Skip to main content

Full text of "Notizie degli scavi di antichità"

See other formats


ffjrfifpifl 






# 












•ri. 



m» 












'■-'^.r'^ .: ', 





m 



?ÌT 



>X" 





ATTI 



DELLA 



E. ACCADEMIA DEI LINCEI 



Ir 



ANNO GGGVI 



1909 



SEÌK.IE] dUZlSrTA. 



NOTIZIE DEGLI SCAVI DI ANTICHITÀ 



VOLUME VL 







ROMA 

TIPOGRAFIA DELLA R. ACCADEMIA DEI LINCEI 

PROPRIETÀ DEL CAT. V. 8ALVIUCCI 
1909 






^^r^ 



k^ 



^' 



vV 



/ 



NOTIZIE DEGLI SCAVI 



Anno 1909 — Fascicolo 1. 



Regione XI (TRANSPADANA). 

I. ALBATE — Tomba della prima età del ferro scoperta nel ter- 
ritorio del Comune. 

Il giorno 13 ottobre scorso un contadino di Albate venne in Milano ad offrire in 
vendita al prof. C. Vicenzi, ispettore del Castello Sforzesco, il contenuto di una tomba 
della prima età del ferro, rinvenuta in una cava di sabbia di sua proprietà. Ricono- 
sciuta r importanza della scoperta, il prof. Vicenzi se ne fece acquirente pel Museo 
archeologico di Milano, e ciò allo scopo di non lasciar disperdere dei cimeli cbe gli 
sembravano di un particolare valore scientifico. Quei cimeli si presentavano tuttavia 
in cattivissimo stato. Chiamato ad esaminarli nella mia qualità di E, Ispettore degli 
scavi, dopo alcuni giorni di lavoro riuscii a ricomporre vasi e bronzi, almeno in 
parte, e vi riconobbi: una situla di bronzo che venne usata per ossuario; un coperchio 
di cotto tutto in frantumi; i frammenti di altri due vasi, e, in parecchi pezzi, 1 
frammenti di una specie di candelabro di terra cotta, il quale, rimesso assieme, 
presentava l' immagine singolare di tre vasi a forma di anitra, dipinti in bianco a 
pennello, e sopportati da un unico piede cavo. Neil' urna cineraria, oltre le ossa umane 
combuste, erano i frammenti di parecchie armille di filo di bronzo e di parecchi pen- 
dagli a catenelle, del pari di bronzo. Vi erano poi alcune perle di pasta vitrea; uno 
specillo a cucchiaio minuscolo; fibule rotte, due delle quali a grandi coste, e altre 
che dovevano essere decorate da ambre e coralli infilzati, ed altri pezzi minori. La 
situla e le fibule richiamano quelle, pure di Albate, pubblicate dal Baserga nella 
Rivista archeologica di Como, anno 1907, tav. I, fig. 5; e tav. III, figg. 5 e 6. 

Questa tomba interessante va studiata e pubblicata ; ciò che mi riserbo di fare, con 
particolare impegno, prima di esporla nelle vetrine del Museo. È assai caratteristico 
fra tutti il triplice vaso ad anitre accostate e parallele. La scoperta si riferisce ma- 
nifestamente al VI al VII secolo a. Cr., e porta uu nuovo contributo all'opinione 
di chi vuol vedere nelle sepolture della prima età del ferro del Comasco, le tombe 

dei discendenti dei palafitticoli. 

P. Castelfranco. 



COMO, GERA — i — REGIONE XI. 



II. COMO — jVuova iscrizione della Gens P lini a. 

Alle numerose iscrizioni che la città di Como già possiede della Gens Plinia, 
una nuova è venuta ad aggiungersi nel settembre del 1907, durante gli scavi che 
i fratelli Pozzi stavano facendo nella loro casa in via Maestri Comacini, di fronte 
alla porta meridionale del Duomo. 

Tornò in luce, alla profondità di m. 1,10, una piccola base di colonna, in marmo 

bianco di Musso, col lato di m. 0,35, senza dubbio proveniente da un edificio di 

architettura lombarda, la quale sulla faccia inferiore reca scolpita in buoni caratteri 

la "seguente iscrizione : 

D M 

P PLINl 

FATI' 

V S I| 

Senza dubbio si tratta di una lapide romana, usata nel medioevo nella costru- 
zione di un fabbricato. Essa venne donata dai proprietari al Museo civico di Como. 

A. GlUSSANI. 

Aggiungo brevi note alla iscrizione comunicata dal benemerito ispettore degli 
scavi cav. A. Giussani a questa R. Sopraintendeuza. Non credo improbabile che il 
personaggio, cui la lapide si riferisce, sia quel medesimo P. Plinius Pateniinus che 
insieme con P. Plinius Burrus ci apparisce su la grande base dedicata al Genio di 
ASC... {C. I. L. V, 5216). Il luogo dove tale base fu trovata, su la riva del lago 
di Lecco, poteva esser quello d'una villa di questi Plinii, uno dei quali potè poi 
aver sepoltura presso la città di Como. Alla 1. 4, come fa notare il medesimo Gius- 
sani, la terza lettera è una I e non una L, che del resto non potrebbe qui trovar 
luogo, trattandosi di iscrizione sepolcrale e non di lapide votiva. Ora, posto che non 
precedano altre lettere, né seguano altre linee di scrittura, come parrebbe dalla fo- 
tografia comunicatami, mi sembra probabile riconoscervi il nome di una Usia, moglie 
del defunto, nome che ricorre in una lapide bresciana e in vari personaggi memorati 
nei titoli di Tergeste; l'iscrizione potrebbe quindi integrarsi cosi: 

d. m. [s] 
jB. 'pUni [ ? /■. om/".] 
faleXrninr^ 
usi\a ? uxof\ 

G. Patroni. 



III. GERA — Iscrizione dedicata a Giove dagli Aneuniati. 

Nel dicembre 1907, trovandomi a Gera, ebbi a riconoscere murata in un fienile 
di proprietà del sig. Luigi Camoccio una pietra di forma triangolare, che formava 
l'architrave della porta d' ingresso dalla strada comunale a quel fienile, e che recava 
scolpita in buoni caratteri la seguente iscrizione tuttora inedita: 

I O M 

ANEVNIATES » 

V S L M 



REO IONE XI. — 5 — GKRA 

Ho potuto acquistare la lapide per conto del Museo civico di Como, dove ora 
si trova, nella sala terrena dei marmi romani. 

Si tratta certamente del frontespizio di uu'edicoletta dedicata a Giove; ed io 
ritengo ch'essa provenga dal Piano di Spagna, che si stende a settentrione del Lago 
di Como, fra lo sbocco della Valtellina e quello della Valle di Chiavenna, fra l'Adda 
e la Mera. 

In quella pianura infatti esisteva sin dall'età romana una borgata dalla quale 
sono usciti di recente due altri marmi scritti, e che durò sino alla metà del se- 
colo XV, quando le inondazioni dell'Adda costrinsero gli abitanti ad abbandonarla. 

Nelle carte medioevali essa porta il nome di Olonium, Orognium, Adelonium, 
Adalonium, Alogno, Anonio. Da Anonio ad Aneimia è breve il passo; ed io sono 
di avviso che la lapide, di cui sto trattando, fosse appunto dedicata a Giove da quegli 
abitatori. 

A. GlUSSANI. 

Importante davvero è questa nuova lapide che il cav. A. Giussani comunica alla 
R. Sopraintendenza sugli scavi archeologici in Lombardia, poiché essa contiene un 
nuovo nome di popolo o una nuova forma. E dico nuova forma, perchè non mi pare 
che il nome Aneuniates possa staccarsi da quello degli Anauni, nominati nell'editto 
di Claudio trovato presso Cles trentino in Val di Non [G.I.L. V, 5050). Sappiamo 
da Tolemeo (3, 1 , 32) che il popolo, altronde ignoto, dei Bechuni possedeva quattro 
città, tra le quali Anaunium, che diede nome alla moderna Val di Non. Virgilio, ve- 
scovo tridentino, parlando del martirio di Alessandro, Sisinnio e Martirio chierici (397 
d. C), ci dà indicazioni sul sito di Anaunium, tra le quali la distanza di venticinque 
stadii dalla città di Tridenlum {ep. ad Joh. Chrysost., 2). Paolino ( Vit. S. Amhros. 
n. 52) e Massimo Taurinense {Sem. 81, 82) nominano la valle o regione Anaunia; 
e Agostino {ej). 139, n. 2) chiama i tre predetti niartyres Anaunenses. Ciò posto, 
Aneuniates, idiotismo dialettale originato da dissimilazione per Anauniales, sarebbe 
una forma parallela, attestata ora per l'età classica, dell'altra Anaunenses, usata dagli 
scrittori cristiani. 

L'ipotesi del eh. Giussani, se non può dirsi mancante di fondamento, non ha 
in suo favore così perspicue testimonianze. Non bastano infatti due epigrafi sepol- 
crali, la cui scoperta ed illustrazione devesi al medesimo Giussani ('), per attestare 
la presenza di un vero borgo dell'età romana, capace di dare un etnico proprio alla 
gente che l'abitava; tanto più che non infrequente era il costume di farsi seppellire 
nei propri fondi rustici ; e i personaggi nominati nella epigrafe sono magistrati mu- 
nicipali di Como e portano la indicazione della tribù Oufentina; sono dunque co- 
maschi. Della località di Olonium non si ha notizia prima dell'età longobarda (') : e 
questo è senza dubbio il nome più autorevole; mentre, dato puro che sia accertata 
l'altra forma Anonio, manca ogni indizio per ritenerla originaria e genuina piuttosto 
che tarda corruzione e confusione di nome. La nostra pietra stessa poi indica non il 

(') Periodico della Soc. Star. Comense, XIII, fase. 49; id., // forte di Fuentes, p. 274 sg. 
(•) Ceruti, Olonio: Cenni iterici, in Rend. Ist. Lomb., 1873, ser. 2*, voi. VI, fase. 12. 



CUGGIONO — 6 — REGIONE XI. 

sito della città degli Aneuniati, ma quello di un santuario, ove gli Aneuniati dedi- 
carono un ex-voto. È credibile dunque che la lapide appartenga al territorio di Gora, 
ove fu trovata, e che sta di fronte allo sbocco della Valtellina, limitrofa alla Val 
di Non, i cui abitanti ben potevano dedicare un'offerta a Giove in un luogo di culto 
d'una qualche rinomanza che sorgesse allora sulle rive del Lario. 

G. Patroni. 



IV. CUGGIONO — Tombe della prima età del ferro, trovate nella 
località « il Ponte ». 

In questi ultimi tempi, in una cava di sabbia, posta in località detta « il Ponte 
di Cuggiono » , s'erano rinvenute alcune tombe della prima età del ferro, i cui cimelii 
erano stati, al solito, confusi fra loro e dispersi in varie mani. Venni informato del 
fatto dalla bontà dell'egregio sig. nob. Luca Gandaglia, impiegato presso l'Archivio 
Civico di Milano. 

Espressi il desiderio di recarmi sul luogo, e fui invitato dall'egregio e compi- 
tissimo signore, il dott. E. De Agostini, medico del Comune, il quale offriva di mo- 
strarmi quanto si era rinvenuto. 1 cimelii trovavansi in parte presso di lui; ma la 
parte maggiore e migliore si trovava e si trova tuttora presso l'egregio sig. Angelo 
Rossi, orefice di Cuggiono. 

L" insieme degli oggetti è rappresentato nella fotografia fedele, per quanto un 
po' meschina, che presentai agli egregi miei colleghi della Comm. Conserv. dei Mo- 
num. per la prov. di Milano. Sono vasi di cotto e fibule, armille, pendagli, ecc. di 
bronzo. È, fra tutti, assai notevole una fibula a sanguisuga, legata a fili di oro puro, 
che accenna ad un'arte mirabile e a una certa ricchezza. Qualcuno dei vasi imita 
gli aretini. 

Una brocca ricorda una forma rinvenuta in altri tempi a Borgo s. Siro di Pavia. 
La ricca fibula montata in oro fa pensare all'altro notevole oggetto da toletta rinve- 
nuto a Rebbio di Como. 

In complesso nella maggior parte le tombe accennano al V e VI secolo av. Cristo ; 
nessuna è posteriore all'arrivo dei Galli (400 av. Cr.). La piccola necropoli di Cug- 
giono viene ad arricchire di un nuovo anello la catena delle necropoli della prima età 
del ferro, catena che, posta ad oriente del Ticino, segna una probabile antica strada che 
doveva collegare il Lago Maggiore con Pavia, la quale strada sarà stata assai pro- 
babilmente il fiume Ticino stesso e un sentiero nei boschi lungo la sponda del fiume. 

Le necropoli sono quelle di Sesto Calende, Golasecca, Coarezza, Vizzola, Nosate, 
Turbigo, Cuggiono, Magenta, Albairate, ecc. 

L'egregio dott. De Agostini ha promesso di tenermi al corrente delle ulteriori 
eventuali scoperte, e, possibilmente, di chiamarmi ad assistere ai modestissimi scavi, 
ed a dirigerli. 

P. Castelfranco. 



ROMA 



7 — 



ROMA 



Y. ROMA. 
Nuove scoperte nella città e nel suburbio. 

Regione VI. Proseguendosi il grande sterro nel fondo già Spithfivev a via Flavia, 
dove appnnto avvennero le scoperte segnalate in queste Notizie (pag. 347), è stato 




FlG. 1. 



1: 7 



trovato un piccolo gruppo di marmo, posato sopra una base circolare e rappresen- 
tante un fauno che cavalca un caprone. Di questo è scolpito soltanto il busto che 
dalla base stessa emerge dai fianchi in su (fig. 1). Il gruppo fu raccolto in fram- 
menti, e manca della testa e delle braccia del fauno e del muso del caprone. Misura 
m. 0,70 di massima larghezza. 



* 



Regione IX. Nella fondazione di un pilone isolato sulla sinistra del monu- 
mento a Re Vittorio Emanuele, s' incontrarono altri avanzi del tracciato della Pia- 



ROMA 



— 8 — 



ROMA 



minia, già più innanzi, cioè piti vicino a piazza Venezia, riconosciuti nei prece- 
denti lavori {Notizie 1908, pag. 262). Dallo sterro, alla profondità di m. 4, furono 
estratti ì seguenti marmi: 

Un capitello di stile corinzio, alto m. 0,40, male conservato e anche rotto nel- 
l'abaco. 

Un basamento di marmo greco, appartenente a grande pilastro con cornici e 
plinto completamente intagliati a ricchi motivi di palmette e fiori, in uno stile puris- 




FiG. 2. 



Simo (fig. 2). È frammentato nella parte sinistra; misura m. 0,72 di lunghezza e 
m. 0,27 d'altezza. 

Una lastra rettangolare di marmo lunense, alta m. 0,44, larga m. 0,31, rita- 
gliata sopra un rivestimento di capitello di pilastro, come apparisce dalla sua parte 
posteriore. Anteriormente, è contornata da rozza cornice, e contiene una figura di 
Priapo coperta soltanto da breve clamide allacciata alle spalle. La figura della ru- 
stica divinità vedesi di fronte; è crinita e barbata, appoggia la mano destra sul corno 
di un montone e solleva coll'altra mano la ronca ('). Ai suoi lati servono di sfondo 
due alberetti; e da una parte è contrapposto al montone una specie di grossa conca o 
rozzo cratere (fig. 3). 

Frammento di lastra marmorea con avanzo d'iscrizione a lettere irregolari, alte 
mm. 35 : 




(') L'attributo del montone è più proprio di Priapo che di Silvano. Cfr. il bellissimo rilievo di 
Antinoo-Silvaiio scoperto a Torre del Padiglione e riprodotto in queste Notizie anno 1908, pagTsO. 



ROMA 



— 9 — 



ROMA 



Per gli sterri fatti sulla fronte del monumento al Re Vittorio Emanuele, e propria- 
mente sull'asse di questo, a sud del monumento antico esistente all'angolo delle vie di 
g. Marco e Macel de' Corvi, alla profondità di m. 1 sotto l'attuale piano stradale, 
è stato messo alla luce un angolo formato da doppi filari di parallelepipedi di tufo, 




FiG. 3. 1 : 



disposti uno nel senso della larghezza e due nel senso della lunghezza. Ciascun pa- 
rallelepipedo aveva lo spessore di m. 0,60, un'altezza uguale e una lunghezza di 
m. 1,20. Rappresentava probabilmente la platea del monumento su accennato, poiché 
l'interno della costruzione a parallelepipedi era formato con una solida gettata di 
detriti di tufo e calce, la quale si estendeva fin sotto il monumento; ed inoltre l'in- 
sieme della stratificazione aveva il medesimo orientamento di questo. 

NoTiziB Scavi 1909 — Voi. VI. 2 



ROMA 



— 10 — 



ROMA 



Sempre a motivo degli stessi lavori di sterro, in un cavo che corrisponde all'an- 
golo della via Giulio Romano con la via di Marforio e alla profondità di m. 1,50 sotto 
il piano stradale fu scoperto un blocco di travertino lungo m. 1,05, largo m. 0,55, 
alto m. 0,55, che trovavasi in posto e doveva appartenere alla sostnizione di un 
monumento sepolcrale lungo la crepidine sinistra della via Flaminia. 




Fio. 4. 



1:0 



A Montecitorio, nei lavori per la nuova Aula della Camera dei Deputati verso 
la via della Missione, si trovarono tuttora al posto sei pilastri di travertino ap- 
partenenti al recinto esteriore del grandioso monumento scoperto fino dal 1907 
(Notule 1907, pag. 527). Si trovarono alla distanza di m. 5,40 l'uno dall'altro. A 
capo allo sterro, ma fuori posto, apparvero due grandi blocchi di marmo, ambedue 
angolari, uno ad angolo re^to e con cornice a dentelli e gocciolatoio, l'altro ad an- 
golo ottuso di 160°, appartenente ad un altro recinto del medesimo monumento. 
Quest'ultimo blocco è liscio nelle faccio anteriori ; ha poi la particolarità delle due 



ROMA 



n — 



ROMA 



faccie angolari interne levigate e limitate sopra 
e sotto da una cornice. Il primo misura nei 
due lati angolari m. 1,25 e 1,15 di lunghezza, 
e negli attacchi dei filari lineari m. 1,00 da una 
parte e m. 1,04 dall'altra, colla misura costante 
di m. 0,74 di altezza. Il secondo ha i lati, 
dell'angolo saliente, uguali e lunghi m. 0,585, i 
lati rientranti pure uguali e lunghi m. 0,53, 
gli attacchi coi filari lineari larglii m. 0,67, e 
conserva la misura costante di m. 0,74 di altezza. 

In vicinanza di questi grandi frammenti 
architettonici si rinvenne il tronco superiore di 
una colonnetta a modanature girate a spire, 
le quali superiormente si risolvono in due cau- 
licoli fogliami, che contengono due grosse pine. 
Da una parte e dall'altra, nei punti di coesione 
delle pine, due rosette molto rilevate (fig. 4). La 
colonna spiraliforme misurava m. 0,20 di dia- 
metro ; doveva esser molto alta e necessariamente 
composta di due pezzi, il fusto propriamente detto 
e la decorazione suaccennata. Infatti, nella parte 
inferiore vedesi un lungo foro, fatto a trapano, 
largo mm. 30, e avente lo scopo di fissare questo 
ornamento per mezzo di un pernio, che io credo 
di legno, al fusto della colonna. 

Questa scoltura singolarissima, che deve 
riferirsi alla classe degli ornamenti per giardini, 
trova riscontro in altro esemplare più piccolo, 
ma completo e del pari elegante, esposto oggi 
nel Museo Nazionale Romano e segnato col 
numero d'inventario 507. Proviene dall'antico 
Museo del Palatino. A maggiore schiarimento 
della decorazione trovata a Montecitorio stimo 
opportuno di porre accanto una riproduzione del 

fusto completo del Museo Nazionale (fig. 5). 

* 

Alveo del Tevere. Alla profondità di 
m. 12, nel cassone di sinistra del secondo pi- 
lone del nuovo ponte Vittorio Emanuele fu sco- 
perta una secchia di rame, di forma molto ca- 
ratteristica (fig. 6), cioè a corpo discoidale piano- 
convesso e ad orlo breve ed eretto, munito di 
orecchiette, entro le quali girano le estremità di 
un'ansa arcuata. Dal medesimo cassone si trassero due piedi fittili, ambedue sinistri, 




FlG. 5. 1:10 



ROMA — 12 — SOMA 

appartenenti a rozze statue di terracotta, uno lungo m. 0,26, Taltro m. 0,19; que- 
st'ultimo con innesto per la gamba. Dal cassone di destra si estrassero quattro anfore 
vinarie liscie e tre tegole. Una con bollo C, I. L., XV, 1434; le altre due col bollo 
C, I. L. XV, 516. Si estrasse inoltre dal medesimo cassone un'altra anfora con bollo 

sul collo a grandi lettere: 

M B J5. 
L-mRC 

Alla profondità di m. 6 dalla magra del fiume, da questo medesimo cassone 
vennero fuori un rozzo vaso di terracotta a pareti cilindriche e con ansa a nastro, 
alto m. 0,12; un piede sinistro in terracotta, lungo m. 0,20, con sopra l'innesto per 
la gamba; un pezzo di fistula aquaria di piombo (diam. m. 0,12, lunghezza ra. 0,80) 




FiG. 6. i:4 

con iscrizione troncata in fine {C.I.L. XV, 1678). Alla profondità poi di m. 9 si 
rinvennero quattro anfore intere, di varia grandezza, e due puntali di ferro (cuspides) 
per palafitta a quattro ali (figg. 7, 7a), grandissimi, cioè uno alto m. 0,82, l'altro 
m. 0,60 ('), e un pezzo di trave di quercia, che, per estrarlo, convenne segare dentro 
il cassone, lungo m, 0,50, alto m. 0,32, largo m. 0,38, in forma di grande cusci- 
netto, banchina (fig. 8) spettante forse a spalletta d'antico ponte. 

Il giorno 31 decembre nel pilone del lato destro, a ra. 8,50 dal livello di magra, 
e a monte del cassone corrispondente, si rinvennero due grandi frammenti di panneggio 
appartenenti ad una statua di bronzo, di grandi dimensioni, ambedue con belle pieghe, 
e uno, il più grande, con fimbria finale a solcature fatte con scalpello. Misurano ri- 
spettivamente m. 0,80 e 0,70 di altezza. 

(') Gfr. per la forma e per la struttura ì tipi dati dal Durra (Handbuck d. Architektur, voi. H. 
pag. 217, fig. 221). 



ROMA 



— 13 



ROMA 



Inoltre a profondità varia si trovarono un palo di ferro lungo m. 1,27 e un fram- 
mento di altro palo con estremità biforcuta o munita di piede per la leva (fig. 9), 





FiG. 7. 1:10 



Fio. la. i:io 



una dolabra grande di ferro, spezzata e ripiegata su se stessa, con penna da un lato 




Fig. 8. i:io 



e grande ascia verticale dall'altro, un vaso fìttile, rozzo, in forma di ciotola, del 
diam. di m. 0,20, e una lucerna fittile con bollo di fabbrica (C. I. L. XV, 6642). 



ROMA 



— 14 — 



ROMA 



Nella scarpata che si prepara pei lavori di attacco del ponte alla riva destra 
del Tevere, si raccolse un plinto di statuetta marmorea, sul quale sono rimasti i piedi 
incrociati di una statuetta, e un rozzo rilievo, male conservato e di piccole dimensioni, 
dove sembra riconoscersi un putto nudo. 




FiG. 9. 



1:4 



Via Prenestina. Sul principio del vicolo Malabarba, dove distaccavasi la 
via Collatina dalla Praenestina, i grandi sterri che vi si continuano per l'allarga- 
mento dei binari del nuovo scalo merci, hanno restituite alla luce parecchie scolture 
marmoree, e lastre marmoree spezzate, con avanzi di iscrizioni sepolcrali. 

a) Frammento di marmo lunense, scorniciato sopra, che doveva far parte di 
un sarcofago. Mostra scolpita in rilievo una testina di putto, e sopra a questa un 
ramoscello fiorito. Misura in larghezza m, 0,23; in altezza m. 0,13. 

b) Pezzo di marmo lunense grezzo, sferiforme, alto m. 0,18. 

e) Frammento d' iscrizione in lastra di marmo lunense, che conserva un' iscri- 
zione sepolcrale dell'età degli Antonini, posta ad un fanciullo dalla pietà dei genitori. 



/ D / M 
PÀELIMOSC 
Q V ANN 
VI • D ■ X'/ 
PÀRENTESP; 
<:i ui -c^irc E 



Misura in larghezza (m. 0,27, in altezza m. 0,22, ed ha lo spessore dj m. 0,02f5). 



BOUA 



— 15 — 



ROMA 



d) Frammento di travertiuo appartenente ad un cippo sepolcrale, in cui rimane 
la leggenda: 

CNMANLIVS 
SOrERICHVS 



Misura in larghezza m. 0,26, in altezza m. 0,20, ed ha lo spessore di m. 0,15. 

e) Piccolo plinto di statuetta marmorea, dove restano due piedi nudi, luio 
dei quali rotto per metà. Il plinto misura m. 0,32 di larghezza, m. 0,20 di profon- 
dità e m. 0,10 di spessore. 

/■) Fra i rottami di tegole e di mattoni se ne raccolsero due sui quali si 
legge il medesimo bollo (C. I. L. XV, 359). 

g) Si recuperò inoltre una lastra quadrata di marmo lunense di m. 0,47 X 
0,47 X 0,02, bene conservata, con un' iscrizione cemeteriale cristiana recante il con- 
solato di Flavio Paolo giuniore, cioè dell'anno 525, della quale diamo qui una ri- 
produzione tratta da fotografia: 




Non può sorgere alcun dubbio sulla leggenda che dice: + hic requieseit in pa\ce 
anelila C{h)risti Maxima, \ qu(a)e vixit ann(is) pl{us)m(inus) XXV d{e)p(osi(a) 
Villi Kal{endas) lulias FI. Probo luniore V{iro) c{lanssmo) cons{ule), qu{a)e 
fecit cum maritum suum ann{os) VII m{enses) VI ; amicabilis fidelis in omnibus 
bona prudens. 



ROMA — 16 — ■ BOMA. 



Alla tenuta Torre Tre Teste, sulla medesima via Prenestina, e più propriamente 
nel fondo denominato Casa Koscetta del sig. Angelini 43iovanni, fu scoperto in occa- 
sione di lavori agricoli un blocco di marmo lunense, curvilineo nella superficie esterna 
e scorniciato sopra. Apparteneva evidentemente ad uno stereobate di grande monu- 
mento, forse sepolcrale, della via medesima. Misura m. 1,14 di larghezza, m. 0,52 
di altezza e m. 0,49 di spessore. 



Via Collatina. A metà del vicolo Malabarba, il quale segue l'antico trac- 
ciato della via Collatina (V. Notizie 1908. pag. 265). in mezzo ad una vera con- 
gerie di materiali provenienti da demolizioni di fabbricati romani, fu rinvenuto un 
angolo di una lastra di marmo lunense (m. 0,27 X 0,17), scorniciata e contenente 
questo avanzo d' iscrizione : 




Con questa iscrizione si raccolse un fondo di rozza lucerna col bollo: 

CAE ■ ERC 
1 
Nello sterro più vicino al luogo dove sorgeva il fabbricato Fumaroli tornò in 
luce un piccolo frammento marmoreo con una tartaruga in rilievo, una tegola con 
marca di fabbrica (C. /. Z., XV, 858) e una lastra di marmo lunense (m. 0,32 X 
0,21 X 0,04) con foro nel mezzo e colla seguente iscrizione a lettere regolari: 

V D * M j#r 
CLO • FORT • IVLIO 

APRILI /'7^ COIVGB-M-F 

A. Pasqui. 



ftBQIONB I. — 17 — ■ OSTIA 



Regione I (LATIUM ET CAMPANIA). 

LATIUM. 

VI. OSTIA — Nuove scoperte tra la via dei Sepolcri e le Terme. 

Si è continuato lo sterro della strada che si stacca dalla « via dei sepolcri » (') e 
va in direzione delle « Terme » (') (v. Notizie, 1908, pag. 468). 

A destra un muro di m. 0,55 di larghezza divide la stanza n. 7 dalla seguente, 
che è lunga m. 3,82 e larga m. 5,84. Nel muro di fondo, a m. 2,40 dalla parte orien- 
tale, si apre una porta larga un metro. Addossata al mnro meridionale (quello che 
dà sulla via) ed a quello occidentale è una vasca lunga m. 1,64, larga ra. 0,75 col 
muricciolo largo m. 0,2.8, intonacato a cocciopisto e con tubo che scaricava l'acqua 
sul pavimento, pure a cocciopisto, donde questa penetrava in un fognolo, che finiva 
nella grande fogna della strada. Il pavimento è a m. 0,25 al di sotto del piano stradale. 
Negli scarichi di questa stanza si raccolse un mattone col bollo C. I. L., XV, 330. 

Il muro che divide questa stanza dalla seguente n. 9, è largo m. 0,70. Questa è in 
massima parte ingombra per la vòlta caduta, sopra la quale rimane parte del musaico 
del piano superiore, in bianco e nero a quadrati di m. 0,23 per 0,23. Misura di 
larghezza m. 5,27, ed ha la porta larga m. 1,46, distante m. 1,80 dal muro orientale. 
A m. 3,10 dalla parete meridionale, appoggiato a quella orientale, si vede un muro che 
corre per m. 2,20 verso occidente, e che è stato tagliato nella parte superiore a livello 
del pavimento. 

Il muro, largo m. 0,65, che separa questa stanza n. 9 dalla seguente, è a cor- 
tina (•'). Anche una porta, che si apriva a m. 1,80 dal muro meridionale, è stata poi 
chiusa con muratura a cortina. La stanza è larga m. 5,95, lunga m. 3 sul lato orientale 
e m. 3,23 sull'occidentale {*). Nella parete meridionale, a m. 0,52 dal muro orientale, 
si apriva una porta, larga m. 1,46, che piii tardi venne chiusa con piccoli pezzi di 
tufo squadrati e con mattoni f'). Nella parete di fondo (settentrionale), larga m. 0,60, a 



(') È necessario tener bene presente che questi nomi molto spesso sono più che arbitrari, e ven- 
nero adottati, ])iù che per altro, per la comodità dei visitatori. Ma io ora non so quale altra denomina- 
zione sostituire ad essi. Il nome di « Via dei sepolcri », con cui denoto questa strada, può avere 
valore soltanto sino a che non verranno in luce altre vie consimili; e non saprei nemmeno diro se 
quel nome sìa già ora appropriato, quando si osservi, come le tombe non abbiano, nella massima 
parte, l'ingresso su di essa, ma su altra che corre piìi verso occidente. Ancora meno appropriato 6 poi 
naturalmente quel nome, quando si applichi alla parte della via che sta dentro la città. Ma d' al- 
tronde anche quello di u Ostiense » non le spetta. Noto poi che, allargato qui lo scavo e mossa 
quella via meglio in luce, è risultato come essa continui sotto i campi, e quei muri, che sembravano 
interromperla, appartengano invece a botteghe (tabernae), che si aprivano sul suo lato occidentale. 

(") Per la pianta della parte di queste terme già esplorata v. Notizie, 1888, pag. 738. 

(°) I muri sono tutti in reticolato, dove non è indicato diversamente. 

(*) 11 muro di fondo sposta di 7 gradi verso ovest di fronte ai muri trasversali. 

(') A queste porte, chiuse più tardi, venne generalmente tolta la soglia. 
Notizie Scavi 1909 — Voi. VI. 3 



OSTIA — 18 — REGIONE I. 

m. 3,30 dal muro orientale, si apre una porta, larga m. 1,17, la quale mette in un cor- 
ridoio (?), che si prolunga anclie dietro le stanze seguenti. Verso oriente questo cor- 
ridoio è tagliato da un muro largo m. 0,45, che lo separa da un altro corridoio (?), 
largo m. 1,73. Il muro che divide questo secondo corridoio dalla stanza n. 9 è per 
m. 2,13 rifatto in cortina in tempo posteriore; e lo stretto passaggio, di m. 0,46, tra 
un corridoio e l'altro, sembra aperto più tardi ('). 

La stanza n. 11, che è separata dalla precedente mercè un muro largo m. 0,46, 
è larga m. 5,65 e lunga m. 3,25. Nella parete verso la strada ha una porta, larga 
m, 1,45, a m. 2,02 dal muro orientale. Nella parete di fondo, a m. 2,79 da questa 
ultima, si apre una porta, larga m. 1,31, che dà sul corridoio sopra citato. 

La stanza n. 12, separata dalla precedente da un muro di m. 0,50, è larga 
m. 6,30 e lunga nella parete orientale m. 3,40 e nell'occidentale m. 3,55. Nella 
parete di fondo, a m. 2,33 dal muro orientale, si apre sul corridoio una porla larga 
m. 1,18. Il tratto di questa parete che va da questa porta alla parete occidentale 
venne rifatto posteriormente in cortina. 

Un muro, largo m. 0,65, divide questa stanza n. 12 dalla seguente, che è larga 
in. 4,92. A m. 0,90 dal muro meridionale, si stacca da quello orientale un muro a 
cortina, lungo m. 1,32, largo m. 0,77, con una risega in reticolato verso nord, larga 
m. 0,25. A m. 1,82 da questo muro si ha il muro di fondo, pure a cortina, largo 
m. 0,28; a m. 2,22 dal muro orientale si apre la porta larga m. 1,15. 

Il muro che divide questa stanza n. 13 dalla seguente, largo m. 0,45, è molto 
tardo e costruito con pezzi di muro più antico sopra alcuni dei quali si conserva 
l'intonaco. 

La stanza n. 14, larga m. 4,40 verso mezzogiorno, e m. 3,18 verso nord, 
mostra a m. 0,45 sopra il livello della strada, traccie del pavimento tardo, al cui 
piano sono stati tagliati dei muri in reticolato, uno che corre obliquamente e finisce 
nel muro meridionale a m. 1,23 da quello orientale; un altro che si stacca da que- 
st'ultimo dove quello comincia, cioè a m. 2,90 da quello meridionale e va parallelo 
a questo per m. 2,26 ; un terzo più verso nord, pui-e parallelo a questo, distante dal 
secondo m. 1,03. 

Nel muro, largo m. 0,48, costruito con piccoli tufi squadrati e mattoni, a m. 2,90 
dal muro meridionale, è un'apertura larga m. 1,07, che mette nella stanza seguente 
(15 A), lunga m, 4,25, larga verso nord m. 1,80, verso sud m. 1,92, correndo obli- 
quamente il muro largo m. 0,58, costruito in reticolato con ricorsi di mattoni, che 
la divide dalla seguente (15 B). Nella stanza all'angolo sud-ovest resta una colon- 
nina di marmo, del diam. di m. 0,35, su mattoni sovrapposti l'uno all'altro; e nel 
muro verso la strada è un'apertura (m. 0,75 X 0,27) a m. 0,65 sopra il piano di quella. 

Innanzi a questa stanza, sulla via, comincia un muricciuolo, che sporge per 
m. 0,46, e corre per m. 4,50, costruito con poligoni stradali, mattoni, e terra. 



(') Su questa parte posteriore alla stanza poco di esatto si può dire, non essendosi qui aliar- . 
gato lo scavo. 



REGIONE I. — 19 OSTIA 

La stanza seguente (15 B), larga verso sud m. 7,60, conserva circa al livello 
della strada il pavimento a oocciopisto, e più in alto avanzi di un pavimento più 
tardo. Dietro al muro meridionale, che prospetta la strada, si ha un altro muro a 
cortina, tagliato a livello della strada stessa, largo m. 0,60; tra i due muri, verso 
oriente, corre per m. 2,15 un piccolo canale. La stanza è attraversata obliquamente da 
una fogna di m. 0,24 per 0,27, a m. 0,90 sopra il pavimento a cocciopisto, che, a 
m. 2,15 dal muro orientale, entra nel muro meridionale e sbocca sulla strada sopra 
il livello di questa, attraversando il suddetto muricciolo sporgente, che qui finisce. 

Un muro di tufetti squadrati e mattoni divide questa stanza dalla seguente, 
che è l'ultima su questa parte della strada, e che dà pure su quella che corre per- 
pendicolare a questa. Essa, larga m. 5,85, aveva due porte, una, larga m. 1,61, che 
si apriva verso sud a ra. 1,85 dall'angolo della strada, ed una che si apriva a m. 1,80 
dall'istesso angolo verso ovest, chiuse ambedue più tardi. Ai lati della parete meri- 
dionale sorgono nell'interno due pilastri, larghi m. 0,60, lunghi l'orientale m. 0,52, 
l'occidentale m. 1,16. La stanza era pavimentata con poligoni stradali. 

Innanzi a questa stanza si ha un altro inuricciuolo sporgente, che comincia a 
zero innanzi al muro che la divide dalla stanza n. 15, e finisce con la larghezza di 
m. 0,80 di fianco alla porta. 

È chiaro da ciò che abbiamo esposto, che tutta quest'ultima parte, a cominciare 
dalla stanza n. 13, ha subito rifacimenti in età relativamente assai tarda. 



A sinistra 1' ambiente n. 7, lungo m. 7,25, ha la porta larga m. 1,50, a 
m. 0,90 dal muro orientale. Addossato al muro settentrionale, che prospetta la strada, 
corre per m. 3,75, staccandosi da quello, un muro in reticolato, largo m. 0,60, alto 
un metro. A m. 3,80 dal muro orientale, e a m. 1,50 da quest'ultimo si alza un 
pilastro in cortina di m. 0,78 per 0,64; un consimile pilastro in tufetti squadrati 
e mattoni è addossato al muro occidentale, a m. 1,62 da quello settentrionale. Un 
fognolo, largo m. 0,50 con muri di m. 0,30, attraversa obliquamente la stanza, en- 
trando nel muro settentrionale a m. 1,60 da quello orientale. Si conservano avanzi 
del pavimento a poligoni stradali a m. 0,60 sotto il pi^no della strada e m. 0,30 
sopra quello del fognolo. 

La stanza n. 8, larga verso nord m. 7,25, è divisa dalla precedente da un muro 
largo m. 0,45. Verso ovest è limitata da un muro in reticolato, largo m. 0,48, che 
sposta di 5 gradi verso est di fronte ai precedenti. 

Qui abbiamo forse il principio di un nuovo edificio. I muri trasversali di 
questo, il cui primo (o secondo ?) si stacca da quello settentrionale immediatamente 
a contatto con quello che limita la stanza n. 8 (') e che è forse il primo del ntiovo 
edifìcio, sono costruiti in reticolato; misurano m. 0,45 in larghezza e sono di 10 gradi 
spostati verso occidente di fronte ai precedenti. 

(') Nel piccolo ambiente ad angolo, che ne risulta, avanza a m. 4,52 dall'angolo stesso un pi- 
lastro iu mattoni di m. 0,45 per 0,45, addossato al muro occidentale. 



OSTIA 



— 20 



REOIONE I. 



La stanza n. 9 è stata esplorata interamente. Essa per le particolarità della sua 
costruzione, somiglia pienamente ad un Mitreo; ad ogni modo, presenta tutti i 
caratteri di un santuario dedicato a Mitra o ad altra divinità orientale. È larga 
m. 5,60 e lunga m. 12,15. 

Addossato ai muri settentrionale e occidentale si ha im muro in tufetti squa- 
drati e mattoni, largo m. 0,65, da cui a m. 1,15 dal muro settentrionale se ne 
stacca un altro, dell'istessa costruzione e larghezza, che corre per m. 1,80 verso est. 

A m. 1,50 da quest'ultimo muro, verso sud, si incontrano due gradini, coperti 
di lastre marmoree irregolari, mercè i quali si scende ad un corridoio centrale {cella). 




Fiu. 1. 



E lungo m 



8,40, largo m. 1,90, ed è a m. 0,50 al di sotto delle due ale (podio), 
le quali, larghe m. 1,80 circa, hanno il piano in cocciopisto inclinato verso le pareti. 
Le pareti del corridoio sono coperte di intonaco grossolano dipinto. 

Il corridoio centrale, che è a circa m. 0,85 sotto il piano della strada, ha per 
una lunghezza di cinque metri il pavimento formato con lastre irregolari di marmi 
diversi tolte da altra parte. Sopra una di esse leggesi a lettere piccole, che paiono 
semplicemente graffite, ovvero sono molto corrose dall'attrito : 

EXEDR PECVLIaR ARPOC/ 



Sembra nondimeno che questo pavimento in lastre marmoree sia di restauro, e 
che in origine il pavimento fosse tutto a musaico nero. Se ne è conservato un tratto no- 



REGIONE I. 



— 21 — 



OSTIA 



tevole, nella parte meridionale dell'ambiente, nella quale in origine doveva essere 
l'entrata. Quivi in una targa ansata (m. 0,85 X 0,60) conservasi la seguente leggenda 
a lettere biaucbe su fondo nero, nella quale abbiamo anche il ricordo di chi fece l'opera : 

FRVCTVS 
SVIS-IN 
PENDIS 
CONSVM 
MAVIT 

Nel tratto del pavimento a lastre di marmo, a m. 2,60 dai gradini e m. 0,68 




FiG. 2. 



dall'ala occidentale, si è scoperto un buco rotondo, del diam. di m. 0,35 in cui è 
innestato una specie di imbuto in marmo, col foro minore nella parte inferiore, alto 
m. 0,29, del diam. interno alla bocca di m. 0,22. Lo ricopriva un medaglione di 
marmo (diametro m. 0,34; spessore m. 0,59) finamente lavorato (figg. 1, 2) che ha 
da un lato la rappresentanza di un Satiro che suona la doppia tibia, dall'altro quella 
di una Menade danzante. 

Esaminata la terra al di sotto di questo pavimento, in un punto dove mancava 
la lastra marmorea, si sono scoperti tre medii bronzi del secondo secolo, una lastra di 
marmo (m. 0,24 X 0,25), sulla quale sono disegnate due piante di piedi (ex-voto), e 
frammenti di anfore contenenti lische di pesci. 

Il corridoio, finisce verso sud con quattro gradini, lunghi m. 1,77, alti i primi 



OSTIA. — 22 — REGIONE 1. 

tre m. 0,23, larghi m. 0,30. Ad oriente dei gradini si ha un rettangolo incavato, alto 
dal pavimento dell'ala m. 0,84, largo come i gradini, e che nel lato orientale ha 
un'apertura larga m. 0,97 e un'altra nel settentrionale, dove si vedono dei pezzi di 
mattone messi a spiovente. Ad occidente, a m. 0,70 e 0,48 circa dai gradini stessi, 
a m. 0,45 dal muro occidentale, e a m. 0,35 da quello meridionale, si ha una base (?) 
in mattoni quadrilatera irregolare (m. 0,65 X 0,65 X 0,25 X 0,70) coll'angolo verso 
occidente tagliato in forma curva. 

Il podio sinistro non contìnua fino in fondo, ma si interrompe lasciando uno 
spazio per un corridoio largo m. 1,23, che corre lungo il rettangolo suddetto. Esso 
dava ad una porta, poscia murata e che si allargava accanto alla parete dietro al podio 
in un piccolo vano di m. 0,54 X 0,30. La porta stessa non scendeva fino al piano 
del corridoio centrale, ma si formava all'altezza del podio; ond'è a supporre che desse 
accesso a questo e mercè gradini, non più esistenti, al corridoio centrale. 

In questo ambiente tra gli scarichi della terra si scoprirono i seguenti oggetti : 
1. Lastra di marmo venato (m. 0,36X0,16); 



nJ 



-L-A-^MILiys 
EVSC ■ EX- I M-F^*TÓ^IOV 
IS ■ SABAZI VOTVMFECIX/ 



È la prima menzione del culto di Giove Sabazio in Ostia, ed a questo nume 
doveva forse essere dedicato quel santuario ('). 

2. Lastra marmorea (m. 0,515 X 0,15 X 0,027) : 



4 



NVMINI • Cae LESTI • 

P CLODIVS- fi AVIVS- 

VENERA n DVS- 

VI • V I R • rt V G 

SOMNO-MONITV S • FECIT 



Cfr. C. I. L. XIV, 1388: C. Naevio P. f. Pai. Clodia Venerand{o) Alexandre 
P. Clodius Verus Flavius Venerand\_u^ fìlio dulcissimo. Nel numen Cadeste si 
potrà forse riconoscere Anaitis (cfr. Keinach, Chron. d'Orient, I, 1891, pag. 157: 
ixoìptt dévdqa 6(mv Jiòg .*a/?aftow xal 'Aqtéfudoi 'Avaehio), ma potrebbe vedervisi 
anche lo stesso Mitra o altra divinità orientale. 

3. Testina barbata di alabastro (m. 0,072), con capelli rialzati ed un foro in 
alto sul capo, ed un altro sotto il collo (Giove Sarapide?). 

(') Si noti però, che questo santuario ha le note caratteristiche dei Mitrei, pure non avendoci 
fornito alcun altro indizio per attribuirlo con certezza assoluta a Mitra piuttosto che ad altra divinità 
orientale. Giove Sabazio aveva a Roma un sacello sul Campidoglio dal lato di Aracoeli (C. I. L. VI, 
30948, 30949; cfr. Gatti, nel Bull. d. comm. com., 1891, pag. 364). È possibile che anche quivi 
sia stata venerata la coppia lidia Sabazio-Anaite, e che il culto della Caelestis qui esistente (Notisier' 
d. scavi, 1892, pag. 407) sia stato rivolto a questa divinità anziché alla Tanit cartaginese. 



REGIONE I. — 23 — OSTIA 

4. Ermetta marmorea (m. 0,151); testa barbata coronata di edera. 

5. Parte di vaso in alabastro. 



6. Frammento di lastra marmorea in cui rimane soltanto la sillaba: 'Xj^ 

7. Basetta quadrata marmorea con specchio rientrante nei lati, con toro e parte 
di colonna (alt. m. 0,092). 

8 Frammento di colonnina a spirale (m. 0,11X0,115). 

9. Base marmorea di candelabro con parte di questo (alt. m. 0,14). 

10. Base a forma di aretta (m. 0,185X0,14X0,14). 

11. Frammento di stipite (m. 0,18X0,11X0,12). 

12. Peso di travertino (m. 0,075X0,125). 

13. Coperchio di urna (m. 0,07X0,255X0,28). 

14. Lamina di piombo con fori (rivestitura). 

Nell'angolo orientale di questo ambiente sì scoprirono i seguenti oggetti, che rin- 
venuti insieme ad avanzi delle vòlte e dei muri, paiono caduti dal piano superiore, 
mentre per la loro natura sembrerebbero essere per lo più appartenuti ad un pe- 
ristilio ('): 

1. Ermetta di giallo (m. 0,21), rappresentante una divinità femminile coronata 
(Arianna). 

2. Ermetta marmorea (m. 0,145), rappresentante da un lato una testa virile 
barbata, dell'altro una testa femminile (Bacco ed Arianna). 

3. Id. (m. 0,18): testa barbata coronata di edera. 

4. Ermetta di giallo (m. 0,156): testa con capelli divisi in tre zone e barba 
egualmente divisa; capelli a treccie scendono sulle orecchie; nel mezzo della testa 
in alto una piccola sporgenza con buco nel centro. 

5. Testa muliebre marmorea (m. 0,14), con capelli ravvolti, che formano co- 
rona intorno alla fronte, e scendendo sulle orecchie si annodano alla nuca, mentre 
due treccie scendono sulle spalle. 

6. Testina barbata di alabastro (m. 0,072) con capelli rialzati; un foro in 
alto sulla testa ed uno sotto al collo. 

7. Undici lucerne fittili. 

8. Tre pesi fittili da telaio di forma quasi circolare (diam. m. 0,065). 

9. Frammento di una matrice in palombino (m. 0,002 X 0,077) per tessere 
circolari di piombo (diam. mm. 12); ne esistono quattro forme, con un'aretta (?) nel 
centro, e coi relativi canaletti. 

10. Una basetta circolare di giallo con perno, cui è innestata una base quadrata 
di portasanta, e su questa una colonnina di bigio, la quale doveva sostenere forse una 
statuina (alt. m. 0,141). 

Si raccolsero inoltre : un pistello di marmo, due pìccoli vasetti di teiTacotta, un 
cucchiaio d'osso e sette monete dì bronzo. 

La prossima stanza n. 10, è lunga m. 5,85; l'altra n. 11, misura m. 5,70 e la 
seguente n. 12, m. 7,25. Quest'ultima ha il pavimento in cocciopisto a m. 0,50 sopra 

(') Anche Voscillum che copriva il buco nel pavimento sembra spettare ad un peristilio. 



OSTIA — 24 — RKQIONE I. 

il piano stradale. Addossate al muro occidentale sono due vasche. A m. 3,54 dal 
muro settentrionale ed addossata al muro occidentale si conserva una soglia di tra- 
vertino. Nella detta stanza, che, come la seguente, era stata in parte esplorata, si rin- 
venne : 

1. Frammento di lastra marmorea iscritta (m. 0,085 X 0,07 X 0,04), in cui 
restano soltanto hene visibili le lettere: NO. 

2. Mattoni con i bolli C. I. L. XV, 255 a, 377, 1026 è. 

3. Collo di anfora con la marca sull'ansa: 

□ -N" DEMO 

4. Quattro lucerne fittili, di cui una con la marca C. I. L. XV, G296fl. 

5. Peso rettangolare di terracotta (m. 0,105). 

6. Ciotoletta fittile (alt. m. 0,035; diam. m. 0,045). 

Questo ambiente era separato dal seguente n. 12 mediante un muro in cortina, 
largo m. 0,65. Della stessa larghezza e dell' istessa costruzione sono anche i muri 
successivi, il che potrebbe accennare ad altro edificio. 

La stanza n. 13, larga m. 8,90, aveva l'accesso dalla strada per mezzo di una 
porta che si apre a m. 0,42 dal muro occidentale. Essa conserva il suo arco, ma in 
età posteriore venne chiusa con muro. 

Una porta, larga m. 1,15, di cui si conserva la soglia, e che si apriva a m. 1,24 
dal muro settentrionale, metteva in comunicazione questo ambiente col prossimo (n. 14), 
Il quale è lungo m. 5,65, largo verso nord m. 4,60, verso sud m. 3,83. Il muro che 
lo divide dal seguente corre obliquamente con uno spostamento di 10 gradi verso 
oriente. Nella parete di fondo, pure a cortina, esiste un'apertura, alta m. 1,50, larga 
m. 0,88, più tardi richiusa. 

La stanza n. 15, l'ultima su questo lato, lunga come la precedente, è larga 
m. 8,75 verso nord e m. 9,70 verso sud. Aveva, come quella che le sta di fronte, 
due ingressi sulla strada, l'uno, con soglia in travertino, largo m. 2,38, a m, 0,90 
dall'angolo verso nord ; l'altro, largo m. 3,80, a m. 0,79 dallo stesso angolo, verso 
ovest. Una vaschetta (m. 0,68 X 0,09) trovasi nell'angolo sud-ovest. Nella parete di 
fondo, a m. 4,48 dal muro orientale, si ha un'apertura, poi richiusa, larga m. 0,92. 

Vi si rinvenne: 

1. Frammento di lastra marmorea iscritta (m. 0,135X0,13): 




2. Frammento di cippo marmoreo (m. 0,17X0,072X0,145): 

(z^M^ 

3. Frammento di lastra marmorea (m. 0,15 X 0,105) con lettere alte m. 0,073 ; 

MI 



REGIONE I. — 25 — OSTIA. 

4. Mattoni con i bolli C. I. L. XV, 211, 541, 692, 1344, e 

L • VIM^EC 

5. Tre lucerne fittili. 

6. Frammenti di tazze aretine. 

La via in totale è lunga sul lato destro m. 91, sul sinistro m. 85, e larga dopo 
la risega m. 4,45. Essa corre verso nord ovest. 

A m. 47 dall'angolo di destra, in mezzo alla via, sì è riconosciuto un tombino 
della fogna centrale, la quale è piena di terra; esso mancava del chiusino, che era 
sostituito da sei anfore di forma allungata. A m. 67 poi se ne scoprì un altro. 

Nella via medesima si sono osservati degli strati di terra battuta, con pendenza 
da nord a sud, specialmente sotto ai muri che fiancheggiano la strada ; essi sembrano 
formati quando la città era in questa parte già abbandonata. Sotto a tali strati 
ve n'ha un altro costituito da frammenti di anfore misti a calcinacci, come nella via 
che si sta scavando presso il tempio di Vulcano. 

Negli scarichi della strada stessa si raccolse, oltre a materiale di minor conto : 

Terracotta. Mattoni coi bolli C. I. L. XV, 19 a, 2546 (2 es.), 255 a (2 es.), 
319 (2 es.), 330, 377 (2 es.), 408 a (2 es.), 616, 759, 803, 891 (molti es.), 1027 
(2es.), 1037 a, 1304, 1344, 1347, 1434, 1436, 1655, e (cfr. 328): 

© EXFMARCIANAi 
C M 

Lucerne (C. /. Z. XV, 6296», 6350 ed altre). Vasi frammentati, cioè fondo di 
anfora con quattro buchi; ansa di anfora colla marca G. I. L. XV, 2586fl('). 

Marmo, a) Frammento di lastra marmorea iscritta (m. 0,11 X 0,07 X 0,016) in 
cui rimangono soltanto le lettere: SA H ^. 

b) Id. (m. 0,17 X 0,095 X 0,017): e) Id. (m. 0,08 X 0,06 X 0,038): 

/ECI 
-I A! 
vi E ! 



^^ 



d) Lepretto in atto di riposo, su plinto (m. 0,11 X 0,152). 

e) Frammenti di una colonna del diam. di m. 0,26. 

/) Parte superiore di colonnina di giallo con perno (alt. m. 0,35; diam. m. 0,10). 

g) Piccolo capitello quadrato (alt. m. 0,09). 

h) Trapezoforo con testa leonina (m. 0,2 X 0,13). 

i) Chiusino rotondo con foro (diam. m. 0,085). 

Bronzo. Frammento di uno specchio (m. 0,075 X 0,042), una lucerna, una ser- 
ratura, chiodi, aghi stili e monete. 

Piombo. Asta cilindrica (lungh. m. 0,28; diam. m. 0,032), disco (diametro 
m. 0,048), due pezzi di una conduttura (diam. m. 0,03). 

(') Le anfore con marca che altrove abbondano, qui sinora difettano. 
NoTiziK Scavi 1909 — Voi. VI. 4 



OSTIA — 26 — JtBGlONE 1. 

Si ebbero inoltre nno scalpello (m. 0,125), cavicchio (m. 0,23) ed alcuni chiodi 
in ferro; due imbuti (alt. 0,127 e 0,112) in vetro, ed alcuni aghi di osso. 

La via sbocca su di un'altra che corre da oriente ad occidente e le cui traccio 
si conoscevano già innanzi al Teatro e presso le capanne. Innanzi alla via che viene 
da quella dei sepolcri, si raccolsero mattoni con i bolli C. I. L. XV, 255 a, 616, 
759, 1026 è, 1304 (2 es.), 1347, 1434, 1436 e un collo d'anfora con la marca C. I. L. 

XV, 3041 k. 

* 

Venne pure continuato lo sten-o nella via parallela al tempio di Vulcano (v. No- 
tizie, 1908) della quale tornò in luce il piano a poligoni di selce, la crepidine costi- 
tuita con pezzi di travertino, il marciapiede a sinistra e il tubo di piombo a destra. 

Tra le terre piìi prossime all'ingresso si raccolse: 

Terracotta. Mattoni con i bolli C.LL.XV, 361 (5 es.), 555, 803, 1026è, 
1344 e: SALEXPR CORST; frammenti di anfore con la marca di forma rettan- 
golare sull'ansa {CI. Z. XV, 2588«, 2589è, 2744^^ (?), 3040c, 3094?w), inoltre: 



a) 


□ C) 


d) 


□ ^TUm 


9) 


□ LET 


b) 


□ LFCCVFC 


e) 


□ €CCO 


h) 


O FPAT 


0) 


□ 31 


f) 


□ N-C 


i) 


o IVEC 



l) Parte superiore di anfora con la scritta in nero: 

CT>I 

m) Altra simile con la scritta in rosso: 

EStf 

Lucerne varie, tra le quali una con la marca C. I. L. 6296 è ed un'altra con 
rami di edera in giro a due leoncini ai lati di un cratere, e sotto la marca entro 
targa ansata: 

SAECVL 

Un frammento di vaso a vernice vitrea verdognola con mascheroncino. 

Marmo. Frammenti di un plinto con parte di dita di una grande statua (m. 0,08 
X0,23 X 0,21). Frammenti di bacinelle. 

Bromo. Frammento di uno specchio (m. 0,075 X 0,042). Aghi, stili, chiodi, 
pezzi di serrature, anelli con chiave, rampini e monete. 

Ferro. Rampini, uno dei quali con paletto molto largo; chiodi, di cui uno a 
larga capocchia. Un chiodo pure a grossa capocchia si trovò infisso nell'intonaco. 

Nel quinto ambiente a destra nell'angolo nord, a m. 0,40 sopra il pavimento, 
sopra uno strato di scarico si rinvennero le ossa di un pollo, insieme a molti gusci di 
uova ; evidentemente queste uova rimasero sotto le macerie quando precipitò il soffitto. 
Accanto fu raccolto un denaro di Antonino Pio. 

Tra la terra che fu estratta dall'edificio dei molini, quando ne fu fatte lo scavo 
si rinvenne un mattone col bollo C. I. L. XV, 693. 



BEO IONE I. 



J7 — 



OSTIA 



Nella prima strada verso nord, parallela a quella che dal tempio di Vulcano si 
dirige Terso il fiume, fu tolta la terra nel quarto ambiente per chi viene dal Casone 
del sale. Fu scoperto il pavimento a mosaico ben conservato (m. 4,65 X 4,30) a di- 
segno geometrico in bianco e nero. 




Fio. 3. 



Tra la terra che ricopriva questo mosaico sì rinvennero frammenti di anfore con 
le marche sulle anse: 

a) LFFG b) CPC 

Sul collo del frammento che conservava quest'ultimo bollo, correva una leggenda 
in nero. 

Un'altra anfora aveva sul collo in lettere nere: 

X 

LXXIIII 

Un'altra poi alcuni segni neri a pennello, poco decifi-abili. 

Si raccolse parimenti una lucerna fittile con la marca C. I. L. XV, 6502; 
un'altra simile a tre becchi (m. 0,56), attaccata sul dinanzi del suo sostegno qua- 
drato (m. 0,105), e un altro sostegno (m. 0,073) simile, di forma cilindrica con due 
lucerne (m. 0,046). 



VELLETRI — 28 — 



RBOIONE I. 



Demolendosi nel Castello il muro di costruzione recenttj, il quale chiudeva il 
vano conducente all'arco sopra la saracinesca, si rinvenne tra il materiale di costru- 
zione un frammento di bel sarcofago marmoreo (m. 0,40 X 0,275 X 0,085) con resto 
di scultura di soggetto dionisiaco, della quale è qui data la rappresentanza (fig. 3). 

D. Vaglieri. 



VII. VELLETRI — Frammento di lucerna marmorea ornata di rilievi, 
scoperto nel territorio della città. 

A circa due chilometri da Velletri, nella località denominata Troncavia o Corti, 
tutta rivestita di ubertosi vigneti, trovasi la proprietà del sig. Giovanni Paparella. 
Ivi, nell'anno 1797, dall'antico proprietario De Santis fu rinvenuta la statua colossale 
di Pallade, che ora adorna il Museo del Louvre. 

Qualche tempo fa il sig. Paparella volle rinnovare una porzione della sua vigna 
in prossimità del punto ove, un secolo prima, era avvenuto il felice trovamento della 
bella statua ; e approfondì il lavoro di scasso della terra più di quanto le consuetudini 
del luogo non richiedessero, colla speranza che in un sito di tanta importanza 
archeologica lo assistesse la fortuna per fargli trovare qualche antico avanzo. Si di- 
scese collo scavo fino alla profondità di poco meno di due metri dal piano della 
vigna; ed a tale profondità si incontrò da per tutto il suolo vergine. 

Dallo scavo tornarono alla luce avanzi di antichi muri, qualche pezzo di condotto 
in piombo o in terracotta, frammenti informi di marmo e molti rottami fittili ; ma 
parve che ivi il luogo fosse stato già esplorato, perchè i muri non conservavano quella 
superficie intatta che si suole riscontrare in terreni non rimaneggiati. 

In ogni modo il caso non volle essere totalmente avverso, perchè si ebbe la 
fortuna di rinvenire il frammento di una lampada a più becchi {polylichnis) scol- 
pita in marmo greco di bellissima fattura. 

La lampada (fig. 1) misura m. 0,49 circa di diametro. Essa aveva otto becchi 
per altrettanti lucignoli. 

La parte superiore è formata da una calotta concava centrale, del diametro di 
m. 0,22, profonda nel centro m. 0,035, destinata forse a contenere il recipiente di 
bronzo o di metallo che costituiva la vera lampada, mentre il marmo non doveva 
rappresentare che la parte esterna decorativa. 

L'orlo della calotta è limitato da un listello sagomato e da una gola rovescia 
baccellata di finissimo intaglio (fig. 2). 

Dal piano inferiore della gola baccellata si protendono verso la periferia gli 
otto becchi limitati da un listello a risalto, che gira attorno all'orlo sporgente del 
becco e ne delimita la forma, mentre nella metà dello spazio tra becco e becco ter- 
mina in una piccola ansa ricurva. 

Le anse di due becchi contigui, riunendosi, lasciano uno spazio vuoto a guisa 
di V, entro cui poteva agevolmente adattarsi una delle otto catenelle di bronzo de- 
stinate a tener sospesa in alto la lampada. 



REGIONE I. 



— 29 



VBLLETRI 



Verso l'estremità di ogni becco vi è un incassatura o incavo lenticolare, in cui 







<^r)!i 



■^:.:4^ 




// 



.W 




FiG. 2. 



doveva essere incassata la base di una fiamnaella di bronzo, che con tutta probabilità 
doveva rappresentare (insieme cogli altri) gli otto lucignoli ardenti della lampada. 



VELLETRI 



— 30 — 



REGIONE I. 



La faccia inferiore (fig. 3), quella che appariva maggiormente quando la lam- 




FiG. 3, 




Fio. 4. 



pada era sospesa in alto, porta scolpita nel centro la testa dell'anguicrinita Gorgone, ^ 
fornita delle due ali laterali. 



REGIONE IV. — 31 — ANTKODOCO 

Dall'estremità di ciascun becco della lucerna, intagliata a guisa di caule o fusto, 
si svolge una foglia di acanto che, spingendosi verso il centro, copre quasi tutto lo 
spazio lasciato libero dalla testa. 

Ad occupare poi il vuoto tra foglia e foglia si svolgono alcuni viticci. 

Il pregevole cimelio è stato dal sig. Paparella, consigliere comunale, donato al 
nascente museo cittadino. 

A proposito di questa scoperta è utile ricordare che circa tre anni or sono nella 
stessa località rinvenni per caso a fior di terra un frammento decorativo in terracotta 
(forse un'antefissa), che offre anch'esso una testa di Gorgone, di cui può vedersi la 
rappresentanza nella figura che qui se ne riproduce (fig. 4). 

0. Nardini. 



Regione IV (SAMNIUM et SABINA), 

SABINI. 

Vili. ANTRODOCO — Milliario dell'antica via Salaria appartenente 
al ramo della detta via che da Interocrium andava ad Amiternum. 

A sei chilometri da Antrodoco, sulla via che mena ad Aquila, e precisamente 
un chilometro oltre la pittoresca chiesa di s. Maria delle Grotte, nella località detta 
Fonte Canale o Vignola, è un terreno appartenente al sig. Angelo Tedeschini del 
fu Massimo, di Antrodoco, terreno che è in pendenza verso il torrente Rapello, che 
interseca il thalweg di quell'altipiano. 

Sul ridetto terreno, fino a pochi mesi or sono, esistevano due cospicui avanzi dei 
muraglioni di sostegno dell'antica via Salaria, del diverticolo Interocrium- Amiternum, 
rasentanti appunto la sponda destra del cennato torrente. Uno di essi misurava m. 86 di 
lunghezza ('); ma l'uragano che, non molto tempo fa, accompagnato da impetuoso 
alluvione imperversò in quelle contrade, facendo cadere parte della ripa di quel 
fondo, e, con essa, parte di questo grande muragliene, asporcò non pochi dei piil grossi 
conci, qualcuno dei quali ora vedesi giacente sul letto del torrente ; sicché di questi 
due grandi resti della Salaria oggi se ne sono fatti tre, ma più piccoli. 

Il primo, verso la Madonna delle Grotte, è lungo m. 7, ed alto m. 2,50. Si 
compone di una fila di pietre di breccione piuttosto lunghe, alte m. 0,60, che ne co- 
stituivano le fondazioni. Su di essa si eleva una seconda fila di grossi massi squa- 
drati, alti m. 0,93, dei quali il concio più grande misura m. 1,57 di lunghezza. Il 
resto è coperto da piante di nocciuoli che vi vegetano sopra, e vi ripendono nascon- 
dendolo. 



(') Cfr. Persichetti, Viaggio archeologico sulla via Salaria nel circondario di Cittaducale. 
Roma, 1893, pag. 123. 



t 



ANTRODOCO a — 32 — REGIONE IV. 

Pochi passi più innanzi trovasi il secondo avanzo, di cui è visibile una sola fila 
di blocchi, per la lunghezza totale di m. 9,70. Il terzo è in parte scoperto ed in 
parte tuttora interrato; se ne veggono due sole fila di blocchi, il più lungo dei quali 
è di m. 1,60, e misura in tutto m. 12 di lunghezza. 

Lo stesso succennato alluvione, circa 30 metri avanti di arrivare al primo dei 
detti muraglioni ed ancor più dappresso alla Madonna delle Grotte, produsse altra 
frana sulla ripa del predio Tedeschini, frana che fece tornare allo scoperto parte di 
una colonna di grandi dimensioni. 

Informato di ciò, mi recai sopra luogo, e feci scavare ed isolare dal terreno 
l'intera colonna, che risultò un monolite dell'altezza di m. 2,20. Ha una base pa- 
rallelepipeda, lunga di fronte m. 0,95, e di lato m. 0,83, alta m. 0,40. Sopra la 
medesima si eleva il fusto della colonna, alta m. 1,80, e larga di diametro m. 0,65. 
È di breccione talmente corroso e bucherellato, forse da antico tempo per danni fattigli 
dal vicino torrente, che l'iscrizione ne è interamente scomparsa. 

La figura e le dimensioni rassomigliano a quelle del milliario LXVIIII posto 
sotto Augusto sull'altro prossimo ramo della Salaria Interocrium - Asculum, da me 
rinvenuto nel 1891, nella valle di Sigillo, in contrada Masso dell'orso ('), ond'io 
ritengo fermamente che quella colossale colonna sia un altro milliario della Salaria. 

E poiché Interocrium cadeva al miglio 64 ab Urbe; e da Antrodoco al posto 
ove è avvenuta la scoperta, per la via che ascendeva rasentando il fosso di Bapello, 
corrono sei chilometri, il detto milliario deve riferirsi al miglio LXVI da Roma. 

Infatti, questa località Fonte Canale, ove è tornato in luce tale milliario, trovasi 
a km. 6 da Antrodoco ed a km. 7,500 prima di giungere al villaggio di Sella di 
Corno (*), dove fu rinvenuto e dove tuttora giace avanti la casa Mattei il mil- 
liario LXXII ('). 

Quello scoperto di recente, stando a m. 250 oltre il casello o casa cantoniera 
della ferrovia N. 154 -{- 979, e Sella di Corno stando oltre al km. 147 della stessa 
ferrovia Castellammare Adriatico - Terni, la differenza di distanza fra Sella di Corno 
ed il posto ove è stato trovato il ridetto milliario risulta appunto di circa km. 7,500, 
corrispondenti a r. m. 6. Non si può quindi essere in dubbio ch'esso riferivasi ap- 
punto al miglio LXVI. 

Il milliario medesimo è ora rimasto in situ, ed è visibile dalla strada ferrata 
che da Antrodoco va ad Aquila, e resta precisamente in fondo alla valle, presso il 
toiTcnte, fra i caselli 154 -{-979 e 155 -|- 907 della ferrovia. 

N. Persichetti. 
Roma. 17 gennaio 1909. 

(') Cfr. Persichetti. op. cit. pagg. 64-65. 

(') Notisi che il villaggio Sella di Corno chiamarasi Rocca di Corno, e dove oggi dicesi Rocca 
di Como, si diceva Castello di Corno. 
(») a I. L., IX, n. 5956. 



RKOIONB VII. — 33 — ORVIETO 



Anno 1909 — Fascicolo 2. 



Regione VII (ETRURIA). 

I. ORVIETO — Tomba etrusca scoperta presso il castello medievale 
di Frodo. 

In una estesa proprietà del cav. Vittorio Bondi di Roma, a circa 22 km. da 
Orvieto, sulla via provinciale che di là conduce a Todi, s' innalza il castello medio- 
evale di Frodo, vicino al quale s'aggruppano alcune case rurali. A circa un chilo- 
metro a nord del castello, al disopra del moderno camposanto, s"erge il colle detto 
della Madonna. Ivi, tagliandosi il poggio a terrazze per piantarvi una vigna, sotto 
all'estremo cocuzzolo meridionale del poggio stesso, alla profondità di oltre m. 3 dal 
piano di campagna, si scoprì una tomba etrusca a camera, scavata nel terreno cre- 
taceo. 

Giunto sul luogo, quando già la tomba era stata esplorata e in parte ricoperta, 
solo colle indicazioni cortesemente fornitemi dal sig. Calcagni, agente del cav. Bondi, 
potei formarmi un'idea della pianta della tomba. Questa aveva la forma di una ca- 
mera quasi quadrata, di m. 8 di lato, coperta da vOlta, che si trovò franata: sul 
lato occidentale, ove era la porta d' ingresso, larga m. 0,65, si apriva un vestibolo 
rettangolare, accessibile dalla china occidentale del poggio per mezzo di un corridoio; 
gli ingressi del corridoio, del vestibolo e della camera erano chiusi da rozzi lastroni 
di calcare. Dalla porta della camera, si dipartiva, sotto il pavimento, un canale di 
scarico, che era fatto con rozzi sassi e lastrette di calcare, e scendeva con leggero 
pendio verso ovest. 

In base all'esame dei materiali trovati dentro la tomba già prima del mio ar- 
rivo sul posto, e dopo altre ricerche che io stesso feci colà praticare, dovetti con- 
vincermi che la tomba fu già altra volta rovistata; infatti dello scheletro nuU'altro 

NoTiziB Scavi 1909 — Voi. VI. 5 



ORVIETO 



— 34 — 



RBOIONE VII. 



8i potè trovare se non alcune schegge di ossa impastate con la creta. Dentro un boc- 
cale di terracotta si trovò un pezzo di altro fittile; e dei più pregevoli vasi gi'eci, 
per quante ricerche si facessero, non si poterono recuperare se non pochissimi fram- 
menti, i quali giacevano sparsi in diversi punti della tomba. 

Gli oggetti trovati erano, a quanto paro, distribuiti cosi: i bronzi quasi tutti 
lungo il lato settentrionale; un simpulum all'angolo sud-est; un altro all'angolo 

nord-ovest: il pomo massiccio qui rappresentato (v. fi- 
gura) all'angolo sud-ovest in relazione con un'asta o 
bastone di legno carbonizzato, di cui restava un avanzo 
lungo la parete meridionale; presso questa giacevano 
anche gli oggetti di ferro. I fittili erano sparsi un po' 
da per tutto, a diverse profondità. 

L'antico piano della tomba pare che fosse a circa 
m. 5 sotto il piano di campagna. 

Bromo. 

1. Oenochoe piriforme, con bocca rotonda e manico 
massiccio, terminante in basso in un'espansione cuori- 
forme; frammentaria. Diani. della bocca m. 0,09. 

2. Oenochoe a doppio tronco di cono con becco rial- 
zato e ansa massiccia ornata di strie longitudinali ; fram- 
mentaria. Diam. del fondo m. 0,08. 

3. Lekane rotonda con orlo sodo, liscia; frammen- 
taria. Diam. m. 0,27. 

4. Colum con manico terminante ad occhiello ; rotto 
nel fondo. Lungli. totale m. 0,305; diam. 0,145. 

5-6. Due simpula con manico ripiegato e bipartito 
alle estremità, terminanti a colli di anitrelle. Alt. col 
manico m. 0,295. 

7. Una campanella liscia; diam. m. 0,03. 

8. Rotula con foro centrale e sei trafori cuoriformi 
disposti intorno. Diametro m. 0,065. 

9. Situla a tronco di cono rovescio con doppio ma- 
nico; frammentaria. Diam. del fondo m. 0,15. 

10-11. Due chiodi a punta quadrangolare e capocchia a disco piatto. L'uno 
spuntato, l'altro lungo m. 0,075. Diam. della capocchia m. 0,042. 

12. Patera umbilicata, frammentaria. Diam. m. 0,16. 

13. Frammenti di altra simile. 

14. Lebete di forma globulare con collo diritto e bocca rotonda; fatto con tre 
pezzi di lamina inchiodata; sull'omero restano pure inchiodati gli occhielli per infi- 
larvi il manico. Quasi intero. Alt. m. 0,34; diam. della bocca m. 0,20 circa. 

15. Grande piatto rotondo in lamina, con zona depressa all' ingiro, presso l'orlo, _ 
che si ripiega perpendicolarmente all' ingiù ed è rafforzato in alto e in basso da 




RBQIONB VII. — 35 — ORVIETO 

verghette ornato di ovoli. I manichi, piegati a semicerchio, terminano a teste di 
serpente. Frammentario. Diam. m. 0,65 circa; alt. dell'orlo m. 0,035. Alla parte 
inferiore del piatto resta aderente un cerchio di ferro, sul quale a uguali distanze 
si riconoscono i punti d'attacco di aste ad esso perpendicolari; sembra dunque che 
si tratti d'un tripode. 

16. Pomo massiccio sagomato (v. figura); il puntale d'innesto, a sezione quadran- 
golare, è robustissimo e perfettamente preservato dall'ossidazione, che ha invece at- 
taccata tutta la superficie del pomo stesso ; è chiaro dunque che questo, anche entro 
la tomba, restò infilato in cima all'asta di legno, di cui si trovarono avanzi carbo- 
nizzati. Lunghezza del pomo, compreso il puntale, m. 0,18. 

17. Sei piccoli pezzi di aes rude. 

Ferro. 

1. Frammenti di aste cilindriche, forse avanzi dei piedi del tripode sopra 
ricordato. 

2. Vari pezzi di un grosso coltello ad un solo taglio. 

Fittili. 

a) D'impasto grossolano: 

1-3. Tre piattelli di argilla scura; diam. da m. 0,08 a 0,10. 

4. Piccolo orcio di argilla scura, liscio: alt. m. 0,07. 

5. Piccolo ziro di argilla rossiccia, liscio; alt. m. 0,20. 

b) Di bucchero cinereo: 

6. Oenochoe a bocca trilobata, liscia; alt. m. 0,18. Rotta al ventre. 

7. Altre due simili, intere; alt. m. 0,13 e 0,135. 

8. Vasetto-attingitoio con ansa verticale; alt. m. 0,07. 

9. Piattello senza piede; diam. m. 0,13. 

e) Di bucchero nero: 

10. Coppa con alto piede e corpo ornato di baccellature verticali e di strie 
orizzontali. Frammentaria. 

11. Kantharos rozzo; diam. m. 0,135. 

12. Coppa con basso piede, liscia, diam. m. 0,11; conteneva molti frammenti di 
ossa non combuste, impastate con terra. 

13. Altra simile con piede più alto, ora staccato; diam. m. 0,135. 
14-15. Due piccole olle con due anse verticali; alt. m. 0,105 e 0,10. 
16-17. Due altre simili, con anse orizzontali; alt. m. 0,095 e 0,09. 

e) Vasi etruschi dipinti a imitazione dei vasi greci: 

18. Piccolo frammento di boccale con palmetta, figura seduta e Sileno stante, 
a vernice bruna su fondo giallognolo. 



ORVIETO — 36 — REGIONE VH. 

19. Coppa con alto piede, di terracotta giallognola, grossolana, ornata esterna- 
mente di spirali a vernice bruna. Diam. m. 0,11. 

20-25. Altre sei coppe, dello stesso genere, frammentarie, ornate con serti di 
edera o con greclie. 

26-28. Tre piattelli con pieduccio basso, ornati sull'orlo, l' uno con greca, l'altro 
con foglie d'edera e il terzo con spirali ricorrenti. Frammentari. 

d) Vasi greci dipinti: 

29. Frammenti di un cratere a colonnette dello stile a f- n. In basso, zona ra- 
diata ; sul labbro due zone di foglie d'edera ; sui manichi palmette. Diam. della base 
m. 0,17. Sul fondo, all'esterno, le lettere ON. 

30. Frammenti di una grande kylix a f. n. All'esterno, occhi profilattici e resti ■ 
di figure umane, sopra le quali si stendono rami fronzuti. Neil' interno sirena a corpo 
di gallinaceo con testa e braccia umane, in atto di suonare il doppio flauto. 

31. Frammenti di skyphos a f. r., di bello stile attico. Si conservano solo in 
parte due figure di donne vestite con peplo che tengono uno specchio nella destra 
protesa; altra figura muliebre tiene nella d. una pisside; sopra un piccolo frammento, 
resti di un capitello ionico. Diam. del piede m. 0,15. 

32. Kylix a f. r. di bello sfile attico. Sull'esterno, corsa di guerrieri, armati 
con elmi attici e scudi rotondi, la cui in.segQa rappresenta pure un guerriero con 
scudo, in corsa. Nell'interno, guerriero con elmo attico, sormontato da grande ci- 
miero, scudo e lancia. Ne restano molti frammenti. 

33. Pochi frammenti di altra kylix a f. r., di stile attico finissimo, con Sileni 
e Baccanti. 

Abbiamo creduto opportuno di descrivere particolarmente la tomba scoperta a 
Prode, non solo perchè gli avanzi della sua suppellettile, e in ispecie i vasi greci 
dipinti, accennauo ad una sepoltura etrusca non volgare della fine del V o del prin- 
cipio del IV sec. a. Cr., ma perchè, a quanto io so, è la prima volta che in quella 
località si può constatare l'esistenza di un antico sepolcreto il quale presuppone la 
vicinanza di un qualche centro abitato. Anche Prode adunque deve annoverarsi fra 
le località archeologiche dell' Etruria, e la recente scoperta e' induce a credere ai 
racconti della gente del luogo, la quale narra di altre tombe, di idoli e monete ri- 
trovate in quelle campagne, e mostra una daga in ferro, a lama triangolare, con co- 
dolo per l'applicazione del manico, di tipo assai primitivo. 

L. Pbrnier. 



ROMA — 37 — ROMA 

II. ROMA. 

Nuove scoperte nella città e nel suburbio. 

Regione II. Gli sterri che si eseguiscono per l'ampliamento dell'Ospizio Bri- 
tannico, in piazza della Navicella, hanno messo allo scoperto, alla profondità di m. 3,70 
un tratto di antica pavimentazione a poligoni di basalto. Sotto questo strato, a m. 1,20, 
si trovò una fogna, larga e alta m. 0,40, sulla quale s'innalzava un trombino in la- 
terizi, di pianta quadrata e di ni. 0,45 di lato. Il trombino era chiuso da lastrone 
di travertino molto corroso. Indubbiamente la pavimentazione a poligoni e la fogna 
appartenevano ad una strada, che per l'indicazione della fogna stessa correva da est 
ad ovest; ma i caratteri costruttivi sia della strada che della fogna accennavano ad 
un'opera del basso Impero. 




Fia. 1. 



Regione VI. Via del Tritone. Gettandosi le fondazioni di un edificio della 
Società italiana per imprese fondiario, tra la via del Tritone e quella degli Avigno- 
nesi, si sono rinvenuti in terreno di scarico i seguenti oggetti: 

1. Tre rocchi di colonna di pavonazzetto, lunghi uno m. 0,95, il secondo m. 1,15, 
il terzo m. 1,58, e tutti e tre del diam. di m. 0,44. 

2. La parte inferiore di altra colonna di pavonazzetto (alt. m. 1,42, diam. m. 0,33). 

3. Rocchio di colonna di alabastro verdognolo (alt. m. 1,33, diam. m. 0,34). 

4. Altro rocchio di colonna di granito bigio (alt. m. 1,36, diam. m. 0,30). 

5. Tre frammenti di una scultura in marmo bianco (fig. 1, 2) rappresentante 
un cavallo poco più grande del naturale, bardato. Due di questi frammenti (fig. 1), che 
combaciano e appartengono alla testa e alla parte superiore del collo del cavallo, erano 



ROMA — 38 — ROMA 

in un muro a sacco, adoperati come materiale di costruzione; l'altro frammento (fig. 2) 
è la parte inferiore del collo. Il lavoro è buono e accurato ; i finimenti sono decorati 
da borchie a rosetta lavorate con finezza di dettaglio, come anche le cinghie; la cri- 
niei-a è a ciocche, le quali sono separate da forti scuri, ottenuti col trapano. 

6. Torso di statua in marmo greco (fig. 3 e 4), la quale ritrae dalla spalla fin 
quasi le ginocchia, una vigorosa figura femminile. Veste un chitone, con lungo apo- 




ria. 2. 



ptygma di stoffa non molto leggera, che però lascia indovinare le robuste forme ver- 
ginali, cinto alla vita da due serpi, annodantisi davanti. Porta l'egida a tracollo, 
fermata con le estremità sulla spalla sinistra ; il gorgoneion, pur troppo rotto, appa- 
risce sotto la mammella destra : pur quel che rimane di esso mostra che era di tipo 
bello; ha le ciocche anguiformi, le alette sul capo, e fra queste vedonsi ancora tracce 
del nodo di due serpentelli. La testa della statua era riportata, come dimostra un 
largo incavo in alto del torso (vedi fig. 4): anche la parte inferiore della statua era 
scolpita a parte, perchè nel basso del torso vedesi parte di un incavo, lavorato a gra- 
dina, con orlo. La statua rappresentava evidentemente un'Atena, il cui braccio si- 
nistro, come dimostra bene l'attacco, era sollevato, per reggere con la mano la lancia. 
come p. es. nella celebre Atena di Cassel (Mtiller-Wieseler, Denkm. der alien Kunst 
II 240 e altrove). 

Merita di essere notato che le altre statue di Atena del tipo che alla nostra si 
avvicina, hanno l'egida fermata sulla spalla destra, e quindi il gorgoneion si mostra 



ROMA 



— 39 — 



ROUÀ 



verso il fianco sinistro. Questa differenza dipende forse dalla posizione che aveva la 
statua, la quale nell'edificio, che essa adornava, mostrava allo spettatore il fianco 
destro. Se così è lo scultore ha voluto che fòsse ben visibile il principale attributo 
della dea. 




FiG. 3. 



Le particolarità dell'egida e il panneggio sono di lavoro accurato e non senza 
effetto. Il torso apparteneva dunque ad una statua di non comune bellezza. 



Regione XIV. In via del Muro Nuovo, facendosi un cavo per una fogna, alla 
profondità di m. 6,30 sotto il piano stradale moderno è stato messo allo scoperto un 
avanzo di antico pavimento a opera spicata, limitato verso nord-ovest da un muro 
costruito di laterizi, largo m. 0,60, appartenente a fabbrica privata. 

Nelle terre di riempimento fn rinvenuta una grande tegola bollo circolare 
(C /. L. XV, n. 805) e anche la parte sinistra di un'iscrizione sepolcrale incisa in 



ROMA 



40 — 



ROMA 



una lastra marmorea (m. 0,295 X 0,195) che è limitata nell'angolo inferiore da una 
cornice a grande gola rovescia: 

TI • CLAVDIVSy 
FECIT • Sii 

flaviae-festae\ 
svaeitemfelicit 
svaekarissimapos ' 




FiG. 4. 



Via Appia antica. Eseguendosi alcuni cavi per l'ampliamento del fabbricato 
di proprietà dei fratelli Calabresi al secondo chilometro, sulla sinistra della via Appia 
antica, sono stati scoperti alcuni avanzi di muri in laterizi, dello spessore di m. 0,60, 
ed una platea in calcestruzzo con frantumi di selce, di tufo e di peperino, il tutto 
a poca profondità dal piano stradale. Unica particolarità dei muri in laterizi era^ 
quella del paramento esterno a cortina fatta con mattoni triangolari. 



ROMA — 41 — ROMA 



Via Collatina. Proseguendosi i grandi sterri per i lavori ferroviari, verso 
via Malabarba, poco lungi dal punto dove fu rinvenuto un tratto della via Collatina, 
tornarono a luce: 

1. Un piccolo frammento di sarcofago in marmo bianco (m. 0,28 X 0,20) nel 
quale vedesi una piccola mano con pezzo di panneggio. 

2. Un mattone con bollo C. I. L. XV, 541 a : 

OPVS DOL EX FRED STATON COMM AVG 
DOMIN N EX FIG MADISP 

3. Una lucerna fittile col bollo AEL MAX (C. I. L. XV 6274 b). 

4. Frammento di piccola lastra marmorea (m. 0,09 X 0,55). 




5. Grande lastra marmorea (m. 0,80 X 0,45 X 0,13), ridotta probabilmente a 
battente di porta; sullo spessore leggesi: 



\eyzai/ 




Via Ostiense. Negli sterri per la costruzione del nuovo gazometro sulla destra 
della via Ostiense, nell'area compresa tra questa, il fosso della Garbatella e il 
Tevere, è stato scoperto un piccolo tratto di strada antica a poligoni di selce alla 
profondità di m. 2 sotto il piano di campagna e alla distanza di m. 150 circa dalla 
via Ostiense. L'orientazione di questo tratto rispondeva da nord-est a sud-ovest. Non 
fu potuta rilevare la larghezza di questa strada, perchè nel tratto scoperto manca- 
vano i limiti esatti delle crepidini. Alla distanza poi, da questo tratto di strada, di 
m. 50 verso la via Ostiense, nell'approfondire un cavo fu scoperto allo stesso livello 
indicato sopra, e sulla stessa direzione della strada nominata, un altro tratto di po- 
ligoni di selce per una larghezza massima di m. 4. Neppure in questo tratto sono, 
state rinvenute le crepidini. 

Sulla medesima via Ostiense, al XIV chilometro, in località Malafede, in un 
terreno dei sigg. Devecchi, che resta sopra una piccola altura sulla destra dalla via 

6 



ROMA 



— 42 - 



ROMA 



medesima, si fecero ultimamente delle bonifiche a scopo agricolo. Al dire dei pro- 
prietari la spianata di quest'altura nasconde gli avanzi di grandiose costruzioni, che 
dovrebbero appartenere ad un suburbano o villa rustica. A causa di alcuni lavori per 
la piantagione di arbusti furono incontrati dei vuoti sotterranei, i quali erano in mu- 
ratura e coperti da grandi vòlte. La posizione di questa località viene indicata dalla 




ScaU 1:20000 



Fio. 5. 



fig. 5. Il punto segnato con lettera A è quello del fabbricato ; l'altro segnato con let- 
tera B indica il luogo dove fu scoperta la tomba descritta in queste Notizie 1908, 
pag. 389. 

Gli ultimi lavori agricoli intrapresi sull'altura segnata in pianta colla lettera A 
hanno messo allo scoperto un tratto di via, lungo circa 60 ra., ben conservato da cre- 
pidine a crepidine. Si trovò alla profondità di circa un metro e in vicinanza del 
tracciato medesimo della via Ostiense, che in quel punto, salvo qualche leggiero spo- 
stamento collima col tracciato antico. Evidentemente questo tratto di via ora scoperto 
rappre.-enta un diverticolo di via privata, che mnovevasi dalla Ostiense a scopo di 
raggiuguere i fabbricati dell'altura ricordata. La fig. 6 offre la sezione di questa via, 
rappresentata da un agger poco arcuato, largo m. 2,10, limitato a distanze varie da 
umbones molto rialzati. Oltre gli umbones dovevano correre da ciascuna parte le ere- 



ROMA 



43 — 



ROMA 



pidines forse glarea stratae; ma oltre i limiti della sezione stradale selciata non si 
fecero ricerche speciali ; anzi in due punti il selciato medesimo fu manomesso, dicesi 
all'insaputa dei proprietari, dai coloni addetti ai lavori. Del tratto meglio conservato 
crediamo opportuno di mostrare una veduta fotografica colla fig. 7. 






1-^ 



meiro 



Fig. 6 



La distruzione del selciato non si arrestò ai soli tratti della via, ma si estese, 
a capo di questa, sull'alto della spianata, ad una specie di piazzale selciato come la 




Fig. 7. 



via con poligoni di basalto, il quale doveva rappresentare il cortile del fabbricato. 
A detta dei signori proprietari, intorno a questo cortile, ed a poca profondità dal 
piano di campagna, si trovano alcune fondazioni di pilastri, disposte simmetricamente, 
e rispondenti ad una pianta quadrata. 



'm 



ROMA 



— 44 — 



ROMA 



Via Portuense. Ad un chilometro dalla porta Portese, nel costruire la 
nuova fogna sulla strada che muove dalla sinistra della via Portuense, fu messo 
allo scoperto un muro a sacco avente la direzione da est a ovest, rivestito nella fac- 
ciata, che guardava nord, di opera reticolata. Lo spessore del muro era di m. 0,60. 
Per gli stessi lavori, in vicinanza del muro a reticolato, e alla profondità di 
m. 2,00 dal piano stradale, furono trovate tre colonne costruite con laterizi, rico- 
perte d'intonaco e scanalate. Verso l'imoscapo misuravano m. 0,65 di diametro: gia- 
cevano spezzate, tutte in una direzione, cioè verso nord, ed erano distanti l'una dal- 
l'altra ra. 2,50 circa. Le colonne e il muro reticolato accennavano ad un'ala di 
atrio; anche i materiali raccolti nello sterro sembrano convalidare 
questa congettura, poiché si ricuperarono in quantità considerevole 
lastre di palombino, tagliate ad ottagoni, di m. 0,18 di massima 
larghezza ; tre frammenti di antefisse variate, la più completa delle 
^*S quali, con maschera a bassissimo rilievo e con palmetta, un fram- 

Jf mento di lastra fittile con incastro da inserirsi in un canaletto e 

^ ^ con due ordini di archetti e di rozzi girali compiti sopra da piccole 

palme. Queste decorazioni conservano traccio di policromia. 

Con questi avanzi di ornamento si raccolse un frammento di 
tegola con bollo rettangolare {C.I.L.XY, 1444); una rozza e 
piccola anforetta, alta m. 0,18; una lancetta di bronzo, sulla quale 
aderisce una laminetta, che rappresenta la custodia ; un piccolo 
stilo di osso a fusello e un'asticella di bronzo con estremità infe- 
riore forata e con due uncini, uno piccolo in basso e rivolto in su, l'altro più grande in 
alto e rivolto in giù. Questo strano utensile, di cui molti altri esempì si conoscono, 
non è altro che l'ansa di una lucerna di bronzo (fig. 8). 

Propriamente sulla via Portuense, al secondo chilometro, nel fare una fogna, 
fu scoperto per circa tre metri di larghezza, un tratto della via antica, a grandi 
poligoni di basalte, limitato solo da una parte con crepidine a filari dello stesso 
materiale. 



Fig. 8. 



Via Prenestina. Negli sterri che si eseguono presso i Tre Archi per i 
lavori ferroviari, si è rinvenuto un frammento di cippo di travertino (alt. m. 0,19, 
larg. m. 0,45) : 

ti. Claudi ti s 

drusi/f CA1SAR~\ 

aug. GERMANlCVsJ 

poni . max . t ?^^^%^ot 



Le lettere per grandezza, forma e disposizione si presentano identiche a quelle, 
dei cippi terminali di pomerio dell'imperatore Claudio, come ho riscontrato sovrappo- 



ROMA 



— 45 — 



ROMA 



nendo un calco cartaceo di questo frammento sulla parte corrispondente di uno di 
questi cippi nuovamente trovato sulla Salaria, e pubblicato qui appresso. Ritengo quindi 
che questo frammento appartenga appunto ad uno di tali cippi. 



Via Salaria. Eseguendosi un cavo per costruire una fogna nella proprietà 
Gabrielli, in via Tevere, poco lungi dal punto in cui questa via forma una curva 
prima di immettere in via Po, a sei metri dal piano stradale è stato rinvenuto un 
cippo di travertino della terminatio pomerii fatta da Claudio (cfr. Mommsen, Slaals- 
rechi IP, pag. 1072 e seg.; C. I. L. VI, pag. 3106). 

W A I il H W O d 



CIIX 



TICLAVDIVS 


DRVSI • F CAISAR 


AVGGERMANICVS 


PONT- MAX TRIBPOT 


Villi IMF- XVI cosmi 


CENSOR • P ■ P 


A V e i ' S ■ POPVLI • ROMANI 


f% N IBVS • POMERI VM 


AMPLIAdIT • TERMINAdlTQ_ 



Altezza totale m. 1,95; altezza della parte iscritta ra. 1,00; larghezza m. 0,64; 
spessore m. 0,41. 




Fitì. 9. 



Il cippo era al posto, e perciò non è inopportuno mostrare il punto preciso in 
cui trovavasi (A nella piantina, fig. 9). 



OSTIA — 46 — REGIONE I. 

Altri cippi di questa stessa (ermi natio pomerii, erano conosciuti {C. I. L. VI, 
1231 e 31537); uno di questi anzi ((7. /. L. VI, 31537 e == 1231 e) è stato scoperto 
poco lungi dal luogo dove si è rinvenuto quello ora edito (cfr. pure Richter, To'po- 
graphie der Sladt Rom^, pag. 65). 



Via Trionfale. Preparandosi la base per piantare un grosso palo della cor- 
rente elettrica in via della Camilluccia, nella proprietà comunale, 65 m. a monte del 
Casale segnato col n. 11, s'incontrò una tomba a fossa rettangolare, lunga m. 2,20, 
larga m. 0,60, entro cui era stata calata una cassa dì legno. Attorno ai lati lunghi 
della cassa erano fissate alcune staffe di ferro larghe mm. 35, sulle quali appoggia- 
vano le tegole disposte alla cappuccina. La tomba racchiudeva uno scheletro di un 
individuo adulto, disteso supino e coi piedi verso est. Non aveva alcuna suppellettile 
ma soltanto una monetina molto corrosa, posta tra le mascelle, la quale indicava, 
secondo l'antico rito, Vobolus Charontis. 

Sempre sulla via della Camilluccia, ma dentro la vigna segnata col n. 13, 
prima che il Comune di Roma espropriasse una zona di terra per l'ampliamento della 
strada, i Padri Trinitari, che posseggono quel fondo, avutane regolare licenza, intra- 
presero alcune ricerche, le quali non condussero che alla scoperta di un avanzo di 
muro di rozzissima struttura, con porta molto larga, limitata da grande soglia 
di marmo. 

A. Pasqdi. 



Regione I (LATIUM ET CAMPANIA) 

LATIUM. 

\/ III. OSTIA — Scavi presso gli avanzi delle « Terme « . 

Nel punto in cui, sulla « via dei sepolcri » sbocca l'altra, ora completamente 
sterrata, dinanzi all'angolo di questa che è rivolto verso sud-est, fu scoperto al piano 
stradale un muro, alto in media m. 0,70, rivestito d'intonaco a cocciopisto e formante 
pili angoli; sembrerebbe che vi fossero state delle vaschette. Approfondito lo scavo, 
tornò in luce la parte inferiore di un'anfora a largo ventre, lesionata. Dentro vi erano 
avanzi di legno carbonizzato. 

Di fianco all'anfora, alla profondità di circa m. 0,10 rispetto ai muri, fu raccolta 
una moneta di bronzo insieme ad una lucerna con bollo (C. /. L. XV 6377,27). 

Messa completamente in luce la via, appare evidente che essa si conservò nel 
suo stato soltanto nel primo tratto, fin dove cioè a destra i muri sporgono al di fuori. 
Il secondo tratto in un certo tempo fu certamente chiuso al pubblico passaggio; in 
fatti dove essa sbocca nell'altra che ora si sta esplorando, all'altezza però del piano 



REGIONB I. — 47 — OSTIA 

stradale, un muro la chiuse: allora furono murate le porte ai lati e furono anche 
tolti i poligoni di selce, che trovammo adoperati per altre fabbriche. 

* 

Nel sesto ambiente a sinistra, a m. 1,20 sotto il piano stradale si nota la spal- 
letta di una porta entro muro ad opera reticolata, altra prova evidente del rialzamento 
che ebbero le costruzioni. A m. 2,40 dal piano di campagna si è constatato un forte 
strato di materie incendiate, sotto il quale si raccolsero molte monete, per lo più medii 
bronzi del II e specialmente del III secolo, che ora si stanno esaminando e con esse y 
un denaro di argento. 

Nel settimo ambiente si notò lo stesso strato d'incendio, entro il quale si rin- 
vennero 141 monete di bronzo, chiodi, serrature, anelli e borchie di bronzo, aghi cri- 
nali e saccali di osso, un grano di collana, un anello di ferro con castone, un cam- 
panello di ferro, un fondo di vaso di terracotta, al cui esterno è rappresentata la parte 
superiore di una Menade col tirso e due fondi di vasi aretini con le marche : 

a) C^ S E T V S b) C-NAEI in orma di piede amano 

P•COR^EL. 

Tra gli scarichi degli ambienti decimo, undecime e dodicesimo si raccolsero: 
1. Frammento di lastra marmorea (m. 0,31 X 0,29), opistografa. Da un lato si 
legge in lettere alquanto trascurate: 

1 r ILIO iv S' m 

! 

•ET-MCLODl'o 

^T clodiae:: 
Kensi con' 




XB OCTAVl'a 



NA-ET|AB( 

\ == 



) clavia 



A BVS Q\ y 

\ mn/ 

Nell'altro lato venne ripetuta la stessa iscrizione, ma in caratteri migliori: 

\lod 

y T S I B « 
>5TESEC[ 
jnL\S SVIS 
ETMCLODIO 
CvLO- D.'AEZ -^ 



OSTIA 



48 — 



RBeiONB I. 



2. Id. (m. 0,19X0,22): 



NIS- \\ 
LARVS- 



4. Id. (m. 0,14X0,08): 





3. Id. (m. 0,106X0,155): 



ALI 
C,Ì^V 1 



5. Id. (m. 0,15X0,46): 

\_\r r^ r . 1 



Si ebbero inoltre mattoni con i bolli C. I. L. XV 552, 1029 e, 1344, 1569 a 
ed il seguente: 

(J5 OPVS DOLE 
JALISTSEI^ 

un collo d'anfora coU'iscrizione dipinta in nero: 



/<Aiùc^ 



un collo di vaso con testa virile barbata; una lucerna cristiana col monogramma di 
Cristo e un'altra comune. 



* 



À destra nell'ambiente 15 B, sotto la fognetta, a m. 1,25 sotto il piano di cam- 
pagna : un cerchio in ferro, di ruota, con traccio di tre perni, che a questa l'assicuravano 
(diam. m. 0,80) ; un mozzo di bronzo, anche di ruota, con fodera interna di ferro e 
tra quello e questo traccio di legno (diam. esterno m. 0,117; interno m. 0,07); una 
scatola quadrilatera di ferro con pernii e traccio di legno nell'interno (m. 0,08 X 0,08 
X0,04); ornamento di bronzo, costituito da un'asta e girali larga m. 0,37 (fig. 1), e 
altri frammenti dello stesso ; lamine sottilissime di rivestitura in piombo ; una base cir- 
colare di bronzo, con traccio dei piedi della statua che sosteneva e traccie di legno 
nell'interno (diam. m. 0,40, alt. m. 0,065); un massello di piombo a forma di zeppa 
con perno in ferro (lungh. m. 0,11, largh. in alto m. 0,07, in basso m. 0,03); ansa 
attaccata alla foglia di edera che stava fissata sul vaso (m. 0,15). 



Sterrandosi la via, nella quale sbocca l'altra sopra citata, e che venendo dalle « ca- 
panne " si dirige verso il teatro, si rinvennero, precipitati a terra, frammenti di co- 
lonne di granito (diam. m. 0,55); e bei capitelli marmorei (alt. m. 0,77; diam. inf. 



REGIONE I. — "49 — OSTU"^ 

m. 0,55), e capitelli di pilastro (m. 0,63 X 1,10 X 0,50) in travertino ('), oltre a colonne 
e capitelli di misura minore. Tutto ciò indicava la vicinanza di edifici maggiori. 

Infatti a m. 15 dall'angolo destro della strada che viene dalla « via dei sepolcri ", 
di fronte allo sbocco di essa, si sono incontrati dei pilastri in opera laterizia che ap- 
partenevano ad un grande portico, il quale, nella parte sinora esplorata, formava la 
fronte delle « Terme » , (v. Notizie 1 888 p. 738), ma si prolungava forse, secondo 
alcuni indizi, più oltre seguendo il lato occidentale della via, che ora si sta sterrando. 
Questa via, che potremo per ora chiamare « via del teatro » , sembra una delle prin- 
cipali, se non forse anche la principale della città. 




Fio. 1. 



Questi pilastri, dei quali si sono riconosciuti finora diciotto, sono larghi ciascuno 
m. 1,20, e distano l'uno dall'altro da m. 3,50 a m. 4,50. All'altezza di m. 0,97 da 
terra hanno ciascuno una risega, larga m. 0,23, sulla quale posava evidentemente 
la base in travertino. Dietro ai pilastri è un corridoio largo m. 2,70. 

In corrispondenza di ciascun pilastro, dopo il corridoio, si alzano i muri divi- 
sore tra un ambiente e l'altro. Uno di essi è destinato alla scala, ed ha a sin. la 
prima branca di questa; il muro divisorio è decorato all'esterno con una colonnina in 
mattoni del diam. di m. 0,39. Degli altri si riferirà quando lo scavo avrà messo meglio 
in luce la disposizione dell'edificio cui appartengono. 

I pilastri posano su un muro che correva lungo la fronte. Esaminato questo in 
un punto, di faccia allo sbocco dell'altra via, si è constatato che scende per due metri 
sotto il piano stradale e che innanzi ad esso sorgevano altri muri, piantati sulla terra. 
In uno degli ambienti così costituiti, a m. 1,14 sotto il piano stradale, si rinvennero 
cinque anfore. 

Q) Questi capitelli si rinvennero alla distanza di circa 4 metri l'uno dall'altro. 
Notizie Scavi 1909 — Yol. VI. 7 



OSTIA — 50 — RBOIONE 1. 



Nel tratto di questa via che, in gran parte non è stato ancora esplorato, tra le 
«capanne» e lo sbocco dell'altra via, in mezzo alla terra si rinvenne: 
Frammenti di sarcofagi marmorei con le seguenti rappresentanze: 

1. Corsa di bighe nel circo (m. 0,285 X 0,40 X 0,037); 

2. Frammenti in cui vedonsi dei prigionieri (fig. 2). È conservata la parte infe- 
riore di uno di essi che ha le mani legate sul dorso ; dalle sue spalle pende un manto 
guarnito di frangio. La sua catena, pare che lo tenga avvinto ad un altra figura nuda 
che lo precede, la quale nondimeno non si può dire se sia anch'essa legata, pendendo 
il suo braccio destro libero in giù; tuttavia l'atteggiamento curvo in avanti farebbe 
pensare ad un altro prigioniero (m. 0,17 X 0,175 X 0,09) ; 




Fig. 2. 



3. Parte del dorso e delle gambe di bella figura virile ignuda (m. 0,165 X 0,21); 

4. Parte di figura di Apollo rivolto a sin., con lira e innanzi ad esso una pianta di 
lauro (m. 0,265 X 0,23 X 0,085) ; sul fianco del sarcofago lancia e scudo ; 

5. Parte di figura nuda in moto verso destra e innanzi ad essa una pigna tra 
foglie e fiori (m. 0,46 X 0,33 X 0,09) ; in un altro frammento dello stesso sarcofago 

si vede un tirso, preceduto dalle lettere: M~n7~/ 

6. Torso di figura vestita (m. 0,29X0,25X0,13); 

7. Figura entro clipeo (m. 0,155X0,15); 

8. Parte di cavallo marino guidato da un amorino, forse coperchio di sarcofago, 
(m. 0,25X0,22X0,06); 

9. Parte superiore di corpo virile ignudo (m. 0,190 X 0,21 X 0,06); 



REGIONE I. — 51 — OSTIA 

10. Parte del torace di figura virile nuda col braccio sin. alzato davanti al petto, 
di difficile interpretazione. 11 collo molto grosso ed alto non permette di conoscere in 
quale atteggiamento potesse essere la testa, e lascia il sospetto fosse stata di animale 
(Minotauro?). Le penne che appariscono dietro le spalle non sembrano riferirsi alla 
figura medesima (alt. m. 0,115); 

11. Parte superiore di figura muliebre acefala (m. 0,16 X 0,175 X 0,65); 

12. Parte di pilastro e di figura, e sul lato sin. lancia e scudo (m. 0,30 X 0,44 
X0,19); 

13. Testa e parte del petto di figura male conservata (m. 0,15 X 0,75 X 0,057); 

14. Parte di figura umana (m. 0,10 X 0,195 X 0,06); 

15. Braccio (m. 0,115X0,11X0,045). Si raccolsero inoltre: un frammento di 
coperchio di sarcofago con parte di persona sdraiata (lungh. m. 0,28) ; altri frammenti 
di sarcofagi di minore importanza; frammento di grande statua marmorea panneggiata 
(m. 0,14X0,17); plinto marmoreo con piedini di una statua e parte di un tronco di 
albero e di altro simile, su cui sta una pelle leonina (m. 0,23 X 0,19 X 0,125) ; fram- 
mento di un braccio marmoreo (m. 0,205) ; una testa di satiro in cattivo stato (m. 0,19); 
una testa di bambino con foro superiormente (m. 0,145); frammenti di colonnine; 
parte posteriore di un quadrupede (m. 0,13X0,345); frammenti di cornici mar- 
moree ; le seguenti lastre marmoree iscritte : 

1. (m. 0,29 X 0,395): 

st/ól- 
F. L L I OTEl' 
oftELLIOT'' 
oBELLIAE ■/ 

Òbellia-e" 

OBEL Li/ve 
. ET con' 

2. (m. 0,17X0,18): 3. (m. 0,135X0,125): 



/NER\\ 
^A'RENTES 

''req.-a/ 




( D I E P/ 



4. (m. 0,130X0,105): 5. (m. 0,195 X 0,11), (di epoca tarda): 

yeiPRA^ 



OSTIA 



— 52 — 



RBeiONE I. 



mattoni coi bolli C. I. L. XV 12, 25, 77, 103, 106 a, 115, 315, 376, 606, 708, 
891 (in opera in un cornicione di terracotta), 992, 1029, 1083, 1348, 1433, 1436, 
1608, 2189 e 



1) O EX PRAED MATAV 
CLAVD FpAT'V^ 

tesU di Uercarìo 



2) a 



RVFIO 



3) 



VI VI 

CCE2 
< O 

antro c«rchio radiato 



un collo d'anfora con una palmetta in luogo del bollo; una punta di lancia, uno 
stile e lame di coltello io ferro. 



Nell'istessa via tra Io sbocco dell'altra e i pilastri, in mezzo alla terra si raccolse: 
un torso marmoreo di statuina muliebre (Vittoria?) con veste annodata alla cìnta 




Fte. 3. 



(fig. 3) petto scoperto, parte del manto che scende dalla spalla sin. e traccio di at- 
taccatura (ali?) nella parte posteriore (m. 0,15); un frammento di sarcofago marmoreo, 
su cui si vede una piccola gamba (m. 0,16 X 0,078) ; una mensoletta, un frammento 
di trapezoforo e cornici in marmo ; lastre marmoree con le seguenti iscrizioni : 
1. (m. 0,15X0,17): 




Non è improbabile che sia frammento di lapide votiva a Mitra, e debbasi leggere nel 
primo verso: S{oli) Hjivicto) M{itrae). 



RBOIONB I. 



53 — 



OSTIA 



2. (m. 0.17 X 0,14X0,08): 



( 



mTnTvm 

MARIVM 



3. (m. 0,275X0,15): 



SIBIE 



4. (m. 0,14 X 0,10) 






1 



mattoni con i bolli C. I. L. XV 12, 25 rf, 40, 129 (2 es.), 319 (2 es.), 466 a, 474, 
693, 1027 (2 es.), 1094 h, 1096 «, 1210, 1226, 1432, 1436 inoltre in due esemplari: 

a) © EXPRVLPI-BIRNICI.EXOFFI 
GATTI-SABINI 

caduceo 

i 

h) © tem'pesina q. servi ^ P V D F 

litian et galjLlCN a. 127 

WÀ 
I 

clie si uompléta con altro, qui appresso riprodotto e con C. I. L. XV 1842; 



e) (^ BRF- FI-ONES 

apro ci CATV.LI 

d OS 



d) © 



M R L FL SER 



a. 130 



cioè di M. Rutilio Lupo (y. C. I. L. XV p. 17); 

e) O /RSTI f) 

M 



O PICI// 
M 



Tra i pilastri e negli ambienti retrostanti si raccolse: un frammento di basso- 
rilievo marmoreo (m. 0,365 X 0,135), su cui si vede parte di una gamba bracata e 
del piede con calzare e innanzi un cane in corsa con collare e nel fondo del calcagno 
zampa ferina; un frammento di statuetta marmorea femminile seduta (m. 0,175); 
la parte anteriore di un piede marmoreo posato sul plinto, e con sandalo e corregge 
(lungh. m. 0,145); un frammento di grande capitello di pilabtro in marmo (m. 0,41 



OSTIA — 54 — REGIONE 1. 



X 0, 385); un frammento di bel fregio di un angolo smussato (m. 0,36 X 0.30 X 0,06) ; 
le seguenti iscrizioni : 

1. Piccolo cippo marmoreo (m. 0,44X0,20X0,14): 

L • H O RT 
ENSIVS 
HER AC 
LIDAN- 
FECIT 

2. Frammento di lastra marmorea (m. 0,15X0,115), opistografa. L'iscrizione 
più antica dice: 

'gelvs-et- 
vs-victor- 

jweRENTlBVS 



E dall'altra parte si legge: 



M 

s /£ X ■ F • C A N 
CIT-BAEBIVSJ 



3. Id. (m. 0,215X0,17); 



FILI • FECER 
VNTPATRI 

S AL VT AR 

iNCONPA^. 
■R A tT'cìTÌ 



4. Frammento di lastra di cipollino (m. 0,38X0,17)): 



A[IE R E N T IT^E óri^ 
fl N?JNIS ■XVIIII^ 



5. Nel piano di posa di una soglia (m. 0,53 X 0,39 X 0,07) : 

Looccl 



mattoni con i bolli C L L. XV 79, 104, 269, 614 ('), 693, 912, 1097 g, uno col 
bollo sopra riprodotto dell'ofBcina di Cattius Sabinus. 

{') Qaesto in opera in un eurnicione. 



RBaiONE I. 



55 — 



OSTIA 



Nel tratto della via tra lo sbocco dell'altra e l'incontro colla via della Fontana 
a destra, vale a dire innanzi al portico, si rinvenne: 

Due frammenti di rilievi marmorei, su uno dei quali (m. 0,155) si vede la testa 
di Diana (fig. 4), e sull'altro (m. 0,13) la testa coronata di una figura virile bar- 
bata (fig. 5). 

Parte sinistra di un grande sarcofago marmoreo (m. 0,61 X 0,73 X 0,39), con 
figure alte m. 0,67. Sul dinanzi a sin. (fig. 6) si vede uomo un barbato, che cammina 
verso sinistra col viso rivolto a destra. Ha una tenia nei capelli; veste lunga tunica 
fermata da cinturone, ed è coperto da un manto che scondendo dalla spalla sin. si 





1/ 



Fio. 4. 



FiG. 5. 



avvolge sul braccio sinistro. Porta la destra al mento e con la sin. regge un'asta. 
Innanzi a lui si vede una donna con corto chitone del tipo di Diana o Virtus, ma 
in atto di camminare rapidamente verso destra; il braccio destro è sollevato forse per 
togliere una freccia dal turcasso che si vede dietro la spalla destra. Essa è accompagnata 
da due cani. Questa figura farebbe pensare al mito di Ippolito. Nel lato sinistro del 
sarcofago si vede un uomo con capelli scomposti, con corto chitone, con un oggetto 
sulle spalle, in atto di camminare verso destra, ma vòlto con la testa a sin. 

Due frammenti (m. 0,15 X 0,12 ; 0,13 X 0,13) forse di stipite quadrato mar- 
moreo, in cui su tre lati si vedono fasci, fiancheggiati da pilum (?) e due aste, 
alle quali superiormente è attaccato un vexillum (?). Alla sommità dei fasci sini- 
stri una testa con berretto frigio ('). 

Lastra marmorea (m. 0,195 X 0,175) con l'iscrizione: 



I) 



M 

PObNOT 
OLLEGAE 



(') Sono rappresentati nella fig. 7. dove è aggiunto anche il frammento (quello del mezzo) che 
appartiene alla stessa scultura, ma che, scoperto precedentemente, conservavasi nella raccolta del 
Castello. 



OSTIA 



— 56 — 



REOIONE I. 



Un pezzo di uno specchio di bronzo ; un manico di coltello, aghi saccali e cri- 
nali di osso ecc. 

* 

Nell'istesso tratto a sin., dove s'incontrano pezzi di cornicioni in terracotta e 
volte cadute, innanzi al secondo vano, per chi viene dall'altra via, si vede un pilastro, 




FiG. 6. 



posato sulla strada, costruito con pezzi di marmo decorativi, una colonnina e ima 
maschera scenica rotta nel mento; è rozzamente rivestito d'intonaco, con traccio di 
pittura rossa a disegno geometrico. Qui presso si rinvenne: 

Un frammento di sarcofago marmoreo (m, 0,17X0,20X0,04) su cui si vede 
la parte superiore di una vecchia, con cuffia, coi capelli che scendono sulle spalle, 
volta a destra e piegata innanzi ; pare la nutrice quale si riscontra in scene di sar- ^ 
cofagi (Medea, Fedra ecc.). 



REOIONE I. 



— 57 — 



OSTIA 



Due frammenti di sarcofago marmoreo. Su uno (m. 0,36 X 0,41 X0,11) si vede 
parte di due donne e il braccio destro di una terza. La donna a sin. ha tunica fer- 
mata alla cinta, quella a destra, pure con tunica, tiene la gamba destra accavallata 

sulla sin. e ha un'asta appoggiata al braccio destro, e 
scendente fino a terra. Sull'altro frammento (m. 0,215 X 
0,22) si vede parte di una iìgura muliebre con chitone e 
himation e un piccolo avanzo di un'altra. 

Altro frammento simile con testa di putto con ca- 
pelli e corona (m. 0,09). 

Altro simile con testa di amorino e l'ala sin. (m. 
0,195X0,16). 

Altro di sarcofago baccellato su cui sporge una bella 
testa di leone con anello in bocca (m. 0,22 X 0,225). 

Due frammenti di statue panneggiate (m. 0,16 X 
0,28; m. 0,27X0,115). 

Un busto virile senza testa (m. 0,34). 

Una mensola, frammentata, ornata nella parte in- 
feriore piana con una ruota e un timone e nella curva 
con foglie (m. 0,35 X 0,16 X 0,105). 

Frammento di un'urna marmorea (m. 0,195 X 0,25 
X 0,50) con la testa di Giove Ammone agliangoli, dalle 
cui corna partono nastri. Nella fronte si ha Tiserizione: 

DlIS 
M AN I B V S 
Q MINVCIQF 
FELICIS- 




Lastra marmorea iscritta (m. 0,14 X 0,115X0,047): 




FiG. 7. 



Id. (m. 0,08X0,165X0,075): 

Vdv) 



Un pilastro per transenna, arrotondato superiormente (m. 1.07 X 0,38 X 0,30). 
Mattoni con i bolli C. 1. L. XV, 12, 90 a, 115, 319, 376, 847, 933 a, 958 a, 
1432, 1436 e 
, ,. , b) (y) TEMPmwa tf. S6'rVI PVDF 

a)0 bruTlA-m-K-L >^ TlTlanel gAl^lCN 

pigna tra due palmette 



1/ 



Notizie Scavi 1909 — Voi. VI. 



OSTIA 



— 58 



REGIONE I. 



Un frammento di decorazione marmorea con foglie di quercia e bacche ed altri 

frammenti simili. 

♦ 

Nei campi fu raccolto im frammento di lastra marmorea (m. 0,20 X 0,26), snlla 
quale si legge la seguente iscrizione a belle lettere, incisa al posto di altra abrasa : 

/si NI 

■/l.v,^ 

In una delle stanze presso porta Romana fu raccolta una lastra marmorea 
(m. 0,18 X 0,215) con la seguente iscrizione: 



J 



NVMFABVS («te) 
TITVS AMIN 
NERICVS DO 
NVM FECIT 



Il nome Aminnericus è nuovo, se non erro, nell'onomastica latina; Aminnaracus 
è il nome di un cane in C. I. L. VI, 29895. 



* 



Presso lo stabilimento delle macchine per la bonifica esistono queste due iscrizioni : 

1. In due pezzi dello stesso blocco di travertino (m. 0,16X0,14; 0,30X0,19 
X0,41): 

Ib • F E C I T • L 
. I L I O ■ L • F • it TA B R I C I A N O 

CI)-ET- LLiekr/oizA QVE 
\ POSTER IS 1 \ V 

2. Frammento di lastra marmorea (m. 0,145X0,14X0,04): 




D. Vaqlieri. 



REGIONE I. — 59 — CASTELGANDOLFO, VELLETRl 

^IV. CASTELGANDOLFO— Lungo la via che da Castelgandolfo conduce ad 
Albano (Galleria di sopra), sul lato di essa che guarda il lago, oltre non più di 
cinquanta metri dall'edicoletta sacra, che sorge a circa mezzo chilometro da Castel- 
gandolfo ed è addossata a muri antichi in opera reticolata, eseguendosi i layori per 
la costruzione del villino dell'avv. Ghersi, è stato scoperto un piccolo tratto di mu- 
saico, di assai mediocre fattura, a tasselli bianchi e neri formanti quadri di m. 0,17 
di lato. I quadri neri sono congiunti l'uno all'altro per gli spigoli, secondo le dia- 
gonali, così da comprendere delle croci bianche equilatere, i cui bracci misurano 
m. 0,51. 

Il musaico era già stato rotto in due punti da muri posteriori, i quali hanno 
presso a poco la stessa direzione della via. 

E. Gatti. 



V. VELLETRl — Scoperte nel territorio. 

A. circa due chilometri da Velletri, sulla sinistra della strada detta di Piasm 
di Mario, che in molti punti conserva il lastricato poligonale di un'antica via romana, 
e precisamente in località s. Anna, il vignarolo Pocci, nell'eseguire i consueti lavori 
agricoli per piantagione delle viti ha rinvenuto a m. 0,80 dalla superficie del terreno 
una specie di fossa contenente una cassa di piombo, lunga m. 1,85, larga m. 0,45, 
alta m. 0,40. La presenza della cassa, che era stata internata nel terreno vergine, fu 
avvertita primieramente dalla giacitura di quattro tegole bipedali che posavano a poca 
distanza dal coperchio. Questo aveva gli orli ripiegati come quelli di una scatola ed 
era stato fortificato nell'interno da quattro sbarre di ferro, disposte trasversalmente e 
aggettanti per cinque centimetri nelle estremità, a fine di renderlo più solido e ma- 
neggevole. Il fondo della detta cassa era in gran parte corroso, mentre le pareti ed 
il coperchio, benché ricoperti, specie nell'interno da un fitto strato di cristallini di 
piombo, erano tuttavia in buono stato di conservazione. La cassa di piombo non aveva 
alcun segno, e tanto meno portava l'iscrizione. Conteneva uno scheletro di donna coi 
piedi rivolti a est e la testa appoggiata ad un embrice posto di traverso a mò di 
origliere. 

Secondo la denuncia fatta dal detto colono, attorno allo scheletro non fu rinve- 
nuta che una moneta molto corrosa, la quale sembra riferirsi all'imperatore Aureliano. 

0. Nardini. 



8. VITTORINO — CO — RBGIONK IV. 



Regione IV fSAMNIUM ET SABINA). 

(LA TlUil). 

VI. S. VITTORINO (frazione del comune di Pizzoli) — Avanso di 
antico edificio, probabilmente tempio di Ercole, nell'agro dell'antica Ami- 
te rnum, con frammenti architettonici ed epigrafe latina, in contrada 
Li Ferrici. 

A circa 300 m. a nord del teatro dell'antica Amiternum, evvi una contrada 
ondulata fra collinette e pianura chiamata Li Ferrici, facente parte del territorio 
di s. Vittorino. 

Ivi, nella scorsa primavera, certo Ferdinando Cima di Arischia, nel faro in ter- 
reno a lui appartenente uno scassato per piantare vigna, a non molta profondità dalla 
superficie del suolo, rinvenne i resti di antico edificio che probabilmente fu tempio 
di Ercole, in prossimità del tramite della via Salaria o Caeciiia, che da quella parte 
saliva verso i monti i quali dividono il bacino dell' Aterno da quello del Vomano. 

11 Cima poco si curò di tutto il materiale archeologico colà rinvenuto nella sola 
parte scassata del terreno, e portò in casa sua ad Arischia, ove lo conserva, 
soltanto ciò che credette fosse il meglio, e cioè: varii frammenti architettonici, fra 
i quali uno di fregio scorniciato ed intagliato, in calcare; un vaso di pietra fram- 
mentato ed ornato di fogliami ; grandi pezzi di mattoni lunghi m. 0,59, larghi m. 0,29, 
e spessi m. 0,06; varie mattonelle esagone di marmo bianco, avanzi del pavimento; 
due monetine irrriconoscibili, ed un frammento di architrave sul quale, al disopra 
di una cornice e di altro piano liscio, si legge, in rozze lettere: 

R > DISP > H > D . D.| 

Questo frammento, pure di calcare, è lungo m. 0,80, alto m. 0,27, e spesso m. 0,15. 

N. Persichetti. 



SICILIA — GÌ — S1RACD8A 



SICILIA. 

VII. SIRACUSA — Rìpostif/lio di monetine del basso impero. 

Ai primi di gennaio del 1908 in contrada s. Qiulìano presso i Cappuccini dt 
Siracusa, in tutta prossimità al mare, in un poderetto di Vincenzo Attanasio, uti 
carapietra togliendo la terra per denudare Itt roccia, s'imbattè a circa m. 1 '/j éi 
profondità in una pentola fittile, piena di monetine romane di minimo modulo, !« 
quali, parte per compera, parte per dono cortese del proprietario, entrarono in numero 
di 1545 a far parte della raccolta di ripostigli del Museo. Conviene notare che il 
ragguardevole tesoretto era stato nascosto proprio a brevi passi dall' ingresso di (ifla 
piccola catacomba, a caso scoperta dallo stesso operaio tre mesi prima in quel sitd, 
e poi da noi metodicamente esplorata; essa appartiene tra la fine del sec. IV ed il 
passaggio al V ; era stata superficialmente violata, e ne dirò in altra occasione. Nella 
grande maggioranza queste monete, attaso anche il loro piccolo modulo, erano fruste e 
logore; irreconoscibili e di scarto assoluto furono n. 1202 pezzi; riconoscibili ma non 
inventariabili pezzi n. 135; di buona conservazione ed inventariabili pezzi n. 188. In 
ordine cronologico erano rappresentati i seguenti imperatori: 



Constantinus Iunior 


. 317-337 


Gratianns. . . . 


. 367-383 


Constans l . . . 


. 333-350 


Valentinianus II . 


. 375-392 


Constantius II . . 


. 823-361 


Theodosius I. . . 


. 379-396 


• Gallus. 


. 351-364 


Flavius Victor . . 


388 


Valentinianus I. . 


. 364-375 


Honorius .... 


. 395-423 


Valens 


. 364-378 


Arcadius .... 


. 394-408 



Le monetine abbracciano quindi appena un secolo, e quelle del periodo costan- 
tiniano sono in grande minoranza in paragone alle altre spettanti alla seconda metà 
del secolo IV. 

Nel 410 i Visigoti di Alarico, presa e saccheggiata Roma, si rovesciarono sul- 
r Italia meridionale, arrestandosi a Reggio. Se la Sicilia andò immune da una vera 
invasione, non fu però risparmiata da attacchi di bande frazionate che superarono 
lo stretto ('), ed è probabile che anche Siracusa abbia avuto in quella occasione a 
soffrire. Porse i terrori di quell'anno coincidono col sacco della piccola catacomba e 
col nascondimento del peculio. La prima invasione dei Vandali, funestissima a tutta 
r isola, cade nel 440 ; ma 1' assoluta mancanza di monete posteriori ai figli di Teo- 
dosio ci obbliga ad anticipare dì alcuni lustri la data del ripostiglio. 

t. OHài. 

(') Holm, Storia della Sicilia nelV antichità, voi. Ili, pag. 506. 



AVOLA — 62 — SICILIA 



Vili. AVOLA — Ripostiglio di assi romani. 

Nell'ottobre del passato anno in una contrada non precisata del territorio di 
Avola, venne trovato un ripostiglio di n. 186 assi romani in bronzo, acquistati poco 
dopo dal Museo di Siracusa, senza che mi venisse fatto di conoscere ulteriori parti- 
colari della scoperta. Non infrequenti in Sicilia gli assi sporadici ; mai però mi era ac- 
caduto in un ventennio di porre le mani sopra un ripostiglio, che ho i-agione di credere 
quasi completo. E non solo in Sicilia, ma anche nel resto d' Italia sono tutt' altro 
che frequenti i ripostigli di assi, ed a differenza di quelli di denari, non rammento 
se ne siano dati cataloghi ragionati. Ho quindi creduto utile sottoporre il tesoretto 
di Avola ad una sistematica analisi, di cui qui presento i risultati, che altri potrà 
meglio sviluppare sotto diversi punti di vista. 

