni , discendente da Nobile 
famiglia di Massa Lubrense — Abbiamo un Spicilegium in 
foglio, ed é rarissimo. Esso é diviso in due (»arli, la pri- 
ma di vocaboli, la seconda di fraseologia. 
Il frontespizio è inciso in rame e non in legno, come da 
taluno si è detto , nel mezzo vi é il ritratto dell autori> 
cori la scrina LV. IOAN. SCOPPAE- SPICILEGIVM , a 
piedi vi sono tre stemmi , quello della Gillà di Napoli, 
ai D. Pietro di Toledo* a cui l'opera è dedicala e quello 
della famiglia deirautore: segue la dedica al Toledo indi 23 
carte con P intestazione Tabula , in cui sono messe per 
ordine alfabetico le parole in volgare , con i numeri che 
richiamano la paginazione del libro, dove trovasi il corri- 
s|)ondente vocabolo in Latino. La numerazione della pri- 
ma pnrtu è d.ì 1 a 269. ed in ultimo lecgesi Impressum 
Neapoli in aedibus autorit per Baymunmm Amatum Pe- 
trnmqne Yorlanumsociosanno a restituta salute MDXXXXXL 
Srgue Iri si'conda parte, con rinlestazione Celeberrimi alte- 
ra Spicihgii pars, e la paginazione porla il imuiero da d 
a 150 e in fine 8 carte per la Tabula fraseologica! 
Nel Bullettino bibliografico di Giuseppe Dura fol.l3 pag. 104. 
LU}ri in dialetto non compresi nel presente buUettino al 
n. 2413 è citalo delti» libro, -e si dice « Questue il primo 
dizionario « stampalo .... » Noi noi crediamo perchè 



- Ì12 - 

■ 

neir intestazione della prima p^le si h'gge SpieUegium 
multo Locupletlus^ quam unquam^ alias imprèfàum. 

1689 PaNitno «HbrAele (Vedi pn^. 189) Lo Tasso NUftletanì. 
ed a pie di pagina dà la spiega di molle parotr, qaasi 
come un tentativo di rocabolario. 

1699 liltilio GiancolA (vedi Sligitoia Niccolò.In fine della parie 
seconda delPEneide vi è Catalogo di alcune Parole, e motti 
Nafoletani che sì spiegano per facilitare la lettura. Sonn 
circa 400 vocaboli. 

1747 Pixxl (de) Tommnso ( Vedi pag. 333 ) In fine Della 
Gara delle Mtise^ stampate nel 1747 trovasi VocabdoriO de 
Parole. Napoletane schiegate 'n Toscano, Sono circa du- 
cento vocaboli. 
. 1784 Mormiio Carlo (Vedi pag. 509) Le Fàvola deFedro liberto 
d'Augusto sportate n* ottava rimma Napoletana. I primi 
due libri ; ed in fine di ogni libro vi è la spiega dì molli 
vocaboli Napolitani • e lo stesso esegui nel 1830 quando 
pubblicò tutte, i cinque libri delle delle favole. 

1789 Lo stesso Mormile nel pubblicare I sonetti in Lìngua napole- 
tana di Niccolò Capassi, a pie di pagina nelle noie diede 
moltissime spieghe di vocaboli Napolitani, e nel ripubblicarlo 
' nel 1810, oltre le dette note; in 22 pngine in ultimo, vi ag- 
giunse Elenco disposto per ordine d*alfaheto delle voci non 
, dichiarate, nelle note per servire di supplemento alle me- 
desime, 
. 1789 Vocabolario (Vedi Galiani Ferdinando pàg '1\%) Delle parole 
del dialetto Napoletano ^ che più si scostano dal dialetto 
Toscano, cm alcune ricerche etimologiche sulle medesime degli 
accademici FUopatridi — Opera postuma supplitfi. ed accre- 
sciuta notabilmente Napoli i789. Presso Giuseppe Maria Por- 
celli. In due volumi, e formano il 26 e 27 della Collezione 
dei poemi in lìngua Napoletana. 

1827 iflclf) Carlo (Vedi pag. 303) Appendice al voi IH delle 
operette morali religiose, scientifiche e letterarie col titolo 
Saggio di nomenclatura familiare col frequente riscontro 
delle voci Napolitani alle Italiane. 

