(navigation image)
Home American Libraries | Canadian Libraries | Universal Library | Community Texts | Project Gutenberg | Children's Library | Biodiversity Heritage Library | Additional Collections
Search: Advanced Search
Anonymous User (login or join us)
Upload
See other formats

Full text of "Notizie degli scavi di antichità"

ATTI 



DELLA 



E. ACCADEMIA NAZIONALE 

ti 

DEI LINCEI 



ANNO GGGXIX 



1922 



SERIE Q/CmsTT^ 



NOTIZIE DEGLI SCAVI DI ANTICHITÀ 



VOLUME XIX. 




ROMA 

TIPOGRAFIA DELLA R. ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI 



PROPRIETÀ DEL DOTT PIO BEFANI 



1922 



"PC 500<J 
A 33 



NOTIZIE DEGLI SCAVI . 



Anno 1922 — Fascicoli 1, 2, 3. 

Regione X (VENETI A ET H ISTRIA) 

I. ESTE — Scoperte archeologiche nella necropoli atestina del 
nord, riconosciuto nel fondo Rebato. 

Nel dicembre del 1907 nella località Campo Alto al Cristo, di proprietà del sig. Lo- 
renzo Rebato, situata in contrada Caldevigo, sobborgo occidentale di Este, procedendosi 
allo scavo di una fossa, per piantare delle viti, si scoprì una tomba preromana alla pro- 
fondità di m. 0,70. 11 proprietario del fondo denunciava subito la scoperta alla Direzione 
del R. Museo Atestino che ne curava il ricupero. 

Il forte strato di terreno alluvionale che sempre circonda i gruppi di tombe, le tracce 
di terra di rogo e la presenza di una cordonata o recinto di tombe, davano affidamento 
che continuando lo scavo si potessero mettere in luce altri depositi funebri ; perciò la 
R. Soprintendenza ai Musei e Scavi del Veneto, deliberava di procedere a una regolare 
ricerca affidandone l'incarico a me. Gli scavi si svolsero in tre successive campagne negli 
inverni 1907-1908-1909. 

Il Campo Alto al Cristo è costituito da una elevazione dovuta a sovrapposizioni 
artificiali di terra alluvionale disposta a guisa di tumulo, appoggiata a monte ad una 
afflorescenza di roccia calcarea. 

I risultati ottenuti furono ottimi, mettendosi in luce 223 tombe ; 174 di età preromana, 
e 49 di età romana, quest'ultime quasi tutte chiuse in un recinto sepolcrale formato con 
un muricciuolo di mattoni e sfaldature calcari, diviso in due ambienti ; il primo, nel 
mezzo del quale sorgeva un pilastro che doveva essere rivestito di pietre, scolpite a 
fogliami, delle quali si sono rinvenuti i frammenti intorno alla base del pilastro e che 
doveva costituire l'ara usata nelle funzioni funebri e il secondo nel quale si scoprirono le 
tombe, destinato ad area cimiteriale. Questo recinto soprastava alla necropoli preromana. 

Le tombe erano assai accostate e disposte irregolarmente, e frequenti furono i casi 
di sovrapposizioni : i recinti o cordonate di lastre calcaree disposte verticalmente, segna- 
vano delle linee, la più parte curve. 



ESTE 4 REGIONE X. 

Le tombe preromane nella maggioranza erano costruite con sei lastre di sfaldatura 
calcare, più o meno accuratamente lavorate a seconda del periodo al quale apparte- 
nevano. Esse sono segnate in piànta con un rettangolo, e quelle deposte in semplice buca, 
con un circoletto (fig. 1). 

Le tombe romane invece, oltre a undici cippi sepolcrali scoperti lungo le pareti del 
recinto, stavano al riparo di embrici o mattoni disposti a cassettina o sotto a mezze 
anfore segate : e nella pianta sono tratteggiate in nero. 

Si riscontrarono solo tre cavi d'inumazione : gli scheletri erano deposti nella nuda 
terra, senza nessun corredo funebre e si trovarono nello strato corrispondente al IV 
periodo della civiltà Veneta (IV secolo a. C.) 

Quello segnato con la lettera a) all'orecchio destro mostra un orecchino di semplice 
filo di bronzo ravvolto a cerchietto, e quello alla lettera e) accanto alla mano sinistra 
ha un frammento di ferro "oggiato a modo di umbone di scudo. 

Debbo ricordare che quando il Rebato costruì una casetta indicata nella pianta, 
scoprì nelle fondazioni dei muri tre tombe romane segnate I— II— III. La I era in sem- 
plice buca ed era fornita di scarsa e povera suppellettile : la II formata a cassetta con em- 
brici, conteneva un ossuario fittile di tipo comune, e la III era costituita da una cassa 
che aveva i lati lunghi costruiti con muretti di pietrame e i lati brevi con due lastre di 
trachite. Conteneva uno scheletro a fianco del quale erano disposti dei balsamari fittili 
e una ciotoletta di rozzo impasto di argilla. E da notare che la lastra di trachite che la 
chiudeva da uno dei lati brevi, portava la seguente iscrizione: T* SICINIVS* j VRSIO- 
V • F- J IN F P XVI R- P XX- Essa, era rivolta dalla parte interna della tomba, per cui 
è da ritenersi che tale pietra, venne impiegata come materiale di costruzione e che non 
ha nessun riferimento con lo scheletro. 

Esposte brevemente le notizie sommarie, trascrivo il giornale dello scavo, notando 
che esso era pronto fino dal 1911 ; e poiché il compianto prof. Pellegrini R. Soprintendente 
ai Musei e Scavi si era proposto di corredarlo delle sue dotte osservazioni e considera- 
zioni, ne venne ritardata la pubblicazione. Ora che il dotto uomo non è più, mi faccio 
premura di presentarlo, deplorando che non sia corredato dallo studio che si propo- 
neva di fare lo scomparso scienziato. 

Tomba 1 (2 F). Scoperta casua'mente dal Rebato in lavori agricoli. A cassetta 
m. 0.57 X 0.40 X 0.40, III periodo. Ossuario situliforme a zone rosse e nere divise da 
cordoni, frammentato, con ciotola coperchio decorata di fasce a stralucido ; coppa ad 
alto gambo tinta ad ocra e grafite ; tre coppine a stralucidi, due di queste frammentate ; 
tre bicchieri due dei quali con cerchielli impressi a punzone; tazzina frammentata 
decorata di stralucidi. Dentro all'ossuario i seguenti oggetti di bronzo: pezzo di lamina 
di cintura con relat'vo gancio e decorazione a gruppi di strie e punti a sbalzo ; fibuletta 
con staffa ornata di circoletti incisi e infilati nell'ago due pendaglietti a 3 circoletti fusi 
insieme e orecchino con due pendaglietti a bulla e altro orecchino infilato nel riccio (fig. 2); 
anellino frammento di catenella ; quindici pendaglietti a bulla simili a quelli infilati 
nell'orecchino ; dicianove pezzetti di filo ravvolti a spira ; perlina e pezzetto di corallo 
roseo forato ; sette perline di ambra e sulla platea testa di ago crinale di piombo decorata 
di spunzoncini. 



KKGIONE X. 



— 5 — 



ESTE 



Tomba 2 (2 F). Ili periodo. A cassetta 70 X 50 X 50. Prof. 80. Due os- 
suari situliformi a zone cordonate tinte ad ocra e grafite, con relative ciotole coperchio ; 
piccolo ossuario del tipo precedente con ciotola coperchio e sulla spalla due appendici 
verticali in forma di mano (una mancante) ; piccolo ossuario poculiforme cordonato a 




A B C D 

S t r a da Rivado ( m o 



E F 



Fto. 1. 



zone rosse e nere con giro di ornati a stampo ! quale conteneva ossicini combusti ; tre 
bicchieri; tazzina framm. ; grande ciotola ornata di stralucidi; tre coppe pure a stralu- 
c'di, una framm. Dentro i due primi ossuari i seguenti oggetti di bronzo: scettro tubo- 
lare con anima di legno framm. ornato a sbalzo; se: fìbulette tipo Certosa; altra a fet- 
tuccia con disco e staffa a pomo ; due armille di verghotta una delle quali porta infilato 
un pendaglietto sferoidale, l'altra due pendaglietti a secchiello ; piccolo gancio da cin- 
tura ; quattro saltaleoni ; pendaglietto sferico ; tre anelli ; gruppo di pendaglietti a bulla ; 



ESTE 



— 6 



REGIONE X. 



cinque anellini; fettuccia ripiegata e combusta frammento informe; grande bulla 
ornata di circoli a sbalzo; altra decorata di circoli concentrici con l'orlo dentato e pez- 
zetto di ferro ossidato. 




Fio. 2 



Tomba 3 (2 F). Ili periodo. A cassetta : 0.50 X 0.40 X 0.60. Prof. 1.10. S tuia di 
bronzo ; alta min. 215 col diametro alla bocca di mm. 150, formata da due lamine saldate 
con borchie, fondo lavorato a parte a guisa di scodella, fissato al corpo del vaso con un giro 



'ì?j"<>r •'"'' v.i '■• ■'■' •'"'"' -.-■■■- !>>,»; 
o» ; '°".')/ : '",!'•. . ; :■'. '■'':' -:^" : < : ^» 4, 
> -i*ò i; V,. •■■ <;V • .-• • •;'o,Vo ;>' »| 

1f .,'B ».o"a -.o,»'» aro •,',ó,i* °°, 

'"■'lo.'o* ■ ° '°'* „oi. 'o.o''p o o : o o\>'o'o'< 
U*'P!"k:. , 1 ,-. |i/ • J. -" -*1 _: !• r l'-M- -I i'. -V< 

V°'V' 1 . •-•■'i/..'- , : < - i, .l"-"Vn.-'^ 

?l? o'ò O 0.,<> O O ,0, 8;0OOOOOO 

f«.«,Tf .',.'■ '••: •!'',, • .; >'■" ■""•Od 
"' ~n?* t, 0rO ,°" ,».."» -a o.o"o °.o o, 9 ^ ! hSS 

^^ — i ■'-'■miM-'i-i ito ■-! j - --" a|Suc 




Fio. B. 



di borchie, mancante di tutta la parte inferiore. Sul giro delle spalle nel punto di attacco 
delle lamine, sono dei forellini all'orlo per l'innesto delle anse. Altri forellini all'orlo ser- 
vivano a tener fermo il coperchio, questo in forma di piccola callotta con maniglia di presa 
è decorato di file di bugnetto a sbalzo. Poggiavano su di esso i resti di una cintura di cuoio, 
foderata di tela, i residui della quale sono rimasti ad essa aderenti. Questa cintura (fig. 3) 
di cui per un tratto di circa mm. 330 il cuoio è ancora conservato, è provvista di un gan- 
cio rettangolare lungo mm. 80, largo mm. 63, ornato di una serie di punti a sbalzo e nella 
parte inferiore si ripiega con sette uncini che servono a fissarla alla striscia di cuoio, larga 
circa mm. 60. Sui margini di questa sono fissate, una accanto all'altra e su due file, tante 
borchielline di bronzo a testa rotonda, mentre tutto il campo interno è rivestito interamente 



REGIONE X. 






ESTE 



di bullette rotonde, ornate di tre circoli concentrici che mediante due punte ripiegate per 
sotto si fissano alla correggia. Dentro la situla piccolo ossuario fittile con ciotola coper- 
chio a zone rosse e nere benissimo conservato. Conteneva oltre le ossa combuste, due 
fibule di bronzo con lunga staffa a pometto infilate l'una nell'altra, una delle quali con 
gruppo di catenelle, l'altra con due anellini a spira e pendaglietto d'ambra (fig. 4) ; due 
fibulette tipo Certosa ; frammento di fibula a disco ; anellino a spirale, tre grosse perle di 
smalto vitreo verdastro; alcune perline di corallo ed ambra. 

Accanto alla situla si trovava altro ossuario fittile a zone rosse e nere con ciotola 
coperchio. Racchiudeva i seguenti oggetti: tre fibule di bronzo con arco rigonfio e lunga 





Fig. 5. 




Fig. 4. 



Fig. 6. 



staffa desinente in pometto, una delle quali con legaccio di filo, forse di lino a cui è appeso 
un pendaglietto d'ambra (fig. 5) ; fibuletta a fettuccia, decorata di circoletti incisi, framm. ; 
fibula ad arco rigonfio ; anellino a spirale e numerosa serie di perline e tubettini di ambra 
e corallo. Stavano inoltre sulla platea : due grandi bicchieri a zone cordonate rosse e nere, 
ciotola e coppa framm. ; uno scettro tubolare di bronzo, lungo mm. 280 ornato di una se- 
rie di punti a sbalzo ; pezzetto di bronzo informe ; due fusaiuole fittili e framm. di calice 
tinto a grafite, decorato di ornati a stampo. 

Tomba 4 (2 F). Ili periodo. A cassetta: 0.70 X 0.56 X 0.55. Prof. 0.30. Violata. 
Vasetto situliforme framm. a zone rosse e nere, altro idem poculiforme, bicchiere lucidato 
a nero. Sulla platea due pendagli a bulla ; due a secchiello sagomati ; due a secchiello sem- 
plici ; framm. di una scodella ansata, due anellini il tutto di bronzo frammento di per- 
lina di smalto azzurro ; fusaiuola fittile, conchiglia del genere ciprea ; ciotoletto, penda- 
glio di roccia bianca e due pezzi di scoria di ferro. 

Tomba 5 (2 F). Ili periodo. In semplice buca. Prof. 1.85. Grande ossuario situli- 
forme a zone cordonate rosse e nere, con piccola ciotola coperchio ornata di stralucidi. 



KSTE — — REGIONE X. 

Era circondato di terra di rogo e posava sopra sfaldatura di calcare. Fra le ossa com- 
buste : Fibula a disco ; altra ad arco ingrossato depresso ; framm. di spirale e perlina pen- 
daglio di pasta vitrea gialla. 

Tomba 6 (2 F). II periodo. Scassetta esagonale di 0.25 per lato. Prof. 1.80. Os- 
suarietto olliforme : lucidato a scuro, con doppia fila di circoletti impressi a punzone, la 
seconda delle quali con appendici a L : rotola coperchio. A fianco ciotola e rozzo bicchiere 
di grossolana argilla con decorazione a cordoni. Dentro l'ossuario: fibuletta di tipo serpeg- 
giante, a disco, con infilato un anello a spirale (fìg. 6); frammenti di altra fìbula dello stesso 
tipo ; grande anello di verghetta cilindrica nel quale sono infilati tre anelli della stessa 
tecnica ; cinque anelli uno di questi a fettuccia, gli altri a verghetta di bronzo ; orecchino 
a riccio ; pendaglio a cerchietto (orecchino?) ; tre pendaglietti a bulla ; gancio e due fram- 
mentini di bronzo il tutto di bronzo e due perline di smalto vitreo. 

Tomba 7 (2 F). II periodo. A cassetta : 0.70 X 0.45 X 0.45. Prof. 1.80. Ossuario 
fìttile biconico con quattro brevi costole verticali, chiuso alla bocca da rozza ciotola, en- 
trambi frammentati. Tre ossuari di argilla nericcia framm. che contenevano quattro 
framm. di spilloni di bronzo con testa a globuli ; un anellino framm. e un coltello di ferro 
• con tratto del manico d'osso. 

Tomba 8 (2 F). Il periodo. A cassetta triangolare con i lati di m. 0.30. Prof. 1.50. 
Piccolo ossuario situliforme frammentato. 

Tomba 9 (2 F). II periodo. A cassetta : 0.60 X 0.55 X 0.50. Prof. 2. Coperchio 
franato ; suppellettile infranta. Ossuario situliforme lucidato a scuro con ciotola coper- 
chio ; vaso olliforme della stessa tecnica ; vasetto situliforme, tre coppe con basso gambo, 
a stralucidi : tazzina. Dentro l'ossuario : in bronzo, frammenti di due fìbule a navicella; 
piccola bulla di lamina con borchiette a sbalzo ; due armille a nastro, con estremità sovrap- 
poste e saldate e con decorazioni di borchiette e punti a sbalzo ; armilletta di verghetta 
cilindrica ; tre framm. di altra armilla a verghetta piatta : anellino ; fusaiuola fìttile. 
Sulla platea, tre pezzi di uno scettro tubolare di bronzo. 

Tomba 10 (4 F). IV periodo. A cassetta : 1.20 X 0.60 X 0.65. Prof. 0.70. Grande 
ossuario olliforme rossastro con fasce di strie sulle spalle e con ciotoletta coperchio a zone 
rosse e nere ; due bicchieri lisciati a scuro ; framm. di ciotola con zone a rosso e nero ; 
altra di rozzo impasto ; framm. di coppa a basso piede con tracce di ocra e grafite : due taz- 
zine monoansate ; due coperchietti coloriti ad ocra ; bacinella di coppa tinta ad ocra che 
per due visibili attacchi all'orlo doveva formar parte di un vaso trigemino ; coppina d'im- 
portazione di color gialletto, tinta originariamente in rossetto ; due pezzi di quadrello di 
argilla cordonati da una parte ; ossuario cinerognolo situliforme biansato, con ciotola co- 
perchio della stessa tecnica ; boccale di argilla cinerognola con ansa a fettuccia, recante in 
un punto sotto all'orlo graffite le lettere O ^ ; tre vasi con ventre rigonfio ; due calici, 
una ciotola pure di argilla cenerognola. Dentro agli ossuari : fibula tipo Certosa ; fibula 
tipo La Tene con arco a noduli ; altra dello stesso tipo con staffa prolungata, tutte di 
bronzo ; in ferro, cuspide di giavellotto e quattro frammenti ossidati ; fusaiuola fittile ; 
valva di conchiglia marina. 

Tomba 11 (4 F). Ili periodo. A cassetta: 1.20 X 0.70 X 0.75. Prof. 0.70. Mano- 
messa nella costruzione di un muro di età romana. Ossuario situliforme interamente tinto 



REGIONE X. 



— 9 — 



ESTB 



ad ocra, spartito in zone con linee incise ; rozza ciotola coperchio; ciotoletta tinta ad ocra 
con coperchietto ; pentolino d'argilla figulina giallo rossiccia. Dentro l'ossuario : Fibuletta, 
a navicella vuota con pometti laterali a cresta ; framm. di fibule diverse ; capocchia di 
bronzo a fusaiuola ; perla pendaglietto di pasta azzurra intarsiata di giallo in forma di 
testa di bue (fig. 7). 

Tomba 12 (4 F).-A cassetta: 0.80 X 0.60 X 0.60. Prof. 0.40. 
Mancava del coperchio e della suppellettile. 

T o m b a 13 (3 F). Ili periodo. Prof. 1 .60. Sotto grande sfaldatura 
calcare, coperta di terra di rogo. Ossuario situliforme a zone cordonate 
rosso e nero, con ciotola coperchio tinta a scuro ; bicchiere ; altro piii 
piccolo liscio ; framm. di ciotola di argilla figulina rossiccia con strie 
p, G 7 in rosso. Dentro l'ossuario : in bronzo : fibula a lunga staffa e a pomelli, 

che reca infilati sei anelli di forme diverse e un gruppo di catenelle alle 
auali erano appesi un pendaglio triangolare di bronzo e uno d'ambra (fig. 8); fibula ad 





Fiu. 8. 



arco costolato mancante dell'ago ; fibuletta ad arco depresso e lunga staffa ; altra con 
arco rigonfio nel quale è passato un anellino ; framm. dell'arco di una fibula con rivesti- 
tura di osso; tre bottoncini framm. di bulla; saltaleone; due pezzi informi; sei perle 
d'ambra; quattro perle di corallo; fusaiuola fittile e valva di conchiglia marina. 

T o m b a 14 (3 F). II periodo. A cassetta 0.60 X 0.50 X 0.50. Prof. 2.20. Nello strato 
acquoso, suppellettile framm. Toppa a basso piede ; vasetto lucidato a scuro, metà di altro 
decorato sulla spalla da una fila di borchiette di bronzo ; gambo di coppa ; due ciotole ; 
framm. di ossuari, fra cui uno bifonico con figure schematiche di cavalli e zig-zag 

Notizie Scavi 1922 - Voi. XIX. 2 



ESTE 



— 10 — 



REGIONE X. 



grafititi (fig. 9). In bronzo: framm. di fibula a navlce a ; ago (rinaie; pun'eruolo. Di 
ferro: framm. di grande armilla; una fusaiuola fittile; ossicino di volatile. 




Fio. 9. 



Tomba 15 (1 F). II periodo. A cassetta pentagonale: 0.40 X 0.50 X0.50 X 0.50 
X 0.40 alta 0.55. Prof. 0.50. Grande ossuario biconico framm. d coralo di costolature 
sul ventre ; ossuario lucidato a nero, framm. ; idem con borchiette di bronzo sulla spalla; 





Fig. 10. 



Fig. 11. 



vaso fittile situliforme di grossolano impasto ; due coppe a gambo conico framm. ; coto- 
letta ; tazzina e tazza di argilla nera con ansa rialzata, decorata sulla breve spalla di trian- 
goli a doppie linee impressi col girellino riempiti di materia bianca, e sulle pareti del 
meandro ottenuto con lo stesso sistema (fig. 10). Dentro l'ossuario biconico: due spilloni 
frammentari; due anellini di bronzo e due zanne di cinghiale. Nell'ossuario borchiato: 
fìbula di bronzo con l'arco a foglia, ornato di graffiti (fig. 11); sulla platea: coltello di 
ferro ossidato con resti del manico d'osso ornato di fitte striature ; cinque fusaiuole 
fittili e due conchiglie, una marina l'altra terrestre. 



REGIONE X. 



11 



ESTE 



Tomba 16 (1 F). A cassetta: 0.40 X 0.30 X 0.33. Prof. 0.25. Violata e man- 
cante della suppellettile. 

T o m b a 17 (1 F). II periodo. A cassetta: 0.65 X 0.55 X 50. Prof. 0.50. Due ossuari 
situliformi lucidati a nero con grandi ciotole coperchio: ossuario simile ai precedenti, 
più piccolo tinto a color nocciuola ; due coppe di argilla nerastra con gambo conico ; tre 
scodelline. Fra le ossa combuste, dentro gli ossuari : spilloni di bronzo con testina co- 
nica ; framm. della parte inferiore di altro con copripunta ; coltello di bronzo con manico 
a giorno e lama di coltello di ferro. 

Tomba 18 (1 F). Ili periodo. A cassetta: 0.65 X 0.40 X 0.40. Prof. 0.40. Piena 
di terra di rogo, fra cui grande ossuario poculiforme di grossolano impasto con cio- 
tola-coperchio framm. tinta ad ocra; fusafuola. 

Tomba 19 (1 F). II periodo. A cassetta: 0.60 X 0.60 X 0.40. Prof. 0.40. Rovinata 
nei lavori agricoli a causa di grande asportazione di terra da questo punto. Ciotola intera 




Fio. 12. 



di rozza argilla ; frammenti di numerosi altri vasi, tra cui un ossuario con decorazione al 
girellino riempita di materia bianca ; un pentolino con beccuccio impostato sul ventre. 
In bronzo : arco di piccola fibula fibula frammentata a quattro spirali (fig. 12) ; tre ar- 
mHle di verghetta appiattita; anellino; piccolo punteruolo; tre framm. di ago crinale; 
piccola pinzetta ; quattro tubetti rivestiti di filo d'oro e quattro idem più piccoli ; ra- 
soio lunato con manichetto terminante ad occhiello e due appendici ritorte al punto 
di attacco del manico è stato rinforzato con una laminella fissata con due borchie riba- 
dite ; sette fusaiuole fittili ; cote d'arenaria ; quattro astragali di piccolo quadrupede 
e sei zanne di porco. 

Tomba 20(4 F). Ili periodo. A cassetta: 0.70 X 0.55 X 0.60. Prof. 2.20. Grande 
ossuario situliforme a zone rosse e nere con ciotola, coperchio, framm. ; due vasetti dello 
stesso tipo e decorazione ; ciotola ; tre bacinelle di coppa framm. ; pezzettino di scodella 
di argilla nera e rocchetto fittila con incisione a croce da una parte. 

Tomba 21 (2 F) (fig. 13) (fotografia presa all'atto della scoperta). A cassetta: 
0.60 X 0.50 X 0.55. Prof. 2.10. Ossuar o frammentato, zonato, con ciotola coperchio; 
due bicchieri uno a nero l'altro di rozzo impasto con sotto all'orlo delle linee oblique 
incise ; quattro ciotolette ; tre tazzine di rozzo impasto nerastro. Dentro l'ossuario, in 
bronzo : fibuletta con arco a pometti laterali e lunga staffa ; pendaglio fuso e traforato 



ESTE 



12 — 



REGIONE X. 



di forma triangolare con anellini (fìg. 14); pendaglietti di lamina triangolare; armilla a 
noduli; anellino; bulla con punti a sbalzo, rovinata dalla combustione; tre tubettini; 
dischetto e pezzo di sbarra informe ; fusaiuola fittile di color arancio con graffiti minuti ; 
sei perle vitree azzurre con occhi giallastri e sei altre di osso. Sulla platea, scettro framm. 
di lamina di bronzo con anima di legno, decorato di punti a sbalzo. 




Fio. 13. 



T o m b a 22 (3 F). Ili periodo. A cassetta : 0.30 X 0.20 X 0.20. Prof. 2.60. Piccolo 
ossuario fittile framm. con ciotola coperchio ; vasetto simile con resti di coloritura ad 
ocra e grafite ; coppetta a basso piede ; rozza ciotoletta ; vasettino decorato di fasce 
verticali a stralucido e di linee a spinapesce, framm. da un lato ; ossuarietto fittile a due 
tronchi di cono opposti di color castano con decorazioni geometriche a stampo. Dentro i 
due ossuarietti che contenevano esili ossa combuste, i bronzi: fibuletta a navicella; tre 
pendaglietti triangolari a doppia lamina ; armilla con incrostazione di ossa ; armilletta ; 
tre framm. di altra ; frammento di dischetto ; due tubettini ; sette perline d'ambra e 
metà di una fusaiuola fittile. 

T o m b a 23 (3 F). II periodo. Prof. 2.70. Sotto sfaldatura calcare. Ossuarietto di 
argilla nera a forma di tronco di cono rovescio, framm., conteneva poche ed esili ossa 
combuste. 



RKGIONK X. 



— 13 



BSTE 



T o m b a 24 (3 F). II periodo. A cassetta : 0.75 X 0.40 X 0.35. Prof. 3. Ossuario 
a tronco di cono rovescio, lucidato a scuro con ciotola coperchio ; ossuario del a stessa 
tecnca a corpo serico e collo rialzato con ciotola coperchio ; vaso accessorio a due tron- 
chi di cono opposti ; piede campanulato a labbro espanso, munito di due anse sormon- 
tate da bottone, ornato di una serie di impressioni al girellino e riempite di materia bianca ; 
coppa umbilicata e tazza ansata. Dentro gli ossuari: fibule ad arco semplice appiattito 
ornato di lince ine se ; armilla di fettuccia a spirale ; altra simile ; altra franimeli. ; quat- 





Fin. 14. 



Fio. 15. 



tro anelli di dimensioni diverse ; spillone con copripunta di osso ; pinzetta ; lama di col- 
tello di ferro e punteruolo con manichetto di legno. Sulla platea, diciasette astragali. 

To mb a 25 (3 F). II Periodo. A cassetta: 0.35 X 0.30 X 0.20. Prof. 2.60. Ciotola di 
arg Ila nerastra, che funzionava da ossuario. 

T o m b a 26 (3 F). II periodo. A cassetta: 0.50 X 0.45 X 0.40. Prof. 2.30. ossuario 
fittile a tronco di- cono rovescio lucidato a nero con ciotola coperchio framm. ; vaso si- 
mile che conteneva un vasetto munito di piccola ansa. Dentro l'ossuario, un anello a gan- 
cio di bronzo. 

Tomba 27 (3 F). II periodo. A cassetta : 0.60 X 0.60 X 0.40. Prof. 2. Ossuario fittile 
situliforme tinto a nero; frammentato, decorato sulla spalla di una fila di borchiette 
di bronzo con ciotola coperchio ; coppa fittile con gambo conico, ornato al girellino : 
dal fondo del'a bacinella pendono quattro minuscole gambe umane (fig. 15). Dentro 
l'ossuario, p ccolo framm. di arco di fibula ; anellino di bronzo e fusaiuola. 



ESTE 14 — REGIONE X. 



Tomba 28 (3 F). II periodo. A cassetta: 0.45 X 0.60 X 0.45. Prof. 2.00. Aveva in 
comune con la precedente il coperchio, una parete e la platea. Ossuario situliforme, luci- 
dato a scuro con ciotola coperchio frammentata ; due tazzine una delle quali ornata 
sulla spala di una fila di borchie. Dentro l'ossuario una capocchia di ago crinale di 
bronzo con 'a rotella- traforata. 

T o m b a 29 (4 F). II periodo. A cassetta : 0.70 X 0.60 X 0.48. Prof. 2.40. Nello strato 
acquoso : ossuario fittile biconico con gruppetti di borchie di bronzo framm. con ciotola 
copercho. Lo fiancheggiavano : vasetto di argilla nerastra ; bicchiere di argilla rossa, 
tinto all'esterno da una vernice bituminosa ; tazzina ; framm. di gambo conico di coppa. 
Dentro l'ossuario framm. di armilla ; piccolo puntale conico di bronzo e zanna di porco. 
T o m b a 30 (4 F). A cassetta: 0.60 X 0.50 X 0.60. Prof. 2.00. Vuota di suppellet- 
tile sebbene perfettamente chiusa. 

Tomba 31 (4 F). A cassetta: 0.80 X 0.60 X 0.60. Prof. 2.00. Violata, senza co- 
perchio e mancante della suppellettile. 

Tomba 32 (4 F). IV periodo. Prof. 1.50. In semplice buca. Ossuario ad olla di argilla 
cinerea non ricomponibile ; vaso della stessa argilla, a ventre espanso e che sulla spalla è 
ornato di graffiti ondulati ; ciotoletta di argilla cinerognola ; frammenti di vasi diversi, 
fra cui il collo di un vaso aretino e un pezzo di kilix etrusco-campana con ornati a graf- 
fio nell'interno e di un askos di argilla rossa. Nell'ossuario due fibule di bronzo tipo La 
Tene, una delle quali porta infilato nell'ago un anelino a tre giri di spira e tre pezzi di 
armiletta di verga cilindrica d'argento. 

Tomba 33 (4 F). IV periodo. A cassetta: 0.60x0.55x0.50. Prof. 1.50. Si tro- 
vava sotto alle fondazioni di un muro di età romana ed in una parete era stato praticato 
un foro per il quale venne asportata la suppellettile. Si raccolsero quattro ciotole di argilla 
cinerea ; alcuni frammenti di vasi della stessa terra ; un tubo di lamina di bronzo, framm. 
decorato di punti a sbalzo ; un pezzo di fibula di bronzo a doppia molla e un asse romano 
molto trito del peso di grammi 30.80. 

T o m b a 34 (4 F). Komana. Prof. 0.90. Cippo ossuario cilindrico, leggermente ra- 
stremato verso la cima, in trachite degli Euganei, con coperchio spezzato alla punta a 
circa quattro quinti della sua altezza e con base quadrangolare. È alto , col coperchio 
m. 0.58, la base rettangolare misura 53 X 48 X 25. Il cippo s'innesta alla stessa me- 
diante tre arpioni di ferro rivestiti di piombo. Nello stesso modo è fissato il coperchio 
che s'incastra sulla cavità cineraria. Questa di forma rotonda, oltre alle ossa combuste, 
conteneva due balsamarietti di vetro a bottiglietta, uno azzurro l'altro ametista ed una 
lucernetta di terra cotta ad un becco recante nell'infundibulo la figura stante di un gla- 
diatore con la scia in mano (fig. 16, /). Sulla fronte del cippo l'iscrizione : 

LAIS-M- ARRI 

Tomba 35 (4 F). Romana. Prof. 0.90. Cippo ossuario in pietra di Costoza, alta 
m. 0.62, col diametro di m. 0.35, rotto alla cima con base tràchitica quadrangolare di 
m. 0.54 X 0.54. Ha forma cilindrica, cinto da tre fasce parallele. La cavità cineraria di 
forma cilindrica trovasi nel mezzo della base, immediatamente sotto il cippo, il quale era 



REGIONE X. 



15 



ESTK 



ad essa fissato come nel numero precedente. Fu rinvenuto aperto e privo di suppellet- 
tile. Sulla fronte del cippo è l'iscrizione : 

DONATAE 

Tomba 36 (4 F). Romana (fig. 17 e 18). Prof. 0.90. Cippo ossuario di forma cilin- 
drica e base quadrangolare nella quale si apre la cavità cineraria. Il cippo in pietra te- 
nera dei Berici è alto in complesso fino alla pigna che lo sormonta m. 0.63, ha il diametro 
di m. 0.31. La base in trachita misura m. 0.22 X 0.39 X 0.32. Il cippo è decorato all'in- 
giro di emblemi militari, cioè cominciando dalla fronte una lorica, un gambale, uno scudo 




a losanga, un parazon'o e un elmo crestato a celata. Su'la cornice della parte superiore 
del cippo, modanata a mò di coperchio e fortemente incisa, in due righe l'iscrizione : 

ERONIS • ARRI 
PRIMA • POSIT 

Sulla sommità, lateralmente al coronamento cilindrico finale sono scolpiti a tutto 
tondo due leoni accovacciati i quali pongono ciascuno una zampa sopra una testa di 
ariete. Nella cavità cineraria oltre a poche ossa combuste si rinvennero una lucernetta 
monochyne con becuccio spezzato e un dupondio di Augusto molto trito. 

Tomba 37 (4 F). Romana. Prof. 2. Manomessa e riparata da embrici. Pochi cocci 
di rozzi vasi fittili e un dupondio di Augusto molto trito. 

Tomba 38 (4 E). Romana. Prof. 1.80. Anfora ossuario, di argilla giallastra se- 
gata al collo e piantata col codulo nel terreno, chiusa superiormente con una sfaldatura 
calcarea, conteneva le ossa combuste e fra queste: una lucernetta fittile- semplice, due 
balsamari di vetro uno verdognolo, l'altro azzurro, una piastra rettangolare di solida 



ESTK 



— 16 — 



regioni: x. 



lamina di bronzo alla quale per effetto dell'ossido si è fissata una fibula di ferro fc'po La 
Tene frammentata; un frammento di ago di osso inciso con testa a pigna; un dupondio 




Fig. 17. 



di Augusto con pochi tratti de la leggenda del triumviro monetale. Accanto orciuolo 
di terracotta decorata di strie rosse. 



REGIONE X. 



17 — 



ESTE 



Tomba 39 (4 E). Romana. Prof, 1.80. In semplxe buca. Eozzo ossuario 
a forma di piccolo ziro slanciato, con cioto'a coperchio ; patera aretina con marca 




Fio. 18. 



a piede L'GEL; poculo framm. a pareti sottilissime d color ciaereo; lucernetta 
fìttile ad un becco ; tre balsamari di vetro verdognolo ; bellissima anforina di vetro 

NoTiiM Soavi 1922 — Voi. XIX. 3 



KSTE 



— 18 



KEGIONE X. 




FlG. 19. 



color ametista (fig. 19). Dentro l'ossuario : fibula di ferro tipo La Tene e punteruolo 
dello stesso metallo: stecca d'osso obblunga, incavata da un lato e dell'altro ornata 
di linee incise ; dupondio di Druso (Cohen I, 217, n. 2). 

Tomba 40 (4 E). Romana. Prof. 1.80. Sotto anfora 
segata a metà, ridotta a frantumi. Ossuario olliforme di ar- 
gilla color rossa, dipinta a color bianco con fasce ed altri or- 
namenti a color giallastro con coperchietto ; fiaschetta spezzata 
al collo, dipinta originariamente a fasce rossastre ; lucernetta 
fittile ad un becco ; balsamario di vetro giallo ; altro simile di 
vetro azzurro. Fra le ossa combuste : fibula di bronzo a cerniera 
con l'arco ornato di linee incise; verghetta di ferro ossidata; 
piastrella elittica di terracotta ; dupondio di Augusto. 

Tomba' 41 (4 E). Romana. In semplice buca. Prof. 1.80. 
Ossuario a giro molto slanciato a superficie bruna-rossiccia, mal 
cotto, con ciotola coperchio di argilla meno impura, rinforzata 
nel fondo con frammenti di ferro e decorata alla spalla, da un 
gruppo di linee ondulate, ottenute con una stecca a pettine ; 
fiaschetta ventricosa ad un sol manico a nastro striato ; lucer- 
netta fittile che reca nell'infundibulo ad alto rilievo una Vit- 
toria stante a sin. presso un ara, recando nella mano destra il cornucopia e uno scudo, 
nella sinistra un trofeo (fig. 16, a). Dentro l'ossuario : fibula di ferro tipo La Tene fram- 
mentata; anello di ferro con castone ; due chiodi dello stesso metallo ; ago di osso framm. ; 
framm. di balsamario di vetro ; frammento di nocciuola carbonizzata ; dupondio di Druso 
molto trito; dischetto di vetro verdognolo a bottone. 

T o m b a 42 (4 F). Romana. Al riparo sotto sfaldatura calcare. Prof. 1.80. Ossuario 
a piccolo ziro, malcotto, frammentato di color cinereo; fiaschetta a ventre depresso 
tinta a color rosso di tipo aretino ; bicchiere di terra impura nero-rossiccia, decorato di 
una rete di graffiti. Fra le ossa combuste : lucernetta fittile con figura di amorino ; quat- 
tro balsamari di vetro azzurro, uno dei quali finamente modanato (fig. 20) ; frammento 
di ferro ossidato e dupondio di Augusto. Cohen I. 93 d. 226. 

T o m b a 43 (4 E). Romana. Prof. 1.80. Mezza anfora, segata, piantata vertical- 
mente nel terreno e china cen due tegole. Piena di ossa combuste e superiormente ad esse 
i seguenti oggetti : tre poculi di argilla di color rosso verniciata a scuro nella metà su- 
periore; scodella aretina col bollo AVCVS C • ANNI, sotto il fondo graffito R- F; lucer- 
netta fittile semplice ; due tratte dallo stesso stampo ornate della testa di Giove Amone 
(fig. 16 d) ; tre balsamari di vetro giallo (fig. 20 f ) ; e due di vetro azzurro e uno piccolo 
di vetro verdognolo ; fibula di ferro tipo La Tene ; due punteruoli dello stesso metallo 
e asse di bronzo del peso di grammi 21.70. 

Tomba 44 (4 F). Romana. Prof. 1.80. In semplice buca con terra di rogo. Os- 
suario piriforme originariamente dipinto in bianco frammentato con coperchietto ; fia- 
schetta frammentata con corpo a pera a vernice rossa ; lucernetta ornata di una con- 
chiglia; balsamario di vetro bianco; dupondio di Augusto del triumviro L. Naevius 
Surdinus (Babelon, II n. 300). 



REGIONE X. 



— 19 — 



ESTE 



Tomba 45 (4 F). Romana. Prof. 2. In semplice buca con terra di rogo. Ossuario 
ad olla piriforme dipinto a bianco con coperchietto rossastro. Fra le ossa combuste, bal- 
samario di vetro verdognolo. 

T o m b a 46 (4 E). Romana. Prof. 1.76. In semplice buca con terra di rogo. Ossuario 
crateriforme di rozza argilla, rossastra, decorato di cordoni e intaccature. Fra le ossa 




Fig. 20. 



combuste due balsamari di vetro verdognolo uno dei quali sformato dalla combustione. 

Tomba 47 (4 E). Romana. Prof. 2. In semplice buca con terra di rogo. Rozzo 
ossuario a ziro con ciotola coperchio. Dentro l'ossuario : balsamario di vetro verdognolo ; 
fibula di ferro tipo La Tene frammentata e dupondio di Augusto (Cohen I 94, n. 228) 
Tanto sulla fibula quanto sulla moneta sono fissati dall'ossido resti di tessuto. 

Tomba 48 (4 FI. Romana. Prof. 1.70. In semplice buca con terra di rogo. Rozzo 
ossuario a ziro con ciotola coperchio framm. Balsamario di vetro biancastro ; lucernetta 
decorata di cavaliere barbato e pileato al galoppo a sin. reggente con la mano destra un 
altro cavallo e colla sinistra uno scudiscio (fig. 16 e). 



ESTE — 20 — REGIONE X. 

Tomba 49 (4 F). Romana. Prof. 1.70. Ossuario di argilla rossa a forma di olla, 
con ansa a nastro sormontata da un bottone, con coperchietto. Fra la terra di rogo : bal- 
samario di vetro verdognolo ; lucernetta con rosone nell'infundibulo. Dentro l'ossuario 
fibula di ferro tipo La Tene ; dupondio di Marco Agrippa (Cohen 1 175, n. 3). 

Tomba 50 (4 F). Romana. Prof. 1.70. Grande anfora rotta alla punta segata a 
metà e capovolta, riparava : ossuario ad olla piriforme dipinto in origine a zone rosse 
e nere ondulate, con coperchio a disco tratto da un coccio e saldato con gesso alla bocca 
del vaso, finissima scodellina di argilla cenerognola imitazione dei vasi metallici. Dentro 
l'ossuario : fibula di ferro tipo La Tene ed oggetto pure di ferro inqualificabile al quale 
aderiscono residui di tessuto e dupondio totalmente rovinato dalla combustione. 

Tomba 51 (4 E). Romana. Prof. 1.30. A cassetta con grandi mattoni di 0.42 X 28. 
Rozzo ossuario a ziro schiacciato con ciotola frammentata ; piccolo vasettino di argilla 
cinerea. Fra le ossa combuste: due balsamari di vetro bianco, fusi dalla combu- 
stione ; punta ed ago di bronzo acuminato finiente da una parte in palettina. 

Tomba 52 (4 F). Romana. Prof. 0.90. In semplice buca con terra di rogo. Rozzo 
ossuario a ziro molto slanciato, chiuso alla bocca da un frammento di tegola ; fiaschetta 
piriforme di argilla rossa. Dentro l'ossuario : barattolo cilindrico di avorio ; due balsa- 
mari di vetro verdognolo ; altro frammentato ; tre frammenti di aghi d'avorio ; spec- 
chio rettangolare di bronzo e frammenti di altro simile ; due fibule di bronzo tipo Certosa 
dupondio di Tiberio (Cohen I 192, n. 22). 

Tomba 53 (4 E). Romana. Prof. 1.80. Anfora segata e capovolta, interamente 
frammentata. Sotto : ossuario di vetro verdognolo ad olla ventricosa chiuso alla bocca 
con una scodella tinta a rosso ornata di intaccature (fig. 20 e). Dentro all'ossuario : lu- 
cernetta fittile che reca nell'infundibulo ad alto rilievo una figura di gladiatore in lotta 
(fig. 16 m) ; balsamario allungato di vetro verdognolo ; fibula di bronzo a cerniera ; zanna 
di porco e dupondio di Claudio (Cohen I 254, n. 47). 

Tomba 54 (4 E). Romana. In semplice buca con terra di rogo. Prof. 2. Rozzo 
ossuario a ziro, chiuso alla bocca con sfaldatura calcare. Conteneva due chiodi di f°rro. 

Tomba 55 (4 F). Romana. In semplice buca con terra di rogo. Prof. 2.00. Grande 
ossuario a ziro con due cordoni solcati da intaccature, frammentato alla bocca che era 
chiusa con sfaldatura calcare ; conteneva un balsamario di vetro verdognolo. 

Tomba 56 (4 E). Romana. Prof. 2.10. Anfora segata e infitta nel terreno, chiusa 
alla bocca da sfaldatura calcare. Conteneva un rozzo ossuarietto fittile a ziro, slanciato 
con coperchio a ciotola, dentro al quale si trovarono : una lucernetta fittile semplice ; 
un balsamario di vetro verdognolo ; una fibula di ferro tipo la Tene e un dupondio di 
Tiberio (Cohen I 192, n. 22). 

Tomba 57 (4 E). Romana. Prof. 1.80. In semplice buca con terra di rogo. Grande 
ossuario a ziro slanciato con ciotola coperchio a strie, che conteneva : lucernetta fittile 
con rosone nell'infundibulo; due balsamari di vetro verde; ago di ferro; anello di ferro 
con sigillo guasto dall'ossido e fibula di ferro tipo La Tene che per effetto dell'ossido 
porta saldato un dupondio di Augusto (Cohen I 94, n. 228). 

Tomba 58 (4 E). Romana. Prof. 1.70. Anfora di argilla di color rosso, segata 
a metà e capovolta. Riparava : ossuario a ziro slanciato con ciotola coperchio, che oltre 



REGIONE X. — 21 — ESTE 



alle ossa combuste conteneva: lucernetta fittile decorata di conchiglia; balsamario di 
vetro verdognolo ; altro dello stesso colore frammentato ; fibula di ferro tipo La Tene 
che saldato all'ago per effetto dell'ossido reca un anello di ferro con castone molto os- 
sidato ; punteruolo dello stesso metallo. 

Tomba 59 (4 E). Romana. Prof. 1.70. Anfora segata a metà e capovolta coperta 
di terra del rogo. Al riparo, rozzo ossuario a ziro molto slanciato, con coperchio ; sco- 
dellina di argilla cinerea decorata di striature ; lucernetta fittile con figura animale mal 
ì iuscita ; bottiglia di vetro bianco, ansata ; altra pure di vetro azzurro con corpo sfe- 
roidale (fig. 20). Dentro l'ossuario: balsamarietto di vetro verdognolo; altro frammen- 
tato ; fibula di bronzo a cerniera con l'arco a costoline . anello di ferro al quale sono appic- 
cicati dei resti di tessuto che porta incastonata una corniola a guisa dì sigillo, sulla quale 
è incisa la figura di un Dioscuro che regge per il freno un cavallo, rivolti entrambi a 
sinistra ; dupondio di Tiberio (Cohen I 192, n. 23). 

T o m b a 60 (4 E). Romana. In semplice buca con terra di rogo. Prof. 1.80. Os- 
suario a ziro slanciato con coperchio. 

T o m b a 61 (4 D). Romana. Prof. 0.60: A cassetta di 1.40 X 0.90 X 0.90. Man- 
cava del coperchio e di quasi tutta la numerosa suppellettile che doveva contenere. Tn 
un angolo si trovarono solo due ossuari, uno di argilla cinerea, chiuso alla bocca con cio- 
tola coperchio dello stesso genere, munito di due anse a nastro e con solcatura graffata 
sul ventre ; l'altro di argilla rossa chiuso con un disco tratto da un coccio di anfora, deco- 
rato di un cordone sul'a spalla e di una solcatura sul ventre. Dentro l'ossuario cinereo, 
stava piegata in quattro una lamina di piombo recante una defixio già pubblicata, nelle 
Notizie Scavi anno 1914, fascicolo 10, pagg. 369 e 371. 

Tomba 62 (4 E). Romana. Prof. 1.80. Anfora a corpo slanciato, segata a tre 
quarti e capovolta. Al riparo, piccolo ossuario olliforme cinereo con coperchio a ciotola ; 
scodella di argilla rossa. Dentro l'ossuario: lucernetta fittile col bollo COMVNIS; fram- 
mento di ago di ferro ed altro di osso ; pendaglietto di osso intagliato a forma di lira ; 
dupondio di Claudio (Cohen I 251, n. 14). 

Tomba 63 (4 E). Romana. Prof. 2.00. In semplice buca con terra di rogo. Ossuario 
ad olla piriforme, dipinto intieramente a bianco con coperchietto rossastro ; lucernetta 
fittile col bollo MODES. Dentro l'ossuario, frammento di grossa lamina triangolare di 
bronzo e dupondio (di Augusto ?). 

Tomba 64 (4 E). Romana. Prof. 1.60. Grande anfora di argilla giallastra segata 
a tre quarti e capovolta. Al riparo, ossuario di argilla figulina, color giallastro, ad olla 
rastremata alla bocca con due anse orizzontali a presa - era decorata con una fascia ondu- 
lata di color rosso e ch'usa con piccolo coperchietto. A fianco e ritto contro la parete 
dell'anfora stava un lungo coltello di ferro con tre permetti che dovevano fissarlo al ma- 
nico. Dentro l'ossuario : balsamario di vetro verdognolo ; frammento di altro e di un 
vaso baccellato dello stesso colore zanna di cinghiale spezzata frutto di dattero com- 
busto ; gruppo saldato dall'ossido costituito, da una fibula di ferro La Tene, anello dello 
stesso metallo e dupondio di Agrippa (Cohen 1 175, n. 3). Tali oggetti portano appicci- 
cati resti di tessuto. 



ESTE 



22 — 



REGIONE X. 



Tomba 65 (4 E) Romana. Prof. 2. Grande frammento di anfora che riparava: 
ossuario di argilla rossa ; fiaschetta piriforme ad un'ansa di argilla figulina di color 
rossetto; tazz'na di argilla cinerea, ornata di baccellature; lucernetta fittile che reca 
nell'infundibulo un gallo che posa una zampa su un ramo di palma ; balsamario di vetro 
verdognolo (fig. 20 g). 

Tomba 66 (4 E). Romana. Prof. 2.00. Mezza anfora capovolta, copriva: os- 
suario di rozzo impasto rossiccio a forma di ziro slanciato con coperchio ; a fianco ma- 
nico di tegghia, di argilla rossa terminante con testa di serpe ; frammento di vaso aretino 
foggiato a volto umano (fig. 21). Dentro l'ossuario e sopra le ossa combuste ; finissima 




Fio. 21. 



scodellina verniciata decorata a nero di fitte striature; lucernetta fittile col bollo 
ORIENTIS ; tre balsamari di vetro verdognoli) ; un punteruolo di bronzo e uno di ferro ; 
altro di osso frammentato; pezzettino di vasetto di vetro color azzurro chiaro con 
fitti bitorzoletti ; tre frutta di dattero carbonizzati ; dupondio di Augusto (Cohen I 94, 
n. 228). 

Tomba 67 (4 E). Romana. Prof. 2.00 Anfora segata a metà e capovolta, fram- 
mentata. Riparava: ossuario a forma di ziro slanciato; due scodellette di argilla 
cenerognola. Sopra le ossa combuste : balsamario di vetro verdognolo ; lucernetta fittile 
semplice ; altra di argilla ro.sa frammentata rappresentante due piedi umani uniti e cal- 
zati dei calcei (fig. 16 e) ; fibula di ferro La Tene ossidata imita in gruppo con un 
pezzo di calotta cranica e un anello di ferro con cassone e dupondio d'Augusto (Cohen 
I 94, n. 228). 

Tomba 68 (4 F). Prof. 2.40. In semplice buca con terra di rogo. Anforetta fittile 
ossuario, col corpo interamente decorato di cordoncini, munita verso la spalla di due 
piccole anse ad occhiello ; fiaschetta a ventre schiacciato di argilla figulina di color ros- 
setto ; scodella di argilla cinerea. Dentro l'anf oretta, sopra le ossa combuste : due balsa- 



REGIONE X. — 23 — ESTE 



marietti di vetro verdognolo; lucernetta fittile recante nell' infundibulo la rappresen- 
tazione di una vasca alla quale è appoggiata una donna nuda, mentre altra donna sta 
versando dell'acqua da un vaso (fig. 16 f); grande ago di bronzo con cruna; fibula di 
ferro tipo La Tene ; serratura di bronzo per cassettina ; dupondio di Augusto (Cohen 
I 96, n. 224. 

Tomba 69 (4 D). A cassetta: 0.70 X 0.50 X 0.50. Prof. 1.60. Ih una parete era 
stato praticato un foro e mancava della suppellettile. 

T o m b a 70 (4 D). Ili periodo. Prof. 1.50. In semplice buca con terra di rogo. Ossua- 
rietto fittile situliforme a zone rosse e nere ; grande scodella di argi la nerastra lucidata 
a grafite framm. ; bicchiere a calice di rozzo impasto nericcio ; frammento di tazzina 
tinta e lucidata a grafite, decorata di doppi circoli impressi uniti fra loro da linee punteg- 
giate imitanti il cane corrente. Nell'ossuario in bronzo : fibula tipo Certosa con l'ago spez- 
zato ; altra idem più piccola ; armiletta con estremità sovrapposte ; altra frammentata ; 
due pezzett' informi. 

Tomba 71 (4 D). Ili periodo. In semplice buca. Prof. 1.50. Ossuario olliforme con 
rozza ciotola coperchio, frammentato. 

Tomba 72 (4 D). Ili periodo. A cassetta : 0.50 X 0.30 X 0.40. Prof. 2.20. Ossuario 
fittile situliforme con zone rosse e nero e ciotola coperchio ; vasetto fittile a ventre rigonfio 
con resti di coloritura ad ocra e grafite che conteneva una tazzina di argilla nero lucida. 
Fra le ossa combuste : grande fibula serpeggiante di ferro, rotta in due pezzi ; ago di bronzo 
con cruna ; grossa borchia a testa piatta ; pezzetto informe d'ambra. 

T o m b a 73 (4 D). Ili periodo. A cassetta : 0.60 X 0.50 X 0.50. Prof. 2.30. Sotto alla 
tomba 61. Situla di bronzo a forma di tronco di cono rovescio, alta mm. 240, d'ametro 
alla bocca mm. 168, costruita con solida lamina saldata con borchie ribadite e col fondo 
lavorato a parte, fermato al vaso con ripiegatura. Sul collo sono fissati in due punti op- 
posti due doppie anse ad occhiello, dentro le quali sono passati due manichi uncinati e 
girevoli, fusi in solida verga arcuata, foggiata a spira. Quando i manichi sono abbassati, 
trovano come arresto, affinchè non abbiano a cadere sulla spalla del vaso, due sostegni 
verticali a forcellina, situati esattamente a metà fra i manichi. Il coperchio piatto a 
breve orlo, munito al centro di piccola presa ad occhiello : è ornato di decorazioni geome- 
triche costituite da giri di punti a sbalzo e da quattro borchioni divisi da linee punteg- 
giate (fig. 22). Accanto stavano, l'ossuario fittile a zone rosse e nere con ciotola coperchio 
rossiccia ; ossuarietto a forma di bicchiere tinto ad ocra ; vaso accessorio di argilla nera- 
stra decorato a stralucidi ; due bicchieri ; due tazzine. Dentro gli ossuari, fra le ossa 
combuste : due fibule di bronzo tipo serpeggiante a cornetti e rosette (fig. 23) ; punta 
di spillone dello stesso metallo; lama di coltello e punteruolo di ferro. 

Tomba 74 (4 D). Ili periodo. A cassetta: 0.30 X 0.30 X 0.30. Prof. 1.60. Piccolo 
ossuario fittile situliforme, munito di ciotola coperchio a calotta, lucidato a grafite ; bic- 
chiere a calice ornato di zone a rosso e nero. Fra le ossa combuste : fibula di bronzo con 
breve arco rigonfio e lunga staffa, che porta nell'ago un gruppo di catenelle guaste dal- 
l'ossido ; piccola fibula con arco a fettuccia ; framm. di bulla di bronzo ornata di punti a 
sbalzo e perlina di vetro azzurro. 



ESTE 



24 — 



REGIONE X. 



T o m b a 75 (4 D). Ili periodo. A eassetta : 0.90 X 0.80 X 0.85. Prof. 2.00. Co- 
perta di terra del rogo. Situla di bronzo^formata di una sola lamina saldata con borchie 
ribadite, alta nini. 319 col diam. alla bocca di mm. 200. Ha corpo di anfora a larga bocca 




„.. 



Fio. 22. 



senza manichi ornata alla spalla di tre cordoni a sbalzo, piede lavorato a parte che si fissa 
al corpo con una ripiegatura della lamina, coperchio a calotta. Conteneva: ossuario fit- 




Fig. 23. 



die aforma dì alto bicchiere, ornatp sotto all'orlo di una fila di piccoli circoli impressi, 
ciotola coperchio a stralucidi e in mezzo alle ossa combuste i seguenti oggetti : fibula di 
bronzo a navice'la rotta in due pezzi e sformata dalla combustione ; nove anelli, cinque 
dei quali di fettuccia, gli altri di verghetta raccolta a spira ; pendagl ietto .di bronzo a forma 
di piede umano calceato ; lama di coltello di ferro ; due perle di osso ; framm. di oggettini 



REGIONE X. — 25 — ESTE 

di bronzo inqualificabili ; un amuleto fittile forato, a quattro punte a guisa di tribolo ; 
tre fusaiuole fittili, una semplice, una borchiata e una graffita. Accanto alla fibula: 
vasetto fittile dpinto a zone rosse e nere ; quattro coppette con stralucidi ; scodelletta 
di argilla nero lucida. 

Tomba 76 (4 D). II periodo. A cassetta: 0.50 X 0.40 X 0.30. Prof. 1.80. Ossua- 
rio fittile situliforme, interamente tinto a grafite con ciotola coperchio a fasce stralucide ; 
rozzo bicchiere fittile; vasetto a ventre rigonfio ; coppa a basso piede con fasce a stralucido. 
Dentro l'ossuario i seguenti bronzi : frammento di grande fibula a navicella con infilate 
catenelle dadle quali pendono tre pendaglietti globulari ; fibula con lungo arco carenato 
ornato di graffiti e di due bitorzoli ai lati; due fibulette infilate l'una nell'altra con staffa 
terminante a palettina piatta ; armilla di larga fettuccia ravvolta a spira, ornata di graf- 
fiti ; quattro frammenti di altra simile e ventiquattro perle di corallo roseo. 

Tomba 77 (4 C). II periodo. A cassetta: 0.60 X 0.40 X 0.40. Prof. 2.40. Coper- 
ch'o franato, suppellettile rovinata. Si raccolsero i seguenti oggetti metallici : fibuletta di 
bronzo ad arco depresso frammentata all'ago ; grande armilla di verghetta cilindrica di 
bronzo ; coltello di ferro a lama ricurva con tratto del manico mancante del rivestimento ; 
frammento di verghetta di ferro torta ad una estremità. 

T o m b a 78 (4 D). A cassetta : 1.00 X 0.65 X 0.65. Prof. 1.80. Mancava del coper- 
chio, suppellettile involata. 

Tomba 79 (4C). Romana. Mezza anfora di argilla giallastra capovolta. Prof. 0.60. 
Ossuario fittile a forma di ziro slanciato ; scodella di argilla rossa ; balsamario fittile 
(fig. 2) h). Sopra alle ossa combuste: lucernetta fittile ornata nell'infundibulo di una con- 
chiglia a stampo; balsamario di vetro verdognolo e altro fuso dalla combustione. 

Tomba 80 (4. C). Ili periodo. In semplice buca con terra di rogo. Prof. 2. Piccolis- 
simo ossuario fittile di forma biconica, decorato di borchiette di bronzo con tracce di co- 
loritura a grafite e ciotoletta nerastra. Fra le esili ossa combuste, frammenti di una fibu- 
lina di bronzo : un'armilla di fettuccia ; quattro frammenti di altra simile e frammento 
di minuscolo vasettino fittile. 

Tomba 81 (4 C). Ili periodo. In semplice buca. Prof. 1.20. Grande ossuario a 
tronco di cono rovescio, modellato in grossolano impasto rossastro, con larga ciotola co- 
perchio frammentati. Dentro l'ossuario frammenti di armilla di ferro. 

Tomba 82 (4 C). Ili Periodo. In semplice buca. Prof. 2.70. Sotto a sfaldature 
calcari, ossuarietto fittile dipinto ad ocra e grafite con ciotola coperchio e rozzo bic- 
chiere frammentato. 

Tomba 83 (4 C). Ili periodo. Prof. 2. Fra lastre di calcare e terra di rogo : ossuario 
fittile situliforme tinto a zone di color rosso e nero con ciotola coperchio framm. ; due 
bicchieri lucidati a nero ; due ciotolette della stessa tecnica ; coppetta a basso gambo con 
stralucidi. Fra le ossa combuste : frammento di fibule di bronzo a disco ; armiletta di 
bronzo ; bottone idem ; pometto di osso modanato a vite ; quattro perline di ambra ; 
fusaiuola fittile con cerchielli di smalto bianco. Fra la terra di rogo due astragali. 

T o m b a 84 (4 C). II periodo. A cassetta : 0.50 X 0.50 X 0.40. Prof. 2.00. Ossuario 
situliforme di argilla nerastra con ciotola coperchio ; due ciotole ; due coppette a basso 
gambo con stralucidi ; vaso potorio a stivale ornato di impressioni al girellino e con foro 

Notizie Scavi 1922 - Voi. XIX. 4 



ESTE — 26 — REGIONE X. 

alla punta (fig. 24). Dentro l'ossuario fibuletta di bronzo ad arco depresso frammentata; 
quattro frammenti di armilla di verghetta cilindrica; tre di armilla a fettuccia: due 
anellini ; framm. di tubetto di bronzo ; filo di bronzo ravvolto a lunga spira ; tre tubetti 
di osso leggermente rastremati da un lato di proporzioni diverse con ornati geometrici 
'ncisi; cinque fusaiuole fìttili e astragalo combusto. 




Fio. 24. 



T o m b a 85 (4 C). II periodo. In semplice buca con terra del rogo. Prof. 1.80. Ossua- 
rio fittile a tronco di cono rovescio con ciotoletta coperchio. Fra le ossa combuste, fibu- 
letta con gruppo di catenelle di bronzo infilate nell'ago. 

Tomba 86 (4 C). III periodo. A cassetta: 0.45x0.40x0.40. Prof. 2.50. Grande 
ossuario a superficie rossiccia con ciotola coperchio di grossolano impasto, fibuletta tipo 
Certosa con arto a nodi ; tre anellini di bronzo. 

Tomba 87 (2 F). II periodo. In semplice buca con terra di rogo. Prof. 2.70. Ossua- 
rio di argilla nera molto basso a ventricoso, conteneva un grosso anello di robusta verga 
cilindrica di bronzo. In mezzo alla terra del rogo, due astragali e una conchiglia marina 
frammentata. 

T o m b a 88 (2 F). Ili periodo (fig. 25). A cassetta : 0.60 X 0.55 X 0.40. Prof. 1.80. 
Tre ossuari situliformi a zone rosse e nere, due cordonati, con ciotole coperchio a stralu- 
cido ; vaso con la stessa decorazione degli ossuari ; bicchiere lucidato a nero ; coppa a 
basso gambo che conteneva lische di pesce ; vasettino ; scodeletta ; due tazzine. Dentro 
gli ossuari i seguenti bronzi : grande fibula serpeggiante frammentata alla staffa, ornata 
di rosette a cornetti e pometti ; due fibule ad arco depresso ed allungato ; altra fibula 
dello stesso tipo che porta pendente dall'ago una pinzetta di ferro ; fibulina sformata dalla 
combustione con gruppetti di catenelle infilate nell'ago che reggono due pendaglietti 
piriformi di smalto vitreo. Per effetto dell'ossido alla predetta fibula si è fissata una 
armilla di bronzo a spira; altra armilla simile; due anelli di fettuccia e due di verghetta 
a spira ; dischetto umbilicato con foro al centro, decorato di punti a sbalzo e punte- 
ruolo di ferro. 



REGIONE X. 



— 27 - 



ESTE 



Tomba 89 (4 F). Romana. Prof. 2.80. In semplice buca con terra di rogo. Ossuario 
ad olla piriforme interamente tinto a bianco con coperchietto ; fiasca a ventre depresso 




Fi«. 25. 



tinta a rosso ; poculo ; tazzina e lucernetta fittile. Sopra le ossa combuste: fibula di bronzo 
a cerniera; ane'lo di ferro che porta incastonata una pietra dura dove è inciso un leone 
che ha atterrato un animale ; dupondio di Augusto col nome del triumviro Lurius Agrippa 
(Babelon II n. 2). 



ESTE — 28 — REGIONE X. 

T o mb a 90 (4 E). Ili periodo. A cassetta : 0.70 X 0.60 X 0.45. Prof. 2. Manomessa, 
probabilmente nelle deposizioni funebri romane. Pochi cocci di vasi del III periodo. 

Tomba 91 (4 E). II periodo. Al riparo sotto sfaldature calcari. Prof. 1.70. Rozzo 
ossuario ad olla di grossolano impasto, con piccole prese arcuate sulle spalle con rozza cio- 
tola-coperchio; vaso situliforme di argilla nero lucida ; due bicchieri ; ciotoletta e vaset- 
tino di argilla nerastra. Fra le ossa combuste : frammento di fibula di bronzo tipo serpeg- 
giante, ornata di un cornetto ; due rotelle e fusaiuola fittile. 

T o m b a 92 (4 E). Ili periodo. A cassetta: 0.60 X 0.50 X 0.40. Prof. 2.80. Nello strato 
acquoso. Grande ossuario fittile situliforme tinto color castagno con ciotola coperchio ; 
idem tinto a rosso e nero con ciotola a stralucidi ; altro più piccolo pure con ciotola co- 
perchio tinta a rosso con ornati a zig-zag in grafite : due vasi accessori a ventre tondeg- 
giante tinti e lucidati a nero ; coppa ad alto gambo ; ciotola nericcia ; calicetto con cor- 
done verso il piede che con un tratto si prolunga all'orlo ; coppina e tazzina con borchiette 
di bronzo. Nel grande ossuario si trovarono : in bronzo, quattro fibule a navicella ornate 
di graffiti ; fibula serpeggiante con pometti ; piccola armilla e framm. di altra ; otto f ramni, 
di spilloni ; due asticciuole per pendaglie di conterie, attraversate una da dieci l'altra da 
tredici forellini ; sei pendagli di lamina triangolare ornati di punti a sbalzo ; arco di 
fibula di ferro e numerose serie di perline di pasta vitrea color biancastro ed azzurro. Den- 
tro l'ossuario zonato : dischetto di foglia d'oro con punti a sbalzo : otto pezzi di corno 
cervino lavorati, rovinati dalla combustione, che dovevano formare il rivestimento di 
una fibula : pendaglietto di osso a figura umana schematica ; stecca di corno di cervo fog- 
giata a lama di coltellino, ornata di linee graffite ; pendaglietto di corno cervino in forma 
di asticciuola ornata di graffiti ; fusaiuola fittile conica e altra a spicchi. 

T o m b a 93 (4 C). II perriodo. A cassetta : 0.40 X 0.30 X 0.30. Prof. 2.30. Suppellet- 
tile frammentata. Resti di ossuario situliforme e borchiette di bronzo : grande ciotola e 
due piccole; tre vasetti a ventre tondeggiante frammentati; piccola coppa di rozzo 
impasto ; minuscolo vasettino. Di bronzo i seguenti oggetti : catenelle con cinque pen- 
dagli a tre c : rcoletti ; armille di verghetta cilindrica ; anellino ; punteruolo ; tre verghette 
inqualificabili; perla vitrea azzurra e fusaiuola fittile. 

Tomba 94 (4 E). Ili periodo. A cassetta: 0.40 X 0.30 X 0.40. Prof. 0.70. Ossua- 
rietto fittile situliforme tinto a grafite con ciotola coperchio alto bicchiere nerastro : 
altro cilindrico di grossolano impasto. Fra le ossa : frammento di fibula carenata a po- 
metti e pezzetto informe di bronzo. 

T o m b a 95 (4 E). Ili periodo. A cassetta : 0.40 X 0.30 X 0.35. Prof. 2.70. Ossuario 
fittile situliforme con zone a rosso e nero e ciotola coperchio ; alto bicchiere tinto intera- 
mente ad ocra ; altro bicchiere di rozzo impasto con cordoni e intaccature ; coppina tinta 
a nero e ornata di fasce a stralucido ; piccolo imbuto con presa a linguetta nella parte 
inferiore. Dentro l'ossuario i seguenti bronzi: grande fibula a navicella che porta infi- 
lato nell'arco un anello a verghetta e appesi all'ago un pendaglio formato da grosso 
anello che termina con una mano schematica, e dentro a questo anello ve ne è passato 
un altro e sulla staffa sono appesi due pendagli a giorno (fig. 26) ; gruppo di catenelle 
che terminano con pendaglietti sferici ; frammento di fibula con largo ago depresso ; due 



REGIONE X. 



— 29 — 



ESTE 



armilette di verghetta cilindrica ; anellino ; frammento di una bulla e pezzo di sbarra 
u orme. Sulla platea fusaiuo'a fittile. 




Fig. 26. 



T o m b a 96 (4 B). Ili periodo. A cassetta : 0.50 X 0.40 X 0.40. Prof. 1.40. Ossuario 
fittile situliforme lucidato a rosso con ciotola coperchio; vasetto ventricoso ad ocra e 
grafite e ciotola nera frammentata. Dentro l'ossuario: scalpello di bronzo spezzato al 
taglio ; anellino e bottone di bronzo ; punteruolo di ferro e fusaiuola fittile. 

T o m b a 97 (4 E). Romana. Mezza anfora capovolta minutamente frammentata 
che poggiava su mattone "e coperta di terra di rogo. Prof. 2.10. Ossuario ad anfora di 
vetro verdognolo con due manichi verticali con coperchietto (fig. 20 a) ; fiaschetta fram- 
mentata ad un'ansa ; ciotola rossiccia decorata di graffiti ; due lucernette fittili fram- 
mentate, una semplice, l'altra con un gallo da battaglia con palma. Dentro l'ossuario : 
balsamarietto di vetro verdognolo (fig. 20 i) ; framm. di anellino di bronzo ; oggetto di 
ferro decomposto dall'ossido e dupondio di Augusto (?) molto trito e corroso. 

Tomba 98 (4 F). Romana. In semplice buca con terra del rogo. Prof. 1.90. Os- 
suario fittile decomposto dall'umidità, si conserva il solo coperchietto ; anforetta fia- 
schetta a ventre schiacciato ; balsamario a bottiglietta ; coppina tinta a rosso tipo are- 
tino ; lucemetta con stampato nell'infundibulo un cinghiale in corsa ; altra semplice : 
otto frammenti di varie statuine di terra cotta ; balsamario di vetro verdognolo e framm. 
di altro simile. Fra 'e ossa : anellino di verghetta di bronzo ; grande anello di ferro ; due 
chiodi dello stesso metallo e zanne di porco ; numerosa serie di frutti di datteri e fichi 
carbonizzati. 

T o m b a 99 (4 E). Il periodo. A cassetta : 0.70 X 0.50 X 0.50. Prof. 2.60. Grande os- 
suario di rozzo impasto a tinta nericcia, leggermente biconico con quattro bugne sul mas- 
simo rigonfiamento del ventre con ciotola coperchio ; due ossuari fittili a tronco di cono 
rovescio di color castano con ciotola coperchio : ossuario di argilla nero lucida a due 
tronchi di cono opposti con piede campanulato ed anse ad occhiello verticali e decora- 
zioni col girellino ; due coppe fittili ad alto gambo conico : due rozze ciotole di gros- 
solano impasto ; vasetto ansato di argilla nero lucida a ventre tondeggiante. Dentro 



ESTE — 30 — REGIONE X. 



gli ossuari fibula a navicella framni. ne l'ago e nella staffa, con l'arco ornato di linee 
incise ; tre aghi crinali di bronzo framm. fusaiuola fittile biconica e valva di conchiglia 
marina. Sulla platea rocchetto fittile. 

Tomba 100 (4 E). II periodo. A cassetta : 0.50 X 0.40 X 0.40. Prof. 2.50. Piccolo 
ossuario situliformc di argilla nero lucida con ciotola, ornata di stra'ucidi; vasetto con 
la stessa decorazione ; grande ciotola e coppa fittile a gambo imbutiforme. Nell'ossuario 
fra le ossa combuste : lekithos a cuore italo-geometrico ornato a strie di vernice scura ; 
grande fibula a navicella mancante dell'ago con l'arco ornato di graffiti ; fibula con l'arco 
rovestito da una grossa perla di smalto vitreo policromo, mancante dell'ago e del riccio 
(fig. 27) piccola fibula a navicella : due archi di altre dello stesso tipo ; fibula con arco 



Fig. 27. 

a fettuccia che doveva essere rivestito di qualche materia; grande armil'a di vcrghetta 
cilindrica decorata di linee incise ; tre anellini e alcuni framm. di fettuccia e di verghetta 
di bronzo. Sulla platea : scettro frammentario di lamina di bronzo accartocciata attorno 
ad un bastoncino di legno, ornato di una serie di doppi circoli a sbalzo alternati da qua- 
dratini che includono degli X; due fusaiuole fittili; quattro pendagli od amuleti di terra 
cotta, foggiati a guisa di triboli a sei punte, attraversati da foro che serviva per appenderli. 

Tomba 101 (4 E). Romana. Prof. 1.50. Cippo ossuario quadrangolare in pietra 
d'Istria, mancante di tutta la parte superiore modanato al basso. Misura 0.40 di altezza 
largo 0.(53, spessore 0.43. La base rozza nella quale è incavata la cavità cineraria, misura 
0.32 x 0.43. Su di essa sono i resti degli arpioni di ferro che la fissavano al cippo. Nella 
cavità si rinvennero: uno specchio di bronzo rotondo decorato da una parte con cer- 
chielli incisi, con manico staccato, e un dupondio di Augusto (Cohen I, 94-228). 

T o m b a 102 (4-3). Romana, Mezza anfora segata e capovolta minutamente fram- 
mentata. Prof. 1 .80. Grande ossuario di rozzo impasto a ziro slanciato con ciotola coper- 
chio cordonata: fiaschetta rossa a ventre setacciato. Dentro l'ossuario: scifo biansato 
di argilla cinerea verniciata, a nero con decorazioni a rilievo rappresentanti rameggi d'e- 
dera, imitazione dei vasi metallici ; lucernetta fittile semplice ago e fibula, di ferro tipo 
La Tene con residui di tessuto : specchio rotondo di bronzo con manichetto ; spatola di 
avorio con testina sferoidale ; ago di osso con testina piatta : due punteruoli di osso di 
proporzioni diverse e dupondio di Augusto (Cohen I 97, n. 247). 

T o m b a 103 (4 F). Romana. Mezza anfora segata e capovolta, minutamente fram- 
mentata. Prof. 2. Ossuario ad anfora con coperchio in forma di ciotola tonda; grande 



REGIONE X. 



— 3] 



ESTE 



fiasca a ventre globare, altra più piccola a ventre schiacciato ; poculo cilindrico di argilla 
cinerea finissima a zone di piccole embricature imitazione metallica; lucernetta fittile| 
con scena erotica, donna che cavalca un uomo ; barattoletto cilindrico di vetro, foderato 
di sottile lamina d'argento ornata a sbalzo di festoni (fig. 28) con coperchietto ; balsa- 
marietto di vetro verdognolo, fibula di ferro tipo La Ti ne; due frammenti di conchiglie 
marine con traccia di combustione ; dupondio trito e corroso di Tiberio ? ; punta pen- 
daglio di corno di cervo lisciato. 





Tifi 28. 



Tomba 104 (4 B). II periodo. A cassetta: 0.50 X 0.40 X 0.40. Prof. 1.50. Suppel- 
lettile frammentata. Vasetto a ventre rigonfio con ornato a grafite tazzina umbilicata 
nero lucida con decorazioni di borchie di bronzo sulla spalla e all'attacco dell'ansa ; pezzi 
di due altre tazzine, una pure decorata di borchiette. Di bronzo : due frammenti di ver- 
ghetta cilindrica attorta ; arco di grande fìbula ; punteruolo ; occhiello e due frammenti 
di verghetta. 

Tomba 105 (4 E). Romana. Prof. 1.40. Base di cippo cinerario in trachite con 
gli arpioni piombati della misura di 0.48 X 0.43 X 0.33. » 

Tomba 105 bis (4 E). Romana. Stava immediatamente sotto alla base predetta 
in semplice buca con terra del rogo. Mezza anfora capovolta di forma assai slanciata che 
copriva un ossuario di terra rossastra una scodella cinerea due lucernette fittili una delle 
quali con striature nell'infundibulo, l'altra con una conchiglia a stampo ; balsamarietto 
di vetro giallo con venature bianche ; altro simile fuso dalla combustione ; specillo di 
bronzo ingrossato da una parte e dell'altra a paletta ; dupondio di Augusto (Cohen I 93, 
n. 226). 

T o mb a 106 (4 A). A cassetta : 0.35 X 0.30 X 0.20. Ili periodo. Prof. 1.50. Due pic- 
coli ossuari a ventre tondeggiante coloriti ad ocra e grafite, con ciotola di rozzo impasto ; 
tazzina di argilla nero lucida e mezzo rocchetto fittile. 



ESTE 



32 — 



REGIONE X. 



Tomba 107 (4 E) (fig. 29). Romana. Cippo ossuario cilindrico in pietra tenera 
di Costozza, rotto in sei pezzi rinvenuti sparsi nel terreno. Prof. 1.40 con coperchio 
di forma conica. Misura per intero in altezza m. 0.39 e di diametro m. 0.29. La 
base quadrangolare che si trovò a posto lungo il muro di nord-est, è di trachite ed ha 




Fig. 29. 



m. 0.32 X 0.42 X 0.42. Sulla fronte del cippo trovasi profondamente incisa l'iscrizione 

OSSA 

ALCINIS 



Il coperchio desinente in pigna alla cima era decorato di due figure di cani acco- 
sciati, di cui mancano le parti anteriori e sul davanti di una figurina di lepre accovacciato. 

Tomba 108 (4 E) (fig. 30). Romana. Cippo ossuario cilindrico di pietra di Co- 
stozza, privo del coperchio. Alto 0.60 col diametro di 0.40. La base quadrangolare alla 
quale aderisce mediante i soliti pernetti di ferro piombato, misura 0.56 X 0.59 X 0.29. 

Il tamburo del cippo è decorato in rilievo di tre festoni, tramezzati da altrettante 
rosette ed attaccati a grosse borchie dalle quali pendono contemporaneamente delle 



REGIONE X. 



— 33 — 



EST1C 



tenie ondulate e una maschera femmini'e con lunghe trecce. Sulla cornice superiore del 
cippo è inc ! sa l'iscrizione : 

L • BETLIENI • L • L • 
ERONI 




Fi.; 30. 



La cavità cineraria si rinvenne priva di suppellettile. 

Tomba 109 (4 E) (fig. 31). Prof. 1.40. Romana. Cippo ossuario cilindrico in pie- 
tra di Costozza alto 0.69 e con il diametro di 0.38. La base in trachite euganea nella quale 
è a cavità cineraria misura 0.52 X 0.49 X 0.30. Il tamburo del cippo è decorato in giro 
di palmette e foglie di acanto alternate e contrapposte. La sommità modanata in forma 
di coperchio e desinente in pigna alla cima, è decorata di due figure di cani mastini, acco- 
vacciati in atto ciascuno di stendere 'e zampa verso una lepre che è rappresentata in 
mezzo ad essi stesa n terra con le orecchie abbassate e le zampe allungate ; sul bordo su- 
periore leggesi la scritta: 

HFPARCVS • M • ARRI 
MAXSVMI 

Notizie Scavi 1922 — Voi. XIX. - 5 



ESTE 



34 



KEGIONK X. 



Neil a cavità cineraria fra le ossa combuste : lucernetta fittile decorata in giro di due 




Fio. 31. 



figure di grifi approntati, due palniette e due delfini (fig. 16 b) ; fibula di ferro framm. 
ed anello di ferro con castone di cui si è perduta la rappresentazione. 



REGIONE X. 



35 — 



ESTE 



Tomba 110 (4 E). Romana (fig. 32). Prof. 1.40. Cippo ossuario in pietra tenera 
vicentina, di forma quadrangolare, desinente sul dinanzi e nella parte superiore in edi- 
cola ad arco sostenuto da due pilastri e sormontato da un acroterio centrale a palmetta 
e da due laterali in forma di grossi palmipedi. Il campo dell'edicola, spartito in due, mo- 
stra nel segmento superiore una specie di conchiglia frastagliata a due punte che fa sfondo 




Fig. 32. 



a un bustino di fanciullo paludato e palliato dai corti capelli tagliati a tondo sulla fronte 
e che tiene nella destra mano un uccelletto. Nel segmento inferiore è incisa l'iscrizione : 
ed è scolpita a rilievo la figura di un cane accovacciato al guinzaglio. 

NERANTS/////S 
M • ARRI 
ANN • HI 

La base del cippo è di marmo di Verona, e in essa si apre la cavità cineraria ; misura 
0.28 di altezza, 0.45 di larghezza con lo spessore di 0.41. Conteneva poche ed esili ossa 
combuste e una lucernetta fittile mancante del beccuccio con cratere stampato nelP in- 
fundibulo (fig._16 h). 



ESTE — 36 — REGIONE X. 

T o m b a HI (4 D). II periodo. A cassetta : 0.40 X 0.40 X 0.40. Prof. 2.20. Suppellet- 
tile frammentata. Grande ciotola con stralucidi ; tre vasettini e bicchiere e tazzina spez- 
zati. Fibula di bronzo a navicella contorta ; frammento di lama di grande coltello di 
ferro ; punta di corno di cervo ; due conchiglie una del genere murese l'altra pecten ; 
cinque fusaiuole e piccola piramidetta fittile forata superiormente. 

Tomba 112. (4 E). Romana. In semplice buca con terra di rogo. Prof. 2.10. Os- 
suario di vetro verdognolo ad olla panciuta con due anse inclinate e coperchietto (fig. 20) ; 
rozzo poculo di argilla nericcia ; balsamario di vetro verdognolo ; fibula di bronzo a cer- 
niera decorata di incisioni ; frammentini di laminella di bronzo ; pezzo di chiodo di ferro 
e serie di frutta di dattero carbonizzati. 

Tomba 113 (4 E). Romana (fig. 33). Prof. 1.40. Cippo ossuario in pietra tenera 
di Costozza a forma di arula, sormontata da una grande fiamma e scavata a nicchia sul 
davanti per contenere un bustino di fanciulla dai capelli ricciuti spioventi lateralmente 
al viso. Sulle due cornici dell'arala e nello spazio sotto il busto è incisa l'iscrizione : 

VENVSTA • AN • III 

C • COTI 
BVCVLVS • PATER 

Il cinerario conteneva un ossuarietto ad olla di vetro verdognolo con orlo espanso, 
alto mi. 18 col diametro alla bocca di 77, con coperchietto di terra cotta, e conteneva 
poche ed esili ossa combuste e con queste : una lucernetta fittile ornata di quattro del- 
fini ; graziosa armilletta di bronzo formata con un filo ad estremità ripiegate e scorrenti 
sui due capi, nella quale sono infilate tre perline vitree, una bianca, una azzurra e una 
nera ; dupondio di Augusto molto trito e corroso ; fibula di ferro La Tene ; punteruolo 
pure di ferro ; quattro balsamari di vetro verdognolo a bottiglietta ; pendaglietto d'am- 
bra a forma di mezzaluna. 

Tomba 114 (2 F). III periodo. Riparata da sfaldature calcari. Prof. 1.90. Ossuario 
fittile situliforme dipinto a zone rosse e nere con ciotola coperchio ; vasetto tinto ad ocra 
e grafite ; ciotola ornata di stralucidi. Bronzi : fibula serpeggiante mancante di un tratto 
dell'ago, con due rosette e cornetti ; altra simile con due cornetti ; anellino a più giri di 
spira e pendaglietto a tre circoletti fusi insieme. 

Tomba 115 (1 F). Romana. In semplice buca con terra di rogo. Prof. 0.40. Os- 
suario di color rosso a forma di boccale con ansa a nastro; quattro balsamari fittili a 
bottiglietta ; fiaschetta a ventre schiacciato con vernice corallina ; ciotola di argilla ci- 
nerea ; lucernetta fittile che reca nell'inf undibulo la figura di una Menade furente con 
mezzo capretto nella destra e coltello nella sinistra (fig. 16 g). Dentro l'ossuario : fibula 
di bronzo a cerniera ; frammentini di laminella di bronzo e dupondio di Augusto "(Cohen 
I 94, n. 228). Nella terra di rogo si raccolsero alcuni ossicini di volatile e una fusaiuola 
fittile. 

T o m b a 116 (4 C). II periodo. A cassetta : 0.60 X 0.60 X 0.40. Prof. 2.40. Ossuario 
fittile frammentato color castano, decorato di due file di borchie di bronzo con ciotola 
coperchio ; altra simile ; coppina a basso piede ; tazzina. Bronzi : fibula a navicella spez- 



REGIONE X. 



— 37 — 



ESTE 



zata ; due punteruoli ; anellino ; rasoio lunato con manichetto a giorno, molto usato e 
rappezzato due volte nell'antichità stessa fusaiuola fittile. 

Tomba 117 (4 C). Romana. In semplice buca. Prof. 1.30. Ossuario ad olla piri- 
forme tinto a zone rosse e bianche con coperchietto ; fiaschetta di argilla a ventre schiac- 
ciato ; poculo di terra rossa ornato di bitorzoli ; lucernetta fìttile decorata di un rosettone. 




Fig. 33. 



Dentro l'ossuario : due balsamari di vetro verdognolo ; frammento di uno specchio cir- 
colare di bronzo e gruppo di fibule a cerniera ; anellino di bronzo ; dischetto d'osso den- 
tellato e dupondio di Augusto col nome del triumv'ro Asininius Gallus (Babelon II, 284) 
saldati insieme dall'ossido. 

T o m b a 118 (4 C). Ili periodo. A cassetta: 0.50 X 0.55 X 0.40. Prof. 2.00. Grande os- 
suario situliforme a zone rosse e nere con ciotola coperchio a stralucidi ; due coppette a 
basso piede ; due tazzine a stralucidi. Bronzo : Anello pendaglio con due appendici un- 
cinate ; frammento di fibula serpeggiante ; pezzetto di sbarra informe. Ferro : lama di 
coltel o e punteruolo. 

Tomba 119 (3 F). Romana. Prof. 0.60. Cippo ossuario di forma cilindrica, mo- 
danato a coperchio conico nella parte superiore, in pietra di Costozza, alto 0.73, diametro 



ESTE — 38 — REGIONE X. 

0.43. Fu rinvenuto accanto al recinto sepolcrale da dove doveva essere stato asportato 
dopo essere stato svelto dalla base che non si rinvenne, a meno che non sia stata quella 
ricordata alla T. 105. Il tamburo è decorato ali 'ingiro da due grandi figure di grifi alati, 
cornuti, accovacciati con le code attortigliate in punta, posanti ciascuno una zampa so- 
pra un'anfora verso la quale allungano le lingue. Sulla cornice supcriore è incisa l'i- 
scrizione : 

Q-SATRIVS-Q-F- 
ROM- 

Sul piano ai lati del coronamento centrale a pomo, sono scolpite due rozze figure 
di leoni accovacciati poggianti ciascuno una zampa su una testa di vitello. 

T o m b a 120 (3 F). Ili periodo. A cassetta : 1.05 X 0.70 X 0.67. Prof. 1.50. Cadeva 
sotto alle fondazioni di un muro di età romana. Rovinata. Tre coppe ad alto gambo cor- 
donato, tinte ad ocra e grafite ; bicchiere tinto con gli stessi colori e ornato di* una fila di 
circoletti impressi a stampo ; altro dipinto a nero ; perlina di vetro azzurro e frammenti 
di altra più grossa. 

T o m b a 121 (3 F). II periodo. A cassetta 0.50 X 0.40 X 0.50. Prof. 2.10. Ossuario 
situliforme tinto a castano con ciotola coperchio .e stralucidi ; vasetto a ventra rigonfio 
pure a stralucidi ; rozzo vasettino quasi cilindrico. Dentro l'ossuario : armilla di ver- 
ghetta cilindrica di bronzo ; serie di framm. appartenenti ad un'altra e due fusaiuole 
fittili. 

Tomba 122 (3 F). II periodo. Fra due sfaldature calcari. Prof. 3.00. Ossuario situli- 
forme di argilla nera ucidata con ciotola coperchio framm. 

Tomba 123 (3 F). A cassetta 0.62 X 0.46 X 0.57. Prof. 1.40. Violata senza sup- 
pellettile. 

Tomba 124 (3 F). A cassetta: 0.67 X 0.42 X 0.42. Prof. 1.20. Violata senza sup- 
pellettile. 

T o m b a 125 (3 F). A cassetta : 0.90 X 0.70 X 0.80. Prof. 1.80. Violata senza sup- 
pellettile. 

Tomba 126 (3 F). A cassetta: 0.60 X 0.40 X 0.40. Prof. 2.20. Depredata. 

T o m b a 127 (4 F). II periodo. A cassetta : 0.50 X 0.40 X 0.50. Prof. 2.90. Ossuario 
fittile situliforme con ciotola di argilla nero lucida, framm. Vaso situliforme nero con 
borchietta di bronzo infissa sulla spalla ; due bicchieri di argil'a nerastra e due ciotolette 
Dentro l'ossuar'o, piccola fibula ad arco rigonfio di bronzo e otto chiocciolette. 

Tomba 128 (3 F). Ili periodo. A cassetta : 0.70 X 0.70 X 0.60. Prof. 1.80. Ossuario 
situliforme con zone a rosso e nero e ciotola coperchio ; due bicchieri di tinta nera ; ciotola 
e tre tazzine fittili. Fra le ossa combuste : fibula di bronzo tipo Certosa ; altra frammen- 
tata con arco allungato e depresso ; ago con cruna e frammentino di sbarretta informe. 

Tomba 129 (3 F). Ili periodo. In semplice buca con terra del rogo. Prof. 1.30. Os- 
suario a tronco di cono rovescio di rozzo impasto con ciotola coperchio; bicchiere fram- 
mentato ; ciotola di terra figulina giallastra, dipinta a zone violacee. Dentro l'ossuario : 
sbarra con due anelli di ferro che faceva parte di un morso equino. 

T omb a 130 (3 F). Ili periodo. A cassetta: 0.40 X 0.30 X 0.30. Prof. 2.10. Ossuario 
fitti e a forma di alto bicchiere a tronco di cono rovescio con zone rosse e nere e ciotola 



REGIONE X. 



— 39 



ESTE 



d'pinta nello stesso modo ; due rozze ciotole ; tre bicchieri a calice, dei quali uno di argilla 
nerastra; gli altri: uno ornato di cordone sotto all'orlo, l'altro a stralucidi; vasettino ven 
tricoso con stralucidi. Dentro l'ossuario : due anellini di bronzo e sulla platea tre astragali. 
T o m b a 131 (3 E). Ili periodo. A cassetta : 0.60 X 0.50 X 0.50. Prof. 2.60. Ossuario 
s' tu! forme decorato di zone a rosso e nero; due bicchieri di argilla nero lucida; due più 
piccoli ornat' di stralucidi ; quattro ciotolette con stralucidi ; tazzina ad ansa rilevata 
di argilla nero lucida ; tazzina di lamina di bronzo con ansa spezzata. Fra le ossa com- 
buste : frammento di fibula serpeggiante a cornetti e rotelle ; anello di bronzo a larga fet- 
tucce ; tre frammenti di ago crinale. Sulla platea quarantadue astragali. 





Fig. 34. 



Fio. 35. 



Tomba 132 (3 F). Ili periodo. Riparata sotto a sfaldatura calcare. Prof. 2.50. Os- 
suario situliforme a zone rosse e nere framm. ; due rozzi vasetti di forma quasi cilindrica, 
uno dei quali decorato sotto all'orlo di un cordone con intaccature ; ciotolina di rude 
impiisto. Fra le ossa combuste valva di conchiglia marina. 

Tomba 133 (3 E). II periodo. In semplice buca con terra di rogo. Prof. m. 3. Os- 
suario situliforme nero lucido framm. ; armilla di fettuccia di bronzo con estremità so- 
vrapposte; fusaiuola fittile e astragalo. 

T o m b a 134 (3 E). Ili periodo. A cassetta : 0.65 X 0.65 X 0.40. Prof. 2.80. Ossuario 
fittile situliforme a zone rosse e nere con ciotola decorata di fasce a stralucido ; vaso a 
calice tinto a grafite ; altri due simili tinti ad ocra e grafite ; quattro coppette con ornati 
a stralucidi ; due tazzine ansate, una delle quali dalla parte esterna del fondo decorata 
della croce gammata ; bicchiere di grossolano impasto con tre bugnette ; tazzina di argilla 
nero lucida ; altra simile decorata sotto all'orlo da una fascietta di laminella di stagno, 
dalla quale scendono verticalmente degb ornati a fig. 34. Dentro l'ossuario : due fibule 
serpeggianti, l'una di bronzo framm., l'altra di ferro, unite fra di loro dall'ossido ; fibula 
di bronzo a lunga staffa, con l'arco rigonfio e traforato in quattro riparti che dovevano 
essere riempiti di qualche materia (fig. 35) ; pendaglietto di bronzo a secchiello, lama 
di coltello di ferro e conchiglia marina. 

Tomba 135 (3 E). II periodo. A cassetta: 0.48 X 0.45 X 0.30. Prof. 3. Ossuario di 
argil'a nericcia lucida, con ventre tondeggiante, breve spalla e collo diritto, sulla spalla 
è ornato di cinque brevi costole verticali ; ossuario situliforme di argilla nera molto framm. 



ESTE — 40 — REGIONE X. 

ornata di una fila di borchie sulla spalla ; grande e rozza ciotola. Dentro l'ossuario : grande 
bottone con appiccagnolo ; ago di bronzo con cruna ; tre fusaiuole fittili. Sulla platea : 
cinque grandi rocchetti fittili. 

Tomba 136 (3 E). II periodo. A cassetta : 0.46 X 0.40 X 0.36. Prof. 2.80. Ossuario 
fittile situl'.forme di argilla nero lucida con ciotola di rozzo impasto ; conteneva gancio 
da cintura, in lamina di bronzo guasto e contorto dalla combustione e due fusaiuole fittili. 

Tomba 137 (3 F). II periodo. A cassetta : 0.60 X 0.55 X 0.55. Prof. 2.60. Suppellet- 
tile frammentata. Ossuarietto fittile a due tronchi di cono opposti con piede rilevato 
e labbro espanso, munito di due anse ad occhiello verticali al fondo, decorato di ornati 
al girellino ; parte superiore di altro ossuario simile, nel quale gli ornati fatti col girel- 
lino, sono riempiti di materia bianca ; coppa con gambo con'.co decorato del meandro 
eseguito col girellino ; rozza ciotola fittile e vaso potorio a stivale, decorato di linee im- 
presse. Dentro questo vaso si trovò il guscio di un uovo (di oca?) e frale ossa combuste 
dei due ossuari : fibuletta ad arco depresso ; una a semplice arco ; framm. di altra ; armilla 
a tre giri di fettuccia di bronzo ; tre framm. di altra simile ; anellino e due fusaiuole fittili. 

T o m b a 138 (3 F). II periodo. A cassetta: 0.40 X 0.30 X 0.30. Prof. m. 2.40. Ossuario 
a tronco di cono rovescio ucidato a nero con una fila di borchiette di bronzo sulla spalla, 
e munito di ciotola coperchio, framm. ; vaso a bicchiere molto framm. ; gambo di coppa 
conico. Fra le ossa combuste : fibulette di bronzo framm. con arco schiacciato ornato di 
linee incise. 

Tomba 139 (3 F). II periodo. In semplice buca con terra di rogo. Prof. 2.60. Ossua- 
rietto di argilla lucida a forma di tronco di cono rovescio chiuso alla bocca da sfaldatura 
calcare che conteneva una bulla di bronzo ornata di punti a sbalzo, framm. 

T o m b a 140 (3 E). II periodo. A cassetta 0.25 X 0.25 X 0.25. Prof. 2.40. Ossuario 
di argilla nero lucida a tronco di cono rovescio con ciotola framm. Fra le ossa: fibula 
a navicella di bronzo ; arco di altra con cornetti laterali ; due anellini e fusaiuola fittile. 

Tomba 141 (3 E). II periodo. A cassetta: 0.60x0.50x0.50. Prof. 2.30. Violata, 
conteneva frammenti di vasi due e due pezzetti di ago crinale di bronzo. 

Tomba 142 (3 E). II periodo. A cassetta: 0.20 X 0.20 X 0.20. Prof. 2.30. Ossuario 
fittile a tronco di cono rovescio con ciotola coperchio. Dentro l'ossuario, fibula di bronzo 
ad arco semplice con anello infilato nell'ago ed altro aderente per l'ossido. 

T o m b a 143 (3 E). Ili periodo. A cassetta: 0.60 X 0.60 X 0.60. Prof. 2. Due ossuari 
fittili situliformi a zone rosse e nere, con ciotola coperchio, una delle quali a stralucido ; 
ossuario di proporzioni più piccole dei precedenti interamente tinto a grafite con ciotola 
pure a stralucidi ; bicchiere di argilla nera ; altro di rozzo impasto di forma quasi cilin- 
drica ; ciotola ; quattro coppine a basso piede. Dentro gli ossuari i seguenti bronzi : arco 
di grande fibula a navicella, contorto dalla combustione; ago forse appartenente alla 
suddetta fibula, che porta saldato per effetto dell'ossido un anello a spirale ; fibula ad 
arco depresso decorata di linee incise; fibula del tipo della precedente con infilato nel- 
l'ago un anello di larga fettuccia ; fibuletta a navicella ; otto frammenti di armille div. ; 
anello a sette giri di spira; altro a fettuccia ed altro di verghetta cibndrica; trependa- 
glietti di lamina di bronzo accartocciata a triangolo ; altro fermato da una verghetta a 
noduli : gruppi di catenelle div. ; ago con cruna ; serie di perline di pasta vitrea bianca 



REGIONE X. 
_^ 



— 41 



ESTE 



e bottoncino di bronzo. Sulla platea uno scettro tubolare di bronzo con anima di legno 
decorato di ornati a sbalzo, molto framm. e due fusaiuole fittili. 

Tomba 144 (3. E). A cassetta 0.80 X 0.60 X 0.60. Prof. 1.60. Violata, mancante 
della suppellettile. 

Tomba 145 (3 E). II periodo. A cassetta: 0.25 X 0.25 X 0.25. Prof. 2. Ossuario a 
tronco di cono rovescio di argilla nero lucida con ciotola coperchio ; ago crinale framm. 

Tomba 146 (3 E). II periodo A cassetta : -0.50 X 0.45 X 0.45. Prof. 2.00. Suppel- 
lettile framm. e decomposta dall'umidità. Pezzi di ossuario situliforme a borchie di bronzo ; 
idem di vasetti accessori. Fra le ossa combuste : armilla d': fettuccia di bronzo ; gruppo 





Pio. 36. 



Fio. 37. 



di tre armille di bronzo e due di ferro insieme unite dall'ossido. Sulla platea cinque fusa- 
iuole fìttili e zanna di porco. 

Tomba 147 (3 E). II periodo. A cassetta: 0.30 X 0.25 X 0.35. Prof. 2.50. Mano- 
messa, ossa sparse sulla platea ; due ciotole ; tre vasetti accessori fìttili ; alcuni fram- 
menti dell'ossuario. Fra le ossa : fìbula ad arco semplice di bronzo. 

Tomba 148 (3 D). Ili periodo. In semplice buca con terra di rogo. Prof. 0.80. Due 
ossuari fìttili situliformi decorati di zone a rosso e nero ; due bicchieri e ciotola. Dentro 
gli ossuari: grande fibula di bronzo, di tipo Certosa; anello di bronzo ravvolto a più giri 
di spira, sformato dalla combustione tre orecchini a cerchietto; dieci perline di vetro 
azzurro e fusaiuola fìttile. 

Tomba 149 (3 D). Ili periodo. Fra lastre di calcare. Prof. 1.00. Ossuario fìttile a 
ventre rigonfio con zone a rosso e nero, con ciotola Coperchio ; ossuario a tronco di cono 
rovescio di grossolano impasto con ciotola coperchio ; ossuarietto fittile a forma di olla 
panciuta chiuso alla bocca con un fondo di vaso, che conteneva esili e scarse ossa com- 
buste ; piccolo bicchiere tinto ad ocra e grafite. Dentro i due maggiori ossuari : armilla 
di verghetta di bronzo che porta appesi quattro pendaglietti a secchiello (fig. 36) ; quat- 
tro pendagli a forma di bulla (fig. 37) ciottoletto fluviale forato ; conchiglia del genere 

Notizie Scavi 1922 — Voi. XIX. 6 



ESTE 42 REGIONE X. 

cyprea. Nell'ossuario : piccolo anello di bronzo e due perline vitree con bitorzoletti a 
colori div. 

T o m b a 150 (3 D). Ili periodo. A cassetta: 0.60 X 0.50 X 0.60. Prof. 1.70. Tre ossuari 
fittili zonati con ciotole coperchio, uno framm. ; tre coppette a basso piede con stralucidi ; 
tre bicchieri uno dei quali framm. ; ciotoletta fittile. Dentro gli ossuari i seguenti bronzi : 
grande fibula serpeggiante che termina nella staffa con un globulo ; altra simile framm. 
e due più piccole. 

Tomba 151 (3 D). A cassetta: 0.70 X 0.50 X 0.50. Prof. 1.50. Violata senza sup- 
pellettile. 

T o m b a 152 (3 D). II periodo. A cassetta: 0.55 X 0.50 X 0.40. Prof. 2.00. Tre ossuari 
fittili lucidati a scuro uno dei quali mancante del coperchio e tazzina. Fra le ossa com- 
buste, i seguenti bronzi : fibula ad arco rigonfio ; arco di altra simile ; fibula con arco 
depresso decorato di linee incise ; fibuletta con arco di verghetta cilindrica che doveva 
essere rivestita di qualche materia ; framm. di ago crinale con testa a globuli ; gancio da 
cintura traforato a giorno e quattro grossi anelli che servivano di riscontro al gancio. 
Sulla platea lama di coltello di ferro e fusaiuolo fittile. 

Tomba 153 (3 D). A cassetta: 0.65x0.60x0.60. Prof. 1.00. Violata, senza 
suppellettile. 

Tomba 154 (3 C). Il periodo. Fra due sfaldature calcari. Prof. 1 .60. Piccolo ossuario 
a tronco di cono rovescio di argilla nero lucida ; tazzina ansata. Conteneva : una fibu- 
letta di bronzo con arco ingrossato decorato di una serie di doppi circoletti incisi, man- 
cante del riccio e dell'ago. A fianco all'ossuarietto, fra la terra di rogoventi due astragali. 

Tomba 155 (3 C). II periodo. Fra due sfaldature calcari. Prof. 1.70. Piccolo ossuario 
a ventre rigonfio di argilla nerastra, munito di breve ansa ora spezzata decorato sulla mag- 
gior rigonfiatura del ventre di ornati geometrici a stampo. Conteneva: una fettuccia di 
bronzo contorta dalla combustione. 

Tomba 156 (4 C). II periodo. Riparato da sfaldatura calcare. Prof. 1.70. Piccolis- 
simo ossuario fittile a forma di bicchiere. Rivestimento di arco di fibula lavorato in osso 
con intarsi che dovevano essere riempiti di pezzetti d'ambra ; grande fibula di bronzo 
a semplice arco ; altra con arco a larga fettuccia ; anellino di bronzo e fusaiuola fittile. 

Tomba 157 (3 D). II periodo. A cassetta: 0.30 X 0.30 X 0.20. Prof. 1.90. Ossuario 
di argilla nero lucida a tronco di cono rovescio con grande e rozza ciotola ; vasetto accesso- 
rio di terra nerastra, e fra le ossa combuste : framm. di un ago crinale di bronzo ; bottone 
dello stesso metallo e tre framm. di verghetta cilindrica di ferro profondamente ossidati. 

Tomba 158 (3 C). II periodo. In semplice buca con terra di rogo. Prof. 2.00. Os- 
suario fittile a tronco di cono rovescio con ciotola coperchio ; vasetto accessorio fram- 
mentato e serie di altri framm. e non ricomponibili. Fra le ossa: fibula di bronzo ad arco 
depresso mancante del riccio e dell'ago e frammenti di ago crinale. 

Tomba 159 (3. C) II periodo. A cassetta: 0.40 X 0.35 X 0.40. Prof. 1.70. Due os- 
suari a tronco di cono rovescio di argilla nero lucida con ciotola coperchio, uno dei quali 
è ornato sulla spalla di gruppi di quattro borchiette di bronzo, disposte a tratti eguali ; 
grande tazza ansata lucidata a scuro; coppa ad alto gambo ; ciotola; due tazze e tazzina. 
Dentro gli ossuari: fibula di bronzo a largo arco depresso ornato di incisioni, mancante 



REGIONE X. — 43 — ESTE 



del riccio e dell'ago ; due armille di fettuccia e anello di bronzo. Sulla platea, quattro 
fusaiuole fittili e picco'o astragalo. 

Tomba 160 (3 C). II periodo. A cassetta: 0.30 X 0.30 x 0.30. Prof. 1.70. Rovinata : 
suppellettile framm. Resti di ossuario nerastro ornato di una fila di borchie sulla spalla, 
munito di ciotola. Bronzi : fibula ad arco semplice ; framm. di ago crinale e pezzo di sbarra 
informe lama di coltello di ferro e tre fusaiuole fittili. 

Tomba 161(3 C). IT periodo. A cassetta: 0.70 X 0.50 X 0.50. Prof. 1.70. Os- 
suario a tronco di cono rovescio di argilla nerastra framm. e due ciotole dello stesso impasto ; 
coppa fittile con gambo framm. Fra le ossa : ago crinale di bronzo con testa a globuli ; 
occhiello di gancio di robusta verga cilindrica di bronzo ; grande anello di fettuccia di 
bronzo framm. e framm. informe. Sulla platea cote d'arenaria e due fusaiuole fittili. 

Tomba 162 (3 C). II periodo. A cassetta : 0.35 X 0.30 X 0.35. Prof. 1.80. Coper- 
chio franato e suppellettile framm. Resti di ossuario nero e quelli della ciotola. Lama di 
coltello di ferro e due framm. di verghetta cilindrica di bronzo. 