A) Esemplari anonimi. (N. 1-74). Sono di varia ma per lo pivi di media 
conservazione; il segno monetale | nel rovescio è collocato sopra la prua di nave, 
la quale presenta copiose varietà di struttura. I pesi assai oscillanti vanno dai minimi 
di gr. 27 78 fino * gr. 48 Vs- Tenuto presente che colla introduzione dell'argento 
nel 268 l'asse librale, attraverso il tipo trientale, divenne ben presto sestantario di 
due uncie (=gr. 5472)5 e col 217 unciale di gr. 27 74; tenuto ancora presente 
che le oscillanze di peso, e talvolta grandi, sono frequentissime, e non possono in 
verun modo indicare altrettante leggi di riduzione; e che prevalse la consuetudine 
di dare un peso alquanto inferiore allo strettamente legale ; ne traggo la conclusione, 
che parecchi di questi assi vennero coniati fra il 268 ed il 217, la maggior parte 
dopo il 217, ma nessuno nel sec. I a. C, quando (a. 81) per la lex Papiria l'asse 
fu ridotto a mezza uncia, di gr. 13,625. 

B) Esemplari con nomi di magistrati monetali. Pur sapendo che 
talune delle aasiguazioni di questo gruppo sono meramente congetturali, data l' indole 
di questo periodico, io mi limito ad accettare i risultati delle più recenti ricerche 
scientifiche ('), senza entrare in discussioni di sorta. 

75) L. Aemilius Paiilus (234). Sigla A'. Bab. I, 115. Peso gr. 26,9. Il peso 
assai tenue rende molto dubbia la anzidetta interpretazione della sigla e l'attribu- 
zione al detto monetiere. 

76-77) Aurelius (244). Sigla A/. Bab. I, 236. Due esemplari di gr. 31,6 e 38. 

78) Cn. Baebius Tampilus (217). Sigla TR. Bab. I, 251. Esemplare di gr. 29,4. 

79-80) Caecilius MeteUus (217). Sigla At. Bab. I, 259. Due esemplari di 
gr. 31,8 e 38,8. Il Moramsen (Roem. Mùnzwesen, pag. 495) attribuisce codesti assi 
riccamente unciali (ei cita tre esemplari di gr. 30 l'uno) ad un MeteUus che non 
designa pili particolarmente. 

81-83) C. Clovius Saxula (189). Sigla C-S/X in uno, S/X in due altri esem- 
plari. Bab. I, 362-363. Pesi gr. 27; 30,8; 32,5. 

84) P. Cornelius Biasio (189). Leggenda P • BLAS. Bab. I, 389. Peso gr. 35,8. 

(') Babelon, Monnaies de la repuòl. romaine, Paris, 1885 e 1886, 2 voli; Bahrfeldt, Nachtràfe 
und Berichtigtmgen sur Mùnxkunde der rotm. Bepublih, Wien, 1897 e 1900, 2 voi. 



SICILIA — 63 — AVOLA 

85-86) A. Caecilius (189). Leggenda A • CA. Bab. I, 261. Due esemplari, di 
cui uno bellissimo di gr. 34,8. 

87) Cn. Domitius Ahenobarbus (179). Leggenda CNDOM. Peso gr. 26,3. 
Bab. I, 458. 

88) M. Duillius (217). Sopra la prua toro e di fianco la sigletta NT, la cui 
interpretazione nei pezzi di tutta la serie fino all' oncia è assolutamente congetturale. 
Peso gr. 29. Bab. I, 57. 

89-91) L. Furius Philo (217). Sopra la prua Vittoria volante con corona, davanti 
alla quale il monogramma T. Tre esemplari di gr. 29,2; 33,6; 38,8. Bab. I, 518. 
92) Q. Fabius Maximus (?). Sigla M. Peso gr. 25,6. Attribuzione più che mai 
■dubbia. Cfr. Bab. 1, 479. 

93-94) L. Lieinius Murena (159). Leggenda M^ENA. Due esemplari di 
gr. 23 e 28,3. Bab. II, 126. 

95) Q. Marcius Libo (174). Sopra la prua Q_^ MRC e verticalmente davanti 
ad essa LIBO. Bab. II, 18. Peso gr. 33,2. Il Mommsen {Roem. Mùnsw., pag. 516) 
dà in gr. 25 il peso di 12 assi di codesto magistrato. 

96-97) Malienus (234). Sigla /^. Due esemplari belli e freschi di gr. 25,2 e 30. 
Bab. II, 209. 

98-101) Naevius Balbus (218). Sigla BA/. Quattro esemplari, di cui uno recusso, 
di gr. 28,3; 31; 39; 40. Bab. II, 245. 

102-103) Opimius (224). Sigla OÌ^' . Esemplare di gr. 34,3. Bab. II, 269. 
Una seconda serie di conii di codesto magistrato, non rappresentata nel nostro peculio, 
ci dà la leggenda sciolta OPEI ; storicamente i due monetieri (il secondo è del 209) 
sono poco noti, né si sa, se il recenziore fosse figlio o fratello del primo. Ma in 
uno degli esemplari di Avola, lisciato e non pertanto di gr. 37,8, la leggenda che 
s' intravvede è: OPEU, da riferire, se leggo bene, ad una famiglia Opellia nota (cfr. De 
Vit, Onomasticon s. v.), ma della quale non si conoscono monetieri. Si avrebbe 
quindi un pezzo nuovo ed inedito, se non fosse che la lettura troppo incerta mi rende 
cauto neir annunziare la scoperta di un magistrato monetale fin qui sconosciuto. 

104) Papirius Turdus (214). Leggenda TVID. Esemplare di gr. 27. Bab. II, 286. 

105) Pinarius Nata (200). Leggenda NAT. Esemplare di gr. 21,5. Bab. II, 304. 

106) L. Plautius Bypsaeus (218). Sigla bP. Esemplare di gr. 42,7. Bab. Il, 320. 
107-108) C. Terentius Varo (217). Leggenda W.O. Due esemplari di gr. 23 

e 27,7. Bab. II, 481. 

109) C. Terentius Lueanus (214). Leggenda CHER-LVC, al disotto di una 
Vittoria. Peso gr. 22,2. Bab. II, 484. 

110) Todillus. Sigla TO con uccello sopra il T. Peso gr. 36,9. Bab. I, 58. 

Questo nome di monetiere, affatto sconosciuto, venne ipoteticamente creato da 
A Visconti, basandosi sulla sigla iniziale e sulla figura dell'uccello (Mommsen, 
Roem. Mtìnsw., pag. 497). 

111-115) Valerius (227). Sigla W. Cinque esemplari di gr. 24,4; 29,8; 32,7. 
Bab. II, 507. 

116) Sigla oscura A^V. Peso gr. 26,9. Non trovo questa sigla fra il mate^ 



AVOLA — 64 — SICILIA 

riale edito dal Babelon e dal Babrfeldt; né oso proporne una interpretazione, man- 
cando la lettera iniziale. 

117-119) Paestumi?) (268-217). Sigla P. Tre esemplari di gr. 28; 29; 32,7. 
Bab. I, L. 60-61. 

Si è creduto generalmente dagli specialisti della numismatica repubblicana di 
attribuire ad alcune città del mezzogiorno, come Paestum, Valentia, Lucerla, Croton ecc. 
una serie di assi, che pur muniti del Roma portano anche la lettera, o la sigla iniziale 
della rispettiva città; colle due prime guerre puniche tale monetazione provinciale 
viene a cessare completamente. 

G) Esemplari anonimi ma con simboli (120-126). Ancora. Soprala 
prua il segno del valore |, e davanti ad esso l'ancora. Sette esemplari con leggiere 
varianti di conio e con pesi oscillanti di gr. 26'/»; 28 7<; 34 V»; 35 '/t. L'ancora 
è simbolo molto antico, che appare già sui lingots di bronzo, e poi suU' oro, l'argento, 
e su assi anonimi del per. 268-217. 

127-130) Farfalla (268-217). Il segno monetale è davanti la prua ; al di sopra 
farfalletta su grappolo con foglia. Quattro esemplari leggermente varianti e pesanti 
gr. 24; 25; 27; 31,2. 

131-132) Spiga (268-217). Sopra la prua spiga. Peso gr. 28,3; 37,5. 

133-135) Vittoria. Sopra la pnia Vittoria con corona e davanti ad essa una 
cuspide di lancia. Peso gr. 23,6; 31,2; 38,7. 

136-141) Lupa. Sopra la prua la lupa con Bomolo e Bemo. Sei esemplari pe- 
santi gr. 26,2; 28,5; 38,2. 

142) Delfino. Davanti la prua delfino verticale. Grosso esemplare di gr. 48,3. 

143-145) Delfino. Sopra la prua delfino orizzontale. Peso gr. 26,7; 32; 33,2. 

146) Grifone. Sopra la prua grifone. Esemplare logoro di gr. 27,7. 

147) Cinghiale. Sopra la prua cinghiale. Peso gr. 86,6. 

148) Uccello. Sopra la prua uccello su timone. Bello esemplare di gr. 40. 

149) Mosca. Sopra la prua mosca dai grossi occhi. Peso gr. 29,8. 
150-151) Luna falcata. Peso gr. 44 V* e 46. 

152) Due pilei o meglio due berretti da Flamen (apex). Peso gr. 24. 

153) Corona. Pezzo greve di gr. 43,5. 

154) Méta. Peso gr. 39,5. 

155) Bastone a nodi {scipio). Peso gr. 43. 

156) Simbolo oscuro, simile ad un breve cornucopia. Peso gr. 44,2. 

D) (157-186). Esemplari logori con sigle, o lettere, o simboli irricono- 
scibili ed indecifrabili. 

* 

I 186 assi di Avola sono in prevalenza assi unciali di peso molto oscillante, 
coniati dopo il 217; non mancano però quelli grevi, biunciali un po' scarsi, conlati 
fra il 268 ed il 217. L'esame cronologico dei monetieri segnati in molti di essi non 
coincide col peso rigoroso che dovrebbesi attendere nei pezzi rispettivi ; a spiegazione 
di che valgono sempre le ragioni addotte dal Mommsen nel suo Roem. Mùmwesen, 
pagg. 422 e segg. Il magistrato pid recente che abbiamo riconosciuto è quello dei 



SICILIA — 65 — POZZALLO 

un. 93-94, da assegnare al 159 a. C. Il che dimostra come il ripostiglio sia stato 
nascosto verso la metà del II sec. a. C. ; in ogni modo dopo che la Sicilia era stata 
proclamata provincia romana. Allora anche nell'isola la moneta di stato ed ufficiale 
era rappresentata dai e. d. denari consolari e dagli assi colle rispettive frazioni ; 
mentre la scarsa e scadente monetazione erosa di alcune poche città, continuata anche 
dopo il 210, non ebbe che un ristretto corso territoriale. Pezzi numismaticamente 
nuovi od inediti non si affacciano nel tesoretto; il sospetto che i nn. 103 e 116 
presentino delle novità rimane sempre incerto, attesa la deficiente conservazione delle 
leggende. P. Orsi. 



IX. POZZALLO — Tesoretto di grandi bronsi imperiali. 

Pozzallo, fiorente borgatuccia sul mare africano, tutta dedita al commercio ma- 
rino ed alla navigazione, non vanta ricordi dell' età classica, ed anzi è sorta negli 
ultimi tre secoli intorno ad una robustissima torre di guardia costiera, le più antiche 
memorie della quale risalgono ai tempi di Martino 1. Da Pozzallo a Malta il tra- 
gitto è brevissimo, donde l' importanza che il luogo venne sempre più guadagnando 
dal sec. XVI in poi. Lungo la costa sabbiosa si hanno in più punti tracce di rovine 
bizantine e dell'alto medio evo, ma sopratutto a s. Maria di Focallo, dove ancora 
al principio del cinquecento aveva notato il Fazello una chiesetta bizantina a cupola, 
oggi barbaramente distrutta. 

L'unico testimonio dei tempi classici è dovuto ad una recente scoperta. Sui 
primi di agosto in contrada Rizzone, all' entrata del paese, costruendosi una casa in 
terreno del march. Corrado Tedeschi di Modica, gli operai rinvennero nelle fondazioni 
un recipiente fittile, con circa 600 monete romane imperiali di grande modulo, le 
quali, come sempre avviene, andarono trafugate e disperse tra gli scopritori. Il 
proprietario potè a gran fatica ricuperarne 197, ma tutte logore e sfiorate dei pezzi 
migliori, e 31 il Municipio, in totale n. 229, che io ebbi tra mano, e che rappre- 
sentano, se vere le voci che corrono, un terzo del ripostiglio. Eccone il catalogo in 
ordine cronologico: 

Secolo I. Domitianus (72-96) Pezzi 1 

Secolo II. Traianus (98-117) » 2 

Hadrianus (117-138) .... » 11 

» Antoninus Pius (138-161) ... » 10 

» Faustina Senior » 2 

» M. Aurelius (140-180) .... » 2 

" Faustina Iunior » 4 

L. Verus (161-169) » 3 

Commodus (175-192) » 26 

Secolo IH. Sept. Severus (193-211). ... » 3 

M. Aur. Ant. Caracalla (196-217) . » 1 

Severus Alexander (222-235) . . » 36 

» lulia Mammaea ...... » 6 

» Maximinus (235-238) » 15 

Da riportare pezzi n. 122 

Notizie Scavi 1909 — Voi. VI. 9 



AIDONE — 66 — SICILIA 

Riporto pezzi n. 122 

Secolo III Maximus (235-238) « 1 

Balbinus (238) » 3 

» Gordianus Plus (238-244) ... » 21 

Philippus Pater (244-'i49) ... » 4 

i> » Filius » ... » 1 

» Julia Otacilla » 1 

» Inclassitìcabili » 76 

Totale pezzi n. "229 

Per ciò che riguarda lo stato di conservazione conviene distinguere quelle monete 
che sono irriconoscibili per la forte ossidazione, da quelle consunte per logoramento 
e per lungo uso. Per la cronologia del ripostiglio si noti che il Domiziano e tutti i 
pezzi di Traiano, Adriano, Antonino, M. Aurelio e L. Vero mostrano appunto un 
logoramento derivante da lunga circolazione. Sono invece freschissimi due Alessandri, 
e due Filippi sono addirittura fior di conio. L' età dei Filippi, cioè la metà del 
secolo 111, segna pertanto con ogni verosomiglianza il « terminus ad quem » o Tepoca 
di sotterramento del tesoretto. Il quale abbraccia, in progressione crescente, monete 
emesse durante un secolo e tre quarti, e tutte contemporaneamente circolanti; con- 
suetudine già riconosciuta per quelle greche e per le consolari romane. 

P. Orsi. 

X. ÀIDONE — Ripostiglio di monete erose. 

È noto come presso Aidone, in contrada Serra Orlando, esistono ruderi vastissimi 
di una città, non per anco tocca dal piccone dell'archeologo, la quale si crede, ma 
senza buone ragioni, possa essere l'antica Herbita ('). Da nessuna città della Sicilia, 
come da Serra Orlando, provengono in tanta copia ripostigli di monete repubblicane 
in bronzo, od anche romano-campane, segno che la città perdurò con florida vita 
durante gli ultimi secoli prima dell' e. v. Ma, come sempre accade, tali ripostigli 
vanno frazionati e dispersi, e solo talvolta mi fu dato di metter le mani sopra fram- 
menti di essi. Eppure il loro studio, se completi, avrebbe un notevole valore per la 
storia dei commerci e della circolazione della moneta statale romana in Sicilia, in 
in relazione con quella municipale ; storia ancora lacunosa, malgrado i diligenti studi 
del Bahrfeldt e di altri. 

Ora ebbi la fortuna di assicurarmi buona porzione di uno di codesti tesoretti, 
rinvenuto nell'estate del 1908. Sono n. 48 pezzi in bronzo di medio modulo (mm. 20 
a 22), che vanno così suddivisi: 

Roma. Uncia sostentale. Adv. Testa di Roma ade globulo, i^ Prua di nave 
a d. sormontata da spiga sotto cui ROMA; nell' esergo globulo. N. 46. 

Syracusae. Democrazia (215-212). Adv. Testa di Apollo a sin. i§ Due cavalieri 
a d. es SYPAKOZIilN. N. 1. 

Moneta greco-sicula logora ed inclassificabile. N. 1. 

(') Ranfaldi, Ricerche storico-critiche sulle cote di Sicilia antica vertenti alla illustrazione 
di una diruta città siVute (Piazza Armerina, 1884); Pappalardo, Notizie 1884, serie 3», voi. Xllf; 
pag. 850; Orsi, Rivista di storia antica di G. Tropea, a. V, pag. 52 e segg. 



SICILIA 



— G7 — 



BARBAFRANCA 



Le umie non presentano varietà di simboli, ma solo di lettere ; la conservazione 
ne è buona, mediocre e scadente ; il peso molto oscillante fra i gr. 5 e 6 '/i le indica 
come iincie sestantali, emesse fra il 268 ed il 217. Il pezzo siracusano pesa gr. 10 
ed equivaleva, a due uncie scarse ; esso segna il tempo approssimativo nel quale il 
peculio venne sotterrato, cioè negli ultimi del sec. Ili a. C. Il numerario romano 
in bronzo venne dunque introdotto nell'isola, e vi aveva corso, già ai tempi di le- 
rone II, quando le relazioni fra Roma ed il monarca siracusano furono amichevoli, e 
diedero luogo anche a scambi commerciali fra i due stati. 

P. Orsi. 



XI. BARRAFfìANCA — Tesoretlo di piccoli bronzi sicelioti e romani. 

Una pronta conferma alla teoria sopraenunciata ci fornisce un altro ripostiglietto 
monetale, pure rinvenuto nella soorsa estate presso Barrafranca, ed assicurato al 
Museo, non posso dire se nella sua completa integrità. Sono n. 84 pezzi di medio 
modulo, che vanno così ripartiti: 

Syracusae. lerone II (275-216). Adv. Testa di Poseidon a sin. i^ Tridente 
affiancato da delfini, di sotto lEPilNoZ, con sigle diverse; conservazione media e 
buona. Peso medio gr. 6 '/z i equivalente, in misura abbondante all' uncia romana 
dell'asse sostentarlo. N. 79. 

Roma. Quattro uucie sestentali del tipo di quelle di Aidone col peso variabi- 
lissimo di gr. 4,9; 5,7; 6,1; 7,7; tutte di buona conservazione ed emesse prima 
del 217. N. 4. 

Roma. Sestante. Adv. Testa di Mercurio a d. con due globuli. 15 Come nel- 
r uncia. Freschissimo ma di conio difettoso. Il suo peso di gr. 5,9 lo avvicina al 
sistema unciale, ed attesa anche la conservazione lo ritengo emesso poco dopo il 
217. N. 1. 

Anche il tesoretto di Barrafranca venne celato sul finire del sec. Ili, e ci dimostra 
la promiscuità nella circolazione e nel commercio dell'isola di monete statali romane 
e siracusane. 





I ripostigli di Aidone e di Barrafranca dimostrano la contemporaneità di circo- 
lazione di monete greche della fine del sec. Ili colle monete romane in Sicilia. A 
conferma di questa tesi produco un disegno al vero di un singolare pezzo in bronzo, 
che proprio di questi giorni mi è stato presentato, e che non acquistai causa il prezzo 
pazzamente elevato che si richiedeva. È un esemplare recusso, che così descrivo : 



BARRAFRANCA — 68 — SICILIA 

Ado. Testa diademata di lerone li a sin., sulla cui parte inferiore è stata ri- 
coniata una prua di nave, di cui manca, perchè non riuscita, l'estremità poppiera ; in- 
vece è nitidissima al disotto la leggenda RoMA. La testa del principe ha perduta 
quella rotondità e freschezza che si scorge negli originali, perchè ammaccata e de- 
pressa nella seconda coniazione. 

9 Cavaliere con lancia, ad.; di sotto N. Lungo il dorso e le coscio del cavallo, 
profilo di una testa virile imberbe, che per stile e disegno non sembra la faccia di 
un Giano bifronte. 

La moneta originaria, del peso di gr. 18,1, non è altro che uno dei noti e co- 
munissimi grandi bronzi di lerone II, coniati in grandissima quantità fino al 216. 
Sopra di esso è stato malamente punzonato il dritto ed il rovescio di un asse ; seb- 
bene la bellezza della testa del verso lasci qualche dubbio, che si tratti di una faccia 
di Giano. 

Data l'oscillanza grandissima del peso dell'asse nel passaggio dal biunciale al- 
l'unciale (268-217), il bronzo ieroniano veniva a corrispondere scarsamente alla metà 
di un asse biunciale, abbondantemente alla metà di un asse unciale; equivalendo quindi 
ad un semis, esso poteva aver corso anche per le mani di soldati e mercanti romani, 
ai quali, del resto, erano ben noti anche i pezzi originali della zecca di Siracusa. 
Data ora la emissione grandissima cosi degli assi romani come dei bronzi ieroniani, 
e d'altra parte la estrema rarità dei pezzi greci contromarcati, conviene credere che 
questi sieno dovuti non già ad una disposizione legale che regolava la circolazione, 
ma semplicemente a qualche capriccio di zecchiere. Dove sia avvenuta questa rico- 
niazione, se cioè a Roma od in Sicilia, è un po' difiBcile dire ; certo molto pro- 
babilmente in Sicilia, dove è bensì vero che non conosciamo emissione di assi, ma 
non è inverosimile che anche in Sicilia se ne siano coniati, al paro di quelli emessi 
in talune città della Campania, della Lucania e dei Brezzii, che pur contrassegna- 
rono col ROMA le loro emissioni. Porse anche il nostro pezzo rappresenta un esperi- 
mento di zecca, tentato subito dopo la presa di Siracusa (212), per trar partito della 
enorme massa di moneta erosa che circolava sul mercato, e prima che si addivenisse 
alla coniazione degli scadenti e brutti pezzi romani. 

In ogni modo, qualunque sia la spiegazione che si vorrà addurre, è certo assai 
istruttivo al caso nostro un altro pezzo edito dal Garrucci {Mon. Rat. ant., tavola 
LXXIX, fig. 25), cioè un piccolo bronzo di lerone II col tridente, sopra il quale sono 
stati battuti gli emblemi dell'uncia romana colla testa di Roma, la prua, ed il segno 
del valore monetale. Queste anomalie di zecca provano, se non altro, la simultaneità 
di circolazione ed una approssimativa corrispondenza di valore, ufficialmente riconosciuta 
e consacrata, fra bronzi romani e greci. Se, dati gli eccellenti rapporti fra Roma e 
lerone, prima della morte di costui (216) la circolazione era promiscua, aggregato 
nel 212 il suo Stato alla restante provincia romana, si cercò forse di segnare ufficial- 
mente tale equiparazione della moneta erosa; ma dobbiamo ritenere che la prova 
non abbia avuto successo. 

P. Orsi. , 
Roma, 21 febbraio 1909. 



REGIONE XI. — 69 — PARRÀ VICINO 



Anno 1909 — Fascicolo 3. 



Regione XI (TRANSPADANA). 

I. PARRAVICINO — Nuovo masso-avello della provincia di 
Como, scoperto presso la torre medievale della città. 

Dei massi-avelli della provincia di Como scriveva nella Rivista archeologica 
conense la prima volta, nel 1872, il compianto can. Vincenzo Barelli; la seconda, 
nel 1898, il dott. Antonio Magni, che nel 1903 ne faceva poi oggetto di una comu- 
nicazione al Congresso internazionale di scienze storiche in Roma ('). 

Sono tombe ad umazione, scavate nei massi erratici di sariszo e di gneiss, che 
i ghiacciai dell'età quaternaria hanno trasportato dalle Alpi sulle pendici delle Pre- 
alpi comeusi. 

Una ventina ne conserva tuttora la nostra provincia, compresi i due di cui stiamo 
trattando, e tre quella di Sondrio; e null'altro di uguale finora si trovò, per quanto 
è a mia notizia, nel resto d' Italia né fuori. Solo recentemente se ne potè sospettare 
la presenza nel Portogallo (*). 

Interessanti però esse sono già di per sé, sia per la forma gigantesca, sia per 
l'aspetto rude e maestoso, sia per la posizione, in luoghi generalmente romiti, e assai 
discosti dagli abitati. 

La tecnica della costruzione è costante, sì da poterle senz'altro ascrivere tutte 
alla stessa età ed allo stesso popolo. 

Il masso non presenta altra lavorazione che quella della tomba che vi è scavata, 
cinta da un orlo rettangolare, scolpito in rialzo, e destinato a portare il coperchio. 
La forma della tomba è quella di un avello comune, coi lati maggiori rettilinei, ed 

(•) / così detti Mani-avelli della Provincia di Como. Atti del Congresso, voi. V, sez. IV, 
Archeologia. 

(") Portogalia, 1906, tomo II, fase. II, maggio. 
Notizie Soavi 1909 — Voi. VI. 10 



PARRAVICINO 



— 70 — 



RBOIONB XI. 



ì minori semicircolari. Spesse volte il fondo presenta ad un estremo un cuscino, 
scolpito nella roccia, su cui riposava la testa del cadavere. 

Le due attuali scoperte hanno speciale importanza, peicliè gli avelli conservavano 
per la prima volta avanzi di scheletri umani ; una ancor maggiore offre poi la se- 
conda, per l'esistenza del coperchio originario, di cui in tutte le altre tombe simili 
manca ogni avanzo. 

Il 13 marzo 1908, nell'abitato del comune di Parravicino, mandamento di 
Erba, mentre si demoliva una casupola, di proprietà del conte Antonio Parravicini, 
ai piedi della torre pendente medioevale, apparve circa un metro sotto al pavi- 
mento un voluminoso masso erratico in gneiss granitoide (fig. 1), nel quale è sca- 




FlG. 1. 



vata la tomba, con dimensioni di m. 1,90X1,08X0,41, senza cuscino, coperta per 
la maggior parte da un lastrone di gneiss, grossolanamente lavorato a martello, e nel 
resto da un frammento. Essa conteneva del terriccio, con ossa umane gettate alla 
rinfusa, ed appartenenti a quattro scheletri. 

Accanto al masso si scoprirono pure due tombe ad umazione, fatte di rozze 
lastre calcari, contenenti pure ossa umane. 

Tutte le lastre di copertura delle tre tombe presentavano traccio di malta di 
calce, sabbia e mattoni pesti. Nessun oggetto nell' interno che valesse a determinare 
l'epoca della sepoltura; solo nella terra dell'esterno furono raccolte due piccole fu- 
saiuole di terracotta grigiastra. 

Noi teniamo per certo che l'avello del masso è assai più antico delle due tombe 
attigue, e che fu spogliato per adibirlo a sepoltura medioevale. 

A. GlOSSANl. 



REQIONB XI. 



— 71 — 



PLESIO 



II. PLESIO — Nuovo masso-avello scoperto nel territorio del 
Comune. 

Il 27 dicembre 1908, nel comune di Plesio, mandamento di Menaggio, il mu- 
ratore Antonio Bertarelli fu Bernardo, nel cavar sabbia in un suo campo, distante 
oltre cento metri dall'abitato, scopriva un masso-avello alla profondità media di 
m. 0,80 sotterra. 

Originariamente esso doveva essere tutto allo scoperto, ma fu sepolto dalle al- 
luvioni in tempi remoti, come prova l'esame del terreno e de' suoi strati, nonché il 
coperchio lavorato in vista. 




Fio. 2. 



L'avello è disposto in direzione da nord a sud, con inclinazione di m. 0,15; è 
munito di cuscino, ed ha le dimensioni di m. 1,92 X 0,87 X 0,43, con orlo rialzato 
all' ingiro, largo m. 0,13 ed alto m. 0,08 (fig. 2). 

Esso era ancor munito del suo coperchio originario, cioè da un lastrone di beala 
di m. 2,40X1,33X0,14, lavorato superiormente a due pioventi, che s'incontrano 
in un cordone largo m. 0,05, che ne costituisce il colmo (tìg. 3). 

Levato il pesante coperchio, all' interno si trovarono m. 0,25 di acqua, con un 
centimetro di fanghiglia sul fondo, qualche osso che si spappolò al tatto, nonché 
cinque corone di denti umani. Fra il coperchio e l'avello nessuna traccia di malta. 



S. PIETRO AL NATISONE 



— 72 — 



REGIONE X. 



A noi sembra assai probabile che la tomba fosse stata già profanata e la sup- 
pellettile funebre tolta; e ciò supponiamo, perchè non è possibile che una sepoltura 
così appariscente e gigantesca, posta tutta allo scoperto, avesse potuto attraversare i 
secoli impunemente, senza tentare la cupidigia e la curiosità degli uomini. 

A quale età e a quale popolazione risalgano i massi-avelli, ninno ha saputo determi- 
nare, ed anche l'appello lanciato dal dott. Magni nel 1903 è finora rimasto senza risposta. 

Se poniamo mente alle loro proporzioni, talora gigantesche, ed alla postura abi- 
tualmente lontana dall'abitato e lungo la china del monte, colla tomba troneggiante 
sul colmo, il pensiero tosto ricorre ai monumenti megalitici dell'età preistorica. 

Ma se ci facciamo più da presso, e osserviamo la lavorazione accurata della tomba, 
e l'esatte proporzioni dell'incavo e degli altri particolari costruttivi, ci sentiamo 
trascinati a ritenerli di periodo assai più recente. Purtroppo l'assoluta mancanza di 




Fio. 3. 



suppellettile vieta di emettere un'ipotesi fondata. Essa però, come già dicemmo, non 
è insita nelle tombe, ma dovuta solo alla depredazione a cui nel corso dei secoli queste 
furono soggette, poiché la mente rifugge dall'attribuire ad un popolo cristiano sepol- 
ture isolate e sparse qua e là per la montagna, in luoghi romiti, dove non sono, né 
furono mai abitazioni, chiese o cimiteri. 

E neppure le tombe possono ritenersi romane ; cosicché noi siamo indotti ad 
attribuirle a qualcuno dei popoli che abitarono il nostro territorio nel periodo che 
dalla seconda età del ferro andò sino al dominio di Roma. 

A. GlUSSANI. 



Regione X (VENETI A). 

III. S. PIETRO AL NATISONE — Scavi e ricerche di antichità 
nel territorio del comune. Notizia preliminare. 

Sulle antichità di s. Pietro al Natisene conoscevasi finora soltanto quel pochis- 
simo che ne era stato qua e là pubblicato dal Leicht ('), dal Marinoni ('), dallo 



(') Uetà del bromo nella valle del Natisone in Atti del R. ht. veneto di se. lett. ed arti, 
t. ni, S. IV; Bull, di paletti, it., voi. XVU, 1891, pagg. 172 sgg. 
(*) Bromi preistorici del Friuli. 



REGIONE X. — 73 — S. PIETRO AL NATISONE 

Zorzi (') e soprattutto dal Pigorini (') e dal Marchesetti ('). Eppure s. Pietro al 
Natisone, situato proprio allo sbocco della valle por la quale passava anticamente 
la strada più importante che congiungeva la pianura friulana con la vallata dell'Isonzo 
e con i paesi della Carniola (■•), già per questa sua ragione topografica si raccoman- 
dava per una larga messe di ricerche archeologiche. 

D'altra parte i trovamenti colà avvenuti e le scarse notizie raccolte non lascia- 
vano dubbio che non soltanto i Romani, ma prima di essi i Veneti e le popolazioni 
dell'età del bronzo e fors'anco i neolitici vi avevano fissato loro stanza. 

Mosso da queste ragioni io volli che da s. Pietro e dal territorio circostante e 
finitimo avesse inizio l'attuazione di quella parte del programma scientifico della 
Sopraintendenza ai Musei e Scavi del Veneto che si prefigge di esplorare gradata- 
mente, mediante scavi sistematici ed esaurienti, le stazioni primitive, situate agli 
sbocchi dei valichi alpini e lungo le vallate che vi conducono, onde meglio deter- 
minare possibilmente le diverse correnti di civiltà che dall'Europa centrale ed orien- 
tale scesero in Italia o che dall'Italia vi risalirono. 

Cominciando tra la fine di ottobre ed il principio di novembre p. p., con una 
serie di piccoli saggi allo scopo di investigare anzi tutto la natura archeologica dei 
vari terreni che sembravano meglio indiziati per una buona messe archeologica, le 
nostre ricerche, abilmente preparate dall'egregio direttore del Museo di Cividale conte 
prof. R. Della Torre, e favorite dai proprietari dei fondi, si estesero con diversa fortuna 
in parecchie località nei pressi immediati di s. Pietro, così al monte come al piano. 

Sul monte Berda, clie sovrasta a s. Pietro dal lato d'occidente, in una insella- 
tura subito sotto la vetta, a m. 249 sul livello del mare, nella località Doble, fondo di 
Missana Antonio fu Giovanni, si scoprirono, dentro terreno rimescolato, oggetti della 
prima età del ferro insieme con pezzi di mattoni, coppi e frammenti di ceramiche 
romane. 

Antichità invece esclusivamente romane apparvero in un altro breve scavo fatto, 
pure sul Berda, nel fondo Sopra Vina di proprietà Venturini Cario, dove fra l'altro 
si mise allo scoperto una costruzione rettangolare di m. 3 X 5 coi muri di pietrame 
alti circa un metro e con il pavimento costituito dalla roccia spianata. Dentro di 
essa si raccolse un asse repubblicano consunto coi resti del nome famigliare MA . . . 
{Maecia o Maecilia?). 

Al piano, dopo infruttuose ricerche nel fondo Plaibani Callisto, si passò in quello 
di Missana Antonio fu Antonio, dove si ebbe la ventura di scoprire un tratto di una 
estesa necropoli di combusti, che in uno spazio di poco più che cento metri quadrati 
restituì in pochi giorni ben 42 tombe. 

(') Guida dei RR. Museo, Archivio ecc. di Cividale. Cf. anche Bull, di paletti, it., voi. XXVI, 
1900, pag. 291. 

(•) Bull, di paletti, it., voi. VI, 1880, pag. 130 sgg.; XXIV, 1894, pag. 261. 

(*) Bull, della Soc. adr. di se. tiat., voi. XIV e soprattutto : Scavi nella tiecropoli di s. Lucia 
presso Tolmino, Trieste 1893, pagg. 177, 181, 239, 242, 245, 247, 248, 250, 257 n. 9, 260, 263, 
265, 266, 268, 269, 276, 293, 295. 

(*) Cf. Marchesetti, Scavi di s. Lucia, pag. 319. 



S. PIETRO AL NATI80NE — 74 — RBOIONE I. 

Siccome gli scavi, di pieno accordo col proprietario del fondo, saranno ripresi 
nel prossimo luglio fino ad esaurire completamente l'esplorazione del fondo Missana, 
così riserbo a più tardi anche la pubblicazione dettagliata delle scoperte avvenute 
nell'autunno scorso, limitandomi qui ad una semplice notizia preliminare. 

11 fondo Missana trovasi nell'isolato costituito dalla confluenza dei torrenti Co- 
sizza ed Alburna, insieme riuniti nel Natisene, a breve distanza a sud di s. Pietro, 
poco sotto la strada che conduce ad Azzida {Algida ?) e propriamente fra questa e 
la strada che, passando presso l'antichissima chiesa gotica di s. Quirino, donde l' in- 
tera località trae nome, scende direttamente al ponte omonimo. 

Esso occupa la seconda o mediana delle tre terrazze di conglomerato che si 
stendono fra il piede del monte Berda e la riva sinistra del Natisone, e sta quindi 
di mezzo fra la località dove avvennero nel 1880 i primi trovamenti descritti dal 
Pigorini (') e quella donde tornarono in luce negli anni 1891 e seguenti le tombe 
della necropoli veneta ricordate dal Leicht e da altri ('). Da ciò può dedursi che la 
necropoli primitiva estendevasi in origine su tutto il piano fra il monte ed il fiume. 

Anche la parte di necropoli scoperta nel fondo Missana appartiene alla stessa 
gente ed allo stesso periodo di tempo delle tombe ricordate superiormente, e coincide 
nell'insieme con il terzo periodo atestino del Prosdocimi. Essa è analoga e coeva alle 
vaste necropoli scoperte dal Marchesetti nella vallata dell'Isonzo, a Caporetto e sopra 
tutto a s. Lucia di Tolmino, la quale, come è noto, è finora la più importante e 
meglio esplorata di questo tipo. 

Le tombe consistono in una semplice buca, scavata alla profondità di 30 a 40 
centimetri nel banco di conglomerato che, come dissi, costituisce i terrazzi del Na- 
tisone. Per lo più mancano di copertura, e dove l'hanno (una volta su cinque) essa 
è costituita da una falda di calcare, di forma e dimensioni diverse. Solo una volta 
(tomba 16) le lastre di calcare erano tre, ed un'altra si rinvennero al loro posto 
due ciottoli (t. 19). 

Le ossa combuste furono depositate nella buca insieme colla terra di rogo ed 
insieme con i caratteristici vasetti ad olla, per lo più di argilla rossa più raramente 
bruna, che si trovarono in tanta copia a s. Lucia (^). Quasi costantemente questi 
vasetti sono decomposti e ridotti in poltiglia. Spesso vi si associano piccole ciotole, 
una delle quali in un caso servì da coperchio dell'olla, ovvero peculi di argilla rossa 
scura {*). In sei casi apparvero, in luogo dell'olla, vasi situliformi più o meno 
grandi, talvolta ornati a cordoni, analoghi a quelli delle tombe atestine del terzo pe- 
riodo. In un solo caso (t. 33) apparve un grande ziro privo dell'orlo, alto centim. 50, 
largo in diametro centim. 44. 

La suppellettile di bronzo, quasi tutta in frammenti, consiste specialmente di 

(') V. sopra nota 4, 

(*) V. sopra note 1 e 3. 

(') Cf. Marchesetti, op. cit., pag. 147. Per la forma più frequente v. ivi tav, V, 12 (ma senza 
ornati impressi). 

(') Cf. per la forma delle ciotole Marchesetti, op. cit., tav. VI, 12, 13; per i poculi tav. I.V, 
7, 9. 



REGIONE X. — 75 — CIVIDALE 

fibule dei noti tipi ad arco semplice, ad arco semplice modanato a globetti (■), ad 
arco con pometti ovvero con piccolo disco ('), a navicella, della Certosa, ad arco 
serpeggiante con o senza disco infilato ('). Una sola volta (t. 19) si raccolse una 
grande fibula ad occhiali, unita ad una fibula serpeggiante eccezionalmente ben con- 
servata. In un'altra tomba (21) apparve una fibula tipo La Tene. 

Gli altri oggetti enei di ornamento comprendono anelli ed armille ; una spirale 
a cinque giri; due capocchie di aghi crinali; un pendaglietto in forma di uccello (■'), 
un altro in forma di anello ornato di sferette alla periferia, un terzo a triangolo, un 
quarto, maggiore degli altri, a secchiello (^). Si raccolsero inoltre due gancetti da 
cintura (°), uno dei quali a lamina rettangolare decorata di cerchielli concentrici 
incisi. 

In ferro si ebbe soltanto un coltello frammentato dalla tomba 22. Dello stesso 
metallo si raccolsero due cuspidi di lancia C) fra la terra, poco lungi dalla 
tomba 39. 

Di pasta vitrea tornarono in luce soltanto due perline di collana, una delle quali 
di color giallastro. 

Gli scavi furono sorvegliati e condotti, con la sua ben nota abilità, dal sopra- 
stante sig. A. Alfonsi, che su di essi compilò un accurato e minuzioso giornale che sarà 
pubblicato a suo tempo. 

G. Pellegrini. 



IV. GIVI D ALE — Necropoli veneta riconosciuta a Dernazacco, fra- 
zione di Gagliano. 

Per le ragioni che ho esposto superiormente a proposito degli scavi di s. Pietro 
al Nasitone, la E. Sopraintendenza ai Musei e Scavi archeologici del Veneto, cui ho 
l'onore di essere preposto, accolse nel novembre p. p. col massimo favore la proposta 
dell'egregio direttore del Museo di Cividale conte prof. R. Della Torre, di eseguire 
un piccolo saggio preliminare di scavo nella località di Dernazacco, fondo Pietro 
Domenis, frazione di Gagliano, a circa due chilometri a sud di Cividale, dove tro- 
vamenti sporadici avvenuti in passato avevano rimesso in luce oggetti sepolcrali di 
tipo veneto-illirico. 

(') Cf. pel tipo, Marchesetti, op. cit, tav. X, 3. 

(') Cf. per le prime, Marchesetti, op. cit., taT. XVI, 6 sg^. ; per le seconde, tav. XV, 1. 

(') Per il tipo del disco cf. Marchesetti, op. cit., tav. XVIII, 6. 

('') Analogo, Marchesetti, op. cit., tav. XXIV, 3. 

(•) Cf. Marchesetti, op. cit., tav. XXIV, 32-34. 

(«) Cf. per il tipo, Marchesetti, op. cit., tav. XXVI. 

(') Tipo come in Marchesetti, op. cit., tav. XXVIII, 1. 



MONTKRIQQIONI — 76 — REGIONE VU. 

Gli scavi, coadotti dal medesimo prof. Della Torre dal 19 al 21 novembre, 
ebbero un risultato oltremodo felice, assodando come appunto in quel sito esista una 
necropoli assai vasta, che, in seguito agli accordi presi col proprietario sig.Domenis, 
sarà completamente esplorata nell'estate ventura, contemporaneamente a quella di 
s. Pietro al Natisene con la quale presenta le più strette afi&nità cronologiche e 
tipologiche. 

Alcune piccole varianti, dovute in parte alle condizioni diverse del sottosuolo, 
non fanno che rendere più interessanti le scoperte di Dernazacco. Così, per esempio, 
le tombe, collocate a maggiore profondità (in media da m. 0,60 a m. 1) sono anche 
assai più fitte ed in istrati sovrapposti, come dimostra il numero di 20 tombe sco- 
perte, nei tre giorni di scavo, in un'area di appena 10 metri quadrati. 

Nelle dette tombe si raccolsero i soliti vasi di impasto rosso e scuro e molti 
oggetti frammentati specialmente di ornamento, e cioè varie fibule di bronzo ad arco 
semplice, serpeggiante, a navicella, della Certosa ; armille, braccialetti ed anelli; due 
pendagli a secchiello, uno a rotella ed un altro a sfera; una capocchia d'ago crinale, 
il tutto in bronzo ; una fibula e frammenti di altri oggetti in argento ; due ascie (?) 
ed altri frammenti di oggetti in ferro; alcune perle di pasta vitrea. 

Anche di queste tombe di Dernazacco sarà pubblicata a suo tempo la descri- 
zione particolareggiata, unitamente alla relazione sulle ulteriori scoperte che avranno 
luogo l'estate prossima. 

G. Pellegrini. 



Regione VII (ETRURIA). 

V. MONTERIQGIONI — Scoperta di un'antica tomba in contrada 
« la Chiocciola ». 

Il Prefetto di Siena il 26 del decorso febbraio informava la Sopraintendenza 
degli Scavi d'Etruria che in contrada ■ la Chiocciola • nel Comune di Monteriggioni 
i contadini del sig. Tommaso KajUar, nel fare alcune fosse per piantarvi gli ulivi, 
avevano scoperto un'antica tomba con copiosi avanzi romani associati a ceramiche, e 
pochi bronzi. Recatomi sul posto, potei constatare che la tomba in parola trovasi 
a pochi passi dal crocivia tra la nuova e la vecchia strada per Riciano, nel podere 
Casale, in un terreno calcare-ghiaioso e leggermente in collina, nel quale in vari 
tempi furono fatti altri trovamenti di tombe e di oggetti antichi. Si tratta di una 
camera sepolcrale (m. 1,80 X 1,50) scavata interamente in questo terreno non troppo 
compatto e senza sussidio di muratura; la parete di fronte all' ingresso non è piana, 
ma ha nel mezzo una specie di pilastro largo 1 m., che sporge nell' interno per 70 cm., 
lasciando ai lati due vuoti in forma di nicchie, nelle quali si prolungano due ban- 
chine, alte m. 0,60 e lunghe m. 2 circa, intagliate anche esse nel terreno ; l' ingresso 



REGIONE VII. — 77 — MONTERIGGIONI 

(alto m. 0,90 e largo m. 0,65), vólto a occidente, cioè verso l'antica strada per 
Riciano, fu trovato chiuso da sassi irregolari ammonticchiati : esso in origine doveva 
essere preceduto da dromos, che del resto è ora completamente appianato. I conta- 
dini che si accorsero di questa tomba non vi penetrarono per l'apposita apertura, 
ma sforzando dal di sopra a colpi di zappa la vòlta in corrispondenza della ban- 
china di sinistra e, calatisi premurosi con la solita idea del tesoro, asportarono subito 
il contenuto, ossa e suppellettile, quest' ultima per fortuna subito raccolta e conser- 
vata nella villa Kajllar dal fattore Oiampolini Sabatino, il quale mi fornì tutte le 
indicazioni necessarie intorno a questo trovamento. Da tali notizie e dall'esame degli 
oggetti che vi furono trovati potei rilevare che in questa tomba erano associati i 
due riti della cremazione e dell' inumazione. 

Sulla banchina di sin. giaceva supino uno scheletro di adulto in buono stato, 
coi piedi vólti a levante, mentre sulla banchina di destra erano stati deposti tre 
ziri e un vaso monoansato con ceneri di cremati; in terra, nello spazio tra le due 
banchine, furono raccolti undici teschi umani e altre ossa alla rinfusa, tanto da far 
sospettare che esse fossero state colà accumulate in seguito alla vuotatura di altri 
sepolcri, visto che lo spazio non era sufficiente a contenere tanti cadaveri. Associati 
con queste ossa erano anche numerosi vasetti fittili, due di bronzo e un ferro di lancia. 
La lista completa degli oggetti raccolti in questa tomba, può cos'i ricostituirsi. 

Sulla banchina di destra: 

1) grande ziro di argilla grezza pallida, senza manichi e col labbro rovesciato, 
alto m. 0,45, diam. bocca m. 0.25 ; 

2) idem più piccolo alto m. 0,25, diam. bocca m. 0,13 ; 

3) idem alto m. 0,22, diam. bocca m. 0,12; 

4) vaso monoansato della" medesima argilla e fattura, di forma quasi sferoi- 
dale, con stretto collo alto m. 0,18, diam. bocca m. 0,07. 

In terra, fra le due banchine, associati ai crani e alle ossa: 

5) patera della stessa argilla, grezza, diam. m. 0,16; 

6) calice frammentario a vernice nera, alto m. 0,10; 

7) aryballos d' impasto più fine con strie orizzontali di vernice bruno-rossiccia 
sul ventre, alto m. 0,09 ; 

8) alabastron fittile frammentario, d'impasto simile al precedente, con strie 
orizzontali bruno-rossiccie, alto m. 0,13; 

9) bombylios con piccolissima ansa sotto il labbro, della stessa argilla e con 
strie simili ai precedenti, alto m. 0,10; 

10) kylix campana del diam. di m. 0,15 a vernice nera bluastra, con riflessi 
metallici e figura rossa di stile assai rozzo nel fondo : giovinetto nudo in movimento 
verso sin. con due oggetti lanceolati simili a larghi coltelli branditi nelle mani; 

11) piccola cista cilindrica in bronzo laminato liscio, con l'orlo dell'apertura 
rovesciato, alta m. 0,08, diam. bocca m. 0,07 circa; 

12) coppa di ramaiuolo in bronzo frammentaria con tracce dell'attacco per il 
manico, alta m. 0,04, diam. m. 0,08 ; 

NoTizM Sciti 1909 — Voi. VI. 11 



CORCHIANO — 78 — REGIONE VII. 

13) cuspide di lancia in ferro molto corrosa e frammentaria a foglia di uliyo 
con costola longitudinale nel mezzo, lunga m. 0,28; 

14) vari frammenti di vasetti e tazze di argilla grossolana. 

Mercè questa suppellettile si può determinare con sufficiente esattezza l'epoca 
di tale tomba. La presenza in essa di prodotti ceramici campani, del vasetto cilin- 
drico di bronzo in forma di cista e degli unguentari di argilla a strie bruno-rossicce 
ci induce a riferirla alla seconda metà del sec. lY a. C. 

E. Galli, 



VI. CORCHIANO — Nuove scoperte di antichità nell'agro f olisco. 

Durante i mesi di gennaio e febbraio avvennero nell'agro falisco le scoperte 
seguenti delle quali mi ha dato relazione il custode Giuseppe Magliulo, residente in 
Civita Castellana collo speciale incarico della sorveglianza archeologica dei territori 
falisco e nepesino. 

Con lettera del 17 gennaio p. p. il Magliaio riferivami che il sig. Foglia An- 
nunzio avevagli regolarmente denunciato che, nel far livellare il terreno dinanzi alla 
propria abitazione, posta in vocabolo s. Antonio, nel comune di Corchiano, era stato 
messo allo scoperto un taglio fatto nella roccia tufacea, che a lui pareva un cunicolo, 
e da cui si estrasse un vasetto antico di terracotta. 

Recatosi il Magliulo immediatamente in Corchiano, potè constatare che, invece 
di un cunicolo, trattavasi della scoperta dì una tomba a fossa, che autorizzai che 
si esplorasse sotto la sua sorveglianza. 

Il risultato della esplorazione è stato pressoché negativo, poiché tranne il kan- 
tharos d'impasto scuro, con anse intrecciate sopra l'attaccatura dell'orlo in pessimo 
stato di conservazione, raccolto dal Foglia stesso, non si rinvenne nella fossa che un 
piccolo poculum semiovoidale di argilla nerastra, con ansa ad occhietto e qualche 
frammento insignificante di tazza che il Magliulo non credette conveniente nemmeno 
di raccogliere. 

La tomba è scavata nel tufo e misura m. 0,72 di larghezza, m. 2,90 di lun- 
ghezza e m. 0,30 circa di profondità. Uno dei lati brevi di essa, quello cioè dove si 
raccolsero i vasi suddescritti, è tagliato a semicerchio, a guisa di nicchia, come per 
meglio accogliere il corredo fittile del defunto. 

1 due vasi, di limitatissima importanza, sono attualmente conservati nella casa 
dello stesso signor Foglia in Corchiano. 

Con successiva nota dell'S febbraio, il Magliulo riferivami che, in seguito a voce 
corsa di ritrovamento di oggetti antichi, dovette recarsi nuovamente in Corchiano ove, 
eseguendosi per conto di quel comune una forma di scolo lungo il confine di un ter- 
reno appartenente al predetto sig. Foglia in vocabolo s. Antonio, onde liberare dalle 
acque un tratto di strada comunale, erasi scoperta un'altra tomba a fossa, che non 



REGIONE VII 79 — CIVITAVECCHIA 

potè misurare ed esplorare perchè piena d'acqua. Fuori della tomba, sparsi sul ter- 
reno, rinvenne però i frammenti di un rozzo sostegno, di creta giallognola, ad una 
sola bulla, con piede traforato. 

11 Magliulo diede ordine agli operai, incaricati del proseguimento della forma 
di scolo, che in vicinanza della tomba a fossa venisse sospeso ogni ulteriore lavoro, 
e, cercato invano del Sindaco, pregò il comandante la Stazione dei KR. Carabinieri 
di far sorvegliare il luogo della scoperta, acciocché le disposizioni da lui date venis- 
sero rispettate. 

G. A. Colini. 



VII. CIVITAVECCHIA — Scoperte ài antichità nell'area antica Cen- 
tumcellae. 

Neil' eseguire il cavo per la posa della nuova condottura dell'acqua potabile, è 
stato rinvenuto nella piazza Vittorio Emanuele II, a poca profondità, un grande ba- 
cino, conca, pressoché emisferica, formata colla metà inferiore di un dolio di no- 
tevoli dimensioni. Il diametro di tale conca è di circa m. 1,55, e l'altezza è di 
circa m. 1,15. 

Il dolio in origine servì per contenere cereali, o legumi, o altri aridi ; non liquidi, 
perchè aveva le pareti di una terracotta grossolana e porosa, non levigata nell'interno, 
le quali si sarebbero imbevute e avrebbero lasciato trapelare all'esterno parte del 
contenuto. 

Questo grande recipiente, forse prima clie ne venisse asportata la parte superiore 
subì una serie di notevoli riparazioni eseguite mediante piombature incassate nello 
spessore delle pareti e ben ribattute. Alcune di tali piombature sono disposte all'in- 
circa radialmente attorno alla base; ed una è orizzontale, lunga circa m. 0,70, con 
parecchie brevi diramazioni a coda di rondine. 

L'oggetto può costituire un elemento utile per lo studio della topografia dell'an- 
tica città. 

L'ispettore onorario monsignor avv. D'Ardia Caracciolo provvide all'estrazione 
e conservazione di esso. 

B. Mengarelli. 



ROMA 



— 80 — 



ROMA 



Vili. ROMA. 

Regione VI. Iscrizione votiva a Serapide. Nella Villa Massimo, al termine 
di Via s. Basilio nell'area degli antichi Orti Sallustiani, demolendosi un muro di 
costruzione relativamente recente, si trovò tra i materiali di fabbrica una base mar- 
morea rettangolare di m. 0,60 X 0,50, ciascuna faccia chiusa da cornice. 

In un lato si leggono ben conservate soltanto le prime due linee della seguente iscri- 
zione votiva, mentre le altre linee del campo epigrafico furono completamente abrase: 



SERAPIB 
CONSERVATORI 

/"///'//'/////'//////'///// 
/////////////////////////// 



nel lato opposto rimane quasi intatta quest'altra leggenda votiva: 



/ 



DEO 



i N CVIVS TVTELA 
/ DOMVS EST- 



Gli altri due lati della base sono assolutamente lisci. 

È il titolo pubblicato nel voi. VI del C. I. L., n. 30797 (= 573) sull'apografo 
dei Vignoli (Col. Ani p. 182) che vide l'originale in casa di Giovanni della Mo- 
lata, ma non prese nota delle linee cancellate. Nella stessa casa il Ligorio (Cod. 
Nap. lib. 34, p. 34) trascrisse la sola parte prima, indicando però i due versi poste- 
riori come abrasi (cfr. C. I. L. VI, n. 604*). 

Essendo ora tornato alla luce questo marmo votivo, ho creduto bene di trascri- 
verlo e di ripubblicarlo, affinchè dopo essersene perduta la memoria si sappia dove ora 
si trova, e si sappia che, salvo le lettere maucanti al principio del secondo verso della 
parte seconda o posteriore della leggenda, la pietra in tutto il resto è conservatis- 
sima. Curiosa la coincidenza che in un titolo a Serapide rinvenuto in Carnuntum 
{CI. L. Ili, 11157) ricorre la medesima abrasione delle due linee. 

F. Barnabei. 



ROMA 



— 81 



ROMA 



Frammento di latercolo militare. 

Fu portato recentemente sul mercato antiquario di Koma un frammento di la- 
tercolo militare che qui si riproduce Esso nella sua frattura inferiore, a destra, 
combacia esattamente con la parte superiore di un grande frammento della stessa 
tavola marmorea esistente nel Palazzo dei Conservatori (C. I. L., VI, 32523 è), dal 
quale è qui aggiunto a lettere inclinate, quanto manca nelle ultime otto linee del 
nuovo frammento. 



10 



15 



M AVREL MF POL Bl> 

M AVREL MF QVI DASA 

C IVLIVS CF AVG VALEh\ 

M AVRE L MF FL BATIDRVS\ 

C VALERIVS CF QVI LONGINIAN^ 

M VLPIV S MF AEL VICTO R MW 

M AVRELIVS MF HAB LYSIA S GERMÀN ^ 

M AVREL MF CAES FALAI^VS GERM ^~' 

M AVRE L MF SERG NASTABVS BER 

7 VINICI ANNIANI 

T-^LAVIVS TF VLP FIRMINVS SCVP 
M ÀVRÈ L m¥ VLP VALERINV POET 
M AVRE L MF CL AMABILISACVN 
T AELIVS TF\VL? MAXIMVSSCVP 
M AVRE L MF VO-P MACEDONIAN PAVT 
MAVRE L MF f2X M A V R V S PAVT 
M AVREL MF ANI I^TICVS PISTO 
MAVRE LMF CL ^G \\I L A PESSIN 
M AVRE L MF VLP GEMELLI^ PAV 



CORI' 



\ 

7 M\ 

C O M M O D O ini et Victorino eoi. 
/ a. 183 

CF 




Altezza massima, m. 0,47; larghezza massima, m. 0,56. 
Il lato destro e quello superiore sono terminali; quindi la lastra formata dal- 
l'unione di questo frammento con quello già conosciuto del Palazzo dei Conservatori, 



OSTIA — 82 — REQION» I. 

è completa in alto e a destra. Anzi sopra la prima linea è un margine non iscritto, 
abbastanza alto (m. 0,036). 

Nella linea 6 il nome della tribù è scritto erroneamente HAB invece di FAB; 
e in questo errore il lapicida può essere incorso perchè più sotto, nella colonna delle 
città natali dei pretoriani, leggesi appunto HAB. 

La provenienza del latercolo non è nota: la persona che lo possiede disse che 
fu rinvenuto nella campagna romana; ma ciò non pare probabile. Più verisimile 
è che esso sia stato rinvenuto in quella regione stessa, dove erano 1 Castra Praetoria. 
Certo è che recentemente ampi sterri furono fatti nel rettangolo formato dalle vie 
Goito, Castelfidardo, Venti Settembre e Cemaia, poco lungi cioè dal luogo, dove tornò 
a luce il frammento del Palazzo dei Conservatori. 

E. Ghislanzoni. 



Regione I {LA TIUM ET CAMPANIA). 

IX. OSTIA — Nuove scoperte tra la via dei Sepolcri, le Terme ed 
il Teatro. 

Nell'ambiente n. 6 a sin. della strada che dalla « via dei sepolcri » si dirige verso 
le « Terme » , essendosi notata la presenza di sabbia, si è approfondito lo scavo, ed 
a m. 1,62 sotto il piano stradale si è incontrato uno strato, alto m. 0,57, di sabbia 
marina, ivi depositata probabilmente quando venne rialzato il piano per tenere asciutto 
l'ambiente superiore. Sotto questo strato si rinvennero pezzi di calcinaccio in mezzo 
all'acqua; e più sotto uno strato di sabbia del Tevere, lasciata, a quanto pare, da 
qualche inondazione; e più sotto ancora tra la terra un piccolo frammento di vaso 
campano a vernice nera. 

Nell'ambiente n. 13 sull' istesso lato si raccolsero frammenti di una lastra mar- 
morea scorniciata (m. 0,55X1,02X0,07) con l'iscrizione: 

D-LABERIVS/ /fPAL 
PRONTO- FECU7 [siBI ■ ET 
LABERIAEIT/J Ha E-LIBERT- 

VXORICL-SVAE • RAR ^ s s/ MAE FEMINAE 
ETDVABVS LABER|>T /ANTIOCHIDl ■ ET- 
FRONTINAE • FILI AB\( s /ET • D • LABERIO • D • F • 

PAL • FRONTONI NEFOTI- SVO 
ET-LIBERT LIBERTAB FOSTERISQ^EOR VM 

In front- Pxxxx In agro • P ■ xxxx es 



REOIONE I. — 83 — OSTIA 

Si ebbero inoltre : un frammento di nn'erma in giallo antico (m. 0,095 X 0,09), 
rappresentante un nomo barbato; parte di colonna grezza con perno in ferro (diam. 
ra. 0,48); due macine; un frammento di collo d'anfora con la scritta incisa e rubricata: 

ruj N 

Inoltre un vaso di bronzo in lamina sottilissima e altro simile; un anello di legno 
carbonizzato, diam. 0,023 ; 518 monete di bronzo; lucerne fittili, e borchie di bronzo. 
Nell'ambiente n. 15 tornarono in luce alcuni frammenti di sarcofagi; un canale 
d'acqua in marmo con lo scolo a testa di leone (m. 0,76 X 0,16 X 0,21); i frammenti 
di un puteale con zone di foglie, uno dei quali ha sull'orlo: /ecvNx. 

* 

È continuata l'esplorazione della via che dalle " capanne » si dirige verso il 
teatro e che chiamerò per adesso : « via del teatro » . È stata sterrata per il tratto 
che va dall'imbocco di un'altra via che corre sul lato settentrionale delle «Terme» 
e si dirige, a quanto sembra, verso l'ingresso della caserma dei vigili (M, fino al- 
l'incontro di « via della Fontana », per una lunghezza di circa ottanta metri. 

Tra gli scarichi sulla via stessa tornò in luce: un frammento di sarcofago mar- 
moreo (m. 0,265 X 0,40 X 0,045) su cui si vede un uomo sdraiato, vestito di corto 
chitone, il quale ha il braccio d. appoggiato sul cuscino e tiene sul ginocchio sini- 
stro un cesto con frutta che toglie con la sinistra, mentre un altro cesto egualmente 
con frutta sta per terra ; altro simile baccellato, con busto femminile male conservato 
entro clipeo (m.0,44X0,49X 0,08); altri simili; un frammento di statua marmorea 
panneggiata (m. 0,27 X 0,15); altro di statua togata (m. 0,26 X 0,37); una testa di 
delfino in marmo (m. 0,19X0,15); frammenti di cornici maimoree; mattoni con i 
bolli C.I.L., XV 25c, 71, 315 (2 es.), 319, 552, 847, 958a, 1026è, 1029c, 
1037, 1435; un fondo di vaso aretino con la marca C. I. L., XV, 6496 e, i soliti 
aghi di osso e di bronzo e le seguenti iscrizioni: 

1. Frammento di lastra marmorea (m. 0,185X0,145): 

rrrcYMBiùj\ 
y)\NeiAcxAPiN 

CYNZHOVNT 

6TH AE 

2. Frammento di sarcofago baccellato (ra. 0,43 X 0,47 X 0,08) con l'iscrizione 
fiancheggiata da colonna: 

npoj/ 

HCYjy 
KA 

ka/ 



TbI 



(') Quest'ultima vìa è disegnata uelle Notizie 1888, pag. 738. La chiamerò « via dei vigili ». 



OSTIA. 



— 84 — 



REeiONB 1. 



Nel terzo vano a sinistra di questa ria verso il teatro, cominciando dall'angolo 
dell'altra che viene da quella dei sepolcri, presso l' ingresso, all'altezza del piano 
stradale, a lato del tombino di una fogna che, venendo dalla via, attraversa il vano, 
si sono raccolti tre frammenti di una grande iscrizione marmorea, il più grande dei quali 
misura m. 0,835 X 0,495 X 0,06 portanti a belle lettere : 



^ 



i n V i e t DEOSOLI 
omnipOTENTX 

OCAELESTI 
^M^Mira? joR aesenti 
F (S)^\ n a à- L AR I B V S 




Nella terza linea si potrebbe pensare a {domin]o, ma forse lo spazio è troppo ; 
non so poi se nell'ultima, dove esiste il nome del dedicante si possa proporre 
[ Venerd\ndus, ricordando il P. Clodius Flavius Venerandus dell' iscrizione pubblicata 
sopra a pag. 22. 



* 



I due vani 5 e 6 sull'istes^a linea sono perfettamente simmetrici: misurano 
m. 9,77X5,15, hanno un grande ingresso, largo m. 4,35, con soglia in travertino. 
Nella parete di fondo, verso l'angolo nord-est, si apre una porta, larga m. 1,17 e 
verso l'angolo sud-est le è addossata una scala, che, come si vede altrove, conti- 
nuando in legno, doveva condurre al piano superiore. I muri sono a cortina, meno 
quello di fondo che è in reticolato con ricorsi di mattoni. Alla metà circa della 
parete settentrionale del vano 5 e di quella meridionale del vano 6 s'alza un pi- 
lastro in mattoni. Nel vano 5, tra questo pilastro e il muro verso la strada, è, 
addossata alla parete, una specie di cassetta rettangolare, costituita con lastre di 
travertino, messe a coltello (m. 3,75 X 0,32 X 0,52). Nel vano n. 6 il pavimento è 
ad opera spicata e restaurato più tardi con pezzi di lastre marmoree. Sotto al pa- 
vimento eranvi anfore coricate, l' una innestata nell'altra, che servivano forse per scolo 
di acqua. 

L'ingresso del vano 5 era chiuso con una maceria (fig. 1) regolarmente fatta 
con pezzi di tegoloni e frammenti di lastre di marmo bianco e colorato e fram- 
menti di decorazione marmorea di qualche grande edificio. La maceria è stata fatta 



REOIONB I. 



— 85 



OSTIA 



quando la rdlta era ancora a posto, perchè questa si rede precipitata sopra la ma- 
ceria (')• Questi frammenti fanno parte delle seguenti decorazioni: 

1. Lastra con due zone, la superiore (alt. m. 0,18) ornata di grandi foglie di 
acanto con rosone formato di simili foglie o di foglie d'edera ; l' inferiore (alt. m. 0,095) 
ornata di foglie di quercia ; 

2. Lastra con quadri, rombi e triangoli con rosoni (m. 0,71 X 0,65X0,36); 

3. Simile, dorè il rombo è circondato da triangoli, in ciascuno dei quali si vede 
un delfino; 




Fio. 1. 



4. Parte di architrave, di intercolumnio, con due zone costituite da foglie di 
acanto e foglie d'edera (lungh. m. 0,91; alt. m. 0,48; spess. m. 0,07); 

5. Simile con due rami di quercia che si incontrano nel centro in un rosone; 

6. Frammento di grande lastra (m. 0,31 X 0.12) con ramo a girale e rosone; 
in grossezza questa lastra ha le seguenti lettere rozzamente incise: 



AMA PVERV/ 



In questa stanza si rinvennero pure due colonne di marmo bianco (m. 2,68 X 0,35) ; 
due basi (diam. m. 0,35); un capitello di pilastro di arte fine (m. 0,29; largh. su- 

(•) Forse questa via fu riaperta al traffico dopo qualche disastro o lungo abbandono: allora 
fu fatta questa maceria per sgombrarla. 



NoTuu ScATi 1909 — Voi. VI. 



12 



OStlA — 86 — RBOIONB 1. 

periormente m. 0,36); altri capitelli; parte di colonna di bigio (alt. m. 0,32; diam. 
m. 0,35); frammento di colonna ornata di foglie e bacche d'ellera (m. 0,15 X 0,105); 
mattoni con i bolli C. I. L. XV 69, 103, 105 a, 315 (in opera in un arco), 319, 328, 
846, 958 a, 1076; un cippo marmoreo (m. 0,81X0,35X0,29) con l'iscrizione: 

ATAeH • TYXH 
©EilMETAArL 
ZAPAREI -nK 
AKYAAIOZGE 
OAOTOZ'^YrEP 
AXIAAIOY -XPY 
Z A N ©O YC 
T O Y • Y I O Y 
05 

(cf. le altre iscrizioni greche ostiensi e portuensi dedicate a Sarapide in Eaìbel, In- 
scriptiones graecae Italiae n. 914 sg.); una lastra marmorea (m. 0,44X0,41) con 
l'iscrizione di epoca tarda: 



parte di bella statua di Bacco o di Apollo in marmo, alta m. 1 (fìg. 2) ; frammento 
di gamba di statua marmorea (m. 0,34). 

Particolare menzione, per l'arte finissima con cui fu eseguito, merita un sarco- 
fago marmoreo (m. 1,37 X 0,40 X 0,36) scoperto addossato alla parete sud del vano 6 
(fìg. 3). Vi sono rappresentate tre scene del mito di Meleagro (cf. Robert, Sarko- 
phagsreliefs, s. Meleager;'B.fi\hìg, Ann. d. InsL, 1863, pag. 81 segg. ; Matz, ib., 
1866, pag. 76 segg. ecc.). La prima scena è quella a destra, dov'è rappresentata l'uc- 
cisione degli zii per opera di Meleagro e dove, oltre Àtalanta, si vede pure una statua 
di Artemide in atto, pare, di coprirsi, come quella, il viso. Nel centro è la nota 
scena della morte di Meleagro : la sorella qui chiude la bocca al defunto o vi mette 
l'obolo. La madre sta come negli altri esemplari ai piedi del letto in atto di maledire ; 
manca invece la scena consueta del gettare il tizzo sul fuoco. Terza scena è qui 
invece quella che, in forma simile ma non eguale, ricorre altrove sul lato : la tomba 
di Meleagro sulla quale piangono qui il padre e una sorella (?). Notevole è il fatto 
che il sarcofago venne adoperato già in antico, siccome vasca per quanto natural- 
mente in epoca molto tarda. 

Un altro sarcofago, però di arte scadente (m. 1 X 0,385 X 0,30), fu trovato pure 
nel vano 5, innanzi ai gradini di fondo. Entro clipeo sostenuto da putti alati si ha 
il ritratto del fanciullo defunto, con un riccio caratteristico. Sotto si vedono due galli 
e tra le gambe dei due putti due maschere, una sìlenica ed una di satiro. Verso 
ciascun angolo un putto alato: quello a sin. tiene eon la d. un ramo e con la sin. 
solleva due anitre; l'altro tiene nella sin. il pedum e solleva una lepre. Tra qujsti 
putti e quelli centrali un cesto di frutta. 



RBGIONE I. 



— 87 — 



OSTIA 



Su un altro frammento di sarcofago marmoreo (m. 0,19 X 0,26 X 0,07) si vede 
parte di due figure (camilli? attori?) vestite, (col ricimum?) e con capelli pettinati 
in alto, delle quali una regge un piatto con pezzo della vittima (?) e l'altra la patera 




FtG. 2. 



ed il prefericolo. In altro frammento simile (m. 0,11X0,14X0,035) si vede parte 
di figura virile seduta. 



* 



I pilastri, distanti l'uno dall'altro poco meno di quattro metri, venuti in luce 
finora sul lato destro della via del teatro, per chi si dirige verso questa, sono di- 
ciannove. Ciascuno di essi presenta un'aggiunzione ai lati. 



OSTIA 



— 88 — 



RBOIONB I. 



Il corridoio dietro i pilastri, nel quale non è stata trovata traccia del pavimento, 
e che è stato esplorato per una lunghezza di m. 79,40, è largo circa m. 4,40, meno 
dove, verso il centro della parte sinora esplorata, sono stati addossati altri pilastri. 
Innanzi al portico sorgono dei muri piantati sulla terra, i quali formano piccoli am- 
bienti quadrati, corrispondenti alle tabernae ; sembrano di costruzione posteriore : sono 
però tutti tagliati al livello della strada, né furono forse mai molto alti, limitando 
delle pergulae. 




FiG. 4. 



Negli scarichi si rinvenne: 

1. Frammento di lastra marmorea (m. 0,28X0,27X0,032): 

D M 

M • AVRELIO • CHRO 
NIO FILIO • DVLCIS 
" HIMO • QVI VIXIT- 
a«Vo VNO • MES 
\lIIDIEBVSXXII 
hori\- Il 

2. Id. (m. 0,24X0,28X0,07): 



Ti • ET • C • L 

KiBERTAB ■ SVIS 

^ • C • L • cai/ 
*I • vernV 



3. Id. (m. 0,605 X 0,095 X 0,07) con l' iscrizione in grossezza : 
N • FAVSTINA C • CASSIO HERA 



CLiTO DVLCISSIMO FILIO 



m 




ItEOIONE I. — 89 — OSTIA 

4. Id. (m. 0,078 X 0,073 X 0,022) : 5. Id. (m. 0,095 X 0,105 X 0,035): 

NEO • M 

I 
CIA 

STI 

G. Id. (m. 0,18X0,245X0,03): 7. Id. (m. 0,23X0,14X0,035) 

con iscrizione di epoca tarda: 

carissimaV 
vixit • annis] 
sibvs •iiiidifì^ms 

8. Id. (m. 0,14X0,215) ove rimane soltanto: Al/. 

9. Id. (m. 0,24 X 0,26) ove rimane la sola lettera E . 

mattoni con i bolli C. I. L., XV, 41, 76, 79, 103 (2 es.), 104, 163, 315, 622, 
693, 1033 (2 es.), 1035, 1037 ^ 1067, 1104, 1435, 1436; 

parte- inferiore di statua marmorea: avanza il piede destro nudo e parte di 
corazza con jjierix (alt. m. 0,28); 

tre frammenti di statue panneggiate; 

parte inferiore di urna marmorea rotonda con avanzo di due gambe incrociate 
e di face rovesciata a d. di targa senza iscrizione (m. 0.12; diam. m. 0,27). 

* 

Su questo corridoio, per mezzo di porte larghe per lo più circa m. 2,60, si aprono 
gì' ingressi delle varie botteghe, che qui descrivo, cominciando da quella che sta sul- 
l'angolo con la via dei vigili ('). Misurano per lo più circa sei metri di lunghezza 
per circa m. 4,50 di larghezza. I muri sono tutti laterizi ; quelli divisori hanno lo 
spessore di m. 0,60. Innanzi al muro di fondo corre una fogna. 

Il primo vano ha due porte, l'una sulla via dei vigili, larga m. 2,26 con soglia 
di travertino; l'altra sul portico. Nella parete di fondo c'è una porta chiusa, larga 
m. 1,18; in quella meridionale una finestra, larga m. 1,17, che dà nella taberna 
seguente. Il pavimento era ad opera spicata. 

Il secondo ha pure una porta chiusa in fondo e pavimento eguale al precedente. 

Il terzo ha la soglia di travertino nella porta che dà nel portico; fu però rial- 
zata in tempo posteriore. Anche questo ha in fondo una porta chiusa. Addossato alla 
parete occidentale si ha un muricciolo e all'angolo nord-ovest un bagiolo quadrato. 

Il quarto occupa la larghezza di due taberne, ed ha pure doppia lunghezza; alla 
metà però ha due pilastri addossati alle pareti, mentre altri quattro si trovano agli 
angoli. Comunica con le « Terme » e precisamente con la grande sala dal bel mosaico 
per mezzo di una porta larga m. 2,92. A.nch'es30 aveva pavimento in mosaico, a 

(') Per queste, come per il portico, è notevole il fatto che non si è avut» traccia di vòlte 
cadute: il luogo ne fu forse liberato già in antico. 



OSTIA — 90 — RSaiONK I. 

quanto sembra figurato, che però non è stato ancora rimesso in luce. Questo vano in ori- 
gine non aveva apertura sul portico ; quella che esiste fu fatta solo piii tardi per una 
larghezza di m. 1,56, ma cliiusa poi un'altra volta con muratura a secco, dalla quale 
fu estratto un bellissimo capitello (m. 0,52 X 0,37), insieme con frammenti di cornice 
e tre frammenti di una colonna di tufo del diam. di m. 0,57. 

Il quinto vano è un corridoio con vòlta largo m. 2,06, che immette nelle 
« Terme » . 

11 sesto, ha una scala con sedici gradini, larga m. 1,77. Addossato al muro che 
divide questa scala dal corridoio precedente, si ha all'esterno una colonna a cortina 
laterizia, del diam. di m. 0,86. 

Il settimo ha una porta nella parete di fondo, larga m. 1,19, e pavimento ad 
opera spicata. Addossato alla parete verso il portico vi ha un piccolo semicerchio 
rivestito di lastre irregolari di marmo tanto nel pavimento quanto nel muro. Tra lo 
scarico, a m. 1 sopra il pavimento, fu trovato uno scheletro umano. 

L'ottavo è con pavimento ad opera spicata ed ha, addossato alla parete di fondo, 
un altro muro. Sotto la soglia della porta passa un tubo di piombo. 

Il nono ha pavimento di lastre irregolari di marmo. Nel fondo ha una porta 
larga m. 1,46: nella parete sinistra un'altra porta larga m. 1,55. A sinistra entrando, 
una vaschetta rettangolare con intonaco a cocciopisto, e innanzi a questa un' altra 
semicircolare, rivestita di lastre irregolari di marmo, chiusa nel lato diritto anche con 
lastre simili. Di fianco a questa, più elevato del pavimento, un piano inclinato verso 
la parete sud, a cocciopisto, forse per lavaggi. Nell'angolo, a destra entrando, fu rin- 
venuto un piccolo sarcofago di marmo bianco lavorato a subbia (m. 1,23 X 0,415 
X 0,34), coperto di tegole, e che conteneva lo scheletro di un bambino ; all'altezza 
della mano destra fa raccolto un campanello di bronzo. 

Il decimo ha tre porte, oltre la consueta sotto il portico, dove la soglia fu rial- 
zata più tardi : una in fondo, larga m. 2,07, una a destra, già indicata nel vano pre- 
cedente, ed una a sinistra, larga m. 1,49. Addossata agli stipiti della porta d'ingresso 
sono due colonnine in laterizio. 

L'undecimo ha la porta in fondo, larga m. 1,48, e altra a destra, indicata nel 
vano precedente. 

Il dodicesimo ha la porta nella parete di fondo, larga m. 1,50, chiusa poste- 
riormente. A sinistra entrando, vi ha una grande vasca, lunga m. 2,32, rivestita d'in- 
tonaco a cocciopisto, con tre gradini verso ovest. Lungo la stessa parete sinistra dopo 
la vasca si sono rinvenuti tre fondi di dolii rovinati (alt. m. 0,55). In questa ta- 
berna furono scoperti tre pavimenti, il superiore ad opera spicata e il medio, m. 0,43 
più sotto, in mosaico; dell'infimo, a m. 0,50 sotto il medio, non è rimasta che la 
massicciata. Addossata ai dolii e messa in opera come pavimento fu trovata una grande 
iscrizione ridotta in frammenti, spesso minutissimi Contiene l'albo del collegio dei 
fontani, quibus ex senatus consulto coire licei, per l'anno 232 d. C; è importante perchè 
ci dà completo il nome dei consoli L. Virio Lupo e L. Mario Massimo; il testo sarà 
pubblicato nel prossimo rapporto, attendendosi ancora all'opera di reintegrazione. Sotto 
lo stipite sinisti-o della porta passa un tubo di piombo del diam. di m. 0,07, che 



REOIONB I. 



— 91 



OSTIA 



alimentava la vasca; accanto a questa e parallelo corre un fognolo che serviva per 
lo scolo dell'acqua ed aveva lo scarico sotto la soglia della porta. 

Il tredicesimo ha porta in fondo, larga m. 3,11, chiusa più tardi, e pavimento 
ad opera spicata. Ha un baggiolo in muratura addossato alla parete meridionale. 

Nel quattordicesimo si trova una scala, larga m. 1,54 con dodici gradini, alcuni 
dei quali conservano la rivestitura di lastre irregolari di marmo. Questa scala fu 
chiusa più tardi. 

Il quindicesimo rappresenta l'ambiente sotto la seconda branca della scala ed 
ha una porta a d., larga m. 2,06, che dà nel sottoscala, ed una a sin., larga m. 1,35. 
Qui fu raccolta una lastra marmorea (m. 0,50 X 0,57 X 0,03), sulla quale da un lato 
è scritto: 

cn . Claudio seve 
orda 



G5 

VS P AP A 

V S FRVCTVS 
S-FELICISSIMVS 

V S VICTO R 
iVS SERVILI O 

m. campu nNvS-AGATHOP 
/vS BRADV A 

vs devte r 
vs victo r 
,vs hilarv s 
sfortvnatvs 
.corinThian 
\xs crispinv s 

fl,LISTIO 
i S 



R. O '^ II" X^r\^^^^^^^'^ pompeiano ii 
COR V\o rato rum 
?■ ANTE IV: 
M- CAMPVN^ 
T • POMPEI VSC 
P • ARRVNTH/ 
Q-VENNIV^ 
MSVLPlCIVSi9h 
L- LAECANIVS • ALEXANDER 




e sull'altro: 



MMARIVS- PRIMITIVO f {sic) 
CNRVLLIVS PELI x 

Q.-CERELLIVS ÌAKKXuh a 
ACAEDICIVS-CALLISTlAI-' u s 
O A N I N I V S P R I M V s 
Q-TADI V S- CERI A Z 2 s 
M- VLPIV S FORTVnatus 
M • CAMPVNN • PRIMIGEl ni US 
ìvy ^AMPVNN- RE^ jV tutus 

r1\ 



(PTIMIO^PO 

a \N N 0_N__A_ 



OSTIA — 92 — REGIONE I. 

La prima iscrizione è del 173 d. C. ; e nessuna delle persone quivi menzionate 
ricorre in altre iscrizioni di Ostia, per cui riesce impossibile di determinare a quale 
collegio spetti l'albo; inoltre i gentilizi Campunnius e Rullias sono nuovi nell'ono- 
mastica ostiense. La seconda iscrizione renne incisa posteriormente e porta il ricordo 
di un ufficiale dell'annona; un L. Septimius Pontianus Augg. l. ricorre in CI. L., 
XIV, 1597. 

Il sedicesimo vano oltre la porta che comunica con l'ambiente quindicesimo, 
presenta un'altra porta a sinistra, ed una terza grande, larga m. 3,25, in fondo. Que- 
st'ultima era stata murata in età tarda, ma con materiale cosi cattivo, che fu dovuta 
riaprire perchè il muro pericolava. Addossato allo stipite sinistro un quadrato (vasca ?), 
rivestito esternamente con intonaco ordinario bianco; ed all'angolo sud-ovest un muro. 
Quel quadrato e questo muro ostruiscono quasi interamente il passaggio all'ambiente 
prossimo. 

La porta in fondo di questo vano, che è il sedicesimo, immette in un altro 
(tettoia, pergula ?), lungo m. 5,80 e largo m. 3,70, che ha pure una porta a nord, 
larga m. 1,47 ed una ad ovest, larga m. 1,50. Il lato meridionale, che sta sul lato 
sinistro di via della Fontana, per chi viene dalla caserma dei vigili, era completa- 
mente aperto, avendo però una lunga soglia di travertino. Il pavimento era ad opera 
spicata: sotto di questo passa un tubo di piombo del diam. di m. 0,037. il quale 
penetra nell'ambiente 16. 

Il diciassettesimo è quello che corrisponde al fondo di via della Fontana, sulla 
quale però non dava con alcuna porta. Porte erano invece, oltre che nel portico, anche 
negli altri due lati, larghe m. 1,50; ma l'una poi chiusa, l'altra, come si è detto 
sopra, occupata, nella maggior parte, dalla vasca e dal muro. Il pavimento è a 
mosaico bianco e nero a grossi tasselli, in parte restaurato in antico con lastre irrego- 
lari di marmo. Vi è scritto a grandi lettere, non nel centro, ma piuttosto verso la 
porta, e in modo che la scritta guarda il vano sedicesimo; 

FORTVNATVS 
ATERA QVOD SITIS 



/B I eratere B E 



Si tratta evidentemente di un'osteria appartenente a certo Fortunalus, la quale 
forse si estendeva anche negli ambienti vicini ; l' iscrizione si potrà intendere presso 
a poco così: \_Hosfes, tnquìQ Fortunatus, [vinum cr\atera, quod sitis, bibe. 
Negli scarichi di questi vani tornò in luce: 
1. Frammento di lastra marmorea (m. 0,22 X 0,23 X 0,045) : 



J 




RKGIONB I. 93 — OSTIA 

2. Frammento di sarcofago marmoreo striato (m. 0,26 X 0,29 X 0,065) con l'iscri- 
zione entro targa: 

cl\ 

ET-HERM\ 
ET • HEREA 



3. Frammento di lastra marmorea (m. 0,08 X 0,095) : 

e DO 

\ ^ 

4. Frammento di sarcofago marmoreo striato (m. 0,19 X 0,21 X 0,07) con l'iscri- 
zione superiormente: 

ÌLAVIO • PA) 

5. Frammento di lastra marmorea (m. 0,27 X 0,13 X 0,06): 

VNATE 



6. Lastra marmorea (m. 0,62 X 0,42) : 

D M 

LIVIAE • A • F • BERONICES 
MEMORIAM CONSECRAVIT 
P • LVCRETIVS 
LICINI AN VS 
^^CQJilVGI • SANCTISSIMAE 

7. Frammento di lastra marmorea (m. 0,225 X 0,09 X 0,03) : 

L • VSLLKlLnio 
FILIO-DN/ 

pvllaf/ 

8. Id. (m. 0,25X0,25X0,06): 

O SVLPICIO FÉ 
\ T I L I A n I L A »ie 
^-^DVLCI 
TQVI v:/ 

NoTiui Scavi 1909 — Voi. VI. 18 



OSTIA 



— 94 — 



REGIONE I. 



9. Id. (m. 0,275 X 0,275 X 0,03): 

D M 

P • THVRANIVS 
CRATERVS • ET • 
MECLASIA BA / 
SILICE PTHVRa 
NIO EVPRA / 
FILIO DVl/ 

Qvi vix;; 

VIMES^ 



10. Busto marmoreo acefalo (m. 0,19 X 
0,18) con r iscrizione sul petto (fig. 4) : 



C€YTYXlAl 
HCATONB 
\AJk€TAKAAC 



,7 



l'vIKAAWCr 
/UGTHAA2A| 

roicArA©' 




Fio. 4. 

11. Frammento di coperchio di sarcofago marmoreo (m. 0,20X0,10) sul quale 
si vede una donna recumbente sul letto con corona nella sin. e sotto l'iscrizione: 



FEMl 



RKaiONE I. 



— 95 — 



OSTIA 



12. Frammento di lastra marmorea (m. 0,21X0,19) a grandi lettere: 




13. Id. (m. 0,06 X 0,11 X 0,03), su un lato della quale si legge: 




e sull'altro lato restano solamente le lettere C R . 

14. Id. (m. 0,72 X 0,26) : 15. Id. (m. 0,13 X 0,10) : 



COIVGIDK 
QVAEBIXIj/ 

^ US 




16. Id. (m. 0,13 X 0,10) colla sola lettera M ; 
mattoni con i bolli C. /. Z„ XV, 12, lOa, lOi, 269, 315, 328, 361 (2 es.), Slld, 
1026 a, 1029 e, 1033, 1435, 1436, 1449 è, 1451, 1566 a e (cfr. 1842): 



O 



te 



MPESINA • Q • A • C 
ITIAN "E GAL 
COS 



O LCS-CCCP-SP 

pigna tra due palmette 

frammenti di sarcofago con avanzi delle seguenti rappresentanze: satiro recumbente 
che regge con la destra la zampogna e avanzo di nastro con corona (m. 0,18 X 0,30); 
parte di figura vestita e festone (m. 0,13 X 0,30 X 0,20); due braccia, uno ignudo, 
l'altro coperto di manto (m. 0,19 X 0,22); parte di clipeo con testa muliebre (m. 0,15 
X 0,21); parte di animali marini (m. 0,19 X 0,18); testina di leone (m. 0,13 X 0,12 
X0,06); 

un bellissimo busto marmoreo, acefalo, drappeggiato, adoperato in un muro a 
secco (m. 0,31 X 0,33) ed un altro frammento di busto ; 

un frammento di urna marmorea con coda di delfino; 

due frammenti di un grande puteale con doppia zona di foglie di acanto 
(m. 0,23 X 0,32 X 0,065 ; 0,26 X 0,17 X 0,065) ; 

un frammento di pilastro, con colonna scanalata da un lato e nell'altro su 
onde parte di un cavallo marino (m. 0,21 X 0,225 X 0,15); 



OSTIA — 96 — REGIONE 1. 

un altro frammento di stìpite sul quale sono scolpiti a rilievo i lasci, simili 
a quelli del marmo pubblicato sopra a pag. 57; 

un trapezoforo ornato sul dinanzi di un'anfora (m. 0,24 X 0,20 X 0,05). 
E inoltre: frammenti di capitelli di pilastro; colonnine; lucerne {C. I. L., XV, 
6502); un raso di terracotta con striature giallognole orizzontali (alt. m. 0,165); 
altro con vernice verdognola (alt. m. 0,05) ; coperchio di terracotta portante le lettere : 

MP 

incise con lo stile nella creta cruda ; frammenti di bassorilievi fìttili (satiro che tira 
un tralcio di vite; gamba sinistra di figura con manto svolazzante); femmina di 
grappa in piombo circolare con punte (diara. m. 0,035); anelli e un campanello di 
bronzo; un ago saccaie e un frammento di forcone in ferro; monete. 



La K via dei vigili » , che si stacca da quella > del teatro » , passando sotto il 
portico, ha nel suo inizio, indicato dai soliti paracarri innestati nel muro, la lar- 
ghezza di una delle taberne ; poscia si allarga, ma non subito, per arrivare alla larghezza 
normale. Sporge infatti sulla strada un ambiente, che ha su quella due piccole 
finestre a mo' di feritoie ; l' ingresso sempre sulla strada, ma verso ovest sul muro 
perpendicolare alla strada stessa, e un'altra apertura, chiusa poi regolarmente, che 
dava nella prima taberna (v. sopra pag. 89). Di fronte all'ingresso, egualmente 
sull'area stradale, è una scala. Tra questa e quell'ambiente (in cui riconosceremo la 
stanza di guardia pel portiere) è l' ingresso ad un corridoio che conduce direttamente 
alla grande sala delle « Terme » col musaico rappresentante Posidone tirato da quattro 
cavalli marini tra altri animali marini e Tritoni (v. Notizie, 1888, p. 739). 

Prosegue lo sterro di questa via, che sarà fatto per ora fino all' incrocio dell'altra, 
che passa tra la « caserma dei vigili » e le n Terme ' . 



In questo sterro si raccolse: 

1. Due frammenti di una lastra marmorea: 

a) (m. 0,104 X 0,20) : b) (m. 0,15 X 0,20) : 

e AEV imp'-S-A^tor? 

2. Frammento di lastra marmorea (m. 0,24 X 0,19): 



ATTI) 
/CARI/ 



REeiONK 1. — 97 — OSTIA 



3. Id. (m. 0,12X0,10X0,04): 

4. Id. (m. 0,15X0,21): 



ET -cri 

POSTERI] 



5. Id. (m. 0,13X0,12X0,03) in cui rimane solo la parola: VIXIl" 



6. Id. (m. 0,13X0,11) in cui si conservano solo le lettere: VVMI/ 

7. Id. (m. 0,16X0,055) col frammento epigrafico: 




8. Id. (m. 0,045 X 0,23) con lettere per l' incastro del bronzo, incavate in 
grossezza: HTCJKAItJjO 

9. Id. (m. 0,30 X 0,29 X 0.028) con rozzissimo busto di giovane ballato, appena 
sgrossato a colpi di scalpello, portante la leggenda: BVRDO 

Inoltre: una base di colonna (m. 0,25; diaui. m. 0,60); un frammento di 
colonna marmorea (m. 0,81X0,57); un frammento di trapezoforo ornato di anfora 
(m. 0,19 X0,15); frammenti di decorazione in marmo; un peso di bronzo di gr. 160; 
monete. 

Da un arco caduto sulla strada fu estratto un mattone col bollo C. I L., XV, 
1116a. 

Innanzi all'ingresso delle « Terme » e nel corridoio su citato si raccolsero i 
seguenti marmi: 

a) un bel ritratto di giovanotta (ale. m. 0,18) con capelli artisticamente ac- 
comodati e con diadema (tìg. 5); 

b) una testa di Medusa in bassorilievo, circondata da foglie (alt. m. 0,115); 
e) l'angolo sinistro di un grande sarcofago con figura virile nuda, coronata (di 

spighe ?), volta verso d., con la testa rivolta a sin., in atto di sollevare con la d. una 
lepre per le orecchie, mentre con la sin. regge un cestino ; sul braccio sin. è appog- 
giato il manto fermato con nastro alla spalla d. (m. 0,36X0,19X0,23); 

d) frammento di sarcofago con ramo di melo (m. 0,20 X 0,23); 

e) simile con parte del clipeo e foglia d'edera (m. 0,18X0,22); 

/) angolo sinistro di un'urna cineraria con un uccello e foglia di quercia 
(m. 0,047X0,10X0,093); 

g) due frammenti di lastra marmorea con una serie di circoli (m. 0,59 X 0,24). 
Si recuperarono altresì le seguenti iscrizioni: 



OSTIA 



— 98 



RBQIONE 1. 



1. In lastra marmorea (m. 0,195 X 0,20): 

D M 

NONIA 

SYMFERVSA 

FECITSIBl-ET 

LIB-LIB-POST 

EORVM 




Fio. 5. 



2. Id. (m. 0,135X0,25X0,03): 



D 

PRA 
E R O "i" 

COLT 
PING| 



RsaioNB ly. — 99 — sdlmona 

3. Due frammenti di una lastra marmorea con brutte lettore: 

a) (m. 0,25 X 0,19): b) (m. 0,15 X 0,085) : 





Finalmente: mattoni con i bolli CI. L., XV, 361 e 762 a; un frammento di 
bassorilievo fittile su cui si vede un leone alzato sulle gambe posteriori e foglie 
d'edera; una lucerna cristiana dì terracotta ed un braccialetto di bronzo. 

D. Vagueri. 



Regione IV {SAMNIUM ET SABINA). 

PAELIGNI. 

X. SULMONA — Nuove scoperte di antichità. 

In una casa in via s. Cosimo, di proprietà del sig. Alessandro Mastropietro, 
posta nel rione occidentale della città, nell'eseguire uno scavo per alcune opere di 
rinforzo, sono venuti in luce due pavimenti a mosaico, uno di tessere bianche minu- 
tissime ed un altro a scacchi, dì tessere bianche e nere. I lati dei quadretti che 
compongono il disegno di quest'ultimo sono di cm. 12. I due pavimenti trovansi alla 
profondità dì m. 1,55 dal piano stradale^ sono abbastanza vasti e s'internano in vani 
attigui. 

Altro pavimento a musaico bianco, inquadrato con una lista dì tessere nere, larga 
circa 8 cm. è apparso nell'orto di proprietà del sig. Federico Poillucci, alla pro- 
fondità dì m. 1,28 dal piano dell'adiacente via Cortìnio, la quale corre ad occidente 
parallela all'asse longitudinale della città. Sotto il pavimento, rotto per la fondazione 
dì un muro, che il proprietario va costruendo per ampliare la propria casa, si sono 
rinvenuti avanzi di tombe a tegoloni ed a lastre dì pietra locale, insieme con molti 
cocci, il collo e la punta di una grossa anfora dì creta cotta. Allargato lo scavo per 
mie premure, ho potuto assicurarmi che il pavimento è rotto in due lati. Altri scavi, 
poi, fatti praticare da me qua e là, non han dato che frammenti di vasellame romano 
mischiato con terra vegetale, calcinacci e pezzi d'intonaco dipinto di rosso. 

Nella stessa zona, e proprio a fianco della via, mentre il sig. Donato Quattrocchi, 
proprietario d'una casa confinante con l'orto Poillucci, compiva lo scavo per una chia- 
vica dì scolo, alla profondità di circa 40 cm. si è scoperto l'avanzo di un pavimento 
in laterizio dì due filari di mattoni, sovrapposto ad un solidissimo strato di calce- 
struzzo; e 11 presso, molti pezzi di tegoloni ed un'anfora in più pezzi col finale a 
punta alta cm. 72. 

È da notare che questa zona è tangente alle mura della città medioevale e 
segna un tratto del circuito della città romana. P. Piccirilli. 



ALGHERO — 100 — SARDINIA 



SARDINIA. 

XI. ALGHERO — Scoperte nella necropoli a grotte artificiali di 
Cuguttu. 

A breve distanza dalla città d'Alghero, presso la cliiesetta di s. Agostino vecchio, 
dove la ferrovia per Sassari interseca la strada provinciale di Porto Conte, ed a poca 
distanza dalla spiaggia del mare, si elevano, in direzione quasi parallela alla costa, 
una serie di leggeri rialzi composti di una roccia tenera, cioè di una panchina sab- 
biosa di iile lavorazione, nella quale sono aperte le cave numerose per il mate- 
riale di costruzione. La regione porta il nome di Cuguttu. Questi rialzi, antiche dune 
del litorale quaternario, hanno fornito il materiale per gran parte della città d'Alghero, 
compresi i monumenti, i bastioni aragonesi e spagnuoli; ma ancora adesso questi 
materiali sono usati; e le cave per ottenerli hanno perforato in ogni senso ed in 
parte il sito sino ad una profondità talora di sei o sette metri, specialmente nel 
tratto vicino alla chiesetta di s. Agostino e prossimo alla strada accennata. 

Ma oltre ad un'importanza per l'edilizia algherese, la regione di Cuguttu ne ha 
anche una notevole per l'archeologo. Già il sig. Roberto Meiosi, ufficiale dei bersaglieri, 
sino dal marzo del 1873 aveva quivi notata la presenza di tombe ad ipogeo, che dalla 
descrizione comunicata al sen. Spano e da questi edita nelle Scoperte archeologiche 
fatte nell'anno stesso ('), appaiono evidentemente delle grotte artificiali o domus de 
gianas, di pianta molto complessa. Il Meiosi vi rinvenne, con resti di scheletri fram- 
menti di ossidiana ed una punta lavorata di quarzo. 

Anche il sig. Nissardi, nelle sue esplorazioni della Nurra, aveva piìi volte esa- 
minata la località, ed aveva anche acquistato un'accetta levigata di quella provenienza. 

Durante l'esplorazione della necropoli di Anghelu Rujn essendomi anch'io più 
volte trattenuto in quelle cave avevo constatato la presenza di numerose tombe di 
pianta molto complessa, di tipo simile a quella di Anghelu Kiiju; alcune anzi più 
vaste, tutte però frugate ed ampliate dai cavatori di tufo o dai pastori che vi cercano 
rifugio coi loro armenti. 

Le vive raccomandazioni da me fatte ai cavapietre, alcuni dei quali erano stati 
miei operai nello scavo delle tombe di Anghelu Ruju, non furono del tutto senza 
frutto, giacché pochi mesi or sono ebbi notizia che durante l'apertura di una nuova 
cava si era tagliata uua tomba. Non fui avvertito in tempo per sorvegliare lo scavo, 
che disgraziatamente non fu fatto a scopo archeologico, sicché quando tornai ad Al- 
ghero per completare altri studii al Nuraghe Palmavera e ad Anghelu Rnju, non 

(') G. Spano, Scoperte archeologiche fattesi in Sardegna in tutto Vanno 1873, pag. 71. La 
descrizione del sig. Meiosi è fatta con tale esattezza e precisione che non lascia dubbio si tratti 
di una domus de gianas o tomba ad ipogeo, simile a quella d'Ànghelu Ruju; se la traccia da lui 
indicata fosse stata tosto seguita, la quantità di materiale dell'epoca eneolitica sarebbe stato /orse 
assai più copiosa per la regione algherese che ora non sia. 



SARDINIA — 101 — ALGHERO 



potei che raccogliere il materiale sfuggito alla distruzione e risitare quel poco che 
rimaneva delle tombe ('). 

Con la scorta delle notizie fornitemi sul luogo e dell'indagine, posso riferire 
che la tomba di Cuguttu si componeva di un pozzetto, di una anticella, di una cella, 
a cai seguivano altre due o tre cellette nello stesso asse. La cella maggis)r3 .aveva 
anche ai lati due altre celle minori. Rimaneva ancora, quasi completa, la cella a mi- 
nistra della detta cella maggiore, di pianta rettangolare, alta quasi un metro ed abba- 
stanza vasta. In questa cella, che appariva sezionata nella parete della cava, mi potei 
ancora arrampicare, raccogliendovi varii frammenti di stoviglie grezze ed un paio di 
rozze ascie da scavo, in calcare compatto, di forma amigdaloide, a punta smussata 
e con traccio di sfregamento, perfettamente simili a quelle trovate in tanto numero 
nelle grotticelle artificiali di Anghelu Ruju. 

La maggior parte della suppellettile, secondo le notizie datemi, sarebbe stata 
trovata nella più riposta delle celle, nel terriccio che copriva il fondo; ossa scon- 
volte e cranii, che mi furono consegnati in frammenti, giacevano confusi in tutte le 
celle, sicché anche nelle tombe di Cuguttu si ebbero quelle stesse violazioni che 
deplorammo per quelle di Anghelu Kuju, assai meno esposte alla vicinanza di centri 
abitati. 

La suppellettile, che venne tutta quanta acquisita per il R. Museo di Cagliari, 
presentavasi, se non ricca, almeno varia, come in altre tombe eneolitiche, comprendendo 
utensili ed armi in pietra, oggetti d'ornamento in rame, valve di molluschi e denti 
di mammiferi, ed una discreta serie di vasi. 

Fra gli utensili in pietra classifico quattro mazzuoli in pietra rozzamente scheg- 
giati per scavo delle grotticelle; due fra questi, in pietra calcare litografica, hanno 
forma grossa al centro, con due punte; un'altro della stessa pietra, ha forma appiat- 
tita, con una punta sola ed una testa tronca; il quarto, in calcare grigio, è assai rozzo 
e grossolano, con testa tondeggiante ed una estremità appuntita ; parrebbe un embrione 
di mazzuolo con foro, se non si trovasse con altre ascie da scavo. 

Si hanno tre piccoli coltelli in selce, due di selce bruna variegata (figg. 1, n. 2) 
e l'altro di selce bionda: tutti e tre sono di lunghezza presso a poco eguale da 80 
a 90 millimetri, due sono leggermente ricurvi, alquanto appiattiti, con grandi scheg- 
giature di stacco e ritocchi alle estremità arrotondate; uno è più robusto, con lina 
specie di costola ed un solo taglio, come in varii coltelli delle tombe di anghelu 
Ruju, che dette però in genere coltelli di selce più grandi. Oltre a questi coltelli 
completi, la tomba di Cuguttu ci offri il frammento mediano di un coltello, a sezione 
triangolare e due taglienti, in selce bruna e due frammenti di coltelli di ossidiana 
vitrea, trasparente, di grande fragilità e finezza. 

Gli oggetti metallici sono di grande arcaicità; si ebbe un punteruolo in rame 
(figg. 1, n. 3), a sezione quadrangolare, grosso al centro con due punte assottigliate dal- 

(«) Di qaesti pochissimi dati, scarsi ma non senza interesse debbo essere grato non solo al 
sig. barone Matteo Guillot, ispettore dei monumenti e scavi, ma anche al mio bravo operaio cava- 
pietre Sotgiu, che si interessò di raccogliere le notizie e recuperare la suppellettile. 

NoTizi» Scavi 1909 - VoL VI. U 



ALGHERO 



— 102 — 



SARDINIA 



l'ossido, simili a quelle delle tombe I e XX di Anghelu Rujii e due braccialetti o 
meglio cerchielli in sottile lamina di rame, non chiusi, né da saldatura né da mar- 
tellatura (tìg. 1, n. 4, 5). SoQO elementi decorativi di grandissima semplicità, che ricor- 
dano quello della tomba XVIII delia ricordata necropoli, fatto però con filo piil 
robusto, e. più ancora gli esili anelloni della tomba XII di Melilli, che l'Orsi ritiene, 
anche per la' postura in cui li ha scoperti, anelli crinali ('). Pure di rame sono due 
piccoli anellini di lamina (tìg. 1, n. 7), di mm. 4 di diametro, ed una spiralina di filo 
piatto in rame, di 25 mm. di lunghezza, abbastanza regolare e che ricorda quelle 
delle grotte francesi, come quelle di s. Jean d'Alcas ('), o quelle sicule di Monte- 




racello (^) e di Matrensa {*), nonché della stessa grotticella di Melilli, che diede gli 
anelli sopra mentovati (^). 

Gli altri oggetti di ornamento sono tratti da materie prime, meno nobili o almeno 
di più facile rinvenimento. 

Coi pendagli tratti dalle difese del cinghiale e dai denti canini di volpe, ne ab- 
biamo altri formati da sassolini di quarzo o di calcare compatto col foro del Uthodomus; 
bottoni circolari in osso ed altri di valva di pectunculus ; si hanno anche penda- 
glietti della stessa materia a contorno ellittico e quelli invece circolari di varia 
grandezza. Si hanno anche perline ad olivella in osso, forate lungo l'asse maggiore 
ed altre di forma cilindrica, e con gli operculi di turbo rugosus una piccolissima 

C) Orsi, Bullettino di Paletnologia italiana, a. XVII, pag. 66, tav. V, 15. 

C) Cazalis de Fondouce, Les demien temps de la pietre polie, tav. Ili, 13. 

(•) Orsi, Bull, cit., a. XXIV, tav. XXV, fig. 15. 

(*) Orsi, ivi, a. XXIX, pag. 147, tav. XII, fig. 13. 

(•) Orsi, ivi, a. XVII, pag. 65, tav. V, 17. ' 



SARDINIA 



— 103 — 



ALOHERO 



accettina per amuleto, con foro mediano, a contorno trapezoidale in steatite molto 
compatta, yerdiccia chiara. È questa la più minuscola fra le accettine-amuleto della 
Sardegna, non misurando che 12 mm. di lunghezza (fig. 2). 

La ceramica della tomba ha una prevalenza di vasi grezzi, di rozzo impasto, 
di cottura incompleta, a colorazione o grigiastra o rossa bruna ; non mancano gli 
esemplari più fini con decorazione. 

Il vaso più interessante, datoci rotto, ma completo, è un'olletta sferoidale 
(fig. 3), a fondo 'appiattito, a collo stringentesi e bocca poco espansa, con una 




FiG. 2. 



sola ansa a nastro che si imposta all'orlo con due cornetti di risalto; è la forma 
presso a poco della oUetta rinvenuta nella grotta del Bagno Penale, al capo s. Elia ('). 
La decorazione ha un sistema simile a quello dell'accennato vaso e di altri della 
necropoli di Anghelu Ruju, ottenuto cioè con serie di piccoli punti impressi, che 
si staccano sulla ingubbiatura della superficie con la colorazione bianca. La deco- 
razione, disposta dal ventre in su, è formata da tre fascie di linee orizzontali, 
che lasciano libero uno spazio riempito da una serie di segmenti angolari, nella 
zona presso l'orlo, e da una successione di linee verticali unite da oblique nelle due 
zone più basse; al di sotto dell'ansa è una parte di decorazione limitata da rette 



(') Notitie scavi, 1904, pag. 34, figg. 6, 7. 



ALGHERO 



— 104 — 



SARDINIA 



verticali, dove le linee punteggiate si dispongono a serie sovrapposte concave. 11 ca- 
rattere infine di tale decorazione ha una certa disinvoltura, che dimostra una tecnica 
abituale ed un certo decadimento in confronto a lavori più accurati e regolari. Altezza 
cm. 12, largh. alla bocca cm. 11. 




Fio. 3. 



Un altro vaso notevole per la forma è la grossa ciotola a fondo piano (fig. 4), 
sezione sferica inferiormente, ed a tronco di cono in alto, con larga bocca. È munito 




Fia. 4. 



di una sola ansa a ponte, robusta e provvista di beccuccio o appoggia-dito rivolto in 
alto: è la forma che troviamo rudimentale nelle ciotolette di s. Bartolomeo di Ca- 
gliari ('), ma che troviamo perfettamente simile nella grotta artificiale di Bunna- 
naro (*) ed anche nella necropoli di Anghelu Riiju; ed è interessante per confronti 
con oggetti delle grotte siculo della Moarda e con quelli degli strati neolitici cretesi. 



(') Pinza, Monumenti primitivi della Sardegna, ta? I, 18. 
(•) Idem, tav. IV, 4. 



S4HDINU 



105 — 



ALaHKRO 



Anche Ciiguttu ci restituì un esemplare di scodelloni a tripode, già oramai copiosi 
nelle grotticelle sarde (iig. 5); non ha alcuna decorazione; è liscio, con tre piedi 
corti, ed ha una forma più alta del tripode di s. Bartolomeo ('), e ricorda gli scodel- 
loni a tre piedi di Biinnanaro (*) e di Anghelu Riiju ed i rozzi tripodi delle grotte 
di Genna Luas ('), presso Iglesias, nella collezione di Gouin, cosicché si può dire 




Fio. 5, 



che questa forma di vaso, per quanto non manchi di analogie con la ceramica eneo- 
litica di altre regioni, come di Creta e della Troade, è tipica delle caverne e delle 
grotticelle artificiali della Sardegna. 




Fio. 6. 



Una rozza ciotoletta, alta cm. 9, a fondo piano a pareti ovoidali (fig. 6), a bocca 
lievemente restringentesi, ci presenta completo un tipo trovato solo in frammenti 
nella necropoli di Anghelu Ruju, cioè con lunghe ed affilate anse, impostate verti- 
calmente ai due diametri e perforato da un occhio regolare; lungo l'orlo il vaso è 
decorato da un solco che la spatolatura successiva, data prima della cottura, ha inter- 

(') Pinza, op. cit., tav. II, 11. ' 

(•) Idem, tav. IV, 19. 
(») Idem, pag. 34, fig. 19. 



ALGHERO — 106 — SARDINIA 



rotto in varii punti. Questo solco è trattato molto frettolosamente, e ricorda quello 
di un vaso della tomba XXX della necropoli di Anghelu Kuju, ed appartiene ad 
una decorazione assai frequente nella ceramica rozza del secondo periodo siculo e che 
in quello strato, anche per giudizio del prof Colini, si collega a motivi dei prodotti 
neolitici ('), 

Un'altra ciotoletta, spezzata ma completa, ci offre un interessante esemplare di 
forma vascolare che dovette essere frequentissimo ad Anghelu Ruju (fig. 7); ha il fondo 
semicircolare ed una concavità regolare al centro ; ha la costola netta e tagliente, dove 
si imposta la parte superiore del vnso che si restringe dapprima per espandersi leg- 




FiG. 7. 



germente all'orlo ; inoltre l'ansa, ora smussata doveva essere una semplice linguetta di 
presa. Una ingabbiatura fine, abbastanza liscia e continua, di color bruno, forma la 







Fio. 8. 



superficie esterna ed interna della ciotola, che ha parecchi confronti fra il materiale 
del primo periodo avanzato delle necropoli siculo ("), ma specialmente col materiale 
iberico eneolitico. 

Un altro vaso, quasi intiero, ci offre una forma tronco-conica, a base pianeg- 
giante, alto cm. 11, con la bocca larga era. 10 (fig. 8). Questo vaso, eseguito 
molto irregolarmente, con la superficie ineguale, ha due anse a nastro impostate 
verticalmente sui fianchi, presso alla bocca, ma in modo asimmetrico e trascurato. 

(•) Colini, nell'ottimo suo riassunto dei caratteri della civiltà sicula del 2°" periodo, nel Bull, 
di paletnol. ital, a. XXX (1904), pag. 283. 

(') A Melilli, Sep. 19; Orsi, Bull, cit., a. XVII, pag. 72, tav. V, 24, a Valsavoia, ivi, a. X5VIII, 
pag. 22, tav. II, 35. 



SARDINIA — 107 — ALOHBRO 

Il tipo del vaso è frequente in Sardegna. Ne dettero saggi le caverne del territorio 
di Iglesias ; ed anclie il nuraghe Sianeddu, presso Gabras, ne offrì un esemplare, ora 
nel Museo Preistorico di Roma (')• In questo però le anse sono in numero di tre. 

La piccola ciotoletta a fondo piano di parete ovoidale, alta cm. 6, data dalla 
figura 9, ci presenta una forma assai comune in Sardegna, anche per la brevis- 
sima ansa a tacca, di cui abbiamo esemplari nella caverna di ?. Orreri, come nella 
grotticella di Bunannaro (*) : anche le grotte sicule, pure del secondo periodo, fra la 
classe di ceramica modesta presentano vasi di analogo tipo (^). 

Questa forma era data da un altro esemplare, però incompleto, come il prece- 
dente di argilla grossolana, poco liscio e di cottura ineguale, che lo aveva colorito 
in rosso pallido (alt. mm. 65). 

Un altro vaso frammentato, a pareti robustissime, a ventre sferico, con leggera 
traccia di carena al centro, aveva la bocca irregolare e la superficie ineguale; anche 
esso però, come altri varii esemplari, ha il fondo piatto e leggermente concavo. 




FiG. 9. 

Assai levigata è invece un'altra ciotoletta, conservataci solo per una metà, co- 
perta da una ingubbiatura resa bruna dalla cottura, e con le pareti abbastanza fini 
ed ineguali. Nella parte conservata serba una bozzetta o bottoncino sporgente, che ricorda 
quelli di alcuni vasetti del nuraghe Sianeddu, conservati nel Museo di Cagliari (*) 
e che ha confronti anche nella ceramica sicula del primo periodo, come, ad esempio, 
a Castelluccio (*). 

La tomba ci diede altresì pochi altri frammenti di stoviglie rozze, a superficie 
rossastra, appartenenti a vasi di tipi semplici, non decorati, ma dei quali non è 
possibile determinare la forma. 

Per quanto scarsi siano gli elementi offerti al nostro studio da questa tomba di 
Cuguttu, e benché siano da considerarsi come frutto di una ricerca non sistematica, 
pure essi hanno qualche valore, giacché, tanto per la disposizione della tomba, quanto 
per gli oggetti della suppellettile troviamo somiglianza colle costruzioni dei sepolcri 
e colla forma degli oggetti della necropoli di Anghelu Ruju; anche i raffronti col 
materiale di Bunannaro, delle grotte di s. Elia mostrano la somiglianza di alcune 
forme, come ad esempio del tripode, del vaso sferoidale ad ansa sollevata e quindi 

(•) Pinza, op. cit., fig. 127. 

(•) Idem, op. cit., tav. IH, 17; tav. IV, 16; Colini, Bull, cit., a. XXIV, tav. XVII, 11. 

{') Orsi, Pantalica, Mon. Accad. Lincei, IX, pag. 81, tav. 10, fig. 7. 

(*) Pinza, op. cit, fig. 124. 

(•) Orsi, Bull, cit., a. XVIU, Sep. 15, a tav. IV, 15. 



ÀLQHBRO — 108 — SARDINIA 

la nniformità di alcuni tipi e la loro persistenza in tutte le parti della vasta isola. A 
Guguttu, come ad Anghelu Rtiju, noi possiamo notare la parità di sriluppo della 
architettura delle tombe, con un carattere arcaico e primitivo, tanto della suppellettile 
metallica che della fìttile. Anche qui, come al capo s. Elia, come nella vasta necro- 
poli algherese, noi vediamo persistere una decorazione ad impressioni, con motivi- 
lineari, di carattere simile a quello dei dolmen, che ia Sicilia non comparisce più 
nelle grotticelle eneolitiche e dell'età del bronzo. Però il carattere alquanto trascurato 
della decorazione della oUetta sferoidale, riprodotta nella fig. 3, la comparsa delle 
forme di ciotoline carenate, dei vasetti ad ansa atrofizzata, ridotta a bozza poco spor- 
gente, fa supporre che questa tomba di Guguttu possa essere più recente di quelle 
di Anghelu Buju; e così possono spiegarsi le analogie più strette e numerose che 
siamo venuti notando col materiale dato dai nuraghi. 

Per questo lato appunto cresce Tinteresse offerto da questa modesta scoperta, 
perchè se per una parte la tomba di Guguttu si connette coll'orizzonte, abbastanza 
vasto, rivelatoci dalla necropoli eneolitica di Anghelu Ruju, per l'altro mostra varii 
punti di contatto e di continuità con le forme dominanti nella civiltà nuragica, ed è 
perciò un elemento a conforto della ipotesi da me avanzata che la necropoli alghe- 
rese appartenga alle genti che, in corso del tempo, dettero forma a quella civiltà, 
ipotesi che per quanto attenda sempre più larghe e sicure riprove nei fatti archeo- 
logici, è in armonia con i risultati delle comparazioni e delle indagini che furono 
già fatte sul materiale eneolitico sardo dai precedenti studiosi, quali il Pinza ed il 
Golini ('). 

A. Taramelli. 



(*) Colini, Bull, di palttnol. ital., ann. XXVII, pag. 180; Pinxa, op. cit., pp. 74 e sg., 139 
e 8g., 235, 274, 276. 



Roma, 21 marzo 1909. 



— lod — 



ROMA — 10» — ROMA 



Anno 1909 — Fascicolo 4. 



I. ROMA. 

Nuove scoperte nella città e nel suburbio. 

Regione V. Nel fare uà cavo, largo m. 0,60, per la posa di tubi per aequa 
potabile, di fronte al Museo Lateranense, e alla distanza da questo di appena 12 m., fu 
scoperto un piccolo tratto di antica pavimentazione stradale a poligoni di basalto, la 
cui direzione veniva deterrainatada un marciapiede, largo m. 0,60, alto m. 0,24, 
formato da lastroni di peperino. La ria correva da est a ovest, e trovavasi a m. 1,20 
sotto il piano dell'attuale piazza s. Giovanni in Laterano. 



Regione VI. Via delle Tre Gamelle. Nell'angolo formato da questa via e dalla 
via Nazionale, si è asportata la terra, che riempiva tutto lo spazio compreso fra i 
muri esterni della Scuola femminile superiore Erminia Foà Fusinato e quelli che 
limitavano le due vie ora ricordate. Si sono scoperti avanzi di selciati e di muri di 
costruzione diversa, disposti come vfdesi nella piantina qui riprodotta (fig. 1). 

A chiarimento della quale, avverto che i muri indicati con linee incrociate sono 
ad opera reticolata. L'avanzo di selciato a era a due metri di altezza dal piano di 
via Nazionale, nel punto piìl vicino; quello é a m. 1,70 dal piano di via delle Tre 
Cannelle. Lateralmente a quest'ultimo avanzo di selciato erano due muri laterizi pa- 
ralleli e assai vicini, dello spessore di m. 0,45; al più esterno di essi era addos- 
sato un pilastro, pure laterizio, larg) m. 1 e aggettante dal muro m. 0,90. 

Nell'ambiente e (il cui angolo orientale deve essere stato distrutto quando fu 
costruito il muro che qui limita via Nazionale), a m. 0,50 sopra il piano di via Na- 
zionale, era un pavimento a spina ii pesce, che terminava nell'angolo formato da 
avanzi di muri laterizi, che vedesi mtro quest'ambiente. L'ambiente e, limitato ad 
ovest da muro laterizio e negli altr lati da mura reticolate, aveva a metri due dal 
Notizie Scavi 1909 — Voi. VI. 16 



ROMA 



— 110 — 



ROMA 



piano di via delle Tre Cannelle, un pavimento a spina di pesce ; e sopra questo, ad 
una maggiore altezza di m. 1,40, un altro pavimento, pure a spina di pesce, che 
passava sopra il muro reticolato /, e si inoltrava sotto le fondazioni della scuola fem- 
minile già nominata. 

Il terreno era assai povero ; vi si rinvennero solamente due tegole recanti il bollo 
C. I. L., XV, 657 e, e due piccoli parallelepipedi di marmo (uno di m. 0,33 X 




V/a c/e//e Tre Ccin nelle 







0,20X0,9; l'altro m. 0,18X0,15X0,07) con in incavo rettangolare lavorato a gra- 
dina in una delle facce maggiori, profondo m. CL015, lungo m. 0,115 e largo m. 0,09. 
A ciascun angolo delle due facce minori opposte era una prominenza. In uno di questi 
due oggetti, che probabilmente dovettero servile come piccole basi di sostegno dì 
erme o di piedi di mobili, l'incavo era scorniciate da tre lati. 

Si rinvennero inoltre, al piano del pavimelto dell'ambiente e, ma fuori posto, 
alcune soglie di porte, che avevano l'incavo di s lorrimento della poslis. 



Regione IX. Eseguendosi gli sterri per 
di proprietà del prof. Chiovenda Giuseppe, al 
porto un tratto di antico selciato, che misura ii 
ghezza. I lavori di sterro non giunsero a scopri- 
in dubbio se detta pavimentazione fosse stata d 
è distante m. 15 dall'angolo del vicolo Brunetti 



costruzione di un nuovo fabbricato 
colo Brunetti, è stato messo allo sco- 

5 di lunghezza e m. 4,50 di lar- 
e le crepidini, per cui resta tuttora 
una via o di una platea antica. Essa 
on via Ripetta. 



ROMA — 111 — ROMA 



Regione XII. Via di S. Saba. Eseguendosi degli sterri nella proprietà del- 
l'Istituto per le case operaie, sono tornati a luce i seguenti oggetti di terracotta: 
una lucerna eoi bollo C. I. L., XV, 6377 è; un frammento di lastra decorativa, rap- 
presentante una testina muliebre con corona e chiome disciolte ; sei anfore, delle quali 
due hanno sull'ansa il bollo C. I. L., XV, 2581 ; nove tegole, delle quali sette ripe- 
tono il bollo C. I. L., XV, 744, e due con bolli illegibili. 



Regione XIV. Viale Trenta Aprile. Eseguendosi un cavo per gettare le fon- 
damenta di un villino nel terreno di proprietà della contessa Stalberg, si è scoperta 
una tomba in tegole disposte alla cappuccina, nella quale furono rinvenute solo poche 
ossa umane. Poco lungi da questa tomba, più a monte, è tornato in luce un muro a 
cortina, in direzione da est ad ovest. 

Via Campana. Eseguendosi gli sterri per la costruzione di una fogna a sud 
della nuova stazione di allacciamento Termini-Trastevere, alla distanza di m. 34,70 














FiG. 2. 



dalla via della Magliana e di fronte all'Osteria dei due Leoni di proprietà Corsetti, 
si è incontrato un complesso di tombe a cassettoni che formavano battente, sui 
quali poggiavano i tegoloni che separavano ciascun sepolcro da quello sottostante 
(vedi pianta fìg. 2). Simili sepolcri furono rimessi alla luce presso la via Portuense 
(cfr. Notisie 1892, pag. 97). 

Fra la terra si rinvenne un frammento di capitello di pilastro in marmo bianco 
con una palmetta fra due girali (alt. m. 0,55, largh. m. 0,40). 

* 

Via Collatina. Proseguendosi gli sterri per lavori ferroviarii, verso il vicolo 
Malabarba, si sono scoperte due costruzioni ad uso di sepolcri. 



ROMA 



— 112 — 



ROMA 



La prima di esse formava un ambiente di pianta rettangolare, orientato, i cui 
muri perimetrali composti di pietrami di tufo e di calce, erano ricoperti da into- 
naco di piccolo spessore ed incoerente. La vòlta a botte, di tutto sesto, era inclinata 
verso la parete occidentale (fig. 3) e rivestita dello stesso intonaco delle pareti, deco- 
rata di semplici festoni di tinta rossastra, sui quali posavano qua e là uccelli, di 
fattura assai rozza. Il piano di questa camera, fatto di calce battuta, era diviso da 
muretti bassi e sottili, intonacati, stendati in alto, i quali formavano degli scom- 
parti di forma rettangolare, della profondità assai varia; come rilevasi anche dalla 
sezione (fig. 4). In ciascuna parete era un arcosolio a tutto sesto. 




1 1 I I 1 1 



melri 



Fio. 3. 



Questo vano non aveva entrata: di necessità quindi si doveva calar in esso da 
un foro aperto nella vòlta, la quale però era in gran parte crollata. 

Ogni scomparto ed ogni arcosolio conteneva ossa di più cadaveri messi alla 
rinfusa. Fra le ossa si rinvenne soltanto una lucerna fittile, senza bollo, e un fram- 
mento di vasello di vetro. 

A cinque metri di distanza da quello ora descritto, verso ovest, sorgeva un altro 
sepolcro in cui erano due ambienti; uno sovrapposto all'altro. A quello inferiore, 
quadrato di m. 4,10 di lato, si accedeva dal piano di campagna, per mezzo di una 
scaletta situata nell'angolo nord-est, la quale si componeva di tredici gradini lunghi 
m. 0,60, di m. 0,29 di alzata e di ra. 0,27 di pedata. L'ingresso, evidentemente an- 
tico, perchè la scaletta scendeva fra due muri reticolati, era dalla part* opposta della 
via Collatina, ed a considerevole altezza da questi. Nella parete est, sotto la scaletta, 
era un arcosolio; due ve n'erano in quella nord, e fra questi un pilastro, in cui era 
un loculo per due olle di terracotta, delle qu4i rimanevano solo piccoli avanzi. 
Nel lato ovest, presso l'angolo nord-ovest, era |un vano largo m. 1,10 e quindi 



ROMA 



— 113 — 



ROMA 



un brevissimo corridoio che non si può dire dove conducesse, perchè, dove finiva, fu 
solo rinvenuto terreno di scarico. Accanto al vano ora ricordato, nella stessa parete 
ovest, era un pilastro, simile a quello della parete nord, con due loculi per due olle 
ciascuno. 

All'altezza di circa un metro dagli arcosolii, tutto in giro nelle quattro pareti, 
si trovò una serie di loculi allineati, ciascuno dei quali poteva contenere due olle. 




-h 



y/////////^////////y>/^ 



me 



tri 



FiG. 2. 



La vòlta della camera era a botte a tutto sesto e coperta, come anche i muri, 
di iato:iaco bianco. Le olle erano state tutte rotte ; e non fu trovata neppure una tar- 
ghetta iscritta; ma ciò non deve sorprendere, perchè quella camera era stata, da tempo, 
adoperata dai padroni del luogo a ripostiglio di strumenti e di prodotti agricoli. 
Dell'ambiente superiore non rimaneva che poco delle mura perimetrali e parte del 
pavimeLto a musaico. La parte centiale di questo pavimento era costituita da un 
rettangolo di m, 3,25X2,40, a tasselli bianchi, disposti in fila, secondo le diagonali 
del rettangolo stesso; seguivano quattro fasce; delle quali la prima, più interna, era 
pure a tasselli bianchi, ma disposti in fila, secondo i lati del rettangolo; la seconda 
fascia era nera: la terza bianca, e la quarta nera. Tutte queste fasce erano di tre 
ordini di tasselli; seguiva quindi un fascione nero, largo m, 0,21, i cui tasselli erano 
disposti come quelli bianchi del rettangolo centrale- Il musaico era abbastanza fine. 
Non si è potuto vedere se nel mezzo del rettangolo centrale fosse qualche figura, 
perchè recentemente ne venne portata via una parte abbastanza grande con una 



ROMA — 114 — ROMA 

sezione della vòlta che la sosteneva per formare un lucernario, che illunainasse un 
poco l'ambiente sottostante, ridotto a ripostiglio, come s'è detto. I muri di questo 
sepolcro erano in opera reticolata. Nell'interno si è rinvenuto solo un cinerario in 
forma di tronco di colonna, senza iscrizione, alto m. 0,54 e del diametro di m. 0,30. 

A pochi metri da questo colombario, si sono scoperti avanzi di altro sepolcro 
quasi interamente distrutto. 

