Skip to main content

Full text of "Notizie degli scavi di antichità"

See other formats


ile 



NOTIZIE 



DEGLI 



SCAVI DI ANTICHITÀ 



COMUNICATE 



ALLA R. ACCADEMIA DEI LINCEI 



PER ORDINE 



DI S. E. IL MINISTRO DELLA PUBE. ISTRUZIONE 



C3-E!3Sri^^IO 1890 





ROMA 

TIPOGRAFIA DELLA R. ACCADEMIA DEI LINCEI 



1890 






/ 



NOTIZIE DEGLI SCAVI 



GENNAIO 1890 

Regione XI (TRANSPADANA). 

I. CREVOLA D'OSSOLA — Nuove ricerche intorno ad un' iscrizioìie 
delia Valle deW Ossola, lungo la via romana pel Sempione. 

Nel C. I. L. V n. 6650 fu riprodotta un' iscrizione secondo i tre apografi che 
se ne ebbero (Morigia Lago Maggiore 1603 p. 31; Scaciga Val d'Ossola 1842 p. 31; 
Basilicapetri Novar. sacr. p. 214). Di questi devesi accettare come solo esatto quello 
dello Scaciga, come si deduce dalla seguente lettera del sig. capitano Giulio Baretta 
di Domodossola, indirizzata al eh. abate V. De-Vit, che gentilmente ne diede comu- 
nicazione. 

Domodossola 10 die. 1889. 
Molto reverendo padi-e, 

Allorquando il prof. Ermanno Ferrerò fu a Domodossola, mi tenne parola di 
un' iscrizione romana che doveva trovarsi nei dintorni di Crevola, lungo l'antica via 
romana, e citata dal Morigia, dal Bescapè, dallo Scaciga ed in fine da Lei nel Lago 
Maggiore. Giorni sono rammentai quel discorso, e mi venne fatto di ritrovarla in vici- 
nanza del ponte dell'Orco sopra Crevola. Evidentemente il Morigia non ebbe a vederla, 
perchè cos'i la riporta: TLVCCO | MOCCD; e così dicasi del Bescapè, che ne fa: 
liceo I MDCCO (I). 

Lo Scaciga invece la riporta giusta, e quale si legge, cioè: 

TINGO 
MOCCO 



(') Nel C. I. L. V. p. 734, n. 6G50, l'apografo del Morigia presenta nel primo verso : 

TLVVCCO 
L'apografo del Besca]>ò invece è pel secondo verso nel luogo citato : 

MOCCO 



— 4 — 

Questa iscrizione è benissimo conservata, e trovasi incisa su di una rupe stra- 
pioniì)anto, levigata ab antico dalle acque della Diveria ; e la strada romana passava 
cei'tamente sotto quella rupe. Dall'esame del terreno circostante io lui sono fatta la 
convinzione clic l'antichissima strada romana venne in quel punto asportata da una 
qualche piena, e die solo allora, a 75 metri più a valle di quella rupe, si costrusse 
il ponte dell'Orco, di fattura certamente romana, spostando cosi la strada dalla sinistra 
alla riva destra della Diveria. Se altrimenti fosse, a quale scopo l'iscrizione lontana 
e nascosta dal ponte dell'Orco ? Ad ofjni modo ho tolto il calco, e se Lei lo desidera 
glielo spedirò subito. 

Gap."" Giulio Baretta. 



Regione IX (LIGURIA). 

IL CASTEOGIO — Oggetti di età romana scoperti nel territorio 
dell'antica « Clastidiiim ». 

Il Prof. E. Ferrerò fece sapere, che dal dott. cav. Carlo Giulietti ebbe notizia 
di una scoperta di anticaglie, avvenuta nel novembre ultimo, a pochissima distanza 
da Casteggio, scavandosi im fosso per le viti nel fondo denominato Vignette. 

Gli oggetti scoperti furono in massima parte acquistati dallo stesso cav. Giu- 
lietti, che diligentemente raccoglie le antichitìi che vengono in luce nel suolo del- 
l'antica Clastidlum. Essi sono: — Finii i. Urnette di lavoro grossolano, alcune delle 
quali con graffiti. Vasi di terra rossa con largo ventre, collo stretto e manico. Coppe 
di terra cenerognola con ornati all'esterno. Un uccello di terra bianca verniciata. 
Una lucerna con rappresentazione oscena. Altra col nome: LVTATI. Altra col comu- 
nissimo nome: FORTIS. — Vetri. Ampolline e balsamarì di forma varia. Baston- 
cini striati. Un uccellino. Alcuni lironzi, e qualche moneta del primo e del principio 
del secondo secolo dell'impero. 



III. SARZANA — Nell'area ove sorse l'antica Luni, il marchese Gropallo 
fece eseguire alcune indagini in un terreno che è proprietà della sua famiglia, nel 
qnale alcuni anni fa si scoprirono epigrafi latine (cfr. Notisie 1880, p. 5, 36). I nuovi 
scavi restituirono frammenti che si riferiscono ad edificio pubblico di età imperiale. 
Di tutto si dirà non appena il solerte ispettore Podestà avrà avuto agio di riferire 
iiitiinio a i|ii;iiitii in (picsti ultimi tempi fu rinvenuto, e si custodisce sul luogo dal 
licni'uu'ritu |irii])i-i(^iiirio. 



Ri.:< ;iON !■: VITI (CfSP. 1 DA NAJ. 

Scoperte varie nel Modenese. 

IV. MODKNA — Nell'accomodare la casa posta in contrada Carderia, al n. 40, 
il sig. prof Giuseppe Boccolari scn]trivn, nel novembre scorso un cippo di marino di 



Verona, alquanto manco nella parte superiore ed inferiore, alto m. 0.44, largo m. 0,29, 
grosso m. 0,18. lieca incisa sulla fronte la seguente epigrafe: 




V. CARPI — Nel podere denominato Savana, di proprietà dei sigg. Roffi, 
posto nella parrocchia di Cibano, a due kil. cii-ca a settentrione della città di Carpi, 
scoprivasi nel novembre scorso, una nuova terramara, che a guisa di collinetta s'in- 
nalza dal piano odierno dei campi dai 4 ai 5 m., racchiudente un cumulo marnoso 
composto di terriccio ora bigio, ora rossiccio, ora giallognolo, misto a carboni, ossa 
di animali e stoviglie frammentate, abbondantissime di anse semilunate e cornute, 
che formano la caratteristica speciale che distingue questi monumenti dagli altri del- 
l'evo antico. 

Il cumulo marnoso mostrasi identico a quelli di Gorzauo, Montale e Casinalbo, 
ed ha pure di comune con essi avanzi copiosi di materiali edilizi di epoca romana 
che ne coprono il fianco meridionale. 

Tra gli oggetti, per ora raccolti negli scavi di assaggio, oltre ad ima serie di 
frammenti di stoviglie delle solite forme e con ornati comuni a tutte le terremare 
modenesi, sono: una lancia di bronzo a foglia di olivo, lunga m. 0,13, colla bor- 
chia che la teneva assicurata all'asta, ed uno scalpello sottile, lungo m. 0,18, con 
taglio da una sola parte, pure di bronzo. 



VI. SA VIGNANO SUL PANARO — Nel podere detto Torricella, posto 
sui colli che segnano il confine fra il modenese ed il bolognese, nello scorso settembre, 
l'aratro mise allo scoperto due tombe a cremazione, che ritenni etrusche, perchè comu- 
nissime in quei dintorni. Dalle osservazioni fatte sul luogo e dai frammenti raccolti, 
ho potuto conoscere che i cinerari avevano la forma di cono rovescio, contenevano 
ossa umane calcinate, ed erano accompagnati da ciotolette di lavoro grossolano, senza 
oggetti di sorta né di bronzo né di osso. 

A poca distanza da queste due tombe, scoprivasi pm-e uno scheletro umano, 
inumato, le cui ossa, ricomposte, gli danno un'altezza di m. 1,70, ed un cranio doli- 
cocefolo. Ai piedi aveva un'olpe di terra giallognola, lavorata al tornio. 

Tanto superiormente, quanto inferiormente allo spazio di terreno occupato da questi 
sepolcri, ed alla distanza di circa m. 200, vi sono, sparsi nel terreno, frammenti di 
mattoni del genere lijdioii, di embrici, anfore e dolii romani ; cosicché in quella loca- 



— fi- 
uta, in una zona di circa m. 400 di lunghezza, si avrebbero lo traccio dol soggiorno 
dell'uomo, nell'epoca etrusca, gallica e romana. 



VII. B AZZANO — Pervennero, lo scorso novembre al Museo comunale di 
Modena i seguenti oggetti : — Una freccia completa, di selce piromaca, rossiccia. Due 
bellissimi pezzi, in selce biancastra, con solcature. Scheggio staccate per farne oggetti 
industriali. vSettantasei fra coltellini e selci romboidali, di selce a vario colore. Qua- 
rantasei coltellini di selce giallognola. Quindici coltellini di selce cenerognola. Dicias- 
sette coltellini di selce rossiccia. Seicento scaglie frammenti di selci romboidali, ri- 
fiuto del lavoro. 

Tutti questi pezzi sono provenienti dalla stazione litica di Bcllaria a due kil. 
a sud-est dal paese o castello, e confermano l'esistenza, in quella località, di una 
ricca stazione dell'epoca della pietra. 

A. Crespellani. 



Eegione vii (ETRURIA). 

Vili. ORVIpyro — Resti di edi/ìcio termale in contrada Pagliano. 

11 lato della sinistra sponda del fiume Paglia è stato riconosciuto per il mo- 
mento come il più adatto per cominciare i lavori di sterro delle camere dell'edificio 
romano di opera reticolata quivi esistente in un terreno dalla Banca Romana, vocabolo 
Pagliano (ex feudo di Corbara) nel territorio di Orvieto (cfr. Notizie 1889, p. 4). 

Sino a tutto il giorno 8 gennaio nei lavori suddetti è stata rimessa in luce una 
parte di una corsìa, ritenuta di passaggio, senza traccia di copertura. Ancora non si è 
potuto congetturare a quale vano o vani potesse dare accesso. Misura m. 14,00 X 2,90. 
Le pareti interne sono tutte rivestite di opera reticolata, di buona conservazione, dello 
spessore di m. 0,45. L'altezza, presa a valle, alla estremità del muro sulla sponda del 
Paglia in corrosione, è di m.0,60, mentre a monte va a salire sino a m. 1,30. Il 
pavimento è costruito con ciottoli ricavati da detto fiume, messi a cemento. 

A sinistra evvi un piccolo vano, o cameretta scoperta, forse usata per bagno, 
di forma quasi quadrata, senza avere indizio di comunicazione e mancante della pa- 
rete parallela al fiume. L'accesso parrebbe fosse stato dalla parte superiore. Ha in 
pianta le dimensioni di m. 3,60X4,83X4,15, alta m. 0,00 dalla parte del Paglia. 
e m. 1,00 a monte. Conserva qualche traccia di pavimento, quasi uguale a quello 
della corsìa. 

In seguito alla suddescritta camera riapparve, altro piccolo vano, ancora non del 
tutto sterrato. Nel massimo disordine e specialmente in uno strato di terriccio allu- 
vionale, misto a combustione, si raccolsero gli oggetti che seguono: — (Issn. Nove 
aghi crinali, semplici. Il massimo è lungo m. 0,09."), il minimo m. 0,0(5. Due denti di 
snino. Frammenti di agili crinali semplici. — Vetro. Tre bottoni color turchiniccio. 
Manico di anforetta. — Ferro. Piccola scure ben conservata, lunga m. 0,14. Lama di 
coltello lunga m. 0.085. Oancio di saliscendi lungo m. 0,lfi. Frammento con grande 



— 7 — 

capocchia, lungo m. 0,22 a forma di chiodo. Due anelli intrecciati, uno rotto da un lato. 
Perno con capocchia rotonda, lungo m. 0,17. — Bronzo. Grazioso oggetto da toletta 
lungo m. 0,115. Ago di forma comune lungo m. 0,07. Oggetto di lavoro lungo m. 0,1(55 
rotto da un lato. Anello da dito, diam. m. 0,02. Chiave lunga m. 0,042. Ago crinale 
lungo m. 0,085 con ornato presso la testa. Frammento di manico di vaso. Piccola 
chiave lunga m. 0,025 con anellino attaccato e rotto, e frammento di serratura. Cinque 
dischi con giri concentrici e foro al centro, il primo del diametro di m. 0,09, il se- 
condo m. 0,06, il terzo m. 0,058, il quarto m. 0,058, il quinto m. 0,05. Frammenti 
fatti a cordoni a sbalzo (forse di patera). Due frammenti di altre chiavi non che di 
una catenella e di un bottone. Cinquecento tto monete, quasi tutte irriconoscibili per 
l'ossido; alcune più conservate spettano ad Augusto, Druso, Faustina, Lucilla, Gor- 
diano, Carino, Costantino, Filippo giuniore e Filippo seniore. — Piombo. Peso da bi- 
lancia alto m. 0,043, diam. alla base m. 0,043, in sommità m. 0,02, peso grammi 450. — 
Terra. Peso da telaro, con foro, alto m. 0,09 largo in sommità m. 0,052, alla base 
m. 0,072. Tredici lucerne ordinarie di più dimensioni e forme, due delle quali con 
ornati. Frammento di tegola con bollo frammentato : 



llvEiRC • MR*^ 



Vi si raccolsero pure i fi'ammenti di im vasetto aretino. 

R. Mancini. 



IX. CELLENO — Tomba scoperta in contrada Saracino. 

L'ispettore cav. Giosafatte Bazzichelli riferì, che in un terreno denominato Sa- 
racino^ di proprietà del sig. marchese Ascanio Costaguti, posto nel territorio di Cel- 
leno (Viterbo), e precisamente in prossimità del casale ivi esistente, a sud, si rin- 
venne casualmente una cella sepolcrale di fonua quasi quadi-ata, coperta a volta. 
L'ingresso è formato da due colonne di pietra simile a quella di Bagnorea, e detto 
ingresso veniva chiuso da ima pietra quadi-ata, avente al di fuori tre anelli di ferro, 
mediante i quali si apriva. 

Nel centro della cella, della superfìcie di cii-ca 6 mq., sono due celle collocate 
simmetricamente, lunghe m. 2,00, larghe m. 0,60. Queste celle nel fondo ed ai lati sono 
di travertino, al di sopra sono coperte da una lastra dì marmo. 

All'ingresso, vi è un vaso dì travertino e negli altri lati sono tre ziri di coccio, 
de' quali uno rotto ; altri tre vasi fìttili, di cui due con manico ed imo senza ; sette 
bottigliette di vetro ed altri quindici vasi, della forma dì boccalettì e tazze, 
pure fìttili. 

Aperte le dette casse, tra le ceneri, si rinvennero dei fili di oro, nella quantità 
di once 3 e 6 ottavi, ed un anello, pure d'oro, del peso di gr. 5,60. 



Regione I (LATIUM ET CAMPANIA). 

X. ROMA — Nuove scoperte nelhi città e nel suburbin. 

Regione IV. Nei lavori per la fondazione del casamento Desideri, i)osto sulla 
via Cavour, fra la via dell'Agnello e quella dei Serpenti, alla profondità di circa 
m. 7,00 dal piano stradale, è stato scoperto un tratto di antica via romana, lastri- 
cata, secondo il consueto, a grandi poligoni di selce. La via si dirige verso il Foro, 
e in parte era coperta da lastroni di travertino. 

Sotto al nuovo muraglione a s. Francesco di Paola si è raccolta fra le terre 
una lastrina marmorea di colombario con l'iscrizione: 

M • LIVIVS 

avgvstae ■ lib 

prYtanis 

liviae • drvsi • paedag 

Ilegione III. Demolito un piccolo mmo ch'era addossato al fianco orientale della 
chiesa di s. Martino, si è trovato tra i materiali di fabbrica un frammento di stele 
marmorea, che conserva: 

L • PLoTÌvs" 

piOSCORVS 
ET • SIBI 

Per i lavori di prolungamento della via Giovanni Lanza verso la Subura sono 
stati recuperati alcuni mattoni inscritti. Un tegolone intiero, di m. 0,(30 X 0,00, porta 
il noto bollo dell'età dioclozianea : 

o OPP S R F DOM 



In altri tre frammenti di mattoni sono impressi i sigilli: 

a) o OP DOL EX P M AVRELI ANTO 

NINI AVG N PORT LIC 

Vitti. ria. 

b) o GAVI/c. ■ HAMIL ■ PLATAN • SVC 

c) o \L ■ LVRIVS PROCVL/ 

FECIT 

Regione V. Dagli sterri per la sistemazione della piazza di s. Giovanni in Late- 
rano proviene un rocchio di colonna, di marmo bigio-morato, lungo m. 0,89 col diametro 
di m. 0,57. 

Regione VI. Fondandosi i piloni pel muro di cinta del nuovo giardino al Quiri- 
nale, nell'area già occupata dal monastero di s. Maria Maddalena, si sono incontrati 
avanzi di un grande mm-o d'opera laterizia. 



— 9 — 

Nel cavo poi pel primo pilone dal lato orientale, presso il muro sopra indicato, 
è stato scoperto, alla considerevole profondità di quasi m. 18, un tratto di antica 
strada, larga m. 5,00, lastricata a grossi poligoni di selce. 

Fra le terre è stato raccolto un pezzo di sottile cerchietto d'oro, che doveva servire 
da anello ; un' anfora fìttile e due avanzi di lapidi sepolcrali cristiane. In uno rimane : 



Nell'altro: 




NS reqV> 

Area del Policlinico. Continuandosi gli sterri sul lato settentrionale dell'area 
destinata al Policlinico, sono stati raccolti fra le terre i seguenti oggetti : — Piccola 
lucerna monolicne, di forma rotonda, senza manico, formata di lina tena rossa: nel 
piatto vi è rilevata un' elegante figurina muliebre di profilo, tutta nuda, e seduta in 
terra con le ginocchia rialzate. Altra lucerna rotonda, senza rilievo, che porta nel 
fondo il noto marchio di fabbrica: FORTIS. Due frammenti di altre lucerne in terra- 
cotta, con parte del rilievo di soggetto osceno. Manico di grande lucerna, sul quale 
è scolpita una figura muliebre, galeata ed alata. Piccola tazza di terra rossa. Manico 
di piccola patera di bronzo. Pondo di caraffa vitrea, che reca in cerchio le lettere 
VPHH3. Un balsamario di vetro. Uno spillo di osso. 

Alveo del Tevere. Dalla draga Valeria sono stati ripescati nel letto del fiume, 
presso il ponte Garibaldi, i seguenti avanzi di lapidi iscritte: 

a) Lastra di marmo alt. m. 0,33 b) Simile di m. 0.45 X 0,47, con 

X 0,35 ; lettere belle e profonde : cornice : 

' HEDIA 

sibieX-?>V\S 

FECIT 

/«/r./P-XI-IN-AGR-P-X 

d) Simile di m. 0,11 X0,08: 





e) Simile di m. 0,08 X 0,10: 




/') Simile di m. 0,23 X 0,30, con 
cornice : 

D ■ M • 

GRANIAE 

PAEZVSAE 



— 10 — 



g) Simile di m. 0,11 X 0,10, ca- 
ratteri rozzi: 

SATVK) 

NA-SA 

RliP'ET 



h) Simile di m. 0,19 X 0,16: 




i) Simile di m. 0,12X0,10: 



/) Simile di m. 0,10 X 0,05 : 



m) Simile di m. 0,07 X 0,07 : 
e [kKISÌ^ im. . . 



ti) Simile di m. 0,10 X 0,10: 

\ivc/ 



o) Lastrina di colombario, di m. 0, 1 1 
X 0,065: 

/•OLIVS- 
/TERTVLVS "c 



p) Simile, di m. 0,11 X0,08: 

s ai ti,?. N I N A 
q.v. «.|II-MXI-DV 



Dall'alveo del Tevere, proviene una piccola base circolare (alt. m. 0,15, diametro 
m. 0,14), sulla quale si legge in caratteri arcaici, forse del principio del secolo sesto: 

^IVVMISIO • AAARTIO 
DONOMDEDIT 
AAERETOD 

Importante è questo monumento, per la denominazione del nume al quale fu dedi- 
cato. Conoscevasi già un'altra simile basetta, ora esistente nel museo di Firenze ('), 
che essendo danneggiata nel primo verso, non lasciava supplire con sicurezza il nome 
della divinità. Il Mommsen propose dubitativamente di leggervi [_jVu]misio Mar\^(i} , 
prendendo a confronto un'iscrizione di Atina (C. /. L. X, 5046) dedicata Marti sive Nw- 
miterno. Il Garrucci invece, per l'abitudine costante di contraddire le altrui opinioni, 
propose di supplire \_Dìovei M]aisio, Mariti] ; e l'ondò la sua congettiu-a sopra una 
base tuscolana sacra lovi Maio, che nessuno ha mai veduto e che perciò gli edi- 
tori del Corpus hanno giustamente relegata tra le iscrizioni sospette di falsità (C. /. L. 
XIV, 216*). 

(1) CI. L. I, li)0; VI, ITO: Kitschl, tav. L, d ; (iavrucei, Siili 5tìl : 
/;;/MSio N\AKiiii 

M -TEREBONIO ■ C • l. 

DONVM • DAT • UBEN/// 

M ER 1 TO D 



— 11 — 

Ora possiamo stabilire con certezza, che ambedue le piccole basi portavano la 
stessa dedicazione NVMISIO MARTIO (non Marti); quantunque poi resti del tutto 
oscuro il significato di Numisius congiunto a Martius, — non volendo arrischiare la 
cougettm-a che la predetta forinola possa corrispondere a Numinl Mnrìix. 

Nel sito medesimo si è rinvenuto un frammento marmoreo, di m. 0,11X0,09, 
che conserva : 




Via Appia. Lavorandosi il terreno vignato, sotto il quale si estendono le gallerie 
del cimitero di Callisto, è stato rinvenuto un pezzo di lastra marmorea, che porta 
scritto : 



(li ■ SEVERI ■ 
/n A C I S * E T • 

ANTONINI 
^AVGG- ////// 

/////////////////////// 

ÌT- IVLIAE- AVC 

V^///ET-CASTROF 

^ S'ISSA XI VS ■ I 



G. Gatti. 



Via La fida. 1. Nei disterri occorsi per la costruzione della ferrovia de' Castelli 
romani, fra il vicolo del Mandrione e la Tusculana, attraverso il gi'uppo dei grandi 
acquedotti, sono avvenuti ritrovamenti di importanza non comune. 

Scendendo da ponente verso oriente, ossia in direzione della città, s'incontrano 
da prima i piloni della Claudia e dell'Amene Nuovo, dei quali sono state ritrovate 
le fondamenta in opera quadra di sperone, con sustrato di opera a sacco. Queste fon- 
damenta, sfiorate di sbieco dal taglio per la ferrovia, rimarranno visibili sull'una e 
sull'altra scarpata. Segue, a contatto delle arenazioni, ma dalla parte di oriente, 
un'antica strada, ben selciata a pentagoni basai tini, e profonda m. 1,30 sotto l'odierno 
piano di campagna. La strada è larga m. 3,80, corrispondenti a ch-ca 13 piedi, e 
segna la zona di servitù dell'acquedotto. Nell'intervallo fra la strada e le arcuazioni 
della Marcia, Tepula e Giulia, che è largo m. 26,40, fiu'ono dissepolte sei tombe a 
cassettone, coperte alla cappuccina con tegoli battentati, marcati quasi tutti col noto 
bollo: OP DOL EX PRAED LVCILL VERI ■/////// (I), salvo uno che porta l'impronta 

rotonda : 

EX PRAED AVGVSTOR OPVS DOL 
sic EX FIO OCFANIS HERMETIANI 

sic ET VRIBCI 

(') Cf. Marini 95 ed. du Eossi. Nella lacuna vanno le sigle Q..F.A. 



— 12 — 

Gli scheletri uon avevano distintivo di sorta, né lucerna né ampolla, né moneta. 
Segueno i piloni della Marcia, Tepula e Giulia, uno dei quali, non era altrimenti visi- 
bile prima di questi lavori ferroviari. Sarà mantenuto nella scarpata a destra. Consta 
di soli tre ordini di pietre poggiate sul suolo vergine. Alla distanza di 2.% metri, 
sempre verso levante, si è scoperta nel fondo della ti-incea la sommità di unn speco 
ampio e l)en costruito. Può essere quello dell'Auiene vetere, ma non è possibile rico- 
noscere il vero senza un saggio di esplorazione fatto espressamente. 

Nel taglio presso la via Latina sarebbero state ritrovati a fior di terra due mez- 
zani bronzi di Antonino Pio e di Severo Alessandro. 

Finalmente presso il crocevia dell'Acquasanta sono state scoperte sei anfore, ri- 
dotte in frantumi: due tubi di terracotta, saldati a stucco, del diam. di m. 0,16; 
quattro lucerne lisce ed una col rilioNo di un eaue in corsa; e due frammenti di 
jnilvini a foglie di lauro. 

2. La ferrovia direttissima Koma Napoli, tronco Koma Segni, lascia la sede 
attuale (Koma-Ciampiuo) poco oltre il casello di Porta Furba, e piegando verso po- 
nente, attraversa diagonalmente l'acquedotto Felice (Marcia Tepula Giulia), la via La- 
tina coi suoi sepolcri, la marrana mariana, e finalmente l'acquedotto della Claudia 
ed Anione nuovo. Proseguendo quindi il corso rettilineo attraverso le tenute di Roma- 
vecchia, Capannello, Posticciola e Frattoccliie, cade nella vecchia linea alla stazione 
di Ciampino. 

Nei lavori intrapresi da poco, sul tratto che va dalla Porta Furba al gruppo 
degli aquedotti, sono avvenute le seguenti scoperte. 

A m. 15.5 prima di giungere all'acquedotto Felice sono apparse costruzioni, o 
meglio fondamenta di costruzioni, conosciute nelle mappe del suburbio sotto il nomo 
di ruderi, delle i^Ujnnccie. Tutti i muri sono rasi al piano del suolo, di maniera che 
non è possibile giudicare a quale edifizio appartengano : probabilmente a case colo- 
niche, dipendenti dalla villa nobilissima delle vifjaaccie. Vi sono traccio di pavi- 
menti a spica, di signino : come pure di pareti e di piani costruiti per intero con 
pezzi di concrezioni calcari alabastrine distaccate dall'alveo dei vicini acquedotti. 
Non vi ho trovato liolli ili mattone o altra memoria scritta o graffita. I soli oggetti 
ricuperati sono: un orologio sahue marmoreo l)en conservato; un pilastro scanalato coi 
canaletti pieni e vuoti; un roechio di colonna, ed un torso di statuetta virile ignuda 
ad un terzo del vero. 

Lo fondamenta dei furnici della Miirria seno tuttavia nascuste dal terra])ieno. 
Ai sepolcri della via Latina appartengono probabilmente questi due pezzi di iscrizioni: 
«) frammento lastrone marmoreo grosso m. 0,11, inciso a earatten del secolo 3° 
scadente o 4" incipiente: 

.fMONVMENrC5\ 
^^VSDEMCErOTb, 

V yoovA - 

La prima traccia di lettera nell'ultima linea ]iotreIibe appartenere ad una Q. 



— 13 — 
ìj) lastra marmorea: lettere del sec. 4", di pessima forma: 



L • MEMMIVS RoA 
VIXIT • ANIS///// 
MENSIBVS-SE>/// 
ÀEMILIA-MÀP/// 
MÀRITO-DVLC/// 
INCOMPÀRABI/// 
ERGA VXoREX/// 
RENTES • D • A/// 



Fm-ono ricuperati nello stesso luogo : uua tìgura acefala di fanciullo con la bulla 
appesa ad una larga fettuccia; un frammento di lastra marmorea con un incavo, che 
pare come di suola di sandalo, e che in origine doveva essere riempiuto con mosaico ; 
una nuca di busto muliebre con istrana acconciatura; ed un pezzo di cornice fina- 
mente intagliata. 

Nel taglio attraverso la linea della Claudia sono tornate in luce le fondamenta 
di tre piloni, con un solo ordine di pietre per ciascimo. Il suolo circostante è com- 
posto in gran parte di tartari alabastrini, prodotti dalle infiltrazioni dell'Anione nuovo. 

Via Nomoitana. Facendosi uno sterro nella parte orientale di villa Patrizi 
per lo sbocco del viale Castro Pretorio, precisamente in vicinanza del così detto Castel- 
laccio, è stata scoperta, capovolta fra i materiali di scarico, uua cassetta idraulica 
di piombo, sulla fronte della quale è improntata a rilievo la rara lego-enda: 



//////DOMITIAE-AVGVSTAE 



0,1 ;ì 

Cinque impronte di lettere corrose precedono il nome della illustre figlia di Cor- 
bulone: ma non mi è stato possibile decifrarle, anche dopo esposta la lastra a vari 
giuochi di luce. La prima ha l'apparenza di una D; la seconda di una O; la terza 
di una M o di una V; le altre sono cancellate. 

Nell'istesso luogo si è trovato un rocchio di colonna di cipollino, abbozzato di 
cava. Nel piano di pesamento sono incise grossolanamente le sigle seguenti; ancora 
tinte di minio : 

TlAXO^ 

NXXXIX 

V è in ultimo luogo un frammento di titolo sepolcrale, a lettere di forma eccellente : 

//lODC// 

//IMAE-O 

MENS// 

S-X 



— 14 — 

Via Ostiense. A m. 50 a valle dalla cappellina della Separarione, sul lato 
sinistro orientale della via Ostiense, in vicinanza del primo termine chilometrico, è stato 
scoperto un luuraglione costruito a massi di tufa, lungo almeno 22 m. gi-osso m. 0,50. 
Sembra estendersi a maggior distanza da un lato e dall'altro del cavo. Contro di 
esso viene ad intestare un'altra parete, a pie della quale corre un canalone di scolo. 
La scoperta, avvenuta nel taglio pel collettore di sinistra, mi sembra non priva 
d'importanza per due ragioni. Primieramente perchè il muraglione forma un'angolo 
di circa 70° con l'asse della via Ostiense moderna; e tale sua inclinazione giova a 
riconoscere entro eerti limiti la topografia e l'andamento della antica. In secondo 
luogo perchè, fra la sommità del muraglione ed il piano della via moderna sono 
stati scoperti, nel proprio luogo, molti pentagoni basaltini spettanti ad una via forse 
dell' Vili forse del XII secolo, suU'asse della quale è orientata la Cappellina (cfr. Ar- 
mellini Chiese p. 743). Da questi elementi possono trarsi importanti conseguenze per 
la storia delle vicende di quel tratto di suburbano. R. Lanciani. 

Via Tihurtina. Per i lavori di sterro al Campo Verano, nell'area dell'antica 
vigna Caracciolo, sono state ritrovate due iscrizioni incise in lastre di marmo. La 
prima dice: 

LfMARCIVS 

R V F I N V S 

VIXIT ANN 

XL9 Q_yi NVN 

^''^ QVAN ROME FVIT f 

L'altra reca: 

D \ M 
-SEX -HERMENTIDI VS 
CALPVRNIVS-SEX - HER 
MENTIDIO ZOSIMIANO 
FRATRI- INFELICISSIMO FÉ 
CIT-QVI VIXIT-ANNIS-XXXI 
MENSES-II-DIES- II \ \ \ \ 

Nel terreno contiguo alla predetta vigna Caracciolo, dal lato orientale, espro- 
priato per l'ampliamento del pubblico cimitero, sono stati scoperti gli avanzi di un 
colombario, costruito in opera reticolata, che era situato sul margine destro dell'antica 
via Tiburtina. Vi si trovò un'urnetta cineraria di marmo, rotta in pezzi e mancante 
di una parte. È alta m. 0,31. lunga m. 0,43, e profonda m. 0,20. Conserva il proprio 
coperchio, foggiato a guisa di tetto, con maschere ai quattro angoli. La fronte del- 
l'urna è baecellata, e nel mezzo vi è incisa l' iscrizione : 

D i- M 
MARTIALI 
FLAVIA -NIC 
E ■ CONIVGI 

■ BENE • 
ME REN T I 

F E C I T 



— 15 — 
Dalla medesima escavazioue provengono le seguenti lapidi iscritte, tutte raccolte 
fra la terra in frammenti: 

a) Grandi e belle lettere: ò) DM 

FL-T • F- AQVILINAE 
VXORI DVLCISSIM 
ET INCOMPARABILI • I 
AXXIVS • ST 
MARITVS 



( K L. t, L LtÌNn 
PATRONO 



(M * S * 
-ffAPATENI 
NOTARIAE 
GRECE • OVE 
Vlx-ANNKXV 
PITTOSVSFE 
CITCONIVGI- 

DVLCISSIME 



d) 





/•) 



.ctstTm; 

ANN • III 

DION. 

EM, 




h) rasi M O^ 
AN • XIi • D 
ViNTONIA 
IIERIAAVIA 

M • F * 

m) 




Al secondo chilometro della moderna via Tiburtina, sono stati intraj^resi grandi 
sterri dalla Società ferroviaria della rete Adriatica, per la costruzione di un nuovo 
fabbricato della stazione detta di Portonaccio. Sulla sinistra della strada anzidetta a 
circa m. 100 prima di giungere al ponto della ferrovia, sono state rimesse all'aperto 



— 16 — 

tre arche sepolcrali, costruite a grandi tegoloni e coperte alla cappuccina, le quali 
erano disposte sopra una medesima linea, approssimativamente da nord-est a sud-ovest. 
Non contenevano altro che gli avanzi dei cadaveri inumati. 

I tegoloni sono quadrati, e misurano m. 0,62 per ogni lato. Due di essi portano 
impresso, a lettere rilevate, il bollo circolare: 

HERIVET C CA,PET FAVOR 

Un terzo reca il simile bollo, di forma rettilinea: 
HERMETIS- 
C CA. FAVO RS 

II secondo dei tre sepolcri sopra descritti era intieramente coperto da una co- 
struzione in muratura. Dall'interno di esso saliva fino all'esterno del muro un tubo 
di terracotta, del diametro di m. 0,10; il quale forse corrispondeva al sito, ove gia- 
ceva il capo del defunto, e doveva servire per le libazioni, analogamente ai tubi di 
piombo trovati nelle olle cinerarie di Pompei (cfr. Notizie 1887 p. 454). 

Addossato a questa tomba si trovò un pilastrino di marmo, scanalato, alto 
m. 1,40 X 0,18 X 0,10. La scaaalatura è spianata nella parte superiore di uno dei 
lati maggiori, e vi fu inciso il titolo sepolcrale, ora assai consunto: 

/////// 
///////////////// 
F E C I E R V N sic 

ME G I STO • 
FILIO DViC 
ET H E R OT S sic 

TA TA ET Slbl sic 

G. Gatti. 



Campania. 

XI. FORMIA — Resti, di edificio di età imperiale scoperti presso 
la via Tullia. 

Eseguendosi alcuni scavi dai sigg. fratelli Paone por le fondamenta di una nuova 
casa nel giardino di loro proprietà presso la via Tullia, sono avvenute le seguenti 
scoperte. 

A circa m. 3 di profondità, cominciarono a rinvenirsi, tra rottami di vecchia 
fabbrica, tratti di antiche mura, archi e pilastri in mattoni : e seguitando a scavarsi, 
a m. 6 si scoprì un pavimento parte a mosaico e parte a lastre marmoree. Tra i 
rottami si rinvenne: — Vari pezzi di colonne di cipollino liscie, di varie lunghezze 
ma tutti di m. 0,50 di diametro. (Quattro liasi di colonne di marmo bianco, finamente 
lavorate ; due sono di ordine corintio. Un capitello corinzio. Testa muliebre di pietra 
calcare, con ricca capigliatura scendente sul collo. Busto di statua virile mutilato, 



— 17 — 
di finissimo marmo statuario e di buon lavoro. Frammento epigrafico su lastra di 
marmo, ove si legge : 



VERO 
cOSIl 



Piccolo capitello corinzio, semplice. Vari tubi di piombo, del diam. di m. 0,05 circa. 

A. Rubini 



XII. POZZUOLI — Dì me' epigrafe dedicatoria ad Adriano. 

Nello scorso mese di decembre (cf. Nolisie 1889, p. 403) in Pozzuoli, presso 
il gazometro dello stabilimento Armstrong, venne estratto dal mare, alla distanza di 
circa m. 25 dall'attuale lido, un piedistallo marmoreo, alto m. 1,50, largo m. 0,78, 
e grosso m. 0,08, danneggiato dall'azione dell'acqua marina che ne ha corroso assai 
la superficie. Esso reca la seguente epigrafe inquadrata da cornice : 



/////////////////////////////// 
/////////////////////////////// 
llllllllllllllllllllllllllll'll 
NEPOT- TRAIANO 
HADRIANO • AVG 
FON TIF • MAXIMO 
TRIB • FOT • V • COS • III 
INQ_yiLINI • VICI 
LA R T I D I A N I 



121, 122 e. V. 



Nello zoccolo, scudi e loriche (?) a bassorilievo. 

Tutta la importanza di questa epigrafe sta nel dato topografico [inqidini vici 
LarUdiani), pel quale essa forma gruppo con le altre due puteolane, poste a Ma- 
vorzio l'una dalla lìe(jio Portae Trlanpìudis {C. I. L. X, n. 1695) e l'altra della 
Regio Clivi Viiriari sive vici Tiirari {Notizie 1885, p. 393 sg.). Il Mommsen 
(C. /. L. X, p. 183 e n. 1631: cfr. Beloch. Camiìanien p. 129) attribuisce a Puteoli 
e non a Neapolis l'iscrizione posta all'imperatore Domiziano dalla Regio vici Vesto- 
riani et Calpurniani, parendogli poco probabile Neajtolitaaos sub Flaviis Latino ser- 
mone mas esse: ora tale opinione, che io già dissi rafforzata dal confronto con la 
indicazione topografica della più recente epigrafe di Mavorzio {Notizie cit. p. 394), 



— 18 — 
vien ribadita dalla menzione di un vicm Lartulianm nel titolo ora scoperto ('). Se 
non che, mentre la regio ■porlae irlumphalis e la ì^cglo clivi vilriari sive vici turari 
accennano al costume di adottare nelle colonie le indicazioni topografiche della capi- 
tale (cfr. Notizie 1. e), la regio vici Vestoriani et Calpitniiani ed il nostro vicus 
Lartidianus desumono la loro denominazione da nomi di famiglie. Ma, se i Vestorii 
e i Calpiirnii sono famiglie puteolane ben note (cfr. Beloch, 1. e), non può dirsi lo 
stesso dei Lartidii. Una Lartidia ricorre in un cippo marmoreo, rotto in pezzi, già 
esistente in Bacoli e trasportato, or son tre anni, nella raccolta epigrafica di questo 
Museo Nazionale. Nel C. J. L. X, u'è riportata l'iscrizione sotto due diversi numeri, 
cioè 2949 e 8192; ma evidentemente si tratta di una sola e medesima epigrafe. E 
poiché il Mommsen al n. 2949 dichiara che dcscripsit imperfeclo festinam, e sotto 
il n. 819o ne dà un sol frammento sulla copia di C. Stornaiuolo, giova qui ripubbli- 
care l'epigrafe, che per la grande corrosione del marmo è di non facile lezione (-). 

D • M ■ S 
L-SePTIMIO FÉ 

//////////////ic////// 

LARIO QVI • VIXi7 
ANNIS ■ LXX M II 
D-XII- LARTIDIA 
CONIV///X FELU- 
FILIVS F/////////// 
LIA-ETLARTIVS 
FILI • BENEMER 
ENTI FECIT 

Nondimeno la Lartidia fu una cospicua famiglia campana, probabilmente di Nola 
(cfr. G. I. L. X, n. Vòoò), e un M. Vareno Difilo, liberto di M. Lartidio, dedicò 
ad Ercole in Tivoli una mensa ponderarla (cfr. Notizie 1883. p. 86). 

Glie per vicus Lartldiamis debba intendersi non un borgo, ma una delle regioni, 
nelle quali era divisa l'antica Puleoli, lo dimostra il confronto della Regio vici larari 
nella più recente epigrafe di Mavorzio, e lo conferma il fatto materiale della distanza 
del sito, ove la nostra iscrizione fu rinvenuta, dal così detto tempio di Serapidc, dal 



(') Il Beloch (1. e.) attribuisce a Puteoìi una Regio Palatina, poiché die Namen der ncapo- 

litanischoii Regionen mit dcm Genctiv Pluralis der Eimcohner gibildet sind (z. B. Regio IJer- 

culanensium, Thermensiwn); ma il Momm.sen (C. /. L. X, 172) crede che le due regioni Palatina 
e Thermensium pari jurc tam ad Ncnpolim referri possunt quam ad Puteolos. 

(') Il cippo è sormontato da un frontonciuo, nel cui timpano una patera, Alt. m. 0.83, largh. 
mass. m. 0,35. Il Mommsen al n. 2'JIO dico : Baulis apud custodem piscinae mirabilis; e al n. 8193: 
Bacoli apud viduam Longobardi. Ibi a. 1880 frustra quacsivit Mau. Il fatto è che questo cippo, 
giusta la testimonianza dei naturali di Bacoli, non appartenne mai a nessun custode della piscina 
mirabile, ma ad una donna (la vedova Longobardi ?) dimorante in quelle vicinanze, la quale, dopo 
di averlo conservato per jiarecchi anni presso di se, in occasione di uno sgombero, lo abbandonò 
sulla pubblica via, dove venne rotto in ])ezzi, di cui manca un solo. 



— 19 — 

quale è lontano, seguendo l'attuale strada provinciale, lu. 740 all'incirca. Dunque il 
viciis LariUliaiius doveva trovarsi nella parte bassa dell'antica Puteoli, neìVemporium 
propriaraciite detto, frequentato ed abitato da gente di ogni paese: così si spiega il 
perchè la iscrizione parli non di muiu'cìpes uè di tncolae, ma di iiiqiiilliii vici Lar- 
t idi ani. 

Cile poi il nostro piedistallo, al pari di altre liasi scritte già note, sia stato 
estratto dal mare, ciò si deve esclusivamente al fenomeno tellurico, del quale il Se- 
rapeo otfre l'esempio tipico. 

A. Sogli ANO 



Regione IV (SAMNIUM ET SABINA). 

Sabina. 

XIII. MONTOPOLI IN SABINA — Avanzi di coslnaioni romane sco- 
perti " a villa Caprola " . 

Il sig. Sindaco di Montopoli mi condusse il 13 gennaio scorso a villa Caprola, 
possedimento di quel comune, tenuto ora in aflitto da un tal Donati, col quale si è 
convenuto clie dovesse ivi costruire un'abitazione campestre; ed a questo scopo si è 
concesso di scavare al sommo di una delle eoiinenze del possedimento comunale pre- 
detto, ove si vedevano sparsi in superficie materiali di costruzione in certa quantità. 

In questi lavori di escavazione essendo stata rimessa in luce qualche cosa che 
parve degna di studio, credè il sig. Sindaco essere conveniente che io unitamente a 
lui mi recassi sul luogo. Quivi ebbi a notare ciò che qui appresso espongo. 

Molte pietre irregolari e frammenti di laterizi erano ammonticchiati sul terreno, 
ai lati dei cavi praticati in esso, in varie direzioni, seguendo le guide di costruzioni 
quivi riconosciute. Sebbene lo stato dello scavo non permettesse formare un esatto 
rilievo topografico in cui fosse determinato il preciso andamento di queste varie co- 
struzioni, pure dovei conoscere trattarsi di fondazioni di molteplici edifizii, di età 
romana. Ciò mi veniva confermato dalla presenza di varii pezzi di travertino e di 
marmo ornati con bassorilievi di accurata esecuzione, nei quali veggonsi cornici, rose ed 
altri motivi architettonici ; in uno apparisce un festone con fiori e frutta, diviso da 
bucranii. Vi riconol)bi il basamento di una colonna; lastre marmoree per pavimenti, 
ed ornati fittili di esecuzione abbastanza accurata ; laterizii di varie foime, cioè mat- 
toni circolari, grandi tegole, e mattoni quadrati con bolli di fabbrica ; frammenti di 
anfore ; pezzi di una fistula plumbea ; resti di pavimenti in musaico, e di intonachi 
a colori. Il modo stesso con cui mi fu dato osservare e notare queste reliquie mostra 
l'assoluta mancanza di ogni metodo nello scavo. 

La località in cui queste rovine si scoprirono è una delle colline sulla valle del 
Tevere che trovasi tra i km. 41, 42, presso la stazione di Fara-Corese, a sinistra del sito 
denominato Ponticcliio. È costituita da varie eminenze ed avvallamenti, e si denomina 
Villa Caprola, proprietà del comune di Montopoli, come ho accennato in principio. 

Cade tra i confluenti del Tevere Aia Galalinu e Far fa, tra Forum novum e 



— 20 — 

Cures, nel territorio cioè che fu i^rescelto per ville splcudidissime di ricche fiunigliu 
romane nel tempo dell'impero (cfr. C. I. L. IX, p. 461). 

E. Nardi. 

Dei bolli figlili quivi rinvenuti il cav. E. Nardi, r. ispettore degli scavi iiiaiidA 
i calchi cartacei, dai quali si trassero i seguenti apografi : 



a) 


□ 


ANTIOCVS 

FVL///////// 


h) 


CU 


M LVCVL//////// 


e) 


□ 


DEF • MAC • FÉ / 

p • CASSI • cae; 

/ 






<ì) 


F^ 


e. e. SALVISI- PRI^^^ 

bucrani'i/ 
ilEYXGpdiriae 


e) 


F^ 


VICCIANA • DE • FIGVLINIS 

]ialiii;i 

CANVLEIyt 

CRISPINAE 



Descemet, iscr. dal. 229. 



Paelìgni ('). 

XIV. SAN VALENTINO — Nuoci trovamenll nel territorio di hìtcr- 
promio. 

A San Valentino, ove sorse l'antica laterpromiiim, nella contrada Valchite, si 
vedono parecchi ruderi di epoca romana. In un terreno del sig. Giuseppe Simone, si 
scoprì una tomba di lastroni grezzi di pietra paesana, con dentro due scheletri, senza 
suppellettile funebre. La tomba, non ancora scomposta è lunga m. 2,00, larga m. 0,83, 
alta m. 0,50. A poca distanza v'è un avanzo di musaico a tasselli bianchi e neri 
irregolari, simile ai musaici detti alla veneziana. In una porta di muraglia di cinta, 
vedasi poi un bassorilievo in pietra rappresentante delfini. 

Più giù, nella contrada Vlllamena nei poderi dell' on. ex-deputato Baiocco, i ru- 
deri sono più frequenti, ed il rinvenimento di monete e di idoli meno raro. Un colono 
ci mostrò una moneta di Crispina. II dott. Valentino Chiacchia ebbe da uno zappa- 
tore di Villamena un Ercole che potei osservare, ma di arte assai comune. 

{•) Pei iln1>l)i siillrvali oiroa rassoirnaziùiic ili IhtcT]iriiiiiiniii ai Mnrrurini piiiHoslo che ai 
Padiiini cfr. Nulizic 1S87. ji. ir.li. 



— 21 — 

Ritiensi generalmente che le lapidi romane murate nella chiesa di s. Donato, 
provengono dalle suddette contrade. 

Da ultimo, in un fabbricato attiguo alla chiesa della Madonna della Croce è 
murato il seguente frammento epigrafico, alto 0,20, lungo 0,42 ; 



////C ■ F ■ POLLAE 
VXOR.I 

A. De Nino. 



Regione III (LUCANIA ET BRUTTII). 

XY. ALBANO DI LUCANIA e CAMPOMAGGIORE — Sulla linea Na- 
poli-Metaponto, fra le stazioni di Albano e Campomaggiore e a monte dell'asse fer- 
roviario, estraendosi materiali di costruzione, dopo essersi rinvenute ossa umane e di 
animali sotto lastroni, in posto, della roccia locale, è accaduto di scoprire al km. 191 
+ 200 un antro, nel suolo del quale, fra resti animali e molti frammenti di anti- 
chissime stoviglie, giaceva uno scheletro d'uomo. Avanzi somiglianti apparvero, sempre 
a monte, anche più verso Metaponto ; e qui si raccolsero inoltre un'ascia di pietra 
granitica col taglio levigato, una lama frammentata di coltello di selce a sezione 
triangolare, una conchiglia bucata, una fusaiuola fittile, e due zanne di cinghialo, l'una 
con foro alla estremità, l'altra ridotta ad utensile tagliente. Tali notizie, che si rias- 
sumono da una relazione inviata al Ministero dalla Società per le strade ferrate del 
Mediterraneo, pare non lascino dubbio che nei luoghi indicati, come già in altri punti 
della Basilicata, si abbiano tombe e stazioni di famiglie dell'età neolitica. 



SARDINIA. 



XVI. TELTI (couume di Terranova Fausania) — Tombe scoperte in Telti 
nell'agro olbiese. 

Cavandosi le fondamenta di una nuova casa nella regione Telti, sopra un alti- 
piano alquanto inclinato a sud-est, si misero in luce sei tombe antiche. Esse erano 
interrate a poca profondità, non conservando alcun ordine di allineamento, ma poste 
a varie distanze e non dissimili da quelle scoperte nella stessa regione pochi anni 
or sono e delle quali fu detto nelle Notkic 1888, p. 401. Ho notato in ognuna di 
queste un rialzo fatto per poggiare il capo del defunto : esso consiste in un masso 
di granito malamente squadrato, alto pochi centimetri; ovvero in tante pietre acca- 
tastate, che vengono a formare una specie di muricciolo. 

In cinque tombe gli scheletri erano disfatti e quasi marciti, eccettuato il cranio, 
sempre intero. Nella sesta riposava un cumulo di ossami, del pari in pessimo stato, 
con due teschi, uno dei quali, a giudicare dalle proporzioni, era di fanciullo. Nessuna 
suppellettile funebre fu rinvenuta nel crivellare la terra che si estraeva : abbondanti 
invece si notarono i frammenti di vasi e doli nell'area non occupata dalle tombe. 



— 22 — 

Giova poi tener conto delle misiu-e. sempre invariabili, che presentano le tombe: 
iuteruamente sono lunghe m. 2,10, larghe m. 0,85 coi muri rispettivi alti m. 0,50, 
ed aventi lo spessore di m. 0,23. Lo stesso non ptiò dirsi dei coperclii, i quali offrono 
uua notevole varietà, sia nella fattura, sia ancora nel grado di lavorazione del ma- 
teriale adoperato: qualcuno è costruito con due grandi e rozze lastre granitiche la- 
vorate soltanto nei lati del loro combaciamento ed oltrepassanti, dove più dove meno, 
il prolìlo delle pareti; altri consistono in tre o quattro massi appena dirozzati, alti 
cii'ca ra. 0,20. 

Dopo aver osservato queste coso, mi diressi nella parto più bassa di quella regione 
per esaminare altre tombe scoperte due settimane prima nei terreni del pastore Pan- 
crazio Miata. Un leggiero rialzo, alquanto breecioso, in posizione amenissima, chiuso 
intorno da roccie naturali, tranne dalla parte rivolta alla cantoniera di Telti, da cui 
è distante due miglia, è l'esatta configurazione della località ove le scoperte avvennero. 
La prima tomba esplorata si incontrò a m. 0,35 di profondità, ed è orientata a nord. 
È costruita con pietre e calcina, e misura m. 1,80 di lunghezza interna, m. 0,75 
di larghezza, ed ha le pareti grosse m. 0,20, alte m. 0,55. La copertura fatta con 
embrici a due pioventi sopportava esteriormente il medesimo strato di intonaco so- 
vrapposto alle pareti, ora in massima parte caduto ; nell'alveo tutto di ciottoli, parte 
d'altro intonaco più consistente era disfatto a cagione della umidità, il cranio posava 
sopra un masso granitico alto m. 0,10, le restanti ossa erano andate soggette a cor- 
rosione più manifesta. 

Oltre quella descritta, esaminai altre cinque tombe scavate nel versante del rialto. 
Sono dello stesso tipo della prima, con la sola diversità che il gradino che serve di 
appoggio al cranio è formato in qualcuna con residui di mattoni e sassolini cementati 
insieme; minore inclinazione hanno le volte, non tutte intonacate; e l'aver trovato i 
comignoli delle medesime a pochi centimetri del soprassuolo, induce a credere che le 
acque piovane abbiano poco per volta denudato il rialto, esportandone giù la terra. 

Altre volte, mi dissero i pastori, si erano colà praticati alcuni sterri che posero 
allo scoperto rovine di costruzioni e recipienti fittili. Infatti il terreno mostra da 
per tutto i segni di anteriori sconvolgimenti, vedendovisi molti fossi che vi si incon- 
trano, e grande quantità di stoviglie frammentate, a fior di terra, in ogni punto. 
Scavando ai piedi del rialto predetto, a circa m. 60 dalle tombe, il pastore Miata 
scopri un pavimento in calcestruzzo di forma quadrilunga, che probabilmente appar- 
teneva ad una vasca. Vi si osservano ancora i residui dei muretti di cinta che furono 
distrutti. Ivi presso si raccolsero : una lucernina fittile, a vernice nera luccicante, 
un'ansa di ferro ed un embrice su cui è graifita la sigla S. Un po' più in là si sol- 
leva a breve altezza una muraglia in senso quadrangolare, avente m. 0,23 per lato ; 
è grossa m. 0,80, formata con macigni assai ben commessi tra loro e senza cemento. 
Dalla medesima si diparte, poi, in linea retta altro braccio di miu'O di eguale strut- 
tura, che corre per una lunghezza di m. (>2, in direzione nord-ovest. Esistono in vi- 
cinanza di questo i ruderi di due stretti cunicoli, pieganti ciascuno in opposta dire- 
zione, con l'impiantito di altra vasca già distrutta; a poca distanza veggonsi rove- 
sciate cinque colonne granitiche, che forse spettavano al ricordato editìzio. Tutto ciò 
prova essere stati quei siti gremiti di aliit azioni, seir/.a però che ne sia rimasta me- 
moria scritta. 



— 23 — 

È bene poi ricordare quanto mi diceva il vecchio Miata, clie cioè poche tombe 
durante la sessantenne sua residenza in Telti, furono scoperte in pianura : mentre in 
generale si incontrano antichi sepolcri nei punti più elevati. 

P. Tamponi. 



XVII. OSILO — Ripostiglio di monete imperiali di bronco rinvenuto 
nel territorio di Osilo. 

Il K. Commissario delle antichità, prof. F. Vivanet, fece sapere che nel terri- 
torio di Osilo, un proprietario di quel villaggio, volendo, sulla fine della scorsa estate, 
praticare uno scavo per trovare una vena di acqua, alle falde orientali del monte di 
Bonaria nella regione Sambiuzu, alla profondità di m. 1, si imbattè in un pezzo di 
vaso fittile. 

Sospettando che ciò potesse essere indizio di maggiore trovamento, ordinò si pro- 
cedesse colla maggiore circospezione; ed infatti presto si rinvenne un grande vaso 
fittile pieno di monete. Pare che ve ne fossero circa 1200; ma un centinaio andarono 
divise tra varie persone. Le piìi antiche, secondo riferì al Commissario il sig. ispettore 
Vallerò, appartengono agli Antonini e sono assai fruste. Le più recenti sono di Gal- 
lieno e Salonina. Tra questi due estremi trovansi nummi di Alessandro Severo, Giulia 
Mammea, Massimino I, Gordiano III, i due Filippi, Traiano Decio e Vibio Volu- 
siano. Gli esemplari sono ben conservati e più volte ripetuti. 

Roma, 16 febbraio 1890. 

U Direttore gen. delle Antichità e Belle arti 
FlORELLI 



JNOTJZIE DEGLI SCAVI 



FEBBRAIO 



Eegione X (VENETIAÌ. 

I. FONTANELLA (frazione del comuue di Casalrumauo iu proviucia di 
Mantova). 

Fu riferito nelle Notlsie dello scorso decembre (p. 391) intorno ad alcune tombe sco- 
perte nella valle maggiore dell'Oglio, presso Fontanella di Casali-omano nella proprietà del 
sig. Giacomo Locatelli, tombe le quali, a giudizio dei eh. prof Castelfranco, prof Strobel 
e cav. De Stefani, che furono presenti ad alcune delle indagini quivi praticate, debbono 
attribuirsi alla prima età del ferro. Solo qualcuna era del periodo gallo-romano. 
Dopo le ultime esplorazioni fatte nello scorso agosto (ih. p. 392), il Ministero accordò 
un sussidio per ripigliare gli scavi. Da un rapporto dell'ispettore prof Gaspare dell'Oca 
in data del 17 febbraio scorso risulta che il sig. Locatelli trovò un'altra tomba, in cui 
era uno scheltro, che ^ giaceva supino con appresso una freccia, un residuo di silice, ed 
un dente di cinghiale ». 

Recatosi l'ispettore stesso sul luogo dello scavo assistè alla scoperta di una tomba 
in cui « era un altro scheletro che posava supino sul fianco sinistro, colla testa rivolta 
a ponente, e le gambe rannicchiate ; e vicino a queste un' ascia di sei-pentino verde » . 
Soggiunge poi il sig. ispettore nel suo rapporto: « Ricevetti inoltre avviso essersi tro- 
vato un altro scheletro con un pugnale e cinque freccio. Vidi raccolte in casa Locatelli 
parecchie olle scm-e, contenenti terra nera, alcune delle quali ancora ben conservate, ma 
molto facili ad andare in frantumi ». 



Regione XI (TRANSPADANA). 

IL BERGAMO — Nuove scoperte antiquarie avvenute entro l'abitato. 

Nelle fondazioni pel serbatoio del nuovo acquedotto cittadino e per la incana- 
latura delle acque lungo le vie della città, avvennero le seguenti scoperte, alla pro- 
fondità di circa m. 2,00 : 



— 26 — 

1. Sotto la Rocca si sterrarono più di tremila m. cubi di macerie; e tuttavia, 
malgrado ogni favorevole aspettativa, poco o nulla i'ii reciipeiato. Si posero in vista 
le muraglie delle case di Albarino degli Albarini, distrutte nel 1831 da Giovanni di 
Boemia, per ampliare le fortitìcazioni della cittadella ; e tra i calcinacci d'ogni specie 
ed il cemento romano, si rinvennero tratti di pavimento in coccio pesto, qualche peso 
fittile, frammenti di laterizi e di anfore, pure romani, nonché parecchi cocci di vasi 
del basso impero. Sovrapposti, e non di rado mescolati ai precedenti, si incontrarono 
moltissimi frammenti di ceramiche medioevali e moderne (secoli XV e XVI). 

Si scoprirono poi anche, a m. 6 ed 8 di profondità, i muraglioni del fortilizio, 
che di certo appartengono all'antico castrum di s. Eufemia, il quale a sua volta 
sorse sulle rovine dell'acropoli romana. Per quanto può giudicarsi dai dati raccolti 
nel corso degli scavi, il re boemo avrebbe fatto gettare dagli spalti del castello 
predetto i materiali che ricavava dallo spianato, seppellendo con essi le rovine delle 
case Albarini e la strada che correva parallela alla attuale via Solata. 

2. A metà della via di s. Andrea si rinvennero le sostruzioni della porta orientale 
della Bergamo romana. 

3. Sul Mercato delle Scarpe si trovarono gli indizi dell'antico Foro, il quale, 
a giudizio del eh. ing. Elia Fornoni, sommamente versato nelle questioni che riguardano 
la topografìa e la storia della nostra città, doveva aver forma quasi quadrata, ed occu- 
pare imo spazio quasi doppio di quello della piazza attuale. 

4. Presso la Torre di Gombito (dall'antico comfitum) si scavarono gli avanzi 
di una fontana, ed un cunicolo verticale di buona portata. 

5. Di fronte alla Casa:::-a (nella via Bartolomeo Collcoìii) si rinvenne un antico 
pozzo. 

6. Alla sommità di Borgo Canale tornarono in luce i muri delle case che limi- 
tavano a nord la Corte Alessandrina, i quali anticamente costituivano la cosidetta 
Blonda. Coi muri si rinvenne anche una tomba (in lastre di pietra locale), conte- 
nente il solo scheletro, da cui si arguisce fin dove arrivava la piazza dell'antica cat- 
tedrale extra moenia. 

7. In via Donisctli ed in quella di s. Grata, si trovarono le tracce dell'acque- 
dotto antichissimo nominato il Saliente, nella parte però abbandonata già da pa- 
recchi secoli. 

8. Sidl'angolo della predetta via Donizetti col Mercato del Pesce riapparvero le 
fondazioni del portico Pelij)arii che ci ricorda una delle nostre corporazioni medioevali. 
Appunto sul vicino Mercato del Pesce la casa in cui ora trovasi la stazione della 
funicolare (casa che nel 1353 venne in possesso di Agidino Suardi) ne ricorda la 
corporazione dei Calzolai. 

9. Finalmente, dietro l'Ateneo si scoprirono gli avanzi di un'antichissima strada, 
forse romana, la quale si dirigeva sotto la navata principale della basilica di s. Maria 
Maggiore, e rasentando per conseguenza il sacello della Dea Fortuna, portavasi verso il 
palazzo dei Conti della Città, ora residenza vescovile. 

10. In principio di via Gombito, verso il Mercato delle Scaìye si scavò una tomba, 
del basso impero, chiusa da tegoloni per tre lati, contenente lo scheletro intero. 

11. In via Bartolomeo Collconi, riattandosi una casa di proprietà Pesenti, si scopri 



— 27 — 

a m 1,80 sotto il livello della strada attuale im tratto di pavimento formato da 
lastre poligonali in pietra arenaria, brunastra, delle cave locali di Casniga, il quale 
e per la costruzione e per il livello e per la sua situazione, di fronte cioè a casa 
Suardi, dove già furono scavati preziosissimi cimelii ed avanzi architettonici del 
tempo romano, va senza alcun dubbio attribuito ad un notevole lastricato della 
stessa epoca. 

G. Mantovani. 



III. FINERO — Monete hhantine scoperte nel territorio del comune. 

Nelle Notizie del 1889 (p. 262) fu detto di un ripostiglio di monete bizantine rin- 
venuto nel territorio di Finero nel circondario di Domodossola. Ora il prof. E. Fer- 
rerò, avendo avute maggiori informazioni su detta scoperta, fa sapere che il rinve- 
nimento avvenne nella regione lo Scopello^ a pochi metri dalla strada che congiunge 
Malesco con Finero. 

Lo monete contenute nel vaso di pietra oliare, di forma circolare, con coperchio, 
erano 12 di oro e 250 di argento. Le auree erano 4 solidi e 8 trienti; ed apparte- 
nevano agli imperatori Anastasio, Giustino I e Giustiniano I. Quelle di argento erano 
del medesimo tempo. Alcune tra esse recavano il monogramma del re Teodorico. 

Insieme con le monete, assai ben conservate, trovaronsi due orecchini circolari, 
due anelli a forma di semplice cerchio, in cui era incastonato un vetro azzurro, ed 
un collare a foggia di filo intrecciato col suo fermaglio. Questi oggetti erano di 
argento. 



Regione IX (LIGURIA). 

IV. VARZELIO (frazione del eoimiiie di San Damiauo d'Asti). 

La « Gazetta del popolo di Torino » dei giorni 23, 27 e 28 gennaio diede notizia 
di una recente scoperta di un grosso ripostiglio di monete romane nel comune di 
San Damiano d'Asti. 

Da questa notizia si può raccogliere che la scoperta avvenne nella frazione Var- 
zelio, in contrada Valmellaìia, per opera di un contadino, che piantando un grosso 
palo per sostegno di viti, rinvenne, alla profondità di m. 1,00 un vaso di terracotta 
alto m. 0,50 con piccola apertura coperta da una pietra. Conteneva monete di bronzo 
e di biglione in quantità dai 30 ai 40 chilogrammi. 

Le monete, a quanto pare, appartenevano alla seconda metà del 111 secolo del- 
l'impero, secondo che fu affermato al prof. E. Ferrerò da chi in Torino ne vide un 
certo numero. 



V. VENTIMIGLIA — Nel dicembre del passato anno, la signora vedova 
Paolini Biamonti, volendo ridm-re a giardino il terreno che intercede tra il teatro romano 
e la proprietà del fu D. Giorgio Porro, mentre attendeva a far trasportare lo strato 



— 28 — 

di finissima arena che copre quel luogo, si imbattè in quattro stanze funerarie, poste 
nella direzione della via dei sepolcri, rimessa in luce negli scavi degli scorsi anni. 

Tali tombe erano di forma rettangolare, costruite con piccoli materiali, disposti 
con poco cemento in filari orizzontali. Nella parte bassa si trovarono scheletri incom- 
busti. Sopra uno strato superiore ricorrevano, ai quattro angoli della stanza, quattro 
enormi diote, dentro le quali, per mezzo di un'apertura erano state immesse, in urne 
di vetro, i resti dei cadaveri, abbruciati. La quantità degli oggetti venuti in luce è 
grandissima : lucerne di varie forme e disegno, uno specchio di bronzo di forma ovale, 
parecchie strigili ed un anello d'oro formato da un serpe che si morde la coda. 

Costituii'ebbero una preziosa raccolta i vasi di vetro, di varie formo e colori ; ma 
disgraziatamente sono tutti frammentati. 

Non si rinvennero epigrafi di sorta. 

G. Ros.si. 



Regione VII (ET R URIA). 

VI. ORVIETO. — Di alcuni scavi in contrada « le Conce » solfo la 
rupe della città nel settore nord-ovest della necropoli volsiniese. 

Sono state iniziate, nello scorso gennaio, alcune ricerche di antichità in un ter- 
reno in contrada le Conce, sotto la rupe di Orvieto, proprietà della signora marchesa 
Maria Gibcrti in Maciotti. 

Si sono riconosciute varie traccio di tombe a due camere, in più punti, di quelle 
cioè che accennano al V e IV secolo av. Cristo. Non si ebbe alcun rinvenimento di 
oggetti, poiché in antico quel luogo fu più volte devastato per ricavarvi materiale da 
costruzione. 

In una sola traccia di tomba orientata a nord, rinvenuta a circa m. 5 di pro- 
fondità, e che misurava m. 3,10X2,55 con le pareti alte m. 1,12, vennero iu luce 
molti e vari frammenti di vasi e tazze di bucchero, senza rilievi, misti a qualche 
frammento di coccio dipinto, di arte decadente e locale, non che un cippo di trachite, 
di forma comune. R. Mancini. 



VII. CORNETO-TARQUINIA — Nuovi scavi della necropoli tarqnì- 
niese in contrada Monteroz::i. 

Il giorno 10 febl)raio il Miniicipio di Corneto-Tarquinia fece ricominciare gli scavi 
della necropoli tarquiuiese nelle terre comunali ai Monterozzi. Le nuove indagini eb- 
bero principio a circa cento metri dalla tomba dipinta detta comunemente « della 
biga " ; e dai rapporti della guardia degli scavi, risulta che si trovò una ^ tomba a 
camera " frugata in antico e poi franata. 

A circa dieci metri a ponente di questa tomba si scoprì una tomba a fos.^a con 
lastre, nella quale unitamente a vari fittili si recuperarono pendagli di oro. 

A quindici metri, ed a ponente del sopraindicato sepolcro si scoprì una tomba 
a camera. Anche questa era stata devastata in antico. 



— 29 — 

Il gioruo 12 febbraio furono principiati gli scavi sulla spianata dei Monterozzi, 
a circa 50 metri dalla fronte della tomba seguata col n. 20. Si trovarono tombe in 
generale o devastate iu antico o franate. 

Mi limito per ora a questa sommaria notizia, riserl)andomi di comunicare a suo 
tempo il rapporto dell'ispettore, ove saranno descritte le cose cbe in ciascuno di questi 
sepolcri si rinvennero. 



Vili. SANTA MARINELLA (frazione del coiiume di Civitavecchia). 

Abbassandosi il suolo, per la costruzione di una strada, sono ritornati in luce, a 
circa m. 300 a nord del castello medioevale, vari rocchi di colonne di travertino, del 
diametro di m. 0,60, rivestiti di un forte strato di stucco con scanalature, ed un capi- 
tello, pure di travertino, di ordine ionico. Sparsi fra la terra, notai considerevole quan- 
tità di laterizi e pezzi di intonaco dipinto. A breve distanza dal punto in cui sono 
apparse le colonne, si rinvenne un tratto, lungo circa m. 4, di una condottura for- 
mata con le solite fistnle plumbee. Le varie fistnle, da me esaminate, non recavano 
epigrafi di sorta. 

Si recuperarono anche tre monete di bronzo, gnaste ed irriconoscibili, ed una 
moneta, pure di bronzo, spettante ad Innocenzo XI. 

Alcuni avanzi di fabbriche, ed i resti di una grande piscina, costruita con scaglie 
di selce miste a calce, che osservansi verso la marina e non hmgi dal luogo ove i 
resti sopra accennati tornarono in luce, inducono a credere che debba quivi essere stata 
una delle tante ville romane disseminate nel suburbio nel primo secolo dell' impero. 

L. Borsari. 



Regione I (LATIUM ET CAMPANIA). 

IX. ROMA — Nuove scoperte nella città e nel suburbio. 

Regione III. In via Giovanni Lanza, eseguendosi un cavo sotto il marciapiedi 
sinistro per regolare lo scolo delle acque, dinanzi al civico numero 81 si è trovato, 
alla profondità di m. 3,50 dal piano stradale, un grande deposito di piccole monete 
di bronzo. Erano queste accumulate entro una patera di rame, di forma ellittica, avente 
il diametro maggiore di m. 0,21 ed il minore di m. 0,14: la lunghezza del manico 
è di m. 0,20. 

Le monete sono tutte di minimo modulo, ed il loro diametro varia dai 12 ai 
20 millimetri. Il loro numero ascende a 5654, ed in generale sono mal conservate. Alcune 
centinaia che ne sono state esaminate finora, presentano tipi notissimi di diversi principi 
del secolo IV da Massenzio ad Onorio. 

Nel medesimo sterro è stato recuperato un anello di ferro, del diametro di m. 0,03, 
ed il braccio destro di una piccola figura iu bronzo, della lunghezza di m. 0,06. 



— 30 — 
Proseguendosi gli sterri per la sistemazione della stessa via Giovanni Lanza, si 
è trovato un frammento di grande lastra di travertino, che conserva: 



MAX 

^OCOS 

ylE^VRB 



Proviene dal medesimo luogo un frammento di mattone col bollo circolare: 

o dol anterotis severi 
caesaris-n" 

scarabeo 

Restaurandosi il pavimento nel portico della basilica di s. Pietro in Vincoli, sono 
state rinvenuto tre lapidi inscritte, ch'erano messe in opera con lettere rivolte al 
disotto. 

La prima è una grande lastra di travertino, rotta in mezzo, che conserva la se- 
guente iscrizione copiata dal eh. comm. Gamurrini : 

D M 

sàcr 

vitrAsiAe • fortvnXtAe ■ coNivGi ■ B • M • vixir • Ann • lxxii 

e ■ VITRASIVS HELIX • SIBI • et ■ SVIS • POSTERISCtiEORVM 

Lo altre due sono frammenti di lastre marmoree: e vi si legge, secondo l'apo- 
grafo del medesimo comm. Gamurrini : 



a) THE • VIA 

hSTVS • CONSER 
PANYCHIS • se 
n FECER 



b) 



AHNOAGYCAC • 

TGACOCAC • 

C 

rwr Ar. 



Regione IV. Per i lavori della via Cavom-, nel tratto che traversa la piazza 
delle Carrette, si è rinvenuto un frammento di lastrone di marmo, sul quale si legge: 



y Ai<. I A • M V S 
FILIOM-LIVI 
D VLC I S S I M 
ANN ■ II-MENSIB 
XII-ET-SIBIET-SVI 
ABVSQVE • post/ 



Per i medesimi lavori sono stati recuperati : — Un piccolo torso di statua mar- 
morea, assai danneggiato ; un peso circolare in travertino, che porta la cifra X ed una 



— 31 — 

linea di scrittura del tutto illegibile; un pezzo di fregio in ten-acotta, su cui è rile- 
vata una testa virite barbata ; una basetta circolare di alabastro ; «n pieduccio di busto 
in marmo, che porta scritto nel cartello: 

CLIEN^ S 

ed un pezzo di lapide sepolcrale cristiana con le lettere: 

/N 

AR 

OR 

(DIF 

Regione VI. Compiuti gli steni attorno all'ara dell'incendio neroniano, di cui 
fu detto nelle Notizie del 1889 (p. 159 sq.), sono stati recuperati i seguenti oggetti: 
Piede di statua, ben modellato, della grandezza naturale. Capitello corinzio, alto m. 0,46, 
col diametro di m. 0,33 Gamba appartenente ad una statua di Mercurio, con parte 
del piede munito di alette. Fibula di bronzo, nella cui staffa è rilevato un globetto ; 
Frammento di lapide marmorea, di m, 0,25X0,25, sul quale restano le lettere: 




Rerjioiie VII. Per alcuni lavori murarii, eseguiti nel casamento posto in via del 
Pozzetto n. 160, è tornato in luce un piccolo piedistallo marmoreo, alto m. 0,60 X 0,20, 
che porta scritta la dedicazione: 

A V X I M V S 
AVGVSTORM LIB 
SANCTO SILVANO 

+ SACRVM i- 

lìegiorie IX. Neil' eseguire il cavo per la fogna, che dalla via e piazza del Pianto 
si dirige verso la fronte dei portici d'Ottavia, si è incontrato, alla profondità di m. 3,10 
un basamento di colonna in marmo, che poggiava sopra un letto di lastroni di tra- 
vertino. Parte della colonna era tuttora al posto ; ma talmente guasta e calcinata per 
incendio, che poco dopo scoperta andò tutta in frantumi. Era di granitello, ed aveva 
il diametro di m. 0,35. 

Alla distanza di m. 3,40 è tornato in luce un altro simile basamento; e nella 
medesima direzione e ad eguale distanza sono apparsi altri avanzi dei fondamenti che 
sostenevano il colonnato. Questo non spetta ai portici di Ottavia ; ma assai proba- 
bilmente è parte di quel tratto delle lìorticus maximae, che congiungeva i portici 
pompeiani con quelli di Filippo e di Ottavia. 

Presso s. Ciisogono, facon iosi un cavo per fogna lungo la via detta McazamiirelU, 
si è trovato, alla profondità di m. 6,00 dal piano stradale, un lungo tratto di an- 
tica via, che traversa quasi perpendicolarmente l'asse del grande collettore sulla riva 



— 32 — 

destra del Tevere, e si dirigo verso il lato meridionale doU'oscubitorio della settima 
coorte dei vigili. Il selciato di questa strada ò perfettamente conservato ; ma non se 
n' è potuta riconoscere la larghezza, attesa la ristrettezza del cavo. 

Noi sito medesimo sono stati rimessi all'aperto alcuni avanzi di antichi muri 
spettanti a fabbriche private. Una stanza, di cui è stato scoperto soltanto un angolo, 
aveva il pavimento battuto a musaico, formato esclusivamente di tasselli di nuirmo 
bianco. 

Prati di Caslello. Nei lavori di sterro per la costruzione del muragliene sulla 
riva destra del Tevere, di fronte al palazzo Menotti, sono stati recuperati i seguenti 
frammenti epigratici : 

(i) Lastra di marmo, di m. 0,52 X U,31 : 

M-COCCF/ 
ET C-RU-L^ 



ì)) Lastra di marmo, di m. 0,20 X 028 : 

CV -Xi ■ LXI1> 

/>-H-S-xv-iii-xxx-ì^ 

fhS-X-SEMEL-XXX' 
/TVLIT • tXl • LXXII • AD\ 
/rVLIT--D LXVIIII-AEl 

^^^ 1 r\ \r 

Un sepolcro in muratura, rimesso in luce nel sito predetto, si trovo coperto con 
embrici, quattro de' quali portano il bollo : 

o OP DOL EX R AVG N FIGLIN "<; 

DOMITIANA MAIOR 

Altri frammenti di mattoni, trovati fra le terre presso il medesi'iio luogo, sono im- 
prontati coi marchi di fabbrica : 

o EX PRAEDIS FL • TITIANI 

CLARISSIMI VIRI 

uc-ccllu l'I 111 diR' lilit'ijo nel rostro 

o OP DOL EX PR M AVRELI ANTO 

NINI AVG N PORT LIC (due vnyk) 

Jlcrcuriii (■(■n bursa e caJucou 

G. Gatti. 



— 38 — 

Aloeo del Tevere. Mentre si sta mettendo in ordine nel Museo Nazionale alle 
Terme Diocleziane la collezione delle epigraiì provenienti dai lavori per la sistema- 
zione del Tevere, sono state riconosciute le due arcaiche seguenti, delle quali non si 
era finora detto, perchè erano rimaste confuse tra i pezzi di scultura ed altre pietre 
lavorate che si trassero dagli scavi del fiume. 

La prima è una base di travertino alta m. 0,08, lunga m. 0,14, larga m. 0,12, 
e fu trovata nel gennaio 1889 tra le terre dello scarico. Al di sopra due fori con 
avanzi di piombo indicano il posto del donarlo. Vi si legge: 

M-C-nOMPUIO/VO 
DEDRON F 

HERCOUE 

cioè: 31{arcus) {et) C{aim) Pomp{i)lius No{vii) f{ilii) dederimt Ilerctili. 

Nella quinta lettera della prima linea il quadratario aveva cominciato a sognare 
un P che corresse subito. Le forme grammaticali e la forma delle lettere fanno rimon- 
tare l'iscrizione al V secolo. Nuova è la forma dedron, che s'aggiunge alle altre dcdrot 
{C. I. L. I, 173) e dedro (ib., 177). 

Meno antica è l'altra epigrafe venuta su nell'aprile 1888 dalle draghe. È anche 
essa una base di donarlo, ed ha due fori pieni di piombo. È di pietra calcare, alta 
m. 0,13, lunga m. 0,25, larga m. 0,13. Vi si legge: 

AISCOUAPIODONO/7 
UAUBANIVSKFDEDiT 

cioè: Aiscolcqìio dono^jìi] L{iic/us) Albanius K{aesoìiis) f{ilius) dedlt. 
La forma Aiscolajuus ricorre per la prima volta. 

D. Vagliehi. 

Via Labicana. Visitando i disterri che si eseguiscono dalla società delle Me- 
diterranee fra le vie Labicana e Tusculana, per l'impianto di una nuova stazione 
(cfr. Notizie 1889 p. 339), ho trovato, fra i materiali provenienti dalla demolizione 
del casino, già dei pp. di s. Marcello, un pezzo di transenna marmorea appartenente 
ad oratorio cristiano, ove si legge : 

[CONIANO ■ C| 

Non essendovi traccia o memoria di antico oratorio cristiano nell'area della vigna 
di s. Marcello, ho sospettato che questo pregevole frammento potesse provenire dalla 
antica chiesa urbana, demolita circa l'anno 1519, e rifabbricata subito dopo coi di- 
segni del Sansovino. 

Di queste transazioni di marmi, dalle chiese di Eoma ai suburbani degli ordini 
religiosi che dette chiese ufficiavano, si hanno esempì frequenti e notissimi. Nel caso 
attuale il fatto è assolutamente certo, come certa è la restituzione del nome inciso sul 
frammento di transenna: poiché nei cosidetti ^ Atti di s. Marcello papa ' si trova 
la narrazione del battesimo e del martirio di un APRONIANVS COMENTARIENSIS : 
onde è facile supplire anche la sigla c\ posta sull'orlo estremo del frammento. Gli atti 
di s. Marcello si trovano presso i Bollandisti, Januar. Il, 369 e, sebbene assai più 

.5 



— 34 — 

recenti dei fatti narrati, lianno pure grande importanza. Il caso dativo appartiene alla 
dedicazione della memoria del martire, e così questa forma, come il suo luogo sulla 
transenna dell'altare, trovano riscontro p. e. nell'insigne frammento scoperto nell'ora- 
torio di s. Alessandro al settimo miglio della Nomentana, e che si conserva tuttora 
sul posto. Debbo queste notizie intorno ad Aproniano alla cortesia del prof. Hartmann 
Grisar, che per caso mi accompagnava nella escursione. 

La memoria di s. Aproniano si celebra il giorno 2 di febbraio : ma i liollan- 
disti, registrandola sotto questa data, ignorano l'esistenza e del sepolcro, e dell'altare. 
Anclie gli itinerari delle catacombe presso il De Rossi Roma Soli. voi. 1 pag. 176 
tacciono il nome di Aproniano. Altre memorie però accennano alla sua deposizione 
in uno dei cimiteri della Salaria. Potrebbe quindi darsi che il nome monco ed incom- 
pleto, letto nel secolo VI da Giovanni, mandatario di Teodolinda nelle catacombe della 
Salaria, di nn martire A.... inaio (Marini Papiri 378 4, e De Rossi 1. e.) sia quello 
appunto di Aproniano inciso nel marmo testé ricuperato nella vigna di s. Marcello. 

Dalle demolizioni dello stesso casino sopra ricordato proviene pure un piccolo sar- 
cofago marmoreo, liscio, di elegante fattura. È lungo m. 1,10, largo m. 0,45, alto m. 0,34. 

Nel taglio dell'acquedotto Felice, dove sono tornati in luce i cunicoli cemete- 
riali descritti nelle Nolùie 1889 p. 839, sarebbe stato scoperto - per quanto mi assicura 
la guardia locale - il seguente frammento di lapide, lungo m. 0,55 largo m. 0,29 : 




Nel taglio attraverso il vicolo del Mandrione è stato rinvenuto un bollo di mattone, 
rotondo, con rilievo rappresentante il noto gruppo di Bacco che, appoggiato con la 
sinistra al tirso, porge da bere con la destra ad una pantera. Il gruppo è contornato 
da tralci di vite con grossi grappoli. Nel giro del sigillo si leggono le sigle: 




Nella trincea aperta dalla Società delle Mediterranee, attraverso il terreno del 
sig. Marolda Petilli, per costruire una linea di congiungimento tra le varie ferrovie 
suburbane, alla distanza di circa 3 chilometri fuori della Porta Maggiore, è stata sco- 
perta una bella colonna di portasanta mancante del solo imoscapo. La colonna sta 
confitta nella scarpata sinistra della trincea, e sporge nel vuoto per circa m. 1,50. 
È lunga in complesso m. 2,95 e larga nel diametro m. 0,45. Il terreno, nel quale 
è avvenuta la scoperta, presenta tracce di costruzioni reticolate : ma è probabile che 
il monolite sia stato trasportato in questo luogo in epoca assai tarda, trovandosi a 
giacere all'ltezza di m. 3,75 sopra i piani delle fabbriche antiche circostanti. 



— 35 — 
A metà circa del suddetto vicolo del Mandrione, è stato scoperto il fondamento 
di un pilone della Claudia costruito a scaglia di selce. Misura m. 4 di lunghezza m. 3 
di larghezza e m. 2 di altezza. 

Via TUmrtina. Il banco di tufa nerastro, su cui presso il Portonaccio corrono 
laTiburtina moderna, e la linea del Tramway, a piedi del quale sono avvenute le 
scoperte delle quali si disse nelle Notisie dello scorso gennaro p. 15, è forato ver- 
ticalmente ed orizzontalmente da canali, cunicoli, e pozzi, sulla natura dei quali si 
è discusso sin dal tempo della prima loro scoperta avvenuta nel 1883. I canali 
corrono in superficie del banco, da pozzo a pozzo, ed hanno sezione rettangola, della 
media larghezza di m. 0,60. I pozzi hanno sezione rotonda, scalpellata nel sasso vivo, 
con arfe perfetta, e sono muniti di pedarole, per agevolare la discesa nel fondo. I 
cunicoli, finalmente, oiFrono il tipo dei consueti cunicoli di drenaggio e corrono alla 
profondità media di m. 3,50. Non ho potuto ancora accertare se abbiano comunicazione 
coi pozzi : ma la loro presenza prova che il gruppo delle escavazioui ha avuto in origine 
scopo e carattere idraulico. La sua trasformazione in gruppo sepolcrale deve aver avuto 
luogo circa il settimo secolo di Roma, come dimostra la paleografia delle olle scritte, 
trovate nel fondo di uno dei pozzi nei primi scavi (cfr. Notizie 1883 p. 171). La sco- 
perta che sono per riferire, prova che la tumulazione ha continuato ad esser praticata 
sino al secolo 3° dell'era volgare. Nello spazio, per tanto, che divide due pozzi di- 
stanti m. 11,00, è tornata in luce una piccola cripta tagliata, come tutto il resto, nel 
sasso vivo, larga m. 2,00 alta m. 1,50, ed interamonte ostruita da terriccio e scaglie 
di tufa. Il fondo della cripta è occupato da loculi o cassettoni le cui sponde appari- 
scono spalmate da bianco di calce. Il giorno 19 febbraio ho assistito alla apertura di 
tre avelli, lunghi in media m. 2 e larghi m. 0,45. Il primo era ricoperto da tegoli 
a capanna, con la singolarità di una fila di canali messi a guisa di colmareccio sul 
vertice dei due pioventi. I tegoli portano i bolli: 

OP DOL EX PRMAVRELIANTO 

NINI AVG N PORTLIC 

Mercurio 

ojj dol ex fiC FAVS • AVG N SEX 
vimati restiluti 

palma 

Il secondo avello è ricoperto da mattoni bipedali anepigrafi, che sostengono alla 
lor volta uno strato di coccio pesto. 11 terzo, simile al precedente, porta murata, dalla 
parte dei piedi, una lastrina di marmo di m. 0,35X0,18 con il titoletto a caratteri 
severiani : 



AVRELIVS 
MARTINVS 



R. L.iNCIANI. 

Per cura della Direzione generale delle antichità è stato scavato un antico se- 
polcro, posto nella tenuta delle Capannacce, al chilometro deciraosecondo della via 



— 36 — 

Tibiivtina nella proprietà dei signori fratelli Persiani, Il monumento era stato ricono- 
sciuto dal eli. prof. Tomassetti; il quale esplorando, alcuni mesi fa, la campagna romana 
s'avvide che alcuni pastori, nel costruire una capanna, s'erano imbattuti in una grande 
lapide inscritta, posto tuttora al primitivo suo luogo. Il detto professore tentò allora 
di trascrivere, come meglio potè, l'epigrafe sepolcrale ; ma era necessaria una regolare 
escavazione per leggerla completamente ed anche per investigare la forma del mo- 
numento. 

Questa escavazione è stata compiuta il giorno 23 del passato febbraio; e si è ritro- 
vata l'intiera cella sepolcrale, su cui doveva essere costruito un grandioso monumento, 
del quale però sopra terra non rimane più traccia. Si rinvennero soltanto pochi avanzi 
dei materiali di fabl)rica sparsi nel terreno. Il luogo dista poco meno di un chilometro 
dalla osteria detta delle Capaiinaccc, tenendo la direzione da est-sud-est ad ovest- 
nord-ovest. 

La cella è assai ampia, e misura m. 6,75 per ogni lato. È costruita in laterizio, 
ed ha il pavimento battuto a musaico tutto bianco. Alla parete di fondo è addos- 
sata una bancliiua alta m. 0,82, larga m. 2,15 e profonda m. 0,65, sulla quale è 
posto un sarcofago di marmo, tutto liscio, e incavato internamente ad ellissi dalla 
parte del capo del defunto. Misura m. 2,07 in larghezza, m. 0,43 in altezza, e m. 0,60 
in profonditìi. Uu lastrone di marmo ne formava il coperchio, che si trovò spezzato 
in più parti: altri due lastroni ne rivestivano i lati tino a terra, e sul davanti era 
poggiata una simile tavola di marmo, larga m. 2,18 ed alta m. 1,15. Questa porta 
incisa a grandi e belle lettere l'iscrizione: 

DlSGENITORIBVS- 
L • PLOTIO • C • F • POL ■ SABINO • 
PRAETORI • SODALI • TITIALI • 
AEDILI • CVR • SEVIRO • EQ^ R • 
QVAESTORI • VRB • TRIB • LATICL • 
LEG • I • MINER • P ■ F • X • VIR ■ 
STL ■ IVDIC ■ HABENTI • QyOQj 

SALVTATION ■ SECVNDAM • 
IMP • ANTONINI • AVG • PlI ■ 
SABINVSPRAETORMAGNARESFORMISPERllT ■ 

L'interno del sarcorfago, mediante la rottura del corperchio, apparve essere stato 
recentemente frugato : ed in fatti le ossa dello scheletro si trovarono scomposte e fram- 
miste alla terra. Niun antico oggetto tornò in luco dallo scavo. 

G. G.\TTI. 



X. OSTIA — Per fiivorire gli studi di restauro architettonico del teatro ostiense, 
intrapresi dagli alunni della Accademia di Francia, la Direzione Generale delle Anti- 
chità ha fatto eseguire due esavazioni, la prima sul prolungamento dell'asse dell' edi- 
ficio, per rintracciare il sito dell'arco maggiore d'ingresso, la seconda sulla estremità 



— 37 — 
orientale del diametro, per determinare la forma e la misura del portico semi- 
circolare. L'uno e l'altro saggio di esplorazione, benché di misura assai modesta, lia dato 
risultati degni di essere presi in considerazione, specialmente se si riferiscono alle notizie 
ed ai disegni pubblicati nelle Notbie del 1881 tav. I, all'epoca della prima sco- 
perta del teatro. 

L'arco principale d'ingresso, corrispondente nel mezzo della parte semicircolare, 
dal quale ha principio l'ambulacro conducente all'orchestra, semlìra essere stato deco- 
rato con rara magnificenza, in occasione del restauro severiano. Vi era infatti un ordine 
architettonico, costituito da colonne di granito bigio, con capitelli di maniera compo- 
sita, mentre in tutta la restante parte del giro vi erano soltanto decorazioni o di stucco, 
di mattone intagliato. Appartengono alla accennata decorazione centrale i seguenti 
marmi, ti'ovati tutti sulla sinistra di chi esce dall'ambulacro. — Colonna di granito 
bigio, spezzata a metà e mancante dell'imoscapo, lunga m. 4,17, larga nel diametro 
m. 0,53. Capitello di buon lavoro severiano, ed assai ben conservato. Architrave di marmo 
lunense, il quale formava sporto sul capitello, come si vede per esempio nell'ordine del 
Foro Transitorio. L'architrave intagliato a triplice listello, misura m. 1,60 X 0,80 X 0,.54. 
Pezzo di cornicione corrispondente, largo m. 1,30X1,25X0,54, intagliato in tutte le 
membrature. 

Nel taglio delle scarpate si veggono apparire molti altri marmi architettonici 
la cui estrazione, in ima prossima campagna di scavo, permetterà di completare l'ar- 
chitettura di questa parte dell' edifizio nei più minuti particolari. Tra i frammenti 
minori scoperti in gran numero, e ordinati lungo le pareti dell'ambulacro, è notevole 
una lastra di marmo lunga m. 0,52 larga 0,15 sulla quale sono incisi di bassorilievo 
e di buona maniera due busti, che credo rappresentare Vulcano ed Apollo. Sopra l'in- 
gresso doveva essere incisa copia della grande iscrizione, a lettere di bronzo, scoperta 
nel 1881 sulla scena del teatro e pubblicata a pag. 114 delle Notisic {C. I. L. Voi. XIV 
n. 114). 

Ne sono state ricuperate fino ad ora poche sigle, scolpite in lastra di marmo 
molto sottile. 

e a 1 S • 1 
a) L. Se]ìliìniìis . Seller US .pius .2ìerii\K\ aug. 



b) ?■) e) '^,';ab (/) 



TER-ii 



\^ 



Lo scavo eseguito sulla estremità orientale del diametro, ostia nel punto dove 
incomincia la cm-va del portico (V. il n. 33 nella tavola I delle Notizie 1881) ha dato 
luogo ad un solo ritrovamento, ma questo è di capitale importanza. Si è quivi sco- 
perto un enorme frammento del prospetto curvilineo, caduto forse dal secondo, forse 
dal terzo ordine, dal quale si conosce ora, per la prima volta, che la fronte stessa 
era tutta costruita in cortina arruolata ed intagliata, a simiglianza dell'anfiteatro 
Castrense, del larario dei Vigili a Monte dei Fiori, e di taluni mausolei della Via Latina. 
Il frammento comprende due terzi di un archivolto, alto 98 centimetri, e costruito 



con mattuiii cuneati messi insieme cou tanta diligenza, che riesce quasi impossibile 
determinare la linea delle commessure. Segue l'architrave alto m. 0,39 le cui tre fasce 
sono divise da golette e bastoni intagliati: il fregio liscio, alto ni. 0,50: e finalmente 
la cornice col gocciolatore sorretto da modiglioni composti ciascuno di quattro mat- 
toni intagliati in costa. Il pilastro dell'ordine, largo m. 0,71, è coronato da capitello 
a foglie di olivo. L'insieme di questa decorazione, caratteristica dell'epoca di Severo 
e Caracalla, è oltremodo armonioso, tanto per la purezza delle linee ai'chitettoniche 
quanto per la tinta della cortina, che è in parte gialla, in parte di un rosso acceso. 

Altra scoperta notevole è quella di una strada parallela all'asse maggiore del 
teatro e del Foro che corre dietro le scholae dei PdUoiies, dei Navicularii lìgnarii, 
dei Measores frumentarli, luoghi delineati nella pianta del 1881 sotto i numeri 18-21. 
Si vede dunque che l'isola di fabbriche, la quale separa la stazione dei vigili dal 
teatro, era divisa in due zone per mezzo di questa strada, il cui pavimento trovasi 
visibile alle due estremità opposte. Misura in larghezza m. 5,50 ed è assai più alta 
del piano dell'orchestra e degli ambulacri. 

Fra i frammenti minori, tornati in luce nel corso dei lavori, si possono notare: 
il bollo Mariniano 489 che porta la data dell'anno 137; ed un altro delle figuline 
Macedouiane con l'impronta della Fortuna. Seguono due frammenti di titoli sepolcrali: 

AE • CALIO 
VS-OLYM 
i • KARISSIA 
I ■ S • E 



K. Laxciam. 




XI. PALESTRINA — Avan:.l di antiche coslncioni scoperti entro 
Vnhltato. 

1. In via di Porta del Sole, demolendosi una scala con terrapieno, addossata 
alla proprietà del sig. Felice Faceiotti, mentre eseguivasi lo sterro per l'allarga- 
mento della via, alla distanza di circa m. 10 dal principio di detta via, si incontrò 
un antico muro dello spessore di m. 3, sporgente m. 2 dalla strada, alto dal piano 
stradale m. 1,80, composto di vari ordini di blocchi squadrati di tufo. Quattro filari 
sono tuttora visibili perchè superiori al livello stradale. 

Addossato al detto muro, dalla parte intema, si trovò un antico muro laterizio 
dello spessore di m. 0,70. 

2. Nel via del Borijo. eseguendosi l'abbattimento di una vecchia casa, costruita 
sull'antico recinto del tempio della Fortuna Primigenia, di opera poligona o ciclo- 
pica, sonosi rinvenuti, al loro posto, varii poligoni che per la apertura e prolunga- 
mento della detta via dal lato sud-est della città dovrebbero essere rimossi, doven- 
dosi portare la strada alla sezione normale di m. 5,20. 

3. Nella piazza Garibaldi, posta di fronta alla cattedrale, cavandosi le terre 



— 39 — 

per la livellazione e successiva costruzione di un podio a forma di piazzetta semi- 
circolare, con due rampe laterali di discesa verso il piano inferiore della piazza, pre- 
cisamente nel posto ove erasi dal Comune progettato di erigere il muro del podio, 
al quale poi doveva addossarsi una fontana o beveratoio, si è rinvenuto un grosso 
muro meglio una larga platea a più ordini di pietre quadre, la quale copre un'area 
di circa 30 m.q. e si eleva di m. 1 sul nuovo livello della piazza. Detta platea ha 
una fronte di m. 5, ed uno spessore di m. 5,50. Lateralmente, sulla destra, si è pure 
rinvenuto un muro di opera quadrata, simile, con paramento integro e ben conservato, 
che intestando alla platea, fornux con essa un angolo di KtO". 

D. Marchetti 



XII. ANZIO — Nuove indagini nell'area della villa imperiale. 

Nel mese di ottobre dello scorso anno, il mare burrascoso avendo fatto cadere 
un pezzo di rupe, in vocabolo Bottaccio, poco dopo oltrepassate le fornaci Sarsina, 
mise allo scoperto alcuni resti di costruzioni laterizie, presso i quali si raccolsero due 
statue marmoree, alte m. 1,20, l'una raffigurante Mercurio, l'altra Venere. 

Le due statue, di lavoro discreto e di corretto disegno, trovansi ora depositate 
nel piano terreno della villa della principessa di Sarsina. 

Il giorno 19 dello scorso novembre cominciarono, per conto dell'amministrazione 
di casa Sarsina, alcune ricerche nell'area della villa imperiale anziate, al promontorio 
àeW'Arco Muto, in terreno vocabolo Batteria, pure di proprietà della casa predetta. 
Le indagini furono dirette dal sig. Luigi Boccanera. A poca distanza dal sito pre- 
scelto per queste nuove investigazioni avvennero le scoperte delle quali è parola nelle 
Notizie del 1889 p. 164. 

Gli scavi, condotti qua e là col semplice scopo di ricercare antichi oggetti, hanno 
messo in luce varie stanze della villa che, e dalla cortina delle pareti e dalla tecnica 
con cui furono composti i mosaici dei pavimenti, debbonsi indubbiamente ritenere 
del tempo di Adriano, il quale, come è noto, restaurò le costruzioni neroniane, in 
Anzio. I mosaici sono pressoché tutti uguali, rappresentano cioè intrecci di ornati e 
vilucchi, su fondo bianco. Nel mosaico di una sala che ha m. 8X8 di superficie, 
negli spazi lasciati dagli ornati e vilucchi predetti, vedonsi tanti piccoli busti fem- 
minili, ornamentali. In altro mosaico, invece dei busti è rappresentato un genio alato, 
con cornucopia nella sinistra e ima verga nella destra, in atto di incedere a dritta. 
Dietro vedesi la figura di un cane in corsa. 11 contorno del mosaico è formato da 
un intreccio ornamentale, che si diparte da alcuni crateri. La camera ove fu rinve- 
nuto questo mosaico, fu ridotta, in tempi posteriori, a proporzioni piìi ristrette, con 
la costruzione di alt:i muri che intersecando il mosaico lo dividono in parti irrego- 
lari e non simmetriche. 

Nuovi saggi praticati in altri punti della villa, hanno fatto conoscere alcune sale 
destinate ad uso balneario, come fu rilevato dalla presenza delle eondotture nelle pa- 
reti, del duplice pavimento con suspensurae, e di un ipocausto. Il mosaico, in queste 
sale balnearie, era semplicemente a grossi tasselli di marmo bianco. 



— to — 

Si è potuto constatare, che la villa ò stata tutta quanta scavata o rovistata nei 
passati secoli, con lo scopo evidente di trarne materiale da costruzione, tanto che 
mentre le stanze conservano ancora intatti i pavimenti a mosaico, ne furono aspor- 
tati i marmi che rivestivano le pareti. 

In un rapporto del prof. Lanciani, in cui si parla di lavori eseguiti nelle due 
prime settimane di questa nuova ricerca, è fatta parola di una lastra marmorea tro- 
vata fuori posto in fondo ad una piscina, ove sono segnate col carbone vario linee 
di cifre numeriche. 

Merita qui essere ricordato che innanzi al grande muragliene neroniano-adria- 
neo, in cui fm-on trovate le statue, ancora al posto, entro le nicchie (cfr. Notizie 1879 
pag. 16, 41, 116) verso la fine del 1887 per l'impeto dei marosi fu messa in luce 
una statua marmorea femminile, che unitamente alle scultm'O rinvenute nel 1879 
trovasi nell'ingresso della villa Sarsina. Ora essendo state in questo luogo medesimo 
eseguite alcune indagini, si riconobbe che il detto nuiraglione altro non era se non 
la parete interna di spazioso porticato, largo circa m. 7, decorato con colonne di 
cipollino, delle quali vari rocchi osservansi a fiore d'acqua. Dalla parte del mare, 
innanzi a detto muragliene, sono stati scoperti alcuni pilastii laterizi, sui quali poggiò 
la volta, oggi tutta franata, e della quale si raccolsero pezzi di finissimo stucco. 

I pochi oggetti recuperati sono i seguenti: — Argento. Anellino semplice. — 
Bron;o. Alcune monete imperiali assai guaste per l'ossidazione. — Fittili. Vasetto 
semplice, della forma di oenochoe. Anfora vinaria, intatta, rinvenuta in una stanzetta 
incavata nel " macco » e prospiciente il mare. — Marmo. Testa alquanto maggiore 
del vero, mutila e assai malconcia. Colonna conservatissima, di giallo brecciato, sca- 
nalata, lunga m. 2,90, del diametro di m. 0,30. È priva di base e di capitello. 
Fu trovata fuori del fabbricato, nascosta in una buca scavata nel vergine, e natural- 
mente destinata ad essere poi asportata. Frammenti vari di statue, pezzi di cornici 
e di lastra per rivestimento. — Stucco. Vari frammenti di stucchi, semplici e lavorati, 
spettanti specialmento alla decorazione delle volte. In un frammento è rappresentato, 
ad alto rilievo, un puttino, di disegno e modellatm-a sorprendente. 

L. Borsari. 



Campania. 

XIII. NAPOLI — Nuove scoperte di. fraiiiìnenU epigrafici greci in 
via della Sellerìa in sezione Pendino. 

•Proseguendosi i lavori di fondazioni nella strada della Selleria si rinvennero sui 
primi del mese di diceml)re scorso, quasi a livello del mare, tra la continuazione 
dell'antica via e l'antica murazione, quindici frammenti di lastre marmoree, con 
iscrizioni greche. Erano confusi tra i materiali del sottosuolo. Eiuniti questi fram- 
menti, undici di essi si connettono fra loro, e presentano gran parte di un'epigrafe, 
che sembra aver rapporto con le altre iscrizioni greche frammentate pure quivi disco- 



— 41 — 

porte. Formano complessivamente l'altezza di m. 0,92, la larghezza di m. 0,55, e la 
lastra ha il costante spessore di m. 0,025. 
Ne presento qui l'apografo ('). 



EPM -IKAHPO 

/ ^ 

/f P A N I A I 



YXnN-rAB 
O I H T • A 
^ O S • * A . 




^ N a,' p I A ìj n n 

T E I M -■XX /À POS - E\n E P X 

K ik A H T I • n d~K 

SEnTIAl-EPMO^IAOS 
!i: Y N a P I A I T E 



O Y A A • A\ pno ^ P -:\ T : ^ rfi 
KflAHTI • TEAE 

*haih\ ■ npo 
A P A\ A no 



Altri quattro frammenti si riconnettono pure tra loro ed offrono: 




Misurano complessivamente m. 0,52 in altezza ; m. 0,54 in larghezza, ed hanno 
lo spessore di m. 0,;'>1. 

F. Colonna. 



(') Gli apografi dell'ispettore cav. Colonna sono stati confrontati coi calchi cartacei. 

6 



— 42 — 

Avansl di antico lastricato scoperti nella via medesima. 

In occasione dei cavi per i nuovi edilìzi che sorgeranno sull'antica via della Sel- 
leria^ in sezione Pendino, è stato scoperto nn lastricato antico di età romana. Tro- 
vasi a sinistra, scendendo verso la via del duomo e nello incrocio tra questa via o 
quella della Selleria. È formato di grossi lastroni rettangolari di pietra calcare, 
molto somigliante al travertino di s. Maria. 

Questi lastroni, disposti come quelli che formano il pavimento del Foro di Pompei, 
hanno quasi tutti la misura di m. 1,15 X 0,70X0,45, e su di essi non scorgesi traccia 
del passaggio di veicoli. Il lastrico occupa, in senso normale alla via del Duomo, 
una lunghezza di circa m. 4. Aveva in un lato un margine alquanto rilevato, e pre- 
senta, nel senso della via suddetta, la larghezza di m. 2,40 a partire dal margine 
indicato. 

Il detto lastricato trovasi anche sotto i muri moderni che reggono il rilevato 

della via del Duomo, muri che erano stati costruiti sui lastroni antichi, e si prolunga 

sotto il lato destro della via medesima, con la differenza però che in questa parte 

i lastroni di travertino sono piìi piccoli e trovausi a circa m. 1,20 di livello più 

basso, cioè quasi in piano della via antica di massi poligonali, scoperta presso il 

vico Fate. 

L. Fulvio. 



XIV. POMPEI — Giornale degli scavi redatto dai soprastanti (cfr. No- 
tizie 1SS9 p. 406). 

dicembre ISSO. 

2 dicembre. Si prosegue il disterro del piano inferiore della casa n. 21 lato 
esterno dell'Is. 2^ Eeg. Vili, e non avviene alcun trovamento di oggetti. 

4 detto. Eseguendosi lo sgembero del materiale risultato dall'apposito scavo ese- 
guito il 18 dello scorso mese (cfr. Notizie 1889 p. 406), nella seconda stanza a si- 
nistra, entrando nel peristilio della casa con l'ingresso nel vico ad est dell'Is. 1°- 
Reg. IX, 4° vano, a contare dall'angolo nord-est dell'isola suddetta, è stato raccolto: — 
Oro. Un anello massiccio di semplicissima struttura, senza alcuna incisione nella parte 
spianata, del peso di gr. otto. — Un orecchino fatto a guisa di spicco d'aglio; del peso 
di gr. due. 

5-8 dotto. Non avveimero rinvenimenti. 

9 detto. Alla presenza di S. A. R. il Principe ereditario di Danimarca è stato ese- 
guito uno scavo nel secondo compreso che trovasi a destra entrando nell'atrio della 
casa n. 10 Is. 3* Reg. V. Ivi sono state raccolte dieci anfore e due colli di anfore 
con le iscrizioni seguenti, giusta gli apografi dell'ispettore prof. A. Sogliano. 

1. In lettere nere e rosse: 2. Col carbone: 

TAVl AXI 

POSTE'VR sotto un manico: II 



— 43 — 

3. lu lettere nere: 4. Collo di anfora, a lett. nere: 



Stl 




\ S R 


A-T-F- 




yp-s 


dall'altro lato, in rosso: 






M • S ■ T 






5. In lett. nere: 


0. In lett. nere: 


7. In lett. sosse: 


MOL 
LA A 


MOL 
CFL 


M • S • T 


8. In lett. nere: 


9. 


Frammento di anfora, in nero: 


? 
LàM 
LLM 




CMA ^> 


accanto, in rosso: ////D 






10. In lettere nere: 


Il 


. In lettere nere: 


v^y^ 




VCR- 


meA 




T • F • A 



12. Epigrafe assai svanita. 

10 detto. Alla presenza di S. M. l'Imperatrice Federico di Germania è stato ese- 
guito l'apposito scavo del compreso retrostante alla bottega n. 13 Isola 3*, Reg. V; 
sono stati raccolti gli oggetti seguenti : — Broiiso. Una marmitta con manico di ferro 
ossidato, ed in cattivo stato di conservazione; fu restaurata anticamente sul fondo. 
È alta m. 0,26. Una conca a due anse laterali, del diametro di m. 0,34. Un uten- 
sile da cucina che doveva servire per cuocere focacce. Estremamente alle sponde esi- 
stono i segni delle maniglie che eranvi attaccate. Diam. m. 0,38. Una patera con ma- 
nico cilindrico baccellato, la cui estremità è formata da una testa di ariete. Diam. 
m. 0,20. Una conca alquanto danneggiata nel fondo e nell'orlo, diam. m. 0,45. Uno spec- 
chio con manico dissaldato e restaurato, avente nel contorno del disco una zona di 
forellini. Altezza, compreso il manico, m. 0,14. Una pinza lunga m. 0,07. — Ferro. 
Una lucerna monolicne, lunga m. 0,11. Un raschiatoio alto m. 0,1.5. Un martello 
da muratore, alto m. 0,20. — Marmo. Un piccolo mortaio con relativo macinello, 
formato a guisa di dito umano, ripiegato; diam. m. 0,15. — Piombo. Due pesi, uno 
dei quali con manico di ferro. 

11-16 detto. Non avvennero scoperte. 

17 detto. Praticandosi lo scavo nel piano inferiore della casa n. 21, Isola 2^ 
Regione Vili, sono state scoperte, negli strati di teri'a, già rimosse in antico, undici 
cassette di bronzo, formate da un fondo rettangolare, che posto orizzontale fa risul- 
tare due facce opposte verticali, parallele, e di iigura trapezoide; da ciascuna delle 
qaali sporge verticalmente una linguetta rettangolare. Le altre due faccie sono ret- 
tangolari e concorrenti; per la mancanza della faccia superiore, vedesi il vuoto in- 
terno. Parrebbero crogiuoli. 



— 44 — 

Cinque monete, e cioè un asse repubblicano, un asse di Augusto, coniato dal 
triunviro monetale Salvius O/ho; un sesterzio di Nerone e due monete imperiali con- 
sunte: — TerracoUa. Una lucerna circolare, monolicne, con una zona di globetti in 
rilievo, che contornano la parte superiore di essa; è leggermente frammentata. 
Diametro m. 0,10. 

18-31 detto. Non avvennero trovameuti. 

Gediiaio 1S90. 

2 gennaio 1890. Seguo lo scavo dei compresi del piano inferiore della casa 
n. 21 Isola 2" Reg. Vili. Niun trovamento. 

3 detto. E stato riattivato lo sgombro del cumulo di terra antica addossato al 
primo sedile che trovasi a sinistra uscendo dalla porta Stabiana. Ivi è stato raccolto: — 
Bronzo. Estremità di un manico di patera, rappresentante una testina di ariete, alta 
m. 0,03. — Cinque monete, che secondo l' esame fattone dall' ispettore degli 
scavi, sono : un asse repubblicano consunto ; due assi di Claudio, uno dei quali con 
la contromarca NCAPR. ; un asse di Germanico e una moneta imperiale consunta. — 
Avorio. Tre stili di dimensioni diverse, due dei quali sono spuntati. Uno spillo 
da toletta. — Yclro. Un balsamario, frammentato tra il coUo ed il labbro, alto m. 0,065. 
Un lacrimatoio, alto m. 0,105. Un frammento di asta cilindrica, la cui superfìcie è 
rigata ad elica, lungo m. 0,057. 

4 detto. Nello scavo sopraccennato è stato raccolto : — Terracotta. Una lucerna 
circolare, con manico ad anello, eh' è frammentato, e ad un luminello. Nella parte 
superiore è rilevata, nel mezzo, la figura dell'Abbondanza assisa in trono, avente nella 
sinistra il cornocopia e nella destra, protesa in basso, una patera. La detta figura 
è circoscritta da una ghirlanda di fiori e foglie. Uiam. m. 0,12. 

10 detto. Nel proseguimento degli scavi è stato trovato, t.avolto fra le macerie 
rovinate anticamente, dal piano superiore in quello inferiore della casa n. 21, Is. 2^* 
Eeg. VIII, lato esterno dell' isola suddetta : — Marmo bigio. Un cippo in forma 
di pilastrino, con cornice modanata nella parte superiore e frammentato inferiormente. 
In una delle sue faccio è scolpita l'epigrafe seguente, giusta la copia dell'ispettore 
prof. Antonio Sogliano ('). 

AA-PR-DD- 

GRATVSCAESAR 

L-MINIST-IVSSV 

QlCOTRI-DVID 

C- ANNI • MARVLI 

D • ALFIDI ■ HYPSAI 

D-VV-ASPP 

M • SERVILIO ■ L ■ AELIO a. 3 e. v. 

COS 



(') Si riferisce al cult" ili Auiriisl", e ]ircseiit.i roviniilc nuove per la serie di 1it"li simili 
perii finora in l'ouipei {cl'r. C. I. L. X. p. lofi). 



— 45 — 

Il cippo ha l'alttìzza massima di m. 0,00 la larghezza massima di m. 0,23. 
Marmo bianco. Un frammento di cornice con lavori di ornamentazione a dentelli 
ed ovoli. — Bronzo. Statuetta alquanto corrosa, che rappresenta la figura di un co- 
lombo alla grandezza naturale: pare, possa aver servito da getto d"acqua, avendo 
sotto la pancia un prolungamento che offre mezzo di congiunzione con qualche con- 
dotto. Ha la coda ed il becco danneggiati. Lunghezza m. 0,33. 

11 detto. Nel porre fino allo sgombro del cumulo di terra antica addossata al 
primo sedile, che trovasi a sinistra uscendo fuori la Porta Stabiana è stato raccolto : — 
Marmo bi(jio. Una columella con la seguente iscrizione, giusta l'apografo dell'ispet- 
tore prof. Sogliano : 

SATVRNINA 
V ■ A ■ XX 

Il detto cumulo è stato rimosso procedendo a strati orizzontali ; ma per meglio 
conoscerne l'interna struttura e composizione non si è mancato di farvi prima un dili- 
gente taglio verticale, il quale ha fatto vedere clnaramento in sezione i vari strati, 
ordinati dall'alto in basso nel seguente modo. 

1" Terra vegetale antica di altezza met. 0,70 

2° Strato di ossa combuste , . . . " 0,07 

3" Calcinacci antichi " 0,80 

4° Calcinacci misti a terra » 0,60 

5° Ossa animali, rottami di anfore e ferrugine , " 0,30 

6" Calcinacci e rottami di anfore » 0,20 

7" Terra mista a calcinacci » 1,00 

14-31 detto. Sospeso lo scavo nell' is. 2=^ Reg. Vili, sono state ripigliate le 
esplorazioni presso la Porta Stabiana. Quivi in tutta la seconda metà del mese non 
avvennero rinvenimenti di oggetti. 



Eegione IV (SAMNIUM ET SABIA'AJ. 

PaeUgni. 

XV. INTRODACQUA — Avanci di coslriesioìti di età primitiva. 

Continuando le mie indagini intorno alle stazioni dei popoli primitivi nell'Abruzzo, 
ho trovato degno di nota quanto segue. 

A levante d'Introdacqua è ima collina chiamata la Plajia, che è all'altezza di 
m. 870 dal livello del mare. Più su comincia la contrada di CivUella, che termina in 
una prominenza quasi circolare, dove con poche interruzioni si vedono ancora gli 
avanzi di mura ciclopiche dell'età primitiva. Il diametro di questa glande prominenza 
circolare, misurato da un geometra del paese, è di m. 74,24. Tutto intorno è un ri- 
pieno della larghezza di m. 8,00 in forma di corona circolare perfetta. Segue inter- 
namento uno spazio leggermente convesso. Un' entrata è ancora visibile a sud. Ha la 



— 4(1 — 

largliozza di m. 1,80. I fianchi della porta sono larghi m. 2,00. Pochi laterizi vi si 
trovaiio sparsi. Notevole mi frammento di ex-voto in forma di testa bovina, raccolto da me 
in qnei dintorni. Nel centro è un cumulo di pietre che hanno servito per grotta o 
capanna di pastori. Probabilmente fu quello il luogo di im pozzo. 

A nord della grande prominenza circolare, ed alla distanza di m. 52, compari- 
scono i resti di altre costruzioni disposte pure a cerchi, e paralleli al ripiano supe- 
riore. Ne è scoperto un tratto dì m. 36,50. 

Non trovo nelle storie patrio nulla che possa portare un poco di luco sopra 
questa scoperta. 

A. De Nino. 



XYI. VILLALAGO — Avanzi di altro recinto di età primitiva riconobbe 
lo stesso ispettore De Nino a Villavecchia, collina nel comune di Villalago, circon- 
dario di Scanno. Ai fianchi di questa collina furono raccolti tegoloni e vasi fittili. 
Secondo le notizie date dai contadini vi si trovarono anche delle monete, senza che 
si sappia a quale et;\ si riferiscono. 



Saììììiium. 

XVII. ISEIINIA — Nulla città di Isernia, in contrada Mercaidìo fu sco- 
perto un grande pavimento di musaico a colori. L'ingegnere degli scavi cav. L. Fulvio, 
mandato sul luogo, riferì trattarsi di opera di disegno geometrico rappresentante 
quadrati a zone rosse verdi e gialle con in mezzo una stella che si distacca da fondo 
nero, ed ha i raggi di rosso giallo e verde. Benché non si tratti di lavoro accurato, 
l'amministrazione comunale ha dato le disposizioni necessarie per tutelare sul posto 
quel pavimento. 



Regione IL (A PULÌ A) 

HìrpììiL 

XYIII. REINO — Scoperte (il a/ìticliilà nel territorio del coni/n/e. 

Reino è piccolo comune molto antico, con popolazione poco oltre di un migliaio 
di persone; ed il suo territorio dalla provincia del Principato Ultra, a cui apparteneva, 
passò con l'intiero mandamento di Colle Sannita a far parte della nuova provin- 
cia di Benevento, costituita per decreto prodittatoriale il 25 ottobre ISfiO, la cui 
circoscrizione e configunr/ione fu .stabilita con decreto luogotenenziale del 17 feb- 
braio 1801. 



— 47 — 

Trovasi segnato in antichi documenti : Regina, Recjim, Hesiao, e Reitw, ed è 
il luogo abitato più prossimo all'antica città di Bebiano o antica Liguria, popolata 
dai Liguri Apuani importati secondo Livio per decreto del senato dal console M. Bebio 
nell'anno 572 di Eoma (C. /. L. IX, pag. 125), e ne dista solo tre chilometri verso 
sud-est. 

Ora nel territorio del suddetto comune di Keino, si sono da molti anni e con 
frequenza verificate scoperte di antichità, delle quali molte sono rimaste sconosciute 
completamente, ed altre furono vagamente riferite. 

Per la maggior parte esse hanno avuto luogo in una collinetta prossima e di 
contro al paese, denominata Gamico Maggiore, nel cui basso scorre il Keinello, affluente 
del Tammaro, che affluente alla sua volta del Calore, va a riversarvisi presso ponte 
Valentino, antica opera romana, 

1. Sulla collinetta denominata CamjiO Maggiore, incontro al paese, in epoca inde- 
teiTuinata, non lontana, sono venuti in luce, e quindi distrutti per lavori agricoli, 
avanzi di opere reticolate e laterizie; parte di antichi edifizì; tombe in tufo, altre in 
pietre ; e confusi con la terra si rinvengono spesso cocci di vasellami, e non di rado 
corniole ed altre pietre incise. 

2. Dallo stesso suolo, il can. d. Giovanni De Nunzio, si ebbe in addietro una 
statuetta di bronzo, che mi disse assai bella, alta piìi un palmo, da lui donata al 
p. Marteux, gesuita, nell'anno 184G. 

3. La pili recente scoperta in Campo Maggiore, è quella di una parte di con- 
dottura formata da grandi fistole plumbee, vendute poi a peso dai coloni. 

4. La detta località e la contigua denominata Campo di Corte, sono ritenute 
le più feraci di antichi oggetti. Infatti, nello scorso anno, in seguito a lavori cam- 
pestri vi si scoprirono alcune tombe in pietra calcare, ricoperte da lastroni pure di 
calcare, avanzi che ancora si osservano rimossi e scomposti. 

5. Poco appresso, in contrada Pagliariszi, nel fondo denominato s. Margano, 
ad un chil. circa dall' abitato, di proprietà del sig. Nicola Tozzi, dissodandosi una 
macchia cedua, si scoprirono altre tombe della stessa pietra e costruzione delle pre- 
cedenti, con pochi vasi fittili, assai rozzi, trovati quasi tutti rotti, o rotti nello scavo. 
I materiali sono ancora riuniti in vari punti del fondo, e sonovi anche frammenti di 
grossi tegoli. Con questa scoperta, le tombe tornate in luce, sono circa duecento. 
In parecchie di esse, si trovarono due scheletri giacenti in direzione opposta. Nel 
mezzo dell'ambito circoscritto dalle tombe, sono comparsi, alla profondità di circa 
metri 2, avanzi di mru-azioni, opera a getto, di un edificio del quale conservasi, al 
posto, la soglia in pietra calcare, che prova l'entrata ad est, e delle misure di m. 2,16 
X 0,75 X 0,32. Grossi parallelepipedi ed altri avanzi architettonici, ancora sul luogo, 
sembrano appartenere a detto edificio. 

Presso di esso, alla profondità di m. 1,50 circa, si scopri una pietra calcare di 
m. 0,55 X 0,35 con la epigrafe seguente : 

Q_- TvTlSVLENVS ■ C • F 

AEM- DIGiTVLVS ■ EX 

TESTAMENTO 



— 48 — 

G. In contrada hca, eseguendosi lavori agricoli si rinvenne un blocco di pietra 
calcare di m. 0,60 X 0,45 X 0,30, presentante nella fronte la testa di un toro, a bas- 
sorilievo, di m. 0,20 di larghezza e m. 0,25 di altezza. Questa pietra ritrovai in una 
stalla in contrada Porta Castello. 

7. Sui primi di ottobre, dello scorso anno, nel bosco Galisie, si scoprirono presso 
un albero dodici assi romani ed un vasettino fittile, rotto in due, rozzo, il tutto alla 
profondità di m. 1,50 circa. Gli assi sono molto guasti per l'ossido. 

8. In contrada Castello, alla via Palmieri, riconobbi, presso una finestra, il fram- 
mento epigrafico: 

///IO- C- F ■ VEL-I/// 

in belle lettere, di m. 0,11. 11 frammento fu danneggiato dai fori per l'inferriata 
della finestra. 

9. Nella via principale del paese, notai all'angolo di un casolare un busto ace- 
falo, di figura togata, forato nel petto per esser stato adibito ad uso di fontana. 

10. A due chil. dall'abitato, nella via che mena a Colle Sannila, in contrada 
s. Elia, nel fondo rustico omonimo, proprietà dei fratelli Verzino, sul limitare della 
strada, mi fu detto esistere ima pietra iscritta, posta al parapetto di una vasca di 
fontana. Non la potei vedere, essendo ricoperta da calce e pietre. 

ILA circa m. 100 da detta vasca, in altro fondo di proprietà Verzino, mi fu 
detto essersi scoperta l'epigrafe a Q. Petronio Januario (C. /. L. IX, n. 1481), la quale 
rimasta conservata presso il proprietario del fondo fino a poco tempo fa, venne poi 
miseramente usata come materiale di nuove fabbriche. 

F. Colonna. 



SARDIXIA. 



XIX. BUONANAIK^) — Nume colonne nùlllarie dell'antica via àa 
Portotorres a Cagliari. 

Riferì il R. Commissario comm. F. Vivanet, che ' nello scorso anno, mentre dal 
proprietario sig. Salvatore Musoni, si scavava per ottenere del pietrame in im fondo 
chiamato Scala Carnigas, posto a levante del comune di Buonanaro (provincia di 
Sassari, circondario di Alghero) ed alla distanza di circa due chilometri dall'abitato, 
si scoprirono tre macigni con epigrafi. Due pifi piccoli, sono di forma conica alquanto 
depressa; l'altro più grande è di forma cilindrica ed ha un rozzo basamento. 

Sono di calcare siliceo di facile corrosione. Il segretario del comune, sig. Bac- 
chisio Canu, potè copiarne una, ritenendo l'altra poco leggibile, e l'ultima di asso- 
lutamente disperata lettura». Avendolo il R. Commissario pregato di trasmettere i 
calchi si accorse che realmente la terza era di impossibile lettura, non così le 
altre due. Di qur.-te mandò gli apografi, la cui lezione fu confrontata sulle impronte 
cartacee. 



— 49 — 
Nella prima, per quanto desumesi dai calchi, si legge: 

M P XXXIII 

IMP • CAE?>IIII/III 

IIIIIIIIIIIIIIHIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII 

lllllll/l?iy^ ■ FELIX • AVG 
PONT • MAX • TRIB • FOT • P P COS 
PROC • E///////////////////////////// 
NOBILISSIMO • CAES -PRIN 
CIPI • IVVENTVTIS ■ VIAM 
^■^ QVE-DVCIT'ATVRREVSQVE 

KARALIS • VETVSTATEM 
CORRVPTAM- RESTITVIT 
CVRANTE • P • AELIO 
VALENTE 

PROCVRATORE 
S V O 

E tó V 

Osservò il prof. Vivanet che il procuratore P. Aelio Valeute è memorato nella 
lapide milliaria della via Nora-Billam scoperta a Nuraccheddus (Notizie 1885 p. 92) 
e nell'altra della via Caralibus-Olbiam rinvenuta nella località Sbrangatu {Notlsie 
1888 p. 563 n. 8). E poiché queste lapidi si riferiscono all'imp. M. Giulio Filippo 
ed al suo figlio omonimo, pare fuor di dubbio che il nome di queste persone impe- 
riali fosse stato inciso nella parte della nostra lapide in cui si fece l'abrasione. 

La seconda iscrizione reca: 

M P XXXIII 
IMP • CAES • M • AVRELIO 
CLAVDlO- MAXIM//// 
FELICMNVICTO-AVG////// 
MAX -IMP -Il CONS///////// 
P P PROCONS/////////////// 
CVRANTE L-SEPTIMIO 
LEONI ICO E • V PROC//// 

SARDI//////// 

Si riferisce all'impero di Claudio Gotico (209, 270 e. v.), e pare ci mostri un nome 
nuovo nella serie dei governatori dell'isola. 

I due monumenti sono ora custoditi nella casa comunale di Buonanaro. 

P. Vivanet. 
Koma 16 marzo 1890. 

11 Direttore gen. delle Autidiità e Belle aiti 
FlORELLI 



NOTIZIE DEGLI SCAVI 



MARZO 



Regione X (VENETI A). 

L SCHIAVONIA (frazione del conmue di Este) — Di una stele con 
iscruione eiiganea. 

Dopo la seconda metà di marzo, in Schiavonia, frazione del comvme di Este, 
mi venne fatto di scoprire, confuso tra le rozze pietre terminali che dividono il sa- 
grato della chiesa parrocchiale dalle due strade attigue di Este e Monselice, un no- 
tevole monumento preromano. Consiste in un cippo di durissima trachite dei colli 
euganei, intagliato con sufiìciente regolarità, a forma di piramide tronca, fornito di 
base zoccolo appena disgrossato. È alto m. 0,98, largo alla sommità m. 0,175, ed 
alla base m. 0,385. 

Sopra una delle quattro faccio è una zona iscritta in caratteri euganei, racchiusa 
da quattro linee incise, di cui le due più lunghe sono tra loro distanti al basso 
mm. 54, in cima mm. 45. 

Rinvennesi il detto cippo infisso verticalmente nel terreno per la profondità di 
m. 0,490 circa, appiè del platano che ombreggia il sagrato. Tale collocazione mi 
fece in principio credere che quello fosse stato il sito originario del monumento ; 
per cui feci approfondare la fossa fino a m. 1,80 dal piano, ed allargarla quanto 
me lo permettevano l'albero suddetto e la strada vicina. Mi animava la speranza 
di rinvenirvi qualche tomba ricca di suppellettile, come mi accadde altra volta. Ma 
non si trovò altro che terreno siliceo di alluvione, senza reliquia veruna dell'umana 
industria. 

Eaccolte allora informazioni dai più vecchi abitanti del villaggio, seppi che il 
cippo fu lì trasportato lino dai primordi del nostro secolo, e tolto da una località 

7 




vicina, della quale nondimeno non 
vi fu alcuno che mi sapesse dare 
notizie precise. Per alcune traccie 
visibili di calce, che riscontrai, par- 
ticolarmente nella cavità delle let- 
tere e delle linee, desumo che il 
monumento prima di essere stato 
collocato ove lo riconobbi, fosse stato 
adoperato come semplice materiale 
di fabbrica. 

È certo per altro che esso ap- 
partiene al territorio atestino ; pe- 
rocché presenta i medesimi caratteri 
delle altre stele euganee, conservate 
nel museo nazionale di Este, e in 
quelle che sono nella raccolta del 
Cataio e nel museo di Padova. Anzi 
per la precisione e disposizione delle 
lettere, non esiterei punto ad anno- 
verare questa piramidetta tra le la- 
pidi scritte della più avanzata ci- 
viltà euganea, e ritenerla contempo- 
ranea a quelle del fondo Baratela 
illustrate dal prof. Ghii-ardini (cf. No- 
iisie 1888, p. 313 sg.). 

Il monumento, di cui qui si 
riproduce il disegno, fu trasportato 
nella raccolta pubblica di Este. 

A. Prosdocimi. 



Regione XI (TRANSPADANA). 



IL BREMBATE-SOTTO — Nuove scoperte nel sepolcreto preromano 
presso la via proolnciale. 

Trasmetto la relazione sulle nuove scoperte di Brcmbate-Sotto avvenute nel 
maggio dello scorso anno, in seguito agli scavi fatti eseguire dalla rappresen- 
tanza provinciale dopo i trovamenti di non comune pregio, che si ebbero nei lavori 
per la costruzione della strada da Osio a Trozze, pre=;so P>rembate. nel fondo afhttato 



al sig. Moretti dall'Istituto di Benoglio, secondo fu esposto nelle Noluie 1888, 
p. 073 sg. 

Incaricato della esecuzione o sorveglianza della nuova esplorazione fu l'egregio 
ing. Giuseppe Nievo, sotto la guida dello scrivente. 

In tutta la zona esplorata, la sezione del terreno era così costituita : sotto uno 
strato di terreno vegetale, variante dai cent. 25 ai 35, trovasi uno strato di terreno 
alluvionale di un'altezza media di m. 0,80, ed inferiormente sabbia vergine. In gene- 
rale le tombe si incontravano poste sopra lo stivato sabbioso. Va notata però la circo- 
stanza, che il sepolcreto occupa una stretta zona intertiuviatile, molto elevata, facil- 
mente atta ad essere difesa, e quindi preferita sempre, quale stanza, dalle anticbo 
tribù ; inoltre qui, come altrove, massime nell'alta Italia, lo strato archeologico è 
interamente monocrono. Negativi infatti riuscirono i saggi di scavo operati a qnalche 
profondità anche nello strato inferiore sabbioso. 

Tomba I. 

A m. 11 dallo stradello, a m. 1,00 dal ciglio della nuova strada provinciale, 
e a m. 0,75 circa dal livello di campagna : 

1. Piccolo ossuario fittile, a foggia di cono capovolto, fatto al tornio, rossastro alla 
superficie, grigio ancora nell'interno del suo spessore, per imperfetta cottura. È di pasta 
granulosa, con orifizio a gola stretta ed orli volti in fuori, ornato nel corpo da tre 
cordoni equidistanti in tutto il senso dell'altezza e paralleli al piano della sua base ; 
alt. m. 0,16, diametro superiore m. 0,08, circonferenza massima m. 0,50, diametro 
inferiore m. 0,06. 

2. Tra le ossa cremate conteneva i seguenti bronzi : 

3. Fibula a sanguisuga, di media grossezza, rotta in cinque pezzi. 

4. Metà superiore di una piccola pinzetta. Di tali oggetti si ebbero eguali in 
provincia nostra mediante gli scavi di Zanica e Verdello, come vedesi nella raccolta 
donata dal conte Sozzi, presso la biblioteca di Bergamo. Se ne rinvennero anche nella 
stazione preromana di Breonio Veronese, illustrata dal eh. De Stefani. 

5. Asticciuola spirale da catenella-pendaglio. A causa dell'ossido rimane aderente 
alla pinzetta, ad un pezzo della stafi'a della fibula precedente e ad alcune ossa. 

6. Pezzo di pendaglio in grossa piastra, ornata superiormente da quattro circo- 
letti a stampa, ed inferiormente da una fila parallela di quattro fori circolari : alt. 
m. 0,02, larg. m. 0,03. 

7. Frammento a forma di anello schiacciato per metà e somigliante ai così detti 
passanti con cui formavansi gli ardiglioni nelle stafte. 

8. Mezzo aiielletto di filo piano e convesso all'esterno. 

9. Vari frammenti fittili che appartengono a non meno di cinque piccoli recipienti 
fatti al tornio. Pel modo con cui furono spezzati non è possibile ricomporli, ma pare 
fossero stati in tutto simili ai vasetti e scodelle con sottopiede anulare, dei quali si 
dirà in seguito. 

Tomba IL 

10. A metri 14 dalla stradella, e m. 1,50 dal ciglio della nuova strada provin- 
ciale, pure alla profondità di m. 0,70, si trovò in posizione obliqua im altro ossuario 



fittile a foggia di cono capovolto come il precedente, ma cordonato, senza interruzione 
dalla gola, fin i)oco sotto la metà dell'altezza. Alt. m. 0,21, diam. inf. m. 0,08, id. alla 
bocca m. 0,11, circonf. massima, m. 0,60. Si potò ricomporre quasi intieramente. 
Dissi nella mia prima relazione sulle scoperte di Brembate-Sotto, come tal genere di 
vasi trovi raffronto più specialmente negli ossuarii fittili del 111° periodo atestino. 

11. In mezzo alle ossa cremate conteneva i seguenti bronzi: 

12. Frammenti del corpo di grossa fibula a sanguisuga. 

13. Staffa non intera di detta fibula. 

14. Porzione del corpo di piccola fibula a sanguisuga. 

15. Anello quasi intero, in due pezzi, formato di grossa asta a sezione ellittica, 
ornata da lineette graffite; diam. m. 0,10. 

16. Armilla formata di asticciuola in 5 pezzi piatta e liscia; diam. m. 0,08. 

17. Due pezzi di armilla ad asta cilindrica, i quali non è improbabile che sieno 
le estremità dell'armilla precedente; diam. m. 0,08. 

18. Anello da dito, coU'asta a sezione ellittica; diam. m. 0,01. 

19. Anellino da pendaglio; diam. m. 0,02. 

20-22. Tre secchiolini toudi e forati, da pendaglio, contenenti pezzetti di carbone 
del rogo. Due hanno l'ansa staccata. Come è noto, questo genere di pendagli è carat- 
teristico nel terzo periodo della prima età del ferro, e se ne trovarono anche a Zanica 
e Verdello, come vedesi nella raccolta Sozzi. 

23. Pendaglio a forma di stivalino, alto m. 0,03. Manca parte dell'appiccagnolo. 
Oggetti simili non sono troppo frequenti: se ne trovarono a Zanica (raccolta Sozzi), nelle 
tombe sincrone alla nostra di Civiglio nel Comasco {Notizie 1878, p. 328), di Meclo, 
Dercolo, Sangeno e Cavedine in Val d'Adige superiore (cf. De Campi, // sei)olcreto 
di Meclo nella Nannia p. 25, tav. II, n. 7), negli scavi Benacci a Bologna ed uno in 
cotto presso Cimia. 

24. Frammento di scodelletta fittile, rossastra, col sottofondo anulare, fatto al 
tornio e di forma comune. Dalla posizione che aveva rispetto all'urna-ossuario si deduce 
che le abbia servito di coperchio. 

25-30. Frammenti di circa 6 vasetti accessori, simili a qualli estratti dalle tombe 
che descriveremo in seguito. Un coccio in pasta granulosa assai rozza, presenta alla 
superficie la bugna caratteiistica delle figuline arcaiche. E di tale qualità, rimangono 
tra i 6 predetti, i frammenti di due vasetti rossastri (di cui uno in parte annerito 
all'esterno) assai probabilmente ansati, perchè abbiamo tre piccole anse di ugual pasta 
e cottura. 

Tomba III. 

A m. 4,30 dalla tomba precedente, alla stessa distanza dal ciglio della via pro- 
vinciale, e a m. 1,10 dal piano di campagna: 

31. Olla fittile, fatta al tornio, rossastra all'esterno, di imperfetta cottm-a all'in- 
terno, quasi come la precedente ; alta m. 0,25, diam. m. 0,16. È rotta da un lato nel senso 
dell'altezza. L'orlo della bocca, pochissimo rientrante, consisto in sempUce grosso 
cordone. 

32. Conteneva le sole ossa della cremazione. Vicino ad essa si rinvennero: 

33. 34. Due ciotolette simili alla già notata, in frantumi. Attesa la larga bocca 



deirimia-ossuano dovrebbesi escludere che ima delle ciotole predette le abbia servito 
■di coperchio. Forse si saranno serviti di alcun grosso ciottolo fluviale, di cui è sparso 
tutto il terreno; ciò che riscontreremo appunto in altre tombe. 

Tomba IV. 

Alla distanza di m. 12 dalla stradella, a m. 2,00 dal ciglio della provinciale, 
ed a m. 0,70 di profondità : 

35. Vaso ossuario, fittile, piti piccolo delle- lu'ne già descritte, della forma di 
tronco di cono capovolto. Neil' estrarlo si ruppe, e fu perduto quasi interamente, meno 
una parte dell'orlo, il quale presenterebbe un diam. di circa m. 0,09. Oltre le ossa 
della cremazione, conteneva i seguenti bronzi: 

36. Corpo di fibula a sanguisuga, di piccola dimensione, ornata alle sue estremità 
di righe trasversali. 

37. Anelletto massiccio, a sezione emisferica, ornato da righe parallele. Deve 
aver servito piuttosto da pendaglio, anzi che da passante alla staffa di grossa fibula. 

38. Specie di gomitolo formato da sottile filo ravvolto a giri concentrici; 
diam. m. 0,02. Nel suo centro sono piccoli pezzi di carbone del rogo. 

39. Vasettino fittile, fatto al tornio, restituito da me nella sua parte inferiore. 
È di colore rossastro nell'interno, e bruno chiaro alla superficie esterna. La parte sal- 
vata, a forma di ti'onco di cono rovesciato, alt. m. 0,05, ha il diam. maggiore di m. 0,035 
e del fondo m. 0,025. È ornato da sei doppi cerchietti concentrici (occhi di dado), 
stampati triangolarmente su tre linee. La parte mancante consisteva in altro tronco 
di cono rovescio, sviluppantesi dal primo, cosi da dare al vaso l'aspetto di calice. 
Questo superiore poi, era tutto decoiato all'esterno da piccoli cordoni rilevati, come 
quelli delle urne fittili e di bronzo. Somiglianti a questo ed a altri molti del nostro 
sepolcreto, provennero dal sepolcreto comasco di Civiglio {Rivista archeologica di 
Como n. 7, 8, tav. I, fig. 4; Notizie 1878, p. 326 e sg.) e dalla tomba n. 57 della 
Certosa di Bologna (Zannoni Scavi della Certosa, tav. XXXII, n. 8). 

40. 41. Altri due calici a base piatta come il precedente, ma di dimensioni mag- 
giori; uno ha nel fondo un diam. di m. 0,04. Sono troppo frantumati e mancanti 
perchè se ne possa tentare una ricomposizione. 

42. Frammenti di tazza fittile, di pasta sottile, ornata alla bocca da un semplice 
cordoncino. Non dovrebbe aver avuto un diam. maggiore di m. 0,08. 

43. Porzione dell'orlo superiore di altra tazza fittile, di pasta eguale alla precedente, 
ma di forma più elegante. Anche questa non può aver avuto un diam. maggiore di 
m. 0,07. 

44. Parte dell'orlo di una scodelletta giallastra, come al n. 24. 

Tomba V. 

Era a m, 16 dalla stradella, a m. 2,50 dal ciglio della strada provinciale, a m. 0,80 
di profondità, ed era contornata da parecchi grossi ciottoli fluviali. Conteneva : 

45. Vaso ossuario fittile di pasta rozza, irregolarmente nerastra al di fuori, ros- 
sastra all'interno. É di forma quasi cilindrica, con un diam. di m. 0,10 alla bocca 
ed un'altezza di circa m. 0,15. Cou difficoltà non poca si potè restaurare in parte. 



— 56 — 

46. Porzione di altro vaso come il precedente, ma di colore rossastro anche al- 
l'esterno, di forma ovale, e con l'ansa caratteristica a semicerchio verticale, attaccata- 
poco più in su della metà dell'altezza, la quale non dovrebbe essere stata maggiore 
di m. 0,16, con un diametro alla bocca di circa m. 0,08. 

47, 48. Due scodellette fittili, di cui una intera e simile ai u. 24; diam. alla 
bocca m. 0,014, alt. m. 0,05; e l'altra in frammenti non ricostruibili, ed a bacino 
esternamente sagomato. Nel giornale dello scavo è detto, che stavano entrambe, per 
circa m. 0,12 di distanza, ai lati dell'ossuario sopra citato. Di ciotole simigliauti nella 
forma a queste e ad altre nostre, se ne trovarono nella necropoli felsinea della Cer- 
tosa (cf. Zannoni o. e. tav. CXII, n. 2), sebbene di pasta e fattura un po' più rozze, 
ed anche negli scavi presso Forlì, illustrati ultimamente dal eh. A. Santarelli ( Scavi 
di una stazione preromana presso Forlì p. 28, tav. II, fig. 2, 4). 

49. Frammenti non ricostruibili di un vasetto appartenente al genere dei fittili 
descritti ai num. 39-41. 

50. Pezzetti di altro vaso, in pasta scura, non depurata e mal cotta. 

Tomba VI. 

A m. 16 dallo stradello, a 2,70 dal ciglio della strada provinciale, e a m. 1,10 
di profondità : 

Scodelline e vasetti fittili fatti al tornio, agglomerati insieme e contenenti, oltre 
la solita materia grassa e nera, anche due chiodi. Vennero tutti estratti in minuti 
pezzi ; ed ecco quanto ho potuto constatare in seguito al restauro che ne volli tentare. 

51-54. Quattro vasetti a calice cordonato, come quelli ai n. 40, 41 : diam. dei 
rispettivi fondi mill. 27, 28 e 32. Eestaurati in parte. 

55. Vasetto elegantissimo di pasta rossastra e sottile, verniciata di nero lucido. 
Ha la forma identica ai precedenti, salvo che, invece della base piatta, ha piede ad 
imbuto, orlato da risvolto; talché assomiglia molto al boechetto dei grossi strumenti 
musicali di ottone. 

56. Scodella rossastra molto elegante, con orlo volto in fuori (alt. m. 0,02) 
costituito da listello ornato da due cordoni, il quale forma angolo ottuso mistilineo 
coU'arco del bacinetto; diam. superiore m. 0,10. È stata restaurata in gran parte. 