Tomba 163 (2 C). II periodo. Arcaico. Fra sfaldature calcari e terra di rogo. 
Prof. 3.00. Grande ossuario biconico di argilla nero lucida, con piede rilevato ed orlo 
espanso. Sulla maggior rigonfiatura del ventre sono impostate in punti opposti due anse 
ad occhiello sormontate da due piccoli bitorzoli; fra queste gira una fascia di ornati geome- 
trici e seguiti col girellino. Fra le ossa combuste: grande fibula di bronzo ad arco semplice 
e due fusaiuole fittili. 

T o m b a 164 (3 C). II periodo. A cassetta : 0.60 X 0.40 X 0.30. Prof. 1.80. Ossuario 
a tronco di cono rovescio di argilla nerastra con borchiette di bronzo sulla spalla e ciotola 
coperchio ; vaso di argilla nero lucida a tronco di cono rovescio con tre bugne sotto all'orlo; 
scodella framm. ; bicchiere; tazzina e coppina. Dentro l'ossuario : minuscolo vasetto fittile 
che riproduce la forma dei grandi vasi biconici, decorato di graffiti ; fibula di bronzo ad arco 
semplice ; grande anello e nove framm. di armilla di verghetta di bronzo. Sulla platea, una 
figurina fittile di uccello che posa col ventre sopra un gambo conico ; tre fusaiuole fittili ; 
due astragali; conchiglia marina. 

Tomba 165 (3 C). II periodo. A cassetta : 0.40 X 0.25 X 0.50. 
Prof. 2.00. Ossuario a tronco di cono rovescio di argilla nerastra 
con ciotola coperchio ; coppa fittile con alto gambo conico ; vasetto 
a bicchiere e fra le ossa combuste : punta di ago crinale di bronzo e 
lama di coltello di ferro. 

Tomba 166 (3 C). II periodo. A cassetta : 0.70x0.60x0.50. 
Prof. 1.60. Ossuario a forma di tronco di cono rovescio tinto a nero 
con ciotola coperchio ; vaso della stessa tecnica e forma ; vasetto 
fittile e tazza. Dentro l'ossuario: frammento di fibula con l'arco 
formato da una fettuccia che era ornato di quattro ricci saldati 
con borchiette, " dei quali non ne resta conservato soltanto che 
uno ; anellino e pendaglietto di bronzo ; lama di coltello di ferro 
e manina votiva modellata in argilla nerastra (fig. 38). 

Tomba 167 (4 C). II periodo. A cassetta: 0.60 X 0.40 X 0.40. Prof. 2.C0. Ossuario 
a tronco di cono rovescio nero lucido con ciotola coperchio ; coppa ad alto gambo conico 
decorato di fitti cordoni e tazza. Fra le ossa : frammenti di ago crinale di bronzo. 




ESTE — 44 — REGIONE X. 

Tomba 168 (3 C). Ili periodo. In semplice buca con terra di rogo. Prof. 1.00. 
Piccolo ossuario fittile a forma di bicchiere chiuso alla bocca con framm. di lastra calcarea, 
conteneva minuti ossicini combusti ; una fibulina di bronzo con l'arco sormontato da bot- 
tone (fìg. 39) e una grossa chiocciola. 




Fio. 39. 



Tomba 169 (3 C). IV periodo. A cassa: 1.90 X 0.90. Prof. 0.50. Le pareti erano 
costruite con muricciuoli a secco di lastre calcari ed erano in parte distrutte per cui non si 
potè misurarne l'altezza ; la platea era formata da due grandi lastroni di calcare accostati, 
ed era in parte stata distrutta forse nei lavori agricoli. Della ricca suppellettile del IV pe- 
riodo che doveva contenere non si raccolsero che un orcio di argilla cinerea mancante del- 
l'ansa ; due ciotole e frammenti di vasi della stessa terra e un asse di bronzo del peso di 
grammi 22. 

T o m b a 170 (3 C). II periodo. A cassetta : 0.60 X 0.40 X 0.30. Prof. 2.00. Rovinata, 
suppellettile distrutta. Resti di ossuario di ciotola, e di alcuni accessori di argilla nerastri ; 
fibulina di bronzo e due fusaiuole fittili. 

Tomba 171 (3 C). A cassetta: 0.45 X 0.35 X 0.30. Prof. 1.40. Violata, senza sup- 
pellettile. 

Tomba 172 (3 C). II periodo. A cassetta: 0.40x0.30x0.30. Violata, conteneva 
una serie di cocci di vasi del II periodo e un rocchetto fittile. 

T o m b a 173 (3 B). II periodo. A cassetta : 0.80 X 0.80 X 0.60. Prof. 1.50. Coperchio 
franato suppellettile rovinata. Resti di un grande ossuario biconico ornato di borchie di 
bronzo ; due coppe a gambo conico ; due vasi accessori ; due bicchieri ; ciotola ; tazza ; 
piattino sostenuto da tre gambette. Fra le ossa : fibula di bronzo con arco a foglia ; ago 
crinale ; anellino ; diciassette frammenti di armilla di verghetta cilindrica e pezzetto in- 
forme di bronzo forato. Sulla platea due fusaiuole fittili e otto astragali. . 

Tomba 174 (2 F). Ili periodo. A cassetta: 0.'25 X 0.20 X 0.30. Prof. 1.50. Pic- 
colo ossuario situliforme di argilla rossiccia tinto ad ocra e grafite. Conteneva esili ossa 
combuste e un'armilla di verghetta di bronzo ravvolta a due giri di spira. 

Tomba 175 (2 F). Ili periodo. A cassetta: 0.39x0.34x0.30. Prof. 0.80. Ossua- 
rio fittile situliforme decorato di cordoni e zone lucidato interamente a grafite con ciotola 
coperchio. Conteneva : una fibula di bronzo con lungo arco depresso che porta infilato 
nell'ago un gruppo di catenelle ; armilla a due giri di spira ; tre frammenti di altra simile ; 
bulla, di bronzo framm. ornata di punti a sbalzo ; pendaglielo di lamina di bronzo rivestito 
di foglia d'oro e bottone con appicagnola. 

T o m b a 176 (2 F). A cassetta : 0.70 X 0.70 X 0.70. Prof. 0.30. Rovinata, senza sup- 
pellettile. 



REGIONE X. — 45 ESTE 



Tomba 177 (2 F). II periodo arcaico. Fra sfaldature calcari e terra del rogo. 
Prof. 1.80. Ossuarietto di argilla nero lucida a due tronchi di cono opposti con piede rile- 
vato e bocca espansa, munito di una sola ansa framm., decorato di impressioni ottenute 
col girellino, riempite di materia bianca ; ciotola coperchio ; coppina con ansa rilevata al- 
l'orlo e gambo traforato e parte inferiore di un rozzo vasetto foggiato a stivale. Dentro l'os- 
suario fibulina ad arco semplice e fusaiuola fittile borchiata. 

Tomba 178 (2 F). II periodo arcaico. A cassetta : 0.50 x 0.40 X 0.40. Prof. 1.35. 
Ossuario di argilla nera a due tronchi di cono opposti, piede rilevato e bocca espansa de- 
corato sulla maggior rigonfiatura del ventre e sotto il collo di ornati a stampo col girellino, 
coperto con ciotola. Ossuario e un sol tronco di cono rovescio con ciotola. Due vasi situli- 
formi ; coppa ad alto gambo conico ; sette vasi accessori ; due bicchieri e due vasi potori a 
forma di stivale con foro attraverso la punta. Dentro gli ossuari : fibula di bronzo ad arco 
rigonfio spezzato al riccio ; altra ad arco semplice ; armilla di verghetta cilindrica contorta 
che porta infilata una fibulina a semplice arco ; quattordici framm. di altre armille uno 
dei quali porta attaccato ad un foro un pezzetto di catenella ; quattro dischetti con ornati 
a sbalzo ; tre bottoncini ; framm. di armilla di ferro e quattro fusaiuole fittili. 

Tomba 179 (2F). A cassetta: 1.00 X 0.75 X 0.60. Prof. 0.60. Violata, senza sup- 
pellettile. 

Tomba 180 (2 F). II periodo. In semplice buca con terra del rogo. Prof. 1.80. Os- 
suarietto di argilla nerastra framm. a forma di tronco di cono rovescio che conteneva un 
ago crinale di bronzo spezzato. Fra la terra del rogo, quattro fusaiuole fittili e cinque 
astragali uno dei quali attraversato da un foro. 

T o m b a 181 (2 F). II periodo. In semplice buca con terra del rogo. Prof. 2.00. 
Ossuario di argilla nero lucida a tronco di cono rovescio framm.; coppa fittile ad alto gambo 
conico. Fra la terra del rogo: coltello di bronzo con manico di osso in parte framm. 

T o m b a 182 (2 F). II periodo. A cassetta : 0.80 X 0.45 X 0.40. Prof. 2.00. Ossuario 
tinto a nero con ciotola coperchio ; vaso simile al precedente munito di ciotola ; tazza di 
argilla nera decorata sulla spalla di una fila di borchie. -Fra le ossa combuste: ago crinale 
di bronzo ; ago con cruna e chiodo di ferro. Sulla platea : grande coltello di bronzo con 
manico a bossolo e fusaiuola fittile. 

Tomba 183 (2 F). II periodo. A cassetta: 0.55 X 0.50 X 0.40. Prof. 2.00. Ossua- 
rio situliforme tinto a nero con ciotola coperchio; grande ciotola; due coppe ad alto gambo 
imbutiforme ; vasetto accessorio ; quattro tazzine, una delle quali ornata sulla spalla di una 
fila di borchie e piattino sostenuto da quattro peducci. Dentro l'ossuario : ago crinale di 
bronzo framm.; anellino dello stesso metallo; tre fusaiuole fittili e guscio di chioccioletta. 

Tomba 184 (2 E). II periodo. A cassetta: 0.70 X 0.50 X 0.50. Prof. 0.95. Mano- 
messa. Parte inferiore di rozzo ossuario fittile : vasetto di argilla nerastra ; tazzina ; roc- 
chetto fittile ; frammentini di bronzo inqualificabili. 

Tomba 185 (2 E). II periodo. Riparata da due sfaldature calcari. Prof. 2.80. 
Suppellettile rovinata. Ossuario di argilla nero lucido, con coperchio piccolo vasetto dello 
stesso impasto. 

Tomba 186 (2 E). A cassetta: 0.60 X 0.55 X 0.60. Prof. 1.50. Violata, senza sup- 
pellettile. 



ESTE — 46 — REGIONE X. 

Tomba 187 (3 E). II periodo. A cassetta : 0.80 X 0.60 X 0.55. Prof. 2. Ossuario 
tinto e lucidato a grafite a tronco di cono rovescio, ornato di una fila di borchiette di bronzo, 
dalla quale si staccano quattro piccoli ornati a L. È alto mm. 274 ed ha il diam. alla bocca 
di mm. 190 con grande ciotola coperchio alla quale intenzionalmente venne spezzato il 
piede ; vaso accessorio di argilla nerastra spezzato ; ciotola di rozzo impasto nerastro ; 
tazzina tinta ad ocra. Situla di bronzo, formata da una sol lamina saldata con nove bor- 
chie ribadite. Il fondo è lavorato a parte ed è fissato al corpo del vaso con dodici borchie. 
Ha forma di tronco di cono rovescio con larga spalla rastremata che termina con breve 




Fio. 40. 

labbro arrovesciato. È alta nini. 279 col diam. alla bocca di nini. 190 e al fondo mm. 108. 
Il corpo del vaso è ornato di due zone conterminate da una fila di grosse bugne a sbalzo 
poste fra due di bugne più piccole. La larghezza della zona superiore è di mm. 65. Le fasce 
interne sono decorate con lo stesso sistema di bugnette a sbalzo con sei linee parallele di 
meandro semplice. Sotto alla fila che contorna l'ultima zona si staccano tredici brevi 
ornati a L, ottenuti con punti a sbalzo. Infine una fila di bugnette gira attorno al breve 
collo (fig. 40). Era chiusa da un coperchio di lamina di bronzo leggermente conico, munita 
da presa saldata a parte. Essa presenta la forma di un calicetto con labbro espanso, e viene 
fissata al coperchio con due dischetti ; uno collocato nell'interno del calicetto, l'altro dalla 
parte interna del coperchio, ed il tutto attraversato da un borchone con testa sferica, sor- 
montata da piccola appendice cilindrica, che dalla parte interna del coperchio è saldamente 
ribadita, fissando così ad esso la presa. Il coperchio è ornato verso la periferia di un cordon- 
cino a sbalzo, e da un giro di bugne e attorno la presa da tre cordoncini in mezzo ai quali è 
sbalzato un giro di borchiette. La larga zona di mm. 60, che s'interpone, è riempita da una 
rappresentazione zoomorfica, sbalzata dall'interne all'esterno. Accosciato a destra un ani- 



REGIONE X. 



47 — 



ESTE 



male felino con la bocca aperta lambisce con la larga lingua le parti deretane di una capra, 
che lo precede ; sempre nella stessa direzione incede un bue, che tiene in bocca una palma, 
a questo fa fronte un coniglio o lepre, che ritto sulle zampe posteriori è poggiato con la 
destra anteriore ad un largo calice di fiore quasi in atto di brucare : segue questo un ariete 




col corno a voluta che tiene in bocca il gambo di un fiore ; fra quest'ultima figura e l'ani- 
male ferino è disposto in alto obliquamente un fiore con lungo gambo. Questo coperchio 
di perfetta conservazione, è quasi per un terzo senza ossido e presenta i lucidi riflessi del 
metallo (fig. 41). Dentro la situla, che funzionava da ossuario, si trovarono quattro aghi 
crinali di bronzo, il più grande, ora piegato ad arco, misura circa 450 mm. di lunghezza ed 
è profondamente ossidato e molto guasto ; nella parte superiore è ornato di tre sfere alle 
quali segue un tratto ingrossato e quindi l'ago che s'infila in un copripunta ornato di 



ESTE 



— 48 — 



REGIONE X. 



grossa capocchia e di un fuso di avorio molto decomposto. Il secondo misura in lunghezza 
nini, 240 ed è ornato di quattro sferette con la estremità infilata in un copripunta, formata 
da un cannello che doveva essere rivestito di una materia ora d strutta. Il terzo lungo 
nini. 250 porta quattro globuli ed ha l'estremità difesa da un copripunta sagomato; e 
infine il quarto, mancante della punta, lungo mm. 145 è t ornato di quattro globuli. 
Dentro l'ossuario fittile, in mezzo alle ossa combuste, si trovarono i seguenti og- 
getti: grande fibula a navicella di bronzo lunga mm. 140 con l'arco ornato di 




Fio. 42. 



linee incise : nell'ago è passato un anellino dal quale pendono due catenelle, una regge 
un pendaglietto di lamina di bronzo ripiegata a forma di bulla, l'altra un anel- 
lino (fig. 42) ; fibula di bronzo a navicella lunga mm. 70, nell'ago ha infilato un anel- 
lino che regge una catenella ; fibula di bronzo a navicella, sformata dalla combustione 
lunga mm. 54, con l'arco ornato di linee incise, alla quale è unito insieme, per eì'etto del- 
l'ossido un gruppetto di catenelle di ferro con due pendaglietti a forma di auriscalpi; fibula 
di bronzo a navicella, lunga mm. 80 con l'arco ornato di linee punteggiate, manca dell'ago 
e dalla parte dell'arco vi sono incrostate molte perline di pasta magnesiaca fibula di bronzo 
lunga mm. 83, mancante dell'ago e del riccio, ha l'arco rigonfio traforato da cinque vani 
che dovevano essere riempiti di qualche materia ora distrutta; fibuletta di bronzo lunga 
inni. 49 ; ha l'arco carenato con due pometti per lato ; piccola fibula di bronzo, lunga 
mm. 38 mancante dell'ago ; fibula di bronzo lunga nini. 72, l'arco è formato da una ver- 
ghetta quadrangolare che doveva essere rivestito di ambra; osso, corallo, età; frammento 
di fibula di bronzo del tipo della precedente; armilla di bronzo fusa del diam. di mm. 62 
ornata di una serie di noduli ; frammenti di altra simile ; gruppo di tre armille saldate in- 



REGIONE X. 



49 — 



ESTE 



sieme dall'ossido unitamente ad una fusaiuola fittile, ad un dischetto di bronzo ornato di 
punti a sbalzo foderato con foglia d'oro, a numerose perline, alcune delle quali portano an- 
cora il filo e ad una sottil lamina di bronzo, intagliata a forma di meandro, simile in tutto 
a numerosi altri esemplari trovati nello stesso ossuario; venti pendagli di lamina di bronzo 
intagliata a triangolo ; variano in lunghezza da nini, 65 a nini. 35 e sono tutti ornati di di- 
segni geometrici ottenuti con punti a sbalzo (fig. 43), pendaglio a forma di ascia di solida 
lamina di bronzo, che termina in manichetto ad occhiello in parte spezzato ; ventiquattro 
pendaglietti di lamina di bronzo triangolari, lunghi min. 10, forati al vertice e muniti di 




[/.$ <b. ».,niv:t- 




Fig. 43. 



anellino ; quindici bottoni di laminella scodellata con appiccagnolo, dentro il quale, in 
quasi tutti, è conservato il filo che li fissava al vestito; quarantasette tubcttini di sottil la- 
mina di bronzo lunghi mm. 13 ; due scettri di lamina di bronzo accartocciata su verghetta 
di legno, lunghi mm. 260, sono ornati di punti e linee a sbalzo ; due assicciuole di osso a cui 
dovevano innestarsi dodici fili di conterie ; serie di svariatissimi pendaglietti di osso, al- 
cuni di grazioso disegno ; venti grosse perle di ambra di forma schiacciata e numerosis- 
sima serie di perline di pasta magnesiaca e di smalto vitreo, bianco, verde, celeste : fu- 
saiuola fittile ; grossa perla biconica di pasta vitrea verdognola smaltata a righe a zig-zag 
gialli. 

Tomba 188 (2 E). II periodo. In semplice buca con terra del rogo. Prof. 2.00. Os- 
suario nero lucido a tronco di cono rovescio, con ciotola coperchio ; vaso fittile a ventre 
rigonfio, che sulla maggior circonferenza è decorato di stralucidi. Fra la terra del rogo : 
lama di coltello di bronzo con due fori per fissarla al manico e fusaiuola fittile. 

Tomba 189 (2 E). II periodo. Arcaico. Fra sfaldature di calcare e terra del rogo. 
Prof. 2.30. Grande ossuario biconico di argilla nera con cinque brevi costole verticali 
sulla sua maggior circonferenza, chiuso alla bocca da corrispondente ciotola. 

Tomba 190 (2 E). II periodo. In semplice buca con terra del rogo. Prof. 3.00. Os- 
suario fittile a tronco di cono rovescio con ciotola coperchio frammentata ; grande sco- 
della con ansa rilevata ; vaso potorio a stivale. Fra le ossa : due fibule di bronzo con arco 
depresso ornata di incisioni ; armilla di verghetta di bronzo a più giri di spira rotta in 
5 pezzi ; due frammenti di grossa lamina di bronzo e fusaiuola fittile. 

Notizie Scavi 1922 - Voi. XIX. 7 



ESTE — 50 — . REGIONE X. 

T o m b a 191 (2 E), II periodo. A cassetta : 0.40 X 0.30 X 0.30. Prof. 2.50. Ossuario 
tinto a nero marrone con ciotola coperchio. Conteneva : pinzetta, manichette e penda- 
glielo di bronzo. 

T o m b a 192 (2 F). II periodo. A cassetta : 0.50 X 0.50 X 0.50. Prof. 2. Rovinata, 
suppellettile frammentata. Ossuario a fila di borchie di bronzo, sulla spalla con ciotola 
coperchio ed altri vasetti accessori. Dentro l'ossuario: framm. di spillone e coltello di 
bronzo con lama e manico fusi insieme. 

Tomba 193 (3 B). II periodo. Riparata da due ciottoloni trachitici. Prof. 2.00. 
Grande ossuario a tronco di cono rovescio, nericcio con ciotola coperchio ; vasetto di ar- 
gilla nero lucida munito di ansa ad occhiello, ora mancante. 

Tomba 194 (3 B). II periodo. A cassetta: 0.30 X 0.30 X 0.30. Prof. 1.60. Os- 
suario fittile a tronco di cono rovescio tinto color castano con ciotola coperchio. Fra le 
ossa combuste fibula di bronzo a fettuccia e due fusaiuole fittili. 

T o m b a 195 (4 B). II periodo. A cassetta: 0.30 X0.30 X 0.35. Prof. 2. Rovinata. Della 
suppellettile non fu dato raccogliere che un framm. di spillone e due pendaglietti a pinza. 

Tomba 196 (2 D). A cassetta. Prof. 1.00. Mancava di una parete, del coperchio 
« della suppelrettile. 

Tomba 197 (2 D). A cassetta: 0.50 X 0.40 X 0.40. Prof. 1.40. Mancava del co- 
perchio e della suppellett'le. 

Tomba 198 (2 D). Ili periodo. A cassetta: 0.45 X 0.30 X0.32. Prof. 1.50. Sup- 
pellettile predata, lungo la connessura di una parete : manichetto uncinato di mesto- 
lino di bronzo. 

Tomba 199 (2 D). Ili periodo arcaico. A cassetta: 0.50 X 0.50X0.50. Prof. 1.60. 
Ossuario fittile situliforme a zone rosse e nere con ciotola coperchio. Ossuario fittile si- 
tuliforme tinto e lucidato a grafite con ciotola coperchio ; vaso a ventre tondeggiante nero 
lucido; vaso biconico nerastro; tre coppine a basso gambo; ciotola con ansa ad occhiello 
parallela all'orlo; tazzina a manico rialzato. Dentro gli ossuari i seguenti bronzi: quat- 
tro fibule a navicella frammentate e contorte dalla combustione ; fibula con due appen- 
dici laterali all'arco ; bulla ornata di punti a sbalzo ; grande anello di verghetta cilindrica, 
anellino di fettuccia schiacciata ; due armilette di filo cilindrico ; anellino a tre giri di 
spira; frammento di armilla con estremità a spirale; sette bottoni; grande pezzo di 
sbarra informe e frammentini inqualificabili ; perla d'ambra e fusaiuola fittile. 

Tomba 200 (2 F). A cassetta: 0.60 X 0.55 X 0.50. Prof. 1.00. Mancava del coper- 
chio e della suppellettile. 

Tomba 201 (1 E). A cassetta: 0.50x0.45x0.45. Prof. 1. Mancava del coperchio 
e della suppellettile. 

T o m b a 202 (2 E). II periodo arcaico. A cassetta 0.70 X 0.60 X 0.50. Prof. 1.70. Otto 
ossuari nero lucidi, sette a tronco di cono rovescio, uno dei quali ornato di borchie di 
bronzo, l'ottavo sferoidale, sette con ciotola coperchio ; due coppe ad alto gambo conico ; 
vaso biconico con piede rilevato, bocca espansa e due anse, ornato di impressioni fatte 
col girellino, riempite di materia bianca ; vaso ansato a forma di boccale con decorazioni 
simili a quelle del precedente ; tre vasetti accessori ; sette tazze di grandezza div. Dentro 
g'i ossuari i seguenti bronzi: grande fibula ad arco semplice costolata; altra più piccola 



REGIONE X. — 51 — ESTE 

rivestita in origine di osso o smalto ; fibuletta a navicella ; due armille di fettuccia a tre 
giri di spira ; frammento di ago crinale ; due anellini, bulla ornata di punti a sbalzo. Sulla 
platea sei fusaiuole fittili e quarantacinque astragali di proporzioni div. 

Tomba 203 (2 E). II periodo. In semplice buca con terra di rogo. Prof. 1.00. Ossuario 
lucidato a nero a tronco di cono rovescio framm. ; vasetto accessorio nerastro e tazzina 
ansata. Fra le ossa combuste : tre frammenti inqualificabili di bronzo ; lama di coltello 
di ferro e tre fusaiuole fittili. 

Tomba 204 (2. E). II periodo. In semplice buca con terra del rogo. Prof. 1. Ossuario 
a tronco di cono nerastro e borchiette di bronzo sulla spalla con ciotola coperchio ; cio- 
tola nerastra; due tazzine. Dentro l'ossuario i seguenti bronzi: grande fibula ad. arco 
semplice, mancante del riccio e dell'ago ; due archi di fibuletta ; due armille di verghetta 
cilindrica ; framm. di altre simili ; tre anellini e tre fusaiuole fittili. 

Tomba 205 (1 E). Ili periodo. A cassetta: 0.45 X 0.45 X 0.50. Prof. 1.30. Ossuario 
situliforme dipinto a zone ad ocra e grafite ; piccolo bicchiere rossiccio ; due fibule di 
bronzo tipo Certosa. 

Tomba 206 (1 F). II periodo. A cassetta: 0.60 X 0.40 X 0.55. Prof.l. 20. Ossuario 
a tronco di cono rovescio nero lucido, con ciotola coperchio ; vasetto tinto ad ocra e gra- 
fite ; rozza ciotola e due tazzine. Dentro l'ossuario fibula di bronzo ad arco depresso a 
lunga staffa; framm. di altra serpeggiante ed armilla, contorta dalla combustione; 
fusaiuola fittile e ciottoletto forato. 

Tomba 207 (2 E). II periodo. A cassetta: 0.50 X 0.40 X 0.40. Prof. 1.90. Due os- 
suari nero-lucidi a tronco di cono rovescio, uno dei quali framm.; rozza ciotola coperchio. 
Contenevano : spillone e uno framm. ; coltellino di bronzo privo del manico di riporto. 
Sulla platea fusaiuola fittile. 




Fio. 44. 



Tomba 208 (2 C). II periodo. In semplice buca con terra di rogo. Prof. 0.60. Rozzo 
ossuario framm. con ciotola coperchio. Fra le ossa combuste fibula serpeggiante di bronzo 
con pometti laterali (fig. 44) ed astragalo. 

Tomba 209 (2 C). II periodo. In semplice buca. Prof. 0.60. Rozzo ossuario a tronco 
di cono rovescio frammentato con fibula di bronzo ornata di due pometti per lato e grande 
armilla di bronzo con estremità sovrapposta. 

Tomba 210 (2 C). Ili periodo. In semplice buca con terra del rogo. Prof. 0.40. Rozzo 
vaso fittile con ciotola che conteneva un ossuario a zone rosse e nere, tutti due framm. 
e decomposti dall'umidità. 

Tomba 211 (2 C). II periodo. In semplice buca con terra del rogo. Prof. 0.40. Ossua- 
rio di rozzo impasto nericcio ad olla panciuta ; lungo spillone di bronzo. 



ESTE — 52 — REGIONE X. 



T o m b a 212 (3 D). Ili periodo. A cassetta : 0.50 X 0.40 X 0.40. Prof. 2.00. Ossuario 
situliforme a zone rosse e nere ; ossuario situliforme tinto e lucidato a grafite ornato con 
borchiette di bronzo ; calice di rozzo impasto ; due bicchieri e vasetto biconico deco- 
rato di puntini impressi. Fra le ossa: fibula di bronzo a navicella con l'arco ornato di 
linee incise ; anellino a più giri di spire sformato dalla combustione. Sulla platea : due 
rocchetti fittili portanti sulle capocchie due linee grafite disposte in croce e fusaiuola 
di terra. 

T o m b a 213 (3 D). Ili periodo. A cassetta : 0.40 X 0.30 X 0.30. Prof. 1.70. Ossuario 
situ iforme dipinto con ocra e grafite, ciotola di grossolano impasto e vasetto a ventre 
tondeggiante di color castano. 

T o m b a 214 (1-3). II periodo. A cassetta: 0.30 X 0.25 X 0.25. Prof. 1.90. Ossuarietto 
situliforme tinto a grafite con ciotola coperchio ; tazza ; due bicchieri. Sulla platea do- 
dici astragali. s 

T o m b a 215 (1 F). II periodo. A cassetta: 0.40 X 0.30 X 0.35. Prof. 1.40. Ossuario a 
forma di olla tinto e lucidato a grafite con ciotola e fusaiuola fittile. 

Tomba 216 (2 D). Ili periodo e Romana. A cassetta : 0.90 X 0.60 X 0.60. Prof. 0.40. 
Manomessa nell'età romana per successiva deposizione funebre. 

Della suppellettile del III periodo non si raccolsero che pochi cocci di vasi locali ; 
framm. di una kylix attica verniciata ; ciotola di argilla figulina, d'imitazione di color 
gialletto a strie rosa e grande ascia di bronzo di forma allungata. 

La suppellettile romana si componeva di rozzo ossuarietto fittile olliforme ; framm. 
di vasetto di argilla cinerea ; due anellini ; punta di ago e asse molto trito del peso di 
grammi 29.10. 

Tomba 217 (2 D). Ili periodo. A cassetta: 0.50 X 0.30 X 0.40. Prof. 1.00. Ossua- 
rietto framm. con ciotola coperchio ; ciotoletta tinta ad ocra e grafite ; altre due ornate di 
fasce a stralucido e due bicchieri ; l'uno liscio l'altro decorato 
di fitti cordoncini. Fra le ossa combuste : due piccole fibule di 
bronzo ; tre pendaglietti di lamina di bronzo ; pezzetto informe 
e cinque perline di ambra. 

Tomba 218. (3 D). Ili periodo. A cassetta: 0.55x0.40 
X 0.40. Prof. 1.00. Ossuario situliforme decorato di zone tinte ad 
ocra e grafite con ciotola coperchio. Due vasi dello stesso tipo 
e tecnica ; due coppe ad alto gambo con la decorazione a rosso e 
nero ; bicchiere ; capeduncola di bronzo. Dentro l'ossuario i se- 
guenti bronzi : fibula tipo Certosa che nell'ago ha infilato un pen- 
daglietto al quale sono unite due manine (fig. 45); due fibu- 
line tipo Certosa; fibula ad arco rigonfio; anello di verghetta 
piatta ; quattro altri di svariate forme ; sei framm. di cintura 
Fig. 45. sformati dalla combustione ; pezzetto di ferro informe ; bellissime 

perle di pasta bianca ; serie di altre di corallo e quattro tubettini 
di foglia d'oro schiacciati. 

T o m b a .219 (3 D). II periodo. A cassetta : 0.30 X 0.30 X 0.30. Prof. 1.50. Ossuario 
situliforme ; due ciotolctte ; bicchiere ed elegante vasetto biconico decorato di circoletti 




REGIONE X. 53 E8TE 



impressi. Dentro l'ossuario : fibula di bronzo con pometti laterali all'arco che porta infi- 
lato nell'ago un anello di verghetta cilindrica. 

Tomba 220 (8 D). II periodo. In semplice buca. Prof. 2.00. Ossuario nero lucido 
biconico ornato di impressioni col girellino, framm. e anellino di bronzo. 

Tomba 221 (3 D). II periodo. A cassetta: 0.50 X 0.40 X 0.40. Prof. 2.00. Ossuario 
nericcio a tronco di cono rovescio, ornato sulla spalla di una fila di borchie ; vaso di tec- 
nica e forma simili. Coppa ad alto gambo conico ; ciotoletta ; vasetto ansato a ventre sfe- 
rico e due tazzine. Dentro l'ossuario i seguenti bronzi : grande fibula ad arco semplice ; 
fibula ad arco rigonfio ; ago crinale ; gancio da cintura ; otto anellini ; rasoio lunato : 
scalpello a serie di borchiette. Sulla platea: coltello di ferro ; due fusaiuole fittili e grande 
lancia di ferro con manico a bossolo. 

Tomba 222 (2 D). IV periodo. A cassetta: 0.60 X 0.60 X 0.50. Prof. 1.00. Ossuario 
olliforme d'impasto fine a superficie rossa con tre anse a maniglia e ciotola coperchio 
dello stesso colore ornata nel fondo di una rosetta a stampo ; bacino piatto, rosso, che 
in un punto del labbro porta un gocciolatoio a linguella, fiancheggiato da due bugnette 
coniche ; askos otriforme di argilla figulina di color gialletto, rotto al beccuccio, tinto 




Fio. 46. 



originariamente a vernice nera, imitazione etrusco-eampana ; due vasetti olliformi, orcio 
a larga bocca con ansa spezzata ; due boccaletti ; vasetto a ventre tondeggiante e piede 
cilindrico ; calicetto con piede a cercine ; nove ciotole, il tutto di argilla cinerea, piattino 
tinto e lucidato a rosso e nero con ansa orizzontale all'orlo ; coppina ; ciotoletta tinta 
ad ocra ; tazzina ad ansa, rilevata tinta ad ocra e grafite con decorazione a laminelle di 
stagno. In bronzo: fibuletta La Tene con staffa, desinente a pometto (fig. 46); due framm. 
di verghetta contorta. Di ferro: grande armilla spezzata; framm. di fibule tipo La Tene ; 
punta di giavellotto e puntale appuntito della stessa arma ; quattro valve di conchiglia 
del genere cardium e ossicini di volatile. 

Tomba 223 (2 D). Ili periodo. A cassetta : 0.45 X 0.45 X 0.40. Ossuario situliforme 
lucidato a nero ornato rozzamente del meandro graffito dipinto ad ocra, con ciotola coper- 
chio ; vasetto rossastro a ventre espanso ; bicchiere a rosso e nero ; due piccoli poculi con 
tracce di coloritura ; framm. di coppa e di altri vasi accessori. In bronzo : cinque fibule 
a breve arco ingrossato e lunga staffa con estremità modanata a pometto ; piccola fibu- 
letta a navicella; sedici anelli di proporzioni div., tre asticciuole a pendaglio ; gancetto 
per cintura ; frammento di scettro tubolare ; amo da pesca ; framm. di fibula a disco di 
ferro; due fusaiuole fittili. 



KSTE — 54 — REGIONE X. 



Oggetti trovati sparsi nel terreno. 

Nell'area delle tombe sopraddette si raccolsero a varia profondità oggetti isolati che 
non possono assegnarsi a particolari suppellettili. Si ricordano i seguenti di età preromana. 

Serie di cocci appartenenti a ossuario di grossolano impasto a superficie rossiccia 
decorato con fasce di linee graffite : grande ciotola di argilla figulina con resti di colori- 
tura a rossetto : frani m. di grande cratere attico a campana a vernice nera. Di bronzo : fibu- 
letta ad arco semplice rivestito da sei perline vitree azzurro scuro con occhi gialli (fig. 47). 




Pio. 47. 

Di età romana : f ramni, di antefissa fittile a palmetta ; labbro di anfora rossastra col 
bollo C • OSTINI : fondo di patera pseudo aretina ; altro con brillante vernice corallina col 
bollo in pianta di piede ATIM; due lucernette semplici, altra col bollo SVENTI; fram- 
mento coi resti del bollo QGG...; gruppo di cocci che per essere stati scoperti ammassati 
sotto ad un cumulo di rottami di lastre calcari si può ritenere appartenessero ad una 
tomba romana arcaica distrutta nei lavori agricoli. Cioè, serie di framm. di ciotole di 
argilla cenerognola di tipo gallico ; idem vasi di tipo etrusco-campano ; idem di poculi 
e fiaschette di tipo romano e infine di ossuari piriformi con tracce in alcuni di coloratura 
a bianco e fasce rosse e in altri i seguenti resti di iscrizioni graffite. Frammento di os- 
suario rosso v'iO • CN • F . Frammento di ossuario giallognolo con tracce di tinta vio- 
lacea, ... \IAI • VOLTEIO ... Frammento di ossuario rossastro ... IVX ... Ossuario di- 
pinto a rosso M... 

Inoltre i seguenti frammenti di marmo : basetta quadrangolare sulla quale sono 
i resti dei piedi di un rapace ; coperchio, spezzato alla punta, di cippo ossuario di forma 
conica su base modanata a cerchietti concentrici ; framm. di mortaio ; framm. di colonne 
scannellate; framm. di c'ppo sepolcrale cilindrico con faccia piana sulla quale sono scol- 
piti i resti dell'iscrizione : 

VN... 
Q- : FLO... 
S • FRATE ,• 
POS uil 

Alfonso Alfonsi, 



REGIONE X. — 55 — E3TE 



Cenno necrologie» dell'Alfonsi. 



Dando l'annunzio delle antichità recentemente scoperte nelle varie parti d'Italia, 
e cominciando come al solito dalla Regione X (Venetia et Histria) l'animo mio sentesi 
immerso in un profondo dolore, per la perdita irreparabile che abbiamo avuto in questi 
giorni colla morte immatura di uno che fu fervido nostro collaboratore nella tutela e nello 
studio delle antichità dell'agro atestino. Intendo dire del solerte Alfonso Alfonsi, che 
era stato nominato di recente funzionante Direttore di quel Museo di Este, al quale l'Al- 
fonsi aveva dedicate tutte le sue cure. Egli, discepolo del Prosdocimi, del Ghirardini, del 
Pellegrini, aveva reso grandissimi servizi alla scienza, perchè aveva dedicata tutta la sua 
attività per il migliore andamento dell' importante Museo di Este e degli scavi di quel 
territorio. Non ci era sito dell'agro atestino, dove egli non fosse giunto col suo provvido 
zelo: e non solo aveva seguito l'andamento delle indagini archeologiche sistematiche, ese- 
guite per conto del Governo e a spese dello Stato, ma aveva raccolto tutte le notizie sugli 
oggetti antichi che si trovassero fuori del Museo, per assicurarne il possesso alle collezioni 
pubbliche. 

Quelli che hanno conosciuto l'Alfonsi nel centro delle sue occupazioni, cioè nel terri- 
torio di Este, non cesseranno dal rimpiangerne la perdita immatura, la quale lascia un 
vuoto che non sarà possibile colmare. 

È una vera sventura quella che ci perseguita nella tutela delle antichità atestine. 
Dobbiamo il primo impulso allo studio di esse all'infaticabile Alessandro Prosdocimi, 
che si può dire il vero fondatore degli studi speciali per le antichità di Este, la cui atti- 
vità fu anzi tempo troncata. Vi furono anche altri studiosi atestini, e tra essi debbo ricor- 
dare il benemerito Pietrogrande, assai valoroso nello studio dell'epigrafia latina. Ma qui 
debbo fermarmi specialmente su coloro che coltivarono gli studi delle antichità più remote, 
che si riferiscono alla più antica civiltà euganea, nello studio della quale fece in Este gran- 
dissimi progressi la dottrina che vi applicò il eh. prof. Gherardo Ghirardini, di cui pure 
dobbiamo deplorare la perdita immatura. 

Al Ghirardini tenne dietro il Pellegrini, anch'esso rapitoci nel vigore degli anni, mentre 
aveva dato prove d'indomabile amore per lo studio delle antichità atestine, in tutti i 
campi, e specialmente in quello linguistico, avendoci egli riunite tutte le notizie intorno 
ad iscrizioni euganee incise sopra corni di cervo, trovati in una specie di deposito che eser- 
citò moltissimo le cure dei dotti. 



ESTE — 56 — REGIONE X. 

Per tenermi all'Alfonsi ricorderò che oltre ad aver messe assieme tutte le informazioni 
sopra scoperte varie e di varia età avvenute nel vasto territorio di Este, aveva in questi 
ultimi tempi riunite tutte le relazioni alla cui pubblicazione avrebbe voluto attendere 
il prof. Pellegrini, e che si riferiscono ai numerosi gruppi di suppellettile funebre, raccolti 
nell'ampio sepolcreto del fondo Rebato, sempre nel territorio di Este, dai quali preziosi 
documenti furono rimessi in luce. ■ * 

Essi chiarivano temi importantissimi della storia atestina ; specialmente del periodo 
in cui alla civiltà euganea venne a sostituirsi la civiltà romana. 

In nessun punto si possono studiare le vicende di questo passaggio, come nelle suppel- 
lettili funebri raccolte nelle tombe del predio Rebato, sapientemente esposte dall'Alfonsi, 
e che sono qui rese di pubblica ragione, non solo come contributo alla storia di Este, ma 
anche come omaggio alla memoria del nostro caro compagno di studio, di cui deploriamo 
la perdita. 

Il Comitato per la pubblicazione delle Notizie degli Scavi, nella sua ultima riunione, 
deplorando la disgrazia irreparabile che ci ha colpiti, ha stabilito che come omaggio alla 
memoria del benemerito Alfonsi, sia presto pubblicata l'ampia relazione sulle scoperte 
del fondo Rebato, della quale l'Alfonsi aveva preparata la stampa. E noi siamo lieti di aver 
compiuto questo dovere. 

L'Alfonsi nacque nell'anno 1862 e morì nel 1922. 

F. Barnabei. 



REGIONE X. — 5? — MEDOLÉ 



II. MEDOLE — Testina in bromo di età romana che servì per 
contrappeso di stadera, rinvenuta nell'agro del Comune. 

Verso la fine dello scorso gennaio 1922, in agro del comune di Medole (prov. di Bre- 
scia) nei fondi del prof. Domenico Olivieri, in occasione di lavori agricoli, fu rinvenuta 
la bella testina di bronzo qui raffigurata da fotografia. 




È di buona arte romana, e la data potrebbe ritenersi approssimativamente indi- 
cata da un medio bronzo di Augusto affatto logoro, ritrovato insieme. Porta capiglia- 
tura riunita sulla nuca e ripiegata in alto a nodo, non troppo voluminoso, mentre la 
parte anteriore è pettinata rialzandola e rigonfiandola alquanto su le tempie, e si sol- 
leva a ciuffo sopra il sommo della fronte ; nel complesso una pettinatura muliebre, ma 
anche di alcuni tipi apollinei, non rara nell'età ellenistico-romana, né priva di varianti, 
e risalente ad originali greci (attici) del IV sec. a. C, e, per i tipi apollinei, decisamente 
agli Apolli di Prassitele detti Sauroktonos e Lykeios. Il volto ha lineamenti piuttosto 
energici, e, tra per questo e per la non grande abbondanza della chioma che si raccoglie 
su la nuca, inclino a ravvisare nella nostra piccola testa (alta mm. 123) un Apollo, non 
troppo dissimile dal celebrato Apollino di Firenze, il quale, com'è noto, è una deriva- 
zione raggentilita e ringiovanita dal Lykeios del grandissimo maestro attico. 

Ma non è il caso d'insistere e di considerare la nostra testina con i puri criteri 
storico-artistici con i quali taluni archeologi al seguito del Furtwangler, fabbricano 
spesso dotte ma troppo lunghe memorie, volumi di ravvicinamenti e d'ipotesi intorno 
a pezzi di scultura che non meritano se non di rado esami tanto minuziosi e profondi. 
Qui siamo sul terreno pratico, sul quale ai Romani piaceva posar saldamente il piede, 
pur rendendo omaggio all'arte quale conforto ed allietamento della vita. Alla nostra 

Notizie Scavi 1922 — Voi. XIX. 8 



piacenza — 58 — Regioni: viii. 

testina, tagliata al collo in fusione, fu lasciato sulla sommità e parimente in fusione 
un robusto anello, del diam. di 12 min. ; e da questi particolari ri rileva che essa servì 
da contrappeso o « romano » di una stadera. E sebbene, data la costruzione della sta- 
dera, il peso effettivo del romano non abbia molta importanza, essendo in funzione 
della lunghezza di quel braccio del giogo che portava le divisioni, e su cui il peso mo- 
bile si faceva scorrere, tuttavia gli esempi che ci rimangono mostrano come già i Ro- 
mani, accortamente, evitassero di dare al detto braccio una eccessiva lunghezza, al 
che occorreva che il romano portasse un buon peso effettivo. 11 cavo della nostra te- 
stina fu riempito perciò di piombo fuso, che vi fu colato per l'apertura del collo, 
più che a metà. Così come si trova il nostro romano pesa grammi 3175, peso vicinis- 
simo a quello di gr. 3274,5 che equivale a 10 libbre romane antiche e che può ritenersi 
voluto raggiungere dal fabbricante della stadera ; tanto più che i romani non appaiono 
mai congiunti immediatamente al giogo, ossia infilati per l'anello lasciato in fusione, 
bensì mediante una catenina ammagliata al detto anello, e che manca nel nostro esem- 
plare. 

Parecchie sono le stadere antiche e nei pervenute, giacché tale strumento da pe- 
sare era il più comune nel piccolo commercio dell'epoca romana, ed è rimasto di uso 
larghissimo nei paesi del mezzogiorno. Esemplari di Pompei ci mostrano anch'essi come 
l'arte figurata allietasse allora anche strumenti così prosaici, e come i romani di tali 
stadere prendessero forma di teste o di bustini, non solo di esseri mitologici (Mvs. Berb. 
VI,, 16 : Pane) ma anche di divinità maggiori (ibid. I, 55 : Minerva galeata). Fra i ro- 
mani artistici primeggerà oramai quello di Medole, trattato per dimensioni e per cura 
di esecuzione (nota il piccolo tassello applicato a dr. del collo per celare un piccolo di- 
fetto di fusione, ed oggi caduto) non diversamente che una vera opera d'arte della sta- 
tuaria. 

G. Patroni. 



Regione Vili (CISPADANA). 

III. PIACENZA — Rinvenimento di un cippo funebre in località 
S. Giuseppe. 

Il prof. Ettore de Giovanni ha pubblicato rei giornale «La Libertà» di Piacenza 
del 3-4 luglio 1921 la scoperta di un cippo sepolcrale romano avvenuta fuori del recinto 
delle mura piacentine, in località S. Giuseppe, presso il laboratorio di liquidi speciali, in 
occasione di scavi fatti per' interrare proiettili pericolosi. Il rinvenimento avvenne alla 
profondità di m. 0.80 dal piano di campagna, e si potè accertare che il cippo era in sitv, 
e che sovrastava ad una tomba in laterizio contenente ancora ossa umane. Il cippo è in 
marmo lunense, alto m. 1.22, largo m. 0.65 e profondo ni. 0,57. È scorniciato, ed il fastigio 
è formato da due pulvini decorati da rosoni ; ai lati ha scolpiti l'urceolo e la pàtera. Al 



REGIONE V. — 59 — FALEUONE 



piano superiore il cippo ha un piccolo incavo circolare poco profondo. Sul davanti, entro la 
cornice, reca la seguente iscrizione in buone lettere del I secolo dell'impero : 

D M 

FL AVI AE 

PYRALLID 

PVBL1CIVS 

PLAC LIB 

THESEVS 

CONIVGI 

RARISSI 

MAE. 

La tomba fu dedicata da Publicius, Plac(entiae) lib(ertus), Theseus alla moglie Fla- 
via Pyrullis, elogiata con l'epiteto di rarissima. I due coniugi di origine grecanica erano 
stati l'uno servus publicus della colonia di Placentia ; per il che all'atto della sua manomis- 
sione aveva assunto il gentilizio Publicius, l'altra era stata serva di una famiglia della 
gens Flavia. Un Onesimus, c(oloniae) PQacenliae) s(ervus) è ricordato nell'iscrizione sepol- 
crale piacentina (C. I. L., XI, 1231). Il nuovo cippo è stato immesso nella locale raccolta 
antiquaria. 

G. Mancini. 



Regione V (PICENUM). 

IV. FÀLERONE — Ripostiglio monetale rinvenuto nell'area dell'an- 
tica Falerio. 

I fratelli Concetti nel principio del 1912 chiesero alla Soprintendenza dei musei e 
degli Scavi delle Marche, e questa, col consenso della Direzione Generale delle antichità 
e belle arti, concesse il permesso di scavare alcune lunghe trincee per piantagione di al- 
beri in un loro podere, situato nelle Piane di Tenna, area dell'antica Falerio (Falerone). 
I lavori, assistiti dal personale dell'Ufficio, furono incominciati nei primi giorni del feb- 
braio e diretti ad approfondire tre cavi lunghi 120 metri, larghi m. 2, distanti l'uno dal- 
l'altro ni. 6, e paralleli nella direzione nord-sud al lato ovest della casa dei proprietari, 
discosta, dal più vicino di essi, non più di tre metri. Nel primo di questi cavi, il giorno 13 
dello stesso mese, i Concetti fecero, alla presenza del custode Davide Marini, una fortu- 
nata scoperta. Alla profondità approssimativa di un metro, rinvennero un'olla di ter- 
racotta con un gran numero di monete di argento e di bronzo. Alla prima sommaria con- 
statazione, dovuta fare sul luogo per assicurare i proprietari, le monete parvero circa 
8000 (7400 di argento e 600 di bronzo) : il peso approssimativo poco meno di 30 chilo- 
grammi. L'agente dello ufficio della Soprintendenza, chiuso e sigillato il prezioso 
ricupero entro un sacco, lo portò al Museo di Ancona. 



FALERONE — 60 — REGIONE V. 

11 ripostiglio è composto di antoniniani del III secolo e di bronzi imperiali (quasi 
esclusivamente grandi bronzi) che abbracciano, benché assai pochi di numero, un più 
vasto periodo di tempo. Fu data di esso una brevissima notizia nella Rivista Italiana di 
Numismatica dal dott. Serafino Ricci, Direttore del Gabinetto Numismatico di Brera ( 1 ), 
ma la sua importanza richiede una estesa pubblicazione. 

L'eccellente conservazione e la freschezza dei coni hanno permesso la lettura di 
quasi tutti i pezzi, di cui fo seguire l'elenco secondo l'ordine cronologico degli imperatori 
cui appartengono, riferendomi alla prima edizione dell'opera del Cohen (Déscription 
historique des monnaies frappées sous l'Empire Romain ecc. 1859-1868), posseduta dalla 
Biblioteca dell'Ufficio, e notando le varianti e descrivendo quegli esemplari, che fra gli 
altri già noti nell'opera, non avessero esatto riscontro (*). ' 



Antoniniani. 

1. 

GIVLIA DOMNA 

(m. 217) 
Cohen III, p. 143, n. Ili (es. 1). Totale 1 

2. 

SOEMIA 

(m. 223) 

Cohen ITI, p. 555, n. 5 (es. 1). Nel campo ima stella. Totale 1 

3. 

ALESSANDRO SEVERO 

(222-235) 
Cohen IV, p. 18, n. 129 (es. 1). Totale 1 



(*) Ricci S. Due importanti riportigli di monete antiche, in Riv. Ital. Numism. 1913, voi. XXVI, 
p. 568. Il secondo di questi due ripostigli ivi citato, fu pure rinvenuto nella giurisdizione di questa 
Soprintendenza a Montecarotto, in proprietà dei marchesi Trionfi, ed era composto di 5298 pezzi, 
denari e quinari d'argento, nei quali erano rappresentate moltissime famiglie consolari romane. Es- 
sendo stata fatta la ripartizione coi proprietari, il Museo non possiede chela metà degli esemplari dei 
quali seguirà nelle Notizie la pubblicazione. 

(*) Le monete di questo ripostiglio furono prima ripartite e descritte dal prof. Arnolfo Bizzarri 
per incarico del Ministero e del Direttore del Museo prof. Innocenzo Dall'Osso. Non per sottoporre a re- 
visione il lungo paziente e coscienzioso lavoro del valente architetto, allora addetto a questa Soprin- 
tendenza, e tanto meno per dubitare della competenza con cui il Direttore del Museo aveva diretto la 
laboriosa ricognizione, ma soltanto per avere un concetto meno manchevole possibile nelle trattative 
di acquisto da fare coi comproprietari fratelli Concetti, e per raccogliere le altre indicazioni comple- 
mentari, di cui ho dato conto nella breve relazione, ho riesaminato tutti i pezzi che compongono il pre- 
zioso peculio. Debbo perciò essere grato ai proff. Dall'Osso e Bizzarri per avere essi con la prima 
loro descrizione facilitato di molto la compilazione di questo mio successivo lavoro. 



REGIONE V. 61 FALERONE 

4. 

MASSIMINO 1° 

(235-238) 
Cohen IV, p. 89 e seg., n. 6 (es. 1), n. 21 (1). Totale 2 

5. 

PVPIENO 

(238) 
Cohen IV. p. 120. n. 16 (es. Il Totale 1 



GORDIANO PIO 

(238-244) 

Cohen IV, p. 126 e ss., n. 6 (es. 2), n. 15 (1), n. 18 (2), n. 29 (1), n. 31 (4), n. 34 (3), ti. 36 (1), n. 39 
(1), n. 40 (7), n. 49 (1), n. 64 (1), n. 65 (1), n. 67 (1), n. 68 (2), n. 69 (3), n. 70 (1), n. 78 (1), 
n. 91 (1), n. 107 (4), n. 109 (1), n. 114 (1), n. 117 (1), n. 125 (2), n. 136 (2), n. 138 (2), n. 143 (1), 
n. 145 (1), n. 160 (1). 

Var. Cohen IV, n. 151 (1). Uguale leggenda : la Vittoria regge non la corona ma la palma. 

Cohen IV, p. 142 e seg., n. 152 (2), n. 165 (2), n. 163 (1), n. 166 (7). 

IMP» GOR)DIANVS PIVS FEL. AVG. Busto rad. e ci. a d. 9 APOL CONSERVAT. Apollo nudo 
stante a s. tenente un ramo di lauro e appoggiato con la d. s'illa lira (es. I). Totale 64 



FILIPPO PADRE 

(244-249) 

Cohen IV, p. 175 e ss., n. 6 (es. I) n. 9 (9), n. 14 (7), n. 19 (2), n. 20 (1), n. 21 (1), n. 22 (3), 
n. 24 (1), n. 28 (1), n. 34 (1), n. 38 (1), n. 42 (1), n. 44 (1), n. 60 (1), n. 54 (1), n. 62 (2), n. 73 
(2), n. 86 (1) nell'esery'o VI, n. 87 (1) nell'esergo VI, n. 88 (1), n. 92 (1), n. 97 (1), n. 108(1), 
n. 112 (2). Total» 44 

8. 
OTACILIA 

Cohen IV, p. 207 e ss., n. 3 (es. 1), n. 20 (1), n. 25 (1). Totale 3 

9. 

FILIPPO FIGLIO 

(244-249) 

Cohen IV, p. 217 e ss.. n.2(es. 3), D.6(l), n.23(l). Var. del pive, per la legg : IMP. PHILIPPVS 
AVG (es. 1), n. 30 (9), n. 33 (1), n. 48 (1), nel campo T. Totale 17 

10. 

TRAIANO DECIO 

(249-251) 

Cohen IV, p. 233 e ss., n. 2 (es. 2), n. 4 (8), n. 10 (1), n. 12 (11). n. 14 (1), n. 21 (1), n. 23 (1). Var. 
Cohen IV, n. 23 per la fig. del $ in cui accanto al Genio è un pilastrino (es. 1), n. 26 (7), n. 28 
(IV n. 39 (3), ii. 43 (1). Var. di Cohen IV, n. 44 per la legg. IMP, CAE, TRA. DECIVS. AVG. 
(es. 1), n. 48 (6), n. 51 (1). Totale 46 



FALERONE — 62 — REGIONE V. 

11. 

ETRVSCILLA 

Cohen IV, p. 248 e ss., n. 5 (1), n. 7 (1), n. 10 (4), n. 12 (3). Totale 9 

12. 

ERENNIO 

(249-251) 

Cohen IV, p. 253 e ss., n. 3 (es. 1), n. 7 (1). Var. Cohen IV, n. 7, per la legg. del ^ MAR. PROP. (1), 
n. 10 (3), n. 11 (1), n. 13 (1), n. 15 (1), n. 23 (3). Totale 12 

13. 

OSTILIANO 

(249-251) 

Cohen IV, p. 260 e ss., n. 10 (es. 2), n. 11 (2), n. 21 (1), n. 24 (1), n. 30 (1). Totale 7 

14. 

TREBONIANO GALLO 

(251-253) 

Cohen IV, p. 269 e ss., n. 4 (es. 6), n. 7 (4), n. 9 (3), n. 12 (8), n. 15 (10), n. 19 (11); nell'e- 
sergo hanno : 3 le lett. IIV ; 1 quattro punti ; 1 due punti ; 6 nulla: n. 22 (5) ; n. 24 (3), n. 26 
(4). Var. Cohen IV, n. 28 (3), per le lett. dell'esergo che non sono IV ma VII. Var. Cohen IV, 
n. 28 (1), per tre punti in luogo delle lett. nell'csergo. Var. Cohen IV, n. 28 (5), perchè priva 
di lett, nell'esergo: n. 33 (6), uno di essi con stella nel campo: n. 36 (5), n. 37 (3), n. 38 (1). 
Var. Cohen IV, n. 40 (1), perle lett, VI nell'es. e per la mancanza delle lett. VII sotto il busto 
nel diritto: n. 41 (6), n. 43 (2), una soltanto ha nell'esergo un punto, n. 45 (8), tre con stella 
nel campo. Medesime fig. e legg. dell'Aureo. Cohen IV, p. 274, n. 50 ; varia il busto che è rad. 
e non laur. (1), n. 53 (1), n. 56 (5). Var. Cohen IV. n. 61 (1), perchè ha, in luogo di lett., due 
punti nell'esergo dei due lati. Var. Cohen IV, n. 67(2), peri*lett. IIV e per tre punti nell'esergo 
del 9: n. 68 (2), n. 70 (1). Totale 108 

15. 

VOLVSIANO 

(251-263) 

Cohen IV, p. 288 e ss., n. 2 (es. 1), n. 5 (5)., Var. Cohen IV, n. 5 (1), per la legg.: IMR C. C. VIP.. 
VOLVSIANVS AVG. $> AEQVITAS AVO: n. 13 (9), n. 15 (8), un solo es. con la stella nel 
campo, n. 17 (4). Var. Cohen IV, n. 19(1) per le lett. VII nell'esergo: n. 23(1), n.24 (2), nel campo 
del 9 «"a stella, n. 33 (1). Var. Cohen IV, n.34(l), perii mov. della fig. di Marte a s. invece che 
ad. e per le lett, VI nell'es.: rr. 36(1), n. 39(9), tre hanno la stella nel campo. Var. Cohen IV, n. 42 
(2), per quattro punti nell'esergo dei due lati: n. 48 (6), n. 51 (4), n. 52 (6). IMP. CAE. C. VIB. VO- 
LVSIANO AVG. b. ci. e rad. a d.: B> PRINCIPI IVVENTVTIS. Fig. seminuda seduta a s. 
appoggiata con la s. sulla lira (?) e reggente con la d. protesa un ramo di lauro (1): n. 70 (8). 
Var. Cohen IV, n. 70 per il IJ. SALVS A VGVS. I.a Salute in piedi a s. regge un'asta verticalmente 
con la s., e con la d. protesa tiene una patera alla quale sale un serpente (1); n. 73(3), sotto la 
testa la lett. VII. Var. Cohen IV, n. 77 (1), per le leggende: IMP. C. V. AF. GAL. VEND. VO- 
LVSIANO AVG. 9 Victoria AVG. : n. 79 (8), tutti con stella nel campo, n. 80 (3). Totale 87 



REGIONE V. — 63 — FALERONE 

16. 

EMILIANO 

(253) 

Cohen IV, p. 303 e ss., n. 6 (es. 2), n. 8 (1), n. 14 (2), n. 17 (2), n. 19 (1), n. 27 (1). Totale 9 

17. 

VALERIANO PADRE 

(253-269) 

Cohen IV, p. 313 e ss., n. 7 (es. 2), n. 10(6), n. Il (1), n. 14 (47), n. 16 (4), n. 17 (77), n. 19 (9), 
n. 21 (20). n. 26 (2). Var. del prec. per la legg. : IMP. C. P. LIO. VALERIANVS P. F. AVG. 
(1), n. 28 (2), n. 29(3), n. 34 (1), n. 35 (12). Var. del prec. per la lett. S. nel campo (1): 
n. 36 (12), nel campo Q. Var. del prec. per la lett. S. nel campo (1). Altra var. della med. 
priva di lett. nel campo (2), n. 37 (2). Var. del prec. per la lett. Q. nel campo (2), n. 38 (1), 
n. 40 (102), n. 41 (14), n. 42 (4). Var del prec. per la legg. IMP. C. P. LIC. VALERIANVS AVG. 
(10): n. 43 (3), n. 45 (46), n. 47 (4), n. 51 (8), n. 55 (3), n. 57 (25): sedici nel campo S e 9 Q. 
Var. del prec. per le lett. Q. e P. nel campo (spezzata) (1), n. 58 (6). Var. Cohen IV, n. 60 (7), 
per la legg. : IOVI CONSERVAI. Nel campo S. Altra var. di Cohen IV, n. 60 (6), per la legg. 
IO VI CONSERVAI' e per la lett. Q. nel campo: n. 62 (2), n. 69 (8), n. 72 (3), n. 75 (4), n. 80 
(22), n. 81 (2), n. 83 (89), n. 86 (48), n. 87 (16). Var. Cohen IV, n. 88 per la legg. IMP. C. P. 
VALERIANVS P. F. AVG. (8). Var. Cohen IV, n. 88 (5), per la legg.: VALERIANVS P. F. 
AVG.: n. 90 (5), Var. Cohen IV, n. 91, per la legg.: IMP. VALERIANVS P. F. AVG. (1), 
n. 92 (6), n. 95 (66), tre con cor. nel campo. Var. del prec. per una stella nel campo (5), 
n. 96 (9), n. 98 (10), n. 99 (1), n. 100 (1), n. 101 (1). Var. del prec. per la legg. P. M. TR. 
P. III. COS P.P. (1), n. 103 (2), n. 104 (5), n. 105 (36), n. 107 (6). Var. Cohen IV, n. 109(1), per 
la lettera Q. nel campo : n. 110 (4), nel campo Q. Var. della prec. per la lett. S nel e. (1), n. Ili 
(7), n. 114 (63), n. 118 (6). n. 119 (116), n. 121 (7), n. 124 (1), n. 125 (9), n. 126 (1), n. 127 (5), 
n. 129 (26), n. 133 (2), n. 136 (1), n. 137 (1). Var. Cohen IV, n. 137 per la legg.: VICTORIA 
AVGG. (4), n. 140 (54), n. 141 (5), n. 142 (54), n. 143 (7). n. 145 (1), n. 148 (5), n. 153 (1). Var. 
Cohen IV, n. 166 per il 9 VICT. PART. Vittoria in piedi a s. appoggiata sopra uno scudo e te- 
nente una palma; ai suoi piedi un prigioniero (6), n. 159 (7). Var. della prec. n. 159 perla legg. : 
IMP. C. P. LIC. VALERIANVS P. F. AVG. (2). Altra var. della med. n. 169 per la legg. : 
IMP. VALERIANVS P. AVG. (3). IMP. VALERIANVS AVG. Busto rad. e ci. ad. 9 VIRTVS 
AVG. Il Valore (o Valeriano?) con elmo, corazza, clamide, in piedi a s. regge con una mano un 
?lobo, con l'altra è appoggiato all'asta. Nel campo P. (1): n. 165 (2), n. 167 (4), n. 168 (6), 
■ n. 169 (50), n. 170 (3), n. 171 (13). Totale 1287 

18. 
MARINIANA 

Cohen IV, p. 344 e ss., n. 3 (es. 11), n. 6 (4), nel campo la lett. V. Var. della prec. n. 5 per la 
mancanza delle lettere nel campo (6) : n. 6 (1), n. 8 (17). Totale 39 

19. 

GALLIENO 

(253-268) 

Cohen IV, p. 354 e ss., n. 28 (es. 28), n. 30 (1), n. 32 (1), n. 34 (243), n. 175 con VI nell'esergo. n. 1 
con S nell'es., n. 61 senza lett. Var. del prec. per il profilo a s. del busto rad. con S nell'esergo (6), 
n. 41 (10). Dopo Cohen n. 45: IMP. P. C. LIC. GALL1ENVS AVG. Busto rad. a d. 9 AETER- 



PALERONE — 64 — REGIONE V. 

NITATI AVGG. Gallieno in piedi a d. velato con lituo nella mano d. (3), n. 53 (26), n. 18 con 
VI nel campo, n. 64 (18), n. 6 col Q. nel campo, e nell'es. : n. 54 : IMP. C. P. LIC. GALLIENVS 
P. F. AVG. Busto rad. e lor. a d. 9 ANNONA AVG. L'Abbondanza in piedi a s. presso il mo- 
dio, con spighe e cornucopia (1). Altra var. n. 64 : GALLIENVS AVG. busto rad. a d. (6), n. 66 
(1). Var. dopo Cohen IV, n. 64 : nel retto GALLIENVS AVG. busto radiato a d. (1), n. 66 (52), 
n. 67 (16), n. 69 (4), n. 78 (4), n. 85 (1), n. 86 (3), n. 88 (20), n. 94 (1). IMP. GALLIENVS P. 
AVG. busto rad. a d. 9 CONSERVI AVGG. Apollo nudo, di prospetto con ramo d'alloro 
nella d. appoggiato con la s. su tripode : uno ha nel campo C. (2). GALLIENVS AVG. busto rad. 
a d. ^ simile al prec. (2), n. 95 (2), n. 100 (1), n. 110 (7). Var. del prec. per il profilo a s. del 
bnsto rad. (3), n. 112 (71), n. 119 (19), n. 12 con T. nell'es. 6 senza alcun contrassegno, n. 116 (2), 
n. 125 (5), n. 129 (4), n. 131 (1), n. 134 (42), tutti con T. nell'esergo, n. 144 (17), di cui 7 con P 
nell'es., n. 146 (1), n. 147 (6), n. 160 (1), n. 152 (3), n. 176 (56), nell'es. S. n. 178 (3), n. 183 (12), 
di cui 6 hanno VI nel campo e 2 hanno Q. n. 184 (2). Var. del prec. perle lett. VI nel campo (5), 
n. 187 (1), n. 188 (8). Var. n. 189 per la legg. GALLIENVS AVG. GERM. V. (1), n. 198 (43), 
di cui 18 con P nell'es. e 16 con D (?), nell'es. n. 209 (27), n. 214 (6). Var. del prec. per la lett. 
S nel campo (4), Var. Con. n. 218 per la lettera S nel campo (2); n. 219 (1), nell'esergo P. 
Var. dello stesso nella legg. del 9 : IOVI CONSERVA. Giove seduto a s. tenente una 
Vittoria e uno scettro. Nell'esergo P (2), n. 226 (2), n. 230 (3), uno nell'esergo ha S. 
Var. n. 241 nel campo S (16), Var. n. 242 per il b. di profilo a s. ; nel campo la lett. S 
(160). Var. n. 247 per la lett. Q (o corona?) nel campo (1), n. 249 (321), di cui 61 con la lett. 
V nel campo. Nessuna con le altre sigle, comuni in questa varietà, n. 254 (6), n. 255 (8). IMP. 
GALLIENVS P. F. AVG. GERM. Busto rad. a d. con la lor. 9 LAETITA (sic) AVGG. La 
Letizia in piedi a s. tenente una cor. ed un'ancora (2). Legione I, n. 259 (10), n. 261 (1), n. 264 
(2), Leg. I Minervia, Cohen IV, n. 267 (1), n. 269 (4), Leg. II Adiutrix n. 270 (6), Leg. II Ita- 
lica n. 274 (2), Leg. Ili Partica n. 279 (2), id. n. 280 (2), Leg. II n. 284 (1), Leg. III Var. 
n. 284, per il busto di profilo a d. (4), Leg. UH n. 288 (3), Leg. UH, Var. n. 288 per il b. di pro- 
filo a d. (1), Leg. V Macedonica n. 291 (1), Leg. VII Claudia n. 296 (3), Leg. II Gemina n. 304 (5), 
n. 307 (5), Leg. XIII Gem. n. 309 (2), n. 310(1), n. 312 (1), n. 321 (4), n. 322(1), n. 327 (162), di cui 
138hannonelcampo S, n. 9T, n. 15 sonc senza lett. Var. della prec. per la lett. P nel campo (lì, 
Var. del med. per la lett. V nel campo (1), n. 331 (15), n. 340 (26), di cui 12 nel campo hanno S e 
n. 11 nulla, n. 352 (5), nel campo P. Var. del prec. per la Legg.: 9 MARTI LVCIFER e per 
mancanza di lett. nel campo e nell'es. (3), n. 354 (3), n. 355 (4), di cui uno ha nel campo A. 
GALLIENVS AVG. Testa rad. a s. 9 MARTI PROPVGNAT. Marte con elmo che avanza a d. 
trafiggendo con l'asta un nemico abbattuto (2), simile all'aureo Cohen IV. n. 358 ; n. 372 (6), 
di cui uno ha nell'es. P: n. 373 (182), n. 376 (4), n. 379 (1), n. 382 (6). IMP. GALLIENVS P. F. 
AVG. GERM. Busto rad. con la corazza. 9 ORIENS AVGG. Il Sole in piedi a s. seminudo, 
alza la mano d. e tiene con la s. un globo (6), n. 383 (1), n. 390 (446). Nel Cohen è detto che qual- 
che volta nel campo si trova una delle lett. S. T. V. SI. In questo numeroso gruppo si sono tro- 
vati : n. 186 es. con la lett. T., 168 con V, 1 con S, e 92 senza alcuna lettera. È da avvertire 
che di quest'ultimo gruppo fanno parte le spezzate e le illeggibili, sicché si riduce a molto mi- 
nore il numero degli es. privi di lettere. N. 393 (3). Var. del prec. per le legg. IMP. GALLIENVS 
AVG. 9 PAX AVG (1), n. 398 (24), di cui 11 con la lett. V nel campo, 4 con T e 9 nulla, n. 400 
(8), n. 401 (28), di cui 19 nel campo hanno T e 8 V. Var. della prec. perchè priva di lett. nel campo 
(2), altra var. della prec. n. 401 ; nel 9 : PAX AVGG. La Pace incedente a s. reggendo la palma 
con la d. e lo scettro trasversale con la s. senza lett. (15), n. 404 (9). Var. del prec. senza lettere 
nel campo (11), n. 405 (2), n. 410 (58). Nel Cohen è detto che qualche volta nel campo trovasi V. 
In questo vi è in 40 es. su 58: dei 18 privi molti sono manchevoli di conio o spezzati o corrosi. N. 411 
(10), tre hanno nel campo P. Var. n. 415 per il 9 PIETAS AVG. La Pietà in piedi a s. protende 
avanti e in alto la d. (4), tre con la lett. P nel campo ; n. 419 (48), uno solo conia corona nel 
campo. Var. del prec. per una stella in luogo della corona (6). Var. n. 419, nel 9 PIETAS AVG. 
La Pietà stante, a s. appoggiata con la s. a una colonnina e con la d. ad un'asta (1). N. 427 (6), 



REGIONE V. 66 FAlERONÈ 



n. 428 (7), n. 462 (1), nel campo V. n. 464 (47), 12 nel campo P ; gli altri nulla. Var. n. 467, GAL- 
LIENVS AVG. Busto lor. rad. a d. £ PROVID AVG. La Pietà stante a s. indica con una bac- 
chetta nella d. un globo, che è ai suoi piedi, e s'appoggia con la s. a un'asta. Nel campo P II (18), 
n. 472 (2), nel campo S. Var. della prec. per la testa rad. a s. (2). Altra var. della med. n. 472, 
mancante di lett. nel campo (4), n. 473 (3), n. 474 (3), n. 476 (28), n. 478 (1), n. 487 (5), n. 488 (2), 
n. 490 (4). Var. n. 498 per una stella nel campo (1), n. 503 (9), nel campo T; n. 506 (6), n. 609 
(2), n. 512 (27), di cui 7 hanno nel campo VI, n. 515 (3), nel campo T. Var. del prec. per le lett. VI 
nell'esergo (30), n. 518 (10), n. 521 (1), n. 532 (2), n. 541 (26), n. 652 (1), n. 656 (2), nel campo T : 
n. 657 (1). Var. di Cohen IV, n. 557 per la lett. T nel campo (1), n. 560 (2), n. 562 (6), n. 671 (1), 
n. 672 (3), n. 573 (3), n. 578 (16), di cui 14 nel campo hanno S. P. e uno nulla, n. 590 (4), nel 
campo T, n. 600 (126), nel campo T. Var. del prec. per la legg. IMP. GALLIENVS AVG. Nel 
campo T (1), n. 605 (10), due nel campo S : gli altri nulla. Var. del prec. n. 605 per il busto a s., 
nel campo S (2), n. 608 (5). IMP. C. P. LIC. GALLIENVS AVG. Busto rad. e lor. a d. 9 VIC- 
TORIA AVGG. La Vittoria stante a s. appoggiata su scudo a s. e reggente una palma a d. (dopo 
Cohen IV, n. 610) (2). Var. del prec. per la legg. : GALLIENVS AVG(l). IMP. GALLIENVS P. F. 
AVG. G. M. Busto lor. a d. 9 VICTORIA AVGG. La Vittoria stante, a s. si appoggia sullo 
scudo e tiene con la s. una palma, presso un alberetto (palmizio ?) (2), n. 613 (5). Var. del prec. 
per il busto lor. a d. (10), n. 618 (45). Var. del n. 619 per il busto radiato, non laur. (3), n. 620 
(51); due hanno nel campo una stella. Var. n. 630 per la legg. GALLIENVS AVG (1), n. 634 (2). 
Var.n. 636 per la legg. IMP. C. P. LIC. GALLIENVS P. F. AVG (3), n. 649 (283), n. 263 hanno 
nel campo P. e 20 nulla, n. 653 (14), tutti hanno nel campo P. n. 656 (214), di cui 112 nel campo 
VI, 4 P. 98 nulla, n. 670 (34). Var. del prec. per la legg. : IMP. C. P. LIC GALLIENVS P. F. 
AVG. (1), n. 672 (8), n. 673 (2), Var. del prec. per il diritto : IMP. GALLIENVS AVG., busto 
ci. a s. (1). n. 676 (37), n. 677 (10), n. 686 (3), n. 687 (53), di cui 4 nel campo hanno una co- 
rona e 49 nulla. Var. del prec. per una stella nel campo (10), n. 688 (1). Inedito: GALLIENVS 
AVG, busto rad. e lor. a d. 1J PROPAGATOR ORBIS. La figura del Sole seminuda rad. stante a 
s. leva in alto la d. e regge con la s. piegata un globo (1 ). (Cfr. Cohen IV, p. 367, n. 140 in oro) GAL- 
L1ENUS AVG., busto rad*, e lor. a d. 9 FIDEI PRAET. tre insegne militari (2), n. 699 (1), 
n. 700 (1). Var. del prec. per la lett. P nel campo (1). Altra var. del prec. n. 700 per il busto elmato 
e rad. a s. e per la lett. P nel campo (1), n. 705 (1). Var. del prec. per la legg. : VOT. X. (1), 
n. 706 (1), n. 708 (2). (Cfr. Cohen IV, p. 438 n. 710 in oro) : GALLIENVS AVG. Testa rad. a 
d. 9 VOT. X ET XX entro corona di alloro (4), GALLIENVS AVG. busto rad. a d. 9 LVIRT. 
GJALLIENI AVG. Gallieno su cavallo galoppante a d. trafigge un nemico abbattuto ; stesso 
tipo e stessa legg. della moneta d'oro n. 637 (1). GALLIENVS AVG. busto lor. a d. 9 VICT. 
PART Vittoria stante a s. reggente una palma e avente ai piedi a s. un prigioniero (1), GALLIE- 
NVS AVG. busto lor. e rad. a d. 9 VIRTVS AVG. Il Valore (o Gallieno) in abito militare avanza 
a sin. tenendo un'insegna militare (1). Totale 3726 



Cohen I, p. 101, n. 605 (es. 1). 
Cohen I, p. 332, n. 509 (2). 



Monete di restituzione attribuite a Gallieno. 

OTTAVtANO AVGVSTO 

VESPASIANO 

TITO 



Cohen I, p. 380 e ss., n. 319 (1), n 321 (2). 

ANTONINO PIO 

Cohen II, p. 411, n. 988 (1). 

ALESSANDRO SEVERO 
Cohen IV, p. 63, n. 461 (1). 

Totale 8 

Totale Generale Gallieno 3734 
Notiiie Soavi 1922 - Voi. XIX. !> 



FALERONE — 66 — REGIONE V. 



20. 

SALONINA 

Cohen IV, p. 465 e ss., n. 10 (es. 10), otto con P. nel campo o nell'esergo, n. 20(10), nell'es. R. P., 
n. 24(62), sette con stella nel campo e cinque con corona, n. 30(4), uno nel campo; n.35 (44), nes 
sunalett. nel campo, n. 39(18),n. 38(3), n. 46(267), n. 49 (11). Var. n. 62 per la lett. V nel campo 
(1), n. 55 (38), di cui 27 con la lett. P. nel campo e 2 con P. H ; n. 66 (9), n. 58 (68). Var n. 61 
per la legg. : SALONINA AVG. (1), n. 62 (88), lett. Q nel campo. Var. n. 62 per mancanza della 
lett. Q nel campo (66), n. 63 (109), di cui 79 hanno nell'es. VI e 30 la lett. Q. Var. del prec. perchè 
senza lett. (13), Var. n. 63 per la legg. del 9 PVDICITIAM e per le lett. VI nel campo (1), n. 67 
(30), di cui 19 senza lett., 6 con stella e 5 con cor. nel campo ; n. 78 (6), n. 79 (19), n. 82 (46), 
di cui 32 con le lett. VI e 6 con la lett. V; n. 86 (2), n. 87 (67), nessuno ha la lett. nel campo. 
Var. del prec. per la lett. VI nel campo (1), n. 91 (11), nessuna ha nel campo S. Var. del prec. 
n. 91 per la legg. CORN. SALONINA AVG. non ha lett. (13), n. 94 (170), nell'es. Q. n. 90 (2). 

Totale 1168 
21, 

SALONINO 

(253-259) 

Cohen IV, p. 480 ess.,n. 5 (es.2),n. 7 (9), nello es. S. n. 8(14), n. 10 (48). Var. n. 10 per la legg. 
DIVO VALERIANO CAES. (1), n. 15 (18), n. 16 (2), n. 18 (10), n. 19 (7), n. 20 (6), n. 22 (1), 
n. 27 (2), n. 31 (6), n. 38 (9), n. 39 (8), n. 40 (1), n. 43 (6), n. 47 (2), n. 48 (5), n. 49 (46), n. 50 
(6), n. 61 (19), nel campo P. n. 55 (11), n. 66(1), n. 69 (34), di cui 26 senza lett. 6 con stella 
e 3 con corona nel campo, n. 61 (5). • Totale 277 

22. 
MACRIANO GIOVANE 

(260-262) 

Cohen V, p. 4, n. 8 (es. 1), nel campo una stella. Var. n. 8 per due punti nell'es. (1). Altra var. n. 8 
per la legg. : 9 ROMAE AETENAE (sic) e la mancanza di lett. e segni nel campo e nell'es. (1). 
Var. n. 9 per la mancanza della stella nel campo (1).. Totale 4 

23. 
Q VIETO 

(260-262) 
Cohen V, p. 6, n. 4 (es. 1), nel e. una stella; n. 6 (1). Totale 2 

24. 
POSTVMO 

(259-267) 
Cohen V, p. 19 e ss., n. 44 (es. 1), n. 168 (1), n. 184 (2). Totale 4 

Monete di bronzo ('). 

1. 

DOMIZIANO 

(81-96) 
M. Br. Cohen 1, p. 24S, n. 243 (es. 1). Totale 1 

( l ) Le monete che seguono sono quasi tutte grandi bronzi. Si è perciò soppressa avanti a 
ciascuna varietà la consueta indicazione G. Br. I soli, pochissimi medi bronzi (appena 13) sono 
contrassegnati, come di solito, con le lettere M. Br. 



REGIONE V. — 67 — FALERONE 

2- . 
ANTONINO PIO 

(138-161) 

Cohen II, p. 346 e ss., n. 483 (es. 1), n. 704 (1), n. 852 (1), M. Br. n. 936 (1), n. 948 (1). Totale 5 

3. 
MARCO AVRELIO 

(140-180) 

Var. Cohen II, p. 516, n. 428 (es. 1); stessa legg. busto laur. a d. 9 Stessa legg. la Liberalità, in 
piedi a s. tiene con la s. una tessera ed è appoggiata con la d. ad un'asta; p. 522, n. 469 (2), 
n. 511 (1). M. Br. Var. Cohen II, n. 622, busto rad. a. d. (1), n. 594 (1), n. 618 (1), IMP. CAES. 
M. AVR. ANTONINVS PIVS AVG. Busto imberbe clarn. e laur. a d. 9 LIBERALITAS 
AVGVSTI II S. C. La liberalità in piedi a s. con tessera e corno d'abbondanza (1). Totale 8 

4. 
FAVSTINA 

M. Br. Cohen II, p. 597 e ss., n. 178 (1), n. 196 (2), n. 219 (1). Totale 4 

5, 
COMMODO 

(176-192) 
Cohen, III, p. 141, n. 556 (es. 1). Totale 1 

6. 

ALESSANDRO SEVERO 

(222-235) 

Cohen IV, p. 36 e ss., n. 251 (es. 2), n. 269 (2), n. 263 (1), n. 301 (4), n. 330 (1), n. 336 (3), 
n. 340 (1), n. 353 (1), n. 371 (1), M. Br. n. 383 (2), Var. n. 383 per la fig. del Sole, stante a s>. (6), 
n. 396 (4), n. 403 (1), n. 426 (3), n. 428 (4), n. 445 (4), n, 449 (1), M. Br. n. 450 (1), n. 453 
(1), M. Br. n. 454 (1), n. 460 (2). Totale 46 

7. 

GIVLIA MAMEA 
(m. 235) 

Cohen IV, p. 81 e ss., n. 34 (e*. 1), n. 41 (4), n. 44 (1), n. 48 (1), n. 61 (1), n. 70 (1), n. 72(2). 

Totale 11 

8. 

MASSIMINO 1° 

(235-238) 

Cohen IV, p. 94 e ss., n. 48 (es. 4), n. 60(3), n. 55 (l),n.60 (8).n.72 (1), n.80(l), n. 83 (3), n. 90 
(6), n. 94 (1). Totale 27 

9. 

MASSIMO 

(235-238) 
Cohen IV, p. 105, n, 11 fa*. 1). Totale } 




FALERONE 



— 68 — 



REGIONE V. 



Cohen IV, p. 116, n. 27 (es. 1). 



Totale 1 



Cohen IV, p. 122, n. 33 (es. 1). 



Totale 1 



10. 

BALBINO 

(238) 

11. 

PVPIENO 

(238) 

12. 

GORDIANO PIO 

(238-244) 

G. Br. Cohen IV, p. 154 e ss. n. 207 (es. 1), n. 220 (10), n. 222 (2), n. 224 (1). Var. Cohen IV, p. 156, 
n. 226 per le lettere S C nel campo (3) ; n. 228 (3), n. 229 (2), n. 231 (1), n. 234 (7), M. Br. n. 235 » 
(1), n. 238 (3), n. 240 (4), n. 242 (16), n. 246(2), n. 260 (3), n. 262 (4), n. 266 (2), n. 268 (1), n. 279 
(1), n. 284 (1), n. 292 (1), n. 293 (6), n. 295 (6), n. 297 (6), n. 299 (1), n. 301 (3), n. 317 (2), 
n. 319 (4), n. 320 (3), n. 325 (7), n. 337 (1), n. 338 (1), n. 340 (1). 1MP (CAES. M.) ANT. GOR- 
DIANVS FEI. AVG. Busto laureato e ci. a d. 9 SECVRITAS AVGG. S. C. La Sicurezza se- 
duta a s. tiene con la d. uno scettro (1). Totale 109 

13. 

FILIPPO PADRE 

(244-249) 

Cohen IV, p. 190 e ss., n. 125 (es. 10). M. Br. n. 126 (1), n. 127 (1), n. 128 (2). n. 131 (14). n. 134 
(2), n. 136(3), n. 139 (2), n. 146 (2), n. 148(1), n. 153(3), n. 155(1), n. 162(1), n. 165(1), 
n. 167 (1), n. 168 (2), n. 171 (4), n. 173 (1), n. 175 (6). Var. Cohen. IV, n. 177 per le lettere S. C. 
nel campo del 9 (?)• Var. Cohen n. 179 per le lettere S. C. nel campo del 9 (4), n. 183 
(1), n. 184 (1), n. 186 (1), n. 189 (l), n. 190(3), n. 191 (1), n. 192 (4), n. 193 (1)^M. Br. n. 194 
(2), n. 196 (1), n. 201 (2), n. 205 (1), Var. Cohen n. 206 per il busto rad. a d. (1), n. 208 (6), 
n. 212 (1). Totale 95 

14. 
OTACILIA 



Totale 12 



Cohen IV, p. 211 e ss., n. 40 (es. 4), n. 54 (1), n. 56 (3), n. 59 (2), n. 65 (2). 

16. 

FILIPPO FIGLIO 

(244-249) 

Cohen IV, p. 224 e ss., n. 66 (es. 3), n. 69 (3), n. 64 (6), n. 66 (1), n. 77 (2). 

16. 

TRAIANO DECIO 

(249-251) 

Cohen TV, p. 241 e ss., n. 70 (es. 8), n.89(4), n. 91 (1). M. Br. 92 (1), n. 97 (4), n. 100(1), n. 103 
(4), n. 106 (1), n. 107 (l). Totale 25 



Totale 14 



REGIONE V. 



69 



FALERONE 



17. 

ETRVSCILLA 

Cohen IV, p. 251 e ss., n. 21 (es. 3), n. 24 (4). Totale 7 

18. 

ERENNIO 

(249-251) 

Cohen IV, p. 266, n. 28 (es. 3), n. 33 (2). Totale 5 

19. 

OSTILIANO 

(249-251) 
Cohen IV, p. 265, n. 47 (es. 1), n. 49 (2). Totale 3 

20. 

TREBONIANO GALLO 

(252-254) 

Cohen IV, p. 279 e ss., n. 83 (es. 1), n. 85 (2), n. 94 (2), n. 95 (1), n. 97 (4). Var. Cohen IV,. n. 99 
per la leggenda : IMP. CAES. C. VIBIVS. TREBONIANVS GALLVS AVG. (3), n. 102 (2), 
n. 104 (8), n. 105 (2), n. 108 (3), n. 113 (1), n. 115 (1), n. 118 (1), n. 119 (1), n. 120 (4). Totale 36 

21. 

VOLVSIANO 

(251-254) 

Cohen IV, p. 299 e ss., n. 94 (es. 8), n. 96 (6). n. 98 (2), n. 105 (8); n. 109 (1); IMP. CAE. C. VIB. 
VOLVSIAN(OAVG.). Busto laur. e ci. a d. 9 (AET) ETERNITAS AVGG S. C. L'Eternità 
stante a s. reggendo sulla d. protesa un uccello e sollevando con la s. la veste (1). Totale 26 

22. 

VALERIANO PADRE 

(254-260) 

Cohen IV, p. 334 e ss., n. 180 (es. 2), n. 184 (1), n. 191 (1), n. 195 (4), n. 201 (2). Var. del precedente 
n. 201 per la figura del Sole reggente nella s. un globo (1), n. 214 (4), n. 217 (2), n. 222 (1). 

Totale 18 

23. 

MARINIANA 

Cohen IV, p. 346, n. 14 (es. 1), Var. del precedente n. 14 per il busto di Marijuana non dia- 
demato (2). Totale 3 

24. 

GALLIENO 

(254-268) 

Cohen IV, p. 444, n. 751 (es. 4), n. 755(1), n. 759(1), n. 776 (3), n. 837 (2), n. 856(9), n. 859 (3). 

Totale 23 

25. 

SALONINA 



Cohen .V, p. 476, n. 108 (es. 3). 



Totale 3 



FALERONE 70 — REGIONE V. 



Prospetto riassuntivo. 

Antoniniani. 

1) identificati .• 6927 

!di Gallieno 33 l 
di Valeriano 51 .' 96 
di Salonina 12 ) 

3) spezzati 22 



Totale 7045 



Grandi e medi bronzi. 



«.. .. I identificati 471 f 

1) grandi ] J 530 

( illeggibili 



59 



„, .. ( identificati 13 ) 

2) medi è. ..... Q > 

I illeggibili ò ) 



16 



Totale 546 



Antoniniani 6947 j 

171 ', 



1) Totale degli identificati ...TGr.br 471 l 7411 

/ M. br 13 ( 



Antoniniani 96 

2) Tot. degli illeggibili e spezzati \ Gr ' br 60 180 



I 

M. br 3 ( 

Spezzati 22 ' 



3) Totale dei pezzi di tutto il ksoretto 7591 



Il numero totale delle monete è di 7591, delle quali 7045 sono antoniniani del terzo 
secolo, e le altre 546 grandi bronzi e in minima parte (appena 16) medi bronzi. Degli an- 
toniniani è stato possibile identificarne 6927 : ma anche dei rimanenti 118 è stato letto 
il diritto con busto e leggenda di Gallieno per 33, di Valeriano per 51, di Salonina per 
12 : gli altri 22 sono spezzati e irriconoscibili. Gli imperatori e le imperatrici, che figu- 
rano in questo tesoretto per gli antoniniani, sono 24 e vanno da Giulia Domna (m. nel 217 
d. C.) a Gallieno (254-268) e a Postumo (259-267), comprendendo un periodo di cinquan- 
tanni : e la quantità dei pezzi spettanti a ciascuno di essi va dai primi nomi di questo 
elenco, che vi sono presenti per un solo esemplare, successivamente crescendo fino a Gal- 
lieno al quale ne appartengono 3724 (parte considerevolmente superiore alla metà del 
tutto) e da Gallieno decrescendo fino a Postumo. Il primo gruppo considerevole è quello 
di Gordiano Pio (238-244), che ha 64 pezzi: l'ultimo quello di Salonino (253-259), che 
ne ha 257 : sicché salvo i sei antoniniani dei cinque imperatori, che precedono nella nota 
il nome di Gordiano Pio, tutto il ripostiglio va riferito alla monetazione di un periodo non 
superiore ai 20 anni. Se anzi si considera che i 16 nomi di imperatori e imperatrici ante- 
riori a Valeriano figurano soltanto su 412 pezzi e i tre posteriori a Salonino su 10, l'impor- 
tanza del ripostiglio si raccoglie quasi tutta, come nella maggior parte dei tcsoretli di 



REGIONE V. — ?1 — FALERONE 

questo periodo, intorno alla famiglia di Gallieno, i cui cinque nomi, senza alcuna va- 
canza, sono presenti per copiosissimi gruppi (eccetto Mariniana) e per numerose varietà 
di monete. 

Facendo l'elenco ho creduto opportuno segnare nel gruppo di ciascuna varietà le di- 
verse lettere e sigle, che vi sono notate, perchè gli specialisti possano avere a disposi- 
zione anche i contrassegni riferibili alle zecche e alle officine e, a seconda dello scopo cui 
si può volgere lo studio del ripostiglio di Falerone, valersene nella possibile ricerca di 
dati statistici. 

Il periodo di tempo, a cui appartiene il ricco peculio, è particolarmente' importante 
per il numero delle zecche sussidiarie, che, divenute insufficienti ai bisogni della circola- 
zione, con l'ingrandirsi dell'impero, quella di Roma e le altre d'Italia, si istituirono nelle 
varie provincie e in oriente più specialmente, dove, resistita più a lungo in alcune regioni 
la monetazione cittadina, trovò più fecondo campo di produzione quella imperatoria. 
La fortunata scoperta del ripostiglio di Falerone potrebbe dare occasione a vaste ed esau- 
rienti indagini sulle monete fatte coniare da Gallieno e dalla sua famiglia, sulle quali no- 
nostante gli studi fondamentali del Voetter ( x ) e le note del Laffranchi ( 2 ) e del Cornaggia ( s ) 
restano molti punti oscuri da chiarire. Ma una trattazione ampia di questo ripostiglio con- 
viene più a una speciale rivista di numismatica che all'indole di un periodico, come que- 
sto, che deve dare le notizie dei travamenti. Tenendo tuttavia conto dei risultati dello 
studio del Voetter e delle osservazioni fatte dal Cornaggia, si può rilevare il contributo 
sommariamente proporzionale che le zecche principali di oriente, e particolarmente quelle 
di Viminacium (Moesia superior) e di Antiochia di Siria, hanno dato al peculio costituito 
in grandissima parte dai prodotti delle zecche italiane e prevalentemente di Roma e di 
Milano. Della zecca di Viminacium, fondata da Gordiano Pio nel 239, vi sono soltanto : 

DI GORDIANO PIO 

Leggenda: IMP. GORDIANVS PIVS FEL AVO. 

Sette esemplari col $ FORTVNA REDVX (Coh. 40). — Tre esemplari col R ORIENS AVG. 
(Coh. li!)). 

DI VALERIANO 

Leggenda: IMP. VALERIANVS P. AVG. 

Due esemplari col # VIRTVS AVGG. (Coh. 165). — Un esemplare col 9 SAECVLI FELICITAS. 
(Coh. 124). — Un esemplare col $ SALVS AVG. (Coh. 126). 

Leggenda: IIIIIP. C. P. L1C. VALERIANVS AVG. 
Un esemplare col 9 CONCORDIA MILIT (Coh. 34). 



( J ) Otto Voetter, Atlas der miinzendes Kaisers Oallienus und seiner familie (Valcrianus, Mariniana, 
Salunina, Saloninus) Vienna 1900. 

( 2 ) G. Laffranchi. / diversi stili nella monetazione romana. V. Le monete degli imperatori Valeriana 
e Gallieno coniate a Viminacium e ad Antiochia, in Riv. Ital. di Numismatica, 1908, pp. 199-212. 

( 3 ) G. Cornaggia. Oli Antoniniani del 1Y secolo nel ripostiglio di S. Maria a Torino, in Riv. Ita- 
liana di Numismatica, 1918, Serie II, voi. 1, pp. 254-271. 



FALERONE — ?2 — REGIONE V. 

Leggenda: IIIIIP. VALERIANVS P. AVG. 
• Sei esemplari col 9 PAX AVGG. (Coh. 92). — Due esemplari col 9 SPES PVBLICA (Coh. 133). 

Leggenda: IMP. VALERIANVS P. F. AVG. 

Sei esemplari col 9 VICT. PART. (Var. Coh. 156). 

DI GALLIENO 

Leggina»: IMP. GALLIENVS P. AVG. 

Un esemplare col 9 SAEOVLI FELICITAS (Var. ('oh. 498). — Un esemplare col 9 CONCOR. 
MIL. (Coh. 94). — Cinque esemplari col R SALVS AVGG. (Coh. 606). — Due esemplali col 9 
VIRTVS AVGG. (Coh. 673). 

Leggenda: IMP. C. P. LIC. GALLIENVS *AVG. 
Otto esemplari col 9 PAX AVGG. (Coh.400). 

Leggenda : IMP. GALLIENVS P. AVG. 

Due esemplari col 9 SPES PVBLICA. (Coh. 532). 

Di Gordiano Pio, 10 esemplari ; di Valeriano, 19 ; di Gallieno, 19 ; in tutto 48 antoni- 
niani di Viminacium. 

Facendo poi una rassegna delle varietà distinte dai rovesci, che il Voetter descrive 
a tav. XXV e attribuisce a Viminacium, e che il LafTranchi afferma propri alla zecca di 
Antiochia (AEQVITAS AVGG, P. M. TR. P. II., COS. IL, AETERNITATI AVGG, 
DIANA LVCIFERA, FELICITAS SAECVLI, FORTVNA REDVX, LAETITIA AVGG, 
PACATORI ORBIS, PIETATI AVGG, RESTITVT GENER HVMANI, ROMAE AE- 
TERNAE, VENVS VICTRIX , VICTORIA AVGG, VICTORIAE AVGG, VIRTVS 
AVGG) si nota che essi sono tutti rappresentati fra le monete di Valeriano e di Gallieno del 
ripostiglio di Falerone, ma dai gruppi più scarsi, che per oltre quaranta varietà assommano 
appena a qualche centinaio di esemplari per ciascuno dei due imperatori. Le emissioni 
delle zecche di Roma e di Mediolanum hanno invece la grandissima prevalenza: pro- 
vengono da esse tutte le varietà più ricche del ripostiglio. Seguendo la ripartizione per 
zecche fatta dal Cornaggia del ripostiglio di Via S. Maria e Stampatori a Torino, e asse- 
gnando, su questa scorta, alle rispettive zecche, per dare un'idea approssimativa, soltanto 
i gruppi delle monete di Gallieno che contano p. es. non meno di cinquanta esemplari 
e che costituiscono nel loro ristretto numero e nella loro cospicua somma oltre i due terzi 
delle monete pertinenti a questo imperatore, n'è risultato che, salvo due o tre gruppi, 
si riferiscono tutti a Roma o a Mediolanum. 

A Roma i seguenti : 

GALLIENVS AVG. Busto radiato e loricato a destra. 

9 IOVI VLTORI. Giove gradiente a d. con mantello sulle spalle e con folgore. 

(fi. /. N. 1918. pag. 249, n. 9; Cohen 242) Es. 160 

9 LIBERAL. AVG. La Liberalità stante a sin. colla tessera nella d. e la cornu- 
copia nella sin. 

(B. 7. N., pag. 249, n. 10 ; Coh. 327) » 165 



REGIONE V. — 73 — FALERONE 

Bi PAX AVG. La Pace stante a sinistra solleva nella d. il ramo d'olivo, e tiene 
con la sin. lo scettro. 

(R.I.N., pag. 249, n. 11; Coh. 390) », 446 

B: PAX PVBLICA. La Pace seduta a sinistra tiene nella d. l'olivo, nella sin. lo 
scettro. 

(R.I.N., pag. 260, n. 18; Coli. 410) » 68 

V 

$ VICTORIA AVG. III. La Vittoria gradiente a sin. tiene con la d. la corona e 
con la sin. la palma. 

(R.I.N., pag. 249, n. 14; Coh. 600) » 126 

1$ VIRTVS AVG. Gallieno galeato stante a sin. tiene nella d. il globo e colla sin. 
s'appoggia all'asta. 

(R. I. A 7 ., pag. 248, n. 5; Coh. 666) » 214 

A Milano i seguenti: 

GALLIENVS AVG. Busto radiato a d. con paludamento. 

B: AEQVITAS AVG. L'Equità stante con bilancia e cornucopia. 

(R.l.N. 1918, pag. 267, n. 20; Coh. n.34) 243 

B; APOLLO CONSER. Apollo stante con ramo di oliva e mantello avvolto nel 
braccio sin. 

(R. /. N., pag. 267, n. 22 ; Coh. n. 66) » 62 

Bj DIANA FELIX. Diana stante a d. con asta e arco : ai piedi cervo corrente. 

(R. I. N., pag. 267, n. 18 ; Coh. 112) » 71 

B: LAETITIA AVG. La Letizia stante a s. con un'ancora e una corona. 

(R. I. N„ pag. 267, n. 15: Coh. 249) » 321 

B ORIENS AVG. Il Sole seminudo radiato a sinistra alza la mano destra e regge 
un globo. 

(R.I.N., pag. 261, n.79: Coh. 373) » 182 

B: VI RTVS AVG. Il Valore stante a sin. appoggiato allo scudo e all'asta. 

(R. I. N., pag. 267, n. 16 ; Coh.649) » 283 

Soltanto tre gruppi, e non dei maggiori, vanno attribuiti ad Antiochia: 

GALLIENVS AVG . Busto radiato a d. con corazza. 

B; FORTVNA REDVX. La Fortuna assisa a sin. tenente il timone e il corno di 
abbondanza. 

(R. I. N. 1908, pag. 10; Coh. 175) » 66 

IMP. C. P. LIC GALLIENVS P. F. AVG. Busto radiato a d. con paludamento. 

li PIETAS AVGG. Valeriano e Gallieno affrontati sacrificanti sopra un'ara. 

(Coh. IV, n. 419 e pag. 348, n. 8) » 54 

IMP. GALLIENVS AVG. Busto radiato a d. con la corazza. 

Bi VICTORIA GERMAN. La Vittoria stante a d. con palma nella sin. presenta 
una corona a Gallieno in piedi in abito militare, reggente un'asta. 

{R. I. N., pag. 271, n. 1 ; Coli. 620) . » 51 

Notizie Scavi 1922 - Voi. XIX. 10 



FALERONE — 74 — REGIONE V. 

Uno ad altra zecca di Asia Minore (Tarso?): 

IMP. C. P. LIO GALLIENVS P. F. AV(i. Busto radiato con paludamento e corazza a d. 

]J V1RTVS AVGG. Valeriano e Gallieno in abiti militari affrontati. Il primo appog- 
giato ad un'asta e tenente un globo, l'altro con lina Vittoria nella destra e 
con un'asta trasversale nella sinistra. 

(E.J.N. 1918, pag. 270, n. l;Coh. 687) ■ &S 

Di un totale di 2533 antoniniani, 224 sarebbero di zecche orientali e 2311 ripartiti 
quasi ugualmente fra quelle di Roma e di Milano. La medesima ricerca estesa anche ai 
gruppi minori potrebbe un po' accentuare o attenuare le differenze fra le quantità da 
assegnare alle varie zecche e accrescere il numero di esse, ma non infirmare le approssi- 
mative proporzioni risultate dal calcolo parziale, le quali corrispondono a quella natu- 
rale intensità di diffusione che ogni zecca poteva esercitare sulle regioni più o meno di- 
pendenti dalla propria attività. Nel Piceno dovevano prevalere per ragioni topografiche 
le zecche di Roma e di Milano, e non può maravigliare che, dopo di queste, sulle altre 
zecche occidentali, prevalessero Antiochia e Viminacium dal cui raggio più particolare 
di diffusione si avviavano verso questi paesi più attivi rapporti e scambi commerciali 
che non fosse dalla Gallia, per la quale lavorava la zecca di Lugdunum (Lione), che prov- 
vedeva anche prevalentemente i paesi settentrionali ed occidentali. 

Nonostante il grande numero di esemplari riuniti in alcuni gruppi, le varietà giun- 
gono alla cifra di 453, di cui 96 sono di Valeriano e 200 di Gallieno, cifra cospicua se non 
straordinaria, come cospicuo, se anch'esso non straordinario, è il numero delle varianti 
dai tipi descritti nella prima edizione del Cohen : delle 110 notate ne appartengono 57 
al solo Gallieno e 22 a Valeriano. 

Le monete di bronzo sono infuno stato, non più perfetto, ma ancora eccellente, di 
conservazione. Delle 546 rinvenute, appena 16 sono medi bronzi ; le altre 530 sono tutte 
grandi bronzi e comprendono esemplari pertinenti a 25 imperatori e imperatrici da Do- 
miziano (81-96) a Salonina (m. 268 d. C.) e un periodo di tempo di quasi due secoli. Il 
lungo uso, che subiromo le più antiche di queste monete, dà ragione del loro logoramento, 
il quale va gradatamente scemando sulle mono antiche. In molte di queste ultime però 
la curva del contorno è appiattita, sposso anzi interrotta da qualche tratto rettilineo : 
vi sono anche esemplari (o. es. Mariniana, Var. ('oh. n. 14), che sembrano, ritagliati, in li- 
nea spezzata, tutt'in giro ; altri ridotti a forma quadrata (Valeriano, Coh. n. 222) 
e privati anche della leggenda. Pochissime sono le monete imperatorie : in tutto, pei 
grandi bronzi : una di Gordiano Pio (Coh. 11, n. 231, senza S. C); tre di. Filippo 
Padre (Coh. IV, n. 190, SAECVLARES AVGG, senza S. C. ; Coh. IV, n. 191, SAECV- 
LARES AVGG, senza S. C. ; Coli. IV, n. 205, TRANQVILLITAS AVGG, senza S. C.) 
e una di Treboniano Gallo (n. 3 Coh. D7, n. 94, IVNIONI MARTIALI, senza S. C.) ; tutte 
le altre sono senatoriali (con S. C). 

Il numero delle varietà si può dire eccezionale: su 484 pezzi identificati, il numero 
di esse ascende a 192 ; delle quali 37 di Filippo Padre, su 95 esemplari ; e 32 su 109 esem- 
plari di Gordiano Pio, che ha il maggior numero di pezzi. 



REGIONE V. — 75 — FALEKONE 



Le varianti sono, in proporzione, di quantità minore che per gli antoniniani ; ne sono 
emerse infatti soltanto 13, di cui tre di Marco Aurelio sopra sette varietà e tre di Fi- 
lippo Padre. •» 

Tra» le rarità numismatiche che presenta questo ripostiglio così numeroso, va notato 
degli antoniniani quello inedito di Gallieno col IJ PROPAGATOR ORBIS, già antici- 
pato per gli studiosi di numismatica da Serafino Ricci ( x ) e l'altro, dello stesso im- 
peratore, della zecca di Siscia (T$ SISCIA AVG, Coli. IV, n. 521) che secondo il 
Vaillant, Numismata, sarebbe stata coniata nell'occasione della disfatta inflitta a 
Mursa (Pannonia) da Gallieno a D. Laelius Ingenuus nel 258 ; e un terzo già descritto 
(R< AETERN ITATI AVGG) e non compreso nell'opera del Cohen, il quale presenta 
Gallieno velato (come nel tipoCoh., IV, n. 442) in piedi con il lUuus divinatorio di 
forma alquanto singolare ( 2 ). 

Fra le monete di bronzo va segnalato l'esemplare del MILLIARIVM SAECVLVM 
di Filippo Padre (Coh. IV, p. 162) coniata per la ricorrenza del millenario di Roma ( 3 ) e 
rappresentante uno degli eccezionalissimi casi (forse non più di tre) di monete con la 
data espressamente determinata (*) ; e l'altro SAECVLVM NOVVM (Coh. IV, n. 196), 
e vari altri, di Massimo (Coh. IV, n. 11), di Pupieno (Coh. IV, n. 33), di Traiano Decio 
(Coh. n. 97), di Erennio (Coh. IV, n. 28), di Valeriano (Coh. IV, n. 62) di Mariniana (Coh. 
IV, n. 14). 

Fra i rari vanno segnalati quelli di Macriano, che ha quattro varianti di un mede- 
simo tipo (Coh. V, n. 8, ROMAE AETERNAE) tutti coniati in Oriente ; quelli di Quieto 
(due varietà sulle 11 note al Cohen), anche essi di zecche orientali. Fra i meno comuni: 
i due esemplari di Valeriano, Coh. IV, n. 62 (IOVI CONSERVATORI ORBIS, i 18 di 
Salonino, Coh. IV, n. 15 (D II NVTRITORES): quelli di Ostiliano, Emiliano, Mariniana. 