Presso queste costruzioni si sono rinvenute nel teireno, ad un'altezza di tre e 
quattro metri dall'antica via Collatioa, parecchie casse di terracotta, coperte da tegole, 
con ossa umane : in una sola di queste casse si rinvenne un vasetto di vetro. 

Nel terreno presso queste tombe si sono trovate parecchie tegole coi seguenti, 
bolli conosciuti: quattro, C. I. L. XV, 1102*; uno, G. I. L. XV, 1102 a; uno, C. I. L. 
XV, 163; uno, G. I. L. XV, 440, e uno C. I. L. XV, 1348*. 

Si è rinvenuto inoltre un frammento di parete di sarcofago, baccellata, con ge- 
nietto alato che si appoggia con l'ascella destra ad una face rovesciata, e sul dorso 
della mano sinistra portata sulla spalla destra posa il capo inclinato. Si è pure rac- 
colta una lastra marmorea scorniciata con la iscrizione: 

D M 

L- POMPO 
NIO BLÀSTO 
{^ECIT POMPONIA 
FELICISSIMA 
COLLI BERTO 
BENEMEREN 

TI FECIT 

Sempre sul terreno circostante a queste tombe furono trovati un vasetto di vetro di 
forma affusolata e due medi bronzi, uno di Augusto (Cohen, 248), l'altro di Germanico 
(Cohen, 7). 

Via Portuense. Sul lato di questa via verso il Tevere, nella vigna già Costa, 
facendosi un cavo per fogna, sono tornate a luce quattro antefisse di terracotta fram- 
mentate. In una vedesi la parte inferiore di una menade che cammina a sinistra pre- 
ceduta da una pantera che volge indietro la testa; in un'altra una protome sul cui 
capo ha principio una alta palmetta (la protome è fiancheggiata da girali e palmette) ; 
in una terza vedousi girali intrecciati; in una quarta una testa femminile radiata, 
fiancheggiata da due serpenti. 

Proseguendosi i lavori per l'allacciamento della stazione di Trastevere a quella 
di Termini, si sono rinvenute fra la terra due tegole coi bolli G. I. L. XV, 1094 e 
e 90 a. 

Via Salaria. In via Po, nel terreno di proprietà dell'avv. Gervasi, attigujal 
villino Peroni e alla cavallerizza Angelini, facendosi uno sterro, si sono rinvenuti i. 



ROMA — 115 — ROMA 

seguenti oggetti di terracotta: tre urne cinerarie: due lucerne semplici; una taiza 
alta m. 0,08 e larga m. 0,10; un vasetto in forma di calice, alto m. 0,18 e largo 
m. 0,11. Inoltre è stata recuperata la seguente iscrizione: 

V 
C-CAIIRIILIVSC-L 

RLI PIO 
VIItTIAOL 

CRIISTII 
ATINAIISCL 
INFROTII-PXIl-AXII (tic) 

Nella via di s. Filippo, presso le « Tre Madonne », fuori Porta Salaria, dove 
recentemente tornarono in luce sarcofagi ed iscrizioni latine (Notùie, 1908, pag. 459), 
giaceva in terra, accanto ad un lavatoio una grande lastra marmorea, assai frammen- 
tata, che fu acquistata per il Museo Nazionale Romano. 

Da una parte essa ha bugne rettangolari, eatro profondi riquadri sagomati adia- 
centi gli uni agli altri; dall'altra le due seguenti epigrafi, scritte in senso inverso: 

\ 

HERENNiVSl\ 
ATOREGRECIVSV 
a) VAMEXTRAN 

FIDELiSiNPACEDV 
INOVCCoNSQV 



SAI"! A IONI 



a) Ilerennius .... I ator egregius — / uam extra n.. .. / fidelis in pace 
d(epositus) V... [nonas kalendas] — I irio v{iro) e {larissimo) con{sule) o con- 
s{ulibus) qu[f\ vixit ann{is) p{lus) m{imis) 

b) nd luUus / \_dep... k']al{endas) februarias. 

I caratteri paleografici della iscrizione a fanno ritenere che essa sia del quinto 
secolo: ma non è possibile datarla perchè non pochi sono i consoli i cui nomi terminano 
in inus : né è possibile dire se i consoli nominati fossero uno o due, mancando dati 
per determinare pure approssimativamente la grandezza della lapide. 

A. Pasqui. 



OSTIA — 116 — BBGIONB 



Regione I (LATI UM ET CAMPANIA). 

LATIUM. 



II. OSTIA — Nuove scoperte presso le Terme. 

Sono stati esplorati i primi vani a sinistra di via della Fontana per chi viene 
da via del Teatro, attraversando l'osteria di cai si è parlato sopra a pag. 92. 

Il primo vano di m. 6,80 X 4,45 (segnato con lettera A nella pianta pubblicata 
nelle Notizie 1907, pag. 214) sta proprio di fronte a quell'ambiente aperto intera- 
mente sulla via, del quale si è sopra riferito a pag. 92. Ha sulla porta d' ingresso, 
larga m. 2,67, la soglia di travertino (') , che però posa sullo scarico, ed è di m. 0,45 
più alta del pavimento, il quale è ad opera spicata. Conserva nel basso traccie di 
intonaco a cocciopesto. Ha in fondo una porta larga m. 1,25. 

Il secondo vano, di m. 6,80 X 5 (segnato B nella pianta sopra citata), ha la porta 
d'ingresso larga m. 2,67, con soglia in più pezzi di travertino, senza canaletti e 
rialzata più tardi; una porta in fondo larga m. 1,05; il pavimento in opera spicata ; 
traccie d'intonaco a coccio pesto, e in alto la solita cornice di mattoni, sottoposta 
al pavimento del piano superiore. Nell'angolo a destra avanzi di una vasca di m. 1,55 
X 0,80 X 0,13. Addossata alla parete di fondo è una costruzione quadrata, che posa 
su uno strato di scarico, alto m. 0,43 ; è fatta con tufetti squadrati e con file dì mat- 
toni ed è ricoperta di cocciopesto (*). 

Tra questo vano e il seguente si ha sulla strada la vasca indicata nella pianta 
sopra detta con la lettera ff. Misura m. 1,56 X 1,15 X 0,80. È rivestita di in- 
tonaco a cocciopesto, coperto all'esterno di colore rosso. Il tubo di scarico è nel 
lato nord. 

Il terzo vano, uguale al precedente, ha nell'angolo di fondo a sin. una scala con 
cinque gradini, a cortina di mattoni con intonaco a cocciopesto (m. 0,86 X 0,22X0,25). 
Simile intonaco si ha in gii-o per un'altezza di m. 1,44, e più su una scialbatura più 
fine, bianca. Quell' intonaco più rozzo accompagna anche la scala nel suo tratto con- 
servato, e poi sulla parete di fondo, dove era la seconda branca della scala stessa, 
non più in mattoni, ma in legno. Esso indica che la scala medesima non doveva 
essere visibile, ma nascosta probabilmente da tramezzo in legno. Al di sotto della 
seconda branca l'intonaco è, come nel resto, rozzo, a cocciopesto inferiormente; più 
line in alto. La scala conduceva al piano superiore; la cornice in mattoni è a 



(') Queste soglie di travertino hanno di solito i canali per le tavole di chiasnra e l'incasso 
per la porticina. 

(•) Una simile costruzione si è poi riconosciuta in un ambiente delle Terme. Era ij^ter- 
namente piena di materiale di scarico, pexzì di travertino, marmo, calcinaccio ecc. 



REGIONE I. 



— 117 — 



OSTIA 



m. 4,50 di altezza dal pavimento. Sulle pareti restano poche traccie di graffiti; 
spesso si tratta di semplici aste ; in un punto si legge : 

XIIIIII 
t Al| 
FEO 

Nvn 



Il quarto vano è eguale in tutto al precedente; soltanto l'intonaco in cocciopesto 
mostrasi coperto di tinta rossa. Vi si raccolsero frammenti del soffitto a camera a 
canna, con avanzi di affresco, ed un collo d'anfora con la marca sull'ansa: M. 

Il quinto, delle stesse dimensioni, ha lo stesso intonaco a cocciopesto per una 
altezza di m. 1,60; e più in alto l'intonaco più fino, che copriva anche le pareti 
del piano superiore. Qui però non vi è la scala, ma al suo posto una vasca a coccio- 
pesto con colore nerastro nell'interno (m. 1,62 X 1,06 X 0,82). In fondo, era una porta 
larga m. 1, che venne poscia chiusa. Quella d' ingresso conserva la soglia in travertino. 

Il sesto vano largo m. 2,93, spurgato per una lunghezza di m. 7,35, è un corridoio, 
che doveva sboccare nella via parallela a quella della Fontana. La porta è larga 
m. 2,38 ed ha la soglia in travertino. Un'altra porta si vede a sin., a m. 7,35 dal- 
l' ingresso, la quale doveva mettere in una stanza alle spalle del quinto vano. Nel 
pavimento, che è, come al solito in opera spicata, a m. 5,25 dall' ingresso, sul lato 
destro, erano conficcate due grandi anfore a grosso ventre, sporgenti in fuori per 
circa un quarto. Si conserva anche qui la cornice in mattoni e parte delle pareti del 
muro superiore. 

In questi vani si raccolsero i seguenti frammenti marmorei : un bel busto acefalo, 
femminile (m. 0,36), un frammento di testa virile (ra. 0,05 X 0,85), altro di sta- 
tuetta di putto (m. 0,19). parte di mano sinistra di statua, un piccolo capitello co- 
rinzio e inoltre mattoni con i bolli C. I. Z., XV, 1071, 1435 e una lucerna con 
rilievo raj)presentante Apollo citaredo e portante la marca: 

AVG/// 

Tutto ciò in via della Fontana. Nella via del Teatro, è stato completamente ripulito 
il porticato innanzi alle Terme, sicché tutto presentasi ora nel modo che vedesi rappre- 
sentato qui appresso (fig. 1). 

Nei due ultimi vani sotto il portico (nn. 16 e 17, vedi pag, 92) si raccolse: 
1. Lastra marmorea opistografa (m. 0,21 X 0,18 X 0,025): 
da un lato si legge: e dall'altro: 





NoTiziK Scavi 1909 — Voi. VI. 



16 






OSTIA 



— 118 — 



REOIONB 1. 



2. Id. (m. 0,21X0,36 X0,0«): 

/Irene 
\evhemer ^ 

BMFECIT ! 



3. Grossa lastra di marmo (m. 0,73 
X 0,34X0,20) in cui rimane: 



1 rs. e T 
C • S E I L 1) 

c-sIlivs( 

CSlLIVSf 
CSlLIVSC-LÈ\ 





Fio. 1. 



Le ultime tre linee furono incise posteriormente. 

4. Frammento di lastra marmorea (m. 0,16 X 0,12 X 0,025), su cui è graffila 
una testa di cavallo con palma che s'alza dalla fronte. 

5. Otto frammenti di un bassorilievo con doppia fila di strie; a d. un pilastro 
ornato, e sopra a questo mezza testa con capelli spioventi ; in uno dei frammenti avanzo 
della targa, donde venne abrasa l'iscrizione. 

6. Frammento di antefissa in marmo con rilievo rappresentante una foglia 
(m. 0,46X0,18X0,11). 

7. Varie lucerne di coi una con rilievo rappresentante un gallo, ed un'altra a 
dieci becchi, a forma di barca, destinata ad essere sospesa (fig. 2). Vi si vedono 
in rilievo, entro edicole, Iside nel centro, Serapide da una parte, ed Arpocrate nella 
opposta. Altra lucerna portante la marca : V M I S F (?) 

8. Due colli di anfore con le marche C. I. L., XV, 2586 a e 2966 sulle anse. 



REGIONB I. 



— 119 — 



OSTIA 



9. Mattoni con i bolli C. I. Z., XV, 12, 76, 79. 

10. Fondo di vaso aretino con la marca: LiVI in pianta di piede umano 
(cf. C. I. L., XV, 5031), e inoltre anelli, anelli con chiave ecc. 




Fio. 2 



Nel vano 12 (v. sopra pag. 90) si raccolse la lastra marmorea (m. 1,17 X 
0,92 X 0,03) contenente l'albo dei fontani dell'anno 232 d. C, inciso dopo abrasa 
un' iscrizione precedente : 



OSTIA 



— 120 — 



RKOIONE I. 



15 



20 



25 



30 



L- VIRI O • LVPO- ETLMARIOMAXIMoCo 

FONTANORVMOiEX- se- coire- lic 




a n À u IN 1 V b,<- HA, \0 N 

^ 1 V V^K }fm ri: S ti INWS 
h ]^i V s • M^i/fi I s\jv;rv s a 

- TI. CL AUDI '^^- E PAG [a T V S 
TIVLIVS • PELI X 

M:^nr^)f]S • DI O N Y S I V S 
THALAIVAS 



J. 



VO L VS^I^tt s ^ A T V p-W i ,N 
:v^— A^N T I N, 
joe/'^Tl^NIVS O 

lW/|ivsathen odor 
pivlivs ■ geminvs 
p ivlivsgrvmentinvs 




VPETRONl VS MYRISMVS • IvN 



'//LIVSSATYRVS 

FIVSDALIS 
ILIVS-HILARVS 
(rCCIVS M I T H R E S 
yiVSCOGNIT VS 
kVS HESPER 

Xliberalis 

gru MENTIN-IVN 

'nvs 

ÌC I SSIM 
RTIALIS 

Wgatvs 

'MVS- VI 



EBS 



F-PETRONLVS- FELIX- 
LVCIVSPOMPEIVSCLy I N T I N V S 
Gì VLIVS • SATVR VS 
NEVIVS • CATVLLINVS • 
AVRELI VS • VITALIO- 
CAECILIVS- SOTERICVS 
SEXTILLVS • SEBERIANVS 

L-FLAVIVS- ONESIMI ANVS 



RBOIONB I. — 121 — OSTIA 

Si ebbero inoltre altri piccoli frammenti della medesima lastra marmorea con 
una due lettere, i quali non poterono essere collocati al loie posto. 

Sul testo epigrafico vanno fatte le seguenti osservaziani : lin. 1. Per quanto 
concerne i consoli del 232 Lupo e Massimo citati s'ignorava sinora di essi il pre- 
nome ed il gentilizio (v. Vaglieri, / consoli, pag. 169). Il primo può essere stato 
il figlio di quello che combattè per Severo contro Albino (Dio. Cass., 75, 6) e go- 
vernò la Britannia sotto Caracalla {Dig. 28, 6, 2, 4). Un Virio Lupo, discendente 
certo del nostro, fu console con Probo nel 278 (Vaglieri, op. cit., p. 232) e praefectus 
urbis nel 278-280; un L. Mario Massimo Perpetuo Aureliano fu console per la seconda 
volta nel 223 (op. cit., pag. 173 seg.). 

lin. 2. Un collegio di fontani, che corrispondono a quelli detti altrove fulloties, 
non si conosceva ancora per Ostia; notissimo è quello di Roma (Waltzing, Corpo- 
rations professionnelles. II, pag. 113; Pernier in De Ruggiero, Dizionario epigr., 
s. V. « fuUo »). 

I, lin. 8. Non intendo le ultime lettere, che pure sembrano certe. Esse o si 
riferiscono al nome precedente (cf. lin. 32) o a quello della seconda colonna. 

lin. 18. Un lulius Grumentinus ricorre in C. I. i., XIV, 1151. 
lin. 32. Il VI è certo; che sia errore per IV(mor)? 

II, lin. 3. Un Petronius Felix in C. I. L., XIV, 1461. 

lin. 7. Un Aurelius Vitalio in C. I. L., XIV, 260 in un albo di collegio ignoto, 
lin. 8. Un Q. Caecilius Sotericus in C. I. L., XIV, 714. 

* 

Negli altri vani, sotto lo stesso portico si raccolse: 

1. Lastra marmorea (m. 0,14 X 0,185 X 0,02) con lettere piccole e brutte: 

D 
CUB I L L I 
COIVCI BE 
QJ/ANNIS 



2. Id. (m. 0,46 X 0,54 X 0,04) : 

D M 

EVPHROSYNELIB 
MERENTISSIMAE 
A-CORNELIVS- 
AMARANTVS • L ■ F • 

3. Frammento di sarcofago marmoreo (m. 0,11 X 0,35), sul quale si vede parte 
di due figure. 

4. Id. (m. 0,12 X 0,18) con parte di putto alato. 

5. Frammento di antefissa, con un leoncino che esce da un tubo (m. 0,08 X 0,08). 



f 



OSTIA T — 122 — BBOIONE 1. 

6. Un'ansa di anfora con la marca incompleta CCVC, impressa due volte. 

7. Fondo di vaso aretino con la marca : 

LTITI (»ic) 

e nella parte inferiore un A graffito. 

8. Lucerne, di cui una con rilievo rappresentante un amorino. 

Si ebbero inoltre : un piatto di bilancia di bronzo (diani. m. 0,04), un unguen- 
tario di vetro (alt. m. 0,052), un" asta quadrilatera di ferro, ripiegata ad uncino 
(m. 0,27 X 0,35 X 0,035). 



Nel fare una ricerca di fianco ad uno dei pilastri sotto il portico, a m. 0,92 
di profondità dalla soglia della taberna n. 1, presso la « via dei vigili », è venuto 
in luce un frammento di ornato che conserva traccio di colore bianco e ha superior- 
mente due palmette e inferiormente festoni e volute. 



Sono stati esplorati anche i vani n. 2, 3 e 4 sulla sinistra della ■> via del 
Teatro » per chi viene dalla « via dei Sepolcri » partendo dalla via che le congiunge 
(v. pag. 84). Anche questi, come i prossimi, avevano le vòlte ancora conservate nel- 
l'epoca in cui furono abbandonati. Sul pavimento si trovò uno strato di terra misto a 
frammenti di vasi. Negli scarichi si raccolsero piccoli avanzi di intonaco dipinto. 

Il vano n. 2, di m. 9,80 X 5, ha la soglia in travertino sulla porta d' ingresso, 
larga m. 3,85, avanzi del pavimento fatto con lastre informi di marmo bianco ed 
una porta nella parete di fondo, che è di opera reticolata con ricorsi di mattoni, 
mentre le altre pareti sono in laterizio. Nell'angolo sud-est è una scala, in opera re- 
ticolata, con sei gradini (m. 0,23 X 0,20 X 0,99), che termina in un pianerottolo 
(m. 1,13 X 0,99), dal quale partiva la continuazione della scala che era in legno (cf. 
sopra pag. 116). Nell'angolo sud-ovest si conservano due pezzi di canale di marmo, 
collocati in modo da formare un rettangolo (m. 1,37 X 0,67). In questo vano si raccolse: 

1. Lastra di marmo (m. 0,10 X 0,13 X 0,26) col seguente frammento epigrafico, 
a destra del quale si vede la mano e parte del braccio di una figura. 




2. Due frammenti di una grande iscrizione: 
a) (m. 0,22X0,335X0,028): *) (m. 0.105 X 0,125): 




(TR^ 



RBOIONB I. — 123 — OSTIA 

3. Id. (m. 0,16 X 0.23 X 0,07): 



/CVMQVA- VIXIT 

/LLAQVERELLA ET 

ECONIVGI CARISSIMA 
|BVS- POSTERISQ EORVM 
'Al- INAGROPEDXX 

Il vano n. 8 probabilmente fu in origine l'entrata ad un grande edificio, non 
essendovi nell'ingresso le spallette. Poi fu diviso in due parti, delle quali l'una man- 
tenne la funzione di corridoio di accesso, l'altra fu ridotta a taberna ('). 

La taberna, che ha forma trapezoidale, avendo all'ingresso una larghezza di 
m. 2,07 e in fondo di m. 3,75, è lunga m. 10,40. Ha soglia di travertino con ca- 
naletti, ed una porta a destra; una porta a sin., aperta più tardi, era stata in seguito 
richiusa con pezzi di tufo, marmo e cocciopesto. Il pavimento era a lastre informi di 
marmo. 

Il corridoio, scoperto per un lunghezza di m. 13, largo m. 2,07 ha nella parete 
a sin. due porte, delle quali una, larga m. 1,79, mette nella prossima taberna, l'altra 
in una stanza retrostante a questa; una terza mette nel vano n. 4. Vi è un con- 
dotto formato con anfore {^), forse per acqua potabile. 

In questo ambiente si raccolse un frammento di lastra di marmo (m. 0,275 X 
0,22 X 0,03) con iscrizione, le cui lettere, appena incìse, vennero ornate con piccoli 
tagli trasversali: 



y.Tivs 

C44VM 



L'ambiente n. 4 (m. 9,78 X 9,87) ha, oltre la porta d' ingresso (m. 3,80), con 
soglia, una porta in fondo (m. 1,28) ed una a sin. (m. 1,79). Il pavimento era a 
tegoloni; su uno di essi il bollo 0. L Z., XV, 760. Sotto il pavimento passa un tubo 
di piombo del diam. di m. 0,03, che viene dal terzo vano. Qui si raccolse: 

1. Lastra marmorea (m. 0,19X0,21X0,025): 



SERVICK 


FELICI^ 


FECIT \ 


SERVI VS • sai/ 


ISID/ 



(•) Sotto questo vano passa una fogna che attraversa la strada. Nel vano stesso vennero in 
luce due tombini della fogna medesima. 

(*) Un condotto simile si è rinvenuto nel vano n. 6. 



OSTIA 



124 



RBOIONE I. 



2. Mattoni con i bolli C. L L., XV, 288, 315 (2 es.), 377, 693, 1026 è, 1596 a. 

3. Due lucerne fittili, di cui una con due lepri in atto di mangiare un grappolo 
d'uva e sotto marca irriconoscibile (NI CIP ?), e l'altra col monogramma cristiano. 




KiG. 3 a. 




FiG. 3 a. 

4. Un collo d'anfora col bollo sull'ansa: ISOC. 

5. Un peso di bronzo di forma piramidale, alto m. 0,071, largo alla base 
m. 0,026 X 0,022. 



REGIONE I. 



— 125 — 



OSTIA 



6. Un pendaglio cilindrico di bronzo (lungh. m. 0,055 forse per amuleto. 

In parte da questo vano e in parte dai prossimi (segnati coi nn. 5 e 6) pro- 
vengono frammenti di un grande bassorilievo marmoreo dello spessore di 5 centimetri. 
In due di questi (fig. 3 a, b), il primo (a) di m. 0,43 X 0,55 ed il secondo {b) di 
m. 0,36 X 0,62, si vede, a d. di un cipresso, un satiro, con " nebride, rivolto verso 
d. in atto di danzare : regge con la d. un bastone nodoso con manico ricurvo e porta 




Fig. 4. 



sulla spalla sin, una capra che regge con la sin. per una zampa. Sotto ai suoi piedi 
(fig. 3 b) vedasi una serpe. Altri frammenti riuniti dello stesso bassorilievo (fig. 4) 
che nel loro insieme misurano m. 0,54 X 0,48, mostrano parte della figura di una Me- 
nade danzante, dalle vesti svolazzanti, che suona il crotalo. Se allo stesso bassori- 
lievo appartiene la testa femminile che si vede nella fig. 5, dovremo supporre che le 
Menadi nel bassorilievo fossero state due e che alla centrale appartenesse il piede 
e la parte di veste, che si vede nel frammento fig. 3 b. 



* 



Lungo l' istessa via, procedendo verso le » capanne » a d., dopo la via che viene 
da quella dei sepolcri, si raccolse: 

Notizie Scavi 1909 - VoL VI. 17 



OSTIA 



— 126 — 



RBOIONB l. 



1. Frammento di grossa lastra di marmo (m. 0,28X0,35) con lettere poi 
abrase; ma di lettura che sembra certa: 



Or-MISCVMS 
SDIIAIATAM 
mj3«RATORISIIII C 



2. Lastra marmorea (m. 0,10 X 0,125 
X0,04): 



3. Id. (m. 0,125X0,33X0,025): 




/iDRIA 



Nd) 




Fia. 5. 



4. Frammento di bassorilievo marmoreo, con parte del piede sin. di una figura 
e parte del panneggio (m. 0,26 X 0,125 X 0,06). 

5. Frammento di terracotta architettonica con parte di voluta e parte superiore 
di figura muliebre alata (m. 0,12 X 0,12). 






Nella « via dei vigili » (v. sopra pag. 96) fu sterrata la stanzina che si trova 
a sin. dell' ingresso delle « Terme » (guardiole del portiere ?), ed è addossata alla 
prima taberna sotto il portico. Misura m. 5,76X3,63. La porta d'ingresso è larga 
m. 1,19. 

Essa aveva la vdlta a botte, stabilitura bianca ordinaria, e pavimento fatto di 
lastre informi di marmo e mattoni. Accanto alla parete meridionale passa una piccola 
fogna, nella quale si scarica un fognolo proveniente dalle « Terme » . Addossata alla 
parete orientale fa rinvenuta una vaschetta in muratura in cattivo stato di conser- 
vazione. 



REGIONB 1. — 127 — OSTIA 

Levati alcuni mattoni del pavimento fu constatato come sotto di questo ne esisteva 
un altro in mosaico bianco e nero. Tolto allora il pavimento superiore e tolta la va- 
schetta venne in luce il mosaico figurato, purtroppo in parte distrutto, che formava 
un rettangolo (m. 3,72 X 1,60) con una fascia nera di m. 0,28, altra bianca di 
m. 0,052, altra nera di m. 0,065 e in mezzo fondo bianco con figure nere. La rap- 
presentanza è nilotica. Verso l' ingresso, cioè verso ovest, non rimane se non a d. la 
parte posteriore di un quadrupede (ippopotamo ?). Nel centro si vede una barca lunga, 
snella (m. 1,63) con poppa a testa di animale: ma nulla rimane della rappresen- 
tanza centrale : sotto di essa, sorgono dalla fascia meridionale delle pianticelle acqua- 
tiche, talune con fiore di loto. Nel lato orientale, e visibile da questo, si ha un coc- 
codrillo (m. 0,69) che insegue un pigmeo itifallico che fugge, tenendo nella destra 
un oggetto a due punte : tra le due figure una pianta. Il lato settentrionale è com- 
pletamente distrutto. 

A destra dell' ingresso delle « Terme « , si hanno due ambienti, la cui porta si 
apre sull'area innanzi all'ingresso citato, di fronte all'ambiente testé descritto; nel 
primo (largo m. 0,92) è una scala stretta che ha alla destra, dentro il vano stesso, 
un piano inclinato con superficie a cocciopesto; nel secondo (sottoscala?) è una 
latrina (m. 1,42 X 2,90) con porta larga m. 1,26. Il pavimento con inclinazione verso 
il fondo, è a mosaico bianco ; l' intonaco delle pareti a cocciopesto. Innanzi alla parete 
di fondo si ha un buco (m. 0,40 X 1,28), davanti al quale è un lastrone di travertino 
e ai lati due spallette, alte m. 0,50. 

Nell'angolo che la via dei vigili fa con l'altra che, costeggiando la caserma, rag- 
giunge la via della Fontana, è venuta in luce un'altra fontana in corrispondenza con 
quella esistente all'altro angolo dell'edificio. Essa, che misura nell'interno m. 1,17 
per 1,29 e all'esterno m. 3,30 X 1,90, conserva la vdlta, il cui cervello è all'altezza 
di m. 1,43; conserva anche il tubo di carico e quello di scarico. Nel lato orientale 
apresi un foro che attraversa un blocco di travertino ; ma esso fu poi chiuso nell' interno 
con l'intonaco. Nel lato nord, che dà sulla via, esiste un'apertura larga m. 0,85, 
con parapetto in travertino, per attingere l'acqua. Altre vasche esistono accanto a 
questa, verso est, ma sono tagliate all'altezza della strada. Al di sopra della fon- 
tana sale dalla strada, addossato alla casa, dirigendosi verso l'angolo di questa, un 
piano inclinato, con sei mensolette in travertino, sulle quali erano impostati degli 
archetti, e di cui le ultime due reggevano un ripiano. Ha l'apparenza di una scala, 
ma tale non è, sporgendo appena per m. 0,47 ed avendo la superficie liscia ('). 

* 

Dagli sterri di questa via si ebbero parecchi frammenti epigrafici per lo più 
in lastre marmoree; il solo n. 6 è in travertino. 



(') Ignoro la destinazione di questo piano inclinato. Che sia stato nsato per far salire recipienti 
con l'acqua ? Un simile piano si ha pure nell'altra via, che fa angolo con questa : ed un altro se 
ne Tede nella scala sopra indicata accanto alla latrina. 



OSTIA . 



— 128 — 



REGIONE I. 



1. Id.(m. 0,18X0,19X0,10): 



lELlO 
lAVG 



2. Id. (m. 0,10 X 0.075 X 0,034): 



/DR!>, 



3. Id. (m. 0,19 X 0,14 X 0,03): 




fo-poiy 



4. Id. (m. 0,12 X 0,138), opistografa: 
a) 




*) 




5. Id. (m. 0,108 X 0,125 X 0,017): 6. Lastra adoperata poi come soglia 

(m. 0,19X0,16X0,042): 



VD 



R.O N I A • P V 



7. Id. (m. 0,135 X 0,13X 0,02): 



D 


"~\ 


FRI 


•MI 


PECI)' 


MA- 


K 


0-NE-s| 



9. Id. (m. 0,155 X 0,205 X 0,038): 




8. Id. (m. 0,178 X 0,168 X 0,07) : 



M- 
• TRICLINI 
XTERIORE 
ORVM 



10. Id. (m. 0,11 X 0,145 X 0,025): 



ÉSV-S-i-, 



in x.ACfe 



Abbondarono i mattoni con i bolli C. I. L., XV, 12 (3es.), 41, 70, 79 (2 es.), 
103 (3 es.), 104 (3 es.), 105, 107 (2 es.), 122* (2 es.), 125 (2 es.), 129 (2i&s.), 



KEOIONE I. 



— 129 — 



OSTIA 



277, 326, 328, 350, 361 (4 es.), 377, 607, 637, 693 (3 es.), 891, 958 a (3 es.), 992 e, 
1014, 1027 (2es.), 1033 (2 es.), 1035, 1037, 1086, 1094 A (2 es.), 1096, 1106, 
1116 a (5 es.), 1210, 1304, 1356, 1432, 1434 (3 es.), 1435 (2 es.), 1449 a, 2197 e 
quello dell'ofBcina Tempesina riprodotto sopra a pag. 95 ed i seguenti : 



») o 



E F P A P 
L 



*) 05 PAETIN ET APRONIAN COS 
C • P • G • T • T 

e) O EXPTS-S EX FI/'F-FIONES 
APRO "E CATV.LI a. 130 
COS 



d) □ 



EX PRPJ 
PAETIN 



e) O 



LAGOI I "» ••»«•" 

inc«T*te. 



f) o 



(cf. G. I. £., XV, 106 b). 



a) □ 



TAB EVRIP 
ET APROW 



ERO • III • 'E AMBIBVL COS a. 126 



^) CD ASIACO II "E AQyju. sic a. 125 

COS- DE FIGf 



(cf. G. I. Z., XV, 396). 



i) © jSEMPETROK 

[RESEPtN 



Si scoprirono poi i seguenti pezzi marmorei : 1 . metà inferiore di statua fem- 
minile su plinto, rinvenuta sopra la soglia del vano n. 6, capovolta, adoperata come 
materiale per la chiusura. Ha tunica e manto; si vede il piede sinistro con san- 
dalo. All'altezza della coscia sinistra avanzo di sostegno (alt. m. 0,73). 

2. Erma di Bacco, rinvenuta nel vano n. 4 (alt. m.,19). 



OSTIA — 130 — REGIONE U 

3. Frammenti di architrave, rinvenuti in opera per la chiusura tarda del vano 
n. 7 (m. 1,17X0,33X0,38). 

4. Angolo sin. di sarcofago con puttino e nastro (m. 0,205 X 0,20). 

5. Frammento con tronco d'albero (m. 0,17 X 0,245 X 0,24). 

6. Frammento di decorazione con coda di delfino ed onde (m. 0,145X0,215). 
9. Colonnina a spirale con capitello dorico e base ed avanzo dell'epistilio e del 

timpano (alt. circa m. 0,34). 

8. Avanzi di braccia e gambe di statue. 

Finalmente meritano di essere ricordati i pezzi seguenti: a) Tessera di piombo 
(diam. m. 0,019): P entro corona. ^ Figura femminile vestita, di fronte, con la 
testa volta a sin., con cornucopia nel braccio sin. e reggendo con la d. protesa 
forse il timone. 

b) Lucerne, tra cui CI. L.,XY, 6229 a i23; pesce; croce; cane corrente; oca 
e marca illeggibile. 

(?) Frammento fittile architettonico (m. 0,20 X 0,175). Due figure virili nude 
volte a sin., con nebride. 

d) Id. (appartenente forse al precedente) con palmette sopra fascia (m. 0,125 
X 0,125). 

e) Anse di anfore con i bolli: 

a) GAn b) LFCCVK (sic) 

f) Collo di anfora con le lettere in rosso: PC| 

g) Frammenti di tazza di vetro, con costolature molto rilevate. Il fondo è piano 
ed era ornato di figure in oro che scomparirono quasi subito a contatto dell'aria : vi 
si vedeva un putto alato in moto verso un cesto. 

h) Borchie, rampini, aghi, anelli, una striglie di bronzo ecc. 
i) Scalpello, coltelli, arpioni, chiave di ferro. 



A destra di questa via sono apparsi i ruderi di una casa che sembra ricca, con- 
servando begli avanzi di mosaico e di intonaco dipinto: non sarà però sterrata per 
ora. Ha l'ingresso nel vano n. 4, caratterizzato dai due soliti pilastri in mattoni. 
Nel sottoscala si raccolse: 

1. Un frammento dell'angolo sin. di un sarcofago con testa coperta di berretto 
frigio e diadema da cui scendono fascio e avanzo di un festone (m. 0,20 X 0,09 X 0,06). 

2. Lastra marmorea (m. 0,60 X 0,23 X 0,04) : 




M. 



RBaiONB I. 



— 131 — 



OSTIA 



Si è iniziato lo sterro delle « Terme " entrando per un antico ingresso sulla « via 
dei vigili », distinto per i due consueti pilastri in laterizi. Per esso si entra in 
un corridoio, che dà nella grande sala col mosaico rappresentante Nettuno in quadriga 
in mezzo a Tritoni e ad animali marini. 




P». 6. 



In questo e nei vani a sinistra tornò in luce: 

1. Statua virile, marmorea, acefala con tunica e toga piegata sul braccio sinistro 
e sostenuta con la destra. I piedi sono calzati (alt. m. 0,87 ; fig. 6). 

2. Lastra marmorea (m. 0,23) con parte di busto a rilievo molto basso e con 

l'iscrizione sotto: / 

CILIAE-E>'^ 



3. Id. (m. 0,18X0,21 X0,03): 




4. Id. (m. 0,14 X 0,10) con parte di gamba nuda e di manto che séende dietro 
a questa in bassorilievo. 

5. Mattone col bollo C.I.L., XV, 263. D. Vaglibri. 



GALESTRINA 



f 



— 132 



REGIONE I. 



in. PALESTRINA. — Nuove scoperte nell'area dell'antica città. 

La benemerita Associazione archeologica prenestina ha eseguito, nella fine dello 
scorso anno, uno scavo per ricerca di anticliità nella vigna del signor Raffaele Sca- 
valli-Borgia, posta tra le vie di s. Lucia e della Madonna dell' Aquila. La località, 
è quella che fu in parte esplorata nel 1896, ritenendosi che qui avesse avuto la sua 
sede l'antico Foro prenestino, che senza dubbio dovè essere in quelle adiacenze. 



?/7<3 



77. Jccm^/Zi .Boz-atj 



"1 r 1 




^adP^cLeltAjuiU 



10 50 J • 

f..-Lxu — I — , — L__| meiri 

Fio. 1. 



Esistono tuttora in quel terreno ruderi appartenenti a grandiosi edificii: uno di 
essi (fig. 1, lett. A), quasi di fronte alla chiesa della Madonna dell'Aquila, di strut- 
tura laterizia; l'altro (fig. 1, lett. B), a nord-est di questo, di struttura mista in la- 
terizio ed in opera reticolata con ricorsi di mattoni. Un altro edificio (fig. 1, lett. 0) 
di forma rettangolare in opera reticolata con ricoi-si di mattoni, è quello scoperto 
nel 1896 (cfr. Notizie degli scavi, 1896, pag. 330). 

Alcuni edifici di questo gruppo erano manifestamente destinati a scopo termale. 

Lo scavo fu cominciato a nord del grande rudero (fig. 2, lett. A) che sorge 
lungo il muro di cinta della vigna. Alla profondità di m. 2,00 dal piano di cam- 
pagna venne scoperto un piano formato con mattoni bipedali, sul quale erano costruiti 
i soliti pilastrini (suspensurae) formati con mattoni quadrati di m. 0,23 di lato, equi- 
distanti fra loro, che sorreggevano il pavimento. Tanto il pavimento quanto le pa- 
reti dovevano essere rivestite con lastre marmoree policrome, delle quali furono trjvati 
fra la terra vari frammenti. 



REGIONE I. 



— 133 



PALESTRINA 





Pia. 2. 



NoTiziB Scavi 1909 — Voi. VI. 



18 



I 



PALESTRINA — 134 — RBGIONB I. 



Sotto il pavimento si scoprì un piccolo cunicolo (fig. 2, lett. B) costruito con 
pietrame di tufo e calce, coperto a vòlta, largo internamente m. 0,75 ed alto m. 0,65 
con le pareti dello spessore di m. 0,15. Serviva per la trasmissione dell'aria calda; 
e ciò si conferma dal fatto che le pareti e la vòlta del cunicolo erano estremamente 
calcinate per l'azione del forte calore ('). 

A nord dell'editìcio scoperto nel 1896 (fig. 2, lett. C) fu riconosciuto l'ingresso 
largo m. 4,53 che metteva sopra un lastricato a grosse lastre di travertino (fig. 2, 
lett. D), il quale si estendeva a nord-est dell'edificio medesimo. 

In tutta l'area esplorata è stata riconosciuta 1' esistenza di una sovrapposizione 
di edifici, vale a dire costruzioni in opera quadrata a maggiore profondità, in opera 
reticolata ed in laterizio; pavimenti ad opera spicata (fig. 2, lett. E), a commesso 
di marmi (fig. 2, lett. P; costituito da lastre di cipollino riquadrate da lastrine di 
portasanta) ed in cocciopisto ; e ricostruzioni in rettangoli di tufo con qualche mat- 
tone inserito nella costruzione medesima, di epoca tarda. 

Sono stati rinvenuti in costruzione, e cioè serviti come rivestimento delle pareti, 
alcuni frammenti di mattoni che portano impresso il bollo di fabbrica (C. /. L., 
XV, 2329); delle tegole che ricoprivano una fogna portanti i bolli {C. 1. L., XV, 2314) ; 
altri mattoni raccolti fra la terra recavano i bolli C. I. Z., XV, 2306 a, 2313 è, 
2330 fl, 2331 a, 2349, 2365 a. Tutti i bolli di fabbrica rinvenuti in quello scavo 
appartengono a figuline locali della fine del primo e principio del secondo secolo. 

Fra la terra si raccolse: 

Marmo. Piccola base di marmo bianco, alta m. 0,14, diam. m. 0,17, servita per 
sorreggere un piccolo busto; vi era incisa, entro una tabella ansata, un'iscrizione 
della quale rimangono le lettere : 

\OR A 

\ra 

Torso di statua virile in marmo bianco, di mediocre scultura, alto m. 0,35, largo 
nelle spalle m. 0,40. 

Rocchio di colonna di granito orientale, alto m. 0,65, diam. m. 0,27. 
Frammento di lastra di marmo bianco (m. 0,12 Xm. 0,08) con le lettere: 




Frammento di grosso cippo marmoreo, che misura m. 0,40 X 0,45. Nella parte 
anteriore, ove era l'iscrizione chiusa entro semplice cornice, rimane la sola lettera C ; 
nel fianco destro vi restano lettere : 

\avg 
Ilicio 

(•) È probabilmente qaesto l'edificio indicato dal Petrini siccome antiche serrono presso la 
chiesa della Madonna dell'Aquila, donde proviene l'iscrizione C. I. L. XIV n. 3013 ove si ricordano 
i duoviri che rifecero i bagni e condussero l'acqua. 



f 



SARDINIA 



— 135 — 



CAGLIARI 



Travertino. Base con semplici modanature, alta m. 0,20 e con i lati di m. 0,60 
e m. 0,65. 

Frammento di cippo funerario, alto m. 0,80, largo m. 0,15, sul quale rimangono 
le lettere: 



L • L • AI 


\ NOC 


\b vs 


Vem 


\lAE 




AE 




NIA 



Frammento di grossa lastra di travertino (m. 0,45 X 0,43, dello spesssore di 
m. 0,16) che doveva far parte del fregio di una trabeazione. Vi rimangono le lettere 
alte m. 0,11: 



O P E R 



Terracotta. Vari e piccoli frammenti di decorazioni fittili; tre pesi da telaio. 

E. Gatti. 



SARDINIA. 



17. CAGLIAEI — Resti di edifìcio termale scoperti in regione Bo- 
naria, in fondo del sig. G. B. Ravenna. 

La regione Bonaria, situata nella parte orientale di Cagliari, a breve distanza 
dal colle di Santa Maria di Bonaria, tra la chiesa dei ss. Cosma e Damiano e la 
sponda del mare, restituì in ogni tempo, oltre a numerose tombe di età cristiana, nu- 
merosi avanzi di grandiosi edifici di età romana, oggidì per la maggior parte distrutti, 
i quali furono già più volte ricordati dal La Marmerà, dallo Spano, dal Crespi e dal 
Vivanet, ed identificati ('), o meglio avvicinati in modo poco certo, con gli edifici 
di cui si fa menzione in monumenti epigrafici rinvenuti in quella regione o in docu- 
menti medioevali. 

A questa parte del pianeggiante litorale lo Spano infatti attribuisce, non senza 
esitazione, il tempio di Bacco, rispondente alla chiesa di s. Saturnino (*) ; il Fanum 



(■) La Marraora, Anliquités, pag. 353; Spano, 5mW. arcA. sarrfo, II, 87 ; Crespi, ivi, Vili, 5, 7. 
(') Spano, Guida di Cagliari, pag. 297. 



CAGLIARI — 136 — SARDINIA 

Solis, ricordato dal vescovo Valente ('), identificato con un rudere di edificio cir- 
colare, in fondo Ballerò, presso l'officina del gas; in regione Bonaria egli mette anche 
le ambulationes del pretore Caecilius ('), ricordate in un'iscrizione trovata nel con- 
vento di s. Maria di Porto Grotta, ora s. Bardilio, e che lo Spano suppone accom- 
pagnate da altri edifici monumentali per uso pubblico, e specialmente bagni. 

Certo si è che la località è aprica e prossima al mare, e che, essendo pianeg- 
giante e ben riparata, si presta ad essere occupata da edifici ampi e ben costrutti : 
cosicché lo Spano emetteva l'ipotesi che gli stabilimenti termali pubblici si trovas- 
sero in questa regione, adducendo anche come argomento il nome di Dalnearia, dalla 
cui corruzione sarebbe derivato l'attuale nome di Bonaria. 

Tale opinione del benemerito archeologo sardo viene in un certo qual modo 
confermata dalla scoperta di un edificio termale avvenuta in questi ultimi tempi, e 
dovuta al sig. G. B. Ravenna. 

Con molta opportunità detto signore pensò di eseguire, a sue spese e con il con- 
senso del Ministero dell'istruzione e l'assistenza del locale ufficio degli scavi, alcune 
ricerche nel podere di sua proprietà, che forma l'ultimo isolato tra la chiesa di san 
Saturnino o ss. Cosma e Damiano ed il viale di Bonaria, a breve distanza dalla sta- 
zione delle ferrovie secondarie e dalla spiaggia del mare, che ora venne artificial- 
mente allontanata in seguito agli scarichi ed ai riempimenti avvenuti di recente. 

Il sig. Ravenna, incoraggiato da recenti scoperte casuali di mosaici e di ruderi 
di edifici, volle, con atto di illuminato patriottismo, mettere allo scoperto un notevole 
tratto di edificio antico, che doveva avere certamente vaste dimensioni e mostrava le 
traccio di una grande ricchezza e suntuosità, lasciandolo in vista, quale documento 
pregevole dell'importanza e della ricchezza dell'antica Caralis imperiale. 

Il piano dell'antico edificio fu trovato a circa due metri dall'attuale, profondità 
questa in cui si ha in genere il pavimento dei ruderi dell'età romana in tutto il 
terreno di Bonaria. 

La parte più notevole dell'edificio messo a nudo dagli scavi consiste in un 
vasto ambiente, rettangolare, con pavimento in mosaico, l'atrio di una dimora o forse 
la maggior sala di un bagno, di età imperiale romana (fig. 1 e fig. 1 a). Questa sala 
è terminata nelle due estremità di settentrione e di mezzodì da due grandi vasche o 
piscinae, una di queste, a settentrione, semicircolare absidale, l'altra, a mezzogiorno, 
quadrangolare, enti ambe in comunicazione con la sala e da questa separate da una 
stretta transenna, che formava verso questo lato il bordo delle vasche. 

La dimensione di questa sala, di cui si potè delimitare il pavimento, è di 
m. 8 X 8 ; la vasca semicircolare ha il diametro di m. 3,50 ; quella quadrangolare, 
m. 4,75 X 3,75. 

L'edificio ora scoperto è un chiaro esempio del modo in cui furono trattati in 
età seriore i ruderi di edifici romani. Dopo che erano periti, in seguito a violente di- 
struzioni, essi erano stati demoliti, con un'azione lenta e metodica, per la ricerca di 

e) Crespi, in Bull, archeol. sardo, Vili, pag. 5. , 

(") Mommsen, Corpus Inscription. Latin. X, 7581 ; Spano, in Bull, citalo, t. I, pag. 95 



SARDINIA 



137 



CAGLIARI 



materiali da costruzione, utilizzati in modestissime fabbriche, di cui rimanevano i 
resti incastrati sopra alle fondazioni ed alle murature originali. Questo vandalismo 




-^ 



■^^V 



Fio. 1. 



FiG. 1 a. 



metodico si estese alle lastre marmoree dei rivestimenti, alle grappe in bronzo, ai 
muri di laterizi e di blocchi di calcare e di tufo: cosicché solo le fondazioni ed in 



CAGLIARI — 138 — BARDINIA 

parte anche queste, ed i pavìnienti, sconTolti pure essi dai pozzi e dagli scavi seriori, 
poterono giungere sino a noi. Invece ci sfuggono quasi completamente gli elementi 
per conoscere la struttura, la forma e la decorazione delle parti superiori, in modo 
che solo possiamo supporre che la vasca semicircolare fosse coperta da una vòlta 
absidale e con un tetto invece quella rettangolare. La maggior sala sembra fosse 
invece scoperta, come lascerebbe supporre la concavità regolare del pavimento. 

Era questo formato da un ampio mosaico a numerosi scomparti policromi figu- 
rati e si veniva leggermente e regolarmente abbassando verso il centro (vedi 
fig. 1), dove fu scoperto il pozzetto di forma rettangolaie, a bocca circolare, dal 
quale parte il canale di scarico, con vdlta in muratura che attraversa lo spazio sot- 
tostante alla sala, dirigendosi verso occidente sotto alle parti contigue del fabbricato 
a raggiungere con molta probabilità la chiavica di una via traente verso il mare. 

Di questa vasta sala, o atrium, era conservato sino all'altezza di due metri, a 
sfiorare l'attuale piano di campagna, il muro orientale, regolarmente costrutto in 
filari di mattoni e riquadri di tufo di modeste proporzioni. A metà di questa parete 
orientale si vedevano gli stipiti di una porta, la quale dava passaggio agli am- 
bienti situati verso questo lato dell'edificio, ma che si presentò sbarrata dal muro 
di una costruzione in piccole pietre, formata da due piccoli ambienti, di carat- 
tere seriore, ma molto antico, che si erano addossati all'edificio romano. Sono evi- 
denti le traccio di lastre di marmo verde antico, trattenute da grappe di rame che 
formavano lo zoccolo di questa parete, come delle altre parti della vasta sala, rivesti- 
mento che fu consunto dallincendio che rovinò l'edificio ; le parti superiori delle pareti 
dovettero essere rivestite in stucco, con decorazioni pittoriche, come farebbero pensare 
le scarse traccio rinvenute. La parete occidentale è completamente distrutta; però 
sull'allineamento di essa rimane un muricciolo di età posteriore, costrutto di mate- 
riale frammen tizio ; come pure rimangono le fondazioni costrutte in grossi riquadri 
di calcare tenero. 

All'estremità settentrionale, nel lato destro della sala semicircolare, la sala pre- 
senta traccio di una porta la quale metteva ad un andito od intercapedine che gira 
esternamente all'abside, racchiudente la vasca semicircolare : anche quest'andito ebbe 
in origine il pavimento in mosaico policromo a disegni geometrici, ristorato con 
lastre di marmo e larglii mattoni bipedali. L'adito a sinistra di questa intercapedine 
non potè venire esplorato, perchè gli gravava sopra l'angolo di un fabbricato costrutto 
pochi anni addietro dal predetto sig. G. B. Ravenna. 

Si disse sopra che la sala era limitata dal lato settentrionale da un abside rac- 
chiudente un'ampia piscina o vasca da bagno (fig. 1), separata dalla sala da una bassa 
transenna, in origine esternau-ente rivestita di prezioso marmo verde, e circondata tutto 
all'ingiro da un prospetto largo m. 0,40. Il muro dell'abside era conservato ancora 
per circa m. 1,50 al di sopra della vascii, e presentava tre nicchie semicircolari; tanto 
queste quanto la parte circolare hanno traccio di un piccolo zoccolo di marmo verde, e 
di questo marmo erano anche le lesene ai lati dì ciascuna nicchia; il fondo invece, 
a giudicare dalle traccio, era rivestito da lastre di marmo bianco. Le due nicchiette 
laterali non pare contenessero statue ; invece nella nicchia centrale era conservata la 



SARDINIA — 139 — CAGLIARI 

parte inferiore di un basamento, in muratura, rivestito pur esso di lastre di marmo 
bianco, destinato probabilmente a reggere una statuetta; così nel basamento come nel 
fondo della nicchia rimanevano il canaletto ed il foro per la conduttura dell'acqua che 
alimentava la vasca. 

Tanto la parete della vasca quanto il bordo che le girava d'attorno, erano rivestiti 
di lastre di marmo bardiglio; quelle delle pareti sono conservate in gran parte e mo- 
strano la diligentissima commessura, come le traccie lasciatevi dai vandalici spogliatori 
dell'edifìcio per istrapparle. Pure di marmo erano rivestiti i due gradini che, paralle- 
lamente al muro divisorio, dalla sala scendono al fondo della vasca, formato da un 
alto strato di battuto e provvisto di foro di scarico delle acque verso il cunicolo del 
centro dell'atrio. La vasca adunque, elegante e sontuosa ed abbastanza ampia e pro- 
fonda, poteva anche servire per la natatio, ed era probabilmente alimentata dall'acqua 
fredda proveniente dall'acquedotto, non essendosi rinvenute le traccie di canali di 
piombo usati generalmente per la conduttura dell'acqua calda; la decisione però non 
può essere data che dalla esplorazione delle parti del fabbricato retrostante all'abside, 
esplorazione che non si potè sinora eifettuare. 

All'altra estremità della sala non sono conservati che per breve altezza i muri 
perimetrali, quello cioè della parete orientale; per gli altri lati rimangono solo le 
pareti della vasca rettangolare, fiancheggiata ai due lati da due anditi, o cubicoli, di 
cui solo quello di destra potè venire esplorato. Era diviso dalla sala centrale da un 
pilastro sporgente in muro, delle dimensioni in pianta di quello esistente all'altro 
capo della sala, presso l'abside, ma demolito sino al suoloj un tratto di soglia in 
tufo, un tempo rivestito di marmo, indicava la porta di accesso a questo cubicolo o 
andito esistente accanto alla vasca, dalla parete costrutta tutta quanta di materiale 
laterizio, rivestita di marmo e con pavimento in grossi mattoni. In questo andito, o 
cubicolo, si potrebbe anche vedere uno spogliatoio, apodyterium, separato iu origine 
dalla sala e dalla vasca per mezzo di velari. Anche la vasca rettangolare, costrutta 
in muratura, aveva due gradini paralleli al lato verso la sala, rivestiti in origine di 
marmo, che fasciava anche le pareti del bacino ed il muricelo o transenna che la 
divideva dalla sala, mentre la fronte di questa, volta alla sala, aveva lo zoccolo di 
marmo verde come la parete della sala e la transenna dell'altra vasca. Anche questa 
vasca rettangolare conservava il foro per lo sfogo delle acque, aperto nella parete 
meridionale, a poca altezza sopra il fondo di battuto. Essendo distrutta tutta la pa- 
rete attorno alla vasca al di sopra di essa, non si potè vedere se anche questa avesse, 
come l'altra, delle nicchie con statue ; e non essendosi estesa l'esplorazione dietro le 
spalle della vasca, non può dirsi se ivi si avesse la stufa per il riscaldaniente, o se 
anche questa piscina, come l'opposta, fosse alimentata dall'acqua fredda. 

La disposizione di questa sala, con due vasche balnearie nei lati opposti, ri- 
chiama quella dei calidarii delle Terme stabiane e delle Piccole terme di Pompei (') ; 
analogie ancora più forti che con queste terme pompeiane e con quelle di Badenweiler, 
noi ravvisiamo con alcuni degli edifici termali dell'Africa settentrionale. Così nelle 

(') Baumeister, Denkmàler, pag. 1760, flgg. 1850, 1851. 



\ 



w 



CAGLIARI — 140 — SARDINIA 

terme grandi di Cherchell (') abbiamo un calidarium rettangolare con abside ; nelle 
terme meridionali di Timgad (') un calidarium con due piscine, una delle quali 
semicircolare ; anche nelle piccole terme della stessa città (') trovansi due vasche nel 
calidarium. Ma la struttura e la disposizione di questa sala termale caralitana, pure 
avvicinandosi a quella dei calidarii di altre terme conosciute, se ne discosta alquanto, 
massime per l'assenza delle suspensurae e per la probabile mancanza della copertura 
della parte centrale, cosicché in questi avanzi noi potremo forse vedere il bagno di 
un'abitazione privata anziché un pubblico stabilimento termale, per quanto però la 
dimensione della sala e delle vasche, la ricchezza della decorazione, non disdicano ad 
una terma di un quartiere cittadino alquanto eccentrico, essendo di poco inferiore a 
quelle del calidarium delle piccole terme di Timgad, con cui si notano, come già 
dissi, notevoli analogie per la forma e la decorazione. L'ipotesi che si tratti di una 
dimora privata può essere confortata dai resti delle dimore di età romana trovati a 
Cagliari stessa a Campo Viale (*), i quali stanno ancora a provare che gli edifici 
privati caralitani erano riccamente costrutti e decorati. 

Ad occidente di questa maggiore sala, si poterono constatare i resti di altri cubi- 
coli, distrutti però sino alle fondazioni, con traccio di pavimenti in mosaico poli- 
cromo a disegno geometrico ; questi cubicoli apparivano disposti lungo la parete occi- 
dentale dell'ambiente maggiore e potevano essere o spogliatoi, ayodyteria. o camere 
da bagni singolari. Pure ad occidente della sala si rinvenne un'ampia cisterna 
d'acqua, larga m. 3 X 2,50 ed alta m. 4 e tuttora coperta da vòlta a botte, dalle 
pareti e dalla vòlta intonacate da un rivestimento tanto accuratamente eseguito che 
tuttora trattiene l'acqua. All'angolo nord ovest è la incassatura o pozzetto sporgente 
fuori dall'orlo della cisterna, pur esso intonacato e che serviva per attingere o ad- 
durre l'acqua piovana per opportuna riserva a quella dell'acquedotto, in caso di 
guasti di scarso deflusso da questo. 

Ma la maggiore importanza di questo edificio viene data dal grande pavimento 
in mosaico della sala maggiore che, per quanto rovinato dai cattivi restauri fatti nel 
corso dell'età romana, in periodo di minore agiatezza e di minor gusto artistico dei 
proprietari, e sconvolto poi dalla rovina dell'edificio e da parziali scavi che lo misero 
qua e là allo scoperto, è pur sempre un notevole esemplare della tecnica musiva 
dell'età imperiale. 

Il mosaico in origine occupava tutta la vasta sala, lasciando libero il pozzetto 
del centro. È a tasselli marmorei policromi abbastanza regolari, ai quali si mescolano 
in qualche tratto dei tasselli di pasta vitrea azzurra : in qualche punto si vedono dei 
restauri fatti a mosaico negligente, nei quali il disegno è stato male ripreso, o sosti- 
tuito dal mosaico monocromo, in alcuni punti da lastre di marmo. Taluni tratti del 



(') Gsell, Monument» de VA/rique, I, pag. 213, flg. 67. 
(") Ivi, pag, 220, flg. 70. 

{') Ivi, pag. 225, flg. 71. Anche altre terme provinciali, come quelle di Aosta, sono costrutte 
con queste disposizioni di pianta: sale rettangolari con absidi ad una estremità o anche all'altra. 
(♦) Notizie degli scavi 1880, serie 8*, voi. V, pag. 353 e serie 3* voi. VI, pag. 206. 



SARDINIA 



— 141 — 



CAGLIARI 



disegno furono anche sostituiti da zeppe di marmo che si avvicinano alquanto per 
il colore alla massa del mosaico mancante. 

L'originario disegno del mosaico, organicamente concepito (fig. 1), è compreso e le- 
gato da una larga fascia ad intreccio di losanghe policrome, racchiusa da una fascia a 
dentelli, la quale in origine girava su tutti e quattro i lati, ma era stata rotta e 
sostituita nel lato orientale da un lastricato marmoreo ed a grossi mattoni, da lastre 
di marmo bianco e di bardiglio e da zone di mosaico bianco nella parte meridionale. 




Fio. 2. 



Dall'ampia fascia perimetrale partivano le fascio pure ad intreccio di losanghe 
policrome di minore larghezza, che allacciano e distinguono i vari scomparti rettan- 
golari, nei quali si alternano i motivi decorativi e le piccole scene figurate in mo- 
saico policromo. Al centro del mosaico gli scomparti rettangolari sono interrotti da 
un'ampia fascia circolare, dello stesso motivo decorativo ad intreccio, la quale gira 
attorno alla bocca del pozzetto che è limitata da un largo orlo di marmo bianco. La 
fascia circolare è racchiusa in un quadrato di dentelli, e gli angoli tra questo e la 
suddetta fascia sono riempiti da un elegante fiorame stilizzato. Àgli angoli del qua- 
drato centrale la fascia ad intreccio lascia luogo ad otto rettangoli in marmo alter- 
nativamente rosso-brecciato e verde. 

Il mosaico risulta così diviso in venticinque scomparti rettangolari (fig. 1 e 2) com- 
preso quello centrale con la rosa al centro; in questi scomparti, ottenuti dalla fascia ad 

Notizie Scavi 1909 — VoL VL 19 



CASLIARI 



— 142 — 



SARDINIA 



intreccio e circondati da una corniciatura a dentelli bianchi, sono distribuiti i motivi 
floreali stilizzati e quelli a figure: ma una certa libertà domina in questa composi- 
zione, pure schematicamente serrata nella maglia dell'intreccio decorativo, cosicché il 
mosaico sembra quasi imitare un grande tappeto diviso in scomparti e fasciato da una 
zona decorativa, gettato sul pavimento dell'ampia sala. 

Le scene figurate sono disposte parallelamente al lato della sala che era più 
prossimo, in modo che fossero vedute da chi stava lungo le pareti o seduto sull'orlo 
delle due vasche. 




Fio. 3. 



Mi riferisco per la descrizione del mosaico allo schizzo schematico di pianta ed 
alle varie fotografìe della sala e dei particolari rilevate dal sig. Nissardi. 

Nel lato settentrionale sono ben conservate la fascia di mosaico a losanghe poli- 
crome e la cornice a dentelli neri e bianchi su fondo cromo. 

Nella prima serie di scomparti, prossima alla parete settentrionale della sala, 
abbiamo i seguenti motivi, cominciando dalla sinistra : 

1. Una rosetta a quattro foglie lobate e quattro nodi floreali eleganti su fondo 
bianco (fig. 3). 

2. In questo scomparto, parzialmente guasto, è rappresentato un cervo marino, 
vdlto verso sinistra, natante sul mare ; è chiara la testa con le corna ramificate, ed 



SARDINIA 143 — CAGLIARI 

i solchi azzurri delle onde spiccano sul fondo bianco; questa figura mostruosa del 
cervo marino è abbastanza frequente fra le divinità marine e la troviamo anche nel 
sarcofago delle Nereidi, con la coda ritorta e finiente in pinna trifida come altri 
mostri marini ('). La figura del cervo marino ha il capo eretto e tratto indietro, sicché 
nella parte guasta del mosaico si deve supporre una figura, probabilmente di erote, 
che lo guidava. 

3. Nello scomparto che segue è una figurina di erote sopra delfini natanti; 
con la mano sinistra trattiene le redini, agitando con la destra la souiica. 

4. Nel quarto scomparto, parzialmente guasto, è raffigurata una nereide seduta 
su di un mostro, volto a destra, dalla coda ritorta e finiente in pinna trifida. Del 
mostro è guasto il capo ; non possiamo perciò conoscere se fosse un toro marino, o 
un drago. La nereide ha il busto ignudo ed un velo attorno ai fianchi ; leva il braccio 
sinistro appoggiandosi al mostro colla destra. Le onde del mare sono rappresentate 
da solchi azzurri. 

5. Anche lo scomparto seguente è in parte guasto. Rappresenta un erote alato 
sopra un defino, volto a destra: con le due mani l'erote tira le briglie ed il delfino 
solleva il capo fuori dell'acqua; delle due figure però non rimangono che le teste e 
le ali dell'erote variopinte ed aperte. 

6. Anche alla estremità occidentale di questa seconda serie di scomparti se 
ne ha uno a disegno decorativo, con una rosetta a quattro foglie, con bocciuoli . flo- 
reali, analogo, ma non simile, a quelli della prima serie. 

7. Anche differente, per quanto analoga, è la rosetta dello scomparto che se- 
gue, molto guasto da una lacuna che danneggia anche gli scomparti successivi. 

8. Di questo non rimane che la traccia di un serpente o drago marino, su 
cui era una figura di erote, ora completamente scomparsa. 

9. Anche di questa scena rimane la traccia di un erote, esso pure sopra un 
delfino, con na tridente sollevato nella mano. 

10. L'ultima figura di questa serie di scomparti è un mostro marino angui- 
forme, di cui non rimane che la coda; sopra di essa stava una figurina di erote, 
quasi completamente guasta, che sostiene un'ancora sopra le spalle. 

11. Nel primo scomparto a sinistra di questo terzo filare, la scena è rivolta, 
come si notò sopra, verso l'attigua parete. Rappresenta un erote alato, in piedi sopra 
un delfino natante verso sinistra, e trattenendo con le due mani le redini; una leg- 
giera clamide svolazza dietro le spalle dell'erote. Anche in questo scomparto ben 
conservato, tranne il capo del delfino, è notevole la libertà con cui sono trattate la 
pastosa morbidità delle carni, le svelte movenze dell'erote. 

12. Ornato cruciforme a quattro foglie tramezzate da gemme floreali stilizzate, 
analogo a quello dello scomparto 1. Lo seomparto centrale (25) della sala è 
formato, come notammo, da un quadrato composto da una fascia a dentelli, la quale 
racchiude una fascia circolare del consueto intreccio circondante la bocca dell'm- 
pluvium, rivestita da marmo bianco ; nei quattro angoli tra la fascia circolare e la 

(') Baumeister, Denkmàler, flg. 1216, da Clarac, Mutée de tculpture. tav. 208, 195. 



CAGLIARI 



— 144 — 



SARDINIA 



cornice quadrata sono srolazzi floreali dello stesso carattere della decorazione delle 
rosette. 

13, 14. I due scomparti a destra della rosa centrale sono quasi completamente 
scomparsi ; solo dell'estrema scena si vede una parte di una figurina di erote, 
sopra un mostro dalla coda trifida, che viene colpito dall'erote con la estremità delie 
redini. Il guasto del mosaico si estende alla testa del mostro, ed a parte della faccia 
e del corpo dell 'erote. 




15. Nel primo scomparto della serie seguente, quasi perfettamente con- 
servato, è raffigurato un centauro marino, ix^voxs'vravQog, diretto verso la sinistra, 
dalla testa virile, dai capelli e dalla barba fluenti ed azzurri. Ha il busto e le braccia 
umane ; ma al busto si innesta il coi-po del cavallo di cui si veggono le zampe battere 
il mare. La coda termina, come quella degli altri mostri, ritorta e munita di larga 
pinna trifida. 

Il mostro marino, che pare stia cantando a bocca aperta, porta sulle spalle 
un'ancora a due punte, di cui una trattiene con la destra (fig. 4). È questa la figura 
più ben trattata fra tutte, sia per la modellatura che per la verità delle tinte. Questa 
figura di centauro marino, derivazione da quella del trìtone ('), è abbastanza fre- 



(•) Baumeister, Denkmàler: Triton, pag. 1863, fig. 1264. 



SARDINIA — 145 — CAGLIARI 

quente nel tiaso posidonio, ed ha tratti simili a quelli dell'Oceano o di Nereo, ma 
ricorda, specialmente per le chiome e la barba azzurre, Portumnus, caerulis barbis 
hispidus (ApuL, Melam., IV, 31); non è rara nei mosaici e nelle pitture murali pom- 
peiane, e nelle scene di divinità marine (')• 

16. Segue uno scomparto con maldestro restauro antico, ornato da un piccolo 
rosoncino a quattro volute. 

17. Anche neirattiguo scomparto è un fiore a quattro grandi foglie, terminate 
da un duplice svolazzo, con una doppia voluta nell'intervallo tra le foglie maggiori. 

18. Questo scomparto, assai guasto, conteneva una scena rappresentante un 
erote in piedi, sopra un delfino; ma non sono più visibili che pochi resti del 
braccio alzato, che trattiene le redini e del mantello svolazzante attorno alla figu- 
rina dell' erote. 

19. L'ultimo scomparto di questa serie, pure guasto, lascia scorgere la coda 
ritorta e trifida di un mostro, forse dal tipo di centauro, di cui non vedesi che la 
sommità del capo, dalla fronte sormontata da corna a chele di granchio; il mostro, 
diretto a sinistra, si rivolge indietro, sonando uno strumento a due grosse canne 
diritte, una specie di grossa tibia marina, di proporzioni assai più grandi che le tibie 
consuete e simile piuttosto ad una tuba. 

L'ultima serie di scomparti ne comprende parimenti cinque, di cui i due estremi 
sono guasti per una buona metà. ' 

20. Lo scomparto all'estremità a sinistra serba traccia di una piccola rosetta 
a quattro foglie. 

21. Quello che segue ha pure una rosa a quattro foglie in croce, simile a 
quella dello scomparto 17. 

22. In questo riquadro si rappresenta un delfino, dalle grandi pinne, che nuota 
verso destra fra le onde azzurre; sopra di esso, con un ginocchio piegato e posato 
sul dorso e l'altra gamba diritta posata sulla coda sta un erote, in posa svelta e 
leggiadra, che trattiene con la sinistra le redini e con la destra afferra una ciocca 
del suo manto svolazzante per sferzare il suo marino corsiero. 

23. Sopra un toro marino che batte l'onda con le sue esili gambe, colla testa 
volta verso sinistra, è una figura seduta di divinità femminile dal capo adorno da una 
Stefano, dal busto nudo, dietro cui è un velo ampiamente svolazzante ; alza il braccio 
sinistro portando uno specchio all'altezza del volto, con mossa aggraziata. In questa 
figura noi potremmo scorgere Afrodite nel suo aspetto di Thalassia, ricordando la 
figura della divinità che scende all'Oceano accompagnata dalla sua schiera di divinità 
marine (talis ad Oceanum pergenlem Venerem comitatur exercilus. Apul., Me- 
tani., IV, 31). Fa però difficoltà il fatto che questa figura si trova in uno scomparto 
simile a quelli delle altre, non distinto dalla posizione centrale, né da maggiori 
dimensioni, così che meglio possiamo chiamare questa figura una Nereide, che riflette 
nel suo aspetto e nelle sue movenze, come nella posa, l'aspetto della divinità a cui 
si accompagna. Il guasto del mosaico sul dorso è riparato con un tassello di marmo 
azzurro. 

(') Baumeister op. cit., Meergòtter, pag. 911, fìg. 967. 



CAGLIARI 



I 



— 146 — 



SARDINIA 



24. L'ultimo scomparto, guasto per la caduta di un grande masso di muratura 
dall'attigua parete, rappresenta un erote sopra un delfino, vólto a sinistra; una mano 
è appoggiata al dorso, l'altra alzata con mossa vivace (fig. 5). 

Dai resti di questa notevole opera musiva noi ne dobbiamo segnalare anzitutto 
il carattere provinciale. È evidente nell'artista una maggiore perizia nel trattare la 
parte decorativa che la figurata; non manca però di un vigore impressionista nella 
cura di colpire l'occhio con la sveltezza delle mosse, con la plasticità della musco- 






Fio. 5. 



latura: ma riesce talora trascurato nei particolari e debole nel disegno, mostrando 
una ineguaglianza che in certe figure tocca la scorrettezza, mentre in altre raggiunge 
un effetto di grazia e di morbidezza. 

È arduo determinare il carattere stilistico del mosaico e precisarne l'età; 
pure per le analogie con alcuni mosaici dell'Africa settentrionale, tanto per il tratta- 
mento delle figure, che per la parte decorativa, noi potremo riferirlo al II secolo 
d. Cr., epoca in cui largamente si diffusero i mosaici figurati nell'occidente del Me- 
diterraneo; potremmo anzi trovare vari confronti per la scelta delle scene e per la 
tecnica, con alcuni mosaici delle città africane, che giustamente furono dette il paese 
classico del mosaico ('). 

C) Babélon, Gaiette archéologique, 1885, pa?. 99, tavv, 13, 14; Delamare, Monumenti de 
^Algerie. 



SARDINIA — 147 — CAGLIARI 

Noi vorremmo vedere un nesso tra il soggetto del mosaico a figure di divinità 
marine e la località della città sulle sponde del golfo ; ma dobbiamo notare che tali 
divinità marine sono un motivo assai consueto nei mosaici di ogni paese. Nereidi e 
delfini, tritoni ed eroti folleggiano dovunque nei mosaici di città e di ville marine 
e di regioni interne ; forse più che con l'ambiente marinaro dobbiamo vedere la re- 
lazione con lo scopo balneare e col carattere dell'edificio a cui il mosaico faceva da 
pavimento. 

Per il carattere stilistico della figura noi abbiamo un rapporto col mosaico di 
Orfeo, trovato in borgo di s. Avendrace, ora nel museo di Torino (') ; per la deco- 
razione noi vediamo gli stessi motivi che dominano nel ricordato triclinio della casa 
romana scoperta a Campo Viale, nella stessa Cagliari; cosicché dovremo pensare ad artisti 
contemporanei, della stessa scuola, che lavoravano con identici modelli e con identica 
maniera. 

Prima di chiudere la mia de.scrizione dell'edificio, debbo esprimere una parola 
di plauso all'egregio cittadino cav. G. B. Kavenna, che volle mettere in luce un no- 
tevole avanzo del fasto e della ricchezza dell'antica città, ai tempi del più bel fiore 
dell'impero romano; e mi è grato aggiungere un augurio: che i lavori di scavo pos- 
sano estendersi e proseguire con altri favorevoli risultati e si possa provvedere in 
pari tempo con opportune opere tutorie a conservare la maggior parte possibile di 
questi nobilissimi avanzi (*). 

*«4 A. Taramelli. 

(') Spano, Bullettino archeol. sardo, TV, pag. 137; Tarin, Atti Accad. scienze di Torino, 
volumi X-XI, 101. 

C) Non è facile determinare l'epoca in cui l'edificio andò distrutto ; lo strato di macerie che 
ricopre i ruderi ha traccie di incendio; ma la spogliazione dei rivestimenti farebhe supporre 
che l'edificio, prima di essere incendiato, fosse già stato manomesso. Verso il secolo V di Cr. la 
distruzione dev'essere già stata compiuta, perchè nel materiale di riempimento si ebbero monete di 
Valentiniano e di Arcadio, e varie lampade cristiane, col simbolo della croce, forse residui di mo- 
deste sepolture scavate sulle rovine del fastoso edificio balneare. 



Roma, 18 aprile 1909. 



REGIONE X. — 149 — ESTE 



Anno 1909 — Fascicolo 5. 



Regione X (VENETI A). 

I. ESTE — Nuove esploradoni nella necropoli settenlrionale atestitm. 
Scoperta di un sepolcreto preromano nel predio Alfonsi. 

Il 15 gennaio 1907, nel cortile della casa Alfonsi, in via s. Stefano, al civico 
n. 47, praticandosi dei lavori per la piantagione di ortaglie, si misero in luce due 
tombe arcaiche. Una di queste era notevole per la sua forma pentagonale e per la 
sua costruzione a rozze lastre trachitiche. Racchiudeva un ossuario di argilla nera a 
forma di tronco di cono rovescio, chiuso alla bocca con ciotola, dentro al quale, fra 
le ossa combuste, stavano una fibula ad arco semplice ed un ago crinale di bronzo. 

Il terreno in cui avvenne la scoperta confina a levante ed a mezzogiorno con fondi 
di proprietà della Pia Casa di Ricovero, e a ponente col brolo Muletti-Prosdocimi ('); 
nelle quali località, negli anni 1886-87, si scoprirono interessanti gruppi di tombe 
preromane. 

In seguito alla casuale scoperta, il R. Sopraintendente ai Musei ed agli Scavi 
del Veneto, prof. Gherardo Ghirardini, istituiti opportuni accordi col proprietario del 
fondo, otteneva dal Ministero l'autorizzazione di intraprendere uno scavo regolare. 

Per varie circostanze, cioè muri di confine, un pozzo costruito nel centro del 
terreno e per dover rispettare piante da frutto, le trincee risultarono strette, per cui 
la topografia dello scavo riusci di scarso interesse. Però anche qui si riscontrarono, 
a brevi tratti, i recinti sepolcrali dei singoli gruppi di tombe, e la stratificazione in 
costante rapporto con la cronologia delle tombe stesse. 

Erano rappresentati i vari sistemi di seppellimento : tombe a cassetta, un grande 
vaso- tomba e deposizioni di suppellettile in semplice buca. 

(') A. Alfonsi, Noi. d. scavi, 1907, fase. 4», pag. 135 sg. ; Soavi nella necropoli del Nord, flg. 1. 
Nonni SoATi 1909 — Voi. VI. 20 



É3TE 



— 150 — 



RBaiONB X. 



Le tombe scoperte ascendono a trenta. Alcune sono di poco conto, perchè molto 




Fio. 1. 



guaste, ma per oltre la metà invece presentano peculiare interesse, per il loro stat« 
di conservazione e per la ricca suppellettile che vi si rinvenne. 




Fio. 2. 



Soltanto tre dì queste si possono ascrivere al II periodo arcaico; cinque ci ri- 
portano al II periodo puro, e le rimanenti al III. 



REGIONE X. 



— 151 — 



E8TS 



Del IV periodo, che è sempre il più superficiale, e perciò maggiormente esposto ai 




JbìG. 3. 



guasti e alle manomissioni, si sterrarono soltanto i resti di una grande tomba senza 
suppellettile. 




FiG. 4. 



Una tomba soltanto appartiene all'età romana. Conteneva, pochi oggetti così 
distinti: vasetto di argilla rossastra, lucernetta fittile col bollo CAMPILI, piccolo 
vasetto di piombo, unguentario di avorio tornito e un medio bronzo molto trito, 
forse di Adriano. 



ESTB 



— 152 — 



KEaiONB X. 



La profondità alla quale giacevano le tombe, dall'attuale soprassuolo, è quasi 
sempre costante per i singoli periodi; per cui con piccole varianti le tombe del II 
periodo arcaico stavano a m. 3,50, quelle del periodo II intorno ai 3 metri, e quelle del 
III a m. 2,50. La tomba romana era invece a m. 1,30. 

Da questo gruppo di tombe sceglierò quelle che per caratteri speciali riescono 
più interessanti, descrivendole secondo i periodi ai quali appartengono. 

Tomba n. 6. Del II periodo arcaico. Essa si rinvenne in semplice buca, alla pro- 
fondità di m. 3,65. Era costituita da un elegante ossuario fittile (fig. 1) a due tronchi 




Fio. 5. 



di cono opposti, l'inferiore molto depresso, il superiore molto allungato, rigonfio al 
ventre e con strozzatura nel punto dove s innalza il tronco di cono superiore. Ha bocca 
stretta con orlo espanso, e piede rilevato; sulla maggiore rigonfiatura del ventre 
s'imposta un'ansa a fettuccia, piegata a stretta curva, sormontata da due appendici 
cornetti, percorsa lungo la sua linea mediana da una leggera costola. La corrispon- 
dente ansa, dall'altra parte del vaso, è mancante, e la frattura, al punto di attacco, 
è di antica data. Nello spazio intercluso fra le due anse, e precisamente sulla perife- 
ria massima del vaso, sono distribuite, ad eguale distanza fra loro, sei bugnette, tre 
per parte. Era chiuso alla bocca con una ciotola-coperchio, e un'altra ciotola di gros- 
solana fattura era accanto all'ossuario. 

La tecnica e l'impasto di argilla nericcia sono rozzi; però le linee generali 
danno un complesso armonico ed elegante. 

Fra le ossa combuste si trovarono: una fìbula di bronzo ad arco semplice, tre 
frammenti di verghetta cilindrica di bronzo, forse resti dì un ago crinale, e una ^• 
saiola fìttile. 




BESIONB X. — 153 — BSTE 

Tomba n. 8 del III periodo, alla profondità di m. 2,30. Era costituita da un 
grande vaso-tomba, chiuso alla bocca con una lastra di calcare. Misura in altezza 
mm. 480; ha forma allungata ed è ornato da cinque cordoni che intercludono sei 
larghe zone; verso la bocca si restringe, ed ha labbro breve e sporgente in fuori. 
Conteneva un ossuario di rozza fattura a forma di tronco di cono rovescio, tipo comune 
nelle tombe del IH periodo. Fra le ossa combuste si scoprì una grande aimilla di 
bronzo del diametro interno di mm. 87. È formata con una verga cilindrica, termi- 
nante alle estremità con due ingrossamenti e con una serie di lineette incise. Tali estre- 
mità si sovrappongono, dando così all'armilla la voluta elasticità. 

Tomba n. 15 del III periodo, alla profondità di m. 2,60, formata da alcuni vasi 
accessori e da un ossuario, collocato sotto una sfaldatura di calcare, rotto in più pezzi, 
ora perfettamente ricomposto. 

Questo vaso (figg. 2, 3, 4, 5), alto mm, 280, con il maggiore diametro di mm. 300 
e largo alla bocca mm. 150, forma il vero cimelio della raccolta. È foggiato a guisa 
di olla panciuta con piccolo piede rilevato, bocca stretta, orlo breve arrovesciato e 
larga spalla, dipinto interamente a grafite. In questo fondo nero sono incise, con 
una punta smussata, undici figure di animali, tre di guerrieri e due di lottatori, di- 
pinte a rosso con ocra. 

L'artefice che eseguì queste rappresentazioni mostrò grande imperizia nel trat- 
tare il disegno. I tre guerrieri occupano due terzi dell'altezza del vaso, ed appariscono 
a distanze eguali ; iu mezzo e sulla spalla sono disposti gli animali e i due lot- 
tatori. 

I guerrieri veggonsi riprodotti tutti tre nello stesso atteggiamento e nello stesso 
costume. Dove si manifesta specialmente la ignoranza dell'arte è nella rappresentazione 
della testa, segnata di profilo. Infatti tre sgraffi, pressoché triangolari, posti alla stessa 
altezza, indicano forse un dettaglio del copricapo ; un terzo sgraffio, più sotto, l'orecchio ; 
però in una delle figure questo manca. Ciascuna delle citate figure porta un elmo 
crestato, espresso da una linea arcuata a zig-zag con un prolungamento posteriore ; e 
alla parte anteriore veggonsi due linee curve che suppongo rappresentino la tubaj la 
quale, in luogo di essere appoggiata alle labbra, dal nostro artefice imperito, che forse 
copiava tale soggetto da qualche situla enea, non comprendendone l'uso, veniva unita 
quale ornamento all'elmo. 

II corpo di ciascun guerriero è interamente coperto da un grande scudo circolare, 
ornato verso la periferia da due linee concentriche, entro le quali sono disposti cinque 
raggi ad elica. Uno scudo simile è inciso con una figura di guerriero, sulla guaina 
di bronzo di un pugnale, scoperto in una tomba del sepolcreto Franchini (^). 

Sporgono sotto allo scudo le gambe atteggiate al passo ; e al lato sinistro, in alto 
spunta un'ascia rettangolare, infilata ad un manico ; e più sotto le punte di due gia- 
vellotti; e in corrispondenza a queste, dall'altro lato, i puntali arrotondati delle aste 
alle quali i giavellotti stessi sono fissati. 



(') A. Prosdocimi, Notùie degli scavi, 1882, tav. VI, fig. 20. 



E8TB 



— 154 — 



RBaiONE Z. 



Tali guerrieri così armati ricordano quelli incisi su lamine di bronzo, scopei-te 
nella stipe votiva del tempio Baratela in Este ('). 

I due lottatori, rappresentati sulla spalla del vaso, sono segnati colla più semplice 
espressione schematica della figura umana. Infatti una massa comprende testa, petto 
e ventre; due appendici rappiesentano le gambe e una terza il braccio, in modo che 
risulta un disegno imperfettissimo, ma tale da lasciar capire che l'artefice ha voluto 




FiG. 6. 



senza dubbio esprimere la nota scena di lotta, derivata da un tipo comune nelle 
situle della villa Benvenuti, del predio Arnoaldi, di Watsch, in uno dei frammenti 
di Matrai e in un frammento tìttile a bassorilievo di Este. 

Le figure degli animali, disposte sulla spalla del vaso, partendo dalla destra dei 
lottatori, sono un cavallo, due cani, un animale tozzo che non saprei precisare, e 
un altro cavallo. 

Nelle due serie degli animali interposti fra i guerrieri vedesi la figura di un cervo, 
trattata abbastanza bene, mentre le altre figure, pressoché eguali a quelle della spalla 
del vaso, sono sempre goffamente espresse, tanto da non potersi affermare la specie alla 
quale appartengono. 



O G. Ghirardini, Notisie degli scavi, 1888, tav. IX, figg. 2 a 6. 



REaiONB X. 



— 165 — 



BSTE 



Questo ossuario, unico nelle raccolte atestine, se si eccettui un frammento dì 
vaso di terra fina rossastra con resti di figura di un cavallo alato, graffita con punta 
smussata ('), per cui uguale nella tecnica a questo esemplare, mi sembra di alta 
importanza, perchè è una imitazione sopra un fittile di arte certamente locale, delle 
più singolari scene espresse nelle situle di bronzo. 

Accompagnavano questo vaso due ciotole, una delle quali gli serviva di coperchio, 




6 a e e 

FiG. 7. 

nn vasetto a forma di bicchiere, tutto ornato di fitti cordoni e di zone dipinte a rosso 
e nero, ed un piattino con appendice forata. 

In mezzo alle ossa combuste si scoprirono tre anelli di verghetta di bronzo e 
una piccola fibula, pure di bronzo, del tipo Certosa. 

Tomba n. 13. Apparteneva al III periodo, ed era formata con lastre di calcare, 
accuratamente tagliate, provviste degli incastri eseguiti a scalpello, per poter ottenere 
una perfetta chiusura. Misurava in lunghezza m. 0,80, in larghezza m. 0,77 ed era 
alta m. 0,60. Si rinvenne senza che la terra vi fosse infiltrata, nel modo con cui è 
rappresentata nella fig. 6 ('). 



(•) A. Prosdocimi, Notizie degli scavi, 1882, tav. V, flg. 24. 

(•) Nella fig. 6, la tomba grande di cui ci occupiamo è quella che apparisce di fronte; più 
se ne scorgono tre altre, e a sinistra vedesi la sfaldatura di calcare che copriva l'ossuario figurato. 



ESTB — 156 — RBOIONB X. 

Conteneva una grande sitala di bronzo a tronco di cono rovescio (fig. 7 a), alta 
mm. 480, col diametro alla bocca di mrn. 350 e mm. 230 al fondo. Tanto per la 
forma, quanto per la tecnica è simile alle molte conservate nelle raccolte del 
Museo. 

Consta di tre lamine, saldate con borchie ribadite, e del fondo, lavorato a parte, 
e saldato pure con borchie. Noto una particolarità, che questo vaso, prima di esser 
deposto nella tomba, era stato adoperato lungamente nell'uso domestico, logorandosi 
e rendendo necessarie delle riparazioni. Queste furono ese- 
guite con fettuccie di bronzo, che allacciano le fenditure fer- 
mandole con borchie ribadite; ve ne sono parecchie visibilis- 
sime dalla parte interna del vaso. 

Era chiusa alla bocca con un coperchio spezzato, ora ri- 
composto, a forma di tronco di cono con larga depressione nel 
mezzo, rozzamente sbozzato da una lamina di bronzo. Anche 
tale coperchio presenta in piii parti delle rappezzature. 

Entro la sitnla stava l'ossuario fittile (fig. 7 è), uno dei 
più eleganti delle raccolte atestine. È foggiato a tronco di cono 
rovescio, munito di piede rilevato, ornato di sei cordoni e dipinto 
con una tinta unica color noce; chiuso alla bocca da un co- 
perchio conico, fregiato di tre cordoni e terminante con ele- 
gante presa ; ha la stessa tinta del vaso, al quale si adatta con 
un controlabbro che si stacca dalla parte interna. 

Nell'interstizio che restava tra questo ossuario e la parete 
interna della situla si trovarono deposti i seguenti oggetti: 

a) scettro tubolare di lamina di bronzo accartocciata 
attorno ad un'anima di legno, lungo mm. 260 e tutto con 
vaghi disegni geometrici a sbalzo ; 

b) tre frammenti di un altro scettro, simile al prece- 
dente, però con decorazione più semplice ; 

e) àscia di bronzo ad alette, lunga mm. 165, larga al taglio mm. 57, perfet- 
tamente conservata; presenta l'anellino per il passaggio del legaccio che doveva fis- 
sarla al manico, del quale restano incastrati fra le alette i residui di legno; 

d) singolarissimo arnese (fig. 8), che si può ritenere di carattere sacro. È 
costruito come uno dei soliti scettri tubolari, con lamina accartocciata di bronzo, 
ravvolta attorno ad un'anima di legno, che termina superiormente con un disco di 
circa 75 mm. di diametro, formato con due lamine circolari saldate assieme me- 
diante una ripiegatura; fra le lamine risulta un vuoto, entro cui sono messi dei sas- 
solini, in modo che, agitando l'istrumento, esso fa un rumore come di sonaglio o di 
crepitaculum. Il disco è sormontato da una figurina schematica di uccelletto, in- 
tagliata in solida lamina e fissata al centro con una punta. La decorazione consiste 
in tre circoli concentrici, ottenuti con perline a sbalzo ; fra il primo e il secondo 
sono sbalzate dieci grosse bugne ; e fra il secondo ed il terzo, una fila di dodici co- 
nigli a stampo. 



RKOIONS X. — 197 — KSTE 

La parte inferiore è ornata nella stessa maniera, solo che in luogo dei conigli 
sono ripetute le bugne. Sotto a questo disco si stacca un pezzo di tubo, lungo 
mm. 45, e quindi si forma un altro disco colle stesse particolarità e colle stesse de- 
corazioni del primo; indi continua il tubo che doveva formare il manico, lavorato 
con bugne a sbalzo, ma che sfortunatamente non è completo, causa l'ossido. che ha 
distrutta totalmente l'esile lamina che lo formava. La lunghezza complessiva di questo 
oggetto è di mm. 190. 

A fianco della grande situla si trovarono: una situla in lamina di bronzo 
(fig. 7 e), di forma elegantissima, alta mm. 335, e col diam. alla bocca di mm. 210. 
Poggia su largo piede rilevato, lavorato a parte e che si fissa al vaso mediante una 
ripiegatura che dà origine ad un cordone. È formata con una sola lamina, unita 
con borchie ribadite ; verso il piede si restringe, mentre si sviluppa con graziosa curva 
verso la spalla che è larga e sulla quale sono sbalzati tre cordoni ; il labbro è alto, 
diritto e ornato di fitte baccellature verticali, in modo che riesce ondulato. Anche 
questo vaso presenta delle rappezzature, eguali a quelle riscontrate nella grande si- 
tula. Era chiuso alla bocca con un coperchio a calotta, e funzionava direttamente da 
ossuario. 

Fra le ossa si trovarono : un morso equino di ferro, a sbarre snodate ; cinque 
anelli diversi di bronzo ; una graziosa fìbula di bronzo con l'arco rivestito di corallo 
rosa-pallido ; alcuni frammenti di osso lavorato ; molte perle di ambra e di corallo di 
forme e proporzioni diverse, e due pendaglietti di osso frammentati, foggiati a figu- 
rine animali, in una delle quali si riconosce un ariete. 

Situla di bronzo, simile alla precedente, alta mm. 835, col diametro alla bocca 
di mm. 195, chiusa alla bocca con una ciotola fittile, ornata di zone rosse e nere, 
che racchiudeva un ossuario fittile modellato a guisa di elegante olla, dipinto a color 
noce, chiuso alla bocca da un coperchio di bronzo (fig. 7 e), simile ad una catinella, 
ornato nel fondo da un umbone rilevato, da alcuni circoli concentrici e da profonde 
baccellature. 

Dentro l'ossuario si trovarono, sei fibule di bronzo dei noti tipi serpeggianti, ad 
arco rigonfio e del tipo Certosa, e con esso parecchi frammenti di fibule dei mede- 
simi tipi. 

Infine sulla platea una coppa fìttile ad alto gambo, ornata di cordoni, dipinta 
ad ocra e grafite, un'altra coppa fittile a basso piede tinta a noce, due vasetti a bic- 
chiere dello stesso colore, e due a zone rosse e nere e, una robusta ascia di ferro 
ad alette con l'occhiello per il passaggio della corda. 

A. Alfonsi. 



Nonni SoATi 1009 — Voi. TL 21 



ALBAtRAtB — 158 — RBOIONK XI. 



Eegione XI (TRANSPADANA). 

II. ALBAIRATE — Tombe dell'età del bronzo scoperte nella loóa- 
lità <t la Scamozzina ». 

I rinvenimenti di tombe dell'età del bronzo, fatti alla Scamozzina, risalgono già 
al 1900 e al 1901 ; ma fino ad ora non se n'era data notizia. Le prime scoperte essendo 
dovute al caso, molte urne cinerarie e parecchi bronzi andarono dispersi. Si deve alla 
oculatezza del comm. Pisani-Dossi se abbiamo potuto avere preziose informazioni su 
questo ritrovamento importantissimo per la preistoria della Lombardia occidentale. 

Le urne, circa una trentina, parevano essere state sepolte a coppie, una grande 
ed una piccola ; esse contenevano gli avanzi della combustione, e cioè ossa incinerate, 
carboni e bronzi. Stavano a poca profondità nella terra, in buca semplice, non erano 
cioè riparate da pareti di lastre o di ciottoli. Per lo più le urne non avevano nep- 
pure la bocca riparata da ciotola, eccettuatane solo qualcuna, che aveva un coperchio 
a forma di ciotola a labbro rovescio, con una gola tra Iorio e il fondo, da sembrare 
quasi un elmo. I bronzi, molto interessanti, sono: pugnali triangolari con due chio- 
detti trasversali alla base, uno dei quali ha un'impugnatura ad incassatura fusa di 
un solo pezzo con la lama ; braccialetti che erano aperti e di verga a sezione ovale, 
pianeggianti all'interno e ad estremità appuntate, oltre qualche armilla di grosso filo 
tondo; finalmente aghi crinali a testa conica rovescia. 

Quelle tombe richiamano alla mente le note tombe di Monza, della Rogorea di 
Rogoredo, di Coarezza, di Crescenzago. Una delle più piccole urne, rinvenute alla 
Scamozzina, ricorda i cocci delle urne cinerarie rinvenute nell'isola Virginia (lago di 
Varese) ed esistenti nella collezione Ponti. Anche i pugnali hanno delle analogie con 
quelli delle palafitte Varesine, ma sono un po' più grandi. 

Dallo studio dei cimeli della Scamozzina io vengo alla conclusione che queste 
tombe siano fra le più antiche lasciateci dai discendenti dei palafitticoli, e che risal- 
gano approssimativamente al tempo in cui cessò nella Lombardia occidentale l'uso 
delle palafitte. 

Gli oggetti rinvenuti alla Scamozzina si conservano nella pregevole collezionp 
del comm. Pisani-Dossi in Corbetta. 

P. Castelfranco. 

Visitai la raccolta Pisani-Dossi in Corbetta il 29 giugno 1904, quando non avevo 
ancora l'incarico della Sopraintendenza agli Scavi di Lombardia. Notai subito l'im- 
portanza della scoperta fatta alla Scamozzina e non ancora pubblicata, e seppi che 
il eh. prof. Castelfranco aveva assunto l'incarico di studiarla. Varie ragioni impedi- 
rono per lungo tempo l'egregio paletnologo di condurre a termine il suo studio 
particolareggiato, il cui compimento non mancai di raccomandargli vivamente. Sono 
lieto ora di annunziare che tale studio è compiuto, e che apparirà nel Bullettina di 
Paletnologia italiana. Intanto aggiungo qualche notizia tolta dai miei appunti. 



RK<MONB VI. • — 159 — BESTINO 

Le lame di pugnale in bronzo sono carenate o a costola, con corto codolo; una 
sola ha lungo codolo con margini rialzati (impugnatura ad incassatura del Castel- 
franco). Nella ceramica predominano le olle biconiche, senza piede e senza manichi, 
ma munite di prese o appoggiamano, con labbro leggermente svasato e spalle ornate. 
Talora la forma è più tondeggiante. Gli ornati sono eseguiti a stecca, o di taglio 
(denti di lupo riempiti di tratteggio, talora in serie, talora contrapposti e alternati, 
altra volta sovrapposti in due zone in modo che il dente di lupo della zona supe- 
riore corrisponda al vuoto tra due della inferiore) ovvero dì punta (festoni e linee 
di punti incisi). 

G. Patroni. 



Regione VI (UMBRIA). 

III. SESTINO — Avami archilellonici di un tempietto paleo-cristiano. 

Dell'antica Sestinum, posta nell'alta valle del Foglia, cioè in territorio gallico, 
ma non pertanto dipendente dalla Sopraintendenza degli scavi di Etruria, con tutto il 
territorio della provincia di Arezzo, alla quale appartiene il moderno comune di Se- 
stino che occupa il medesimo posto del municipio romano di Seslùtum, si hanno no- 
tizie storiche (') e numerose testimonianze epigrafiche ('). Probabilmente tale muni- 
cipio risale ad un'età posteriore alla guerra sociale, perchè si sa che era retto da 
quattuorviri. Vi è ricordo nelle iscrizioni anche di seviri augustales, nonché di un 
curator rei publicae, e di altre magistrature minori. 

In Sestine non furono mai fatte ricerche sistematiche da parte delle autorità go- 
vernative ; e quindi tutto ciò che in varie occasioni ha dato spontaneamente il terri- 
torio intorno al paese (epigrafi, statue decorative, cippi funerari, frammenti architet- 
tonici ecc.) è rimasto per lunga pezza abbandonato nei luoghi stessi dei trovamenti ; 
e solo in questi ultimi anni è stato in buona parte pietosamente raccolto in un ma- 
gazzino della canonica dall'attuale arciprete D. Damiano Olivieri. 

Il paese è quasi tutto fabbricato alle falde di una collina sulla cui sommità 
sorge la chiesa parrocchiale molto antica, dedicata a s. Pancrazio. Poco lontano dal- 
l'abside di questa chiesa il terreno ridiscende verso la valle, formando una specie di 
conca, limitata in basso dalla strada rotabile in costruzione, che dovrà unire Sestine 
a Belforte e a Pesaro. Questo terreno appartenente all'arcipretura ed un podere posto 
a nord-est della chiesa, confinante con la piazza che si stende dinanzi ad essa, 
sono le zone dove si sono fatti maggiori trovamenti. 

Nel marzo del 1905, nei lavori per la costruzione della detta stiada, vennero 
fuori dal taglio del terreno che ne forma la ripa sinistra, a circa m. 250 a valle 

(') Plinio, N. H., Ili, 114; Stef. Biz. ecc. 
(') G. I. L. XI, 2, nn. 5996-6025. 



SE8T1N0 



— 160 — 



RIOIONE TI. 



dalla chiesa, alcuni pezzi di un grosso cornicione in travertino con decorazioni a ri- 
lievo di tralci e grappoli d'uva, e un frammento di lastrone pure in travertino con 
un bel rosone rilevato nel mezzo. 

Ripigliati al principio di quest'anno i lavori, nel costruire una fogna, a poca 
distanza dal primo trovamento, comparvero altri pezzi del medesimo cornicione e 
frammenti di statue pure in travertino. 

In seguito a tale nuova scoperta mi recai sul posto alla fine dello scorso gen- 
naio, ed ebbi agio di constatare l'importanza di questi frammenti architettonici, rica- 
vati tutti da un limitatissimo spazio, e che dovettero appartenere certo ad una co- 
struzione dei primi tempi cristiani. Questi pezzi giacevano fra una quantità di rottami 
di mattoni, tegoli, pietre ecc., a poco più di un metro di profondità dal piano di 





Fio. I. 



campagna, in uno strato di terra argillosa e nerastra alto circa tre metri. Per assicu- 
rarmi se lo stesso strato archeologico continuava anche al di là della strada, dopo 
aver fatto scavare nel luogo del secondo trovamento, estraendo un bel capitello co- 
rinzio e altri pezzi di cornicione, feci aprire una piccola trincea 10 m. più oltre, nel 
campo sovrastante; e a m. 1,80 di profondità ricomparve infatti lo stesso amalgama 
di rottami. Pare che una grandiosa frana avesse ricoperto la campagna per più di un 
chilometro di larghezza, abbattendo alberi ed edifici e sovrapponendosi al piano pri- 
mitivo del terreno. Io credo che con l'esplorazione completa di questo luogo, ora ben 
delimitato, si potrebbe mettere in luce anche il basamento dell'edificio a cui appar- 
tenevano gli avanzi decorativi scoperti, i quali si possono così classificare: 

a) Circa cinque metri di cornicione in travertino in vari frammenti, alto in 
media m. 0,65; spess. inf. m. 0,20, sup. m. 0,37. È scanalato e a dentelli cordo- 
nati nel mezzo superiormente, ed ha un fregio mediano, alto m. 0,23, di tralci, 
con grappoli d'uva pineati e foglie trilobate (v. fig. 1), diviso in sezioni da pila- 
strini a spirale, con la sommità fiorita da fogliami di acanto. Sopra uno dei pezzi 
che compongono questo cornicione son rimaste tracce molto visibili di uno di tali 
pilastrini divisori ; e su un altro, all'angolo sinistro del quale è rimasta la parte su- 
periore di uno di questi pilastrini, si vede intatta una colomba che becca un grap- 
polo di uva. Nella parte inferiore rotta di qualcuno di questi frammenti si conser- 
vano ancora tracce di scorniciatura con cui doveva terminare tale decorazione. 
Questo cornicione apparteneva certo ad una costruzione di forma rotonda o ovale. 



RKSIONB yi. 



— 161 — 



8FSTIN0 



perchè i rari pezzi finora estratti hanno tutti una sagoma concavo-convessa, ma non 
molto accentuata, tantoché si può supporre per tutto l'insieme un diametro di m. otto 
dieci. Con gli elementi dei quali possiamo disporre è impossibile di calcolarlo 
esattamente. Due altri frammenti spettanti alla stessa decorazione, uno con grappolo 
d'uva, su cui becca una colomba, e l'altro con un pesce, si vedono usati come materiale 
di fabbrica in un muro sottostante alla piazza della chiesa, a destra di chi sale. 

b) Capitello d'anta, di stile corinzio tardo, con parte di un pilastrino scanalato, 
alto m. 0,60, diam. del pilastrino m. 0,26 (fig. 2 b). Questo capitello mostra la 




FiG. 2. 



degenerazione quasi dello stilo corinzio classico, perchè in esso, oltre alle foglie di 
acanto proprie di questo stile, sono aggiunti altri elementi decorativi, volute e spi- 
rali, che non si riscontrano mai neanche nei capitelli romani d'ordine corinzio, e in 
quelli d'ordine composto. 

e) Capitello simile al precedente, ma di colonna, alto m. 0,43, diam. infe- 
riore m. 0,30, larghezza dell'abaco m. 0,35 (fig. 2 a). 

d) Frammento di cornice con decorazione ad ovoli e dentelli, alto m. 0,19, 
lungo m. 0,48, dello spessore di m. 0,45 e m. 0,26. 

e) Tre frammenti di grosso lastrone con decorazioni a basso rilievo, lunghi da 
m. 0,65 a m. 1,02, alti da m. 0,46 a 0,59 e spessi da m. 0,17 a 0,26. Sopra uno 
di tali frammenti è conservato in buona parte un doppio rosone rilevato, del dia- 
metro di m. 0,45, e su un altro rimane il rilievo rappresentante la parte inferiore 
di un pesce ; tutti e tre poi hanno scanalature e rilievi di forma geometrica. 

/") Altri pezzi di travertino semplicemente sagomati o scorniciati. 



«BSriNO 



— 162 — 



XEOIONK VI. 



g) Parte inferiore di una statua muliebre, panneggiata, decorativa, in traver- 
tino, col dorso liscio, alta m. 0,44; fa corpo con uno zoccolo alto m. 0,20 e largo 
m. 0,55. Al disotto della veste lunghissima sporgono le punte dei piedi. 

/() Busto di statua panneggiata in travertino, col dorso liscio come la prece- 
dente, alto m. 0,80. Ha il braccio destro al petto e il sin. lungo il fianco. Tutta la 
statua doveva essere di proporzione un po' maggiore della precedente. 

i ) Due teste virili, dal viso di provinciali romani, alte m. 0,25 (fig. 3 a, b). 
Sono anch'esse di epoca tarda e di ai'te assai scadente. 




Fia. 8. 



/) Testa muliebre velata, pure in travertino, col viso irriconoscibile, alta, con 
parte del collo, m. 0,39. 

Oltre a questi materiali decorativi, trovati nel medesimo luogo, probabilmente 
appartenevano alla stessa costruzione due altri capitelli, dei quali non si sa ora la 
provenienza sicura. Uno, simile a quello descritto più sopra sotto la lettera e ed alto 
m. 0,45, si può vedere sopra un muro del giardino annesso alla villa Maggi di 
Bestino, ed un altro quadrangolare (alto m. 0,45, largo alla base m. 0,34 per lato, 
e sopra m. 0,50), ancora più bello e più interessante, fa da sostegno in un sotter- 
raneo della chiesa ad una volta, sulla quale è fondato l'altare maggiore. Quest'ul- 
timo, che vedesi qui rappresentato (fig. 4), è della stessa pietra ed offre non dubbi 
riscontri stilistici e tecnici con le decorazioni geometriche dei frammenti di grosso 
lastrone in travertino, descritti sotto la lettera e. È di forma massiccia, e porta sulle 
quattro facce, a bassissimo rilievo, triplici volute d'ordine ionico tra una zona infe- 
riore di linee a sig-zag incontrantisi ad angolo acuto, e l'abaco faciente corpo col 



RKGIONK VI. 



— 163 



SESTINO 



capitello ed espresso su ogni faccia da due linee orizzontali parallele, che terminano 
a spirali divergenti. L'incertezza della scultura e l'irregolarità delle linee rivelano 
una mano mal destra, e mostrano chiaramente che la tradizione della vera arte 
classica nel momento in cui esso fu scolpito, si era quasi del tutto perduta. Questo 




FlG. 4 



capitello, che ad un profano potrebbe sembrare di gran lunga più arcaico di quello 
che realmente è, risale senza alcun dubbio ai primi tempi cristiani (IV-V sec. d. C), 
e deve riguardarsi come uno dei più tipici esempì della scultura decorativa di questo 
tempo. 

Allo stato presente delle ricerche in questo campo non è possibile, con gli elementi 
che si hanno a disposizione, ricostruire idealmente in tutte le sue parti l'edifìcio della 
bassa latinità, al quale appartenevano tutti questi avanzi così omogenei e in istretta 
relazione tra di loro. Non è però inverosimile il concludere che in questo luogo remoto 
del territorio già dei Galli Senoni, e perduto quasi io fondo ad una stretta gola di 
monti sulla sinistra del fiume Foglia, lontano dalle grandi vie di comunicazione, vi 
fosse nei primi secoli della nostra èra una importante comunità cristiana, la quale 



OSTIA — 164 — REGIONE I. 

poteva esercitare le pratiche del nuovo culto in una quasi completa indipendenza; e 
che alla nuova religione vi fosse dedicato un tempio, senza dubbio non grande, a cui 
però potevano appartenere i frammenti decorativi finora estratti, su alcuni dei quali 
per fortuna sono visibili peculiarissimi e ben noti simboli cristiani, come la colomba 
ed il pesce. Di tale culto primitivo cristiano in Sostino fanno anche fede alcune grandi 
arche sepolcrali e coperchi di arche in tufo abbandonati per le strade o nei cortili 
di case private, e due bassorilievi pure in tufo, murati sulla facciata della chiesa a 
sin., e sull'architrave della porta del cortiletto della canonica. Il primo, lungo m. 1,22 
e alto m. 0,30, abbastanza ben conservato, esibisce una scena di martirio, l'altro è 
affatto irriconoscibile. Una esplorazione sistematica in questo territorio son sicuro che 
darebbe buoni risultati, e servirebbe specialmente ad illuminarci sull'arte decorativa 
dei bassi tempi romani. 

E. Galli. 



Regione I (LATIUM ET CAMPANIA) 

LATIUM. 

IV. OSTIA — Nuovi edifica rimessi a luce presso le Terme e la Ca- 
serma dei Vigili, e sculture marmoree quivi rinvenute. 

L'acqua che si incontra non molto al di sotto del piano attuale, impedisce che 
si spingano le esplorazioni fino alla maggiore profondità. Se, come si spera, si potrà 
ottenere, mercè lavori di bonifica e di drenaggio, che sia prosciugato il sottosuolo 
della città antica e siano riattivate le antiche chiaviche, è lecito sperare in molte e 
importanti scoperte relative alla colonia preimperiale, a cui debbono essere attribuiti 
taluni oggetti e frammenti che sono tornati alla luce dal suolo ostiense. 

Un saggio fatto ora sotto la via del Teatro, innanzi a quella che viene dalla vìa 
dei Sepolcri, ha fatto riconoscere, a ben m. 2,15 sotto il piano stradale, un pavimento 
in cocciopisto, appartenente a costruzioni più antiche. È ricoperto di sabbia lasciata 
dal fiume. 






La via dei Vigili corre nel suo primo tratto, come si è detto, tra le Terme a 
sinistra e un grande, ricco edificio a destra, il quale per ora non sarà esplorato. L'in- 
gresso di questo, che sta quasi di fronte a quello delle Terme, è, come al solito, 
fiancheggiato da due pilastrini in mattoni. È largo m. 3,82, ed ha la soglia in tra- 
vertino. Per metà è costituito da una scala, i cui primi tre gradini sono in traver- 
tino, e per l'altra metà da un corridoio. 



RBOIONB I. 



— 165 — 



OSTIA 



In questo corridoio si rinvennero due frammenti di un gruppo in terracotta di 



^^^r >^ -— 


.- Wjl 


■ 


^^ r ■■^' 




^^^H 




^mk 


^H 


^K. ''T*^ 




^^^^^^^^^^H 


^^^^H /^ 


^à 


J 



FlG. 1. 



buon lavoro a stecca. L'uno (fig. 1) è la testa con la spalla sinistra fi una figura 




Pio. 2. 

bacchica coi capelli divisi in mezzo e scendenti sugli omeri. È recinta di una corona 
di foglie di edera e fiori, e presenta dei fori per perni in giro dietro la corona (m. 0,261). 
L'altro (fig. 2) è la parte superiore di un bambino, sostenuto dalla mano destra di 
una persona adulta: non vi sono tracce di ale (m. 0,13). 

N<mzn ScATi 1909 - Voi. VI. 22 



l/ 



OSTIA — 166 — REGIOKB I. 

Nella stessa ria fa completato lo sterro dei vani a sinistra. 

Il vano n. 3 fu già scavato nel 1888. Esso comunica colla via mercè una por- 
ticina; ed il ha il pavimento a m. 0,45 al di sopra del piano stradale. 

Il vano n. 4 (m. 6,30X2,95) ha il pavimento ad opera spicata, che riposa su 
un piano di anfore collocate orizzontalmente. Nel lato destro è una porta, che 
mette in un sottoscala con pianerottolo a vòlta reale, e con avanzi di intonaco sulle 
pareti, a cocciopisto nella parte inferiore, bianco nella superiore. Il pavimento di questo 
sottoscala è ugualmente ad opera spicata. 

Il quinto vano è una scala con sedici gradini a mattoni. Nella parete sinistra 
è il tubo per Io scarico delle acque. 

Il sesto vano (m. 6,30X2,95), che sta sotto la seconda branca della scala, ha 
il solito pavimento in opera spicata; una finestra, più tardi chiusa, nella parete di 
fondo, e nella parete destra due incavi per il tubo di scarico. Un muretto, alto m. 0,15, 
divide la camera nel senso della lunghezza. 

Il settimo vano (m. 6,30X4,44) ha la soglia in travertino coi canaletti, il pa- 
vimento ad opera spicata, la porta sulla parete di fondo (m. 1,17), poi chiusa, e, a 
m. 3,95 dal pavimento, la solita cornice e sopra di essa avanzi delle pareti del piano 
superiore. 

L'ottavo vano (m. 6,30 X 4,75) ha soglia in travertino coi canaletti, e in alto 
la cornice. 

Negli scarichi di questa via si raccolse: 

Marmo. Frammento di sarcofago con la parte superiore di una figura muliebre 
Telata, volta verso sin. (m. 0,245X0,09). Quattro frammenti di un oscillum, nel 
cui bordo sono rappresentate foglie e grappoli di uva, bacche di edera, foglie di acanto 
e nel mezzo rimane la sola testa di una figura con elmo (m. 0,51 X 0,15). Fram- 
mento di un bassorilievo con la rappresentanza di una corsa nel circo : vi rimane parte 
dei due cavalli e di un auriga caduto sotto di essi (m. 0,18X0,115). Frammento di 
tosta di leone (m. 0,085). Si ebbero inoltre le seguenti iscrizioni: 

1. Lastra marmorea (m. 0,124 X 2. Id. (m. 0,12X0,135): 

0,112X0,04): 

h M 

UO ■ KALED\ 
^ [DO- 

Terracotta. Frammento di orologio solare (?) (m. 0,21 X 0,185). Tubo per filtro 
(m. 0,26; diam. m. 0,09). Una lucerna, con rilievo, rappresentante Venere che si pet- 
tina guardandosi nello specchio, e sotto la lettera I . Mattoni con i bolli C I. L. XV, 
12, 71, 79, 103 (2 es.), 105, 109, 125, 129, 187, 361, 662 a, 928 a, 958 a, 1094, 
1435 ffl (2 es.), 1436, 1636, 2559 ed i seguenti: 

a) O EX P • / • s • s • earF • BR • F • FI ONES 

APRO et CATU(I 
COS 




REOIONE 1. 167 — OSTIA 

b) O EX PRAD MAX AVG VIU'IIC 

CLAVDFORTV 

(testa di Mercurio). 

e) (cf. C. I. L. XV, 2159) : , 

© EX FIG SEM VETKIIIIIII 

MAMER 'E SE?lllll 



d) O 



MACRINA 
CILL • GÈ 
MA ? 



Piombo. Pistola acquarla, non a posto (diam. m. 0,05) ; in più punti si legge : 

SAP • C • V • 

cioè S.... A P. .. c(/amsm«) y(/n), e dallato opposto vedesi in rilievo una specie 

di barca fiancheggiata da P e da altri segni I (?) (fig. 3). 




FiG. 3. 



È stata completamente sterrata la via che congiunge quella della Fontana con 
quella dei Vigili e passa tra il quartiere di questi e le Terme. 

Da due finestre a feritoia della caserma si è visto, come esse corrispondano ad 
ambienti coperti da vòlta, vuoti, con pareti rivestite di intonaco bianco. Ma in essi 
non si potrà penetrare, se non quando si procederà nello sterro della caserma 
stessa. 

Dal lato delle Terme si osserva nell'angolo verso via dei Vigili un piano incli- 
nato eguale a quello notato in questa stessa via (v. pag. 127), e che scende preci- 
samente all'angolo. Pare che esso finisca in una piccola fogna. 

Addossati alle Terme sono riapparsi alcuni ambienti ('). 

Il primo di essi, che comincia sull'angolo di via dei Vigili (^), è lungo m. 17,10. 
Ha le pareti con intonaco di cocciopisto a cordoncino inferiormente, pavimento a te- 



C) In questi la risega è superiore al piano stradale, corrispondendo al piano intemo dell'e- 
dificio. 

(') Innanzi ad esso e sull'asse della ria dei Vigili, fu più tardi costruito un altro vano qua- 
drato addossato alla fontana, le cui pareti ad intonaco bianco hanno traccie di colore rosso. 



OSTIA — 168 — RBQIONB I. 

goloni, poi ricoperto con altro a cocciopisto ; una porta nella parete est, poi chiusa, 
una nella parete nord, e un'altra nella parete ovest. Più tardi questo yano, che fu 
forse in origine una vasca, fu diviso in tre mediante muri molto rozzi. Nella parete 
est si notano incavi verticali per incastro (di tavole?). Vi furono tracciati dei graffiti 
nei quali pel modo con cui sono riapparsi si legge qualche rara sillaba. In uno si ha : 

ANÒAOMIIICAAPT 
BAL- IIIINONMAl 

Nella prima linea è evidente la data ili ca{lendas) Apr{Ues), nella seconda l'altra 
ini non{as) Mai{as). 

Il secondo (m. 3,05 X 7,90) ha il muro meridionale in opera reticolata, le pa- 
reti rivestite di intonaco a cocciopesto con cordoncino, una porta (m. 2,28) nella pa- 
rete occcidentale, e pavimento a tegoloni, sul quale dovette esservene un altro a coc- 
ciopisto. 

Il terzo (m, 2,55X4,75) ha le pareli ricoperte di intonaco bianco con traccio 
di una fascia rossa. Nel centro della parete est è una colonnina in mattoni rivestita 
dell' intonaco medesimo. La porta doveva stare nella parete ovest, che è caduta. 

11 quarto (m. 5,60 X 2,53), con traccio di intonaco a cocciopisto, fu costruito 
innanzi a due porte, che furono poi chiuse, una delle quali con cornice a mattoni. 
Parte di questa stanza è occupata da una scala stretta, addossata al muro delle 
Terme (') e posata a metà su un pilastro, costruito innanzi ad una di quelle porte. 

Dopo la scala è un altro ingresso delle Terme, per cui si accedeva al peristilio, 
del quale si parlerà più sotto. Questo ingresso ha i soliti pilastrini in mattoni; se 
non che le basi qui sono in travertino. Esso però fu più tardi ristretto con un pila- 
stro in muratura, e fu anche rialzata la soglia. 

Dopo la porta si ha un ambiente simile a quello di via dei Vigili (guardiole 
del portiere?), non ancora esplorato. 

Fra le terre di scarico che riempivano questi ambienti si raccolse un embrice 

col bollo : 

□ A-EX FA-ERNI 

C IVil • HILLI 

Si ebbero inoltre delle lucerne: C. I. L. XV, 6296 o; 6382 e; e: Q MARCI , ed 
altre lucerne con un quadrupede in corsa; altra con un quadrupede su cui sta una 
figura, col monogramma cristiano ed una palma sotto. Si raccolse parimenti una 
fistula di piombo ; due pignattine di terracotta ; un frammento di specchio di bronzo 
e le consuete chiavi, aghi di bronzo ed aghi e stili di osso. 

** * 

L'ingresso delle Terme dalla via dei Vigili, mette in un corridoio con vòlta a botte, 
e pavimento a mosaico bianco-nero a grandi fasce. A destra una porta mette in una 

(') Le porte chiuse davano accesso a corridoi sotterranei non ancora esplorati, e la scala al 
piano soprastante. Una finestra a feritoia dava sul corridoio. 



RKOIOXB I. — 169 — OITIA 

stanza già esplorata {Notizie 1888, pag. 738), e a sinistra due porte in nn'altra, che 
sta alle spalle delle taberne nn. 2 e 3 sotto il portico (v. pag. 89). 

Questo vano (n. 1), che misurava m. 9,17X6,32, con pavimento a calce con pochi 
pezzi di cocciopesto, ha cinque porte: nella parete occidentale, oltre le due suddette, 
una che dà nel grande salone dal mosaico ; nella parete orientale una che dà nel vano 2 
sotto il portico ; e nella parete meridionale una, più tardi ristretta, che immette nel 
vano seguente (v. sotto). Nell'angolo nord-est di questa stanza si rinvenne una costru- 
zione quadrata, che posa su scarico, con muretti rozzi, alti m. 0,72, vuota nell'interno, 
ricoperta da un pavimento a cocciopisto ('). Fra la seconda e la terza porta della pa- 
rete ovest, quasi nel mezzo della stanza, vennero in luce avanzi di muri rozzi, che 
posano su scarico, ricoperti di intonaco bianco ordinario. 

Il vano seguente (n. 2) fu già descritto (v. p. 89, n. 4). Il bello e grandioso 
mosaico, bianco e nero, è quasi completamente perduto nella parte orientale, e 
verso ovest, cioè accanto alla porta che dà nel grande salone. Nel centro si vede 
sopra un cavallo marino, che va verso ovest cioè verso il grande salone, Anfitrite, 
rivolta verso est, la quale regge con le mani un velo che le passa dietro la schiena. 
La precede un putto alato (Imene) con fiaccola accesa, che volge la testa verso di 
lei. Queste figure centrali erano circondate da Tritoni festanti. Uno di essi, verso nord, 
suona il tamburello; di quello verso ovest si vede la sola coda; di quello verso sud, 
che sollevava un cantaro, rimane la coda ed un braccio ; quello verso est è del tutto 
perduto. Questo mosaico si connette evidentemente con quello del grande salone, nel 
cui centro sta Poseidon tirato da quattro cavalli marini. 

Il corridoio che segue, e che comincia dal portico (v. sopra pag. 90, n. 5), 
mette in una stanza quadrata (n. 3) la quale misura m. 4,71 X 4,21 ; ha tre porte, 
una nella parete sud, una in quella ovest, che dà nel grande salone, ed una in 
quella di Anfitrite. Questa occupa anche lo spazio dietro la scala (v. pag. 90, n. 6). 

Dal grande salone si entra in un altro corridoio, che è continuazione di quello 
su indicato che viene dall'ingresso di via dei Vigili, e che immette in un grande 
peristilio che ora si sta sterrando. 

In questo vano n. 3 si raccolse un mattone col bollo C. I. L. XV, 11 15 a, 
parte di plinto marmoreo con piede sinistro di statua (m. 0,39X0,50X0,10) ed una 
base cilindrica (m. 0,33). 

Il primo ambiente a sin. (n. 4), alle spalle dei vani 7 ed 8 sotto il portico 
(pag. 90), misura m. 5,80X8,15; ha una porta a nord (che dà nell'ambiente su in- 
dicato), una ad est che mette nel vano 7, e due altre porte, più tardi chiuse, a sud. 
Sulla parete ovest rimane una porzione della cornice aggettata, sottostante al soffitto. 
Il pavimento era ad opera spicata e in un tratto sprofondato nell'angolo nord-ovest 
fa vedere la fogna sottostante. 

L'ambiente che segue (n. 5), il quale misura m. 5,82X4,74, ha il pavimento 
ad opera spicata, e due porte ; una ad est, che dà nel vano n. 9 sotto il portico, 
l'altra ad ovest, che dà nel peristilio (*). 

(') Una simile costruzione è tornata in luce in una taberna di via della Fontana (t. p. 116). 
(') Le porte che danno nel peristilio miturano m. 2,65. 



OSTIA 



— 170 — 



RROIONB I. 



Il vano seguente (n. 6), che misura m. 5,18 X 4,39, sta dietro quello del portico 
fiancheggiato da due pilastri (v. pag. 90), e rappresenta un altro ingresso all'edificio. 
Oltre alla porta, che conduceva al portico, ne ha una sul peristilio, e una a sud. 




FiG. 4. 



fiancheggiata da due archetti di scarico, poi chiusa. Appoggiato alla parete nord è 
un muro, forse principio di una scala. Il pavimento è ad opera spicata. 

Il settimo vano (m. 5,80 X 4,47) ha ima porta ad est, poi chiusa, che metteva 
Dell'ambiente n. 11 sotto il portico; una ad ovest, sul peristilio, ed una a nord. Il 
l,avinionto è ad opera spicata. Presso la porta che dà nel peristilio si vede una co- 
struzione rettangolare (scala?), coperta ai lati da lastre irregolari di marmo, con in- 
tonaco n scivolo in basso. 

L'ottavo (m. 5,90 X 3,97) ha una porta ad est, poi chiusa, che dava nel vano 
n. 12 del portico, uni a nord ed una a sud, e una infine nel peristilio. Addossata 



REQIONB I. 



— 171 — 



OSTIA 



alla parete nord, all'angolo nord-est, è una scala con cinque gradini a mattoni 
(m. 0,79X0,27 X 0,27) con un ripiano largo ni. 1,25, dove cominciava la solita scala 
in legno. Nel mezzo della stanza, presso la parete est. furono rinvenute due lastre, 
una di africano e l'altra di giallo antico, che probabilmente servirono siccome coper- 
tura delia fogna Sjtlostaiite. 





^^'^^^^^^^^^^l 


memi 


il 




t-^^^^^^^^H 



FiG. 5. 



Il nono (m. 5,80 X 4,35) ha un pavimento ad opera spicata, una porta ad est, 
che dà nel vano n. 13 sotto i portici, una sul peristilio; una a nord e una a sud. 

Il vano decimo (m. 5,85 X 5), ugualmente con pavimento ad opera spicata, ha 
una porta (ra. 1,45) a sud, che mette nel largo in fondo alla via della Fontana a 
sinistra (v. pag. 92) ed una (m. 0,90) ad ovest, poi chiusa, che dava nel primo 
ambiente sul lato meridionale del peristilio. Neil' istessa parete si ha un'apertura 
(m. 0,85) che dà sul peristilio, alta però quanto la parete stessa. Si conservano nella 
parete sud avanzi della cornice aggettata. Le pareti sono rivestite di intonaco a 
cocciopisto. 



OSTU 



172 



RBQIONK I. 



Dagli scarichi che riempivano il peristilio si sono raccolti i seguenti frammenti 
di sculture marmoree. 

a) Testa virile ideale barbata con tenia, pupille e sopracciglio incise, e largo 
uso di trapano nella barba e nei capelli (m. 0,38), nello stile del II-III secolo (fig. 4). 

b) Frammento di bassorilievo, forse clipeo di sarcofago (m. 0,19). Vi si vede la 
parte superiore di una figura femminile vestita di chitone e manto, che le avvolge 




PlG. 6 



la parte inferiore. Sostiene sulle due mani unite un piccolo bambino, di profilo a d., 
che, sollevandosi col braccetto all'omero sin. della madre e quasi arrampicandovisi, 
copre con la testina la mammella sinistra di lei (fig. 5). 

e) Parte superiore di statua muliebre, acefala, ignuda (m. 0,14) (fig. 6). 

d) Testa barbata (Sileno?), in cattivo stato di conservazione (m. 0,115). 

e) Ermetta di giallo antico, rappresentante un ragazzo (m. 0,105). 

f) Frammento di gamba lavorata a raspa (m. 0,30). 

g) Id. di statua panneggiata (m. 0,16X0,21X0,13). 
h) Id. di figurina virile seduta (m. 0,058). 

i) Id. di plinto con piede destro di una statua e tronco d'albero (m. 0,42 X 0,25 
X 0,09). 

l) Id. di altorìliero, con la rappresentanza di un uomo con manto di stoffa 
sottile, che tiene il braccio d. appoggiato al petto e regge con la sin. il manto 
(m. 0.45). 

m) Id. di sarcofago baccellato con clipeo (m. 0,50), entro cui si vedono due 
busti che sorgono da una foglia di acanto, uno, a sin., di donna, l'altro, a d., di 



REOIONB I. 



— 173 — 



OSTIA 



uomo barbato con capelli corti, togato (fìg. 7). Tra le due figure una foglia ; ai lati 
del clipeo fiori di loto e rose ('). Il lavoro è interessante per la ingenua ricerca di 
verità. Dietro la lastra è scritto sotto una foglia di edera: 

GEMELINVS 

n) Id. di sarcofago con parte superiore di testa (con corona?) su cui posa 
una mano (m. 0,10X0,20). 




Fio. 7. 



o) Id. con parte di figura vestita, apparentemente distesa e altra più piccola 
di bambino in moto verso sinistra (m. 0,10 X 0,25). 

p) Id. con parte di due teste di cavalli ed un'ala (m. 0,11 X0,16); si pensa 
ad avanzi di una biga o quadriga preceduta da un amorino, come p. es. nei sarcofagi 
di Endimione o del ratto di Proserpina. 

q) Id. del fianco di un sarcofago con soggetto non chiaro ; pare di riconoscervi 
le zampe posteriori di un quadrupede (m. 0,33X0,15X0,17). 