1841 j&a3-^9%no Giia«<«'B9pc ( Vedi pag. 221 ) Vocabolario Do- 
mestv'O Napoletano Italiano, compilato da Giuseppe Gar- 
gano socio onorario della Pelorituna di Messina — Napo- 
li dalla Tipografìa di Nunzio Pasca i841. 
1841 Pnoti Basilio (Vedi pag. 340» Vocabolario domestico Na- 
politano e Tàscanoi84i. Seconda edizione ÌS50. 
1841 Villani VerMnt^Mt da. Saggio di vocabolario Familiare com- 
pilato per Ferdinando VVlani di Foggia — Napoli Presso 
Borei e Bompard i841. In 8 di pag. 31 oltre una pagi- 
na di errori e correzioni; sono da circa milfo vocaboli. 

1841 l*n«€|aaic €;iaiic|»pc ^t^ittfónlo od AvcIIIbio OIuIIo, 

« Flora medica delia Pf ovihcia di Napoli, ossia descrizione 



- 413 - 

« delle piante metliciiiali die nmem spooUMtniente nel 
« perimetro della Provincia cori la imUcazione .de' luoghi 
« in cai vegetano in essi e'I in altre località del rejpo 
« repocà^della fioritnra, I lìoóii vernacoli ; e ^li usi igie- 
« nici, terapeutici ed economici . da servirei ili Guida a 
< giovani medici e farmacisti, non meno cha a caloro i 
« quali volessero provvedersene per uso delle proprie fa- 
« raiglie, compilata da Ginsep|»e Antonio Pasquale e Giulio 
« Avellino socii deiracoademitf degli aspiratili naturalisti. 
« Napoli da* tipi di AzasoHno e compagno siradii S. Gìov: 
« in Porta n. 40 — 18il v*d. in 8 di pag. 200» 
1842 ftoceo Bnimiimaele (Vedi pag. 357) PropotUm di cor- 
rezioncelle al gran vocabolario domestico di BaHtio Puoti; 
stampate nel foglio // Lucifero, indi ristampale in un voi. 
in Sdì pag. 96 — Napoli Tipografia dell'Aquila di V.Puz- 
zìello 1844. . ^ 

1845 Ritta (de) vineenso ( Vedi pag* 350) Vuabolario Na- 
politano Lemgrafico e storico. 

1846 l'arfora Ideilo ( Vedi pag. 9i ) Dizionario da Tasca 

Napolitano-Toscano. 

18i6 Costa Oronslo Gabriele morto in Napoli il 6 Dicem- 
l>re 1867. (Vedi pag. 175). Vocabolario Zaologico compren- 
dente le voci volgari ec. 

185a Tariiiit» F. CrmcI C (Vedi Goacci Carlo pag. 260) Vo- 
cabolario Domestico ordinato per categorie. 

1852 Conte Robepto (Vedi pag. 451 ) nel 1849. pubblicò un 
manifesto di un- Dizionario Italiano, Napoletano e Fran- 
cese, e nel 1852 diede la « Guida per iscrivere corretla- 
c mente italiano, ovvero rocabolario di voci dubbie Ita- 
« liane , arricchito di osservazioni suir etimologia de'ro- 
«c caboli ecclesiastici, leg.ili, politici, militari, storici , geo- 
/< grafici, mitologici ed altre ernclizioni. e note di voci in 
« dialetto Napolitano, per la inteiJigenzn delle paroie fa- 
ce miliari, preceduto da un nuovo metodico trattato di 
« ortografia compilato da R')berto G^n te. professore di Lin- 
ce gua Francese, dedicato ali* abate D. Lelio Visci. Napoli 
« dalla Tipografia di Porcelli 1852 » In 8 grande dt png. 
288 rimasta incompleta , giungendo fino alta parola car- 
novale E CARNEVALE. 

1856 Brasiciio Franeeneo morto in Napoli nel 1866. (Ve- 
di pag. 41.) La piccola Gramatica ItcUiana osiia prima 
istruzione gramaticale. Ozio di Fratesco Brasiello Profes- 
iore di Lingua francese. In 12 di p«g; 144. Dalla pag. 139 
a 143 Vocabolario Domestica delle vociipii comuni del dia- 
letto napolitano con le corrispondenti in prstto italiano. 