Ma se grandi rarità numismatiche non sono in questo ripostiglio, e se anche ve ne 
fossero, la sua importanza maggiore rimarrebbe sempre nella straordinaria quantità di 
pezzi e nella garantita integrità per le circostanze eccezionalmente fortunate del rin- 
venimento ; condizioni ambedue di somma importanza per lo studio, forse ancora un po' 
vago ma certamente più razionale e indirizzato a fine più scientifico, del materiale numi- 
smatico per ordine cronologico e per zecche. Alle quali due fondamentali condizioni, nel 
ripostiglio di Falerone un'altra se ne aggiunge, pregevole quanto le prime : la conser- 
vazione degli esemplari. Quasi tutto il peculio "deriva dalle emissioni fatte dalle zecche 
italiane e coloniali nei quindici anni precedenti al suo nascondimento : esso fu perciò 
assai presto sottratto al logoramento dell'uso, ed accolse e preservò dalla circolazione 
molte monete appena o poco dopo uscite dalle officine. Se infatti la data approssima- 

(*•) Ricci S. In Bollettino Uni. di Xumism. cit. 

( a ) Sulla forma arcaizzante di questo attributo cfr. G. Bendinelli, Vertumnus del Museo Archeolo- 
gico di Firenze in Rendiconti dell' Accad. dei Lincei, serie V, voi. XXIX, 1920, pp. 65-75. 

( 3 ) Questa moneta (Milliarium Saeculum) fu già notata per la sua importanza cronologica e storica 
da Eiizzo Sebastiano nel 1559, nella sua Dichiarazione di medaglie antiche, a p. 572, e più specialmente 
p. 732, a proposito dei giuochi secolari, che egli vuol dimostrare dati dai due Filippi nella millenaria 
ricorrenza di Roma. 

(*) Gnecchi, Monete romane, Hoepli, 1907, p. 309. 



GUALDO TADINO — 76 — REGIONE VI. 

tiva si pone alla fine del regno di Gallieno (268), dopo la quale nessun'altra moneta 
entrò a far parte del nascondiglio, e se si pone che la parsimonia del possessore avrà 
dovuto appartare un po' alla volta e per più anni gli scarsi risparmi, per accumulare 
un gruzzolo così considerevole, si può esser certi che gli esemplari recuperati a Falerone 
nulla hanno perduto della loro originaria freschezza ; n'è prova indiretta lo scarso nu- 
mero degli illeggibili, che sono tutti conii incompleti o mancati, non logori. 

La causa del nascondimento non pare che debba rifarsi a fatti storici o a rivolgimenti 
politici. Le guerre degli ultimi anni di Gallieno non interessano il Piceno. Le piraterie dei 
Goti che minacciano la costa occidentale dell'Asia e quella orientale dell'Europa (267 d. C.) 
sono respinte ; Gallieno difende contro di loro l'Illiria e poi li combatte sulla costa del- 
l'Epiro. Tln avvenimento storico, che, come per lo più, abbia potuto indurre a salvare 
da rapina e da saccheggio, sotto terra, il tesoretto non si trova neppure a scendere di 
qualche anno dalla morte di Gallieno. Forse una causa locale, come l'improvviso abban- 
dono della casa per il repentino pericolo di un incendio o del terremoto, potrebbe avere 
costretto ad appartare il prezioso peculio ; se non è anche da pensare alla sola diffidenza 
dell'avaro possessore verso l'altrui cupidigia. 

G. Moretti. 



Regione VI (UMBRIA). 

V. GUALDO TADINO (Umbria) — Scoperta fortuita di antichi sepolcri. 

Nel territorio di Gualdo Tadino parecchi proprietari di terreni stanno da qualche 
tempo scavando formoni per viti ; lavori che sospesi durante i rigori invernali sono stati 
ripresi ora con maggior lena, specie nella regione a S. S. 0. della citta e precisamente 
in quella parte compresa tra la strada comunale che conduce a S. Antonio della Rà- 
sina e quella carrabile detta del Piano, entrambe convergenti verso la chiesuola di 
S. Rocco sulla moderna Flaminia (*). 

I formoni eseguiti l'anno scorso nei terreni di proprietà Tittarelli Michele e Teo- 
dori Giovanni, in contrada Campo Calvio, misero in luce tre sepolcri a fossa incavati 
nel terreno ghiaioso, uno dei quali aveva il fondo rivestito con lastre di calcare. Se- 
condo le informazioni da me assunte sul luogo, risulterebbe che gli scheletri erano 
ridotti in pessime condizioni, tanto che i contadini appena ne riconobbero gli avanzi, 
e che il contenuto dei sepolcri essendo in gran parte deteriorato non invogliò gli sco- 
pritori a raccoglierne con cura tutti gli avanzi. 

Gli oggetti in parola sarebbero i seguenti : 
a) pochi frammenti fittili d'impasto scuro e rossastro appartenenti a rozze cio- 
tole emisferiche con piede a largo tronco di cono ed orlo sporgente. 

( x ) Per la posizione vedi la topografia generale della regione in Notizie 1918, p. 107, fig, 4, 



REGiorra vi. — 77 — Gualdo tadino 

Una di esse (fig. 1), quantunque incompleta, dà un'idea abbastanza chiara della 
forma di tali fittili : alt. 0,11 ; 

b) tre pendaglietti spiralit'ormi di filo di bronzo lunghi mm. 22. Per il tipo vedi 
fig. 2, d ; 

e) parte di un disco d'ambra pertinente a fìbula ; 

il) piccolo chicco d'ambra per collana : diam. mm. 7-8. (fig. 2, e) ; 

e) parte di un hjaihos in lamina di rame con fondo umbilicato del diam. di mm. 93 ; 
(fig- 2, e); 




Fig. 1. 

f) armilla di filo di bronzo a capi sovrapposti, decorata con gruppi di linee in- 
cise : diam. mm. 70 (fig. 2, b) : 

g) cultro lunato di bronzo, liscio e mancante del manico : alt. della parte con- 
servata mm. 93 (fig. 2, a). 

.Sempre nella medesima contrada, dirimpetto alle casette popolari sorte or non 
è molto a fianco della strada della'Ràsina, furono rinvenuti quest'anno due altri sepol- 
cri, pure a fossa, nel terreno di tal (iarofoli Romolo. Il primo, vicinissimo alla strada, 
era assai povero, ed aveva soltanto pochi framinentini fittili grezzi lasciati sul posto ; 
l'altro, un poco più lontano, conteneva alcuni oggetlini di bronzo pertinenti all'abbi- 
gliamento del defunto, rinvenuti alla profondità di circa 60 cm. dal piano di campagna 
ed occupanti uno spazio assai limitato. Qui pure non fu avvertita alcuna traccia del 
cadavere che essendo probabilmente di bambina andò completamente distrutto. Dò 
l'elenco degli oggettini di cui sopra : 

a) coppia di armille di grosso filo di bronzo avvolto a spira ed a capi rastre- 
mati, decorate con gruppi di lineette verticali sottilmente incise : diam. interno mm. 43- 
44 (fig. 3, a, b) ■ 



GUALDO TADINO 



78 



REGIONK VI. 



b) annilla di grosso filo di bronzo avvolto a spira, con estremità compite da ca- 
pocchia : diam. int. inni. 39 (fig. 3, «1 ; 

<■) armilla a larga fascia in lamina di rame con estremità sovrapposte e Irnienti 
in una specie di lungo cornetto. Uno di questi manca. Diam. min. 46 (fig. 3, d) ; 

d) grande fibula di bronzo a lunga stalla con arco di-filo da cui pendono due cer- 
chi a sezione romboidale, l'uno di 43, l'altro di 20 inni, di diam. La fibula è perfettamente 
conservata e misura mm. 118 di lungh. (fig. 3, e) ; 




Fio. 2. 



(?) fibula dello stesso tipo della precedente, ma più piccola e spezzata nella staffa, 
lunga mm. 72. Nell'arco è infilato un anellino di bronzo a sezione scmilenticolare ed 
un altro di filo a capi sovramessi (fig. 3, f) ; 

f) fibuletta di bronzo con arco pieno a losanga, bene conservata : lunghezza 
mm. 47 (fig. .3, g) ; 

g) fibula di bronzo con arco vuoto a losanga compito lateralmente da due mi- 
nuscole prominenze, e con cinque incassature circolari disposte a croce per l'inser- 
zione delle ambre ora mancanti. E priva dello spillo e misura mm. 60 di lunghezza 
(fig. 3, h) ; 

K) spiraletta di bronzo rastremata ad una estremità : incompleta (fig. 3, t) ; 



REGIONE VI. 



79 



GUALDO TADINO 



t) frammento di altra spiraletta simile (fìg. 3, k); 
le) altra piccolissima a due soli giri e con capi rastremati (fìg. 3, V) ; 
Più verso sud, nel terreno degli eredi Aliprandi, furono notati i resti di un terzo 
sepolcro che pare fosse stato tagliato da una buca di albero. Vi restavano solo i residui 
dei piedi del cadavere, presso cui erano i frammenti di un vasetto grossolano di argilla 
scura, ed una cuspide di lancia in ferro. 

La perfetta uguaglianza della suppellettile contenuta nella tomba del Garofoli con 
quella trovata qualche anno indietro dentro un sepolcro di bambina scoperto in con- 








Fig. 3. 



trada Ginepraia nel Comune di Nocera Umbra ( 1 ) ci permette di potere assegnare allo 
stesso periodo di civiltà il corredo di quella tomba e forse anche delle altre. 

Tombe coeve furono rinvenute in passato, sempre nella medesima regione, a valle 
dell'odierna Flaminia, nei terreni di Giovagnoli Luigi e di Zerbini Pietro, a circa 2 
km. più a sud di quelle recentemente scoperte ( 2 ). 

Trattasi evidentemente di poche tombe sporadiche, sparse sopra un'estensione 
abbastanza considerevole di terreno e riferibili, forse, ad un medesimo centro abitato 
che non è stato ancora possibile identificare. 

Siamo però in un periodo in cui le popolazioni per necessità di difesa ebbero cura 
d'installarsi in luoghi naturalmente forti, ed è quindi ovvio che debbansi ricercarne 
le sedi sulle alture dominanti la pianura gualdese e specialmente su quelle poste a ri- 
dosso dell' Apennino, dove fu già possibile identificare il -piccolo centro abitato di Monte 
Castiglione ( 3 ). 

E. Stefani. 



(*) Ctr. Notizie, 1918, pp. 110 e segg. ; tossa n. !). 
(*) Cfr. Notài*, p. 107, fìg. 4 C, I), e p. 120. 
( 3 ) Ibid., p. 107, fìg. 4 B, e pp.. 119 segg. 



AMELIA 



— 80 — 



REGIONE VI. 



VI. AMELIA — Frammento d'iscrizione municipale rinvenuto in 
territorio di Penna in Teverina. 

Il benemerito ispettore onor. di Amelia, cav. Edilberto Rosa, ha comunicato alla 
R. Soprintendenza agli Scavi di Roma il rinvenimento di un frammento epigrafico 
avvenuto in territorio del comune di Penna in Teverina, nel mandamento di Amelia. 
La scoperta avvenne fortuitamente nello scavare le cosidette forme per l'impianto 
delle barbatelle di una vigna, a circa 100 m. dalla sponda del Rivo Grande, affluente 
del Tevere ed alla distanza di 5 km. da questo fiume. Trattasi di un frammento di la- 
stra marmorea, alto m. 0,31, largo m. 0,25, spesso m. 0.06, che forma la parte cen- 
trale di un'iscrizione le cui lettere, di buona fattura, sono alte nella l a linea cm. 8, nella 
2 a mm. 55, nella 3 a imi. 37, nella 4" mm. 27 



Vsc f- 



y] • V I R • A 

signum VilcTORIAE • PC 

dedieation em Vvlsvm • et- CRVST- p< 



ug 

nend . cur . cuius 
pnlo dedit 



Del nome del personaggio nominato nell'iscrizione non resta che la finale del gen- 
tilizio e la prima riga della filiazione : ius C. [f ]. Delle cariche da lui assunte 

è superstite quella di VI vir a[ug{ustalis)\. 11 restante dell'iscrizione si può approssi- 
mativamente così supplire : [ signum V]ictoriae po[nendum euravit, cuius dedica- 

tione m]ulsum et crust(um) po[pulo dedit]. La lapide ricorda dunque la distribuzione 
alla popolazione del municipio di vino melato (mulsum) e di focacce (crustum o cru- 
slulum) avvenuta in occasione della dedicazione del simulacro od altro della dea Vic- 
toria, a spese del dedicante. Era già noto che in Amena vi fosse il culto della Victoria 
unito a quello della Felicitas Caesar(um). Un flanim perpetuus delle dette divinità è 
menzionato nell'iscrizione amerina C. I. L., XI, 4371, e sacerdotes in C. 1. L., XI, 4367, 
4373 (ci'. 4346). VI viri augustales amorini sono ricordati nelle iscrizioni C. I. L., XI, 
4371, 4394, 4401, 4404. La paleografia fa risalire l'epigrafe alla metà incirca del II 
secolo dell'impero. 



* 
* * 



Nelle immediate vicinanze del luogo del rinvenimento dell'epigrafe non si trovano 
ruderi ne altri indizi di antichi monumenti, ad eccezione delle tracce di un'antica strada 
che costeggiava il torrente, tuttora visibili a breve distanza dal punto ove è avvenuta 



ROMA — 81 — 



ROMA 



la scoperta. Sull'opposta sponda del largo Rivo Grande vedesi la base di un ignoto monu- 
mento a grandi modanature in travertino. Attraverso il Rivo Grande poi, in maggiore 
prossimità del Tevere veggonsi gli avanzi di due piloni di un antico ponte a grosse pie- 
tre, in parte spostate forse a causa della deviazione del torrente. Il ponte mette in co- 
municazione il territorio di Penna in Teverina con quello del comune di Orte, del quale 
il ripetuto torrente segna il confine. ■ 

G. Mancini. 



VII. ROMA. 



Cippo marmoreo con iscrizione greca 
e rilievi riferibili al culto frigio della Magna Ma ter. 

Nei lavori eseguiti circa due anni or sono nel palazzo detto dei Convertendi in Borgo 
Pio (di proprietà Pontificia), presso la piazza di S. Pietro in Vaticano, si scoprì alla profon- 
dità di 3 metri dal piano stradale un'ara marmorea mancante della parte inferiore, e che 
doveva avere l'altezza di circa un metro. 

L'ara è scorniciata e adorna nella parte superiore dei consueti pulvini e porta incisa 
nella fronte una iscrizione greca mutila in basso (fig. 1) ; negli altri lati è adorna di 
bassorilievi che rappresentano i simboli del culto frigio della Magna Mater e di Attis. 

Nel lato a destra di chi guarda la fronte (fig. 2), è scolpito l'albero di pino (l'albero 
sacro del culto frigio), e dai suoi rami pendono i flue istrumenti musicali adoperati nelle 
sacre ceremonie, cioè a destra il timpano ed a sinistra la siringa : ed al tronco dell'al- 
bero è poi appoggiata a sinistra la doppia tibia, mentre alla estremità destra si vede il 
pedo pastorale. Avanti all'albero era rappresentato il toro sacro a Cibele che allude al 
rito del taiiroholio (bagno col sangue del toro) ; ma per la rottura del marmo ne rimane 
soltanto la testa e parte del collo. Nel lato a sinistra di chi guarda la fronte (fig. 3) è ri- 
petuto l'albero sacro del pino, ma ai suoi rami sono appesi due altri emblemi, cioè a si- 
nistra i crotali che servivano nelle ceremonie del culto, e a destra il berretto frigio, accon- 
ciatura propria di Attis. Sotto di questo è ripetuta la siringa e più a sinistra si vede la testa 
dell'ariete che allude all'altro rito del criobolio (bagno col sangue dell'ariete) : e manca 
poi la parte inferiore del marmo. Finalmente nel lato posteriore (fig. 4) sono pure scol- 
piti altri emblemi del culto, cioè il prefericolo e la patera^ che accennano al sacrificio, il 
pedo pastorale ricurvo e le due faci accese ed incrociate che si adoperavano pure in quelle 
ceremonie, ed alludevano alla luce mistica di quelle dottrine religiose. 

Nella fronte del monumento è incisa, come si disse, una iscrizione greca. Questa 
iscrizione in versi è di assai difficile lettura e mancante di parecchie righe sulla fine ; e vi 
si possono riconoscere alcune frasi relative alla grande importanza che si dava al culto della 
Magna, Mater ed ai misteri del culto frigio. 

Notizie Scavi 1922 — Voi. XIX. 11 



ROMA 



-ST- 



ROMA 



Il nostro monumento fu scoperto, come si disse, poco lungi dalla piazza di S. Pietro 
in Vaticano, e dovè essere collocato in origine in quel luogo medesimo, perchè fu scoperto 
a qualche profondità dal suolo ed in mezzo ad avanzi di antiche costruzioni. Ora è noto 
che nelle due redazioni del Catalogo regionario, cioè il Curiosimi e la Notitiu, fra i monumenti 




Fio. 1. 



della regione XIV, accanto al Gajanum (circo di Caligola poi di Nerone) si nomina il Phry- 
gianum che fu senza dubbio un santuario della Magna Mata/ e di Atti* ('). Ed è noto 
altresì che sul principio del secolo XVII, costruendosi la facciata della nuova Basilica 
Vaticana, si rinvennero alcune iscrizioni del quarto secolo dell'era nostra contenenti il ri- 
cordo del iaurobolio e del criobolio. E sembra che il santuario del culto frigio si estendesse 
verso il palazzo Cesi al principio del Borgo, e perciò a brevissima distanza dal luogo ove 
si è scoperto il nuovo monumento ( 2 ). È assai probabile pertanto che questo abbia avuto 
qualche relazione col santuario vaticano del culto frigio. 

(') Alla regione XIV nel «Curiosimi» si legge - Coniinet gnjanum et frigianu n -naumachia» 
11 et vaticanum ecc. Nella « Notitia» Continet gajanum, Iìaticanum Frygianum naumacias 11 ecc. 

(■) Su questo santuario v. Lanciani Storia degli Scavi voi. IV, pag. 107 segg. ed anche Pagan 
and Christian Rome p. 127 segg.; Bull, archeol comun. 1896 p. 248 segg. 



ROMA 



— 83 



ROMA 



È noto che il culto della Dea di Pessinunte (la Magna Maler Deorum Idea) fu il primo 
dei culti orientali introdotti in Roma, giacché vi fu ammesso nel sesto secolo della città ai 
tempi della seconda guerra punica, quando venne portata a Roma la pietra sacra (ams 
Matris Deum) e collocata nel tempio di Cibele sul Palatino. Sul principio si cercò di fre- 




Fig. 2. 



nareil più possibile il fanatismo che eccitava quel culto; e le feste dette Megalensia furono 
destinate soltanto a perpetuare il ricordo dell'arrivo della Dea, che secondo la nota leg- 
genda fu condotta prodigiosamente in Roma dalla foce del Tevere per opera della calun- 
niata Vestale, la quale in tal modo si giustificò dall' accusa di aver mancato ai suoi voti. 

E quella festa, che celebravasi il 4 di aprile, è così ricordata nel calendario di Verrio 
Fiacco : 

Ludi - Magnae Deorum Mairi Ideae Megalensia appellaniur eo quod Mater Magna 
ex libris sibillinis arcessita locum mutami ex Phrygia Romam. (C. I. L. I, Fasti prae- 
nestini). 

Ai tempi di Augusto il culto della Magna Mater, fece grandi progressi nel popolo ; 
e già doveano essere introdotte quelle ceremonie di fanatismo relative al mito dell'amasio 



ROMA 



- 84 



ROMA 



di Cibele che erano accompagnate dal sacrificio del toro, dai canti e dai suoni dei sacerdoti 
i quali giungevano anche a ferirsi in memoria della mutilazione di Allis. 

E queste ceremonie aveano luogo fra il 22 ed il 27 di marzo, quando si portava in pro- 
cessione l'albero di pino sotto cui Attis si sarebbe mutilato (arhor intrai), e si lavava alla 




Fig. 3. 



foce dell'Aimone la statua della Dea, e si facevano processioni accompagnate da canti e 
da suoni e da grida furiose, e si immolava il toro, come descrive Ovidio nel libro IV dei 
Fasti: 

Ed locus in Tiberini, qua lubricu* influii Almo 
Et nomen magno perdit in amne minor. 
Mie purpurea canus cum veste sacerdos 
Almonis dominam sacraque lavit aquis 
Exululant comites furiosaque tibia flalur 
Et feriunt molles laurea terga manus 

(Fastor. IV). 



ROMA 



— 85 — 



ROMA 



Ma il rito piìi solenne del eulto frigio era, come è noto, quello del laurobolio e del 
niobolio cioè del bagno nel sangue del toro sacro a Cibele e dell'ariete sacro ad Attis, 
bagno che si credeva servisse a purificare l'iniziato da tutte le sue colpe. 

E di queste strane ceremonie fanno menzione oltre alle iscrizioni del Vaticano teste 




Fio. 4. 



ricordate ed altre, quelle pure scoperte nel passato secolo nel melroon ostiense, le quali 
furono dottamente illustrate da C. L. Visconti ('). 

E da quel melroon provengono pure alcuni monumenti collocati nella Sala XV del 
Museo Lateranense ; fra i quali sono particolarmente notevoli la grande statua giacente 
di Attis ed il modio deH"archigallo della colonia ostiense. 

Un bel confronto per gli emblemi scolpiti sul nuovo monumento può farsi intanto 
sopra altre sculture; e così p. e. sull'ara ben nota della Majni Metter con la iscrizione posta 
da "ornelio Scipione Orfito nell'anno 295 e scoperta presso s. Sebastiano, sulla scultura del 
sacerdote conservato alla Vallicella e su quella dell'Archigallo del Museo Capitolino. 

La parte più ardua però nello studio del nuovo cippo era la interpretazione della 



(') Annidi dell'Istituto, 1868. p. 362 segg. 



ROMA 86 ROMA 

epigrafe greca incisa sulla fronte (fig. 1), perchè è mancante di parecchie linee verso 
la fine, e perchè è anche di difficile lettura nella parte superstite. 

Da un primo studio che io vi feci mi riuscì soltanto ad afferrare qua e là alcune frasi 
che si riferiscono alla luce ed al sacrificio del toro come « simbolo di felicità » ed altre 
dalle quali indubbiamente si ricava che ivi si tratta della importanza del culto mistico 
della Magna. Maier e delle sue dottrine. Volendo però far di tutto onde dare nella pub- 
blicazione di questo monumento anche una versione la più esatta possibile dell'epigrafe, 
ricorsi all'illustre prof. Domenico Coniparetti, il quale servendosi anche di una copia del 
prof. Halbherr, mi inviò la seguente trascrizione del difficile testo, unendovi una tradu- 
zione ed un breve commento che io unisco a questa notizia. 

"Egya vóov 7iqT/£iv fiinv f£o%ov, ea&lèc nqónavxa 

Ila\_H<pV~\Ì.ÌOV 7lQanÌÒU)(v) TOÌ'TO (fSQ(Ù TO i}ì'(ia 

*0$ ó[ì~}s naXiroqaov è/r' EvQi'ftirjv nàXi taì'qov 

' Hyayt xaì xgeiòr avfifioXov evzvxii]q 

(sic) 

'Oxrò> yÙQ IvxafiavTac in eix(o)<Jiv rjQefit'orTctg 
vvxta Siaaxtóceaag avdig ii)-rjxt (fàog 



« Le opere i pensieri e gli atti sono utili a rendere eccellente la vita ( l ). 
« Io ara porto questa sacra offerta di Panfilio, il quale due volte condusse ad Euribia 
« nuovamente retrocedente il toro e l'ariete simbolo di felicità. 

« I cessanti vcntotto anni disperdendo la notte nuovamente ripose la luce ». 

Faccio seguire il commento del medesimo prof. Comparetti : 

« Siccome il monumento consiste in un'ara con sopra i due lati scolpiti i simboli del 
taurobolio e criobolio, chiaro è il significato del primo distico nel quale l'autore della epi- 
grafe, ricordando le squisite virtù dell'animo del defunto Pamfilio nelle opere, pensieri ed 
atti, dice esser questa la sacra offerta sacrificale &v[ia che egli apporta su quell'ara ; 
concetto questo che va ravvicinato a quanto si dice nella iscrizione dedicatoria Orelli- 
Henzen 1900 : taurobolio criobolioqn perfcrto... iliis animae suae mentisque custoAibu 
aram dicami (cf. C. I. L., VI, 499). 

« Passando poi nel secondo distico a parlare dei singolari meriti di colui nell'esercizio 
del culto frigio, l'autore soggiunge «il quale Pamfilio due volte menò ad Euribia nuova- 
mente retrocedente il toro e l'ariete simbolo di felicità ». E qui Euribia che secondo la teo- 
logia esiodea era figlia di Pontos e di Gea e sposa di un Titano, rappresenta la regione 
asiatica cioè la Frigia sede originaria di quel culto che di là si estese in Europa. Due volte 
adunque aveva colui visitato la Frigia praticandovi il taurobolio ed il criobolio. L'ariete, 

( J ) Lo stesso prof. Comparetti mi ha fatto nofare che le parole del primo verso èo9Xà nqinuvja 
equivalgono ad omnia lom, come in Sofocle (Ed. Col. 1237) nginarra xaxà si traduce omnia mala. 



REGIONE t. — 87 — OSTIA 

che in quella cerimonia rappresenta Attis felicemente ritrovato dalla gran Madre, fu per 
lui simbolo di felicità ; e come ciò fosse viene l'autore a dirlo, poco chiaramente per i non 
iniziati, nel terzo distico. La traduzione letterale di questo distico sarebbe «Perchè disper- 
dendo la notte ed i cessanti ventotto anni, egli nuovamente ripose la luce ». Ciò vuol dire 
che morendo dopo aver compiuto la sacra ceremonia del criobolio in quella regione, colui 
felicemente dalla notte buia della vita mortale tornò alla luminosa vita celeste ed immor- 
tale. Tale era la dottrina e la credenza di questi mistici simile a quella degli orfici ed 
anche dei cristiani che nelle preci funebri dicono: et fax perpetua htceat ei. 

«Notevole è la parola fjQs [itovi ss, cessanti o arrestantisi detta degli anni di vita di 
quell'iniziato. Sembra che morisse improvvisamente al ternane del suo secondo viaggio, 
forse nel viaggio di ritorno. 

«Quanto poi al ritorno dalla notte alla luce giova notare che fra le ceremonie del tau- 
robolio ve n'era una intitolata Mesonyetium menzionata nella nota iscrizione di Lione 
(Creili n. 2322 - C. I. L., XIII, 1751), di cui si cerca la spiegazione, e che forse si riferisce 
al concetto mistico di cui sopra ». 

Ed io concludo che questo monumento è di grande importanza tanto per la singo- 
larità del testo epigrafico, quanto anche per la circostanza che appartenne ad un se- 
polcro il quale doveva sorgere presso la via Cornelia in vicinanza del tempio della Magna 
Mater del Vaticano. 

Avendolo io studiato per il primo subito dopo che si scoprì, ne resi conto all'Ac- 
cademia romana d'archeologia : ed esso per mia proposta fu collocato nel Museo pro- 
fano lateranense recentemente riordinato. 

0. Marucghi. 



Regione I (LATIUM ET CAMPANIA) 

VIIT. OSTIA — Gruppo di sculture scoperte nell'area dell'antica città. 

Il travamento del presente gruppo di sculture attesta ancora che il lento esodo degli 
abitanti di Ostia, che può ritenersi quasi compiuto alla fine del V secolo, non causò la 
dispersione totale delle opere d'arte di cui la città s'arricchiva. Ma, mentre ben poche oc- 
cupano il loro posto originario ad ornamento di templi ed edifici publici e privati, una 
notevole quantità di esse sembra essere stata nascosta e sottratta alla rapacità di stra- 
nieri predatori (è il caso delle figure 5, 6, 7 trovate agli angoli del cortile di una casa pri- 
vata) e un'altra parte, sia stata accumulata invece in dati punti come marmo da calce. 

Presso un'antica calcara, di cui purtroppo non è dato precisare l'epoca, tornarono 
infatti alla luce, miracolosamente salve, le più belle tra quelle che qui pubblico. 

Anche la causa di un aggruppamento di statue presso un forno da calce non è inte- 
ramente chiara. Incursioni rapide e affrettate scorrerie, causavano infatti vandaliche mu- 
tilazioni più che una lenta opera di cottura dei marmi la quale sembrerebbe difficilmente 
attribuibile agli ultimi, abitanti ostiensi. Né v'è bisogno per essi, immiseriti e malcerti 
della loro stessa residenza, di nuove costruzioni che richieggano nuovo materiale ; né 



OSflA — 88 — REGIONE I. 

forse v'è in essi così vivace e violenta fede o cozzo di nuove credenze religiose e di pertur- 
bamenti politici che porti a distruggere immagini di culto e ritratti di imperatori e di 
magistrati romani. 

Ma ben più oscura rimane la causa del salvamento di queste scolture, che, improvvisa, 
ne. arresta la fine proprio nel luogo apparecchiato a distruggerle. La calcara presso cui 
le rinvenimmo, fu ricavata in una bocca di forno di' riscaldamento, di un edificio termale 
(cfr. Notizie degli Scavi 1918, p. 130) che, per la sua epoca piuttosto tarda per quanto 
abbiadato alcune buone decorazioni a stucco, non pare possa aver riunito nei suoi 
ambienti così varia raccolta di statue. Ma se anche il luogo della loro distruzione coinci- 
desse con quello della originaria collocazione, rimangono pur sempre oscuri e la causa 
e l'arresto della loro distruzione (fig. 1) ( x ). 

* 
* * 

Tra tutte le scolture trovate eccelle per valore artistico la bella figura di Artemide 
amazzone. 

La statua in marmo grechetto, alta m. 1,49, fu trovata con la testa e il braccio de- 
stro, distaccate a poca distanza. Manca ora delle caviglie e dei piedi, dell'avambraccio 
sinistro e della mano destra, di gran parte del cagnolino accovacciato accanto al tronco 
che fa da sostegno alla figura e di circa metà della faretra dietro le spalle. La testa è in- 
tatta salvo la mutilazione del naso, qualche scaglia nell'attaccatura del collo, e qualche 
ricciolo nel grosso nodo dei capelli dietro la nuca. 

Il tipo è noto. Tra molte repliche, va sopra tutte accostato alla ostiense, un torso 
del Museo di Berlino proveniente da Roma, erroneamente restaurato in amazzone (Be- 
schreibung n. 61). A giudicare dalla riproduzione è in esso anche lo stesso trattamento 
dell'abito, che in altri esemplari è variato nella disposizione delle pieghe e nella rim- 
boccatura più o meno ampia del chitonisco oltre la cintura interna ed esterna. 

Veste Artemide il chitonisco exowis ed è individuata dalla faretra sulle spalle che 
spiega il movimento delle braccia e dal cagnolino accovacciato accanto alla figura stante 
sulla gamba destra. Non il volto soltanto, ma il corpo indica raggiunto, ma non pieno forse 
ancora, lo sviluppo del sesso : e v'è sana e fresca giovinezza così nei pieni del seno che 
nel cavo delle ascelle, nella rotondità dei ginocchi che nella discreta curva dell'anca. 

È certo un prodotto dell'arte del IV secolo che per la trasposizione dell'abito ama- 
zonico sulla figura di Artemide e per l'acconciatura che molto s'accosta alle prassiteliche 
(A. di Dresda) ci richiama alla figura della Diana di Gabi (A. Brauronia), quasi rappre- 
senti l'ostiense il tratto d'unione e un tipo di passaggio tra le Artemidi in abito lungo e 
quelle in corto chitone. Non è invece prassitelica né risente dell'arte lisippea la ponde- 
razione e le proporzioni ancora policletee della figura che, inspirata certo dalle figure 
delle amazzoni di Efeso, parrebbe un prodotto di arte greca orientale per il trattamento 
del nudo e la maniera di drappeggiare. Cosicché la diffusione e la persistenza di questo 

( l ) Cfr. per questa scultura ostiense, l'esame più dettagliato da me fattone in Bollettino 
d'Arte, Marzo 1922. 




Fio, 1. 



Notizie Scavi 1922 - Voi. XIX. 



12 



REGIONE I. 



— 91 — 



OSTIA 



tipo con leggere varianti su monete dell'Asia minore, che ho cercato altrove di docu- 
mentare, (*) rendono probabile l'ipotesi che esso possa esser sorto ad imagine di culto 
di taluna delle città della ricca e fiorente regione che attrasse gran parte delle cor- 
renti artistiche greche. 




Fig. 2. 



Il pregio della scoltura s'accresce singolarmente per la bontà della copia e per la 
presenza di un ritratto romano in sostituzione del volto ideale. Del tipo di questo, rimane 
l'acconciatura la quale fornisce, a me sembra, se non l'unico, certo il più importante in- 
dizio per una probabile datazione. Infatti troppo poco nota è l'iconografia femminile 
dell'Impero e ignota sopra tutto nell'aspetto giovanile delle donne che salirono il trono 
o ne vissero accanto - a taluna di esse sembra ovvio pensare per un ritratto sopra un 
tipo di Artemide - perchè si possa su soli dati iconografici formulare un'ipotesi. 

Consente invece di assegnare il ritratto alla prima metà del I secolo, l'aver mantenuta 
l'acconciatura ideale che sarebbe stata sostituita invece quando avesse troppo alterato 



(t) Cfr. Ausonia, voi. X. 



OSTIA 



92 — 



REGIONE 1. 



il ritratto. E le acconciature che più s'accostano a questo tipo ideale sono appunto quelle 
ancor semplici della stirpe Giulio-Claudia, durante la quale è del resto comune uso di 
idealizzare la pettinatura. A tale età riconducono poi anche le caratteristiche dell'arte 
che animano il ritratto ; che, forse già alla fine del I secolo e ancor più noi successivi, 
troveremmo certo diversa acconciatura e diversa espressione. 




Fio. 3. 



Statuetta di Bacco fanciullo (fig. 2) su basetta circolare (alt. della fig. cm. 95, della 
base cm. 20). La figura, stante sulla gamba destra, la sinistra arretrata, poggia il gomito 
destro sopra un grosso tronco di vite che con un tralcio a foglie e a grappoli (di cui man- 
cano pochi pezzi) si attorce sul braccio piegato : un grappolo è retto dalla mano. Il brac- 
cio sinistro sorregge, portato in avanti, l'estremità di una pelle felina che attraversa petto 
e spalle e serve a contenere frutta, foglie e grappoli d'uva : e da questi la mano rimane 
quasi nascosta. Il capo è coronato di frutta e grappoli, i cui grani hanno quasi funzione 
di riccioli mentre i capelli son disposti a frangia sulla fronte. Il giovinetto guarda in alto 
con espressione né di gaudio nò di serenità. 



REGIONE 1. 



— 93 — 



OSTIA 



L'anatomia e le proporzioni del corpo, che è di un fanciullo pubere appena, sono 
sentiti e resi con studio e con discreto senso d'arte. Meno bene accomodato è l'insieme 




Fic. 4. 




Fio. 5. 



delle frutta che regge la mano sinistra : così l'espressione del viso il quale non raggiunge 
un tipo ideale né s'accosta proprio al ritratto, risulta nella sua soverchia serietà e com- 
postezza, meno sentito e vivace di quanto sia il nudo. 



OSTIA 




— 94 — 



REGIONE I. 



È in ogni modo una simpatica figurina che senza notevoli pregi e senza troppo sen- 
sibili difetti, viene ad aggiungersi alla numerosa' schiera dei tipi di Bacco fanciullo e dei 
giovani fauni idealizzati, fondendo i motivi a loro comuni. 

I.a statuina di Silvano (altezza cm. 69) spezzata nelle gambe poco sotto il pube è di 
più grossolana fattura ifig. 3). 

Ricopre parte del petto e tutto il dosso la pelle felina, allacciata sulla spalla destra, 




Fio. 6. 



e nella cui ripiegatura inferiore stanno delle frutta e un grappolo d'uva che ne ricade un 
po' fuori. La mano sinistra piegata all'altezza del gomito regge un ramo di pino ; il brac- 
cio destro disteso lungo il corpo regge nella mano, che è spezzata, il falcetto. La testa ri- 
produce il consueto tipo di Silvano già maturo con capelli e barba abbondanti e irsuti, 
cinto il capo di un ramo di pino. Il difetto più sensibile è nella quasi mancanza del collo 
che rende più tozza la figura e ingrossa la testa : è un prodotto di arte tarda e scadente. 

Statuina di giovane nudo con clamide allacciata sulla spalla destra, drappeggiata 
sul petto e ricadente oltre la spalla sinistra giù dall'avambraccio piegato sul- 
l'anca, (fig. 4). La mano destra era sostenuta dal tassello che si vede sull'anca e un tronco- 
sostegno è a destra della figura. 

È uno dei consueti tipi di statue eroizzate che derivano dall'Hermes Lansdowne : 
lavoro affrettato e dozzinale. 



REGIONE I. 



— 95 - 



OSTIA 



.A questi trovamenti aggiungo quelli avvenuti in una' casa privata non ancora com- 
pletamente esplorata e che può quindi, come spero, riservarci altre gradite sorprese. Le 
figure 5, 6, 7, 8, furono trovate agli angoli del cortile centrale di questa casa, nascoste 
lì e poi ricoperte dalle macerie del crollo. 

Statuina di Venere, acefala, completamente nuda mancante delle braccia eccetto 




Fic. 7. 

il sinistro fiuo oltre il gomito e delle gambe dal ginocchio in giù. (marmo lunense, 
altezza cm. 80). 

Pel movimento delle braccia, con il sinistro aderente al corpo, e che si ripiega 
fortemente sul gomito portandosi all'altezza della testa, la figura richiama uno 
dei consueti tipi di Afrodite anadiomene a cui sembra abbia servito di appoggio, 
dietro la gamba destra, un delfino. Si spiega così una specie di tassello a forma 
quasi triangolare, non però del tutto conservato, che copre parte della natica destra e 
che ricorda la coda di un delfino di cui manchino le pinne. I capelli scendono sulle 
spalle in due ciocche sulla destra e in una, appena visibile, sulla sinistra. 

Le brutte proporzioni, della figura, la lunghezza e l'esilità del torace, il nudo trat- 
tato sommariamente, sebbene all'altezza dell'anca non manchi una fossetta a indicare 
la mollezza della carne, fanno di questa statuina. un mediocrissimo esemplare d'arte com- 
merciale da aggiungersi ai moltissimi che abbiamo di questo comune tipo di Venere nuda. 

Testa-ritratto, (fìg. 5, a) spezzata sopra gli occhi e mutila anche nel naso. Il trat- 
tamento dell'occhio con la pupilla fortemente incavata e il globo inciso; la 



OSTIA 



— 96 - 



REGIONE I. 



foggia dei baffi, ripiegati agli angoli della bocca, e della barba piuttosto corta ravviata 
indietro ; la pettinatura con capelli tenuti abasetta sulle tempie, ci richiamano all'arte 

della seconda metà del terzo secolo, ancora 
vivace nell'espressione e di accurata ed 
efficace esecuzione. 

Testa- ritratto di Antonino Pio (fig. 5, b) 
spezzata dal naso in giù. L'espressione di 
assorta placidità caratteristica nei ritratti 
dell'ottimo imperatore, risulta bene anche 
in questo ostiense nonostante la grave muti- 
lazione della faccia. Sono infatti soprat- 
tutto gli occhi a sguardo leggermente velato 
e trasognato che, sotto la larga fronte 
incorniciata da capelli mossi, e abbondanti 
individuano il marito della prima Faustina, 
della quale la figura che segue riproduce il 
bellissimo volto. 

In un marmo che conserva, fin troppo, 
l'originaria nitidezza, Faustina seniore è ve- 
ramente in questo ritratto una figura d'im- 
pero (fig. 6-7). Non tanto per il sottile listello 
che incornicia il sommo della fronte, quanto 
per la piena, regale bellezza del suo volto 
regolare. Non s'intravede in esso quel ca- 
rattere di leggerezza che fu rimproverato an- 
che a lei, in minor grado che a sua figlia, la 
minore Faustina, nei cui ritratti invece esso 
si rispecchia e si coglie. 

C'è invece qui una conscia e austera 
bellezza, in piena maturità, con espressione 
di sereno'dominio, quello che ella ebbe su An- 
tonino, il quale nonostante certa sua condotta leggera, il cui eco è giunto anche a noi 
attraverso lo storico suo, ne pianse amaramente la perdita avvenuta a 45 anni. 

Ma il ritratto ostiense non tien conto di certe scorie del carattere : riproduce con 
nobiltà di tratto, con impeccabile perizia, con ottimo senso d'arte l'imperatrice a cui 
si deve almeno l'idea della benefica istituzione alimentaria. Più che al bustodi Napoli, 
il ritratto ostiense mi sembra si accosti a quello sul rilievo della colonna Antonina. 
Frammento di stipite marmoreo scolpito sulle due f accie (cm. ì 05 X 30; fig. 8). 
Sull'una, tre amorini alati colgono grappoli di d'uva da un grosso tralcio 
che sale in alto attorcendosi, carico di foglie e frutta: sull'altra faccia è stilizzata 
una pianta di acanto. 

Il rilievo è prodotto dell'arte decorativa un po' appesantita del terzo secolo. 

G. Calza. 




Fig. 8. 



NOTIZIE DEGLI SCAVI 



Anno 1Q22 — Fascicoli 4, 5, 6: 



Regione XI (TRANSPADANA). 

Dobbiamo allo zelo instancabile del benemerito dott. Pietro Barocelli le seguenti 
notizie sopra rinvenimenti di antichità avvenuti nella Regione XI, nei siti qui ap- 
presso notati. 

I. OUREGGIO (Borgomanero) — Tesorello di monete imperiali romane. 

Nel territorio del comune di Cureggio, dove per lo passato vennero trovate epi- 
grafi romane (*), presso la cascina Chiosa, non lungi dalla stazione ferroviaria, il pro- 
prietario signor Giovanni Duelli rinvenne casualmente, in occasione di lavori agricoli, 
entro un'urna fittile, tosto infranta, un tesoretto di monete imperiali romane, costituito 
quasi interamente da monete di medio bronzo e dà pochissimi piccoli bronzi. In tutto 
furono consegnate alla Soprintendenza per il prescritto esame 1008 monete ; poche al- 
tre passarono di mano in mano ed andarono disperse all'atto del ritrovamento. 

Per il lungo uso, in queste monete le leggende ed i tipi del diritto e del rovescio 
vennero talmente logorati, da rendere impossibile in alcuni casi una precisa identifi- 
cazione : le leggende, laddove sono parzialmente conservate, non presentano speciale 
interesse. 

Molto logori per lungo corso ed uso un medio bronzo, dubbio se di Tito o di Ve- 
spasiano, ed altri di Traiano e di Adriano. Più numerose e meno logore si rinvennero 
monete di Antonino Pio, Faustina Madre, Marco Aurelio, Faustina Giovane, L. Vero 
(in numero più scarso delle altre coeve), Lucilla, Comrnodo, Crispina. Molto meno nu- 
merose quelle riconosciute di Didio Giuliano, Clodio Albino, Settimio Severo, Giulia 
Domila. 

(*) C. 1. L., V 2 , 6607-6612, Pai», C. I. L. suppl. hai, n. 887. 



Notizie Soavi 1922 - Voi. XIX. 13 



MONORIVELLO, OARAVÌNO — 98 — REGIONE XI. 



II. MONORIVELLO (Vercelli) — Tomba d'età romana. 

Nel territorio del comune, poco lungi dall'abitato di Villareggia, precisamente ac- 
costo ed a monte della Cascina Sivelli, venne recentemente in luce, scavandosi un canale 
a cura del consorzio irriguo di Villareggia, ima tomba d'età romana. Questa era protetta 
da tegulae e da imbrics ; ma per la manomissione subito avvenuta non se ne potè 
constatare la esatta disposizione. 

TI cadavere era inumato. Della suppellettile non si salvò che una umetta di ter- 
racotta comnne, ora nel Regio Museo torinese di antichità. 

Non è la prima volta che nella regione ebbero luogo ritrovamenti sporadici di an- 
tichità. Così si ha notizia orale, indeterminata, che, anni addietro, altre tombe laterizie 
furono scoperte a poche centinaia di metri a sud del convento di Moncrivello, verso la 
cascina San Pietro. A ritrovamenti di urne cinerarie e di una statuetta di bronzo, 
avvenuti nella regione, accennò il Ferrerò ( 1 ). 



III. CAKAVINO (Ivrea) — Tesoretto monetale del III secolo d. Cristo. 

Nella campagna a levante della strada Albiano-Caravino (*), uno scavo per pianta- 
gioni, eseguito nella proprietà Permetti Gaspare fece casualmente scoprire un tesoretto 
di oltre quattrocento « antoniniani » contenuti in un recipiente di sottile lamina di 
bronzo avente forma di bottiglia ansata. Non essendo stato possibile coi soliti semplici 
mezzi togliere a queste monete la spessa e dura patina onde esse erano ricoperte, si 
dovette per molte rinunciare ad una esatta identificazione. 

La massima parte appartengono agli imperatori Gallieno e Claudio If. Le monete 
identificate con precisione sono le seguenti : 

Gallieno Cohen, Mériailles iwpériales, 2 a ed., nn. 35, 72, 157, 158, 160, 220, 265. 
304, :ì42, 344, 388, 550, 586, 606, 614, 617, 670, 690, 741, 786, 859, 864, 928, 974, 1236. 

Salonina, Cohen, nn. 70, 127, 147. 

Postumo. Cohen, n. 360. 

Claudio II, Cohen, nn. 3, 6, 10, 21, 69, 74, 114, 124, 129, 138, 202, 214, 230, 
291, 315. In altre di Claudio, di cui per la patina non ò possibile una esatta identifica- 
zione, sono al rovescio le note leggende: FIDES • EXERCI , FIDES -MILIT, FORTVNA- 
REDVX, IOVI-VICTORl. MARSVLTOR, PAXAVG, SPESPVBLICA. VICTORIA- 
AVG, VIRTVS-AVG. 

Quintillo - Cohen, n. 19. 

L'intero tesoretto fu acquistato dal R. Museo di antichità di Torino 

(*) Iscrizioni antiche vercellesi (Memorie d. R. Aenul. d. Scienze di Torino, ser. II, voi. XLI, 
pag. 130). 

(*) Proprietà Perinetri Gaspare. 



y\ 



REGIONE XI. — 99 — ,\OSTA 



IV. AOSTA — Acquedotto scoperto in frazione la Gomba. 

Vicinissimo alla città di Aosta apresi sulla sinistra del torrente Buthier una breve 
valletta, che presto termina nella conca coronata dalle casupole dell'abitato di la Comba. 
È questa conca ricca di eccellenti acque sorgive, le quali furono ricercate fino dalla an- 
tichità romana. 

Il Bérard {Atti della società piemontese di archeologia, V, pa». 134-6, tav. IX. S) ri- 
ferì che verso l'anno 1885, eseguendo visi scavi, furono messi casualmente allo scoperto 
un tratto di antico condotto ed una piccola vasca ili cui esso immetteva, e donde usciva. 
Oe ne lasciò una descrizione, e ne pubblicò alcune figure, le quali bastano a darci una 
idea approssimativa degli avanzi. 

Recentemente il municipio di Aosta promosse scavi per la ricerca di acque pota- 
bili ed in questa occasione fu messo in luce qua e là, per una lunghezza complessiva di 
circa ventiquattro metri, il condotto stesso, e precisamente nel fondo della conca, imme- 
diatamente a monte delle prime casupole isolate di la Comba che si incontrano risa- 
lendo la mulattiera di fondo valle. 

Non molto lontani devono essere il tratto di condotto e la piccola vasca Vista dal 
Bérard. 

Il condotto corre, secondo i luoghi, a due o tre metri sotterra. La presa o 'e varie 
prese d'acqua sarebbero da ricercare piuttosto vicino al tratto messo recentemente 
in luce. 

Il condotto è eccezionalmente solido. È costituito da una massa compatta di ciot- 
tolila interi o spezzati, impastati con sabbia e calce ; costruzione evidentemente richie- 
sta ad evitare cedimenti. Il condotto infatti non corre su roccia, ma entro terra. La 
cunetta (m. 0.35-0.40 di larghezza ed altrettanti di profondità) apresi, nei tratti recen- 
temente scoperti, in questa massa di calcestruzzo, che nel suo insieme ci si presenta di 
sezione quadrata (ni. 1 X 1). 

La pendenza è forte : ancora oggi vi scorrono precipitose le acque. Le forti e larghe 
lastre di pietra rozzamente squadrate, eh", come risulta anche dalle notizie date dal Bé- 
rard ricoprono la cunetta, dai tratti messi recentemente in luce, furono asportate dagli 
operai prima che la Soprintendenza delle antichità fosse avvisata della scoperta. 

Il Bérard osservò che le parti interne del condotto e dei muri della vasca erano 
rivestite di una « couehe assez mince d'un vernis de couleur sanguine.): evidente- 
mente è Vopus xigninum a tritume laterizio di sì largo uso nelle costruzioni idrauliche 
romane. .\ei tratti del condotto recentemente scoperti questo intonaco mancava, cor- 
roso forse ed asportato dalle acque e dal tempo. 

Siffatta bella costruzione non poteva avere altro scopo se non quello di fornire alla 
romana città di Augusta Praetoria acque potabili. 



RODALLO CANAVESE — 100 — REGIONE XI. 



V. RODALLO CANAVESE — Tombe d'eia romana. 

Recentemente lavori agricoli misero in luce due tombe, non lungi dalla tenuta Ca- 
rolina ( 1 ). La Soprintendenza dello antichità per il Piemonte, cortesemente informata del 
ritrovamento dal signor Piero Pepino, credette opportuno eseguire una breve esplora- 
zione in vicinanza di queste tombe ; e ne furono infatti scoperte altre quattro povere, a 
pochi metri di distanza dalle prime. 

Tutte ad incinerazione. 

Intorno a questo gruppo di tombe cessava ogni traccia archeologica. Era verosimil- 
mente il sepolcreto di un abitato di pochi agricolae. L'età è data in modo solo approssima- 
tivo da un medio bronzo di Augusto (*) e da un altro medio bronzo molto corroso della 
famiglia Giulia. Un terzo, pure molto corroso, si direbbe dell'imperatore Vespasiano. 

A questa indicazione cronologica non si oppone la rimanente suppellettile funeraria. 

Le due tombe scoperte casualmente erano protette da tegulae ( 3 ). Stando alle infor- 
mazioni ricevute mancavano dell'urna cineraria. 

Su una iegula il bollo in lettere rilevate, di cui qui si aggiunge la figura (fig. 1 ) è di una 



Fio. l. 



officina che diffuse i suoi prodotti anche nel basso Vercellese. La forma delle lettere è 
infatti la medesima degli esemplari di Palazzolo Vercellese (*). 

Le altre tombe erano semplici pozzetti approssimativamente circolari (diani. ni. 0,50 
circa) scavati nella alluvione ghiaiosa che torma il sottosuolo della valle padana. In questi 
erano stati gettati alla rinfusa gli oggetti della scarsa suppellettile, i carboni del rogo, le 
ossa combuste. 

( x ) Proprietà Pagliero Irene. A circa m. 50 a sud della roggia (l'in inazione. 

( l ) Cohen, Médailles imperiale*, 2* ed., n. 228. 

(•) Come fossero disposte le tegulae non fu possibile sapere : sembra ohe una di queste due tombe 
avesse dimensioni tali da poter contenere un cadavere inumato, benché vi sia accertato il rito dell'in 
cinerazione, caso raro, ma non unico. 

(*) C. I. L. V, p. 977 {tegulae regionis vercellensis, n. 393); Bruzza, Inerii, antiche Vercellesi, 
p. 204 ; Atti d. soc. piem. di archeol. UT, pag. 265. L'esemplare di Creseentino differisce dal nostro per 
la figura incompleta forse di ara (vedine la figura in Bruzza ed in Atti d. soc. piem. cit.). 

Alcuni esemplari di tegulae con questo bollo, provenienti da Palazzolo Vercellese, conservatisi 
nel R. Museo di antichità di Torino, ma presentano ancora un'altra varietà per aver la figurazione di un 
delfino ed un R in luogo del bue e dell'ara (?) dell'esemplare di Creseentino. 



REGIONE XI. — 101 — CALUSO, VIÙ 

In tutte le tombe i soliti unguentari vitrei semifusi dal rogo ; numerosi i cocci ed i 
vasi fittili rotti ritualmente. Anche due pezzi di uno specchietto di bronzo argentato 
erano stati gettati in differenti punti della medesima tomba. Piccoli frammenti di vasi 
diterra sigillata italica mostravano all'evidenza di aver subito una forte azione del fuoco. 
In tutte le tombe numerosi i chiodi di ferro contro il fascino. Due oggettini di vetro 
hanno anch'essi forma di chiodi. Interi sono alcuni coltelli di ferro ed un altro specchietto 
circolare. Intere o spezzate ritualmente coppe di terra cinerina a pareti sottilissime 
ornate, frequenti nei sepolcreti piemontesi dell'alto impero, limette fìttili di rozzo impasto 
con i diffusi rozzi ornati a stecca, una lucerna fittile col noto bollo in lettere rilevate 
COMVNIS ( l ). 



VI. CALUSO — Tomba di età romana. 

In regione Macellio, in casuali lavori agricoli fu messa in luce e subito parzialmente 
manomessa una tomba laterizia (tegulae disposte sul fondo, per pareti e per copertura 
piana). Stando alle informazioni ricevute, pare non fosse di tali dimensioni da contenere 
un cadavere inumato. Forse le ossa combuste, disperse nella tomba, vennero inavverti- 
tamente gettate via. 

11 proprietario del terreno, signor P. L. Gabrieli, appena avvertito, provvide a mettere 
in salvo parte almeno del corredo funebre. Di vetro : una bottiglietta a ventre a sezione 
rettangolare e munita di due eleganti anse, ed un bicchiere cilindrico. Di fittili: una pic- 
cola coppa di terra giallognola (esternamente graffito VIVII), tre rozze ciotole, due botti- 
glie ansate ed una piccola lucernetta di lavorazione poco accurata e senza bollo, di forma 
Bressel, C. I. L., XV, tav. Ili, n. 5. 

Mancando le monete, nessun dato certo per stabilire il tempo, che tale forma di lu- 
cernetta, se è frequente nel I secolo dopo Cristo, ebbe, a quanto sembra, rozze imitazioni 
posteriori. 

Già altri ritrovamenti di età romana avvennero nel territorio di Caluso ( 2 ). 



VII. VIÙ (valli di Laazo Torinese) — Manufatti litici preistorici. 

Discoprendo i ruderi del castello medioevale di Viù, eretto sopra un'altura dominante 
la borgata Versino, il cav. Carlo Fino raccolse recentemente, disperse entro un antico rin- 
terro, due accette levigate di quarzite ed una lama di selce. 

Per vecchie rotture, di una accetta di non comuni dimensioni (intera doveva misu- 
rare almeno 20 cm. di lunghezza) non resta che un frammento del taglio levigatissimo ; 

(*) Lucerna di forma variante della Dressel (C. 1. L., XV, tav. Ili), n. 5. 

(*) limivi, Memorie storiche di Cnluso, dispensa l a e 2". Notizie degli scavi d'antichità, 1899, 
pag. 369. Fu scoperta a Caluso l'iscrizione C. I. L., V, 6902. Presso Caluso nel territorio del limitrofo 
comune di Candì» fu scoperta la lapide n. 6903. Nel vicino comune di Rodallo, furono recentemente 
^coperte le tombe di età romana di cui è dato cenno nella precedente relazione. 



VIÙ — 102 — kEOlONE X. 



dell'altra inanca totalmente il taglio. Quest'ultima, di sezione ovale, levigata solo verso 
il taglio, sembra della diffusa foggia linguiforme. 

Piuttosto rari in queste parti del Piemonte sono gli utensili di selce finora noti : 
generalmente la selce si ritiene importata. La nostra lama è molto simile per il profilo 
ricurvo, per la lunghezza (citi. 10), per la superficie di stacco piana, per il minuto ritocco 
dei margini (in uno di esso visibili piccoli regolari denti) ad una lama della palafitta di 
Mercurago e ad altra uscita dalla torbiera di 'frana, ove molto verosimilmente esisteva 
un'altra palafitta, ha lama di Viti rientra con (meste nella categoria che il Colini in una 
magistrale memoria denominò coltelli-sega, perchè presentanti i caratteri degli strumenti 
da taglio in genere, che occasionalmente servivano a segare ( x ). L'esemplare di Viù diffe- 
risce da quelli di Mercurago e Trana perchè di maggior spessore e di sezione triangolare, 
non essendo stata spianata la costa mediana. Per vecchia rottura non si sa se l'estremità 
superiore terminasse in punta. Anche l'opposta estremità è da antico lievemente 
smussata. 

La valle alpina di Viù, ristretta e segregata come quella che non conduce ad alcun 
valico di qualche importanza, difficilmente potè avere una popolazione stabile nelle 
età. in cui erano in uso tali strumenti di pietra. Questo ritrovamento farebbe pensare a 
gente venuta dal piano temporaneamente, se non addirittura a cacciatori di passaggio, 
in una fase di civiltà mal determinabile in cui la tecnica della lavorazione della pietra dava 
prodotti perfezionati, fors'anche quando nei laghetti subalpini sorgevano le palafitte. 

Questi tre oggetti sono fino ad ora i soli litici preistorici scoperti tra la vai di Susa e 
vai d'Aosta, antiche vie di comunicazione col versante nord delle Alpi (' . In tutta la 
regione compresa fra queste due vallate era stato fino ad ora raccolto un solo oggetto prei- 
storico, il pugnale di bronzo che al Gastaldi fece congetturare del passaggio alpino di 
qualche ardito ( 3 ), quando questi monti erano ritenuti inaccessibili e considerati come 
un pauroso mistero. 



( 1 ) Gastaldi, Muovi cenni, tav. I, 10 (Mercurago); Barocelli, Manufatti della torbiera di Tnuw in 
Atti d. società piemontese di archeologia, IX, p. 108 e tav. XXXVI, 5. 

(*) Perla Val d'Aosta vedi Pigorini, Ornamenti di conchiglie rinvenuti in antiche tombe di vali' Aosta 
in Bull, dipaletnol. ital, XIV; Notizie di scavi d'antichità, 1918, p. 253; Sepolcreto neolitico diVilleneuve. 
in Bollettino della Società piemontese di archeologia, a. 1018, p. 70 Armillc di bronzo in Notizie d. Scavi 
d'ant., 1801, p. 75 e seg. (ritrovamenti preromani del Gran San Bernardo). Se per la vai di Susa il pas- 
saggio oltralpe nella età preromana non è ancora con sicurezza attestato (vedi Taramelli, Il riparo sotto 
roccia di Vayes, in Bull, dipaletnol. Ital., XXIX), la via della vai di Susa, rome quella d'Aosta, sembra 
messa da Polibio (presso Strabone IV) fra le più antiche che oltrepassavano le Alpi. 

(*)' Gastaldi, Frammenti di paletnol. in Meni. d. R. Accad. d. Lincei, ci. scienze fisiche, 1876, 76, 
pag. 516, tav. XI, 3). 



REGIONE VII. 103 SCANDICCI 



Vili. MONCALIERI — Tomba d'età romana. 

Laterizia. Ad inumazione. Scoperta facendosi scavi a cura del Genio militare per 
la fabbrica di carborundum (sinistra del Po, ad ovest della strada di Carenano, sul ter- 
razzo fluviale verso la cascina Coiombetta). Manomessa, non ostante le precise dispo- 
sizioni dell'ufficiale dirigente i lavori. Si raccolsero per il R. Museo di antichità di Torino 
un [rammento di « tegula » con incisione anch'essa parzialmente mancante fatta a 
stecca su pasta molle : 

fi 

ìIC U II 

; 

ed altri pezzi di « imbrex », dove in uguale modo è iscritto : UH 

Vicino alla tomba qua e là a poca profondità straterelli di carboni con piccoli fram- 
menti fìttili ed ossa di animali. 

Pietro Bahocelli. 



Regione VII [ET R URIA). 

IX. S0ANDI00I (comime di Casellina e Torri presso Firenze) — 
Scoperta di un antico istrumento chirurgico. 

Il Museo Archeologico di Firenze ha testé acquistato per poche diecine di lire lo 
strano oggetto di cui presento la figura un poco minore del vero (fìg. 1) e brevemente 
descrivo ( 1 ). 

Premetto che quando mi fu mostrato dall'operaio Brunetto Taddei, che l'avrebbe 
rinvenuto a circa 7 metri di profondità, scavando un pozzo nelle vicinanze di Scandicci 
(podere S. Bartolo al Cintoia), mi parve di riconoscervi un antico istrumento chirurgico ; 
ed ora mantengo tale designazione ; ma non escludo che ad altro potesse servire. Comun- 
que, appunto perchè si tratta di un oggetto strano e di tipo affatto nuovo, merita di farlo 
conoscere agli archeologi. 

È di bronzo di buona lega, coperto da una patina verde-turchina, e con incrostazioni 
calcaree e terrose dovute alla millenaria permanenza in un terreno umido. Consta di tre 
distinte parti, saldate permanentemente fra di loro: un robusto specillo, conico acu- 
minato ne costituisce circa la metà ; e l'altra metà è rappresentata da una pinza semplice, 

(*) L'oggetto, lungo m. 0,25, non è rotto alle estremità, e quindi corrisponde quati alla sua di- 
mensione originaria. Il dischetto concavo convesso inserito di fianco ha il diametro di mm. 22 allo 
stato attuale, un po' corroso all'orlo. 



SCANDICCI 



104 — 



REGIONE VII. 



a lunghe branche ancora elastiche. Il punto di unione fra i 
due suddetti elementi è mascherato da una solida e graziosa 
ghiera sagomata. A metà^dello specillo, e perciò ad un 
quarto della totale lunghezza dell' istrumento, è inserito di 
traverso, e per mezzo di un'altra piccola ghiera quadrango- 
lare all'esterno, uno scodellino discoide, concavo-convesso, 
con appendice che, attraversando la ghiera d'innesto e la 
grossezza dello specillo, si vede ribadita sul lato opposto 
(v. fig.). Queste in breve sono le caratteristiche dell'oggetto, 
che è venuto ad aumentare il cospicuo gruppo di istru- 
menti chirurgici esistente nel nostro Museo. Però ne con 
questi, né con altri istrumenti, noti dalle pubblicazioni, il 
singolare oggetto di Scandicci presenta riscontri precisi, e 
neppure generiche analogie nel suo complesso. Già la lettera- 
tura al giorno nostro su simili istrumenti non è ricca, e an- 
che le copiose descrizioni nei testi classici spesso riescono 
oscure e difficili perchè non accompagnate da figure esplica- 
tive (>). Unjbuon articolo sull'argomento, con un excursus 
sulle fonti per la storia della chirurgia presso i Greci e i Ro- 
mani, è quello del dott. René Briau, inserito nel Dictio-nnaire 
des Antiquités grecques et romaines di Daremberg-Saglio, 1-2, 
pag. 1106 sgg. ; ma anche fra gli strumenti sanitari - in 
prevalenza di Pompei e di Ercolano - riprodotti nel suo ac- 
curato studio, il nostro non trova riscontri efficaci, e rappre- 
senta sempre una novità tipologica soprattutto per le parti 
che lo compongono ; le quali però, singolarmente considerate, 
vengono chiarite a sufficienza da oggetti similari, sia per 
la loro struttura che per l'uso originario. 

È indiscutibile che i tre elementi dell'ordigno trovato 
a Scandicci corrispondevano a tre diversi usi e necessità te- 
rapeutiche. L'impiego del!o specillo e della pinza in casi di 
ferite, suppurazioni e simili, era di carattere così ovvio 
anche presso gli antichi che non mette conto di insistervi 
Ma il problema si complica quando consideriamo lo scodel- 
lino poco profondo inserito di traverso sullo specillo. Era 
esso un minuscolo speculimi o un recipiente per contenere 
un caustico ? La prima ipotesi ci porterebbe a conseguenze 

/• 

( l ) Uno studio scientifico su questo importantissimo materiale 
aveva in mente di fare il dottissimo sacerdote di Esculapio professor 
Andrea Corsini, vice Direttore dell'Ufficio d'Igiene di Firenze, e spero 
che non avrà abbandonata tale nobile idea. A lui ora dedico Ja 
presente nota. 




/ 



REGIONE VII. 105 SCAND1CCI 

notevolissime circa l'arte di operare nelle cavità del corpo umano con l'aiuto della luce 
riflessa ; ma la escludo a priori, nonostante la forma di specchio dello scodellino, per que- 
sta considerazione capitale : esso non è mobile come richiederebbe lo spostamento con- 
tinuo - del raggio riflesso per illuminare via via la superficie ammalata durantd l'opera- 
zione, bensì fisso e ribadito. Dunque dobbiamo pensare piuttosto ad un uso meno sor- 
prendente nei riguardi dell'antichità a cui l'oggetto risale; detto scodellino avrà servito 
per cauterizzare, cioè avrà contenuto un medicamento caustico da spargere sulla ferita, 
nella quale prima erano stati adoperati lo specillo aguzzo e la pinza. E pertanto esso può 
trovare analogia funzionale con quella specie di paletta, proveniente da Pompei, ed edita 
dal Briau a pag. 1108, fig. 1370 del suo citato studio. 

Dobbiamo pertanto riconoscere nel nostro oggetto un istrumento a più usi, forse 
una invenzione sporadica della tecnica industriale antica. 

E che sia un manufatto dell'età classica e non del periodo medievale, non può cader 
dubbio. L'oggetto in sé contiene il suo attestato d'origine ; e questo consiste nella ma- 
teria, nella forma degli elementi che lo compongono, nella caratteristica sagoma della 
ghiera centrale, che lo fanno risalire al periodo romano, e quindi lo associano stilisti- 
camente agli altri ordigni del genere pervenuti sino a noi. 

L'operaio Taddei, che portò l'oggetto al Museo, assicurò che null'altro era stato 
rinvenuto nel profondo scavo da lui fatto nel proprio podere fino alla falda acquea del 
sottosuolo, ad eccezione di una piccola moneta di bronzo (romana ?) molto ossidata, che 
andò in briciole durante la pulitura. Ciò nonostante, la nostra Soprintendenza non man- 
cherà di tener d'occhio il posto di tale importante travamento erratico. 

Edoardo Galli. 



Si tratta indiscutibilmente di un raro istrumento composto, presumibilmente del 
11° o del 111° secolo dopo 0. di cui le due parti facilmente riconoscibili, la pinza e lo spe- 
cillo, si trovano associati in altri esempi esistenti nel Museo Welcome di Londra e forse 
anche in una piccola raccolta in possesso del sig. Evans Gorga. 

Pesta ad interpretare lo scodellino inserito lungo l'asse dello specillo. Per quanto 
la prima spiegazione potrebbe essere l'unione ai due notati strumenti (pinza e specillo) 
di un terzo assai comune nella chirurgia romana, cioè del cucchiaino da polveri, e quelli 
di forma rotonda e del diametro del presente sono comuni, non è da escludere che esso 
potrebbe avere anche un'altra interpretazione, per cui sarebbe necessario lo studio più 
accurato dello strumento stesso. 

Infatti in alcuni istrumenti romani esistono tracce di anelli a pezzi scorrevoli, e 
in questo caso, se fosse dimostrato che la fissità attuale del nodo che si inserisce sullo 
specillo fosse dovuta ad ossidazione piuttosto che a costruzione, esso potrebbe rappre- 
sentare una impugnatura mobile per lo specillo stesso con punto di fissazione per il pollice 
nell'atto dello specillamento e per fissare eventuali profondità di seni o di oggetti infissi 
in fondo di una ferita. Potrebbe confortare questa spiegazione il fatto che i cucchiaini 
da polveri, intesi alla medicazione di seni fistolosi, appunto per le ristrettezze del percorso 
hanno quasi sempre nella chirurgia antica una forma ovale allungata a dimensioni assai 

Notizik Scavi 1922 — Voi. XIX. 14 



PREGGIO — 106 — REGIONE VII. 



piccole, e generalmente sono di osso. Pare poi assolutamente da escludere l'ipotesi che si 
tratti di un cauterio il quale, scaldato, avrebbe reso impossibile l'uso di altri strumenti. 
Il fatto strano di essere stato trovato isolato, cosa che accade rarissimamente negli stru- 
menti chirurgici etruschi e romani, né in connessione con un monumento medico o simile 
(sepolcro, stipe votiva, fonte termale ecc.) potrebbe anche far pensare ad un semplice stru- 
mento da toletta, cioè un ago crinale unito ad una pinza depilatoria con scodellino per 
contenere tinture o altri cosmetici. In questo caso potrebbe essere un necessaire da toletta 
composto, in cui per es. fosse contenuto tutto ciò che sarebbe nécessaire per depilare, con- 
durre e tingere le sopracciglia, oppure più probabilmente si può trattare di uno strumento 
di semplice uso domestico, come se ne trovano molti in epoca un po' posteriore, e cioè 
uno strumento composto destinato ad una lucerna. La pinza infatti, assai simile alle mol- 
lette in uso nelle comuni lucerne ad olio, per togliere le parti bruciate dello stoppino, lo 
specillo, che è appunto leggermente ricurvo in punta ricorda lo strumento destinato a far 
uscire lo stoppino stesso, e lo scodellino potrebbe rappresentare lo spegnitoio. A mio 
parere questa interpretazione potrebbe essere la più probabile. 

R. Alessandri. 



X. PREGGIO (comune di Umbertide ili provincia di Perugia) — Rela- 
zione sugli scavi eseguiti in Sagraia. 

Nell'agosto del decorso anno mentre presenziavo a dei lavori agricoli di sterro nel 
predio al vocabolo Sagraia in frazione di Preggio, comune di Umbertide (Perugia) di 
proprietà della mia famiglia, vennero in luce dei blocchi di pietra, evidentemente lavorali, 
che generarono in me il sospetto che si potesse essere in presenza dei resti di una qualche 
antica costruzione. 

Feci proseguire a maggiore profondità il lavoro in quel luogo con il felice risultato 
di venire alla scoperta di parte di una costruzione da attribuirsi con molta probabi- 
lità agli Etruschi. 

Allora sospesi immediatamente i lavori, ne informai la R. Soprintendenza agli 
scavi di Etruria. Nei primi giorni di ottobre del passato anno lo stesso prof. Peraier 
Soprintendente agli scavi dell'Etruria, venne a compiere un sopraluogo ; e, riconosciuta 
l'importanza e l'interesse archeologico della scoperta, disponeva perchè gli scavi fossero 
continuati per conto del Sottosegretariato per le Antichità e le Belle Arti, affidandone la 
sorveglianza all'assistente Montagnoli Severino, perchè venissero completamente messi 
in luce i resti dell'antico monumento. 

Dopo circa dieci giorni di lavoro di scavo e sgombero, fu completamente liberata 
dall' interramento una costruzione a pianta rettangolare delle dimensioni interne 
di m. 5,85x3,22 (fìg. 1); le pareti sono costituite da tre filari di blocchi di pietra 



REGIONE VII. 



— 107 — 



PHEGGIO 



serena, estratta certamente nelle vicinanze, perfettamente squadrati e connessi senza 
cemento (fig. 2). 

Le pareti, coronate da una cornice molto semplice e sporgente per circa m. 0,48, sono 
alte, questa compresa, m. 1 ,83. Immediatamente sopra di essa, a filo con le pareti longitu- 
ninali, era impostata una volta a tutto sesto composta da lunghi blocchi di pietra bene 
incuneati, come nelle più perfette volte romane ; ciò desumo dalla presenza di un blocco 




v jV > ty^&& 



Fig. 1. 



lungo m. 1,55, l'unico ancora a posto che chiaramente, per la sua curvatura, proporzio- 
nata al diametro della volta, indica la pienezza dell'arco (fig. 3) ; cosicché l'altezza 
massima dell'ambiente sull'asse longitudinale doveva toccare i m. 3,45. 

L'accesso all'interno della costruzione è costituito da un corridoio largo m. 1,05 e 
lungo ni. 3,75, che precede la porta larga ni. 0,83 ; fra il piano della soglia di questa e 
quello del corridoio, esiste una bassa ed ampia antisoglia della profondità di m. 0,62 (fig. 4). 

La maggior parte dei caratteri della costruzione la fanno attribuire agli Etruschi ; 
d'altra parte nella relativa piccolezza del monumento si scorge una potenza di costru- 
zione che fa subito pensare ai monumenti romani. Pur troppo nulla si rinvenne nell'in- 
terno che potesse aiutare a precisare l'epoca e l'uso della costruzione ; ma certo si tratta 
di un ipogeo monumentale; solo furono trovati pochi frammenti di urne, olle ed orci in 
terracotta. In ogni modo che il monumento possa essere attribuito ad età etrusco-romana 
può risultare anche dal parallelismo assai vicino con la tomba di Bettona pubblicata anni 
or sono dal Cultrera ( 1 ). 

f 1 ) In No!. Si-avi, 1916, p. 3. 



l'KEGGIO 



— 108 — 



REGIONE VII. 



Secondo l'uso etrusco, la costruzione era per buona parte sotto terra ma poiché il 
sottosuolo non si prestava per la sua costituzione geologica (filoni di roccia a sottili falde 
frammentate poste per coltello) all'escavazione di una grotta, i costruttori rivestirono 
le pareti della grande fossa praticata sul pendio della collina con poderosi blocchi. 



■ìk- 




Sulle pareti longitudinali appoggiarono la volta a botte e poscia coprirono la costru- 
zione col tumulo tradizionale. 

TI forte aggetto della cornice che ricorre con certezza su almeno tre pareti, è spropor- 
zionato allo scopo puramente decorativo e fa supporre che possa principalmente aver 
servito alla collocazione di urne cinerarie, lampade etc, in modo da preservare questi 
oggetti dall'umidità, non presentando il fondo roccioso alcuna traccia di pavimentazione. 
Stupisce il fatto che in tale costruzione, che doveva essere perfetta, fosse lasciata per pa- 
vimento la superficie abbastanza ineguale della roccia ; ma probabilmente il fondo doveva 



REGIONE VII. 



109 — 



PKEGGIO 



essere almeno ricoperto da uno strato di terra battuta e argilla, scomparso e disciolto nel 
processo dei secoli. A meno che il pavimento non sia stato distrutto quando fu violato, 
depredato e smantellato il monumento. 




Sezione f si - Ovest 
Fio. 3. 



J'ez/o/tr de/t'crcitfuj/c fumalo 




TZ.TT 



rr 



7 






W$&ò% 4 | ì , é , jsiM(wìSw ;l 




fetio'ie /o/tòi fuc/i'tij./c Sue/- c/forel 

o 

Fig. 4. 

L'ipotesi della devastazione è avvalorata dal fatto che poche delle pietre costituenti 
la volta si trovarono nell'interno dell'ipogeo, oltre che dall'assenza completa di un qual- 
siasi oggetto. 

Si conserva memoria che circa 40 anni fa, nell'eseguire lavori agricoli, sempre nel ter- 
ritorio circostante alla scoperta odierna, si rinvenne un idoletto etrusco, che fu venduto 
per scudi 200. 

Altri saggi sommari, eseguiti contemporaneamente allo scavo dell'ipogeo, hanno ri- 
velato dei punti ove la roccia, costantemente quasi affiorante alla superficie in tutta la 



CIVITÈLLA S. PAOLO — 110 — REGIONE VII. 



zona adiacente, manca improvvisamente lasciando il posto ad una riempitura di terra 
lavorata, mista a frammenti di vasi, orci e tegoloni in terracotta. In altro punto questi 
frammenti vennero trovati uniti a uno strato di terra nera serbante ancora evidenti tracce 
d'incendio. 

Il nome della località (Sagraia), la scoperta dell'ipogeo, i saggi fatti e i frammenti di 
antiche terrecotte affioranti alla superficie di tutti i campi vicini, avvalorano il sospetto 
che il sottosuolo possa nascondere altri antichi monumenti, forse in migliore stato di 
quello testé messo in luce ; sicché sarebbe opportuna un'accurata esplorazione atta a sin- 
cerare il vero valore archeologico del terreno in parola. 

In vari punti della zona circostante la frazione di Preggio, sono state piti volte rin- 
venute tombe semplici a cassoni di terracotta, e al pian di Marte, anni or sono, fu rinve- 
nuto una specie di salvadanaio in terracotta, contenente monete ; ivi pure con frequenza 
sono stati trovati avanzi di scheletri umani. 

La zona a nord del Trasimeno, e precisamente fra Preggio e Passionano del Lago, 
è compresa nel campo di battaglia in cui furono sconfitti i Romani dai Cartaginesi. 

Tutto ciò non perchè abbia relazione col fatto del rinvenimento dell'antico monu- 
mento, ma solamente per dimostrare l'interesse scientifico che questa ignorata regione 
può presentare dal punto di vista dell'archeologia e della storia dell'arte, anche per la 
grande quantità di memorie e di rovine medioevali. 

Amerigo Contini. 



XI. CIVITÈLLA S. PAOLO — Relazione di scavi eseguiti in località 
Monte S. Martino, nell'estate 1920. 

Ts'ell'agosto del 1020 i sigg. avv. Giulio Paradisi e ing. Augusto Santarelli, debi- 
tamente autorizzati dal Ministero della P. Istruzione, iniziavano dei saggi di scavo per 
ricerca di tombe antiche in un terreno di loro proprietà, in comune di Civitella S. Paolo, 
contrada Monte. S. Martino. TI territorio, largamente compreso, nei riguardi archeolo- 
gici sotto il nome di Agro Cape nate, e da tempo famoso per l'originalità, l'abbondanza 
e la ricchezza delle scoperte, determinate dalla vastità di antiche necropoli e dalla im- 
portanza delle suppellettili funebri, e stato raramente finora oggetto di ricerche razio- 
nali e di esplorazioni sistematiche. Degli scavi eseguiti nel territorio, poco è stato- finora 
pubblicato ('). 

La facilità con la quale i contadini del luogo si dedicano in determinate stagioni a 
scavi abusivi, in località ormai note per l'importanza e la ricchezza delle tombe, fa tanto 
maggiormente deplorare la mancanza di scavi governativi su larga scala. (ìli scavi siste- 
matici, cui si fa cenno, iniziati il 18 agosto 1920, furono proseguiti sino alla fine di set- 

(*) R. Paribeni, Xicropoli dell'Agro capenate, in Monum. Ant, dei Lincei, voi. XVI (190C), p. 277 
segg. ; lil., Notizie Se. 1905, p. 301 segg. ; e A. Della Seta. Il Museo di Villa Giulia, I, p. 321 segg. 



REGIONE VII. — 111 — CIVITELLA S. PAOLO 



tembre dello stesso anno con la mano d'opera fornita dai proprietari sigg. Paradisi 
e Santarelli, e con la presenza degli assistenti sigg. Pietro Mottini e Pietro Conti, della 
Soprintendenza agli Scavi di Roma, alternatisi nella bisogna, i quali compilarono con 
lodevole cura i giornali di scavo. 

Il luogo in cui si svolsero le ricerche, è uno di quelli maggiormente presi di mira 
dagli scavatori clandestini, cioè il colle stesso di S. Martino a nord del Castellacelo, 
località questa nella quale si vorrebbe identificare l'ubicazione del!"<*ntica città scomparsa 
di Capena. Sul versante nord del detto colle, a circa trecento metri dal Fosso dell'Olio, 
furono iniziate le ricerche, e queste condotte successivamente sino a raggiungere la 
cresta del colle. Negativo fu l'esito delle prime ricerche, le quali permisero soltanto 
di constatare la presenza di tombe a camera, esplorate di recente e franate. Raggiunto 
il ciglio del colle sul versante che guarda il Fosso Gramiccia e alla distanza di circa 
duecento metri da questo, fu potuta esplorare con qualche frutto la prima tomba a ca- 
mera. 

Tomba I (a camera). Rinvenuta a m. 1.30 di profondità dal piano di campagna, 
con ingresso a nord e corridoio della larghezza di m. 0.80. La tomba scavata nel tufo, 
presentava la volta e le pareti con loculi, franati in maniera, che non fu possibile di 
prendere alcuna misura. Soltanto si potè identificare la forma generale della tomba, che 
si potrebbe dire a croce greca, con tre bracci formati da altrettante camere, e il quarto 
dal corridoio d'ingresso. Sotto i rottami di tufo si rinvennero, quali avanzi della sup- 
pellettile funebre, gli oggetti che appresso si descrivono. 

Terracotta. 

N. 12 balsamari di terracotta grezza rossastra, a pancia sferoidale e fondo piatto. 
Altezza massima, m. 0.14 ; minima, 0.065. 

N. 28 balsamari del tipo più comune, interi e frammentari. Alt. mass. 0.16. 

N. 13 fiaschette di terracotta grezza, intere e frammentarie, a pancia schiacciata, 
e collo più o meno sviluppato, talora aperto ad imbuto, con alta ansa a nastro. Alt. 
mass. 0.19. 

N. 2 anfore vinarie a corpo cilindrico, terminante in punta ; una delle anfore, alta 
ni. 1.10, con le lettere A I stampate alla base di una delle anse ; l'altra, alta in. 1,15, 
senza impressione. 

N. 2 lucernette monolycni a vernice rossa corallina, portanti in rilievo alla su- 
perficie superiore e intorno al corpo, una delle lucernette dei listelli alternati a file di 
bottoni, l'altra delle sole file di bottoncini disposte a raggiera. Ai lati delle anse, apo- 
fisi od orecchiette di forma rotondeggiante. 

Ciotolina di terracotta rosso pallida, a pareti sottilissime, in frammenti. 

Oro. 

Pochi filamenti sottolissimi di oro, appartenuti ad oggetti di ornamento personale, 
forse una reticella per capelli. - - 



«VITELLA S. l'AOLO — 112 — REGIONE VII. 



Bronzo. 

Due piccole maniglie a corpo sottile fortemente arcuato, ingrossato al cen- 
tro, ad estremità ritolte in alto e tornite. Ai gomiti due piccole borchie con chiodetti, 
per fissare la maniglia alle pareti di un cofanetto probabilmente di legno. 

Piastrina di lamina, di forma quadrangolare (alta m. 0.04, larga 0,03), con fori 
centrali sovrapposti di cui uno tondo e due oblunghi. Quattro bollettine agli angoli, 
per fissare questa che non è altro che una toppa di serratura, alla cassettina anzidetta. 

Fialetta di lamina di bronzo, liscia : diam. 0,12. 

Altra simile, in frammenti. 

Specchio di bronzo liscio quadrangolare, in frammenti con tracce di brunitura. 

Asticella di bronzo, lunga min. 75, con borehietta tonda, mobile, ad una estremità. 

Anellino con castone mobile di bronzo: diam. nini. M. 

Ferro. 

Parte superiore (collo ed ansa compresi) di un'anforetta di ferro, a spesse pareti 
molto ribollite. 

Grosso anello a sezione quadrangolare, con parte del giro largamente spianata: 
diam. m. 0,13. 

Strigili frammentari, in numero di tre o quattro, già infilati per il manico all'a- 
nello anzidetto. 

Frammenti di asticelle cilindriche, irricomponibili. 

Alabastro. 

Anforetta a collo cilindrico e corpo ovoidale, terminante, in punta; priva di 
una delle anse. alt. m. 0,14. 

Osso. 

Tubo frammentario, che già faceva parte di una tibia musicale, con due fori circo- 
lari passanti. Alt. m. 0,06. 

Ago crinale, spuntato, sormontato da un dischetto di nini. 21 di diametro e ter- 
minante alla sommità in un pomello a ghianda, tornito. 

Tomba II (a camera), rinvenuta a circa quaranta metri a sud della prima e 
alla profondità di m. 1,60 dal piano di campagna ; con tramite scavato nel tufo, largo 
ni. 1, ed ingresso sul lato orientale, privo di chiudenda per precedenti manomissioni. 
La tomba franata e ripiena di terra, consiste di una camera quadrata, di ni. 2 di lato, 
con soffitto piano, alto da terra m. 1,90. Dentro la tomba erano incavati sei loculi, in- 
teramente franati, due su ciascuna parete, esclusa la parete di ingresso. La loro gran- 
dezza si potè tuttavia misurare in m. 1,70 di lunghezza, m. 0,50 di altezza e m. 0,60 di 
profondità. I loculi del piano più basso erano alti da terra m. 0,25. 

Tra le macerie si rinvennero gli oggetti appresso descritti. 



RliGlONE VH. — 113 — CIVITELLA S. PAOLO 



Terracotta. 

X. 19 balsamari fusiformi, di terracotta grezza. Alt. mass. m. 0,19. 

N. 6 fiaschette a pancia schiacciata, del tipo di quelle sopra descritte. Alt. mass. 0,15. 

N. 7 anfore vinarie, di cui una in frammenti, recante impresso sul collo, a lettere 

molto irregolari, il bollo 

L.CIMON 

Alt. mass. ni. 1 ; minima, 0,62. 

N. 7 craterischi a vernice nera lucente, di forma goffa, con anse orizzontali od obli- 
que. Alt. mass. ni. 0,13 ; minima 0,07. 

N. 4 orciuoletti od attingitoi, a vernice nera lucente, con ansa ad anello. Alt. 0,06. 

N. 5 ciotolette a vernice nera lucente. Diam. mass. 0,13 ; alt. 0,05. 

Piccola phiàle a vernice nera, in frammenti. 

N. 5 lucernette monolycni a vernice nera, prive di decorazione. 

Bicchiere a pareti sottili di colore brunastro, a pancia rigonfia e fondo piano. 
Alt. 0,115. 

Peso da telaio in forma di piramide tronca, con semplice solco diritto sulla faccia 
superiore. Alt. 0,08. 

Bronzo. 

N. 2 piccole anse a corpo arcuato, a sezione quadrangolare, con ingrossamento 
a metà ed estremità ritorte, assottigliate e tornite. Da ciascun gomito pende una 
borchietta tonda, mobile, con chiodetti per inserire alle pareti della cassettina. Alt. 
m. 0,045 ; largh. 0,05. 

Specchio in forma di disco circolare ; diam. m. 0,095. 

Altro specchio simile, il quale conserva sulla faccia superiore leggermente convessa, 
la brunitura originaria, in modo da riflettere tuttora l'immagine. Diam. m. 0,135 ; spes- 
sore inni. 3. 

Frammenti vari di specchi simili, con la brunitura originale ben conservata. 

Carafa di lamina, a pancia alquanto schiacciata ed orlo svasato, con due anse ver- 
ticali ricurve, di cui una sola conservata, di forma semplice ed elegante. Alt. m. 0,135 ; 
diam. dell'orlo 0,11. 

Piattello di lamina, ad orlo largo e piatto. Diam. m. 0,095. 

Phiàle di lamina di rame, con tre cerchi concentrici a rilievo nel fondo interno. Diam. 
ni. 0,18. 

Ferro. 

Strigili in frammenti. 

Verghetta tonda in frammenti (forse di giavellotti?). 

Varie. 

Pezzi di ago crinale di*osso, terminante a' sommo in un bottone a forma di ghianda. 
Piccola valva di conchiglia, già impiegata forse come recipiente per cosmetico. 

Notizie Scavi 1922 — Voi. XIX. 15 



CIVITELIA S. PAOLO — 114 — REGIONE VII. 

Tomba III (a camera), a m. 3,50 a nord-ovest della tomba precedente e a m. 1,50 
sotto il piano di campagna. La tomba, dalla volta completamente franata, era di forma 
trapezoidale, con apertura d'ingresso a sud, larga m. 0,80, con parte della chiudenda 
in pietra calcare, tuttora a posto. La camera misurava m. 2,60 di lunghezza, su m. 1,30 
di larghezza alla parete d'ingresso e m. 2.20 alla parete di fondo. A m. 0,80 dal piano 
della camera, quattro loculi, in parte franati, incavati sulle pareti, e cioè due ai lati 
della parete d'ingresso, e due più irregolari, agli angoli tra la parete di fondo e le 
pareti laterali. Dimensioni medie dei loculi : altezza m. 0,80, lunghezza m. 1,8), profon- 
dità m. 0,70. Segue la descrizione degli oggetti rinvenuti nella tomba. 

Il loculo di destra si rinvenne spoglio di oggetti. Nel loculo di sinistra si rin- 
venne : 

a) un piccolo óskos a vernice nera, alto m. 0,08, mancante del beccuccio e del- 
l'ansa ; 

b) un orciuoletto panciuto, a spesse pareti colorite in nero opaco, senza anse, alto 
m. 0,09 (diam. 0,085) ; 

e) una lékythos ariballica, a pancia verticalmente striata, verniciata di nero, 
alta m. 0,12 ; 

d) una fiaschetta di terracotta grezza, a collo tronco-con'eo, monoansata ; 

e) una spada di ferro in frammenti, con impugnatura di ferro rigonfia a mezzo 
e terminante alla sommità in un largo pomo piatto, rotondo. 

Il loculo della parete di destra conteneva : 

a) n. 5 ciotolette di terracotta grezza, del diametro massimo di m. 0,005 ; 

b) un craterisco a campana profondo, su basso piede, con anse verticali a nastro. 
Vernice nerolucente, con decorazione sovrapposta in color rosso pallido, consistente 
in motivi geometrici semplicissimi e palmette scheletriche. Alt. m. 0,115 ; diam. 0,105. 

Entro il loculo della parete di fronte all'ingresso : 

a) ciotoletta ad orlo rientrante, verniciata di nero ; diam. m. 0,06 ; 

b) sktfphos con anse orizzontali e ciambella, verniciato e decorato sullo stile 
del craterisco. Alt. e diam. m. 0,095; 

e) corta spada, o spada-pugnale di ferro, in frammenti. 

Tomba IV (a fossa). A m. 30 circa dalla tomba precedente e alla profondità di 
m. 0.80 dal piano di campagna, si rinvenne una tomba a fossa, praticata da est a ovest, 
già manomessa e semidistrutta, di m. 2,60 X 0,80 approssimativamente. La tomba 
era bisoma, essendovisi rinvenuti i resti confusi di due cadaveri parallelamente di- 
sposti, divisi da una specie di cordone incavato nel tufo. A ponente i resti di un loculo 
franato, di forme rotondeggianti, del diam. di m. 1. Pochi avanzi della suppellettile 
si rinvennero mescolati alle ossa, e cioè : 

a) frammenti di vasi di terracotta a ingubbiatura nerastra e motivi geometrici 
(cerchi intersecantisi) graffiti ; tra i quali si riconoscono i pezzi di una phiàle ; 

b) phiàle di terracotta a spesse pareti e a ingubbiatura nerastra, con grosse bac- 
cellature ed orlo svasato. Diam. m. 0,22. alt. ni. 0,07. 



REGIONE VII. — 115 — C1VITELLA S. PAOLO 

Tomba V (a camera), a circa 20 metri a nord della tomba precedente, e a m. 3,50 
dal piano di campagna. La tomba, ben conservata, era composta di tre celle distinte 
disposte in croce, una centrale e due laterali. 11 vano d'ingresso ad est, largo m. 0,65 
e franato in parte, si trovò ostruito da un lastrone di pietra calcare, rotto in tre pezzi. 
Xeir interno della tomba, con soffitto pianeggiante, alto da terra m. 1,90, erano 
ricavati in tutto nove loculi, tre per ogni camera, e cioè uno su ciascuna parete. 
Dimensioni delle celle: cella laterale destra, m. 2.30 Xl,30; cella laterale sinistra, 
m. 2,20 X 1,30; cella centrale, m. 3,20 X 1,30. Dimensioni dei loculi: m. 1,80 o 1,70 
di larghezza X 0,70 di altezza e 0,68 di profondità. 

La tomba era stata già manomessa. Nella cella di sinistra dell'ingresso, entro ap- 
posito incavo rettangolare, di m. 0,15 X 0,20, si rinvenne una lucernetta di terracotta. 
Altri pochi oggetti si rinvennero, parte ancora nei loculi, parte sparsi sul terreno. 

Terracotta. 

IV. 18 balsamari fusiformi di terracotta grezza. Alt. mass. m. 0,27. 

Fiaschetta di terracotta grezza, a pancia schiacciata ; alta m. 0,17. 

Bicchiere a pareti sottili, pancia rigonfia e fondo piano ; alt. m. 0,09 diam. dell'orlo, 
m. 0,07. 

Tazzina rosso bruna, a pareti sottili, con eleganti anse ritorte imitanti il metallo. 
Spesse striature verticali sulla pancia, tra le anse. Alt. m. 0,05 ; diam. 0,098. 

Bassa ciotoletta a spesse pareti. Alt. m. 0,03 : diam. dell'orlo, 0,08. 

l.uccrnetta a vernice corallina, con anse ad anello, orecchiette laterali e ornamenti 
in rilievo sulla faccia superiore, figuranti due cornucopie, con frutta. Diam. m. 0,10. 

Altra simile, con semplici bottoncini in rilievo ed unica apofisi laterale. Diam. 
m. 0,69. 

K. 3 anfore vinarie a corpo cilindrico e piede appuntito, la maggiore delle quali 
alta m. 1,10. 

Bromo. 

Carafa di lamina (fig. 1; a pancia schiacciata in l'orma di bulla, ed orlo largamente 
svasato ; con anse laterali dall'orlo alla pancia, ritorte in forma di S, ciascuna termi- 
nante in basso in una piastrina cuoriforme di bronzo. Alt. m. 0.175; diametro del- 
l'orlo 0,115. 

Carafa simile (fig. 2), a pancia maggiormente rigonfia e collo leggermente svasato. 
Delle anse una sola si conserva, nella quale, al di sotto della piastrina cuoriforme, si 
trova una lunga appendice sottile con volute laterali e sbarra trasversale, in croce 
(l'altra ansa è di restauro). Alt. m. 0,20 ; diam. 0,087. 



( x ) Questo e gli altri disegni che accompagnano la presente Relazione si debbono alla 
mano del sig. Azeglio Berretti, noto e valente disegnatore della R. Sopraintendenza degli 
Scavi in Roma. 



«VITELLA S. PAOLO 



— 116 — 



REGIONE VII. 



Piastrina quadrangolare di lamina sottile, a punta divaricata (fìg. 3), impiegata 
come toppa di serratura per cassettina di legno ; nini. 65 X 60. La toppa presenta un'aper- 
tura superiore circolare, una fessura mediana verticale, e un'altra inferiore orizzontale. 
Lungo la fessura mediana scorre un nottolino in corrispondenza dalla parte interna, con 
una specie di indice, di forma romboidale. 





Fio. 1. 



Fio. 2. 









Fio. 3. 



Ferro. 



Anello piatto di ferro, con tre strigili appesi, della stessa materia. 
Anello simile, di filo tondo, con due strigili. 
Inoltre, due pezzi informi di pietra pomice. 



Tomba VI (a camera). Rinvenuta presso la tomba precedente, ad est, con il 
piano a circa m. 4 di profondità e volta intieramente franata. La tomba era di forma 
leggermente trapezoidale, misurando m. 3,10 sulla parete a mezzogiorno, dove si apriva 



KEUIONE VII. — 117 — CIVITELLA S. PAOLO 



la porta d'ingresso, e sulla parete di fondo ; m. 2,20 sulla parete destra e m. 2,50 sulla 
sinistra. Due loculi, uno sopra l'altro, sulla parete di fondo, lunghi m. 2,20, e inoltre , 
uno a sinistra e uno a destra, lunghi ni. 2. Tutti i loculi in orgine erano chiusi da tego- 
loni, di cui si rinvennero frammenti. La porta d'ingresso, larga m. 0,90, aveva una chiu- 
denda formata da due blocchi squadrati di tufo. 

Nello sgombero delle macerie della volta si rinvennero i seguenti oggetti : 

Piccolo àskos di terracotta, a vernice nera, di forma cilintrica, in frammenti. 

Pendaglietto di bronzo di forma rotondeggiante oblungc, internamente vuoto. 

Pendaglietto simile, a bulla. 

Anellino di filo sottile di bronzo (diam. mm. 26). 

Pendaglio di piombo in fo ma di piccola accetta votiva. 

Altro pendaglio frammentato piriforme, di piombo. 

Due fuseruole coniche di terracotta, striate (alt. mm. 25 e 20). 

N. 4 piccoli acini di collana, di pasta vitrea, biancastra, con occhi turch'ni : 
grandezza varia. 

Nel loculo 'nferio e della parete di fondo si rinvenne quanto segue : 

Terracotta. 

Attingitoio d'impasto scuro, a spesse pareti, collo breve, alta ansa verticale a 
bastoncello (alt. m. 0,13). 

Altro simile, a collo più alto imbutiforme ed ansa verticale a nastro. Alt. m. 0,10 ; 
diam. dell'orlo mm. 55. 

Altri due simili, con ansa a bastoncello, di cui una rinforzata da sbarra trasversale. 
Alt. m. 0,08 ; diam. mm. 45. 

Bombylios d'imitazione corinzia, in argilla chiara, con fasce orizzontali e gocce in 
color bruno, intorno al collo. Alt. m. 0,08. 

Vasetto d'argilla chiara, con decorazioni semplici in color bruno, pancia a bulla su 
piede tronco-conico, collo svasato e largo orlo piatto. Alt. m. 0,085 ; diam. del labbro, 
0,065. 

Vasetto simile di argilla, senza vernice. Alt. m. 0,055. 

Tazzina d'impasto scuro su largo piede. Alt. e. s. 

Balsamario fusiforme del tipo tardo comune. Alt. m. 0.125. 

N. 2 fuseruole d'impasto scuro, lisce (alt. mm. 25 e 20). 

Bronzo. 

Armilla di filo tondo sottile. Diam. m. 0,055. 

Fibuletta ad arco leggermente rigonfio e lunga staffa D'ani, del'arco mm. 25. 
Tre pendaglietti frammentari, vuoti internamente, di cui due piriformi, lunghi 
mm. 45, ed uno tondo, a bulla. Diam. mm. 23. 

Vetro. 

Due globetti di pasta vitrea giallognola, cosparsi di occhi azzurri, cerchiati d 
azzurro. 



CIVITELLA S. PAOLO — 118 — REGIONE VII. 

In un angolo a destra della porta d'ingresso, si rinvennero accatastati alla rinfusa 
i seguenti oggetti : 

N. 6 punte di lancia di ferro, a lama bitagliente, a foglia di olivo, con codolo a can- 
nula, portante tuttora i resti dell'asta di legno (alt. mass. m. 0,33 ; minima 0,09). 

Spada di ferro intenzionalmente ripiegata in forma di U, e mancante dell'impugna- 
tura e della punta (lunghezza attuale, m. 0,62). 

Lama di pugnale frammentaria. 

N. 6 palle di ferro piene e pesanti, (diam. mm. 50) ; ciascuna con appendice spez- 
zata, che doveva prolungarsi in forma di verga (teste di mazze ?). 

Mescolati a codesti oggetti metallici numerosi frammenti di vasi d'impasto scuro, 
taluni dei quali con graffiti semplici, a motivi geometrici. 

Tomba VII (a fossa). Ad oltre una ventina di metri a ovest della tomba pre- 
cedente si rinvenne, quasi a fior di terra, a causa dello scoscendimento del terreno, una 
tomba a fossa, con loculo. La tomba, orientata da est a ovest, misurava m. 2,75 di lun- 
ghezza, e m. 1,10 di larghezza, per un metro di profondità. Sulla parete nord era rica- 
vato un ampio 'oculo di forma semicircolare irregolare (dimensioni m. 1,40 X 0,60). 
Dentro il loculo si r nvennero gli oggetti qui appresso descritti : 

Terracotta. 

Hólmos d'impasto a ingubb : atura rosso -bruna, con catino profondo, bulla sfe- 
roidale e p'ede traforato con feritoie triangoli a forma di cuspide di lancia, in nu- 
mero di sette. Alt. m. 0,61 ; diam. del catino, 0,305. 

Dèrno > d'impasto, a ingubbiatura e. s., a pancia sferoidale e collo svasato, sulla quale 
gira una doppia fascia in color bianco, con triangoli nello stesso colore. Alt. m. 0,29; 
diam." dell'orlo 0,17. 

Bacile d'impasto a spesse pareti a ingubbiatura rossastra, con labbro svasato, tra- 
forato da due forellini per appendere. Alt. m. 0,105 ; diam. 0,23. 

Oinoehóì d'impasto scuro, a pancia sferoidale, collo tronco conico e orlo piatto, 
con ansa a nastro. Alt. m. 0,23 ; diam. dell'orlo 0,085. 

Altra'simile, ad orlo svasato, alt. m. 0.22 ; diam. e. s. 

Karc 1 ésion d'impasto, a ingubbiatura nera, anse a nastro e decorazione geometrica 
granita, con tinta rossastra inserita nei solchi. Tale decorazione consiste in una prima fa- 
scia continua, la quale corre intorno poco sotto l'orlo, con sempice meandro, continuo, e 
in un'altra fascia piegata ad angoli retti, portante eternamente graffito un altro meandro. 
Alt. m. 0,15, con le anse 0,17; diam. dell'orlo 0,115. 

Karc^ésion a ingubbiatura nero lucente, con anse verticali b'nate, a bastoncello, 
e decorazione geometrica graffita, consistente n una linea spirale continua, poco sotto 
l'orlo, e in una fila di denti di lupo alla base delle anse, a uguale distanza dalle quali si 
trovano da una parte e dall'altra due piccole protuberanze. Alt. m. 0,135 ; diam. 0,10. 

Karchhìon a ingubbiatura nera, con anse a nastro, piegate a gomito in alto, a brevi 
solchi graffiti riuniti tre a tre, su cordone sporgente intorno alla base delle anse. 
Alt. m. 0,085 ; diam. 0,09. 



REGIONE VII. ]19 — CIVITELLA S. PAOLO 

Altri due simili, di cui uno ad anse binate a bastoncello e pareti lisce. Alt. m. 0,10; 
diani. 0,67 ; l'altro, più grande, in frammenti. 

Skypho? d'impasto scuro ingubbiato, con fascio di linee orizzontali intorno all'orlo 
e spirale continua al di sotto. Alt. m. 0,075 ; diam. 0,082. 

Tazza d'impasto scuro ingubbiato, con alto orlo verticale, su alto piede. Alt. m. 0,115 ; 
diam. 0,14. 

Tazza d'impasto a ingubbiatura rosso-bruna, con quattro anse orizzontali a ba- 
stoncello e corto piede tronco conico. Alt. m. 0,14 ; diam. 0,15. N. 5 piatti d'impasto 
a ingubbiatura rossastra, ciascuno su alto piede tronco conico, con solchi concentrici 
presso l'orlo e coppia di forellini tondi per appendere. Alt. mass. m. 0,13, minima 0,11 ; 
diam. mass. 0,225, minimo 0,185. 

Bronzo. 

Anellino di filo tondo di bronzo (d'am. mm. 20) rinvenuto presso la testa del 
cadavere. 

Ferro. 

N. 3 cuspidi di lancia, a lama bitagliente, e foglia di olivo, e codolo a cannula. Alt. 
m. 0,28-0,22-0,17. 

Tomba Vili (a fossa). La fossa rettangolare era orientata da est a ovest, con 
loculo di forma rotondeggiante, ricavato sulla parete sud. La tomba, a m. 1,50, dal piano 
di campagna, era lunga m. 2,30, larga m. 1. L'altezza del banco tufaceo era qui di m. 0,70. 
Nel loculo largo m. 0,80, con una profondità di m. 0,90, si trovarono gli oggetti seguenti : 

Terracotta. 

Hólmos d'impasto, a ingubbiatura nerastra, con cratere a imbuto, bulla sfe- 
roidale e piede panciuto ovoide, con decorazioni geometriche graffite. Sopra la bulla 
sono eseguite delle palmette cipriote, rozzamente stilizzate, al di sopra di una fascia con- 
tinua, composta di una linea ondulata fra due diritte. Sul piede, al di sopra di una fascia 
simile, sono eseguiti due cavalli alati stilizzati, marcianti al passo verso destra, con pro- 
tomi di caproni fra le zampe ed altri motivi geometrici, simboleggianti forse elementi ve- 
getali. Un'altra protome equina è visibile sopra la groppa di ciascun cavallo. Sistema com- 
plicato di volute e palmette cipriote, verticalmente sovrapposte negli intervalli tra le 
figure equine. Alt. m. 0,53 ; diam. dell'orlo 0,29. 

Déinos d'impasto simile, con orlo svasato e decorazione graffita intorno alla pancia. 
Tale decorazione consta di tre cavalli marcianti verso destra, con protomi di caproni 
sopra le zampe e uccelli volanti sopra la groppa. Tra un cavallo e l'altro si vede ripe- 
tuto due volte il noto sistema complicato di volute e palmette. Alt. m. 0,28 ; diam. del- 
l'orlo 0,18. 

Olla a ingubbiatura rossa, a pancia sferoidale, con anse a bastoncello, obliquamente 
disposte. Alt. m. 0,28; diam. dell'orlo 0,165. 



U1VITELLA S. PAOLO — 120 — KKGIONE VII. 

Snella oinoehóe di argilla pallida, a bocca trilobata, decorata in color marrone e ros- 
sastro nello stile della ceramica corinzia, con motivi geometrici semplici, consistenti 
in fasce orizzontali, linee ondulate, rosette, denti di lupo. Intorno alla pancia corre una 
tripla fila di semicerchi doppi, eseguiti col compasso, disposti a squame, rosse e brune 
alternate. Alt. m. 0,24. 