(') Di questo sarcofago si rinvennero altri frammenti in altri vani, anche lontani. L'iscrizione 
incisa dietro il rilievo mostra ornati con rappresentanza che la fronte del sarcofago, segata, venne 
riadoperata. 

Nomn Boati 1906 — Voi VL 28 



OSTIA 



- 174 — 



RSaiONB I. 



r) Angolo sinistro di sarcofago col torso di figura virile nuda e parte di fe- 
stone, e sull'altro lato egualmente parte di festone (m. 0,14X0,15X0,04). 

s) Frammento di coperchio di urna cineraria con un'aquiletta su un lato e 
una corona lemniscata sull'altro (m. 0,31 X 0,33X0,06). 

t) Urna cineraria rotonda con targa ansata non iscritta (m. 0,37x0,35). 

ti) Parte di zoccolo (?) triangolare (m. 0,21 X 0,12). Su un lato si vedono 
due galli affrontati ai lati di un sacco legato (fìg. 8); su un altro sotto un tavolino 
una hydria, e sopra due uccelli che beccano e a d. un sacco legato (fig. 9). 




FiG. 8. 



Si raccolsero inoltre delle lastre marmoree con le seguenti i.scrizioni : 
1. (m. 0,86X0,345): 

L- AELIO • AVRELIO 

MODOlMPCAES • T 
HADRIANI ANTONINI- 

PII- PPFILIO 

M • M A R 1 V S • M- F- PAL- PRIMITl ivus 



\ 




DECVR • D E C • A E D • Il • SAC • \jf / A 
FAC CORPORI • TRAIECT • RV 

S • P • D • D • DED • XIII • K • Oc/ / 
IMP • CAES • ANTONINOjfl H et 
MAVRELIO • CAESIIC OS 



cioè: L. Aelio Aurelio Co[rH}modo mp(eratoris) Caes(ans) T. A^HQ Eadriani 



REGIONE I. 



— 175 — 



OSTIA 



Antonini Au\_g(tisti)'\ Pii p(atris) p(atriae) filio. M. Marius M. f. Pal(alina) Pri- 
mit{ivus~\, decur(ionum) dec(reto) aed(ilis) II sac(ris) V[_olk(ant2 fac(iundis)^ cor- 
pori Traiect(us) Ru... s(ua) p(ecunia) d(onum) d(edit). Ded(icatum) XIII k. Oc[^] 
imp(eratore) Gaes(are) Antonino II\_II et'] M. Aurelio Gaes{are) Go{n)s{ulibus) 
(a. 145 d. C). 

Non si sa se Mario Primitivo (') fosse stato aedilis ilerum o secundus sacris 
Voi/cani faciundis per decreto dei decurioni. 




FiG. 9. 



Si conoscono pretori primi {C. I. L. XIV, 306, 373, 432), un pretore secondo (o 
iterwnfi) {C. I. L. XIV, 341), un pretore terzo {C. I. L. XIV, 341), ma per gli edili 
{C. I L. XIV, 3, 357, 375, 376, 390, 391) tale gerarchia non è riferita. 

Il Traiectus Ru... è ignoto. Il corpus, cui è fatto il dono della statua, è si- 
mile al corpus traiectus marmorariorum {C. I. L. XIV, 425), traiectus togatensium 
{C. L L. XIV, 403, cfr. lenunctUarii traiectus Luculli, 409; lenuncularii traiectus, 
254 e traiectus. . celi. Notizie, 1907, pag. 122). 

La statua di L. Elio Aurelio Commodo, quello che poi si chiamò L. Vero, donata 
da Mario Primitivo a questo collegio, fii dedicata nel giorno natalizio di Antonino 
Pio, nato il 19 settembre dell'anno 86. 



C) Un Marius Primitivn* ricone nell'albo di collegio ignoto pubblicato sopra a pag. 91. 



OSTIA 



— 176 



RBOIONB L 



2. Id. (m. 0,135X0,30X0,05): 



HOC • SEPVLC 
M ACILIVS • is) 

cessitdon 
sbptimia/ 

TONICES • 1 
ivMICE CA 
IV E O B E L 
BEAINSE 
ilRTEET 
[OFORT 
NOFILIO 



3. Id. (m. 2X0,58X0,075) con leggenda sotto un ramo: 

B MARTINIANVS cs 



4. Id. (m. 0,275X0,25X0,03): 




PNONI 



5. Id. (m. 0,39 X 0,47) con parte inferiore di busto muliebre e pilastro scana- 
lato e sotto l'iscrizione: 

--LCVLAE • AVIAE 

6. Id. (m. 0,22X0,105X0,4): 




7. Id. (m. 0,53X0,195X0,045): 



^ STLACCTcrVf\ 

Ivgiconpar | 



(sie) 



8. Id. (m. 0,14X0,22X0,095) con belle letterere alte m. 0,08: 




RBOIONE I. — 177 OSTIA 

9. Frammenti di un puteale marmoreo (circonf. m. 2,35?) con una zona liscia 
e sotto una di fiori e foglie ('). Sull'orlo si legge : 



!• 



GVNTAS « FECERVNT • DE SVA PeCVNI 



Guntha come nome di un leo del culto Mitriaco si ha in C. I. L. VI, 737: 
Deo sancto Mi(thrae) sacrathis (sic) d(onum) p(osuerunt) Placidus Marcellinus leo 
antistites et Guntha leo. 

Terracotta. Mattoni con i bolli C. I. L. XV, 12 (2 es.), 45, 69, 71, 79 (3 es.), 
103 (3 es.), 105 (2 es.), 109 (8 es.), 115, 125 (2 es.), 129 (2 es.), 228, 277, 315. 
318, 319, 495 (o 496), 552 (2 es.), 606, 693 (2 es.), 760, 846, 925 (2 es.), 939, 
958a(3 es.), 1006, 1027, 1033(2 es.), 1066, 1068, 1095, 1097, 1097 e, 1115 (3 
es.), 1115é?, 1210(3 es.), 1244c, 1434, 1435 (3 es.), 1436 (2 es.), 1449e, 1510e. 
1596 a, 2200 (2 es.); inoltre: 

a) (2.es) © EX PTS-SEXFBRFFIONES 

APRO ET CAiy^LI 
COS 

cioè: Ex p{raedis) T. Sitatili) S{everi) ex f{igulina) Br{utiana) F .. Fi... Oae- 
s{imus) Apro et Catulli{no) cos. 

b) (cfr. C. I. L. XV, 76-78): 

O '"///ARRIA FADS'" 
VL/VFIOl^S 

e) (cfr. C. I. L. XV, 622) : 

© 2VA^T333A3!J3JIVAinx3JOaaviO 
TINA AVO MAI SERVI 

i) □ expr-ab-caeN 

PAETET APRO 

e) a lettere incavate: 

a IlaprobI 

f) (8 68.) LCSCCP-SP 

(pigna tra dne palmette) 



(*) Frammenti di questo puteale sono venuti in luce anche precedentemente in altri ponti 
dello scavo fuori del peristilio, altra prova della dispersione del materiale quivi avvenuta. 



^ 



OSTIA 



— 178 — 



REOIONE I. 



no \ CASS| 

g) Z3 (ìiCASTICJ 

la prima lettera potrebbe essere invece una corona. 




Fr«. 10. 

h) (cfr. C. I. L. XV, 2212) : 

O ////AETIN ET APROnI 
CPGT-< 1 



») C5 DOL A\ 
CAE 



A) O 








Y ARC 
J|lPRO 



IS 



UN 



(eadne««) 



RBOIOKB I. 



179 



OSTIA 



un collo di anfora con la marca C. I. L. XV, 1713; una anteflssa con corsa di 
quadrighe (m. 0,39 X 0,32) guidata da un auriga circense con le cinghie di cuoio e 




Fio. 11. 

sotto i cavalli una figura caduta a terra e un'anfora (fìg. 10); frammento di testa 
in rilievo, della quale rimane un'orecchia e parte di elmo (m. 0,105); lucerne (6\ /. L. 
XV, 6350 <?; con marca illegibile e due lottatori; uomo in atto di colpire con la 
lancia; grappolo d'uva e foglie d'edera ecc.). 

Bromo. Piccolo delfino su rettangolo per cui era incastrato in qualche oggetto 
(m. 0,055); aghi; anse ecc. 

Ferro. Cuspide di lancia (m. 0,30). Stilo da scrivere. Altri arnesi varf. 



OSTIA 



— 180 — 



BBOIONE L 



Piombo. Peso di forma piramidale (m. 0,053). Vaso o coperchio a forma di camr 
|>ana^ (m. 0,066 ; diam. m. 0,073). ; . , 




Fio. 12. 
Si rinvennero inoltre avanzi di colore rosso. 



* 



Il sesto vano a sinistra del peristilio, per chi viene dal portico, formava il ta- 
blino dell'edificio. Qui si rinvenne : 

1. Bella statua marmorea (fig. 11) alta m. 1,86 su plinto ovale. Rappresenta 
una bella donna giovane, vestita di tunica e coperta del manto, che le copre il'capo, 



SEOIONB I. 



181 — 



OSTIA 



con sandali ai piedi. Regge con la sinistra due papaveri e due spiche. Manca parte 
dell'avambraccio destro con la mano; il che era stato riportato in antico ('). I tratti del 




Fio. 13. 



viso (fig. 12) fanno riconoscere il ritratto di persona della famiglia (Sabina moglie di 
Adriano ?) e non una fìgura ideale. I papaveri e le spighe dimostrano che la statua 
era ritratto di una imperatrice rafiBgurato sotto le sembianze di Cerere. 



(') Si è bensì qui rinvenato parte di avambraccio e della mano d., che sembreiebb«ro do- 
versi adattare a questa statua. Ma se cosi è, poiché il lavoro è pessimo e molto differente dal resto 
della statua, non potremmo se non vedervi che un eattivo restauro antico. 

Nonni ScÀTi 1909 — Yol. VI. 84 



TERRANOVA DI SISARI — 182 — REGIONE HI. 

2. Statuetta marmorea (m. 0,96). Rappresenta un giovane con lunghi capelli, che 
scendono sulle spalle, annodati con nastro sull'occipite, vestito di tunica e manto, e 
con i piedi calzati. In un seno del manto, che regge con la destra, tiene delle frutta. 
Con la sinistra regge il cornucopia. La testa e la parte superiore del cornucopia sono 
riportati. A d. vi ha un pilastrino quadrato. È del tipo del Genius o del Bonus 
Eventus (tìg. 13). 

Si rinvennero pure molti frammenti, ammucchiati, di stucco bianco, che rap- 
presentano cornici, foglie e grappoli e che appartengono forse alla decorazione del 
soffitto del piano superiore. 

D. Vaglikri. 



Regione III (LUCANIA ET BRUTTII). 

V. TERRANOVA DI SIBARI — Antiche tombe d^ età imperiale 
romana. 

In una collinetta sulla sponda sinistra del Orati, a circa 300 metri dal tiume 
e lontana un'ora e mezzo di cammino verso levante dall'abitato di Terranova di Si- 
bari, il campagnuolo Salvatore Biscardi, lavorando una sua piccola terra, distrusse 
quattro sepolture antiche, e dava mano a scoprirne una quinta, allorché gli capitò 
sul posto una guardia campestre che gli ordinò di desistere dallo scavo e denunziò 
il caso. 

Il luogo del rinvenimento è denominato Contrada Gelsi, perchè in altro tempo 
v'era una piantata di tali alberi. 

Le tombe vedute dal Biscardi stavano appena a 40 cm. sotto la terra, ed avevano 
le pareti formate da una specie di muratura a ciottoli fluviali e pezzi di laterizio 
collegati con molta calce; sul fondo si distendevano tegoloui in terracotta ad orli 
rialzati, o di altri tegoloni era fatta la copertura. Erano orientate da nord a sud. Coi 
resti umani pochi cocci d'argilla grezza lavorati al tornio; qualche frammento di un- 
guentari di vetro; ed in un sepolcro il seguente antoniniano di Probo (a. 277-282 
dopo Or.): 

Dr. IMP C M AVR PROBVS P F AVG. Busto di Probo a dr., con corona ra- 
diata, paludamento e lorica; 

^ FIDES MILIT . La Fede in piedi a sin., tenendo poggiate in terra due insegne 
militari; nell'esergo, VI XX T. 

La Direzione Generale per le Antichità e le Belle Arti sollecitamente ordinava 
all'Ufficio degli scavi di Taranto una immediata ispezione ; e così si potè ne" primi 
di marzo esplorare la metà ancora intatta della quinta tomba, dove si sono rinve- 
nuti nella testata a nord due teschi e fra di essi un medio bromo di Massimiano 
Ercole (a. 286-305 d. Cr.). recante nel recto : IMP C M A MAXIMIANVS P F AVG 



SARDINIA — 183 — CAGLIARI 

e la testa laureata dell'imperatore a dr. ; nel verso: GENIO POPVLI ROMANI e 
il Genio in piedi a sin., con patera nella dr. e il corno d'abbondanza a sinistra; nel 
campo a dr. T: è molto ossidato. 

Sul petto dello scheletro di sinistra era stata deposta una scure di ferro con 
due tagli a tipo di bipenne, della lunghezza di mm. 185. 

Praticata una serie di saggi nel terreno, si è incontrata un'altra tomba soltanto. 
Tagliata a fossa nel vergine, sotto 40 cm. di terra vegetale, essa apparve rivestita 
nelle pareti con semplici ciottoli messi a secco, senza collegamento di calce e senza 
mistura di pezzi di laterizio: la copertura e il fondo erano di tegoloni, de' quali si 
è potuto misurare il solo spessore di quattro centimetri. Il vuoto del sepolcro mi- 
surava m. 1,80 in lunghezza, cm. 50 in larghezza e cm. 40 in profondità. Uno sche- 
letro umano giaceva dentro disteso, col teschio ad occidente e i piedi a levante. Sul 
lato sinistro dalla parte del capo stava un vaso mediocre, di creta grezza e fram- 
mentai'io, con corpo ovoidale e traccia di manico verticale a nastro : vicino a codesto 
fittile si raccolsero minuti frammenti di un vasettino cilindrico in sottile lamina 
enea, un anello a bastoncello di bronzo (mm. 2 7» di spessore e mm. 15 di luce), e 
un fondo di piccola bottiglia verdastra di vetro. Sparsi fra la terra della tomba 
alcuni pezzetti di tazza baccellata di vetro in color verde iridescente. 

Tutte le sei tombe occupavano insieme uno spazio di terreno non maggiore di 
dieci metri quadrati. 

Fuori delle tombe si è pure raccolto, durante gli scavi di saggio, un anellone 
di bronzo a grosso bastoncello tondo (mm. 5 di spessore e mm. 30 di luce). 

Evidentemente per le due monete imperiali di Marco Aurelio Probo e di Marco 
Aurelio Valerio Massimiano, le tombe debbonsi riferire alla fine del terzo e al prin- 
cipio del quarto secolo dell'era nostra. 

Q. Quagliati. 

SARDINIA. 

VI. CAGLIARI — Iscrisione imperiale romana e tombe di età cri- 
stiana, scoperte in regione Bonaria. 

Nella primavera dello scorso anno si apriva, per cura dell'Amministrazione co- 
munale di Cagliari, la via Iglesias, a breve distanza dalla chiesa di s. Saturnino, 
in regione Bonaria ; ed in quell'occasione si incontrarono colà alcune tombe di età cri- 
stiana, che si dovettero rimuovere per la sistemazione del nuovo livello stradale. Le 
tombe erano per la maggior parte di forma detta alla cappuccina o a tettuccio, con 
grossi embrici disposti a tenda, sotto ai quali giaceva lo scheletro. A detta dell'as- 
sistente ai lavori, le tombe non avevano suppellettile di sorta; solo in una di esse 
fu trovata in frammenti la interessante lapide opistografa, che presenta da una parte 
un' iscrizione greca ben conservata, e dall'altra un' iscrizione latina mutila. Questa la- 
pide venne portata al Museo e quivi ne furono ricomposti i vari frammenti. 

L'iscrizione greca dice che la tomba fu posta ad una donna di nazione frigia, 
di modeste condizioni, forse schiava o liberta, certo cristiana, come viene attestato dal 



CAGLIARI — 184 — SARDINIA 

monogramma di Cristo in capo alla epigrafe. L'iscrizione latina è di carattere pubblico, 
e servì da principio per essere collocata sulla fronte di un edificio costruito o fatto 
restaurare per ordine imperiale da uno dei prefetti della Sardegna, e destinato all'am- 
ministrazione dello Stato. 

In un certo tempo, non servendo piti quell'edificio all'uso pel quale venne co- 
struito restaurato quando vi si pose l'iscrizione, questa venne adoperata per altro 
fine ; e, tagliata la lastra in due o più parti, una di esse, nella quale rimase un poco 
meno della metà a sinistra della iscrizione latina di carattere pubblico, venne ado- 
perata per incidervi nella parte opposta un titolo funebre greco cristiano. 

Fermandoci sulla parte che ci rimane della primitiva iscrizione, dobbiamo innanzi 
tutto far notare che la lastra marmorea è decorata da una gola che ne formava la 
cornice, entro la quale rimaneva circoscritto il campo epigrafico. Le lettere in media 
sono alte circa m. 0,07. Vi si legge: 

HOR) 

IMP • CAESAl 
M • AV R E L I • /ì 
L CEION) 

ALI E N V ; 

PRAEF 
A SOLOi 



Avendone mandato il calco al collega dott. prof. Dante Vaglieri, mi è grato 
riportare integralmente le osservazioni che egli si compiacque di trasmettermi. 

« L'iscrizione, a quanto mi sembra, appartiene ai tempi di Caracalla dopo la morte 
di Settimio Severo (a. 211-217), o a quelli di Elagabalo (a. 218-222). Sembra infatti che 
tra le parole imp. Gaesaris del vs. secondo e quelle M. Aureli dei terzo, non si possa sup- 
plire se non divi Septimi f{iln), se l'iscrizione si attribuirà a Caracalla, o divi Magni 
f{ilii), se si attribuirà a Elagabalo. Manca quindi più della metà della lapide a destra. 

Per la prima linea sarebbero possibili i supplementi hor^rea], hor\_tos], hor- 
{ologium]. Gli horti sono però esclusi, perchè si tratta di un edificio, come si vede 
dall'ultima linea; e per l'istessa ragione sembra da escludersi il supplemento horo- 
logium. Accettando, come sembra evidente, il supplemento horrea (ed horrea esi- 
stevano in molte provincie ; cfr. De Ruggiero, Disionario, I, pag. 484), bisogna sup- 
porre, dopo questa parola, tenendo conto dello spazio, un epiteto, come, a mo' di 
esempio, Augusta, se si crede che nelle due linee seguenti si indichi la proprietà imperiale, 
ovvero l'indicazione dell'ordine imperiale; ad esempio, iussu, ovvero, ex aucloritate. 

L. Geionim Alienus, per quanto io mi sappia, è finora ignoto. Farmi difficile che 
nella seconda metà della quarta linea vi fosse stata solo la sua paternità. Converrebbe 
allora pensare ad un altro gentilizio o ad un altro cognome. Alientis è il cognome del 
famoso vitelliano A. Caecina ; il gentilizio Gaecina trovasi combinato con quello di Gfiio- 
nius in PMilius Gaeionius Gaecina Albinus, consolare nella Numidia intorno al 365 



SARDINIA. 185 — CAGLIARI 

e ne' suoi discendenti. Si potrebbe supporre clie già questo nostro personaggio, che fu 
cavaliere e non senatore, avesse avuto ambedue i nomi. Senonchè, secondo l'iscrizione 
ligoriana C. I. L. VI 535*, che si ritiene piuttosto interpolata che falsa, pare che 
il gentilizio Caecina sia venuto ai Ceionii da Caecinia Lolliana, che sarebbe stata 
moglie di C. Caeionius Ru/lus Volusianus Lampadius, prefetto del pretorio nel 355. 
Perciò credo inutile insistere nel csrcare un supplemento. 

In complesso l'iscrizione va supplita così: ffor^rea] .... mp{eratorts) Cae- 
sar\_is divi Septimi o Magni /".] M. Aureli A[ntonini p. f. Aug."] L. Ceion\_ius'} 

Alienus, [v. e., proc{urator) et} praef{ecttis) [_prov{inctae) Sard{iniaeJ} a 

solo [restituii T\ . 

Sui governatori della Sardegna vedi quanto io ho scritto nelle Notizie degli 
Scavi del 1897, pag. 280 e sgg. D. Vaolieri ». 

Io pure propendo a ritenere che si tratti di granai ; e per questa attestazione è 
appunto prezioso il frammento ora rinvenuto, che ci fa conoscere come all'età di Cara- 
calla di Elagabalo esisteva in Caralis un granaio imperiale, posto sotto l'ammini- 
strazione del capo della provincia. Si vede perciò quale importanza era annessa alla 
raccolta del grano destinato al rifornimento di Roma, sia per le frumentationes fatte 
dall'imperatore alla popolazione, sia per il mantenimento delle milizie. La notizia 
che questo praefectus della provincia avesse costruiti o restaurati dalle fondamenta i 
granai imperiali, fa credere che gli horrea di Caralis fossero stati molto importanti, 
come del resto imponeva la natura della regione, ricca specialmente di grano ed anche 
la sua posizione allo sbocco di varie strade che si addentravano nell'isola, e munita 
del porto vasto e sicuro, donde il grano poteva, subito dopo la raccolta, essere spe- 
dito ad Ostia o direttamente a Roma. Questi horrea Caralitani dovevano avere la 
importanza pari a quella dei grandi magazzeni di grano di Rusicade nella Numidia, 
di Cartagine, di Ergla, di vari centri delle Provincie che ci sono ricordati dalle fonti 
storiche ed epigrafiche. È probabile che, questi, come altri granai provinciali, fossero 
retti da praepositi Jiorreorum, coadiuvati da funzionari militari, che dirigevano i 
lavori di carico e di scarico, la guardia dei depositi, l'imbarco del giano, come si 
ebbe nei granai di Alessandria, sui quali gettano luce papiri ed iscrizioni. I granai 
di Alessandria, retti da procuratores. avevano un numeroso personale, anche militare, 
che assicurava la puntualità e la regolarità dell'importante servizio da cui dipendeva 
la tranquillità della capitale. 

Data la grande estensione della coltivazione del grano in Sardegna e la vicinanza 
a Roma, si potrebbe supporre benissimo che una consimile organizzazione fosse stabilita 
anche per la Sardegna stessa, e si accentrasse in Cagliari, dove potevasi raccogliere il 
prodotto di gran parte della regione destinata alla cultura del grano ('). 

L'iscrizione greca, cristiana, incisa nell'altra parte, è quasi completa, meno 
qualche abrasione alla fine delle linee e verso il centro, in corrispondenza alle nu- 

(') Per ramministrazìone degli horrea delle provincie veggasi l'eccellente riassunto di G. Car- 
dinali, in Dizionario epigrafico di De Ru<rgiero, Frumeniatio pag. 299 sgg.; per la coltivazione 
del frumento in Sardegna, cfr. Stefano Grande, Corporazioni professionali in Sardegna, in Eiv. di 
storia antica, X, pag. 287 sgg. 



OAGLURI — 186 — SARDINIA 

merose fratture che hanno spezzato la lastra marmorea. Le lettere sono abbastanza 
regolari e ben disposte. Ad aiutare la regolarità delle linee si tracciarono dei solchi 
per ciascuna linea; ma il lapicida non li ha in tutto seguiti. 
L'iscrizione dice: 

I 

HAPeeNlKHN H N CCX^ 
eK(l)PYriHC AAOXON T6M<" 
PH AlonT€YCACAeK({>A 
OYC ACt)lAATo CHMA Aer-*' 
ANePoonolCIN AMMIHC 
eCTIN o TYMBOC oYTo T€Y 
XeiC MNHMI oceCTiN UJC oPAC 
eYAlKIHCMNHCGS 

TeAeYTAA€HTUJN 
TPIAKOOTA 



Sottoposi l'oscuro e difficile testo alla indagine del chiaro professore Federico 
Halbherr, dell'Università di Roma, il quale si compiacque di esaminarla, interro- 
gando al riguardo anche il chiarissimo professore D. Comparetti. Dopo aver notate le 
molte scorrettezze del testo, il prof. Halbherr soggiunse che per interpretare l'iscri- 
zione in via, se non definitiva, almeno attendibile, occorreva fare delle forti violenze ed 
ammettere gravi scorrettezze. Anche per avviso del prof. Comparetti, si dovrebbe mutare : 
alla linea 3, il a, che è pure chiaro, in a; 
alla linea 8, parimenti il A in A ; 
ivi, MNHC in MONHC 

Gli altri errori HTOON per €TU)N, lin. 9; e TPIAKWTA per TPIAKONTA; 
e quelli dovuti allo iotacismo, cioè A<|>lAATO per A(J)€lAATO, lin. 4; jeYXeiC 
per TeYXQelC, lin. 7, sono evidenti. Inoltre pare che per la seconda parola della 
linea 7 sia da leggere MNHMH OC, non potendosi cavare alcun significato con 
MNHMIOC 

Lo stile è del tutto barbaro ; l'iscrizione non pare sia metrica. 

La trascrizione proposta dal prof. Halbherr è la seguente : ' 

IlaqO-svixrjv rjv èaypv ex ^qvyiìjc aXoxóv | t« ihoTq fj ^tomtvaaOa ex qìóovg 
à<feiXaTo- \ atjfia rf'lr' àv^^mnoKStv 'Aiiuir]g èan'v ò \ rvfi^og ovTog Tsvx^eig, UVì^fitj 
og èativ, I mg ÒQÙg, fvóixiijg fióvrjg' \ Tflsvià óè stS>v tqiuxovta. 

È dunque un modesto monumento sepolcrale; perciò si dice che questo ricordo 
è semplicemente fatto per mantenere la memoria della rettitudine della defunta, la 
quale avrebbe meritato molto di più. 

Mi è grato tributare pubbliche grazie agli egregi maestri che mi soccorsero ;>ella 
interpretazione dell'epigrafe ; ed esprimo la speranza di poter avere nuovi documenti 



SARDINIA — 187 — CAGLIARI 

dell'età cristiana da quella regione di Bonaria, la quale, dopo essere stata uno dei 
quartieri più ricchi del tempo di Roma imperiale, accolse le necropoli ed i cimiteri 
della decadenza e del periodo cristiano, alcuni dei quali, frugati per la ricerca delle 
reliquie dei santi, restituirono alla luce numerose inscrizioni per la maggior parte 
acomparse, dopo di essere state non perfettamente copiate dal Carmona e da altri che, 
per scopo religioso trattarono del rinvenimento dei santi cagliaritani. È probabile che 
molto di quel materiale, che nel Corpus InscripUonum Latinarum è stato presen- 
tato come sospetto, debbasi invece considerare come genuino, e tornato realmente in 
luce dagli antichi sepolcri; ma poi, per essere stato trascritto da mano imperita, non 
sia stato reputato degno di considerazione da parte dei dotti, ed essendone smarriti 
perduti gli originali non sia stato possibile finora restituirlo alla vera lezione. 

A. Taramelli. 

Roma, 16 maggio 1909. 



RBQIÒNB X. — 189 — GALZIQNANO 



Anno 1909 — Fascicolo 6. 



Regione X (VENETI A). 

I. QALZIGNANO — Stazione preistorica scoperta presso l'abitato. 

A cura della B. Sopiaiuteddenza ai Musei e Scavi del Veneto, con la guida e 
dietro le indagini dell'egregio soprastante sig. A. Alfonsi, ebbero luogo nel dicembre 
ultimo nei pressi di Galzignano, distretto di Monselice, in provincia di Padova, alcuni 
scavi diretti a riconoscere lo strato primitivo che, per precedenti occasionali trova- 
menti sporadici, presumevasi esistere nei fondi dei signori fratelli Sandei, fondi deno- 
minati Fosson e Terra Lunga. 

Giacciono questi fondi al piede orientale degli Euganei, a breve distanza dal 
paese di Galzignano, nello spazio compreso fra la strada di Battaglia e quella che co- 
steggia il monte delle Valli. 

Gli scavi, durati oltre due settimane, permisero di stabilire che lo strato archeo- 
logico sopraddetto appartiene all'età eneolitica, ed è coevo con quelli rinvenuti in 
passato in altre località sopra e sotto i colli Euganei, a Lezzo Atestino ('), in Val 
Calaona nel comune di Baone ("), a Marendole in quel di Monselice (^), a Teolo {*) ecc. 

A giudicare però dalle scoperte avvenute, lo strato di Galzignano sembra meno 
importante di quelli scoperti nelle località testé ricordate. 

In nessun punto delle diverse trincee aperto si riscontrarono tracce di capanne 
di focolari. Lo ceramiciie, del solito rozzo impasto impuro, sono ornate, come a 
Marendole, di semplici bugne e cordoni rilevati. Mancano interamente le graifite, 
raccolte così a Lezzo come a Baone. Le anse recuperate furono : due a cilindro retto (cfr. 



(') Notizie, 190.3, p.ig. 537 o scgg. ; 190t, pag. 147 e segg. (Alfonsi); Bull, di paleln. ital., 
XXXI, 1905, pag. 72 e scgg. (Pigorini). 

C) Notizie, 1907. pag. 499 e segg. (Alfonsi). 

{') Bull, di paletn, ital., XXIII, 1007, pag. CO e segg. (CorJenoiis). 

(*) Notizie, 1906, pag. 393 o segg. (Moschetti e Coidenons). 

Notizie Scavi 1909 — Voi. VI. 26 



GALZIONANO 



190 — 



REGIONE X. 



fig. 1 a), tre ad anello a fettuccia, e due ad alette. In terracotta si raccolsero inoltre 
una fuseruola (fig. 1 e) ed un pezzo di grande anello. Non molto abbondanti gli 
oggetti di selce : vari coltellini e raschiatoi (fig. 1 g. lì) ; una cuspide di freccia di 
forma triangolare (fig. \d); un'altra a foglia di ulivo (fig. 1/"); una terza ad alette 
e peduncolo (fig. 1 e). La conoscenza del rame e del bronzo nella gente cui si deve 
la stazione di Galzignano è attestata dal pezzo di grossa e spessa lamina a sezione 




FiG. 1. — Oggetti di età primitiva scoperti a Gahigiiano. 



trapezoidale qui riprodotta (fig. 1 b), e che per la sua forma non può essere altro 
che il frammento di un'ascia. 

Il diligente rapporto dell'Alfonsi, che qui appresso si pilbblica nella sua forma 
originale di giornale, offre i minuti particolari della stratificazione del terreno e l'in- 
dicazione topografica degli oggetti raccolti. 

G. Pellegrini. 

Giornale degli scavi. 

30 novembe 1908. Fondo Fossori. — In questo fondo, di circa un campo pa- 
dovano, si scava una prima trincea d'assaggio, lunga m. 4, larga m. 1,50. Sotto 
30 cm. di terreno arativo, si trova uno strato di 20 cm., leggermente torboso; qnindi 
un sedimento archeologico di circa 30 cm. che poggia sul terreno primitivo di natura 



REGIONE X. — 191 — GALZIGNANO 

tufaceo. È costituito da una breccia trachitica molto compatta, e in mezzo ad essa 
disseminati numerosi cocci di rozzo impasto, alcuni ornati di cordoni, scheggio e ciot- 
toli di silice. 

1, 2 dicembre. Si scava una seconda trincea nella parte alta dell'appezzamento 
e si raggiunge lo strato torboso. Si mette in luce il sedimento archeologico e si sco ■ 
prono abbondanti cocci di rozze stoviglie, alcuni dei quali sono ornati di bugne e 
cordoni. Notevoli tra questi, una piccola ansa a cilindro retto frammentata e una 
fusaiuola (fig. 1 a-c). 

3 id. Terza trincea, lunga m. 6, larga m. 1,50. Si riscontra la stessa stratifi- 
cazione. Numerosi frammenti di vasi diversi e scheggio di silice. 

4 id. Si continuano le ricerche nella suddetta trincea, raccogliendo abbondante 
materiale fittile. 

5 id. Esaurito lo scavo della terza trincea, se ne scavano altre tre di m. 2 X 1 
a varie distanze, e in tutte e tre si riscontrano le stesse particolarità delle precedenti. 

7 id. Nella trincea sesta si riscontmrono le seguenti stratificazioni: terreno arativo 
ed alluvionale m. 0,70 ; strato torboso m. 0,25, sedimento archeologico circa 45 cm. 
In questo, alla profondità di m. 1,40, fra cocci di vasi diversi, venne in luce un 
pezzo di grossa lamina di bronzo, forse frammento di ascia (fig. 1 b). 

10 id. Si allarga la trincea dove sembra che il sedimento archeologico aumenti 
d'intensità. 

11 id. Sono stati rimessi in luce numerosi cocci di vasi diversi, frammenti di 
anse ad occhiello e la metà di un grande anello di terracotta. Sebbene lo strato 
aumenti d'intensità, è notevole il fatto della mancanza di ossa di animali. 

12 id. Al termine della trincea, si incontra un grosso strato di cenere e carboni. 

14 id. Allargando ancora lo scavo, si constata, che lo strato archeologico dimi- 
nuisce d'intensità: però si mettono in luce alcuni cocci di vasi interessanti per le 
decorazioni a cordoni, alcune anse a fettuccia e una a cilindro retto frammentato. 

15 id. Fondo Terra Lunga. — In questo appezzamento di terreno, i proprie- 
tari scoprirono una freccia di silice rossa, di forma triangolare, munita di peduncolo 
(fig. le). Dista dal fondo Fosson circa 200 metri, verso sud, e giace quasi alle falde 
del piccolo colle denominato Mussato. Si scavano due trincee sulle carreggiate, essendo 
il terreno presentemente coltivato a frumento. In una di queste, in quella piìi a 
monte, non si riscontra lo strato torboso, e alla profondità di m. 1,30 si trova un leg- 
gero sedimento archeologico, costituito da pochi cocci di vaso, da numerosi nuclei e 
scheggie di silice; e in mezzo a queste si raccolgono due lame di coltellini a se- 
zione trapezoidale (fig. 1 g, h) e una cuspide di freccia di silice rossa (fig. 1 d). 
L'altra trincea scavata più a valle riesce totalmente negativa. 

16 id. Si scava un'ultima trincea più a nord, e sotto alla torba si scopre lo 
strato archeologico, nel quale si raccolgono scarsi cocci di vasi, alcune scheggie e 
una punta di freccia di silice rossa (fig. 1 f). 

A. Alfonsi. 



VICENZA 



— 192 — 



REO IONE X. 



II. VICENZA — Scoperte di anlichilà prcisloriche. 

Fuori porta Castello trovasi il borgo s. Felice, e proseguendo circa due chilo- 
metri si giunge alla località s. Lazzaro, dove, a destra della strada, sorge una for- 
nace da laterizi, di proprietà della ditta Trevisan, già Fortunato. Nella circostante 
campagna si vanno scavando estese e profonde trincee per poter estrarre la terra che 
occorre per i bisogni della fabbrica. 




FiG. 1. — Oggetti preistorici scoperti uel burgo s. Felice presso Vicenza. 



Trovandomi alla sorveglianza degli scavi della necropoli romano-cristiana di 
s. Felice, fui informato dal sig. Ferruccio Ronchi, impiegato della suddetta fabbrica, 
che nelle cave gli operai si imbattevano frequentemente in cocci di rozze stoviglie e 
in lame silicee. Mi recai sul sito, e accompagnato dal predetto sig. Ronchi potei 
visitare le cave. 

Sùbito mi colpì, in una trincea a nord della grande tettoia, una striscia di tetra 
di color nerastro ed uliginosa, che segnava una grande curva e che aveva una lar- 
ghezza di circa 25 metri. Spiccava nettamente nel rimanente terreno, che è di natura 
alluvionale. Da questa striscia, che in sezione presenta la forma di una larga f(issa, 
venivano in luce grandi frammenti di rozze stoviglie, e qualche vaso intatto; giammai 



REGIONE VII. — 193 — CIVITA CASTELLANA 

però alcuno di questi oggetti venne raccolto, e tutto andò sperduto nel terreno rimesco- 
lato. Solo il sig. Ronchi raccolse alcuni strumenti silicei, ed ebbe la squisita gentilezza 
di offrirli in dono al Museo Nazionale di Este. Raccolsi io pure alcune lame di coltelli, 
che affioravano nel terreno, ma non ebbi la fortuna di scoprire nessun coccio di vaso. 

Quando gli operai arrivano al terreno grasso, abbandonano la raccolta di terra, 
essendo questo materiale inadatto alla lavorazione dei laterizi per la sua natura 
ricca di sostanze organiche. 

Questo sedimento archeologico trovasi alla profondità di m. 2 ; e non ho potuto 
accertare il suo spessore. 

Come notizia preliminare, in attesa di prossimi scavi regolari, credo interessante 
presentare l'elenco dei più importanti oggetti che furono raccolti, i quali sono ora 
conservati nel Museo di Este e sono rappresentati nell'annessa figura. 

1. Freccia di silice biancastra, lunga mm. 45, larga alla base mm. 25, con 
peduncolo ed alette incavate a graziosa curva (tig. 1 a). È lavorata a fini ritocchi, 
ed è notevole per la sua perfezione simmetrica e per la sua conservazione. 

2. Cuspide di lancia di silice giallo-rossastra, lunga mm. 75, larga alla base 
ram. 35, lavorata a minuti ritocchi su tutte e due le faccio (fig. 1 b). 

3. Cuspide di freccia di forma romboidale, di silice giallastra, lunga mm. 60, 
con la massima larghezza di mm. 30, lavorata con ritocchi da ambe le parti 
(tìg. 1 e). 

4. Raschiatoio di silice bianco-giallastra, lungo mm. 40, a sezione trapezoidale 

(Hg- !/•)• 

5. Grande lama di coltello, di silice color giallo-scuro, lunga mm. 115, larga 
mm. 30, a sezione trapezoidale (tìg. 1 e). 

6. 7. Due frammenti di coltello, di silice grigio-nera (fig. 1 d-g). 

Gli altri pezzi raccolti sono frammenti di coltellini, scheggio e nuclei di silice 
di vario colore. 

A. Alfonsi. 



Regione VII (ET R URIA). 

F ALI SCI. 

III. CIVITA CASTELLANA — Nuove esplorazioni nel fondo deno- 
mi?iatò le Monache nell'area dell'antica Falerii. 

Dal 9 al 20 febbraio ultimo furono fatte eseguire dal sig. Ugo Cardani alcune 
indagini archeologiche in un terreno della signora Maria Geltrude Hendriclis, posto 
in vocabolo le Monache, nell'ambito dell'antica Falerii. 

Il terreno, conosciuto sotto la denominazione di Orto delle Monache, è limitato 
a sud dalla via moderna di accesso a Civita Castellana, dalla rupe ad est ed a nord, 
e ad ovest dall'odierno convento del Carmine. 

L'orto che fino a pochi anni fa costituiva un solo corpo, è attualmente diviso 
in due parti pressoché uguali, e soltanto quella occidentale è ora annessa al con- 



CIVITA CASTELLANA 



— 194 — 



RBOIONB VII. 



vento del Carmine anzidetto. La parte orientale, che rimane separata dalla precedente 
mediante l'ei-convento di s. Chiara, ora ospedale dei cronici, ed un breve tratto di 
muro che dal convento stesso va all'estremo limite della rupe nord, è stata dalla 
signora Heudrichs recentemente data in afiBtto. 

Oltre ad un'antica via di accesso alla città, che è tagliata nella viva roccia, è tut- 
tora visibile in questa parte dell'orto una tomba a camera, scavata nel tufo, presso il 
ciglio della rupe nord, ora adibita dall'affittuario ad uso di cantina. La vòlta piana 
della tomba è sostenuta da un pilastro e da una colonnina rastremata in alto e sor- 
montata da un capitello tuscanico, l'uno e l'altra ricavati dalla roccia stessa. Pare 
che la tomba avesse avuto un ordine di loculi scavati su due delle pareti; ma a 





Fio. 1. 



FiG. 2. 



causa del loro quasi interramento, riesce difficile poterne stabilire la forma e darne 
le dimensioni. La tomba è intonacata, e la sua costruzione deve rimontare al periodo 
tra il III ed il II secolo a. C. 

Non è improbabile che altre tombe fossero state scavale lungo il margine della 
rupe, in vicinanza di quella sopra descritta; ma la grande difficoltà di poter fare 
scavi in quel luogo, soggetto ai franamenti, non permise al Cardani l'esplorazione 
di quel ciglio di rupe. Le ricerche si dovettero così limitare alla sola parte piana, ove 
furono eseguiti vari tasti, in seguito ai quali si aprirono tre trincee. 

Trincea I. — A circa 45 cm. dal piano di campagna, si è messo in luce un 
cavo rettangolare scavato nel tufo, lungo circa m. 2,00 largo m. 1,50, discendente 
fino alla profondità di m. 2,30. A questo livello il cavo si restringe nel senso della 
lunghezza fino a m. 1,45 per mezzo di due riseghe disuguali che si riconobbero sullo 
stesso piano orizzontale. Questo vano, di minori proporzioni, è stato spurgato per 
circa un metro ; ma visto, mediante un tasto, che esso discende ancora a grande pro- 
fondità, non si credette opportuno continuarne l'esplorazione. Dal cavo si estrassero 
soltanto alcuni pezzi di tufo squadrati, e pochi frammenti di tegole a grande bordo. 



REGIONE VII. — 195 — CIVITA CASTELLANA 

Trincea IL — Scavata più ad ovest della precedente, questa trincea ha messo 
in luce una calatoia, costruita in corrispondenza dell'imboccatura di un cunicolo e 
aderente ad una serie di blocchi squadrati, posanti sulla roccia che anteriormente 
servì per cava di tufo (fig. 1). 

La calatoia su tre lati è costituita da una doppia fila di parallelepipedi di 
tufo. Nella superiore di esse, in corrispondenza dei due lati opposti, è interna- 
mente ricavato un battente, sul quale posa e combacia perfettamente un lastrone di 
tufo (m. 0,78 X 0,90), ora rotto in più pezzi, ma che probabilmente doveva avere 
dei fori per lo smaltimento delle acque, similmente ad un vero e proprio chiusino 
(fig. 2). 11 cunicolo, largo all'imboccatura m. 0,45 ed alto in media m. 1,74, aveva 




Fio. 3. 

origine proprio sotto la calatoia e dirigevasi a nord, verso la rupe, ove naturalmente 
doveva scaricarsi. Un breve tratto del cunicolo medesimo, con vòlta franata, è stato 
messo allo scoperto oltre il filare di blocchi già menzionato ; ed in quel punto la lar- 
ghezza di esso risultò di soli 37 cm. ('). 

Trincea III. — Un vano sotterraneo scavato nel tufo, a pareti curvilinee, al 
quale si discendeva per mezzo di alcuni gradini ricavati nella roccia stessa, è stato 
messo allo scoperto colla terza trincea (fig. 3). Quasi di rimpetto alla scaletta, sono 
l'uno sull'altro irregolarmente sovrapposti alcuni blocchi squadrati, disposti su quattro 
file, come a rinforzo della vòlta del vano stesso, in qualche parte ancora con- 
servata. 

Il materiale fittile frammentario, rinvenuto fra la terra di riempimento del sud- 
detto vano, è esclusivamente di arte locale, e consiste in alcuni piattelli col solito 

(') Una copiosa serie di cuniculi ò stata già scoperta e rilevata dall'ing. R. Meng-irelli 
nel sottosuolo della città, e forma oggetto di uno studio speciale che egli si è proposto di fare 
sulle opere di drenaggio di quell'importante centro falisco. 



CIVITA CASTELLANA 



— 196 



KBaiONB VII. 



profilo di testa femminile, di colore rosso su fondo nero; in nnolpe verniciata di 
nero, priva dell'ansa ; in alcuni frammenti appartenenti a parecchi skyphoi con profili 
di teste muliebri, palmette e girali; in un frammento di oinochoe, a figure rosse su 
fondo nero, ove resta la metà inferiore di una figura virile nuda in atto di inseguire 
una ninfa, e in sei contrappesi da telaio forati superiormente, imo dei quali con sei 

impressioni crociformi. 

* 

In seguito ai tasti eseguiti nella parte occidentale dell'orto che, come si è 
detto, è annessa al convento del Carmine, si è potuto stabilire che la roccia tufacea 
generalmente trovasi piuttosto a grande profondità e, che in qualche punto raggiunge 





^.SSJ 



Fio. 4. 



persino i sei metri e più. Un saggio praticato in un punto, ove la profondità risultò 
minore, mise allo scoperto un tratto di cunicolo antico, lungo tre metri, discendente 
esso pure a nord verso la rupe, sezionato posteriormente da una cava di tufo. Mesco- 
lati al materiale di riempimento, che ricolmava questa fossa, si raccolsero, oltre a 
numerosi pezzi di mascelle di cane e ad altre ossa di animali, vaiì frammenti appar- 
tenenti a tazzine fittili di arte locale, alcune grezze, altre verniciate di nero; parte del 
fondo di una kylix, a figure rosse su fondo nero, con avanzo di una figura panneg- 
giata ; un frammento del fondo di altra ki/lix greca, su alto piede, asportato inten- 
zionalmente, con la parte inferiore della figura di un guerriero nudo, stringente nella 
destra un'asta, in atto di combattere; fìaalmente alcuni dei soliti contrappesi da telaio, 
di terracotta grezza. Si rinvenne altresì un grande frammento di toro alto 13 cm., 
a cui è unito inferiormente un pezzo della tegola piana, appartenente alla cornice 
frontonale di un edificio, e decorato con foglie di alloro dipinte alternativamente in 
colore rosso e nero. 



RBGIONB I. — 197 — OiSTIA 

La presenza di questo frammento arehitettonico ci fa supporre che in quelle vici- 
nanze dovesse sorgere un tempio, uno dei tanti templi di cui era ricca quell'antica 
città. Se esso sorgesse lì vicino, ove le cave di tufo hanno tutto distrutto, o piuttosto 
sotto le fondazioni dell'ex-convento del Carmine, è ora difficile poter stabilire. 



Avanzi architettonici di un altro tempio, consistenti in tre pezzi fittili di un 
fregio con decorazione rilevata a palmette e a fiori di loto, furono rinvenuti qualche 
tempo fa nell'eseguire gli scavi per la fondazione di un muro e di alcuni pilastri a 
sostegno di una tettoia annessa al laboratorio meccanico del sig. Luigi Morelli in 
Civita Castellana stessa, di rimpetto alla stazione tramviaria. 

Uno dei frammenti di questo fregio, in cui è ancora conservata benissimo la 
colorazione, fu regalato dal proprietario al Museo di Villa Giulia, e credo utile darne 
qui un disegnino (fig. 4), differendo esso per la tecnica e per lo stile dai fregi architet- 
tonici degli altri templi scoperti finora in Civita Castellana e conservati nel Museo stesso. 

I detti frammenti, secondo quanto mi assicurò il sig. Morelli, sarebbero stati 
trovati alla profondità di circa un metro e poco distanti da un cuniculo attraversante 
il caro di fondazione di uno dei pilastri ora ricordati. 

E. Stefani. 



Rmmn^ l (LATIUM ET CAMPANIA). 

LATIUM. 

IV. OSTIA — Nuove scoperte presso le Terme e la easerma dei 
Vigili. 

Sono stati sterrati gli ambienti nel lato meridionale del peristilio delle Terme, tra 
questo e la via della Fontana. 

Il primo di essi (m. 6,10 X 3,82), cominciando ad est, con una porta nella parete 
orientale dà in quello spazio aperto che trovasi in fondo alla via della Fontana a sini- 
stra (v. pag. 92). La soglia di travertino è molto consumata per continuo passaggio. 
Una porta che dava sulla via della Fontana venne piìi tardi chiusa; egualmente fu 
chiusa una porta nella parete ovest. Sul peristilio si apre una porta larga circa m. 2. 
In alto verso l'esterno è una finestra. La vòlta, che comincia a circa tre metri dal 
pavimento, è a botte e conserva traccio d'intonaco bianco. Le pareti nella parte infe- 
riore hanno intonaco a cocciopisto. Il pavimento è ad opera spicata. 

II secondo ambiente è una scala (m. 1,25) che dà sulla via della Fontana. Ha 
i primi cinque gradini in travertino, e gli altri in mattoni. Il sottoscala ha due porte, 
una nella parete orientale, chiusa più tardi, ed una nella occidentale. La vòlta e le 
pareti sono coperte d'intonaco a cocciopisto. 

La terza camera (m. 6,22 X 4,50) ha, oltre la porta che dà nel peristilio, una 
porta nella parete meridionale, poi richiusa, una nella orientale, che dà nel sotto- 

NoTiziK Scavi 1909 — Voi. VI. 26 



OSTIA — 198 — REGIONE I. 

scala; una terza nella settentrionale, egualmente chiusa più tardi. Nella parete occi- 
dentale fu fatta un'apertura regolare, poscia rimurala. In alto, nel centro della parete 
meridionale è una finestra a feritoia. La vòlta è a botte, e le pareti erano ricoperte 
d'intonaco bianco. Sulla parete orientale e su quella occidentale a m. 1 ,90 dal pavi- 
mento, nella parte meridionale della stanza, per metà di^ questa, fu fatta una cornice 
aggettata, incastrata nel muro, che doveva sostenere il pavimento di un ammezzato. 

La camera seguente (m. 6,22 X 4,50) è in tutto eguale a questa. Manca sol- 
tanto la finestra a feritoia. Vi si notano le traccie di triplice intonaco. Nell'angolo 
nord-est sorge un pilastro in mattoni. 

Il quinto vano (m. 6,14X3,12) è un ingiesso alle Terme dalla parte di via 
della Fontana, con grande soglia in travertino tanto nella porta che dà su questa, 
quanto in quella che mette nel peristilio. Vi si vedono due pavimenti sovrapposti. 

L'ambiente che segue (m. 6,16 X 9,15) è, rispetto all'edificio, il tablino. La porta 
che dà nel peristilio è larga quasi quanto la stanza stessa. Innanzi alla parete me- 
ridionale si ha una base (m. 0,85 X 1,47 X 1,02), ampliata con due aggiunte laterali 
(m. 0,72) ('). Il pavimento era a grandi lastre di marmo bianco. 

Il settimo ambiente (m. 6,28 X 2,90) con pavimento a mosaico e volta a botte, 
con finestra e feritoia in alto in via della Fontana, ha la solita porta sul peristilio, 
una nella parete sud, su via della Fontana, piìl tardi ridotta, e una nella parete ovesC 
che dà nel sottoscala seguente. 

Segue la scala (m. 1,50) che dà sulla via della Fontana con i primi cinque 
gradini in travertino e gli altri in mattoni. 

Le stanze n. 8, 9, 10, intercomunicanti tra loro (*), sono eguali alla seconda 
e alla terza, con la stessa cornice aggettata, pavimento ad opera spicata, con vòlta 
a botte, ed intonaco bianco sopra quello a cocciopisto nelle pareti. La stanza u. 8 
ha una finestra a feritoia in alto e un'apertura, fatta dopo, che dà sulla scala. Nella 
camera n. 10 sporge in mezzo verso il fondo un baggiolo (?) di m. 1,20 X 1,25. 

L'ultimo ambiente, che sta sull'angolo, a ridosso della Fontana, è una grande 
latrina (m. 5,70 X 6,30) con pilastri in ciascun angolo. Tra questi pilastri corre una 
piccola fogna con inclinazione verso il centro, ed in comunicazione colla fogna che 
corre sotto in direzione della largliezza. 

Le pareti della piccola fogna sono ad intonaco a cocciopisto ed il pavimento a 
tegoloni bipedali. Nel lato est è un baggiolo ; in quelli sud e nord due altri baggioli 
per il sostegno delle tavole, che correvano lungo le pareti, nelle quali le tavole stesse 
erano incastrate. Lungo le tre pareti innanzi al sedile corre un canaletto di marmo, 
che scaricava nelle fogne. I pilastri che stanno agli angoli verso la via della Fontana 
riposano su blocchi di travertino. Verso la stessa via della Fontana si apriva una finestra 
che venne poi murata. Nel mezzo della stanza una vaschetta quadrata con intonaco 
a cocciopisto. Le pareti sono ricoperte d'intonaco a cocciopisto con traccie di colore 

(•) Probabilmente su questa base stava la bella statua della imperatrice in sembianza di Ce- 
rere, qui rinvenuta (v. pag. 179). Forse sulle due parti aggiunte stettero le due statuette, quella 
col cornucopia (v. pag. 181) pure qui rinvenuta, e l'altra colla cassetta (v. pag. 131). , 

(*} (Jaella che dava nel tablino fu poscia chiusa. 



REGIONE I. — 199 — OSTIA 

ia basso, e d'intonaco bianco in alto, egualmente con traccio di colore : vi si vedono 
riquadri e vasi e in basso piante; molti sono i graffiti. Il pavimento è fatto con 
pezzi di tegoloni informi; sopra di esso ve ne fu forse un altro. 

In questa latrina, nell'angolo nord ovest, alla profondità di m. 0,42 dal pavi- 
mento, s'incontrò una tomba fatta con lastre di marmo informi, appartenenti a deco- 
razioni. Una di queste recava un'iscrizione sepolcrale quasi illeggibile per l'attrito 
(m. 0,24 X 0,0 1). Vi riappariscono soltanto le traccie delle seguenti lettere: 

I^ M 

P I I I //// I V O 

iiiìin 

1 1 1 a n'E' 

i I II 1 1^ 
iiiiiiiiii 

Conteneva lo scheletro con la testa rivolta a nord. 

Lungo il lato settentrionale del peristilio delle « Terme » è un corridoio che 
rimane ad un livello più basso, sul quale sboccano ambienti sotterranei. In questa 
parte lo scavo rimane per ora sospeso, per ripigliarlo più tardi dalla parte della via 
"dei Vigili, donde ne sarà più facile l'accesso. 



Dagli scarichi del peristilio è tornato in luce quanto segue: 
Marmo. — Parte superiore di una maschera silenica (?) (m. 0,115X0,255). 
Frammento di braccio di statua, riportato (m. 0,20). Testa muliebre con capelli 
divisi nel mezzo e annodati dietro la nuca, forse parte di sarcofago (m. 0,038). Fram- 
mento di coperchio di sarcofago (m. 0,20 X 0,155 X 0,10) su cui rimane la figura 
di im Sileno recumbente sopra pelle felina, con manto che gli copre le ginocchia 
(fig. 1) ; regge con la sin. una tazza e con la destra solleva, a quanto sembra, un 
lembo del manto o di una tenda. Sotto rimangono le lettere: J^AE. 

Un frammento di coperchio di sarcofago (ra. 0,14X0,08) con l'iscrizione: 



OSIMIANO -PA 



Lastra di marmo iscritta (m. 0,34 X 0,34 X 0,04), contenente un frammento 
epigrafico forse di una dedicazione a Mitra col prezioso ricordo di una data conso- 
lare : 



S V R A ' \\ii 
lewelC I O N E ' il J a. 107 d. C. 



OSTIA 



— 200 — 



REGIONE I. 



Altra lastra marmorea (m. 0,185 X 0,09 X 0,085) ove rimane: 





Fio. 1. 



Palombino. — Matrice esagonale per nove tessere quadrate di piombo, su cui 
erano tre punti (mm. 8 X 8), con canaletto centrale e due fori per fermare l'altra 
metà (m. 0,145). 

Terracotta. — Lucerne ( C. I. L. XV, 6296 a e altre). Frammento di ansa co- 
perta di vernice a smalto verdognolo con due semicerchi ai lati di una figura seduta 
poco riconoscibile (m. 0,045). Coperchio simile con due zone di bugne e peduncolo 
(m. 0,076). Mattoni con i bolli C. I. L. XV, 12, 71, 79, 103, 104 (3 es.), 105, 
109 (3 es.), 125, 129, 159, 315, 606, 648, 693, 704 a, 939, 958», 992 a, 994, 1015 a. 



RBOIONE I. — 201 — OSTIA 

1033 (2 es.), 1052, 1076, 1094 (2 es.), 1116», 1298, 1368, 1435, 1449 a, 1615 a e 

□ VERO-m-ETAMB-clos 
EX FVN3 • BRV • T S M S H jarfr 

che completa il bollo : 0. 1. L. XV, 39 ; si ebbe inoltre un esemplare del mattone 
dell'officina di Cailius Sabinus (v. sopra pag. 53). 
Bronzo. — Un ditale. Frammenti di serrature. 



In una delle taberne delle Terme sulla via dei Vigili aprivasi in fondo una porta 
rozzamente murata. Tolto il muro, si riconobbe dietro di essa un vano, lungo quanto le 
taberne 4, 5, 6, trasformato in epoca posteriore in vasca ; fu allora rialzato il pavi- 
mento e chiusa quella porta. È rivestito d'intonaco a cocciopisto. La volta, a botte, 
sulla quale rimanevano traccie del pavimento ad opera spicata del piano superiore, 
era caduta quando la vasca era già piena di terra, che mostrava vari strati 
d'incendi. 

Sotto il pavimento della vasca verso sud, fu scoperta un piccola fogna ; e dentro 
ad essa uno scheletro umano. 

Per questo vano si spera di poter penetrare più agevolmente in questa parte 
delle Terme, che è forse la più interessante. 

Negli scarichi si rinvennero mattoni con i bolli C- I- L. XV, 103, 129, 1368. 

In una delle finestre a feritoia della caserma dei Vigili, che danno sulla via di 
comunicazione tra la via della Fontana e quella dei Vigili, si vede in opera un mat- 
tone col bollo CI. L. XV, 1115». 

Si è continuato lo sterro della grande via, oltre lo sbocco di quella dei Vigili, 
verso le capanne. 

Sul lato occidentale di essa continua il portico, ma in peggiore stato che nel 
tratto precedentemente scoperto (')• Qui invece s'incontra più volte il pavimento, 
che è di cocciopisto. 

Delle taberne che danno nel portico sono state interamente sterrate soltanto la 
prima (all'angolo di via dei Vigili) e l'ottava. 

La prima (m. 5,45 X 6) ha due porte (m. 2,70), con soglia in travertino con i 
soliti canaletti ; una che mette nel portico, l'altra nella via dei Vigili. Il pavimento 
è ad opera spicata, e sulle pareti nella parte inferiore si conserva il consueto into- 
naco ordinario a cocciopisto. Sulla parete nord rimane la cornice aggettata, su cui 
posava il piano superiore. 

Nella seconda taberna manca la soglia in travertino, che si ritrova invece nella 
terza, nella quarta e nella quinta. 

(') Si è rinvenuto qui un solo capitello in travertino insieme con pochi frammenti di colonne. 



OSTIA — 202 — REGIONE I. 

Il sesto vano è un sottoscala con una scala che ha tredici gradini in mattoni 
(m. 1,57 X 0,30 X 0,23), e che posa su un grande arco, ora in parte franato. 

Con questa scala finisce la casa grandiosa, lunga m. 30,60, il cui ingresso fu 
notato in via dei Vigili, in quanto che dopo di essa sbocca nel portico una via pa- 
rallela a quella dei Vigili. Anche qui i pilastri del portico hanno innestate basi in 
travertino, e gli angoli dei muri hanno i paracarri, con battenti verticali a guisa di 
porta. Il principio della strada era coperto come quello della via dei Vigili. 

Il vano ottavo (m. 5,95 X 4,12) è una taberna col pavimento a cocciopisto 
ed una vaschetta (m. 0,90 X 0,98 X 0,25) all'angolo nord-ovest, rivestita d'intonaco 
a cocciopisto. Ha due porte sulla via sopra detta, una delle quali aperta più tardi, 
ed una nel portico. 

Dopo le prossime quattro taberne (9, 10, 11, 12) si apre un'altra strada, larga 
m. 5, parallela alle precedenti e che limita un'altro edificio, lungo m. 22,60. Con 
questa strada che, nel suo inizio sotto il portico, ha il pavimento a cocciopisto, e 
che mostra i soliti paracarri, finisce verso questo lato il portico, il quale misura nella 
parte scavata, cominciando cioè dalla taberna di via della Fontana, quasi m. 145. 



Dall'altro lato della strada del Teatro dopo la via che viene da quella dei 
sepolcri procedendo verso le capanne, riapparvero muri di edificii di epoca tarda di 
cattiva costruzione e presso che rasi al suolo ; proseguendo poi se ne rinvennero altri 
in condizioni migliori e di buona fattura. Cominciando dallo sbocco di quella via, 

la strada si allarga di due metri. 

* 

Nella strada del Teatro si raccolsero gli oggetti seguenti: 

Marmo. — Testa di giovinetto imberbe (m. 0,18) di tipo evidentemente ideale 
con capelli ricci che scendono sulle orecchie e sul collo e sono fermati da una tenia. 
Braccio riportato di grande statua (m. 0,72). Parte inferiore di testa mal conservata 
(m. 0,17). Vi si raccolsero inoltre i seguenti frammenti di sculture. 

1. Sarcofago (m. 1,82X0,52X0,39). Nel centro testa cornuta di Oceano, 
verso la quale si dirigono da ciascun lato due Nereidi su mostri marini, quelle di 
mezzo su cavalli che rivoltano la testa indietro; quella a sin. su pantera, quella a 
dr. su un grifo. Sotto onde del mare. Dall'uno e dall'altro lato un grifo marino (fig. 2). 

2. Sarcofago, con resti di scultura appena abbozzata (m. 2,05 X 0,56 X 0,32). 
Vi è la rappresentanza del mito di Selene e di Endimione tra due Amorini con le 
fiaccole capovolte. A sin. Endimione, con la sin. sulla testa e col pedum nella d. 
abbassata, dorme sulle ginocchia di Hypnos barbato e coronato, il quale appoggia la 
d. sulla roccia. Un Amorino, che vola in alto verso sin. con fiaccola accesa, solleva 
il manto che avvolge il dormiente, scoprendone la parte superiore. Accanto ad En- 
dimione il cane. Un Amorino precede Selene, volgendosi verso questa. Sopra di lui 
sporge da un granchio la testa di Venere che guarda il pastore. Selene scende dal 
carro, dirigendosi verso Endimione. Sul carro, che è rivolto verso d., posa un Amorino 
con fiaccola accesa. Una Vittoria in piedi tiene il cavallo per le redini. 



RBOIONB I. 



— 203 — 



OSTIA 



3. Frammento di sarcofago (m. 0,20 X 0,16). Resto di figura loricata con parte 
di scudo, sul quale si vede la metà superiore di una persona nuda con capelli lunghi, 
vSlta verso d., con lancia nella d. e 'braccio sin" alzato. 




Fio. 2. 




FiG. 3. 



4. Id. (m. 0,265 X 0,24). Figura virile acefala con corto chitone e piedi nudi, 
in moto verso sin., con gerla sul dorso, borsa al fianco e ronca nella mano sinistra 
(tìg. 3). 



OSTIA 



— 204 — 



RBOIOMB 1. 



5. Id. (ni. 0,265 X 0,24). Ritratto di donna con tnnica e manto ; la d. è appog- 
giata al petto. I capelli divisi scendono dietro le orecchie e sono raccolti sull'alto 
della testa; a sin. avanzo del vestito di altra figura o del velario (tìg. 4). 

G. Id. (m. 0,233 X 0,44 X 0,085). Parte di putto con nebride che attraversa il petto, 
fermata sulla spalla d., e manto con fiocchi, svolazzante in alto, che si attortiglia da 
una parte al braccio sin. e scende dall'altra innanzi al d. ; regge sulla d. alzata un 




Fio. 4. 



cesto e con la sin. abbassata un grappolo. A sin. il capo svolazzante di una tenia. 
Appartiene forse ad un sarcofago con rappresentanza delle quattro stagioni. 

7. Frammento di sarcofago striato, di m. 0,21 X 0,32 X 0,08. A sin. di un pi- 
lastro scanalato parte di figura virile nuda con scudo e balteo. 

8. Frammento di m. 0,255 X 0,41 X 0,067. Presenta la metà superiore di una 
figura virile volta a d., con capelli ricci, coperta di manto, in atto di reggere con 
la sin. un festone che le passa sul capo. A d. protome muliebre ornata di orecchini 
e chiusa entro clipeo. 

9. Id. di m. 0,30X0,21 X 0,155. È l'angolo d. di un sarcofago striato, ove si 
vede Mercurio con clamide fermata sulla spalla d. ; lia le ali nei piedi e nel peta^; 
regge nella d. la borsa; nella sin. il caduceo. Sul lato d. una testa di grifo. 



KBOIONK 1. 



— 205 — 



OSTIA 



10. Id. di m. 0,30 X0,21 X 0,155. Parte superiore di figura virile, colla testa 
inclinata a sin., col petto coperto di manto. Regge con la d. una face (?). 

11. Id. di m. 0,34 X0,39. Parto di figura che regge il manto con la sin. A d. 
traccia di un'altra figura. 

12. Id. di m. 0,14 X 0,20. Parte di figura femminile seduta, a d. un quadru- 
pede e più in là un giunco. 

13. Parte di cornice, poi ridotta a lastra. Amorino a cavallo di un pesce. 

14. Id. di m. 0,18 X 0,13. Testina muliebre con tenia. 

15. Id. di m. 0,045. Parto di Amorino, recumbente sul fianco d., in atto di 
reggere un festone. 

Si raccolsero pezzi di lastre inannoreo coi seguenti titoli intieri o frammentati: 
1. (m. 0,34X0,20X0,05): 

.' .' .' ./ .' .' ./ ./ .' ./ 
' . .' .' .' .' .' .' .' .' // 

./ .' .' ./ / / / // 



2. (m. 0,12X0,95X0.03.5): 



3. (ni. 40 X 0.35 X 0,048) a grandi 



lettore : 




(\^AVGG 



I 4. (m. 0,27X0,40X0,13): 




^L • CHARJTO 

• IDEM ■ Q ■ Q 

;t 

RIAE-VXORl 

ALVMNAE 
OGNATO 




^ V S Q_V E 
V AGR-P-XV 

5. (m. 0,29 X 0,33 X 0,09) : 

D M 

VALENTINODIS 
PENSATORI 
FILI FECERVNT 
BE NEME RENTl 
QVI BIXIT ANNIS 
X L V 1 1 1 

Notizie Scavi 1909 — Voi. VI. 



27 



OSTIA 



— 206 — 



REOIOMB 'I 



6. (m. 0,225X0,10X0,023): 



FECITCAPRri 
^.AMXET- 



8. (m. 0,33 X 0,0.">) con l'iscrizione iu grossezza : 

i 
ILAVDIORAPIDI 



7. (m. 0,21X0,195X0,08): 



M ' 
M I D I V S 

',»VSCEMI 

\berte 

MERENTi 

!- 



9. Id. (in. 0,255 X 0,205 X 0,07). 
Da iiD Iato: 

D M 

EGRILI • I VLIA 
NI LYCISCVS 

AMICVS 



Dall'altro : 

■D CONCESSA : 
LOCATRIAAB / 
EGRILIOTELES 
PORO- AEMILIO 
PICENTIOETQVE 
IIERVFINE 



(sic) 



10. (m. 0,245X0,10X0,0(57): 



11. (m. 0,41 X0,41 XO,OG): 



I/Il AVG 



ETAV, 
PSVO 
H E L/' 



12. (m. 0,21 X 0,155): 



AMLIBTYCHE 
|m • HERENNIO 
/ CONlVGl 
Aer l'NNIO • CLADO 
^rT^Ji^O ET- HEREN 

nEORVM 

Vxii 



D M 

HIERON-SOSTRA 
TO-FRATRI -B-M- 
FECVIX-AN-XXXV 
MEN-V DIEB X- 



13. (111.0,205X0,09X0,035): 

D 

M • M A N,' 



14. (m. 0,135 X 0,105 X 0,065): 
CJ E R N Y' 




DVLCISSIiK 
Nella lin. 2 la lettera N è in litura. 



REOIUNE I. 



— 207 — 



OSTIA 



15. (m. 0,255X0,195X0,035): 




IG. (m. 0,25X0,23X0,048): 



Adrato 

(VNTSIBIET-SVIS 
AGROPXX 



17. (m. 0,13X0,14): 



18. (m. 0,21X0,12 X 0,035) : 



VALERIAE-FILI/ 
DVLCISSIMAE 

ANN-Xyj. 



19. (rn. 0,105X0,12X0,03): 




21. (m. 0,247X0,15X0,035): 




20. (m. 0,15X0,12X0,048): 

D M 

VIBIA REPENTINA 

EVTYCHIAE VER 

NAE SVAE FECIT 

VIX • AN • V 

22. (m. 0,085 X 0,085 X 0,035) : 




Travertino. — Frammento di sarcofago (m. 0,32 X 0,36 X 0,07), su cui riman- 
gono in rilievo la parte anteriore di un cavallo e la testa di altro cavallo, ambe- 
due in moto verso destra. 

Marmo nero. — Pezzo cilindrico con buco fatto a tornio a mo' d'imbuto da 
un lato e il principio di uno consimile dall'altro (m. 0,43 ; diam. m. 0,55). 

Lavagna. — Matrice (m. 0,088 X 0,048 X 0,012). Da un lato ba tre incavi 
circolari o canaletto intercomunicante, senza incisioni; dall'altro lato due zone pa- 
rallele incavate, nelle quali è incisa una palma, e a due degli angoli opposti avanzi 
dei perni in ferro. 

Terracotta. — Lucerne, di cui una col monogramma del Cristo. Mattoni con 
i bolli C.I.L. XV, 12, 13, 41 (2 es.), 71 (2 es.), 76, 79 {5es.), 103, 104, 107 (2 es.), 109, 
129 (2 es.), 134, 228 (2 es.), 254 6, 319 (2 es.), 361, 475, 552, 635 a, 637 (2es.), 690, 
691, 693 (2 es.), 713, 792, Siiti, 822, 847, 958a (5 es.), 961, 992 e/, I029e (2 es.), 



OSTIA 



— 208 — 



REGIONE I. 



1030, 1033 (2 es.), 1066, 1076, 1094, 11 16 a, 1130, 1219, 1220, 1435 (4 cs.), 1436 
(3 es.), 1449 «, 1477, 2185, 2197, 2200, tre esemplari dei consueti di ... Oncsimus 
delle figline Bruttiane (v. sopra, pi^. 166) e 



1. CD Zefyr 

paet. et ap /rON COS 

a. 123 d. C. 



3. CD EX F TE^F S AB CAED TEG 
SERV FIRM PAX "E APR COS 



(cf. G. I. L. XV, 614). 



2. O tempèsmA QJ ab. cacd. 
tUi\Mi^^EGÌ allic. 

COS 
a. 127 d. C. (cfr. C.J.L. XV, 1842). 

4. O TEMPES in AC feVI PTD 

TITIAN-EGALLICN a.l27d.C. 
SOD 



5. O 



7. O 



lAC-VIPVDF 

l'EGALLICN :v. 127d.C. 
cOS 

I 

\CASSI/| 



l)V, 



6. 05 BASSVS // \r 



M 



OFFICI NAT 



8. O 



DOMIT LVCILLA 

/////7//INLI 

Hill 



10. CD 



\ 



3/V\E 



SHA/ 



11. O RS- F FOMJ 

(cfr. C. I. L. XV, 1592). 



Tutti quanti i bolli sopra riferiti vennero rinvenuti sul lato della via del Teatro 
verso il portico;, e dall'altro lato si raccolsero i mattoni con i bolli C. I. L. XV 
40, 79, 129, 665 ti, 961 (2 es.), 1035, 1130, 2167, 3041^;; ed i seguenti 



1. O EX • PR • DOM ■ LVCIL • For/ VNATI 

qiiadrn])cde in corsa a d., sotto un ramo d'edera. 



o 



palma 
NC 



liron:o. — Un piedino di statua (m. 0,15X0,29). Una spina, Una palettina 
triangolare con manico ad a.sta quadrata. Cinquantatrò monete di piccolo niocliilo 
le quali vennero tutte raccolte nella prima taberna. 



REGIONE I. 



— 209 



MISENO 



Presento qui il disegno di una pianta raffigurata su frammenti di un vaso di 
vetro, rinvenuti in via dei Vigili presso la Fontana (fig. 5). 




FiG. 5. 



D. Vaglieri. 



CAMPANIA. 



V. MISENO — Base di statua con isermone onoraria ad uno sio- 
larco della flotta Misenate. 

Nel luglio del 1907, il tenente di vascello sig. Oreste Claves, comandante del 
distaccamento del Corpo RR. Equipaggi a Miseno, avvertiva cortesemente la Dire- 
zione del Museo di Napoli, che un pescatore, frugando nell'arena della spiaggia 
dentro il porto di Miseno, aveva scoperto una base di marmo con iscrizione. E poiché 
il rinvenimento era stato fatto nella zona militare di proprietà dello Stato, dopo che 
l'egregio Direttore comm. Gattini ebbe compiuto le opportune pratiche presso il 
Ministero della Marina, la base fu trasportata nel Museo Nazionale di Napoli. 

Il punto preciso, dove essa fu rinvenuta, trovasi sulla spiaggia orientale del porto 
interno a m. 183 dalla estremità del ponte della polveriera, fra mezzo a ruderi 
romani sottostanti al livello del mare, a causa del noto abbassamento di suolo, che 
si verificò verso gli ultimi tempi dell'Impero romano e nell'età di mezzo. 

La base onoraria a forma di parallelepipedo, con cornice in alto e in basso 
(alt. m. 1,34 X 0,59 X 0,73) reca sulla faccia superiore gli incavi, entro i quali erano 



MISENO — 210 — REGIONE I. 

saldati i perni di una statua, e sulla faccia anteriore la seguente notevole iscri- 
zione : 

C-IVL C FCL- ALEX ANDRO • 
STOLARC- CLASS • PR • MISEN • PV 
philippianae ADAMPLI AT O • 
I VDIClS • DIVI • ALEX ANDRl AVO 
5 CETERORVMQ • PRINCIP • PRAEP- 
RELIQ- CLASSPRAETTMISEN • eT- 
RAVENN • PP • VV EXPEDITIONl • 
ORIENTALI • ADLEC • INORDir^ 
DECVR- SPLENDIDISS • CIVITaT- 
10 MISITEMQSPLENDIDIS- COL- 
ANTIOCHIENS • ET • SPLENDIDIS • 
COLMALLOTAR • PATRON QVO 

QVE- CI VITATI- CHlL • HOM INI VERE 
CVNDISSCIVL- APRI LI S • VETAVGG 

15 L-DAB-AVREL- SERAPIONE ■ TRIBPRAEP 

Sul lato della base, che sta a sinistra di chi guarda, leggesi in alto : 
DEDIC IDIB • MART 

H^'H PRESENTE ■ ET • ALBINO- CoS 

Il consolato di C. Drutlius Praesens e di C. Ali... Albinus, cado nell'anno 246, 
essendo imperatore Filippo l'Arabo. 

Lasciando da parte le cariche civili, lulius Alexander fu investito di due gradi 
nell'armata romana: fu praepositus reliqtiatloni nelle flotte di Miseno e di Ravenna 
per una spedizione nell'Oriente, e fu stolarchus della flotta di Miseno, nella cui 
qualità rimase, fino alla morte, con poteri accresciuti [stolarchus adampliatus) per 
concessione di Alessandro Severo e dei successori fino a Filippo l'Arabo. 

L'ufficio di » praepositus reliquationi » , che ben può ritenersi un incarico tempo- 
raneo, come quello di ogni altro it praepositus ' (Henzen, Ann. Instit. 1850, pag. 39 
e segg.), fu conferito talvolta a centurioni, come attesta la lapide di C. Sulgius Cae- 
cilìanus, che da centurione della legione III fu nominato praepositus reliquationi 
classis Misenatium e di poi primipilo (Henzen, 6871), e l'altra di M. Verecundinius, 



REGIONE I. — 211 — MISENO 



che da praeposilus reliquationi class. Misenat. passò anch'egli a primipilo (C. /. L. 
X, 3345). 

Ma il grado col quale lulius Alexander prestò un lungo servizio nella flotta di 
Miseno è quello di « stolarchus ». Nessuna delle numerose iscrizioni di classiari, fino ad 
oggi conosciute, ricorda uno stolarco; e solo un'iscrizione poetica in lingua greca dà 
il titolo di ffroXócQXTjg ad un comandante delle navi stanziate nel Ponto ('). Eia 
finora incerto, se con questo titolo venisse grecamente denominato il prefetto della 
flotta (Mommsen, Garrucci) o il comandante di una divisione (Henzen, Marquardt) (-). 
Io non credo che dopo la scoperta di questa iscrizione resti più dubbio intorno alia 
dignità del titolo di stolarco. Se passiamo a rassegna le non poche iscrizioni di pre- 
fetti della flotta, riscontreremo che a tal grado si perveniva a traverso un cursus 
honorum lungo ed elevato nella carriera equestre ('). lulius Alexander da semplice 
praeposilus reliquationi delle flotte di Miseno e di Ravenna, poco più di centurione 
e poco meno di primipilo, fu promosso stolarco; è quindi ovvio che questo titolo 
non fosse pari a quello di ammiraglio, ma che equivalesse, come credettero l'Henzen 
e il Marquardt, a comandante di una divisione. 

Possiamo pure arrivare a conoscere, con approssimazione, quale sia la expeditio 
orientalis accennata nella epigrafe. lulius Alexander senza dubbio già era stolarco 
sotto Alessandro Severo, dal quale imperatore gli furono ampliati i poteri; opperò 
bisogna ricercare fra gli imperatori precedenti, nei limiti concessi dall'età di lui, 
quale fosse stata la spedizione orientale per cui egli fu preposto alla custodia ed al- 
l'amministrazione dei depositi navali. Ed, ammettendo che la sua carriera avesse avuto 
la durata di quarant'anni, la spedizione orientale citata potrebb'essere stata quella 
del 194-196 d. C, che procurò a Severo i titoli di Arabicus, Parthicus, Adiabenicus, 
quella del 214-217 d. C, in cui Caracalla condusse ad effetto il crudele tradimento 
ai Parti e si gloriò a torto d'aver soggiogato l'Oriente {*). Le probabilità sono per 
questa seconda, di cui si fa menzione in un'altra epigrafe, a giudizio dell'Henzen 
(n. 7420 anji= C. I. L. Vili, 2564). 

V. 12, 13, col. Mallotar{um), della città di Mallos in Cilicia. Civitati Chil{ma- 
nensium). 

E. 6ÀBRICI. 

(') CI. 0. II, 3694. Non tengo conto di un benefieiarius itolarchi [C. I.L. X, 3413) che non 
ha nessan valore per la mia osservazione. 

(') Ferrerò, L'ordinamento delle armate romane, pag. 33, che riporta la bibliografia. 

e) e. I. L. X, 4868. Sex. Anlienus Rufus. jirimus pilus II. tr. mil , praef. levis armat., praef. 
castr., imp. caesar. aug. et ti. caesaris augusti, praef. classis, praef. fair. ; C. IL. II, 1178, M. Cal- 
parnins Seneca p. p. leg. I adiutricis, proc. provinciae Lusitaniae et Vettoniae, praef. clasxis 
Misenensis; C.I.L. V, 86.'j9. P. Comìnius Clemens, fu diverse volto proc. aug., fu praepofitus a 
cens. e dipoi praef. classium praet. Misenens. et Ravenn. Cfr. Forbiger de clasaium italicar. hist. 
p. 351. 

(') Hirodian., IV, 11: èxeì Si yei'ófiFvo; (nella Mes'ipotamia), àniaTéXXei r^ re <tii; x^jjro) xn't 
rfi) Poifialioi' ifrjl^to, naanv àvatoXijf xe;f£fpfi)ff3«t, x(à r^f ènéxcivit jinaiXtins niinag «ita riaga- 
xe^atgtjxévai, 



POZZUOLI — 212 — REGIONE 1. 



VI. POZZUOLI — Bassorilievi marmorei rappresenlanli soldati re- 
mani, e pezzi di una iscrizione onoraria latina del periodo degli Antonini. 

Il sig. Pasquale D'Elia, nell'aprire i cavi di fondazione per una sua casa da co- 
struire nel nuovo rione Ricotti a Pozzuoli, rinvenne alcuni frammenti di un basso- 
rilievo marmoreo ed una lapide con iscrizione. Il luogo della scoperta è compreso 
nell'area dell'antica città romana, dove sorgevano i più insigni monumenti pubblici, 
a circa m. 150 verso sud-ovest dall'anfiteatro, in direziono della stazione cumana. 

11 D'Elia narra di aver incontrato molti muri di epoca romana nei cavi di fon- 
dazione, ed anche una via romana in direzione da est ad ovest, larga m. 5 all'incirca. 
sottoposta di m. 1,20 al pavimento dei vani terreni del nuovo edilìzio. Essendo stati 
approfonditi i cavi, rinvenne un'altra via romana due metri sotto il piano della prima 
e nella medesima direzione. Lungo il margine setteutrionale di queste vie, nella terra 
di riempimento, gettata per raggiungere il livello della via più recente, raccolse in 
più frammenti una lastra rettangolare di marmo bianco, di grana grossa, con venature 
grigie, dello spessore massimo di cm. 28, alta m. 1,60, larga m. 1,14. La faccia ante- 
riore è ripartita in due riquadri incorniciati da un listello di pochi centimetri, con 
incasso profondo fino a cm. 13. Nessuno dei due riquadri è intero, perchè la lastra 
rettangolare, su cui sono scolpiti, aveva sui fianchi altre due lastre consimili le quali 
completavano i riquadri e i rilievi in essi racchiusi (fig. 1). Nel primo, largo cm. 48, è 
scolpita ad alto rilievo una mezza figura di soldato romano gradiente, segu'ito da un 
altro soldato, in rilievo più basso. Entrambi hanno il capo scoperto, guardano verso 
la loro destra, cioè a dire verso il centro della rappresentazione; indossano tunica e 
saQuin ed hanno i calcei ai piedi. Quello che sta innanzi tiene poggiata alla spalla con 
la mano sinistra un'asta, il cui ferro non è scolpito con precisione; quello che segue 
è armato di scutum con decorazione a fogliame e rami, fra cui uno scorpione, e 
poggia sulla spalla destra l'asta, che è appena accennata. 

In questa figura osservo un particolare degno di speciale menzione; essa ha la 
mano sinistra sporgente di dietro allo scudo e sospesa per il dito indice ad una doppia 
correggia che sporge da dietro al collo sulla spalla. Intorno all'ufficio di questa cor- 
reggia si possono fare due ipotesi: o essa è legata alla faccia interna dello scudo per 
l'estremo non visibile, ed allora lo scudo non è imbracciato, ma semplicemente sospeso 
alla spalla e trattenuto col dito indice dal guerriero; ovvero lo scudo è imbracciato, 
ed allora l'ufiìcio della correggia sarebbe quello di attenuare il peso, olTrendo un so- 
stegno al braccio per mezzo del dito indice introdotto nella sua curvatura. Giova qui 
ricordare un brano di Polibio (XVIII, 1), rjcavato dal suo noto excursus intorno al 
vallo dei Romani e alla milizia romana confrontata con quella macedone: Ot fdv 
ElXrjvsg fi6Xi<; avtòàv xgceTovffi tSiv oxsvùùv sv tuTg nogtiuic, xal /lóXic vnont'iovffi 
TÙv ànò loviuv xÓTtov. 'Poafiaìoi Sé, xovg fièv dvgeohg rore òxfT'ffi toTc (Txvu'votg tx 
tSiv (òfiwv èjqqtìjnóteg, raì; 3è xf^fftr avcovg Tovg yaiCovg (pégovrsg, ènidsxovtai 
Tì]v nuQaxoi^uóìji' toù /«^axo? ('). Nella prima ipotesi il passo di Polibio calzerebbe 

(') Su questo brano di Polibio richiarab la mia attjiizione il collega ispettore Spano, addetto 
alla direzione degli scavi di Pompei. 



REGIONE I. 



— 213"— 



POZZUOLI 




Fio. 2. 



Notizie Scavi 1909 — Voi. VI. 



28 



POZZUOLI 



— 214 — 



REGIONE I. 



perfettamente al caso, nella seconda no ; ma potrebbe anclie essere avvenuto che al- 
cuni usi militari si andassero modificando col volgere dei secoli. Ad ogni modo non 
può mettersi in dubbio che la cinghia del soldato romano rappresentata su questo 
bassorilievo serviva allo scopo di alleggerire lo sculum, pesante per le sue dimensioni. 




FiG. 2. 



Il riquadro di destra ci presenta un altro soldato romano di fronte, vestito di 
tunica e sagum, col cingulum miliiiae pendente sotto la cintura. Al fianco destro 
ha il parazonio, e si appoggia col braccio alla lancia; manca il lato sinistro della 
figura. 

Questo rilievo puteolano doveva, con altri perduti, rivestire un monumento pub- 
blico, al quale era addossato con grappe (')• La parte rinvenuta ci presenta il rilievo 



(') Restano i fori delle grappe sulla costa inferiore della lastra, in corrispondenza del piede 
di scorcio nel rettangolo minore e del piede destro della figura nel rettangolo maggiore, come pure 
sulla costa superiore, in numero di tre. 



REGIONE I. — 215 — POZZUOLI 

a due piani: le figure sul davanti hanno un liliero che si stacca dal fondo fino a 
13 centimetri; quella che rimane indietro si stacca assai poco dal fondo e non ha il 
movimento delle altre, anzi vi si nota qualche errore madornale. Difatti, mentre la per- 
sona è rappresentata di tre quarti, la testa le gambe e i piedi sono di pieno profilo. 
Per questo difetto sembrerebbe che l'artista non fosse vissuto in un secolo, in cui il 
bassorilievo aveva raggiunto i maggiori ardimenti in Roma e fuori. Le figure in alto- 
rilievo sono assai più spigliate nei movimenti, in special modo quella del mezzo- 
riquadro di sinistra. 

La modellatura dei nudi è buona; le pieghe delle vesti sono un po' duro; alcuni 
dettagli trascurati. L'esame stilistico del monumento non mi riporta più in qua della 

metà del secolo II d. C. 

* 

Poco più ad ovest, anche sul margine settentrionale della via romana e nel 
medesimo strato, si raccolsero i frammenti di una lastra marmorea (m. 0,85 X 0,70) 
con iscrizione onoraria, posta ad un insigne cittadino, del periodo tra la fine del II 
ed il principio del III secolo dell' impero. È incisa in bellissime lettere ; ed il campo 
epigrafico è chiuso da duplice cornice. 

La Direzione del Museo Nazionale di Napoli ne fece eseguire la fotografia (fig. 2) ; 
e dopo alcun tempo il sig. D'Elia donò la lapide stessa al Museo, ma con un pez- 
zetto mancante; perciò si rende necessaria la pubblicazione della fotografia, la quale 
ci dà il monumento più completo di quello che oggi si conserva. 

L' iscrizione dice : 



TcaesioTFilTnlabnPàl- 
anthianovc 

PROCxx- hered-Tract- etrvr • VMBR- ficenparTcamp- 

PROC • FAMIL • GLAD • P E R • AEM • TRANSP • ■■ 'v (?'«?) 

5 DELMATIAM PROC- A I. i M • l . 

TRIBLEG- iT'PARTH- pFFa- TRIBLEG 
PRAeFcOHÌi- AVO • THRAC ■ E Q.V 1 
TATRONO- ET- CVR • ABELLINATI 

PVTEOLANI- PVB 
10 GIVI ■ l r^ D ! G E N A E 



V. 6, Irib. leg. II Parth{icae). L'iscrizione non ò anteriore a Settimio Severo, ciie 
istituì la 11 Purthica (Casa. Dio., 55, 24, 4). 

E. GÀBRICI. 



SESSA AURUNCA — 216 — REGIONE 1. 



VII. SESSA AURUNCA — Iscrmone votiva ad Iside e Serapide 
rinvenuta nel territorio del comune e titolo funebre latino conservato 
nell'episcopio. 

Mons. Gioranni Diamare, roscovo ed ispettore onorario pei monumenti in Sessa 
Aurunca, richiamò l'attenzione del Ministero sulla epigrafe seguente, incisa sopra un 
tronco di colonnina d'alabastro orientale (alt. cm. 70, diam. cm. 24), che egli rin- 
venne net tenimento di Piedimonte (frazione del comune di Sessa Aurunca) e che 
ora si conserva nel palazzo vescovile : 

Q^ B A E B I V S • Q_F 
C- BIRRIVS- C • F 

DVOVIR 
REDEGERVNT 

ISl • SERAPI 
SAC 

La forma delle lettere riporta la iscrizione al primo secolo dell'Impero, cioè 
ad un'epoca in cui erano penetrati in Occidente i culti orientali. Il verbo redegerunt, 
riferibile a ciò che costituisce oggetto della icrizione, e che fu consacrato ad Iside e 
Serapide, pare che vada inteso nel senso di collegerunt, frequente presso gli scrittori 
dell'età imperiale. 

A destra della iscrìzione fu tracciata in età seriore una maschera informe a sem- 
plice contorno, la quale ha distrutto in parte la f finale del primo rigo. 

* 

Nello stesso palazzo vescovile si conserva un'altra epigrafe su lastra di marmo 
(m. 0,36X0,36), del secolo III che dice: 

THYMELI • HABE 

■ D • M • S 
TFLPROCVLOHO 
MINIINNOCENTIS 
SIMO Q_yA.XXXVIIIMBV 
DXXV FORTVNS'IAci con 

IV gì C5 Btf M K F 

Il primo verso contiene un saluto al defunto, dove ìiabe sta per have, e dove 
Thymeli è da intendere per il sigmm del defunto stesso. 

E. Gabbici. 



RBGIONB IV. — 217 — SAN VITTORINO, CAMPANA 



Regione IV (SAMNIUM et SABINA). 

SABINI. 

vili. SAN VITTORINO (frazione del comune di Pizzoli) — Slek sepol- 
crale IscrUta, rmvenuta in contrada la Costa. 

Nello acorso aprile il coutadino Adamo Giusti, facendo dei lavori agricoli sopra 
un terreno ciie tiene in fitto dall'arcipretura di s. Vittorino, cui si appartiene, in con- 
trada la Costa, a destra della strada elio in salita conduce alla chiesa parrocchiale 
di detto paese, a poca profondità dalla superfìcie del suolo, rimise alla luce una 
stele sepolcrale in calcare, che da capo è arcuata. Le sue dimensioni sono: altezza, 
m. 1,17; larghezza, m. 0,43; spessore m. 0,17. In buon carattere, contiene la se- 
guente epigrafe: 



IN-FRPXI II 
M • C A NI) L- 
MENO GENIS 

Detta stele oggi trovasi giacente e capovolta presso la maceria che recinge il 

suddetto terreno e contina colla su accennata strada. 

N. Persichetti. 

VESTI NI. 

IX. CAMPANA (frazione del comune di Fagnano Alto) — Tomba con 
iscrizione latina scoperta nella località denominata Capo le Praia. 

Un tal Ascanio d'Ascanio, facendo lavori agricoli in un terreno posto alla di- 
stanza di circa 300 m. dall'abitato, nella località denominata Capo le Prata, rinvenne 
una tomba consistente in un grande sarcofago di calcare formato di un solo pezzo e 
munito del proprio coperchio. Il coperchio, esso pure di un solo pezzo, consiste in una 
lastra lunga m. 1,15, larga m. 0,85 e dello spessore di m. 0,12. Sopra uno dei 
margini del coperchio stesso vedesi incisa, in lettere alte m. 0,06, l'iscrizione: 

T- VARI T- F 

Sul piano superiore dello stesso coperchio veggonsi incise le tre lettere seguenti: 

P- C- A 

Dentro il sarcofago si rinvennero quattro scheletri, insieme ad oggetti di sup- 
pellettile funebre, che non si ritennero meritevoli di essere conservati. 

Il sarcofago stesso col suo coperchio è ora custodito dallo scopritore sig. d'Ascanio 
nella sua casa nel paese di Campana. 

Benché il rinvenimento fosse avvenuto da qualche tempo, nessuno finora ne ebbe 
notizia, sicché le epigrafi vengono ora portate la prima volta alla conoscenza degli 
studiosi. N. Persichetti. 



SALA CONSILINA — 2l8 — REGIONE IH. 



Regione III (LUCANIA ET BRUTTI I). 

LUCANIA. 

X. SALA CONSILINA — Cippo miliare della via Popilia, recante 
due iscrÌ2Ìoni del basso impero. 

Nel novembre del 1907 il prof. Arcangelo Rotunno, R. Ispettore degli scavi 
e dei monumenti residente in Padiila, dava notizia di una importante scoperta av- 
venuta nella località denominata Deserte o Prefiche alla distanza di quattro chilo- 
metri a nord-ovest di Sala Consilina. Il signor Giacomo Pezzella lo aveva avvertito 
che un suo colono in occasione di lavori agricoli aveva colà rimesso alla luce un 
pilastro calcareo, recante su due facce opposte due iscrizioni di epoca tarda. 

Da una parte vi si legge: e dall'altra: 

imp. e. m. aV r. S A 1^ B O 

y AMERIO D/VAVC 

(/«OCUETIA/O CI^AVDlo 

INVICTO «oBA/O 

AVCETIMP 5 BO/VORP 5 

CAES ■ N\. kMK£ yV A T O 

nOVALERI O D /V 

MAXIM I A/ O C U A V Dio 

PFINVKTO F L. lOBI 

AVCETE VAL E 10 A /V O 10 

R I OC O /V S T A V C 

A/ T I O ET CA U BO /VO 

ERIOV A UER R P /VA 

I O M A X I M * T O 

I A/O/VO BKSS 15 

IMIS ■ CAESA 
RI B VS 

La contrada Deserte trovasi a mezza costa sul pendio dei monti che stanno ad 
est della via provinciale fra Atena e Sala, e presenta a fior di terra numerosi avanzi 
di fabbriche antiche. La curiosità un po' spinta di persone interessate aveva fatto 
rimettere in luce i ruderi di un fabbricato che ha tutti i caratteri di un grande 
bagno romano, con vasca pel frigidarium di pianta semicircolare e con camerette a 
pareti vuote e pavimento sospeso, per uso di tepidarium. Questi ruderi trovansi in 
prossimità della via denominata del Procaccia, che è la vecchia strada che serviva di 
comunicazione fra Sala Consiliare ed Atena, prima che venisse costruita a valle la 
odierna via carrozzabile. Si ritiene con fondamento che questa via del Procaccia 
seguisse l'andamento dell'antica via Popilia, che da Capua andava a Reggio, e ctfe 



REGIONE ni. — 219 — SALA CONSIMNA 

si prolungava a mezza costa dei monti situati a nord-est della valle di Tegianum, 
detta oggi Vallo di Diano (cfr. C. I. L. X, G950). 

Più in alto v' è una contrada denominata Bagni, e più su ancora fra' monti 
fluiscono le acque dolci di Fontana Antica e quelle minerali del Salvatore o dui Salice. 
La tradizione e l'esistenza di queste sorgenti coincidono quindi col fatto recentemente 
assodato della scoperta degli avanzi di un edificio balneare in quella località. 

Il cippo fu rinvenuto presso la vasca, distante non più di m. CO a valle delia 
via del Procaccia, ossia dell'antica via Popilia. Ha la forma di un pilastrino rettan- 
golare (alt. m. 1,47, largii, cm. 32), con gli spigoli arrotondati, fuorché alla estremità 
inferiore per una lunghezza di cm. 25. La superficie scabrosa, l'incisione delle lettere 
assai trascurata e superficiale, ed inoltre qualche screpolatura naturale della pietra 
rendono difiicile la lettura delle due iscrizioni. 

Richiamo l'attenzione sulle particolarità ortografiche {salho per salvo e lobiano 
per loviano) e paleografiche (notevoli i nessi an, /l, li. hi) di queste due epigrafi. 

La forma del monumento e il contenuto delle iscrizioni dimostrano essere il 
pilastro un cippo miliare di ima via romana, certamente la Popilia, ciie fu restaurata 
in quel punto primieramente al tempo della tetrarchia, e poi, dopo un mezzo secolo 
da Gioviano (a. 363-364 d. C). Se non che la mancanza del numero delle miglia, 
frequente in simili iscrizioni della stessa età, ne diminuisce l'importanza. 

Fra le macerie, che colmavano la vasca, si rinvennero sette od otto scheletri, 
ed altri due in una delle camerette del tepidarium. Mi si assicura clic questi sche- 
letri avessero accanto qualche vaso di terracotta. Pare che si tratti di inumazioni 
dell'alto medio evo, oppure degli ultimi tempi della decadenza romana, quando quegli 
edifizii furono abbandonati dopo la rovina. Al tempo di Costantino stavano ancora 
in piedi, essendo stato raccolto un piccolo bronzo costantiniano sul pavimento presso 
una delle soglie. 

E. GÀmuci. 



Rom;i. 20 giugno 10u9. 



ROMA — 221 — ROMA 



Anno 1909 — Fascicolo 7. 



I. ROMA. 

Nuove scoperte nella città e nel suburbio. 

Eegione VI. In queste Notizie (1907 pp. 4318 e 504) fu registrata la scoperta 
d i alcuni avanzi di grandiose costruzioni appartenenti ad una cinta urbana d' età 
preaugustea, venuti in luce nell'area ir cui dovrà sorgere il palazzo del Ministero 
d'Agricoltura Industria e Commercio. Questi avanzi furono giustamente messi in re- 
lazione con quei medesimi indicati nelli Forma Urbis del prof. Lanciani e visibili 
in parte lungo il viale d'accesso alla gà villa Spithoever sulla via Piemonte. Pei 
lavori di sterro, che compie in questo luogo la società Sallustiana, è stato messo 
totalmente al nudo il bellissimo tratto d mura indicato nella precitata Forma Urbis, 
lungo m. 36 e conservato in alcuni pmti per un' altezza di nove filari. È stata resa 
pure visibile la linea di posa di detta costruzione, formata da un taglio profondo 
sul vivo terreno vergine e inoltre lo sjessore del muro che alla base supera i tre 
metri. Il muro è costituito da filari d tufo a lastroni larghi m. da 0,55 a 0,60, 
lunghi m. da 0,80 a 0,90 e alti m. da ♦,20 a 0,27, stratificati per tutta la larghezza 
della costruzione e alternati con altri ilari in modo che la compagine riuscisse inca- 
tenata colla sovrapposizione dell' uno aU altro filare, seguendo quasi la struttura etrusca 
del cosidetto agger di Servio, in cui i filari messi per testa si alternano coi filari 
messi per lungo. Questo tratto di antiihe mura, come apparisce dalla rappresentanza 
che qui ne è data (lìg. 1), è caratterisico per la diversità soltanto apparente di due 
costruzioni, delle quali una rappresenla la fondazione, l' altra l' elevazione delle vere 
e proprie mura. 

Queste due diverse stratificazioni che sono parti di un insieme organico, si di- 
stinguono non per la diversità del nateriale o per la differenza della costruzione, 
ma semplicemente per il bozzato rusico, quasi bugnato a morse, che appartiene alla 

Notizie Scavi 1909 — Voi. VI. 29 



ROMA 



— 222 — 



ROMA 



parte più bassa e pel bozzato uniforme, ben connesso e leggiermente degradante a 
scaletta di pochi centimetri (fig. 2), che costituisce il vero alzato delle mura. È pure 
notevole che il bozzato rustico non si limita ad una data altezza, ma ora scende, 
ora risale con una linea ondulata. La ragione di questa disparità è particolarmente 
data dalla differenza di altezza della scarpata naturale o artificiale, che formava il 
piede delle mura all' esterno e che racchiudeva le fondazioni. 




Fio. 



Il tratto di mura ora interamenterimeso a luce accenna nella sua estremità 
verso destra a piegare ad angolo molto aper» ; il che conferma la sua relazione coi 
tratti di costruzioni congeneri ricordati in pincipio; in modo che in c[uel punto può 
facilmente immaginarsi in che modo si svol^ iva l'antica cinta urbana sull'orlo del 
profondo vallone. 



Proseguendo lo sterro a ridosso del dett 



muro di cinta sono stati rimessi alla 



luce avanzi di altre costruzioni in opera late izia e reticolata. 

In un piano, relativamente superficiale r ipetto alle fondazioni della cinta, si 
scoprì una scala compresa fra due muri, in oj ira reticolata dello spessore di m. 0,47. 
Detta scala, che misurava in larghezza m. 1,4 > ed apparteneva cogli altri avanzi ad 
un'abitazione privata, si componeva di una pi Boia rampa a gradini di peperino,'la 



ROMA 



— 223 — 



ROMA 



cui pedata età di m. 0,30 e l'alzata di m. 0,21. L'intonaco dei muri era dipinto 
in rosso. 

Ad oriente di questa scala e distante m. 7,00 dal muro reticolato, si scoprì 
un muro laterizio, largo m. 0,90, che limitava un pavimento formato con le con- 
suete suspensurae, poggianti sopra mattoni bipedali. Alcune delle suspensurae erano 
costruite con mattoni quadri ; altre con mattoni ciicolari. Però il tutto era in pessimo 
stato di conservazione a causa della cattiva costruzione dei fabbricati ed anche per 
la pressione del terrapieno. - 

Il piano del pavimentò di questo ipocausto trovavasi 

1 a m. 8.00 sopra il livello della via delle Finanze. Proce- 

'j dendo lo sterro in profondidà, cioè al livello stesso dove 

'i posavano i primi filari della cinta delle mura, s'incontrò 

i| un muro a sezione di cerchio, largo circa m. 0,80, rozzo 

dalla parte convessa, e costruito più regolarmente nella 
faccia concava. La posizione di questo muro ed il tempo a 
cui si deve riferire, il quale sembra rispondere al I-II secolo 
dell' impero, escludono che la cinta meniana abbia tagliato 
fuori una parte di questo grande muro curvilineo, cioè che 
abbia distrutto fino dalle fondazioni un'edificio più antico. 
Invece detto muro sembra che sia stato costruito presso 
il grande angolo formato dalla cinta ricordata, collo scopo 
di trattenere la spinta del terrapieno che in quel punto 
saliva per grande altezza nell' interno delle mura, come lo 
indicavano gli avanzi dei fabbricati testé ricordati. 



Regione VII. Le antiche memorie intorno alla chiesa 
di San Marcello al Corso sono concordi nell'affermare che 
i corpi di alcuni santi si trovavano quivi deposti sotto l'altare 
del Crocifisso nella terza cappella a destra. I nomi di 
questi santi ìono Giovanni prete, Blasto, Diogene e Longino. 
L' altare era chiuso sul dinanzi da una pala a mo- 
saico in ma-mi diversi ; e di dietro era reso in piccola parte 
praticabile da una porticella bassa, che corrispondeva ad 
un angolo Iella sagrestia, dove appunto cala e si nasconde 
a guisa di saracinesca la tavola dipinta dell'altare per 
mettere alb scoperto il crocifisso, che si venera in quella 
cappella. 

Dinnanzi allo spazio ristretto, (he trovasi di fronte alla porticella, vedesi un 
blocco di marmo molto grande, sconiciato e riconoscibile per un piedistallo o cippo 
d' età romana. Questo blocco non po'eva vedersi che dalla sola parte posteriore, poi- 
ché lateralmente era stretto fra le Durature di sostegno della mensa. Non si poteva 




-; terra 
■oergine 



'■r\^'>- 







1 1 1 1 



1 



melroi 



FiG. 2. 



riconoscere nel momento dove fosser) deposti i corpi dei santi sopra accennati, tanto 



ROMA 



224 



ROMA 



più che lo stesso blocco o cippo marmoreo sembrava messo a sostegno di un grosso 
architrave di pietra, sul quale poggiava il margine posteriore della mensa, ma 
che era spaccato in due. Nondimeno, escluso che i corpi dei santi fossero stati deposti 
nel pavimento immediatamente sotto il cippo, non rimaneva che verificare se il cippo 
medesimo contenesse le reliquie dei santi. 

Per fare questa ricerca il rettore della chiesa di San Marcello ed altre autorità 
ecclesiastiche deliberarono di eseguire indagini sotto l'altare predetto. Assecondai 




sui fianchi del cippo si trovavano 
er mezzo di specchi interposti; con 



questo desiderio, perchè già mi ero accorto eh 

scolpite diverse insegne, che potei riconoscere ^ ^ ^ 

lo stesso mezzo riconobbi pure che sulla faccia corrispondente alla fronte del cippo 

trovavasi un mosaico grossolano. 

Il cippo fu scoperto dalla parte della froite, rimuovendo la pala dell'altare. 
Apparve scorniciato così in giro come nello zocolo e sul prospetto dove, molto pro- 
probabilmente era l'iscrizione, ricoperto con un mosaico del secolo XII, a quadrati 
pieni, alternati con quadrati a tesselli di serpentno, di rosso antico e di giallo (tìg. 'à). 

Il cippo misurava m. 1,04 di altezza m. d90 di larghezza alla base, m. 0,J3 
di larghezza del fusto e m. 0,48 di profondità. Sujponemmo che il mosaico nascondesse 



ROMA — 225 — ROMA 

un' iscrizione, ma ci accorgemmo c'ae anche altri per l' innanzi avevano avuto lo 
stesso nostro sospetto, che avevano appurato togliendo i tesselli di uno spartimento 
quadrato che trovammo semplicemente ricoperto di gesso. Nondimeno ripetemmo il 
tentativo, e non senza rincrescimento vedemmo che il piano dove poteva essere incisa 
r iscrizione era stato scalpellato a subbia, e approfondito uniformemente per due cen- 
timetri, facendo così scomparire ogni tràccia dell' iscrizione medesima. Ciò doveva 
essere stato fatto con l' intento di cancellare ogni apparenza di significato profano 
che potesse rimanere nel cippo e di utilizzare il cippo stesso a scopo sacro. 

Infatti fu osservato che correva sul listello inferiore della cornice e risaliva sul 
listello laterale la iscrizione: 

+ HIC ReC^ESCVNT CORPORA SCQ^ lOHI PRI BLASTI 
DIOGENI ET LONGINU MARTVRVM 



e che il capitello del cippo era mobile e adattato nel medioevo per coprire un vano 

puticolo scavato nel cippo e murato. Ivi certamente furono depositate le reliquie 
dei santi ricordati nella detta iscrizione. 

Ma il cippo, perdendo il suo titolo scritto non aveva per noi perduto tutto. Ho 
detto che nei suoi due lati erano stati intravisti rilievi rappresentanti insegne mili- 
tari. In ambedue le faccio queste insegne erano perfettamente uguali, cioè avevano 
la stessa disposizione e perfino i medesimi simboli e dettagli. Nel mezzo vedesi 
r insegna legionaria e da ciascun lato un' insegna riferibile a un manipolo od a coorte, 
ed ognuna di queste insegne fregiate coi simboli di meriti conseguiti in guerra. Sono 
comunissimo nei monumenti le insegne, e sono distinguibili nei vari ordini di milizie ('); 
ma rarissimi sono quei monumenti che hanno, come il nostro cippo, per esclusiva rap- 
presentanza le insegne. Ciò rende piìi interessante queste rappresentanze poiché i 
simboli medesimi delle insegne sono naturalmente più dettagliati e più rispondenti 
al vero. L'insegna legionaria (fig. 4) si compone di un'asta terminata in basso con 
puntale conico che serviva per infiggerla nel terreno, e di due manubri angolari che 
dovevano servire per impugnarla solidamente e per fissarla entro una guaina a cintura. 

1 simboli, muovendo dall'alto, sono: la solita aquila veduta di fronte ad ali aperte, 
posata sulla sbarra di una banderuola o drappo che è terminato da una fimbria. Al di sotto 
viene subito una costruzione rotonda raffigurante la cinta di una città con tre porte 
e con merlatura. Questa cinta meniana dà il giusto significato alla corona di quercia, 
vittata, che viene subito dopo, attraversata dall'asta dell'insegna, attribuendole così 
il valore della corona muralis, conquistata per qualche fortunato fatto d'armi dalla 
legione cui si riferiva il signum. 

Sotto la corona viene una specie di cupola testudinata, cioè coperta a squame, 
che evidentemente sta a significare una costruzione piuttosto che una frangia o nappa 

(') Domaszevrski, Die Fahnen im rdmischen licere in Abhandlungen des archàoloc/.-epi- 
graph. Semin. d. Uaivenitàt ìVien; Ile/l V, 1885. 



ROMA 



226 — 



ROMA 



di tessuto come in altri esemplari, del tutto simili, vuole riconoscere il Do- 
maszewski (')• 

Cliiudono la serie dei simboli, o dei munera applicati alla maggiore insegna, 
una patera umbilicata, una lunula e una prua di nave rostrata a sinistra. 




FiG. 4. 



Le due insegne minori, che stanno ai lati di quella descritta, sono spogliate della 
banderuola ; e questo particolare ci permette di analizzare la parte superiore del fusto 
dell'insegna rimanendo la parte inferiore inalterata a confronto dell'insegna prece- 
dente. L' insegna è formata da un pilum con cuspide rilevata, e perciò di metallo, 
infissa con la sua punta nella sbarra a T, sulla quale in altre insegne era distesa la 
banderuola. La punta del pilum naturalmente passava attraverso la sbarra e s' inter- 
nava nel mezzo della mano aperta che caratterizzava questa specie di insegne. La 



(') Op. cit. Cfr. specialmente le figure a pag. 42 e 43. In molte rlproduziuni di esemplari 
d'insegne questa specie di cupola è stata trasformata dai disegnatori in 'grossi cercini o corone 
di fogliami. 



ROMA 227 ROMA 

mano è sempre la destra troncata al polso, veduta dalla parte della palma e com- 
pletamente aperta, con dita verticali. 

Alla mano segue la semplice corona di lauro, vittata e traversata dall'asta, poi la 
patera umbilicata la lunula e due cupole testudinate messe a distanza l'una dall'altra. 

I simboli di queste insegne non spiegano nulla a riguardo delle milizie a cui 
si potrebbero riferire, nello stesso modo che non si potrebbero riferire senza leggenda 
scritta le insegne delle monete così dette legionarie. 

L'epigrafe oggi abrasa, che trovavasi sulla fronte del cippo, avrebbe dato una 
preziosa spiegazione. Il cippo non poteva provenire da luogo molto lontano, e forse 
faceva parte di qualche monumento onorario posto sulla via Tlaminia, o nel vicino 
Campo Marzio. Il luogo dove è avvenuta la scoperta, fu sede di stazione militare 
avendovi Augusto accasermata nelle vicinanze la Coorte I dei Vigili; ma dubito 
molto che il medesimo cippo e in conseguenza le insegne in esso rappresentante 
possano avere avuto relazioni con questa coorte. 

Del resto dallo proporzioni del cippo e dalla gravità delle sue membrature, 
dalla forma e dalla esecuzione trascurata e puramente decorativa dei rilievi, giudico 
che esso debba riportarsi al III secolo d. C. 

Questo cippo a cura della Confraternita del Crocifìsso è stato isolato con oppor- 
tuni lavori, e mentre è stato mantenuto nel posto in cui fu scoperto, si è provveduto 
opportunamente a renderlo visibile mediante uno sportello aperto nella pala del- 
l'altare. 

* 

Via Collatina. Proseguendosi gli sterri per lavori ferroviari lungo la via 
Collatina, a sinistra di chi, seguendo questa via, si allontana dalla città, presso il 
Campo Verano, si sono rinvenute le seguenti iscrizioni sepolcrali : 

1. Lastra marmorea fastigiata (m. 0,60 X 0,40), portante nel mezzo del fasti- 
gio due uccelli affrontati rozzamente scolpiti, ed altri due agli angoli superiori: 

DM 
NAEVIÀ • DANAE • FÉ 
CITDIONYSIO servi' 
a'nI- SERVO-CONI VGISV'O 
BENEMERENTI QvVviXIT- 
ANNIS • LXV • m. VII ■ ITEM FECIT 
SIBI ET-LIBERTIS LIBERTABVSQ.: 
SVIS-ET-EORVMLIBERISPOSTERISQ 

2. Altra lastra marmorea (m. 0,60 X 0,30) : 

D • M 
MA'^CIAE • APRVLUE FILIAE INFELICISSÌ 
eTsYNTYCHENI MAIRI CONIVGICARIS 

eTfiliseTl-iblibertabvsqposte eor 
• dvo- marci hermes et blastvsfcr- 



ROMA 



— 228 — 



KOMA 



Nella seconda linea V di APRVLLAE è in rasura di L, e nell'ultima linea 
R di MARCI in rasura di C. 

3. Piccolo cippo marmoreo nel cui fastigio è una corona lemniscata. 

DM 
CAECINIA 
PRIMIGENIA 
FCAECINIAE 
FELICITATI 
V • A- VI 



Via Salaria. Via Po. Facendosi un cavo in questa via, nel terreno del 
sig. Calderai, poco discosto dalla cavallerizza Angelini, si sono scoperte tre tombe a 
cappuccina, e un tratto di muro lungo m. 3 e alto m. 0,49, formato di blocchi di 
tufo squadrati. Accanto a questo muro si è rinvenuto un cippo di travertino di 
misura m. 1,05 X 0,35 X 0,10 e che porta la iscrizione: 

P • TVRPILIVS 
PPLTRVCVNDA 

Tornarono a luce inoltre un coperchio di urna cineraria, a duo spioventi, nel cui 
timpano è scolpita una face; quattro tegoloni, dei quali due portano impresso il bollo 
C. 1. L. XV, 1035 ed uno il bollo ib. 813 a ed un quarto con bollo illeggibile. 

Nella stessa via Po, gettandosi le fondamenta ài un villino di proprietà della 
signora Rosa Apannati, si è rinvenuta la parte superiore destra di una lastra marmorea 
scorniciata (lungh. m. 0,31, largh. 0,15) nella quale si legge: 



\TVS • SIBI ET 
joos/HiSQSVIS 



A. Pasqui. 



Alveo del Tevere. Di una iscrinione votiva che dicesi rinvenuta nel 
Tevere, e di un titolo funebre scoperto presso la via Portuense. 

11 rev. P. don Leopoldo de Feis, benemerito degli studi di epigrafia latina, 
mandò lo scorso giugno per le Notizie degli scavi, due calchi cartacei di iscrizioni 
che egli aveva potuto esaminare in Roma sugli originali nello scorso mese di marzo, 
e delle quali fece anche gli apografi, che trasmise unitamente ai calchi, aggiungen- 
dovi le informazioni che potè raccogliere sulle circostanze che ne accompagnarono il 
rinvenimento, per quanto a lui venne riferito, e facendo preziose considerazioni sulla 
loro importanza. 



ROMA — 229 — ROMA 

La prima di queste iscrizioni si disse trovata nel Tevere verso s. Paolo, senza 
che però al P. de Pois fossero addotte testimonianze o prove tali da escludere ogni 
dubbio sopra questa provenienza, la quale, anche nel modo con cui fu enunciata, si 
mostrava assai vaga. Il P. de Feis credè bastasse per ora considerare questo titolo 
come sporadico. Soggiunse che esso era inciso in una piccola base di forma ellittica, 
il cui asse maggiore è di m. 0,30, e che doveva sostenere una statuetta ad un terzo 
circa del vero, sulla quale rimanevano soltanto i piedi nudi di una divinità che, stando 
alla forma dei piedi medesimi sarebbe stata giovanile. Presso il piede destro rima- 
neva una parte di un serpente. 

Il P. de Feis manifestò la probabilità che il nume quivi rappresentato fosse 
stato Apollo. 

L'iscrizione, desunta dal calco cartaceo, confrontato coU'apografo eseguito dal 
P. de Feis, dice: 

CPROCILIVSCALLIST AS 
V- S • DD- 

Abbiamo dunque un titolo votivo, posto sotto un donario, e dedicato ad una divi- 
nità salutare, che poteva ben essere Apollo, come il P. de Feis suppose. Però un 
complesso di circostanze, partendo sempre dal fatto che la scoperta si riferisse al- 
l'alveo del Tevere, ci farebbe inclinare a riconoscere nella divinità a cui fu dedicato 
il titolo, piuttosto Esculapio che Apollo, e ci offrirebbe elementi per determinare 
forse il luogo del rinvenimento. 

Il concetto più probabile, trattandosi di una divinità salutare che avesse avuto 
per attributo il serpente, ed avesse avuto speciale culto sul Tevere, ci riporta ad 
Esculapio ed al santuario famoso di lui che sorgeva sull'Isola Sacra, presso cui i 
lavori di espurgo nell'alveo del Tevere, per mezzo delle draghe riportarono su dei 
veri cumuli di oggetti votivi, molti dei quali, specialmente i fittili, vennero recente- 
mente esposti nel Museo Nazionale Romano. 

Non intendo prepararmi la via per voler dimostrare la quasi certezza che la base 
iscritta, che ora, mercè la comunicazione fatta dal P. de Feis, viene portata alla 
conoscenza dei dotti, sia stata trovata nei mucchi dei materiali scaricati dalle draghe 
presso il ponte di s. Paolo, dove da molti anni si esercita giornalmente la infatica- 
bile ricerca di povera gente che vi si affanna a recuperarvi qualche moneta, qualche 
piccola pietra incisa, qualche frammento che possa essere sfuggito alle cure di quelli 
che per conto del Governo erano addetti a sopraintendere al lavoro delle draghe. Non 
sembra ammissibile che la base di una statuetta, sia pure di piccole proporzioni, 
fosse passata senza essere osservata attraverso gli stacci, nei quali vennero crivellate 
le melme estratte dal fondo del fiume. 

Certamente ciò sì presterebbe a conciliare i vari dati se si ammettesse che la 
scoperta fosse avvenuta verso s. Paolo, non però nel letto del fiume, ma nel cumulo 
degli scarichi delle terre estratte per mezzo delle draghe dal letto del fiume, ed 
accumulate presso il ponte della ferrovia. 

Notizie Scavi 1909 — Voi. VI. 30 



ROMA _ 230 — ROMA 

Ma forse non è necessario fare uno sforzo di tanta immaginazione, se si consi- 
dera che anche di recente si fecero scavi nel Tevere presso l'Isola Sacra, sia re- 
staurando i muraglioni caduti nella riva destra, quasi di faccia all'Isola, sia aprendo 
facile il passaggio al ramo sinistro del fiume tra la sponda sinistra e l'Isola. 

Sicché se la lapide votiva proviene dal Tevere, e si riferisce al culto di Esculapio, 
non mancherebbero occasioni recenti che ci metterebbero in grado di argomentare con 
dati sufficientemente probabili sul tratto del Tevere in cui possa essere stata rin- 
venuta. 

* 

Via Portuense. L'altra lapide, della cui conoscenza siamo debitori al eh. 
P. de Pois è un cippo di travertino, alto m. 0,98, largo m. 0,28, nel quale, come 
traggo dal calco confrontato coU'apografo fatto dal P. de Feis, si legge: 

D M 

C- LOR ANI VS 

ABASCANTVS 

FECIT 

LOR ANI AE 

HESIONE 

LIBERTAEET 

CONIVGI SVAE 

BENEMERENTI 

FIDELISSIMAE 

QVAE VIXT MECVM 

A P MXLV 

SINE DELECTO 

VLLO 

Il titolo posto dalla pietà del marito C. Loranio Abascanto a Lorania Esione, che 
fu nel tempo stesso sua liberta e sua consorte, non meriterebbe l'onore di alcuna nostra 
speciale considerazione, o meglio rientrerebbe nel numero infinito delle epigrafi mortuarie 
comuni, se a dimostrazione dell'affetto del marito per la sua compagna benemerita e 
fedelissima non fosse stata aggiunta la dichiarazione fatta dal marito stesso che 
questa sua moglie visse con lui per circa quarantacinque anni sine delecto ullo, cioè 
senza che vi fosse stata mai distinzione tra padrone e serva, cioè alla pari, secondo 
che l'affetto e_la stima reciproca, rafforzatisi per così lungo periodo di tempo, eransi 
«ostantemente mantenuti; il che, se è prova di bontà da parte del marito, è docu- 
mento di virtù da parte della moglie, e ne costituisce ir più invidiabile elogio posto 
sulla tomba di lei. 

L'importanza di quest'ultima parte dell'epigrafe venne bene rilevata dal P. de Feis. 

F. Barnabei. 



REGIONE I. — 231 — OSTIA 



Rkoione I (LATIUM ET CAMPANIA). 

LATIUM. 

II. OSTIA — Scoperta di un nuovo portico presso la via del Teatro. 

Al termine del grande portico, la via del Teatro si allarga verso est, laddove 
nell'altro lato tutto lo spazio che innanzi a quel portico è sterrato, occupato lì forse, 
come si è detto, da pergulae e da marciapiedi, qui è occupato dalle costruzioni. 

Si incontra in prima linea un ambiente rettangolare (m. 3,22 X 5,85), sporgente 
sulla via, con muri laterizi e due porte, l'una sulla strada (m. 2,30), l'altra (m. 2,10) 
con soglia in travertino, con i soliti canaletti, sul lato opposto. Tale ambiente forma 
il lato settentrionale del primo tratto della seconda via, parallela a quella della 
caserma dei Vigili. 

Segue un altro portico, che dà immediatamente sulla strada, lungo m. 80,50, con 
quindici aperture, cui corrispondono nell'interno altrettante taberne o scale. I pilastri 
misurano m. 1,80 X 0,78. Il pavimento è a cocciopisto. Lo spessore dei pilastri e 
dei muri delle taberne ci fa supporre che questo portico, largo m. 5,10, non avesse 
copertura a volta, ma un tetto a spiovente, al quale potrebbero appartenere i fram- 
menti di ombrici, che qui in grande numero si sono rinvenuti. 

Delle costruzioni che seguono, non si può ancora dire nulla, come poco si può 
dire di quelle del lato opposto, che dovrebbero essere notevoli per colonne che sta- 
vano loro innanzi e per pilastri. Si vede pure un lato di un grande edificio, che è 
forse quello dalle colonne di granito, visto dal Visconti nel 1857 (Ann. dell' Instituto, 
1857, pag. 314). 

Risultato notevolissimo di questo scavo si è che la grande via non va a finire 
alla supposta Porta Romana, ma continua in linea diritta, allargandosi notevolmente 
presso le capanne. È evidente quindi che quella porta non è la principale della città, 
dovendosi supporre principale quella che dà accesso alla via venuta in luce in questi 
scavi e che corre innanzi alle Terme e al Teatro, e che, secondo tutti gli indizi, do- 
vrebbe attraversare tutta la città, passando innanzi a moltissimi degli ediflzi princi- 
pali, tra cui il Tempio di Vulcano, e toccando per certo anche il Foro. Essa è il 
cardo di Ostia. E la « via dei sepolcri » che si è supposta precedentemente dovesse 
essere l'Ostiense, è una via parallela o quasi, che si doveva staccare dall'Ostiense 
fuori della città, forse presso il fiume ('). 

(') Quale sia stato qui il corso preciso del fiume in epoca antica, credo impossibile deter- 
minare. Proseguendo la linea di ambedue le vie, attraverseremmo «Fiume morto», cioè il letto 
del Tevere abbandonato nel decimosesto secolo. È da supporre, che in epoca antica la via Ostiense 
si fosse tenuta sempre sulla destra del fiume, nò mai lo avesse attraversato : sicché mi sembra che 
il largo gomito che esisteva innanzi al Castello di Ostia si sia formato nei tempi di mezzo. Con- 
siderando come sia forte la corrosione delle acque dove il Tevere forma angolo (del quale fatto si 
ha pur troppo prova evidente ai magazzini, quel gomito si può essere allargato moltissimo e non in 
molto tempo. L'esistenza di una via parallela a quella dei sepolcri fu già supposta dal Visconti, 
che ritenue perù la Ostiense essere quella da lui scavata. 



OSTIA 



— 232 — 



REGIONE I. 



Se, come è supponibile, qui esistette la porta, essa deve trovarsi tra le due grandi 
capanne o sotto una di queste, cioè fuori dell'area demaniale. Ad ogni modo, essen- 
dosi qui presso dovuto sospendere lo scavo per essersi inoltrata l'estate, la solu- 
zione dì questo problema è rimesso alla futura stagione. 

È possibile che appartengano alla porta, oltre i frammenti di una grande iscri- 
zione a belle lettere, della quale possiamo sperare raccoglierne degli altri nell'autunno 
venturo, questi altri pezzi: 




Fio. 1. 



a) un frammento di coronamento architettonico marmoreo (m. 1,80 X 0,93 
X0,57); 

b) id. di un archivolto pure in marmo (m. 0,415 X 0,46 X 0,11); 
e) ìd. di lastra con scanalature (m. 0,66 X 0,40 X 0,105). 

Quivi presso vennero altresì rimesse a luce unitamente ad un pezzo di una 
gamba di statua marmorea alla grandezza del vero (m. 0,38). Alcuni mattoni con 
i bolli C. I.L. XV, 712, 1027, 1133. 

Proseguiti gli scavi sulla via si raccolsero altri pezzi marmorei, che qui vengono 
enumerati. 

1. Frammento di statua virile acefala (m. 0,29), coperta di chitone e apoptygma. 
La veste si riunisce, formando un rigonfiamento, sul ventre e presso le gambe. Sulla 
spalla d. una ciocca di capelli (o l'aletta del berretto frigio di Attis?) Il braccio 
sin. è posato sul fianco d., il braccio d. manca. 

I 



REGIONE I. 



— 233 — 



OSTIA 



2. Testa virile (m.0,085), rappresentante vin uomo attempato, con capelli rav- 
viati, che formano corona sulla fronte. Sulla parte destra di questa, due buchi fatti 
col trapano. 

8. Ritratto di donna del III sec. d. C. (m. 0,35), con capelli divisi, ondulati, 
che in parte scendono sulle spalle, in parte attortigliati passano sulle orecchie e 
tutti sono riuniti in treccie sulla nuca. 




FiG. la. 



4. Parte di testa virile (m. 0,12), con capelli corti ed arruffati. 

5. Id. di testa muliebre (m. 0,16; fig. 1, 1 a), con capelli che, divisi in tri- 
plice treccia scendono sulla nuca. Ha sulla fronte parte di diadema. Sopra di esso 
corrono dei buchi nei quali vennero forse inseriti dei raggi di metallo; sul diadema 
correva una leggenda di cui rimangono le sole lettere. 



PATSO""" 

6. Busto acefalo panneggiato (m. 0,47). 

7. Frammento di gamba di statua panneggiata. 



OSTIA — 234 — REGIONE I. 