57. Frammenti di due altre simili, una delle quali però in pasta più scura. 

58. Chiodo rituale in ferro, ad asta quadrangolare senza capocchia, lungo m. 0,11. 

59. Altro simile più corto e più sottile, lungo m. 0,07. 
CO. Due frammenti di altro chiodo simile. 

A m. 0,40 dal detto gruppo di vasi, apparve l'xu-na principale, meno profonda 
però di m. 0,20, la quale mentre si tentava di estrarla, andò in pezzi. 

CI. Essa dopo essere stata da me in gran parte ricostruita, mostrasi, salvo le 
dimensioni maggiori, simile a quelle dei num. 45 e 46, così per il colore esterno, come per 
l'ansa verticale e la quasi ovalità della forma; alt. m. 0,19, diam. superiore m. 0,11. 
Non voglio omettere che nell'esterno, all'altezza dell'ausa, si veggono tre rozzi segni 
equidistanti e paralleli all'ansa stessa, impressi a creta molle. 

62. Il vaso n. 61, oltre le ossa cremate, conteneva i seguenti bronzi ed altri 
oggetti : 



0/ — 

63. Frammenti dì \m gran vaso, con molta parvenza di rame, rotto intenzional- 
mente nell'atto della inumazione. Ne rimane ben conservata una sezione dell'orlo. 
Si mostra uno spessore irregolare nei varii frammenti, e sembra cbe l'utensile appar- 
tenesse al genere delle lagene. Il listello verticale dell'orlo, alto m. 0,01, è ornato 
a stampo da due giii paralleli di ovoletti assai piccoli ; il superiore è dei soliti doppi 
cerchiolini concentrici, l'altro appena visibile a causa dell'ossidazione. Il vaso poteva avere 
il diam. della bocca di m. 0,24 circa. Dagli scavi di Verdello venne fuori una grossa 
ansa (ora nella raccolta Sozzi), che deve pure aver appartenuto ad un vaso di notevoli 
dimensioni, come il descritto. 

64. Un piccolo frammento di questo vaso, ha tuttora aderente per l'ossido un 
pezzetto di bronzo, che ha la forma di quei serpentelli, assai probabilmente rituali 
essi pure, come i chiodi nelle tombe, di cui avi-emo occasione di occuparci in seguito. 
Nelle necropoli dell'Italia superiore che appartengono a questo periodo, a me non è 
occorso ancora di trovare un altro vaso simile al nostro. 

65. Pochi frammenti di altro vaso, più piccolo, dai quali si può dedurre solo che il 
recipiente aveva probabilmente un diam. non minore di circa m. 0,06, e che all'orlo 
era piu-e ornato da una fila di cerchiolini a stampo. Un frammento, che pure sembra 
aver appartenuto alla zona centrale di questo vaso e non al precedente, ha ancora le 
due file parallele, ma più vicine tra loro, di ovoletti e cerchiolini ; se non che da 
ogni due di questi discende una palmetta della forma ovale, tanto caratteristica anche 
nelle ceramiche sincrone e posteriori. Più sotto vedesi altro cerchietto più largo 
a bulino. 

66. 67. Due grossi anelli di ferro, uno dei quali mancante di piccola porzione; 
diam. m. 0,06. 

68. Fermaglio triangolare, forse per cinturone, formato da grossa lamina in ferro, 
traforata, in modo che i cinque fori sono disposti triangolarmente su tre linee col foro 
del eentro verso il gancio. Analogo a questo nosti-o ne diede il sepolcro 318 della 
Certosa di Bologna (cf. Zannoni o. e. tav. CVII, n. 3). Aderiscono per l'ossido due 
gusci di piccola conchiglia bivalva. 

69. Grossa fibula serpeggiante, a drago, senza ardiglione. Eeca infilato e fisso 
nell'arco, un dischetto di lamina, largo m. 0,03. Anche questo genere di fibula è 
comune in tutti i trovamenti della P età del ferro. Uguali ne dettero pure gli scavi 
di Verdello, di Breonio Veronese (cf. De Stefani negli Atti dell' Ist. Veneto voi. VII 
S. V, dis. X, tav. XII, fig. 1). 

70. Due dischi di lamina, con perno cilindi-ico nel loro mezzo. Stanno per l'os- 
sidazione siffattamente aderenti l'un all'altro, da sembrare im corpo solo. Dovrebbero 
aver fatto parte di una o più fibule come la precedente; diam. dei dischi m. 0,04 
e m. 0,03. 

71. Fibula del tipo Certosa, priva della spirale e dell'ardiglione ; lunga m. 0,07. 
Se ne ebbero dagli scavi di Zanica e Verdello. 

72. Bottone emisferico, diam. m. 0,02. 

73. Frammenti vari metallici, conglomc.uti dall'ossido. 



— 58 — 

Tomba VII. 

74. A soli m. U,60 di distanza dal vaso cinerario n. 61, ed alla stessa profon- 
dità, ne apparve un altro uguale, ma di colore rossastro anche al di fuori. Fu estratto 
a pezzi e non interamente, cosicché non mi fu dato di ricomporlo che in minima parte. 
Rilevai tuttavia che alla hocca deve aver avuto un diametro di m. 0,13. Se eranvi 
dentro delle ossa, queste o non furono raccolte o vennero confuse con quelle del vaso GÌ. 
Col predetto vaso si estrassero i seguenti bronzi : 

75. Molti frammenti di sottile lamina liscia, spettanti certo ad un vaso di non 
grandi dimensioni, probabilmente analogo per tecnica e forma alle cisto in bronzo, di 
cui diremo più avanti. 

76. Pochi frammenti pure di sottile lamina, l^attuta a martello e cordonata a 
sbalzo. Siccome però i cordoni mostrano di non aver ornato, per tutta l'altezza, il 
vaso, così potrebbe anche darsi che questi frammenti abbiano essi pm-e fatto parte 
del vaso precedente. Circa la cordonatura, devesi notare, che nei nostri frammenti appa- 
risce piuttosto spaziata e rada. 

77. Pochi frammenti di grossa lamina, contorti dal fuoco e rotti intenzionalmente 
nell'atto dell'inumazione. Pare che avessero appartenuto all'orlo di un elegante vaso. 
Sono ornati da tre fasci contigui e paralleli di linee orizzontali profondamente incise; 
alt. m. 0,02. 

78. Frammenti di asticciuola a sezione piano-convessa, forniti di fori per cui 
passano dei chiodetti pure in bronzo; larg. dell'asta m. 0,008, lung. massima dei 
chiodi, m. 0,02. Dovrebbero aver fatto parte di qualche mobile in legno, od altro. 
Nel qual caso, non escluderei la probabilità che allo stesso scopo abbiano servito 
anche i frammenti segnati nel numero precedente. 

79. Pezzo dell'arco di una fibula del tipo Certosa. 

80. Scodelliua fusa e liscia, recante nell'interno del fondo i resti di uu cilin- 
dretto di sottile lamina, il quale probabilmente ne formava il manico, in modo da 
lasciar supporre che il nostro oggetto somigliasse ad una specie di simpuliiìn: diam. 
m. 0,05, alt. m. 0,18, diam. del cilindro m. 0,05. 

81. Estremità, inferiore di una grande fibula che avrebbe potuto essere tanto ser- 
peggiante che a sanguisuga, perchè termina, come quelle, a bottone imbutiforme. 
Le aderiscono per l'ossido alcuni pezzi calcinati della cremazione. 

82. Coppa fittile, alta circa m. 0,13, bella per l'eleganza severa della forma. 
È di pasta giallastra, ben cotta e lavorata al tornio. Sventuratamente mi fu portata 
in pezzi, i quali vennero però da me rimessi insieme. Essa consta di alto piede ad 
imbuto capovolto, esternamente ed alla base, per ima zona di mill. 15, ornato da 
tre grossi e contigui cordoni a forte rilievo; quindi della bacinella emisferica svilup- 
pantesi dall'imbuto, su cui aderisce con una specie di sottopiede anulare. La bacinella 
termina poi con una gola rientrante ed orlo espanso, analogamente alle ciste fittili. 
Vi è infine un cercine attaccato orizzontalmente alla radice della gola, ed ornato nello 
spessore dell'orlo, da tre giri di cordoni contigui e molto rilevati. Altezza del piede 
m. 0,05; diametro alla base m. 0,07; circonf. minima m. 0,13. Alt. della bacinella 
m. 0,07, (liaiii. alla bocca m. (i,ll. Nella necropoli atestina, come in quelle sincrone di 



Bologna e d'altrove, od anclie in necropoli più arcaiche, si ebbero numerose coppe 
fittili ad alto piede, conico, vuoto nell'interno, le quali presentano una forma che 
nell'insieme si può raffrontare con quella del nostro vaso, salvo però le particolarità del 
cercine o labbro maggiore della coppa. 

A pochi centimetri di distanza dal vaso n. 74, si incontrò un secondo agglome- 
ramento di fittili minori, i quali, dai frantumi incompleti, risultarono essere : 

83. Piede cilindrico cordonato, che si espande alla sua base a largo imbuto ca- 
povolto. È di pasta grossa bruno giallastra, lavorata al tornio : alt. m. 0,09, diam. 
dell'imbuto m. 0,10, diam. sup. del cilindro m. 0,05. Dovrebbe aver servito da 
piede ad una coppa a due labbra ; ma di dimensioni assai maggiori di quella già 
descritta al n. 82. 

84. Porzione del tronco superiore, cordonato, di un calice, a due coni rovesci, 
come quelli sotto i n. 40, 41. È di pasta sottile, ben cotta e lucidata in colore scuro; 
diam. alla bocca m. 0,08. 

85. Frammenti, non ricostruibili, di altri due calici uguali a quello del n. 84, 
tranne le dimensioni. Due dei pezzi recano impressi i soliti occhi di. dado. 

86. Cinque frammenti di scodella (?) in pasta fina rossastra, tre dei quali con 
resti di ansa. 

87. Alcuni fr'ammenti fittili, simili per impasto ai precedenti, cioè di pasta an- 
nerita così grossa e rozza (spessore m. 0,01) da sembrar parte di un dolio. 

88. Pezzo di sottile lastra di arenaria quarzosa, il quale reca talune semplici 
solcatm-e ornamentali. 

89. Arnese di bronzo fuso, avente forma di piccolo bicchiere, a base piatta, al- 
quanto pili larga del cilindx-o sovrapposto, colla bocca ad orlo leggermente rientrante : 
diam. della base mill. 41; circonf. massima del cilindro alla sua base m. 0,10; 
diam. alla bocca m. 0,03, spessore della lamina m. 0,03. Non saprei definire l'uso di 
tale oggetto, come mi è oscuro quello della scodellina segnata al n. 80. 

« Anche attorno a questa tomba, eravi una quantità di grossi ciottoli, di cui non 
si potè rilevare la disposizione, per essersi probabilmente smossi e sconnessi dalla 
loro primitiva posizione '. Così nel giornale degli scavi, redatto dal soprastante 
ing. Giuseppe Nievo, il quale però, causa la vininanza, di queste due tombe, ne ha 
fatta una sola. 

Tomba Vili. 

Alla distanza di m. 22 della stradella ed a m. 1,40 dal ciglio della provinciale, 
apparve prima una specie di circuito in grossi ciottoli, che giungeva sino a m. 0,40 
dal piano di campagna. In mezzo a questi, a m. 1,10 di profondità, stavano parecchi 
vasetti di forme diverse, ed alcuni bastoncini fittili quasi cilincfrici, sporgenti dalla 
terra, cioè : 

90. Scodella fittile rossastra, come i n. 24 e 47. Potei ricostrufrla intera : 
diam. m. 0,14, alt. m. 0,05. 

91. Altra simile, diam. m. 0,13, alt. m. 0,05. Fu ricostruita quasi interamente. 

92. Scodella rossastra frammentata, di forma come quella segnata al n. 56, con 
la differenza che invece di essere cordonata nel listello o collarino dell'orlo, lo è nel 



— GO — 
bacinetto, che risulta anzi affatto coperto da cordoncini concentrici e contigui; 
diam. m. 0,11. 

93. Scodella frammentata, come quella segnata al n. 48, e di pasta color rosso ; 
diam. m. 0,12; alt. m. 0,05. 

94. Orlo, in parte ricostituito, di scodella, simile a quella del n. 93, di pasta 
rossastra, annerita irregolarmente all'esterno; diam. m. 0,14. 

9.5. Scodellino di pasta fina, rossastra, con resti di vernice che assomiglia a quella 
dei fittili aretini. È rotto nel collarino anulare del sottopiede, mentre nell'interno del 
fondo presenta una scheggiatura nella cui impronta si connette perfettamente uni astic- 
ciuola fìttile (ora staccata), quasi cilindrica, che nella sua opposta estremità si allarga 
im po' più ad orli irregolari, come se anche da quel lato fosse stata impernata con 
altro eguale piattellino. Nel suo insieme non saprei assomigliare meglio lo strano 
oggetto che ne risulterebbe, se non ad una singolare specie di fusaiuola a due capoc- 
chie scodellate. Diam. del piattino m. 0.05 ; altezza attuale m. 0,02, lung. del cilindro 
m. 0,07 ; circonf. m. 0,05. 

96. Scodellino come il precedente : diam. m. 0,05, alt. m. 0,02 ; lung. del 
cilindro m. 0,07 ; circonf. m. 0,05. 

97. Scodellino come il precedente, diam. m. 0,0."'.; alt. m. 0,02, lung. del ci- 
lindro m. 0,08, circonf. m. 0,05. Non ho potuto per ora raffrontare questa specie 
di fusaiuole scodellate con altri analoghi oggetti di stazioni coeve alla nostra, né con 
altri di stazioni anteriori o posteriori. 

98. Due pezzi di scodelline, come le precedenti, ma senza il bastoncino. 

99. A m. 1,20 dal ciglio della provinciale, ed a m. 0,85 di profondità si trovò, 
tutto in frantumi, un vaso di sottile lamina enea, avente la forma di cijathos. L'ansa, 
sormontante ad arco l'orlo, è formata da una semplice spranghetta rettangolare, cor- 
donata agli orli, ed attaccata con bullette al vaso, due superiori ed una sotto ; diam. 
circa m. 0,11; larg. dell'ansa m. 0,01; lung. tenuto conto anche delle tortuosità 
m. 0,12. Il corpo del vaso vedesi adesso ornato, dall'orlo in giìi, per una zona alta 
m. 0,03, da sei lineette graffite orizzontali e parallele tra loro, equidistanti però solo 
le prime cinque. Stavano col vaso precedente : 

100. Chiodo in ferro colla capocchia a spatola tondeggiante, rotto in quattro 
pezzi; hmgo m. 0,21. 

101. Altro simile ora in 3 pezzi, ma privo della punta, lungo m. 0,15. 

102. Frammento superiore di altro chiodo, lungo m. 0,07. 

103. A. m. 0,60 da questi oggetti, e quindi a m. 1,80 dal ciglio della pro- 
vinciale, si incontrò sotto m. 0,65 appena dal piano di campagna, una grande sifcula 
di sottile e liscia lamina battuta in bronzo, di un sol pezzo, col sistema oggi detto 
a rame ricavato, rotta nell'orlo, si direbbe per essersi forse l'orlo stesso, insieme al 
coperchio, sprofondato nel vaso sotto il peso delle terre sovrastanti, se non fosse che 
il coperchio stesso fu trovato invece capovolto nell'interno del vaso : alt. attuale 
m. 0,23; circonf. massima poco sotto l'orlo m. 0,076; diam. del fondo piatto m. 0,13, 
diam. superiore del vaso, preso tra gli orli della gola volti in fuori e ripiegati a 
cordone sagomato, m. 0,17. Fu tratta fuori screpolata e guasta in più parti. 11 co- 
perchio, come il fondo, è fatto di lamina un po' più grotsa di quella del va,-o, Ha 



forma emisferica schiacciata, e per bottone centrale di presa reca come due piccoli 
tronchi di cono sovrapposti, in bronzo fuso, col rispettivo margine superiore espanso 
e decrescente in modo preporzionale, mentre dal tronco conico superiore termina pure 
in tronco di cono. La superficie dei coni superiori è ornata in giro e nel verso del- 
l'altezza da ovoletti graffiti. I quali ovoli, cogli analoghi graffiti delle piastre di 
attacco dei due manichi, e colla doppia lineetta orizzontale, irregolarmente graffita a 
metà del cordone dell'orlo mentovato, sono i soli ornamenti che abbia la nostra situla. 
Diam. del coperchio m. 0,17; alt. centrale m. 0,02; alt. del bottone di presa 
m. 0,03. Questo bottone apparisce essere stato attaccato collo stagno, i cui avanzi 
ossidati vedonsi ancora riempire, dalla parte interna del coperchio, il vano centrale, ove 
fu adattato. I due manichi, poi, di getto, come le loro placche, sono formati da aste quasi 
cilindriche a semicerchio, assottigliantisi alquanto verso i ganci che terminano in 
piccola pigna con sotto incavato collarino. Il diam. dei manichi tra i due ganci è di 
m. 0,19. Tanto il fondo che l'orlo e i manichi colle relative piastre (i quali ultimi 
furono trovati appoggiati sugli orli) sono ora staccati dal corpo del vaso, e massime 
le piastre, si ralfrontano perfettamente anche per gli ornamenti graffiti con quelli delle 
situle della Certosa, trovate nei sepolcri 150, 1.51 (Zannoni, tav. LXIII, n. 9). Si raf- 
frontano poi con la forma della nostra situla, in generale, le numerose situle di la- 
mina battuta a martello, esumate nelle stazioni della P età del ferro, nell'Italia 
settentrionale e centrale. Dalle euganee del terzo periodo si differenzia solo per la 
mancanza della curva rientrante verso il piede, che nella nostra, come in tante altre 
situle coeve, è appena sensibile, scendendo invece con profilo quasi rettilineo dal ri- 
gonfiamento massimo appena sotto la gola dell'orlo, fino al fondo. Del resto è comune 
l'uffizio di ossuario assegnato alle situle. Anche ultimamente se ne ebbero frequenti 
esemplari, nelle scoperte di Cavezzano, nel bellunese. 

104. Tra le ossa della cremazione conteneva i seguenti oggetti in bronzo: 

105. Frammenti minuti di altro vaso di sottile lamina cordonata, come quello' 
segnato al n. 76. 

106. Tre aneUetti, diversi per diam. e grossezza di filo. Stanno attaccati per 
l'ossido, con pezzi del vaso precedente, uno dei quali ripete i fasci di striature pa- 
rallele all'orlo, notati al n. 77. Se ne trovarono molti anche negli scavi di Zanica e 
Verdello, e taluni, come a Brembate, tuttora infilati negli ardiglioni delle fibule. 

107. Oggetto in lamina dello spessore massimo di mill. 1, avente la forma pre- 
cisa di una scure a taglio e martello. Nell'orlo arcuato, la lamina vedesi ridotta 
tagliente, mentre l'orlo opposto è irregolarmente dentellato e presenta a m. 0,01 di 
distanza, due chiodetti pure in bronzo ; lung. massima a metà altezza tra i due orli, 
m. 0,08 ; largh. mediana m. 0,05, id. all'arco del tagliente m. 0,08, id. rettilinea 
all'orlo dentellato m. 0,05. Eeca aderenti per l'ossidazione cinque pezzetti del vaso 
n. 105, una porzione di armilla in filo cilindrico ordinario, e la punta di un ardiglione. 
Il nostro oggetto, forse rituale, si raffronta bene ad altro venuto fuori dagli scavi di 
Zanica (ora nella raccolta Sozzi), e potrebbe pure confrontarsi al così detto rasoio ('?) 
rettangolare di Vadena (cfr. Orsi Necropoli italica di Vadena p. 81 e sg.); oppure 
alla forma del pendaglio infilato nell'ago di una fibula trovata nel sepolcro 304 della 
Certosa (Zannoui o. e. tav. LXXXXIX n. 14). 



— 62 — 

108. Fibula serpeggiante, con disclietto fisso di lamina; manca l'estremità della 
staffa e dell'ago, che però non è quello imito col n. 107. 

109. Corpo di fibnletta a sanguisuga, ma con l'estremità verso il vermiglione 
ornata da due dischetti laterali, lisci e concavi verso l'interno. Tranne che nella di- 
mensione, in alcuni degli ornamenti accessori e nella qualità del metallo, somiglia 
molto alle due fibule del sepolcro 312, della Certosa (cf. Zannoni o. e. tav. CV j. 2). 

110. Corpo di piccola fibula a sanguisuga, piatta. 

111. Anelletto ornamentale di gi'osso filo cilindrico, diam. interno m. 0,01. 

112. Id. di mediocre grossezza, diam. m. 0,02. 

113. Id. assai più piccolo, con pezzi di ossa, aderenti: diam. m. 0,08. 
114-118. Cinque piccolo situle-pendagli, di cui quattro oblunghe ed una tonda. 

Sono tutte piìi o meno imperfette. 

119. Cinque pezzetti di ardiglioni, che non sembrano averne formato più di 
tre interi. 

120. Dischetto di fibula serpeggiante, con infilata piccola porzione dell'arco. 

121. Due altri pezzetti dell'armilla compresa nel n. 107. 

122. Frammento di secchiolino-pendaglio. 

123. Frammenti vari ii-riconoscibili. 

124. Insieme a questi bronzi stava anche un ramo arcuato di corallo, ornato al- 
l'estremità da un circoletto graffito: lung. della corda sottesa all'arco del medesimo 
m. 0,03. Come è noto, raramente avviene di incontrare negli scavi oggetti in corallo, 
forse anche perchè troppo distruggibili dal fuoco, o perchè maggiormente ricercati 
dall'avidità degli scavatori. Eicorderò in proposito che il Guardabassi, in una comu- 
nicazione all'Istituto di Corr. Arch. {Bull. 1876 p. 92 sg.) oltre ad alcuni pezzi di 
corallo figurato, della sua propria raccolta, e giudicati di arte etrusca, non trovò da 
ricordare altri pezzi antichi di questa materia, se non 1 due del Museo nazionale di 
Napoli, provenienti dagli scavi di Pompei. Si raccolsero inoltre questi frammenti fittili : 

125. Orlo cordonato, a gola alquanto rientrante, di ossuario in pasta granulosa, 
rossastra; diam. m. 0,10. Due altri piccoli frammenti del medesimo vaso mostrano 
una cordonatura simile a quelle delle lamine enee indicate nel n. 76. 

126. Frammenti, che difficilmente si ricompongono, di ciotola rossastro-scura e 
sagomata, come quelle indicate nei n. 48 e 93. 

127. Pochi frammenti di ciotola liscio-giallastra, simili a quelle segnate nei 
n. 24, 45 e 90. 

128. Pochi frammenti di ciotola rossastro-scura, come quelli del n. 126. 

129. Ansa semicii'colare di pasta ordinaria, bruna alla superficie, rossastra nello 
spessore. Apparteneva senza alcun dubbio ad uno di quei vasetti quasi ovali, dei quali 
in appresso diremo. 

Tomba IX. 

A m. 19 dalla stradclla, a m. 4,30 dal ciglio della provinciale, a m. 1,00 sotto 
il piano di campagna, rimossi i soliti ciottoloni di cinta: 

130. Vaso ossuario, forse come quello del n. 45, spezzatosi nel vuotarlo sul luogo. 
Ne fu recuperato il fondo (diam. m. 0,07) con pochi altri pezzi ornati solo in parte 
da cordoni. Mostrasi fatto al tornio e di pasta giallo chiara. 



— 63 — 

131. Tra le ossa cremate conteneva i seguenti bronzi : 

132. Estremità di fibula simile a quella segnata nel n. SI. 

133. Id. più piccola cui aderisce, per ossidazione, anche un anelletto, unita- 
mente a pezzetti di ossa e carbone : diam, interno dell'anello m. 0,01. 

134. Piccola fibula come quella del n. 109. Manca dell'ago e del vermiglione. 

135. Tre frammenti di armilla (?) in filo cilindrico. Se ne trovarono anche a 
Verdello (Raccolta Sozziana). 

136. 137. Due piccole situle-pendaglio, di forma oblunga, od a pigna. Ad entrambe 
aderiscono pezzetti di ossa, e ad una anche un anellino, come quello segnato al n. 133. 

138. Situlina pendaglio di forma tondeggiante. Tutti e tre questi oggetti sono 
un po' rotti nell'ansa. 

139. Ago e vermiglione di fibula, staccati. 

140. Pochi frammenti di ferro, irriconoscibili. 

Vicino al cinerario si trovò ancora il seguente gruppo di fittili : 

141. Scodella sagomata, come i nn. 48, 93, 126; diam. m. 0,13, alt. m. 0,05. 
Ricostituita in parte. 

142. Altra simile alla precedente, ma di color rossastro meno cupo: diam. m. 0,13, 
alt. m. 0,05. Per due terzi intera. 

143. Ciotola come il n. 141 ; diam. m. 0,13, alt. m. 0,05. Ricostituita quasi 
interamente. 

144. Frammenti della bacinella cordonata e dell'orlo di una larga ciotola, uguale 
per forma a quella del n. 91 ; diam. circa m. 0,17. 

145. Vasetto più piccolo, ma per pasta e colore simile a quello cui spettava 
l'ansa notata al n. 129. Ha la forma precisa, salvo l'ansa, degli ossuarii fittili a 
forma di coni copovolti. Ricostituito in gran parte : alt. m. 0,08 ; diam. sup. m. 0,05 ; 
diam. del fondo piano e senza anello m. 0,03 ; circonf. massima, poco più sopra 
la metà dell'altezza, m. 0,23. 

146. Frammenti dell'orlo di due scodelle sagomate, di cui una in bella pasta 
giallo-viva, e cordonata come l'altra segnata al n. 92. 

147. Frammenti di calicetto biconico cordonato, simile a quelli dei nn. 39, 40, 41. 

G. Mantovani. 



Regione VII (ETRURIA). 

III. AREZZO — Di una nuova figulhm di vasi neri e rossi, scoperta 
air Orciolaia presso Aresso. 

Era veramente Arezzo al tempo antico il luogo dei vasai, dacché dentro la città e 
fuori d'ogni intorno s'incontrano le loro vestigia. Il che piu'e si è verificato nello scorso 
mese di gennaio nel fare le forme da viti in \m campo del piano, distante un chi- 
lometro dalla porta Fiorentina, detta anche di s. Lorentino. Il qual piano, che si 
estende alla sinistra del fiume Castro (il quale percorre il basso della città) , ritiene 



— 64 — 

tuttora il nome di Orciolaia, quantunque non si abbia memoria che al tempo pre- 
sente e nel medio-evo orciuoli o pentoli siansi ivi composti. Ma perchè quel nome 
ritrovasi nelle vecchie carte ('), e frequenti appariscono gl'indizi delle antiche figuline, 
deduciamo con certezza, che a noi deriva fino dai tempi romani. Così in modo generico 
si denominò la contrada a ponente fuori della città (e che corrispondeva con minor 
fama al Ceramico di Atene), dove non soltanto gli orci, che saranno stati i primi a 
formarsi, ma ogni sorta stoviglie si produssero fino alle più eleganti ed ornate. L'im- 
portanza del luogo e la novità dell'argomento m'invitano a condurre il lettore come 
per mano, dipartendomi dall'antica porta ora distrutta della città fino all'Orciolaia, e 
quivi mostrargli le scoperte che sotto ai miei occhi si sono palesate. 

Non parlerò delle diverse vie che capitavano &\V Or dolala ^ o la traversavano, 
per non impigliarmi inopportunamente in una parte della topografiia estraurbana intri- 
cata e difficile, e sulla quale gettano solo un poco di luce le carte del medio-evo, e 
specialmente la costituzione della parrocchia di s. Leo per il vescovo aretino Martino 
l'anno 1235. Ma dirò di quella, per la quale dall'alta piaggia di Morello scendendo al 
piano, e passato il ponte del Castro, dirittamente colà si giunge. Questa via certo la più. 
antica entrava in città per imHa Fori, situata quasi a capo la piaggia, e la solcava 
da ponente ad oriente, proprio sulla linea, che decumana chiamarono i Gromatici^ 
e veramente augurale desunta dai libri rituali degli etruschi. Ed invero dirittamente 
oltrepassando la cresta più elevata del colle urbano o dell'arce, discendeva all'altra 
porta orientale (ora scomparsa per le fortificazioni della repubblica fiorentina e di 
Cosimo I) , che nel medio evo serbava il nome di porta Agurata, vale a dire augu- 
rata (come da augiistiis agosto) , donde fu il principio della città. Partendoci adunque 
dalla porta Fori, così detta dalla vicinanza del Formn, posto molto probabilmente 
dove sono le fabbriche e l'orto del vescovado, osserviamo che sebbene manchino segni 
di antichità, pure il termine della ripida salita, e il cominciamento dell'alto piano 
ci avvertono essere lassù posta la cinta, che torreggiava e coronava la città : inoltre 
per un atto dei pi'imi del 1200 si trae la notizia, che la chiesa di Mui-ello, ove ri- 
mane oggi il seminario, era situata presso quella porta; e lo stesso suo nome con- 
ferma la rovina delle mura, che furono sicuramente etrusche, come per altre vestigia, 
che sono nei fondi di via dell'Orto, si argomenta (-). 

Neppure a dugento passi dalla detta porta, e a destra della via, rimaneva la 
celebre figulina di Marco Perennio da me e dall'egregio Angiolo Pasqui descritta in 
queste Notizie (5), e che ha fornito le più mir-abili e delicate opere rilevate nelle 
leggere stoviglie, mostrandoci di quanta perfezione ed eleganza vestivasi l'arte, e quale 
gusto si era trasfuso in tutta Italia al tramonto della romana repubblica. Produce- 
vansi terraglie da tavola, le quali splendevano di un rosso corallino, succeduto al nero 
caduto di moda, e dominante nel tempo etnisco. La qual cosa pure si verificò in 

(') Anno 1354 « Terra posita non multo lonse a civitatc aretina in loco ilieto Orciolaia n 
(AruhJvio di Murello nel protocollo XII di Sor (iuido di Rodolfo). 

(*) Mentre che scrivo, nella piazzetta del seminario, la quale è sulla prosecuzione di via Mon- 
telini, è stato scoperto il ciglio della rupe, e su questo stavano sparsi tre o quattro blocchi calcarei 
delle ttrusclie niur.i, i quali nello stesso luojro puro due anni sono si rise .nùarono. 

(3) Notizie anno 1883, p. 265 ed anno 1885, p. 369. 



— 05 — 
quella esplorazione; che là dove erano infiniti i frantumi di vas-i rossi, e gli scarichi 
della fornace, ninno ne apparve di quei neri: dei quali i saggi e gli avanzi si rin- 
vennero sotto il piazzale del lavoro di Perennio : segno che prima che ponesse mano 
alla sua officina i neri vi si producevano. Abbiamo di questo fatto la conferma in 
diversi punti della città di Arezzo ; che dove lavoravansi le stoviglie nere sovente si 
istituirono quindi le figuline delle rosse, come alcune di quelle cessarono e scompar- 
vero senza questa successione. 

Nella via alquanto più giù a destra dobbiamo indicare, che sorgeva im antico 
edifizio, precisamente dove la casa fa angolo colla piazza di s. Maria iu Gradi. Qual 
fosse precisamente la sua forma non so dire ; certo vi si scoperse (circa dieci anni sono), 
un pavimento a mosaico con ornati lineari a vari colori: ed il genere suo indicava, 
che l'edifizio apparteneva ai tempi di Augusto, o poco dopo. 

L'argomento non consente di fermarsi in s. Maria in Gradi, che sembra sia stata 
la più antica e venerabile chiesa di Arezzo, nella quale la tradizione confermata da 
una bolla di Leone IX del 1050, vuole che s. Donato protettore della città abbia 
fatto il miracolo della reintegrazione del calice. E converrà pure tralasciare la chie- 
suola a sinistra dedicata a s. Lorentino e Pergentino, edificata nel luogo del loro mar- 
tirio avvenuto per la persecuzione di Decio. Ma giunti alla porta di s. Lorentino si 
ha il ricordo che nel gettare le fondamenta del baluardo a destra, che la protegge, 
per le fortificazioni di Cosimo I nel 1552, venne fuora la celebre scultura etrusca in 
bronzo della Chimera, la quale andò ad ornare le Gallerie di Firenze, e di recente fu 
trasportata al nuovo Museo etrusco fiorentino. Insieme ad essa furono trovati molti idoli 
votivi in bronzo ; onde s'induce essere stato quel luogo sacro, e decorato di un 
tempio etrusco. E perchè un altro deposito votivo di oggetti in bronzo, e numeroso 
e ricco venne alla luce nel 1872 nell'altra parte del colle fuori di porta Agurata 
presso il luogo che si chiama Fonte Veneziana, non senza ragione possiamo argo- 
mentare, che qualche culto speciale si tenesse nelle vie principali, che proseguivano 
la fonila urbis,, e forse nelle stazioni designate ai sacrifizi o lustrationeSj come si 
ha nelle tavole eugubine, e nelle arvali. 

Dalla porta s. Lorentino al ponte del Castro detto delle Carciarelle il diritto 
tratto della via sta sull'antico, il quale per essere selciato aveva serbato nel medio-evo 
il nome di via de Silice. Né alla sua destra né alla manca ci è cognito, che vi 
fossero antichità, non già perchè non trovate, ma per non averci badato nei lavori 
campestri, e così essersi il tutto disfatto. La chiesa soppressa di s. Lorentino, che 
si distacca al lato destro risale al secolo duodecimo, e fu un piccolo monastero dei 
Camaldolesi: nell' edificarla pare non siensi serviti dei residui di antiche fabbriche 
all'infuori di qualche pezzo di travertino. Questi residui però sovente s'incontrano in 
quella spianata fra la chiesa ed il fiume, e si veggono sparLi nei campi i frantumi 
di embrici degli edifizi romani disfatti. 

Perché sia dato il nome di Carciarelle al ponte, e a tutta la ripa destra del 
fiume da questo lato non saprei dire. Kitrovo il nome di Carcarello, o Carcerello, 
che aveva un diruto castello vicino a Toscanclla, traendone la notizia dalla storia 
del Sarzaua. Porse dalle varie fornaci figulinarie, che apparivano quasi sotterra, e 
aventi la forma di piccole carceres, derivò quel vocabolo: o più propriamente dirsi 



dovea Calcinelle, dalle macerie frequenti, che là si estendevano; a ciò facendomi pen- 
sare un atto del 1315 (nelle carte di s. Bernardo) che nomina così un terreno fuori 
di porta Buia, ora murata, la quale rimaneva prossima e costruita sopra la riva dello 
stesso Castro. 

Or cominciano le fabbriche de' vasi aretini a manifestarsi, ricordando l'illustre 
storico Marco Attilio Alessi, che a suo tempo l'anno 1492 (aveva egli 22 anni) (') 
K furono trovati gran quantità e numero di frammenti con lettere nei fondi di ciascun 
vaso figurati con maravigliosa industria ed arte - : e ne trascrisse i sigilli, che furono 
editi dal Gori (-). Dai quali si scorge che la fabbrica era tenuta da Lucio Calidio 
con una buona schiera di operai : i quali lavoravano al modo e con figure simiglianti 
a quelle di Perennio, come ho veduto in qualche frammento trovato in Roma : né diversa 
può esserne l'età, come dallo stile si deduce, e dalla paleografia dei loro nomi. Oltre 
la Calidia comparisce fra i bolli copiati dall' Alessi anche quella di Lucio Domizio, 
che doveva esserne congiunta, o molto prossima. Ma dal tempo del Gori (poiché tre 
ci siamo occupati dei vasi aretini: Francesco Rossi dal 1760 circa al 1790, Antonio Fa- 
broni dal 1820 circa al 1846, ed io dal 1851 ad oggi) non è più apparso segno della 
figulina di Calidio in quel luogo, né alcun saggio in Arezzo del suo lavoro. Mi resta 
il sospetto che lo scarico sia da ricercarsi nell'aia del podere dei conti Saracini, di- 
stante incirca cento passi dal ponte, e fiancheggiata dalla ripa: giacché ivi, come a 
fior di terra, emergono sovente dopo la pioggia frantumi di vasi rossi finissimi, e v'in- 
dicano l'esistenza di un tal fabbrica, la quale può ben darsi che d'un'altra si tratti. 
E di vero nel costruire il ponte della ferrovia casentinese (due anni or sono) , che sta 
sopra a quello della strada a brevissimo tratto, si verificò un altro scarico, che non 
si sa che fosse, essendosi conosciuta la scoperta troppo tardi, e quando il lavoro mu- 
rario era terminato, ed ogni cosa ricoperta. 

A questo proposito viene opportuno, quanto narra il Vasari nella vita del suo 
antenato Lazzaro dipintore, che questi aveva un figlio di nome Giorgio, il quale attese 
alle antichità di vasi di terra aretini ,e ne ritrovò i modi del colore rosso e nero. 
« Dicono che cercando in im luogo di vasi, dove pensavano, che gli antiqui lavorassero, 
" trovò in un campo di terra al ponte alla Carciarella, luogo così chiamato, sotto 
« la terra tre braccia, tre archi delle fornaci antiche, et attorno cercando vi truovo- 
« reno di quella mistura vasi rotti infiniti, e degli interi quattro » . Or questo avvenne 
verso il 1480 a tempo di Lorenzo il Magnifico, il quale ebbe da Giorgio in dono 
quei vasi: e molto probabilmente era una fabbrica diversa da quella ricercata poi 
dall' Alessi, e dall'altre due da me ricordate. 

Passato il ponte del Castro, a sinistra della strada, e del corso del fiume, 

(') Fu uomo eruditissimo; alcune sue opere latine furono stampate dal Baluzio nelle sue 
Miscellanea: scrisse la storia di Arezzo sua patria in latino, della quale non resta altro che la 
traduzione fattane da suo figlio Massimiliano, ed è tuttora inedita. Ho voluto notare la sua età, 
avendo trovato in un suo appunto autografo, cli'egli nacque nel 1470. 

(*) Gori, Inscr. Etr. Urh. t. II, pag. .320. Furono nuovamente edite dal Jlarini u Iscrizinni 
antiche dollari alla pag. 342; ed alla pag. 421 n. 116.3. Ne possediamo però un testo più corretto 
nel m. s. autografo di Massimiliano Alcssi figlio di Marco Attilio, che conservasi nella Biblioteca 
pubblica di Arezzo. 



— 67 — 

pianeggiano allegrati da vigne ad albero i campi dell' Orciolaia, dove ben attiva esser 
dovette la industria ceramica, se ancora alla destra del fiume l'abbiamo notata flori- 
dissima. Ora prima di entrare nel terreno contiguo alla strada a mancina, di pro- 
prietà della sig. vedova Viviani, che me ne ha concesso l'agio di esplorarvi, non vo' tra- 
lasciare, che nel campo di fronte lievi vestigia sotterra rimangono di im' antichissima 
strada, la quale dal ponte ove univasi coU'altra, teneva la sinistra del fiume, e si 
diligeva verso il prossimo Montione, dove sgorgano le acque acidule, il cui nome 
deriva da Mons Jonius, che si legge nelle carte del medio-evo: su del quale lascio 
ad altri far congetture. In quel campo giorni sono il lavoratore raccolse un frammento 
di patella rossa col bollo: Tx "H'RS, il quale si scioglie in Lucii Tiiii Thyr&is; un 
servo di Lucio Tizio, che aveva la sua fornace a Fonte PozMolo, sotto le mimr di 
Arezzo a tramontana ('). 

La breve striscia di terra, da me in diversi punti esplorata, ora di proprietà 
Viviani, apparteneva ad un benefizio ecclesiastico: la qual cosa è bene a sapersi, 
quando si tratta di luoghi, che abbiano vestigia di antichità. Non nel nostro caso, 
ma talvolta si può perfino risalire alla conoscenza del possesso primitivo, e come dal 
dismesso culto pagano, o dal fisco imperiale o regio sia passato alla chiesa. Il maggior 
lato dell'appezzamento tiene una linea obliqua, che andrebbe a far capo al ponte 
del fiume, onde può essere, che sia sulla traccia di una via scomparsa: perocché ho 
osservato, che buona norma per ripigliare le vie antiche, dove si sia perduto ogni 
segno, è di seguire i confini agraiì. Prima di questo anno, nelle stagioni che il campo 
veniva a vanga, il colono recavami ora una moneta, per lo più imperiale (una sola volta 
un asse onciale alquanto ridotto con ROMA) , ed ora dei frantumi dei vasi con questi 
nomi di artefici : RASIN , in tazza figurata. — PROTI , servo probabilmente di L. Ca- 
lidio. — CAMVRI, nella forma di un piede. Come nella forma del piede destro i 
seguenti: CLOD • PROC. (C). Clod{ii). Proc{ull). — mtKK\. (C). Mari.— C-m-K- C. 
Menimi. R I quali vasi vi erano provenuti, come si mostrerà, da altre fab- 
briche aretine. 

Nello scavare pertanto le forme o fosse da viti, i lavoranti trassero all'aperto 
tegoli e coppi e grossissimi mattoni infranti, confusi con residui di vasi neri e rossi; 
ed in un punto estremo del campo s'incontrarono in un muro formato di grossi ciot- 
toli impastati con calce durissima. Volli allora girarlo attorno, e mi si presentò di 
forma quadrata, un po' irregolare, della quale il lato di mezzogiorno non orientava 
perfettamente, ma inclinava a sud-ovest. Tre degli angoli aggettavano come che sopra 
vi fossero costruiti dei barbacani o speroni per maggiore fortezza. Il pavimento era 
formato della stessa materia del muro, dove ad alto spessore erano stati battuti e 
livellati i ciottoli nell'impasto di calce. Il mm'O si approfondiva in giro per circa 
un metro, ed isolato non aveva collegamento con altro edifizio. Esaminato il modo 
di costruzione e la sua forma mi sono convinto, che non poteva risalire ad età molto 
antica, ma probabilmente al tempo medio-evale, senza potere intendere quale ne sia 
stato lo scopo. E ciò mi persuadeva ancora l'assoluta mancanza dei frammenti fittili 

(') Gamurvini, Le iscrizioni deyli antichi vasi /ittili aretini p. 23, dal n. 63 al tì8. 

9 



— 68 — 

di altro lavoro figulinario; mancanza che non si sarebbe verificata, se quell'edifizio 
avesse avuto qualche relazione coll'opificio. 

Ma a pochi metri discoprivasi il piazzale del lavoro dei figlili, il quale era for- 
mato di terra fortemente battuta, ricoperta di leggero strato di rena e di minuta ghiaia. 
Quantunque vi fosse passato per mezzo un filare di viti, si poterono determinare 
i lati, e misurare l'ampiezza dell'area, che è quasi quadrata. E costituisce come un 
rialzo spianato sopra il suolo per circa mezzo metro, dove si lavorava all'aperto: 
dinanzi a mezzogiorno si scaricavano in basso le scorie e gli spurghi di fabbrica. 

A venti passi da questo piazzale esisteva un condotto d'acqua formato di coppi 
rimboccati uno sopra l'altro da fare il vano intemo. Aveva la pendenza lievissima 
(uno per cento) verso una vasca interamente disfatta. Seguitolo, non ho trovato, donde 
prendesse l'acqua, e dove veramente facesse capo: ma dove pareva che terminasse, 
ne apparve un altro colla pendenza dall'altra parte costruito a mattoni, a modo di 
zanella larga da 29 a 30 centimetri, quanto un piede romano. Si dirigeva questo 
probabilmente ad una vasca (il che non si è potuto verificare), la quale avrà dato 
alimento ad un'altra figulina. 

L'acqua incondottata nei coppi sgorgava in ima vasca, il cui piano, solo ritro- 
vato manomesso, era composto di un massello di mattoni e di calce ed oltremodo 
durissimo. Ivi l'argilla decautavasi, e di.scioglievasi, e forse passava in altro recipiente 
per averla sempre più raffinata. Ma dove rimanesse precisamente la fornace non mi fu 
dato di accertare, e solo per le scorie invetriate dal fuoco per i bruciaticci, e per 
la teiTa arrossita l'ho potuta supporre fra il piazzale del lavoro ed il luogo princi- 
pale di scarico. 

Il sito dello scarico del vasellame si prolungava per alcuni metri, ed appariva 
da circa 30 centimetri dalla superficie attuale del suolo. Generalmente nel piano di 
Arezzo si trovano le antichità romane a piìi d'un metro di ijrofondità; ma qui per la 
vicinanza del fiume hanno i fossati abbassato il terreno. Aperto lo scarico, vi si rico- 
noscevano due strati bene distinti: il superiore dai 70 ai 90 centimetri coraponevasi 
di vasi rossi, l'inferiore appena di 20, di vasi neri, con un intermezzo di terriccio che 
non superava i 30 centimetri, e talvolta spariva del tutto da quasi insieme confon- 
dersi i due generi di stoviglie. Tanto nell'uno che nell'altro si vedevano dei vasi 
attaccati e insieme fortemente impastati per la violenza del fuoco. 

Lo strato dei vasi neri toccava il suolo vergine cioè non mai smosso. C'indicava 
che si cominciarono a cuocere boccali e vasi a pignatte piuttosto grandi con qualche 
ornamento rilevato nell'attaccatura dei manichi. Forse anche dell'anfore vinarie col 
piede a punta; ed ancora delle lucerne della forma ordinaria, due delle quali meri- 
tano esser notate. 

Lucerna con vernice nerasti-a, e priva del manico : nel tondo superiore quattro 
lune crescenti disposte verso la periferia, e nel di dentro un archetto a pimtini che 
chiude una palmetta : fra le lunette una foglia di palma rivolta al centro. Altra lu- 
cerna mal cotta e nerastra, con quattro cerchi concentrici intorno al foro superiore, a 
sinistra una protuberanza ove sono incise tre linee e rilevato un punto. 

Quando poi la fabbrica prese vita con buon numero di operai si produssero uni- 
camente i vaselli da convito dalle ciotole piccolissime alle ben capaci, e dai piattelli 



— 69 — 

a vassoi, cioè dalla patella alla paropsis. Dapprima non si distinsero di alcuna marca ; 
poi a ciascuno dei figuli talentò contrassegnare l'opera propria: la quale all'infuori della 
forma elegante, la più comune ed usata, e l'argilla decantata e ben cotta, e la ver- 
nice nera più o meno vivace, non era abbellita di alcun rilievo di figura o di ornato. 
Ma ben presto si vede apparire il segno o il nome intero, o abbreviato, che s'impri- 
meva nella faccia esterna del vaso, e quattro e sei volte intorno al centro, e talvolta 
quivi ripetuto. Le impronte sopra i vasi neri, ed i rossi, e le comuni ad ambedue 
sono le sequenti. 



Nei neri 
5. 

6. 



DAS 



10. 



3)IH 
JlOHq 

C 8. 



7. M 



VEC 



11. 
12. 



_o|o 
o|o 



13. 


e 


14. ( 


m 


15. 





16. e 



Nei rossi 
17 
18. DA^ 



19. 



2Aa 

2VI2 



HAS 



20. HIL 

AA A q 

^^- vjmq 

22. fLVSÌ 



23. 



24. 



25. 



CH.^:{I 

////OT 

CHAT 

q3T2 
2Vl^A 



26. S"EP 

27. S 

28. C ■ SE . 



nel n. 2-t il bollo sopra riferito è nel mezzo ; in giro ricorre il monogramma ^ , 
che pare non corrisponda al nome. 

Comuni tanto ai neri che ai rossi: 



29. m 



80. 
31. 



32. 



3 





ki 




fi 





H 


<) 



33. 



I TU A 
^VH)0 

34. ^Q 



35. N. 



Nelle quali tre serie si osserva, che il figlilo Dassius produceva l'una e l'altra 
specie di vasi, sebbene vi adoperasse un diverso suggello ; e che il nome del proprie- 
tario (lì. 28) C • SE è lo stesso del n. 10 C-2; il quale può essere un Sestio o un 
Sergio, nomi che s'incontrano nei vasi aretini. Si rileva ancora, che alcune marche 
segnarono dal principio della fabbrica i soli vasi neri, e che altre fm'ono esclusiva- 
mente dei rossi, e che per la maggior parte improntarono tanto l'una che l'altra 
specie di ceramica. L'officina pertanto segna il termine della produzione e dell'uso 
delle terraglie nere, che per più secoli non solo prevalsero in Etruria, ma nell'Italia 
tutta, e l'adottamento di quelle in rosso, che dal primo secolo av. Cr. infine a tutto 
il romano impero non pixì si dismise. Fu il favore, che il nuovo genere aveva otte- 
nuto, e la fama, che per gli eleganti rilievi se n'era diffusa, che naturalmente fecero 
decidere i figuli a tale cangiamento. Quelli, di cui qui abbiamo i nomi, mostrano 
di non essersi succeduti l'uno all'altro, ma di aver lavorato insieme; sia perchè si tro- 
vano negli scarichi commiste le opere loro, sia perchè concordemente variarono il colore 
dei vasi, e infine per la paleografia. Indistintamente poi servironsi dei nomi e dei segni 
ornamentali, onde il segno equivale al nome del figulo ed usavasi a volontà, e non già che 
abbia precedenza di tempo : come invece apparirebbe negli assi sestantari ed onciali di 
Eoma, dove il segno convenzionale fu adottato prima del nome scritto. Ne abbiamo qui 
prove as.'-ai chiare : la prima che i vasi sia neri che rossi aventi segni o lettere erano fra 
loro Goufusi: l'altra che ho veduto due piatti uniti in fornace dall'azione del fuoco, 
che uno recava il monogramma S"0 per Aatiochus, e l'altro il bollo della forma 
n. 4 : per cui rilevasi che non solo adoperavansi promiscuamente, ma quel segno 
appartiene ad Antioco: l'altra poi che ora si scorge il segno della graticola isolato, 
ora in qualche esemplare contiene il nome di Nicephorus. Proseguendo le esplora- 
zioni forse potevasi discoprire a quale figulo riferivasi ciascun segno : ma in ogni modo 
siamo accertati che questo corrisponde a un nome da noi conosciuto e ad una sola figulina. 
Gli artefici dal nome loro manifestano la greca origine : Antiochm, Charito, Cha- 
iidus. Dassius, JTec{tor), Ililas, Lus{ias), Nlcephor[iis), Pamphilus, Stepauus, Trupho. 
Dalla quale lista apparirebbe, che i nomi di Lusias e Stepanus scritti arcaicamente 
fossero anteriori agli altri, che usano il eh e il p^h invece della e e p. Ma dallo 
scavo stesso apprendiamo, che comune e del tempo stesso si emise l'opera loro, 
e che non ci è lecito di fare una tale distinzione. Anzi non riscontrandosi i nomi di 
Stepanus e di Lusias, che nei soli vasi rossi, si argomenta che essi restassero come 
gli ultimi a continuare la fabbrica, la quale tosto cessava dopo di loro. Anche il 
nome di Trupho s'incontra più volte nella terraglia rossa ed una sola nella nera. 
Coll'indicarci pertanto la paleografia dei nomi dei figuli un tempo anteriore, i vasi 
poi uno posteriore, deduciamo da questo fatto che quelli essere non possono che del 
tempo stesso, allorché la paleografia arcaica si andava lasciando. Notiamo inoltre la 
insolita maniera di scrivere il nome da destra a sinistra; non già che tal costume 
si tenesse, ma perchè per poca pratica facevasi il suggello regolarmente scritto, e 
poscia impresso riusciva inverso: la qual cosa non s'incontra che rarissime volte nei 
vasi rossi aretini. Le abbreviature non offrono nota singolare all'infuori di quelle di 
Dassius ed Dilas: le quali usavansi sopratutto fra il 1" e il 2" sec. av. Cr. e non 
ne sono privi gli stessi monumenti d'allora. 



— 71 — 

Se questi tìguli, come si è veduto, lavoravano insieme nel luogo stesso, e distin- 
guevano le opere col proprio segno, senza unirvi il nome o del loro padrone, o del 
proprietario del fondo, vuol dire che essi formavano una società o sodalitium, e 
l'opificio andava avanti per loro conto. Di questi sodalizi operai abbiamo molti esempi 
nelle iscrizioni: ma nel caso attuale è da notare, che si componeva di lavoratori, 
venuti in Arezzo da una greca contrada, dove la scrittiua latina usavasi, e che ben 
potrebbe essere la Campania. E giuntivi avranno tolto in affitto quel luogo, e quella 
po' di terra che loro abbisognava, la quale sembra che appartenesse ad un Caio Sestio o 
Sergio, come si è accennato di sopra. La qual cosa ci fa conoscere, che la industria 
ceramica sia dei vasi neri, sia quindi dei rossi non era peculiare e antica in Arezzo, 
ma provenne dal di fuori; che altrimenti gli operai stranieri si sarebbero aggregati 
alle officine che vi esistevano, e non avrebbero costituito società da per loro. La 
verità della quale deduzione si può comprovare da alcuni fatti, che basterà qui 
indicare. 

Il primo fatto si riconosce nel rinvenire scarsissimi esemplari del bucchero nero 
etrusco; e quelli essere molto probabilmente provenuti dal territorio di Chiusi, dove 
precipuamente si lavoravano. L'altro, che frequenti sono iovece quelli etrusco-campani, 
dei quali abbiamo anche altre volte designato le officine, e che sicuramente si stabi- 
lirono in Arezzo nella prima metà del secolo terzo. E che sia avvenuto in questo 
tempo, che Arezzo cominciasse ad acquistarne alcuna fama, si vede per la moneta 
librale etrusca che emise, nella quale da un lato impresso la rota, e dall'altro un'anfora, 
della forma di quelle etrusco campane, le quali sono talvolta coronate nel corpo da 
un tralcio di edera o di vite. L'altra osservazione si è, che i nomi dei lavoranti dei 
vasi rossi, che succedettero nei primi del secolo primo av. Cr. si appalesano presso 
che tutti quanti di greca origine, e lavorano o per conto proprio, o di qualche po- 
tente doviziosa famiglia romana {Pereimia, Memmia, Coìvielia, Viòla ecc.). Infine, 
perchè si stabilirono in altri luoghi d'Italia, e di fuori, molte figuline, che fecero 
concorrenza, alle aretine ; queste non oltrepassarono certamente il tempo di Augusto, 
e così ben presto m,ancarono. Fu pertanto la industria ceramica importata in Arezzo 
dalla Campania in prima, e poi alimentata da greci artefici, che traevano i modelli 
dalle migliori opere loro, e non già un' industria paesana, quantunque l'argilla aretina 
vi fosse stata assai idonea. 

Rilevandosi chiaramente che i lavoratori stessi fecero seguire alla produzione 
delle terraglie nere quelle rosse, converrà bene adesso accennare in qual tempo av- 
venne che in Etruria, anzi in Italia tutta, si preferirono vasi di colore vivace coral- 
lino adornandoli di rilievi con maggior gusto e leggiadria. Se nella nostra esplora- 
zione fosse apparsa qualche moneta, la questione si sarebbe resa più facile : nel difetto 
noi potremo risolverla con due altri elementi non meno sicuri: l'uno paleografiao, e 
l'altro della fabbrica e dell'uso il più antico delle terraglie rosse in Arezzo. Nel modo 
che sono scritti i nomi di Antiochus, Nicephor{us), riconosciamo che i vasi neri si 
lavoravano ancora dopo il 640 di Roma: che prima di questo tempo non segnavasi 
il eh e il ph, testimoni i monumenti e le monete. D'altro lato poi vi sono prove 
esuberanti per manifestarci che i vasi corallini si producevano prima di Siila, cioè 
prima del 670. Onde se noi riportiamo l'età dell'officina, che abbiamo esaminato, 



— 72 — 
tra la fine del secondo e il principio del primo secolo, ricordandoci, di quanto ornai 
è noto sopra i vasi aretini, non saremo lontani dal vero. 

Naturalmente l'accoglienza che nelle varie contrade d'Italia si fece delle cera- 
miclie coralline, lasciando per sempre le nere, non avvenne in modo simultaneo ma 
progressivo, in prima nelle città principali, poscia diramandosi nei centri minori, e 
più lontani dalle vie consolari. Può darsi che il novello costume si dipartisse proprio 
da Arezzo, sembrandomi ciò molto probabile, per la designazione che gli antichi da- 
vano di aretini (arretina vaso) ai vasi rossi. Ma anche provenuto fosse dalla Cam- 
pania dall'isola di Samo (il che non è qui luogo a discutere) si sarà sempre sparso 
non poco lume dalla recente scoperta, poiché non solo si è avvantaggiata la nostra 
conoscenza della ceramica italica di quel periodo, ma ritrovandosi di sovente associati 
i vasi neri o rossi ai monumenti o alla suppellettile funebre, ne sarà dato di sta- 
bilire meglio l'età, che è la cosa la più essenziale nella loro dichiarazione. 

G. F. Gamcrrini. 



IV. ORVIETO — Resti di edificio termale in contrada Pagliano. 

Furono proseguite le ricerche nei ruderi delle terme in contrada Pagliano (ex feudo 
Corbara) delle quali si disse nelle Notizie dello scorso gennaio (p. 6) tenendosi conto 
di ciò che era stato rinvenuto fin al giorno 8 di quel mese. Dal giorno 9 al 21 del 
mese stesso si ebbero questi nuovi trovamenti. 

È stato messo all'aperto un altro tratto di corsìa, ora segnato col n. 1, per una 
lunghezza di m. 6,00 e per m. 2,90 di larghezza. Il muro laterale a sinistra, partendo 
dalla sponda del fiume Paglia, mantiene lo spessore di m. 0,42, e misura in altezza 
m. 1,80, proseguendo leggermente a salire dalla parte della collina. Si è dovuto rico- 
noscere che in epoche piuttosto antiche, sieno stati fatti dei tentativi di scavo, in vari 
punti del grande edificio romano, e in ispecie in questo tratto di corsia, nel quale 
non si sono raccolti che pochi frammenti di embrici e di grandi anfore di rozzo lavoro. 

Quindi, con regolare scavazione, ed a seguito dell'altra camera già descritta nel 
precedente rapporto, venne scoperto altro vano, di eguale costruzione, di forma qua- 
drata, segnato col n. 3. Ha le dimensioni, in lunghezza di m. 4,00 per m. 4,00 di 
larghezza e m. 0,93 di altezza, dal lato del Paglia, e m. 1,27 a monte. I muri in 
giro hanno lo spessore di m. 0,42. 

Sparsi nella terra, si estrassero gli oggetti seguenti: — Fittiti ordinari. Fram- 
mento di una tazza con testa umana sul davanti. Testina a rilievo, rappresentante un 
vecchio sbarbato con la bocca semiaperta, alta m. 0,09 mancante dell'orecchio sinistro. 
Ha il capo ricoperto come da un manto che gli scende sul collo. Frammento discreta- 
mente conservato che forse apparteneva a qualche vaso. Lucerna con rilievo a stampa, 
rappresentante un cervo ; è rotta nel beccuccio. Frammenti di embrice rotto nel punto 
in cui era impressa la marca di fabbrica della quale leggesi soltanto : 

OPVS 

LA 



— 73 — 

In altro mattone è impressa l' iscrizione di fablirica con alcune lettere capovolte, 

o OFFICINVSEAERIVNI sic 

In un terzo mattone apparisce il bollo rotondo incompleto : 

o FLCO///NT/////////////IMI 

Futili di arie aretiiia. Grande lucerna, frammentata, con sopra bellissimo ornamento 
a stampa, di un vaso con fiori. — Piombo. Quadretto di forma ovoidale ; altezza 
deUa luce m. 0,05, altezza esterna m. 0,10 ; ha la cornicetta ornata in giro ad im- 
pressione, e il monogramma 

Frammento di piccola lastra lunga m. 0,07. — Osso. Sei aghi crinali, semplici, dei 
■quali, il massimo lungo m. 0,15, il minimo m. 0,08. Frammenti di altri quattro 
aghi. — Ferro. Oggetto di forma triangolare, spettante forse ad una bilancia, alto 
m. 0,10, largo m. 0,07. Frammento di lastra ricurva, lunga m. 0,10. — Argento. 
Frammenti di anello da dito, con pasta vitrea incastonata, ove è impressa una co- 
lomba. — Brotuo. Ago crinale lungo m. 0,095, con ornato nella capocchia. Piccolo 
piombo da filo, alto m. 0,03. Frammento di catenella. Frammento di disco fatto a 
sbalzo, con foro al centro, diam. m. 0,15, Anello semplice da dito, con piastrina; 
diam. m. 0,23. Altro, del diametro di m. 0,2-1 mancante della piastrina. Altro, sem- 
plicissimo, diam. m. 0,02. Monete varie di bronzo spettanti ad Augusto, Germanico 
ed ai Gordiani. 

Col progredire dei lavori si potè arguire che la suddetta camera avesse a sud- 
ovest, un piccolo accesso, che si riconobbe rovinato, parallelo al muro sinistro della 
corsìa. 

Venne scavata altra camera (n. 4) piccola, che fa seguito alla suddetta, di forma 
quadrilunga, lunga m. 2,25, larga m. 4,00, mentre ha in altezza, dal lato del Paglia 
m. 1,27, da quello della collina m. 1,40 ; lo spessore del muro è di m. 0,42. 

Anche in questo vano osservasi ima piccola porta di accesso, larga m. 1,35, che 
in tempi posteriori alla costruzione dell'edificio venne chiusa, come attualmente si 
Tede, per la ragione forse, che l'ambiente fu destinato ad altro uso. Misti alla terra 
ed ai rottami laterizi si raccolsero, con la dovuta cautela, i seguenti oggetti : — 
Osso. Dieci aghi crinali, dei quali il massimo lungo m. 0,10, il minimo m. 0,08. 
Frammenti di altri quattro aghi crinali. Piccolo manico lavorato al tornio, lungo 
m. 0,93. — Futili ordinarii. Lucerna con piccoli ornati circolari nel corpo, mani- 
chetto arcuato sopra, e sotto la marca FORTIS . Due grandi anfore, la meglio con- 
servata alta m. 0,99 e l'altra in parte mancante. Tazza a due manichi, rotta, e fram- 
menti di piccoli vasi. Grande anfora, assai aflusata lunga m. 0,74, mancante del 
collo. — Vetro. Anforina semplice, alta m. 0,045. Piede di vasetto, diam. m. 0,05 
con dentelli sull'orlo esterno. Palla di forma sferica, diam. m. 0,04, di colore tur- 
chiniccio e verde smeraldo. — Ferro. Una chiave rotta e mancante, lunga m. 0,065. 
Anello semplice da catena, diam. m. 0,03. Altro più j iccolo e largo, diam. m. 0,025. — 
Bronco. Bilico di piccola bilancia lungo m. 0,11, alto m. 0,035, ben conservato. 



— 74 — 

Piccola chiave lunga m. 0,058. Dischetto semplice, diam. m. 0,052. Frammento di 
lastra lunga m. 0,11, alto m. 0,068, con ornato a Sbalzo. Due frammenti: una mezza 
testina ed una chiave. Frammento a rilievo con due piccole teste umane, imberbi, 
quasi unite, lavorate a sbalzo. Lastra a forma di lama di rasoio, con sei piccoli fori, 
posti quasi al centro; lunghezza m. 0,11 per m. 0,018 di larghezza. Monete di varie 
dimensioni, in gran parte corrose ed in cattivo stato. Alcune spettano a M. Antonio. 
Augusto, Livia, Antonino Pio, Julia Domna ed ai Gordiani. 

K. Mancini 



V. CORNETO-TARQUINIA — Nuove scoperte nella necropoli tar- 
qiUniese. 

Gli scavi furono ripresi il 10 febbraio (cf. Noti:ie 1890 p. 28) alla distanza 
di circa m. 100 dalla tomba dipinta detta delle bighe (n. 22) e continuati per due 
giorni nella direzione di questa tomba. Il primo sepolcro che si scoprì era a camera, 
già da antico spogliato, e colla volta franata. Entro non vi si trovò che uno scarabeo 
(corniola) la cui incisione, a globo tondo, mostra un guerriero ignudo, probabilmente 
Capaneo, che salisce, tenendo, colla sinistra, abbassata, uno scudo e, nella destra, 
alzata, una face. 

A ponente ed alla distanza di m. 10, faceva seguito una tomba a fossa, coperta 
di lastra, contenente gli avanzi di uno scheletro incombusto, sette stoviglie greche 
con zone scure sopra fondo chiaro, due tazze di bucchero nero con manico orizzontale, 
e due pendagli d'oro. Le stoviglie greche sono due orci ; l'uno alto m. 0,26, l'altro 
m. 0,15; il primo decorato anche con ornati graffiti a squame ; tre /?/,-yi!/w/ (forma : 
Aìiiiali dell' Inst. 1877 tav. agg. U V n. 3) e due unguentari in forma di iiaschetta. 
col recipiente basso e piatto. Le due tazze di bucchero mostrano una decorazione di 
cerchi graffiti e di ornati triangolari, punteggiati. Dei pendagli d'oro, uno ha la forma 
sferica, l'altro ovoidale ; ognuno è munito di un tubetto perforato, di guisa che am- 
bedue sembrano essere stati attaccati agli angoli di mantelli, per tenere la stoffa 
nella giusta direzione. 

Quindici metri a ponente di questa tomba, fu scoperto un sepolcro a camera 
con tetto a schiena e con l'ingresso diretto verso ponente. La tomba è lunga m. 2,05, 
larga m. 1,95, alta m. 2,00, ed anch'essa anticamente era stata spogliata. Si trova- 
rono tra le banchine, gettate alla rinfusa, le ossa di uno o più scheletri incombusti : 
otto stoviglie greche ed una tazza lavorata a mano, in argilla grigiastra, la quale molto 
rassomiglia ai prodotti fìttili che provengono dalle tombe a pos::o ed a fossa ('). 
Tra le stoviglie greche primeggia un orcio alto m. 0,30, la cui decorazione eseguita 
con colore rosso brunastro sopra fondo bianco-giallastro, consiste di ornati triango- 
lari, zone strette ed una zona più larga, sopra la quale sono dipinti quattro pesci. 

(') Il tipo è precisamente qui;llo, i cui esemplari, trovati nelle tombe a pozzo ed in quelle a 
fossa, sono citati negli Annali deW/nst. 1884 p. 118-110 nota 4 n. 2. Del resto il fatto che simili 
tazze provengono ancora da tombe a camera è già stato notato più volte. Cf. Bullett. dclVInst. 
188.5 p. 81 n. 8 e p. 118. 



— 75 — 
Un secondo orcio, alto m. 0,15 ed un bicchiere a due manici orizzontali, alto m. 0,07, 
mostrano la solita decorazione di zone scure sopra fondo chiaro. Un altro bicchiere, 
alto m. 0,07, nella parte inferiore del recipiente è coperto con vernice nera, nella 
parte superiore dipinto con macchie nere, bislunghe, sopra il fondo d'argilla. Vi si 
aggiungono tre piattini, privi di pieduccio, lavorati finamente in argilla grezza, ros- 
sastra, ed un piatto munito di pieduccio, tutto coperto con vernice nera, se si eccettua 
un tondo del colore dell'argilla, che forma il centro della parte interna. 

Il 12 febbraio, furono cominciati alcuni saggi sulla spianata dei Monterossi, a 
ponente ed alla distanza di circa m. 50 dalla tomba dipinta detta del Barone (n. 20). 

In primo luogo si scoprì una tomba a camera, anticamente spogliata e tutta 
franata. Sotto i rottami si raccolsero i seguenti oggetti : 

1) Frammenti di im'anfora a figure nere, alta circa m. 0,33. Siccome la su- 
perficie è coperta da un grosso strato di salnitro, così non si può conoscere se questo 
vaso provenga da ima figulina greca od italica. Della rappresentanza restano appena 
riconoscibili due figiu-e di giovani alati, che s'avanzano velocemente. 

2) Uno specchio di bronzo, privo di graffiti. 

3) Uno scarabeo (corniola) la cui incisione, eseguita discretamente a punta, 
mostra im uomo imberbe in piedi, innanzi ad un altare, o base, sulla quale è posta 
una figura di quadrupede di razza felina (lioue? pantera?). L'uomo, avvolto in un 
mantello che rassomiglia alla toga romana, ne sporge fuori la dritta, col noto gesto 
dell'adorazione. Lo scarabeo, a giudicare dallo stile libero dell'incisione, sembra ap- 
partenere ai più recenti esemplari di così fatto genere di cimeli. 

4) Piccolo orcio greco, coperto con vernice nera, alla quale è attaccato, mediante 
la ruggine, un chiodo di ferro. 

5-8) Quattro tazzette con manico verticale, di argilla grezza, biancastra, lavo- 
rate al tornio. 

Scoperta questa tomba, lo scavo, sino al 21 febbraio, procedette sempre in dire- 
zione occidentale, e ne rimise in luce quattro altre. Alla distanza di circa m. 11, 
dalla tomba scavata il 12 detto, fu trovato un sepolcro a camera hmgo m. 2,00, 
largo m. 1,90, alto m. 1,95 coll'ingresso diretto verso ponente. Sulla volta è rappre- 
sentata, in rilievo, la trave maestra. Anche questo sepolcro era stato anticamente 
visitato. Sulla banchina a dritta si trovarono le ossa sconvolte di uno scheletro (in- 
combusto). Il cadavere era stato deposto con un elmo in testa, giacché il cranio era 
circondato da lastrine di bronzo che avanzavano dalla cappa ; e da due oggetti in bronzo 
fuso, muniti nel centro di una cosìdetta testa di Acheloo. Che tali oggetti abbiano 
servito per decorare elmi, credo di aver provato negli Annali dell' List. 1874 tav. 
d'agg. K (cf. specialmente le figg. 3 e 5) pagg. 46-48. Può essere che alla decora- 
zione del medesimo elmo abbia appartenuto anche una lastrina d'oro frammentata, 
larga m. 0,055, la cui decorazione mostra due ali che si svolgono da un motivo a 
squame, simile all'egida. Molti forellini, praticati lungo l'orlo, provano che tale lastrina 
era fissata sopra qualche oggetto. Oltre a ciò, sulla banchina si trovarono due pedine 
ovali, di pietra verde (serpentino?), uno scarabeo di vetro trasparente, rovinato dal 
fuoco, e due pieducci di bronzo, di cista o cassetta. 

Alla distanza di 15 a 16 metri dalla tomba del Barone, fu trovata una tomba 

10 



a fossa, coperta da lastre, contenente, oltre alle ossa di uno scheletro incombusto, 
un'anfora attica a figure rosse, alta m. 0,39, con manici attortigliati, ed uno specchio 
di bronzo privo di graffiti. Le pitture dell'anfora sono di uno stile molto severo. 
In un lato vedesi un efebo ed un ragazzo, che discorrono, gesticolando vivacemente. 
Il primo, con tenia attorno al capo, avvolto nel mantello, si appoggia col lato sinistro 
ad un bastone ; il secondo veste un lungo chitone, e sopra un largo mantello. Sul- 
l'altro lato è dipinto un secondo efebo, che avvolto nel mantello e poggiandosi coll'a- 
scella di-itta ad un bastone, discorre, stendendo la dritta. Lo specchio mostra un tipo 
più antico di quelli graffiti che trovansi nelle necropoli etrusche. È tondo (diam.m. 0,14), 
piatto e munito di un manico cortissimo. Mentre nelle tombe a fossa sinora scoperte, 
di stoviglie greche, sonosi trovati solo esemplari anteriori ai vasi attici, questa tomba 
è la prima che conteneva un esemplare attico. Essa dunque appartiene alle più recenti 
tombe di tale genere. 

Faceva seguito una tomba a camera lunga m. 2,90, larga m. 2,60, alta m. 2,00, 
sulla cui volta è espressa la trave maestra; l'ingresso è vòlto a ponente. Tale tomba 
era stata, non si può dire spogliata, ma propriamente evacuata, giacché non vi si trovò 
altro che uno scarabeo (corniola), la cui incisione, rozzamente eseguita, rappresenta 
quattro uomini, cioè una coppia di lottatori, un uomo assiso che guarda la lotta, ed 
un altro il quale, davanti a quello assiso, si incammina verso la coppia. 

Il 21 detto, circa 30 metri a ponente dalla tomba scoperta il 14 febbraio, fu 
scavata una tomba a camera, lunga m. 2,05, larga m. 2,00, alta m. 1,90, col tetto 
piano, e coU'ingresso a levante. Anch'essa rovistata in antico, non diede che tre sto- 
viglie italiche a figure rosse, che giacevano rovesciate tra le banchine. Dette stoviglie 
sono: un bicchiere a due manici obliqui, alto m. 0,11, il quale mostra in ogni lato 
un giovane ignudo, che procede attorniato da rabeschi; \m orcio alto m. 0,13, così 
coperto di salnitro, che della sua decorazione non vedonsi per ora che alcuni rabeschi ; 
una fiaschetta, alta m. 0,13, decorata con rabeschi sulla parte piana del recipiente. 

Il sig. Antonio Cioffi ha recentemente donato al museo comunale due dei noti 
oggetti, consistenti in un cono imposto ad una basetta, oggetti che servivano a deter- 
minare le tombe sottoposte ('). L'uno di neufro, alto m. 0,37, reca l'epigrafe : 

C- QJ/INTIVSCL- 
IVCVNDVS • 
V-A-XXVII 

Sul cono è scolpita rozzamente una faccia di uomo imberbe, sormontata da un 
basso pileo. Sospettai, a prima vista, che tale faccia fosse stata aggiunta da mano 
moderna. Ma poi mi convinsi del contrario, osservando che il medesimo tartaro copre 
tanto le parti lisce, quanto quelle scolpite del cono. Mentre conoscevamo sinora alcuni 
simili segnali etruschi in forma di ritratti, scolpiti nel quinto secolo av. Cr. (-), il 
cono tarquiuiese fornisce un esempio di tempo assai recente ; cioè della fine della 

(») Cf. BuHctt. dcll'lnatit. 1883 pa-- 47-48. 

(-) L'esemplare più cospicuo è il segnale col ritratto del Larth Cupurcs, che determinava la 
situazione di una grande tomba volsiniese fabbricata nella prima metà del V secolo {Bull, del- 
ì'Inst. 1881 p. 2G4). 



— 77 — 

repubblica o del principio dell'impero. Esso dunque, per ciò che riguarda la crono- 
logia, si raffronta ai noti cippi pompeiani, muniti di un occipite scolpito ('). Sic- 
come l'iscrizione si riferisce ad un libertus, così il pileo, a quel che pare, deve in- 
terpretarsi per il piìeus libertatis, imposto al capo dello schiavo nel rito dell'affran- 
camento (-). 

L'altro segnale, alto m. 0,15, è di travertino. Sulla basetta si legge : 

M- AETEIVS • D • L- 
IVCVNDVS • V • A • IiiX (3) 

W. Helbig. 



VI. CIVITELLA S. PAOLO — Iscrisioni latine scoperte nella nuova 
strada verso Nassano. 

A tre chilometri da Civitella s. Paolo nel tracciare la nuova strada, che conduce 
a Nazzano, e precisamente presso il culmine del colle chiamato Moiife Tello, si apri- 
rono e si disfecero alcuni antichi sepolcri fatti a fossa, che dalle iscrizioni s'argo- 
menta essere stati del primo secolo dell'impero. L'uno, il più ricco, aveva la fronte 
di muro, che prospettava la via vecchia di Civitella a Nazzano, e a' pie di esso 
giacevano infranti due pezzi di grande tavola marmorea, con sua cornice, frammenti 
di epigrafe sepolcrale, ivi un tempo collocata: 

NIVS • C • f\ HOR- 
IVS • QiF ■ HOKvPOLLIO 
III VIR-J 

\a- cu F y-^ 
pNIVS-C-F|-HOR 

Impossibile per noi reintegrare il nome di questa famiglia, la quale doveva 
avere in quel luogo il suo posseso : essendo che molti nomi terminano in ONIVS, 
dai quali bisogna escludere Vemiomus, che era ascritto alla tribù Stellatina (C. /. L. 
voi. XI, p. 1, n. 8940), mentre qui apparisce la tribù Grazia. L'ufBcio municipale 
che ha sostenuto Pollione del sesvirato ci conduce a credere che una delle tre città 
federate Capena, Lucoferonia e Seperna (seguendo l'opinione del eh. G. B. De Bossi) 
fosse ascritta alla tribù Grazia, e siccome delle altre due è nota in qualche modo 
la tribù {CI. L. voi. citato pag. 569 e 570) resta che a quella lo fosse la ignota Seperna 
che i soli frammenti di tre iscrizioni ci hanno rivelato. Tornando al monumento, dai 
marmi sparsi e da un grande cornicione ornato di palme a rilievo, si può affermare, 
che presentasse una bella fronte marmorea. Dietro il muro era l'area sepolcrale, nella 
quale la più nobile tomba, a fossa rettangolare, era rivestita di tavole di marmo, 

(') Cf. Overbeck-Mau Pompeji p. 421 n. 223. 

(') Cf. Miinchener Sitzungsberichte, philos.-philol. CI. 1880 p. 487 e sg. 
(3) Siccome l'asta nel numero alla parte inferiore è danneggiata, così resta indeciso, se si deve 
leggere IX o LX. 



— 78 — 

che ancora ho veduto al posto, e ricoperta da un piano pure di marmo lungo m. 2,05 
per la larghezza di m. 0,58; cioè di sette per duo piedi romani. Vi fu pure estratta 
una cassa di terra cotta, la quale era probabilmente coperta di tegoli, segnati di 
lettere graffite, che sono andati dispersi. Dicesi, che di lì proviene una statuetta di 
marmo, che figura una donna, mancante della testa, e molto panneggiata, a' cui piedi 
vedesi una cista chiusa. 

Presso al sepolcro descritto altri se ne scopersero, che erano decorati di titolo 
sepolcrale ; per cui quel luogo nel primo e nel secondo secolo dell'impero aveva acqui- 
stato importanza. Un cippo di marmo alto m. 0,80, largo m. 0,32 contiene questa 
iscrizione : 

L-SEXTIO 

QJ/IETO 

L • PONTIVS 
HERMES 

ALVMNVS 

•F-SIBI-ET 

.POSTERIS 
)VE • SVIS 



^^ 



La seguente tavola di marmo non venne come i monimienti sopra descritti tra- 
sportata nell'ufficio comunale di Ci vitella s. Paolo, ma fu di nascosto tolta dal 
luogo del trovamento. Ne aveva presa esatta copia il sig. Alessandro Stefano, da cui 
ne ho notizia : 

S T A T il 
MOÌ 
VIXIT- A 
T • STATILA 

PATROr^ 
ET -SIBI-I 

Il P. Margarini nota un'iscrizione di uno Statilio rinvenuta nel secolo scorso a 
Civitella, e riportata dal Bormann nel C. I. L. voi. cit. n. 4003. Un altra pm-e è stata 
involata, le cui lettere erano quasi svanite per la corrosione ; mi si disse che il sac. 
D. Bartolomeo Mirra di Nazzano l'aveva trascritta. 

Di frammenti marmorei scritti, di là provenuti, ho veduto presso il Municipio 

il seguente : 

■ • • AL • • • 

• • NA • I • • ■ 

ed un altro rimasto nel luogo in blocco di marmo : 

• ■ NA • • 

Ch'ivi si congiungessero due strade, e che sopra il monte Tello fosse un piccolo 
pagus. è probabile molto ; ma nulla si può asserire senza aver prima costatato. 

G. F. G.Ì.MURRINI. 



79 — 



Regione I (LATIUM ET CAMPANIA). 

VII. ROMA — Nuove scoperte nella città e nel suburbio. 

Regione II. Continuate dal p. Germano, Passionista, le escavazioni dell'antica 
casa romana, sulla quale è fondata la chiesa dei ss. Giovanni e Paolo al Celio (cfr. 
Notizie 1887 p. 532), sono state rimesse in luce altre tredici stanze, di varia dimen- 
sione, tutte costruite in laterizio e destinate ai diversi usi domestici. 

L'edificio conmnicava con la via pubblica {clivus Scauri) mediante un vestibolo, 
che circa il secolo undecimo fu ridotto ad oratorio e decorato con varie pittm-e. La 
più importante fra queste è un gruppo, ove è rappresentato il Salvatore, vestito di 
ricco pallio gemmato, che stringe nella mano sinistra im volume, sul quale è scritto : 
Lux ego sutn mundi, niilu qui cuncta creavi. Ai lati del Salvatore sono due arcan- 
geli, distinti coi loro nomi S MIHAEL AR/////, S GABRIEL/////, scritti in senso verticale 
presso le rispettive figm-e. Piìi oltre si vede, sulla destra, un'altra imagine vestita 
nel costume della corte bizantina ; e vi è scritto il nome S PAYLV^/////. Un'altra 
simile imagine doveva trovarsi dal lato sinistro, ove l'intonaco è caduto, e doveva 
portare il nome s. Johannes, l'altro martire eponimo del luogo. 

Dal descritto vestibolo si passa in un corridoio, o fauce, sulla quale hanno l'in- 
gresso due camere, che corrispondono sotto l'abside della chiesa. Una di esse è stata 
completamente sterrata, e misiu-a m. 5,60 X 4,00, con l'altezza di circa 6 metri. La 
volta è stata in gran parte troncata : ciò che ne rimane è adorno di buona pittiu'a 
rappresentante scene di vendemmia e svariati uccelli. Sulle pareti sono dipinti dodici 
eroti alati, alti m. 1,00, con una semplice clamide gittata dietro le spalle e sorretta 
con le braccia. Una serie di grandi encarpi ed uccelli svolazzanti decorano gli spazi 
intermedia Cotesti dipinti rivelano l'arte ancora fiorente, e possono attribuirsi all'età, 
in circa degli ultimi Antonini. 

Tre alti'e stanze, poste in comunicazione fra loro mediante larghi passaggi arcuati, 
sembrano essere state destinate ad uso di bagni ; essendovisi ritrovate condutture per 
aria calda e per acqua. Quivi fu ricuperata una vasta conca di terracotta. Altre quattro 
celle sono state pure sterrate in vicinanza di quelle ora descritte ; ed in una di esse 
si è trovato una specie di pozzo quadrilatero costruito in opera laterizia, ed una 
fontana. 

Si rinvennero negli sterri varie anfore e lucerne fittili, alcuni avanzi di decora- 
zioni intagliate in marmo ed una testa parimenti marmorea. Un frammento di anfora 
vinaria porta, dipinte in rosso, lettere e cifre numeriche relative alla quantità e qua- 
lità del vino ; sopra le quali fu tracciato, parimenti in rosso, il monogramma A X OJ. 
Un altro simile frammento conserva tuttora il collo dell'anfora con la originaria chiu- 
sm-a in gesso : e su questo è improntato un sigillo, che porta in giro i nomi SE.r 
«VIDI DAYCEI , e nel mezzo, in due righe rettilinee EX VTRe . 

Continuato lo sterro della stanza rinvenuta nello scorso decembre presso il nuovo 
ospedale militare al Celio (cf. Notizie 1889 p. 398), si è riconosciuto che la sua 
totale lunghezza è di m. ti,00. Mentre però la metà anteriore aveva il pavimento a 



— 80 — 
musaico, nell'altra metà sorge una scala, 1 cui gradini occupano tutta intiera la 
larghezza della camera. I gradini sono in numero di 12 : i quattro inferiori sono intie- 
ramente conservati, degli altri rimane soltanto un piccolo tratto dal lato sinistro. 
Tutta la parte rimanente, come pure la parete di fondo, si sono trovate quasi total- 
mente distrutte. I descritti gradini sono in muratura, ed erano rivestiti di lastre di 
marmo, delle quali restano ancora al posto alcuni avanzi. 

Poggiata sul quinto e sesto gradino, e addossata alla parete sinisti-a della stanza, 
è una base costruita in laterizio, che sostiene uno zoccolo sagomato, di travertino. 
Su questo si veggono due larghi fori, nei quali era impernato qualche oggetto mar- 
moreo. La scala sembra che terminasse in un pianerottolo, cui si accedeva da una 
porta laterale, a sinistra. 

Fra le terre si è raccolto : l'antibraccio di una statua marmorea, senza mano, 
lungo m. 0,22 ; un piccolo frammento di panneggio ; un pezzo di base marmorea, 
circolare ; un fondo di vaso di vetro, del diam. di m. 0,08 ; tre mattoni che por- 
tano i sigilli: 

o EX PRAED augustor. opus dOL 

EX FIG OCeanis hermetl ANI 
E T V R I B C I 

□ APRO ET PA"E COS 

P Y R R ICHi 

CTI ex prAE ■ T • SATIL • Maximi op (sic) 

US dol. ex fig. fori. 

In altra parte del terreno adiacente al predetto ospedale militare, e propriamente 
presso il miuro di cinta incontro la chiesa di s. Stefano Rotondo, è stato scoperto un 
largo pozzo circolare, scavato a molta profondità nel suolo vergine. Ha il diametro 
di più d'un metro, e nell'interno si vedono incavate le pedarole per discendervi. 

Vicino a questo luogo, fra i materiali di un vecchio muro demolito, si sono 
trovati due pesi di marmo, uno circolare, l'altro ovale. In ambedue era scritta la cifra 
ponderale III, ma fu poi cancellata con lo scarpello. Essendo essi intieri ed abba- 
stanza ben conservati, potrebbero forse presentarci un esempio di pondera iniqua'; 
di pesi, cioè, che nella verificazione furono riconosciuti non conformi al campione 
legittimo, e perciò dichiarati non servibili al commercio. 

Regione III. Per i lavori di sistemazione della via Giovanni Lanza è stata re- 
cuperata una piccola testa fittile di Minerva, galeata. È alta, compreso l'elmo 
{((vXòmic), m. 0,09, ed è lavorata semplicemente a stecco. 

Demolita piccola parte di un muro, che cingeva un'antica vigna, presso la via 
Labicana, fra i materiali di costruzione si è rinvenuto un frammento di blocco mar- 
moreo, grosso m. 0,14. Nella superficie, larga m. 0,10 ed alta m. 0,08, rimane un 
piccolo avanzo di icnografia spettante ad antiche fabbriche private, coi nomi dei 



— 81 — 

rispettivi proprietarii. L'incisione è assai accurata, ed il tipo delle lettere superstiti 
rivela i tempi augustei. 




Regione IV. Nei lavori per la grande fogna della via Cavour, in prossimità 
della piazza delle Carrette, sono tornati in luce, alla profondità, di cii'ca quattro 
metri : un roccliio di grande colonna d'africano, del diametro di m. 1,20 ; un altro 
rocchio di colonna scanalata, di marmo bigio (diam. all'imoscapo m. 0,55, lunghezza 
m. 1,40); un capitello d'ordine ionico, ben conservato. 

Dagli sterri per le fondamenta della fabbrica, di proprietà Desideri, sull'angolo 
fra la via Cavour ed il prolungamento della via dei Serpenti, proviene una testa di 
marmo bianco, alta m. 0,24. Manca soltanto di una parte del naso; e rappresenta 
una giovine donna con capelli alquanto crespi, discriminati semplicemente sulla fronte 
ed annodati all'occipite. 

Per i medesimi lavori si è rinvenuta una lapide marmorea, con cornice, che 
conserva : 

, A X I M A 

ÌRDOS-CERERIS 
LICA • POPVLI 
lANI • SICVLA 



L'iscrizione intiera è stata edita, sopra apografi del secolo XV, nel C. I. L. 
VI, 2181. 

Regione VI. Continuandosi le scavazioni per fondare il mm-o di recinto del nuovo giar-j 
dino al Quirinale, sono tornati in luce: un trapezoforo di marmo, con due chimere alle 
estremità, lungo m. 0,75 ; un capitello di pilastro corinzio, alto m. 0,29 e largo 
m. 0,24; ima basetta sagomata, di rosso antico, che misura m. 0,23 per ogni lato; 



— 82 — 

un frammento di lastrone in travertino, con parte d'iscrizione, in caratteri anteriori 
all'impero di Angusto : 




Presso la via della Consulta, gli sterri pel giardino suddetto hanno fatto sco- 
prire il selciato di un'antica strada, che corre parallela alla sala a cristalli del pa- 
lazzo dell'Esposizione di belle arti. 

Ivi stesso si è rinvenuta la parte superiore di un cippo semicircolare, in traver- 
tino, che porta incisa l'epigrafe : 



L • VIBIVS 
T • F ■ POL 

P R O B V S 
REGIO 

MILCOH-XII- 
WETTI 



Regione IX. Sulla piazza di s. Crisogono, costruendosi un fognolo da immettere 
nel grande collettore, si è ritrovato a m. 0,(50 sotto il piano stradale, un sarcofago 
in travertino, lungo m 1,75, largo ed alto m. 0,60. Non ha iscrizione, né ornati di 
sorta ; e conteneva soltanto pochi avanzi dello scheletro frammisti alla terra. 

Prati di Castello. Sulla riva destra del Tevere, di fronte alle case di proprietà 
Antaldi e Menotti, è stata scoperta una notevole serie di antichi cippi in travertino, 
relativi alla terminazione della sponda del fiume. I cippi sono in numero di 13, dei 
quali 5 anepigrafi ed 8 inscritti. Sette di questi ultimi appartengono alla termina- 
zione fatta da Augusto nell'anno 747 di Roma, ed uno ricorda quella fatta da Traiano 
nell'anno 101 dell'era nostra. Sono stati tutti rinvenuti al loro posto, sopra im'esten- 
sione di cii'ca cento metri : onde è manifesta la speciale importanza del trovamento, 
il quale ci permette di studiare e di riconoscere, per un buon tratto della riva destra 
del Tevere, le cii-costanze della provvida operazione compiuta da Augusto per la tu- 
tela dei diritti spettanti allo Stato. 

Descrivo qui appresso i singoli cippi numerati secondo l'ordine cronologico della 
loro scoperta ; ed aggiungo l'altimetria di ciascuno ed il tipo dimostrativo della zona 
di terreno e del posto in cui furono rispettivamente trovati. 



83 




Stala, di i'.SOO 

Cippi n. 1-5, anepigrafi, di m. 2,55 X 0,70 X 0,34; quota in sommità m. 11.65. 
Cippo n. 6, di m. 1,55X0,75X0,363; quota in sommità m. 12,50: 

y^AP ■ CAESAR • Divi • F 
AVGVSTVS 

PONTIFEX • MAXIMVS 

TRIBVNIC • POTEST • XVTl 

EX • S • C • TERMINAVI! 



R • R • PROX • C I P P • PED • XXS 



— 84 — 

sul fianco destro : 

R • R ■ PROX • CIPP • PED 
XXV 

Cippo n. 7, di m. 1,87 X 0,87 X 0,47 : 

^^^/v///cos-iiir 

1 VLIVS • FEROX • CVR • ALVEl^ 
R.IPARVM-TIBER1S-ET -CLOACAIi 
TERMINAVI! ■ R„PAM ■ R • R • PrA 
CIPP- P-XXXXIIlV 

Cippo n. 8, di m. 1,95X0,75 X0,43; quota in sommità m. 10,50: 

^'xMP • CAESAR • dIvI • F 
AVGVSTVS 

PONTIFEX • MAXI MVS 
TRIBVNIC • POTEST • XVII 

EX ■ S • C • TERMINAVI! 

sul fianco destro : 

R • R • PROX • CIPP • PED ■ XXIV 

Cippo n. 9, di m. 1,70X0,(345X0,385; quota in sommità m. 10,50 

IMP- CAESAR- dIvI • F 
AVGVSTVS • 

PONTIFEX • MAXI MVS 

TRIBVNIC • POTEST • XVII 

EX • S ■ C • TERMINAVI! 

R-R-PROX- CIPP- PED-XVI 

Cippo n. 10, di m. 1,70X0,(38X0,35; quota in sommità m. 10,50: 

IMP • CAESAR • dIvI • F 
AVGVSTVS 

PONTIFEX • MAXIMVS 
TRIBVNIC • POTEST ■ XVII 

E.C. s. C- TERMINAVIT - 

nel lato opposto : 

R ■ R • PROX • CIPP • PED • XV 



— 85 — 
Cippo II. 11, di m. 2,07X0,755X0,372; quota in sommità m. 11,90: 

IMP- CAESAR- dIvIf- 
AVGVSTVS 

PONTIFEX • MAXIMVS 

TRIBVNIC • POTEST • XVII 

EX • S • C • TERMINAVIT 

sul fiannco destro : 

R • R • PROX • CIPP • P • XV 

Cippo n. 12, di m. 2,20X0,664X0,383; quota in sommità m. 10,50: 

ifm? ■ CAESAR • dIv;^f- 

AVGVSTVS 

PONTIFEX • MAXIMVS- 

TRIBVNIC • POTEST • XVII 

EX • S • C • TERMINAVIT 



sul fianco destro 



R ■ R • PROX- ClPP • PED • XII 



R • R • PROX • CIPP ■ P 

ED ■ XXIV sic 



Cippo n. 13, di m. 1,82X0,674X0,38; quota in sommità m. 11,65: 
IMP- CAESAR- dIvJ • F 



sul fianco destro 



AVGVSTVS 

PONTIFEX ■ MAXIMVS 

TRIBVNIC • POTEST ■ XVII 

EX • S • C • TERMINAVIT 

R- R- PROX -CIPP- PED-CXIVIIIS 

R • R ■ PROX • CIPP • PED 
XV 



Oltre le descritte particolarità dei cippi, è ancora da osservare come sui fianchi 
si riscontrino sempre incavati ove uno, ove due buchi, delle dimensioni medie di 
m. 0,05 di diametro per m. 0,03 di profondità. Nei primi cinque cippi tali buchi 
sono anche più profondi ; e si riconosce che gli spazi interposti furono già chiusi da 
cancelli ferrati, come ne fanno testimonianza le grappature impiombate che si riscon- 
trano tanto sui fianchi dei cippi stessi, quanto sul suolo frapposto, che è lastricato 
di una platea di lastroni di travertino, grossi m. 0,30. Ho per altro potuto ricono- 
scere, per mezzo di speciali raffronti istituiti dopo la scoperta del 13° cippo, che i 
primi rinvenuti e da me distinti coi n. dall'I al 5 non appartengono alla terminazione 



— 8(5 — 

del Tevere, quantunque si trovino sull'allineamento dei cippi ripali. Infatti la di- 
stanza dal prossimo cippo, che si è trovata notata sul cippo n. 13, è di piedi 148 '/z, 
e perciò il più prossimo cippo doveva trovarsi a circa m. 8,30 più a monte del 
gruppo dei primi 5 cippi ritrovati. 

Del resto, la ragione dell'essersi praticati cotesti buchi sui fianchi dei cippi, 
parmi potersi congetturare dal fatto (ora per la prima volta osservato), che nella 
zona testé esplorata lo spazio interposto ai cippi era chiuso da una barriera di legno, 
simile forse alle nostre odierne stecconato, la cui tessitura faceva testa ai cippi: e 
ciò non per fatto dei privati proprietari limitrofi, ma ex auctoritate jìublica e per 
motivi speciali e propri del sito. Potrebbe anche supporsi che fosse stato concesso 
ai proprietari dei terreni posti a confine, di appoggiare le loro siepi ai cippi stessi. 

Passando ora a confrontare l'attuale scoperta con le altre per l'addietro avvenute, 
è a ricordare come dei cippi relativi alla terminazione delle ripe del Tevere fatta 
da Augusto, se ne conoscevano nove, tutti dell'anno 747 di Roma, determinato dalla 
indicazione della XVII potestà tribunizia di Augusto (C /. L. VI, 1236 a-i). Pro- 
vengono tutti dalla sponda destra, e propriamente dal tratto che corre fra i Prati di 
Castello e la Traspontina ; la maggior parte furono trovati nelle vicinanze di Castel 
S. Angelo. Sette di essi hanno le misure di distanza dal prossimo cippo, e sono ri- 
spettivamente : piedi 13 V2, 39, 40 'A, 141 V2, 161, 166, 166 '/j. 

I sette cippi nuovamente scoperti hanno, per la distanza dal prossimo cippo, le 
seguenti distanze: piedi 20 'A, 24, 16, 15, 15, 41, 148 '^ 

Dei cippi col nome del curatore delle acque Ti. Julius Ferox, e relativi alla 
terminazione fatta da Traiano, se ne conoscono 12 ; dieci dei quali hanno la data 
dell'anno 101 {G. I. L. VI, 1239 a-h\ Bull. ardi. coni. 1884 p. 41; 1887 p. 16), 
e due quella del 104 {Bull. arch. Cora. 1885 p. 99). 

I cippi dell'anno 101 hanno segnate le distanze del prossimo cippo come segue: 
piedi 184 72, 241/2, 25, 386 V2, 84 '/s, 53, 115, 11, 86: uno di quelli dell'anno 
104 nota la distanza di piedi 14 '/-j- 

II cippo recentemente trovato ha indicato la misura della distanza dal prossimo 
cippo di piedi 43. 

Questa grande varietà di distanza fra i cippi di una stessa serie, e posti lungo 
la stessa ripa, dimostra che le accidentalità del terreno delle fabbriche private che 
non si potevano espropriare, erano tali da dover mettere i cippi terminali su varii 
punti di una linea spezzata, disugualmente distanti fra loro. Il che viene abbastanza 
ben dimostrato dalla presente scoperta. 

È poi importante, quanto nuovo e curioso, il fatto ripetutamente osservato nella 
presente occasione, che l'andamento di questa linea terminale, cioè gli angoli e le 
discontinuità vengono chiaramente indicate tanto dalla disposizione dei cippi stessi, 
quanto dal posto materiale ove è iscritta la distanza dal cippo vicino. Si è infatti 
costantemente veduto, che la distanza ora è iscritta sulla fronte del cippo, ora sul 
fianco, e talvolta ancora sul lato opposto alla fronte. Or bene il fatto ha dimostrato 
quanto segue : 

Nel primo caso l' iscrizione della distanza accennava alla continuità di allinea- 
mento dei cippi apposti, e ciò rispettivamente almeno fra due cippi consecutivi. 



— 87 — 

Nel secondo caso dava indizio di un angolo o discontinuità, ed il lato ove era scritta 
la distanza determinava la direzione del tratto consecutivo della linea poligona ter- 
minale. Un bell'esempio se ne è avuto nei cippi n. 8 e 11, nei quali la distanza è 
notata sul lato destro, ed ove realmente la linea di terminazione si piega voltando 
ad angolo retto, e risalisce per due tratti consecutivi la ripa, formando una specie 
di zig-zag, un doppio zeta. 

Nel terzo caso si ha indizio che il cippo più vicino è collocato a tergo del pre- 
cedente ed in posizione parallela ; in modo però che lo spostamento parallelo avviene 
per lontano contatto dei lati, non già delle fronti dei due cippi. Un chiaro esempio 
se ne ha nel cippo n. 10, al quale tien dietro, nella indicata posizione rispettiva, il 
cippo n. 6. 

Eisulta quindi evidente dall'esame dei notati particolari, che se vogliasi compu- 
tare la estensione lineare di un dato tratto di ripa, tenendo conto delle diverse di- 
stanze scritte sui cippi, tale estensione verrebbe data dalla risultante della somma 
delle sole distanze inscritte sulla loro fronte ; ed il computo delle altre distanze se- 
gnate a fianco o nel tergo dovrebb'essere escluso, altrimenti \ erremmo indotti in errore 
circa la esatta misura di quel dato tratto di ripa. 

Aggiungerò qualche altra parola sui risultati delle osservazioni da me fatte per 
investigare se la misura iscritta dai Romani sui cippi per indicarne la distanza dal 
più prossimo, corrispondesse col ragguaglio della misura metrica attribuita al piede 
romano, che è di m. 0,2963. Debbo peraltro confessare che quantunque non abbia 
mancato di raccogliere tutti gli elementi riguardanti le distanze mutue dei cippi, 
contuttociò la verifica della esatta distanza non è stato possibile eseguirla che ùi 
jìarte, e cioè fra i cippi 8 e 12, 9 e 10, 11 e 13. 

Ciò è dipeso in parte dalle esigenze dei lavori di escavazione, ed in parte dalla 
necessità di rimuovere dal loro posto e mettere al sicuro da qualsiasi deterioramento 
i cippi, man mano che si venivano discoprendo. Per] sitìatte esigenze e riguardi sono 
stato costretto di far apporre semplicemente dei picchetti al posto di ciascun cippo 
rimosso ; e quando dopo qualche giorno si è ritrovato un altro cippo, il riferimento 
delle mism'e non è forse riuscito di quella precisione ed esattezza che meritava lo 
interesse di una simile indagine. Comimque sia, espongo qui i risultati delle tre in- 
dicate verifiche fatte : 

Distanza dal cippo 8 al 12 : piedi rom. 24 = m. 7,11; metri 7,06; differenza 

— m. 0,05. 

Distanza dal cippo 9 al 10 : piedi rom. 16 = m. 4,74; metri 4,75; differenza 
-(-m. 0,01. 

Distanza dal cippo 11 al 13: piedi rom. 15 = m. 4,444; metri 4,37; dift'erenza 

— m. 0,066. 

La piccola differenza tra cotesti ragguagli è del tutto insignificante ; giacché nei 
cippi la misura è espressa con la minima frazione di mezzo piede romano, e procede 
perciò di 15 in 15 centimetri, senza tenere verun conto delle frazione intermedie. 
Onde è da conchiudere, che per la novella scoperta viene esattamente confermato il 
ragguaglio dell'antico piede romano con la misura attribuitagli di m. 0,2963. 

Riassumendo tutti gli elementi forniti dall'attuale importante trovamento, essi 



ci pongono in grado di accertare molti dei dati relativi alla terminazione delle ripe 
del Tevere, e sono i seguenti : 

1" I cippi sono in pietra travertino di forma parallelepipeda con cappello o 
piovente semicircolare alla sommità. Sono alti da m. 2,00 a m. 2, HO, larghi circa 70 
centimetri, grossi dai 30 ai 40 centimetri. 

2" La parte dei cippi che elevasi sopra terra è alta da m. 1,10 a m. 1,20; 
la parte inferiore è incassata nel suolo vergine più o meno profondamente, e talvolta 
trovasi anche murata con muro cementizio. 

3° I cippi sono piantati sugli angoli del perimetro della pubblica proprietà, 
ed in modo che il vertice di ciascun angolo della linea perimetrale coincide con uno 
degli angoli esterni del cippo. 

4" La operazione della apposizione dei cippi terminali è stata dai Romani 
eseguita procedendo secondo il corso del fiume ; di guisa che trovasi sempre nel cippo 
inferiore indicata la distanza dal prossimo superiore. 

5° La epigrafe indicante la data della terminazione è costantemente incisa 
sulla faccia del cippo che guarda l'estensione della proprietà terminata. 

G" Sopra ciascun cippo è sempre contrassegnata la distanza dal cippo prossimo, 
od il posto materiale, ov'essa è scritta indica la direzione del tratto successivo della 
linea poligona, e per conseguenza determina il luogo ove è collocato il termine pros- 
simo : ciò che tecnicamente dicesi dar la chiamata. 

7" La misura reale della distanza deve computarsi sulla linea di proiezione 
degli angoli esterni di due cippi consecutivi ; ciò che appunto è espresso con la for- 
mola recta regione, in linea retta. 

D. M.4.RCHETTI. 

Via Laurentina. A San Paolo alle tre Fontane sulla via Laurentina nel lavoro 
dell'orto dei Trappisti venne alla luce un cippo di marmo, che nella parte superiore 
è decorato di un busto femminile entro la nicchia: ai lati è scolpito un albero con 
frutta, simile alle mele, ma che non ho potuto ben discernere. L'iscrizione incisa nella 
fronte, è scolpita pure nel lato postico : 



D • M 

SVLPICIA • PALES 
TRICE • ET • Q_- SVL 
PICIVS • B ASILIS 
C VS • FECERVNT 
SVPICIAE • AC TE 
FILIAE-PIENTISSIMAE 
ET ■ SIBI 



Quella ripetuta di dietro, la quale doveva riguardare il sepolcro, mentre quella 
dinanzi prospettava la via, dilferisce solo nella disposizione dei versi : 



— 89 — 

D ■ M 
SVLPICIA • PA 
LESTRICE-ET 
Q^SVLPICIVS 
BASILISCVS 

FECERVNT 
SVLPICIAE-ACTE 

FILI AE 
PIENTISSIMAE 

ET-SIBI 

G. F. Gamurrini. 

Via Salaria. Fra le porte Salaria e Pinciana si è posto mano agli sterri per la costru- 
zione di una fogna, parallelamente alle mura della città. È stata raccolta fra le terre una 
testina di marmo, alta m. 0,06, che rappresenta un fanciuUetto coi capelli corti e 
inanellati. 

Proviene dallo stesso luogo un manico di piccolo caldaio di bronzo, il cui dia- 
metro alla bocca doveva essere di m. 0,03. 



Vili. COLONNA — Di alcune sculture marmoree frammentate sco- 
perte in contrada ColUcola nel territorio del Comune. 

Mentre il sig. E. Ciulfa faceva eseguire uno scassato per piantagione di vigna 
in un terreno di sua proprietà, detto de Mattei, od anche Collicola, a levante del paese 
di Colonna, si rinvennero le seguenti sculture marmoree, alla profondità media di 
2 a 3 metri : — Statuetta di satiro, barbato, nudo, accovacciato, con bulla pendente 
sul petto, rappresentante un bucranio, con la mano sinistra sul ginocchio sin; e co- 
perto il capo con una pelle di tigre, le cui zampe gli ricadono sulle spalle e sul petto. 
Manca di tutto il lato destro che fu ricommesso in antico, come rilevasi da un perno 
di ferro rimasto nel marmo. — Ermafrodito, minore del vero, acefalo, panneggiato nella 
parte superiore, e con fallo eretto. — Testa di Venere, di mediocre lavoro, minore 
del vero. — Testa di Apollo, arcaica, al naturale ; di buon lavoro. — Testa di Bacco, 
coronata di edera, maggiore del vero (m. 0,34 compreso il collo). — Testa di donna 
(iconica) al naturale. — Testardi uomo, imberbe (iconica) al vero, trascm-ata nella 
parte posteriore. — Parte inferiore di statua della Venere Anadiomène, minore del 
vero. — Testa di erma bacchica, con corona di perle sul capo. — Altra piccola testa 
di erma bacchica, coronata di uve. — Statuetta acefala di donna vestita di leggeris- 
sima tunica, assisa sul dorso di un toro, pure acefalo, col ginocchio sinistro sul dorso 
di esso, e la gamba destra spenzolante. — Due piccole antefisse di terracotta, rappre- 
sentanti ima testina femminile coronata. — Due frammenti di pilastro quadrato mar- 
moreo con eleganti intagli. — Alcune fistule acquarle plumbee, anepigrafi. 

Tutti i marmi sopra accennati sono assai con'osi e deperiti. 

In ima grande lastra marmorea,igiacente nella vigna, ho letto la seguente marca 
in lettere alte m. 0,13 : 

A. CIX 



— 90 — 

Dalle relazioni del proprietario risulta che molti degli oggetti si rinvennero nel- 
l'angolo di una camera, il che accenna ad avanzi di antiche costruzioni, che nei 
lavori agricoli vennero ricoperti. 

G. TOMASSETTI. 



Campania. 

IX. NAPOLI — Nuove scoperte di antichità in sezione Pendino. 

Proseguendosi i lavori alla strada della Selleria, in sezione Pendino, sono avve- 
nuti questi rinvenimenti : 

Alla profondità di m. 2,20 dall'attuale piano stradale della Selleria, verso il 
vico Fontana dei Serpi, è stato scoperto un altro tronco di antica via lastricata a 
selci poligonali e con qualche lastra di marmo. Questo tronco spetta ad altra via 
diversa da quella precedentemente accennata (cfr. Notizie 1889, p. 342), e misura m. 8 
in lunghezza, 3 in larghezza e 3,(30 sul livello del mare. 

In prossimità di questa via, senesi rinvenuti duo frammenti di iscrizione greca, 
in grossa lastra marmorea, che tra loro si collegano, misurando m. 0,62 di larghezza, 
0,79 in altezza e 0,0(3 di spessore. Vi si legge: 



«ì>AAKKOr 

iKriNPnMA' 
ìahmapxoy^ 





zYNnpiAinnA 

0YAAEPI02 
KEAHTI nnAilN 
<I>AABI05: POY*EINOS 

sYNnpiAinnAnN 

(AAEPIOSnAYAEINO 
^^^^EIHN y 

«lAYAEIN 



In altro cavo si rinvenne un frammento di epigrafe greca alto m. 0,27, largo 
m. 0,55, le cui lettere, alte m. 0,15 dicono: 

1: A P I K ;[ 

Tra i materiali del sottosuolo cavati in una fondazione, si è trovato un monu- 
mentino epigrafico in marmo bianco a fonna conica, nel quale leggesi : 

LXS 

corona e palma 

IMPERIO 

PRIMITIVO 

PRISCVS 



— 91 — 

Non posso offrirne che la prima trascrizione da me fattane, non essendomi riu- 
scito di ritrovare l'oggetto quando tornai sul luogo dello scavo per prenderne il calco 
e le misure. Per quanto posso ricordarmi, è alto m. 0,35, largo alla base m. 0,20. 

F. Colonna, 



X. POMPEI — Giornale degli scavi redatto dai soprastanti (cfr. No- 
tizie 1890 p. 42). 

1-4 febbraio. Non avvennero rinvenimenti. 

5 detto. Dagli operai addetti alla nettezza è stato raccolto: — Bronzo. Una mo- 
neta moderna di Filippo III di Spagna. 

6-9 detto. Non avvennero trovamenti. 

10 detto. Essendo stata condotta a compimento la costruzione del ponte in legno 
sull'argine di scarico che trovasi nel lato sud dell'Is. 29, Reg. Vili, è stato quivi ripi- 
gliato lo scavo, sospeso il giorno 14 del passato gennaio. Nel rimuovere i materiali 
franati dal piano superiore della casa n. 21 dell'isola e regione sopraccennate, è 
stato raccolto: — Bronzo. Un grosso rubinetto di ordinaria struttura, il quale trovasi 
congiunto ad ima parte della fistula di piombo, lunga m. 0,83, diametro del tubo 
di piombo mill. 71. Una catenella a tre capi fissi ad un anello; lunga m. 0,25. 
Una moneta riconosciuta per un sesterzio di Claudio Druso. — Vetro. Un balsamario. 
lungo m. 0,10. 

11-14 detto. Non avvennero trovamenti. 

15 detto. Dagli operai addetti alla nettezza è stata raccolta una moneta di bronzo, 
riconosciuta dall'ispettore prof. A. Sogliano, per im asse di Tiberio, con testa radiata 
del divus, Aucjmtm Pater, sul dritto, e l'ara con la leggenda Providea, sul rovescio. 

16-17 detto. Non avvennero rinvenimenti. 

18 detto. Nella località su mentovata, si raccolse un frammento di lastra mar- 
morea, con la seguente epigrafe, giusta la copia fattane dall'ispettore predetto : 




La lastra misura m. 0,80 in altezza e m. 0,40 in larghezza. 

20 detto. Eseguitosi uno scavo in im cubicolo della casa n. 8, Is. 7*, Reg. IX, 
è stato trovato : — Piombo. Un grosso recipiente per acqua, con ornati semplici nella 
parte esterna, alto m. 0,50, diametro m. 0,40. — Terracotta. Un urceo con iscri- 
zione dipinta, in nero, la quale, secondo l'apografo del prof. A. Sogliane, dice: 

q F sedivi ÒR 

21-24 detto. Non avvennero rinvenimenti. 

25 detto. Nollo scavo in corso, casa n. 21, Is. 2'"', Reg. Vili si raccolse: — 3Iarr>io. 
Una lastrina rettangolare sulla quale trovansi le traccio del busto di una figura 



— 92 — 

muliebre dipinta : ha nella sinistra lo scudo e nella dritta la lancia (Pallade). Alta 
ra. 0,38 X 0,17. Frammento di lapido di m. 0,20 X 0,12, con l'iscrizione seguente, 
giusta l'apografo del prof. A. Sogliaiio : 

L • N V J\l 
LALBIF 



Altro frammento simile, di m. 0,11X0,12; vi si legge: 

BI-N- 
VPROI 

26 detto. Nella stessa località si raccolse: — Marmo. Un busto di una baccante 
che doveva servire per ornamento di un pilastrino; alto m. 0,17. — Vetro. Uua 
bottiglia alta m. 0,17. 

27-28 detto. Non avvennero ti-ovamenti. 



Eegione III (LUCANIA ET BRUTI II). 

IX. PESTO — DI un iscrizione latina scoperta presso il tempio detto 
« della Pace » . 

Il giorno 5 aprile dello scorso anno, alla distanza di circa venti passi ad ovest 
nord-ovest del così detto t tempio della Pace » fu rimesso in luce un cippo marmoreo 
alto m. 0,73, largo m. 0,54. Sosteneva probabilmente ima statua, fissata mediante un 
perno, che rimane tuttora in im buco sulla sommità di questa base. Sulla fronte è 
incisa l'iscrizione seguente, in un campo alto m. 0,48 largo m. 0,30 : 

CLCEPPIOQJ 
MAEC MAXIM 
PATRONO COL 
LIBCEPPIAE 
IVSTAE 
RE? CVR 

La copiai io stesso; ed il mio apografo fu confrontato sull'originale dai profes- 
sori Zangemeister e vou Domaszewski. 

F. V. DUHN. 

Sardinia. 

XII. TERRANOVA FAUSANIA — Nuoue scoperte del territorio 
olhiense. 

A circa 3 chil. da Terranova, nel predio cosidetto di Canipulongu, mentre ren- 
devasi più larga e profonda una depressione di terreno per ridurla a deposito di acqua 



— 93 — 

pel bestiame, si trovarono sparpagliati numerosi frammenti di vasi di argilla. La 
loro forma primitiva, e il materiale mal composto di cui constavano, come la rozza 
lavorazione fatta a mano, lasciano presumere che essi appartenessero ai primitivi abi- 
tatori dei nuraghi ; infatti in molti frammenti l'argilla non è neppure purificata dalla 
sabbia, ma cotta in massa con questa. 

Durante i lavori di quello scavo, che abbracciano un'area di 56 m.q. con una 
profondità di quasi un metro, si rese vieppiù manifesto che il suolo era stato esplo- 
rato per l'addietro, e niente altro di notabile s'ebbe a trovare, che due tronchi di 
colonne di granito, con varie monete imperiali di bronzo; dieci ormai irriconoscibili 
per la troppa ossidazione ; e le poche altre spettanti a Nerone, Commodo, Alessandro 
Severo, Massimino, Diocleziano, Costanzo Cloro e Costantino. 

Più fruttuoso di questo si rese un altro scavo, aperto pochi mesi sono nella stessa 
regione, col proposito di abbattere fin dalle fondamenta gli avanzi di un antico muro 
per toglierne il materiale. Secondo le relazioni verbali del proprietario del fondo, gli 
scavi si approfondirono oltre un metro; e dopo aver disfatto il radere dell'antica mu- 
raglia, formata di durissimo cemento con coccio pesto e scaglie di pietra, si volle 
saggiare alquanto più in là per accertarsi se le fondazioni di quel manufatto si esten- 
devano ancora. E fu proprio in quella nuova esplorazione che venne in luce una 
tomba così singolare, che ora descrivo, servendomi sempre dei dati che ebbi dal 
proprietario. 

La tomba era di forma ovale, ma molto schiacciata, serbando nel centro le pro- 
porzioni ordinarie delle altre tombe ; le pareti eran formate da cumuli di sassi sciolti, 
ammonticchiati l'uno sull'altro con una certa simmetria e che di poco innalzavansi 
dal suolo. Tre sfaldature di roccia, rimboccate con altri sassi, poggiavano in senso 
piano sugli orli di quelle rozze pareti, formando la chiusm-a della tomba. Lo impian- 
tito interno constava di altre pietre del luogo malamente conficcate nel suolo vergine ; 
e ti'a mezzo al terriccio che vi cumularono le secolari filtrazioni, oltre le ossa umane, 
si rinvenne un vasetto di terra grossolana tendente al color nero. È fatto senza l'aiuto 
del tornio, con pareti che descrivono ima leggiera curva, con labbro sporgente im poco 
aU'infuori e privo di ansa. Essendomi poscia recato sul luogo, e fatte nuove indagini 
nella terra estratta dal fosso, vi recuperai alcuni pezzi fittili dello stesso grossolano 
impasto on d'era formato il vasetto della tomba, nonché una lastrina di selce azzur- 
rognola, coi piani ben levigati ed i bordi tagliati a scarpa. Tra le terre smosse furono 
piu'e trovate due monete di Costantino II. A breve distanza da questo scassato, ve- 
donsi i resti di un muro che continuando per m. 17 circa, s'incontra a squadi-o 
con altro muro più corto e meno robusto, formato di mattoni ; e non mancano in questa 
parte dell' agi'o olbiense altri manufatti e basi e capitelli granitici e tronchi di colonne, 
dai quali si trae indizio della pristina magnificenza del luogo. 

P. Tamponi. 



XIII. S. ANTONIO RUIXAS — Nelle Notizie 1888 p. 608, fu detto di>n 
ripostiglio di monete imperiali romane, di bronzo, rinvenuto nel territorio del comune. 
Ora, avendo il prof. V. Crespi, già conservatore del R. Museo archeologico di Cagliari, 



— 94 — 

compilato un esatto catalogo di tutte le monete riconoscibili, possiamo meglio ripar- 
tire dette monete nel modo che sague: — Plotina 1 ; Faustina Seniore 1 : M. Aiu-elio 5 ; 
Faustina luuiore 2 ; Lucio Vero 1 ; Lucilla 1 ; Commodo 3 ; Giulia Domna 2 ; Ca- 
racalla 1; I*llagabalo 1; Alessandro Severo 38; Giulia Mammea 10; Massimino 21 ; 
arassimo 7; Pupieno 1; Gordiano Pio 91; Filippo padi-e 72; Otacilia Severa 9; 
Filippo figlio 23; Traiano Decio 36; Erennio 7; Ostiliano 4; Treboniano Gallo 12; 
Vibio Volusiano 16; Valeriano 5; Mariniana 2; Gallieno 10; Salonina 3. 



Roma 20 aprile 1890. 



n Direttore gen. .ielle Aiitieliita e Belle 
FlORELLI 



NOTIZIE DEGLI tìCAVI 



A P li 1 L E 



Recuone X (VENETI A). 

I. COGOLO (frazione del coiimiie di Treguag-o) — Ot/getli di età varia 
riìwenutl presso il Castello. 

A qualche chilometro a nord di Tregnago, nella valle medesima e nelle perti- 
nenze dello stesso comune, sorge, addossato ad una linea di colli, il piccolo villaggio 
di Cogolo. L'antica villa era più vicina ai colli che non sia l'odierna, la quale si 
spinge verso l'interno della vallata. Un contrafforte, staccandosi immediatamente 
a nord dell'abitato dalla linea montana alla quale questo si appoggia, si addentra 
verso la valle mediana, terminando bruscamente con rapido declivo. È sopra questo 
contrafforte, la cui vetta oggidì viene denominata Castello, che soi'geva l'antico castello 
di cui rimangono tuttora le tracce. Dai resti dei muri apparisce che la cortina del 
fortilizio girava attorno alla schiena di quel contrafforte, e risaliva dall'altra parte fino 
ad un cocuzzolo alquanto elevato, sul quale vedesi ancora un tratto molto notevole 
di una torre semicircolare. Le muraglie del castello sono formate di grosse pietre, di 
provenienza locale, lavorate rozzamente, e legate insieme da forte calce. In questo 
sito e in quel versante del contrafforte, che dechina a sud, in vario occasioni si sco- 
prirono oggetti antichi. 

Per quanto ho inteso, essendomi il giorno 5 dello scorso aprile recato sul posto, 
negli anni passati si trovarono in gran numero oggetti di varie epoche e di varia 
natura. Raccolgo qui le notizie che mi fu possibile mettere insieme, e che si rife- 
riscono a trovamenti recentissimi. Degli oggetti che rividero testé la luce, e che io 
posso ora accennare, alcuni si conservano dal rev. parroco di Cogolo, altri furono rac- 
colti da don Giovanni Sciano, sacerdote di Badia Calavena. Questi ultimi furono dal 
raccoglitore donati a mio fratello ed a me. Qualche pezzo potei raccogliere io stesso. 

Gli oggetti appartengono ad età assai tra loro distanti. Mentre alcuni cocci di 
ossuari e fusaruole, risalgono al periodo preromano, le freccio e gli altri oggetti in 
ferro possono benissimo essere anche posteriori al dominio romano ed appartenere al 

1:5 



— 9(j — 

meJio evo. Altri si riferiscono a tempi recenti. Gli oggetti sono: — Terracotta. Sette fii- 
saruole, di varia grandezza, e di grana a1)bastanza tìna; alcune sono coperte con vernice 
olivastra. Ansa di vaso ossuario, ripiegantesi alla sua estremità, in modo che l'insieme 
assume la Ibriiia di una gamba con piede ; è in grana assai rozza, e mostra di essere 
stata cotta all'aperto; conservasi presso il Terragnoli. Ansa forata, con parte delle 
pareti di un ossuario, il quale, a giudicare dal poco che ne resta, doveva, avere la 
massima espansione del ventre sulla linea dove erano applicate le anse. Alcuni fram- 
menti di parete di ossuario; due di essi presentano sulla faccia esterna, come orna- 
mento, alcune rozze incisioni rettilinee a spina pesce, eseguite sulla pasta ancor 
molle. Questi frammenti sono in terra nerastra. Altro frammento di parete di vaso 
ossuario in terra rossastra che ha per ornamento un semplice rialzo, a modo di cordone 
girante, sulla faccia esterna. — Ferro. Il Terragnoli conserva presso di sé, una cu- 
spide di freccia ad imbuto, con alette, e tre cuspidi ad imbuto, della forma di pi- 
ramide quadrilaterale (senza alette) di varia grandezza. Una è assai piccola, l'altra 
è acutissima e lunga. Anche tra gli oggetti che furono raccolti dallo Sciano, come 
accennai di sopra, trovansi tre cuspidi di freccia di forma piramidale quadrata, ma 
meno acuminate. Tra gli oggetti posseduti dallo stesso Sciano sono : — Due chiavi. 
Un pezzo di coltellino con codolo, a un solo taglio. Coltello di maggiori dimensioni, 
pure con codolo, ad un taglio. Frammento di morso da cavallo. D'uso indeterminato 
è un piccolo oggetto che da un lato termina in tre piccolissime punte disposte sopra 
la retta con cui finisce l'oggetto stesso; mentre dall'altro lato presenta due brevi 
alette destinate ad abbracciare un manico di legno, ora perduto: lunghezza m. 0,23, 
larghezza massima m. 0,09. Anello hmgo m. 0,017, inciso nella faccia esterna, in 
modo da presentare una fascia mediana composta di una serie dei soliti cerchielli 
con relativo centro, la quale è circondata da due fascie che presentano successive stria- 
ture rettilinee, nel lato longitudinale all'asse dell'anello e quindi peii)endicolare alla 
descritta fascia mediana. 

Come seppi da uno scavatore, gli oggetti accennati vennero raccolti in luoghi 
diversi ; i cocci si rinvennero tutti uniti, esternamente al castello, anzi alquanto di- 
stante dalle sue mura. 

C. ClPOI.L.\. 



Eegione XI (TRANSPADANA). 

II. BREMBATE-SOTTO — Niiooe scoperte del sepolcreto preromano 
pre.sso la via provinciale (cl'r. Notule 185)0, i». 52). 

ToMItA X. 

A m. 27 dalla stradella, a m. 4,00 dal ciglio della provinciale ed a m. (i,8(i di 
profondità, apparvero prima alcuni vasetti fittili ; cioè : 

148. Calice biconico-rovescio, di pasta sottile rossastra, e nel resto simile in tutto 
al n. 55; diam. sup. m. 0,07; diam. mediano m. 0,05;diam. del fondo ad imbuto 
m. 0,01. llicostituito in piccola parte. 



^ 97 — 

149. Entro questo calice fu trovato uno dei soliti chiodetti in ferro, lungo 
m. 0,08. 

150. Vasetto ad ansa verticale simile a quello segnato nel n. 14.5; alt. ra. 0,07, 
diam, sup. m, 0,06, diam. del piede anulare m. 0,04, circonf. massima m. 0,23. Ri- 
costituito interamente. 

151. Frammenti dell'orlo di una ciotoletta fatta a mano, in pasta rozza e sottile, 
rosso brunastra; diam. sup. circa m. 0,06. 

152. Un vasetto di bronzo, trovato pieno di terra grassa e nera. È della specie 
delle olpi, e risulta formato colla stessa tecnica della situla del n. 103, cioè a 
rame ricavato. Anche nella forma le somiglia molto, salvo che l'orlo si spande in 
fuori, un po' più sulla zona di maggior rigonfiamento del vaso ; e l'ansa, fatta di 
asticciuola piatta, sormonta ad arco il labbro dell'orlo (come nei frammenti di ci/athos, 
descritti sotto il num. 99), alla gola del quale è unita con due bullette: alt. m. 0,07, 
diam. della bocca m. 0,05, diam. inf. m. 0,04, circonf. massima poco sotto la gola 
dell'orlo m. 0,20. Non ha segni ornamentali, ed è in buonissimo stato di conserva- 
zione. Parecchi esemplari, in tutto simili alla nostra olpe, furono restituiti dagli scavi 
della Certosa (cfr. Zannoni o. e. tav. LXIV, n. 3 e 7). Anzi il sepolcro n. 154 insieme 
all'olpe presenta anche una situla enea, che può quasi sotto ogni riguardo confron- 
tarsi con questa che segue. 

153. Vicino al vaso precedente ed a m. 0,70 di profondità « si presentò alla 
vista un magnifico secchio di rame chiuso da un coperchio liscio, e munito dei ma- 
nubri doppi. Si potè levarlo dalla terra intatto » , come leggesi nel giornale dello scavo. 
È infatti, questo pure, una situla identica a quella del n. 103, salvo alcuni particolari 
accessori; alt, m. 0,22, diam. alla bocca m. 0,17, circonf. massima, poco sotto la gola 
dell'orlo m. 0,70, diam. del fondo m. 0,12. Il coperchio è pochissimo convesso verso 
l'esterno; e sebbene presenti nel suo centro un segno circolare, come di bottone che 
siasi staccato, pure, per recisa afférmazione del soprastante sig. ing. Nievo, nulla 
sarebbe stato trovato in quel punto, uè fra la terra. Aderiva al coperchio stesso, ma 
per mezzo di dieci buUettine equidistanti, delle quali ora non restano che i fori cir- 
colari, la lamina obliqua, con cui incastravasi ermeticamente nella bocca del vaso; 
diam. del coperchio m. 0,17. È il solo pezzo alquanto danneggiato dall'ossido nonché 
dalle operazioni di scavo e di trasporto sino a Bergamo. I due manici, come le 
loro placche d'attacco sono anche nei loro ornamenti radiati ad alto rilievo, cavati 
al tutto dalla fusione; e si raft'rontano perfettamente a quelli di parecchie situle della 
Certosa (cfr. Zannoni o. e. tav. XXXXIH, n. 11; LXIII, n. 9). 

154. Oltre alle ossa cremate, la nostra situla conteneva i seguenti bronzi : 

155. Fibula a drago, come quella ai nn. 81, 108. E privaselo dell'ardiglione; 
lung. m. 0,08. 

156. Bello e quasi completo esemplare di fibula, tipo Certosa. Ha staccato l'ar- 
diglione; lung. m. 0,10. 

157-159. Tre anelli a sezione biconvessa, interrotta in tutti e tre da un solco, 
entro il quale sta infilato un anellino a bottone. Farmi abbiano dovuto servire per 
qualche bardatura. Il più completo è un po' contorto, e gli altri due privi del bottone 
emisferico con cui termina l'anellino ; diam. intero degli anellini mill. 30,31 e 31. 



— 98 — 

IGO. Bottoncino emisferico, molto elegante, che deve aver lìitto parte di uno 
degli anelli predetti; lungh. mill. 20. 

161. Frammento di piccolo fermaglio col gancio ad incastro; alt. attuale della 
lamina m. 0,023, lung. del gancetto (formato di pietra lavorata, dello spessore di 
mill. 2) m. 0,02. 

162. Frammenti di fettuccia rettangolare contorta, e terminata, da un lato, a 
dischetto; lung. rettilinea m. 0,02. 

168. Frammentino appartenente forse al gancio di cui al. n. 161. 

164. Fibula in ferro del tipo Certosa. È priva dell'ardiglione e dell'ago; lunga 
m. 0,09. 

165. Pezzo di chiodo (?) in ferro, di asta quadrangolare; lung. m. 0,07. Attorno 
poi alla sitala si rinvennero : 

166-168. Tre asticciuole piatte, in ferro, ripiegate quasi a ferro di eavallo: lung. 
rispettiva dei lati m. 0,03 e m. 0,04; larg. media dell'asta mill. 10. 

Tom HA XI. 

A m. 31 dalla stradella, e a m. 5,40 dal ciglio della provinciale, subito dopo 
rimossi molti ciottoli posti l'uno sull'altro, si scopri, alla profondità di m. 0,60 dal 
livello di campagna: 

169. Una magnifica oiaochoe intatta. È di grossa lamina enea ottenuta essa 
pure colla tecnica a rame ricavato. L'orlo finisce a becco d'anitra, molto eretto ; 
l'ansa, che si apre a semicerchio sull'orlo, è formata da una spranga di fusione, 
ornata da costole ; ed il fondo da una graziosa palmetta radiata ad alto rilievo, dalla 
quale staccansi due corpi di serpi, come in analoghi cimelii della Certosa (Zannoni 
0. e. tav. CXXXX n. 12) e di Marzabotto (Gozzadini Di un'antica necrnpoli a Mar- 
zabolto tav. XV, fig. 5, tav. XVI, fig. 2 e 4). Non conteneva che poca terra e pic- 
coli frammenli di ossa. Lateralmente al predetto vaso, e colla punta a contatto della 
sua bocca, si rinvennero: 

170-172. Tre chiodi rituali in ferro, con capoccliia a spatoletta, come quelli della 
tomba Vili ; sono lunghi m. 0,23, e 0,27. 

173. A m. 0,20 di distanza dal vaso, stava una scodelletta fittile di forma ordinaria 
e tozza, come quella, che, presso una oinochoe, pure simile alla nostra, fu trovata nel 
sepolcro 405 della necropoli della Certosa (cf. Zannoni o. e. tav. CXXXX, n. 13); diam. 
m. 0,12, alt. m. 0,05, diam. del fondo anulare m. 0,08. Anche questa si conserva intiera. 

174. Presso la scodella precedente si raccolse un chiodo ordinario di lironzo, 
privo della punta; è lungo m. 0,04. 

175. Si raccolse pure una grossa scheggia di arenaria biancastra, e dal caso o 
più probabilmente dall'arte, foggiata ad ascia triangolare a punta: larg. alla base 
m. 0,11, alt. dalla base al vertice m. 0,24. Anche nella necropoli della Certosa si 
raccolsero di simili pietre, forse rituali come i chiodi. 

TOMB.A. XII. 

A m. 22,50 dalla stradella, a m. 6,30 dal ciglio della provinciale, a m. 0,40 
circa dal livello di campagna si incontrici un gran masso di rozzo ceppo, lungo m. 1,50 



— 99 — 

larg. m. 1,00, dello spessore medio di m. 0,40. Era in posizione inclinata e poggiante 
la sua faccia inferiore sull'orlo di uua situla di bronzo, che a sua volta era collocata 
sopra un ciottolo oblungo e piatto. >^ Puntellando la pietra si potè estrarre l'urna 
« spezzata circa a metà dell'altezza, forse pel soverchio peso che gravitava sopra ». 
Così il giornale dei nostri scavi, il quale però aggiunge in ultimo: " Anche attorno 
t a questa tomba e quasi a sostegno del grande masso eranvi molti grossi ciottoli. Dal 
B che si rileva, che veramente la pietra sarà stata posta sull'orlo della cinta fatta di 
ii ciottoloni; ma che a causa di movimenti del terreno, nel corso di tanti secoli finì 
<i per cadere invece sull'orlo della situla, come appunto fu trovata i . 

1 76. La nostra situla è della tecnica di quelle a lamina congiunta con bullette 
(ve ne sono otto equidistanti), e della forma solita di cono rovescio. Nel suo interno 
si mostrano tre irregolari rappezzamenti, pure con bullette, in due punti vicini. 11 
maggior suo rigonfiamento trovasi ancora più vicino al cordone dell'orlo, il quale è 
fatto col semplice ravvolgimento cilindrico della lamina verso l'esterno e attorno ad 
un anima di grosso filo di ferro. Ai due lati opposti dell'orlo conserva ancora porzione 
delle spranghette per gli occhielli; ma né di questi, né della maniglia si rinvenne 
traccia alcuna. Massime poi nel suo esterno, la nostra situla mostra uno strato note- 
vole di fuligine, come se appena adesso fosse stata tolta dal fuoco ; altezza m. 0,26, 
circonf massima m. 0,77, diam. della bocca m. 0,2.5, id. del fondo m. 0,12, diam. 
massimo delle capocchie piatte ed irregolari m. 0,01. 

177. Tra le ossa della cremazione conteneva i seguenti bronzi ed altri oggetti : 

178. Serpentello di getto, fatto molto accuratamente, con asticciuola cilindrica 
tortuosa del diam. di mill. 4, e lunga ora in linea retta m. 0,05. Io credo che tale 
singolare ed interessante oggetto, come quello segnato al n. 64, sia, massime nelle 
tombe, di uso rituale, sapendosi che appunto sotto forma di serpente era rappresentato 
il Genius loci, quale guardiano contro ogni sorta di profanazione e fattucchierie. 

179. Rotella di grosso cordone fuso a quattro raggi incrociantisi con un cilin- 
dretto centrale. Esternamente, al punto di incontro di tre raggi colla ciixonferenza, 
stanno tre anitrelle; diam. della rotella m. 0,07, del cilindretto centrale m. 0,05, 
lung. dei raggi mill. 22 ; lung. maggiore delle anitrelle mill. 27. Di tali singolari 
oggetti ornamentali, tanto caratteristici nelle stazioni italiche preromane, e più spe- 
cialmente nelle umbre, citai analoghi esemplari anche nella prima relazione sui tro- 
vamenti di Brembate-Sotto (cfr. Notizie 1888, p. 673). Questa della Xll tomba, 
in grazia del perno cilindrico, potrebbe essere presa per una rotella di ago crinale, 
se non vi si opponesse, a mio avviso, il troppo largo suo diametro. 

180. Rotellina di cordone cilindrico a due cerchi concentrici non regolari, uniti 
tra loro da 7 piccoli raggi, equidistanti tutti meno uno; diam. magg. m. 0,04, diam. 
del cerchio interno mill. 26, lung. dei raggi mill. 5. Gli aderisce per l'ossido una di 
quelle fettuccine in laminetta sottilissima d'argento, larga non più di mill. 1, di 
cui parleremo più sotto. 

181. Secchiolino-pendaglio, di forma tonda, ma colla particolarità di recare attac- 
cato per l'ossido, al proprio manico, una piccolissima olpe di sottilissima laminetta 
d'argento, alla quale ora manca il fondo : alt. dell' olpe mill. 10 ; diam. sup. mill. 6. 
La laminetta di questo oggettino mostrasi per di più ornata a sbalzo da linee 



— UH) — 

orizzontali, nella sua metà inferiore. Senza dubbio, questo vasettino era esso pure 
(come le situlette) tra gli ornamenti da pendaglio. 

182-187. Sei situline-pendaglio, come la precedente ed altre già notate in ad- 
dietro; alt. della base al sommo del manico, mill. 2G ; diam. alla bocca mill. 10. 

188-193. Sei simili alle precedenti, ma prive dell'ansa. 

194. Frammenti di tre altre simili. 

195-196. Due situline-pendaglio, di forma allungata, quasi piccolo cono rovescio, 
ed ornate a metà di altezza ed all'orlo da tre linee orizzontali abbastanza marcate. 
Sono simili a quelle già descritte sotto i un. 136 e 137 : alt. mill. 27, diam. mill. 12. 

197. Corpo di fibula a sanguisuga, di media misura. È ornata dai soliti fasci 
di striature trasversali. 

198. Corpo, in parte guasto, di altra fibula simile. ma molto più piccola e senza ornati. 

199. Anello semplice, forse da dito, piuttosto che da pendaglio; diam. mill. 27. 
200-202. Tre anelli di cordone più grosso, da pendaglio : diam. mill. 25,25 e 27. 
203, 204. Due anelletti di grosso cordone, come i precedenti diam. mill. 14 e 20. 
205-207. Tre anelli di cordone più sottile, anche essi da pendaglio. Uno reca 

infilato un piccolissimo anello ; diam. mill. 22,23 e 27. 

208. Anello come i precedenti, ma tutto contorto; più la metà di altro anello, 
che è simile a quelli segnati nei un. 200 e sg. 

209. Staffa di fibula a sanguisuga, spettante forse a quella indicata nel n. 197. 

210. Bottone a disco di lamina con sottoposto anello quasi rettangolare; diam. 
del disco mill. 20, lung. del lato magg. dell'anello mill. 15. 

211. Sei frammenti di largo anello ad asta cilindrica. Quattro di questi ne for- 
merebbero uno intero col diametro di m. 0,08. 

212. Varii frammenti di aghi da fibula. 

213. Parecchi frammenti, t/a i quali uno sformato dal fuoco, ma non così da 
non potersene ancora riconoscere la forma di serpentello, come al n. 178. Altri pezzi 
in lamina di ferro, cui aderiscono un pezzo di osso calcinato ed alcune fibre legnose, 
forse di rivestimento. Dello stesso legno però vedonsi residui attaccati anche nel fondo 
della situla n. 176. 

214. Alcuui fili pagliuzze d'oro pallido, a frammenti, della larghezza di mill. 1. 
in circa. Insieme vi è anche una laminetta sottilissima, pure d'oro, ripiegata e tutta striata 
nel senso della lunghezza, la quale è di mill. 10, sopra mill. 5 di altezza. Una di 
tali pagliuzze, assai probabilmeute intessute per ornamento al vestito, aderiva ancora 
a pezzetti di ossa ; un'altra stava dentro un secchiolino. Se ne rinvennero in identiche 
circostanze nelle tombe della Certosa (Zannoni o. e. pag. 57, 297, 345). 

215. Simili ma più numerose, in argento, come quella al n. 180. 

216. Dischetto in pietra calcare, o forse silicea, della specie dei talchi. È tutto 
lucidato in nero all'esterno, e forato superiormente, per cui mostra di avere servito 
esso pure come pendaglio ornamentale. Di consimili pietruzze silicee discoidi ne fu- 
rono trovate molte, con o senza il foro, nelle tombe della Certosa (Zannoni o. e. 
tav. LXVII n. 3). 

217. Due segmenti ossei, forati e striati, cos'i da assomigliare (riuniti) a metà 
del corpo di una piccola fibula a sanguisuga. 



— 101 — 

218. Numerosi pezzetti di legno, della cremazione, tra i quali anche parecchi 
ossicini e piccolissime vertebre di un animaletto che non saprei identificare, ma che 
sembra debba esser stato un piccolo rosicchiante. 

Lateralmente alla situla ossuaria ed alla profondità di m. 1,20, in mezzo alhi 
terra nerastra e grassa, si rinvenne : 

219. Un elegante ojathos, come quello al n. 99. Per tecnica è a rame ricavaln; 
l'ansa attaccasi a forma di croce, inferiormente, al collo del vaso, con tre bollette 
coniche, e superiormente, poco sotto l'orlo, con altre due bollette. Tutto all'ingiro poi 
il collare è ornato a graffito da sette piccole righe parallele, equidistanti, le quali 
formano sei zone alternate, pure ornate da lineette graffite, in direzione opposta alle 
prime, cioè secondo l'altezza del vaso. La 1* e la 3^ zona, poi sono tratto tratto 
unite insieme con fasci di linee graffite; del pari la 3* colla 5^ mentre invece 
la 6" zona è tutta grafita con righe a guisa di rete, e termina con una specie di 
frangia pure graffita a denti di lupo, ornamento, questo, tanto caratteristico nei 
cimelii più arcaici della 1'"' età del ferro. Il nostro cyalhos, è solo un po' guasto 
nella bacinella: alt. m. 0,08, diam. m. 0,14; circonf. massima a quasi metà altezza 
m. 0,46. 

Intorno poi all'ossuario, si racccolsero i seguenti fittili : 

220. Calice biconico-rovescio, come quello al n. 148. È di pasta sottile, verni- 
ciata in nero lucido; alt. m. 0,11, diam. superiore m. 0,07: diam. mediano m. 0,0-5; 
id. del fondo ad imbuto m. 0,04. Non senza difficoltà fu riunito quasi interamente. 
Frammento di piccolo vasetto. 

221. 222. Due coppe ad un labbro solo, cioè senza il cercine che osservasi in 
quella segnata al n. 82, alla quale si assomigliano per l'eleganza della forma. Sono in 
pasta bruuastra, cenerognola, verniciata di nero; alt. m. 0,10, diam. sup. m. 0,11, 
id. del fondo imbutiforme m. 0,05. Ricostituite quasi interamente. 

223. Chiodo di ferro, come quelli segnati ai num. 170-172; lunghezza attuale 
m. 0,16. 

To.\iB.4 XIll. 

A m. 26 della stradella, a m. 6,70 dal ciglio della provinciale, ed a m. 1,25 
di profondità, rimosso un numero grandissimo di grossi ciottoli, si rinvenne tramezzo 
a terra nera e grassa: 

224. Pochi frammenti di un vaso fittile in pasta cenerognola ed ansa a cordone 
semicircolare, posto verticalmente al piano della base: diam. m. 0,07 circa. Non è 
possibile restaurarlo. 