N. 2 piccole oinochóii d'impasto nerastro, con ansa a bastoncello e bocca trilobata, 
con motivi geometrici graffiti intorno al collo e alla pancia (linee diritte e ondulate, spirali 
continue, denti di lupo). Alt. m. 0,11. 

Attingitoio con ansa a bastoncello e semplici motivi geometrici graffiti sul collo. 
Alt. mm. 92. 

Piccolo karché ion d' impasto, a ingubbiatura nera lucente, con anse a bastoncello 
ed apofisi: cavalli stilizzati, graffiti tra le anse. Alt. m. 0,019; diam. dell'orlo 0,06. 

Tazza profonda d'impasto, ingubbiata e. s., con alto orlo, solcato all'intorno oriz- 
zontalmente, e basso piede. Alt. m. 0,09 ; diam. 0,14. 

N. 2 piatti a ingubbiatura nerastra, su piede a imbuto, con una fila di palmette 
cipriote, graffite intorno, sull'orlo. Alt. m. 0,08 ; diam. 0,175. 

Varie. 

Oggetti minori si rinvennero sparsi presso la testa del cadavere, e cioè cinque 
fibulette a filo arcuato di bronzo, di cui due intere e tre frammentarie, di varia grandezza 
(lunghezza mm. 45-5 ; diam. dell'arco, mm. 15-25), e due piccoli acini di collana in pasta 
vitrea azzurrognola. 

Tomba IX (a fossa). Della tomba non fu dato di rinvenire, a m. 2 circa dal 
piano di campagna, altro che il loculo semicircolare, largo m. 0,80, profondo 0,60, aperto 
sulla parete ovest del tramite della tomba XII, a camera, la fossa relativa essendo andata 
evidentemente distrutta nello scavare la tomba a camera. Il loculo era chiuso da 
blocchi di tufo irregolari e conteneva pochi oggetti. 

Terracotta. 

Frammenti di hólmos del tipo dei precedenti, d'impasto rossastro, con ingubbia- 
tura bianca e decorazione sovrapposta in color rosso, composta di motivi geometrici e 
cavalli alati, schematicamente eseguiti, in marcia verso destra. Treccia continua, dipinta 
intorno all'orlo del piede. 

Déinos frammentario, con ingubbiatura e decorazione simile ; treccia continua sotto 
l'orlo svasato. 

Tazza d'impasto, a ingubbiatura nerastra, su alto piede tronco-conico, con doppi 
semicerchi intersecantisi, graffiti esternamente all'orlo in frammenti. Alt. m. 0,145. 

Tazza simile, frammentaria, con quattro anse orizzontali a bastoncello, e piede com- 
posto di quattro bastoncelli a ponticello, graffiti, verticalmente disposti alla sommità del 
piede tronco-conico. Triangoli graffiti ciascuno sormontato da un trifoglio intorno 
all'orlo. Alt. m. 0,14 circa. 



RAGIONE VII. — 121 — CIVITELLA 8. PAOLO 

Ciotola d'impasto a ingubbiatura nera, a fondo piano e largo orlo piatto. Al- 
tezza ni. 0,06 ; diam. 0,11. 

Ferro. 

Tre cuspidi di lancia a foglia di olivo, con codolo a cannula, lunghe m. 0,22-0,17-0,12. 

Due pugnali senza manico, lunghi il primo m. 0,25, l'altro m. 0,185, chiusi forza- 
tamente ambedue entro la stessa guaina, la quale, risultando da una lamina di ferro 
opportunamente ripiegata, offre la testimonianza della forzata introduzione delle due 
lame, per via di una larga apertura verificatasi lungo la linee di giunzione dei bordi. 

Tomba X (a camera). A circa m. 12 di distanza a ovest della tomba IX, si rin- 
venne, alla profondità di m. 1,40 dal piano di campagna una modesta grotticella rica- 
vata nel tufo ad uso di camera funeraria, di forma rettangolare (dimensioni m. 2 X 0,70), 
con unico loculo (m. 1,90 X 0,78) ricavato sulla parete di fondo convessa, all'altezza di 
m. 0,30 dal piano della grotta. Questa, dal soffitto caduto, presentava l'ingresso ad est 
largo poco più di un metro, con alcuni dei blocchi informi di chiusura, ancora a posto. 
Fra la terra che riempiva il vano della tomba, si rinvennero gli oggetti seguenti : 

Terracotta. 

X. 3 piccole lekythoi corinzie di argilla pallida, con decorazione rossastra a fasce 
orizzontali e gocce a raggiera sul piede e sul collo. Alt. m. 0,10 e 0,08. 

Slànu.o: di argilla pallida, con piccole anse oblique a ciambella presso l'orlo e 
decorazione a semplici fasce scure. Alt. m. 0,17 ; diam. della bocca m. 0,08. 

Kylix a pareti sottili di bucchero su basso piede, con rigature orizzontali e ventagli 
punteggiati impressi all'esterno. Alt. m. 0,05 ; diam. 0,15. 

KànUuiros di bucchero a basso piede, con anse verticali, parte a nastro parte a 
bastoncello. Alt. m. 0,15. 

Piccola oinochóe d'impasto nerastro, a collo tronco-conico e bocca triloba, con ansa 
binata a bastoncello. Sul collo e sulla pancia motivi geometrici graffiti, e cioè file di semi- 
cerchi intrecciati, linee spezzate e denti di lupo. Alt. m. 0,14. 

Tazza profonda, a ingubbiatura color marrone su piede tronco conico, con solchi cir- 
colari intorno all'orlo ; due forellini tondi presso l'orlo. Alt. m. 0,082 ; diam. 0,14. 

Tazza simile, graffita intorno all'orlo con semicerchi intersecantisi, ritorti a uncino 
alle estremità. Alt. m. 0,13 ; diam. 0,15. 

Tazza simile, decorata intorno all'orto da due file di denti di lupo, parte dei quali 
incavati, parte a rilievo. Alt. m. 0,125 ; diam. 0,12. 

Tazzina di bucchero a pareti sottili su basso piede, con anse orizzontali a bastoncello. 
Intorno all'orlo motivi geometrici graffiti, consistenti in spirali, denti di lupo e piccole 
volute. Alt. m. 0,07. 

X. 5 piatti d'impasto a ingubbiatura nerastra, su piede tronco-conico. Tutti portano 
sull'orlo una sere continua di palmette di tipo ciprioto, graffite, e due forellini. Alt. m. 0,8; 
diam. mass. 0,19. 

Notizie Scavi 1922 — Voi. XIX. 16 



CIVITELLA S. PAOLO — 122 — REGIONE VII. 

Frammento di karchésiin d'impasto scuro insubbiato, con traccia di decorazione 
granita ed ansa a bastoncello sormontata da testa di animale, con occhi ed altri particolari 
graffiti. Alt. m. 0,095. 

Piatto d'impasto a ingubbiatura rossastra, con due forellini presso l'orlo e decora- 
zione in color bianco applicato, consistente in cerchi concentrici all'interno e motivi di 
difficile interpretazione, forse animali, all'esterno. Diam. m. 0,23. 

Due tazze d'impasto a ingubbiatura nerastra, su alto piede tronco-conico, decorate 
esternamente da una fila di palmette cipriote. Alt. m. 0,11-0,08 ; diam. 0,13. 

Fuseruola tronco conica d'impasto scuro, verticalmente striata. 

Bronzo. 

Pendaglio composto di tre anelli di filo tondo di bronzo a tortiglione, di vario 
diametro, in modo da essere contenuti uno nell'altro, tenuti insieme uniti da una 
fascetta di lamina di bronzo. Diam. degli anelli cm. 8, 7, 5. 

Altro pendaglio affatto simile. Diam. degli anelli, cm. 10, 9, 8. 
I detti pendagli si rinvennero presso la testa del cadavere, a sinistra. A destra, 
inoltre, frammisti alle ossa del cadavere, i seguenti oggetti : 

Due pendaglietti a bulla, di cui uno a bulla tonda, l'altro a bulla semicircolare. 
Un'armilla di filo tondo di bronzo, del diam. di cm. 8. 
Altre due armille grosse di lamina, vuote internamente, del diam. di cm. 10. 
N. 8 fibulette del tipo noto, frammentate, una delle quali porta inseriti due anellini 
di filo tondo di bronzo. 

Tomba XI (a fossa). A circa m. 5 ad ovest della tomba IV e alla profondità di 
m. 1,50, era un'altra tomba a fossa orientata da est a ovest, con loculo semicircolare, a 
fornetto, ben conservato, ricavato nel centro delle parete nord e chiuso da blocchi informi 
di tufo. Dimensioni del loculo, ni. 0,80 di larghezza e m. 0,90 di profondità ; dimensioni 
dell'apertura arcuata irregolare, m. 0,40 di larghezza e 0,65 di altezza. La tomba 
essendo stata spogliata, non si rinvennero che miseri resti della suppellettile in un 
angolo della fossa, e cioè un bottone conico di presa di coperchio, d'impasto scuro, con 
graffito a raggiera, forse appartenuto ad un manico (alt. cm. 4), due cuspidi di lancia 
di ferro, a lama triangolare, con codolo a cannula (alt. cm. 23 e 21). 

Tomba XII (a camera). A nord della tomba IX, con vano d'ingresso a sud, alto 
m. 1,20, largo m. 0,60, chiuso ancora in parte da blocchi di tufo, a corridoio esterno largo 
m. 1 circa. Il piano della camera era a m. 3 circa dal piano di campagna. La camera 
stessa, di forma rettangolare, misurava m. 1,83 in larghezza e m. 2,23 in lunghezza ; 
essa era alta m. 1,65. 

Sulla parete destra della camera erano due loculi sovrapposti, il più elevato lungo 
m. 1,90, alto e profondo 0,64, mentre l'inferiore misurava m. 1,80 X 0,35 X 0,60. Un 
altro loculo sulla parete di fondo misura m. 2,10 X 0,60 X 0,70. Sulla parete sinistra, 
infine, un loculo di m. 1,73 X 0,58 X 0,60. Sui bordi di quest'ultimo era tuttora chia- 
ramente visibile il gradino ricavato per l'impostazione delle tegole di copertura. 



REGIONE VII. — 123 — CIVITELLA S. PAOLO 

La tomba ora stata da tempo saccheggiate e spogliata. Fra la terra si rinvenne solo 
un orcioletto a vernice bruna, con ansa verticale nastriforme ad anello (alt. cm. 8), e un 
anello digitale di verga di bronzo, a sezione semicircolare (diam. mm. 201. 

Tomba XIII (a fossa), alla distanza di m. 4 circa dalla tomba X, lato ovest. 
La tomba, alla profondità di m. 1 dal piano di campagna, orientata da est a ovest, misu- 
rava ni. 2.85 di lunghezza e m. 1,20 di larghezza, scavata per la profondità di m. 0,50 
nel banco tufaceo. Sulla parete nord della fossa loculo rettangolare di m. 1,35 X 0.70. 
H cadavere aveva la testa ad ovest. 

A contatto della scapola sinistra si rinvennero i seguenti oggetti di bronzo : 

N. 3 anelli a tortiglione del diam. di cm. 11 (parte di pettorale). 

Frammenti di catenella ad anellini circolari, con lunghi pendagli piriformi, inter- 
namente vuoti. 

Maniglia di cassettina, due volte ritorta ad angolo retto e tornita al centro, larga 
mm. 45. 

A contatto della scapola destra: 

X. 19 fìbulette del tipo descritto e di varia grandezza, la massima parte in fram- 
mento : talune portano lungo l'arco ingrossato al centro, munito di bottoni laterali 
e vuoto internamente, dei forellini rotondi nei quali erano già inseriti bottoni di am- 
bra (lunghezza mass, dell'ardiglione mm. 75). 

Inoltre una fuseruola biconica liscia, d'impasto scuro. 
Dietro la testa del cadavere erano due grossi pendagli, composti di gruppi di anelli 
a tortiglione, di varia grandezza, compresi l'uno dentro l'altro e stretti da fascette di 
lamina di bronzo. I due gruppi constano l'uno di otto anelli, l'altro di 7, del diametro 
massimo di cm. 10, minimo di cm. 3. Il secondo gruppo è stretto da una doppia 
fascetta, sulla cui superficie sono rimaste impresse da un lato le trame del tessuto che 
rivestiva il cadavere. 

Entro il loculo largo m. 1,30, profondo m. 0,60, chiuso anteriormente da blocchi 
informi di tufo, si rinvennero gli oggetti appresso descritti: 

Terracotta. 

Tazza d'impasto scuro, su alto piede a gambo tornito, con orlo piano sul quale 
sono rozzamente graffite due file di denti di lupo. Alt. cm. 11 ; diam. dell'orlo mm. 95. 

Tazza d'impasto rossastro su piede imbutiforme, con due anse orizzontali ed apo- 
fisi alla base dell'orlo. Alt. cm. 10. 

Phiàle d'impasto scuro, baccellata, con orlo svasato. Alt. cm. 6; diam. cm. 15. 

Skypìio.' d'impasto scuro, con doppia ansa orizzontale a bastoncello e motivi geo- 
metrici graffiti sul corpo, con animali stilizzati dell'apparenza di volatili. Alt. mm. 75 ; 
diam. mm. 80. 

Tazza d'impasto scuro su piede imbutiforme, con quattro anse orizzontali a 
bastoncello. Nell'interno della coppa si trovano cementate da concrezioni calcaree due 
rocchetti di terracotta, alti ciascuno cm. 6. Alt. della tazza cm. 11 ; diam. cm. 12. 



C1V1 IELLA ?. PAOLO — 124 — REGIONE VII. 



Ossuario biconico di tipo villanoviano, d'impasto scuro, con anse orizzontali a 
ponticello. Sul collo è dipinta verticalmente in color rosso sbiadito una fila di denti 
di lupo e negli intervalli scacchiere di piccoli rombi. Sulla pancia una fascia composta 
di segmenti incrociati, ed un'altra più piccola di denti di lupo. Nello spazio intermedio 
rosoni composti di cerchi concentrici riuniti tre a tre. Alt. mm. 345 ; diam. dell'orlo 
svasato cm. 14. 

Coperchio d'impasto scuro a calotta, con bottone di presa frammentato. Alt. 
cm. 8 ; diam. cm 16. 

Bronzo. 

facile di lamina a calotta liscia, con orle ritorto esternamente e decorato da una 
fila di bulloni sbalzati. Alt. cm. 9 ; diam. 22. 

Tomba XIV (a fossa). La tomba, rinvenuta alla profondità di m. 1,40 dal piano 
di campagna, orientata da est a ovest, era lunga m. 2,55, larga m. 1,30. Sulla parete nord 
della fossa era ricavato un loculo rettangolare, di ni. 1,20 X 1,30, chiuso in origine da 
blocchi di arenaria. 

Così nella fossa come nel loculo, già depredato, non si rinvennero che scarsi e tra- 
scurabili frammenti di vasi d'impasto scuro. 

Tomba XV (a camera). Di forma trapezoidale, misurando m. 2,20 in lunghezza, 
per m. 2,60 sulla parete di fondo e m. 2,45 sulla parete d'ingresso, alla profondità di 
m. 2,50 dal piano di campagna. La volta della camera, pur essendo franata, potè calcolarsi 
all'altezza di m. 1,80 dal piano della tomba. Il vano d'ingresso, a sud,, largo ni. 0,75, era 
chiuso da grossi blocchi di tufo. Due loculi sono ricavati su ciascuna delle pareti late- 
rali, uno sulla parete di fondo. Lunghezza dei primi, m. 1,90, altezza m. 0,60 ; lun- 
ghezza dell'altro ni. 1,80 ; altezza 0,70. 

Nell'interno della camera, tra il materiale della tomba franata, si rinvennero i se- 
guenti oggetti : 

Karchésion d'impasto scuro, con anse a nastro, rastremate in alto a bastoncello 
e sormontate da un bottone, con apófisi alla base dell'orlo. Alt. m. 0,14 ; diam. 0,105. 

Idem, con anse prive di bottone. Alt. ni. 0,08 ; diam. 0,65. 

Cuspide di lancia in ferro, munita di codolo. Lunghezza m. 0,23. 

Iniziati a poca distanza dalla tomba precedente i lavori per la scoperta di un am- 
pio corridoio d'ingresso di una tomba a camera, si rinvenne anzitutto presso il lato si- 
nistro del corridoio un resto di muro, lungo m. 3,14, largo 1,14, avanzo quasi informe 
di una costruzione che sembra aver avuto qualche rapporto con la tomba. Si tratta di 
una fila di blocchi parallelepipedi di tufo, alti da terra m. 0,60, lunghi da m. 1,30 a 
m. 1,75, larghi da ni. 0,53 a m. 0,60. Dalla presenza di due soli blocchi parallelepipedi ap- 
partenenti alla fila superiore, si arguisce che il muro era composto di blocchi disposti 
per testa e per lungo, a filari alternati. Fu qui constatato, inoltre, ciò che già altre volte 
nell'esplorazione di questo tratto della necropoli era stato facile constatare, e cioè che 
l'escavazione delle camere di seppellimento, con i relativi corridoi di accesso, aveva avuto 



REGIONE VII. 125 — CIVITELLA S. PAOLO 



per effetto assai spesso di distruggere anteriori seppellimenti di forma più semplice, si- 
tuati a una molto minore profondità dal piano di campagna. Alla profondità di circa 
m. 2 dal piano suddetto si rinvennero così due loculi di altrettante tombe a fossa distrutte, 
ricavati nella roccia tufacea, con apertura a sud. I loculi, che indicheremo coi nn. delle 
tombe XVI e XVII, erano a pianta semicircolare, chiusi da pezzi di tufo irregolari. 

Tomba XVI (a fossa). Loculo rinvenuto alla distanza di circa m. 6 dall'ingresso 
della tomba XII (lato ovest). Larghezza del loculo, m. 0,90 ; profondità 0,80. Nell'in- 
terno del loculo si rinvenne quanto segue : 

Terracotta. 

Olla d'impasto liscia, con quattro apofìsi poco al di sotto del collo svasato. 
Alt. m. 0,18 ; diam. dell'orlo 0,12. r 

Anforetta d'impasto scuro ingubbiata, con anse verticali a nastro e quattro gruppi 
di cerchi concentrici, graffiti rozzamente sul corpo. Alt. 0,12 ; diam. dell'oro svasato 0,06. 

Anforetta simile, portante due volte graffita sul corpo la doppia spirale, oltre a linee 
graffite, combinate in modo da formare denti di lupo. Alt. 0,1 1 ; diam. mm. 0,06. 

Tazzina d'impasto scuro su basso piede, con alto or^t svasato e grandi anse oriz- 
zontali a bastoncello ; corpo panciuto, verticalmente striato. Alt. 0,075 : diam. 0,09. 

Altra simile su alto piede, con due forellini tondi presso l'orlo e solchi orizzontali 
esternamente all'orlo. Alt. mm. 120; diam. 140. 

Altra simile ad orlo liscio. Alt. 0,11 ; diam. 0,15. 

N. 3 piatti d'impasto scuro su alto piede, due dei quali in frammenti, con palmette 
cipriote graffite sull'orlo. Alt. 0,08; diam. 0,20. 

Olletta sferoidale d'impasto, con striature verticali sulla pancia ed anse orizzon- 
tali a bastoncello : in frammenti. 
„ Olletta simile più snella, con alto collo, anse verticali a nastro, e apofìsi alla base del 
collo, alternate a gruppi di linee brevi, parallele, graffite. Alt. 0,11 : diam. dell'orlo, 0,10. 

Altra simile, priva di graffiti. Alt. 0,10 ; diam. 0,095. 

Piccola olpé biconica, con ansa a doppio bastoncello, e spirale continua, graffita pa- 
rallelamente all'orlo. Alt 0,10. 

Oinodìóv d'impasto, a corpo sferoidale, alto collo tronco conico e bocca trilobata, 
con ansa verticale a bastoncello. Alla base del collo fila di palmette cipriote graffite : 
sulla spalla fila di denti di lupo, riempiti da linee graffite. Alt. 0,25. 

Piombo. 

Grappa di piombo, impiegata forse per restauro di vaso, costituita da due ver- 
ghette a sezione semicircolare, insieme riunite da due sbarrette cilindriche. Lun- 
ghezza mm. 0,095; distanza fra le sbarre 0,048. 

Tomba XVII (a fossa). Loculo a volta franata, rinvenuto alla distanza di in. 2 
dal primo ; lungo m. 1,70, largo in. 1 , con apertura della larghezza di in. 0,75, chiusa da 
un blocco parallelepipedo di tufo sopra uno dei lati lunghi. 



CIVITELLA S. PAOLO — 126 — REGIONE VII. 



Entro il loculo si rinvennero gli oggetti appresso descritti. 

Karchésion d'impasto scuro,, con anse verticali a bastoncello incrociate. Cordone 
circolare e apófisi alla base delle anse. Grandi palmette cipriote graffite nel campo tra 
le anse e linea spirale, continua, alla base delle anse. Alt. m. 0,16"): diam. 0,115. 

Piatto d'impasto, graffito superiormente all'orlo da una fila continua di palmette 
cipriote. Alt, 0,08. 

N. 2 piatti d'impasto a ingubbiatura rossastra, con motivi ornamentali animali, 
tratteggiati in bianco sul rovescio dell'orlo. Alt. 0,05: diam. 0,22. 

Tazza d'impasto su basso piede, decorata da solchi orizzontali, con due forellini 
tondi presso l'orlo. Alt. 0,03. 

Tazza simile, su alto piede, decorata esternamente da una fila di palmette cipriote 
graffite. Alt. 0,075. 

Piccola olpé d'impasto scuro, con alto collo ed ansa verticale a nastro. Alt, 0,013. 

Sfàmnos sferoidale d'impasto a ingubbiatura rossastra, con orlo diritto e piede cor- 
donato. Alla base del collo è graffita una fila di denti di lupo e tra le anse due cavalli 
al pascolo, schematicamente eseguiti. Alt. 0,15. 

Piccolo s'àmno- con orecchiette munite ciascuna di due forellini, graffito intorno 
alla spalla da una fila di denti di lupo e intorno alla pancia da linee oblique parallele, 
chiuse entro fascia. Alt. 0,12. 

Frammenti di altri vasi d'impasto di grandi dimensioni (déinoi, olle), con cavalli e 
motivi geometrici vari, graffiti. Sopra un frammento si notano dei cavalli dal collo ser- 
pentino, con la testa disegnata di fronte. 

Tomba XVITI (a fossa). A circa m. 6 di distanza dalla tomba IV, a sud-est, 
si rinvenne alla profondità di in. 2 dal piano di campagna, una tomba a fossa, della lun- 
ghezza di m. 2, larga e profonda nel tufo ni. 1, orientata da est a ovest. Sulla parete 
ovest era ricavato un loculo semicircolare, a forno, largo m. 1,60, profondo m. I, alto 
m. 0,80, con apertura della larghezza di un metro. I massi di tufo che già ne avevano 
costituito la chiusura, furono rinvenuti in un angolo del loculo. 

la fossa si rinvenne completamente vuota. Neil' interno del loculo si trovarono, 
oltre avanzi delle ossa del cadavere, gli oggetti seguenti: 

Terracotta. 

Hólmos d'impasto liscio, a ingubbiatura rossastra (in frammenti). 

Olla o (léinos e, s., in frammenti. 

Tazza d'impasto a ingubbiatura nerastra, già montata su alto piede, cori solchi oriz- 
zontali esternamente all'orlo. Diam. 0,14. 

N. 2 piatti d'impasto su alto piede, con due forellini presso l'orlo. Alt. 0, 1 2 ; diam. 0,17. 

Altre 2 simili, su basso piede, con tracce di decorazione in color bianco, a motivi 
animali, sul rovescio dell'orlo. Alt. 0,45; diam. 0,121. 

Bronzo. 
Armilla di filo tondo, con due forellini alle estremità appiattite, già attraversati 
da un bottoncino. Diam. 0,06. 



REGIONE VII. — 127 — CIVITELLA S. PAOLO 

Tomba XIX (a camera). Rinvenuta quasi a fior di terra, a circa m. 7 a sud-est 
della tomba XV. La tomba, semidistrutta, era orientata da est a ovest, lunga m. 1,40, 
larga 0,90. Il vano d'ingresso, a sud, era largo m. 0,70. chiuso da un blocco irrego- 
lare di tufo. Unico loculo della tomba era quello praticato sulla parete di fondo, cur- 
vDinea. 

Tuttora giacenti sul loculo, furono rinvenuti i seguenti oggetti, in cattivo stato 
di conservazione. 

Oinochóe d'impasto, a pancia ovoidale, collo tronco conico ed orlo svasato, con 
ansa verticale a bastoncello. Alt. m. 0,23. 

Altra simile frammentaria, con ansa a nastro ; linee orizzontali e file di denti di lupo 
graffite intorno alla pancia. 

Olletta d'impasto scuro, a pancia sferoidale, senz'anse. 

N. 2 tazze d'impasto, a ingubbiatura nerastra, su basso piede, con solchi orizzon- 
tali esternamente all'orlo, al termine del quale si trovano due forellini tondi. Alt. 
mm. 100 e 130 ; diam. 0,15. 

Skyphos frammentario, d'impasto scuro ingubbiato, con anse a ciambella ; treccia 
continua granita esternamente all'orlo e striature verticali sul corpo. 

Piatto d'impasto scuro, a ingubbiatura rossastra su basso piede, con due forellini 
tondi presso l'orlo. Alt. 0,045 ; diam. 0,21. 

Frammenti vari di vasi d'impasto, con graffiti geometrici ; e di argilla chiara, con 
decorazioni lineari rossastre. 

R. 4 rocchetti d'impasto, alti 5 e 6 centimetri. 

Tomba XX (a camera). Situata a circa m. 4 ad ovest della tomba XVI. La 
tomba è la più grande e di struttura la più complessa di tutte le precedenti. L'importanza 
che dovettero ammettervi i suoi costruttori, fu chiaramente testimoniata dalla presenza 
constatata, di muri imponenti, messi quali fiancate di protezione del corridoio di accesso. 
A destra e a sinistra del corridoio, a un livello superiore alla volta dell'ipogeo, il muro, 
già altrove descritto (pag. 124), era costituito da blocchi parallelepipedi di tufo, disposti 
per testa e per lungo, uniti con calce e conservati soltanto negli strati inferiori. A nord, 
tra i due muri a blocchi, un muro di opera incerta, lungo m. 4,60, spesso 0,40, alto m. 2, 
a metà del quale si riscontrò una breccia praticata certo dai primi spogliatori della tomba, 
per accedere all'estradosso dell'ipogeo, dove si constatò un secondo foro, praticato allo 
scopo. 

La tomba, a più camere (fig. 4), si svolge in senso longitudinale da sud a nord, con 
tramite largo m. 1,40 e vano d'ingresso, a sud, largo m. 0,80, alto 1,50, il quale si trovò 
ermeticamente chiuso da due blocchi di tufo rozzamente squadrati, inzeppati ai lati da 
schegge minori. Il piano dell'ipogeo si trovò alla profondità di m. 6 dal piano di cam- 
pagna. La planimetria della tomba consta di un corridoio centrale, lungo m. 9,80, con 
quattro camerette o celle laterali, due a destra e due a sinistra. Il corridoio centrale, 
termina poi in una cella, la quinta. Ciascuna cella, che si può considerare di forma qua- 
drata, misurando m. 2 di lato in media, presenta un ampio loculo per inumazione su 
ciascuna parete ed ha inoltre un basso e largo gradino parallelo alla parete di fondo 



l'IVITELLA S. I-AOLO 



— 128 



REGIONE VII. 



(altezza media del gradino, m. 0,25 ; larghezza da m. 0,55 a 0,70). I loculi, di dimensioni 

eostanti, misurano in media m. 1,90 di lunghezza, m. 1 di altezza e 0,90 di profondità. 

Gli oggetti che appresso si descrivono, furono rinvenuti parte nella prima cella a 

destra di ehi entra, parte nella opposta cella a sinistra, parte dispersi lungo il corri- 




doio intermedio. Poiché anche questo ipogeo sepolcrale, come gli altri, presenta evidenti 
tracce di antica manomissione, assai poco conto si può fare dei vari gruppi di oggetti 
rinvenuti ; si è perciò nella descrizione di essi preferito anche qui l'ordinamento per 
materia all'ordinamento topografico per sé troppo incerto. 

Terracotta. 

Piccolo 8k$pko9 a vernice nera, con anse orizzontali a ciambella ; alt. m. 0,08o ; 
diam. 0,07ó. 

elegante vhfypho3 di argilla chiara (fig. ò), a pareti sottili, con anse verticali ad anello, 
sormontate da volute. Alt. m. 0,11; diam. 0,09. 

Fiasca di argilla chiara, a corpo schiacciato, con anse sagomate, verticali: 
alt. ni. 0,235. 



REGIONE VII. 



— 129 — 



CIVITELLA S. PAOLO 



Attingitoio di argilla chiara, con ansa vertical" a ciambella. Alt. ni. 0,075. 

Tazza di argilla chiara, a pareti sottili, con anse verticali a nastro. Alt. ni. 0,05, 
diam. 0,095. 

Boccale di argilla chiara, a corpo sferoidale e beccuccio imbutiforme, con ansa ver- 
ticale a nastro, tre fasce orizzontali a vernice bruna sulla maggior espansione del corpo, 
e motivi geometrici semplici sul collo e sulle anse. Alt. m. 0,25. 

Altri due simili, di argilla chiara. Alt. ni. 0,20 e 0,135. 




Fio. 5. 



N. 2 fiaschette di terracotta rossastra grezza, una a pancia schiacciata, l'altra 
biconica, ed unica ansa verticale a nastro. Alt. ni. 0,11. 

Craterisco di terracotta rossastra, su piede ora mancante, con anse verticali a 
nastro, pure mancanti. Alt. m. 0,11 ; diam. dell'orlo 0,08. 

N. 45 balsamari fusiformi di argilla chiara, parte frammentari. Alt. mass. ni. 0,20. 
Altri 2 piccoli balsamari, a corpo piriforme e fondo piano. Alt. ni. 0,065 e 0,08. 

X. 3 lucernette monolycni, di cui due a corpo cilindrico e senz'anse ; la terza emi- 
sferica-, con ansa ad anello e larga palmetta stampata sul piano superiore, e cinque cer- 
chietti impressi sotto la base. 

N. 11 anfore vinarie a corpo cilindrico e fondo appuntito. Un'anfora presenta 
impresso alla base di una delle anse il bollo : K K. 

Bromo. 

Specchio tondo, senza manico, con tracce di brunitura. Diam. m. 0,16. 
Specchio simile, frammentario, con brunitura originaria abbastanza ben conservata. 

Notizie Scavi 1922 - Voi. XIX. 17 



CIVITELLA S. PAOLO 



130 — 



REGIONE VII. 



N. 4 strigili di lamina di bronzo, leggeri, esili ed eleganti, di cui tré intieri ed 
uno frammentato. Alt. m. 0,21. Uno degli strigili ha l'estremità allungata in maniera, 
che dopo aver formato la presa, si prolunga su per il cavo dello strigile e si allarga a pal- 
metta, per essere meglio assicurato, mediante bolloncini ribaditi, al cavo medesimo. 
Anello di filo tondo, appiattito e ritorto alle estremità, destinato a portar infilati 
gli strigili. Diam. m. 0,085. 

Due anellini digitali di bronzo, esternamente convessi. Diam. 0,015. 
Altri due anellini con tracce di borchie, appartenuti ad un mobile. Diam. m. 0,015. 
Toppa di serratura in lamina di bronzo, coi bordi superiore e inferiore diritti e i 
bordi laterali incavati internamente, con la maggior rastremazione a metà, e bolloncini 
a testa convessa per far aderire la toppa al mobile di legno. Alt. m. 0,07 ; larghezza 0,065. 
Al centro della toppa è infissa una chiavetta o maniglietta mobile, !a quale per 
mezzo di un asse comune fa girare sul rovescio della toppa un lungo indice, le cui estre- 
mità appuntite sono visibili dall'esterno per via di due fori, uno stretto e rettangolare 
in basso, un altro più largo e circolare alla sommità della toppa (cfr. sopra oggetto 
simile descritto a pag. 116). 

Maniglia di bronzo fuso, ad estremità ritorte internamente, mobile su cerniera, 
assicurata ad una piastrina di lamina cuoriforme, con nervatura centrale, terminante 
in punta lanceolata, tra due volute. Larghezza della mani- 
glia, m. 0,055 ; della piastrina, m. 0,054 (la curva della pia- 
strina indica la sagoma del vaso cui era applicata). 

Due anse ritorte di bronzo fuso, munite di bracci oriz- 
zontali e sormontate da un bottone, terminanti in una 
piastrina cuoriforme. Alt. m. 0,11. 

N. 3 anse ritorte, dello stesso tipo, una sola delle quali 
sormontata da un bottone e terminante in una piastrina 
cuoriforme. Alt. m. 0,12. 

Altra ansa fusa, ritorta, di tipo molto più pesante, con 
nervatura centrale e nervature laterali, ad una estremità ter- 
minante con bocciuolo tra volute, terminante in punta parte 
dall'altra; divisa a metà lunghezza in due parti distinte. 
j Lunghezza m. 0,125. 

Piccola phiale, o patera, di lamina liscia, ad orlo diritto, 
intenzionalmente ritorta e resa inservibile. Diam. 0,13 circa. 
Ago crinale di sottile filo di bronzo tondo, sagomato in testa e sormontato da una 

palombella. Alt. m. 0,19. 

Alabastro. 

Tre balsamarì fusiformi, molto corrosi, con lungo collo alquanto rastremato alla 
metà, dove nel pezzo stesso è ricavato un largo disco liscio e sottile. Uno dei balsamari 
si ricompleta da due pezzi lavorati separatamente, il collo e il beccuccio. 

Lunghezza complessiva di questo, gli altri essendo frammentari, m. 0,26. 

Anforetta con unica ansa verticale, pancia rigonfia a fondo tondo e peduccio (fig. 6) 
Alt. min. 50, 




Fig. 6. 



REGIONE VII. — 131 — OIVITELLA S. PAOLO 



Osso. 

Due asticelle di osso, sagomate variamente lungo tutta la loro estensione, terminanti 
alle estremità in un bottone tondo o piriforme. 

Ciascuna delle asticelle è composta di due parti, inserite una nell'altra. All'estremità 
di una di esse, presso la giunzione, è inserito un bottone tondo, discoidale, pure di osso. 
Probabilmente si tratta di fusi per filare. Lunghezza di una delle asticelle m. 0,26. 

Altre due asticelle sottili, frammentarie, con bottoni discoidali inseriti. 

Ferro. 

Strigili vari, e piuttosto grandi, in frammenti. Uno degli strigili era ancora inserito 
per il manico entro un grande anello di filo tondo, pure di ferro, aperto, cel diam. di 
m. 0,12. 

Tomba XXI (a camera). Rinvenuta ad est della tomba V, alla ^istanza di m. 5 
circa da quella. La porta d'ingresso al termine del corridoio largo m. 0,80, era tuttora chiusa 
da grossi blocchi di tufo. La camera, con il piano alla profondità di m. 6 dal piano di 
campagna, era di forma quadrata, con i lati di m. 2. La volta era precipitata. Sulle dette 
pareti tre loculi, di cui uno a destra, uno a sinistra, il terzo praticato nella parete di fondo. 
Lunghezza dei loculi, m. 1,80, altezza m. 0,90, profondità 0.82 e 0,87 e m. 1 (loculo della 
parete di fondo). 

Ossa umane si trovarono sparse sul piano della tomba. Soltanto dentro il loculo 
sinistro si rinvennero degli oggetti, che sono quelli appresso descritti. 

Terracotta. 

Olla di argilla grezza, a pancia sferoidale, orlo a tronco di cono rovesciato, con 
quattro apófisi alla base del collo. Alt. m. 0,275, diam. dell'orlo 0,15. 

Altra simile, a pancia ovoidale, con anse verticali a bastoncello. Alt. m. 0,265, diam. 
dell'orlo 0,135. 

Due anfore vinarie, alte rispettivamente m. 0,80 e 0,85, una delle quali aveva la bocca 
ricoperta da una ciotola a vernice nera con orlo rientrante (alt. m. 0,06, diam. 0,13), la 
quale presenta graffiti rozzamente nell'interno i seguenti caratteri : 

M-ANTO(raws) 

Nel fondo interno della coppa, foglia di edera impressa. 

K 19 altre ciotole a vernice nera, di cui la maggiore ha il diametro di m. 0,15, la mi- 
nore di m. 0,05. 

Skyphos, od oxybaphon, profondo a vernice nera, a piede rastremato, con anse oriz- 
zontali a ciambella. Sul corpo del vaso sono dipinte in color bianco applicato delle rozze 
palmette. Alt. m. 0,18, diam. 0,045. 

v Altro affatto simile. Alt. m. 0,15 ; diam. 0,135. 

Altro simile senza decorazione ; fascia rossastra risparmiata in basso. Alt. m. 0,165 ; 
diam. 0,120. 



C1VITELI.A S. PAOLO — 132 — RKGIONE VII. 

Altro simile, in frammenti. 

Craterisco a vernice nera lucente, con anse doppie a ciambella e corridietro dipinti 
intorno al collo, fra le anse (fig. 7). Alt. mi 0,1 1 : diani. 0,085. 

Oinoehóe a vernice nera, a corpo piriforme, ansa verticale a nastro e alto collo con 
orlo accartocciato. Sulla pancia tracce di decorazione in colore applicato. Alt. m. 0,235. 

Altra simile di argilla grezza. Alt. m. 0,22. 

Altra simile, a vernice nera lucente, decorata in colori applicati, con fasce e ramo a 
foglie di olivo giallastre intorno alla pancia, file di perline e listello intorno al collo. 
Alt. m. 0,16. 




Fio 7. 



Coperchio verniciato superiormente di nero, con bottone centrale di presa. All'intorno 
decorazione in colori applicati, consistente in una corona di foglie di edera bianche e ro- 
sette gialle alternate. Diam. 0,125. 

Lékythos ariballica a vernice nera, beccuccio tronco-conico ed ansa verticale a nastro. 
Alt. m. 0,16. 

Altre due simili. Alt. m. 0,15 e 0,14. 

Boccale di argilla grezza, a pancia ovoidale ed orlo svasato, con ansa verticale a 
nastro. Fasce a vernice bruna intorno alla pancia. Alt. m. 0,21 ; diam. dell'orlo 0,09. 

Altri due simili, uno grezzo, l'altro a vernice nera lucente. Alt. e. s. 

Due àskoi di argilla rossastra, con pancia alta e stretta, di forma assai goffa, sormon- 
tata da una piccola ansa a nastro. Alt. m. 0,14 e 0,13. 

N. 5 orciuoletti a vernice nera, con ansa verticale a bastoncello. Alt. da m. 0,09 
a m. 0,065. 

N. 5 orciuoletti simili di argilla grezza uno dei quali con ansa a nastro. Alt. da m. 0,11 
a m. 0,08. 

Due simili, di argilla grezza, senza anse. Alt. m. 0,573. 

Due goffe lucernette monolycni di argilla rossastra, a corpo cilindrico. 



RRGIONii VÌI. — 133 — «VITÈLLA S. PAOLO 

Peso prismatico da telaio, con largo foro tondo passante orizzontale e solco incavato 
superiormente. Alt. m. 0,095. 

Tazzina frammentaria a vernice nera (fig. 8), a pareti sottili, con anse doppie 
ritorte, imitanti la tecnica del metallo e festoni a rilievo intorno alla pancia. Alt. in. 0,045, 
diam. 0,10. 

Frammento di altra simile, con elegante decorazione a rilievo, consistente in un 
reticolo, tra due file di volute continue. 

Ciotola a vernice nera, frammentaria. 

Bramo. 

Phiàle di lamina di bronzo, a calotta emisferica, con orlo ritorto e ribattuto interna- 
mente. Alt. 0,07, diam. 0,22. 

Piccolo specchio rotondo di lamina sottile, a superficie convessa, brunita. Diam. 0,103. 



Fio. 8. 

N. 3 sottili anse di bronzo serpentine ritorte, di cui una con piastrina cuoriforme. 
Alt. 0,11. 

Anello contorto di filo tondo di bronzo, con estremità assottigliate, terminanti in 
un bottone. 

Piccola borchia convessa di bronzo fuso, vuota internamente. Diam. 0,033. 

Catenella ad anellini tondi, frammentaria, con estremità riunite ad un anellino piatto 
di ferro, di nini. 25 di diametro. 

Ferro. 

Strigili vari, in frammenti ad eccezione di uno, assicurati ad un anello di filo tondo 
di bronzo. Lunghezza dello strigile 0,28, diam. 0,09. 

Varie. 

Due aghi crinali di osso, frammentari. Lunghezza dei frammenti 0,12, e 0,095. 
Due valve di una unica grossa conchiglia (pecten). 

Tomba XXII (a camera). Rinvenuta fra la tomba XII e XVII, alla profondità 
di m. 1,65 dal piano di campagna. Vi si accedeva per un corridoio della larghezza di m. 1. 



CÌVITELLA S. PAOLO — 134 — REGIONE VII. 

L'ingresso della tomba a sud, largo m. 0,70, era chiuso da un grossissimo blocco di tufo, 
rinvenuto giacente presso la soglia. La forma della piccola camera era rettangolare, 
misurando m. 2 X 1.50. La volta della' camera era franata. Su ciascuna parete, a destra, a 
sinistra ed in fondo, era praticato un loculo. Il loculo di sinistra era pure franato. Gli altri 
due loculi misuravano m. 1,80 e 1,60 di lunghezza, 0,65 di altezza, 0,55 di profondità. La 
tomba portava evidenti tracce di manomissione. Durante lo sterro si rinvenne quanto segue 

Terracotta. 

Piede di hólmoa di piccole dimensioni, d'impasto, a ingubbiatura nerastra, con ca- 
valli graffiti stilizzati, in marcia verso destra. Sopra la groppa di un cavallo spunta il 
collo di un altro cavallo. 

Il bacile frammentato dello stesso hólnos non presenta decorazione di sorta. 

Déinos frammentario, con decorazione graffita di cavalli, identici a quelli iMVhólmos. 

Due piatti frammentari d'impasto, a insubbiatura nera, su alto piede, con fila di pal- 
mette cipriote graffite intorno all'orlo. 

Ciotola o phiàle frammentaria d'impasto, a ingubbiatura nerastra, con baccellature 
esterne e ombelico centrale. 

Karehésion frammentario, d'impasto, con alte anse a bastoncello ed apófìsi. Tra le 
anse due cavalli graffiti, in marcia verso destra. 

Orciuoletto d'impasto ingubbiato, portante graffita intorno al collo una doppia spi- 
rale continua. Alt. m. 0.11. 

Ferro. 

Due anelli di filo tondo, del diametro ciascuno di m. 0,045. 

A questo punto la zona meridionale del colle di S. Martino, dove ebbero luogo i 
descritti rinvenimenti, non presentando probabilità di ulteriori proficue scoperte, venne 
abbandonata, e le ricerche furono proseguite più a nord, sulla cresta del colle. 

Tomba XXIII (a camera). Rinvenuta alla distanza di m. 250 circa dalla pre- 
cedente. La camera, con la volta sprofondata, misurava m. 2,45 X 2,20 di lato e m. 2 di 
altezza, con il piano alla profondità di m. 5 dal piano di campagna. L'ingresso, a nord-est, 
era largo m. 0,67. Su ciascuna parete, a destra ; a sinistra e in fondo, erano ricavati 
due loculi, uno sopra l'altro, a due piani, in gran parte franati. La lunghezza maggiore di 
essi era di m. 2,15 sulla parete di fondo ; gli altri misuravano m. 1,65 e 1,80. 

1 loculi erano chiusi in origine da tegoloni di m. 0,63 X 0,47. 

Nei loculi inferiori della parete destra e della parete sinistra si rinvennero gli oggetti 
seguenti : 

N. 4 cuspidi di lancia di ferro, a foglia di olivo, con codolo a cannula. Lunghezza 
0,19 e 0,18. 

Impugnatura di spada di ferro, sormontata da un bottone, con lama dello stesso 
metallo ; una e l'altra frammentarie (larghezza massima della lama cm. 6). 

Lame di pugnali di ferro in frammenti. 

Palla sferica di ferro, con appendice spezzata. Diam. 0,05. 



REGIONE VII. 135 CIVITELLA S. PAOLO 

Tomba XXIV (a camera). Simile e contigua alla precedente, essendone sepa- 
rata da un diaframma di tufo dello spessore di m. 2. La camera, pure dalla volta sprofon- 
data, era di forma quadrata, con m. 2,65 di lato, alta m. 1,80, con il piano alla profon- 
dità di m. 4 da quello di campagna. La porta d'ingresso alla tomba era larga m. 0,75, 
alta m. 1,45. Numero e disposizione dei loculi, identici a quelli della camera precedente. 
Essi erano in origine chiusi da tegole. 

Sul piano della tomba si rinvenne quanto segue: 

Pellke di argilla a vernice nera, con anse verticali a nastro. Intorno alla pancia corrono 
due fasce orizzontali su cui incedono da una parte e dell'altra due figure muliebri amman- 
tate, abbozzate appena, in color rossastro applicato, tra volute. Intorno al collo del vaso 
corre un serto di foglie lanceolate e una corona di perline. Alt. m. 0,08. 

Lékythns ariballica a vernice nera, con ansa verticale a nastro. Sulla pancia palmetta 
tra volute stilizzate. Alt. m. 0.09. 

Olletta verniciata, a fondo piano, senz'anse. Alt. 0,06. 

Orcitioletto di argilla pallida grezza, con ansa verticale a bastoncello e orlo svasato. 
Alt. 0,045. 

Altro simile verniciato, con ansa verticale a nastro. Alt. e. s. 

Bromo. 
Braccialetto di filo tondo, tornito. 

Ferro. 
Palla sferoidale con appendice troncata, diam. \ r >7 

Vetro. 

Acino cilindrico di collana in pasta vitrea azzurra, con occhi in rilievo di colore 
giallo e turchino, cerchiato di bianco. Alt. 0,018 ; diam. 0,012. 



Conclusioni. 

11 gruppo di tombe esplorate nell'estate 1920 in località Monte S. Martino rimane 
tutto quanto compreso nell'area notevolmente ristretta di un quadrato di metri due- 
cento circa di lato, non tenendo conto delle ultime due tombe, rinvenute, come si è detto, 
a notevole distanza dalle altre. I /esplorazione ha quindi permesso di constatare ancora 
una volta la densità ragguardevole delle tombe nella necropoli ; e di rilevare la mesco- 
lanza di tombe antichissime, con ceramiche d'impasto più o meno grezzo, insieme a 
tombe del periodo più recente, degli ultimi secoli della Repubblica, tutte a inumazione. 
Le tombe esplorate della prima categoria, in numero di dieci, sono ordinariamente a 
fossa, con loculo scavato lateralmente per la deposizione della suppellettile funebre ; 
si osserva però insieme la presenza di qualche semplice cameretta primitiva, con loculi 
irregolarmente ricavati nel banco di tufo. Le camere sepolcrali del periodo più recente, 



CI VITELLA S. PAOLO 136 — REGIONE VII. 



invece, sebbene di forma semplicissima, sono scavate a regola d'arte, con loculi 
sepolcrali, ampi, regolari e uniformi. Xon manca il caso di ipogei sepolcrali, come quello 
della tomba XXI, in cui l'ingrandimento notevole della tomba, forse non tutto in una 
volta eseguito, ha prodotto un tipo di ipogeo abbastanza complesso, con camere sepol- 
crali sviluppate su diversi assi. L'escavazione di frequenti ed ampie camere sepolcrali, 
con corridoi d'ingresso di un'ampiezza proporzionata a profondità considerevole, ha por- 
tato di conseguenza la distruzione totale o parziale di tombe a fossa antichissime con 
relativi loculi, praticate a una profondità dal piano di campagna molto inferiore. Nes- 
suna delle tombe esplorate, si può dire, è stata trovata intatta, poiché tutte presenta- 
vano tracce di depredazioni avvenute anche in tempi remoti. In tutte le tombe, però, 
si sono trovati avanzi più o meno notevoli della suppellettile funeraria, sufficienti quali 
indizi cronologici dello sviluppo della necropoli. 

Il materiale arcaico rinvenuto consta essenzialmente di ceramiche d'impasto scuro 
ingubbiato, spesso adorne di graffiti geometrici stilizzati, di rado interamente lisce. 
Kari gli esempi di ceramiche con motivi ornamentali semplicissimi, dipinti a latte di 
calce sulla superficie naturale del vaso. Forme vascolari e disegni geometrici sono quelli 
comuni del materiale ceramico noto nell'Agro Capenate. Rari i buccheri fini, contempo- 
ranei dei primi vasi greci importati, che però, a cominciare dai piccoli vasi corinzi pri- 
mitivi, mancano affatto. Comunque, l'età della necropoli primitiva difficilmente può 
scendere più giù del VII secolo avanti Cristo. 

Molto più ricca e variata la suppellettile delle tombe a camera della necropoli 
più recente, dove è sporadica la presenza di ceramiche verniciate, con misere tracce 
di decorazioni figurata (personaggi ammantati) e floreale (semplici palmette), in color 
rosso talora applicato. Sono questi gli ultimi echi della ricca ceramica figurata d'imi- 
tazione greca e falisca, quali si riscontrano in tutta l'Etruria meridionale circa la fine 
del III secolo. Ma la grandissima maggioranza delle tombe della necropoli recente di 
Monte S. Martino, va collocata tra il II e il I secolo av. Cristo. Quivi sono notevoli 
la ricchezza e l'eleganza di oggetti, particolarmente di uso personale, di varia materia : 
bronzo, alabastro, terracotta. In mezzo alla suppellettile di bronzo sono degni di nota, 
oltre agli specchi tondi a superficie convessa, con abbondanti tracce della brunitura 
originaria, i vasi di lamina, specie di oinockóe, a pancia larga e schiacciata ed alto collo 
cilindrico, con doppie anse verticali, terminanti in motivi ornamentali finissimi. Per 
snellezza ed eleganza di forme sono da segnalare anche gli strigili in bronzo. Vengono 
quindi gli oggetti di alabastro, specialmente di uso muliebre, fusi ed aghi crinali, bal- 
samarì di tipo comune ed anforette, notevoli per eleganza e perfezione di tecnica, 
nonostante la piccolezza delle forme. Di terracotta taluni esemplari di piccole coppe, 
nelle'quali si osserva colla massima evidenza la imitazione aggraziata di modelli in 
metallo (lamina di bronzo o di argento). I rari esemplari di terracotte fine a rilievi sem- 
brano preludere alla produzione delle, fabbriche ceramiche aretine. 

Piuttosto frequente il rinvenimento di piccole maniglie tornite e toppe di serra- 
ture in bronzo, appartenute a mobili del tutto scomparsi, certo delle cassettine di legno 
interamente ridotte in polvere. Coteste cassettine, di una forma, a giudicare dai fini- 
menti in bronzo, elegantissima, sul genere di quelle che spesso si veggono riprodotte su 



ROMA — 137 — ROMA 

vasi figurati dell'Italia meridionale, dovevano far parte del munius muliebrìs e contenere 
oggetti di uso femminile, adempiendo lo stesso ufficio delle ciste bronzee, più antiche, 
della necropoli di Preneste. 

Costante è infine la presenza della phiàle o pàtera di bronzo liscia nelle tombe della 
necropoli recente. A un tale oggetto sembra corrispondere nella necropoli primitiva 
la patera ombelicata e baccellata d'impasto, a spesse pareti. I due oggetti del medesimo 
tipo sembrano rispondere ad esigenze funebri rituali e rappresenta una delle persistenze 
del costume funerario che si notano nelle due necropoli intersecate l'una all'altra sul colle 
di S. Martino, con un intervallo di quattro o cinque secoli. 

G. Bendinelli. 



XII. ROMA. 

Via L africana (odierna Casilina). Sulla destra dell'antico tracciato della via 
Labicana, al di là della linea dell'acquedotto Claudio (oggi dell'acqua Felice), nella 
già vigna di S. Marcello, la Cooperativa edilizia « Casa nostra » dell'Impresa Unione Edi- 
lizia Nazionale, nel praticare le escavazioni per i cavi di fondazione di alcuni edifici ad 
uso di abitazione, ha incontrato un notevole tratto di grossa muratura a laterizio di solida 
struttura, dello spessore di m. 1,18 (v. fig. 1). L'antico muro corre in direzione quasi 
parallela all'acquedotto Claudio ed accenna ad un andamento curvilineo. 

Trattasi con tutta probabilità di un tratto dell'ossatura dell'anfiteatro degli horti 
Variani trasformati in parco da S. Vario Marcello, padre dell'imperatore Eliogabalo, 
il quale li ingrandì e li rese dominio imperiale. Denominavansi anche horti Spp/i Veteris, 
dall'antico tempio della Speranza che sorgeva presso l'attuale porta Maggiore. Furono 
tagliati in due dalla costruzione delle mura di Aureliano ; nella parte al di fuori delle 
mura sorgeva appunto l'anfiteatro la cui spina era ornata dall'obelisco con geroglifici 
egizi di imitazione romana che ai tempi di Antonio da Sangallo junore, fu rinvenuto 
rotto in tre pezzi nella vigna di un tale Girolamo Milanese, nel luogo della scoperta 
del suddetto tratto di muratura. L'obelisco, che reca i cartelli reali di Adriano e di Sa- 
bina e l'elogio di Antinoo, proviene forse dalla villa Tiburtina di Adriano o da una 
memoria sepolcrale di Antinoo sulla via Labicana, e fu quivi trasportato da Eliogabalo 
per decorare il suo circo. Fu rimosso e restaurato nel 1570 dai fratelli Curzio e Mar- 
cello Saccoccia, nuovi proprietari del fondo, come ricorda una lapide murata in uno 
dei propinqui fornici dell'acquedotto Felice ove il circo è detto cimis Solis, e poi da 
Urbano Vili collocato nel palazzo Barberini. Donato da questa famiglia a Clemente XIV 
fu trasportato al Vaticano, nel giardino della Pigna, ove giacque negletto fino al 1822, 
quando Pio VII lo fece innalzare nella pubblica passeggiata del Pincio. 

Notizie Scavi 1922 — Voi. XIX, 18 



ROMA 



— 138 — 



ROMA 



Le ulteriori escavazioni permetteranno di fare gli opportuni rilievi del monu- 
mento e di dirimere la questione se l'edificio ove ergevasi l'obelisco fosse, come è più 
probabile, realmente il circo Variano ovvero il sepolcro cenotafio del giovane Antinoo, 
il favorito dell'imperatore Adriano ( l \ Ho creduto intanto utile dare questo prelimi- 
nare accenno della scoperta. 




Fio. l. 



* 
* * 



In località Mammella, e precisamente sulla sinistra della via Casilina, di fronte 
alla stazione delle ferrovie vicinali di Tor Pignattaio, nel fare i lavori di escavazione 
per praticare una cantina nello stabile ad uso di abitazione di proprietà del sig. Antonio 
Aeetelli si rinvenne, a circa m. 3 di profondità dal piano di campagna, un grande sar- 
cofago di marmo lunense, lungo m. 2,42, alto m. 0,98, profondo m. 1,10, scolpito sol- 
tanto sulla fronte ove è la seguente rappresentanza (v. fig. 2). . 

Sulle onde marine increspate, ove affiorano teste di delfini natanti, nuotano gio- 
condamente, affrontati due a due, quattro centauri marini (irht>jor<>nlauri), ciascuno dei 
quali trasporta sul dorso una Nereide. I centauri marini, a forma di uomo nella parte 
superiore del corpo fino al pube, hanno le zampe anteriori di cavallo, mentre inferior- 
mente terminano in una lunga coda di mostro marino (pistrix o pristis), con pinne 



(*) Ct'r. Hulsen, Dos Grabdes Alitinoti*, Miltheil.d. Archimi. Insta., XI, 1896, pag. 122; 0. Ma- 
rucchi, Gli obelischi egiziani di Bontà, 1KI8, pag. 187 segg. 



ROMA 



139 



ROMA 



natatorie ed a squame frangiate. Soltanto l'ultimo centauro marino di destra mostra la 
fine della coda bifaloata a tre punte, in alto, sotto l'Erote con la face. I due centauri 
marini componenti il gruppo di sinistra, sono rappresentati barbati e di età matura, 
mentre i due di destra sono giovani. Le Nereidi sono nude ; i loro manti svolazzano sulle 
spalle formando quattro graziosi archi che ne incorniciano bellamente le teste. Il primo 
centauro marino di sinistra è volto a riguardare amorosamente la Nereide che l'abbrac- 
cia, e regge con la destra una lunga conchiglia tortile (bucina o concha) e con la sinistra 
una cista munita di coperchio che ne cela il misterioso contenuto. Quello che segue 



£ 














,.M^* e 


">*a&f 


■rC" : ~é 




*W*i 









Fig. 2. 



tiene con la sinistra una cetra (chiihara) e con la destra il piccinini. Il primo del gruppo 
di destra suona il doppio flauto e l'ultimo riguarda sorridendo la Nereide che cinge con 
la sinistra mentre la destra regge un oggetto indistinto a foggia di bastone, rotto nella 
parte superiore, ove terminava in curva, e nell'inferiore (strumento musicale o lagobo- 
hn?)\ le fratture sono visibili sul manto della Nereide e sulla coda del centauro 
marino che precedono. La scena notturna è illuminata dalle faci rette da due Eroti agli 
angoli superiori della fronte. Altri tre Eroti arrecano ghirlande alle Nereidi. Quello 
di sinistra già si è approssimato alla Nereide che ò in atto di ricevere con la destra la 
ghirlanda. La Mereide di sinistra l'ha già ricevuta e la regge con la sinistra poggiata 
sulle spalle del centauro marino. Il nuovo sarcofago è notevole per l'abilità dell'arte con 
la quale è eseguito e per la bella disposizione delle figure. Veramente degni di osser- 
vazione sono i due centauri marini di sinistra ; il volto, la capigliatura, la barba ed il 
vigoroso torace suscitano nella mente la figura di Ercole. L'esecuzione accurata e la 
foggia dell'acconciatura dei eapelli delle Nereidi, che ricorda quella di Faustina juniore, 
di Lucilla e di Crispina, fanno risalire il sarcofago all'ultimo quarto del II secolo del- 
l'impero. 



nOMA 



— 140 — 



ROMA 



I sarcofagi già noti che più si avvicinano a] nostro per il soggetto e per la dispo- 
sizione delle figure sono quelli Mattei, Giustiniani ed Aldobrandini (*). Il nuovo sar- 
cofago va ad aggiungersi alla numerosa e svariata serie di analoghe rappresentanze 
simbolizzanti il passaggio delle anime dei defunti da questa all'altra vita, trasportate 
da una forza sovrumana a traverso l'oceano, al di là degli orizzonti terrestri, all'eterna 
dimora dei beati. È stato immesso nel R. Museo Nazionale Romano delle Terme. 

Si rinvennero inoltre frammiste alla terra, oltre ad alcuni frammenti di sarcofagi 
e di fregi marmorei, le seguenti iscrizioni funebri : 

1) lastra marmorea seorniciata 2) frammento di lastra marmorea 

frammentaria (m. 0,26X0,38X0,04): scorniciata (m. 0,36X0,48X0,04): 



, p • A-R-V.-t.. • 




RVS • PATRONVS 


ET-COLLIBERTVS 


ALVMNO 


•BENE 


MERENTI ■ 


FECIT 



Ttt) 

.iiT- ARRVNTIAÌ 

^T r FLA V I O • H A M I L L O l 
DVLC • ET • FLAVlS • ZENOBL; o et 
ERODITI • PARENT ■ LIB • LIB Wfc. 
SVIS • POSTERISQ.^ E OJrum 

H • M- H- N • S / 
IN-FR- P-XII- IN -AGr p... . 



3) Stele marmorea in due pezzi 
(m. 0,46X0,24X0,06): 



4) piccola targa marmorea (ni. 0,21 
0,17X0,03): 



D • M 
L- POLLI -RESTI 

TVTI • VIXIT 

ANNIS • XI • ME 

NSIBVS • II • DI 

EBVS • XX • FÉ 

CIT • POLLIVS 

HYPATVS 

ALVMNO 

SVO 



D M 

A-PRAESEN 

TIVS • EVTYCH 

VS • ELEVTHE 

RO • FRATRI 

BENEME 

RENTI 



5) parte di lastra marmorea scorniciata, con timpano recante una protome 
muliebre e cornucopia (m. 0,40X0,28X0,05): 



dis 



m 



ANIB VS 

YNO 

OSYNEFILIO 

ET-CAMPANVS 

fee ERVNT-ET-SIBI 

VA-XXV-M-IX-D XV 

infr.p... IN-AGR-P-X 



(!) Matz e Duhn, Antike Bildwerke in Rom, n. 31G9, 3197, 3207 ; cf. S. Reinach, Réperioire des re- 
ìicfs. III, pag. 167, 258, 302. 



ROMA — 141 — ROMA 

Venne infine in luce un cippetto marmoreo funebre (m. 0,70 X 0,34 X 0,28) con 
base e cimasa ricavata ; sul' timpano è scolpito un busto muliebre con ai lati due ge- 
metti che sorreggono un panneggiamento che ricopre il busto nella parte inferiore. Ai 
lati sono rappresentati due uccelli che si beccano. 

* * 

* * 

Al 3° km. circa della via Casilina, presso il mausoleo costantiniano di S. Elena a 
Torpignattara ed il cimitero dei SS. Marcellino e Pietro, sono stati eseguiti sterri per 
la costruzione della nuova chiesa parrocchiale, dedicata ai detti santi. Escavandosi nel 
luogo ove sorgerà l'annessa sacrestia, a m. 1 circa di profondità dal piano di campagna, 
si è incontrato un tratto di muratura di età tarda, nel quale erano stati messi in opera 
alcuni frammenti di cippi e di stele funebri, appartenenti tutte al sepolcreto degli equ '- 
tes singulares che, come è noto, si estendeva precisamente in quella località, in antico 
predio imperiale denominato ad duas lauros od inter duas lauro» (Tertull., apolog. 35), 
od anche in comitatu, denominazioni che indicano essere stato in quel luogo una villa 
con residenza imperiale. È noto che vi fu ucciso l'imperatore Valentiniano III (a. 45.")). 

Gli equites singulares erano una milizia scelta istituita dall'imperatore Xerva in 
sostituzione dei custodes eorporis Augusti e poi soppressa da Diocleziano, reclutata fra 
gli equites auxiliares, in specie delle provincie settentrionali. Godevano il privilegio 
della sepoltura gratuita in proprietà imperiale. Assumevano nel nome il gentilizio im- 
periale ed erano considerati milizia di primo rango dopo i pretoriani. Avevano diritto 
ad avere a spese dello stato un famiglio ed un cavallo, e per l'appunto l'uno e l'altro 
sono spesso rappresentati, scolpiti nelle stele e nei cippi funebri degli equite" singula- 
res (*). Erano posti in congedo dopo 25 anni di servizio. Avevano a capo due tribuni 
ed i militi erano pareggiati al grado di centurioni. Erano armati di scudo ovale, di lancia 
e di spada. I loro alloggiamenti urbani furono scoperti nell'anno 1885 eseguendosi 

gli sterri per il nuovo tracciato della via Tasso ( a ). 

I nuovi frammenti epigrafici relativi agli equites singulares, già facenti parte di 

cippi e di stele funebri violentemente spezzati, sono i seguenti ( 3 ) : 



(!) Cf. Amelung, Die Skulptureti d. Vatic. Mus., 1, pag. 2<'4 spgg. 

(*) R. Lanciani, Oli alloggiamenti degli equites singulares, Bull. d. Comm. Arch. Commi, 1885, 
pag. 137 segg. 

(») cf. C. I. L., VI 3173 segg., 3912 segg., 32783 segg.; Notizie degli Scavi, 1996, pag. 525; 
1898, pag. 112; 1906 pag. 208 seg.; Bull. d. Comm. Arch. Commi., 1897, pag. 64 aeg.; Ephemeris 
epegraphica, IV, 935. 



HOMA 



142 — 



ROMA 



1) frammento di cippo marmoreo 
(m. 0,21X0,53X0,25): 



2) id. id. (m. 0,34X0,20X0,31): 



-i~v-\ 



EQ • SI 
MILIT 
VIX • A 

P • AEL 
C • IVL 

SEC- H • A mico carissimo 



ng ( .. 

a un. 
nn . . 

ius . . 
ius . . 




7 sec(undas) h(eres) 



3) parte di cippo marmoreo ornato 
di colonnina tortile all'angolo (m. 0,54 
X 0,34 X 0,24) : 



4) frammento di cippo marmoreo 
(m. 0,13X0,34X0,28): 



N A T • D A L M A T us . . . vix. ami. 

XXXI IX • MI L'-j ami 

VARRÒ • H-ET 

S E C V N D ■ H ■ Aiwu'co carissimo 

F A C [ cur. 
P O S I T V S • E S) / 

es F R A TJ 



v. 3, h(eres) 

v. 4, secund(us) h(eres) 



ci. M- 

res TIT V TO . . . 

cu RATOR^. . . 

. . noi. no RICO- DÌomo 

vix. a NNXXx' . . . 

t. \VR-AVr. .. 

I M E S / ( . . . 

\T AT/ . . . 

ami\c O / f. e. 



5) id. id. (m. 0,30X0,21X0,35): 



6) id. id. (m. 0,45 X 0,12 X 0,23) : 



. . . eq. sin£i • C V\ 

nalXOU E • N O ricus ilomo CI. 

v/IRVNO- VIX- a( rara 

MILIT • AN- Xv/ 
SIMPLICIO 
i 



ardi (?) 
.V/kl-HE^relius. .. 



vix. an I^XL I • M I^L ann. 
si MILIS^ 



a 



ROMA 



— 143 — 



ROMA 



7) id. id. (m. 0,20X0,24X0,24): 



eq. s»^N G 

f AVS 

...vix. min. /XXXVI 

«ig 'À I F • H 

amico ca RISSI 
ino el pienti S S I M O 



v. 4, [sig]nif{er) h{eres) 



8) frammento di stele marmorea 
(m. 0,38X0,24X0,14): 



RMI-FI R 



. . dee / V R I O • E Q. ying, 
r>r> lvi i v 



9) id. id. (m. 0,28X0,20X0,13): 



IO 

.cre^/'C ENTI 
. nrty ■ CVSJ- 



v. 3, [ar[m(prum) custfos) 



10) frammento di cippo marmoreo 
(m. 0,25X0,30X0,23): 



9 /ES Q. 

H E R 

e VRA.VIT 



T 



v. 3, [s[esq(u plicarius) : milite che 
per meriti speciali godeva di una paga 
pari a quella spettantegli, aumentata 
della metà (Veget., de re milil., 7). 



11) id. id. (m. 0,38X0,15X0,24): 
d. 




SORI-S Et 



. eq. sin'- C' T \ ì J r 



12) id. id. (m. 0,14X0,22X0,39): 



.^t-M El . . 

eq. si r|l G • A Vj gr . 
VIS'// 



13) id. id. (m. 0,16X0,12X0,24): 



14. id. id. (ni. 0,16X0,23X0,36): 



j 



T-F 
A L 

J. 



c-T 



ROMA 



— 144 — 



ROMA 



15) id. id. (m. 0,32X0,21X0,27): 




16) frammento di stele marmorea 
(m. 0,10X0,24X0,11): 



N Kit. 
A-X . 
SE/ . 

/ 



Via Prenestina. Sulla via Prenestina, tra Tor de' Schiavi e Tor Tre Teste, 
appena oltrepassato iJ V km., circa 100 m. al di là del fosso di Centocelle, nella località 
detta Pedica di Tor Tre Teste, in terreno di proprietà del sig. Giovanni Angelini di Cai- 
soli, eseguendosi lavori di aratura per la maggese, sono stati messi in luce, a m. 15 sulla 
sinistra della via, le tracce di un monumento sepolcrale di forma quadrata, consistenti 
nelle fondazioni ed in grandi parallelepipedi di peperino e di travertino già rimossi in 
antico. Ne faceva parte anche un blocco squadrato di marmo bianco scorniciato, alto 
ni. 0,59, largo ni. 1,18 e profondo m. 0,24, che reca sul davanti ia seguente iscrizione 
in belle lettere capitali del I secolo dell'impero, con interpunzioni di fonua triangolare : 



DVETVRIVS-D-L-ATTICVS 

PVRPVRAR • DE • VICO ■ IVGAR 

VETVRIA-DL TRYPHERA 

ARBITRATV 



Il defunto D. Veturius l). I. Atticus esercitava la professione di purpurar(ius), 
era cioè negoziante di stoffe purpuree e tintore ed aveva la sua officina nel vicus Iuga- 
rius. Questo vicus centralissimo attraversava la Vili Regione augustea avendo inizio 
alle falde del Capitolio, fra il templum Saturni e la Basilica lidia, e terminava alla porta 
Carmcntalis, presso il Forum holilorium. La sua denominazione secondo Festo (ap. Paul. 
Diac. p. 104) derivava dal fatto quod ibi fueral ara Iunonis Iugae, quam putabant matri- 
monium iungere. Il mestiere di purpurarius era di preferenza esercitato da liberti o 
discendenti di liberti di origine orientale ; per l'appunto il nostro D. Veturio Attico era un 
liberto di origine grecanica. Altri purpurarii esercitanti la loro arte in Roma sono men- 
zionati nei titoli urbani C. I. L., VI, 9843-9848 ; di uno si sa che era de vico Tusco (C. 
I. L., XIV, 2433, Marino), di un altro che era a Transtiberim (sic) (C. I. L., VI, 9847). 
È nota la lapide, sepolcrale, di un purpurarim parmense, con scolpiti gli utensili del me- 
stiere (murata nello scalone del palazzo Farnese di Parma ; C. I. L., V, 1069 a). 

La tomba sulla via Prenestina fu eretta arbitratu di Veturia D. I. Tryphera, molto 
probabilmente moglie del defunto. La formula arbitratu si riferisce all'esecuzione della 
tomba, dandosi nel testamento facoltà all'erede di erigerla a suo beneplacito e volontà, 
mentre la formula cura indica che l'erede o fiduciario doveva attenersi strettamente alle 
preciso disposizioni testamentarie. 

G. Mancini. 



REGIONE I. — 145 — S.MARIA CAPUA VETERE, SORRENTO 



Reoione I (LAT1UM ET CAMPANIA). 

CAMPANIA. 

XIII. SANTAMARIA DI CAPUA V£TERE — Nuovo titoletto funebre. 

11 26 ottobre 1921 eseguendosi un cavo di fondazione nel giardino di tal Giuseppe 
Majorana in Santamaria di Capua Vetere, in via Albana 13, è stata messa in. luce una 
lastra marmorea di m. 0,50 X 0,27, la quale in una specchiatura assai semplice costi- 
tuita da un listello e da un cordoncino reca l'iscrizione : 

D • M 

VÀRIAE • SATVRNINAE 

CVM • Q.VA • VIX • ANN • XXXII 

L • VARIVS • EVANTHES • CONIVG 

RARISSIMAE 

,Le lettere abbastanza eleganti dei secoli I— II d. C. sono alte rispettivamente 
35, 34, 27, 29 e 26 millimetri. 

Dal calco sembra che manchi la i terminale della parola coniugi. Il gentilizio Va- 
rius si trova già più di una volta rappresentato nelle iscrizioni di Santamaria. 

S. Aurigemma. 



XIV. SORRENTO — Rinvenimenti in località Panano. 

Eseguendosi gli sterri per la gettata delle fondamenta di una casa che il signor Silvio 
Salvatore Gargiulo costruisce in località Parzano presso la antica porta che conduce 
a Massa, si sono rinvenuti nei mesi di gennaio-febbraio 1922, alla profondità di circa 
metri sei e mezzo dal piano di campagna, alcune poche tombe alla cappuccina, e tre o 
quattro tombe a cassa con sponde in muratura e copertura di tegoloni. In una sola 
tomba si è rinvenuto, accanto al cadavere, un rozzo orceolo. 

Nel terreno si è raccolta una lastrina di marmo alta m. 0,55, superiormente ter- 
minata a disco, grezza nella parte inferiore destinata ad essere infitta nel terreno. 
La lastrina, oggi conservata in casa Gargiulo, reca in lettere di buona epoca la iscrizione 

CVRSOR 

CLAVDIAE-CAPI 
TOLINAE • DISP 
VIX • AN • XXIX 

Le lettere sono alte rispettivamente mm. 26, 19, 19, 17. 

Nel terreno di riporto si è anche rinvenuto un frammento di puttino marmoreo, 
privo della testa e delle braccia, grandemente scheggiato nel resto della figura, rappre- 
sentato sedente e con le gambe flesse, le quali sono in parte coperte da un hi/mation. 
H frammento, dell'altezza massima di m. 0,37, è di pessima fattura. 

S. Aurigemma. 



Notizie Scavi 1922 — Vi»!. XIX. 19 



NOCERA INFERIORE 146 — REGIONE I. 



XV. NOCERA INFERIORE — Rinvenimento di una iscrizione fu- 
nebre latina in via Bosco Lucarelli. 

Dal E. Ispettore onorario dei Monumenti di Nocera, Enrico Guerritore Broya, si 
ha notizia che il 22 agosto 1921, eseguendosi dei cavi di fondazione per la costruzione 
di una casa nel fondo rustico che un tempo apparteneva alla nobile famiglia Longo- 
bardi ed è ora del sig. Giuseppe Gambardella, di fronte al palazzo municipale in Via 
Bosco Lucarelli di Nocera Inferiore, sono state rinvenute a circa 4 metri di profondità 
dal piano stradale due tombe con sponde in muratura coperte da larghe tegole. Nelle 
tombe null'altro si è rinvenuto fuorché degli scheletri e una piccola anfora andata rotta 
e distrutta ; è stata poi recuperata una tavola marmorea di ni. 0,55 X 0,30, che reca 
l'iscrizione (t) 

D • M s 

A • GABINIO 
HELIO • QJ/I 
VIXIT • ANNOS 
LXV-MENSES 
Villi • DIES • XV 
HELPIS CONIV 
Gì • B • M • F 



La tavola iscritta è stata depositata nel Palazzo Comunale di Nocera Inferiore. 

S. Aurigemma. 



(t) Di essa dà anche notizia Gennaro D'Alessio, Un'Epigrafe funeraria in Nocera Inferiore, 
in Archivio storico della provincia di Salerno. Salerno, Spadafora, anno I (1921), pag. 266-267. 



REGIONE III. — 147 — MONASTERACE MARINA 



Regione III (LUCANIA ET BRUTTI1). 

(Cfr. Notizù 1921, pp. 467-496). 



XVI. MONASTERACE MARINA — Deposilo di terrecotte architetto- 
niche templari. 

Dopo la mia grande pubblicazione su Celidonia (in Montini. Ani Lincei voi. XXIII, 
1915), la quale ha definita la controversia sull'ubicazione della città, nella primavera 
del 1916 l'ispettore onor. marchese A. Lucifero richiamava la mia attenzione sopra 
una casuale scoperta avvenuta a mezzodì della città sul colle denominato Tersenale o 
Passoliera, piantando un vigneto. È merito del sullodato ispettore di aver messo in salvo, 
col tempestivo intervento suo e della Soprintendenza, un Complesso di terrecotte archi- 
tettoniche, che io non esito a proclamare il più bello e sontuoso di quanti ci ha dato 
la Calabria e che rivaleggia colle superbe sime fittili di Metaponto, illustrate dal De 
Petra ed ora al Museo di Potenza (*). 

Sulla collina di Tersenale, dove avvennero le prime scoperte, si condusse nel mag- 
gio 1916 una breve campagna, diretta a stabilire se vi fossero colà le tracce del tempietto 
o santuario, a cui le terrecotte dovettero appartenere ; ma quel colle da circa due secoli 
era stato messo sottosopra da lavori agricoli, ed ogni avanzo lapideo venne sman- 
tellato ed asportato, dato che nel sottostante villaggio di Monasterace -Marina manca 
assolutamente la pietra, avidamente cercata ovunque. Per due settimane la cresta 
della collina venne sondata in tutti i sensi ma invano. Si segnalarono soltanto 
debolissime tracce di rozze fondazioni e qualche rara pietra modanata. Le terrecotte 
vennero tutte raccolte in un'area assai ristretta di metri 6.00 X m. 7.00, ed in un 
cavo espressamente aperto nell'alluvione geologica vergine del colle. Le terrecotte vi 
erano state scaricate senza un ordine speciale, e si ebbe l'impressione, qui vi fosse 
una specie di deposito di materiale messo fuori uso, e deliberatamente celato in una 
specie di favissa, derivante da un tempietto suburbano di poco anteriore alla metà 
del sec. V, con scarsi elementi più arcaici, del VI sec. Si dedusse da ciò che già 
nell'antichità il piccolo santuario avesse subita una prima parziale rifazione e più tardi 
una seconda generale, cosa di cui in molti altri luoghi si ha riscontro. La serie più 
cospicua, così per bellezza come per numero, delle placche ripetute, è data dalla sima 
grondaja dei lati lunghi con grandi maschere leonine a mezzotondo, e dalla corrispon- 
dente sima rampante dei frontoni senza maschere, ma come la prima adorna di pal- 
mette e fior di loto a colore ; sotto una cornice a meandro, foglie ed astragali. Dimensione 
dei pezzi a gronde cm. 53 X 30 (fig. 1). 



(') Il geiìson del tempio di Apollo Lycio a Metaponto (Napoli, 1895). 



MONASTERACE MARINA 



— 148 



REGIONE III. 



Di una seconda cimasa molto più bassa con palmette e fior di loto a rilievi colo- 
rati e con fori per lo scorrimento delle acque del tetto si ebbero pure campioni numerosi 
e bellissimi (fig. 2). 




Fio. 1. 




Fio. 2. 



Accanto a questi due tipi prevalenti furono scarsi i frammenti di una cassetta con 
meandro e treccia, ed altri di forme rare od uniche. Bellissimi frammenti di palmette 
acroteriali angolari non si pervenne ancora a stabilire a quale parte precisa dell'antico 



REGIONE III. 



— 149 — 



LAZZARO 



edificio spettassero. Il terreno circostante al deposito venne sondato in lungo ed in largo 
da trincee, senza raccogliere una bricciola né di vasellami, né di terrecotte figurate di una 
stipe sacra. Così il santuario rimane adespoto ed avvolto nell'oscurità. Ma la superba 
bellezza delle terrecotte ricuperate ci compensa in qualche guisa della completa distru- 
zione di esso. Tale materiale è ben meritevole di una speciale pubblicazione nei Monu- 
menti Antichi dei Lincei, ampiamente corredata di tavole. 



XVII. LAZZARO (Frazione del comune di Motta S. Giovanni). 
In seguito a violenta alluvione del 26 nov. '19, veniva messa in vista e squarciata 
una tomba racchiudente, con deboli tracce dello scheletro, anche alcuni minuscoli og- 




getti d'oro, in parte salvati ed in parte trafugati. Avvertito dalla Prefettura di Reggio 
che molto popolino accorreva sul luogo per raccogliere le quisquiglie di oro, apparse in 
mezzo alla terra franata e dilavata, disposi che subito si recasse sul luogo per una in- 
chiesta l'ispettore onor. prof. cav. Morabito Calabro, che assolse il suo compito colla 
consueta solerzia, ed è appunto da un suo lungo rapporto che io stralcio gli elementi della 
presente nota. La tomba fu scoperta un km. a sud della stazione di Lazzaro, ad un 50 
metri dal mare, in proprietà Maròpati. Essa aveva la forma, consueta in quel di Reg- 
gio, di una cassetta rettangolare (1. m. 1.65 X 0.68) di robusti mattoni, ognuno delle 
dimensioni di cm. 68 X 67 X 7 ; tre coppie di essi, disposti a piovente ne formavano 



LAZZARO 150 — REGIONE III. 

la copertura. L'assieme era poi avvolto da un conglomerato di calce e pietrisco dello spes- 
sore di cm. 40, come si vede dalla unita sezione eseguita dal prof. Morabito. L'individuo 
composto nel sepolcro, a giudicare dalle dimensioni di questo, dovette essere una fan- 
ciulla di assai giovane età, incirca dodicenne. Essa era decorata al momento della 
tumulazione da molte piccole oreficerie ; nello squarciamento del sepolcro dovuto all'al- 
luvione queste in buona parte vennero trafugate da chi primo le avvistò, e solo in pic- 
colo numero ricuperate dai RR. Carabinieri ; ed altre si ebbero dalla esplorazione defi- 
nitiva del sepolcro. Ecco l'elenco del materiale ricuperato, ad illustrazione del quale giova 
la fig. 4. Anelletto d'oro per bambina con 5 alveoli vuoti ; nel principale era inserita una 
pietra a doppia piramide, chiara e diafana, che s'era staccata : b\ una sessantina di mi- 




Fio. 4. 

nuscoli tubetti in lamina pure di oro la cui lunghezza varia da nini. 5 ad 8 ; e) una peretta 
d'oro sferica, incompleta e schiacciata, munita di appicagnolo e con qualche decorazione 
nella sfera, ottenuta a stampo od a martello ; ff) frammentino di catenella formato di ó 
calotte semilenticolari, legate nel rovescio da magliette ; e) ò pendagli di collana formati 
da perle prismatiche in plasma di smeraldo, infilate in gancetti di filo d'oro ; codeste perle 
oltre che come pendagli si possono interpretare anche come elementi di una collana; 
f) due altri piccoli elementi riprodotti nel nostro disegno (2 a riga, fig. all'estrema destra). 
Codeste oreficerie per la loro piccola mole, ed assieme alle misure del sepolcro, al- 
ludono ad una giovinetta di età ancora tenera. Il corredo dovette essere ricco e svariato, 
e noi non ne abbiamo recuperato che dei poveri brani. In concomitanza alla struttura 
della tomba, che si direbbe ellenistica, ritengo anche le oreficerie di età piuttosto greco- 
romana che ellenistica pura. Manca il modo di procedere a confronti decisivi attesala loro 
frammentazione, e la mancanza di elementi con note stilistiche spiccate (*). Il terreno 
circostante al luogo della scoperta casuale meriterebbe una più attenta esplorazione. 

(') Si paragoni tuttavia Marshall, Catalogne of jewellery in the British Muscum (London, 1911) 
tav. LVII, n. 2743 A. C. ; C. Smith & C. A. Hutton, Catalogne of the collection Wyndham Francis Cook 
(London, 1908), voi. II, tav. Ili, 3. 



REGIONE IH. — 151 — REGGIO CALABRIA 



XVIII. REGGIO CALABRIA — Scoperte negli anni dal 1911 al 1921. 

Questa relazione prende un'estensione inusitata, sia per i termini di tempo che 
abbraccia, sia per l'entità dei fatti segnalati ; e ciò, malgrado io abbia cercato di conte- 
nerla entro i limiti strettamente necessari. Essa vuol anche essere una risposta serena 
ed obiettiva a voci soventi volte diffuse in giornali politici locali, che il Ministero della 
P. I., e la Soprintendenza degli scavi calabresi si fossero completamente disinteressati 
delle cose archeologiche della città, abbandonando alla mercè di appaltatori poco scru- 
polosi e di operai avidi le scoperte che avvenivano nei lavori edilizi. Tale ingiustificato 
rimprovero viene luminosamente smentito dalla realtà ed entità dei reperti. che qui si 
espongono. Certo la lotta sostenuta dalla Soprintendenza in un periodo di radicale rin- 
novamento edilizio di una città, che risorge dalle fondamenta dopo un tremendo disas- 
trosi cui l'eguale non ricorda la storia, non fu né piccola ne facile; interessi materiali, 
talvolta gravissimi, vennero sovente in collisione colle direttive dell'Amministrazione 
archeologica, che voleva anzitutto conoscere ogni scoperta, salvare quanto era possibile 
degli oggetti mobili, e di antichi edifici quel tanto che per importanza speciale meritasse 
davvero di essere conservato a ricordo della Rhegium greca e romana. In tale aspra e diu- 
turna lotta qualche cosa è ben possibile sia sfuggita. E qui sento il dovere di dichiarare, 
che accanto all'opera solerte del locale ispettore onor. prof. cav. Francesco Morabito (*), 
Municipio, Genio Civile ed Ufficio del Piano Regolatore hanno fatto del loro meglio per 
venire incontro ai desideri della Soprintendenza e per cooperare all'opera sua. I lavori 
d'isolamento e di sistemazione delle mura greche alla Marina importarono circa 200 
mila lire ; quelli per l'Odeo circa 25 mila lire ; le varianti introdotte nel nuovo edificio 
del Genio Civile per conservare negli scantinati porzioni di un edificio romano intorno 
a 95 mila lire. Siffatti ingenti sacrifici che la nazione intera ha sostenuto sulle addizio- 
nali per il terremoto è bene sieno noti, e qui solennemente affermati. 

Scoperte nelle fondazieui del nuovo Banco di Napoli. —Nell'estate del 1920 impor- 
tanti scoperte nelle fondazioni della nuova sede del Banco di Napoli richiamarono l'at- 
tenzione dell'Ispettore locale e della Soprintendenza di Siracusa ; in mia assenza fu 
ripetute volte sul luogo per vedere e per riferire il prof. Sebastiano Agati, dal cui rapporto 
desumo gli elementi fondamentali di questa nota. 

Lo sbancamento della enorme massa di terre per dar posto alla platea di fondazione 
del nuovo edificio ha messo in luce verso la parte meridionale dell'area ed alla rilevante 
profondità di m. 6.40 dal piano attuale, alcune costruzioni di tecnica imperfetta e sca- 
dente, nelle quali eran posti in opera dei grandi conci di età classica. Tali costruzioni 
apparvero formate da due muri, normali l'uno all'altro (nord-sud ed est-ovest), il primo 
dei quali interrotto da contrafforti; la tecnica muraria scadente e l'impiego di malta 
sembrano alludere all'età bizantina. L'unito schizzo (fig. 5) esibisce quel tanto dell'edificio 

(*) Il detto professore ai fini della topografia reggina ha tenuto nota accurata di tutti i brani di 
mura ancora in posto, osservati in più punti della città. 



REGGIO CALABRIA 



— 152 — 



REGIONE 111. 



che fu messo allo scoperto. I muri sono allo stato di rudere e si elevano dalla risega di 
fondazione da m. 0,70 a 2.00. Attesa la loro limitata importanza se ne consentì la distru- 
zione, dopo averli fotografati, e dopo avere posto in salvo alcuni pezzi marmorei impie- 
gati in essi come materiale costruttivo. 
Tali pezzi sono : 

1) Due basi di colonne ioniche o corinzio messe in opera nei punti segnati a) e b) 
della pianta. 




Fio. 5. 

2) Un cippo in pietra di Macellaro (*) dalle sagome semplici e severe, ajto m. 1.01 
(fig. 5) sul quale è incisa a grandi e nobili lettere la parola 

AVGVSTI 

che chiaramente allude ad una statua del Divu* Angustili posta dai Regini su questa 
base. Ed in vero non pochi furono i titoli di gratitudine della città verso Augusto. Alla 
fine della repubblica essa, divenuta fiorentissima, era stata dai triumviri destinata come 



(!) Così si denomina un tipo di roccia durissima, quarzitico-granitoide, proveniente da una località 
presso Péllaro, e di cui anche oggi si (a largo impiego a Reggio, per lastricare le vie. 



REGIONE III. — 153 REGGIO CALABRIA 

compenso ai loro veterani ; solo per l'intervento personale di Ottaviano, potè evitarsi 
tanta iattura. (Appiano, Bcìlum. Civ. 3,86). Durante poi la guerra fra S. Pompeo ed Ot- 
taviano essa divenne la base navale di quest'ultimo (App. I. e. 81. 84; Dion. Cass. 
LVIII, 18, 47; ; il quale per ricompensarla dei servigi resi e ad accrescerne la scarsa 
popolazione vi dedusse una colonia, senza che perciò la città assumesse la condizione 
ed il titolo di colonia, ma denominandosi semplicemente Rhegium Iulium (Strabone, 
VI, 258). Ad Augusto quindi come salvatore e protettore della città ben si addiceva 
una statua, erettagli dai cittadini riconoscenti. 

3) Altro cippo marmoreo di grandiose dimensioni (alt. m.l. 50 X 0.00 larg. base), 
colle sagome così della testa come della base non finite, ma semplicemente abbozzate. 
Sulla faccia principale esso lasciava scorgere le tracce di una iscrizione coperta dal du- 
rissimo cemento ond'essa era stata legata al muro. Tale cemento venne rimosso soltanto 
nel maggio 1921, con le debite precauzioni ed alla mia presenza, permettendomi così di 
cavare il seguente apografo. Le lettere sono pessime e così male allineate, che i versi anzi- 
ché orizzontali, procedono di sghembo dal basso in alto. 



DNFLVALERIO 

c]ONSf ANf IO • NO 

BILISSIMO 
o]RDOSPLENDIDISSIMAE (serratosi*) 

^IVI-fA-flS « REGINAE 
DEVOTVS NVMINI 
MAIESTA-flQYAEIVS (sic) 



L'iscrizione attesta di un ricordo, con tutta probabilità di una statua posta dal 
Senato Regino (ardo Civitatis Reginae) all'imperatore Flavio Costanzio figlio di Costantino 
(323-361), non e detto per quali benemerenze verso la città o se a solo titolo di servile . 
omaggio. Il formulario è quello della decadenza ed il monumento doveva essere esposto 
in luogo pubblico, non sappiamo bene se nel foro, non guari discosto, od in una torma. 
Che all'epoca della dinastia costantiniana vi sia stato, a Regium, un movimento edilizio 
lo prova il titolo C. I. L., n. 3, ed un altro pubblicato dal prof. Putorti ( l ) ; un terzo dei 
tempi di Valentiniano, Valente e Graziano, ricorda un rifacimento di {erme, basiliche 
e portici dopo un terremoto, forse quello del 365 ( 2 ) ; ed in fine altri ancora, che verremo 
pubblicando in questa stessa relazione. 

4) Altro minore cippo marmoreo alto cm. 95 X 55 largo alla base, estratto pure 
dalle murature bizantine. Sulla faccia principale, ed inscritto in una cornice a fogliami, 
che lo racchiude su 3 lati, si riconobbe il titolo a) di lettura relativamente facile, mentre 

(*) In Bull. Com. Areh. Corti, di Roma (1916, fase. 1"). 

(*) Edito anche questo dal prof. Putorti, Di un titolo termale scoperto in Reggio Cai. (In R. C. Lin- 
cei, 1912). 

Notizie Scavi 1922 — Voi, XIX, 20 



REGGIO CALABRIA — 154 — REGIONE III. 

difficilissima tornò quella del lato opposto; b) profondamente guasto e corroso: 

a) QSATTI V S b) m(]RAEBONITATI ET 

FL'VETTIVS BENI BOLENTIAE 

GRATVS-V-C COMITE/// 

AVGVR-PP-RQ. OBMERITAEIVS 

CORRECTOR OttfjOPOPVLVSQVE 

SACRARIO . re]GINORVM PATRONO 

a solo restitvto P R AEST A N T I SSI MO 



Il cippo è. stato ricoverato nel Magazzino Archeologico Statale negli scantinati 
della R. Scuola Normale Femminile, le cui infelicissime condizioni di luce hanno ag- 
giunto serie difficoltà alla lettura di b) già per se molto scabrosa. Gli è per tanto che men- 
tre considero sicura la lezione di a), l'apografo di b) può forse essere suscettibile di qual- 
che lieve correzione. 

11 Q. Sattius Vettius Gratus della nuova lapide regina, per la carica occupata, è 
un personaggio storico della regione. Esso però è nuovo, in quanto non ricorre né nel 
Dizionario epigrafico del De Ruggiero, né apud Cantarelli, La diocesi iluliciana ecc. Egli 
è quindi un corrector finora sconosciuto della Lucania e dei Bruttii. In a) al v. 4 le sigle 
si sciolgono così : Augur publicus populi romani quiritium (?). 

Il lato b) è la continuazione di a) coll'elogio del personaggio e la dichiarazione di 
riconoscente omaggio prestato dall'intera cittadinanza di Reggio al suo benemerito pa- 
trono. Nel v. 3 la voce Cornile (come cortesemente mi fa osservare il eh. prof. De Rug- 
giero) va completata con Aug(usti) o Aug(ustorum); ed il comes qui non denota più una 
carica, ma è titolo onorifico non diverso da quello di amicus Augusti. Risulta dal contesto 
del doppio titolo, che è della fine del m o del iv sec, che FI. Vettius Gratus sacrarium a 
solo restituii, sacrario non sappiamo bene se crollato per terremoto o menomato per 
vetustà. Anche la voce generica di sacrarium non consente dire quale forma specifica di 
edificio religioso il Patrono dei Reggini avesse ricostruito ; Servio ad XII Aen. 199 di- 
chiara che Sacrarium proprie loeus est in tempio in quo sacra reponunlur ; ma per esten- 
sione va a significare anche un tempietto o sacello. 

Il senato ed il popolo Reggini dedicavano al Patrono Prestantissimo non è ben detto 
che cosa, probabilmente una statua, se non fosse che le dimensioni del cippo sono troppo 
esili per sopportarla ; forse bastava il cippo stesso come attestato della pubblica ricono- 
scenza. Erano del resto di prammatica codesti, forse ampollosi, elogi ai correctores della 
Lucania e del Bruzzio, quando la città decretava loro pubblici onori (cfr. per Reggio 
C. 1. L., n. 4; Notizie, 1914, pag. 32). 

Presumibilmente tutti i cippi ora descritti adornavano il Foro Reggino, che si sten- 
deva a mezzodì della piazza Vittorio Emanuele ; in fatti anche nelle fondazioni del pa- 
lazzo provinciale si rinvennero parecchi elementi, disgraziatamente sfuggiti al nostro 
controllo, che a tale Foro si riferivano ; ed anche il grande cippo onorario di FI. Zeno- 
doro (Notizie, 1915, pag. 32), che dovette essere esposto in serie cogli altri qui 
divulgati. 



REGIONE IH. 



— 155 



REGGIO CALABRIA 



Epigrafe del fondo Genoese-Zerbi. — Fondandosi il palazzo del marchese Paolo Ge- 
noese-Zerbi nell'inverno del 1921 è stato rinvenuto un mutilo frammento di titolo mar- 
moreo (m. 0.45 X 0.15) che ho copiato sul posto ed ho fatto tosto portare al Magazzino 
Archeologico. 



SVFFRAGAN 
PPP-MMM THER 



È veramente a rimpiangere lo stato di estrema mutilazione di quest'altro prezioso 
documento per la storia edilizia di Keggio nella decadenza imperiale. Ho fatto vive pre- 
mure perchè si rintracciassero gli altri pezzi, ma sin qui senza successo ; la lastra anele 
rotta in antico. Le lettere sono della fine del iti o iv sec. Dal brano ricuperato si desume che 
Sufffagan[tibus gli imperatori XXX Ther[mae... Ruin[a conlapsae) vennero rifatte etc. 
La formola del 2 v. va risolta in Pontificibus Maximis e ci porge in qualche guisa un ap- 
piglio cronologico, in quanto essa cominciò ad andare in disuso con Massenzio, e venne 
definitivamente abbandonata da Costantino. 

Da questo titolo ancora una volta risulta che Reggio romana era città eccezional- 
mente ricca di terme ; delle quali, quando che sia, converrebbe redigere una lista sulla 
scorta dei titoli e degli avanzi monumentali. 

Epigrafi monumentali da via Filippini e da Piazza Vittorio Emanuele. — Come 
da rapporto dell'Ispettore cav. Morabito, il 31 agosto 1920 nei lavori per la fogna- 





5A5SVÌRHFrà£^MVRAVER 




^ 



i 




FlG. (i. 



tura di via Filippini, fra le traverse Ossuna e Cattolica dei Greci, si segnalò una grande 
cisterna antica, racchiudente una quantità di ossa animali, e sul fondo un mutilo ma pre- 
gevole avanzo marmoreo epigrafico, scritto a buonissime lettere apicate (m. 0.425 X 0,18), 
di cui a fig. 6 produco il faesmile da disegno del prof. Morabito. Mancano disgraziata- 
mente così il nome dello edificio... lum pertinens ad se et ad suos... come delle persone che 



REGGIO CALABRIA — 156 — REGIONE III. 

ne curarono il restauro ; l'iscrizione per i suoi spiccati caratteri paleografici va assegnata 
al il— in sec. e. v. 

Nel marzo 1920 nei cantieri del palazzo comunale in costruzione ho segnalato, co- 
piato e tosto messo al sicuro un altro brano epigrafico marmoreo di cm. 0,36 X 0.255 X 0.05 
spess., scritto a lettere grandi ed allungate, il quale era stato rinvenuto nei cavi dello stesso 
fabbricato, corrispondente in qualche guisa al Foro antico reggino. L'iscrizione è completa 
solo sul lato d. 

Cons] TANflNVS 
OBEAf IfVDINE 
ORNATVM 

La frase... beatitudine è di età prettamente costantiniana e richiama i beatissimi Cae- 
sares nonché la Beata Tranquillitas esaltata sulle monete di quella dinastia. Anche qui 
si allude a lavori di rifazione e decorazione e forse l'ultima voce si riferisce al Forum. 

Terma romana e probabile stereobata di un tempio fotto la nuova Prefettura. — Nel 1912 
vennero iniziati a cura del Genio Civile lavori veramente grandiosi di sbancamento, 
per installare le fondazioni della nuova Prefettura di Reggio, che ora ultimata sui disegni 
dell'ing. cav. Zani si erge sul 'lato occidentale della piazza Vittorio Emanuele e colle 
sue eleganti e pur corrette linee ne forma ornamento nobilissimo. La prima fase di 
codesti lavori interessò molto gli archeologi. Ad uno sbancamento generale dell'estrema 
falda occidentale della collina di Reggio seguì l'apertura di una rete di cavi profondis- 
simi, per innestare su terreno sodo le fondazioni dei muri maestri del nuovo edificio. Così 
quell'area venne sezionata in tutti i sensi, e dopo pochi mesi di lavoro si ebbe a constatare 
che la nuova Prefettura veniva ad adagiarsi sopra le reliquie di un vasto e nobile edificio 
antico, avente tutti i caratteri di una Terma. Sospendere i lavori della Prefettura, denu- 
dare per intero la Terma, eseguirne il rilievo, ed in seguito a ciò decidere se convenisse 
spostare in altro punto la Prefettura era una nobile idealità che allo Stato avrebbe co- 
stato parecchie centinaia di migliaia di lire per indennità alla impresa costruttrice ; ed era 
pretendere troppo, dopo che per la denudazione e conservazione in vista di buon tratto 
delle mura greche alla Marina la città sui fondi somministrati dallo Stato si era già accol- 
lato un onere di circa 200 mila lire. Rinunciando al programma massimo, inattuabile, se 
ne adottò uno minimo ; quello cioè di rilevare quanto più si potesse dell'edificio, il quale 
però dovette essere sacrificato, chiudendolo sotterra colle fondazioni dell'edificio nuovo. 

Si ottenne che il Genio Civile rilevasse tutto quanto di antico appariva nei lavori 
di sbancamento e di fondazione, e tale compito sebbene iniziato con qualche ritardo, venne 
egregiamente assolto attraverso gravi difficoltà, come si vedrà dai rilievi che in appresso 
si producono. 

Intanto sino dalle prime settimane di lavoro nel 1912 erano apparsi negli strati supe- 
riori due titoli dedicatori, i quali segnalavano l'interesse archeologico del suolo che si 
veniva squarciando. Essi vennero depositati al Museo Civico. 11 primo è inciso sopra 




óeiDt 




REGIONE III. — 157 — REGGIO CALABRIA 

una lastra marmorea corniciata di cm. 75 X 78, ed è scritto ad ottime lettere ; l'iscri- 
zione era coperta di calce, essendo stata in tarda età impiegata come materiale di fabbrica 

T-SEXT TF-VETVR- 
L ATER ANO C-P- 
PATRONO • OB Mi 
TAMERITA-PAR.EJ 

TIVM-EIVS- 

REG-IVL- 
D • D • 

I Reggini, o, più conformemente all'uso, i Regimi nliemes, dedica no questo ricordo a 
T. Sesto Laterano, che a tutta prima sembrerebbe un forestiero inscritto alla tribù Ve- 
turia o Voturia, per benemerenze dei suoi genitori verso la città Può cadere qualche dub- 
bio sulla interpretazione della siglia C • P • ma la più attendibile è quella di durissimo 
Puero, corroborata dal fatto che le benemerenze non erano tanto del personaggio quanto 
dei suoi genitori. Un altro dubbio è se il VETVR del 1° rigo si debba interpretare come 
gentilizio o come nome di tribù ; ma se T. S. Laterano era, come sembra, nato in Reg- 
gio, si deve di necessità intendere che egli apparteneva alla gente e non alla tribù Ve- 
turia ( 1 ). Il secondo titolo è pure inscritto in una grande lastra marmorea di cm. 88 X 83, 
quasi gemella alla precedente, anche per i bei caratteri, che la fanno incirca della 
stessa età : 

IMP -CAESARI-DI 
VITRAIANI PAR 
THICI-F;DIVINER 
VAE-NEPOTI-TRA 
IANO-HADRIANO 
AVG-PONTMAX-TRiB 
potIIII-cosHIPP- 
D- D- 

PVBLICE 

L'iscrizione è del 120 e fu posta dai Decurioni Reggini per gratitudine all'imp. 
Adriano. Quali fossero le benemerenze dell'imperatore e del precedente personaggio 
non è dato precisare. È verosimile esse riflettano restauri alla grande terma della Pre- 
fettura od al Foro, sul quale essa prospettava ( 2 ). 

Ed ora nel pubblicare i rilievi del Genio Civile, conviene subito notare la frafn- 
mentarietà e la mancanza di collegamento delle varie parti dell'edificio, avendosi do- 
vuto rilevare non su ruderi per intero denudati, ma sopra quelli che intermittentemente 

( X )È noto come sotto l'impero l'indicazione della tribù non rispondesse rigorosamente al domi- 
cilio di una famiglia, ma indicasse soltanto la qualità di civis romamts. Con Caracalla poi tale indica- 
zione scompare quasi per intero dai titoli (Cagnat, Cours d'epigrnph. latine pag. 00). 

(*) I due titoli vennero già editi da N. Putorti nelle Notizie, 1!U3, pag. 152-15.'} con un breve com- 
mento. 



REGGIO CALABRIA 



1.58 — 



REGIONE III. 



apparivano nella rete dei cavi di fondazione. Che si tratti di una terma risulta dalla fre- 
quenza delle forme ad esedra e sopratutto dal grande ambiente semicircolare con sm pen- 
surae nel pavimento e colle pareti rivestite di mattoni vuoti per il passaggio dell'aria 
calda ; quindi un caldarium, a cui era attiguo un corpo circolare, forse un frigidarium. 
Ma per il fatto che questi due corpi venivano ad urtarsi, si dovrebbe desumere che la 
terma, forse in seguito a terremoti, subì rimaneggiamenti radicali. Il tipo delle murature 
variava, ma in molti punti ho notato l'impiego di una eccellente cortina laterizia, men- 
tre le fondazioni risultano di pietrame a sacco. Per quanto io sia sceso più volte negli an- 



0.6i 




0.6* 



Fig. 8. 



gusti e profondi cavi armati, non mi fu dato che raccogliere dati frammentari, come fram- 
mentaria risultò la pianta ; ho notato che l'abside piccola segnata in quella pianta presen- 
tava ancora il suo rivestimento marmoreo. 

In uno dei robusti muri in cortina laterizia erano posti in opera due tegoloni architet- 
tonici greco-arcaici, della l a metà del sec. V, passati al Museo Civico, e che qui si pubbli- 
cano in modo provvisorio, meritando essi una tavola a colore. Sono 'due superbi esemplari 
(uno è frammentario) di tegola a risalto, di in. 0.64 X 0.62 X 0.08 di spessore ; nel sotto, 
prominente ed aggettante dalla fabbrica per mm. 23"), avvi una decorazione di palmette. 
bianche e rosse, poste a contrasto, su fondo bruno ; questi tegoloni hanno anche risalti 
marginali, normali alla loro fronte. 

E questi risalti marginali indicano chiaramente come essi tegoloni fossero incavallati 
da embrici. Pezzi consimili sono molto rari, ma non difettano esempi di riscontro imme- 



REGIONE III. — 159 — REGGIO CALABRIA 



diato o di analogia ('). Quanto alla loro applicazione non cade dubbio non si tratti di te- 
gole di grotvla, che formavano quella che con termine tecnico moderno si chiama una 
«linda». Aveva dapprima pensato ad una applicazione a frontoni, ma l'andamento dei 
risalti marginali esclude in modo assoluto tale versione. Invece essi Vanno considerati 
come pezzi estremi delle falde o pioventi di un tetto, sormontati da piccoli acroteri ; ed in 
tale ricostruzione ideale siamo sorretti da un tegolone campano analogo di S. Angelo in 
Formis ( 2 ). 

Queste due tegole grandiose, di un tipo molto raro, servirono alla copertura di un 
edificio arcaico di mole piuttosto rilevante, edificio che non potè essere se non un tempio. 
Se così è, io mi domando se codesti due eccellenti pezzi non abbiano relazione coi resti 
di un edificio certamente greco, di cui ritengo di aver segnalato le vestigia negli strati 
profondi sottostanti alla terma romana. E chi può dirci, se altre terrecotte, e forse in 
quantità, non sieno messe in opera nelle mura laterizie della terma ? La cosa è molto pro- 
babile ; e se questo materiale fosse stato trovato sul posto dai costruttori dell'edificio 
romano, accrescerebbe consistenza alla congettura, che un edificio greco arcaico, verosi- 
milmente un tempio, fosse una volta esistito sulla falda di collina prospicente lo stretto, 
sulla quale vari secoli appresso venne costrutta la terma. 