8. Piede con sandalo e parte di tronco d'albero su plinto (m. ^0,19 X 0,25). 

9. Parte di gamba di cavallo di grandezza naturale (m. 0,215). 

10. Pezzo cilindrico forse residuo di una sedia (ra. 0,145 X 0,155). Nella zona 
superiore quattro sfìngi, affrontate due a due e in mezzo un cane (tìg. 2) ; nella zona 
sottostante, non completa, la parte superiore di quattro sfingi (?) con orecchie di ani- 
mali (fig. 2a). Superiormente, attorno ad un incavo quadrangolare, dei listelli (avanzi 
di una sedia?). 

11. Parte superiore di plinto circolare (m. 0,075 X 0,20), con fascia e listelli; 
superiormente, entro un ornato formato di foglie, un buco quadrato dov'era incastrata 
qualche cosa. 




Fig. 2. 



12. Due frammenti di coperchio di sarcofago (m. 0,16 X 0,21 X 0,122; 0,16 
X 0,33 X 0,122). In quello a d., con l'orlo conservato, un erote si curva in avanti 
per posare a terra un vaso in forma di cratere, con frutta ; più a sin. una figura mu- 
liebre recumbente in terra, verso sin., con chitone e manto velificante, sul tipo della 
Tellus. Quello a sin. è rotto ai due lati : si vede un'altra figura recumbente verso 
d., col solo himation velificante, che lascia scoperta la parte superiore del corpo; 
poggia sul ginocchio sin. un vaso con frutta, di forma identica a quello dell'altro 
frammento e che viene recato da un altro erote, curvato verso terra e seguito da un 
altro, di cui si vede la sola testa piegata verso terra (fig. 3). 

13. Frammento di sarcofago (fig. 4) che misura (m. 0,82X0,7X0,09). Parte di 
Amorino, con manto dietro il corpo, in atto di volare verso d., per reggere il clipeo ; 



REGIONE I. 



— 235 — 



OSTIA 



sotto, parte di groppa e coda di leone ; a sin., sull'angolo, albero di alloro, su cui è 
appeso un turcasso. Vi si conserva un pezzo del coperchio, sul cui angolo una ma- 
schera imberbe e nel prospetto il principio di una scena con varie figure alte m. 0,18, 




FiG. 2a. 



tutte, meno una femminile,^ vestite di corta tunica. A sin. un uomo inginocchiato, 




Fio. 3. 



vólto verso sin.; sembra che con la sin. attizzi il fuoco, mentre con la d. versa da 
un vaso del liquido in un recipiente. Dietro a lui altro uomo in piedi, v61to a d., 
beve da un rhyton. Un terzo, in moto verso d., regge con la d. un bicchiere e con 



OSTIA 



236 — 



REGIONE I. 



la sin. un vaso per il collo. Le quarta figura, femminile, egualmente in moto verso 
d., col volto di fronte, regge con la d. all'altezza del petto un piatto con frutta. La 
quinta cammina frettolosamente verso d., tenendo la sin. sotto il manto. 

14. Frammento di sarcofago (m. 0,25 X 0.27 ; fig. 6). Entro clipeo, testa di 
donna di età matura, con capelli divisi che scendono sullo orecchie e sul collo. 
Doveva essere fiancheggiata da due Amorini, dei quali rimane quello a d., che regge 




Fig. 4. 



con la sin. un nastro svolazzante. Il clipeo, rotto a sin., è sostenuto a d. dalla mano 
di una figura che non si vede; dietro fa capolino un Amorino, che guarda nel clipeo; 
15. Frammenti di m. 0,10X0,07X0,026, nel quale rimangono il braccio 
destro e l'ala di un Amorino, sopra cui conservasi il resto epigrafico: 



h 



e © A N/ 



16. Angolo sin. di sarcofago (m. 0,33 X 0,12 X 0,29). Vi apparisce la parte 
superiore della figura di un Amorino, che con la destra spinge un disco assicurato 
ad un'asta. Sul lato sin. veggonsi le gambe di un altro Amorino che regge un festone. 

17. Frammento di m. 0,10 X 0,25, su cui rimane una parte di figura vft-ile, 



RÉGrONE I. 



23? 



O'sflÀ 



vista dal dorso, con la clamide che scende dalle spalle, col braccio d. disteso in 
alto e col sin., intorno cui si avvolge la clamide, pure disteso. 

18. Id. di m. 0,096 X 0,22 con parte di una figura muliebre, vestita, la quale 
ha il braccio sinistro disteso. 

19, 20. Due altri frammenti, il primo di m. 0,11 X 0,15 nel quale si con- 
serva una parte di figura virile vestita; il secondo di m. 0,11 X 0,07 con parte di 
un braccio su panneggio. 




FiG. 5. 



21, 22. Due altri frammenti scolpiti. Nel primo che misura m. 0,09 X 0,36 

vedesi una mano che stringe qualche cosa, e parte della figura di un cavallo che è 

in movimento verso sinistra. 

Nel secondo che misura m. 0,14 X 0,34 conservasi il rilievo di una ruota con 

parte di una coda di delfino (?). 

Vi furono pure raccolti 1 seguenti pezzi di iscrizioni: 

1. Frammento di m. 0,59 X 0,20 X 0,06, nel quale a grandi lettere incavate 

per l'incastro del bronzo rimane: 

j r I a -f\ 



2. Altro frammento che misura m. 0,24 X 0,14 X 0,03, nel quale resta la 
parte seguente di un titolo funebre: 

/ M 

li E N X A 

.ENIVS 



NoTiziK Scavi 1909 — Voi. VI. 



81 



ósTlA — 238 — ftEaio}<E f. 

3. Id. m. 0,30 X 0,073 X 0,012 nel quale si è conservato solamente : 



LOCVS DON 



Terracolla. Antefissa (m. 0,13X0,21) su cui è rappresentata una figura virile, 
nuda, in piedi, tra due girali. 11 collo di un'anfora con la marca C. I. L. XV, 3094 m. 
Mattoni con i bolli C.I.L. XV, 41,103, 161, 283, 363, 707, 713, 754, 925, 958, 
1030, 1051, 1060, 1219, e 



© EX PRAED • MATIDI/t auG ex FIG 
CLAVDI • FORTVNATI 

(testa di Mercurio) 



Piombo. Pistola acquaria Innga m. 2,90 del diam. interno di m. 0,065, portante 
il segno numerale: Vili. 



Lungo la via del Teatro si sono trovati due pozzi, forse scavati in epoca piut- 
tosto recente. L'uno, prima della via dei Vigili venendo dalle capanne, ha nel piano della 
strada m. 0,60 di diametro, e piti in alto, a m. 1,30 dal piano medesimo, m. 0,50. Il 
puteale era formato mercè frammenti di tegoloni, messi in piano e frammenti lavo- 
rati, cementati con terra e in alto con duo frammenti di puteali in marmo, l'uno bac- 
cellato, l'altro sfaccettato. Di questo ultimo si raccolsero altri frammenti nell'interno 
del pozzo. * 

Tra i frammenti lavorati si riconobbero i due bassorilievi seguenti: 

1. (m 0,165 X 0,205). Parte di figura virile con corta tunica e petto fasciato 
di cinghie (fig. 6), in atto di reggere con la d. un'asta (?), appoggiata al petto, e con 
la sin. un vaso con manico a staffa. A d. è inciso un X; più a d. forse l'orlo; 

2. (m. 0,19X0,22). Parte posteriore della figura di un toro; sotto di esso 
una pantera con la testa sollevata, rivolta indietro. 

L'altro pozzo, che misura m. 0,80 di diametro, venne costruito con frammenti 
tolti da vecchi edifizì e cementati con terra argillosa. Nello espurgarlo vi si è in- 
contrata l'acqua alla profondità di m. 2,40. 



Lo sterro fu pure spinto nell'interno delle Terme all'angolo nord-ovest, dove si 
incontrarono vasche, fatte in epoca più tarda, e corridoi sotterranei, la cui esplo- 
razione sarà compiuta alla ripresa dei lavori. 



REtìlONE I. 



239 — 



OSTIA 




Fio. G. 




Fio. 7. 



OSTIA — 240 — REGIONE I. 

Qui si raccolse, oltre ad un mattone col bollo C. I. L. XV, G93, due framnaenti 
marmorei di sarcofagi baceellati. 

Il primo (fig. 7), che misura m. 0,39 X 0,44, conserva la maggior parte della 
rappresentanza che ne ornava il centro. Vi si vede la parte inferiore delle tre Grazie 
nude nel consueto aggruppamento; in terra, a sin., è un vaso baccellato per unguenti 
per acqua, di forma molto allungata. 

Il secondo che misura m. 0,40 X 0,48, conserva il seguente frammento della 
iscrizione che era incisa entro targa ansata: 

IO- 
IMO- 

vs. 

ilANVS 
llET- 
ONO- 
E N T I • 



Questo frammento si trovò adoperato come parete di una tomba molto recente 
ricavata in uno dì questi vanì. 






Sulla via dei Vigili, nell'angolo della casa che si trova a destra di chi viene da 
vìa del Teatro, innanzi ad una via che, parallela a questa, doveva sboccare in quella 
dei Vìgili, costeggiando quella casa, si è rinvenuta, non in silu, una grande tazza 
marmorea, circolare, per fontana; misura m. 2,30 di diametro e m. 0,(58 di altezza. 
Nel centro di essa apresi un foro per mezzo del quale doveva salire l'acqua, for- 
mando un getto. " 



Nell'Isola sacra, si raccolse un mattone col bollo C. I. L. XV, 8(31. Kra stato 
messo in opera nella vòlta a cappuccina di una fogna che sbocca nell'attuale corso del 
fiume poco prima dell'ultimo gomito. 

D. Vagliiìki. 



RKOIONE I. — 241 — NORMA 



III. NORMA — Scavi mite terrazze sostenute da mura poligonali 
presso l'Abbazia di Valvisciolo. 

Nella campagna di scavo dell'anno 1903 il prof. Savignoni e l'ing. Mengarelli, 
dopo aver ricercato con ogni diligenza, rimasta purtroppo vana, la necropoli di Nerba, 
rivolgevano le loro indagini alle terrazze sorrette da potenti mura a grosse pietre 
irregolari, scaglionate lungo il pendio del monte che sovrasta all'Abbadia di Val- 
visciolo. Le ricerche, rimaste lungamente quasi infruttuose, condussero nell'ultimo 
giorno dello scavo al rinvenimento di una tomba, rinvenimento per alcuni indizii 
atteso già dal direttore delle esplorazioni, prof. Luigi Pigorini ('). 

Era pertanto naturale desiderio, che si continuassero le indagini ; e il Ministero 
della Pubblica Istruzione acconsentì, che esse venissero riprese nel 1905. 

Le operazioni di scavo, favorite, come negli anni antecedenti, con ogni cortesia 
dal rev. Abate P. Stanislao White, si protrassero dal 15 maggio al 10 giugno, e sì 
praticarono sui due fianchi del monte che sovrasta la Badia (chiamato, nella carta 
dell'Istituto Geografico Militare, monte Carbolino, nome ignoto agli abitanti del 
luogo), cioè sul fianco settentrionale conosciuto coi nomi di Rava Rosela nella parte 
più alta, e di Pietra dello Schiavo a mezza costa, e sull'altro fianco che guarda a 
ponente verso la collina di Sermoneta, e che è chiamato Monte della Gatta. 

I due fianchi sono separati da un ripido sperone roccioso che si protende verso 
la pianura di Caracupa, e sono muniti dei noti tratti di mura a grandi pietre rudi 
appena sgrossate. Non ripeteremo quanto già fu detto sulla costruzione, sulla di- 
sposizione e sullo scopo di quelle mura, tanto più che di esse darà più ampia illu- 
strazione ring. Mengarelli, il quale già ne ha fatto il rilievo altimetrico e planime- 
trico da pubblicarsi insieme con quello delle mura simili esistenti presso Palombara 
Sabina. 11 materiale costruttivo, quel calcare solito del periodo cretaceo di cui è co- 
stituita l'ossatura dei Lepini, è preso dal monte stesso ; e, per distaccarlo, si è fatto 
uso di robusti strumenti metallici, come prova una profonda zeppiera, che riscon- 
trammo rinettando uno dei muri più bassi (*). La stratificazione del banco calcareo, 
che talvolta si presta a un taglio tabulare, tal altra no, ha fatto sì che in qualche 
muro alcuni massi abbiano approssimativamente forma di parallelepipedi, con una ten- 
denza alla quasi orizzontalità dei filari. Non crediamo però affatto, che questo possa 
autorizzarci a ritenere questi muri posteriori agli altri di aspetto più rozzo, perchè 
la maggior regolarità non appare che a tratti, alternati nello stesso muro con tratti 
rozzissimi, senza che vi sia ragione di ricorrere all' ipotesi di rifacimenti posteriori (')• 

(') Nut. scavi 1904, pag. 407 

(') Di tali zeppiere identiche a quelle usate anche oggi nelle cave, e che si riscontrano in 
mura simili, e forse contemporanee a quelle di Valvisciulo, si occupò il Giovenale, / monumenti 
preromani dei Lazio, in Diisert. della Pont. Acc. d'Arch., 1900, pag. 13; cfr. le osservazioni in 
proposito: Not. scavi 1901, pag. 554. 

{') Cfr. le analoghe osservazioni fatte sulle mura di Norba in Not. scavi 1901, pag. 548; 
cfr. anche: Ashby, Monte Circeo, in Mélanges de VÉcolc Franfaise, 1005, pag. 176. 



NORMA 



242 — 



REaiONE I. 



Il problema principale che ci proponevamo, era d' indagare, più largamente che 
non si fosse potuto fare nella campagna precedente, l'età a cui quelle mura possono 
risalire. Si aprirono pertanto trincee presso quasi tutti i tratti di muro su ambedue 
i fianchi del monte, tralasciandone solo alcuni, a ridosso dei quali la roccia affiora; 
si fecero poi altri saggi dove appariva che i tratti di muraglia erano caduti, e anche 
in luoghi dove non pare fossero mai esistiti, procurando, per quanto i mezzi lo con- 
sentirono, di estendere le ricerche dovunque il dilavamento e il ripido pendìo del 




Fio. 1. — Veduta del maro della'torrazza contenente 'frammenti fittili, e sovrapposte ad alcune tombe. 



monte non avessero lasciato affatto nuda la roccia. In genere non si ebbe mai a di- 
scender molto per trovare il terreno vergine, e il poco humus che lo copriva non fu 
ricco d'oggetti. 

Le fosse aperte a ridosso delle mura dal lato di Monte della Gatta non diedero 
assolutamente alcun risultato. Solo molto in basso si rinvennero dei cocci romani, i 
logori avanzi di una casetta e un grande bronzo di Tiberio (Cohen, Auguslus, 228). 

Sul lato della Rava Rosela e della Pietra dello Schiavo, da alcune trincee non 
si ebbe alcun risultato; da altre si ebbe invece un certo numero di frammenti, di 
cui ricordiamo i più caratteristici. 

In una fossa, aperta a valle di uno dei muri, si rinvennero a circa un metro di 
profondità, un frammento di coltellino d'ossidiana; e a circa m. 1,30 un dischetto, anche 
esso frammentato, d'osso con circoletti incisi, quali si trovano in strati dell'età del 
bronzo. »" 



RBiOIONfi f. 



— 243 — 



NORMA 



Da un'altra fossa pifi a monte, a pochi centimetri di profondità, si ebbe «n'ansa 
di anfora vinaria romana. 

Questi oggetti singoli e del tutto sporadici segnano i limiti estrerai dei trova- 
menti in questo luogo, né si può dar loro grande importanza. Tutti gli altri fram- 
menti rinvenuti, al pari di quelli provenienti dagli scavi del 1903, rientrano nella 
classe dei fittili che si riconosce propria della prima età del ferro. Nella grande 
maggioranza furono raccolti nella terrazza dove le precedenti esplorazioni posero in 



//«e 



^ 




Fio. 2. — Sezione trasversale della terrazza rappresentata alla fifr. 1. 

luco una tomba ('), della quale terrazza diamo una veduta fotografica (fig. 1) e una 
sezione trasversale (fig. 2). Si trovarono compresi fra le pietre e le sciiegge costi- 
tuenti il materiale di riempimento della terrazza, fra il muro anteriore e la roccia 
del monte, commisti a terriccio scuro, ad avanzi carboniosi e a gran quantità di 
ossa spezzate di varii animali. Se ne raccolsero in buon numero anche fra le grandi 
pietre del muro; circostanza che prova la posteriorità di data del muro rispetto a 
quella dei cocci. Si ebbero pertanto frammenti di grandi vasi rossastri a pareti piut- 
tosto spesse, alcuni dei quali con cordoni rilevati lisci o forniti di intaccature ; un'ansa 
biforata di tazzetta d'impasto nerastro (tipo laziale); frammenti d' altri vasi grezzi 
di terra nerastra e poco cotta; un fondo di vaso pure di terra nerastra poggiato su 



(») Cfr. Not. scavi 1904, pag. 412. 



NORMA 



1 



244 — 



RBGIONE 1. 



quattro piedini; un frammento ornato da una linea a zig-zag impressa con uno stru- 
mentino dentato; frammenti di tre cosi detti rocchetti, eco. 

Sommamente interessante è il frammento fittile riprodotto a fig. 3, nel quale 
crediamo debba riconoscersi uno di quegli stampi d'argilla noti sotto il nome di 
pintadera. Simili oggetti sono apparsi in Italia in strati neolitici della Liguria o 
più raramente dell'Emilia ('); non ne conosciamo di età più recenti. Occorre però 
non dimenticare, che alcune delle antiche popolazioni d' Italia hanno mantenuto sino 
in età storiche l'uso di dipingersi il corpo o di tatuarsi ('). 




EiG. 3. - Frammento di pinladera (?) rinvenuta nella terrazza rappresentata alle flgg. 1 e 2. 2 : s 



Oltre a questi avanzi che si riferiscono (specialmente i frammenti comuni di 
dolii e di grandi vasi) ad abitazioni e non a suppellettile funebre, si rinvennero 
anche cinque tombe e una stipe votiva. 

Tre delle tombe si ebbero dalla terrazza stessa, dove nella pre- 
cedente campagna se ne era rinvenuta la prima ('); im'altra si 
trovò più a N-E presso il luogo della stipe votiva; l'ultima sulla 
roccia un poco a valle della terrazza ov'era la prima. Riservando 
per la numerazione il numero I alla tomba scoperta nel 1903, ecco 
la descrizione delle altre. 

Tomba II {fig. 4). Possa di forma trapezoidale per l'obliquità 
di uno dei lati corti formato dalla roccia viva. Fu scoperta presso 
il muro stesso, ove si trovò la I, in direzione obliqua rispetto al 
muro, in modo che i due angoli prossimiori di essa ne distavano 
di m. 5,60 e 4,35. 

Misura m. 2,30 di lunghezza per 0,80 di larghezza, e circa 0,50 

di profondità. La fossa era cavata in terreno di riporto contenente 

qualche frammento fittile d'età mal definibile, e il piano di posa 

del cadavere era a circa m. 0,15 sulla roccia viva. Conteneva uno 

scheletro in gran parte decomposto, di cui si riconobbero alcune 

ossa lunghe e alcuni denti con la corona logora. Si potè constatare 

che il cadavere, probabilmente di donna adulta, era stato deposto supino nel terreno, 

stretto ai lati da un filare di sassi non grandi né regolari, addossati alle pareti. 

Presso la testa era un ammasso di frantumi di vasi che sembra avessero costituito: 




Fio. 4. 



- Tomba IL 

IMO 



(•) Colini, in Bull. Pai. It., 1902. pag. 16; 1903, pag. 228. 
(•) Mayer in Ròm Mitth. 1897, pag. 251. 
(») Not. Beavi 1904, pag. 413 segg. 



RBOIONB I. — 245 — NORMA 

1) Anforetta di tipo laziale su piede conico con due piccole ansette a profilo 
angolare. È decorata intorno al collo con una linea incisa a zig-zag; le spalle sono 
divise in riquadri alternatamente li'sci o decorati con triangoli, croci iscritte entro 
rettangoli dagli angoli smussati, swastike. Sulla parte inferiore delle anse reca anche 
delle swastike. Lo stato frammentario e incompletissimo dell'oggetto non permette 
una più esatta descrizione della decorazione eseguita al solito con una punta dentata. 
Anforette simili si ebbero dalla necropoli di Caracupa, e una simile più grande dalla 
tomba I di questa stessa terrazza ('). 

2) Attingitoio a corpo lenticolare con orlo cilindrico e ansa biforata con bu- 
gnette sul ventre. 

3) Scarsi frammenti di una coppa a piede decorata con swastike, linee mean- 
driche, ecc. 

Presso i fittili descritti: 

4) Fuseruola fittile esagonale. 
Presso la spalla sinistra: 

5) Orecchino o helix di filo di rame ondulato all'estremità, del tipo cosi spesso 
rinvenuto nella prossima necropoli di Caracupa, dove si rinvennero costantemente in 
numero di due ai lati dei cranii delle donne (') e in tante altre necropoli dell'Italia 
media (^). 

Presso l'omero sinistro, aderente ai sassi del recinto: 

6) Un coltello di bronzo a punta acuminata e taglio concavo-convesso, con 
«ostola rilevata sul dorso e breve codolo da inserire in un manico di legno (*). Lun- 
ghezza m. 0,235. Notevole è un foro nell'estremità inferiore della lama presso il taglio. 

Più in basso, quasi sul ventre: 

7) Grande fibula di bronzo ad arco pieno con breve staffa triangolare. L'arco 
è suddiviso in zone, dove si alternano decorazioni a fitte lineette normali all'asse, 
reticolati e fasci di lineette spezzate. La staffa ha tutt' in giro una decorazione a sot- 
tilissime striature che seguono la linea dell'orlo, rettilinee o a segmenti spezzati. 
All'arco sono infilati tre anelli digitali di bronzo a larga fascia carenata, simili a 
quelli raccolti nella sottostante necropoli di Caracupa e in molti altri luoghi del 
Lazio (*). 

Tomba III. Si trovò a piccola distanza dalla tomba II e più vicina al muro 
della terrazza stessa. Era a metà distrutta, mancando tutta la parte inferiore; alla 
profondità di m. 0,70 la larghezza era di m. 0,70; la lunghezza non era determi- 

(') Cfr. Not. scavi 1903, fig. 19, pag. 307, e 1904, pag. 421, fig. 10. 

(•) Not. scavi 1903, pag. 289 seg. 

(') Snessula, Not. scavi 1878, tav. IV-8; Verucchio, ibid. 1898, pag. ,^55; territorio falisco, 
Mon. Lincei, IV, pag. 348, ecc. 

(*) Cfr. per la forma della lama il coltello della tomba 44 di Caracupa {Not. scavi 1908, 
pag. 376, fig. 46). 

O Cfr. Not. Scavi, 1903, pag. 317, fig. 32 e pag. 336, fig. 62; Mon. Lincei, XV passim, nelle 
tavole alle quali si possono aggiungere esempi da Mentana e da Leprignano nel Mus. Preist., 
numeri d'inv. 70630 e 75227. 

NoTiziB Scavi 1909 — Voi. VI. 32 



NORMA 



I 



246 — 



REOIONB 1. 



nabile, perchè parte della tomba era stata asportata. Le ossa molto decomposte, 
erano sottili, e appartenevano a un individuo giovane, probabilmente di sesso fem- 
minile. Del corredo funebre rimaneva: 

Sopra il capo: 

1) Idrietta (tìg. 5) a un'ansa, di forma non dissimile dall'ossuario Villano- 
viano, collo conico, labbro riversato in fuori, ventre alquanto rigonfio, ma che si as- 




FiG. 5. — Idrietta rinvenuta nella tomba III 
di Valvisciolo. 1:S 



FiG. 0. — Idrietta rinvenuta nella vigna Me- 
luzzi presso Marino. 



Bottiglia poi rapidamente in basso, e pieduccio. Era riccamente decorata ; sul labbro 
corre una serie di denti di lupo, entro i quali sono due o tre punti, oppure due altre 
linee ad angolo acuto; sotto al labbro è una doppia serie pure di denti di lupo; alla 
base del collo altre linee triangolari con punti incisi all'intorno; poco sopra al- 
l' enlasis del ventre un meandro assai allungato. Il ventre è diviso in cinque riquadri 
ornati che si alternano con spazii lasciati liberi (fig. 7). Il primo, presso l'ansa, pre- 
senta una swastika ansata e molto deformata a doppia linea, con punteggiatura me- 
diana e con una piccola swastika lineare in basso. Il secondo, incompleto, ha linee 
doppie diagonali con punteggiature e graffiti angolari e verticali alternati negli spazi 
tra le diagonali e la riquadratura. Il terzo contiene una capricciosa linea meandrica, 
cosparsa di punti che nei suoi andirivieni ricorda quelle figurazioni del labirinto che 



REGIONE I. 



247 — 



NORMA 



conosciamo dalle monete di Knossós e "da una oinochoe graffita etnisca ('). 11 quarto 
ha una croce ricca di punteggiature e di linee e di quadrati interposti tra le braccia; 
il quinto, due diagonali con linee parallele formanti angoli negli spazi adiacenti. Sotto 
il ventre è ancora una serie di denti di lupo; al piede delle linee meandriche. 
Alt. m. 0,195. Per forma, per tecnica e per decorazioni questo vaso è molto simile 
a uno trovato a Vigna Meluzzi presso Marino, ora nel Museo Preistorico di Roma, 
num. d'inv. 63453, che riproduciamo a fig. 6, e ad altri della tomba I di questa 
necropoli e delle tombe 74 e 75 di Caracupa {'). 




Fio. 7. — Sviluppo della decorazione dell' idrietta rappresentata alla fig. 5. 



1:4 



Ai lati del cranio: 

2) Frammenti di orecchini o helikes in Ilio di rame, simili a quelli della 
tomba precedente. 

Sulla spalla sinistra: 

8) Puseruola esagonale di terracotta. 
Sul ventre: 

4) Frammenti di granuli d'ambra. 
Tomba IV. Fossa rettangolare scavata alla base di una prominenza rocciosa a 
piceo circuita di grandi pietre e riempita inferiormente con schegge, e poco sotto la 
superficie del suolo con pietre. Sul fondo, all' ingiro, era circuita da lastre irregolari, 
disposte verticalmente a intervalli e appoggiato alle pareti. Era lunga m. 2,12, 
larga 0,61, profonda 1,13 (vedi pianta e sezione trasversale a fig. 8). Conteneva due 



(') Ann. delVIst., 1881, pag. 160, tav. d'agg- L-M; cfr. Benndorf, Ueber das Alter des 
Troiaspieles, in Reichel; Ilomerische Waffen, 1" ediz., pag. 133. 

(•) Cfr. Not. scavi 1903, pag. 341, fig. 66, e pag. 343, fig. 68j 1904, pag. 416, flg. hb. 



NORMA 



— 248 — 



REGIONE I. 




FiG. 8. — Pianta e sezione della tomba IV. i;40 



KBOIONB I. — 249 — NORMA 



scheletri afifrontati, probabilmente di donne : quello di destra supino e con la destra sul 
bacino e con la testa volta a sinistra; l'altro di sinistra di fianco, vólto a destra 
verso il primo. Parte del corredo deposto nella tomba doveva forse, anche nell' inten- 
zione dei seppellitori, servire ad ambedue i defunti ; un'altra parte, riferentesi piìl spe- 
cialmente al vestito e al corredo personale, doveva essere distintamente assegnata 
all'uno all'altro: ma nello scavo non sempre ne apparve sicura l'attribuzione. Così 
le tre fibule rinvenute si trovarono nello spazio assai angusto tra i due cadaveri, e 
solo con approssimazione si può ritenere che l'una (nell'elenco n. 5) appartenesse 
al cadavere di destra, le altre (nn. 6 e 7) a quello di sinistra. Diamo pertanto la 
descrizione degli oggetti, indicando il luogo dove furono trovati. 
Fra l'estremità della fossa e le due teste: 

I) Anforetta d' impasto rossastro, di tipo laziale, a ventre schiacciato, con due 
ansette a profilo angolare, mancante di molte parti. Alt. m. 0,095. 

Presso le teste: 
2-3) Due paia di orecchini spiraliformi o helikes di filo di rame, simili alle 
già descritte. 

Lungo l'omero destro del cadavere di destra, esternamente: 

4) Quattro fuseruole: due più grandi e due piccole. 
Tra i due cadaveri, all'altezza del petto: 

5) Fibula di bronzo ad arco ingrossato, in cui è inserito un anello digitale a 
fascetta. 

6) Altra della stessa forma, più grande, con un anello digitale e un cerchio 
piatto a sezione romboidale con triangoli graffiti. 

7) Altra fibula grande come il n. 6, con due cerchi piatti a sezione romboidale 
e resti di una catenina di bronzo. 

8) Alcuni grani di pasta vitrea. 
Tra le gambe dei due cadaveri: 

9) Frammento di coltello concavo-convesso. 
Ai piedi del cadavere di destra: 

10) Frammenti di un' idrietta a un'ansa, di terra rossastra, non decorata, con 
bugnette e costolature. 

II) Frammenti di un'anforetta di tipo laziale di impasto nero lucidato, entro 
sopra la quale era: 

12) Una tazzetta ad ansa biforata, d' impasto nero, in frammenti. 
Ai piedi del cadavere di sinistra: 

13) Anfora laziale di terra rossastra a superficie lucidata, in molti frammenti. 
Conteneva: 

14) Tazzetta laziale di impasto bruno con orlo piuttosto alto, ornato di stec- 
cature, tre bugnette sul ventre, e ansa biforata. 

Tomba V. Si rinvenne presso il luogo ov'era la stipe votiva, di cui si dirà ap- 
presso. Era a circa m. 1,40 sotto il livello attuale, ossia molto più in basso del li- 
vello al quale giungevano i materiali sparsi della stipe votiva. Di forma rettango- 
lare, misurava m. 2,25 X 0,60. Era riempita in parte di sassi (vedi pianta e sezione 



.IfORMA 




— 250 — 



REGIONE I. 



fig. 9). Il cadavere appartenente a donna era disteso supino con le ossa frammentate 
e scomposte, probabilmente perchè fluitate dall'acqua che aveva invaso la cassa di 



■^i'li,'':.iri'i'i'H!!iNV,','': 








Fig. 9. — Tomba V presso la stipe votiva (Pianta e sezione trasversale. 1:25 

legno, della quale apparvero esigue tracce. AH' intorno erano alcune pietre. Di og- 
getti si rinvennero: 
Sopra la testa: 
> .. '1) Lebete liscio di rame, in frammenti minuti assai guasti dall'ossido, entro 
cui era: ' ' 



REGIONB I. 



— 251 — 



Norma 



2) Una tazzetta d'impasto nero a superficie lucidata, ridotta in frantumi. ' 
Presso la spalla destra: 

3) Frammenti di anforetta di terra bruna, tipo laziale, entro o sopra la quale : 

4) Una tazzetta brunastra, pure in frantumi. 
A sinistra del capo: 

5) Frammenti di un attingitoio d' impasto scuro, con ansa a nastro. 




PiG. 10. — Tomba VI, a cremazione (Pianta e sezione). 1:40 



Presso la spalla sinistra: 

6) Fibula di bronzo a navicella piena, mancante di parte della staffa e dell'ago. 
Ai due lati del cranio: 

7) Orecchini spiraliformi o helikes di sottile filo d'argento, in frammenti. 
Sul petto: 

8) Dischetto di lamina di rame con foro centrale. 
Quasi presso il bacino, a destra: 

9) Pibuletta di bronzo ad arco ingrossato. 

10) Frammenti decomposti di grani d'ambra, forati. 

Tomba VI. Fu rinvenuta a valle del grande muragliene della terrazza, sotto 
il piano della quale erano le tombe I-IV. Scavata in una roccia che si era decom- 
posta, non se ne poterono riconoscere esattamente le dimensioni ; sembra però fosse 



NORMA — 252 — RBOIONB I. 

a pozzetto. Era coperta superiormente da uno strato di pietre informi, che formavano 
come un lastricato rettangolare di m. 0,80 di lunghezza per 0,40 di larghezza 
(vedi fig. 10). Il fondo era a m. 0,50 sotto la superficie attuale del suolo e a 
m. 0,25 sotto il piano di pietre. Si rinvennero parecchi frammenti d'ossa cremate, 
le quali erano state deposte nella terra, o avvolte da stoffa, o in un recipiente di 
legno che si decompose. 

Di sepolcri simili, a cremazione, senza ossuario, se ne rinvennero anche nella 
vicina necropoli di Garacupa (')• Insieme con gli avanzi del rogo si trovò: 

1) Pugnale di ferro in frammenti con lama dritta a forma stretta e acumi- 
nata, e guaina pure in ferro terminata da bottone discoidale. La parte superiore del 
fodero e del pugnale erano decomposti completamente dall'ossido. Un pugnale simile 
si ebbe dalla tomba 25 di Garacupa ('). Sotto il pugnale si trovò un frammentino 
di vaso fittile arcaico. 

La stipe votiva. 

Una stipe votiva, o meglio lo scarico degli oggetti che essa conteneva, fu rin- 
venuta là dove ora appare sia la estremità settentrionale del sistema difensivo del 
colle. Non restano infatti avanzi di muri delle terrazze; però alcune balze quasi 
sempre continue, che seguono linee orizzontali o poco inclinate, e che si raccordano 
a tratti conservati di muro più a sud, son rimaste ad indicare in modo evidente l'an- 
damento di quelle costruzioni prima della loro rovina. Il teiTcno, nel luogo della 
stipe e per un breve tratto a sud, non è roccioso, ma formato da un'argilla sab- 
biosa rossa, che ricolma una sinuosità sul fianco della montagna calcare. Tale terreno 
costituiva una pessima fondazione, e la corrosione delle acque fece precipitare a 
valle le muraglie, di cui non restano altre tracce che nell'aspetto a terrazze del 
monte. 

Alcuni frammenti della stipe apparvero sopra il piano del suolo attuale, che era stato 
alquanto rimosso per la coltivazione: il gruppo piìi folto era a pochi centimetri sotto 
il piano di campagna ; se ne trovavano poi alquanto più rari sino alla media profon- 
dità di m. 0.80. Il luogo dove la stipe si rinvenne, appariva prima dello scavo come 
un rettangolo di m. 24 X 19, abbastanza nettamente definito da macerie di sassi mo- 
derne, che però si pensava potessero essersi sovrapposte a resti di antichi muri. In- 
fatti nell'angolo in basso a S. 0. rimaneva in posto un colossale pietrone, le due pa- 
reti esterne del quale, a colpi di mazza, erano state ridotte a superficie sensibilmente 
piane. Tranne però questa grande pietra, nessun altro tratto di muro antico fu po- 
tuto con sicurezza riconoscere; dal lato di N-E erano alcune grandi pietre, ma non 
in situ. A monte nessuna traccia di mura restava a segnare il recinto, colà dove la 
stipe votiva veniva a mancare. 

(') Cfr. tombe 5Jm, 6 e 17 di qnell» necropoli in Not. tcavi 1903, pp. 293, 304, 306 e SII. 
(•) Noi. tcavi 1903, pag, 314. 



RIOIOME I. — 253 — NORMA 

La stipe non si trovò raccolta, ma dispersa; anche nei punti, dove il coc- 
ciame appaiTe più iìtto. si rinvennero frammisti parecchi sassi, anche di grandi 
dimensioni, e dei frammenti raccolti nello stesso punto solo rarissimamente si dava 
il caso che due si ricongiungessero. Tale dispersione ci sembrò però dovuta piuttosto 
alle pioggie e a qualche superficiale lavoro agricolo, che non ad un rotolamento da 
un luogo più alto, e perchè gli oggetti si rinvennero troppo fitti, e perchè i saggi 
praticati più a monte furono affatto negativi. È necessario pertanto ammettere, che 
appunto colà sorgesse un luogo di culto al quale la stipe si riferisce. Dovremo pro- 
babilmente immaginarlo come uno spazio recinto da muro o da siepe, sostenuto da un 
muraglione di terrazza e fornito di una o più fosse per il deposito degli oggetti votivi ('). 

La grande massa della stipe era costituita da quei minuscoli vasetti di terra 
che cominciano ad apparire già dalle terremare, e che si sono poi raccolti a centi- 
naia presso tutti gli arcaici luoghi sacri ('). Si rinvennero poi un certo numero di 
frammenti e qualche esemplare intero di vasi protocorintii. Le forme esemplificate 
furono alabastro, lekythoi cuoriformi, unguentari a forme animali, qualche frammento 
di oinochoe, e due o tre piccole anse di kylikes forse o di pyxides. Nessuno dei frammenti 
degli oggetti interi di questa categoria porta altri ornamenti che non siano fasce 
a vari colori. Frequenti furono i frammenti di bucchero nero per lo più appartenenti 
a kantharoi a pareti piuttosto grosse, in piccola parte ad olpai e ad holkia, questi 
ultimi talora con la caratteristica decorazione a ventaglietti punteggiati. Si ebbero 
pure frammenti di tazze a piede piuttosto alto, coppa emisferica, labbro largo rove- 
sciato al di fuori, di argilla pallidissima, comuni in Etruria e paesi vicini, poco note 
altrove ('). I più abbondanti furono naturalmente, dopo i vasetti minuscoli, i fram- 
menti di ceramica grezza ordinaria, di aspetto per lo più arcaico, ma che non pre- 
sentano caratteri tali da permettere una esatta datazione. Earissimi invece i fram- 
menti di impasto nerastro con decorazioni graffite, quali si rinvennero nelle tombe. 
Tra i pochi è notevole uno che reca grafifita una testa d'anatra. Si aggiungano pochi 
frammenti di un vaso a superficie rosso-lucida con costolature e palmette impresse 
a stampa, e altro vaso rosso simile, ma più ordinario, con linee serpeggianti incise. 
Di suppellettile metallica non si ebbe gran copia né gran varietà; le fibule di bronzo, 
quasi tutte molto piccole, erano ad arco ingrossato o a navicella con lunga staffa; 
si ebbe anche qualche fibula di ferro. D'altro materiale, tranne qualclie perlina di 
vetro e un pomello d'osso, non si rinvenne quasi nulla, come appare dalla descri- 
zione, che facciamo seguire, degli oggetti più interessanti: 

{') Cfr. la definizione degli antichi sacella data da Fesfo, pag. 318: loca deo sacrata sine 
tecto; l'iscrizione di Hatria, C.I.L. IX, 5019: sacellum de s(enatus) s(ententia) saepiundum cura- 
veruni; cfr. anche Jordan, Aedes, templum, fanum, delubrum, in Hermes, 1879, pag. 567, Cabrici, 
Scavi nel sacello della dea Nortia a Bolsena, in Mon. Lincei, XVI, pag. 227, e l' interessante ca- 
pitiilo dell' Indiculus superstitionum dal titolo De casulis id est fanis illustrato dallo Stara Tedde 
in Bull. Comunale 1907, pag. 140. 

{') Cfr. in generale Pigorini, in Rendic. Lincei, 1896, pag. 449; Mariani, in Bull. Comunale, 
1896, pag. 37; Not. scavi 1898, pag. 332; 1904, pag. 84, ecc. Buon numero ne diedero anche le 
stipi della vicina Satricum. 

(•) Cfr. citazioni in Mon. Lincei, XVI, pag. 430. 

NoTiziK Scavi 1909 - Voi. VI. 33 



NORMA 



254 



RBOIONB I. 



Rame, bronzo e ferro. 

Grande anello piatto ricayato da nna lamina assai sottile di rame, decorato sn 
ambedue le facce di sottili striature oblique riunite a fasci, alteruatamente ora in 
un senso, ora nell'altro (tìg. 11). Nello spazio tra due fasci contigui convergenti sono 





FiG. 11. — Anello piatto di rame proveniente dalla Fig. 12. — Anello pendaglio proveniente 
stipe votiva. l : 2 dalla stipe votiva. 2 : 3 

gruppi di tre doppi circoletti concentrici incisi meccanicamente cioè mediante trapano, 
e col centro segnato da un foro passante. L'artefice non si è curato che i centri dei 
circoletti, segnati su una faccia, coincidessero con quelli della faccia opposta, sicché 
i fori dei centri si vedono molto avvicinati fra loro in gruppi di sei. Diam. m. 0,12. 
Grande anello pendaglio di rame (fig. 12), formato di mezzi anelli cavi tenuti 
insieme da due chiodi pure di bronzo a capoccliia ribadita, ornato da solchi circo- 






Fio. 13. — Pendaglini di rame. Fig. 14. — Pcndaglino di ferro, 

(provenienti dalla stipe votiva) 2:S 

lari presso l'attaccatura dei due pezzi. Diam. m. 0,05. Uno simile di Belmonte Pi- 
ceno conservava, nell'interno, del legno (')• 

(■) Not. scavi 1901, pag. 233. Anelli simili si trovarono anche nella vicina stipe votiva di 
Satricum: Not. scavi 1896. pag. 29. ' 



REGIONE I. 



— 255 — 



NORMA 



Tre pendaglini di rame a guisa di bulla composta di due lamine sovrapposte a 
forma di cuore o di goccia {stalagmion) : misurano da un massimo di m. 0,042 a un 
minimo di m. 0,03. Due di essi sono riprodotti nella fig. 13. 

Due pendaglini semicircolari e bombati (fig. 14) costituiti da una lamina cir- 
colare di ferro ripiegata su sé stessa secondo un diametro, forniti di appiccagnolo 
pure di ferro ('). Lungh. m. 0,04. 




PiG. 15. — Armilla di rame, proveniente dalla stipe votiva. i:i 

Alcuni pendaglini di bronzo pieni, a forma di sferetta con peduncolo forato, 
oppure a sferetta compresa fra tre cilindretti forati nel senso dell'asse maggiore, 
"oppure a guisa di corpicciuoli a sezione ellittica con appiccagnolo. 

Due armillette di rame piene, a tortiglione, a estremità sovrapposte e chiodate 
(fig. 15). Diam. m. 0,04. 

Un frammento di rotella di bronzo del tipo larghissimamente esemplificato dal- 
l'età del bronzo in poi (tìg. 16). ' 





Fig. 16. — Rotella di bronzo proveniente dalla stipe votiva. 



l:i 



Un nettaungbie di bronzo formato da un'asticella lunga m. 0,10 con un tratto 
elegantemente incurvato e rigonfio a guisa d'arco di fibula presso l'estremità supe- 
riore, che è terminata da una capocchia cilindrica e fornita di un anellino per l'at- 
tacco (fig. 17). L'altra estremità termina a forcella, ora spuntata; e sopra tutto note- 
vole è la lineetta formata da fitte e profonde solcature trasversali che si trova presso 
l'estremità forcuta. Lungh. m. 0,11. 

(') Simili anche nella stipe di Satricura, a Falerii: Montelins, Civ. primitive, li, tav. 308, 
n. 15; a Koma: Boni, in Not. scavi 1905, pag. 161; Pinzaj in Mon, Linai, XV, pag. 86. 



NORMA 



— 256 — 



REaiONE I. 




Un ago di rame coperto di bellissima patina verde lucente con grande cruna 
ellittica. Liingh. m. 0,08. 

Due cuspidi di ferro per piccole lance, o per frecce. La 
più grande misura m. 0,13 di lunghezza, di cui circa m.0,05 
sono presi da un lungo peduncolo pure di ferro. 

Due frammenti di verghette di ferro sottili, a sezione 
quadrangolare, terminati a un'estremità da una specie di riccio 
a due giri (teste di spiedi?). 

Grande maniglia di ferro di forma rettangolare con le 
estremità ripiegate a uncino e attorte. 

Le fìbule sono quasi tutte, come si è detto, piccole, ad 
arco leggermente ingrossato, con staffa piuttosto lunga (fig. 18): 
qualcima recava infilato un anellino. Tra le forme meno comu- 
nemente rappresentate ricorderemo: 

Fibuletta a navicella vuota con due globetti laterali nel 
punto di maggior espansione dell'arco (tìg. 19): manca ago e 
staffa, l'arco porta cinque incassi circolari nei quali doveva 
essere innestata dell'ambra o altra materia ornamentale. Lun- 
ghezza m. 0,027. 

Due fibulette ad arco duplicato, mancanti dell'ago e della 
staffa (fig. 20). 

Altra simile con arco triplicato (fig. 21): la staffa non è conservata, ma dalla 
lunghezza dell'ago si dovrebbe dedurre che essa pure fosse piuttosto lunga. 

Pomello rotondo di bronzo destinato a decorare l'estremità della staffa d'una 
grande fibula ('). 

Gli oggetti di carattere più spiccatamente religioso erano: 

Una minuscola ascia a cannone in bronzo, fornita di larghi trafori alla base 



i f 



Fig. 17.— Nettaunghiedi 
bronzo, proveniente dalla 
stipe votiva. 2:3 





Fig. 18. — Fibula di bronzo (stipe votiva). 1:1 Fig 19. — Fibuletta di bronzo vista 

lateralmente e di sotto (stipe votiva). 1 : 1 

(fig. 22). Il costume di offrire alla divinità delle riproduzioni di armi si sa essere 
stato largamente diffuso e di lunga durata ('). Lungh. m. 0,035. 

(■) Per la forma cfr. Moiitelius, Civ. primitive, I, tavv. XIV-XV, nn. 204-207 e 213-214. 
C) Cfr. già quest'uso nell'antica civiltà egizia (Maspero, Guide du musée de Cairo, pag. 180), 
in Creta {Animai of the Brith. School, VI, pag. 107 ; Mon. Lincei, XIV, pag. 705), ecc. ; presso di noi 



REGIONE I. 



— 257 — 



NORMA 



Una piccola ascia di pietra verde rivestita nel senso della lunghezza da una 
fascetta di ferro la quale doveva ternainare con un appiccagnolo ora distrutto (fig. 23). 
È un'altra testimonianza dei concetti superstiziosi che si formarono sulle armi di 
pietra, quando ne fu abbandonato l'uso, e che durano in parte e in certe regioni 
anche ora ('). 

Una figurina di bronzo dal corpo appiattito, con la testa alquanto rilevata e sor- 
montata da un ampio disco nel quale passa un anello atto a tenerla appesa (fig. 24). 





Pio. 20. — Fibuletta di bronzo. Pio. 21. — Fibuletta di bronzo, 

(provenienti dalla stipe votiva) 1:1 

All'altezza dei piedi la lamina è stata leggermente piegata in avanti. La figura 
sembra nuda; il sesso non è indicato, ma si direbbe, per la simiglianza con altre 





Fio. 22. — Ascia di bronzo a cannone. Pio. 23. — Ascia di pietra con fascia di ferro, 

(provenienti dalla stipe votiva). 

figurine analoghe, fosse il maschile; gli occhi e il naso sono espressi mediante rilievo, 
le mammelle, le dita delle mani e dei piedi mediante graffito. Il disco sul capo 
ha una lineetta spezzata grafita tutt' intorno all'orlo, e un'altra simile che fa ver- 
ticalmente da diametro. Tale disco si riscontra, per quanto sappiamo, in un'altra 
figurina simile forse trovata a Roma (*) e in alcune inedite della stipe di Satricum 
conservata nel Museo di Villa Giulia. 



in Sicilia (Colini, in Bull di Pai. 1903, pag. 172; Orsi, ibid. 1905, pag. 124), a Bolsena (Gàbrici, 
in Afon. Lincei, XVI, pag. 190), a Talamone (Milani, Mus. Topogr., pag. 92), ecc. 

(') Cfr. Biirnabei, in Mon. Lincei, IV, pag. 361, tav. IX, n. 60; Pinza, ibid., XV, pag. 168, 
tav. XIII, n. 6; Pasqui, in Not. scavi 1902, pag. 324; Orsi, in Rdm. Quartalschrift, IX, pag. 16 
dell'estratto ; Bellucci, Il feticismo primitivo in Italia, pag. 17. 

C) Pinza, in Mon. Lineai, XV, pag. 271, tav. XVI, n. 5. 



NORMA 



— 258 — 



RKSIONE 1. 



Pensando agli amuleti egizi ed egizio-fenicì che giungevano circa questo tempo 
in Italia, non crediamo impossibile che il prototipo delle singolari figurine debba 
ricercarsi nella valle del Nilo ('). 

Un frammento di figurina ritagliata in una lamina sottilissima di rame, e rap- 
presentante probabilmente una donna con lunga veste. Manca il capo e parte delle 
gambe (^). 

Figurina di bronzo piena rappresentante un capriolo eoo 
anellino sul dorso da servire come appiccagnolo (^). 

Futili votivi minuscoli. 

Nel vasellame minuscolo di carattere prettamente votivo si 
riscontrano le forme seguenti: 

1) piattelli scodellini senza anse; 

2) tazzette per lo più fornite di ansa cornuta, le quali, 
come si è potuto rilevare dalle esplorazioni recenti nella casa delle 
Vestali, hanno costituito una delle forme più tenaci e persistenti 
nel vasellame votivo, pervenendo fino all'età imperiale (fig. 25) ; 

3) bicchierini cilindrici o più spesso a tronco di cono 
non ansati. 

4) vasetti riproducenti la forma di ollae o doHa ornati 
umana (stipe votiva), di bugnette presso Torlo nel punto di maggior ampiezza del 

ventre (fig. 26); 




Fio. 24. — Pendaglino 
di bronzo a figura 





Fig. 25. — Tazzetta fit- Fio. 26. — Diletta fittile Fia. 27 e 28. — Attingitoi fittili (stipe votiva), 
tile con ansa cornuta (stipe votiva) 1 : i i : i 

(stipe votica). i:i 

5) attingitoi a corpo tondeggiante, con unica ansa arcuata (fig. 27): 

6) attingitoi (simpula) a corpo conico con im'alta ansa ad asticella verticale 
elevantesi sull'orlo (fig. 28) ; 

(') Cfr. Bull. Pai. It. 1906, pag. 105. 

(•) Altri esemplari simili a Satricum, a Nerba {Noi. scavi 1903, pag. 251), ecc. 

(») Pendagli di bronzo a forma di animalucci non mancarono nella necropoli sottoposta di 
Caracupa (Noi. scavi 1903, pag. 321, fig. 39 e pag. 337, fig. 63). Altri esempì abbiamo a Palestrina 
(Pinza, in Alon. Lincei, XV, pag. 576, fig. 169 4); numerosissimi sono poi nel Piceno, in età più 
tarda specialmente quelli a doppia protome animale. 



RBQIONS I. 



— 259 — 



NORMA 



7) vasetti imitanti, in proporzioni assai ridotte, le forme delle così dette tazze 
laziali a corpo depresso, collo cilindrico, bugnette, e forse (nessuna se ne è rinvenuta 
intera), con ansa biforata (fig. 29); 

8) vasetti conici ampii e profondi [catino). 

Queste le forme più comuni ; non mancano però le varietà derivanti per lo più 
dal capriccio del figlilo. Citeremo un vasetto basso e largo, leggermente conico, nel cui 
interno sono praticati cinque grandi incavi circolari, un altro piccolissimo riprodu- 
cente la forma del kantharos (imitata forse dal bucchero che qui appare frequente, 
come si è detto) e un terzo frammento imitante la forma di un lebete tripedato. 
Notevoli sono dei piattelli di terra sui quali sono fissati parecchi vasettini delle 
forme suddette, quasi imitassero la forma dei vassoi con più vasi sopra, e avessero 





Fio. 29. — Tazzetta fìttile (stipe votiva). 
i:l 



Fig. 30. — Vasetto fittile multiplo (stipe votiva). 
3:4 



perciò il valore di oiferta multipla alla divinità ('). L'unico intero ha soltanto tre 
vasetti (fig. 30) : degli altri parecchi dovevano averne un numero maggiore. 

Con molta frequenza si incontrarono anche quei dischi di terra forniti su una 
superficie di fitti incavi circolari, nei quali si sono riconosciuti dei modelli di liba 
focacce votive e i cui più antichi esemplari si ebbero dalle terremare {^). Anche 
di questi uno solo era intero. 

Abbondanti furono le fuseruole di forme diverse: globulari, a doppio tronco di 
cono, poligonali, coniche ; alcune lisce, altre ornate di stuccature o di circoletti in- 
cisi. Similmente in buon numero si ebbero anche i così detti rocchetti. 

Di vasetti d'importazione greca si rinvennero interi: una lekythos cuoriforme 
ornata di fasce violacee sul ventre e di linguette sulle spalle, alta m. 0,095 ; tre 
alabastra di argilla giallo-pallida con decorazioni a fasce del tutto scolorite; alt. 
media m. 0,12. 

Frammenti di un balsamario a forma di cinocefalo seduto sulle gambe posteriori ('). 



(') Cfr. i vasetti multipli o xéqvoi, ellenici, di uso sacrale (Bosanqaet, in Brit. Sehool 
Annual, III, pag. 57; Rubensohn, in Ath. Mitth. 1898, pag. 271; Kuruniotis, in 'Ecp. 'Jqx- 1898, 
pag. 21. 

(•) Cfr. Coppi, Terramara di Garzano, tav. LVIII, nn. 1-2. 

Cj Sull'origine di questo tipo sufficientemente comune in tombe italiane del VII-VI secolo 
av. C, cfr. Pottier, Catalogne, 11. p. 428; Capart, Les debuti de Vart en Égypte, pag. 179. 



MOEMA — 260 — REGIONE I. 

In conclusione, sulle falde del monte Carbolino capitavano nel periodo neolitico 
eneolitico alcuni individui che lasciarono colà il frammento di lama d'ossidiana, 
il dischetto d'osso e forse la pintadera. Nella prima età del ferro vi abitarono poi 
indubbiamente delle famiglie che vi seppellirono anche i propri morti. Poche dove- 
vano essere e povere, come apparve e dagli scarsi avanzi di suppellettile e dalla 
nessuna traccia di costruzioni e dalle loro tombe ; forse traevano lassù il loro sosten- 
tamento dal bosco e dal pascolo di capre. La maggior parte della popolazione che 
possedeva o lavorava i campi, viveva certo più in basso, e seppelliva i suoi morti 
a Caracupa, le cui tombe sono indubbiamente contemporanee a queste di Valvisciolo. 

Per quel che riguarda i tratti di mura, l'esame compiutone dal prof. Savignoni 
e dall' ing. Mengarelli, e i risultati dello scavo dell'anno scorso mostrarono : primo, 
che scopo del lavoro fu la difesa; secondo, che le mura erano posteriori alla tomba I. 
Questi risultati furono confermati dagli scavi di quest'anno, e per le nuove tombe e 
per la stipe votiva che dimostra, come il luogo fosse abitato e non ridotto a terrazze 
per semplice scopo di coltivazione. Non crediamo però possa la costruzione delle 
mura esser posteriore a quella stipe votiva, con la quale cessa qualunque traccia di 
vita su quella costa. Ora, gli oggetti della stipe votiva costituiscono un gruppo non 
soverchiamente numeroso né vario ; il culto e l' uso di offrir doni in quel luogo non 
deve esser durato a lungo : coi vasetti protocorintii, con le fibulette di bronzo a lunga 
staffa tocchiamo il settimo secolo a. C; con gli oggetti più recenti, diffìcilmente po- 
tremo scendere oltre il sesto. Le tombe possono risalire fino ai primi anni del VII o 
anche toccare l'VIII (^). Sicché tra il VII e il VI secolo dovremo secondo ogni 
probabilità porre la costruzione delle mura. Naturalmente non i pochi e poveri abi- 
tatori del monte avranno compiuto il grandioso lavoro, ma i ricchi e numerosi pediei 
della pianura di Caracupa, che ad un certo tempo provarono il bisogno di provvedere 
efficacemente alla propria difesa. I relitti delle abitazioni sono però sempre scarsi; 
il grosso della popolazione seguitava dunque a vivere nel piano vicino ai pingui 
campi, e solo in momenti di pericolo poteva ritrarsi in alto, dietro il riparo delle 
mura. Come più tardi Eoma, cosi quella popolazione (probabilmente la volsca) cer- 
cava già un'altura quae arx in Pomptino esset. Dopo il VI secolo, forse coi primi 
anni del V, la costa cessa d'essere non solo abitata, ma anche frequentata; dei più 
tardi oggetti della stipe votiva (fibule ad arco doppio e triplo, buccheri, figurine di 
lamina ritagliate) si ritrovano alcuni come primi nella serie dei doni votivi dei templi 
di Norba (*), sicché il termine della vita sul monte di Valvisciolo viene a coincidere 
col principio di essa sulla rupe di Norba e con la fondazione della colonia romana ('). 
Roma vittoriosa coloniam deducebat, e deducere vuol dire appunto portar via da un 

luogo in un altro. R. Mengarelli. 

R. Paribeni. 

(') Cfr Savignoni e Mengarelli, La necropoli arcaica di Caracupa, in Nat. scavi 1903, p. 298. 
(•) Savignoni e Mengarelli, in Notizie degli Scavi, 1901, pag. 530, 538. 
(') È attribuita dagli annalisti romani al 492 a. Cr. e la data è approssimativamente degna 
di fede; cfr. De Sanctis, Storia dei Romani, II, pag. 105. 

Roma, 15 luglio 1909. . ' 



RIGIONE IX. — 261 — BBDAVALLB 



Anno 1909 — Fascicolo 8. 



Regione IX (LIGURIA). 

I. REDA VALLE — Tombe della necropoli di Gragnolate. 

Durante l'inverno 1908-09, proseguendosi i lavori agricoli, si misero allo scoperto 
parecchie tombe della necropoli romana riconosciuta nel fondo Gragnolate, della quale 
riferii in queste Notizie (anno 1908, pag. 300). Due di queste tombe erano di mat- 
toni, a camera, come quella descritta nella su ricordata relazione, ma divise da un tra- 
mezzo. 11 rito funebre era quello della cremazione. Negli angoli erano disposti vasetti di 
vetro, in prevalenza balsamari a lungo collo. Vi sono però due boccio, una a sezione 
quadrangolare e l'altra tondeggiante, alte rispettivamente cm. 9 V, e 0. Ai corredi di 
queste due tombe appartengono inoltre uno specchio di bronzo rotto, avanzi di vetri 
guasti dal rogo, e uno spillone d'avorio con testa scolpita in forma di busto muliebre 
con alta acconciatura. 

Una tomba piccola conteneva una lucernetta fittile col bollo AP RIO , un piccolo 
balsamario vitreo a collo lungo, una grande coppa vitrea in frammenti, del diametro 
presumibile di cm. 25, e un medio bronzo di Antonino Pio. 

In altra tomba si rinvennero due lucerne fittili e una monetina d'argento di 
Faustina minore (Cohen ', 95). 

Tre lucerne fittili assai piccole, due delle quali col bollo GAI, e la terza col 
bollo CF, formavano il corredo di un'altra tomba. Si trovarono poi, sparse fra le 
terre, altre lucerne, ma anepigrafi, salvo con una col bollo NERI. 

Una sola tomba, in mezzo a questo gruppo, era ad inumazione ed era fatta con 
muretti di mattoni coperti da quattro tavelloni (cm. 40 X 62), messi di piatto e uniti 
da coppi. La tomba era lunga m. 2 e non conteneva nulla. 

Il proprietario del terreno sig. Pianetta, mi riferì che un vicino aveva trovato, 
un po' piil discosto, altre due tombe ad inumazione, fatte di tegoloni con bordo 
rilevato, disposti a cassetta, con un'anfora puntuta, fitta nel terreno sopra la tomba. 

Notizie Scavi 1909 — Voi. VI. 34 



CASTEOaiO — 262 — REGIONE IX. 

al piede della quale anfora erano ammonticchiati carboni e ceneri. Quest'anfora do- 
veva in tempo antico emergere con la bocca fuori del terreno, e ricevere la libazione 
offerta al defunto. Il medesimo interessante rito dell'anfora sovrapposta alla tomba fu 
osservato dal sig. Pianetta in altre tombe del suo fondo, le quali erano costituite da 
casse di legno con numerosi chiodi di ferro. Entro tutte le anfore c'erano frammenti 
di piccole coppe grigiastre, lavorate al tornio, con ornati a zone sovrapposte di colpi di 
stecca dati verticalmente con la punta. Ceramica simile si rinvenne pure nella tomba. 

Queste notizie furono da me raccolte sul luogo stesso il 24 febbraio scorso. Non ho 
potuto coordinarle meglio, perchè gli oggetti non furono tenuti accuratamente distinti 
tomba per tomba con l'indicazione della forma che aveva la tomba stessa. Ma sopra una 
di tali tombe che fu rimessa a luce il 1° febbraio, il sig. Pianetta scrisse una breve re- 
lazione, dalla quale tolgo i dati seguenti. Fu scoperta un'anfora puntuta conficcata 
nel terreno, cui dalla parte di ponente, a mezza altezza, aderivano due ferri, l'uno, 
del peso di 250 gr., lungo cm. 7, che pare una grossa capocchia di chiodo; l'altro lia 
forma di scalpello, lungo cm. 12, largo nei lati maggiori cm. 3 e nei minori 2, pe- 
sante gr. 200. La bocca dell'anfora era coperta da im vasetto di terracotta nera, 
sicché non vi si rinvenne terra di infiltrazione. Sotto la terra, in cui l'anfora era con- 
ficcata, esisteva un deposito di carboni e di ossa in forma di croce, misto a diversi 
cocci di terracotta con ornati, e contenente tma lucernetta, con la monetina che la 
suole accompagnare in queste tombe, e un piattello vitreo in pezzi. A poca distanza, 
quasi a mo' di corona alle tombe in muratura già prima scoperte, si rinvennero altri 
sette depositi con la rispettiva anfora, di forme disuguali (panciute o cilindriche), 
ma a due a due somiglianti. 

Trattasi, a quel che pare, di ceneri deposte nella nuda terra, certo ravvolte in 
panni, sulle quali sì era piantata l'anfora vinaria. Questi riti rendono assai importante 
la necropoli di Gragnolate, che per gli oggetti restituiti alla luce, tranne alcuni bei 
vetri, non si può dire molto considerevole. 



Cogliendo l'occasione della visita agli scavi del fondo Gragnolate, vidi pure al- 
cuoe antichità che erano state trovate nello stesso comune di Redavalle, cavando la 
terra, alla fornace Bornaghi: un'olla piena di ossa combuste; una fibula a cerniera, 
romana; un frammento della staffa di fibula gallica a bottone con materia bianca 
incastonata ; un anello a castone con chiave ; altri frammenti di bronzi romani e pa- 
recchie monete riferibili per lo più ad Augusto, alcune ad età repubblicana. 

6. Patroni. 

II. CASTEGGIO — Avanzi di una villa romana e frammento epi- 
grafico recante il nome delVantica Clastidium. 

Nello scorso mese di giugno, gettandosi le fondamenta di una casa attigua, verso 
levante, a quella del sig. Aldo Vandoni, presso la piazza Vittorio Emanuele e sulla 
via antica, detta comunemente in paese Emilia, ma che più coiTettamente dovrebbe 



RBGIONE IX. — 263 — CASTEGQIO 

uominarsi Postumia o Giulia Augusta, si rinvennero avanzi di costruzioni romane 
che probabilmente appartennero ad una villa; è noto infatti che l'oppido antico, Cla- 
slidium, era luogo munito sì da sostenere assedi (come quello dei Galli nella guerra 
Annibalica, 536 u. e.) e doveva corrispondere alla parte alta del paese, detta Pi- 
stornile. 

Gli avanzi messi allo scoperto dalla nuova fabbrica consistono in due muri di 
opera laterizia costruiti in angolo, dello spessore di cm. 70, che si seguirono per m. 5 
circa ciascuno a partire dall'angolo comune in nord-est. Al muro di oriente aderiva 
del colore a fresco (rosso, bruno-verdognolo), di cui alcuni frammenti furono conservati. 
L'area segnata dai due muri era coperta di pozzolana con sopra mattoni messi di 
piatto ; lungo il muro di est però una larga striscia era pavimentata in marmo rosso 
di Verona. Nella trincea di sud, verso la corte di casa Vandoni, all'altezza di m. 1 
dal livello di quest'area, si vedeva una striscia di lastre di marmo rosso, tagliate dagli 
sterratori, lunga circa m. 3 ; ed a livello dell'area tracce di un muro parallelo a quello 
di est e distante da esso per tutto il tratto pavimentato in marmo rosso, che proba- 
bilmente quindi corrispondeva ad un corridoio. Nell'angolo sud-ovest dello scavo ap- 
parvero altre lastre di marmo rosso, e un pavimento di opus signinum con insortevi 
piastrelle di marmo bianco e rosso, rettangolari. Sotto la trincea di nord, che era limi- 
tata dalla strada, un pavimento di tessellatum nero, di lavoro non ignobile, del quale 
fu estratto un frammento, continuava sotto la strada medesima, che perciò deve aver 
deviato dal percorso antico. Fra le tesselle nere sono irregolarmente gettati dei fram- 
menti di marmo gialli, venati e bianchi, triangolari o trapezoidi, taluni quadrati 
con piccoli dadi di smalto, disposti in quincunx, in modo che un angolo dei piccoli 
quadrati si opponga ad un angolo del maggiore ; talora uno dei piccoli dadi è omesso. 

Lungo la stessa trincea, all'altezza di circa un metro, si notarono tracce di 
legno carbonizzato. 

Nei lavori di scavo, oltre a vari frammenti ceramici, a qualche moneta ossidata 
e ad un disco di piombo, si trovarono una pigna di marmo bianco, alta circa 25 cm., 
e un frammento di lastra marmorea della lunghezza massima di cm. 31 e dell'al- 
tezza massima di cm. 18, recante la seguente epigrafe, troppo manchevole per un 
tentativo di supplemento: 

ITTv Oli- — - — 
VCVNDVS- L- 
Ri CLASTlDl 



Non saprei però trattenermi dall'esprimere la impressione mia, che questo fram- 
mento epigrafico e la pigna, quale elemento decorativo, appartenessero ad un medesimo 
monumento sepolcrale, la cui presenza non disconverrebbe alla villa dei proprietari. 
Benché così mutila, la nostra iscrizione porta chiaramente il nome dell'antico oppido, 
e si aggiunge così al titolo C. I. L. V. 7357, per dimostrare la legittima discendenza 
dell'odierno Casteggio dall'antico Clastidium. Quest'ultimo titolo, ove il collegium 
centoitariorum Placentiaorum consistentium Clastidi, ricordato ampiamente secondo 



ALBAl», MORTARA — 264 — RKOIONB XI. 

tutte le regole delle istituzioni pubbliche, apparisce aver contribuito alla erezione 
di un monumento funebre, suggerisce il pensiero che anche nel nostro frammento 
potessero essere rammentati allo stesso fine, con formula abbreviata, i (centona)ri 
Clastidi. 

La pigna, alcuni saggi d'intonaco dipinto e dei materiali dei pavimenti, furono 
dati in dono al Museo Civico di Pavia, al cui conservatore dott. Macchioro, recatosi 
prima di me a Casteggio, devo parte delle notizie relative alle costruzioni della villa, 
che non erano più in tutto visibili nel giorno 8 luglio, al momento della mia visita. 

G. Patroni. 



Regione XI (TRANSPADANA). 

III. ALBATE — Tomba della prima età del ferro. 

Alla relazione già data dal prof. Castelfranco in queste Notizie (anno 1909, p. 3), 
sulla tomba della 1» età del ferro, trovata nel territorio di Albate ed acquistata pel 
Museo Civico di Milano, è da aggiungere che la suppellettile ceramica di quella tomba 
(impasto bruno, lavorato a mano) consiste in una coppa ad alto piede, con labbro al- 
quanto accollato e formante spigolo vìvo ; in una oUetta con ornati impressi ; in una 
specie di brocchetto con ansa verticale a ciambella (o ne aveva due?), pure munito 
di labbro accollato e formante spalla ad angolo vivo. Infine l'interessantissimo « can- 
delabro » è per me un thymiaterion i cui tre padellini sono costituiti ciascuno da un 
vaso-anatra. Il prof. Castelfranco, che si riserbò la pubblicazione e la illustrazione 
di questo materiale archeologico, penserebbe che le fibule a grandi costole, i pendagli 
a catenine e le armille di filo di bronzo, che accennano a periodi piìi antichi, fossero 
stati introdotti nel corredo di una tomba spettante al secondo periodo di Golasecca, 
quale risulterebbe da tutti gli altri oggetti. Ciò può essere avvenuto, ma non esclu- 
derei fenomeni di persistenza e di transizione che rompono quelle rigide barriere tra 
periodi successivi, le quali non sono che una nostra forma mentale, sorta dalla necessità 
della classificazione e della stratigrafia. Si potrebbe anche pensare a tombe più 
antiche già andate distrutte nei lavori agricoli, gli avanzi dei cui corredi, trovati sparsi 
fra le terre presso la tomba rinvenuta intatta, sarebbero stati confusi ingenuamente 
col corredo di questa. In tal caso la transizione, con persistenza dì tipi assai antichi, 
sarebbe rappresentata non da una sola tomba, ma da un gruppo di sepolcri. 

G. Patroni. 



IV. MORTARA — Tombe antiche in contrada Sabbioni. 

A Mortara, capoluogo della Lomellina, eseguendosi alcuni sterri in contrada Sab- 
bioni (cascina s. Albino), a destra dello stradone per Pavia, a 1200 m. dalla città, a 
200 m. dal monumento ai caduti nella guerra del 1 849 e a 80 m. dalla linea dello 
stradale, si scopersero, dall'autunno 1907 all'aitunno 1908, quattro tombe di tegoloai 



REGIONE XI. — 265 — S. GIORGIO LOMELLINA, ROBBIO 

romani con bordo, fatte alla cappuccina, contenenti i nudi scheletri. Nel dicembre del 
1908, continuandosi ad asportare sabbia, ne venne alla luce una quinta ; nel gennaio 
del corrente anno se ne trovarono altre due vicinissime alle precedenti e tra loro: 
una di queste presentava la caratteristica particolare di avere un letto di posa del cada- 
vere, costituito da otto tegoloni collocati a due a due coi bordi sul terreno^ in modo da 
rimanervi rilevati, e muniti ciascuno di cinque, fori disposti in quincunx per lo scolo 
delle materie in decomposizione. 

Sul finire del gennaio 1909, alla Cascina Nuova, sopra il dosso Graraié (Gra- 
mignaro), vennero alla luce molti vasi romani e gallo-romani, piccole olle, scodelle, 
scodellette, brocchette, lucerne, fusaiuole o pesi, tegole rotte, ed una tomba completa 
di tegoloni a cappuccina, contenente un vasetto nero ad ornati graffiti, un balsamario 
vitreo, una lucerna di terracotta e una moneta consunta, in cui si decifra... AN- 
TONINVS... AVG..., riferibile forse ad Antonino, o a M. Aurelio. Questo dosso Gra- 
mignaro è sparso di rottami antichi, che accennano ad un abitato, e il dott. Fran- 
cesco Pezza, che si occupa con amore delle antichità patrie, e cui devo tali notizie, 
suppone che il luogo possa identificarsi con la leggendaria Silva Puichra, che secondo 
tradizioni medievali sarebbe stata distrutta dai Franchi nella catastrofe del regno 

longobardo. 

G. Patroni. 



V. S. GIORGIO LOMELLINA — Tombe antiche. 

Nei primi giorni del novembre 1908, in uno sterro presso la chiesa di s. Rocco 

si rinvennero tre tombe di inumati, protette da mattoni e tegoloni, senza oggetto 

alcuno di corredo funebre. 

G. Patroni. 



VI. ROBBIO — Tombe gallo-romane scoperte nel territorio del 
comune. 

Nel territorio di Bobbio, in Lomellina, verso la metà di agosto 1908, per quanto 
fu riferito, si misero allo scoperto tombe gallo-romane di cotto, costruite a cassetta, 
contenenti varia suppellettile e alcune monete che andarono disperse. 

Della suppellettile, portata a Pavia da un antiquario, fu acquistata dal Museo 
Civico la serie seguente: — Ceramica fatta a mano. Rozzo orcio con labbro rientrante, 
tutto coperto d'impressioni fatte con l'unghia nella pasta fresca, alto cm. 15, diametro 
della bocca cm. 8 V?; scodellone liscio a labbro tondo, alto cm. 13, del diam. di cm. 21. 
— Ceramica fatta alla ruota. Fiasca ad un'ansa, con corto collo cilindrico e corpo 
tondeggiante, alta cm. 12 Va- — Vetro. Una fiaschetta ad un manico, di vetro rosso- 
violaceo, con collo lungo e corpo tondeggiante; una boccia a corpo cilindrico, breve 
collo e due manichi a nastro piegati ad angolo, di vetro verde; altra simile con 
manico ; altre senza manico. 

G. Patroni. 



PIB7B PORTO MORONE. GERENZAOO — 266 — REGIONE XI. 



VII. PIKVE TORTO MORONK — Oggetti preistorici rinvenuti nel- 
l'agro del comune. 

Presso Pieve di Porto Morene, provincia e circondario di Pavia, andando verso 
Zerbo per la strada La Rosa, s'incontrano terreni alluvionali compresi nell'area di 
vagazione del Po, che anticamente rasentò il terrazzo di Chignolo, passando a nord 
della badia di Monticelli. Quivi, nella scorsa primavera, in un movimento di terreno, 
furono rinvenuti a non grande profondità i seguenti oggetti, che potei osservare 
presso il eh. collega prof. T. Taramelli: 

a) Ascia triangolare di Lherzolite (peridotite) con levigatura ad un'estremità 
del taglio non affilato, forse non finita, di aspetto ciottoloso; lungli. cm. 13, larghezza 
mass, al taglio cm. 7, min. alla penna cm. 2. 

b) Ascia allungata in forma di cuneo appuntito, in serpentino, con segni di 
profonda immanicatura e taglio afBlato ; lungh. cm. 14, largh. al taglio cm. 5'/t. 

e) Macinello di Lherzolite, spianato su due facce a guisa di formaggino. 
d) Fusaiola o disco-pendaglio di terracotta chiara, conica, coperta di bucherelli ; 
alta cm. 3 '/s > diam. cm. 4. 

Il prof. Taramelli pensa, sebbene con qualche dubbio, che le rocce, di cui son 
fatti i tre primi oggetti, siano di origine appenninica. 

6. Patroni. 



Vili. GERENZAGO — Oggetti preistorici e tesoretto di monete d'ar- 
gento galliche e romane, trovati presso il castello. 

A levante del castello di Gerenzago, in provincia e circondario di Pavia, sulla 
via per Inverno, è tornato in luce un gruppo molto interessante di oggetti preistorici, 
cioè: un'ascia di bronzo a cannone con alette, frammentata e contorta; due cavallucci 
di bronzo d'arte primitiva; una magnifica ascia di giadeite con penna aguzzata e 
viva costola, non adoperata né adoperabile ad uso pratico, ed evidentemente votiva. 
Di questi oggetti dirò più a lungo nel Bulleltino di Paletnologia italiana. 

Nei medesimi terreni si trovò, entro un'olla rotta, un tesoretto di monete d'ar- 
gento galliche (le più con la leggenda DIKOI) e romane della repubblica. Di esso 
riferirà, per incarico da me affidatogli, il eh. prof. dott. S. Ricci, direttore del R. Ga- 
binetto Numismatico di Brera. 

G. Patroni. 



IX. PAVIA — Tombe galliche e gallo-romane scoperte, nel Corso 
Cavour, presso l'edificio scolastico di ponente. 

Quelle tombe più antiche delle quali era finora ammessa l'esistenza solo per vaghi 
indizi di trovamenti spàrsi, e che invano io avevo finora cercato a levante della città, il 
caso le ha fatte scoprire dalla parte opposta. Disgraziatamente però la ragguardevole »up- 



REGIONE Xr. — 267 — PAVIA 

pellettile non solo non è frutto di esplorazione sistenaatica, ma in gran parte era stata 
sottratta dai lavoranti al proprietario ; e solo più tardi fu recuperata. Ciò spiega come 
io non fossi avvertito in tempo per notare sul luogo stesso la distribuzione degli og- 
getti ed assistere allo scavo delle tombe. 

L'area dove avvenne la scoperta è quella della casa in costruzione del sig. Gau- 
denzio Mascetti, sul Corso Cavour e presso la porta omonima, a destra dell'edificio 
scolastico comunale, anch'esso in costruzione, nella cui vasta area, di cui più volte 
ebbi a visitare il cantiere, non ostante lunghissime e profonde trincee, nulla si trovò. 
Si ha quindi, con probabilità, il limite esterno di una necropoli assai più antica di 
quella d'epoca romana tarda, trovata a s. Giovanni in Borgo. Se la necropoli del Corso 
Cavour si estendeva, ciò doveva avvenire verso la città o lungo l'abitato; il che di- 
ranno forse gli scavi che mi propongo d'intraprendere nelle aree vicine. 

Il rito osservato fu generalmente la incinerazione; ma si ebbero anche casi di 
inumazione. Il numero delle tombe non si è potuto assodare, perchè gli operai ave- 
vano trafugato il materiale, di nascosto anche del sorvegliante; ma a giudicare dal 
numero dei vasi e da altri indizi, come i mattoni antichi lasciati sul posto o in 
frammenti, e che costituivano la protezione delle tombe, giudico che queste fossero 
almeno una dozzina. Il luogo era poi stato occupato da abitazioni nella antichità 
stessa, poiché fra le tombe, ormai rimaste sepolte nel terreno, si erano cavati ben 
cinque pozzi romani, rivestiti di laterizi sagomati, ben commessi, che ho ancora po- 
tuto vedere in posto. 

La suppellettile, pervenuta al Museo Civico, parte per dono del sig. Mascetti, 
parte per acquisto, è quasi esclusivamente costituita dalla ceramica, e poiché all'uuo 
all'altro vaso si collegano i pochi oggetti di altro genere, seguirò qui un ordine 
sistematico stabilito pei tipi dei vasi fìttili. 

Vasi gallici (preromani) 
(fatti a mano, non depurati e malcotti). 

a) Uno scodellone robusto a due manichi, alto cm. 14, diametro della bocca 
cm. 19 (fig. la). Servi di cinerario, e conteneva un balsamario fusiforme di tipo 
greco-campano (fig. 6h) che giudico oggetto d'importazione, alto cm. 15; uno ovi- 
forme fatto a mano, locale (fig. id) alto circa cm. 7, e frammenti di due fibule 
del carattefistico tipo, la cui fabbricazione è da me riferita alla Ticiaiim preromana; 
la lunghezza della meglio conservata, che ha l'ardiglione staccato e monco, é di 
cm. 16 (fig. &f). Questo ritrovamento conferma ancora una volta l'attribuzione da 
me data. Tali fibule, secondo la classificazione proposta dal Déchelette, dovrebbero 
porsi nel periodo La Tene II (250-100 a. C); ma in Italia non credo, perora, che 
questo tipo scenda così basso senza modificazione. In ogni modo daterei i nostri 
esemplari dal sec. Ili a. C. 

Il sig. Mascetti ha pure donato al Museo Civico mattoni e tegoloni, che se- 
condo lui costituivano una cassetta di protezione a questo ossuario. Su ciò ho dei 
dubbi, perchè tali mattoni (lunghi 44-45 cm., larghi 29-30 cm., spessi 8 cm. o poco 



PAVIA 



— 268 — 



REOIONE XI. 



meno) e tegoloni (cm. 45 X 63) hanno foggia romana, durata assai a lungo; taluni mattoni 
anzi sono muniti d'un incavo di presa. Bisognerebbe dunque, per accettare la coesi- 




FlG. 1. 



stenza del contenente e del contenuto, o far discendere in epoca romana una tomba 




Fio. 2. 



che di romano non ha nulla, o far risalire fino ad epoca gallica quei tipi di laterizi ; 
ovvero supporre che in epoca romana quell'antica deposizione, incontrata nel Cavar 



REGIONE XI. 



— 2C9 — 



PAVIA 



pozzi, sìa stata piamente protetta. Sulla questione bisogna attendere la risposta dalla 
zappa. 




FiG. 3. 



b) Scodellone simile, con labbro sentito come il precedente, ma senza manichi 
(fig. 2»; alt. cm. 13 'Al, diam. cm. 26 78. 




PlG. 4. 

e) Simile, più piccolo (a. cm. 10, dm. cm. 19): croci graffite sul fondo e sul 
venti-e ( fig. 1 e). 

NoTiziB Scavi 1909 — Voi. VI. 35 



PAVIA — 270 — REGIONE XI. 

d) Scodella a calotta liscia, profonda cm. 10'/?' diam. cm. 21 (fig. 1*). 

e) Piatto con labbro a beccuccio, alt. 8 cm., diam. cm. 29 72 (fig. 2 a). 

f) Piccolo orcio ovoide, alto cm. 14, diam. alla bocca cm. 10, senza manichi, 
col corpo tutto impresso a circoletti eseguiti mediante l'applicazione di una cannuccia: 
alle spalle serie di linee oblique graffite a punta di stecca (fig. 3/). Conteneva due 
cucchiaini di bronzo, uno a paletta tonda, l'altro allungata, lunghi cm. 12 e 12 Vs 
(fig. 6 e, ^). 

g) Diletta più panciuta, alta cm. 1 1 V2 , diametro alla bocca cm. 12 V2 1 con linee 
orizzontali sul labbro segnate a stecca, e triplice linea ondulata (specie di meandro 
ad onda) su le spalle, forse eseguita con uno strumento a tre rebbi (fig. 3p). 

h) Diletta liscia, a corpo più ventricoso e bocca più stretta, alta cm. 12, 
diam. alla bocca cm. 9 (fig. 3 e). 

i) Olla alta cm. 18, diam. cm. I2V2, rotta e mancante, col corpo tutto reso 
aspro a guisa di grattugia, mediante un reticolato inciso a stecca (fig. he). 

j) Brocchetta alta cm. 7 '/» 1 diam. cm. 5 72 , con un'ansa ; avente il collo 
ed il ventre simili ad li (fig. 3 a). 

Vasi a cattiva vernice nera. 

Questi vasi sono fatti al tornio e ben cotti, ma pessimamente verniciati di nero. 
Li ritengo, come dissi altrove, imitazione del genere etrusco-campano, fatta nell'Italia 
superiore forse sotto influenza etrusca. Accompagnano talora corredi preromani, ma 
continuano negli strati gallo-romani ; perciò li colloco qui : 

Tre piatti a labbro verticale, diam. cm. 20, 18 7». 18. Il più grande era accom- 
pagnato da una monetina di rame ossidato e da un medio bronzo dell'alto impero 
(fig. 4 ci, ^). 

Ritengo invece d'importazione, come ho detto, un secondo balsamario fusiforme 
non verniciato (fig. Qd) simile a quello della tomba innanzi accennata. 

Ceramica gallo-romana, rustica. 

a) Frammento di fiasca conservante il collo con l'ansa (fig. 4/") alto cm. 147»' 

b) Olla a due manichi, alta cm. 15 78- Argilla gialletta (fig. 4 è). 

e) Olla senza manichi a collo stretto, alta cm. 11 7!' Su le spalle denti di 
lupo obliqui fatti con un pettine. Argilla bruna (fig. 4 a). 

d) Anforetta alta cm. 14 7s. gialletta (fig. 4 e). 

e) Anforetta alta cm. 29, con labbro a quattro lobi, fondo del collo chiuso e 
forato a colatoio : tre giri di triplice cordone su le spalle, impresso alla ruota con 
pettinino (fig. hb). 

f) Anforetta priva delle anse, panciuta, gialletta, alta 22 cm. (fig. ha). 

g) Bicchiere bruno alto cm. 8 78> con labbro rivoltato in fuori e distinto da 
un cordone (fig. 4 e). 

h) Due peculi oviformi, uno con labbro a guisa di toro, distinto da insolca- 
tura, l'altro con labbro svasato, alti cm. 9 e cm. 10 (fig. 3 6, e). 

i) Due tazzine coralline a imitazione del genere aretino; una più rozza, li^ia, 



REGIONE XI. 



— 271 — 



PAVIA 



alta cm. S'/j, diam. cm. 7' j; l'altra più fina, alta cm. 7 V21 diana, cm. 10, con vi- 
ticci graffiti sulla parete, entrambe prive di un'ansa (fig. 6 a, b). 



^^^H 


■■ 


HHH 


^^^^P* ^^1 


n 




^^H^^^^^^^l^^^^^^^^^^^^^^^l 


hd 


J^^fl 



Fio. 5. 




Fio. 6. 



j) Lucerna monolicne, rozza con foro sul dischetto e piccolo foro quadrato sul 
ponticello, senza manico (fig. 6 e). 



8BRGNAN0, COMO — 272 — RBQIONB XI. 

L'insieme di questo materiale (ohe si può ritenere un saggio della necropoli occi- 
dentale di Pavia da esplorarsi più completamente), va dal sec. Ili a. C. ai primi 
imperatori romani. 

G. Patroni. 



X. SERGNANO — Tombe barbariche. 

Descrivendo in queste Notizie (anno 1908, pag. 305), alcune tombe barbariche di 
Sergnano (circondario di Crema, provincia di Cremona), notai le borchie caratteristiche 
rivestite di una lamina di bronzo dorato ed ornate a bulino con una fascetta di con- 
torno riempita da un grazioso motivo a triangoletti sovrapposti e racchiudente una 
croce greca. Citai quindi le borchie totalmente simili, ancora infisse negli umboni ferrei 
degli scudi, che diedero le tombe di Pornovo s. Giovanni, il cui materiale a me ed 
ai miei cortesi informatori di Milano, nonché al personale attualmente addetto al Museo 
Civico di Milano, ove quegli oggetti si conservano, non risultava edito. Invece molti 
di quegli oggetti furono pubblicati, sotto la denominazione di Armi del Cantacucco, 
in una tavola annessa alle Notizie Archeologiche Bergomensi, del prof. G. Mantovani, 
pel biennio 1882-83, prima ancora che entrassero nel Museo di Milano. Veramente 
da quanto il medesimo prof. Mantovani stampò nel fascicolo seguente delle sopra citate 
sue Notizie (anni 1884 serie 3*, voi. XIII, pag. 245 e 1890 pag. 97), non si trat- 
terebbe proprio degli stessi oggetti, ma di una serie di oggetti simili e della medesima 
provenienza, i quali furono trovati nel 1885, mentre la serie precedente, trovata nel 
1883, sarebbe andata a finire in un museo di Germania. Ad ogni modo mi duole assai 
che la pregevole Memoria del Mantovani sia potuta sfuggire a me ed a parecchi altri 
studiosi anche appositamente interpellati, e ciò sia potuto parere ingiusta trascuranza. 
È invece un effetto della soverchia dispersione del materiale, che andrebbe tutto 
riunito almeno richiamato e ricapitolato in un periodico centrale, come queste No- 
tizie degli Scavi. Solo mantenendo vivo il contatto col centro, e coordinando il proprio 
lavoro a quello degli altri, possono evitarsi simili inconvenienti. 

G. Patroni. 



XI. COMO — Scoperta di un mosaico romano. 

Sulla fine del 1908, nei lavori per la costruzione del palazzo della Società Ban- 
caria Italiana in Como, alla profondità di m. 2,60, furono scoperti gli avanzi di un 
pavimento romano a mosaico, e parte della base di una colonna, il cui fusto doveva 
avere un diametro di m. 0,42. Alcuni frammenti del mosaico furono trasportati al 
ìluseo Civico per cura dei direttori dei lavori. Tanto mi comunicò l'egregio ing. cav. 
A. Giussani B. Ispettore degli Scavi. 

G. Patroni. 



REGIONE XI. — 278 — ERBA 



XII. ERBA — Saggio di scavi nella grotta denomiìiata Buco del 
Piombo. 

D'accordo con l'egregio dott. cav. A. Magni, R. Ispettore degli Scavi, che con 
raro disinteresse prestò la sua cooperazione, questa Sopraintendenza voleva eseguire 
uno scavo nella grotta denominata Buco del Piombo sopra Erba in provincia di Como. 

In tale caverna (lunga ben 322 metri e alta all'ingresso m. 42), tutta percorsa 
da un torrentello, oltre alle note ossa dell'orso speleo, trovate nel 1897 al fondo, e 
che appartengono ad un periodo in cui l'antro non poteva essere abitato dall'uomo, 
fu anche raccolta una cuspide di freccia peduncolata di selce {Atti d. Soc. it. d. Se. 
naturali, Milano, 1885, anno 28°), che faceva sperare ulteriori trovamenti di avanzi 
dell'uomo preistorico. 

Disgraziatamente, quando nello scorso aprile, con pochi operai fu saggiato il 
suolo, si trovò che quasi nulla avanzava degli strati ai-cheologici, in parte devastati 
dalle acque e portati via, in parte distrutti dalle costruzioni medievali che comu- 
nemente dicono fortilizi e i cui avanzi chiudono ancora la bocca dell'antro. La spa- 
ziosa caverna anteriore, dietro queste fabbriche, la quale certamente deve tuttora 
celare avanzi preistorici, risultò poi enormemente rialzata di livello per detriti e 
massi precipitati dalla vòlta in tale quantità, che a rimuoverli non sarebbero bastati 
mezzi di gran lunga superiori a quelli di cui disponevamo. E dovemmo perciò so- 
spendere i lavori. 

I nostri saggi hanno dato però alcuni cocci di vasi fatti a mano, con argilla non 
depurata e mal cotta, che io non dubiterei di riferìre alla medesima civiltà neo- od 
eneolitica, cui accenna il rinvenimento fatto altra volta d'una cuspide di freccia silicea. 
Uno di questi cocci, un labbro di capace scodella, ha i caratteristici ornati ad impres- 
sioni di polpastrelli disposti in senso orizzontale, e sotto di essi il principio di un 
ornato a triplice solco (denti di lupo?) inciso con pettinino o altro istnimento a tre 
rebbi. Si ebbero pure cocci romani, e cocci ed oggetti medievali riferentisi all'epoca 
delle costruzioni che chiusero la bocca della grotta. 

Gli avanzi di fauna, esaminati dal prof. Sordelli, del Museo dì Storia Naturale 
di Milano, diedero le seguenti specie: bue {Bos taurus), pecora {Ovis aries), capra 
{Capra hircus), maiale {Sus sp.?), gallo {Gallus bankiva, domesticus). Salvo forse 
qualche frammento indeterminabile, tutte le ossa appartengono ad animali domestici, 
il che indica un'età non molto antica; però, stante l'esiguità degli avanzi raccolti, in 
confronto a ciò che doveva essere il deposito originario, non è il caso di trarne con- 
clusioni generali e molto meno di infirmare gli indizi positivi fomiti dai cocci prei- 
storici e dal ritrovamento della freccia di selce. 

G. Patroni. 



MILANO, RENATE, CREMONA — 274 — REGIONE X, XI. 



XIII. MILANO — Avanzi romani scoperti in via dell'Orso. 

Nel ricostruire una casa in via dell'Orso, furono messi allo scoperto avanzi delle 
mura romane di Mediolanum. Il muro era costituito nella faccia esterna da lastroni 
per la massima parte di sarizzo e di ghiandone. Furono anche tolti dal muro alcuni 
pezzi sagomati in pietra di Saltrio (la sagoma era rivolta verso l'interno). Nel riem- 
pimento di calcestruzzo con ciottoli e mattoni, che formava l'anima del muro, si tro- 
varono anche pezzi di marmo, due dei quali già appartenuti alla base di un pilastro 
lesena, ed uno recante una voluta, che parrebbe frammento dell'angolo di un 
cornicione. Si trovarono pure in tale occasione una quindicina di anfore e alcune mo- 
nete. A cura del R. Ispettore degli scavi prof. Castelfranco e dell'ing. Ferrini dell'Uf- 
ficio tecnico municipale, i pezzi che meritavano di essere salvati furono trasportati nel 
Museo del Castello. 

G. Patroni. 



XIV. RENATE — Tomba romana. 

In un campo annesso al cascinale Odosa, frazione del Comune di Benate, fu 
trovata ad un metro di profondità una tomba che consisteva nella parte inferiore 
segata di un'anfora puntuta, la quale conteneva le ossa cremate, una boccia di vetro 
a sezione quadrangolare, un'oUetta o poculo e un balsamario a collo lungo cilindrico 
pure di vetro, ed una lucerna tittile recante in rilievo il bollo ATIMETI. 

Gli oggetti furono salvati pel nascente Museo Civico di Lecco, a cura del R. ispet- 
tore degli scavi dott. cav. A. Magni. 

G. Patroni. 



Regione X (VENETI A). 

XV. CREMONA — Elmi di bromo. 

Dietro mio parere sopra la genuinità e l'importanza del cimelio, parere che ebbi 
ad esprimere in seguito ad una mia visita fatta a Cremona il 16 febbraio scorso, la 
direzione di quel Museo Civico ha acquistato un nuovo elmo di bronzo, trovato nella 
foce dell'Adda al confluente col Po, non lungi da Castelnuovo Bocca d'Adda. 

L'elmo è del tipo pileato etrusco-gallico (fig. 1), totalmente simile a quello 
di Pizzighettone, del quale dissi in queste Notizie (anno 1908, pag. 306). L'apice 
a pomo è schiacciato, la calotta porta molte ammaccature e mancano i paraguance ; 
ma sono conservati i pezzi cui quelli si attaccavano a cerniera, in lamina di bronzo 
ripiegata sopra se stessa e fissata con due chiodelli. 

Sul breve paranuca, orlato quasi a spiga, è un foro; l'orlo frontale è decorato 
da una specie di astragalo a piccolo rilievo. 



RESIONE X. 



— 275 — 



CREMONA 



Della distribuzione di questo tipo di elmo ha recentemente fatto una lista il eh. 
dott. Paribeni in Ausonia (anno 1908, pag. 281 e segg.), riconoscendone l'origine etrusca 




FlG. 1. 



? 



e l'adozione per pai'te dei Galli d'Italia, due cose che è merito del Brizio aver sostenuto 

La lista del Paribeni è però certamente 



validamente contro gli archeologi francesi 




FiG. 2. 



incompleta per l'Italia, mentre dubito che sia troppo larga per i paesi transalpini, 
non essendo separati dal tipo comune etrusco-gallico a calotta liscia alcuni esemplari 
eccezionali, e data la tendenza di alcuni archeologi stranieri (per es. del Beìnach in 



VIRGILIO 



— 276 



REGIONE X. 



Darembeig e Saglio, Dici., art. Galea) a confondere il tipo pileato col conico per 
favorire la teoria della fabbricazione gallica originale. 

In questa occasione mi fu pure mostrato un altro elmo di bronzo a semplice ca- 
lotta liscia, molto leggera (fig. 2), trovato nello sabbie del Po, presso Brancere, 
nel 1896, acquistato dalla direzione del Museo Cremonese nel 1906 e da me non 
prima osservato. È munito di piccoli fori all'orlo e nella calotta, per cucirvi la fodera 
di cuoio. È molto ossidato, ammaccato e lacunoso. G. P.4.troni. 



XVI. VIRGILIO — Sculture romane scoperte nella frazione comu- 
nale Cerese. 

Presso ring. Riccotti, in Pavia, oltre ad alcuni oggetti di scavo di poca entità, 
vidi due sculture romane trovate molti anni fa, in occasione di lavori agricoli, a Ce- 




rese frazione del comune di Virgilio, già Quattroville, presso Mantova, e delle quali 
non era mai stata data comunicazione. 

Luna è un busto di donna in marmo, al naturale, lavorato per inserzione in una 
statua, di dietro greggio, con panneggiamento che chiude il collo a pieghe sommarie. 
Le forme del volto sono trattate con una certa larghezza (danneggiato specialmente il 
naso), i capelli divisi e aderenti al cranio formano come una parrucca di riccioli con 
effetti ottenuti per mezzo del trapano, e scendono in ciocche spiraliformi ai lati del 
collo. L'età e l'espressione sono di nobile matrona, non molto attempata. L'accon- 
ciatura e l'arte mi sembrano accennare all'età dei Claudii. 

L'altra scultura, in calcare, poco conservata, è una testa di giovane satiro, minore 
del vero, alta cm. 21. G. Patroni. .- 



REGIONE X. 



277 — 



GAMBARA, GOTTOLENGO 



XVII. GÀMBARA — Pugnale dell'età del bronzo. 

A Gàmbara, nel Bresciano, in una cava di ghiaia fu trovalo un lungo pugnale 
di bronzo (cm. 34 V2) a base irregolarmente curva, forata per tre chiodelli da fissare 
il manico, di cui resta il segno sulla parte di lama che vi era inserita. La lama ha 
robusta costola mediana, ma non è simmetrica, essendo da una parte condotta a filo 
diritto e dall'altiti ondulata. L'aspetto del metallo, il modo di immanicatnra, la 




costola, fanno riferire l'oggetto all'età del bronzo, in cui, benché rare, non mancano 
forme di pugnali capricciose che richiamano il tipo afiìne e contemporaneo dei coltelli 
a fiamma, a costola dorsale. Citerò qui il noto pugnale carenato, a due tagli entrambi 
ondulati, del tumulo di Kerhué-Bras (Mortillet, Mus. préhistor., tav. LXVIII, 
fig. 705). 

G. Patroni. 



XVIII. GOTTOLENGO — Oggetti delle abitasioni preistoriche al 
Campo Castellaro. 

Una bella serie di oggetti scavati nel noto campo Castellaro a Gottolengo nel 
Bresciano, ove si trovarono avanzi di abitazioni umane, credute dal Marinoni una ter- 
ramara, furono da me acquistati per conto dello Stato ed andarono in aumento delle 
raccolte governative del Museo Archeologico di Milano. 

Sono pngnaletti di bronzo di varie fogge, tra cui uno rarissimo con manico di 
esso in due metà, tuttora conservato e tenuto fermo dai suoi chiodelli; spilloni; un 
paalstab ascia ad alette ; una testa di spillone in corno cervino ; un'ascia di gia- 
deite; due cuspidi di giavellotto in selce piromaca. 

G. Patroni. 



NoTiziK Scavi 1909 — Vul. VI. 



36 



OTRieOLI — 278 — REGIONE VI. 



Regione VI (UMBRIA). 

XIX. OTRICOLI — Avanzi di età romana scoperti a Colle Rampo 
e nelle località Palomhara e Civitella, ed oggetti di suppellettile funebre 
preromana rinvenuti nel fondo Lupacchini, dove si estendeva l'antica 
necropoli. 

Avendo ottenuto dal Ministero regolare licenza, il sig. Giuseppe Gasparri potè 
eseguire scavi a ricerca di antichità in contrada Colle Rampo, nel comune di Otri- 
coli, e precisamente nei fondi segnati in catasto coi numeri 784, 480 e 481, fondi 
appartenenti alla minorenne Annina del fu Nicola Basili. 

Il sig Gasparri, che fino dal settembre dello scorso anno erasi recato in Otricoli, 
da Pitigliano, suo luogo natio, allo scopo di studiare il soprassuolo di quell'antico 
territorio e poter stabilire con successivi scavi sistematici l'ubicazione e l'estensione 
della necropoli preromana, fermò la sua attenzione su quella località che, per la na- 
tura del terreno e per la sua coltivazione a bosco, parevagli offrisse maggiori proba- 
bilità sulle altre di riuscire fruttifera. 

La contrada Colle Rampo è situata a circa tre chilometri a sud dell'odierna 
Otricoli, e fa parte di quel vasto altipiano denominato Le Corone, compreso fra il 
torrente l'Aja a nord, i fossi Vallefigliola ed Aja a sud, e la via Flaminia ad ovest 
(fig. 1). Il lato dell'altipiano che fronteggia a breve distanza la predetta via è a picco, 
ed è costituito da una roccia tufacea che, ricorrendo ugualmente a picco per circa 
800 metri, anche sul versante nord, va poi gradatamente a perdersi poco lungi dal 
luogo ove furono eseguite dal Gasparri le indagini archeologiche. Queste vennero intra- 
prese il giorno 15 dicembre ultimo, e continuarono in quella località fino al 23 del 
detto mese. 

Si iniziò lo scavo alla base di una grande parete tufacea, tagliata accuratamente 
a perpendicolo, presso il limite superiore del versante nord (fig. 1 , A). 

La parete lavorata si arrestò' ad una profondità dal piano di campagna varia- 
bile dai m. 0,80 ai m. 1,20, e precisamente ad uno strato vergine, costituito da un 
tufo turchiniccio e friabile. Fra la terra estratta dalla trincea si raccolsero dei pezzi di 
mattoni, alcuni frammenti di vasi grezzi di età romana, anneriti dal fuoco, alcune 
ossa di bue, ed un piccolo frammento di lastra marmorea di verde antico. 

In continuazione della prima trincea se ne apr'i una seconda, piegante dopo 
alcuni metri a sud, secondo l'andamento della roccia che portava evidenti tracce di 
antica lavorazione. Si misero in luce due pareti bene scalpellate, perpendicolari e 
parallele fra di loro, somiglianti a quelle delle antiche vie di tombe, incassate nella 
roccia tufacea. Questo cavo, largo m. 2,65, fu continuato per una lunghezza di circa 
m. 12, e fu espurgato completamente per un breve tratto fino al piano antico, che si 
raggiunse a circa m. 4 sotto il piano di campagna. Alcune tracce, larghe 10 cm., 
distanti l'una dall'altra un metro circa, incavate sul piano tufaceo e parallele fra 



REGIONE VI. 



— 279 



OTRICOLI 



di loro, permisero di poter riconoscere lo scopo di questo grande taglio, il quale eviden- 
temente fu utilizzato per cava di grandi parallelepipedi di tufo. 

Numerosi saggi furono anche praticati ai piedi di altre balze tufacee, sul ver- 
sante nord della medesima località; ma anche questi, come alcuni altri eseguiti 




Fio. 1. 



sull'altipiano di Colle Rampo, in mezzo alla fitta boscaglia, misero soltanto in evi- 
denza delle antiche latomie. Queste, assai probabilmente, dovettero fornire i mate- 
riali per la costruzione delle case nell'antico centro preromano ('), e per la costru- 
zione di qualcuno dei suoi sepolcri. 

(') Che l'oppido preromano sorgesse sul poggio ghiaioso, ove è l'odierna Otricoli, non può 
mettersi in dubbio. Del suo antico recinto, ad opera quadrata, rimangono in posto pochissimi avanzi: 
tutto però, quasi tutto il materiale adoperato per la recinzione medioevale doveva certamente 
appartenere all'antico recinto. 



OTRICOLI — 280 — REGIONE VI. 

Resta così provato che la necropoli preromana non si estese oltre il corso del- 
l' Aja, sul poggio Colie Rampo, ove rimangono soltanto gli avanzi di una grandis- 
sima tomba a camera a pianta irregolare, forse di età romana, scavata nella roccia, 
allargata posteriormente e ridotta a stalla, ora in disuso (fig. 1, B). Sopra una delle 
pareti, benché in parte sezionato per l'allargamento del sepolcro, è ancora visibile 
uno dei loculi che originariamente doveva avere la tomba disposti in piìi ordini. 

La licenza di poter scavare a Colle Rampo era stata data per un mese ; ma il 
sig. Gasparri, vista la infruttuosità delle indagini, e accolti di buon grado i miei con- 
sigli, rinunziò a continuare le ricerche archeologiche in quella località. Chiese allora 
ed ottenne di poter fare saggi in un altro terreno, di proprietà della stessa Basili, 
posto in vocabolo Palombara, a sud e poco lungi dalla romana Ocriculum. 

Le indagini furono intraprese lungo la via campestre che, muovendo daMa Fla- 
minia, e passando per Casa Nuova, raggiunge la chiesuola di s. Vittore, e precisamente 
a circa metà della strada tra questa e la casa predetta ('). 

Da un cavo aperto sul lato sud della strada menzionata, a m. 1,50 di profondità 
e a contatto del vergine, si misero in luce trentacinque rozze lucerne monolicni, alcune 
delle quali conservano tracce di verniciatura rossa; due fondi di vasi di vetro di 
colore giallognolo, ed una quantità considerevole di frammenti di vasellame assai rude, 
di colore nerastro, appartenenti a vasi ovoidali con orlo aperto, a coperchi muniti di 
presa centrale ed a tazzine. Si può con certezza affermare che quell'insieme fram- 
mentario, tutto di epoca romana, per la disposizione in cui si trovò e per il terriccio 
al quale era frammisto, fosse stato ivi scaricato come materiale di rifiuto. 

Dopo vari altri saggi, eseguiti lungo il margine della stessa via, riusciti com- 
pletamente negativi, se ne fece uno piti a sud, nel mezzo di un prato, ove si notò 
un leggero avvallamento del suolo (fig. 1, C). A m. 0,20 da questo si trovarono alcuni 
pezzi informi di tufo, collocati l'uno vicino all'altro ed a contrasto fra di loro. Ri- 
mossi i pezzi dal loro posto, si constatò che essi vi erano stati collocati a protezione 
di un pozzo perfettamente cilindrico, scavato nel tufo, del diametro di m. 1,05, mu- 
nito delle solite pedarole. Pino alla profondità di m. 1,40 il pozzo si trovò completa- 
mente vuoto. Il primo strato, d'uno spessore di circa IO cm., risultò costituito di 
grossi nuclei di silice opalina, alcuni dei quali mostravano i segni delle scheggio loro 
tolte dalla mano dell'uomo. 

Si estrassero inoltre dal pozzo vari frammenti di tegole, scheggioni di tufo, qualche 
pezzo informe di travertino ed alcuni parallelepipedi leggermente cuneiformi di pietra 
leucitica, squadrati e scorniciati su due delle loro facce, pertinenti ad antica costru- 
zione romana che, evidentemente, dovette subire l'azione del fuoco, a giudicare dalle 
tracce da questo lasciate sulla superficie dei parallelepipedi stessi. Fra la terra mel- 
mosa estratta dal pozzo si notò anche qualche pezzo di legno carbonizzato. Alla pro- 
fondità di circa 8 metri si rinvenne, rotto in più pezzi, un grande blocco di tufo, a 
pianta elitftca ed a sezione piatta inferiormente ed arcuata sopra, costituente origi- 

(M Queste nlteriorì ricerche firono in parte sorveffliate dal solerte soprastante agli seari 
sig. Natale Malavolta, addetto al Museo di Villa Giulia. » 



RBOIONE VI. 



— 281 — 



OTRICOLI 



nanamente la chiudenda del pozzo. A m. 12,50 dal piano di campagna si dorè 
sospendere lo spurgo del pozzo, a causa della presenza dell'acqua. Volli peraltro scen- 
dervi dentro, servendon\i dell'antiche pedarole ; e potei constatare che, fino alla pro- 
fondità di m. 8,85, il pozzo mantenevasi perfettamente cilindrico. Al disotto, ove 
allargasi a mo' di cupola, il pozzo non era più scavato nella roccia compatta, ma in 
un tufo assai più friabile, alcune falde del quale trovai franate. Anche altre parti 
della vòlta del pozzo minacciavano di cadere, ed avrebbero costituito un grave pe- 
ricolo per chi si fosse avventurato a proseguire il lavoro di spurgo. 

E così questi saggi nel fondo Palombara dovettero essere sospesi. Ciò avvenne 
nel giorno 18 di gennaio. 



ih 






•■i»,i»».*«ip ,*•*"' '••Hill 



I .'■■•"Aiiiul 




.|fff«T« 



FiG. 2. 



Durante la mia permanenza in Otricoli stimai conveniente eseguire una rapida 
ricognizione nel fondo Lupacchini dove, nel 1898, in seguito a ricerche regolari ivi 
praticate dall'antiquario sig. Gaetano Rofiì, erano stati messi in luce alcuni sepolcri (')• 

A nord-est, infatti, della casa denominata di s. Nicola (fig, 1), a poco più di 
due chilometri dall'odierna Otricoli, presso il limite di una balza tufacea prospettante 
il corso dell' Aja, rimane ancora visibile l'ingresso di una tomba a camera, che trovai 
però piena d'acqua fin quasi alla vòlta. 

L'ingresso, rivolto a levante, lungo m. 3,80, a pareti verticali e bene lavorate, 
è largo m. 0,70 al suo imbocco, che è proprio sul ciglio della balza, e m. 1,30 
presso la parete ove apresi la porta d'accesso alla camera. 

La porta è arcuata e rastremata in alto, con fascia rientrante, che ricorre quasi 
parallela allo spigolo della porta (fig. 2). La camera è coperta da vòlta e longitudi- 

(•) L'ispettore ing. R. Mengarelli che, precedentemente alla concessione della licenza di scavi 
ebbe allora dal Ministero l'incarico d'ispezionare quella regione, notò per primo l'esistenza in quel 
luogo di un sepolcreto pertinente all'oppido preromano. 



OTRICOLI 



— 282 — 



REGIONE TI. 



naimente a questa, in corrispondenza cioè dell'asse della porta e del mezzo della 
parete di fondo, ricorre un fascione rilevato, come una specie di trave, terminante ai 
dne estremi a semicerchio. 

Di un'altra camera sepolcrale si vedono i resti un poco piìi a sud della prece- 
dente. La vòlta e gran parte delle pareti di essa sono franate, e della tomba non 




Jm 



Fio. 3. 






"^Wp^ii- 




Fio. Sa. 



rimane ora scoperto che l'angolo interno a destra della porta ed un tratto del dromos, 
lungo m. 1,50, largo m. 1,09, rivolto anch'esso ad est (fig. 3). Il piano interno della 
camera trovasi ad un livello piil basso di quello del dromos, e vi si scende per 
mezzo di due gradini tagliati sulla soglia della porta che è larga m. 0,70. I due 
gradini e il tramite sono attraversati da un canaletto largo ra. 0,17 e profondo alcuni 
centimetri, con sensibile inclinazione verso la balza. La camera aveva lateralmente. 



REGIONE TI. — 283 — OTRICOLI 

una specie di zoccolo e, sopra questo, le banchine sopraelevate di m. 0,50 dal piano 
della tomba (fig. 3 a). 

Tracce di due altre camere, interamente franate, sono alquanto più ad ovest della 
precedente. 

A circa 200 m. più a nord di questo gruppetto di tombe, in fondo ad una leg- 
gera depressione del terreno, sotto un grande nucleo tufaceo isolato, emergente per 
alcuni metri dal suolo, mi fu mostrato uno stretto ed angusto spiraglio immittente 
ad una grande tomba a camera, in cui trovasi accumulata una grande quantità di 
sassi e di terra. La tomba, perfettamente tagliata nel tufo compatto, è a pianta ret- 
tangolare, larga m. 5, lunga m. 7,42, con banchine ricorrenti sulla parete di fondo, 
e sulle due laterali, larghe in media m. 1,52 ed elevate dal pavimento di circa 
m. 0,90. In basso un gradino, alto m. 0,28, largo m. 0,37-0,45, corre parallelo alle 
suddette banchine. Quasi a metà di ciascuna delle banchine laterali elevasi un pi- 
lastro unito alla parete e sporgente da questa per l'intiera larghezza della ban- 
china (fig. 4). 

I cadaveri pare che non venissero deposti direttamente sopra le banchine, ma 
fossero invece adagiati sopra un piano ligneo, collocato su apposite sporgenze lasciate 
sul piano stesso delle banchine. 

La copertura della camera, imitante il soffitto della casa, è a due pioventi, leg- 
germente inclinati verso le pareti lunghe, sostenuti nel loro punto d'unione da una 
grande trave (columen), larga m. 1,04 e spessa m. 0,20, ricavata dalla roccia 
stessa (fig. 4, sezione A B). 

II dromos della tomba, orientato a sud, è quasi completamente interrato; 
sembra però che dovesse convergere verso la porta, a giudicare dalla piccolissima 
porzione che di esso rimane ora visibile. Della porta, larga poco più di im metro, 
rimangono soltanto gli stipiti e l'accenno appena dell'imposta dell'architrave che pare . 
dovesse essere piano. Un poco a destra della porta, e alla stessa altezza del suo archi- 
trave, è praticato un foro passante dall'esterno all'interno della camera, forse a scopo 
di aereare la tomba. 

Estesa la ricognizione nel predio Cerqua Cupa (fig. 1), direttamente a nord di Lu- 
pacehini, fu scoperta una tomba, probabilmente esplorata in tempi recenti, che, come 
struttura diiferiva completamente dalle altre sopra descritte. A cagione del sotto- 
suolo quivi breccioso, la camera venne costruita con parallelepipedi di tufo per- 
fettamente squadrati e bene connessi l'uno coU'altro; e vi si accedeva per mezzo di 
una gradinata discendente, fatta anch'essa con lastroni di tufo. Essendo però la tomba 
quasi completamente ricolmata per la ghiaia e la terra franatevi dentro, non fu pos- 
sibile prenderne le dimensioni. 

Non è improbabile che altre tombe così costruite possano rinvenirsi nella stessa 
località; credo anzi che tutto un sepolcreto sia celato sotto quel poggio ghiaioso a 
destra della Flaminia. Non sembra quindi azzardata l'ipotesi che il materiale ado- 
perato per la costruzione di quel genere di sepolcri provenga, se non esclusivamente, 
almeno in parte dalle antiche cave di Colle Rampo, tornate in luce in seguito alle 
ricerche del Gasparri e delle quali è detto nella prima parte della presente relazione. 



OTRIOOLI 



284 — 



REGIONE VI. 



Oltre le cinque tombe ancora visibili nel fondo Lupacchini, da me descritte, 
altre, delle quali ogni traccia è ora scomparsa, tornarono in luce in seguito agli 
scavi fatti quivi eseguire dal sig. RoflB nell'anno 1898. 




— B 



5 m 



Fio. 4. 



Dal giornale dello scavo redatto accuratamente dal soprastante sig. Raffaele 
Fiuelli, cui venne affidata la sorveglianza di quelle ricerclie, ho potuto desumere che 
le tombe scoperte in quell'occasione furono dieci : nove a camera, con banchine lungo 
le pareti, ed una a pozzetto, trovata quasi a fior di terra, con materiale frammen- 
taiio etrusco-campano. ' 



RKOIONE VI. 



285 — 



OTRICOLI 



La maggior parte delle tombe a camere si trovò con la vOlta franata ; e tutti in- 
distintamente i sepolcri mostravano i segni di depredazione. Povero fu quindi il ma- 
teriale che vi si raccolse, e questo si trovò o confuso sulle banchine insieme ai resti 
degli scheletri, o spezzato e disperso fuori della porta, lungo il dronios. 

Gli oggetti consistevano principalmente in vasi fittili di bucchero, in vasetti 
corinzi, in cuspidi di lance, in spade e pugnali di ferro. Di oggetti in bronzo un lebete. 




Fie. 5. 



due peadaglietti, un manichette ed un pezzo di aes-rude. D'argento soltanto un anel- 
lino spiraliforme in frammenti. 

La parte di quel materiale ritenuta dal BofB meno importante fu da luì abbandonata 
nella casa della vedova Biondi, ove egli abitò; ed io, rintracciatala, reputai conveniente 
acquistarla per il Museo di Villa Giulia. Degli oggetti che la compongono, e che 
trovano il loro preciso riscontro nel giornale dello scavo redatto dal Finelli, credo utile 
riportare qui appresso l'elenco particolareggiato, tanto più che essi ci permettono di poter 

Notizie Scavi 1909 — Voi. VI. 37 



OTRICOLI 



— 286 — 



RBGIOME VI. 



stabilire che tutti i sepolcri a camera rimessi in luce in seguito alle ricerche archeo- 
logiche del 1898, nel fondo Lupacchini, risalgono all'età tra l'VUI ed il VII secolo 
avanti l'èra volgare: 

a) Karchesion d'impasto nero levigalo, con fondo a tronco di cono, e collo alto 
cilindrico concavo con due anse bifore, elevate sopra l'orlo, rastremate in alto ed ornate 
ciascuna superiormente con un disco sporgente (fig. 5). Alla base del collo ricorre una 
zona di linee verticali graffite, unite inferiormente per mezzo di archetti. Sopra questa 
zona una linea di punteggiature triangolari, compresa fra due solchi. Immediatamente 
sotto l'orlo due altri solchi racchiudenti una linea serpeggiante graffita. La parte 
media del collo è ornata con lunghi triangoli incavati, obliqui, curvi superiormente 
e compresi tra due fasce grafSte, parallele ai lati lunghi, eongiungentisi in alto e 




Fio. ha. 



formanti una specie di onda; la fascia a sinistra racchiude una linea punteggiata, 
quella a destra linee oblique graffite. I due dischi delle anse sono superiormente 
ornati con una rosetta graffita (fig. 5 a). È frammentato e mancante di una parte 
del collo e della metà inferiore di una delle anse. Altezza mass. mm. 285. 

b) Piccola olpe, d'impasto come il vaso precedente, con ansa elevata sopra 
l'orlo, mancante di una parte del collo. Sopra l'omero è decorata con due solcature. 
Altezza mass. mm. 116. 

e) Altra olpe, eguale alla precedente, priva però dell'ansa e mancante essa 
pure di una parte del collo. 

d) Grande piatto, di impasto come i precedenti, leggermente concavo, posato 
su listello sagomato, decorato sopra ambedue le facce con alcuni cerchi concentrici. 
Sulla parte piana dell'orlo ed esternamente sotto questo, dei gruppi di linee graffite. 
Presso l'orlo sono altresì praticati due piccoli fori circolari per il passaggio della 
funicella che dovette servire ad appenderlo. È in frammenti. Diam. mm. 210. 

e) Tazzina a calice, dello stesso impasto dei vasi precedenti, decorata ester- 
namente con due solchi; manca di alcune parti. Altezza mm. 57. ' 



REGIONE VI. 



287 — 



OTRICOLI 



f) Tazza a calice, di un impasto color marrone, decorata sul collo con una 
solcatura, e, sotto questa, con una serie di segni nella forma della nostra cifra nu- 
merale 2, coricati orizzontalmente, eseguiti a stecca. È frammentata e mancante del 
piede, presso il cui attacco rimangono alcune linee radiali graffite. Diam. mm. 150 
(fig. 6). 

/■') Piede campaniforme, lavorato a parte, pertinente probabilmente alla tazza 
su descritta, sotto il cui fondo doveva essere inserito (')• In basso, fra quattro leg- 
gere solcature, è decorato con una zona di triangoli graffiti, aventi il vertice rivolto allo 




Fio. 6. 6 a. 



ingiti, e con due linee serpeggianti, ugualmente graffite, poste verticalmente tra l'uno 
e l'altro triangolo. Manca di una parte dell'orlo inferiore. Altezza mm. 73 (fig. Qa). 

g, h) Due altri piedi, uguali al precedente, d'impasto scuro, mancanti essi 
pure di una parte del bordo inferiore. Altezza rispettiva mm. 70 e 75. 

i) Piede e parte del fondo di un'altra tazza a calice, d'impasto scuro levigato. 
Il piede è decorato superiormente con un cordone rilevato, sotto il quale, tra due gruppi 
di sottili linee graffite, ricorre una serie di doppi cerchietti concentrici, impressi a 
stampa. Diametro del piede mm. 130. 

k) Kylix di argilla figulina, verniciata internamente di colore rosso, meno 
una zona circolare nel fondo. All'esterno, dalle anse in giù, è dipinta ugualmente di 
rosso; nel collo è decorata con due fasce del medesimo colore. È frammentata e 
mancante di un'ansa e di parte del corpo. Diam. mm. 149. 

(') Una tazza a calice, di bucchero fine, con piede ugualmente innestato, proveni«nte da Fa- 
lerii dalla tomba XLIII del sepolcreto di Celle, trovasi esposta al Museo di Villa Giulia. 



OTRICOLI 



— 288 — 



REGIONE VI. 



l) Alabastron di terra biancastra a fondo piano (fig. 7). È decorato in bruno, con 
due zone di quadrupedi a lunghe code, correnti a destra, compresi tra fasce oriz- 
zontali di uguale colore (fig. la). Intorno all'orifizio del vaso sono dipinti alcuni tratti 
obliqui di color bruno. È stato ricomposto da varii frammenti, ed è assai corroso 
alla superficie. Altezza mm. 187. 

m) Fusaruola coniforme di terracotta 
scura, ornata con solcature verticali. Altezza 
mm. 16. 

n) Pochi frammenti di lamina di rame 
assai danneggiati dall'ossido, forse pertinenti 
ad un lebete. 

6) Gruppo di frammenti in ferro molto 
danneggiati, appartenenti ad una spada ed al 
relativo fodero, del quale vedonsi ancora 
pochi resti lignei aderenti ai frammenti 
stessi. 

p) Gruppo di frammenti in ferro per- 
tinenti a due pugnali. 

q) Cuspide di lancia in ferro con parte 
della cannula. È in frammenti. Lunghezza 
mm. 310. 

r) Frammenti di tre piccole cuspidi di 
lance in ferro. 

s) Gruppo di frammenti in ferro appar- 
tenenti a più cannule di lance. 

l) Frammenti di tre sauroteri in ferro. 
Colla suppellettile ora descritta, prove- 
niente dal sepolcreto del fondo Lupacchini. 





Fio. 7. 



Fig. la. 



furono acquistati per il Museo di Villa Giulia, sempre dalla stessa signora Biondi, 
alcuni frammenti architettonici e scultorii fittili, pertinenti ad un tempio ed alla 
rispettiva stipe di età romana, di cui non mi fu possibile conoscere 1' ubicazione. 
Essi sono: 1) piede destro umano, di assai brutta fattura: lungh. mm. 155; 2) mano 
sinistra di bambino, abbastanza bene modellata, priva però di tutte le dita ; 3) braccio 
destro virile ripiegato; 4) mezza testa votiva muliebre, frammentata nel collo, alt^ 



REGIONE VI. 



— 289 — 



OTRICOLI 



mm. 133; 5) frammento di lastra con palmette, volute e dischi a rilievo (fig. 8); 
6) pezzo di decorazione a traforo. 

Entro l'area della città romana, in un terreno di proprietà Marchetti, situato in 
vocabolo Civitelle (fig. 1, D), a causa di un franamento del suolo, tornò in luce un 
muro grezzo cementato, con un'apertura immittente ad un vano sotterraneo comple- 
tamente riempito di terra, mescolata ad un copioso materiale archeologico frammen- 
tario. 

Per impedire un possibile scavo clandestino, messomi in pieno accordo col pro- 
prietario, permisi lo spurgo di detto vano, che risultò coperto da volta a centro ribas- 
sato, lungo m. 5,42, largo m. 2.76, alto m. 4,30. Tanto le pareti interne della camera, 




Fio. 8. 

quanto la volta sono prive d'intonaco, e mostrano la loro struttura consistente esclusiva- 
mente in piccoli pezzi informi di tufo cementati con calce. 

Quasi nel mezzo della parete orientale apresi una porta arcuata, larga m. 0,75 ed 
alta circa 2 metri. Questa immetteva ad un secondo ambiente che, essendo anch'esso 
ricolmo di terra e di altro materiale archeologico frammentario, non reputai oppor- 
tuno fare esplorare ('). 

Fra la terra estratta dal vano, oltre a molte ossa di bue, di maiale e di pecora, 
si rinvennero numerosi frammenti di anfore grezze fittili, pezzi di lucerne, frammenti 
di conche e di coperchi di vasi, un rocchetto di terracotta, un grosso chicco di col- 
lana in cristallo di rocca, un pezzo d'orlo di un vaso di vetro decorato con un tral- 
cio d'edera in rilievo, parte dell'orlo e del corpo di un bombylios di vetro, ornato 
sul corpo con un bastoncello ondulato, una fibula in lamina di rame, ad arco con 
costola rilevata nel mezzo e spilla snodata a cerniera, tre cilindretti di osso inter- 

(') L'essere i due vani chiusi da volta e completamente ricolmati, mi fa ritenere che quel 
materiale di rifiuto debha esservi stato scaricato in costruzione, prima cioè che fossero coperti con 
volta quegli ambienti. Il lieve spessore delle pareti (circa m. 0,58), mi fa inoltre argomentare che 
l'edificio non potesse elevarsi che di poco e non essere perciò costituito che del solo piano terreno. 



OTRICOLI 



— 290 — 



REOIONE VI. 



namente cavi, muniti ciascuno di foro laterale passante all'interno, usati probabil- 
mente come cerniere di mobili, alcuni chiodi di ferro, e due medi bronzi, l'uno di 
Tiberio (Coh. 22), l'altro di Augusto battuto da Tiberio (Cohen*, Augusto, n. 228). 

Vi si raccolsero altresì due frammenti di foglia d'acanto pertinenti ad un capi- 
tello di travertino, alcuni pezzi di lastre marmoree scorniciate, ed uno scheggione di 
marmo largo m. 0,15, alto m. 0,14, sul quale rimane il seguente frammento epigrafico: 

lANi-r' 

E DìTig ^ 

Si ebbero inoltre parecchi frammenti di vasi aretini a vernice corallina, con bolli 
già editi {CI. L. XI, 6700, 200, 359*, 366, 459, 468, 712, 726 a; XV, 5361, 5449, 5542 c, 
5650 e, 5689, 5779. 

Insieme a questi bolli editi se ne ebbero sei nuovi, che sono riprodotti nell'an- 
nessa figura alla grandezza doppia dal vero: 




C- JZNTU 










e / 

Richiamata sopra di essi l'attenzione del cav. A. Pasqui, direttore dell'Ufficio 
per gli scavi di Roma assai versato nello studio dei fittili aretini, egli ne scrisse la 
nota seguente: 

« Si può dire, con certezza, che sono sei bolli inediti, poiché anche quello peren- 
niano di Bargathe(o), è una variante di quello del C.I.L. XI, 6700, 451 ft: 

a) Commu(ri)t{s) C. Senti. 

b) Sextus Vet{t)i ^ 
e) M. Perenni Bargat{he) 



REGIONE VI. 



291 — 



OTRICOLI 



d) Fron{to) Titi. Un tornitore. Frontone era noto nell'officina di L. Rasinio. 
(C.I.L. XI, 6700, 530' a. i). 

e) Sigla inesplicabile. 

/) Non si presta ad una certa lettura, percliè impresso soltanto in parte. Io 
non vi rilevo che : Pha . .ti . QuIH/. Azzarderei troppo se volessi completare : Pha . . . 
ti . . Quartio Figulus » . 