Nel giornale del soprastante degli scavi è anche ricordato un piedistallo di va- 
setto presso a poco eguale a quello rinvenuto nella tomba precedente, ma non mi 
fu possibile rintracciarlo. Soggiunge il giornale predetto che, sperando tx^ovare anche 
l'urna principale si scavò tutt'intorno fino a m. 1.50 di profondità; ma senza risultato. 
Dal che potrebbesi dedurre che il luogo per lo passato, subì una devastazione. 

Tomba XIV. 

L'ultima tomba si trovò a m. 36 dalla stradella, a soli m. 0,6u dal ciglio della 
provinciale, ed a m. 0,80 di profondità. 



— 102 — 

Si comiuciò (lall'incontrare, come nella to)nba XII, una copertiua formata da 
due grosse lastre di granito (lung. m. 0,60 e 0,80, spessore m. 0,12) una delle quali 
stava inclinata alquanto sull'altra, forse a causa dello scavo in trincea della nuova 
strada provinciale. 

225. Levata la pietra rimasta orizzontale, apparve subito l'orlo di una situla 
in lamina di bronzo, congiunta da sette chiodetti e salvo le dimensioni minori, in tutto 
il resto identica a quella del n. 176. Se non che, per coperchio dovette essere stato 
impiegato un altro vaso di sottile lamina enea; perchè ora lo si vedo attaccato agli 
orli, schiacciatovi certamente dal peso soprastante; alt. m. 0,18, circonferenza mass, 
m. 0,56, diam. sup. m. 0,16, inferiore m. 0,10. Per timore che nel vuotarla non si 
sfasciasse, fu trasportata a Bergamo tale e quale, e fu ottima decisione, perchè io 
stesso non la volli toccare, un po' pel pericolo dello sfasciamento ed anche per con- 
servare intatta alla suppellettile del sepolcreto di 15rembate-Sotto almeno una delle 
sue urne funerarie. Notisi ora la singolare coincidenza in questo fatto. Nel sepolcro 
247 della Certosa di Bologna (Zannoni o. e. p. 325 sg.) avvenne, che per consimili 
motivi si conservasse nel suo stato primitivo, una cista in bronzo ; e quella cista 
lasciava vedere i lembi del pannolino che dentro ravvolgeva le ossa cremate ed il 
corredo funebre. Or bene, anche dagli orli della nostra situla, affiora appunto un 
pannolino di bella e sottile tessitura, la quale ora si può con tutta sicurezza raffron- 
tare alle impronte di trama tessile già da me constatate nella prima relazione sulle 
scoperte di Brembate-Sotto, ai num. 7 e 34 (cf. Notizie 1888, p. 673). 

226. All'altezza dell'orlo della precedente situla, stava in posizione orizzontale 
e certo per rito, come i chiodi, una lama arcuata di coltello in ferro, ad un taglio, 
la quale è di forma quasi lanceolata, e mostra ancora un chiodetto nell'anima della 
impugnatura; lungh. attuale della lama, m. 0,21, larg. massima m. 0,03, lung. attuale 
della impugnatura m. 0,06, largh. m. 0,03. È questa l'unica arma rinvenuta a Brem- 
bate nel corrente anno, né molto copiose pur furono quelle trovate lo scorso anno, 
ad onta sia certo che assai più numerose devono essere state le tombe allora van- 
dalicamente manomesse. Ed anche per una tale relativa scarsità di armi, il nostro 
sepolcreto sarebbe conforme a molte necropoli coeve dell'Italia media e settentrionale. 

227. Al di sotto della situla, fu trovata una grande coppa fìttile, a largo cer- 
cine, di forma come quella già descritta al n. 82, salvo che ha diritto l'orlo della 
bocca e non è ornata da cordoni a rilievo nella base del piede e nello spessore del 
cercine. Inoltre ha maggiori dimensioni, ed è in pasta brunastra verniciata, non com- 
pletamente, in nero. Fu estratta con molti guasti nel cercine e nel piede, ma ho 
potuta ricostruirla; alt. del piede m. 0,06, diam. alla base m, 0,83 circonf. minima 
sotto il cordone di base aUi bacinella emisferica m. 0,15, alt. della bacinella m. 0,08, 
diam. alla bocca m. 0,15, larg. del cercine m. 0,05, suo spessore 0,01. Come già 
dissi al n. 82, coppe fìttili, per altezza di piede e larghezza di orlo espanso più o 
meno orizzontalmente in fuori, somiglianti per ciò a questa nostra, se ne trovarono nelle 
stazioni preromane di Villanova (Forlì), di Este e della Certosa di Bologna per tacere 
di altre località nella media e bassa Italia. 

228. 229. In corrispondenza poi al fondo della stessa situla, ma alla distanza 
di circa m. 0,45, si rinvennero l'uno a destra l'altro a sinistra, due vasetti fìttili 



— 103 — 

coU'ansa a cordone semicircolare, come quelli ai mim. 145, 150 e 224. Furono estratti 
in frammenti che solo in parte potei ricomporre. Sono di pasta sottile, brunastra. Uno 
è verniciato esternamente di nero; alt. attuale del vasetto m. 0,09, diam. del 
suo fondo m. 0,09, diam. sup. dell'altro annerito e coH'orlo volto in fuori m. 0,09, 
diam. del fondo m. 0,06. Come già dissi nella mia prima relazione, tali specie 
di vasetti accessori, per la maggior parte fatti al tornio, sono caratteristiche del 2° pe- 
riodo della 1^ età del ferro, nelle stazioni corregionali nostre di s. Colombano (Lodi) 
e di Civiglio (Como). 

230. Levata anche l'altra pieti'a inclinata, apparve alla superficie del terreno a 
scarpa verso la strada provinciale, l'orlo di una larga scodella fittile, la quale potè 
essere estratta pressocchè intera. È di pasta e colore, come la coppa precedente, ed 
ha forma di imbuto, tanto nella baccinella. quanto nel piede ; alt. m. 0,08, diam. 
sup. m. 0,15, diam. del piede m. 0,07. Ciotole e scodelle-coperchi, somiglianti a questa, 
diedero le necropoli romane di Rivoli (Verona), Minerbe (Legnago). Se ne ebbero pure 
nelle tombe del 2" periodo di Golasecca, in quelle della Certosa di Bologna ed in 
altre località. Finalmente si raccolsero questi ultimi oggetti : 

231, 232. Due chiodi in ferro, come quelli ai n. 170, 172. È rotto ciascuno in 
due pezzi; lung. attuale, m. 0,21. 

233. Frammenti non ricostruibili di due vasetti fittili, uno dei quali non deve 
aver avuto un diam. alla bocca maggiore di m. 0,0i). 

234. Pochi frammenti di ciotola fittile verniciata in nero, di forma come quelle 
indicate nei n. 90 e 91. 

235. Pezzetti vari, indecifrabili. 

Si continuarono ancora per tre o quattro giorni gli scavi, estendendoli sino alla 
distanza di circa 6 metri dalla linea segnata dalle ultime tombe, ma senza alcun 
risultato. Perciò fu sospesa ogni ulteriore ricerca aspettando il tempo opportuno per 
riprenderle. 

I risultati degli ultimi scavi si accordano perfettamente con quelli degli scavi 
anteriori, nel dimostrare che la necropoli di Brembate sale soltanto all'ultimo periodo 
della prima età del ferro, e si stringe ai gruppi coevi del Lodigliano e del Comasco. 

G. Mantovani. 



Eegione Vili (CISPADANA). 

III. MORTIZZUOJjO (fra'^ioue del coiiume di Miraudola) — iJl una la- 
pide latina funebre. 

A Montirone, nella frazione di Mortizzuolo del comune di Mirandola fu rinve- 
vuta nel 1808 una lapide latina, edita dal Tiraboschi {Diùonano toiìografico degli 
slati estensi t. II, p. 104, n. /) e nuovamente pubblicata dal Mantovani {Territorio 
sermidese p. 57). Questa lapide, che ritenevasi perduta, fu riconosciuta dal Manto- 
vani predetto a Portovecchio, nel comune stesso di Mirandola, e propriamente nella 

14 



— 104 — 

stazione ippica. E nel darne l'aTviso al Ministero, non mancò il Mantovani di ricordare 
che il luogo ove la scoperta avvenne, restituì molti avanzi di antichitìi. e per la im- 
portanza storica a cui accennavano questi trovamenti, richiamò le cure degli scrittori 
dei secoli XV e XVI. 

Fattane domanda all'autorità militare, fu quella lapide consegnata al Ministero 
dell'Istruzione pubblica, che la fece collocare nella raccolta lapidaria del Museo mode- 
nese. L'ispettore cav. A. Crespellani che ne curò il trasporto, ne mandò un calco, da 
cui risulta che la lezione datane è incompleta. Vi si legge: 

///FLAVO////////////// 
EVPHRONI -ET 
FLAVOLEIAE-L-L 
LYCHORIDI-CLO/7 
TVRNIA-DICA-FECI// 

IN ■ FRON • P • XII ■ 
IN • AGR • P • XII • 

La pietra, che è di gi-anito grigio veronese, ò alta m. 1,59, larga m. U,59, e 
dello spessore di m. 0,005. Dice il Crespellani che fu otYesa in antico superiormente, 
perchè vi si fece l'incavo per ima serranda di porta, essendo stata usata come mate- 
riale di fabbrica in una soglia. 



IV. BOLOGNA — Sepolcri italici della necropoli felsinea fuori porta 
s. Isaia. 

Nel predio già De Lucca, ora Nanni fuori porta s. Isaia, dove nel 1874-75 cransi 
scoperti vari sepolcri italici, la cui suppellettile esiste nel Civico Museo, tornarono 
il luce, nello scorso marzo, e casualmente, altri quattro sepolcri. 

Per costruire le fondamenta di ima casetta, erasi aperta una trincea da est ad 
ovest, lunga m, 11 e larga 5 j. Alla profondità di m. 2, si incontrarono gli oggetti 
appartenenti ai detti sepolcri, distanti l'uno dall'altro poco pili di m. 1. Anzitutto 
fu raccolta, isolata, un'ascia simbolica, a sottil lamina di bronzo, del noto tipo di 
quella già edita nelle Nolisie 1889 tav. I, n. 46, e di cui altri trenta esemplari 
provenienti dalla stessa necropoli felsinea, conservansi nel Museo. La nuova ascia è 
lunga m. 0,275, rotta ai due angoli, ornata in ambo le facce e lungo i margini late- 
rali, di una doppia fila di triangoletti ripioni di linee. 

Dal primo sepolcro si ebbero: 

1. Uno spillone di bronzo, terminante all'estremità in tre verghette disposte come 
i tre rebbi di un tridente, sormontate da un dischetto, sotto ognuno dei quali doveva 
essere infilato un globetto di pasta vitrea, ora mancante. È simile ad altro prove- 
niente dagli scavi Arnoaldi, e pubblicato dal Gozzadini, Scavi Arnoatdi Veli, tav. XIII, 
n. 1, con la ditferenza, che nell'esemplare Arnoaldi si sono perduti i dischetti, in quello 
di recente recuperato, non esistono più i globetti di pasta vitrea. 



— 105 — 

2. Una tibiilina di bronzo, formata dal gruppo di un guerriero a cavallo, che 
porta a quanto pare un elmo finiente in apice. Sulla criniera del cavallo sono im- 
pressi dei circoli. Un'altra fibula identica già erasi avuta da una tomba del predio 
Benacci. 

3. Frammenti di un' armilla di bronzo. 

4. Due pezzi di im' armilla di ferro. 

5. Un frammento di fibula di tipo serpeggiante. 
L'ossuario fittile, ridotto in frantumi, non venne raccolto. 

Dal secondo e dal terzo sepolcro non si ebbero che pochi frammenti di filjule 
e spilloni e gli ossuari ridotti in minuti cocci. 

Il quarto sepolcro conteneva soltanto un rozzo vasetto fittile con tre cordoni 
intorno all'orlo. 

Era introdotto entro un doglio raccolto in minutissimi pezzi e che non si può 
ricomporre. 

Sotto il quarto sepolcro apparve la macchia di un quinto, che si approfondisce 
sino a m. 4,50, e misura m. 2,00 in lunghezza e m. 1,80 in larghezza. Conteneva 
parecchi oggetti di bronzo e di terracotta. 

Un ossuario fittile, tipo Villanova, ha la parte superiore ornata di meandri graf- 
fiti e di circoli concentrici, impressi; la parte inferiore liscia. Dentro l'ossuario era 
una fibula di forma serpeggiante, a doppio ventre, cincondata ad ogni lato da quattro 
piccole sporgenze e priva della staffa e dello spillo (per il tipo veggasi Montelius 
Spàimen fran Bronsiildern p. 67, n. 87). 11 suo arco gemino è attraversato, nello 
interno, per il lungo, da verghettine di argento, i cui interstizi sono occupati da finis- 
simi fili piu-e d'argento, i quali descrivono, con un lavoro a giorno, linee sinuose e 
serpeggianti. Il disegno di queste linee è simile a quello che osservasi sopra lami- 
nette d'oro, lavorate pure a giorno, e trovate in un sepolcro italico nell'Arsenale Mi- 
litare di Bologna (cfr. Gozzadini Di alcimi sepolcri dell'Arsenale Mil. di Bologna tav. 
n. 4, 9, 1-3). Tutto il lavoro di argento è riportato sopra il doppio arco gemino in 
bronzo che vi serve come di appoggio. 

Presso la fibula erano due piccole capocchie coniche, di ambra, che sembra vi ade- 
rissero con la punta là dove l'arco comincia. Ricordano per conseguenza le rotelle in 
bronzo che ornano appunto parecchie fibule tipo serpeggiante, trovate nella necropoli 
felsinea; e probabilmente le rotelle in bronzo, fuse poi insieme con la fibula, ripe- 
tono la loro origine da quelle dapprima riportate in ambra (cfr. Montelius o. e. 
p. 71, n. 92). 

Frammenti di due altre fibule dello stesso tipo serpeggiante, ma interamente 
di bronzo, giacevano sparsi pel sepolcro. 

A nord-est dell'ossuario, erano: pochi frammenti di una cistella cilindrica, a cor- 
doni, con diaframma interno, e con proprio coperchio; due situle di bronzo con ma- 
nico a verga semicircolare ritorta e col proprio coperchio ornato di puntini a sbalzo; 
frammenti di un presentatolo in bronzo (tipo Notizie 1889 tav. I, n. 44) ; i manici 
di due capeduncole (tipo iVoluie ta,v. cit. n. 37), ed alcuni avanzi di tazze fittili. 
Tutti questi oggetti posavano sul piano, per dir cos'i, superiore del sepolcro, conte- 
nente altres'i gli avanzi del rogo. Sotto questo piano si notò uno strato di terra 



— 100 — 

naturale, dello spessore di m. 0,10; e sotto di esso, nel piano cioè inferiore del 
sepolcro, posavano sulla nuda ghiaia altri oggetti di bronzo e di terracotta. — 
Questi sono: due morsi di cavallo con montante fatto a semiluna, ornato di tre oc- 
chielli e con la sbarra a verga ritorta; uno di essi è ben conservato, l'altro in pezzi 
minuti ; tre fibule ad arco ingrsosato, massiccio, di cui due sono mancanti dello spillo; 
una fibula a navicella vuota; im' armilla a verga rotonda, rotta in tre pezzi, diam. m. 0,09; 
altra più piccola, in frammenti ; un punteruolo, la cui parte inferiore che innestavasi 
nel manico di bronzo è quadrangolare; frammento di un coltello di bronzo a lama 
lunga ricmTa e con avanzo di tre chiodi all'impostatura del manico; numerosi fram- 
menti di laminetta di bronzo che trovansi quasi sempre coi morsi; frammenti di 
laminette di osso, striate (pel tipo vedi Notizie 1889 tav. I, n. 32), pure associate 
quasi sempre coi morsi; un utensile di bronzo di uso ancora indeterminato, formato 
da un' asticciuola flniente a ciascuna estremità in capocchia conica. 

Oltre a questi oggetti di bronzo eranvi numerosi frammenti di un vaso fittile il 
quale pare avesse la forma di un bue, perchè fu trovata parte di una testa ornata 
di un grande corno ricurvo, e la base sorretta da quattro sporgenze. Il vaso sarebbe 
simile, quindi, ad un altro proveniente dagli scavi Benacci, in forma similmente di 
bue, e pubblicato dallo Zannoni {Scavi della Certosa tav. 148, n. 15). Pare nondi- 
meno che invece di essere sormontato dal gruppo di un uomo a eavallo, lo fosse da 
una specie di anitrella. 

Ma su questo particolare non può dirsi nulla di preciso, sino a che il vaso non 
sarà restaurato. 

La stagione piovosa impedì la prosecuzione dello scavo. 

E. Brizio. 



V. SAN LAZZAHÙ. — Di un tesoretto monetale scoperto lungo la 
via Emilia. 

Nel rafforzare le fondamenta della villa del sig. ing. Malaguti, situata a monte 
della via Eanlia, tra la stazione d'Idice e quella di s. Lazzaro, si è recentemente 
rinvenuto un piccolo ripostiglio di sei monete d'oro. Tre appartengono ad Onorio e 
tre ad Arcadie. Quelle di Onorio sono : 

1^ D • N • HONORIVS P . F . AVG ■ Busto diademato, a dr. con paludamento. ) ( VI- 
CTORIA AVCCC. Onorio con stendardo e globo sonuontato da Vittoria, calpesta un 
prigioniero caduto a terra; nel campo MD, nell'esergo COMOB. 

2" Simile; nel campo RV. 

Z^ Simile; nel campo RV (cf. Cohen voi. VI, pag. 478, n. 21). 

Le tre di Arcadie sono identiche, anche per le lettere nel campo. 

ia-3=^ D-N- ARCADIVS P-F- AVG. Busto di Ai-cadio a dr. con diadema e palu- 
damento. ) { VICTORIA AVCCC. Arcadie con stendardo e globo sormontato da Vittoria, 
pone il piede sopra un prigioniero caduta a terra; nel campo MD, nell'esergo COMOB- 
(cfr. Sabatier I, p. 103, n. 18). 

Quasi di fronte alla villa dell'ing. Malaguti, ma sul fianco opposto della via Emilia, 



— 107 — 

nel cavare le fondamenta della villa Saaguiiietti, ora in costruzione, fu scoperto, alla 

profondità di m. 1, un avanzo di pavimento fatto a squame di pesce, della larghezza 

di circa un metro quadrato. 

E. Brizio. 



VI. OZZANO DELL'EMILIA — Pesi antichi rimessi in luce nel ter- 
ritorio del comune. 

Il sig. dott. Corrado Ricci ha donato al Museo Civico di Bolonga due pesi an- 
tichi ed un piombino recentemente trovati a valle della via Emilia, nel comune 
di Ozzano, fra il torrente Quaderna e Niccolò, nel fare uno scavo, a quanto gli 
venne riferito, per piantare un palo del telegrafo. 

Uno dei due pesi è di basalte, con la lettera S punteggiata, sopra una delle faccio. 
L'altro peso, di calcare, era munito di maniglia in ferro, ora mancante. 

11 piombino ha la forma come di una pera, entro cui è introdotta una verga 
piatta di bronzo, terminante, nella parte superiore, in anello, nel quale infilavasi la 
funicella per sospenderlo. 

Perla riproduzione d'un filo a piombo, nei monumenti antichi, veggasi: Daremberg 
et Saglio, Dictioiin. des Aiitiq. s. v. Architectìts p. 381, tìg. 464. 

E. Brizio. 



Regione VII (ET R URIA). 

VII. FIRENZE — Epigrafi latine scoperte nei lavori per la siste- 
mado7ie del centro della città. 

Dal E. Commissariato delle antichità in Firenze fu trasmessa la seguente lettera 
del prof. L. A. Milani (cfr. il giornale La Nazione del 15 apr. 1890 n. 105) rela- 
tiva ad alcune epigrafi latine rimesse in luce recentemente in occasione dei lavori nel 
centro della città. 

12 aprile 1890. 

L'epigrafe o il cippo di cui fu dato im cenno (molto inesatto) nel giornale 
La Nazione del 6 aprile, non fu trovato negli scavi di Sant'Andrea, bensì casual- 
mente nelle demolizioni di via Calimara, per le fondamenta della fabbrica Baroncelli. 

L'epigrafe è incisa su lastra di marmo bianco (lunese), spessa m. 0,09, larga 0,23, 
alta 0,30. Inferiormente il cippo è però rotto e mancante; nella parte superiore è 
corniciato e fastigiato (?). Tale pietra si trovò impiegata come materiale da costru- 
zione. L'epigrafe è d'indole sepolcrale; eccone il testo: 

P • STAt • CALOTYCri 

MEDICO 
STAtVS • ALEXAND 
AL V M N O 
PARENT.- 



— 108 ;— 

Negli scavi di Sant'Andrea fatti a cura della Commissione storico-archeologica 
comimale. demolendosi uno dei pie' dritti dell'arco antico, su cui sorgeva il campanile 
medioevale della cbiesa, si raccolse il 1° aprile una bozza scritta di marmo lunese, 
stata impiegata essa pure come materiale da costruzione. Questa bozza, larga m. 0,18, 
alta 0,17, spessa 0,12, porta incisi in bellissimi caratteri monumentali (cent. 8) del 
sec. l" le lettere: . 

^S ■ PAF 

Faceva parte di qualche suntuosa costruzione pubblica esistente nel Forum refm di 
Firenze, e probabilmente noi sito dove già prima del Mille sorse la chiesa di Sant'Andrea 
p/'ope arciun. 

L'arco vicino alla chiesa di Sant'Andrea, nominato in documenti del Mille (v. Bor- 
ghini, Discorsi, ed. ITST), I, p. 213), messo in luce a cura della Commissione archeo- 
logica comunale, e studiato con tanto zelo ed amore dal solertissimo commissario 
signor Jodoco Del Badia, non pare di costruzione propriamente romana, e, se pure 
è romano, certamente appartiene ai bassi tempi, come ora è provato dalla detta bozza 
scritta. 

Addossate all'arco stesso, alla profondità delle sue fondamenta, nel piano sot- 
toposto ad una tomba medioevale scavata lungo l'arco, si rinvennero ammonticchiate 
varie membrature architettoniche, cioè frammenti di dentelli e di epistili d'ordine 
ionico, i quali per lo stile mi sembrano poter andar insieme con la bozza scritta. 
Tali membrature e la detta bozza potevano bene far parte dell'attico di un medesimo 
edifizio. 

Nelle demolizioni della facciata della chiesa di Sant'Andrea il 7 marzo raccolsi 
io stesso un frammento di epigrafe (cent. 18X22) dei bassi tempi, più cristiana die 
romana, su cui in caratteri di mm. 42 è scritto: 




Il eli. mio amico prof. Bormann, cui feci vedere il fac-simile di tale iscrizione 
mentre era di passaggio per Firenze, suppliva alla prima: ....ns NECo/iaTOR QV/ etc. 
La G però non è sicura, e si trova alcunché troppo distaccata dal NE ; inoltre biso- 
gnerebbe supporre che tale epigrafe fosse quasi completa dal lato sinistro, ciò che 
non sembra. 

La paleografia di questa iscrizione è tardissima; più tarda delle iscrizioni cri- 
stiane di s. Felicita (C. /. L. XI n. 1689-1723). Le lettere sono disuguali ed incise leg- 
germente. 

Molti altri marmi anepigrafi si raccolsero nello demolizioni della chiesa di 
Sant'Andrea ; alcuni modinati, altri in lastre, simili a quelle rinvenute nei lavori del 
fognone in via degli Speziali e nei saggi di scavo fatti dalla Commissione archeo- 
logica Colombaria nella primavera del 1887 (cfr. La Xazioae di quell'anno n. 83 e 
Notìzie degli Scavi 1887, p. 128). 



— 100 — 

La scoperta epigrafica, sopra ogni altra importante e veramente bellissima, si 
fece fra ieri e ieri l'altro nell' eseguire il cavo per le fondamenta della fabbrica Baron- 
celli a lato della fabbrica Buonamici in via Calimara. 

Alla profondità del piano romano, circa metri 3,80 dal piano attuale, si trova- 
rono i fiammenti di una base marmorea (manao lunese come sempre), corniciata su 
tre lati, alta m. 0,37, larga sul fianco m. 0,22, sul fronte circa m. 0,32, la quale 
reca incisa in bei caratteri nitidissimi del secolo I o li di Cr. la infrascritta epigrafe : 




Nella parte superiore si osservano i fori destinati a ricevere la statua dedicatoria. 

La conferma dataci da tale epigrafe che Firenze fosse colonia romana, è degna 
di attenzione. Un'altra epigrafe {€. I. Z., XI n. 1617) nomina un colon{tis) adlect{us) 
d{ecreto) d{ecurionum) llorent{inorum) , e fuori di questa nessun'altra iscrizione dava 
finora notizia di Firenze colonia dei romani. 

L'epigrafe C. I. L. XII, 2327, già letta coKonia) Iid{ia) Aug(iisla) Flor{entia), 
fu dal Mommsen riferita e rivendicata ad altra città (Vienna ; v. Hermes 1883, 
p. 180, nota 1). 

Il Liber Colonianim (p. 213, 6) nomina Firenze come una delle colonie de- 
dotte dai Triumviri (45 a. Cr.) , e benché Firenze sia nominata da Plinio (3, 5, 62) 
come semplice città dell'Etriuia, non si può dubitare, che colonia fosse quando nel 15 
d. Cr. fu da essa e da altre città {municipi e colonie) mandata una deputazione a 



— Ilo — 

Tiberio per l'affare del fiume Clauis (la Chiana) , il quale, con grave pericolo di Fi- 
renze, si voleva immettere nell'Arno. 

La preghiera delle colonie (preces coloriiarum dice Tacito Ann. I, 79) pre- 
valse; e Firenze doveva ben avere il primo interesse in codesto affare. Del resto 
Mommsen, che sa meglio d'ognuno il fatto suo, inclina a ritenere Firenze colonia 
Sillana, anche contro la testimonianza di Floro (8, 21, 27; v. Hermes 1883 p. 176); 
né io saprei dargli torto, anzi avrei argomenti da aggiungere in favore della sua 
opinione. Vedansi intanto le osservazioni da me comunicate al eh. Villari {Nuova 
Antologia, 1890, p. 26, nota 2). 

Le ulteriori scoperte del Centro di Firenze decideranno. 

L. A. MiL.ìNi. 



Vili. ORVIETO — Nuoce indagini nei resti dclfedificio termale in 
contrada « Pagliano » . 

22 gennaio - 8 febbraio. 

Nelle Notizie dello scorso marzo (p. 72) fu riferito intorno alle scoperte che si 
ebbero durante i lavori eseguiti dall' 8 al 21 gennaio scorso. Ecco quanto fu notato 
nella prosecuzione degli scavi. 

È stata compiuta l'esplorazione dell'ultimo tratto di corsìa, nella lunghezza di 
m. 8,55, e così in complesso per m. 28,55 in rettilineo, della largezza costante di 
m. 2,90 ; altezza dei muri laterali dal lato del colle m. 2,35 X 0,46 di spessore. 
Sotto il pavimento, formato di ciottoli, rotto e mancante in più parti, che ha un piano 
quasi orizzontale, è stata scoperta una traccia di chiavica, allo scopo di dare libero 
scarico alle acque pluviali e d'infiltrazione. 

Essendo stata ora tutta sgomberata dalle terre questa corsìa scoperta, fronteggiata 
da miu'i di opera reticolata, non sarei alieno dal riconoscere in essa la via che conduceva 
al sacrario, dalla quale si poteva accedere per mezzo di una piccola gradinata, ad altro 
fabbricato superiore, siccome sembra ve ne sieno delle traccio in uno dei muri laterali. 
Alla rinfusa, misti a terra e rottami di laterizi si raccolsero 1 seguenti oggetti : — 
Osso. Ventisette aghi crinali semplici, il massimo lungo m. 0,15, il minimo m. 0,045. 
Diciannove frammenti di altri, in uno dei quali è una testina rozzamente lavorata, 
per capocchia: — Fittile aretino. Due piedi di tazze, diam. m. 0,05. Quattro fram- 
menti semplici. Due frammenti di lucerna con bassorilievo a stampo : in uno è rappresen- 
tata una testa di fronte e porzione del busto, nell'altro una spada chiusa nel fodero. Fram- 
mento di un manico di grande lucerna con sopra un fiore a stampo. — Fittile d'arte locale. 
Due luceruo di forma comune con marca non decifrabile. Altra rotta nel beccuccio, con la 
marca GABINIA, e sopra, a stampo ima colomba posata su di un ramo di ulivo. Frammento 
di tazza. — Vetro. Due globetti forati per collana, uno grande e l'altro piccolo. 
Due bottoni color turchiniccio chiai-o. Un manico di anforetta. Tre frammenti di oggetti 
diversi. — Bromo. Frammento di veste di una statua piuttosto grande, di m. 0,18 X 
0,13 X 0,05, discretamente conservato. Amuleto a forma di un Priapo, lungo m. 0,075, 



— Ili — 

iu base largo 0,025, e m. 0,015 in sommità. Piccola chiave lunga m. 0,043. Fram- 
mento di altra più grande, lunga m. 0,045. Frammento di un manico di vaso, lungo 
m. 0,065. Globetto forato per collana. Due frammenti di specchio romano. Chiodo 
con capocchia piuttosto grande, lungo m. 0,038. Tre anelli semplici, da dito, diam. 
m. 0,02 ciascuno. Sette chiavistelli e serrature di varie grandezze, il massimo lungo 
m. 0,075, il minimo m. 0,038, di diverse forme. Uncinetto, lungo m. 0,07. Lamina 
ripiegata di qualche serratura lunga m. 0,09. Sette frammenti di altri piccoli oggetti. 
Ago crinale semplice, rotto. Oggetto da toletta lungo m. 0,12, rotto. Campanello rotto 
e mancante del battaglio. Settantacinque monete di modulo diverso, in gran parte 
irriconoscibili ed in parte da ripulirsi. — Filtili onliaari. Frammento di grande 
embrice col bollo: 

^^ DE FIGLINIS ■ CRSITIA 

ABiSPOLLINI 

HF 

Altro frammento simile, rotto. Mattoni di forma rettangolare, di m. 0,44 X 0,44. 
Quattordici dischi che servirono da coperchio per grandi vasi, del diam. di m. 0,20. 
Embrice battentato. lungo m. 0,50, largo m. 0,40, col bollo semicircolare: 

VICCINA sic. 

DE FIGLINIS • PAETINAE 

luna e stello 
palma 

Altra simile con il bollo circolare: 

EX PRAEDIS DOMININO 
STRIAVGVSTI 

aquila 

Marmo. — Frammento architettonico, lungo m. 0,32. — IiUoaaco. Frammento a 
color rosso e verde, a strisele e fiori. — Mosaico. Frammento di pavimento color 
bianco e nero. 

9-23 febbraio. 

Presso il termine del muro di fondo della corsìa di cui sopra si è detto, a 
sinistra formando un angolo retto, venne dissotterrato un altro vano, privo di coper- 
tura. Fu segnato col u. 11, ed è lungo m. 5,85X4,40 di larghezza, con le pareti in 
giro alte m. 3,80. In una di queste, dalla parte del monte, si osserva una condottm'a, 
alta dal piano circa m. 2,95, del diametro di m. 0,16, che scaricava acqua in questo 
vano, che ha comunicazione diretta con altro, coperto da robusto calcestruzzo. Questo 
nuovo vano è a volta, dello spessore di m. 0,90 circa, di forma ad arco a tutto sesto, 
che sviluppa da terra, simile ad una cloaca. Nel davanti, quasi al centro, si riscontra 
una traccia di apertura, larga m. 0,62 che serviva forse per discendervi. 11 detto arco 
ha una luce di m. 3,80 con un raggio di m. 1,90. La fronte, in parte caduta, è deco- 
rata di piccoli cunei di tufo ben lavorati e posti iu opera con buon cemento, a stile 



— 112 — 
d'arte. Il pavimento, di forma quadrangolare, limgo m. 4.80, largo m. 0,80. è costi- 
tuito di grossi mattoni, e trovasi in discreto stato. 

In questo vano specialmente si notarono molti avanzi di ossa di animali, uni- 
tamente agli oggetti che qui in appresso si notano: — Vetro. Due bottoni di color 
turchiniccio. Due globelti rigati e forati, per collana. Piccolo oggetto con rappresen- 
tanza incerta ; apparteneva ad un anello. Frammento di vasetto color turchino. Anfo- 
rina di forma comune lunga m. 0,095. Bottone di color giallognolo. Due piccoli fram- 
menti a forma di cannelletto. Piede circolare di vasetto, diam. m. 0,052. Manichetto 
di anfora lungo m. 0,036. — Fittili ordinari di arie locale. Lucerna circolare con 
beccuccio al centro: diam. m. 0,084, in parte rotta. Altra con beccuccio sporgente 
e figura sopra. Altra con figura di Amorino o Genio alato, rotta. Altra frammentata 
con sopra un fiore. Tazza con fiori a rilievo sul corpo, diam. m. 0,086, priva dei 
manichi. Frammento di lucerna con rappresentanza pornografica, fatta a stampo. Altro 
con sopra una colomba. — Argento. Due piccole monete tutte ossidate. — Osso. Stilo 
lungo m. 0,102, ben conservato. Altro più semplice lungo m. 0,09. Altro rotto lungo 
m. 0,073. Ago crinale semplice lungo m. 0,112. Otto frammenti di altri stili. — 
Bronso. Monete varie imperiali, generalmente irriconoscibili per l'ossido. Oggetto cir- 
colare, decorativo, diam. m. 0,026. Due oggetti a forma di delfino, il primo lungo 
m. 0,06 e l'altro m. 0,05. Chiave lunga m, 0,058. Pendaglio con ornato a traforo, 
lungo m. 0,042. Altro più grande rotto e mancante, composto di tre pezzi riuniti. 
Piccolo cucchiaio lungo m. 0,12. 

Altre due piccole camere furono rimesse all'aperto. Sono state segnate nella pianta 
coi numeri 9 e 10, e vi si accedeva dalla camera n. 11. Per aver subito delle esplo- 
razioni in tempi assai remoti, la suppellettile rinvenuta fu assai scarsa siccome si 
dirà in seguito. La prima camera, indicata col n. 9, misura in lunghezza m. 2,90, in 
larghezza m. 2,30, ed in altezza m. 2,50. L'altra, è di m. 2,55 X 2,65 X 2,40. La porta 
per la quale vi si accedeva è larga m. 0,90, alta m. 2,18, dello spessore di m. 0,33. 

In giro, nelle pareti, si osservano alcuni piccoli fori quadrangolari, alti circa 
m. 1,35 dal suolo. Frammischiati alla terra, si poterono con cautela raccogliere i 
seguenti oggetti: — Fittile aretino. Tazzina del diam. di m. 0,077, con marca al 
centro, non decifrabile e nel corpo altra marca graftita. 

Bromo. Cinque monete guaste per l'ossido. — Osso. Tre aghi crinali semplici, 
il più lungo m. 0,10, il minimo m. 0,063. Altri tre frammenti di aghi. Oggetto a 
forma di un grande anello, del diam. di m. 0,034, lungo m. 0,032, con piccolo foro 
da un lato. — Argento. Moneta ossidata, del diametro di m. (1,018. 

U. M.\NCixi. 



Regione VI (UMBRIA). 

IX. FOSSOMBRONE — Nuove iscri:sioni latine della necropoli di 
< Forum Sempronii » . 

Riferì l'ispettore prof. A. Vernarecci che nel fondo denominato la Barca, di proprietà 
del conto cav. Lattanzio Lattauzi, posto nel territorio di Fossombroue, lungo la via 



— 113 — 

Flamiuia, nella pianura di .t. Martino, ver^o Fano, in occasione di lavori campestri, 
fu scoperto un frammento architettonico in pietra arenaria e con esso due iscrizioni 
sepolcrali, una delle quali iutiera e l'altra frammentata. Di queste l'ispettore predetto 
mandò i calchi cartacei. Nella prima si lesse : 

LOG 

iWlEIDI^W^F^POL 

BASSI 

IN' F-P -XX- 

IN- A-lXXIV 

Nella seconda, che forse faceva parte del sepolcro medesimo, apparisce: 



Soggiunse il sig. ispettore che nello stesso luogo si estrassero molte pietre are- 
narie e calcari ed avanzi di altre costruzioni, tra cui alcuni grossi blocchi in pietra 
del Fiu-lo. Commisti alle pietre erano avanzi di ossa umane e di carbone, e fram- 
menti di vasi fìttili. 

Tanto le iscrizioni, come il frammento architettonico, sono state dal proprietario 
cedute alla raccolta iniziata presso la pubblica biblioteca Passionei in Fossombrone. 

Nella suddetta possessione la Barca, furono trovate, in altri tempi, varie iscri- 
zioni sepolcrali, edite nel Bullettiao dell' Istitato del 1879, p. 117. 



Regione I (LATIUM ET CAMPANIA). 

X. ROMA — Nuove scoperte nella città e nel suburbio. 

Regione II. Proseguite le indagini nell'area del nuovo ospedale militare, al Celio 
(cfr. Notìzie 1889 p. 398, 1890 p. 79), incontro alla stanza ove si trovò il piedi- 
stallo della statua di M. Poblicio Hilaro, è stata sterrata im' altra stanza, larga 
m. 7,30 X 3,50, che in parte conserva il pavimento a musaico grossolano, bianco e 
nero. Nel mezzo vi sono le tracce di ima costruzione, la quale formava una specie 
di vasca quadrilunga e profonda m. 0,70 sotto il piano della stanza medesima. 

Fra le terre si raccolsero: — Marmo. Piccolo torso muliebre, panneggiato, 
alto m. 0,27. Altro simile, alto m. 0,09. Mano di statua, che stringe parte del 
manto. Due pesi circolari. — Bromo. Una spatola diritta. Altra ripiegata. Un ago 
crinale. — Piombo. Un piccolo peso. Una fibula. — Fittili. Lucerna, col rilievo di 
una colomba. Altra lucerna col monogramma: P. Pezzo di mattone col bollo circolare: 

OP ■ DOL ■ EX • PR • DOM • AVGG ■ NN FIG 

DOMIT-LANI FORTVNATI 

gobbo sui trampoli 
die assalisco un toro 




— 114 — 

lìcgione IV. Per i lavori di fondazione del casamento Desideri, fra la via Cavour 
e la piazza di s. Maria de' Monti, è tornato in luce un frammento d'urna marmorea, 
alto m. 0,28, largo inferiormente m. 0,83, su cui leggesi : 

DXX^ 

S E P • E S\ 
CWV O L V S I V S\ 
F/HODISMVS • PATEil 
/ FECIT-ET-SIBI- \ 

Presso il medesimo luogo è stato raccolto un piccolo frammento di vaso aretino, 
che conserva una figura muliebre alata, in atto di suonare la lira, tenendola con la 
mano sinistra, mentre con la destra tocca le corde col plettro. La figura è nuda nella 
parte superiore del corpo, e porta solo un manto, che dalla spalla sinistra scende fino 
alla cintola, coprendo tutta la parte inferiore. 

lìegione VI. Dagli sterri pel nuovo giardino al Quirinale proviene : una lucerna 
fittile, comune, senza rilievi; im ago crinale di bronzo; parecchie monete imperiali, 
ossidate. 

G. Gatti. 

Reijione IX. Nei cavi per la fondazione del muraglione del lungo Tevere, e 
precisamente al cassone n. 18, corrispondente dietro l'ingresso dell'emiciclo detto ferro 
dì. cavallo, a Ripetta, sono stati rinvenuti, nello scorso febbraio, quattro pezzi di 
tìstule acquane, plumbee, della rispettiva lunghezza di m. 0,85; 0,86; 1,00; 0,82, 
m. 0.18 di diametro e 0,028 di spessore, recanti la leggenda, a lettere rilevato: 

AVIANI VINDICIANI 
V' C 

Questo personaggio, evidentemente di ordine senatorio, il quale possedeva, come 
ora sappiamo, in questo punto della nona regione, un fondo presso la sponda del Tevere, è 
noto nella storia. Fu consularis Campauiae, come risulta da una epigrafe puteolana 
e da due di Terracina; ed in questa città riedificò le terme, e pose statue ad ornamento di 
quel municipio (cfr. C. I. L. X 1(383, (3812, 6813). Probabilmente è lo stesso che tenne 
il proconsolato d'Africa nel 380, 381 (cfr. Tissot, Fastes de la province roìnaine 
d'Afnque p. 26.5 ; De Ruggiero Dizionario ecc. p. 338). 

Si rinvennero pure, altri quattro pezzi di fistole, lunghi ciascuno m. 0,35, ma 
senza iscrizioni ; una chiave di bronzo per condottura d'acqua, ed un frammento mar- 
moreo con ornati di foglie e volute. 

L. Borsari. 

Rea ione XIV. Negli sterri per la costruzione del collettore delle acque urbane, 

nel Trastevere, e lu-oprianionie di contro alla Torre degli Angnillara. si è ritrovnto 



— Ilo — 

qualche avanzo di mura laterizie, di buoua costruzione. Un mattone, tratto da questi 
muri, porta il bollo : 

o M ALLIENI CHARITONIS 
liijfiia fra due palmette 

Sul principio del Lungo-Tevere, alla testata sinistra del ponte Garibaldi, essendo 
franato parte di terreno in una casa in costruzione quivi esistente, sono state messe 
allo scoperto sei anfore fìttili, a due anse, alte dai 35 ai 40 centimetri. Sono di fat- 
tura grossolana, né hanno vernn l)ollo di fabbrica. G- G.ìtti. 

V/a CasiU/ia. Negli sterri per la costruzione del tronco ferroviario che congiun- 
gerà la stazione del Portonaccio con quella di smistamento, e precisamente nel punto 
in cui detta linea attraversa l'acquedotto Felice, a m. b cii-ca di profondità, è stato 
recuperato un lastrone marmoreo di m. (>,óO X 0.48 X 0,06 in cui leggasi : 

D • M 
/ICI N 1 AE 
|S C Y T H I D I S 
L I C I N I V S 
p L Y M P V S 
/vIIVGI • SANCTISSIMAE 
/MERENTI FECIT 

Alta profondità di m. 8 si rinvennero sette tombe a tegoloni, posti alla cappuc- 
cina, contenenti le sole ossa dello scheletro. 

Poco più innanzi e proprio sotto i fornici del ricordato acquedotto, vedonsi due 
gallerie cemeteriali, cristiane, tagliate nel banco di tufo, che hanno, lateralmente, 
alcuni loculi, già frugati, e contenente resti di ossa. L. Bors.\ri. 

Via La/ina. Sul fianco di via Latina, che guarda la valle della Caffarella, poco 
dopo il secondo termine milliario, ampliandosi una vecchia cava di pozzolana, sono 
stati scoperti avanzi di una camera sepolcrale, ed i seguenti titoletti incisi in lastre 
di marmo bianco. 

1. Lastrina di m. 0,28 X 0,16. Lettere assai belle. 

AEMILI AE 
MAMERCI-L- 
HILARAE 

2. Id. di 0,28 X 0,23 con elegante cornice : 

AEMILIA- M ■ F- 
ATALANTE 

VIXIT • BIENNIO 

MENS DVOB-DIEB-XllI 

M-AEMILIVS-SVAVIS- 

NEPTI SVAE 



— \u — 

R. Lastra rli 0,50 X 0,30 spezzata da mi lato : 

D • M 
r/ECIMO PVPILIO 
.- OSIMO • QVI VIXIT 
«NNIS •XXXIII ME 
s/HvS-IIIDIEBVSXX 
AZOTICE 
e ARISSIN ■ 



4. Lastfiua di 0,2.") 0,20 di questa forma : 



Compiuti i lavori di sterro per la linea ferroviaria direttissima Roma-Napoli, 
attraverso l'istmo di Torre Fiscale, fra questa ed il casale di Roma vecchia, posso 
dare ragguaglio finale e complessivo delle scoperte avvenute. Abbiamo due gruppi : 
il primo relativo al fascio degli acquedotti che corrou lungo il ciglio dell'istmo : 
il secondo relativo alla via Latina (ed alla sua necropoli) la quale taglia gli acque- 
dotti sotto un'angolo di circa 20°. La ferrovia taglia la Marcia Tepula e Giulia (e 
Felice) a metri 7341,94 dal termine frontiniano delle tre acque; a metri 6975 dalla 
stazione centrale di Roma, ed alle quota di metri 58 sul mare. La condizione dell'an- 
tico acquedotto, ed il modo col quale è innestato al moderno, saranno meglio compresi 
per mezzo dei seguenti bozzetti di alzato e di sezione. 




Spoco dell'a. Felice 



^ Piano ili campagna 
Filoni antichi a cortina 
Piano di campagna : 
Fondamenta a sacco 
Livello ferrovia 



t 



Cippo 



I piloni della Marcia-Tepula e Giulia posano sopra fondamento a sacco alto m. 2,30 
sul piano della ferrovia, e solcato dalle impronte verticali degli sbadacci. Lo spiccato 
è di eccellente cortina, e misura m. 4,00 di larghezza, m. 4,70 di lunghezza, e 
m. 2..'^o di altezza sino al piano di campagna moderno. E probaliile die la cortina 



— 117 — 

ricopra e nasconda i vecchi piloni a bugna di sperone, e che appartenga ai noti re- 
stauri anguste! dei quali parlano le epigrafi di porta s. Lorenzo. Il piano di campagna 
antico è inferiore al moderno di m. 2,30, e corrisponde al piano di risega del fon- 
damento a sacco. Da un lato e dall'altro delle arenazioni si riconoscono traccie 
della zona di servitù, limitata dal muro reticolato A. Fra questo muro ed i piloni 
il suolo è battuto ed imbrecciato con gli spurghi calcarei della Marcia, a modo di 
strada o di viottolo di campagna. Questo viottolo doveva servire per uso esclusivo 
dei castellarii, degli aquarii e degli ingegneri addetti al servizio di manutenzione 
degli acquedotti. 

Il taglio della ferrovia è venuto a cadere, per fortuna, sopra una coppia di cippi 
ingerali di travertino. Essi misurano m. 1,44 di altezza, m. 0,50 di fronte, m. 0,25 
di costa, e sono spianati di martellina nella parte emergente dal suolo, rustici e grezzi 
nel terzo inferiore. La iscrizione è rivolta dalla parte dei fornici. Lo spigolo posteriore 
dei cippi dista dallo spiccato dei piloni di m. 3,60 : lo spazio complessivo limitato 
dai cippi è dunque di m. 3,<50 -[- 3,00 -f- 4,00 = 11,20, pari a piedi romani 38 ckca. 
Le epigrafi contengono la nota formula : 



IVL 


• TEP • MAR 


I M P 


• CASSAR 




Divi F 


AVGVSTVS 




EX- S C 




CHI 


P 


• CCXi 




Presso il secondo cippo furon ritrovate sei monete di Augusto, una di Antonia (?) 
una di Caligola. Moltiplicando la costante GCXL per la progressiva CHI, si hanno 
piedi 24720 pari a metri 7342. Così vien determinata la distanza dei cippi dal 
termine degli acquedotti presso la porta viminale. 

Il selciato della via Latina è tornato in luce a metà di distanza fra le arcua- 
zioni della Marcia e della Claudia : è largo m. 3,80 : limitato da crepidine ed an- 
gusto marciapiede di terriccio battuto, al di là del quale sorgono i piantati dei se- 
polcri. Si è scoperta, sul lato sinistro, una fossa murata con muri a strati alterni di 
tufo e mattoni; lunga m. 2,20 larga m. 0,50 profonda m. 1,80. Vi erano stati get- 
tati alla rinfusa circa quaranta pezzi di un sarcofago marmoreo, che credo potrà ricom- 
porsi per intero. 11 sarcofago, di eccellente fattura, ha le testate rotonde, il corpo 
baccellato; e mostra nella fronte un clipeo di m. (),40 di diametro con busto mu- 
liebre di tipo mammeiano. 

Segue un secondo cassettone di muro, alle due testate del quale stavano eou- 
lilti verticalmente due pezzi di travertino intagliati a guisa di pulvini. 



— 118 — 

A m. 4,40 verso nord si è scoperto nel proprio luogo un cippo di travertino, 
terminato a semicerchio, alto m. U,7(), lungo m. 0,25 e contenente questa memoria: 

dIs 

MANIBVS 
CLAVDIAE 

DONATAE 
V-AXXXVIII 

l'iii oltre, fra la terra di scarico, è apparso uu frauiineuto di sarcofago bacceliato, 
con cartello scorniciato, nel quale si legge: 

ì<ì>IAOAGKPOCAILn 
AGIANGIAONTOnAC 
YNKPITONWAeCYN 
AYT(JOIK€INBOYAO 
IIGN ì III e TA*WCrAY 
-^nAPAAOHN 

Dalla parte opposta della strada sono stati scoperti ruderi forse di un sepolcro, 
forse di uu tempietto, o di edicola, con basi attiche di marmo senza plinto, tegole e 
canali pure di marmo con antefisse ornate dì nascimenti e fave di fine intaglio, capi- 
telli ionici, lastroni di bianco e di giallo ecc. 

Ciamjnno. Al chilometro IX della nuova ferrovia dei castelli romani, 125 m. 
a valle del casale della Pìgiiola (che è posto all'altitudine di m. 97 sul mare) e 
1175 m. a valle della stazione di Ciampino, è tornato in luce, nel fondo di una 
cava di prestito, il selciato di una strada romana. Questo selciato segue esattamente 
la linea della vecchia strada di Marino, la quale, ridotta alla condizione di semplice 
carrareccia, fu ceduta anni or sono alla società del tramway di Marino. Il selciato 
romano trovasi alla profondità di m. 1,50 sotto la linea delle rotaie del tramway ed 
ascende verso l'altipiano di Ciampino con pendenza del 45 per 1000. 

A m. 18 di distanza dal mentovato casale della Pigaola, sempre sulla sinistra 
della nuova ferrovia, vedesi a fior di terra il basamento rettangolo di un sepolcro 
costruito a grandi blocchi di peperino, alcuni dei quali di m. 1,10 X 0,75 X 0,59. 
Questo particolare dimostra l'importanza che ebbe nei tempi imperiali la via castri- 
meniese, e conferma la verità delle teorie sostenute intorno a questo argomento dal 
Fabretti nelle sue dissertazioni sugli acquedotti. 

R. Lanci ANI. 

Via Prenestiiia. Nelhi tenuta di Tor Sapienza, fra il terzo e il quarto ciiilo- 
metro dalla città, in occasione dei grandi lavori di bonifica intrapresi dal principe 
Lancellotti coll'opera del solerte ed intelligente avv. Francesco Apolloni, sono tornati 
in luce parecchi avanzi di antiche camere sepolcrali che fiancheggiavano il margine 
destro della via Prenestina. Sono costruite generalmente in opera reticolata ; ma furono in 
altri tempi frugate e de\astate. Si ('■ pure trovata qualche tomba composta di lego- 



— 110 — 
Ioni e coperta alla cappuccina. Ho veduto xin solo pezzo di mattone proveniente da 
questi sepolcri, improntato col bollo di M. Rutilio Lupo, dell'anno 123: 

o M R L //////////////// 
ET APR//////////////// 

Le predette celle sepolcrali, come le altre che nello stesso luogo erano già cono- 
sciute, hanno nelle pareti i loculi per le olle cinerarie ; ma non vi si è trovato nep- 
pure un titoletto spettante a quei colombari. In una soltanto si rinvennero due iscri- 
zioni marmoree ; una delle quali, incisa sopra un cippo, alto m. 0,83, largo m. 0,22 dice : 

D • M 

PONTIAE 

TYCHE 
ClVLIVS 

primIge 

NIVS- 
C-B-M-F 

Il cippo è terminato da una cornice sagomata, nel mezzo della quale ò scolpita 
una piccola corona con lemnisci. 

L'altra epigrafe è su di una stelo frammentata, larga m. 0,27 ed alta in media 
m. 0,75 : 

''rVNATA 
JNIVGIET 
-^rr^LIVS 
PRIMIGENIVS 

F I L I VS 

Gli anzidetti sepolcri spettano al primo e al secondo secolo dell'impero. Taluno 
di essi fu in parte costruito con materiali appartenuti a sepolcri dell'ultima età re- 
publicana, siccome fanno fede le seguenti lapidi trovate in opera entro i muri: 

a) Grossa lastra di travertino, di m. 0,33 X 0,44 : 

L' AEBVTIVS-L// 

MEN 

V- MARIA///////// 

VXOR 

b) Cippo di travertino, terminato a semicerchio, alto m. 0,61 X 0,36 : 

cn-aeserivs 
d • l ■ m aximvs 
plotia-c-lprIma 
cn-aeserivs- d-l- 

PRIAMVS 
IN FR • P-XVI 
IN AGR-P-XX 

16 



— 120 — 

(?) Simile cippo in travertino, di ni. i»,(>5 X 0,28 : 

M ■ MVLLElVS 

m-l-hilarvs 

v • vo co n i a 

m-etc-llvcris 

sibI-et-svis- 

IN • FR ■ P -X 
IN • AG- P-XX 

d) Simile, di m. 0,65 X 0,30 : 

QjPOPPAEI 
CRESTI 

e) Frammento di simile cippo, alto m. 0,73 X 0,27 



iii-^-^iK U • 1 E • A 
-f^T ACR-PE- XX 
ITER • AD • ID- 
MONVM- LATVM 
PED • VI • DEBETVR 

I descritti monumenti sono conservati nel casale colonico, di recente fabbricato 
in prossimità dei ruderi attribuiti alla villa dei Gordiani. 

Via Salaria. Costruendosi una fogna fuori delle mura della città, fra la porta 
Salaria e la Pinciana, sono stati ritrovati i seguenti oggetti : -^ Arca sepolcrale in 
travertino contenente molte ossa umane sconvolte. Vaso ossuario fittile, alto m. 0,40. 
Cinque balsamarì di vetro. Due vasetti in terracotta. Lucerna fittile, rozza, con un 
lepre in rilievo. Piatto di simile lucerna, col busto di Giove e l'aquila. Fibula di 
))ronzo. Borchia di bronzo. 

Si è pure rinvenuto un sarcofago liscio di marmo, tuttora chiuso, col suo coperchio 
a foggia di tetto con antetìsse agli angoli. Apertolo, si è trovato conteneva soltanto 
lo scheletro, avvolto nella parte superiore, entro il lenzuolo fimebre; ed una piccola 
moneta di bronzo presso la testa. 

Provengono dallo stesso luogo i seguenti monumenti epigrafici : 

a) Cippo in travertino, alto m. 0,05, largo m. 0,30, terminato a semicerchio: 

L • VINVLLEIVS • L • F 
POM-LVCVLLVS 
ARISPEX 
EX SEXAGINTA 

IN FR- P- VII • IN AG- l'-Xll 



— 121 — 

h) Frammeuto di simile cippo in travertino, largo m. O.oo : 

'FAVONIVS 
/Q^L • FELIX 



IN FR • P • VI 
IN AGRP-XII 

e) Frammento di sgrossa lastra marmorea, con cornice 



I ° 

CANINIO 

-X.ARISSIM 

SIBI-'^ViJJ^ 

L-AEjl 

JSLS 



d) Simile: 



r I A VE RI 

IPO'^.TFR lcrJ 



e) Simile : 
D 



M 



G. Gatti. 



Nel terreno del sig. Adone Fellini, posto sulla sinistra della via Salaria, a m. 100 
dalla porta, scavandosi per le fondamenta di una nuova casa, sono stati scoperti, in 
parte, due antichi mausolei dei quali restano in piedi le sole pareti perimetrali. Il 
primo, che è il più vicino alla porta, misura circa 10 metri di fronte, ed 8 metri 
di lato, ed è costruito con blocchi di tufo, lunghi in media m. 1,20 alti m. 0,59 e 
squadrati con molta cara. Ne rimangono otto ordini, murati con sottilissimo strato di 
colla di calce. 11 nucleo interno è costruito a sacco con iscaglie di tufo. 

Ad 8 metri di distanza si è incominciato a scoprire lo spigolo di un secondo 
mausoleo costruito, come sembra, nella maniera istessa dell'antecedente. 

K. Lanciani. 

Via Tibiirtiiia. Nella vigna già Torlonia, espropriata per l'ampliamento del 
publtlieo cimitero, sono stati trovati alcuni pochi avanzi di mura laterizie, apparte- 
nenti ad antichi sepolcri. Fra la terra sono stati raccolti parecchi frammenti di fregi 
in terracotta, che decoravano qualche nobile monumento. Uno di questi pezzi, alto 
m. 0,20 e terminato da elegante cornice intagliata ad ovoli, presenta nel mezzo im 
busto muliebre coronato di corimbi, ed a sinistra una pantera che si disseta ad una 
coppa sostenuta dalla figura muliebre all'altezza della spalla. Altri tre pezzi di un 
simile fregio, alto m. 0,21, portano scolpiti tre Genietti — uno in mezzo, due alle 
estremità — i quali reggono festoni di frutta e fiori. In altri due frammenti riman- 
gono piccoli Genii, che cavalcano tigri marine. È stata pure trovata un'antefissa fit- 
tile a palmette, con una testa rilevata nel mezzo. 



122 

Proseguite le eseavazioni per livellare il terreno, sono state recuperate due iscri- 
zioni in marmo. La prima, alt. m. 0,38 X 0,37, dice : 

DIs • MAN • SAC ■ 
COLCHICA PIA • 
VIXIT • ANNIS • 
XXII ■ MEN • SEX- 

H • S • P • 
QVINTIANVS ■ FEC • 
CONI VOI • DVLCISS-" 

Nell'altra, rotta superiormente, si legge : 

liìlìUTlWir 

Qj,VIX-ÀN • V 
M-X- COLLE 
CI VS • BENE 
M E R E N T I 
FECIT 

Inoltre si sono rinvenuti due tubi acquarli in piombo, che portano in rilievo i 
nomi : 

a) L • POPILLIVS • HILARIO- F 

b) llir V R I ■ P R O C 

Si è pure trovato nel sito medesimo un torso di statua marmorea, alto m. 0,50, 
che figui'ava un contadino, in quale in una pelle di capra, posta attraverso la tunica 
é^wju'c, reca due pulcini. 

G. Gatti. 



XI. TIVOLI — Antichi sepolcri scoperti presso la villa d' Este. 

Facendosi i cavi per le fondazioni del nuovo convitto nazionale in Tivoli nel 
luogo già occupato dall'orto dell'ex convento di s. Francesco, presso la villa d'Este; 
nel cavo per il muro di prospetto dell'edificio, che corre da oriente ad occidente, è 
stato scoperto un sepolcro formato da lastroni di tufo, il quale fu distrutto dagli 
operai. Dagli avanzi rimasti, il soprastante degli scavi sig. A. Tommasini potè rile- 
vare che detto sepolcro giaceva a m. 3,40 di profondità dall'attuale piano, in uno 
strato di terreno argilloso, e misurava m. 2,00 in lunghezza, m. 0,48 in larghezza, 
e m. 0,46 in altezza. Lo scheletro ora disposto da est ad ovest. 

Nel cavo del muro longitudinale poi, a m. 2,00 circa dalle antielie mura ca- 
stellane, a m. 8,50 di profondità, fu scoperto altro sepolcro di m. 2,00 X 0,60 X 0,50, 
anch'esso formato da lastroni di tufo, grezzi esternamente. Non era ripieno interamente e 



— 123 — 

mancava inoltre la testata nord, il che fece sospettare che il terreno fosso già stato 
rimosso. Infatti nello scavo eseguitovi, non si rinvenne altro che pochi avanzi di ossa 
assai corrose dal tempo, mescolate ad un teiTeno argilloso di filtrazione. 

Non lungi da questi sepolcri, alla profondità di m. 2,50, e posata sulla terra 
vergine si scopri un'altra tomba di forma rettangolare, con ingresso a levante, formato 
con lastroni di tufo, lunga m. 1,90, larga m. 0,4.5, profonda m. 0,68. Lo spessore 
dei lastroni varia dai nove ai dieci centimetri. 

La tomba era già stata frugata, come fu provato da un grosso foro praticato 
nel lastrone monolite di copertura, dalla parte dei piedi, pel quale era entrata 
considerevole quantità di terra di scarico, mista a pezzetti e frammenti di mattoni. 
embrici e calcinacci. Vi era pure entrato un frammento di cranio probabilmente di 
uno scheletro di altro sepolcro, devastato precedentemente. 

Tolto diligentemente alla mia presenza tutto questo materiale di riempitura si 
rinvenne lo scheletro, quasi intatto, appartenente ad uomo di età adulta. Presso l'avam- 
braccio sinistro, era un solo vasetto etrusco-campano a due manici, di pasta abbastanza 
lina, esternamente verniciato di nero lucido, alto m. 0,11, di m. 0,06 di diametro 
alla base, e 0,09 a metà del ventre. Vi è sovrapposta la pittura ad ocre rossastra, 
rappresentante due efebi ammantati, nel modo con cui si vede nei tanti vasetti di 
arte simile, restituiti alla luce delle tombe etrusche del III secolo av. Cristo. Nel 
collo è pure dipinto l'ornamento di una greca. 

Entro il vaso, tra la terra di filtrazione, si trovarono, due oggetti di osso, forati 
superiormente, che senza dubbio facevano parte di una collana, cioè un pendaglietto 
in forma di piccolo cuore, ed un'asticciuola cilindrica, lunga m. 0,06, striata in senso 
orizzontale, da rassomigliarsi ad un corto stilo da scrivere. La località ove si è ora 
riconosciuto esistere un'antica necropoli, è la più alta di Tivoli, ad una elevazione di 
m. 175 sul livello del mare. 

L. Borsari. 



CAMPANIA. 



XII. S. MARIA DI CAPUA VETERE — Cavandosi un pozzo nella Ca- 
serma Perrella, presso il muro di cinta, dietro la scuderia, alla profondità di circa 
m. 0,80 si rinvenne un torso di statua marmorea muliebre, panneggiata inferiormente. 
La parte superstite è alta m. 1,00; e stando ai rapporti giunti al Ministero, il lavoro 
è eseguito con buona arte. 



XIII. POZZUOLI — Aoanji di aulica tenna scoperli presso la così 
detta « villa di Cicerone ■» . 

Nelle vicinanze dei ruderi conosciuti col nome di villa di Cicerone, alquanto 
più lontano da Pozzuoli, quasi in cima alla collina, sistemandosi il fronte della rupe, 
che minacciava franare sulla sottoposta ferrovia cumana, sonosi scoperte alcune fab- 
briche di epoca romana, delle quali rilevai pure la pianta. 



— 124 — 

La muratura in generale è ridotta in pessimo stato per forti pressioni avute dalle 
terre che la coprivano da tutti i lati ed anche da sopra; e la parte che corrispon- 
deva verso l'esterno ora già da gran tempo caduta, trascinata dal franamento con- 
tinuo del terreno. 

Volgendo le spalle al mare e guardando le stanze antiche, esse si presentano 
nel modo seguente. 

La prima, a destra, larga m. 1,30, era bislunga, nell'angolo di fronte; a destra 
è una tubulatura di argilla; le mma, di opera reticolata, sono attualmente prive di 
intonaco, ed il pavimento è formato da un battuto di mattone pesto. 

La seconda camera è lunga m. 4,G5, lunga 3,05, e sul lato a destra ha un' ampia 
nicchia quasi circolare. Il pavimento era di quadrelli rettangolari di marmo bianco, 
di m. 0,25 X 0,35, chiusi entro piccole zone di rosso antico ; e poggiava su pila- 
strini laterizi {suspensuraé). Le mura, sulle quali scorgonsi pochi avanzi di stucco 
a fondo bianco, erano mischiate di opera laterizia e reticolata, e nel piede di esse 
restano ancora le tracce dello zoccolo di marmo bianco. Finalmente la parte dei mml 
che corrisponde all'altezza delle suspensuraé, era rivestita da intonaco di mattoni 
pesti e calce. 

La terza camera è larga m. 6,50, lunga oltre m. 7. Sul muro di fronte, apresi 
un vano con arco a sesto depresso, formato da cunei di pezzetti di tufo. Sul muro 
a sinistra è una nicchia rettangolare, larga m. 1,80, profonda m. 0,80, coperta da 
una piattabanda in mattoni. Avanti a questa nicchia è im'altra camera, che era unita 
alla prima, e che probabilmente nel lato di ingresso, invece di muro, doveva avere 
delle colonne, una delle quali, di marmo bianco, del diametro di m. 0,45, e ra. 2,95 
di altezza, si è rinvenuta rovesciata sul suolo. 

Questa ipotesi è confermata da un pilastro in mattoni che scorgesi risaltato late- 
ralmente all'ingresso; inoltre dal fatto che si rinvenne, in linea del detto risalto, ima 
base marmorea, che per le dimensioni può ritenersi avere appartenuto alla colonna 
suddetta. Le mura sono, o interamente laterizie o di tufo, in opera reticolata od iso- 
doma. Il pavimento è di musaici, senza speciali disegni, ed era sorretto da smpea- 
surae. Le umra erano rivestite di stucco, attualmente quasi tutto caduto, ma che al 
momento della scoperta conservavasi ancora ; per cui posso darne un' esatta descri- 
zione. 

Il fondo della decorazione di entrambe le camere, era bianco e diviso in ri- 
quadri per mezzo di fascioline forniate da fiori e foglie graziosamente e semplice- 
mente intrecciati. La parete, ove esiste il vano arcuato, era divisa in cinque rettan- 
goli, dei quali i due angolari erano di minore larghezza, perchè i riquadri si com- 
pletavano dopo aver girato sui muri adiacenti. Nel rattangolo centrale era dipinto 
un albero con poche figure umane in vari atteggiamenti, al piede di esso. In ciascuno 
dei due immediatamente vicini, era una coppia di uccelli che beccavano; nel riquadro 
a sin. delle ciliegie, ed in quello a destra delle more. Nei due angolari, alcuni pochi 
fiori. Nel fondo della nicchia rettangolare era un quadro, abbastanza sciupato dal 
tempo e che, a grande stento ma fortunatamente si è potuto distaccare. 

È lungo m. 1,32, alto 0,83, cinto da fascioline rosse, e rappresenta ima marina. 
Il cielo è diviso dall'acqua per tutta la lunghezza del quadro per mezzo di una fascia 



— 125 — 

rossiccia. Sul lato, a sin. è un tempio circolare, il cui tetto è sostenuto da sei colonne. Nel 
mezzo del tempio è la statua della divinità, coperta da lunga veste, con l'elmo sul capo, 
e stringente nella destra una lunga asta. Delle ghirlande pendono in alto, fra le co- 
lonne, ed a ridosso di una di esse è sospeso uno scudo ed una spada. Esterna- 
mente, a sin. è una figura virile in piedi, che porta sul capo un oggetto rotondo 
(forse uno scudo) sostenendolo con una mano, mentre con l'altra impugna un' asta corta 
(forse una spada). Un giardino occupa lo spazio che resta tra il tempio e la cornice 
che chiude il quadro. Dalla destra del tempio, diagonalmente al quadro, parte una bassa 
costruzione coperta da tetto pensile, sul mare, e sotto veggonsi due archi, forse pel passag- 
gio delle barche. Di queste se ne veggono due a vari remi, ima più innanzi, con pa- 
recchie persone sedute e con la prua alta e graziosamente ripiegata dalla parte interna. 
L'altra, piìi lontana, quasi simile alla prima. Sul davanti che rappresenta il lido, 
restano tracce di personaggi in vari atteggiamenti. Tanto la soffitta che i laterali della 
nicchia, sono decorati con pitture puramente ornamentali. 

Accanto a questa camera havvi un forzo compreso con vari usci corrispondenti 
a camere ancora sepolte, nel quale sono pilastri isolati, che ne distaccano una specie 
di portico. Il pavimento è di mattoni pesti, leggermente inclinato verso l'esterno, e 
farebbe supporre un atrio. 

Le fabbriche descritte, che certamente appartenevano ad una ferma, sono sovrap- 
poste ad altre tutte coperte da vòlte a botte, apparenti sul fronte della rupe; e di 
esse, quella che regge la camera più grande, con le suspeasurae^ è sorretta nel 
mezzo da vm mvu'o trasversale per sgravare la vòlta del forte peso di sopraccarico. 

L. Fulvio. 



XIV. NAPOLI — Nuove scoperte di antichità in sedane Mercato. 

1. In occasione dei lavori che sono in corso per il risanamento della città, nell'area 
del medesimo antico sepolcreto a Porta Nolana, donde, si ebbe la iscrizione di C. Eclanio 
Fortunato (cfi-. Notule 1889 p. 404), fu rimessa in luce il giorno 2 di gennaio 
un importante epigrafe posta a P. Plotiiis Faiistinus Scriba jmbticus Neapolila- 
n(orum) aedillcms. È greca e latina, come altre napoletane (cfr. C. I. L. X 1481, 
1489, 1490, 1494, 1497, 1504), e contiene nella parte greca il decreto del senato 
napoletano inforno alle onoranze da rendere al defunto. 

Di questo prezioso titolo sarà dato il testo con le note dichiarative in uno dei 
prossimi fascicoli dei Monumenti editi a cura della R. Accademia. 

A. SOGLIANO. 

2. Verso l'angolo posteriore, a destra del monastero di s. Pietro ad Aram, e 
poco lungi dal punto in cui si rinvenne la sopra citata epigrafe di C. Eclanio For- 
tunato, è venuto in luce im colombario di una certa importanza. La parte che si mostra 
nella trincea per le fondamenta dei nuovi edilìzi, non può dare criteri esatti sulla 
parte rimasta sotterra. 

Coi materiali rimossi, son venuti fuori molti cocci di suppellettile funebre. Ho rin- 
venuto intatta soltanto un' m-na cineraria, alta m. 0,30, con diametro alla bocca di 



— 12tì — 

m. 0,15 ed alla base di m. 0,12. Tra le lucerne rotte, ve ne ha una bilione in terra 
rosso-cinabrino, figurata. Al di sopra presenta, in basso rilievo una figura nuda, in 
piedi, a destra, armata di elmo e scudo, che con la destra tiene pei capelli altra 
figura nuda a cavallo. La lucerna è priva di bollo. Tre piccole lucerne monolicni, 
rotte in varie parti con ornati in rilievo. Sono di terra rossa, fina, e non hanno segni 
di sorta. Altra lucerna fina, di terra rossa, ma di arte più scadente, mostra una mezza 
figura muliebre di prospetto, di non corretto disegno, con le braccia aperte e levate 
in alto, come in attitudine di pregare. Presenta nel fondo (diam. 0,05) a lettere ri- 
levate il bollo rettangolare: 



WIIFIR 



I frammenti delle altre suppellettili, sono della più fine terra rossa. Il più grande 
(diam. m. 0,19) che è di una sottocoppa, i:resenta nell'interno, nel centro del fondo, 
entro forma di piede, questa marca forse della fìibbrica aretina della Murria : 

CN • !S • M 

Al di sotto del fondo vedesi graffita la lettera H. 

Altro, forse di altra sottocoppa, di m. 0,17, presenta nitidamente in forma di 
piede umano, la leggenda: 

In altro fondo, di m. 0,05 è ugualmente in forma di piede umano il bollo 
comune aretino della Rasinia: 

PRL 

Due altri frammenti presentano come bollo di fabbrica l'orma del sandalo, senza 
lettere di sorta. 

Si recuperarono inoltre, varie conchiglie e pezzi di intonaco con finissimo color 
rosso, ed altri a ditt'erenti colori. 

In prossimità del colombario si è scoperto un basamento in travertino, con cor- 
nice di buon lavoro ; e poco lungi sembra debba esservi altro vano o camera sepol- 
crale od altro colombario. Ma per ora l'acqua di filtrazione del sottosuolo, non per- 
mette poter rimanere nelle trincee. 

Vicino al detto basamento di travertino, si scopri in seguito un altro colombario, 

a varie nicchie, e vi si rinvenne la seguente iscrizione, su lasti-a di marmo bianco, 

di m. 0.40X0,15: 

STIBaNOS 

£TABHN0Y5:0*0Y 

F. Colonna. 

o. Nei cavi sotto la casa segnata col n. 21 al vico Sojìrammuro, a nord dello 
stabilimento dell'Annunziata, si scoprirono due camere di età romana, nelle quali a 
grande stento mi riuscì di penetrare a causa delle terre che le riempivano, e perchè 
le volte minacciavano rovina. 

La prima, di m. 9,60X3,60, ha il pavimento di mattoni pesti; è coperta con 
vòlta a botte, girata sui muri più lunghi; ed ha le pareti formate agli angoli in 



— l'27 — 

opera isodoma, con mattoni e pezzetti squadrati di tufo, nel mezzo poi in opera reti- 
colata, nello stile che fu in uso nel principio del II secolo dell'impero. L'altezza dal 
pavimento, alla cima dell'intradosso, è di m. 3,40, e la profondità dell'estradosso dal 
suolo attuale, è di m. 4,50. Da questa camera, mediante un vano largo ra. 0,90, alto 
m. 1,85, entrasi in una seconda camera che è messa nel prolungamento della prima, 
larga, come essa m. 3,60 e lunga ra. 4,40, perchè tagliata trasversalmente da un muro 
di epoca posteriore, fatto di parallelepipedi rettangoli di tufo, lunghi m. 0,65 ed alti 
m. 0,40. Questo muro è grosso oltre m. 1 ; ma per la condizione dei luoghi non 
potei misurarne esattamente lo spessore. 

La suddetta camera è costruita come la prima ; però ha il pavimento di musaici 
in marmo, scompartiti ad esagoni neri, cinti in tutti i lati da fascioline bianche e 
da controfasce nere. 

L. Fulvio. 

Nuovi rinvenimenti nella Sezione di s. Carlo all'Arena. 

Sul finire dello scorso marzo, alcuni lavoratori nella cava di tufo a Capodichino. 
in sezione s. Carlo all'Arena, incontrarono alla profondità di circa m. 1,00 dal piano 
di campagna varie ossa umane, commiste a rozzi fittili. 

Prossimo a questo cavo e ad un muro di opera reticolata, con intermezzi laterizi, 
si scoprì un tegolo in terracotta rossiccia. Misura m. 0,30 X 0,39 X 0,05, e v' è graf- 
fita, a crudo, la seguente epigrafe : 

HYPPG OYPPOYXAIPe 

Uno dei quattro fori pei chiodi, agli angoli del tegolo presenta una sezione esa- 
gona, circolare, e da ciò argomenterei essere stato, il gambo del chiodo, a sei facce 
scanalate ed a capocchia rotonda. Questa scoperta è avvenuta in località prossima a 
quella ove si fecero i rinvenimenti de' quali fu detto nelle Notuie 1889 p. 193. 
Mettendo in rapporto la scoperta con la topografia troviamo, che la località in esame, 
trovasi in contrada anticamente disabitata e che da remota epoca denominavasi Campo 
di Napoli, ed ora ha il nome di Campo di Marte nelk parte elevata. Anche la 
chiesa parrocchiale dei ss. Giovanni e Paolo, detta di s. Giovanni agli Ottocalli, chia- 
mavasi s. Giovanni al Campo. 

F. Colonna. 



XV. POMPEI — Giornale degli scavi redatto dai Soprastanti (cfr. 
Notizie 1890 p. 91j. 

Marzo 1890. 

1-2 marzo. Continuarono gli scavi del piano inferiore della casa n. 21, Isola 2^ 
Reg. VIII, lato sud della casa stessa, e non vi si rinvenne oggetto alcuno. Proseguì 
anche lo scavo dell' aggere a destra, uscendo dalla porta Stabiana. 

3 detto. Eseguitosi lo sterro della bottega n. 8 dell'Isola 7^ Reg. IX, si rac- 
colse: — • Droiiio. Una marmitta frammentata, alta m. 0,19. 

4-11 detto. Non avvennero rinvenimenti. 



— 128 — 

12 detto. Proseguendosi lo scavo dell'aggere a dr. uscendo dalla Porta Stabiana, 
alla distanza di m. 72 dalla porta, si notò, nello strato compatto di cenere, una 
impronta di corpo umano. Datone pronto avviso all'ingegnere degli scavi sig. Salva- 
tore Cozzi, questi ha diretto l'operazione per gettare in gesso la detta impronta. 
Tale riproduzione, è delle meglio riuscite fra quante finora se ne ebbero. Rappresenta 
un uomo giovane, di figura snella, che giace sul fianco sinistro, ravvolto nel mantello 
e con corti calzoni che gli lasciano scoperte le gambe da sopra il ginocchio. Al piede 
destro, notasi chiaramente il sandalo da cui era calzato. Non altrettanto però può 
dirsi del sinistro, perchè questo e la mano sono male riusciti. Altezza m. 1,55. 

13 detto. Fra lo strato delle macerie che trovansi esternamente ed in corso di 
scavo, nell'Isola 2% Reg. Vili, è stato raccolto: — Marmo. Metà anteriore di un pie- 
dino destro, umano, lungo m. 0,06. Nelle adiacenze di questi scavi è stata rinvenuta, 
nello strato di terra vegetabile. — Bronco. Una moneta, che l'ispettore A. Sogliano, 
riconobbe per un sesterzio di Vespasiano, avente nel rovescio il tipo della ROMA 
in piedi, a sin., tenendo con la destra protesa, la Vittoria, e con la sinistra elevata, 
la lancia poggiata al suolo. 

14 detto. Non si è lavorato. 

15 detto. Nella predetta località è stato raccolto. — Piombo. Una piccola squadra 
di mill. 135 per mill. 25, sulla quale è rilevata la seguente leggenda, retrograda, 
secondo l'apografo del prof. A. Sogliano: 

TID3Ì- 2Vl^AIJJAT2 

Bronzo. Un ago ed un ferro chirurgico, lungo m. 0,12. — Marmo. Frammento 
epigrafico rotto in due pezzi, lungo mill. 180 per mill. 105, nel quale leggesi: 



.ONIVS 

.JCR 



Un frammento di cornicione lavorato a dentelli ed ovoli; alto m. 0,27X0,54. Un 
frammento con bassorilievo, rappresentante una figura virile ignuda, stante, priva 
del capo, volta a sin. col braccio destro poggiato su di una cista (?) ; l'altro braccio 
pendente lungo il fianco è danneggiato : alt. m. 0,2(3 : — Broaso. Una monetina, 
che il prof. Sogliano, giudicò non dei tempi classici. 

16-19 detto. Non avvennero rinvenimenti. 

20 detto. Nell'apposito scavo praticatosi nella 1" stanza a sinistra, entrando nel 
peristilio della casa con ingresso nel vico ad est, dell'Isola 7* Keg. IX, quarto vano a 
contare dall'angolo nord-est dell'Isola suddetta, si raccolse: — Terracotta. Dieci an- 
fore, due delle quali con iscrizioni. Ne fece l'apografo il prof. Sogliano. 

La prima, in un' anfora a grosso ventre, a lettere nere un poco svanite leggesi 
presso uno dei manici, e dice: 

Sex FAbi secvn 

La seconda è in lettere rosse e crasse, assai svanite : 

Kl 
VE V/ 



— 129 — 

Una lucerna monolicne, con rilievo, nel disco, di un leone in atto di velocissima 
corsa. È frammentata nel becco ; lunga m. 0,08. Altra simile con rilievo di un delfino, 
lunga m. 0,10: — Dron;:o. Tre monete, cioè: un asse repubblicano, consunto; un 
dupondio di Vespasiano, col tipo, sul rovescio, della Victoria Augusti, ossidato; ed 
una frazione di asse, irriconoscibile. 

21-31 detto. Non avvennero rinvenimenti. 



Regione IV (SAMNIUM ET SABLVAJ. 
Paeligni. 

XVI. PREZZA — Nel tenimento di Prezza, e propriamente al Piano della 
Torre nei poderi del sig. Luigi de Pascale, si scopersero alcune tombe, la cui sup- 
pellettile funebre, formata per lo piìi 
"A di fittili, andò smarrita. L'ispettore 

degli scavi prof, de Nino riuscì finora 
' "^ a vedere alcuni frammenti clie appar- 

tengono a patine, olle e stamni. Ebbe 
per intiero un macinello fittile, largo 
m. 0,16, alto m. 0,07, il quale per 
la forma di presa, e per la sua novità 
merita di essere qui riprodotto. 




XVII. ANVERSA — Tombe ed antichità varie scoperte nel territorio 
del comune. 

Pei lavori della strada provinciale clie da Sulmona meua a Scanno, nel terri- 
torio di Anversa, sulle falde del colle Arcuale^ sopra Fonte Patacchio, si è scoperta 
una serie di tombe a cripte arenarie. Recatomi sul luogo, ne ho fatto esplorare uua, 
che ho trovato quasi intatta. Lo scheletro aveva a destra un'olla fatta al tornio alta 
m. 0,14, ed una patina di arte campana. Vi erano alcuni chiodi, im coltello di ferro ed 
una piastra pure di ferro, a forma di punta di larga spada ; più un oggettino a ferro 
di cavallo con asticella verticale, forse fibula. La cripta era limga m. 1,80 e larga m. 1,20. 

Le altre tombe erano state già manomesse. Frugate di nuovo, vi raccolsi due 
balsamarì fusiformi, una piccola oenoche ed una piccolissima olla. Da un contadino 
ebbi poi un' anfora a base piana ed un'altra piccola oenochoe, raccolta pure nel detto 
sepolcreto prima della mia visita. 

Le tombe non si limitavauo a quel solo punto; ma girano intorno al colle, ab- 
bracciando anche la contrada s. Vincenzo, e toccando al di sopra la contrada s- Carlo. 
Trattasi dunque di una necropoli piuttosto di importanza. 



— l;ìO — 

Presso la chiesa di s. Viìiceazo, il sig. Giuseppe Giusto, raccolse da un'altra 
tomba alcuni oggetti e fra l'altro una tazza campana. 

II Itarone Gaetano Gatti scoprì altre tombe nella sua proprietà, nelle stesse con- 
trade. In una fu trovato un coppo ove sono scolpite di bassorilievo le figure di una 
donna, di un uomo e di un bambino. 

Nei lavori campestri raccolse parecchie monete e tre piccoli Ercoli di bronzo, 
che potei vedere. 

L'antico pago doveva trovarsi nella parte esposta, verso s. Carlo e Forde del 
Biancone; almeno io lo credo, se devesi giudicare dai lateri/.ì sparsi. 

Al di sopra di s. Carlo, sono le contrade delle Vicende, di Fonte di Curzio 
e di .>!. Stefano. Un alluvione a Fonte di Curzio ha scoperto, non è guari, una con- 
duttura antica die si dirige verso il colle Arenale. È formata cosi : di sotto, tegoli 
luuglii 111. U,G5 ; due laterali, e lastre, per copertura. 

Nel colle attiguo 2k\.V Aremle, verso nord, sorge la contrada di Sante Mercnne 
(forse san Mercurio), nei terreni dei sigg. Marcello e del Vecchio. Vi si trovano late- 
rizi, e pezzi di recipienti iìttili antichi, misti a cocciame moderno. 

È un altro luogo da studiare nell'interesse della storia peligna. 

A. De Ni.Nu. 



SICILIA. 

XYIII. SELINUNTE — Le nuove esplorazioni in Selinunte cominciarono 
quest'anno sotto i migliori auspici. Rivolte le opere alla scoperta delle fortificazioni 
occidentali dell'acropoli, tra materiali usati nelle fortificazioni medesime si rinvenne 
una bellissima metopa, in tufo delle cave di Memlì, nella quale spiccano due figure, 
quella di una donna a sinistra di chi riguarda e Ja figiu-a di un giovine a destra. 
Questa ha il capo coperto da un elegante petaso, il che induce a qualificarla per 
Mercurio. Lo stile arcaico severo, mostra un' arte molto avanzata. La scultura pre- 
ziosissima sarà edita fra poco nel nuovo fascicolo di Monumenti che si pubblica a 
cura della nostra Accademia. 



SARDINIA 



XIX. TERRANOVA-FAUSANIA — /;/ nlcniìe coslnuionl vetustis- 
sime esistenti a « Fedra Zoccada » ed in * A ìbitroni •> nell'agro olbiense. 

Essendomi recato verso la fine dello scorso luglio, in compagnia dell'ispettore 
sig. Nissardi, nella parte più alta della regione di Fedra Zoccada,cìie è nel terri- 
torio dell'antica Olbia, vi riconobbi gli avanzi di una se^ìoUura di giganti, formata 
con rozzi massi di granito, disposti in due file parallele di metri 10 di lunghezza, 
rimanendo tra di esse uno spazio di m. 0,(j0. Questo vano esistente fra le due filo, 



— 131 — 
veniva a formare la camera sepolcrale, che senza dubbio sarà stata in antico coperta 
di lastroni, come in generale si trovano costruite tali sepolture in Sardegna. 

A breve distanza da questa sepoltura, nel punto ove la collina raggiunge la mas- 
sima elevazione, si trovarono le traccie di un muro quadrangolare ; e attorno ad esso 
ci fu dato raccogliere vari pezzi di ossidiana, roccia non esistente in quei pressi. 
Contemporaneamente si raccolsero dei frammenti di terracotta di fattura assai gros- 
solana e che rivelano, un'arte assai primitiva. Ovunque su quella sommità si spinga 
lo sguardo, vedonsi pietre qua e là disseminate, pertinenti ad edifici distrutti. 

Traversando la stessa località un mese dopo, e costretti a cercar riparo da una 
forte pioggia, ci trovammo avanti a due smisurati blocchi di granito formanti una 
naturale concavità, capace di contenere al bisogno molte persone, misurando una super- 
ficie di oltre 15 ni.q. Stando là per alcune ore, se ne frugarono naturalmente tutte 
le parti, non senza raccogliervi pezzi di stoviglie e scheggio di ossidiana. Gli inter- 
stizi tra gli accennati blocchi costituenti quel montano ricovero, erano rimboccati 
con pietre minori di pari natura, poche delle quali messe di recente, altre collocate 
in tempi remoti. Da un fianco dell'ingresso di detta cavità trovasi un muricciuolo a 
secco, il quale supplenlo esteriormente alla mancanza del piano roccioso, formava 
una diga e ingrandiva così il terrapieno circostante, composto in buona parte di ter- 
riccio, pietre minute e frammenti di stoviglie. Dietro a questi risultati, sarebbe age- 
vole il congetturare che quivi fosse una stazione preistorica; e la supposizione acquista 
maggior valore, dal fatto che vi raccogliemmo un frammento di pietra refrattoria, 
di quella adoperata dalle genti primitive per le forme occorrenti alla fusione delle 
armi. Di queste antiche forme si conservano esempi nei musei di Cagliari e di Sas- 
sari. L'ingresso a detta cavità è rivolto e mezzogiorno e guardava il passaggio che 
corre fra detta altura e il monte ove sorgono le rovine del feudale castello della 
Paludaccia. 

Alla parte sinistra di chi percorre la via romana da Shrangatii a Traissoli, 
lungo le falde rocciose della catena di Monte a Telii, vi è un punto assai pittoresco 
ed elevato che dicesi Albilroni, donde si gode il panorama di una parte dell'agro 
Olbiense, incorniciato da righe parallele di colline. Anche là in Albitroni, esistono 
traccie sicure di altra stazione preistorica. Vi si raccolgono rottami di figuline lavo- 
rate senza tornio e di grossolano impasto ; scheggio di ossidiana ; né mancano informi 
blocchi granitici disposti in certo ordine, come nelle costruzioni dei nuraghi. 

P. Tamponi. 
Roma 18 maggio 1890. 

W Irrottole gen. delle Antichità e Belle irti 
FlORELLI 



NOTIZIE DEGLI SCAVI 



M AGGIO 



RepxIone Xr fTBANSPADANAJ. 

I. CAVERNAGO — Tombe romane scoperte nel latifondo Malpaga. 

Neil' appezzamento Mulino, segnato in mappa ai num. 27, 89, del latifondo 
Maljmga, proprietà dell'on. conte A. Roncalli, in occasione di lavori agricoli si fe- 
cero le seguenti scoperte. 

Alla profondità di circa m. 0,50 si rinvennero gli avanzi di parecchie tombe 
romane a cassettone, già manomesse in altri tempi. Fra i pezzi di tegoloni, spettanti 
a due tombe, distanti circa m. 1.50 l'ima dall'altra, si raccolsero : 

Tomba I. Patera fìttile, umbilicata, la quale uell'estrarsi andò in frantumi. Lama 
di coltello in ferro, ad un solo taglio, a punta dritta; è lunga m. 0,21, di cui 0,05 per 
l'impugnatura; è larga m. 0,03, e presenta una leggiera incurvatura dalla parte del 
manico. Asse unciale col Giano bifronte e la prora di nave. 

Tomba IL Patera umbilicata di pasta giallastra, verniciata di nero, eccetto nel 
mezzo del piatto che è di color rosso cupo, come in altri esemplari già rinvenuti 
in questo latifondo (cfr. Mantovani, Notizie archeologiche Borgomensi 1882-83, p. 16G 
sg.); diam. m. 0,17; alt. m. 0,04. Bottiglietta vitrea, ansata, che andò in pezzi. Ar- 
milla di vetro violaceo, a sezione elittica, mancante di un pezzo; diam. m. 0,08. 
È il primo esemplare che siasi rinvenuto in questo tenimento ('). Moneta di Cali- 
gola, di medio modulo col rovescio: poiitif. maxim. tribnn, potest. XXXVIT, ca- 
duceo e S. C. nel campo. Fibula di filo eneo, a doppia spirale, priva dell'ardiglione e di 
mezza spirale; è lunga m. 0,0G. Anche questo è un esemplare non comune nella sup- 
pellettile archeologica locale, e molto somiglia alla fibula del sepolcreto di Cenisola 
(cfr. Notizie 1879, tav. IX fig. G). Lama di coltello come la precedente, ma un cen- 
timetro più corta, e con incurvatura assai maggiore tra le due estremità. 

G. Mantovani. 



('} Anche nello Spicilegio Sozziano, che conservasi manoscritto presso questa biblioteca, e 
che è il frutto di quasi mezzo secolo di indagini, non se ne vedono citati che due esempi; uno 
in vetro bleu trovato a Telgate ; l'altro violaceo come il nostro, rinvenuto a Bollare. 



— 134 — 

II. CALUSCO — Di una tomba romana scoperta nel territorio del 

comune. 

Dissodandosi, nello scorso gennaio, un terreno iu vocabolo Pia/io::e, prospiciente 
l'Adda, alla profondità di circa m. 0,70, un colono trovò una sepoltura romana for- 
mata da una cinta di sassi e racchiudente questi oggetti: — Fiff/IL Piccolo vaso 
quasi ovale, alto m. 0,15. Tazza di speciale forma cilindrica e colore grigiastro, 
con residui di verniciatura in nero, alta circa m. 0,06, diam. m. 0,07. Oiuochoe 
priva del collo e dell'ausa. Ciotola di pasta ordinaria giallastra, alta m. 0,06. — 
Ferro. Pezzo di fibula a doppia spirale. Forbice da tosar la lana, frammentata. 

Nella stessa località venne trovata, sette anni or sono, altra tomba simigliante 
sia per la costruzione sia per la suppellettile funebre. Dal latifondo Roncalli di Mal- 
paga si ebbe una tazza cilindrica uguale alla descritta (cfr. Mantovani Nolbie 
archeologiche Bergomemi 1882-83, pag. 227). 

G. Mantovani. 



Eegione X (VENETI A). 



III. SELA'A (frazioue del comune di Volpalo). — Nel periodico Arie e 
Storia (20 febbraio 1890) il sig. L. Gamavitto accennò a scoperte varie avvenute 
presso l'antico villaggio di Selua nel comune di Volpago, in provincia di Treviso. 
Stando a quelle notizie si sarebbero rimesse in luce antichità di diversi tempi, cioè 
bronzi di età preromana, ed oggetti di età romana; ed i primi rinvenimenti avrebbero 
spinto ad ulteriori indagini, per mezzo delle quali si sarebbero riconosciuti i ruderi 
di im grande edifìcio, che fu supposto di uso termale. 

Inviato sul luogo l'ispettore degli scavi di Montebelluna, questi riferì che ad un 
chilometro circa sopra la chiesa di Selva, ed a nord, in un altipiano, mentre un bo- 
scaiuolo cavava una quercia, scoprì recipienti fittili, di rozzissima fattura, ed anti- 
chissimi, che furono attribuiti al periodo preromano, e che sarebbero stati destinati 
al Museo di Treviso. 

Al Museo medesimo sarebbero destinati altri oggetti, scoperti pure nel territo- 
rio di Selva, nel fondo denominato s. Cecilia, proprietà del sindaco del comune si- 
gnor Cobbato, il quale riferì al Ministero di aver rinvenuto nella suddetta sua terra 
una fibula, un balteo, ed una pinzetta di bronzo, frammenti di anforette fittili e 
dieci monete imperiali. 

In questo fondo s. Cecilia, secondo le informazioni date dal sig. sindaco, si rico- 
nobbe un'antico pozzo, clie non si potè esplorare; ed in una località prossima una 
grande quantità di ossa umane, che mostrano esservi stato un sepolcreto. 



135 — 



Regione YIII (CISPADANA). 

lY. BOLOGNA — Nuove scoperte della necropoli feUbiea. 

1. Sepolcri Italici fuori porta s. Isaja. 

Il giorno 8 maggio vennero ripresi gli scavi nella proprietà Guglielmini fuori 
porta Isaja presso Bologna, intorno ai quali ho già avuto l'onore di riferire nello 
scorso aprile (cfr. Notizie 1890, pag. 104). 

Vi si scoprirono tre nuovi sepolcri. 

Il primo scendeva fino a m. 3,30 dal piano attuale, ed avea una lunghezza di 
m. 1.15 per 0,70 di larghezza. Dentro questo spazio apparvero numerose le tracce 
di carboni; onde nacque il sospetto che una cassa di legno contenesse gli oggetti che 
vennero poscia estratti dal sepolcro. Di questi oggetti alcuni sono di terracotta, altri 
di bronzo ; ma tanto gli uni quanto gli altri sono ancora in frammenti ; perciò non 
posso porgerne che una descrizione sommaria. 

Terracotta. — Ossuario tipo Villanova con le pareti esterne ornate di meandri 
profondamente incavati. 

Due vasi cilindrici con la medesima decorazione geometrica. 

Un vasetto a due manici, ornato di circoli concentrici. 

Un rozzo vaso color rossiccio, conformato a doglio, come altri simili usciti dai 
sepolcri italici del predio Arnoaldi (Gozzadini, Litorno agli scavi Arnoaldi- Veli, 
tav. XI, n. 8), e con quattro bugne sporgenti, le quali tengono luogo di manici. 

Altro vaso liscio e rozzo, probabilmente di forma simile al precedente. 

Un terzo vaso rozzo con due sporgenze laterali a metà del corpo e piegate al- 
Vingiù. 

Un vasetto conico liscio. 

Otto fusaiuole, tre delle quali graffite e le altre liscie. 

Bromo. — Varii frammenti di una lamina, ornati con bulle a rilievo, ma corrosi 
e sformati dal rogo, in modo che non si può più determinare l'oggetto di cui facevano 
parte. Sembra però che questo fosse una specie di cinturone, ma di sottil lamina e con 
catenelle ad anelli geminati, pendenti da uno almeno dei margini a guisa di frangia. 
Siccome il sepolcro, argomentando dalle fusaiuole, sembra aver appartenuto ad una 
donna, così la presenza del cinturone confermerebbe l'uso di questo ornamento anche 
presso le donne, come opinò la prima volta il Ghirardini {Notizie, 1882 pag. 159 e 
la Collezione Baratela di Este pag. 84, n. 5 dell'Estratto). 

Quattro fibule dette a navicella con ventre rigonfio, vuote e con ornati geome- 
trici sul dorso (Montelius, Spaiiiien frhi Bronsàldern pag. 50, n. 57): tre mancano 
dello spillo, una soltanto è intera. 

Il secondo sepolcro, situato circa un metro a nord del i^recedente, profondo altresì 
m. 3,20, avea l'ampiezza di m. 1,50X1,50. 

L'ossuario di terra rossa con il coperchio ornato di meandri fortemente impressi, 
si raccolse in minuti frammenti. Oltre l'ossuario eravi un grande numero di altri vasi 
fittili, vale a dire : due piccoli dogli rozzi a cordoni ; due vasetti a forma di situle 



— 136 — 

ornate presso l'nilo di una linea di anitrelle impresse, chiusa fra altre" due di cir- 
coli concentrici: il corpo delle situle è coperto per tutta la superficie di striature 
curve tirate verticalmente. Si raccolsero ancora gli avanzi di due vasi cilindrici con 
diafragma, a quanto pare, nell'interno, ed ornati alla superficie di circoli concentrici ; 
numerosi calicetti parte lisci e parte graffiti ; tazzettine a pareti finissime e di tipo 
vario ed un vasetto che sembra abbia il ventre rigonfio, il collo alto e stretto, cioè 
con la forma di un fiasco, come altri già usciti dai sepolcri italici dei predii Be- 
nacci e De Lucca. 

Più scarsi erano i bronzi, fra i quali si nota: un paalstab rotto in due pezzi, 
dal quale si argomenta aver il sepolcro appartenuto ad un uomo ; tre fibule a doppio 
ventre e serpeggianti, una rotta in più pezzi; uno spillone sormontato da disco con- 
vesso e con tracce di ambra, lungo m. 0.1 fi. 

Quasi sottoposto al primo sepolcro su descritto ed alla profondità di m. 5,50 
dal suolo fu riconosciuta l'esistenza di un terzo sepolcro, la cui esplorazione però era 
stata ritardata di qualche giorno allo scopo di rassicurare le terre e non danneggiare 
la soprastante costruzione. 

Codesto più antico sepolcro aveva pareti di ciottoli a secco come in generale i 
più ricchi fra i sepolcri arcaici. Disgraziatamente però i ciottoli per la pressione delle 
terre soprastanti erano caduti nell'interno schiacciando i numerosi oggetti fittili e di 
bronzo che il sepolcro conteneva. 

La fossa misurava m. 2,40 di lunghezza per m. 1,80 di largo. Quasi nel centro 
posava l'ossuario in bronzo, avente la rituale forma di quelli fittili detti di Villa- 
nova. Ad eccezione delle borchiette coniche che ne circondavano la periferia ed 
imivano fra loro le due lamine, l'ossuario non presenta altro ornamento. Intorno ad 
esso e sparse qua e colà giacevano dieci fibule di bronzo molto ben conservate e 
tutte della medesima forma, cioè ad arco ampio quasi quadrangolare e leggermente 
ingrossato (Montelius, op. cit., pag. 41, fig. 44). Eranvi ancora altre cinque grosse 
fibule a sezione di ambra (Gozzadini, Sepolcreto etrusco scoperto presso Dologaa 
tav. Vili, n. 19). 

Nel lato est del sepolcro, a circa m 0.40 dall'ossuario, posavano un morso di 
cavallo assai ben conservato e cinque fibule di bronzo ad arco ingrossato e massiccie, 
più due grossi fibuloni di ferro, ma assai logori e mancanti dello spillo. 

Il morso è di un tipo nuovo. Fatto a doppia sbarra ritorta ha due montanti 
che affettano la forma di delta. Questi ultimi però, in luogo di essere a verga tonda, sono 
lavorati a lamina piatta, come pure i due anelloni collocati uno per parte, ai capi 
della sbarra. 

Poco discosto erano: un frammento di lamina di bronzo ornata di puntini a sbalzo, 
un cerchietto di filo di bronzo lavorato a spirale di tre gui e ridotto in minuti fram- 
menti, una capeduncola (?) col fondo lavorato di puntini a sbalzo. Una seconda ca- 
pendula, della quale sopravanza soltanto il manico, si raccolse presso la parete nord. 

Tutti questi oggetti erano frammisti e coperti da spessi avanzi di legno carbo- 
nizzato, i quali fanno supporre che anche in questo come nel primo sepolcro fosse stata 
collocata una cassetta di legno. 

Sul fianco ovest del sepolcro erano due ciste di bronzo a cordoni, ridotte in 



— 137 — 
mimiti frammenti. Giaceva presso di esse una terza cistella cilindrica, alta m. 0,17 
ornata di piccoli puntini a sbalzo con i due manici formati da testine di volatili dalle 
quali pendono catenelle. La cistella per forma, grandezza ed ornamentazione è simile 
ad altra esistente in Museo e proveniente da un sepolcro italico del predio Arnoaldi 
(Gozzadini, Litorno agli scavi archeologici del sig. Arnoaldi -Veli tav. VII n. 8). 
Dentro la cistella erano : due spilloni frammentati di bronzo attraversati da dischetti 
di osso e sormontati da capocchiette discoidali, pure di osso, ornati di circoli; una 
piccola fibulina con arco a sottil lìlo di bronzo ed una fusaiuola. 

All'angolo sud-ovest era un recipiente sferico di sottil lamina di bronzo lavo- 
rata con puntini a sbalzo, con due sporgenze laterali formate da testine di volatili, 
a base conica e coperchietto sormontato da due testine riunite di uccelli (per il tipo 
veggansi Noti:ie 1889, tav. I, n. 28). È un recipiente detto volgarmente turibolo od 
incensiere, perchè i manici sono per lo piìi muniti, come appunto in uno stupendo 
esemplare conservato nel Museo e proveniente dagli scavi Benacci, di un alta e lunga 
asta a verga ritorta e fatta ad A, che serviva per dondolarlo ed agitarlo. Nel nuovo 
esemplare l'asta conformata ad A è sostituita da una lunga catena. 

Poco discosto dal tm-ibolo era im oggetto a sottil verga di bronzo, piegata quasi 
a cornice di quadro o per dire più esattamente a forma di base di specchio quadran- 
golare con due piedi a n. È un oggetto del quale non so indicare l'uso: ma noto 
che un'esemplare simile e lavorato molto più riccamente, perchè intarsiato di osso e 
di ambra, fu raccolto in un sepolcro italico del predio Arnoaldi (Gozzadini, op. cit., 
tav. X, n. 2), e conservasi in Museo. Sottostava all'utensile ora descritto una sottil 
verga di bronzo lunga m. 0,40. 

Nell'angolo nord-ovest poi del sepolcro si videro collocate l'una sopra l'altra, ma 
del tutto schiacciate, due situle di bronzo con manici semicircolari ritorti. Nell'in- 
terno vi ho riconosciuto tracce chiarissime di legno da cui erano rafforzate. 

Nello stesso angolo nord-ovest infine, ed a m. 0,70 dall'ossuario, posava un 
grande presentatolo di bronzo (per il tipo cfr. Notizie 1889, tav. I, n. 44), che non 
solo avea in sufficiente stato di conservazione le due tazzette laterali, ma conservava 
ancora nella conca centrale un grande numero di nocciole od avellane quasi intatte, 
e dopo tanti secoli dacché erano deposte sotterra, ancora col colore cenerino naturale. 

Presso il presentatolo era una quantità grande di calici e piattelli in ten-acotta, 
ma ridotti in minuti frammenti, dei quali non è possibile indicare la forma, finché 
non saranno restaiu'ati. 

Completando l'esplorazione di quella piccola area in cui il sig. Guglielmini ha 
costruito la propria casetta, vennero posti allo scoperto tre nuovi sepolcri, che fanno 
seguito a quelli or ora indicati. . 

Il primo sepolcro, apparso alla profondità di m. 0,30 dal piano di cantina, cioè 
a m. 2,80 da quello di campagna, era ad umazione. Lo scheletro posto con la testa 
a nord-ovest ed i piedi a sud-est, avea alla spalla sinistra una fusaiuola graffita ed 
uno spillone senza capocchia; un'armilla massiccia di bronzo del diam. di m. 0,09 
vedevasi infilata ancora nell'osso dell'avambraccio sinistro; ed al fianco destro erano 
due fibule a navicella vuota, una pm-e a navicelUa ma piena e pochi frammenti di 
ambra. Presso la testa posavano due rozzi vasetti ed una tazzina con manico. 



— 188 — 

Circa m. 0,60 sotto questo scheletro venne constatata la presenza di xm se- 
polcro più arcaico dell'ampiezza di m. 1,50 in quadi-ato. Ma conteneva pochisssimi 
oggetti. Questi sono: l'ossuario in terracotta rozzo, a cui aderiva un rasoio lunato 
ben conservato; due pezzi di lastrina di bronzo uniti fra loro da due chiodetti: fram- 
menti di asticelle quadrangolari di bronzo forse appartenute a fibule ed un'asticella 
frammentata di ferro lunga m. 0,15. 

A poca distanza dall'ossuario verso ovest posavano due vasetti cilindrici lisci, 
una coppa e frammenti di altri vasetti minori, il tutto in terracotta. 

Alla distanza di circa 5 metri verso ovest dal sepolcro ora indicato, se ne scoprì 
un altro, profondo m. ;3,10 dal suolo attuale e dell'ampiezza di m. 0,80 in quadrato. 
Sembra abbia appartenuto ad una bambina. Conteneva un piccolo ossuario liscio, co- 
perto dalla sua ciotola, dentro il quale erano molti oggetti di bronzo. Due piccole 
armille a laminetta, del diametro l'uua di m. (J,()45, l'altra di m. 0,04, ed arricciate 
ai due capi, aveano ognuna infilata una fibula : la più piccola una fibula ad arco 
ingrossato, la maggiore una fibula ad arco piatto ed a losanga con circoletti incisi 
sul dorso. L'ossuario racchiudeva altre quattro fibule di questo medesimo tipo a lo- 
sanga; altre due a ventre rigonfio e massiccio; due più piccole ad arco semplice; 
due a navicella con ornati geometrici sul dorso; frammenti di altra fibula a sezioni 
di ambra: un residuo di catenella e varie nocciole. Fuori dell'ossuario erano due rozzi 
sk.vphoi con tre cordoni intorno all'orlo: un vasettino con manico ad anello e solchi 
presso la base, e vi erano pure frammenti di altri vasetti minori. 

2.° Sepolcri elrìi^chi nel Gìardinn Margherita. 

Nel mese di agosto dello scorso anno il Municipio riaperse nel - Giardino Mar- 
gherita " gli scavi di cui aveva già dato cenno, e che per qualche tempo erano stati 
sospesi (cfr. Notide 1889, pag. 178, 205). 

Aperta una trincea alla distanza di circa 30 metri ad occidente dal pozzo me- 
dioevale (ib. pag. 207) un metro appena sotto il suolo attuale, apparvero in tutte 
le direzioni frammenti di stele e mucchi di cocci appartenuti a vasi svariatissimi, 
grezzi, verniciati e dipinti. Quei frammenti indicavano e dimostravano la devasta- 
zione sofferta dai sepolcri sottostanti e circostanti. 

Oltre i frammenti di stele eravi una bella figura di leone, lavorato a tutta scol- 
tura in pietra arenaria, abbastanza ben conservato. Lungo m. 0,65 ed alto con la 
testa similmente m. 0,65, posa sulle zampe di dietro e distende le anteriori. La testa 
che si raccolse stacccata, mostra le fauci aperte. E lavorato con sufficiente accura- 
tezza ma in maniera del tutto decorativa. Sormontava senza dubbio un sepolcro, come 
altro leone privo di testa proveniente dal sepolcreto etrusco De Lucca ed esistente ora 
nel Museo Civico. 

Nel predio Arnoaldi poi si era trovata l'anno 1875 una zampa distesa di leone, 
che dovea appartenere ad una figura simile a questa ora scoperta nel Giardino Mar- 
gherita. 

Dal che si deduce che questi leoni sormontanti i sepolcri erano abbastanza fre- 
quenti nella necropoli etrusca felsinea. 



~ 139 — 

Il fondo del sepolcro su cui posava il leone fu scoperto alla profondità di m. 3,40: 
misurava m. 3,20 di lunghezza per 2,50 di larghezza, ma avea sotterto una spolia- 
zione quasi completa. Rimanevano soltanto al lato occidentale alcuni pezzi di un va- 
setto di pasta vitrea variegata che in parte si potè ricomporre, frammenti di due 
tazze nere e le ceneri del defunto, framezzo alle quali era una piccola tibula di bronzo 
tipo Certosa. Sparsi per il sepolcro si raccolsero ancora sei anellini di bronzo ed un 
pezzetto di osso, ornato ai due capi da un meandro inciso. 

In tutto il resto della trincea, lunga m. 9,00 e larga m. 6,00 non apparve altro 
sepolcro. 

Un secondo taglio aperto più verso mezzogiorno avea dato similmente risultati 
negativi. Per la qual cosa era stato abbandonato un'altra volta lo scavo. 

Sui primi del successivo novembre, in occasione di lavori di riattamento fatti 
nel Giardino, alla distanza di 26 metri ed a nord dal punto donde era uscito il leone, 
vennero casualmente scoperti a soli m. 0,80 di profondità due sepolcri con doglio, 
distanti l'uno dall'altro m. 2. L'uno conteneva un vasetto di bronzo con proprio ma- 
nico, due lance di ferro e pochi frammenti di una tazza a figure rosse. L'altro rac- 
chiudeva soltanto le ossa combuste. 

A 6 metri di distanza dai medesimi verso est, apparve un altro sepolcro co- 
perto da ciottoli di forma circolare, ma senza doglio, dentro cui erano sulla nuda 
terra, due pentolini fittili grezzi, un frammento di fìbula e le ossa combuste. 

Le ulteriori esplorazioni fatte intorno a questi due sepolcri riuscirono del tutto 
infruttuose. Per cui, ricolmato e chiuso lo scavo, venne tentato un nuovo saggio più 
a sud-est, ed alla distanza di circa 60 metri dal punto ove nell'aprile del passato 
anno erasi scoperto il sepolcro costruito con parallelepipedi di travertino (cfr. Notizie 
1889, pag. 181). 

Ivi alla profondità di due metri apparve una stele di arenaria, scolpita in ambo 
le facce ed anche sulla grossezza del masso. Ne darò in seguito una particolareggiata 
descrizione. A metri 3,80 si scoperse poscia il piano del sepolcro lungo m. 1,80, 
largo m. 1,50, ed esattamente orientato, come tutti gli altri descritti nei precedenti 
rapporti, da est ad ovest. Sul fondo erano le impronte carbonizzate di tre assicelle 
di legno, appartenute con molta probabilità alla cassa che racchiudeva gli avanzi del 
cadavere. Il clie è tanto più probabile in quantochè in mezzo la fossa giacevano anche 
cinque grossi chiodi di ferro. Tutto ciò accennava ad ima antica spogliazione softerta 
dalla tomba. Difatti non vi si raccolsero altri oggetti all'infuori di due piattelli fit- 
tili, di una tazzetta e di un vasetto in frammenti. 

La mancanza però di oggetti in questo sepolcro venne largamente ricompensata 
dalla bella stele che lo sormontava e che si ebbe la fortuna di estrarre intatta. È 
alta m. 0,91, larga m. 0,86 e spessa nel contorno m. 0,36. È scolpita, come ho 
detto, non soltanto in ambe le facce, ma anche sulla grossezza, il cui sviluppo è di- 
viso in sei quadri riempito ognuno di figure. Come forma per conseguenza ne ricorda 
un'altra rinvenuta ora sono otto anni in un sepolcro etrusco del predio Arnoaldi ed 
edita dal Gozzadini ('). La nuova stele però presenta maggior varietà nella scelta 

(1) Gozzadini, Diclmt stele etnische. Nelle Memorie della R. Accademia dei Lincei, anno 1884-85 
tav. ir. 



— 140 — 

delle figure che riempiono i quadri e sono desunte, per maggior parte, dalla greca 
mitologia. Perciò attesa la sua novità ed eccezionale importanza, la stele venne ri- 
prodotta nell'annessa tavola I. 

Ne comincio la descrizione dalle facce. 

La principale (A), contornata da poste alternate con foglie di edera, dividesi in 
tre campi. Il superiore, una specie di stretto timpano, è occupato dalla figura di un 
delfino. In quello di mezzo osservasi una biga tirata da cavalli alati, dentro la quale 
sta una figura maschile avvolta non soltanto il corpo, ma anche la testa in un manto 
che lascia scoperto solo la faccia, ed ha per conseguenza la forma come di un cap- 
puccio. Questo manto, che è quello stesso che avvolge le persone dormienti sui co- 
perchi delle urne fittili etrusehe, non lascia dubbio che nella figura dentro la biga 
devesi riconoscere un'ombra, l'anima migrante alle regioni degl'inferi, il qual sog- 
getto con molta frequenza ricorre rappresentato sulle stele etnische felsinee ('). Nel 
campo inferiore è figurato un genio nudo alato volante, che dobbiamo immaginarci 
preceda la quadriga, perchè in altre stele osservasi la medesima figura librata in aria 
sopra la testa dei cavalli. 

Nella faccia opposta (B), contornata da una serie di triangoli ripieni di linee, 
tutto il campo è occupato da una figura femminile, alta m. 0,70, con trecce di ca- 
pelli scendenti dietro le spalle, e coperta di veste e manto. Essa stende il braccio 
destro, la cui mano è aperta, e fra le dita della sinistra tiene un oggetto simile ad 
un fiore; due grandi foglie d'edera riempiono lo spazio fra la figura e la fascia che 
ne forma il contorno. 

I quadretti che fregiano tutto in giro la grossezza della stele sono in numero 
di sei, larghi ciascuno m. 0,81X0,27, e disposti tre con figure ascendenti e tre con 
figure discendenti. 

In uno (n. 1) è rappresentata Sk//lla, umana la parte superiore del corpo, ma 
con le gambe finienti in coda di pesce. Da ciascun fianco le spunta la testa e le 
zampe anteriori di cane con fauci aperte, ed in ambo le mani alzate stringe un og- 
getto indicato nell'originale molto indistintamente con una forma simile a quella di 
un fuso. Credo però che l'artista abbia voluto rappresentare due pugnali, perchè nella 
figm'a di Skylla che ricorre sopra una fiaschetta edita nei Moiimnenti dell'Imi, voi. Ili, 
tav. Lll u. 1, il mostro stringe appunto in ciascuna mano un pugnale. Questo con- 
fronto ci autorizza a dire che la Skylla della nostra stele etnisca venne copiata da 
qualche originale greco. 

Nel secondo quadretto (n. 2) è figurata Circe circondata ad un lato da un porco 
ritto sulle zampe posteriori, ed all'altro da una figura umana, ma con testa porcina. 
Amendue le figure allungano il grugno e stendono, questo la mano, quello le zampe 
ad un nappo che la maga tiene in ambo le mani sollevate. La rappresentazione ne 
ricorda un'altra sopra un'urna etrusca di Volterrra in cui una figura femminile, da spie- 
garsi similmente per Circe, tiene nell'una mano un nappo e nell'altra una tazza (-). 

II terzo quadretto (n. 3) è occupato dalla figura di un genio coperto di breve 

(1) Zaiiiioni, Scavi della Certosa tav. XXXIV, n. 2; XLVI, ii, 1. 

(i) Overbeck, Cali. her. Bildiv, tav. XXXII. ii. .5; lahn Areh. Beitràr/e, pag. 408. 



— 141 — 

tunica cou le gambe ripiegate e chiuse, e le ali aperte quasi in atto di volare. Nella 
mano sinistra tiene una sega e nella destra abbassata un martello con altro oggetto 
di forma assai singolare. Questo consiste di ima lastra curvilinea, terminata a ciascuna 
estremità in due regoli che prolungandosi ed incontrandosi riescono ad angolo retto ; 
nella curva interna è visibile inoltre una serie regolare di intaccature che sembrano 
segni graduatori. L'oggetto per la sua forma ricorda molto le squadre usate oggidì 
dai falegnami onde segnare gli angoli retti. Strumento sì fatto converrebbe molto 
bene alla nostra figura, la quale tiene appunto altri due utensili da falegname, vale 
a dire la sega ed il martello. Nei monumenti funebri etruschi ricorrono, com'è noto, 
assai di frequente giovani alati col martello da cui vengono caratterizzati come genii 
infernali che tormentano le anime (')• 

Ma questo della nostra stele, è per quanto io conosca, il primo demone che oltre 
il martello abbia la sega e la squadra, il cui significato non mi riesce per ora di 
determinare in modo sicuro. 

Dei tre quadretti disposti sull'altro versante, il primo (n. 4) rafBgura una donna, 
la quale corre impetuosa verso sinistra stringendo nello stesso tempo con la destra una 
spada sguainata. Per le analogie con Circe e Skylla si deve riconoscere anche in questa 
figm'a un personaggio mitologico. Il primo pensiero corre a Medea figlicida ; ma sic- 
come questa eroina negli antichi monumenti non appare mai senza i figli (-), così 
essa dev'essere esclusa. Ma fra i dipinti scoperti nel 1816 a Tor Marancio ed esi- 
stenti nella Biblioteca Vaticana avvene uno che rappresenta una donna la quale, a 
somiglianza di quella scolpita sulla stele felsinea, stringe nella destra una spada {^). 
Essa è indicata dal proprio nome per Canace, e tale nome si può forse anche attri- 
buire alla nostra figura. 

Il secondo quadr-etto (n. h) è occupato da una donna la quale corre tenendo in 
mano rm fiore, attributo vago e comune a troppe eroine perchè si possa da esso trarre 
il nome da dare alla figura della nostra stele. 

Al contrario nella donna sedente su delfino, che riempie l'ultimo quadretto (n. 6) 
possiamo con certezza riconoscere una Nereide. Rimango indeciso soltanto intorno 
all'oggetto che regge in ambo le mani sollevate, perchè nell'originale è indicato in 
maniera molto indeterminata. Considerando però che anche qui trattasi di una figura 
che l'artista etrusco ha copiato da qualche monumento greco, inclino a riconoscervi 
una Nereide con le armi di Achille e propriamente con le cnemidi, quale occorre, per 
es., sul vaso ruvese edito nei Mori. deW List. Ili, tav. 20 ; cfr. Overbeck, Gali. Iter. 
Bildw. tf. Vili, n. 13. 

Fra la massa delle stele etnische uscite dal suolo felsineo, quella ora descritta 
si distingue per il numero dei soggetti desunti dalla greca mitologia e copiati da mo- 
numenti greci. Finora di cotesti soggetti si era avuto soltanto un saggio nella stele 
edita dal Gozzadini ornata similmente nella sua grossezza di sei quadretti, due dei 
quali hanno figure di satiri. Nella nostra i soggetti della mitologia greca non soltanto 

(1) Micali, Antichi Mon., tav. LII; cfr. Ann. Inst. 1886, tav. agg. W. 

(2) Dilthey, Ann. Inst. 1869, pag. 63, n. 2. 

(3) Biondi, Monum. Amaramiani, tav. Il; K. Rocliette, Peint. ani. ined. pi. I. 

19 



— U2 — 

sono più numerosi, ma argomentando dalle figure di Skylla, di Circe, di Canace (?) e 
della Nereide, sembrano tolti da monumenti greci del periodo ellenistico. 

Di qui si deduce che l'ellenismo esercitò la sua influenza non soltanto sull'arte 
doU'Etruria centrale e marittima, ma anche su quella dell'Etruria circumpadana. È 
questo un fatto di grandissima importanza per la esatta conoscenza dei rapporti ar- 
tistici che legavano le due Etrurie. 

Il prof. Helbig avea affermato che » se si confrontano i monumenti che con 
piena sicurezza possono essere attribuiti all'arte locale degli etruschi circumpadani 
con quelli contemporanei degli etruschi occidentali, risulta che le due popolazioni se- 
guivano un indirizzo artistico diverso » ('). Con una serie numerosa di esempi, in 
im altro mio lavoro (■) io aveva già dimostrato insussistente tale affermazione : il 
nuovo monumento ne costituisce una ulteriore confutazione. 

La presenza di una stele cosi importante avea per un momento destata la spe- 
ranza che altri ricchi sepolcri e monumenti dovessero trovarsi in vicinanza. 

Feci perciò aprire una trincea lunga m. 8 e larga m. 6. Vi si scoprirono tre 
nuovi sepolcri, esattamente orientati come il priuio e distanti l'uno dall'altro appena 
un metro. Ma aveano sofferto anch'essi una spogliazione completa. In uno rimane- 
vano soltanto le ossa combuste e frammenti di un vasetto di terra fina e di una 
tazzetta. Il secondo sepolcro mostrò lo scheletro sconvolto fra ciottoli e frammenti 
di stele. 

In uno di questi frammenti osservasi una figura di uomo avvolto nel manto 
ed adagiato sul letto nella posa tipica dei banchettanti. Questa figm-a è anche no- 
tevole perchè chiusa dentro un rettangolo che formava cornice alla stela in luogo 
del comune ornamento delle ■poste. 

La devastazione generale che il sito avea sofferto mi persuase della inutilità 
di continuare lo scavo, il quale venne chiuso nuovamente. 

E. Brizio. 



V. BORGO PANIGALE — Di ima tomba di età romana. 

Presso il sig. Gustavo Bernaroli ho esaminato alcuni oggetti recentemente tro- 
vati in un suo fondo, nel fare lo scassato per una vigna. 

La località ove avvenne la scoperta, trovasi 5 chilom. ad ovest di Bologna, 
1 chilom. ch'ca a monte dell'attuale via Emilia, ed a metà strada fra Medola e 
Rigosa, nel comune di Borgo Panigale. 

Durante i lavori agricoli, a m. 0,80 4al suolo attuale, apparve uno scheletro, 
circondato da grandi e belle tegole. Ciò fu riferito dai contadini i quali, in vicinanza 
dello scheletro, raccolsero i seguenti oggetti, che portarono poscia al proprietario. 

1. Un'anforina di terra rossiccia, alta m. 0,085, tutta ornata sul corpo di strie 
verticali, che imitano l'impagliatura. Fra collo e ventre, e rassicurati ai manici, sono 



(') Helhig, AnnaU Inst. 1884, pag. 1G4. 

(2) Brizio, La provenienza derjli etruschi, negli Atti u Mcnuirie della i;. Deinitazioiie ili Storia 
Patria, anno 188.5, pag. 207. 



— 143 — 
espressi due doppi cordoni, quasi servissero per tener sospesa l'anforetta. È un og- 
getto di forma non comune, come lavoro e decorazione, nella ceramica sepolcrale ro- 
mana. L'Holder, nel suo recente scritto Die rómiscìieti Tìiongefiìsse, non ha ripro- 
dotto nessun vasetto di tale tipo. 

2. Grazioso e fino vasetto di terracotta, in forma di una noce, con appiccagnolo, 
e foro per sospenderlo. 

3. Una lucernetta di terra rossiccia, in forma di lumachetta con appiccagnolo, 
un foro per il lucignolo ed un altro per versarvi l'olio. 

4. Una figurina alta m. 0,04, di un leoncino che riposa, lavorata con quella 
pasta arenosa, chiara, e ricoperta di vernice verde, intorno a cui ha trattato il dot- 
tore Dressel (cfr. Amali deU'Inst. 1882, pag. 5 e sgg.). 

5. Frammenti dì un vaso di vetro, ' variegato a colori bleu, aureo, verde, violetto 
e bianco. Il vasetto doveva avere la forma di ima scatola, con proprio coperchio. Di 
quest'ultimo si raccolsero due pezzi abbastanza notevoli, uno dei quali munito di 
pomellino. 

6. Un unguentario di vetro chiaro, dal hmgo collo, largo orifizio a base com- 
pressa, simile a molti altri usciti dai sepolcri romani del bolognese. Si confronti la 
Guida dell' Appennino bolognese tav. VI n. 1.5, 16. 

I primi cinque oggetti, abbastanza rari, raccolti in un scavo casuale, fanno sup- 
porre che altri sepolcri, con suppellettile non comune, esistano in quella località. 

E. Brizio. 



Regione TI (UMBRIA). 

VI. SPOLETO — Nuove scoperte neiredificio romano in fiazza del 
Municipio. 

Durante i lavori di copertura dell'antica casa romana scoperta in piazza del Muni- 
cipio (cfr. Notizie 1886, p. 3, 326) si rinvennero gli oggetti che qui si descrivono : 
mezza sfera di avorio del diametro di m. 0,02 ; una gemma di vetro verdognolo ; alcvmi 
stili da scrivere, di osso; un piccolo busto marmoreo, virile, acefalo, coperto dicla- 
mide, alto, compreso il resto di peduccio, m. 0,20, largo m. 0,22. Tornò in luce sul 
limite dell'antico edificio verso levante, in un piano di circa m. 3,00 superiore a quello 
dei musaici, piano ancora inesplorato, ove un tempo sorgeva la parte postica della 
casa. 

A lato dell' impliwium, dalla parte di tramontana, nel costruirsi due archi di 
sottofondazione pel muro di facciata del palazzo comunale, è stato scoperto un tratto 
di pavimento di musaico, a fondo nero, seminato di tasselli bianchi, perfettamente con- 
servato, che è la continuazione del pavimento dell'atrio. Spingesi sotto il palazzo 
comunale per m. 1,8.5, e presenta, come tutto il resto già scoperto, la fascia bianca 
che contornava il musaico dell'atrio. 

Particolarità degna di nota è quella di un antico restauro sub'ito dal musaico 
dell'atrio lungo questo lato, che è il sinistro per chi entrava nella casa. 



— 144 — 

Eseguito uno scandaglio per verificare se la casa continuasse al di là dell' atriO; 
a contatto immediato col limite del pavimento dell'atrio medesimo si è messa in 
luce una soglia di pietra, alta m. 0,06, larga m. 0,80, munita internamente di in- 
castro; e dopo una interruzione nel pavimento di m. 0,40, ho trovato parte di un altro 
pavimento di musaico bianco e nero, a scomparto geometrico, assai bello e ben con- 
servato. Quello che attualmente se ne vede, altro non è se non la fascia di riquadro, 
forse il principio della decorazione di un angolo. Sopra questo musaico, tra la terra, 
raccolsi vari stucchi decorativi, assai eleganti, e frammenti di pitture murali. 

E notevole un frammento di stucco rappresentante un busto del Minotauro, 

G. SORDINI. 



Regione VII (ETRURIA). 

VII. ORVIETO — Nuove indagini nei resti dell'edifìcio termale in 
contrada « Pagliano » . 

Proseguirono le ricerche delle quali si disse nelle Notizie dello scorso mese, 
(pag. Ili), ed avvennero queste nuove scoperte. 

2 1 febbraio - 9 marzo. 

A contatto degli ambienti segnati coi numeri 2, 3, 4, già descritti nei prece- 
denti rapporti, si riconobbe esistere un'altra fila parallela di piccole camere, alquanto 
rovinate. In quella indicata col n. 7, già in corrosione per trovarsi sulla sponda si- 
nistra del Paglia, non si rinvenne suppellettile di sorta. Misura m. 3,02 in lun- 
ghezza, m. 4,00 in larghezza, m. 0,72 nell'altezza media e m. 0,41 nello spessore 
dei muri. 

Prosegizito lo scavo verso il monte, venne dissotterrato il vano n. 13, che an- 
teriormente, come si è potuto arguire, era diviso in due parti per mezzo di muro 
distrutto in tempi abbastanza remoti. Detto vano misura m. 7,20 in lunghezza, me- 
tri 4,00 in larghezza, ed ha l'altezza media di m. 1,00. Misti alla terra si raccol- 
sero i seguenti oggetti: — Bromo. Pezzo di aes rude. Anello da dito; diam. m. 0,02 
con sopra una piccola incisione irriconoscibile. Statuetta alta m. 0,05, rappresentante 
Giove, in piedi, quasi ignudo; ha nella destra il fulmine e la clamide avvolta nella 
sinistra; è discretamente conservato e di arte mediocre. Ottantaquattro monete di 
vario modulo, per lo piìi irriconoscibili, a causa dell'ossido. Ve ne sono delle fami- 
gliari e delle imperiali. 

Sospeso lo scavo nella camera n. 13, furono incominciate le indagini presso la 
sponda inferiore del Paglia, ove fu rimessa alla luce una delle solite camerette, che 
fu notata in pianta col n. 14. Misura m. 5,90 X 3,50 X 0,52, ed ha la porta orientata 
a sud-ovest, larga m. 1,70. Vi si rinvenne: — Pietra. Macina di puddinga, del 
diam. di m. 0,90 e m. 0,31 di spessore. Giaceva nell'angolo destro della porta, ove 
ancora trovasi. — Oro. Anello da dito; diametro m. 0,02, con vetro liscio color 
granato, incastonato. — Argento. Anello semplice da dito, mancante della pietra. — 
Bronzo. Piccolo busto virile, alto m. 0,042, con testa barbata; male conservato. 



— 145 — 
Due monete di Gordiano Pio, ed una di Costanzo. Novantaquattvo monete irricono- 
scibili per l'ossido. 

In prossimità della suddescritta camera, seguendo sempre l'andamento del Paglia, 
ebbe luogo la scoperta di altro piccolo vano (n. 15). Ha le dimensioni identiche a quelle 
della camera 14, con la porta orientata a sud-ovest. Vi si raccolsero i seguenti og- 
getti : — Bromo. Statuetta, alta m. 0,06, di uomo barbato, ignudo che appressa la 
mano sinistra alla fronte. È rotta in più parti, malamente conservata e di arte me- 
diocre. Due anelli semplici da dito, diam. m. 0,015 ciascuno. Altro simile del dia- 
metro di m. 0,017. Oggetto di uso ignoto, lungo m. 0,17, con cinque fori; è forse una 
serratura. Piccolo candelabro con l'asta, ad imitazione di un tronco d'albero, alto 
m. 0,275. Ha nella testa tre cornetti o foglie ricurve, una delle quali rotta; è pm-e 
rotto un piedino della base. Oggetto di uso ignoto, hmgo m. 0,06, con sopra un 
piccolo delfino attortigliato. Oggetto di decorazione a forma di mezza luna, largo 
m. 0,07. Grande capocchia, diam. m. 0,025. Piccolo pezzo di aes rude. Manico di 
vaso, di forma semicircolare, diam. m. 0,07. Anello da dito, con punte sporgenti, 
diam. m. 0,016. Frammento di altro anello semplice. Chiavetta lunga m. 0,043. 
Anello a forma di armilla diam. m. 0,05. Altro pivi piccolo e rotto, diam. m. 0,032. 
Altro semplice di filo di rame, diametro m. 0,05. Idoletto rozzamente lavorato, di 
arte locale, alto m. 0,05, mancante della gamba sinistra. Otto frammenti di og- 
getti vari. Settantacinque monete di diverso modulo, ossidate. — Argento. Pic- 
colo fi-ammento, forse di orecchino. Anello semplice da dito, diam. m. 0,017. — 
Vetro. Manico di anfora col relativo collo, color turchiniccio, lungo m. 0,08. 
Piede circolare di vasetto con punte sporgenti, diam. m. 0,04. Frammento di ar- 
milla, color olivastro, diam. m. O.OS. Frammento di altra, di colore scuro. Piccolo 
disco piede di tazza, con rilievo di un busto di uomo barbato. — Osso. Tre denti 
di suino. Cinque aghi crinali semplici, il maggiore lungo m. 0,165, con tre fori in 
testa, il minore lungo m. 0,07. — Ferro. Anello, diam. m, 0,04. Cilindro a forma 
di chiodo, lungo m. 0,20. — Pietra. Piccola base di colonna di marmo bianco di 
m. 0,24X0,24. Piccola macina di puddinga, circolare, diam. m. 0,32, alta m. 0,18, 
con foro al centro, rotto e mancante. Altra macina del diametro di m. 0,37, alta 
m. 0,21. Frammento di marmo, di cornice architettonica, lungo m. 0,21. Alcuni 
frammenti di lastre in marmo bianco. Due dischi di serpentino, di forma quasi sfe- 
rica, molto schiacciata ai lati; il piìi grande è alto m. 0,10, diam. massimo m. 0,145; 
il minore è alto m. 0,08, diam. massimo m. 0,11. — Fittili aretini. Piede di tazza, 
diam. m. 0,095, col bollo: A/I. Altro frammento, diam. m. 0,06 col bollo : L • P • S. 
Frammenti di piedi di vasetti e tazze di varie forme e grandezze, con bolli non de- 
cifrabili. — Fittili ordinari di arte locale. Bordo di grande ziro, largo m. 0,20, 

col bollo figlilo: 

LiRRA CHtl 

Frammenti di tegole con marche incomplete e ripetute. Altro frammento lungo me- 
tri 0,14, largo m. 0,11 con impressione a stampo di un priapo, avente al centro una 
croce ed in giro un piccolo ornato a guisa di cuori o foglie. Peso da telaio con pic- 
colo foro, alto m. 0,10, in base m. 0,07, in sommità m. 0,06. — Piombo. Fram- 
mento informe. 



— un — 

In seguito alla precedente fu scoperta la camera, segnata in pianta col n. 16, 
di uguali dimensioni, e costruzione; la porta è orientata a sud-ovest, dal lato del 
Paglia, come nelle altre due. Nello spurgo della terra si raccolse : — Broii:o. Sta- 
tuetta alta ra. 0,08; rappresenta Mercurio in piedi, ignudo; con la sinistra tiene il 
caduceo e sulla spalla e sul braccio ha avvolta la clamide. Nella destra, protesa, so- 
stiene una testa di animale, e presso il piede destro, in atto di riposo, è un piccolo 
montone od ariete. Ha la testa cinta da una corona di tre foglie. È ben conservata 
e di arte discreta. Beccuccio a foggia di una testa di leona, appartenente ad un 
vaso. Diciassette frammenti di oggetti diversi. Frammento di anello da dito, con pa- 
stiglia incastonata, ove pare sia impressa a stampa una figurina. Disco, diam. m. 0,08, 
con cinque fori e giri concentrici fatti a sbalzo ; rotto in parte. Altri tre dischi mez- 
zani, diam. m 0,062 ciascuno, uno dei quali rotto, ed altro con lieve traforo. Altri 
sei più piccoli, diam. m. 0,05 ciascuno, tre però mancanti e rotti. Altro piccolissimo, 
semplice, diam. m. 0,03, rotto. Vasetto del diam., alla bocca, di m. 0,05, e m. 0,04 
alla baso, con quattro piccoli anelli nell'orlo interno, che servivano per appenderlo. 
Chiodo lungo m. 0,095 con bella capocchia e punta acuminata: ben conservato, e 
da servire per trapano. Settantuno monete, ossidate, di vario modulo, tutte irricono- 
scibili per l'ossido. 

Ritornando al muro di mezzo del vano segnato col n. 1, e precisamente a con- 
tatto del vano indicato col n. 9, furono scoperte due camere. Nella prima (n. 6), par- 
tendo dal piano di campagna, si discende per una piccola scala composta di quattro 
gradini, lunghi ognuno m. 1,53, alti m. 0,22, larghi m. 0,29. In questo vano di 
m. 5,57X2,02X0,81, osservasi ima traccia di vasca di m. 1,12X0,82X0,22; inol- 
tre quattro pilastrini di opera incerta, in parte rovinati e caduti. Dalla parte della 
collina, ad un livello più basso di m. 1,61 vi è l'altro vano (n. 8)dim. 5,50 X 1,56. 
Aderente al muro superiore, ove, in alto, sono due nicchie semicircolari del diam. di 
m. 0,84 ciascuna,, vi è nel pavimento xm canaletto, largo m. 0,34, Irmgo m. 5,50 
che serviva per scaricare l'acqua nella corsia (n. 1); e dallato opposto esistono, di- 
scretamente conservate, tre vasche da bagno, di arenaria, disposte regolarmente tra 
loro. Ognuna misura all'incirca m. 1,40 X 0,82 X 0,81. Si rinvennero nelle due camere 
i seguenti oggetti: — Vetro. Globetto rigato, forato, per collana. Bottone color bian- 
castro. — Fittili ordinari di arte locale. Due lucerne con bolli indecifrabili; una 
di esse è rotta. Piccola tazza semplice, diam. m. 0,07. Frammenti di due lucerne; 
in uno vedesi un giovane genuflesso, nell'altra un amorino, a stampo. Tazza semplice 
ad imitazione dei fittili aretini; diam., alla bocca, m. 0,09. — Fittili aretini. Otto 
frammenti di vasetti e tazze di più forme e grandezze. Altro con la marca: 

C • WRl 
Altro, del diam. di m. 0,075 col bollo, all'interno RASI, e sotto il piede, a lettere 
graffite PR • 

10 marzo - 5 aprile. 

Proseguirono le indagini, seguendo sempre la corrente del fiume Paglia, sulla 
sponda sinistra; ed a contatto del vano n. 16, è stata rimessa in luce altra camera (u. 1 7) 
più grande delle altre, ancora non del tutto esplorata e mancante in parte del lato 



— 147 — 

verso la collina. Si potè constatare che aveva dna porte di accesso, una a dest:a, 
l'altra di fronte verso il Paglia. Questa misura in larghezza m. 2,06. Le dimensioni 
dell'ambiente sono: m. 8,45X4,85. La parete meglio conservata è alta m. 1,10. 
Vi si raccolsero i seguenti oggetti: — Fittile d'arte locale. Piccolo frammento di 
embrice con la marca rettangolare: 

MLVCVLL 

— Bronco. Frammento di piccola figura votiva, di arte locale, alta m. 0,04. Alcune 
monete di Claudio, Aureliano, Gordiano, Costantino, ed altre cinquantasette di pic- 
colo modulo, non decifrabili per l'ossidazione. 

Alla distanza di m. 5,00 circa dal mm-o laterale destro della camera suddetta, 
si rinvenne, al posto, una base di colonna, di travertino, di forma quadrata, di 
m. 0,60 di lato e m. 0,06 di spessore. 

Sulla stessa linea, a m. 3,00, venne in luce un altro frammento di colonna di 
travertino, in forma di rozzo cippo sepolcrale. Ha in base le dimensioni di m. 0,55 X 
0,55 X 0,82. Più indietro, verso il monte, a m. 2 di distanza i5i scoprì una colon- 
netta di pietra puddinga, di forma conica, del diametro medio di m. 0,48, alta 
m. 0,40. Anch'essa trovavasi al posto primitivo. Da ultimo, presso la sponda del 
Paglia, a m. 3,00 di distanza dal frammento di colonna di travertino, si incontrò 
una piccola vasca quadrangolare, di opera incerta, larga m. 0,95, lunga m. 0,45, 
alta m. 0,51, che sulla destra ha un piccolo canale, lungo m. 0,70, largo m. 0,75. 
In questo spazio di terra, senza ordine, si trovò: — Osso. Un ago crinale lungo 
m. 0,093. Quattro frammenti di altri aghi. Un bottone del diametro di m. 0,022. — 
Fittili. Due lucerne semplici, una delle quali rotta nel manico. Frammenti di 
due tazze, di fabbrica aretina. — Bronzo. Anello semplice per catena, diametro 
m. 0,04. Piccola armilla con righette in giro, del diam. di m. 0,04 rotta e 
male conservata. Pendaglio a forma di mezza lima, largo m. 0,06, con due fori al- 
l'estremità. Disco con foro al centro, e giri concentrici; diam. m. 0,064. Altro piìi 
piccolo, diam. m. 0,058, un poco rotto. Frammento di altro disco con testa di uomo 
imberbe al centro, fatta a sbalzo, diam. m. 0,042. Altro semplice, diam. m. 0,062, 
con cinque fori, e rotto. Frammento di lastra di m. 0,06X0,085. Piccola chiave 
lunga m. 0,05. Anello semplice del diam. di m. 0,02. Altro più piccolo di m. 0,025, 
con piastrina. Altro semplice e rotto, diam. m. 0,018 con piastrina ed incisione in- 
decifrabile. Varie monete di Probo e Costantino. Altre seicentoventiquattro monete 
corrose ed ossidate. — Piombo. Una tessera. 

Si scopri poscia un'altra cameretta distinta col n. 13. perchè a contatto col n. 14, 
formando una sola linea lungo la sponda del Paglia. Manca della parte anteriore ed 
ha in pianta le dimensioni di m. 5,95X3,50. Non vi si rinvenne alcun oggetto. 

E. Mancini. 



— 148 — 

YIII. CORNETO TARQUINIA — Nuove scoperte della necropoli 
tarquiniese. 

Gli scavi dal 24 febbraio al 7 aprilo furono contiiiuati nella spianata dei Mon- 
terossi, nei dintorni delle tombe dipinte n. 19 e 20. Vi si scoprirono sepolcri di 
epoche e costruzioni diversissime, frammisti tra loro e posti generalmente a breve 
distanza l'uno dall'altro : cioè una tomba a camera col tetto a schiena, tipo che ri- 
salisce al VI secolo av. Cristo ; sei tombe a camera, sui soffitti delle quali è espressa 
in rilievo la trave maestra, tipo che predomina nel V secolo; cinque tombe a buco (') 
appartenenti al medesimo secolo; finalmente tre tombe a camera col soffitto piano, 
quali cominciavano a costruirsi nel III secolo. Ma disgraziatamente quasi tutte 
queste tombe furono trovate in uno stato di conservazione che lasciava molto a de- 
siderare. Quasi tutte cioè erano già state saccheggiate, ed in paj'te si può dire vuo- 
tate in tempi sia antichi sia moderni; e nelle tombe a camera generalmente era 
crollato il soilìtto. Siccome non sarebbe di alcuna utilità scientifica il registrare i 
meschini avanzi di manufatti, trovati in tali tombe malandate, così mi limiterò a 
descrivere soltanto quattro di quelle tombe, le quali erano meglio conservate. 

Comincerò la mia relazione con un sepolcro a camera, che fu scoperto il 26 feb- 
braio, alla distanza di circa m. 60 dalla tomba dipinta n. 20, e di m. 10 dallo stra- 
dale che traversa i Moateroszi. La camera, lunga m. 4,50, larga m. 4,00, alta 2,70, 
ha sul soffitto espressa la trave maestra; la porta è diretta verso levante. Anche 
questa tomba già anticamente era stata visitata, ma soltanto in maniera superficiale. 
Sopra ognuna delle due banchine, lavorate nel tufo appiè delle pareti laterali, fu trovato 
imo scheletro (incombusto). Sulla banchina destra poi, attorno al cadavere, erano rag- 
gruppati un cratere attico a figure rosse, alto m. 0,32 (diam. esterno m. 0,385), il quale 
si trovava ai piedi del cadavere ; uno specchio di bronzo, tondo e liscio (diam. m. 0,145); 
ed una lekythos di alabastro, alta m. 0,14. Il cratere appartiene ai piii bei vasi di- 
pinti che si sono trovati nella necropoli tarquiniese. Il disegno, di stile severo, e di 
esecuzione accuratissima, mostra dall'una parte Europa (a dr.) nell'atto di raggiungere 
il toro che galoppa accanto ad essa verso dritta. La giovinetta, vestita di chitone e 
mantello, ornata con una bassa stefane e con braccialetti a spira, afferra colla si- 
nistra un corno dell'animale. Sull'altro lato è rappresentata ima giovane compagna 
di Europa, similmente vestita ed ornata come questa. Essa corre verso d. per rag- 
giungere l'amica, stendendo allegramente il braccio sin. 11 cratere si distingue per 
la soverchia grossezza delle pareti. Era rotto anticamente e risarcito con fili di 
bronzo. — Lo specchio, munito di un manico molto corto, mostra il tipo usitato nel 
secolo V av. Cristo. 