Certo è che nelle ripetute visite da me fatte nella primavera 1913 ai pozzi di fonda- 
zione segnalai l'esistenza di una platea di grandi massi in calcare a detriti conchigliferi, 
alla cui linea si arrestavano tutte le fondazioni della nuova Prefettura ; si credette in fatto 
di aver raggiunto un banco roccioso é fui io a dimostrare agli assistenti del Genio, che 
non sopra un piano roccioso, ma sopra un poderoso manufatto greco essi venivano pian- 
tando il nuovo edificio. Ma poiché non si procedeva con uno sbancamento in pieno, li- 
mitato questo alla superficie, ma con un reticolato di pozzi di fondazione, fu quasi im- 
possibile cavare un disegno di questo misterioso rudere. Ho però potuto seguirlo, nel suo 
andamento da levante a ponente per un 26 in 27 m. di sviluppo, notando sino a 4 assise 
di massi (alt. media cm. 36) verso mare, dove la falda della collina precipita, e due a monte. 
Escluso che si tratti di un braccio delle mura salienti sul declive della collina, non resta 
che riconoscere qui una grande piattaforma per sorreggere un edificio, quale sarebbe stato 
appunto un tempio, elevato e prospicente sul mare. 

Ad ogni modo, se qualche dubbio può esservi a riguardo di questa costruzione degli 
strati profondi, non cade dubbio sul carattere di terma del fabbricato sovrapposto. Ma 
a complemento di quanto il sottosuolo reggino ci ha rivelato nel 1912-13, è opportuno 
allegare qui la pianta di un'altra grande costruzione termale, che ad un secolo quasi pre- 
ciso di distanza, cioè nel 1810, un certo Federico Barilla rilevava, e che si dice esistesse 



(*) Da Olimpia, Durm, Baukunst der Qriechcn 2 ed., pag. 199, fìg. 173 in basso (Traufziegel). Coma 
ne ha data una buona serie, con caratteri ornamentali molto arcaici (Cabrici, Ciana II, pag. 651). A 
Siracusa poi (Orsi, Scavi intorno all' Athenaion di Siracusa, tav. XIX) occorrono pure terrecotte archi- 
tettoniche con decorazione iposcopica, applicate ai frontoni, ma nessun esemplare di tegola di gronda, 
che precisamente risponda agli esemplari reggini. In fine una magnifica serie di tegoloni di gronda, 
da Caulonia, ancora inediti, presenta nell'aggetto pure decorazione iposcopica. 

(') Sul quale e su di un acroterio di Cuma il Koch ha basata la sua ricostruzione, ineccepibile, 
di un tetto campano a tegole, con acroteri (Dachtermcolten aus Campanim, pag. 3). 



IÌEGGIO CALABRIA 



— 160 — 



REGIONE ITI. 



nell'arca in circa corrispondente alla attuale piazza Vittorio Emanuele, cioè in continua- 
zione del nostro fabbricato ( x ). A chiarimento del suo rilievo il Barilla aggiunse delle in- 
dicazioni che in modo abbreviato io qui riporto. 




Fio. 9. 



A-F) Esagono centrale ossia salone delle terme con pavimento sostenuto da pi- 
lastrini laterizi di 3 palmi alt., che formavano l'ipocausto inferiore comunicante cogli 
altri laterali. 



(') Questa pianta inedita mi fu gentilmente comunicata dall'ispettore cav. Morabito. 



REGIONE III. — 161 — REGGIO CALABRIA 

G-H-I) Tre bagni semicircolari coi loro sedili, pavimento ed incrostature di 
marmo bianco. 

F-R-A) Tubi di terracotte comunicanti coll'ipocausto inferiore per la trasmissione 
del calore. 

T) Conduttore del calore dalla fornace nel basso ipocausto. 

K-L-M-N) Quattro laconici ossia sudatori di figura circolare coi loro ipocausti. 

0-0 -P-P) Ingressi ai laconici. 

P-Q) Sedile di marmo ben conservato 

X) Ingresso all'esagono. 
In questo ingresso si è trovata una mano di marmo, pertinente ad una statua colos- 
sale ; e si è anche trovata la base della statua colla parola DIANA. Fin qui il Barilla. 

Non nascondo però che mi ha stranamente impressionato la forma di codesta terma 
del Barilla, e mi sono domandato, se tale pianta merita fede incondizionata, in quanto essa 
non trova riscontri in monumenti analoghi superstiti. E poi mi sono chiesto come, ed in 
seguito a quale vasto scavo, di cui non mi è venuto fatto di trovare traccia nella bibliografia 
reggina, abbia potuto eseguire il Barilla il suo rilievo, non scevro di sospetti, anche per 
la troppo regolare distribuzione degli ambienti circolari etc. non avrebbe egli creato 
di sua testa tutto un complesso di fabbriche, sopra poche tracce da lui viste ? Anche il 
cippo di Diana è scomparso, ne se ne ha menzione nelle sillogi reggine. Per tutte queste 
ragioni parmi si imponga una inchiesta sulla attendibilità del Barilla ( 3 ), inchiesta per 
la quale mi mancano gli elementi e che io raccomando a qualche erudito reggino ; e tanto 
meglio, se risulterà la piena attendibilità della pianta controversa. 

Resti di abitazione romana nelle fondazioni della casa delh sig. Carmela Pellicone sul 
corso Garibaldi. — Vennero segnalati nell'agosto del 1920. L'ispettore cav. Morabito mi 
riferì, che alla profondità di m. 3-.50 si avvistò uno dei soliti pozzi, rivestito di cerchioni 
fittili (dm. m. uno, alt. m. 0,50, con pedarole triangolari); intorno ad esso si avvertirono 
avanzi di muri. A spese dell'Amministrazione si allargarono alquanto i cavi ; i muri in 
eccellente cortina laterizia misuravano m. 11 X 7 ; nella parte interna di essi v'erano 
avanzi di intonaco in rosso pallido, e nella zoccolatila di uno di essi, a 0.80 dal pavi- 
mento, e rispettivamente a m. 5.50 dal piano di Corso Garibaldi si scorsero tracce di una 
fascia con fregio di foglie di vite in bianco e rosso, col tralcio marrone. Il pavimento era 
un opu: testacsum con interpolato qualche tessello marmoreo. 

Avanzi di una terma nelle fondazioni del nuovo Istituto Tecnico (luglio-settembre 1913). — 
Lo scavo per le fondazioni di questo Istituto scesero a m. 7 di profondità e nel lato prospi- 
cente Via Marina Alta le escavazioni si svolsero sopra una superficie di m. 70x14; alle 
estremità di codesto Iato si protendono due braccia verso S. E., lunghe m. 33.50 X 18.30 
larg. Gli avanzi della terma si riconobbero nel braccio di N. E. Questo scavo è stato allora 



(*) Sopra Don Fed. Barilla, erudito dei primi dell'ottocento e professore di rettorica nel R. Col- 
legio di Reggio, si hanno alcuni dati presso L. Aliquo-Leuzi, Oli scrittori calabresi, pag. 32-33. Ma la sua 
personalità è in realtà pressocchè sconosciuta. 

Notizie Scavi 1922 — Voi. XIX. 21 



REGGIO CALABRIA 



— 162 — 



REGIONE III. 



vigilato dall'assistente sig. Claudio Ricca, al quale devonsi anche i rilievi e gli appunti, 
di cui mi valgo nello stendere la presente relazione, prendendo a guida la pianta 
che si allega a fig. 10. Da essa vedesi come sia stato rimesso in luce più della metà di 
un grande ambiente rettangolare absidato, conterminato da robusti muri in mattonacci, 
al cui lato di levante aderivano altri ambienti rettangolari, che poterono essere studiati 
con minore attenzione. Nel vano trapezio VI, che comunica per un ampio passaggio col 
V, si ergevano due colonne di fabbrica, formate da mattoni a settore di circolo, e rive- 
stite di un denso strato di intonaco dipinto in rosso pompeiano ; esse avevano un dm. 



n 



IV 





:' Fornace ■ 



Pia. 10. 



di cm. 90, erano solcate longitudinalmente da 24 bacellature, e penetravano nel suolo, 
assieme alle bacellature per circa 40 cm., segno non dubbio di un rimaneggiamento antico 
dell'edifizio, con modificazione dei piani. Sotto al pavimento di questo ambiente e paral- 
lelo al muro di N. 0. del vano Vili correva per una mezza dozzina di m. una fognatura, 
costruita tutta di mattonacci (di m. 0.35 X 0.30 X 0.03) e con una luce di cm. 25 X 25. 
Nel vano VII per dichiarazione dei costruttori sarebbesi trovata una fornace, di guisa che 
qui sarebbe a riconoscere il praefurnium. Il vano V presentava un piccolo avanzo di im- 
pellicciatura marmorea nello zoccolo. Tutti i vani poi, ad eccezione di VII, avevano pavi- 
menti a mosaico ; alcuni (II, III, IV) erano a semplici tesselli bianchi, con forme lineari 
geometriche in nero. Alle fig. 11-14 produco dei campioni tolti dalle varie sale ; in sala I 
rosone e foglie a cuore ; sala VI bordura a riquadri ; sala V con treccia marginale e stelle 
floreali ; dalla stessa avanzi di figura animale inscritta in un disco. Tutti codesti mosaici, 
ripeto, sono a bianco e nero. Nel grande ambiente IV, ed in V, ma sopratutto nel V, si 
avvertirono così intense tracce di fuoco, che i mosaici ne erano stati concotti. 

Tutti codesti appunti vennero presi man mano procedevano i lavori, e senza eseguire 
scavi e sgomberi parziali con intenti archeologici ; necessariamente essi sono perciò lacu- 



REGIONK III. 



— 163 — 



KEGGIO CALABRIA 



cunosi ed incompleti. Soltanto il grande ambiente absidato si prestò a qualche studio più 
ampio. Anche qui i muri perimetrali erano costruiti di grandi mattonacci quadri, appog- 
giati a robuste fondazioni in pietrame legato da ottimo cemento. Al muro di S. S. E. 
era appoggiato un rifacimento, che occorre assai sovente nelle costruzioni reggine, ed una 
banchina, che continua anche lungo l'abside, attraversata al centro da un passaggio di 
calore, alto quanto i pilastri delle suspm urae, ed a luce stretta ; esso passaggio im- 



SK 




Fio. Ih 



meteva nel sottostante ambiente delle sus} en urae. Di fronte all' ingresso di detto 
passaggio si notò una specie di sedile A, con spalliera e braccioli rivestiti "di cemento. 
Questa costruzione molto avvicinata ad un secondo muro circolare, rispondente all'ab- 
side, ma ad uso esterno torna molto oscura quanto a destinazione, non essendo stato pos- 
sibile sviluppare qui uno scavo sistematico, per chiarire l'ufficio di tale parte dell'edificio. 
Anche nella parete di Nord di Vili si apriva nel vivo del grosso muro una specie di camino 
per portare l'aria calda anche in alto. Le due sezioni A e B del grande ambiente Vili ave- 
vano il pavimento di lastre marmoree, che rivestivano anche il piede delle pareti ; appog- 
giate ad un getto di coccio pesto di mm. 12-22, e sorretto alla sua volta da un doppio or- 
dine di mattoni, ognuno di cm. 70 X 68 X 8 i più bassi, di cm. 50 X 35 X 3 il secondo. 
I pilastri del sotterraneo ad aria calda erano alti cm. 90 a m., formati da mattonacci quadri 



REGGIO CALABRIA 



— 164 



REGIONE HI. 



di cm. 68 X 70 di lato, e poggianti sopra un pavimento di mattonacci d'eguale modulo. 

Il suolo naturale su cui è piantata la Terma sta a m. 7.25 dal piano di via Forni ; 
quello della grande sala Vili è a m. 5$0 dal piano di detta via. 

Trattandosi non di uno scavo archeologico, ma del denudamento parziale di un ru- 
dere a fini edilizi, ho già segnalato le deficienze che da tale stato di cose risultano nei 
rilievi e nei dati descrittivi ; per le stesse ragioni, non essendo stata possibile una vigilanza 
diuturna e fissa di un agente dello Stato, può darsi che qualche piccolo oggetto sia stato 
trafugato. 




Fio. 12. 



11 materiale messo in salvo nei 3 mesi, in cui durò il lavoro di fondazione, si 
riduce in sostanza a poca cosa. Un braccio marmoreo di assai piccolo modulo. "Un 
flauto (?) (avkóg = tibia) o meglio porzione di esso, di osso, 1. mm. 94, col suo bocchino ; 
un manico cilindrico di osso 1. mm. 60, adorno di occhi di dado. Un peduccio in bronzo. 
Due tubi fittili. Tre frammenti di tubo in piombo da sotto il pavimento del vano VI. Una 
lucerna ed altri insignificanti piccoli fittili ; in fine un mascheroncino di fontana in cal- 
care siracusano, che colle sue dimensioni riproduco a fig. 15 ; nella bocca si osservano 
ancora tracce di ruggine del tubo di getto dell'acqua. 



Ultimata l'analisi di quel poco o tanto del monumento che per breve tempo fu posto 
allo scoperto, aggiungo qualche osservazione. Questa terma reggina ha nel piano di mas- 
sima e nella distribuzione degli ambienti molta rassomiglianza colle grandi e piccole Terme 
di Pompei. L'ambiente a colonne VI, solo parzialmente. esplorato, era forse una piccola 



REGIONE III. 



— 165 — 



REGGIO CALABRIA 



palestra, analoga a quella ben maggiore delle terme Btabiane ; a ponente di Vili si apriva, 
probabilmente, YApodylcrion. Del Frigùlarium nulla è apparso. Ravviso in Vili il Ca- 






l-'io 14. 




Fio. Ubi» 



Fio. 15. 



liihirìum coi suoi ipocausti ; nò sappiamo se la parte di levante di questo ambiente, divisa 
da un muro da quella centrale, fosse un Tepidarium. Nel ('ulidarium si doveva avere una 
vasca marmorea (alveus), come nella opposta esedra (scìwla) un bacino (labrum) per le 
abluzioni fredde. Attiguo al calidario è l'ambiente VII colla sua fornace e col deposito 
di combustibile. È possibile, sebbene ne manchino le prove, che gli ambienti I-I1I servis- 
sero per sale appartate pure da bagno, nel quale caso avrebbero dovuto rinvenirsi pure 



REGGIO CALABRIA 



166 — 



RHGIONE III. 



in essi tracce delle vasche (Solia) ; attesa però l'ampiezza dei locali, tale interpretazione 
pare alquanto dubbia. 

Poche città come Rhegium possono vantare tanta abbondanza di terme, indizio di ci- 
viltà raffinata e di prosperità. Alla piccola terma x della vecchia Piazza delle caserme (No- 
tizie, 1886, pag. 459 ; 1887, pag. 257 sg.), l'unica conservata allo scoperto, vanno aggiunti 
gli avanzi presso il Carmine nuovo (Notizie, 1889, pag. 90), quelli della nuova strada Ma- 




Fia. 16. 

rina al Porto (Ibid. 1892, pag. 486), quelli fra le vie Garibaldi e Belvedere (lbid. 1896, 
pag. 270) ed altri meno sicuri. Ai grandi movimenti edilizi dopo il terremoto del 1908 dob- 
biamo la segnalazione della Terma alla nuova Prefettura, di questa all'Istituto Tecnico, 
e di altre ancora, come quella all'Istituto d'Igiene, forse continuazione di quella a Piazza 
delle Caserme. Infine i titoli confermano questa abbondanza di stabilimenti termali e le 
cure assidue che si aveva nel restaurarli e decorarli. 

Terminato che sia il fervido lavoro edilizio per la rinascita della città, è da augu- 
rare che qualche erudito locale si occupi con una speciale monografia della topografia della 
Rlwgium greca e romana, per il quale lavoro le scoperte edilizie hanno prodotto un mate- 
riale enorme, che merita di essere coordinato e sistemato ( 1 ). 

(*) Per completare ed aggiornare il vecchio scritto dell' Axt, Zur Topographie von Rhegion unii Mes- 
sami (Grimma 1887) aveva deliberato di occuparsi di tale tesi il mio amico prof. F. von Diihn del- 
l'università di Heidelberg, al quale io avevo procurato anche del materiale. Ma dopo i rivolgimenti 
della guerra egli mi scrive di avere smessa la bejla idea. 



REGIONE III. 



— 167 — 



REGGIO CALABRIA 



Arami di altra tema nelle fondazioni dell'Ufficio d'Igiene. — Va anzitutto messo in 
rilievo, come questo nuovo edificio sorge sulla via Acacia ad un centinaio di m. dalla pic- 
cola terma, una volta sulla Piazza delle Caserme (Notizie, 1886, pag. 259), ed oggi invece 
inclusa fra le due vie Marina Alta è Marina Bassa. Non si esclude quindi che fra i due 
gruppi di rovine vi potesse essere in antico qualche relazione. La parte più ragguarde- 

riano de/li* nuoue cdSf 








Sez C-D ■ — 




Conduttura di 
calore 



2a\. 



Pio. 17. 

vole messa allo scoperto dai lavori del 1913 è una vasca ovale, col fondo di lastre mar- 
ìoree e le pareti rivestite di grandi laterizi ; nel lato di S. E. l'ambiente quadrato, in cui la 
rasca (Solium) era innestata, rivestito di mattoni cavi. Al di sotto della vasca si in- 
crociano due condotture di calore ; una di esse trae origine da un vano trapezio, che ac- 
Dglieva ancora quantità di cenere, onde potrebbe avanzarsi la congettura che qui fosse 
installata la fornace (praefurnivm). Ma questo primo passaggio d'aria calda subì due 
modificazioni ; in origine esso era alto, con una voltina quasi a sesto acuto ; poi se ne ab- 
bassò l'alt., ed in una fase ulteriore esso venne completamente chiuso con calcestruzzo. 
)al pavimento della vasca si diparte a S. 0. un tubo di piombo che attraversa il muro nella 
sua spessezza ; esso era conservato per 53 cm. di lungh. Tracce di un muro intonacato 
apparvero a m. 2.75 a N. 0. dal vano trapezio; ed un pavimento a grosse tessere a S.E. dalla 
vasca. Tutto ciò indica che un fabbricato si svolgeva in tutte le direzioni intorno al pie- 
dò nucleo messo a vista dai lavori di fondazione dell'Istituto di Igiene. La pianta e le 
sezioni che presento alle figg. 16-17 giovano molto alla intelligenza del testo descrittivo. 



REGGIO CALABRIA — 168 — REGIONE III. 

Avendo fatto sgomberare la vaschetta dalla terra d'invasione, non sènza sorpresa si 
constatò che in essa era stato installato in età imprecisata, ma probabilmente romano- 
tardissima o bizantina, un piccolo sepolcro di due coppie di tegole a cappuccina, pro- 
teggenti lo scheletro di un individuo di 7-8 a., senza corredo di sorta. A S. E. della vasca 
una seconda tomba protetta da 5 paja di mattonacci (di cm. 30 X 20 X 10) posti 
a contrasto, racchiudeva tre scheletri anch'essi completamente nudi. Infine a ponente 
del supposto Praefurniurn uno degli ambienti della terma era stato trasformato in una 
vera camaja, tanta era la massa di crani e di avanzi scheletrici apparsi, e che conti- 
nuavano anche nel terreno attiguo non sgomberato per i cavi di fondazione dell'Istituto 
d'Igiene. La presenza di codeste masse di cadaveri fa pensare a qualche chiesetta dell'alto 
medioevo eretta sulle ruine della Terma, ed in parte in essa installata ; ed invero una 
costruzione absidata, di struttura affatto diversa da quella della Terma, cioè con mura- 
ture a ciottoli fluviali, apparve nell'angolo sud-est delle fondazioni del nuovo fabbricato 
e potrebbe essere l'abside di una chiesetta bizantina. Tale congettura viene Corroborata 
dalla presenza fra quei ruderi di due boccali certo dell'alto medioevo, di una lucerna a 
Rosario, tipica per forma ed età, e di un'altra a cattiva invetriatura verde chiara pure 
medievale. 

Scoperta di antico Odeo. — In sugli ultimi dell'agosto 1921 la Direzione dell'Ente Edi- 
lizio denunziava, che nella costruzione delle case Impiegati dello Stato fra il prolunga- 
mento di via Tribunali e via Torrione alla profondità di m. 7 dalla carreggiata attuale' 
si era imbattuta in avanzi di muri di buona epoca greca, raccogliendo nella vicinanza di 
essi anche dei pezzi fittili. L'Ente suddetto, con encomiabile provvedimento mise a dispo- 
sizione il suo personale perchè si denudasse quanto rimaneva dell'edilìzio greco, non solo, 
ma volle venisse conservato in uno scantinato, con non lieve sacrificio espressamente 
costruito, questo prezioso avanzo della Rhegium greca. Non ho bisogno di dire quanta ri- 
conoscenza debbano all' Ente Edilizio ed al suo degno capo, così i Reggini come gli 
studiosi per aver salvato l'avanzo di uno dei rarissimi monumenti ellenici della città. 

I resti di tale edilìzio, scarsi a dir vero, ma non pertanto di alto significato, si 
osservano nello schizzo unito del prof. S. Agati (fig. 18), che in mia assenza studiò e poi 
rilevò il monumento, in seguito ripetute volte anche da me esaminato ; alla sua migliore 
intelligenza giova anche la fototipia a fig. 19. Il luogo dove avvenne la scoperta trovasi 
a mezza costa della collina di Reggio, ed i costruttori trassero partito, come era costume, 
per installare nel declive formato di alluvioni geologiche la cavea dell'edificio che apriva 
la sua bocca a ponente quasi preciso. Purtroppo nelle secolari tristi vicende della città 
i magnifici conci della costruzione eccitarono l'avidità dei cercatori di pietra, che smon- 
tarono ed asportarono il meglio dell'opera ; è già ventura se di essa rimase superstite 
l'estremo corno destro, e l'attacco del settore successivo, costruiti in belli e grandi massi 
d'arenaria forte, di taglio accurato ; taglio, modulo e sistema di giunture accennano ad età 
greca ancora molto buona. 

II settore superstite presenta un solo ordine di sedili, ovvero due, se voglia compren- 
dersi la linea infima del podio. I sedili avevano un piccolo risalto, in confronto della pedata 
retrostante. Anche delle gradinate radiali una sola è sfuggita alla distruzione ; è larga 



REGIONE III. 



— 169 — 



REGGIO CALABRIA 






y 




\ c 



Cortile 

5 



JOM. 

Fio. 18. 



\ 
\ 

\ 



C-D 



vm 






A-B 



% 





Fio. 19, 



Notizie Scavi 1922 — Voi. XIX. 



22 



REGGIO CALABRIA — 170 — REGIONE III. 

in. 0.60 e presenta 5 comodi gradinetti. Nulla è rimato del pavimento, e nulla, pur troppo, 
delle costruzioni della scena, cioè della rcenae from e del loge'on. La mancanza di 
qualsiasi elemento al riguardo ci rende difficile la precisa designazione dell'edificio, in 
quanto il diametro massimo di m. 20 della sola orchestra lo renderebbe alquanto grande 
per un odeon, ed un po' piccolo per un teatro. 

Il prof. Agati, il quale ha voluto ricostruire graficamente il monumento, dopo pazienti 
misurazioni ed accurato procedimento grafico, ritiene che il brano superstite di esso basti 
a farci determinare lo schema ricostruttivo dell'intera branca inferiore degli scaglioni 
e ad assicurarci i seguenti dati costruttivi : a) Divisione della cavea in 7 cunei o set- 
tori con 6 scalette intermedie ; b) Diametri del semicerchio inferiore della cavea, limitato 
al piano dell'orchestra, di m. 20. 

Ho detto del dubbio che sorge, per il fatto delle dimensioni circa il carattere e la 
designazione di Teatro o di Odeo del nostro edificio. La dizione yòùov e quella di 9éarpov 
erano sovente di uso promiscuo appo gli antichi ; in sostanza gli odea si differenziavano 
dai theatra, in quanto essi erano dei theatra teda - vrctoQÓtpia, cioè muniti di copertura, 
e destinati alle audizioni musicali, anziché a quelle della tragedia e della commedia; 
quindi, d'ordinario, di proporzioni più limitate dei veri teatri. Vuoisi che il primo Odeon 
sia stato fabbricato da Pericle in Atene, per le gare musicali, da lui istituite per le Panatenee. 
Ma già l'Odeon di Erode Attico di Atene si valutava capace di 4500 a 5500 spettatori, 
era coperto, ed equivaleva ad un teatro ( x ). Quanto a misure giova qui richiamare che il 
grande teatro greco di Siracusa ha un diametro della orchestra di non più di m. 29, quello 
di Dioniso ad Atene di 19.61, il teatrino di Akrae m. 20.30, il corrispondente piccolis- 
simo Odeon m. 5.75, il grande teatro di Catania m. 23,30 circa, il corrispondente Odeon 
m. 10.00. Reggio città popolosa ed illustre, sede di una scuola di Urici di musica e di canto, 
con culto assai sentito per la poesia ( 2 ) (basti ricordare il nome di Ibico) dovette per ben 
tempo avere un suo grande e decoroso Teatro e più tardi anche un Odeon. L'edificio di 
cui la fortuna ci ha oggi rivelato un misero avanzo è incerto se debba classificarsi per Teatro 
o per Odeon ; alla seconda designazione io propendo malgrado le dimensioni rilevanti 
per il fatto della esiguità delle sue fondazioni, che avrebbero dovuto essere piantate as- 
sai più profonde ed a più assise nel pericoloso terreno sciolto, quante volte esse avessero 
dovuto sorreggere la mole imponente di un grande xoìkov teatrale ; quindi, data la 
spinta a valle di tutta la enorme massa della costruzione, le fondazioni dei due corni estremi 
avrebbero dovuto essere ben altrimenti poderose. Esso è in ogni caso costruzione di età 
molto buona, non posteriore al sec. in, e precisamente all'anno 270, in cui la città venne 
conquistata dai Romani; dopo tale epoca la città rimase per un lungo periodo in 
uno stato di accasciamento, quasi di esaurimento, per le ripetute sventure che la avevano 

(*) Dareraberg & Saglio, Dictionnaire. IV. 1. pag. 152, articolo che contiene dati utilissimi sugli 
odei. Pei quali vedi anche Durm, Die Haukunst der Griechen 3 ed. (1910) pag. 454 sg. e Baumeister, 
Denkmaeler voi. Ili s. v. Theatergebaude. Pei teatri invece è fondamentale Doerpfeld-Reisch, Das grie- 
ehischc Theater (1896) sebbene ormai un po' antiquato. Per le dimensioni si ricordi anche l'Odeon di 
Gortvna, che aveva un diametro massimo di m. 35. (Ann. R. Scuola Areh. di Atene I (1914) pag. 375) 
di fronte ai m. 23 e frazione del nostro di Reggio. 

( s ) Toscanelli, Le origini italiche, origini della letteratura, pag. 160 e sg. 



REGIONE III. 



— 171 — 



REGGIO CALABRIA 



colpita, e solo colla fine della repubblica e coi primi dell'impero s'inaugura una fase di 
benessere e di ripresa edilizia. 

Nell'occasione degli scavi per l'isolamento degli avanzi dell'Odeon assieme a vari 
frammenti di minor significato si raccolsero tre bei capitelli fittili ionici, più o meno 
incompleti, di cui a fig. 20 presento la imagine, integrata nelle parti mancanti, con elementi 
desunti dagli altri esemplari. Tali capitelli sono quadrifronti (struttura eccezionale), la- 
vorati a stecca, con un diametro rispondente al sommoscapo della relativa colonna, di 
m. 0,203, ed una altezza di m. 0.145. Ogni fronte presenta, fra le volute, due palmette 
spiegate, nascenti dal basso, e 3 ovoli. La sobrietà e freschezza delle forme, la vigorosa 
e franca esecuzione dei particolari fanno di questi capitelli dei modelli eccellenti della pla- 




Pig. 20. 



stica cretacea. Appartennero essi alla decorazione della scena dell'Odeon ? Se così fosse, 
avremmo un nuovo elemento per la datazione approssimativa del monumento ; ed in ogni 
caso queste vaghissime architetture accennano ad un edifìcio di eletta decorazione ionica. 
Ad età ben diversa invece rimonta il magnifico pezzo di terracotta architettonica 
che qui si riproduce a fig. 21. Esso è un pezzo sporadico, raccolto negli scavi dell'Odeon, 
ma che nulla ha con esso a vedere. Giova a suo riguardo ricordare, che qui ci troviamo 
a non più di m. 150 di distanza dal fondo già Griso-Laboccetta, dove nel 1883 avvenne 
la scoperta dell'insigne terracotta figurata del Museo Civico (Notizie, 1886, pag. 243), la 
cui divulgazione in tavola a colore, dopo il lavaggio avvenuto per mia cura, e che ha rive- 
lato particolari di sommo interesse, si rende ora più che mai necessaria. Il nuovo pezzo 
va riferito alla sima frontonale di una edicola ed è incompleto nella parte inferiore e sul 
lato destro. Pezzo raro, come tutti i similari dei lati corti di tempietti od edicole, ma che 
per giunta presenta delle novità. La sua lunghezza è di cm. 47, l'altezza massima del pezzo 
superstite è di cm. 29 ; quella effettiva del pezzo completo si aggirava intorno ai 45- 
50 cm. Novità la treccia nella fascia terminale in alto ; un taglio a forza sul lato sinistro 
della terrecotta, per innestarvi il pezzo angolare terminale di sinistra ; infine novità preci- 
pua, le tracce sicure nella fascia sottostante al bastoncino dell'innesto di due grondaie che 
si rimane incerti se fossero a tubo od a maschera leonina, e di cui non si ha riscontro 
alcuno in altre terracotte. Il pezzo nel suo insieme formava il kymation inferiore del tim- 
pano (parte interna) dell'intero frontone ; per casi analoghi vedi Orsi, Athemion di Sira- 



PEGGIO CALABRIA 



172 — 



REGIONE III. 




REGIONE HI. — 173 — REGGIO CALABRIA 

casa, tav. XVIII. Le grondaie applicate a questa parte dell'edicola erano certamente 
finte non avendo ragione di praticità ; si può supporre sieno state qui collocate, con 
mero intento decorativo, e ricorrenti sulla stessa linea di quelle dei lati lunghi. 

Si rinvennero altresì 4 frammenti del piatto di una gronda a tubo, di cui si dà un 
saggio a fig. 22, e da riferirsi tutti ad un tipo unico. 




Fig. 22. 



Grandiosi animi delle mura greche alla Marina. — Si e più volte lamentata la scar- 
sezza, dirò meglio l'assenza, di avanzi monumentali della Rhejium greca, anteriore alla 
conquista romana. Si direbbe che ogni avanzo greco sia stato travolto dai terremoti, 
e poi mascherato sotto le rovine ed i rifacimenti (frequentissimi) dell'età romana e di 
quella medioevale. Caso analogo a quello di Messina, dove di monumenti genuinamente 
greci nulla piìi sussiste. 

Quando si imprese la demolizione della grande cortina militare di età spagnola alla 
Marina, mascherata alla sua volta da fabbriche di abitazioni degli ultimi due secoli, la 
mia attenzione venne attratta da grandiosi massi di tipo greco, che dopo opportuni as- 
saggi risultarono avanzi di poderose mura greche. Negli anni 1912-13 si procedette ad 
un vasto lavoro di scoprimento dei detti avanzi, e dopo laboriose trattative si impose 
la necessità che codesti superbi ricordi della Rhegium greca restassero allo scoperto. 
L'Ufficio del Piano Regolatore ne attuò in seguito la sistemazione fra via Marina Alta e 
Marina Bassa, con spesa ingentissima ; pur troppo alcune parti dovettero essere sacri- 
ficate, ma anche in Roma stessa il e. d. muro serviano ci dice quanti dolorosi sacrifici 
abbia subito. Reggio è però riuscita a conservare, in mezzo a verdi aiole e davanti al 
portentoso panorama del suo stretto, un documento solenne della sua grandezza. Esso 
sarà illustrato in una speciale monografia, non bastando la mole delle Notizie a degna- 
mente accoglierla. 



REGGIO CALABRIA — 174 — REGIONE III. 

Deposito di terrecotte figurate nella jwofrìetà Colica già Griso-Laboccetto. — Nella pri- 
mavera del 1919 venne eseguito dall'Amministrazione archeologica uno scavo nella pro- 
prietà suindicata, e precisamente nel sito dove nel 1884 si era scoperta, la cosidetta in- 
signe metopa fittile del Museo Civico con molto altro materiale ceramico, in gran parte 
tuttora inedito. I nuovi scavi si dovettero poi sospendere per non compromettere la statica 
del baraccamento Colica, ma ne sarà consigliabile la ripresa, appena il detto baracca- 
mento verrà demolito. Al magazzino Archeologico Statale sono state frattanto ricoverate 
le terrecotte figurate in questa occasione raccolte, e di cui qui si dà un cenno al tutto 
sommario per ricordo. Metà di una bella maschera muliebre. Imaginette di una divi- 
nità muliebre chthonia con fiaccola e porcello, della fine del sec. V o dei primi del IV ; sono 
una ventina fra complete o quasi, di 15 a 20 cm. di altezza. Un 140 fra teste e busti muliebri 
riferibili allo stesso tipi». Molti altri minori frammenti. Una cinquina di krateriskoi. 

Non vi è dubbio, che tutto questo materiale non sia appartenuto alla stipe sacra 
di un santuario, e va ricongiunto a quello rinvenuto ivi stesso negli a. 1883-84 (cfr. No- 
tizie, 1883, pag. 353 ; 1884, pag. 282 ; 1885, pag. 241 sg.). Una parte di questo è deci- 
samente più arcaico di quello ora ricuperato, il che sembrami dimostrare la lunga durata 
del santuario, che sarebbe rimasto aperto per circa due secoli. 

Resti di edificio o di edifici antichi nélVarca della nuova sede del Genio Civile. — Nel va- 
sto isolato racchiuso fra le vie Marina Alta, Amalfitano, Diego Vitrioli e dei Bianchi, si 
avvistarono vaste ed imponenti ruine di uno o più edifici contigui della migliore epoca 
romana, ruine il cui studio ha presentato non poche e complesse difficoltà. Infatti i primi 
di tali ruderi apparvero lungo la via Marina Alta, dopo la demolizione delle mura spa- 
gnole e delle fabbriche, che ad esse si erano venute addossando. In un secondo mo- 
mento si procedette alla demolizione ed allo sgombero dei ruderi di case, colpite dal ter- 
remoto ed esistenti nell'area .retrostante. In fine in una terza fase si è posto mano alla 
costruzione del palazzo del Genio Civile, costruzione che ora (1922) procede alacremente. 
Le masse di terra e di rovine ricoprenti i ruderi antichi, crescendo di intensità da ponente 
a levante, cioè da valle a monte, l'opera di denudazione dei ruderi per uno studio siste- 
matico di essi nel loro complesso, avrebbe richiesto molte migliaia di lire, di cui la no- 
stra Amministrazione non era in grado di disporre. Tuttavia essa sacrificò una somma 
non indifferente per lo scoprimento dei ruderi verso via Marina Alta, ma poi si decise di 
attendere l'inizio dei lavori del Genio Civile, nella speranza che dei ruderi da esso incon- 
trati si sarebbe fatta a sua cura una levata generale. Se non che difficoltà di varia indoie 
frustrarono tale vivo desiderio della Soprintendenza, che dovette accontentarsi di un ri- 
lievo al tutto parziale. 

Nella fase ultima mercè le insistenze mie e del mio collega dei monumenti si è ot- 
tenuto, che il Genio Civile conservasse negli scantinati del nuovo edificio alcuni ambienti 
sotterranei di quello antico, i quali si imponevano per la eccezionale bellezza e solidità 
della loro struttura laterizia. 

La parte venuta prima in vista è quella dei ruderi prospicenti Marina Alta e quasi 
paralleli alle mura greche. Quivi già nel 1917 si erario avvistati avanzi, per il cui sgombero 



REGIONE III. 



— 175 — 



REGGIO CALABRIA 



la nostra Amministrazione eseguì uno scavo, arrestato poi davanti alla entità della spesa e 
dell'opera. Un muro in direzione N. N. 0. a S. S. E. della largh. di un metro venne seguito 
per una trentina di metri ; esso formava due cantonali con braccia che salgono a levante 




F I0 . 23. 



sul declive dei colle ; una di osse si suddivideva alla sua volta in due rami. Alla fig. 23 si 
vede il rilievo, non completo, di questa parte del fabbricato. Si pervenne a denudare 
un solo ambiente rettangolare coll'avanzo di un mediocre mosaico ad esagoni. Ma ciò 




"H':nmiPw,»".Tl<an-,niw^Ti"iii Il~ 



W tf^tMmmt?'<'/s/-/<rl i> 777^ì.> v ,, ,- Ciì^T 



limimi,- 



m^\'M±ìm. 



i WM-i ,, 'iii!ii<r^^lwMry«»»ii--il : iiiTO.i'^,v^iEr-'.vJ , winiwNa^:lMiii 



t ^K^E^P/^iIEggSG 



3 63E3G5ES5C 



^ijl_vjr : w^l31!U|i" 1 " •'■'J^ZM3i'l"V"*'ff" ■'•lo&iE 



^-^■iiiiiiii.-ila.-'--^-- iP 7 



V^l liiiiin.^/. l liiiin.nr-F 



It 



il RIiiign tr 1 ; 






~~TT- 



^""^y Wt<i'"<*' if *p^j 




Fio. 24. 



che già allora mi aveva colpito era la eccellenza delle strutture murali in laterizio, rispon- 
dente a quella dei ruderi riconosciuti più a monte. Il muro, come scorgesi dalla vedu- 
tina prospettica, fig. 24, è costrutto con grandi e solidi quadrello» fittili di cm. 50 X 34 X 8 
spessore, legati da copioso e fortissimo cemento, colle teste un po' prominenti e con 
spaziature di quasi 2 cm. negli interstizi o letti di posa così che, non essendo la parete 
rivestita di intonaco, le teste a bugna dei grandi laterizi esattamente allineati forma- 
vano già da se una austera decorazione. Il lato meridionale di questo rudere presenta 
un braccio di muro convergente ad angolo acutissimo con quello terminale, muro che 
non appare nella pianta, perchè di epoca seriore al fabbricato principale ; sopra una zoc- 



REGGIO CALABRIA 



— 176 — 



REGIONE III. 



colatura di buona struttura laterizia venne elevata in tempi bizantini od anche più tardi 
una muratura di grandi conci lapidei, strappati alle attigue mura greche, ma il sistema 
della muratura e delle commissure, non che l'impiego di calce e di pezzami di tegoli, non 
lascia dubbio di sorta sull'età tarda dell'opera. Così, lungo il lato di ponente un altro 
vano oblongo, ed oggi ormai obliterato sotto il battuto di via Marina Alta, terminava 
a sud in un absidetta massiccia ed alla estremità opposta presentava quattro nicchiette, 



W/MWf//MMJ/'//*v/sm®r -<i 









Fio. 25. 

simili ai loculi di un colombario, ma che tali in realtà non erano, ne potevano essere. 
La struttura di questo lungo e stretto ambiente (ni. 10.60 X 3.20 alla testata nord, 
m. 4.50 alla testata sud, non interamente sgombrato e forse suddiviso in due) è comple- 
tamente diversa e certamente seriore da quella del nucleo di fabbriche precedentemente 
descritte, e consiste in piccolo pezzame ben cementato. Pare in realtà, che sopra ruderi 
antichi, si fosse qui installata una chiesetta della Madonna del Mare, di cui vi sono ri- 
cordi di circa un secolo addietro, e che le nicchie servissero per adagiarvi seduti dei ca- 
daveri essiccati, come era vecchio costume in parecchie chiese del Mezzogiorno ; la chie- 
setta, forse di origine bizantina (Odigitria ?!) fu in ogni caso varie volte rimaneggiata. 
Più a monte entro lo stesso isolato, si svolgevano altre fabbriche antichp, di cui pel- 
le difficoltà di sgombero e di rilievo, attese le grandi masse di terra e di ruine moderne, 
tornò meno agevole il lavoro di studio e di rilievo. Veggasenc tuttavia a fig. 25 quel tanto 
che fu possibile rilevare. Due coppie di ambienti rettangolari, quasi identici, interco- 



REGIONE Ili. 



— 177 — 



REGGIO CALABRIA 



inimicanti due a due, con poderosi muri di m. 1,20, shoccavano a settentrione sopra una 
specie di corridoio non sgomberato, perchè coincidente con una strada perimetrale del 
nuovo edificio. Mirabile è la struttura di questi quattro ambienti, e di una resistenza a 
tutta prova ; pareti laterizie con corsi di mattonacci a vista, volta a botte a saldissimo 
emplecton ; porte di passaggio con piattabanda robustissima : lunetta in pieno e grande 
arco di scarico pure con mattonacci a vista. Gli ambienti, sotterranei per destinazione 
originaria, pare non servissero ad uso di abitazione, ma di depositi refrigeranti per der- 
rate. Si potrebbe forse pensare ad un Maeellum, mala congettura è estremamente vaga ; 
perchè difficoltà insormontabili di ogni maniera vietarono uno studio conscienzioso di 
questo vasto e complesso edificio, di cui non senza fatica si ottenne che qualche piccola 
parte venisse conservata negli scantinati del nuovo palazzo del Genio Civile. 




SM 



Fio. 2G. 



Se gli avanzi segnalati non si prestano, pur troppo ad uno studio d'insieme del cospi- 
cuo edificio, essi porgono per lo meno materia sufficiente a qualche considerazione sulla 
tecnica e sulla struttura dei muri, indubbiamente romani e di buonissima età. Disgra- 
ziatamente se si conoscono oggidì le costruzioni, e le strutture, dirò così, metropolitane 
di Roma, di Pompei, e di altre grandi città dell'Italia e dell'impero, siamo invece in grande 
difetto di dati per le opere romane della Sicilia e della Magna Grecia, le quali alla loro 
volta presentano varietà di tecnica e di materiali, a seconda delle località e dei rispet- 
tivi ambienti geologici. Robuste piattabande con arco di scarico a tutto centro o in pie- 
tra od in gran laterizi'si hanno lungo i tre primi secoli imperiali (bellissimi esempi ad 
Ostia, nelle terme di Caracalla in Roma, ed anche nella basilica di Massenzio ; ma tutto 
un complicato sistema di arconi di scarico a grandi laterizi si ha già nel Pantheon). Anche 
la structura testacea, che più tardo si dirà paries testacius vel latericius ha una lunga du- 
rata, attesa appunto la sua bontà ; si inizia nel I secolo dell'impero, e viene via via perfe- 
zionandosi nel II e nel T\l( l ). Per queste sommarie considerazioni io penso che di buonis- 

(') Chi bramasse meglio addentrarsi in questa ricerca delle strutture laterizie imperiali romane 
consulti il Dumi. Die Baukunst d. FArusker una Roemer, 2 ed. (1906) eo in particolare le pag. 200 e sg. ; 
ma sopratutto il diligente studio comparativo di Ester lìoise van Deman, Metods of determining the date 
of roman concrete monumenta in American Journal of archneol. 1912, pag. 387 e sg. 



Notizie Scavi 1922 — Voi. XIX. 



23 



REGGIO CALABRIA 



— 178 — 



REGIONE III. 



sima età imperiale sieno gli avanzi reggini, ben degni dì reggere il confronto coi migliori 
campioni di Roma. 

Scoperta di ruderi, di avanzi architettonici e di un titolo greco nella nuova sede dilla 
Banca d'Italia. — Nel 1 921 si iniziarono i lavori di fondazione della nuova sede della Banca 
d'Italia, tra le vie Belvedere e Garibaldi, cioè in un area già nota per qualche precedente 
scoperta. Nella parte più a ponente, prospiciente su via Belvedere, vennero così avvi- 
stati e messi a nudo dei ruderi non vasti, dei quali la Soprintendenza prese un rilievo, 
da cui si trae lo schizzo qui annesso a fig. 27. Si tratta, come ben ve'desi, dei lembi di 
tre ambienti, nei quali furono inseriti tre poderosi muri moderni, fondamenta di una 
casa distrutta nel terremoto del 1908. Il grande, ambiente C tagliato da un muro mo- 




Fio. 27. 



derno, ma colla sua parete terminale antica che lo divideva da B, presenta un mosaico 
in bianco, con doppia fascia marginale nera. Del vano B ben poco è rimasto : il suo pa- 
vimento era decorato di un mosaico analogo al precedente. Più conservato è invece l'am- 
biente A, di cui porgo anche una sezione ; non vi è dubbio che esso non sia una vasca 
balnearia, la cui parete di ponente è munita di una triplice gradinata, colla pedata ed 
il corpo dei gradini formati di robusti mattonacci rettangolari (cm. 34 lungh.) ed il fronte 
rivestito di lastre marmoree ; nell'angolo tale gradinata girava a % di cerchio ; anche 
il poco che rimane della parete di sud dell'ambiente era rivestito di lastre marmoree ; 
da tali particolari non cade dubbio sulla destinazione balnearia del vano. 

Di materiale sporadico si rinvennero in questo scavo molte lastre marmoree spez- 
zate, rivestimento pavimentale e parietale di un altro ambiente un po' discosto e distac- 
cato dai precedenti. Di più una base marmorea di colonna ionica o corinzia dm. cm. 68 ; 
un rocchio di colonna dorica in arenaria forte (alt. cm. 34, dm. cm. 79), nella quale le 
cannellature sono assai debolmente accennate, per il fatto che esse dovevano essere ri- 
vestite di stucco 



REGIONE III. 



— 179 — 



REGGIO CALABRIA 



Via Beluedere 




Corso Garibaldi 



Fio. 28. 



REGGIO CALABRIA 180 REGIONE III. 

Ma prima di procedere all'esame ed allo studio del pezzo più ragguardevole rac- 
colto in questo scavo, l'epigrafe cioè dei ginnasiarchi, giova ricordare, che qui già tre 
anni addietro, nella via Belvedere, che corre a ponente lungo l'isolato della Banca 
d'Italia, io avevo notato ruderi di fabbriche, con mosaici molto semplici, i quali non 
altro erano che il prolungamento delle fabbriche, ora apparse nell'interno dell'iso- 
lato. Ed ancora ; la nuova sede della Banca d'Italia sorge nell'area dove fu il caseggiato 
giàcav. Vincenzo Genoese. Qui ampliandosi nel 1895 l'edificio, poi distrutto nel 1908, 
vennero in vista ruderi con certezza pertinenti ad una terma, nel 1896 continuarono le 
scoperte ed allora si rinvennero condotture sotto gli ambienti. Si rinvenne altresì una 
edicola fastìgiata col ricordo di un Iìovrarig xaì ccq%u>v da me dato nella brevissima 
relazione che pubblicai in Notizie, 1896, pagg. 240-42, ed ora riedito dal Pntortì con 
ampio commento in Riv. Critica di Cultura Calabrese a. I (1921) pag. 86 seg. ; in quella 
occasione vennero pure alla luce parecchi frammenti di statue, che furono da me elencati. 

Dello scavo del 1895, da me visitato per poche ore, ho però la fortuna di possedere 
uno schizzo di pianta, levata dal vecchio ed abile custode del Museo Civico, G. Vazzana. 
Tale pianta, non eseguita da un tecnico, e che per taluni rispetti lascia a desiderare, ha 
tuttavia il suo valore, ed io ho cercato di farne cavare lo schizzo che qui si pubblica a 
fig. 28, non fosse altro per confermare il carattere di terma al fabbricato. A chiarimento 
di essa pubblico anche gli appunti di cui la corredò il Vazzana. 

1) Sezione l a . Vano rettangolare, absidato verso levante, di m. 9.55 X 8.35 (le 
misure non tornano nello schizzo). Dalla parte di occidente vi sono tre gradini, che 
nell'angolo girano a Yi di cerchio. Pavimento e pareti di questo ambiente erano rivestite 
di marmo, con lastre di grandi dimensioni nel primo, essendosene rinvenuta qualcuna di 
m. -1.00 X 0.60. La muratura è in bella cortina laterizia, e si conserva in qualche tratto 
fino a m. 1.60 alt. Il quadrato in mezzo alla gradinata sembra una base di colonna. Nel- 
l'angolo S. 0. si avvertì la bocca circolare di un fognolo (dm. cm. 30), il quale nel suo de- 
corso sotterraneo misurava cm. 70 in alt., 50 largh., ed era coperto di mattonacci a contra- 
sto. B indica una bancina prof. m. 0.60, pure con rivestimento marmoreo. 2) Sezione 2 l . 
Banchina in grandi mattoni. Il pavimento ed essa sottostante, a mosaico, era formato da 
una fascia nera, di cui non si può dire (ma è probabile per analogia cogli altri musaici 
apparsi nel 1921) se racchiudesse un campo bianco. Questo pavimento stava a cm. 60 
più in alto di quello della sezione l a . Nell'angolo di est vi ha una condottura che immette 
in una bocca circolare. 3) Sezione 3 a . Dal lato di nord muro in calce e pietra, che mediante 
4 gradini scende in una vaschetta di m. 1.90 X 0.60 X 0.30. 4) Sezione 4 a . Lungo il muro 
di questo ambiente, non esplorato, stava adagiata un'anfora priva di collo, lungh. 
m. 0.90, contenente lo scheletro di un bambino (deposizione certamente seriore) con una 
moneta romana logora ed alcuni tesselli vitrei a colori. 5) Sezione 5*. Ambiente pavimen- 
tato a lastre marmoree. Il muro di divisione dell'ambiente sezione l a , in pietrame, mostra, 
a distanze regolari di un metro, incassi verticali di cm. 15, forse per un'orditura lignea ; 
nel lato sud fognolo per scarico di acque. 6) Sezione 6 a . Altro ambiente ad uso di grande 
vasca con gradinetti lungo la parete meridionale, i quali piegano ad arco di cerchio nei 
due cantonali ; il pavimento è più basso di m. 1.30 di quello della sezione 2, e porta esso 






REGIONE III. — 181 — REGGIO CALABRIA 



pure tracce di rivestimento marmoreo ; due emissari d'acqua H e D sono aperti nelle 
pareti di sud e di ovest. In questo ambiente si raccolsero alcuni manichi bollati di an- 
fore rodie, ed il collarino di un vasetto a vernice nera col nome ÀION YCOY graffito 
a lettere alte un cm. 

Dalle scoperte così degli anni 1895-96 come del 192.1 non cade dubbio che nell'area 
dove viene sorgendo la Banca d'Italia non esistesse una volta uno dei tanti stabilimenti 
termali, che in età romana formavano il deòoro ed il sollievo della elegante città. Dato 
il sicuro carattere dell'edificio desta qualche sorpresa la scoperta avvenuta in esso, sem- 
pre sul finire del 1921, di un pesante e tozzo cippo in durissima pietra di Macellara, scorni- 
ciato in alto e delle dimensioni di cm. 76 alt., 76 in largh. frontale, 68 in prof., il quale nel 
piano superiore presenta le orme profonde dei piedi di una statua, che dovette essere in 
bronzo. Sul fronte in otto righi vi è una iscrizione faticosamente incisa nella pietra quar- 
zitica durissima, ed i due primi cadono sul listello sottostante alla cornice. Il cippo fu tro- 
vato, non vi è dubbio, rimosso dal suo posto originario. 

f niTYMNAZIAPXS N 

0> IAO NI ÀAT OY + IAONIAA 

ONOMAZZTOY T ? ¥ («'«» 

a rHzmn OY 

rPAMMATEOZ MYIZKOY 
T OYMYIZKOY 
OAAMOZ T£NPHr I N £ N 
TAIONN^P BANONTAIOYYI ON 

Le spaziature da lettera a lettera sono molto irregolari data la natura della la- 
pide a piccoli conglomerati quarzitici, inattaccabili dallo scalpello. 

La lezione piana e chiara presenta soltanto qualche incertezza nei nomi dei versi 2 e 
3, dove le lettere sembrano quasi attenuate ed evanescenti per lo sforzo fatto dal lapicida 
di fronte alla resistenza della materia durissima. Anche il contenuto del titolo nella sua sem- 
plicità è chiarissimo. È un decreto dei ginnasiarchi di R\ ejium, contrassegnato dal segre- 
tario, e sanzionato dirò così dai rappresentanti officiali dell'intera cittadinanza, con cui si 
delibera una statua onoraria in bronzo ad un benemerito cittadino, romano. Della esistenza 
in Rhfitjium di un ginnasio e di una fiorente associazione ginnastica o sportiva, si aveva già 
la documentazione nel titolo Kaibel 616; essa si denominava anche xoivòv %5>v àlfigio- 
fisvmv, analogamente ad una corporazione di Halaesa (Kaibel n. 369-371). Nel citato 
titolo ad indicare la presidenza del sodalizio si usa la formula yi'nva<fiao%r}actvta xòv S. 
invece della sostantivale érti yvavaaictQ^mv ecc. Quanto al nome 'Ovo/xa(fiov giova 
osservare che le iscrizioni dialettali non solo beotiche, ma anche doriche danno la 
doppia a davanti a consonante, specialmente se questa è T. Il nome Mvioxog del gram- 
mateu ; è noto in Reggio per il titolo succitato. Tutti i nomi della presidenza del ginnasio 
sono greci, laddove è romano questo Gaius Norbanus G, F., non altrimenti noto. Da 



REGGIO CALABRIA — 182 — REGIONE III. 

rilevare altresì che l'onore della statua viene decretato non dai soli ginnasiarchi, ma 
dalla rappresentanza della intera città. 

Questo titolo riapre una agitata questione basata sul controverso passo di Strabone 
VI. 1-2 § 259, il quale dava ai suoi tempi Rkegium come città ancora greca in grande pre- 
valenza, al paro di Neapol 's e di Taren'um ( 1 ). Certo che la resistenza dell'elemento greco 
in Rhegium fu lunga e tenace anche dopo la conquista romana, e vorrei dire che soltanto 
coll'età imperiale il romanismo sia venuto a prevalere sul grecismo. Il nuovo documento 
che oggi sorge dal suolo reggino, redatto in greco, con nomi di cittadini tutti greci, colla 
solenne formola finale della consecrazione uffciale delle onoranze a G. Norbano redatta in 
greco, denota chiaramente che la città era ancora greca al momento in cui venne decretata 
la statua. Ed allora molto importerebbe poter stabilire l'età del titolo. Interpellato al pro- 
posito il mio amico, il eh. prof, di epigrafia greca nell'Ateneo Romano, Fed. Halbherr, egli 
pensa « che l'iscrizione sia piuttosto anteriore che posteriore ai primi tempi imperiali. 
« Le iscrizioni reggine di questi ultimi tempi hanno quasi tutte, anche nelle cariche, nomi 
« romani [ E tale asserzione trova piena conferma nei diversi nuovi titoli, romani, che nella 
« presente relazione si pubblicano P. 0.]. La forma dell'o non è necessariamente troppo 
« tarda ». Potremo quindi ritenere il titolo in circa contemporaneo all'età in cui Strabone 
scriveva. , 

Un'ultima indagine ora si impone : accertato il carattere di terma all'edificio scoperto 
nell'area della Banca d'Italia, si domanda se il titolo apparteneva ad esso edificio, o venne 
quivi portato da un altro punto ; e, subordinatamente, se stava qui il Ginnasio e la 
Palestra colla sua terma, o soltanto una terma. È ormai notorio come gli antichi ginnasi 
comprendessero una vasta area, entro la quale sorgevano fabbricati disparatissimi, tra cui 
non mancava mai un vasto cortile con portici, le abitazioni, uno stadio, lo $y;tui (alea co- 
perta), una Rchola ed infine una serie di impianti per bagni caldi e freddi {lovtqóv 
frigidarium, propiyneum, concamerata sudatio età), che nel loro insieme costituivano so- 
vente una terma. Ed in fatto una vera terma comprendeva il ginnasio di Efeso (Saglio, 
Dictionnaire, s. v. fig. 3675), e quello vastissimo e sontuoso di Pergamo (Dòrpfeld, Athen. 
Mitili. 1907, tav. XVIII), quasi piccola città entro la città, e quello di Eretria(Richardson, 
Am. Journal of Archaeol. 1896, pag. 163 e sg.) ed altri ancora. 

Supposto che coll'area della nuova Banca d'Italia coincidesse l'antico ginnasio di Rhe- 
gium, i ruderi avvistati nel 1895 ed oggi non rappresenterebbero che una minima parte 
di esso ; ma poiché sin qui soltanto elementi di edificio termale sono stati accertati, la con- 
troversia dell'ubicazione del Ginnasio rimane insoluta. 

Avanzi di casa romana in suolo Trapani. — Nel gennaio del 1921 cavandosi le fonda- 
zioni del palazzo del comm. Antonio Trapani, tra Corso Garibaldi, via Tribunali eie tra- 
verse di Via Giulia e Giudecca, si avvistarono dei ruderi, che furono dapprima negletti ; 
ma poscia per l'efficace intervento del prof. Morabito, il proprietario, con assai lodevole di- 
sposizione ordinò si facessero a sue spese tutte le denudazioni richieste dal caso. Da esse 

(!) Veggansi al riguardo le erudite osservazioni «li N. Putorti in Rivista Critica di Cultura Calabrese 
a. I. (1921), Napoli, pag. 104 e sg., dove è raccolta anche la letteratura precedente sull'argomento. 



REGIONE IH. 



— 183 



REGGIO CALABRIA 



risultò la pianta di ima porzione di edificio, che qui si allega a fig. 29, pianta rilevata dal 
prof. Morabito, che aggiunse le osservazioni di cui mi valgo per la presente nota. 

11 vano A era pavimentato con un mosaico a squamine bicolori (bianco e verde sme- 
raldo), con una fascia ad archetti, ed una seconda terminale di marmo color paglino. 
Questo mosaico di tesselli marmorei dai vividi colori era ridotto in condizioni disastrose da 
avvallamenti e dalle tracce Mi un incendio, che aveva investito tutto il fabbricato ; essendo 

Corso Garibaldi 



13 




Fio. 29. 



riuscito vano ogni sforzo per salvarne qualche campione, se ne serba un ricordo grafico 
a fig. 30. Lungo le pareti dell'ambiente girava una banchina (alt. cm. 50, prof. 35) rivestita 
di marmi bianchi, e tutte le pareti perimetrali dipinte in rosso pompeiano piantavano 
sopra una robusta fondazione, che si ebbe persino il dubbio fosse di un edificio più antico, 
greco. 11 piccolo ambiente B era pavimentato di marmo, e di marmo erano pure rivestiti 
gli zoccoli delle pareti ; quivi in a) e b) erano due tubi di piombo di emissione delle acque. 
Mediante un angusto passaggio a tre gradinetti marmorei si accedeva al grande am- 
biente D. In C il pavimento era pure a mosaico semplicissimo, bianco e nero. In G le pareti 
bene intonacate erano poi dipinte a fasce verticali rosse e blcu scure ; nei punti a) e b) 
erano collocati due dolia, alti m. 1,35, con diametro alla bocca di cm. 50 e 54. 11 grande 
passaggio fra D e G era occupato da arcate a tre centri, la cui impostatura cominciava 



PÈGGIO CALABRIA 



- 184 



REGIONE III. 



a m. 2.80 di altezza dal piano. Osservo in fine, che nel rovescio della parete nord-ovest di 
1) era aperta una nicchia con rivestimento marmoreo. 

I lavori di palazzo Trapani subirono una lunga sospensione, ma alla loro ripresa dal 
lato di nord-ovest è sperabile vengano messi in vista altri avanzi del ragguardevole edificio, 




Fio. 30. 

che dalla porzione sin qui esumata presenta i caratteri di una signorile casa romana, colla 
sua piccola terma privata. 

(0| 




f^ l| ' , ;■• ■.'■ ;i p'-' 




Fio. 31. 

Scoperta di sepolcri greci lungo la variante ferroviaria a monte del Porto. — Nel dicem- 
bre 1919 l'Amministrazione delle F. S. iniziò dei lavori, per l'apertura di una variante bleu 
della linea Keggio-Eboli, ed in tale occasione a monte del Porto si imbattè in alcuni se- 
polcri pertinenti ad una necropoli greca colà esistente, e già da tempo segnalata. Un primo 
sepolcro era stato manomesso dai lavoratori che lo scoprirono a caso ; ma si salvò qualche 
oggetto passato al Museo Civico ed al Magazzino Archeologico dello Stato ; ricordo tra essi 
uno dei grandi mattoni quadri, ben noti a Rhegium ed a Messana, col bollo Z 2 Z HM O Z 
(Kaibel n. 2400.17 da un sepolcreto reggino di Pentimeli). ed un capitelluccio fittile co- 
rinzio a. cm. 13. Dai frammenti abbandonati sul sito si fu in grado di ricostruire anche la 
tomba ; era una cassa di mattonacci di m. 1 ad 1.30 di lato, con altri disposti a piovente 
per la copertura ; le # sue dimensioni erano di m. 2.30 lung. X 0.80 larg. X m. 1.00. Si rac- 
colsero anche dei dischi fittili di 0.25 di diametro. Dallo schizzo annesso del prof. Morabito 
essi avrebbero decorato la fronte del sepolcro ; ma la cosa panni dubbia, perchè non suf- 
fragata fin qui da prove monumentali (fig. 31). 






REGIONE III. 185 — 



REGGIO CALABRIA 



In seguito ai fatti sovraesposti ed alle vive premure dell'ispettore prof. Morabito, 
si stabilì di procedere a spese dell'Amministrazione alla ricerca di altre tombe, la cui esi- 
stenza si presumeva da vari dati. Gli scavi vennero diretti dal prof. Morabito stesso, 
da un cui diligente rapporto si attinge per la presente nota, dopo avere personalmente 
controllato il materiale, ora nel nostro Magazzino. 

Sepolcro 2. Cassa costruita di mattoni ad assise ; misurava m. 2.00 X 0,65, colla 
parete di m. 19 di spessore ; la copertura era formata di mattonacci di cm. 39 X 19 X 9, 
disposti a contrasto. Conteneva uno scheletro adagiato da levante a ponente sopra uno 
strato di arena, e lungo m. 1,74. Tra le gambe una tazza con residui di cattiva vernice nera; 
ed un grande anello di bronzo, nel quale erano infilate delle strigili di ferro logore ; di più 
uno dei noti vasetti a fuso. 

Sepolcro 3. Forma ed orientazione come nel precedente ; copertura schiantata formata 
da mattoni, due dei quali col bollo come in sepolcro 1. Scheletro disfatto, attorno al 
quale erano distribuiti : 5 vasetti a fuso ; una tazza biansata nerastra ellenistica ; un 
grosso stilo (?) di bronzo • % pateretta di bronzo ; 10 monete di bronzo molto logore 
di cui questo soltanto può dirsi, che sono greche; per una mi venne fatto di sta- 
bilire che era un pezzo romano-campano, e precisamente il sestante Garrucci M. I. A. 
tav. LXXV1I fig. 5 - Sambon, Mon. ani. Italie pag. 444, fig. 1158, coll'aquila e la lupa 
coi gemelli. Essendo esso stato coniato fra 280 e 200 a. C, veniamo ad acquisire un utile 
elemento di datazione della necropoli, concordante del resto con quello delle ceramiche. 

Sepolcro 4. Era formato di grandi cilindri di cotto, come quelli dei pozzi ; mano- 
messo però di vecchia data, diede solo dei frammenti fittili e 2 rnonete di bronzo irri- 
conoscibili. 

Sepolcro 5. Vicinissimo al sepolcro 2, direzione est-ovest, della stessa forma, dimen- 
sioni m. 2.20 X 0.70 X 0.80 prof., copertura a tetto. Dello scheletro sole tracce ; rac- 
chiudeva dei vasi a fuso e 2 capitellini fittili, rotti di proposito in antico, nonché una 
coppetta cretacea, contenente un grande Triton nodosum ed un'altra piccola conchiglia, 
vulgo « Trombetta ». 

Sepolcro 6. Forma ed orientazione come sopra, scheletro disfatto. Racchiudeva: 
una coppa vitrea a calotta (diametro cm. 13), monocroma ; una tazzina fittile senza 
manichi ; un vaso a fuso ; uno specchio di bronzo (diametro cm. 19) senza manico ; 
tre anelli di bronzo e l'ansa di una piccola maniglia, pure in bronzo, di cassetta ; alla quale 
cassetta è verosimile appartenessero 24 chiodelli in bronzo integri e 7 in frammenti. Di più 
due scatolette in piombo cilindriche, contenenti terriccio nero ; un'altra maggiore (dia- 
metro cm. 9) con entro varie conchigliette. All'esterno sul coperchio un anellone fittile 
(diametro cm. 33, spessore cm. 5). , 

Sepolcro 7. Bellissima cassa di mattoni, ognuno di cm. 35 X 20 X 10 ; essa aveva 
le dimensioni di m. 2.25 X 1.20 X 1.65 prof., ed era chiusa da una voltina a sesto scemo 
formata di mattoni cuneati, legati con calce (fig. 32). Le pareti ne erano intonacate ed il 
fondo di sabbia e ciottoli. Lungo le deboli tracce del cadavere : 4 capitellucci corinzii 
col fiore, il maggiore dei quali a. cm. 11 ; due altri in frantumi ; due vasi a fuso ; co- 
perchio di scodellina da belletto rotta ; gruppo di 4 scodelline a saliera, coi relativi 

Notizie Soavi 1922 - Voi. XIX. 24 



REGGIO CALAVRIA 



— 186 — 



REGIONE III. 



coperchi (uno mancante) ; alabastron fittile incompleto ; piccolo specchio di bronzo in 
pezzi ; chiodetti di ferro e di bronzo. 




Fio. 32. 



Sepolcro 8. Come il n. 6; coperchio di mattonacci a contrasto, tutti muniti del 
bollo MEMNo|s]oZ. Nell'interno tracce dello scheletro nudo. Nelle terre sovrastanti 
si raccolse : un grande anello fittile ; una figurina fittile di Afrodite, acefala, seduta su di 
un masso, a. cm. 18,5; metà inferiore di altra figurina muliebre panneggiata ; testolina mu- 
liebre ; 2 alabastra fittili con piede ad elica ; capitelluccio corinzio con tracce di rosso. 

In occasione di tali lavori si constatò che altre tombe erano state manomesse in pre- 
cedenza, asportandone molti piccoli oggetti, dispersi tra le famiglie del prossimo villaggio 
di S. Caterina, tra cui statuette e capitellini fittili. Da tutti questi elementi e da scoperte 
di altri sepolcri quivi stesso avvenute in passato (*) non cade dubbio che la necropoli non si 
estenda anche nei terreni limitrofi al nuovo tracciato ferroviario. Tale necropoli è dei 
secoli ni e il a. C, ed appartenne ad un sobborgo o proaileon dell'antica Rhegium, coin- 
cidente coi terreni circostanti all'attuale villaggio di S. Caterina. 

P. Orsi. 



(*) Circa scoperte avvenute negli anni 1882 e 1883 cfr. Mons. Di Lorenzo, Scop. archeol. di Reggio 
Cai. nel primo biennio di vita del Museo Civico, pag. 5-10; Idem in Notizie, 1883, pag. 97. 



NOTIZIE DEGLI SCAVI 



Anno I022 — Fascicoli 7, 8, 9. 



Regione. X {VENETI A ET H1STRIA). 

I. AQUILEIA — Scavi. 

In occasione dei lavori che venivano condotti sul fondo di proprietà del geometra 
Pietro Pasquali^, e nel rimuovere un frammento di colonna, sono comparse tracce di un 
musaico pavimentale raffigurante un atleta vincitore e arnesi propri da lottatori. 

La Direzione del Museo Archeologico di Aquileia in seguito ad ordine dell'Ufficio 
Belle Arti provvedeva alla esplorazione di un buon tratto di terreno, per il che è stato 
possibile scoprire altri vasti mosaici, colossali dadi di pietra — forse plinti di colonne e la- * 
stroni da fondamenta in genere — e enormi scaglie di marmo appartenenti a colonne di 
diametro di quasi un metro, testimoni indubbi della grandiosità dell'edificio che qui deve 
essere sorto. 

Di muri perimetrali non si notarono fin qui che i vani che ne contenevano le fonda- 
zioni, la muratura stessa è andata radicalmente distrutta in epoca non precisabile, veri- 
similmente però per opera dei cavatori di pietra che in Aquileia imperversarono sino a 
pochi decenni or sono. 

Degli ambienti scoperti nell'area dello scavo (m. 24 X 15) uno solo aveva pavimenta- 
zione marmorea come risulta dai pochi chiari avanzi che vi si vedono, tutti gli altri l'ave- 
vano a musaico. In una campata, di cui ci rimane solo la metà dell'estensione di m. 7.5 X 5, 
5, il mosaico è nel suo insieme e nella sua policromia di gradevole effetto decorativo, ma 
piuttosto povero di composizione e per i suoi caratteri artistici non può essere anteriore al 
secolo III d. C. È limitato da una fascia a greca, e presenta in lunghezza tre zone di cerchi, 
i quali in quella mediana s'alternano con quadrati. Di questi ci restano due soltanto ; 
l'uno racchiude l'imagine di un atleta che è quasi interamente perduta, l'altro invece 
conserva in buono stato il busto di un lottatore, riprodotto con fini gradazioni di rosso, 
nei suoi realistici tratti individuali, dalla muscolatura oltremodo sviluppata, dal tipo rude 
e rozzo quale è caratteristico di siffatte persone, e richiama subito alla mente il mosaico 
delle terme Antoniniane che è al Laterano. 

Notizie Scavi 1922 — Voi. XIX. 25 



AQUILEIA 



— 188 



REGIONE X. 



Un lastricato di marmo e di pietra largo m. 0,75 separa questo mosaico da altro di 
cui. per mancanza di mezzi, non fu potuto scoprire che un lembo, e che si rivela di disegno 
più ricco, di tasselli più minuti ma più consunto dall'uso. 

Tutti questi mosaici hanno poi tracce evidenti di restauri antichi. 

Lo scavo ci ha restituito anche numerosi pezzi lavorati, quasi sempre di marmo, tutti 
però frammentari. È degno di menzione un capitello composito figurato conservato 
nell'altezza di m. 0,50, i cui lati dell'abaco misurano m. 1. Esso trova pure le sue analo- 
gie nei capitelli delle Terme di Caracalla. 




Non si contano poi i brandelli marmorei di statue, di sculture in genere, di cornici, 
di lastre di pavimentazione che si rinvennero frammisti al terreno di scavo. 

Le ricerche saranno proseguite nel prossimo autunno, e si confida che recheranno 
un nuovo importante contributo alla conoscenza della topografia dell'antica Aquileia. Gli 
elementi fin qui scoperti documentano intanto chiaramente l'esistenza in questo punto 
di una grande eostruzione che, a giudicare dai caratteri figurali del mosaico, può essere 
stato benissimo un ludus athletarum, Non sembra doversi tacere in proposito, che in 
immediata prossimità di questo luogo sorgeva l'anfiteatro. 

Se poi il ludus athleiarum sia stato un edificio a sé o connesso con qualche costru- 
zione termale o altro, è sperabile che risulterà dalla continuazione dello scavo. 

Ciò che intanto si rileva è che la costruzione suddetta è la prima in Aquileia in cui si 
mostri l'impiego di marmi colorati, il che la differenzia da tutte le altre costruzioni fino ad 
ora note nella zona Aquileiese. G. B- Brvsin. 



REGIONE X. — 180 — GALZKINANO 



IL GALZIGNANO — / confini fra Ateste e Padova e la recente 
scoperta di un nuovo decreto che li stabiliva. 

Quando nel 1767 Isidoro Alessi portava a casa sua, chi sa con quale intima gioia, 
il sasso già illustrato dall'Orsato e che oggi fa parte del Museo di Este, certo non imma- 
ginava che altri ne rimanessero nascosti. Ma oltre che d'averla salvata egli ebbe il me- 
rito, col suo fine spirito critico, di mettere quella lapide nella giusta luce, riferendola 
quantunque esitante, al decreto del senato di Roma del 141 av. Cristo. Questa ipotesi che 
il Furlanetto appoggiò, ed ess . venne con nuove esaurienti argomentazioni confermata 
da Bartolomeo Borghesi. 

Quel sasso affiorante dal monte di Venda sul margine di una via. e lasciato grezzo 
e scabro come l'avoa prodotto natura, portava nell'alto l'iscrizione: [G . Caeirili~\ns 
Q . f . prò . cos | termino* . finisqae . ex \ Semiti . constalo . statuì \ iousit, . inler . 
AiesHnos \ et Patavino* \ (C. I. L. V, 2491). 

Ma in processo di tempii per lo sfaldamento causato dai ghiacci nella parte superiore 
del macigno essendo la 1 pide" rimasta imitila, dovette essere ripetuta più sotto così: 
b . CaecUiu* .Q.f. pr \ o cos . kiminos | finì\«iue . ex . Senati | consulto . statuì . iusit \ 
inler . Àitéime \ Palaeinosque | 

Hai 1 Sì»? a Teolo si scoprì una nuova pietra di confine dovuta allo stesso proconsole 
(ora al Museo Civico di Padova) ; ma questa volta l'iscrizione girava intorno a una breve 
colonna rastremata e tonda sulla quale (lo si argomentò dai buchi d'incastro sulle due 
facce, destinate a combaciarsi, delle colonne) doveva imperniarsi una seconda gia- 
cente lì presso che ne seguiva la linea e ne ripeteva le parole : L . Caicilius .Q.f. \ 
prò . cos | terminos | fìnisque . ex \ Senili . consulto | statui . iusit . inler \ Patavino* \ 
et . Aleslino* \ (C.I.L. V, 2492). 

Siamo lieti ora di comunicare che il 7 gennaio scorso in quel di Galzignano, in un 
l'nndo di proprietà del conte Luigi Dona dalle Rose, denominato Topina di Corrado, i con- 
tadini urtarono sul ciglio di un fossato a quaranta centimetri appena sotterra in un sasso 
che, volendo asportare, trovarono inaspettatamente grandissimo e prol'ondantesi man 
manti nel terreno fino a un metro. Scoperto e nettato dal terriccio che lo imbrattava 
si rivelò per una nuova colonna di confine messa in ubbedienza allo stesso decreto di 
cui le precedenti. Cavata da un sol pezzo di trachite (forse di Montemerlo) è di ben altre 
proporzioni di quella di Teolo perchè misura complessivamente m. 3.83 di altezza e 
per m. 1.10 stava infissa nel terreno come dimostra l'essere per quel tratto grossamente 
dirozzata con pochi colpi di scalpello. Attorno al piede doveva avere ammassati pa- 
recchi sassi che si ritrovarono sparsi nelle vicinanze. È anch'essa tonda, levigata, rastre- 
mata (') e piatta al suo apice, ma l'iscrizione anziché girarla, è scritta su tre linee disposte 
nel senso della lunghezza in capitali quadrate : 

L • CAICILIVS • Qj F • PRO • COS • TERMINOS 
FINISQ.VE • IVSET-STATVI-EX- SENATI 
CONSOLTO • INTER ■ PATAVINOS • ATESTINOSQVE 

(*) Alla base ha mi diametro di eni. (io, uH'a|>i(-e di ini. 30. 



GALZIGNANO 



— 190 — 



REGIONE X. 






Come nella colonna di Teolo vi leggiamo il Cawilius anziché la forma a trittongo 
propria a quella di Venda, e il cmsoUo. Ma se anche qui vediamo i patavini essere nomi- 
nati primi, lo sono nella maniera sonante « Liviana » 
- per dirla col Furia-netto (*) - della epigrafe più 
recente di Venda. Notevole la forma ivset. 

L'Alessi (») e il Gloria ( 3 ) escludevano Galzi- 
gnano dal territorio atestino : ma la linea di demar- 
cazione fra Este e Padova romane, che il secondo 
nella sua carta aveva tracciato come scendente dal 
Venda e risalente pel Ventolone fino a sbucare in 
pianura fra il laghetto di Arquà e Monte Ricco, dovrà 
essere spostata a favore di Ateste che que sto cippo 
dimostra essersi spinta più addentro fra i colli. 

Esso viene anche a distruggere quanto suppo- 
neva il Furlanetto ( 4 ) per la precedenza degli Atestini 
ai Patavini nella lapide di Venda, e in quella di 
Lobia ( 5 ) ai vicentini, e cioè che fossero stati essi a 
promuovere il decreto. È più probabile che la pre- 
cedenza dell'un popolo o dell'altro tragga origine da 
un desiderio di imparzialità e di riguardo verso le 
due popolazioni. 

La regolarità e perfezione delle lettere, unita- 
mente al Patavinos Atestinosrjue fanno dubitare che 
anche per questa di Galzignano si tratti di una replica 
messa in luogo della originaria colonna andata 
distrutta, e si penserebbe di ascriverla ai primi 
tempi imperiali. La priorità resta dunque sempre 
da riconoscersi alla prima iscrizione repubblicana 
di Venda, ma ciò non toglie che anche la novissima scoperta sia molto importante. Ed 
è augurabile che le pratiche della R. Soprintendenza di Venezia riescano ad assicurare 
il monumento al Museo Nazionale di Este, dove porterà singolare contributo alla ric- 
chissima raccolta lapidaria. 

Alfonso Alfonsi. 
Adolfo Callegari. 




(*) G. Furlanetto, Le antiche lapidi del museo di Este illustrate, 1837, pag. 41. 

(>) J. Alessi, Antichità di Este, 1776, pag. 80. 

(») A. Gloria, Il territorio padovano, 1862, V. carta. 

(*) Op. cit., p. 43-44. 

(*) A Lobia presso Lonigo si trovò nel 1490 una breve colonna ora al Museo 4L Verona. La lece porre 
il proconsole Sesto Attilio Sarano in seguito al decreto del 135 av. Cr. : Sex . Atilius . M .f. Saranus . 
pro.cos | ex . Senati . consulto | inter . Aeteslinos . et .Veicetinos \ finis . terminosque . stutui . insit . 
(C. /. L. V, 2490). 



REGIONE X. — 191 



BAGNOLO MELLA 



III. BAGNOLO MELLA (Brescia) — Scolture e iscrizioni romane 
scoperte nell'agro del Comune. 

Il 26 gennaio 1922 il giornale di Brescia < 11 Cittadino » recava l'annunzio della sco- 
perta di lapidi e scolture romane avvenuta in località Dosso di Oastelvecchio, all'estremo 
del paese di Bagnolo Mella, comune della provincia, a 13 km. dal capoluogo. Il solerte 
Ispettore onorario degli Scavi e Monumenti in Brescia, dott. Giorgio Nicodemi, oltre ad 
avvertirmi subito di quanto pubblicava il detto giornale, si recò l'indomani sul posto, 
ed accertò che gli scavi ossia l'estrazione delle pietre scolpite ed iscritte erano avvenuti 
in occasione dei lavori per l'impianto di un vigneto, in terreno di proprietà del sig. Bat- 
tista Lanzani, di fronte al palazzo degli Avogadri. Che inoltre erano venute allo scoperto 
le fondamenta di un edificio quadrato di circa m. 4 di lato interno, é quelle di un largo 
muro. Memorie locali dicono, che in quel sito esistesse una chiesa ; forse ancor prima 
vi erano le difese anteriori di un castello medioevale, al quale si riferiscono probabilmente 
le fondazioni messe in luce. Ad ogni modo il materiale romano non era in posto, ma utiliz- 
zato di seconda mano in queste costruzioni, come attestano varie tracce e il cemento che 
vi aderisce. 

Una prima trascrizione e descrizione mi fu mandata dal medesimo dott. Nicodemi, 
nello stesso giorno della sua visita, da Bagnolo. Avendo poi il proprietario del terreno 
ceduto per la sua parte i monumenti rinvenuti al Museo di Brescia, ove furono traspor- 
tati, verificai il primo del seguente marzo le descrizioni e trascrizioni del Nicodemi. Dalle 
note mie e sue traggo la presente relazione. 

È anzitutto interessante, perchè si riconnette alle manifestazioni dell'arte provin- 
ciale romana, tutt'altro che esaurientemente studiata, un blocco sagomato e scolpito 
a rilievi in marmo botticino, purtroppo mutilo e corroso nella superficie (fig. 1 e 2). E 
alto cui. 90 e conserva due lati che s'incontravano ad angolo, barbaramente asportato 
a colpi di piccone in età postclassica con parte delle rappresentazioni figurate. La parte 
interna del pezzo, ossia la faccia opposta all'angolo, non è piana, bensì reca un incavo a 
nicchia destinato ad adattare il blocco ad una costruzione rotonda ; la corda di tale incavo 
misura cui. 84. La faccia superiore poi reca un'area circolare ribassata e lasciata greg- 
gia di martellina, la quale area occupa quasi tutto lo spazio tra la faccia interna e l'at- 
tuale rozza smussatura dell'angolo, che è di cm. 47; inoltre al centro dell'area ribas- 
sata è ancora un profondo incavo per impiombatura di un oggetto votivo ed ornamen- 
tale, senza dubbio di bronzo. 

I due Iati esterni, riquadrati e corniciati, erano adorni ciascuno di un gruppo di 
due figure che sorgono da uno speciale listello sporgente, indicante il suolo, e collocato 
a poco più d'un terzo dell'altezza. A destra (fig. 1) si vedevano due lottatori col cesto, 
(resta quello di destra, barbato e muscoloso) incrociare rispettivamente l'avambraccio 
destro e il sinistro (parte conservata della figura mancante), questo parando un colpo 
tentato dall'altro, mentre il braccio sin. dell'uomo superstite si leva in guardia, pronto 
a parare il colpo che l'altro combattente senza dubbio tenterà nell'istante successivo 
con la, propria destra. Nel lato sinistro invece (fig. 2) si osservano a sin. un satiro e a destra 



BAGNOLO MEI.LA 



— 192 



REGIONE X. 



senza dubbio una menade di cui resta la mano dr., danzare uno di fronte all'altra, alzando 
le mani rispettivamente situate verso il fondo, per intrecciare a guisa di croce due ramo- 
scelli dì pino e corti tirsi. 11 satiro è barbato, porta la nebride annodata alla gola a guisa 



.* f.^ ** p 




^sr 














>TJr. 


■ X\ ■' 'SSgs&il 


^r *"■* 


w'. ■ ' , 


M 


*^'^pf? GL 




M 






'"^J 






1 






1 


1 iSPv^« V 

'■ ■ ■ 




i 








^^MH^^H^Iff^ ^^Kfì?- 




■:-i j35^l 


R»" 


' 


■ 


» - 




r ' %- jr 






■■ 4rt WPPS^ 













FlG. 1. 



di clamide, e tiene nella destra abbassata un grosso grappolo d'uva. Fra le due figure 
antropiche saltella anche la bacchica pantera, conservata nella parte anteriore, pro- 
tendendo una zampa verso il satiro e volgendo indietro la testa a guardare la menade. 
Mentre da questo lato la parte interna del blocco (cioè quella che andava ad addossarsi 
alla struttura rotonda) termina in uno spigolo, dall'altro lato invece lo spigolo fu smus- 
sato a guisa di pilastrino con ornato a fogliami girati in volute. 

Senza dubbio il blocco testé descritto appartenne a nobile monumento, che il ca- 
rattere delle epigrafi ritrovate insieme e presumibilmente tolto dallo stesso luogo fanno 



RKGIONE X. 



— 193 — 



BAGNOLO MEIXA 



ritenere funebre. Lo stesso può dirsi di un frammento forse di stela, in forma di pilastro 
a capitello ionico, di cui avanzano la voluta destra e l'astragalo ; è possibile che nella 
parte sottostante la pietra recasse una iscrizione oggi perduta. 




Fio. 2. 



Ecco ora i frammenti iscritti, in marmo e calcare di Rezzato: 
1) Frammento di grosso blocco, profondo era. 0>4 e dell'altezza e larghezza attuali 
di fin. ?>7 X 46. Reca in bolle lettere : 



iS - F 
R. T I A E 

(wjORI ET 
llillllll-**- 



BAGNOLO MELLA — 194 — REGIONE X. 

2) Base riquadrata e corniciata ; alt. mass. cm. 76, largii, cm. 80, prof. cm. 64. Nella 
faccia anteriore, entro l'incorniciatura si legge: 

PETRONIO 
-^TCHILLIAE 
(ma) TRI 

La E del nesso nella prima linea fu aggiunta posteriormente. Una scheggiatura ha 
portato via parte della prima lettera del verso seguente. 

Nome comunissimo, anche nella regione ; nuova invece in questa la forma del co- 
gnome, che vi ricorre come AcMllaeus per personaggi di sesso maschile (C. I. L. V, 735, 
add., 5353-8904. 7916) e Achillea per una donna (4410). Nulla danno i Supplementi 
Italica. 

3). Piccolo blocco in calcare di Rezzato ; alt. cm. 37, largh. 30, prof. 23. Lettere ab- 
bastanza profondamente incise, ma strette, di forma trascurata e di difficile lettura per 
lo stato di conservazione della superfìcie. Leggo : 

PVF 
viCTORI-ASCA 



4). Blocco calcareo compatto, alto cm. 52, largo 66, prof. 62. Lettere bellissime ; 
il tratto mediano della E di Primae che leggesi nel 2° verso superstite non fu eseguito. 

H V S ♦ S I B I et 

PRIMAE 

T- F- I- 

Questo blocco dovè far parte di un monumento funebre architettonico, in cui l'epi- 
grafe trovava posto entro qualche riquadro della facciata ; e precisamente il nostro 
blocco doveva trovarsi al centro della riquadratura laterale, ma nella zona inferiore e 
finale della iscrizione. Ciò risulta dal trovarsi tutta contenuta nel pezzo a noi giunto 
la formula testamento) f(ie,ri) i(ussit), che senza dubbio era la chiusa. Comparando la 
situazione di questa formula con le indicazioni onomastiche che la precedono, si vede 
chela iscrizione doveva esser contenuta, sempre per la zona inferiore, in altri due blocchi 
posti uno a destra e uno a sinistra, del superstite. Infatti dopo il stèt della prima linea 
è necessario almeno un et, che doveva trovarsi su altro blocco a destra, e innanzi alla 
desinenza HVS è necessaria almeno una delle lettere C, P, T, che non poteva essere stata 
lasciata nella riga superiore, ma doveva trovarsi su un altro blocco a sinistra. Ciò posto, 
è assai probabile che non soltanto quella lettera fosse scritta sul blocco di sinistra, ma 
tutto il cognome del testatore che lasciò all'erede la cura di costruire il monumento fu- 
nebre a sé e ad una donna che difficilmente può essere stata altra da sua moglie. Innanzi 
a Primae si desidera il nome, che forse essendo un poco più lungo del cognome del ma- 



REGIONE X. — 195 — BAGNOLO MELLA 



rito il quale le corrisponde nella riga superiore, sarà stato diviso tra la linea del sibi (non 
sufficientemente riempita dal breve supplemento et) e la seguente ; così anzi doveva 
essere ad ogni modo, anche se le lettere del nome muliebre fossero state in numero uguale 
a quelle del cognome del marito, poiché tre di queste stanno sul blocco conservatoci. 
Dopo Primae doveva seguire la indicazione del rapporto di parentela della donna col 
testatore, cioè, come suppongo : uxori. Mancano dunque alla iscrizione due linee supe- 
riori, una contenente il nome del defunto, proceduto o no dalla sigla del prenome, l'altra, 
messa alquanto spazieggiata in alto, la formula D-M- Si può quindi ritenere che il 
campo contenente l'iscrizione, a cui doveva girare attorno una cornice, constasse di sei 
blocchi, e se questi erano più o meno uguali al nostro, tale campo doveva misurare il 
doppio di questo in altezza e il triplo in larghezza, ossia m. 1,04 X 1,98. Aggiungendo 
le incorniciature laterali si ha una larghezza di oltre 3 metri, alla quale doveva corri- 
spondere una proporzionata altezza. Dunque il monumento funebre di cui abbiamo 
un avanzo era assai ragguardevole. 

5) Blocco alto cm. 52, largo 57, prof. 32. Eeca in lettere grandi ma di forma non 
bella il nome 



anTivs/ 



Il nome Anlivs è rarissimo nella regione e nelle finitime, essendo rappresentato due 
sole volte nel V voi. del Corpus (4124 e 875 b, 17), nessuna nei Supplemento,. Forse è 
identica con questa una pietra su cui, secondo il citato giornale, sarebbe stato letto 
ANTIOCVS (sic!) ma che il Nicodemi non trovò. 

6) Semitamburo di colonna usato forse come coperchio di sarcofago (?). Altezza 
cm. 32, larghezza 64, profondità 35. Nella sezione semicircolare liscia porta : 

L I G V R I 

Leggo Liguri al genitivo, nome che ricorre nel titolo C. I. L., V, 3936, riferito al Pa- 
gus Arusnatium (Val Policella) ; il personaggio ivi mentovato è un C. Ligurius Asper. 

Tutto il materiale sopra descritto accenna all'esistenza nei pressi di Bagnolo di un 
pago importante, il cui nome ignoriamo. 

G. Patroni. 



Notizie Scavi 1922 - Voi. XIX. 26 



KEMEDELLU SOPRA 



— 196 



REGIONE X. 



IV. — HEMEDELLO SOPBA (Brescia). — Ripostiglio di ascie di 
rame e tomba con ceppi di ferro, romana, scoperti nell'agro del Comune. 

A Kemedello Sopra (Brescia) scavandosi nel febbraio 1921 in un terreno ceduto alla 
Provincia per lo scavo di un canale irrigatorio, fu rinvenuto a poca profondità un rozzo 




Fio. 1. 



vaso in frantumi, che conteneva alcune ascie di rame. Per le circostanze del giacimento 
queste vanno dunque ritenute un ripostiglio o te«oretto. Esso è assai simile a quello consi- 




Fic. 2. 



derevolmente più ricco di Pieve Albignola da me illustrato in Bull, di Paleln. Hai. 1906, 
pag. 60 sgg., ma deve ritenersi più antico, perchè vi mancano le ascie di vero bronzo o di 



REGIONE X. — 197 — 



REMEDELLO SOPRA 



lega quasi normale e di forma modificata con taglio espanso a flabello, che sono colà in 
numero preponderante. 

Le ascie furono consegnate al Museo Romano di Brescia il 20 del detto mese con un 
piccolo frammento del vaso che conteneva il ripostiglio, dalsig. Battista Marcolini, assi- 
stente ai lavori. Sono in numero di 17, e all'esame organoleptico appariscono di rame 
rosso, e di forma spatulare poco o nulla espansa al taglio e lievemente sagomata nei mar- 
gini che risultano quasi rettilinei. 11 taglio stesso è appena lunato e talora quasi affatto 
rettilineo. La penna è quasi rettilinea in tre esemplari, di cui due sono offerti dalle figure 




Fio. 3. 



qui aggiunte (fìg. l.K ; fig. 2, B), alquanto lunata in convessità in altri tre (fig. 1, A) in- 
cavata negli altri, talora lievissimamente (fig 1, C ; fìg. 2, A, C). I margini sono ribat- 
tati molto leggermente, tanto che parecchi esemplari, ed uno decisamente (fig. 1, A) 
possono considerarsi come ascie piatte. Tre hanno un angolo del taglio asportato per colpo 
ricevuto, di cui una certamente ab antico, perchè la frattura è interamente e profondamente 
ossidata. La maggior parte hanno il taglio ingrossato e variamente sformato per la poca 
durezza del metallo. 

Un esemplare ha il taglio obliquo, asimmetrico (fìg. 1, B) ; questo è anche l'esemplare 
di maggior lunghezza (mm. 135), dimensione che nella maggior parte varia tra 130 e 125 
millimetri. Tre esemplari sono ancor più corti (tra mm. 120 e 115). Il massimo spessore è 
di mm. 15, e scende a 12 mm. nell'ascia piatta. Una delle nostre ascie ha una lesione an- 
tica orizzontale nella penna, dovuta a colpo. Il taglio è largo mm. 40-45 e nel più piccolo 
pezzo mm. 35. Un esemplare più lungo e più grosso pesa gr. 316,5 (manca però un angolo 
del taglio ; quello a taglio obliquo, di cui manca solo una piccola scheggia, e più sottile, 



BIELLA 198 — ERGIONE XI. 

gr. 283 ; l'ascia piatta gr. 292,5 ; la più piccola gr. 224,2 ; un'altra anche corta ma non così 
stretta, gr. 247,5. 

Al nostro ripostiglio mancano dunque due importanti caratteri che presentava quello 
di Pieve Albignola: l'essersi formato a poco a poco in tempi diversi, e il consistere in og- 
getti o non usati o neppur finiti, ad eccezione di due ascie più antiche di puro rame, simili 
alle nostre anche nelle dimensioni e nella forma, e differenti solo perchè nelle ascie di 
Eemedello Sopra cominciano a rilevarsi leggerissimamente i margini. Per la presenza di 
quei caratteri, nell'int^rpretare il ripostiglio di Pieve Albignola, fui indotto ad accostarmi 
all'opinione del Pigorini, che questi antichissimi depositi di oggetti metallici siano stipi 
sacre. Per l'assenza di tali caratteri credo invece in questo caso che la raccolta di tali 
ascie, in un periodo in cui il metallo da poco era apparso e si manteneva raro e prezioso 
(come doveva avvenire nel periodo eneolitico o cuprolitico cui le nostre ascie spettano) 
abbia il valore di tesoretto. 

Negli stessi lavori di sterro fu rinvenuta una tomba di sepolto nella nuda terra, alle 
cui caviglie era ancora assicurato e chiuso un paio di ceppi di ferro romani da schiavo 
(fig. 3), cimelio non comune ed interessante, che pure venne consegnato al Museo di Brescia. 
È da ritenere che quello schiavo morì mentre era ai ferri. 

G. Patroni. 



Regione XI (TRANSPADANA). 

V. BIELLA — Epigra/i romane. 

Sono entrate nella collezione lapidaria del E. Museo di antichità di Torino le 
seguenti tre epigrafi venute in luce a Biella in questi ultimi tempi entro terreno mosso 
presso i Magazzini generali di quella città (*)■ 



1) SEPTICIAE-W 

MARCELLINA 
SACERDOTI DIVA 
D D 



Frammento di lastra marmorea. Belle lettere. Altezza delle lettere : prima linea 
cm. 7 ; seconda linea cm. 5 ; terza linea cm. 4, 5 ; quarta linea cm. 7. 

2) SEXLVC 

RETI VS 
M F 



(') L'ispettore locale, on. cav. Rocca villa, cui si deve la conservazione di queste epigrafi, informa, 
a maggior precisione, che la località di ritrovamento è quella dove un tempo sorgeva la rotonda di 
S. Eusebio, trasformata in abitazione rustica, 



KEGIONE IX. — 199 — CARDE, BOVES 

Stele rettangolare di pietra locale. Altezza, compresa la parte da infiggersi nel suolo, 
m. 2,25. Larghezza m. 0.60. Lettere di buona età, scolpite tuttavia con poca cura. Al- 
tezza delle lettere delle prime linee cm. 11-13 ; della linea inferiore cm. 14-16. 

3) ALPINO -LAR 

(sIO ■ C • ET • M 
F IT' 



Parte superiore di stele di pietra locale. Lettere alte cm. 7, scolpite variamente e 
con trascuratezza. La particolare forma del G> potrebbe far assegnare l'epigrafe al prin- 
cipio del III secolo d. Cristo. 

La gens Seplicia era già nota per poche epigrafi della vicina Ivrea (C. I. L., V, 6785) 
e di altri luoghi del Piemonte. Più numerose le epigrafi della gens Lucre.iia (così a Don- 
naz ed a Vercelli : C. I. L., V, 6659, 6822). Largius fino ad ora era ignoto in queste re- 
gioni. Alpinus ai piedi delle Alpi appare piuttosto spesso, ma come cognomen. 

Queste nuove epigrafi aumentano lo scarso numero delle vestigia romane biellesi 
finora note ('). Pietro Baro-celli. 



Regione IX (LIGURIA). 

VI. CARDE (Moretta) — Tomba d'età romana. 

Laterizia. Ad incinerazione. Nella casuale scoperta (in proprietà ing. Emanuele Bel- 
lia) i fittili del corredo funebre andarono distrutti. Eravi inoltre uno specchio ed uno 
dei soliti unguentari vitrei. 



VII. BOVES (Cuneo) — Epigrafe romana. 

In frazione Sant'Anna (tetto Capei) (*) scavi casuali misero in luce e sconvolsero 
una tomba di età romana a pareti di ciottoli a secco, fondo naturale, di dimensioni suf- 
ficienti, pare, per contenere un cadavere inumato. Dalle informazioni avute risulterebbe 
che la suppellettile, ora smarrita, consisteva in un vasetto fittile ansato ed in tre 
oggetti di ferro, forse i soliti chiodi rituali. 

Alla tomba apparteneva una stele di pietra locale (alta, compresa la parte da in- 
terrare, m. 2,10 ; larga m. 0,65). Le rozze figure di animali che l'ornano sono molto simili 
nella disposizione, nella posa e nella trattazione a rilievo piatto ad altre scolpite su una 

( 1 ) Epigrafi edite nel C. I. L. V, 6774-6 ; L. Sehiaparelli, Le origini del Comune di Biella 
(Meni. d. R. Accad. di Scienze di Torino, ser. II, t. XLVI, 1896). 

( 2 ) Detto anche tetto Dolce. Proprietà Giacomo Giuliano, 



ACQUI — 200 — REGIONE IX. 

nota stele cuneese ( x ) : quasi direbbesi che, specie nelle figure inferiori, i due locali lapi- 
cidi variarono di poco il medesimo modello. 
L'iscrizione è in buone lettere: 

leoni affrontati ___- 

e poggianti ciascuno una zampa 
su un capitello 

C- VICCIVS-M F-CAM 

MARCELLIVS 

Q- FRATER 

FACIENDVM 

CVRAVIT 

cinghiale in atto di slanciarsi 
contro un toro 

Finora nuovo in Piemonte il eognomen Manellius, in luogo dei comuni Marcellus, 
Marceìlinus. La gens Vida o Vic.da, in tutta la regione piemontese, appare finora solo 
nel territorio di Angusta Bagiennorum (*), ascritta a quella tribù Camilia cui pure ap- 
partenevano i Yiccii di questa tomba di Boves ed i Vittii della vicina borgata di San Rocco 
Castagneretta ( 3 ). Pedo (Borgo San Dalmazzo), pochissimo distante, in tempo non deter- 
minabile con esattezza venne invece iscritto alla tribù Quirino. Recenti indagini del 
Pais inducono a ritenere che appunto in questa zona passasse il confine tra la IX re- 
gione augustea d'Italia (in cui era Augusta Bagiennorum) e la provincia Alpium Mari- 
timarum, nella quale doveva essere compreso Pedo ( 4 ). 



Vili. ACQUI — Piscina romana. 

L'anno 1913, eostruendosi nel centro della città in terreno di proprietà municipale 
i nuovi portici del corso Bagni, venne casualmente in luce di fianco all' Hotel Moderne, 
dalla parte delle Nuove Terme, una grande piscina romana. Subito si pensò che potesse 
aver appartenuto alle terme della città romana (Aquae Statiellae) fino dall'antichità già 
nota per le sue acque termali. Ma la costruzione dei nuovi portici non toccò che un lato 
della piscina, la quale penetrava sotto immobili di proprietà privata. In parte note- 
vole rimase quindi inesplorata. 

Avendo recentemente il municipio di Acqui acquistata anche la detta area privata, 
ed avendo tutto ceduto all'ing. Valbusa, per la demolizione delle costruzioni sovrap- 
poste, la R. Soprintendenza delle antichità potè curare, a spese del municipio stesso, 
lo sterro quasi completo della piscina. Essendo però questa sempre circondata da ca- 

(*) C. I. L., V, 785G. Dutschke, Antike Bildwerke in Ober-italicti, IV, pag. 28, n. 38 (l'interpreta- 
zione delle figure data dal C. I. L. non è esatta). 

( 2 ) 0. I. L., V, 7G70 (Dogliani) e 7721 (Hrcolungo). 

(*) Notizie d. scavi, 1920, pag. 98. 

(*) Pais, Le stazioni delhi « Quadragesima GoUiarum » di Pedo e di Forum Germanornm ed il confine 
d'Italia verso le « Alpes Marittimae » (in Dalie guerre puniche ad Angusto, voi. II), 1918, 



regioni; ix. 



— 201 — 



ACQUI 



supole ancora abitate e da una strada continuamente percorsa, non fu possibile ster- 
rarne l'angolo sud-ovest, nonché le immediate adiacenze. 

Se ne completò però il rilievo, come appare dalla nostra figura. 

La piscina è rettangolare (in. 17,50 X 10,50 esternamente). Scende con tre gradoni. 
Fondo e gradoni sono totalmente rivestiti di opus sigm'num, coperto questo a sua volta 




Cotto Qìoff"-- 
FlG. 1. 



t»T*=> 



da lastrine marmoree ancora qua e là aderenti ai gradoni stessi ed in posto per gran parte 
della estensione del fondo. 

La piscina venne totalmente riempita e ricoperta di terriccio detritico, al più tardi, 
in età barbarica: anche entro questo rinterro, frammiste a gran quantità di frammenti 
laterizi, erano numerosissime lastrine marmoree liscie simili a quelle ancora aderenti 
all'opus siqninum della piscina. Vi si raccolsero anche frammenti marmorei di cornici 
e del rivestimento di capitelli e lesene scolpite a fregi vegetali e volute. Una sola epi- 
grafe su lastra marmorea, molto incompleta, in belle lettere : 

V ETlO • Cj 

HHf • V I R • I 



k: 



i^-cy 



SAVONA — 202 — REGIONE IX. 

È verosimile che la piscina facesse parte di un complesso di costruzioni, dalle quali 
potrebbe provenire parte del materiale frammentario detritico. Ma, come si è detto, 
non fu possibile estendere gli scavi. La piscina, adorna essa stessa di marmi, forse era 
circondata da edifici ugualmente riechi, sì da costituire uno dei più bei monumenti del- 
l'antica città. 



IX. SAVONA — Sepolcreto d'età romana in vai di Legino. 

Le ultime piene del torrente Molinero, scorrente nel fondo della valletta di Legino, 
misero allo scoperto tre tombe dalla comune copertura a legulae a tettuccio a doppio 
spiovente e dal fondo costituito dal nudo terreno. Forse, per la parziale distruzione fatta 
dalle acque, non venne raccolto nessun oggetto di suppellettile funeraria, ma solo scarsi 
avanzi di cadavere inumato. 

Su uno dei laterizi era il bollo, fino ad ora nuovo: 



FMSCRIBON 



impresso in belle lettere capitali rilevate, di buona epoca imperiale. 

Specialmente non avendosi fino ad ora per la valle di Legino, oltre ad una probabile 
fronte di sarcofago rappresentante la caccia al cinghiale ('), che indeterminate notizie di 
poche altre analoghe tombe laterizie ad inumazione con suppellettile scarsissima o dal tutto 
mancante ( 2 ), non e possibile sapere se il mattone col bollo rinvenuto sia stato usufruito 
per copertura della tomba, forse d'età romana tarda, traendolo da qualche vicino edi- 
lìzio, o se anche la tomba stessa, come il bollo, sia di buona epoca imperiale. In que- 
st'ultimo caso le tombe laterizie di Legino, come altre in quel tratto della Liguria ( 3 ), 
sembrerebbero attestare la sopravvivenza dell'antichissimo rito ligure dell'inumazione 
in un tempo in cui comunemente (anche in altre località della Liguria stessa) predomi- 
nava l'incinerazione. 

(*) Nel museo civico di Savona. Vittorio Poggi, Catalogo descrittivo della pinacoteca civica di Sa- 
vona, 1901, pag. 36. 

(•) Notizie d. Scavi, 1877, serie 3», voi. I, pp. 168-169. 

(*) Analoghe tombe laterizie a tettuccio ad Albissola, Savona, Bergeggi. Uguale incertezza crono- 
logica rimane per le inumazioni entro anfore e cocci di grossi fittili del savonese. Vittorio Poggi, Sepol- 
ture di epoca romana nella fortezza di Savona (Boll. d. soc. storica savonese, III, 1903). cfr. Ball, di 
paletnol. Hai, XXXVII, pp. 38-39. 



REGIONE IX. — 203 — FEZZANO 



X. FEZZANO (frazione di Portovenere) — Avanzi di costruzioni di età 
romana scoperti nel piano Artigliò. 

Ho visitato il giorno 19 maggio 1920 nel piano chiamato Artigliè sopra la spiaggia 
del Fezzano (Com. di Portovenere) i lavori di sterro per abbassare il livello del piano di 
campagna, che fa eseguire la Società Ansaldo per la costruzione di un cantiere. Tali sca- 
vamenti hanno messo in luce gli avanzi di un edificio, e forse di una serie di edifici, di 
costruzione evidentemente romana, di cui qualche rudere affiorava già alla superficie 
prima dell'inizio dei lavori. 

Durante lo sterro vennero distrutti tutti i muri incontrati, non senza peraltro che 
il sig. geometra Guidugli, rappresentante l'impresa assuntrice dei lavori e direttore degli 
stessi, abbia, con lodevole pensiero, preso nota dei dati offertigli dai materiali scoperti 
e tracciato un piano dell'edifizio. 

Questa resultava di due spessi muri costrutti parallelamente alla spiaggia del mare, 
cioè in direzione presso a poco da N. a S. ; coperti da uno spessa volta a botte per tutta 
la loro lunghezza, distanti l'uno dall'altro, circa due metri, e sostenuti ambedue da una 
serie di speroni esterni a guisa di barbacani. 

La muratura onde risultavano tali muri, come chiaramente apparisce dai residui 
ancora in posto, è nelle due facce di opus incertum, e ad emplecton cioè a riempita, nell'in- 
terno, come i massi brecciosi di frombole dimostrano ; il che rivela la romanità dell'opera, 
anche a prescindere da ogni altra prova. 