Dallo stesso fondo Civitelle, ove furono rimessi a luce i due monumenti scritti, 




Fio. 9. 



che dovevano sorgere nel Poro dell'antica Ocrieulum, e che vennero editi dal eh. 
prof. G. Gatti in queste Notizie (anno 1908, pag. 405), proviene un frammento 
di grossa lastra marmorea iscritta (m. 0,20 X 0,195), rinvenuto circa un anno fa nello 
scavare una buca per piantarvi un olmo da vite. Trovasi ora nella casa del proprie- 
tario del fondo sig. dott. Gioacchino Marchetti, alla cui cortesia debbo averne potuto 
eseguire il fac-simile che qui ne presento (fig. 9). II lastrone ha lo spessore di 
m. 0,07, ed è nella faccia posteriore spianato a gradina. 

E. Stefani. 



ACQDAPBNDBNTB 



— 292 — 



REGIONE VII. 



Regione VII (ETRURIA). 

XX. ACQUAPENDENTE — Cippo sepolcrale con iscruione latina, 
rinoenuto nel territorio del comune. 

NtìUa vigna della signora Anna Bucciglioni vedova Bigerna, in contrada Nun- 
ziatina, a circa un chilometro da Acquapendente, si rinvenne, parecchi anni fa, un 
cippo sepolcrale in lava basaltica, con iscrizione, che rimase finora inedito. 




I -!;>-'■ 



i m-O.dff I'' 



Questo cippo, a quanto si afferma, fino a qualche tempo addietro era intiero; 
ma ora è rotto in due grandi pezzi, e manca di alcune parti iscritte, come appa- 
risce dalla figura che qui se ne offre. 

La vigna, in cai fu fatto il trovamento, è sulla spianata colla quale termina, in 
alto, una collinetta tufacea. 

Insieme col cippo si trovano attualmente sei blocchi parallelepipedi e prisma- 
tici di pietra basaltica, forse appartenenti al monumento funebre di cui il cippo 
faceva parte. 

Il cippo è lavorato soltanto sulla faccia anteriore e sulle facce laterali, mentre 
è grezzo nella parte posteriore; il che dimostra clie esso venne parzialmente incas- 
sato sulla fronte del monumento. 

B. Mengarelli. 



RKGIONE I. SARDINIA, — 298 — OSTIA, CAGLIARI 



Regione I (LATIUM ET CAMPANIA) 

LATIUM. 

XXT. OSTIA — Scoperte tra la via dei Sepolcri e le Terme. 
In una delle stanze presso porta Romana fu rinvenuta una lastra marmorea 
(m. 0,18X0,215) con la seguente iscrizione: 

NVMFABVS (sic) 
TITVS AMIN 
NERICVS DO 
NVM FECIT 

Il nome Aminnericus è nuovo, se non erro, nell'onomastica latina; Aminnaracus 
ò il nome di un cane in C. I. L. VI, 29895. D. Taglieri. 



SARDINIA. 



XXII. CAGLIARI — Scavi nella necropoli punica di s. Avendrace. 

Dopo l'anno 1868, in cui un giovane e volonteroso dilettante, il signor Fran- 
cesco Elena ('), aveva eseguito uno scavo sul dorso della collina chiamata di Tuvixeddu, 
accosto al borgo di s. Aveadrace, presso Cagliari, la vasta necropoli punica carali- 
tana non era stata sottoposta ad indagini metodiche. Dopo le ricerche fatte eseguirà a 
Nora dall'ufficio degli Scavi dell'isola ed illustrate dal prof. 6. Patroni ('), volendo 
meglio stabilire i caratteri della necropoli di Cagliari, e trovare dei confronti con 
quella di Nora e soprattutto volendo indagare gli elementi cronologici che permettes- 
sero di determinare le linee fondamentali per lo studio del materiale punico carali- 
tano, era necessario che vi si facesse una esplorazione sistematica. 

La ricerca fu diretta ad un lembo della necropoli, situato nel versante occiden- 
tale della collina, nella sua estremità settentrionale più remota dal colle del Castello, 
prossima al punto ove il colle di Tuvixeddu degrada verso il piano. Qui, tra le bianche 
rupi dorate dal sole, si aprono numerosi i sepolcri ii età punica e romana, e tra i 
densi macchioni di cactus, di agave e di opunzie e gli agili pennacchi delle palme, 
è un suggestivo richiamo dell'oriente, a cui si ispirarono le tradizioni religiose ed 



(') Francesco Elena, Scavi nella necropoli occidentale di Cagliari. Cagliari, Timon. 1868. 
(*) Patroni, Nora colonia fenicia della Sardegna, in Monumenti antichi dei Lincei, 1904, 
voi. XIV. 

NoTiziB Scavi 1909 — Voi. VI. 38 



CASUARI — 294 — SARDINIA 

architettoniche, le costumanze, ì riti fanebri del popolo che su questa proda collinosa 
seppellì i suoi morti. 

Furono aperte varie trincee sul fianco del monte, in terreno di proprietà di certo 
Ibba Francesco, a breve distanza dalla palazzina delle scuole comunali, in un lembo 
coperto di terriccio. Le trincee, aperte per necessità pratica ad una certa distanza 
l'una dall'altra, rivelarono una fitta serie di tombe, di carattere e di tipo molto analogo 
tra di loro, strette a poca distanza l'una dall'altra, così da far supporre che questo 
lembo di cimitero appartenesse ad una determinata classe della popolazione, e fosse 
stato usato per un periodo di tempo non molto esteso, in modo da permettere una re- 
golare disposizione delle varie serie di tombe. 

Queste erano quasi tutte scavate nel tufo tenero miocenico, che forma il colle; 
pochissime erano rappresentate da seppellimenti superficiali in fosse cavate nella terra, 
con deposiìsione del cadavere nelle anfore. Erano anche rarissimi i casi di fosse sca- 
vate nella roccia. La grande maggioranza delle tombe era data dal tipico pozzetto a 
sezione rettangolare ed anche leggermente trapezoidale, a bocca rettangolare, in qualche 
caso circondato da un orlo di pochi centimetri di larghezza; nel fianco a monte del 
pozzetto, eccezionalmente anche nel fianco a valle, era aperta la porticina, che dava 
così ad occidente, la quale permetteva l'accesso al piccolo ipogeo o colletta sepolcrale. 

La profondità media del pozzo era da m. 2 a m. 2,50 ; molte tombe diedero un 
pozzo di tre e persino di quattro metri di profondità. La porticina, sormontata da archi- 
trave, e talora da rudimentali cornici, oda gole sporgenti e spesso anche dipinta di colore 
rosso, era chiusa in generale da lastra di pietra più dura, ovvero murata da blocchi 
di sassi e da argilla. La colletta generalmente era bastante per un solo deposito; 
in pochi casi era stata allargata per lasciare posto a due cadaveri ; ma in molte tombe, 
anche di strette dimensioni, erano state fatte parecchie deposizioni che si erano so- 
vrapposte. Invece alcune tombe più grandi, con due deposizioni, a duplice sede, erano 
state usate per i due originari cadaveri e non vennero più riaperte. 

Il rito dominante appare essere stato la inumazione; non mancarono per altro 
alcuni casi, per quanto isolati, di cremazioni. Queste erano generalmente di individui 
le cui ceneri raccolte in urne ossuario, erano deposte o nei pozzetti d'accesso al se- 
polcro propriamente detto, ovvero in semplici buche aperte nel fianco del pozzo ; era 
ad ogni modo una forma di deposizione secondaria, forse posteriore e propria di servi 
di poveri, esclusi per qualche ragione dalle sepolkire nell'ipogeo. In un solo caso 
le ceneri, raccolte in una piccola cassa di pietra, furono rinvenute dentro l'ipogeo 
in uno strato più alto di quello ove stavano i resti del cadavere inumato. 

La suppellettile data dai vari ipogei, abbastanza copiosa e varia, confermò i dati 
già forniti da altre necropoli sardo-puniche. La ceramica locale predominava, con un 
ampio corredo di anfore raammate, di brocchette, di oenochoe, di lucerne a piattello. 
Si patere e di balsamarl, in terracotta greggia, o con scarse decorazioni a colore 
scialbo, a linee e fasce e raramente a foglietto. 

Copiosa la ceramica campana di rozzo carattere, per lo più consistente in ciotole, 
in gttttarì e piatti ad incavo centrale, ritenuti come piatti da pesce e, secondo 
taluni, messi nelle tombe con qualche significazione simbolica, allusiva al culto di 



SARDINIA — 295 — CAGLIAKI 

divinità funeraria espressa sotto l'aspetto di un pesce ('). Per lo più abbondava la 
ceramica ordinaria campana, senza che vi facesse difetto qualche esemplare di ceramica 
pili pregiata, di fabbrica attica con decorazione a figure, tra cui una cotyle con rappresen- 
tazione di un sileno e di una baccante. 11 pregio maggiore è dato da un piccolo gruppo 
di statuette di una divinità sedente, di tipo ovvio a Cartagine, e da un gruppo di 
terrecotte figuiate, di tipo silenico, che accrescono il numero di quelle già fomite- 
dalia Sardegna. 

Scarsi gli avori ed i vetri, se si eccettuano le conterie e le perle in pasta 
vitrea, numerose in ogni tomba, e gli amuleti dei consueti tipi di Bes, di serpenti 
urei, -di divinità a testa di sparviero, di occhi d'Iside, ecc. Più pregiati gli scarabei, 
taluni in pasta, i più invece in diaspro ed in pietra dura, decorati con incisioni tolte 
dal consueto ciclo di divinità egizie o di simboli religiosi di quella origine. 

Gli ori erano rappresentati da poche perline, da qualche orecchino, e da una 
croce ansata isiaca. I bronzi da specchi e da rasoi del solito tipo a taglio trasversale, 
dato dalle tombe di Tharros e di Cartagine in numero molto abbondante. Pure in 
bronzo erano numerosi orecchini, e le poche monete di modulo piccolo, in gran parte 
irriconoscibili, date dalla necropoli. Qualcuna delle monete però, che si potè deci- 
frare, appartiene al ben noto tipo dei bronzi punici con la testa di Àstarte ed il 
cavallo corrente nel rovescio. Anche in questa necropoli cagliaritana si confermò l'os- 
servazione fatta dal Delattre per quella di Cartagine, della mancanza cioè di monete 
d'oro nelle tombe puniche. 

Anche il materiale epigrafico, trattandosi di modesti abitatori della città, è 
sommamente scarso: una tavoletta in arenaria con iscrizione evanida, recante il 
nome di un defunto, e nella tomba 91 due grandi anfore di terracotta con inscrizione 
dipinta in rosso. La prima indagine fattavi dal prof I. Gnidi, condurrebbe alla 
interpretazione (però da lui data ancora per incerta): « Aris cum uxore rf] Hawwat, 
domtnae suae 1 . Sarebbe una dedica alla divinità infernale Hawwat, ricordata in un 
altra inscrizione cartaginese scoperta nel 1899. 

Gli elementi raccolti dalla esplorazione di questo notevole gruppo di tombe (193 
in tutto) ci permisero perciò di formarci alcune idee sulla industria, sulla vita, sui 
riti della popolazione cartaginese di Caralis. Per quanto riguarda il rito funerario si 
ebbe in un solo caso la certezza che il cadavere, dopo la sua deposizione nella cella 
ipogeica, fu avvolto e coperto in una bara senza fondo, come quelle trovate nella necro- 
poli di s. Monica di Cartagine ('), e come si ebbe esempio nella necropoli caralitana e 
nella tomba di Sulcis esplorata, dalla Direzione degli Scavi, nel 1906 (^). A questa 
bara, serbata ai più ricchi, si sostituiva, nel caso di più modesti depositi, una stuoia di 
canne, rinforzata alle costole con argilla. Si videro le traccie di tali modesti letti fu- 



(') V. Macchioro, Ceramica tardo-fenicia nel Museo civico di Pavia, in Bull. Pavese di 
Storia patria, anno 1908, pag. 318). 

(•) Delattre, Les grands sarcophages anthropoìdes, pag. 13. 

(') Taramelli, Scavi e scoperte di antichità puniche e romane, nell'area dell'antica Sulcis, 
ili Notizie degli Scavi, 1908, fase. 4, pag. 155. 



CAOLIàRI — 296 — SARDINIA 

nebri in quasi tutte le cellette ipogeiche, tracce consistenti nei resti dell'orlo in argilla, 
che ancora conservavano le impronte del canniccio. 

Le tombe, tanto fitte che spesso erano separate soltanto da nu esile diaframma 
di tufo tenero, non erano indicate da stele figurate come le tombe di Nora e quelle di 
Sulcis. Sopra tante tombe non si ebbe che una piccola ara, a forma di piramide tronca, 
colla faccia superiore incavata dal foro di libazione. 

Alla profondità ed eleganza di lavorazione delle tombe non corrispondeva sempre 
la ricchezza e la varietà della suppellettile. Alcune tombe molto profonde, con pozzetti 
ben lavorati, portelli sormontati da architravi e da cornici, che furono scoperte assolu- 
tamente intatte, non diedero che uno o due vasi locali ; mentre tombe meno profonde 
e quasi superficiali, appartenenti a donne ed a bambini, restituirono suppellettile 
copiosa e scelta, segno questo clie davasi importanza al concetto di nascondere la 
tomba agli sguardi ed alla profanazione altrui, non meno che a quello di corredarla 
di materiali vari e di amuleti protettori. 

Per quanto riguarda gli elementi cronologici forniti dalla necropoli possiamo, in 
attesa di piìi diligente esame di tutto il materiale, asserire che, pure non mancando, 
massime nella ceramica, esempi di tipi arcaici, come le anfore mammate, le broc- 
chette a beccuccio voltato in alto, le oinochoe a bocca lobata, pure questi si hanno 
con materiale di provenienza campana del IV secolo e con terrecotte figurate di tipo 
siceliota, di quello stesso periodo. Così che quel lembo di necropoli corrisponderebbe 
al momento più florido della vita di Caralis punica, antecedentemente a qualsiasi 
intromissione di elementi romani. Le due o tre deposizioni romane, di urne cinerarie 
in tombe alla cappuccina, formate con embrici, rappresentano casi isolati, sporadici, 
avvenuti quando la necropoli punica era già stata abbandonata, e sono tutte superficiali. 

Dalla presente indagine rimarrebbe anche confermato il fatto che tutta la parte 
superiore della lunga dorsale collinosa di Tuvixeddu, dalla Piazza d'Armi sino al 
degradarsi del colle verso il piano, fosse, durante il periodo punico, crivellata da tombe, 
da pozzi sepolcrali e da ipogei, riservandosi le classi più ricche il tratto dove la roccia 
è più dura a lavorarsi, e le più povere i lembi dove affiora il tufo più tenero, sicché 
in tutto il periodo delia vita cartaginese tutta la collina, nel suo versante occidentale 
almeno, fu intieramente occupata dalla necropoli. 

Invece i colombari di età romana, le tombe a camera, i cubicoli si ebbero nella 
falda del colle ai piedi di esso, allineandosi poco lontano dalla via; però alcuni più ele- 
vati degli altri intersecarono con i loro tagli le modeste celle puniclie, le quali pro- 
babilmente fino da allora cominciarono ad essere violate e sacciieggiate. 

A. Taramei.u. 
Roma, 20 agosto 1909. 



REGIONE IX. — 297 — VENTIMIOLIA 



Anno i909 — Fascicolo 9. 



Regione IX (LIGURIA). 

I. VENTIMIGLIA — Nuove scoperte di antiohità in Santo Stefano. 

Riferendomi alla relazione riguardante i ritrovamenti fatti nella regione Santo 
Stefano, nella proprietà del generale Adolfo Boyer, ed edita in queste Notisie (anno 1901, 
pag. 291), sono lieto di confermare che in quella località fosse già un vicus o com- 
pitum denominato Aurelianum, essendo tuttora chiamata Orignana quella estesa zona 
olivata, nella quale fanno capo tre strade, una proveniente da Ventimiglia, un'altra 
che partiva da Tenda ed una terza dal soprastante Castel d'Appio. 

Essendo stato proseguito negli scorsi mesi in quel luogo lo scavo di larghe trincee, 
a fine di tracciarvi la via ferrata, che da Ventimiglia deve condurre a Breglio, giunti 
là dove si trovavano resti di edifici romani, vennero rimesse in luce numerose 
tombe (più di trenta), formate ai lati di piccoli materiali con calce, coperte di larghi 
tegoloiii, di cui taluni col bollo MARI, e conservanti intatti i cadaveri, orientati la più 
parte da occidente ad oriente. 11 terreno circostante era un misto confuso di cocci di 
anfore, di lucerne, di diete; scarsa si è ravvisata la suppellettile funebre, il che lascia 
supporre che le tombe fossero già state esplorate. Nell'estremità nord del vico riap- 
parvero due ustrini, indicati da terriccio nero, viscido e untuoso. 

Non v'ha dubbio che all'antica edicola pagana fosse stata quivi sostituita dai 
primitivi cristiani una chiesuola, costruita con puddinga squadrata a scalpello, della 
quale restano avanzi. Tale chiesuola fu dedicata a santo Stefano, e presso di essa 
pare che si continuasse a seppellire per lungo tempo ; del che farebbero fede oggetti 
non antichi quivi rinvenuti. 

Poche settimane dopo si rinveniva un'ancora di ferro arrugginita, lunga m. 1,10, 
con largo anello aderente al fuso, e con le due marre iirtatte, le quali insieme mi- 

NoTiziR Soavi 1909 — Voi. VI. 39 



tORlHO — 298 — REGIONE XI. 

surano m. 0,53. È sommamente probabile che tale àncora da qualcuno scampato dal 
naufragio fosse stata sospesa come voto in questa chiesetta di santo Stefano, la quale 
continuò a rimanere aperta al culto fino al secolo XVI, ed era designata come terza 
stazione nella processione delle Rogazioni minori. 

G. Rossi. 



Regione XI (TRANSPADANA). 

II. TORINO — Tombe di età romana scoperte in via Yillafranea. 

Facendosi le escayazioni per le fondamenta di una casa in via Villafranca, n. 101, 
borgata s. Paolo, di proprietà del sig. Plevna Enrico, vennero scoperte nel luglio 
del corrente anno due tombe di età romana. Per mezzo dell'ing. direttore dei la- 
vori ne venne dato bensì avviso all'Ufficio tecnico municipale, ma non all'autorità com- 
petente, né si sospesero i lavori, come si sarebbe dovuto fare; anzi si distrusse tutto 
e si portarono in casa del proprietario gli oggetti rinvenuti. 

Avvertito della scoperta dall'Officio regionale dei monumenti, e recatomi ad esa- 
minare gli oggetti, ecco quanto potei raccogliere dall'esame di essi, e da altre notizie 
avute. 

Si trattava innanzi tutto non di una tomba, ma bensì di due tombe, poste una 
vicina all'altra, quasi combacianti, tutte e due ad inumazione, e che apparvero alla 
profondità di circa m. 0,40 dal suolo attuale: l'una di pietra quadrata, l'altra in 
mattoni a capanna. 

La prima tomba, in pietra, misurava m. 1,20 dì altezza, m. 1,47 di lunghezza 
per 1,17 di larghezza ed era formata di sei lastroni di pietra lavorata, dei quali, quello 
del fondo e quello che serviva da coperchio, erano dello spessore di circa cm. 14. 
Gli altri quattro lastroni che formavano le pareti, per la cattiva qualità della pietra 
(forse di Cumiana) e per il peso cui avevano dovuto soggiacere, eransi sfaldati. Essi 
erano congiunti con arpioni di ferro impiombati. La tomba era per metà piena di terra ; 
nessuna traccia di ossa ; varii oggetti di suppellettile invece si trovarono. 

La seconda tomba, a capanna, era composta da venticinque mattoni della solita 
dimensione (cm. 44 X 30 X 7). Li ho esaminati attentamente ad uno ad uno, per ve- 
dere se recavano qualche bollo impresso; ma non ve ne rinvenni alcuno. 

I mattoni disposti cinque come pavimento, dieci per le due pareti, dieci per il 
tetto, formavano complessivamente una tomba della lunghezza di m. 1,50 circa per 
in. 0,44 di larghe/.za e m. 0,58 di altezza, presa dall'asse centrale della capanna. 
Per avere queste misure ho dovuto ricostruire in parte le tombe, perchè, esse ven- 
nero demolite prima che io fossi sul luogo. Anche questa seconda tomba era ripiena 
di terra. Non vi si rinvenne traccia alcuna né di ossa né di oggetti. Così almeno mi 
fa affermato. Forse le due estremità della tomba saranno state chiuse con due tegoloni; 
potei però solo trovarne la metà di uno. 

Ecco la descrizione degli oggetti che mi fu concesso di esaminare e che, secondo 
quanto mi asserì l'assistente ai lavori, appartenevano tutti alla prima tomba in pietra : 



REGIONE XI. — 299 — GERENZA GO 

a) anfora fittile colle proprie anse, alta m. 0,54, 

b) bottiglia di vetro, alta m. 0,29, conservata colle proprie anse, ed altra 
bottiglia simile ma in frammenti, 

e) due balsamarì di vetro, uno alto m. 0,20, l'altro alto m. 0,09, 

d) una coppa di vetro del diametro di m. 0,115, 

e) un bicchiere di vetro, 

/) lucerna fittile, in frammenti ricomponibili, con rilievo rappresentante una 
donna che sacrifica presso un candelabro, 

g) patera in bronzo, conservatissima, del diam. di m. 0,155, con manico lungo 
m. 0,11, che venne raschiato nel lato destro, 

k) quattro strigili di bronzo, ben conservate, lunghe ciascuna m. 0,23, tre 
delle quali con manico bucato per farvi passare la correggia a cui si appendevano, 
ed una con manico seui^a foro; una poi raschiata di recente. 

G. Frola. 



III. GERENZAGO — Ripostiglio di monete galliche. 

Nelle Notizie dello scorso mese di agosto (pag. 360) il eh. prof. G. Patroni, 
R. Sopraintendente dei Musei e degli Scavi di Lombardia, riferì intorno ad un ripo- 
stiglio di monete galliche scoperto in Gerenzago, e dato a me in esame. 

Tale ripostiglio fu rinveuuto dal sig. Teobaldo Benzeni, a levante di Gerenzago, 
presso la via per Inverno in provincia di Pavia, e per mezzo del eh. prof. Torquato 
Taramelli pervenne nelle mani del R. Sopraintendente prof. Patroni. 

Il tesoretto consta di 122 monete di argento, alcune indecifrabili per cattiva 
conservazione, ma la maggior parte riconoscibili e divise in due grandi serie: galli- 
che di imitazione delle dramme massaliote e consolari romane. 

Le galliche sono in numero di 54, delle quali 43 d'imitazione massaliota, con 
la leggenda DIKOI ('). Delle altre undici, cinque sono rimaste indecifrabili, ma sono 
certamente anch'esse imitazione delle massaliote, con la testa rozza di Diana a destra, 
sul diritto, e con un leone gradiente a destra, deformato, sul rovescio ; due hanno, 
sopra il leone, segni ad asticine oblique, ad imitazione di parole senza significato pa- 
lese; quattro hanno, sopra il leone, un'altra epigrafe, che in tre esemplari è mutila, 
e quindi poco comprensibile, ma nel quarto è intera e retrograda e si legge: iO>I^QI'1, 
cioè Virecoi, forma gallica come Ricoi, alterazione di Virecius, Viricius (-). 

La serie delle monete consolari romane abbraccia 34 tipi diiferenti su 68 monete, 
di cui 2 quinari e 66 denari. Di questi 58 furono identificati e 8 rimasero indecifrabili 
porcile ricoperti in tal modo di patina da non far ravvisare né figure, né leggende. 



f) Vedi Adrien Blanchet, Traile des monnaies gauloises, voi. I, pag. 115; cfr. pag. 136 e 
213. — Vedi Pompeo Castelfranco, in. Monete galliche della Transpadana, pag. 7 in Fascicolo 
omaggio per il Centenario del R. Medagliere Nazionale di Brera. Milano, Crespi, 1908. 

(') Vedi Adrien Blanchet, op. cit., I, pag. 144-45. — Cfr. Pompeo Castelfranco, op. cit., pag. 7. 



OERENZA60 



300 — 



REGIONE XI. 



Sono però tipi analoghi a quelli identificati per lo stile e per la tecnica; quindi 
non escono dal periodo di coniazione degli altri. Ecco il prospetto alfabetico per fa- 
miglie delle monete decifrate: 



Numero 
dei denari 




Numero 
dei denari 




i 


Acilia 


(Bab. I, p. 103, n. 4) 


2 


Marcia 


(Bab. II, 184-85, 8) 


1 


Aelia 


(Bab. I, 109-10, 3) 


1 


Minucia 


(Bab. II, 233, 15) 


1 


Afrania 


(Bab. I, 134-35, 1) 


2 


s 


(Bab. II, 226-27, 1) 


1 


Anteslia 


(Bab. I, 146, 9) 


1 


Papiria 


(Bab. II, 288, 6) 


1 


Aurelia 


(Bab. I, 242-43, 20) 


3 


Plutia 


(Bab. II, 329, 1) 


2 


Baebia 


(Bab. I, 253-54, 12) 


1 


Pompeia 


(Bab. II, 336, 1) 


1 


Caecilia 


(Bab. I, 272-73, 38) 


1 


Pomponia 


(Bab. II, 359-60, 7) 


2 


n 


(Bab. I, 265-tì6, 21) 


2 


Porcia 


(Bab. II, 367-68, 1) 


1 


Cassia 


(Bab. I, 324-25, 1) 


1 


n 


(Bab. II, 368-69, 3) 


1 


Cornelia 


(Bab. I, 386-87, 1) 


1 


Sempronia 


(Bab. II, 430-31, 2) 


2 


Cupiennia {Ba.]). I, 443-44, 1) 


5 


Terentia 


(Bab. li, 483, 10) 


2 


Fabia 


(Bab. I, 479-80, 1) 


2 


Trebania 


(Bab. Il, 500-01, 1) 


3 


Furia 


(Bab. 1, 524-25, 18) 


1 


Tullia 


(Bab. II, 502-503) 


1 


lulia 


(Bab. II, 2, 1) 


1 


Vargunteia (Bab. II, 524-25, 1) 


1 


Maenia 


(Bab. II, 164-65. 7) 









Si aggiungano inoltre: 

3 denari coi Dioscuri a cavallo, con simboli monetari (Bab. I, 47-48). 
2 quinari coi Dioscuri, tipo idem (Bab. I, 48, 21). 

4 bigati del tipo descritto in Bab. I, 40, 6, con marca monetale. 
6 vittoriati con simboli monetari; tipo Bab. I, 49, 24. 

Se badiamo all'ordine cronologico dei denari precitati, si ha il seguente prospetto 
degli ufiBciali monetari: 



214 a. C. C. Pluti{us) della Plulia. 
» » C. Terentitis Lucanus della Terentia. 
P. Aelius Paetus della Aelia. 
Sipurtus) Afranius della Afrania. 
P. Cornelius Sula della Cornelia. 
L. Sempronius Pitia della Sempronia. 
L. Cupiennius della Cupiennia. 
Q. Minucius Rufus della Minucia. 
M. Porcius Lacca della Porcia. 
C. Porcius Caio della Porcia. 
M. Baebius Q. f. Tampilus della Baebia. 
Q. Fabius Labeo della Fabia. 
M. Papirius Garbo della Papiria. 
L. Trebanius della Trebania. 



209 
200 

» 

174 
164 
149 



144 



139 



124 


1> 


i. 


119 


» 


i/. 


110 


« 


P. 


109 


H 


c. 


106 


Tt 


L. 


104 


» 


M. 


99 


fl 


Q. 


92 


» 


M. 


H 


» 


L. 



REGIONE XI. — 301 — GERENZAGO 

136 a. e. L. lulius Caesar della lulìa. 
135 » M. Tullius della Tullia. 
129 » M. Aburius Geminus della Aburia. 
Il n M. Acilius M. f. della Acilia. 
» » Q. Caecilius Melellus della Caecilia. 
» » ^e-y. Pompeius Fostulus della Pompeia. 
1 » Jlf. Vargunteius della Vargunleia. 

Antestius Gragulus della Antestia. 
M. Marcius M. f. della Marcia. 
P. Maenius Antiaticus della Maenia. 
Cassius Longinus della Cassia. 
Minucius Thermus della Minucia. 
Fourius L. f. Philus della Furia. 
Caecilius Metellus della Caecilia. 
Aurelius Scaurus della Aurelia. 
Pomponius Cn. f. della Pomponia. 

Non si può dire che il ripostiglio di Gerenzago rappresenti tipi nuovi nelle 
monete consolari romane, oppure tipi rari. Esso ci riconduce ad un periodo di tempo 
abbastanza lato, cioè dal 214 al 92 a. C. pei denari delle famiglie, ma forse ancora 
più su dal 245 a. C. per la presenza dei denari e dei quinari coi Dioscuri, dei bigati e 
dei vittoriati coi simboli e con le marche monetarie. In ogni modo non oltre al 94 a. C. 
si deve scendere per l'antichità del ripostiglio, cioè non oltre il I secolo a. C, quando 
cioè si usavano ancora e con una certa frequenza, come ci indica la proporzione, i de- 
nari del secolo precedente, e quando non era ancora spento interamente il ricordo degli 
usi, dei costumi delle monete dei popoli gallici sottomessi dai Romani, come ne fa 
fede la serie gallica, gruzzolo di dramme importanti per la loro quantità che rappre- 
senta poco meno della metà del ripostiglio e per l'interesse delle leggende. Si con- 
ferma intanto l'esistenza in quel di Pavia di monete con la leggenda DI KOI (da 
leggere Ricoi) e non DIKO A come vorrebbe il Blanchot (op. cit, pag. 136), o DI KO 
come ripete di solito il Castelfranco (op. cit., pag. 6-7). 

Si conferma poi per la leggenda e per il peso quanto il Castelfranco osservò 
precedentemente, che la leggenda è retrograda e che il peso è corrispondente a quello 
solitamente citato. 

Inoltre, mentre si era trovata nella collezione di Brera una dramma sola con 
la leggenda ..>I^QIA (questa volta retrograda come la famosa leggenda IQIXVQ), 
nel ripostiglio di Gerenzago se ne trovarono quattro, di cui tre con leggende mutile, 
ma la quarta, come si disse, con la leggenda ancor più completa di quella dell'esem- 
plare di Brera, e con la medesima terminazione gallica in O i . 

S. Ricci. 



ROMA 



302 — 



ROMA 



IV. ROMA. 
Nuove scoperte nella città e nel suburbio. 

Regione V. In via di Porta s. Lorenzo, eseguendosi lavori di sterro per le 
nuove fogne, che dalla stazione ferroviaria di Termini, traversano l'area dello scalo 
delle merci a piccola velocità, si sono scoperti tratti di muri antichi. Uno di essi, a 
reticolato di grossi cubetti di tufo piramidati, corre per una lunghezza di m. 2 pa- 
rallelo alla via di Porta s. Lorenzo. È distante da questa m. 26 ed è quasi di fronte 
al viale del Castro Pretorio. Un altro, di costruzione laterizia, quasi di fronte a via 
Marghera, lungo m. 6,00 e dello spessore di m. 0,60, dista dalla predetta via di 
Porta s. Lorenzo m. 10, in direzione quasi normale a questa. Entrambi i muri sono 
ad una profondità di circa un metro dal piano del piazzale. 

Per gli stessi lavori di sterro, fra il 2» e il 3° capannone della piccola velocità, 
a circa un metro dal piano attuale, si sono messi in parte a luce tre grandi ambienti, 
coperti a volta a botte di tutto sesto, i cui muri sono a pietrame di tufo e calce con 
rivestimento laterizio ed hanno le spessore di m. 2,70, mentre le volte sono in mat- 
toni dello spessore di m. 0,60 con rifianchi di pietrame, di tufo e calce. La parte 
superiore della volta era stata anteriormente tagliata. 

Poco lungi, sempre in occasione degli stessi lavori, è tornata a luce una grande 
lastra marmorea scorniciata, larga ra. 0,85 e alta m. 0,56, iscritta a belle lettere: 

D M 

M AR CI AE CL- F DORIDI 

VIX- ANN -XXVIIIIM- Villi -D-VI 

MARCIADORISMATER 

INFELICISSIMA 

FILIAE OPTIMAEETPIENTISSIMAE 

TERISQ 

SIBIETSVISPOSEORVM FECIT 



Alveo del Tevere. Negli sterri presso la spalla destra del nuovo Ponte Vittorio 

Emanuele fu raccolta una tazza aretina a ver- 
nice rossa un poco sbiadita, con due manichi 
orizzontali, sostenuti sotto da bastoncello care- 
nato e striato. La tazza posa su pieduccio a 
tornio. Il campo di essa è scompartito egual- 
mente tra le anse con due cicogne impostate 
sopra un gruppo di fogliami, guardinghe e pronte 
sulla preda. Le cicogne sono divise da una spiga 
fiore e volgono a sinistra (fig. 1). Ha un manico 
spezzato e manca di una parte del piede. Misura 

m. 0,095 di altezza e m. 0,090 di diametro all'orlo. 
Fig. 1. 




ROMA 



— 303 



ROMA 



Via Appia Nova. Nel terreno di proprietà del 3ig. Sante Ronchetti suU'Appia 
Nuova, facendosi dei cavi per le fondazioni di un villino a m. 5,50 dal piano di 
campagna si sono rinvenute le seguenti iscrizioni sepolcrali : 



1. Lastra marmorea (m. 0,38X0,37) : 

nADYTÀC 
KÀIHAIAC • 
K lAl N I N A 
TlAirAYKYTÀ 
T lAJTE K N lAl 
MNElACXA 
PI N 

nXovtag xaì 'Hliàg Kmnva 

XÓlQlV 

3. Parte sinistra di una lastra mar- 
morea (m. 0,30X0,17): 

MHTPr 
<|)lAu)l 
XPH 
A I Oè 
KAITI 

noe 

5. Lastra marmorea scorniciata : 



2. Id. (m. 0,33X0,29): 

CUU(t)POCYNH 
xeKNO IC (* 
rÀYKYTÀTOIC 

MN H M H C 
XAPJJieriOiU-eA— 

2w(pQo<Jvvri Ts'xvoig yXvxvta- 
Toig fivrifirjg za^tv èTtoitjffcc 



4. Altra lastra marmorea (m. 0,3 1 XO, 1 8) : 
knAMeiHMNH 



M H C X A P I N 



'Anav-d-trj /.ivrj/j.rjg xuQiv 



D MB 

POCTAVIOSECVNDO 
PHILOSOPHO EPICVREo 
T- OCTAVIVS- 
PATRVO- 

La menzione della scuola le cui dottrine seguiva il filosofo, leggesi alle volte 
nelle iscrizioni (ad es. G. I. L., VI, 7779; IX, 48; X, 2971 = Dessaa, Inscript. lat. 
selectae, 7779-7781). Per i caratteri la nostra lapide deve ascriversi alla seconda 
metà del secondo secolo o alla prima del terzo. 

6. Frammento di lastra marmorea (m. 0,22 X 0,22) : 



RENTI 

ANNOS 
MENSIB-IIII 



BENE ME 

vixi r 

XXXXVI 
DIES ' ni 



(sic) 



ROMA — 304 — ROMA 

Via Collatina. Nel fare i pozzi per la costruzione di un capauaone per le 
merci nella nuova stazione ferroviaria fuori Porta Maggiore è stata messa alla luce 
la antica pavimentazione a poligoni di selce della via Collatina (vedi Notisie, 1908, 
pagg. 234 e 265). Detta via segue in quel punto la direzione del vicolo Malabarba 
per un tratto di circa 20 metri. Conserva le crepidini alte m. 0,20; la larghezza 
della strada, senza le crepidini è di m. 2,60. Il piano di questa via è a m. 3 sotto 
il piano del vicolo Malabarba, e a m. 1 ,80 sotto il piano della nuova stazione fer- 
roviaria. I poligoni di selce posano sul terreno vergine. La strada e le crepidini sono 
in quel tratto molto bene conservati. 

Nello sterro presso la via del Verano si sono rinvenuti tre cassettoni di terra 
cotta con entro ossa umane, ricoperti di tegoli, ed un frammento di lastra scorniciata 
iscritta (m. 0,19 X 0,19) : 



CL kWD\ae 
CRAPTAEC 
sic IVGIBAENJe 

tic maerent4' 

VIXITANw 
L- DIEBv's.. 



2. È stato pure scoperto un cippo di travertino, alto m. 0,60 e largo m. 0,89, 
con la seguente iscrìzione : 

HILARIO ■ LIBR 

VIX-ANNOSXX 

ANTEROS- LIBR 

FECIT 



3. Un altro frammento di lastra marmorea, nel cui fastigio conservasi ancora 
parte di una figura virile, sdraiata, appoggiata sul gomito sinistro, assai rozzamente 
scolpita, e con le gambe avvolte da un manto (m. 0,22X0,23): 



N-TVRPILIO/ 
MARTI A L I 
?7.ay-im M-X 



Inoltre si rinvenne un mattone col bollo C. I. L., XV 199, e un' anfora fram- 
mentata. «- 



ROMA 



305 — 



ROMA 




Am:i!T.'.::::':. 



Con regolare licenza sono stati eseguiti scavi dai signori Luzi, in una loro vigna 
presso l'antica via Collatina, alla destra di chi s'allon- 
tana da Roma, poco lungi dal luogo dove fu rinvenuto 
il bel sarcofago pubblicato in queste Notizie (anno 1908, 
pag. 234 e segg.). 

Si sono scoperti tre ambienti ad uso di sepolcri, i 
quali si presentano in pianta come vedesi nella figura 2. 
Di questi tre sepolcri quelli segnati nella figura con le 
lettere B e C non poterono essere esplorati che in parte, 
perchè coperti dall' acqua. 

Il sepolcro A è un colombario, conservato soltanto 
nella parte inferiore, internamente largo m. 2,35 e lungo 
m. 3,80. Vi si accede da nord-ovest per un breve corri- 
doio ostruito in età posteriore, quando lo strato di inter- 
ramento era già cominciato, da un muro che forma una 
fossa rettangolare. L'ingresso, largo m. 1,03, ha la soglia 
di marmo, dalla quale comincia una scaletta di tre gra- 
dini rivestiti di lastre marmoree. Delle pareti rimane sol- 
tanto la parte in cui correva l'ordine inferiore di loculi, 
in ciascuno dei quali sono due olle. Il pavimento, quando 
avvenne la scoperta, era formato da tabelle di colomba- 
rio spezzate e collocate a rovescio. I muri hanno lo spes- 
sore di m. 0,60 e sono internamente in opera reticolata 
ed esternamente di mattoni arrotati. Gli angoli esterni 
del colombario .sono stendati. 

Nell'angolo sud-ovest di questo colombario era tuttavia al posto un cippo di traver- 
tino (segnato nella piantina col n. 3) alto m. 0,25 e largo m. 0,30, il q«ale reca l'epigrafe : 

1- OATEIVS 

EPAPHRA 
INFRP-XII 
maff.' ^F-XIIX 

Questo cippo apparteneva certamente al colombario ora descritto, il quale pos- 
siamo chiamare di C. Aleius Epaj)hra. La gente degli Atei è ben conosciuta. 

Neil' interno di questo colombario si sono rinvenuti ancora al posto due cine- 
rari di marmo ; uno, in forma di piccolo cippo recante nei fastigio, rozzamente scol- 
pita in rilievo, un'aquila con le ali spiegate : 
2. (m. 0,55 X 0,24 X 0,13) : 

D M 

FLABIAE 
SOLEMNIDI 

TI-FLABIVS urcewo 

CHRYSEROS 

CONIVGI 

SVAE-B-M-F 




FiG. 2. 



patera 



NoTiziB Scavi 1909 — VoL VI. 



40 



w 



ROMA — 306 — ROMA 

3. (m. 0,25X0,42X0,31)- L'altro porta scolpiti nel timpano tre strumenti di 
officina di fabbro-ferraio: l'incudine, il martello e le tenaglie. 

D • M • S 

♦ 



C • SATILLIVS 

C • F 

HYMNVS 

SIBI • ET 



SATILLIAE 

C F 

MELLVSAE 

CONJVGISVAE 



4. Inoltre si è rinvenuta una targhetta marmorea decorata da una cornice di 
doppie foglioline nella quale si legge: 

SERGIA 
ZOIS 

5. Altre lapidi iscritte, che con ogni probabilità appartenevano a questo stesso 
colombario, formavano il piantito dell'ambiente A. Esse sono: 

ATEIA • ARBVSCIA 

EPAPHRAES llllllllll 

MARMO RARI ATEIAE 

LIBERTA SELINIONIS 

Sopra la parola ATEIAE della terza linea era stata incisa altra breve parola, 
poi accuratamente abrasa. 

6. Altra targhetta marmorea scorniciata (m. 0,22 X 0,15): 

TICLAVDIVS 

AVGL 

E P O P E V S 

7. Altra targhetta marmorea decorata dì una cornice di foglioline stilizzate 
(m. 0,30X0,19): 

OCTaVIA 

C ■ L 
EVTERPE 

8. Tabella marmorea decorata di una cornice di piccole spirali ricorrenti tra due 
solchi rettilinei (m. 0,45 X 0,14): 



TI-CLAVDIVS 

TROPHIMVS 
VIXANN XXXX 



IVLIALAIS 

CONIVGCARIS 

ET • SIBI 



ROMA — 307 — ROMA 

9. Lunga lastra di marmo (m. 0,95 X 0,13): 

CATEIVSCL ATEIACL CATEIVS-CL C-ATEIVSCL 

NESSVS CALE STRATO ANTHVS 

10. Targa marmorea ansata (m. 0,32X0,21X0,03): 

C- ATEIVS- CHIVS 
VIX ■ ANXIIIMVII 

DIESVIII 
ATEIA • ROMANA 



11. Parte destra di lastra marmorea, la quale, sotto la iscrizione latina, portava 
incisi due distici greci : 



jnnrEPAZO(|)PAnoziZME 

\ZElKONAMHnPOAinH 
OMIOZOYNOMArAPMOI 
EYPEtOAlA(l)YZIZ 

.... X(7Tca yéqui b(fQ« nóffis (it | S elxóva (irj nqoXinrj | 

. . ófiiog ovvofia yàq /xoi \ tvQsto Sìa (pvGig 

Quivi inoltre si rinvennero due lucerne fittili, di cui ima col bollo C. I. L., XV, 
6593 e e un mattone col bollo C. I. Z., XV, 686. 

Poco lungi dal detto colombario, verso nord, venne in luce l'angolo sud-est di 
altro sepolcro, pur esso quasi interamente devastato (B nella fig. 2), del quale fu 
sospesa l'escavazione a causa delle sorgive pullulanti sul luogo. I muri di questo se- 
polcro sono per fattura e spessore identici all'altro. Due cippi di travertino (segnati 
coi numeri 1 e 2 nella fig. 2), che erano ancora al posto, quasi addossati alla parete 
nord-est, portano incisa ambedue l'identica iscrizione: 

12. (alt. m. 1,10, largh. m. 0,35): 13. (alt. m. 1,10, largh. m. 0,32): 

L • CINÒ^s l. cinClWS 

T • L • N A S TTA t. l. n ASTA 

INFROP-Xljt INFROF-XII 

IN AGROPXII L INAGRO-PXIIX 



Nella parte esplorata di questo sepolcro, evidentemente il colombario del liberto 
L. Cincius Nasia, furono rinvenute le lapidi seguenti: 




ROMA 



— 808 — 



ROMA 



14. Tabella marmorea ansata (m. 0,40X0,18): 

FELIX ■ V • A • 1 • ET • M • VII 
FECIT • GALERIA MOSCHIS 
MATER.FILIOSVO CARISSIM 
ETSIBI • ET ■ SVIS 

15. Altra tabella ansata, decorata in basso e in alto di piccoli solchi serpeg- 
gianti (m. 0,30X0,15): 

IVLIA-AGRIPPINAES 
AVGVSTAE • L ■ ZOSIME 
VIX- ANN • LXXXVII 

16. Altra tabella marmorea (m. 0,22X0,14): 

C-COELIOTREPTO 

FATRONVSL FECIT 

C-COELIVS-MEMOR 

VIX • ANN 

XVI 

17. Parte sin. di altra tabella marmorea (m. 0,10X0,12): 

LAELIVS 
SECVNI) 

18. Parte inferiore di lastra marmorea iscritta a caratteri poco buoni (m. 0,21X0,26): 

ALVMNOSVODVL 
CISSIMOETQVIETISS 
FIDELISSIMO BENE 
MERENTI -FECIT 



19. Quattro piccoli frammenti: 
m. 0,14X0,09: m. 0,12X0,08: 



J) Ci 

N FON 



I)VL 



m. 0,10X0,15: 




m. 0,09X0,09: 

/TlFEENNI 

\rOREO; 



A sud-ovest del colombario A lo scavo ha messo in luce la parte orientale di 
altro sepolcro (0 nella flg. 2), i cui muri in opera reticolata sono dello spessore di 
m. 0,45 X 0,85. Nell'angolo sud-est era costruito un piccolo basamento a mattoni, 
lungo m. 0,85, largo m. 0,86. ' 



ROMA 



— 309 — 



ROMA 



Nella terra rimossa per lo scavo si rinvennero inoltre piccoli e corrosi frammenti 
di sculture, parte di un angolo di sarcofago che doveva essere di grandi dimensioni; 
una lucerna col bollo C. I. L. XV, 6693 ; un vasetto sferoidale con il beccuccio a 
forma di cannello inserito a metà della pancia ; due vasetti di vetro ed altri vasetti 
e lucerne fittili di rozza fattura e finalmente un mattone col bollo C I. L. XV, 1000 e. 



* 



Via Salaria. L'area compresa tra le moderne vie Salaria e Pinciana ed il 
Corso d'Italia è ben nota agli archeologi per la grande quantità di iscrizioni sepol- 






t 



_( metri 



•V 



A^ 



a' 



Af 



Fio. 3. 



crali che vi si sono rinvenute in ogni tempo, provenienti da un vastissimo sepolcreto 
(cfr. G. I. L., VI, 3439, Nothie degli scavi, 1899, pag. 51, 78, 181 ; 1900, pag. 499, 
574, 634). Il marchese Alberici ha acquistato recentemente un tratto di terreno com- 
preso in quell'area, e precisamente quello confinante con la cavallerizza Angelini, 
con la proprietà del marchese Marignoli, con la chiesa di s. Teresa, e con il Corso 
d'Italia. Egli ha fatto ivi eseguire degli sterri per costruire un villino. Si sono così 
messi allo scoperto gli avanzi di tre colombari, costruiti parte in muri di opera re- 
ticolata e parte in muri laterizi, orientati come quelli scoperti precedentemente. Tali 
colombari hanno loculi semicircolari e quadrangolari per una sola olla e non presen- 
tano alcuna particolare caratteristica. Offro qui intanto (fig. 3) la loro pianta, nella 
speranza che di questo sepolcreto romano, che si è riconosciuto essere » il più denso 
che sia mai tornato in luce » venga finalmente pubblicato un esatto rilievo. 11 colom- 



ROMA 



— 810 



ROMA 



bario meglio conserrato è quello a nord-est; e all'angolo nord-est di esso, che corri- 
spondeva alla distanza di m. 23,90 dal fianco occidentale della chiesa di s. Teresa, 
fu rinvenuto ancora al proprio posto un cippo di travertino, alto m. 0,80 e largo 
m. 0,30, nel quale era incisa la seguente iscrizione: 

SOCIORVM 

IN • FR- P • XXIV 
1 N • AGR ■ P • XXIV 



Fra la terra e i muri rovinati si sono rinvenute le seguenti iscrizioni: 



1. Targhetta marmorea frammentata 
(m. 0,15X0,08): 

JtragadI 

CANTISTll 

3. Targhetta marmorea, mancante 
della parte sinistra (m. 0,14 X 0,11): 

/CALIDIVS 
T- L- 
/PLOCAMVS 
V 

5. Cippo di travertino (m. 0,66 X 
0,32): 

V 

CORweLIA- DL 

NIGELLA 
IN- FRO- P- XII 
IN- AGRPXIV 



2. Frammento di lastra marmorea 
(m. 0.20X0,12): 

flWTISTIVsA 
M • MAC E R\ 
k XXXVIII -ì 



4. Targhetta marmorea (m. 0,19 X 



0,12): 

CESTIACH^IS 

VIXAIVDIESX 
N Y MPHE MATER 
FECiT- ET • CESSVSPATER 

6. Frammento di lastra marmorea 
(m. 0,20X0,12): 

i-A^-r^A\ 

qu\<^\yi- ANNX 

-Tifili LlTAVlT-ArJ 

IVLIA • PROCLA/ 

B • M • F E C / 



7. Stele marmorea (m. 0,60 X 0,24): 

D • M 
IVLIAETYCHAE 

QVAEVANNIS-LVlE 

DIEIXFLAVIAARE 

THVSACOGNA 

TAESVAE • BENE 

MERENTIFECIT 

FILIVXORPIVL 

MEMIANl 



8. Targhetta marmorea (m. 0,18 X 
0,13): 



/■ 



L A RT I D I V S 
VRBANVS 
NOMENCLATOR 
TR1BMAC-Q_ 
IN FAMILIA 

Patron! •s\ 



^/ 



ROMA 



— 311 



ROMA 



9. Targa marmorea ansata (m. 0,24 X 
0,08): 

SEX • LARTIDIVS 

SEXL-DIONISIVS 

MQJIDONATVS-F 

11. Parte sinistra di lastra marmo- 
rea (m. 0,12 X 0,12) : 

libarI 
cl-hil\ 



10. Parte sin. di targhetta marmo- 
rea ansata (m. 0,14 X 0,14) : 

LARTID'a 



ENTOLIi 
VIX-, 
M 



x-annI 

•V- DJ 



12. Frammento di lastra marmorea 
(m. 0,11X0,10): 

\-LIVIA\ 
R I S • FAVI 
IXIT- ANNOI s 



13. Angolo superiore destro di lastra scorniciata (m. 0,16 X0,12): 



L- NON 

atImi 
vIxan / 



14. Lastra marmorea scorniciata (m. 0,49 X 0,21) : 



NOSTIAOL 

DAPHNE 

ORNATRIXDE 

VICOLONGO 



MNERIVS-M'/ 

QVADRATO/ 
AVRIFEX • dU 
VICOLONGO 



Il Vicus longus era una importante strada, nota ai topograti, la quale correrà 
lungo la valle tra il Quirinale e il Viminale (Jordan-Hulsen, III, pag. 417 e 428). 
L' indicazione della località, dove il defunto aveva esercitato il suo mestiere e aveva 
la sua officina, aggiunta al nome del mestiere stesso, è frequente nei titoli sepolcrali 
di Roma. 

Un'altra iscrizione sepolcrale (C. /. L., VI, 9736) proveniente da questo sepol- 
creto (antica vigna Pelucehi) dice: Nostia Daphnidis l(iberta) Cleopatra Ornatrix 
de Vico Longo. 

15. Cippo di travertino, frammentato in alto; la prima linea della iscrizione si 
supplisce con l'aiuto della iscrizione seguente, n. 16 (m. 0,90 X 0,37) : 

/. /k B r\M s l l 

^x^galata" 
orbiaolacvme 

M-NANEIVSML 

DONATVS 

IN-FR-P-XIMNAGPXII 



ROMA. 



— 312 — 



ROMA 



16. Altro cippo di travertino (m. 0,90 X 0,39) : 

L^RBIV§N/. l 

CALATA 

ORBIAO LACVME 

MNANEIVSML 

MENA 

INFR-P-XIMNAGP-XII 



17. Altro cippo di travertino fram- 
mentato in alto (m. 0,40X0,36): 



18. Cippo di travertino (m. 0,43X 
0,12): 



M AG 
FAMILDAT 
SEX • PEDVCAEI 
IN-FRONPXVI 
INAGRP XXIV 



CPLOTIVS 

CCLHERACLEO 

P-XIIIIPXII 



19. Cippo di tufo (m. 0,52 X 0,27): 



20. Lastra marmorea scorniciata 
(m. 0,28X0,27): 



SOCIORVM 


DISMANIBVS 


CVRATORES 


FECIT-IVLIAHELPIS 


CLiPLOTIVS 


LSEXTIOPHOEBO 


L- SALVIVS 


CONIVGI- SVO-BENE 


CALBIVSQ.L- 


MERENTIVIXITANXLV 


DIOGENES 


MEN-IIIIET-SIBIETSVIS 


C-S/a/rs:^STIVS 


POSTERISQVEEORVM 



0,56); 



21. Cippo di travertino (m. 1,00 X 



VP-SESTIVSPL 
EPITVNCHANVS] 
V-PSESTIVS-P-L 
PAIMPHILVS 
©TVTORIACL 
MRTHA 

INFR-PXII 

IN-AGPXII 



22. Frammento di lastra marmorea 
(m. 0,13X0,14): 



/LTA 



R I • D E\ 



\ 



AVXOR 
E • FECERVNT \ 



ROMA 



— 313 



ROMA 



23. Parte destra di targhetta an- 



sata: 






CIDIAE-NICE 
MENANDRI ET 
TERTVLLAEDELICIO 



VIXIT AN Vini 



24. Parte superiore di cippo di tra- 
vertino (m. 0,37 X 0,31), in cni leggesi 
soltanto : 

INFRPXIIX 

IN • AG P • XX 



25. Altro cippo di travertino fram- 
mentato (m. 0,53X0,37): 



SOCIORVM 

INFRP-XIMNGR 
PXII 



26. Piccolo cippo di marmo greco, 
la cui iscrizione è stata abrasa e quindi 
in parte illegibile: 

1 1 1 II I II II II I 

I II I Hill I II I 

l////l////AR\tA 
VIX • AN- LX 
///////// FRATRI 
PIISSIMO- ET B M 
FECITEMITLOCVM 
INFRPIIMN AGP III 



27. Frammento di lastra marmorea 
(m. 0,15X0,10): 

I M 

RATEGIDI 
aiVGIET ^ 
TIS • LIBF 

E R I S ''' 



28. Parte inferiore sinistra di lastra 
marmorea (ra, 0,20 X 0,15): 



DATAF 
DVLCIS 
MO ■ FÉ 



SI 

cit 



29. Frammento di lastra marmorea 
(m. 0,12X0,12): 

\oSPITA- LOC(|.> 
I MARI- EX 
VMDECRETO) 

/ 



30. Frammento della parte sin. di 
lastra di travertino (m. 0,32 X 0,21): 




E. Ghislanzoni. 



Notizie Scavi 1909 — Voi. VI. 



41 



RRGOIO CALABRIA 



— 314 — 



REGIONE III. 



Regione III (LUCANIA ET BRUT TU). 



V. REGGIO CALABRIA — Sepolcri ellenistici in conh'ada Borace. 

Costruendosi nel mj^gio ultimo scorso dal Genio militare un baraccamento in 
contrada Borace sulle collino, circa un km. a nordest di Reggio, vennero fuori nelle 
fondazioni alcune tombe, sulle quali fu subito richiamata la mia attenzione dal sin- 
daco della città. Inviai sul luogo il disegnatore sig. K. Carta, che era distaccato 
agli scavi di Locri, ed in pari tempo ottenni dalla cortesia del maggior generale 




Tommasoni, comandante il presidio, fotografie e disegni delle tombe rinvenute, abil- 
mente eseguiti dal sig. E. Frandoni, capitano del 2° reggimento Alpini. A tutti 
questi signori esprimo qui pubblicamente la riconoscenza mia e degli studiosi. 

I sepolcri vennero in luce aprendosi un grande cavo della profondità di circa 
4 m. ; essi erano in numero di otto, ed appartenevano a due tipi. I primi cinque, 
già distrutti all'arrivo del Carta, erano dei sarcofagi di robusti tegoloni quadri, co- 
perti da un doppio ordine di tegoloni a piovente, come dallo schizzo a fig. 1, deli- 
neato dal Carta sulle indicazioni assunte. Gli altri tre invece erano delle camerette 
rettangolari, con volta a botte precisa, di ottima e solidissima costruzione, in mattoni 
quadri (lato cm. 35 a 38 per em. 9 di spessore). Alle figg. 2 a 5 si vedono le imagini 
fotografiche, le planimetrie e le alzate dei sepolcri, eseguite dal sig. capitano Fran- 
doni ; e la bontà dei disegni non che la ricchezza dei dettagli, ci risparmiano una 
lunga descrizione. Basti aggiungere che il suolo delle cellette era di terra compressa, 
e che qualcuno dei mattonacci portava la marca: 



MEMNoNoX 



RGQIONE III. 



315 — 



REGGIO CALABRIA 



Questa marca era già nota (Kaibel, n. 2400, 9) specialmente per le tegole se- 




j^^ioi^'-fs.?^;-*^ .^*-v -■-vJ'^^^^' $; 







PlG. 2. 



polcrali delle antiche tombe di Beggio, snlla collina del Salvatore {Notizie, 1883, 



REGGIO CALABRIA 



316 — 



REGIONE III. 



pag. 354). L'officina laterizia di Memnone era certamente reggina, perchè la cerchia 
di diffusione dei suoi prodotti non varca lo Stretto, né esce dal territorio urbano. 

Assai più scarse sono le informazioni sul contenuto dei sepolcri, essendosi nei 
primi giorni scavate tumultuariamente le tombe. Pare che ognuna di queste contenesse 
un solo cadavere, il che dà l'idea di gente piuttosto distinta. 11 materiale vascolai'e 
è povero e di tarda età. Vi sono i caratteristici balsamarì a fuso, grezzi, delle sco- 
dellette ansate grezze, le solite scodelline semiovolari nere, con coperchio, per bel- 
letto, uno skyphos nero tardo, ad anse verticali, dei vasetti neri costolati ed a bec- 




PlG. 3. 



cuccio, due minuscoli genietti fittili, gli avanzi di una barchetta e quattro capitellini 
corinzii, alti intorno a cm. 11, del migliore dei quali si dà la riproduzione a fig. 6. 
Essi furono raccolti nella grande tomba n. 1, disposti a rettangolo attorno gli avanzi 
dello scheletro, come se decorassero una cassa o feretro ; questo fa supporre che essi 
effettivamente facessero parte di una cassa lignea con colonnette agli angoli, consunta. 
Ed in tal caso anche a Reggio vedremo svolto lo stesso concetto dei grandi sarcofagi 
architettonici di Gela, cioè l'estrema dimora del defunto decorata di forme architet- 
toniche analoghe a quelle della casa dei viventi, od alle edicole di culto, quasi il 
morto fosse, almeno nel concetto e nel sentimento della sua famiglia e dei superstiti, 
un eroizzato (Orsi, Gela, pag. 520 e segg). 

Di codesti capitellini il Museo di Seggio possedeva già una bella serie, prove- 
nienti tutti dalle necropoli urbane. Si può anzi dire che essi siano una specialità 
locale, essendo apparsi dentro sepolcri delle contrade Modena (Nolisie, 1888, pag. 752), 
Piano di Modena (ib., 1907, pagg. 708-709), e Condora (ib., 1888, pag. 753), 
laddove non rammento alcunché di simile da altre necropoli siceliotc od italiot*. 



REGIONE III. 



317 



REGGIO CALABRIA 



Dall'esame dello scarso contenuto io attribuisco i sepolcri di Borace ai se- 



,.--^^',nCr> 






•iic< 


^ ^ 


^■- 


( 




/ V 


./ 




i 




1 










i 


, 1 








\ 


^ 








1 


'1 










< 




— 1 ' 1 ' 1— 




i 


e 


UjL, J^--'-^-^ ■ ^^-^-.--iJV. .M' 




K 



._i- i. 




-Y 



FiG. 4. 



coli IV-III, più probabilmente anzi al HI av. Cr., ed è eerto che, continuando in quel 



RBOGIO CALABRIA 



— 318 — 



RBOIONB 111. 



sito le indagini, si porrebbe a nudo la continuazione del sepolcreto. Così metterebbe 
conto di proseguire la esplorazione metodica della necropoli in piazza d'Armi. Perocché, 




FiG. 5. 



malgrado i buoni contributi recati alla conoscenza delle necropoli reggine da mon- 
signor Di Lorenzo e dallo Spinazzola, noi fin qui non abbiamo che dati frammentari 




Fio. 6. 



SU piccoli gruppi dalla fine del sec. V in poi. Ci manca invece completamente la 
necropoli arcaica e quella del V secolo, che pur recherebbero tanto lume sulla civiltà 
dell'insigne città. K, se non fosso altro, la scoperta di queste necropoli costituirebbe 
da sola uno degli attraenti capitoli del programma della futura Sopraintendenza ar- 
cheologica di Keggio. 



RBOIONB III. 



— 319 — 



LOKROI EPIZEPHYRIOI 



VI. LOKROI EPIZEPHYRIOI — Quarta campagna di scavi {1909). 

11 grande disastro calabro-siculo. che per parecchi mesi ha paralizzata ogni atti- 
vità, non poteva non infinire anche sulla campagna degli scavi calabresi, iniziata 
solo alla fine di aprile e durata tutto giugno. A parte un periodo di ricognizioni a 
Catanzaro, a Cotrone e sulla costa orientale (Oioja-Tauro e Rosarno), il lavoro effettivo 




FlG. 1. 



di zappa venne anche in quest'anno concentrato a Locri, per ultimare e sistemare 
alcuni scavi già aperti e per iniziarne di nuovi. 

a) Necropoli sicula di Canale. — Nelle ricognizioni della primavera 1908 
io aveva segnalata l'esistenza di gruppi di sepolcri a camerette scavate nella roccia, 
ed in tutto analoghi a quelli siculi di Sicilia, nelle contrade Patariti, lanchina e 
Canale, a ponente (nord-ovest) di Locri. In quest'anno decisi di attaccare il gruppo 
più numeroso e promettente, quello del vallone Canale, dove esplorai 27 sepolcri 
quasi tutti intatti, e contenenti ricchi corredi vascolari. 

Le camere aperte nell'arenaria tenera sono rettangolari o trapezio (media m. 2,15 
X 2,30 X 1,20 X 1,90 alt.) con porta sbarrata da lastrone di pietra selvaggia o da 
maceria, e preceduto sempre da un grandioso atrio o padiglione (veggasene un bello 
esempio a fig. 1). La cella ha banchine che corrono lungo due, tre ed anche quattro 



LOKROI-iEPIZKPHYRIOI 



— 320 — 



R KG IONE III. 



lati, contiene cadaveri distosi o lievemente piegati, in numero di 2 a 9. Il corredo 
consta soprattutto di vasellame, da 20 a 60 pezzi per ogni cameretta, vasellame 
che in parto ripete tipi della Sicilia preellenica, ed in parte quelli della Cnma ita- 
lica, della valle del Sarno e di Torre Mordillo, con decisa prevalenza di due forme, 
l'anfora pseudoVillanova o gli scodelloni ad una o piìi anso. Ma accanto a questo 
ricchissimo vasellame indigeno, ho anche raccolto vari campioni di ceramiche impor- 




Fio. 2. 



tate, geometriche ed anche zoomorfe, del periodo dei commerci precoloniali, che pro- 
cedono e preparano la fondazione di Locri ; però, giova notarlo, non un solo coccio 
protocorinzio. 

Tra gli oggetti metallici ricordo anzitutto le lancie, tutte in ferro, meno una in 
bronzo; ma parecchie altre in bronzo erano state prima rinvenute in gruppi circostanti. 
Le fibule non mancano in ogni sepolcro e sono tutte in bronzo, all'infuori di un solo 
esemplare in ferro, ad arco, con rivestimenti di osso, legno ed ambra ; i tipi rappre- 
sentati non sono tra gli arcaicissimi, una sola ad arco depresso, e per lo più sono a 
navicella grande, serpeggianti ad occhio (taluna di codeste colossale), ed a quattro dischi 
spirali. Due grandissimi dischi spirali in bronzo (diam. cm. 12) furono raccolti sopra' 
un cranio, ed altri minori altrove. Gli anelli ornamentali e digitali sono per lo pi|t 
grossi ; di bronzo altresì perlette discoidali ed a bottino, bottoncini e cappelletto eo- 
nicho, frammenti di catenelle, dei torques, armille bracchiali e due patere a calotta' 



REGIONE IH. — 321 — I.OKROl EPIZEPHYRIOI 

di importazione. Di vetro e pastiglia rarissime perle ed uno scarabeo con pseudo- 
greroglifici. 

Quasi tutto codesto materiale metallico si ha nel 111 periodo siculo (M. Pinoc- 
chito, Pantalica III, ecc.), e qualche tipo di fibula, però in forma più raffinata e gentile, 
anche nelle più arcaiche tombe di Siracusa e di Megara Hyblaea. Cronologicamente la 
necropoli abbraccia il IX e l'VlII secolo, ed è dubbio se si estenda ai primi del 
VII secolo. Essa precedo di parecchio la fondazione di Locri, e forse durò, ed in ogni 
caso per pochi anni, anche dopo di essa. Che popolazioni siculo vivessero nella Cala- 
bria attuale lo attesta Tucidide (VI, 2, 4), ed è buona fonte. Ad esso si aggiunge 
Polibio, che per essere stato esatto conoscitore delle antiche tradizioni locresi, ci ha 
tramandato (XII, 5, 6) particolari notizie sopra un trattato di reciprocità intervenuto 
tra i fondatori di Locri ed i Siculi abitanti su quelle colline, trattato a cui vennero 
meno i Greci. Il chiudersi della necropoli che io ho scoperta alle porte di Locri, coin- 
cide cronologicamente coU'impianto della città greca; ed io credo che essa sia una 
esatta conferma al racconto di Polibio, messo in dubbio anche nella parte sostanziale 
dallo scetticismo di taluni critici. 

b) Santuario di Persefone. — Che il grande santuario nel vallone fra i colli 
Abbadessa e Mannella, da cui proviene la ricca serie di terrecotte ora al Museo di 
Taranto, fosse il celebrato santuario di Persefone, credo di avere a sufficienza dimo- 
strato in due miei recenti scritti ('), nel primo dei quali ho anche riferito dei vasti 
scavi colà eseguiti nella primavera del 1908. La campagna di quest'anno fu diretta 
a risolvere gli ultimi dubbi che ancora rimanevano intorno al santuario famoso, il 
quale era un téfieiog senza edifìcio templare. 

Fu ultimato lo sgombero ed il denudamento di quanto ancora rimane della edi- 
cola cella del tesoro, col suo pozzetto centrale di costruzione perfetta e robustissima. 
Questa edicola tesauriaria o vero drjtravQÓg, era di tanto appoggiata al piede della 
Mannella, che si sentì il bisogno di costruirvi alle spalle un solido muro di sostegno, 
una parte del quale è ancora superstite. Alla fig. 2 vedesi l'insieme del monumento, 
quale esso appare a sgombero finito, e col suo pozzo centrale quadrato. 

Nella frana secolare lentamente ealata dal colle, e che in parte aveva coperto il 
rudere, e ad una altezza di circa 4 m. al di sopra di esso, gli scavi di quest'anno 
ci restituirono un terzo circa di un labrum o bacino marmoreo, del diametro calcolato 
di cm. 86 (corda del frammento cm. 67 '/j), di cui altri frammenti si erano ricupe- 
rati nella precedente campagna. L'iscrizione che corre lungo Torlo, comecché mutila 
del nome del dedicante (fig. 3), 



a TifiaQs'og àvs'Orjxs tài ^eSn 



si aggiunge alla scarsa serie di quelle (in tutto sei) in precedenza ed in varie epoche 
scoperte nel santuario, togliendo ogni dubbio sul nome della dea cui esso era sacro. 

(') Resoconto sulla terza campagna di tcavi locresi, in Bollettino d'arte del Ministero della 
P. /., 1909; Appunti di protostoria e storia locrese, nel volume in onoro di Giulio Beloch. Am- 
bedae in corso di stampa. 

Notizie Scavi 1909 - Voi. VI. 42 



LOKROI BPIZEPHYRIOI 



— 322 — 



RBOIONB III. 



Oltre i lavori di sgombero e di isolameuto definitivo del Thesaiuon, compreso 
lo spostamento di una piccola strada, si proseguì la esplorazione della grandiosa fossa 
di scarico, interposta, lungo il vallone, fra il muro-argine ed il muro-briglia. Però 
la raccolta di terrecotte plastiche, di frammenti di pinakes, o di minuti oggetti 
metallici, fu in quest'anno assai meno copiosa che non nella campagna del 1908, né 
uscirono tipi i quali non fossero per quella noti. Rimane ora a sgomberare un ultimo 




FiG. 3. 



tratto della grandiosa fossa, dopo di clie, il sacro lemenos di Persefone si deve rite- 
nere esaurito. 

e) Scoperta di un piccolo santuario di Athena. — Sulla diramazione orientale 
della Mannella, dove essa si stonde in una pianeggiante terrazza, cinta dal muro 
urbano, che sovrasta la rientranza del vallone Polisa, mi venne fatto di scoprire le 
tracce di un altro piccolo santuario dedicato ad Atena. Di guisa che nella ricostru- 
zione del panorama monumentale di Locri, noi dovremo concepire questo sacro colle 
della Mannella, forte per natnra e per muri poderosi, così come una acropoli, forse 
collegata alla Badessa, posta sotto il patrocinio delle due principali divinità poliadi, 
affermate anche dalle monete, Persefone ed Atena. 

Il santuario di Atena era però assai più modesto dell'altro, e, causa il dilava- 
mento secolare del colle, arido e disalberato, non che per la caccia feroce data dai 
villani alle pietre, era ridotto anche ai minimi termini. Esso aveva il suo temenos, eoa- 



REGIONE III. — 323 — LOKROl EPIZEPHYRIOI 

fmante colle mura di oriente, lungo le quali si trovò un discreto numero di piccole 
terrecotte, rappresentanti Atena coU'elmo e l'egida, tutte di arte sviluppata. Negli 
ultimi giorni, e dopo una serie di tasti, credo di aver anche trovato nel centro della 
terrazza le fondazioni del tempietto, una cella forse in antis, ma senza peristilio, il 
cui sgombero definitivo ho riservato alla prossima campagna. In ogni modo, se i ri- 
sultati non sono stati in questo punto grandiosi, né è presumibile lo sieno in avve- 
nire, noi abbiamo acquisito alla topografia locrese un nuovo santuario, ed una ri- 
stretta serie di terrecotte coi simboli specifici di Atena, terrecotte tanto più rare, in 
quanto la stessa acropoli di Atene ce ne è stata singolarmente avara (Winter, Typen, 
I, pag. 44 e segg.). 

d) Necropoli arcaica ed ellenistica. — Sulla ubicazione delle necropoli lo- 
cresi siamo informati solo per dati indiziali, derivanti dai lavori agricoli e da qualche 
casuale scoperta. E per la controversia cronologica dell'origine di Locri sarebbe di 
grande giovamento la piena conoscenza della necropoli arcaica e della ceramica che 
essa racchiudeva. Gli è perciò che in questo anno io presi in esame un gruppo di 
sepolcri, che si avvertivano a piccola profondità nel declive alluvionale della col- 
lina che scende da Moschetta, e precisamente nella contrada denominata Monaci, 
sotto Moschetta, e ne esplorai 34. La maniera di costruzione di queste tombe, come 
l'epoca loro, è svariata, perocché abbiamo qui una necropoli del VII secolo, nella cui 
area si è poi installata un'altra necropoli ellenistica. 

Le tombe più arcaiche sono a dolio, per fanciulli e bambini, od a cassetta di 
rozze lastre per adulti ; ed è da notare che i dolii e le anfore globari sono identiche 
ai tipi di Gela e di Megara Hyblaea, persino nella struttura dei manichi. La ceramica 
raccolta in piccola quantità è protocorinzia, e viene rappresentata dalle lekythoi co- 
niclie a collo esile, e dalle piccole lekythoi cuoriformi geometrico-zoomorfe. Mancando 
gli esemplari globulari più arcaici del tipo del Fusco, come il corinzio sviluppato col- 
l'aryballos ed il e. d. bombylios, credo esatta la mia datazione col sec. VII. Ma il 
numero delle tombe esplorate è ancora troppo esiguo, per emettere un giudizio 
definitivo. 

Le tombe del secolo IV e le ellenistiche sono in numero prevalente; constano di 
fosse in nuda terra, o di tegole a cappuccina, o di cassette a costruzione mista di 
mattonacci e pietra, od in fine di casse a rozzi lastroni; il loro contenuto è povero, 
nò hanno dato sin qui vasi dipinti. Sicché il problema delle necropoli locresi, al 
quale si connettono tanti quesiti di cronologia e di arte industriale, resta sempre 
affidato alle campagne avvenire. 

e) Scarico di terrecotte architettoniche. — Ricordavo d'aver segnalato, or sono 
18 anni, uno scarico di terrecotte architettoniche dipinte, lungo il grande muro ur- 
bano settentrionale che attraversando la piccola piana di Marazà, lega il piede delle 
colline col mare. Allora mi era stata vietata qualsiasi esplorazione in quel luogo, 
ma adesso, eliminati gli ostacoli, mi fu dato di esaurire anche questo punto del pro- 
gramma locrese. 

Siccome queste terrecotte, totalmente ridotte in piccoli frammenti, si trovano di- 
stribuite non a mucchi, ma a strati lungo la linea interna del muro urbano, dove cer- 



LOKROI EPIZEPHYRIOI 



324 — 



REGIONE III. 



tatnente correva una strada, pare che abbiano servito ad imbrecciare questa via, che 
correva su terreno mobile e sabbioso. E siccome qui siamo in vicinanza del gran 
tempio, da cui lo scarico dista appena 400 m., è verosimile che tutto questo mate- 
riale provenga dalle demolizioni del tempio arcaico in legno. A corroborare tale ipo- 
tesi giova rammentare, che nei vastissimi scavi, eseguiti negli anni 1889 e 1890 in 

ogni senso, dentro ed attorno al tempio, 



IT E I p e o I 
ìe kat vf 

if^iAIN ETOSI 

/v» j<omaxov| 



si rinvennero due soli frammenti di terre- 
cotte architettoniche, mentre d'ordinario 
essi si raccolgono a centinaia nell'area 
circostante ai templi arcaici o distrutti 
trasformati. Tale assenza sembra denoti 
che tutte le piastre fittili di rivestimento 
del tempio in legno non furono, come 
d'ordinario, abbandonate sul posto, ma 
vennero raccolte ed altrove esportate; 
donde la probabilità che almeno una 
parte di esse, le più frammentate, sieno 
state adibite ad imbrecciare la via di 
circonvallazione interna. 

Come arte questi frammenti, che 
facevano parte della sima, del geison e 
delle cassette, presentano le stesse for- 
me, gli stessi motivi ornamentali delle 
siceliote di Selinunte, Gela e Siracusa; 
solo parmi che il modulo dei pezzi sia 
più modesto, e più stentato il disegno. 
Tra esse ho anche segnalato qualche trac- 
cia di figure plastiche; un orecchio; e 
poi l'artiglio e la coscia, forse anche il 
petto, di un grande rapace, eseguiti con 
molto naturalismo. Questo modesto nucleo di placche architettoniche arcaiche, insieme 
cogli imponenti esemplari di Gioia Tauro {Notizie, 1902, pag. 128) e con qualche fram- 
mento reggino, gioverà, se debitamente illustrato, a stabilire i punti di contatto e 
di divergenza fra l'ornamento dell'architettura lignea italiota e quello della siceliota. 
f) Nuova iscrisione del saaluario di Perse fone. — Al Museo Comunale di Reggio 
sono pervenuti negli ultimi anni per acquisto i resti della collezione Carboue-Grio, 
il meglio della quale era però stato venduto alla spicciolata dal proprietario ancora 
in vita. Tra quegli oggetti da me ripetutamente esaminati prima del disastro, uno 
me ne era sfuggito, perchè collocato senza indicazioni in luogo riposto della saletta 
epigrafica; e questo ora, dopo la ripresa degli scavi di Locri, assurge ad importanza 
speciale, in quanto, per esplicita dichiarazione del tìglio del prof. Carbone-Grio, pro- 
viene da Locri, e precisamente dall'unica contrada, che nell'ultimo decennio ha for- 
nito, ancor prima della ripresa degli scavi ufficiali nel 1908, tanto e sì svariato mst» 
teriale. 




FiG. 4. 



REGIONE III. 



— 325 — 



LOKROI EPIZEPHYRIOI 



È un alto ed esile cippo rettangolare (tìg. 4), alquanto rastremato, in calcare bianco, 
con grosso zoccolo al piede, da piantare nella terra, e munito in testa di un foro 
quadro (ciu. 5X3X8), nel quale era infisso e saldato il donario. Il pilastro mi- 
sura cm. 79 '/j in alt. per 17 e 11 '/a di lato in alto; lo zoccolo dà invece cm. 44 
X 39 X 17. Nella parte superiore è inciso a letterine nitide e precise il titolo di 
cui porgo il facsimile (tig. 5), e la cui lezione non presenta difficoltà: Tf] i^«T) ótxàtt] 
KXsaCvszoi Nixofiàxov. 



T El O E O I 

/^E KAT H 

Kaeai/v ETO^ 

^VKOMAXOY 



FiG. 5. 



Mettendo in connessione questo nuovo testo coi quattro altri da me raccolti in 
0. e, e tutti provenienti dal grande santuario esplorato negli scavi del 1908 e 1909, 
non può sorgere dubbio che la divinità muliebre, cui era sacro il cippo ed il donario 
da essa sorretto, non sia quella UsoKfóva dell'elmo ora napoletano (Roehl, Imagines, 
538), da identiticare colla Persefone delle fonti letterarie, che ricordano il celebre 
tempio locrese. 

In ordine di tempo questo testo epigrafico è il più recente di tutti gli altri, 
ma in ogni caso non scende sotto la metà del sec. V : lo dice la forma delle lettere, 
ed il ufi per tqc. Questo Cleaineto, che offre alla dea un oggetto, probabilmente in 
bronzo, fissato al piedistallo, e rappresentante la decima del valore di un prodotto, 
dovuto alla benevola protezione della dea, non ha voluto specificarne la natura: 
quindi non sappiamo se fosse la decima di rendite agricole o commerciali, o di bot- 
tino di guerra, di una sostanza o d'altro; ma data l'indole della divinità, le proba- 
bilità maggiori stanno per una decima sulla rendita del suolo. Frequente ora l'uso 



LOKROI EPIZEPHYRIOl 



326 — 



REGIOUE m. 



di destinare alla divinità da parte dello Stato, della nóhg o del prìncipe la decima 
del bottino di guerra, la dsxavrj ànò tS)v nolf/iiuv, ma più di rado ciò avviene da 
parte di un semplice cittadino, che per lo piìi offre VànaQXV ^^^ frutto della sua 
terra. Caso analogo al nostro è la scure in bronzo di s. Agata di Calabria (Kaibel, 
643) offerta come decima ad Hera da un Kyniskos; una statuetta dedicata ad Atliena 
da un Phillone di Paestum (Kaibel, 664). Infine vale come esempio insigne la ce- 
lebre statua nota sotto il nome di Apollo di Piombino, pure offerta come decima ad 
Athena da un certo Charidamos (Kaibel, 2274). Quale fosse il dono presentato da 
Cleaineto non sappiamo con precisione, ma tutto induce a credere che fosse una sta- 
tuetta di bronzo; e noi restiamo col rammarico di non possedere questo bel bronzo 
artistico, che la pietà di un cittadino riconoscente aveva offerto alla divinità po- 
liade di Locri. 

g) Timbri enei di Locri. — Non è frequente imbattersi in timbri {signacula) ori- 
ginali di bronzo, adibiti a segnare le grosse terrecotte ed in particolare le tegole. 
Sono in grado di pubblicarne qui due, di accertata provenienza locrese. 

Il primo è proprietà del quasi centenario mona. Raffaele Morisciano, vescovo di 
Squillace a riposo, residente a Bovalino; è della solita forma rettangolare (cm. 7X3), 
con occhiello nel rovescio e con nitide lettere del tempo dei Flavii 

C FLAVII 
CORINTHI 

industriale fin qui sconosciuto. 

Il secondo trovato presso la Torre di Gerace, fu da me acquistato per il futuro 
Museo Nazionale di Reggio, misura cm. 7 '/» X 2 V^ » ha perduto l'occhiello, e, at- 




FiG. 6. 



tesa la forma delle lettere (tìg. 6) è posteriore al precedente. 
Anche questo personaggio ò sconosciuto. 



REGIONB m. — 327 — CADLONIA 



VII. CAULONIA — Titolo greco di origine attica. 

Qiia.NÌ tutto le città della Mfigna Grecia attendono ancora il loro esploratore, e 
di talune nemmeno si conosce l'iibicaziono ed il sito preciso. Tale è il caso di Cau- 
lonia, intendo dire della Caulonia antica, perchè il nome applicato alla cittadina 
moderna nella valle dell' AUaro e distante dalla costa una diecina di km., è un bat- 
tesimo arbitrario, che data da mezzo secolo, col quale si pretese tagliare nettamente 
una questione topografica, mentre non si è fatto che vieppiù imbrogliarla. Infatti 
il forestiero che sale alla Caulonia moderna, crede di trovarvi in prossimità i 
ruderi dell'antica; ma la neo-Caulonia chiamavasi nelle carte medioevali, e fino 
al 18G0 Castel Vetere, e la nuova denominazione non fu che l'accaparramento di 
una discutibile gloria storica, poiché se i neo-cauloniati affennano, senza tema di 
smentita, che la città antica sorgeva a M. Foca nel loro territorio, le mine e la ne- 
cropoli che colà esistono, per quanto non ancora studiate, sembrano di assai tarda 
età, né autorizzano a collocarvi la città achea. In fatto altri studiosi di antica topo- 
grafia la spostano assai più a nord, fra lo sbocco dell'Assi, e dello Stilare, a levante 
di Monasterace, dove nelle contrade Castello e Fontanelle si è effettivamente rinve- 
nuto molto materiale arcaico, come é arcaico quello scoperto al faro di Capo Stilo 
e da me illustrato ('). Con ciò io sostengo, che la questione del sito di Caulonia ri- 
mane sempre aperta, e si avvierà ad una soluzione definitiva, solo allorquando si fa- 
ranno minuziose ricognizioni e scavi di prova in quel tratto non lungo della costa 
calabrese, che va dallo sbocco dello Stilare a quello dell'AUaro; il che è segnato 
nel programma della prossima campagna. 

Interviene ora nella vexata quaestio un nuovo documento, in apparenza di va- 
lore decisivo, ma che risulta negativo dopo maturo esame. Avendo visitato nello 
scorso giugno la neo-Caulonia, per vedere se e quanto di antico vi fosse stato rac- 
colto dalla circostante campagna, mi convinsi che essa trae origine da un castello 
bizantino o normanno in fortissima posizione, il quale dal sec. XVI si sviluppò 
in una florida borgata (*). Dalle brave ed erudite persone del luogo, parroco 
David Prota, e barone E. Asciutti, appresi che in paese eelavasi e gelosamente cu- 
stodivasi da due vecchie signore, un marmo scritto e scolpito, che mercè l'intervento 
di quegli egregi signori riuscii finalmente ad esaminare. Sopra una delle faccio esso 
presenta lo stemma dei Caraffa di Roccella (targa a tre fascio attraversata obliqua- 

(') Notizie, 1891, pag. 61 e segg. Dei vecchi scrittori il Corcia, Storia delle due Sicilie, 
voi. Ili, pag. 221, colloca Caulonia a M. Foca. Invece il Crea, Dimostrazione del sito dell'antica 
Caulonia (Napoli, 1826) la mette presso C. Stilo-Monasterace. Il Lenormant studiò la questione, ma 
non arrivò a pubblicare i risultati cui era pervenuto. Né io ho potuto consultare il Marincola-Pi- 
stoja D., Di Caulonia repubblica della M. Grecia (Catanzaro, 1826). Le ruine di M. Foca, da me 
non ancora visitate, furono giudicate di età tarda dallo Swinbumé, Travels, voi. I, pag. 339 ; e 
greco-tarde sono le ceramiche di là provenienti da me viste a Caulonia. 

(') Il parroco David Prota di Caulonia attende da anni ad una storia accurata e documentata 
di C. Vetere, storia la cui pubblicazione auguriamo avvenga con sollecitudine. 



CÀULONIA 



— 328 — 



REQIONB III. 



mente da una sega), scolpitovi nel Cinquecento, quando la pietra venne adibita come 
impresa di signoria, e collocata sopra una della porte del borgo, la porta Amusa, 
donde venne tolta verso il 1852, quando quella porta fu distrutta. In quella occa- 
sione, abbassatosi lo stemma e scopertosi il titolo ed il rilievo del lato opposto, esso 
fu alla chetichella sequestrato e tenuto celato per oltre mezzo secolo ('). 




l' AAAIE T¥T0TAlnnOYTOYPH2: I?' 
M AXO Yr A !> T'^IT T I OY TY N W A AY 
A 1 1< hlKAl E Y T...W lAT O E n I ZTA MA 




La lastra di marmo greco, di cm. 71 X 55 '/« X 9 di spessore, esibisce nella 
faccia originale una edicola sormontata da un fregio scritto e da timpano ad acro- 
teri; nel portale si osserva una figura muliebre di prospetto, chiusa nel chitone ta- 
lare e nell'himation, al cui lato destro una bambina offre qualche cosa volgendo lo 
sguardo in alto. La figura in parte abrasa non presenta finezze artistiche. Il testo, 



(') Causa la pessima luce dell'ambiente non è riuscita una fotografìa che io devo alla cortesia 
dell'iiig. G. Abatino, dell'Ufficio dei monumenti di Napoli, dalla qnale fu fatto trarre l'unito disegno, 
controllando l'epigrafe sul mio apografo. ' 



REGIONE III. — 829 — CADLOHIA 

chiaro, dico: KnXlfffTij (PiXinrcov tov ' Pij(ftfiaxov raQystriov yi'»'/, yiavói'xr] xal 
Evrvxia tò sTtiffra/ia. Cioè: Callisto, moglie di Filippo, figlio di Resimaco, del demos 
Gargettio ('). Laudiko ed Eutychia (posero) la stele. 

Il contenuto di questo titolo funebre è molto sorprendente, dato il luogo dove 
esao viene alla luce. Il mio amico prof. F. Halbherr, il valente epigrafista greco 
dell'Ateneo Romano, mi fa osservare che « l'iscrizione è attica, e propria di Atene. 
« Se non fosse di Atene dovrebbe essere di una cleruchia attica; ma non consta che 
« in Calabria vi fossero cleruchie attiche. Soltanto nell'Attica e nelle clenichie gli 
« Ateniesi, vivi o morti, si chiamano col loro demos. Fuori dell'Attica si chiamano 
a 'À&ìjvaTog, 'A&Tqvttìoi. Nell'iscrizione il Filippo, figlio di Resimacho, si chiama Gar- 
« gettio, cioè del demos attico di Gargettos {demos della tribù Aegels, più tardo 
« della Autigonis). Quindi la sua moglie Calliste è morta nell'Attica od in una cle- 
« ruchia, ed ivi è stata sepolta e sul suo sepolcro è stata eretta la stele o pietra 
« sepolcrale, tò iniacjjna n. Se non che in un testo epigrafico attico, quale è il 
nostro, è una stonatura la forma dorica ènCatufiu per iniatr^^a, come sembra al- 
quanto inusitata la menzione del ricordo funebre. 

Le forme paleografiche A , H , /A indicano di già tempi tardi, posteriori al 
sec. IV a. C, con che conviene la riquadratura architettonica della pietra, lo stile 
delle figure, e la povertà del lavoro scultorio non che del modellato ('). 

Ma donde proviene il marmo? Mistero completo. L'unica contrada poco discosta 
da Castel Vetere, che fornisse materiale antico, era M. Foca, e saremmo a tutta prima 
indotti a supporre, che di là sia stato tratto nel sec. XVI il nostro pezzo. Ma dato 
e non concesso che a Foca esistesse l'antica Caulonia, dato, in via di mera ipotesi, 
che di là sia stata tratta la pietra, essa dimostrerebbe che a Caulonia nel sec. Ili, 
od al più nel IV, esisteva una clenichia attica. Ma questa circostanza della storia 
interna della città è suffragata da prove dirette o per lo meno indirette? Io credo 
di no. A noi non consta di cleruchie dedotte in città siceliote od italiote. E per 
quanto la storia di Caulonia, al paro di quella di molte delle minori città della 
M. Grecia sia oscura e lacunosa, tuttavia si può delineare nei tratti generali. Noi 
sappiamo che essa fu presa e spopolata da Dionigi nel 389, saccheggiata ai tempi 
di Pirro e distrutta dai Romani nella seconda guerra punica, dopo di che scompare, 
si può dire, dalla storia. I cleruchi erano dei coloni che mantenevano i diritti citta- 
dini della metropoli (^) ; l'ammettere ora la deduzione di coloni attici a Caulonia nel 



e) Sili ifi/xog in genere veggasi il denso articolo del von Schoeffer, in Pauly's-Wissowa, Real 
Encyklop. der class. Altertumswissenschaft, voi. V, pag. 1 e segg.; e per il D. Gargettio, pagg. 53-54. 

(') La forma del nostro monumento presenta qualche lieve variante in confronto di quella 
delle stele attiche a pilastro rastremato. Forse è una novità l'arco sorretto dalle colonnine, di solito 
sostituite da pilastrini, che però ritrovo in una stele di Rhencia (Le Bas, Voyacje archéologique 
en Orice, ed. Keinach, tav. 116). Invece sono frequenti rosette e rosoni negli Altische Grabreliefs 
(p. e., nn. 620, 924, 1167, 1318, 1467-69); nei quali troviamo anche scene analoghe alla nostra 
(nn. 871, 872. 875, 888). In complesso adunque composizione ed ornamentazione sono quelle del- 
l'Attica. 

(') Schoem.ann-Lipsius, Griech. Alterthùmer, IV ed., voi. II, pag. 98 e segg. 

NoTiziB ScATi 1909 — Voi. VI. 43 



TERMINI IMERESE — 330 — SICILIA 

IV nel III secolo è semplicemente un assurdo storico; dunque il marmo non pnò 
venire, né da M. Foca, né da Caulonia, né da qualsiasi città greca della Calabria 
attuale, dunque la sua origine calabrese va assolutamente esclusa. E poiché questo 
monumento presenta note stilistiche ed epigi-afiche attiche, anzi ateniesi, converrà 
meglio pensare che esso sia stato portato dalla Grecia in Calabria, forse nella seconda 
metà del sec. XV, quando sciami di Greci e di Albanesi vennero appunto a stabi- 
lirsi in Calabria. 

La cosa non è inverosimile, ed è anzi confortata da un precedente in tutto ana- 
logo. I Catanzaresi avevano ab immemorabili murato nel loro palazzo municipale un 
titolo greco, che con molta religione consideravano siccome unico e prezioso docu- 
mento dell'origine greca della loro città, la quale, come è noto, trae invece le ori- 
gini dai tempi bizantini. Ebbene; fu il Lenormant che brutalmente venne a rompere 
l'antica e vieta tradizione, durata parecchi secoli, dimostrando (') che quel titolo non 
era brettio, ma attico, anzi ateniese, importato a Catanzaro da persone ed in epoche 
indeterminabili. Il titolo di Castel Vetere é un caso al tutto analogo ; esso non è 
calabrese, e nulla ha che vedere colla brettia Caulonia. 

P. Orsi. 



SICILIA. 

Vili. TP]RMINI IMERESE — Antico anfiteatro. 

Un blocco di pietra, bene squadrato e collocato nella cantonata di una fabbrica 
nell'interno del monastero di s. Marco in Termini Imerese, porta scolpita con note- 
vole accuratezza l'iscrizione seguente: 

Delle sobelle 
mìe profondo 

Kfì AMPIO 

FABniCATO È QVl 

SOTTO ANTICO 

TEMPIO 

1735 

E nel manoscritto di Giovanni Andrea Guarino (Reclusorio di s. Pietro, pag. C), 
posseduto dalla Liciniana di Termini è detto che quella iscrizione, in cui la pietra 
stessa parla ricordando lo sorelle sue rimaste sotterra, fu fatta porro dall'architelto 
sacerdote Filippo Mola, perché rimanesse la memoria di un bel tempio incontrato 
scavandosi le fondazioni di alcune fabbriche del monastero, tempio che si credette 

(•) La Grande Orèce, voi. II, pagg. 271-273. *= 



SICILIA — 331 — TERMINI IMERESE 

appartenente alla Meschita degli Ebrei, i quali aveano in quel posto la loro 
sinagoga. 

Per ragioni speciali di opportunità mi è parso conveniente di chiarire quanto vi 
fosso di vero in quelle tradizioni, confortate da recenti trovamenti di sotterranei con 
colonne e con pezzi antichi, avvenuti in quei paesi. Sicché, ottenuto il consenso del 
Municipio, cui è stato devoluto il monastero, il 27 di settembre scorso principiai uno 
scavo in prossimità della iscrizione. Cominciarono subito a venir fuori fabbriche di solida 
ed accurata opera romana, le quali non hanno nulla da vedere con antichi templi o con 
la sinagoga, ma appartengono evidentemente all'antico antiteatro termitano, monu- 
mento poco noto, i cui avanzi, più o meno malmenati, si trovano sparsi fra le case 
e le vie contigue e furono investigati da un benemerito erudito terminese, Baldas- 
sarre Romano, il quale tentò di ricomporne una pianta generale (B. Romano, Anli- 
chilà termitane, Palermo, 1838). 

I miei scavi, principiati il 27 settembre, con l'assistenza dell'ispettore dei mo- 
numenti prof. Saverio Ciofalo, si svolgono presentemente in una zona libera di fab- 
briche, che è un cortile fra l'edilìzio del monastero e il muro di chiusura dello 
stesso, ed hanno già dato risultati tali da servire di sicura base alla conoscenza del- 
l'edifizio romano e ad una sua completa ricomposizione. 

Sono ritornate all'aperto due fila di piloni piantati su zone ellittiche di accu- 
ratissima muratura, ed attualmente si lavora allo sgombro del primo maenlanum e 
del podium. Nella parte inferiore le fabbriche hanno filari di massi squadrati con 
grande precisione, ai quali si sovrappone la muratura ad opera incerta. Un pilone 
ha per base un blocco enorme di m. 1,76 di lunghezza per m. 1,26 di altezza ed 
un metro di profondità. Nell'interno di un pilone è addossata una colonna composta 
di dischi di pietra. 

Sotterrati questi avanzi da parecchi secoli nei cortili e nel giardino del mona- 
stero, mostrano una notevole freschezza di conservazione, la quale non si trova, pur 
troppo, nelle altre disiecta membra dell'anfiteatro termitano, che rimangono esposte 
nelle strade e nelle case ad ogni sorta di danni ed alle ire dei privati e fino a 
quelle delle pubbliche autorità che avrebbero dovuto tutelarne la conservazione. 

Si è già iniziato il rilievo di una pianta, la quale renderà possibile un'esatta 
descrizione dello scavo eseguito o mostrerà l'insufiBcienza dello schizzo pubblicato dal 
Romano. 

A. Salinas. 



SARDARA — 332 — SARDINIA 



SARDINIA. 

IX. SARDAB,A — Scoperta di una necropoli di età romana in re- 
gione « Masone Oneddu « . 

Nei primi dello scorso mese di giugno, certo Luigi Atzori Serra, di Sardara, 
eseguendo i lavori per lo scasso delle vigne in regione ^ Masone Oneddu », a circa 
tre chilometri a sud-est del villaggio di Sardara, metteva allo scoperto alcuue tombe 
di età romana. La Direzione del R. Museo di Cagliari, fu avvertita della scoperta 
dal signor Sindaco del Comune, cav. Ernesto Diana, che aveva con opportune indagini 
assodata l'entità del rinvenimento; e così potei praticare una rapida indagine, per 
accertare i dati raccolti dalla scoperta fortuita e dalla diligenza del colto e cortese 
cav. Diana. 

La necropoli si trova sopra un leggiero rialzo, una dello prime ondulazioni che 
si elevano al di sopra della pianura del Campidano, ai cui limiti è appunto il Co- 
mune di Sardara, ed è formata da una serie di tombe ad inumazione, scavate con 
molta regolarità di disposizione nella compatta alluvione formante il sottosuolo del 
colle. 

La disposizione delle tombe, allineate in varie file sulla superficie o sul declivio 
occidentale del colle, è da levante a ponente, con i cadaveri disposti col capo a po- 
nente ed i piedi a levante. Le fosse sono talora coperte semplicemente da lastre di 
calcare marnoso, talora rinforzate ai lati ed alle testate da pezzi di lastre vertical- 
mente disposte, sopra le quali si posavano le lastre di copertura ; la profondità media 
di queste fosse e della loro copertura era di m. 1,60. Le tombe erano segnate da 
uno scheggione di pietra, fitto nel suolo e risaldato con una o due altre pietre più 
piccole, in modo che molto spesso rimaneva nella posizione originaria, sporgente di 
qualche poco dalla superficie del campo, dando così l'indicazione della giacitura delle 
fosse. Trattavasi di tombe ordinatamente disposte con un piano ordinato e prestabi- 
lito, poiché i saggi praticati in varii punti del colle, nello spazio di una sessantina 
di metri, avevano trovato una grande uniformità di disposizioni. 

La suppellettile rinvenuta consisteva in stoviglie modeste di fabbricazione locale, 
generalmente tegami, piatti, coppe di imitazione aretina, anforette e balsamarii in 
terracotta molto grossolana ; una tomba restituì anche qualche balsamario in vetro, un 
bicchiere in terracotta molto fine, con ornati ad impressioni, ed una lucerna mono- 
licne, decorata con una rozza figure di leone, ma sprovvista della marca di fabbrica. 
Le monete in bronzo, che generalmente si avevano sul petto del cadavere, apparte- 
nevano ad Augusto (Cohen, 228). ad Adriano (incerta), a Caracalla (Cohen, n. 197?) 
a Giulia Domna (Cohen, 153). 

Per meglio accertare i dati già raccolti l'egregio signor sindaco fece scavare in 
mia presenza tre tombe, verso il limite settentrionale del campo. Eccone in breve 
i dati. 



SARDINIA — 333 — SARDABA 

Tomba I. Fossa semplice, coperta da lastioni, a m. 1,60 di profondità; con- 
teneva un cadavere apparentemente femminile; per suppellettile funeraria, un tegame 
a pareti verticali presso il capo, una brocchetta monoansata, un balsamario, una lam- 
pada in terracotta monolicne, con una rozza figura di leone o di orso molto guasta : 
presso i fianchi due monetine in bronzo, assai consunte, ma evidentemente piccoli 
bronzi di età costantiniana. 

Tomba IL La fossa era rivestita e ricoperta di lastre di calcare, a m. 1,70 di 
profondità, ed il posto ne era indicato da un rozzo cippo, ancora infitto nel terreno; 
essa faceva parte di una serie parallela a quella a cui apparteneva la tomba pre- 
cedente. 

Il capo dello scheletro, come in altri casi, appoggiavasi entro al tegame ; ai 
fianchi di esso era una coppa, con ossa di piccolo mammifero, forse resti del pasto, 
un'anforetta monoansata di terra grigiastra, un piatto ampio di terra rossastra od una 
coppa di imitazione aretina; sul petto era la moneta, un medio bronzo di Augusto, 
molto consunta. 

Tomba III. Apparteneva ad una serie di tombe parallela a quella della prima 
tomba, ma più bassa lungo la falda del colle; la fossa era semplicemente coperta 
di lastroni, alla profondità di m. 1,60. 

Il capo dello scheletro, disposto verso ponente, come gli altri, posava entro il te- 
game rozzo, dalle pareti verticali; lateralmente ad esso era un largo piatto, a pareti 
ricurve, una specie di piccolo tegame a brevi anse, ed una delle consuete coppe d'imita- 
zione aretina, con ampia bocca e piede stretto, ovvie in queste tombe ed in quasi 
tutte quelle del periodo romano in Sardegna. In queste tombe non si ebbe moneta, 
almeno sfuggì alla nostra ricerca, che si dovette limitare, anche in vista dell'uni- 
forme semplicità di questo materiale, alle brevi indagini accennate. 

Si tratta adunque di una necropoli ben disposta e regolare, di un centro abi- 
tato per lungo periodo nell'età imperiale romana, che non ha nulla a che fare con 
le terme di Sardara, le Thermae Neapolitanae, i cui ruderi vennero in luce a 
nord-ovest del borgo, ed in parte furono utilizzati alcuni anni addietro per le nuove 
costruzioni termali di Sardara. 

La necropoli sul colle di Masone Oneddu, si trova a circa dieci chilometri più 
a sud-est delle terme; quindi dobbiamo pensare ad un centro d'abitazione assai più 
prossimo; anzi la gente del luogo asserì che alcune rovine e ruderi vennero in luce 
pochi anni addietro sul colle detto Bruncu e Cresta (colle della chiesa), che fron- 
teggia ad est il colle di Masone Oneddu. 

Quale nome avesse questo eentro è assolutamente impossibile conoscere dalle 
fonti. Forse sotto l'attuale nome di Sardara si nasconde, con forma poco mutata, un 
nome di origine molto antico. 

Ma una esplicazione su la ubicazione della necropoli e del relativo centro abitato sul 
colle di Masone Oneddu viene fornita dal fatto che raccolsi dalla tradizione orale, con- 
servata sul posto, che dà il nome di Bia e' Roma ad una strada, ora campestre, che ra- 
senta il colle, e staccatasi dalla via romana Carales Othocam, a poca distanza da Sar- 
dara, muove con quell'andamento sicuro e diretto delle vie costrutte dai Romani, verso 



8ARDARA — 334 — SARDINIA 



Villanova Forni. Il percorso della via Carales Othocam si vede abbastanza chiaramente 
nel territorio dei comuni di San Gavino, Sardara, ed Uras ('); il suo percorso ret- 
tilineo, è nel territorio Sardarese perfettamente visibile nella strada vecchia, detta 
• Bia Aristanis » (strada di Oristano), che è anche tracciata nella carta dello Stato 
Maggiore, e si tiene parallela per molti tratti alla linea ferroviaria. Anzi questa 
strada, sotto il colle sormontato dalle suggestive e pittoresche rovine del castello di 
Monreale, è in qualche parte ancora selciata da scheggioni di pietra ben disposti : 
e così si incontra anche nell'agro di Uras. Ora la « via e' Eoma », si stacca appunto 
da questa via, lontana prosecutrice della vecchia strada romana, a breve distanza 
da s. Gavino ; muove fra i campi di grano, attraversando fiumare ; si dirige accanto 
al colle di Masone Oneddu, che nel nome forse ricorda appunto una « Mansio » di 
strada romana, e poi si dirige, come dicemmo, verso Villanova Forru. Io ritengo che 
fosse l'importante strada o diverticolo che conduceva alla colonia di Uselis, il cui 
percorso essere chiaramente segnato da scoperte abbastanza significanti. 

Anticliità romane si vanno spesso scoprendo verso Baressa, altre a Zeppara, at- 
tigua ad Ales, donde appunto proviene l'iscrizione di quel Bacorus Sabdaga(mis) da 
me edita in queste Notizie (anno 1906. pag. 199) e rinvenuta fra le rovine di una grande 
villa di età romana. Da questi residui, che forse potrebbero accrescersi, percorrendo len- 
tamente tutto il probabile tragitto della strada romana attraverso questa contrada della 
Marmilla, noi potremo pensare ad un'arteria che avesse congiunti varii centri agricoli 
sparsi nel fertile terreno delle colline della Marmilla, una delle regioni più ricche 
di grano, e die dovette nell'età imperiale promuovere l'azione di sfruttamento delle 
risorse agricole del suolo. Certo sino a questo punto la nostra constatazione deve 
per forza arrestarsi a limiti cos'i generici ; ma il fatto positivo della necropoli, e di 
una necropoli di popolazione stabile e numerosa, ci fa credere alla presenza di un 
vero gruppo di abitazione stanziata, corrispondente all'attuale borgo di Sardara. Ma 
non voglio dire con ciò che questa mansio o questa villa, per cui servì la ne.;ropoli 
di Masone Oneddu, fosse stata la progenitrice del borgo di Sardara, da cui dista più 
di tre chilometri. 

Era un altro centro, isolato, a cui la strada romana diede origine e vita, mo- 
strandoci anche per questo territorio la presenza di borghi, di fattorie agricole ad 
uso dei latifondi imperiali e privati, e la intensità di cultura a cui fu sottoposto il 
paese per far fronte alle incessanti richieste del grande mercato assorbente e consu- 
matore di Roma. Certo che chi tiene nota dei numerosi elementi monumentali, come 



(') Nel comune di Uras fu recentemente rinvenuto, nei terreni di certo Luigi Marelli, in re- 
gione Margangionis, un tratto della via romana per Othoca; la larghezza di essa, a quanto mi 
riferì il sig. Marelli con una sua lettera del 29 giugno, era di G metri, selciata di grossi ciotto- 
loni; quelli delle due filo laterali, che sono quasi un marciapiede, sono piìi grandi degli altri. Anche 
in prossimità di questa strada, sempre in fondo Margangionis, si scoprirono tombe di età romana, 
scavate nella terra con gli scheletri disposti col capo a levante, coperte con lastre rozze e conte- 
nenti modesta suppellettile di brocche e di lucerne. 

A breve distanza dalla necropoli si ebbero resti di case; indizio di una vera e propria abi- 
tazione di età romana, nel Campidano di Uras, forse sempre nella pertica NeapolUana. , 



SABDINfA — 335 — SARDARA 

strade, rovine di costruzioni ('), tombe isolato o piccole necropoli che si trovano 
sparso nella pianura carapidanese, come anche nella regione collinosa della Mar- 
milla e della Troxenta, è facilmente condotto a supporre che nel periodo romano im- 
periale la popolazione agricola fosse molto numerosa e disseminata in piccoli centri 
agricoli, disposti lungo le strade principali e i diverticoli che ne irradiavano. 

Fu una vita agricola, retta da norme adattate al clima isolano, che dovè for- 
mare la principale occupazione di quel centro agrario che assai probabilmente appar- 
tenne alla pertica di Neapolis, come possiamo desumere dal nome di Thermae Nea- 
polilanae, dato alle acque termali Sardaresi. Ma le scarse notizie delle nostre fonti 
letterarie e monumentali non ci permettono di determinare se qui fossero stati latifondi 
imperiali, se la pertica di Neapolis si stendesse sino alla regione collinosa della 
Marmilla, o se ivi cominciasse quella di Uselis, sulla quale sinora non siamo nep- 
pure molto largamente informati. Certo elio la diffusione delle fattorie agricole in 
questa parte molto ricca dell'isola, che venne recentemente riconosciuta anche dal 
Pais (^) per altri fertili distretti, ha il suo riscontro in età preistorica. Per quanto 
sinora non esplorato da questo punto di vista, pure non mancano nell'agro di Sar- 
dara scoperte sporadiche riferibili a quel periodo della vita isolana; ben 19 nuraghi 
esistono con traccio piìi o meno evidenti nel territorio del Comune, ed uno di essi, 
col nome di Nuiateddu si eleva con pochi ma evidenti resti a breve distanza da 
Masone Oneddu, su un colle che domina la vasta pianura circostante e ci presenta 
un nuovo esempio della persistenza dei centri abitati dall'età preistorica fino all'età 

romana. 

A. Taramelli. 

(') Il eh. sig. F. Diana, mi dice che come ora la strada campestre che prende il nome di 
Bia e' Roma serve por i pastori di Barbagia che scendono al Campidano di Sardara e di Sanluri per 
svernare, cos'i nell'età r)mana dovò servire ai Valentin! ed agli Usellensi per il transito e per 
l'accesso alle acque termali. Egli mi fa osservare che la distanza da Masone Oneddn alle Thermae 
Neapolitanae, che 6 di oltre 10 chilometri, esclude ogni rapporto tra la nuova necropoli e la antica sta- 
zione termale, che del resto ha accanto una sua necropoli. Aggiungo che la zona fra le Thermae 
Neapolitanae, Collinas, Vilknova Forra e Sanluri era molto ricca di abitazioni sparse, come gli 
stazzi i furiadroxiu attuali, le quali spiegherebbero le piccole necropoli che si vanno ritrovando 
nei lavori agricoli e simili. Il sig. Diana, interrogando i vecchi del paese, raccolse notizie di sco- 
perte di tombe in regione « Turriga » e di u Acqua Salsa », a breve distanza dal colle di u Masone 
Oneddu », mentre non solo in contrada « Bruncu e' Cresia » ma anche in quella di « Gutturu Cra- 
biolus » e « Santa Caterina » esistevano ruderi di antichi fabbricati, in cui si potrebbero vedere le 
traccie di masserie romane. 

(•) Pais, La formula Provinciae della Sardegna, nel I secolo dell'Impero, secondo Plinio. 
{Ricerche storiche e geografiche sull'Italia antica, pag. 595). Sulla cultura del grano in Sardegn.a, 
vedi pag. 620 ; sui latifondi romani in Sardegna, pag. 593. Sulla estensione della pertica dei Nea- 
politani e sulla Civitas Neapolitanorum, pag. 594 e Rend. Acc. Lincei, 1893, pag. 934. Sopra 
Uselis, Mommsen, in Corpus Inscr. Lai., X, n. 7845; Pais, La formula, ecc., pag. 596. I confini tra 
i territorii degli Usellenses, dei Neapolitani, degli Othocenses non si possono per ora fissare, come 
non si puf) sapere se Neapolis sia stata preceduta da Othoca nel dominio di tutto il territorio di 
cui esso poi prese una parte. Gfr. Pais, ivi, pag. 597. 

Roma, 15 settembre 1909. 



SICILIA — 337 — SIRACDSA 



Anno 1909 — Fascicolo IO. 



SICILIA. 

I. SIRACUSA — Le scoperte del biennio 7» 1907-721909, emanano in 
piccola parte da lavori casuali, le più da esplorazioni fatte di proposito. Esse non sono 
gran fatto numerose, meritano tuttavia di essere qui descritte, riservando per parecchie 
di osse più ampio ragguaglio in altra sede. 

I. Grandi lavori al castello Furialo. — Dopo le visite ripetute delle LL. MM. il 
Re dltalia e l'Imperatore di Germania, il Ministero ha accordato fondi eccezionali, 
coi quali negli anni 1908 e 1909 si compirono due lunghe e costose campagne, delle 
qnali riferirò qui molto sommariamente, occorrendo un largo corredo di piante e di 
fotografìe per rendere accessibili in modo evidente i risultati conseguiti. Risultati che 
in taluni punti modificano sensibilmente la facies topografica di quella insigne opera 
militare, unica nel genere, non ancora studiata ed illustrata come si conviene, e co- 
nosciuta sin qui dal piano onnai difettoso del Cavallari ( Top. arch. di Sir., Ali., 
tav. X) e dalle geniali ricostruzioni di L. Mauceri. 1) Fa condotto a termine lo sgom- 
bero del Trypilon, iniziato nel 1904 [Notizie, 1904, pag. 284), e venne messa com- 
pletamente a nudo l'opera a corno che lo precede, cogli sbarramenti traversali, desti- 
nati a rompere la massa compatta degli assalitori. 2) Fu sgomberata totalmente la 
terrazza tra il fosso mediano e quello interno, mettendo in evidenza la lunetta col 
poco che rimane delle costruzioni murarie pertinenti alla medesima. Sul fronte nord 
di tale opera veggonsi ora le radici della cortina bastionata, che sbarrava il passaggio 
fra primo e secondo fosso. 3) La terrazza sotto le torri fu del paro in buona parte 
liberata dalla terra e dai ruderi, che formavano un ingombro di circa due metri, per 
modo che le torri, prima affondate ed imprigionate in un cumulo di ruine, emergono 
ora imponenti dal piano originario. Ed ora soltanto è possibile di meglio studiare la 
robusta cortina a contrafforti, che chiude a mezzogiorno quella terrazza. In tale occa- 
sione venne in luce davanti alle ton-i la fondazione di un poderoso muro a lunetta, sop- 

NoTizii Scavi 1909 — Voi. VI. 44 



SIRACUSA — 338 — SICILIA 

presso dai Greci, e preesistente alle torri, o por lo mono appartenente al periodo in 
cui era libero il passaggio fra torre e torre, ostruito poi da muri di grande spessore. 
4) Anche l'interno del mastio, che era stato invaso da uno strato di terra, detriti e 
massi, della potenza minima di un metro, venne per tre quarti ripulito. Quivi si 
attendevano risultati decisivi per la cronologia del castello, ma le nostre esperienze 
andarono deluse; si rinvennero bensì masse di ceramiche grezze, domestiche e culi- 
narie, tutte di epoca ellenistica, ma nulla di più antico. Addossata poi alla cinta di 
mezzogiorno vi è una serie di casette, ritenute abitazioni della guarnigione, le quali 
invece, meglio studiate, risultarono seriori adattamenti, forse di epoca bizantina. 

Se molti punti oscuri e controversi, non tanto sulla cronologia, quanto sull'officio 
delie singolo parti, così mirabilmente connesse, di questa insigne opera militare, ven- 
nero chiariti cogli scavi del 1908-09, altri rimangono ancora insoluti e forse lo ri- 
marranno per sempre. Il prof. F. von Duhn, dell'Università di Heidelberg, ed il 
generale B. Rathgen, specialista nell'arte militare antica, i quali nel periodo dei 
lavori hanno a lungo studiato il monumento, convennero in questo stesso avviso, 
apparendo molteplici, né sempre databili, le modificazioni, gli ampliamenti, le ag- 
giunte, e persino i pentimenti, al disegno originario del forte. 

II. Scavi all' Agorà- Forum. — Essendo imminente la permuta della attuale 
piazza d'armi, con altro suolo che verrà dato dal municipio, e dovendo l'area di detta 
piazza venir coperta da isole di costruzioni moderne, era necessario stabilire se e 
quali aree dovessero riservarsi come suolo monumentale. Appunto perciò, nella pri- 
mavera del 1908, ho fatto eseguire una quantità di saggi, designando così alcune 
zone, che nella prossima applicazione del piano regolatore, verranno lasciate scoperte. 
Quando ciò siasi ottenuto, si procederà allo scavo ed al denudamento definitivo dei 
tenui avanzi della sontuosa Agorà, che tuttora rimangono sotto pochi palmi di terra, 
profondamente alterati da terremoti, da mine e da superfetazioni romane e bizantine. 

Di uno solo di codesti avanzi credo utile dare subito un cenno un po' detta- 
gliato. Sul fronte nord della rotonda che precede la stazione e precisamente nel sito 
ove essa fa angolo colla ruotabile di Catania, i fratelli Russo, edificando nel maggio 
1908 una casa, s'imbatterono in fondazioni di fabbriche ed in bellissimi avanzi di 
una strada. Alla profondità di m. 1,40 dal piano di campagna, venne fuori una pode- 
rosa banchina di grossi massi, con canaletta incavata nel margine ; era questa la cre- 
pidine d. (per chi esce dalla città) della grandiosa via lastricata, che per buon tratto 
affiora ancor oggi nella piazza d'armi, incrociando ad angolo acutissimo col corso 
Umberto I ; essa si dirigeva in linea retta verso il gruppo dei monumenti suburbani 
dell'Anfiteatro ed Ara Massima. La crepidine apparve larga m. 1,70 ed era a doppio 
filare di massi, tanto che ritengo servisse in parte come fondazione di fabbriche, di 
buoni pezzi che si trovarono per buon tratto allineati lungo di essa. Il canaletto rac- 
coglieva l'acqua scorrente dalla convessità del basolato, ma le profonde trincee di 
fondazione mi posero in grado di studiare l'intero spaccato dell'importante opera stra- 
dale, come risulta dalla unita sezione. 

Il masso di blocchi, crepidine e fondazione di case, faceva risalto per cm. 70-90 
sopra un letto stradale a « conglareatio ", cioè di grossa ghiaia e sabbia di fiume; 



SICILIA 



339 — 



SIRACUSA 



questo letto aveva una potenza di cm. 60 ed a sua volta si adaggiava sopra uno 
strato di scaglie di arenaria, cementato con impasto di segatura ed acqua, dello 
spessore di cm. 15. Sotto di questo, vi era finalmente il conglomerato arenario ver- 
gine a circa m. 2,80 dal suolo moderno. Tra lo strato di breccia ed il basolato 
terra di riporto compressa: ed il basolato a schiena di asino, anziché di lava, di 
pietra arenaria conchiglifera durissima, detta « giuggiolena imperiale " . Non ho po- 



t...''.T-.': ••""-.• 






5 Teri 



riccio recente 







tute seguire in tutta la sua larghezza il bellissimo avanzo stradale, ma tutto induce 
a credere che esso avesse la stessa larghezza di circa m. 13, riconosciuta nel tratto 
superstite al centro della piazza d'armi. In senso longitudinale tali avanzi vennero 
seguiti per circa m. 15. 

Abbiamo qui pertanto un ottimo saggio di una via strata et conglareata, se- 
condo l'espressione romana, di una Xi&óatQwtog òSóg, secondo quella greca. A me 
sorrideva l'idea di attribuire ai Greci la via conglareata più profonda, ed ai Eomani 
la via silice strata superiore, considerando che difficilmente la grande arteria addu- 
cente ai monumenti avrà subito attraverso i secoli modificazioni al tracciato, ma 
soltanto nella struttura. Ad ogni modo la via basolata non è certo greca, ma romana 
bizantina, e rammenta, sebbene meno sontuosa, la grande strada di Efeso, dovuta 
ad Arcadie, ed illuminata da marmorei candelabri. 

Ho cercato se qualche anche tenue elemento veniva a corroborare il mio sup- 
posto della doppia stratificazione, ed in fatto, nello strato di ghiaia ho notato eom- 



SIRACDSA 



— 840 — 



SICILIA 



misti ai ciottoli frammentini di ceramiche grezze rosse con tritumi vulcanici, da me 
ritenute non solo greche, ma greco-arcaiche. Non intendo dire che tale fatto abbia un 
valore decisivo, pur non essendo disprezzabile. 

III. Scavi al Teatro greco. — Nel 1891 venne, a cura dell'Amministrazione 
dei monumenti, demolita la diruta chiesetta, che sorgeva nella precinzione superiore 
del Teatro greco, lato occidentale, in parte costruita in muratura, in parte installata in 
una grotta artificiale, antica bensì, non però contemporanea al Teatro, ma, forse, 
alle tarde grotte sepolcrali della via dei Sepolcri ('). In quella occasione venne tratto 




FiG. 2. 



dal materiale di fabbrica della chiesa stessa il magnifico pezzo architettonico in can- 
dido calcare, reso alla fig. 2, e che qui ora per la prima volta si pubblica. È un 
monolito lungo m. 2,52, prof. m. 0,85 ed alto m. 0,50; nel fronte corre una 
fascia decorata di triglifi e metope liscie; essa è molto danneggiata, e vi furono 
abrase le regulae e le guttae. La faccia inferiore presenta invece dodici cassettoni, 
che formavano il succielo. Il pezzo è importantissimo, siccome quello che costituisce 
forse l'unico avanzo superstite della ricca decorazione del Teatro, appartenendo, assai 
probabilmente, al sontuoso colonnato che si ergeva lungo la precinzione superiore del 
monumento, e che venne barbaramente distrutto, colla scena fino allora superstite, 
dagli ingegneri militari di Carlo V. Esso costituiva, se non erro, un pezzo epistiliare 
fra colonna e colonna, e nelle sue forme, completate da stucco e colore, ricorda il 
gusto e la tecnica in voga a Siracusa tra fine IV e III sec. a. C. 

(') Che la grotta non sia di tempi classici appare evidente. La sua bocca fa un gradino di 
un metro sul suolo antistante, e nel prospetto del gradino si vedono tagliati a mezzo, alcuni nic- 
chiotti quadri, eguali a quelli dell'attigua parete di prospetto. Chi aprì la bocca della grotta di- 
strusse adunque porzione dell'antica decorazione dei tempi classici, il che devo essere avvenuto dopo 
l'abbandono del Teatro. r 



SICILIA — 341 — SIRACDSA 

Ma davanti alla grotta ed alla parete a quadretti, sulla spianata interposta fra 
questa e le ultime tracce delle più alte gradinate del Teatro, vi erano delle masse di 
terra, che costituivano un ingombro e potevano anche racchiudere avanzi pregevoli. 
Vi si lavorò a più riprese nel settembre e dicembre del 1907, addivenendo al denu- 
damento completo di quella terrazza, la quale appare per buon tratto lastricata con 
opus teslaceum fino all'ingresso di via dei Sepolcri, dove un allineamento di grossi 
massi la separava nettamente dalla strada. La parete rocciosa fra detto ingresso e la 
bocca della grotta (per orientarsi cfr. Cavallari, AH., tav. IX, n. 6) è decorata di 
numerose nicchiette e di un canaletto di defluizione delle acque. Kipulendo il piede 




FiG. 3. 



di questa parete vi si segnalarono residui di ceneri e carboni con piccoli vasellami 
riferentisi a S^vaiai ed a cerimonie liturgiche colà compiute, la cui indole credo di 
avere in qualche modo chiarito colle analoghe scoperte da me fatte anni addietro 
nella latomia di S. Venera, le cui pareti sono pure tappezzate di centinaia e centi- 
naia di quadretti {Notine, 1904, pag. 276 e segg.)- Ora, nel rimuovere completa- 
mente la massa di terra che copriva la terrazza, avvennero due ordini, dirò così, di 
scoperte, parte rituali, parte architettoniche. Alle prime appartiene una quantità di 
rottami di ceramiche grezze od a scadente vernice nera, tra le quali va anzitutto 
notata una dozzina di scodelline a calotta, intere e rotte, quasi tutte munite del 
nome 'Isqmv graffito ; veggasi un esemplare completo a fig. 3. Non vi è dubbio che 
tali scodellini appartenessero a piccole libazioni o anovòai rituali, che si compievano 
al piede della parte decorata di nicchie, appunto come è stato rilevato nella latomia 
di S. Venera. Ed il nome in esso inciso non è già quello di un sacerdote, di un 
cittadino qualsiasi, ma, ritengo io, proprio quello dell'ultimo glorioso principe di Sira- 
cusa, lerone II, appostovi o come data cronologica, o come ricordo della liberalità 



SIRACUSA 



— 342 



SICILIA 



largita a quella confraternita privata, che esercitava la8sù il suo pìccolo culto. Furono 
anche notati rottami di anfore, e copiosi manubrii bollati, di fabbriche rodio ed in- 
digene, i quiili pure non saprei altrimenti spiegare, se non mettendoli in relazione 
colle cerimonie anzidette. Ecco la lista dei bolli : 



a) C3 EniAPXlAAMoY 
ATRI ANlo Y 



Duniont ('), pag. 86 



*) 


□ 


EniAPXYAlNoy 
ArPIANloy 


e) 


a 


EniAA[^?0 

MAXoY 
nANAMoY 


d) 


a 


Eni TIMO 

AiKoY 
nANAMoY 


e) 


□ 


E n 1 E Y K \j>à%svg] 
GÈ Y[y«<^*fe] 


n 


□ 


<|)IA /// OY 


9) 


CD 


M// AriAoZ 


h) 


o 


hPAKACwo]!: 


i) 


a 


A P 1 Z T A P [zof] 


k) 


CZl 


Al Ima 

yoTAT 


l) 


o 

(rosa) 


EnieE[oToe]oz[?r 


m) 


O 
(rosa) 


APIZTOKC^awws] 



Dumont, pag. 80 



Dumont, pag. 285 



Kaibel 2893, 93 



Dumont, pag. 96 
Kaibel 2393, 124 



Ma oltre dei frammenti ceramici, il cumulo di terra racchiudeva molti rottami, 
talvolta ridotti a semplici scaglie (segno di devastazione vandalica) di membrature 

(') Alcani dei bolli sembrano inediti. Doolmi non potermi valere dello studio di M. V. Nilssoii, 
Timbres amphoriques de Lindos (Coiicnhague, 1909; Exploration arch. de Rhodes, Fondation Cari- 
sberg, V), di cui sino a questo momento è uscita la sola prima parte. ' 



SICILIA 



— 343 — 



SIRACUSA 



architettoniche in calcare bianco, alcune delle quali con tracce di stucco e di colori ; 
tali frammenti appartengono a cornici con dentelli, a gocciolatoi, a y^''^'* e<l ^ fascio 
modinate. 11 pezzo piìi ragguardevole, che riproduco a fig. 4, ò un grande frammento 
di cornice con grondaja, in forma di testa leonina, maggioro del vero, in calcare con- 
chiglifero, rivestito di uno spesso, tenacissimo e candido stucco. Il pezzo misura cm. 42 
in lungliezza, cm. 2ó in altezza; ha'siiperiormente un listello dipiato in rosso vivo; 
al centro sporgo per cm. 19 la poderosa maschera leonina, dal modellato largo e 
vigoroso, ma senza raffinatezze, perchè destinata ad esser vista da lontano. La boera 




FiG. 4. 



aperta attraversa la cornice in tutto il suo spessore. La scoltura fresca ed integra va 
ritenuta all' incirca contemporanea del masso a cassettoni ed appartenne, come quello, 
alla cornice del portico che cingeva la parte superiore del Teatro, ove non si voglia 
pensare a qualche edicola che sorgeva sulla terrazza al lato nord-ovest di esso. 

IV. Grondaia marmorea del tempio di Atena. — A contrasto colla precedente 
grondaia di età ellenistica, ne pubblico qui un'altra analoga, ma di età molto più 
antica. È l'unico pezzo degno di nota che sia uscito dai grandi lavori di installazione 
dell'acquedotto e della fognatura, i quali hanno da tre anni a questa parte messo 
sottosopra molte vie della città. 

Da codesti lavori io mi riprometteva grandi cose, ma le nostre speranze anda- 
rono completamente deluse. All'infuori di alcuni avanzi di pavimenti a mosaico mo- 
nocromi segnalati in piazza Archimede, di molti pozzi e cisterne in via Nizza, di un 



SraACDSA 



— 344 — 



SICILIA 



avanzo di casa arcaica presso la caserma doganale, e dello solite quantità di ceramica 
ovunque raccolta, senza che vi sia tra ossa un pezzo ragguardevole, nulla hanno dato 
questi lavori grandiosi che quasi ovunque sono scesi a contatto del suolo roccioso di 
Ortygia. 