Il cadavere, posto sulla banchina destra, aveva ai piedi una tazza attica a due 
manichi, col piede basso, coperta da fine vernice nera (diam. 0,125). A'^icino ai fe- 
mori furono trovati duo scarabei di corniola, dei quali l'uno, rozzamente eseguito a 
globo tondo, mostra un cavaliere verso dr. e dietro ad esso il segno: A. L'im- 
pronta dell'altro, lavorato a punta, ci fa vedere una figura di stile alquanto arcaico, 

(1) Cfr. BuìlM. ddVInst. 1885 pag. 210-217, 219-220; Rómische Mittheilunffcn I (1886) 
pag. 89. 



_ 149 — 

cioè un giovane oplita, clic appoggiantesi sul ginocchio sin. tiene colla mano manca un 
piccolo scudo tondo ed un'asta, nella destra protesa un uccello. L'esecuzione è piena di 
carattere. Accanto al cranio dello scheletro si trovarono due cerchietti d'oro, aperti e 
decorati, sul lato esterno, con una striscia di perle in rilievo, i quali oggetti sembrano 
aver servito per fissare delle trecce. 

Nella parete destra ed in quella di fronte, erano appese a chiodi di ferro quattro 
tazze ed un'olletta attica, per la maggior parte prive di figiu'e e semplicemente co- 
perte con fina vernice nera. Gli esemplari che decoravano la parete dr. erano due 
tazze: l'una, nera con piede basso (diam. 0,12), l'altra a figure rosse, lo stile delle 
quali accenna alla fine del V secolo. Nell'interno sono rappresentati duo efebi che 
discorrono tra loro. L'uno che ha Yliimatioa gettato sulla spalla sin., se ne va, tenendo 
nella sin. un bastone, nella dr. protesa una striglie, e rivolge la testa verso un 
compagno, il quale, involto nalY himation, discorrendo, protende la sinistra. Dietro 
questa ultima figura è posto un bacino d'acqua. L'esterno della tazza mostra, in ogni 
lato, quattro efebi discorrenti tra loro. Gli esemplari fissati sulla parete di fronte 
erano: una tazza (diam. m. 0,19) ed un'olletta (alta 0,07; diam. 0,09) nere; ed una 
altra tazza (diam. m. 0,15), nell'interno della quale è dipinta, in maniera piuttosto 
trascurata, una sSnge alata (verso sin.), che alza la gamba sin. davanti. Lo stile 
addita la fine del V od il principio del IV secolo. Parecchi frammenti di tazze at- 
tiche, nere, trovati tra le due banchine, sembrano avanzi delle stoviglie che decora- 
vano la parete sinistra. 

A metà circa, tra la tomba dipinta n. 19 e quella u. 20, furono scoperte due 
tombe a buco, l'una il 4, l'altra il 12 marzo. In ambedue serviva da vaso cinerario 
im'anfora attica a figure nere. Quella che faceva parte della tomba scoperta il 4 marzo, 
è decorata con rappresentanze bacchiche, mediocremente eseguite (alta m. 0,31). La 
parte nobile mostra a sin. Bacco barbato assiso in una sedia (verso dr.), il quale 
tenendo nella dr. un corno, rivolge la testa indietro. S'incammina verso il Dio 
wn Sileno (a sin.) che porta sul dorso un grande otre, mentre dietro il Sileno danza 
una baccante, suonando le nacchere. Sull'altro lato sono rappresentate tre figure bac- 
chiche nell'atto di ballare, cioè nel mezzo im Sileno, che porta sul dorso un otre, 
ed in ciascuno dei suoi fianchi una baccante. 

La pitture dell'esemplare (alto m. 0,38) trovato nella seconda tomba a buco, 
sono di stile piìi severo e di più accurata esecuzione. La scena dipinta nella parte 
nobile si riferisce alla nascita di Minerva. Ma Giove non vi è rappresentato pro- 
priamente nel momento del parto, ma nelle doglie che lo precedono (cfr. Ann. dell' List. 
1865 pag. 373 I). Egli siede verso dr. appoggiandosi colla sin. sullo scettro, ed in- 
curvando la parte superiore del corpo. Una Ilizia (verso dr.) che dietro a lui si trova in 
piedi, appoggia ambedue le mani sul dorso di esso; mentre un'altra (verso sin.) posta da- 
vanti al padre degli Dei, poggia la mano sin. sul di lui capo, alzando nel medesimo 
tempo il braccio dritto. Dietro la prima Ilizia vedesi Mercurio (verso dr.), che tiene 
colla destra il caduceo; dietro la seconda Marte armato da oplita (verso sinistra). Sul- 
l'altro lato dell'anfora si scorge Ercole nell'atto di strangolare il leone nemeo in pre- 
senza di lolao. Minerva e Mercurio. L'eroe barbato (verso dr.), appoggiandosi su 
ambedue le ginocchia, stringe con le braccia il collo del mostro. Dietro Ercole è in 

20 



— 150 — 

piedi lolao (verso dr.) barbato, vestito con stretta tunica, tenendo colla destra una 
mazza, protendendo la sinistra. Sopra il gruppo centrale sporge Minerva (verso dr.) chu 
tiene nella destra l'asta e gesticola vivacemente colla sin. alzata. Dietro il leone 
procede Mercurio (verso dr.) ; nella destra ha il caduceo ; rivolge il capo verso la lotta. 
Chiudo il mio rapporto accennando ad un sepolcro a camera, il quale fu sco- 
perto il 14 marzo, a m. 30 a ponente dalla tomba n. 19, ed a m. 14 a levante dalla 
strada che traversa i 3Ioìitero^si. Anche questo sepolcro era stato saccheggiato anti- 
camente. Ma non tutti gli oggetti della suppellettile funebre erano stati tolti, ed alcimi 
di quelli che vi si lasciarono meritano di essere notati. La camera è lunga m. 3,00, larga 
m. 2,50, alta m. 2,00 ; l'ingresso guarda a ponente ; sul soffitto è espressa la trave 
maestra. Sulla banchina a sin. si trovarono oltre alle ossa rovistate di uno scheletro 
(incombusto) una lekythos di alabastro, alta m. 0,14, ed un orcietto attico, alto 
m. 0,076, scannellato e dipinto con bella vernice nera. Accanto al torace dello sche- 
letro (incombusto) posto sulla banchina dr. furono trovati undici vaghi d'oro e dieci 
di smalto, che avanzavano da una o da due collane. Ognuno dei vaghi d'oro è composto 
di quattro rosette finamente lavorate. I vaghi di smalto, per la maggior parte, sono 
rossi, due neri con striscio bianche ad imitazione di una qualità di onice. Piti sotto 
furono raccolti due ornati di argento coperti di lamine d'oro. Ambedue hanno la 
forma di un cavallo alato, coricato. Siccome in ogni ala è praticato un buco, ed 
occhietti sono aggiunti dietro le ali, dietro il collo e sotto il mento dei cavalli, così 
sembra, che tali ornati fossero stati cuciti sopra la veste o sopra la cintvu'a della 
defunta. Infine si trovarono nella stessa banchina im anello ornato con striscio di 
perle in rilievo, uno scarabeo (corniola) lavorato a globo tondo, sul quale sembra 
raffigurato un uomo seduto, ed un orecchino d'oro che consiste in un cerchio, sul 
quale è saldata una pallina ornata con tre puntini d'oro. Il suolo della camera era 
coperto di frammenti di stoviglie lavorate in argilla grezza, rossastra, abbastanza fina. 

W. Helbig. 



Regione I (LATIUM ET CAMPANIA). 

IX. ROMA — Nuove scoperte nella città e nel suburbio. 

Regione II. Proseguendosi gli scavi della casa dei ss. Giovanni e Paolo (cfr. No- 
tizie 1890, pag. 79 seg.) è stata sterrata ima camera contigua a quella dei Geni, presso 
l'aitar maggiore, sullo stesso asse, e delle medesime dimensioni. Le sue pareti e 
la volta sono spoglie di pitture e di intonaco. La cortina, laterizia, come in ogni 
altra parte della casa, accenna al III secolo. Il pavimento quasi intatto, è tutto di 
mosaico bianco, di quella specie grossolana usata nel IV secolo. 

Sotto l'abside della basilica sonosi scoperte altre tre camere, tagliate dalle co- 
struzioni dell'emiciclo. Sopra due pareti soltanto è rimasto parte dell'intonaco dipinto 
a fresco, con opera non più tarda del secolo III. Sono specchi, fasce, finti marmi di 
vario colore, specialmente rosso. In origine le anzidette tre camere formavano un 
solo vano, come può vedersi dai due muri trasversali che sono opera posteriore, mentre 
gli altri, reticolati, spettano almeno al III secolo. 



— 151 — 

Dall'attento esame di questa parte della domus, dalla sua disposizione nella 
pianta dell'edificio, dai copiosi frammenti di colonne, capitelli, basi, intagli e marmi 
di lusso di ogni genere, che vi si sono trovati, sembra potersi diro die fosse qui 
Voociis della nobile dimora. 

Sonosi continuati i lavori di scavo nell'antico porticlietto o vestibolo interno 
della casa ; il quale nel IV secolo venne dismesso per dar luogo ad una successione 
di piccole camere, per via di tramezzi condotti da muro a muro. Ivi, intorno al se- 
colo IX, si fece come un oratorio della basilica. Tutte le anzidette camere vennero 
allora decorate con affreschi di argomento religioso. A causa della stagione inoltrata 
non si è potuto ultimare lo scavo di questi piccoli ambienti. 

Si è finito di sgombrare la sala centrale del balineum, scoperta nel passato 
anno. È una camera quasi quadrata, con volta a crociera, rivestita di buon intonaco. 
Sulla parete di fondo apresi l'emiciclo del laconicum, largo quanto la vasca, o Yalveiis 
per il bagno, che vi è dentro, formato con opera muraria, e rivestito di intonaco di 
coccio pesto. Un piccolo muro (il plutem) alto m. 1,00 dal suolo, chiude la bocca 
dell'anzidetta abside, lasciando solo una piccola fauce per entrare nel bagno. La sala 
centrale {calidarium) ha il pavimento pensile, benché assai malconcio, sopra i noti pi- 
lastiini di mattoni quadrati, sui quali si appoggiano grosse lastre di terra cotta, quindi 
l'astraco, e finalmente il pavimento di mosaico bianco e nero, di finissimo lavoro. 

Le tracce del fuoco, che veggonsi sotto il detto pavimento, una gola di camino 
annerita dal fumo, ed i tubi fittili rettangolari per la trasmissione del calorico, mo- 
strano ad evidenza che sotto il pavimento era Yhjpocaustum. Una vasca di terra 
cotta {labrum) di forma circolare, del diametro interno di m. 1,00, è stata trovata 
nel centro della anzidetta sala. 

Un'altra larga apertura in faccia a quella del laconico, arcuata, e della stessa 

dimensione apre la comunicazione colle camere annesse del baliiieum, le quali sono 

ancora da sterrare. 

P. Germano passionista. 

Regione IV. Eseguendosi gli scavi per la nuova fogna nel tratto di via Cavour 
che trovasi presso l'antico Foro Transitorio, sono avvenute le seguenti scoperte: 

Sull'asse stradale, a m. 5 di profondità dal suolo odierno, si trovarono due grandi 
fusti di colonne di granito rosso, talmente internati che non si poterono estrarre dal 
cavo e fu giocoforza deviare alquanto l'andamento della fogna. Le estremità di tali 
colonne che presentavansi sul cavo, nel punto di rottm-a, avevano i diametri rispet- 
tivi di m. 0,85 e m. 0,92. 

Alla profondità poi di 7 m. circa, fu scoperto il suolo antico, lastricato con 
una platea di travertino. Ne furono estratti vari lastroni di lunghezze differenti, ma 
della sezione costante di m. 0,(35X0,28. In questi era incavata una cunetta di scolo 
che deve aver raccolto le acque pluviali della copertura di uno dei portici che fian- 
cheggiavano il Foro Transitorio (cfr. Bull, della Coni. Arch. Coni, di Roma 1890, 
pag. 101), ed ai quali spettano le colonne ivi trovate giacenti al suolo. 

Inoltre si estrassero dal cavo vari altri frammenti architettonici, cioè : un rocchio 
di colonna spettante al terzo superiore del fusto, di granito rosso, lungo m. 1,95, 
col diametro di m. 0,81 alla rottura e 0,74 al sommoscapo. Altro rocchio di granito 



— 152 — 

simile lungo m. 1,05, del diam. di m. 0,73. Altro simile lungo m. 0,97, diara. m. 0,51. 
Due capitelli di marmo lunense, di ordine corinzio, assai danneggiati e mancanti 
di tutte le sporgenze degli intagli; e dei quali non fu perciò possibile misurare il 
diametro del posamento inferiore. Sono alti m. 1,04. Altro capitello di marmo, di 
ordine corinzio, discretamente conservato, con intaglio a foglie di olivo, del diam. 
di m. 0,515, alto m. 0,6G5. Frammento di base attica in marmo, spettante ad un 
pilastro, alta m. 0,37. Altro frammento angolare di stilobate, con zoccolo e basetta 
inferiore sagomata. Misura in base m. 0,85X0,45, ed in altezza m. 0,50. 

D. Marchetti. 

Costruendosi una fogna in via dell'Agnello, a m. 4,50 di profondità è stato messo 
allo scoperto il selciato d'un' antica strada romana, che seguendo la direzione stessa 
di via dell'Agnello, accenna a salire di livello; e probabilmente si univa all'altro 
tratto di recente scoperto in via del Colosseo (cfr. Notule 1889, pag. 221). 

Negli scavi predetti si sono avuti due pezzi di mattone, ognuno dei quali porta 

il bollo: 

OP DOL EX PR AVG N FIG • TERENT 

AELI II SECVND "E APRF 

vaso con fiori al qu;ile s'appoggiano due pantere. 

Un frammento di grande lastrone marmoreo, che serviva come gradino di scala 
in una piccola casa in via del Cardello, conserva questo avanzo epigrafico : 

^.-<tDlS\ 
^I- AVGTR) 

X^EMJ-'^"' 

Presso la piazza della Carrette è stata recuperata ima mensola di marmo, molto 
danneggiata, alta m. 0,27. Vi è scolpita una testa di Medusa, d'arte assai mediocre. 

Neil' eseguire un cavo per fondazione della casa Ceccarelli, al vicolo del Buon 
Consiglio n. 24, presso la piazza delle Carrette, si rinvennero i seguenti pezzi: 
Metà sinistra di una testa in marmo bigio-scuro, mancante del naso e dell'orecchia. 
Cippo ossuario in marmo bianco, che sotto il cartello preparato per l'iscrizione poiia 
scolpita una testa di Medusa, e sui fianchi ha due anelli a festoni di fiori. Fram- 
menti di capitelli, rosoncini ed altri ornati architettonici, in marmo. Lastra marmorea 
che servì di fregio ad un coperchio di sarcofago; ha scolpiti di basso rilievo, due 
Genietti alati che sostengono un clipeo. Testa marmorea, danneggiata e mancante di 
varie parti. Frammento di alto rilievo; vi resta soltanto la parte superiore di una 
figura muliebre, panneggiata. 

Regione VII. Sull'angolo fra l'antica via di porta Salaria e la nuova via Lu- 
cullo, costruendosi un fognolo, è tornato in luce, alla profondità di m. 3,00, un'erma 
di marmo, alta m. 1,40. Rappresenta mezza figura di Ercole barbato, avvolta nella 
pelle del leone, le cui zampe ricadono presso il fianco sinistro e dalla spalla destra. 
Nella mano sinistra tiene la clava, appoggiandola alla spalla. 

G. G.\TTI 



— 153 — 

Regione IX. Nell'ai-ea del già demolito teatro Apollo, alla profondità di m. 5 
circa dal medesimo piano stradale, cioè alla quota di m. 9,20 sull'idrometro di Ri- 
petta, si rinvenne una larga platea formata di grossi parallepipedi di tufo, la cui 
estensione e profondità non si è ancora potuta rilevare. Le dimensioni medie dei massi 
sono di m. 1,20X0,60X0,60, La massa dell'antica costruzione taglia diagonalmente 
l'area di forma elittica che costituiva già la platea del moderno teatro Apollo ; quindi 
è che l'antico monumento di cui tale costruzione formava di certo l' imbasamento, tro- 
vavasi sulla riva, precisamente nello spazio oggi frapposto ai vicoli dei Marchigiani 
e della Rondinella. 

Per quanto finora si scorge, la indicata costruzione, di opera quadrata si pro- 
tende al di sotto della via di Tor di Nona. La porzione ora venuta in luce coll'ap- 
profondimento del cavo per la fondazione del nuovo miu'aglione di sponda, è lunga 
m. 21,30, e si protrae per altri m. 4 suU' alveo del fiume, a pie delle moderne co- 
costruzioni. 

Al di sopra di questa larga platea di massi tufacei, alla quota di m. 9,53, ap- 
parve uno zoccolo di forma circolare, costituito di lastroni di peperino, larghi m. 0,60, 
e dello spessore di m. 0,33. Sopra questo zoccolo trovaronsi, tuttora a posto, due 
basi attiche di marmo, del diam. di m. 0,93 e m. 0,10 di altezza. Nel medesimo 
zoccolo erano tuttora visibili le impronte fattevi con leggiera scalpellatura, dei posa- 
menti di n. 7 colonne, distanti tra loro, da asso in asse, m. 1,80. 

Nel mezzo dell'area circoscritta dal suddetto zoccolo circolare, non ancora inte- 
ramente scoperto, rinvennesi pure un'ara marmorea con cornici intagliate e ornata di 
festoni e bucranì nelle facce del plinto, lavoro di eccellente scultura. 

Per tali trovamenti e indizi di frammenti marmorei, rocchi di colonne scana- 
late e capitelli trovati precedentemente nel luogo medesimo, credo potersi riconoscere 
in questa scoperta, gli avanzi di un portico o tempietto perittero. 

Con un diligente esame dei frammenti architettonici sopraindicati e col trovamento 
di altri che ci auguriamo di rinvenire nel progresso degli scavi, ci si permetterà forse 
di meglio riconoscere in seguito il carattere speciale del monumento e di studiarne 
la ricostituzione. 

Dallo scavo del collettore, in prossimità del teatro Apollo, ed alquanto più a 

monte, vennero fuori vari pezzi di un'antica condottura di piombo, sui quali leggesi 

l'epigrafe: 

TI • CLAVDI • CAES AVG GERMAN 

Il diametro esterno del tubo è di m. 0,046 ; l'interno m. 0,033. 

D. Marchetti. 

Regione XIV. I lavori pel canale collettore sulla destra del Tevere, presso la 
torre degli Anguillara, hanno fatto tornare in luce un piccolo frammento di statua 
marmorea. Rimane soltanto sul plinto una parte della gamba col piede destro, e presso 
questo la coda di un serpente. 

Dal sito medesimo proviene un pezzo di lastra marmorea, che conserva: 




— 154 — 

Costruendosi un fognolo in vicinanza della chiesa di s. Agata, sono stati rinve- 
nuti sei pezzi di un ornamento, forse di mobile, in rame, foggiati a guisa di can- 
cellata steccato. Sono alti m. 0,14, ed in totale misurano la lunghezza di m. 1,10. 

Presso la chiesa di s. Grisogono è stato raccolto fra le terre un frammento di 
fregio in terracotta, alto m. 0,20. Vi si osserva ima figura muliebre seminuda, in 
tutto rilievo e modellata con buona arte: mancano la testa, parte delle braccia e 
la gamba destra. 

Prati di Castello, Dai lavori per l'arginatura del Tevere, nella sponda lungo 
i prati di Castello, provengono i seguenti bolli figulini: 



a) 



STATI • MARC? bassi CAEPIONANA 

PAETINO ET-APRONIN 

SOO 



\ PRIMITIVS ARRVNTIA 
CAM • F ■ GAMI 



4 esemplari 



OP • DOL • EX ■ FIG DOM • MAIOR 

cane 



P • AEL A-EX EX FIO GEN OP D 

PATINO ET APRO 

COS 



2 esemplari 



CD 



de . F- MCEDONIN 
Lei. P • CASSIOR 



cn 



C • SATRINI • COMMVNIS 
DE • MARCIANIS vi/ 



(J) o C Cr^VEJani hermet. d. ex fiG-CJi--N 

P /t. T I N et apro ni AN 
COS 

'0 o OP DOL EX PR M AVRELI ANTO 

NINI AVG N PORT LIC 

Marte 



O 



OP DOL EX PR M AVRELI ANTO 

NINI AVG N PORT LIC 

Mercurio 



EX PRAEDIS ■ FL • TITIANI 
CLARISSIMI VIRI 

uccello 



m) 



— 155 — 

OP • DOL • EX ■ PR • AVG N • FIG • TERENTIA 
AELI • FELICIS • 

Vittoria 

^ TEG ■ TVN ■ DOL ■ EVTYCHVS • SE • 
IVLIA • PROCVLA 



ni o 



;') o 



r) o 

s) o 

□ 

«) CU 

■") CD 

>•») O 

y) n 

«) □ 



VICCIANA 

^, \ \ \ \ ^ 



DE- FIGVINIS-SPV?IA.{ fiori 

j A E D • T E G 

paet.\T APR COS 

AELI • ANTIMACHI 

cavallo ? 

L-CALPV?NI • GLADI 

I f 

111 ■i' 

NICOMACHI DOMIT LVCIL 

pigna fra duo rami 

ABASCANTVS CN • DO • TRO 

?/n ■ ET • APR 

COS 

vero m -E AMBIB-COS 
pU. MR-IVN-S-C PET-TR 

C- LICINI I DONACIS 






N^evi- IS OÌc/iri/sl 
Q_SVLPICI 
SEX«^VIMATI HINIERI 
^RI ■ DASl 



3 esemplari 



2 esemplari 



— 156 — 
Per gli sterri nei suddetti prati di Castello sono stati recuperati due pezzi di 
fistule aquarie in piombo, che portano scritto: 

a) IVLIAE-AVG-F 

*) I R V F I Ij 

G. Gatti. 

Alveo del Tenere. Dagli espurghi del letto del fiume per mezzo delle di-aghe, 
fu rimessa all'aperto una lamina di bronzo iscrìtta che formava la seconda tavoletta 
di uu diploma militare. 

Fu pure recuperata una lamiuetta di argento, rotta in due pezzi, nella quale è 
incisa un'iscrizione rituale ebraica. 

rVa Lahicana. Nella trincea della ferrovia di circonvallamento al primo miglio 
della Labicana (Casilina) mode.na, fi-a questa e l'acquedotto Felice (Claudio) sono 
avvenute le seguenti scoperte : 

Alla profondità di m. 2,70 ed alla distanza di m. 30 dall'acquedotto è stato 
scoperto il selciato della Labicana antica, fiancheggiato da sepolcri costruiti con grossi 
macigni, parte lisci parte sagomati. Selciato e sepolcri sono stati disordinati e scon- 
volti in seguito all'apertura di latomie di pozzolana, le cui volte hanno franato in 
più luoghi, trascinando nella rovina quanto sopra di esse esisteva. Queste latomie 
sono assai irregolari, e misurano fino a sette metri di altezza, sopra cinque di lar- 
ghezza. In quelle che ho potuto percorrere ed esaminare senza pericolo, si ritrovano 
due soli loculi di tipo cemeteriale, chiusi da pezzi di mattone, stuccati nei battenti 
e nelle commessure. Uno di questi pezzi è improntato col bollo della fornace, di forma 
lunata e contenente due linee di leggenda. Le lettere sono consimte e illegibili. Stando 
al racconto dei cavatori un solo frammento di lapide sarebbe apparso nello scavo delle 
gallerie: porta le sigle. 

B-M 

Il frammento che segue proviene invece dalla trincea di via Prenestina, a mezzo 
chilometro verso nord est. La lastra è coperta da uno strato di calcare assai tenace. 



MVSCIONI 


•CA 


SVA- 


ANN- 


Vili 


ANN 


• XVI^ 


DI 



Molto pili importante sono le iscrizioni pagane raccolte presso e lungo i mar- 
gini della via antica. Ad eccezione della quarta, che spetta al secolo terzo scadente, 
si distinguono tutte per la bellezza della incisione, e per la buona scorniciatura della 
lastra. 



157 — 



1. Frammento lar<;o m. U,75. 



dIs-manibvs 
mvn atia- tyche • sibi • et 

MVNATIAECOR'MTfAr 
Fin 



2. Lastrone di m. 0,60X0,49- L'arnese a sinistra è un sistro; quello a destra 
non può ben conoscersi a cagione di una frattura della lastra. 



>I AE 



ET • TV 



FAVSTAE 1^ ET • TV 



CO 
T-L 
SAC RO RVM 



CONSIDIVS ■ D ■ L • MALCHIO 
CONSIDIAE ■ T • L ■ FAVSTAE • PATRON 
CONSIDIAE ■ T,- L • SABINAE • VIXS • AN • IX 
COCCEIAEL- L- SABINAE • CONI VGI • SVAE 
A • ANNIO • A ■ L • SCVRRAE • VIRO • FAVST 
Q<:VRTIO ■ Q^L ■ FAL • NIGRO • VIR • FAVST 

LIBERTIS ■ LIBERTABVS 



3. Lastrone alto m. 0,50. 



4. Frammento di lastrina 



/D • M 


/c I N I A E 


/SCYTHIDIS 


L I C I N I V S 


V^ L YMP VS 


VlVGI-SANCTISSlMAE 


Vmerenti-fecit 


M 




PWTVS 




S 




IMVS 




ENEME 




ECIT 




XXV DIE N • I 





Nella trincea per la ferrovia dei Castelli Romani presso i piloni della Marcia 
Tepula e Giulia a Porta Furba sono stati scoperti tre cassettoni alla cappuccina, con- 



21 



— 158 — 

tenenti scheletri in buono stato di conservazione. A' piedi di ciascuno stavano collo- 
cate verticalmente queste lapidi. 



D • M 

PRIMITIVE- QVAE 
VIXIT- ANNIS • NO 
VEM ■ M • SEPTEM 
;vV///VIR-PIENTISSI 
ME FECIT 



I V L I A E 

/// D A E 



D « ^| 

EPHÀGÀTV?^ 
LISSÀFCO/C,^ 

GIBENEMhRhN 
TIFECITDECE2 
SETÀNORVMN 
XVIlll 

M V 

D D 



Tutte tre sono corrose e guaste dal lungo contatto col suolo fangoso. 

Nella terza settimana di maggio, continuandosi il taglio della trincea verso 
oriente nel breve intervallo che divide la labicana antica dalla moderna, è tornato 
alla luce un nuovo braccio di latomia con due soli loculi chiusi da mattoni anepi- 
grafi. 

Fra i materiali caduti nel fondo della galleria dopo il franamento delle volte, 
sono stati ritrovati alquanti frammenti architettonici dei sepolcri sopraterra, e questi 
brani di lapidi. 

Lastra scorniciata di travertino : 



vNELI/ 
ÌC • SIB 
RENTIC 



Lastrina marmorea ; 



D / 

SILVANIA CRESCl\ 
ITANNIS LX • NATA^ 
NIASV....RORETER^ 

ARABO ESILBAN, 

VS SILBANIA 
ES MATRIETDC 
TI POSVERV^r 




K. Lanciani. 



Sulla fine di febbraio, del corrente anno, furono intrapresi dal sig. Luigi Boc- 
canera alcuni scavi nella vasta tenuta denominata Torre nuova, di proprietà del 
sig. principe D. Paolo Borghese, presso l'antica Labicana. 



— 151) — 

Le ricerche cominciarono in terreno vocabolo Due Torri; ma essendosi ricono- 
scinto che le costruzioni medioevali e le moderne avevano assai guasti ed alterati 
i sepolcri auticlii sottostanti, furon rivolte in vocabolo Caminelto, luogo già antece- 
dentemente esplorato. Purtuttavia vi si rinvenne : — Manno. Due grosse colonne di 
marmo bigio, lasciate sul terreno. Frammento di gamba di una statua, di marmo 
bianco, alquanto minore del vero. Frammento del panneggio di un busto, in marmo 
greco e di buon lavoro. — Musaico. Pezzo di un pavimento di musaico policromo, 
di m. 4 di superficie, con rappresentanza di scena nilotica. Veggonsi in alto, due 
coccodrilli, e sotto, una barchetta con uomo dentro. Tra le figure sono dei fogliami, 
forse di piante acquatiche. Il mosaico è assai grossolano e certamnte della fine del 
II secolo dell'impero. — Terracotta. Tre lucernette, monolicni cristiane, molto rozze. 
Due recano sopra il monogramma costantiniano, e di queste, una ha graffita nel fondo 
la lettera R. — Drotao. Tre piccole monete irriconoscibili. 

Tentato un altro scavo nella località detta s. Maura, sempre nella tenuta di 
Torre nuooa, si trovò: • — • Marmo. Tronco di colonna di cipollino, alto m. 0,95, e 
del diametro di m. 0,25. Frammenti vari di rivestimento di pareti. — Bronzo. Tre 
monete imperiali, guaste por l'ossidazione. 

Il 16 marzo si iniziarono altre ricerche nella località detta Grotta Gelone ^ e 
si trovarono i seguenti oggetti : — Marmo. Piccola testa, minore del vero, spettante, 
a quanto pare, ad una statuetta di Diana, di arte decadente. Torso di statuetta vi- 
rile che doveva decorare qualche fontana, come è provato da un'otre che vedesi at- 
taccato alla spalla sinistra, e da cui scaturiva l'acqua. Coperchio di piccola urna ci- 
neraria decorato da modinature. Lastre, di giallo antico, e pezzetti di porfido. Testa- 
ritratto di donna, grande al naturale con acconciatura del tempo dei Flavi. È in 
marmo greco, d'ottima scultura e ben conservata tranne la frattura del naso. Fram- 
mento di un sarcofago, ove è scolpita la parte superiore di una figura alata, col capo 
coperto reggente un ramo d'albero con la destra; è lavoro di molta decadenza. — 
Piombo. Fistula acquarla, schiacciata ed anepigrafe. Lamina, circolare, con perno al 
centro, posta nell'imoscapo di una colonna. 

Tutte le mentovate località, nelle quali si tentarono scavi, furono riconosciute 
già esplorate nel passato. 

Vuoisi ricordare che i topografi collocano a Torre nuova la villa della gente 
Pupinia (cfr. Nibby, Analisi III, pag. 238 sg.), tra le cui rovine si rinvenne, nel se- 
colo XVII, la nota tavola scolpita dell'educazione di Telefo, e nel 1834 il celebre 
musaico policromo, con rappresentanza di ludi gladiatorii, magistralmente illustrato 
dal compianto Henzen (Atti Acc. rom di archeol. XIII), monumenti che ambedue 
si conservano nel Museo della villa Borghese. 

L. Borsari. 

Via Tiburtina. — Nei lavori per l'ampliamento del pubblico cimitero al Campo 
Varano, donde provennaro i frammenti di fregi fittili ed i titoli sepolcrali riferiti 
nelle Notizie dello scorso mese (pag. 121), sono stati ritrovati altri pezzi di simili 
fregi in terracotta, che adornavano sepolcri dell'antica via Tibm-tina. 

Una di cotesto decorazioni, larga m. 0,55, alta m. 0,38, è ornata in alto di pal- 
mette, e presenta in rilievo due Vittorie alate, poste l'uaa incontro all'altra in gi- 



— MÌO — 

nocchio, in atto di sacrificare un toro. Ambedue portano il solo manto gittate sulla 
spalla (dr. l'una, sin. l'altra, che copre soltanto la gamba, dal ginocchio in giù). La 
rappresentanza è simile a quella edita dal Campana {Op. jilast. tav. LXXXIV, 
LXXXV) ; mancano solo tra le figure il tripode ed il candelabro, che sono in quelle 
della collezione Campana. 

Un altro frammento, alto m. 0,32, pure decorato di palmette, ha nel centro la 
figura del Palladio in mezzo a due lerodule, del tutto analoga a quella del Cam- 
pana (op. cit., tav. IV). 

Un altro piccolo frammento conserva parte di un uomo armato di asta, in atto 
di lanciare un colpo; presso i suoi piedi vedesi un cane. 

Altri frammenti diversi portano piccoli Geni che cavalcano tigri marine, ed in 
mezzo ad essi un cantaro ; altri hanno grandi palmette alternate con maschere ; un 
altro conserva una testa di Medusa con due genietti che reggono encarpi. 

Nello stesso luogo è stata trovata una lapide di marmo, assai corrosa, alta 
m. 0,36X0,26, su cui leggesi: 

D M 

MASVETE • FIL 
DVLClSSlME 
Q_- V • AN IX 
MIX-D ■ XlX 
VESIANVS • ET 
VALENTINA 
BENEMEREN 
/////////////////// 



Finalmente un frammento di mattone porta impresso a rilievo il bollo: 

F L A M M A E 
ANNIA- L'ARES 

Nella linea seconda apparisce essere stata cancellata nel timbro la lettera H. 

G. G.\TTI. 



X. ROVIANO — hcrisioni stradali ed acquarle scoperte presso 
la Valerla e la Suhlacense. 

Sulla fine di agosto dello scorso anno, eseguendosi dalla Società dell'acqua 
Pia-Marcia, alcuni scavi per la costruzione dello speco del secondo acquedotto, furono 
rinvenuti alle pendici del monte su cui sorge il paese di Roviano, ed a m. 500 
circa a monte del ponte di Anticoli-Corrado, in prossimità della moderna via di Su- 
biaco in terreno vocabolo Casalettì, un cippo e tre colonne milliarie, unitamente alle 



— 161 — 
traccie del lastricato di due aaticlie vie formanti un bivio. Il cippo e le colonne sf 
rinvennero'~ad una profondità di m. 2, in terra di riporto, ed a pochi metri di di- 
stanza l'una dall'altra, nei punti indicati nell'annessa pianta. 




A. Cippo di travertino, grezzo nel rovescio, alto m. 0,77, largo m. 0,37. Rappre- 
senta una colonnetta semicircolare, con capitello e base quadrata, rilevata sul masso 
rettangolare di travertino. Nella colonnetta leggesi l'indicazione di miglia XXXVI, 
e al disotto è scolpita in rilievo una freccia nel modo seguente : 




— 162 — 

B. Colonna di palombino lunga m. 1,90, del diametro di m. 0,47; fu rinve- 
nuta nel punto d'intersezione formato dalle due strade, e reca su due facce le se- 
guenti iscrizioni, a caratteri rozzissimi e quasi grattiti : 

a) XXXVI 

DD N N 

FLAVIO VAL 

CONSTANTIO ET 

GALERIO VAL 

MAXIMIANO 

INVICTISSIMIS ET 

CLEMENTISSIMIS 

SEMPER AVGG ET 

DD NN 
FLA VALERIO 

SEVERO ET 
GALERIO VALERIO 

MAXIMI NO 

N O B I L I S S I MI S 

AC BEATISSIMIS 

CAESS 



/') XXXVI 

DD NN 
CONSTANT INO 
sin MXIMO ET VAL 

LICINIANO LICINIO 
ET FL CRISPO ET 
VAL LICINIANO LI 
CINIO ET FL CL 
CONSTAN 
TINONOBB 
CAESS B R P 
NATIS 

La prima iscrizione a) prospettava la via a sinistra, per chi veniva da Roma. 
È chiaro che gl'imperatori qui nominati sono Costanzo Cloro e Galerio Massiraiuiano 
ed i Cesari sono Valerio Severo e Massimino Daza. 

Altra colonna milliaria con identica iscrizione fu rinvenuta sulla Valeria-Car- 
seolana, due miglia dopo oltrepassata la moderna Carsoli (cfr. ('. /. Z. IX, 59G7). 
Spettano agli anni 305/6. 

L'iscrizione b) era rivolta verso la via a dritta, e dovette essere aggiunta poco 
dopo la prima, come è provato dai nomi di Costantino Magno e Valerio Liciniano 



— 163 — 
Licinio (padre), e dei tre Cesari Flavio Crispo e Costantino II (figli di Costantino 
Magno) e Valerio Liciniano Licinio iuniore. 

C. Colonna di palombino, lunga m. 1,80, del diametro di m. 0,60 su cui è in- 
cisa la seguente epigrafe, pure a rozzissimi caratteri, e mancante nel lato destro: 

liberatoribvs 
orbis dddnnn 
valenti n i an o 
valente et 
gratianq/ 

////ISSI AVGG Vq/ 
X MVLTI 
XXFELIC 
TER 

Nel sesto rigo deve certamente leggersi [_i)ivicQissi{mis). Spetta agli anni 367- 
375 (cfr. G. I. L. X, 6912). 

D. Colonna di calcare del luogo, lunga m. 1,20, del diametro di m. 0,35. Per 
es.ere la superficie della pietra assai corrosa, riesce impossibile la lettura dell'intera 
epigrafe che vi è incisa, e solo, con certezza, leggonsi i tre versi seguenti : 



INVICTO 

VICTORI AC 

TRIVNFATORI SENPE/// 



Questa scoperta è di grande importanza per la topografia. È ovvio intanto che, 
nel bivio riconosciuto sotto Roviano, a m. 50 a monte del ponte di Anticoli debbasi 
segnare il punto preciso nel quale la via Sublacense distaccavasi dalla Valeria. 
Questa piegava a sinistra, e passando sopra l'antico ponte, ancora esistente, oggi de- 
nominato Sciitonico^ raggiungeva l'altipiano di Carseoli. La Sublacense invece » qiiae 
sub Nerone principe primum strata est " , attraversando la valle di Arsoli con più 
diretto cammino della moderna, dirigevasi alla villa imperiale neroniana. 

Il Fabretti credè di riconoscere il bivio, ora scoperto, all'osteria della Ferrata ; 
e la Valeria in quella strada di montagna che dalla detta osteria sale a Riofreddo, 
a s. Giorgio ed a Carsoli. Fu inoltre d'avviso che la strada passante pel ponte Scti- 
toìiico, fosse un diverticolo {viatriam), che avesse congiunto la Valeria con la Su- 
blacense. 

Il Canina ed il Gori dimostrarono la falsità di questa topografia stradale; ed 
attribuendo al ponte Scutonico la propria e vera via Valeria, collocarono il bivio 



— 164 — 

delle strade mentovate nelle vicinanze del ponte di Anticoli. La presente scoperta 
ha pienamente confermato queste opinioni, e conosciamo ora il punto preciso di par- 
tenza della Sublacense neroniana ('). 

Dalle iscrizioni miniarle ora divulgate si deduce: 1" che il cippo rettangolare 
(A) con la sola indicazione di miglia XXXVl, situato sul margine sinistro della 
Valeria-Carseolana, con molta probabilità risale ai tempi di Nerone, dopo che, come 
ho detto, essendosi da questo imperatore tagliata la Sublacense, fu sentita la neces- 
sità di collocare sulla Valeria un'indicazione, acciò chi muovendo da Roma, voleva se- 
guire la via principale, tendendo a Carseoli, giunto al bivio, non prendesse una falsa 
direzione. È superfluo aggiungere, che prima dell'apertura della Sublacense, siffatta 
indicazione era inutile, una sola essendo la via. — 2" L'epigrafe a della colonna B 
prova, come oltre il tratto della Valeria, tra Carsoli e Tagliacozzo, anche quello nella 
pianura di Arsoli, fosse stato restaurato negli anni 305/6 sotto Costanzo Cloro e 
Calerlo Massimiano; mentre, pochi anni appresso, fu risarcita la Sublacense sotto 
Costantino Magno e Licinio (iscr. h). — 3° Da ultimo, la colonna C dà notizia di 
ulteriori restauri della Sublacense, avvenuti tra gli anni 367-375 sotto Valentiniano, 
Valente e Graziano. 

E la ragione di tante e successive riparazioni alle due vie, deve ricercarsi nella 
instabilità del terreno nella pianura di Arsoli, attraversata da numerosi e ricchi corsi 
d'acqua, e spesso totalmente ricoperta dalle acque straripanti dell'Amene : tenuto poi 
conto del piano antico di campagna di m. 2 inferiore all'odierno. 

Pei medesimi lavori di costruzione del secondo acquedotto della Marcia, nel di- 
cembre scorso, a m. 300 a monte del ponte di Anticoli-Corrado, vale a dire a m. 200 
di distanza dal bivio delle vie Valeria e Sublacense, è stato incontrato l'antico speco 
della Marcia, alto m. 2,70, largo m. 1,52 coperto a volta, alta, dall'imposta al cervello, 
m. 0,60. E costruito con muratura ordinaria di sassi di calcare e calce. Presso lo 
speco fu trovato, ancora al posto, un cippo di travertino, alto, compreso lo zoccolo, 
m. 0,90, largo m. 0,44, e dello spessore di m. 0,28. Reca incisa la seguente epi- 
gi-afe : 

MAR 
IMP • CAESAR 
DIVI • F • AVGVSTVS 

EX • S-C 
mCCXV • PCCl 

E l'unico cippo della Marcia che sinora conoscasi, intermedio al cippo ii. 1242 
trovato a tempo del Fabretti presso la moderna colonnetta d'Arsoli, ed al n. 1107 
rinvenuto a m. 730 a valle del ponte di Anticoli, (vedi la pianta riportata in prin- 
cipio) ed ancor oggi murato nell'argine sinistro della Valeria, sul luogo preciso del 
ritrovamento (cfr. Lanciani, op. cit., pag. 67-68, tav. V). 

L. BoRS.iRI. 



(') Circa il sistema topografico-idraulico del Fabretti e raudaraento delle due strade nella pia- 
iiiuM di Arsoli, veggasi il Lanciani. Acque e Acquedotti cap. IV, pag. 58, tav. V. 



Itìì 



Campania. 

XI. POMPEI — Giornale degli scaoi redatto dai Soprastanti (cfr. 
Notìzie 1890 p. 127). 

Aprile 1890. 

1-11 aprile. Continuano i lavori nella regione Vili, isola 2^ nei piani sottostanti 
alla casa n. 21, comunicanti con l'altro ingresso n. 17. Prosegue anche lo scavo del- 
l'aggere a dr. uscendo dalla porta Stabiana; ma non avvennero rinvenimenti di 
sorta. 

12 detto. Nell'atrio della casa u. 10, isola 2^ reg'ione V, è stato raccolto: — 
Marmo. Una statuetta acefala, mancante del braccio e del piede dritto e danneggiata 
nel piede e nella mano sinistra, rappresentante una figura virile, in piedi, con veste 
e mantello che appena le copre l'omero sinistro, lasciando ignudo tutto il coi-po ; è 
alta m. 0,50. — Marmo nero. Piccolo peso di forma sferoidale, depresso ai poli, in 
uno dei quali sono incisi sei forellini equidistanti. Pesa grammi 8. — Bronzo. Due 
monete, che giusta l'esame del prof. A. Sogliano, sono : im asse sconservato di Druso, 
e un dupondio di Germanico. 

13-15 detto. Non avvennero scoperte. 

16 detto. Neil' eseguire lo scavo dei vani sottostanti alla indicata casa n. 21, 
isola 2* regione Vili, fra le macerie si raccolse : — Bron:io. Un bustino in alto ri- 
lievo, su di un pampino, rappresentante una figura muliebre, col lato dritto del petto 
trasversalmente ignudo; mentre l'altra metà è ricL'.amente vestita di manto. La chioma, 
che giù per le spalle discende inanellata, è adorna sulla fronte di tenia, i cui lembi 
inargentati, anch'essi coi capelli si accompagnano fino sugli omeri, e di una ghirlanda 
di edera con bacche. Compie l'ornamento del capo di detta figura, che ha occhi per- 
forati, un altro diadema, dietro al quale pare stiano annodati altri capelli : alt. 
m. 0.19. 

17 detto. Nella stessa località si raccolse: — Bromo. Un ago saccaie lungo 
m. 0,54. Sette monete riconosciute dal prof. A. Sogliano per, un asse di M. Agrippa 
col tipo di Nettuno in piedi, sul rovescio ; un sersterzio di Vespasiano, col tipo di 
Marte in piedi reggente la Vittoria, sul rovescio; un dupondio del medesimo impe- 
ratore; un asse irriconoscibile forse di Vespasiano, e due frazioni di asse. 

18-22 detto. Non avvennero scoperte. 

23 detto. Nel rimuovere un cumulo di pietre e terra di scarico presso l'uscita 
a dr. fuori la porta Stabiana e precisamente sotto il muro reticolato che trovasi fuori 
la suddetta porta, è stato raccolto: — Marno bianco. Una piccola lapide, lunga 
m. 0,39. alta m. 0,18 sulla quale, giusta l'apografo del prof. Sogliano, leggesi: 
L A • C 

PETRONIAE • VENVSTAE 
ETo SVIS 

24-30 detto. Non avvennero rinvenimenti. 

22 



16(3 — 



Regione IV (SAMNIILM ET SABINA). 
Paclìgni. 

XII. INTRODACQUA — DI un cippo funebre Iseritto. 

Nel tenimento d'Introdacqua, in un terreno del sig. Luigi di Pasquale, gli affit- 
tuari Alfonso de Bartolomeis e Vincenzo Marinucci di Sulmona, nello scavare alcuni 
fossi di bonifiche, rinvennero un piccolo cippo di pietra calcare paesana, con iscri- 
zione. Misura in. 0,34X0,24^0,04. L'ispettore p.-of. A. de Nino, che diede notizia 
del rinvenimento, ne mandò l'apografo ed il calco cartaceo.. Vi si legge: 

ANACETA 
CERRIA 

Le lettere sono malamente incise e rozze. 



Regione III (LUCANIA et BRUTTI!). 

XIII. PIETRAPERTOSA — Scoperte di antichità nella linea della 
strada ferrata tra Albano di Lucania e Campomaggiore. 

Fu detto nelle Notizie del corrente anno, pag. 21, della scoperta di ima caverna 
contenente ossa umane e di bruti ed oggetti dell' etìi neolitica, avvenuta tra i comuni 
di Albano di Lucania e Campomaggiore, in occassioue dei lavori per la linea ferro- 
viaria Eboli-Metaponto. 

Sappiamo ora dall'ispettorato generale delle strade ferrate, che il luogo ove la 
citata scoperta avvenne, appartiene al territorio del comune di Pietrapertosa. 

Lo stesso ispettorato fece poi sapere che eseguendosi gli scavi pel muro a monte 
del secondo ti'atto di galleria artificiale, al chilom. 191, 200. tra le stazioni predette e 
nel territorio del sopra citato comune, si è rinvenuta un'urna composta di lastroni 
di arenaria locale, dello spessore di m. 0,10 a 0,14, contenente uno scheletro. Nel- 
l'urna si rinvennero due vasi fittili, di cui uno rotto dal piccone degli operai, ma da 
potersi ricomporre. Mism-a m. 0,18 di altezza, m. 0,14 di diametro al ventre e 0,11 
alla bocca. Al collo ha la circonferenza di m. 0,9.5. L'altro vaso, pure a due anse, 
come il primo, e del quale mancano vari pezzi, differisce per la qualità dell'argilla, 
del lavoro, e del grado di cottura. 

Nelle tomba si rinvennero anche dei pezzetti informi di minerale di ferro fuso 
e colato in modo da essere ancora commisto alla scoria. Forse quei frammenti for- 
mavano un solo pezzo, ora però non più ricostituibile. 

In altro posto fu rinvenuto un pezzetto di selce, grossamente scheggiata, appar- 
lem.'nte a qualclie utensile da rascliiare. 



Nel luogo osservansi due strati di terreno paletnologico, sovrapposti l'uno al- 
l'altro ; ma tra loro separati da uno strato di terreno argilloso della potenza di me- 
tri 0,90. Lo strato superiore oscilla tra m. 0,30 e 0,35 ; l'inferiore tra m. 0,20 e 0,80, 
ed è più sbiadito del primo che presenta il colore nerastro dell' huìnus commisto a 
frammenti di vasi rozzissimi e carboni. 1 dne strati trovansi quasi perfettamente 
orizzontali. 



Roma lo a^iugno 1890. 



11 Direttore gen. delle Antichità e Belle 
FlORELLI 



NOTIZIE DEGLI SCAVI 



ANNO 1890-TAV.l 



1i \ , / .- 






^M 



Mi 



^ù 



w 



^ ,'/#>^" 

-^^i 








VI, 



/%M 



|4^ 






^ ptìa.*:'' -^^ ' - 




lit. Bruno e Salomone .Rei 



NUOVA STELE DELLA NECROPOLI FELSINEA 



NOTIZIE DEGLI SCAVI 



GIUGNO 



Regione X (VENETIA). 

I. CONCORDIA-SAGITTARrA — Nuove epigrafi del sepolcreto dei 
militi concordicsi. 

Nolla seconda metà del febliraio di quest'anno il cav. Faustino Persico, accor- 
datosi con Giacomo Stanghetta, imprese l'escavo del sno fondo in Concordia, nel quale 
si estende la parte occidentale del sepolcreto. Lo Stringhetta, che altre volte aveva 
fatto degli scandagli in quel terreno, diede principio al lavoro là dove ben sapeva 
che sarebbe di leggieri riuscito a trovare e arche e materiale da fabbrica. Il suc- 
cesso coronò ben presto le sue fatiche; e nel 24 dello stesso mese erano già in vista 
12 arche, sopra una delle quali, che si era potuta sgomberare dalla terra che le copriva 
la faccia, ho letto quest'epigrafe : 

FL-VRSACIVS DVCENARDE NVMERO 
LEONVM SEN-QVI VIXIT ANN PM-XL 
MILITAVI! • ANN • XX ARCAM SIBI 
DE PROPRIO CONPARAVIT-SI QVIS 
EAM APERVER-DAB'FISC-ARG-P-X 

Del numero dei Leoni seniori, a cui appartiene questo ducenario, si ebbe già dal 
sepolcreto un biarco (C. /. L. V, 8755). 

Passarono alcuni giorni senza che si potesse procedere nello sterro delle arche, 
essendo gli operai occupati a levare i materiali laterizi d'un muragliene che lo impe- 
diva. Nel 3 marzo però lo Stringhetta mi fece avvertire che era in mostra una nuova arca 
con epigrafe, e che era stato trovato un pezzo di marmo con scrittura. Mi recai 
tosto sul luogo. La lastra di marmo era scritta sulla fronte e sul fianco. Sulla fronte 
si legge: 

L V W 1 A. 1 t L I 

ERATORIAM ARBORIb 

TRVDERIBVS REPLETAM 
S K \; e R \; c 

Alla fine del terzo e quarto verso si conserva un pezzo di cornice. 

23 



— 170 — 

I caratteri di buon taglio sono d'altezza eguale nelle tre prime linee, di doppia 
altezza quasi nella quarta. 

Sul fianco a destra del riguardante : 

M-ET-CElL 
kLARENE CESSAP 
SEMPRONIO SYRIO 
P-C-CVM-CICRIVS SE^ 
PATRIAM SVAM AT 

Cai-atteri assai piccoli ma bellissimi dell'età Claudiana. 

L'arca che al mio giungere non era a pieno scoperta, lo fu in brevi momenti, 
ed ha la seguente iscrizione : 

FLSINDIASfNATOR Dt NVMtRO 

HiRVLVRVM S + NIORVM IN +AM ARCAM 

lAC + T QVt M + MIT PROPIO SVO SIQVIS +AM AP + RI 

R + VOLV + RIT DAVIT FISCO ARG + NTI PONDO XII VIT + 

SV+ VIXIT ANNOS I^X 

I caratteri sono quelli del secolo V; l'È ha la forma d'un I tagliato a metà da 
una breve trasversale che scende da sinistra a destra. 

II sepolcreto ci aveva fornito un altro prezioso documento del numero degli 
Eruli seniori, pel quale si veniva a conoscere il suo macjMer jrrmus {€. I. L. V, 8750), 
ufficiale che compariva allora per la prima volta fra quelli delle truppe regolari ed 
irregolari dell'esercito romano ; ed ora con questa lapide ci dà il senator, altro uffi- 
ciale non conosciuto nella milizia che pel passo di s. Girolamo riferito dal Mommsen 
nella prefazione alle lapidi del sepolcreto [C. I. L. V, p. 1059) e per questo della 
liassìo Agaimensiiim martyrum, che trovo opportuno di riferire : « incitamentum tamen 

^ maximum fidei in ilio tempore penes sanctum Mauricium fuit, primicerium tunc, 
« sicut traditur, legionis ejus, qui cum Exsuperio, ut in exercitu appellant, campi- 
« ductore et Candido Senatore militum, accedebant exhortando singulos et monendo 
" ad fidem » (Ruinart Aeia Marijjnm, Veronae MDCCXXXI p. 242). Donde risul- 
terebbe che il campidottore del quale s. Girolauio non fa cenno, ha grado immedia- 
tamente dopo il primicerio. Nessuna iscrizione m'era nota che del Senatore della 
milizia facesse parola ; ma nelle addilamenla allera ad Corjìoris voi. Vili, pubbli- 
cate dallo Schmidt nel voi. VII dell' Eph. Epigr. trovo al n. 429 un AMBILIS 
SENATOR DE NV|MERV BIS ELECTVM, e l'ultima parola completata ch'd{or)iun ; 
facendo il Mommsen l'avvertenza che il bis clcclorum allude a coloro i quali ave- 
vano contratto una seconda ferma e composto il numero di cui l'AMBILIS era il 
Senatore. 

Due giorni dopo, e cioè il 5 marzo, tornato sopra luogo, un'arca intera mi offerse 
questa iscrizione : 

SIRRAMNIS TRIBVNVS ARCAM SIBI 

Dt PROPIO SVO CONPARAVIT SI QVIS tAM 

AP+RIR+ VOLVi-RIT DAVIT FISCO 

VIRIBVS ARG+NTIPV 



— 171 — 

Un'altra, guasta in piccola parte, portava la scritta : 

FLODISCVS///IARCVS DEN • BR 
AC SENEQVIT-ARCAMSIBI DE PRO 
PIO CONPARAVIT SI QVIS EAM APE 
RIRE VOLVERIT DABIT FISCI 
VIRI AR///°ON////TREA 

Gli eqiiiti brachiali seniori vanno annoverati fra le vessillazioni palatine clie 
hanno stanza in Italia (cf. Noi. Diga. occ. ed Boecliing p. 31, 38, 39); ma non si 
può supporre che fossero qui di guarnigione, perchè questo è il primo milite di tal 
corpo che abbiamo fin oggi dal sepolcreto. 

11 davanti d'un'altra arca molto malconcio conserva ancora questi caratteri : 

EGO CVNTHIA////ET FI///VIVSSILVIMIV/// 
DN HERVLORVM EMI 
ARCA DEPROPP////EO 

SI caini 

RVIAV////// 
RtRED////PV 

E nel 7 marzo ho copiato da altre due arche le iscrizioni seguenti : 

FL- FASTA DVCE DE BAIA VIS 
EQVSEN ARCA CONPARA 
SI QEAM APE RI VOLVDABIT 
ARG P VFIS ( 

Gli equiti batavi seniori sono notati nella Nut. Diga. occ. (p. 31, 39) fra le 
vessillazioni palatine stanziate nella Gallia cum vi)-o illustri comite ci magistro 
equitum Galliarum. Forse il Flavio Fasta era qui venuto per provvedere armi dalla 
nostra fabbrica, 

FLBATEMODVSDVCENARI 
VS DN ERVLORVM SENI 
ARCA CONPARAVI SIQJAM 
APER IRE VOLVERIT DABFEIS 
CO ARGPV 

Per le pioggie insistenti fu obbligato lo Stringhetta a sospendere il lavoro fino 
agli ultimi del marzo, e non potè farlo procedere che molto lentamente, volendo riem- 
piere colla terra che veniva escavando, il vano della parte esplorata per approntarla 
alle colture della stagione. Alla metìi d'aprile cessò poi del tutto dall'opera, riser- 



— 172 — 
vandosi di riprenderla ad altra stagione. Il nuovo escavo ha portato in luce le tegnenti 
epigrafi : 



ael\ 




/^AK 
/ CELLI 




B 


HEREDES 
EIVS SS 


M 





I caratteri sono molto trascurati sebbene del buon tempo ; la faccia ai lati è t-bozzata 
grezzamente in rilievo per far luogo forse ai soliti ornati. L'epigrafe stranissima non 
si prestava facilmente ad una interpretazione, mancando il coperchio che stava mezzo 
sepolto da un lato. Il nome scolpito sugli aloni di esso, nulla togliendo alla singola- 
rìth della forma, dà modo di raccapezzarci. 

IRENE 

DVLCIS 

QVI FVISTI IN SAE 

CVLO ANNOR-XVIIII 

IVLIA RAVENNA 

PATRONA 

Bei caratteri fiancheggiati da due geni alati colle faci rivolfe a terra, di lavoro 
abbastanza l)uono. 

FFFESA SIBI ETBONOSO CON 

IVC DVLCISSVMO ARCAM DE 

PROPIO SVO EMERVNT SI 

QVIS EAM APERIRE TENPTAVERIT DABIT FISSO ARGEN sic 

TI PONDO QVINQVE 

Caratteri della fine del secolo quarto: probabilmente il secondo F del primo 
verso fu scritto in luogo del L, che ci darebbe FL(«,''/ff) il prenome della donna. 

FL FLORENTIVS 
FABR ARCA DE PROPIO 
SVO VIVVS CONFA 
RAVIT 

Il fabricese qui racchiuso è dei pochi che si accontentano di farci sapere aver 
del proprio comperato l'arca, senza comminare veruna punizione a chi fosse per violarla. 

FL • MESSIO C-EX FAB SAG 
ARCAM DE SVO PROPIO 
FIERI IVSSIT SI QVIS 
VOLVERIT IN HVNC 
LOCVM PONI DABIT 
IN SCOLA ARGENTI P • QVINQVE 



— 173 — 



È chiaro che nel primo verso vuol leggersi FL{avius) MESSIO C{en(eiiarius), e 
che la scola, cui è devoluta la multa minacciata a chi avesse manomesso il suo sepolcro, 
è il sodalizio dei fabricesi, del quale però per la prima volta è fatta qui menzione. 

Tra i massi sottostanti alla tomba si rinvenne questo interessantissimo frammento : 



P ■ C O Ni ì n i . p . f 



CL ■ CLE 

HONORAT • E 
COH • VLING 



m enti 

l"'(ief 

) Il uni. Ir ih. ìli il. ley. i 

5 ADIVTR • P ■ f| in 

EXPEDITIOnU Germanica corona 
M V R A L I ■ HA SU/s ^uris don. ab Impera- 
TORIB ■ CAES • A^ 7 « / yi et Vero 
ARMENIAC-Me'(/ i c. Pari h i e. 
10 ?Kk¥.¥ ■ KLKE-ì-SVngul arium c.r.proc 
kD-\.\-HEKET)-?l\r Ilispaniam ci ter io- 
REM-PROC-AD-F rt)?u7. (jlad. transpad. 

PER- ITALI AM-P// praef 

15 CLASSIS-PR-MIS//L ii. et. R a v e n n. 
a p H l e n s i s 



Pietra della cava romana di Nabresina. Alto m. 1,14, largo 0,34, profondo 0,29; 
scritto in magnifici caratteri che vanno digradando dalla prima alla quarta riga (da 
cent. 5|- a 3) conservandosi nelle successive delle misure di questa. Sul fianco sinistro 
è abbattuta la cornice; al di sopra dell'epigrafe vi ha uno spazio d'oltre 40 cent, 
tutto escalpellato grossolanamente, che fa supporre un fregio a rilievo pure abbattuto. 
Questo frammento onorario di P. Cominio Clemente conferma la congettura 
dell'Henzen sull'epoca di questo personaggio rivelataci dal marmo concordiese pubbli- 
cato nel Bull, dell' List, del 1874 a p. 33 (cf. CI. L. V, 8659). L'illustre e com- 
pianto amico in nota ad esso avvertiva: « riguardo all'età di questa lapide noQ 
abbiamo altro indizio se non che la menzione della Dacia Apulense, che lo riporta 
a tempi non anteriori a M. Aurelio (cf. C. I. L. Ili, p. 160); ma a motivo della com- 
memorazione della tribù e del prenome paterno essa non oltrepassa probabilmente i 
limiti del secondo secolo » {Ih. p. 43). Ed ecco il nuovo titolo che, parlando degli 
imperatori armeiiiaci e medici, ci fa conoscere avere P. Cominio conseguito gli onori 
enumerati sotto gli imperatori M. Aurelio e L. Vero, i soli cui appartengano quegli 
attributi. 

D. Bertolini 



— 174 — 

llEaIO^'K X[ (TUAXSPADANA). 

II. ZANIGA — Tomba di eia romana scoperta nella Cascina Piane. 

Nel dicembre dello scorso anuo, ridiioendosi a vigneto il cosi detto Campo di 
s. Giuseppe, della caseiua P/c/tie. proprietà del sig. Vincenzo Salvi, nel comune di 
Zanica, in prov. di Bergamo, a circa m. 0,30 dal piano di campagna, in mezzo ad 
un esteso strato di terra grassa e nera, si incontrò una copertura di tegoloni romani 
chiudenti una tomba. Questa era formata da quattro muricciuoli in ciottoli e calce, 
dello spessore di circa m. 0,08, col piano pure di tegoloni, i quali erano distesi sopra 
altro strato di ciottoli e sabbia. La tomba misurava m. 0,60 di altezza, e m. 0,50 
per lato. lu perfetto stato di conservazione, conteneva i seguenti oggetti : 

Grande olla cin raria a forma di tronco di cono rovescio. È di pasta rossastra, 
lavorata al tornio, ornata da quattro giri di solchi concentrici presso la bocca, e da 
un giro più grande fatto da piccoli motivi circolari impressi a creta molle. È alta 
m. 0,24, ha il diametro del fondo di m. 0,19, quello della bocca di m. 0,22, Kac- 
chiudeva ossa cremate ; una lucerna monolicue di pasta rossastra con ramo di cardo (?) 
per rilievo esterno ; ed un piccolo balsamario di pasta più rossa, i quali oggetti anda- 
rono in pezzi. Racchiudeva inoltre un lacrimatoio di vetro verdognolo, a lungo e stretto 
collo, alto m. 0,07 ; una fialetta di vetro verdognolo a forma di pera allungata, alta 
m. 0,08; altra fialetta di vetro violaceo, alta m. 0,05; un balsamario a ventre sferico, 
di vetro azziuTognolo, alto m. 0,05, e secondo fu riferito, anche una moneta di bronzo 
di Augusto. 

Ciotola di forma conica in pasta rosso-cupo, annerita all'esterno. Copriva la bocca 
dell'olla precedente. Ha il diametro superiore di m. 0,22, quello del piede di m. 0,07. 
ed è alta circa m. 0,13. 

Due patere umbilicate, di terra aretina, con marca di fabbrica entro la solita 
orma di piede umano. Hanno il diametro di m. 0,16. 

Arì'ballos pure di pasta e vernice aretina, con largo ventre, base umbilieata e 
corto collo ad orlo cordonato. E alto m. 0.12, ed ha la circonferenza massima di 
m. 0,31. 

Due altri vasetti ansati, di pasta meno fina a color giallastro, alti entrambi me- 
tri 0,17, e della circonferenza massima di m. 0,50. 

Vasetto di forma ovale e pasta giallastra, alto m. 0,14, della circouferenza mas- 
sima di m. 0,40. 

Tazza di pasta fina, grigiastra, attribuita alle oflìcine gallo-romane; alta m. 0,05, 
diametro del fondo m. 0,04 e dell'orlo m. 0,10. 

Altra ciotola di pasta rossastra, verniciata quasi come lo aretine; alta m. 0.16, 
diametro del fondo m. 0,06, idem dell'orlo m. 0,14. 

Cinque scodellette di pasta e vernice aretina, sagomate finamente negli spigoli 
e nelle basi, coi diametri che variano dai m. 0,09 circa ai m. 0,04. 

Quattro asticciuole quadrangolari di ferro, ricurve nella parte i a l'j.io.-e e termi- 
nate .alle due estremità da bottoncini discoidi; la lunghezza dell'esemplare intero è 
di m. 0,30. la larghezza m. 0,01. 



— 175 — 

Lama di piccolo coltello ad un solo taglio, arcuata nella punta e con due chiodi 
ancora infissi neirauima della impugnatura; lunghezza m. 0,10, larghezza m. 0,02. 

Coltello somigliante al precedente, ma a punta dritta: lunghezza m. 0,28, di 
cui m. 0,06 formano l'anima del manico, e presentano i tre fori dell'inchiodatura. 

Trattasi dunque di una tomba a cremazione dei primi tempi dell'impero, ricca 
di fittili e per raro caso salvata quasi intieramente dalla distruzione. Di ciò va data 
lode al eh. sig. Giovanni Locatelli, uno degli affittuari della cascina Piane, presso 
il quale conservansi gli oggetti scoperti. 

Gr. Mantovani. 



Uegione Vili (CISPADANA). 

III. BOLOGNA — Resti d'antiche vie scoperte dentro VaUtnto. 

Nel rinnovare la condottura del gaz in via Lamme, nella parte occidentale della 
città, appena m. 0,70 sotto il piano attuale, venne scoperto un tratto di ant'ica via 
romana formato coi soliti poligoni di trachite dei colli euganei. Il tratto era largo 
m. 9,40 e tagliava obliquamente l'attuale via Lamme. Per la mancanza però delle 
crepidini laterali e per la soverchia larghezza della strada, ho sospettato che alcuni 
selci non giacessero al loro posto. Ottenni dal Municipio di allargare lo scavo, tanto 
più che l'attuale livello di via Lamme dovea essere abbassato. 

Ma ho potuto constatare che quel tratto dell'antica strada era stato in gran parte 
manomesso in antecedenza, forse in occasione della tubatura dell'acquedotto, la quale 
corre parallela a quella del gaz. Pur nondimeno apparve evidente che quella antica 
strada divergeva a destra della via Vcjn Beasi, e correva quasi parallela all'attuale 
via .t. Felice. 

Il punto ove avvenne la scoperta trovasi proprio in principio della via Lamme 
ed al bivio con via Casse. Questo tratto per conseguenza collegavasi con un altro ve- 
duto nel 17(31 sotto la porta dell'attuale caserma di s. Gervasio, la quale sorge poco 
lontano di lì. Il Melloni ed il Bianconi vi avevano riconosciuto un avanzo della via 
Emilia. 

Il Goizadini, all'incontro, credeva avesse appartenuto ad altra strada che uni- 
vasi all'Emilia presso la porta (cfr. Gozzadiui, Studii archeotogici topografici sulla 
città di .Bologna. Atti e memoire detta R. Dcpnta::ione di Storia Patria dette Po- 
magne 1868 p. 31, carta top. lettera D). 

Alla via Emilia egli riferiva un resto di strada scoperta sul lato opposto della 
via Lgo Bassi, e principalmente sotto la casa con basso e rozzo portico, che pro- 
spetta il fianco dell'Hotel Brun. 

Il nuovo tratto della strada in via Lamme, essendo allineato con l'altro apparso 
sotto la caserma di s. Gervasio, mostra che questo apparteneva veramente alla via 
Emilia, la quale dirigevasi al Reno, correndo parallela all'attuale via s. Felice. 

Nella stessa via Lamme, alla distanza di circa m. 60 dal punto ove erano ap- 
parsi quei selci, e precisamente di fronte al civico n. 12, alla profondità di m. 1,20 



— 17(J — 

si scoprì l'avanzo di un grande pavimento a mosaico; ma rozzamente lavorato a sem- 
plici e grossi cubetti di marmo bianco. Era stato anch'esso in parte danneggiato dai 
precedenti lavori sotterranei fatti in quella strada. Conservava però ancora qua e là 
una lunghezza di m. 6 per m. 1,80 di largo. Nell'antichità avea pure subito un re- 
stauro, perchè ad un angolo fu notato un risarcimento con rozze last;e di marmo 
bigio. 

Altri avanzi di via romana scoprironsi alla profondità di m. 2,40 nel restaurare 
le fondamenta della torre Garisenda, dal lato che prospetta il palazzo detto degli 
Straccinoli. All'angolo sud ovest della torre, erasi rinvenuto al posto antico uno dei 
soliti poligoni di selce. Allargato lo scavo, ho potuto constatare che altri tre poligoni 
si univano col primo. Piìi verso la piazza, al contrario, mancavano, forse perchè tolti 
in occasione di scavi fatti altra volta in vicinanza della torre. 

E. Brizio. 



IV. RAVENNA — Nuova epìijrafe Ialina donala al Musco. 

Il sig. Monghini, nelle demolizioni di un vecchio muro presso s. Severo in Ce- 
sarea, rinvenne, usato tra i materiali di fabbrica, un frammento di sarcofago in gra- 
nito orientale, di ni. 0,87X0,40X0,11. Porta incisa entro tabella ansata un'iscri- 
zione, della quale fu trasmesso al Ministero un calco cartaceo. Vi si legge: 



.,^ — -77nJ<P 


^^/^ 


-//TT^ARCIAEPL- ^ 


-^"'"^ 


NEPTIS • SEPPIVS 


IN-A-P-XL- 


WS CONTVBERN^ 


'^~---.,^^^ 


\RRIA ■ CRESCENS 


^-^^ 





L'iscrizione, per dono del sig. Monghini, fu aggiunta alla collezione lapidaria del 
Museo nazionale ravonnnate. 



V. FORTvi — Nunoc esi)!ora:i.onl nella sia: tono prclslonca_ di Vec- 
cIiIa::ano, ed altre scoperte nel forlivese. 

In grazia del sussidio accordatomi dalla Direzione Generale delle Antichità e 
Belle Arti ho proseguito anche nell'aprile scorso, gli scavi nella stazione preistorica 
di Vecchiasmiio (cfr. Noli.:ìe 1889, p. 210). Le indagini, a causa delle messi, non 
durarono che sette giornate; ma ciò fu sufficiente per confermarmi sempre piìi sul- 
l'indole del deposito e darmi buone speranze per le esplorazioni future. 

Gli oggetti scop3rti sono : — FllliU. 1 soliti frammenti di vasi grossolani piut- 
tosto grandi, plasmati a mano, quasi tutti ingnbbiati, con cordoni orizzontali, verti- 
cali ed a zig-zag, lisci e a smerlature; i labbri dritti, sempre tagliuzzati e con im- 
pressioni di dito. I meno rozzi di questi vasi sono avanzi di quello tazze carenate 



— 177 — 

di terra brunastra che rinvenni altre volte in detta località. Una patera nerastra, 
bellissima, con an.-ia caniculata. Raccolsi pure avanzi di stoviglie con grandi bozze 
mammellonari, contornate da cerchi impressi con le dita (cfr. Bidl. di ixdetìij it. 
a. IX, tav. VII, n. 15). Una grossa fiisaiiiola biconica. Tre frammenti di vasetti che 
nell'interno, presso la sommità, recano un cordone per appoggio del coperchio o per 
non fare divaricare il liquido. Tra le anse noto : — Tre cilindro-rette di terra nerastra (cfr. 
Santarelli, di una stagione preist. a Vecchiassaao ael forlivese 1884, tav. Ili, 
n. 4, 5.) Due ad ascia, di terra nera (id. 1. e. tav. II, n. 7). Una cornigera a corni 
troncati normalmente al gambo e spettante a tazza carenata (cfr. Coppi, Terram. di 
Gorsano tav. XXV, n. 3). Diverse grandi, ad orecchie piatte (Santarelli op. cit. 
tav. IV, n. 9, 10). Altre a cornetti rudimentali. Altre a mandorla. 

Selce e pietra. Quattro ciottoli silicei semisferici, scelti forse per missili di 
fionde. Un bellissimo coltellino di selce bianco-sporco, lungo mill. 58, largo mill. 20. 
Non lo ritengo lavorato in luogo, mancando qui la selce in posto, ed essendo poco 
credibile, per la sua grandezza, che possa essere stato levato dai ciottoli, donde i nostri 
terramaricoli ricavavano i loro arnesi litici. Diverse scheggio, rifiuto di lavorazione. Un 
lisciatoio di arenaria ed un frantoio che ha subito il fuoco. 

Bronzo. Un singolare oggetto di cui non ho trovato nei libri alcun riscontro. 
Consiste in un filo di bronzo ritorto, grosso mill. 2, girato ad arco, i capi del quale, 
discendenti verticalmente, terminano in due appendici identiche, composte di una figura 
romboidale che sovrasta ad una specie di base, molto distesa. Nell'estrarlo, il filo si 
ruppe; ma non ne manca; e misurato in giro è in complesso di mill. 150. E a notare, 
che la faccia interna delle due ricordate figure è piana, mentre l'esterna è lievemente 
convessa, ed in grazia della elasticità del filo, accostando le due estremità, esse com- 
baciano perfettamente, a modo di pinzette. Non posso fermarmi sopra alcuna attribu- 
zione sicura, né sperare di essere abbastanza compreso, senza un disegno che darò a 
suo tempo. Probabilmente è un pendaglio od un ornamento crinale. Lo raccolsi alla 
profondità di m- 0,25, dentro al terreno nero, insieme a rozze stoviglie. Una freccia 
con cannone, alta mill. 22, mancante di un'aletta. Tre pezzi di aen rude. Due chiodi 
forse da immanicare pugnali (cfr. Coppi 1. e. tav. XLI, n. 27). 

Nelle trincee aperte in questa breve campagna non ebbi ad incontrare che pochi 
buchi di pali, e potei solo completare l'esplorazione di due buche-capanne, che erano 
rimaste interrotte negli scavi anteriori ; una fra le altre interessante, perchè contor- 
nata da pali messi in giro, attorno al suo lembo. 



VI. S. MARTINO IN STRADA (frazione del comime di Forlì). — In 
un fondo del dott. Giuseppe Brasini, a breve distanza da Forlì, fu trovato un sepolcro 
romano formato di embrici, con i resti dello schletro e senza suppellettile di sorta. 
Uno degli embrici conservato ora nel Museo, persenta il seguente bollo quadrilatero, 
a belle lettere rilevate : 

RVM-MF 

23 



— 17S — 
VII. VILLANOVA (frazione del (•oiiiuiie di Forlì). — In occasione di la- 
vori campestri, in un podere di iiroprietà Samocini, posto alla destra di chi da Forlì 
va a Faenza, per la via Emilia, quasi di faccia alla stazione preromana che vado 
esplorando, fu rinvenuta dal colono una piccola erma di bronzo un poco danneggiata, 
che pare abbia servito a qualche mobile. Kappresenta un uomo di età adulta e serba 
avanzi di argentatura. Ora fa parte della racccolta pubblica forlivese. 



Vili. FIUMANA. — In parrocchia di J'al di Noce, ne' pressi del comune 
di Fiumana del forlivese, un contadino lavorando il campo, rinvenne un sepolcro com- 
posto di grossi ciottoli a secco, profondo oltre 1 metro e già guasto in antico. C'erano 
resti di ossa umane, sconvolte, tra le quali raccolse due grosse armille. Ne feci ac- 
quisto pel Museo di Forl'i. Sono di verga esagona, massiccia, senza ornati, grosse 
mill. 10 che aumentano presso le teste solo accostate. Il diametro interno è di miil. 72. 
Pel tipo si confronti il Bull, di paletti. Hai. anno XIV, tav. I, n. 4 

A. S.WTAREALI. 



Regione VI (UMBRIA). 

IX. S. GIUSTINO — Di una tomba a cremazione scoperta nel ter- 
ritorio del comune. 

Fu a caso scoperto, nel comune di s. Giustino, in un terreno detto le Capanne. 
che rimane tra il castello e la sinistra sponda del Tevere, un sepolcro, che avea l'ap- 
parenza di essere antichissimo. Era fatto di una piccola buca rotonda, colla parete 
in giro di sassi, e coperto da un lastrone. Il contadino che me ne ha riferito, vi tro.ò 
dentro un vaso, il quale aveva sopra la bocca uno specchio di bronzo ed era pieno 
di terra, di cenere, e di bruciaticcio. Lo specchio misura m. 0,lU di diametro, con 
disegno piuttosto rozzo e tra.scurato, nel quale si veggono quattro figure di soggetto 
ben noto. Ai lati i Dioscuri, col berretto frigio e col corto chitone affibbiato alla vita, 
che si appoggiano ad un abaco, sotto il quale è accennato un capitello ionico. Presso 
il Dioscuro di destra, si figura Elena, nuda, che posa il sinistro braccio sulla di lui 
spalla : fra lei e l'altro Dioscuro sta una donna, con lunga veste, la quale si riconosce 
per Leda, la loro madre. 

Due cose sono notevoli in questo trovamento : l'una che al principio del secolo 
terzo (poiché a data piìi antica non può risalire lo specchio) si conservasse in quel 
luogo il modo di seppellire che riscontrasi presso gli italici ; l'altra che si esten- 
desse l'uso degli specchi etruschi anche nella finitima regione uml)ra (essendo situato 
s. Giustino sulla sin. del Tevere) ; sebbene ciò sia natuiale per il commercio ed il 
costume, né manchi qualche simile esempio. 

G. F. Ga.mukkini. 



— 179 — 

X. SPOLETO — Avami di edifica romani scoperti in contrada « CMmpo 
del Vescovo » nei pressi della città. 

Eseguendosi nello scorso gennaio alcuni scavi per piantagioni di alberi in un 
terreno detto camiio del Vescovo, di proprietà del marchese Filippo Marignoli, se- 
natore del Regno, a circa 300 metri ad oriente della città, lungo il corso dell'antica 
Flaminia, si rinvenne una straordinaria quantità di bellissimi pezzi di marmo, appar- 
tenenti alla decorazione di pavimenti e pareti. 

A m. 0,60 circa di profondità tornarono in luce alcuni muri di bella e solida 
costruzione, ed avanzi di opera a sacco, assai dura e compatta. Si scoprì pure parte 
di un lastricato di marmo bianco di Carrara, dal quale fu tolta una grande lastra 
marmorea, che vidi poi ridotta in pezzi. 

Benché le accennate scoperte non fossero della massima importanza, pure mo- 
stravansi degne di speciale riguardo per la memoria di altri rinvenimenti che nel 
luogo stesso avvennero. 

Questo fondo, denominato c(m[jo del Vescovo, fa parte di una vasta zona di ter- 
reno, che misura alcune migliaia di metri quadrati in superficie, nel cui centro sorge 
oggi la villa della Genga, già Locatelli, Martorelli, Orsini. Ed in questa zona da 
tempi remoti si scoprono anticaglie. 

Nella prima metà del secolo XVII vi fu trovata una statua, della quale pur 
troppo non c'è rimasto altro ricordo se non questo, che cioè era era a/fabre sculpta. 
In quel tempo medesimo, verso il 1608, tornarono quivi all'aperto plures aquae- 
ductiis hiiic inde commeantes, che il cronista Serafini, che ci ha conservato tali ri- 
cordi, stima segni evidenti che in quel luogo esistevano antichi bagni. 

Sul principio del volgente secolo dentro la ricordata villa della Genga si scopn 
un pavimento di mosaico bianco e nero, a disegno geometrico, che fu diligentemente 
segato, e diviso a riquadri, collocato nella sala centrale della villa. 

Circa trenta anni or sono fu rinvenuto, sempre nella zona citata, un cippo di 
travertino con l'iscrizione: 

T • CAESIVS 

T • LIB • PRIMIO 

M AG • Vie • ET 
CAESIA-T-L-TIGRIS-SIBI 
ET-TCAESIOTFPROCVLO 
MAO- VIC-ET-T-CAESIO 
T-FSEVEROET • T • CAESIO 
TFRVFOETTCAESIOTF 
HONORATO ■ HIC • VIXIT 
ANXIIIIDXXXI- 

Questo cippo fu poi donato dal marchese Marignoli al municipio di Spoleto. 
Io stesso, circa venti anni or sono, trovai quivi gran parte di un altro cippo di 
travertino, con patera e prefericolo ai lati, e con l'iscrizione: 

D ■ M 
VETVLE N 
M-LIB-FOP 



— 180 — 

Ed anche questo si conserva nel palazzo comunale per generoso dono del mar- 
chese Marignoli. 

Alcuni anni dopo (cfr. Notisie 1878, pag. 221, 253) facendosi dall'amministrazione 
militare alcuni lavori di trincea, vi fu scoperto il grande Mitreo, dove si rinven- 
nero al proprio posto l'ara, la nicchia per la statua del nume, e nelle pareti si no- 
tarono dipinti che rappresentavano figure virili. Tornarono in luce in quella occasione 
anche marmi decorativi, e frammenti architettonici marmorei, e con essi ima statuetta 
di avorio, un braccio ed una mano di scultura fittile assai ben modellata, e monete 
varie. 

Nel 1888 vi si raccolse, quasi a fior di terra, un grosso pezzo di africano luogo 
m. 1,50, largo m. 0,80, e dello spessore di m. 0,37. 

Recentemeute vi avevo io raccolto oltre a vari frammenti di porfido, di serpen- 
tino, di rosso antico e di cipollino, un lembo di grande panneggiamento in marmo 
saccaroide di Carrara, appartenente ad una grande statua. 

Essendo stati continuati i lavori agricoli, dei quali ho accennato in principio, 
si scoprì nella prima metà dsllo scorso aprile, alla profondità di m. 0,80 una con- 
dottura, con direzione sud-ovest nord-est, distante m. 15 dal muro di cinta della villa 
della Genga. Tale condottura è alta m. 0,37, larga m. 0,21. Ha il fondo formato con 
mattoni o tegole lunghe m. 0,60; ed è coperta con pietra a falde lunghe, in media, 
m. 0,80. Dista appena m. 1,50 dal lastricato di marmo bianco sopra descritto. 

Alla distanza di circa m. 5,00 da questa condottura, verso ovest, ho potuto 
notare una parete con intonaco dipinto, ancora in piedi per m. 1,00 circa. Altri fram- 
menti di intonaco, rossi, gialli, neri, ed altri pezzi di beUissimi marmi, sono stati 
raccolti tra la terra. 

È natiu'ale il supporre che questi acquedotti ora scoperti fossero stati collegati 
con quelli che si scoprirono nel 1G08, come ho potuto ricordare con le memorie la- 
sciateci dal cronista Serafini. 

Quantunque la iscrizione di T. Caesias Primio porti a dimostrare che nel tratto 
di terreno, in cui i rinvenimenti accennati si fecero, sia stato un vico, pure dalla 
qualità e dalla ricchezza di molti materiali di fabbriche colà scoperti pare possa con- 
cludersi che vi sorgessero editici cospicui nell'età imperiale. Ed è una vecchia cre- 
denza che molti dei marmi stupendi della famosa basilica di s. S;Jvatore provengano 
appunto dalle rovine di questi edifici. 

A trecento metri dalla zona rammentata, lungo l'antica Flaminia, sorge la ve- 
tusta chiesa di s. Sabino, originariamente costruita con frammenti di antiche fab- 
briche. Una delle tribune delle quali va adorna, è composta quasi intieramente di 
grossi travertini curvilinei, in uno dei quali, alto m. 1,40 circa, leggesi in grandi 

lettere : 

M • C A E Si 

CA ES| 
È naturale che provengano da un monumento sepolcrale, posto ad individuo della stessa 
gente a cui la prima delle iscrizioni sopra ripetute si riferisce. Forse altre pietre 
iscritte si celano nei materiali di fabbrica di questa chiesa , pietre che facilmente po- 
trebbero essere esaminate. G. Sordini. 



— 181 — 

Regione VII (ETRURIA). 

XI. ORVIETO — Nuove hidagini nel resti dell'edificio termale ro- 
mano in contrada Pagliano (cfr. N'oliale 1890, p. 194). 

6 api'ile-18 giugno 

Ha avuto luogo l'esplorazione della camera n. 5, che si dovette lasciare indietro 
per ottenere una maggiore regolarità nel lavoro di sterro. Yi si accede dal n. 13 
già prima descritto (cfr. Notizie 1890 p. 194) a mezzo di un'apertura a forma di 
porta di accesso che guarda il corso del fiume Paglia, e che mism-a m. 1,35 di lar- 
ghezza per 2 di altezza. Nell'interno del vano si hanno le dimensioni di m. 5,95X 
3,50. Le pareti in giro conservano in media l'altezza di m. 2,00. 

Unitamente a molti frammenti di grandi anfore ordinarie, miste a rottami di 
laterizi e terra assai compatta, si poterono raccogliere i seguenti oggetti. — Broìuo. 
monete di Augusto, Germanico, Claudio, Nerva, Antonino Pio, Commodo, Massimino, 
Costantino ed altre piccole monete irriconoscibili per l'ossido. Manico di vaso, in 
forma di battente, largo m. 0,06. Due cerniere lunghe m. 0,07 ciascuna. Piccolo 
piombo da filo, alto m. 0,03. Manichette largo m. 0,05 di forma semicircolare. Anello 
semplice da dito, diam. m. 0,03. Altro simile, diam. m. 0,026. Pendaglio a foggia 
di mezza luna, alto m. 0,075. Graziosa testina di fanciullo, diam. m. 0,026, appar- 
tenente alla decorazione di qualche vaso. Fibula di forma comune, lunga m. 0,046, 
mancante dello spillo. Piccolo coperchio con elegante picciolo, diam. m. 0,025. — 
Argento. Due monete, guaste. — Osso. Cannello lungo m. 0,10, diametro m. 0,033, 
con due piccoli fori. Lastrina di cornicetta alta m. 0,06 e larga m. 0,03. Dieci 
aghi crinali semplici, il massimo lungo m. 0,24, il minimo m. 0,087. Due stiletti 
con piccolo cucchiaio in cima, il primo lungo m. 0,15, l'altro m. 0,12. Diciotto 
altri, frammentati. Stilo lungo m. 0,118, privo della capocchia. Ornamento a forma 
di foglia, lungo m. 0,052. — Fittiti di arte aretina. Frammento del piede di pic- 
cola tazza con marca L • POPÒ////. Sette altri frammenti di piedi, con marche inde- 
cifrabili. Frammento di altra tazza con rappresentanza pornografica. — Fittili or- 
dinari di arte locale. Lucerna a forma di testa di bue, lunga m. 0,10 mancante 
nella parte posteriore. Altra lunga m. 0,102 con sopra una corona di foglie, a stampo, 
rotta nel beccuccio. Altra con manico a mezzaluna, lunga m. 0,14, con sopra una 
lepre in atto di pascere, anche rotta nel beccuccio. Altra lunga m. 0.095, mancante 
del beccuccio e del manico, con sopra una figurina di fronte, ed un'aquila. Altra 
lunga m. 0,105, mancante del beccuccio, con sopra un gallo, di lavoro fatto a stampo. 

In linea parallela al n. 5, sopradescritto, si mise allo scoperto altro vano, di 
forma quadrilunga, a guisa di un piccolo corridoio, segnato in pianta col n. 19. 
Anch'esso ha l'accesso dal n. 13, con l'apertura orientata verso il Paglia, della 
larghezza di m. 0,89 e 1,35 di altezza. Misura internamente m. 4,00X2,00X0,89. 
Gli oggetti raccoltivi e trovati alla rinfusa sono. — Brotuo. Monete di Augusto, 
Germanico, Costantino, e varie altre, corrose per l'ossido. Tre frammenti di serratura. 



— 182 — 
il maggiore lungo m. 0.07. il minimo m. 0,048. Uncinetto rotto in due pezzi, lungo 
ni. 0,165. Ago crinale semplice lungo m. 0,13, un poco guasto. Chiodo lungo me- 
tri 0,055, con capocchia e gambo lavorati. Anello semplice, da dito, diam. m. 0,022, 
non bene conservato. Frammento di un cucchiaino con cinque piccoli fori, usato da 
colatoio, con ima testina ricurva di avoltoio, lungo m. 0,04. Due borchie di deco- 
razione, la massima del diametro di m. 0,035, l'altra di m. 0,028. Tubetto semplice, 
luogo m. 0,03. — Pietra dura. Pezzo di forma ovoidale, lungo m. 0.12, con in- 
cisione di un cavallo in atto di pascere. — Vetro. Anforina semplice, di forma co- 
mune, alta m. 0,07. Cilindro frammentato, lungo m. 0,14. Frammento di altra an- 
forina semplice, lunga m, 0,04. Frammento di armilla color scuro, lungo m. 0,05, 
Bottone nerastro, diam. m. 0,015. Frammenti di tazza color turchino. — Ferro. 
Anellino semplice diam. m. 0,01. Frammento di una scure, lungo m. 0,135. Ganghero 
lungo m. 0,225. Anello da catena, diam. m. 0,075. 

Essendo stata diretta la prosecuzione degli scavi verso nord-ovest, altri muri 
di opera reticolata si misero in luce, che formeranno in. 18 e 20, allorché saranno 
del tutto sterrati. Trovansi a contatto immediato coi vani segnati coi n. 13 e 19. 

Nel n. 18 si scopri una base di travertino, che tuttora giace al suo posto, di 
forma quadrata, di m. 0,55X0,55 e 0,34 di altezza. Vi si raccolsero, alla rinfusa, i 
seguenti oggetti. — Bronzo. Monete spettanti ad Agrippa, Massimiano ed ai Costan- 
tini, e varie altre corrose, non decifrabili. Frammento di serratura lungo m. 0,03. 
Due frammenti di una striglie, striati nella parte esterna, lunghi m. 0,19. Fram- 
mento di anello, con punte esterne, rilevate. Capocchia di chiodo; diam. m. 0,022. 
J'rammenti di decorazione. — Ferro. Diciannove chiodi con grande capocchia, lunghi 
ognuno m. 0,12. Tre coltelli a larga lama, lunghi, rispettivamente, m. 0.28, 0,215, 
0,175. Puntale di bastone o lancia, lungo m. 0,11. — Fittili ordinari di arte lo- 
cale. Lucerna, lunga m. 0,10 con sopra una testa di maschera, e sotto marca non 
decifrabile. Altra, piccola, lunga m. 0,08 con sopra un fiore a stampo. Altra semplice 
e rozza, lunga m. 0,09, rotta nel beccuccio. Altra, lunga m. 0.11, rotta nel bec- 
cuccio e nel manico, con lieve ornamentazione. Otto frammenti di lucerne con im- 
pressioni incomplete. Due vasetti ordinari. Unguentario alto m. 0.(»6. 

R. M.\NCINI. 



Regione V (PICENUM). 

XII. CASTRIGNANO — Di un cippo con iscruione sabelUca. 

Sulla iiue di marzo del corrente anno, nelle vicinanze di Castrignano, provincia 
e circondario di Ascoli Piceno, mandamento di Offida, in un fondo della signora 
Angela Conconi-Crocetti in contrada Moaleculco, fu scoperto un monolite di tufo, a 
forma di obelisco, alto m. 1,36, largo alla base m. 0,30, ed alla sommità m. 0,15. 
Ha lo spessore di m. 0.22. 

Vi è incisa in caratteri abbastanza nitidi un'iscrizione sabellica, che occupa due 
facce del monolite, cioè il pro.spetto ed il lato sinistro. 



— Isa- 
ii solerte ispettore cav. G. Gabrielli ne mandò un calco cartaceo, del quale si 
riproduce qui il fac-simile : 

a) sulla fronte 




l/) sul fianco 


sinistro 


/■<<^y~^ 


J^^^ 


/ jO 


1 


' 


3 ^A 


/ ~~^ 


l^\ 


ì ^ 


" \ 


7^^ 


<? 


»»» 


O^^ 


k> 


a\ 


"3 


1^\ 


w 


\\v 


/-o 


ù^ 




\^ 


lo 


c=— 


(^ s. 3 a 


/ 


V> 


oAy 


H 


;C-4 



30 



Regione I (LATIUM ET CAMPANIA). 

XIII. ROMA — Nuove scoperte nella eittà e suburbio. 

Regione II. Costruendosi una fogna avanti al cancello meridionale dell'Orto bo- 
tanico, fra questo e la chiesa di s. Gregorio, è stato scoperto, alla profondità di 
m. 4,00, un tratto d'antica strada lastricata coi consueti poligoni di selce. 

G. Gatti. 



— 1S4 — 

Regione III. Nella casa in via Lanza di proprietà del sig. Vitali si conserva 
un lastrone di marmo lungo m. 1,18 alto m. 0,45, sul quale fra due feritoie o asole 
è incisa la seguente iscrizione : 

D M 

AVFVSTIA • BASSA ^ LIBERT 

LIBERTABVSQ\'E-POSTERIS e 
QVEEORVMSE-VIVA-FECIT / 
corona 

Nel V. 1 era stato scritto BASABSA, poi corretto BASSA. 

Fu trovata negli scorsi anni nelle fondamenta di detta casa, nella parte die volge 
verso la via di s. Martino. Quivi pure si all'erma sia stato ritrovato il seguente fram- 
mentino di calendario, inciso in lastra marmorea, grossa mill. 18, la cui superficie 
è assai consunta : 

FN 
/). TVBILN- CVor 
C Q_R E X • C !• \\ N 
DC 

Vi sono notati i giorni 23 marzo, nel quale aveva luogo la cerimonia del tiibilusfrio, 
ed i due susseguenti: e nella colonna dell'aprile i giorni 20, 21 e 22. 

R. Lanciani. 

Regione VI. Terme di Diocleziano. I sig. Martinelli e Cremonesi hanno intra- 
presa la costruzione di un grande edificio nel giardino già appartenente all'ospizio 
dei Sordo-muti, presso l'angolo nord-est del recinto delle terme Diocleziano e nello 
spazio che divide questo dalla via Venti Settembre. 1 ritrovamenti avvenuti finora 
debbono quindi spartirsi in due gruppi, il primo riferibile alle terme stesse, il se- 
condo riferibile ad edifizi privati posti lungo il margine meridionale del viciis portae 
Collinae. 

In quanto spetta alle terme, la scoperta più importante è quella del muraglione 
di perimetro che le racchiudeva dal lato settentrionale, poiché i topografi sono tut- 
tavia incerti circa la preferenza da darsi ai disegni dell'anonimo del Geymiiller 
{Thermes d' Agrippa ecc., Lausanne 1883 tav. X) e di altri cinquecentisti, i quali 
negano l'esistenza del muro; ovvero ai disegni del Valadier, che l'affermano. La con- 
troversia è risoluta in favore di quest'ultimo, essendosi scoperto un tratto del mu- 
raglione hmgo circa cinquanta metri, grosso m. 2,15. Si è pure scoperto il nicchione 
semicii-colare, che è il penultimo verso l'angolo di s. Bernardo. Appartengono forse 
alla decorazione di queste parti dell'edificio due grossi mensoloni, intagliati in pietra 
sperone, lunghi m. 1,70, alti m. 0,70, grossi m. 0,60, caduti al suolo dalla parte 
esterna del muro. 

Alla distanza di m. 8,30 da questo lato delle terme e parallelamente ad esso 
corre una via selciata, larga m. 2,50 profonda sotto il piano attuale m. 1,20. Se ne 
è scoperto un tratto lungo circa 40 metri, il quale coincide esattamente con altri 
avanzi di selciato scoperti nelle fondamenta della vicina casa Maldura nel taglio per 
la fogna di via Pastrengo, e negli scavi del ministero delle Finanze dalla parte della 



— 185 — 

Corte dei Conti. Da questa via si distacca ad angolo retto un altro selciato largo sei 
metri, che va a nascondersi sotto la casa Cugnoni. Si tratta forse di un passaggio di- 
retto di comunicazione fra il vicus portae Collinae ed uno degli ingressi laterali delle 
terme. Lungo i margini di queste strade si vengono ritrovando avanzi di costruzioni 
private con volte sotterranee, e chiaviche coperte alla cappuccina con mattoni por- 
tanti il noto sigillo di Cneo Comizio Amando. 

La supposizione che il braccio laterale di strada sopra mentovato, conducesse 
ad una porta laterale delle terme è avvalorato dalla scoperta del seguente frammen- 
to epigrafico, inciso in lastra scorniciata di marmo, grossa m. 0,08, con lettere alte 
m. 0,071, non pidcherrimae come vuole il Waelscapple, ma abbastanza buone: 

lERFEC 



È appena necessario osservare che il frammento appartiene ad una delle grandi iscri- 
zioni isteriche dello Terme, e che deve essere supplito al modo seguente: 

thermas feliees diocletiaiias etc.etc. 
prò TAnti operis magnitudine omni cidtii 
PERFEC^as romanis suis dedicaverimt 

Si confronti con gli altri frammenti del lato sud (Monte della giustizia 1876) 
e di questo stesso lato nord (1873) presso il C. I. L. VI, pag. 845 ad n. 1130. Il 
ritrovamento dimostra vera l'opinione dell'Henzen circa il numero delle repliche di 
cotesta iscrizione monumentale. 

R. L.'i.NCI.iM. 

Regione IX. Sull'angolo di una piccola casa al vicolo Orbitelli n. 7-8, il si- 
gnor L. Nardoni ha osservato due frammenti di antica iscrizione a grandi lettere, 
che erano finora sfuggiti alle ricerche degli epigrafisti. Quantunque in parte coperti 
di calce, ho verificato essere incisi su grandi massi di travertino, che furono segati 
per servirsene nella fabbrica. Vi si legge : 



a) 



MMAXOY 


X,-, 


-I 




C V M I □ C A N 


ZI VSQVE 


-s\ 



b) 



"PvlVl"" ""• SA 

OCIVSQVE ■ S\ 
OLINO • ET ■ RO 



Spettano evidentemente alla serie di quelle epigrafi, che furono poste dopo la 
prima guerra Mitridatica da re e popoli dell'Asia sul Campidoglio, e delle quali tor- 
narono recentemente in luce altri frammenti (cfr. Notizie 1887, pag. 110 segg; 1888, 



24 



— lS(i — 

pag. 134). L'iscrizione era ripetuta due volte; e per congettura del prof. Mommsen 
potrebbe esserne così restituito il scuso generale: 

Ju KuTTiTwXi'on xcà Piriiuj óìjiov (Ti'Jk/i «/()(' yjt\^oir 

l'rrò ói'^j^iov c'iTTfóólf-^i^ 

reverentiae sunimae et amoris ma]xumi causa 

populus amicus s]pciusque su[_is 

lerjibus receptis dedit lovi CapiQoli/io et Ro\jnae 

Da luogo incerto della città provengono alcune fistulo aquario iscritte, che la 
Commissione archeologica comunale ha aggiunto alla sua raccolta. Le leggende sono 
queste : 

a) IMP-DOMITIANl-CAESlSARIS • AVG ■ GERiM ANICI sic 
SVBCVRABVCOLAE-LPROqLTICLAVDIVSPHILETAERVSFEC 

b) MARIAE • T • F • ATTICILLAE 
e) VTILIAES FROCLJ 

VTILIAES PROCLAl? 

d) C • LAECANIVS • ANTIOCHVS FEC 

JNTIOCHVS FEC 

e) M • VALERIV5 • a m ARANTHVS FEC 

Area del Policlinico. Continuati gli sterri nel lato occidentale dell'area destinata 
al Policlinico, ove furono già scoperti avanzi di im privato edificio (cfr. Notizie 1889 
p. 366), sono stati messi allo scoperto altri muri di antiche fabbriche, alcuni dei 
quali intonacati e dipinti in rosso. Si è pure trovato im pavimento a musaico bianco 
e nero, con figure decorative geometriche, di grossolana fattura. 

Fra le terre sono stati recuperati i seguenti oggetti : — Marmo. Pieduccio, che 
doveva sostenere un busto. Mortaio a quattro anse. Due macinelli per pestare colori. — 
Bronzo. Coperchio rotondo, rotto. — Vetro. Piccola tazza, infranta nell'orlo. Caratfa 
quadrangolare, mancante del collo, alta m. 0,14, con pareti larghe m. 0,04 ; nel fondo 
vi è impressa a rilievo una figura in piedi, che protende il braccio dritto, e porta un 
oggetto nella mano sinistra pendente ; ai quattro angoli le lettere : 

G M 
H R 

Fittili. Anfora ad ampio ventre, con tracce d'iscrizione dipinta in colore rosso. 
Vasetto in forma di piccola anfora a due manichi. Altro in forma di pentola. Arnia 
rotta nella parte superiore. Calamaio. Piatto grezzo. Due pezzi di mattoni col bollo 
circolare : 

OPVS • DOLIARE EX FRED 

DOMINI • N • AVG 
cane 

G. G.\TTI 



— 187 — 

Prati di Castello. Durante la penultima settimana di aprile u. s. furono scoperti 
sulla riva destra del Tevere, ai Prati di Castello, altri due cippi spettanti alla ter- 
minazione delle sponde. Trovaronsi allineati sul prolungamento dei cippi nn. 7, 8 e 9 
già precedentemente venuti in luce nella medesima località, e dei quali riferii già 
nello scorso marzo (cf. Notizie 1890 p. 82 segg.). 

Il primo di detti cippi appartiene alla nota terminazione eseguita sotto Augusto 
nel 747 di Roma, e si è trovato al suo antico posto, m. 60 circa distante dal cippo 
n. 8. È il 14" della serie di cippi venuti in luce nella mentovata località. Misura 
m. 1,80X0,745X0,365: la quota, in sommità, è di m. 12,20. 

Keca incisa l'epigrafe : 

IMP • CAESAR • DIVI ■ F 
AVGVSTVS 

PONTIFEX ■ MAXI MVS 

TRIBVNIC • POTEST • XVII 

EX • S • C ■ TERMINAVIT 

R'R-PROX- CIPP- FED-CCVI 

nel lato opposto, presso la sommità : 

R • R • PROXIMVS • CIPPVS • PED • CCV • 

Il n. CCV è inciso in modo da non lasciar supporre clie vi mancbi seguo alcuno. 

Il secondo cippo appartiene alla terminazioae fatta da Traiano l'anno lol dell'e. v. 
Trovavasi al suo primitivo posto, allineato col precedente, da cui ora distante m. 23,80, 
però ad un livello superiore. 

È il quindicesimo della serie o gruppo di cippi rinvenuti nella località mede- 
sima. Misura m. 2,15X0,90X0,50; la quota in sommità è di metri 13,50 sullo 0'" 
dell' idrometro di Ripetta. 

Vi si legge l'epigrafe seguente, mutila nella parte superiore, per essere sclieg- 
giato il travertino in sommità del cippo : 



xi:iVSFEIlOX • CVR- ALVEI ■ E >\ 

/;<IPARVM • TIBERIS • ET • CLOACAR • VRBIS 
TERMINA VII -RI PAM- R-R-PROXIM 

cippy PXVS 

D. Marchetti 

Alveo del Tevere. — Di una laminetta di argento con leggenda ebraica. 

Tra le ten'e estratte dall'alveo del Tevere, per mezzo della draga Tolonese sui 
primi dello scorso maggio fu riconosciuta una laminetta di argento, con iscrizione 
ebraica, rotta in due pezzi, e mancante della parte superiore. È alta circa m. 0,04, 
larga alla base m. 0,045, e vi si vedono lateralmente incise due colonne scannellate, 
su pilastri che chiudono una grande base, entro la quale continua la iscrizione. 

Dietro è inciso un motivo architettonico, cioè una piccola base, su cui posa un 
cratere, dalla cui bocca escono intrecci e vilucchi. 



— ISS — 

Avendo sottoposto tale laminetta all'esame del eh. collega prof. G. Ascoli, nella 
seduta Accademica del giorno 5 maggio, alla quale egli trovavasi ad assistere, ebbe 
egli la cortesia di trascrivere la leggenda e mandainiene la illustrazione nella let- 
tera che segue : 

bì^i:> n^-inDj tì'b^ ^n'» '^• 



{i"^ mini ^'b^J'3 i^Dì"! 



Eoma, 7 maggio 1890. — Collega onorandissimo. Sono sempre rimasto al punto 
a cui di primo tratto arrivavo. Come già Le dissi, riescono leggibilissime e di sicura 
integrazione e traduzione le righe a cui do i numeri 1, 3, tì, 7, 8. Le righe 2* e 4", 
che portano una sola parola per ciascuna, e la S'', non riesco a diciferarle. Nella 2* 
e nella 4^ altro forse non è se non un paio di nomi propri, non ebraici, ma in let- 
tere ebree (posiumis?; dionisis?). 11 più duro è però nella 5^, che nella prima parte 
presenta delle lettere dalle quali non escono parole ebree, e all' incontro finisce con 
lettere o resti di lettere che fanno presumere parole ebree. 

La parte superiore della laminetta, cioè la parte che ci manca, avrà di certo 
portato una o l'altra delle benedizioni che si leggono nel libro dei Numeri, sulla 
line del cap. VI, e sempre si ripetono nel rituale delle sinagoghe (Birkat kohanìm). 
E con quelle benedizioni continua la parte che abbiamo: 

-l""^»* vjs ['n ^'c] 1. 

» volga il Signore la sua faccia a te «; 

ry\h-c -^ ì2'D^^ 3. 
» e conceda a te la pace ». 
Segue un'altra benedizione, pur biblica, ma della quale non so, di memoria, 
citare il libro dove occorre ('); e finalmente un'altra benedizione ancora, che ci riporta 
al libro dianzi citato. Suonano queste benedizioni : 

[nr] CI'?-»:' -|7"'n3 ^-ìra "'H"' c. 
•\-\u-o^ 'n T^mocnNO 7. 

6 " sia pace nel tuo esercito (nelle tue facoltà); tranquillità 

7 « nei tuoi palagi (nelle tue sedi). — Ti custodisca il Signore. » 

(') [Salmo CXXII, 7.] 



— 189 — 
E per ultimo la riga, che è nella base, si legge : 

e dice, risolute le sigle : " Giuseppe, figlio dell'onorando signore Giuda, che Iddio 
custodisca e benedica. » 

La scrittura non è moderna, ma neanche si può dire antica. 
Mi voglia sempre diìio Suo 

Graziadio Ascoli. 

Vìa Flaminia. In seguito dei lavori di sterro eseguiti dalla ditta Oblieght per 
r impianto di un secondo binario lungo la fronte delle cave di Grotta rossa, è dive- 
nuta nettamente visibile la sezione della tomba dei Nasoni, e si sono potuti rico- 
noscere alcuni particolari inediti sulla sua costruzione. Nel piano di ciascuna nicchia 
son ricavati dal sasso vivo due avelli per inumanazioue, lunghi m. 1,80, larghi m. 0,51 
profondi m. 0,55, divisi da parte intermedia grossa m. 0,23. Gli avelli erano chiusi 
da lastre, forse di maiTno, più probabilmente di terracotta, stuccate sui battenti. 
Dinanzi a ciascuna nicchia, e nel pavimento stesso della cripta, sono scavati nel 
sasso vivo cassettoni a palco. Ogni gruppo è capace di tre cadaveri che venivano ada- 
giati sopra un letto di tegoloni. Lo spazio per singoli cadaveri misura m. 2 in lun- 
ghezza, m. 0,48 in larghezza, m. 0,60 in altezza. La roccia tufacea cinerea nella quale 
è scalpellata la tomba, riposa sopra uno strato di breccia fluviatile poco consistente 
e facilmente decomposto dalle pioggie violente. A questa condizione di cose dovrà 
forse attribuirsi la rovina della fronte e della porta d' ingresso, cui è venuto a man- 
care poco a poco il substrato di fondamento. Due cassettoni conservano ancora parte 
degli scheletri rispettivi. 

ì'ia Labicana. Presso il nuovo ponte ferroviario di via Labicana, nel luogo piìi 
volte descritto nelle Notizie dei mesi precedenti, sono tornati in luce, fra le terre di 
scarico, questi frammenti di titoli sepelcrali. 

a) Alcuni pezzi di un' iscrizione sepolcrale metrica ('). 

b) Lastrina marm. di m. 0,18X0,12. 

D V M 
SVPERSTITI 
CONLIBERTI 

B V M 
B VE AL VS 



c) due frammenti di lastra e. s. 





M B 




fS> 


•e- roCator- 

DIVINAE • e 

etCaviae 


C6 • 




CitóETLIB 


(S 




IVM a 





E. Lanciani 

(1) Essendosi scoperti altri pezzi dell' iscrizione stessa, so ne darà il testo nei prossimi fascicoli. 



— 190 — 

Via Salaria. Nei lavori per la fogna fra porta Salaria e porta Pinciana si sono 
rinvenuti : tre balsamarii fittili ; un grande grano per collana di pasta turchina ; una 
lucerna di terra rossa, con un Genietto in rilievo; ed i seguenti titoletti sepolcrali. 
a) Lastrina da colombario, di m. 0,22X0,10 : 



Q^PETILLIVS 
ATTALVS 

OB • MERItIs ■ ElVS 



VETTy 



DIGNVM-rROSEQ_yOR / 

b) Lastra di marmo, di m. 0.30X0,30: 

a_- SVLPICIVS 
Qj L • EROS 

AMBI VIA-C-ET O • L • AMMIA 
C-AMBIVIVSO-L-MAR.TIALIS 

c) Lastra di marmo, di ra. 0,89X0,23: 

TaLIA • SEX • L ■ PSYCHE 
SEXTALIO'SEX-eTOL 
DIONYsIO ■ FILIO 
d) Lastrina da colombario, di m. 0,17X0,10: 

/.ERIVS- W-L 
_/v T H E R • 
/CIO -SEX -L • 
/nno • FRATRI 

Via Tiburtina. Dai movimenti di terra ul-I pubblico cimitero del campo Ye.ano 
proviene una lastrina di marmo, lunga m. 0,18, alta m. 0,11, che senza dubbio appar- 
tenne ad un locnlo del sotterraneo cimitero cristiano di Ciriaca. Entro una tabella 
ansata vi è incisa rozzamente una colomba, innanzi alla quale è un ramo d'olivo. 
Sopra la colomba è il monogramma ^ ; e al disotto è scritto in minute lettere un 
cognome, del quale sono leggibili soltanto le lettere Fà^NOSVS. 

G. G.4TTI 



Campania. 

XIII. MINTURNO — Di un nuovo cippo miUiare dell' Appia scoperto 
presso Minturno, e di altre epigrafi, minturnesi. 

Nella contrada Virilasci o Arco rotto^ già nota nella letteratura epigrafica min- 
turnese, nel fondo del signor Francesco lannazzi, presso un avanzo dell'antico acque- 
dotto, che sorge sul confine tra il detto fondo e la strada provinciale, si rinvenne a 
fior di terra, nel febbraio di questo anno, un cippo milliare cilindrico di pietra cal- 
care, sventuratamente rotto nella parte superiore, alto m. 1,-50 e del diametro di 
m. 0,77. Non reca altro inciso che il seguente numero in grandi lettere (mill. 170): 

X C V 1 1 1 



— 191 — 

Evidentemente appartiene al tratto della via Appia fra Minturnae e Sinitessa, 
al quale il Mommsen (C. I. L. X n. 6868) riferisce il cippo milliare di Massenzio col 
n. XCVIII, esistente tuttora nell'attuale Minturno. Epperò vien maggiormente raffor- 
zata la opinione dell'illustre tedesco (C. /. L. X p. 693), che ritiene essere stata di 
miglia XCVII la distanza fra Roma e Minturnae^ mentre l'itinerario Antoniniano 
(ediz. Wesseling, p. 107 sg.) ne segna 99. L'antica Mintur.iae quindi doveva sorgere 
sull'Appia fra il 97" e il 98° miglio da Roma. Che il nuovo cippo milliare si tro- 
vasse ad una certa distanza dall'abitato dell'antica Minturnae, è dimostrato dalla 
presenza dei sepolcri, che tuttora si rinvengono in contrada Virilasci, e che natu- 
ralmente si raggruppavano intorno all'Appia fuori appena le mura di Minturnae. 

Il nostro miniarlo sorge accanto ad un avanzo di muro reticolato, che certa- 
mente doveva formare uno dei fianchi della strada, della quale però non mi è riu- 
scito di vedere il selciato (cfr. Diodoro, 20, 36). Il sig. lannazzi assicura di averlo trovato; 
ed infatti molti scheggioni di pietra calcare, che ben potrebbero avere appartenuto 
all'antico selciato, si veleno disseminati pel fondo. 

Nel medesimo fondo lannazzi tornarono a luce, lungo la strada provinciale, nello 
stesso mese di fel)braio, le due seguenti epigrafi : 

Frammento di epistilio di tufo con triglifi e metope, alto m. 0,53, largo m. 0,58 : 
al disotto del fregio, in lettere profondamente incise e arcaiche : 

[ri • C • F ■ DCCOL • A 

Cippo di pietra calcare, alto m. 1,24, largo m. 0, 50, pulvinato superiormente: 



D • M 

TICLTI-F- 

MYRTILIO 

VIX -ANN 

LXXXVI • SINE l'atora 

CVIVSQj INIVR 

ASINIA-NOMS 

MAR • OPT 



L'epigrafe è di buone lettere, ed incorniciata da modanature. 
Nella medesima contrada Virilasci o Arco rotto, ma nel fondo di Rosa Alicandro, 
si trovarono queste altre due iscrizioni : 

Lastra marmorea frammentata, alta m. 0,23, larga m. 0,26: 

d. / M 

/0-IANV\RiO 

y/yiT- ANNIS-DII 
corlvJELIA VITAES 
eo/?/VGBEN]VERFEC 



— 192 — 

Altra lastra marmorea frammentata, alta in. 0,10, larga m. 0,29 incisa in brutte 
lettere : 

PORCI O'AN 
QVI-VIXIT-Ai| 

A. SOGLIANO 



XV. NAPOLI Scoperte di antichità nella regione Pendino. 

Proseguendo i lavori di risanamento nella via detta Selleria in sezione Pendino, 
sono stati rimessi a luce altri tratti dell'antica strada lastricata che quivi riapparve, 
e di cui fu de me riferito (cfr. Notìsie 1890 p. 42). Essa era coperta da terreno di 
riempimento; ed è posta al termine della via della Selleria, all'imbocco della via 
FoiUaiia dei Serpi ed alla profondità di m. 2.20 dall'odierno piano stradale; cioè 
quasi allo stes.so livello della via antica riconosciuta presso il vico Fate (cfr. Notizie 
1889, p. 342). 

Il tratto nuovamente scoperto è lungo m. 8,00, largo circa m. 2.90, ed è for- 
mato da massi poligonali basaltici, da alcuni di travertino, e da pochi di marmo 
bianco. 

Quantunque i tratti finora scoperti di questo antico lastricato non si trovino in 
perfetta linea fra loro, pure a me sembra che appartengano ad una sola via, la quale 
procedeva in una sola direzione, con leggieri gomiti, come spesso osservasi nelle strade 
di Pompei. 

L. Fulvio 



XVI. POMPEI — Giornale degli scavi redatto dai soprastanti (cf. 
Notizie 1800 p. 215). 

Maggio 1890. 

1-8 maggio. Proseguono gli scavi nel piano inferiore della casa n. 21, isola 2* 
regione Vili. Non avvennero trovaraenti. 

9 detto. Nell'accennata località e p:ecisamente in uno strato di terre già rimosse 
in tempo remoto, si raccolse : — Marmo bianco. Frammenti di un puteale, che in gran 
parte si potè ricomporre. La faccia esterna è riccamente ornata da tre festoni di frutta, 
fiori e fogliami, disposti ad encarpi, ed intramezzati da altrettante teste bovine, 
anch'esse ornate. Nell'orlo superiore è scolpita una zona di ovoli; nella parte sotto- 
stante è una zona in palmette. Alt. m. 0,615, diam. m. 0,48. 

10-13. Non avvennero rinvenimenti. 

14 detto. Nella località sopra indicata è stato raccolto : — Marmo bianco. Pic- 
colo frammento epigrafico, alto m. 0,22, largo 0,19, il quale reca, giusta l'apografo 
fattone dall'ispettore prof. A Sogliano : 



\\ 


r 


s 




J3I 





— 193 — 

15 detto. Non si ebbero scoperte. 

16 detto. Nella stessa località si raccolse : — Bromo. Una fibula il cui spillo 
è spuntato; lung. m. 0,05. Tre monete che il prof. Sogliano riconobbe per un asse 
consunto, repubblicano; un sesterzio di Claudio col tipo della S-pes sul rovescio, ed 
un dupondio di Vespasiano. 

17 detto. Ivi pure si trovò: — Terracotta. Un frammento di mattone con marca 
di fabbrica : 

ANSI 

18 detto. Non si lavorò. 

19 detto. Nella citata località si raccolse: — Piombo. Un piombino di forma 
sferoidale: — Bronzo. Altro piombino simile al precedente. Una bilancetta i cui 
piatti sono privi di catenelle, e la cui asta è lunga m. 0,39: — Terracotta. Una 
lucerna monolicne, avente nella parte concava superiore, una protome muliebre; 
diam. 0,05. Altra lucerna circolare col noto rilievo di Giove e l'aquila che gli sta 
innanzi ad ali spiegate e lo scettro afferrato con gli artigli; diam. m. 0,11. Altra 
lucerna circolare semplice e senza ornati ; diam. m. 0,08. 

20-28 detto. Non avvennero rinvenimenti. 

29 detto. Nella ripetuta località si rinvenne : — Marmo. Due frammenti di 
lastre marmoree, dello spessore di m. 0,15, lunghe 0.50. In una delle facce d'entrambe 
è grafiBto l'avanzo di un disegno lineare. Piccolo frammento di lastrina marmorea 
sulla quale sono scolpite alcune lettere. — Argento. Un piede circolare che doveva 
far parte di ima tazza. È ben conoservato e su di esso sonovi delle semplici orna- 
mentazioni. Peso grammi 114; altezza m. 0,038. 

30-31 detto. Non avvennero rinvenimenti di oggetti. 



Eegione IV (SAMNIUM ET SABINA). 

Paeligni. 

XVII. RAI ANO — Avanci di antico abitato nel territorio del comune. 

A sud-OTest di Baiano, sorge una collina detta Varranije e Baiano Vecchio. 
La parte culminante è sparsa di laterizi antichi. All'ovest e al nord si vedono residui 
di mura ciclopiche. Io ne misurai un tratto lungo m. 28. Il resto fu demolito dai 
proprietari del terreno, Antonio e Vincenzo Susi del fu Giovanni, che non ne cono- 
scevano l'importanza. Sono riconoscibili qua e là altri avanzi di cinte ciclopiche anche 
al di sotto; oltre l'esistenza di una lunga scogliera che forma una vera cinta naturale. 

Di tutte le cinte artificiali, al sud e all'ovest, rimane poco o nulla. L'ingresso 
nell'area rinchiusa si può scorgere dal lato di maestro, andando in direzione sud, e 
poi volgendo ad ovest, sempre in salita. È da notarsi nel versante nord-ovest di detta 
collina, un avanzo di cisterna rettangolare, fabbricata a calcina. 

Dal lato ovest, nelle falde, si scoprirono in diversi tempi parecchi sepolcri sca- 
vati nella roccia o nel breccione. Tra le macerie ho potuto rinvenire soltanto un cippo 
di calcare locale, alto m. 1,27 largo nella base m. 0,33 e nella testa m. 0,27, pro- 

25 



— I!t4 — 
fondo ni. 0,24. Ma è spezzato nella patte dell'iscnzione, di cui rimangono le lettere 
seguenti : 

CIVS 

C;F- 

Rinvenni anche il frammento di altro cippo alto m. 0.13, lungo 0.21, dello spes- 
sore di m. 0,09, con poche lettere così : 

\Vi 
ARIS 

Notai altresì un pezzo di colonna scanellata ed un franimeuto di bassorilievo con 
ramo di ulivo. 

Più a valle, al di sotto del sepolci-eto, vi è una serie di pozzi con fondo concavo, 
pieni di terriccio misto ad ossa di animali e cocci. 

Dalla descrizione che me ne fece il proprietario del terreno, potei ravvicinarli 
ai pozzi di Castelluccio nel tenimento di Ortona a mare (cf. Nuti:ie 18S8 p. 647). 



XYIII. PETTORANO — In uno scavo fortuito, in contrada Pescina, nel teni- 
mento di Pettorano, terreno di Luigi Monaco, fu Ralaele, si scoprì un' m'na cineraria 
di pietra bianca locale, alta m. 0,30, lunga m. 0,52 e dello spessore di m. 0,30. Nella 
base v'ha quattro peduncoli ricavati dallo stesso masso. Ai quattro lati l'urna ha una 
semplice scorniciatura. In uno dei due lati piìi corti, un bassorilievo arieggia una 
serratura; anche nell'orlo del coperchio, dallo stesso lato, si notano due borchie in 
bassorilievo. Il coperchio aveva grappe di ferro con impiombature. Intorno all'urna 
eran ceneri e carboni, due lucerne rotte e chiodi di ferro. 

L'urna fu acquistata dal municipio di Pettorano ed ora conservasi nel museo 
peligno di Sulmona. 

A. De Nino. 



Regione II (APULI A). 

Hirpini. 

XIX. BUC(iIANO — In contrada denominata Gavelelle, sita tra Succiano 
e la frazione di Pastorano, nel fondo Conia, proprietà del sig. Ennio Crisci, prima 
della semina del grano si esegui uno scassato. In tale lavoro, a poco più di m. 1,00 
dal piano di campagna si incontrarono dieci tombe in tufo. Dalla descrizione avu- 
tane e dall'esame dei materiali smossi e ridotti in pietre, che unite ai ciottoli costi- 
tuiscono le così dette murcciae o muraeehie, ho potuto stabilire, che parte di dette 
tombe sono di quelle cavate nel masso e coperte con lastrone della stessa pietra; e che 
altre erano invece costruite con otto lastroni tufacei ed in maggioro numero delle 
prime. Una di queste lastre, spezzata da un lato, misura m. 0,75 in quadro, com- 
preso un risalto in uno degli estremi. Altro masso tufaceo, parte di masso più grande, 



— Itló — 

di figura piramidale rettangolare, misura alla base m. 0,35 X 0,32 e m. 0,65 di al- 
tezza, mostrando nel lato maggiore la rimanente parte di un piano ribattuto, specie 
di castone di m. 0,10 alla base, m. 0,17 di altezza e m. 0,06 di profondità; spessore e 
forma che possono far supporre posto per contenere qualche lastra con epigrafe. Le ossa 
umane ricavate dalla distruzione delle tombe, furono tutte riunite in apposito fossato. 
Gli oggetti rinvenuti e che potei esaminare, sono: — Moneta di argento spettante 
alla famiglia Marcia. Lamina di ferro, a forma di triangolo isoscele, con angoli cur- 
vilinei, misurante m. 0,20 alla base e 0,29 di altezza. In ciascun angolo presenta 
un foro circondato da una laminetta quadrata in cui ricade la capocchia quadrango- 
lare di m. 0,03 di un chiodo spezzato lungo m. 0.17 con diametro di m. 0,015. 
Negli altri due fori mancano i corrispondenti chiodi. 

Molti tegoli rotti osservansi tra i mucchi di pietre ; ed i contadini mi assicurano 
che erano adoperati a specie di fodera, nell'interno delle tombe in grossi lastroni 
tufacei. Ho anche saputo che simili scoperte sonosi verificate nei fondi prossimi ed 
in epoca non lontana. ' 

Poco lungi dalle tombe, ho potuto esaminare un antico acquedotto che dalla 
gente del luogo non conoscevasi. Penetrato in esso da un foro della volta, ho percorso 
un tratto che in linea retta, nella direzione levante-ponente si dirige verso Bonea e 
Molano. La vòlta, a tutto sesto, misura m. 1,50 nella corda e m. 0,75 nella freccia. 
L'altezza totale non l'ho potuta avere, perchè ingombro il letto da pietre e terra allu- 
vionale. Tenacissimo intonaco ancora aderisce in molte parti delle spallette e della 
vòlta, osservandosi là muratura in materiali misti con pietre calcari locali. In altra 
occasione potrò meglio esaminare il cammino di questo acquedotto. 

La scoperta delle tombe mentovate stabilisce altro punto di seppellimento, il 
quale trovasi nella stessa linea delle altre tombe riconosciute presso Moiano, nei lavori 
della nuova strada (cf. Notizie 1888 p. 199). 

F. COLONN.4. 



Hegiunk III (LUCANIA ET BRlJTTHj. 

XX. REGGIO DI CALABRIA — Nuove scoperte di antichità entro 
e plori l'abitato. 

1. In sullo scorcio del caduto anno, nel prolungamento dal lato di borea della 
strada marina-porto, a circa m. 1,50 di profondità, nella zona di terreno espropriato 
agli eredi del sig. Giuffré Gregorio, vennero alla luce avanzi di vetuste mura in sva- 
riati compartimenti. La costruzione è perfezionata di grossi mattoni laterizi con for- 
tissimo cemento. Al Museo ci pervenne sopra uno di tali pezzi la marca in belle 
lettere rilevate ('): 

lEPAAnoAAoNoS 

(') L'ispettore prof. P. Orsi mandò pure l'apografo di questo bollo, dicendo che è in « un grosso 
mattone rotto, che doveva essere quadrato, alto m. 0,09 lungo m. 0,35. Il bollo ad eleganti lettere 
spaziate alte m. 0,025, è impresso in una delle coste, in un incavo rettangolare di m. 0,30 X 0,035. 



— 196 — 

Il colono del fondo ci assicurò che negli anni andati si estraase dal luogo, 
distruggendo le opere interrate, gran numero di siffatti laterizi. 

Ci si assicurò inoltre che ultimamente andarono ivi distrutte anche delle vasche 
in muratura. È del pari degno di nota che sulla stessa direzione della località che 
ci occupa, nello attiguo valloncello detto del ■■ gelso bianco ' s'incontrano dei ruderi 
antichi e proprio alla distanza di circa lUO metri dalla parte di oriente, cinque 
anni dietro, facemmo discoprire a pochissima profondità un tratto di pavimento a finis- 
sime mosaico bianco. Il tutto confrontato c'induce a credere trattarsi di resti di edi- 
ficio termale di grandi dimensioni. Su di ciò prendemmo nota per ulteriori studi 
intorno alla topografia della vetusta lleggio, tanto piìi che la città andrà ad esten- 
dersi da questo lato. 

Fra il materiale di sterro del luogo ci pervenne un frammento di epigrafe greca 
sopra lastra di pietra calcare con le seguenti lettere incise. 

. . . ANIS . .. 

. . . H P A K A . . . 

.. . YTA. . . 

2. Dalla collina del Salvatore soprastante alla città, da cui in ogni tempo ven- 
nero dissotterati oggetti di antichità, ci pervennero insieme a vasi e stoviglie greche 
di uso domestico, diversi pezzi architettonici in terra cotta, di fine lavoro, con ornati 
di fiorami a rilievo; e da ivi anche si ebbe una statuetta di forme eleganti con la 
figura di Cerere portante la face ed un porcellino, alta cent. 2U. 

Insieme si ebbero due dei soliti gro-si mattoni. In uno leggonsi in lettere poco 
eleganti le due parole : 

PHriNaN 
ZANNnN. 
la prima ad un estremità, l'altra ad un altro dello stesso lato. 
Il secondo riproduce il noto bollo in bei caratteri a rilievo: 

PHriNriMoPenN 

Di terracotta si ebbe anco un disco del diametro di m. 0,()7, con due forellini 
vicino l'orlo. Vi ha in belle lettere a rilievo la marca: 

SANM3M 

3. Da diversi punti della città viene trasportato lungo il lido del mare il mate- 
riale di sterro, ove nella stagione invernale giungendovi i flutti restano discoperti 
una infinità di oggetti che segnano le epoche più disparate. Di là pervennero negli 
ultimi mesi al Museo 50 piccole freccie in bronzo ; non pochi aghi crinali, e fram- 
menti di fibule; 10 ghiande missili in piombo, i soliti bolli con leggenda greco-bizan- 
tine e piccoli suggelli con nessi e segni di diflìcile interpretazione perchè anche in 
buona parte coperti dall'ossido. 

Una tesseretta di piombo porta a lettere rilevate (') : 
CLODI PRISCI 
"/or/////////////// 

(') Il sifT. ispettore prof. P. Orsi, maiulandone l'apografo, soggiunse: "nel Museo di Reggio 
attrasse la mia attenzione, perchè di recente acquisto, ed inedita, una piastretta di piombo, tagliata 
in tutti i sensi, e ridotta a mm. 27X'<X5 con avanzi di un'iscrizione a minute lettere in rilievo. 



— 197 — 

Fra le molte lastrine rettangolari dello stesso metallo, che potrebbero essere 
dei pesi, ve ne ha una di cent. 3 per 2 di altezza. Presenta nel mezzo a lettere in 
graffito molto spiccate: 

APA. 

Dallo stesso terreno di scarico tra una immensità di monete in bronzo più o 
meno conservate di ogni epoca, è notevole un didramma argenteo di Atene con la 
testa di Pallade e con la civetta dello stile più arcaico. 

Con molte pietruzze di corniola e di altre materie vitree da incastonare in anelli 
e di antico lavoro, pervenne al Museo un elegante orecchino di oro a pendagli e 
ciondoletto di ambra traforata, senza dubbio di greca fattura. 

4. Dallo sterro pei nuovi fabbricati dell'avvocato Galimi, di cui fu detto prece- 
dentemente (cfr. Notizie 1889 p. 196) ci pervennero molte centinaia di piccoli tas- 
selli in materia vitrea opaca, rossi, verdi, gialli e turchini a diverse gradazioni di tinte. 
Ciò dimostra la esistenza di un nobile pavimento a mosaico ivi interrato. Ma per 
quante indagini_usammo non ci venne fatto di appurare il luogo preciso donde ven- 
nero estratti simili cubetti, tutti raccolti disgregatamente. 

G. Caminiti 



SARDINIA. 



XXI. PULA. — Avan:^i di eia romana scoperti a « Caia d'Ostia ». 

Trovandomi in Nora per ragione di ufficio, stimai bene recarmi sino a Cala 
d'Ostia nel comune di Pula circondario di Cagliari col proposito di esaminare la 
scoperta avvenuta in contrada Foxi de' Sali, in una proprietà del comm. Gavino 
Nieddu, da cui ero stato informato. Ecco quanto potei constatare. 

L'apertura del suolo, fatta a scopo di piantagione, ha posto in luce un cunicolo 
largo in media m. 0,40, formato di pilastrini di mattoni aventi la maggior parte 
m. 0,22 di lato. Tale cunicolo per quanto ora si vede, avrebbe una lunghezza di m. 1,50, 
ed era coperto da un doppio corso di embrici formanti una volta piatta dello spes- 
sore di m. 0,10, sulla quale era disteso uno strato di m. 0,12 di calcestruzzo, come 
nei pavimenti. 

La ristrettezza dello scavo non permette di determinare, in modo certo, se tale 
smaltitoio scorrente al disotto dell'edifìcio fosse stato per uso di bagno od altro. 

Stante l'accennata costruzione, ed essendosi raccolti sul luogo diversi pezzi di 
marmo, rimane comprovata in quel punto la presenza di un edifizio romano, proba- 
bilmente villa, poco discosto dalla strada che da Nora conduceva a Bizia. 

F. VlVANET. 

Eoma 15 luglio 1890. 

Il Direttore gen. delle Antichità e Bell» arti 
FlORELLI. 



NOTIZIE DEGLI SCAVI 



LUGLIO 

Regione X (VENETI A). 

I. EST E — Nuove scoperte di antichità nella chiusura Baratela. 

Alle scoperte archeologiche, avvenute nella chiusura Baratela ed illustrate dal 
prof. Ghirardiui {Notizie 1888 p. 3, 71, 147, 204) si devono aggiungere le seguenti, 
che sono il risultato delle indagini fatte dall'ottobre 1889 a tutto marzo 18l)0. 

B ronso. 

1. Statuetta di rozzo disegno, bene conservata, alta mra. 117. Kappresenta un 
guerriero in atto di combattere. Ha la testa protetta da elmo galeato e indossa ima 
tunica corta che gli scende fino al principio delle coscie. Colla mano destra stretta in 
pugno doveva imbrandire ima lancia, come la statuetta del guerriero edita dal Ghirar- 
diui (cfr. Notizie 1888 tav. Vili, fig. 10). Il braccio sinistro è monco, e sotto ai 
piedi porta i soliti pernietti i quali servivano a fissare la statuetta ad un sostegno 
piedistallo di pietra (Ghirardini, op. cit. tav. VII, fig. 5, 6, 7). 

2. Statuetta virile ignuda, alta mm. 112. È di fattura assai grossolana; ha 
il braccio destro proteso e la mano aperta colle dita riunite. Merita speciale con- 
siderazione per le parti genitali sviluppate oltre l'ordinario e per i pernietti che sono 
riuniti alla base. 

3. Statuetta virile, alta mm. 66. Ha il capo nudo, e veste una tunica corta, 
stretta ai fianchi. Il braccio destro, alzato lateralmente, sorregge colla mano il solito 
attributo della patera, mentre colla sinistra, levata quasi all'altezza del capo, doveva 
impugnare una lancia, ora perduta. I piedi portano perni lunghi ed appuntati. 

4. Statuetta muliebre, alta mm. 86. Indossa una veste fino al ginocchio, la quale, 
nella parte superiore, termina in una specie di cappuccio, da cui è coperta la testa 
della donna. Tiene il braccio sinistro nascosto sotto la veste, mentre il destro pro- 
teso regge nella mano un vasetto a forma di patera. Le gambe, prive dei soliti per- 
metti, sono del tutto nude. Ricorda l'altra statuetta muliebre illustrata dal Ghirar- 
dini, tav. VII, fig. 5. 

.5. Porzione di gamba destra umana. È da ritenersi frammento di figura intera 
e non un ex-voto, come quello ricordato dal Ghirardini alla tav. VII, fig. 15 della 
sua opera. 



— 200 ~ 

Chiodi votivi con scritture ed ornati geometrici. 

6. Chiodo votivo, lungo mm. 190. Ha quattro fa'sele ornate di iscrizioni e segni 
geometrici : 

faccia P Mi|icl'=l'a5!MciM-acl?<'M.O>l'a5i^OXO?$Ot^M 

» S'' segno > ripetuto più volte in modo da formare il noto ornamento a spinapesce. 
1 4^ decorazione a zig-zag formata di tre lineette (Gliirardini tav. IV, tìg. ](w/.). 

7. Chiodo votivo, lungo mm. 14r), frammentato alla punta: 

faccia P lPI^AXV^qc^.|.c^lS'A.|.=^OX■^c1Mo?<.|.E1IX■ll^vJ<ly^^ 
T 2,^ serie di X ; S''^ serie di ?{ ; 4"- come la seconda. 

8. Chiodo votivo, lungo mm. 219 con iscrizioni ed ornati: 
faccia 1^ lettera ?{ ripetuta 11 volte e seguita dall'iscrizione ^<llll^ 

" 2^ lettera ^ ripetuta 14 volte e seguita dalle lettere c]^ 

, 3=- XXXX^.5.'|i 

» 4--' XWS^XXXi|.cÌMXih^<]OXoJ><-iMX. 

Chiodi eoa lettere ripetute ed ornati geometrici. 

9. Chiodo votivo lungo mm. 178 con capocchia ornata di due anellini laterali 
come quello riportato da Ghirardiui alla tav. IV, fig. 2 dell'op. cit. : 
faccia 1^ serie di X; 2^ serio di ><5; 3-'' serie di > disposti a spinapesce; 4-'' rome la P. 

10. Chiodo votivo, lungo mm. 190, della forma del precedente, eccetto che ad 
im angolo della capocchia porta infilati due anellini invece di uno: 

faccia 1''' sevie di X; 2* ornato lineare a zig-zag con semplice linea; ^V come la 
prima; 4" serie di lineette verticali. 

11. Chiodo votivo lungo mm. 170, con dne anellini infilati nella capocchia: 
faccia 1'^ serie di O; 2''^ ornato a spina pesce, come al n. 9; faccia 3-'' serie di X; 
A^ simile alla 2-'^. 

12. Chiodo votivo, lungo mm. 160, ritorto alla punta. Ha la capocchia deco- 
rata di piccole impressioni circolari : 

faccia 1-'', serie di A uniti tra loro; 2''', decorazione di lineette verticali ed oblique, 
alcune delle quali si uniscono a formare degli angoli; 3^ come la precedente; 
4^ come la 1". 

13. Chiodo votivo, lungo mm. 190, identico per la forma a quello riportato 
alla tav. IV-\ fig. 1% op. cit.: 

faccia 1% serie di V uniti tra loro; 2-' come la precedente; 3-' serie di <; 
4^ serie di X. 

14. Chiodo votivo, lungo mm. 218: 

facce r\ 2^ e 3-\ Sono decorate da una serie di linee oblique; 4''' serie di A, 
uniti tra loro. 



— 201 — 

15. Chiodo votivo, riciiiTO nella parte inferiore, lungo mm. 199 : 

faccia 1* ornata di una linea a zig-zag, la quale termina con la lettera X ripe- 
tuta 3 voite ; faccia 2^ serie di X staccati; 3'' e 4-'' serie di X uniti in qualclie 
tratto. 

16. Chiodo votivo, lungo mm. 207, ricurvo verso la punta. Porta un anellino 
alla capocchia, che è ornata di circoletti concentrici : 

faccia P lettera X ripetuta due volte, susseguita da un ornato a zig-zag un pò" con- 
fuso ; 2"- ornato a zig-zag con semplice linea; 3''' serie di X uniti tanto all'alto che 
al basso ; 4" come la 1^. 

17. Chiodo votivo, lungo mm. 155 ; manca della punta ed ha tre forellini nella 
capocchia, in uno dei quali trovasi tuttora infilato l'anellino: 

faccia 1^ serie di X uniti in qualche tratto; 2=^ ornato lineare a spinapesce; 3'"' come 
la 1"; 4* come la 2*. 

18. Chiodo votivo, lungo mm. 205, con la capocchia frammentata agli angoli e 
la punta alquanto ritorta: 

facce 1* e 2^ serie di X uniti in qualche tratto; 3^ ornato a spinapesce; 4''' ornato 
a zig-zag semplice. 

19. Chiodo votivo, lungo mm. 184. Porta un anellino alla capocchia ed è tanto 
guasto dall'ossidazione che non se ne possono rilevare gli ornati. 

20. Chiodo votivo, lungo mm. 195; ha due anellini alla capocchia: 

faccia 1^ ornato a zig-zag semplice; 2'^ serie di X staccati; 3^ serie di lineette 
oblique, incise da destra a sinistra; 4^^ come la l''. 

21. Chiodo votivo, lungo mm. 208, ricuiTO nel mezzo: 

faccia 1" ornato di semplice linea a zig-zag; 2^ ornato a zig-zag composto di tre 
linee; 3^ lettera ^ ripetuta più volte; 4^ serie di A staccati. 

22. Chiodo votivo, lungo mm. 205, con la capocchia frammentata: 

faccia P serie di X uniti all'alto ed al basso; 2=^ e 3^ serie di X staccati; AP- 
come la 1*. 

23. Chiodo votivo, lungo mm. 240. Non ha decorazione di sorta ; e solo tre fo- 
rellini circolari, disposti a triangolo, ne attraversano la capocchia. 

24. Chiodo votivo, lungo mm. 183. Essendo molto guasto dall'ossidazione non se 
ne possono precisare gli ornati. 

25. Frammento di chiodo votivo, lungo mm. 81 : 

accia P serie di X; 2^ serie di A uniti tra loro; 3'"^ lettera ?$ ripetuta; 4^* 
come la 1^. 

2(3. Frammento di chiodo votivo, lungo mm. 47: 
faccia P serie di X staccati; 2" ornato a zig-zag semplice; 3* e 4^ come la P. 

Oggetti diversi. 

27. N. 46 aghi di diverse dimensioni. Hanno tutti una capocchia piatta, attra- 
versata nel mezzo da un foro circolare. Per la forma ricordano quelli illustrati dal 
Ghirardini alla tav. XIII fig. 17 e 19. 

28. Scudetto in laminetta, del diam. di mm. 40. È notevole per la forma del- 
l' umbone molto rilevato e diviso in tre zone concentriche e per un forellino trasver- 



— 202 — 
sale, sito vicino all'orlo per il quale fort^e veniva appeso come ornamento a qualche 
collana. 

29. Frammenti n. 6 di fìbule dei tipi la Tene e romano. 

30. Pinzetta molto bene conservata, lunga mm. 61, dello stesso tipo, ma di fat- 
tura meno elegante di quella riprodotta alla tav. XIII, fig. 22 dell'op. cit. 

31. Fusaruola con trafori trasversali ai quali dovevano essere unite delle cate- 
nelle con pendaglietti. Il Ghirardini ne riporta una consimile, col nome di rotella 
capocchia d'ago crinale, alla tav. XII, fìg. 24. 

32. Grosso anello in verga cilindrica, fuso in un sol pezzo, avente il diara. 
esterno di mm. 40. Un esemplare identico a questo è riportato dal Ghirardini alla 
tav. XII, fig. 48. 

38. Piccola armilla in verghetta cilindrica, del diam. esterno di mm. 44. colle 
estremità aperte. 

34. Ricca serie di frammenti di laniinette votive figurate a sbalzo od a cesello, 
tutti però di piccole dimensioni. 

35. Cinque pezzi di aes rude. Di questi se ne rinvengono molti nelle tombe 
euganee, particolarmente in quelle del 3° periodo. 

36. Asse sest cintano. Peso gram. 42,5 : dr. testa di Giano bifronte ; rov. prora 
di nave, nell'esergo RoMA. 

37. Asse sestaiituno. Peso gr. 38,9 : dr. testa di Giano bifronte ; rov. prova di nave : 
sormontata dalle lettere M; nell'esergo RoM. 