Essendomi stato assicurato che nessuna suppellettile era stata rinvenuta durante 
lo scavo in prossimità dei muri scoperti, sia di metallo, sia di terracotta o di vetro, e tal 
fatto parendomi inspiegabile in un terreno che certamente, dall'epoca della distruzione 
di quelle antiche fabbriche, non fu mai profondamente rimaneggiato, come ho potuto 
constatare con l'esame del taglio, ho voluto fare subito qualche assaggio in alcuni punti 
che ritenevo dovessero meglio rispondere alla mia inchiesta. Ed infatti potei rinvenire 
numerosi frammenti di cotto, come anse e cocci di amphorae e cadi v'narii di grandi tegu- 
lae e di un dolium che a giudicarne dalle dimensioni colossali, dovette appartenere ad un 
horreum subtermneum. Ciò conferma che l'opera è sicuramente romana. 

Non avendo assistito allo scavo né alla demolizione dei muri, non posso con sicu- 
rezza determinare la destinazione dell'edificio cui essi appartennero, né l'età cui si deve 
riferire. Ma spero che l'esame che farò della parte non ancora attaccata dal piccone possa 
darmi nuovi e maggiori elementi di giudizio. 

Credo peraltro di poter fin d'ora avanzare l'ipotesi che si tratti di un edifizio, anzi 
di una piccola serie di fabbriche, di carattere pubblico, e non andrò molto lungi dal vero 
supponendole magazzini annonari navali costrutti dai Romani presso la spiaggia del 
piccolo seno del Fezzano (Fundus Alfidianus) per il rifornimento delle flotte militari, che 
avevano nel Portus Lume la loro base. È noto infatti per numerosi ricordi classici che il 
golfo, ora detto della Spezia, il quale « contiene in sé tanti altri piccoli seni, tutti 
sicuri e profondi anche vicino alla riva » (Strabone, V. 222) servì come base di opera- 
zione (Ormeterion) alle armate romane particolarmente nei tempi della Repubblica, per 
le guerre contro i Liguri, e per quelle di Spagna (Livio, XXXIX). U. Mazzini. 

Notizie Scavi 1922 - Voi. XIX. 27 



WTIGLIANO — 204 — REGIONE Vii. 



Regione VII {ETRURIA). 



XI. — PITIGLIANO — Trovamento di un vaso eneolitico. 

Il R. Museo Archeologico di Firenze ha testé acquistato dal sig. Domenico Pasqua- 
lini di Pitigliano (Grosseto) il vaso che qui sotto si riproduce nelle figg. 1-2. Esso ha il dia- 
metro di circa 20 centini. ed è alto quasi 18. È indiscutibilmente un vaso del periodo eneo- 
.litico, del tipo così detto a bottiglia, cioè con corpo sferoidale un po' schiacciato, da cui si 
eleva un breve collo conico segnato da una linea di demarcazione alla base. Non ha anse 
propriamente dette, ma in luogo di esse si vedono due protuberanze forate verticalmente 




Fio. 1. 



per esservi infilata una cordicella di sostegno (cfr. fìg. 2). La conservazione di questo an- 
tichissimo recipiente è buona : è solo un po' frammentato nell'orlo dell'imboccatura, e 
presenta altresì alcune sgraffiature sul corpo, dovute ai colpi di chi non si accorse alla 
prima della sua presenza sotterra. La struttura robusta del vaso fu messa anzi a dura prova 
sotto i colpi incoscienti di zappa o di piccone, ma resistette magnificamente. Le incisioni 
prodotte alla superficie non infransero la parete spessa del vaso, ma resero possibile di 
esaminarne la composizione argillosa. Come è comune alla ceramica tipica del periodo 
eneolitico, anche nel nostro vaso si riscontra un impasto omogeneo ed alquanto depu- 
rato, ben cotto, però non uniformemente, ed una uguale ingubbiatura nerastra alla su- 
perficie. 

Il vaso Pasqualini fu scoperto fortuitamente nella estate 1920 nella medesima 
regione «Corano», dove fu fatta una regolare esplorazione, discretamente fruttuosa, 



REGIONE VII. 



205 



PITIGLIANO 



nel 1917 (*). Esso concorda per il tipo generico e per la tecnica con i vasi allora scoperti 
in quello scavo ( 2 ), e con altri che precedentemente, nel medesimo sito, erano venuti 
alla luce in seguito ai lavori agricoli (') ; ma ne differisce per le due protuberanze forate 
che tengono luogo di anse. In un solo frammento, di un vaso maggiore dell'attuale, fra 
quelli illustrati dal Minto in Bull, di Paleln. 1915, p. 46 sg., si riscontra una protuberanza 



: 1 



, 




Èl 



V 




Fio. 2. 



simile : prova questa che nella importante stazione eneolitica di « Corano » non dovevano 
essere molto frequenti siffatti tipi. L'esemplare Pasqualini che è venuto ad arricchire il 
gruppo di ceramiche eneolitiche pitiglianesi esistente nel Museo di Firenze, è senza dub- 
bio uno dei più belli e conservati fra quelli sinora scoperti ; ma è sperabile che non sia 
l'ultimo, poiché la vasta regione « Corano », solo in minima parte metodicamente in- 
dagata nel 1917, può serbare ancora delle sorprese. 

Edoardo Galli. 



ivi i riscontri bibliografici e monumentali che 



(!) Cfr. E. Galli, in Not. Se. 1918, pag. 12 sg! 
possono servire anche per il caso presente. 
(*) Op. cit. , pag. 14, fig. 2. 
(») Cfr. A. Minto, in Bull, di Paletti. 1914, pag. 53 sgg. : 1915, pag. 4G sg. 



VEIO 206 REGIONE VII. 



XII. VEIO — Antefisse arcaiche del Tempio dell'Apollo. 

Dopo la pubblicazione, da me fatta nelle Notizie degli Scavi del 1919, del gruppo di 
Apollo che lotta con Ercole per la Cerva, alla presenza di Mercurio e forse di Diana, gruppo 
nel quale tutto il mondo civile ha salutato con gioia la riapparizione di un capolavoro della 
scultura etnisca arcaica, nessun'altra notizia è stata qui data del maraviglioso complesso di 
sculture e di suppellettili, ritrovate nel santuario etrusco scoperto a Veio, in località Por- 
tonaccio, sia anzitutto perchè lo scavo fu assai arduo e lungo, sia perchè la difficile opera 
di classificazione e di restauro dei moltissimi monumenti rinvenuti si è potuta iniziare ora 
soltanto. Posso però annunziare che ormai l'esplorazione del terreno può dirsi compiuta, 
che i rilievi sono stati accuratamente fatti e che il materiale è nella totalità divenuto (parte 
per acquisto, parte per munifico dono del marchese Ferraioli^ proprietà dello Stato e at- 
tende di essere esposto in una delle nuove grandi sale che si stanno costruendo in amplia- 
mento del Museo Nazionale di Villa Giulia a Roma. Così tutti i risultati della grandiosa 
impresa archeologica, che il Governo Italiano condusse tenacemente negli anni difficili 
della guerra e del dopo-guerra, saranno tra non molto resi noti al mondo scientifico. 

Intanto però furono pubblicate o riprodotte altrove alcune delle più belle antefìsse, 
rinvenute nell'area del santuario durante gli scavi che l'Ispettore cav. Enrico Stefani 
vi ha condotto con magistrale perizia dal 1917 in poi, dopo che io fui ritornato alla fronte 
della guerra. In tali scavi lo Stefani fu ottimamente coadiuvato dal bravo assistente Na- 
tale Malavolta. Occorre pertanto per questo cas,o speciale fare un'eccezione alla norma 
adottata, di non pubblicare se non a lavoro ultimato, non potendosi tardare a parlare 
di tali antefisse in questo periodico, dove da quarantacinque anni ormai sono pubblicati 
i risultati dell'attività scientifica italiana negli scavi archeologici. 

Le cinque antefisse si aggiungono a quella con testa di Menade, che già pubblicai, 
insieme con l'Apollo (') e ci danno una compiuta idea dell'altezza raggiunta da tal genere 
di decorazione fittile del tempio etrusco del VI-V secolo a. C, perchè, benché esse siano 
state rinvenute qua e là nell'area sacra, credo che nessun dubbio possa sorgere che tutte 
abbiano appartenuto all'edilìzio stesso del tempio e siano tutte dello stesso periodo 
artistico dell'antefissa con la testa di Menade. 

Diamone anzitutto la descrizione. 
1) Antefissa con testa di Sileno ( 2 ) (fig. 1). Fu rinvenuta il 9 giugno 1918 presso il muro 
settentrionale della grande piscina che fiancheggia il tempio, tra esso e la strada romana ( 3 ). 
(giornale di scavo, n. 2342). La protome del Sileno è circondata dalla caratteristica cornice 
delle antefisse, terminante in basso con una voluta per lato. Nel nostro caso è decorata 
superiormente da una linea mediana nera, terminante ai due lati a coda di rondine. Ester- 

(•) G. Q. Giglioli, in Notizie degli Scavi, 1919, pag. 28, fig. 10. 

( 2 ) Ne diedi nel min articolo : Veio, la città morta, nelYEmporiuni, 1920, fase. 2°, pag. 63, fig. 12, 
una fotografia, che fu poi riprodotta da E. Douglas van Buren nel volume : Figurative terra-cotta revet- 
menti in Elraria and Latium, in the VI and V centurie^ b. C, London, 1921, pag. 13, tav. IV, 4. 

( s ) Si vede nella veduta generale che pubblicai nelle Notizie degli Scavi, 1919, fig. 4, 



REGIONE VII. 



207 



VEIO 



riamente a questo toro è una serie di foglioline stilizzate, la cui pittura consiste in una 
zona terminale giallastra, e un fondo rosso o bruno scuro, con un punto bianco nel mezzo. 
Da notarsi che tale pittura non coincide sempre esattamente col rilievo plastico. Il tutto 
è compreso in un grande nimbo baccellato, largo cm. 40. L'altezza, maggiore della lar- 
ghezza, non è esattamente determinabile, perchè l'antefissa è mancante nella sua parte 
superiore. La testa stessa quasi intatta (tranne cioè nella punta della barba), ha le 
caratteristiche somatiche dei satiri, orecchie bestiali, naso largo e schiacciato, lunghi 
baffi che lasciano però qua scoperte le labbra, e barba, nel nostro caso tonda, con presso 
il labbro la cosiddetta mosca. I capelli sono disposti sulla fronte a guisa di diadema, 
lateralmente due boccoli crespi scendono da ciascun lato del collo. La pelle del viso è 




Fio. 1. 



bianca e ottenuta con un'ingubbiatura, che ora è in parte mancante. Il kalypter è quasi 
totalmente mancante ; un'ansa, lunga circa 20 cm., lega la parte superiore dell'antefissa 
a questa tegola ; la parte posteriore dell'antefissa stessa è poi cava, in corrispondenza 
della sporgenza della testa ('). 

2) Antefissa a testa di divinità fluviale, (Acheloos) (Tav. 1, 2). Rinvenuta il 24 giugno 
1918 nella piscina (giornale di scavo n. 2379) fu pubblicata dalla Van Buren (*). Offre grande 
somiglianza di concezione con l'antefissa precedente per il modo come sono state scolpite la 
barba e le orecchie animalesche. La pelle ha ugualmente color bianco. Gli occhi sono più 
piccoli. Intorno alla testa è la cornice decorata di zone alternate bianche e nere a forma di 
punte di freccia ; poi viene una serie di cerchietti con punti bianchi nel mezzo, analoghi 

(*) Di questa antefissa si son trovati resti di più esemplari, 
(') Van Buren, op. cit., pag. 13, tav. V, 2. 



VEIO — 208 — REGIONE VII. 

a quelli che la Menade (') ha nella stcphane ; ultima stilizzazione di foglioline ornamen- 
tali. Infine il solito nimbo baccellato di cui manca però più della metà, in modo che è 
impossibile prendere misure esatte. Le dimensioni totali dovevano essere uguali a quelle 
della antefissa precedente ; la testa dell' Acheloos è di cm. 21 X 16 (non comprese le 
cornette e le orecchie). Manca completamente il kalypter, che doveva essere come ncll'an- 
tefissa del Sileno ; manca pure tutto il cornetto destro, e l'orecchia sinistra ( 2 ). 

3) Antefissa con testa di divinità fluviale (Acheloos)(tav. I, l), rinvenuta il 27 giugno 
1918, anch'essa nella piscina (n. del giornale di scavo : 2419) e pubblicata dalla Van Buren 
nell'opera citata : è uno dei tipi più notevoli di antefissa etrusca ( 8 ). 

Il nimbo era della grandezza e del tipo di quello delle antefisse precedenti ; è però 
ora in gran parte mancante. Ritroviamo la serie di foglioline stilizzate e la cornice 
decorata come nell'altra antefissa di Acheloos. Il kalypter manca totalmente: restano 
in alto tracce dell'attaccatura dell'ansa. La testa, dalla pelle bianca, caratterizzata da 
cornette corte di torello, ha orecchie bestiali e riccioli sulla fronte stilizzati ; lunghi baffi 
e barba terminante a punta, costituita di tanti boccoli rappresentati a nastro, nell'iden- 
tico modo dei boccoli di capelli cadenti sul collo della Menade e del Sileno. Nella parte 
superiore della testa si nota un grande foro quasi circolare, del diametro di circa cm. 5. 
Come nelle altre antefisse l'interno offre una cavità, anzi una delle narici è forata. Manca 
la punta del cornetto destro. Di questa antefissa fu rinvenuto un solo esemplare. 

4) Antefissa con testa di Medusa (tav. II, l). Trovata il 7 giugno 1919, all'estremità 
settentrionale del sacro recinto, a m. 22,80 dal pozzo che si vede sotto la stella bianca 
(luogo di ritrovamento dell'Apollo) nella fotografia dello scavo, data a fig. 4 delle Notizie 
degli Scari del 1919. L'antefissa, che nel giornale di scavo porta il n. 2499, fu pubblicata 
da Alessandro Della Seta ( 4 ) e non è esagerazione riconoscervi un capolavoro della 
scultura etrusca. 

Notevole anzitutto il perfetto stato di conservazione. L'antefissa, un poco più grande 
della precedente, presenta la solita forma a nimbo con un'altezza di cm. 47,5 e una lar- 
ghezza di cm. 43,5. La conchiglia consta di 19 strigilature, dipinte di scuro nell'interno 
con orlatura gialla. Nel mezzo è una grande testa di Medusa d'aspetto terrificante. Il 
mostro dal colore giallo cadaverico, ha grandi occhi sbarrati, un'immensa bocca aperta 
(larga cm. 18); naso rincagnato ; nei capelli dodici serpentelli di colore nerastro e bruno 
chiaro, alternati e colla pelle screziata. Sono rappresentati vivi e guizzanti (uno manca 
quasi totalmente ; agli altri manca la testina). Tali serpentelli sono disposti simmetri- 
camente in modo da circondare tutta la testa. La bocca, aperta in modo smisurato, tanto 
che le pieghe delle labbra partono dalla base del naso, mostra una doppia fila di denti, 
dei quali i quattro canini (ora spezzati) erano zanne ferine. Dalla bocca pende fuori la 
lingua nera. L^e orecchie, di forma umana, sono disposte con veduta frontale ; i capelli 

( 1 ) Notizie degli Scavi, 1910, fig. 13, cit. Fu ripubblicata dalla Vari Buren, op. cit., tav. XII, 1. 

( 2 ) Anche di questa si son rinvenuti frammenti di più esemplari. 

(*) Van Buren. tav. VI, 1. Le due antefisse con Archcloos erano state da me nominate nel citato 
articolo n eli' E mporium. 

(*) A. Della Seta, Antica arte etrusca, in Dedalo, I, fase. IX (1021), pag. 550 sgg. (con tricromia) ; 
cfr. id., Italia antica (1922), fig. 176 A, 



RAGIONE Vii. — 209 — VèiO 



sono raffigurati come una massa liscia brano scura, nella quale la sinuosità dei margini 
rappresenta l'ondeggiare delle ciocche, mentre ai lati del collo, come nelle altre antefisse 
da noi studiate, scendono due boccoli per parte. Notevole il particolare delle sopracciglia 
plasticamente eseguite, che si riuniscono sul naso : esse sono di un nero bruno, come le 
ciglia delle palpebre e l'iride degli occhi. Noto che nella parte inferiore dell'antefissa, nel 
collo quindi della Medusa, è una linea scura che ne rappresenta la base o meglio un prin- 
cipio di vestito. 

Intorno alla testa è la cornice, terminante ai lati nella solita doppia voluta ; essa 
però è dissimulata quasi totalmente dalla testa stessa e solo visibile in queste volute e in 
una piccola parte superiormente alla testa. 

Di particolare interesse è il kalypter, che in questa antefissa è perfettamente con- 
servato. Esso è lungo 73 cm. di forma semicilindrica, più una parte terminale semicircolare, 




Fio. 2. 

lunga 8 cm. la quale era dest'nata a entrare sotto l'altra tegola in modo da fare perfetta 
la congiunzione. La terracotta è spessa circa 2 cm. ; la larghezza del kalypter stesso di 
cm. 16. Esso si presenta leggermente più basso verso l'antefissa, variando quindi da un'al- 
tezza di 16 a una di 18 cm. La parte superiore dell'antefissa è collegata col principio del 
kalypter mediante una delle solite anse ; presso l'attaccatura inferiore di essa è un foro di 
2 cm. di diametro evidentemente per un chiodo. Inoltrò dalla parte sinistra (per chi guarda 
la Medusa) del kalypter è un incastro di forma quasi quadrata, largo cm. 4 £ e alto cm. 5. 
Infine sotto l'ansa l'antefissa è forata per tutta l'apertura della bocca. 

5) Altra antefissa analoga alla precedente (tav. II, 2), fu pubblicata ugualmente dal 
Della Seta (') e benché il nimbo e il kalypter (fig. 2), l'uno e l'altro perfettamente conser- 
vati, siano della stessa forma e delle identiche misure che nella precedente, la testa di 
Medusa è di un rilievo meno accentuato e di dimensioni minori. Assai meno conservata 
nella policromia, mostra invece tuttora le zanne ferine, e la testa di quattro dei serpentelli. 

(') A. Della Seta, art. cit. in Dedalo, fig. a pag. 561. 



VElO — 21Ó — ftEGIONE Vìt. 

Tali teste sono di forma triangolare e ci permettono l'ipotesi che l'artista abbia voluto 
raffigurare vipere, l'unica specie di ofidi delle nostre regioni che sia velenosa. 

Di questa antefissa sono singolari anzitutto le circostanze del ritrovamento. All'estre- 
mità settentrionale dello scavo, appena fuori dei limiti del sacro recinto, proprio sopra la 
trincea dove furono rinvenuti l'Apollo e gli altri frammenti del gruppo, fu scoperta, 
nel 1919, una condottura d'acqua, in direzione NO-SE ; costituita di coppi di terracotta, 
evidentemente presi dal tetto del tempio. Il canale, lungo m. 25,60 giunge a un cunicolo 
ed è in pendenza verso sud-est. Sulla fine di esso, come termine della copertura supe- 
riore era stata messa l'antefissa di cui parliamo. Essa fu rinvenuta il 3 aprile 1919 e porta 
il n. 2456 nel giornale di scavo. 

* * 

Prima di studiare queste antefisse, occorre notare che tanto le cinque ora pubblicate, 
quanto quella della Menade, mostrano chiaramente di appartenere a una stessa età e 
a una stessa scuola artistica, quella che produsse l'Apollo. Da un semplice esame infatti 
notiamo le più grandi somiglianze tra loro e con le statue del gruppo. Uguale è la con- 
cezione delle forme, come studieremo meglio in seguito ; uguali i particolari, come i ric- 
ciolini dell'Acheloos n. 3 e quelli di Mercurio : la decorazione dei serpentelli delle Meduse 
e quella della tenia di Apollo ; i boccoli ricciuti della Menade, del Sileno e la barba del- 
l'Acheloos n. 3 ; la barba del Sileno stesso e quella dell'Acheloos n. 2 ; i capelli della 
Menade e quelli delle Meduse ; la baccellatura del nimbo e le volute della cornice, e infine 
la policromia. 

Le sei antefisse possono dunque studiarsi nel loro complesso, e come l'Apollo, vanno 
datate intorno al 500 a. C. Anzitutto però occorre osservarne la forma : questa è in tutte 
quella a nimbo baccellato che si nota in altre già conosciute ('), ma qui ha un tipo 
speciale, particolarmente grandioso ; come di grandezza superiore alla normale sono le 
antefisse stesse. Tra esse però si staccano quelle con testa di Medusa per le quali il chia.mo 
primo illustratore ha avanzato la ipotesi che si tratti degli acroteri del tempio. Con que- 
sta ipotesi concordano non solo le dimensioni più grandi delle altre, il fatto, che può non 
esser fortuito, che a Veio ne furono rinvenute solo due di questo tipo demoniaco e l'es- 
sere d'altra parte esso proprio tra i più usati per acroteri. Basti ricordare quelli di Gela 
e del tempio di Athena a Siracusa (*), quello ricostruito dello Schrader e da lui pensato 
appartenere al tempio antico di Athena sull'Acropoli ( 3 ) e infine quello fittile di Capua ( 4 ), 
al Museo del Louvre, dove però la testa è rappresentata in pittura. C'è però una diffi- 
coltà nella forma stessa del kalypter' che in tutt'e due i nostri esemplari è fortunatamente 
conservato intero. Possiamo quindi confrontarlo con quello delle altre due antefisse che, 
a quanto sappia, erano finora le uniche a offrirci esemplari completi. Una è 'arcaica di 
Cuma nel Museo Nazionale di Napoli ( 5 ) ; l'altra del III sec. a. C, di Alatri, nel Museo 

(*) P. es. Koch, Dachterrakotten aus Campanien, tav. VII, 5; X, 2 ecc. (da Capua); Della Seta, 
Museo di Villa Giulia, tav. XXXVIII, 2 (Falerii). 

( 2 ) P. Orsi, in Monum. Lincei, XXV, col. 614 segg. fig. 210, tav. XVI. 

( 8 ) Schrader, Archaische Marmorslculpturen, fig. 2; Urunn-Hiiickmann, tav. 457. 

(*) Koch, op. eit., tav. XX, pp. 7 e 73. 

(*) Koch, op. eit., tav. I, 4 e fig. 2 a pag. 4 ; Race. Cxmatia, n. cS5319. 



REGIONE Vii. — 211 — VEIO 



di Villa Giulia ('). Non occorre fermarci su un altro esemplare, pure di età tarda, da Ca- 
pila ( 2 ) perchè esso presenta un tipo di kalypter affatto differente. L'esemplare di Clima 
dunque ( 3 ), studiato dal Koch che tenta, unendolo con una tegola di S. Angelo in Formis, 
di ricostruire una sezione del tetto ( 4 ), ci mostra a che servisse l' incastro a sinistra, che, 
insieme col chiodo che doveva passare per il foro superiore, assicurava fortemente tale 
coppo terminale. Ora tale disposizione era perfettamente adatta per una porzione piana 
del tetto. Era possibile sul vertice dove s'incontravano i due spioventi ? Non mi pare, 
e ne trovo uno conferma nel Icahjpter dell'acroterio di Clima al Louvre, che già ricordammo, 
il quale porta lateralmente dei grandi incavi semicircolari ( 5 ) per permettere di sovrap- 
porre tale kalypter alle file dei coppi dei due spioventi del tetto. Certo in tale argomento 
si procede ancora così incerti, che un'affermazione recisa è pericolosa ; panni però ci siano 
elementi piuttosto per sostenere che anche queste due con la Medusa siano antefisse ; 
tanto più che in queste il tipo della Gorgone è ugualmente dei più rappresentati. 

Abbiamo quindi sei antefisse, che ci danno quattro tipi: la Menade, il Sileno, l'Aeheloos 
e la Medusa. Essi non escono dal repeitorio dell'arte etnisca; anzi in un caso tre di essi 
(manca la Menade) si trovano riuniti e precisamente nel lampadario di bronzo di Cortona, 
opera etnisca della fine del V secolo ( 6 ). 

La Menade e il Sileno sono i tipi più comuni nelle antefisse ( 7 ) : mi limiterò a citare 
per la notevole somiglianza stilistica, le due piccole della fine del VI secolo, di un tempio 
minore di Faleri (*) dove però al nimbo baccellaio ne è sostituito uno costituito di grandi 
rosette. 

Il tipo di Acheloos compare ora per la prima volta in antefisse etnische ; ma se ne 
conoscevano parecchi esemplari rinvenuti nella Campania ( 9 ). Anche in Etruria però, 
già nella seconda metà del VI secolo, era comparso in opere di bronzo come i lacunari 
Tarquiniesi del Museo di Corneto ( I0 ) e di quello Gregoriano ( u ) e lo ritroviamo poi in una 
piccola protome della necropoli Capenate. Questa è un'applique di bronzo trovata spora- 
dicamente in località Le Macchie, durante gli scavi ivi eseguiti sotto la mia direzione e 
dei quali sto preparando la relazione. 

11 bronzetto (fig. 3), alto cm. 2, è assai ben conservato con la sua bella patina ed è 
uno dei più fini del genere. Il Della Seta, che lo nomina nella sua Guida di Villa Giulia, 
lo data al principio del V sec. a. C. ("). ' 

(*) Della Seta, Museo di Villa Giulia, pag. 215. 

( 2 ) Koeh, fig. 3 ; Patroni, Cai. Museo Campano, 502. 

( 3 ) Dimens. : lutigli, cm. 67 ; semicilindro largh. cm. 20 ; alt. da 12 a 14 cm. ; l'ii.castro a sinistra 
di cm. 4 X 4. E dunque notevolmente più piccolo della antefissa Veiente. 

( 4 ) Koch, op. cit., fig. 1 a pag. 3. 

( 5 ) Koch, tav. XX. 

( 6 ) Mon. Inst. Corr. Arch. Ili, t:iv. XLI; Brunn-Bruckmann, tav. 666. 
(') Della Seta, Italia antica, pag. 176. 

( 8 ) Della Seta. V. (!., pag. 100, tav. XXXVIII-1; id., Religione e Arie figurata, fig. 128; 
Helbig-Amelung, II, pag. 340; Van Buren, tav. IV 1 e XII 2. 

(») Per esempio: Koch, Tav. X, 2, XXXI, 2. 

( 10 ) Fat. Moscioni, n. 8248 (assai frammentato). 

( u ) Mus. Gregoriano, tav. XXXVIII e LXXXX; Micali, Mommi, per servire alla storia degli 
antichi popoli Italiani, tav. XLI ; Fot. Alinari, n. 35541. 

( 12 ) Della Seta, V. G., pag. 340, n. 27930. 

Notizie Scavi 1922 - Voi. XIX. 28 



VEIO — 212 — REGIONE VII. 

La bellezza della tecnica e del lavoro porterebbero a prima vista a giudicarlo opera 
greca ; ma deve ritenersi di lavorazione etnisca. Esso infatto somiglia moltissimo a quelle 
protome di Acheloos che si vedono lateralmente in quel frammento di tripode di bronzo, 
trovato sull'Acropoli e ora al Museo Nazionale di Atene, illustrato da L. Savignoni ('). 
Il Savignoni infatti, dopo aver dimostrata l'innegabile appartenenza del frammento 
a quella classe di tripodi trovati in Italia e specialmente a Vulci, venne alla conclusione 
che tutti dovessero considerarsi opere di arte ionica, importate in Etruria, insieme con 
i vasi di terracotta. Con ciò il Savignoni accentuava l'indirizzo negativo rispetto all'arte 
etnisca, che aveva già portato il Petersen a considerare ionici i bronzi di Castel S. Ma- 
riano (*). Ma il Furtwangler, che già aveva creduto il bronzo dell'Acropoli etrusco ( 3 ) (e 
la possibilità di un'importazione dall' Etruria in Grecia anche pel Savignoni è evidente) 




Fio. 3. 

non si lasciò persuadere ne dal Savignoni, ne dal Petersen e considerò tali prodotti come 
fatti in Etruria per Etruschi da artisti ionici ( 4 ) o più probabilmente da loro scolari 
Etruschi, del principio della seconda decade del VI secolo. Tale parere è anche quello 
del Helbig e del AVeege per i tripodi ( 5 ) e dei più autorevoli studiosi moderni. Dobbiamo 
quindi rinunziare a cercare nel bronzetto capenate, che dei tripodi è posteriore, uno dei 
possibili prototipi, importati dalla Grecia. Questi bronzi ci confermano invece che, al 
tempo quando furono fatte le nostre antefisse, il tipo era già diffuso nell'arte etnisca. 
Per l'antefissa n. 3, il confronto si può fare meglio con il lacunare già ricordato e con 
un'antefìssa di Capua, ora a Berlino ( 6 ). Confronto solo per il tipo, s'intende, e per quel 
desiderio di rappresentare tutte le ciocche di peli della barba, che nel lacunare ha raggiunto 
una vera stilizzazione ; non per l'arte, che è affatto diversa. 

( J ) L. Savignoni. Di un bronzetti arcaico dell'Acropoli di Atene e di una clas?e di tripodi di tipo greco 
orientale, in Mon. Antichi Lincei,\ll (1897) col. 277 sgg.'; Cfr. De Ridder, Catalogne des bronzei trouvés 
sur VAcropole, pag. 284, n. 760, fig. 269, tav. Y. 

( 2 ) E. Petersen, Bronzen in Perugia, in Rom. Miit., 1894, pag. 253. 

( 3 ) Olympia, IV, pag. 137. 

( 4 ) Questo è il parere del Ducati per la biga di Monteleone che egli crede opera di artisti ionici di 
Focea, venuti in Italia (Arte classica, pag. 170). 

( 6 ) Helbig., Fiihrer 3 , I, pag. 367 (Weege). 

(*) Koch, tav. X, 2 : Berlino, Antiquarium, n. 7896. 



REGIONE VII. — 213 — VEIO 



Anche per le Gorgoni la derivazione dal mondo ellenico è evidente e le antefisse di 
Veio hanno un gran numero di compagne tra quelle etnische o campane ('ì. La mag- 
gior parte di queste però, danno un tipo barbato e senza serpenti. In tutte sono costanti 
le caratteristiche di una bocca smisuratamente larga, delle zanne ferine, della lingua fuori, 
degli occhi sbarrati ( 2 Ì, caratteristiche che gli artisti Italiani avevano trovato nei vasi 
dipinti che durante il VI secolo erano affluiti nella penisola. Se si trovano infatti nel- 
l'anfora protoattica di Nettos e in una delle metope del tempio di Thermos, come nella 
figura centrale del frontone del tempio di Corfù( 3 ) ; compariscono nel Gorgoneio che è 
episema di scudo nel vaso Chigi, giunto al principio del VI secolo, probabilmente da 
qualche fabbrica dell' Egeo orientale, nello stesso territorio di Veio ( 4 ) ; o nell' hydria 
corinzia della prima metà del VI secolo trovata a Caere e ora al Louvre, con la rappre- 
sentazione dei funerali di Achille ( 5 ). 

Nelle antefisse veienti la barba manca e invece c'è una corona di serpentelli ; 
questi appariscono, per esempio, in un sarcofago di Clazomene, anteriore certo al 540 ( 6 ). 
Ma tra gli esempi greci più vicini alle nostre antefisse devo ricordare l'anfora di Monaco 
con Perseo e la Gorgone C), attribuita dal Beazley al Maestro detto dell'Anfora di Ber- 
lino, più recente di Euphronios ( 8 ). Che, se in alcuni di questi esempi la Gorgone è 
rappresentata col corpo, non dimentichiamo che ncll'antefissa n. 4 panni evidente il segno 
di un vestito. La Gorgone del vaso di Monaco intorno alla testa ha appunto dodici serpen- 
telli, numero che è pure quello che ha Phobos nella pseudo-esiodea 'Aanìg 'HuaxXéovc. 
Abbiamo quindi veramente le ÓQaxoi'iófiaXkoi rooyóvsg di Eschilo ( 9 ). 

Dunque tanto per il Sileno ( 10 ) e la Menade ; quanto per Acheloos e la Medusa noi ab- 
biamo tipi derivati direttamente da originali ellenici ; ma le antefisse veienti sono di arte 
prettamente etnisca, con le stesse caratteristiche che notai nell'Apollo e che il Della Seta, 
nella geniale illustrazione delle antefisse con la Medusa, ha fissato con parole che occorre- 
rebbe testualmente ripetere ( u ). Prendiamo per esempio l'antefissa n. 3 di Acheloos e quella 
di Capua, già citata. In questa ultima la figura è veramente disegnativa ; tutto è appiat- 
tito e incolore. L'artista etrusco invece le ha dato corporeità e ha reso la testa vivente. 
Qualità che, accentuate nel Sileno e nella Menade e nell'altro Acheloos, diventano 
evidentissime nelle Meduse, che basta confrontare con le elleniche o le siciliane ( 12 j o con le 

( J ) Etnische e laziali, Van Buren, tav. II. Campane: Koch, tav. V, 6, 6, 7; tav. VI, VI I, 1, 2; 
XX, XXI, XXII, 1; XXVII, 2. 

( 2 ) Ved. Six., de Gorgone ; A. Furtwangler, in Roscher, Lex. Myth. I, e. 1701 segg. 

( 3 ) Aniike Denkm. I, tav. 57 ; II, tav. 52; ngaxnxd, 1911, pag. 172 segg.. 
(*) Ani. Denk. II, Tav. 44. 
( s ) Louvre, E, 643, tav. 51 ; Pottier, cat. 485 ; Reinach, lì. V., I, 311 ; cfr. pure la kylix cirenaica 

del Louvre, Arch. Zeit., 1881, tav.' 12, 2= Reinach, R. V., I, pag. 436. 

(•) J. H. S., 1883, pag. 16, tav. XXXI. 

(') Furtw.-Reichh., G. V. M., tav. 134. 

( 8 ) Hoppin. Handbook, of attic red-flgured vases, I, pag. 62, n. 23. 

(») Aesch. Prometh., 799. 

( 10 ) Cfr. per questo l'anfora di Phintias del Museo di Tarquini (Furtw.-Reichh., G. VM., tav. 91. 

( n ) Dedalo, scr. cit., pag. 562 sgg. 

(**) Cfr. E. Cabrici, Il Gorgoneion fittile del tempio C di Selinunte, in Atti della R. Accademia di 
scienze, lettere e arti di Palermo, III, XI ; tav. I, 



VKIO — 214 — REGIONE VII. 

stesso antefisse di Capua e di Conca. E anche nelle antiche opere ionico-etrusche, come il 
carro di Perugia a Monaco (') tale caratteristica non è variata. A Veio invece vediamo il 
problema affrontato da quella stessa personalità che creò l'Apollo. Si è già detto che 
tutte le antefisse hanno grandi relazioni stilistiche e formali tra loro e con le statue del 
gruppo di Apollo, Ercole e la cerva. Ciò non presuppone che siano tutte della stessa mano. 
Ci fu chi (*) volle trovare una mano diversa perfino tra l'Apollo e il Mercurio del gruppo, 
mentre in tal caso non riesco a vedere nessuna differenza stilistica e mi pare che la di- 
versità di espressione tra Apollo crucciato e combattente e Mercurio sereno spettatore 
siano sufficienti per spiegare le diversità delle due opere. Ma qua è naturalmente una que- 
stione diversa, non essendo possibile che un solo artista eseguisse tutta la decorazione del 
tempio e tra le due antefisse con Acheloos, per. es. panni di vedere una vera diversità di 
temperamento artistico ; e cosi tra l'artista dell'una e dell'altra Medusa; mentre trovo 
somiglianze tra l' Acheloos n. 2 e il Sileno n. 1 Tutti però devono essere stati sotto il potente 
influsso di un Maestro e questo deve essere stato l'autore della prima delle due antefisse 
con la Medusa. Là ci colpisce anzitutto la terribile potenza dello sguardo, che ritrovo solo 
in un'altra opera insigne, quella Lupa Capitolina, per la quale il riavvicinamento da me 
fatto ( 3 ) con la cerva del gruppo veiente (che parve a me doverci portare ad attribuire 
ambedue a quella stessa scuola, che possiamo chiamare di Vulca) è stato accettato dal 
Cumont e dal Della Seta (*). Se infatti nello sguardo perduto in avanti, nelle fauci aperte 
della fiera noi troviamo la sua natura aggressiva e famelica e ci pare di sentirla urlare di- 
speratamente ; negli occhi fissi della Medusa, nella sua bocca che è quella di una maschera 
tragica, nei serpentelli che ci fanno oscillare lo sguardo con i loro guizzi, in tutte le pieghe 
dì quel volto martoriato e martirizzato re, nella lingua oscenamente penzolante tra le zanne, 
noi ritroviamo il mostro che con il suo solo aspetto impietra i nemici. 

Giustamente il Della Seta, fatto il raffronto, nota che invano si potrebbe cercare al- 
trettanta forza in opere dell'arte greca e non ha nessun dubbio neppure sulla creazione 
etnisca di un altro bronzo insigne, sia pure un poco più tardo, la Chimera di Arezzo. 

Caratteristiche, ripeto, proprie in gran parte dell'arte etnisca, ma che sono special- 
mente accentuate nel caposcuola veiente. 

11 Della Seta ha infatti dimostrato che questa tendenza a una trattazione più plastica 
della forma, alla corporeità, alla conquista voluminosa dello spazio e quindi al movimento, 
è nello spirito di tutta l'arte etnisca e italica, che sa d'altra parte rendere l'espressione, in 
modo da darne una speciale di forza elegante ad Apollo, di serenità immutabile a Mercurio 
di grazia alla Menade, di bestialità al Sileno e all'Acheloos, di aggressione alla Lupa e alla 
Gorgone, di slancio ruggente alla Chimera ; spirito che egli segue anche nelle opere poste- 
riori come l'urna di forza michelangiolesca di Arante Volumnio, la statua di Aulo Metilio 
o l'urna con i due defunti del Museo di Volterra. 

( 1 ) Ant. Denteili., II, tav. 15, 3. 

( 2 ) C. Anti, in Bollettino d'Arte, 1920, pag. 73; lavoro, d'altra parte, assai acuto per la deter- 
minazione della importanza dell'Apollo nella storia dell'arte antica. 

( 3 ) Notizie degli Scavi, 1919, pag. 33, nota 6. 

(*) F. Cumont, in Reme de Vari ancien et moderne, 1920, pag. 262 ; Della Seta, in Dedalo, 
art. cit., pag. 570, 




2 







o 
l-J 
l-J 
o 

cu 

< 

"■J 
hJ 
w 
Q 



a. 

3 
w 

H 

j 
w 

a 

w 
K 
o 

I— I 

< 
u 

< 

w 

co 

t— < 
b 
w 
H 

< 

l 



> 



> 
H 



e 
o 

6 
à 

d 









co 




o 







O 
i-l 

o 

cu 



Q 



Cu 

H 

►j 
tu 
Q 

w 
a 
o 

u 

OS 

< 

W 
»— < 

la 
H 

< 



> 






REGIONE VII. 215 — VEIO 

• 

Questa caratteristica si ritrova già abbastanza accentuata in altre antefisse ; basti 
ricordare quel tipo di Sileno ridente e bestiale, che abbiamo in una di quelle del tempio 
di Conca e in quella trovata a S. Antonio siili' Esquilino (') e la serie delle antefisse 
con Menade e Sileno dello stesso tempio di Conca ( 8 ). Ma mai si era avuta così accentuata, 
come in queste terracotte di Veio. E così la prima delle due Meduse sta bene vicino all'A- 
pollo; tanto fortemente piantato sulle sue gambe, tanto veloce nel passo, in modo che 
questa statua arcaica precorre veramente i tempi. E noi sempre più ci persuadiamo che 
certo non a caso l'unico nome rimasto-, sia pure circondato di leggende, tra tutti gli ar- 
tisti italiani della seconda metà del VI secolo a. C. fu quello di Vulca di Veio, quando, 
l'arte italica sorse accanto alla greca ( 3 ), adottandone i tipi; ma usando una forma nuova, 
derivante dalla volontà di una nuova concezione. 

G. Q. Giglioli. 



Scoperta di antichi sepolcri nel territorio del comune di Formello. 

Nel febbraio scorso, mentre procedevasi allo scassato di un appezzamento di ter- 
reno situato in contrada Monte Valscurella presso Formello, ceduto da quei Comune per 
migliorie a tal Maccari Ugolino, fu scoperta una tomba a poca profondità dal piano di 
campagna che col procedere dei lavori andò completamente distrutta. 

Dall'esame del materiale raccolto, piuttosto abbondante ma in cattivo stato di 
conservazione, si potè facilmente arguire che trattatasi di uno dei più antichi tipi di 
sepolcro a camera, assai comuni in Etruria e più specialmente nell'Agro Veiente, riferibili 
al VII VI sec. a, Cr. 

Dò qui l'elenco degli oggetti che fu possibile recuperare, passati ora in possesso del 
Museo Nazionale di Villa Giulia. 

Vasi d'impasto. 

1. Frammenti di un'olla ovoidale a copertura rossastra con breve collo, orlo spor- 
gente striato superiormente e munita di due anse orizzontali a bastoncello : diam. della 
bocca mm. 157 (fig. 1, a). 

2. Frammenti di un piatto leggermente concavo, posato su listellino, pure a coper- 
tura rossa. Sull'orlo sono due forellini ed una spiga graffita : diam. mm. 225 circa ; alt. 
mm. 37 (fig. 1, b). 

Vasi di bucchero. 

3. Grande oinochoe in frammenti ed incompleta, alta mm. 265 circa. Ha il corpo or- 
nato con delle sottili linee graffite in senso orizzontale ed accoppiate due a due (fig. 2, 6). 

(!) Yan Bureo, tav. Ili, 4 (Villa Giulia); Pinza, .Vox. Ani. Lincei, XV, fig. 157 (Pai. Conserv.); 
Della Seta, 1'. (!., pag. 201, n. 10245 (Villa Gialla). 

( 2 ) Della Seta, V.G., pag. 2G5-68; G. <.). Giglioli, 11 tempio dell' Italia antichissima, in Archi- 
lettura e arti decorative. I, (1921), flgg. a pag. 15 e Hi, 

( 3 ) Della Seta, Pedi/lo, scr. eit., pag. 670, 



VEIO 



— 216 — 



REGIONE VII. 



4. Altra oinochoe più piccola della precedente, ugualmente decorata ma anche essa 
incompleta : alt. mm. 200. 




XT 



FlG. 1 (I : 5), 

5. Pochi frammenti di una oinochoe con larga zona tratteggiata nella massima espan- 
sione del corpo. 

6. Gruppo di frammenti appartenenti a due altre oinochoai di grandezza diversa. 






<=< 



-L. 



TT 




Fio. 2 (1:5). 



7. Olpe mancante dell'ansa e di parte dell'orlo : alt. mm. 125. La fig. 2, a offre il 
vaso completato. 

8. Kantharos decorato con bugnette e con doppia linea graffata presso l'orlo : incom- 
pleto : (cfr. fig. 2, d). 



Regione vii. — 21? — vèio 

9. Altro simile al precedente ed anche esso incompleto : alt. nini. 90. 

10. Altro di bucchero chiaro, liscio e scheggiato nel piede alt. nini. 76. 

11. Altro kantharos privo del piede e di un'ansa. È decorato con una doppia linea 
graffita sotto l'orlo, ed in luogo delle bugnette ha delle impressioni arcuate. 

12. Idem privo delle anse e con decorazione uguale a quella del precedente : alt. 
inni. 70. 

13. Idem mancante di alcune parti e con decorazione simile : alt. mm. 70. 

14. Frammenti di altro kantharos simile al n. 8. 

15-16. Frammenti di due kantharoi di bucchero chiaro, con orlo liscio. 

17. Metà circa di altro kantharos alto mm. 65. 

18. Frammenti di un kantharos alt. mm. 70. 

19. Frammenti di un grande kantharos, incompleto : alt. mm. 90. 

20. Frammenti di un altro decorato in giro con ventaglietti punteggiati disposti 
orizzontalmente, di bugnette e di triplice linea graffita sotto l'orlo. 

21. Pochi frammenti di altro grande kantharos decorato come il precedente, ma con 
due ordini di ventaglietti : altezza dell'orlo mm. 52. 

22. Gruppo di frammenti minuti appartenenti ad altri kantharoi. Non è improbabile 
che alcuni di essi possano appartenere a quelli incompleti di cui si è già parlato. 

23. Grande calice decorato con striature e bugnettine. Ha il piede staccato ed una 
larga crinatura sull'orlo prodotta dalla fornace : alt. mm. 160 (fig. 2, e). 

24. Frammenti di altro calice simile. 

25. Resti di una ciotola decorata con tre solcature intorno all'orlo. 

26. Tazza biansata con orlo aperto, posata su basso piede. Manca delle anse ed 
ha una larga crinatura come il n. 23. Il corpo è adorno con gruppi di linee orizzontali 
sottilmente graffite : alt. mm. 87 (fig. 2, e). 

27-28. Altre due tazze simili mancanti ciascuna di un'ansa : alt. mm. 65 e 70. 

29. Tazza incompleta : diam. dell'orlo mm. 124. 

30. Idem con piede scheggiato : alt. mm. 64. 

3.1-32. Due tazze come le precedenti, incomplete, alte ciascuna mm. 70. 

33. Tazza mancante di alcune parti, alta nini. 65. 

34. Metà circa di altra tazza simile. 

35. Grosso frammento di altra tazza. 

36. Grappo di piccoli frammenti di bucchero appartenenti a vasi diversi, tutti 
incompleti. Oltre ai vasi del tipo descritto vi si riconoscono quelli di qualche piccola 
olpe ; di un piatto a largo orlo piano e del piede campanulato di due calici del tipo 23. 

Fast di argilla chiara. 

37. Frammenti di una grande anfora ovoidale di argilla chiara ornata con fasce, 
foglioline e linea ondulata di colore rosso e violaceo. Diam. dell'orlo mm. 160; 
(cfr. fig. 36). 

38. Tazzina a calotta con orlo rientrante, posata su pieduccio : alt. mm. 60 ; diam. 
della bocca mm. 8 ; intiera (fig. 3, a). 



VEIO 



— 218 — 



RGoroNE vn. 



39. Ciotoletta con orlo diritto leggermente bombato e munito di due forollini por 
essere appesa : diam. mm. 10ó ; alt. mm. 31 ; intiera (fig. 3, d). 



b 



^ 



\_ y 






FlG. 3 (1:5). 

40. Pisside su alto piede ed orlo piano, decorata con fasce di colore bruno-plumbeo 
e violaceo : alt. mm. 112 ; diam. mm. 133: in frammenti (fig. 3. e). 




Fili. 4 (1:5). 



41. Frammenti di altra pisside simile alla precedente e con uguale decorazione 
alt. min. 103 ; diam. mm. 120. 



ROMA — 219 — 



ROMA 



42. Bombylios piriforme decorato intorno al corpo con foglioline lanceolate, puntini 
e fasce di colore bruno e violaceo : intiero ; (fìg. 3, e). 

43. Due piccoli framment.ini di altro bombylios con fasce e puntini di colore bruno. 



* 
* * 



Dal territorio di Fornello proviene altresì un ossuario di bucchero chiaro, in fram- 
menti, rinvenuto lo scorso anno nel Quarto di Perazzeta (Monte Lo Forco) mentre dis- 
sodavasi un terreno del sig. Felice Santi di Scrofano. L'ossuario ha la forma di un tronco 
di cono posato su listellino rientrante, collo rovesciato superiormente in fuori e labbro 
sagomato. Conteneva abbondanti avanzi del rogo ed era provvisto di un coperchio bat- 
tentato e leggermente convesso, munito in alto di una presa a picciuolo ; (fìg. 4). 

L'ossuario, stando alle notizie che si poterono raccogliere poco tempo dopo la sua 
scoperta, fu'rinvenuto dentro una specie di grande fossa scavata nel tufo. Credo dovesse 
trattarsi di una delle così dette aree sepolcrali provviste di loculetto a fior di terra alle 
quali si discendeva per alcuni gradini ; tipo di sepolcro abbastanza frequente nel ter- 
ritorio veientano e riferibile al VI secolo a. Cr. 

Enrico Stefani. 



XIII. ROMA. 



Nuove scoperte di antichità nella città e nel suburbio. 

Regione III. — Nei recenti lavori di sterro, compiuti in via di S. Pietro in Vin- 
coli per l'ampliamento della R. Scuola di applicazione per gl'ingegneri, sono tornati 
alla luce resti di antichi fabbricati di età imperiale, i quali occupavano l'area adiacente 
al lato nord-ovest delle terme di Traiano. Essi consistono, per la massima parte, in 
costruzioni laterizie che trovansi a circa m. 3,00 di profondità sotto il moderno piano 
stradale ed erano in parte sopraelevate a muri in opera reticolata ed in opera quadrata 
di buona struttura di età imperiale. 

In mezzo a questi fabbricati, ed alla profondità di m. 4,00 sotto l'attuale piano, si 
scoprì, per un tratto di oltre 50 metri, una strada pavimentata con poligoni silicei, in di- 
rezione nord-sud, parallela cioè al lato occidentale delle terme suddette, e che doveva 
congiungersi a nord col clirus suturami s ( 1 ). Sotto la strada correva una fogna, larga 
metri 0,60, con le pareti laterizie e coperta alla cappuccina con mattoni bipedali, alcuni 
dei quali avevano impresso il bollo di fabbrica (C. 1. L., XV, 746) della metà del secondo 
secolo d. Cr. 

In un cavo prospiciente la via di S. Pietro in Vincoli, a in. 3,00 circa sotto il piano 
della medesima , fu rinvenuta in silu una base marmorea, con plinto e cimasa, alta m. 1,14, 
larga m. 0,70 e profonda m. 0,60. 

(') Cfr. Lanciala, Forma Urbis Romae, tav. 23. 

Notizie Scavi 1922 - Voi. XIX. 29 



ROMA — 220 — ROMA 

La base poggiava sopra un grosso lastrone di travertino, e nella fronte rivolta a nord 
recava, entro cornice, la seguente iscrizione : 

fabivs Felix 

passiFilvs- pavLinvs 
vc-eTinL- praeF 

VRB • DEDICAViT 

Il personaggio qui ricordato fu prefetto di Roma nell'anno 355 d. Cr. ('), ed è già 
noto per altre iscrizioni dedicatorie incise sopra basi marmoree, scoperte fin dal 1589 
presso S. Pietro in Vincoli (*). 

Il luogo, dove sono avvenute le recenti scoperte, corrisponde ad una parte dell'edi- 
ficio della praefeelura urbana, la quale trovava», com'è noto, in prossimità del tempio della 
Tellure sull'altura delle Carinae ( 3 ). 

Nei diversi movimenti di terra si rinvennero i seguenti oggetti : alcuni frammenti di 
marmi architettonici e di transenne, due tronchi di colonne, una base e due capitelli 
di colonne ; una statua marmorea muliebre acefala e senza braccia, panneggiata, della 
grandezza naturale ; poggia sopra il plinto sul quale rimangono a destra della figura i 
piedi di un puttino. 

Si raccolsero anche i seguenti frammenti d' iscrizioni : lastra marmorea, m. 0,25 
X 0,1 6 X 0,04, opistografa ; da un lato si legge : 

VALERIA- 
PRISCA 

e dall'altro, entro cornice, rimane la parte destra dell'iscrizione più antica della prece- 
dente ; si legge : 

DIS • M anilms 

FLAVIA 

FECIT SI bì suis 
ET POSTE risquc 
EORVM 

frammento di lastra marmorea, ni. 0,12 X 0,07 X 0,02 con le lettere : 



tó>e/TABVSQVp 
.coRVM 

moNVMENT 



C 1 ) De Vit, Onomastico}!, Ili, pag. 18. 
(*) C. I. /.., VI, 11206, 1166«, 1656. 

( s ) Notizie Scavi, 1897 pag. 60 ; cfr. Kiepert-ITuelsen, F. U. lì., Nomendator topogr., pag. 123; 
Bull. Com., 1892, pag. 19. 



ROMA — 221 — ROMA 

frammento di lastra marmorea m. 0,30 X 0,20 X 0,07 con le lettere : 

CALLIS 

DEPOS 



frammento di lastra marmorea scorniciata m. 0,15 X 0,12 X 0,03 con le lettere 

d M« 

RIDI • 

ISPVLSER 



frammento di lastra marmorea m. 0,35 X 0.35 X 0,05 con l'iscrizione : 

AVR BONOS 

AVR PRO 

CVNQVEN 



frammento della parte superiore di transenna marmorea, m. 0,25 X 0,19 X 0,05, con 
l'iscrizione : 

VMBA 



frammento di lastra di marmo bardiglio, m. 0,1 7 X 0,22 X 0,02, in due pezzi, con le lettere: 



. . . AR MAqNV 
. .. NqENTI . . 



frammento di grossa lastra marmorea, m. 0,98 X 0,29 X 0,13 con le lettere : 

monum ENTO FIERI I • 

frammento di lastrone marmoreo m. 0,41 X 0,15 X 0,10 con lettere alte m. 0.09 e punti 
triangolari : 

*AD*V 

frammento di lastra di travertino con cornice entro cui rimangono le lettere alte m. 0.11 : 

ivi) 



ROMA — 222 — ROMA 

frammento di lastra di travertino scorniciata con le lettere : 

FI 

CAR... 
CO... 

erma virile marmorea, mancante della testa, con l'iscrizione : 

ANTIOCO 

frammento della base di urna cineraria con le lettere : 

...aETAS VENIT VNA 

frammento di lastrone marmoreo, m. 0,20 X 0,35 X 0,08 con le lettere : 

...EM-HVNC. . 
... ARE-VO. .. 
. . . VLERlT . . . 
... CO/ 

frammento di mattone, m. 0,30 X 0,24 X 0,025 sul quale è graffita l'iscrizione cristiana : 

AGNETI • BEN 

PACE-Q-VIX-A 

AVG IN rfi 

frammento di tubo di piombo di grande modulo, del diametro di m. 0,37 con l'iscrizione : 

////// (~* 
NN V_- 

per la quale cfr. C. I. L., XV, 7320. 



SVB CVRA FL SECVNDI ////////////////////// 
IMP ANTONINI ET COMMODI AVGG 



Inoltre furono raccolti molti frammenti di mattoni e tegole con bolli di fabbrica già 
noti, ed alcuni frammenti di anfore fìttili con marca di fabbrica, una delle quali sembra 
inedita; è un sigillo rettangolare con l'iscrizione: SPINT. 

Tutti gli oggetti suddescritti sono stati immessi nel Museo Nazionale delle terme 
Diocleziane. 

Regione VI. — Nel terreno di proprietà Huffer, a nord del villino esistente 
all'angolo delle vie Nazionale e Milano, è stato eseguito uno sterro per costruire un pic- 
colo fabbricato per uso di negozi. Quasi al piano stradale moderno sono stati incontrati 



ROMA — 223 — 



ROMA 



avanzi di costruzioni antiche consistenti in ambienti coperti da volta a botte a tutto 
sesto ; uno di essi è largo m. 3,50 ed ha la volta impostata sopra grossi muri in pietrame, 
mentre la parete di fondo verso nord, è rivestita da opera reticolata. 

Adiacente a questa costruzione, e sopra l'estradosso della volta suddetta, correva 
una fogna, larga m. 0,65, con le pareti in pietrame e coperta con volticina dello stesso 
materiale. 



* 
* * 



Facendosi lo sterro per costruire la mostra campionaria internazionale permanente 
del cav. Augusto Salvatori, nell'angolo rientrante sulla via Tre Novembre, fra la scuola 
normale E. Fusinato ed il palazzo Antonelli, sono tornati alla luce al piano stradale, pochi 
resti di muri antichi in opera laterizia. Lo spessore di questi misura m. 0,60 e sono orien- 
tati da est ad ovest. Fanno certamente parte degli avanzi di edifici antichi scoperti per la 
costruzione della sala cinematografica sull'angolo della via delle Tre Cannelle (cfr. Notizie 
Scavi, 1909, pag. 110), e di quelli segnati nella tav. 16 della Forma Urbis del Lanciani. 



* 
* * 



Durante i lavori di sterro in via Firenze, per l'ampliamento del fabbricato di proprietà 
del sig. comm. Giovanni Girardi e per la costruzione di un locale sotterraneo nella piccola 
area esistente a sud del fabbricato medesimo, sono tornati alla luce avanzi di un antico edi- 
ficio il cui piano trovasi a circa m. 6.00 sotto il moderno piano stradale. Consistono in am- 
bienti formati da muri in opera laterizia dello spessore di m. 0,60 che si sovrappongono 
a muri di una costruzione più antica in opera reticolata dello spessore di m. 0,45, modifi- 
cando in parte la disposizione degli ambienti stessi e riducendoli a dimensioni più piccole. 

L'edificio, orientato da est ad ovest, era destinato ad uso privato, e munito del con- 
sueto sistema di riscaldamento mediante suspmsurae a pilastrini di mattoni quadrati uno 
dei quali recava il bollo di fabbrica già noto (C. /. L'., XV, 408). 

Fra la terra si raccolsero i seguenti oggetti : frammento di colonna di granito nero, 
lungo m. 1,75, diam. m. 0,60 ; frammento di colonnina in marmo portasanta del dia- 
metro di m. 0,12 ; piccola base di giallo antico m. 0,24 X 0,21 X 0,05 ; alcuni frammenti 
di lastre di marmi colorati serviti per pavimenti o per rivestimento di pareti; frammento 
di lastrone marmoreo (m. 0,30 X 0,17 X 0,07) terminante in un Iato a forma semicir- 
colare concava, e sul quale sono incise le lettere I • S • S • R • 



In occasione dei lavori per l'adattamento dei locali sotterranei del palazzo Tittoni in 
via Rasella, a sede di una casa d'arte di proprietà del Sig. Bragaglia con ingresso dalla via 
Avignonesi, n. 8, sono state riconosciute grandiose costruzioni in opera laterizia, che per 
la loro caratteristica struttura e per la disposizione dei singoli ambienti, debbono avere 
appartenuto ad.un edificio termale. 

L'on. Lanciani, in una sua monografia pubblicata nel Bull. Coni., 1896, pag. 233 segg., 
trattando degli antichi edifici nella vigna del cardinal Ormoni, conclude, in base a docu- 
menti del secolo xvr, che la vigna predetta doveva essere compresa nell'area fra le odierne 



ROMA — 224 — ROMA 

via Rasella, del Tritone e piazza Barberini, nella quale area fu poi costruito il palazzo Gri- 
niani ora Tittoni. E dimostra anche come un disegno del Palladio, riprodotto a pag. 237 
del citato Ballettino, deve riferirsi alle rovine di un antico edificio esistente nella vigna 
suddetta, dove lo stesso cardinale Grimani rinvenne alcune statue. 

Difatti gli avanzi ora riconosciuti corrispondono con molta esattezza a quelli deli- 
neati dal Palladio e confermano pienamente quanto ha scritto il Lanciani. Occorre però 
attendere che quei locali siano liberati dall'attuale destinazione per completare la pianta 
di quel grandioso edificio termale e studiarlo quindi nelle varie parti, mediante una sem- 
plice ma sistematica esplorazione. 

Regione Vili. — Togliendosi il terrapieno addossato al Monumento a Vittorio 
Emanuele II, lungo il lato sulla via Giulio Romano e precisamente in corrispondenza del 
portico, sono stati scoperti due grossi piloni in opera quadrata di tufo. 1 lati di essi misu- 
rano m. 2,25 X 3,70 e distano fra loro ni. 3,30 seguendo la direzione nord-est sud-ovest. 
Questi piloni, formati da blocchi squadrati a filari sovrapposti e alternati fra loro nella 
disposizione, erano poggiati sopra la roccia tufacea nel declivio occidentale del Colle 
Capitolino, ed incassati nella roccia medesima per l'altezza di alcuni filari. 

La esistenza di questi grossi pilastri, alla pendice del colle Capitolino, fanno pensare 
ad una recinzione di una parte di esso mediante arcuazioni sostenute da piloni, ovvero alla 
sostruzione di una terrazza; come semplice congettura potrebbero anche attribuirsi a 
pilastri di un arco, essendosi riconosciuti sinora due piloni solamente. 

Dal lato sud-ovest di essi esistono dei grandiosi avanzi di costruzioni in buona opera 
laterizia fondati anch'essi sul terreno tufaceo ; in una piattabanda formata da mattoni 
bipedali si vede i,no di essi che ha impresso il sigillo circolare di fabbrica del 1° secolo 
d. Cr. (0. /. L., XV, 1449). 

Regione IX. — Sterrandosi nell'area sull'angolo del Corso Vittorio Emanuele ed 
il lungotevere dei Fiorentini, e limitata a sud dalla via Paola, per costruire un fabbricato 
di proprietà del sig. Giuseppe Belloni, alla profondità di m. 3,50 sotto il piano stradale, è 
stato incontrato un grosso muro in opera quadrata di tufo i cui blocchi misurano m. 0,50 
di spessore e m. 0,60 di altezza. Rimangono tre file sovrapposte, l'ultima delle quali, cioè 
quella inferiore, poggia sopra un muro laterizio, di costruzione più antica, dello spessore 
di m. 0,90 e forma risega sulle due fronti del muro. La direzione di esso è da nord-ovest 
a sud-est. 

Fra la terra di scarico si raccolsero i seguenti oggetti : frammento di piccola statua 
muliebre in marmo, alto m. 0,23 ; rimane parte del corpo col panneggiamento, ed è man- 
cante della testa, delle braccia e delle estremità inferiori. Frammento della parte anteriore 
di urna cineraria marmorea di forma rettangolare ; entro cornice è rappresentata una figu- 
rina virile alla cui sinistra è una lepre rivolta verso alcune frutta. 



Nell'area compresa tra le vie Ferdinando di Savoia, Maria Adelaide, della Penna e la 
passeggiata di Ripetta, è stato eseguito un notevole sterro per la costruzione di un grande 



ROMA — 225 — ROMA 

fabbricato in cemento armato, di proprietà della Unione edilizia nazionale. In questi 
lavori sono tornati alla luce alcuni resti di costruzioni antiche, appartenuti ad edifici 
privati, il cui piano trovasi a circa m. 7,00 sotto il piano stradale della via Ferdinando 
di Savoia. 

Verso l'angolo nord-ovest dell'area suddetta si scoprì un grosso muro in pietrame, 
orientato da nord a sud, con rivestimento di mattoni nella sola facciata orientale ; il muro 
ha lo spessore di m. 2,00 e si vide per una lunghezza di circa m. 15 ; 00 piegando verso sud 
ad angolo ottuso. Un frammento di mattone proveniente dalla demolizione di questo muro 
recava la marca di fabbrica (C. I. L., XV, 767). 

Nella parte centrale dell'area sterrata, verso il lato sulla via della Penna, si rico- 
nobbe un edificio costruito con muri in opera reticolata dello spessore di m. 0,45. Si sco- 
prirono tre stanze contigue, orientate da nord-ovest a sud-est, di eguali dimensioni 
(m. 6,00 X 9,25) aventi ciascuna nella parete sud-ovest l'ingresso largo m. 2,60. Adia- 
cente alla stanza ultima, verso nord, era un'altra stanza della medesima larghezza delle 
precedenti, ma lunga m. 12,80, anch'essa con l'ingresso largo m. 2,60 nella parete sud- 
ovest. Da questa ultima stanza si comunicava con un corridoio largo m. 3,06 che si 
estendeva dietro le tre stanze suddette. 

Tutte le stanze avevano il pavimento ad opuss picatum, e gli ingressi erano muniti 
di soglia di travertino, i quali ingressi comunicavano in una specie di atrio, largo m. 5,90 
limitato ad occidente da un muro laterizio, dello spessore di m. 0,42. In questo muro 
era un vano largo m. 3,73 che dava sopra una strada larga m. 5,70 e parallela al muro 
laterizio. La strada era pavimentata con uno strato battuto di piccole scaglie di tra- 
vertino (spessore m. 0,20) ed era fiancheggiata da crepidini costituite da piccoli blocchi 
squadrati di travertino (m. 0,40 X 0,30 X 0,20). 

È evidente che la costruzione in opera reticolata è di età più antica, ed ampliata quindi 
in età posteriore dalla costruzione laterizia, alla quale conviene attribuire la costruzione 
contemporanea della strada, probabilmente di uso privato. 

Tra la terra di scarico si raccolsero : un rocchio di colonna marmorea, con il 
sommoscapo, lungh. m. 1,80, diam. 0,30; un'anfora fittile a ventre sferiforme con 
due anse verticali a nastro, alta m. 0,75; una lucerna fittile monolicne d'impasto 
chiaro, con la marca di fabbrica (C. I. L., XV, 6433 a) due frammenti di mattoni 
con le marche di fabbrica degli anni 130 e 141 d. Cr. (C. I. L., XV, 860, 1212 a). 

* 

* * 

Nell'eseguire i cavi di fondazioni per una nuova scuola comunale elementare, nel- 
l'area situata sul lungotevere Altoviti e compresa tra la piazza di S. Salvatore, la via 
di Panico ed il vicolo dei Vecehiarelli, alla profondità di circa m. 4,00 sotto il piano stra- 
dale moderno è stato scoperto un tratto di muro in opera quadrata che segue la dire- 
zione da est ad ovest. Il muro è formato con parallelepipedi di tufo dello spessore di 
m. 0,60, alti m. 0,75, e disposti in un solo filare in larghezza ; rimangono quattro file di bloc- 
chi sovrapposti, l'inferiore dei quali poggia sopra una sostruzione di pietrame e calce 
che trovasi al piano delle acque del sottosuolo. 



homa — 226 — roma 



* 
* * 



In via Campo Marzio, noi grande cortile del fabbricato in uso dell'Archivio di Stato, 
praticandosi un cavo di saggio, alla profondità di m. 6,00 è stata incontrata una platea 
a grossi lastroni di travertino dello spessore di in. 0,60, i quali sono collegati mediante 
grappe di ferro piombate. 

In un altro cavo, parimenti di saggio, eseguito nel cortile d'ingresso, alla profon- 
dità di m. 7,00 circa è stato rinvenuto un tronco di colonna di portasanta, lungo ni. 1,10 
e del diametro di in. 0,40. 

Regione XI V. — Negli sterri eseguiti nell'area compresa tra la piazza della Con- 
sola ed il lungotevere Anguillara per costruire un fabbricato ad uso officina meccanica 
di proprietà dei sigg. fratelli Ratta, sono tornati alla luce avanzi di costruzioni antiche, 
parte in laterizio di età imperiale e parte a tufelli e mattoni di età posteriore. I muri 
laterizi, dello spessore di ni. 0,60, formavano delle stanze, due delle quali larghe rispet- 
tivamente m. 3,10 e m. 4,40 ; i muri a tufelli e mattoni hanno invece lo spessore di 
m. 0,50 e m. 0,55 e suddividono le stanze predotte formandone delle più piccole di ni. 2,45 
di larghezza. 

Dette costruzioni, scoperte a m. 3,00 sotto il piano del lungotevere Anguillara, fa- 
cevano parte di un edificio sopra i resti del quale fu fondata nel 1 740 la chiesa di S. Eligio 
che appartenne fino al 1801 alla Università dei sellari ('). 

* 
* * 

Nel terreno in angolo delle vie della Lungara e delle Mantellate, di proprietà del 
sig. Giovanni Ambrosi, praticandosi un cavo di saggio per gettare quindi le fondazioni 
di un nuovo edificio, è stata incontrata, a m. 4,50 di profondità dal piano stradale, la 
pavimentazione a poligoni di selce probabilmente di antica strada. 

Via Latina. — A circa m. 150 dalla porta Latina, e sulla destra della via omo- 
nima uscendo da Roma, facendo un cavo per costruire un villino di proprietà della Co- 
perativa Latina per le case dei ferrovieri, è stata scoperta parte della fronte posteriore 
di un sepolcro antico che fiancheggiava la suddetta via. 

Il sepolcro, a pianta rettangolare o quadrata, era costituito da un nucleo ad em- 
plecton, nel cui centro doveva essere la camera sepolcrale; esternamente il nucleo era 
rivestito, nella parte superiore, con blocchi squadrati di tufo formanti un elegante bu- 
gnato, che termina in basso con una semplice cornice, fascia e gola diritta, della stessa 
pietra ; il piano di essa trovasi a m. 4,15 sotto il piano della moderna via, vale a dire al 
livello della via Latina antica. 

I blocchi di tufo sono alti ni. 0,60 e larghi m. 0,65 in media, ed hanno lo spessore 
di m. 0,37. 

( J ) Cfr. Armellini, Le chiese tli Roma, pag. C78. 



RÓMA — 227 — ftOMÀ 

Poco più a sud del cavo predetto, facendosi un pozzo per fondazione sono stati rico- 
nosciuti gli avanzi di una camera sepolcrale, con muri in opera reticolata, nei quali ri- 
manevano i loculi per olle fittili, in gran parte però danneggiati in età più tarda, per 
costruire, lungo le pareti interne della camera, altre sepolture a formae. 

Tanto la prima quanto la seconda costruzione erano in cattivissimo stato di con- 
servazione, e fra la terra di scarico si raccolsero i seguenti oggetti: 

frammento di lastra marmorea, m. 0,16 X 0,18 X 0,02 con l' iscrizione 

VDI 

LIANO 

ere SCENTI • VIXIT 
««NIS-XVIIII-MEN 

DIEBVS • VII 

HELENEFECIT 

òeNEMERENTI 

tuia lucerna fittile monolicne col bollo C. I. L., XV, 6337 a ; 
due frammenti di vasi aretini col bollo C, XV, 5396 a, 5709 a ed un altro 
con la marca Q.-CIPR entro pianta di piede, per la quale cfr. C, XV, Ó097. 

* 
* * 

Nella tenuta Roma Vecchia, di proprietà di S. E. il principe D. Giovanni Torlonia, 
sono stati eseguiti dei lavori di aratura in un appezzamento di terreno, compreso tra 
le arcuazioni dell'acquedotto Claudio ed il viale che, staccandosi a! 7° chilometro a de- 
stra della odierna via Tuscolana, conduce al casale della tenuta suddetta. 

Esistono in quel terreno alcuni resti di costruzioni antiche in buona opera retico- 
lata, emergenti sopra una leggiera rialzatura del terreno, che senza dubbio apparten- 
gono ad una villa rustica. Presso questi avanzi l'aratro si è imbattuto in varie tubature 
di piombo di medio modulo, delle quali cinque pezzi sono stati raccolti. 

Due di essi hanno impressi a lettere rilevate la iscrizione che menziona i consoli 
dell'anno 129 d. Or.; in uno si legge: 

mar CELLO II ET CELSO II COS PC 

nell'altro rimane la finale dello stesso sigillo, con la variante che la penultima lettera 
è capovolta rispetto quella della iscrizione precedente, cosa facile a spiegarsi essendo, 
come è già noto, le lettere mobili ; e si legge : 

martello ii eÀ ceLSO II COS bC 

Nel terzo tubo è nominato il plumbario : 

SINDANVS PHAEDIMI SER FECIT 
Notimi Scayi 1982 - Voi. XIX. 80 



ROMA — 228 — KOMA 

nel quarto si legge la iscrizione che ricorda un liberto di Traiano e cioè: 

M VLPI AVG LIB PHA 

e nel quinto infine il nome : 

FLAVIA DEMETRIA 



Le dette iscrizioni, impresse sopra tubi di piombo, ci danno l'età del fabbricato, 
che risale al principio del secondo secolo d. Cr., come pure la struttura delle costruzioni 
conviene benissimo all'età adrianea ; gli stessi tubi dovevano essere alimentati dal pros- 
simo acquedotto Claudio. 

A poca' profondità dal piano di campagna si rinvenne, nei medesimi lavori di ara- 
tura, un frammento di statua marmorea muliebre, alto m. 1,10 ; è acefala, e manca del 
braccio sinistro, dell'avambraccio destro e della parte inferiore delle gambe. La statua 
benché molto danneggiata è da riconoscere per una copia di Aphrodite del noto tipo 
pudico ; è completamente nuda e sulle spalle rimangono le estremità delle treccie di 
capelli. La gamba sinistra presenta, nella parte posteriore, alcuni attacchi che dove- 
vano sostenere l'anfora o il delfino, come si riscontra in altre copie del medesimo tipo. 

È stata pure raccolta la parte superiore di una colonna in marmo pavonazzetto, 
che conserva il collarino ; è alto m. 1,60 ed ha il diametro di m. 0,29. 

Via Portuense. — Proseguendosi gli sterri per la costruzione di un fabbri- 
cato in cemento armato, di proprietà della Società A-B-C-D, a poca profondità sotto il 
piano di campagna e fra la terra di scarico si raccolsero i seguenti oggetti : 

frammento di lastra marmorea, m. 0,17 X 0,10 X 0,02 con le lettere incise : 

. . . VS-GRATV. . . 
...TA-EMERVN.. . 

frammento di mattone bipedale col bollo circolare di fabbrica (C. I. L., XV, 7ó4ft); 
due olle fittili contenenti i residui della cremazione del cadavere. 

Queste scoperte hanno relazione con i sepolcri riconosciuti all'inizio dei lavori per 
il fabbricato suddetto, e descritti in queste Notizie, 1920, pag. 284. 

* 

* * 

Nella proprietà dei sigg. Fiorani, situata ad occidente del vicolo Affogalasino, in 
seguito a franamento di una parte del terreno, è rimasto scoperto un tratto di cunicolo 
antico con le pareti in muratura dello spessore di m. 0,30 e coperto con volta ad angolo 
acuto anch'essa in muratura di pietrame. 



ROMA — 229 — 



ROMA 



Il cunicolo è alto m. 1,45, largo ni. 0,50, ed orientato da est ad ovest ; le pareti sono 
rivestite internamente con intonaco a cocciopesto che termina all'imposta della volta, 
come pure il piano ha il medesimo strato di cocciopesto che forma negli angoli coir le 
pareti il solito cordone. Non è da escludere che detto cunicolo conducesse acqua e pro- 
babilmente derivasse dall'acquedotto traiano. 



* 
* * 



A m. 200 circa prima di giungere alla nuova stazione ferroviaria di Trastevere, sulla 
destra del viale del Re, nel terreno di proprietà del sig. Giovanni Di Francesco, eseguen- 
dosi il taglio della terra per la scarpata in prossimità del fabbricato già esistente, è stato 
scoperto, alla profondità di m. 7,00 dal piano di campagna, un avanzo di pavimento 
a musaico a tessere bianche, limitato da una fascia nera larga m. 0,21. 

Poco lungi da questo pavimento si scoprirono i resti di un sepolcro a cassettone 
che aveva un arcosolio lungo ni. 1,75, alto m. 0,50 e profondo m. 1,00 ; l'intonaco del- 
l'arcosolio era dipinto con sottili fasce a colore rosso molto evanido. 

Fra il terriccio rimosso si recuperarono : 
una testa di piccola statua virile in terracotta ; un frammento di lastra marmo- 
rea (m. 0,21 X 0,12 X 0,02) con parte della iscrizione : 

D 

C-CA 

HERM 

SVO • BE 

LOCOS 

AB-AVFID 

ET -PERIVI! 
ITV AMBIT 

ed un frammento di mattone col bollo circolare 

EX PRAED STATILI MAXIMI 
E V P H R A S 

per il quale cfr. C. I. L., XV, 1457. 

Via Salaria. — Praticandosi nella nuova via Antonio Bertoloni, già vicolo dei 
Parioli, uno sterro per la costruzione di un piccolo fabbricato per uso di portineria della 
« Rinascente Film », è stato scoperto un tratto della pavimentazione a poligoni silicei 
dell'antica via Salaria. Essa segue, nel punto scoperto, la direzione nord-ovest sud-est, 
vale a dire il percorso del preesistente vicolo dei Parioli, e conservava nel lato nord la 
crepidine formata con poligoni di selce disposti verticalmente. Dalla parte di essa si 
rinvennero avanzi di costruzioni laterizie di età imperiale, ed altri di sostruzione in 
pietrame di età posteriore, appartenuti a sepolcri. 



ROMA — 230 — ROMA 

Nel rimuovere la terra si raccolse una moneta di Domiziano (gr. br.) e le seguenti 
iscrizioni marmoree : 

stelc sepolcrale, m. 0,32 X 0,22 X 0,05 : 

TI-SPINTHER 

V • A • V 

VERECVNDA 

F-SVO FECIT 

frammento di lastra, m. 0,20 X 0,19 X 0,03 : 

DIS 

MANIBVS 

HEDYS- 

VIXIT-ANN 

XXXV 

PRIVATA-VXO 

ed un frammento di fondo di vaso aretino recante impresso, entro piatila pedis, 
il sigillo di fabbrica C-N-F- 

E. Gatti. 



Rinvenimento di tombe d'età imperiale. 

Via Aurelia Nuova. — Nella tenuta Bravetta lunga la Via Aurelia Nuova la 
Società Cooperativa Ostia Marittima attende a costruire dei villini. Eseguendosi degli 
sterri per la formazione di una strada di accesso a detti villini dalle vie della Pisana e 
di Casetta Mattei si rinvennero quasi a fior di terra alquante tombe cavate nel cappel- 
laccio tufaceo e ricoperte .alla cappuccina da tegoloni bipedali. Si trovarono in tutto otto 
tombe in tre gruppi, posti a una certa distanza l'uno dall'altro, per la maggior parte 
contenenti il solo scheletro senza alcun corredo. 

Una di queste tombe, prive di suppellettile era coperta con un tegolone recante 
il bollo C. I. L., XV, 630 o, che si può assegnare a circa la. 140 d. Cr. In un'altra 
si rinvennero un medio bronzo di Adriano non identificabile per soverchia corro- 
sione, frammenti di un vasetto e di una lucernetta di terracotta. Una fu ritrovata già 
manomessa, sicché neanche le ossa del cadavere erano più al loro posto, ma tra la terra 
a pochissima distanza fu rinvenuto il molto comune medio bronzo di Tiberio coniato 
a Lugdunum, vivente Augusto (Cohen 2 , Tiberius 33). Diede invece un certo corredo una 
tomba simile affatto alle altre per tipo e per struttura, uno dei cui tegoloni di copertura 
portava il bollo C. I. L., XV, 657 a, attribuito alla metà circa del I secolo d. Cr. Le misure 
della tomba non furon potute prendere, perchè gli operai non avvertirono l'ufficio che 



ROMA 



231 



ROMA 



tardi, quando arerai già guasta la fossa e disperse le ossa. Dietro al capo del cadavere 
erano frammenti di tre vasetti e di tre statuine in terracotta. L'uno dei vasetti era una 
comune cotoletta di terra giallognola; gli nitri due, un'anforetta a ventre piriforme e 
con anse attorte (alt. cm. 18) e un'olletta a corpo sferoidale a pareti di estrema sotti- 
gliezza con piccolo piede e breve collo, (alt. cm. 6) sono notevolissimi per una loro sin- 




Fio. 1. 



golare decorazione (fig. 1). Intorno al corpo del vaso in triplice ordine nell'anforetta, in 
un ordine solo sull'olla sono delle ansette verticali, entro le quali sono infilati dei penda- 
glio mobili formati da una sottile asticella di argilla ripiegata ad anello peduncolato. 
Scuotendo i vasi, gli anellini mobili urlano contro le pareti, e producono un modesto 
rumore atto a trastullare un bambino senza infastidir troppo un adulto, come avviene 
con gli affini nostri giocattoli più rumorosi di latta. 

K morto probabile infatti che questi nostri vasetti abbiano a rientrare nella cate- 
goria dei giocattoli che gli antichi chiamavano puerilia erepitaeula oppure crepundia, 
per quanto, a mia cognizione, ne rappresentino una varietà nuova, analoga a quella dei 



ROMA 



— 232 — 



ROMA 



vasetti tutti chiusi contenenti delle pietruzze nell'interno ( 1 ). Graziosi e originali i nostri 
vasetti non rispondono però a buoni criterii pratici, data la loro estrema fragilità. In 
particolar modo l'olletta ha le pareti di una cosi prodigiosa sottigliezza ( 2 ) che sembra 
quasi non le possano permettere di resistere a una pressione delle dita. Tale minore ri- 
spondenza all'uso di giocattoli rende degna di considerazione l'ipotesi che gli oggetti 
possano aver avuto anche uno scopo profilattico, ben sapendosi, quanto frequentemente 




Fig. 2. 



e quanto costantemente presso tutti i popoli siasi attribuito valore di amuleto ad oggetti 
che fanno rumore. 

Delle tre statuine di terracotta l'ima era ridotta in minutissimi frammenti, e non 
potè ricostituirsene che un braccio avvolto in una stretta manica. Un'altra priva dei piedi 



( l ) Si hanno di questi alcuni esemplari in parecchi Musei, cfr. Parembenr-Saglio. Diclionnuires.v. 
crcpitacuìum. Cactani-l.ovatelli. Parvula in Antichi Monumenti*tilustraH (Roma 1889) p. 225. 

(') Non sarà fuor di luogo che alcuno imprenda a studiare l'età e i centri di produzione di 
questa ceramica romana a pareti di estrema sottigliezza, che voleva forse imitare la lamina metallica 
o il vetro, ceramica che appare con una certa frequenza nell'Italia ("entrale in sfrati della fine della 
repubblica o del principio dell'impero. 



ROMA 



— 2-à'ò — 



Ho MA 



alta em. 10 raffigura con tratti caricaturistici una vecchia donna nuda (fig. 2) ; a giu- 
dicare dalle grosse labbra e dal prognatismo alveolare, nonché dai seni caprini, lunghi 
ed appuntiti, si è molto probabilmente voluto rappresentare una negra. Rientra perciò 




Fic. 



la statuina nelle serie di quelle grottesche caricature di razze allogene, che sono ben note 
nella minuscola produzione artistica del mondo classico, e che è naturale ammettere 
avessero in principio più che altrove incontrato favore in Alessandria ('), madie dovet- 
tero poi farsi comuni anche a Roma, dove non mancavano campioni delle razze negre. 



(*) Cfr. specialmente Schneider in Jahrbuch der Kunsthistor. Sammlungen de» Kaiserhauses, Ili, 
pag. 3 e in Jahreshefte des ost. Instituts, 1906. pa«r. 231. 



TIVOLI — 234 — REGIONE I 



La terza figuretta alta cm. 18,5, mancante del braccio sinistro e di parte della gamba 
destra rappresenta un uomo barbato, di rozzo aspetto, vestito unicamente di un cinelus, 
(fig. 3). Si è voluto rappresentare un giocoliere e forse più specialmente un equilibrista, 
non senza un certo intento umoristico che si palesa sia nel viso goffo, sia nella testa cur- 
vata e nelle braccia distese in posizione poco elegante, e che pare tradiscano un certo 
imbarazzo o timore. Lungi pertanto dalle grazie delicate delle terrecotte di Tanagra o 
dalle squisitezze leziose di quelle di Mirina queste figurine di sicura produzione romana 
recano come tratto caratteristico insieme con una franca e sicura modellazione anche 
un vivace spirito burlesco e motteggiatore che l'arte romana non manca più volte 
di rivelare. 

R. Paribeni. 



Regione I (LATIUM ET CAMPANIA) 



XIV. TIVOLI (Villa Adriana) — Lavori di esplorazione e di riassetto. 

Da più anni la R. Soprintendenza alla Conservazione dei Monumenti, alle cui cure 
è affidata la Villa Adriana, con qualche poco di denaro che le può sopravanzare dalle 
gravi spese dei lavori di ordinaria manutenzione, attende a togliere un po' di terra dalle 
rovine col lodevole proposito di ricollegare tra loro i vari gruppi di edifici. Nel 1920 con 
un aiuto finanziario dato dal Comitato per i festeggiamenti del 50° anniversario della 
liberazione di Roma e successivamente con altri mezzi forniti dal Ministero di P. I. la 
Soprintendenza agli Scavi potè compiere opera più larga che fu per alcun tempo diretta 
dall'ispettore dott. Alessio Valle, poi nel successivo anno da me, e sempre con gran 
diligenza e assiduità sorvegliata dall'assistente sig. Giuseppe Visone. Dei risultati 
ottenuti mi pare non possa tardarsi più oltre a dare una prima sommaria relazione. 
Il valente topografo del nostro Ufficio prof. Edoardo Gatti ha potuto in grazia di 
questi scavi aggiungere alcune parti alla più recente pianta della Villa Adriana, quella 
cioè rilevata con gran cura nel 1905, dagli allievi della Regia Scuola d'Applicazione 
per gli Ingegneri di Roma ('). La quale pianta, se più esatta delle anteriori, è però 
di talune di esse meno completa, avendo potuto precedenti disegnatori rilevare muri 
che sono poi scomparsi. Così alcuni dei segni che il sig. Gatti ha aggiunto al rilievo 
della Scuola degli Ingegneri figurano già nella grande pianta del Piranesi ( 2 ). La 
figura 1 tratta dalla pianta della Scuola Ingegneri mostra la posizione relativa dei 
due gruppi di edifici nei quali si lavorò (lettere A e E). 

( l ) È riprodotta in Notizie. Scavi. 1906, pag. 313 segg. e tavolo. 
(') Pubblicata nel 1781 al modulo di uno a mille. 



REGIONE I. 



— 235 — 



TIVOLI 



Negli anni 1913-1914 la Soprintendenza ai Monumenti curò la remozione di lievi 
strati di terra che ricoprivano in parte il gruppo di ruderi che si estende all'angolo sud 
orientale del Pecile (fig. 1 lett. B e fig. 2). Il Winnefeld che ha in parte ripreso dal 
Piranesi, in parte rilevato egli stesso alcuni tratti di quel complesso monumentale 
aveva proposto per essi con qualche esitazione l'appellativo heiliger Bezirk ('), dando 
esagerata importanza alla piccola nicchia (nella nostra figura 2 lettera a di fronte 
all'ingresso) al quale tutta la costruzione avrebbe dovuto essere coordinata. TI com- 
plesso edificio, che secondo ogni probabilità non ebbe nessuna destinazione sacrale, si 



W 








«O 



t-V-"^ 



Fio. 1. 



apriva sul lato meridionale del portico così detto del Pecile con due grandi porte che 
immettevano in una vasta corte quadrangolare abbracciata da Ire grandi esedre semi- 
circolari. TI lato che fiancheggia il portico del Pecile è rettilineo, e reca il nucleo di una 
grande fontana a pianta rettangolare molto allungata (fig. 2 lett. b) con podio centrale 
rialzato che doveva portar largo ornamento di sculture. Intorno alla fontana addossate 
alle pareti sono dodici basi di statue di ni. 0,60 X 0,60, aggiunte alla costruzione 
forse in epoca posteriore, certo quando le mura avevano già ricevuto il loro rivesti- 
mento marmoreo. A quelle basi convengono per dimensioni i frammenti di tre statue 
trovati nelle vicinanze, delle quali vedi appresso. 

La grande corte che segue oltre il vestibolo con la fontana oblunga, chiusa dalle 
tre esedre, aveva ricco portico a colonne e pilastri opposti, ed aveva pavimento a lastre 
rettangolari di paonazzetto (marmar phrygium) in parte ancora al posto. Sotto il portico 
le lastre di paonazzetto erano alle volte interrotte da fasce a triangoli di marmi multi- 
colori. Parecchi frammenti si rinvennero delle basi e dei capitelli sia dei pilastri che delle 



Ci Winnefeld, Die Villa des Hadriun, pag. VV2, tar. 1 o XII. 
Notizie Scavi 1922 - Voi. XIX. 



31 



TtVOLl 



— 236 



REGIONE I. 







REGIONE I. 



— 237 



TIVOLI 



colonne in marino bianco, di squisita fattura (fig 
Dai diversi frammenti il sig. Gatti ha 
potuto trarre con tutta sicurezza il 
disegno completo di ciascuna delle due 
membrature (fig. 4). Notevole è la 
bellezza e la novità del capitello alto 
m. 0,77. 

Il lato opposto agli ingressi era 
terminato da muro con un podio nel 
centro con grande nicchia per una 
statua (fig. 2 lett. a), i due lati orien- 
tale e occidentale hanno tre porte che 
immettono in due esedre con porti- 
chctti a colonne di granito bigio e con 
una vasca quadrata nel centro. Il dia- 
metro assai modesto delle colonne 
(ni. 0,35) e la loro distanza non con- 
sente di supporre che esse potessero 
sorreggere altro che una leggera tet- 
toia. I portichetti delle esedre orientale 
e occidentale avevano pavimenti a triangoli 



3), fin troppo trita e minuziosa nelle basi. 





0,50 



OG'O 






3 




Fig. 4. 



Fig. 3. 

di marmi multicolori alternamente col- 
locati col vertice o colla base in alto. 
Con l'esedra occidentale l'edificio ter- 
minava ; l'esedra orientale assai meglio 
conservata mediante cinque porte ser- 
viva d'ingresso a una serie di aule. La 
grande porta centrale, sormontata da 
un'amplissima finestra, immette in una 
sorta di grande tablino rettangolare 
coperto con volta a botte, con pavi- 
mento a lastre rettangolari di paonaz- 
zetto e di africano, più alto del portico 
per un gradino. Di fronte alla porta 
principale il tablino termina con una 
specie di loggia a pianta rettangolare, 
che affaccia con tre ampie finestre su- 
una corte o giardino interno. Le due 
porte laterali e e d conducono in due 
ambienti a pianta mistilinea che fian- 
cheggiano il tablino, e rispondono al 
concetto e all'uso delle fances. Le due 
porticine esterne p e f con tre gradini 
raggiungono il livello di parti non 



TIVOLI 



— 238 — 



REGIONE I. 



ancora esplorate, e coperte di pochissima terra, sicché debbono pensarsi per gran parte 
distrutte. Nelle stanze laterali si trovarono esigui resti del rivestimento marmoreo delle 
pareti, e di preziosi pavimenti. 

Nei lavori di sterro si rinvennero, come sopra è detto, alcuni frammenti di sculture: 
1) Statuetta mancante della testa, del braccio destro e del piede sinistro (fìg. ò). 
Rappresenta Minerva come appare dall'egida e dai serpentelli, in piedi, vestita di chi- 
tone e di corto mantello, tenuto strettamente avvolto al corpo dal braccio sinistro che 

in esso si fascia completamente E una replica scolpita 
con abilità, ma senza molta accuratezza, di un famoso 
originale molte volte ripetuto dall'arte classica ( l ) e 
riconducibile, attraverso una figura di Musa della base 
di Mantinea, all'arte prassitelica ( 2 ). 

2) Frammenti di altra identica statuetta di 
fattura più diligente e meno schematica. 

3) Frammenti di una statuetta di danzatrice 
con veste lunga e seni scoperti, braccia protese in 
avanti. Più simile di ogni altra analoga figura sembra 
essere una statuetta di Berlino ('). 

* 
* * 

Nei lavori degli anni 1920 1922 si tolse parte 
delle terre che ricoprivano fino a notevole altezza un 
altro gruppo di edifici a levante del Pecile presso la così 
detta Sala dei Filosofi. Le parti liberate di quel com- 
plesso di costruzioni (v. pianta fìg. 6) mostrano essere 
state adattate ad uso di bagni. Il cortile, cinto su tre 
lati da portici con piccole colonne di granito bigio, di 
cui furono trovati in siili parti di tre, aveva nel mezzo 
un'ampia vasca rettangolare, profonda dal piano 
m. 1 ,40 con quattro gradini per discendervi (lett. a). 
Parte della pavimentazione a lastre di marmo bianco è conservata. Sul lato ove non 
gira il portico, si apre una vasta aula rettangolare con pavimento a lastroni rettangolari 
di cipollino, coperta da una grande volta a crociera. Essa si affaccia sulla vasca suddetta 
per una apertura di tutta ampiezza, interrotta da due colonne più alte e grandi di quelle 
dei tre lati del portico (fìg. 7). Delle due colonne di granito bigio si rinvennero parecchi 
pezzi nella vasca che permisero se non l'assoluta e completa loro restaurazione per lo meno 




Fio. 6. 



(M Alle nove copie elencate dall'Amelung, Batit de$ PraxUeìes aut Mantineia pag. 10; Ftihrer 
durili die Antikcn in Flortn;, pag. 250 n. 248 si dovevano prima della nostra aggiungere una replica 
assai buona da Benevento : Savignoni in Not. Scuri, 1904, pag. 128; una di Torino e una nel com- 
mercio antiquario in Francia; Reinach, Uépertoire de In stahwiri IV, pp. 171-175, n. 5. 

( 2 ) Amelung, I. e. 

( 3 ) Reinach, Uépertoire, II, pag. 398, n. 1, 



REGIONE I. 



— 239 — 



TIVOLI 



il loro risollevamento con qualche aggiunta di filari di mattoni alla base, sì da poter ri- 
stabilirne un'altezza proporzionata al diametro. La grande aula comunicava per mezzo di 
due porticine ice con il portico, e con altre due porte con altre aule. Sul suo lato setten- 
trionale poi si apriva un'altra minor vasca a pianta semicircolare lett. f anch'essa acces- 




7 




Fig. 6. 



sibile con 4 gradini, e rivestita e pavimentata di lastre di marmo bianco. Dalla nicchia 
centrale semicircolare (lett, g) usciva un getto di acqua. Due altre nicchie a sezione ret- 
tangolare a cortina di mattoni esistenti nelle due pareti d'angolo presso la vasca minore 
furono poi chiuse con una fodera a rozzo reticolato di tufetti. Altra nicchia semicircolare 
(leti. /() era di fronte alla vasca minore, e fu poi da nicchia ridotta a porta. Data la vici- 
nanza e l'accessibilità delle vasche, è evidente che la nostra aula non poteva essere che uno 
spogliatoio (apodyteròtm). E delle due vasche destinate l'ima e l'altra al bagno freddo la 



TIVOLI 



— 240 



REGIONE I. 



maggiore all'aria aperta serviva anche per la natritio, l'altra piccola fi coperta unicamente 
per l'immersione. In epoca più tarda la grande vasca in mezzo al cortile fu rimpicciolita 
con la costruzione di un largo muro che si attacca ai pilastri iWVapodyforivm, e gira poi 
parallelamente ai lai i del portichetto avendo a livello del portico delle nicchie alterna- 
tamente volte verso l'interno o verso l'esterno della vasca, e di pianta talora rettan- 
golare, tal altra semicircolare, cosi come appare dal disegno. 




Fio. 7. 



Sul lato orientale del cortile è un corridoio rustico lastricato a mosaico bianco, oltre 
al quale è un'ampia cisterna non ancora esplorata dalla (piale si partivano condotture pel 
servizio delle vasche. 

Delle due porte dcll'apoditerio l'ima (lett. e) immetteva in un'aula con pavimento 
ora scomparso portato da suspensurae, coperta da volta a. botte. L'aula che per essere 
più di altra lontana dalla sorgente di calore può essere stata un tepidario, ha tre sboccili 
per la circolazione del vapore caldo, e aveva avuto prima pili porte poi richiuse. Quest'aula 
comunica mediante una stretta porta obliqua con un'altra aula di singolare planimetria 
e di bella e ardita foggia di costruzione (lett. i). È all'ingrosso un'aula ottagonale con 
quattro lati rettilinei nei quali si aprono quattro porte, e quattro lati che si incurvano in 
nicchioni semicircolari. Uno di questi nicchioni è forato obliquamente per il passaggio 



REGIONE I. 



— 241 — 



TtVOtl 



all'aula di cui si è precedentemente parlato. Sull'ottagono è portata poi una volta ellittica 
clic interrompe verso nord il suo anello per dar luogo a un'ampia finestra. Non ostante 
l'arditezza della costruzione, la volta è rimasta in piedi. 11 pavimento in mosaico bianco 
poggia su suspensi me, e nelle pareti mattoni cavi assicurano sino ad una certa altezza 
l'ascensione del vapore caldo. Alla base della cupola corre tutto in giro l'incassatura 
«li un condotto. 

La posizione interna e centrale di* quest'aula, la molteplice circolazione di aria calda 




Fio. 8. 



dal di sotto e lateralmente, la pianta stessa che si accosta alla circolare fanno pensare che 
potesse questa sala servire di Iaconi cmn o luogo della più intensa reazione sudorifica. 

Dal laconicum una porta mette in una grande e bella aula circolare di singolarissimo 
aspetto, (leti. / e figura 8). Coperta da bella volta a cassettoni, e aperta a sud-ovest con 
cinque grandi porte o finestroni, l'aula è tutta occupata da un grande vaseone circolare, 
pavimentato e rivestito da lastre di marmo bianco, e accessibile dal piano delle altre aule 
per mezzo di tre gradini che corrono lungo una metà della circonferenza. Il luogo era for- 
temente riscaldato, sotto tre delle porte si aprono le bocche di tre grandi praef arnia, ai 
quali si accedeva da un largo corridoio sotterraneo. Con questo intenso riscaldamento 
sembra contrastare l'apertura delle cinque grandi finestre per una metà della circonfe- 
renza dell'aula. Né panni altra spiegazione si possa cercare di questa contraddizione, se 



TIVOLI 



— 242 



REGIONE I. 



non nel desiderio che il calore solare entrasse anch'esso come elemento benefico e salutare, 
meglio ancora del calore artificiale, nell'azione balneoterapica che si svolgeva in quell'aula. 
I finestroni infatti sono, come dicemmo, tutti aperti a mezzogiorno e a ponente, ossia 
in modo da ricevere la più lunga ed efficace azione solare. 

Ma anche un'altra singolarità è da osservare nella nostra aula ; quella che secondo la 
forma e per il suo approfondimento pare una grande vasca, non presenta traccia di canali 




Fio. 9. 



per la immissione o la emissione di liquidi, ' non solo, ma il piano della vasca è perfetta- 
mente orizzontale senza alcuna pendenza per il deflusso delle acque. 

Analoghe singolarità si possono riscontrare nell'altra aula (lett. m) che comunica con 
la precedente, e che ha forma rettangolare absidata. Anche questo ambiente è sospeso 
su un vespaio e poteva essere riscaldato, e anch'esso è aperto con pilastri quadrangolari 
sui lati occidentale e meridionale. 

Per tentare di spiegarci queste singolarità, dobbiamo cominciare ad osservare che 
questo edificio termale è molto complesso e presenta molti più ambienti di quello che la 



REGIONE I. 



— 243 — 



TIVOLI 



consueta ripartizione ternana (frigidario, tepidario, calidario) richiederebbe. In questo 
bagno imperiale vi sono altri elementi oltre i tre abituali. E non qui soltanto si pre- 
senta questa pluralità di ambienti, e siamo noi che abbiamo il torto di voler inten- 
dere le terme romane, e fino i colossali edifici di Caracalla e di Diocleziano, con le 




■► 



Fig. 10. 



'V 



sole prescrizioni vitruviane. Aule con apparecchi di riscaldamento e con vaste aperture 
al sole non ci sono nei canoni di Vitruvio : ma ecco il buon Plinio il Giovane che descri- 
vendoci la sua villa Laurentina ci parla del suo heliocaminw (*) Plinio non si ferma 
a descriverlo, nò cosa alcuna ne dice una iscrizione che pure lo ricorda (*). Ma che tale 
apparato fosse nei bagni dell'età imperiale avanzata abbastanza comune, lo dice una ròspo- 



C 1 ) Plin. Epist.. II, 17. 

(*) C. I. O., 314S ijXioxtifieiyos. 

Notizie Scavi 1922 - Voi. XIX. 



32 



TIVOLI 



— 244 — 



HEGIONE I. 



sizione di legge che lo riguarda, e che vieta di piantare alti alberi innanzi rìVheliocunmtti* 
del vicino ('). Ora nessun altro nome può meglio di questo convenire alla nostra aula ro- 
tonda, e credo non ultimo merito di questo scavo quello di averci per la prima volta chia- 




Fio. 11. 



ramente mostrato una entità architettonica e costruttiva, ben distinta e provveduta di una 
sua ben chiara denominazione. Come pure son persuaso, che trovato ora così lucido 
esempio di un heliocaminus, potrà esserne identificato qualche altro in altri edifici ter- 
mali e in altre ville romane. 

La benefica azione dell'esposizione al calore sedare era ammessa dagli antichi medici (*) 

(') Ulpiano, in Mg., Vili, 2, 17. 

( ! ) Cfr. Plin., Nat. Hiti., XXXI, 102, Min corporihiix mhiì iitih'iis sai» et sole cfr. Celsus, De me- 
tlicinu, III, 21. 



REGIONE I. 



245 — 



TIVOLI 



e forse la pratica BB divenne sempre più larga nel decorso dei tempi imperiali ('). La man- 
canza di pendio atto a deflusso di acque nella grande vasca del nostro heliwaminus può 
far pensare, che la vasca stessa fosse unicamente cavata allo scopo di permettere mediante 




Fio. 12. 



i gradini discendenti un maggiore o minore avvicinamento alla sorgente, calorifica del sot- 
tosuolo. Rei fondo della vasca poteva anche essere sabbia la cui efficacia terapeutica in 
collegamento con la esposizione al sole era pure dagli antichi riconosciuta. 



( l ) Intatti eW più a lungo si trattiene sulle virtù terapeutiche «lei bagno di sole è il medico del 
V) sec. d. Cr. Ezio di Amida. largo compilatore di libri di medicina, il quale dice di derivare per que- 
sta parte specialmente da Antillo. (Aetius, Medieirme Strinone», 111. lo. Or. lìacci, De Thermis (Pa- 
tavii 1711), pag. Oli, 



TIVOLI 



— 246 — 



REGIONE I. 



ISella esplorazione di questo edificio termale furono rinvenute le seguenti sculture : 

1) Molti frammenti di una bella replica della Venere accovacciata, del noto tipo 
attribuito a Doidalses di Bitinia. 

2) Testa alquanto maggiore del vero, ritratto di uomo con barba e copiosa chioma 
ricciuta (fig. 9 e 10Ì. L'artista pare essersi compiaciuto nell'intagliare i riccioli disordinati 

e abbondanti specialmente sull'occi- 
pite e sulla nuca. Assai probabilmente 
la persona rappresentata non è un 
latino né un greco, ma un barbaro. 

3) Testa di giovane donna con 
pupille segnate, acconciatura della fine 
del II sec, o principio del terzo coi ca- 
pelli rialzati sulla fronte, legati in una 
treccia rotonda sulla nuca, e divisi sul- 
l'alto del capo a zone fusiformi (fig. 11 
e 12). Buona scultura, alquanto dan- 
neggiata nel naso. L'acconciatura dei 
capelli somiglia sopra tutto a quella 
portata da Fulvia Plautilla, che è 
l'unica donna imperiale, nella quale 
questo tipo di accomodarsi i capelli 
che si inizia con Faustina Giuniore, 
lasci scoperto l'orecchio. Ma gli altri 
tratti del viso non si accordano troppo 
col ritratto di Plautilla, dato dalle mo- 
nete, né d'altra parte è probabile che 
in una villa imperiale fosse conservata 
l'effigie della giovanetta moglie di Ca- 
racalla, sposata contro voglia, cacciata 
,G- dalla corte subito dopo la caduta del 

potente padre suo Fulvio Plauziano, e poco dopo fatta uccidere dallo sposo. 

4) Piccola testa galeata femminile, forse figura di Amazzone o personificazione 

di una città o di Virlm, di mediocre fattura (fig. 13). 

Le innumerevoli spogliazioni non hanno pertanto ancora esaurito il portentoso 

corredo di opere d'arte che questa fastosissima tra le ville romane raccoglieva, né le 

ripetute descrizioni e i numerosi studi hanno diminuito troppo la possibilità di rilevare 

in essa cose nuove e degne di considerazione. 

Pi. PAIiir.ENI. 




REGIONE I. 



— 247 



VELLETRI 



XV. VELLETRI — Frammenti di sculture in marmo rinvenuti 
nella contrada Colle Cascone. 

In contrada Colle Cascone a circa 3 chilometri ad ovest di Velletri, il vignarolo Au- 
gusto Rosati ne 11 'eseguire lo scassato per la rinnovazione della vigna, ha rinvenuto vari 
frammenti di una sfatuina in marmo rappresentante un putto seduto sul dorso di un 
delfino (fig. IV 




Fio. 1. 



La piccola scultura, che doveva ornare una fontana, è alta dalla, testa alla coda 
del delfino 45 centimetri, ed il putto è alto 20 centimetri. 11 delfino ha movenze eleganti, 
ed è appoggiato con la parte inferiore della testa e del collo su di uno scoglio. Nella 
bocca (di cui è mancante la estremità) apparisce un foro che si prolunga nell'interno 
dello scoglio entro il quale doveva passare il condotto portatore dell'acqua. 

Il corpo, che ha direzione pressoché verticale, si svolge a spirale con leggiadra mo- 
venza. È mancante della estremità della coda. Il putto, seduto sul dorso del delfino 
ed appoggiato con l'anca destra sulla pinna dorsale dell'animale, è nell'atto di suonare 



VELLETRI — 248 — REGIONE I. 

la lira. Ha due piccolo ali dietro le spalle, i capelli ricciuti adorni di una corona di 
rose. Benché di mediocre fattura, tuttavia il piccolo gruppo rinvenuto è ben modellato 
ed elegante. 

Durante lo stesso scavo il contadino ha trovato il frammento di una statuina in 
marmo rappresentante la metà posteriore di un cane levriere priva di zampe. TI fram- 
mento non molto ben conservato, mi modellato con grande maestria e naturalezza 
misura 10 centimetri di lunghezza e (• centimetri di altezza. 

Dal terreno vennero pure alla luce gli avanzi di una tomba ad inumazione formata 
dalle solite tegole bipedali senza bollo. 