Veramente degna di ricordo è la gronda che produco a figg. 5 e 6 ; è in marmo 
parlo della consueta forma di una grande testa leonina a tutto tondo, prominente da 
un pezzo della cimasa; ne manca la metà inferiore, staccata con un colpo netto. Le 
forme anatomiche e più quelle del pellame della giubba (tre ordini di corte ciocche 




Fio. 5. 



a fiamma, a margino ondato), le labbra pure a contorno ondulato, od altri particolari, 
denotano i tempi dell'arcaismo maturo, cioè l'inizio del secolo V. Lunghezza massima 
del pezzo, compreso lo spessore della cimasa, cm. 3'j '/z! Ifirgh. massima cm. 32; 
alt. mass. cm. IO'/:; ^^^^ bocca aperta corrisponde un canale di scolo quadrato. Il 
pezzo fu rinvenuto nell'aprile del 1908 nei lavori di condottura aperti davanti la cat- 
tedrale, donde la possibilità che esso appartenga al coronamento del tempio di Atena. 
V. Statuetta di Sileno. — Scavandosi nel maggio 1908 le fondazioni della 
casa dell'operaio Salv. Genovese, presso l'argine ferroviario nel sobborgo di s. Lucia, 
Tenne fuori una statuetta in saccaroide, che fu acquistata dal Museo, e che vedesi alla 
tìsr. 7. 



SICILIA 



— 345 — 



SIRACOSA 



Rappresenta essa un Sileno nudo colla gamba sin. tronca al ginocchio e la destra 
spezzata a mezza coscia ; la testa era di proposito rotta in due verticalmente e stac- 
cata dal collo, al quale però aderisce esattamente. Mancano ambo le braccia, spez- 
zate all'attacco delle spalle ; e quella d. mostra ancora il foro per un perno metallico. 
Alt. massima della figura, dal vertice craniale all'estremità della gamba sinistra, 
cm. 47. 




FiG. 6. 



La figura silenica ha il corpo abbondante e floscio, coi grandi pettorali turgidi, 
il ventre prominente (pube e membro asportati) ; il petto superiore, il ventre inferiore 
e le coscie picchiettati, ad indicare il pellame caprino. La testa è coronata di fo- 
gliami; ispida la barba con ciocche al trapano. Pare che la figura fosse saltellante 
gesticolante, colle gambe piegate, il braccio d. proteso ed alzato, l'altro abbassato : 
essa puntava sopra un pilastro o tronco d'albero, di cui v'è l'orma sul gluteo sinistro. 
Plasticamente il lavoro è molto povero e la testa di rozza fattura, trattandosi di un 

Notizie Scavi 1909 — Voi. VI. 45 



SIRACUSA 



— 346 



SICILIA 



pezzo ducorativo romano di arte scadente, che meriterebbe appena di esser fatto co- 
noscere, ove non fosso la grande rarità di marmi scolpiti, anche romani, a Siracusa, 
come, in genere, in tutta la Sicilia. 




Fia. 7. 



VI. Nuovi scavi nelle catacombe di S. Giovanni, a) Estremità del « Decu- 
manus Maximus ». — - Nellultimo mio rapporto sulla campagna del 1906 in S. Gio- 
vanni {Notizie, 1907, pagg. 753-778), dissi che essa si era arrestata per difetto di 
mezzi all'estremità orientale del grande decumano, dietro il muro di sostegno eretto 
dal Cavallari, per arrestare il franamento della vòlta pericolante. Così almeno aveva 
creduto il Cavallari, e così io aveva pensato per molti anni, perchè l'ambiente appa- 
riva fino alla vòlta ostruito di materiale. Né mi aveva fatto cambiare avviso un 
primo tentativo di sgombero fatto nell'ottobre 1906, dietro quel muragliene. Nel 
luglio ed agosto del 1907 volli una buona volta risolvere il duplice problema che 
sempre si affacciava : a) come si sviluppasse il Decumanus Max. al di là dolln so- 



SICILIA 



— 347 — 



SIRACUSA 



stniziono Cavallari; b) se il cenietero di S. Giovanni avesse termine in quel punto, 
so in qualche modo si collegasse cogli altri grandi cemeteri, che si estendono ad 
oriente di esso. La pianta e la sezione che allego (figg. 8 e 9) integra quella del 
Fiihrer, e ci mostra la forma della regione sgombrata. 

Premetto che, dopo alcune settimane di lavoro, quella che il Cavallari ed io 
avevamo sempre creduta volta crollata, non risultò essere altro che un enorme cu- 




FiG.^8. 



mulo di terra, proveniente dall'esterno, e penetrata per un lucernario molto alto. Fu 
questiono di tempo e di denaro, ma riuscii a sgomberare ogni cosa, liberando le 
estremità del grande decumano e mettendo a vista i numerosi sepolcri terragni e gli 
arcosolì polisomi che lo circondano. Credevo così di aver raggiunto il termine del 
grande cemetero, se non che sul lato meridionale venne a delinearsi una rampa in 
salita, che preludiava ad una uscita prima ignorata. Col progredire del lavoro, questa 
rampa, che prende le mosse da un pilastrone, si fa più ripida e passando sotto un 
grande lucernario diventa una vera scala a larghe pedate, ognuna delle quali con- 
tiene una più fosse. Afiìancata da un pianerottolo a gradini e fosse, essa forma un 



SIRACUSA 



348 — 



SICILIA 



gomito, volge un po' a mezzogiorno, e sale di tanto da uscire quasi a fior terra, 
prendendo poi il carattere di una galleria ad andamento orizzontale. Un saggio fatto 
nel giardino del sig. Seb. Lo Curcio, che sovrasta all'estremità orientale delle cata- 
combe di S. Giovanni, mi convinse che non trattavasi di un ingresso od uscita se- 
condaria del cimitero, ma di una galleria molto superficiale per intero franala, con 
andamento in direzione di SE, cioè verso la non discosta villa Interlandi, nel cui 
centro vi è oggi ancora una catacomba in parte franata ed ostruita, e mai da nes- 




FiG. 9. 



suno esplorata. Questa galleria trovasi a circa G m. dal piano di campagna, ed ap- 
punto attesa la sua poca profondità è crollata. Dovrebbesi ora aprire in trincea aperta 
il suolo alla profondità di m. 6, per 4 di larghezza, e così la si seguirebbe fino a 
qualche punto in cui, forse approfondendosi, si troverebbe la v51ta intatta, e poi (è 
questo un mio supposto) il collegamento coU'anonimo ed inesplorato cemeteio della 
villa Interlandi. Ma dovendosi pagare rilevanti danni agricoli e poi ogni cosa rico- 
prire, la spesa sarebbe ingente e tale da non doversi consigliare nelle condizioni at- 
tuali dei nostri bilanci. Lascio quindi agli archeologi dell'avvenire, forniti di più 
potenti mezzi pecuniari, questa impresa da compiere, consacrando per intanto il ri- 
cordo della scoperta in questa Relazione ufiBciale. Se mai tale impresa si manderà 
ad effetto, può darsi che essa sia altamente rimunerativa, quante volte il franam^to 



SICILIA 



349 — 



SIRACUSA 



dell'intera galleria fosse avvenuto nell'epoca premusulmana; che in tal caso loculi, 
arcosolì e fosse del suolo si troverebbero in gran parte intatti e colle loro epigrafi 
in posto. 

Accontentiamoci per ora di avere riconosciuto e stabilito i fatti seguenti : 

a) L'estremità orientale del decumano massimo di S. Giovanni termina a m. 8, 
dopo il muro di sostegno Cavallari; a questo punto l'ampia galleria si arresta, e si 
riduce ad un angusto cunicolo, di cui porgo la sezione (fig. 10), 
e che non è altro se non l'acquedotto greco, seguito dai Cri- 
stiani per tutta la lunghezza del decumano ; esso fu distrutto 
completamente, meno che all'ingresso occidentale ed in qualche 
tratto mediano, dove se ne vedono ancora resti parziali. L'ac- 
quedotto, uno dei tanti che alimentavano Acradina, ha una 
luce rettangolare, un po' allargata al centro. Misura in alt. 
mm. 2,45-2,50 per 0,50 di largh. massima, che si riduce a 
m. 0,40 nel fondo, dove è cementato fino a m. 0,30, cioè 
sino al livello dell'acqua corrente. Essa è certo di buoni tempi 
greci, e se i Cristiani, quando tra fine sec. Ili ed inizio del 
IV aprirono il decumano, poterono distruggerlo, ciò vuol dire 
che esso era arido ed abbandonato, come era deserta ed in 
gran parte abbandonata l'Acradina. 

b) Dall'estremità della grande galleria una rampa in 
salita con gradini adduceva ad una galleria a fior terra, che, 
secondo tutti gli indizi, mirava all'inesplorato cemetèro di villa 
Landolina. Ho fatto sbarrare l'estremità della rampa con un 
solido muragliene dopo il sesto gradino, e da questo punto 
dovrebbero muovere le costose esplorazioni dell'avvenire. 

Liberata così per intero quella piccola regione dalle molte diecine di m. e. di 
materiale archeologicamente sterile, perchè proveniente dalla campagna sovrastante, 
ho proceduto alla ricognizione delle fosse sepolcrali, segnate nella pianta con numero 
progressivo, e che in buona parte apparvero intatte. Erano stati invece interamente 
vuotati, e credo in tempi recenti perchè in qualche modo si poteva raggiungerli, tutti 
gli arcosolì che contornano a nord il decumano. Ciò sembra denotare che la frana 
del lucernario abbia avuto luogo nell'epoca prearaba, se buona parte dei sepolcri del 
suolo andarono immuni da devastazioni. 

Nell'angolo NE del decumano si raccolse quasi sul suolo, ma divelta dal suo se- 
polcro, una lastrina marmorea di cm. 16 X 13, scritta a piccole e nitide lettere, col 
seguente epitaffio: 

GT e AG YT 
HCGNTPO 
4)lMlU)NA 
nOTOYnAA> 
TIOY 




FiG. 10. 



SIRACUSA — 350 — SICILIA 

Il testo è chiaro, né abbisogna di commenti; notevole soltanto la rara indica- 
zione della patria della patria del defunto ànò tov Jlakatiov; vedi l'analoga indi- 
cazione di un (Dsiówv ànò Tetqanvqyiac in altro titolo di S. Giovanni {RQ. 1906, 
pag. 24). Il defunto non era siracusano, ma di un luogo denominato latinamente tò 
JlalótTiov = Palatium, nome che gli antichi chorografi non ci hanno tramandato, al- 
meno se si tratta di un Palatium di Sicilia. In Italia si conosce soltanto una sta- 
zione ad Palatium sulla via Claudia fra Tridente e Verona, presso l'odierna Ala, 
ed un Palatium in Sabina (cfr. Porbirger, Alte Geographie, II, pagg. 322, 456). 
Parecchi dei numerosi Palazzolo sparsi in tutta Italia tradiscono una origine consi- 
mile, ma piuttosto dell'alto medioevo che romana. Nel territorio siracusano esiste 
una contrada Palazzi presso Cassibile, in luogo dove esistono grandi e profonde la- 
tomie, contrada che da alcuni è stata identificata colla villa suburbana della moglie 
di Gelone. Sarebbe in tal caso il nome latino traduzione e ricordo della villa prin- 
cipesca del sec. V a. C? Non oso dare risposta affermativa. Resterebbe poi Palaz- 
zolo, l'antica Akrae, la quale però, secondo tutti gli indizi, manteneva ancora nel 
sec. V il suo nome primitivo, laddove il secondo appare soltanto ai tempi normanni, 
ed a quanto pare, per la prima volta nel libro di Edrisi. Per concludere, nulla di 
positivo ci è dato dire su questo nome di luogo, che potrebbe essere estraneo alla 
Sicilia. 

Sep. 1 (arcosolio sotto la rampa). Fossa violata, colma di terra, però collo sch. 
a posto dal cranio ad 0. 

Sep, 2 (ibidem). Coperto da due tegole complete ; nell'interno 2 sch. ad 0, ed 

1 ad E. Sopra le coperte, alla testata 0, una lastra rettangolare in parie, di cm. 27 
X 19, a lettere grandi e regolari, col titolo seguente: 

ENeAAEKiTE 

THMHNIANH 
HXPICTI ANH 
TEAKTHnPOr» 

NU)NB|oVAltxN 

Anche qui tutto è chiaro; l'epiteto aggiunto al nome della defunta, Geminiana 
la cristiana, è sicura indicazione della fede religiosa, indicazione sorprendente in un 
cemetero dove tutti erano cristiani, e che vuol quindi denotare speciali virtù della 
defunta, quasi una esaltazione della fede professata in vita e riconfermata dopo la 
morte. 

Sep. 3. Coperto di una tegola e di una bella lastra in calcare ; alla testata E 
una lastrina di bardiglio (cm. 18 X 18) col nome della defunta, Vindemia: 

VINDE 
MIAE 

Nell'interno un fondo di ampolla vitrea, innestato in un blocchetto di calce, 

2 sch. ad ed 1 ad E. 



SICILIA 



351 — 



SIRACUSA 



Sep. 4. Coperta di una grande e sottile lastra calcare, con 2 sch. a ponente ed 
1 a levante. 

Sep. 5. Coperto di tegole sfondate dalla pressione della terra; nell'interno 2 
scheletri col cranio a N, di cui uno di fanciullo. 

Sep. 6. Nella stessa condizione del precedente, con sch. dal cranio a N. 




e.! D DOMI 




Fio. 11. 



Sep. 7. Come i precedenti. Sul fondo sch. col cranio a N, presso il quale una 
spessa lastra marmorea (cm. 23 X 19), a lettere barbariche rubricate, la quale nella 
fronte scritta presenta ancora la levigazione derivante dall'attrito dei piedi, e nel 
rovescio la calce che la rendeva aderente alle tegole, assieme colle quali penetrò nella 
fossa; ne dò il facsimile a fig. 11. 

Giddonis d[epositio'] vj K\^a]l\_endas] decembres. Il nome, come le lettere, 
ha sapore barbarico. 

Sep. 8. Senza coperte e pieno di materiale; sul fondo 4 sch. col cranio ad 0, ai 
cui piedi una lucerna intatta con cervo inseguito da cane. 



SIRACUSA 



— 352 



SICILIA 



Sep. 9. Noi cavo piccoli frammenti delle tegole di chiusa, 2 sch. col cranio ad 
ed una lastrina calcare a lettore nitide e rubricate, di cm. 21 X 11 

-^GT€AgYTH p 
MÒ.KedONIÀT 
THRPOSNO BGM 
BPlO'NHMGPÀneN 
THCU^PÀÀITCNOY 

G5 

Non comprendo che cosa significhi Sp^ ahs'vov. 

Sep. 10. Coperto con due tegole rotte, racchiudeva 3 sch. a ponente. 




FiG. 12. 



Sep. 11. Copertura idem, con 4 sch. di adulti ed uno piccolo ad ; all'altezza 
delle mani una fibbia in bronzo. 

Sep. 12. Protetto da 2 tegole e da una lastra calcare, con 2 sch. ad 0. 

Sep. 13. Scoperchiato, però sul fondo 2 sch. a posto. 

Sep. 14. Idem; 1 sch. ad 0. 

Ssp. 15- Coperto da due tegoloni ; conteneva 2 sch. ad ed un frammento mar- 
moreo (cm. 17X17) a pessime lettere rubricate (fig. 12). 

Porse: ii&v eì'xoffi Tf/?ji)r[«. ' 



SICILIA 



— 353 — 



SIRACUSA 



Sep. 16. Coperto di due tegole spezzate, con 2 sch. ad E ed 1 ad 0, pili un fram- 
mento epigrafico marmoreo (cm. 21 '/s X 17) penetrato colla terra: 




K«XXio\jt~\i]q ? 



Sepp. 17-18; scavati nell'ottobre lOOG; cfr. Notizie, 1907, pag. 775. 

Sep. 19. Coperto, con 2 sch. ad E. 

Sep. 20. Idem, sch. ad E ed un boccale a bocca svasata. 

Sep. 21. Idem, con 2 sch. ad E, una lucerna logora ed un boccale. 

Sep. 22. Idem, con 2 sch. ad 0. 

Sep. 23. Idem, idem. 

Sep. 24. Arcosolio negativo. 

Sep. 25. Coperto, con 2 sch. ad E ed uno ad 0. 

Sep. 26. Idem, con sch. ad E. 

Sep. 27. Idem, con 2 sch. a N. 

Sep. 28. Idem, sch. a N con mezzo boccaletto fittile. 

Sep. 29. Idem, 4 sch. a SO ed un collo di bicchiere vitreo. 




Fio. 13. 



Sep. 30. Coperto come i precedenti; una delle tegole di chiusa aveva il bollo 
rettangolare di cui offro il facsimile a fig. 13, e che forse indica la fabbrica di un 
Sabinns Valerius. Tegole bollate nei cemeteri siciliani sono eccezioni, anzi per quanto 
rammento, una sola volta mi è accaduto di trovarne nella catacomba Cassia {No- 
fisie, 1893, pag. 303, n. 91). Non escludo che tegola e bollo sieno di tempi classici. 
Nell'interno 2 sch. coi crani a NE. 

Sep. 31. Idem, con 1 sch. a NE. 

Sepp. 32-45. Tutti privi di coperte e con un numero di scheletri variante da 
1 a 3. 

NoTiziK Scavi 1909 — Voi. VI. 46 



SIRACUSA 



— 354 — 



SICILIA 



li Sep. 44 conteneva un solo sch. col cranio a SE ed una belia tavola marmorea 
di cm. 31 X 23, con lettere non eleganti ma decise: 



YriN0C€NeAA6 
KeiT€ZHCACCTH 

SieTeAeYTHceN 

MHNeiOKTUJ 
BPIUJAn OKA 
A A N Au;N I A 
lA 

+ 



' lavovaQi'cùv 



Subito dietro il muro Cavallari, a d. di chi prende a salire la rampa, vi è un 
arcosolio polisomo, lo cui fosse risultarono tutte negativo ; sulla testata orientale della 
prima di esse si osserva un cartello in rozzo stucco bianco, di era. 75 X 00, contor- 
nato da una fascia rossa, con grande monogramma del pari rosso, sfregiato dagli 
Arabi a colpi di piccone; sotto di esso il nome del defunto: 



* 



xpecroc 

Cosi si chiuse la campagna del 1907, colla quale si è riusciti a definire una 
buona volta il limite orientale del cemetero di S. Giovanni ; perocché la gallerìa che 
si suppone esista crollata a fior di terra non fa parte integrale del cemetero, ma è 
una via di collegamento con altro ancora inesplorato delle villa Landolina. 

B) Scoperte all'ingresso principale. — Nell'autunno del 1908 per ripristinare 
il livello originario dell'ingresso medioevale al cemetero di S. Giovanni si fece un 
sensibile abbassamento del suolo, dal quale vennero fuori alcuni frammenti antichi 
di varie epoche, ma insignificanti. Ricordo soltanto la faccia di una testa marmorea 
muliebre, probabilmente di Afrodite, buon lavoro romano, e due frammenti epigrafici, 
da aggiungere alla ricca serie di S. Giovanni. 

Lastra calcare di cm. 16 X 14, completa in alto ed in basso, ma rotta ai lati: 



/N V S i! V B 


fA \ A R V m 


Contrai^, 


FCBASIkl^e 



ernator? 



Data la frammentazione della pietra non è facile stabilire a quale dei consoli di tal 
nome (a. 463, 480, 486, 527, 541) essa vada assegnata; cfr. Vaglieri, / Consolidi 
Roma antica, pag. 239 e segg. , 



SICILIA 



— 355 — 



SIRACUSA 



L'altro frammento marmoreo di cm. 21 X 15 è incompleto a d. ed interiormente. 

ET E AB V ' (sic) 
C E N A n I 
M H N I A J Trgdty 

VI. Ipogei cristiani in contrada Cappuccini. ■ — Per diverse mie procedenti 
pubblicazioni è ormai bene accertato che tutta la falda orientale dell' Acradina, dai 
Cappuccini fin quasi alla caserma delle guardie doganali di S. Lucia, era occupata 




Fio. 14. 



da numerosi piccoli ipogei, appartenenti a sètte cristiane e ad ebrei ('). Si direbbe 
che quella regione, prossima ma pur distinta da quella dei grandi cemeteri, fosse 
destinata, in periodi di confusione ed incertezza religiosa alle comunità dissidenti 
ed anche non cristiane. Molti di quei piccoli ipogei sono stati distrutti, ne rimane 
però sempre un numero bastevole a dare una chiara idea della loro struttura e con- 
formazione. Ai quattordici in precedenza da me illustrati ne aggiungo ora altri tre, 
la cui scoperta è avvenuta dentro l'ultimo biennio. 

(') Ne ho descritti sette nella Roem. Quartahchrift fùr christl. Alter thumskunde, 1897, 
pag. 475 e segg ; ed altri sei nello stesso periodico, 1900, pag. 187 e scgg. Allo stesso gruppo va 
anche assegnala la catac. Fiihrer, da me pure illustrata in RQ., 1895, pag. 463 e segg. 



SIRACUSA 



— 356 



SICILIA 



A) Ipogeo Troj a- Salano. — Nell'autunno del 1907 in contrada S. Giuliano 
sotto ai Cappuccini, nella proprietà Troja-Salazzo, ricca di codeste opere di escava- 
zione, ne venne alla luce una nuova, di cui porgo la pianta alla fig. 14, e che venne 
regolarmente esplorata a cura della Direzione degli scavi. Alla pianta aggiungo al- 
tresì una vedutina ed una sezione (figg. 15, 16), le quali mi risparmiano la descri- 
zione, che, salvo piccole varianti di forma e dimensione, è per tutti eguale. . 




Fia. 15. 



Come quasi tutti quelli della circostante regione anche questo ipogeo era stato 
in epoca abbastanza lontana (Arabi?) rapidamente saccheggiato, scoprendosi le fosse, 
sconvolgendo i cadaveri ; ma siccome lo scopo dei visitatori era la ricerca, delusa, di 
oggetti di valore, furono abbandonate sul sito siccome inutili, lucerne in gran nu- 
mero, delle quali fra buone, mediocri e consunte se ne raccolsero 138. 

Ciò premesso, ecco il resoconto dello scavo. 

Sep. 1. Doveva essere molto ragguardevole perchè la sua forma peculiare e la 
sua decorazione non trovano riscontro nemmeno nei grandi cemeteri di S. Giovanni, 
Cassia e S. Maria di Gesù ; il fondo del sarcofago era infatti rivestito di lastre mar- 
moree, e la bocca ancor chiusa da due robuste lastre calcari, fissate alle guance con 
grappe in ferro a | ', impiombate, era sormontata in tutta la lunghezza da un 
masso in pietrame e cemento, in forma di coperchio di baule o di feretro, rivestito 
alla superficie di malta e cocciopesto. Ed infatti i violatori, nella loro opera fretto- 



SICILIA 



357 — 



SIRACUSA 



Iosa, non si indugiarono a rompere il resistente coperchio, ma forarono il parapetto; 
nell'interno un solo scheletro rimaneggiato. 




2 



Sep. 2. Rivestito di marmo nelle giiancie sino a metà altezza, conteneva 4 sch. 
e 13 lucerne. 

Sep. 3. Due scheletri e 3 lucerne. 

Sep. 1. Due soli scheletri. 

Sep. 5. Due scheletri ed una lucerna. 



SIRACUSA — 358 — SICILIA 

Sep. 6. Uno sch. 

Sep. 7. Sei sch. coi crani a S od una lucerna- 

Sep. 8. Quatto sch., 14 lucerne e 2 in frammenti. 

Sej). 0. Quattro sch. e 5 lucerne. 

Sep. 10. Due sch. e 5 lucerne. 

Sep. 11. Un solo sch. 

Sep. 12. Uno sch. ed una lucerna. 

Sep, 13. Due sch. e 3 lucerne. 

Sep. 14. Tre sch. ed una lucerna. 

Sep. 15. Due sch. ed una lucerna. 




FiG. 17. 



Sep. 16. Idem. 

Sep. 17. Quattro sch. e 4 lucerne. « 

Sep. 18. Due sch. e 3 lucerne. 

Sep. 19. Due sch. e 2 lucerne, 

Come osservazione generale va notato, che tutti i sepolcri erano stati violati e 
gli scheletri più o meno rimaneggiati; un esatto criterio per la orientazione dei ca- 
daveri vien dato dai capezzali segnati in pianta. Copiosi rottami di anfore ovolari, 
per contenere la calce da saldare e coprire le chiuse dei sarcofagi, vennero ricono- 
sciuti anche qui, come già in tutti gli altri ipogei della piccola regione. Merita par- 
ticolare attenzione la marca di un'anfora ovolare, alta cm. 48, priva del fondo e spal- 
mata di calce nell'interno, sulle cui spalle è rubricata a guazzo una sigla (tig. 17), 
che mi parve ebraica od araba; totalmente digiuno di lingue orientali, inviai un 
accurato lucido della sigla a due specialisti, ma duolmi che i loro pareri sieno dia- . 
metralmente opposti ('). Se l'interpretazione di mons. Lagumina fosse sicura, noi ci 

(') Ecco il giudizio del dotto mons. B. Lagumina, vescovo di Girgenti: « Le lettere dipinte 
u nell'anfora sono indubbiamente arabe. Ma che cosa dicono? Non lo so. In un gruppo mi pare si 
u liossa leggere conto, perù non ne posso essere sicuro. Credo che a Tunisi e ad Algeri quelle an- 
« fore scritte non dovrebbero essere rare ». Invece i proff. C. A. Nallino della R. Università H Pa- 



SICILIA — 359 — SIRACDSA 

troveremmo in grave imbarazzo a spiegare la presenta di un'anfora araba nell'ipogeo; 
essa sarebbe stata dimenticata da Arabi, introdottisi colà per saccheggiare le tombe. 
Se non che la forma dell'anfora è esattamente quella di tutte le altre che in quel 
gruppo di ipogei rinvengonsi, e la calce viva clie aderisce alle sue pareti denota che 
venne adibita come recipiente da calce, fatto sovente volte constatato; astrazion fatta 
dalle sigle, essa sarebbe stata abbandonata sul sito, assieme alle altre, dagli antichi 
Fossores. E si aggiunga che un'altra anfora di egual forma ovolare, cordonata, reca 
grafflta sulle spalle una croce patente graffita, ed allato di essa un'altra sigla rossa, 
appena avvertibile perchè smarrita. Cade pertanto il sospetto che si tratti di un an- 
fora con sigla, e di età araba. 

Oltre le anfore si raccolse un insignificante frammentino epigrafico in cal- 
care, ed i rottami di alcuni vetri, tra i quali avanzi di due bicchieri svasati, o 
tronco-conici, di tipo assolutamente cemeteriale. 

Ma la serie più ricca ed istruttiva è data dalle lucerne, in tutto n. 138: la 
maggior parte erano a terra nel piccolo atrio e nel corridoio, altre dentro le fosse. 
Ora che gli studi degli archeologi sono vólti anche a questa parte più umile ma non 
meno utile dell'arte cristiana, gioverà molto dare copiose riproduzioni dei tipi, come 
contributo al Corpus Lucernarum, per il quale siamo allo stadio preparatorio. Al- 
quanto materiale io ho già pubblicato nelle varie mie monografie sulla Siracusa cri- 
stiana, ed osservo che mentre i grandi cemeteri hanno dato un materiale relativamente 
scarso, quasi tutto di tipo africano od imitato, la necropoli dei Grotticelli ed il 
gruppo Cappuccini-S. Giuliano ci hanno fornito la serie più ricca (alcune centinaia), 
con tipi che nettamente si distinguono da quelli dei cimiteri maggiori. Per i Grot- 
ticelli vedi Notizie, 1896, pag. 334 e segg.; per i cimiteri minori cfr. RQ., 1897, 
tavv. I-III. In aggiunta adunque ai materiali già editi da me e dal Fiihrer per Si- 
racusa, dal p. Delattre per Cartagine ('), ed al primo tentativo di sintesi generale 
dal Bauer ('), credo di recare un utile e doveroso contributo al Corpus delle lucerne 
cristiane, divulgando qui altro materiale inedito. 

La ricca serie del nostro ipogeo va distinta in due categorie: le lampade di 
creta rossa corallina, di forma oblonga piuttosto grande, da attribuire, in massima, 
a fabbriche africane; le altre rotonde ed oblunghe, in creta chiara, di arte scadente. 



lermo, ed I. Gnidi di quella di Roma, hanno espresso tutt'altro avviso: « Sono dolente di dover 
« dare una risposta di carattere soltanto negativo al problema sottopostomi dal prof. Orsi. Per 
1 maggiore garanzia feci osservare al prof. Guidi il facsimile dei segni enigmatici trovati su quella 
« terracotta di Siracusa, ma neppure al Guidi riuscì di capirne qualche cosa. Solo una piccolis- 
« sima parte del gruppo maggiore (che, molto da lontano, ha una vaga somiglianza col Tugra o 
« suggello dei Sultani ottomani) si potrebbe avvicinare a due consonanti arabe; ma tutto il resto 
« del giuppo non dice nulla assolutamente né in lingue semitiche, né in persiano o turco. Non ha 
« neppur rapporto colla scrittura araba » (Nallino). 

(') Delattre, Lampes chréliennes de Carthage (Lilla, 1891-93); sono tutti tipi africani, molto 
diversi dai siciliani. 

(^) Max Bauer, Das Bilderschmuck frùhchristlicher Tonlampen (Greifswald, 1907); ne è per 
ora uscita la prima parte, non illustrata. 



SIRACUSA 



— 360 — 



SICILIA 




2 



SICILIA 



361 



SIRACUSA 



ad impressioni e rilievi, da attribuire a fabbriche locali. Conviene però notare che 
anche tra le primo vi sono contraffazioni paesane, avvertibili alla creta più pallida, 
al disegno scadente; come tra le altre più numerose vi può essere qualche esemplare 
di fabbriche esotiche, non ancora ben definito. È appunto causa l'incertezza che an- 
córa domina in tale materia, che conviene pubblicare più materiale che sia possibile, 
al fine di agevolare l'opera di aggruppamento e di comparazione. 

Appartengono al primo gruppo 16 esemplari, i quali nello scudetto centrale esi- 
biscono i motivi seguenti: pesce, leone, gallo, pavone, cane lupetto, palma, guerriero 
che estrae il parasonium, orante di prospetto, monogramma decussato, croce patente, 
croce a rosette, circolo; sebbene alcuni di questi soggetti sieno ibridi ed indifferenti, 
qui diventano tutti cristiani, perchè applicati a lucerne postcostantiniane, quindi di 
età e fabbricazione indiscutibilmente cristiana; solo per uno (Artemide?) si affaccia il 
sospetto di paganesimo. 





PlG. 19. 



Assai mono agevole riesce la classificazione della restante massa di lucerne, così 
svariate per forma, materia, tecnica e decorazione : cercherò tuttavia di addivenire a 
tale classifica, richiamandomi agli esemplari affini da me editi nella RQ. 

Due esemplari presentano il monogramma cruciforme, e due la croce patente; 
uno dei primi è circondato di un fregio con segni litterali, che non hanno significato 
(fig 18, 1). Altri quattro esemplari (= RQ., 1897, tav. Ili, fig. 4) presentano in ri- 
lievo la croce di Malta con palmette intercalate fra le braccia (fig. 18, •''•■^), e sono 
di forma circolare e di tecnica ordinaria; nel rovescio uno ha il segno speciale di 
fabbrica come RQ. '97, tav. Ili, fig. 26. A fig. 18, 3 presento una variante con rami 
periati invece di palme. Cinque esemplari sono repliche del tipo RQ.'97, tav. Ili, 
fig. 10 ed uno di essi presenta nel rovescio la marca RQ. '97, tav. HI, fig. 26. 
Dieci sono eguali alla fig. 19, tav. Ili, op. cit. Tre ripetono la fig. 27, tav. Ili, 
op. cit, dove la fig. 24, tav. II, op. cit, ed altre due hanno una stessa rosa periata. 

Otto esemplari corrispondono al tipo a ricca perlatura, che io esibisco alla fig. 19; 
la sagoma della lucerna è ancora di sapore classico, e tutti gli esemplari orano ri- 
Ndtizik Scavi 1909 — Voi. VI. 47 



SIRACUSA — 362 — SICILIA 



vestiti di una vernice rossa o bnina; nel rovescio tali lucerne portano il marco di 
fabbrica RQ. '97, tav. II, fig. 4, con lievi varianti (in una crocetta equilatera nel 
disco), di cui la più ricca io presento a fig. 19. Tre lampade, imitazione locale e 
cattiva delle africane, ci offrono un magro e cornuto (?) quadrupede corrente, forse un 
cane ad orecchie dritte; una quarta il leone (= RQ. '07, tav. I, fig. 9), una quinta 
la palma. Un esemplare di forma classica esibisce (fig. 18, "?) un personaggio mu- 
liebre che cavalca un cervide corrente (Artemide?), ma nel rovescio reca una cro- 
cetta equilatera di perle. Classico è del paro l'esemplare (fig. 18, 5) colla brutta ma 
singolarissima rappresentanza di una figura recumbente, ai cui piedi un putto e nello 
sfondo un albero; attesa la piccolezza e la cattiva esecuzione del soggetto non oso 
dire, ma non escludo, si tratti di una rappresentanza fluviale. Tre pessimi esemplari 
corrispondono esattamente alla fig. 3, tav. II, op. cit., e due si avvicinano alla fig. 9 




Fig. 20. 

della stessa tavola. Quattro, colla marca del germoglio nel rovescio, ricordano il tipo 
2-3, tav. II, op. cit., ma i motivi sono variati: la treccia, delle rosette (fig. 18, 10), 
dei giragli, e delle colombe presso un bacino (fig. 18, H); da notare la forma ancora 
classica del manico a cuspide. Due esemplari hanno una fitta ruota di pavone (fig. 18, 13). 
Gli ovvii motivi della rosetta, del rombo semplice e doppio si hanno in quattro dif- 
ferenti esemplari, forse anche di fabbriche differenti tra cui quella del germoglio; 
veggasi a fig. 18, 12 l'esemplare più ricco, con mascheretta scimmiesco. Un altro 
motivo geometrico-floreale esibisce la lucerna fig. 18,8, colla marca =RQ '97, 
tav. Ili, fig. 13. Una dozzina di esemplari, con varianti, si richiama al tipo op. cit., 
tav. III. fig. 1 ; sono tutti brutti e rozzi, ed uno di essi è replica esatta della fig. 9, 
tav. II, op. cit. Tre esemplari, di cui uno molto grande, danno la forma rara ed 
inusitata fig. 20, nota per pochi esempi siracusani inediti e per uno delle catacombe 
di Priolo {Notizie, 1906, pag. 196, fig. 6). Di tipo africano ma di creta e lavoro 
indigeno è l'esemplare fig. 18 6, collo scudetto sfondato e con una corsa di cavalli, 
divisi da cuspidi, nella fascia. La rozza lucerna a foccacetta (fig. 18, ^) è decorata 
di una margherita. Elementi disparatissimi, fra cui il pesce, e distribuiti senza cri- 
terio, vedonsi in un esemplate eguale a RQ. '07, tav. Ili, fig. 21. Alla stessa tecnica 
in rilievo, ma ottenuta con punzoncini mobili, quasi tipografici, spettano gli avanzi 
delle due grandi e bizzarre lucerne (fig. 21): vi sono pesci, meandri, rombi e pal- 
mette, il tutto affastellato senza ordine e sentimento, senza criterio distributivo, si di- 
rebbe col semplice proposito di riempire di ornati lo spazio vuoto ; di tal genere singo- 
larissimo avevamo già qualche campione dalla stessa regione RQ. '97, tav. II, fig.il. 



SICILIA 



— 363 — 



SIRACUSA 



L'esame accui-ato delle numerose lucerne ci permette di aifermare che la piccola 
catacomba Troja-Salazzo era cristiana ; d'infiltrazioni o residui pagani unica la lucerna 
con la supposta Artemide. Nuova la foggia di copertura del primo sepolcro. L'epoca 
del sepolcreto sta fra la metà del sec. IV ed i primi del sec. V, al quale periodo 
si riferiscono se non tutti, certo la maggior parte degli ipogei cristiani ed ebraici 
della contrada Cappuccini-S. Giuliano. 




FiG. 21. 



B) Ipogeo Attanasio. — Negli ultimi del 1907, nella stessa contrada di S. Giu- 
liano, e precisamente nel tratto di spiaggia denominato Pietralonga, una cavapietra 
mise le mani sopra un altro ipogeo, che per cortesia del proprietario, sig. Vinc. At- 
tanasio, non solo venne da noi metodicamente esplorato, ma altresì chiuso e munito 
di griglia. L'importanza di esso consiste non tanto nella sua forma, con corridoio a 
croce, ma nel fatto che era quasi totalmente sgombero di terre, e con buona parte 
dei sarcofaghi intatti e non violati, il che avviene assai di rado; solo un piccolo 
numero ne era stato aperto dallo scopritore e pochi altri in epoca antica non preci- 
sata. Si accede alla piccola catacomba per una scala parte scavata nella roccia, parte 
in muratura, vòlta ad oriente. 

Ci serva di guida nel nostro esame la pianta e sezione a figg. 22-23, dalla 
quale si vede che l'ingresso era in origine munito di una porta in legno ad un bat- 



SIRACUSA 



— 364 



SICILIA 







SICILIA 



— 365 — 



SIRACUSA 



tente; del palo sul quale essa girava vedesi ancora il foro d'innesto nel suolo. La 

esplorazione poi delle singole fosse 
ha dato i risultati seguenti: 

Sep. 1. Coperto di due tegole, 
con 2 schei, dal cranio a ponente e 
2 lucerne. 

Sep. 2. Scoperto ; 2 sch. a po- 
nente ed 1 a levante. 

Sep. 3. Scoperto : 2 sch. a po- 
nente. 

Sep. 4. Idem ; 1 scli. a ponente. 

Sep. 5. Coperto di 2 tegole; 

1 sch. ad ovest. 
Sep. 6. Scoperto con uno sch. 

a ponente. 

Sep. 7. Scoperto ; con 2 sch. a 
nord ed 1 a sud. 

Sep. 8. Coperto di 2 tegole, 
con 2 sch. ad ovest. 

Sep. 9. Idem; con 1 sch. ad 
ovest. 

Sep. 10. Idem; 2 piccoli sch. 
ad est e due adulti ad ovest. 

Sep. 11. Idem ; con 3 tegole ; 2 
schr^d ovest. 

Sep. 12. Scoperto; 2 sch. adulti 
ed uno di fanciullo, tutti ad ovest. 

Sep. 13. Scoperto ; 1 sch. a nord. 

Sep. 14. Coperto con 2 tegole; 

2 sch. a nord. 
Sep. 15. Idem ; 2 sch. ad ovest. 
Sep. 16. Idem; un bambino a 

levante ed un adulto a ponente. 

Sep. 17. Scoperto; con 1 sch. 
a ponente. 

Sep. 18. Idem ; con 1 sch. a 
levante. 

Sep. 19. Idem; id. 

Sep. 20. Idem ; con 2 sch. ad 
ovest. 



■À 




Q 

O 

ca 

< 

nì 

UJ 



Sep. 21. Coperto di 2 tegole; con 5 sch. a sud. 
Sep. 22. Idem ; 3 sch. ad ovest. 



SIRACOSA 



— 366 — 



SICILIA 



Sep. 23. Idem; 2 sch. ad ovest, 

Sep. 24. Idem ; con 3 tegole ; 2 sch. ad ovest ed una lucerna. 

Sep. 25. Idem; con 2 tegole; 2 sch. ad ovest. 

Sep. 26. Idem; idem. 

Sep. 27. Idem; con 3 sch. ad ovest. 

Sep. 28. Idem ; con 2 sch. a' nord. 

Sep. 29. Idem; con 1 sch. a nord. 

Sep. 30. Idem; 2 scli. col cranio ad est, nella mano d. di uno dei quali tre 
monetine in bronzo logore, per il modulo e per la testa imperiale radiata, certamente 
precostantiniane e da collof^arsi nell'ultimo trentennio del secolo III, piuttosto che 
nei primi del IV. 

Sepp. 31-33. Violati, con ossa rimaneggiate. 




FiG. 24. 



Sparsi sul suolo della catacomba si raccolsero alcuni boccali ed alcune anfore, 
delle quali altre servivano per l'acqua, altre rotte per contenere la ealce (ancora 
aderente alle pareti) da saldare le chiuse dei sarcofagi. Le lucerne erano alquanto 
numerose, in totale cinquanta, quasi tutte sparse al suolo, pochissime dentro le fosse. 
Nessuna di esse è fresca o di ottima conservazione, e molte quelle logore. E, ciò che 
più monta, il tipo loro costante è quello classico tardo, anziché quello specifico cri- 
stiano, sia africano, sia indigeno. Sotto questo rispetto le lucerne della cat. Attanasio 
si staccano così nettamente da quelle degli altri ipogei della regione, da doverle 
ritenere tutte di età precostantiniana; non una sola reca una forma qualsiasi di 
monogramma, non una sola un simbolo che senza riserva possa dirsi cristiano. Degli 
undici esemplari con figurazioni più o meno riconoscibili, è certo pagano uno con 
corona di sapore al tutto classico e con marca di fabbrica evanescente; due hanno 
un leone od un cavallo correnti. Gli altri: una scena del circo (bestiari in lotta ^on 



SICILIA — 367 — SIRACUSA 

un orso); un domatore di cavallo; due bnsti di divinità (Iside od Osiride); busto di 
divinità barbuta (Giove Sarapide?); busto di divinità muliebre; fijifura togata. L'unico 
esemplare che porga materia a discussione è riprodotto alla fig. 24. 

Nello scudo circondato da un doppio giro di bulle, un pescatore (indicato il 
membro) sopra uno scoglio, che pesca alla lenza, alla quale ha abboccato un pesce; 
nel rovescio la marca CABAI , nuova, per quanto io ne sappia. Scena di genere non 
estranea all'arte pagana, ma che per un cristiano poteva avere un recondito signifi- 
cato simbolico, ed in fatto il Bauer, nella II parte ancora inedita dell'op. cit. (5^ 6, e) 
ne ha raccolte gli esempi. La lucerna adunque, astrazione fatta dalla forma, può 
essere tanto pagana che cristiana, ed appartenere alla classe delle ibride, in voga 
appunto nel sec. Ili ed agli inizi del IV, sulle quali tanto si è ormai discusso. A 
ritenerla però pagana io inclino per la forma, per lo stile, per la marca di fabbrica 
e per la nudità del personaggio, non cinto da perizoma. 

Abbiamo pertanto un ipogeo non solo senza il menomo segno cristiano tracciato 
sulle pareti o sulle coperte (mancanza rilevata nell'intero gruppo Cappuccini-S. Giu- 
liano), ma senza un simbolo specifico nelle cinquanta lucerne che racchiudeva. Mo- 
nete e lucerne in perfetto accordo risalgono alla fine del sec. Ili, od al più ai pri- 
mordi del IV ; e le une e le altre sono precostantiniane, e tale giudico anche l'ipogo. 
A questo punto, e davanti tali risultati, sorge la domanda se esso fosse cristiano o 
meno. Cristiana ne è certo la forma, e noi potremo crederlo dell'epoca delle perse- 
cuzioni, ed appartenente ad una famiglia o comunità, che dissimulando la propria 
fede religiosa, non ne ostentasse i simboli né sulle pareti, né sulle lucerne. Cristiani, 
se non proprio ortodossi sono, all'infuori di qualcuno ebraico, gli ipogei di tutta la 
circostante regione. A me pare dunque diffìcile di poter negare anche a questo, mal- 
grado le apparenze esteriori, il battesimo della cristianità, e l'assenza di ogni sim- 
bolo specifico spiego coll'età precostantiniana cui esso risale. 

Prima di lasciare questo monumento conviene rammentare che proprio a pochi 
passi dallo sbocco superiore della scala, lo stesso cavapietre che l'aveva segnalato, 
scoprì anche un pentolino con 1545 monetine in bronzo del basso impero, del periodo 
317-408; di tale ripostiglio diedi la lista sommaria nelle Nolùie, 1908, pag. 61. 

C) Ipogeo Branciamore. — Lo sviluppo edilizio che Siracusa va prendendo 
lungo la costa dei Cappuccini, fino a pochi anni addietro completamente disabitata, ha 
provocato a breve distanza di tempo dalle due precedenti, una terza scoperta di non 
dubbio valore. Nella parte media del declive meridionale di Acradina, ed a poche 
diecine di metri dall'Ipogeo Attanasio, aprendosi nel settembre del 1908 un pozzo 
per una nuova casetta, proprietà di Giov. Branciamore ('), si venne a cadere colla canna 
di esso nel bel mezzo di un piccolo ipogeo cemeteriale, scavato ad una profondità 
alquanto sensibile (m. 4,80) nel banco calcare conchiglifero. E devesi a questa circo- 
stanza, se ostruitisi in antico l'ingresso e la scala, potè l'ipogeo sfuggire a violatori 
antichi e moderni, pervenendo a noi perfettamente intatto. La pianta, la sezione e la 

(') A mono ili un anno di distanza la casetta, sotto cui sta l'ipoffeo, Iia cambiato padrone; 
essa trovasi lungo il viale dei Cappuccini ed è oggi proprietà di Antonio Cotronc fu Frane, ex 
ferroviere. 



SIRACUSA 



— 368 — 



SICILIA 



veduta che allogo alle figg. 2ri-27, ce ne dà la forma esatta, a meglio comprendere la 
qnale bastano poche parole esplicative. L'ingresso era dal lato di ponente, per mezzo 
di una scaletta che oggi coincide sotto l'argine ferroviario. La distribuzione degli arco- 




Fio. 25. 



solii è qui un po' più complicata che non sia nello altre escavazioni consimili. Una 
particolarità rara è data dai loculi quadri cho numerosi tianclieggiano due degli 
arcosoli; in essi non si riconobbero tracce di urne od altro che permettesse di pre- 
cisarne l'uso: essi erano perfettamente vuoti. Nella catac. di S. Lucia una pa*etfl 



SICILIA 



369 — 



SIRACUSA 



contiene 24 di queste nicchie, distribuite in tre ordini sopra i loculi ad umazione ('), 





, -• 




<__. , 




i 
, J 




, — ... 


«è 


— m^^ 





e si dico che una contenesse un'urna con ossa non cremate di bambino. Ciò viene 
confermato da mie scoperte del 1890 in questa stessa contrada {Notizie, 1891, 
e) Fahrer J. et Schultze V.. Die altchritllichen GrabHàUen. Sixiliem, pagg. 37-39. 
NoTizw ScATi 1909 - Voi. VI. 48 



SIRACUSA 



— 370 — 



SICILIA 



pagg. 295, 296), nella quale due piccoli ipogei avevano numerose nicchie quadre, in 
due delle quali riconobbi avanzi di bambini non cremati. Non è perciò esatto quanto 
afferma lo Schultze (op. cit, pag. 34): « In einigen dieser kleinen Coemeterien 
« mischen sich Aschenurnen und Langsgraeber » , non essendosi mai trovate vere 
urne ad incinerazione per fuoco. Suppongo pertanto che anche nella catac. Brancia- 
more le nicchie fossero destinate allo iyxvTQKfuóg di bambini. Nei grandi cemeteri 
invece questi avevano i loro loculi anche minuscoli {Notizie, 1893, pag. 280), ma 
della stessa forma di quelli per adulti. 

L'ipogeo venne sottoposto a metodica esplorazione, appena ne fu segnalata la 
scoperta, per modo che nessun danno arrecarono ad esso i cavapozzo, meno le tre 




Fi6. 27. 



fosse sfondate. Ed in fatti tutti i sarcofagi apparvero ermeticamente chiusi con te- 
gole, spalmate di un fitto strato di calce. Le lucerne, numerosissime, erano in origine 
collocate sopra le coperte, ma siccome alcune di queste erano crepate od avevano 
ceduto, avvenne che talvolta le lucerne penetrarono nelle fosse. 

Sep. 1. Coperto di tre tegole, racchiudeva 3 sch. ad 0. 

Sep. 2. Idem, con 2 scli. ad 0. 

Sep. 3. Idem, con 2 sch. ad e 10 lucerne. 

Sep. 4. Idem. 4 sch. ad ed una lucerna. 

Sep. 5. Idem, con 2 tegole ed 1 sch. ad 0. 

Sep. 6. Idem, con 2 sch. a N. 

Sep. 7. Idem, con 3 sch. a N. 

Sep. 8. Idem, idem. 

Sep. 9. Idem, idem. 

Sep. 10. Idem, con 2 sch. a N. 

Sepp. 11-13. Distrutti nello 8cav(> del pozzo. «^ 



SICILIA — 371 — SIRACDSA 

Se}). 14. Coperto con due tegole, conteneva 2 soli, o 12 lucerne. 

Sep. 15. Idem, 3 scL. a N e 4 lucerne. 

Se]ì. IG. Idem, con 4 sch. a N. 

Sep. 17. Idem, idem, ed una lucerna. 

Sep. 18. Idem, con 1 sch. a N ed una lucerna. 

Sep. 19. Idem, con 1 sch. a N ed una lucerna. 

Sep. 20. Idem, idem, ed una lucerna. 

Sep. 21. Idem, con 2 sch. a N. 

Sep. 22. Idem, con 3 sch. a N. 

Sep. 23. Idem, con 2 sch. a N. 

Sep. 24. Idem, con 3 sch. a N. 

Sep. 25. Idem, con un solo sch. a N. 

Sep. 26. Idem, con 2 sch. a N. 

Sep. 27. Idem, con 3 sch. a N. 

Sep. 28. Idem, con 2 sch. a N. 

Sep. 29. Idem, con 1 sch. a N. 

Sep. 30. Idem, con 1 sch. ad 0. 

Sep. 31. Idem, idem. 

Sep. 32. Idem, idem. 

Sep. 33. Idem, con 2 sch. ad e 2 lucerne. 

Sep. 34. Idem, con 2 sch. ad 0. 

Sep. 35. Idem, con uno sch. ad 0. 

Sep. 36. Idem, con 2 sch. ad 0. 

Sep. 37. Idem, con 1 sch. a N. 

Sep. 38. Idem, con 3 sch. a N. 

Sep. 39. Idem, con 2 sch. a N. 

Sepp. 40-41. Sarcofagi la cui scavazione venne iniziata e poi sospesa. 

Sep. 42. Fossa per bambino. 

Decisivo per la determinazione cronologica e religiosa di questo ipogeo è l'esame 
delle 124 lucerne in esso raccolte, dentro le fosse, sopra le coperte o sul suolo. Il 
loro stato di conservazione è pessimo; soltanto una oscena è fresca e poche altre in 
mediocre stato. Le forme sono svariate, ma prevale a grandissima maggioranza il 
tipo classico precostantiniano; mentre non più di un decimo sono del tipo a navi- 
cella oblunga, proprio al sec. IV. La fattura ne è in genere scadente meno in quelle 
a soggetti tìgurati sviluppati ; la creta di toni svariati ma tutti smorzati ; manca il 
rosso fiammante degli esemplari genuinamente africani, e, per assenza di bolli, non 
siamo in grado di definire le altre fabbriche. Che ve ne sieno di siracusane è più 
che probabile, ma altre non sono siracusane e forse nemmeno siciliane. Scartati gli 
esemplari completamente logori, o privi assolutamente di qualsiasi decorazione, e 
perciò refrattari a qualunque giudizio, ho disposto il resto del materiale nei gruppi che 
seguono, tenendo fermo il canone fondamentale, che vi sono in prevalenza tipi ibridi, 
usati da pagani e cristiani, ma che specitìcamente non è lecito chiamare cristiani. 



SIRACUSA 



— 872 — 



SICILIA 



A) Soggetti esclusivamente pagani. — Esemplare logoro con busti in pro- 
spetto di due divinità, una maschile radiata, l'altra muliebre (luppiter-Iuno, Helios- 
Selene). Altro col busto di Giove-Sarapide e di Iside. Altro con donna seduta sopra 
un quadrupede corrente, in apparenza cavallo ma più probabilmente toro (Europa), 
circondato da stelle (fig. 28). Altro colla testa di Iside in prospetto, sormontata dal 
disco solare alato, e da due lunghe corna. Altra col busto di profilo di Artemis- 
Selene. Altro col mite di Atteone, la testa colle corna cervine, mezzo abbattuto ed 
aggredito dai cani che lo addentano, contro i quali si difende a colpi di randello 
(fig. 29). Altro molto logoro, con Edipo davanti alla iSfinge. Altro con Fauno, re- 





Fio. 28. 



Fig. 29. 



canta il tirso sulla spalla. Tre esemplari con simplegma osceno, derivanti da due 
forme diverse. 

B) Soggetti neutri od ibridi. — Testa di guerriero di profilo con corazza ed 
elmo cristato, come l'esemplare R. Q., 1897, tav. I, fig. 8. Puttino. Scena circense; 
un bestiario soccombentte sotto un orso. Quattro esemplari eguali nel soggetto, ma 
diversi nella incorniciatura, con una donna a cavallo di una cerva (forse Artemide) ; 
corrispondono all'esemplare della cat. Attanasio, riprodotto a fig. 18, 7. Animali iso- 
lati; leone in 3 esemplari diversi; cavallo in 2; cane in 14, con poche repliche, gli 
altri diversi; àelfino; pesce grande fra pesci minori; gruppo di granchio, Triton e 
2 pesci; conchiglia. 

G) Decorazione floreale e geometrica. — Corone in varie foggie con bacche 
e senza (7 esemplari con 5 tipi diversi); rosetta al centro (5 esemplari); luna 
falcata. 



8ICIMA 873 SIRACUSA 

La decorazione in forine svariatissime, semplici e complesse, si svolge quasi 
sempre nella fascia di contorno allo scudetto centrale liscio; 40 esemplari. 

D) Simboli cristiani. — In tre esemplari a navicella oblunga, di tipo ma 
non di fabbrica africana si vede il monogramma di Cristo, logoro e consunto, ma 
sicuro; in uno è nella consueta forma decussata ^, in due altri identici nella rara 
forma a stella, che occorre bensì talvolta nei mosaici, ma che è una vera eccezione 
sulle lucerne (')• 

Riassumo pertanto cosi il quadro che si delinea dallo scrupoloso esame delle 
lucerne dell'ipogeo Branciamore : tre esemplari osceni, otto (forse dodici) con sog- 
getti mitologici pagani ; tre soli con simboli cristiani sicuri , tutto il resto con sog- 
getti indifferenti. Abbiamo quindi un sincretismo ed una miscela di forme, a cui 
deve rispondere un sincretismo, una confusione, anzi una degenerazione di idee. Lu- 
cerne monogrammiche associate a lucerne oscene sembrano termini inconciliabili ; ma 
due lucerne oscene io avevo già raccolte nella cat. Mezio I [R. Q., 1897, pag. 485), 
che pur ne aveva dato con segni cruciformi; ed una nella cat. Fiihrer {R. Q., 1895, 
pag. 484), che non diede alcun segno specificamente eristiano, ma invece molti ele- 
menti di superstizione pagana. Questa delicatissima questione, che meriterebbe at- 
tento esame, è stata appena toccata dallo Schultze, che citando l'esemplare C. Puhrer, 
ma dimenticando gli altri due, si limita a dichiararlo semplicemente « hochst befremd- 
lich » (^). Per me la nuova scoperta è una conferma ulteriore alla tesi che ho sempre 
sostenuta, che cioè fra i grandi cemeteri del gruppo occidentale e quelli del gruppo 
orientale vi sia una grande differenza non tanto cronologica quanto religiosa. I primi 
dovettero appartenere alla grande comunità ortodossa, alla chiesa direi così ufficiale, 
gli altri a sètte dissidenti ed ereticali germogliate in lungo periodo di confusionismo 
ed anarchia religiosa, intorno al quale esposi alcune idee in R. Q„ 1895, pag. 485 
e segg. Lo Schultze (op. cit., pag. 83) per il gruppo Cappuccini -S. Giuliano vuole 
escluse le sètte e pensa invece ad Ostrogoti ariani. Ma le ultime scoperte non mi 
sembrano dargli ragione. I duo ultimi ipogei Attanasio e Branciamore stanno tra 
fine III ed inizio IV secolo, e sono ancora lontani dal VI. Essi dovevano quindi 
appartenere ad altre sètte, anteriori agli Ariani, ed ancora attaccate al paganesimo, 
direi anzi oscillanti fra paganesimo e cristianesimo. E tale carattere si addice esat- 
tamente, tenuto conto anche della cronologia dei due ipogei tra metà sec. Ili ed i 
primi tempi costantiniani, colla crisi religiosa dei Lapsi e degli Eracleoniti, che 
afflisse a lungo la Chiesa dopo le persecuzioni di Decio e di Diocleziano. Cristiani 
vili e pusilli, quanto pagani larvati e non convinti, essi passavano dall'una all'altra 
religione nei momenti di pericolo, donde il nome di Iraditores e turificati, preten- 
dendo poi rientrare nel cristianesimo, senza subire le pene canoniche, appena cessato 
il pericolo. Essi furono in gran numero soprattutto a Roma, dove riuscirono a deter- 
minare degli scismi, ed anche in Sicilia, prova ne sieno lo condanne lanciate dai 



(') Krauss, R. E. d. coristi. Alterthùmor, voi. II, pa;,'. 414. 
(') Die allchristl. Grabstaette Sisiliens, pag. 275. 



FLORIDIA — 374 — SICILIA 

vescovi di Lilibeo e Panoimo ('). Non mi è qui consentito, né io posseggo la cona- 
petenza necessaria, per diffondermi su questa astrusa e difficile materia. 

Quello su cui più clie mai, dopo le ultime scoperte insisto, si è sul distacco 
dei grandi e piccoli cemeteri, in parte contemporanei, ma pertinenti a comunità cri- 
stiane diverse. 



II. FLORIDIA — Sepolcreto siculo con vaso miceneo. 

Nel marzo del e. a. mi venne segnalato che presso Floridia dei cavapietra stavano 
saccheggiando qualche tomba sicula, entro cui avevano raccolto un vaso dipinto. Intrav- 
veduto subito il valore della scopeiia mi recai sul luogo e constatai che all'uscita 
settentrionale di via Archimede, in contrada Tabaccheddu, in luogo perfettamente 
piano, nei banchi di calcare arenario effettivamente si aprivano alcune tombe sicule 
con ingresso a pozzetto. Una di esse era stata frettolosamente scavata ed in parte di- 
stAitta dai cavapietra, e poi ricolmata ; siccome essa aveva dato il vaso miceneo di 
cui mi occupo, credetti savio partito sgomberarla di nuovo, non fosse altro, per prenderne 
una pianta accurata. Aggiungo che dal proprietario del sito, sig. avv. Gius. Midiri, 
ebbi la più ampia facoltà di ricerca. 

Porgo a figg. 30 e 31 la pianta e la sezione del sepolcro, quali apparvero a lavoro 
ultimato; la forma è a ferro di cavallo (assi m. 2.18 X 2.10), la sezione a sesto abbas- 
sato, con una altezza che valuto a poco più di m. 1.60, essendo stata la calotta strap- 
pata dai cavapietra ; due gradinetti servivano di accesso nel pozzetto, e tre altri più 
commodi di qui nella cella ; il grande loculo, nel quale un cadavere poteva stare age- 
volmente disteso, colle gambe appena rattratte, è munito di un capezzale. I primi 
violatori asserivano di avervi trovato molte ossa, cioè parecchi scheletri, ed io riuscii 
a trovarne ancora uno in posto, sotto la scaletta a destra di chi scende ; fra la terra 
vi erano rottami, assai logori, di una mezza dozzina di vasi irrestaurabili tutti del 
H periodo, ed in un angolo era miracolosamente sfuggito ai violatori antichi (che la 
tomba era stata per intero rimaneggiata nell'antichità, come la attigua n. 2), il vasetto 
che ricuperai dai cavapietra, e di cui porgo l'imagine a fig. 32. E un vaso miceneo, 
della forma a calamajo, alto ram. 95, dimetro mm. 1 10, di creta depurata, a colora- 
zione giallo-pallida nitida, con fregi color marrone smorto; vaso del III periodo 
della ceramica micenea, secondo la vecchia classificazione di Furtwaengler e Loeschcke 
{Mykenische Vasen, pag. viij). 

Una seconda tomba, poco discosta dalla prima, ora pure colma di terra compatta 
e ne offro la planimetria (fig. 33) attesa la singolarità del pozzetto genuino. Questa 



(') Ijoggasi in proposito la dotta radiografia di moiis. Is. Carini, / Lapsi e la deportazione 
in Sicilia di papa Eusebio (Koma, 1886). Questo sincretismo pagano-cristiano 6 stato anche segna- 
lato nella necropoli rusticana di Michelica, presso Modica, che data dal pieno sec. IV, dove però 
esso trae origino da circostanze diverse da quelle sopra esposte. Cfr. Orsi, N. Bullettino di arch. 
cristiana, a. 1907, pag. 172 e segg. , 



SICILIA 



— 375 — 



PLORIDIA 



risultò pure violata in data molto antica, dai Gfoci, perchè sul fondo nnlla più oravi 
del corredo originario, ma copiosi rottami di anfore e bacini ordinari greci. 





Sez.A-B 






FiG. 31. 



Porgo infine la pianta di una terza tomba (fig. 34), con due grandi loculi a ca- 
pezzale, oggi completamente vuota, a poche diecine di metri dalle precedenti, presso 
una noria. L'ingresso a pozzetto ne fu chiuso, ed il proprietario asserisce avervi tre- 



FLORIDIA 



— 376 — 



SICILIA 



vato solo due scheletri nei nicchioni, e pochi vasi, il che non pare verosimile. Altri 
sepolcri infine vennero scoperti, manomessi, e poi o distrutti, o interrotti, piantando 
l'attiguo agrumeto, ma nulla appurai di quanto contenevano. 




■^',1 w,» 



Fio. 32. 




FiG. 33. 



Abbiamo pertanto presso l'attuale Floridia una piccola ed antichissima necropoli, 
a delìniro la cui cronologia tre elementi ci soccorrono; il tipo sepolcrale, il vaso«ii- 
ceneo, i cocci siculi. 



SICILIA — 377 — PLORIDIA 

11 vaso a calamaio di Floridia è il quarto esemplare di tal genere rinvenuto in 
Sicilia ; tre ce ne aveva dato la necropoli di Thapsos, dei quali uno quasi identico al 
nostro, a foglietto o trattini sulle spalle (Orsi, Thapsos, pag. 18, fig. 4) il secondo con 
fascia a doppio \j (Ibidem, pag. 56, fig. 52), il terzo completamento logoro. Illustrando 
codesti vasi e la rispettiva necropoli io lio notato, che essi vanno costantemente asso- 
ciati alle eleganti anforette geometrizzanti, di cui sono sincroni (Thapsos ne ha dato 
13), e così gli uni come le altre abbondano nella necropoli di Jalysos, del sec. XI-X, 
al quale limite estremo io ho assegnato Thapsos. 

Io non ho modo di riassumere quella parte delle copiose scoperte micenee degli 
ultimi anni, che interessano al caso nostro; ma spigolo qua e là, fermandomi a quelli 
strati databili ed a quei sepolcri, donde vengono vasi analoghi a quello di Floridia. 
Ed io trovo un esemplare, con foglietto a doppio \j sulle spalle, da un sepolcro di 
Zafor Papoura in Creta (') che appartiene alla piena età del bronzo minoica, la quale, 
secondo i computi molto alti dell'Evans (^), sarebbe di parecchio anteriore al secolo XI. 

Un esemplare identico al calamajo di Floridia fu pure raccolto in una tomba di 
Micene, la quale, malgrado la presenza di una stele dipinta, risale, secondo l'autorevole 
giudizio dello illustratore (^), a parecchi secoli prima dell'ottavo. Non tengo natural- 
mente conto di diversi pezzi sporadici, come ad esempio quelli delle grottte sepolcrali 
di Livato (^), della cui esatta esplorazione nulla sappiamo. 

Resta da esaminare il tipo della tomba e delle vicine; non vi è dubbio che esse 
non spettino alla seconda fase della civiltà sicula, anzi la presenza dei grandi loculi 
a capezzale me le farebbe portare verso la fine di essa; appunto perchè tali capezzali 
io non trovo al Plemmirio, a Cozzo Pantano, Thapsos ed a Matrensa, mentre spun- 
tano a Tremenzano ed al Finocchio. Sebbene ciò non costituisca un criterio decisivo 
ed assoluto, pure essi accennano ad una lenta evoluzione del rito, dallo scheletro 
rattrappito a quello semidisteso e disteso. Saremo dunque alla fine del II periodo si- 
culo, con che convengono anche i miseri resti di ceramiche indigene, spettanti a va- 
setti globari con anse acuminate ed a liste verticali graffite. 

Per questo II periodo io ho adottata una cronologia moderata, dal XIV al X 
sec. a. C, non troppo persuaso della cronologia eccessivamente alta ed eccessivamente 
bassa che, partendo da criteri diversi, autorevolissimi scrittori ne hanno recentemente 
proposta (•''). 

(') Eyans, The préhiUorie tombs of Knosson, fiij. 100 v; per la cronoloo;ia cfr. pag. 135. 

(") Il « late rninoan III » di Evans daterebbe, secondo le sne vedute (Essai de classi fication 
des epoques de la civilisation minoenne, pag. 10) dal 1500 in poi. Ed il Fimmen nel suo recente 
ed accurato esame sopra Zeit und Dauer der Krelisch-Mykenischen Kultur (1909) pag. 106 lo 
fissa del paro fra 1400 e 1250. 

(») Tsountas, EcpB/xcQÌe 'àqx"ioK 1896, tav. II, fig. 7, pag. 22. 

(*) Revue ArchéoL, 1900. II, pag. 136. 

C) Il De Sanctis Reo. fil. ed istr. classica, 1902, (pag. 23 estr.) vuol far discendere il miceneo 
di Sicilia fino all'VlII secolo. Il De Morgan invece, l'eminente orientalista, colloca il mio II per. 
fra 1 secoli XX e XII, ed il III fra il XII ed il IX. (Revue anthropol, 1909, pag. 100). II citato 
od autorevole studio del Fimmen, fatto sulla scorta di strati e monumenti egiziani databili, giu- 
stifica la mia cronologia media. 

Notizie Scavi 1909 — Voi. VI. 49 



PLORIDIA 



378 — 



SICILIA 



Abbiamo pertanto la piova che anche presso Fiori dia esisteva un sepolcro siculo 
con tombe di costruzione piuttosto grandiosa, che si avvicinano, anche per i loculi, 
alle forme costiere, e che diversificano da quelle montane, come Dessueri e Pantalica. 
E sembra che questi gruppi costieri, a preferenza degli altri, sentano l'influenza egea 
anche nella tectonica, oltre che negli articoli commerciali che racchiudono. A pro- 
posito di che, fondatamente io penso che le tombe di Floridia, se intatte, ci avreb- 




Fia. 34 



bero dato anche bronzi bellissimi, come spade o daghe. Il che ci metto in guardia su 
ulteriori scoperte in quel contado. 

Finora i vasi micenei erano stati raccolti soltanto lungo la spiaggia, a Molinello, 
Thapsos, Cozzo Pantano e Girgonti; è questa la prima volta che un vaso di tal ge- 
nere viene segnalato a circa 13 km. dal mare. Ma Floridia è a pochi passi dall'Anapo, 
che segnava la linea di comunicazione dal mare itU'immonsa necropoli di Pantalica, 
la quale se non ha date ceramiche egee, ha però fornito bronzi e tracce di oreficerie 
di egual provenienza. E di fronte a Floridia, dominando per buon tratto la vallata 
dell'Anapo, sulle balze scoscese di Castellnccio, si stende un'altra grande necropoli 
non ancora esplorata, apparendo vuoti tutti i suoi sepolcri. Ma dopo questi indizi è 
mio proposito tentarvi dei saggi, non disperando di rinvenire sotto qualche frana dei 
gruppi non violati. 



SICILIA 



379 — 



CAMARINA 



III. CAMARINA — V[[I campagna ìiella necropoli di Passo Mari- 



naro. 



A Passo Marinaro essendo stato distrutto dalla filossera un vigneto sull'area 
della necropoli, dove nelle precedenti campagne io non aveva potuto lavorare, ebbi 
dal nobile marchese on. Anezzo cortese invito di riprendervi le ricerche. E fu così. 




FiG. 35. 



die con una campagna durata da metà aprile a metà maggio del 1009, potei aggiun- 
gere ai precedenti 149(> sepolcri esplorati (cfr. Notizie, 1907, pag. 484) altri 147, 
per cui a tutt'oggi abbiamo un complesso di 1643 tombe, quante cioè nessun'altra 
città siceliota od italiota può vantare. Esse erano però tutte povere, o in nuda terra 



OAMARINA. 



— 880 — 



SICILIA 



costituite delle solite tegole a cappuccina. Contenevano piccolo vasellame grezzo, 
nero, poche lekythoi e lekanai figurate della Campania, ma nessun vaso attico 
figurato. Solo un sepolcro a cremazione diede un grande cratere nero senza figure. 

Invece dai grandi lavori di bonifica dell'Hipparis si ebbero due grandi e buone 
terrecotte, che voglio qui subito pubblicare. A fig. 35 vedesi la metà inferiore di 
una statua fittile muliebre grande un po' meno del vero, e conservata fino a cm. 72 




Fio. 36. 



di altezza. Essa è vestita del peplos dorico colV ànómvYfioe, e nell'interno ò divisa 
da un diaframma verticale, per tenere a posto le pareti circolari. La statua rammenta 
assai dappresso quella di Inessa (Catania), co.si dottamente illustrata dal llizzo (')• 
Il monumento, trovato sotto la mandra Lauretta, dove per la presenza di scarichi di 
terrecotte si deve arguire esistesse un santuario, risale al secondo quarto del V se- 

(') Rizzo, Di una statua fittile di Inessa, e di alcuni caratteri dell'arte siceliota (Napoli, Acca- 
demia 1904), ricostruzione a fig. 4 La stessa fu argomento di una Nota di W. Deonna, Statue en 
terre cuite du Music de Catane. (Bordeaux, 1907. Revue d'études anciennes pag. 131 o segg), al 
quale era ignoto il lavoro dui llizzo. r 



SICILIA 



— 381 — 



CAMARINA 



colo a. e, e nella grande arto si riconduce ad im vasto gruppo di bronzi (Ercola- 
nesi) e di marmi (Olimpia) di scuola peloponnesiaca, fatti ormai argomento di molti 
studi ('). 

Nello stesso sito ed assieme alla statua precedente si raccolse anche la magnifica 
testa fittile quasi al vero (altezza cm. 23), che do nel dritto e nel rovescio alle 
tìgg. 36 e 37. Essa è di arte nobile ancora un po' severa, della fine del secolo V, 




FiG. 37. 



e rappresenta una divinità muliebre coperta del modio, del quale non resta che la 
base, piantata sopra una massa rigogliosa di capelli, che bipartiti scendono bassi sulle 
terapia, disposti a ricci ondati ed a chiocciole, mentre sull'occipite sono trattati a 
massa unita, con solchi a stecca, e con serpentelli plastici sovrapposti. Del collo 
manca tutta la parte anteriore, lesionato è il naso, e tutta la superfice presenta una 
lisciatura, derivante dalla permanenza secolare nel suolo fangoso ; i lobi delle orecchie 
sono forati, per ricevere pendenti metallici. 



(M L. Mariani, Statue muliebri vestite di peplo. Uoiiia, 1897 {Bull. Cam. Arch. Munte); 
Idem, Di un'altra statua muliebre vestita di peplo (Koma, 1901 ; ibidem.). 



TERRANOVA — 382 — SICILIA 

La testa spetta ad uno di quei busti muliebri, così frequenti in Sicilia, anzi 
specialità dell'isola, quasi tutti del sec. V, i quali rispecchiano lo sviluppo della 
plastica indigena attraverso un secolo e più, fino a tanto che essi si immortalano nei 
medaglioni di Cimone ed Eveneto; essi raffigurano le grandi divinità della fecondità 
terrestre, Demeter e Cora, alle quali fu sacra l'isola ('). 



IV. TERRANOVA di Sicilia (GELA) — Tempio e necropoli arcaici. 

L'esplorazione del nuovo tempio arcaico, di cui ho riferito, dandone la pianta, 
in Notine 1907, pag. 38, fu da me proseguita con una ulteriore campagna durata 
da fine novembre a tutto febbraio 1908. Nulla vi è ora da aggiungere alla pianta 
dell'edificio, essendo state le ricerche volte a sgomberare le masse di sabbie che lo 
contornavano, sopra tutto dal lato di levante. Durante il quale lavoro si rinvennero 
con una certa frequenza tracce di ceramica sicula, a testimoniare che prima dell'ar- 
rivo dei Siculi, anche la collinetta di Molino a vento era occupata dalle capanne 
indigene. 

Le terracotte architettoniche continuarono ad uscire in grande quantità, ridotte 
però in piccoli frammenti; e con esse erano in numero assai ristretto piccoli pezzi 
di figure plastiche, minori del vero, il che avvalora pienamente il sospetto sorto nella 
precedente campagna, che cioè il frontone orientale del tempio, oltre che gli acroteri, 
avesse una decorazione figurale in terracotta dipinta. 

In questa stessa campagna, durata oltre a tre mesi, si esplorarono anche 71 se- 
polcri arcaici di una necropoli, manomessa in parte già nell'antichità, che si stendeva 
nel predio Ruggieri, sul declive settentrionale della collina di Gela, dietro la chiesa 
del Carmine. I risultati però di tale scavo non furono molto soddisfacenti, perchè 
quel terreno apparve rimaneggiato, siccome troppo addossato alla città, in tempi an- 
tichi e recenti. La necropoli che colà si estendeva appartiene al secolo VI, e va 
considerata come continuazione di quella dell'attiguo Borgo. 



V. CENTURIPE — Ile III campagna nella necropoli al Casino. 
. Alla prima campagna del 1906 fatta nella necropoli centuripina della contrada 
Casino {Notizie 1907, pag. 492) altre due ne seguirono negli anni 1907 e 1908, 
così che il numero dei sepolcri metodicamente esplorati sale oggi a 163. La necro- 
poli, che verrà diffusamente illustrata in apposita monografia, è dei tempi ellenistici, 
ed i nuovi scavi hanno continuato a produrre una buona e svariata serie di quelle 

(') Ne ho dato la lista in Monumenti Antichi dei Lincei, voi. VII, 1897, pag. 47-67: aggiungi 
belli esemplari da Notizie, 1902, pag, 223 e segg. Cfr. iiiicbe W. Deonna, Les stalues de terrecuite 
dans fantiquité (Paris, 1907) pagg. 61-67, , 



SICILIA — 383 — MINKO 

teiTCcotte, che formano la ricchezza principale di Genturipe. Di nessun valore invece 
i vasi, quasi tutti di fabbriche locali, pochi campani, nessuno attico, della cui im- 
portazione non riesco a trovare traccia in Genturipe. Le tombe contenevano anche 
l'iccoli bronzi, non figurati, e qualche buon avorio; sovente poi delle monete, che co- 
stituiscono un documento sicuro per la valutazione cronologica. Anche in questi due 
nuovi scavi si vide che una parte dei sepolcri era sormontata da cippi e stele cilin- 
drici e quadrati, di muratura stuccata e dipinta, che supplivano quelli in buona pietra, 
di cui a Centuripa v'ò assoluto difetto. 



VI. MINEO -— Scoperte varie. 

Il locale ispettore onorario cav. C. Guzzanti con un piccolo fondo concesso dal 
Ministero direttamente alla cittfi, lia eseguito saggi in diverse contrade, ma con ri- 
sultati quasi negativi. 

In contrada Monte egli ebbe da una tomba sicula una mezza dozzina di coltelli 
silicei. Dallo stesso luogo proviene anche un fittile curioso, clie attesa la sua singo- 
larità io pubblico a fig. 88; è un un cilindro alto cm. 62 e mezzo, diametro cm. 29 
e mezzo, a spesse pareti, chiuso ad una estremità, mentre l'altra è aperta e contor- 
nata da una cornice ad aggetto, quasi totalmente distrutta. Il mantello esterno è poi 
decorato di tredici liste con dischi ombelicali alle estremità, altri dei quali sono di- 
stribuiti quattro a quattro negli spazi fra una lista e l'altra; da notare altresì due 
fori nel corpo del cilindro. 

Questo pezzo certamente greco rammenta alcuni tamburi fittili con capitello 
dorizzante di Gela (Orsi, Gela, figg. 8 e 91), di uso non ben sicuro, ma nei quali 
io vedo basi o pilastri per reggere oggetti svariati, forse anche trapezofori per uso 
domestico o di santuari ('); talvolta però essi ebbero anche destinazione diversa, 
come quella di tombe di fanciulli, fatto da me constatato nella necropoli gelose 
(0. e.) C). 

Nell'agosto 1908 in contrada S. Croce, alcuni km. a N di Mineo, venne scoperto 
da certi pastori una grande tomba di pezzi, che fu naturalmente violata. Essa con- 
teneva un'urna di piombo con ossa cremate, assieme ad una coppa ed uno scrignetto 
di bronzo, e ad una quantità dei consueti vasi a fuso. Gli oggetti furono legalmente 
sequestrati e divisi fra il proprietario del fondo, Natale Mazzone, ed il Museo, al 
quale toccò in sorte l'urna. Siccome in quel punto esistono altre tombe, segno di 
una necropoli, meritevole di esplorazione, è bene che si tenga qui ricordo della av- 
venuta scoperta. 



(') Pezzi analoghi sono stati rinvenuti pure ad Atene, ed il Noack illustrandoli (Athen. 
Mitlheil. 1907, pag. 564, fìg. 37) li designa col nome generico di « Untersatze ». 

{") Anche la necropoli di Cnma ha dato dne esemplari bellissimi (inediti al Museo di Napoli), 
con pittura geometrica, del scc. VII o VI inizio. 



MINEO 



— 384 — 



srciLtA 



L'nrna-ossuario in robustissima lamiera di piombo (fig. 39) ha forma cilindrica 
con tenue svasatura in basso, ed è munita di manìglie a nastro cordonato, desinenti 




FiG. 38. 



iu mascheroncini ; essa misura cm. 25 in alt., S8 in diam., ed assieme al coperchio 
pesa circa 17 kg. 

Il bacile (fig. 40) a calotta perfetta (diam. era. 20 74) con accenno di sguscia- 
tura al labbro, è tirato a martello da una spessa lamina di rame, e può conside- 
rarsi come una patera. La casscttina scriguetto (fig. 41), per gioielli od aìko di 



SICILIA 



— 385 — 



MINKO 




Pio. 89. 




[FiG. 40. 

pillili -^rfA'H?^;.^/»*»/ 




FiG. 41. 



Notizie Scavi 1909 — Voi. VI. 



50 



LICODIA BDBBA, PATERNO — 386 — SICILIA 

simile, ha forma rettangolare con pieducei agli angoli inferiori; ha toppa per chia- 
vetta nel coperchio, che era girevole sopra un asse cilindrico ; le dimensioni sono 
cm. 8 Vj in largh., cm. 3 'V< in alt., cm. 5 '/z in profondità. Il sepolcro appartiene 
al sec. Ili circa. 



VII. LICODIA ETJBEA — Camera sepolcrale del IV 'perìodo siculo. 

Nell'interno del paese, sul declivio orientale del Calvario, che, come si sa {Róm. 
Miltheil. 1898, pag. 308 e segg.), era occupato dalla necropoli sicula del IV periodo, 
per lo sprofondamento di un asino in via Provvidenza si scoprì nel settembre del 
1908 una vasta camera sepolcrale, divisa da un tramezzo di roccia, la quale conte- 
neva sepolcri a fossa, a loculo ed a forno; quanto diro formo sepolcrali sicule e 
greche. Ed anche la copiosa suppellettile di vasi, con qualche buon bronzo, era mista 
di articoli greci e siculi. Certamente greci un colatojo, una striglie ed un aryballos, 
conservatissimi, di bronzo, di più una bella kylix attica a fig. n. e qualche altro 
vasetto minore. Spettano al geometrico siculo anfore, crateri e scodelloni ed oino- 
choai. La tomba della fine del sec. VI o dei primordi del V è un nuovo documento 
della evoluzione della civiltà paesana al contatto della greca, e sarà altrove illustrata 
col necessario corredo di figure. 



Vili. PATERNO — Reliquie sicule e sepolcro del III- IV periodo. 

Sul versante meridionale del colle di Paterno, l'antica acropoli di Hybla, tras- 
formandosi nell'inverno 1907-08 le brulle pendici rocciose di Rocca Scala in agru- 
meto, si scoprirono massi di ceramica sicula del II periodo, scaricate dalla vetta del 
colle soprastante, o pertinenti a capanne primitive, disposte sulle alte terrazze attorno 
al colle. Ho fatto seguire quel lavoro da operai dell'Amministrazione, che misero in 
salvo una buona raccolta ceramica. 

Nel dicembre 1907 in contrada Rigolizia, non molto discosta da Rocca Scala, 
ring. V. Spina si imbattè in una camera sepolcrate sicula contenente numerosissimi 
scheletri e vasi, nonché lancie in ferro; parecchia roba venne trafugata dai villani, 
ma molto fu posto in salvo dal proprietario. Tra i vasi provalgono le grandi anfore 
indigene, ma in creta bigia e non dipinte; singolare un askos configurato ad uccello. 
Erano greci un cratere nero ed alcuni aryballoi corinzii, delle kylikes a fasciature 
n. r. e qualche altro vaso minore. La tomba è sincrona a quella di Licodia, e sta 
fra il III e IV periodo siculo. 



SICILIA — 387 — ADERNÒ 



IX. ADERNÒ — Insigne riposti;) Ito di bronsi siculi. 

Nella contrada Mendolito, presso Adernò, si ripetono da anni singolari scoperte, 
dovute non già a metodiche ricerclie ma ai lavori agricoli di trasformazione di quella 
regione a lave brulle in lussureggianti agrumeti. Il piccolo Museo Adranitano, do- 
vuto all'opera zelante del prevosto Salv. Petronio Russo, contiene parecchi pezzi rag- 
guardevoli di là provenienti, tra cui, per recentissimo acquisto, una tegola scritta a 
graffito sulla creta fresca con un lungo rigo a lettere greche, ma a quanto pare in 
una lingua non greca, che non altra potrebbe essere se non la sicula. Perocché al 
Mendolito noi abbiamo una grossa borgata o città di Siculi, anonima ancora, la quale 
dal VII secolo, se non forse anche dalla line dell'VIII, accolse le influenze della 
civiltà greca costiera. Influenza che si attesta anche nello sviluppo di singolari forme 
decorative architettoniche applicate alla pietra lava indigena, e che in nessun'altra 
città sicula io avevo sin qui osservate. 

Ma la scoperta avvenuta al Mendolito in sugli ultimi del 1908 supera di gran 
lunga tutte le precedenti. In un fondo di certo Pietro Ciaramidaro, procedendosi ad 
uno scavo di bonifica, si venne lentamente distruggendo un gruppo di abitazioni, co- 
struite di pietre laviche, le quali dall'esame dei detriti ceramici ordinari, fatto da 
me sul luogo, quando il lavoro volgeva ormai a termine (marzo 1909), reputo ap- 
partenenti al sec. VII, il che ben inteso non esclude che l'abitato appartenga anche 
all'VIII e che nelle sue origini risalga ancora più addietro. Fu adunque dentro una 
di queste case primitive che i villani si imbatterono in una grande giarra adagiata, 
anzi spezzata per la enorme congerie di bronzi grezzi e lavorati che racchiudeva, e 
che formavano uno di quei depositi, conosciuti sotto il nome di ripostigli. Già la 
mole ingente di esso formato di alcune migliaia di pezzi, parte lavorati ed in mag- 
gioranza grezzi ed informi, e del peso complessivo di quasi 900 kg., denota la gran- 
diosità e la varietà del suo contenuto. Figura in prima linea una serie di 31 lancia 
grandiose ed intatte, che si aggirano intorno ai 60 e più cm. di lungh.; numero- 
sissimi sono i frammenti degli esemplari spezzati, taluni dei quali derivanti da 
esemplari più piccoli. Mancavano totalmente le spade e figurano con rarissimi esem- 
plari le scuri ad occhio. Per compenso sono una assoluta rivelazione i numerosi cen- 
turoui rettangolari in lamina, interi e frammentati, ripiegati ed accartocciati e deco- 
rati a sbalzo di motivi lineari. Mai sin qui dalla esplorazione di centinaia di se- 
polcri dei vari ripostigli di bronzi era sorto in me ed in altri il sospetto che i 
Siculi, al paro degli Umbro-Italici, possedessero uu siffatto oggetto di ornamento, e, 
se vogliamo, anche di difesa. Era altresì presso che sconosciuto il vasellame in la- 
mina adoperato dai Siculi del II-III periodo, del quale ci erano noti solo due vasi 
di una tomba di Caldare. Ora invece possediamo un centinaio di frammenti di vasi 
laminati, laceri, compressi, rattoppati ed accartocciati bensì, ma che tuttavia smenti- 
scono col loro numero la vecchia credenza, che questo genere di suppellettile fosse 
quasi inusitato presso quel popolo. Alcuni di codesti vasi, secchioni o mastelli, erano 
muniti di poderose maniglie fuse ad occhio, a funicella, impostate verticalmente sul 
labbro, di cui si era avuto un unico indizio nel ripostiglio di Giarratana, mentre 



ADERNÒ — 888 — SICILIA 

ora ne possediamo alcuni esemplari interi e frammentaiii. Scarse sono le fìbule, a 
navicella angusta, serpeggianti ed a bastoncelli, ma di prezioso ausilio per una ap- 
prossimativa determinazione cronologica del ripostiglio. Si aggiunga una quantità di 
piccoli altri oggetti ornamentali ed industriali, interi e rotti, in parte di uso scono- 
sciuto, che qui è prematuro il descrivere. Tra i vari quintali di materiale informe di 
fusione vanno annoverate una trentina di formelle a frittata od a foccaccetta, e copiosi 
frammenti di esse. 

Questo grandioso ripostiglio rimette sul tavolo la questione, se si tratti di una 
stipe sacra o di uua bottega di bronziere, con merce nuova e rifiuti vecchi; esso 
appartiene alla tino del II periodo siculo, ed ai primordi del III, quanto dire ai 
sec. IX-VIII, toccando forse anche il VII col momento del suo nascondimento. Certo 
è che esso è il più grande dei ripostigli rinvenuti nel mezzogiorno, degno di stare 
accanto a quello di S. Francesco di Bologna. E dobbiamo essere grati all'on. Mi- 
nistro della P. Istruzione, L. Rava, se nella quasi totale sua integrità esso è pas- 
sato ad accrescere le raccolte siculo del Museo di Siracusa. 

P. Orsi. 



Roma, 15 ottobre 1909. 



ROMA — 389 — ROMA 



Anno 1909 — Fascicolo 11. 

I. ROMA. 

Nuove scoperte nella città e nel suburbio. 

Regione XIV. Queste Notizie ebbero ad occuparsi altra volta della scoperta 
di alcuni avanzi di costruzioni e di alcuni marmi scolpiti e scritti, che si riferivano 
ad un santuario dedicato a deità orientali presso il Lueus Furrinae (')• Questi avanzi 
avevano stretta relazione coi materiali scoperti nel 1906, presso il villino Wiirtz, in 
occasione di ricerche delle sorgive delle acque Furrine, che irrigavano il Lucus (*). 
I lavori di esplorazione erano condotti dalla Società « Gianicolo » sotto il titolo di 
ricerche d'acqua, e sull'indizio di una sorgiva, che sembrava provenisse da uno degli 
antri scoperti presso la limitrofa Villa Wiirtz. Così furono tirati innanzi i lavori dal 
giugno fino ai primi del dicembre 1908, quando per l'indole stessa dei lavori e per 
la estensione che avevano preso, non parve più giustificabile il motivo dato alle ri- 
cerche, e, dopo breve sospensione, si procedette ad uno scavo più regolare, autorizzato 
e vigilato dai funzionari del Gova-no. 

Al momento di questa sosta dei lavori, era stato messo al nudo l'intero sacello 
colla piccola ara triangolare, già noto in parte per le ricerche anteriori (^); inoltre 
un'area rettangolare recinta da mitro e accessibile principalmente da un lato per 
mezzo di tre gradini marmorei, costituente una specie di atrio, o meglio corte aperta. 
Alcune opere di sondaggio avevano fatto conoscere che nel sottosuolo di quest'area 
si trovavano stratificate molte anfore; e gli scavi stessi avevano messo in luce fram- 



(«) Mot. 190"^, pag. 262. 

(') Not. 1906, pagg. 248, 433. P. GaucUer, La source du Lucus Furrinae au Janicule, in 
Mélanges d'archeologie et d'hittoire, 1908, tun. XXVIII. 
(') V. Not. 1906, pagg. 262 e 263, figg. 1 e 2. 

Notizie Scati 1909 — Voi. VI. 51 



ROMA — 890 — ROMA 

menti d'intonaco dipinto, e frammenti di marmo scolpiti o scritti, che ricorderemo 
a suo tempo. 

Lo scavo, già condotto innanzi da circa un anno, aveva incontrato grandi difiS- 
coltà a motivo dell'enorme terrapieno che sovrastava alle rovine, in ispecie sopra 
la cella del tempio. 

Un grande taglio era stato aperto da monte a valle, munito di opportune scar- 
pate; ma la pressione del terrapieno era tale, che gli avanzi venivano minacciati di 
essere travolti dagli scoscendinaenti della terra, e fu necessario proteggere i muri con 
solide sbarrature di legname. Queste difficoltà inceppavano la graduale e regolare 
esplorazione, in modo che convenne sul principio procedere come erasi fatto per l'in- 
nanzi, cioè un poco saltuariamente. Accenno a questi fatti per rilevare che nel de- 
scrivere le scoperte non sarebbe possibile tenere l'ordine cronologico dei lavori, i 
quali, ripeto, venivano spostati avanti e indietro, a seconda delle difficoltà, che si pa- 
ravano per lo sgombro del terreno. Descriverò quindi tutti i risultati ottenuti in 
questo scavo nel periodo compreso dai primi del dicembre 1908 al 20 giugno 1909, 
giorno in cui si tralasciò ogni ricerca. 

Occorre pertanto porre sotto occhio la pianta completa di questa scoperta (v. tav.), 
rilevata con la conosciuta perizia dal disegnatore sig. E. Gatti, addetto all'Ufficio Scavi. 
Vi appariscono all'evidenza varie costruzioni, che sono indicate da tratteggio distinto, 
soggette a piani differenti, in parte rese libere da sovrapposizioni, e in parte utiliz- 
zate come posa di ricostruzioni. Queste riguardano le diverse fasi subite dal santuario 
e dai suoi annessi, ed anche opere più antiche e d'indole diversa, delle quali do su- 
bito notizia. 

A prima vista rileviamo due diverse costnizioDi, luna sull'altra; che, salvo lo 
spostamento già riscontrato in altri edifici sacri, seguono coll'asse longitudinale una 
orientazione e quindi si riferiscono a ediiìcì che tvevano uno stesso scopo. 

Il genere di costruzione ed i materiali designano vieppiù lo spazio di tempo 
che intercede tra luna e l'altra costruzione. Quella più bassa, che viene indicata 
nella pianta con le lettere A, A, nella sua massa rappresenta un recinto rettangolare, 
che potrebbe anche indicare un atrio od un semplice cortile, come nello edificio su- 
periore, e forse in origine si collegava alla cella del tempio e agli altri annessi, i 
cui indizi apparvero nei saggi fatti a confine, dentro il parco del villino Wiirtz. 

Nell'angolo a sinistra della parte anteriore di questo cortile forma un insieme 
organico un piccolo corridoio pavimentato di fine nosaico a larghi rettangoli ed a 
squame di tasselli neri sul fondo bianco (lett./B). Al corridoio si accede per una 
porta non molto grande, la cui soglia è formala da mattoni bipedali, in uno dei 
quali è impresso un bollo, che si riferisce al 
XV, I; 762 è). 

Altra porticella ugnale alla prima si apri sullo stesso muro, ma corrisponde 
all'interno del detto cortile. Ogni rimanente a. questa costruzione, che spetta al 
tempio primitivo, inalzato dagli orientali, resnenli in Roma, rivela una tecnica ac- 
curata e relativamente solida, sebbene formali con semplice muramento di pietre 
e laterizi frammentari: non così risulta la cstruzione sovrapposta (lett. C, C), che. 



.empo di Settimio Severo (C. /. L. 



ROMA 



— 391 — 



ROMA 



essa pure in gran parte costituita da materiali frammentari, non oifre che poca soli- 
dità a motivo della cattiva calce, specialmente in quella parte che costituiva il vero 
e proprio delubro. 

Questa seconda costruzione, i cui piani si trovavano a circa m. 1,20 sopra il 
livello di quelli della costruzione precedente, ha, a sua volta, evidenti testimonianze 
di successivi ampliamenti o parziali trasformazioni. É appunto dalla maniera di co- 
struire che rilevasi tale diversità. Ad esempio la cella (lett. a) doveva essere in 
origine ben semplice, cioè limitata all'abside centrale {b) e ai due sacelli {e, e), 




Fra. 1. 



ampliata poi alla corsia trasversale {d) e alla nuova porta (e). Ciò rilevasi princi- 
palmente dalla diversità della struttura dei muri, i quali se in apparenza si rasso- 
migliano a quelli della cella (fig. 1) in sostanza differiscono perfino nella fondazione 
superficiale, o quasi del tutto mancante. Qui venne in aiuto un dato cronologico che 
ha stretta relazione colle due divene costruzioni del sacrario, cioè l'inferiore e la 
superiore. 

Nella nuova aggiunta o trasfornazione dell'ingresso della cella fu messa nella 
porta esteriore (e) una soglia di mamo con due diverse iscrizioni, che si riferiscono 
a due cose differenti, cioè al doppio uso a cui servì il marmo stesso. È una tavola 
larga m. 0,76, lunga m. 1,275, alta m. 0,065 rappresentante in origine una mensa 
e come tale dedicata, forse nel primo empio, agl'imperatori Marco Aurelio e Commodo 



ROMA 



— 892 — 



MMA 



dall'orientale Gaionas, e utilizzata poi e dedicata, come lime» sacrum, da certo 
Eflanio Martiale. 

L'iscrizione dedicatoria di Gaionas, incisa intorno al margine della mensa, era 
stata nascosta dal muramento: l'iscrizione poi dedicatoria di Martiale era visibile 
sul piano della soglia, ma quasi del tutto abrasa per l' oso, in modo che non tutte 
le linee sono leggibili. La prima, che è incisa con caratteri regolari e profondi, dice : 

PRO SALVIE ET REDITV ET • VICTORIA 

IMPERATORVM AVG ANTONINI ET- COMMODI CAES GERMANIO 

PRINCIPIS IVVENT • SARMATICI 

GAIONASCISTIBER AVGVSTORVM • D • D • 

l'altra, a lettere più grandi, non molto regolari : 




CÀEFLÀNIVS\ MÀRTIÀLIS II 
VENERI 1 C A E L E S 7' I 
CVM 



Questo limen, tolto nell'estate del 1908 e trasportato presso la Scuola Francese 
a Palazzo Farnese ('), solo nel gennaio del corrente anno fu restituito e riunito agli 
altri marmi e oggetti antichi, provenienti da questi scavi, e che si conservano nella 
villa del sig. marchese sen. Medici al Vascello. Un disegno fatto prima della remo- 
zione di questa soglia dal sig. ing. Capellino della Società Gianieolo, dimostra all'evi- 
denza come la tavola fosse stata adattata in mutatura, compensandone la scarsa lar- 
ghezza con due aggiunte o lastroni di marmo, i quali incastravano sotto gli stipiti 
della porta, e agli angoli esterni avevano le iuipronte dei cardini di una porta o di 
un cancello. 

Oltre alle porte suddette, che si aprono e 
recesso sacro, non appariva nella parete del tenipio altra apertura di accesso. Questa 
parte del tempio era chiusa sul dinanzi dal' atrio o cortile rettangolare, lungo 



i seguono sull'asse longitudinale del 



(') Nicole et Darier, Le sanctuaire dei Dieux oriittaux 
sgg. Fu scoperto il 19 giugno 1908 e restituito 1*8 geiiai 



au Janicule, Roma 1909, pag. 10 
1909. 



ROMA — 893 — ROMA 

m. 11,45, largo m. 9, a cui si discendeva dalla sinistra per mezzo di tre larghi 
gradini di marmo, il che indicava che il piano di campagna o di una via di accesso 
era più elevato del piano del cortile. Sulla parete opposta vedesi aperta una porti- 
cella larga circa un metro, priva di soglia e semplicissima, come quella che doveva 
comunicare colle adiacenze del tempio riservate al culto. 

Un'altra importante sezione del santuario più moderno era quella che precedeva 
il cortile di contro alla cella ed ai recessi, e che evidentemente aveva comunicazione 
col cortile stesso. Consisteva in un recinto ettagonale (/") che formava il corpo piti 
avanzato del santuario e forse terminava sul dinanzi a punta, con abside profondo (g) 
e appoggiato contro il muro divisorio del cortile, e con due recessi pentagonali {h, i), 
i quali risultavano geometricamente compresi tra il prolungamento delle pareti lunghe 
del cortile e i Iati dell'abside e del recinto ettagonale. Questi due recessi hanno la 
loro porta di comunicazione col cortile, e una larga finestra rispondente al piano del 
detto cortile, mentre i piani dell'abside e del recinto ettagonale sono più bassi di 
circa m. 1,10. 

Al momento degli sterri si volle riconoscere un'impronta di gradinata, che scen- 
deva dall'una e dall'altra finestra dei recessi sui fianchi dell'abside: e ciò spieghe- 
rebbe che l'accesso al recinto ettagonale fosse esclusivamente dalla parte del cortile, 
in modo che il tempio e questi sacelli non erano praticabili se non entrando nel 
cortile stesso. E questo misterioso riserbo è anche dimostrato dall'assenza completa 
delle finestre sia nel cortile, sia nella cella e suoi recessi, sia nel recinto ettagonale 
e nei suoi riparti, eccezione fatta di un vano in forma di finestra che apresi sul lato 
lungo della celletta pentagonale di sinistra (A). 

L'aspetto quindi di tutto l'edificio era singolarissimo. Ad un capo del cortile la 
cella con piccola abside in fondo e una nicchia centrale, dove si crede fosse collo- 
cata la statua di Giove (?) seduto su trono, già semplicemente ricordata nelle rela- 
zioni precedenti {'), ma che merita di essere qui riprodotta appunto per il significato 
che questa scoltura può avere in un santuario dedicato a deità orientali (fig. 2). 
Le pareti laterali della cella sulle quali si aprono le porte dei due sacelli, sono 
divise in alto con quattro nicchiette foderate nelle centine con latercoli (cfr. fig. 1). 

Ciascuno dei due sacelli, dei quali per la difficoltà che imponeva il grande ter- 
rapieno uno solo fu interamente sgombrato dalla terra, ha forma rettangolare, e in 
fondo una grande nicchia e dalla parte opposta una nicchietta piccola. Nel luezzo 
della cella principale un'ara triangolare costruita di mattoni e con incavo o nìcchia 
sul dinanzi. Anclie il corridoio trasversale è diviso lateralmente in due piccoli sacelli, 
. muniti di porte, e spartito nella parete di fondo con tre nicchiette a mattoni (cfr. 
fig. 1). Sull'alto della parete della cella, come in giro agli altri recessi, vedesi for- 
mata con tre filari di piccoli mattoni l'ossatura della cornice, che serviva di appoggio 
alla copertura a vòlta. Di questa non si riscontrò alcuna traccia che potesse indi- 
care il sistema di costruzione, ma si ebbero invece le testimonianze di intonachi 
dipinti a vari colori e con indizio di rappresentanze a figurine di stile egizio. 

(•) Cfr. Not. 1908, pag. 262 e 263. 



ROMA 



— 894 — 



ROMA 



II cortile arerà le pareti elerate quanto quelle della cella e costituiva quindi 
nn raro recinto. In alcuni punti erano risibili gli avanzi dell'intonaco grezzo, sul 
quale era stata data una spalmatura di sottile strato di calce colorita di rosso pal- 
lido e di giallastro. Nel piano di questo cortile, che fu in gran parte scavato per 
le ricerche del tempio più antico, apparvero gì' indizi di un pavimento rozzissimo di 
calce e detriti di pietre e laterizi, specie di rude opus testaceum, ma non si ebbe 
prova alcuna che il cortile fosse coperto o tutto o in parte in modo da prendere 
l'aspetto di un atrio. 




Fio. 2. 



Il gruppo del sacello ettagonale e dei suoi recessi si trovò demolito a circa 
70 cent, dall'antico pavimento. Era questo indicato dal livello costante, dato dalla 
rastremazione della parete sul blocco di fondazione. 

Era però evidente il sistema di copertura usato per questo gruppo di vani. Ma 
la copertura di questi diversi e piccoli vani non era uniforme, cioè vi è motivo a 
dubitare che il vano ettagonale, sebbene chiuso da un alto recinto, fosse sopra in- 
teramente aperto. Ciò dedussi dai materiali raccolti nei diversi vani, e che proreni- 
rano appunto dalla rorina delle coperture. 

Consisterano questi in tubi di terracotta, piccoli, di forma cilindrica, appuntati 
da una parte e aperti dall'altra, in modo che la parte appuntata di un tubo renira 
inserita nell'orifìcio dell'altro, e si costituirà così una continuità, la quale si adattara 
alla muratura della rolticella, formandone lo schema, che seguiva una linea spirali- 
forme (')• Questi si trovarono solamente ammucchiati nell'abside, che apresi in un 



(■) Questo sistema di copertura è già usato nei monumenti romani del II e III sec. d«. C. 



EOMA — 895 — ROMA 

lato del recinto ettagonale e dentro ai due recessi pentagonali (g, hj i) : nessun tu- 
betto era disceso nel vano più grande (/). 

Più che dalla mancanza delle prove di detta copertura, il fatto che il recinto 
ettagonale fosse aperto sopra, è dimostrato dalla scoperta di eccezionale importanza 
ivi avvenuta. Abbiamo detto che il livello della piccola abside e del recinto in que- 
stione si trovano molto più bassi dei due recessi pentagonali, in modo che apparisce 
all'evidenza che i due recessi hanno relazione col piano del cortile, gli altri due vani 
restano a parte, quasi indipendenti. Inoltre, le scoperte avvenute in questi diversi vani 
confermano questa osservazione, poiché alcuni degli oggetti ivi rinvenuti sono propri 
dei luoghi aperti, altri dei luoghi scoperti. 

II 23 dicembre 1908, sulla sera, scavandosi sotto il livello del pavimento antico 
del recesso segnato in pianta con lettera h, si rinvenne un tronco di colonna di bigio, 
e tra questo e il muro, che divide il recesso dall'abside, una statua di Bacco con poche 
lesioni, in modo che dalla sua giacitura supina e dalla sua conservazione fu ritenuto 
che ivi fosse stata con qualche cura deposta ('). 

La statua in marmo parlo, che ha preso una tinta uniforme terrosa, misura m. 1,46 
di altezza. Kappresenta Bacco giovinetto, interamente nudo, in una posa stanca del 
fianco destro, mollemente incurvato e appoggiato al tronco di olmo, su cui si avvince 
la vite. Ha la testa ricca di capigliatura che gli adombra la fronte e gli discende, 
divisa in due fiocchi ondulati, sul sommo del petto. Alla sua posa stanca corrisponde 
la rilassatura del braccio destro, che discende sino all'anca per sostenere con due sole 
dita il Jcantharos, mentre ha l'altro braccio sollevato a metà, piegato in avanti e in 
atto di appoggiarsi al tirso (fig. 3). La statua non ha che una piccola lesione nella 
punta del naso e nel kantharos, ma la sua mano sinistra innestata e imperniata in 
antico, non è originale e inoltre risulta eccessivamente grande, come un'altra prova 
di restauro l'abbiamo nella sommità della testa, che è intassellata. 

Ferma l'attenzione nostra l'avanzo della grossa doratura che rivestiva la testa 
intera, le mani e il kanlharos, e questa doratura conserva ancora traccia del processo 
tecnico che ha servito per applicarla. Sotto alle foglioline d'oro appariscono, in quasi 
tutte le pai-ti indicate, le tracce di uno strato sottilissimo, dato a pennello, di una 
materia finissima, colore rossiccio molto sbiadito, la quale rappresenta una specie di 
'bolo, che è, tecnicamente parlando, l'elemento intermediario tra la lamina del pre- 
zioso metallo e il marmo, poiché questo da solo non potrebbe trattenere la doratura. 
Infatti oggi manca detta doratura dove manca il bolo portato via dall'umidità ; ed 
io valendomi dell'opera del notissimo restauratore del Museo Nazionale Romano, 
sig. Bardano Bernardini, ho potuto fissare tutte le laminette d'oro sollevate dall'umi- 
dità ed anche attratte dallo strato delle sostanze terrose, a mano a mano che queste 



(V. Durra, Handbuch der Archiktelur, II, pag. 298 sgg., figg. .S22-326). Lo ritroviamo pure in edi- 
fici medievali, e cito ad esempio la cupola del Battistero e del S. Vitale di Ravenna. (V. Ricci, 
Guida di Ravenna, pagg. 33, 41). 

e) Che fosse intenzionalmente ivi nascosta, si rileva ancora dal fatto che l'indice distaccato 
della sua mano destra si trovò riposto nel fondo del kantharo». 



BOMA 



396 — 



BOIU 



si prosciugavano, dopo che la statua fu messa al coperto. Allora osservai che riusciva 




Fia. 8. 1:10 



molto facile di fissare quelle laminette laddove restara il bolo non appena questo 
reniva iniettato di sostanza glutinosa (')• 



e) Anche in altre scolture che conseTrano gli avanzi della doratura, ho potuto trovare Ja 



ROMA 



— 397 — 



ROMA 



La doratura indica chiaramente che questa statua doveva essere coperta di indu- 
menti veri e propri, uno dei quali è presumibile fosse un chiton talare, chiuso al 
collo e con maniche allungate fino ai polsi. Questo vestito doveva permanentemente 
coprire il simulacro, cioè non essere adoperato, come nei riti delle religioni greca e 
romana, soltanto in occasione di festività, essendo impropria degli orientali la nudità 
assoluta nella rappresentanza delle deità ed anche dei personaggi. 

Riconoscendo pure un eccessivo sincretismo religioso nel periodo in cui erano 
ammessi e favoriti in Roma i diversi riti delle religioni orientali, in ispecie al tempo 




FiG. 4a. 1:4 



di Elagabalo, sarebbe difficile immaginare che fosse tenuto in venerazione un simu- 
lacro di Bacco, nella concezione artistica più pura, che manifestava troppo aperta- 
mente il significato religioso greco-romano, senza che gli orientali stessi non avessero 
in qualche modo (e appunto con un vestito proprio) truccato il simulacro suddetto. 

Nel medesimo recesso li era stata gettata a non grande profondità una base 
tronca di candelabro triangolare, di marmo lunense, alta m. 0,35, posata su plinto 
sagomato e decorato con tre figurine di ninfe danzanti, ora acefale e mutilate (fig. 4, 



traccia del bolo, sebbene le mie osservazioni fossero avvenute dopo che i marmi avevano subito un 
lavaggio indiscreto. Ciò avvenne per la bellissima testa colossale di Esculapio, trovata nelle fogne 
delle terme Àntoniniane. A quello che se ne è scritto (Savignoni, Notizie 1901, pag. 25; Bull Arch. 



NoTiziK ScATi 1909 — Voi. VI. 



52 



ttOMA 



— 398 — 



ttOMA 



a , b, e). Il movimento della danza e il ricco panneggio rivelano in questa piccola 
scoltura tutte le grazie dell'arte neo-attica. 

Nell'altro recesso i, doveva trovarsi in origine un secondo simulacro di Bacco, 
ma molto più piccolo di quello descritto. Vi si raccolse tra lo sterro solamente il 
kantharos e la mano sinistra, che stringeva la parte superiore di un tirso. In questi 
due frammenti non apparivano indizi di doratura. Queste statue, se sì tìen conto 




FiG. 4è. 1:4 



della forma dei due vani e della disposizione dei loro accessi, dovevano essere col- 
locate a ridosso degli angoli acuti, in faccia alle porticelle che comunicavano colla 
corte; e forse alla prima servì di basamento quel tronco di colonna di bigio ricordata 
sopra. 

Un'altra scoperta importante avvenne il 3 febbraio 1909, dentro alla piccola 
abside posta tra i due recessi h, i. Vi si trovò in tre pezzi principali una statua di 



Com. 1901, pag. 147), si può aggiungere che tracce di bolo giallastro e molto aderente riscontrai, uno 
due giorni dopo la scoperta, nel cavo tra l'occhio destro e il naso, sulla regione zigomalA della 
stessa parte e sul labbro inferiore. Su questo bolo erano visibilissime le tracce di oro ridotto iu pul- 
viscolo. » 



ROMA 



— 399 — 



ROMA 



basalto, d'arte egizia, alta m. 1,30, rappresentante un Faraone. Sta sopra un plinto 
scorniciato, in posa rigida, gradiente, e colla gamba sinistra spostata in avanti (fig. 5). 
Le sue braccia sono pareggiate ai fianchi e chiuse al pugno, dove apparisce un foro 
passante, sul quale restano le tracce di ossido di rame, che fanno supporre uno stru- 
mento, un sistro od il simbolico fau. La statua appoggia colla schiena e colla 
gamba destra alla lunga cartella (fig. 6), sulla quale non vi sono iscrizioni : veste 




Fig. ic. 1:4 



il perizoma aperto sul dinanzi e tenuto fermo da cintura, ed è coperta dal claft 
che cinge la fronte e, dopo una piega angolare sopra alle orecchie, discende sul torace. 
Nel mezzo della cinta frontale spiccava Vuraeus, che caratterizza questa statua per 
un simulacro di un re egiziano. La bella scoltura, che sembra riferirsi alla metà del 
IV sec. av. C, era animata dagli occhi interamente di smalto vitreo. Si potè sta- 
bilire che questa statua nella piccola abside posava entro una nicchia, che trovavasi 
allo stesso livello delle porte di accesso dei sacelli h,i. Della nicchia restava solo 
la traccia della pianta. A differenza della statua di Bacco questo simulacro sembra 
che fosse stato abbattuto con violenza, e non solo spezzato dalla caduta, ma deturpato 
nel naso, nella bocca e nella mano destra ; gli furono inoltre levati gli smalti degli 
occhi e quasi del tutto abraso lo uraeus. Un'altra prova di questa violenta distru- 



ROMA 



— 400 — 



ROMA 



zione fu data dal ritrovarsi il plinto ed i piedi di questa statua dentro il recesso 
A in un livello molto superiore. 

Ma se gli avanzi architettonici e la detta scoltura provano che quei vani dove 
furono trovati erano coperti con muratura a volta, un monumento singolare, e, senza 






Fio. 5. l:io 



Fio. 6. 



1 :10 



dubbio, nuovissimo nella storia delle scoperte d'antichità, prova tra le altre cose, che 
il vano poligonale era ipetrale, e che, a confronto degli altri vani coperti, doveva 
avere una eccezionale importanza nei misteriosi riti, che si compievano nel santuario. 
Nel mezzo della cella poligonale era costruita con piccole pietre una vasca a 
pianta triangolare equilatera (fig. 7), coi bordi alti esternamente dal masso della fon- 
dazione circa m. 0,68, e internamente sopra un piano artificiale m. 0,30. L'orlo di 



ROMA 



— 401 — 



ROMA 



questa vasca era un poco arrotondato e, come tutto il rimanente che emergeva dal 
suolo, doveva essere spalmato di cemento solidissimo, fatto con pesto di laterizi e con 
calce. 

Questa vasca misurava m. 2,10 di lato; aveva sopra il margine alcuni incavi 
profondi e a coda di rondine, i quali richiamavano i sostegni verticali di una coper- 
tura a tettoia. 




Fio. 7. 



La vasca, poiché per tale appariva, fu fatta non a scopo di ara, ma evidente- 
mente per contenere acqua, e a questo scopo fu coperta di intonaco resistente e usato 
nell'antichità per opere idrauliche. Il piano della medesima, dopo che fu ripulito, 
mostrava uno strato uniforme e impermeabile di calce, e fu vera fortunata combi- 
nazione che al momento del completo isolamento di questa vasca si trovassero pre- 
senti il sig. dott. Ghislanzoni, il sig. Edoardo Gatti, e il sig. Briziarelli, l'uno ispet- 
tore, l'altro disegnatore e il terzo soprastante di questo Ufficio, i quali, constatato un 
vuoto nel mezzo della vasca, si accinsero colle proprie mani ad esplorarlo. Questo 
avvenne la mattina del 5 febbraio 1909, e il risultato fu il seguente. Il piano della 
vasca era coperto uniformemente da uno strato di smalto, che nascondeva nel mezzo 
tre mattoni bipedali, l'uno all'altro sovrapposti e solidamente <;ementati. L'ultimo di 



ROMA — 402 — BOMA 

questi mattoni posava sul battente formato sul perimetro di un vuoto rettangolare 
largo m. 0,41, lungo m. 0,61 e profondo m. 0,3(33, il quale costituiva un pozzetto 
circoscritto dal vano esterno della vasca, in modo che due angoli del pozzetto erano 
avvicinati ai lati convergenti del recinto triangolai^e dalla parte che volge a oriente. 
Ciò corrispondeva all'orientamento generale dell'intero sacrario. In fondo al pozzetto 
giaceva una statuetta in bronzo, distesa supina coi piedi ad oriente, posata nel fondo 
murato del pozzetto, che rimase libero dalle terre di infiltrazione, in modo che il si- 
mulacro di bronzo appariva isolato e come semplicemente deposto di recente nella 
sua cavità. Questo fatto trovava la sua spiegazione nel modo perfetto con cui era 
stato chiuso sopra il pozzetto mediante i tre grandi laterizi. Il simulacro di bronzo 
era rappresentato da una statuetta alta m. 0,47, interamente fasciata, in modo che 
dall'involucro emergeva la sola faccia, di aspetto giovanile e femineo. 

Quella specie di fasciatura tessile che avvolge la statuetta, come se avvolgesse 
il corpo di un neonato, è talmente aderente al corpo da farne risaltare la forma in- 
tera, fino ai dettagli delle gambe accoppiate; e questa fasciatura non sarebbe stata 
tanto visibile se non avesse il suo compimento in due grandi orecchiette, o specie di 
bavero molto rialzato sul collo fin sopra le orecchie. La statuetta è avvinta da sette 
spire di un serpente, le quali si svolgono risalendo dalla parte sinistra in modo 
quasi simmetrico. L'ultima spira superiore del serpente fascia e serra gli omeri e 
risale di dietro, sull'occipite, mostrando la testa, trasformata in dragone crestato, sul- 
l'alto della fronte (fig. 8). 

L'aspetto di questo simulacro era reso ancora più maestoso con alcuni tratti di 
doratura nella testa del dragone e nelle sue spire. Quando fu deposto nel pozzetto 
rettangolare, perfettamente vuoto, si collocarono entro ciascuna spira del dragone 
sette uova di gallina, delle quali si conservano in grandissima parte i gusci, taluni a 
posto, altri discesi ai lati, come viene indicato chiaramente dalla fig. 8. 

Ciò prova all'evidenza che questo pozzetto non fu giammai riaperto dopo la de- 
posizione del simulacro e delle uova. La disposizione della vasca triangolare, quella 
del pozzetto e più che altro quella del simulacro, rispondenti tutte alla più perfetta 
orientazione, dimostrano che il deposito del simulacro deve considerarsi come una 
rituale consacrazione del luogo a deità orientali, o più esattamente a deità siriache, 
poiché, secondo la notizia tramandataci da Macrobio ('), nel tempio siriaco di Hiera- 
poli esistevano statue di deità femminili chiuse nelle spire dei serpenti. Questa di- 
vinità è appunto l'Atargatis o la Venus Caelestis del culto siriaco, alla quale si 
conveniva non un'ara, come alcuni vogliono vedere nella muratura triangolare, ma una 
vasca poco profonda, coperta sopra da leggiera tettoia, i cui sostegni erano infissi 
nell'orlo, e contenente acqua lustrale, nella quale i sacerdoti nutrivano alcuni pesci 
che erano tutelari del deposito sacro e sacri essi pure (*). 

Giova ricordare che il santuario descritto era imposto ad un'altra costruzione più 
antica, della quale non aveva utilizzato nessuna parte per le sue fondazioni, poiché 

(•) Saturn.I, 18. 

(•) Cumont, Les religioni orientales dans le paganisme romain. Paris, 1909, pag. 142. , 



ROMA 



— 403 — 



ROMA 



si era obbligato ad un'altra orientazione, e aveva tagliato i muri più antichi, andando 
a cercare negli strati più profondi le proprie fondamenta. Questi dati di fatto ten- 
dono a farci dubitare se il sacrario primitivo appartenesse alle medesime deità alle 
quali appartenne il sacrario descritto colle statue e col simulacro della divinità. Ab- 
biamo forse un solo ricordo di un oggetto che doveva appartenere al sacrario più 




FiG. 8. 1: 



antico, cioè la mensa dedicata da Gaionas alla memoria degli imperatori M. Aurelio 
e Commodo ; ma questa aveva nel nuovo sacrario perduto ogni carattere votivo ed era 
stata impiegata come semplice soglia, con nuova inscrizione dedicatoria. Altra iscri- 
zione votiva di Gaionas agli dèi nuQsxoi ('), doveva pure appartenere al santuario 
primitivo, né altro di questo sappiamo, se non che fu in essere o restaurato negli 



(«) Cfr. Notizie 1006, pp. 248, 433. 



SOMA 



404 — 



ROMA 



ultimi anni del sec. II, come rilevasi dal bollo di mattone dei tempi di Settimio Se- 
vero ricordato a suo luogo. Ma a questa prima costruzione si collegano senza dubbio 
alcuno le testimonianze di un rito, che non osservasi nel sacrario piii recente, e di 
alcune opere speciali fatte per rendere il terreno sano e adatto a fondarvi un edificio 
sacro. 

Le testimonianze di un rito finora a noi sconosciuto, consistono in una fila di 
anfore oleari {l, l) perfettamente allineate, e coricate per un solo verso e col mede- 




Fio. 9. 



Simo andamento di una delle pareti lunghe dell'edificio (fig. 9), accatastate in tre 
ordini (fig. 10). Quest'ordine di anfore è seguito da altra fila di anfore vinarie {m, m) 
infisse verticalmente nel terreno, parallelamente a quelle coricate (fig. 11). Inoltre 
quest'ordine di anfore vinarie era intersecato ad angolo un poco acuto da una fila di 
anfore simili («, «), pure infisse per la punta (fig. 12). 

Le anfore vinarie avevano forme e dimensioni differenti; quelle oleàrie erano 
tutte eguali, a corpo sferiforme; ma né le une né le altre contenevano o avanzi di 
deposito di vino o di sostanze oleose, né portavano segni graffiti o colorati del con- 
tenuto, né opercoli od altro che potesse fare supporre che, prima di essere deposte, 
queste anfore fossero state usate. 

Nemmeno si rinvenne nell'interno di alcune (le quali si trovavano spezzate), 
avanzi di sostanze organiche, o di ceneri o dì ossa ; soltanto nel terriccio dove er^o 



ROMA 



— 405 — 



ROMA 




Pio. 10, 




Fio. 11. 



Notizie Scavi 1909 — Voi. VI. 



53 



!10MA 



— 406 



HOMA 



coricate e infisse, apparvero in copia notevole i frantumi di ossa di animali, rico- 
noscibili per cinghiali, pecore, caproni, vitelli dalle piccolissime corna e anche polli, 
misti a terra grassa e talora rossastra e piena di carboni, come fosse stata bruciata. 
Uno strato di cenere e di carboni sembrava che segnasse il piano di posa delle anfore 
infisse verticalmente. Da tutti questi fatti si arguì che le file delle anfore dovevano 




Fio. 12. 



rappresentare un rito misterioso, riferibile al culto delle divinità venerate nel primo 
santuario. Ma ammettendo questo, bisogna ammettere che quella funzione della depo- 
sizione delle anfore fosse avvenuta in un solo momento, cioè bisogna escludere che 
ogni anfora rappresenti, quale favissa. una cerimonia rituale compiuta, inquantochè 
non è materialmente possibile di deporre a intervalli di tempo una dopo l'altra le 
anfore, aprendo ogni volta una buca nella terra. Ciò viene escluso in modo assoluto 
dal trovarsi le anfore tutte allineate e accostate perfettamente. Né si può pensare 
che dette anfore fossero colà disposte per procurare, come una specie di vespaio, il 
prosciugamento del grande recinto A A , poiché a tale scopo erasi provveduto con opere 
opportune, che giova descrivere. 

Trovandosi il sacrario dentro ad un'insenatura naturale del Gianicolo, dove abbon- 
davano le sorgive delle aquae furrinae, occorreva impedire che le acque stesse inja- 



ROMA 



— 407 — 



ROMA 



dessero gli edilìzi, e in ispecie si arrestassero dentro ai recinti che venivano a for- 
marsi coi muri delle fondazioni. Già per l'innanzi, cioè intorno agli ultimi tempi 
repubblicani, sembra che fosse stato provveduto a contenere e convogliare le acque 
con grosso muramento a parallelepipedi di tufo, i cui avanzi apparvero a grande pro- 
fondità sulla destra del muro di cinta del cortile spettante all'ultimo santuario 
(v. pianta, lett. D). 

Ai primi anni dell'Impero risponde un'opera veramente grandiosa, consistente 
in una piscina circondata da muro a laterizi, che superiormente era coperto da grossi 




Fio. 13. 



mattoni o da uno strato di cemento inclinato verso l'interno come una sponda di 
vasca. Un lato di questa piscina sbarrava la insenatura contro le scaturigini del- 
l'acqua, ed era forato con tre buchi circolari passanti, appunto per raccogliere le fil- 
trazioni a monte. Su questo muro, che ad una certa altezza rientra con una risega 
di circa 25 cm., si elevò la parete breve e anteriore del piìi antico santuario (A, A). 
Alcuni sondaggi fatti da una parte e in punti che dovevano corrispondere all'interno 
di questa piscina, e dove apparisce lo stesso recinto a mattoni (E) ebbero per risul- 
tato di constatare che alla profondità di m. 1,80 dal livello della risega si trovava 
un piano lastricato, che rendeva impermeabile la detta piscina, costruita evidente- 
mente per raccogliere e distribuire una parte delle acque furrine. Questa piscina, al 
tempo della prima costruzione del santuario, non doveva più funzionare, forse perchè 
le colmate della terra avevano fatto rialzare il livello delle acque, ma fu utilizzata 



ROMA 



— 408 — 



ROMA 



come smaltitoio delle acque stesse. Ed è per questo scopo che vediamo essere stato 
costi-uito un pnticolo di muramento con bocca quadrata, profondo fino al livello di 
una fogna, che corre nel senso della insenatura del monte, cioè verso il muro a mat- 
toni, dove si sfoga, dopo un percorso leggermente curvilineo (v. pianta 0, 0), chiuso 
sopra da grandi pezzi di anfore tagliati nel rigonfio del corpo (Bg. 13). 

Ma per gli usi del santuario si condusse l'acqua limpidissima e fresca di una 
delle sorgive furrine per un canaletto murato e spalmato di intonaco. Ne fu scoperto 




Fio. 14. 



un piccolo tratto (lett. p) a confine del terreno della Società del Gianicolo col parco 
Wurtz, nel cui fondo sono appunto le scaturigini delle acque furrine. 

Il canale aveva per scopo di condurre l'acqua sulla sinistra del santuario più 
antico, seguendo ad angolo la cameretta pavimentata di mosaico. Anche il santuario 
più recente ebbe la sua conduttura di acqua, ma dalla parte opposta del canaletto 
designato, e usufruendo della sorgiva stessa che nel primo santuario andava dispersa 
per la fogna descritta. 

Sbarrata la piccola insenatura coi muri di fondo della cella, era evidente che 
l'acqua dovesse rialzare di livello, e infatti a pie della nicchia centrale dietro all'ara 
triangolare tuttora sgorga un filo d'acqua perenne e purissima. 

Le opere antiche debbono avere condotto quest'acqua dentro il canale di mura- 
tura che sbocca sul dinanzi del santuario {q, q). 

Il mistero che avvolge molti fatti che furono osservati in queste santuario dedi- 
cato alle deità orientali, è reso anche più tenebroso dal trovarsi dentro e fuori ^el 



ROMA 



409 — 



ROMA 



santuario più recente (r, r, r), e perfino in un recesso della cella principale (s), mi- 
seri seppellimenti entro fosse scavate nella terra e coperte di tegole e di grandi 
laterizi (fig. 14). 

Queste tombe erano nascoste sotto il livello dei pavimenti, spesso accoppiate, 
senza un orientamento stabilito, talvolta con cadaveri coricati l'uno inverso all'altro, 
ma piuttosto normali alle pareti presso le quali si trovarono sempre disposti. 

Vi sono molte prove che detti seppellimenti fossero fatti nel momento stesso in 
cui era in onore il santuario; anzi un seppellimento, colla sua disposizione, prova 
che anche durante il tempo in cui era in piedi il primo santuario, si costumava di 
seppellire dentro il recinto del medesimo (cfr. pianta, lett. t). Non so se questi sep- 
pellimenti avessero alcuna relazione colla scoperta di una scatola cranica, deposta 
in un incavo rettangolare ai piedi della nicchia centrale della cella {b). 

Si è voluto riconoscere in questo deposito una cosa sacra inerente ai misteri 
del culto delle deità orientali, e perfino una testimonianza di sacrificio umano, ma 
né io, né i funzionari addetti all'Ufficio Scavi, ci siamo trovati presenti a questa sco- 
perta, e nemmeno abbiamo veduto ed esaminato quanto ad essa si riferisce ('), poiché 
il tutto sarebbe stato disperso. I cadaveri deposti nelle tombe debbono essere di per- 
sonaggi e di sacerdoti addetti al sacrario e forse non sono del tutto alieni a questi 
seppellimenti i due frammenti di un iscrizione scoperta presso le tre tombe della 
piccola abside, di fronte alla vasca sacra. 