38. Asse unciale. Peso gr. 25,3: dr. testa di Giano bifronte; rov. prora di nave. 

Ar genio . 

39-40. Due monete , una delle quali familiare romana con testa galeata di 
Minerva, e biga nel rovescio; l'altra deperita in modo che nulla si rileva dell'im- 
pronta. 

rio mbo . 

41. Pendaglietto a forma di disco con un rilievo circolare nel mezzo. È sormon- 
tato da un occhiello. Misura in altezza mm. 24. 

42. Lamina di forma irregolare, alta mm. 62 e larga mm. 66. 

Ferro. 

43. Chiodo votivo, notevole per la sua lunghezza di mm. 595. È formato di una 
verga quadrangolare; ha la capocchia a palettina, attraversata da un foro circolare 
nel mezzo. È alquanto ritorto. 

44. Frammento di cuspide di lancia, lungo mm. 188. È guasto molto dall'ossido 
e non se ne possono rilevare bene i contorni. 

Vetro. 

45. Due frammenti di bastoncini cilindrici, di color verdognolo, ritorti; uno di 
questi termina in una estremità con un dischetto. Sono lunghi mm. 50 e 30. 

46. Tre frammenti di vasetti in color azzurrognolo e verde chiaro. 



— 203 — 

Osso . 

47. Alcuni piccoli frammenti di aghi con cruna. Non liauno decorazioni. 

. Terracotta. 

48. Fusaruola di pasta nericcia della forma assai comune nella suppellettile fu- 
nebre euganea. 

49. Frammento di embrice in argilla rossigna, depurata e cotta perfettamente. 
Porta il resto del noto bollo {G.I.L. V, 8110,14): 

[n • PA/SIAJ 

50. Molti frammenti di stoviglie dell'epoca euganea, gallica e romana. 

51. Due piramidette simili per forma e dimensioni a quelle riportate dal prof. Ghi- 
rardini alla tav. XIII, iìg. 38-43. Non hanno però alcuna decorazione. 

52. Otto conchiglie appartenenti ai generi pecteii e miirex. 

A. Prosdocimi. 



Kegione XI (TRANSPADANA). 

II. SAETIRANA DI LOMELLINA — Di un tcsoretto monetale deWelà 
di mezzo, scoperto nel territorio del comune. 

La Rivista italiana di Numismatica che si pubblica in Milano sotto la direzione 
dei signori Francesco ed Ercole Gnecchi, nel fascicolo 1" del corrente anno diede notizia 
dello scoprimento di un ripostiglio di monete del secolo XIV e del XV, avvenuto nel 
novembre 1889 nel comune di Sartirana di Lomellina, del quale erasi dato vago 
accenno nei giornali di Milano, poi di Torino e Vercelli, dicendosi il rinvenimento 
essere avvenuto nel circondario di quest'ultima città. 

Il ripostiglio comprendeva circa quattro chilogrammi di monete di argento, di 
cui la metà circa venne fusa. Le altre furono vendute qua e là, nella maggior parte in 
Milano. Di queste ultime fu dato im elenco nella predetta Rivista. 

Oltre alle zecche di Avignone, Bologna, Casale Monferrato, Como, Pavia, Pia- 
cenza, Verona, Savoia per pochissimi esemplari, ed a quella di Genova per alcuni 
nummi del Doge Barnaba Guano (1415) e per ben cinquanta del doge Tommaso Fre- 
goso (1415-1443), è abbondantemente rappresentata anche con varianti inedite la zecca 
di Milano, da Barnabò (1354-1385) a Filippo Maria Visconti (1412-1447), sotto cui 
è da credere che il tesoretto sia stato nascosto. Di Giovanni Galeazzo (1385-1402) 
e di Giovanni Maria Visconti (1402-1412) si ebbero più centinaia di monete. 

Dopo la pubblicazione di queste notizie il cav. Camillo Leone, nel giornale ver- 
cellese La Sesia (15 e 18 maggio, 3 giugno, 11 luglio 1890) diede informazioni 



— 204 — 

Ku questo ripostiglio, sia confermando ciò die era noto intorno al rinvenimento, sia 
accennando a nuovi esemplari che vennero a conoscersi di monete appartenenti al 
medesimo scoprimento, di pareccliie delle quali potè egli fare acquisto per la sua 
raccolta. 

E. Ferrerò. 



Regione Vili (CISPADANA). 

III. BOLOGNA — Avanzi di casa romana. 

Sui primi del me^e di luglio ampliandosi e rifacendosi le fondamenta della casa 
Calzolari situata fra via Gombruti e via Imperiale, alla profondità di m. 2,-50 dal 
suolo venne scoperto un assai bello e ben conservato pavimento a musaico. Quantunque 
lavorato con sole pietruzze bianche e nere, tuttavia assai vario e complicato ne riesce 
il disegno. Più file di circoli intersecantisi e concatenati sopra e sotto fra loro, danno 
origine a quadretti interni con base ricurva, riempiti di nere pietruzze : ne risultano 
per conseguenza tanti segmenti di circolo a fondo bianco e conformati a foglie le quali, 
convergendo ad un centro comune, compongono alla lor volta una specie di rosone. 

Non precisamente nel centro, ma come si potè constatare in seguito, più verso 
il lato meridionale, esisteva un quadretto dell'ampiezza di m. 0,95 per lato, a pie- 
truzze bianche e nere, ma assai più fine, chiuso tutto all'intorno da una elegante 
cornice a foglie d'edera. Disgraziatamente la rappresentanza del centro era stata di- 
strutta nel passato secolo, quando venne costruita la casa, un pilone della quale era 
venuto a cadere e sfondare proprio il quadretto. 

Tutto il pavimento largo m. 3,48 per 4 circa di lunghezza, è circondato all'in- 
torno da una fascia nera distante m. 0,20 dal muro della camera. Anche di questo 
muro rimaneva in piedi verso l'angolo nord-est una parte, lo zoccolo, con l'intonaco 
dipinto a color verde porro ed una striscia della parete superiore, dipinta a giallo. 

Siccome il muro interno della nuova casa in costruzione viene appunto a tagliare 
a mezzo il musaico, così questo dovea di necessità essere distrutto. Perciò allo scopo 
di conservar memoria della scoperta ne ho fatto segare e trasportare in Museo una 
porzione, poco più di un metro quadrato, mentre ho preso gli accordi con il proprie- 
tario sig. Calzolari per eseguire scavi e ricerche metodiche nel cortile, sotto cui il 
musaico s'interna, non appena saranno terminati i lavori di muratura, ciò ciie avverrà 
in dicembre. Mi riprometto soddisfacenti risultati da questo scavo, in quantochè il mu- 
saico scoperto mi sembra parte e propriamente il triclinio di una vasta casa, che sor- 
geva in questo punto delia Domnia romam. M'inducono in questo avviso gli avanzi 
di altri musaici apparsi qua e là in contiguità di quello ora descritto e che attestano 
l'esistenza di altri considerevoli ambienti. 

La maniera frettolosa con cui eseguivasi lo sterro, ch'era dato a cottimo, non 
ha permesso di rilevare una pianta esatta dei musaici o almeno dei loro avanzi, tanto più 
che molti di ossi insieme con i relativi muri di perimetro aveano sofferto grande di- 




— 205 — 

strazione nel passato secolo quando venne innalzata la prima volta la casa ora in 
ampliamento. Cionondimeno ho potuto costatare che almeno quattro camere, ciascuna 
con particolare pavimento, si collegavano con quella prima descritta. 

Per maggiore chiarezza aggiungo qui un abbozzo dell'area sterrata e dei diversi 
pimti in cui ho constatato residui di pavimenti ancora al proprio posto. 

, Il n. 1 è la stanza col 

»/«- / /A-/ , ^'/^^^ mummmmimiimmniimMmiii!i(^ m-i/g/g^^^^^^^^^^ pavimento a musaico di cir- 

coli concatenati e col qua- 
dretto centrale circondato 
da foglie d'edera: il suo 
lato nord insieme con por- 
zione della parete dipinta 
penetra e si nasconde ancora 
sotto il cortile A. 

In vicinanza trovasi \m 
pozzo moderno a, nel co- 
struire il quale si dovette 
certo distruggere tutto~ciò 
che di antico ivi esisteva. 
Il pavimento dell'am- 
biente u. 3 era a mattone 
battuto; ho potuto ricono- 



wmA 

:\ e ih'e — lato nord 

scerne chiaramente le tracce lungo il lato ovest e determinarne la lunghezza in circa tre 
metri. Lo strato del mattonato era piuttosto sottile, circa 10 centimetri ; ma posava 
sopra un piano di ciottoli, sistema di costruzione osservato altresì sotto i musaici 
degli ambienti 1 e 5. 

Mattoncelii cubici legati assieme con cemento durissimo costituivano il pavimento 
dell'ambiente n. 4, di cui però due soli tratti scoprirousi in posto: il rimanente era 
ridotto in pezzi che giacevano sconvolti e gli uni agli altri sovrapposti : questo pavi- 
mento poteva misurare una superfìcie di m. 2,80 per 8,50. Anche di esso ho fatto 
trasportare, quale ricordo, un pezzo al Museo. 

Una forte ruina, cagionata da avvallamento del terreno, avea sofferto altresì il 
pavimento dell'ambiente n. 5, esso pure a musaico, ma bianco con semplice fascia 
nera. Gran parte del fianco sud era sprofondata e si scoperse infìssa verticalmente al 
suolo : cionondimeno, seguendo le tracce lasciate nelle sezioni delle terre, se ne pote- 
rono determinare le dimensioni in m. 3,50 X 6,60. 

Allo scavo dello spazio n. 6 non ho potuto assistere in persona; ma dal sorve- 
gliante mi venne riferito che tutto il pavimento era sconvolto e qua e là apparivano 
tronchi di colonnine formati di mattoncelii circolari del dìam. di m. 0,18 presso i 
quali giacevano frammenti di tegole. Queste notizie fanno pensare ad un pavimento 
sospeso per la circolazione del vapore come ì pavimenti della stufe o calidari; sup- 
posizione resa più probabile dal fatto che da questi medesimo sito provengono parecchi 
frammenti di tubetti quadrangolari aderenti ad intonaco od usati per le doppie pa- 
reti proprie appunto dei calidari. 



— 20G — 

Oltre i resti di musaico si raccolsero quasi in ogni ambiente frammenti d'into- 
naco delle precipitate pareti, dipinti a colori giallo, rosso, nero e verde. 

Finalmente nei due punti h q g della trincea s'incontrarono, alla profondità di 
circa m. 3,50 dal suolo attuale, due tratti di una chiavica romana con fondo, sponde 
e copertura, il tutto formato da mattoni, diretta ed inclinata da est ad ovest. 

Oltre le reliquie dell'epoca romana apparvero in questa trincea chiarissime le 
tracce di capanne umbre, riferibili al periodo detto di Villanova. Nello schizzo ho indi- 
cato con le lettere // e d e quelle capanne di cui venne riconosciuto il sito e la forma precisa. 

Il piano dei pavimenti a musaico innalzavasi di un metro appena su quello delie 
capanne umbre ; dimodoché i Romani, quando gettarono le fondamenta di quella casa, 
debbono avere incontrato le buche le quali ostruirono con maceria per ottenere un 
piano solido. Cosi si spiega che durante lo scavo i cocci neri e graffiti del periodo 
Villanova uscivano frammisti e confusi con i mattoni ed i vasi rossi dell'epoca romana. 

Quelle capanne umbre, il cui diametro variava da m. 2 '/, a 3, approfondivansi 
poco pili di un metro. Distinguevansi per una terra nera, uliginosa, tenera, in mezzo 
a cui erano frammenti di vasi, carboni, ossa tubulari e mascelle di animali domestici 
e specialmente di capra e di maiale. 

Presso la capanna e si scoperse altresì una buca perfettamente circolare / del 
diametro di m. 1,20 ma più di 4 metri profonda: alla bocca era piena di frammenti 
di tegole e mattoni romani, misti con cocci tipo Villanova. Seguiva imo strato della 
densità di circa 30 cent, tutto carboni o meglio legno carbonizzato, senza indizio di 
cenere. Succedevano poscia altri carboni, misti con cenereinfine sola cenere ; quasi scura. 
Siccome quest'ultima formava uno strato denso e compatto, così per un momento avea 
supposto che la buca fosse stata scavata dagli Umbri per raccogliervi le ceneri esu- 
beranti dei focolari. Ma ho dovuto poscia rinunziare a tale idea giacché non un coccio 
tipo Villavova vi era frammisto, ma soltanto frammenti di mattoni di anfore e di 
altri vasi romani. Dopo due metri e mezzo la cenere cessò ed apparve dapprima sabbia 
mista con cenere, in seguito sabbia scura per oltre 50 cent, e mostrava di continuare. 

Considerando ora che quella buca sottostava quasi al pavimento del calidario si 
potrebbe riferirla all'epoca romana e crederla scavata per scaricarvi le ceneri dal 
forno che dovea esistere lì presso. Ma per la soverchia distruzione di quelle ruine romane, 
per la fretta con cui eseguivasi lo sterro che non permetteva accurate osservazioni, 
non si può asserir nulla di preciso. 

Notizie più esatte sopra la costruzione di questa casa, la forma, la decorazione e 
la destinazione degli ambienti, ho speranza di ottenere dallo scavo che verrà intra- 
preso nel dicembre in continuazione del primo musaico scoperto finora soltanto in parte. 

E. Brizio 



IV. S. ANTONIO DI MONTEVEGLIO — Scoperta di sepolcri etruschi. 

In s. Antonio, comune di Monteveglio (30 chilom. circa a ponente di Bologna) 
nel fondo denominato Casamtova, proprietà del sig. Magni KafFaele di Bazzano, fa- 
cendosi lo scassato per una vigna, si erano scoperti nella scorsa primavera parecchi 
sepolcri etruschi. 



— 207 — 

Essendone stato avvertito soltanto molto tempo dopo e recatomi a Bazzane per 
osservare gli oggetti, ho potuto constatare che lo scavo era stato eseguito in maniera 
frettolosa e deplorevole. 

A diciotto, per quanto mi venne riferito, sommavano i sepolcri, ed ognuno conte- 
neva uno scheletro situato invariabilmente con la testa ad occidente ed i piedi a 
levante, secondo il rito dominante nei sepolcreti etruschi di Bologna. Gli oggetti che 
li attorniavano, dove in maggiore e dove in minor copia, ridotti ora tutti in frammenti 
e confusi, erano vasi fittili grezzi, poche tazze greche ed utensili in bronzo. 

Predominano fra i primi gli skyphoi con doppio manico orizzontale, le oenochoai 
e le kylikes. 

Delle tazze greche una sola si potrà ricomporre. Vi si scorge nell'interno la figura 
di una Baccante, la quale, come argomentasi dal lembo estremo, ben conservato, della 
veste, era trattata con disegno assai fino. Ne occupano la superficie esterna gruppi di 
Satiri e di Baccanti disegnati però con meno accuratezza. Di un altro vasetto dipinto 
con figure assai eleganti venne raccolto soltanto un piccolo frammento. 

Numerosi ed importanti erano i vasi di bronzo ora però ridotti in pezzi, perchè 
estratti senza le dovute cautele. Notevoli sono due manici semicircolari binati, appar- 
tenuti molto probabilmente ad una situla, tìnienti ad ogni estremità in una figura 
con testa e zampe cavalline, ma con ali e coda di ucclUo, dimodoché sembra ripro- 
duzione del tipo ippaleklrion, intorno a cui ha dottamente scritto il Gamm-rini negli 
Annali dell' Istituto anno 1874 pag. 23G e seg. 

Altri due manici semicircolari binati, appartenuti similmente a situla, hanno le 
ricurve estremità introdotte in due piastrelle rettangolari, munite ciascuna di due 
occhielli. 

Di cinque simpuli estratti da quei sepolcri due hanno il manico finiente in doppia 
testa di cigno, due iu una sol testa di cigno ed il quinto è mancante del manico. 
Ricordo finalmente un colatoio con manico formato di doppia verga serpeggiante di 
bronzo, ma privo àeìì'omphalos centrale traforato. 

Sepolcri etruschi già altra volta eransi scoperti in s. Antonio. Otto anni addietro 
un contadino noli' abbattere e sradicare una quercia scòrse casualmente uno scheletro 
presso cui posavano un grande vaso greco dipinto con rappresentazioni di Amazzoni 
ed uno specchio di bronzo, acquistati in seguito e posseduti ora dal cav. Arsenio Cre- 
spellani di Modena. La località donde emersero questi ultimi due oggetti trovasi 
sul pendio settentrionale del colle, dalla parte cioè che guarda Bazzane ; i diciotto 
sepolcri recentemente apparsi stendevansi sull'opposto fianco meridionale che prospetta 
Monteveglio. E probabile per conseguenza che sul poggio di s. Antonio, occupato 
attualmente da una cappella e da una casa colonica, sorgesse in antico un piccolo 
villaggio etrusco, il cui sepolcreto si estendesse ai piedi e tutto all'intorno del ri- 
spettivo colle. Il gruppo meridionale di cotesto sepolcreto venne già largamente esplo- 
rato, non così quello settentrionale, da cui si ebbero per mero caso lo specchio ed 
il vaso dipinto. Se si farà ivi uno scavo ampio e regolare è molto probabile che 
nuovi sepolcri escano in luce. 

Trovandomi in s. Antonio lio fatto una scorsa a Monteveglio, luogo celebre per 
sepolcri etruschi. Ai pie di Monteveglio infatti e precisamente presso la sinistra sponda 

27 



— 2US — 

del Samoggia eransi trovati nel 1799 i primi vasi greci dipinti usciti dalla pro- 
vincia di Bologna ('); un sepolcro etrusco contenente una cista a cordoni ed una 
oenochoe a figure nere vi fu poscia scoperto nel 1817 {-). Mi recai adunque a Mon- 
teveglio con lo scopo di osservare se qualche proprietario vi possedesse oggetti antichi. 

Nel recarmi ho seguito un ripido sentiero che dal luogo detto Cappella scende 
al burrone onde il fianco nord di Monteveglio è diviso da s. Antonio. Giunto presso 
la strada carrareccia, un cento metri circa dalla porta raccolsi a fior di terra un uten- 
sile di selce biancastra della lunghezza di 3 centim. che sembra un frammento di 
lama di coltellino, ridotto poscia od altro uso mediante minute intaccature alle due teste. 

In Monteveglio poi ho veduto presso quel parroco Don Domenico Battaglioli la 

seguente moneta d'oro bizantina: IVS PG. Busto di faccia e diademato 

d'imperatore con lunghi capelli scendenti posso le tempia, in costume militare con 
la lancia inclinata da destra a sinistra che trattiene con la mano sul petto. Nel 
rovescio : VICTORIA AV^O nel campo noli' esergo CONOB. Croce imposta sopra 
tre gradini. 

Quantunque manchi il principio del nome doli' imperatore, è probabile che 
la moneta sia di Tiberio V Absimaro, perchè tanto il dritto quanto il rovescio corri- 
spondono al soldo d'oro di questo imperatore pubblicato dal Sabatier {Monnaies /?//- 
santines pi. XXXVII, n. 24). La moneta fu trovata poco tempo addietro nel lavo- 
rare il giardino della parrocchia, trenta centimetri appena sotto il suolo. 

E. Brizio. 



V. IIIMINI — StalueUe di bronco e scuHnre marmoree scoperte 
presso la villa Bnffl. 

L'ispettore cav. C. Tonini riferi che nella villa Kuflì, a due chilometri dall'abi- 
tato, facendosi lavori per piantagione di alberi si rimisero a luce varie antichità, tra 
le quali meritano speciale riguardo due statuette marmoree ed alcuni piccoli bronzi. 
La scoperta avvenne alla destra dell'area o piazza che prospetta la citata villa. Si recò 
sul luogo dello scavo il ff. di Commissario prof. Brizio, che pure riferì intorno a 
questa scoperta ; e si ebbero dal cav. Tonini le fotografie delle sculture sopra accennate. 

Stando ai rapporti le sculture sono: 

1. Statuetta marmorea femminile, di arte romana, rappresentante Minerva egidar- 
mata, alta m. 0,t)0 col capo ricoperto da elmo o galea, avvolta in lunga veste di cui 
sostiene un lembo colla sinistra. Ha tronco il braccio destro. La testa era distaccata. 

2. Altra statuetta marmorea femminile pure di arte romana alta m. 0,75. Ha 
il capo scoperto e con semplice acconciatura lunga veste e chitone gettato sulla spalla 
sinistra. Le mancano ambo le mani e parte degli avambracci. Può darsi che rapp.-e- 
senti una Giunone. Anche in questa il capo era distaccato. 

3. Statuetta di bronzo, femminile, alta m. 0,26 con diadema sulla fronte e le 

(') Schiassi, Sopra alcuni antichi fittili dipinti. 

(*) Schiassi negli opusc. letter. II, pag. 7o, tav. III. — Gerliavd, Mrusk. Spiegeln tav. I, 4. 



— 209 — 

chiome leggiadraraente disciolte da tergo, con due treccie ricadenti sul dinanzi. Ha 
un braccio ripiegato sul petto e la mano chiusa. 11 braccio sinistro, disteso lungo la 
persona, è adorno di armilla, e la mano tiene leggermente sollevata parte della veste 
che le scende ristretta ai piedi. Questi poi sono coperti da sandali appuntati. Sotto 
i piedi appariscono le sbavature della fusione. 

La statuetta, di bello stile arcaico e di arte etrusca, può essere riportata al prin- 
cipio del IV secolo av. Cristo. 

4. Altra statuetta muliebre, pure di stile arcaico, alta m. 0,22. Pare anch'essa 
diademata; è ornata di collana. Ha le braccia aperte, le quali, tronche in parte, pre- 
sentano la forma di moncherini. 

5. Statuetta di uomo barbato, con tunica adorna di semplici fregi che sembrano 
ripetersi nei calzari stretti alle gambe. Ha la destra sollevata in atto di colpire. 
Certamente era armata di lancia o spada e nella sinistra, ripiegata, doveva imbrac- 
ciare lo scudo. È alta m. 0,26. Anche queste due statuette presentano sotto i piedi 
i perni a verga semicircolare di piombo per infiggere le statuette nei piedistalli. 

Si raccolsero inoltre: due piccole basi, l'una marmorea in frammenti, l'altra in 
bronzo di m. 0,23 X 0,13 X 0,03. Un piatto o vaschetta di marmo. Frammenti di 
nn cratere dipinto a iìgure rosse su fondo nero, disegnate in uno stile libero e gran- 
dioso, che fu dal prof. Brizio attribuito al IV secolo av. Cristo. Soggivmse egli che i pochi 
pezzi finora raccolti non permettono di indicare il soggetto che vi era rappresentato. 
Vi si notano due figure di guerrieri in grande movimento col manto svolazzante, 
uno dei quali colle braccia alzate, e caduto sul ginocchio destro. 

Appartenendo gli oggetti raccolti ad età così discosta tra loro, il predetto prof. Brizio 
ha supposto trattarsi della stipe votiva di un santuario, frequentato verso il IV se- 
colo avanti l'èra volgare, e rimasto aperto al culto fino all'età romana. 



Regione V (PICENUM). 

VI. RICINA (rovine di Recina presso Macerata). — Di un fmmmenlo 
epigrafico scoperto presso gli avanzi dell'antico teatro. 

La scorsa primavera in prossimità del teatro romano di Helvia Recina nel ter- 
ritorio di Macerata, mentre si facevano lavori per la piantagione di alberi, fu rin- 
venuto, insieme a rottami di tegole, di marmi e ad altri avanzi di età romana, un 
frammento di calcare, alto m. 0,24, largo m. 0,79, e dello spessore di m. 0,15. Vi 
si legge la parte inferiore sinistra di un titolo, di cui si trae l'apografo dal calco 
cartaceo che ne mandò al Ministero il eh. sig. R. Foglietti. 

P • E G N A T I -"ì^^^ 
SVI • CìyiNQ_- AVG 
L • TVSIDI • L • F ■ VEL ■ CA 

AVG' PATRON 




— 210 — 

Il solerte ispettore degli scavi conte A. Gentiloni-Silveri annunziò che vi fu pure 
trovato un dito di statua di bronzo, un poco piìi grande del naturale. Questo dito 
conservasi ora nella raccolta di Tolentino. Confida lo stesso ispettore che nuove in- 
dagini, alle quali si propone di attendere a stagione opportuna, lo mettano in grado 
di recuperare il resto dell'epigrafe. 



Regione VII (ETRUIUA). 

VII. ORVIETO — Nuove esplorazioni In contrada Pagliano dell'ex 
fendo Corhara. 

18 maggio - 22 giugno. 

Fu sospesa in via precaria la prosecuzione dei lavori di scavo del grande edi- 
fìcio termale romano, presso le camere segnate coi numeri 18 e 20. Fu invece inco- 
minciato uno scavo dal lato est della tenuta, presso la destra del Tevere, dove erano 
state iniziate alcune riparazioni a difesa di quella sponda, e precisamente nell'angolo 
di confluenza del fiume Paglia. 

Si rimise in luce qualche resto di antico muro ; nello spessore del quale si ebbe 
a riconoscere una traccia di gradinata che scendeva in qualche vano, ora non più 
visibile, in direzione del Tevere, e nel limite della sponda destra. Degli oggetti sparsi 
in disordine, si notano i seguenti : — Fittili di arte locale. Parte superiore di una 
lucerna con rappresentanza di un tibicine, barbato, seduto e seminudo; lung. m. 0,07. 
Cilindro terminante a punta; lung. m. 0,18, diam. m. 0,06 con linee formate quasi 
a spira, all'esterno. — Bronzo. Anello semplice da dito ; diam. m. 0^02. Altro più 
grande; diam. m. 0,025. Mollette lunghe m. 0,09. Ditale (y); diam. m. 0,018. Manico 
di un vaso a boccale, di bella patina, lungo m. 0,14, con pendaglietto mobile. Cam- 
panello alto m. 0,12, diam. m. 0,06, mancante del battaglio. Sei piccoli iì'ammenti 
di niun valore. Monete spettanti ad Augusto, Germanico, Traiano. Altre di vario mo- 
dulo, ossidate e corrose. Frammento di serratura con sei piccoli fori. — O&so. Stilo 
lungo m. 0,058. privo della capocchia. — Marmo. Frammento lungo m. 0,27 di co- 
lor giallognolo, con lavoro di baccellature incavate, disposte a circolo. 

Furono anche scoperti varii frammenti fìttili aretini e campani con bolli di fab- 
brica. 

R. Mancini. 

Intorno ai fìttili suddetti scrisse la seguente nota il sig. A. Pasqui, incaricato 
dal Ministero di esaminarli. 

1. Parte di grande sottocoppa con: 

ALFI 

entro impressione di piede. 

2. Fondo grande di sottocoppa con leggenda entro sigillo a forma di piede: 

C-M-E 



— 211 — 

3. Fondo frammentato di piattello. Nel mezzo è il sigillo, a forma di piede con : 

C- WR 

marca comunissima appartenente alla 3Iiirria^ che aveva le sue fornaci a Fonte Poz- 
zuolo, sotto il lato settentrionale delle mura di Arezzo. 

4. Fondo di piattello con impressione del piede, che contiene le due lettere così 
disposte : 

MR 

e che probabilmente appartiene alla medesima fabbrica del frammento precedente. 

5. Fondo di piattello con la nota marca: 

C-M VII 

6. Fondo di piccola tazza, con leggenda entro impressione di piede : 

C-M VRI 

7. Fondo di piattello con sigillo uguale al precedente. 

8. Fondo di tazzina con rozza impressione di piede, e dentro: 

P- A V G 

9. Fondo di vasetto con piccola impressione di piede, la quale contiene la leg- 
genda ben nota di : 

C O R JNE L I 

10. Idem con bollo rettangolare : 

PG R 

a lettere grandi, appartenente a P. Cornelio, delle fabbriche di Cincelli presso Arezzo. 

11. Piccolo fondo di vasetto con orma di piede che contiene: 

GELI 
della Gelila. 

12. Fondo di vasetto con: 

C-SE 

in sigillo rettangolare. Appartiene alla Serto ria (Gamurrini, iscr. aret. n. 148). 

13. Fondo di piattello con rozza impressione di piede e dentro a questa: 

TE RM 
Sotto è grafiito un X. 

14. Fondo di tazza liscia verniciata di rosso pallido. Nel mezzo, entro grande e 
rozza impressione di piede a lettere regolari : 

O CT -PRO 

15. Fondo di tazzina a vernice rosso-lucida. Entro il solito sigillo a forma di 
piede : 

T- R/^ GL A 

che forse appartiene alla fabbrica di T. Rufrenio. scoperta nel 1837 nella piazza di 
s. Agostino di Arezzo. 



16. Fondo di grande coi^pa con: 

L • VM 

entro impressione di piede. Spetta alla fornace di L. Unibricio (Gaiuiirrini, op. cit. 
u. 384). 

17. Nel fondo di vasetto liscio entro la solita forma del piede, malamente im- 
presso : 

P R IJW 

18. Fondo di piattello con: 

R A S I N I 
entro segno di piede. 

19. Fondo di tazzina colla solita impressione del piede la quale contiene: 

T • R- S PI 

20. Idem a vernice rossa sfamata in fornace. Nel mezzo sigillo rettangolare con: 

L- L VCI 
Sotto il fondo vi è graffita una T. Appartiene forse alle fabbriche della Campania. 

21. Fondo e parte di orlo di una tazzina verniciata di rosso pallido, forse delle 
fabbriche della Campania. Entro piccola orma di piede, a lettere nitide: 

L • EO POR 
sigillo che in varie forme trovasi ripetuto più sotto e che completa quello del Museo 
Vaticano, edito dal eh. Gamurrini col n. 402. 

22. Fondo di tazzina liscia che ripeto il bollo precedente. Sotto è segnato con 
due graflHture in croce. 

23. Idem verniciato di rosso pallido, segnato con sigillo a forma di piede: 

LEO PO 

24. Vasetto campano a vernice pallida che ripete il sigillo precedente. 

25. Fondo di tazzina con piccola impressione di piede, contenente la leggenda: 

L E-PR 
2t5. Altro fondo di tazzina campana recante entro l'orma di piede: 

L- EOP 

27. Fondo di vasetto con orma di piede e con : 

L-E//// 

28. Fondo di tazzina campana con leggenda entro impressione di piede: 

L • EOT P 

29. Fondo di tazza con sigillo a forma di piede, debolmente impresso: 

L-fc< 

30. Fondo di tazzina delle fabbriche campane. Entro il solito sigillo a forma 
di piede: 

L-P- Z- 

In altri sette frammenti i sigilli sono indecifrabili, perchè svaniti o malamente 
impressi. A. Fasqci. 



- 213 — 



Eegione I (LATIUM ET CAMPANIA). 

Vili. ROMA — Nuove scoperte nella citlà e nel suburbio. 

Regione IV. Sottofondandosi la casa del sig. Kohlmann, posta fra le vie del- 
l'Olmata e Paolina da nord a sud, e fra il palazzo Pericoli e la caserma Eavenna 
da est ad ovest, sono avvenute le seguenti scoperte. Si è ritrovato in primo luogo il 
prolungamento della strada, già vista e descritta nell'anno 1873 dinnanzi e sotto il 
palazzo Pericoli, strada larga m. 4,80, e profonda m. 3,80 sotto il piano attuale. 
ConKna col margine sinistro o meridionale di detta strada un edificio di carattere 
privato, composto di quattro ambienti di forma o rettangola o trapezoide. Le pareti 
sono di eccellente reticolato, con archivolti e piattabande di mattoni cuneati, e volte 
a tutto sesto. Negli estradossi delle volte si veggono i pavimenti del piano superiore, 
composti di doppio strato: quello più basso, di mattoncini a spiga; quello più alto 
di mosaico bianco e nero. Si è pure ritrovato, ma fuori di luogo, un pezzo di mo- 
saico policromo, con parte di figura panneggiata. 

Questo fabbricato, o meglio, la parte di esso scoperta nella proprietà Kulilmann 
poggia sopra sostruzioni di epoca assai antica, simili a quelle apparse in via dello 
Statuto; costruite, cioè, con cubi di tufa cinereo lamellare, messi nel senso della lun- 
ghezza, e non cementati. Questo stato di cose si verifica costantemente in tutta la 
zona compresa fra le vie delle sette Sale, Merulana, di s. Maria Maggiore, e la 
piazza di s, Pietro in Vincoli. Nei lavori di fognatura e di sterro eseguiti in questi 
ultimi anni per la sistemazione stradale della zona indicata sono stati sempre trovati 
muri a bugna, simili a quelli dei « puticoli » sotto i pavimenti delle case laterizie 
reticolate, come se si trattassse di un vasto quartiere distrutto dal fuoco, nel se- 
colo sesto incirca, e rifabbricato sul finire della repubblica, o nei primi tempi del- 
l'impero. Anche nella zona del foro Boario, scavata a grande profondità tre anni or 
sono per la costruzione del collettore sinistro, si è ritrovato questo doppio strato di 
ruderi. L'inferiore, composto di ceneri e di materie calcinate, porge splendida con- 
ferma al racconto di Livio XXIV, 47, circa il foedum incendium dell'anno .540, pel 
quale solo aequata omnia inter Saliaas ac portam Carmentalem, cum Aequimelio 
Jugarioque vico. Il superiore serba, invece, avanzi del foro Boario imperiale, simili 
a quelli veduti e descritti dal Crescimbeni quando si spianava per la prima volta 
la regione di Scuola graeca. Ma fra le due zone corre questa differenza, cioè, che ri- 
fabbricandosi iater Salinas ac portam Cnrmenlalem l'orientazione degli edificii e 
delle strade f;i girata di circa 30°, e messa in più stretto accordo con i muraglioni 
di sponda o rqyae del Tevere ; laddove nel versante esquilino le linee stradali e quindi 
la orientazione degli edificii rimasero le stesse. 

Negli scavi della casa Kohlmann è stato ritrovato un pezzo di fistola plumbea, 
con le lettere a rilievo C A L P V R N I //, forse Calpurni{anus fecit) : bolli già noti 
dell'epoca di Adriano, ed uno di Teodorico con l'acclamazione felix Roma. Più im- 
portante è la scoperta di una bella serie di busti iconici, di proporzione alquanto 
maggiore del vero, e di lavoro e conservazione assai buoni. I ritratti mi sembrano 



214 



appartenere al gruppo delle Giulie di Elagabalo. Si conservano tutti presto il pro- 
prietario, insieme ai seguenti marmi scritti, rinvenuti nello strato di scarico. 

a) Cinerario marmoreo elegante con due lestonciui appesi a maschere. Nella 
curva dei festoni, due targhette scorniciate, con la leggenda: 



DIS 

MANIBVS 



T • RVSTI 
EVEMEP/ 



b) Frammento di lastra cemeteriale di m. 0,32 X 0,23 : 

jTORIA QVAe/ 
ATVOR Ef 
QVAEV/ 




R. Lanciani. 

Regione IV. Gli operai della nettezza rinvennero, presso il tempio di Anto- 
nino e Faustina, il seguente frammento epigrafico, inciso su lastra marmorea di 
m. 0,23 X 0,35. 

Bì\ 

rfVS APOl] 

ICIVS ANCHARiy 
\RRENVS ONE 

e\' R A N T I B V S ; 
\oSTILIO SEVE/' 

\tore ^^v/ 



Regione VI. Nell'area girl dell'ospizio dei sordo-muti, ora dei sigg. Martinelli e 
Cremonesi, posta sul fianco nord delle terme di Diocleziano dietro la mostra dell'acqua 
Felice, fra questa ed il palazzo Cagnoni, è avvenuta una scoperta epigrafica abbastanza 
notevole. Demolendosi un muro di fondamento del vecchio ospizio si è ritrovata, fra 
i materiali di costruzione, una lastra sottile di travertino, lunga e larga in media 
m. 0,i35, con le seguenti isci-izioni incise sull'una e sull'altra faccia: 



3ALLA • '«l 


ESSALI. 


^S 


• fLam 


MART3 


<-> 


OS 




c 


• REFIC 


• CVR 



EX • AVCTOR 

T I • C L A V D I • C 

AVG-GERM 

PONTIF • A 

CNSENTIVS-SATVR 

REFICIEND • CV 



— 215 — 

I caratteri della prima sono irregolavi e negligentemente incisi : quella della se- 
conda hanno la forma quadrata perfetta, e conservano la rubricazione. Ambedue da- 
rebbero luogo ad importanti cementi, massime dal punto di vista della fastografia. Li- 
mitando le osservazioni alla sola relazione tepografìca che le iscrizioni possono avere 
col luogo della scoperta, io sono d'avviso che, non ostante la lastra apparisca adope- 
rata come materiale da costruzione nelle fondamenta dell'ospizio, sia stata ad ogni 
modo ritrovata sul posto - quando dette fondamenta si costruivano. La rubricazione 
delle lettere si mantiene ancora assai vivace, e la lastra non serba o mostra traccia 
dei danni anche lievi che simili monumenti soffrono sempre con l'essere trasportati 
da un luogo all'altro. È probabile quindi che appartenga al substrato delle terme, 
ossia alla serie degli edilìzi abbattuti da Diocleziano per ispianare l'area necessaria 
al suo gigantesco lavoro, serie intorno alla quale sono state raccolte, in questi ultimi 
anni, copiose notizie. La prima lettera dell'ultima linea nella epigrafe di Messalla 
sembrerebbe accennare ad un portico o ad una edicola. 

Regione Vili. Monte Capitolino. Essendo stato compiuto in questi ultimi tempi 
il taglio di quella punta del monte Capitolino che domina la via di Marforio, si 
è avuta opportunità di esaminare a miglior agio l'avanzo delle mura Serviane quivi 
apparso sino dallo scorso gennaio. Questa scoperta riesce importante, perchè dai topo- 
grafi non era ancora stato chiarito il problema se l'arce Capitolina avesse difese proprie 
e distinte da quelle della città Serviana, ovvero se le mura di Servio Tullio abbiano 
in certo modo assorbito e conglobato le opere più antiche di difesa del monte, almeno 
dalla parte che guarda e domina la pianura del Campo Marzio. Il problema può con- 
siderarsi ora come risoluto : poiché i due tratti di muragliene, scoperti sul ciglio 
nord-est del monte in occasione dei lavori pel monumento nazionale a Vittorio Ema- 
nuele, corrispondono nella tecnica, nella qualità e misura dei massi, nel colore del 
tufo, e sepratutto nello sigle di cava aile costruzioni Serviane, delle quali si cono- 
scono ormai ben 42 frammenti. Nello stato attuale dei lavori non è possibile giudi- 
care d'insieme sulla topografia dell'arce, ma si hanno però dati abbastanza sicuri per 
riconoscere il fatto che le primitive sue munizioni furono costruite con tufo a scorie 
negre, simili in tutto e per tutto al tufo delle mura antichissime Palatine. 

Ora, mentre dalla parte interiore del monte, che guarda la valle del Foro, 
si ritrovano parecchi avanzi di queste cortine di tufo, conglomerato di pomici nere, 
(massime nell'orto dell' Aracoeli, in via dell'Arco di Settimio), dalla parte opposta, 
ossia lungo la linea delle mura Serviane, non si è scoperta traccia di simili costru- 
zioni, coeve ai primi anni di Koma. 

Quelle viste dal Ficoroni nelle scuderie del palazzo Caft'arelli lunghe m. 25,42 
alte m. 2,89 (cf Montagnani Mus. cai). I, 6); quelle scoperte nel novembre 1872 
a mezzo della salita delle tre Pile (cf. Bull. com. I, 141) anche oggi visibili; e 
finalmente quelle scoperte presso lo spigolo settentrionale del convento dell'Aracoeli 
circa tre anni or sono, sono tutte di fattura serviana, e si collegano cogli scarpella- 
menti della rupe, eseguiti per aumento di difesa lungo la fronte delle mura della città. 

II tratto ora scoperto misura m. 15,20 di lunghezza, e consta di quattro ordini 
di pietre. L'infimo è appena visibile, sfiorando il suolo di pochi centimetri : il secondo 
consta di sette macigni messi per fianco, lunghi dai m. 1,40 ai m. 2,10: il terzo 




— 210 — 

conta 17 pietre messe per testata. Nell'ultimo rimangono 
cinque soli massi tagliati di sbieco a piano inclinato. 

Le sei sigle sono tutte incise nelle testate dei massi 
del terzo ordine, come vedesi nel disegno che qui a tìauco 
si riproduce. Misurano m. 0,40 d'altezza. 

E. Lanciani. 

Presso il tempio di Saturno al Foro Romano gli 
operai della nettezza raccolsero un frammento di lastra 
marmorea di m. 0,28 di altezza e m. 0,33 di larghezza, 
nella quale è incisa la seguente epigrafe cemeteriale cri- 
stiana : 



ECO TIBERIVSS^ 
NVSCVMPARAIi 
PERANTIVM VQ^ 



J 



MVMDEPOSITA'L' 



Regione XIV. Costruendosi una fogna sull'area, ove 
sorgeva la chiesa di s. Bonosa, in Trastevere, si è recupe- 
rato un vaso di terracotta in forma di boccale, mancante 
di una piccola parte : sotto il becco vi è in rilievo una 
testina. 

Si è pure rinvenuta una lucerna, di terra grezza e 
di grossolano impasto, che porta sul piatto la figura di 
una pecora. 

Alveo del Tevere. Nello espurgo del letto del fiume 
per mezzo della draga fu estratta presso il ponte Cestio 
un'urna marmorea di m. 0,55 X 0,34 X 0,32. Vi si legge 



DlS 

VOLCASIA 



MAN 
PSAMATHE 



jiatera 

VIX • ANN • LXXX 
Q_: VOLCASIVSHERMES 
PATRONAE -B • M • F- 

I primi tre versi sono incisi superiormente; gli altri 
due inquadrati nel prospetto. 

Nel medesimo punto dell'alveo fu cstratta un'altra 
urna marmorea di m. 0,55 X 0,37 X 0,28 nella cui fronte 
è rilevata una testa gorgonica circondata da encarpio, e al 
disotto la lupa lattante i gemelli. Nei fianchi dell'urna 
sono scolpiti, a basso rilievo, rami di alloro con bacche. 



— 217 — 

Negli angoli sono sfingi alate. Metà della fronte dell'urna è spezzata, e dell'epigrafe, 
incisa entro cartello listato, rimane solo il frammento seguente : 



"^\ 




I VL I A\ 




VIBIDlY 


--^^^ 


F • SVAE ■ 


VXOhrr^ 


ET • VIBIDIO 


• THALETlX 



Nella cornice della base dell'urna medesima è inciso: 

MEMORIAE • SEX • APPVLII FVMVSI 

Presso il sito medesimo la dr-aga restituì queste altre lapidi iscritte. 
Frammento marmoreo di m. 0,42 X 0,28 X 0,23, in cui leggesi : 



Frammento di epigrafe sepolcrale cristiana, alta m. 0,80, larga 0,25, che reca: 




Presso il ponte Garibaldi, fu rinvenuto il seguente titolo sepolcrale, alto m. 0,18, 
largo 0,17, inciso su lastra marmorea: 

D M 

FELICI -FÉ • 
CERVNT-RE 
PENTINVS- 
.ET SATYR>^ 

Dagli scarichi delle barche nella ripa transtiberina, incontro alla basilica di 
s. Paolo, provengono i seguenti frammenti epigrafici, pescati pure dalle draghe nel- 
l'alveo del Tevere, 

Frammento di lastra marmorea, di m. 0,20 X 0,21 : 



\- 



\;t ina 

vixit anni'^ li^V 



Id. di m. 0,11 X0,09: 



— 218 — 

Via Salaria. A sinistra della porta Salaria facendosi il cavo per continuare la 
fogna parallela alle mura della città, è stato scoparto un antico sepolcro costruito a 
grandi massi rettaugoli di tufo, eoa graude cornice sagouiata. Sulla prima fila supe- 
riore dei predetti massi, è inciso con bellissime lettere, alte m. 0,17, il nome: 

Q^TERENTILIVS- C 

Il seguito dell'epigrafe e del monumento cadendo fuori del cavo, sarà sterrato 
dopo compiuti i lavori della fogna. 

G. Gatti 



Vili. CIVITA LAVINIA — Sulla fine dello scorso anno e nei passati mesi 
del corrente, proseguirono gli scavi, nella collina denominata S. Loreiiso, in Civita 
Lavinia, ove sorgeva il famoso santuario di Giunone Sospita o Lanuvina (cf. Notizie 
1889, p. 247). 

Nel mese di settembre, furono posti in luce alcuni avanzi di un basamento cir- 
colare, formato con blocchi di peperino, del diametro di circa m. 13. Girava intorno 
al basamento un canale, pure in pietra peperina, con scanalatura munita di tubo di 
piombo. Dallo scavo si ebbero piccoli frammenti fittili di ornati, forse spettanti ad 
antefisse; frammenti di lucerne in terracotta, ed una base di peperino con epigrafe 
votiva; lunga m. 0,39, larga m. 0,16. Vi si legge, giusta l'apografo del prof. Gatti: 

SI • DEO • SI >DEAI > 
FLORIANVS > REXS 

Nella faccia superiore della base sono le impronte dei piedi di una statuetta. 

Nel mese di dicembre, si rinvenne una testa marmorea di cavallo, identica per 
lavoro e grandezza alle precedenti quivi scoperte, anni or sono (cf. Xolizie 1884, 
p. 239) e mancante del muso. 

Continuando gli scavi, si rinvennero nello scorso marzo, alcuni ruderi di età impe- 
riale. Si raccolsero, sparsi tra la terra, ornati fittili con traccio di pittura, di carat- 
tere uguale a quello delle antefisse a.-caiche di cui fu detto nelle Notizie 1889, p. 247 ; 
frantumi di cocci vari, due figurine votive acefale, ed alcuni pesi. Singolare è un 
gruppo in terracotta, in cui è rappresentato, ad alto rilievo, un uomo ignudo, privo 
del capo, del braccio e della gamba destra, in atto di stringere al seno una donna, 
essa pure ignuda, acefala, mancante delle braccia e della gamba sinistra. La figu- 
rina virile è dipinta di rosso. 

Il sig. ispettore V. Seratrice dai rapporti del quale si traggono queste notizie 
fece pure sapere, che nella stessa località, vocabolo s. Lorenzo, facendosi un cavo per 
la fondazione dei pilastri del cancello, nella vigna Minelli, fu scoperta una base scor- 
niciata, di peperino, sulla cui fronte, in lettere assai danneggiate, è inciso il nome: 

SCANI 



— 219 — 

IX. ANZIO — Il eh. prof. K. Lanciani avendo avuto occasione di trascrivere 
le seguenti iscrizioni scoperte di recente in Anzio, ne comunicò gli apografi. 

a) Frammento di lastrone marmoreo conservato nel giardino della principessa 
di Sarsina : 

X • TRIB-P 
-IVS • DF^r 

b. Anfora di forma elegante conservata nello stesso luogo. Porta scritte a pen- 
nello ed a vernice rossa le sigle: 

filili 
C • VAL • M • HER • CO/// 
/////// -L//// 

Le lettere che precedono la L nella nella linea terza sembrano essere DVC o DVL. 
e) Kaccolta sulla riva del mare fra Anzio e Nettuno : 



V\GATOCL 
^^ • BAR 



Canijìania. 

X. NAPOLI — Nuove scoperte di antichità nella Sezione di s. Giuseppe. 

Nella strada Cisterna dell' Olio, e propriamente nella parte di detta strada che 
trovasi normale a quella della Trinità Maggiore, eseguendosi lavori di sottofon- 
dazione al palazzo n. 23, si incontrò un avanzo di muragliene che presenta una 
costruzione isodoma a pietrame lavorato, ed è una murazione a scarpata, giacente in 
linea nord-sud e rispondente, in pianta, alla zona in cui ricadeva parte della costru- 
zione angioina. 

Il tratto scoperto misura m. 2,1.5 di spessore alla base, m. 0,80 nella parte supe- 
riore e 6,60 nella restante parte dell'altezza della scarpa. Trovasi a m. 5,00 dal piano 
stradale, aderente all'edifìcio del Gesù Nuovo, con sovrapposizione del muro del cor- 
tiletto della casa mentovata. 

A questa costruzione di cinta, ampliata nel tratto successivo da Federico di Ara- 
gona, era unita la porta reale corrispondente alla strada Trinità Maggiore, e poi demo- 
lita nel successivo ampliamento delle mura, per dare luogo a costruzione di nuovi 
edifici nel perimetro della città. 

Le murazioni di epoca più antica corrispondono al « Largo s. Domenico Maggiore » . 

Nuove scoperte di antichità nella Sezione di s. Carlo all'Arena. 

In occasione dei lavori pei nuovi rioni in sezione s. Carlo all'Arena, avvennero 
le scoperte seguenti; 

Alla piazza del Reclusorio, demolitosi il casamento degli uffici della Società 
degli Omnibus, unito al Keale Albergo dei Poveri, ed aperta la nuova via u. 11 ; 



— 220 — 

eseguendosi lavori per canali, si scoprì una tomba in muratura e tegoli, delle misure 
approssimative di m. 1,80X0,65X0,50. Piccoli muri a calcestruzzo componevano i 
quattro lati, coperti da tre tegoli orizzontalmente, ed alti-ettanti nel piano di giaci- 
tura servivano per adagiare i cadaveri, i cui scheletri, in numero di due, erano col- 
locati in direzione opposta, e la tomba in orientazione da levante a ponente. Non si 
rinvenne alcun oggetto della suppellettile funebre. La costruzione della tomba è simile 
a quella di altre tombe scoperte in questa parte della città. 

Nella piazza X del piano regolatore, presso il muro del giardino di proprietà 
Fusco, in fondo alla via suddetta, furon trovati altri due scheletri sepolti in nuda terra, 
in semplice fossa e giacenti in direzione opposta, alla profondità di m. 1,30 dal 
piano stradale. 

Nella piazza V dello stesso piano regolatore, altri due scheletri, alla profondità 
di m. 0,80, furon trovati sepolti alla maniera stessa dei precedenti. 

Nuove scoperte di antichità nella Sezione Vicaria. 

In un cavo all'angolo del vico Pergola con la via Imbrecciata s. Francesco, a 
m. circa 3 di profondità dal piano stradale, è stata recuperata una lastra marmorea, 
in due pezzi, di m. 0,30 X 0,22 X 0,05. 

Reca incisa la seguente epigrafe: 

•D- M- 

VALERIAE GRATILLAE- 
(^^AE VIXIT • ANN • XXVII • 
I-D-VIIIIANCHARIvS- 

\attes-conivgi ■ 

A- • M • F • 



Da queste frequenti scoperte, nella zona in esame, mostrasi sempre maggiormente 
la estensione del grande sepolcreto orientale della città. 

F. Colonna. 

Nei lavori di bonilìca sul prolungamento del corso Garibaldi, nell'angolo del citato 
vico Pergola con l'Imbrecciata s. Francesco, presso la proprietà di un certo Napolitano, 
alla profondità di oltre m. 3,00 dal piano stradale si incontrò un sepolcro in muratura 
ordinaria in tufo, dove erano state adoperate due tavole di marmo, insignite di iscri- 
zioni, le quali ora si conservano nella sede di questa società storica Napoletana. 

Sull'una tavola, alta m. 0,45 lunga 0,95, si legge : 

COLONIA • AVRELIA • AVG 

ANTONIANA-FELIX- 

•NEAPOLIS- 

Questo titolo spande nuova luce sulla questione della colonia romana in Napoli. 

L'altra tavola, lunga m. 0,88, alta 0,355, è rotta in quattro pezzi, due più grandi 

e due più piccoli, ed è mancante su tutto il margino sinistro di una .striscia, che 



per ciascuna linea comprende un paio di lettere, e nel lato destro si desidera un fram- 
mento spettante alle prime tre righe. Contiene una iscrizione dedicata ad Elagabalo, 
il cui nome venne profondamente abraso, quando la sua memoria fu condannata dal 
Senato. Do in caratteri inclinati e punteggiati le lettere, di cui si riconoscono le tracce ; 
in minuscolo punteggiato quelle, di cui non ci è vestigio; ed in semplice minuscolo 
quelle rimaste sui frammenti non tornati a luce. 

imp. caHs m. a\VRELLIO\ anioni 
no invicto pio\f eliclk \g p o nt 
OT«A'77?/Z? POT'C OSPPDIVI-SE?-2-IiVa- 

,s e VERI • PII •«(?/) TI-DI VI -ANTOr J INI 

...LI / 

m.\GN\- r?\l- X^filio 

L'ortografìa Aurellio, oltre ad essere sicurissima, si ritrova in altre iscrizioni 
di Elagabalo {CI. L. X, n. 5827, XIV, n. 2809). L'invicto è richiesto dallo spazio 
ed è autorizzato da parecchie iscrizioni africane dedicate ad Elagabalo {C. L. I. Vili, 
n. 4440, 10267, 10334, 10381). 

G. UE Petra. 



XI. POMPEI — Giornale degli scavi redatto dai Soprastanti (cfr. No- 
tizie 1890 p. 192). 

Giugno 1890. 

1-9 giugno. Proseguono gli scavi nella Regione Vili, isola 2^, e sono stati messi 
in comunicazione gli ingressi segnati coi num. 16-20 che tutti corrispondono con la 
casa n. 21, più volte descritta. Non avvennero scoperte. 

10 detto. Nella località suaccennata, e precisamente nella 3* stanza, a dr. en- 
trando nell'atrio della grande casa in corso di scavo, nel cui ingresso è segnato il 
n. 16, è stato raccolto : — Bronzo. Un candelabro che posa su tre pieducci a zampa 
bovina, intramezzati da tre gusci di conchiglie : consta di im' asta quadi-angolare vuota, 
che serve come di fodero ad altra asta simile, più stretta, che può essere elevata 
od abbassata, terminante a guisa di candeliere. L'estremità della prima asta è for- 
mata da un erma bicipite, rappresentante, da un lato la faccia di Ercole e dall'altro 
quella di Omfale. È ben conservato, non ostante che sia stato restaurato in diverse 
parti. È alto m. 0,79. Tre vasetti cilindrici, alti m. 0,06. 

11-13 detto. Non avvennero rinvenimenti. 

14 detto. Oltre allo scavo suaccennato, si è cominciato, uno scavo nello interno 
del grande puteale che trovasi innanzi al tempio Greco, al Foro Triangolare, giungendo 
sino allo strato di terra antica, ma non vi si rinvenne nulla. 

15-20 detto. Non avvennero rinvenimenti. 

21 detto. Si raccolsero casualmente: — Bromo, due piccole monete, frazioni di 
asse, di Claudio. 



— 222 — 

22-24 detto. Non avvennero scoperte. 

25 detto. Nella stanza successiva a quella ove fu rinvenuto il candelabro, si rac- 
colse : — Terracotta. Statuetta rappresentante una figura muliebre, vestita di chi- 
tone e manto. Tiene con la dr. pendente lungo il fianco, una maschera, e coli' altra 
tiene sollevata una patera. Conserva traccie di colore; è alta m. 0.17. Diciotto lu- 
cerne grezze, ad un sol luminello e di varie forme. 

26 detto. Non avvennero scoperte. 

27 detto. Nella mentovata località si raccolse : — Marmo fnaaco. Piccolo capi- 
tello corintio, ben lavorato. È alto m. 0,17.5. Un rosone spezzato e ricongiunto me- 
diante restauro. Diametro m. 0,30. 

28-30 detto. Non avvennero rinvenimenti. 



Regione IV (SAMNHJM ET SABLYAJ. 
Paeligm. 

XII. SULMONA — Nuove scoperte nell'antica necropoli suhnonense. 

Pei nuovi scavi della strada ferrata Sulmona-Isernia, nella contrada Zappaiuiotte. 
presso Sulmona, nel podere del sig. Tommaso Giammarco si sono scoperte altre 
tombe rettangolari, scavate nella breccia, senza tegoloni (clr. Xoliiie 1888 p. 238). 

In una di esse che conteneva lo scheletro, col teschio in direzione della città, 
si rinvenne : da capo, a sin. una tazzetta campana a vernice nera ed una cuspide 
di lancia in ferro, lunga m. 0,20; da piedi, un' anfora a base piana, rotta; frammenti 
di cinturone in bronzo, con piccoli ganci, simili a quelli della necropoli di Alfedena, 
e frammenti di fibule di ferro. 

Un poco più verso sud, tra la contrada Zajìpannotte e l'altra di Vallecasalengo, 
e proprio a Valle di Contra, la necropoli continua, in modo da ricongiungersi a 
quella già nota di Zappannotle, la quale non è dunque più una diversa necropoli, 
come dissi nelle Notizie 1886, p. 426 sg. 

In un terreno del sig. Luigi d'Alessandro, le tombe scoperte in numero di 18 circa, 
erano dello stesso sistema; poche con tegoloni. La suppellettile fittile rinvenuta, è 
la seguente. Olla senza vernice, alta m. 0,17; anfora idem, alta m. 0, 24; altra si- 
mile, alta m. 0,40; anforetta a vernice nera e con due bozzette tra le anse, alta 
m. 0,07 ; piccola oenochoe, pure nera, alta m. 0,05 ; tazzetta idem alta m. 0,05. 

In una di queste tombe si rinvennero due strigili di ferro, rotte, e due luma- 
chelle di bronzo. Questo lumachelle sono sicuro indizio di vaso rotto o trafugato, a 
cui servivano da piede. 

La tomba più cospicua, sempre nella stessa contrada, è quella dove si rinven- 
nero i seguenti oggetti : ima cuspide di lancia in ferro, lunga 0,09 ; una lancia in 
ferro con l'asta a quadrello, di un solo pezzo, lunga m. 0,92 ; una oenochoe di buc- 
chero, con bocca quasi triangolare, ma col manico rotto; una elegante oenochoe di 
bronzo a bocca circolare, del diametro di m. 0,11, alta m. 0,17 e diametro di base 
m. 0,10. 



Interessantissimo pei un cippo, di calcare ad luogo, terminante ad angolo ottuso 
nella parte superiore. È alto m. 0,48, largo 0,40 e profondo 0,15. Reca incisa la 
seguente epigrafe, che riproduciamo a fac simile: 





Per somiglianza di nome, questa iscrizione troverebbe riscontro nell'altra in 
lamina aenea fracta, Sulmone effossa-, che fu riportata da un codice bolognese del se- 
colo XVII e da un ms. del Gudio, nella biblioteca di Wolfenblittel : CIA • PACIA 
MINERVA etc. (cfr. lascriiHiones llaiiae Liferioris dialectica; dello Zwetaieff 
p. 15, n. 35). 

Nella lamina di bronzo si aveva una Pacia, nominativo singolare di donna; nella 
lapide odierna vi è il Paciits, prenome virile singolare di dialetto peligno. La me- 
desima iscrizione può confrontarsi con l'altra rinvenuta da me presso la Badia Mor- 
roaese, pure nel tenimento di Sulmona, dove leggesi un Caius Decrivs (cf. Nò- 
tùie 1878 p. 318). 

Tutti i descritti oggetti si conservano nel Museo Peligno in Sulmona. 

A. De Nino. 



Marrucliii. 



XII. BUOGHIANICO — Di. una nuova iscrizione latina. 

In un fondo del sig. Tobia Buracchio nel comime di Eucchianico presso Chieti, 
verso il comune di Casaleincontrada, da cui il fondo predetto dista meno di due chi- 
lometri, e lungo il percorso dell'antica via Claudia Valeria, fu rinvenuta in occasione 
di lavori agricoli una grossa lastra di calcare del luogo, alta m. 1,40, larga m. 0,70, 
e dello spessore di m. 0,30. Vi si legge un' iscrizione in belle lettere, della quale 
diede nctiiia l'egregio prof. B. Lanzellotti nel giornale chietino « il 2)opolo Abrus- 
sesc ' (Anno IV n. 11, 16 marzo 1890). Il professore medesimo ebbe poi la cortesia 
di mandarne al Ministero un calco cartaceo. La lapide reca : 

D V S M I A L L 

A N T V S A 
VIVA • SIBI • ET 
AV • G E M I N I O 

PRISCO 
MILITI -MISICIO sic 
CORTIS ■ II COIVO sic 



Al di sotto del P nell'ultimo verso sono scolpite in rilievo due mani in fede. 
Tutla la isscrizione poi è chiusa da cornice con gola e listello. 



29 



224 



IteGioNK II (APULI A). 
Hirpiai. 

XIII. BUCCI ANO — Di un' iscrizione latina esistente nell'interno 
del paese. 

Ebbi la fortuna di riconoscere un' epigrafe sepolcrale latina, adoperata come ma- 
teriale da costruzione nei piedritti del portone della casa di Raftaele Ferrari, segnata 
col n. 17 in contrada Casinove in Bucciano. 

La pietra, in travertino locale, misura m. 1,12 alla base, m. 1,77 di altezza e 
e m. 0,32 di spessore ; con m. 0,ò4 di base per m. 0,9Q, di altezza nel piano ribassato 
ove è l'epigrafe. Vi si legge: 

I !m/ 

IMVS 
ISTE 
/BER 
MAE 

E T- 



FÉ//// 



F. Colonna. 



SARDINIA 



XIV. TE URANO VA-FAUSANIA — Xnooe scoperte di antichità nel- 
l'area dell'antica Olbia. 

Per ridurre a cultura il piccolo predio denominato OHu Manivi, posto ne' pressi 
di questo abitato, e confinante da uaa parte col tronco di strada ferrata conducente 
al porto, e dall'altra con la riva del mare, s'intraprese, non ha guari, un grande 
scavo. In generale, tutta la superficie smossa componevasi di terra, con prevalenza di 
detriti di antiche fabbriche; vi si raccolsero varie monete romane di moduli diversi 
e in discreta conservazione. Alcime spettano agli imperatori M. Aurelio, Settimio Se- 
vero, Massimino. Fra i fittili, copiosissimi risultarono gli avanzi di anfore e di minuto 
vasellame, insieme a fondi e pareti di scodelle aretine ; ma sopratutto merita riguardo 
un dolio, privo del collo, che giaceva in posizione orizzontale, alla profondità di 
m. 0,90. In mezzo alla terra di cui era ripieno si trovarono alcune ossa umane 
in cattivo stato; vi mancava il cranio. Il corpo del recipiente ha nella parte più 
pronunciata ni. 1,42 di circonferenza, che poi diminuisce gradatamente per terminare 
col fondo a punta. 



Eguale a questo per configurazione, e sepolto quasi allo stesso livello, ne fu rin- 
venuto uno pivi piccolo, con anse robustissime, foggiate a semicerchio: è alto m. 0,65, 
misurando nella maggior riugonflatura, m. 0,50. Vennero pure raccolti dei tasselli di 
marmo bianco e nero, staccati da mosaico di pavimento, e vari pezzi di ferro, da non 
potersi dire a che uso avessero servito. Ma la cosa piii notevole messa in luce, è un 
tratto di fondamenta delle mura che cingevano la vetusta Olbia la quale scoperta rie- 
scirà in seguito di non lieve importanza per la formazione della carta topografica 
di questa antica stazione. 

Dette fondazioni, tutte in blocchi di granito, talora malamente squadrati, e ta- 
lora appena disgrossati nelle sole facce rivolte all'esterno, si estendono in linea retta 
per quanto è lungo il cortile^ cioè per m. 160 ; e restano in perfetta orientazione 
con altra fila di blocchi, simmetricamente infissi lungo la spiaggia del mare, i quali 
non sono altro che la continuazione di detta muraglia. 

Queste traccie proseguono ancora e sempre in linea retta e vicinissime alla spiaggia, 
sino al luogo appellato Porto Romano, ove sussistono altri macigni più voluminosi, 
ma più internati nel mare, che costituiscono l'ossatura dell'antica banchina di quel porto. 
Da qui, le tracce della muraglia fanno angolo smussato, si internano nella villa Tam- 
poni e l'attraversano per intero, onde rendersi poi visibili nel predio del Molino. Co- 
sicché da questa ultima località all' 0//;^ Maiinu, abbiamo l'esatto andamento di una 
parte dei muri di cinta, pel percorso di m. 885, formato da due perfette rettilinee; 
settentrionale ed orientale. La prima di m. 360 ha cominciamento dal luogo degli 
odierni scavi sino al Porto Romano, e la seconda di m. 525 si estende da quest'ul- 
timo punto, per finire, come dissi, al Molino. Il massimo spessore delle fondazioni ò 
di m. 3,50, il minimo di 2,30. 

E nella certezza che a tale opera d'arte possa riferirsi, giova ora ricordare un 
grande masso tufaceo rappresentante due guerrieri combattenti, sterrato nel 1874 entro 
la villa Tamponi, ai piedi della mentovata muraglia; quale masso non è fuori luogo 
abbia costituito la principale decorazione di una porta della città. Simile congettura 
acquista poi maggior valore dal fatto che si incontrò una breve interruzione di muro 
presso il sito ove il masso era capovolto ; ciò che varrebbe a mettere in chiaro, come 
ima della porte orientali di Olbia, era collocata ove oggi sorge la palazzina Tamponi. 
Per meglio chiarire questi dati topografici, stimo non inutile di far notare che il ma- 
teriale usato in siffatte costruzioni, proveniva dalle vicine cave granitiche di Cuceianaj 
Varrasolas, Tilibbas, Banale e Contramanna, nelle quali mi fu dato vedere dei 
blocchi enormi, già tagliati in antico, e del tutto somiglianti a quelli della cinta. 

Negli altri disterri eseguiti, ora è poco, nella villa Tamponi, in continuazione 
di quelli descritti l'anno scorso (cf. Notizie 1889, p. 171), si posero in luce in mezzo 
ad un terreno annerito dai solcamenti carboniosi e visibilmente scolvolto per lo pas- 
sato, alcuni ruderi di fabbricati in laterizi, interrati a circa m. 2 dal livello del campo; 
due colonne granitiche con zoccolo ; metà di colonnina, pure di granito ; ziretto a per- 
fetto pulimento ; un tubo di piombo per condottura di acqua ; trentasette chiodi di 
varie forme e grandezze; tre piccole palle di granito; due fusaiuole di terracotta, di 
forma conica con foro nella sommila; una lastra di piombo tutta bucherellata, con 
con altri due pezzi informi; veutisei monete irriconoscibili per l'ossido; alcune asti- 



— u2G — 

celle di ferro ; tre cerchietti di piombo ; cinque dischi fittili forati nel centro, due 
luceruine col concavo adorno di fiori ; altra piccola lucernina di forma elegante ; quattro 
pezzi di marmo, nei quali pare di ravvisare leggerissime tracce di lettere; un 
vasetto mancate del collo; metà di un mattone ottangolare di argilla verdastra; altri 
raattoncini oblunghi di terra .ordinaria e copiosi frammenti di oggetti di vetro. 

In un dissodamento molto profondo, eseguito nel cortile di certo Luigi Negri, vi- 
cino al paese, si trovarono i residui di alcune tombe in laterizi devastate in antico. 
Anche qui abbondavano vetri frammentati e fittili. Si raccolsero circa duecento piccole 
monete di bronzo, guaste dall'ossido; im pezzo di piombo in sottile verga, e grossi 
embrici romani, privi di bollo, e già serviti in costruzione. 

Nel terreno della casa di Giovanni Azzena, entro l'abitato, si rinvenne casualmente 
una piccola mano di statuetta di bronzo che stringe un globetto dello stesso metallo. 

P. Tamponi. 
Koma, 1.5 agosto 1890 

Il Direttore gon. dello Anticliilù e Belle arti 
FlORELLI. 



NOTIZIE DEGLI SCAVI 



AGOSTO 

Regione IX (LIGURIA). 

I. CHIERI — Nella città di Cliieri, provincia di Torino, facendosi lavori di 
restauro nel palazzo del seminario durante l'anno 1888, si scoprirono in due luoghi, 
tra loro vicini, costruzioni ed oggetti di età romana, che meritano di essere ricor- 
dati. Debbo la notizia della cosa al can. d. Francesco Duvisca, ed al teologo d. Gia- 
como Chiaffrino, addetti a quel seminario. Essi con la massima cortesia mi mostrarono 
tutto, e mi permisero di prenderne nota. 

Degna di singolare riguardo è una stanzuccia, che fu diligentemente conservata. 
È fatta di quadroni romani delle forme ordinarie, spessi m. 0,07, ed è quadrilatera, 
alta m. 1,12, lunga m. 1,16. In ciascuna delle pareti, all'altezza di circa m. 0,66 
dal fondo della stanza, si apre un loculo alto m. 0,30, largo m. 0,42. Di questi quattro 
loculi, imo nei lavori della scoperta andò perduto. Entro di essi si rinvennero, accu- 
ratamente collocati, gli oggetti che qui appresso si indicano, e che vi erano stati 
senza dubbio riposti per uno scopo funebre. — Fittili. Due lucerne monolicni, senza 
leggenda. In una è rappresentato un gallo, gradiente a" destra, ed un ramo. Vasetto 
a larga bocca, senza collo, di forma subsferoidale, ornato con alcune striature a spina- 
pesce, ottenuto per mezzo di una punta, sopra l'argilla ancora molle. È dipinto in 
nero esternamente ed internamente. Orciuolo di rozzo impasto, a collo lungo e pic- 
colo piede, munito di un'ansa. — Vetri. Undici fiale di varia forma, alcune con 
un manico, altre no. Vasetto ad orlo leggermente rivoltato ed a larga pancia. — 
Pietra. Tre bottoni semisferici, lisci; due sono in pietra bianca, uno in pietra nera. 

Lo spigolo superiore della stanzuccia, ove queste cose si rinvennero, è a circa 
m. 3,00 sotto l'attuale livello del suolo. Alla profondità medesima, ed a non molta 
distanza (forse 15 metri) nello stesso palazzo, si rimisero a luce altre antichità ro- 
mane ; cioè un' anfora ridotta ad ossuari mediante la segatura del collo ; una lucerna 
male conservata; un bastoncino osseo, forse ago crinale, terminante in una pigna 
assai acuminata, ed accuratamente fatta. 

Gli oggetti si conservano nel museo mineralogico del seminario predetto. 

C. Cipolla. 



30 



— 22R 



Regione X (VENETI A). 

IL VERONA — Importanti scoperte di topogratia e di scultura avvennero 
in Verona mentre si facevano i lavori per il grande fognone sulla destra dell'Adige. 
I trovamenti più importanti si fecero in piazza del Duomo. Vi si recuperarono fram- 
menti di statue marmoree, in uno dei quali leggesi un' iscrizione greca che attribuisce 
il lavoro a Prassitele. 

Di tali avanzi plastici, e di tutto lo scavo si dirà ampiamente nei prossimi 
fascicoli, dove sarà edita una relazione dell'ingegnere Donatelli, ed un' altra dell'ispet- 
tore dei Musei prof. P. Orsi. 



Regione Vili (CISPADANA). 

III. BOLOGNA — Sepolcri italici scoperti nell'arsenale militare a 
meszodì di Bologna. 

Nella seconda metà del dicembre 1888 la direzione del Genio militare in Bo- 
logna intraprendeva uno scavo entro il recinto dell'arsenale fuori porta Castiglione, 
in un punto ove scoperte anteriori aveano rivelato l'esistenza di un sepolcreto italico. 

Pili volte era accaduto che facendosi ivi gli sterri, senza rendere consapevole 
l'ufficio preposto alle antichità, gli oggetti antichi casualmente rinvenuti andavano 
distrutti e dispersi. 

A prevenire il ripetersi di simili fatti, io avea pregato il sig. colonnello Garau, 
direttore del laboratorio pirotecnico, di rendermi avvisato ogni qual volta s'inizias- 
sero lavori di sterro. Perciò non appena venne deliberato l'appalto per la costruzione 
di un nuovo edilìzio entro l'arsenale, me ne diede comunicazione. 

Il luogo in cui venne eseguito lo scavo trovasi quasi alle radici del colle, di 
fianco al laboratorio delle cartucce ed occupa un'area di 12 metri di larghezza per 
20 di lunghezza. In questo spazio si scoprì una ventina di sepolcri i quali, dall'an- 
tico suolo leggermente declive, erano stati incavati alla profondità di circa un metro 
e distavano l'uno dall'altro eziandio poco piìi di un metro, disseminati in tutte le 
direzioni. 

Siccome lo sterro venne assunto da un'impresa clie lavorava a cottimo, cosi non 
fu possibile di far sospendere il lavoro ogni volta che apparivano i sepolcri, affine di 
estrarne, con le necessarie cautele, gli oggetti. Ho però posto ogni mia cura affinchè 
di ogni sepolcro venisse salvato il maggior numero possibile di bronzi e di cocci e 
che la suppellettile di ognuno fosse tenuta distinta secondo le odierne esigenze scien- 
tifiche. 

Il ristauro di quei vasi ridotti in minuti frammenti ha richiesto molto più tempo 
che non si prevedeva, e disgraziatamente non diede neppure i risultati che si atten- 
devano, come apparirà dal seguente elenco dei singoli sepolcri. 

1° Sepolcro. — Già parzialmente scoperto e frugato in altri tempi ; conteneva 



— 229 — 

soltanto pochi frammenti dell'ossuario e di alcuni vasetti senza ornati, più un noc- 
ciolo di pasta vitrea appartenuto a fibula e rotto in quattro pezzi. 

2" Sepoi-cro. — Ossuario fittile ridotto in minuti frammenti ; grande ciotola che 
ne formava il coperchio, skyphos con orlo circondato di un cordone, e frammenti di 
vasettini lisci: pezzetto di un coltello di bronzo. 

3" Sepolcro — Avanzi di due cistelle fittili cilindriche con diafragma nel mezzo, 
ornata l'una di grandi circoli concentrici impressi, l'altra di piramidette triangolari, 
di piccoli circoli concentrici e di linee serpeggianti. Nessun bronzo. 

4° Sepolcro. — Frammento di grande ossuario ornato di circoli concentrici im- 
pressi; skyphos liscio con tre cordoni intorno al labbro; frammenti di vasetti minori. 
N. 11 grandi cilindri a doppia capocchia che si giudicano rocchetti; altri quattro 
piti piccoli e tredici fusaiuole di terracotta. In bromo. Tre pezzi di un pendaglio o 
ciondolo, a sezione di campana, creduto dal Gozzadini un tintinnabolo, con trafori a 
giorno di losanghe, rettangoli e triangoli, i quali doveano essere riempiti di osso e 
di ambra, come dimostra un esemplare simile della raccolta Benacci esistente in 
questo Museo ; laminetta triangolare di bronzo con foro al vertice per sospenderla ed 
usarla come ciondolo ; due fibule a navicella vuota ; tre a navicella piena ; frammenti 
di altre sei fibule a navicella piena ; frammento di spillone a due capocchie di bronzo 
fra le quali dovea esser racchiusa una sferetta di pasta vitrea ; residuo di un coltello : 
un pezzo di aes rude. Credo che l'antica denominazione di tintinnabolo data dal Goz- 
zadini al bronzo a sezione di campana non possa giustificarsi. Mi sembra che meglio 
gli convenga quello di ciondolo o pendaglio, in causa dell'occhiello da cui tutti gli 
esemplari sono sormontati e che servivano a sospenderli, e specialmente per i fregi 
e le incastonature di osso e di ambra, di cui i più cospicui erano arricchiti. Eitengo 
inoltre fosse un ornamento femminile perchè molti esemplari delle raccolte Benacci, 
De Lucca ed Amoaldi uscirono da tombe, le quali, contenendo, come questa dell'ar- 
senale, rocchetti e fusaiuole, con grande probabilità si debbono credere di donne. Al 
contrario quei ciondoli non sono mai occorsi in tombe che con certezza si possono 
riferire a uomini, quali sarebbero ad es. quelle di guerrieri che contenevano scuri e 
spade. 

5° Sepolcro. — Terrecotte. Numerosi frammenti dell'ossuario di terra scura, 
ornato con graffiti disegnanti triangoli e con circoli concentrici impressi ; vaso in forma 
di olla di terra rossiccia, che si potè estrarre quasi intero, alto m. 0,30 ; frammenti 
di piattelli e vasetti minori; una fusaiuola conica. — Broiui. Bellissima armilla a 
doppio giro e finiente a ciascuna estremità in grossa capocchia, diam. m. 0,06 ; altra 
armilla più grossa e faccettata, ma rotta in sei pezzi ; piccola armilla a doppio giro 
con nodi alle estremità rastremata e finiente in testa di serpe, diam. m. 0,035 ; due 
grandi fibule a losanga vuote e sformate dal rogo. 

6° Sepolcro. — Frammenti dell'ossuario ch'era ornato di linee serpeggianti im- 
presse; vasettino frammentato, con un manico, liscio. In questo sepolcro mancavano 
del tutto i bronzi. 

7° Sepolcro. — Era già stato distrutto in altri tempi. Vi si raccolsero soltanto 
frammenti di due fibule, l'una di tipo serpeggiante, l'altra piccola ad arco appiattito, 

S" Sepolcro. — Tutte le terrecotte erano in frantumi. In bronzo si ebbero: 



— 2:50 -- 

due armille perfettamente conservate a verga rotonda e striata, accavalcata sopra sé 
stessa con minuti solchi alle due estremità rastremate, diam. m. 0,07 ; una fibula a 
navicella vuota. 

9" Sepolcro. — Elegante vasettino ad un manico; tre rozzi vasetti di terra 
greve; due rocchetti; una fusaiuola — Bronzi. Armilla di sottil filo lavorato aspi- 
rale di più giri diam. m. 0,04; armilla ritorta di verga massiccia e faccettata; tre 
fibule a navicella vuota, ornata sul dorso di fascio e triangoli. Cfr. per gli ornamenti 
Montelius, Spà/inen fràn bronsaldeni, fig. 57. 

10° Sepolcro. — Pezzi di un dolio che non si potè ricomporre: frammento 
di imo spillone sormontato da grossa sfera di pasta vitrea scm-a con circoli concen- 
trici di smalto giallo. 

11" Sepolcro. — Frammenti di un dolio liscio: piccolo pezzo di vasetto or- 
nato di meandri profondamente incavati. Nessun bronzo. 

12' Sepolcro. — Ossuario in frantumi; vasetto grezzo di terra rossiccia: in 
bro.izo: frammenti di armilla massiccia e faccettata con estremità rastremate ed ac- 
cavalcate; frammento di fibula a navicella vuota. 

13° Sepolcro. — Non conteneva che pochi frammenti di fibule. 

14° Sepolcro. — Frammento di cistella cilindrica con diafragma; sulla super- 
ficie era impressa una fila di circoli concentrici ed un'altra di animali alati, con lingua 
sporgente : frammenti di due vasetti con tre cordoni intorno all'orlo e con impressioni 
di circoli concentrici, di circoli radiati e di linee sei^peggianti. Nessun bronzo. 

15° Sepolcro. — Frammenti di ossuario di terra rossa con impressioni di cervi 
con la testa alta, di circoli concentrici e piramidette; frammenti di coperchio del- 
l'ossuario con l'impressione di un cervo dalla testa alta; due fusaiuole. — Bronzo. 
Frammenti di fibule attraversate da spicchi di ambra; fibule a navicella vuote sul 
dorso che dovea essere riempito di ambra; catenelle a doppi anelli di bronzo e ag- 
gomitolate dall'ossido; dalle catenelle pendevano degli occhiali a spirali come dalle 
catenelle pubblicate da Montelius {Spànnea frm Bronsuldern, p. 32, fig. 29). L'in- 
treccio e la soverchia ossidazione delle catenelle impediscono di constatare se le ca- 
tenelle dipendano, com'è molto probabile, da una fibula. 

16° Sepolcro. — Ossuario frammentato di terra scura, liscio; due vasetti di 
terra rossiccia lisci in forma di olla ; una tazzettina senza piede con manico ad anello ; 
frammenti di calici; sei fusaiuole. — Bron:o. Quattro armille massicce faccettate, 
due delle quali ben conservate, le altre ridotte in pezzi ; due fibule a navicella piena ; 
frammento di lamina che sembra un avanzo di lancia ridotto ad aes rude; frammento 
di un anello logoro e con foo; sembra un avanzo del cartoccio della medesima lancia. 
L'oggetto più interessante raccolto in questo sepolcro è ima fibula priva dello spillo, 
ma di tipo interamente nuovo. L'arco è formato di due teste umane, in cui i tratti 
del volto sono riprodotti assai bene, ma che si voltano gli occipiti. 

17° Sepolcro. — Vasi in frantumi; due fusaiuole; frammenti di quattro fibule 
ad arco ingrossato. 

18° Sepolcro. — Vasi in frantumi. Di bronzo eranvi quattro ai-mille. La prima 
bellissima e perfettamente conservata a verga striata di bronzo, accavalcata con le 
estremità rastremate e solcate, diam. m. 0,08; la seconda adelegante filo di bronzo 



— 231 — 
ingrossato nel mezzo con estremità rastremate e solcate, diam. m. 0,045; la terza è 
simile ma con la verga più grossa, diam. m. 0,05 ; la quarta è pure simile ma anche 
un pò più grossa e col diametro maggiore di mezzo millimetro. 

19° Sepolcro. — Ossuario frammentato ornato di circoli concentrici impressi e 
di linee serpeggianti; cistella a diafragma ornata di circoli concentrici; vasetto or- 
nato di linee. — Bronzo. Armilla a lamina piatta rotta. 

20° Sepolcro. — Skyphos rozzo ; pezzo informe di bronzo. 

Alla distanza di 50 metri più verso nord dal luogo donde uscirono i sepolcri 
ora indicati, nel cavare uno stretto fosso per le fondamenta di altro muro, s'incontrò 
alla profondità di un metro dal piano attuale, un altro sepolcro. Da esso si ebbero 
due belli e grandi ganci, maschio e femmina, di verga piatta; tre pezzi di un col- 
tello-rasoio con tre chiodetti di ferro all'impostatura del manico ed un'armilla a pic- 
cola verga di bronzo, rotta in quattro pezzi. 

10 avea domandato che fosse allargato lo scavo per l'accogliere altri oggetti che 
senza dubbio celavansi nel medesimo sepolcro ; ma attesa l'urgenza con cui il muro 
dovea essere innalzato, le autorità militari non poterono soddisfare quella mia richiesta. 
Ottenni al contrario che venisse inteameute esplorato un altro sepolcro di cui ap- 
parvero gl'indizi il giorno 11 luglio 1889 nel cavare uno stretto fosso per le fonda- 
menta di altro piccolo fabbricato da innalzarsi a circa 40 metri dalla strada di cir- 
convallazione. 

11 nuovo sepolcro, profondo m. 2,80 dal suolo attuale era circondato tutto at- 
torno da muri a ciottoli. Dell'ossuario erano stati raccolti alcuni pezzi i quali dimo- 
stravano ch'era graffito. Anche i bronzi erano già stati estratti ed io avea notato i 
seguenti : cinque pezzi della lama di una spada di bronzo ; un frammento del fodero 
pure di bronzo; un morso il cui montante era formato dalla figura di un cavallino, 
simile ad altro montante proveniente dai sepolcri Benacci ; dieci anella di bronzo del 
diam. di m. 0,03; uno stimolo e tre pezzi di armilla vuota dal tipo detto a san- 
guisuga. 

Siccome il sepolcro internavasi al di là del fosso, cos'i ho potuto ottenere, come 
grande concessione, dall'autorità militare che fosse interamente esplorato. 

Con le ulteriori indagini ho potuto ricuperare un rasoio semilunato intero ; uno 
spillone, con grande capocchia lungo m. 0,18 ed una fibula senza ardiglione. 

Dei sepolcri italici usciti finora dall'arsenale è questo il più antico. Ciò provano 
sia il morso in bronzo con montanti a foggia di cavallino, e specialmente il rasoio 
lunato, il quale, caratteristico dei sepolcri arcaici, scompare in quelli di età più tarda, 
sostituito dal rasoio-coltello a lama curva allungata. L'età più antica di questo se- 
polcro si accorda molto bene anche con la sua posizione più prossima alla città, 
poiché distava appena 40 metri dalla via di circonvallazione. Al contrario i venti 
sepolcri descritti iu principio e che il complesso degli oggetti dimostra spettare ad 
un periodo assai più tardo, distavano da essa circa duecento metri. 

Il cominciamento di questo sepolcreto sud-est dovrà adunque cercarsi presso o 
dentro l'attuale cinta delle miu'a della città. 



Sepolcreto italico scoperto nel lato nord di Bologna. 

Le scoperte di sepolcri italici avvenute in vari tempi dentro e presso Bologna 
aveano già permesso di stabilire l'esistenza di tali sepolcreti in tre dei quattro punti 
cardinali della città. 

1°. Il sepolcreto est apparso la prima volta nel 1857 in via Maggiore sotto il 
palazzo Malvasia Tortorelli, ed il cui cominci amento si scoprì poi nel 1886 presso 
la piazza della Mercanzia, sotto il pavimento dell'antica chiesa del Carrobio subito 
al di là del torrente Aposa. 

2°. Il sepolcreto ovest che partendo dal predio Benacci-Caprara subito al di là 
del torrente Ravone, si prolunga per circa trecento metri fino a metà del podere Ar- 
noaldi, a valle della via provinciale. 

3°. Il sepolcreto sud nel recinto dell'arsenale dove esso venne constatato la prima 
volta nel 1874, ed il cui principio sembra doversi collocare presso la via del Cestello, 
dove il Zannoni riferisce avere scoperto un dolio simile a quelli usciti dai sepolcri 
nei predii Benacci ed Arnoaldi. 

Rimaneva ancora a rintracciarsi il quarto sepolcreto cioè quello a nord della città. 
Nel 1879 già se ne avea avuto indizio da un sepolcro posto allo scoperto nel rimuo- 
vere le fondamenta di una casa in via Repubblicana. Nell'anno 1888 poi costruen- 
dosi le fondamenta della casa Fabbri presso l'Arena del sole, sull'angolo di via In- 
diiendenza e via Falegnami, apparvero vari sepolcri italici alla cui scoperta ebbi oc- 
casione di assistere personalmente. Nella parte superiore giacevano allineati parecchi 
sepolcri romani che descriverò particolarmente in seguito. Qui li ricordo soltanto perchè 
spiegano la presenza di alcuni oggetti, rasoi lunati, fibule, cocci grafiìti ed impressi, 
avanzi di dolii ecc. trovati sparsi a diverse altezze fin dal principio dello scavo, fram- 
misti a monete e lucerne romane. 

Si capiva che i romani quando cavarono le proprie sepolture incontrarono quelle 
italiche più antiche e ne dispersero gli avanzi. Difatti uno degli ossuari tipo Villa- 
nova che si ebbe la fortuna di scoprire intatto ed ancora al suo antico posto giaceva 
iu uno spazio di m. 0,70 frapposto a due casse romane in piombo rivestite di tegole. 
Fra il fondo di quelle casse e l'ossuario restava uno strato di terra spesso appena 
cinquanta centimetri. Questo ossuario venne scoperto il giorno 27 giugno 1888. Di 
crjta scm-a e liscio, era alto m. 0,35 con due manici rotti anticamente per rito e 
senza coperchio. Avea dappresso una piccola tazzina ad un manico e due tìbuline a 
filo di bronzo attraversato da perline di vetro bleu. Nell'interno vi si trovarono fra 
le ceneri tre altre fibule ornate di perline bleu e gialle, ma più grandi delle prece- 
denti, una fibula a navicella piena con solchi orizzontali, un utensile fusiforme rotto 
in cinque pezzi, un'armilla a verga massiccia di bronzo accavalcata sopra sé stessa 
e rotta in due pezzi. Curiosissimo poi è un frammentino (alto m. 0,025 diam. 0,01) 
cilindro-conico di pietra (steatite ?) lavorato al tornio, trovato pur dentro l'ossuario. 
Per essere rotto alla base ed al vertice non se ne può determinare con esattezza l'uso: 
ma probabilmente era una specie di sigillo per produrre ornati a rilievo sopra lo sto- 
viglie (cfr. litUl. di Paleod. Hai. voi. XIV. p. lOO)- 



— 233 — 

Il giorno 3 luglio scoprivasi altro ossuario col proprio coperchio. Privo dell'orlo 
ad un sol manico rotto, misura m. 0,35. Gli stavano vicino una fibula di bronzo a 
navicella piena ed im frammento di armilla. 

Altri due ossuari tornarono in luce tre giorni dopo. Il primo alto m. 0,32 ad 
un sol manico rotto e rozzamente graffito sul corpo e sul ventre di linee oblique, avea 
il coperchio liscio e conteneva fra le ceneri un rasoio lunato molto logoro. Il secondo 
ossuario di terra nera scura e quasi lucida alto m. 0,40 racchiudeva im bel rasoio 
lunato, una grossa fibula ad arco ingrossato con profondi zig-zag ottenuti a fusione. 

Oltre gl'indicati ossuari che ricomposti conservansi nel Museo Civico, vennero rac- 
colti dispersi fra la terra, e per conseguenza appartenuti ad altri sepolcri italici di- 
strutti all'epoca romana, molti frammenti di ossuari lisci e graffiti, pezzi di dolio, 
e molti oggetti in bronzo di cui cito qui appresso i più notevoli conservati presso il 
proprietario del terreno sig. Fabbri. 

Tre frammenti di armilla tubulare vuota con estremità a nodi; altra piccola ar- 
milla a tre giri con estremità rastremate e con intaccature, diam. m. 0,045 ; una ca- 
pocchia di spillone ; due fibule ad arco ingrossato prive dello spillo ; una grossa fibula 
a navicella piena con ornati a zig-zag ottenuti con la fusione ; una fibula di tipo ser- 
peggiante ; altra fibula arcaica del tipo detto a drago la cui curva superiore è formata 
da due asticelle ; un bel rasoio lunato con manico ad anello circondato da due testine 
di volatili. Era già stato rappezzato dagli antichi nella curva interna; altro rasoio 
simile molto logoro nel taglio; una palettina con manico tubulare. 

Qui debbo ricordare che fin dai primi del gennaio 1888, il Museo avea acqui- 
stato due armille a verga di bronzo accavalcata sopra sé stessa e del diametro ognuna 
di m. 0,07. In una delle armille è infilato, a mò di ciondolo, un rozzo sassolino. 
Questi due oggetti propri dei sepolcri tipo Villanova eransi rinvenuti il 20 dicembre 
1887 a sei metri di profondità in via Indipendenza nel rimuovere le fondamenta della 
casa Padovani la quale dista da quella Fabbri un ottanta metri piìi a nord-est. Si 
deve supporre per conseguenza che fin là si protraesse il sepolcreto. 

Sepolcri romani. 

Nello strato soprastante ai sepolcri italici ora descritti, posavano, come fu detto, 
sepolcri dell'epoca romana. 

Il 17 aprile 1888, a metri 2,30 dal suolo attuale se ne scoprirono due, distanti 
l'uno dall'altro m. 0,70. Il primo col tetto formato da tegole disposte a due pioventi 
misurava m. 1,40 di lunghezza per m. 0,50 di larghezza e m. 0,80 di altezza. Lo sche- 
letro lungo m. 1,38 posava sopra un letto di tegole con la testa volta ad occidente. 
11 secondo sepolcro col tetto parimenti fatto a capanna era di fanciullo. Misurava 
m. 0,80 in lunghezza, per m. 0,30 di larghezza e m. 0,55 di altezza. Lo scheletro 
però posava col cranio ad oriente. Esternamente fra i due sepolcri si rinvenne una 
monetiua in bronzo, di modulo medio, ma molto corrosa. 

Poco discosto dal secondo e sulla medesima linea venne il 12 giugno scoperto, 



alla medesima profondità, nn terzo sepolcro. Era composto di dieci tegole col tetto 
a capanna e misurava due metri di lunghezza per m. 0,50 di larghezza. Lo sche- 
letro posava sopra un letto di tegole con la testa ad oriente ed i piedi ad occidente. 
Era circondato da quattro vasettini in terracotta della nota forma ventricosa con labbro 
dritto (') due alla testa e due ai piedi, più un altro rotto della forma come di fiasco, 
ed una lucerna. 

Un quarto sepolcro apparve il 2i5 giugno alla profondità di soli due metri dal 
suolo, ma già distrutto anticamente. Vi si raccolsero soltanto le tegole che lo com- 
ponevano lunghe m. 0,50 X 0,60. 

Più notevoli sono due altri sepolcri scoperti il giorno successivo in continuazione 
e nella medesima linea dei precedenti. Lungo il primo m. 1,80 per m. 0,(iO di lar- 
ghezza, era costituito da tegole limghe m. 0,60 X 0,50, disposte tre in ciascun dei 
lati maggiori, una alla testa, ed im' altra ai piedi. Esse formavano il rivestimento 
esterno di una cassa in piombo lunga m. 1.70 larga m. 0,31 ed alta m. 0,35, alla 
quale però non aderivano perchè vi erano tenute discoste, un quindici centimetri per 
parte, da grossi chiodi di ferro. Questi chiodi, di cui si raccolsero molti resti nel- 
l'interstizio fra la cassa di piombo e le pareti di tegole, erano in numero di dodici, 
distribuiti quattro a ciascuno dei lati maggiori e due a ciascuno dei minori. Intro- 
dotti con la punta nella cassa e ribattuti, aderivano con la testa alle tegole, in molte 
delle quali ancora adesso esser vansi i segni lasciati dall'ossido di ferro. Lo scheletro 
ridotto in pessimo stato, posava con la testa ad oriente ed i piedi ad occidente. È 
notevole che i soliti vasetti funerari raccolti in frammenti non posavano dentro la 
cassa ma al di fuori di essa. Forse il sepolcro avea subito violazione. 

Alla distanza di m. 0,88 da esso ed esattamente sulla medesima linea si scopri 
l'altro sepolcro più piccolo, ma costruito in egual maniera. Lungo m. 1,55, largo 
m. 0,60 avea una copertura in piano di quattro tegole, due delle quali larghe cia- 
scuna m. 0,58, la terza e la quarta tagliato, ridotte a m. 0,20 e collocate una alla 
testa e l'altra ai piedi. Questa tegole discese dalla costa di quelle laterali ed esterne 
sulle quali in origine posavano, si videro all'atto della scoperta premere sulla cassa 
di piombo, la quale per il peso della sovrastante terra erasi ripiegata dal iìanco destro 
dello scheletro. La cassa è lunga m. 1,35, larga m. 0,32 ed alta m. 0,29. Furono 
trovati dentro di essa uno e fuori fra la cassa e le tegole gli avanzi di altri chiodi 
di ferro, i quali, come dimostrano i segni visibili sulle tegole nonché i fori corrispon- 
denti della cassa, erano in numero di sei, cioè due a ciascun lato maggiore ed uno 
a ciascuno dei minori e tenevano le tegole discoste dalla cassa un 15 cent. Negl'in- 
terstizi di questo e di quell'altro sepolcro non si osservò la luinima traccia di carbone 
da cui si potesse argomentare esservi stato un rivestimento di legno. Lo scheletro 
ridotto in cattivissimo stato giaceva con la testa ad oriente ed i piedi ad occidente. 

Ai piedi del sepolcro antecedentemente descritto e distante un 80 cent., un altro ne 
esisteva formato similmente da tegole, ma privo della cassa interna di piombo. Il letto 
era fatto a due pioventi. Questo sepolcro però era già stato quasi per metà distrutto 
nei tempi antichi. 

(') Brizio, Moaumenti arckeol. della prov. di Bolofjna tav. IV. n. 11 e 13. 



— 235 — 

Un ottavo sepolcro romano fu scoperto quattro giorni dopo, cioè il 2 luglio, alla 
distanza di 3 metri, ma sulla stessa linea del penultimo descritto. Alto m. 0,60 mi- 
surava una lunghezza di ra. 2 ed era largo alla testa m. 0,60, ai piedi m. 0,50. Con- 
sisteva di 10 tegole larghe m. 0,50 ed alte m. 0,60, disposte quattro a ciascun lato 
maggiore ed una a ciascuno dei minori. Dentro eravi la solita cassa di piombo lunga 
m. 1,80 larga m. 0,35 ed alta m. 0,33, distante dalle tegole circostanti un 15 cent, 
in media. Negl'interstizi si raccolsero gli avanzi di 12 chiodi di ferro, ma né sulle 
tegole né sulla cassa appaiono i segni ov'erano collocati. È probabile che quattro fos- 
sero su ciascun lato maggiore e due su ciascuno dei minori. Lo scheletro infracidilo 
avea la testa ad oriente ed i piedi ad occidente. 

Questi tre sepolcri contenenti casse di piombo ho fatto trasportare al Museo Ci- 
vico dove una sola cassa simile finora si conservava d'ignota provenienza, quantunque 
con molta probabilità del bolognese. Questa cassa però é in due pezzi, lunga nel- 
l'assieme m. 1,45, larga m. 0,40 ed alta m. 0,25. Il piombo è di miglior qualità, 
che non quello delle tre casse di recente scoperte perché esso appena toccato si rompe, 
mentre nella cassa piìi antica è molto duttile e piegasi a piacimento senza rompersi. 

Otto sepolcri adunque si scoprirono disposti in modo da formare due linee sim- 
metriche e corrispondenti. Molti altri ne esistevano senza dubbio distrutti nei tempi 
di mezzo, perché s'incontrarono lì presso a diversa profondità avanzi di costruzioni 
che parevano medioevali. Per es. il 4 giugno in prossimità del muro confinante con 
l'Arena del Sole ed a circa 2 metri dal suolo attuale, ho notato un muro alto m. 1,40 
largo m. 0,52 il quale venendo da via Galliera parallelamente alla via Falegnami 
prolungavasi in linea retta verso via Indipendenza ed era costruito con frammenti 
di mattoni legati fra loro da fortissima calce, cosicché per abbatterlo furono neces- 
sari molti uomini e forti picconi. Il muro però, benché assai solido, mostrava non solo 
un lavoro trascurato ma non posava neppure su fondamenti. Perchè un 80 cent, al 
di sotto di esso ne correva un altro in linea perpendicolare formato di pezzami di 
embrici della lunghezza di m. 0,60 ed alto dal suolo antico m. 0,50. 

Non saprei determinare né l'epoca né l'uso di quei mmi: ma mi basta averne 
constatata l'esistenza per provare come oltre gli otto scoperti doveano ivi esistere 
altri sepolcri romani che vennero poi distrutti quando si costruirono quei muri. Si 
possono considerare quali avanzi dei sepolcri taluni oggetti romani incontrati durante 
gli scavi, sparsi a differenti altezze dal suolo. Ne indico qui i principali : 

18 aprile. Lucerna in terracotta finissima con l'ornamento di un rombo nella 
parte superiore fratturata, ed un S a rilievo nell'inferiore. 

21 aprile. Altra lucerna rinvenuta ad un metro sotto il suolo, in mezzo a rottami, 
perfettamente conservata, con forti profili nella faccia superiore ed il nome V I B I A NI 
a rilievo nell'inferiore. 

20 giugno. Altra lucerna simile perfettamente conservata con F A O R a rilievo. 
Una dozzina di monete di bronzo la maggior parte logorate dall'ossido ed illegibili. 
Sono riuscito a determinare soltanto le seguenti: 

P in bronzo di Tiberio = Cohen voL I, p. 122, n. 33. 
2^^ in argento di Alessandro Severo == Cohen voi. IV, p. 5, n. 26. 
3* in bronzo di modulo medio di Trajano Decio = Cohen voi. IV, p. 245, u. 108. 
4-5 piccoli bronzi di Costantino Magno = Cohen voi. VI, p. 131, n. 246. 

31 



— 2:ir> — 

Con queste moufite si può stabili.e la duiata di quel sepolcreto dal II al IV 
secolo dell'impero. La sua esistenza nella propinerà Fabbri è della massima impor- 
tanza per la topografia della Bononia romana. Il Gozzadini partendo da altre consi- 
derazioni avea già congetturato (') ciie il tratto, ove corre attualmente il canale di 
Keno da via Galliera al Voltone detto dei Piella, costituisse la parte di fossa spet- 
tante al muro nord della cinta romana. Questa congettura trova ora la sua conferma 
nell'esistenza del sepolcreto romano un cinquanta metri subito al di là di detta fossa 
cioè dell'attuale canale di Keno. 

E. I?RIZI(1. 



IV. RAVENNA — Il direttore del Museo Nazionale comm. E. Pazzi riferì, 
che dal sig. ingegnere Carlo Poletti fu donato por le raccolte pubbliche del detto 
Museo un frammento epigrafico, in marmo greco, alto m. 0,25, largo m. 0,30 e grosso 
0,08, recuperato presso Classe Fuori, in occasione dai lavori per la via ferrata Ra- 
venna-Rimini. Vi si legge la parto inferiore di un titolo funebre, che qui si trascrive 
del calco cartaceo: 

P Al K CTiNTa V \^^ 

L I C I N I A • P R I 

MIGE NI A 

Presso la parrocchia di Godo fu rinvenuto un mattone di m. 0,1(3X0.20X0,07, 
nel quale leggesi in belle lettere il bollo rettangolare: 

^-4v\L-T-lASI-EiOt 



Il fittile fu aggiunto alla raccolta pubblica del Museo nazionale ravennate per 
dono dell'arciprete della parrocchia ove la scoperta avvenne. 



Regione VI (UMBRIA). 

V. TERNI — Di un frammento di iscrizione onoraria. 

Facendosi lo scavo per una fogna nel corso Vittorio Emanuele in Terni, di faccia 
alla casa Coletti, fu scoperto un pezzo di marmo, alto, nello stato attuale, circa 
m. 0,62, largo m. 0,28, e dello spessore di m. 0,072, ai lati e m. 0,94 nel mezzo, 
dove è lasciata posteriormente nna parte rilevata e rozza. 

Con molta probabilità era una lastra che rivestiva il prospetto della base in un 
monumento onorario, del periodo degli Antonini, come si può dedurre dal resto del- 
l'epigrafe che vi si legge. 

(') Gozzadini, Studi topografici p. IG e la tavola annessa. 



— 237 — 

Ne tolgo l'apografo da uà bel calco cartaceo che l'egregio sig. prof. Sconocchia, 
bibliotecario della coinimalo di Terni, ebbe la cortesia di mandare. 




Che il frammento si riferisca agli Antonini apparisce chiarissimo dalle poche 
lettere del principio; e solo può nascere dubbio se trattisi di Marco Aurelio Antonino 
tìglio del divo Pio (161-180), ovvero di Marco Aurelio Antonino figlio di Severo, ossia 
Caracalla (198-217). 

Ma la questione viene subito risoluta in favore del primo da una ragione di 
proporzioni nel marmo, ove mal si cercherebbe lo spazio per tutta la serie dei titoli 
che a Caracalla competono. La ragione pivi forte è che, leggendo nel 3° e 4° dei 
versi superstiti; M.A\jirelio'] Aato[_nino Aug}, rimarrebbe nel verso 3° uno spazio in cui 
nulla si potrebbe sostituire. Di più se si trattasse di Caracalla, bisognerebbe leggere 
nel 1° e 2° dei versi superstiti, collegandoli con quanto deve di necessità supporsi 
nella parte piìi prossima che precede: [... divi Traiani \ paRthici et \ DlvI -Nl^ervae 
abaepoii]. Il che porterebbe a stabilire che nei versi che comprendono da 18 a 20 
lettere se ne trovi uno con sole dieci lettere, in tutto il resto assolutamente vuoto. 

Non mi fermo sopra altre osservazioni di minore importanza, per le quali viene 
escluso trattarsi di Caracalla, e quindi maggiormente si conferma che il nostro fram- 
mento si riferisca a Marco Aurelio. 

Allora diventa facilissima la restituzione di quanto leggevasi in principio ; e si 
rivela dalla coudizione stessa della cosa che il nostro marmo ha perduto tre dei versi 
superiori, conserva una sola lettera del verso 4°, ed ha perduto due terzi dei versi 
consecutivi. 

Può quindi reintegrarsi il titolo nel modo che segue: 

tmp. caes. divi auto ni ni 
pii l'ilio divi hadriaiii 
n ep oti di vi traian i 
paÈ^thici pronepoti 
jplvl .V^ervac ahnepoti 
M • A\elio aurelio 
A N T (./ n ino a u g 
PONTI ^ max. tribua 
VOlEyt.. .COS. Hi? p.p. 
D ■ Tj ■ p u b l i e e 



— 238 — 

Ho sognato come probabile il consolato terzo; ma questa cifra sarebbe esattis- 
sima se potessero accettarsi come legge costante alcune norme epigi'aflche. Si sa in fatti 
che M. Aurelio nell'anno 169, subito dopo la morte di L. Vero, depose i titoli di 
Anneniacus, Purtliicus Maximus, e 3Iedicus, da lui assunti tra gli anni 164 e 166. 
È noto parimenti che nell'anno 172 prese il titolo di Germariiciis e nel 175 quello 
di Sarmaticus. Stando a tali premesse, che però non possono avere nell'epigrafìa 
quello stretto valore che hanno nella numismatica, mancando nel nostro marmo ogni 
titolo, dovrebbe la nuova epigrafe essere assegnata agli anni tra il 1 70 ed il 1 72 ; 
per cui non solo potremo con siciu'ezza porre il consolato III; ma indicare che la 
potestà tribunicia dovrebbe cadere tra i numeri XXIV-XXVI. 

Il marmo è ora esposto nella raccolta comimale di Terni. 

Unitamente a questo marmo mutilo, si scopru'ono altri marmi frammentati; cioè 
una zampa di cavallo, un pezzo di statua muliebre a metà del vero, ed un pezzo di 
cornice lungo m. 0,69, alto m. 0,157, e dello spessore di m. 0,19. 

Lo stesso sig. prof. Sconocchia richiamò pure l'attenzione degli studiosi sopra un 
altro frammento marmoreo scoperto sul finire del gennaio 1888 in piazza Canale, alla 
profondità di m. 0,80, mentre si faceva lo scavo per una fogna. È largo m. 0,17. 
Vi si legge : 

M 
S-C 

Le lettere sono di ))rutta forma ed lianuo l'altezza di m. 0,14. Anche questo 
frammento fu conservato nella raccolta antiquaria cittadina. 

F. Baknahei. 



Regione VII (ETRJJRIA). 

VI. PERUGIA — Urna con iscrìdone etnisca rìconosclnla entro 
la città. 

Nel prospetto di un' urna in travertino, priva di ornamenti, conservata nell'antico 
palazzo Monti, ora Montesperelli, a capo del corso Vannucci, leggesi l'iscrizione se- 
guente, della quale l'ispettore prof. L. Carattoli mandò il calco cartaceo : 

L'urna ha il suo coperchio a pioventi, senza ornato di sorta. 



VII. OUVIETO — Nuove scoperte dì antichità in contrada Pagliano 
delVcX'feudo Corbara (cf. Notizie 1S90 p. 210). 

Dal 22 giugno al 12 agosto si scoprì per un'altezza di circa m. 2,00 un grande 
ambiente, che prospetta sulla sponda destra del Tevere, nell'angolo di con'luenza con 
il Paglia, per una superficie approssimativa di 300 m.q. In attesa che col progredire 
dei lavori si possa presentare una pianta esatta di questa costruzione, basti qui notare 
che sparsi fra le terre nell'ambiente suddetto si rinvennero gli oggetti che seguono: — 
Bronzo. Due monete di Nerone, e sedici di vario modulo, irriconoscibili per l'ossido. 



— 239 — 

Utensile da toletta, semplice, lungo m. 0,09. Dna frammenti diversi. Frammento, 
forse di serratura, lungo ra. 0,05. — Ve/ro. Due bottoni di colore scuro. Globetto 
per collana, a forma di pera. — Osso. Ago crinale semplice, lungo m. 0,095, rotto. — 
Ferro. Chiodo con grande capoccliia, lungo m. 0,09. Oggetto da lavoro, di uso ignoto, 
lungo m. 0,16, alto ra. 0,09, diametro del foro ove sì immetteva il manico di legno 
m. 0,05. Da im lato funzionava da piccone, avendo una punta solida e ricurva, mentre 
nella parte superiore vi è altra punta adunca, più corta, che forse poteva servire da 
graffio. Aratro di forma comune, limgo m. 0,27, largo m. 0,10. Altro più piccolo lungo 
m. 0,19, largo m. 0,07. — Fittili. Frammento di tazza di fabbrica aretina. — 
Pietra. Piccola base di travertino, di m. 0,47X0,47 con tratto di colonna, alta m. 0,13, 
diametro m. 0,30. Oggetto di uso ignoto, di puddinga, alto m, 0,64, formato di due 
coni tronchi vuoti, del diametro di m. 0,66 ciascuno, uniti per la parte superiore, 
senza avere però comunicazione tra loro. 

R. Mancini. 



Regione I (LATIUM ET CAMPANIA). 

Vili. ROMA — Nunoc scoperte nella citta e nel suburbio. 

Regione HI. Nella via di s. Vito, lavorandosi per un fognolo, sono state ritro- 
vate tre piccole arule in terracotta, una delle quali porta il noto rilievo di una donna 
alata sul dorso di un toro, le altre non hanno ornati. 

Regione IV. Presso la piazza delle Carrette, sistemandosi il piano stradale della 
via Cavour, si è ritrovato un frammento di grande fregio marmoreo, che per le pro- 
porzioni e lo stile ha analogia con quello del foro di Nerva. Vi rimane soltanto il 
torso, in alto rilievo, di una figura virile, la quale era seduta e teneva il braccio 
destro proteso. Essa è ignuda, ma doveva avere dietro le spalle una clamide, di cui 
vedesi un lembo sul lato sinistro. 

Nella predetta via Cavour, sotto l'orto annesso al convento di s. Pietro in Vin- 
coli, si è rinvenuto un vasetto di piombo, a due anse, alto m. 0,08, col diametro al 
corpo di m. 0,03. 

Regione V. Nel fabbricare im nuovo casamento sull'angolo delle vie dello Sta- 
tuto e di s. Vito, sono state recuperate dieci lucerne fìttili, quasi tutte frammentate 
e di tipo assai comune. Meritano di esserne segnalate tre, una delle quali ha la testa 
di Medusa in rilievo, ed il bollo L CAEC SAE; im'altra con testa di Mercurio'ed 
il bollo BlCKCji- ; la terza con testa di guerriero barbato e loricato, ed il bollo 
LO RE NT. 

Nella strada parallela alla via Merulana, e compresa fra quelle denominate 
Macchia velli e Buonarroti, è tornata in luce una testa femminile in terracotta, alta 
m. 0,18. Ha i capelli annodati nella sommità ed è lavorata a stecco, con grande fi- 
nezza ed arte eccellente. Manca della fronte, degli occhi e della parte superiore del 
naso. Assai probabilmente spetta al grande deposito votivo del tempio di Minerva 
Medica, riconosciuto in quel luogo medesimo, e di cui si disse nelle Notisie 1887, 
p. 179, 446. 



— 241) — 

Quivi pure si riuveiins una statua muliebre, rotta in vari pezzi, ed alta in tutto 
m. 1,24. Veste di tunica e manto, e sulle spaile porta una pelle di capriolo. Man- 
cano, oltre la testa e la base, l'avambraccio destro, parte della spalla sinistra e tutto 
il braccio sinistro. 

Regione VI. Facendosi il cavo per una piccola fogna sotto il mareiaidedi della 
via Venti Settembre, dinanzi al monastero di s. Susanna, si sono incontrati avanzi 
di antiche costruzioni in laterizio; ed è stato ricuperato un capitello marmoreo, di 
rozza fattura e ridotto in cattivo stato. 

Regione VII. In via Poli i lavori per la eostruzione della fogna liauno rimesso 
in luce i seguenti oggetti : — Testa in marmo, di grandezza naturale, coperta dal pileo 
e spettante ad una statua di Paride: manca la bocca ed il mento. Frammento di 
bassorilievo, alto m. 0,4-5 X 0,82, nel quale rimane parte di un cavallo, e sott'esso 
un piccolo Genio alato. Frammento d'iscrizione sepolcrale, cristiana, incisa su grande 
lastra marmorea: 



:^Qvi VI 

/nP HONOR 

/ODIO ve CONSS 



Appartiene all'anno 386; essendo chiaro il supplemento: ia pyice, (ini 

vid\_it aanos depositus .... s\ep{lemhres) JIuaoì'\_io n{ol/iligsiìno) p{uero) et EtC^odio 
V. e. conss. 

Per i lavori della fogna, che si costruisce avanti al palazzo del Bufalo, si è 
trovata un'antica condottura di acqua, formata di tubi in terracotta, ai quali furono 
poi aggiunti ed innestati dei tubi di piombo, del diametro di m. 0,18. Quattro pezzi 
di queste fistole plumbee, che non hanno veruna iscrizione, sono stati asportati e mi- 
surano la lunghezza totale di m. 5,05. 

Eseguendosi un cavo per condottura di gas in via Liguria, presso l'angolo con 
via degli Artisti, alla profondità di m. 0,60 si è trovata un' antica fontana mar- 
morea, alta m. 0,54 X 0,62. Si compone di un masso quadrangolare, posto su di una 
base quadrata ed avente in ciascun lato una nicchia tagliata a scale. Vi è sovrap- 
posto un urceolo, dal quale sgorgava l'acqua, spargendosi sui quattro lati della fon- 
tana. 

Regione XI V. Nello sterro per costruire un fognolo, che immette nel collettore 
destro del Tevere presso la chiesa di s. Dorotea, si sono trovati due capitelli dì 
marmo bianco, guasti in parte e danneggiati. Uno è di piccole proporzioni e d'ordine 
corinzio; l'altro conserva un pezzo di voluta ionica. 

ì'ia Salaria. Continuandosi i lavori del fognono lungo la via delle mura a si- 
nistra della porta Salaria, si è raccolta, alla profondità di circa quattro metri, una 
bella fibula di bronzo, intiera e benissimo conservata. È della forma detta a navi- 
cella, e misura m. 0,13 di lunghezza. 

Dalla medesima eseavazione proviene un frammento di lucerna in terra rossa, 
ove è finamente rilevata nel piatto un'aquila, che col rostro afferra un serpente. 



— 241 — 

Disterrato il monumento sepolcrale, che tornò in luce nello scorso mese per i 
lavori della fogna a sinistra della porta Salaria (cfr. Notizie 1890, p. 218), si è 
rimessa allo scoperto quasi tutta la fronte del medesimo e l'intiero lato sinistro. È 
di forma rettangolare, costruito con due ordini di parallelepipedi di tufa, ed ha base e 
cimasa scorniciate. La lunghezza totale della fronte, della quale conservasi soltanto 
il basamento, mancando tutta la parta superiore destra, misura m. 4,20; quella del 
fianco è di m. 5,10. L'altezza complessiva del monumento è di m. 1,67. 

Nell'ordine superiore dei parallelepipedi costituenti il vivo del sepolcro, è inciso 
sulla fronte a grandi e profonde lettere (alt. m. 0,18) il nome: 



Q_ TERENTILIVS • Q ■ F • CAj 
e nel lato sinistro, che è intiero, si logge in lettere più sottili (alt. m. 0,145): 



Q_: TERENTILIVS ■ CLF- CAM- RVFVS 

In vicinanza del luogo medesimo, demolito il muro di cinta di una vigna, si è 
trovato fra i materiali un lastrone di travertino, di m. 0,85 X 0,57, che porta scritto : 

m. ^ ?« e r e ;; / M si M • L • I S I D OÌors- 
m. lucretius w .\n:^ARGENTIL!!VS 
lu^RETlK- M • D~mì7^VMENA 
M • LVCRETIVS • M ■ L • HILARVS 
LVCRETI A -M-L-PHILEMATIO 
LVCRETIA-M-L- ANTIOCHIS 
^IN-AGRRO- PED-XVI sic 



ìk- frvnt 



PED • XVI 



Proseguito lo scavo per la stessa fogna lungo la via delle Mura, e verso porta 
Pinciana, si sono trovati i seguenti titoli sepolcrali: 

fl) Cippo di travertino, terminato a semicerchio, di m. 0,06 X 0,30 : 



M- ATISTI 
D-L-SABDA 



Frammenti di piccole lastre marmoree: 




d) \tvs-HER 
HlC-IAC 



242 



Camjìanla. 

IX. SANTA MARIA DI CAPUA VETEllK — Fa accennata nelle No- 
tizie del correnta anno (p. 123) la scoperta di un torso di statua marmorea, avve- 
nuta nella caserma Perella in S. Maria di Capua Vetere. Essendo stata quella scul- 
tura destinata al Museo Nazionale di Napoli, il sig. Direttore di quell'istituto, la 
descrive nel modo seguente. « La statua si può convenientemente avvicinare a quella 
che esiste nell'Augusteo di Dresda, e viene riportata da Clarac (PI. (301 n. 1819). 
Però debbo osservare che mentre il torso capuano, pel partito delle pieghe sotto al 
braccio e sopra il ventre e per l'inclinazione delle spalle, per la movenza del braccio 
sinistro e il riattacco della mano destra sulle pieghe del manto, si rassomiglia per- 
fettamente a quella di Dresda, ne ditferisce per il contorno del lato sinistro che è 
diritto e rigido ed assai meno bello ' . 



X. POMPEI — Giornale degli scavi redatto dai soj) ras tanti (cf. iVo- 
ti^ie 1S90 p, 221). 

Luglio 1890. 

1 luglio. Proseguono gli scavi nel lato esterno doll'Is. 2^ Reg, YIII casa n. 21. 
Si attende piu-e alla esplorazione del grande puteale, che trovasi rimpetto alla sca- 
linata del tempio nel foro triangolare. 

5 detto. Nell'Is. 2*. Reg. VIII, casa n. 21 è stato raccolto: — Manno bianco. 
Un frammento di iscrizione, dell'altezza massima di m. 0,12, e larghezza m. 0,12. 
Vi si logge giusta l'apografo dell'ispettore prof A. Sogliano: 

Ir- pe] 

Appartiene all'epigrafe frammentata, di cui si raccolsero alcuni pezzi il 18 febbraio 
ed il 14 maggio del corrente anno. 

8 detto. È stato eseguito un apposito scavo nell'ls. 2^. Reg V casa n. 10, nel 
primo cuIjìcoIo a destra dell'atrio, e sono stati raccolti gli oggetti che seguono: — 
Avorio. Un fuso colla sua fusaiuola; alt. m. 0,20. Quattro palettine per toletta; lun- 
ghezza media m. 0,10. — Bromo. Un piede di suppedaneo con lavori di tornitura; 
alt. m. 0,14. — Terracotta. Una tazza aretina con marca di fabbrica nel fondo; 
diam. m. 0,135, alt. m. 0,0G5. Una ciotola pure di fabbrica aretina con marca di 
fabbrica; diam. m. 0,12; alt. m. 0,0(). Altra simile, senza marca; diam. m. 0,08, 
alt. m. 0,035. Una patera aretina con marca di fabbrica nel fondo; diam. m. 0,15, 
alt. m. 0,04. Una lucerna ad un luminello nel centro della quale sono superior- 
mente rilevate due mascherette comiche. Sotto è il noto bollo STROBILI, e foglie 
di edera; diam. m. 0,09. Il becco è frammentato. Altra lucerna simile, col becco 
frammentato. Superiormente nel centro è ima mezzaluna; diam. m. 0,15. Un'anfora 
frammentata con iscrizioni in lettere rosse, dalle quali l'ispettore prof. A. Sogliano 
fece il seguente apografo: 

sul collo : ////K P- sul ventre : M • S • T 

9-T// 



— 247 — 
nel lato opposto è segnato col carbone : 



H 



Vetro. Tre balsamarii, della lunghezza media di m. 0,085. Altro con pancia striata, 
alto m. 0,07. Una tazzolina diam. m. 0,065, alt. m. 0,043. 

16 detto. Dagli operai della nettezza sono state raccolte due monete, le quali 
fiu-ono esaminate dall'ispettore prof. A. Sogliano. La prima è un asse di Tiberio, con 
la leggenda : jjroviden sul rovescio. La seconda è un dupondio di Domiziano cos il. 

26 detto. Nella località precedentemente indicata è stato raccolto: — Manno 
bianco. Un altro frammento di iscrizione, di cui fece l'apografo il prof. Sogliano. È 
alto m. 0,22, largo m. 0,20. Vi si lega 




Secondo il parere dell'ispettore predetto appartiene all'epigrafe stessa, della quale 
fanno parte i frammenti sopra riferiti. 

Negli ultimi giorni del mese, non avvennero rinvenimenti. 



Eegione IV (SAMNIUM ET SABINA). 

XI. MASSA D'ALBE — Circa sei anni fa, nella località detta Torrioni, a 
sud-est e ai piedi del colle su cui sorgeva Alba Fucense, fu rinvenuta un'epigrafe 
sepolcrale, conservata oggi nella raccolta antiquaria del sig. conte Cesare Pace, nel- 
l'ex-convento di s. Pietro in Massa d'Albe. 

L'epigrafe, giusta l'apografo ed il calco cartaceo inviato dal sig. ispettore pro- 
fessore Ercole Canale-Parola, dice : 

C-LVCCEIVSOPTATVS 

CERIOLVS • SEVIR 
TITVLEIA • GHIA 

È incisa in pietra calcare, e misura m. 1,00 di lunghezza, m. 0,57 di altezza, 
e m. 0,26 di spessore. 

Nello scorso luglio, mantre il sig. conte Pace faceva costruire una staccionata 
intorno all' ex -convento di s. Pietro in Albe, e precisamente lungo il viale a sud-est 
del convento medesimo, si rimise allo scoparlo un ripiano di costruzione poligonale, 
forse appartenente alla piattaforma sopra la quale sorgeva l'antico tempio nel cui 
lato è posta l'attuale chiesa di s. Pietro. 

32 



— 248 — 

Regione III (LUCANIA ET BRU'ITII). 

X. GERACK MARINA — Scoperta di un tempio ionico nell'arca 
dell'antica Locri. 

Fin dall'anno 1879 il compianto archeologo Francesco Lenormant aveva segna- 
lato alla Direzione Generalo delle Antichità e Belle Arti, che nel territorio di Gerace, 
nel sito dell'antica Locri, e precisamente in un podere denominato Marabù, sta vasi 
demolendo la piattaforma di un grande edifizio ellenico, che avrebbe potuto anche 
essere un tempio. La Direzione Generale non mancò di prendere le opportune misure 
di tutela, ma trascorsero dieci anni prima che di quel rudere si avessero altre notizie. 
Nell'estate del 1889 il chiar. prof. Eugenio Peterseu, primo segretario dell'Istituto 
Germanico Archeologico in Roma, peregrinando p^r l'Italia meridionale, si portò anche 
a visitare le poche rovine di Locri, ed esaminati i ruderi del podere Marcuà, avvisò 
tosto della loro importanza, e della pertinenza indubitata ad un tempio, e, quello 
che più monta, di uu tempio ionico, al quale alludeva l'unico tam))uro di colonna 
superstite con plinto e toro, e con 24 scanalature. Parve quindi al prof. Petersen che 
fosse del più alto interesse scienfifìco esplorare i ruderi, comecché molto malandati, 
di un tempio ionico, ed alle sue proposto corrispose colla maggiore sollecitudine il 
Direttore generale delle Antichità, affidando a me l'onorifico incarico di dirigere i 
lavori, iniziati ai primi del novembre 1889 e compiuti alla metà del gennaio 1890, 
con la perdita di molto tempo, causa l'inclemenza della stagione. 

Ai lavori assistè il prof. Petersen, il quale, quando lo sgombero del tempio era 
quasi completo, invitò sul luogo anche il suo collega dott. Diirpfeld di Atene; dal 
canto suo la Direzione Generale delle Antichità mise a mia disposizione l'abile dise- 
gnatore sig. Enrico Stefani, che col mio concorso e sotto la mia direzione rilevò la 
pianta del tempio, e disegnò tutti i particolari architettonici di esso, i quali a suo 
tempo verranno pubblicati assieme ad una più ampia relazione ed illustrazione nei 
Moìiumen/i della R. Accademia dei Lincei. 

È veramente deplorevole che l'ignoranza congiunta all'avidità a))biano distrutto 
la più grande parte di un monumento, che sarebbe stato unico nel suo genere in tutta 
la Magna Grecia ; ma poiché ogni rimpianto e recriminazione era inutile, fu mio pro- 
posito, coadiuvato talvolta dai dot i consigli del prof. Petersen, di trarre i maggiori 
risultati dalla esplorazione di quella parte dell'edifìcio ancora in piedi; ed il risul- 
tato andò più in là delle previsioni e speranze. Venne messo a nudo l'intero fronte 
e lo pteron occidentale del tempio, colla rispettiva gradinata, e colle due estremità 
dei lati lunghi che in esso si innestano; venne poscia esplorata l'area interna del 
tempio, e mentre nessun avanzo della colia si potè restituire in luce, all'iufuori di 
una piccola porzione dell'opistodomo, si raccolsero i primi indizi dell'esistenza di 
un tempio più arcaico, indizi che si aumentarono, quando, portate le ricerche sul 
fronte orientale dell'edifizio, venne fuori lo stilobate orientale ed il pronao colle due 
ante della cella arcaica. Più tardi fu anche riconosciuto l'angolo nord-ovest di detto 
stilobate arcaico, e la scoperta degli avanzi di questo tempio primitivo compensò in 
qualche modo la vandalica distruzione della miglior parte dell'altro. 



— 249 — 

Il tempio trovavasi all'estremità nord-est della città, a pochi passi tanto dalle 
mura che fronteggiano settentrione, come di quelle volte a mare; stava bensì dentro 
la cerchia fortificata, ma doveva esser vicinissimo a qualche porta. Il luogo è pia- 
neggiante, e scende con un declive dolcissimo ed insensibile al mare, dal quale dista 
poco meno di un mezzo chilometro, mentre minore doveva esserne la distanza nell'an- 
tichità ; elevato di pochi metri sul livello marino, esso prospettava col suo fronte prin- 
cipale l'ampia distesa dell'azzurro ionio, mentre col secondo volgeva alle verdeggianti 
colline sulle quali si stendeva in salita la città ; non era esattamente orientato, poiché 
il suo lato minore declina di 36° da nord verso est, declinazione che fu riconosciuta 
ben maggiore nel tempio arcaico, il quale devia verso oriente di 48°. 

Tempio ndovo. Del tempio, che per ragioni cronologiche va designato coll'epiteto 
di recente, non è rimasta altro che la parte occidentale dello stereobate, e cioè tutto il 
crepidoma, mancante però dello scalino superiore, per mia lunghezza di m. 19,04; por- 
zione dello stilobate settentrionale, con uno sviluppo massimo, compresi gli avanzi di 
fondamento, di m. 16.37; porzione dello stilobate sud per m. 23,95, computando anche 
qui le fondamenta ; tutto il restante fu distrutto negli ultimi lustri, allo scopo di adibire 
i magnifici squadi'oni di calcare sia ad uso di fabbrica, come per ricavarne della calce. 
Al momento in cui si pose mano ai lavori, quattro grandi fosse parallele nella dire- 
zione dell'asse maggiore del tempio denotavano l'ubicazione dei lati lunghi e dei muri 
principali della cella, mentre altre fosse minori sul fronte orientale indicavano il posto 
dello stilobate orientale e del pronao della cella. 

Il tempio era costruito di massi di un tufo calcare a grana finissima e lattea, 
assai acconcio per la sua struttura ad ima pronta e perfetta lavorazione ; essi dove- 
vano esser tratti da cave, esistenti a non straordinaria distanza nei premonti dell'Appen- 
nino, cave delle quali oggimai ogni traccia è perduta. I massi venivano portali appena 
digrossati sul luogo, e quivi ricevevano l'ultima finitura, come si desume dall'infinita 
quantità di scaglie e rifiuti di lavorazione, spai-si tutti attorno il tempio, per modo 
da formare un letto o piano artificiale, non meno che nell'interno di esso sotto il 
piano della cella. Vuoisi supporre che i costruttori del tempio disponessero di mezzi 
di trazione veramente poderosi, a giudicarlo dalla straordinaria grandezza di alcuni 
fra questi massi, i quali posti in opera come sono, presentano tuttavia dimensioni 
minori di quelle che avevano al momento in cui vennero dalla cava portati al tempio ; 
così abbiamo dei massi d'angolo di m. 2,08 X 2,07 X 0,325 di spessore, un secondo 
di m. 2,04X2,14X0,325, ed un terzo, che è il massimo riconosciuto di m. 2,95 X 
1,125X0,50 circa di profondità; la lunghezza media dei pezzi può esser calcolata in 
m. 1,30. Ogni masso era diligentemente lavorato a colpi d'ascia, colle faccio tirate 
a piombo perfettissimo; cure speciali poi erano rivolte nel tirare a liscio i piani di 
combaciamento verticali, riuscendo ad una pulitura così perfetta, che nella quasi im- 
percettibile fessura di due massi accostati l'infiltrazione dell'acqua era assolutamente 
impedita, di guisa che all'edifizio era con ciò conferita grande solidità e robustezza. 
Al quale intento vennero pure adibite poderose chiavi di ferro a forma di doppio T , 
cioè I 1 , impiombate in cavi profondi, che andavano a traverso la linea di giun- 
tura di due massi; la lunghezza di tali chiavi, presa sopra un esemplare di forma 
media è di cm. 26, quella delle due aste traversali di cm. 5 ; la profondità del cavo 



— 250 — 

riempito con ogni cura di piombo liquefatto è di cm. 8-9. Con tale precauzione il ferro 
Touiva preservato da ogni ossidazione, ed in fatto oggidì le chiavi che dopo 23 secoli 
vengono estratte presentano la freschezza, come .se fossero appena uscite dall'officina 
del fabbro; le chiavi venivano adibite in quelle parti dell'edifizio che avevano bisogno 
di esser più rinforzate, quindi si notarono più spesse negli angoli. Una unica fu rico- 
nosciuta in un tamburo di colonna, per fissare un grosso frammento lesionato, che mi- 
nacciava staccarsi. 

Dal punto di vista tectonico va rilevato che il tempio venne costruito non solo 
con tutte le regole dell'arte, ma con tutte le cautele e le risorse tecniche conosciute 
nel miglior tempo dell'architettura greca, per conferire ad esso solidità e dui-ata; e 
di fatto la piattaforma fu costruita con tanta diligenza e robustezza, che se non 
fossero state le offese dell'uomo, essa poteva sfidare ancora per lunghissimi secoli 
quelle del tempo. Una novità che dal tempio di Locri vien fatta conoscere per la 
prima volta è l'applicazione di grandi letti di creta sul fondo di tutte le fosse, ove 
dovevano porsi le fondamenta ; questi letti di creta purissima e tenacissima, dello spes- 
sore vario di cm. 8-15 furono riconosciuti in tutte le parti dell'edifizio, ed anzi la 
loro presenza fornì un elemento preziosissimo nel determinare le parti mancanti, poiché 
i devastatori del tempio lasciarono intatta la creta nel fondo delle fosse, dalle quali 
tolsero i massi ; così se ne ebbe giovamento nel determinare la lunghezza dei lati 
maggiori e la ubicazione del pronao della cella. Fu altresì notato che non era ovunque 
eguale la profondità delle fondazioni, massima dove si aveva rilevante peso da soste- 
nere, minima dove la mole era poca ; e però si potè constatare che lo stilobate scen- 
deva a cm. 90 in circa sotto il piano antico circostante al tempio, quanto dire ra. 2,ltì 
sotto il piano dello fteroìi. Lo pteron invece, siccome quello che non aveva a soste- 
nere nessuna parte dell'edifizio, era fondato sopra un letto di creta, il quale disten- 
devasi a soli cm. 86 sotto il piano dei lastroni di pavimentazione. 

Per ciò che riflette l'impianto del tempio nuovo in rapporto agli avanzi di quello 
arcaico si potè stabilire nel modo il più preciso, che tutti gli avanzi di muro antico 
sporgenti dal terreno vennero distrutti a livello del tempio nuovo, o completamente 
demoliti sino alle ultime fondazioni, nei punti dove le linee principali del nuovo edi- 
fizio venivano ad incrociarsi con quelle dell'arcaico. 

Lo stilobate destinato a formare la gradinata ed il basamento al peristilio è una 
poderosa costruzione di cinque ordini di massi di decrescente ampiezza dall'alto in 
basso ; i due ordini infimi formano propriamente il fondamento, e sono solamente sboz- 
zati, i tre superiori squadrati con ogni cura formavano la gradinata a tre scalini. 
Una piccola risega nel secondo filone di massi segna il livello antico e probabilmente 
era essa stessa coperta. I dati relativi a questa parte del tempio sono i seguenti: 

Larghezza dei muri di fondazione m. 2,40-2,50. 

Altezza della risega m. 0,19. Larghezza m. 0,13. 

Gradino inferiore. Altezza m. 0,325. Profondità m. 0,34:t-0,35. 

Gradino mediano •• m. 0,35. V » m. 0,38. 

Gradino superiore ■' m. 0,39. 



— 251 







! i • 

! ■■ ■' 






■^--7 ■ 


n 


Hi 




! 


/ 


/l 


\lìl 






.( • 




c 


ì 




i ! 




Dello pferon ossia dell'ambulacro, che correva tutto attorno fra il peristilio e 
la cella, è rimasta intatta o quasi, soltanto la parte corrispondente allo stilobate su- 
perstite. Si può quindi considerare come intatto tutto Io pteroii del fronte di occi- 
dente, formato da un pavimento di lastroni rettangolari, che dall'orlo dello stilobate 
vanno fino al principio dell'opistodomo della cella, con uno sviluppo di m. 14,36 in 
larghezza per m. 3,32 di profondità ; sono quattro filari od ordini di lastroni, ognuno 
dei quali è largo m. 0,91 e spesso 0,30 a 0,31 ; la lunghezza varia da m. 1,20 a 
m. 1,37. Tale pavimento poggia sopra un reticolato di massi posti in coltello, con 



spaziature intermedie che apparyero ripiene di detriti, provenienti in parte dalle demo- 
lizioni del tempio arcaico ; i massi formano come dei pilastri di sostegno tra un la- 
strone e l'altro del pavimento. Analoga era la costruzione dello plo'Oìi settentrionale, 
del quale rimane ancora una piccola porzione. 

Di tutta quindi la piattaforma o stereoliate del tempio non sfuggi alla distru- 
zione che una terza parte all'incirca, mentre tutto il resto va ricostruito per indu- 
zione, e basandosi specialmente sullo sviluppo delle fosse di estrazione dei massi, 
delle quali erano visibili le traccio quando si iniziarono i lavori, non meno che sulle 
crete di sottofondazione. 

Il lato corto del tempio misurato all'infimo gradino risultò di m. 19,04, ed al 
gradino sommo di m. 17,32; il computo invece della lunghezza degli assi maggiori 
del tempio non si potè fare direttamente, ma risultò da una serie di osservazioni e 
di calcoli, che si controllano e si completano a vicenda, e che io qui vedrò di rias- 
sumere nel modo più breve e più chiaro. Oltre delle fosse di estrazione dei massi 
giovò assai la presenza dello stilobate orientale del tempio arcaico, il quale nel suo 
fronte interno ma specialmente all'estremità sud-est, mostra le pietre intagliate ed 
intaccate da cavi profondi, fatti per innestarvi le fondamenta di un altro edilizio, 
il quale non poteva essere che il tempio nuovo, anche per ciò, che codesti tagli sono 
obliqui e corrono in direzione esattamente parallella ai lati corti del tempio; ne risul- 
tava per ciò, che il termine dei lati lunghi del tempio nuovo coincideva in parte 
collo stilobate orientale di quello arcaico. Se tale previsione era vera, essa doveva 
trovare conferma pronta ed adeguata nei letti di creta che si trovavano anche al 
di sotto delle braccia corte del tempio, e che non v'era ragione di credere fossero 
stati distrutti dagli estrattori dei blocchi di calcare ; e come si prevedeva fu di fatto, 
poiché venne determinata la direzione e la larghezza del letto di creta che costituiva 
la sottofondazione allo stilobate orientale, e che correva dall'angolo sud-est del tempio 
arcaico, obliquando, all'estremità nord-est dello stilobate del medesimo; a giuste di- 
stanze dopo di esso, retrocedendo verso occidente, si segnalarono i letti dello lìtcron, 
del muro di fondazione delle ante, del pronao, della cella, e del muro di divisione 
fra il pronao e la cella propriamente detta; e tutti questi letti trovavansi non solo 
a distanze ma anche ad altezze diverse, corrispondenti alle altezze e distanze delle 
rispettive parti sul fronte occidentale dell'edilìzio. Può dirsi in certo modo, che di 
tutte le parti distrutte della planimetria del tempio restarono le orme esatte nei letti 
di creta ad esse sottostanti; bastava quindi seguire queste, per riuscire al reintegra- 
gramento generale della pianta del tempio. E così fu fatto, avendo però talune pre- 
cauzioni, nel computare le larghezze delle varie parti dei muri dalle rispettive crete, 
le quali sono sempre più larghe del muro stesso. Su queste basi la lunghezza delle 
braccia lunghe del tempio venne computata in m. 45,59 tra risega e risega, e doven- 
dosi da tale quantità detrarre le profondità delle riseghe e dei gradini tanto di est 
come di ovest, restò allo stilobate una lunghezza netta di m. 48,86. Questa mi- 
surazione, salve differenze di qualche centimetro, trovò la più splendida conferma 
in un altro calcolo di controllo; poiché, se essa era esatta, od approssimativamente 
tale, doveva coincidere o perfettamente, o con differenze piccole, col numero degli 
intcrcolumnii dei lati lunghi; e di fatto si ebbero: 



-- 253 — 

16 iutercolumnii di m. 2,65 = 42,40 

2 mezze colonne di » 0,65 = 1,30 

Sjìorgenze di due gradini sup. dalla base di colonna 

a mm. 85 l'ima »... 0,17 



Totale m. . . . 43,87 

Ora questo calcolo, che riesce pur così esatto, fu fatto sulla considerazione che 
lo stilobate meridionale fosse arrivato colla sua testa orientale nell'angolo sud-est 
dello stilobate arcaico, perchè quivi la distruzione di esso è più completa, anzi in 
parte assoluta, il che vuol dire che l'edilìzio nuovo gli fu perfettamente addossato, 
in modo che i due stilobati della faccia est convergevano e si incontravano nell'an- 
golo sud-est^ senza però che il recente si sovrapponesse all'arcaico, perchè i costrut- 
tori di esso, nello scrupolo infinito che portavano alla solidità dell'opera loro, non 
azzardarono mai di poggiarsi su parti dell'edificio vecchio, ma le evitarono, o incon- 
trandole le tagliarono. Un' altra osservazione deve persuadere facilmente della bontà 
di codesto calcolo ; imperocché, se si volesse ammettere una colonna di più, allora lo 
stilobate nuovo avrebbe dovuto in un dato punto distruggere per intero quello arcaico 
orientale, passandovi per traverso; se una di meno, esso sarebbe stato lasciato intatto: 
né l'uno, né l'altro di questi fatti si è avverato. Risulta per tutto ciò che il tempio 
era esastilo feriftero, con sei colonne nei lati brevi, e 17 nei lati lunghi, compren- 
dendo pure quelle di angolo. 

11 calcolo àdWìiitercolumaio non tornò diflìcile, dopo che si possedeva un' orma 
molto chiara di colonna nell'avanzo di stilobate settentrionale, ed il tamburo infe- 
riore con plinto pure di una colonna; l'orma misurata con ogni cautela ha dato 
m. 1,80 di diametro, compresovi il contorno scamillare, ed una sporgenza dall'orlo del 
gradino superiore di cm. 8 ì^; dall'orma di colonna all'angolo nord-ovest non vi dovevano 
avere meno di tre colonne, e ciò per ragione di solidità e di proporzione, ed allora dovevasi 
ad esse assegnare una distanza da centro a centro di m. 2,65, il che torna appunto esatto 
anche coi calcoli sovraesposti. Questo intercolumnio però non era quello dei lati corti, 
dove, secondo la migliore delle ipotesi, il tempio doveva essere esastilo, e non ottastilo; 
allora la spaziatura fra colonna e colonna riusciva maggiore, il che favoriva anche 
l'intento degli architetti, di rendere cioè alquanto visibile nelle facciate principali il 
pronao e l'opistodomo della cella; a tale scopo non facendo grave ostacolo, se vuoisi 
ammettere, anche un diametro delle colonne frontali più grande di qualche centimetro 
di quello delle laterali, per il maggior peso dei frontoni, che esse dovevano sostenere. 
Per i computi da me fatti risulta che tale intercolumnio doveva essere di m. 3,168, 
il che torna perfettamente colla lunghezza del fronte occidentale, misurata in m. 17,32 
allo spigolo dello stilobate. Di fatto abbiamo: 

5 intercolumnii di m. 3,168 = 15,844 
2 mezze colonne " . . . . 1,300 
2 sporgenze laterali - . . . . 0,17 

Totale 17,310. 



2, 


02 


1, 


75 


1, 


715 



— 254 — 
Della coIoana non abbiamo disgraziatamente nessun esemplare intero, e nem- 
meno complete le parti, per reintegrarla perfettamente; possediamo il tamburo infe- 
riore col plinto, ma tutto smussato nelle sue delicate modinatiire; possediamo una 
sezione longitudinale completa di uno dei tamburi centrali, e poi quasi completo il 
sommo scapo della colonna che va a finire in un collarino ad uiitliemìos; tutte queste 
parti offrono i seguenti dati: 

Tamburo di colonna col plinto m. 
» centrale .... » 

» superiore . . . . " 

Totale 5, 485. 