La località dove sono avvenute le anzidette scoperte fa parte di una catena di col- 
line disposte a terrazze da cui si gode il vago orizzonte del mare, che incominciando da 
S. Cesareo ove esistono gli avanzi della villa di Augusto si prolunga sino a colle Ottone 
ove sorgeva la villa dell'imperatore suicida. Ovunque si trovano gli avanzi di antiche 
costruzioni e di strade che stanno a testimoniare della predilezione dei romani per quei 
luoghi ridenti. 



Scoperte di antichità in contrada Melabo presso l'abitato di Velletri. 

Nelle vicinanze della stazione ferroviaria di Velletri presso il giardino pubblico 
del Metabo, ove furono in varie epoche eseguiti degli scavi per la riempitura dell'antico 
fossato delle mura della città che portarono alla scoperta di antichi edifici romani, di 
qualche statua in marmo e di numerosa suppellettile fittile, il signor Ottavio Mafern 
ha acquistato una porzione di terreno per costruirvi un villino, ed a tal uopo ha iniziato 
i lavori di sterro. 

Avendolo diffidato di denunciare qualunque oggetto od avanzo di costruzione avesse 
rinvenuto (avendo disposto anche per una continua vigilanza durante il lavoro), dopo 
qualche tempo venni avvertito che era venuta alla luce una tomba. Recatomi sul posto 
trovai intatta la tomba stessa ed il terreno circostante, sicché potetti procedere allo scavo 
che mise allo scoperto alla profondità di m. 1.80 dalla superficie del terreno un sarcofago 
in terracotta rotto in più pezzi. 

Esso era collocato col fondo in alto e la bocca con i relativi battenti per il coperchio 
in basso, cosicché funzionava da copertura del cadavere che era stato collocato sul 
nudo terreno. 

Sotto il feretro frammisti al terriccio si rinvennero gli avanzi e le ossa carbonizzate 
oltre ai seguenti oggetti : 

1) Due impugnature di spada lunghe m. 0.26, di cui non rimane che l'ossatura 
di ferro e le borchie o dischi in bronzo della parte superiore. 

2) Due coppe di terracotta di rozzo impasto rosso oscuro alte cent. 9, con l'orlo 
del diametro di cent. 13 munite di relativo peduccio largo cent. 6. 

3) Gli avanzi di una pigna bruciata, consistenti in varie squamine ed alcuni pinoli 
carbonizzati ma perfettamente conservati, 



REGIONE I. 



— 2-19 — 



VÈI.LETKÌ 



In mezzo alla terra annerita ed alle ossa calcinate si sono rinvenuti nella tomba 
alcuni frammenti di bronzo. Il sarcofago di terracotta è stato potuto restaurare perfet- 
tamente. Esso misura m. 2,00, è largo m. 0.46, alto m. 0.32 e le pareti più piccole sono 
leggermente ricurve. Lo spessore è di cent. 3 e conserva intatto il battente per il coper- 
chio. In una estremità presenta nel fondo una parte rilevata a guisa di origliere. 

Sgombrato il terreno si è constatato che la tomba poggiava per una estremità su di 
un pozzetto ripieno di terra, rivestito di intonaco del diametro di ni. 0.80. 




X», 



W 






Fio. 2. 



Procedutosi allo scavo si sono rinvenute a breve profondità (fig. 2) tre anfore vinarie 
di cui una munita di piccolo coperchio in laterizio e perfettamente vuota e due senza 
coperchio ripiene di terra. Le anfore misurano ni. 1.1.0 di altezza ed erano disposte come 
all'unito schizzo, poggiate al fondo del pozzetto la cui profondità non superava i m. 1.50. 
Di pozzetti e cunicoli rivestiti di intonaco ne furono rinvenuti parecchi negli scavi pre- 
cedenti, e per quanto si sia incerti sulla loro destinazione, tuttavia non è azzardata 
l'ipotesi che essi abbiano potuto funzionare da sylos per cereali o da celle vinarie. 

L'esistenza del pozzetto sottoposto alla tomba rinvenuta starebbe a dimostrare 
che l'inumazione delle ceneri fosse posteriore al pozzetto. 

Nella terra proveniente" dal proseguimento dello sterro si sono rinvenuti i soliti pa- 
rallelepipedi di peperino per sostruzione di muri, molti sassi e vari oggetti di terracotta 



VELLETHI — 250 — REGIONE I. 

come condottilo di vari diametri, un calice di rozzo impasto e di rozza fattura alto 
m. 0.09 ; frammenti di una larga coppa pure di rozzo impasto, di una piccola coppa a 
vernice nera lucente e varie lucerne in pezzi. 

In contrada Morice in mezzo alle macerie di un antico edificio sono venuti alla luce 
alcuni frammenti del noto fregio in terra cotta della Vittoria che sacrifica il toro e vari 
altri frammenti fittili decorativi. 



Inscrizioni rinvenute in contrada Solluna. 

In contrada Solluna, e precisamente nel terreno lavorato dal vignando Crespi Vin- 
cenzo, ove, tre anni or sono fu scoperto il cippo coll'indicazione di una nuova strada 
(Notizie anno 1918, pag. 138) proseguendo i lavori di dissodamento del terreno per la 
piantagione della vigna, sono venute alla luce alcune iscrizioni in marmo che qui ap- 
presso descrivo : 

1. Frammento di lastra mamorea dello spessore di mm. 22 alta ni. 0,49 e larga 
nel punto più largo delia frattura ni. 0.26. Essa contiene la parte destra dell'epigrafe 
composta di sei righe. 

Della prima riga è rimasta soltanto la parte inferiore di tre lettere; la seconda riga 
ha le lettere alte mm. 70 ; la terza min. 62 ; la quarta'nim. 56 : la quinta nini. 50 come 
la sesta. Le lettere hanno una forma perfetta e sono assai bene incise. 

Gli anni della potestà tribunizia e quelli del consolato indicano con evidenza l'im- 
peratore ricordato nella epigrafe che è Domiziano. Non è quindi difficile la ricostruzione 

della parte mancante che può essere la seguente. 

t 

imp. raesar. D I V i 

respwian I • F 
domitinnìis . a VGVST 
grrmonicits . pò NT • MAX 
iribtmic . poles TATXV 
imp . xxii . co's . x V 1 1 

2°. Lastra marmorea dello spessore di millimetri 20 lunga in. 1,24 ed alta m. 0,48. 

Si compone di cinque righe di cui la prima ha le lettere alte mm. 55; la seconda 
nini. 50 ; la terza min. 50 ; la quarta mm. 45 e la quinta nini. 55. Nella medesima riga 
le lettere non hanno uguale altezza. 

L'iscrizione è la seguente : 

FÀLTONIÀE HILÀRITÀTI 

DOMINÀE FILIÀE CÀRISSIMÀE 

QVÀE HOC COEMETERIVM 

A SOLO SVÀ PECVNIÀ FECIT 

Et hvhic religioni donàviT (aie) 



REGIONE I. — 251 — VELLETKI 



3°. Altra lastra marmorea dello spessore di mm. 28; lunga m. 0.70, ed alta m. 0.50. 
L'iscrizione rozzamente incisa si compone di cinque righe irregolari imperfettamente 
inquadrate nel rettangolo della lastra. 

Le lettere sono alte mm. 40 nella prima riga, mm. 35 nella seconda, mm. 30 nella 
terza, mm. 28 nella quarta e mm. 26 nella quinta. 

Sono tutte perfettamente leggibili all'infuori della prima parte dell'ultima riga che 
è corrosa. 

A $ u 

BONE • MEMORIE 

GENESO • QVI BIXIT 

ANNOS LXXII MEN-IIIl-D-XI 

L/////////////// AVG- IN PACE 

Oj 

4°. Due frammenti della stessa lapide incisi con caratteri di epoca tarda. 
11 primo misura ni. 0.16 X 0.18 spessore mm. 15 e contiene una porzione di due 
righe. 




Il secondo misura 0.15 X 0.18 ha vario «pessore e contiene la fine di una riga : 



NTIS 



In un punto poco discosto dall'Appia antica (con la quale il fondo Crespi confina) 
sono state scoperte le sostruzioni di un monumento sepolcrale formate da parallelepi- 
pedi di travertino e peperino. Nessuna pietra è stata rimossa. 

La località dove sono state scoperte le lapidi descritte, posta sull'incrocio della 
Via Appia con la strada di Campomorto (Nettuno) e con quella di Lazzarìa è molto im- 
portante dal lato archeologico ; e ne fanno fede i numerosi avanzi di muri antichi che 
si rinvengono a breve profondità del terreno. 

È per ciò un grave inconveniente che quivi lo scavo non sia fatto sistematicamente, 

e che venga invece eseguito a piccole trincee poco larghe e poco profonde adatte solo 

per la piantagione dei filari di viti. 

Oreste Nardini 

L'iscrizione num. 2 di Faltonia Hilaritas è di notevole importanza. Come è noto, la 
parola coemelerium non è adoperato nelle epigrafi se non per designare sepolcreti cristiani 
e in particolar modo sepolcreti sopra terra ( x ). Tale valore della parola è qui confermato 

(') Cabrol, Dici. à'Arch. Chrcl. s. v. 

Notizie Soavi 1922 — Voi. XI X. 33 



VEKOLI — 252 — REGIONE I. 



in modo assoluto dalla frase a solo e con ogni probabilità dall'altra hihie (sic) religioni 
donavit. Ma le presunzioni di cristianità aumentano, se si ricorda quel tanto che ci è noto 
di alcune personalità della gens Fallonia. Faltonia Betitia Proba è la nota poetessa cri- 
stiana, autrice del Centone Vergiliano De Landibus Christi; fu moglie del prefetto della 
città Clodius Celsinus Adelphius, e madre di L. Clodius Hemogenianus Olybrius conso- 
lare di Tuscia nel 370 e di Faltonius Probus Alypius vicario d'Africa nel 378 e prefetto 
delle città nel 891. TI primo dei figli Olibrio ebbe in moglie una Tyrrhenia Anicia Iuliana, 
e fu secondo ogni probabilità figlia di questi due la Anicia Faltonia Proba che dopo la 
morte del marito Sex. Petronius Probus raccolse in casa sua una comunità di pie donne, 
e che nel 410 per pietà della popolazione di Roma stretta d'assedio avrebbe fatto aprire 
una porta della città ai soldati di Alarico. 

La donna della nostra iscrizione non è nota, e dato il suo cognome, può anche es- 
sere stata una liberta della ricca e illustre famiglia. Date le origini prenestine della gens 
Anicia, e le cospicue ricchezze sia degli Anicii che dei Faltonii loro parenti nei secoli IV 
e V, non è improbabile che essi stessi o i loro liberti avessero possessioni anche nella 
non lontana Velitrae. 

N. d. R. 



XVI. VEROLI — Scoperta di una base di monumento onorario 
equestre e di avanzi di antico edifìcio monumentale al Corso Vittorio 
Emanuele. 

In Veroli. eseguendosi i lavori di ampliamento dello stabile sito in Corso Vittorio Ema- 
nuele n. 3, di proprietà del sig. Luigi Reali, si è fatta un'importante scoperta archeologica, 
con lodevole sollecitudine riferita alla R. Soprintendenza agli Scavi di Roma da quel be- 
nemerito Ispettore onorario, sig. Luigi Quattrociocchi. 

Gli sterri misero in luce, a ni. 5 di profondità, dall'attuale piano stradale, gli avanzi 
di un edificio di tarda età, consistenti in un tratto di ciica m. 10 di muro a sacco rivestito 
di opus reticolalum a grossi prismi di pietra calcare, con un'apertura di porta. L'opera 
muraria era orientata da N. a S., seguiva cioè lo stesso andamento della cinta di mura 
romana a grandi conci di pietra calcare, tuttora visibile per un breve tratto nei sotterra- 
nei del palazzo comunale e sotto la corte della casa Mazzoli. 

Altri muri in calcare, con passaggi arcuati, anch'essi orientati da N. a S., sottostanti 
all'attuale piano stradale di Veroli e precisamente correnti sotto la piazza principale della 
città, sono tuttora visibili, accedendovisi dalla cantina della casa del signor Odoardo 
Franchi. 

L'orientazione dei vari muri è la stessa, ma il muro ora scoperto non formava conti- 
nuazione del muro di recinzione suddetto né dei muri con i passaggi arcuati, correva bensì 



UKGIONE i. — 253 



VKKOLI 



alquanto verso l'esterno della città. Un altro muro d'identica struttura era già visibile per 
breve tratto sotto la stessa casa Reali essendo stato ripreso nella costruzione primitiva. 
Esso corre parallelo al muro ora messo in luce, e ne dista circa m. 1,60, formando, a quel 
che sembra, entrambi un corridoio od ambulacro. Aldi sotto del muro ora scoperto cor- 
reva in senso parallelo un fognolo. 

Il nuovo muro era stato evidentemente costruito con gli avanzi di cospicui edifici 
preesistenti e propinqui, decoranti cioè l'antico Foro del municipio vendano, che corri- 
spondeva forse all'attuale piazza della Cattedrale. Infatti il materiale adoperato per la 
costruzione della porta consisteva in due monoliti di pietra calcare posti verticalmente 
come stipiti, entrambi sono alti m. 1.80 e poggiano su di uno strato di ghiaia. Lo stipite 
di sinistra era formato da una base di monumento onorario lunga, come si è detto, 
m. 1,80 larga m. 0,80. ed alta m. 0,20. Nella parte superiore reca quattro fori d'imper- 
niatura che si approfondiscono per circa cm. 10 nel calcare, formanti centro d'incavi ro- 
tondi entro i quali s'innestavano in antico le quattro zampe del cavallo di bronzo di un 
piccolo monumento onorario equestre, eretto presumibilmente nel Foro della città. I fori 
corrispondenti alle zampe anteriori sono quasi sulla stessa linea, quello che corrispondo alla 
zampa sinistra sporge di poco all'infuori. le zampe posteriori erano invece notevolmente 
divaricate, avanzando la zampa destra in confronto della sinistra. Il cavallo era quindi rap- 
presentato, se non fermo, nella posa di un lento e tranquillo incedere. Una breve iscrizione 
incisa sul lato anteriore del monolito ci fa conoscere il nome del personaggio onorato ; 
essa suona, cosi : 



P A QV I V S • Q_ V- 
IIILVIR ~j 



L'iscrizione per la sua paleografia, per la sua laconicità e per essere il nome del per- 
sonaggio onorato in nominativo, senza alcuna formula dedicatoria, può appartenere al 
I sec. av. Cr. Il personaggio rammemorato, C. Paquius, Q. f., non è altrimenti noto. La 
gens Paquia sembra fosse di origine osea ; suoi membri si trovano menzionati in iscri- 
zioni di Pompai (C. I. L., IV, 222, 1122, 3702), di Puleoli (C. I. L., X, 2822), di Nuceria 
Alfatema (C. I. L., X, 1093), ecc. Altri Paquii sono di Histonkm (C. I. L., IX, 2827, 
2845. 2846, 2857) ; un appartenente all'affine, se non identica, gens Pacuoia è ricordato 
in un titolo di Fereniinum (C. I. L., X, 5844). 

C. Paquius tenne la suprema carica municipale di Vcrulae, fu cioè : IIII vii: Que- 
sta indicazione ci è preziosa, messa a raffronto con l'altra, già a nostra cognizione, per 
la quale sapevasi che nell'a. 197 d. Cr. i magistrati cittadini verulani erano II viri (L. Al- 
fius, L. f. Cornelia), Valentinus, II vir qfuin) q(uennalis) ; C. I. L., X, 5796). 

A spiegare tale mutazione occorre riandare brevemente la storia di Verulae e delle 
altre principali città del fiero e forte popolo ernico, cioè di Ferentinum e àiAletrium. Esse 
nell'a. 306 av. Cr. ottennero definitivamente il diritto di cittadinanza romana, conti- 
nuando a reggersi con le proprie leggi e con la prerogativa del connubio (Liv. IX, 42, 



VEROLI — 254 — REGIONE I 

43) ; Verulae restò libero municipio, confederato di Roma. Nella guerra civile i Verulani 
seguirono il partito di C. Mario, nato nell'a. 157 av. Cr. nel prossimo villaggio di Ce- 
reatae, detto poi in suo onore Cereakie Mariana?,, ora Casamari(Plut.., Mar., 3 ; Veli. Pa-" 
ter., II, 11). Per la reazione sillana ebbe l'eccidio dei suoi, le terre assegnate ai legionari 
e di libero municipio divenne colonia militare reggendosi con le proprie leggi commiste 
al diritto dei romani. Nell'a. 97 d. Cr. l'imperatore Nerva tolse la colonia militare e le 
terre furono restituite ai coloni {index coloniarum, p. 339). 

Con tutta probabilità C. Paauius fu uno degli ultimi UH viri dell'antica città fede- 
rata, prima che vi fosse dedotta la colonia militare. Questa ipotesi è confortata dall'ana- 
logia che presentano i casi di altre città che subirono la stessa sorte di Verulae. Così, ad 
esempio, Casinum ebbe prima della deduzione della colonia i //// viri (C. I. L., X, 5190) 
e dopo i II viri (C. I. L., X, 5159 [a. 40 av. Cr.], 5197, 5198, 5205, 5417) ; Teanum Si- 
dicinum, che divenne colonia per opera di Augusto o di Claudio, ebbe dapprima i //// 
viri (C. I. L., X, 4736, 4798) e poi i II viri (C. I. L., X, 4789, 4797, 4823). Verulae 
adunque ebbe come primi magistrati cittadini i //// viri, fino alla deduzione della 
colonia, e poi i II viri, che rimasero anche quando, come tutte le colonie, divenne du- 
rante l'impero nmnieipium. 

Va tuttavia osservato che effettivamente la differenza fra le due magistrature è 
soltanto apparente, giacché anche i UH viri erano effettivamente due (cf. fasti di In- 
teramna Lirenas, C. I. L., X, 5405). Si dissero IIII viri perchè il collegio di magistrati 
municipali si componeva di quattro persone, due II viri pire dicundo e due aediles, si po- 
teva quindi considerarli o come formanti un solo collegio e chiamarli UH virijure di- 
cundo e IHI viri aediles, o come formanti due collegi distinti e dirli // virijure dicundo 
e // viri aediles (*), 

* 
* * 

Proseguendo nella descrizione della scoperta è da notare che i costruttori della porta 
ebbero cura di far poggiare il lato della ba?e che reca l'epigrafe sullo strato di ghiaia che 
formava il piano di base della porta stessa. 

Lo stipite di destra era a sua volta formato da un altro blocco di calcare alto 
m. 1,80, largo 0,47 e spesso m. 0,23. Uno dei suoi lati lunghi è sagomato a rao' di tra- 
beazione ; esso era più lungo e fu segato per essere ridotto alle proporzioni volute. Su 
periormente nella grossezza del muro erano stati messi in opera due altri blocchi di cal- 
care, l'uno con aggetto accennante a linea curva (m. 0,95 X 0,35 X 0.30), l'altro scor- 
niciato (m. 0,57 X 0,39 X 0,20). Queste pietre erano presentate dal lato piano. 

La soglia infine era formata da un altro blocco di calcare, con aggetti curveggianti 
(m. 1,12 X 0,58 X 0,57). Fra la terra di riporto si rinvennero, oltre a vari frammenti 
di pietra calcare lavorati, due rocchi di colonne, parimenti di pietra calcare, di vario 
modulo ; l'uno è alto m. 0,45 ed ha un diametro di m. 0,74, l'altro è alto m. 0,73 ed ha 
m. 0,47 di diametro. Si rinvennero anche alcuni frammentini di cornici di marmo. 

(') M. Zunipt. Coinmmt. epigrnph., I, pag. 170 segg. : I?. Borghesi, Oeuvres complMes, VI, 
pag. 31 il n. 3. 



REGIONE I. 255 VEROLI 



* 
* * 



Al di fuori dei muri descritti, ad est, e cioè ancora più verso l'esterno della città, 
a m. 3,50 di profondità dal piano attuale, lo sterro ha messo in luce alcune tombe 
ad inumazione. Esse erano, a quattro ordini sovrapposti, a cassettoni in muratura 
ricoperti da una cappuccina di tegole hipedali. Anche il fondo dei cassettoni era for- 
mato da tegole, soltanto in una delle tombe il fondo era costituito da lastroni di marmo. 
Gli scheletri, ben conservati, giacevano con il teschio a N.-O. e gli arti inferiori a S.-E. 
La scarsa suppellettile rinvenuta è costituita da tre armille di rame lisce, e da due anel- 
lini di rame, dei quali uno è decorato noi castone da una doppia croce formata da un'unica 
asta, fiancheggiata da due minuscoli rametti floreali. Si rinvennero anche alcuni urceoli 
fittili ansati a corpo leggermente rigonfio. Uno di questi urceoli ha rozzamente graffito 
un ramo di palma ed una croce monogrammata. Da quanto è stato esposto facilmente 
desumesi essere le poche tombe ora scoperte a testimonianza di un sepolcreto del V o del 
VI sec. d. Cr. quivi esistente. 



* * 



Devesi purtroppo ammettere che ben poco conoscesi della topografia e delle vicende 
edilizie della vetusta Verulae. E questa la prima volta che le Notizie degli Scavi si occu- 
pano dell'insigne città. Sono lieto pertanto di essere il primo a sollevare il velo del mi- 
stero e confido che questa breve mia relazione dia lo spunto ad un serio ed ordinato la- 
voro di esplorazione e di studio delle antichità vendane. 



* 
* * 



Per la cortesia dell'egregio prof. Camillo Scaccia -Scarafoni, il quale con tanto amore 
si occupa della storia e delle memorie della sua città natale, ho potuto prendere visione 
di un frammento marmoreo iscritto, tuttavia inedito, rinvenuto nei pressi della chiesa 
di S. Valentino e che ora conservasi nella pubblica Biblioteca di Veroli. Ecco quanto 
resta del mutilo testo : 

H E R E :nJ N I O • S E R 

ALVEI • TIBERIS 1 

AD- SILICE -PROCA 



ìPROC-CC -IY. . 



L'intiero marmo contenteva il modesto curriculum vitaeài un personaggio dell'ordine 
equestre del cui nome non rimane che il gentilizio e forse il principio del cognome 
(Herennius Ser ). Egli fu tra l'altro: 



VEKOU — 256 — REGIONE I. 

a) [proc(uraior) od (uìiuhr curaicris] almi Tiben's [et eloacarum] (cf. C. I. L.. 
X, 797 [Laurentum] ) ; XIV, 172 add. p. 481 [Ostia] ; C. I. L., 3991). Dal II secolo 
d. Or. in poi la cura alvei Tiberia et cloacamm urbis fu retta da un curator del- 
l'ordine senatorio ed, in sottordine, da quattro procuralores od adiutores dell'ordine 
equestre ( 1 ). 

b) [proc(urator)] ad silice (*) (cf. C. I. L., VI, 1598 ; XI 6337 [Pisaurum]) ; pre- 
posto alla pavimentazione silicea delle vie di Roma ed al movimento dei veicoli. 

e) proc(urator) a ; è incerto se il supplemento debba cominciare : proci urator) 

a[ua ] od in altro modo. 

d) proc{urntor) (tlucenarius) in ; fu il personaggio della nostra iscrizione proc- 
uratori {ducenarius), cioè con l'emolumento di duecento mila sesterzi. Anch? in questo 
caso il supplemento è incerto ; potrebbe forse trattarsi di un pron(urator) (ilucmarius) 
IV publicoram Africa* (cf. C. I. L., Ili, 3925; V 7547; X 6668). 

Per ragione della loro importanza le dette cariche furono successivamente tenute 
in ordine inverso a quello in cui si seguono nell'epigrafe. Questa per la sua paleografia 
appartiene alla metà circa del III sec. d. Or. 

* 
* * 

Conservato anche nella pubblica Biblioteca ho veduto trovarsi un mattone bipedale 
rinvenuto nel territorio di Castro dei Volsci ; reca la seguente marca di fabbrica : 



SVRI ACI 
FIGVLI 



Il bollo non è nuovo, ne fu già visto uno simile dal p. Garrucci nel già collegio dei 
Gesuiti in Ferentino : è riportato nel C. I. L., X, 8043, 83. 

0. Mancini. 



(') L. Cantarelli, Li serie dei curatore* Tiberù, in Bull, detta Comm. Archenl. Comnn., 188.1, 
pag. 189 <pg. 



REGIONE I. 



— 257 — 



PONTICELLI 



XVII. PONTICELLI (Napoli) — Necropoli del III secolo av. Cr. in 
località * Purgatorio ». 

Ai primi di dicembre 1912, il Soprintendente agli soavi di Napoli ebbe notizia che 
nei lavori di sterro eseguiti dalla Ditta Mazzocchi e Carrata, per l'ampliamento del parco 
ferroviario di Napoli, in occasione dei lavori della direttissima con Roma, in un vasto 
terreno situato alla destra della strada nazionale che va da Napoli a Capua, oltre Pog- 
gioreale. presso la cappelletta del Purgatorio, sulla traversale che porta al ponte di Por- 



PTARANO 




Fio. 1. 



chiano e al villaggio di Ponticelli, e precisamente in territorio di questo comune, ap- 
parivano tombe antiche (fig. 1). 

Essendo io allora ispettore al Museo Nazionale e agli Scavi di Napoli, ebbi incarico 
di fare un sopraluogo e, dopo che ebbi accertato l'interesse della scoperta, di sorvegliare 
il lavoro, provvedendo al ricupero degli oggetti trovati. I lavori procedevano nel modo 
più rapido, per mezzo di macchine scavatrici e, quando io giunsi sul luogo, parecchie 
tombe, delle quali non si sospettava il valore, erano già state distrutte. 

Si stabilì subito una rigorosa sorveglianza, nella quale fui eccellentemente coa- 
diuvato dal custode Nicola Testa e, se il sistema di scavo che per superiori interessi 
del lavoro e dell'erario non fu possibile sospendere o mutare, fece sì che ogni tomba sco- 
perta venisse subito dopo distrutta col procedere del lavoro stesso, tanto che non si potè 
fare una pianta della necropoli, pure si ottenne di poter studiare la suppellettile di cia- 
scuna tomba, e di aggiungerla poi alle collezioni del Museo Nazionale di Napoli. 



PONTICELLI 



— 258 — 



HEGIONE I. 



Nel redigere la presente relazione, per le prime 51 tombe a cassa e parecchie a 
cappuccina o a semplice fossa, scavate tra il 3 e il 29 dicembre 1912, mi sono servito 
degli appunti, degli schizzi e delle fotografie, da me presi giornalmente sul luogo. Per 
le altre tombe, invece, scavate nel primo bimestre 1913, essendo io, per il concorso 
allora vinto, passato come ispettore al Museo Nazionale di Villa Giulia a Roma, mi 
limito a riprodurre il diligente giornale di scavo del Testa, che fu sorvegliato anche dal 
collega ed amico dott. Amedeo Majuri, ora Soprintendente agli scavi del Dodecanneso, 




Fio. 2 
(da sinistra a destra, tombe Vili, IX, XIII % e XII; sopra la XIII, resti della tomba VII). 

che ringrazio di avermi fatto comprendere anche questa parte dello scavo. La mia 
opera negli scavi dell'Etruria meridionale e poi la lunga mia partecipazione alla guerra 
nazionale, nonché la necessità di rivedere nel Museo di Napoli il materiale scavato e 
tutto li conservato, giustificano il ritardo col quale questa relazione viene pubblicata. 



Le località della necropoli è a km. 4 % della Porta Capuana di Napoli e presenta i 
soliti caratteri naturali di quella zona prossima al Vesuvio, dove il terreno è formato da 
una serie di sedimenti vulcanici e di terra vegetabile. Le zone di cenere e di lapilli, o di 
roccia tufacea si succedono dai tempi più remoti ai contemporanei e, dopo la costruzione 
delle tombe, il suolo deve essersi notevolmente rialzato. 



REGIONE I. 



— 259 — 



l'ONTlCELtl 



II taglio, profondo in media 5 metri (fig. 2) ('), presentava un'ampia fronte per- 
pendicolare alla linea ferroviaria Napoli-Caserta-Roma, che segnava appunto il suo 
limite meridionale. Veniva quindi a guardare l'occidente e lo scavo procedeva così 
avanzando verso oriente, dove il suolo si va lentamente elevando, essendo la necropoli 
situata sull'ultima pendice delle colline che salgono verso Casoria. 

Di questa ampia fonte che, sull'allineamento nord-sud, aveva più di un centinaio 
di metri di lunghezza, la zona delle tombe occupava la parte a settentrione, la più lon- 
tana cioè dalla suddetta linea ferroviaria. 

Come già dissi, quando la Soprintendenza fu avvertita del travamento, un certo 
numero di tombe era già andato distrutto e io ritrovai infatti grandi lastroni di tufo, 





Fig. 3. 



Fia. 4. 



indizio sicuro di tombe a cassa. L'impresa dei lavori aveva conservato alcuni oggetti 
più interessanti, che mi furono subito consegnati. Questi oggetti si possono dividere 
in due gruppi : 

Gruppo A (che secondo la dichiarazione fattami apparterrebbe a una sola 
tomba) : 

1) Statuina di terracotta, alta nini. 130. Una giovane donna avvolta nel chitone 
e nello himation procede verso sinistra tenendo a cavalluccio un erote (fig. 3). Queste 
rappresentazioni iMYephedrismos sono comuni in terracotte ellenistiche ( 2 ) e ne esiste 
anche una in marmo ( 3 ); 

(') Questa e la fig. 6 sono tratte da mie fotografie ; tutte le altre sono fotografie del sig. Lo Sacco 
del Museo di Napoli e le devo alla cortesia di quella Direzione. 

( ! ) Winter, Die Antiken Terrakotten, II, pag. 137, n. 7, di provenienza italiana. 

( 3 ) Roma, Pai. dei Conservatori (Mariani. L'ephedrismos di Piana Dante, in Bull. Com. di 
Roma, 1907, p. 34). Cfr. Daremberg-Saglio, Dici. Ani., II, p. 639. 

Notizie Scavi 1922 — Voi. XIX. 34 



PONTICELLI 260 — RKGIONE t. 



2.Ì Anforisco con ansa sulla bocca (alt. del vaso nini. 205). Sulla pancia, da cia- 
scun lato è dipinta una grande testa femminile, di profilo sinistro con grande stephane 
raggiata bianca e con una collana. Le due teste sono divise da grandi palmette (fig. 4); 

3) Vaso con coperchio (lekanis ?), (diam. mm. 105 ; alt. mm. 120) con decora- 
zione uguale a quella del vaso precedente. Tutt'e due sono prodotti italioti, di fabbrica 
campana, databili nella prima metà del III secolo a. 0. (fig. 5). 
Gruppo B. Oggetti di tombe varie : 

1) Guttus a vernice nera, baccellaio con una testa leonina al beccuccio (diam. 
mm. 90 ; alt. 45 mm.). Di fabbricazione campana della seconda metà del III sec, proba- 
bilmente di Cales ; 

2) Altro guttus della stessa fabbrica ; ma con fori nella parte gupcriore e becco 
posto vertkalmente (diam. mm. 100, alt, 45 mm.) ; 




Fio. 5. 

3) Kylix v. n. (diam. mm. 100, alt. 60 mm.) ; nell'interno vi sono impresse una 
testa di gorgone al centro, con 4 palmette intorno ; 

4). Piccola lekythos (alt. mm. 95), di terra giallognola, con la pancia coperta 
da un reticolato nero, con punti bianchi agli incroci. Di tipo molto comune in Cam- 
pania nel III sec. (*); 

5) Skyphos v. n. assai rastremato in basso (alt. mm. 105 ; diam. sup. mm. 90) ; 

61 Lekythos v. n. con baccellature sulla pancia; 

7-8) Olla di rozza terra (alt. 230 mm.) sulla quale a guisa di coperchio era 
posta una ciotola v. n. (alt. mm. 65; diam. 175 mm.) con nell'interno, impressi, una 
testa di Medusa circondata da cinque anelli ovali e strie radiali; 

9-'.0) Altra olla simile (alt, 275 mm.) ; ma con tre piccole protuberanze sul collo 
e due strie. Il coperchio era una ciotola uguale a quella della tomba precedente (diam. 
185 mm. ; alt. mm. 65) di vernice nera più ferrigna; ma con l'ornamentazione impressa 
nell'interno diversa : una stella nel mezzo circondata da sette palmette collegate tra 
loro da una linea a festone ; 

(') Patroni, Ceramica antica neWltaìia merid., pag. 113. Chiamo lekythos questi forma tarda 
di vasi, che fu la sola di questa classe adoperata nell'Italia meridionale : seguendo il Walters. W*tonj 
of ancìent pottery, ì pag. 1!)6, fig. 57. Altri la chiamano aryballos. 



REGIONE I. — 261 — PONTICELLI 

11-12) Terza olla come le precedenti (alt. 260 mm.) che aveva per coperchio un 
piatto a v. n., adorno nel centro di una testa di Medusa, circondata da quattro meandri, 
tutti impressi ; 

13) Cuspide di lancia di ferro, lunga mm. 185; 

14) Parte inferiore di una cosidetta lekanis, di terra grezza ; 

15-17) Tre ollette con anse verticali (lekane?) ( x ), la prima con quattro protube- 
ranze di terra, verniciata di nero nella parte superiore (alt. mm. 110); le altre di terra 
grezza (alt. mm. 75 e 70) ; 

18) Boccaletto v. n. (alt. mm. 80) ; 

19) Piccolissima kylix di rozza terra grezza (alt. mm. 30 ; diam. mm. 35) ; 

20) Frammenti di uno specchio circolare di bronzo argentato : diam. originario 
mm. 100 circa. 

Descrizione delle tombe. 

(Le misure delle tombe sono in metri, quelle degli oggetti in millimetri). 

Tomba I. Formata di grandi lastroni di tufo, disposti in modo da costituire una 
vera cassa, chiusa da ogni lato. Dimensioni ( 2 ) : lunghezza 2,20 ; largh. 0,68 ; altezza 0,67. 
Ogni lato lungo e il pavimento erano formati di due lastre uguali. 

II coperchio era piano e non differiva dagli altri lati. L'interno era stato imbiancato con 
calce. Furono rinvenuti pochi resti dello scheletro : la testa era a destra e il defunto guar- 
dava così perfettamente l'occidente. Nessun oggetto di metallo. I vasi erano così disposti : 

Presso il braccio destro : 

1) Skyphos a v. n. (alt. 110 ; diam. 95). 
Presso il braccio sinistro : 

2) Piccola olla di terra grezza (alt. 165). 
Presso il ginocchio destro : 

3) Lekythos a fondo rosso con reticolato nero (alt. 56). 
Ai piedi del defunto : 

4) Ciotoletta v. n. (diam. 60 ; alt. 28) ; 

5) Altra ciotoletta simile (diam. 40 ; alt. 30) ; 

6) Piccola lekythos a vernice nera plumbea (alt, 80) ; 

7) Ciotoletta v. n. (diam. 1 10 ; alt. 45) ; 

8) Piccola lekane, senza coperchio, verniciata di nero nella parte superiore (alt. 80) ; 

9) Grossa ciotola v. n. plumbea, decorata nell'interno di una testina di Medusa, 
circondata da 5 palmette, da una corona di 7 anelli e da 4 ordini di raggi, tutto impresso 
(diam. 180, alt. 60). 

Tomba II. Aspetto simile alla precedente per forma e per dimensioni (2,20 X 
0,60 X0.60) veniva a trovarsi alla sua sinistra. Era alla profondità di m. 1,10 ( 3 ). 

(!) Adopero questo nome per comodità, benché sia evidentemente inesatto (Cfr. Walters, op. cit. 
T, pp. 1G4 e 176; fig. 33). 

( a ) Tali misure furono sempre prese nell'interno del cassone. 

( 3 ) Noto che questi dati di profondità non hanno grande valore rispetto alle tombe, perchè 
la superficie del suolo non solo non era piana ma assai irregolare. 



PONTICELLI — 262 — REGIONE I. 

Sullo scheletro furono rinvenuti : 
1-3) Tre fi buie tte di bronzo ; 
4-5) Due anellini di bronzo ; 

6) Una monetina di bronzo J$ Apollo coronato di alloro ^ Toro a volto umano 
e l'iscrizione IDN®I . Parmi attendibile l'ipotesi del Beloch che riavvicina il nome a una 
città Arinthe nominata da Ecateo e crede la moneta di comunità autonoma etnisca del 
III secolo (') ; 

Intorno al defunto : 

7) Lekythos con decorazione a reticolato nero e punti bianchi (alt. 60). 

8) Ciotola v. n. con impressi nel fondo nove labirinti senza ordine e raggi (diam. 
180; alt. 70); 

9) Ciotola v. n., con piede (diam. 90 ; alt. 62). 

10) Frammenti di specchio argentato. 

Tomba III. Come la precedente ; la pietra però nell'interno era lasciata grezza. 
Dimensioni 2,50 X 0,65 X 0,50. Direz. NE-SO. Vi fu rinvenuta la seguente suppellettile : 

1) Cuspide di lancia di ferro (lungh. 30); 

2) Olla di terra grezza (alt. 180) ; 

3) Skyphos v. n. (alt. 100) ; 

4-5) Piccolo boccaletto (alt. 75) e coppetta v. n. (diam. 35) ; 

6) Lekythos decorata con reticolato nero (alt. 75) ; 

7) Lekane di terra rossa (alt. 95). 

Tomba IV. Di forma simile alla precedente e anch'essa lasciata grezza nell'in- 
terno. Dimens. lungh. 2,20 ; largh. 0,65 ; alt. 0,62. Direz. N-S. Lo scheletro era splen- 
didamente conservato, tanto che il teschio è stato conservato con la suppellettile e tro- 
vasi al Museo di Napoli. Il defunto aveva la testa a sud adagiata sulla gota sinistra. 

All'altezza della mano destra : 

1) Lekythos a v. n. (alt. 90) ; 
Ai piedi del defunto : 

2) Kylix a v. n. (diam. 100) decorata di 4 stelle impresse ; 

3-9) Vasi a v. n. : ciotoletta (alt. 60); boccaletto (alt. 65); altra ciotoletta 
(diam. 40) ; ciotola (diam. 110) ; lekythos (alt. 110) ; skyphos (alt. 110) ; askos (alt. 110) ; 

10) Ciotola a v. n. (diam. 180 ; alt. 70), con impressi internamente un labirinto al 
centro e altri 8 intorno, collegati da festoni ; 

11) Lekane di terra grezza (alt. 95) ; 

12) Olla di terra grezza (alt. 290) ; 

Tomba V. La cassa di pietra, uguale alle precedenti, (1,45 X 0,60 X' 0,601 era 
perfettamente vuota di suppellettile. 

TombaVl. (fig. 6). Uguale alla precedente. Dimensioni: lungh. 2,15 ; largh. 0,54; 
alt. 0,53. Direzione NE-SO. La fotografia, da me presa subito dopo che la tomba era stata 

( l ) Beloch, Campanien, pag. 10 ; Carelli, T. 86, 2 ; Brit. Mus. Cai., Italia, pag. 127. Per un esemplare 
.trovato a Pompei, v. Von Duhn, in Bull. Inst. 1874, pag. 1CU segg. Altri esemplari ili Pompei: 
A. Sogliano, La Xenopoli preromana di Pompei, in Memorie della lì. Acead. di Arrh. Lelt. e P>. .1. di 
Napoli, li (1913), p. 209; M. Della Corte, in Not, scavi, 1910, p. 296. 



REGIONE I. 



— 2Q3 



PONTICELLI 



aperta, togliendo le due lastre del lato lungo sinistro, dà un'idea esatta della costruzione 
di questi sepolcri. Misurai la terra sopra la tomba, constatando che il coperchio era alla 
profondità di m. 4 precisi. 11 defunto aveva la testa a S-0 e era posato sulla guancia 
sinistra. 

Presso il braccio sinistro : 

1 ) Cuspide di lancia di ferro ; 
Ai piedi del defunto : 
2-3) Olla (alt. 180) di terra grezza sulla quale era, a guisa di coperchio una coppa 
a v. n. e riflessi argentei (alt. 70) con un labirinto centrale, circondato da 8 altri ; 




Fio. <5. 



4) Lekane di terra grezza (alt. 80) ; 

5-11) Vasi a v. n. : askos (alt. 105); orciolo (alt. 80); kylix (diam. 100); skyphos 
(alt. 110); due ciotolettc con piede (diam. 50); ciotola (diam. 110) con internamente, 
impressi, un circoletto centrale, circondato da 6 altri segni (3 circoletti e 3 palmette). 

Tomba VII. Uguale alle precedenti. Dimena: lungh. 2,10 ; largh. 0,62; al- 
tezza 0,80. Direzione N-S. Era a soli m. 2 % di profondità e veniva a trovarsi quasi sopra 
la tomba VI. Notevole la pietra che, anziché essere il solito tufo color bruno, era un tufo 
rossastro. I lati lunghi della cassa erano formati pure di lastre tutte d'un pezzo ( 1 ). Lo 
scheletro, intatto, era nella solita posizione, con la testa a . S e poggiata sulla guancia 
sinistra. Non si rinvenne nessuna suppellettile, tranne un semplice anellino di bronzo. 

Tomba Vili. Di forme uguali alle precedenti. Noto che queste casse venivano 
a formare veri sarcofagi. Le pareti della cassa erano fitte verticalmente nella terra attorno 



(*! Si vede ancora iti posto il lata destro nella fig. 'ì, sopra la tomba X I T I , clic è apparsa dopo la 
demolizione della tomba VI clic le era situata davanti. 



PONTICELLI — 264 — RICCIONE I. 



alle lastre che ne formavano il fondo. Il coperchio invece veniva naturalmente a pog- 
giare sulla sommità delle pareti stesse. 

Tale costruzione può ben vedersi nella fig. 6 e in quella 2, dove vediamo la tomba Vili 
già in parte distrutta, che è la prima a sinistra. Dimens. 2,13 X 0,60 X 0,64. La presente 
tomba fu rinvenuta a 10 ni. a sinistra della precedente ; ma al livello della tomba VI; 
a 4. m. quindi di profondità dall'attuale piano di campagna. Direzione N-S, la testa del 
defunto era a S. 

In bocca al teschio, che ne ebbe leggermente colorato di verde l'osso della mandibola: 




Fio. 7. 



1) Monetina di bronzo di Napoli. D Testa di Apollo ; 9 Parte anteriore del toro an- 
drocefalo e l'iscrizione [N]EOnOA [ITHN]. È un conio della seconda metà del IV sec. 
(Head, Hist. Numm., p. 34). 

Ai piedi del defunto : 

2) Olla di terra grezza con striature sulla parte superiore e tre protuberanze alt. 140); 

3) Vaso di forma ricordante la cosiddetta lekane, con anse verticali rudimentali 
(fig. 7). Di terra grezza, presenta una decorazione a onde marine stilizzate, nere supe- 
riormente e bianche al principio della pancia (circ. 42) ; 

4) Ciotola a v. n. argentea (diam. 130) con impressa una testina di Medusa al cen- 
tro e 5 anelli ovali ; 

5-7) Ciotoletta (diam. 90) : skyphos (diam. 80) e orciolo (diam. 70) a v. n. 
Tomba IX (*). Simile alla precedente (1,89 X 0,60 X 0,65) ; di pietra accura- 
tamente levigata all'esterno ; di più le lastre delle pareti nel punto di incontro non erano 
solamente giustaposte, come sulle tombe finora esplorate ; ma lavorate a sguincio in 
modo da formare una perfetta commessura. Direzione E-O. La tomba a m. 3 dal suolo 

(*) Vedi fig. 2; la 2» tomba dalla sinistra. 



KEGIONfc I. 



— 265 — 



PONTICELLI 



veniva a essere a destra della precedente. Fu trovata eoi coperchio franato e piena di 
terra. Tra questa trovate : 

1) Cuspide di lancia, di ferro, perfettamente conservata, (lungh. 340) ; 

2) Olla di terra grezza (alt. 200) ; 

3) Ciotoletta a v. n. (alt. 60) ; 

4) Lekythos con la decorazione a reticolato (alt. 100). 

TombaX. Del tipo comune. Dimcns. 2,20 X 0,56 X 0,50. A m. 1 ,40 di profondità, 
Vi furono rinvenuti soltanto i seguenti oggetti : 
1) Kylix a v. n. con impresse quattro mezze palmetto (diam. 100) ; 




Fio. 8. 



2) parte inferiore di uno skyphos a v. n. (diam. 70) ; 

3) Manico di utensile di ferro, non determinabile (lungh. 120). 

Tomba XI. Simile alle precedenti. Dim. 2,30 X 0,60 X 0,80. A ni. 3,40 di pro- 
fondità. 

Presso il teschio : 

1) Cuspide di lància di ferro (lungh. 250) (Fig. 8, a sinistra). 
Ai piedi del morto : 

2) Olla di terra grezza assai rastremata al basso (alt. 200) ; 

3) Lekythos con reticolato nero (alt. 90) ; 

4-6) Piatto (diam. 140) ; coppetta (diam. 60 con impressa una testina di Me- 
dusa); altra coppetta (diam. 40) a, v. n. ; 

7) Ciotola a vernice nera argentea con impresse nelFinterno 5 testine di Medusa 
(diam. 180); 

8) Altra ciotola più piccola con impresse 5 teste di leone (diam. 95) ; 

9) Lekane di terra grezza (alt. 90) ; 

10) Boccaletto verniciato superiormente in nero (alt. 80). 



PONTICELLI 



— 266 — 



ItliGrONE t. 



Tomba XII. Simile alla precedente e alla stessa profondità; ma la cassa è 
molto più larga del solito e meno lunga (1 ,9ó x 0,76 X 0,65). Direzione E. 0. (fig. 2 : 
la prima a destra). 

Non vi furono trovati vasi; ma solo una cuspide di lancia di ferro (lungh. 250) e uno 
strigile pure di ferro (lungh. 270). 

Tomba XIII. Delia solita forma e pietra e aHa stessa profondità delle due 
precedenti, (fig. 2 ; la seconda da destra). Trovata dopo la rimozione della tomba VI ; 
è venuta a trovarsi quasi sotto la VII. Dimens. 2,40 X 0,65 X 0,65. Direzione E-O. 




Fig. 9. 



A lato dello scheletro : 

1) Resti della lancia, che dovette esser lunga più di ni. 2. La cuspide di ferro è 
lunga 330 min ; il saurocter, pure di ferro, 75 ; 

2) Fibula di ferro ad arco : 
Ai piedi : 

3) Cratere e colonnette (cosidetta kelebe) di terra grezza (alt. 230) (fìgg 9, 3) ; 
4-6) Tre ciotole a v. n. argentea (diam. 170,100 e 110). Decorate all'interno 

con 4 palmette e 5 doppi festoni ovali ; una con grande spirale : 
7-8) Ciotola con piede a v. n. (diam. 70 e 40) ; 
0) Orciolo verniciato superiormente di nero (alt. 70) ; 

10) Skyphos a v. n. (alt. 110) ; 

11) Lekane a v. n. (alt. 80). 

Tomba XIV. Solita forma. Dimens. 2,20x0,60x0,65. Conteneva solo una 
lancia (cuspide lungh. 280) e uno strigile di ferro (lungh. circa 2501 (fi<r. 8, a sinistra e 
al centro). 



KEOIONE I. — 267 — PONTKEEtI 



T o ni b a X V. Solita forma, a m. 1,90 di profondità. Dimens. 1,90 X 0,60 X 0,60. 
Era perfettamente vuota di suppellettile. 

Tomba XVI. Come la precedente (1,90X0,60X0,60). A m. 3,50 di profondità. 
Presso la testa : 

1) Cuspide di lancia, di tipo lungo. 
Ai piedi : 

2) Anfora di terra grezza (alt. 200) (fig. 9, 4). 

Tomba XVII. Solita forma. Dimens. 2,20x0,60x0,65. Alla stessa pro- 
fondità della precedente. 

Conteneva solo un askos a v. n. e un bombylios, in frammenti. 




Fio. 10. 



Tomba XVI II. Solito tipo. (1,93 X 0,65 X 0,58). 

La tomba conteneva di suppellettile una monetina di Napoli del IV secolo. Vf Testa 
di Apollo con grande ricciolo. ^ Protome di toro androcefalo ('). 

Tomba XIX. Solito tipo. Direzione NNE-SSO; testa a S. S. O. Conteneva 
soltanto : 

Vaso di terra grezza (alt. 140 ; lungh. 520) con decorazione policroma. Al principio 
della pancia zona nera con tralcio di edera di colornaturale della terra. Al collo fascia rossa 
con palmette e linee verticali nere. Il coperchio con tralcio e decorazione a rosetta (fig. 10). 

Tomba XX. Solito tipo, a m. 3,20 di prof. (2,07 X 0,78 X 0,80). Direz. N-S; 
testa del defunto a S. 

Ai piedi : 

1) Orciolo di terra grezza, a forma panciuta (a. 0,24; circ. massima 620. (Fig. 9, 2) ; 

2) Uno skyphos a v. n. (alt.. 110) ; 

3) Uno strigile di ferro (lungh. 270). 

(*) Vedi E. Cabrici, Necropoli di età ellenistica ri Teano dei Sidicini, in Mori. Ani. JÀncei, XX H910), 
col. 88. 

Notizie Scavi 1922 — Voi. XIX. 35 



l'ONTICEJ-Ll 



268 — 



KEGIONE I. 



Tomba XXI. Stessa forma dolio prooorlonti : mancava però delle lastre nel 
fondo. Conteneva di suppellettile : 

1) Olla di terra grezza (alt. 160); 

2) Piccola lekythos decorata con reticolato (in frammenti) ; aveva nel fondo 
una polvere gialla, resto della sostanza contenuta. 

Tomba XXII. Solito tipo; tufo rossastro (1,95x0,60x0.65). A m. 2,75 
di profondità. Peifettamente pnva di suppellettile. 




Fio. 11, 



Tomba XXIII. Forma abitualo; a m. 3 di profondità. Dimens. : 2,20 X 0,60 
0,65. Ai piedi furono rinvenuti i seguenti vasi : 
1) Frammenti di alabastron di alabastro ; 

2-9). A vernice nera : 4 ciotole (diam. 180, 110, 60, 40), la prima delle quali col 
fondo rosso, nel quale sono incise, tra 4 file di raggi, 4 palmetto e 6 anelli ovali ; 1 kylix 
(diam. 105) decorata nel fondo con un cerchietto e intorno 1 palmetto impresse ; 1 askos 
(alt. 90), 1 boccaletto (alt. 80), 1 skyphos (alt. 115) ; 

10) Lekane verniciata di nero superiormente (alt. 90). 
Tomba XXIV. Solito tipo, a m. 1,50 di profondità (1,95 X 0,75 X 0,64). 
Presso il capo : 

1) Cuspide di lancia di ferro (lungh. 0,33) ; 

2) Strigile di ferro (lungh. 0,20). 



REGIONE I. 



2G9 



PONTICELLI 



All'altezza di una mano : 

3) Anellino di bronzo. 
Ai piedi : 

4) Olla di terra grezza (alt. 130). Conteneva gli scheletri di due uccellini ; 
6) Bomhylion a v. n. (alt. 85). 

Tomba XXV. Come le precedenti, a m. 1,50 di profondità (1,80X0,70x0,70). 
Ai piedi serano i seguenti vasi : 

1) Olla di terra grezza (alt. 1,40). 

2-3) Lekythos (alt 170) (fig. 9, 5) e skyphos (alt. 90) a y. n. 

4) Bomhylion (lungh. 130). 







Tomba XXVI. Solito tipo, a m. Ì.26 di profondità (diam. 2,20 X 0.60 X 0,64). 
Direzione N-S ; testa del defunto a S ; 
Presso il capo : 

1) Cuspide di lancia di ferro (lungh. 210) (fig. 11, «). 
Ai piedi : 

2) Anforisco con ansa sulla bocca, (alt. 250). Presenta da ogni lato una figura 
maschile ammantata. Lateralmente grandi palmette e viticci (fig. 11, «) con le caratteri- 
stiche, specialmente nelle foglie dentate della ceramica cumana ; 

3) Lekythos a f. r. di stile campano, con grande testa femminile (fig. 11,6) (alt, 100); 

4) Anfora di terra grezza (alt. 270) (fig. 11, e); 
6) Letame di terra grezza (alt. 110) (fig. 11 d); 

6) Ciotola a v. n. decorata nell'interno di 4 piccole palmette impresse (diam. 165) 

(fig- il, f); 

7) Boccaletto di terra rossa (alt. 90) (fig. IL e); 



PONTICELLI — 270 — REGIONE I. 

8) Kylix a v. n. decorata nel fondo di 4 mezze palmette (diam. 110) (fìg. 11. h) ; 

9) Skyphos a vernice rossastra (alt. 120) (fig. 11, i). 

Tomba XXVII. De) solito tipo (2,20 X0,70 X0,60). Alla profondità di m. 3. 
Presso il capo : 

1) Cuspide di lancia di ferro, lungh. 100 (fig. 12, f). 
Ai piedi : 

2) Boccaletto a v. n. (alt. 80) (fig. 12, a); 

3) Lekane di teira grezza (alt. 90) (fig. 12, b); 

4) Olla di terra grezza (alt. 200) (fig. 12 e) ; 

5) Skyphos a v. n. (alt. 110) (fig. 12, d) ; 

6) Ciotola a v. n. (diam. 100) (fig. 12, e) ; 

7) Ciotoletta con piede (a. 70) (fig. 12, g) ; 

8) Guttus caleno, con splendida vernice nero-plumbea. Presenta in rilievo una 
testa di Gorgone (diam. 100 ; alt. 90) (fig. 12, h) ; 

9Ì Ciotola a v. n. decorata nell'interno di una stella, circondata da 4 palmette, 
assai belle, incise, tra una serie di raggi (diam. 140) (fig. 12, i) ; 

(10) Kylix a v. n. (diam. 100) decorata da 3 palmette e 4 piccole spirali incise 
tra aureola di raggi (fig. 12, l). 

Tomba XXVIII. Solito tipo (2,20X0,60X0,65); a m. 1,25 di profondità; 
Vuota di suppellettile. 

Tomba XXIX. SoKto tipo (2,20 X 0,70 X 0,65) ; a m. 1,50 di profondità. Pure 
vuota. 

Tomba XXX. Della solita forma e materiale. (2,20 X 0,70 X 0,74) ; a m. 3,50 
di profondità. La tomba rovinò per franamento della parete 
di sterro. Si poterono ricuperare : 

1) Statuina di terra cotta, di giovane alato nudo con 
clamide dietro il corpo, rappresentante forse Thanatos (alt. 140) 
(fig- 13) 0; 

2— 3> Frammenti di kylix e di coppa a v. n. 
Tomba XXXI. Solito tipo (1,80X0,65X0,70). A 
m. 3,50 di profondità. Con teneva il solo scheletro. 

Tomba XXXII. Come le precedenti (2,1 5x0,59X0,60) 
pure alle profondità di m. 3,50. 

Vi si raccolsero i seguenti oggetti: 
1) Anellino di bronzo (frammenti); 
^ 2-8) Vasi a v. n. lekane (alt. 80) ; skyphos (alt. 105) ; 

askos (alt. 110); boccaletto (alt. 90); ciotoletta con piede 
p I0 13 (alt. 50) ; ciotoletta di color rossastro (alt. 45) ; ciotola 

(diam. 110Ì ; 

9) Ciotola (diam 165) adorna nell'interno di un labirinto impresso nel mezzo e 
circondato da 7 palmette ; assai bella ; 

10) Olla di terra grezza, di forma panciuta (alt. 230). 

( l ) Win ter, A ut. Terrak, II, pag. 249, n. 10 (<li provenienza italiana). 




REGIONE I. 



— 271 



PONTICELLI 



Tomba XXXIII. Solito tipo. A m.3,50 di profondità. Dimensioni: 2,28X0,65 
X 0,60. • 

Presso lo scheletro : 
1) Anello di argento (diam. 16) con scarabeo di corniola (9 X 6) che porta la rappre- 
sentazione di un'idra dal corpo leonino con tre teste in atto minaccioso. La coda del mo- 
stro è disposta ad arco sul corpo. E un'opera piuttosto rozza, di arte italica, lavorata 
col sistema di incisioni circolari ricavata col trapano ; detto lavoro a globulo di tipo comune 
in Etruria e nell'Italia meridionale, in tombe del IV-III sec. a. C. ; 




Via. 14. 



2) Anello di argento con incisa nel castone una colomba in volo ; 

3) Moneta corrosa di Napoli, con la testa di Apollo ; 
Ai piedi (fig. 14): 

4) Olla di terra grezza (alt. 280) ; 

5-14) vasi a v. n. : skyphos (alt. 120) ; kylix (diam. 105) ; piatto (diam. 155 deco- 
rato nel centro di una testina di Medusa e 6 palmette) ; ciotola con piede (diam. 90); altra 
ciotola con piede (diam. 55); boccaletto (alt. 70); olletta ansata con coperchio (alt. 80); 
piattino (diam. 40) ; lekythos con la pancia schiacciata (alt. 145) ; ciotola (diam. 150) 
decorata anch'essa nel centro di una testina di Medusa tra sei palmette ; 

15) Lekythos decorata a reticolato (alt. 90). 
T o ni b a XXX IV. Stessa forma delle precedenti (2,10 X 0,60 X 0,60) ; a m. 1,50 
di profondità, 



PONTICELLI — 272 — REGIONE I. 

Conteneva insieme ad alcuni frammenti indeterminabili di vasi a v. n. : 
1) Stamnos di terra grezza (alt. 210) (fìgg. 9, 1) ; 
2-3) Due coppe a v. n. su piede (diam. 55 e 45) ; 

Tomba XXXV. Solito tipo (1,75 X 0,60 X 0,70) ; a m. 3 di profondità. Conte- 
neva il solo scheletro. 

Tomba -XXXVI. Stessa forma; il tufo di qualità rossastra (2,15 X 0,65 X 0,80), 
a m. 3 di prodondità. Conteneva solo due bombylioi di terra grezza, uno (lungh. 180) 
con fasce nere ; l'altro frammentato. 

Tomba XXXVII. Solito tipo (2,20 X 0,65 X0,55); a m. 3,50 di profondità. 

A fianco : 

1) Cuspide di lancia di ferro (lungh. 340). 
Ai piedi : 

2) Olla di terra grezza, raccolta in frammenti ; 

3) Kylixa v. n. (diam. 105) con dipinto nell'interno un tralcio bianco di foglie e 
bacche fi 'edera ; 

4-6) Ciotola (diam. 110) ; ciotoletta (diam. 50) ; boccaletto (diam. 80) a v. n. ; 
7) Lekane di terra grezza (diam. 80). 

Tomba XXXVIII. Questa tomba dall'aspetto e dalla costruzione identica alle 
altre (2,00 X 0,50 X.0,40), alla profondità di m. 3,50, è stata rinvenuta senza tracce di 
scheletro e divisa in due parti da una lastra di pietra disposta un po' obliquamente quasi 
a metà lunghezza dalla tomba stessa. 

Tomba XXXIX. Solito tipo; tufo rosso (2,10x0,65x0,80); profondità: 
m. 3. Conteneva il solo scheletro. 

Tomba XL. Identica alla precedente, sotto la quale precisamente fu rinve- 
nuta ; profondità m. 4. Dimensioni : 1,82 X 0,66 X 0,66. 

Presso la bocca del defunto il solito vaì'lov: 

1) Monetina di bronzo indecifrabile ; 
Al lato: 

2) Cuspide di lancia di ferro (lungh. 380). 
Ai piedi: 

3) Olla di terra grezza (alt. 180). 

Tomba XL). Solito tipo (2,00 X 0,65 X 0,70) ; alla profondità di m. 2,80. 
Ai lati del defunto : 

1) Cuspide di lancia di ferro (lungh. 380) ; 

2) Striglie di ferro (lungh. 290). 
Ai piedi : 

3-4) Olla (diam. 190) e bombylion di terra grezza. 

Tomba XLI1. La cassa di questa tomba, trovata a m. 2,80 di profondità, pur 
essendo del tipo delle precedenti, presentava la singolarità di terminare superiormente 
con una cornice. Dimena. 2,09 X 0,70 X 0,70. Il cornicione a destra misurava 1 ,09 X 1 ,00 ; 
quello a sinistra m. 1,25 X 0,84. 

Il defunto riposava su un lettino di calce e aveva vicino : 

1) Strigile, con impresse sul metallo le tracce del vestito di lana (lungh. 280); 

2) Oinochoe (alt. 210). 



REGIONE 1. — 273 — PONTICELLI 

Tomba XLIIL Tipo comune (2,00 X 0,58 X 0,75), trovata a m. 3,60 di pro- 
fondità. Conteneva soltanto presso lo scheletro : 

1) Moneta di Napoli 1? Apollo, IJ protorae di Acheloo: 

2) Fibule di ferro ad arco ; 

3) Anello di bronzo, (tra le ossa della mano sinistra). 

Tomba XI, IV. Solito tipo (2,20 X 0,70 X 0,70) a m. 3,60 di profondità, Con- 
teneva soltanto un'olla di terra grezza (a. 160). 

Tomba XLV. Solito tipo (2,00 X 0,60 X 0,60) ; a m. 1,60 di profondità. Il tufo 
della parete destra era giallastro; quello della parete sinistra invece rossastro. Conteneva 
il solo scheletro. 

Tomba XI, VI. Sempre del solito tipo (2,20 X 0,50 X 0,60), trovata alle prò - 
fondita di m. 3,50. 

A fianco del defunto : 
I ) Frammenti di strigile di ferro ; 

2) Fibula di ferro con anellino di bronzo ; 

3) Anellino di bronzo. 
Ai piedi : 

4) Olla di terra grezza, con tracce di pittura sul collo (alt. 310). 

5-14) Vasi a v. n. : lekythos baccellata (alt. 60) ; lekythos panciuta (alt. 140) ; 
skyphos (alt. 110) ; askos (alt. 115) ; kylix (alt. 100) con incise nell'interno testina di 
Medusa e sei palmette; ciotola (diam. 150) con impressi un labirinto circondato da 7 altri, 
riuniti da festoncino ; coppa con piede (alt. 70) ; lekane (alt. 1 10) ; piattino (diam. 40). 
Tomba XLV II. Solito tipo (2,20 X 0.65 X 0,56). A m. 3,50 di profondità. 
Presso la bocca : ♦ 

1) Moneta assai corrosa che pare di Napoli del IV-1II secolo. 
Al fianco : 

2) Cuspide di lancia di ferro ; 
Ai piedi : 

3) Lekane di terra grezza (alt. 86) ; 

4) Vasi a v. n. : askos (alt. 110): ciotola (diam. 105); ciotola con piede (alt. 55); 
grande ciotola con impressi nell'interno un labirinto, circondato da 8 stelle, tutto com- 
preso in una corona di 8 anelli ovali : kylix con stella e quattro palmette ; altra ciotola 
(diam. 105). 

Tbmb a X L V 1 1 1. Come le precedenti ; tufo rosso (2,10 X 0,60 X 0,65) ; a m. 2,80 
di profondità. Conteneva due bombylioi soltanto in frammenti. Sopra il coperchio era 
stato seppellito un altro defunto, in epoca certo posteriore. 

Tomba XLIX. Solito tipo. (2,20 X 0,65 X 0.65) a m. 3 di profondità. Furono 
rinvenuti : 

Sul petto del defunto : 

1) Fibuletta di ferro ; 
Presso una mano : 

2) Anellino di bronzo ; 

3) Monetina corrosa, che pare di Napoli. 



1-ONTlClCT.Ll — 274 — UECìlONF. 1. 



Ai piedi : 

4) Kylix verniciata di nero argenteo con impresso sul centro, tra ornati una mo- 
neta con la testa di Kore. (diam. 130). È un bellissimo esemplare di quelle caratteristiche 
coppe che furono ch'amate « di Arethusa » nel centro delle quali fu posto il calco dei 
decagrammi di Siracusa, opera di Euainetos, della fine del V secolo a. C. Riconosciuta 
dallo Evans e dal Duhn (*) la sicurezza che furono adoperati veri e propri calchi delle 
monete, calchi che per le successive fasi di lavorazione vennero a impiccolirsi, ne venne 
la conclusione che in questi finissimi prodotti ceramici, come del resto mostrano la 
forma e la vernice, furono imitati vasi di argento, nel centro dei quali erano veramente 
incastrate le monete ( 2 ). E il fabbricante italiano di questa classe di kylikes di terracotta 
dovette possedere una di quelle monete già rare ai suoi tempi, da lui apprezzata 
per la sua singolare bellezza. Coppe simili furono rinvenute a Teano ( s ), a Cunla (*) 
e in altre città dell'Italia centrale e meridionale ( 5 ); ma il luogo di fabbricazione 
dovette essere Capua e la data deve porsi intorno alla metà del III secolo avanti Cristo ; 

5-13) Vasi a v. n. ; lekythos (diam. 70) ; askos (diam. 100); ciotola (alt. 105); 
skyphos (alt. 105} ; boccaletto (alt. 75) ; ciotole (alt. 60 e 40) ; ciotola con impressa figura 
incerta al centro, circondata da 6 palmette e 7 doppi festoni: lekane (alt. 110); 

14) Olla di terra grezza in frammenti (alt. 110). 
Tomba L. Solito tipo, tufo rosso : a m. 3 di profondità. Dimens. : 2,00 X 0,50 
X 0,58. 

Rinvenuti ai piedi dello scheletro (fig. 15): 

1) Maschera fittile di aspetto tragico (largh. 100» ; 

2) Altra maschera fittile di aspetto comico (largii. 90) (•) : 
3-4) Due.bombylioi fusiformi (largh. 140 e 40). 

Tomba LI. Uguale alle precedenti (2.10 X 0,67 X 0,60); a.m. 4 di profondità. 
Tufo giallastro. 

In bocca al defunto : 

1) Moneta indecifrabile. 
Ai piedi : 

2-3) Olle di terra grezza (alt. 290 e 160) : 

(') A. Evans, Syracusan medellions and iheir engraves in the Ughi of recent finds, in Numismoiic 
Chronicle, 1891, pag. 113 segg. 

(*) Cfr. la patera di Rcnnes al Cabinet des Médailles di Parigi: una kylix del tipo, di argento 
fu trovata nella Russia meridionale ed è della prima metà del 111 secolo (Antiguités di' Bnsnhore eim- 
rnérien, tav. 38, 6, 6). 

(*) E. Gabriel, Necropoli di Teano cit, fig. 16. 

(*) Xotirie degli Scavi, 1883 profilo tav. V, 63; riproduzione del calco in (iabrici, op. cit., fig. 28; 
id., Cuma, tav. CVII, 6. 

(*) Vedine l'elenco nel Pagenstecber, Celenische Reliefkeramik, 1909, pag. 16 segg. ; Una bella 
tavola dell'esemplare già Campana, ora del Louvre (n. 285) fu data da Th. Reinach nella Revae Archéo- 
ìogique, 1894, tav. IX. Cfr. Walters, op. cit., tav. XLVIII, 4. 

(•) Queste maschere fittili di tipo teatrale si trovano numerose anche nelle tombe etnische 
a camera del III secolo, dove erano appese alle pareti. Si suppongono di importazione dalla Cam- 
pania (Clr. il mio recente scritto in Ausonia, X, 1921: Cratere etrusco del Museo di Trieste, 
p. 18 segg. dell'estr.). 



REGIONE I. — 275 — PONTICELLI 

4-7) Ciotola (diam. 140); kylix (diam. 90) ; boccaletto (alt. 85) e altra ciotola (diam. 
110) a v. n. ; 

8) Kylix a vernice rossastra (diam. 70) ; 
9-10) Skyphos v. n. (alt. 80) con entro un boccaletto. 
Tomba L IL Solito tipo (1,80 X 0,62 X 0,70) alla profondità di m. 3,30. 
Conteneva di suppellettile solo un'anfora di terra grezza (alt. 170) e un vasetto a 
v. n. (alt. 65). 

Queste le tombe a cassa, di forma piana, rinvenute finché io sorvegliai lo scavo a Napoli : 
dopo la mia partenza furono trovate : 

Tomba LUI. Solito tipo ; di tufo rosso (2,09 X 0,60 X 0,75) a m. 2,80 di 
profondità. Non vi fu fatto alcun rinvenimento. 




Fio. 15. 

Tomba LIV. Solito tipo. Tufo di varia colorazione (2,12 X 0,68 X 0,80) ; alla 
profondità di m. 2,30. Conteneva il solo scheletro. 

Tomba LV. Tipo normale (1,96 X 0,60 X 0,60); a ni. 3,50 di profondità. 

Ai piedi dello scheletro era una sola oinochoe in terracotta grezza. 

TombaLVI. Solito tipo (2,20 X 0,60 X 0,65) ; a m. 3,60 di profondità. Ai piedi 
dello scheletro furono rinvenuti : 

1) Olla in terracotta grezza (alt. 300) ; 

2-9) Vasi a v. n. : skyphos (alt. 105) ; askos (alt. 90) ; boccaletto (alt. 90) ; due 
ciotole (diam. 115 e 155) ; due coppe con piede (diam. 65 e 47) lekane (alt. 90); 

10) Kylix a v. n. ornata internamente di foglioline di edera e bacche, di color bianco. 

Tomba LVII. Come le precedenti; ma di tufo rosso (1,88 X 0,76 X 0,90); 
a m. 2,80 di profondità. 

Il defunto aveva la testa dalla parte occidentale, in modo opposto a tutte le altre 
tombe e a destra aveva uno strigile di ferro (lungh. 210) sul quale restano tracce della 
stoffa della quale era vestito il defunto. 

Notizie Scavi 1922 — Voi. XIX. 3*1 



PONTICELLI 27G — KLGlONK 1. 



Tomba LV II T. Solito tipo : tufo giallo (2,20 X 0,60 X 0,60) ; alla profondità 
di m. 3,25 ; il fondo, forse per cedimento del terreno, appariva più basso di tre centi- 
metri sotto la testa del defunto. 

Questi aveva a destra, all'altezza delle spalle : 
1^ Frammenti di cuspide di lancia di ferro. 
Ai piedi : 
2) Lekane in terracotta grezza, alt. in. 0,1.8 ; 

3-8) Vasi a v. n. : skyphos (alt. 107) ; grande ciotola in frammenti ; ciotola 
(diam. 120); askos (alt. 110); lekane (alt. 80); kylix (diam. 105) adorna al centro di 
una testina di Medusa circondata da una ornamentazione a pai mette ; 

9) Lekythos in terra rossa (alt. 11.0) ; 

10) Boccaletto verniciato di nero nella parte superiore (alt. 70). 

Tomba LIX. Dello stesso tipo (1,80 X 0,63 X 0,65); alla profondità, di m. 3,50. 
Al Iato sinistro dello scheletro erano : 

1 ) Piccola olla di terra grezza (alt. 140) ; 

2-3) Due coppette con piede a v. n. (diam. 65 e 70) ; 

4) Lekythos con ornamentazione a reticolato (alt. 95). 
Tomba L X. Solito tipo (2,20 X 0,60 X 0,65): a ni. 3,50 di profondità. All'al- 
tezza della spalla destra : 

1) Cuspide di lancia di ferro (lungh. 160). 
Ai piedi : 

2) Grande olla di terra grezza (alt. 310) ; 

3) Ciotola a v. n. con impressi all'interno una testina di Medusa al centro, con 

4 palmette intorno (diam. 190) ; 

4) Piatto a v. n. con la testina di Medusa circondata da 7 palmette (diam. 150); 

5) Kylix a v. n. (diam. 95) con al centro 5 palmette impresse ; 

6-10) vasi a v. n. ; due coppe con piede (alt. 95 e 60) ; skyphos (alt. 90) ; lekane 
(alt. 100) ; askos (alt. 105). 

Tomba LXI. Del tipo abituale (2,20 X 0,60 X 0,60) ; profondità m. 3,50. Lo 
scheletro aveva sul petto : 

1) Fibula di ferro, in frammenti ; 
Ai piedi : 

2) Olla in terra grezza, in frammenti; 

3-10) Vasi a v. n. : skyphos (alt. 110); askos (alt. 110) lekythos (alt. 105); piatto 
(diam. 160) ; tre coppette con piede (diam. 100 ; 55 e 45) coppa (in frammenti); 

11) Lekythos decorata a reticolato nero (alt. 90) ; ...... 

12) Ciotoletta in terra rossa (diam. 45); 

13) Kylix a v. n. con nell'interno impressa una testina di Medusa circondata da 

5 palmette (diàm. 100) ; 

14) boccaletto verniciato di nero nella parte superiore (alt. 80). 

Tomba L X I L Solito tipo ; tufo rosso (2,00 X 0,60 X 0,86); a m. 1,40 di profon- 
dità, conteneva il solo scheletro. 



REGIONE I. — 277 — 



PONTICELLI 



Tomba LXIII. Solito tipo (2,32 X 0,60 X 0,60) : profondità di m. 5,50. Lo sche- 
letro aveva : 

Alla mano sinistra : 

1) Anello di argento con scarabeo rappresentante un Erote con palma ; 

2) Anello pure d'argento con castone su cui è un'immagine di difficile compren- 
sione, (fulmine ?) ; 

3-4) Anellini di bronzo. 
Alle spalle, e sul corpo ; 

5) Fibuletta d'argento : 

6) Fibula di bronzo con manico d'osso, e grossa costola ; 
4) Frammento d'una fibuletta di bronzo ; 

8) Piccolissime tracce d'oro. 





. . Fig. 16. 

Tomi) a LX1V. Come le precedenti (1,85x0,63x0,75), alla profondità di 
m. 5. 

Alla mano sinistra lo scheletro aveva un anello di bronzo ; al lato destro una leky- 
thos con decorazione a reticolato (alt. 100). 

Tomba LXV. Del tipo abituale (2,20 X 0.62 X 0,62) : alla profondità di m. 5,40. 
Lo scheletro era ottimamente conservato e era cinto alla vita da : 
1Ì Cinturone di bronzo, foderato internamente di cuoio e con grappe di chiusura, 
chiodetti all'orlo, e tre paia di fori per poterlo adattare a differenti corporature. La 
chiusura era sul fianco destro del defunto. In corrispondenza di esso, tanto sul fondo 
della tomba, quanto d;il lato sinistro era stato praticato un incavo nella pietra. Di tipo 
caratteristico dell'armatura italica del IV-III secolo (fig. 16) ('). 
A sinistra : 

Cuspide di lancia in ferro. 
Sul petto : 

Frammento di una fibula e di altri oggetti di bronzo. 
Tomba LXVI. Solito tipo (2,44 X 0,73 X 0,66) a m. 5,20 di profondità. Ster- 
ratala conteneva il solo scheletro con una cuspide di lancia, (lungh. 300). 

(*) Esemplari di cinturoni simili furono rinvenuti in tombe della necropoli sannitica di 
Cuma (v. Gabrici, Cumii, II, col. 617, 650, 713; fig. 223, 231). 



PONTICELLI — 278 — REGIONE I. 

Tomba LXVII. Delle forme e del tufo delle precedenti (1,28X0,48X0,47). 
Prof. m. 4. Conteneva solo le ossa di un giovanetto. 

Tomba L XVI II. Solito tipo (2,38x0,55x0,60); a m. 4,40 di profondità. 
Ai piedi dello scheletro furono rinvenuti : 

1) Olla di terra grezza, in frammenti; 

2) Skyphos di terra alt. 108 ; 

3-6) Lekane (alt. 75) ; lekythos panciuta (alt. 80) ; due coppette con piede 
(diam. 70 e 45) verniciate di nero ; 

7) Boccaletto a v. n. nella parte superiore (alt. 801 ; 

8) Ciotola a v. n. decorata all'interno di palmette impresse collegate da doppio 
festone (diam. 1 85) ; 

9) Altra ciotola a v. n. decorata al centro di una testina muliebre (Gorgone ?) con 
6 palmette all'intorno (diam. 135). 

Tomba LXIX. Solito tipo (2,15 X 0,56 X 0,80) ; a m. 4,10 di profondità. Con- 
teneva il solo scheletro. 

Tomba LXX. Solito tipo (2,29x0,63x0,65); a m. 4,50 di profondità. Lo 
scheletro portava presso la mano sinistra : 

1) Anellino di bronzo; 
Sul petto : 

2) Frammentini di fìbula di ferro ; 
Al fianco destro : 

3) Lekythos panciuta di terracotta., verniciata in parte di nero (alt. 108). 
Ai piedi : 

4) Olla di terracotta grezza (alt. 260) ; 

5) Lekane pure di terra grezza (alt. 100) ; 

6-11) Vasi a v. n. : skyphos (alt. 105); askos (a't. 1101; kylix (diam. HO) ; cio- 
tola (diam. 115); due coppette con piede (diam. 65 e 43); 

12) Ciotola a v. n. (diam. 180) ornata internamente di un concatenamento di 
festoni a anello, impresso ; 

13) Boccaletto verniciato di nero nella parte superiore (alt. 80). 

Tomba LXXI. Come la precedente; ma il tufo di color rosso (1,92X0,54 
X 0,765) ; alla profondità di m. 3,75. 

A destra dello scheletro ; presso il capo ; 

1) Cuspide di lancia di ferro, in frammento ; 
All'altezza dell'anca: 

2) Frammento di strigile di ferro. 

Tomba L XXII. Solito tipo (1,90X0,60X0,80) di tufo rosso; a m. 1,34 di 
profondità. Conteneva il solo scheletro. 

T o m b a LXXIII. Come le precedenti : (2,18 X 0,62 X 0,71) alla prof, di m. 4,50. 
Al lato destro dello scheletro : 

1) Cuspide di lancia in frammenti. 
Ai piedi : 
2-6) A vernice nera: skyphos (alt. 105); ciotola (diam. 175)- altra ciotola (diam. 
115)- coppetta con piede (diam. 70)- askos (alt. 115); 



REGIONE I. — 279 PONTICELLI 

7-8) Lekane (alt. 90) e boccalctto (alt. 73) verniciati di nero nella parte superiore ; 

9) Lekythos con decorazione a reticolato nero (alt. 82). 

Tomba LXXIV. Solito tipo (1,44x0,62 X0,52). Alla profondità di m. 5,40. 

Presso la testa del defunto era una lekythos con decorazione a reticolato, in frammenti: 

Tomba LXXV. Solito tipo (2,20x0,60x0,60); alla profondità di m. 4,47 

A destra dello scheletro, all'altezza della testa : 

1) Cuspide di lancia di ferro. 
Ai piedi : 

2) Olla in terra grezza (alt. 290); 

3) Lekane pure di terra grezza (alt. 70) ; 

4-10) Vasi a v. n.: skyphos (alt. 105); askos (alt. 110); lekythos (alt. 55); cio- 
tola (diam. 115); coppa con piede (diam. 70); altra ciotoletta (diam. 40); kylix ornata 
internamente di una testina di Medusa impressa, circondata da palmette (diam. 105); 
11) Boccalctto verniciato di nero nella parte superiore (alt. 70). 
Tomba LXXVI. Uguale alle precedenti (190x0.63x0,85 circa). Mancava 
delle lastre del fondo. Alla profondità di m. 4,26. 
Al lato sinistro dello scheletro: 

1) Bombylios di terra cotta rossa (alt. 150,). 
Al lato destro : 

2) Altro bombylios in frammenti; 

3-4) Altri bombylioi rotti sul collo (lungh. 105 e 130"); 

5) Frammento di coltello di ferro. 
TombaLXXVII. Solito tipo (2,315 X 0,615 X 0,62); alla profondità di m. 3,44. 
Ai piedi del defunto mancava la lastra di fondo. 
Presso la spalla destra dello scheletro : 

1) Fibula di ferro con impronta della stoffa. 
Sul corpo : 

2-3) frammento altra fibuletta di ferro pure portante tracce della stoffa. 
Al lato destro : 

4) Lekythos con decorazione a reticolato (alt. 90); 
Presso la testa : 

5) Cosiddetto peso di terracotta (alt. 60). 
Ai piedi : 

6) Piccolo cratere a campana a f. r. di stile cumano : 

.4) Tre figure sedute : una Menade in mezzo con una corona, tra due satiri, uno 
con tirso e un altro con acerra con frutta e appoggiato al tirso (fig. 17). 
B) 3 giovani avvolti nel mantello, procedenti verso sinistra. 
Decorazione di foglie di ulivo ; 

7) Skyphos (a. 115) a v. n. ornato superiormente, all'esterno da un lato di foglie 
d'edera dipinte in bianco e dall'altro un festone di ovuli e foglie d'edera ; 

8) Lekane di terra grezza (alt. 80) ; 

9-14) Vasi a v. n. : skyphos (alt, 110) : altro skyphos (alt. 105); coppa con inter- 
namente : al centro decorazione impressa di un meandro circondato da doppi festoni a 



PONTICELLI 280 REGIONE I. 

anello (diam. 180) ; piccola coppa con piede (diam. 45) ; kylix (diam. 105) ; guttus 
(diam. 115) ; 

15) Boccaletto verniciato di nero sulla parte superiore (alt. 80). 
Tomba LXXVIII. Solito tipo (2,25 X 0,65 *X 0,60); a m. 4,58 di profondità. 
Il lastrone che formava il fondo era lungo m. 0,87 e quindi mancava della parte dei piedi 
del defunto. 



Fio. 17. 



Furono rinvenuti : alla mano sinistra : 

1) Anellino di bronzo. 
Sul petto : 

2) Fibuletta di bronzo. 
Ai piedi : 

3) Lekanis con coperchio ornato superiormente di 2 cigni con serpentelli dipinti 
di rosso, tra palmette (diam. 140); 

4) Olletta con decorazione di onde marine stilizzate (alt. 75) ; 

5-9) Vasi a v. n. : skyphos (alt. 115) ; lekythos (alt. 80) ; due ciotole (diam. 175 
e 165); piatto (diam. 150). 

Tomba LXXIX. Come le precedenti; il tufo di color cenerognolo (2,00X0,55 
X 0,84) ; a m. 3,16 di profondità : Mancava delle lastre del fondo. 

Al lato destro dello scheletro, presso la mano, con punta in basso : 
1) Coltello di ferro (lungh. 160). 



REGIONE 1. — 281 — MONTICELLI 

Presso la punta del coltello : 

2) Lekythos con decorazione a reticolato (alt. 100). 
Presso il manico del coltello stesso : 

3) Bombyìios di terra rossa (alt. 85). 
Sul petto : 

4) Anellino di bronzo : 

5) Frammento di fibuletta, con tracce della stoffa del vestito. 

Tomba LXXX. Solito tipo (1,90 X 0,60 X 0,75) ; alla profondità di m. 4,12; 
senza pietra nel fondo. Di tufo rosso, tranne il coperchio di color giallognolo. 
Al lato sinistro dello scheletro, all'altezza della spalla : 

1) Strigile di ferro, con impronta della stoffa; 

2) Cuspide di lancia di ferro, lungh. 450. 

Tomba L X X X I. Come la precedente : ma tutta di tufo giallognolo (2,15 X 0,66 
X 0,56), alla profondità di m. 4,26. La pietra del fondo mancava per circa 70 cm. in cor- 
rispondenza dei piedi del defunto. 

Lì si sono trovati : 

1) Olla grezza di terra cotta, (alt. 250); 

2) Lekanc pura di terra grezza (alt. 0,08) ; 

2) Lekythos con ornamentazione a reticolato (a.lt 70) ; 

4-10> Vasi a v. n. : skyphos (alt. 1 15) ; askos (alt. 110) ; kylix (diam. 100) ; cio- 
tola (diem. 170); coppa con piede (diam. 115); due ciotolette (diam. 65 e 50). 
11) Boccaletto verniciato di nero nella parte superiore (alt. 75). 
Tomba LXXX IL Come le precedente; senza pietre del fondo (2,10X0,60 
X 0,62) a m. 4,8 di profondità. 
Ai piedi del defunto : 

1) Olletta di terra grezza (alt. 150); 

2) Kylix a v. n. (diam. 100) ; 

3) Lekythos a v. n. (alt. 725) ; 

4) Boccaletto verniciato nero nella parte super, (alt. 77) ; 

5) Bombyìios con righe rosse (alt. 75). 

Tomba LXXX III. Solito tipo (1,82 X 0,56X0,56); a m. 3,50 di profondità. 
Sul petto del defunto : 

1) Fibuletta di bronzo. 
Alla sua mano sinistra : 

2) Anellino di bronzo. 
Presso il fianco destro : 

3) Cotoletta a v. n. (diam. 70). 
Ai piedi : 

4-5) Frammenti di olla e lekane di terra grezza; 

6) Skyphos v. n. (alt. 110). 

Tomba LXXXIV. Solito tipo (2,10 X 0,60x0,62); alla profondità di m. 4,20. 
Sulla parte sinistra del petto del defunto: 
1) Frammento di fìbula. t 



ponticelli — 282 — hJìgione i. 

Ai piedi : 

2) Olla di terra grezza (alt. 170) ; 

3) Lekane pure di terra grezza (alt. 80) ; 

4-7) Vasi a v. n. : skyphos (alt. 105) ; ciotola (diam. 180) ; ciotoletta (diam. 60) ; 
coppa con piede (diam. 100). 

Tomba L XXXV. Come le precedenti di tufo rosso (2,30 X 0,60 X 1,08) ; prof, 
m. 0,61. Conteneva il solo scheletro rivolto però con la testa a nord-est. 

Tomba L XXXVI. Solito tipo (2,18 X 0,62 X 0,60); profondità di m. 4,72. 

Lo scheletro aveva ai piedi : 

1) Olla di terra grezza (alt. 160); 

2) Lekane di terra rossa (alt. 105) ; 

3-8) Vasi a v. n. : skyphos (alt. 110) ; lekythos panciuta (alt. 1 Oó) ; due ciotole 
(diam. 185 e 120); coppa con piede (diam. 70) kylix (diam. 100); 
9) Boccaletto a v. n. superiormente (alt. 70). 
Tomba L XX XV IL Solito tipo (1,35x0,42x0,41); senza lastre sul fondo; 
alla profondità di m. 3,85. 

Lo scheletro di fanciullo, lungo 1 ni. e con 24 denti, aveva al collo una collana di 
filo di bronzo ricurvo, e ai piedi : 

2) Olpe di terra grezza (alt. 95); 

3) Piccola ciotola a v. n. (diam. 65). 

Tomba L XXXVIII. Con la precedente, anch'essa senza fondo (1,71 X 0,70 X 
0,78). Profondità : m. 4,32. Orientata da NO a S.E aveva lo scheletro conservatissimo 
con la testa a S. E. e il capo, come normalmente in questa necropoli, poggiato sulla 
guancia sinistra. 

All'altezza dell'avambraccio aveva una cuspide di lancia, lunga 190 e del resto 
nessun altra suppellettile : 

Tomba LXXXIX. Solito tipo (2,08x0,65x0,59); alla profondità di m. 4,22. 
Anche in essa orientata come la precedente, lo scheletro, perfettamente conservato aveva 
la testa a S. E. e poggiava sulla gota sinistra. 

A destra del capo : 

1) cuspide di lancia di ferro, lungh. 300. 
Ai piedi : 

2) Olla di terra grezza (alt. 190) ; 

3) Guttus a v. n. con testa di Medusa a rilievo (alt. 90) ; 

4) Boccaletto verniciato di nero, nella parte superiore (alt. 80) ; 

5-10) Vasi a v. n. : kylix (diam. 105) ; lekythos panciuta (alt. 70) ; tre ciotole 
(diam. 135, 75 e 60) ; una coppa con piede (diam. 1 10). 

A queste 89 tombe se ne devono aggiungere 5 altre, 2 presso la LIT, 1 presso la LXXI 
e 2 presso la LXXXV, delle quali, essendo andate troppo presto distrutte nello scavo 
con macchine escavatrici, non fu possibile fare un esatto studio o raccogliere oggetti. 
Poi già dicemmo che al principio dello scavo ne fu distrutto un numero imprecisabile 
ad alcune delle quali appartennero gli oggetti sequestrati e elencati al principio di 
questa relazione. 



REGIONE I. — 283 — 



PONTICELLI 



Possiamo quindi calcolare che nella breve zona esplorata le tombe di questo tipo 
superassero il centinaio. 

Ma, prima di riassumere le loro caratteristiche, occorre ricordare che queste tombe 
non furono le sole rinvenute. 

Furono accertate : 

I. A inumazione : 

1) Due tombe, una presso la tomba LXIII e una presso la LX, in cui lo scheletro 
giaceva sulla terra o, come nel primo caso, su un letto di calce e sopra v'era una coper- 
tura di pietra fatta dei soliti lastroni di tufo. Le misure nel primo caso erano m. 1,64 X 
0,90. La seconda di queste tombe aveva presso lo scheletro un boccajetto di terracotta 
grezza alto mm. 90 (n. 309 del giorn. di scavo). È evidente che i lastroni coprivano 
una fossa scavata nella terra e che poi cedettero sotto il peso della terra rigettata sopra. 

Per la stratificazione di queste tombe noto che sulla seconda furono rinvenute 
due tombe a cappuccina. 

2) Di queste tombe a cappuccina, formate di tegole, ne fu rinvenuto un buon 
numero. Il giornale di scavo ne nota 62. Erano tutte formate di tre tegole (in pochi casi 
due) disposte sul cadavere da ambo i lati, in modo da riunirsi alle sommità formando 
un tettarelle Alle testate poi erano perpendicolarmente due altre tegole di chiusura. 
In un caso (presso la tomba L) le tegole erano solo da una parte e dall'altra blocchi di 
tufo. Generalmente contenevano il solo scheletro, senza suppellettile, in una, presso 
la tomba XXXV c'era una fibuletta di ferro sul petto del defunto ;' un'altra (presso la 
XLIII) aveva un pugnale di ferro, a lama triangolare, trovato ricurvo (n. 212 g. d. s.), 
in una terza (presso la LXI) c'era un boccaletto di terra grezza con una linea circo- 
lare alla spalla di vernice nera (alt. 120 ; n. 325 g. s.) ; una quarta (presso la LXV) con- 
teneva una monetina indecifrabile e due bombylioi di terra grezza. 

Più ricca una presso la tomba LXXXVI1 dove il defunto portava al collo una 
collana di filo eneo con corallo di pasta vitrea e presso v'era un lekythos con decora- 
zione a reticolato (alt. 95); un olla di terra grezza (alt. 170) e un alabastron a v. n. 
(alt. 75). (nn. 466-469 g. s.). 

Un'ultima infine, trovata alla fine dello scavo, presentava due scheletri posti uno in 
senso inverso all'altro ; presso quello con la testa a est furono rinvenute due bombylioi 
di terra rossa e frammenti di uno specchio di bronzo (nn. 482, 83 g. s.) 

Molte di queste tombe erano scavate fino a 3 m. dal suolo attuale. 

3) Oltre tali tombe, sepolti in semplice fossa e senza nessuna traccia di suppel- 
lettile funebre, furono trovati 23 scheletri umani (*). 

(!) Le osservazioni fatte ir, una delle necropoli sannitiche di Pompei, fuori la Porta di 
Stabia (M. Della Corte, in Notizie degli Scavi, 1911, p. 10(5; 1916, p. 287 segg.) mostrano che 
tanto le fosse semplici, che quelle coperte da lastre di pietra, quanto le tombe a cappuccina e 
quelle a cassa, presentando suppellettile uguale ed essendo riunite senza alcun ordine o stratifi- 
cazione si devono ci isiderare contemporanee e rispondenti quindi alla minore o maggiore agiatezza 
degli inumiti. Nel nostro caso la mancanza assoluta di suppellettili in tutte le tombe a fossa 
semplice e nella grandissima maggioranza di quelle a cappuccina, rende difficile un giudizio. Certo 
la tomba a cappuccina, trovata" presso quella a cassa LXXXVII è evidentemente coeva alla serie 
delle tombe a cassa, e gli oggetti trovati in alcune altre non sono contrastanti. Credo pertanto 
di dover accettare le conclusioni del Della Corte. Panni però che questo tipo a cappuccina sia 
originariamente più tardo di quello a cassa. 



Notizie Soavi 1922 — Voi. XIX. 



37 



PONTICELLI 284 — REGIONE I. 

IL A cremazione : 

1) Nella necropoli furono rinvenute quattro singolari tombe, costituite di una fos- 
setta, con ossa combuste, cavata in una grande masso di tufo. 

a) Presso la tomba XLII. Il masso è lungo m. 0,55, largo m. 0,50 e alto m. 0,55. 
La fossetta era cavata a un lato del blocco in modo da essere da una parte a soli 11 cm. 
dall'orlo. Essa misurava m. 0,18 X 0,20 di apertura ed era profonda m. 0,19. Tra le ossa 
cremate non fu rinvenuto alcun oggetto. 

b) Presso la stessa tomba. Dimens. del masso 0.47 X 0,46 X 0,46 ; della fossetta 
0,14 X 0,14 con una profondità ugualmente di m. 0,14. Anche in questo caso era scavata 
da un lato e veniva a essere a solo 7 em. dall'orlo. 

e) Presso la tomba LI. Dimens. del masso 0,84 X 0,56 con una altezza di m.0.41 : 
la fossetta 0,10 per lato. Essa veniva a trovarsi da un lato a m. 0,60 dall'orlo e dall'altro 
a m. 0,14. Fu trovato a m. 3 di profondità. 

d) Presso la tomba LX1X. Trovato pure a m. 3 di profondità. Dimens. del masso 
0,70 X54 con un'altezza di m. 0,40. La fossetta da un lato era quadrata con m. 0,20 
per lato e profonda m. 1,155 e fu trovata piena soltanto di terra ; ma anche questa tomba 
non può disgiungersi dalle tre altre. 

2) 4 urne di terra grezza con ossa combuste (g. s. nn. 82, 83, 270 e 465) le quali 
non contenevano alcun oggetto di corredo. 

Il terreno infine della necropoli diede, verso la fine dello scavo, i resti di un alto muro 
m. 2,20 e che terminava a m. 2,25 di profondità formato di blocchi di tufo (0.73 X 0.43) 
e alla superfìcie un grande pithos di terra, presso la tomba X (n. 84 g. s.). 

* 
* * 

Tornando ora alla serie relativamente più importante delle tombe a cassa, in cui ri- 
siede tutto l'interesse di questa piccola necropoli, dalla descrizione che ne ho fatta risul- 
tano la loro natura e gli elementi per una datazione cronologica. Sono tutte, come ve- 
demmo, tombe del tipo detto piano, già ben noto nella regione (*) e il loro primo interesse 
è anzitutto nella grandissima vicinanza a Napoli, tanto da far considerare la necropoli 
se non proprio della città, di un suo sobborgo. La Napoli antica, com'è noto, aveva le sue 
mura a nord-est, dai SS. Apostoli a Forcella, un 400 metri quindi da Porta Capuana e 
infatti subito fuori, a S. Giovanni a Carbonara, è stata in questi ultimi anni scoperta una 
parte della necropoli del V-D7 secolo, con bellissimi vasi dipinti, la cui pubblicazione è 
vivamente attesa dal mondo scientifico. Che nei secoli posteriori i seppellimenti potessero 
giungere anche a cinque chilometri dalla città è possibile : in fondo il moderno cimitero 
di Poggioreale è poco più vicino ; ma panni più probabile che si tratti, ripeto, della necro- 
poli di un piccolo centro abitato, vero sobborgo della città. Essendo le tombe apparse 
solo all'estremità settentrionale dello scavo è verisimile che si stendano ancora in quella 
direzione. 

Le 89 tombe del tipo scavate, pur dovendo necessariamente avere le loro piccole 
diversità cronologiche, presentano un carattere assai omogeneo. Di esse quattro soltanto 

(») Notizie §cavi, 1883, serie 3», voi. XI, tav. IV A (necropoli di Cuma). 



REGIONE I. — 285 PONTICELLI 



(la LXVII, lunga m. 1,28; la LXXXVII, lunga m. 1,35; la LXXIV, m. 1,44 e la V, ra. 1,45) 
devono essere di fanciulli o giovanetti; delle 85 rimanenti 24 sono certamente di uomini 
per la presenza della lancia nel sepolcro ; anzi di esse due (le tombe LXVI e LXXXVIII) 
hanno di suppellettile la sola lancia ; quattro altre (la XII, la XIV, la LXXI e la 
LXXX) solo la lancia e uno strigile di ferro ; nella LXV c'è anche il bel cinturone 
militare. I defunti erano tutti, tranne casi sporadici, con la testa a sud o a oriente, 
cioè, procedendo lo scavo verso levante, a destra di chi guardava le tombe, e avevano 
il capo volto sulla gota sinistra (}). 

In questo scavo si sono potute prendere esatte misure dei cassoni, nell' interno, come 
ricordai. La lunghezza più comune (21 tombe) è quella di m. 2,20 ; delle restanti, 7 sono 
lunghe tra m. 1,70 e m. 1,99 ; 34 tra m. 2,00 e 2,19 e 10 tra m. 2,21 e 2,50. Le lunghezze 
estreme si incontrano una sola volta. La larghezza più comune è di m. 0,60 che hanno 30 
tombe ; 26 altre sono larghe tra m. 0.61 e m. 0,69 ; 12 tra m. 0,70 e 0,78 ; 12 poi sono più 
strette, restando tra m. 0,50 e 0,59. Anche l'altezza è quasi simile : 40 tombe sono tra 
m. 0,60 e 0,65 ; 10 più basse tra m. 0,50 e 0,59 ; 17 più alte, tra m. 0,66 e 0,79 ; 10 tra 
m. 0,80 e 0,90 e un sola raggiunge m. 1,08. 

Ricordo quello strano caso della tomba XXXVIII perfettamente vuota, divisa a 
metà da una lastra ; anche le dimensioni sono anormali, perchè contro a m. 2,00 di lun- 
ghezza e cm. 50 di larghezza, ha un'altezza di soli cm. 40. 

Lo spessore dei lastroni di tufo era in media di cm. 30. 

Abbiamo già notato che due tombe avevano la sola lancia ; ma 15 altre contenevano 
il solo scheletro, senza alcuna suppellettile ; la XVIII solo una monetina, un'altra dozzina 
solo uno o due vasetti. Quelle, e erano le più, che avevano una serie di vasi ( 2 ), li presen- 
tavano aggruppati ai piedi dello scheletro e in più casi in quel punto non c'era la lastra 
del fondo, che talvolta mancava del tutto ( s ). Tra i vasi, quasi costante la presenza di una 
grande olla di terra grezza ; degli altri a vernice nera, generalmente lo skyphos, l'askos o 
la kylix non mancavano e erano rappresentati da un solo esemplare. 

La vernice di tale suppellettile è molto bella e va da un nero morato a un aspetto ar- 
gentato, che tradisce la voluta imitazione del metallo. Rarissimi i vasi dipinti o decorati 
o le statuette. Trattasi quindi evidentemente di una necropoli povera, come mostra anche 
il fatto che, essendo tutte le tombe inviolate, non fu trovato nessun oggetto di orificeria 
e i defunti (che dovettero essere avvolti in un mantello o un lenzuolo, come dimostrano le 
impronte restate nell'ossido dei metalli) portavano solo anellini o fibulette assai modeste, 
generalmente di ferro. 

La cronologia del sepolcreto si può fissare con precisione : le monete di Napoli del 
TV secolo ci indicano il termmus post qucm e una datazione più precisa porta la presenza 
della kylix con la moneta di Siracusa, che è riconosciuta, come vedemmo, opera capuana 
della metà del III secolo. 

Un poco più antichi devono essere gli ultimi prodotti delle fabbriche campane a figure 
rosse, quali quelli rinvenuti in alcune tombe ; la ceramica a decorazione bianca e poli- 
ta Cosi pure a Pompei (Sogliano, pag. 210; Della Corto, 1916, pag. 291). 

( 2 ) I resti trovati nell'olla 4 della tomba XXIV mostrano che contenevano vivande. 

( 3 ) Così pure talvolta si notò a Cuma. (Gabrici, Cuma ; II, col. 671). 



PONTICELLI — 286 — REGIONE I. 



croma su fondo nero del tipo detto di Gnathia che presenta begli esemplari nella necro- 
poli di Teano, è in questa quasi sconosciuta. Notevole è invece la serie di ceramiche a ver- 
nice nera del tipo detto etrusco-campano che ebbe adatto centro in Capua. Oltre alla ky- 
lix citata ; ricordiamo la bella serie di coppe con decorazioni impresse nell'interno ; una 
testa di Medusa o un labirinto nel centro ; intorno da 4 a 8 altre impressioni, generalmente 
palmette spesso unite da festoni o da doppi festoni formanti come tanti anelli ovali. 

Ne mancano i gutti caleni, come quello bellissimo della tomba XXVII, riprodotto 
nella fig. 12 7* con la testa di Medusa, che ci portano alla II metà del III secolo (*). 

Simile datazione è confermata dagli skyphoi a vernice nera di forma molto rastre- 
mata inferiormente e della forma della lancia a foglia, con costola mediana e lungo can- 
nello, uguale a quelle rinvenute nella necropoli di Teano. 

In questo quadro di ceramica tarda credo che bisogni specialmente notare le ollette 
con anse, riprodotte a fig. 7 e a fig. 10, che offrono esemplari di ceramica geometrica ( 2 ). 
Se essa non presenta la bellezza di forme della tarda ceramica geometrica apula, pure è 
un notevole prodotto sul quale già richiamò l'attenzione il Patroni ( 3 ), che ne determinò 
la sua fabbricazione campaua, cosa della quale non può dubitarsi per i caratteri dei vasi 
e per le necropoli, dove furono rinvenuti. I nostri esemplari ci confermano che fu un 
prodotto della metà circa del III secolo a. C. associato ai' vasi etrusco-campani a 
vernice nera (*). 

Così questa piccola necropoli che possiamo ben dire di Napoli ci offre un quadro 
che getta nuova luce su un periodo della storia della ceramica assai trascurato per la mo- 
destia dei prodotti ; ma che pure ha il suo grande interesse nella storia dell'arte e della 
civiltà italiana. E nello stesso tempo ci offre un nuovo documento della vita secolare della 
gloriosa metropoli partenopea. 

G. Q. Giglioll 

(*) Pagenstecher, op. cit. pag. 165. Per le origini di detta ceramica vedi le acute osservazioni di 
G. E. Rizzo in RBm. Miti. XII, pag. 254. Per le Gorgoni cfr. A. Furtwangler in Roscher, Lex. 1, 1721. 

La necropoli di Ponticelli viene quindi a essere coeva a quelle sannitiche di Cuma e di 
Pompei già citate, datata quest'ultima però, a mio parere, di qualche decennio troppo indietro 
dal Sogliano e dal Della Corte ; mi pare infatti che anch'essa debba credersi non del principio, 
ma della metà circa del III secolo a. C. 

( 2 ) Parecchi sono gli esemplari del Musco di Napoli, trovati in città n. 82860-64, tutti ollette. 

( 3 ) Patroni, op. cit., pag. 113, fig. 76, n. 8 e 10; Cfr. Duhn in Bull. Inst. 1874, pag. 165. 
(*) Interessante è confrontare questa ceramica con quella Alessandrina detta di Hadra, da 

una delle necropoli della città. Se ne occupò il Pagenstecher (Dattd sepulchral vases nell'/4wencan 
Journal of Arehaeology. XIII, (1909), pag. 387 segg. e Schwarzfigv.rige Vasen dei vierkn und 
drilien Jahrhunderts, in Bulletin de la Società Archéologique d' Alexandrie, n. 14, (1912)) e le sue 
conclusioni, rettificate dal Pomtow (Beri. Phil. Wochenschr. 1910, pag. 1094) portano alla conclu- 
sione che tali vasi, i quali spesso presentano lunghe iscrizioni di sepolti, siano databili tra il 284 
e il 249 a. C. Ce n'è uno ora conservato a New York (A. J. A., tav. X, 10) che ha con i nostri 
particolare somiglianza di ornamentazione. È uno stile quindi che appare in tutto il mondo 
classico alla fine della ceramica dipinta. 



SARDINIA — 287 — OZIERI 



SARDINIA. 



XVIII. OZIERI — Ripostiglio di armi e strumenti in bronzo di età 
nuragica, rinvenuto in regione Ghilivani. 

Nel marzo del 1921 il proprietario Paolo Cottino, eseguendo alcuni lavori di mi- 
glioramento nel suo podere attiguo alla stazione ferroviaria di Chilivani, rinvenne a 
poca profondità dalla superfiee un grosso recipiente in terracotta, andato in frammenti, 
entro al quale stavano disposti con ordine un'ottantina di oggetti in bronzo, in gran 
parte intieri, con qualche pezzo di robusto filo pure in bronzo. Mercè l'efficace intervento 
dell'avv. Antonio Altana, R. Ispettore dei Monumenti di Ozieri, fu possibile a questa 
Soprintendenza di raccogliere tutto il materiale reperto ed esaurite felicemente le pra- 
tiche di legge, riunire il rispostiglio intiero nel Museo Nazionale di Cagliari. 

Nessun segno esteriore rilevava la presenza del ripostiglio, nò fu possibile per il 
momento estendere le indagini per vedere se la scoperta fosse isolata ; anche i frammenti 
del vaso non si poterono esaminare, ma dalle indicazioni date dallo scopritore risultò che 
esso fosse di circa 60 cm. d'altezza, con grosso orlo piatto e di rozzo impasto, del tipo 
insomma dei grossi vasi o ziri, rinvenuti intieri o frammentati in vari nuraghi. 

Se le circostanze della casuale scoperta non si poterono sino ad ora del tutto chia- 
rire e ci resta ancora il dubbio sul carattere del ripostiglio e sulla possibilità di raccogliere 
in sito altri elementi ancora nascosti, però i materiali scoperti sono di indubbio carat- 
tere nuragico e vanno ad accrescere la serie oramai numerosa dei ripostigli di armi e 
di strumenti riferiti a quel periodo importante della civiltà protosarda. 