1856 Oreeo o^nenleo R^itorio (Vedi pag. 269). Nuovo vo- 
cabolario Domestico Ualiah» Mtkcm^^ina Biummorativo: 
per la ricerca dei termini che sHgnorano % Bdiz. iSùO- 



— 414^- 

I868> C h M mi it o PmMmci^ (Vedi jyg. fl8)..Jf«Wo anaHHo 
' pratko per dò' Hudio delle . lingua Jlalianà ec. lafiiie Ho- 
y^ìDizionarkiio Ai vuci domestiche. 

1859 MuttMo liiilsi (V«li pag. 292) v mzW'nario Domestico 
Napoleiano e Totcanp. 

1861 Ciftsiiii AAleilo. (Vedi pag. 93). Nuovo Vocabolario Dò- 
meetico in quattro lingue Napoletana Italiana, Francese e 
Latina. ^ 

1882 iNir^iea l^eotMrito, Nato nell'Abruzzo Aquilano e p?t)- 
j)riamenie in Villella ne* t797. 1 suoi geniluri Michele ed 
Angela de Sanotis, vedendo lo svegliato ingegno dei gio- 
vinetto \o mandarono in Foggia dove risuonava ì{ nome di 
Giuseppe Rosali che dettava sciiBnze fisiche: ed avendo de- 
liberato il Dorotea di apprendere inedecioa* venne in Na- 
poli, e sotto alla direziqne di Folinea, Vulpes , ed Amo- 
nucci fé rapidi progressi. Ha dato alla luce mollissime 
opere, è socio di varie Accadeniie. ed appartenne al VII 
Congresso degli Scienziati Italiani. Noi qoi lo ricordiamo pei 
Sommario StoTico deW Alieutica che si esercita nelle ffo- 
vincie meridionali e della Legislazione correlativa alla stessa 
compilato da L. Dorotea ^ Napoli Stabilimento Tipogra- 
fico di F. Vitale. Largo Regina Coeli 2 e 4 — 4862. In 
.8^ di pag. 92, oltre i Bandi Decreti e Regolamenti sulla 
pesca emanati dal Ì6i7 sino al i856 che sono altre 48 
pag. In detto libro trovansi in dialetto i nomi de* diversi 
pesci» e degli arnesi ins^vienti per la pesca. 

1865 BfMifanelio CMaseppe (vedi pag. 24). Grande Vocabo- 
lario Collettivo de'dialetti dltalia — ^ Siciliano, Napolitano, 
Romagnolo, Emiliano, Lombardo, Veneto , Frialano, Pie- 
montese, Ligaro, Sardo, Corso» Maltese e comparati alla Lin- 
gua Italiana e viceversa Napoli 1865 — Farono pubbli- 
cate dispense sei, in fogli 29, in tutto pagi 23à. 

1865 Btaeeii^litt lialirf ( vedi pag. 36) VocabolarioMl Dialettù 

Napolitano ec. Usci il solo manifesto. 

1866 Melica IMieliel^ (vedi pag. 304) Tavole di Nomendalura 
vero esercitazioni pratiche di Lingua ordinata agli osiU 
d^ infamia alle scuole primarie ed alle famiglie da Michele 
Melga socio della jR. bommissiotie per t testi di Lìngua — 
Napoli Stamperia del Fibreno—4866, In S"* pìccolo di pa- 
ffine 448. 

1867 Coneurfll Domcoleo Sacerdote — Dizionario Do'mestko 
preceduto da varii eserciaii pratici di lingua ordinati p^'' 
categorie ad uso delle Scuole elementari dal Professore Sac 
Domenico Contursi -^ Napoli Tipofjrafia dead accattoncelh 
m7.Yol in r piccolo, di pag. 105, olire riniice delle ca- 
tegorie. 

1869 E.aiadi«liia Pi A. Il- primo libro per i fandulU ossia No- 
mendatttra ad uso delle scude prim>arie, compilato dal prof 



— 445 

F A LanHkina: Prntó (»M. W^*N^di Grande Stabili" 
mento tip€k4ìlogrufico dtifr, de Angelis, .Vic0 Pelleyrini , 
4, p." p.° 4869. 
£ un opuscolo in 8^ di M pt^. conteneate la oopen- 
ciatui-a ilei corpo amano , de' cihvAeìV uomo, del vestire, 
deir abitazione, e della scuola. Ha il vocabolo in il!uliano. ed 
ai frouie qaelio iu dìatelto. 
1869 V0i|>e Pieiro ì-ao1o, tiato io Napol