S A C E R D C 



Un'altra prova che i detti seppellimenti siano del medesimo tempo dei sacrari, 
l'abbiamo nell'età a cui si riferiscono i bolli dei laterizi, quasi tutti dell'età di Com- 
modo e di Settimio Severo, tutti noti {CI. L. XV, 179, 224, 662 a, 762 è, 1404), 
eccetto uno semicircolare che pure deve riferirsi all'età degli ultimi Antonini. 

Altri bolli su tegole e su frammenti di laterizi furono raccolti nel piano del 
santuario piìi moderno e si riferiscono alle officine del tempo di Diocleziano e ancora 
più tardi (C. /. L. XV, 1552, 1629). 

Oltre al materiale descritto lo scavo del santuario del Gianicolo non ebbe a 
registrare oggetti di singolare importanza, né spettanti all'edificio sacro, né spora- 
dici. Sono da notarsi solamente due frammenti dì lastre marmoree opistografe (a,^); 





rcvTTi 





(') Fu osservata dai sigg. Nicole e Darier, i quali hanno seguito e studiato lo scavo fino 
dall'inizio delle ricerche di sorgive. Il eh. Gauckler riporta una lettera dei prefati signori e com- 



ROMA 



410 — 



ROMA 



una basetta di marmo bianco che misura m. 0,38 X 0,26 X 0,18 e porta incisa nel 
fronte, racchiusa entro cornice, la iscrizione {e): 




un orlo di cratere di marmo, su cui restano gli avanzi di una iscrizione che doveva 
circuirlo (d); due frammenti pure di lastre marmoree (e , f) con pochi avanzi di 



NVS ■ DECEN 



d 

lettere, ed un pezzo più grande rappresentante l'angolo superiore sinistro di una ta- 
bella di marmo (g). 






TORTy 




Nel terrapieno si raccolsero alcune monete di bronzo, molto consunte, alcuni 
frammenti di vasi di vetro e di terracotta, e poche lucerne fittili di forma comunissima, 
poche di esse con bolli di fabbriche sconosciute. Singolare tra tutti questi oggetti 
minuti è la metà di una forma in palombino, usata per la fusione delle tessere di 
piombo. Vi sono incise sei facce di tessere uguali l'una all'altra, con rappresentanza 
di due pancraziasti nudi, che si affrontano coi pugni alzati e muniti del cesto. Tra 
le due figure sorge un'anforetta da cui sboccia un gruppo di foglie. 

A. Pasqoi. 



menta la scoperta in Comptes Rendus des séance» de VAcadémie des Inscriptions, 1908, p. 510 sq. 
Viene poi confermata con breve notizia questa scoperta nella relazione dei sigg, Nicole e Darier 
citata sopra, pag. 8. 



.--■ \ 




\ i \ 

\ \ 
\ \ 
\ \ 
\ \ 

\ \ 

\ 




|E 



sP^- 




•^ 

^ 



Fvtolit. Paneti - Rom» 



REQIONB I. — 411 — OSTIA 



Regione I {LATI UM ET CAMPANIA). 

II. OSTIA — Pianta degli sterri eseguiti negli anni 1908-09. 

Poche parole, dopo quanto ho riferito nei singoli fascicoli delle Notizie, ba- 
steranno ad illustrare la pianta rilevata con molta diligenza e chiarezza dal sig. 
Edoardo Gatti. 

La prima via esplorata (Notizie, 1909, pag. 46) è quella che dalla continua- 
zione della via dei Sepolcri nell' interno della città si dirige verso le Terme, via 
conservata nel suo stato con il marciapiedi solo nel primo tratto (A 1-7, Notizie, 1908, 
pag. 468 seg.; A 8-15 ib. 1909, pag. 17 seg. ; A lòb ib. pag. 48; B 1-6 ih. 1908, 
pag. 469 seg.; B 6 ib. 1909, pp. 47, 82; B 7-8 ib. 1909, pag. 19, 47; B 9 ib. 1909, 
pag. 20 cfr. Comptes Rendus de l'Acad. des inscriptions et belles-lettres, 1909, 
pag. 184 segg.; B 10-15, Notizie, 1909, pag. 23 seg). 

Della grande via (via del Teatro, Notizie, 1909, pp. 48 segg.; 83 segg. ; 104; 
202 segg.) non è rilevato che il tratto dallo sbocco di via della Fontana (E; su 
E 1-6 v. Notizie, 1909, pag. 116 seg.) sino al punto dove cessa il grande portico 
(ib. pp. 49 segg. ; 87 seg.). Nell'ambiente (ib. pag. 232) comincia un nuovo por- 
tico più innanzi sulla via; questo tratto ulteriore sino alla porta sarà rilevato in- 
sieme con gli scavi che si eseguiranno in questa stagione. 

Poco si è allargato lo sterro sul lato meridionale della via (C 2-4 ib. pag. 122 
seg.; 5-6 pag. 84 segg.). Sulla via stessa la lettera a indica gli ambienti (pergulae?) 
innanzi al portico (ib. pag. 88) ; la lettera b una vasca, e un pilastro (ib. pag. 56), 
d ei e due pozzi (ib. pag. 238). 

Le Terme, che hanno sulla fronte il portico (D 1-17 ib. pag. 89 seg.; 117 seg.) (') 
stanno tra la via del Teatro, quella della Fontana ('), l'altra dei Vigili (ib. 
pp. 96 seg.; 126 seg.) e l'altra che le divide dalla caserma (G 1-5 ib. pag. 167 seg.). 

(') Un saggio nell'ambiente D 4, che contiene il frammento a mosaico con la rappresentanza 
di Anfitrite (ib. pag. 169), ha messo in luce dei muri sottostanti, i quali dimostrano come in 
origine questa stanza fosse divisa al pari di quelle vicine. I muri scendono sino a m. 3,30 sotto il 
pavimento a mosaico, sotto il quale, a m. 0,45, si è notato un altro pavimento ad opera spicata. 
Sotto quei muri si ha una fondazione di m. 0,50 su uno strato di terra alluvionale, poco resistente. 
Tra lo scarico sotto il pavimento si raccolsero due frammenti di una grande soglia di travertino, 
di cui il maggiore misura m. 1,15X0,72 e m. 0,47 e tre monete, un MB di Augusto, coniato da 
Tiberio, un MB di Germanico ed un'altra non leggibile. 

Un saggio fu fatto anche nella taberna D 3. Anche qui il muro occidentale scendo per 
m. 3,30, sotto cui comincia con una risega la fondazione. Anche qui, oltre ad un GB di Claudio (?) 
ed un frammento di un'antefissa figulina (m. 0,09 X 0,12 X 0,053) con canaletto superiore e con la 
rappresentanza di un amorino vòlto a sin., la cui testa sta in linea con una serie di palmette e 
che tende innanzi alle braccia, tornarono in luce due blocchi di travertino, uno grande di forma 
quasi circolare (diam. m. 1 ; alt. ra. 0,48^ e l'altro cuneiforme, forse appartenente ad un arco (m. 0,75 
X 0,38X0,26X0,17). 

(*) La lettera a in questa via (ib. p. 116 seg.) indica l'ambiente aperto, di cui vedi a pag. 92. 



SERRI 



— 412 — SARDINIA 



Sulla via dei Vigili (P 3-8 ib. pag. 165 seg.) a è il guardiole del portiere (ib. 
pp. 96, 126), h una lastrina (ib. pag. 126), e una scala (ib. pag. 126), d il corri- 
doio che immette nelle Termo (ib. pag. 168), e. /. g, ì>, ambienti addos.sati all'edi- 
ficio e vasche (ib. pag. 126), i una fontana (ib. pag. 126). 

Nell'interno delle Terme il grande peristilio I (ib. pp. 172 seg., 199 seg.) 
è circondato su due lati da varii ambienti (H 1-10 ib. pag. 169 seg.; L 1-11 ib. 
pag. 197 seg.; L 6 ib. pag. 186); sul terzo, intorno all'ambiente M (ib. pp. 201, 
238) lo sterro non è completo. Nel peristilio le lettere a, a\ b, e, c\ d, e, e' segnano 
dei pezzi di pietra, immessi nel pavimento con buchi per incastro forse di attrezzi ; 
a e a sono eguali (m. 0,47 X 0,28) con tre buchi, due, su una linea, rettangolari 
(m. 0,17X0,07; m. 0,08X0,08), il terzo circolare (diam. m. 0,08); b misura 
m. 0,53 X 0,46 ed ha un buco di m. 0,29 X 0,25, curvo su un lato ; e di m. 0,87 
X 0,65 e e di m. 0,61 X 9,55 hanno ciascuno un buco quadrato di m. 0,12X0,12; 
d, in pietra da molino, è circolare, col diam. di m. 0,70 e un buco circolare nel 
centro ('); e ed e' sono due pezzi di colonna con capitello, ciascuno con due buchi 
rettangolari su una linea (m. 0,16 X 0,08; m. 0,10 X 0,10) ed uno circolare (dia- 
metro m. 0,09) ; in mezzo tra essi v' ha un altro pezzo di pietra con due buchi 
(m. 0,04 X 0,04). 

D. Vaglieri. 



SARDINIA. 



III. SERRI — Scavi nella città pre-romana sull'altipiano di S. Vit- 
toria. 

Fra i colli fiorenti di messi che circondano il ridente piano di Isili e le feraci 
colline di Gergei e di Escolca, si eleva erto e minaccioso, con la sua corona di sco- 
gliere inaccessibili, l'altipiano basaltico detto la « Giara di Serri ». Situato a non 
grande distanza dalla grande Giara di Gesturi, colla quale ha comune la conforma- 
zione e la natura geologica, esso si presenta allo sguardo come una vera acropoli, 
quasi inaccessibile da ogni lato, tranne che dall'estremità orientale presso il borgo 
di Serri, sulla ferrovia Mandas Isili, e dal lato occidentale dove è accesibile per uno 
stretto e boscoso vallone, che conduce da Gergei ad Isili. La superficie dell'altipiano, 
per intero formata dalla colata di lava basaltica che in età geologica miocenica, si 
sovrappose ai teneri sedimenti di calcari marnosi e di arenarie, è perfettamente livel- 
lata; solo qua e là si presentano, quasi conche e laghetti naturali, dei piccolissimi 
bacini dove raecolgonsi le acque piovane; ivi traggono a dissetarsi le numerose mandre 
che da novembre a maggio hanno pascolo nei tratti di terreno lasciato nudo dalle 
dense foreste di elei che rendono sana ed oltremodo pittoresca e suggestiva quella 

(') Un pezzo simile è stato rinvenato fuori posto. 



SARDINIA — 413 — SERRI 

naturale acropoli. Da essa, lo sguardo spazia da un lato sino ai monti della Barbagia, 
coronati dal superbo massiccio del Gennargentu, dall'altro degrada sui vigneti e sui 
prosperi coltivi che fanno lieta corona a Gergei ed Escolca, ed abbracciando i colli della 
Trexenta e della Marmilla, che contano tra i più ricchi paesi graniferi del mondo, 
scende sino alla catena di Montevecchio che chiude la costa occidentale dell'isola; 
questa catena è sormontata dal severo profilo di M. Arcuentu, sacro un giorno ad 
Ercole, ora deserto e solitario dominatore del mortifero piano campidanese. 

All'acropoli di Serri, che, come ho dinanzi notato, presentava dei caratteri tanto 
opportuni per formare un luogo di riparo formidabile alle popolazioni primitive della 
Sardegna, bellicose e sempre in armi, io aveva rivolto già sino dal luglio 1907 la 
mia attenzione; in una serie di scorrerie archeologiche avevo avuto la fortuna di 
segnalare i resti di alcuni edifici monumentali che attrassero la mia attenzione ed 
eccitarono vivamente in me, meglio che la curiosità, il proposito di fare una siste- 
matica esplorazione. I risultati che qui brevemente espongo, riservandomi un più 
ampio studio a scavi finiti e dopo un'indagine comparativa più accurata dei monu- 
menti scoperti, hanno largamente sorpassate le mie speranze; sicché io debbo ricor- 
dare con gratitudine il mio egregio amico dott. Marogna, medico chirurgo a Gergei, 
il quale mi invitò per primo a dirigere la mia ricerca nelle vicinanze del paese, 
dove egli, dopo la sua eroica condotta nella campagna per la libertà della Grecia, 
esercitò la sua missione colla più illuminata e larga cura. 

Come accennai sopra, l'altipiano è reso quasi da ogni parte inaccessibile da un 
alto ciglione, dove la colata di lava, troncata a picco per lo sfacelo delle sottostanti 
marne mioceniche, forma un formidabile bastione, assolutamente inaccessibile; solo 
pochi sentieri superano in qualche punto il ciglione, ma il passaggio difficile può 
essere facilmente conteso da pochi uomini, contro un assalitore assai più numeroso. 
Dal lato di Serri una cresta di roccia apre facilmente la via dell'altipiano, ma il 
passo è precluso da un edificio nuragico a poca distanza da Serri ; nel lato occiden- 
tale una conca di valle che fluisce al BauTriga, sale con declivo relativamente lene 
sull'altipiano, offrendo una porta d'accesso abbastanza facile a scalarsi. Si noti che 
tutto il paese circostante è in ogni colle, in ogni punto dominante allacciato da un 
mirabile sistema di costruzioni nuragiche che fa riscontro perfetto a quello da me 
studiato sulla maggior Giara di Gesturi e che esporrò nel lavoro riassuntivo che 
devo dedicare a questa importante regione; ed è appunto un'acropoli nuragica della 
più alta importanza questa Giara di Serri, nella quale, a mio credere, trovavano ri- 
fugio gli abitanti dei piani di Isili, di Gergei, di Escolca, quando la minaccia li 
costringeva a lasciare i loro borghi nuragici e cercar riparo; dove, oltre alla formi- 
dabile postura, serviva a dare maggior impulso alla difesa il tempio, intorno al quale 
aleggiavano sacre le memorie degli avi, dove erano le immagini degli Dei tutelari. 

Il largo e relativamente facile accesso all'altipiano dal vallone che sale da Gergei, 
oggi vigilato dalla pittoresca chiesetta di s. Vittoria, era in età pre-fenicia, sbarrato 
da un tratto di mura di recinto, di costruzione megalitica, rinforzato ai due capi ed al 
centro da tre torri nuragiche, formando cos'i un esempio di fortificazione preistorica 
finora non segnalato nell'architettura protosarda ed affine ai recinti micenei della Beozia 

NoTiziK Scavi 1909 — Voi, VI. 54 



^BRftt 



— 414 - 



SARDINIA 



e dell'Argolide, studiati dal Noack e da altri con ammirevole esattezza. Dei tre nu- 
raghi di questo recinto, il più visibile prima dello scavo era quello dell'estrema ala 
destra; ma appariva evidente che l'edificio di maggior importanza doveva essere stato 
quello i cui resti imponenti si accumulavano a pochi passi dalla chiesa di s. Vittoria, 
la quale, come tanti altri edifici medievali della Sardegna, era sorta a spese del ve- 
tusto monumento. Ma lo sfruttamento dei monaci cristiani pare sia stato preceduto 
da quello dei Fenici e dei Romani, o, per parlar più esattamente, dagli indigeni del- 
l'età fenicia e dell'età romana, giacché nel corso degli scavi si misero in luce e per 




FlG. 1. 



necessità di cose si dovettero distniggere, dei resti poco significanti di costru- 
zioni, che a spese di quella preistorica si elevarono sopra e presso di questa. 

Dietro a questo recinto, che potè essere esattamente rilevato dal geom. Filippo 
Nissardi, ispettore del Museo, stendevasi un abitato delle antiche popolazioni sarde, 
le quali in quel luogo elevato e salubre e sopratutto di fortissima postura, trova- 
rono un'acropoli, resa più sacra dalla presenza di un edificio di evidente carattere 
religioso. Dato il grande silenzio delle fonti documentarie antiche sulla religione, come 
in genere su tutta la vita psichica e sulla storia di questo popolo sardo pre-fenicio, 
tutte le speranze sono riposte nei risultati dell'esplorazione sistematica, che diradi 
alquanto le tenebre e raccolga le fila destinate a conoscere il pensiero, la fede, le 
tradizioni artistiche di un popolo numeroso e dotato innegabilmente di energie vivaqj 



SARDINIA 



— 415 — 



SERRI 



e fattive. Qualche tenue spiraglio si è aperto con quest'ultimo scavo di Serri, che 
incoraggia a tentare più largamente e con mezzi più considerevoli la fortuna degli 
scavi. 

A pochi passi dalla chiesa di s. Vittoria, dietro la difesa della cinta, appari- 
vano evidenti tracce di un pozzo antico. Ivi diressi dapprima la ricerca che mi fece 
riconoscere un edificio di evidente carattere sacro. Questo tempio consiste in un pozzo, 
del diametro interno di m. 2,10 e dalle pareti dello spessore di m. 2,50, di forma 




Fio. 2. 



pertettamente circolare, in origine chiuso da una vòlta formata da anelli sovrap- 
posti, restringentisi, e costruito in modo mirabilmente perfetto, in conci cuneiformi 
di lava, accuratamente tagliati e lavorati in corrispondenza alla loro funzione 
statica, coi giunti perfettamente disegnati e la faccia a vista lavorata a gradina ; cosi 
che, prima dell'iuizio dello scavo, il pozzo, costrutto senza calce con un arte muraria 
espertissima, avrebbe potuto ascriversi, non già ai rudi costruttori di nuraghi, ma ai 
delicati maestri di Pisa, eredi del magistero tecnico romano. 

Al pozzo, che aveva il fondo costituito dal banco impermeabile di lava, si scen- 
deva per mezzo di una scala, pur essa costrutta con ogni cura nello stesso durissimo 
materiale e coi gradini collegati nella muratura del pozzo. L'imbocco della scala av- 
veniva da una specie di pronao di m. 2,60 di larghezza e m. 5,40 di lunghezza. 



SERRI 



— 416 — SARDINIA. 



racchiuso da due ali di muratura, costrutta nello stesso carattere e contemporanea- 
mente alla struttura circolare del pozzo (fig. 1). L'area del pronao, selciata di lastre in 
calcare bianco, recava dinnanzi allo sbocco della scala un altare munito del foro di li- 
bazione, con canale di scarico, che si rinvenne sotto al selciato di lastre di calcare; il 
quale dovette essere in passato rimosso più volte per lo spurgo della fossetta, ove 
dal foro dell'ara raccoglievasi il sangue delle vittime che dopo qualche tempo doveva 
esalare profumi sgraditi anche alle nari poco delicate dell'abitante preistorico. Un 
altro altare, evidentemente destinato alla purificazione di colui che accedeva al sa- 
crificio, trovavasi presso l'ala destra del pronao ed era costituito da un bacino di 
trachite, forato nel centro, che per mezzo di un disco della stessa materia stava sopra 
ad una fossetta aperta nella lava. 

Sui due fianchi del pronao correva una specie di piccolo sedile, di blocchi di 
calcare lavorati (fig. 1), probabilmente una doppia tavola di offerta, o mensa, in cui depo- 
nevansi i doni votivi. Questi, in origine erano saldati per mezzo d'impiombature sopra 
lastre di calcare e di trachite, che furono date in gran copia dallo scavo. Alcune di 
queste lastre di calcare presentano una delicata modanatura, nella faccia che doveva 
essere veduta ; si noti che anche i gradini ai lati del pronao, presentano delle sagome 
architettoniche evidenti, come pure danno la prova di essere state adoperate per uso 
di sedili di mensa dopo aver servito in altro modo, sia in altro edificio che non 
conosciamo, sia nello stesso edificio. Furono rinvenuti numerosi blocchi di calcare 
candido provenienti dalle cave di Zaurrai, presso Isili, i quali presentavano elementi 
architettonici del più alto interesse per la storia dell'architettura mediterranea; cor- 
nici, architravi con decorazioni a goccio o a penne, e finalmente alcuni capitelli o 
basi di colonne ad elementi geometrici presentano motivi di una architettura che è 
assolutamente diversa da quella che noi sogliamo dire fenicio-punica, mentre ha le 
affinità più spiccate e suggestive con quelle linee tectoniche fondamentali mediter- 
renee dalle quali è oramai dimostrato che scaturiscono, come due fiumane parallele, 
l'arte egizia e la micenea. Pur troppo, come diremo più innanzi, noi trovammo sol- 
tanto i resti di un edificio che una furia barbara di assalitori aveva profanato e scon- 
volto, sicché non è possibile ancora tentare, neanche lontanamente, di ricostruire colla 
mento l'aspetto di questo pronao, del quale trovammo la pianta; però la dispersione 
del materiale avvenuta durante il saccheggio del tempio ci fa sperare che altri ele- 
menti architettonici si possono rinvenire lungo la proda dell'acropoli e sotto gli 
enormi cumuli di rovi che sembrano i geni tutelari di quelle solitarie ed ignorate 
mine. Inoltre noi siamo ancora all'inizio delle ricerche in questo campo, e molto dob- 
biamo attendere dall'esplorazione di altri edifici religiosi protosardi che oramai in 
buon numero attendono l'opera dello scavatore. 

Non meno notevoli degli elementi architettonici sono altri elementi raccolti dallo 
scavo e che appariscono chiari nella pianta dell'edificio. Tutto attorno alla costruzione 
del pozzo sacro, segue un muro di costruzione megalitica (fig. 2) senza dubbio contempo- 
ranea a quella del pozzo stesso; esso serviva probabilmente a contenere la terra di 
UQ tumulo che copriva il tamburo del pozzo, se pure non v'era in questa disposizione 
uno scopo idraulico, attestato anche dalla presenza di lastre di calcare, disposte ^ 



SARDINIA — 417 — SERRI 

coltello e trovate tutte fitte durante lo scavo. Questa disposizione, meglio che rive- 
larci la presenza di una tettoia circostante al pozzo, crollata per il cedimento dei 
travi, può spiegarsi con lo scopo di filtrare l'acqua superficiale e lasciarla entrare 
pura dai fori di drenaggio scoperti nel vano del pozzo. Poiché è evidente che il pozzo 
non servì come favissa, ma bensì quale pozzo sacro, al fondo del quale il sacer- 
dote e l'iniziato scendevano ad attingere l'acqua lustrale, che in poca quantità si 
raccoglieva nel fondo dallo stillicidio attraverso le pareti. 

La cupola però doveva sporgere dal suolo; ed, essendo composta principalmente di 
blocclii di calcare di perfetta lavorazione, doveva ai suoi bei giorni brillare da lungi 
sulle rupi fosche e tra le negre elei dell'altipiano, brillare lontano come un simbolo, 
come un Palladio, venerato e presente a tutta la tribù. Il nesso di questo edificio con 
tutta la tradizione architettonica megalitica sarda, è per molti lati evidente ; accennerò 
soltanto al carattere costruttivo delle parti destinate ad essere nascoste sotterra e 
più di tutto all'emiciclo di grossi blocchi di lava fiancheggiante l'ingresso del pronao; 
accennerò anche ad una grande pietra, dalla base sagomata e dalla sommità a foggia 
di semicircolo, la quale doveva sormontare la porta d'ingresso della scala e richiama 
immediatamente al nostro pensiero la stela che chiude l'ingresso delle così dette 
« tombe dei giganti » di Sardegna, le quali, come è noto, rappresentano, al pari 
delle antas portoghesi, delle allées couvertes della Provenza, le tombe dei capi che 
avevano le loro dimore entro ai borghi nuragici. Questi elementi dell'architettura 
sepolcrale nuragica, conservati nell'edificio sacro, hanno, come svolgerò in seguito, la 
più grande importanza per la storia del culto e più ancora del pensiero religioso del 
popolo sardo; e mentre la loro immagine grandeggia nello spirito nostro, noi ci sen- 
tiamo sempre meno disposti a ritenere, come vorrebbero altri studiosi, che il pensiero, 
l'architettura e tutte le altre arti fossero date dai Fenici al popolo sardo, in com- 
penso delle catene che gli avvincevano ai polsi. Altri elementi importantissimi si 
ebbero dallo scavo, riferibili appunto a concezioni religiose connesse col luogo sacro, 
e sono un blocco tronco-conico frammentato, che non è altro se non un betilo della 
forma stessa di quelli rinvenuti presso le tombe di Tamuli, di Perdu Pes ecc., già 
perfettamente noti. Non minore significato di questa pietra betilica, hanno due teste 
taurine, scolpite in calcare bianco che mostrano molta affinità di stile con quelle teste 
di toro di bove che si hanno numerose nelle navicelle di bronzo e nelle spade votive 
di arte protosarda. Si raccolsero altresì i frammenti di un pilastrino in calcare che 
parrebbe, secondo l' ipotesi esposta dal chiaro prof. Milani ('), un idolo betilico del 
Sardus Pater, animato da alcuni schematici elementi iconici. 

(') Il templum nuragico e la civiltà asiatica in Sardegna (Eend. Accad. Lincei, Seduta del 
21 nov. 1909). Lascio al chiaro prof. Milani la responsabilità delle sue ardite ipotesi, che non ho 
il coraggio di seguire, tanto piii non avendo ancora veduto l'altro suo studio Sardorum sacra et 
sacrorum signa in Hilprecht Anniversary Volume (Lipsia 1909), su cui egli si fonda ed a cui si 
riferisce. I rapporti con la civiltà asiatica non mancano, a mio giudizio, nelle civiltà sarde, ma sono 
assai più scarsi di quanto il prof. Milani ritiene. Ad ogni modo io mi compiaccio di vero cuore 
che l'acutissimo e dottissimo collega abbia portato il suo studio sui nuovi e sugli antichi ele- 
menti della civiltà protosarda, che è quella sinora troppo trascurata, ma feconda di inattesi 
risultati. 



SERRI 



418 — 



SARDINIA 



Molto importante fu anche il materiale archeologico rinvenuto nello scavo, pur 
troppo reso in gran parte frammentario per la distruzione ed il saccheggio fatto dai 
distruttori del tempio: si ebbero spade, pugnali, aghi crinali ed ornamenti vari in 
bronzo, avorio ed ambra; numerosissime le impiombature, destinate in parte ad in- 
figgere i bronzi votivi nelle tavolette di calcare e di trachite trovate intorno al pronao, 
in parte a legare insieme a guisa di chiavi i vari blocchi costituenti le parti deco- 
rative dell'edificio. Questa grande quantità di piombo, che dopo il bronzo è il metallo 




FiG. 3. 



che più copiosamente si rinvenne nel nostro scavo è, a mio credere, la prova più si- 
cura, che già in età prefenicia, da parte dei Sardi si erano incominciati a lavorare 
quei vasti giacimenti di galena che formano la ricchezza della Sardegna ed atti- 
rarono sopra di essa in ogni tempo gli avvoltoi da preda. 

Ma gli oggetti di maggiore interesse per il carattere religioso dell'edificio sca- 
vato e per stabilirne la cronologia si ebbero a pochi passi dal pozzo sacro, presso il 
nuraghe che sorge in prossimità della chiesetta di s. Vittoria e che, come dicemmo, 
formava l'ala sinistra della difesa nuragica dell'altipiano. Il nuraghe, assai mal ridotto 
dai Romani e più ancora dai costruttori della chiesetta medioevale, presentò elementi 
del più alto interesse per confermare la destinazione essenzialmente militare di quelli 
edifici. Ancora molto lavoro rimane da fare, prima di conoscere perfettamente le dispo- 
sizioni di questo imponente edificio; appare però evidente che attorno al torrione 
principale vi fossero altre torricelle collegate con quello e destinate alla difesa, come 
lo dimostrano le numerose feritoie che traforavano le pareti di una di queste e «che 



SARDINIA — 419 — SERBI 



molto evidentemente servivano per colpire da ogni lato coloro che si avvicinavano 
all'assalto del nuraghe (fig. 3). . 

Immediatamente presso alla torricella ed in mezzo alle ingenti masse di ma- 
teriali di rifiuto e di ceneri, che ritengo il risultato di incendi violenti applicati 
per conquistare il recinto nuragico ed espugnare la fortezza, si ebbero anche nu- 
merose statuette votive in bronzo, del noto tipo dei bronzi sardi, trovati in numero 
abbastanza copioso ad Abini, presso Teti, ad Uta, Urzulei, Senorbì, Padria e in tante 
altre località dell'isola. Una di queste statuette, di dimensioni molto notevoli, ri- 
produce il tipo dato dai grandi bronzi di Sulci e dì Uta, del capo tribù orante, 
vestito di manto, colla corazza al petto, il bastone di comando nella sinistra, la destra 
levata in atto di preghiera (fig. 4). Altre statuette riproducono offerenti di oggetti 
vari ; una però fra tutte la più importante, a mio credere, l'unica finora data dagli 
strati archeologici della Sardegna, rappresenta una madre orante, seduta su di un pic- 
colo trono ed avvolta nel mantello, coU'abito a falde, come quello delle donne micenee, 
reggente in grembo, al pari delle statuette curotrofe dell'Egeo, il piccolo infante itifal- 
lico, che alza anche esso la mano in segno di preghiera (fig. 5). Se sia questa la donna 
terrena implorante la protezione della divinità sul bambino, oppure la dea stessa, altrice 
divina, simbolo di creazione e di fecondità, a noi è ancora ignoto. Quale nome la 
divinità avesse, quali caratteri, quale culto ricevesse dalle genti che trovarono sull'al- 
tipiano di Serri il loro Palladio, difeso in pugne cruente ed ignorate, ancora non pos- 
siamo conoscere. Forse per il tipo del tempio, che serba ricordi della forma tipica 
della tomba preistorica sarda e che è un pozzo atto a raccogliere le acque sempre 
pure in una conca di durissima lava, suggerisce l'idea di una deità di carattere ctonico, 
infernale, cui facevausi sacrifici cruènti, con offerte di animali e di immagini di dèi, 
di uomini e di animali, divinità che ebbe i suoi simboli e in forma aniconica o be- 
tilica, oppure con un rozzo schematismo iniziale, con una figura che lontanamente 
richiamava quella umana e per altro lato trovò forse un'altra estrinsecazione sensibile 
nella figura del toro, dell'animale possente, fecondo, immagine di forza, espressione 
di energia, evocante coi suoi muggiti profondi le forze indomite della terra e dell'etra. 
I rapporti psicologici fra queste forme del culto, sardo e quelle cretesi, sono tanto 
evidenti che mi dispensano dal notare ancora una volta le affinità suggestive fra gli 
strati preistorici delle due isole, che lo stesso mare bagnava, che lo stesso ambiente, 
le stesse correnti di idee, gli stessi rapporti commerciali, animavano e feconda- 
vano ('). 

A breve distanza dall'edificio templare, come attorno al nuraghe, si ebbero alcune 
capanne che risalivano alla stessa età degli edifici esplorati ; lo dimostrarono chiara- 

(') Il prof. Pais in uno scritto sulla Civiltà nuragica, recentemente publicato, non divide le 
mie opinioni sui rapporti tra la civiltà protosarda e la minoica : egli trascura i rapporti evidenti, 
tangibili, che si vanno scoprendo ogni giorno, per non pensare che a rapporti con la Libia, con 
l'Africa settentrionale in genere. Non so se il prof. Pais abbia veduto i monumenti sulcitani, con 
incisioni, che io ho pubblicato nel 1906 nel Bullettino di Paletnogia italiana, rivolgendo il mio 
pensiero alle coste africane. Ma qui le ricerche sono ancora un pio desiderio, mentre a Creta gli 
elementi raccolti sono copiosi ed accessibili a tutti. 



8BRRI 



420 — 



SARDINIA 



mente i materiali rinvenuti, i quali attestano una lunga vita della fanniglia preisto- 
rica, che nella modestii capanna preparò le sue armi, macinò il suo grano, per lungo 
volgere di secoli accese il domestico focolare; questo abbruciò coli'intensità del calore 
delle sue fiamme il letto d'argilla con cui il focolare era pavimentato, mentre il resto 




Fio. 4. 



delle capanne era coperto di uno sternito regolare di lastre calcaree, le quali rende- 
vano perfettamente asciutto e sano il localo. Come le capanne fossero costrutte e 
coperte non risulta ancora perfettamente chiaro; se avessero un tetto di travi, con- 
testo di rami e di frasche, come la capanna italica, rappresentata dalle urne capanne, 
oppure se fossero costituite come piccoli nuraghetti dalla vòlta ad annelli di lastre, 
non possiamo determinare. Però quest'ultima ipotesi è preferibile, secondo me, per ^ue 



SARDINIA 



— 421 — 



SERRI 



ragioni, anzitutto perchè nelle capanne scoperte presso il tempio si trovarono moltis- 
sime lastre di calcare, più di quante occorressero per il pavimento ; in secondo luogo, 
perchè tutte le antiche case di campagna dell'agro di Serri, come d'Isili ed in ge- 
nere come in tutte le pendici occidentali del Gennargentu, come del resto in molte 
altre partì da me visitate della Sardegna, hanno il tetto formato con anelli concen- 




Pio. 5. 



trìci e restringentisi dì lastre di calcare o dì scisto, a seconda della natura del luogo. 
Ora chi conosce, come noi, di quanti preziosi fenomeni di persistenza conservativa sia 
ricca la Sardegna, e non solo nel campo delle forme, ma anche in quelle della so- 
stanza psicologica, dovrà dare l'importanza dovuta a questa osservazione, e ricono- 
scere nel cuiii, nella domu e' bingia del contadino sardo attuale, il nipotino, 
l'erede, il continuatore modestissimo della vecchia casa, che accolse l'infanzia di un 
popolo generoso, cui la sventura impedì di cogliere nel mondo la gloria di cui era 
degno. 

NOTizm Scavi 1909 - 7ol. VI. 55 



SERRI — 422 — SARDINIA 

A qualche distanza da questo tempio di divinità ctonica se ne rinvenne un altro 
a forma di recinto circolare, di tipo altre volte incontrato nella Sardegna, cioè nel 
nuraghe Losa di Abbasanta, nella stazione di Culmine, presso Gonnesa, messa in 
luce, prima d'ogni altro, dall'egregio sig. cav. Ignazio Sanfilippo, R. Ispettore degli scavi 
d'Iglesias. Questo recinto di s. Vittoria, troppo ampio per poter essere coperto da 
vòlta, ricorda per talune disposizioni i recinti di Hagiar-Kim a Malta, ha invece il 
carattere di iemenos ipetrale; ma non essendo ancora scavato nel suo interno non 
posso ancora pronunciarmi sulla natura sua. Così pure a non molta distanza dal 
tempio si esplorò sino al fondo una cisterna, o pozzo, del medesimo periodo nura- 
gico, costrutto come quello già noto del nuraghe Lugherras, a cerchioni sovrapposti 
di grossi blocchi di basalto, sigillati con compattissima argilla; l'esplorazione, con- 
dotta per lo zelo del sig. Nissardi, sino a raggiungere la roccia alla profondità di 
cinque metri, ci rivelò al disopra del materiale nuragico, i cocci di ceramica punica 
del V-IV secolo e qualche frammento di stoviglia romana, che venne a dimostrare 
che il pozzo era rimasto aperto sino in età a noi relativamente vicina. 

L'esplorazione dell'acropoli di Serri, deve ancora proseguire e non è dubbio che 
l'indagine diligente rivelerà, sotto le sonanti foreste di querele e di nera ilice, altri 
elementi della civiltà di un popolo, che sta nel silenzio dei secoli molti, evanescente 
ed incerto ai lontani confini della storia. Trovate le case, le fortezze ed i tempii, 
rimangono ora da cercare le tombe, che innegabilmente dovevano accompagnare quel 
centro non solo di culto, ma di vita e di difesa; e le tombe debbono dare, ne ho 
viva fiducia, elementi preziosi per lo studio delle forme e più ancora dell'intima 
essenza dell'anima di questo ramo sardo della grande famiglia italiana. 

In un mio scritto di due anni or sono, inserito nel Memnon, edito dal profes- 
sore Lichtemberg di Berlino, accennai al concetto che la grande uniformità da noi 
veduta e lamentata nel monotono orizzonte della civiltà sarda, doveva forse attri- 
buirsi, meglio che alla realtà dei fatti, alla nostra ignoranza, la quale non può ces- 
sare senza una più intensa opera di ricerca e di scavi ; e poiché la povertà dei pri- 
vati e la trascuranza degli enti locali abbandonano questa nobile ricerca allo Stato, io 
chiudo questa breve relazione coU'augurio che esso, da vero campione di civiltà, da 
vero tutore della cultura e della coscienza nazionale, sostenga, incoraggiato dai risul- 
tati ottenuti, la modesta ma appassionata opera nostra. Lo Stato il quale profuse 
larghi mezzi ed impiegò uomini egregi al nobile arringo di svelar le pagine più an- 
tiche della civiltà di Creta, ricordi che anche entro i confini della patria, nell'isola 
che al Gennargentu eleva al sole d'Italia le sue belle foreste, memori di libertà, 
e lungo il sonante Tirreno stende le sue prode solitarie, memori d'imperio, sono ascosi 
tesori del più alto valore per la storia delle vicende e del pensiero nazionale. La 
Cenerentola della patria Italiana, non fu tale nel passato remotissimo, in cui si 
formarono le popolazioni mediterranee; l'isola vasta, accolse una civiltà organica e 
possente, che toccò altezze di sviluppo non minori di quelle a cui attinsero le civiltà 
sicula e cretese. Insisto anche oggi in questa idea, che a taluno potrà parere una 
gratuita ipotesi, appoggiata a futili argomenti, e che domani forse alla luce degli 
scavi, potrà assurgere a verità provata. Gli scetticismi e le negazioni non sono mai 



SARDINIA — 423 — SERRI 

mancate all'alba di ogni novello indirizzo scientifico o filosofico, né la critica ha al 
mio pensiero, altra funzione ed altro valore che quello di meglio affinare le armi alla 
ricerca della verità, unica, suprema mèta della scienza. 

A. Taramela. 

Nota. — Mentre licenzio alle stampe questa prima relazione, sono intento ad una seconda 
campagna di scavi sull'acropoli di Serri, nella quale sono assistito anche dal dott. Raffaele Pet- 
tazzoni, del R. Museo Preistorico di Roma. Darò in queste Notizie i risultati di questa seconda 
campagna, che largamente compensano i sacrifici durati per il disagio del luogo e del clima. 
Furono messe in luce le difese dell'acropoli, la porta di accesso, il tempio ipetrale con notevolissimi 
bronzi figurati e con importanti elementi per il culto; furono segnalate numerose dimore, cisterne 
e la casa del capo, notevolissima per lo studio dello sviluppo della casa nella regione del Medi- 
terraneo. Le recenti ipotesi del sig. Bulle, del Mackenzie ecc. ecc., sulla casa preistorica ricevono 
luce insperata da questi recenti risultati ottenuti sull'acropoli di s. Vittoria. 



Roma, 21 novembre 1909. 



ROMA 



— 425 



ROMA 



Anno 1909 — Fascicolo 12. 

ROMA. 

Nuove scoperte nella città e nel suburbio. 

Regione I. Via di Porta S. Sebastiano. Nei lavori per la zona mo- 
numentale, eseguendosi uno sterro nel luogo dove è stato finora il semenzaio comu- 
nale, si sono messi allo scoperto muri a cortina di buona fattura, dei quali non si 
crede utile dare ora la pianta perchè con lo sterro non si è raggiunto il piano antico. 
Nella terra di riporto si rinvennero le iscrizioni che qui trascrivonsi : 

1. Piccola base marmorea (m. 0,40X0,24X0,20): 

P • SCANTIVS 

FLORVS 

HERCVLI 

D • D 



2. Frammento di lastra marmorea scorniciata (m. 0,40 X 0,27) ; 



amo ni 



imp, caes. m. aur. amoninus 
pitis. felix. aug. ^;ONTI£ 
maxim. trib. POT-II 
COS. ti. p. p. prò /c O S 
imp. caes. l. septi MISEVERIPII 
pertinacis. aug. ar (ABJa DIAB 
parth. maxim. 



1 



Notizie Scati 1909 — Voi. VI. 



5.5 



ftOMÀ 



— 426 — ROMA 



Nella prima linea del frammento vi è un' accurata abrasione, la quale assicura 
che all'imperatore ivi nominato fu decretata la damnatio memoriae. Il nome del- 
l' imperatore scritto in secondo caso nelle linee 5 e 6, era certamente quello di Set- 
timio Severo. Per questo, il personaggio celebrato nelle prime quattro linee non può 
essere che l' imperatore Elagabalo, il cui solo cognome Antoninus fu martellato nelle 
iscrizioni per decreto del senato {Vita Elagabali 17). L'epigrafe è quindi dell'anno 
219 d. Cr. 

3. Altro frammento di lastra marmorea (m. 0,40 X 0,28) : 



aw/RPAVÌx 

«K'R-MAXIM^ 

a VR • NATALISAE^ 

/AVR- VICTORlN[ 

•AVR- NATALIANI 

jSACR- AVGV 

AVR- olimpio/ 

(aEM • DIANElv/ 

sANivs • vr"^ 

yVS ■ nJ 



Questo frammento sembra sia parte di una lapide contenente i fasti di un or- 
dine di sacerdoti della domus Augusta, come fa ritenere le parole SACR • AVGV . . . 
della settima linea. 

Si rinvenne inoltre un frammento marmoreo, riproducente dal pube all'ombe- 
lico una figura femminile nuda, in grandezza naturale ; un rocchio di colonna, del 
diam. di m. 0,22 e alto m. 0,42; un frammento di statua marmorea riproducente 
la parte superiore del torso di una figura virile, pure questa in grandezza naturale. 

Nella stessa via, presso l'angolo formato dalla via di s. Sisto vecchio, nell'ese- 
guire un piccolo cavo per una fogna che dalle scuderie comunali per il servizio delle 
pompe funebri immette nella marrana, a m. 2 sotto il livello stradale si è rinve- 
nuta una statua acefala di donna seduta (tìg. 1), in marmo bianco, alta m. 1,08 
e larga al plinto m. 0,65. 

La figura è vestita di lunga stola, stretta intorno al seno da una cintura, men- 
tre la parte piìi bassa della persona è coperta dalla palla. È seduta su di un di- 
phros pulvinato, sostenuto da un grosso balustro con doppio cerchio rilevato nel 
mezzo. Lo stato di conservazione lascia molto a desiderare perchè, oltre ad essere 
mancante di varie parti, la statua ha subito una forte corrosione per lungo passaggio 
di acque correnti. Non è possibile pronunciarsi circa la sua identificazione, mancando 
qualsiasi attributo dimostrativo; si può tuttavia supporre trattarsi di una Musa (') 

(') Cfr. Reinach, Répertoire, I, pag. 178, n. 5 (Louvre): II, pag. 308, n. 8 (id.). 



ROMA 



427 — 



ROMA 



ovvero di una Fortuna oi Abundanlia (')» dato che la spalla sin., leggermente rial- 
zata, fa credere aver dovuto sostenere un oggetto pesante, non eseluso un cornucopia. 
L'esecuzione è mediocre, benché le pieghe della stola siano accuratamente disposte 
e graziosamente distribuite. 

Dallo stesso cavo furono estratti: una colonna di cipollino (alt. m. 2,66; diam. 
m. 0,32), ed un rocchio di colonna di bigio (alt. m. 1,35; diam. m. 0,35). 




Pio. 1. 



Nello sterro presso la porta Latina si rinvenne un frammento di cornicione di 
marmo bianco (m. 1,49 X 0,60 X 0,27). 

In un cavo, eseguito a fianco dell'antica osteria di porta Capena, sono venuti 
ìh luce alcuni parallelepipedi di tufo appartenenti al recinto serviano. 

* 

Regione II. È stato praticato un cavo al disotto del lato nord-est del Claudium 
per rintracciarne le fondazioni, e si scoprirono, a circa 8 m. di profondità, otto gra- 
dini (m. 3,20 X 0,35 X 0,25) facenti forse parte della grande rampa d'accesso al 
Claudium stesso. 



(•) Reinach, Repertoire, I pag. 223, n. 5 (coli. Blnndell). 



SOMA 



— 428 — 



ROUA 



Regione III. In via Guicciardini, nel fare la fondazione della nuova scuola 
comunale, si rinvennero i seguenti frammenti di iscrizioni: 
1. (m. 0,55 X 0,28 X 0,03) : 




MART 

ANNOlll 
XXV 



talis 



2. (m. 0.50 X 0,24X0,04): 



VRELIANO 
N PACE «■ 



3. (m. 0,17 X 0,13X0,03): 



vtxt 



T • AN X 



Sono anche venuti in luce due piccoli avanzi di muri in opera reticolata, pa- 
ralleli fra loro ed orientati da est ad ovest. Furono scoperti alla profondità di 
m. 3 sotto il piano stradale ed hanno lo spessore di m. 0,60. La distanza fra di loro 
era di m. 4,55. À nord di questi mori si vide una traccia di pavimento in opus 
spicatum. . 



* 



Begione IV. Presso la Meta Sudante è stata rintracciata e spurgata l'antica 



fogna. 



Begione V. Nel fare un cavo per la fondazione dell'edifìcio per la Direzione 
generale delle Casse postali di risparmio, nell'area tra la piazza Dante e la via Ga- 
lilei, a m. 19 da questa, ed a m. 20 dalla via Ariosto, si è scoperto un tratto di 
ampio corridoio a vOlta, lungo m. 8, largo m. 2,50 ed alto, fino all'imposto della 
vòlta, m. 1,10, accuratamente intonacato e dipinto in giallo a riquadri, con pavi- 
mento a mosaico bianco. La vòlta a sacco, che ha lo spessore di m. 0,55, regge 
un pavimento di coccio piste. 

In un altro cavo, distante m. 3,80 dal precedente, si è scoperto per m. 3 un 
altro tratto dello stesso corridoio. 

Nello stesso cantiere, a m. 4 dalla via Galilei, presso l'angolo formato da questa 
via con la via Ariosto, è stata messa in luce una sala ampia m. 7,20 X 6,35 ed 
alta m. 7,30, con alle pareti avanzi molto deperiti, di bella decorazione pittorica 
policroma, a genietti alati ed encarpi. Il pavimento è a mosaico bianco, fasciato in 
nero all' intorno. 

Si rinvenne anche un frammento di mattone con bollo circolai'e ad una riga 
{C. I.L. XV, 1244 rf). 



ROMA — 429 — ROMA 



Regione VI. In via Flavia, nella villa già Spithoever, dietro il muro di opeia 
quadrata che venne rimesso allo scoperto, in seguito ad ulteriori demolizioni, si è 
potuto vedere un cunicolo in muratura, in direzione est-ovest (alto m. 1,60; largo 
m. 0,70), che si prolunga per circa 20 metri. Sul suo lato destro corre una piccola 
condottura laterizia (m. 0,11 X m. 0,07). 

In via Veneto, nel sistemare il selciato di fronte al n. e. 130, si rinvennero sei 
anfore di terra cotta di forma rigonfia, alte m. 0,75, larghe m. 0,50. 

In via del Tritone, nello sterro per la ricostruzione del palazzo Bachetoni, si 
rinvennero : un frammento di statua marmorea rappresentante un Satiro, un'antefissa di 
marmo bianco angolare, ed un frammento di copertura marmorea con piccola antefissa. 

Regione Vili. Nello sterro eseguito presso la via di Marforio per i lavori 
del monumento a Vittorio Emanuele, si è trovato quanto segue : un rocchio di colonna 
di granitene (m. 1,60 X 0,40); un altro rocchio di colonna di marmo bigio (m. 1,30 
X 0,35) ; un terzo id. id. scanalato (m. 0,40 X 0,50) ; un capitello dorico (m. 0,40 
X 0,35) ; una base di marmo bianco (m. 0,50 X 0,35) ; un frammento di cornice di 
marmo bianco a fogliami (m. 0,40 X. 0,20); due tegoloni con bollo G. I. L. XV, 179; 
due id. con bollo C. /. i. XV, 211 ; un tegolone con bollo C. /. £. XV, 315 ; uno id. 
CI. L.^^, òlla; due tegoloni con bollo C.I.L. XV, 700; un tegolone con bollo 
C. I. L. XV, 731 ; uno id. C. /. L. XV, 81 le; ed uno id. C. L L. XV, 1008; due fra- 
menti di cornice marmorea (m. 0,50 X 0,29 X 0,25 ; m. 0,54 X 0,34 X 0,16), ima base 
di colonna (alt. m. 0,60 ; diam. m. 0,25), un frammento di fregio di marmo bianco 
(m. 0,40X0,34X0,08), una mensola di marmo bianco (m. 1,00 X 0,54 X 0,16) ed 
un frammento di colonna di marmo bigio (alt. m. 0,40 ; diam. m. 0,55). 

Si trovarono inoltre, ancora a posto, una base di colonna di marmo bianco (alt. 
m, 0,30; diam. m. 0,60) eoa la marca XI e, sopra, un piccolo rocchio di colonna 
alto m. 1,00; si scoprì anche una fogna a cappuccina alta m. 1,50 larga m. 0,50. 

Si rinvennero infine un grifo di marmo bianco, acefalo e privo delle zampe 
(m. 0,40 X 0,21); una colonna in due pezzi di granitello (alt. m. 2,30; diam. m. 0,47); 
due rocchi di colonne di marmo bianco (m. 1,00X0,68; m. 0,70 X 0,30) ; un fram- 
mento di colonna baccellata (m. 1,30 X 0,37), ed un altro rocchio di colonna di por- 
tasanta baccellata, (m. 0,25 X 0,25). 

Regione IX. Nel cavo praticato sotto la via della Missione, nei lavori per 
la nuova aula parlamentare, alla profondità di va. 10,50 dal livello stradale e presso 
gli altri blocchi marmorei già rimessi in luce, si è rinvenuto un grande pezzo di ba- 
samento in marmo lunense, lungo m. 4,25, alto m. 1,30, largo m. 0,70, che accenna 
leggermente alla forma ricurva in modo che, se fosse ricomposto l' intero basamento, 
avrebbe un raggio di circa m. 32. 



ROMA 



— 430 — 



ROMA 



Entro altri cavi eseguiti per gli stessi lavori, a circa m. 11 di profondità dal 
livello stradale, si rinvennero dieci grandi frammenti architettonici di marmo bianco, 
in relazione con gli altri già messi in luce nella stessa località. Essi appartennero 
ad un edificio di grandi dimensioni di forma poligonale e consistono in un pezzo di 
architrave (m. 2,37 X 0,60 X 0,75), in due frammenti di pilastri (m. 1,35 X 0,57 
X 0,71 ; m. 1,35 X 0,57 X 0,42), in sei blocchi di basamento scorniciati lunghi rispet- 
tivamente m. 1,73; 1,60; 1,50; 0,95; 0,90; 0,72; alt. m. 0,75; larghi m. 0,53, ed 
in un altro blocco di basamento leggermente rientrante ad angolo ottuso, scorniciato 
in alto ed in basso (m. 1,21 X 0,76 X 0,65). 

Si estrassero anche venti grandi blocchi di travertino appartenenti all' Ustrinum 
degli Antonini. 

Proseguendosi i detti lavori, si estrassero dai cavi : un grosso peso di travertino di 
forma piramidale, con foro all'apice per la maniglia, alto m. 0,28, largo m. 0,13 alla 
base, m. 0,03 al vertice ; un frammento di capitello di pilastro con voluta ionica a 
decorazioni vegetali (m. 0,20 X 0,13 X 0,03), una tegola con bollo C. I. L. XV, 314, 
e tre frammenti di lastra marmorea con parte di iscrizione cristiana (m. 0,24 X 
0,27X0,06): 




In piazza Cenci, costruendosi il villino Serventi, si rinvennero due frammenti di 
lastre marmoree con iscrizioni : 



1. (m. 0,25X0,18X0,07): 



2. (m. 0,48X0,51X0,05): 



IVGI-SMae > 
MERENTI-ET 
ATTICI SERM 
ETSIBl POSTER 



req 

VI 



Wiescit] 

XIT-ANjw 



Regione X. È stata messa allo scoperto una parte del basamento dell'arco 
di Costantino; e nel procedere con lo sterro verso la Meta Sudante, si è trovato a 
m. 0,60 dal suolo un tratto di antica strada a poligoni di selce. 

Nel demolire un muro in via di s. Bonaventura, presso la chiesa di s, Seba- 
stianello, si è trovato un frammento di grossa lastra marmorea (m. 0,36 X 0,18 X 



ROMA 



— 431 - 



ROMA 



0,08) che da una parte, oltre ad essere scorniciata, ha il principio di un'iscrizione 
imperiale con le lettere I M P ; ed al di sopra, in piano, si legge : 



;OH X • VRBAN • ANTONINIAN 
3POMPONIANI 

• ANNAEVS • L- F CAM • PVLCHER TIB 

BVRR ENVS CF- POLL • NIAXIMVS MVT 
FANNIVS- CF- POMRVFINVS VOL 



È un frammento di latercolo militare che recava i nomi dei componenti la 
centuria di Pomponianus della X coorte urbana. Questa era la prima delle quattro 
coorti urbane di stanza in Roma nel Forum Suarium, computandosene il numero 
come continuazione delle nove coorti pretoriane. Esse furono composte al principio, 
come le coorti pretoriane, di soldati reclutati in Italia (Bormann, Eph. epigr. IV, 
pag. 318); ma poi, nella seconda metà del III sec, si finì con l'ammettervi anche 
i provinciali (Mommsen, Eph. epigr. V, pag. 119; cfr. Bohn, Ueber die Heimat der 
Praetorianer, app. 2). Le coorti urbane furono riordinate da Caracalla che diede 
loro l'epiteto di Antoninianae (v. il diploma militare di Faventia dell'anno 216, esi- 
stente al museo Kircheriano. CI.L. Ili, D.XLIX, pag. 891): quindi il nostro la- 
tercolo deve appartenere al principio del sec. Ili, contemporaneo cioè o di poco po- 
steriore a Caracalla, del periodo di tempo in cui i militi delle coorti urbane erano 
ancora reclutati in Italia, come ne fa fede la patria dei tre tramandatici dal fram- 
mento, rispettivamente Tihur, Mutina e Volsinii. 

Venne anche in luce il seguente frammento di iscrizione marmorea (m. 0,25 X 
0,14X0,05): 



m^CXIT/ 

V_A T a/ 



Regione XII. Nei lavori per la costruzione delle case popolari presso s. Saba, 
si rinvenne: una lucerna fittile con figura d'aquila ad ali spiegate (nel fondo è il 
bollo C. I. L. XV, 6416j; un frammento di statuetta votiva in terracotta, alta m. 0,09, 
ed un frammento d'iscrizione (m. 0,24X0,11): 



ATROH 



ROMA 



— 482 — ROMA 



Nel caro praticato al viale Aventino per la condottura del gas, è stato rinvenuto 
uu frammento d'iscrizione su lastra marmorea scorniciatA (m. 0,27 X 0,20 X 0,04) : 



IVS-M-LIC 
rELLOSACEljl. 
llNIO- VIXA m 
W S • M • L I B 
IMO- FEC 



Si rinvenne inoltre un frammento di colonna di portasanta scanalata (m. 0,40 
X 0,20) ed un piccolo rocchio di colonna di verde antico (m. 0,33 X 0,15). 

Proseguendosi gli sterri per la passeggiata archeologica, nella demolizione di 
un muro di cinta presso la chiesa dei ss. Nereo ed Achilleo, si raccolsero: due ca- 
pitelli di marmo bianco di stile ionico (alt. m. 0,28; diam. m. 0,25), una base di 
colonna ionica (m. 0,17 X 0,30), un piccolo plinto rettangolare (m. 0,18 X 0,15 
X 0,08), due frammenti di colonne scanalate di giallo antico (alt. m. 0,22 e m. 0,18) 
ed una tegola con bollo rettangolare {C. I. L. XV 1269) 

* 

Regione XIV. Nelle sottofondazioni del fabbricato del sig. Colafranceschi, 
incontro alla chiesa di s. Cecilia, si è rinvenuta la seguente iscrizione frammentaria 
incisa su lastra marmorea (m. 0,88 X 0,50 X 0,14) con cornice lungo il lato inferiore. 
È un frammento architettonico, e l'iscrizione doveva leggersi in piano : 

sepul CHRO- SEDILIA- MARMOREA • PEDV^ 
ETORBEM- CIRCVITI • PEDES-n\ 
aagf. LIBADIVTSVMMRATTABCOGNATIETVETTIA-YPO] 
i/JB- LIBERTABVSQ^' SVIS • POSTERITATI • STVDEN 

ALIQVODSOLACIVM- Vi/ 



È notevole la menzione della carica di adiut{or) summ{arum) rat{ionum) 
(abbuiarti). 11 direttore del fisco imperiale in Koma, fino alla metà del II sec. ebbe 
il titolo di procurator a rationibus, che da allora si mutò in quello di procuralor 
summarum rationum, avendo la parola summus il valore di imperiale (cfr. Hirschfeld, 
Verte allungsbeamte fi, p. 32 seg.; Priedlacnder : Sitlengeschichte, I, p. 172). 

Egli era coadiuvato nel suo ministero da un numeroso stuolo di impiegati sub- 
alterni, alla testa dei quali era il socius curarum: venivano poi i proximi ed i 
tabularli (cfr. de Ruggiero: Disionario di epigrafia latina, I, p. 84). In sottordine 



BOMA — 433 — ROMA 

succedevano a costoro i rispettivi adiutores, e la nostra iscrizione ricorda appunto 
un liberto di Augusto, adiutor di un tabularius àaX ministro delle finanze imperiali. 
La dizione della carica non è esatta: vi è la trasposizione del genitivo tab{ularii) 
tab{ulariorum) summ{arum) rat{ionum), come si riscontra in altre epigrafi 
menzionanti lo stesso ufficio (cfr. C.I.L. VI, 1115, 8429, 8430; Eph. epigr. V, 1023). 
Si rinvennero inoltre, a m. 4 sotto il livello stradale, un rocchio di colonna di 
marmo bianco (alt. m. 1,05; diam. m. 0,45) e tre frammenti di iscrizioni cristiane: 

1. (m. 0,48 X 0.20 X 0,23) : 2. (m. 0,97 X 0,38 X 0,04) : 



UOCVS UAVRENTIl'ii 

REDEMTIn' joae^? 

8. (m. 0,49X0,44X0,07): 



ILOSE 



LO CVS VBI REQVI es«7 

ANNis È PAVS>y Areadiet 

HONORI V DOlì (a. 402?) 



In via del Muro Nuovo, facendosi le fondazioni del nuovo villino Ceribelli, si 
trovarono due frammenti di lastre marmoree con iscrizioni: 

1. (m. 0,21 X 0,18 X 0,03) : 2. (m. 0,14 X 0,10 X 0,02) : 

benemerdN TI j kSS^ 

fé'- - 




Alveo del Tevere. 



In mezzo alla melma ed alla sabbia estratta dall'alveo del Tevere nel fare le 
fondazioni di una delle pile del ponte Vittorio Emanuele, fu trovata una targhetta 
ansata di rame, larga mm. 140, alta mm. 55, scorniciata e iscrìtta sull'uno e sul- 
l'altro lato, come vedesi nelle figure che qui si aggiungono (figg. 1, 2). 

Notizie Scati 1909 - Voi. VI. 56 



ROMA 



484 — 



ROMA 



Da un lato offre l'iscrizione (fig. 1): 




Fio. 1. 



cioè: M. Ulj)i{i) Aug{usti) [lf\b{ert{) Diadume\nij proc{uratoris) praetori{i) Fide\na- 
iium et Rubrensium \ et Gallinar{um) Albarum sa\crumj quae praestu est usi \ 
bus Caesaris n(pstri). 



Nell'altro lato si legge (fig. 2) : 




Fig. 2. 



cioè: Glypti Aug(usti) lib{erti) proc{uratoris) \ praetori{i) Fidenatium et \ Rubren- 
sium et Gallinaru \ [m Albajrum sacrum, quae prae \ stu est usibus Caesaris n{pstri). 

La targhetta ha presso le anse un foro, pel quale doveva passare un chiodo, 
che serviva per tener fissa la lamina sopra qualche oggetto. 

Fu raccolta in due pezzi, che vennero riuniti, ma non così completamente che 
non rimanesse qualche piccolissima lacuna. Nella prima faccia (fig. 1), dopo la voce 



ROMA — 435 — ROMA 

AVG resta un vuoto che cogli avanzi della lettera B senza alcun dubbio può com- 
pletarsi leggendovi LIB, come nel primo verso dell'altra faccia. 

Su questa (fig. 2) il principio della quarta linea fu probabilmente abraso, per 
errore dell'incisore; infatti nella fine della terza linea leggesi chiaramente GAL- 
LINARV, e nel principio della linea seguente manca lo spazio per le lettere M AL- 
BARVM. Queste due parole nell'altro lato della targhetta sono abbreviate così: 
GALLINAR • ALBARVM. 

Abbiamo dunque nell'uno e nell'altro lato della targhetta la medesima iscri- 
zione, con la sola differenza che nel lato che abbiamo detto primo (fig. 1) leggesi in 
secondo caso il nome del liberto M. Ulpius Diadumenus, nell'altro lato (fig. 2) leggesi, 
pure in secondo caso il nome di un altro liberto chiamato Glyptus. 

Ciò dimostra che la targhetta venne fissata, o meglio, inchiodata sopra un oggetto 
che appartenne prima all'uno poi all'altro di questi due liberti, i quali, l'uno dopo 
l'altro, occuparono l'ufficio di procurator praetorii Fidenatium, Rubrensium et Gal- 
linarum Albarum. Quello dei due che succedette all'altro fece schiodare dall'oggetto 
la targhetta appostavi e ve la fece richiodare dopo aver fatto nuovamente incidere 
sul rovescio di essa la medesima iscrizione, cambiandovi solo il nome, cioè mettendo 
il nome suo nel luogo ove nella prima iscrizione era inciso il nome dell'altro. 

* 

Il nome M. Ulpius Aug{usti) lib(ertus) Diadumenus dimostra che la persona 
che lo portava era liberto di Traiano; e questa è per noi preziosa indicazione del 
tempo a cui devesi riferire l'epigrafe. 

Oltre a ciò, tanto M. Ulpio Diadumeno, quanto Glipto, che si intitolano liberti 
dell'imperatore, appartenevano certamente a quella categoria- di liberti, i quali con 
la denominazione di procuratores provvedevano alla conservazione di ville imperiali 
(Hirschfeld, Verwaltungsbeamten', pag. 137 seg.). E per quanto riguarda l'uso della 
parola praetorium nel senso di villa imperiale, esso è abbastanza frequente (')• Un 
editto che Claudio emanò dalla villa di Baia porta la data: Idibus Martis Bais in 
praelorio (C. /. L. V, 5050). 

Le località poi indicate con le parole Fìdenalium, Rubrensium et Gallinarum Al- 
barum, ai sono ben note: e corrispondono per il senso alle espressioni più comuni 
ad Fidenas, ad Saxa Rubra e ad Gallinas Albas. 

La nostra targhetta adunque ci dimostra (e questo non è di poca importanza 
per lo studio della topografia) che al tempo in cui furono incise le due iscrizioni, il 
predio della villa estendevasi anche sulla sinistra del Tevere, occupando parte del 
territorio dei Fidenati. 



(') Per i vari significati della parola 'praetorium vedi l'articolo del Mommsen in Hermes XXXV 
(1900) pag. 437 segg. I passi di scrittori latini, nei qiali quella parola ha lo stesso significato che 
nella nostra targhetta, sono citati dal Cagnat in Daremherg et Saglio, Diction. des ant. gr. et rom. 
IV pag. 641 (Praetorium). Il Friedlàuder traduce pra«toria in Giovenale (I 75 e X 161): ^'cAfó'sser. 



ROMA 



436 — 



ROMA. 



È evidente che le parole sacrum, quae praestu{^) est mibus Caesaria n{ostri) 
si riferiscono all'oggetto sul quale era affissa la targhetta. Quest' oggetto non poteva 
essere che di legno, quale una barca od un veicolo. Data la grandezza della targhetta 
può obbiettarsi che l'oggetto stesso non poteva essere molto grande, né trovarsi lon- 
tano, quale una barca ormeggiata o in mezzo all'acqua, perchè il monito della tar- 
ghetta non sarebbe stato leggibile. Inclino a ritenere che la targhetta fosse piuttosto 
applicata ad una rheda o veicolo da campagna. 






Via Collatina. Proseguendosi i lavori della nuova stazione ferroviaria per 
lo Scalo Merci s. Lorenzo, dalla parte di via Malabarba si sono rinvenuti i tre se- 
guenti cippi di travertino: 

1. (m. 0,54 X 0,37) : 2. (m. 0,33 X 0,35) : 3. (m. 0,30 X 0,24): 



EPHESIAES-HISP 
OSSA -HIC- SITA 



CHELIA 

DVLCISSIMA 

HAVE 



Q_:TVRAN 
NI O N (tic) 



E inoltre due casse di terracotta. 

Per gli stessi lavori presso il Campo Verano, nella proprietà Torlonia, sono tor- 
nate a luce due iscrizioni: 

1. Lastra marmorea rotta in più pezzi (m. 0,45X0,40): 




q V A E. „ » 

MV(^ die^S XIII 
GEm\nia (MATER 
FE^ i t 



2. Frammento di cippo marmoreo (m. 0,55 X 0,15) ; 




(') La forma praettu, invece di quella più usata ;)ra«to, era già nota (cfr. Stoli und Schinolz, 
Latein. Grammatik pag. 132). 



ROMA 



— 437 



ROMA 



Via F 1 a m i n i a. In un cavo trasversale delle fondazioni delle nuore case po- 
polari, a m. 10 a destra della via Flaminia, è stato scoperto, ancora a posto, un cippo se- 
polcrale di marmo bianco (m. 0,95 X 0,40 X 0,40), la cui fronte guardava esattamente 
il sud. È sormontato da un timpano e da due acroteri lisci; sul davanti, chiusa da 
una semplice cornice, leggesi l' iscrizione che segue : 



DIS • MANIBVS 


TFLAVIOAVGLIB- 


VICTORI- GALBIAN 


M- VLPIVS- AVO • LIB 


PATIENS • VICTORIANV 


TABVLARIVS • MENSO 


AEDIFICIORVM 


BENE- MERENTI 



Il dedicante è tabularius menso{rum) aedificiorum, ossia contabile della cor- 
porazione dei costruttori o capimastri che costruivano per appalto gli edifici secondo 
il disegno di un architetto (Plin., ep. X, 28, 29; C. I. L. VI, 1975, 9622-25). Ne è 
ricordato un altro al C. I. L. VI, 8939. 11 cippo appartiene alla prima metà del 
II sec, oltre che per la forma delle lettere, anche per il fatto che il dedicante è 
liberto di Traiano, mentre il defunto lo era stato di Vespasiano o di Tito. I due 
cognomi aggiunti, di Galbianm e di Victorianus, ricordano i nomi degli antichi pa- 
droni dei due liberti, prima di Vespasiano e di Traiano: così il defunto era stato 
schiavo di Galba, e l'altro di un Victor, che potrebbe anche essere precisamente il 
menzionato nell'epigrafe, cui l'antico e fedele servo dedica la memoria. 

Si rinvenne inoltre una lastra marmorea scorniciata con epigrafe sepolcrale 
(m. 0,37 X 0,37 X 0,05) : 



DIS MAN 

CALLIMACHO 

VILICO 

SAEPTORV 

OPERPVB 

AGR 



Trattasi probabilmente di un vilicus saeptoru{m) oper{arum) pub(licarum) 
agr{ariarum), sopraintendente o fattore di terreni dello Stato tenuti a coltivazione 
intensiva per bonifica o ad uso di semenzaio. 



ROMA 



— 438 — 



ROMA 



Vennero poi in luce: 

1) Una lastra marmorea con iscrizione (m. 0,32X0,20X0,03): 



DIS- M ANIBl 
T • FLAVIVS • AVG • LIB> 
EVANTHmS • FECIT • SIBI • ETN 
VENERIAECONIVGI SVAEC^ns 
SIMAEETPOSTERISQVESVORYm 



2) Due frammenti di stele marmorea fastigiata con timpano ed acroterì 
(m. 0,34 X 0,31 X 0,03) : 

d. / M- 

■^ i^EClNVS 
ipRMES 

galene • conivgi • 

dvdcissimae- 
etsanctissimae- 
bene-mereWi-fecI; 

_OyAEVIX^^-^«^SXV- 



3) Lastra marmorea in due pezzi (m. 0,32 X 0,24 X 0,04) : 



D MI 
VRBICVS • A NNO 
RVM- XXXxW 
NYMPHECOl\vGl 
BENE-MEREMTI 



{sic) 



4) Un altro frammento d'iscrizione marmorea in due pezzi (m. 0,21 X 0,23 X 
0,02): 



MES-IIIIDIEBIII 

HOR- VI 
FECIT- WATER 

FILIAE 
PIENTISSIMAE 



ROMA 



489 — 



ROMA 



5. Un piccolo frammento d'iscrizione (m. 0,16X0,17X0,02): 




m. 

LVC1L\ lue 

PRIScJ ae 

VlXl/r ami. 



6. Una lastra marmorea in più pezzi (m. 0,25X0,29), con l'iscrizione: 

D M 

LI- VIAEMARCI 
AETLE XINIVS 

PAPHNVS 
MA-RITVSFECIT 

7. Un frammento di targa marmorea (m. 0,24X0,13X0,03): 



TìCLAVDIVS APRI 
CATIAE- EPAGAI 



m 

lis 
'ae 



PIENTISSIMAE • B m. f. 



8. Un frammento di lastra marmorea scorniciata (m. 0,20X0,13X0,06): 



RIVS COH 
CTISSIM( 

QVE-ETSl; 



T^eIvI 
lO•I^(I 



9. Un frammento di lastra marmorea opistografa (m. 0,18X0,09X0,06): 
da un lato si legge: dall'altro: 



L\KE-kVT\chae 
ILI i\YC?.l\'^ nata 



\vi E r\i • A^'n 



10. Un frammento di targhetta marmorea scorniciata (m. 0,18X0,25X0,04): 



C IVLIVs 



BOMA. — 440 — ROMA 

' 11. Un frammento di lastra marmorea (m. 0,15X0,13X0,02): 



! L I V S ■ W 



AMI 

12. Un mattone col bollo C. I. L. XV, 139. 

Negli stessi lavori di sterro si rinvennero tratti di colombari con muri a cortina 
e nicchiette contenenti olle cinerarie. Si videro anche delle tombe a cappuccina 
franate, contenenti teschi ed ossa umane. 

Tornarono inoltre alla luce un frammento di fregio a foglie di acanto (m. 0,40 
X 0,30X0,10) ed una lapide sepolcrale scorniciata, con timpano ornato da una co- 
rona di alloro lemniscata : 

(m. 0,96 X 0,45 X 0,08); vi si legge: 

D M 

GEMINIO 

VIXANVI DVII 

L • IVLIVS • EVTYCHVS 

ETIVLIA-TROPHIME 

PARENTES PIISSIMI 

FECERVNT 

Un'altra lapide sepolcrale (ra. 0,58X0,24X0,03) ha l'iscrizione: 

T I R O N I 
Oyi VI- AN- V 

DIE • XX (sic) 

ATHENAIS-MAT 
FILIODVLCFEC 

Si trovarono poi i seguenti frammenti d' iscrizione, sepolcrali : 

1. (m. 0,37X0,22X0,04): 

I 
DIIS-MANIBVS 

M • SERVILI • VER ECVNDI 

vixiT- annIislxx 

M • SERVILIVS ■ TELESPHOR 
ET- SERVILI aVìPTATA 
PATRONO BE Ne ME REN 
F E C E R v/w T 



ROMA 



— 441 — 



ROMA 



2. (m. 0,47X0,21X0,03): 



, MANIBV^:^ 
MBBLASTECOk^ iugi 
«awcTISSIMAE \ 



4. (m. 0,09X0,09X0,03): 



M E N 


ONI 


IME-F 


IRITl 



3. (m. 0,19X0,10X0,02): 

\MANIB)ms 

I AVIO [ 

HERol 

•LINE 

RISSI 

\ 

5. (m. 0,28X0,35X0,04): 



awNIS-XV-MENV 
Vili ' 



Si rinvennero infine un mattone con bollo semicircolare (C. /. L. XV 659 a) ed 
una basetta marmorea (m. 0,53 X 0,15 X 0,06) scorniciata da tre lati, con sopra 

l'iscrizione : 

STYkOBATv^'DIIMI 
NORII 

e quattro lucerne fittili con i bolli;: C. I. L. XV 6534», 6583 a, 6593 a, 6741 d. 

* 

Via Labicana. Nel terreno di proprietà del sig. Attilio Vedovi, 50 m. prima 
del 3° km. della via Casilina, sulla sinistra, facendosi alcuni sterri per la costru- 










\ ' ' ■ 'il rnvin 



Fio. 2. 



zione di un villino, è stato scoperto a m. 13 dalla via un vano formato da due muri 
a reticolato in direzione nord-est sud-ovest, lunghi m. 9,90, e da un terzo cheli 

Nanzm Scàti 1909 - Voi. VI. 67 



ROMA — 442 — ROMA 

chiude a sud-ovest, lungo m. 8 (v. ftg. 2). Lungo le pareti interne, alla distanza 
di m. 2 l'uno dall'altro, sono addossati dei pilastri in laterizio. 

In epoca tarda fu fatta una riduzione d'ambiente, addossando come rinforzo alla 
parete sud im altro muro a piccoli pezzi di tufo, incastrandovi alcuni dei pilastri 
superstiti, e dividendo il vano in due parti con l'elevazione di un muro divisorio, 
all'altezza del terzo pilastro, anche in piccoli pezzi di tufo, interrato da tre passaggi. 

Nel detto sterro si rinvennero altresì: un frammento di statua panneggiata in 
basalto nero (m. 0,20 X 0,25), un rocchio di colonna di breccia corallina (m. 0,54 
X 0,29), un capitello marmoreo corinzio (m. 0,22 X 0,24), un titoletto marmoreo 
(m. 0,19 X 0,10 X 0,02) con l' iscrizione: 



^STRATO/ 



SENTI, 
L- L- 



ed un frammento di lastra marmorea (m. 0,35X0,38X0,08) con l'iscrizione: 



,- CLAV . 

fa jiTRONO • AVESTI 

CLAVDIAE-SOTEftl? 

C: L AV D I O • PRI/mo 

ctK V D I y 

ci 



Via Nomentana. Inun cavo praticato nel lato ovest della già villa Patrizi 
si è rinvenuto un torso di marmo botticino (fig. 3), grande al naturale : rappresenta 
un uomo nudo fino alla cintola; la parte inferiore del corpo, fino alle ginocchia, è 
ricoperta da un grembiale annodato nel mezzo sul davanti. Ha il braccio destro di- 
steso all' ingiù, e la mano regge un piccolo drappo. Vi si riconosce facilmente un 
victimarius per la somiglianza del tipo con altri già noti, offertici da rappresentanze 
di scene sacrificali ('). Il grembiale che gli cinge i fianchi è il limus frangiato, proprio 
dei popae e dei vidimarii (*), cosiddetto perchè l'orlo si presentava sul davanti della 
persona in senso trasversale. Il drappo tenuto nella mano destra è la mappa o man- 
tilium (^), salvietta a lunghi peli adoperata durante le cerimonie del sacrificio. Il 



(') Brnnn-Bruclcmanii, Denkmàler, tav. 268 seg.; Clarac, Afusée de Sculpt., 310, n. 724; 
Monum. dell" Istituto, IV, t. IX: Cichorius, Die Reliefs der Trajanssaùle, tav. 36, 62, 63, 76; 
Labus. Museo della R. Accad. di Mantova, I, tav. XLVII; ecc. ecc. 

(') Succinetus poparum habitu: Suei, Calig., 32; cfr. Propert., 5, 3, 62; Ovià., Fast., 1,421 
e IV, 413. 

(•) Cfr. Ovid, Fast., IV, 933. 



ROMA 



— 443 — 



ROMA 



torso in parola appartenne certamente ad un gruppo rappresentante una scena di sa- 
crificio; l'arte con cui è eseguito è mediocre e di tipo puramente decorativo. 




Fio. 3. 



Si trovarono anche quattro basi di peperino, simili ad altre già trovate nella 
stessa località (alt. m. 0,60; diam. m. 0,30); un capitello dorico (alt. m. 0,40; 
diam. m. 0,30) ed un rocchio di colonna scanalata, di peperino (m. 0,40 X 0,80). 

Vennero poi in luce alcuni avanzi di muri a cortina ed un ingresso di cunicolo 
a vdlta, alto m. 1,20, largo m. 0,80. 

In via Bartolomeo Eustachio nello sterro per la costruzione del villino di pro- 
prietà del principe D. Giulio Torlonia, all'angolo nord-ovest del cantiere, sono stati 



ROMA 



— 444 — ROMA 



messi in Ince dei muri già crollati di antico ninfeo. Si videro anche avanzi di fogne 
a cappuccina con tegoloni bipedali, aventi i bolli C. I. L. XV, 287 b, 626, 628, 686, 
903. 






Via Ostiense. Nel fare il cavo per la nuova tubatura del gas, fuori della 
porta s. Paolo, a m. 1,50 sotto il livello stradale è stato scoperto un tratto di 5 m. 
dell'antica via Ostiense a poligoni di basalto; si rinvennero anche un piccolo rocchio 
di colonna di verde antico (lungh. m. 0,30; diam. m. 0,77) ed un frammento di 
lastra marmorea opistografa (m. 0,24X0,21): 

da un lato si legge: dall'altro: 



\/IS • SCRIP 






VOLAM- FIEIl MANI-nj 



IBI- L I B 



A 



IC V 



.^. 



TVT 



VM- PROCV • Wia-G4t? 



vm\ 



Nell'angolo sud-est del cavo per le fondazioni del nuovo fabbricato per la Di- 
rezione delle oflScine del gas, a m. 2 sotto il livello stradale, si è scoperto, per un 
tratto di 4 m., un altro resto della via Ostiense, a grossi poligoni di lava basaltina. 



* 



Via Portuense. In via Privata 3*, sotto la casa di recente costruzione di 
proprietà del sig. Nazareno Giorgetti (v. fig. 4, lett. A), presso la sponda destra 
del Tevere, nel fare i lavori di sterro per la cantina, si è scoperto un criptoportico 
(fig. 5, pianta), il cui ciglio della vòlta è a m. 2,45 sotto il livello stradale. Esso 
si prolunga nella proprietà Giorgetti, in direzione nord-est sud-ovest obliquamente 
alla strada, per 26 m., e prosegue, a detta degli operai del luogo che l'hanno esplo- 
rato, per altri 35 m. circa e volgerebbe poi a nord-ovest, ad angolo retto. 

Dai due saggi di sterro praticati, uno al tonnine del criptoportico verso il Te- 
vere, l'altro a m. 10 all'interno, si è potuto riconoscere che esso è stato interrato, 
in parte artificialmente con terra di scarico, ed in parte dalle alluvioni del Tevere. 
La sua altezza è di m. 3,30; la larghezza di m. 4,20 (fig. 5, lett. a-h, c-d). 

I muri a sacco poggiano sull'argilla, senza fondazioni, ed hanno il paramento 
interno a reticolato irregolare; il loro spessore è di m. 2 circa e li ricopre un in- 
tonaco di sabbia mista a calce, cosparso sulla stabilitura. L' infiltrazione delle acque 
l'ha ricoperto di una forte incrostazione calcarea. Lungo le pareti corrono, all'altezza 
di m. 2,10 dal suolo, finestre a strombo (fig. 5, sez. a-b), all'interno larghe m. 1,30, 
alte m. 0,95, profonde m. 1,90, che si restringono fino a formare all'esterno feritoie 
in piano, lunghe m. 0,40 e larghe m. 0,25, chiuse a ciascuno dei quattro lati da 



ROMA 



— 445 — 



ROMA 



massi squadrati di tufo (fìg. 5, sez. c-d), ed alternate a destra ed a sinistra alla 
distanza di m. 4 l'una dall'altra (fig. 5, pianta). 

Il criptoportico termina a 12 m. dalla sponda del Tevere con una finestra 
di fondo, che è simile alle altre nella forma e nelle dimensioni ; ma il paramento 
sotto l'intonaco è fatto con quadrelli di tufo, mentre nelle altre è in muratura. 




Fio. 4. 



L'attuale pavimento, che non è certamente il primitivo, è formato da una mas- 
sicciata di tetra battuta, mista ad avanzi minuti di marmi di varie specie ed a pezzi 
di dolii e di anfore, che poggia sulla sabbia ed è ricoperta da un sottile strato di 
ealce e pozzolana. 

I numerosi tasselli fittili propri dell'opus spieatum, trovati fra il terriccio aspor- 
tato, fanno supporre che l'antico pavimento fosse di quella specie. 

A m. 1,80 dal fondo e staccato m. 0,70 dalla parete sinistra del criptoportico, 
vi è poggiato a terra ed ancora a posto un tamburo di colonna di tufo rivestito di 



ROMA 



— 446 — 



ROMA 



stucco alto m. 0,40, dal diam. di m. 0,45, con sopra un capitello di marmo bianco 
abbozzato, alto m. 0,30, dal diam. di m. 0,45, con un listello lungo l'orlo dellabaco 
a fregio di fogliami cuoriformi. Il piano dell'abaco del capitello è ad arte incavato 
in tondo, come se avesse dovuto servire di sostegno ad un dolio di grandi dimensioni. 

In basso, sotto il pavimento, a m. 0,30 dalla parete settentrionale del cripto- 
portico è conservato, a tratti, un piccolo cunicolo, largo ra. 0,22, di muratura a sacco 
dello spessore di m. 0,20. L'essere stato trovato ripieno di melma indica che servì 
di scolo alle acque. 

Recentemente, nell'eseguire una fogna in via Privata 1*, 200 m. circa a nord 
di quello in parola, si è visto uà breve tratto di criptoportico della stessa forma e 



't^ji,/,^/„/„/„//,/„/ „/„/t,//,//,/,.//,/M,/f,A^/i,/f/Ai,/,^/t,/M//,Aj///A,A/. 



a 



a 



D 



a 



a 



jezione 



ab 



Sezione C-Q 



^/////////fì 'W//M: '/////////,/J ''//AÌM/ -. V/////////:' '///////////: V/^/^/ / 



■ ■ ^'MyjMA ym^A wM-Wf^'M^''^'-. ww^'/'f'm 






ri anta 



to 



2" -et 



meln 



FiG. 5. 



dimensioni. Essi sono certamente in relazione fra di loro : si può anzi supporre che, 
poiché, come si è detto, il criptoportico della via Privata 3* sembra voltare ad angolo 
retto verso nord-ovest, quello della via Privata 1* ne fosse il lato settentrionale. Forse 
vi saranno stati uno o più bracci intermedi staccantisi dal trasversale, con ingressi 
presso la sponda del Tevere. 

Questa serie di vasti corridoi sotterranei bene aerati ed illuminati, servì presu- 
mibilmente da magazzino provvisorio per vini olì e grani, e l'uso se ne prolungò in 
epoche successive, come dimostrano la struttura del reticolato, che si può attribuire 
al primo secolo dell'impero, l'intonaco più tardo ed il pavimento rifatto con terra 
di scarico. 

Dagli sterri eseguiti vennero in luce, frammisti al terriccio di scarico, insieme a 
numerosi ed insignificanti frammenti di svariata decorazione in marmi e di intona- 
chi dipinti, ed a molti avanzi di grandi dolii ed anfore, i seguenti oggetti: una lu- 
cerna fittile bilione con protome di Diana (diam. m. 0,07), un frammento di lucerna 



ROMA 



— 447 — 



ROMA 



fittile con figurina di Sileno, un frammento di lucerna fittile con la figura di una 
Vittoria sul globo con una palma nella mano destra, una piccola tazza fittile 
(m. 0,09 X 0,04), un coperchio di grande dolio (diam. m. 0,57 X 0,04) con bollo 
(cfr. C.I.L., XV, 2462 seg): 

O STAMARCIVSLVCIFER 

un mezzo coperchio di grande dolio (m. 0,73 X 0,04) con bollo frammentario (cfr. 
CI. L. XV, 1096 è): 



o 



EVillSTI 
. . . V 



ed infine un fondo di tazza aretina con bollo (C/. Z., XV, 5277). 

Presso la via delle Mura, nel terreno della Società la Minerva per la costruzione 
di nuovi villini (già vigna Merluzzi), si è rinvenuta una lastra marmorea frammen- 
taria, con la seguente iscrizione (m. 0,38 X 0,28 X 0,03) : 



A<{)POAGlCl\àr. 

taiakatexeU.. 

CAN Yno nAT 
NIOYKAIMHTI» 
ZHCACANGTH...iW^ 
NAC TPelC HA^ «>«?.. 
e N N € A • X Alr?e 






È stato anche messo in luce per una lunghezza di m. 12,50 un antico muro di 
recinto, orientato da est ad ovest, di opera quadrata a parallelepipedi di tufo. Ne 
restano soltanto due filari in altezza: l'inferiore poggia sul terreno vergine. 

Ciascun parallelepipedo è alto m. 0,50, largo m. 0,55 ; in lunghezza variano da 
m. 0,70 a m. 1,40. 



Via Prenestina. Nei lavori di sterro per il nuovo scalo merci s. Lorenzo, 
presso i Tre Archi, si rinvenne un frammento d'iscrizione opistografa (m. 0,62 X 0,40 
X 0,02) ; da uu lato si legge : 

SILVANO SACRVM 



dell'altro lato rimane: 



SANCTO 
VS-EPIGONIVS 
A-CVM-M ENSIS 
M • EX • S/oto 



ROMA 



— 448 — 



ROMA 



Nello stesso sterro, presso la ria di Malabarba si trovarono le seguenti lastre 
marmoree frammentarie con iscrizioni : 



1. (m. 0,61X0,48X0,03): 



2, (m. 0,27X0,18X0,04): 



D\ 


M 


L-Q\l!fi\lt 


OCRY 


SEROTIM 


•1 SALBI 


vsgermI 


ANVS 


FRATRIDVL 


GISSI 


MO • B M • 


F- 



il ^ C-VEHILIOvL 

E C FILIO • ?USSj/mo 

lA FECCORN('g;»a 

coni VGI SABINA- mater 
ET BMETSVw et 

postert^Q, U^Ll^EKlabusque 
e OR POSTERisgue 

\ EOR / um 



3. (m. 0,14X0,18X0,03): 



4. (m. 0,22X0,15X0,07): 



c c 



ONs/ 



SSOET 

IL-EIVS 
TRONIS 
LICISFEC 



5. (m. 0,11X0,11X0,08): 



^siy 

/A.LVM 



/ 



MO-q^VA 



6. (m. 0,23X0,20X0,26): 



lABRV 
vINIS 
ÌXI 



7. (m. 0,25X0,25X0,07): 



8. (m. 0.18X0,12X0,05): 



LO 

S I B I 




9. (m. 0,14X0,08X0,03); 



10. (m. 0,25X0,12X0,03): 



lA, 
NAT 
FILIA 
FECn 



M 
MAE 
IVS 
VS 



ROMA — 449 — ROMA 

Vennero fuori inoltre: un frammento di sarcofago di marmo bianco (m. 0.38 
X 0,20) con la rappresentanza di un amorino seduto che s'appoggia con la destra 
ad un cesto di frutta, mentre un altro amorino abbraccia il cesto ; un braccio di sta- 
tuetta di marmo bianco mancante della mano (m. 0,17 X 0,04), un'anfora fittile 
(m. 1,00 X 0,33), una mensola di marmo bianco con protome di orso (m. 0,45 X 0,24), 
un vasetto aretino (m. 0,12X0,06) con bollo di fabbrica {C. I. L. XV, 5649 w), un 
altro vasetto aretino a ciotola con bollo indecifrabile (m. 0,08 X 0,04), e due bolli di 
mattone (C. /. L. XV, 336, 1148). 

In un altro sterro, sempre per i lavori del nuovo Scalo Merci s. Lorenzo presso 
il ponte della ferrovia che traversa la via Prenestina, si rinvenne quanto segue : 

1. Un torso di statuetta di marmo bianco con panneggiamento che lascia sco- 
perto l'avambraccio (alt. m. 0,45). 

2. Una tomba a cappuccina (m. 1,80X0,50) con entro un' anforetta fittile 
(m. 0,15 X 0,05) con il rigonfiamento schiacciato da ambo le parti. 

3. Cinque capitelli marmorei, di cui tre di stile dorico (m. 0,30X0,24; 
m. 0,33X0,26; m. 0,40X0,10), uno di stile ionico (m. 0,21X0,34), ed uno di 
stile composito (m. 0,44 X 0,50). 

4. Due piccoli rocchi di colonna; il primo di marmo bianco (alt. m. 0,40; 
diam. m. 0,19), il secondo scanalato, di cipollino (alt. m. 1 ; diam. m. 0,25). 

5. Tre coperchietti di anfore fittili, rozzamente decorati. 

6. Due frammenti di mattoni con bolli (C. 1. Z., XV, 896, 1383). 

7. Molti fondi di tazze aretine con bolli di fabbrica (C. /. L., XV, 4932 b, 5143 a, 
5285 a, 5370 ?J, 5394 ci, 5423 a, 5449 a, 5456, 5466 ^ 5551 a, 5756/), di cui il 
seguente completa il bollo edito finora soltanto in parte al C.I.L., XI, 6701, 19: 



AWTV 
VERN 



8. Un frammento di lastra marmorea iscritta (m. 0,21X0,14X0,10): 



SVIS QVE 



Presso il casale di Tor Tre Teste, a m. 10 dalla via, eseguendosi lavori cam- 
pestri, si è rinvenuto un cippo sepolcrale di travertino con iscrizione (m. 0,60 X 
0,35X0,13): 

LL-A/ILLIOR 

P-LLIRENAI 

ET OLVMPI 

INFROP-XIIX 

IN-AGRFXX 

In località Casa Rossa si trovò un'anfora (m. 0,48 X 0,32), con entro un'olla 
fittile contenente ceneri (m. 0,29 X 0,20). 

Notizie Scavi 1909 — Voi. VI. 68 



ROJTA — 450 — ROMA 

Via Salaria. Proseguendosi gli sterri per la costruzione del villino del mar- 
chese Almerici presso la chiesa di s. Teresa al Corso d'Italia si sono rinvenute le 
seguenti iscrizioni sepolcrali: 

1. Cippo di travertino frammentato (ra. 0,22X0,25): 



cAeciliAnoAl 
finemmonim 
càemini ra.co 
niAe-pliI Acro 
p- xii -in fronte 

PXII 



2. Targhetta marmorea frammentata alla estremità (m. 0,52 X 0,07) ; 



LCALPVRNIVS 
LLSOLERTJS 



3. Lastra marmorea (m. 0,39 X 0,08) : 

D M 

CL A V D I A E 
SECVNDINAE 
CLAVDIVS HERA 

DES 
LIBERTAE BENE 

MERENTI FÉ 

CIT 

4. Lastra marmorea frammentata (m. 0,25X0,12): 

VCLODIA 

5. Cippo di travertino frammentato in basso (m. 0,45 X 0,30) : 

PIA 
FVRIAP L LEPIDA 
CIVLIVSC- L- DIOMEd 
C ALFIVS C L- P^ILERO 



ROMA 



451 



ROMA 



6. Frammento di lastra marmorea (m. 0,30 X 0,30) : 



CS-HILARIA-PROCJ 



V 



7. Frammento di stretta lastra marmorea iscritta su tutte le quattro facce 
(m. 0,16 X 0,07 X 0,06) : 



a) C-IVLIVS\ 

C-L-EROSCV 



c) 



SALVIVS 



8. Cippo di travertino (m. 0,80 X 
0,36): 

C-NORBiVVS 
C-LMAMA 

INFR-PXIIII 
IN-AGRP-XII 

10. Piccola lastra di ardesia (m. 0,15 
X0,07): 

L RISIVSL-L 

GALLIO 

V-AXX 

12. Frammento di cippo di traver- 
vertino (m. 0,32 X0,12): 

-IrrBÉR) 
SEXL 
INFROlH 
INAGR 



V) 



d) 



M-VIPS/ 

ML-ATHEN 



i.ntUS 

aeus 



IIVPRO 



9. Altro cippo di travertino (m. 0,96 
X0,38): 



LPHILARGVRVS 

PRACO-AL-////NI 
SENTIALL-FLORA 

11. Altra lastra marmorea (m. 0,16 
X 0,08) : 

C-VILLI 
GANVMEDis 



13. Altro simile (m. 0,70 X 0,27) : 

/l F I N I V S 
^IF-POL 
IN-FR-P-XII 

IN-AG-P-/// 



14. Lastra marmorea sulla quale sono in rilievo due mani apotropaiche aperte: 
quella a destra è ben conservata fino al polso che è decorato di un'armilla ; di quella 
a sinistra rimangono le estremità di due dita (m. 0,32 X 0,24) : 



ANST\ 
mane mano 



BOUA 



— 462 — 



BOMA 



Infine i tre seguenti piccoli frammenti: 

(m. 0,13 X 0,08) : (m. 0,08 X 0,10) : 



(m. 0,15 X 0,13): 



SEC 
CI 



AVG| 



Nell'angolo occidentale delle fondazioni dello stesso villino Almerici, si scoprì 
a m. 5 sotto il livello stradale una serie di cunicoli alti m. 0,60, larghi m. 0,50, 
in tutto simili ad altri già veduti in quei pressi. Facevano parte del locale sepolcreto, 
costituendo una rete di ipogei pagani. Frammiste alla terra apparvero molte ossa 
umane. 

Si rinvennero anche molte iscrizioni sepolcrali, intere e frammentarie: 

1. Targhetta scorniciata (m. 0,20 X 0,11 X 0,02): 

CFVLVIVS 
FAVSTVS 



2. Targhetta ansata (m. 0,31 X 
0,15 X 0,02): 

AVLTENAALARTIM 
FECITMATRISVAEPIAE 
VLTNIACELIDOET 

VLTNIA • RVFILIAE 

SEXAEB VTIO- SECVN 

ETEVTICO 

4. (m. 0,19X0,09X0,03): 

CLNONIVSQj 
FAB SCVRR/a 




3. (m. 0,22X0,18X0,03): 



/ANI- AVR 
IT- PARE^ 
SSIMISET 
TPOSTERIS 
ORVM 



5. (m. 0,20X0,16X0,02): 

D M S 
SPEDIVXO 
RI-BENEME 
RENTI-ET 



6. (m. 0,17X0,13X0,03): 



Ga 



lì 



M 

/LLIENO 

ROFILIO 

rfa/CISSIMO 

VIXANN 

Jll • DjJ^ — 



7. (m. 0,22X0,12X0,02): 



RRIACLiLG 
RRIVSQL. 



ROMA 



— 453 — 



ROMA 



8. (m. 0,12X0,09X0,03): 



9. (m. 0,20X0,20X0,11): 



TICLAV 



t 



LOGs 
CONt^ 

IBILIBERTIjs 
posle^ R I S QV E • E O rum 



10. (m. 0,13X0,08X0,02): 



11. (m. 0,13X0,13X0,02): 



MCA 
C 



\ 



agath] 


APPIAE 


FA 


C • IVLIO 


LA 


BENEMER 



12. (m. 1,15X0,15X0,02): 



LAGATK 
MERFEC 



13. (m. 0,09X0,10X0,01): 

SEVE! 

QVAEy 
ANNI 



14. (m. 0,14X0,10X0,03): 



15. (m. 0,24 X 0,15 X 0,03) : 



l- D M S 

Ipacvvia^ 

^ e ARIS/ 




'^ET SIBI POSTERIS 

QVE EOR- VIX 
ANNVMIIIID-XXIX 



16. (m. 0,11X0,07X0,03); 



ORE 


NT H 


^ERT 



17. (m. 0,12X0,10X0,04): 



V 



S 
RA 



18. (m. 0,13 X 0,10 X 0,03) ; 



19. (m. 0,12X0,12X0,03): 



BVSVIX 
XI 



AE 

AE 

y^NE 

NTIFE 



BOMA. 



— 454 — 



ROMA 



20. (m. 0,14X0,11X0,04): 



21. (m. 0,11X0,07X0,02); 



P R e/ 

in-f/ 
inV 



/DO 



Avanzi di colombari i quali faeevan parte del grande sepolcreto che estendevasi 
presso la Porta Salaria, si sono scoperti eseguendosi gli sterri per le fondazioni del 
villino del maestro Mascagni in via Po. I muri erano di opera reticolata e conser- 
vavano qua e là nicchie per due olle. Fra la terra si sono rinvenute le seguenti iscri- 
zioni : 



1. Parte sinistra di targhetta mar- 
morea ansata (m. 0,15X0,09): 



2. Cippo di travertino (m. 0,42 X 



0,22): 



,L 



MAEFIO 

M-L \ 

SECVND 



OSSA 
C-AELANI 

CL 
Al<ENORIS 



3. Lastra marmorea (m. 0,30X0,30): 



D • M 

ÀFRÀNIÀPHILO 
TÀERÀE ÀFRÀNIVS 
ARTIMàSCOIVCI 
BENEMERENTIFECIt 
VIXITANNISXXXX 



4. Frammento di lastra marmorea 
(m. 0,15X0,14): 



M • ATIVS 

ML 
ANTHVS 



.Vi 



5. Lastra marmorea (m. 0,32X0,25) : 



D M 

CCAESIO IVSTO 

FECIT • FVFIA 
TERTVLLA • COIV 
CI • BENEMERE 

NTI 



6. Cippo di travertino (m. 0,60 X 
0,28): 

M • CALPETANVS 

CE- FOM 

PILIALFQVARTA 

VXOR 

I^f• PXIMNAGRP-XII 



ROMA 



— 455 — 



ROMA 



7. Altro cippo simile (m. 0,60 X 0,65) : 



DECVRIONVM 
ET-FAMILIAE 
LCREPERILFCM 
IN FR PXIIX 
INAGRPXII 



8. Targhetta marmorea frammentata (m. 0,08X0,07): 



H E S P E r- 



9. Cippo di travertino frammentato (m. 0,42X0,43): 



b • L • H I L A R 

sib/l-Et.syiS 
|MIVS- 



«VIS17 

;ll V 



TAEVSSIBI 
«/ SVIS V 

10. Frammento di lastra marmorea (m. 0,24 X 0,14) ; 



M-MANNEIVS 

DBVTER 



11. Altro frammento simile (m. 0,22 
X0,18): 



T-MANN 
MANNEI 



etu$ 



MANNEIA 



12. Altro simile (m. 0,18 X 0,10): 



JMAGIAl 
/LOCTAVr 



13. Lastra marmorea scorniciata, frammentata a destra (m. 0,28 X 0,27) : 



VCNOC 
L • DAEDA 
V • A E M 

e-cNoci 

EPICONVS 
IVSCN-L-HE 



ROMA 



— 456 — ROMA 



14. Grande lastra di travertino rotta in piìi pezzi e mancante della parte infe- 
riore (na. 1,09X0,82): 

V- CNPACILIVsi <?NL-HILARVS 

ET PACI LIA AELLAS 

HANC • DO \m u m . FECIT • SIBI 

ET ■ DIS- MAN i bus . T-TIBI 

! 

HOSPES • / A • TIBI • CONTINGAT • SINE • DOLORE • VIVERE • HOC • SrMVLACHRVM • NE • REVELLIS 



La lettera che segue la parola hospes della qsinta linea non mi è possibile di 
leggerla: pare un nesso assai male inciso dove fu abrasa un'altra lettera. Si può sup- 
plire così : hospes sta, oppure hospes, ita ecc. 

15. Cippo di travertino (m. 1,00X0,35): 

QJ.RVSTICELVS 
QJ, PARAI VS 
CURVSTICELIVS 
CL.LEROSPX5. 
INFPXINAGPX 



16. Frammento di lastra marmorea scorniciata (m. 0,30 x 0,21): 

CSA\ 

A/ 



17. Lastra di travertino frammentata con iscrizione sulla cornice aggettante 
(m. 0,55x0,25): 

VTSCATIDIVS 
TF-MAEFIRiWVS 

IS 
IIX 
XII 



lA 

HEIC 

ST 



ROMA — 457 — ROMA 

18. Cippo di travertino frammentato nella parte inferiore (m. 0,37 X 0,34): 

V 
TIVICIRIVS 
TIL-ANTIOCHVS 

SIBIETSVIS 
0- POSTVMIA 
-^ 0-L-NICE 
m. /XRP-XIIX-IN-A-E/^ 



19. Parte inferiore di cippo di travertino (m. 0,75X0,34): 



r- 



iNFR rxii 

INAGRPXII 



20. Frammento di lastra marmorea (m. 0,10X0,18): 



/eCérMNTPA 
rentes «nssiMI 



21. Altro frammento di lastra marmorea: 




In ulteriori sterri vennero in luce due cippi sepolcrali di travertino, simili a due 
altri già riportati ai nn. 6 e 15. 

1. Il primo (m. 0,70 X 0,30 X 0,10) 2. Nell'altro (m. 1,05 X 0,33 X 0,15) 

ha r iscrizione : si legge : 

M-CALPETANVS Q RVSTICELIVS 

C- F- POM QJ.PARATVS 

PILIAL-F-QVARTA Q_: RVSTICELIVS 

VXOR Q^L-EROS/// 

InF-P-XIMNAGRPXII IN-F-PX-INAGPX 

Notizib ScATi 1909 - Voi. VI. 59 



ROMA 



— 458 



ROMA 



Si rinTeniiero inoltre: 

1. Un cippo sepolcrale di travertino (m. 1,20 X 0,33_X 0,15): 

LCORNELIVSLL- 

ZETHVS 
ET- AMPHIO 
CORNELIA • L • L • 

ELEVTHERIS 
CORNELIA LL- 

LAIS ET 

SIBI • ET- SVIS 
IN • FR . P -Villi 
IN-AGR-P-XII 

2. Altro cippo sepolcrale di travertino (m. 0,50 X 0,29 X 0,10): 

IVLIA-C-L- 
FAVSTA 

3. Un cippo sepolcrale di travertino (m. 0,40 X 0,25 X 0,10): 



M-GELLIVS M-L- 

ARISTO 
DIONYSIALIBERT 

IN • F . P • XVI 
IN-AG-P-XII 



4. Un cippo di travertino, ancora a posto, con l'iscrizione (m. 1,05 X 0,87 X 0,35): 



CACILIVSO. 

CODRVS 
vMAETENNIA 

LLMELINE 

IN-AGPXII 



ROMA 



— 459 — 



ROMA 



5. Una lastra marmorea con iscrizione (m. 0,33 X 0,21 X0,06): 



D M 

ANTONIAE-ATHE 
NAIDI • VIX • ANN XU 
FECIT ANTONIAO 
LYMPIASBENEME 
RENTI 



6. Id. id. id. (m. 0,43X0,26X0,03): 



D / M e 


P.ATTIOJ-CLESTHE 


NEC-SEJIVEIENIVS 


PAR/^YTHIVS 


AftlI CVS- K ARIS 


/^SIMVS • B • M • F- 



7. Id. id. id. (m. 0,33X0,16X0,03): 



COSCONIAOL CHRESTE 

VlXIT • ANNOS • XX 

VALERIA MLSECVNDA 

FILIAE- FECIT 



Nel fare un cavo per le fondazioni del villino Benci in via Po, fu trovato, a 
m. 10 dalla strada, ancora a posto, un cippo sepolcrale di travertino (m. 1,48 X 
0,38X0,21) con l'iscrizione: 



C -////IVS-CF- LEM- 
CAPITO SIBI- ET S VIS 
• SAVERIA • C • F 
IN-FRONTE-P-XII 
IN AGRO- P- XII 



ROMA 



460 — 



SOMA 



Anche in via Po, nel cavo centrale praticato per le fondazioni del villino Ce- 
lati, sono stati vednti dei muri a reticolato, di colombaio già manomesso, con qualche 
olla fìttile ancora a posto ed altre numerose fuori di posto, intere o frantumate. Si 
rinvennero inoltre molte anfore fìttili di varia grandezza, e vasi anche fittili di varie 
forme e dimensioni ; un'urnetta cineraria di terra cotta (m. 0,20 X 0,27 X 0,23) ; un 
bel vaso di vetro con manichi a doppio cordone (m. 0,14X0,13), ed una lucerna 
fittile con bollo C. I. L. XV, 6517 b. 

Vennero infine estratti: 

1. Una lastra marmorea frammentata con iscrizione (m. 0,37X0,18X0,02): 



(«e) g. ^^ALLEINVS 
No- L. 
PAKATVS 



P-FANNIVSP-L- 

HILARVS 
FANNIA-F-L- 

PRIMA 



2. Un cippo sepolcrale di travertiio (m. 1,27 X 0,30 X 0,12): 




MAERIVS 
QJF- POL 

MERVLA 

INFRPXII 
INAGRPXV 



3. Un altro cippo frammentario di travertino (m. 0,80X0,33X0,08): 



a/GELLIVS 
AL- EROS 
INFRO-P-XII 
INAGRP-XIIII 



ROMA 



— 461 



ROMA 



4. Un frammento di lastra mar- 
morea con iscrizione (m. 0,43 X 0,15 X 
0,04): 



5. Un altro frammento id. id. (m. 0,1 1 
X 0,10X0,02): 



CIVLP 

VIX 

IVGI 

EIVS 



(s 
it 



J 




6. Un cippo di trayertino, molto corroso nella parte superiore, con iscrizione 
(m. 0,95X0,34X0,09): 



CN\3/ÀLONIVSQ«J. 
MITRODAS- SALoWa 
CN_- CALETYCE • . \^ 
.MARIVS-LLFELIX'v 

)maetenial-l- 
meline • in frp- xii 
in -ag- pxii 



7. Un titoletto di marmo bigio con iscrizione, poi segato in quadrato nel mezzo 
(m. 0,30X0,22X0,07): 



TV 
NO 
TIB 




N 
N 
SA 









8. Due frammenti di lastra marmorea (m. 0,27 X 0,22 X 0,04), inscritti: 



»xc 



e 
eeoAo \ ȴ 

eZAM^SHA^ 

aZHNOBl/OC 

onATHp/ 



ROMA 



— 462 — 



ROMA. 



9. Un coperchietto di marmo di 
nrna cineraria, concaro al centro, con 
cinque fori (m. 0,14X0,14X0,02): 



10. Un frammento d'iscrizione se- 
polcrale (m. 0,13X0,13X0,03): 




CEfVMus 

ARIAI; 

ENTE|^ 



11. Altro frammento id.id. (m. 0,20 
0,17X0,17): 



12. id. id. id. (m. 0,44X0,19 X 0,05): 





Si rinvennero infine alcune tegole e mattoni con i bolli C. I. L. XV, 624, 821 a, 
1042, 1175, 1563 a, ed una lucerna col bollo CI. L. XV, 6591 a. 

Nel terreno di proprietà del collegio dei ss. Pietro e Paolo in via Isonzo, nel de- 
molire un tratto di muro, fu messa allo scoperto una lastra marmorea in forma di 
■tele (m. 0,60X0,25X0,07); vi si legge: 

ONESIMVS 

TATA GALATIAE 
VIXIT ■ AN 
III • M • Vini 
DIES • XII • ET ("c) 

ETSYNTROPHO 
PATACTE- MAIRI 

Si trovarono anche un frammento di sarcofago con la figura di un fanciullo che 
ha in mano un otre,- un pezzetto di cornice (m. 0,25X0,10), tre anfore fittili, due 
olle ed un frammento d' iscrizione (m. 0,19 X 0,14 X 0,04) : 




A. Pasqdi. 



Roma, 19 dicembre 1909. 



463 — 



INDICI 



INDICE DEGLI AUTORI. 



Alfonsi A. 149, 190, 192. 

Barnabci F. 80, 228. 

Castelfranco P. 3, 6, 158. 

Colini G. A. 78. 

Frola G. 298. 

Cabrici E. 209, 212, 216, 218. 

Galli E. 76, 159. 

Gatti E. 59, 132. 

Ghislanzoni E. 4, 69, 71, 302. 

Mengarelli B. 79, 241, 292. 

Nardini 0. 28, 59. 

Orsi P. 61, 62, 65, 66, 67, 314, 319, 827, 339, 
374, 379, 382, 383, 386, 387. 

Paribeni R. 241. 



Pasqui A. 7, 37, 109, 221, 389, 425. 

Patroni G. 4, 5, 158, 261, 262, 264, 265, 266, 

272, 273, 274, 276, 277. 
Pellegrini G. 72, 75, 189. 
Pernier L. 33. 
Persichetti N. 31, 60, 217. 
Piccirilli P. 99. 

Quagliati Q. 182. 

Ricci S. 301. 
Rossi G. 297. 

Salinas A. S30. 
Stefani E. 193, 278. 

Taramelli A. 100, 135, 183, 293, 332, 412. 

Vaglieri D. 17, 46, 82, 116, 164, 197, 231, 293, 
411. 



INDICE TOPOGRAFICO. 



AcQUAPENDENTB — Cippo Sepolcrale con iscri- 
zione rinvenuto in contrada Nunziatina 
292. 

Adkrnò — Ripostiglio di bronzi siculi sco- 
perto in contrada Mendolito 387. 

AiDONK — Ripostiglio di monete in bronzo 
di Syracusae e romane, trovato in con- 
trada Serra Orlando (l'antica Herbita) 66. 

Albairate — Tombe dell'età del bronzo con 
urne cinerarie sepolte a coppia, ed oggetti 



vari rinvenute nella località « la Scamos- 
sina » 158. 

Albatk — Tomba della prima età del ferro 
con situla in bronzo, vasi ed armille del 
VI e VII sec. a. Cr., rinvenuta in una 
cava di sabbia nel territorio del comune 
3, 264. 

Alghero — Necropoli a grotte artificiali con 
pozzetto e suppellettile eneolitica scoperta 
in regione detta Cnguttu 100. 

Antrodoco — Resti dell'antica via Salaria 
e railliarìo di Augusto appartenente al 



— 464 — 



Tamo della detta via che da Interocrium 
andava ad Amitemutn, messi allo scoperto 
nella località detta Fonte Canale 31. 
Avola. — Ripostiglio di assi romani 62. 

B 

Babrafranca — Tesoretto di piccoli bronssi 
di medio modnlo sicelioti (lerone II) • 
romani, rinvenuto presso la città 67. 



Caouari — Resti di edificio termale con pa- 
vimento a mosaico policromo a scomparti, 
scoperto in regione Bonaria 135; iscri- 
zione imperiale ed iscrizione sepolcrale 
greco-cristiana, scoperte pare in regione 
Bonaria, presso la chiesa di s. Saturnino 
183; ricerca di un lemho della necropoli 
punica sul versante occidentale della col- 
lina di Tnviicddu, accosto al borgo di 
B. Avendrace con ritrovamento di copiosa 
ceramica campana e di altri piccoli og- 
getti di suppellettile funebre 293. 

Canarina — Ricerche nella necropoli di 
Pozzo Marinaro con tombe a cappuccina; 
metà di una statua fittile muliebre e testa 
fittile della fine del sec. V a. Cr., trovate 
nei lavori di bonifica dell'Hipparis 379. 

Campana (fraz. del comune di Fagnano Alto) — 
Tomba con iscrizione latina scoperta nella 
località denominata Capo le Prata 217. 

Cabteooio — Avanzi di una villa romana e 
frammento epigrafico sepolcrale recante 
il nome dell'antica Clastidium, messi allo 
scoperto presso la piazza Vitt. Emanuele 
sulla via detta Emilia 262. 
■i Castelgandolfo — Piccolo tratto di mosaico 
a tasselli bianchi e neri, rotto da muri 
posteriori, messo in luce nella Galleria 
di sopra 59. ' 

Caulonia — Titolo greco di origine attica di 
ignota provenienza, custodito in paese da 
privati, su stele marmorea con figure di 
donna e di una bambina 327. 

Centuripk — Necropoli centuripina dei tempi 
ellenistici con suppellettile funebre varia, 
esplorata in contrada Casino 382. 

Cividale — Necropoli veneta con tombe con- 
tenenti vasi ad impasto rosso e scuro e 
fibule di bronzo, riconosciuta Rernazacco, 
frazione di Gagliano 75. 



Civita Castellana — Tomba a camera sca- 
vata nel tufo, con materiale fittile vario, 
ed avanzi architettonici di un tempio, 
scoperti nel fondo denominato « le Mo- 
nache » nell'area dell'antica Falerii 193. 

Civitavecchia — Bacino emisferico formato 
colla metà inferiore di un grande dolio, 
scoperto in piazza Vitt. Emanuele II 79. 

Como — Iscrizione della gens Plinia tornata 
in luce in via Maestri Comacini 4 ; avanzi 
di pavimento a mosaico romano 272. 

CoRCHiANO — Tombe a fossa messe allo sco- 
perto in vocabolo s Antonio 78. 

Cremona — Elmi di bronzo di tipo pileato 
etrusco-gallico, trovati nella foce del- 
l'Adda, presso Castelnuovo Bocca d'Adda 
274. 

CuGGioNO — Tombe della prima età del ferro 
contenenti vasi di cotto imitanti gli are- 
tini ed arniille di bronzo dei sec. V e 
IV a. Cr., scoperte nella località il Pon- 
te 6. 

B 

Erba — Esplorazione della grotta denominata 
Buco del Piombo e ritrovamento di cocci 
di vasi fittili a mano 273. 

EsTE — Esplorazioni nella necropoli setten- 
trionale atestina e scoperta di un sepol- 
creto preromano nel predio Alfonsi in via 
s. Stefano, con tombe a cassetta di vari 
periodi contenenti ossuari fittili 149. 



Floridia — Sepolcreto siculo con tombe a 
pozzetto contenenti ceramica micenea e 
sicula, scoperto in contrada Tabacheddn 
374. 



6 



Galzighamo — stazione preistorica con ce- 
ramiche di rozzo impasto, scoperta fra la 
strada di Battaglia e quella che costeg- 
gia il monte delle Valli 189. 

GÀMBARA — Pugnale dell'età del bronzo 
277, 

Gera — Iscrizione dedicata a Giove dagli 
Aneuniati 4. 

Gerenzago — Oggetti preistorici e tesoretti 
di monete d'argento galliche e romane, 



465 — 



trovati presso il castello 266 ; ripostiglio 

di monete d'argento galliche e romane, 

rinvenuto presso la via che va ad In- 
verno 299. 
GoTTOLBNGO — Oggetti vari delle abitazioni 

preistoriche trovati al Campo Castellaro 
277. 



LicoDiA EuBEA — Camera sepolcrale del IV 
periodo siculo con suppellettile fittile sco- 
perta sul declivio orientale del Calvario 
386. 

LoKROi Epizephyrioi — Quarta campagna di 
scavi dell'anno 1909: a) necropoli sicula 
con sepolcri a camerette scavate nella roc- 
cia, riconosciuta in contrade Patariti, 
Zanchina e Canale 319; b) santuario di 
Persefone nel vallone fra i colli Alba- 
dessa e Mannella 321 ; e) piccolo santua- 
rio di Athena 322; d) necropoli arcaica 
ed ellenistica 323; e) scarico di terre- 
cotte architettoniche 323; f) iscrizione 
del santuario di Persefone 325 ; g) timbri 
enei di Locri 328. 



Milano — Avanzi di mura romane di Medio- 
lanum e rinvenimento di anfore e di mo- 
nete 274. 

MiNEO — Pittile a forma di cilindro trovato 
in contrada Monte ; tomba violata con ur- 
na di piombo scoperta in contrada s. Cro- 
ce 383. 

MiSENO — Base di statua con iscrizione ono- 
raria ad QUO stolarco della flotta misenate 
dell'a. 246 d. Cr. 209. 

MoNTERiaoiONi — Antica tomba a camera 
con scheletro di adulto e ziri con .ceneri 
cremate, scoperta in contrada la Chioc- 
ciola 76. 

MoRTARA — Tomba a cappuccina scoperta in 
contrada Sabbioni; altra tomba simile 
con suppellettile varia, venuta in luce alla 
Cascina Nuova, sopra il dosso Graniè 264. 



N 



Norma — Muri poligonali a grandi pietre ru- 
di sorregenti le terrazze sui fianchi del 
monte Corbolino che sovrasta l'abbazia 
Notizie Scati 1909 — Voi. VI. 



di Valvisciolo ; tombe con vasi di tipo 
laziale e suppellettile varia; stipe votiva 
costituita da fittili votivi minuti e da qual- 
che esemplare di vasi protocorinzi 241. 







Orvieto — Tomba etrusca a camera con og- 
getti vari evasi greci ed etruschi, rinvenuta 
presso il castello medioevale di Prode, sulla 
via provinciale che conduce a Todi 33. 

Ostia — Sterro della strada che si stacca 
dalla via dei Sepolcri e va in direzione 
delle Terme 17; scavi presso gli avanzi 
delle Terme 46; esplorazione della via 
che dalle capanne si dirige verso il tea- 
tro 82; esplorazione dei vani a sinistra 
della vìa della Fontana e sterro di una 
stanzina nella via dei Vigili 116; scavo 
presso le Terme e la Caserma dei Vi- 
gili 164 ; sterri nel lato meridionale del 
peristilio delle Terme 1P7; indagini presso 
la via del Teatro e sterro nell'interno 
delle Terme e sulla via dei Vigili 231 ; 
epigrafe dedicatoria alle Ninfe, scoperta 
tra la via dei Sepolcri e le Terme 293; 
illustrazione della pianta degli sterri ese- 
gniti negli anni 1908-09. 411. 

Otricoli — Tomba a camera ed oggetti di sup- 
pellettile funebre di età preromana rinve- 
nuta nel fondo Lupacchini 278; avanzi 
architettonici di età romana trovati in vo- 
cabolo Givitella 289. 



Palestrina — Ruderi appartenenti a grandiosi 
sdifici destinati ad uso di terme, messi allo 
scoperto in una vigna tra le vie di s. Lucia 
e della Madonna dell'Aquila 132. 

Parravicino — Masso-avello o tomba ad uma- 
zione scavata in un masso erratico dell'età 
quaternaria, apparso ai piedi della torre 
pendente medioevale nell'abitato del co- 
mune 69. 

Paterno — Rottami di ceramica sicula del II 
periodo scaricati dalla vetta del colle di 
Paterno, l'antica acropoli di Hybla, e se- 
polcro siculo del III-IV periodo scoperto 
in contrada Rigolizia 386. 

Pavia — Tombe galliche e gallo-romane ad in- 
cinerazione e ad inumazione con suppellet- 

60 



1/ 



1/ 



— 466 — 



tile di vasi gallici, scoperte nel cono Ca- 
Toar, presso l'edificio scolastico 267. 

PiBTB Porto Moronb — Oggetti preistorici 
rinvennti nell'agro del comune 266. 

Plbsio — Masso-avello trovato nel territorio 
del comune 71. 

PozzALLO — Tesoretto di grandi bronzi impe- 
riali rinvenuti in contrada Rìzzone 65. 

Pozzuoli — Bassorilievi marmorei rappresen- 
tanti soldati romani, e frammenti di iscri- 
xioue onoraria del periodo degli Antonini 
212, 

R 

Redavallb — Tombe a camera della necropoli 
romana del fondo Gragnolate 261. 

Reggio-Calabria — Sepolcri ellenistici del 
III sec. a. Cr. venuti fuori in contrada Bo- 
race 314. 

Renate — Tomba romana trovata al cascinale 
Odosa, frazione del comune 274. 

RoRBio — Tombe gallo-romane messe allo sco- 
perto nel territorio del comune 265. 

Roma — (Regione I) Scavi e scoperte nella via 
di Porta s. Sebastiano 425. 

Id. presso l'osteria di Porta Capena 427. 

(Regione II) Scavi e scoperte in piazza della 
Navicella 37. 

Id. all'Orto Botanico 427. 

(Regione III) Scavi e scoperte in via Guicciar- 
dini 428. 

(Regione IV) Spurgo della fogna della Meta 
Sudante 428. 

(Regione V) Scavi e scoperte in piazza di s. Gio- 
vanni in Laterano 109. 

Id. in via di Porta s. Lorenzo 802. 

Id. nell'area tra la piazza Dante e le vie Galilei 
ed Ariosto 428. 

(Regione VI) Scavi e scoperte nella già villa 
Spithoever 7; antiche mura della cinta 
urbana d'età preaugustea in via Piemonte 
(già villa Spithoever) 221, 429. 

Scavi e scoperte in via del Tritone 38. 

Id. in via delle Tre Cannelle 109. 

Id. in via di s. Basilio (villa Massimo) 80. 

Frammento di latercolo militare esistente nel 
pai. dei Conservatori, forse rinvenuto pres- 
so il Castro Pretorio 81. 

(Regione VII) Scavi e scoperte nella chiesa di 
8. Marcello 228. 

(Regione VIII) Scavi e scoperte in via Mar- 
forio 7, 429. 



(Regione Vili) Scavi e scoperte tra le vie di 

8. Marco e di Macel de' Corvi 9. 
(Regione IX) Id. in via della Missione 10, 

429. 
Id. al vicolo Brunetti 110. 
Id. in piazza Cenci 430. 
(Regione X) Scavi e scoperte presso l'arco di 

Costantino 480. 
Id. in via di s. Bonaventura 430. 
(Regione XII) Scavi e scoperte in via di 

s. Saba 111, 431. 
Id. al viale Aventino 482. 
Id. presso la chiesa dei ss. Nereo ed Achilleo 

482. 
(Regione XIV) Scavi e scoperte in via del 

Muro Nuovo 39, 433. 
Id. al viale Trenta Aprile 111. 
Id. incontro alla chiesa di s. Cecilia 432. 
Santuario dedicato a deità orientali presso il 

fjucns Furrinae, in vicinanza del villino 

Wflrtz 389. 
Ritrovamenti nell'alveo del Tevere 11, 228, 

302, 433. 
(Suburbio) Scavi e scoperte nella via Appia 

Antica 40. 
Id. nella via Appia Nuova 303. 
Id. nella via Campana 111. 
Id. nella via Collatina 16, 41, 111, 227, 304, 436. 
Id. nella via Flaminia 437. 
Id. nella via Labicana 441. 
Id. nella via Nomentana (già villa Patrizi) 442. 
Id. nella via Ostiense 41, 444. 
Id. nella via Portuense 44, 114, 230, 444. 
Id. nella via Prenestina 14, 44, 447. 
Id. nella via Salaria 45, 114, 228, 309, 450. 
Id. nella via Trionfale 46. 



S 



Sala Consilina — Cippo miliare della via 
Popilia, rinvenuto in località Deserto 218. 

S. GioRoio LoHELLiNA — Tombe antiche rin- 
venute presso la chiesa di s. Rocco 265. 

S. Pietro al Natibone — Parte di necropoli 
veneta con tombe a buca contenenti sup- 
pellettile della prima età del ferro, messa 
in luce sul monte Berda nella località 
Doble 72. 

S. Vittorino (frazione del comune di Pizzoli) — 
Avanzo di antico edificio, probabilmente 
tempio d'Ercole, stuperto presso il teatro 
dell'antica Amiternum, in contrada Li Per- 



— 467 — 



rici 60 ; stele sepolcrale iscritta rinvenuta 
in contrada la Costa 217. 

Sardara — Necropoli di età romana scoperta 
in regione Masone Oneddu 332. 

Sbrqnano — Suppellettile di tombe barba- 
riche quivi già rinvenute 272. 

Serri — Avanzi dell'acropoli della città prero- 
mana e resti di un tempio di divinità 
ctonica riconosciuti sull'altipiano di s. Vit- 
toria 412. 

Sessa Aurunca — Iscrizione votiva ad Iside 
e Serapide rinvenuta nel tenimento di 
Piedimonte 216. 

Bestino — Avanzi architettonici di un tem- 
pietto paleo-cristiano rinvenuti presso la 
chiesa di s. Pancrazio 159. 

Siracusa — Ripostiglio di monetine del basso 
impero scoperto in contrada s. Giuliano, 
presso i Cappuccini 61 ; grandi lavori al 
castello Eurialo 337; avanzi dell'agorà 338; 
scavi al teatro greco 339 ; grondaia mar- 
morea del tempio di Athena 343; sta- 
tuetta di Sileno trovata nel sobborgo 
g. Lucia 344; ricerca del decumanus 
maximu* nelle catacombe di s. Gio- 
. vanni 346 ; scoperte all' ingresso prin- 
cipale del cemetero di s. Giovanni 354. 



Sulmona — Pavimenti a mosaico rimessi a 
luce in una casa in via s. Cosimo 99. 

T 

Terranova di Sibari — Antiche tombe di 
età imperiale romana scoperte in contrada 
Gelsi, sulla sponda sinistra del Grati 182. 

Termini Imerbsb — Avanzi dell'antico anfi- 
teatro messi allo scoperto nell'interno 
del monastero di s. Marco 330. 

Torino — Tombe di età romana scoperte in 
una casa in via Villafranca, borgata 
8. Paolo 298. 



Velletri — Frammento di lucerna di marmo 
rinvenuto nella località Troncavia 28; 
cassa di piombo con scheletro di donna 
scoperta sulla sinistra della strada detta 
di Piazza di Mario 59. 

VkntimIglia — Tombe a cappuccina rinve- 
nute "nella regione s. Stefano 297. 

Vicenza — Oggetti preistorici scoperti presso 
il borgo s. Felice, in località s. Lazzaro 192. 

Virgilio — Busto di donna e testa di gio- 
vine satiro scoperti nella frazione comu- 
nale Cerese 276. 




ÌVÌ 



c?^ 









1< 



fe 




J..'^ ?l^ 



..:e 













~r^L 





:-fÌ»Ì^I^9w* 






^ ■#■■'' .- 



•4, "* .- *1: * 



-r^-^v 



fv^-'^ 


1 


l 

^ 


1 


' ■ jj^^ ■ *.• -- 


■1 v^l 


■^<^r': 


i 


1 


\ 



ém " '***N» 



"^ ^mik^i 



'••*-* 






■\iff \ ^ 



,«#»'%; ^ i* "v^ ■«?«■