Si può ora supporre che i tamburi mediani fossero almeno tre, quindi aggiungendone 
altri due del sommo ed imoscapo che supporremo di m. 1,75 ognuno, e calcolando 
l'altezza approssimativa del capitello in cm. 40, avremo una totale altezza della 
colonna colle sue tre parti, base, fusto e capitello, di m. 9,385; la quale messa in 
proporzione col diametro del fusto alla sua origine, che è di m. 1,127, fornisce una 
proporzione fra diametro ed altezza, come IrS'/,, abbondante, che è la proporzione 
minima fin qui riconosciuta nelle colonne ioniche, poiché il tempio di Atena in Priene 
ha dato il rapporto di liS'/s. S'intende che tale misura dell'altezza della colonna 
non ha valore assoluto, ma solo molto approssimativo, per questo che non siamo 
sicuri che i tamburi centrali fossero tutti di identica lunghezza. Se invece i tamburi 
centrali si suppongono in numero di quattro, si avrebbe una colonna di m. 11,13, 
ed allora il rapoorto col doppio modulo sarebbe di 1:9,8. Quest'ultima misura sem- 
bra di molto preferibile all'altra in quanto si accosta assai al risultato del calcolo 
della lunghezza del fusto dal restringimento progressivo della scanalatura dal sommo 
all'imo scapo. 

La colonna riposa sopra una base circolare (alt. m. 0,59) che consta di una 
scoria poco marcata, di un toro con nove scanalature orizzontali, di un tondino o toro 
minuscolo liscio, e analmente di un listello, dal quale si lancia il fusto, con 24 
scanalature, incontrantisi a costola piatta, e con una profondità media di tre 'centi- 
metri ; la colonna si assottiglia salendo, e la rastremazione completa di essa viene 
determinata dalla differenza dei diametri all'imo ed al sommo scapo, differenza che 
viene fissata in cm. 19, equivalendo per tal modo a poco meno di '/g del diametro 
massimo, come appunto fu osservato nelle colonne dell' Erechtheion, alle quali il tipo 
di colonna locrese più che mai si accosta. I singoli tamburi non erano semplicemente 
sovrapposti, ma legati mediante grossi prismi metallici, dei quali rimasero i fori di 
incastro. 11 sommo scapo della colonna non termina come la più parte delle colonne 
ioniche in un tondino, ma, al modo stesso delle colonne dell' Erechtheion, in un collarino 
fiorito, che doveva essere alto cm. 39 '/i, a dedurlo dalla combinazione di frammenti 
diversi, non essendoci pervenuto nessun esemplare completo; giravano intorno ad 
esso elegantissimi fiori di loto, in numero di dodici, alternati con altrettante pal- 
mette di delicata fattura, dipinte in rosso nelle costolature. Il capitello non si ebbe 
intatto, ma una diffìcile ricostruzione, la quale lascia però delle dubbiezze dal punto 
di vista metrologico, si potrebbe tentare soltanto di sopra alcuni grossi frammenti. 



che disgraziatamente sono di assai scadente coussrvazione. Visto in fronte il capitello di 
Locri invece del canalis vitruviano presenta una robusta costolatura convessa, la quale 
si svolge in due poderose volute coW'ocidas decorato di un fiore a sei pedali ; il ky- 
matioa, o membretto intermedio fra la testa del capitello e Y aiithemios, era costituito 
da una serie di ovoli con lingue di serpe frapposte ; il capitello finisce superiormente 
in un tondino, sporgente nei lati e quivi decorato d'ovoli. Nel fianco il capitello mo- 
stra la poderosa voluta che si ravvolge a formare il pulvinus^ la cui superficie è 
coperta di 12 '/g ordini o filari di squamme ; in alto ed in basso è conterminato dagli 
ovoli. Esso ha molta simiglianza con un capitello dell'Haraion di Samos. 

Col capitello terminano, si può dire, le nostre conoscenze sull'elevazione del tempio; 
nulla ci è pervenuto dell'epistilio, nulla del fregio; della cornice superiore e delle 
cornici intermedie abbiamo una quantità di frammenti in forma di ovoli, astragali, 
cardiofoglie; ma il fissarne la pertinenza esatta all'un membro piuttosto che ad un 
altro va ad urtare contro serie ditticoltà; di essi è certo che alcuni spettano alla 
cornice del frontone, presentandosi in salita, anziché in piano orizzontale. Siamo invece 
suflicientemente istruiti sul sistema di copertura del tempio, avendo ricuperata negli 
scavi una quantità di frammenti, tahmi dei quali di considerevole dimensioni, di 
tegole piatte (fwAr;rfc) in calcare bianchissimo ; come è vario il loro spessore, 
varia doveva pure esserne la grandezza. Sono però tutti a forma rettangolare coi mar- 
gini rilevati, per fornire sostegno ai xaXvnikQeg che incavalcandosi dall'uno all'altro, 
impedivano il passaggio dell'acqua per le faccie di combaciamento. Uno di tali te- 
goloni, fornito di grande cornice rilevata {sima), perchè destinato all'orlo estremo 
della grondaia, misura cm. 75 { in lunghezza frontale, per cm. 49 y in profondità; 
tutti i tegoloni dovevano essere fissati nella travatura di legno mediante chiavi di 
ferro impiombate, perchè parecchi frammenti presentano il foro di passaggio per il 
chiodo, ed in uno si conservò ancora in posto il ferro impiombato, sporgente nella 
faccia inferiore. Il sima si solleva dal piano del tegolo da cm. 18 a 22, e spesso 
da cm. 12 a 18, e ad impedire il passaggio dell'acqua piovana anche attraverso 
delle giunture di esso, venne adottato il sistema del « prendere » e " lasciare ' , per modo 
che in un tegolo munito di sima, ad una estremità vi ha un cavo, nel quale s' in- 
nestava l'orecchione dell'estremità opposta del pezzo corrispondente, ]v^cqua scorrendo 
dietro il sima, sgorgava poi dagli hydrorrhoa, che a determinate distanze si aprivano, 
muniti esternamente di maschere o faccie leonine, delle quali si raccolsero parecchi 
frammenti assai sconservati. Accanto alle tegole di calcare se ne raccolsero numerosi 
pezzi d'altre in terracotta; esclusivamente di terracotta erano anche i kalìjpteres, 
nessuno dei quali però ci pervenne intatto. 

Ma ciò che doveva rendere cospicuo e singolare il tempio locrese erano le deco- 
razioni plastiche dei suoi frontoni, delle quali gli avanzi superstiti giovano in qualche 
modo a fornirci un'idea della eccellenza dei gruppi. Di quello di oriente, per mala 
ventura, nulla affatto fu scoperto, ad onta che il terreno che si stendeva sulla faccia 
principale del tempio sia stato da me accuratissimamente saggiato ed esplorato in 
ogni senso ed a grande profondità; e la mancanza d'ogni frammento tanto più è a 
deplorare, in quanto solo per tal via poteva sperarsi di conoscere la divinità, cui 
era sacro il tempio. Assai più fortunati furono gli scavi sul fronte opposto, dove fin 



— 2r,G — 
dai primi giorni uscì fuori un insigne gruppo frontonale, che giaceva capovolto a soli 
m. 1,20 dal secondo gradino del tempio, ed a cm. 40 dal piano attuale di campagna. 
Intorno ad esso ma a varie, talora anzi a considerevoli distanze, furono raccolti altri 
frammenti del gruppo, e tutto induce a credere che esso sia stato buttato dall'alto, 
abbandonato sul luogo, e poi lentamente ricopertosi di terreno ; un altro gruppo ana- 
logo e corrispondente al primo ebbe invece sorte ben diversa, poiché si potè dall'an- 
damento degli scavi stabilii-e, che esso pure fu rovesciato dall'alto del timpano, venne 
a cadere a maggior distanza del primo, ma mentre furono raccolti numerosi frammenti 
delle estremità, i quali staccatisi nella caduta avevano formato come una rosa intorno 
al gruppo, questo deve essere stato o distrutto e ridotto in calce all'epoca stessa 
della rovina del tempio, o per trovarsi a minore profondità, scoperto negli ultimi 
secoli dagli agricoltori corse miseranda sorte, come tutte le scolture del fronte di est. 





Il gruppo, che per buona ventura dell'arte e della scienza, venne ricuperato, è 
in marmo parlo, di un colore diventato bianco sporco, con leggere cliiazzature di- 
pendenti da sottili incrostazioni calcaree: la superficie ne è in massima parte granulata 
forse per l'azione disgregante dell'aria marina, a cui fu per lunghi secoli esposto, e 
poi per l'umidità alternata all'arsura del terreno, che per molti altri secoli l'ac- 
colse. Il soggetto è chiaro, non così la sua interpretazione. Un robusto ed asciutto 
cavallo lanciato in corsa violenta, e quasi impennandosi per ostacolo che ne rallenti 
la mossa agitata, sopporta una figimi giovanile nuda, piuttosto appoggiata che montata 
sul suo dorso ; il corpo di questa, acefalo, è in tutta la bellezza, non ancor musco- 
losa, di una prima gioventù. Cavallo e cavaliere sono sorretti, anzi librati in aria, 
da una figura antropoichtiomorfa, con torso di uomo, barbuto, chitonato, dall'aspetto 
serenamente solenne, mentre dal bellico in giù si trasforma in lunga ed ondulata coda 
di pesce; colle braccia protese il mostro sostiene le gambe anteriori del eavallo elio 



i suoi zoccoli appoggia nelle mani di quello, mentre la coda inarcandosi, e piom- 
bando sul plinto forma con ben riuscito artifizio appoggio alla parte posteriore del 
cavallo. Tutto il gruppo, ricavato di un solo blocco di marmo reggevasi sopra un plinto 
sottile, del quale non ci pervenne che una porzione ancora attaccata al gruppo stesso, 
e pochi frammenti isolati. Sul braccio destro della divinità era infisso verticalmente un 
chiodo di bronzo molto acuminato e parecchi altri, dei quali non rimasero che i fori, 
trovavansi sul corpo del cavallo, e pare fossero destinati ad impedire che gli uccelli 
annidandosi sul gruppo lo oifendessero colle loro lordure. L'altezza massima del gruppo, 
e precisamenie dal ciu.To della testa equina sino alla base della divinità, dà m. 1,17 i; 
lunghezza dal petto equino all'estremità posteriore delle coscie cm. 82 ; lunghezza 
del cavallo (calcolando i frammenti, e facendo un minimum aUa parti mancanti) dal- 
l'estremità delle gambe anteriori a quella della coda m. 1,40. Dallo stile di tutto 
l'insieme, dall'esame del bel tipo equino, dalla morbida carnosità della forma gio- 
vanile, dalla solenne gravità del dio, dalla assoluta mancanza di ogni reminiscenza 
di arcaismo, tale gruppo va riteuuto derivante da qualche artista ionio, che lavorava 
piuttosto in sul principio del quinto che in sulla fine del quarto secolo a. C. Una ven- 
tina di frammenti anatomici di sicm-a spettanza alle tre figure, taluni anzi di perfetto 
congiungimento o tra di loro, o colle estremità del gruppo, ne permettono un facile 
se non completo ri stauro. 

Per ragioni di simmetrica corrispondenza nelle figure frontonali, e per la strut- 
tura stessa del gruppo rinvenuto si suppose fin dalle prime che un secondo in tutto 
analogo a questo dovesse trovarsi sul lato meridionale del frontone occidentale, per 
modo da fronteggiare il primo e da stare a sinistra della figura di divinità che oc- 
pava la parte centrale. Gli scavi diretti alla sua ricerca, come ho detto, non ebbero altro 
risultato, se non di confermare nel modo il più certo ed assoluto l'esistenza di un 
gruppo analogo, ma il gruppo stesso era già stato da tempo raccolto e distrutto; 
dei frammenti il muso e sette altri spettavano al cavallo, alcuni alla divinità marina, 
alcuni alla figura giovanile, che dalla movenza delle braccia si riconobbe in azione 
eguale, ma opposta della prima; di questa si ebbe anche la testa, di perfetto tipo 
ionico, ma sciaguratamente, per essere rimasta nel terreno a breve profondità, colla 
faccia volta in su, troppo consunta per prestarsi a sicure e precise osservazioni stili- 
tiche e craniometriche. Ad una terza figura, forse la centrale, spettava la parte an- 
teriore di un piede destro (-/a circa del vero), nudo, con sandali, impostato sopra un 
frammento di plinto. Un ginocchio sinistro piegato ad angolo ottuso, ed una mano 
destra aperta vanno, sia per il loro modulo, come per la azione che rappresentano, 
certamente esclusi dai due gruppi frontonali la cui ricostituzione basa su elementi 
certi, e spettano ad altre figure. 

Degli acroteri che necessariamente avranno decorato le estremità esterne del 
timpano furono raccolti numerosi segmenti di circoli in marmo, di varia grandezza 
fino ad un diametro minimo di cm. 3 4-11, segmenti che dovevano costituire delle 
spirali lavorate a giorno, e combinate in volute in maniera analoga a quella osser- 
vata nel tempio di Egina. 

Cella. La ricostruzione di essa sia in pianta come in elevazione è molto labo- 
riosa, giacché può dirsi che non sia rimasta pietra sopra pietra, ove si eccettuino 



— 258 — 

alcuni massi di fondazione dell'opistodomo, e le fondamenta delle ante occidentali ; 
questo ultimo avanzo è però di molta importanza, poiché ci mette in grado di co- 
noscere la larghezza esatta della cella nonché la direzione dei suoi muri lunghi ; sul 
margine est dello pleron occidentale, e precisamente nella parte centrale di esso, si 
solleva dal piano un gradinetto di cm. 16-17, il quale fra le perpendicolari estreme 
occupa una lunghezza di m. 9,56-58 ; questo è l'incominciamento della cella, o più 
propriamente l'avanzo delle ante occidentali, con traccie precise dell'anta settentrio- 
nale e della colonna di sud, sulle quali quantità, messe in rapporto fra di loro e 
collo fteroii laterale del tempio, si ottennero per calcolo i seguenti dati: 
Distanza dal centro di colonna alla fronte esterna del 
muro corrispondente della cella .... m. 3,27 

Intercolumnio nelle ante occident<ali « 3,12 

Diametro delle colonne alla base, collo scamillo. " 1,34 

Passaggio netto fra di esse » 1,78 

Profondità del muro fra le ante "1,45 

Il muro dei lati lunghi della cella é determinato nella sua direzione dalle fosse, 
non meno che dai massi di fondazione delle testate di occidente ; in larghezza da questi 
ultimi, in lunghezza dal fosso traversale con crete di fondazione esistenti sul fronte 
orientale dell'area templare. I massi di fondazione però, larghi m. 1,25 non possono 
determinare altro che la larghezza sotterranea, mentre conviene ammettere che il 
muro, spiccandosi dal suolo si rastremasse notevolmente, con tutta probabilità sino 
a cm. 80-90. Le quattro testate di tali muri, le quali costituivano dei pilastri, ossia 
le parastades del pronao e dell'opistodomo erano decorate in modo al tutto analogo 
alle colonne; della base o zoccolo, che con modinature a tori e scozie doveva forse 
anche girare lungo tutta la parte della cella, non possediamo nessun frammento. Invece 
fu ricuperato un capitello quasi completo dei pilastri con astragalo e listello che doveva 
essere rosso nella parte superiore, e con fiori di loto e palmette alternate; come si 
sviluppasse la parte superiore al capitello, e cioè di quali membretti ornamentali 
andasse decorata, non puossi altro dire che per ipotesi; secondo ogni probabilità 
eompletavasi il coronamento con qualche fascia di ovoli o di cardiofoglie. Tutti gli 
altri calcoli suUa parte metrologica della cella emanano dalla accurata esplorazione 
degli strati delle crete di fondazione, e siccome per questa relazione riassuntiva non 
importa seguire il modo con cui tali crete furono esplorate, basterà qui produrre i 
risultati ottenuti, dieliiarando prima che alcuni sono ipotetici e che la cella apparve 
esattamente composta di tre ambienti: 

Spessore del irm'o fra le ante orientali . . . m. 1,45 

Profondità del pronaos " 3,30 

Muro (?) di divisione fra pronao e cella . . » 3,60 

Lunghezza della cella propria » 19,25 

Mm'O di divisione fra cella ed opistodorao . . " 0,90 

Profondità dell'opistodomo -^ 3,70 

Grossezza del muro fra le ante occidentali. . ' 1,45 

Lunghezza totale della cella m. 33,65 



— 259 — 

L'enorme spessore del muro frapposto tra la cella ed il pronao, spessore che 
può sembrare straordinario, ma che è accertato dallo sviluppo della creta di fonda- 
zione, dimostra che quivi sorgevano, come in altri templi, due costruzioni massicce, 
forse due torrette per l'accesso al tetto del tempio. 

Il sistema di pavimentazione nel pronao e nell'opistodomo doveva essere analogo 
a quello dello pteron, e constare quindi di grossi lastroni; si deduce questo dall'esi- 
stenza di alcuni pezzi del reticolato di sostegno nell'area dell'opistodomo ; la cella 
propriamente detta, il naos per eccellenza, pare invece non avesse altro che un 
pavimento di calcestruzzo dello spessore di cm. 4 a 10, il quale fu riconosciuto in 
punti diversi della cella, e sebbene non esattamente livellato, causa i pesi che cad- 
dero sopra di esso, non potrebbe avere altra interpretazione di sorta ; il calcestruzzo 
era stato disteso sopra un grosso strato di dettiti di lavorazione, provenienti parte 
dal tempio arcaico, parte dai riiìuti dei pietrami messi in opera in quello nuovo. 
Lo stato di devastazione e distruzione completa della cella non ha permesso di fare 
in essa ulteriori osservazioni; dirò solo che nella parte occidentale di essa vennero 
fuori tre robuste pietre messe l'una accanto all'altra verticalmente, per modo da for- 
mare un n; sono di buddinga conchiglifera, di lunghezza m. 1,04-1,09, larghezza 
cm. 42-44 ed altezza cm. 63-73, pressoché uniformi, legate originariamente agli angoli 
con chiavette a for.na di Z, delle quali però non rimasero altro che i cavi (lung. cm. 19 
e 20) destinati a riceverli. Accurate misurazioni hanno dimostrato che queste pietre si 
trovavano esattissimamente nel centro della cella del tempio nuovo, ed a pochi centi- 
metri sotto il piano del pavimento; è fuori di dubbio che esse sostenevano il basamento 
dell'ara, od erano il jSi'ìOqov dell' uyalim tov i^tov; sebbene non si abbiano dati sicuri 
per la decisione, pare si debba propendere per la base dell'ara, trovandosi di ordi- 
nario il simulacro del dio, eretto all'estremità occidentale della cella, dove però nulla 
apparve che ad esso dovesse attribuirsi. 

Tempio arcaico. Esso occupava un'area in buona parte corrispondente all'area 
stessa di quello recente, il quale appunto fu costruito nel posto del primo ; ma di 
esso ci pervennero solo avanzi delle parti corrispondenti a quelle del nuovo che fu- 
rono distrutte; così che mentre questo è completo nello stereobate d'occidente, quello 
presenta ancora avanzi rispettabili della cella e delle parti ad oriente. La costruzione 
del tempio, sia per il genere della pietra impiegata, sia per la tecnica meno finita 
ed accurata, sia infine per la solidità e grandiosità di esso, appare completamente 
diversa da quella dell'altro. Lo stilobate, composto a quel che pare di due filari di 
lastroni sovraposti aveva sul fronte orientale e fra le perpendicolari uno sviluppo di 
m. 17,17 comprese le due piccole riseghe o sporgenze laterali, m. 17,01 senza di 
queste. Del fronte meridionale abbiamo m. 2,93 all'angolo sud-est, e dopo una in- 
terruzione, dovuta alla distruzione avvenuta in seguito al passaggio dello stilobate me- 
ridionale nuovo, si hanno altri m. 2,55 verso la parte centrale di esso. Dello stilo- 
bate nord abbiamo m. 3,30, a partire dall'angolo nord-est; segue poscia una grande 
lacuna per la intersezione nelle fondamenta del nuovo, e quindi ripiglia con altri 
m. 9,49, che ci portano fino all'angolo nord-ovest, e ci mettono in grado di calco- 
lare con tutta esattezza la lunghezza dei lati maggiori, che per tal modo dovevano 
avere m. 35,30. Un avanzo però che presenta quabhe difficoltà di interpretazione fu 



— -M) — 

trovato al di là del muro occidentale della cella, e distante da essa m. 2,51 ; consta 
di una filata di quattro pezzi, di larghezza quasi uniforme di cm. 82, con alcuni 
centimetri di sporgenza rozza, e di una lunghezza complessiva di m. 3,83. Poteva sup- 
porsi in sulle prime, e fu di fatto creduto, che questa fosse una porzione dello sti- 
lobate occidentale, ma dopo lo scavo degli ultimi giorni che mise a nudo l'intero 
angolo nord-ovest arcaico, e m. 2,38 della sua continuazione sul fronte di occidente, 
tale ipotesi diventava insostenibile, perchè la detta filata dei pezzi resterebbe di 
ra. 3,60 pili indietro del vero stilobate occidentale. L'unica spiegazione che si potrebbe 
proporre sarebbe quella di un secondo stilobate piìi interno, giacché il prolungamento di 
detto muro verrebbe a cascare sul finire della quarta pietra (a contare dall'angolo nord- 
ovest), e supponendolo alquanto più largo nella testata, anche sul principio della quinta 
dello stilobate arcaico, dove una intaccatura angolare fa appunto pensare all'innesto 
di una filata di pietre, la cui testata fu tolta dai costruttori del tempio nuovo, quando 
piantavano le fondamenta dello stilobate settentrionale. Dovremmo da ciò dedurre 
che il tempio arcaico era distilo sul fronte di occidente, e per. armonia vuoisi supporlo 
t;]le anche su quello di oriente; se da quella parte non si trovò il menomo indizio del 
secondo filare interno, ciò dipende dal fatto che appunto sulla linea di esso passava lo 
stilobate nuovo. Ove non vogliasi ammettere il tempio distilo in uno od in tutti due i 
fronti, unica spiegazione resterebbe quella di una aggiunzione o successivo prolunga- 
mento dal tempio verso occidente. La larghezza del peristilio è varia assai; ad 
oriente senza riseghe è di cm. 83, con essa è di m. 1,20 ; a nord oscilla fra i mas- 
simi ed i minimi di cm. 88 ed 1,14. ad ovest nel filare esterno si ha un maximum 
di 1,24, nell'interno cm. 87 a m. 1,21, a mezzodì m. 1,10. Questa irregolarità di am- 
piezza può spiegarsi per ciò che le due assise onde consta tutto il peristilio non erano 
ciie di fondazione, mentre mancherebbe ovunque il filare superiore, per il quale potrà 
calcolarsi una media approssimativa di cm. 90 in circa di larghezza; e tanto più 
si deve inclinare ad ammettere un altro filare superiore di pietre, in quanto che in 
nessun punto dello stilobate esistente si riconoscono traccio di impostatura delle co- 
lonne, le quali non dovevano mancare, fossero esse state, così di pietra ome di legno : 
aggiuagasi ancora che nel fianco esterno di tale stilobate non si ha traccia di cre- 
pidoma, e per quanto scarse sieno le nostre conoscenze sulla costruzione dei templi 
arcaicissismi, quale è il nostro, vuoisi certo ammettere che essi fossero alquanto sol- 
levati di sopra il terreno, onde nuova ragione per ammettere un'altra assisa di massi. 
Anche per il numero e la qualità delle colonne siamo completamente all'oscm"o; che 
il tempio fosse peripLero, e forse esastilo, se non anche ottastilo, pare non s'abbia a 
mettere iu dubbio; alcuni avanzi di colonne, che per modulo, stile, grossolanità di lavoro, 
non possono in verun modo assegnarsi al tempio nuovo, furono bensì rinvenuti negli 
scavi antichi e recenti fatti nel tempio ; il più completo è un tamburo liscio e molto 
rozzo in breccia conchiglifera, diam. cm. 72-74, irregolarmente lavorato nel mantello; 
un altro frammento, sezionato per il lungo, della stessa pietra, offre pure un diametro 
di cm. 72, altre colonne analoghe mi consta in modo positivo che furono distrutte 
nella calcara; ammettendo quindi un diam. di cm. 74 od anche più, e supponendo 
esastilo il tempio si avrebbe un intercolumnio di m. 3,23 nei lati corti, intercolumnio 
inammissibile con colonne siffattamente esili, omlo si dovrebbero tosto supporre otto 



colonne, clie darebbero una spaziatura intercolumnare più razionale di m. 2,385. 
Comunque sia codeste sono delle mere ipotesi ed è tutt'altro che assicui-ata l'esistenza 
di un peristilio in pietra, e nulla osta che esso fosse in legno. Quello che snllo sti- 
lobate possiamo dare per positivo si è che il rapporto fra lunghezza e largliezza è 
di 1 : 2,15, mentre nel tempio nuovo è di 1 : 2 ^. 

La distanza dal peristilio al muro della cella, sebbene con possa stabilirsi con 
la precisione di centimetri, causa la rottura delle pietre, va tuiiavia calcolata in 
m. 4,30 (dalle fronti esterne dei due muri) nel lato sud, i quali restano m. 3,30 
se si consideri di un metro la larghezza dello stilobate; in m. 4.58 a nord, i quali 
riduconsi per la stessa ragione a m. 3,55, di guisa che nella larghezza dello ■pleroii 
settentrionale e meridionale si nota una differenza di cm. 28 ; è difficile spiegare 
questa disuniformità, che è però accertata; lo fteroìi orientale può computarsi al 
centro in m. 6,70, e di pochi centimetri maggiore (m. 6,95) è quello di occidente; 
h pieron dei lati brevi è dunque eccessivamente profondo e fa sentire il bisogno di 
un filare intermedio di colonne, al quale scopo serviva assai probabilmente l'allinea- 
mento di massi riconosciuto dietro la parete occidentale della cella, il quale trovasi 
appunto nel bel mezzo dello pteron occidentale, ed avrebbesi dovuto attendere anche 
ad oriente. 

La cella constava di naos e pronaos, senza opistodomo, misurava complessiva- 
mente m. 22,50, compreso il lastricato di accesso, per 8,15 di larghezza ed il suo 
mm'O formato di massi d'arenaria tenera, posava sopra un fondamento largo cm. 85, 
ed era esteriormente rinfiancato a distanze di pilastrini o zoccoli di rinforzamento, 
i quali rivestono anche le teste delle ante; delle colonne che debbonsi ammettere 
fra le ante nessuna traccia, probabilmente perchè anche qui manca il filare dei pezzi 
superiori. Il pronaos aveva una profondità di m. 4,10 a 4,15, la cella invece di 
m. 16,70 allo incirca ; misurazioni che si possono ritenere esatte fino a pochi centi- 
metri, essendo rimasto tutto l'angolo sud-est con buona porzione delle due braccia 
di muro che da esso si dipartono, il muro fra cella e pronao, e le ante; la cella 
pare fosse pavimentata semplicemente con terreno compresso, non essendo rimasta 
traccia veruna di lastre o di reticolati sottoposti. Lungo l'asse maggiore di essa si 
trovarono ancora in posto due dadi di pietra calcare, piantati nel terreno, e distanti 
il primo m. 2,25 dal muro di occidente, il secondo m. 7,70 da quello di oriente; 
la loro testa sporgente dal suolo antico della cella è finamente scalpellata, e nel 
primo presenta una superficie di cm. 88X76X90, nell'altro di cm. 82X75; non 
vi ha dubbio che questi due blocchi infissi nel terreno non abbiano servito a sorreggere 
l'uno il piedistallo del simulacro della divinità, l'altro l'ara. 

Dell'elevazione del tempio nulla ci consta; dato però il suo carattere eminen- 
temente arcaico, e tenuto anche conto dell'esilità dei muri della cella (cm. 55) siamo 
indotti a credere, e ciò è d'altronde in pieno accordo coU'età verosimile di fondazione, 
che tutto il tempio nella sua parte superiore fosse esclusivamente in legno, decorato 
come era abitudine del tempo, di terrecotte architettoniche dipinte, e (non abbiamo 
motivi bastevoli per assicurarlo) forse anche di figure coroplastiche. 

Alcuni frammenti di codeste terrecotte dipinte furono raccolti tra mezzo ai ma- 
teriali di riempimento sotto lo pteron e sotto il piano della cella del tempio nuovo; 



— 'Itjl — 

ciò vuol dire appunto che i costruttori di questo si valsero in qualche piccola parte 
degli avanzi di quello; ma fra gli avanzi di pietre lavorate ad esso spettanti non 
essendosi riconosciuto il più piccolo indizio di scolture o di cornici, abl»iauio una 
nuova prova indiretta che esso fosse in legno. 

Per lo stile delle figure frontonali e per la analogia delle colonne del tempio 
nuovo con quelle dell' Erechtheion di Atene, non andremmo errati assegnando ad esso 
la line del quarto o forse meglio il principio del quinto secolo a. C. ; ma esso fu edificato 
sul posto stesso anzi sull'area di quello più arcaico, il quale e per la diversa orienta- 
zione, e per i caratteri delle poche terrecotte dipinte rinvenute, infine per la profonda 
diversità di costruzione e di tecnica va giudicato di almeno due secoli anteriore, se 
forse non coincida col primo arrivo dei coloni locresi sulle coste dei Bruttii. Doveva 
essere un santuario di molta venerazione e di antica fama per i Locresi, se si ri- 
tenne necessario di non abbandonarlo, ma di rifabbricarlo anzi con più splendore, iu 
un tempo in cui o por lunga età, e per cattiva costruzione, o per altri motivi la sua 
stabilità era compromessa. Nissuu frammento epigrafico, nissun frammento delle scol- 
ture del frontone principale ci mettono in grado di determinare con precisione la 
divinità cui esso era sacro. Era molto rinomato nell'antichità un tempio sacro a 
Proserpina, ma indicazioni abbastanza precise di Livio (lib. XXIX. 18) ci fanno ca- 
pire che esso era fuori della città; il nostro al contrario trovavasi dentro il muio, 
sebbene vicinissimo all'estremo angolo nord-est di esso; né varebbe la osservazione 
contraria, che un tempo esso poteva trovarsi fuori dell'abitato, ammettendo che le mura 
le quali passano d'accosto ad esso spettino ad un successivo ampliamento della città. 
Livio quando parla del tempio di Proserpina si riferisce ai tempi di Pirro, mentre 
per ragioni storiche e tectoniche dobbiamo credere che quel muro sia ben anteriore 
a tale età. D'altro canto è molto verosimile che un ricco deposito di terrecotte da 
me esplorato in grande prossimità del tempio, provenga dalle demolizioni e dall'ab- 
bandono del tempio arcaico non che dagli scarichi di volgari anathemata del nuovo ; 
ma delle numerose figurine in esso raccolte nessuna pare s'abbia a ritenere con cer- 
tezza per Proserpina; che anzi all'incontro si dovrebbe inclinare a vedere delle Afro- 
diti in numerosi piccoli simulacri colla colomba o col melograno. Conseguirebbe da 
queste osservazioni, che per ragioni topografiche come per gli indizi artistici il tempio 
non era quello di Proserpina. Se i due gruppi laterali del frontone di occidente rap- 
presentavano, come pare, i due Dioscuri sostenuti alla superficie del mare da Nereo 
Triton, non se ne deduce perciò che il tempio ai Dioscuri esclusivamente fosse 
sacro. Non fa sorpresa però di vedere tale soggetto sviluppato sul frontone secondario 
del tempio, nel quale tutto ne induce a credere, che anche ai Dioscuri, oltre che 
alla divinità principale, si prestasse culto, sapendosi come ai Dioscuri i Locresi attri- 
buissero il portentoso successo della vittoria al Sagras, sulle cui rive appunto dedi- 
carono loro un tempio (Giustino lib. XX). Non è pertanto improbabile, che nella 
riedificazione del tempio, siasi pensato di aggiungere al culto della divinità principale, 
anche quello dei salvatori di Locri. 



Percorrendo quel punto dell'area dell'antica Locri, che denominasi Cento Camere, 
il CUI terreni) e letteralmente coperto di avanzi di fabliriche non solo, ma di relitti 



— 2t3o - 

fittili e marmorei di ogni guisa, ho raccolto, ed in seguito depositato al Museo di Keggio, 
un labbro di grosso vaso fittile col bollo in cavo : 

GYTYXOY 

Da quella stessa località proviene la maggior parte dei titoli funebri locresi di 
epoca romana, sicché abbiamo in tale fatto una prova che la città antica si era ri- 
dotta a minime proporzioni, se la necropoli di data romana veniva a restare in un 
punto abbastanza centrale dentro del muro di cinta. Ai vecchi titoli raccolti già nel 
C. I. L. X n. 16-37 aggiungo i seguenti inediti. 

Fronte di aruletta marmorea scorniciata, con timpanetto a volute, alta cm. 72 
e larga cm. 35, conservata dall'avvocato Giulio Scaglione : 

D e M 
LESB-CORNE 
L IV S • SITA- Ini 
VIR • A • • P • lilT- V • 
I • D • CLlP ■ P • VIX • 

anxxxii-d-xvii 

paren:-filio 
pientissimo 

F C5 

Le stesse cariche municipali di IlIIvir aedilicia potestaie e di IlIIvir iure 
dicundo quinquennalis ^^erpetuus, di cui si fa menzione in questo titolo, erano state 
cumulativamente coperte da un altro personaggio della gens Cornelia (C. Coraelius 
Troilus. C. I. L. X n. 20), la quale per ciò stesso deve ritenersi come una delle più 
autorevoli famiglie di Locri nell'età romana. 

Ad un' altra delle cospicue famiglie locresi spetta il seguente titoletto, scritto 
con pessime forme paleo ed ortografiche, di epoca bassissima, inciso in una tabelletta 
marmorea (di cm. 22i X 19 1), rotta in due, rinvenuto nelle campagne Macry nel 
podere Cento Camere, ed ora ivi stesso conservato nella villa eretta su ruderi di età 
romana. Le forme antitetiche di Vageilio per Vagellio, Fello per Flllo, la tendenza 
spiccata al corsivo, la quale riesce visibile solo nell'annesso facsimile, infine la pic- 
colezza e la trascm-atezza di tutti i caratteri, sono una prova cronologica, che la 
famiglia Vagellia, della quale si conosceva già un P. Vagelllus Puslllìo, splendldus 
eques, patronus munlclpll {C. /. L. X n. 22), ed un altro modesto personaggio (ib. n. 35), 
continuò per un paio di secoli in Locri, fino alla decadenza della città, perocché a 
questo torno di tempo deve spettare la piccola iscrizione: 

UAGEimO, 

VCSAISANTO 

VJIXA^'UII 

Ì)1EBV7S/I/ 

J^ElIO>P\KEN 

lEJ.FECEj^NA^ 



— 2M - 

Il Mommsen (C.I.L. X n. 1;'.) pubblicò pure una iscrizione funebre di Vagellici 
Marcelliiia, dichiaraudo d'averla copiata a Eeggio nella casa Curatola; tale iscrizione 
inscritta in xm' aruletta calcare corniciata, con teste di genietti sui fianchi, alta 
cm. 37 X 19, fu da me vista e copiata a Locri, nella stessa villa delle Cento Camere, 
sicché parmi si debba per essa rivendicare l'origine locrese, tanto più che della famiglia 
Vagellia, a tutto oggi, non si ha alcun documento reggino. 

Alla stessa famiglia Cornelia, di sopra menzionata, si riferisce uu frammento 
di sottile lastra marmorea, di cm. 28 X 21, scritto a buone lettere, trovato e con- 
servato nello stesso podere della famiglia Maciy : 




Uu cippo calcale molto guasto ed eroso, di cm. 44 X 32 X 23 di spessore fu rin- 
venuto nel predio Cento Camere, ed ivi stesso è conservato ; ma la lezione del titolo 
riesce oscura ed incerta per le lacune e lesioni nella superficie della pietra, rotta per 
di più nella parte superiore, non meno che per la redazione tutta particolare del testo. 
L'ultimo verso pare chiudasi colle parole: meo cium sitm, le quali però sono molto 
incerte : 



CO N I V G / / 

RISS ■ MI / / / AMI 

SER • DVMEITVAV 

LVMCONSTITV O sk 

ETMIHI VIBO',"/ 

!^ECI- ET • ARAMAPTATAM 

SCRIPT-MEONOM-HERED/ 

////QVOSPET ////////////// 

Sempre nel vasto podere delle Cento Camere ed in un appezzamento di esso che 
si denomina Petraja, per la facilità con cui rinvengonsi a piccola profondità avanzi 
in pietre lavorate d'ogni maniera, uscì fuori nel gennaio del corrente anno, assieme 
ad una quantità di sottili lastre marmoree d'impellicciatm-a, una bella ed intatta 
transenna di m. 1,05X0,36 pure in marmo con trafori a giorno in forma di segmenti 
circolari, ora conservata presso il eig. Francesco Scaglione. Nel listello superiore è scol- 
pita la breve iscrizione: 

SATVRNINIVC 
la quale ci fa in qualche modo comprendere, come iu quella località sorgesse nei 
bassi tempi, e probabilmente circa già dalla fine del quarto secolo, un editìzio reli- 
gioso, non può ben dirsi, se una piccola basilica, od un tegurlum sepolcrale di questo 
Saturnino, v(ir) c{larissimu$) rivestito probabilmente della dignità senatoria. Siccome 
tutto mi fa credere che questa transenna sia stata trovata sul posto stesso, ove sorgeva 
l'editìzio, che anche dagli avanzi di carboni, pare abbia sul)ito od uu incendio od una 



— 2(;5 — 

violenta distruzione, ci troviamo ad aver iìssato l'ubicazione di un monmneuto, al quale 
per il titolo stesso può assegnarsi qualche importanza storica, per il periodo fin qui 
oscurissimo della vita cristiana di Locri. 

Dentro il perimetro murale della città, e precisamente nella parte alta di essa, 
messo in opera nella soglia di una casetta rustica, ho riconosciuto la metà di un grosso 
mattone rettangolare (cm. 26 lung. X 18 larg. X 9 ^ spessore), nella cui costola è im- 
presso il bollo rettangolare , . 

/eYG YMO /; 

Faccio notare che in Locri i mattoni bollati sono delle vere eccezioni, mentre riscon- 
transi ovunque a centinaja quelli senza marche o graffiti. 

Dall'interno della città proviene pu.e il seguente bollo romano, da me inviato 
al Museo di Reggio 

Fuori dell'area della città, ma sempre nel comune di Gerace, ho da segnalare 
la scoperta di due torsi marmorei, di epoca romana, rinvenuti, a quel che pare, fra 
i ruderi di una villa, alla sinistra del fiume di Gerace, presso il casale Merigi, ove 
trovansi attualmente murati. Il primo di essi è acefalo, nudo, conservato fino a mezza 
coscia, privo del braccio d., mentre il sin. è piegato ad angolo; la muscolatura ne è 
accentuatissima. Sulla spalla sinistra poggia una clamide o mantello, il cui lembo, 
passando sotto l'ascella vien poi sorretto dall'avambraccio; l'altezza di questo torso, 
che potrebbe forse spettare ad una figura atletica, è di cm. 75. L'altro spetta ad 
una figura militare romana, probabilmente un ritratto, colla lorica imbracata a doppia 
frangia, di sotto con orlatura, telamone a traverso il torace, e cingidiim annodato ai 
fianchi; sulla spalla sinistra lembo della clamide. Resta ancora il cavo nel quale 
era innestata la testa. Alt. cm. 96. Potrebbe forse spettare a questo busto una testa 
marmorea appunto romana, di provenienza furtiva, da me esaminata in un negozio 
di Gerace; ha lungo collo, e col cuneo di innesto, che risponderebbe al cavo del torso, 
misura in alt. cm. 44. Evidentemente è un ritratto, con barba corta, come era mata 
nei tempi adrianei e dei primi Antonini. 

A pochi passi dalla borgata di Gerace Marina, e precisamente un 300 metri piti 
a nord del nuovo edifizio delle carceri mandamentali, facendo degli scassi per un vigneto, 
vennero fuori sopra un' area alquanto estesa numerosi avanzi di robusti mattoni, di 
grandi pithoi, qualche pietra squadrata, e tutto fa credere abbia quivi esistito qualche 
abitato, forse una xoi.in; , ben distinta da Locri (che resta chil. 4^4 più a mezzodì), 
alla quale allora spetterebbero i sepolcri con vasi dipinti (venduti a Napoli) sco- 
perti dieci anni addietro nel gettare le fondazioni del vicino palazzo di città. Tra mezzo 
ai frammenti fittili accatastati presso la casetta rustica, ed ai mattonacci robusti, 
parecchi carri dei quali furono trasportati dal proprietario nella vicina Siderno, ne ho 
riconosciuto porzione di uno col resto di bollo rettangolare 

jGYMOY 

impresso nella costa grossa cm. 9 i. È chiaro che esso si reintegra col bollo locrese 
di sopra notato di EìOvuov, perchè i due mattoai ri.spondono esattamente anche nelle 



— •2(jti — 

pi-oporzioni ; abbiamo quindi il nome di un tìgulo accertatamento locrese, che ri- 
pete quello del celebre olimpi'onice pure locrese, la cui statua esisteva in Olimpia 
(Paus. VI. 6. 4). 

P, Olisi. 



XI. ARDORE MARINA — Nell'estate ultima decorsa nel territorio di questo 
comune e precisamente in contrada denominata Giudeo o Picara nel fondo del sig. Ma- 
landò Giovanni si scoprirono i ruderi di una camera quadrata, die andò per intero 
distrutta. Tra essi però vennero ricuperati i due seguenti titoli, i quali mercè la dili- 
genza del signor Gius. Vazzana, furono aggiunti alla raccolta epigrafica del Museo 
archeologico Keggino. 

Lastra marmorea in tre pezzi, di m. 0,24 ^ X 0,25 1 , scritta a piccole e cattive 
lettere rubricate, tendenti al corsivo : 

D M 

CHARITENI FILIAE 
àVAE VIXIT ANNIS 
VIMENSXMARGARIS 
MATER BENEMEREN 
TI FECIT 

Idem rotta in cinque pezzi, di m. 0,27 X 0,21 1, mancante dell'angolo superiore 
destro, a cattivi caratteri : 

D / m 
D- FOR^ VNA 
TO- VIX ■ AN 
VI • DVC ■ CHR\/ sic 
SVS ■ FILIO • P/ 
E N T I S I hlllo sic 

P. Orsi. 



XII. BOVALINO. — Don Domenico Morisciani ha raccolto nella campagna 
di Bovalino Inferiore i seguenti frammenti scritti, destinandoli al Museo Archeolo- 
gico di Keggio; essi furono da me visti e copiati. 

Frammento di un grosso pilhos fittile, dello spetiore di mm. 56, sul quale è 
impresso il residuo di un bollo 

E n O I H ci 
AH CT cy 

'Eti olirai- Aoiciw 

Due tegole che ripetono lo stesso bollo rettangolare a caratteri minutissimi, ma 
pressocchè illogibili per consunzione; l'uno e l'altro si completano così: 



/A/O K A e o c e 
llll/KTi ce OC 



— :2ii7 — 
Frammento di tabelletta marmorea di era. 121 X 10, rotta superiormente e scritta 
a lettere pessime : 

^ECIT 
EOIBE 

NE k E 

Leggo : Felici Fecit Co[n']i{ugi) Bé\jie'^mere{nti) 

P. Orsi. 



XIII. REGGIO DI CALABRIA — Da alcuni sterri e fondameutazioni di fab- 
briche sulla grande passeggiata della Marina e presso la stazione succursale della ferrovia 
mi si assiciu'a sia venuta in luce a più riprese una colossale gradinata, che vuoisi appar- 
tenere al tempio di Diana Fescelide ; per non defraudare le egregie persone che sovrain- 
tendono alle antichità reggine del diritto di riferire delle cose loro, mi limito a far sapere 
che oltre della gradinata, e di una buona porzione dello stilobate, si estrassero dagli scavi 
due colossali tamburi di colonne di compattissima puddinga conchiglifera, non finiti 
perchè non scanalati. I piani di posa sono a segatura nettissima, il mantello invece è 
rozzamente digrossato a colpi d'ascia, appunto perchè doveva andar tirato a politura defi- 
nitiva solo al momento in cui sarebbe stato collocato a posto. Il tamburo minore 
misura cm. 68 di altezza per m. 1,11 i di diametro; così nella faccia superiore come 
nella inferiore è munito di un foro quadrato inscritto in una depressione circolare; 
foro destinato al grosso perno di ferro che legava i due tamburi, prof. cm. 16 con 
lati di mm. 175 X 195. L'altro tamburo, più poderoso, ha im diam. di m. 1,32 X 1,47 
di altezza; ambedue non sono precisamente a forma cilindrica, ma a cono tronco, ed i 
diametri da me furono presi sui piani di posa superiori. Il crepidoma del supposto tempio 
constava di cinque gradini alti e profondi ognuno m. 0,60; l'altezza assai rilevante 
doveva in dati punti essere corretta colla intersezione di minori gradini i quali, come 
fu osservato nel tempio di Zeus in Girgenti, rendevano più agevole l'accesso alla piat- 
taforma; del resto qui ed il maggior numero di gradini e la loro eccezionale altezza 
era richiesta per sollevare il tempio al di sopra dello scosceso fianco della collina 
che precipita a mare. I massi non cementati di tale gradinata misuravano m. 1,30 X 
0,60 X 0,60. Come particolare al tutto interessante fu notato che tale gradinata cor- 
reva in direzione di nord a sud, e fu seguita, sebbene saltuariamente, per circa m. 42 
Dato che questo fosse uno dei lati lunghi del tempio, si sarebbe avuto una eccezione 
alle regole di orientazione costantemente seguite negli edifizì sacri, e però parmi 
sia da attendere il risultato di nuove esplorazioni, piima di voler dare per accertato 
tale fatto. 

P. Orsi. 
Roma 15 settembre 1890. 

Il Direttore gen. delle Antiuliitfi e Belle arti 
FlORKLI.I 



NOTIZIE DEGLI SCAVI 



SETTEMBRE 



Regione X (VENETI A). 

I. ANDRAZZA (frazione del comime di Forni di Sopra). — Di un an- 
tico sepolcreto riconosciuto nel territorio del paese. 

Ai primi di luglio mi fa riferito dal perito-agrimensore sig. Eugenio Picotti, che 
nella campagna di Andrazza si erano scoperte nei giorni precedenti, in uno scavo fatto 
per estrarre materiali di fabbrica, delle ossa umane, delle monete ed altri oggetti di 
metallo. Dietro mio desiderio il sig. Picotti mi favori la pianta topografica della località. 
Il grande numero di rialzi artificiali, ammontanti ad una settantina, clie osservansi 
nel luogo della scoperta, attrasse la mia attenzione, per cui stabilii fermarmi nel 
comune di Forni di Sopra per eseguire alcune indagini. 

Giunto quivi a' 6 di agosto, mi furono confermate le informazioni avute dal sig. Pi- 
cotti, e seppi che nel suolo sottostante a quattro case, adiacenti alla campagna, eransi 
scoperti, in passato, cadaveri sepolti nella nuda terra senza suppellettile funebre 
di sorta. 

Il 7 agosto feci esaminare un tumulo che presentava la forma di un' elisse, i cui 
assi misuravano m. 4 il maggiore e m. 2 il minore, ed il cui punto culminante era 
elevato sopra il piano della campagna circostante m. 3. Neil' aprire il tumulo si trovò 
sino a m. 1,50 un ammasso disforme di terra, ciottoli ed ossa umane. A m. 1,50 
di profondità si scoprirono tre muri grezzi, fatti a calce, grossi m. 0,32, orientati 
secondo i punti cardinali e connessi tra loro in guisa da formare tre lati di un ret- 
tangolo; il muro a ponente era conservato per l'altezza di m. 1,30. 

I due muri laterali, prospicienti a nord e sud, erano conservati solo per m. 1,50 
di lunghezza ; mentre il muro rivolto a levante, trovavasi interamente distrutto. A metà 
dell'altezza del muro prospiciente il ponente si scoprirono due strati di cadaveri, so- 
vrapposti, contenenti ognuno sette o otto cadaveri coi crani appoggiati al suddetto 
muto, e coi piedi a levante. Di oggetti, per quanto si fosse accuratamente ricercato, 
non si rinvenne se non un piccolo frammento di coltellino iu ferro ed alcuni grani 
di pasta vitrea smaltata, di importazione fenicia. 

35 



— 270 — 

Altri oggetti eransi rinvenuti nello scavo casuale di giugno; ma di poco conto 
e sono: — Un piccolo disco di rame, forato nel mezzo, senza segno alcuno; ed im 
disco in ferro del diametro di m. 0,01 foderato di lamina di bronzo con sopra im 
disegno assai grossolano. Si ritrovò pure uno spillo di bronzo ed un oreccbino di me- 
tallo bianco. 

Nel giorno 8 feci scavare un secondo tumulo. La parte colma sovrastante al 
livello di campagna era tutta composta di ciottoli, mentre il terreno, al di sotto del 
livello di campagnii, fu trovato constare di ghiaia e sabbia vergini. 

Ma nel rendersi conto della presenza di tutti questi rialzi artificiali, giova por 
mente che essi quasi tutti coincidono con le linee di confine tra le singole proprietà ; 
in secondo luogo al fatto, che la campagna, che scende con lieve declivio dalla strada 
nazionale verso il Tagliamento, presenta l'aspetto di im antico alveo di torrente, non 
solo per la configurazione, ma anche per la formazione geologica. La tradizione infatti 
vuole che questa campagna fosse in antico attraversata dal vicino torrente Af/nos^a, 
con che si fonda vieppiù l'ipotesi, cioè che i rialzi non sieno che cumuli di pietre 
raccolte per nettare la campagna. 

A. WOLF. 



IL BRESCIA — Avami architettonici ed iscridone latina scoperta 
presso il Duomo vecchio. 

Di fronte al Duomo vecchio, nel luogo ove sotto il dominio veneto e fin quasi 
alla fine dello scorso secolo esisteva una fonderia di cannoni, e sorsero dopo case 
private, un certo sig. Oliveri imprese a fabbricare nel passato mese di agosto. Fa- 
cendosi sterri per le fondamenta, alla profondità di circa m. 8,00 si mise a luce parte 
di una colonna scanalata in marmo di Botticino, sormontata da un capitello di ordine 
corinzio, che dal rozzo lavoro deve ritenersi opera della decadenza. 

Gioverà avvertire che vicino a questo luogo, e precisamente dove ora è il caffè 
del Duomo, sorgeva anticamente il battistero della città, costruito, come quasi tutti 
i battisteri medievali, in forma ettagona a cupola sorretta da otto colonne, tolte pro- 
babilmente da templi pagani. Il battistero ruinato nel 1254 si riedificava poco dopo, 
e durò fino al 1627, nel quale anno fu una seconda volta e completamente demolito. 

Delle otto colonne, al dire dell'Arragonese, quattro essendo di un bollissimo verde 
variegato (probabilmente il verde antico) furono spedite a Venezia; le altre quattro 
in marmo di Botticino non si sa dove finissero. 

L'Arragonese nei suoi " marmi bresciani " dà il disegno dei capitelli somigliante 
a quello accennato; è quindi probabile che questa sia una delle quattro ultime co- 
lonne, e che abbia servito nel posto ove tuttora si trova, a sostegno del fabbricato 
della fonderia. 

Continuandosi lo sterro si trovò altro simile capitello in^ mezzo alle macerie, 
formante parte come materiale costruttivo di un veccliio muragliene. 



— 271 — 
Si scoprì un cippo benissimo conservato, di m. 0,45X0,47, portante questa 
iserizione nitidamente incisa: 

V F 

BIVEIA • PRIMA 

SIBI- ETBIVEIO 

RAS SINO • FRATRI 

PIENTISSIMO • ET 

L • BIVEIO SEVERIANO FRA 

QVI VIXIT ANN XXIIII M III 

DIES XVII 

P. Da Ponte 



Kegione XI (TRANSPADANA). 

Nuove scoperte nel bergamasco. 

III. COVO — Resti di antica tomba scoperta nel territorio del 
comune. 

Nell'appezzamento Pascolo^ della cascina Cavello di Sotto, proprietà dei fratelli 
Pezzoli di Cortenova, nel territorio del comune dì Covo fu scoperta una tomba aUa 
profondità di m. 0,50 dal livello del suolo. Ha la fonna rettangolare, e misiu'a m. 2,90 
in lunghezza, m. 2,25 in larghezza. Internamente i quattro angoli si protendono a 
foiToa curvilinea, e presentano un triangolo in cui il lato interno è semicircolare. 
Le pareti, costruite di sassi e calcina, hanno lo spessore di m. 0,55, e sono interna- 
mente rivestite da intonaco di coccio pesto. La tomba orientata da nord a sud si trovò 
scoperchiata e delabrata per anteriori manomissioni. Non vi era che acqua piovana 
e nel mezzo una cassettina di m. 0,50 X 0,25, formata da piccoli mattoni con orlo 
di m. 0,03. Era proprio nel mezzo della tomba, ed alla sua volta conteneva ossa umane 
fratturate. Fra le terre si raccolsero frammenti di anfore e di altri fittOi. 

Devo le notizie di questa scoperta alla cortesia dell'egregio ragioniere sig. Fran- 
cesco Galbiati di Romano. 



IV. MORNICO AL SERIO — Nella proprietà del conte Vincenzo Pasci, 
prossima a quella del sig. Giuseppe Varisco, ove fino dal 1 882 fu scoperto e distrutto 
un sepolcreto del basso impero (cfr. Mantovani Noi. arch. hergomensi 1882-83 p. 163), 
fu rinvenuto nello scorso aprile un altro sepolcro romano chiuso da tegoloni. Era stato 
in parte manomesso, e non vi si raccolse che un coltellaccio in ferro, una moneta 
imperiale di bronzo, il fondo di una patera fittile umbilicata, come quella di Malpaga, 
ed un vasetto ovale, di creta rossa e mal cotta. 



V. ROMANO DI LOMBARDIA — 1)1 mi antico sepolcreto nel campo 
detto dei Morti di S. Loren:o. 

Livellandosi il Campo dei morti di s. Lorenzo nella cascina Bellinzana. pro- 
prietà Verdelli, a meno di un metro dal piano di campagna, si scoprirono venti tombe 
di età imperiale romana, eostruite alcune a schiena di tetto, altre a copertura esa- 
gonale. Le prime erano coperte da tegoloni, le altre da lastre di pietra, alcime delle 
quali erano lunghe due metri. Avevano le pareti fatte con grossi ciottoli fluviali spesso 
cementati ti-a loro, ed i lati minori chiusi da pietroni quadrangolari. Per lo più le 
tombe della seconda forma non avevano pavimento. In tutte poi, secondo le notizie 
gentilmente comunicatemi dal proprietario sig. Giocondo Verdelli, non si sarebbero 
trovate che ossa umane. In una tomba, maggiore delle altre, giacevano quattro scheletri. 

Del resto, di ossa è sparso tutto il campo. Ad un metro di profondità vi fu tro- 
vata una sola cuspide di lancia in ferro, lunga m. 0,15. 

Merita di essere ricordato che venti anni or sono, iniziandosi le opere di livel- 
lazione per ridurre il campo a vigneto, molte altre tombe si scoprirono, ed in esse 
furono raccolti coltelli, lame, vasi fittili ed altri oggetti di corredo funebre, i quali 
tutti passarono nella collezione Muoni da Antegnate. 

In mezzo al detto Campo esiste un masso di calcestruzzo, misurante circa cinque 
metri cubi, sotto il quale negli ultimi lavori si sarebbe costatato esistere una tomba, 
che per l'enorme peso soprastante il proprietario non potè mettere all'aperto. 

Messe da parte le tradizioni popolari che si collegano a questa contrada, credo 
non inopportuno il ricordare che quivi sorgeva una chiesetta, che segnava il confine 
tra la diocesi di Bergamo e quella di Cremona. 

Resta ad augm-are che i nuovi lavori nel prossimo anno ci diano ricca messe 
archeologica. 



VI. FORNO VO S. GIOVANNI — Negli scavi per ingrasso delle marcite, 
fatti ad intervalli, dalla seconda metà dell'anno 1888 fino ad oggi, intorno all'area 
che fu del sagrato della chiesa parrocchiale di Fornovo s. Giovanni, si scoprirono 
parecchie tombe di età romana, alcune delle quali erano ancora chiuse dai soliti te- 
goloni. Si trovarono per lo più manomesse a causa dei seppellimenti posteriori che 
quivi si fecero, essendo quel luogo stato adibito a cimitero fino al passato secolo. 
Vi si raccolsero in fatti vari oggetti del medioevo e dell'età moderna: tra i quali 
ricorderò anelli di argento e di bronzo, e qualcuno pure di oro con pietre preziose, 
ed UD sigillo di bronzo del secolo XIII, con leggenda di un conte, e nel centro 
un' aquila ad ali aperte. 

Tornando alle cose dell'età antica, dentro le tombe o fra le terre circostanti 
furono recuperati vari pezzi di bronzo, cioè: — Una stadera, con scapus ad asta qua- 
drangolare, lunga circa m. 0,22. Da una parte sono incisi, oltre ai soliti intacchi 
equidistanti, i numeri del peso da I a V: nella parte opposta i numeri dal VI al XV. 
La parte numerata dello scapus è larga m. (».15. L'equipondio rappresenta in bellis- 
simo getto la te^ta di un bambino, coperta da una specie di cufììn liscia, superior- 



— 273 — 

mente alla quale svolgasi l'appiccagnolo in forma di anello ; alt. circa m. 0,07. Sta- 
dere con equipondii di forma simile si ebbero negli ultimi anni anche dagli scavi 
di Pompei. Pendaglietto in forma di buccola, fessa in tutta la metà inferiore; 
lungh. m. 0,04. Arnese di uso indeterminato, fatto con asticciuole piatte, termi- 
nante da un lato in punta uncinata, dall'altro a testa di coccockillo ; lungh. m. 0,07. 
Un cucchiaio. Una forchetta. Una chiave. Un fondo di vasetto cilindrico; diam. m. 0,04. 
Un manico formato da una piccola spranga piatta, che termina in una estremità a 
ghiera; lungh. m. 0,09. Un asse onciale. Un semisse obsoleto. Due medii bronzi di 
Augusto. Un medio bronzo di Faustina Seniore. Gran bronzo di Marco Aurelio. Due 
id. di Alessandro Severo. Piccoli bronzi di Gallieno, Claudio Gotico, Quintillo, Aure- 
liano, Probo, Diocleziano, Costantino Magno. Altro medio bronzo di Probo, e varie 
altre monete, che non potei attentamente esaminare, e delle quali poi si fece pronto 
mercato. 

Vidi in argento un denaro della Calpurnia, mio di Traiano, uno di Treboniano Gallo, 
uno finalmente di Licinio. 

Si raccolsero inoltre lucerne fittili, una delle quali con due mascherette sceniche 
in rilievo. Mattoni arcuati assai grossi, e frammenti di antefisse. Merita pure di essere 
ricordato un capitello di marmo di ordine corinzio. 

Sui primi dello scorso luglio, ampliandosi la sacristia della chiesa parrocchiale, 
si trovò usato come materiale di costruzione un cippo di marmo bianco delle nostre 
prealpi, alto m. 0,55, largo m. 0,41, dello spessore di m. 0,28, sul quale in carat- 
teri nitidi leggesi la iscrizione: 

lOVI • O • M 
M-DOMniVS 

CRESCENS 
V • S • L • M 

È la prima epigi-afe latina restituita alla luce dal suolo fornovese, e forse non 
è ardito il supporre che la chiesa, ove la lapide fu trovata come semplice materiale 
di fabbrica, sia stata edificata nel luogo medesimo ove nell'età pagana sorgeva un 
santuario dedicato al padre degli Dei. 

Nel podere Vllicella, conosciuto per altri rinvenimenti di antichità (cfr. Man- 
tovani Not. ardi, bergomensl 1882-83, pag. 85 sg.), fu rimesso in luce nella primavera 
del 1889 un ossuario fittile coperto da una ciotola. Riferisco il fatto a seconda delle 
sommarie informazioni che ne ebbi, non avendo potuto vedere l'oggetto rinvenuto, 
uè recarmi sul luogo dello scavo. 



VII. GRAN SAN BERNARDO — Nuovi scavi nell'area del tempio di 
Giove Penino^ nel comune S'. Rem//. 

Il Ministero, volendo secondare i desiderii espressi da dotti italiani e stranieri, 
fece intraprendere nuove esplorazioni nel Pian de Jupller, dove sorgeva il famoso 
Santuario, e dove in questi ultimi tempi parecchie scoperte erano avvenute (cfr. Notale 
1889. p. 392). 



— 274 — 

xVUe indagini, la cui direzione fu affidata al eh. prof. Ermanno Ferrerò, presero 
parte il prof. Pompeo Castelfranco R. Ispettore degli scavi, ed il dott. Fr. von Duhn 
professore nell'Università di Heidelberg. 

In attesa delle maggiori informazioni si può intanto dire che le ricerche fu- 
rono fortunate specialmente per la parte dell'antica topografia. Fu riconosciuta la pianta 
del tempio dalle fondazioni scavate nella rupe, le quali ora sono intieramente allo 
scoperto. 

Si raccolsero brou/i e monete, per lo piii galliche, e non mancarono le grecho 
anteriori al terzo sevolo av. Cr. 



Regione IX (LIGURIA). 

Vili. VENTIMIGLIA — Nuove scoperte nella lìecropoll di. Albin- 
timilium. 

Nello scorso agosto mentre si rimaneggiava un tratto di terreno arenile, proprietà 
della signora Paolina Biamonti, confinante col teatro romano, gli operai si imbatte- 
rono in im cippo di bella pietra calcare, alto m. 1,50, largo m. 0,60. Il monolite 
termina in alto con un frontone che posa sopra una cornice sorretta da due colon- 
nette in alto rilievo. Nel mezzo del cippo apresi una nicchia, nella cui parte supe- 
riore sta scolpita la testa di una matrona; nella parte inferiore poi è incisa la se- 
guente epigrafe : 

PORCIAE • L- F 

T E R T I A E 
V X S V B I A E sic 
L- ASI NI VS 
LIGVS • CONlVGI 
Vennero pure in luce grandi urne di vetro, assai belle, in una delle quali erano 
riposti gli avanzi combusti di un fanciullo, e sopra di essi una bella maschera fittile. 
Tra i molti vasi di diversa forma vi ha una bellissima patera. Ho pure notato 
un piccolo cucchiaio di avorio e lucerne di svariate foggie, sulle quali si leggono i 
bolli : 

a) C DESSI b) NONIACA r) VETTl 

G. Bossi. 



Regione Vili (CISPADANA). 

IX. BOLOGNA — Sepolcri italici scoperti nel fondo Gtiglielmini 
fuori porta s. Isaia. 

Il giorno 18 dello scorso mese di agosto il sig. Guglielmini ripigliò gli scavi 
archeologici nella sua proprietà fuori porta s. Isaia, ove nello scorso aprile si erano 
scoperti parecchi sepolcri italici già descritti nelle Notizie di questo anno (p. 104, 135). 
A quei sepolcri è contigua la nuova zona presa ad esplorare, la quale ha forma di 



— 275 — 

un rettangolo di m. 5X7 perpendicolare alla strada provinciale. Dentro quest'area 
si scoprirono dal 18 al 80 agosto nove sepolcri parte di combusti, in maggior nu- 
mero di umati, situati a varia distanza gli uni dagli altri, ed alla profondità media 
di circa due metri dal suolo attuale. 

1° Sepolcro. — Era ad ustione, largo m. 1,50 in quadrato e profondo m. 2,10 
dal suolo. Racchiudeva un dolio di terra roisa scura, d'impasto grossolano, alto circa 
m, 0,50, con quattro bugne od anse mammellonari sul ventre. Vi formava coperchio 
una grande lastra di arenaria, lunga m. 0,90, larga m, 0,56, grossa m. 0,21. Dentro 
il dolio erano alcuni vasi tìttili ; l'ossuario della solita forma biconica, liscio, ad ec- 
cezione di due serpentelli impressi sul ventre; due vasetti cilindrici ed altri due a 
forma di pentolini, tutti con le medesime impressioni di serpentelli. L'ossuario oltre 
le ossa bruciate conteneva un coltellino di bronzo con manico ad asta terminanti in 
occhiello (cfr. Gozzadini, Scavi Anwaldi-VelU tav. IX, n. 2), tre fibuline serpeg- 
gianti ornate di stellette sul corpo proprie dell'ultimo periodo Arnoaldi (Gozzadini 
op. cit., tav. XII, n. 4), uno spillone ad un pezzo di aes rude. 

2° Sepolcro. — Di inumato, profondo soltanto m. 1,40 dal piano di campagna, 
distante m. 0,70 circa dal precedente. Lo scheletro collocato nella direzione di nord- 
ovest sud-est col cranio a nord-ovest, non avea attorno alcun oggetto, come in gene- 
rale era stato osservato anche per gli inumati a poca profondità scoperti nel predio 
Arnoaldi. 

3° Sepolcro. — Anch'esso ad umazione distava dal precedente m. 1,10, ma si 
approfondiva m. 1,70. Lo scheletro, volto esattamente ad oriente, avea attorno gli 
oggetti seguenti : — Presso la clavicola destra un coltello di bronzo a lama ricurva ed 
appuntato innestato con chiodi ad un piccolo manico ad occhiello. Poco più indietro 
all'altezza della testa posava una palettina di ferro con spina, lunga, senza la spina, 
m. 0,08, larga al taglio m. 0,05. Due piccoli radii di bruto che vi stavano dappresso 
ne costituivano il manico. Una fibula serpeggiante di ferro molto corrosa e spezzata 
era posta iu mezzo al petto sulle ultime coste superiori ed imo spillo di bronzo con 
capocchia di pasta vitrea occupava il punto corrispondente all'umbilico. Al di sopra 
della testa erano aggruppati vari fittili; due vasettini ansati di argilla greve e rossa; 
due calicetti di argilla scura e due skj'phoi, tutti quanti privi di ornamento. 

4° Sepolcro. — Alla distanza di m. 1,50 circa dal primo sepolcro combusto 
se ne scoperse un quarto ad umazione, ed alla profondità di m. 1,90. Lo scheletro 
collocato nella direzione da oriente ad occidente avea infilata nel radio destro un' ar- 
milla vuota di bronzo, tutta in frantumi ed in quello sinistro un'armilla di avorio 
anch'essa assai guasta. Presso ciascuna clavicola posavano quattro fibule, otto in tutto : 
vale a dire quattro di bronzo a navicella vuota e striature sul dorso; due pure di 
bronzo con incastonature di ambra e di osso sul dorso, più due piccole di ferro. Presso 
la testa erano ancora: un ago crinale, uà ago da cucire con cruna rotta a metà, ed 
un piccolo skyphos di rozza fattura e frantumato. 

5° Sepolcro. — Pure ad umazione conteneva lo scheletro giacente alla medesima 
profondità del precedente, cioè m. 1,90 nella stessa direzione da occidente ad oriente, 
e distava circa un metro dallo scheletro n. 3. Non avea che una fibula serpeggiante 
di ferro, posata sul femore sinistro senza alcun fittile. 



— 276 — 

6° Sepolcro. — Distante m. I,fi0 dal precedente ed alla profondità di m. 2 
era stata scavata una sesta fossa, la quale conteneva uno scheletro molto guasto. Sotto 
la mandibola inferiore si raccolse una piccola collana composta di sette grani di pasta 
vitrea azzurra smaltata ; 1 occtielli bianchi ed alternati con dischetti di ambra scura : 
ma non eravi alcun oggetto uè di bronzo né di terracotta. 

7" Sepolcro. — A maggiore profondità fu scoperto un settimo sepolcro d'inu- 
mato. Lo scheletro giaceva a 3 metri, e nell'ossatura generale dimostrava una gran- 
dezza fuori dell'ordinario. Era lungo m. 1,85, ma recò sorpresa il vedere che seb- 
bene sepolto alla profondità massima in cui sogliono rinvenirsi gli scheletri, pure non 
avea intorno a sé alcun oggetto né fittile né di bronzo. A proposito di questo sche- 
letro, il dott. Ruga conservatore del Museo, che ispezionò e segui con gran diligenza 
lo scavo, ha fatto, relativamente all'orientazione del cadavere, un'osservazione che im- 
porta di qui riferire. Egli notò che a somiglianza degli scheletri quarto e quinto, anche 
questo settimo era collocato in una fossa nel cui prolungamento era stato sepolto il 
sesto. Anzi dal fatto che nella terra interposta fra gli scheletri 4 e 5 e queUi (3 e 7 
continuava la macchia prodotta dalla riempitura delle fosse, si potrebbe credere che 
si scavassei'o delle fossse prolungate e parallele a determinate distanze ed in esse si 
deponessero man mano i cadaveri, conservando una distanza di eira due metri fra quelli 
collocati ed allineati in una medesima fossa. Oltre ciò fu notato che mentre gli sche- 
letri 4 e 5 erano deposti con le teste l'una di contro all'altra, così che il 4° era 
volto ad occidente, il 5° ad oriente, gli scheletri 6 e 7 vennero al contrario tumu- 
lati coi piedi contrapposti gli uni agli altii e viceversa il sesto guardava ad occidente, 
il settimo ad oriente. 

Questa osservazione fatta dal dott. Ruga intorno la tumulazione degli scheletri 
nei sepolcri italici del predio Guglielmini concorda perfettamente con quella fatta ora 
sono molti anni nel sepolcreto italico ad umazione del predio Arnoaldi, in cui gli 
scheletri non mostravano alcun indizio di orientazione regolare, ma vi erano sepolti 
in tutte le direzioni, anzi due giacevano in una stessa tonil)a in opposta direzione e 
si toccavano col capo ('). 

8" Sepolcro. — Si credeva terminato lo scavo della trincea, quando ripulendo 
nell'angolo sud-ovest la superficie della terra che avea servito di fondo al dolio del 
1° sepolcro, si notò la continuazione della macchia. Approfondito lo scavo, alla di- 
stanza di circa un metro dal dolio, e venti centimetri più in basso, apparve un altro 
sepolcro. Era esso pure ad umazione. La fossa parallela alle altre era stata scavata 
alla profondità di m. 2,30 e lo scheletro giaceva con la testa ad occidente. Dal cranio, 
dalle ossa degli arti e dal bacino si constatò essere di donna, come dimostravano 
altresì gli oggetti da cui era circondato : fibule di tipo diverso, ma piccole e leggere, 
aghi da cucire e fusaiuole. Le fibule erano in numero di 19 che descriverò partico- 
larmente : 

1, 2. Due grossi fibuloni a navicella vuota, ornati sul dorso di solchi longitu- 
dinali ed a lungo astuccio (per il tipo cfr. Gozzadini, Di un sepolcreto etrusco presso 

(') Cfr. Atti Memorie iloUa K. Deputazione di Storia i'atria il'.-Uc Kniiia.uiLe, anno 1885, 
!.. 1!17. 



Bologna, tav. Vili, n. 2) erano collocati sulla sommità del petto, l'uno a destra e 
l'altro a sinistra. 

3. Altro fibulone simile, ma con la staffa più breve, posava in mezzo al petto. 

4, 5. Una fibula, a leggera foglia d'olivo, lunga m. 0,085 era collocata presso 
l'omero sinistro, ed altra simile fu raccolta Ti presso, in frammenti. 

6-17. Dodici piccole fibule a navicella vuote erano sparse attorno e sopra e sotto 
lo scheletro, alcune ornate di striature, altre lisce, tutte ben conservate ad eccezione 
di due raccolte in frammenti (per il tipo cfr. Gozzadini, Scavi Arnoaldi- Veli., ta- 
vola XI, n. 9). 

18, 19. Una fibulina ad arco ingrossato nel mezzo e con astuccio allungato era 
collocata presso il fianco sinistro : ivi presso era altra fibula a verghetta massiccia 
ed allungata con striature longitudinali sul corpo, tipo molto comune nei sepolcri del- 
l'ultimo periodo della necropoli Arnoaldi. 

Aderenti parte al cranio, parte al femore destro stavano i seguenti fittili ornati 
con disegni geometrici, ma tutti in frammenti: due skypboi con solchi giranti intorno 
al labbro rivolto in dentro; un vasettino ad un manico; tre vasetti a cono rovescio 
di terra greve e rossiccia; un vasetto con suo coperchino e con ansa ad anello. 

9° Sepolcro. — L'ultimo sepolcro fu scoperto quasi nel mezzo della trincea ed era 
ad ustione. Nella fossa di mq. 1,20 e sopra uno strato formato dai residui del rogo 
giaceva il vaso tipico biconico con ornati geometrici impressi, contenente le ossa com- 
buste e ricoperto da una piastrella fluviatile. Circondavano l'ossuario parecchi oggetti 
di bronzo, di terracotta ed alcuni di ferro. — Di bromo eranvi : due piccole armille 
a verghetta; due fibule a navicella; quattro spilloni con capocchia frantumata; un 
coltellino a lama ricurva. — Di ferro due piccole armille. — Di terracotta eranvi 
cinque skyphoi con ornati geometrici e frammenti di cinque calicetti con pieduccio. 

Degna di nota in questa piccola area della necropoli italica è la disposizione delle 
fosse, diagonale alla strada s. Isaia, la quale conferma quanto più volte venne già 
constatato, cioè che la necropoli non segue l'andamento della strada provinciale da 
oriente ad occidente, ma se ne allontana percorrendo ima linea da sud-est a nord-ovest, 
come già si verificò nella porzione della medesima necropoli esistente nel predio 
Arnoaldi. 

Sepolcro etrusco 
scoperto sul colle di s. Michele in Bosco presso Bologmi. 

Nel passato mese di luglio il presidente di questa Deputazione provinciale noti- 
ficava al sig. sindaco di Bologna che, aprendosi im nuovo tronco della strada di s. Mi- 
chele in Bosco per accedere all'Istituto ortopedico Rizzoli, si erano trovati alcuni fram- 
menti di un vaso greco dipinto, due fibule ed un'armilla di bronzo ed una moneta 
romana molto corrosa. Dopo circa un mese il sig. sindaco mi trasmetteva questi og- 
getti per il relativo parere. 

Il ritrovamento di un vaso greco dipinto faceva pensare subito ad un sepolcro 
e pareva attestare dell'esistenza in quel sito di un sepolcreto etrusco, del quale finora 
non si avea contezza. Il qual sepolcreto appariva tanto più importante, inquantochè 

30 



— 278 — 

gli altri finora scoperti presso Bologna trovansi in pianura; questo sarebbe stato in 
collina. 

Ma recatomi sul sito, ed assunte dagli operai le piìi minute informazioni, ho do- 
vuto persuadermi che quell'idea non avea fondamento. Il sepolcro erasi incontrato per 
caso facendo un grande sbanco di terra nel fianco di un colle, ai cui piedi dovea gi- 
rare l'indicato tronco di strada per salire all'Istituto Kizzoli. Nella sezione delle terre, 
in alto, era apparsa allora una macchia nera della larghezza di un metro quadrato. 
Precipitate poi, in seguito ad un secondo taglio, quelle terre, si notarono e raccolsero fram- 
mezzo ad esse i frammenti, ma non tutti, del vaso e le due fibule ; la moneta e l'ar- 
milla provenivano da un'altra parte; perchè lo sbanco ed il movimento di terre fatti 
per il compimento di questo tronco di strada è stato molto considerevole. Basti dire 
che venne scavata un'area larga m. 12 per 300 circa di lunghezza, ed in alcuni punti 
profonda m. 6,80 e che furono asportati 10800 metri cubi di terra. Ciò nondimeno 
in tutti questi lavori, in questo grandioso squarciamento del colle non occorse nessun 
altro sepolcro, non fu vista nessuu'altra macchia nelle rimanenti sezioni fatte per il 
compimento della strada. 

Bisogna adunque escludere la presenza del sepolcreto, a meno che questo non sia 
stato distrutto nei tempi di mezzo. Perchè il colle su cui sorge la chiesa di s. Mi- 
chele, a cominciare dal secolo XI, in cui cominciò ad essere occupata dai canonici 
regolari e poi da frati Olivetani, subì molte vicende e Irasformszioni ('). In ogni caso 
dell'esistenza dei sepolcri etruschi in questo pimto della collina non si avea finora 
alcuna memoria. 

Descriverò ora il vaso e le fibule provenienti da quel sepolcro. Il vaso, della forma 
di anfora, è della stessa terra chiara che ha l'anfora di Ercole e Gerione pubblicata 
dal von Duhn negli Atti e Memorie della R. Deputazione di Storia Patria delle Ro- 
magne 1890, tav. I, pag. 10, e da lui riportata alla fine del sesto secolo av. Cristo. 

È similmente a figm-e nere di arcaico disegno. Disgraziatamente ne manca più 
della metà, vale a dire la rappresentazione di tutto un lato. Sull'altro è figurato un 
combattimento di opliti e cavalieri. Vi si vede un guerriero in piena armatura ca- 
duto al suolo puntando il ginocchio sinistro, mentre stringe ancora nella destra l'asta 
e nella sinistra alzata lo scudo. Sopra di lui da ambe le parti muovonsi all'incontro 
due cavalieri, i cui destrieri impennati agitano le zampe anteriori. Dei cavalieri uno 
solo sopravanza ed anche soltanto in parte: col braccio destro alzato vibrava una 
lancia; la figura dell'altro cavaliere per la rottura del vaso manca interamente. Attorno 
al piede dell'anfora gira una fascia di animali feroci e selvatici, leoni e cinghiali. 

Le due fibule appartengono ad un tipo abbastanza comune fra quelli della Cer- 
tosa: mancano però dello spillo e della staft'a. Di bronzo, rivestite di foglia d'argento 
con piccolo anello d'argento là dove comincia il riccio dello spillo, ne ricordano altre 
simili provenienti pure da sepolcri etruschi del predio Arnoaldi e conservate in Museo. 

L'armilla a verga accavalcata non proviene dal medesimo sepolcro e por il tipo 
sembra appartenere piuttosto a sepolcri italici dell'ultimo periodo. 



(') Rubbiaiii. iielLi Guida del Club Alpino bolognese, \<. 432. 



— 279 — 

Regione VI (UMBRIA). 

X. SASSOFERRATO — Scoperte di antìeUlà nell'area delVanilca 
Sentlnum. 

Nei lavori per la strada ferrata da Fabriano a s. Arcangelo non poche scoperte 
avvennero nei pressi di Sassoferrato e precisamente in contrada piano di s. Lucia, 
dove si ritiene fosse stata l'antica Seatiimm. Vi si riconobbero molti ruderi, e vi si 
raccolsero oggetti vari, dei quali riferirà il ff. R. Commissario prof. Brizio, che fu 
incaricato dal Ministero di estendci-vi le ricerche a vantaggio degli studi della topo- 
grafia e della storia. 



XI. ARCE VI A — DI una tomha scoperta nel territorio del comune. 

Negli ultimi giorni del mese di agosto avvenne la scoperta di ima tomba nel 
territorio del comune di Arcevia presso l'antico castello di s. Pietro in Musio, vol- 
garmente Moscio iu un campo cretaceo esposto a levante, che ha per vocabolo Bo- 
scarelo, e precisamente di faccia alla nuova casa colonica di un certo Carlo Tassi, 
alla distanza di un centinaio di metri circa. 

Alcuni contadini lavorando con l'aratro a poca profondità dalla terra, ebbero a 
scoprire oggetti di metallo e vari altri pezzi di vasi in ceramica fina e rozza. Come 
di solito, incominciarono a farne un mistero; e le piìi vaghe dicerie correvano su 
questo fortuito ritrovamento. Appena ne potei avere sentore, cercai di assumere le 
notizie, ma queste erano così varie e contradicenti fra loro, che senz'altro decisi di 
portarmi sul luogo appena mi fu possibile; e ciò fu il primo di settembre. Mi di- 
ressi dal parroco di quel castello, che dista da Arcevia km. 10 circa, perchè sapevo 
che vari oggetti erano presso di lui, essendosi ritrovati appunto dal suo colono in un 
terreno di proprietà della parrocchia. Gentilmente egli mi fece vedere questi pochi 
oggetti di metallo e di ceramica, dei quali parlerò in appresso, e mi accompagnò 
sul luogo del ritrovamento, che dista dal castello di s. Pietro un buon chilometro. 
Chiamati gli stessi contadini che avevano fatta la scoperta, feci nuovamente scavare 
la tomba o sepolcro, che era stata ricoperta di terra e potei così ricavarne la seguente 
descrizione. 

Questa tomba era formata di rozzi e grossi tavoloni di quercia o rovere, tagliati 
nel mezzo ; la parte piìi piana era posta nell' interno, e quella rozza, come veniva 
dalla pianta, all'esterno perchè piìi resistente, e così misurava m. 2, .50 in lunghezza, 
m. 1,10 in larghezza e m. 0,40 in altezza. Non è stato possibile dissotterrare interi 
questi tavoloni i cui pezzi durissimi ed anneriti, da sembrar quasi lignite, si son tolti 
insieme al terreno cretaceo con cui avevano fatto una adesione grandissima. Un solo 
tavolone di fianco era rimasto abbastanza intatto, e feci scavare per porlo in disparte; 
ma interessante assai sarebbe stato poter ricostruire la tomba nella sua integrità. 
Pare che queste assi fossero inchiavate con grossi chiodi, giacche alcuni ne furono 
trovati insieme alle ossa ed ai frammenti di vasi, di bronzi, frammischiati, perchè 
la tomba era stata schiacciata per il movimento del terreno in collina che ha forte 



— 280 — 
pendio. Tanto è vero che il tavolone di tianco destro, quello quasi intatto, fu trovato 
assai inclinato verso il centro della tomba, mentre avrebbe dovuto stare a piombo. 

Cotesto sepolcro differisce da quelli scoperti ultimamente a Civita Castellana nel 
luogo dell'antica Faleri ed a GaJù nel Lazio, da ciò che questi consistevano in grossi 
tronchi di rovere incavati, come ho verificato nel nuovo Museo d'antichità aperto in 
Roma nella villa di Giulio III fuori porta del Popolo ; e quello scoperto presso Ar- 
cevia, è composto di tavoloni di rovere, ma evidentemente tagliati ed inchiodati in- 
sieme molto rozzamente, nello stesso modo col quale oggi si fanno casse d'abete per 
tumulare i cadaveri. 

Ma il ritrovamento piìi notevole fu quello di vari frammenti di un cerchio di 
metallo, insieme a due manichi che certo dovevano appartenere ad un vaso adoperato 
per uso funereo. Questi sono conservatissimi ; rappresentano, con lavoro alquanto rozzo, 
due aquile con le ali aperte e con il rostro piegato, anzi fermato sul petto in modo 
da formare un cerchio, dove è unito un grosso anello da catena. Gli artigli dell'aquila 
sono appena accennati, anzi in quel punto ed alla estremità delle due ali sono tre 
chiodi che servivano a tener infisso il manico all'orlo della tegghia o teja, recipiente 
assai comune a trovarsi nelle tombe, dove gli antichi solevano porre le vivaude ed 
altro che doveva servire come di viatico al trapassato. I frammenti di questa teja 
di metallo si trovano sparsi fra altri rottami di patere con vernice nerastra pochis- 
simo concave, da sembrare piuttosto larghi piatti. Presso la tomba furono pure tro- 
vate due grosse olle con doppia ansa di ceramica comune, con collo lungo m. 0,30 
ed all'orificio largo m. 0,15, ma ambedue rotte. Continuando gli scavi in mia pre- 
senza, fu trovato un bel manico di bronzo, appartenente ad im vaso in forma di 
ampolla. 

Questo sepolcro non può essere isolato, ma è indizio assai probabile dell'esistenza 
di una necropoli che meriterebbe di essere esplorata con scavi razionalmente seguiti. 
Infatti per quanto mi hanno asserito, nelle vicinanze molti anni sono, furono trovati 
altri sepolcri, dei quali non mi è stato possibile avere esatte informazioni. 

A. Anselmi. 

In seguito di questo rapporto, e su proposta del ff. R. Commissario prof. E. Brizio 
furono ampliate le ricerche per conto del Governo ; ma queste riuscirono infruttuose. 
Lo stesso prof. Brizio, essendosi recato sul luogo della scoperta, ne riferì al Mini- 
stero col seguente rapporto: 

Per più giorni venne esplorato tutto il terreno circostante a quella prima tomba 
senza poterne incontrare nessun'altra. La località dimostrava di essere stata piii volte 
ed in vari tempi manomessa in occasione dei lavori agricoli, perchè da per tutto ap- 
parivano numerosi frammenti, anzi frantumi, di vasi in terracotta, sparsi in tutti gli 
strati, a cominciare dalla superficie attuale del terreno fino all'antico piano delle 
tombe. 

Nondimeno argomentando dall' area in cui vedevansi disseminati cotesti cocci, 
i sepolcri non dovevano essere in grande immero, e più che una necropoli costituir 
dovevano un modesto sepolcreto. Dai pochi cocci neri che l'ispettore Anselmi mi aveva 
portato ad osservare in Bologna, e sedotto più ancora dalla circostanza che grossi 



— 281 — 

tavoloni di rovere componevano quella tomba casualmente scoperta, io aveva giudicato 
il sepolcreto dell'epoca preromana. Eecatomi però sul sito ed esaminati attentamente 
così i vari cocci estratti da quella tomba, come gli altri disseminati per il terreno 
ed appartenuti a tombe violate in tempi anteriori, ho dovuto persuadermi che il se- 
polcreto spettava all'epoca romana. Perchè oltre i frammenti di vasi neri, altri ve ne 
erano di rossicci e chiari, tutti lavorati al tornio e che accennavano a forme proprie 
dell'ordinaria ceramica romana. 

L'età romana di quel sepolcreto sembra ancora convalidata dalla seguente cir- 
costanza. 

Lontano circa 100 metri dalle tombe verso sud-est elevasi un altro piccolo poggio, 
ove, a fior di terra, si trovano frammenti di tegole, di embrici, di mattonelle da pa- 
vimento, e dove, a quanto riferiscono i contadini, negli scorsi anni si sono scoperti 
pavimenti a musaico e residui di muri. 

Sono tutti indizi che ivi nell'epoca romana dovevano sorgere delle abitazioni. 
Queste però non potevano essere né troppo numerose né troppo estese, perchè da quanto 
ho potuto giudicare, studiando la superficie del terreno, i rottami antichi occupano 
un'area piuttosto limitata. Forse sorgeva quivi un piccolo gruppo di case, i cui abi- 
tanti avevano poscia costruito il proprio sepolcreto sull'altro poggio che sorgeva poco 
distante a nord-ovest, e dove venne casualmente scoperta la tomba che diede occa- 
sione allo scavo. 

In casa del parroco di s. Pietro in Music, proprietario appunto del poggio, ove 
quella tomba si scoperse, ho poscia esaminato gli oggetti ch'essa conteneva. Disgra- 
ziatamente per la pressione della terra e dei ciottoli, questi si raccolsero tutti in fram- 
menti. I vasi fittili sono ridotti in pezzi così piccoli che non sarà possibile ricostruirne 
alcuno. Anche i bronzi hanno molto sofferto. Di un solo vaso si conservano alcune 
parti, che si prestano ad un esame e sono: tre pezzi dell'orlo il quale era rafforzato 
da un cerchio di piombo, e due mauici in forma di aquila con ali distese e con la 
testa sormontata da anello a cui doveva essere raccomandato il manico semicircolare 
del vaso stesso. Queste due figure di aquila aderiscono ad una grande piastra elit- 
tica, massiccia e leggermente convessa di piombo, larga m. 0,09 X 0,15, alla quale 
sono rassicurate mediante tre chiodi di ferro. Aderiscono alla faccia convessa della 
piastra di piombo ma non immediatamente. Fra esse ed il piombo rimangono tracce 
chiarissime di una lamina di bronzo, che é quella senza dubbio del vaso, di cui le 
due aquile costituivano gli appoggi del manico. Debbo aggiungere che il lavoro di 
queste due aquile è molto grossolano e pesante, quasi barbarico. 

Presso un colono poi di s. Pietro in Musio ho esaminato uno dei tavoloni di rovere, 
che formavano la tomba, e che l'ispettore Anselmi aveva fatto estrarre per serbarne 
memoria. Esso misura la considerevole lunghezza di m. 2,50, è lavorato soltanto in 
una faccia, mentre l'altra lascia ancor riconoscere la curva e l'asprezza del tronco. 

E. Buizio. 



— 282 — 
Regione VII (ETRURIA). 

XII. ORVIETO — NuoDC ìiulaglni nei resti dell'edificio termale in 
contrada Pagliano. 

13 agosto - 12 settembre. 

Furono scoperte tre altre piccole stanze, orientate verso la sponda sinistra del 
Paglia, clie si trovano a contatto del mvu'o laterale sinistro del grande ambiente, non 
ancora del tutto dissotterrato, del quale fu detto nel precedente rapporto. 

Le suddette tre stanze sono, come le altre, ad opera reticolata. 

Quasi alla superficie di una di esse tornò in luce una colonna di travertino la- 
vorata piuttosto rozzamente, e presso di questa due basi, l'una vicino all'altra. La co- 
lonna è alta m. 1,85, ha il diametro, alla base, di ra. 0,30, e 0,31 al sommoscapo. 
La prima base, di forma quadrata è di m. 0,60 X 0,60 ; mentre l'altra, scolpita per 
metà in un cubo di travertino, ha una larghezza di m. 0,88 X 0,51 X 0,28. 

Nelle tre camere, e quasi alla supertìcie, si raccolsero i seguenti oggetti : — 
Bronzo. Alcune monete di Augusto, Claudio, Probo, Costantino, e altre ventiquattro 
corrose ed irriconoscibili per l'ossidazione. Oggetto semplice da toletta, lungo m. 0,065. 
Braccio sinistro di una piccola statuetta, lungo m. 0,04: — Piombo. Vari frammenti 
di forme diverse, pel peso complessivo di chilogrammi 100. — Pietra. Macina di 
puddinga alquanto convessa da un lato, del diametro di m. 0,78, alta al centro 
m. 0,32, in giro m. 0,27. 

R. Mancini. 



Regione I (LATIUM ET CAMPANIA). 

XIII. ROMA — Nuove scoperte nella città e nel suburbio. 

Pegione HI. Presso la via Buonarroti, nell'area dell'antica vigna dei Cappuccini, 
sono stati ritrovati in un muro di bassa età molti pezzi spettanti ad una statua mu- 
liebre, panneggiata, in marmo. La statua si potrà ricomporre quasi intieramente: 
mancano però la testa, le mani e parte delle gambe. 

È stata pure trovata nello stesso luogo la parte superiore di una grande cornu- 
copia marmorea, ricolma di frutti, che doveva essere sostenuta da una altro simulacro, 
come simbolo di fertilità e di abbondanza. 

Regione IV. Demolito un muro di vecchia fabbrica al vicolo del Buon Consiglio, 
si rinvennero tra i materiali di costruzione: — Due vasi tìttili. di terra abbastanza iìna, 
a ventre sferico, con un'ansa e becco a foglia d'edera, alti m. 0,10, diam. massimo 
m. 0,11. Una tazza fittile, di simile impasto, alta m. 0,08; diam. mass. m. 0,11. 
Un frammonto di testa, in marmo, di personaggio con corta barba : manca la fronte 



— 283 — 

e tutto l'occipite. Una mano di marmo, mancante delle dita. Un pezzo di lastrone 
marmoreo, che conserva: 

/N I A 

L V N D\ 

/vNVARn 

-APRIOLM 

lIP- VITALI^ 

\CI • SVCESS' 



Un mattone col bollo di fabbrica, dell'anno 133: 

o HIB • ET ■ SISEN • COS • PEDVC • LVPVL 

EX FIG • RHODIN • CAES • n" 

Sistemandosi la via Cavour presso l'angolo di via dell'Agnello, si trovarono fra 
le terre due pezzi di mattoni, che portano i bolli: 

o OP • DOL EX PR • CAES • N" 

CL • SECVNDINI 

vaso ansato 

CU ■ a]) ro II Iet PAE COS 

oìi 'esimi □ 

Regione V. Costruendosi la nuova scala della chiesa di s. Eusebio, è stato recu- 
perato un frammento di lastrina marmorea, che conserva: 



G. G.iTTI 

Regione VI. Proseguendosi i lavori di demolizione dell'edificio ove ebbe sede 
il E. Istituto dei sordo-muti, in piazza di Termini (cfr. Notizie 1890 p. 214) si re- 
cuperarono, oltre un pezzo marmoreo di testa muliebre, questi frammenti epigrafici 
che furono aggiunti alla raccolta del Museo nazionale alle Terme Diocleziane per dono 
della presidenza del R. Istituto sopra nominato. 

Frammento di lastra marmorea scorniciata di m. 0,19 X 0,24 X 0,06. Eeca incise 
le lettere: 

/<:r'^'vTRl 
/ OC- al| 

Frammento di lastra di marmo, probabilmente lusoria, di m. 0,36 X 0,19 X 0,05 
ove leggesi: 

REG 
PER 
EGO 
TER 



— 284 — 
Altro frammento di lastra marmorea, di m. 0.38 X 0.41, oon la seguente epi- 
grafe sepolcrale cristiana; 

S I M E • P A R 

E-DVLCISSI 

XIT-AN-XVIl 

ITO-MESES-DV 

A CE / 

Si ricuperò inoltre un pezzo di mattone col noto bollo delle Terme Diocleziano: 

R ■ S- P 

OF- BOC 

S- I 

D. Vagueri. 

Regione VII. Per i lavori della nuova conduttura d'acqua in via Poli è stato 
recuperato un pezzo di lastra marmorea, su cui rimane : 




È stata inoltre trovata una testa muliebre, molto consunta, coi capelli a trecce 
ravvolte sulla sommità del capo; ed una testa virile, barbata, anch'essa guasta. 

Dallo stesso luogo provengono : un pezzo della fronte di un sarcofago marmoreo, 
che sull'angolo sinistro conserva una cornucopia con frutti; e questi altri frammenti 
di iscrizioni : 

a) Lastra di marmo, di m. 0,40 X 0.26 : 

/ D / Mi 

T / FL / RVF' 
QVI BIXITANNIS-L\ 
MENSIBVSVIIIDVIII-^ 
RVTILIA lEROCLIACOIV- 
Gì • INCONPARABILIBE 

NEMERENTI ■ FECIT / 

b) Frammento di lastra marmorea: 



^EOX 

/• QVAE 

Wti LIC 

/4eo mon 
i/iero dec 



— 285 
e) Frammento di lapide cristiana: 



/vi O C E N S 
-^v E N S • V 1 1 • 
/i^ L • O C r O B • C O 

\v A T P M Tr ^T ^ -^ ///// - 

d) mattone con bollo : 

OP • DOL • EX PRAED AVG N FIO 
OCEANAS MAioreZ 
rota ad otto raggi 

In via Veneto, e precisamente incontro alla porta Pinciana, eseguendosi lo sterro 
per un nuovo casamento, alla profondità di m. 0,40 dal piano stradale, è tornato in 
luce un tratto di antica via, lastricata con grandi poligoni di selce, la cui direzione 
è parallela alla detta via Veneto. 

Alla profondità poi di oltre 9 metri nel centro dell'area suddetta, si è incon- 
trata un'antichissima latomia; un cunicolo della quale termina in ima cella quadrata, 
scavata anch'essa nel tufo, con volta a crociera e tre grandi nicchioni nelle pareti. 

In via Ludovisi, nello scavare un pozzuolo per scarico delle acque, sono stati 
raccolti quattro pezzi di grande transenna in marmo. 

G. G.4.TTI. 

Regione IX. Nei lavori per il collettore sulla riva sinistra del Tevere, presso 
la testata nel nuovo ponte Vittorio Emanuele, e precisamente in via di Civitavec- 
chia, nell'area ove sorsero le case dei signori A. Bosi e conte L. Primoli, segnate 
coi n. dal 27 al 34, si scoprirono il giorno 20 settembre alcuni frammenti di una 
grande iscrizione marmorea in caratteri dell' età augustea. Appartengono agli Atti 
del Collegio dei XV viri sacris faciicndis e si riferiscono ai ludi secolari celebrati 
da Augusto nel 737 della città, 17 av. Cristo. Si riuniscono a questo documento pre- 
ziosissimo i frammenti editi nel C. I. Z. VI, n. 877 a, b, il secondo dei quali è nel Museo 
Vaticano. Stabili S. E. il Ministro Boselli che l'insigne monumento, compiute le 
indagini pel recupero degli altri pezzi, fosse affidato alla somma dottrina del eh. 
prof. Mommsen, per essere edito nella nuova pubblicazione archeologica, alla quale 
attende la K. Accademia dei Lincei. 

Furono iniziate apposite ricerche per il recupero di altri frammenti, e già si 
ebbero pezzi di altra lapide, pure riferibile al collegio stesso, che contiene il com- 
mentario dei ludi secolari celebrati sotto Settimio Severo nel 957, 204 e. v. Ma 
questi frammenti sono assai deperiti. 

Il 22 settembre pure nei lavori del Tevere sulla sponda sinistra, presso la via 

di Monte Brianzo si recuperarono frammenti di un'iscrizione votiva a Mercurio e ad 

altri Dei, della quale si darà poi il testo. 

P. Barnabei. 

Prati di Castello. Per la sistemazione della strada di fronte al muro che re- 
cinge il Castel s. Angelo, sono tornati in luce: — Un torso virile, in marmo, alto 



— 286 — 

m. 0,00. Un inasclioroue in terra cotta, del diam. di ni. 0,20. Un grande ago per 
reti, in bronzo, rotto alla punta. Due tubi acquari in piombo con la iscrizione: 

M • VIPSANIVS • DONATVS FEC e* 

G. G.\TTI. 

Dagli storri che si eseguiscono ai Prati di Castello presso il ponte di Ripetta 
pei lavori del Tevere proviene un frammento di capitello corinzio, in marmo bianco, 
che per essere stato ricavato da una base onoraria, conserva superiormente il seguente 
frammento di un cursus honorum: 

prov IN CI A 
ìer/ ATO-ACHAIAE-LEG-HISP aìiiae 
GALLIAENARBONENSISIII-A 

s^'CVNDANl- FIRMO -IVLIO 

ARAVSION • 

Nella quarta linea le lettere MO-IVL sono scalpellate ; così pure tutte quelle 
della quinta linea; dell'ultima non si vede che una piccolissima traccia. 

[ dedicanti sono i cittadini di Arausio nella Narbonese, che dedotta colonia da 
Giulio Cesare, fu chiamata colonia Idia Firma Arausio Secundanorum. onde qui 
con forma nuova i cittadini sopra accennati si dicono \_Se~\cuìidaìii Firmo lulio 
Arausion\_e~\. Per la tìne della terza linea non mi sembra possibile altro supple- 
mento se non IH {vi/') a{uro) \_a{rgento) a{eré) f{lando) f{eriundo)^ ; in tale caso 
innanzi a Galliae Narbonensis converrà probabilmente supplire \j)r{aetor), q{iiac- 
story}. Delle due provincie spagnole, che nella seconda linea possono essere nominate, 
la Tarraconese stava sotto un legatus prò ■praetore consolare, la Betica sotto un pro- 
console, del quale il nostro personaggio può essere stato legato. Nelle serie dei legati 
del Liebenam (Forschuiigcn, 1) il cui cursus sia noto, non ho trovato alcuno, al quale 
il nostro titolo si possa attribuire. 

D. Vaglieri. 

Via Salaria. Continuandosi gli sterri per la fogna fuori delle mura della città, 
presso la porta Salaria, sono stati ritrovati i seguenti oggetti: — Vaso cinerario, di 
vetro, in forma di olla, rotto in molti pezzi. Due piccole strigili, di bronzo, benis- 
simo conservate: lungh. m. 0,18. Due spilli di osso. 

Provengono dallo stesso luogo le iscrizioni seguenti: 

a) Tronco di colonna, di marmo bianco, lungo m. 0,70, diam. ni. 0,45: 
il titolo trova riscontro nel C. I. L. VI, n. 10255. 

DIS 

M ANIB VS 

COLLEGIO 

AGRIPPIA 



— 287 — 

/i) Parte supcriore di ciiipo iu travertino, terminato a semicerchio, alto m. 0,26, 
largo m. 0,29: 

L- ARRI 
PHILODESPOTI 
IN FR- P ■ XIIX 
I N_AC^P^-_Yia- 

c) Simile cippo iu travertino, alto m. 0,05, largo ni. 0,33 : 

P • CATI VS 
P • L • CENTIVS 
IN-FRPII 
INACRPIV 



(l) Titoletto di colombario: 



C-MAECENAS 
C-L-CAPITO 



e) Simile, rotto nella parte destra: 

C • SA IX 



XERES • COCCEIVS'' 



/') Simile, oblungo: m 0,00X0,13: 

T • SVLPICIVS ■ I • L • PHILOCRATES L • PLO; 

ACVIIA- 3-L-THALEA PLC\ 

q) Parte superiore di lastra marmorea, alta m. 0,20, larga m. 0,24: 

D • M 
C-VOMANIO 

FIL 
ARNIE NSI 



/() Frammento di grande lastra di travertino: 

/vhEClT-VIRO-SV 
v/ E I S 1 

>l ari o • pict// 
Vephor-avia/ 



— 288 — 
/) Lastrina da colombario, di m. 0,2(JX(),13: 

TUIA 



SEX ■ AVIENVS 

SEX-L 
SECVNDVS 
VIX • A • XXXV 

CONIVX-TITIAES 



L- L 
AVCTA 



/:) Lastra di marmo di m. 0,24X0,27: 

D • M 
POBLI C lAE 
ST ACHIDI 
C- POBLICIVS 
EPAPHRACONIV 
BENEMERFECIT 



/) Titolctto di colombario, ricavato da un frammento di cornice marmorea : 

C-TETTlENVS 
D-L- POTHVS 

)n) Frammento di lastra di marmo: 



WiCTESI • CELE 

via Tiharllaa. Per ampliomento del pubblico cimitero, domolendosi un muro 
di antico edilìzio nell'aera della già vigna Caracciolo, si è trovata affissa con chiodi 
al muro medesimo una lastra di piombo, che doveva appartenere ad ima cassetta per 
distribuzione di acqua. Vi si legge, a lettere rilevate, il nome : 

VALERI ANI iTil 



Campania. 

XIV. NAPOLI — Nuove scoperte di anllchUà hi sezione Pendino. 

La via antica, della quale già tenni parola (cfr. Notizie 1890 p. 42), e clic tro- 
vavasi principalmente a sinistra, scendendo per la via del Duomo, ora si distende 
molto verso la destra, e segue la direzione est-ovest, con pendenza abbastanza leg- 
giera verso l'ovest, la quale sulla lunghezza di m. 120, porta un dislivello di soli 
m. 3,70. 

La via suddetta nel punto più basso, che ora trovasi m. 0,50 sottoposto al livello 
del mare, si allarga sopra un'ampia superficie, e pare perciò dovesse incontrarsi con 
una piazza, l-j da notare perl^ che essa è lastricata dovuiKjue con massi poligonali 



generalmente di tracliite e vaiamente di marmo, sui quali scorgonsi sempre i solchi 
delle ruote. Il lastricato era sovrapposto ad uno strato di massi rettangolari tufacei 
di oltre m. 1 in quadro di superficie. Spesso al primo strato ve ne era sovrapposto 
un secondo ; spesso un terzo ed un quarto, trovandosi sempre le pietre disposte a filari 
alternati, aumentando il numero degli strati in relazione dell'altezza maggiore del piano 
della via. Il piano di posa di questi massi era sempre uno strato di arena. 

Poco discosto dalla via, si è rinvenuto un muragliene grosso dai 3 ai 4 metri, 
il quale era formato da blocchi squadrati di tufo, messi a secco l'uno su l'altro, pog- 
gianti sulla sabbia. 

Questi blocchi erano di m. 1 X 0,80, ed erano generalmente grossi m. 1. Una 
circostanza degna di nota è, che quantunque il tufo rinvenuto sia rimasto sommerso 
per moltissimi anni, pure la sua resistenza era fortissima, tanto che è stato adope- 
rato senza diificoltà nelle nuove costruzioni. 

A m. 20 dal fronte della strada Giudichella, e quasi a metà delle vie s. Gio- 
vanni in Corte e So])pressa Vecchia, si sono rinvenuti a m. 0,30 sotto il livello 
del mare, due pavimenti di musaici di marmo bianco e di essi uno con dadi allo- 
gati regolarmente in linee parallele e formanti un pavimento tessellato, e l'altro con 
dadi non tutti rettangolari. I detti pavimenti erano coperti da circa m. 3 di mate- 
riali di scarico, nei quali si raccolsero vari pezzi d'intonaco a fondo rosso, violetto 
verde e giallo, avendo un solo di essi dipinto un uccello a grandezza naturale, su 
fondo rosso, ed un altro una cornice a chiaro scuro. 

Si raccolse pure una cornicetta di marmo alta m. 0,11 modinata con listello, 
gola dritta, gola rovescia, gocciolatoio, sostenuto da modiglioni intagliati con foglie 
e separati da spazietti quadrati, decorati con rosoncini di vario disegno, inquadrati 
da modinature. Sotto i modiglioni sono dei dentelli poco sporgenti che soprastano ad 
una gola rovescia. 

Nella via Selleria souosi rinvenuti vari pesi di terracotta ed un'anfora a ventre 
gonfio. Finalmente si è trovato un grosso blocco di marmo di m. 1,50 X 1, nel mezzo 
del quale era incavato un piccolo fregio formato da un doppio corridietro fiancheg- 
giato da gole rovescie intagliate. 

Sembra che l'artefice prima eseguiva i lavori di intaglio e poi segava i pezzi 
alla mism-a che occorrevano. 

L. Fulvio. 

Continuandosi i lavori di risanamento in sezione Pendino, in una delle trincee 
per fondazioni, nei prèssi della strada della Selleria, in angolo tra le vie vico s. Gio- 
vanni in Corte e strada degli Armieri, rispondente nelle nuove edificazioni tra gli 
editìcii della piazza Centrale del rettifilo, alla profondità di poco piìi di m. 2 è stato 
trovato un fusto di colonna, scanalata, di marmo orientale, alto m. 2,60, del dia- 
metro di m. 0,55, in buono stato, fuori opera e giacente abbattuta tra i materiali 
del sottosuolo. 

Il pimto della scoperta non è molto lontano da quello ove tornò in luce nel 
mese di febbraio scorso una parte di antica via (cf. Notizie 1890, p. 90). 

F. Colonna. 



— 290 — 

Nuovo scoperte di antichità in sezione Stella. 

Nei lavori per la fognatura della città, al cantiere fuori porta s. Gennaro. 
in sezione Stella, sono state trovate opere dì diversa struttura. Alla profondità di 
m. 18 circa per un percorso di m. 70, lungo l'asse stradale della via di piazza 
Cavour, verso il Museo Nazionale da una parto, e Foria dopo la porta s. Gennaro 
dall'altra, nello scavo per la costruzione del collettore, che presenta in. 3,50 di lun- 
ghezza e 2,40 di altezza, sonosi incontrate fabbriche ad intervalli ineguali o di ma- 
teriali vari. A cominciare dal pozzo del cantiere, andando verso Fona, il cunicolo 
di accesso normale all'asse stradale ha incontrato un tratto di fiibbrica giacente pa- 
rallelamente all'asso suddetto; e perforata detta fabbrica per m. 3, incontrato altro 
tratto simile, pure perforato per m. 3. A questo segue della terra di riporto per 
m. 4,50, indi altra muratura. 

Questi resti di fabbrica sono costruiti a grossi blocchi di tufo di m. 1 X 1,50 
X 0,()0 X 0,70, e tutti della costante altezza di m. 0,40, in modo da formare una 
struttura isodoma. I blocchi che costituiscono i filari paralleli sono posti a secco e 
perfettamente squadrati. 

Seguendo il cavo nella direzione di ponente, la costruzione differisce nei materiali. 
Tra le due diverse fabbriche intercede un percorso di m. 30 in terra di riporto, in- 
nanzi alla porta s. Gennaro, e quindi il collettore perfora per m. 5,20 e 2,00 due 
opere a getto di tenacissimi materiali. Tutti questi tratti di opere diverse, rappor- 
tati alla topografia antica della zona iu esame, costituiscono la murazione perime- 
trale della città attribuitasi ad epoche diverse ; e tenendosi presente che alla profon- 
dità di m. 18 vedesi la costruzione scendere ancora piìi in fondo, può supporsi essere 
queste fabbriche costruite a livello del piano della fossa di circonvallazione. 

L'incanalamento delle acque dei Vergini, dà anch'esso ragione della presenza 
della terra di riporto in vari punti. 

Fuori la linea di cinta, verso ponente, si è incontrata una tomba a tegoloni, 
messi a scliiena, senza presentare alcun che di diverso dalle altre di tipo simile. 

Proseguendosi detti lavori di fognatura, nel cantiere in piazza Cavour, presso 
il Largo Rosario, alla profondità di circa m. 18 si incontrarono due altre tombe in 
tegoloni disposti a capanna. Esse erano poco al disotto del terreno di riporto che tro- 
vasi lungo questa zona. 

F. Colonna. 



XV. POMPEI — Giornale degli scavi redatto dai Soprastanti (cfr. 
Notizie 1890 p. 242). 

agosto 1890. 

1 agosto. Prosegue lo scavo nella Reg. Vili, Is. 2*'' casa n. 21, comunicante 
con gli ingressi segnati coi n. 14, 16, 17, 18, 19, 20 della medesima isola e regione. 

In un corridoio sotterraneo della casa che ha l'ingresso segnato col n. 18, è com- 
parsa un'ara collocala in una edicola esistente nello stesso sotterraneo, e sull'ara me- 



— 291 — 

dtìsima sono stati raccolti i seguenti oggetti : — TerracoUa. Una piccola aretta, ru- 
stica, alta m. 0,08. Una lucerna circolare con ansa frammentata e col noto rilievo di 
Giove con l'aquila ad ali spiegate, del diam. di m. 0,14. Altra lucerna pure frammentata 
con rosone nel mezzo, del diam. di ra. 0,07. — Marmo hiaaco. Una piccala palla. 

2-7 detto. Non avvennero rinvenimenti. 

8 detto. Nello scavo che si esegui nella Keg. VITI, Is. 2*, e precisamente nella 
casa il cui ingresso è segnato col n. 1(5, notevole per l'ampiezza dell'androne e del- 
l'atrio, nel terzo compreso che trovasi sul lato nord dell'ambulacro retrostante al- 
l'atrio, è stato scoperto il suolo antico, del quale rimangono poche tracce accennanti 
ad im rivestimento marmoreo. Di esso è però rimasta quasi intatta la parte centrale, 
formata a guisa di piccolo impluvio quadrato, il cui lato è di m. 0,88 non compresa 
la cornice, che esiste in parte, ma alquanto sconnessa. Questa inquadra un mosaico 
di finissimo lavoro, a fondo nero, in cui è rappresentato uno svariato assortimento 
di pesci, della grandezza e color naturale con crostacei ed un piccolo uccello ma- 
rino che poggia su di uno scoglio: — Terracotta. Un frammento fittile a lettere 
incavate, con la seguente epigrafe, giusta l'apografo dell'ispettore prof. A. Sogliano: 

q-q/V\AOA 

9-27 detto. Non avvennero rinvenimenti. 

28 detto. Nella mentovata località si raccolse: — Travertino. Un pezzo qua- 
drato avente una superficie piana, nel cui centro è incisa una mezza luna contornata 
da stelle; il tutto è cinto da una ghirlanda. Lunghezza m. 0,18 per lato. 

29-31 detto. Non avvennero rinvenimenti. 



SARDINIA. 



XVI. GHILARZA — Nel luogo denominato sa Manentia nel comune di 
Ghilarza, del circondario di Oristano, in occasione di lavori agricoli, da Giovanni An- 
tioco Manca e dal figliuolo suo Giuseppe furono rimesse a luce due pietre iscritte, 
l'una nel 188.5, l'altra nel 1887. Erano alla profondità di circa m. 0,.50, e distanti 
l'una dall'altra una trentina di metri. 

Nella prima, alta m. 0,45, larga m. 0,15, e profonda quasi il doppio della lar- 
ghezza, e che probabilmente era in origine un blocco quadrato, leggesi ora il fram- 
mento epigrafico, in rozze lettere, coi versi divisi da linee: 




292 

La, seconda^ larga inferiormeue m. 0,49, superiormente m. 0,40, alta m. 0,60, 
prosenta pochissime tracce di lettere assai rozze, ed incerte. Si riconosce nondimeno 
ciie la lapide è del tempo stesso a cui va riferito l'altro frammento, cioè dell'età 
bassa imperiale, essendo i versi divisi da linee, irregolarmente tracciato. 

Le pietre sono di trachite antica, estranea per quanto dicesi alla località, il cui 
nome sa Manenlia ehe fa ripensare alla mcuisio, potrebbe aver rapporto con la strada 
romana Karales-Torrcs, che passava a poca distanza tra Abbasanta e Fordungianus. 

F. VlV.\NET. 



XVIII. SAMUGHEi) — Vaso fittilo contenente frammenti di bronco, 
rinvenuto nel territorio del comune. 

In territorio di Samugheo, provincia di Cagliari, circondario di Oristano, e pre- 
cisamente nella località detta ViuUana s'ornine, in occasione di lavori agricoli venne 
scoperto un rozzo orcio di terra, che andò in frantumi e che era pieno di pezzi di 
bronzo, del peso complessivo di 67 chilogrammi. 

Ebbi in mano parecchi di questi pezzi e riconobbi pi'ovenir da spade apposita- 
mente spezzate e ridotte in diseguali frantumi. Kiscontrai con essi, diversi altri pezzi 
amoriì di pasta di bronzo, per cui m'induco a credere che questo metallo nascosto, 
fosse materiale riunito e serbato per ima successiva fusione. 

Seppi inoltre dal Sindaco locale, che tra questi rottami sarebbe pure stato rac- 
colto uno scalpello di bronzo con punta arrotondata e di sezione rettangolare, con lati 
lievemente curvi ed aventi la concavità rivolta all'interno. 

F. VlV.iNET. 



Roma \r^ ottobre 1890. 



n. cIl'IIu AiiUiO.ilfi u Unii.- 
FlORKI.I.I. 



NOTIZIE DEGLI SCAVI 



OTTOBRE 



Regione X (VENETI A). 

I. ROTZO. — Fu altra volta aununziato [Notizie 1881, p. 154), come nella 
località denominata il « Bostel " comune di Rotzo, altipiano di Asiago, dove fia 
dallo scorcio del secolo passato l'erudito Agostino dal Pozzo {Memorie storiche 
dei sette Comuni) aveva segnalato l'esistenza di un vasto abitato di età preromana, 
si fossero scoperti, assieme a varia suppellettile, gli avanzi di una iscrizione veneta, 
graffita sul fondo di uq vaso, attualmente conservato nel piccolo Museo Alpino di 
Asiago. 

Visitando non ha guari per diporto e curiosità quel luogo, ho appreso dalla pro- 
prietaria del fondo, ove esistono gli avanzi del villaggio, signora Luigia dal Pozzo, 
che anche nell'inverno 1888/89 vi furono eseguite alcune ricerche, nella speranza di 
rinvenire oggetti archeologici di qualche pregio. Furono effettivamente messi a nudo 
i foadi di alcune capanne, le quali sembra sieno state improvvisamente arse ed ab- 
bandonate, poiché in mezzo a ceneri e carboni abbondanti vi si rinvennero i seguenti 
oggetti, da me esaminati presso la stessa proprietaria : — Ferro. Una quantità di 
frammenti e rottami indeterminabili. Una enorme molla da focolare. Un manico di 
situla. Due grandi falcetti. Una piccozza a doppia testa. Una grande lancia. Il cor- 
rispondente puntale o sauroter. Un paalstab, del tipo ultimo e più sviluppato, che 
chiamano anche celt. — Osso. Ossa animali e denti, residui della cucina. Corno di 
giovine cervo segato. Due aghi, rotti, lunghi cm. 11 e 12, con corpo lanceolato e 

cruna ad un terzo di una delle estremità. Uno porta graffita la sigla jL^n • — Fit- 
tili. Parecchi rottami di vasi grezzi, ed il fondo di una grande pentola, sul quale è 
delineata a graffito l'iscrizione mutila: 

IM N / M ^ 

.38 



— 294 — 
Essa spetta senza dubbio all'antico idioma veneto, il cui alfabeto venne, sopra i 
monumenti epigrafici, lissato recentemente dal Pauli (Die Inselirifleu nordelì'Ksklschen 
Alphabeles Lipsia 1885, p. 51), e ritoccato dal Gherardini {La collezione Baratela 
di Ede illustrata Roma 1888, p. 142 e sgg.)- 

Per questa e per le precedenti scoperte la località ineiiterelibe di essere sottoposta 
ad una regolare esplorazione, nell'intendiiuento di poter rilevare il tipo di alcuna 
almeno delle capanne colà sotterrate, esaminando, se e quanta analogia esse abbiano con 
quelle non lontanissime del monte Loffa sull'altipiano dei Tredici Comuni veronesi 
(De Stefani, Sopra gli scavi nelle antichissime capanne di pietra del monta Loffa 
e sant'Anna del Faedo. Verona, 1885, tav. III). 

Il villaggio di Bostel apparteneva, a giudicare dalle reliquie a noi pervenute, 
ad una popolazione veneta, ma rude e barbara, agricola e guerriera ad un tempo, forse 
dedita alle scorrerie ed alle rapine; la sua ubicazione, a cavallo di un valico che 
dalla profonda valle dell' Astico mette nell'altipiano di Asiago e sull'orlo di precipiti 
rupi a picco, alte alcune centinaia di metri, ci richiama involontariamente dW'urces 
Alpibiis impositas tremendi.s di Orazio (IV od. 14). Non intendo con ciò affermare 
che il villaggio di Bostel s'abbia a noverare fra quelli domati da Druse e Tiberio. 
La sottomissione dei Veneti, almeno di quelli del piano, data da assai tempo prima, 
poiché sappiamo che già nel 135 av. Or. i Vicentini accoglievano un delegato romano, 
per appianare le loro vertenze di confine cogli Atestini {C. I. L. V, n. 2490) ed assai 
prima Atestini e Patavini (ib. n. 2491-U2). Ma altro era colle tribù alpine, le quali 
con frequenti incursioni scendevano nei piani tino al Po, mettendo tutto a sacco, e 
provocando da parte dei Romani piccole spedizioni nelle gole delle Alpi per punire 
ora questa, ora quella tribìi, come fu dell'impresa di Q. Marcio contro gli Stoni (Livio, 
EpiÀ. LXII). Ora aggiungo che mi fu mostrato, siccome trovato in altra epoca, nel 
fondo di una capanna un quinario vittoriato di argento : — Testa di Giove laureato 
a d. i^: Vittoria che incorona un trofeo RoMA — moneta non posteriore al 111 secolo 
av. Or. e derivante sia da scambi commerciali, sia anche da rapine fatte nel piano, 
in seguito ad una delle quali sarà accaduta la distruzione violenta e l'incendio del 
villaggio, di che le capanne porgono indizi indiscutibili. 

P. Orsi. 



Regione XI (TRANSPADANA). 

ir. GRAN SAN BERNARDO (coniuut! .li Saint-R.Miiy) — Relnzìone 
degli scain al Pian de Jupller. 

Sul versante italiano del Gran San Bernardo, vicino al termine della salita e 
ai piedi della rupe, che nasconde la vista del lago, si presenta, a sinistra, im tratto 
dell'antica strada romana tagliata nella roccia. Essa sale per una cinquantina di metri 
in direzione nord-est; indi, ripiegando a sud-est, con un più dolce pendio di una 
trentina di metri, viene a sboccare in un piano. Questa strada, con le sponde alquanto 
inclinate, ha nel fondo una largliezza di m. 3,70; nel tratto inlerioro rimangono 



— 295 — 
visibili gradini scavati per la salita delle bestie da soma, e nelle pareti si osservano 
alcuni incastri, entro cui posavano i capi di travi, destinati a sorreggere un tavolato, 
essendo il fondo, in quel tratto, rovinato dalle acque ('). 

Il piano, nel quale sbocca la strada, ha l'ampiezza di un mille ottocento metri qua- 
drati. Nella parte occidentale, osservando le piccole sporgenze delle rupi dalla terra. 




si segue per un pò l'andamento della strada, che, passando poi in mezzo ad altre 
roccie, usciva dal piano e veniva a costeggiare il lago, come la strada moderna. Nel 
piano anzidetto, chiamato le pian de Japiter o de Joux (fig. 1}, rottami di pietra. 



(•) Una sezione del tratto superiore della strada è disegnata in Vmms, Le (intÀcliìtù di Aosta, 
Torino, 1S62, tav. II, ficr, L. cf. p. 120. 



— 20(; — 

di marmo, di tegoli rivelano la presenza di antichi edifici, che patirono violente 
distruzioni ed anche incendi, dei quali, in alcuni punti, si scoprono le tracce. Cumuli 
di terra e di macerie e vestigi di fosse attestano gli scavi, che, a parecchie riprese, 
si fecero in questo suolo per iscoprirvi oggetti di antichità. 

I primi scavi, dei quali si ha notizia, furono fatti fra il 1760 e il 1764 dal ca- 
nonico Giovanni Lorenzo Murith, dell'Ospizio del Gran San Bernardo, che trovò og- 
getti di bronzo, fra cui una ventina di tavolette dedicate a Giove Penino, e parecchie 
centinaia di monete, e con queste scoperte diede principio alla collezione archeologica 
dell'Ospizio (1). In tali indagini il Murith fu assistito dai canonici Darbelley e Ballet; 
e, appresso, altri suoi confratelli continuarono a scoprire altri oggetti e monete (-), 
che, nella raccolta dell'Ospizio, andarono per disgrazia confusi con anticaglie e nummi 
di straniera provenienza, della quale, per l'addietro, non si è quasi mai tenuto conto. 
Nel 1837 la contessa Calieri di Sala nata Calzamiglia di Villaguardia fece compiere, 
in questo luogo, uno scavo donde vennero fuori due frammenti di tabelle votive (^) e 
monete (^). L'anno seguente, Carlo Promis, nella sua esplorazione archeologica della 
valle di Aosta, fu al Gran San Bernardo, e vi scavò « per otto giorni coU'opera di 
1 dodici uomini " scoprendo « quattro scalini discendenti intagliati nella viva roccia, 
« gli avanzi di alcune muraglie grosse m. 0,45 denotanti due stanzette, di costru- 
« zione mista romana della prima decadenza, ... una porzione angolare di cimasa di 
» piedestallo, " ma ninna tavoletta, niun altro oggetto, onde giudicò « quel terreno 
^ esausto dalle tante ripetute indagini » (■''). 

(') Una descrizione degli oggetti da lui scoperti fa dal Murith fatta in un manoscritto dnnato 
alla Società degli antiquari di Francia. Questo manoscritto comprende: 1° un catalogo delle mo- 
nete esistenti nel medagliere dell'Ospizio ; 2° una descrizione delle tabelle votive e di bolli di te- 
goli scoperti al Gran San Bernardo, con parecchie altre iscrizioni, la maggior parte dal Vallese; 
3° disegni di oggetti antichi, di cui una trentina scoperti al Gran San Bernardo, gli altri a Mar- 
tigny. La Società degli antiquari stampf) la seconda parte, dando una sommaria informazion ; delle 
altre due (Mémoires de la Société royale des antiquaires de France, T. Ili, 1821, p. 505-538). La 
descrizione della raccolta numismatica, da una delle due copie, che si conservano nella biblioteca 
dell'Ospizio, fu pubblicata recentemente nella « Gazzetta numismatica " anno III, Como, 1883, pa- 
gina 27-33, 42-49. Vi sono descritte 480 monete; le quali, salvo un mezzo centinaio fra greche, gal- 
liche e romane della repubblica, sono romane a partire da Cesare sino ad Arcadio. Alcuni di questi 
nummi non furono scoperti al pian de Jiipiter, e nell'elenco sono notati. 

(2) Nel citato manoscritto del Murith, oltre a quelle da lui rinvenute, sono descritte due tavo- 
lette di ex-voto trovate l'una nel 1790, l'altra nel 1808, 

Né mancò la notizia di scoperte imaginarie. Sulla fine dello scorso secolo si disse (riferendo 
una tradizione già accolta dal Murith) essere state trasportate nel museo del re di Sardegna le cose 
più insigni colà trovate, fra cui due statue di Giove e l'altare del nume (Levade, in Hist. et mém. 
de la Soc. des sciances physiques de Lausanne, T. Ili, flist., p. 73). E vecchia favola quella del 
piedistallo della statua di Giove con iscrizione dedicatoria di Terenzio Varrone, domatore dei Sa- 
lassi, e dell'ara con altra epigrafe (Promis, Ant. di Aosta, p. 78; C. I. L., W n. 728*, 729*). Pioba- 
bilmente lo stesso valore dell'informazione precedente, da molli ripetuta, ha l'altra del Levade di 
due candelabri della chiesa dell'Ospizio fusi con monete colà scoperte (Levade, op. cit., p. 71 \ 

(3) C. I. L., V, n. 6886, 6890. 

(■•) Una gallica d'argento, le altre di bronzo romane : la piìi antica era un asse, le più recenti 
appartenevano ad Aureliano e a Floriano (San Quintino, in Reviie numismatiqiie, 1839, p. 65 e sgg.). 
(^) Ant. di Aosta, p. 121 e seg., cf. p. 03 



— 2!i7 — 

Fortunatamente questa affermazione fu contraddetta dalle scoperte fatte negli ul- 
timi anni. Cominciò nel 1871 il canonico Giovanni Marquis a riprendere le ricerche, 
che continuò nei tre anni successivi, rinvenendo alcuni bronzi di bel lavoro, monete 
galliche e romane e due frammenti di iscrizioni lapidarie, che poi andarono perduti. 
Poscia, a partire dal 1883, ogni anno il caQOuico Enrico Lugon, con grande diligenza, 
attese a scavi, che fruttarono alla raccolta dell'Ospizio non pochi nuovi oggetti e monete, 
parecchie tabelle di voto e i frammenti di altre con resti pure di titoli epigrafici su 
pietra ('). 

Ma sì fatte escavazioni parziali non potevano giovare a chiarire la topografia del 
piano, ove sorgevano il tempio di Giove Penino, in cui erano collocate le tabelle (^), 
e gli altri oggetti votivi tornati alla luce, e gli edifizì della mansione romana {^). 
Degna ed utile scientificamente presentavasi la compiuta esplorazione archeologica di 
quel piano situato sopra un valico frequentato da tempi remoti, celebre per la natura, 
per l'altezza (è noto essere il luogo più alto abitato permanentemente in Europa), 
per le memorie storiche, per l'Ospizio fondato da San Be.-nardo di Menthon sulla fine 
del secolo X (*'). Tale esplorazione fu perciò decretata dal Ministero della pubblica 
istruzione, che a chi scrive ne affidò la cura. 

Non potendosi calcolare sopra una lunga serie di giorni di bel tempo nel pe- 
riodo opportuno per il lavoro, nel quale un numero troppo grande di operai diviene 
d'imbarazzo invece di vantaggio, pensai di cominciare l'esplorazione da una parte de- 
terminata, riservandone la continuazione a più tardi, in modo di avere poi interamente 
liberato il piano dai rottami e dalla terra e di averne messo a nudo il suolo roc- 
cioso. A levante questo piano è limitato da una roccia, a' piedi della quale, verso 
sud, il canonico Lugon trovò la maggior parte delle tavolette votive, di cui andiamo 
a lui debitori {^). A nord raccolse copia di monete galliche e romane ed alcuni bronzi 
di squisita fattura (''), e in questa stessa estremità orientale, verso la metà, trovò 

(') Barnabei, in Rend. dell'Acc. dei Lincei, Se. m.ir. T. Ili, 1887, p. 3G4-3C7; Berard, iu Atti 
della Soc. di arch. e belle arti per la prov. di Torino, T. V, tav. XI ; Ferrerò, in Atti dell'Acc. delle 
scienze di Torino, T. XXIV, 1888-89, p. 293-296, 838 e seg.; Not. degli scavi, 1883, p. 191; 1887, 
p. 468 e seg.; 1889, p. 28, 134. 

Non fu ancora pubblicato il seguente piccolissimo resto di laniinctta a. 0,03, 1. 0,021 su cui è 
punteggiato : 



9 



(-) In una di esse, metrica, è ricordato il tempio {C. I. L., V, n. 6876). 

(3) Menzionata nell'itinerario antoniniano [summo Poeniiio) segnata e nella tavola peutingeriana 
(in summo Poenino). 

(*) Lo scavo totale del pian de Jupiter, desiderato specialmente dai dotti, che visitarono negli 
ultimi anni questo luogo, fu espressamente propugnato nel Bullettino di paletnologia italiana, XV, 1889, 
p. 188-190 dal eh. prof. Federico von Duhn, che fu presente ai lavori di quest'anno, insieme col 
prof. Castelfranco. 

(5) Cioè quelle pubblicate dal prof. Barnabei, ad eccezione della prima, e i frammenti da me 
riprodotti negli Atti dell'.^cc. delle se. di Tor., voi. XXIV, tav. XVII, n. 1 e 3. 

(«) Un braccio destro 1. 0,07 ripiegato con la mano impugnante l'elsa di una spada, un avam- 
braccio con la mano chiusa 1. 0,05.5, un piede sinistro con calzatura e parte del polpaccio 1. 0,04, a. 0.05, 
appartenente ad una statuetta, di cui già il piede destro si consen-ava nel museo dell'Ospizio, ecc. 



— 298 — 
la parte destra di ima lastra marmorea con iscrizione votiva ('). La scoperta di questi 
oggetti mi sembrò indizio della vicina presenza del tempio, e a confortarmi in tale 
pensiero si aggiunse il racconto fattomi dal canonico Marquis di certi suoi saggi di 
scavi presso la roccia menzionata, nei quali trovò tagli nel sasso a foggia di gradini. 
Dopo qualche lavoro fatto interrottamente, a causa delle intemperie, nei giorni 28 
e 29 agosto di quest'anno, lo scavo si riprese al tornare del bel tempo, il 3 di set- 
tembre, e si condusse innanzi alacremente sino alla sera del l'à, sospendendolo so- 
lamente nei due giorni festivi del 7 e dell'S. 

11 risultamento ottenuto fu soddisfacente. Di mano in mano che si rimoveva la terra 
ai piedi della roccia, si scoprivano, scavati nel sasso, incastri regolari, che non tar- 
darono ad apparire di essere stati lavorati per i fondamenti di un edilìzio. Che questo 
edilìzio sia stato il santuario di Giove Penino, oltre che dagli oggetti votivi dis- 
sepolti nelle vicinanze, è dimostrato dalla sua pianta. L'angolo a sud-est di questo 
edilizio rettangolare s'addentrava per breve tratto nella rupe limitante il piano. In 
questo punto, che fu appositamente incavato, essa si erge di circa due metri sopra 
il piìi alto livello della roccia, che sosteneva le basi del tempio. 

La roccia, su cui il tempio posava, è di altezza disuguale: quindi i costruttori, 
per evitare il troppo lungo ed inutile lavoro di un compiuto spianamento, si appa- 
garono di tagliare per i fondamenti incastri 
di diversa altezza, i quali presentano la 
forma di gradini, e come tali poterono essere 
creduti da chi li vide negli scavi precedenti. 
Ed è probabile che alcuni di essi siano 
quegli stessi « quattro scalini discendenti 
« intagliati nella viva roccia, " in cui s'im- 
battè il Promis nel 1838. Questi incastri 
(v. il profilo dei quattro lati nella fig. 3) 
hanno una larghezza variante da m. 0,80, 
che ora vedremo essere stata quella dei 
muri, a 1,40. Nel lato meridionale dell'edi- 
fizio, alla distanza di 1,80 dal menzionato 
angolo di sud-est, si trovarono due lastre 
di pietra adiacenti nel lato minore di O.SO, 
lunghe l'una 1,42, l'altri) 0.90. La prima 
ha lo spessore di 0,30, la seconda solo di 
0,27. Sollevata quest'ultima la si trovò gia- 
cente sopra un'altra molto sottile ; tra le due 
si rinvenne un fondo di bottiglia quadran- 
"olare di vetro ornato di cerchi concentrici. 
Queste lastre, collocate nel luogo, m cui 
il suolo roccioso, dopo lo spianamento, sa- 
rebbe stato troppo basso, ci danno la precisa larghezza del muro meridionale. Anche 




(1) li.iniiibri, o|>, (il,. 11. r,07 




l'incastro all'angolo d'incontro di questo muro con l'orientale, ha identica larghezza, 
che ritroviamo pure in un tratto dell'incastro settentrionale, presso l'angolo nord-ovest. 

I muri del santuario, pei quali rimane adunque stabilito lo spessore di 0.80, erano 
nei due lati maggiori, orientale ed occidentale, lunghi 11,30, nei minori 7,40 ('). 

Un muro della larghezza 
di 0,70, gl'incastri dei cui 
fondamenti sono visibili, 
divideva il tempio nel pro- 
nao e nella cella. Togliendo 
lo spessore dei muri, il 
pronao non eia lungo che 
2,45 e largo 5,80, con una 
superficie quindi di circa 
quattordici mq. Lunga un 
pò più di due volte e mezza 
il pronao era la cella rac- 
chiudente uno spazio di 
trentasette mq. e mezzo 
(V. disegno della pianta 
fig. 2). Piccole dimensioni 
in vero; ma è da tener 
conto che il tempio non 
doveva servire che come 
luogo di orazione e di de- 
posito delle offerte dei vian- 
danti e che non era vasto 
il piano, occupato, oltre 
che dal santuario, dagli 
edifici della mansione. La 
mancanza di libertà di 
scelta per la collocazione 
del santuario, che dovevasi 
costruire prospiciente la strada, obbligò a derogare alla consueta orientazione, onde 
l'asse si trova a un di presso nella direzione nord nord ovest - sud sud est, e la fac- 
ciata era rivolta a settentrione (-). 

II Promis, come abbiamo veduto trovò, nel suo scavo, " una porzione angolare 
« di cimasa di piedistallo, " la quale già da taluno era stata veduta sullo scorcio 
del secolo antecedente {^). Sulla superficie superiore ha scolpite le tre lettere, a. 0,075 : 

P A V 



<?^ 



:0 fO,^ 



Oi^'N?<>:e5='3- 



Vig. 



{') Questa ultima misura corrisponde a cinque passi romani (m. 7.393). 

(*) Il ... si circa vias publicas erunt aedifìcia deorum, ita coiistitu.intur ut praetereuntes possint 
« respicère et in conspectu salutationes facere. n Vitruvio, IV, 5. 

(3) De Loges, Eìsais historiques sur le moni 5'. Bernard, 1789, p. 39. 



?,m 



che, siccome giustameulc notò il Promis, souo lo iniziali dui provveditore del nia^^so ('). 
Questo, dopo essere stato collocato nel museo dell'Ospizio, fu, da pochi anui, tra- 
sportato di nuovo al pian de Ji/piter. Esso è parte del basameuto di un'anta, col- 




Fl;;. 4. 



locata alla testa del[muro occidentale (fig. 4). È lungo m. 0,77, largo m. 0.55, e dello 
spessore di m. 0,25. Il nostro era adunque un tempio id ajitis. Niun resto di colonne 
fu trovato, onde ignoriamo se ve n'erano nella fronte, la quale, stante la poca larghezza, 
non avrà potuto essere che tetrastila ; e dalla larghezza dei muri argomentando quella, 
che dovevano avere le paraste e quindi il diametro delle due colonne si verrebbe a 




Fig. 5. 

(') Ant. di Aosta, p. 125. Non è ammissibile il dulibio del La Blanchère (Mei. d'arch. et 
d'iiist. publiés par l'Ecole de Rome, VII, 1887, p. 248J che qucòtu lettere siano state incise dopo. 



— oDl -- 

congetturare, nella loro collocazione, la proporzione pnicostila ossia quella, che dava 
agl'intercolunni lo spazio di un modulo e mezzo. Ma non è neppur improbabile che, 
per le speciali condizioni del clima, la facciata fosse chiusa da un muro, nel quale 
si può supporre, per simmetria, due altre paraste oltre alle angolari. 

I muri erano costrutti solamente con pietre (niun mattone mai fu scoperto). 
Nella costruzione erano pure adoperati lastroni marmorei, di cui parecchi rotti, dello 




spessore di 0,10 furono trovati in questa e nelle precedenti escavazioni. Di uno spesso! 
0,20 è dato il disegno nella fig. 5. È lungo m. 0,55, largo m. 0,45. In questi lastroni 
si veggono gl'incastri per gli arpioni di ferro, che li tenevano uniti. Di marmo bianco 
sono pure alcuni frammenti di cornice, come quello angolare riprodotto nella fig. 6. 




È lungo m. 0,50, ed ha lo spessore di m. 0,15. Si usarono pure nella costruzione paral- 
lelepipedi di tufo calcare (alcuni dello spessore di 0,25); nella decorazione si usò 
anche una specie di marmo di colore bigio-azzurrognolo, del quale si trovò un masso ri- 
quadrato spesso 0,14 ed un frammento di cornice riprodotto nella fig. 7. Ha l'altezza 

30 



— 302 — 

di m. 0,15. Altri grossi massi e lastroni di marmo e di pietra, levati da questa e 
dalle vicine costruzioui, furono adoperati nell'edificazione primitiva dell'Ospizio, ove 
si osservano nei muri del piano inferiore. In uno di questi massi rimane la parte infe- 
riore di quattro lettere di bella forma, che dovevano essere alte 0,12: 

Ticru ~ 
Il materiale laterizio, se non fu adoperato mai nei muri, servi però esclusiva- 
mente a coprire questo editìzio e i vicini. 11 suolo è cosparso di frammenti, talora 
minutissimi, di tegoli a risvolti {tecjulae hamataé)^ di cui uno, lungo 0,09, largo 0,44, 
fu trovato intero da Carlo Promis. Questi tegoli hanno i bolli SEPPI, P^ VALER- 
SATVRNI (in questo le lettere formano più nessi), PVBLIC ('). ST-P-F (2), /YLAE, 
dei quali i due primi sono nomi di fabbricanti, probabilissimamente di Aosta, dove 
si rinvennero tegoli col medesimo sigillo (■'); il terzo può essere il nome di un pri- 
vato il segno di una pubblica fornace da collocarsi pure in Aosta, dove si hanno 
tegoli identici ('). Alla r{es) p{ubUca) A{ugiistamriim) è da credersi appartenesse 
l'officina, in cui si lavorarono i tegoli improntati con le lettere R • P ■ A (■'■), dei quali 
due trovaronsi negli ultimi scavi ('■), che diedero pm'e un avanzo di tegolo col nuovo 
bollo : T e B 5 F 

I risvolti di questi tegoli erano coperti 
con quei tegoli convessi, di forma semicilin- 
di'ica, che i Komaui chiamavano col nome di 
iiìibrices. Anche di questi tegoli abbondanti 
avanzi sono sparsi sul suolo. Ben lavorato e 
ben cotto è questo materiale, scarsi sono i 
rottami, che nel colore pallido mostrano l'im- 
perfetta cottura. All'estremità delle righe dei 
tegoli cm-vi erano collocate antetìsse, pari- 
mente di terra cotta, delle quali un fram- 
mento ci fu somministrato dallo scavo di 
F'?'''- quest'anno (fig. 8). 

Il suolo interno, rimanendo disuguale, era stato colmato con terra e pietre e re.-o 
piano, e quindi vi fu collocato il pavimento, del quale sono avanzi alcune pic- 
cole lastre di pietra e di marmo dello spessore di 0,045. 

(1) Il Muritb reca il bollo PVBLICVS (Mém. de la Soc. des ant. de Fr., T. MI, \}. 519, n. 24; 
donde Mommsen, Inscr. conf. Ilelv., n. 346, 11; e G. I. L., V, n. 8110, 339 a), probabilmente ine- 
satta trascrizione del precedente. 

(2) Il Mommsen (C. /. L., V, n. 8110, 407 b, (!) pensò che in questo bollo, ch'esili trasse dal Muritb 
e dalle note manoscritte del Promis, si fosse letto male il nome SliPPI; ma se ne trovano più esemplari. 

(3) Aubert, La vallèe d'Aoste, Paris, 1860, p. 190; C. I. L.. V, n. 8110, 407 (/, h. 
(*) Aubert, 1. cit.; C. I. L., V, n. 8110, 399. 

(5) Aubert, 1. cit.; C. I. L., V, n. 8104, 400. 

C) Il museo dell'Ospizio possedeva già un tegolo con questo bollo scoperto in un luogo detto 
le foni de la Combe sul versante del Vallese, a poca distanza dall'Ospizio. Quivi sul terreno tro- 
vansi rottami di tegoli e pietra, che mostrano esservi stata nell'età romana una casa destinata al 
ricovero dei viandanti. Un'altra casa simile trovavasi sul nostro versante nel luogo ove ora è la can- 
tina, che serve al medesimo scopo. Anche qui sul terreno trovansi sparsi frammenti laterizi. 




— ;i03 — 

Mentre sterravasi l'area del tempio, feci scavare a nord e a sud di essa; di- 
modoché alla compiuta esplorazione della parte orientale del piano più non manca che 
breve tratto e il fondo di un lagliettino formato dall'acqua, che scendo da im piccolo 
ghiacciaio sul fianco del monte, che a settentrione domina il piano (v. flg. 1). In 
buona parte di questa zona già eransi fatte precedentemente escavazioni; in qualche 
punto, sotto i cumuli di macerie e terra smossa, si rinvenne il suolo ancora intatto. 
Anche qui, come nell'area del tempio, vario era il livello della roccia, che feci met- 
tere allo scoperto. Né dinanzi né dietro al tempio apparvero tracce di altre costru- 
zioni; la ricerca ancora da terminare nella parte più settentrionale di questa zona 
ci chiarirà probabilmente la topografia del tratto dinanzi al santuario. 

In un suolo da tanto tempo rovistato non era da sperare di scoprire gi'ande copia 
di oggetti. Tuttavia parecchi di bronzo di buon lavoro vennero alla luce, come un 
braccio destro, 1. 0,047 ; un piede sinistro calzato, 1. 0,03.5, a. 0,02.5 ; una zampa di ca- 
vallo, a. 0,036 e la parte inferiore di una zampa di bove, a. 0,045 ; un tronco di albero, 
a. 0,07 ; un piccolo piedistallo quadrato e vuoto destinato a sorreggere una statuetta e ad 
essere collo cato accosto al muro. Scoprirousi pure frammenti di fibule (tra cui uno con 
una molla di quattro giri per parte dell'ardiglione), di borchie e di altri ornamenti di 
bronzo della persona o di mobili, qualche punta di freccia di ferro, qualche oggetto 
dello stesso metallo, molti frammenti di vetro e di terra cotta. Alcuni di questi ul- 
timi sono di lavoro grossolano; altri di terra nera, cenerognola, rossa, appartenevano 
a fittili assai fini, fra cui parecchi avanzi di coppe con ornamenti in rilievo e ver- 
nice corallina, imitazioni dei vasi aretini, delle quali esistevano officine nella Gallia. 
Niun fondo di tazze o patere con bolli fu rinvenuto: un frammento di vaso ha il 
seguente graffito : 




Sarebbe stato desiderabile che questo terreno, che al canonico Lugon non fu avaro 
di nuove tabelle votive, ce ne avesse fornita qualcuna. Ma non ci fu dato di ricu- 
perare che un solo pezzetto di una larainetta a. 0,0.57, 1. 0,025 con lettere balzate 
a. 0,014: 

Vennero alla luce alcuni frammenti di lastrine liscie di bronzo, forse avanzi di ta- 
volette ; in uno, esiguo, è graffìta un'aquila, che tiene nel rostro una corona ; un altro 
appartenne ad una tabella, di cui una parte scritta era stata precedentemente dis- 
seppellita ('). Si raccolsero anche le seguenti monete: 



(') Not. degli scavi, 1880, p. 234, ii. 1, cf. p. 392. 



— 304 — 

Galliche. 

1 (pot. gr. 3,30). TOC. Testa galeata a d. i^. TOC. Leone corrente a d. (JIu- 
ret et Chaboiiillet, Cut. des moìinales gaidoises de la Bihl. nationale, Paris, 1889, 
n. 5620-5630. 

2 (br. gr. 3.80). Testa galeata a s. i^. CRICIRV. Cavallo alato a s. (Muret et 
Chabouillet, n. 7951-7962). 

3 (br. gr. 2,55). Busto galeato (?) a s. ; dinaazi e dietro la testa 2. i^ VIIRIO. 
Cavallo galoppante a s. ; sotto, un cerchietto con entro un punto ; dinanzi, due cer- 
chietti più piccoli, piu-e con un punto (cf. Muret et Chabouillet, n. 4535-4536). 

4 (br. gr. 3,50). TVR[ONOS CANTORIX]. Testa a s. ; dietro, un oggetto irri- 
conoscibile. F^. Cavallo galoppante a s. ; sopra, resti di una S ; dinanzi, un pentagono ; 
sotto un globetto entro un cerchio di puntini ed una spada riciuTa (Muret et 
Chabouillet, n. 7002-7007). 

5 (pot. gr. 5,60). Testa diademata a s. i^. Cavallo a s. con le gambe ripie- 
gate (Meyer, in Mitth. der ani. Gesellsch. in Ziìrich, XV, 1863, taf. Ili, n. 116; 
cf. Muret et Chabouillet, n. 5645-5664). 

6 (pot. gr. 5,30). Altra simile. 

7 (pot. gr. 4,80). Altra simile. 

8 (pot. gr. 4,25). Tre animali disposti in cerchio da d. a s. ; in mezzo, un glo- 
bulo. i§ Tre animali nella medesima disposizione ; in mezzo, un globulo ; intorno, un 
cerchio di globuli (Meyer, taf III, n. 133). 

9 (pot. gr. 5,60). Testa diademata a s. i^. Cavallo con pennacchio galoppante 
a s. ; dietro, figura che tiene una frusta. 

10 (br. gr. 2,55). Testa a d. ; dinanzi, quattro cerchietti con entro un punto. 
i^. Cavallo (od ippocampo) a d. con pennacchio; sopra S. 

11 (arg. fod. gr. 1,55). Testa a d. f$. [MASSA]. Leone a d. ; sopra e sotto, un 
cerchietto. 

12 (br. gr. 1,75). Medesimo tipo; sotto il leone, una mezzaluna ed un'asticella 
con sopra due punti. 

13 (br. gr. 1,75). Altra male conservata. 

14 (br. gr. 1,45). Altra male conservata. 

15 (br. gr. 1,80). Testa a s. i^. Toro cornupete a d. (malo conservata). 
10-17 (\n\). Due monete irriconoscibili. 

Romane. 

18 (br. gr. 32,00). Asse del sistema unciale (D'Ailly, Rechercìies sur la vionn. 
rom., pi. LV). 

19 (br. gr. 26,60). Altro. 

20 (br. gr. 18). Altro. 

21 (br.). Altro tagliato a met;ì (')■ 

(') Si trovarono precodcntpuientc al pian de Jupiter non ]ioolii altri assi drlla n'iuiLhlìra e 
nummi di Ausrusto tatrliati in dui,'. 



— 305 — . 

22 (arg. gr. 1,75). Quinario (D'Ailly, pi. LI). 

23 (br. med.). Moneta di Angusto col nome del triumviro monetale Aulo Licinio 
Nerva Siliano (Cohen, Descr. de's mona, de l'Emp. rom., 2^ ed., T. I, p. 124, 
n. 437). 

24-25 (br. med.). Augusto (Cohen. T. I, p. 94, n. 228). 

26 (id.). id. (Cohen, T. I, p. 95, n. 240). 

27 (id.). Marco Agrippa (Cohen, T. I, p. 175, n. 3. 

28 (id.). Druso giuniore (Cohen, T. I, p. 217, n. 2). 

29-30 (id.). Due monete del tempo di Augu.sto o di Tiberio logore. 

31 (id.). Moneta logora di Domiziano (?). 

32 (arg.). Traiano (Cohen, T. II, p. 20, n. 74). 

33 (br. mei). Antonino Pio (Cohen, T. Il, p. 342, n. 728). 

34 (id.). Marco Aurelio (Cohen, T. Il, P ed., p. 52(3, n. 500). 

35 (bigi.). Gallieno (Cohen, T. V, 2^^ ed,, p. 421, n. 826). 

36 (id.). Claudio Gotico (Cohen, T. VI, p. 131, n. 10). 
37-39 (br. pie), id. (Cohen, T. VI, p. 135, u. 51). 

40 (id.). id. (Cohen, T. VI, p. 156, n. 265). 

41 (id.). Costante (Cohen, T. VII, p. 313, n. 50 ; esergo invisibile). 

42 (id.). id. (Cohen, T. VII, p. 431, n. 176; nel campo del i^ _; esergo il- 
leggibile). 

43 (id.). id. — FL IVL CONSTANS NOS CAES. Busto laureato e paludato di 
Costante a d. i^. Simile a Cohen, T. VII, 1" ed., p, 419, n. 102; nell'esergo R^T^l 

44-45 (id.). Due monete del tempo di Costantino o dei figli male conservate. 

46 (br. med.) Graziano (Cohen, T. VII, P ed., p. 404, n. 2; nell'esergo SCON. 

47 (br. pie.). Teodosio I (Cohen, T. VI. 1=» ed. p. 461, n. 51). 

Del medio evo. 

48 (arg. gì-. 1,60). Carlomagno re (768-800) o Carlo il Calvo re (840-875) 
+ CARLVS REX FR Croce, i^ + METVLLO. Monogramma formato dalle lettere 
KAROLVS. 

Gli oggetti forniti dal nostro scavo (') si trovarono e nell'area del tempio e di- 
nanzi e dietro ed anche nella terra accumulata in precedenti escavazioni, che ho fatto 
rovistare con attenzione. Trattandosi di piccoli oggetti, in parecchi dei quali, come 
nei frammenti delle tabelle, è evidente la frattura violenta, trattandosi di un suolo 
in buona parte frugato e rifrugato, il luogo della scoperta non ha sempre per fermo impor- 
tanza. Ha potuto però servire d'indizio dell'antica presenza del tempio l'essersi tro- 
vate più tavolette verso un medesimo punto e in una zona dove si esumarono altri 
oggetti di voto. Ora sappiamo che questo luogo era dietro la cella, nella quale le ta- 
volette erano collocate. Nulla ci è noto del luogo, in cui furono raccolte le altre 
dagli scavatori anteriori al canonico Lugon, il quale ne trovò tre pure verso la metà 
del pian de Jupiter, ove non si è ancora giunti nella nuova indagine. Anche le mo- 

(') Collocati nel ninspo (li4ri)s]iizio. 



— 300 - 

nete romane si scoprirono sparsamente, non cosi le galliche, die per lo più si estras- 
sero da un terreno intatto a tramontana, dove il Lugon, negli anni addietro, trovò 
pure non poche monete di tal genere. Noto questo fatto senza dedurne conseguenze 
per ora premature. 

Tali furono le scoperte fatte in questa prima parte dell'esplorazione del pian 
de Japiler, le quali ci fecero conoscere la pianta del tempio consacrato dai Romani 
al dio di quelle alture venerato dalle popolazioni indigene e che essi chiamarono col 
nome del loro Giove. È presumibile che l'edificazione di questo santuario sia coeva 
ai lavori stradali attraverso al valico, compiuti dopoché la conquista della Rezia 
(15 av. Cr.), posteriore di un decennio a quella della valle della Dora Baltea, e il 
principio delle guerre germaniche resero opportuno di regolare la comunicazione tra 
la nuova città di Augusta Pretoria e la valle dell'alto Rodano e così tra l'Italia e 
gli accampamenti del Reno ('). 

Il tempio già in rovina fu compiutamente distrutto allorché, sulla fine del se- 
colo X, San Bernardo si servì dei materiali di esso per la costruzione della sua casa 
ospitale collocata all'estremità opposta del colle, lungi dal piano contaminato dal culto 
idolatrico ed in luogo da poter dominare la salita del versante elvetico (-). Le mo- 
nete carolingiche, scoperte al pian de Jiipiter (•') confermano che ancora nel secolo 
IX qualche ricovero per i viandanti colà rimaneva. 

Per compiere i lavori di scavo era necessaria l'assistenza dell'Ospizio. E questa 
si ebbe, nella maniera più larga e gentile, dal rev. Prevosto, monsignor Teofllo Bour- 
geois, e dagli altri canonici. Preziosa poi per la buona riuscita dell'indagine è stata 
la cooperazione del canonico Lugon, così benemerito delle antichità del Gran San 
Bernardo. 

E. Ferrerò. 



Regione VII (ETRURIA). 

III. CHIUSI — Scoperte di aiìlichltà in Chiusi e nel suo territorio. 

Nella città di Chiusi e nell'antico suo territorio sono venuti alla luce svariati 
monumenti etruschi e romani, dei quali giova dare una succinta notizia. 

Ponendosi a fondare la facciata della cattedrale, dedicata a s. Secondiano, ora 
che i restauri dell'interno sono molto progrediti, si sono trovati dei grossi muri spet- 

(') La più [iiitioa di'lk- tabulle votivo, di cui si \n\'> iletormiiiare l'età, è del tempo di Tiberio 
(C. I. L., V, ri. G881). 

(-) La distanza fra il pian de fapiter e l'Ospizio 6 di mezzo chilometro circa diviso dal con- 
fino fra Italia e Svizzera. 

(') Oltre a quella da noi trovata, due fuivino raccolte l'anno scorso {Xot. def/'i scavi, 1889, 
p. 39n); alcune altro monete carolingiche sono nel medagliere dell'Ospizio; ma la loro origine è 
incerta. 11 l'romis {Ant, di Aosta, p. 124) accenna alla scoperta di qualche moneta " con leggenda 
« cufica, viva testimonianza dello incursioni de' Saraceni nel decimo secolo " ma ninna esiste nella 
detta raccolta, ni'' altra memoria ho trovato drl rinvenimento di monete sì fatte. 



— 307 — 

tanti a un edificio romano. A mano sinistra era incassato im sepolcro, probabilmente 
di età longobarda, che per sua copertura tenera un grosso lastrone di travertino, nel 
quale era incisa la seguente epigrafe con caratteri non inferiori all'ottavo secolo di 
Roma: 

III • VIR 

L • ALFIO O ' L • PHILOTIMO 

L- ALFIVS'L'LSVAVIS 

DESVO 

La nota di Triamvir collocata in grandi lettere sopra i nomi è cosa singolare 
nelle iscrizioni, e di non facile intendimento. Sembra certo che ad uno dei due li- 
berti appartenga l'ufBcio di triumviro augustale, il cui collegio esisteva in Chiusi. 
La bella testa di Augusto velata, che indica essere stata la sua immagine in atto 
di sacrificare, si conserva in quel museo, e probabilmente apparteneva a quel col- 
legio istituito in suo onore. Né mi ripugna l'idea, che lo spazio sepolcrale, donde fu 
tolta la lapide anticamente per copru-e la tomba cristiana, fosse addetto ai compo- 
nenti il collegio ; e si spiegherebbe così la isolata collocazione del titolo 1 1 1 • V I R in 
lettere molto più grandi del resto dell'epigrafe. 

Presso il cav. Giovanni Paolozzi ho veduto uno specchio, dove sono disegnate 
quattro figure, e nel giro superiore dell'orlo sono iscritti i loro relativi nomi. Sta 
Minerva egidarmata e coU'alto elmo CV^fltlSIII) fra tre eroi greci. Il primo a destra 
seduto colle braccia incrociate e col berretto frigio si chiama 3 O I HI V >l 3 ; il secondo 
con folta capellatura, clamidato e calzato esprime Menelao (3 >l 11 3 MI) : il terzo a si- 
nistra seduto di rincontro riposa in atto melanconico, ed è segnato del nome di 3 2 3 <J ). 
Lo specchio ha un bel manico con testa di capro. 

Nel museo municipale oltre l'epigrafe latina riferita, sono pervenute sei tegole 
di non certa provenienza, quattro con epigrafe etrusca e due in latino; 

4'^>l:IO'1fl>l 

flmv 

Lapidi (erroneamente scritto per Lari!>i) le^unia. 
>lfll + ltfl 

nvi;fqvM 

Ve piava titial nurziunias. Veliiis Piava Titiac Niirsiniae filius : avendo 
qui la Tizia im altro nome familiare aggiunto per distinguere le sue estese dirama- 
zioni, come altre volte ho notato 

^'iqA) 

Carpe = Gar'pus dal greco, nome servile. 

U=t:flPflMVU 

Ufl + ltEM 



— 808 — 
Scritta alla latina da sinistra a destra: L. zar api u 1 latites. Invece di spie- 
gare: Lars Zarapì.u Larlh Latitii films, preferirei di sciogliere il secondo 1 in 
lanini, vaio a dire lilicrli's Lotilii. 

ATETIE 
hHILOTI/V\VS 

Te ti e per Teltlus all'etrusco modo. 

\ P H I VMIINA 
/V\1NV/V\A-CH11I-I' 

Tetti)». Phiumena Mimma Chei fiUa. Tanto Phhimena quanto Chei sono forme 
dialettali, che ancora vigono nella Valdichiana e nell'aretino dicendosi ccrcliéi per 
cercai^ ch'éi per che hai, e così ancora Fiumena per Filomena : onde per questo 
riguardo l'epigrafe è preziosa e ci porge buon argomento dell' identità del popolo. 

I dintorni del lago di Chiusi erano nel tempo etrusco abitati da sparsi villaggi, 
dei quali non rimane vestigio: solo i gruppi dei sepolcri, che talora si rinvengono, 
danno indizio di loro, posti specialmente in cima alle apriche colline di fronte al 
lago. Le tombe sono scavate nel pendio, senza certa e determinata orientazione. Alcune 
furono scoperte nell'anno scorso in un seno detto il Ranocchiaio sotto alla villa del 
cav. Annibale Mazzuoli, e si trassero olle e vasi e quattro urnette di travertino che 
ho vedute, e recano le iscrizioni etrusche nel coperchio. 

>J PI l/| m ) : fl 1/1 + M fi -1 : O ^l 

Larte Pantena, il cui nome ripetendosi nelle urne seguenti, indica essere stato 
quello il sepolcro di sua famiglia. 

N|flltfì<J:5?^:fll1tMfl1:Oafl>l 

E un altro Larte Pantena figlio di Vello e di Lazia, mentre l'altro era di 
Cainia. 

II prenome femmineo Veliza è raro; deriva come diminutivo da Velia. 

i^iiqtfl>i:ioqfl>j 

Lard-ia Latronia. 



TV. PP]TRIGNANO (conmuo di Castig-lioiie del Lago). — Se dallo rive 
del lago di Chiusi piace traversare i colli di Gioiella, di Pezzuole, e di Petrignano 
per discendere al Trasimeno, gli saranno di frequente indicati luoghi, donde si tras- 
sero le antichità. Tra i quali giova notare uno appartenente al sig. Annibale Ko- 
mizi, e che si chiama Malestante, posto tra i villaggi di Laviano e Petrignano. Ivi 
nel basso del poggio rivolto a mezzogiorno, e rimpetto alla valle, che si apre, della 
Chiana, fu dagli Etruschi scavata una necropoli a camera a doppio ordine. Saggiata 
qua e là in tempi diversi, cessò la voglia di perlustrarla più oltre, perchè frugata e 



— 300 — 
manomessa dagli antichi. Eppure da quel poco, che mi fu dato conoscere, si argo- 
menta, che doveva essere molto antica ed anche cospicua. Mi si assicura che in quella 
parte si riscontrano altre grandi tombe non per anco esplorate. 

Prossimo era certamente il centro abitato, del quale ora neppure il nome si ricorda : 
ma forse era situato nella cima dello stesso colle, nel quale sono sparsi dei sassi sciolti 
e frantumi di embrici: fioriva, come desumo dalla necropoli, nel quinto e sesto se- 
colo av. Cristo. 

Il principale monumento, che dal sig. Romizi fu trovato entro una tomba di 
Malestaate, è un lato di un cippo quadrato di pietra tufacea, che gli Etruschi lasciarono 
ivi segato accuratamente, dopo aver fuori estratta la maggior parte del monumento. 
Tenevano essi questo superstizioso rito per ricordo delle tombe degli avi, sia per 
porre i pezzi in altra tomba famigliare, sia nel dipartirsi per le lontane colonie. Molte 
volte segavano e tagliavano a capriccio senza badare alle figure, se riuscivano offese 
e tronche o dimezzate. E lo stesso è qui avvenuto, che sono rimaste tagliate per lungo 
due figure, che riguardano i quadri dei due contigui lati. 

Vi si rappresentano a rilievo molto basso, come nell'etrusco arcaico, tre figure: 
un uomo a d., una donna a s. ed un fanciullo in mezzo. L'uomo saluta la donna colla 
destra, coperto di berretto con grosso orlo, e di un camiciotto alla vita, che finisce 
in frangio, e gli arriva sotto il ginocchio: di sopra un mantello, che gli lascia libera 
la parte destra del petto ed il braccio. Si distingue la donna per i rotondi orecchini 
e il frontale : porta sottana a pieghe, ed è pure coperta di mantella traverso le spalle. 
Saluta l'uomo colla sinistra, tenendo l'altra al fianco. Il fanciullo si rivolge verso 
la donna salutandola egualmente, e procedendo nella direzione dell'uomo, e come lui 
vestito. La donna invero rispondendo al saluto si parte e si separa da loro, mostrando 
che i suoi piedi vanno in direzione opposta. È questo un estremo addio della sposa 
e della madre, alla cui memoria fu scolpito il monumento. Nello spessore rimasto 
del lato destro si scorge un tibicine che suona, ed in quello sinistro rimane la figura 
di un uomo che solleva il braccio sinistro in atto di meraviglia o dolore. Lo stile 
della scultura è molto corretto nel suo arcaismo, i contorni giusti e decisi; delle 
figure gli occhi un pò in fuori e grosse le labbra, ma il movimento libero. 

Oltre questo ho notato una grande olla con tre bottoni nel corpo superiore : il 
nome di 2 3 M fl = Annii graffito in una tazzina di bucchero : un eijalhns con ornati 
geometrici dipinti in rosso : una tazza colla civetta dipinta in rossigno sul fondo nero : 
intìue un vasettino cilindrico di bronzo con alto manico. 

Nel giardino del sig. Romizi si serbano tre termini sepolcrali, uno cubico di 
m. 0,42 per lato, e nel mezzo di ciascuno fu incavato un quadratino corniciato, che 
indicava la chiusa porta sepolcrale. 

Petrignano, dalla Petriaia^ è luogo etrusco; e lì presso al paese s'incontrarono 
le sparse etrusce tombe, non molto antiche ma del terzo e quarto secolo av. Cr. Ho 
osservato nella collina, tra il villaggio e la chiesa della cura, molti indizi di fabbri- 
cato in sassi e mattoni, e fra le macerie alcune lastre di tufo vulcanico dei monti 
Ciraini segate accuratameote. Non è nuovo questo fatto assai singolare, e mi è ca- 
pitato più volte nella Valdichiana e nell'agro aretino, e sempre più mi ha persuaso, 
che gli Etruschi della florida e potente regione del mezzogiorno si sieno spinti e inol- 
io 



— 310 — 

trati verso settentrioue, e abbiano seco recato alcun ricordo del luogo nativo. Tro- 
vandosi tali lastre più o meno graudi tanto nei fabbricati, quanto nei sepolcri, sve- 
lano quale culto ed all'etto vi ponessero gli Etruschi, e forse il modo ed il tempo di 
loro occupazione, se ne seguiremo con accurato esame le tracce. 



V. LAVIANO (comune di Castigliauo del Lag'O). — Oltre le riferite, una 
singolare scoperta è avvenuta in un poggetto boschivo presso a Laviano rimpetto alla 
pianura della Chiana. Un contadino rinvenne a caso in un greppo un pentolo di co- 
lore rossiccio, che andò infranto, e conteneva varie specie di piccoli bronzi, che di- 
ligentemente raccolse. Egli stesso me li ha recati a Pelrignano, e così ho avuto agio 
di esaminarli, e rilevarne la non lieve importanza. 11 piccolo ripostiglio si compone 
specialmente di aghi e di scalpellini, aggiuntovi minuto aes rude con qualche altro 
oggetto, il tutto di bronzo della prima età del ferro. Gli aghi colla cruna piuttosto 
ampia e per lungo sono trentaquattro e in media di sette centimetri. Gli scalpel- 
lini si dividono in due specie: gli uni in numero dì due hanno il taglio da ambo 
le parti, due altri il taglio da nn lato e l'altro a punta d'ago: otto poi grossi nel 
mezzo a faccette rettangolari sono appuntati da ambo i capi : e tutti questi hanno 
la lunghezza dai sei agli otto centimetri. Io credo che non potessero essere destinati 
ad altro ufficio, che di lavorare il legno o l'osso, e fare da sgorbia, da trapano e da 
bulino. Pare che a lavoro alquanto maggiore fosse adoperata una piastretta di bronzo 
della forma di una doppia scure tagliente : cioè per raschiare pelli, e ripulire osso 
legno: la sua lunghezza è di sette centimetri. Una verga di bronzo quadrilatera 
rotta da ambo le punte, era forse un doppio scalpello (lungh. cent. 7). Due rocchetti 
con capocchia simiglianti ad un doppio bottone, o come noi diciamo gemello. Un anel- 
lino rotto di filo di rame. Una bulletta con la sua capocchia. Una lancia spuntata 
lunga mill. 95, che nella base o punto di congiunzione coU'asta di legno ha due 
larghi fori od occhi, per dove passava il legaccio. Punta di freccia a forma di dente 
di squalo con due fon alla base per lo stesso modo d'immanicatura della lancia. Fram- 
manto di punta di lancia. Due lastrine di rame spettanti forse ad una cigna. Molti 
pezzettini di ae& rude informe, ed alcuni grossi quanto acini di pepe. 

Tale il ripostiglio della rude moneta e dei piccoli arnesi necessari alla vita di 
una famigliuola nel periodo più antico della civiltà italica. Con quelli facevasi il 
commercio e. lo scambio. Donde provenivano ? Certamente dagli empori marittimi, 
dove poi sorsero le ampie città etrusche di Vetulonia, Vulci, Tarquinia, Ccrveteri. 
Di là il mereiaio, come il nostro tirolese, si dipartiva e andava girando e camliiando, 
e conosciute le contrade apriva l'adito alle conquiste e alle colonie future. 



VI. CASTELLUCCIO (comnue di Pieuza). — Dall'altra parte del territorio 
di Chiusi, a ponente, nei monti che dividono la valle d'Orcia da quella di Chiana 
v'è un luogo chiamato U Foci, come Faneea per il più facile passo (saltus). Questo 
fu antichissimo transito degli italici e degli etruschi, i quali ebbero cura fin da prin- 
cipio di fortificare ed abitare l'altura che gli sovrasta detta ora Casa del vento. La 



— 311 — 

cinsero quiudi di solidissime mura a g.andi blocchi quadrati, e se n'è discoperto un 
fianco a ponente. Il sig. cav. Leone Mieli proprietario del luogo e del castello 
medioevale, il Castellìiccio, di dominio un tempo della repubblica di Siena, ha fatto 
con grande amore molti scavi; e per avere aparto e perlustrato la necropoli, che 
ampia in giro si estende, e per le dette mura di cinta e per le varie antichità, crede 
che quello sia il Camars vetm, ossia i Cuisìiii veteres notati da Plinio il maggiore. 
Ma lasciando per ora in sospeso questa opinione, è certo che in quelle Foci si stan- 
ziarono prima gl'italici, a cui gli etruschi (nel senso dell'etrusca civiltà) succedet- 
tero. Il breve rapporto non consente, che oltre mi vi fermi: dirò solo a lode del 
sig. Mieli, ch'egli ha donato tre anni fa i vasi, i bronzi, e le iscrizioni etrusche, 
quanto aveva fin allora rinvenuto, all' università di Siena sia per la storia e lo studio, 
sia per augm-arvi e fondarvi un museo etrusco. D'allora molte altre cose in quella 
necropoli ha discoperto e le conserva ad ornamento del suo castello e a memoria del 
luogo. Abbondevoli vi si veggono i vasi di bucchero nero anche con impressioni di 
arte fenicia o cartaginese e con rilievi di leoni, di pantere, e via dicendo, di cui 
gli arcaici vasi etruschi si decoravano. Non mancano i vasi greci dipinti dallo stile 
severo a figuro nere fino alle rosse di attica provenienza. E per designare d'un tratto 
la vita, ch'ivi si ebbe, dirò che dal tempo remotissimo giunse al terzo secolo av. Or. 
e poi seguitò cosi languida, che pare al primo si estinguesse: poiché nulla in quel 
paraggio ritrovasi del periodo imperiale. 

Or sono due anni uel ricercare le tombe, una si trovò chiusa da una grande 
pietra di arenaria fetida con iscrizioni etrusche nella fronte, e con un'altra per il 
lungo dello spigolo o spessore. Pare che questa sia la vera spettante al sepolcro o 
alla persona principale : le brevi epigrafi della fronte sono staccate, indicanti vari 
nomi, che non sembra siano di coloro, che successivamente furono deposti. Disgra- 
ziatamente la pietra non si cavò che in tre pezzi, e due scritti rimasero fra la terra 
di scavo: nonostante ancora in questo manchevole stato si debbono le iscrizioni per 
il loro arcaismo giudicare di grande valore. 

La prima è incisa nella grossezza della pietra, e scritta a serpe colla coda rien- 
trante, e si leggge sciogliendola: 

Mi svlO-ì lar ^ia larkien(ia).... III.... uke vel arikusisa tana si- 

tunia mute ver... 

Nella fronte sono scritte cinque linee, l'una dall'altra segnata diversamente, onde 
apparisce che non abbiano im rapporto comune. Nella prima linea difettosa nel prin- 
cipio sono le lettere : 

... i... u... lei... ampa usinuke 



Nella seconda: 
Nella terza : 
Nella quarta: 
Nella quinta: 



Mi V e t e t i n a k e a n i a n s' (?) 



i ]) a a m • a k i 



— :;]2 — 

Nell'epigrafe principale s'intende che il sepolcro era di Larthia Largieiiia, ma 
non vado più in là, all'infuori che scorgo il nome di Tana Situnia, che proba- 
bilmente sarà stata la madre. Le cinque linee del prospetto della pietra possono con- 
tenere i nomi dei parenti o dei dedicanti, unendosi le parole terminanti in uke e 
a k e , terminazione propria della terza persona singolare del passato indicativo. 

Porgo qui a migliore schiarimento il fac-similc delle iscrizioni: 



cy >* ' ^ ^ mMì»/////'/*''" """ """"'"' -'é ^^ "^ 



CO 

i 



/Atysi^^ 1^1 M'AGÌ ^ub0lw^v3^ 



...A 






Due loculi di tombe erano chiusi con due tegole colle seguenti iscrizioni: 

ARPEDE RNI 

LARTHIAEIMETLIAEII' 

Anms Pedeniias Larthiae Melelliae /ìl/'/is, con la rarissima terminazione del 
gen. femm. in aeij che qui si ripete nel prenome e nel familiare. L'altra non ha che 
il semplice nome di Caius Tatius Ludi filius : 

C-TATII^F 

G. F. G.VMURRINI. 



Regioni.: VI (UMBRIA). 

VII. FOLIGNO — Sriijierle di (uH/r/iHà in FoUgito e nel xiid ter- 
ritorio. 

Eseguendosi nella prima metà del maggio 1889 alcuni sterri per la fogna- 
tura della via Fonie del Trioio, innanzi al palazzo Casalini, ad un metro appena 
sotto il livello stradale, in mezzo a terreno che appariva alluvionale e non mai smosso, 



— 313 — 

si rinvennero due scheletii coperti da tegoloui, collocati in linea nord-est e sud-ovest. 
Uno dei detti scheletri era di proporzioni minori delle ordinarie. Unitamente si tro- 
varono piccole fiale di vetro colorato, due chiodi di ferro ed altri frammenti. 

Questa scoperta, benché modesta in sé, non è priva d'importanza topografica, 
indicandoci il luogo ove si estese la necropoli di Fuligno nei tempi romani, a quel- 
l'età dovendo essere ricondotte le tombe, se si argomenta dalla loro forma e dalla 
loro suppellettile. 

Non lungi dal luogo ove avvenne il nuovo trovamento altre scoperte si fecero. 
E ricordata un'epigrafe rinvenuta nel vicino palazzo Barnabò, ed altra nella chiesa 
di s. Francesco (cfr. Fontano, Discorso sulle antichità di Foligno, Perugia 1618, 
p. 34, 51, 53). Presso questa chiesa sorge tuttavia nn residuo di fabbrica romana che 
una tarda leggenda chiama " palazzo dell'imperatore Decio » e che nel 1255 era chia- 
mato palatium imperiale, ed apparteneva alla Santa Sede (cfr. Kossi F. San Fran- 
cesco di Foligno, Koma 1856, p. 11 sg.). Non è fuor di luogo lo aggiungere che la 
via, la quale prospetta questa fabbrica, chiamasi tuttora la via del iialazzaccio. 

I vecchi collettori di epigrafi romane ne trovarono alcune nella chiesa catte- 
drale di Foligno (cfr. il Codice A, II, 5 della biblioteca del Seminario di Foligno, 
a carte 192). Ma alle loro ricerche sfuggirono le due seguenti che ho trovate togliendo 
l'intonaco che le copriva. Una esisteva nel muro che sovrasta la porta dei fondi ter- 
reni dell'episcopio, nella piazza di questo nome, donde la feci rimuovere, per farla 
conservare in più decente luogo. Ora è nel Seminario. Reca: 

Ìe-t-l- prImae/// 
(nivs • severvs 

La seconda è l'avanzo di un cippo onorario quadrangolare, smussato agli angoli 
ed arrotondato a forma di colonna circolare, al quale uso fu adibito nella confessione 
sotterranea della chiesa. Vi si legge: 

/vcl 

|NI- 

ER" 

EAB^ 

IVS-Al 

ATVSl 

SVITJ 

Chiesa di s. Maria in Campis. Che l'antica Falginia non nell'area occupata 
dalla città moderna, ma fosse stata edificata nei terreni che circondano la chiesa di 
s. Maria in Campis, è noto per vari argomenti (cfr. A. Rutili, Saggio storico arti- 
stico della Chiesa cattedrale di Foligno. Fuligno 1836, p. 9 sg.). Ciò spiega come 
da questi terreni tornino facilmente a luce antichità varie. Fino dal 1618 ne era stata 
trasportata in città im'iscrizione pregevolissima (Fontano, o. e. p. 41), e nel 1640 
si rammemorano ruderi, musaici, sculture quivi rinvenute (Jacobilli, Discorso sulla 
città di Foligno. Foligno 1646 p. 17). Nel 1781 presso la chiesa di Sassonia sorgeva 



— 314 — 
ancora un muro circolare {Due rarjmiamenli. sopra la città di Foligno. Assisi 1781, 
p. 38). Anche ai di nostri vi tornarono all'aperto pavimenti in musaico ed oggetti vari. 

Sui primi del gennaio 1890, praticandosi quivi un largo sterro, prpsso il re- 
cinto orientale della stazione delle strade ferrate, si scoprirono le fondamenta dì un 
grande edilicio. 

Le condizioni dello scavo non permisero di poterne rilevare una pianta esatta; 
ma che la fabbrica fosse stata sontuosa si dimostra dai pavimenti in musaico bianco 
e nero a disegni geometrici, dai pezzi di stucco lucido, coperti di rosso vivo, dalle 
cornici delle porte rivestite con decorazioni policrome a stucco fino e disegno elegante, 
dai frammenti molti di fittili appartenenti alla suppellettile domestica. Vi si raccol- 
sero pure monete imperiali, per lo più coperte dall'ossido. Vi fu parimenti trovato 
un utensile metallico, del quale non si può determinare l'uso. Una lampada in creta, 
recava la parola lECIDI, ma non potei accertarla avendola veduta di volo, ed igno- 
rando oggi ove sia. 



Vili. S. GIOVANNI PROFIAMMA ffrazioue di Folig-uo). — Nelle Notizie 
dello scorso anno 1889 (p. 356) furono edite alcune iscrizioni latine rinvenute nei pressi 
di questa chiesa, poco fuori l'abitato. A quanto quivi fu detto merita di essere aggiunto 
che alcuni anni or sono in un campo tra la chiesa di s. Giovanni e la villa di Maz- 
zante, venne in luce un sepolcro in pietra, che fu luanomesso, ed in questo stato lo 
vidi anche io; e vi lessi la seguente iscrizione mutila: 

«v E R T O R I A 
FVRFANA 

Questo frammento è oggi conservato nel seminario di Foligno (cfr. Archivio storico 
per le Marche e per l'Umbria III, p. 794). 

Tra le pietre che si radunarono dalla demolizione di un vecchio muro della chiesa, 
trovai un frammento di marmo bianco, che è il tenue avanzo di un monumento, come 
sembra, di qualche importanza, essendo lavorato a forma di cornice, nella quale leg- 
gesi a belle lettere: 

i • I V N 



IX. S. ERACLIO (frazioue del CDimuie di Foligno). — In questo castello, 
a pochi chilometri da Foligno, si ha memoria di parecchie iscùzioni, tutte sepolcrali, 
e provenienti dai sepolcri della Flaminia presso cui sorge il castello. Nel luglio del- 
l'anno 1890, rinnovandosi il pavimento della chiesa parrocchiale di s. Pietro, fu sco- 
perta una pietra di breccioue, larga m. O.óii, alta m. O.40. in cui si legge: 

IN ■ FRO/////X//// 
IN ■ AGRV7/XIII 



— 315 — 

Nella casa del s'g. Viucenzo Pioli, pure da s. Eraclio, è stata ritrovata l'iscrizione 
seguente che Ludovico Jaeobilli copiò fino dal sec. XVII, e che vide nel campo di 
un tal Paolo Martini presso l'abitato. L'iscrizione è tronca in basso; lia forma di 
stela sepolcrale,^termina a piramide, ed ò alta m. 0,32, larga m. 0,33, dello spes- 
sore di m/0,05. Nell'angolo superiore sono due uccelli che reggono col becco una 
corona, e sotto'si legge: 

D • M 
A D I V T R I C I S 
QVAEVIXIT-ANN 
XVIII • DIEB XXVI 
EVTYCHIDES 
'^ O Ìn i V O"!"^ • IVI ■ rSc 

Oggi ambedue le iscrizioni sono affisse ai lati della porta maggiore della Chiesa 
Parrocchiale. 



X. CANCELLI (frazione del comune di Foligno). — Cancelli è un pic- 
colo villaggio, fuor di mano, del comune di Foligno, nascosto tra i monti. Fin dal 
1882 scrivendo della chiesa di quel luogo (cfr. Della chiesa dei ss. Apostoli Pietro 
e Paolo, nel villaggio di Cancelli presso Foligno. Ivi, 1882, p. 62-63) accennai che ivi 
esiste tradizione di un antico abitato, e che il terreno vi restituisce spesso alla luce 
antichità di vario genere. Kecentemente facendosi scavi pel muro di cinta di quel 
cemeterio rurale in terreno vocabolo La Corte, di proprietà di Angelo Ceccarelli, a 
m. 1 appena sotterra, sonosi trovati idoletti, pezzi di piombo, di rame, lucerne, va- 
setti di terracotta, monete imperiali ecc. Antecedentemente vi si trovò una moneta 
di Claudio, colle parole: TI CLAVDIVS CAESAR AVG P. M. TR P. IMP. 

Le cose recuperate trovansi ora nella raccolta municipale fulignate. 

Nel settembre passato, proseguendo gli scavi, si rinvennero altri pregevoli avanzi, 
che per colpa dei lavoranti andarono dispersi. Sono fra questi un ripostiglio di circa 
duecento monete, molte centinaia di chili di piombo residuo di im antico aquedotto, 
ed una statuina in bronzo alta 22 centimetri, la quale rappresenta ima figura virile 
col capo coronato di erbe, vestito a metà con un drappo che gli pende dalla spalla 
sinistra e gli circonda i iìanchi. Manca del braccio destro e del piede sinistro. Colla 
sinistra presenta un disco, ove sono dei segni. La statua rappresenta forse un Lare 
un indovinatore etrusco. Ne feci trarre una fotografia, prima che andasse smarrita. 



XL COLFIORITO (frazione del comune di Foligno). — Presso il castello 
di Golflorito nel territorio di Foligno, ove gli scrittori patrii pongono l'oppido dei 
Plestini (cfr. Mengozzi Dei Pleslini Umbri, Fuligno 1781, p. 19 sg.), e dove non 



— 316 — 

poche antichità in vari tempi rividero la luce, recentemente si scoprirono frammenti 
di sculture, e cippi funebri, due dei quali sono iscritti. Nel primo si legge: 

L • METELLVS ■ P F • TRO 

ARABVS AB l'ERVSIA 

L'altro che è mutilo a destra, conserva soltanto: 

C HIRPIO-Sy 
LVCIA • ALf^ 

Ivi stesso poi, nell'agosto del 1888, edificandosi, presso la chiesa parrocchiale, 
alcune trabacche-scuderie per la scuola di tiro in quel poligono, nella località detta 
campo s. Pietro, si rinvennero cadaveri in gran mimerò, armille, fibule, cinturoni, 
spade, lance, scudi ed altri oggetti metallici, oltre gran numero di vasi di varie di- 
mensioni (cfr. Ga:;c/ta di Foligno Anno 111, n. 37, 7 settembre 1887). Questi og- 
getti furono tutti perduti. 

Altri scavi sono stati fatti recentemente ; e vi si raccolsero : una testa fittile, un 
dito di una statua di bronzo, ed una lucerna in terra cotta col bollo : 

VENVSTINI 

Il dott. Bormann che recentemente si recò in Colfiorito per collazionare queste 
e le iscrizioni già conosciute di J'ies/ia, trovò una piccola base, in cui si legge: 
T • SEX • EGNATIE]N| 

SAL- F- H- D • F -L-M 



XII. BELFIl^KE (frazione del comune di Foliguo). — Ritengono gli scrittori 
patrii, come ho accennato di sopra, che presso Colfiorito abitavano ai tempi romani 
i Plestini Umbri, ma non si sa qual nome avesse quella popolazione che dimorò nella 
angusta valle del Menotre, sotto il sasso di Pale. 

Trascurando il tardo racconto, che ove sorge il castello di Pale, ricevesse culto 
speciale questa divinità (cfr. Jacobilli L. Vi/n di s, Feliciaiio, Foligno 1626; v. in- 
dice alla parola Pale) noi troviamo nelle sommità dei colli vicini e nella sottoposta 
valle, ricordi notevoli di un'antica popolazione. Già nel XVII secolo furono lette iscri- 
zioni romane nel castello di Pasanello e nella chiesa parrocchiale di s. Nicolò (Pon- 
tano, 0. e. p. 30, 37, 42). 

Visitando quei dintorni, trovai nel 1888, che sulla cima del colle detto Monte 
Tahor, esistono importanti avanzi di un antico tempio, con frammenti di trabeazioni, 
colonne, sculture, (queste scolture però sono lavori di arte cristiana, cioè del secolo 
circa IV) le quali fanno vedere che il tempio stesso dovette avere proporzioni 
assai grandi. Nulla ci conserva la storia di ricordo su questo monte, e solo nel 
basso medio evo si sa che vi sorgeva la chiesa di s. Flaviano, quella di s. Valen- 
tino di Civitavecchia (e questo nome è un tenue Ilio di antica tradizione sulla pò- 



polazione ignorata di cui ci occupiamo) e la rocca di Végnole. Tra i sassi ed i rot- 
tami ho letto questo frammento epigrafico: 

D 

VIBVL/ 

LIB • LI 

L- VIBVLA 

. CHES ■ CO 

B • M 

In una casa della vicina villa di Vescia ò un frammento di marmo bianco alto 
m. 0,14, largo m. 0,19 con margine ornato. Vi restano le lettere: 

///////MIS 

Pochi anni or sono, sotto il monte di Chiasci, il dottor C. Matteucci trovò un 
gruzzolo di belle menate consolari che, entrando tutte nei periodi 3", 4°, 5° del Gar- 
rucci {BidlettiìiQ di numismalica. Camerino, 1883, voi. I, p. 376) segnano il limite 
del piccolo ripostiglio circa l'epoca della guerra sociale (630). 

Nel maggio 1888 il mentovato sig. Matteucci volle praticare uno scavo sulla 
destra del fiume Menotre, presso il ponte ^%VC AltoUna, e rinvenne gran numero di 
cadaveri sepolti sotto grossi tegoloni, con il consueto corredo funebre di vasi e lu- 
cerne ; però quei sepolcri dovettero essere stati già visitati altre volte, poiché tutto 
fu trovato spezzato e manomesso (cfr. Gazzetta di Foligno, Anno III, n. 24, 9 giugno 
1C88). È assai possibile che quel terreno nasconda sepolcri e tombe intatte, essendo 
stato assai grande il numero dei cadaveri ivi scoperti. 



XIII. S. SEBASTIANO (frazioue del conmue di Folig-uo). — Recente- 
mente si fecero dei lavori di restauro in un vecchio pozzo poco lungi da questa 
Parrocchia, e ne fu estratta una stela sepolcrale di pietra rossa, nascosta fra ossa umane, 
alta 0,70, larga 0,49, nella cui sommità vedesi una rosa eseguita con semplici figure 
geometrtche. Nella parte si legge: 

COMMVNISCVERI 

SABINI -VIX-ANN 
XVII-FATO ■ RAPTVS 

M I S E R I N V S 

Le lettere della prima riga sono alte 5 cent, le altre misurano 4 cent, a forma 
delle lettere e della iscrizione richiamano il secolo quarto circa. 

M. Faloci Polignani. 

41 



— 318 — 

Eeiuomo I (LATIUM ET CAMPANIA). 

XI Y. IvO.AIA — NuoDC scoperte nella città e nel anhiirbio. 

lU'yioiw lì'. Nella via del Buon Cousiglio, presso la piazza delle Carrette, sono 
stati ritrovati Ire rocchi di colonne in marmo bigio, del diametro di m. 0,35. La loro 
rispettiva lunghezza è di m. 1,70; 0,90; 0,70. 

Rerjiom V. Ad occidente della piazza Vittorio Emanuele, scavandosi per una 
fogna presso lo sbocco della via Principe Eugenio, è stata scoperta ima delle solite 
tombe dell'antichissima necropoli esquiliua. I massi squadrati di tufo, che la circon- 
davano, furono trovati sconvolti e fuori di posto : poche ossa e la funebre suppellet- 
tile erano infrante e miste alla terra. Gli oggetti raccolti sono i seguenti : — ■ Bron:o. 
Un'armilla formata a cordoncino, striato, del diam. di m. 0,053, abbastanza bene 
conservata. Altra armilla a doppio cordone liscio, del diam. di m. 0,067. Anello 
semplice, del diam. di m. 0,03. Tre pezzi di fibule. Vari anelli e pendagli di cate- 
nella, in cattivo stato. Frantumi di vaso, il cui diametro alla bocca era di m. 0,18. — 
Ferro. Due lancie, rotte e assai corrose dall'ossido : una è lunga m. 0,28 e larga alla 
base m. 0,045, l'altra è lunga m. 0,29 e larga alla base m. 0,05. — Flltili. Tazza 
di terra biancastra, dipinta a zone di color rosso pallido, rotta in molti pezzi. Altra 
di bucchero italico, con bozze nel ventre, parimenti ridotta in minuti framu enti. 

Rcijioiie VI. Neil' abbassare il terreno destinato a giardino, nell'area dell'antico 
monastero detto delle Sagramentate, si è rinvenuto un frammento di lastra marmorea, 
che conserva: 




Regione VII. Dalla via del Mortaro proviene un pezzo di lastrone marmoreo, 
che formava il copeichio di un grande sarcofago. Vi è scritto, con caratteri del secolo 
quinto sesto: 

HIC * QVIESCiT ■ MITeLLIA* AC\ 

t 

Regione Vili. Sistemata quella parte del Foro di Augusto, che fu sterrata nello 
scorso anno (v. Nolisie 1889 p. 15, 30 sq.), sono stati ordinati tutti i frammenti 
marmorei recuperati nello scavo. A quelli già descritti dal eh. Lanciani {Xoti:-ie 1. e. 
e p. 69, 74, 77) debbono aggiungersi i seguenti, spettanti alle iscrizioni onorarie dei 
capitani vittoriosi, le cui statue Augusto eresse nel suo Foro. 

1 . Frammento di plinto d'una statua, che conserva : 




— 319 — 

Sembra potersi con certezza attribuire a L. Cornelio Scipione Asiatico, reinte- 
grandolo così: 

/. corìicllV^ • P • F • %e/pio 

asiaT ì CV S 
COS. praet. acci. c/(K-QJK-mil. 

2. Altro minuto frammento di simile plinto, su cui rimane soltanto: 



3. Nove frammenti di grande lastra marmorea, cou lettere alte m. 0,052 : 



L A li^ 
CAE 
SVPE 
OMN 
SPEM 
AED, 
EX, 




4. Venticinque frammenti di altio simile lastrone di marmo, con lettere alte 
m. 0,058 nelle prime due righe superstiti, e m. 0,055 e 0,052 nelle altre : 




/j A V I s • ri 
épit-prI 

> I e ■ P E r/ 

(ne • e/ v^NALI-REDIRE')' 



/AC- 
VlEST'-vX /PVLlS-Dc) 

\f ATVA • </ 



v5. E A ^/ <!.y I r/ 



/STRaì 



033 ^s;b 



VIT '.FNI 



5. Due frammenti di altro simile lastrone, con lettere alte m. (I,(i4!i, U,(»46, 0,038: 



^^A S • N V\ 
cSFACTISTI 
^~^-'^^ P A R V 




— ;520 — 
ti. Sette mimiti frammenti di altra simile lastra marmorea, con lettere alte m. O.OfM: 



(m-DIC 



) • M m 



? T I 



7. Frammento di capitello per semicolonna, in marmo bianco, con la marca di 
cava incisa a grandi lettere sulla parte piana: 




Furono inoltre raccolti fra le lettere questi altri avanzi epigrafici : 
Frammento di lastrone, con lettere minute: 



Due frammenti di lapidi sepolcrali : 

fl) dls m(/\f^vbus 
diKe' 

EPI 



/NO 

(rvs 



Due pezzi di mattoni, che portano impresso il sigillo rettilineo : 

PRI^lGE]^3 Dvo 
doMtior sìr f 

Altro frammento di mattone col liollo parimenti rettilineo: 
a. gal). /^\C SAL DC 

Regione IX. Dagli sterri per la costruzione dei muraglioni sulla riva sinistra 
del Tevere, nell'area ove esisteva il teatro di Tordiuona, provengono i seguenti marmi 
scritti : 

u) Lastrina scorniciata, da colombario, alta m. 0,17X0,22: 

ImIBVS • L • • SALLVVIVS 

'\VM EVCARPVS 

A ED- VIXANN-X- 

I MENS ■ Vini 

iDIAE DIE XVIIII 



— 821 — 
h) Lastra marmorea di m. (J,;j2 X 0,22: 

corona 
D • M 
C A E S I A E 
FORTVNATAE 
C L E M E N S 
CONIVC;'^«>AE 



I medesimi lavori alla passeggiata di Ripelta hanno rimesso all'aperto un pezzo 
di fistola aquaria in piombo, sul quale due volte è ripetuto il sigillo: 

noniae rar/'klMAECF NONIAE N[Ax\imae e. f. 



Prati di Castello. Parecchi pezzi di antichi mattoni con bollo di fabbrica sono 
stati raccolti negli sterri della ripa destra del Tevere, ai prati di Castello. Alcuni 
sono del tutto nuovi. 

a) o OD D F D L • F • AVGVST • L ■ MVNA 

TI • CRESCENTIS 

b) o ApVSDOLDEPRED A VG ■':••; 

\eX FIGVLINAS VETER/es 
Fortuna con eorinicopia 



o OPVS DOLIARE EX FIGVLllNib uC^.ean 

IS MINORIBVS PRAEDIS DN AVG 

protome di Minerva galeata 

o op. dot. ex jrr. m. ajv R E L I ANTO 

NINI AVG N PORT LIC 

Mercurio con caduceo e borsa 

o OP DOL EX PR M AVRELI ANTO 

NINI AVG N PORT LIC 

ariete, caduceo e borsa 

o EX PRAEDIS FL ■ TITIANI 

CLARISSIMI VIRI 
uccello con due cerase nel becco 

o ser. Hi e/l' V'ARO EX FIGGA, N SENTIMaN FIc 
/R A V S I O P /■ / >,ì 

cos 



— 322 — 

PAEL A.EX EX FIG GEN OP D 

P/c-TINO ET APRO 

CoS 

L • S M I V S 



□ L -SAVFEIVS • L • F- 

/ / / / / / \ \ \ \ \ \ 

AIM ■ NIGER 



l) □ ST-MARCIVS 

STATORFEC- 

-m) □ '■' " A T O N I ,;. 

S T R A B 



G. Gatti. 



Eseguendosi nello scorso settembre, e nei primi di ottobre gli sterri per la co- 
struzione del muraglioue della sponda destra del Tevere, si scoprirono due altri cippi 
dell'antica terminazione fatta da Augusto nell'anno 747 di lloma. 

Sono ambedue compresi nel tratto di sponda che corre tra gli odierni ponti in 
costruzione, Margherita ed Umberto I. Tale scoperta completa in qualche modo ed 
accresce il valore di quella già fatta nei lavori di scavo della passata stagione in- 
vernale (cfr. Notisie 1890 p. 82 sg.). Mediante questa seconda scoperta, il gruppo 
dei cippi trovati al loro antico posto, nell' indicato tratto di sponda, raggiunge la cifra 
di lo, collocati su di una estensione di m. 370. 

Il primo cippo, rinvenuto il 3 settembre, trovavasi alla distanza di circa m. 50 
a monte del ponte in ferro a Ripetta. 

È in travertino, ha il cappello semicircolare in sommità, e sui fianchi pre>enta 
due buchi all'altezza della base del cappello. Misura m. 2,33 X 0,745 X 0,417. 1 ca- 
ratteri sono incisi in maniera alquanto trascurata e mono regolare e perfetta che negli 
altri cippi precedentemente trovati. Vi si legge: 

IMP- CAESAR- Divi F 

AVGVSTVS- 

PONTIFEX ■ MAXIMVS 

TRIBVNIC • POTEST- XVTl 

EX • S • C • TERMINAVI! 

R-R-PROXIMVSCIPPVS- PEDXXXIIl 



— 32o — 
nella parte opposta : 

R ■ R ■ PROX ■ CIPPVS ■ PED ■ CLXVI 

Il secondo cippo fu trovato il giorno lo ottolire, in prossimità del nuovo ponte 
Umberto I, dal quale era distante circa m. K). È simile agli altri, in travertino, di 
forma parallelepipeda, con piovente o caiipoUo semicircolare in sommità, e non pre- 
senta sui tìanchi buchi di sorta. È in perfetto stato di conservazione, e reca incisa 
l'epigrafe: 

IMP- CAESAR • Divi- F 
AVGVSTVS 

PONTIFEX • MAXIMVS 
TRIBVNIC • POTEST ■ XVII 
EX • S • C • TERMINAVI! 

R • R. ■ PROX • CIPPVS • PED • CCXIX 

Sulla stessa sponda destra del Tevere, ai Prati di Castello, avvennero le sco- 
perte seguenti : 

1. Sul lungo Tevere-Prati, innanzi la casa di proprietà Santini, posta sul- 
l'angolo orientale del piazzale di faccia al nuovo palazzo di Giustizia, rinvennesi un 
frammento di antica epigrafe scolpita sopra un blocco di marmo a foggia di cuneo, 
delle dimensioni di m. 0,78 X 0,43 X 1,40. È il lato inferiore del masso centinaio, 
e l'arcata di cui doveva far certamente parte codesto cuneo, deve aver avuto l'am- 
piezza diametro di m. 2. Vi si legge, a bei caratteri: 



^ 1 L N T I A • L 1 5| 
MATER'SCR' 



CAES/ 



Riconobbe il prof. Bormann essere qui memorata Sentia moglie di Scribonio Libone, 
madre di Scribonia, moglie di Ottaviano. 

2. Nello sterro del tratto di sponda, compreso fra la spalla e la pila destra 
del ponte Umberto I, alla distanza di m. 1.5, entro terra, si rinvenne un muro di 
due ordini di tufo, di opera quadrata, costruito sopra platea di pietrame, i cui massi 
risultarono delle dimensioni medie di m. 1,60 X 0,95 X 0,75. 

Fu ivi pure dissotterrato un grosso blocco di marmo inscritto, di m. 1,05 X 0,71 
X 0,58, già faciente parte del fregio di una trabeazione architettonica di qualche 



— 324 — 

tempio od altro grandioso monumento. Nelle lettere, assai bel' e ed intagliate ad in- 
cassatura, veggonsi i buchi dei perni, uei quali erano infissi i caratteri di bronzo. 
Vi si legge: 



NO* X V 1/ 
ILIOàMATF 



3. A valle del ponte Umberto I, in prossimità del ponte PJlio, innanzi la casa 
Oblieght, in corso di costruzione, si scoprì un largo muro laterizio, corrente da est 
ad ovest, in direzione alquanto obliqua rispetto al fronte della indicata casa, rasente 
il piede della scarpata di sostegno alla odierna nuova via. La struttura del muro, 
sembrami spettante ai bassi tempi dell' impero. Fra le terre furono raccolti alcnni 
frammenti di embrici bipedali, con bolli circolari in cui leggesi : 

EX ■ P TITIAE • QVARTILLAE • CONO DOM 
ISION • PAET ET APR COS 

4, Da ultimo, negli sterri incontro la casa Morosi, posta sul lungo Tevere-Mel- 
lini, in angolo colla via Pietro C'ossa, alla distanza di m. 20 dal nuovo muragliene 
di sponda, fu scavato, tra le terre di scarico, un bel puteale di porta santa, di forma 
ottagonale, con le faccie esterne decorate a scomparti scorniciati e specchi; all'interno 
è di forma circolare. Misura m. 0,(335 di altezza per m. 0,7(3 di larghezza. Il dia- 
metro dell'orilicio ò di m. 0,48. 

D. Marchetti. 



Alveo del Tevere. Allo scarico delle barche dicoutro a s. Paolo sono stati re- 
cuperati due frammenti di greche iscrizioni. 11 primo, inciso, in marmo, con belle 
lettere alte ra. 0,045, dice : 




L'altro, in giallo antico, conserva : 



AZTflI 

/: 1 ■ T a I 



— 825 — 

Dalle draglie presso il ponte Palatino e il ponte Garibaldi sono stati ripdscati 
questi altri avanzi di lapidi iscritte: 

f') /SI 
/IX 

x:ìnt 




r E R I s Q_y 

jiiede I 



Via liburtina. Per i lavori di sterro nel pubblico cimitero dell'agro Verano è 
stata recuperata parte di una statua virile, in marmo, alta m. 0,51. La figura era 
coperta dal solo manto, gittate sulla spalla sinistra e sorretto col braccio dello stesso 
lato. Oltre la testa, mancano il braccio destro, parte del braccio sinistro, e le gambe 
fino alla metà delle cosce. 

G. Gatti. 



XV. ARTENA — Scoperte di antichità nel territorio del comune. 

Eseguendosi lavori agricoli in un terreno arativo di proprietà del principe D. Gio- 
vanni Borghese, in località detta Tre are, a circa sei km. dal paese di Artena, il 
vomere urtò in un grosso blocco, la cui parte superiore sfiorava quasi il terreno. Fat- 
tosi uno scavo per estrarlo, venne in luce un grande sarcofago di tufo cinereo, lungo 
m. 2,32, largo 0,90, alto 0,71 e dello spessore di circa m. 0,20. 

Il sarcofago è privo di coperchio, che molto probabilmente coli' andar del tempo 
e pel continuo passaggio dell'aratro dovè andare in frantumi, ed è ornato di sculture 
per tre lati. Sono queste assai rozze , di arte decadente, della seconda metà del III 
secolo dell'e. v. Nei fianchi sono scolpiti semplici foglie di vite e grappoli d'uva. 
La fronte, divisa in cinque scompartimenti da pilastrini di ordine corinzio sormon- 
tati da piccoli archi, pure a basso rilievo, presenta le scultm'e seguenti : — Lateral- 
mente, due genietti alati, appoggiati sulla face rovesciata, e recanti nella destra ima 
corona. Al centro vedesi la figura del defunto, in abito militare, con corta tunica e 
clamide fermata da grossa fibula sull'omero destro. Ha corti capelli e corta barba; 
il braccio destro, ripiegato, poggia sul petto; con la sinistra regge un oggetto, non 
distinguibile in causa della friabilità del tufo, che ha alterato non poco le scultui'e. 

Alla dr. del guerriero è effigiato Ercole, in piedi, completamente nudo, con la 
clava nella destra ed uno scifo nella sinistra. La scultura dell'eroe ha grandissima 
analogia con la statuetta, pure di tufo, rinvenuta entro l'edicola sacra ad Ercole Vin- 
citore, sulla Portuense, non lungi dalla stazione ferroviaria del Trastevere (cf. No- 
tizie 1889, p. 245, tìg. «)• I^^ rappresentanza di Ercole in un sarcofago di un mi- 

42 



— 326 — 

lite s'addice benissimo; ed auclie l'epigrafìa fornisce frequentissimi esempli di invo- 
cazioni ad Ercole fatte da soldati. 

Alla sinistra del defunto, è scolpito uno scudo rotondo [parmn) decorato al centro 
da ima specie di stella, ed un giavellotto. 

Il sarcofago è anepigrafe, e, a detta dei coloni, non conteneva se non qualche 
resto di ossa dello scheletro, una lucernetta monolicne, semplice, di terra giallognola, 
e due verghette di rame con patina verde, spezzate, che potei esaminare. Presso il 
sarcofago fu pure trovato una tegola bipedale, battentata, con la sola impronta del 
caduceo. 

Il sarcofago, è stato trasportato in Arteua e destinato dal proprietario a deco- 
rare il cortile del palazzo Borghese. 

Il monumento sepolcrale, ora trovato, dovea essere eretto sul fianco di una via 
antica, della quale, sempre a detta dei coloni, trovaronsi tracce per l'addietro. Io stesso 
osservai alcuni poligoni di lava basaltica. Assai probabilmente era la via vicinale che 
congiungeva Praeneste con Velitrae o Cora, come apparisce guardando da un'altm-a 
quelle località. 

Sul margine poi della odierna strada che da Artena mena a Velletri, e non lungi 
dal luogo ove fu dissotterrato il sarcofago, notai un cumulo di grandi pietre rettan- 
golari di peperino, alcune delle quali semplici, altre con un canaliculo incavatovi dentro. 
Sono perfettamente squadrate, lavorate a martellina, e di una lunghezza che varia 
dai m. 0,50 a m. 1,50 Appartenevano indubbiamente a qualche pubblico edificio od 
a sontuoso monumento sepolcrale. Mi si dissero trovate due o tre anni fa, pure nella 
contrada Ire are^ a poca profondità del piano di campagna. Mi assicurarono inoltre 
che altri grandi resti di antiche costruzioni si celano in detta contrada, per la qual 
cosa si viene forse a giustificare la volgare denominazione di Tre are che da tempo 
vien data a quella località. 

L. Borsari. 



Campania. 

XVI. NAPOLI — Nuove scoperte di antichità nei lavori di risana- 
mento. 

Sesione Pendino. 

Proseguendosi i lavori di bonifica nei pressi della strada della Selleria (se- 
zione Pendino) nel sottosuolo dell'abolita strada Zecca dei Panni, a m. 3 di profon- 
dità, si scoprì, verso occidente, altro tratto dell'antica via, già precedentemente co- 
nosciuta (cu-. Notizie 1890, p. 42). 

A questa via se ne innesta un'altra, in giacitura quasi normale, nella direzione 
di settentrione. 

Nella stessa zona, si scoprì anche parte di due pavimenti, di struttura diversa. 
Uno, presenta lastroni fittili di m. 0,38 X 0,4u X ((,03. L'altro è a piccolo mattonelle. 
pure laterizie. 



— 827 — 

Nei pressi di questi compresi, tra la terra, sono state rinvenute due anfore vi- 
narie, una delle quali alta in. 0,80 e 0,17 di diametro alla bocca, e 0,30 al ventre; 
manca di un'ansa. L'altra misura m. 0,65 di altézza, 0,18 di diam. alla bocca e 0,20 
al ventre; è mancante del fondo e di un'ansa. 

Queste scoperte sono avvenute nel sottosuolo ove ora sorge il nuovo isolato della 
piazza di via del Duomo, segnato in pianta col n. 102. 

Seùoìie s. Giuseppe. 

Sulla fine di settembre, eseguendosi lavori di fondazioni nello stabile n. 75, alla 
strada della Corsea (sezione s. Giuseppe), alla profondità di circa m. 2, s'incontrò 
una tomba a grossi tegoloni, disposti a capanna, col relativo scheletro. La tomba, a 
quanto mi fu affermato dai lavoranti, era intatta e priva di suppellettile funebre. 

PosiUijio. 

Eseguendosi i lavori di fognatura nei pressi dello scaricatoio di Coroglio (Po- 
sillipo), alla profondità di m. 2 circa, vennero in luce due tombe in tegoli, a cas- 
settone, scomposte nel rimuoversi della terra; e poco lungi, un dolio di terra cotta 
lesionato, alto m. 0,05, del diam. di m. 0,80 nella massima espansione. 

Non lungi da questa località, e vicino alla via Castellana^, anni addietro, in oc- 
casione di lavori campestri ; si scoprirono antichi oggetti. Dal numero di questi potei 
esaminare un sigillo di bronzo, in forma di un vaso, e nel quale leggesi: 

OI A 

I3YW 

«YO 

T A 

Esaminai pm-e una lucerna in terra rossa, a nove becchi, a semplice decorazione 
lineare che presenta nel fondo il bollo seguente, a lettere finissime, comprese in 
campo ovoidale del maggiore diam. di m. 0,01 : 

:wCIMOC 

CTPATONI 

KH 

F. Colonna. 



XVII. POMPEI — Giornale degli semi compilalo dal Soprastanll . 

Settembre 1890. 

1 settembre. Gli scavi seguitano nell'isola 2^ Kegione Vili, lato sud delle 
case 20, 19, 18, 17, 16 e 14, comunicanti internamente tra loro; e oltre al detto 
scavo è stato continuato anche quello dell' aggere fuori la porta Stabiana. 



— 328 — 

2-5 detto. Non avvennero rinvenimenti. 

6 detto. Nella casa n. 14, isola 2-'', reg. Vili, in un piccolo compreso che non 
può essere ancora ben determinato per le condizioni dello scavo, è stata trovata ad- 
dossata al muro che forma lo stipite di ingresso al detto compreso, una lastra qua- 
drangolare di materia tufacea, che nell'orlo del lato visibile mostrava un lavoro a 
mosaico. 

Sperando che la rappresentanza del mosaico, rivolta dalla pai'te del muro, po- 
tesse esser rimossa nella sua integrità, l'ingegnere sig. S. Cozzi dispose, che si fosse 
proceduto con diligenza all'ingessamento di detta lastra, prima di rivoltarla ; ma dopo 
questa operazione risultò che quasi tutto il musaico era già disgregato e staccato dal 
suo piano, eccetto un piccolo frammento della parte inferiore, che fu conservato. 

7-8. Non avvennero rinvenimenti. 

9 detto. Nella stessa località si raccolse : — Bronzo. Un vaso a due manici, 
uno dei quali mancante. Fu raccolto in più frammenti, è alto m, 0,39. Una piccola 
conca che fu restaurata insieme al predetto vaso, diam. 0,26 : — Terracotta. Un 
fi-ammento di mattone col seguente bollo, giusta l'apografo del prof. A. Sogliano: 
HOLCONI/c^-W?. Altro frammento, con la leggenda : 

L-EVMACHI 
EROTIS 

— Traoerlino. Frammento del puteale già rinvenuto il giorno 9 giugno del cor- 
rente anno. 

10-11 detto. Non si ebbero scoperte. 

12 detto. Nella stessa località e precisamente nello strato di terra, già in altro 
tempo rimossa, è stato raccolto : — Marmo. Un frammento di lastrina di pavonaz- 
zetto, nella quale è rappresentata, a bassorilievo, una civetta veduta di fronte, priva 
delle zampe, dell'ala sinistra e di metà della destra. Alta m. 0,17. Un capitello di 
pilastrino di giallo antico, lavorato a fiori e palmette. È stato raccolto in più fram- 
menti ; misura in altezza m. 0,32. Un disco di marmo bianco, del quale manca più 
di un terzo. Nella faccia anteriore è rilevata la faccia di ima figura muliebre che 
doveva rappresentare Medusa, vedendosi sotto al mento alcune teste di serpi affron- 
tate. Diam. m. 0,30. 

13-23 det'o. Non avvennero rinvenimenti. 

24 detto. E stato eseguito l'apposito scavo di una bottega clie trovasi nel lato 
orientale dell'isola (3-'' Regione IX, e precisamente quella che ha l'ingresso innanzi 
la casa detta di Emilio Celere, e vi si raccolse : — Bronzo. Un piccolo campanello, 
alto m. 0,040. Due aghi saccali lunghi m. 0,130. Un tasto chirurgico, lungo m. 0,1 (iO. 
Una moneta imperiale irriconoscibile. — Terracotta. Un urceo rustico, alto m. 0,1()0. 
Due lucernette circolari semplici, diam. m. 0,070. Un abbeveratoio per uccelli con 
l'impressione di alcune foglie nella faccia esterna, alto m. 0,050. — Ferro. Due 
zappe ossidate, larghe m. 0,1(30. 

25-30 detto. Non avvennero riuveuimeuti. 



— 329 — 

Scoperte epigrafiche. 

Sin dal gennaio dello scorso anno s'incominciò a cavare esternamente alla porta 
Stabiana; e benché la superficie scavata sia tutt'altro che estesa, non essendosi di- 
sterrati che mq. 1000 all'incirca, pure i risultati ottenuti sono tali da giustificare 
pienamente il vivo interesse dei dotti per lo scavo delle porte, che non è mai senza 
importanza per lo studio topografico e storico delle antiche città, massime di Pompei, 
che fuori le porte appunto nasconde la soluzione di taluni problemi topografici e sto- 
rici, il dramma straziante dei fuggenti e la ricca suppellettile, che si voleva salvare. 
Riserbandomi di riferire, nella descrizione che farò di questo scavo, intorno ai trova- 
menti e soprattutto intorno alle impronte ottenute, già annunziate dal eh. direttore 
degli scavi, comm. M. Ruggiero {Notizie 1889, p. 407), mi limito per ora ad illu- 
strare brevemente le sole scoperte epigrafiche. 

Il giorno 14 di giugno 1889 (cfr. Notizie cit., p. 280) si manifestò, a sin. di 
chi esce dalla porta Stabiana, un sedile semicircolare accanto all'altro della mede- 
sima forma, già apparso negli scavi del 1874 (cfr. Giorn. Scav. Pomp. n. s. Ili, 
p. 52) e ricoperto in parte dalle terre alluvionali. Ambo i sedili, simili a quelli di 
Mamia e di Velo, sono di tufo ; se non che il primo è pavimentato di lastre di lava, 
mentre il secondo, quello cioè rimesso a luce nello scorso anno, ha pavimento signino. 
Ciascuno di essi sorgeva sopra un'area propria delimitata da muri; delle quali aree 
la più grande era quella a ridosso del primo sedile. Tali aree però si rinvennero oc- 
cupate da un cumulo di terra antica, di cui questa Direzione ha creduto opportuno 
di fare eseguire lo sgombero. 

Disterrato dunque di bel nuovo il primo sedile, si è potuto osservare che lo fian- 
cheggiano due cippi di lava incastrati appiè di due muretti di opera incerta, l'uno 
fra il muro di cinta e il detto primo sedile, l'altro fra i due sedili. Ciascun cijtpo 
reca la seguente epigrafe assai rozzamente incisa, e con lettere alte m. 0,10: 

M ■ TVLLIO 

M- F 
EXD D 

L'analogia del cippo di M. Perciò (C. /. L. X, n. 997), collocato similmente 
accanto al sepolcro di questo sulla strada fuori porta Ercolanese, non lascia alcun dubbio 
sul significato dei nostri due cippi, i quali furono posti ad indicare l'area sepolcrale 
concessa a M. Tullio per decreto dei decurioni: avevano dunque un valore piìi giu- 
ridico che monumentale. Certamente questo M. Tullio, di cui ora conosciamo il se- 
polcro, è identico col M. Tullio, figlio di Marco, duumviro giusdicente tre volte, quin- 
quennale, augure e tribuno militare per suffragio popolare, che al tempo di Augusto 
edificò in Pompei solo et peq(H/iia) sua Vaedes Fortimae Aiigiistae (cfr. C. I. L. 
X, n. 820). La identità della persona è dimostrata, oltre che dal nome, dalla iden- 
tità di materia e di caratteri, che si riscontra fra i nostri cippi e quello posto ac- 
canto al detto tempio (C. 1. L. X, n. 821), e sul quale si legge: M. Tulli M. f. 
area privata. La benemerenza di M. Tullio verso la colonia giustifica pienamente 



— 330 — 

la concessioue fattagli dai decurioni. In prosieguo, forse perchè mancavano eredi, l'area 
sepolcrale di M. Tullio fu invasa, e persino i termini furono aboliti, essendosi rin- 
venuti l'uno del tutto, l'altro in gran parte coverto di terra antica: lo stesso avvenne 
del termine di M. Perciò, che, giusta il rapporto ufficiale del tempo (Fiorelli, Pomp. 
ani. Itisi. 1. 1, p. 235), restava in parte coverto dal piano antico. L'intervallo di 
mezzo secolo almeno dalla morte di M. Tullio al seppellimento di Pompei spiega l'ab- 
bandono e quindi l'occupazione del sepolcro di lui. 

Il secondo sedile, come quello notissimo di Mamia, porta incisa nella spalliera, 
in belle lettere alte m. 0,22 e in un sol rigo, la seguente iscrizione: 

M-ALLEIO-QiFMEN-MINIO-nVIDLOCVS-SEPVLTVRAE-PVBLICEDATVSEXDD 

Benché l'esistenza degli Allej in Pompei ci sia attestata da non poche epigrafi, 
ed un Miiiiiis ricorra in una iscrizione dipinta scoperta da alcuni anni (cfr. Notizie 
1886, p. 336), pure è nuovo affatto nella fastogralìa pompejana il nome del duum- 
viro M. Alleio Minio, al quale i decurioni decretarono di concedere il luogo della se- 
poltura. Ma è da ritenere che il suo duumvirato dovette aver luogo in tempi non 
prossimi alla catastrofe, poiché anche la sua area sepolcrale, al pari di quella di 
M. Tullio, si è rinvenuta invasa da terra di antico scarico. Resta però sempre diffi- 
cile a spiegarsi il perchè non siasi rintracciato alcun indizio di sepolcro né dietro, 
né accanto, né sotto ai due sedili descritti. 

Il cumulo di terra antica, che, come ho detto, occupava ambo le aree sepolcrali 
alle spalle dei sedili, venne rimosso, procedendo il disterro a strati orizzontali; ma 
per meglio conoscerne l'interna struttura e composizione non si mancò di farvi prima 
un diligente taglio verticale, il quale fece veder chiaramente iu sezione i vari strati, 
ordinati dall'alto al basso nel seguente modo: 

1. Terra vegetale antica di altezza m. 0,70. 

2. Strato di ossa combuste di m. 0,07. 

3. Calcinacci antichi di altezza di m, 0,80. 

4. Calcinacci misti a terra di m. 0,60. 

5. Ossa di animali, rottami di anfore e ferrugine di altezza ra. 0,30. 

6. Calcinacci e rottami di anfore di m. 0,20. 

7. Terra mista a calcinacci di altezza m. 1,00. 

Neil' eseguire tale sgombero tornarono a luce due titoletti sepolcrali: l'uno, rin- 
venuto il 4 ottobre 1889, è un piccolo cippo ad erma di marmo bigio, alto m. 0,3;.', 
con l'epigrafe (cf. Noti:;ie p. 360): 

lANVARI 
VA II 

L'altro, raccolto FU gennaio 1890, é similmente un cippo ad erma di marmo 
bigio, frammentato inferiormente (alt. mass. m. 0,54, largh. m. 0,22), con la seguente 
iscrizione iu lettere incise e dipinte in rosso (cfr. Notizie p. 45) : 

SÀTVRNINÀ 
V • A ■ XX 



— 381 — 

Alle spalle del secondo sedile si rinvenne il 1 ottobre 1889 (cf. Notizie p. 368) un 
frammento di travertino di forma irregolare, che presenta la faccia della base spianata 
e l'anteriore modanata, con zoccolo sormontato da gola e listello: in esso si aprono due 
incastri, che dalla base si addentrano nel blocco, e nelle cui facce sono tracce di os- 
sido di ferro (alt. mass. m. 0,28, largh. mass. m. 0,35, grossezza m. 0,16). 
Nell'avanzo di riquadratura superiore al listello: ///VMI/// 
Nella gola: FRONT/// 

Nello zoccolo: Ti • V////// 

È certamente una memoria relativa a M. Niimistriws Pronto, figlio della nota 
sacerdotessa Eumachia e duumviro nell'anno 3 d. Cr. (cfr. G. I. L. X, n. 810, 811 
e 892). 

Appiè della piccola rampa, che trovasi a dr. fuori appena la porta Stabiana, fu 
raccolta il 23 aprile 1890 una lastra di marmo bigio alt. m. 0,18, larg. m, 0,39, 
con l'epigrafe (cfr. Notisie p. 165): 

L AC 

PETRONIÀE • VENVSTAE 
ET SVIS o 

Le tre sigle sarebbero mai da interpretarsi l{ociis) a{ere) c{oiilato) ? 
Finalmente dietro il muro di opera reticolata, che è a dr. uscendo dalla detta 
porta, tornò a luce il 7 agosto 1889 un frammento di tegola con marca in forma di 
segmento di cerchio e in lettere osche rilevate (cfr. Notizie p. 281): 

•Ni-mn 

Alla fine non v'è luogo che per un'altra sola lettera. 

Anche dagli scavi, che si eseguono a mezzodì del Foro, cioè uell'Is. 2'"^ della 
Eeg. Vili, si ebbero talune epigrafi, fra le quali merita il primo posto, per ordine 
di data e per importanza, la seguente, che rientra nella serie delle inscHptiones 
ministrorum Mercurii, Maiae, postea Augusti. Fu rinvenuta il 10 gennaio 1890 
" fra le macerie rovinate anticamente dal piano superiore in quello inferiore della 
" casa n. 21, Is. 2*., Reg. Vili, lato esterno dell'isola suddetta " : anche questo ti- 
tolo dunque subì la medesima sorte degli altri, che omnes inventi suiit loco pristino 
deiecti et dispersi et in opere piositi (C. /. Z., X, p. 109). È un pilastrino di marmo 
bigio, con cornice, frammentato inferiormente (alt. mass. m. 0,90, largh. m. 0,23): 
nella faccia superiore si osserva l'incavo e un avanzo del pernio di ferro, che sosteneva 
il donarlo. L'iscrizione è in lettere profondamente inciso e rubricate (cfr. Notizie p. 44) : 
AAPRDD- 

graTvscaesar 

L-MINIST • IVSSV 
Q_COTRIDVID 
C • ANNI • MARVLI 
D • ALFIDI • HYPSAI 

DVV-AS-PP 
M • SERVILIO • L ■ AELIO p. Ch. a. 3 

COS 



— 332 — 

È dell'auno medesimo, al quale si riferisce il titolo di due altri ministri Au- 
gusti {G. I. L. X, n. 892), e nel cui primo semestre duravano ancora in carica i 
duumviri giusdicenti M. Namistrius Pronto e Q. Cotrius Q. f. Ma poiché in questa 
serie di epigrafi è quasi costante la menzione dei due duumviri, mentre il nostro ti- 
tolo (cfr. pure C. f. L. X, n. 894 ?) non ne ricorda clie un solo ed il meno auto- 
revole (cfr. Hermes, voi. XVIII, p. G20, nota 1 e 2), si potrebbe spiegare la omissione 
del nome del collega con la morte di Numistrio Frontone avvenuta appunto nel detto 
semestre. All'elenco dei magistrati v{iis) a{edibiis) s{acris) p(ubliris) j){rocurandis), 
giusta la più probabile interpretazione (cfr Bull. imp. Ist. Ardi. Gcrm. IV, p. 302), 
bisogna aggiungere C. Aniiius Mar/dus e D. Alfulius Uijpsacus, il quale ultimo fu 
anche dvmmviro giusdicente (C /. L., X, n. 907, 908) insieme con P. Vettio Celere 
in un tempo certamente posteriore al nostro titolo. Indizio di posteriorità è anche la 
grafia Hypsaei (n. 907) di fronte all'altra più antica Hypsaii. I nostri duumviri v. 
a. s. p. p. sottentrarono dunque a L. Obellio Lucreziano e ad A. Perennio Merulino, 
che nell'anno precedente avevan coperto la medesima magistratura, cioè la edilità 
(cfr. C. I. L. X, n. 884 e 891). Il Gratiis Caesar{is) l{iberttis) richiama alla mente 
il Gratus Arrii {servus), anche minister Aiig. Mere. Mai (C. /. L. X, n. 888). 
Come nel più antico titolo della serie, (n. 884), il nostro Gratus si appella sempli- 
cemente minister. Ma la particolarità notevole, per la quale la nuova iscrizione si 
distingue dalle altre della medesima serie ; sono le sigle della prima linea : pure spie- 
gando le due ultime per D{eereio) T>{ecurionum)j secondo l'analogia delle epigrafi 
sorelle, e ritenendo che in una delle due A si celi il nome Augusti o un suo deri- 
vato , per le altre tre lettere singolari non sono in grado di proporre alcuna plausi- 
bile interpretazione. 

Ad una epigrafe della medesima classe scoperta sin dal 1822 {C. I. L. X, 
n. 900: Imeni. Mus. 3788) appartiene un piccolo frammento marmoreo (alt. mass, 
m. 0,20, largh. mass. m. 0,12), raccolto il 25 febbraio 1890 fra i calcinacci caduti 
dal piano superiore della stessa casa n. 21, Is. 2"-., Reg. Vili (cfr. Notizie p. 92). Sicché 
quella iscrizione, già assai lacera, va cosi letta con l'aggiimta del nuovo frammento: 

m. hel Vive iiistus 
i anu AK WS ■ he 

rENNl-Veri 
alexa NDER sei 

wITALIS- 5 

I L ■ NVI*riSIVS-FELIC/o 

§ L-ALBl E NO-M- LVCRETIOMl V. i. d. 
"" / V S S V ■ 

o ?8.KEReNNI-VERI • L-EVMACH j fusci 
" rf. y. V • A • S • P • P • 10 

I supplementi del Mommsen, per la scoperta del nuovo frammento, vanno mo- 
dificati solamente nella 7."^ e nella 9.-'' linea. Nel 7." verso egli supplisce, sul confronto 
della epigrafe C. I. L. X, u. 899: 

/. alhieao staiO ■ M • LVCRETIO ■ I /'. manliaao d. i. d. 



— 333 — 

Ma ragioni di spazio e la nota numerale II (della quale avanza la prima asta 
verticale e parte della lineola orizzontale) immediatamente dopo Lucretio esigono che 
siano soppressi ambi i cognomi. E per ragione di euritmia sarà, meglio trasportare 
le sigle d. v. dalla fine del 9." verso, dove le pose il Mommsen, al principio del 10°. 

Insieme col surriferito frammento si rinvenne quest'altro anche di marmo (alt. 
mass. m. 0,11. largh. mass. ni. 0.12): 



Dal medesimo scavo alla Reg. Vili, Is. 2.-% piano inferiore della casa n. 21, 
si ebbe la seguente epigrafe in quattro frammenti marmorei, tornati a luce in tempi 
diversi, cioè il frammento «, rotto alla sua volta in due pezzi (alt. mass. m. 0,81, 
larg. mass. m. 0,43) nel 18 febbraio 1890; il fr. * (alt. m. 0,22, largh. 0,19) nel 
14 maggio, gli altri due fr. e (alt. mass. 0,12, largh. mass. 0,12) e d (alt. mass. 0,22. 
largh. mass. 0,20) il 5 e il 26 luglio: 



XCERD-Y1-..NERI 
ET-CERERllS ■ SIÌi 
EX • DEC -DEC \C^Yt\q. pid'. 




Il supplemento Ve/ieriS, che soddisfa benissimo alle esigenze dello spazio, è giu- 
stificato così dalla lettera iniziale V come dal confronto delle epigrafi, che ci parlano 
di sacerdoles piiblicae Vetieris et Cererls (cfr. Nissen, pomp. Stad. p. 328). Finora 
in Pompei non si conoscevano che sole sacerdotesse di Cerere (C. /. L. X, n. 812, 
1036, 1074 a. b.) ovvero sacerdotesse senz'altro aggiunto (n. 810, 811, 812, 813, 
816, 950, 998, 999), che il Nissen (1. e.) riannoda al culto di quella divinità, di 
cui Pompei portava il nome nel tempo romano, cioè a Venere. Dalla nuova scoperta 
siamo autorizzati ad ammettere che anche in Pompei, come in Surreiitum {G. I. L. 
X, n. 680, 688), in Casinum {C. I. L. X, n. 5191) e a Salmo (C. I. L. IX, n. 3087), 
il sacerdozio di Venere era congiunto con quello di Cerere. Nel 3.° verso è difficile sup- 
plire altra parola che non sia SiBI. La nostra sacerdotessa dunque si chiamava All'eia\ e 
chi ha per poco pratica della epigrafia pompeiana corre spontaneamente col pensiero al- 
l'altra sacerdotessa AUeia Decimilla, figlia di Marco e moglie del duumviro M. Al- 
leio Luccio Libella (C. /. L. X, n. 1036): ma che non si tratti di una sola e me- 
desima persona, vien dimostrato non solo dalla diversità del sacerdozio, essendo l'AUeia 
Decimilla una saeerdos publica Cereris, mentre la nostra AUeia si appella {g)acerd{ùs) 

43 



— 384 — 

V{eneri)s et Cerer(is), ma, quel che è più, dalla diversità del patronimico. Nella 
nostra iscrizione la sigla F è preceduta non, come d'ordinario, da un'altra sigla ini- 
ziale del prenome del padre, ma da due elementi grafici, di cui il primo potrebbe 
appartenere ad un' A, ad un K, ad un' M, ad un' R, ad un X, e il secondo è sicu- 
ramente l'avanzo di un I. Non abbiamo quindi da fare con uno dei soliti prenomi, 
ma con un nometi o cognomen, che tenga luogo di fraemmen. L'angustia dello spazio 
e il nome AUeia, che dimostra aver la sacerdotessa appartenuto ad una delie faoiiglie 
della gens Alleici, rendono necessario il supplemento MA.I • F(///«), cioè figlia di Cn. 
Alleias NigicUm Maius, personaggio troppo noto in Pompei e che in un programma 
gladiatorio (C. I. L. IV, n. 1177) è salutato ^^rlnceps coloniae. Dei non pochi con- 
fronti epigrafici, che valgano a giustificare il modo come qui è indicato il nome del 
padre, mi limito a citarne due soli: l'uno, perchè me l'oTre la stessa epigrafia pom- 
pejana, ed è l'iscrizione arcaica di V. Popldius Ep{idii) f{Uius) {C. I. L., X, n. 794); 
l'altro, perchè la nostra iscrizione vi trova un perfetto riscontro, ed è un titolo di 
lìoinaiiìim Umleeimanorum (C. I. L.IX n. 2569), nel quale ai legge: Hel/nae Mesi 
f. sacerdoti Veneris fdiei de suo. 

Sempre fra i calcinacci caduti nel piano inferiore della casa n. 21, Is. 2^*, Re- 
gione Vili si raccolse il 15 marzo 1890 un altro frammento di lastra marmorea in 
due pezzi (alt. mill. 180, largh. mass. mill. 105), con la leggenda in lettere ru- 
bricate : 

?m. Ao/cONlVS 

ex dee. de C R 
Nel medesimo giorno e luogo si rinvenne una laminetta di piombo, lunga mil- 
limetri 135, larga mill. 25, che reca la seguente epigrafe retrograda in lettere ri- 
levate : 

TD3q ■ 2VHAIJJAT2 

Pare sia il suggello di qualche figulo. 

Il 17 maggio 1890 vi si raccolse un frammento di mattone col bollo: 

ANSI (6^. /. /.. 8042, 9). 
E nel giorno 8 dello scorso agosto, nella Reg. Vili, Is. 2.^ casa n. 16, 3.° stanza 
sotto il portico settentrionale del peristilio fu rinvenuto un altro frammento fittile 
con la marca in lettere incavate: 

■ì ■ q/V\A OA • VI {C. I. L. X, 8042, 4). 

A. Sogli ANO. 



A'.1A7)/.V/.I 



XVIII. \iVA — Ava,ì:ì di itii'i fon'ìcì'ia del l'età del h/'Oi>:o scoperti 
nel territorio del comune. 

Riferii nello scorso anno {Noti:ie 1889, p. 171) intorno ad anticlii bronzi sco- 
perti nel comune di Lei, ed aggiunti alle raccolte pubbliche del Museo di Cagliari. 
Ecco ora nuovi particolari sopra quel rinvenimento. 



— 335 — 

Nei primi mesi dell'anno passato, il bracciante Pittaliis Andrea, scavando il suolo 
per estrarre pietrame, nell'intento di chiudere con uu muro a secco un predio del 
sig. Antonio Dan posto nella località detta sa Maddalena, a poca distanza dal con- 
fine del territorio, tra Silanus e Lei, in provincia di Sassari, circondario di Nuoro, 
restituiva in luce vari oggetti antichi, di bronzo, i quali si trovarono frammischiati 
alla terra, ad una profondità di m. 0,50 a 0,60. Essi sono: — Statuetta, alta circa 
m. 0,15 mancante dei piedi, coperta di tunica succinti, col pugnale sul petto, sago 
a bardosso sull'omero sinistro, del consueto tipo. Tre ascie-scuri, una della quali in- 
tiera, e due ridotte alla metà. Una lancia a cannone lunga, m. 0,41, col puntale or- 
nato nella parte superiore a varie zone formate da linee parallele, molto serrate, di- 
stinte da piccolo intervallo e l'ultima, da oblique spezzantisi tra loro in losanghe. Un 
pestello. Diversi puntali conici. Varie panelle di rame, di foima lenticolare. 

Nel giorno successivo quasi nello stesso sito, im altro lavorante Gruggia Stefano, 
anch'esso in cerca di materiali per la cinta del predio, ad una profondità uguale alla 
prima, trovava im pezzo di metallo bianco del peso di 700 grammi, che sottoposto 
ad analisi chimica, risultò essere stagno puro. 

In generale gli oggetti ora descritti, non presentano né per la materia né per 
la forma, novità degna di nota. Una statuetta simile a quella sopra accennata tro- 
vasi nel R. Museo di Cagliari ; la lancia ed il puntale non differiscono da quelli tro- 
vati in Abini; e le panelle sono identiche a quelle provenienti dagli scavi di For- 
razi-Nioi, e di altre località dell'isola. Unico pezzo nuovo é il pestello, il quale in 
forma di tronco di cono (alto m. 0,08) doveva essere destinato a triturare cose di 
poca resistenza. Devesi però notare, che esso presenta non poca analogia con altro 
utensile di pietra, avente la stessa destinazione conservato pure nel R. Museo. 

Continuando il bisogno di aver pietrame a disposizione, dopo qualche mese di 
intervallo, nel luogo stesso ove era avvenuto il primo trovamento, ed a qualche metro 
di distanza dalla linea ferroviaria, vennero dai braccianti raccolti vari altri oggetti, 
pure di bronzo, e contemporaneamente una rilevante quantità di panelle di rame, di 
forma lenticolare, commiste a pezzi di metallo amorfo ed a rifiuti, per un peso di 
76 chilogrammi. 

Gli oggetti raccolti sono: — Un pezzo di scure (fendente). Alcune armille con 
ornamenti lineari a righe serrate scontrantesi ad angolo nei vertici del poligono di se- 
zione. Parte di grosso anello costituito da lamina ripiegata, di incerto uso. Un bel 
manico di pugnale, leggermente ricurvo, ornato nella parte superiore dell'impugna- 
tura, da uu grazioso reticolato. Un anello a triplice cordone sovrapposto, dal mezzano 
dei quali sporgono tre punte. Un pezzo di uso incerto, formato da un piccolo cilindro 
curvo ""al cui mezzo è aderente un anello, dal quale pendono anelli in forma di 8, 
uno intiero, un altro frammentato. Una placca con due fori e peduncolo. Un corno 
ripiegato, con globo alla pimta, ornato di linee parallele e circoletti, vuoto al di dentro. 
Metà di un martello. Parte di utensile a foggia di lima. Tre ascie di varia gradezza 
a margini rialzati, ed altri piccoli frammenti. 

Si aggiunga, che nella stessa località, che è di formazione granitica, si notò la 
presenza di molti pezzi di un caolino grossolano e di pietra vulcanica, certamente 
portati da altro punto dell'isola. Sembra che questi materiali servissero per farne re- 



r.8(ì — 

cipieuti destinati alla fusione del minerale. Inculcai di raccogliere i cocci che si tro- 
vassero sopra luogo; ma non potei sinora ottenerlo. 

Tra gli oggetti raccolti nel primo trovamonto figurava anche ima piramide tronca 
di ferro, di base rettangolare ed angoli smussati, che per la diversa materia onde era 
composta, doveva fissare in mezzo a quei bronzi la mia attenzione. Trovavasi fram- 
mischiata ad alquanti pezzi di minerale di forma irregolare che un saggio grosso- 
lano, praticato con la lima dava a divedere contenervisi ferro. Se non che, giovandomi 
della cortesia del prof. G. Missaghi, avendo assoggettato poi all'analisi chimica qua- 
litativa "questi pezzi si riconobbe non essere altro che il residuo dalle piriti sottoposte 
alla fusione, per ottenere il rame. Di tali rifiuti da non confondere con le scorie, se 
ne trovarono alcuni più ricchi, altri più poveri di questo ultimo metallo. Ma in ge- 
nere se ne dovè trarre la certezza che il metodo adoperato era abbastanza acconcio, 
ad impoverirle del rame che volevasi isolare. Esclusa la presenza del ferro per uso 
industriale, mi sono pure convinto che la piramide anzidetta, dovesse considerarsi 
estranea agli oggetti di bronzo ivi deposti, e che solo per eftetto del caso, venisse 
raccolta insieme ai prodotti di antichissima fusione ivi restituiti all'aprico. 

Da quanto ho esposto, si deve inferire che oramai rimane accertata l'ul)icazione 
di un'altra importante officina dell'età del bronzo, nel luogo chiamato sa Maddaleiia, 
in prossimità all'attuale confine tra Silanus e Lei, come si è detto. 

Le molte costruzioni nuragiche cha sorgono nella montagna e sopratutto nella 
valle vicina, dimostrano aver quivi, avuto stanza un forte nucleo di popolazione, la 
quale poteva dar sfogo ai prodotti derivanti dalla attività di una fonderia stabilita 
in quel sito. E probabilmente il nuraghe Muros de Rosario ora semidistrutto, che 
sorge alla distanza di poche decine di metri sulla cima della collina, in luogo ben 
aerato e salubre, mentre al piede di essa scaturiscono alcune fonti, ha potuto servire 
di ricovero a quelli antichi artefici i cui prodotti ricompariscono ai nostri occhi dopo 
sì lungo lasso di tempo. 

In seguito alle istanze da me fatte, il sig. Antonio Dan, fece alcune nuove ri- 
cerche sul luogo occupato dalla fonderia; e, come io prevedeva, si raccolsero alcuni 
cocci di stoviglie che trovaronsi frammischiati alla terra. I pezzi recuperati non sono 
di tale grandezza da poter ricomporre la forma dei vasi a cui hanno appartenuto. Ac- 
cennano per altro ad utensili di varie forme e dimensione, a fondo piatto, e che erano 
formati^con due specie di argilla, una rossa, abbastanza epurata e l'altra nera più 
grossolana. Nella parte superiore erano muniti di anse più o mono robu.ste, alcune 
delle quali a giorno, altre a semplici sporgenze ed a foro cieco. 

Mancando nel R. Museo fittili appartenenti all'epoca del bronzo, non siamo in 
grado di istituii-e ratl'ronti. Possiamo però dire che le terrecotte di sa Maddalena 
hanno comune, con quelle dei Nuraghi, l'assenza di qualunque ornamentazione. 

F. VlV.\NET. 



— 337 — 

XIX. TERRANOVA - FAUSANIA — Nuove scoperle nella regione 
lelti, delVagro olbiese. 

Scavando il pastore Antonio Miata in una località posta tra il poggio donna 
Mwscas e il fiume SpadiUagyin per sradicare alcuni tronchi di grossi alberi, fu rin- 
venuta una tomba costrutta in laterizi e coperta alla cappuccina. Le pareti presen- 
tavano uno spessore di m. 0,20 X 0,54; il vano era lungo m. 1,90, largo 0,70; sui 
tegoloni piatti, anepigrafi, della vòlta, esisteva uno strato di calce con sabbione, mentre 
un battuto di ciottoli, di m. 0,10 di spessore, formava il fondo. Lo scheletro era coi 
piedi rivolto a settentrione e nel posto corrispondente ai fianchi, si rinvenne un fram- 
mento di sottile catenella di bronzo, fatta a maglia, ma totalmente consunta. 

A tre metri dalla tomba, in un suolo piuttosto argilloso, fu trovata, ritta, una 
colonnina di tufo; e lì presso, a m. 0,90 di profondità si sterrarono cinque altre tombe, 
giacenti ad irregolare distanza tra loro; aveano misure pressoché uguali, nel medesimo 
tipo della prima. Tre di esse erano intatte; ma due già cadute in rovina, poiché il 
dilatamento delle radici di alcune piante di leccio forzarono i murelli di cinta, facendo 
crollare la vòlta e smovendoue il fondo. Ninna suppellettile funebre si rinvenne ac- 
canto agli scheletri. È da notare, che in una tomba l'alveo consisteva in lastrine di 
pietra, in altra era semplicemente disteso vm piano di calcina con mattoni pesti e 
pietruzze. 

Nell'occasione di aver visitato questo scavo, ho potuto esaminare in varie loca- 
lità alcuni resti di costruzioni preromane e romane. Sulla parte pianeggiante di un 
rialto denominato Fai miintiggiii di lu haUstrerl, entro il fondo del pastore G. Fran- 
cesco Mariano, non lungi dal ponte del fiume Almiddina, esiste una grossa muraglia 
rettilinea in cantoni granitici, larga m. 0,80 e lunga m. 65. Altre pietre disposte re- 
golarmente in senso opposto e ora appena visibili dal livello del suolo, accennano ad 
un edificio rettangolare. 

L'anno scorso furonvi raccolte poche monete di bronzo che il pastore Mariano 
conservava tuttora, sono assai guaste per l'ossido, ma mi parvero dei tempi costan- 
tiniani. 

Nel declivio della regione detta Lu cantareddn, tra il bosco Murroìii e il ter- 
ritorio di Lipparaggla sono visibili le tracce di una costruzione ciclopica in forma 
rotonda, della circonferenza di m. 62. 

In contrada Li muracci, posseduta da certo Domenico Tangoi, esistono i ruderi 
di altro fabbricato preromano, della medesima conformazione. Seppi dai pastori, che 
pochi anni or sono, nell'interno vi si sterrarono dei piccoli vasi fittili di color ne- 
rastro, insieme ad uno scheletro umano. 

P. Tamponi. 
Roma 15 novembre 1890. 

Il DireUore geu. delle AntieliitA e Bella arti 
FlORELLI. 



NOTIZIE DEGLI «CAVI 



NOVEMBRE 



Heoione X (VENETI A). 

I. CONCORDIA-SACtITTARIA — Nuooe scoperte del sepolcreto dei 
militi. 

11 com. Persico ha continuato nei mesi decorsi e continua tuttavia gli scavi del 
suo fondo in cui trovasi la parte del sepolcreto più vicina alla città. Non se n'ebbero 
finora oggetti d'arte degni di speciale considerazione, quante volte si eccettui un agnello a 
mezzo rilievo, che si direbbe far parte del gruppo del buon pastore, essendosi rinve- 
nuto con esso un altro frammento della stessa pietra e lavoro, sul quale a destra 
del riguardante vedesi un piede umano, ed a sinistra il muso d'un agnello piegato a 
terra; il disegno però ed il taglio troppo artistico, pel tempo in cui siamo, rende- 
rebbero un po' dubbia questa supposizione. Vennero invece a Ince alcune arche con 
epigrafe, ed alcuni frammenti che qui riporto in ordine di data della scoperta : 




Fu sterrato il 21 ^maggio, ed è inciso in caratteri tagliati sufficientemente bene. 

2 

TLABRVNA DE NVMERO BATAORVM 
SENIORVM QVI VIXSIT ANNO.S XXV ARCA 
SIBI DE PROPRIO SVO EMIT SI QVIS EAM 
VOLVERIT APERIRE DAVIT FISCO AVRI 
VNCIAS TRES 



— ;Ui» — 

11 uiimero dei fiatavi seniori è quello della cui organizzazione abbiamo avuto 
dal sepolcreto i maggiori ragguagli, poiché ci ha dato di esso un ducenario {C. f. l,., 
V, n. 8759), un campidottore (//;. n. 8773), un biarco {ih. n. 8776Ì, un semaforo 
{ib. n. 8752) e lo strano domestico (ib. n. 8743). 



/ \ 
ARCA 

V R S I C I N I 

(APEDARIO 



8ul tìanco^del copereiiio d'un arca in caratteri molto rozzi, fra i quali vuoisi no- 
tare r L segnato così ( . 

4. 
ATRONIS 
RVL 
AR 

E in caratteri ben disegnati ed incisi. I n. 2, 3, 4 furono scoperti nel luglio, i seguenti 
nell'agosto. 

5. 

FL ZIPERGA PtDI-N:PRIMEMARTIE VICAN 

NIS VIXIT XXVII MILITA STIPE Vili 

FIIVITALISQ_ETMAXIMIANVS ARMAI 

CONVICANI FEcERVNT DE PROPSIQVIS 

ARCAMAVVITERAREVOLVERIT 

IN FERAT- FISCO AVRIIIR m, 

RAS OCTO IVXTA ET POENA CAPITIS 

I caratteri sono bene incisi ma non bene disegaati, per cui 1' E, 1' F, 1' I, l'L, il T si con- 
fondono gli uni cogli altri per guisa da rendere incerta la lettura in alcuni punti. 
Maggiore difficoltà poi presenta qua e colà l'intelligenza di questa lapide, che vorrei 
completare così: 

FLa{vio) Ziperga Py_{f) de ìi.{umero) Primae Martine vìc(tric/f!) an- 

nis vixit XXVII milita{vil) stipe{ndis) Vili 

Flavii Vitalis et Maximianus armat^ui'ae) 

coiivicani fecerunt de 2irop{rio) si qriis 

Arcam auvitcrare {?) voluerit 

inferat fisco miri lih- 

ras octo ju-xta et poena capiti? 



— 341 — 

E qui prima di tutto confesso che non so decidere qual lettera sia quella che 
succede al secondo P nel primo verso, e se e qual carica si nasconda sotto la sigla 
rappresentata da quelle due lettere. Il de n{umero) mi par sicuro; ma un numero 
primae martiae victricis è allatto ignoto per altri ducumenti, nò si ha, che io mi 
sappia, verun ricordo d'una legione ■prima martia viclrlx. Per altro è opinione comu- 
nemente accettata che la legione pseudocomitatense dei Martensi, la quale figura fra 
le noverate nel capo V della Notilia digiiitatum eie. in partibm Occidenlis, derivi 
il pronome dalla trasformazione d'una legione Martia avvenuta per le novazioni in- 
trodotte nell'ordinamento della milizia da Costantino e Diocleziano. 11 titolo numerus 
sarebbe poi dato alla detta legione pseudocomitatense della stessa Notitia al capo VII, 
dove sono elencati " fjui numeri ex praedictis -per infrascriptas provincias liabeantur » , 
e si mette, col nome di Martense, intra GaUias. Se l'ipotesi fosse nel vero, si avrebbe 
da questo marmo la conferma dell'altra sulla derivazione della parola Martenses. 

Nel terzo verso ritenni che la sigla da cui comincia fosse im FLL, e quindi 
lessi Flavii come prenome del Vitalis e Maximianus suoi convicani; ma resta in- 
soluto il Q_ posto fra Vitalis ed et. Né torna facile il complemento ielV armai, che 
a que' nomi succede. In una lapide della Germania figura un C. lulio Marino arma- 
tura legionis XllII Geminae Martiae Victricis (che è la nostra cambiato il numero) 
(Henzen 6794), in una di Belgrado un Cinciuato armatura legionis IIII Flaviae 
Firmae (C. /. L. Ili 1663), in un'altra un quondam armatura legionis II adiutricis 
{C. I. L. HI 3336) ed in fine nella Lambesiana n. 1488 del Wilm. un ex arma- 
tura ed un d{/pens) ar{maturae). Da ciò parrebbe che armatura venisse ad indicare 
uno dei bassi gradi della milizia legionaria, uno di que' gradi che passavano sotto il 
nome generico di principale^ ; ovvero più probabilmente un militare scelto, un appun- 
tato della legione, distinto in quel genere d'esercizio che si chiamava ariuatura e 
veniva impartito dai Campidottori, tanto raccomandato da Vegezio ('). Con tale sup- 
posto la sc/iola armaturarum, la quale trovasi sotto il maestro degli offici in Oriente 
(Not. Dign. Or. e. X, 6) ed in occidente (Not. Occ. e. VIII, 3), il cuneus armatu- 
rarum, che secondo la Not. Occ. stanziava a Bremetennaco (e. XXXVIII) ed il numerus 
armaturarum di cui parla la lapide che riportiamo più sotto, si dovrebbero ritenere 
corpi formati di militari scelti ed istruiti in quel genere di esercizi ; ed a tali corpi 
apparterrebbero pure i convicani del defunto, per cui cui ho completato armat{urae). 

In fine non seppi conformare ad un significato l'AVV ITE RARE, perchè non mi 
si presentò alla mente un verbo, il quale, almeno pel suono, vi si avvicinasse ed 
avesse il valore di violare, manomettere ecc. 

È degna di nota la pena comminata, la quale è libbre otto d'oro e per di più 
il taglio della testa. Fin qui si avevano nel sepolcreto tre lapidi (C. /. L., V, nu- 
meri 8761, 8762, 8768) che comminavano ai violatori della tomba il taglio della 
mano od una multa in suo luogo. Forse nell'intenzione dell'autore di questa epigrafe 
volevasi dare una pena principale la pecuniaria, libero al reo d'offerire in sua vece 
la propria testa. E se ciò fosse, come vi ha tutta la ragione di ritenere, allora si 

('; Praeterea ilio exercitii genere quod armaturam vocant et a campiiloctoribus traflituv.imbnenfliis 
est tyro (1. I, e. 13) 



avrebbe nella presente iscrizione il primo esempio del vidr'Kjildo, il quale, com'è noto 
nella legge longobardica, era la multa redimibile colla pena capitale. 

6. 
FL MARTIDIO P P AVXILI ARIORVM MILEEQVI 
TVM QVI MILITAVI! ANN XXXVIII FL EXV/ ///ANC 
FILIVS PATRI CARISSIMO ARCAM COMPARA///,// IVS 
ET ORDINAVIT//////SI QVIS EAM CONTRERIVIT 
CAPITIS PERICVLVM PATIA 
TVR 

Anche in questa non mancano le difficoltà. \^ uiLcUiariorum mile equitam ha 
Ve di mile alquanto incerto; ma trovando nella Not. Occ. al v. XXXVIII ì'auxilium 
mìliariensium, sono indotto a supporre che qui si parli di esso, il quale vuoisi de- 
nominato così, perchè formato in origine da una prima coorte di qualche legione che 
contava 1105 pedoni e 132 cavalli, e si chiamava ordinariamente mìUaria (cf. Veg. 2, G); 
ma talvolta anche mUianeme, come ne fa fede l'epigrafe aquilejese {€,. I. Z., V, 
898), ove leggiamo MILITAVIT-INCI^ND MILIARENSE, che il Mommsen 
interpreta in cohorte Claudia miliareiise. Presso il Marini poi, il quale ne aveva 
avuto la copia dal Cortinovis, e la riporta negli Atti dei fratelli Avvali a p. 630, 
l'indicazione della coorte è più evidente IN CH.... MILIARENSE. Resta ancora 
Y auxiliarionim in luogo di auxilii , voluto dal titolo ufficiale generico di quella 
truppa; ma parmi che si possa menar buona la formula usata nel marmo, la quale 
viene a dire che il defunto èx^. p{rae)p{ositnx) auxiliariorum miliarensium equilnm ; 
cioè ai cavalli degli ausiliarii miliarieusi. 

Il nome del figlio, il quale comperò l'area, è indubbiamente EXVQ;c/']AN CI VS, 
perchè 1' I V S che sta in fondo alla linea susseguente, e non ha nessun legame pos- 
sibile col COMPARA, anzi è pur staccato dalla scheggiatura che ha portata via 
l'ultima sillaba di questo, ci dà il complemento di quel nome. 

In fine il contrerivit del quarto verso è molto probabilmente una storpiatura 
del contrcctaverit. dovuta all'inesperienza del lapicida. 

La lettura adunque dell'intiera lapide sarebbe a mio avviso la seguente: 



Fl{avio) Martidio p{rae) p{osi(o) auxiliaroriim mili{aricnsiinn) equi- 

tum qui militavit amiis XXXVI IL Fl{aLHUs) Exu\_per']cuieius 

lllius 'patri carissimo arcani compara\_i;ìt~\ 

et ordinavil \_quod~\ si qais eam coiitr(^ctavc'\rit 

caiìitis periculum patiaiur. 

Qui la pena di morte non è redimibile in denaro. 



— 843 — 
Sono state poi disterrate tre tombe, clie ci offrono queste iscrizioni : 

7. 
FL CASCINIVO DVCENARIO 
EX NVMERO ARMATVRA 
RVM///VI VIXIT ANNIS 
XLIII ET MILITAVI! AN XXIII 
ARCAM DE PROPRIO SVO 
VBI POSITVS EST COLLEGA9' 
SVI CONPARAVERVNT SI QVIS 
EAM APERIRE VOLVERIT DABIT 
IN FISCO AVRI PONDOSEX 

In questa lapide non v'ha di notevole che il numero armataramm, il quale sa- 
rebbe pur accennato nellepigrafe n. 5 coli'abbreviato ARMAT. Ivi ho avvertito che 
la Notilia DigHitatam etc. ia parlibiis occidentis, mette un Cuneus armaturarum 
in Bretagna; ma il nwmerus armaturarum non si conosce che dalla presente iscri- 
zione. Non vai la spesa di rilevare lo strafalcione del collegas sui conparaverunt. 
Al tempo in cui siamo di questi spropositi grammaticali non mancano anche in do- 
cumenti estesi in regioni, che della nostra dovevano essere ben più colte. 



'-T7XO'RVS*PATRI*PIE\ /TAl / 

MEMORIAM*POSINSIB\ ytTLLLEa IS RE 

SI QVIS * AVTEHANC * ìjcPVLTVrÀ |l * MOVE -v/f 

TEMPTAVERITeINFERRE«DEBE//////\.I///ISC09A 

VRI * LIBR * VIFL * lOVINIANVS • BEARCVS 

DRACONARIVSi^ EX NVMERO c6 

OCTAVA ■ DALMATAS ■ MILITAVIT ci ANNOS tó 

XX • VIXIT ■ ANOS • XL • POSVIT ■ MEMORIA 

lOVINVS • PROT ■ PARENS • SVVS » 

Scritta in buoni caratteri. Ma era poi Flavio Joviniano, qui memorato, con- 
temporaneamente biarco e draconario (porta insegna), come lo farebbe supporre 
l'immediato succedere di una di queste cariche all'altra? Noi credo: ma non so de- 
finire quale delle due nella gerarchia militare fosse la superiore. Fatto è però che 
egli le coperse entrambe nel numero octava Dalmata s e quindi che le due cariche 
avevano luogo nell'organismo di questo corpo. Il quale, dai documenti dell'epoca, è 
a noi noto col nome di equites octuvo Dalmatae (Not. occ. e. VI); ma il titolo di 
numero applicatovi dal nostro marmo non ha riscontri. 

9. 
<\\VIVS • SEVERIANVS • CENTENARIVS 
DENVMERV-.V EQVITA CATAFRACTARIORVA 
MILITAVIT ANNIS XXII-HABIENS-PARENTES • AIIARIVA-XI 
DEVICO SVRiLi ACi SIQJS VOLVERIT EAM ARCAM APERIRE 
DABIT POENAM FISCIAVR I-P-DVVM 



In questa epigrafe non abbiamo a notare quanto alla forma esteriore che la de 
sinenza dell'accusativo nella voce numeram retto dal de, 1' A usato per M nelle voci 
eqìùtum calafractarlormn, delle quali anormalità dovrebbe dirsi autore colui che ha 
inciso l'epigrafe n. 3, poiché 1' L, tutte le volte che ricorre è conformato nella guisa 
stessa di quello di LAPEDARIO. 

Fra le guarnigioni della Bretagna, o meglio Britaaìiiantm, figura il praefectus 
equitim catafractariornm (cfr. Not. occ. e. XXXVIII), col quale, naturalmente stava 
il corpo soggettogli ; e coU'esempio del marmo precedente possiamo stabilire che i 
corpi di milizia, i quali si enunciavano col prelìsso eqnitum, erano nel concetto vol- 
gare qualitìcati per lutmerl. 

Come questo centenario sia dalla Bretagna venuto qui, e come qui si trovas- 
sero il ducenario co' suoi colleghi e i militi del cuneiis armaturarum di cui par- 
lano le epigrati n. 7 e 5, residente pure in Bretagna, non può spiegarsi altrimenti 
che col supposto esser costoro venuti qui attratti dalla fama della nostra fabbrica 
sagittaria per farvi la provvista delle freccio di cui i loro corpi bisognavano. 

Restano assai incerte le indicazioni della patria del defunto, indicazioni che tio- 
vansi alla fine del 3" ed al principio del 4° verso. 

D. Beutolini. 



Regione Vili (CISPADANA). 

IL FORLÌ — Statuetta di bronco scoperta entro Vabitato. 

Nel cavo di un condotto pubblico aperto in Forlì, in via Diamante, a line di 
smaltire le acque del pozzo artesiano di piazza Garibaldi, presenti diversi muratori 
ed il soprastante ai lavori, fu nel mese di settembre, trovato, alla profonditù, di me- 
tri 3,50, un idoletto di bronzo, che venne consegnato al Municipio. 

Rappresenta un uomo di corpo breve e tozzo, con muscolatura risentita, e grossa 
testa. Ha barba folta, naso camuso, lunghe orecchie, sopracciglia inarcate, con soprap- 
posti cornetti rudimentali. Gli copre la nuca ed il dorso una pelle di bestia, le cui 
zampe anteriori scendongli sul petto, e le posteriori sono annodate sopra il pube. La 
coda dell'animale distendesi sino ai piedi, tenendosi accostata alla gamba destra. At- 
teso lo stato un poco detrito del bronzo, non saprei determinare a quale quadrupede 
possa attribuirsi la pelle, ma la direi di leone. L'idoletto ha nella mano destra un 
oggetto che pare una borsa, con la sinistra stringe la testa di im serpente, che a spira 
saliente gli avvolge il braccio. Compresa una depressa base rotonda, misura in altezza 
m. 0,10 ed è ricoperto di ossido verde cupo. In capo porta una specie di fiore aperto, 
come di loto, che lo qualifica egizio, e sembra rappresentare il dio Bes, e sarebbe 
questa la prima testimonianza, tornata in luce da noi, del culto egiziano, mischiatosi 
sul cadere dell'impero alle antiche deità latine. 

In questi scavi non essendosi incontrati avanzi di fabbriche, ma solo sabbia e terra 
alluvionale, è a credere, che il bronzo sia stato ivi portato dalle acque del fiume Mon- 
tone, che ai tempi romani passava là presso. 

A. S.4NTARELLI. 



— 3-4Ì 



III. CASTROCARO (frazione del comime di Terra del Sole) — Brand 
dì isiippellettììc funebre scoperti in contrada ^ le Battaglie ~ . 

Da persona, della cui fede non ho motivo di dubitare, ebbi contezza di bronzi 
rinvenuti in tombe scoperte presso Castrocaro. 

Fatte alcune ricerche, mi fu dato sapere, che nello scorso estate, in un fondo 
del sig. Piancastelli, denominato Casino, in località detta le battaglie, forse da sco- 
perte ivi fatte in passato di altri sepolcri, il colono lavoratore, dissodando un terreno 
in pendìo, aveva incontrati molti grossi ciottoli fluviatili, e mescolati ad essi i ricor- 
dati bronzi, non che frammenti di stoviglie nere, in quantità. Se trattisi di una o 
più tombe non sono in grado di determinare ; ma dalla descrizione ricevuta del luogo, 
posso argomentare, che il piccolo gruppo derivi da due o tre sepolcri allineati, i 
quali trascinati dalla frana si erano presentati al colono in quello stato di confusione. 
Non restò neppure accertato se le tombe fossero di combusti o di inumati ; per la 
prima ipotesi sarebbero avanzi di terra bruciata e di molti carboni rinvenuti in pros- 
simità; per la seconda, pezzi di cranio e qualche osso portatomi, sui quali non ve- 
dovasi azione del fuoco. 

A quanto sembra, quell'area deve nascondere altre tombe. I bronzi, acquistati 
pel civico Museo di Forlì, consistono in fibule ed armille. Le prime sono quindici, 
delle quali cinque intere e ancora con l'ardiglione elastico : le altre sono più o meno 
intatte nell'arco; ma nel gruppo si trovano pure spilli e cartocci rotti anticamente il 
che farebbe pensare al rito funebre dello spezzamento. Hanno tutte lo stesso tipo che 
è a navicella, vuota nell'interno ; recano ai lati due globetti sovrastanti, a collarino, 
ed altro globetto un po' più grosso alla estremità del cartoccio sempre lungo e qua- 
drato. Una sola delle fibule, oltre ai due globetti laterali, ne ha un terzo in mezzo 
all'arco, e per forma, meno il finimento del cartoccio, è simile a quella trovata in 
Forlì nel ripostiglio presso la barriera Ravaldino (cfr. Bull, di Paletu. il. a. XII, 
tav. VII, n. 3); il resto riproduce dal più al meno i nn. 1 e 2 di detta tavola. 

Le armille sono quattro. Le due maggiori, del diam. di m. 0,075 e 0,080, con- 
stano di verga esagona grossa mill. 10, ripiegata mezza volta sopra sé stessa, e con 
teste lievemente ingrossate. Riproducono quelle trovate nel forlivese, a s. Lorenzo in 
Noceto (cfr. Marchesi St. dell'ani, città di Forlì, p. 809). Le minori sono dello s'esso 
tipo, di verghetta grossa mill. 4, del diam. di m. 0,048, con testa invece legger- 
mente assottigliata, sicché richiamano quelle rinvenute negli ipogei di Volterra (cfr. 
Bull. cit. a. XII, tav. V. nn. 7, 8). La patina onde queste armille sono coperte, non 
diversifica da quella delle fibule. 

Come dissi, si trovarono coi bronzi vari fittili ridotti in frantumi. Potei però 
averne uno intero, ed é un vasetto rozzo, fatto a mano, brunastro, con quattro bu- 
gnette verso la sommità e a labbro ripiegato all'interno. È alto mill. 33, largo 32 
e identico a diversi da me raccolti nella stazione di Villanova (cfr. Santarelli, Scaoi 
in una stas. preromana a Villanova presso Forlì, tav. II, p. 23). 

I pezzi dei vasi maggiori, sono di terra bruna, mescolata a pagliuzze di mica, 
fatti pure a mano, tiati in nero, lisciati con la stecca, e solo essicati. Vi figurano 



— 840 — 
avanzi di manici a bastoncello semicircolare, rivolto in su (tipo Villanova del Bo- 
lognese). 

Questi resti di Attili, che a tutta prima sembrano insignificanti, mi paro riliet- 
tano abbastanza luce sui descritti bronzi per avvalorare il supposto che lo tombe di 
Castrocaro sieno della stessa gente la quale, nella prima età del ferro, lasciò/requenti 
vestigia tra noi, e segnatamente nelle capanne della mentovata Villanova. Noto anzi, 
che quei tipi di fibule ed armille, come ebbi già ad avvertire nel citato BuUettino, 
sono, sin ora, da noi i predominanti e non iscarseggiano ; mostrando cosi che la ci- 
viltà che li introdussse, si svolse qui molto a lungo ed intensamente. 

A. Santarelli. 



Regione VI (UMBRIA). 

IV. SASSOFERRATO — Antichità rimesse a luce nclVarea delVan- 
tica « Sentinum " . 

Nell'ultima gita fatta a Sassoferrato per scegliere le aree in cui iniziare le esplo- 
razioni archeologiche che codesto Ministero intende eseguire a Scuttuum, ho preso 
nota dei vari oggetti ch'eransi antecedentemente rinvenuti in occasione del taglio 
della ferrovia da Fabriano a Sant'Arcangelo, nel sito denominato la Civita presso 
Sassoferrato; ho esaminato i resti di edifizi e di strade che emergono qua e colà; ed 
ho perlustrato il circuito delle mura, delle quali quasi dapertutto appaiono le fonda- 
menta, per formarmi ima prima idea generale di quella città. 

Anzitutto che in essa debbasi riconoscere l'antica Sentinum ricordata dagli 
scrittori (') è provato da varie lapidi ivi rimesse a luce nei passati tempi, le 
quali parlano di cittadini, di magistrati, dell' O/y/o e della Ptebs dei Sentinati. 
Queste lapidi si conservano ancora oggidì parte in SassofeiTato, parte in Fabriano 
presso la famiglia llamelli-Raccamadoro che ivi le trasportò da Sassoferrato, ove 
erano dapprima. Due importanti tavolo di patronato provenienti da Sentine e con- 
servate ora nel Museo Capitolino, l'una dell'anno 260 e l'altra del 261 di Cristo, 
fanno menzione del Collegio dei Fabbri e dei Centonarii esistenti in quella città (-). 

Sentinum giaceva a mezzogiorno dell'odierno Sassoferrato in pianiu-a, quasi alla con- 
fluenza dei fiumi Marena e Sanguirone nel Sentino, il quale ultimo la bagnava ad 
est, ed il Marena ad ovest : ma essendo i loro letti di molli metri inferiori al piano 
della città ne rendevano dai due indicati lati diffìcile l'accesso. Sul lato di mezzo- 
giorno poi sorgeva l'acropoli, posta sopra un'elevazione naturalo del suolo, e rafforzata 
da validissime mura. Di queste e delle altro che circuivano la città sono ancora adesso 
conservate quasi da per tutto le fondamenta costruite con piccoli parallelepipedi di pietra 

(1) Potyb, II, 19. — Dion. Gas., Hìst. 48, 13. — Appian., De beli. cii\ V, 30. — Frontin, 
Stratag. 1, 8. 

(2) Wifmaims, Kccmpla ìnx.r,pt. n. 28.57 e; 2858. 



— 847 — 

calcare. La corona parò dovea essere formata con grandi blocchi di travertino che nei 
passati tempi furono divelti e trasportati altrove per servirsene come materiale da co- 
siruzione. Molti di questi blocchi si osservano ancora adesso incastrati nei muri di 
di alcune case situate a sinistra del ponte che conduce a Sassoferrato. Recentemente 
poi, in occasione della trincea per la ferrovia, vennero posti allo scoperto, sul lato 
nord della città gli avanzi di un grandioso muro, tutto composto di grandi parallele- 
pipedi di travertino, il quale sembra fosse stato innalzato a maggior difesa della città 
da quel lato. 

Sentinum fu municipio, e venne ascritto alla tribù Lemonia, come risulta dalle la- 
pidi. Ma il Colueci ed il Brandimarte (') si affannarono per dimostrare che fu pure colonia 
romana dedotta prima da Lucio Antonio fratello del triumviro ed in seguito da Ot- 
taviano. Le loro argomentazioni però non hanno valore. Perocché dai testi di Appiano 
e di Dione, a cui essi si riferiscono e nei quali si parla delle ostilità di Lucio An- 
tonio e di Ottaviano e dell'assalto dato da Salvidieno Rufo a Sentine, non risulta 
punto che questa città fosse una colonia dedotta dal fratello del triumviro e tanto meno 
da Ottaviano. Essa non viene neppur ricordata dal catalogo pliniano delle colonie, il 
quale nella Regione V, Picemim, cita soltanto fra le colonie Eadria, Asculum ed An- 
cona. Finalmente il prof. Ettore Pais nel suo lavoro. « Sulle colonie militari dedotte 
in Italia dai Triumviri e da Augusto ' {-) ha enumerate tutte le città che si possono 
con fondamento ritenere quali colonie, ma fra queste non è inclusa Sentinum. Con 
tali risultati negativi trovansi in perfetto accordo anche le lapidi Sentinati fin qui 
conosciute, in nessuna delle quali è fatta menzione di colonia. 

Gli scavi che il Ministero della Pubblica Istruzione ha deliberato d'intraprendere 
a Sentino potranno arrecare luce sn questo argomento, dimostrando se la città fosse stata 
costruita o no con quella unità di piano, con quella regolarità di vie e di isole che 
sappiamo essere state proprie delle colonie. 

Giova intanto conoscere come cinque anni addietro, correggendosi la strada pro- 
vinciale che da Fabriano conduce a Sassoferrato, e che traversa l'area dell'antica Sen- 
tine, si scoprirono numerosi resti di privati edifizì ed una grande strada formata di 
grossi poligoni di calcare, gli addentellati della quale osservansi ancora adesso nelle 
sezioni laterali della medesima strada provinciale. Ora quell'antica strada romana aveva 
l'esatta direzione da est ad ovest; e precisamente normali ad essa doveano essere molti 
privati edifizì di cui appaiono scoperti tuttavia i muri. Si è quasi autorizzati a rico- 
noscere in essa una via decumana. Recentemente poi in occasione del taglio per la 
ferrovia s'incontrarono e scopersero parecchie piccole chiaviche, le quali avevano una 
direzione da sud a nord ed immettevano tutte in altra più grande, direttamente al- 
lineata da est ad ovest. Quelle chiavichette adunque, il cui corso dovea essere paral- 
lelo a quello delle strade, fanno pensare all'esistenza di una o più strade dirette da 
sud a nord e che sarebbero altrettante vie cardinali. Di queste strade però non venne 
scoperto finora alcun avanzo. 

(») Colueci, Antichità Picene, voi. VII, § \'I e VII. — Brandimarte, Piceno Awionario, 1, 
p. 20 e seg. 

(2) Nel Museo italiano di antichità classiche del Compareiti voi. I. 

45 



— 348 — 

Della sontuosità dei privati edifizi che sorger doveano in Santino danno un'idea 
i muri glossi ed accuratamente costruiti con quadrelli di calcare disposti a strati 
orizzontali, e specialmente i pavimenti a musaico. Due insigni esemplari di questi 
ultimi erano già noti nella prima metà di questo secolo al Brandimarte, che ne diede 
la descrizione ('). Il primo aquistato, a quanto dice il Brandimarte, dal principe Eugenio 
ex viceré d'Italia, passò in seguito a Ludovico I re di Baviera e trovasi presente- 
mente nella Gliptoteca di Monaco. Venne descritto dal Brunn (-) e pubblicato poscia 
dall'Engelmann neWAi'cJiaeol. Zeituag dell'anno 1887, tav. III. Rappresenta il Sole 
in piedi con la sinistra sul fianco, la destra alzata e circondato dai dodici segni dello 
Zodiaco. Ai suoi piedi vedesi la terra, nella posizione naturale di giacere al suolo, at- 
torniata da quattro fanciulli, che simboleggiano le quattro stagioni. La figura colos- 
sale del dio ha ima posa lisippea, ragione per cui viene considerato dai dotti come 
riproduzione della colossale opera di Charete che trovavasi a Rodi. 

Il secondo pavimento a musaico accennato dal Brandimarte rappresentava il mare 
con molti pesci. 

Altro grandioso musaico della considerevole grandezza di m. 12 X 12 esiste nella 
vigna Ippoliti al lato nord della città, ed è notevole per la presenza di vari animali 
marini e fantastici che ne occupano gli angoli. La sua non ordinaria grandezza induce 
a credere che pubblico fosse l'edifizio a cui appartenne, forse qualche terma. Altro 
pubblico edifizio, probabilmente qualche teatro, dovea sorgere in prossimità della 
trincea aperta per la ferrovia, verso l'angolo sud-ovest della città. Ciò argomento da 
taluni oggetti di marmo e di bronzo ch'erano stati gettati alla rinfusa in un am- 
biente, specie di sotterraneo, che si era principiato a scavare in mia presenza il giorno 
7 agosto u. s. L'ambiente era circoscritto da quattro muri conservati per un'altezza 
di circa tre metri ed accuratamente costniiti con quadrelli di calcare ; ma era privo 
di qualsivoglia apertura, come pure di pavimento. Perciò, quantunque avesse la lar- 
ghezza di m. 4,22 X 3,10, non si può considerare altrimenti che quale sotterraneo. 
Venne scavato con grande cm-a dal 7 all' 11 agosto, estraendone i seguenti oggetti: 

Un frammento di grande maschera comica di marmo, alta piìi del naturale, della 
quale sopravanza la fronte con i capelli. 

Vari frammenti di altro mascherone tragico in marmo. Sopravanzano il naso, la 
bocca aperta e cinque ciocche della capigliatura lavorata a cannelloni. 

Disco di marmo del diam. di m. 0.45 con figura trattata a bassorilievo di un capro 
finiente in coda di pesce (capricorno) : al di sotto osservansi alcuni segni che sem- 
brano onde, e dietro la testa è scolpita una mezza luna. 

Frammento di un disco consimile, sul quale è figurato a bassorilievo una ma- 
schera tragica presentata di profilo con bocca spalancata e la fronte sormontata dal- 
l'cnkos. 

Bellissimo grappolo d'uva in bronzo, alto m. 0,09 con rispettiva foglia di vite 
alta m. 0,08, l'uno e l'altra stupendamente lavorate. 

Nel medesimo sito erano anche i frammenti di una statua loricata di marmo e 



(') Brandimarte, loc. cii; p. 19. 

{•) Brunn, Mùnchener Sitzung-bcrichte 1875, p. 2.5. 



— 349 — 

molti pezzi architettonici. La statua loricata è grande più del naturale: rimangono 
di essa parte della tunica, alcune fìmbrie della corazza, la gamba destra nuda con- 
serrata fino al ginocchio, parte dell'anca e del ginocchio sinistro. 

Fra i pezzi architettonici ricordo come i più notevoli : una colonna in due pezzi 
lunga complessivamente m. 4,12 e col diametro alla base di m. 0,46; due tronchi 
di altra colonna della complessiva lunghezza di m. 1,80 e del diametro di m. 0,4(3; 
un tamburo di colonna in travertino alto m. 0,45 e del diametro di m. 0,83 ; altri 
cinque tronchi di colonna l'uno differente dall'altro per diametro ed altezza; un capi- 
tello d'ordine corinzio, ma di rozzo lavoro, alto m. 0,30 e col diam. di m. 0,38 fram- 
menti di altro capitello simile ed alcuni piccoli rocchi di colonnina di giallo antico 
lavorata a spirale. 

Vi si raccolsero inoltre un centocinquanta frammenti di lastre di marmo di vario 
colore, bianco, giallo, rosso ecc., segate ed adoperate per impellicciatura di pareti ; una 
trentina di pezzi, alcuni assai lunghi, di una cornice marmorea, che aveva il comples- 
sivo sviluppo di m. q. 48 per 0,11 di altezza. 

In quel sotterraneo erano state gettate probabilmente anche le imposte di una 
porta di legno, poiché vi si raccolsero altresì molte spranghe di bronzo e di ferro e 
molti chiodi che sembra ne abbiano costituito i ferramenti. Il legno, come facilmente 
s'intende, si consunse col tempo. Le spranghe di bronzo sono in numero di dodici. 
Quelle di ferro in numero di nove, e varie per forma e per lunghezza. Tre, lunghe 
m. 0,26, hanno testa massiccia con finestrella quadrangolare e finiscono in punta 
aguzza e rivoltata dalla parte opposta a quella della testa. Presso la punta è pra- 
ticato un foro, dentro cui rimane tuttavia un chiodo lungo m. 0,08. Quattro altre grappe 
di ferro, lunghe m. 0,20, terminano alle due estremità in linguette che formano con la 
piastra principale angoli ottusi : altre due spranghe infine, lunghe m. 0,23, sono fornite 
di una sola testa costituita da sbarra quadrangolare ricurva, finiente in punta aguzza. 

Nel medesimo sotterraneo era pure una elegante cassettina in legno, della quale 
però sopravanzano soltanto le laminette di osso e di avorio che ne formavano l'im- 
pellicciatura e la decorazione. Delle laminette di avorio alcune, dell'altezza di tre 
centimetri, mostrano un fregio di ovoli finamente intagliato e simili per lavoro e di- 
segno agli ovoli che fregiano il telaio superiore del letto funebre di Norcia ricostruito 
dal Pasqui {Momtmeiiti Anlichi pubblicati dall'Accademia dei Lincei p. 239 
tav. I e II) ; altre dell'altezza di sette centimetri, rappresentano parte di una figura 
femminile panneggiata, forse di Vittoria, che con la mano destra abbassata sorreggeva 
lo scudo. Alla medesima cassettina appartenne probabilmente anche una lamina qua- 
drata di bronzo con taglio quadrangolare centrale, la quale dovea, mediante sei 
chiodetti, essere applicata presso il foro della serratura : in prossimità vi si raccolse 
anche una piccola chiavetta di ferro. 

Oltre i numerosi e svariati oggetti estratti da quel sotterraneo, molti altri se ne 
raccolsero dispersi per differenti punti della trincea ferroviaria, la quale misura la no- 
tevole lunghezza di metri 480 per 12 di larghezza all'apertura e 6 alla base. 

Lungo i fianchi di quella trincea appaiono chiarissimi, ad un metro e cinquanta 
circa dal suolo attuale, numerosi avanzi di pavimento a musaico che il piccone ine- 
sorabile dell'impresa ha dovuto squarciare, e rimangono testimoni dei cospicui edilizi 



— 350 — 

romani che or fanno 18 secoli quivi sorgevano, in mezzo ai cui avanzi fra pochi anni 
trascorrerà lìschiando la vaporiera, simbolo di novella era di civiltà. 

Indico ora i più notevoli oggetti raccolti qua e là per la trincea: un peso ro- 
mano di basalto con la nota numerale ''" incisa a puntini sopra una faccia ; centoset- 
tanta frammenti di una statua di bronzo, fra i quali è notevole un'ala molto ben la- 
vorata della lunghezza di mill. 10 X 23; una bella ascia di ferro lunga 17 cent.; 
due scalpelli di bronzo ; varie lucerne di terracotta, di cui alcune col nome del fab- 
bricante; alcuni fondi di vasi aretini, con suvvi impresso altresì il nome del fabbri- 
cante; parecchi utensili di osso, stili, aghi, tubetti ecc. Fra cotesti arnesi di osso 
merita speciale menzione una cannetta lunga m. 0,11, con ornati incisi ad incavo sopra 
ambo le teste, in modo da servire come stampiglia. Il primo consiste di un qua- 
drato con un foro a ciascun angolo; il secondo di una specie di ramo o rosone. 

Si ebbero inoltre cinque frammenti d'iscrizioni su lastre di marmo; ma conten- 
gono troppo scarse lettere perchè se ne possa ricavare qualche senso. Debbo piuttosto 
ricordare come circa mezzo chilometro dalla città, dal letto del Sentino venne estratto 
un importante frammento di statua equestre marmorea e colossale, visibile ora nel 
casino della nobile famiglia Ippoliti-Cecehetelli. Sopravanza la parte anteriore del 
cavallo, compresa la testa, e parte del torace del cavaliere. Il frammento è ben con- 
servato e presenta da per tutto un lavoro eccellente. 

Questi oggetti ed altri minori, che qui non è luogo di enumerare, danno un'idea 
dell'importanza di quelle ruine, e giustificano pienamente la risoluzione del Goverao 
d'intraprendere scavi sistematici e regolari, i quali certo non mancheranno di offrire 
documenti preziosi per la storia e la topografia di quell'antica città. 



V. FOLIGNO — Scoperte avvenute nelVinterno della città. 

Elseguendosi scavi presso la chiesa s. Feliciano e precisamente innanzi alla fac- 
ciata prospiciente la piazza Vittorio Emanuele, si rinvennero alcnne tombe. Furono 
queste trovate alla profondità di in. 1,50 dal piano stradale ben conservate e composte 
di tegoloni di terracotta. 

La prima tomba misurava in lunghezza m. 1,60 e vi si rinvenne uno scheletro 
scomposto. Vi si raccolse anche un meschino oggetto di bronzo ed uu frammento 
sagomato, di vetro verdastro. La testa era rivolta a ponente ed il sepolcro era 
collocato in modo da formare un angolo non molto aperto col parapetto delle scale del 
Duomo. 

Nel secondo cavo, adiacente al primo, si rinvenne il secondo sepolcro, lungo m. 1,20 
formato anch'esso di tegoloni, uguali ai primi. La testa dello scheletro guardava tra- 
montana e la posizione della tomba formava angolo retto col muro sopra ricordato. 

Le tegole, le ossa degli scheletri, non che i pochi oggetti rinvenuti, furono a 
cura del Municipio, depositati in apposito locale. 

Negli scavi per la fognatura della via Venti Settembre, alla profondità di circa 
m. 1 e precisamente innanzi la casa Giacomini. si è scoperto un tratto di via for- 



mata con mattoni collocati a spina di pesce, sistema specialmente in uso nel medio 
evo, la qual via sembra traversare l'odierna casa Salari e dirigersi verso porta 
s. Giacomo. 

Nello spigolo di detta casa Giacomini, presso l'antica strada, si sono rinvenuti 
quattro grandi blocchi di pietra squadrata, assai probabilmente avanzi di costruzioni 
romane, adoperate poi nelle modi'rne fabbriche. 

T. BUCCOMNI. 



Regione VII (ETRURIA). 

VI. SUCtANO (frazione del coiuime di Orvieto) — Tombe etnische nella 
tenuta del Fattoraccio presso Castelgiorgio. 

Gli scavi per la ricerca di oggetti antichi, iniziati sulla fine di agosto dal si- 
gnor Mario Gaddi di Orvieto nella sua proprietà del Fattoraccio, in vicinanza di 
Castelgiorgio, ebbero per risultato la scoperta di due tombe a camera internate sul 
sedimento arenario di un leggiero rialzo di terra, che per breve tratto fiancheggia 
ima diramazione della via Cassia ('). Appartengono senza dubbio ad un sepolcreto 
etrusco disperso a gruppi per tuttto l'altipiano, attorno alla parte orientale di Castel- 
giorgio, il quale probabilmente risiede sul luogo di un antico pagus. La presenza di 
una necropoli sul ripiano del Fattoraccio si manifestò da prima per le fortunate in- 
dagini ivi eseguite nel 1865 dal sig. Paolozzi di Chiusi, in un terreno del mar- 
chese Gualterio (-). Dettero queste una ricca suppellettile di ori, di vasi fittili imitanti 
i toreutici, di specchi graffiti e di vasi enei con iscrizioni etrusche ; oggetti che stabi- 
lirono che questi sepolcri risalgono all'età tra il III" ed il 11° secolo av. Cr. Su questa 
medesima necropoli succedettero nell'ottobre del 1877 altre notevoli scoperte (^), che 
hanno stretta affinità con quelle ultimamente avvenute. Il sig. K. Mancini di Orvieto 
esplorò tutto il lato destro del tratto derivante dalla Cassia, dirimpetto cioè alle tombe 
Gaddi, in modo che oggi resulta da ogni parte limitata quella via da antiche tombe. 
Ne consegue quindi cbe in precedenza di quel diverticolo sussistesse ivi una via più 
antica; e, tenuto conto della direzione data dalla doppia fila di tombe, si arguisce 
che ima via etrusca solcava l'altipiano del Fattoraccio da un capo diretta ad Orvieto, 
dall'altro alle Grotte di Castro. 

Nella zona esplorata dal sig. Gaddi vennero in luce due sole tombe con ingressi 
poco profondi e rispondenti sulla crepidine sinistra della via ricordata. Erano inter- 
nate nello strato arenario molto friabile, che non aveva retto alla pressione del ter- 
rapieno sovrastante. Si trovarono dunque colla vòlta sprofondata e ripiene di terra, 
ma, ad onta di questo, non immuni da visita precedente. Gli antichi espilatori tro- 

(1) Distaccavasi questa dalla Cassia tra Bolsena e Acquapendente, e aveva per scopo di con- 
giungere la via consolare con Orvieto passando per le trincere del Canonico. Bull. Inst. 1879, pa- 
gina 19. 

(2) Bull. Inst. 1865, p. 167; ib. 1871, p. 18. 

(3) Nat. d. scavi 1877, p. 260. 



varono lo volto intatte, poiché fu riscoutrato che per accedere nell'interno delle celle 
erano stati dai medesimi rimosse le chiudende di tufo e lo strato solidamente com- 
presso che ne ostruiva l'adito. Anche gli oggetti sì nell'una che nell'altra recuperati 
si raccolsero senza ordine nel piano della tomba, insieme a molte tracce di cadaveri 
combusti ed a poche ossa di cadaveri inumati. 

La prima tomba esplorata si componeva di una sola cella a pianta rettangolare, 
larga cioè m. 2,50 e profonda 3,25. Lungo le pareti laterali aveva due banchi, sui 
quali furono originariamente deposti i cadaveri colla testa appoggiata alla parete di 
fondo e con avanzi di ossa combuste nella parte corrispondente ai piedi, cioè negli 
angoli laterali all'ingresso. Tra i due banchi mortuari, vicino alla porta, si trovarono 
ammucchiati circa trenta vasetti, cioè piccole olle e prefericoli, di rozza tecnica e 
privi di vernice, so si eccettuano due soli di questi a forma di oimchoai. Queste 
imitano i prodotti delle fabbriche campane e sono verniciate di nero. Sopra un banco, 
tra le ossa cremate, si raccolse una laminetta di oro larga mezzo centimetro, lunga 
circa otto centimetri e appartenente forse a braccialetto. Infatti nel 1877 il sig. Mancini 
in una tomba di fi-onte alle precedenti trovò una lamina consimile interamente con- 
servata e chiusa a cerchio, che misurava mm. 85 di diametro ('). Ma la sottigliezza 
della lamina non poteva da per sé sola costituire un'armilla: non dubito pertanto 
affermare che la medesima laminetta fosse girata attorno ad un braccialetto di legno 
di cuoio ; tanto pili che il nostro esemplare ha presso l'estremità due forellini serviti 
forse per le imbuUettature. Tra i banchi funebri, in punti differenti, stavano, rovesciati 
al suolo due specchi di bronzo, fusi e graiììti con figure di un disegno che rivela 
inoltrata decadenza. Nel primo, che fu trovato privo dell'ansa, emerge soltanto dal- 
l'ossido la parte superiore di guerriero seduto a destra e parte della figura corri- 
spondente a sinistra. Tra queste figure conservasi qualche traccia di una figura fem- 
minile. Nella parte convessa di detto specchio rimangono molti segni di ossido di 
ferro, lo che spiega che fu deposto nella tomba insieme ad oggetti di questo metallo, 
i quali oggi sono affatto perduti. L'altro specchio, con lungo manico compito da testa 
di cavallo, ha due figure virili appoggiate ai bordi laterali, e tra esse due femmine; 
ma fu raccolto frammentato e contuso dagli antichi espilatori con parecchi colpi di 
piccone. 

La seconda tomba componevasi di una camera identica a quella accennata, ma 
con porta sulla parete di fondo, la quale metteva ad una seconda cella, a cui late- 
ralmente erano disposti i soliti banchi funebri. Si nell'una che nell'altra s'incontra- 
rono ossa combuste e parti di scheletri rovesciati tra i detti banchi insieme agli avanzi 
della suppellettile. In questa tomba mancavano affatto i vasi di creta, ma in quella 
vece si constatarono molti frammenti di vasi enei, spezzati a bella posta e ammuc- 
chiati vicino all'ingresso. Tra questi uno o due degli specchi che descriveremo, e la 
parte superiore di oiiwchoe di sottilissima lamina, corrosa dall'ossido, che nasconde 
sul collo una breve iscrizione etnisca a lettere grandi circa un centimetro e mezzo, 
e della quale non resta visibile clie ...I//;'/VM; iscrizione che su esempi numerosi 



(ij Noi. 187 



— 353 — 

di vasi consimili scoperti negli scavi ricordali Giialterio-Paolozzi (') e su di uno 
specchio graffito, recuperato per gli scavi del sig. Mancini nelle tombe in faccia alle 
nostre (2), è facilissimo completare con fllllOVM. A questa oi«oe/we sembra appar- 
tenesse un manico fuso biforcato presso l'attaccatura inferiore, e compito da due bot- 
toni e nel mezzo da piccola chiocciola. Al gruppo dei vasi di bronzo appartengono 
un grosso coperchio fuso e sagomato a tornio, munito di cerniera e decorato in giro 
da rozzi ovoletti; im'ansa fusa di bronzo, alla cui base una protome femminile co- 
perta di elmo frigio, e sopra alla cui attaccatura dell'orlo un putto coricato e nudo ; 
tre sostegni di cista foggiati a piedi bovini, sui quali s'innalzano maschere femmi- 
nili coperte di un panno sulla fi-onte e sulle tempie; in ultimo un piccolo delfino, 
che doveva servire di appendice alla cista menzionata. 

Dispersi sui banchi e sul piano della tomba s'incontrarono tre specchi fusi, di 
bronzo, muniti di lungo manico, che termina con testa equina. Nel più conservato, 
di un disegno grave e condotto con largo solco, furono graffite le figure dei Dioscuri 
nudi e seduti uno da una banda ed uno dall'altra, e tra essi Venere e, più indietro, Pallade 
coperta di elmo e di egida. Questa rappresentanza è circondata da un festone di foglie. 
Lo specchio misura mm. 12.5 di diametro. Negli altri due specchi, un poco più grandi 
del precedente, l'ossido ha ricoperte e distrutte in gran parte le figure, che erano trac- 
ciate con sottile incisione e, per quanto si può giudicare dagli avanzi, manifestavano 
un disegno più libero e corretto che quello degli esemplari descritti. In uno di essi 
vedesi parte di figura virile ammantata, nell'altro la testa ed il petto di Genio alato 
e con penula allacciata sullo sterno, tra due giovani seduti che probabilmente rap- 
presentano i Dioscuri. 

Sfuggì alle ricerche degli antichi, scavatori un paio di pendenti di sottile lamina 
d'oro, sbalzati a grossa testa di mastino e compiti nel rimanente del gii'o da una 
cordicella molleggiante, il cui capo s'introduceva in un piccolo occhietto saldato sotto 
la gola dell'animale. Appartengono essi ad un'oreficeria molto grossolana, e trovano 
riscontro in esemplari ugualissimi per grandezza e per arte, recuperati in una tomba 
degli scavi Mancini di fronte alle nostre {^). 

Oltre gli ornamenti predetti del funebre corredo non rimanevano che un paio di 
piccoli orecchini di filo d'oro avvolto a spirale ; un piccolo orecchino di forma lunata, 
girato a fune ; un frammento di braccialetto di sottile foglia d'oro, identica a quella 
notata nel corredo della prima tomba ; un frammento di corniola spezzata dal fuoco, 
dove uella parte convessa era incisa una lotta d'animali; due fibule con arco di la- 
mina e con spirali di filo eneo ; avanzi di catenella, e un braccialetto di filo di rame 
con capi appianati e solcati da graffiture in croce. 

Da questa seconda tomba insieme agli oggetti sopra accennati, venne in luce 
un asse battuto, con bifronte da un lato e con prua dall'altro. 

A. Pasqdi. 

(1) Bull. Inst. 1865, p. 168. 

(2) Notizie, 1877, p. 261. 

(3) Notizie, 1877, p. 261. 



— ^}U — 
VII. FIANO ROMANO — In occasione di alcuni sterri eseguiti dal signor 
prof. Vincenzo Montenovesi nei terreni di sua proprietà, presso l'antico convento di 
s. Stefano, si è ritrovato un frammento di grossa lastra marmorea, alto m. 0,22, largo 
m. 0,11, che conserva la seguente lista di nomi: 



r\ 


>— W IN O 1 V O 


TI 


• CLAVDIV 


C 


• ACILIVS 


A 


• S ABINP 


Sex-farsvli| 


p- 


TITlENVb 


M 


T I T T I V S 


M 


SALLVVn 


N 


Pi N ARn 


-^?-eX5_onivsI 



L'ultimo nome è rescritto sopra abrasione. 



G. Gatti. 



Regione I (LATIUM ET CAMPANIA). 



Vili. ROMA — Nuove scoperte nella città e nel suburbio. 

Regione V. In via Merulana, proseguendosi gli sterri nel luogo medesimo, ove 
nel settembre dello scorso anno (cfr. Nolide 1889, p. 270, 271) furono raccolti molti 
oggetti antichi, specialmente in bronzo, è stata recuperata una daga romana, di ferro, 
lunga m. 0,53. È in buono stato di conservazione, e soltanto l'elsa è distaccata. 

È stato pure rinvenuto : uaa testa di leone, in bronzo, servita per boccaglio di 
fontana ; una serratura a cassettone quadrato, pure in bronzo, di m. 0,085 per lato, 
che conserva tutti gli interni congegni ; un medaglione di Traiano Decio (Cohen, 57), 
ed un bellissimo contorniato di Nerone (Cohen, n. 68), porfettamente conservato. 

Regione IX. Nel fondare una nuova fabbrica, appartenente ai sigg. march. Patrizi, 
sulla riva sinistra del Tevere fra il vicolo del Cefalo e la chiesa di s. Anna de' Bre- 
sciani, si è trovato, alla profondità di circa m. 4,00, tuttora infisso al suo posto, un 
cippo terminale delle ripe del fiume riferibile alla terminazione fatta sotto Antonino 
Pio nell'anno 161 dell' e. v. È in travertino; alto m. 1,95, largo m. 1,00, grosso 
m. 0,40; e nella fronte, ch'era rivolta verso il Tevere, reca l'iscrizione: 



— 355 — 

i m p . e a e s a r t . a e l i ii s 
liaàjyCK N V S • A ì\KtonJjnu_s 
AVG • PI VS • PO TIFEX • MAXIM sic 
TRIBPOTXXIIIlLVlPIICOS ■ IIIIPP 
aPLATORIONEPOTE 
CALPVRNIANO • CVRAT 

A-VEl • TIBERIS • ET • RIPAR • ET ■ CLOACAR 
VRBIS • TERMINOS • VETVST • DILAPSOS 
EXALTAVIT • ET • RESTIT ■ RECT • RIGORE 
PROXIMO • CIPPO • P POStOS- EX AVTO sic 

RITATE ■ iMPCAES-DIVI-NERVAE-FILNERVAE 
TRAIANI^AVG • GERM • PONT • MAX • TRIB 
POTEST • V • COS • mi . P • P • CVRATORE 
ALVEI • TIBERIS • ET ■ RIPAR- ET • CLOACAR 
IVLIO • FEROCE 

Regione XIII. Botro il nuovo mattatoio al Testacelo, costruendosi un recinto 
per il macello speciale degli Ebrei, si sono incontrati alcuni mml antichi, parte co- 
struiti a cortina laterizia, parte in reticolato con^colonne di tufa. Essi formano una 
stanza, di circa m. 6,00 per lato ; sul cui pavimento giace un antico deposito di fusti 
e rocchi di colonne, di capitelli e di basi, di varie grandezze. I marmi pure sono 
diversi , trovandovisi la breccia corallina, il pavonazzetto, il marmo bianco, il granito. 

Via Tiburtina. I lavori per l'ampliamento del pubblico cimitero al Campo Ve- 
rano, nell'area dell'antica vigna Torlonia, ove furono già ricosciuti avanzi di un gran- 
diosa sepolcro (cfr. Notisie 1890, p. 121, 159), sono stati ritrovati altri frammenti 
del fregio fittile, che lo adornava, e che porta in rilievo Vittorie immolanti un toro 
{ivi p. 160). I frammenti testé rinvenuti sono del tutto simili a quelli editi dal 
Campana {Op. lìlast. tav. LXXXIV, LXXXV). 

Fra le rovine del monumento è stata trovata l'iscrizione seguente, incisa in lastra 
marmorea di m. 0,75 X 0,50, rotta in 22 pezzi : 

D M 

Statili A- evhodia- viva- Fecsibi-et 

STATILIO ERAsTO ■ CONIVGI • OPTIMO 

ITEM • STATILIAE • ERASTE • FIL • EORVM 
ET STATILIO • PROTOCTE TO • VIRO ET LIB • 
EIVS • ITEM ■ LIB • LIBERTAB • POSTERISQVE 
EORVM • HOC • MONITVM ■ SIVE • SEPVLCHRVA sic 

QVOD EST ■ VIA ■ TIBVRTINA • CLIVO • BASSILLI 
PARTE ■ LAEVA • QVOD EST • CONCLVSVM ■ IN 
FR • A ■ MACERIA • CAESAE • PAVLINAE SI QVIS sic 
VOLEt jkANVS-INICERE SIVE- VENDERE 
SIVE • ABALENARe DABET ■ POENAE -NOMI 
NE • AERARIO ■ POPVLI • ROMANI +S ■ XX • N 



— 356 — 

A breve distanza dal medesimo luogo è stata trovata un'altra lapide marmorea, 
alta m. 0,38 X 0,46, su cui leggasi: 

D , M 

e • IVLI • ATHENODORI- 
QVI • FECIT • SE VIBO • SIBI • 
ET- IVLIAEFELICISSIMAE- 
CONIVGI • DVLCISSIMAE- 
QVAE-VIXITMECVMSINE -VLLA- 
QVERELLA • AN NIS -XXXVII • 

In altra parte del Camposanto, e propriamente verso il miu'o di confine presso 
il cancello del Portonaccio, è stato raccolto fra la terra un grazioso vasetto di vetro, 
in forma di coppa, alto m. 0,04, col diametro massimo di m. 0,06. È conservatissimo ; 
e nella superficie ha graffiti alcuni ornati a linee circolari. 

G. Gatti 



IX. POMPEI — Giornale dctjìi scavi redatto dai Soprastanti 
(ofr. Notizie 1S90, p. 327). 

ottohre 1890. 

1 ottobre. Negli scavi che si eseguiscono dal lato sud-sud-ovest della Regione VITI, 
isola 2* è stato raccolto: — Marmo. Un rosone a foglie convesse, su base circolare, 
alto m. 0,22. Altro rosone a forma concava con foglie che si ripiegano in fuori e su 
basetta quadrata; altezza m. 0,13. 

2 detto. Non avvennero scoperte. 

3 detto. Ripigliato lo sterro di una porzione della casa n. 1 Isola 4^^ Reg. V, 
sulla fronte nord della via Nolana, nello strato medio, frammisto a rottami ed 
altro, accennante a sofferto incendio, è stato raccolto un masso di materia carbo- 
nizzata, che non può bene determinarsi. Presenta fori analoghi a quelli di una spugna, 
ed è rossastra alla superficie, e nella frattm-a è di un nero lucido. 

4 detto. È stato eseguito lo scavo di una parte del peristilio della casa con 
ingresso nella via Nolana n. 3, isola S"-, Reg. V e si è raccolto: — Bronzo. Una 
piccola moneta, riconosciuta per una frazione di asse di Claudio. Un tasto chirurgico 
lungo m. 0,14: — Terracotta. Una piccola lucerna circolare, con becco frammentato e 
sporgente, e priva del manico. Inferiormente reca a lettere rilevate il noto bollo: FORTIS, 
sotto cui è pure in rilievo una foglia di edera. 

Oltre a questi rinvenimenti è stato pure trovato sotto un disco di stucco, contenente 
il rilievo di due serpenti, sulla parete orientale del peristilio: — Terracotta. Un'ara 
rustica, formata da un pilastrino che anteriormente, e nella parte superiore, ha rile- 
vate due mascherette. 



— 357 — 

5-8 detto. Non avvennero rinvenimenti. 

9 detto. Nella Reg. V, isola 4='. casa n. 1 è stato raccolto : — Broii:o. Cento- 
ventidue monete, assai guasta per la sofferta combustione, e che, giusta l'esame fat- 
tone dal sig. ispettore prof. A. Sogliano, furono riconosciute per sesterzi ed assi im- 
periali: — Argento. Piccolo gruppo di monete ammassate, del peso complessivo di 
grammi 30, e delle quali solo una è stata distaccata e riconosciuta per un danaro 
di Vespasiano : — Broìuo. Un morso di briglia con relativo freno, formato da alcuui 
anelli girevoli, dentellati ed acuminati. È stato restam-ato. Altezza m. 0,20. Una 
lucerna circolare monolicne e con manico anulare ripiegato in alto, diametro milli- 
metri 80 : — Terracotta. Tre lucerne cir-colari, in una delle quali è rilevata la testa 
radiata del sole, in altra un delfino, e nella terza la testa di Selene su mezza luna. 
Diametro della maggiore mill. 60. Oltre agli oggetti rinvenuti in questa località, si 
raccolse: — Avorio. Una tessera circolare recante, da un lato, una testa virile im- 
berbe, recinta da tenia e con lungo collo; nel rovescio vi si legge la seguente epi- 
grafe, così trascritta dall'ispettore prof. A. Sogliano: 

XIII 
epMHC 
ir 

10-12 detto. Non avvennero scoperte. 

13 detto. Nella indicata località si raccolse; — Piombo. Un recipiente di forma 
cilindrica, alto m. 0,48, diam. 0,35. 

14-16 detto. Non avvennero scoperte. 

17 detto. Continuandosi lo scavo menzionato, si trovò: — Broruo. Un cande- 
labro formato da un'asta poggiante su tre piedi di cavallo; alto m. 1,22. Due mo- 
nete, una delle quali ossidata, l'altra, giusta l'esame del prof. Sogliano è un asse di 
Augusto, coniato dal triumviro monetale L. Surdiaiis. 

18-26 detto. Non avvennero scoperte. 

27 detto. Da un operaio è stato raccolto un frammento di mattone con bollo 
circolare, di cui il prof. Sogliano fece l'apografo seguente : 

TI • CLAVDI • AVG • L • POTISCI 
28-31 detto. Non avvennero scoperte. 



Regione II (APULI A). 

X. ALTÀMURA — Di un antico sepolcreto riconosciuto in con- 
trada Casale. 

Fra le tante contrade dell'agro di Altamura si comprende una località, da tempo 
immemorabile appellata Casale, sul versante sud-est della città, a sette chilometri 
dall'abitato, presso la strada provinciale che da Altamura porta a Santeramo. Quivi, 



in occasione dei lavori per la strada ferrata da Gioia del Colle a Santa Venere, do- 
vendosi costruire la stazione che sarà denominata Ce/fiale, fu riconosciuta un'antica 
necropoli. 

La scoperta avvenne nella proprietà del sig. Lelio Sabini, poco discosto dal fab- 
bricato rimale. 

Furono rimesse in luce una cinquantina di tombe, quasi equidistanti tra loro; 
ed eguali per forma e dimensioni, in taluna delle quali furono rinvenuti due soli 
vasi fittili, dipinti, parecchie terrecotte e vari cocci. 

Essendo stati intrapresi, sotto la mia direzione, alcuni scavi il giorno primo 
d'agosto, si scoprirono ventotto tombe, anche qneste simili tra loro, varianti solo nella 
lunghezza da m. 1,10 a m. l,o(>. In larghezza ottVono costantemente m. 1,00, e 
m. 0,90 in altezza. 

Le tombe trovansi a poco più di un metro sotto il livello del suolo, che dopo 
40 e 50 centimetri di terreno vegetale, presenta subito un sustrato di masso tufaceo, 
piuttosto friabile. In questo sono cavate le tombe, coperte poi da uno o due lastroni 
di tufo, insieme uniti, dello spessore di m. 0,20. Quattro sole stavano coperte con 
lastra calcarea, di eguale spessore ; ed una soltanto con un pezzo grande, ma alquanto 
difforme, formato da compatta conglomerazione calcarea. 

Tra le ventotto tombe esplorate, su una superficie di mq. 280,50, una sola fu 
rinvenuta piccolissima rispetto alle altre, ma sempre alla stessa profondità. È lunga 
m. 0,80, larga m. 0,60 e alta m. 0,80. Di particolare poi in questa, ed in altre due 
grandi tombe fu notato un dente rilevato a modo di gradino, in giro al fondo del se- 
polcro, alto m. 0,20, largo m. 0,20. In una sola tomba si riconobbero fori equidi- 
stanti sulle pareti lunghe, ove erano dei chiodi dei quali rimangono pezzi, però os- 
sidati. 

Le tombe hanno generalmente la forma rettangolare, qualcuna è a tronco di 
piramide. Distano tra loro circa m. 2,00, e presentano tutte il lato lungo da oriente ad 
occidente. Tra le tombe esplorate il primo d'agosto, una sola restituì un cratere, die 
è il più grande dei vasi fìttili raccolti; inoltre un piccolo unguentario a forma di 
otre; ed un urceolo. In tre tombe si rinvennero resti di ossa umane; e in tutte le 
altre abbondanti cocci di vasi frantumati. 

Quattro sole tombe si riconobbero assolutamente non rovistate; le altre venti- 
quattro, quantunque chiuse dal solito coperchio, erano state violate. 

Questa necropoli di Casale, che ci presentò delle tombe così connesse tra loro, 
ha pure nelle sue vicinanze alcune traccie di tombe isolate; e questo venne ricono- 
sciuto in tre punti diversi, posti a certa distanza tra loro, ove cavatesi, in epoca re- 
mota, delle grotte per ricovero di animali, vennero incontrati alcuni sepolcri posti alla 
spicciolata, i quali per tali cavi vennero tagliati in vari sensi. 

Queste tombe così rimaste compreso nella volta delle grotte, sono otto; ed hanno 
forma di tronco di piramide, con base inferiore di m. 1 X 1 e base superiore di me- 
tri 0,80 X 0,80, e l'altezza da m. 0.80 a m. 0,90. Ora dimensioni siffatte non pare 
che permettessero di dare al cadavere una giacitura orizzontale nell'atto del seppel- 
limento. 

Gli oggetti trovati sono i seguenti: — Vaxl /Utili dipiali. Cratere alto m. U,36 



— 359 — 

cou figure ed ornati in rosso, su fondo nero. È rotto verso il piede. Anfora di bella 
forma con manichi a colonnette, meandri sul collo, e rappresentanza mitologica sul 
ventre. È alta m. 0,38. È priva del piede e di un pezzo di manico. Cratere alto 
m, 0,32, con rappresentanza mitologica su fondo nero : — Terrecotle. Anfora con pic- 
cola fascia circolare, alta m. 0,29, ben conservata. Altra con manicbi a colonnette, 
alta m. 0,25. Specie di olla, con rappresentanza di oche che ricorrono in una fascia 
circolare, alta m. 0,22. Altra simile, ma senza decorazione alcuna. Nell'interno di 
questo vaso è attaccata una lekane, cementata da trasudamenti calcarei. Altre due 
simili, una delle quali assai danneggiata; altezze rispettive m. 0,18 e m. 0,20. Tazza, 
alta m. 0,16. Tre tazze verniciate in nero, alte m. 0,08, 0,09 e 0,11. Oenochoe sem- 
plice, alta m. 0,16. Vaso di forma sferica alto m. 0,09. Specie di olla con manichi 
molto elevati; alta m. 0,12. Piccolo askos, rotto da un lato, alto m. 0,08. Olpe con 
svelto manico, a vernice scura, mancante di un pezzo del ventre, alta m. 0,20. Quattro 
patere, tre delle quali a vernice scura, diametro medio m. 0,14. Lekane senza co- 
perchio, a due manichi, diam. m. 0,15. Vaso ad un manico, con fascie circolari nere, 
su fondo chiaro, in senso orizzontale, alto m. 0,12. Tre saliere, diam. m. 0,05. Pic- 
colo urceolo, a vernice scura, alto m. 0,07. Borchia con mascherone, spettante a ma- 
nico di vaso di cui si rinvennero pochi frantumi. Otto piccoli vasi di veruna impor- 
tanza e guasti. Piccola lucerna, rotta: — Ferro. Quattro frammenti di ferro ossidato, 
avanzi di puntali di lancie. 

In tre sole tombe si raccolsero ossa umane. 

F. Sarlo. 

Il eh. ispettore cav. G. .latta, incaricato dal Ministero di esaminare gli oggetti 
rinvenuti, trasmise la relazione seguente : 

La scoperta fatta recentemente d'una piccola necropoli nel luogo denominato 
Casale, distante circa 7 chilometri da Altamura e nel territorio di questa città, ha 
certamente pochissima importanza archeologica, se si riguarda gli oggetti rinvenuti 
nelle tombe, dei quali segue appresso la descrizione, ma non si può dire lo stesso 
della importanza storica e topografica della medesima. Di fatto la topografia antica 
della nostra provincia presenta moltissime lacune ; e queste scoperte che di tratto in 
tratto avvengono in luoghi diversi, e sono sicuri indizi di più o meno piccoli gruppi 
di popolazioni agricole sparse all'intorno delle antiche loro metropoli, sono doppia- 
mente importanti. Esse topograficamente ci vengono insegnando i luoghi in cui, nel 
tempo della civiltà italo-greca, sorgevano queste borgate dipendenti dalle città auto- 
nome, e storicamente ci forniscono la prova che queste ultime possedevano un vastis- 
simo territorio con qua e là città minori e borgate agricole dipendenti da esse. In 
un'altra mia precedente relazione (cu-. Notizie 1887, p. 200) ebbi a parlare della 
scoperta di una simile necropoli avvenuta nel luogo denominato Capello in territorio 
di Kuvo, nel qual territorio anche altri rinvenimenti di simil genere hanno avuto 
luogo in diversi tempi nelle contrade Maiine, Balle e Caleiitano. È bene dunque che 
di ciascuna di queste scoperte si tenga un esatto conto, ne sarà poco di guadagnato 
se potremo accrescere di giorno in giorno la conoscenza della precisa ubicazione degli, 
antichi luoglii abitati. 



— 360 — 

Vengo intauto alla descriziouo dei vasi, e comincio dal notare che le tombe di 
Casale^ a giudicare dai momimenti in esse contenuti, possono assegnarsi alla fine del 
secolo III av. Cr. Nessun vaso d'importazione ho veduto fra quelli che ho esaminati, 
e mi sembrano tutti di fabbricazione pugliese, non dissimile dalla notissima dei vasi 
di Euvo. 

1. Cratere con figuro rosse su fondo nero, mancante di un manico e del piede; 
disegno leggiero; soliti ornati ne' soliti luoghi; alt. 0,29; diam. 0,32. 

Da una parte una donna in lungo chitone, calzari e vari muliebri ornamenti, 
cammina a sinistra, recando nella d. imo specchio e nella s. una cesta con focacce 
tonde e piramidali di color bianco, e volge la testa indietro per guardare il giovane 
che la segue. Costui reca nella d. una corona e nella s. un ramoscello con fronde 
tonde intermezzate di bacche bianche ; la clamide ravvolta in parte al braccio si- 
nistro gli pende da questo e, mentre è interamente nudo, una bianca benda gli cir- 
conda la testa. Dall'altra parte due palestriti palliati. 

2. Altro cratere più grande, mancante solo di im grosso pezzo alla pancia, in 
luogo per altro dove non erano figure; simile al precedente per colore, ed ornati, ma 
di disegno più accurato; alt. 0,38; diam. 0,42. 

Da una parte sopra un'ara, o poggiuolo che sia, siede ima Baccante in lungo 
chitone e pallio ravvolto alle gambe, con ornamenti al collo e alle braccia di color 
bianco. Ella è volta verso il giovane Dioniso che le sta ritto dinanzi, e sembra of- 
frire a lui una bianca coppa con la d. mentre con la s. sostiene il tirso a cui si ap- 
poggia. Il dio ha la testa cinta da un bianco diadema, e nel rimanente del corpo è 
nudo ; con la d. sostiene il tirso contro il proprio petto e una parte della clamide di 
cui con la s. tien sospesa l'altra parte; e sembra in colloquio con la Baccante or de- 
scritta. Dietro quest'ultima vedesi un giovane Satiro in piedi, tutto nudo, con orecchi 
di capra e coda di cavallo, in atto di accingersi a suonare le tibie ; e di queste che 
sono dipinte di bianco egli tiene una in una mano e un'altra nell'altra. Dall'altra 
parte due palestriti palliati in atto di parlare fra loro, dei quali uno ha il bastone 
e l'altro la striglie. 

3. Anfora con manichi a colonnette, mancante del fondo, del piede e d'un pezzo 
in uno de' manichi ; figure rosse, e soliti ornati al collo e negli altri luoghi ; disegno 
leggiero. 

Da un lato è rappresentato un Baccanale. Un giovane tutto nudo, con benda 
bianca e corona intorno ai capelli, siede sulla propria clamide ripiegata, sostiene con 
la d. un tirso, con la s. una grande patera sormontata da bianchi puntini, e volge 
la testa indietro verso un Satii'o. Questi è in piedi, tutto nudo, ha la bianca benda 
intorno alla fronte, gli orecchi aguzzi e la coda cavallina e, facendo riposare la d. 
sull'anca, sostiene con la s. abbassata il tirso e un tamburello. Dinanzi al già de- 
scritto giovine seduto vedesi un altro giovine in piedi, nudo, con bianca benda alla 
fronte, altra simile nella d. distesa verso il seduto a cui sembra volerla offrire, e con 
la s. penzoloni lungo il bastone sul quale è ripiegata in parte la clamide e che gli 
fa puntello sotto il braccio corrispondente. Dall'altro lato tre palestriti palliati, uno 
de' quali appoggiati sul bastone. 

4. Kelebe col ventre senza colore, con il collo oruato di fascettine nere e di- 



— 361 — 

pinto; alt. 0,21; diam. 0,19. Sopra una fascetta alquanto più larga e di colore gial- 
lognolo sono rappresentate in fila, da una parte e dall'altra del vaso, sette oche nere 
in atto di camminare a d. con le ali spiegate. Questa pittm-a, per mio credere, non 
è da assegnare a un tempo molto anteriore a quello dei vasi innanzi descritti, ma 
deve piuttosto considerarsi come una locale e tardiva imitazione dell'arcaismo impor- 
tato, della quale si hanno parecchi esempi sui rasi direi semi-rustici, come è il pre- 
sente, anche all'epoca della decadenza. 

5. Circa 30 vasellini di nessimissima importanza, in parte frammentati, di varie 
forme e dimensioni, tra i quali parecchi dipinti soltanto di nero e la maggior parte 
senza colore alcuno. 

G. Jatta. 



Regione III (LUCANIA et BRUTTIl). 

XI, Frammento cVkcralone arcaica la alfabeto acheo, proveniente dalla 
provincia di Reggio Calabria. 

Alla collezione epigrafica del museo Nazionale di Napoli è stata recentemente 
offerta in dono dal sig. cav. Emilio Stevens la laminetta frammentaria di bronzo con 
iscrizione greca in caratteri arcaici, di cui si dà qui il facsimile al vero. Mancante 
di tutta la parte sinistra, ma completa negli orli superiore, inferiore e destro, essa 
misura m. 0,054 d'altezza, m. 0,047-0,049 di larghezza, e m. 0,0012 di spessore. L'al- 
tezza delle lettere, bene e nettamente incise, oscilla fra m. 0,004 e 0,00.5. 



^EO/^A7A^A/^ 
-1-OJaS TES'\-\A^ 

^0•TAVTO•PA^/ 

KA^OA/^or^ 

r+Af^-0OPK£v 



Non è noto il luogo dove fu trovata. Il donatore, secondo le notizie a me co- 
municate dal eh. prof Sogliano, la acquistò da un antiquario girovago nella provincia 
di Reggio, ma l'alfabeto del framuiento è in tutti i suoi particolari quello delle co- 



— 362 — 

Ionie achee; e ciò esclude la sua provenienza da Rkegion, città che, quantunque non 
priva di elementi estranei, fu essenzialmente calcidica, ed usò nelle più antiche mo- 
nete ed iscrizioni un alfabeto di fondo calcidico con qualche modificazione dovuta 
all'influsso degli Ioni di Samos. La grafia, il caratteristico segno divisorio fra le pa- 
role, consistente in un punto, e la menzione dei nQ'yVSfvoi, evidentemente come ma- 
gistrati, arbitri o testimoni, alla lin. (3, ci richiamano subito alla mente il noto bronzo 
di Petilia {Roelil, 1. G. A., n. 544), e stabiliscono fra questo ed il nostro frammento 
tali punti di contatto da farci sospettare che ambedue appartengano al medesimo luogo. 
Certamente il materiale epigrafico arcaico delle colonie achee è ancora troppo scarso 
per permetterci di trarre dal confronto dei monumenti finora scoperti conclusioni men 
che precarie ; e d'altra parte è ben poco quello che si può cavare da un brano di 
scrittura cosi mutilo come questo e per di più in buona parte occupato da nomi 
propri, quali 2i;if%M, od altro caso, lin. 3, (PiXinnoc, lin. 7, e JoQxfv\j, lin. 8 ; ma 
è pur notevole che è sempre la tavoletta di Petilia quella con cui gli avanzi della 
nostra epigrafe presentano, anche riguardo alla stilizzazione ed al formulario, la mag- 
giore somiglianza. Quello che dal confronto di ambedue risulta chiaro ai miei occhi 
si è che qui abbiamo i residui d'una breve disposizione, alla quale, come nel bronzo 
di Petilia, i proxeni appongono la loro firma e danno il xvooi . 11 carattere del- 
l'atto è espresso, se non vo errato, da quel óuuth , lin. 2, che nel contesto del do- 
cumento tiene il posto del óiàimi nell'altra iscrizione, e certo vuol indicare un'azione 
legale, sia di aggiudicazione o d'arbitrato o qualche cosa di simile. Gli è appunto 
in tale significato ed in connessione col sostantivo óiain^raf che questo verbo, dal- 
tronde inusitato, ricorre neir ^/(/raoto^/eort ilf«(7rtM?ra p. 267, 4; dianr^rai ■ xQnal xcà 
diairsTv óinxQiKw. Ma quale e dove ne si.i il soggetto non si può dire. Dai re- 
sidui della prima linea, ad onta della lezione chiara e sicura, nulla si riesce a met- 
tere insieme di concreto, e sebbene venga fatto facilmente di pensare ad un magistrato, 
parmi molto dubbio che le tre lettere dnii , nel nesso in cui si trovano, possano 
supplirsi per ÓHii^ioQyÓQ , carica che ricorre coi 'proxcni nell'altro bronzo, L'atto si 
riferisce probabilmente all'aggiudicazione delle sostanze di persona defunta : a ciò al- 
ludono il participio xcà Uaron' della lin. 5 e l'espressione ....Tctviw (cioè io. 
avToì') 7r«)'[r« della lin. 4, che pure trova il suo riscontro nella frase rnv f^nixinv 
xaì za Un n n vrn della donazione di Saot/s nel bronzo Petiliuo. Notevole, ma non 
nuovo nell'epigrafia delle colonie greche dell'Italia meridionale e della Sicilia, è l'uso 
delle sigle od abbreviazioni che vediamo in parecchi luoghi dell'iscrizione. Tali sono 
il . /(' , lin. 6, il S((r , lin. 8, e certo parte d'una sigla è anche il residuo . . . k alla 
fine dell'ultima linea. Dal posto che queste due occupano accanto ad un nome proprio 
(giacché anche la seconda appartiene senza dubbio al nome perduto dell'ultimo jjro- 
xeaos) risulta evidente che esse sono l'abbreviazione del demoti/con di queste persone, 
secondo l'uso a noi già noto per le iscrizioni di Tauromenium (C /. G-, 5640, 5641 ; Com- 
paretti negli lahrbfwher di Fleckeisen 1860, p. 305 e sg. ; e Mèlanges d'Archeo- 
logie et d'Histoire della scuola Francese di Roma 1881, p. 1 e sg.) e per quelle 
di Rhegion (Kaibel Tmcr. Gr. Siciliae et Tlaliae n. 614-616). Non altrettanto 
però sembrami possa dirsi del /Iv della lin. 6, posto dopo il nome della carica e 
quindi rifereutesi a tutte le persone qui nominate. Questo, a mio credere, rappre- 



senta il nome della tribù, donde, come p. es. avveniva per i cosmi cretesi, i pi^o- 
xeni che dovevano fxmgere in quell'anno o in quella circostanza erano scelti. Una 
(fvli] achea di' nome Jviiaia , forse la medesima che qui abbiamo^ si trova nell'iscri- 
zione di Oleaos pubblicata dal sig. Martha nel Bull, de Corr. hell. II (1878), p. 94 
e sg. e riprodotta nel Delectus del Cauer, II ediz., n. 268, lin. 31. Le lettere HA 
dopo il verbo alla lin. 2 si prestano piuttosto per l'espressione d'un pronome rela- 
tivo ci che per una parola abbreviata di questo o d'altro genere. L'età del frammento, 
per quanto si può ricavare dai criteri paleografici, gli unici di cui possiamo disporre, 
è quella medesima del bronzo di Petilia, il quale è da tutti ritenuto non posteriore 

al VI secolo av. Cr. 

P. Halbherr. 



SICILIA 

XII. TERMINI-IM ERESE — Rimuovendosi la terra per lo scavo di una con- 
dottura d'acqua nella via Vittorio Amedeo in questa città, si rinvenne un'urna formata 
con lastroni di calcare. Nell'interno era un vaso fittile con resti dello scheletro. Il vaso 
andò in frantumi. Si recuperò pure una lapide marmorea lunga m. 0,32, larga m. 0,15. 

Vi si legge: 

AF RICN VS 
AVE • ET ■ VALE 

Le lettere imitano la scrittura a pennello. La lapide fu da me acquistata e do- 
nata alla raccolta pubblica cittadina. 

S. ClOF.\LO. 



SARDINIA 



XIII. TERRANOVA FAUSANIA — Lulaii'mi intorìio alla ubicadone 
dell'antica Cares, rlconomuta nel luogo denominato Caresl nel comune 
di. Terranova. 

Dell'antica Cares, posta a breve distanza da Olbia, niuno ebbe mai ad occu- 
parsi; ose ne era talmente perduta la memoria che neppure sapevasi dove approssi- 
mativamente fosse sorta. Unica reliquia, sopravissuta alla edacità del tempo, ed 
ora conservata nel Museo di Cagliari, è un congedo militare intitolato a Tunila, 
cittadino dell'antica Cares (cfr. G. I. L., X, n. 7890). L'aver costui prestato ser- 
vigio nella coorte II Gemina di Ligmi e Corsi, sotto Nerva, rende manifesto come 
detta città fosse fiorente nel I secolo dopo Cristo. Il Mommsen (C. /. L., X, p. 820 
nota) nei commenti al diploma medesimo è di avviso che la città traesse il nome 
dai Carensi {Kaoì'^iaioi di Tolomeo). 

47 



Ma tutti gli scrittoli che trattarono delle antichità di questo capo dell'isola, non 
furono esatti nello stabilire la posizione di Cares. Essi si copiarono a vicenda, ed anco 
i più autorevoli come Ludovico Baille {Atti dell' Accad. delle scienze, Torino 1831, 
T. XXXV, p. 201-21(i) e Lamarmora {Voijage en Sardaigne. voi. 2", p. 461) confor- 
mandosi a ciò che ne dissero il padi-e Vidal {Aniiales Sardlaiae Apparalas. p. 19, 
rioreutiae 1639) e il Fara {Chorographia, T. I, p. 101), sono concordi nel ritenere 
che essa avesse esistito nella direzione di Terranova- Posada, ma più vicina a questa 
ultima, a tre miglia di distanza dal mare. L'errore fu ripetuto da molti altri, ed ebbe 
solo origine dall'aver confuso due distinti nomi di oppidi romani, cioè Cctrcn e 
Fanum Carisi. 

Secondo l'itinerario di Antonino que-ta ultima stazione trovavasi sulla via Caraliìms 
Ulbiam per oram, la quale, come è noto, correva lungo la costa orientale di Sar- 
degna. Ora, siccome quella strada passava nelle vicinanze di Posada, e per conseguenza 
vicino al mare, è fuor di dubbio, che nel posto erroneamente assegnato a Cares si 
trovasse Fammi Carisi. L'antica stazione di Cares, era per lo contrario situata alla 
parte opposta di Terranova, cioè nel territorio che anche oggi conserva il nome di 
Caresi; e stimo non inutile porgere alcuni schiarimenti sulla esatta configurazione 
del luogo. 

Tutto quel tratto di terreno conosciuto con questo nome, distante appena 8 miglia 
da Terranova, tra ponente e maestro, è un luogo incolto che si presenta in forma 
quadrilatera e che, cominciando presso le più alte vette del versante sinistro di monte 
Pino, con lieve pendio si protende poi nella sottoposta pianura. La sua estensione 
è di circa 20 ettari e confina, a ponente, colla località Muddis^a piana, a nord con 
terre chiamate Caddaggiii e Ravanedda, a levante con la proprietà Ferrulahu e a 
sud con la regione la Pilredda. Qui si interna un fiumicello che corre parallelamente 
ai tracciati confini di sud, e prosegue in direzione di Fernilalsu. 

La città antica si estendeva in pianura. Di essa rimangono copiosi avanzi, il più 
notevole dei quali è un edifizio diruto, lungo m. 58, largo 23, con muri interni for- 
manti la scompartizione di sette vani. Questo avanzo, tutto in pietra, sollevasi in 
media a m. 0,50, serbando ancora una porzione d'intonaco. In uno dei vani su rife- 
riti, il pastore Paolo Cueddu ricorda aver trovate due monete d'oro ben conservate, 
e lunghe asticelle di osso, a figura di spillo. Oltre a questo, in un raggio abbastanza 
considerevole, e ove gli arbusti si incontrano bassi e più diradati, sono le ruinc di 
altri manufatti, ora disposti a filari con una certa simmetria, ora a gruppi confusi, 
ora isolati. Fra due allungamenti di ruderi correnti in linea retta, esiste un selciato 
di antica strada, e ove questa si interrompe vedonsi le vestigia di una costruzione cir- 
colare da cui si diparte un braccio di muro lungo m. 20, che fa capo e si congiunge 
ad altro muro trasversale; più in là continuano, non mai interrotte, le fondamenta 
di altri abituri ed anche piccoli resti di selciati stradali robustissimi. Di uno stretto 
cunicolo rimane il rivestimento in calcestruzzo, con alcune lastre quadrangolari che 
servirono di copertura. 

Ma non è agevole cosa di poter esaminare con scrupolosa attenzione tutti gli 
avanzi rimastici di Cares, e fare un computo dell'area ohe ossi abliracciavano, pel 



motivo, che una parte della città si estendeva in quei punti resi ora impraticabili 
dal folto delle macchie. 

Una delle piti grandi tra le odierne distruzioni fu quella che risale a 30 anni 
addietro, quando si abbatterono i ruderi, ed il ricavato materiale si adoperò nella 
formazione dei muri rustici che chiudono il predio di Caresi e gli altri appezza- 
menti limitrofi. Anche da Terranova e da luoghi più lontani si mandava a Caresi 
per prender pietra, e Caresi a tutti provvedeva, ciò che valse a far correre in quel 
contado la nota leggenda: sabba iii su mare e sa pedra in Caresi, vale a dire: 
l'acqua nel mare e la pietra in Caresi. Del resto buona parte dei muri era sempre 
in piedi ai primi di questo secolo, e il pastore Giovanni Cascitta, morto or è poco, 
longevo, vi conobbe le rovine di due torri e i pavimenti delle case, fatti in mattoni 
e granito. Egli ricordava pure che verso il fiume fm'ono trovati recipienti fittili con 
pezzi di rame, embrici scritti, e monete. 

Invogliato di farvi qualche scavo, mi accinsi all'opera ed aprii tre cavi in alcuni 
tratti alquanto liberi dalle macchie. Il primo venne praticato presso il muro circo- 
lare ricordato di sopra. Si dovette da prima lavorare penosamente per smuovere due 
blocchi di granito che giacevano rovesciati ; il terreno che si incontrava, passato ap- 
pena il primo strato di terra vegetale, era manifestamente sconvolto, e conservava un 
miscuglio di frantumi fittili assai rozzi, di vasi e di anfore, uniti a pietre e resti di 
calcina. Ma il lavoro si interruppe al fondo di m. 0,60, per aver incontrato la roccia 
su cui posava il detto muro circolare. 

Il Sdcondo sterro, approfondito come il precedente, ebbe luogo vicino al cunicolo, 
e uon die traccia di alcun oggetto antico, e soltanto si scoprì un resto di muraglia 
con intonaco cosi tenace che poca ingiuria avea riportato dal tempo. 

La terza esplorazione fu compiuta nella parte opposta, di contro al fiumicello. 
Sfiorato di poco il terreno, apparvero giacimenti carboniosi con due grossi embrici, e 
più in là i soliti frammenti fittili rinvenuti nel primo cavo, due lastroni quadran- 
golari di granito, un cerchiello di piombo, molti chiodi ossidati e varie monete in- 
decifrabili. 

Non sconfortato da questo esito e parendomi di non dover limitare le ricerche 
ai lavori compiuti, stavo già per iniziare altri assaggi, quando il pastore Antonio Pic- 
coni, mi indicò un lembo di terreno, poco distante, dal quale in altri tempi si estras- 
sero ossa umane e grande quantità di monete e verghe di bronzo. 

Posi mano allo scavo nel sito indicatomi, ed anche qui, giunti a m. 0,70, si 
trovarono pezzi di anfore e di calcinaccio con innumerevoli embrici frammentati ; più 
innanzi, sparse, molte pietre minori, grezze che serbavano ancora avanzi di strato 
calcinoso, pochi mattoni di terra ordinaria e mal cotta e cinque monete ossidate; indi 
a poco, confusi con la terra e con le pietre, vennero in luce i resti di due scheletri 
umani con crani di forma piuttosto brachicefala. Ma nessuna traccia di tombe ivi 
esisteva, quantunque io sia convinto, considerando gli incomposti .ottami sparsi al- 
l'intorno, che esse siano state demolite; infatti altre ossa si rinvennero disordinata- 
mente nel progredire dei lavori, sempre miste ai rottami. 

Tutto ciò mi porgeva sufficiente prova per ritenero che la necropoli di Cares, si 
estendeva in quell'area, e gli scavi furono proseguiti per alcuni altri giorni; ma 



ninna altra cosa s'ebbe ad osservare se non la solita quantità di pietre e dei di- 
versi fittili frammentati. Indi si sospese per non danneggiare alcune piante di oli- 
vastri. 

Debbo anche far notare, che presso a Caresi, in località chiamata Labìa, esi- 
stono i ruderi di una costruzione così detta ciclopica, quadrangolare. Pochi anni sono, 
secondo le informazioni avute da pastori del luogo, vicino ai predetti ruderi, si trovò 
un grande vaso fittile pieno di pezzi informi di rame. 

P. Tamponi. 
Koma 21 dicembre 1890. 



Il Direttore gen. delle Aiitk-hitii e Belle 
FlORELLI 



NOTIZIE DEGLI SCAVI 



D I C K M B R K 



Rkgionic XI (TRA.VSPADÀNAJ. 

I. FORNO VO S. GIOVANNI — 2'ombe scoperte nel territorio del co- 
mune. 

Nel giardino della parrocchia di Pornovo s. Giovanni si scoprirono due tombe 
romane chiuse da laterizi, lunghi m. 0,4(), larghi m. 0,31, coi fondi di m. 0,58 per lato. 
Le tombe, essendo in forma di cassettone, col coperchio a schiena di tetto, presen- 
tavano una sezione pentagonale. Taluni laterizi hanno rozzi disegni, impressi a creta 
molle, come fasci di quattro linee parallele, formanti come una grande S. Stando 
all'affermazione del Parroco, queste due tombe non avrebbero contenuto oggetti di 
suppellettile funebre. Ad ogni modo nel rimescolare le terre si raccolse : un denaro di 
Vespasiano ed un altro di Traiano; im grande bronzo, obsoleto, di Adriano; un medio 
bronzo di Caligola e due piccoli bronzi costantiniani. 

Negli sterri intorno alla chiesa di Fornovo trovaronsi anche alcune tombe co- 
perte da grandissime e rozze lastre di pietra grigia, le quali non raccliiudevano che 
i soli scheletri. 

Durante la primavera del 1889, nel poiere Vilicelle, di proprietà del sig. Ca- 
nevisio, si esumarono a circa m. 1 di profondità, tre vasi fittili, non che un rozzo 
e singolare vaso sferico, originariamente verniciato di rosso, avente la metà superiore 
traforata. Alla base della callotta traforata sviluppavasi in giro una specie di labbro 
inclinato, la cui espansione mi pare avesse dovuto essere poco maggiore a quanto se 
ne conserva e che misura mill. 25. Le altre misure del fittile sono: altezza m. 0,14; 
circonferenza massima alla base della calotta m. 0,52; diam. del fondo m. 0,11 ; diam. 
del foro maggiore m. 0,04, dei minori mill. 23. 

In località non bene precisata, sempre nel comune di Fornovo, fu trovato un 
altro singolare fittile, il quale parrebbe la parte inferiore di un'anfora, se non vi si 
opponesse che il piede non termina in punta; ma è quasi perfettamente cilindrico 
ed è forato per lungo. 

Nello scorso agosto, scavandosi gliiaia nel latifondo (''asarclli, del sig. Carminati, 
si fecero alcune scoperte che farebbero credere esser quello il luogo di un sepolcreto 

48 



— 3(58 — 

barbarico, simile a quello trovato nel Cantacucco (cfr. Mantovani, Notizie archeologiche 
bergomeiisi 1882-83). Finora non si sarebbero trovati che pochi cadaveri, sepolti in 
piena ghiaia ; ma su di essi furon già raccolti i seguenti oggetti preziosi, che sono ora 
presso di me. — Grossa fibula d'argento, a testa radiata, simile a quelle del Museo Civico 
di Trento (cfr. Campi, Le tombe barbariche di Cioezsano ecc., p. 25, tav. Ili, fig. 7), 
di Testona, e simile ad altro esemplare, unico finora, trovato nella nostra provincia, il 
quale fa parte del dono Sozzi, nella Biblioteca Comunale. Queste fibule sono carat- 
teristiche nelle tombe franco-alemanne, lungo il Reno e nella Germania occidentale. 
Le nostre misurano m. 0,09, ed hanno il peso di grammi 52. Altra fibula simile, lunga 
m. 0,09, del peso di grammi 50. Altra più piccola, lunga m. 0,07, peso grammi 19,50. 
Sono tutte ornate con disegni vari a dente di lupo, a crocettine, arabeschi e occhi 
di dado. Coltellino, pm-e d'argento, a lama piatta e bitagliente, col manico cilindrico, 
recante incastonato nel pomolo discoide^,' un piccolo rubino: lung. m. 0,11, peso gram- 
mi 3,10. Servì probabilmente ad uso di toletta. Grosso pezzo per collana, in pasta 
vitrea azzurro cupo. Ha la forma di bariletto forato -per il lungo, ed ornato da due 
file parallele di palline (in numero di quattro per ogni fila), colorate di giallo alla 
loro base, e da tre linee di verde chiaro tra le due zone predette; lung. m. 0,03, 
diam. 0,02. Acino forato, di pasta vitrea, piure azzurro cupo, di forma schiacciata, 
come riscontrasi spesso nelle fusaiuole ; diametro m. 0,015, spessore m. 0,01. Anello 
piccolo di bronzo, diam. m. 0,024. 

Potei pure avere dallo stesso luogo i seguenti oggetti di bronzo. Asticciuola ci- 
lindrica terminante a penna di scalpello. È di lavoro elegante e di buona conserva- 
zione. Dal lato dell'impugnatura, l'asta si ingrossa sino a terminare in una specie di 
mazzuolo. Lunghezza m. 0,14, larghezza della punta m. 0,010, diametro del mazzuolo 
m. 0,006. Anello di filo cilindrico, piatto da un lato, e dall'altro ornato da una fila 
di bottoncini a rilievo, interrotta da una intaccatura. Ciò prova, che l'anello univasi, 
per quella staffa ad altro oggetto. Diam. m. 0,05. 

G. Mantovani. 



Regione IX (LIGURIA). 

II. AMEGLIA — Di un sepolcro antichissimo, scoperto nel territorio 

del comitne. 

Il colono Francesco Marchi di Ameglia, nel ridurre a coltivazione un suo ter- 
reno boschivo, presso quella borgata, alla profondità di più di m. 1, s'imbattè in un 
grosso cumulo di pietre, dello spessore di circa m. 0,40, sotto il quale stava un la- 
strone di pietra bruna del Corvo. Rimossa ogni cosa, scoprì una cassa di uguali la- 
stroni, quadrilatera, contenente parecchi vasi. 

Avvertito della scoperta e recatomi, in seguito, sul luogo, constatai trattarsi 
di una cassa funebre, orientata a nord-est, formata da sei lastre di pietra sehistosa 
del Corvo, di forma quadrilatera, delle dimensioni di m. 0,67X0,41X0,40. I lati 
corti, bene squadrati, sono tenuti fermi sulla lastra del fondo dai due più grandi. 



— 369 — 

sporgenti dalla terra fortemente pigiata e dal pesante lastrone coperchio, che basava 
con uguale esattezza sulle quattro lastre laterali. Ed è tanto perfetta questa costru- 
zione, che, ad onta di un parziale abbassamento del suolo, non penetrò nell'interno 
dalle connessure che poca acqua infangata, la quale ha lasciato nel fondo un deposito 
di circa 6 cent, di sottilissima mota, ed un leggiero intonaco sui vasi. 

Nell'interno erano cinque ossuari, quattro vasi accessori, cinque unguentari ed 
una cuspide di lancia col relativo puntale. I vasi erano tutti inclinati a nord-est, in 
causa dell'abbassamento del terreno sopra indicato, ed i coperchi, usciti di posto, pog- 
giavano sul proprio ossuario. Potei però constatare che gli stessi coprivano ì vasi col 
piede in alto. Tutto il vasellame è in buono stato di conservazione, tranne qualche 
spacco a causa della cottura imperfetta. La lancia è mancante della punta. 

I vasi erano collocati in gruppo, nel mezzo della cassa e così distribuiti. A si- 
nistra dello spettatore (che supponiamo collocato al lato nord-est della cassa) l'os- 
suario n. 1, che è il più grande. È alto m. 0,36 ed ha la massima circonferenza di 
m. 0,75. Il coperchio, alto m. 0,10, ha il diam. di m. 0,20. 

Presso al lato di prospetto l'ossuario n. 2, che gli succede, è alto m. 0,19, ed ha 
la circonferenza massima di m. 0,60. Il copercio è alto m. 0,09, ed ha il diam. 
di m. 0,14. 

Dal lato al n. 1, verso nord-est, avvicinandosi al centro, erano gli ossuari se- 
guati coi numeri 3 e 4. Il n. 3 è alto m. 0,12, ed ha la circonferenza massima di 
m. 0,41 ; il n. 5 è alto m. 0,20, e la circonferenza massima di m. 0,66. 

L'ossuario n. 5, di forma conica, con labbro a cerchio inclinato è alto m. 0,10, 
ed ha il diametro alla bocca di m. 0,10. Negli interstià e presso ciascun ossuario 
erano collocati cinque imguentarì fittili, fusiformi; e tutt' intorno, quattro vasetti ac- 
cessori, de' quali il piìi grande, una coppa ansata, presso l'angolo nord-nord-ovest. 
Appoggiata allo stesso angolo era la lancia, ritta, colla punta nel piano inferiore 
della cassa; poco discosto era il puntale rovesciato. 

Nell'interao dell'ossuario n. 2, e sopra alle ossa combuste che vi erano contenute, 
stavano due fibule, una d'argento, l'altra di ferro, un fermaglio di cinturone, un anello 
di bronzo e due targhette di bronzo, ritorte alle estremità. Nell'altro n. 3, un pic- 
colo fermaglio; e nel n. 4, il castone di un piccolissimo anello. 

Fatte nuove e più minuziose ricerche, rinvenni una piccola fibula di argento, 
due frammenti di altre fibule, un gancio ed una grossa moneta di bronzo, irricono- 
scibile per la forte ossidazione, ma che assai probabilmente è un asse romano. 

Dei cinque ossuari, quattro sono a largo ventre, senza manichi, sema piede, con 
breve collo e labbro sporgente, di pasta rossiccia, fatti a mano, malcotti e senza or- 
namenti. L'unica di!ferenza tra loro sta in questo, che in due, la massima circonfe- 
renza è a metà dell'altezza, in uno, nella parte superiore, ed in altro, in basso. 
L'altro ossuario, assai piccolo, ha la forma di cono tronco, fatto al tornio, con creta 
rossa, raiSnata, ben levigato e senza alcun ornamento. Se ne ebbe un bell'esemplare a 
Cenisola, in maggiori dimensioni (cfr. Notisie 1879, p. 295, tav. Vili, fig. 8). 

Le ciotole coperchio sono tutte fatte al tornio, con creta più fina, verniciata 
in bruno. Sono ben lavorate, con piede, senza manichi; la forma a campana, in 



— 370 — 

tutte uguale, è alquanto rigonfiata. Uno, nel fondo interno, ha una impronta inde- 
cifrabile. 

Tra i vasi accessori, il più notevole è una coppa alta m. 0,08 diara. 0,13, con 
piede sporgente, fatta alla ruota ; ha due anse in forma di anelli orizzontali ; è in 
creta rossa verniciata in nero, e per ornamento ha nel fondo interno due cerchi con- 
centrici, intorno ai quali sono disposto sette palmette improntate e chiuse entro una 
fascia di cinque cerchi composti da lineette oblique. 

Gli alt 'i tre son fatti a mano, in modo rozzo, spalmati in nero. Uno è alto m. 0,07, 
diam. alla bocca 0,07, circonferenza massima 0,21; l'altro è alto m. 0,06, diam. 0,05, 
circonferenza massima 0,15. Hanno largo ventre, lungo collo, larga bocca, con labbro 
sporgente. Il terzo, presso a poco uguale agli altri, ha la bocca più ristretta e da un 
lato un'ansa a cordone che dal ventre va ad attaccarsi al labbro. E alto lu. 0,12, mi- 
sura alla bocca 0,05, circonf. mass. 0,15. 

Gli oggetti d'ornamento assai scarsi, e sono : — due fibule, una d'argento, 
l'altra in ferro; un anullo; frammento d'altro piccolo anello; due fermagli da cintu- 
rone e tre targliotte, il tutto in bronzo. La fibula d'argento, a vermiglione semplice, 
con soli tre giri di spirale, ha la forma della coppa di un cucchiaio, ed è uguale 
a qualla di Caaisola (cfr. Notizie 1879, p. 295, tav, IX, fig. 2). L'altra di ferro, a 
doppio vermiglione, è con arco semplice e lunga staffa. Si ebbe inoltre un anello di 
bronzo, a spirale, diviso in tante coste separate da altrettante sinuosità in forma di 
un serpe, ed un frammento di un piccolo anello di bronzo con castone, sul quale è 
graflSta una sigla, indecifrabile a causa dell'ossido che la ricopre. 

I fermagli da cinturone sono fatti con una lastra rettangolare, mimita in uno dei 
lati più corti da due listelli rivolti a gancio. Le targhette di bronzo, lunghe circa 
m. 0,05, hanno le due estremità ripiegate dalla stessa parte. 

La cuspide di lancia, in ferro, spezzata in punta, misura, compr.so il bossolo, 
m. 0,34 ; ma intera doveva essere di m. 0,40. Ha la forma di foglia di ulivo, con 
costa mediana; il puntale è lungo m. 0,17. 

Non è la prima volta che in Ameglia siano stati esplorati dei sepolcri. Pochi anni 
or sono in un terreno del prof. Agostino Paci si scoprì una tomba (cfr. Notizie 1886, 
p. 114). Dandone lo annunzio accennai ad altri rinvenimenti che qui ci pare avven- 
nero, e dei quali ci fu conservata la memoria. 

Kammentai pure che il paesello di Ameglia è nel mezzo di una necropoli che lo 
cinge in semicerchio. Nella zona orientale di questa necropoli si è ora scoperta la 
tomba Marchi, ed in passato rividero la luce altri sepolcri. Questi diedero vasi del 
tipo Cenisela, che conservansi presso il cav. avv. Fiori. Nella zona occidentale, a quanto 
mi viene assicurato, da chi ebbe parte in quelli scavi, si scoprirono sepolcri di tipo 
più antico, che oltre al vasellame, avevano molti grani di ambra ed oggetti d'oro, 
tra i quali era il monile da me descritto (cfr. Giornale Ligustico fase. VII, Vili, 
1887). In questa zona si mise in luce la tomba Paci. 

La nuova tomba fu acquistata dal Ministero dell'I. P. per la raccolta pubblica 
d'antichità liguri in Genova. 

P. PonEST.\. 



371 



Regione Vili fClSPADA.YAJ. 

ni. BOLOGNA — Sepolcri ilalici scoperti nella proprietà Nanni, 
fuori porta s. Isaia. 

Nello scorso settembre il sig. Nanni in un appezzamento della sua proprietà, 
situata fuori porta s. Isaia a monte della strada provinciale, e dirimpetto al predio 
Arnoaldi, apriva una trincea lunga m. 11,50 e larga m. 9,70 per costruirvi un ful)- 
bricato ad uso di abitazione. 

Il taglio fu fatto tredici metri più a sud, e tre più ad ovest della casa Gugliel- 
mini, dove nel maggio ed agosto decorsi fiu'ono eseguiti gli scavi già descritti in queste 
Nrjluie (1890 p. 135). 

In quell'area di poco più di cento metri quadrati si scoprirono soltanto quattro 
sepolcri, di cui due a cremazione e due ad umazione; ma tutti quattro erano per dir 
così raggruppati nell'angolo nord-est della trincea più prossimo alla casa Guglielmini; 
il rimanente dell'area apparve del tutto privo di sepolcri. 

l'orse il sito nell'antichità stessa avea già subito qualche violazione, perchè fra 
le terre rimaneggiate dello strato archeologico si raccolsero qua e là alcuni oggetti : 
tre fibule, una piccola armilla a filo ritorto con estremità accavalcate e due fram- 
menti di aghi crinali. 

1° Sepolcro. — Giunti poscia alla profondità di m. 1,50 ossia al piano antico, 
apparve all'angolo nord-est della trincea una sfaldatura di arenaria, la quale ricopriva 
l'oritizio di un gran doglio alto m. 0,80. Collocato in una fossa profonda m. 0,90 
dal piano antico, il doglio racchiudeva alcuni fittili piccoli e rozzi, oltre l'ossuario a 
forma di olla, ripiena degli avanzi del rogo, ed una coppa dall'alto piede. Conteneva 
altresì i segnenti bronzi: una grande fibula tipo serpeggiante dell'ultimo periodo Ar- 
noaldi rotta in tre pezzi, lunga m. 0,12; altra fibula simile più piccola mancante 
dello spillo, lunga m. 0,065 ; un ago crinale con capocchia biconvessa ma rotta, lungo 
m. 0,17; un pezzo di aes rude; una palettina di ferro, rotta in due pezzi e mancante 
della spina, larga al taglio m. 0,09. 

2° Sepolcro. — Il secondo sepolcro, situato alla distanza di 3 metri più a sud, 
consisteva similmente di un doglio, ma più piccolo del precedente, essendo alto circa 
m. 0,60. La sfaldatura di arenaria, che ne copriva l'orifizio, posava anch'essa, come 
nel primo, quasi a livello del piano antico ; ed essendo il doglio alto m. 0,60 e la 
sfaldatura grossa cent. 10, la fossa che lo conteneva era stata scavata fino a m. 0,70 
dal detto piano. 

Il doglio, di argilla greve e senza ornamenti, non racchiudeva alcun vaso acces- 
sorio, ma soltanto i seguenti broazi frammisti alle ceneri ed alle ossa bruciate : due 
fibuline, tipo serpeggiante dell'ultimo periodo Arnoaldi, mancante dello spillo; un ago 
crinale con capocchia biconvessa, lungo m. 0,065 ; altro simile mancante della ca- 
pocchia e rotto in due pezzi ; frammento di ferro appartenuto a palettina ; fusaiuola 
biconica rozza. 

3" Sepolcro. — Approfondito lo scavo si notò che venti centimetri sotto il doglio 



— ;i72 — 

ora descritto, esisteva un sepolcro ad umazione. Lo scheletro con la testa volta ad 
Oliente posava allineato diagonalmente alla trincea, cioè nella medesima direzione in 
cui apparvero disposti gli altri scheletri precedentemente scoperti in questo lembo 
estremo della necropoli italica ('). Nella fossa non era alcun oggetto nò fittile né di 
bronzo. 

4" Sepolcro. — Alla distanza di m. 1,50 dallo scheletro precedente, od alla me- 
desima profondità di m. 2,40 dal suolo attuale, si rinvenne un quarto sepolcro, si- 
milmente d'inumato. Lo scheletro però avea la testa volta ad occidente, e la fos.sa in 
cui era stato composto, lunga m. 1,70, larga m. 0,40, correva parallela alle altre sco- 
perte nel vicino predio Guglielmini. 

Oggetti di terracotta, di bronzo e di ferro attorniavano lo scheletro. Due ciotole 
di argilla rossa comune, ed un vasetto con ornati a stampa presso l'orlo, ma di la- 
voro grossolano, posavano presso l'omero destro. In maggior numero erano i bronzi, 
fra cui le iibule raccolte su differenti parti delle ossa. Due fibule a lamina allungata 
ed appiattita di un tipo assai comune nei sepolcri dell'ultimo periodo Arnoaldi (-) 
posavano presso lo sterno; altre due ad arco ingrossato con alta costa lungitudinale, 
da cui pendevano catenelle, furono raccolte sul lato sinistro {^). Di altre due fibule 
a tìl di bronzo, attraversato da dischetti di ambra e da grani di pasta vitrea, rima- 
nevano soltanto pochi avanzi. Sulla parte destra del petto posavano ancora due fibule 
di ferro ad arco ingrossato e mancanti dello spillo. 

Presso il cranio erano due aghi crinali ed un oggettiuo di forma nuova. Quest'ul- 
timo è una specie di doppio bottone composto di due dischetti del diametro di un 
centimetro, tenuti uniti fra loro da tre verghette ribattuto ai capi e della lungliezza 
di tre millimetri circa. 

Due metri più a sud di questo scheletro apparivano sul terreno alcune macchie 
che sembravano indicare altri sepolcri. Perciò in due punti fu approfondito lo scavo 
a m. 1,80 dal piano antico; ma dopo 80 cent, di terreno macchiato comparve la 
terra vergine, per cui si giudicò inutile continuare lo sterro. Nel primo punto si era 
scavata una fossa circolare di circa un metro di diam., la quale non diede alcun og- 
getto. Nel secondo punto si era aperta una fossa larga m. 1,20 lunga m. 2,90, la 
quale fino ad 80 cent, conteneva terra rimescolata, entro cui si rinvennero parecchie 
ossa di bruti, alcuni frammenti informi di bronzo, cocci di rozzi vasi spettanti a 
tombe italiche ed un frammento di vaso greco figurato, lungo 6 cent, largo 4, ap- 
partenuto al labbro superiore di un cratere. 

Da questa miscela di oggetti di età diversa deducesi che quella fossa, originaria- 
mente scavata per un sepolcro che poi non venne usato, forse per cessazione della 
necropoli, era stata riempita poco dopo, cioè all'epoca della dominazione ctrusca, come 
dimostra il frammentino di vaso figurato raccoltovi alla profondità di 00 cent., ossia 
a m. 1,80 dal piano antico. 

Pili a nord di questa fossa, ossia in tutta l'altra parte della trincea lunga m. 9,70 



(') Cf. Notizie 1890, p. 228 

(2) Moutelius, Spunnen fran. BroìisaUìern pa?. Ili, ii. 123. 

(■■') Moutelius, Spunnen ecc. jìag. -11, n, -15. 



— 873 — 

e larga in. 4,50, non apparve, come fu già accennato in principio, altro iadizio di 
sepolcri. Per conseguenza molto probabilmente i quattro ora descritti indicano il con- 
fine occidentale della necropoli italica in quella parte situata a monte della odierna 
strada provinciale. 

Resta ancora a ricei'carsi la fossa che segnava il sacro limite del sepolcreto, 
della quale, com'è noto, nel 1883 si era scoperto un tratto in quella parte della 
necropoli situata al di là della via provinciale e compresa nel predio Arnoaldi ('). 

In ogni caso si può essere certi che il termine definitivo della necropoli italica 
su questo fianco deve trovarsi a breve distanza. Ciò si argomenta anche da un saggio 
di scavo da me fatto per incarico ed a spese del Municipio l'anno 1888 nella pro- 
prietà Nanni, 30 metri più a monte e 45 piìi ad ovest dell'attuale trincea. Nel qual 
saggio, sebbene si arrivasse alla profondità di oltre tre metri, non apparve traccia alcuna 
di sepolcri, né alcuna macchia che ne desse indizio, né verun coccio da cui si po- 
tesse ragionevolmeute sospettare la presenza di sepolcri. 

E. Brizio. 



lY. MARZABOTTO (frazione del comiiue di Capraro sopra Panico). — 
A nord del Piano di Misam esiste un grosso muragliene, costruito cinquant'anni 
or sono per sostegno di una colmatura e livellazione di un angolo del detto piano, 
nel quale furono poi innalzate le due case coloniche indicate con le lettere Q_ nella 
pianta di Misano, annessa alla mia Relazione sugli scavi di Marzabotto, inserita nel 
IP fascicolo dei Monumeiiti antichi editi della R. Accademia dei Lincei. 

Recentemente nell' eseguirà uno sterro per abbassare un piccolo dirupo di fianco 
al suddetto muraglione, apparvero alla profondità di m. 0,50 dalla superficie del 
pendio grossi lastroni di travertino, infissi verticalmente al suolo. Avendo il conte 
Aria fatto approfondire e proseguire il lavoro nella direzione dei medesimi, per ri- 
metterli tutti allo scoperto, re risultò una grossa chiavica o condottura. 

Essa componevasi di 30 grossi lastroni tutti di travertino duro e compatto, posti 
orizzontalmente sul suolo del pendio livellato mediante uno strato di ciottoli. Altre due 
file di lastroni, esattamente parallele ed equidistanti fra loro, posavano verticalmente 
sui primi. La distanza fra queste due ultime file di lastroni,ossia la luce del con- 
dotto, misurata con la massima esattezza, risultò di m. 0,29, vale a dire di un piede 
romano che probabilmente era quello stesso degli Etruschi. 

Nei lastroui del fondo la larghezza variava da m. 0,65 a m. 0,72 : ma la lun- 
ghezza era in tutti uguale, cioè m. 1,02 per una grossezza di m. 0,30. Quelli delle sponde 
alti m. 0,8i3 larghi m. 0,94 e spessi m. 0,33 impostavano non ai fianchi dei primi 
ma sovr'essi dentro un solco largo m, 0,33 e profondo m. 0,05 ; di modo che mentre 
adeiivano più saldamente al fondo, impedivano la dispersione delle acque scorrenti 
nell'interno. 

Eguali lastroni doveauo costituire anche il coperchio del condotto. All'atto della 

(1) I^olisie 1884, p. 73 e 293. 



— 374 — 

scoperta però pochi pezzi soltanto rimanevano al posto, come fu verificato dal sopra- 
stante ai lavori; gli altri ridotti in frammenti erano caduti nell'interno per il peso 
delle terre superiori. 

La chiavica, conservata per la lunghezza di m. 23,50, si trovò dalla parte di 
settentrione già disfatta ab antico ; perciò non si può dire se si protaesse tino al fiume 
scorrente ai piedi del colle, oppure in altro modo. Dalla parte di mezzogiorno pene- 
trava ancora sotto il muraglione, ai pie del quale ancora adesso vedesi infisso un la- 
strone del fondo. 

La chiavica era stata costruita per raccogliere e scaricare all'esterno le impu- 
rità provenienti dalle case che sorgevano nella parte nordica delle città. Attesa però 
la piccolezza della sua luce (m. 0,29 x 0,63), bisogna credere che di condotture si- 
mili dovessero esistere parecchie in quella medesima regione della città. 

Chiudo questo breve rapporto esprimendo il dispiacere di non poterlo accompa- 
gnare con un disegno dal manufatto. Lo stesso giorno in cui dal dott-. Ruga, che io 
avea mandato sul luogo, venni informato, dell'importante scoperta, scrissi al conte Aria 
per avvertirlo che del monumento avrei fatto prendere la pianta ed il disegno. Ma 
questi avea già dato ordine che fosse demolito; e l'indomani quando mi recai a Mar- 
zabotto, i blocchi giacevano dispersi ed ammuechiiti gli uni sopra gli altri. 

E. Bki/io. 



Regione VII (ETRURIA). 

Y. SARZANA — Nuove scoperte mW antica Limi. 

Nelle Notizie del 1886 (p. 5, 35) si disse di alcune epigrati latine rinvenute 
negli scavi fatti eseguire dal sig. marchese Giacomo Gropallo nei suoi possessi, com- 
presi nell'ambito dell'antica città di Luni. Oltre le epigrafi di età classica una delle 
quali onoraria, si trovò un frammento d'iscrizione cristiana, che fu attribuito all'an- 
tica chiesa di s. Marco, che sorgeva in quella località e della quale anche ai tempi 
nostri restava qualche rudero (ib. p. 35). Presso questa chiesa di s. Marco erano stati 
rimessi in luce nel principio dello scorso secolo vari titoli latini, uno dei quali posto 
in onore di Augusto, patrono della colonia {C. I. L. XI, n. 1330, 1335, 1362, 1388). 
Era chiaro che queste scoperte accennavano a luogo pubblico, e di capitale impor- 
tanza per la topografia e la storia della città nel periodo romano. 

Il terreno ove tali rinvenimenti si fecero, appartenne prima ai Benettini, dei 
quali furono eredi i conti Piccedi. Oggi è proprietà della contessa Piccedi-Benettini, 
consorte del marchese Giacomo Gropallo. Questi volle non ha guari intraprendere nuove 
indagini, dopo i saggi fatti nel 1886, come sopra si è ricordato, e prescelse l'area 
rispondente all'interno della diruta chiesa. 

La sorte fu oltremodo propizia a queste ultime ricerche, come rilevasi da quello 
che segue. 

Le nuove iudagini, secondo che è stato accennato, si fecero ueiriiiterno deUa diruta 
chiesa di s. Marco. 



— 375 — 

Da tempo assai remoto i pochi ruderi di questa chiesa erano coperti da un vasto 
cumulo di pietrame, avanzi di antichi editìcii, che occupava una larghissima super- 
ficie, elevandosi a parecchi metri dal suolo. Il Gropallo fece rimuovere tutto questo 
ingombro, ed in tal modo potè mettere in luce tutta la pianta della chiesa non solo, 
ma anche un alzato di due metri e più di elevazione, che circonda l'abside. La pianta 
consiste di un quadrilatero, dalla porta d'ingresso, orientata a nord-ovest, alla con- 
fessione, di m. 30, ."jO di lunghezza, e m. 19,00 di larghezza. La confessione od al- 
tare maggiore si alza dal pavimento della chiesa m. 1,13, e si compone di un ab- 
side semicircolare, della lunghezza dall'asse al vertice dell'arco di m. 5,50, e del 
diametro all'asse di m. 7,80. Intorno all'abside gira un ambulacro, nel quale si scende 
per mezzo di due gradinate di tre scalini, poste ai due estremi dell'ambulacro stesso, 
che ha la larghezza di m. 0, 80, la lunghezza di m. 12,00 e la profondità dal piano 
dell'abside di m. 1,18. Ha pavimento di opera sectile, in lastrine di marmo bianco 
e nero, con disegno a forma di cassettoni di buon gusto ed in mediocre conserva- 
zione. In un interstizio, formato con arte tra l'ambulacro ed il muro esterno, è pra- 
ticata con regolare scomparto una cassa sepolcrale, di modo che la sua altezza supe- 
riore eguaglia il piano dell'abside, vale a dire m. 1,13 dal pavimento dell'ambu- 
lacro. La sua forma è rettangolare, e misura m. 1,80 X 0,80 X 1,10. Era chiusa alla 
superficie da grossi lastroni di pietra bruna del Corvo ; rimossi i quali si presentò 
allo sguardo degli scopritori un cadavere in perfetto stato di conservazione, che in 
breve si decompose in minuta polvere. 

La distanza che corre da questo punto al muro esterno, compresavi la larghezza 
dell'ambulacro, è di m. 2,30, corrispondenti nella sua totalità a quella del diametro 
dell'asse. 

Al centro della curva dell'ambulacro è cavato un passaggio, che da quel punto 
arriva all'asse dell'abside, dividendo in due parti la confessione. È formato da due 
mura parallele, senza intonaco, con avanzi di coloritora in rosso, e privo di pavimenti. 
Non si è potuto conoscere se tale passaggio fossa stato coperto de voltino o da la- 
stroni, perchè era ripieno di materiale; onde è incerto l'uso a cui fosse destinato, 
quantunque tutto porti a credere che fosse la cripta sottostante all'altare, come si ha 
esempi nelle chiese primitive. 

Da ambedue i lati dell'abside erano praticate due nicchie, delle quali si conserva 
solamente quella del lato nord-est, della lunghezza all'asse di m. 3,50, e della pro- 
fondità di m. 2,60. 

Dal confronto delle opere murarie or dercritte col recinto esterno, manifesta ap- 
parisce la diversità dei tempi nei quali furono eseguite, sia pel modo grossolano di 
lavorazione che in quelle si scorge, che pel materiale impiegatovi, consistente spesso 
in rottami di anfore ed in frammenti di marmi architettonici tolti evidentemente da 
edifici più antichi. 

Esternamente l'abside, che mantiene la forma circolare, è decorata da sette luci 
rettangolari, incorniciate da fasce, sulle quali posano altrettante mezze colonne, il 
tutto in mattoni lavorati con arte e buono stile. Tale decorazione ad opera laterizia 
è addossata ad altro muro, come si vede nell'interno, costruito in basso con grossi 
rettangoli di tufo, ridotti a scalpello, disposti a filari regolari, superiormente con grossi 

40 



— 37(3 — 

mattoni pure disposti ia piano a filari regolari. L'opera è ben condotta, e diversa- 
mente dall'altra sopra accennata la giudico del buon tempo, cosi per l'accuratezza 
e perfezione del lavoro, come pel materiale di grossi mattoni, dei quali quelli im- 
piegati nella decorazione esterna misurano m. 0,30, altri m. 0,40 in lunghezza, e 
m. 0,10 di spessore. I mattoni che compongono le colonne hanno forma circolare, così 
costruiti prima della cottura. Nell'esterno si scorge qualche restauro, eseguito con 
tasselli di marmo; e nell'interno si conserva una parte dell'intonaco, che doveva essere 
colorato in verde scuro, come si rileva da alcune sfaldature che presentano tal colore. 

Anche la nicchia laterale si mostra di opera più recente. All'esterno ha forma 
semicircolare come l'abside ; e corrispondente a quella dell'abside centrale le si volle 
dare una decorazione. Ma invece di farla di opera laterizia si fece in grossolana mu- 
ratura, con luci incorniciate da fascie o pilastri, non mai intonacata. 

Il rettangolo da cui prende forma la chiesa è a circa m. 1,00 di profondità dal 
suolo. È pavimentato con lastre di mai'mo bianco, nel mezzo, ed in musaico lateral- 
mente a sinistra, che è la parte per ora scoperta. Ma di questo musaico restano pochi 
avanzi, lavorati in modo rozzo e grossolano, con tasselli di marmo bianco e nero, for- 
manti stelle e croci, nel modo che si vede in altri musaici provenienti dagli scavi 
di Luni, collocati nella cappella domestica Podestà a Sarzana, che sono menzionati 
dal Promis. 

Non v'è indizio di altari lungo le pareti, le quali pare fossero coperte da in- 
tonaco rosso cremisi, giudicando dalle sfaldature dell'intonaco medesimo che si tro- 
vano sul pavimento. Dinanzi all'abside dell'edicola laterale, a circa tre metri di di- 
stanza, si rinvenne un piccolo pozzo coperto da lastrone. Ha la profondità di circa 
m. 2,00, ed è costruito in forma circolare con frammenti di mattone. Il suo diametro 
è di m. 0,40. L'acqua ci è tuttora limpida. 

Ma il marchese Gropallo non si accontentò di questa scoperta, e volle allargare 
il campo delle ricerche. A tale oggetto aprì una trincea lunga m. lO.dO, nel mezzo 
della chiesa, partendo dall'asse dell'abside; e ben presto mise in luce una serie di 
pilastri, tutti disposti in ordine su due linee parallele, che si distaccano dal muro clie 
separa l'abside dalle due edicole laterali. Approfondito lo scavo, a poco a poco emer- 
sero per intiero dal terriccio in cui eran sepolti, ancora aderenti su solido imbasa- 
mento di grosso pietrame. 

Sono dieci ; due in marmo bianco statuario ; tre in bardiglio : cinque in bianco 
veneto. S)no scorniciati, e disposti cinque per parte, l'uno esattamente dirimpetto al- 
l'altro. Non sono perfettamente uguali nelle dimensioni, che variano dai m. 0,95 ai 
0,65 di altezza, e dai m. 0.75 ai 0,50 di larghezza per ogni lato. I due primi erano 
incastrati nel muro, dal quale sporgevano per m. 0,32 ; gli altri erano isolati. Dista- 
vano l'uno dall'altro ni. 1,77. 

Di questi dieci pilastri, o basi, come li chiamano i donatori, due sono anepi- 
grafi, ed otto sono iscritti. Uno ha iscrizioni in tutti i quattro Iati; uno ne ha in 
tre lati; gli altri sei uno per ciascuno. Un undicesimo fu trovato fuori di posto ro- 
vesciato ; è di bardiglio unicolore del Corvo, diverso dagli altri, percliè a forma esa- 
gona, con base e cornice; anch'esso reca un'epigrafe. 

Sopra due di tali pilastri ora fortemente infissa con ferro e piombo una base tonda. 



— 377 — 

alta m. 0,20, composta dal plinto e da due tori con listallo, intramezzato dalla scoria ; 
e sopra quelli che sono al n. 1, tanto al lato destro che al sinistro, era anche una 
base quadrilatera, alta m. 0,27. 

Siffatti pilastri sostenevano statuo, come si vedrà dalle epigrafi. E di tali statue 
nessuna nell'area rispondente all'interno dell'edilìcio fu raccolta. Solo esternamente se 
no recuperarono dei rottami, tra i quali sono notevoli, oltre a pezzi di gambe, di 
braccia, di panneggi, quattro frammenti dai piedi alle ginocchia, e due busti virili 
ammantati, con incavo per innestarvi la testa. 

La profondità dello scavo dal pavimento della chiesa alla base dei pilastri ò di 
circa m. 2,00. Tale scavo non fu condotto che fino al punto in cui giungeva il cu- 
mulo di rottami, cioè a 10 metri dall'asse dell'abside, un terzo circa della lunghezza 
dell'edifìcio, non consentendo il tempo diventato piovoso di procedere oltre. Si potè 
constatare l'esistenza sul posto dei dieci pilastri, che erano saldamente uniti alle ri- 
spettive fondazioni. 

Nella estrema parte della chiesa, presso il muro della facciata, appariscono quattro 
cunicoli, disposti in linea parallela colle mura laterali della chiesa, dei quali fino 
ad ora non si può conoscere l'estensione. Sono costruiti con muratura a cemento, e con 
volta a pietrame del Corvo. A questi sono sovrapposti altri due di uguale forma e dimen- 
sione, e tutti sono ripieni di ossa umane. Servivano senza dubbio a sepoltura cristiana. 

Esteriormente alla chiesa, di contro alla porta d'ingresso, ed a circa quat- 
tro metri da questa, si innalza il campanile di forma quadrata. Non è molto la sua 
altezza raggiungeva parecchi metri, ma ora è ridotta a soli m. 2,50 dal suolo, colla 
larghezza di ogni lato di circa m. 2,00. Ha la porta d'ingresso rivolta verso la chiesa. 

Nella esposizione delle epigrafi, volendo procedere in ordine, secondo la posi- 
zione che avevano i pilastri, incomincio dall'abside al lato destro, ove è il pilastro 
segnato col n. I, e continuo fino col n. V Ritornando nell'abside, ricomincio dal lato 
sinistro al n. la, e procedo come sull'altro lato fino al n. Yci. 

1. Pilastro 1. 

EX DECRETOORDO-LVNENS 
ET CIVES-INMORTALIBVS 
BENEFICIIS • RELEVATI- OBMEMO 
RIAM POSTERITATI • TRADENDM 
STATVAM COLLOCARVNT • LVCILIO 
CONSTANTIOPR AESIDI • MAVRETANIAE 
ET TINGITANIAE • V • C • CONSVLARI 
TVSCIAE ET VMBRIAE 
Altezza m. 0,70, larghezza 0,65, sporgenza dal muro 0,32. 

2. Pilastro II. 

LTITINIVS LI 

PETRIN • DVO • VIR 
SiGNA-AHENEA -PVBLIC 
SARSIT • ET • REPOSIT • ET BASiS 
QVAE-DERANT-DE SVO sic 

Alt. m. 0,85, larg. 0,65 per ogni lato. L'epigrafe è incisa nella faccia di fronte al pil. II A. 



— 378 — 
Ciascun cippo è rettangolare e non presenta rilievi od ornati di sorta. 

3. Pilastro III. 

L ■ TITIVS ■ L • L • PHILOMVSVS 
B A S I M • DAT 

Alt. m. (),G5, larg. per ogni lato 0,50. L'epigralc ò di fronte al pil. Ili A; le altro 
faccie son levigate. 

4. Pilastro IV. 

M-PESCENNIVS 

M • L ■ EROS • BASIM • DAT 

Alt. ui. 0,0,5, larg. per ogni lato 0,50. 

5. Pilastro V. 

CN ■ TVRELLIVS • CN • L 
S ALVIVS • B • D ■ 

Alt. 0,(35, larg. 0,50. 

Il pilastro la è anepigrafe. 

6. Pilastro Ilrt. 

TITINIAE-L' F 

Alt. m. 0.85, larg. por ogni lato 0,65. 
Il pilastro Ilift è anepigrafe. 

Il pilastro IVrt servì in varie occasioni, come si deduce dalle seguenti epigrafi 
che vi si leggono. 

7. Da una parte: 

M- TVRTELLIO ■ L- F 
GAL • RVFO 

Alt. m. 0,95, larg. 0,75. L'epigrafe è scolpita nella faccia di fronte al pilastro lY. 

8. Da un'altra: 

MAGNAR VRBICE 
AVG-CONIVGI 
IMP • CAES • M • AVRE 283-285 e. v. 

LI CARINI BENEFI 
CI INVICTI AVG 
ORDO LVNENS 
D N M 
E O R V M 

I primi cinque versi sono scalpellati; gli ultimi tre si couservauo incisi nel 
marmo inalterati. 



— 370 — 

9. Nel terzo lato : 

tó M AGNO • ET 

I N VI CT O 
IMP • CAES • C • VaL 
DIOCLETIANO 

P-FAVG-PONTMaX 286 e. v. 

TRIB-FOT in COSil 

PPPROCOSORDo 

POPVLVSQj LVNEn 

D ;^ N • M 

el VS 

L'epigrafe è scolpita nella faccia di fronte all'abside. 

10. Pilastro Ya. La sorte medesima toccò al pilastro od alla base n. Va. Servì 
da principio per im monumento od una statua ad un magistrato municipale, leg^en- 
dovisi in un lato: 

M • PESCENNIO • Q_ 

■ DVO- VIRO- 
PHRYX • L • POSVIT 

Alt. m. 0,0.5, larg. 0,75. L'epigrafe è scolpita nella faccia di fronte al pilastro V. 

11. In altra faccia fu poi scritto questo titolo a Galerio (292-305 e. v.): 



C.'.L -^j^^tJ-Gn g^ ale 
R I O ■ M A X"K^ 
MIANO • NOB • 
CAES • PRINCIPI • 
IVVENTvTIS- 
ORDO • LVNENS 
D • N • M • E • 

L'epigrafe è nella faccia di fronte alla porta d'ingresso. 

12. Dall'altro lato fu inciso questo titolo a Massenzio (306-312 e. v.): 

MAGNO • E T • 

I N V I CTO • 
IMP • CAESARI • 
M • AVR • VAL • MAXE sic 
TIOPFAVG-PON- 
MAX • TRIB • POT ■ 
PPPROCORDOLv 
Nr.NSIVM- D- N-M- 
■ EIVS 

L'epigrafe è scolpita nella faccia opposta a quella ov'è scolpita l'epigrafe M. Pe- 
accdio. 



13. Dall'altro lato: 



— 880 — 

ORDO • POPVLVSQ_ 

LVNENSIVM 

D ■ N • M 

EORVM 

L'epigrafe è scolpita nella faccia di fronte all'abside. 

14. In un pilastro esagono, trovato fuori posto leggesi: 

L' ponTio- L-F 

S T R A B O NJ_ 

DVO • VIR-Til 

TR • MIL • IH 

PRAEFEQJTCLASSIS 

Alto m. 0,80. larg. por ogni lato 0,30. 

15. Cippo fastigiato: 

D c4 M 
C L A V D I A E 

S A B I N A E 
M-VINISIDIVS 
RESTI T VTVS 

CON I VOI 
K A RISSIMAE 

Alt. m. 0,85, larg. nella faccia di prospetto 0,40, nelle laterali 0,22. 

16. Lastra marmorea con cornice in parte guasta: lung. m. 0,47, alt. 0,44. 

D M 

M • EPIDIO • CELE 
RIMICL-PR-RA 
MIL'AN-XIX-VIX 
AN-XLIV-NATION 
DALMPOSVLICI 
NIVS-SVPER-BM 

17. Su piccola base marmorea di m. 0,10X0,04: 

PHILODAMVS 
PROFILIO 
V-S • LVB • ME 

Si recuperarono inoltre questi altri avanzi di titoli: 

18. Frammento di m. 0,25X0,22: 



co/ONIAE 



— 381 — 

11). Due frammenti, il più largo m. 0,23, alto m. 0,15, il secondo largo m. 0,25, 
alto pure m. 0,15 che conservano queste poche lettere, alte m. 0,11, che mostrano 
aver appartenuto allo stesso titolo. 



a) SO ( : 
20. Frammento di m. 0,40 X 0,20 : 



i) I A L( 



NVSET- OCTA 
CVLA • PAREN 
ES • 



21. Frammento di m. 0,27 X0,20: 

1 V T A L I S • H E 
'd E S ■ B • M 

22. Frammento di m. 0,19X0,16: 

IO ■ S A T V R 
!N D V S A • 

23. Frammento di m. 0,18 X 0,10: 

NAE ET 

M C5 F C5 

PiiTtóL* 

Si ebbero pure questi due frammenti cristiani: 

24. Il primo è largo superiormente m. 0,34, inferiormente m. 0,25, alto m. 0,35: 



: ZI D'P^SCIEVTER 

LI ALMAE FOTENS^ 
JCVIVS HI e S~CAIA 

■<? P V L E T I A SIC 
EPRE 
25. L'altro è di m. 0,11 X 0,10: 

^~red1 

S LEDIC 
I PART 

Come abbiamo accennato, nell'interno dell'edificio non si rinvennero statue; ma 
molti frammenti di queste, e di marmi architettonici si dissotterrarono nelle adia- 
cenze della chiesa, e nel gran cumulo di rottami che in parte la ricopriva. 

Il marchese Gropallo raccolse e collocò ogni cosa in un vasto locale annesso alla 
casa colonica; od in tal modo ha iniziato una raccolta che spera arricchire di anno 
in anno con nuove scoperte. 



- - 382 - - 

La raccolta, come è al presente, si limita agli og-getti riiiveuuti diiraute gli ul- 
timi scavi ; e può quindi credersi che, specialmente i marmi, appartengano alla deco- 
razione dell'uno o dell'altro edifìcio. 

Meritano di essere notati i seguenti pezzi: — Mnrmo. Quattro torsi di statue 
togate dai piedi alle ginocchia. Due busti virili ammantati, con incavo tra le spalle 
per la sostituzione delle teste. Alcune teste, di piccole proporzioni. Due piccole statue 
rappresentanti due matrone sedute, con doppia tunica, ambedue mancanti della testa, 
nel luogo della quale sta ancora infìtto un pernio di bronzo. Sono di fino lavoro e 
non molto danneggiate. Una misura in alt. m. 0,25, l'altra, ben finita da ogni parte, 
è di poco più piccola. Statua muliebre mancante della testa, delle braccia e dei piedi, 
alta m. 0,27. Ha una tunica di velo {veslis eoa) cho lascia trasparire le forme del 
corpo; dalle spalle le pende un manto di stoffa piti pesante che ligetta indietro. È 
discretamente modellata, ed il marmo è trattato abbastanza bene, specie- il velo, ben 
riuscito per la sua leggerezza. Una lastra di marmo bianco di m. 0,75X0,70, qua- 
drilatera, i cui lati convergono superiormente in arco, con ornato semplice a cornice. 
Vi sono scolpite, a rilievo, due figure di giovinetti, dalla cintura in su, colle teste 
a mezzo profilo. Di veste non si scorge che un'ampia fascia, a pieghe regolari, che 
da ambe le spalle discende e si unisce nel petto. 11 lavoro è rozzo e non finito. 
Molti frammenti di colonne lisce e scanalate ; molte basi e capitelli, tra' quali 
alcuni corinzii, di buon lavoro ; molti pezzi di cornici, cornicioni ed altri membri ar- 
chitettonici, e tra questi alcuni decorati con meandri di buon gusto e finissimo in- 
taglio. Meritano particolare attenzione un capitello e due frammenti di cornice o fascia, 
in pietra rossa del Corvo, decorati con fregi a fogliami e fiori di ottimo stile e di- 
ligentissimo lavoro. Alcuni capitelli e colonnine spirali di stile medioevale e tra queste 
una intera, alta m. 0,80 con ornati di pessimo gusto, la quale per la sua rozza ese- 
cuzione può trovar riscontro nella scultura seguente. Cilindro di marmo, alto m. 0,24 
e di 0,40 di circonferenza. Alla sua estremità superiore è frammentato, ma la rot- 
tura lascia scorgere la continuazione del lavoro; l'altra estremità è tondeggiante. Il 
cilindro è un poco compresso, e nelle due faccie maggiori sono scolpite, a bassissimo 
rilievo, vedute di prospetto, due figurine interamente nude, una di uomo, l'altra di 
donna. La forma data a queste figure è la più rozza e goffa che possa mai imma- 
ginarsi. Due circonferenze irregolari, o, a dir meglio, due protuberanze, ima minore 
dell'altra ed unite assieme da corto tramezzo, si che la più piccola sia sovrapposta 
alla maggiore, rappresentano la testa ed il torso. Nella prima, con altrettanti fori, 
sono tracciati gli occhi, il naso e la bocca; dalla seconda, lateralmente ed inferior- 
mente si distaccano quattro appendici in linee irregolari per indicare le braccia e 
le gambe. Le estremità delle braccia terminano in protuberanze, divise ove da tre, 
ove da quattro solchi per indicare le mani smisurate ; ed alla estremità delle gambe, 
i piedi informi, in una delle figure sono rivolti in linea parallela alle braccia; nel- 
l'altra non ve ne è indizio. Sotto il torso, tra le gambe delle due figure, sono scol- 
piti, in modo evidente il sesso del maschio e della femmina; e paro che questa do- 
vesse essere la nota caratteristica della composizione, poiché l'artista ha impiegata la 
sua migliore abilità per mettere in maggiore evidenza queste parti. Più in basso, e 
sotto ciascuna figura, non si capisce bene cosa abbia voluto rappresentare l' artefice. 



— 383 — 

Tra l'ima e l'altra figura, sono scolpite tre altre figurine, una più in alto e due piìi 
in basso, rappresentanti tre fanciulli, il primo più adulto e gli altri bambini. Le 
figiu'e principali occupano circa una metà del cilindro, e sono rilevate dal fondo, dai 
8 ai 4 mill. Il marmo è bianco ; ma pare abbia ima patina che gli dà l'impronta 
di un antico macigno. Degno di singolare riguardo è un leone, in marmo bianco 
statuario, di forme colossali (met. 1,47 X 0,97). È accovacciato sopra un plinto, colle 
zampe anteriori distese. Sotto l'artiglio destro tiene un piccolo quadrupede. La testa 
sollevata con bocca aperta si rivolge a sinistra. È ben modellato, ma non finito, come 
usasi nelle sculture cosi dette da giardino. Doveva far parte d'una fontana, poiché la 
bocca è ridotta in modo da contenere un tubo che seguita sino sotto al plinto : ma 
in tempi a noi più vicini fu mutata la sua destinazione. 

Questo leone fu scoperto al lato esterno sud-ovest della chiesa, e poco discosto 
fu rinvenuto im grosso rettangolo di marmo di m. 1,65 X 0,75 X 0,50 decorato in 
imo dei lati con fascia, listelli e cornicione dentellato ; è senza dubbio il frammento 
di un architrave che probabilmente, colle colonne scanalate, delle quali si trovarono 
molti rocchi del diam. di m. 0,45 e m. 0,47, facea parte dell'architettura all'ingresso 
dell'antico edificio. In questo rettangolo fu scavata una buca quadrilatera di m. 0,85 X 
0,60 X 0,24, che dovette servire ne' tempi di mezzo per vasca di fontana pubblica della 
qaale era parte principale il leone. Nel vano che sta oltre la vasca, è un foro cor- 
rispondente a quello sotto il plinto del leone, per dare passaggio alla fistula ac- 
quarla. 

Terracotta. Un quadrellone da pavimento in creta rossa, senza bollo, di me- 
tri 0,54 per lato. Due tegole di m. 0,55 X 0,45. Un orcio in creta rossa, lavorato 
al tornio, con pareti sottili e proprio coperchio munito di pomo; alt. m. 0,18, cir- 
conferenza m. 0,47. Due unguentari in creta gialla, con piede a punta; alt. m. 0,11. 
Due anteffsse con testa gorgonica, ben lavorate. Molti frammenti di vasi aretini, a 
pareti sottili e tinta rossa corallina, uno dei quali reca impresso il bollo, in forma 
di piede : M O N . Cinque lucerne monolicni, ordinarie, senza ornati : una sola reca il 
bollo: F ORTIS. Un peso di forma rettangolare, coi lati convergenti all'un de' capi 
che è attraversato da un foro. Quattordici fusaiuole, senza ornati, tra le quali alcune 
in pietra nera. Due grossi tubi quadrati, con grosso foro, pure quadrato, nel mezzo, 
alti m. 0,35, e 0,15 di lato; il foro ha m. 0,06 per lato. Molti frammenti di vasi, 
tra i quali, uno con tre lune solcate, a rilievo. Pezzi di lacrimatoi, di antefisse con 
figure e di ornati, di fasce e fregi decorativi. — Vetro. Molti frammenti di vasi, am- 
polle, lacrimatoi, piattelli. Un'ansa di vaso, di colore opalino, a forma di nastro con 
cordone rilevato nel mezzo, rivolto a collo di oca. Intorno a questo manico gira un 
anellino di bronzo, mobile, al quale pare fosse stata saldata una catena. Un emisfero 
di diametro, nella base, di m. 0,08, massiccio e pesante. È a fondo nero con fiamme 
di un bel rosso, che dalla base, in varie direzioni convergono al vertice. Intorno alle 
fiamme si veggono sparse alla rinfusa molte mezzelune, forse per difetto di fusione 
e non ad arte. — Osso e avorio. Due frammenti di cerniera fatti con l'osso della 
tibia del bue, lunghi m. 0,10 del diam. interno di m. 0,02. Uno è munito nel centro 
di un cerchio rilevato, largo m. 0,02; l'altro è provveduto di tre fori, distanti l'un 
l'altro circa m. 0,02. Un cucchiaio di avorio ed altri frammenti ; aghi crinali, stili 



— 384 — 

da scrivere e molti frammeuti di simili oggetti. — Uroazo. Due cardini con bella 
patina. Pezzi appartenenti a serrature. Una chiave. Alcune borcliie rappresentanti 
teste di animali. Due campanelli. Alcune fibbie, tra le quali una assai fina e ben 
lavorata, forse oggetti da bardatura. Uno stilo da scrivere, ben conservato. Un utensile 
di uso indetemiinato, con croce greca alla sommità. — Ferro. Fornimenti di una cassa 
di legno, consistenti in grappe, serrature, chiavistello, cerchioni e molti chiodi. Un vo- 
mere di m. 0,26 X 0,20. Una scure. Ferri da cavallo, morsi, due sproni, uno con punta 
semplice, l'altro con punta in forma di capocchia conica di chiodo. Molte fibbie, pen- 
dagli ed oggetti di bardature. Lame di coltelli ed altri strumenti taglienti. Lancio 
e giavellotti. Un grosso fornimento composto di diverse sbarre in varie forme, che 
pare fosse destinato a sostenere un'insegna o trofeo. Il martello di una campana, fi-am- 
mentato nella parte inferiore, lungo m. 0,30, circ. m. 0,18. Narra il B. De Rossi {Coli, 
storica) che il can. Benettini dissotterrò ai piedi del campanile una campana; ora 
il martello di cui si tratta fu rinvenuto nello stesso luogo. — Piombo. Frammenti 
di fistole acquarle, anepigrafi. — Vasi di pietra oliare. Meritano speciale ricordo 
alcuni frammenti di vasi, e relativi coperchi, di pietra micaschistica del Capo Corvo, 
condotti con molta arte al tornio, con cerchi e cordoni concentrici, rilevati, e che vin- 
cono al confronto i vasi di pietra oliare de' tempi barbarici. Pare che l'uso di questi 
vasi fosse comune in Luni, perchè se ne incontrano frammenti in ogni scavo : ciò di- 
mostrerebbe, che in quella città, nelle cui vicinanze non difettava la materia prima, 
fosse in pratica l'industria dei vasi di pietra oliare. — Monete. Fm-ono poi rimesse 
a luce monete consolari ed imperiali, che il marchese Giuseppe Gropallo di Giacomo 
con sommo amore per lo studio raccolse e classificò. Le consolari sono di argento, e 
sono due; l'una è della famiglia Servilia, l'altra della Titia. Le altre, eccetto l'ultima 
che è di oro, sono tutte imperiali di bronzo. Le persone alle quali si riferiscono sono: 
Augusto, Claudio, Antonia di Druse seniore, Vespasiano, Domiziano, Nerva, Traiano, 
Adriano, Antonino Pio, le due Paustine, Commodo, Settimio Severo, Caracalla, Macrino, 
Gordiano III, Claudio Gotico, Carino, Diocleziano, Massenzio, Costantino, Giuliano, 
Gioviano, Valentiniano, Teodosio, Giustino. 

Fin qui degli scavi praticati nello scorso anno, i quali ebbero un risultato di 
non dubbia utilità per la storia e la topografia di Luni. 

Con eguale alacrità il marchese Gropallo ha ripreso, nel passato settembre, i 
lavori di scavo, ma non con eguale fortuna. 

Riaperta la trincea che aveva lasciata in sospeso, ben presto trovò ostacolo in 
una parete che attraversava il piano dell'edificio in tutta la sua larghezza. Da quel 
punto, sino alla parete d'ingresso, il suolo è occupato dai cunicoli ripieni di cada- 
veri, ai quali ho sopra accennato, costrutti con muratura a cemento e voltino a botte. 
Ve ne sono sei, quattro disposti in linee parallele ed altri due costruiti superiormente 
nel vano tra un voltino e l'altro, e percorrono tutta la lunghezza dall'ingresso sino 
alla parete traversale, in una zona corrispondente a quella tenuta dai pilastri mar- 
morei sopra descritti. Le altre due zone, a fianco di questa mediana, sono divise dalla 
parete d'ingresso, sino all'abside delle cappelle laterali, in tante cellette separate da 
muratura, molte delle quali coperte da voltini, adibite ])ur queste come sepolture. 
La qual cosa ci fa pensare che nel mezzo vi fosse la sepoltura comune, e lateral- 



— 385 — 
mente le private. Le fondazioni di queste pareti divisorie fui'ono impiantate poco sotto 
il pavimento dell'antico editicio, e per questo lavoro fu, senza dubbio, impiegato il 
materiale che al medesimo era servito, poiché in gran parte constano di grossi ret- 
tangoli di tufo, riquadrati diligentemente, alternati con opera incerta. Di questi ret- 
tangoli, due misurano m. 0,85 X 0,54 X 0,40, un altro m. 0,60 X 0,50 X 0,40. 

È manifesto, che tale opera sotterranea fu eseguita a' tempi della chiesa cri- 
stiana, ed è pure probabile che per quest'opera si abbattessero gli altri pilastri che 
forse erano innalzati seguitando le due linee sino all'ingresso dell'antico edificio; dei 
quali pilastri due eguali per dimensioni ai sopra descritti, con importanti epigrafi, 
furono dissotterrati nelle adiacenze della chiesa nel 170(3 dal can. Benettini, ed ora 
si conservano nel palazzo Piccedi-Benettini, in Sarzana. E che siffatte opere murarie 
fossero eseguite nei tempi della chiesa e forse in diversi periodi distinti l'uno dal- 
l'altro, secondo le richieste de' privati, lo dimostra il fatto, che nelle fondamenta di 
im muro divisorio, fu trovato un gruzzolo di monetine medioevali, di sottilissima la- 
mina di argento. 

Questo scavo non ci ha dato intorno al monumento sottostante, nulla di più di 
quanto conoscevamo prima; solo la gran quantità di rettangoli di tufo, rinvenuti in 
quelle murature ci richiiuna alla mente le sostruzioni del tempio di Augusto, ciò che 
potrebbe servire ad assegnare a quell'epoca le fondazioni dell'antico edificio. 

L'oggetto più notevole ò un cippo fastigiato, di marmo bianco, alto m. 0,85, 
largo ni. 0,40, con clipeo decorato nel mezzo del timpano. Porta inciso a bei caratteri 
il titolo funebre, di Claudia Sabina, edito qui sopra al n. 15. 

Con questo scavo si mise in luce la nicchia dell'altro altare corrispondente a 
quello superiormente descritto. 

Come risulta dalla riferita esposizione dello scavo, ci troviamo alla presenza di 
due monumenti sovrapposti, cioè di una chiesa cristiana costrutta sulle rovine di un 
più antico edificio. Del superiore, la forma architettonica e la tradizione ci palesano 
l'uso a cui era destinato, dell'altro non è facile giudicare, perchè ad eccezione dei 
pilatri e delle epigrafi poco ci rimane dell'antica sua struttura. Tuttavolta le epi- 
grafi dedicate ad imperatori e ragguardevoli personaggi dall' Orcio popiilusque lunen- 
sium valgono per sé sole a farci fedo che ci troviamo nell'edificio pubblico più im- 
portante di quel Municipio. 

P. PoUEST.i. 



VI. CHIUSI — Nel podere della Casa miova, situato a mezzo chilometro circa 
dalla porta di s. Pietro a sud di Chiusi, è stata scoperta un'antica tomba, del tipo 
di quelle note col nome di colombaio, nella quale erano solamente due loculi. Quello 
di destra era chiuso da una tegola fittile, di m. 0,65 X 0,50, di forma rettangolare, 
su cui era grafiìta l'epigrafe : 

C-SENTIVS 
SELEVCVS 



— 380 — 

Dietro la tegola era una piccola urna fìttilo, aucpijfratc, di m. 0,27 X 0,15, rap- 
prosentaate, nella fronte, una porta ornata di festoni appesi a due alberi. II loculo a 
sinistra era pure coperto da tegolo anepigrafe, e conteneva un'olla cineraria di terra 
cotta, alta m. 0,23, diam. alla base 0,15 e nella sommità 0,12. Keca incisa la leggenda: 

ERIS • SENTI -L 

Gli oggetti sono stati collocati nel Civico Museo. 

r. Nardi-Dei. 



VII. BARDANO (tV.V'iioue del coiunue di Orvieto). — Il 11. Ispettore 
dfgli scavi in Orvieto riferi che scavandosi per la costruzione di una grotta nel poggio 
denominato il Corno, di proprietà Onori, iu territorio di Bardano, frazione del comune 
di Orvieto, ed a circa otto chilometri da questa città, fu scoperta una tomba etrusca, 
scavata nel tufo, con ingresso a levante, alta m. 1,10, larga 0,80. 

Mediante tre gradini discendesi al piano della camera sepolcrale, ed a sinistra 
di chi entra, e di fronte, trovasi la banchina, alta m. 0,80, larga (),(!0. 

La tomba era stata precedentemente rovistata e spogliata, e vi si rinvenne quindi 
soltanto un'armilla di bronzo, ossidata, tre patere di bucchero, e molti frammenti di 
vasi di bucchero, terrecotte grezze e qualche avanzo di vaso dipinto, con ornati. 



Vili. iS. EGIDIO (frazioue del coiiuiue di Orvieto). — Nella località deno- 
minata la Nona o Pallone, presso la stazione di Castiglione in Teverina, in territo- 
rio di s. Egidio, nel comune di Orvieto, in occasione dei lavori pel doppio binario della 
ferrovia Chiusi-Orte, a m. 500 di distanza dal Tevere, ed alla profondità di circa 
m. 1,90 dal suolo, è stata rinvenuta, al proprio posto, una piccola urna di trachite, 
lavorata piuttosto rozzamente. È lunga m. 0,82, larga m. 0,00. All'intorno misura me- 
tri 0,325 X 0,30 X 0,(50. Il rispettivo coperchio di forma a timpano, a due pioventi, 
con quattro acroterì agli angoli, di non buona conservazione, misura m. 0,89 X 0,58. Si 
trovò orientata a uord-nord-est ; e, per quanto mi fu riferito, racchiudeva delle ossa cre- 
mate. Lì presso potei riconoscere alcuni frammenti di un'olla rozza, di forma a punta. 

Alla distanza di m. 3,70 daU'm-na anzidetta, erano visibili due lastre di tra- 
vertino, di rozzo lavoro, giacenti in posizione verticale, che accennerebbero ad altri 
sepolcri. I pochi oggetti ivi raccolti sono i seguenti: — Fittili di arte locale. Va- 
setto semplice, non verniciato, con due piccoli manichi orizzontali, alto m. 0,14, dia- 
metro alla bocca m. 0,07. Piede di vaso del diam. di m. 0,10 con tracce di vernice 
argentea : — Fittili di arte etrusco-canijuina. Frammento di tazza umbilicata ; diam. 
m. 0,045. Altro simile. Vasetto ad un manico, alto ni. 0,078, diam. alla bocca 
m. 0,045, con manichino circolare a doppio cordone, rotto nell'orlo. Altro più piccolo, 
diam. ni. 0,068. R. Mancini. 



— 887 — 

IX. OASTr(;LI(_)Nl': in TEVERINA — rolchò gii oggelti dei quali ho 
parlato nella nota precedente dal sig. Moneta, agente del conte Pietro Vannicelli, 
proprietario del terreno, furono portati in Castiglione in Teverina, dove mi recai per 
visitarli, così mi fu anche gentilmente concesso di esaminare alcuni frammenti di 
marmo salino, o alabastrite, trovati casualmente, da vario tempo, in un fondo, voca- 
bolo Sfarina, in contrada Madonna delle Macchie, presso Castiglione, di proprietà 
del mentovato sig. conte. Questi oggetti sono: — Marmo. Mezza statuetta virile, im- 
berbe, alta m. 0,29 col capo coperto da berretto frigio di rozza arte etrusca, ed in 
parte mutilata. Frammento a guisa di antefissa, ove all'interno, ò scolpita una mezza 
luna ed una porzione di ala, E alta m. 0,19, lunga 0,21. Nella parte dell'orlo esterno, 
vedesi in rilievo un uccello in atto di beccare. Capitello di stile corinzio, alto m. 0,25, 
largo, in base, m. 0,17, in sommità m. 0,21. Frammento di lapide, lungo m. 6,17, 
alto 0,13, portante inciso il seguente resto di epigrafe: 




— Duccìiero italico. Coperchio di vaso, con impressioni di animali in giro sull'orlo 
esterno, non che tre animali graffiti nella parte superiore ; cioè : un pesce, un gallo 
ed un pavone. Anche questo, sebbene di età anteriore, fu rinvenuto in una tomba, 
forse a pozzo, in vicinanza dei descritti frammenti marmorei. 

li. Mancini. 



liEGK.M.: VI (UMBRIA). 

X. SPOLET*!) — Ijì ìiiì xdrcnjdijn erì^lìnììo riiìociiiiln ciilrn rahitato. 

In una casa situata quasi nel centro del Corso Garibaldi, in Spoleto, apparte- 
nente oggi al sig. Giovanni Pompei, ebbi a notare, tempo addietro, un antico ed igno- 
rato sarcofago cristiano, adoperato come vasca di ima fontana. Dopo vive premure, 
potei ottenere che il moumuento entrasse a far parte della raccolta antiquaria mu- 
nicipale. 

Il sarcofago è di marmo bianco, l'.mgo m. 1,16, alto m. 0,40, largo m. 0,54. 
Nella fronte è ornato di baccellature ondulate, terminate in alto ed in basso da due 
eornici poco rilevate. La baccellatura e le due cornici sono spartite in tre riquadri, uno 
al centro e due agli angoli estremi ; e questi occupano la fronte in tutta la sua altezza. 

Nei due riquadri laterali è scolpita la nota figura tunicata e calceata del Bonus 
Paslor, recante l'agnello sulle spalle; e presso la figura è rozzamente scolpito un 
albero. 11 riquadro centrale è occupato invece da una figura tunicata, orante, in piedi, 
con le mani levate. Sopra la testa e ai lati della figura, scende un simmetrico cor- 
tinaggio, a guisa di padiglione, che incornicia la figura ed il fondo del riquadro. A 
sin. sporge uno scrinimi o capsa. 



— 888 — 

Per quanto a me cousita, di sai'colugi erisliani, uuii ai coaosceTano in Spoleto e 
nel suo territorio, che pochi e sparsi frammenti. Uno di questi fu dal comm. G. B. 
Do Rossi descritto nel Bull, di Ardi. Crisi. 1871, pag. 12c> sg. Altri frammenti 
vennero da me notati nel campanile del Duomo. Però di sarcofagi cristiani, intieri, 
e di buona conservazione, nessun esemplare era ancor noto, tranne questo ora pos- 
seduto dal Municipio. 

G. SllRUlNI. 



Rkgione I (LATIUM KT CAMPANIA). 

Xl. ROMA — Naooc scoperte nella eillà e nel snò/irùio. 

Regione LY. Fu annunziato il rinvenimento di una lastra marmorea, contenente 
un'iscrizione latina votiva, recuperata in frammenti nei lavori del Tevere, sulla riva 
sinistra, presso Monta lìrianzo (et. Noli:-ie 1890 p. 28.5). 

La scoperta avvenne il 22 di settembre. Il titolo è rotto in tre pezzi. E allo 
m. 0,48.5, largo m. 0.315, ed lia lo spessore di m. 0,025. Vi si legge: 



M E RC V R I O I 

V E T E R N O • D E O • I (1) /.m: 
/VNONI-REGIN-MI ì^/eroae 
S L I ■ L V N A E ■ A P O /. / / « / 



(//«NAE • FORTVNAe p. r 

VaE-OPMsI-p/c tali 

\^^F A T 1 1 S • D / i il i s 

Il ti od ho N \ ìf/ f a ii s l u vi 

f e IJ^jCoyhU i e l 
ImFcaESARIAVGVs / .1 vici a e 
EIVS-SENATI-FOPVLI l/?/(? romani 

ETGENTIBVSNÓNO 

INTRO • EVNTEFELIC' i t e r 
C-CAESARE • L • PA\^ Ilo . cos 
L.LVCRETIVSL • L ■ zTt'h V S 
IVSSV-IOVISARAM ■ AVGVSTAM 

SALVS-SEMONIAPOSVITPOPvIlI- VICTORIA 



Nell'ultimo verso le due parole a destra, e le due a sinistra di POSVIT sono 
incise da altra mano, ed in caratteri di età posteriore e di forma assai trascurata. 

Il titolo, che è dell'anno 754 di Roma = 1 dell' e. v., bellissimo per molti riguardi, 
lascia incertezza in parecchi punti. Il eh. Mommsen, a cui ne fu comunicato l'apo- 



— m9 — 

grafo, coi supplementi clie il prof. Bormann ed il prof. Barualjei avevano proposto, 
mentre convenne che sotto il Mercurins deus aelcraus che qui prende il posto sopra di 
Giove, si nasconde Augusto, e ricordò come le iscrizioni pompeiane (C. /. L. X, p. 109) 
avessero già manifestato che il culto di Augusto su quello di Merciu'io fu innalzato, pre- 
ferì di leggere dal 10" verso in poi: f)up. Cacsari Au(/u,s[lo tiUelacque} | eim senati 
2)02)idi[_qiie romaiif\ \ et (jealibas a-)iio .... i ntroeimie felic[_ilei'']. 

Per la parola da supplire fra le voci iioao ed iniroeiinle (v. 12-13), furono da 
principio proposte varie congetture. Il Monmisen lia accettato poi come la più proba- 
bile quella del prof. Gatti, il quale opinò, che il testo epigrafico, ricordando la dedica- 
zione di un' ara Angusta, potessj essere in relazione col riordinamento del culto dei 
Lari e con la istituzione dei vicomagistri fatta da Augusto, da cui ebbe principio 
una nuova èra, che trovasi menzionata in parecchi monumenti epigrafici ('). 11 titolo 
C. I. L. VI, n. 34 ricorda similmente un'ara dedicata Mercurio Aug. dai magistri 
di un vico urbano, che furono in carica nell' anno quinto dalla nuova istituzione. Egli 
adunque restìtuii'ebbe nei versi 12-13: nodo {aiuio} \ iatroeunte felic\_Uer']. Ed in 
tale ipotesi sarebbe indicato che nel primo semestre del 754 incominciava l'anno nono 
dalla grande riforma amministrativa augustea, la quale perciò dovrebb'essere fissata nel- 
l'anno 746-47 ; il che può bene accordarsi con quanto sappiamo in proposito da altre 
iscrizioni. 

Le parole aggiunte nell'ultimo verso: SALVSSEMONIA POPVLI 

VICTORIA, potrebbero forse, secondo l'opinione del Gatti, considerarsi come un'ac- 
clamazione popolare riferibile a qualche provvida disposizione del prefetto di Koma 
Semonio Proculo Giuliano, il quale governò la città circa la metà del secolo terzo, 
ed è noto principalmente per avere riordinato il sistema dei pesi e delle misure pub- 
bliche ad evitare le frodi a danno del popolo. Il tipo paleografico di quelle parole 
conviene perfettamente all' età indicata. 

Prati dì Castello. Il giorno 2 dicembre, sulla riva destra del Tevere, e di- 
nanzi la casa di proprietà Blumensthil, immediatamente a valle del ponte di ferro, 
a Ripetta, fu dissotterrato un altro cippo spettante all'antica terminazione delle rive 
dui fiume. 

Questo cippo, aggiunto agli altri, in n. di 13, trovati nel passato lebbraio (cf. No- 
tizie 1890, p. 82) ed agli altri due scoperti nei mesi di settembre ed ottobre (cf. No- 
tizie p. 322, 323) risulta il sedicesimo della serie dei cippi rinvenuti lungo il medesimo 
tratto di sponda. Il posto preciso del cippo, al momento della scoperta viene deter- 
minato dai seguenti rilievi : distanza dal fianco del ponte di ferro a Ripetta, m. (3,65. 
Id. dal ciglio del nuovo muraglione di sponda m. 34,70. Id. dall'angolo inferiore della 
casa Blumensthil, all'imbocco della via Vittoria Colonna, m. 59,70. 

Il cippo è in travertino, simile agli altri, grezzo nella parte inferiore per un'al- 
tezza di ni. 0,75, ed ha le dimensioni di m. 2.00 X 0,95 X 0,54. 

Trovavasi al suo antico posto, murato nella porzione sotterra col suo piano di 

(1) Cfr. Marquavdt, rum. Slaalsrenc. I-. p. 391, nota .5; Bull, archeol. comun. 1888 p. 320 ; 
a. I. L. VI ad n. 454. 



— ;ìO() — 

posameuto alla quota di ui. 11, Hi) sullo zero dell' idrometro di lìipetta. 11 livello del 
suolo antico, nel qiuile era incassato, trovavasi alla quota di 11,75, ed il cappello 
sommità del cippo, alla quota di m. 12,944, sullo zero indicato. 

Il cippo è anepigrafe per essersi trovato giù, rotto ed affatto mancante della sua 
parte superiore, la quale conteneva certamente l'iscrizione, che in antico fu scalpel- 
lata lasciando il cippo al proprio posto. 

Con tutto cìì) la scoperta non ha minore importanza di quella degli altri cippi, 
potendosi quasi con certezza stabilire il tempo del suo collocamento. Infatti l'epi- 
grafe dovea, con ogni probabilitìi, riportare il nome del curatore delle acque 77. 
Itdius Fero-x, nel quale caso il cippo devesi attribuire alla terminazione fatta sotto 
Traiano nel lOl dell' e. v. 

E tale congettura, oltreché dai connotati del cippo, i quali non concordano con 
quelli dei cippi della terminazione di Augusto, mi venne anche confermata dal- 
l'esame di fatto; quali l'altimetria, le dimensioni del cippo, non che il posto della 
perduta iscrizione, la quale, nei cippi spettanti alla terminazione di Traiano, trovasi 
di consueto scolpita, con linee piuttosto serrate, nella parte superiore della pietra, 
e proprio nello spazio che nel cippo ora rinvenuto, vedesi a bella posta scheggiato 
per una profondità di circa m. 0,10. Pare assai probabile che tale abrasione fosse 
avvenuta per opera dello stesso curatore, a motivo di successive variazioni avvenute 
nella delimitazione dei confini tra la proprietà pubblica e quella dei privati. 

Proseguendosi gli sterri sulla stessa sponda destra del Tevere, ai Prati di Ca- 
stello, il 19 dicembre venne in luce un altro cippo della terminazione delle ripe fatta 
da Augusto. Questo cippo è il 17" di quelli rinvenuti lungo il percorso del medesimo 
tratto di sponda destra, e risulta l'undicesimo di quelli spettanti alla terminazione 
augustea della stessa serie locale. Mediante tale ulteriore scoperta la linea terminale an- 
tica, che ormai si può ristabilire nella detta località, viene prolungata sino a m. 432,60. 

Il posto del cippo viene topograficamente determinato dalle misure seguenti : di- 
stanza dall'asse del ponte Umberto I all'asse del cippo, a valle, m. 32,585. Distanza 
dal piede della ripa odierna, m. 30 circa. Distanza dal ciglio del nuovo muraglione 
di sponda m. 7 circa, in avanti. Eiguardo agli altri particolari, il cippo trovavasi al 
suo antico posto in buonissimo stato di conservazione, sporgente dal livello del suolo 
antico m. 1,15, incassato verticalmente nel terreno, per una profondità di m. 1, mu- 
rato al piede per circa m. 0,10. È in travertino, di forma simile agli altri già rin- 
venuti e misura m. 2,10 X 0.68 X 0,425- La sua sommità trovasi alla ((uota di 
m. [10,41] sullo zero dell'idrometro di Kipetta. lieea incisa l'epigrafe: 

ImP- CAESAR- Divi • F 
AVGVSTVS 

PONTIFEX • MAXIMVS 

TRIBVNIC • POTEST • XVII 

EX-SCTERMINAVIT 

R • R • PROX • CIFI' ■ PED-CCXIX 

Quest'ultima linea conserva tuttora abl)ondanti tracce di tinta a minio. 



— 811 — 
Nel lato opposto leggesi: 

R ■ R • PROX • CIPP ■ PED ■ CLXI 

D. Marchetti. 



Caminnla. 

XII. NAPOLI — Scoperte di antichità nella Sezione Vicaria. 

In?itato dal eh. dott. Hiilsen ad esaminare se la forma materiale delle due iscri- 
zioni latine, ritrovate nei lavori di risanamento, delle quali si disse nel fascicolo dello 
scorso luglio (cf. Notizie 1890, p. 220, 221), confermi oppure no la supposizione 
che esse originariamente fossero un inarmo solo, che in tempo antico sarebbe stato 
segato in due, ho riconosciuto che la congettura del mio amico è indovinata perfet- 
tamente. Al tempo stesso meglio studiando le tracce delle parole abrase, ho trovato 
gli indizi di . ...XANDR.... nel luogo dove col mio primo supplemento cadeva 
la parola inviclo. E però credo utile dare il testo del titolo reintegrato, correggendo 
anche un errore tipografico occorso nella prima parola del penultimo verso, ove nelle 
Notizie sopra citate fu stampato per isbaglio Antoiiiima invece di Anton'ìiiaiia: 

i m p. C ae s ■ m. A-V R E L L ! O se nero 

al e^i ANI) K pio felici -hXg-pont 222 e. v. 

TO AX- TRIB • P0TC03PP • DIVISEPTLVii 

se WEK\-?\l-iiepo TIDIVIANTONINI 

mAGNI- PII- filiu 

COLONIA • AVRELIA • AVG • 

ANTONINIANA-FELIX- 
■NEAPOLIS • 

11 titolo adunque non già ad Elagabalo, ma fu dedicato ad Alessandro S-jvero. 

n. DE Petk.v. 



XIII. POMPEI — Giornale degli scavi redatto dai soprastanti. 

1-11 novembre 1890. Non avvennero rinvenimenti. 

12 detto. Alla presenza di S. A. R. il principe ereditario di Svezia, è stato ese- 
guito l'apposito scavo della prima camera, a dritta dell'atrio della casa retrostante 
alla bottega n. 1, Is. 4% Reg. V; e quivi sono stati raccolti gli oggetti seguenti: 
— Broiizo. Una piccola statuetta rappresentante un Sileno barbato, coronato di edera, 
di cui avanzano tracce; è del tutto ignudo e sta ritto in piedi, tenendo la destra sullo 
pudende, mentre con la sinistra protesa reca un mortaio. Detta statuetta doveva ser- 



vire per chiave di rubinetto, potendosi ciò argomentare dalla forma della sua base. 
Alt. m. 0,10. Un suppedaneo circolare per sostegno di vaso; poggia su di una base 
quadi'ata, sorretta ai lati da zampe leonine; alto m. 0,23. È stato raccolto ìd pezzi, 
ma poscia restaurato. Due parti di una stadera. Una secchia con manico mobile, con 
tre piccole bozzette semicircolari saldate nel fondo : alta m. 0,36. Una casseruola con 
manico orizzontale, spezzato, formato a guisa di coda di rondine, e sul quale è pra- 
ticata ima lista di puntini ; diam. m. 0,20. Una lucerna monolicne, con manico for- 
mato da due verghette cilindriche divergenti, che piegano in su e sostengono ima 
specie di piastra formata quasi a guisa di foglia di edera. Ai due lati della lucerna 
è rilevata una protome leonina. Lunghezza m. 0,19. Una base circolare per sostegno 
di lucerna, che componevasi di un tripode a zampe leonine, intramezzate da alcuni 
ornati in traforo. Altezza m. 0,14. Una elegante lucerna, bilicne, coi becchi lunghi 
e sporgenti e diametralmente opposti. Poggia su basetta circolare, che nel disotto 
ha rilevate due zone concentriche, ed è ornata da quatti-o rosoni, e nei due lati, dove 
non è il becco, è collocata una protome leonina. Vicino al foro dei due becchi sono 
due maglie fìsse, formate da una testa di anitra, alle quali congi mgonsi i capi di 
una catenella a spina di pesce, mentre un terzo capo tiene il coperchio che ottura 
il foro centrale per cui si poteva riempire d'olio la lucerna. Lunghezza m. 0,20. 
Altra lucerna, monolicne, e con manico formato da mezza luna. Lunga 0,14. Un boc- 
cale sul cui manico, che dall'orlo ripiega sulla pancia, è rilevato un doppio ramo in- 
trecciato e nella estremità inferiore di esso è rilevata una mascheretta muliebre. Alto 
m. 0,12. Un vaso con pancia alquanto rigonfia e depressa, con breve collo e labbro 
formato a guisa di nasiterna. Il suo manico, che dall'orlo ripiega sulla pancia, ter- 
mina a zampa leonina. Alto m. 0,12. Otto monete, che giusta l'esame fattone dal 
prof. A. Sogliano sono: un asse di Tiberio Claudio, un sesterzio di Vespasiano, col 
tipo della Fortuna nel rov. ; un dupondio di Vespasiano, col tipo della Felicitas Pu- 
blica, e cinque monete imperiali consunte: — Argento. Due monete del peso di 
grammi 3, riconosciute per denari repubblicani, assai consunte : — Acorio carbonis- 
zato. Amuleto osceno rappresentante il fallo ; alto mill. 32 : — Pasta vitrea. Un 
odorino in forma di uovo, alt. mill. 45. 

13 detto. Nella stanza dirimpetto a quella sopraindicata si raccolse: — Bro/uo. 
Una museruola per asino, coi due montanti relativi, lunga m. 0,19. Quattro monete, ri- 
conosciute dal prof. A. Sogliano per tre sesterzi di Galba, l'uno col tipo della Con- 
cordia Augusti, l'altro col tipo della Vittoria a dr., e il terzo col rovescio consunto: 
im dupondio di Tito Vespasiano. 

14-16 detto. Non avvennero rinvenimenti. 

17 detto. Alla presenza di S. M. l'Imperatrice Elisabetta di Austria, è stalo 
eseguito l'apposito scavo della stanza in seguito a quella scavata il 12 corrente, e vi 
si rinvenne: — Bronzo. Una patera con un disco rilevato nel fondo e con quattro 
zone concentriche nella parte sottostante; ha un manico cilindrico, la cui estremità 
è formata da una protome leonina, diara. 0,18: — Marmo. Un pistello circolare con 
quattro dadi sporgenti sull'orlo e con relativo macinello, formato a guisa di dito umano, 
diam. 0,16: — Terracotta. Un urceo a pancia rotonda e corto collo. Alto 0,20. 
— Ferro. Un rastello in cattive condizioni. Oltre a quanto è sopra descritto è pure 



— 393 — 

anche tornato in luce: — Terracotta. Cinque anfore, una delle quali con iìicrizione 
in color rosso evanescente, che giusta l'apografo del prof. A. Sogliano, reca: 

? 
AX 

Dall'altro lato, segni poco chiari. — Travertino. Una grossa meridiana formata a 
guisa di sedia e con gnomone in bronzo; alta m. 0,55: — Bronzo. Uu amuleto 
osceno rappresentante una mano impudica e due falli e con scudetti ornamentali. Un 
peso a forma ovale. Un piccolo campanello ossidato : — Pasta vitrea. Nove globetti 
di colore turchino: — Avorio. Un amuleto osceno rappresentante un fallo e due teste 
di animali; è assai danneggiato e lungo millimetri 60. 
18-30 detto. Non avvennero rinvenimenti. 



Regione II (A PULÌ A). 

XIV. APICE — Scoperte di antichità aoocìinte in Apice, e nel suo 
territorio. 

1. La zona del territorio di Apice, il cui sottosuolo è più ricco di monumenti, 
è quella della contrada Starsa, distante 3 chilometri dall'abitato. Proviene da quella 
contrada il frammento epigrafico C. I. L. IX, n. 1324; e colà si rimisero in luce 
sigilli con leggende {ih. n. 6083, 16, 26). Sono in possesso della famiglia Pappone, 
perchè trovati nella contrada medesima, questi altri due, che mi sembrano inediti. 

1. Sigillo di bronzo formato da due rettangoli, che hanno comune una parte di 
un lato lungo: lungh. m. 0,07, altezza complessiva m. 0,03. 



I IQAT ■ 3 I 
I I14A3V J I 

Nel manubrio si ripetono le iniziali : J T 3 

2. Id. lungo m. 0,05, chiuso in linee imitanti la pianta del piede umano : 



Vi si rinvennero pure varie statuette di bronzo rappresentanti Ercole, di diverse 
grandezze, ed altre piccole decorative, e manici di vasi, monete familiari e gemme incise. 

Quivi fu scoperta una lastra di marmo ridotta in forma quasi elittica che reca 
la seguente epigrafe cemeteriale cristiana, già edita nel voi. IX del C. I. L. u. 1378, 
della quale per altro conviene dare nuovamente la lozione esatta: 



^.^^QVIESCIT IN SOMt 
ACES IVLIVS VS ' QVI VIXIT"^ 
ANNVS P I^i M ' UC DEPOSITIO 
EIVS SS PRIDIE IDVS NOVEMBRES 
CONSVL' BENAHTIVC' IVNIORES 
DVI^CESSIMA CONIVX PETILI 
AHASPF^'COHIVGI FECIT'' 



— 394 — 

In contrada Ciafurio distante 5 chilometri da Apice, furono rinvenute antiche 
fabbriche e tombe in muratura, come fu riferito dai contadini del luogo. 

In un fondo, della contrada Ponte inolio proprietà di Francesco Tranfajflia, a 
4 chilometri da Apice, eseguendosi lavori campestri si scoprirono alcune tombe 
in pietra calcare, ricoperte da tegoli. Al dire dei coloni, niente si rinvenne di sup- 
pellettile funebre, e le tombe furono scomposte. Un diruto antico ponte dà nome alla 
contrada, e vuoisi costruito al principio del secolo IV dell'era nostra. I materiali di 
opera a getto, rivestita da conci in tufo, tramezzati da laterizi, specie di emplecton, 
in basamento di grossi blocchi di travertino, mostrano che il ponte doveva avere sette 
luci. L'arco maggiore, unico rimasto, misura m. 13,45 di corda e m. 5,25 nei pi- 
lastri. La sua posizione relativa al fiume Calore, mostra che questo ha cambiato di 
corso, ed ora divide questa contrada del comune di Apice, da quella del comune di 
Sanazzaro Calvi. 

Nel fondo denominato SlecciUi, in contrada Santo Adiulorio, a 4 chilometri da 
Apice, ora proprietà dei sigg. fratelli Loraaglio, nello scorso marzo, in occasione di 
lavori campestri si scoprirono cinque tombe, in tegoli, disposte consecutivamente in 
una linea e tra esse parallele, coi relativi scheletri. I tegoloni misurano m. 0,42 
X 0,14 X 0,02, e mostrano nel centro, dalla parte dei battenti, due cerchi concen- 
trici, graffiti a crudo. Non potei vedere alcun oggetto della suppellettile funebre, che 
mi si disse rinvenuta presso la testa ed i piedi degli scheletri. 

In contrada S. Felice alla Piocchetla, a 6 chilometri da Apice, esistono avanzi 
dì un'antica Badia eretta nel 792, sotto il titolo di s. Lorenzo al Bosco. Nei pressi 
di questo diruto fabbricato sonosi rinvenute tombe in muratura ed altre in tegoli, 
con suppellettile funebre. Fra questa mi si è descritto un recipiente fittile con 
iscrizione intorno, e quindi un vaso potorio. Degli oggetti ivi trovati, ho potuto esa- 
minare, presso il sacerdote D. Pietro Paragone, alcuni vetri colorati di monili, imo 
turchino ad otto faccio, altro turchino scuro tramezzato da meandro bianco, di forma 
cilindrica, altro a forma elissoide color verde, ed un'ambra anche a forma elissoide, 
mammellata. Vidi pure alcune monete, una consolare in argento della famiglia Furia, 
ed altre in bronzo, di vario modulo, indecifrabili. 

Nel fondo denominato Garosa, in contrada Canneto a 2 chilometri da Apice, 
proprietà di Domenico Greco, alla profondità di m. 1 circa, si scoprì la parte supe- 
riore di un antico muro. Operatosi un cavo, allo scopo di liberare la terra messa a 
coltura da inutili ingombri, si finì col cavare una trincea che, dallo scorso anno, in 
linea, si è prolungata per m. 70, con m. 7 di larghezza. In essa è apparso un'opera a 
getto, nella direzione da oriente ad occidente, formante un muro della grossezza di 
oltre m. 3, al quale si uniscono una serie di vani di mq. 2, situati normalmente 
alle due faccie del muro. Tutti i vani erano ripieni di terra, e privi di oggetti. 

A m. 40 circa, verso sud di questa costruzione, sempre in declivio, scendendo 
verso il fiume Calore, sonosi scoperte varie tombe in tegoli coi rispettivi scheletri ed 
oggetti in grezza terra cotta, privi di ornati, che andarono rotti e dispersi. 

La collina incontro ad Apice, a 2 chilometri di distanza, prende nome di S. Fran- 
cesco da un diruto monastero di Francescani. Anche in questa contrada si fecero sco- 
perte di antichità. Di esse vedonsi, nel monastero di s. Antonio, fuori opera, nel 



— 395 — 

chiostro, un bel puteale in marmo bianco, baccellato, alto m. 0,89 x 0,10 di spessore 
e 0,57 di diametro; un capitello di travertino locale, a foglie d'acanto, alto m. 0,38, 
diam. all'abaco m. 0,19. Trovasi nella sagrestia della chiesa, fuori opera. 

In Apice nella parte estrema del paese, in cui l'esterno conserva ancora avanzi 
di murazioni medioevali, e che perciò è detta anche le Torrette^ erano pure avanzi 
antichi. Tra essi, i piti importanti scoperti sono due pietre di travertino : una misura 
m. 0,65 alla base, per 0,76 di altezza e mostra iu alto rilievo, e quasi parallelamente 
alla base, un fascio da sin, a dr. a cui è unita, di sotto, la scure. La pietra mancante 
del fascio, a sin. fa supporre che altra pietra, col rimanente dell'alto rilievo doveva 
ad essa aderire. L'altra pietra "misura m. 0,30 alla base, 0,51 di altezza, e mostra, 
in alto rilievo la testa, infulata, di un bue. 

Queste due pietre, raccolte nel restaurarsi le due facciate delle contigue chie- 
sette di s. Nicola, che dà nome alla via, e della Congrega del Rosario, sono state 
infìsse nel piedritto comune alle due prospettive. 

Al vico Badia, nelle cantine dei sigg. Pappone, conservasi un capitello corinzio, 
trovato anni addietro nel sottosuolo della casa. Misura m. 0,22 di diam. all'abaco, 
e 0,32 di altezza. 

Alla piazza del Muaicrpio, nella facciata del palazzo al n. 8 sono infisse due 
antiche teste di statue in peperino, trovate nel sottosuolo della fabbrica. 

F. Colonna. 



XV. BONITO — Recatomi in territorio di Bonito (circondario di Ariano) nella 
contrada denominata Morrò iti, e precisamente presso la chiesa di s. Maria della Neve, 
potei constatare la scoperta di un cippo sepolcrale in travertino, rotto a sinistra, per 
essere stato adattato a sostegno del piedritto presso una porticina, entrando in chiesa. 
La pietra ha base e cornice e misura m. 0,38 X 1,15 X 0,32. Reca incisa l'epigrafe 
seguente : 

D M 

CO^ 

HEL 

FILIOD 

ISIMO 

VIXIT 

sxxv 

BE 

Altra scoperta accertai a circa due chilometri dalla suddetta contrada, in quella 
denominata Torre di Marroceo, nome che prende da un'antica torre circolare, rico- 
perta ora da calce. Eseguendosi lavori campes'ri è tornato in luce, presso il viottolo 
principale, una statua togata, in travertino, rotta in vari pezzi, uno dei quali vedesi 
presso il viottolo stesso. 

A poca distanza, ò apparsa una vasca antica, in pietre lavorate, e tramezzata 



— 39(J — 

da laterizi, rimasta ancora per metà sotterra. Sono anche state trovate delle monete 
di bronzo, che però non potei esaminare per l'assenza del colono che le possiede. 

Questa località ha il sottosuolo ricco di antichi monumenti, e molti di quelli 
scopertivi, con altri trovati nel territorio di Apice, arricchirono la raccolta dei si- 
gnori Cassitto di Bonito. 

F. COI.ONN.V. 



SARDINIA 



XVI. CALASETTA — Nel dicembre dello scorso anno, il colono Giovanni 
Sgrò, mentre arava il terreno in im predio posto nella regione detta Saline, in ter- 
ritorio di Calasetta, piccolo paese posto all'estremità nord-ovest della penisola di 
Sant'Antioco scopriva, con l'aratro, un picccolo vaso di terra contenente 48 monete 
di argento e due anelli d'oro, di cui uno con gemma. 

Queste monete per la maggior parte andarono vendute ; otto solamente venute in 
Cagliari, ed esaminate nella direzione del Museo Nazionale, risultarono essere tutte 
familiari e spettanti alle seguenti famiglie. Cre-pusia 2. Conielia 1. Mlnmla 2. 
Nevia 1. Vibia 1. Atiaìa 1. 

Questi danari erano in ottimo stato di conservazione e tali dovevano essere anche 
gli altri. Per quanto asserisce il preseutatore delle monete, anche gli anelli erano 
molto belli. 

F. VlVANET. 

Roma 18 gennaio 1891. 

11 Diruttore gon. delle Auticliitit e Bello arti 
FlORELLI. 



NOTIZIE 



DEGLI 



SCAVI W ANTICHITÀ 



COMUNICATE 



ALLA R. ACCADEMIA DEI LINCEI 



PER ORDINE 



DI S. E. IL MINISTRO DELLA PUBB. ISTRUZIONE 



INDICE TOrOGKAFICO 

PER L'ANNO 1800 




ROMA 

TIPOGRAFIA DELLA R. ACCADEMIA DEI LINCEI 

PROPHIKTA l'KF. CAV. V, BAf.VUCCI 

1891 



INDICE TOPOGRAFICO 



Albano di Lucania — Caverna dell'età neoli- 
tica contenente scheletri umani, stoviglie 
arcaiche ed oggetti litici, scoperta sulla 
nuova linea ferroviaria Napoli-Metaponto 21 
(v. Pietrapertosa p. 166). 

Altamura — Antico sepolcreto riconosciuto in 
contrada Gasale 357. 

Amegua — Sepolcro antichissimo con suppel- 
lettile funebre scoperto in un terreno presso 
l'abitato 368. • 

Andrazza (frazione del comune di Forni di So- 
pra) — Antico sepolcreto riconosciuto nel 
territorio del paese, presso il torrente A- 
gnosia 269. 

Anversa — Tombe a cripta rinvenute presso 
il colle Arenale, sopra Fonte Palacchio 
129 ; tomba con tazza campana messa in 
luce presso la chiesa di s. Vincenzo 130; 
antico acquedotto scoperto a Fonte di Cur- 
zio ib. ; laterizi e frammenti di iittili vari ri- 
conosciuti nella contrada Santa Mercune ib. 

Anzio — Nuove indagini nell'area della villa 
imperiale nel promontorio dell'ureo Muto, 
in terreno vocabolo Batteria 39 ; statue mar- 
moree scoperte presso il mare in località 
detta Bottaccio ib ; frammenti epigrafici 
recuperati nel territorio anziate 219. 

Apice — Sigilli di bronzo con epigrafi latine 
scoperti in contrada Stazza 393; epigrafe 
cemeteriale cristiana proveniente da detta 
contrada ib; tombe in pietra calcare sco- 
perte in contrada Ponterolto 394; tombe a 
tegoli con suppellettile, messe in luce nel 
fondo Stcceuii, in contrada Santo Adiuto- 



rio ib. ; monete ed oggetti varii trovati in 
contrada s. Felice alla Rocchetta ib.; resti 
di antiche costruzioni riconosciuti nel fon- 
do Garosa, in contrada Ganneto ib. ; fram- 
menti architettonici marmorei trovati nella 
collina s. Francesco ib. ; frammenti decora- 
tivi esistenti in vari punti dell'abitato di 
Apice 395. 

Arcevia — Tomba di età romana con suppel- 
lettile funebre, scoperta in vocabolo Bo- 
scareto, presso l'antico castello di s. Pietro 
in Musio 279. 

Ardore Marina — Camera sepolcrale con epi- 
grafi latine, scoperta in contrada Giudeo 
Ficara 266. 

Arezzo — Nuova figulina di vasi neri e rossi, 
scoperta nel piano detto VOrciolaia, presso 
la città 63. 

Artena — Sarcofago con sculture rinvenuto 
nella località Tre are 325 ; resti di antica 
via e di edificio romano riconosciuti nella 
contrada medesima 326. 



B 



Bardano (frazione del comune di Orvieto) — 
Tomba etrusca con frammenti fittili messa 
in luce nel poggio detto il Gorno 386. 

Bazzano — Oggetti litici provenienti dalla sta- 
zione preistorica di Bellaria 6. 

Belfiore (frazione del comune di Foligno) - 
Resti di antico tempio riconosciuti sul colle 
detto Monte Tal/or 316; monete consolari 
scoperte sotto il monte di Ghiasci 317; 
tombe a tegoloni rinvenute presso il ponte 
AelYAHolina ib. 



— 4 

B