La composizione del ripostiglio di Chilivani è la seguente: 

N. 8 bipenni con foro a taglienti verticali ; 
» 1 bipenne con foro a taglienti perpendicolari; 
» 1 lingotto a forma di bipenne ; 
» 49 accette a margini rialzati ; 
»> 10 cuspidi di lancia ; 
» 3 puntali di lancia ; 
» 2 daghe a larga lama frammentate ; 
» 5 scalpelli ; 
» 1 incudine spezzata ; 

» 1 ornamento militare a cornetto, innestato su grosso filo ricurvo ; 
» 5 pezzi di grosso filo in bronzo contorto, a sezione esagonale. 

Vediamo ora con qualche particolarità i vari tipi di oggetti. 



0Z1KRI 



SAUUINI.V 



Delle otto bipenni rinvenute nel ripostiglio, sette hanno il medesimo tipo legger- 
mente arcuato verso il basso (fig. 1), con i due taglienti larghi, rigidi ed alquanto incli- 
nati verso la parte inferiore, col foro mediano non tronco conico, ma cilindrico, con ro- 
busto colletto nell'orlo sottostante. Sono tutte quante molto robuste e nuove, senza trac- 
cia di uso, ma ben finite e con la martellatura evidente agli spigoli ed al tagliente. Le di- 
mensioni variano da cm. 33 a 27 di lunghezza, con i taglienti da 6 a 4 cm. Anche l'al- 
tezza del colletto varia da 1.5 a 1 cm. 

È questo un tipo di produzione certamente locale, essendosi trovato nell'isola la nota 
forma in steatite di Beivi e quella da me recentemente recuperata ed illustrata dalla grotta 



ti 



Fio. 1. - Bipenne a tagli verticali, ripostiglio di Chilivani. 



di Ursulei, nell'Ogliastra ('). Oltre ai numerosi esemplari provenienti dai più svariati e 
lontani punti dell'isola, sia nel nord, da Ploaghe, Tuia, Nuchis, Ozieri, che del centro, 
a Sarule, nel IVuorese, che dall'Ogliastra, come Lotzorai, quanto dalle regioni meridionali 
da Barumini, da Guspini e dai maggiori ripostigli isolani di Abini e di Valenza ( 2 ). Sicché 
si può ben dire che se il tipo è stato importato in Sardegna, forse sino dall'età micenea, 
come propende a credere il Pinza, esso però vi si è sparso largamente e si è mantenuto per 
tutta l'età nuragica. 

(*) Pinza. / monumenti primitivi della Sardegna, pag. 166. fig. 94. 4 : Taramelli, Buììettim P.iìet- 
noi. Uni 1918, pag. 96 e seg. 

( 2 ) Pinza, op. cit., pp. 143, 147, 148, 160, 151. 



SARDINIA. 



— 289 — 



o zìi: hi 



L'altra bipenne si distingue dalle precedenti : è rigida, appiattita e tagliente verti- 
cali, col foro mediano piuttosto piccolo e non munito di colletto ; è di cm. 27 di lunghezza 
e parrebbe quasi un lingotto, piuttosto che un'arma. 

Nel ripostiglio figura una piccola bipenne a taglienti traversali, (fig. 2) di cm. 16 
di lunghezza, di fattura elegante e di tipo rappresentato in varie località dell'isola (') 
ed anche in un recente trovamento di Oliena. Essa pure è prodotto locale come attesta 





Fio. 2. 



la presenza della forma in steatite, pure rinvenuta in Sardegna, data anche dal Pinza ('). 
Interessante e l'oggetto che io ritengo un lingotto a forma di bipenne, piana, a romboide 
allungato, con foro ampio e taglienti smussati, di m. 0.36 di lunghezza. Se veramente, 
come io penso, trattasi di un lingotto, la forma è sinora isolata in Sardegna, ma sul conti- 
nente ha qualche confronto nei lingotti del ripostiglio di S. Francesco di Bologna, del Gros- 
setano, tra Mandano e Lamprugnano, di Madriolo, presso Udine, e di Chiusa di Frontone, 
presso Rigola, nel Pesarese, illustrati dal Rellini ( 3 ). Solo un'analisi chimica, che ancora 

( l ) Pinza, op. cit., pag. 1 "7 ti. 

( 8 ) Pinza, ivi, pag. 16G. 

( 3 ) Rellini, Bull. Paletnol. Italiana, 1905 (XXXXI) pag. Ili e seg. 



SARDINIA — 290 — OZIERI 



non ho potuto fare, potrebbe in qualche modo stabilire se questo lingotto sia o meno di 
produzione sarda, il che potrebbe essere ammissibile, data la presenza ormai accertata non 
solo di giacimenti cupriferi ma di lavorazioni estese in età nuragica ('). 

Le 49 accette hanno tutte quante la medesima forma, benché si distinguano in vari 
gruppi di esemplari identici per dimensioni e forma, ricavati evidentemente dalle mede- 
sime matrici. 

Il tipo è però uguale per tutte ; hanno cioè testa appiattita, fianchi rettilinei ; con i 
margini molto sporgenti, specie al centro, sulle due faccio e che invece sono bruscamente 
spianati ed appiattiti accostandosi al tagliente che si espande alquanto, regolare e retti- 
lineo ed affilato a martello in quasi tutti gli esemplari. 

Cinque di queste accette hanno la lunghezza di cm. 21 e la larghezza al tagliente da 
5 a 5 cm., secondo la martellatura. Altre quindici accette hanno la lunghezza di poco in- 
feriore, di 20 cm., ed il taglio da cm. 5.5 a 6 ; sono tutte fresche, anzi nuove, taglienti, 
alcune anzi non ancora rifinite dalla martellatura. 

In gran parte nuove sono altre sedici accette di cm. 19 di lunghezza, col taglio da 
cm. 5,5 a 6, e nuove del pari altre sette accette di cm. 18 di lunghezza e da cm. 4 a 5 al 
tagliente ; cinque altre poi misurano cm. 17 e al tagliente cm. 4. Una sola accetta, pure 
nuova e della medesima forma, ha le modeste dimensioni di cm. 11 e di cm. 3 al tagliente. 
Questo tipo con diverse dimensioni, alcune assai più grandi che gli esemplari di Chilivani, 
è assai diffuso in Sardegna, come osservò il Pinza ( 2 ) e vi si mantenne a lungo sino all'età del 
ferro inoltrata : comparve in tutte le varie parti dell'isola ed alle numerose località accen- 
nate dal Pinza dovremmo aggiungerne anche altre, dove questo tipo appare sempre as- 
sociato con altri tipi di accette e con le bipenni, come recentemente nel piccolo ripostiglio 
di Lotzorai da me pubblicato ( 3 ), confermando le giuste osservazioni fatte in proposito 
dal ricordato autore. 

Le nove cuspidi di lancia sono tutte molto robuste, con un cannone corto, ottagonale, 
all'esterno e conico internamente e le due alette elegantemente arcuate, taglienti e termi- 
nanti in punta acuminata. Le dimensioni variano da cm. 43 della più lunga fra tutte a 
27 cm. della più corta, ma la lunghezza delle altre si aggira dai 30 ai 33 cm. Il tipo è comune 
e diffuso in varie località ed in vari ripostigli sardi, dove è associata con ascie a margini 
rialzate e con bipenni ; la scoperta di una forma di steatite in Sardegna è sicura prova che 
esse vi erano prodotte in grande numero ed in varie forme e dimensioni (*) (fig. 3). 

I tre puntali di lancia hanno forme e misure alquanto differenti l'uno dall'altro. 
Uno, acuminato e lungo 39 cm. (fig. 3) ha la superficie esterna ottagona, ma la bocca cir- 
colare ; l'asta è decorata da quattro solchi dentellati. Il secondo puntale è alquanto più 
breve, cm. 30, con tre solchi taccheggiati all'orlo ; due soli solchi presenta l'altro puntale, 
di cm. 28 di lunghezza. Tutti però corrispondono alle forme in steatite rinvenute in Sar- 
degna, una delle quali proveniente da Nuraghe Piscu, di Suelli, ed hanno i loro confronti 

(') Taraiiielli. Bull Paletnol italiana, 1912 ( XXXVIH pag. 76. e Officine, fusoria diOrtu Commidu; 
Sanlar.i. Monumenti antichi dei Lincei, V, XXV (1918), pag. 128, nota 2. 

( 2 ) Pinza, op. cit, pag. 144 e seg., tav. XVI, 20; XVII. M. 

( 3 ) Tarameli!, Not. Scavi, 1921, pag. 497. 

(*) Tarameli!. Bull, paletnol. Italiana, 1918, pag. 196 e seg. 



SA UDINI A 



— 291 — 



OZÌEKl 



con altri consimili puntali, dati dai ripostigli di Abini, di Valenza, della Maddalena per 
dire dei più noti. 

Le due daghe, pur troppo frammentarie, sono invece meno comuni e ricordo una sola 
lama proveniente da Tiana, che si assomigli : i due frammenti misurano 33 e 17 citi. Sono 



w 



Fic. 3. 



entrambi molto larghi, cui. 7, ed appiattiti : una sola, la più lnuga, ha ri foro per il chiodo 
del manico ed un lieve risalto mediano su una delle faccie. Si direbbero piuttosto coltel- 
lacci da caccia, che lame guerresche. 

I cinque scalpelli sono magnifici esemplari, assai lunghi e robusti stromenti da la- 
voro, a testa piatta e taglio vivo ; le dimensioni variano da cm. 32 a 21. Tre di essi hanno 
il corpo a sezione esagonale e due quadrata ; il taglio è in tutte di cm. 1. 

Notizie Scavi 1922 - Voi. XIX. 38 



OZIERl 



— 292 



SARDINIA 



Sono frequenti in Sardegna gli scalpelli eorti e non mancano nei diversi ripostigli 
ricordati più sopra ; ma qualche scalpello lungo venne pure qua e là trovato, ad Abini, 
a Ploaghe, a Tuia, denotanti la diffusione di questo indispensabile utensile da lavoro in 
tutta l'isola. 

L'incudinetta (fig. 4) ha forma nuova e finora isolata fra i reperti sardi e si differenzia 
notevolmente dalla maggior parte delle forme che sono date dai ripostigli del continente 
italiano ed anche da quelle dell'officina fusoria di Porcieu d'Amblagnieu, riportata dal 
Dechelette ('). Ha la lunghezza di cm. 17, ed è spezzata alla coda, ma completa ; presenta 
una testa tondeggiante, appiattita, superiormente, di cm. 3.5 di diametro ; dopo la stroz- 





FlG. 4. 



Fig 



zatura al collo la incudinetta ha una lunga coda che si appiattisce senza però essere ta- 
gliente. È un tipo solido e pratico di incudinetta portatile, atto però a grossolani lavori 
d'armatolo, più che a lavori minuti di cesellatore e di gioielliere primitivo. 

Un tipo raro, non però senza confronti isolani, è quello dell'oggetto indicato col nome 
di ornamento militare ; come è dato dalla figura ó, è un cornetto di forma conica ricurva, 
lungo cm. 10, che si insalda ad un robusto filo di bronzo, piegato a guisa di elissi quasi 
completa. Il corno, vuoto internamente, è ornato alla bocca ed alla sommità da rilievi a 
doppia trecciola e da solchi paralleli. Un oggetto analogo, appartenente alla collezione 
Vallerò, di Sassari, fu dato dal Pinza ( 2 ), altro poco diverso è fra i bronzi del ripostiglio 
di Abini, lo esprimo per tutti l'ipotesi che servissero a tenere strette le estremità di 
grossi mazzi di crini equini, meglio che di piume, formando una specie di pennacchio per 
decorare un casco o un berretto di cuoio, come accennerebbe anche la curva del grosso 
filo aderente al cornetto. 

Vanno anche aggiunti al ripostiglio di Chilivani vari pezzi di filo di bronzo, a sezione 
esagonale, forse materiale grezzo, destinato ad essere lavorato a martello, per anelli ed 
armille, frequenti anche nel materiale nuragico. 

(*) Dechelette. Manici d' Archeologie ccltiqu» et gaiihisr, IT, 11)5, 277. 
(*> Pinza, op. eit, pag. 146, fig. 83. 



SARDINI.V — 293 — OZIERI 

Quasi tutti gli oggetti a cui ho qui rapidamente accennato hanno il carattere di es- 
sere nuovi, non usati ed a differenza di quanto fu osservato in altri ripostigli dove i frustoli 
abbondano, qui prevalgono gli oggetti intatti e di pochi tipi e forme, suggerendo quasi la 
derivazione loro da un'officina soia, probabilmente di proprietà di quelli stessi che riuni- 
rono e nascosero l'insigne gruppo di bronzi nuragici. 

Concludendo ora questo breve cenno descrittivo del ripostiglio di Chilivani, risulta 
che esso comprende tipi tutti di produzione locale, che hanno larghi confronti nei mate- 
riali dell'isola, rinvenuti nei monumenti nuragici e fanno perciò parte di quella suppel- 
lettile riferita al periodo più volte secolare che è compreso col nome di civiltà nuragica. 

Possiamo tuttavia fissare con qualche precisione maggiore l'età del ripostiglio. 

Le bipenni, per quanto risalenti ad un tipo di importazione micenea, per la loro 
finezza, regolarità ed eleganza di forme e finezza di taglio, rappresentano un prodotto di 
grande perfezione, a cui si perviene dopo una lunga evoluzione. Anche le ascie a margini 
rialzati, pure essendo di tipo primitivo, però per le loro grandi dimensioni, per l'accurata 
fattura, come per la rigida e netta disposizione del tagliente, sono prodotti di tecnica ag- 
guerrita, che trae grand" aiuto dai martello per ridurre i prodotti della fusione ; il che ri- 
sulta anche dalle larghe e piatte lame di spada e dalla finezza delle ali delle cuspidi di lan- 
cia. Tanto queste che i puntali ed il cornetto per elmetto, decorati da semplici motivi or- 
namentali, che i lunghi scalpelli e la singolare ineudinetta, sono tutti prodotti di egregia 
fattura, di una evoluzione già compiuta, del periodo pieno e più alto della metallurgia 
locale. Nella classificazione da me proposta dei ripostigli italiani dell'età del bronzo e del 
ferro, riterrei questo di Chilivani alquanto pili antico di quello di Abini, presso Teti e di 
Forraxi Nioi, di Valenza, coevo quindi a questo ultimo da me illustrato di Monte Idda, 
di Decimoputzu, cioè del TI periodo, ad un dipresso parallelo a quelli siciliani di Giarratana 
e di Mineo, ed al ripostiglio di Piediluco. di Terni, riferibili tutti al sec. Vili a. C. 

Quanto al carattere del ripostiglio l'abbondanza di tipi uguali e di proporzioni iden- 
tiche, la prevalenza di esemplari nuovi ed appena finiti, come la presenza di un'incudi- 
netta, degli scalpelli e del pane di rame a foggia di piccone, ci inducono a pensare al depo- 
sito di fonditori e venditori ambulanti anziché ad una stipe votiva. Si deve tener presente 
che la pianura di Chilivani, nella quale ancora oggidì avviene la diramazione delle princi- 
pali linee ferroviarie dell'isola, per Terranova, Cagliari e Porto Torres, si trova anche geo- 
graficamente e commercialmente in un punto centrale tra i giacimenti ramiferi dell' Al- 
gherese e le regioni pastorali degli altipiani di Ozieri, di Bitti e, più a nord, del Sassu e 
dell' Angiomi; (*}. 

Non sarebbe fuori del caso pensare che in quella piana si avesse un punto di mercato 
e di ritrovo fra le varie tribù dei territorii nuragici circostanti e che in prossimità di questo 
mercato il fonditore ambulante avesse nascosta la sua preziosa merce che, per fortuna no- 
stra, non potè più recuperare ed è sino a noi pervenuta. 

A. Taramelli. 

I 1 ) A. Taramelli, Il ripyslùjlio di bromi nuraijirì di Monte Iddi, in Monumenti antichi, A.nnol92J 
(v. XXVII), pag. 92. 



PORTOTORRF.S 294 — SARDINIA 



XIX. PORTOTOHRES — Scoperta di monete d' oro di età bizantina 
in regione Baiai. 

Nel principio del gennaio dello scorso anno 1921 il bracciante Gianuario Glorilo, 
lavorando nell'orto del padre suo Antonio, situato in regione Baiai, all'estremità dell'abi- 
tato di Portotorres, attiguo alla caserma dei RR. Carabinieri, rinvenne in mezzo a blocchi 
di pietra un vasetto in terracotta contenente, monete e oggetti d'oro in frammenti. Il lo- 
cale ispettore dei Monumenti, cav. uff. Gavino Clemente, informato immediatamente 
del reperto, si recò subito sul posto e potè raccogliere le notizie sulla scoperta e ritirare gli 
oggetti, che cosi poterono essere studiati e conservati per le pubbliche raccolte nazionali. 

Dalle informazioni inviatemi dal chiaro sig. Gavino Clemente, a cui qui rivolgo i 
miei ringraziamenti, risulta che nessuna traccia di tomba o di ripostiglio bene sistemato 
si potè notare nel punto in cui venne trovato il vasetto di terracotta, che andò in frammenti 
all'atto del rinvenimento ; pare ad ogni modo che in quella località esistesse un vecchio 
cimitero, da lungo tempo abbandonato, ma nessun indizio si ebbe che potesse dare qualche 
luce sull'attuale rinvenimento che, a quanto mi consta, è sinora isolato. 

L'importanza dell'attuale scoperta è perciò limitata per il momento al reperto in sé 
stesso, che qui descrivo brevemente. 

Le monete sono in numero di quaranta, delle quali trentasette soldi d'oro bizantini 
di egregia conservazione e freschezza e tre monete arabe, di buona conservazione esse pure, 
benché alquanto consumate dall'uso. Gli oggetti d'oro sono frustoli e frammenti informi, 
materiale raccogliticcio e serbato per il valore del metallo. Il vasetto di terracotta che 
conteneva il prezioso marsupio, andò in schegge e l'egregio sig. Clemente non potè rac- 
coglierne neanche la più piccola traccia. 

Delle monete bizantine ecco la indicazione precisa : 

N. 16 esemplari di soldi d'oro di Teofilo con Michele e Costantino Vili (829-842): 

V> * 06OFILOS bASIL€0 • Busto di fronte e diademato di Teofilo con la croce 

greca nella d. e volume nella sinistra. 
1* + MIXAHL- S • COhSIAhllh' Busti di faccia e diademati di Michele e di 

Costantino Vili ; nel campo croce (Sabatier, Monti, byzml. IT, 93, n. 13, 

tav. XLlII, 16. 

Una sola moneta presenta la variante nella grafìa del rovescio : + MIXAHL* 
S-COhtAhTJh. 

N. 21 Esemplari di soldi d'oro di Basilio I e Costantino IX (869-870). 

D bASILIOS €T COhSIAhT- AMCC- Busti di faccia e diademati di Basilio I 

e di Costantino IX, che insieme tengono la doppia croce greca, l'uno con 

l'abito a losanghe, l'altro a pieghe. 
K- + IhS- XPS* R€X • R€CNANTIVM • Cristo nimbato e su croce seduto di 

fronte, la mano destra levata, nella sinistra l'Evangelo (Sabatier, ivi, TI, 

p. 107, n. 5, tav. XLIV, 22. 



SARDINIA — 295 — PORTOTORRES 

Le tre monete arabe, di buona conservazione, furono gentilmente determinate dalla 
dott. Lorenzina Cedano, che richiamandosi alla classifica del Lagumina (Catalogo delle mo- 
nete Arabe, pag. 135, Tav, I, 9) le riferisce all'Emiro Aglabita Ibrahim b. Ahmeddel261- 
269 dell' Egira = 874-902 d. C. e precisamente all'anno primo del suo regno, 261 = 874, 
senza indicazione alcuna della zecca di coniazione. 

Gli oggetti d'oro ricuperati insieme alle monete descritte sono i seguenti : 

a) Tre frammenti del peso complessivo di gr. 18, di un braccialetto tubulare, 
schiacciato e squarciato ; quella che era una delle estremità del braccialetto termina con 
un manicotto decorato da fìtto intreccio a rilievo in fìli°rana. La lamina di cui è for- 
mato il braccialetto è molto robusta, ma non presenta nessuna specialità caratteristica 
per riferirlo ad una data precisa, poiché il semplicissimo motivo decorativo si presenta 
tanto nell'orificeria così detta barbarica, che in quella bizantina. 

b) Frammento di orecchino d'oro a cerchiello robusto, peso gr. 3, con ingrossa- 
mento al centro ; ad una delle estremità è spezzata la parte sottile che penetrava nel 
lobo dell'orecchio ; anche di questo oggetto non è possibile precisare l'età. 

e) Numero 22 sottili lamelle d'oro di forma rettangolare, delle dimensioni di cui. 1 
a 1.5 ; quasi tutte liscie sulle due faccie. una sola sembra ritagliata da una lamina deco- 
rata, ma il motivo decorativo è quasi completamente scomparso. 

A cosa potessero servire queste lanunetto, del peso complessivo di 19 grammi, non 
saprei dire ; forse dovettero servire a decorare qualche parte d'indumento femminile, 
forse qualche cuffìetta, cucite o intessute nella trama. 

Il modesto reperto di l'ortotorrcs. pure interessante per il gruppo di monete e per 
la nobiltà del metallo, non ci dà troppa luce né sull'origine probabile di esso, né sul- 
l'epoca a cui si riferisce, che è tra le più oscure della storia medioevale della Sardegna. 

Dalla presenza delle monete dell'emiro Aglabita Ibrahim b. Ahmed noi siamo au- 
torizzati a collocare il ripostiglio a dopo l'anno 874 d. C. Se la grande maggioranza di 
monete bizantine conferma la presenza in Sardegna di autorità, di dominatori e di po- 
tenza bizantina, attestata dai rapporti tra il papa Giovanni Vili ed i principes Sardi- 
nòte, ricordati per l'anno 873 (*), pure la presenza delle tre monete arabe non è senza im- 
portanza per i rapporti tra la Sardegna ed i Mussulmani. Resta anche confermato quanto 
ci è riferito dallo storico Arabo Ibn el Atir ( 2 ) che l'isola dall'anno 753 al 935 non fu 
molestata dagli Arabi, per quanto si debbano registrare i tentativi dell'anno 806, ricor- 
dati dagli Annali hoiseliani ( 3 ) e la fiera crociera compiuta nell' 828 per ordine di Lotario 
da Bonifacio, conte di Lucca e da vari conti di Toscana, allo scopo di snidare i corsari 
Arabi dai loro ripari nella Corsica donde assalivano l'isola sarda, crociera che terminò 
con l'assalto sulle coste dell'Africa e con la sconfìtta degli Arabi (*). Si vede però che 
durante i periodi di relativa tranquillità dell'isola dalle incursioni arabe non dovevano 
essere mancati rapporti di carattere pacifico e commerciale tra gli Arabi della Sicilia 
e della Tunisia, delle Balearì e della Spagna, con gli abitanti delle parti settentrionali 

( x ) E. lìesta, La Sardujna medioevale, I, pag. 43. 

( 2 ) Amari, Biblioteca Araba Siculo, I, 11. 

( 3 ) Bouquet, Rerum Gallicarum Scriptores, t.ib. VII, anni 806, 807. 
(*) Manno, Storia Moderna della Sardegna, pag. 335. 



SERRI — 296 — SARDINIA 



della Sardegna e specialmente col porto turritano, rapporti di cui sarebbero appunto 
testimonio le monete di Tbrahim b. Ahmcd, conservate nel nostro ripostiglio di Porto- 
Torres, insieme ad un numero preponderante di monete bizantine di Teofilo con Michele 
e Costantino Vili e di Basilio I con Costantino IX, che rappresentano appunto il pe- 
riodo dall'anno 829 all'870, in cui non troviamo ricordati assalti arabi in Sardegna, men- 
tre invece non sono mancati sotto gli imperatori menzionati sanguinosi conflitti con gli 
Arabi ste si in altre parti dell'impero. 

A. Tarameli!, 



XX. SERRI — Nuovi scavi nel santuario nuragico presso la chiesa 
di S. Maria della Vittoria, sull'altipiano della Giara. 

L'altipiano della Giara di Seni ha già dato negli anni 1909-10 interessanti avanzi 
per lo studio delle antichità preromane della Sardegna, cioè il tempio a pozzo, difeso da 
una cinta nuragica, presso la chiesa di S. Maria della Vittoria, ed il recinto circolare 
mcgalitico con altare e sedile, situato verso Tiritenio del pianoro ('). Ma l'interesse della 
località non era ancora esaurito con le due campagne già intraprese su quell'altipiano, 
così notevole per la postura e per i suoi avanzi monumentali; specialmente accanto al 
tempio a pozzo ed i resti del recinto fortificato con torre munita di feritoie si stendeva un 
tratto di terreno tutto a cumoli di materiali con traccie di costruzioni ohe richiamava la 
mia attenzione e che era certo interessante di esplorare. 

Le mie proposte furono accolte dalla Direzione generale delle Antichità che mi fornì 
a più riprese i fondi per le indagini, per quanto l'accresciuto costo della mano d'opera 
rendesse il lavoro di scavo di maggiore dispendio e di minore profitto. 

I risultati delle brevi campagne condotte dal 1919 al 1921 sono qui brevemente esposti 
e sono resi più perspicui dall'accurata pianta e dai disegni del chiaro prof. Giarrizzo, che 
qui ricordo con particolare gratitudine. Ricordo altresì il volenteroso aiuto datomi dal 
Dr. Davide Fraioli, segretario del R. Museo e dalle autorità locali, in special modo dal gio- 
vane segretario Sig. Eraldo Floris. 

Durante questo periodo di scavi fu sgomberato un tratto abbastanza vasto dì ter- 
reno, come risulta dall'unita fotografia (fig. 1). Debbo subito accennare che per la scarsa 
profondità dello strato archeologico questo era stato molto rimestato, anche per la co- 
struzione della chiesetta di S. Vittoria, che in tempo non ben definibile ma non molto 
remoto, aveva attinto i suoi materali dalle prossime rovine. 

II primo edifìcio che fu messo in luce in questa campagna, è quello segnato in pianta 
nella Tav. 1, col n. 7, costituente i resti di un recinto circolare, che si trova addossato alla 
cinta fortificata, proprio presso la pendice settentrionale dell'altipiano ; fu anzi lo sco- 

(') Notizie d. Scavi, 1909, pag. 412cseg. ; 1911, pag. 291 eseg. ; // Tom pio nnragicoed intontimenti 

primitivi di S. Vittoria di Serri, in Monumenti antichi dei Lincei, voi, XXIII (1914) pag. 314 e seg. 



SARDINIA 



297 — 



SKKRI 



scendimento di questa che portò per coseguenza Io scoscendkaeBto di parte del 
recinto (fig. 2 e 3). (') 

11 recinto, di pianta ad un dipresso circolare, del diametro di circa ni. J 1,50 e con- 
servato per circa due terzi della sua periferia, non si leva molto alto sulla roccia su cui 
posa. La fronte esterna del muro perimetrale ha due filari di pietre basaltiche, abbastanza 
ben connesse, quelle del filare inferiore sbozzate, quelle del corso superiore bene squa- 




Fig. 1 - Veduta generale dello scavo del tempio ipetrale e del piazzaletto antistante. 
Nello sfondo il Monte Trcmpii e l'altipiano della Giara di Gestori. 

drate, lavorate finemente alla martellina, ma sì le une che le altre con la faccia esterna 
accennante alla curva dell'edificio. T,a fascia interna del muro perimetrale è pure costituita 
da pietre basaltiche di mediocre grossezza e sgrossate ; lo spazio tra le due fascie è riem- 
pito di piccoli blocchi e di argilla assai compatta, in modo da formare un solido muro di 
ni. 1.35 di spessore. TI recinto nella parte conservata, che è quella rivolta verso la cinta 
con torre a feritoie, presenta un ingresso, di m. 1,20 di ampiezza, con due gradini per 
scendere verso l'interno al pavimento, dell'area circolare interna, del diametro di 
circa 8 metri. Era questa selciata in lastroni irregolari, ma giustaposti con cura e spia- 
nati naturalmente in modo da formare una massicciata pianeggiante e regolare. Un la- 
strone, emergente alquanto al centro, sembra la base di appoggio di un altare, posto al 



f 1 ) Gli scavi in corso, nel 1922, hanno messo in vista tutte le fondazioni dell'intiero recinto 
circolare, che si innestava con la cinta di difesa di questa parte del santuario. 



SEURt 



— 298 



SARDINIA 



centro del recinto. II fatto notevole di questo recinto è il sedile disposto tutto all'ingiro, 
formato di massi di pietra lavica e di calcare, alti circa m. 0,ó0, lavorati nelle faccie a 
vista e muniti in alto da una stretta cornice a fascia di m. 0.10 di altezza (fìgg. 2, 3). 
Le pietre del sedile, lunghe circa «un metro e curve, sono appoggiate alla faccia interna 
del muro perimetrale e sopra ai lastroni del pavimento., avvicinate fra di loro in modo da 
formare un sedile unico e continuo, che trova i suoi confronti con i sedili dell'altro recinto, 




ho. - - Recinto circolate con sodile nell'intento, 



dell'altipiano stesso della Giara e con quelli della capanna A, nel villaggio nuragico di 
Serrucci, presso Gonnesa ('). Ma questo recinto, per l'accurata lavorazione delle pietre, 
sia dei sedili che delle pareti, in confronto agli altri due ricordati che hanno un rude carat- 
tere niegtilitico e sembrano costrutti per riunioni ed assemblee giudicanti di guerra e di 
questioni giuridiche, ed anche per la sua vicinanza ad edifici di carattere sacro, dovette 
avere uno scopo collegato al culto. Vorrei supporre che esso servisse a contenere od a rac- 
cogliere, in meditazione aspettante ed austera, le persone che dovevano fare il loro sacri- 
ficio e la loro offerta al prossimo tempio e che dalla rude arte delle statuette votive ci si 
rivelano comprese dalla gravità severa del rito. 

I materiali trovati in questa parte dello scavo si riducono a frammenti di rozza cera- 
mica nuragica, con numerose anse a ponte; in bronzo si ebbero spilloni frammentati, 

( l ) Taramelli, Indagini nella cittadella nuragica di Serrucci, presso Gonne**, in Monumenti antichi 

della R. Accademia dei Lincei, voi. XXIV (1917), pag. 634 e se». 



SARDINIA 



— 299 — 



SKRRl 



frustoli di pugnaletti a lama piatta ed una statuetta votiva, probabilmente femminile 
ffig. 4). E del tipo già noto da varie statuette di Abini e da quella recentemente trovata 
a IS'uragus ed in altri punti dell'isola, col corpo esile, chiuso in una tunica quasi come in 
una guaina, munita in basso da numerose balze, una delle quali decorata ; il capo invece 
più grosso, con i lineamenti del viso esagerati, occhi sporgenti, naso, mento ed orecchie 
di forte risalto; accennata la discriminatura dei capelli. La testa è avvolta da un velo nella 
parte superiore, che scende ai lati ed alla nuca, sotto l'abito. La figurina è coperta da un 




Fig. 3 - Interno del recinto circolare. 

ampio mantello che scende sino ai polpacci, decorato all'orlo inferiore ed al collo da una 
stretta fascia di decorazioni incise a bulino, riproducenti forse un'orlatura di pelo o di rozzo 
ricamo attorno al mantello. Nella mano destra, come in tante altre statuette votive, è 
protesa la ciotola dell'offerta. La mano sinistra è spezzata, come sono stroncati i due piedi 
nel violento strappo dalla tavola di offerta dove la statuetta era impiombata. E notevole 
l'ampiezza degli occhi che fa pensare alle note fattucchiere della leggenda sarda, dalle 
doppie pupille; certo queste sacerdotesse servivano, con il loro ascendente, a mantenere 
la rigida disciplina religiosa della tribù ( 1 ). 

La grande dispersione che presenta il materiale votivo del santuario non ci lascia 
certi se da questo recinto circolare o dal vicino edificio religioso sia provenuta la statuetta : 
lo stesso dicasi della grande accetta in calcare levigata, assai lunga ed appiattita (lungh. 



( x ) Solino, 1, 101 ; Péttazzor.i. Relirj. primit. della Sardegna, pag. 57 e seg. 
Notizie Soavi 1922 — Voi. XIX. 



39 



SERRI — 300 — SARDINIA 

cm. 23) che si trovò spezzata nel recinto e che meglio che adatta per uso pratico apparve 
oggetto rituale, forse per sacrificio di animali nel tempio. 

L'edificio più importante messo in luce in questa campagna, attiguo al recinto circo- 
lare ed alla torre a feritoie, ha disposizioni sinora ignote tra gli edifici riferibili ad etcì nu- 
ragica, diverse da quelle dei templi a pozzo già noti ed esplorati, sia a Serri che a 
Sardara ed a Ballao. Ma per i suoi elementi fondamentali è certamente da ritenersi un 
tempio od un luogo di culto della gente protosarda. 




Fig. 4 - Statuetta femminile, in bronco, rinvenuta nel recinto del sedile. 

L'edificio, modesto e semplice, segnato nella pianta a Tav. III-IV, col n. 8, nelle sue 
disposizioni appare essere stato riparato molto largamente almeno una volta e poi sotto- 
posto ad una distruzione generale definitiva che ne troncò la sua esistenza con un incendio 
violentissimo di cui restano evidenti traccie nei materiali calcarei della sua costruzione. 

Le traccie del piano antico erano profonde poco più di m. 0,80 sotto l'attuale su- 
perficie; negli strati superiori si ebbero monete medievali, più sotto cocci e monete romane 
e puniche, poi un letto ricco di materie carboniose, posante sul pavimento antico, nel quale, 
in prevalenza, si ebbero avanzi dell'età nuragica. Ma in causa dello sconvolgimento antico 
e profondo avvenuto nel terreno, per la ricerca di materiali di costruzione per la chiesetta 
di S. Vittoria, la regolarità dello strato era stata in vari punti disturbata, tanto che fram- 
menti di stoviglie moderne, frammisti a quelle romane, puniche e medioevali si ebbero 
in qualche punto in mezzo al materiale nuragico. 



SARDINIA 



— 301 — 



SERRI 



Il recinto, o tempietto, Tav. III-IV, n. 8 e fig. 5, ha la pianta presso a poco rettangolare 
di in. 4.80 X 5.80, orientata da nord a sud, aperta e senza parete verso nord, e da questo 
lato preceduto da un'area selciata da lastroni di calcare e con uno stretto passaggio al 
centro della parete breve a sud: al lato verso nord, invece, sono disposti gli altari, in 
numero di due; nell'interno, alla parete laterale di destra ed a parte di quella di fondo 
sono addossati due banconi, meglio che due sedili, in muratura, alti m. 0,80. 

I muri che costituiscono questo recinto sono bassi da ni. 1.20 a 1.30, ma è evidente 
che anche in origine non dovevano essere in genere molto più alti, tranne che nel lato si- 




Fig. 5 - Veduta complessiva del tempio ipetralc: dietro, a destra, la torre a feritoie. 



nistro, ed hanno le traccic di ritocchi e di rabberciamenti l'atti assai evidentemente in 
seguito ad una prima distruzione dell'edificio. 

Lo spessore e la struttura delle pareti racchiudenti la celletta non sono uniformi. 
11 muro di destra, solido e largo ni. 1.60, è in grossi massi di basalto, abbastanza regolari, 
sbozzati e disposti accuratamente nelle due faccie a regolari corsi, con fanghiglia negli 
interstizi. 

La parete di fondo, ancora più larga, ni. 2.00, è a conci di basalto sbozzati nella faccia 
esterna; nella faccia interna invece a conci più regolari di calcare sbozzati e squadrati 
nella faccia a vista e tagliati a cuneo verso l'interno del muro che era insaccato di bloc- 
chetti e di argilla. Questa parete veniva ad addossarsi all'attigua capanna rotonda, di cui 
diremo più innanzi, la quale appare evidentemente costrutta in età più antica. 

La parete verso sinistra, meno conservata delle altre due, è però meglio costrutta, 
in lastre calcari, egregiamente squadrate, levigate ed accostate fra di loro ed innestate 



SERRI 



— 302 — 



SARDINIA 



per mezzo di sporgenze semicircolari, a cui corrisponde un incavo nella prossima pietra 
(fig. 1 1 e Tav. III-IV, n. llj; però anche questa parete fa parte della medesima cella ma è 
indubbiamente un rifacimento posteriore, quando, dopo una distruzione parziale del- 
l'edificio, si rifece la parete, sostituendo all'antica muratura rozza, di cui rimasero 
solo i corsi di fondazione, un muro elegante, di ni. 0.60 di larghezza, dietro al quale 
è addossato un altro piccolo ambiente, che ritengo un ripostiglio, tutto quanto costrutto 
con pietra calcare (figg. 10, 11). 




Fig. G - La parete di fondo del tempio; 
al disopra del muro i blocchi in calcare per l'infissiono dei voti. 



Ho accennato che i muri perimetrali, tranne quello di sinistra, non sembra sieno 
stati anche in origine molto più alti ; il grosso muro di destra è ben livellato e la superficie 
regolare è data dal dorso dei grossi massi basaltici disposti sulle due faccie. 11 muro del 
lato breve, attraverso al quale si apre lo stretto passaggio, conservava in posto nella sua 
faccia superiore, due robuste lastre in calcare, squadrate e spianate e con evidenti segni 
dell'azione del fuoco e la superficie tutta quanta perforata dalle consuete incavature per 
infissiono di oggetti votivi, in alcune delle quali erano ancora conservati, col piombo, i 
resti di oggetti in bronzo, per lo più spade ivi infisse per voto e violente niente stroncate 
(fig. 6). Appunto queste lastre sono una testimonianza evidente dei luoghi di culto nella Sar- 
degna e non lasciano alcun dubbio sul carattere religioso del recinto di S. Vittoria. Altri di 
questi lastroni a superficie incavate si trovavano ancora in posto sui due tratti di banconi 
o muricciuoli disposti innanzi al tratto di parete di fondo ed a quella laterale, costrutti in 



SARDINIA 



— 303 — 



SERRI 



conci regolari, ben disposti a filare in calcare, legati con argilla ; la superficie di questi 
panconi è in belle pietre grandi, taluna delle quali conserva qualche incavatura ed im- 
piombatura (figg. 7, 8) ; su tali panconi, come anche sui muri perimetrali, erano quindi 
deposti ed assicurati i doni votivi dai devoti pellegrini che erano venuti al tempio per 
sacrifici od altri riti. Poiché noi abbiamo la prova che i muri perimetrali non erano in ge- 




Fig. 7 - Parete laterale del tempio, 
con bancone sorreggente le lastre per le offerte votive. 



nere più alti di quanto lo siano ora, dobbiamo pensare die il sacello fosse un recinto 
ipetrale, per riti e sacrifici all'aperto, siti dico. 

Altra prova del carattere sacro del recinto e di una lunga durata del culto è pure 
data dagli altari: su uno di questi, nel lato nord-ovest può sorgere il dubbio, trat- 
tandosi di un grosso dado di muro a blocchi basaltici, quasi in continuazione del lato 
destro dei muro; ma per gli altri due gli clementi tipici degli altari sono della maggiore 
evidenza. 

Di questi altari uno è situato quasi sull'asse mediano del recinto, presso al suo ingresso ; 
(Tav. III-IV, n. 10), l'ateo, alquanto più piccolo, al lato sinistro, disposto perpendicolar- 
mente alla parete del recinto e sporgente di un tratto fuori di essa (pianta a Tav. III-IV, 



SERRI 



— 304 — 



SARDINIA 



n. 9). La forma e la «truttura dei duo altari è la stessa. L'altare the diremo mediano, messo 
in senso normale all'asse del recinto, di pianta quasi rettangolare, di m. 3.40 di lunghezza, 
è costituito di due strati, quello inferiore risulta in parte formato da un segmento di un 
grosso disco in basalto che sporge alquanto dalla faccia anteriore (fig. 9) e che ha la superficie 
leggermente convessa, lavorata finamente allo scalpello, come è lavorato anche il fianco 
che presenta come una specie di zoccolo sporgente, lavorato a spigoli vivi. Il diametro di 




Fio. 8 - Interno del tempio e parete laterale. 



questo disco è di ni. 0,80 : l'altezza di iti. 0,35. Al di sopra dello strato di cui fa parte il 
mezzo disco basaltico è la mensa dell'altare, composta di grandi pietre spianate sulle 
faccio e così stabilito da lasciare al contro un vano triangolare che ha la sua continua- 
zione nel sottostante strato e che evidentemente doveva servire per accogliere il sangue 
dello vittime. 

Anche l'altare laterale, di m. 2,60 di lunghezza, aveva un consimile segmento di disco 
basaltico nello strato inferiore, alquanto sporgente, e la superfìcie composta di pietre che 
lasciavano al centro il vano presso a poco triangolare. Nei due altari, in luogo dell'ar- 
gilla per cementare la muratura, fu impiegato un sottile strato di calce tenacissima, indizio 
questo di un rifacimento in età meno remota, forse punica, degli altari stessi, che forse 
in un più antico periodo erano uno solo, composto dal disco completo di basalto e dalla 
tavola o mensa soprastante. La presenza della malta cementizia con calce nella strut- 
tura degli altari si accorda con quella di frammenti di anfora punica col fondo a 
punta e di qualche moneta dello stesso periodo, elementi sporadici in mezzo al materiale 



SARtì:Sr.\ 



- 305 — 



SÈRIU 



prevalentemente nuragico, ma dei quali si dovrà forse tener conto per la cronologia di 
almeno una parte del giacimento. 

^'altare mediano, per le sue dimensioni, poteva essere atto al sacrificio di un grosso 
animale, o bovino o cervino, quello laterale per animali di dimensioni minori, ovini o 
suini. 

Al deflusso del sangue delle vittime sacrificate all'altare di sinistra dovettero servire 
alcune pietre calcari rettangolari, con un solco tagliato ad angoli vivi che furono rinvenute 



vJ^r 





Fig. 9 - Pianta dell'altare mediano 
del tempio ipetrale. 



Fig. 10 - Pianta dell'altare laterale 
e della piccola camera o recinto adiacente. 



accanto all'altare, sotto al pavimento di terra battuto e ciottoloni. Alcune di queste 
pietre del canale sono visibili nella fotografìa riprodotta a fig. 12. Per lo sconvolgimento 
dello strato archeologico in questo punto, il canale non si potè seguire nel suo percorso, 
rimane quindi incerto se esso conducesse direttamente all'orlo del ciglione verso nord ose 
invece andasse ad immettersi in un altro canale, pure composto di pietre incavate da un 
solco a sezione rettangolare, di cui si ebbe traccia sotto al recinto e che usciva dalla parete 
occidentale per un'apertura abbastanza regolare. Quello che è certo si è che, analogamente 
a quanto fu osservato nell'altare del tempio a pozzo dello stesso santuario, un canaletto 
accuratamente disposto guidava il deflusso di liquidi dall'altare fuori dell'area del tem- 
pio, forse ad una fossa di raccolta, come si ebbe nell'altro tempio, ma della quale qui non 



SÈKRi 



— 306 — 



SARDINIA 



ebbi traccia. Gli avanzi del canaletto però non lasciano dubbio sull'esistenza di questo 
elemento rituale o semplicemente igienico. 

Accanto allo stesso altare di sinistra si ebbe anche una pietra betilica in calcare 
bianco, egregiamente lavorato a tronco di cono liscio e regolare, alto m. 0,31 e del dia 
metro massimo di m. 0,47 (figg. 13, 13«), che nella sua faccia superiore presenta un taglio 
netto ed al centro un piccolo cono tronco esso pure; la base del betilo è incavata a ca- 
tino e nel centro di questa cavità ha una sporgenza conica rivolta verso il basso. La forma 




Fig. 11 - L'altare laterale col fianco del tempio ed il piccolo ambiente ripostiglio. 

di questa pietra, analoga a quella trovata presso il tempio a pozzo ( l ) e la sua giacitura 
presso l'altare suggeriscono il nome del betilo ; ma il significato religioso del duplice 
cono rivolto l'uno all'alto e l'altro in basso rimane ancora ascoso fra le incertezze delle 
nostre cognizioni sull'essenza e sulle forme della religione Sarda. Si noti che il betilo 
era decorato da una fascia regolare, incavata, che correva tutto all'indirò e che questa, 
unitamente alle traccio di due impiombature ai lati del cono, attestava lo scopo di 
dare evidenza, sia con l'ornamento che con l'infissione di qualche aggiunta in bronzo, 
il carattere sacro della pietra betilica. 

Collegato certamente al rituale del sacrificio ed all'altare di sinistra era anche la 
tavola in pietra calcare, rinvenuta accanto ad esso (fig. 14, a- e). K un blocco di calcare 
bianco, a sezione trapezoidale, largo di sopra e più ristretto nella faccia inferiore (ine- 



(') Monumenti Antichi dei Lincei, voi. XXIII (1914), pag. 351, fig. 22. 



SARDINIA 



— 307 — 



SERRI 



tri 0.70 X0.52, alt. 0.27). La superficie è recinta dal largo urlo in rilievo sopra tre lati, 
mancante invece nel quarto, che presenta una incisione ritagliata ad angolo eoi vertice 
in basso, con due rientranze, parimenti incavate ad angolo. A questa incisione, o in- 
castro, si adatta precisamente un blocco in calcare, a sezione triangolare che ha nella 
faccia superiore un canaletto incavato. Ritengo che la pietra fosse un altare per liba- 
zioni o per sacrificio e che da esso il sangue o i'offerta liquida fluisse, per mezzo de! ca- 
naletto applicato, verso un ricettacolo sotterraneo. I due lati della tavola d'offerta si 




Fig. 12 - Altare laterale e frammenti in calcare con traccie di canaletto 
di deflusso dei liquidi di offerta. 



presentano ornati ciascuno da sfaccettature triangolari, le quali formano una decora- 
zione della pietra e ne accentuano, per così dire, il carattere sacrale ; non oso però di 
pensare che in questo motivo decorativo a triangoli si abbia a vedere una significazione 
simbolica (fig. 14 6, e). 

11 pavimento della cella era in terra battuta a ciottoli di lava, assai irregolarmente 
disposti e presentava evidenti traccie di fuoco violento a cui dovevasi il letto ricco di ma- 
terie carboniose che tutto quanto lo copriva. 

Accennai che accanto all'altare di sinistra si videro le traccie di un piccolo ambiente 
di m. 2 X 3.70, attiguo alla cella e da questa separato per mezzo dell'esile parete di si- 
nistra. (Tav. III-IV, n. 11). L'ambiente, piccolissimo, con mura ben costrutte e traccie 
di un gradino o pancone nella parete stretta, aveva le mura perimetrali appena accen- 
nate ed aperto il lato minore verso est ; forse fu usato come deposito di oggetti votivi o 
per altro servizio del santuario. 

Notizie Scavi 1922 — Voi. XIX. 40 



SERRI 



308 



SARDINIA 



Ho accennato alla quantità di ceneri e di carboni che si trovarono nell'interno del 
tempio ; è una coltre di terriccio carbonioso, traccia di fuoco violentissimo dal quale 
furono calcinate le lastre in calcare delle tavole di offerta ed in mezzo a cui si rinven- 
nero fuse le impiombature dei voti e guasti dal calore e dalla cenere tutti gli oggetti in 
bronzo, in gran parte coperti da patine assai cattive. Tali materie carboniose non credo 
provenissero dall'incendio di una copertura lignea della cella, che io ritengo invece sia 
stata ipetrale. Credo invece che tutti questi resti d'incendio siano la testimonianza della 
violenta fine del luogo sacro, quando, espugnato dai nemici il santuario, dopo vinte le 
difese, si schiantarono dalle tavole d'offerte e dai ripostigli tutti i doni e le stipi votive 
e fu acceso un gran fuoco delle legna e dei lentischi resinosi di cui certo abbondava an- 
che allora l'altipiano e vi furono gettati i segni del culto indigeno, perchè questi scom- 




0^.40 




Fig. 13 - Pietra bctilica 
rinvenuta presso l'altare laterale. 



< C~,29 > 

Viq. 13 a - Sezione della pietra betilici. 



parissero per sempre e tacessero in un colpo le voci sacre stimolatrici di vendetta e di 
indipendenza. 

Così mi spiego la violenza della dispersione del materiale che venne trovato ih ge- 
nere spezzato, schiantato e poi rovinato dal fuoco e dalla cenere entro cui andò sepolto. 
Data questa distruzione violenta e farraginosa non si può parlare di strato regolare di 
deposito ; la parte più profonda dello strato, prossima al selciato era più ricca di avanzi 
archeologici che erano fitti presso gli altari ed ai tratti di banconi delle offerte. 

Tale strato d'incendio si stendeva anche di fronte al tempio, dove si notarono le 
traccie di un selciato in lastre calcari non molto spesse ; in qualche punto del tratto messo 
allo scoperto al selciato superficiale ne sottostava un altro più profondo, forse pavimento 
di epoca più antica. Anche questa era una prova di un rifacimento di un riattamento 
del tempio. 

Tutto il materiale di terriccio con avanzi di carboni e ceneri che occupava il re- 
cinto ipetrale e nel fondo del quale erano fitti i residui del deposito votivo, venne di- 
ligentemente rimosso ; la parte più bassa dello strato appariva omogenea e formata in 
un solo tempo, in seguito ad un'incendio le cui traccie non solo si posarono sulle pietre 
calcari dei banconi, ma le alterarono anche in modo sensibile. 



SARDINIA 



— 309 — 



SERRI 



L'esplorazione dello strato sottostante al pavimento di terra battuta e di ciottoli 
basaltici del recinto fu specialmente interessante attorno ai due altari ; vi si ebbe una 




1<* | 5 f Cm.llf 




Fio. 14 - Tavola di offerta per libazioni. 



F or, 3 a > 

Fig. 14 a - Fronte della tavola di offerta. 



massa di ceneri addossata alla base degli altari stessi, tanto di quello centrale che di quello 
di sinistra ed in mezzo a queste ceneri si raccolsero ossa di animali evidentemente uc- 
cisi e sacrificati agli altari e resti di stoviglia nuragica. ^ cvrj-2.3 
Gli animali rappresentati in quel cumulo sacrificale erano 
bovini, con ossa lunghe e denti ; ovini, con ossa femorali, 
del cranio, con varie mandibole, e suini, con ossa varie e 










J 


A 

in 




P 


=* 








Y 










Fio. 14 6 - Canaletto deferente della tavola d'offerta. 

specialmente mascelle ed ossa lunghe. Non mancavano 
anche le valve di molluschi marini, di specie viventi, e 
importate certamente sul luogo dagli stagni e dalle 
spiaggie del golfo d'Oristano. 

Ai piedi dell'altare centrale, in mezzo alle ceneri, si 
ebbero vari frammenti di ceramica nuragica di rozzo 
impasto e di scarsa cottura ed in mezzo a questi si poterono anche recuperare i seguenti 
vasi intieri o ricomponibili nelle loro parti : 

a) Olla ovoidale di impasto fine e con la superfice a fine ingubbiatura di 
tinta più chiara, di forma regolare, biansata, con anse simmetriche, a gomito ; sul ventre 
si imposta un breve colletto, poco espanso. Il vaso, dal fondo alquanto schiacciato, alto 
cm. 17 e largo alla bocca 12, è di tipo abbastanza consunto nei depositi nuragici, ove 



Fig. 14 e - Canaletto di deflusso, 
pianta e sezione. 



SERRI 



310 



SARDINIA 



si trova di varie dimensioni, o grandi, rome a N. Lugherras, o assai piccole, come nei 
vasi votivi di N. Sianeddu presso Cabras (*) (fig. 15). 

b) Olletta di rude impasto ma di cottura intensa, che penetrò tutta la massa delle 
spesse pareti, riproduce la forma della precedente, ma è di piccole dimensioni, e molto 
rovinata. Alt. cm. 8. 

e) Olletta di rude impasto e di cottura intensa, ovoidale, ma a fondo piatto, rotta 
e slabbrata. Alt. cm. 12. 

d) Olletta ovoidale ed alto colletto e biansata, di forma armonica ed elegante ; 
ha vari confronti nei vasi di % Lugherras e di N. Sianeddu, alta cm. 11. Alla bocca 
cm. 7 ( s ) (fig. 16). 





Fig. 15 - Olletta rinvenuta presso l'altare centrale. 



Fig. 16 - Olletta rinvenuta presso 
la precedente. 



e) Coppa semisferica di argilla fine e superficie nerastra, ingubbiata e lucente, con 
una breve ansa applicata, rudimentale; alt. cm. 5, bocca cm. 7. È una forma di tipo neo- 
litico, come ci è dato dalle domus de Gianm di Serbariu, esplorata dal Gouin ( 3 ), ma 
che però si è mantenuta sino all'età nuragica a N. Sianeddu ed altrove (*) (fig. 19). 

f ) Piccola tazza tronco conica, di rozzo impasto e dalle pareti assai spesse ; la 
superficie però ha una fine ingubbiatura ed un'ansetta a bitorzoletto applicata. Sembra 
un vaso di scopo sacrificale, ed anch'esso è tipo di persistenza neolitica ( 5 ) fig. 18. 

g) Rozza olletta ovoidale a colletto eretto e grande ansa al collo, con fondo appiat- 
ta 1 ) Taramelli, Monumenti Antichi dei Lincei, voi. XX, pag. 222, fig. 27; Pinza, Monumenti pri- 
mitivi della Sardegna, tav. XXIIT, fig. 17. 
(*) Pinza, ivi, pag. 226, fig. 120. 
( 3 ) Pinza, ivi, fig. 17. 
(«) Pinza, ivi, fig. 126. 

( 5 ) Troviamo forme analoghe ad Ar.ghelu Ituju, Monumenti Antichi, XIX, p. 446, fig. 41 e nelle 
grotte di Capo S. Elia, a Cagliali, Pinza, op. cit., tav. Ili, 21. 



SARDINIA 



— 311 — 



SERRI 



tito ; alt. cm. 6, bocca cm. 3, fattura grossolana e forma insolita, però già nota a N. Sia- 
neddu ( J ) (fig. 19). 

h) Altro vasetto ovoidale a grosse pareti e fine ingobbatura ; l'ansa a ponte ora 
spezzata, passava più alta dell'orlo. Vasi imitanti la forma dell'uovo non sono rarissimi, 
e ne ebbi tra il materiale votivo del tempio a pozzo di Sardara (fig. 20). 





Fig. 17 - Coppa rinvenuta presso l'altare. 



Fig. 18 - Tazza a mano, ivi. 





Fio. 19 - (Diletta rinvenuta, ivi. 



Fig. 20 - (Diletta rinvenuta, ivi. 



Materiali rinvenuti nell'interno del tempio. 

Come ho accennato più sopra, l'interno della cella ipetrale era occupato da uno 
strato di terriccio carbonioso, fitto di avanzi archeologici gettati alla rinfusa, frammen- 
tati e rovinati da un'intenso fuoco ; specialmente fitti erano gli avanzi di oggetti in bronzo 
lungo i banconi della parete destra e di fondo, dove posavano le tavole d'offerta, dalle 
quali gli oggetti stessi erano stati schiantati, divelti e sconvolti, prima che fosse appic- 
cato il fuoco che li distrusse in parte o li rovinò in modo grave. Per questa dupplice ra- 
gione di schiantamento, dapprima, poi d'incendio gli oggetti de! tempio pervennero a 
noi in uno stato per lo più frammentario e con patine assai cattive e superficie calcinata. 

Ricordo qui i pezzi più interessanti e meglio identificabili raccolti in mezzo alla con- 
gerie di frammenti di cui lo strato era disseminato. 

Notiamo, in primo luogo, un gruppo di statuette o di frammenti di statuette votive. 

Statuetta di capo tribù, (fig. 21) alt. cm. 11, di buona patina ; spezzata alla parte 
inferiore delle gambe ed alle due mani. Il corpo è appiattito come una placchetta, ma 



(') Pinza, ivi, pag. 224, Mg. 115, 



SRRRI 



— 312 — 



SARDINIA 



il capo è più massiccio, con i lineamenti espressi in modo grossolano, a vivo risalto. Porta 
un casco molto aderente alla testa, con leggera cresta ed orlo in giro alla fronte. Sulle 
spalle ha un mantello rigido che scende sino ai polpacci, trattenuto con un legame ed una 
borchia al collo ed ornato da una fascia ricamata con bordo a minuti fiocchi lungo l'orlo 
ed al fondo. Attorno al corpo una tunicella attillata ed al basso un cinto che circonda 
il ventre, unendosi sul dinanzi dove appare allacciato da una cintura annodata, di 




Fig. 21 - Statuetta di capo. 



dietro invece termina a punta. Come unica arme ha il pugnaletto sostenuto da balteo 
al petto. 

Altra statuetta di guerriero, alt. cm. 12, spezzata ai due piedi ed alla mano sinistra, 
la superfìcie è molto corrosa dall'ossido, forse in seguito all'azione del fuoco. Il corpo a 
placchetta, ma il capo è solidamente trattato, coperto dal casco aderente, già notato nella 
precedente ; la mano d. in atto di adorazione, spezzata la sinistra : tunicella attilata e 
cinto attorno al ventre, al petto il pugnale appeso al balteo (fig. 22). 

Altra statuetta di guerriero, alt. cm. 13, spezzati i due piedi ed alle braccia, che però 
vennero ricuperate. È in atteggiamento di preghiera e di offerta, ha la destra aperta 
alzata e la sinistra che regge una patera con oggetti allungati, forse dolci o focaccette. 



SARDINIA 



— 313 — 



SERRI 



Al corpetto o giustacuore attilato è sovrapposto sul ventre il cinto, trattenuto da fascia. 
di cui si vedono i due lembi a fiocco. Il capo è difeso da un casco con rilievo mediano 
ed orlo al fronte ; al petto un pettorale ampio, sospeso alle spalle, a cui è appeso un 
pugnale ansato (fig. 23). 

Testa di grossa statuetta di guerriero, molto guasta dall'ossido: notevole la gor- 





Fig. 22 - Statuetta di guerriero 
orante. 



Fig. 23 - Statuetta di guerriero offerente 
doni votivi. 



gera al collo ed una speciale forma del casco, che vedremo in altre statuette, munito di 
cresta a due punte, da corna ai lati e da una specie di visiera o di celata sul dinanzi. 

Parte superiore di statuetta virile ; spezzate le avambracci, casco e pugnaletto 
al petto. 

Altra testa con piccolo casco. 

Testa piccolissima, nuda, forse di statuetta di bambino. 

Tronco di statuetta molto schiacciata, nuda ed inerme, con una piccola fascia al 
fianco, l'ombellico espresso esageratamente, come in altre statuette della serie sarda. 
Seguono ora alcuni frammenti riferibili a statuette votive. 



SERRI 



314 



SARDINIA 



Assai interessante è il frammento che riproduce una mano che sorregge, come 
offerta alla divinità, tre pelli scuoiate di agnello, ripiegate per lungo e conservanti la 
forma del corpo dell'animale, ft un'offerta caratteristica per un popolo pastore e 
richiama le pelli scuoiate ed aperte che ripetutamente appaiono tra i segni di scrittura 
nel noto disco di Phaestos ('), fig. 24. Ha del pari carattere agreste un'altro frammento 
di statuetta votiva, composto da una mano sorreggente l'offerta di un porchette, dalla 
superficie corrosa dal fuoco ; sono trattati con vivo senso di naturalezza tanto il corpo 






Fig. 24 - Mano reggente un dono votivo 
di tre pelli di animale. 



Fig. 25 - Mino reggente 
l'offerta votiva di un maialctto. 



irto di peli dell'animale, che il tozzo grufo dalle nari beanti, come l'atteggiamento 
abbandonato e rilassato di esso nella posizione di appeso al pugno dell'offerente. Maiali 
dal corpo ispido di peli, propri dell'isola, si trovano riprodotti in altre statuette votive 
della serie sarda, ma l'offerta del maiale, come quella delle pelli d'agnello, vi appare la 
prima volta (fig. 25). 

Pure a statuette votive appartengono : una mano con patera, su cui posa un oggetto 
che pare un pesce ; un braccio con un pugnaletto impugnato, motivo non ancora rap- 
presentato nella serie sarda; un braccio teso, imbracciante un arco di tipo già noto ad 
Abini e Sardara. Lo strato del tempio ha dato anche numerose mani aperte in atteggia- 
mento di preghiera, come pure molti piedi, alcuni grandi, con basetta d'incastro nelle 
impiombature e resti di queste, altri appartenenti a piccole statuette filiformi e stiliz- 



(') l'orniti-, in Ausonia, 1909; pag. 235; Della Seta, ltend. Lincei. 1909, Maggio; Evans, Th* 
palate of lùiossoi-, 1921, pag. 649, fig. 482. 



SARDINIA — 315 



SERRI 



zate. Da questi frammenti di mani e di piedi si deduce il numero di statuette votive 
che dovevano trovarsi nelle tavole d'offerta e che andarono distrutte. 

Come in altri depositi votivi, non mancano le figurine di animali, o simboli di voti 
o espressioni di concezioni divine. 

Isolata sinora tra le figurine votive sarde è la volpe (fig. 26), lunga cm. 10,5. Il corpo, 
benché trattato schematicamente nelle gambe, è reso con discreta evidenza, specie nel 
movimento della corsa con la grossa coda erta, le orecchie fuggenti ed il muso appuntito. 
La volpe dovette essere comunissima in Sardegna, come lo è tuttora, ma la rappresen- 
tazione di essa è assolutamente nuova nella serie dei bronzi votivi. 

Più copiosamente rappresentate sono le colombe, denotanti divinità volanti nel cielo, 
anche nella primitiva espressione artistica religiosa sarda. Ne abbiamo isolate, accop- 




Fig. 20 - Statuetta di volpe. 

piate, e impostate sopra oggetti rituali e la loro relativa abbondanza confermale osser- 
vazioni già fatte, specie sulle navicelle votive, sulla piccola celletta del tempietto di 
Mandas ed altri monumenti religiosi protosardi che si connettono forse a quel medesimo 
ciclo di concetti espressi dalle figurine di colomba della serie micenea e minoica, ritenute 
simbolo della divinità del cielo. 

Propongo di chiamare col nome di cono betilico un cono in bronzo, incavato inter- 
namente a bottone, alto cm. C e sormontato da una figurina di colomba (fig. 27). Tre figu- 
rine di colomba, impostata ciascuna sopra un doppio anello, si rinvennero ancora fissate 
in una sola piombatura (fig. 28); un'altra piombatura invece ci ha dato una semplice pa- 
lombella su un doppio cerchiello (fig. 291. Abbiamo anche una colomba unica, posante 
sopra un grosso fusto che si allarga nella parte superiore, con solchi verticali (fig. 30) ; 
come anche una coppia di palombelle accostate, posanti su un sostegno (fig. 31) ed 
un'altra coppia con le palombelle alquanto più distanti l'una dall'altra, su una traver- 
sina, retta da ihi bastone (fig. 32), motivo questo già dato dal ripostiglio di Abini e 
che si accosta forse anche per la significazione a quello della colomba celestiale che va a 
posare il suo volo al di sopra del sostegno della sacra doppia ascia nel recinto sacro, 
rappresentata nel sarcofago di Haghia Triada (*). Ancora una palombella si trova sopra 

f 1 ) Paribeni, Il sarcofago di II. T ridia, in Monumenti Antichi dei Lincei, XIX, pag. 5, 86, 
Tav. I-Hj Evans, The ptilaee of Knossos, 1921, pag. 440, fig. 317. 

Notizie Scavi 1922 — Voi. XIX. 41 



SERRI 



— '616 — 



SARDINIA 



un piccolo bottone conico pure in bronzo (fig. 33). La meglio espressa fra tutte è anche 
la bella figurina di colomba volante, con anello d'appicagnolo, espressa con molta 
verità e vivo spirito di osservazione (fig. 34). Ad una figura di uccello rapace, invece, 




Fig. 27 - Cono betilico sormontato da colomba. 



forse ad un aquila, dovette appartenere la zampa espressa con singolare efficacia, con le 
sue unghie adunche e munita ancora di codetta per la infissione alla base (fig. 35). 

Riferimento ad offerte rituali hanno pure i seguenti oggetti in bronzo: Vasetto 
imitante una cista semisferica in giunchi od in asfodelo con lungo piede allungato e 





Fig. 28. 

Piombatine con palombelle votive. 



Fig. 29. 



manico piegato sui fianchi; questa forma di canestro, che ancora vive quasi inalterato 
in qualche parte dell'isola, può avere inspirato anche forme ceramiche dei vasi mi- 
cenei (fig. 36). 

Ad un tipo in terracotta è invece riferito il piccolo vasetto in bronzo a forma di anfo- 
retta biansata, a corpo conico e alto collo, sostenuta da un grosso cordone intrecciato 
(fig. 37). 



SARDINIA 



317 — 



SERRI 



Incerta è la spiegazione di un altro oggetto, qui riprodotto (fig. 38), raffigurante un 
bastone che porta legato alla sua estremità un fascio di pruni ondulati in varia direzione ; 
vorrei pensare ad una face con la fiamma ardente, simbolo del fulmine o del fuoco sacro, 





Fig. 30. 



Fig. 31. 
Palombelle votive posanti sopra sostegni. 



Fig. 32. 



celeste che doveva avere parte integrale nel compimento dei sacrifici. L'oggetto fram- 
mentario raffigurato a fig. 39, appartiene, a quanto sembra, ad un carro votivo ; pare 
voglia imitare il corpo di un carro, composto di travicelli ricurvi intrecciati ed impostati 





Fig. 33 - bottone in bronzo con palombelle. Fig. 34- Palombella volante con appiccagnolo 



su di un montante, dal quale parte il pernio della ruota. A questo pernio si adatta in 
modo preciso una ruota a quattro raggi, col mozzo sporgente, cosicché è attendibile la 
riunione di questi due frammenti proposta nel disegno qui dato dal prof. Giarrizzo. 
Oltre a questa ruota, altre se ne rinvennero, sia a quattro raggi che a sei raggi, 



SKU1U 



318 — 



SARDINIA 



Sono stati denominati come doni od offerte simboliche di arcieri certe asticciuole 
terminanti con una penna triangolare e che imitano un'asta con le penne per guidarne 
il lancio. Dallo strato del tempio se ne ebbero parecchie, di varia lunghezza, da cm. 13, 




Fig. 35 - Zampa di sparviero votivo. 

con le penne espresse a bulino, a quelle assai piccole di cm. 6 e 5. Non escluderei però 
che tali asticciuole fossero l'attributo di statuette d'arcieri, andate perdute, e che por- 





Kig. 3(i - Cista votiva in bronzo. 



Fig. 37 - Vasetto votivo in bronzo. 



tarano come distintivo l'alta asta pennata che vediamo così bene espressa nella sta- 
tuetta di Abini piii volte edita (fig. 40). 

Fra le imitazioni simboliche o votive di oggetti di uso militare devo anche ricor- 
dare una mazza a nodi, appartenente a statuetta, ed una bella riproduzione di un'elsa 
di pugnaletto votivo, con la guardia rialzata da un lato e l'appicagnolo posteriore, 
robusta e di bellissima patina, e che riproduce il motivo dei pugnaletti che sono appesi 
al petto delle statuette siirde di guerriero (fig. 41). 



SARDINIA 



— 319 — 



SERRI 



Fra i materiali votivi sono anche numerose corna di statuette di cervo stilizzate, 
sia appartenenti a statuette dell'animale, anche allora frequentissimo in Sardegna, 
oppure a protomi decoranti le navicelle votive o le spade votive, come i noti esemplari 
di Abini (!) (fig. 42). 

Accanto a tanti elementi di offerte militari, si ebbero anche numerosi avanzi d'armi ; 
ricordo una cuspide tricuspidale di freccia, un'altra lunga di giavellotto lunga cm. 6 





Fig. 88 
Modellici di tace ardente. 



Fig. 39 
Frammento di carro votivo. 



Fig. 40 
Asta votiva di arciero. 



(fig. 43). Vari acuminati pugnali tratti da punte di spada a dorsale molto saliente ; 
(figg. 44, 45) ; si conservarono anche numerose piombature con basi di lame di spade, del 
solito tipo a cordone centrale sporgente e taglienti sottili; in genere però le spade appari- 
vano schiantate in minuti pezzi. 

Ricordo anche un oggetto in osso, di forma triangolare, ad angoli smussati, forato 
nel centro (fig. 46), forse un semplice bottone per i grossolani abiti primitivi, se pure non 
vogliamo scorgervi un giocattolo da far rotare, infilato ad una cordicella ritorta, simile 
ai <Són(ioi agitati nei misteri di Pionysos Zagreus e di Zeus Ideo, strumenti dei quali 
il l'ettazzoni ha recentemente richiamato il grande interesse etnografico (*). 

(') V. Pinza, Monumenti primitivi della Sardegna, p. 207, Tav. X, fig. 4 ; XIV, figg. 2, 7, i). 
( 2 ) l'ettazzoni, op. cit., pag. 210 e seg. 



SERRI 



320 



SARDINIA 



Numerosi anche gli aghi crinali, alcuni robusti, a testa contorta, alcuni altri con 
testa a martelletto decorato da cerchielli bulinati: uno di questi aveva ancora la piom- 
batura per la tavola d'offerta : non mancavano gli anelli ed i braccialetti in fdo di bronzo, 
semplicissimi, e le catenelle a treccia ed a mandorle intrecciate e snodate, di accurato 
lavoro. I vasi di lamina erano in gran parte accartocciati sotto al peso dei massi caduti e 
dalla violenza del fuoco, in modo da non darci idea della forma loro originaria. Numerose 
le piombature, sia per fissare gli oggetti alle tavole d'offerta, sia per congiungere tra loro 
i massi di rivestimento calcare : una grossa piombatura aveva la faccia superiore deco- 





Fig. 41 - Elsa di pugnaletto votivo. 



Fig. 42 - Frammento di statuetta di cervo. 



rata da impressioni profonde, richiamanti l'aspetto del meandro. La grande violenza 
del fuoco fece colare molte piombature, ridotte a panelle sul fondo dello strato. La vio- 
lenza del fuoco distruttore non permise che fossero conservati molti oggetti di sostanze 
facilmente distruggibili o fusibili; ma alcuni di questi meritano speciale ricordo. Degno 
di nota è un piccolo chiodo in bronzo con capocchia semicircolare, rivestita da lamina 
d'oro saldamente applicata, con procedimento tecnico che troviamo usato in gioielli pro- 
venienti dalla necropoli punica di Tharros ; non potrei però affermare che origine punica 
abbia questo chiodo del tempio di Serri ; quanto alla significazione di esso si affaccia alla 
mente la comparazione con i davi, che nel tempio romano erano anticamente usati a de- 
notare gli anni succedentisi ed in seguito gli anni distinti da gravi avvenimenti, da sedi- 
zioni, pestilenze, delitti memorandi ( 1 ). Ohe anche nel tempio di Serri, i duri con testa 

(') Ricordo i! clavis tumuli* infisso noi tempio ili Giove a Roma. Della parete divisoria delle due 
eelle di (ìiovc e di Minerva, nel giorno dell'ingresso in carica dei consoli, Tito Livio, VII, 8, 7. Cicerone, 
ad Attienili, V,15. Più tardi la cerimonia avveniva solo per chiudere periodi calamitosi. Tito Livio, 111,6; 
Dion, Halic. Ili, 67. Mommsen. Rom. Chronol, 176; Daremberg-Saglio, Dictionn, clavus, pag. 1241. 



SARDINIA 



321 



SEKK'l 



aurata servissero a indicare, nella vita della tribù battagliera, una data fausta e felice? 
Ebbi- anche alcuni pendagli in ambra, di forma rettangolare, ma a sezione ovale, 
con foro piccolissimo: danneggiati tutti dal fuoco, ma taluni abbastanza conservati, 
anche nella superficie. La scarsa quantità di ambra data dagli scavi di Sardegna, sino 
ad oggi, rende più prezioso questo piccolo ritrovamento (fig. 47). Di osso non ci per- 
venne che un oggetto conico di cm. 6 di altezza, con un bottoncino rotondo all'estre- 




Fig. 43 Fig. 44 

Cuspide di freccia e pugnali in bronzo. 



Fig. 45 



mità, forse una piccola imagine di betilo. Interessante per la sua decorazione è una 
piccola laminetta, purtroppo assai mal ridotta dall'azione del fuoco ; forse il corpo di 
un pettine, unico per ora nelle raccolte protosarde e che esito a ritenere prodotto locale. 
Essa e decorata da una serie di cerchielli concentrici, accompagnati da una fascia di 
incisioni a semicircoli, disposti a diritto e rovescio, che si direbbe una riminiscenza lon- 
tana della spirale micenea. La decorazione a cerchielli concentrici ci richiama verso 
motivi famigliari nella decorazione protoetrusca della necropoli di Vetulonia ; anche 
recentemente dalle tombe a camera di Populonia, con persistenza di materiali propri 
delle più antiche tombe a fossa, il Minto ebbe manici d'osso così decorati ('). 

Tra i motivi decorativi ricordo anche un disco spezzato a metà, del diametro dicm. 7, 
ornamento pettorale o coperchio di cassetta, decorato a rilievo, ottenuto in fusione, da 



d) Minto, Notizie d. Scavi, 1921, pag. 207, fig. 13. 



SEfcKI — 322 — SARDINIA 

cordoni in rilievo disposti a cerchi concentrici ; tra un cordone e l'altro sta una serie di 
piccole borchie in rilievo, motivo semplice, che sinora però non era apparso nell'austero 
ambiente isolano (fìg. 48). Sparse nello spazio interno del tempio si rinvennero vario 
monete, ma il loro giacimento sporadico e la grande latitudine di tempo a cui esse si ri- 
feriscono non può dare altro indizio se non quello della continua frequenza di visita- 
tori sul sacro altipiano. Abbiamo infatti, fra le monete di sicura determinazione : tre 





Fig. 46 Fig. 47 

Bottone in osso e perla d'ambra con foro. 

medi bronzi punici, con la rappresentazione nel F della testa di Astarte e nel 9 figura 
di cavallo in corsa a sin. (Miiller, Numismalique de VAfrique, voi. II, pag. 100, n. 257Ì ; 
Un asse romano consunto ; una moneta d'argento medioevale, probabilmente pisana ; 
una moneta aragonese, forse di Giacomo li, varie monete spagnuole e sabaude. 

Attiguo al santuario, e strettamente unito ad esso, è un altro edificio che nella pre- 
cedente campagna era stato segnalato, ma che ora venne completamente scavato in tutte 
le sue parti (Tav. III-IV, n. 12). È un recinto circolare, del diametro esterno complessivo 




Fig. 48 - Frammento di disco decorato da rilievi. 

di m. 8.00, una capanna vera e propria, costrutta di blocchi basaltici di mediocre gros- 
sezza, con molta inserzione di argilla; lo spessore medio dei muri di m. 1.75 lascia sup- 
porre che la piccola cameretta interna, del diametro di m. 4.50, avesse una copertura 
in frascame e non a cupola litica, come ritenni anche per le capanne del villaggio nura- 
gico di Serrucci, presso Gonnesa ( x ). La base della capanna, nella parte rivolta verso 
nord-est, cioè verso la facciata del tempio, era fasciata da un rivestimento di m. 0.60 di 
spessore di due corsi di conci squadrati e lavorati nella stessa maniera che nel tempio 
a pozzo e nelle pareti in vista del tempio rettangolare e del prossimo recinto a sedile. 
Tale fasciatura in quella parte della capanna che era rivolta al tempio, rivelava una 
cura particolare ed il carattere peculiare dell'edificio, che era certamente annesso al 
santuario e doveva forse servire per diinora del sacerdote o della sacerdotessa, addetti 
ai riti del luogo (fig. 49). 

( l ) Monumenti Antichi dei Lincei, Voi. XXIV (1917) pag. G40. 



SARDINIA. 



323 — 



SERlil 



Tale elegante fasciatura esterna segue perfettamente la curva esteriore della ca- 
panna per un buon tratto di essa, le pietre che la costituiscono sono legate al muro re- 
trostante di grossi blocchi con argilla tenace ; il nucleo della muratura rimane in vista 
nelle altre parti. 

Innanzi alla porta della capanna si ebbero le tracoie di un breve atrio rettangolare, 
di ni. 2,40 X 2,80, rivolto verso mezzogiorno, una specie di protiro, con una delle pareti, 



i 




Fio. 49 - Capanna attigua al tempio ipetrale; 
sul muro stanno i pilastrini betilici rinvenuti presso di essa. 



quella di ovest, assai robusta e munita di un pancone o sedile in pietre rozzamente squa- 
drate che l'occupava tutta quanta. Questo atrio, che aveva una bella esposizione verso 
mezzogiorno e permetteva la visione di un mirabile panorama, era forse.il luogo di per- 
manenza dell'abitatore di questa capanna, del sacerdote o della sacerdotessa, che com- 
piuti i suoi riti, qui riposava, attendendo i visitatori e prodigando loro consigli e conforti. 
Anche nell'atrio si rinvennero numerose ossa di animali, specialmente suini e vari 
frammenti di ceramica nuragica, un pugnaletto in bronzo a lama triangolare, con due 
fori per i chiodetti dell'impugnatura, di tipo assai comune negli strati sardi primitivi. 
Nell'atrio si ebbe anche l'interessante statuetta di mutilato (fig. 50) alta cm. 13 ; è ben 
conservata, con buona patina ; spezzato ma ricomposto il braccio destro. Il corpo si 
presenta esile e schiacciato, ma più solido il capo ; è eretto sulle gambe alquanto diva- 
ricate, leggermente curvo in avanti, nel consueto atteggiamento di preghiera, con la 
mano d. alzata ma imperfettamente riprodotta, con sole quattro dita. La mano 

Notizie Scavi 1922 - Voi. XIX. 42 



SERRI 



— 324 — 



SARDINIA 



sinistra impugna, sollevandola, una gruccia, il piede destro è mozzo ; ma la stronca- 
tura sembra originaria; per questo fatto, come per la presenza della gruccia, essa ci 
suggerisce l'idea di un voto di mutilato. 11 viso si direbbe quasi una maschera, con bar- 
betta appuntita, orecchie ed occhi sporgenti, naso fortemente accentuato e bocca 
segnata da un solco : il capo eretto su collo lungo e nudo, è coperto da berretto con breve 
risvolto che cade sulla fronte. Porta un corsetto attilato, a cui è applicata una breve 
sottanella scendente al ginocchio, munita da tre cordoni, sui fianchi e sul dinnanzi; al 
petto un grande pugnale appeso al balteo. Ha sulle spalle un breve mantelletto che ap- 
pena copre, con i suoi lembi, le braccia e lascia vedere la veste 
sottostante, trattenuto al collo da una fàscia traversa ; è un 
abito succinto da guerriero e da corridore, le cui attitudini 
sono messe in rilievo dalla snellezza della figura e dal forte 
risalto dei muscoli del polpaccio, volutamente espressi, non- 
ostante la rigidità del resto della figura. L'impressione che dà 
questa statuetta è di appartenere ad un momento motto pro- 
gredito della tecnica locale, già esperta ma avviata ad uno 
schematismo geometrico ed incalzata da una frettolosità routi- 
nière, indizio appunto di avanzata evoluzione. 

Ricordo anche che in vicinanza della capanna, tra questa ed 
il muro di cinta, che nella pianta a Tav. III-IV è segnato col n. 13, 
venne rinvenuto, ancora ritto in piedi, un pilastrino in calcare 
a forma leggermente piramidale, con le faccie perfettamente 
liscie e levigate, come il piano di posa e quello superiore ; le 
dimensioni di questo pilastrino sono di metri 0.72 di altezza 
e di 0.37 X0.27, alla base. Un altro pilastrino, uguale di forma 
e di dimensioni poco diverse, in. 0.71 di altezza e 0.33 X0.34 
di base, fu rinvenuto atterrato a poca distanza, presso alla 
parete della capanna. Poiché siamo in un ambiente sacro ci 
vien fatto di pensare non a due pilastrini, situati per indicare 
l'ingresso all'area sacra, ma a due pilastri betilici, da mettersi accanto al cono in cal- 
care, rinvenuto lì presso, in vicinanza dell'altare laterale, ed a questa interpretazione 
saremmo condotti anche dalla accurata lavorazione delle pareti, anch'esse arrossate 
dall'azione del fuoco (v. fig. 49). 

Piccole traccie di altri muri vennero in luce presso la capanna circolare e la facciata 
nord del tempio ipetrale, ma in troppo scarsi resti per dare sopra di essi giudizio. Anche 
ad ovest del tempio, presso al recinto del sedile, si osservò un tratto di muro che usciva 
di sotto alle mura di difesa del santuario e che sembrava più antico di questa ; questo 
muro si presentava massiccio, poco alto dalla roccia su cui posava e per metà disposto 
come un sedile o un banco di offerta (Tav. III-IV, n. 4). 

Fu di nuovo esaminata la scaletta in lastroni calcarei che dall'esterno saliva sopra la 
torricella della cinta nuragica collocata presso al recinto circolare del sedile (Tav. III-IV, 
n. 5) ; essa apparve costruzione di periodo seguente alla distruzione della cella proto- 
sarda, abbastanza bene disposta, con materiale proveniente in parte da edifici prece- 




Fio. 50 
Statuetta di mutilato. 



SARDINIA 



— 325 — 



SERRI 



denti; vorrei supporre che la scaletta conducesse ad un'edicola o ad un altare, forse 
dedicato alla Vittoria, sorto in quella località dopo lo sterminio del tempio sardo e la 
disfatta dei difensori. Si noti che attorno a questa scaletta, in uno strato molto superfi- 
ciale, si ebbero numerosi cocci e qualche moneta repubblicana, molto consunta. 

Un altro notevole muro che dalla capanna del sacerdote si dirigeva verso il tempio 
a pozzo si cominciò a mettere in luce nella campagna del 1921 (Tav. I1I-IV, n. 13) ; esso 




Fig. 51 - Statuetta di arderò. 

era in blocchi informi, non molto grandi, legati con argilla, aveva uno spessore di m. 1.90 
e potè seguirsi per un tratto di m. 14 ; presentava presso alla capanna un'apertura come 
di porta, di m. 1,30 di ampiezza: il muro doveva segnare una separazione tra i due tem- 
pli, quello ipetrale e quello a pozzo, delimitando le due aree a ciascuno circostanti. 

Accanto a questo muro si ebbero prove della dispersione violenta a cui andò sotto- 
posto il materiale votivo della cella ipetrale : insieme a frustoli di.pugnali e di spade vo- 
tive si ebbero tre statuette frammentarie di guerriero, che presentavano qualche va- 
riante dal tipo consueto. 

lo. Statuetta di arciero, alt. cm. 1 7 (figg. •">! , 02). 1 la spezzato l'arco e la gamba destra 
è troncata alla base. La figura è tutta quanta trattata in modo schematico, tranne il capo, 



SElUtl 



— 326 — 



SARDINIA 



solidamente espresso, ma sono ben curati tutti i particolari dell'abito e delle armi, quasi 
a bene precisare la qualità del devoto. L'abito è composto dalla stretta tunicella attil- 
lata e dal cinto, allacciato e corto sul ventre, con lunga falda acuta di dietro ; attorno 
al collo ha un'alta gorgiera, sulle spalle passano larghe fascie che sorreggono al petto una 
piastra rettangolare che, meglio di difesa, potrebbe servire da amuleto protettore; alle 
fascie stesse è applicato, come in altre statuette di arciera, il pesante fardello che qui è 




Fig. 52 - Schizzo del lato posteriore della statuetta dell!arciero. 



composto dalla faretra allungata, dalla spada con impugnatura robusta, dalla punta di 
lancia , che forse durante la fusione si ricurvò, e dal piccolo vasetto. Con mossa schematica 
e rigida la figurina impugna con la sinistra l'arco e la punta della freccia, con la destra 
la cocca di questo e la corda dell'arco. La testa, come dissi, è espressa più solidamente con 
i tratti salienti del viso ; l'elmo è singolare ; sulla calotta si adergono dalla cresta due becchi 
sottili, eretti rigidamente ed una punta si sporge in avanti, sopra la fronte, insieme ad 
una specie di celata che rende più robusta la difesa del capo ; ai lati si elevano due robuste 
corna che si incurvano ripiegandosi una verso l'altra. La fattura di questa statuetta è 
tecnicamente molto complicata, ed anche la stilizzazione è progredita, indizio di avanzata 
evoluzione del motivo. 



SARDINIA 



— 327 — 



SERRI 



2°. Altra statuetta frammentaria, simile alla precedente, alt. cm. 15; spezzate le 
gambe, il braccio destro, le corna, ma simile nella postura, nelle armi e nello stile. 





Fig. 63 -Scudetto appartenente a statuetta 
di guerriero: faccia esterna. 



Fig. 54 - Scudetto appartenente a statuetta 
di guerriero: faccia interna. 



3°. Altra statuetta come le precedenti, pure spezzate le gambe e le braccia; 
lungh. cm. 10. In tutte queste statuette abbiamo la stessa tendenza alla geometriz- 
zazione della figura; forse era il tipo a cui era pervenuta la 
rappresentazione degli arcieri, perchè si ebbero anche altri fram- 
menti di braccia con l'arco impugnato, tutte stilizzate in questo 
modo geometrico. 

Accanto a queste statuette fu rinvenuto uno scudetto ro- 
tondo, appartenente a statuetta di guerriero ; nella faccia esterna 
sono, in rilievo, vari cerchi che rappresentavano cerchi di pelle 
o di lamina di metallo ricoprenti la faccia dello scudo, saldati 
con borchie e trattenuti da una fascia trasversale che dall'orlo va 
a terminare ad un umbone eccentrico. La faccia interna è piana, 
munita di orlo ed al centro ha una maniglia con traccia di mano 
che la impugnava, con una guaina applicata, entro la quale sta 
la spada che tocca con l'impugnatura l'orlo dello scudo, disposi- 
zione questa che già si ebbe in altri scudi di statuette votive 
sarde f 1 ) (figg. 53, 54). Fu anche raccolta una fibula a grande 
arco, ma contorta e di forma non ben determinabile (fig. 55). 

Questi sono i principali elementi e materiali che ci venne 
dato di raccogliere sino ad ora intorno a questo edificio religioso ed agli attigui locali, i 
quali formavano, a quanto ho potuto desumere, un cospicuo santuario protosardo. 




Fio. 55 
Frammento di fibula 

con arco a foglia. 



(*.) Ricordo la statuetta del Museo Preistorico di Roma, v. Pinza, op. cit., pag. 196, Tav. XX, 
figg. 1,2. 



SERRI — 328 — SARDINIA 



CONCLUSIONI E CENNI GENERALI 

La grande dispersione avvenuta nel materiale votivo, sia di questo tempio ipetrale 
che di quello a pozzo, lascia sperare che continuando lo scavo fra i due templi si possano 
recuperare altri elementi per lo studio del santuario e dei primitivi riti sardi. Ed appunto 
nella speranza di nuovi dati non ritengo qui il luogo ed il momento di discutere ampia- 
mente tutte le questioni che si possono connettere con lo studio degli edifici ora esplorati 
e specialmente del tempio ipetrale e dei materiali in essi rinvenuti. Mi limiterò a pochi 
cenni, richiamandomi alle idee espresse nella relazione preliminare sulle scoperte edita 
nei Rendiconti dei Lincei (1921, 6 febbraio, fase. 1, 3), che in parte mantengo, pure 
temperando l'entusiasmo che ne accompagnava l'esposizione, redatta al momento della 
scoperta. 

La struttura semplice del recinto circolare a sedile si connette ad altri edifici del 
medesimo tipo e di più rude carattere, sia di questa medesima Giara di Serri, che della 
maggiore capanna del villaggio di Serrucci, presso Gonnesa, e conferma l'esistenza di 
un tipo di luogo di riunione comune nell'ambiente protosardo, per i membri di una stessa 
tribù, o per l'accolta di varie tribù, radunate a deliberare di argomenti vari. Qui la più 
accurata esecuzione accenna allo scopo religioso della riunione e forse anche a progresso 
di tempo e di tecnica. 

Ma il recinto a sedile non è che una varietà della casa rotonda, della quale anche la 
capanna che io chiamai del sacerdote è un esemplare ingentilito dalla parziale fasciatura 
in materiale ben lavorato e dall'aggiunta dell'atrio innanzi alla porta. 

Ma l'edificio più notevole è il tempio ipetrale, che è sinora il solo esempio nella Sar- 
degna preromana ed in cui alla tecnica nuragica di struttura megalitica si applicano più 
elevati procedimenti costruttivi, e che appare destinato ad una divinità ben diversa da 
quella venerata nel tempio a pozzo. In questo si manifesta con le fonti benefiche, una di- 
vinità terrestre e sotterranea, chtonia ; in quest'altro tempio ipetrale, invece, la divi- 
nità è concepita nella sua essenza e nelle sue qualità celestiali, ma nello stesso tempo 
dominatrice degli uomini, guerresca, protettrice della sua gente e delle sue armi. Essa è 
simile in parte al Mara dei più antichi Romani, concepito anch'esso come Dio dispensa- 
tore della luce, signore del cielo e dei fenomeni celesti, ma protettore anche della famiglia 
contro ogni sorta di danni, come appare chiaro dall'antica preghiera, conservataci da Ca- 
tone, al Mara pater {De re rustica, 141). 

Ma per la divinità del tempio ipetrale parrebbero più visibili elementi analoghi al 
Zeus dei primitivi culti della Grecia, al dio che ha il culto sui monti, dall'ampio dominio, 
JlarÓTtTtje, irrómpe, snóipiog, al dio montano, inàxQtog ed àxQaToc sulla vetta del 
Pelio ( l ), signore dei venti, dei fulmini, xtgavvopókos, dell'iscrizione di Tegea (Corpus. 
Inscr. Graee. 1513), dei lampi e dei tuoni, àaiqàmmv e fiQovt&v, (Hymn. Orphic XII, 
10, XIX, 2) ed al fulmine forse vorrebbe alludere l'oggetto votivo del nostro tempio, che 

(}) Dieearpo, Geographi Graeci Minore*. .Mailer, I, 107: in'ìixoctg Si xfjq roP ÒQovg xoQvcpijg . .. 
Jiòs àxQninv IrQòy. Rellerman, Epiteta drornm. 



SARDINIA — 329 — SERRI 

ho proposto d'interpretare eonie la face ardente (fi». 38). Dio onnipotente, datore d'ogni 
bene, purificatore, xaOaqdiog (Pausania, Vili, 36, 5; V, 14, 8. Iliade, XXIV, 257), 
ascolta ì supplicanti (Aeschyl. Swppl. V. 381-386) è dio della famiglia e tutore del foco- 
lare domestico e delle città, e da esse allontana i mali (') ed in favore di esse conduce 
e guida le armi guerriere, Zsvg ónh'xsfiiog (*). 

Ed il dio venerato nel tempio ipetrale, dal largo dominio sul piano e sulle colline cir- 
costanti, che si impone ai suoi fedeli, riceve specialmente doni e voti di guerrieri e di 
armati, nelle loro immagini e nelle loro armi. Anche i doni delle colombelle, sia isolate che a 
gruppi o appoggiate ad un sostegno od appaiate, o posanti su un cono betilico o su altri 
oggetti votivi (figg. 27-34), si richiamano, nel ciclo di Zeus, alle colombe divinatorie, po- 
santi sulle quercie sacre del santuario di Dodona, nel quale appunto le vecchie sacerdo- 
tesse, per riflesso delle mistiche colombe, avevano il nome di //./.tua ( 3 ), e statuette 
femminili, con le colombe posanti sulle inani, furono appunto date da quel santuario ed 
identificate con Dione, la dea paredra di Zeus Dodoneo (*). Si comprende quindi come 
per tale carattere di divinità suprema, venerata sulle cime dei monti di Grecia, delle isole 
e dell'Asia Minore, venga nelle città elleniche della Siria, distinto col nome di Z. vipiavog 
ed assai probabilmente identificato con Baal, supremo ed onnipotente, come appare dal- 
l'epiteto di Zeus Baalmarcod, ricordato sul Libano, presso Beirut ( 5 ), analogo forse 
al Z. Bmtoxaixsvc, che aveva il grande santuario di Betocéce, nei monti tra Tripoli 
ed Apamea, ricordato nelle inscrizioni e di cui furono esplorate le imponenti rovine ( 6 ) ; 
tale identificazione era già stata del resto supposta dal Clermont Ganneau ed accettata 
dal Perdrizet ("). 

Alla concezione della divinità celestiale, simile al Zeus, non fa contrasto l'offerta e la 
raccolta del sangue delle vittime, che attraverso agli altari per un canale è condotto alla 
terra ; tale elemento si trova nei sacrifici alle divinità superne degli Elleni, a cui è caro 
il sangue delle vittime ( 8 ) e non solo agli dei infernali, per cui è fatto un foro in terra per 
raccogliere il sangue ( 9 ). Forse anche alla divinità celestiale suprema, venerata nel tem- 
pio ipetrale non mancava anche il carattere di dio sotterraneo che secondo i Greci è 
nello stesso Zeus, che già nell'Iliade è indicato come xzrax&óviog ( 10 ). 



(*) Z ànorgón«iog dell'iscrizione di Erythrae, in Rev. Archéol., 1S77, I, 118. 

( 2 ) Foucart. Inscript. d. Peloponneso, n. 352. 

( 3 ) Iliade, II, v. 234; Strabon, VII framm. 1, 2. 
(*) Bull. Corr. Beli. XIV, tav. IV : XV. tav. IX-X. 
( 5 ) Rev. Archeol, 1898, I, pag. 39. 

(•) Waddington. Inscript. de la Syrie, n. 2720 ; Rcy. Archiv. des Missioni, voi. VII; Dussaud, Reu. 
Arch., 1897, 1,319. 

(') Perdrizet, Jupiter, in Daremberg Saglio, Dictionnaire d' Antiquités, pag. 699. 

( 8 ) Schol. Odiss. Ili, v. 444, Enripid. Elettra, v. 800. 

(») Apuli. Rhod. Ili, 1032. Questo concetto si manifesta anche nel culto dei morti, con i fori che 
conducono nell'interno delle tombe il sangue delle vittime (Pausania, III, 19, 3; X, 4, 7) e persiste 
sino ad età romana, come si prova dai canaletti praticati attraverso il coperchio di talune tombe di 
Cartagine ed in quelle recentemente scoperte a Falcione, illustrate dal Moretti (Notizie d. Scavi, 1921, 
pag. 299) Gsell. Monumenti de V Algerie, II, 48. 

( 10 ) Iliad., IX, 457. 



SERRI — 330 — SARDINIA 

Anche per la pluralità degli altari noi abbiamo confronti in santuari ellenici e ro- 
mani, dove essi erano disposti sia nell'interno della cella che nel peritolo, dove erano con- 
sumati specialmente i sacrifici di sangue; così per la presenza dei banconi per posare i doni 
votivi ci soccorrono ampiamente i confronti con la tqàns^a itqa e con le mensae deo- 
rum, ricordate da Virgilio come obbligatorie in ogni santuario per le cerimonie del culto 
e per la conservazione delle offerte permanenti alla divinità ('). 

Il betilo incavato, con doppio cono rivolto all'alto ed al basso, rinvenuto presso l'al- 
tare laterale (fig. 13), è l'imagine aniconica della divinità, ripetuta anche nel piccolo cono 
in bronzo dominato dalla colomba (fig. 27) e può avere il suo riscontro in consimili rap- 
presentazioni della divinità della Grecia primitiva, come nei sacri betili rinvenuti a Delo 
e nella serie dei pilastri betilici dei culti cretesi dell'età minoica ( 2 ). 

Anche gli animali bovini, suini ed ovini, di cui si ebbero i resti tra le ceneri degli 
altari del tempio, sono gli stessi che troviamo come ricUmae ed hostiae (- 1 ) nei sacrifici 
alle divinità greche e romane, specialmente nel sttocetaurilium, il solenne sacrificio pu- 
rificatore, pinrulum, alla divinità massima dei Romani, Mars, più tardi sostituito, anche 
per influenze etnische, da Jvppitcr (*). Anche la accolta delle ceneri dei sacrifici attorno 
agli altari ha il suo riflesso nel rituale dell'antico culto di Giove in Olimpia ( 5 ), mentre 
in altri casi le ceneri erano accuratamente interrata (*), a prova della santità del sacri- 
ficio. Anche nell'offerta delle imagini della volpe e del cinghiale noi possiamo scorgere 
il ricordo di sacrifici di animali alla divinità; non ardisco pensare alla spiegazione 
totemistica data dal Keinach per i sacrifici nei primitivi culti, secondo la quale, man- 
giando le carni dell'animale, che è la divinità stessa, si assumeva una fraternità di 
sangue con essa, e se ne assicurava la protezione ( 7 ). 

Importerà accennare che i due coni betilici dati dal tempio, quello in pietra (fig. 13) 
e quello in bronzo con la colomba celeste (fig. 27), hanno il loro parallelo con il cono tro- 
vato nel tempio a pozzo, come anche col tronco di cono basaltico, datoci dal tempio di 
S. Anastasia di Sardara, e con quello che sormonta il modellino di tempio di Nuoro, edito 
anche dal Milani, e che possono ritenersi l'imagine della divinità ( 8 ). È qui da vedersi 
un riflesso delle idee egizie e babilonesi, secondo le quali il cono betilico simboleggia e 
materializza la potenza fecondatrice che è nel fascio dei raggi del sole ( 9 ). Anzi, il cono 
del tempio ipetrale di Serri, con la base incavata e con un cono sporgente rivolto in 
basso, non deve essere frutto di una bizzarria dello scalpellino, ma deve inspirarsi ad 
una complessa concezione di carattere cosmico, derivata, come quella del cono sem- 
plice, dalla ideologia babilonese dello ziggurat di Belo, montagna che tocca il cielo con 

(') Aeneis, II, 764; De Ridder, Dietion. d. Antiq. all'articolo Mensa, 1720. 

( 2 ) Lébegue, Recherches à Delos, p. 160. 

( 3 ) Toutain, Sacrifichili!, in Daremberg. Dictionnaire, pag. 973. 

(*) Valer. Mass. IV, 1, 10; Festn, 141. 189, 293: Perdrizet, Jupiter, Daremberg, pag. 709. 

( 6 ) Pausai). V. 13, 8: 14. 8-10: VII, 18. 7. 
(•) Miiller, Conni,. Eumen, 180. 

( 7 ) S. Reinach. Cultcs, mythes et religioni:, 11, HI ; Hubert Mauss. Awnée sociologiqme, anii, II 
(18'J7-fl8) pag. 30; Robertson Smith, Sacrificc, in Eneyclop. Britan. 

( 8 ) Rendiconti dei Linai, 1909, 21 nov. pag. 584. 

(•) Schiaparelli, Giornale delia Soc. Asiatica, 18113, pag. 317 ; A. Pellegrini, in liessarione, 1002. 



SARDINIA — 331 — SElìKl 

la cima, ma ha le fondamenta posate sulle chiare acque dell'oceano sotterraneo ('). 
Tale avvicinamento tra i concetti religiosi del pensiero babilonese e sumerico con questi 
che sono attestati dai monumenti protosardi, e che dobbiamo ascrivere a merito indiscu- 
tibile del compianto prof. Milani, riceve anche nuovo conforto dalle analogie che scorgiamo 
tra le disposizioni del tempio ipetrale e gli alti luoghi di Canaan, di recente esplorati. 

In questi alti luoghi si esplica un pensiero religioso anteriore alla diffusione del- 
l'ortodossia israelitica ; situati in località elevate, di ampio dominio e ben difese dalla 
natura e ritenute come un punto di ritrovo tra la divinità e gli uomini, essi presentano 
qualche elemento comune col santuario elamitico, rappresentato nel rilievo in bronzo 
trovato dal De Morgan sull'acropoli di Susa ( 2 ). In mezzo ad un'area spaziosa, general- 
mente recinte da solido muro di scarsa elevazione, sono erette alcune stele o pilastri 
rudi, quasi a corteggio di un betilo più piccolo ; accanto ad esso un altare dove si colava 
il sangue delle vittime e le libazioni, condotte per mezzo di un canale nella cavità di una 
grotta, adyium ; in qualche caso vi ha anche la fossa che raccoglie le ceneri ed i resti di 
sacrifici ed i frammenti delle offerte tolte dagli altari ( 3 ). 

Così nell'alto luogo di Teli es Safy ( 4 ) il recinto rettangolare, orientato da N. a S. 
ha tre pilastri accanto al betilo ed una fossa di sacrificio, con un bacino in pietra. A 
Gezer, invece, come a Tàannak, manca il recinto, ma una serie di pilastri e di betili si 
allungano sopra una specie di piattaforma da N. a S., accanto ad un altare in pietra con 
profondo incavo, una fossa di offerta ed una caverna sotterranea per la raccolta del 
sangue e dei doni alla divinità ( 5 ). Specialmente nel santuario di Teli el Megiddo 
abbiamo un recinto rettangolare di m. 9 X 4, disposto da N. a S. ed un allineamento 
di vari pilastri e di un betilo, con altare di pietra incavato nel centro a guisa di 
bacino per la raccolta del sangue delle vittime e caverna per il tesoro ( 6 ) e queste dispo- 
sizioni templari risalirebbero al XV-XIV sec. a. C. Anche in questi santuari erano 
ammessi pochi devoti per il compimento di riti speciali, mentre gli altri accorrenti 
se ne stavano all'esterno nella spianata dall'ampio e suggestivo dominio, formante la 
vetta dell'alto luogo. 

Tali semplici e rudi strutture di santuario, rimaste di poco alterate nel corso del 
tempo, espressione di un austero pensiero religioso, hanno un evidente rapporto con 
quella del tempio protosardo di S. Vittoria ; non possiamo naturalmente pensare che re- 
lazioni ed influenze dirette siano esistite tra i due paesi lontani, ma solo ammettere una 
trasmissione di influenze, forse per il tramite della civiltà minoica e micenea, il grande 
fattore di diffusione di concezioni e di forme dal continente asiatico all'occidente del 
Mediterraneo. Se pure non dobbiamo pensare che tali germi d'importazione non trovas- 

(') Hillprccht, The Excav. in Assyria and Babylonia, pag. 458 e sg. ; Milani, 1. e, pag. 689. 

( 2 ) H. Vincent, Canaan d'après Vexploration recente. Paris, 1907, pg. 144, offre uno schizzo di 
questo modello di un tempio elamitico, scoperto da De Morgan, ed ora a Parigi. 

( 3 ) Sulle caratteristiche generali degli alti luoghi, Vincent, op. cit., pag. 140. 

(«) Bliss e Macalister, Excavations in Palaestina, p. 31 ; fig. 8, 9; Vincent, o. e, p. 104. 

( 5 ) Ma.calhter,Quarterly Statement Palestina Explorat.fund, 1903; pag. 121, T. III-VII, Vincent, 
Canaan, fig. 80 ; Sellin, Teli el Taannak ; pag. 68. 

( 6 ) Schumacher, Mitth. und Nachricht des deuts. PaldstinaVereins, 1904, pag. 46, fig. 10 ; Vincent, 
Canaan, pag. 133, fig. 89. 

Notizie Scavi 1922 — Voi. XIX. 43 



SERRI — 332 — SARDINIA 

sero un substrato di comunanza di pensiero che la schiatta protosarda importò nella sua 
isola dalle prische sedi di origine nord africana od asiatica, prima ancora di separarsi, 
in piena età neolitica, da quelle tribù dell'Asia Minore e delle altre contrade del Medi- 
terraneo che avevano, già in età neolitica, in embrione i santuari religiosi del tipo degli 
alti luoghi. 

Ma a parte tali elementi diremo genetici, i fattori determinanti della penetrazione 
delle idee religiose orientali nella Sardegna nuragica possono essere state la cultura 
minoica e micenea, come può suggerire l'esame dei primitivi santuari di questa civiltà. 

Ad esempio, il santuario del Monte Iuktas, dove la leggenda cretese collocava la 
tomba di Zeus e che dominava sul piano di Knossos, ed ha le parti più antiche del Mi- 
noico Medio, I e II fase, e le più recenti della III fase, è una modesta cella rettango- 
lare di ni. 5.85 X 8.90, con un altare centrale di ceneri, avanzi di sacrifici, statuette di 
animali e statuette maschili e femminili, riferibili queste ultime alla divinità femminile, 
la Dea Madre, che nella località precedette il culto del dio Zeus ( 1 ). 

Tra i molti santuari di cui rimangono i depositi votivi nel grande complesso di edi- 
fici costituenti il Palazzo di Knossos, e che in parte sono precedenti all'assetto ultimo 
di questo, va specialmente notato, per l'analogia col recinto ipetrale di Serri, quella che 
l'Evans designa col nome di Nord-west initiatory area, che si trova presso la cinta del 
Palazzo, all'angolo Nord Ovest di esso, riferita al Medio Minoico II, ma rifatta ed ador- 
nata largamente nella terza fase del medesimo periodo. Essa è una cella rettangolare, 
preceduta da atrio, che il suo scopritore denota col nome di area inizìatoria, per il suo 
carattere di recinto e le disposizioni dell'ingresso, e distinta da un grande bacino lustrale 
a cui si discende per mezzo di una scaletta ( 2 ). Per la finezza della decorazione delle pa- 
reti, per i rivestimenti in belle lastre di gesso, per la ricca suppellettile ceramica ivi rin- 
venuta, non meno che per la struttura del locale, esso fu dallo Evans ritenuto uno dei 
sacrari del Palazzo, tenuto specialmente in onore in un periodo che è prossimamente 
datato dal sigillo del He Hyksos Kyan, del 1580 a. C. 

L'Evans stesso suggerisce il confronto tra questa initiatory area di Knossos col pri- 
mitivo santuario del palazzo di Phaestos, che, come è noto, è una cameretta rettango- 
lare di m. 2,57 X 3,80, con banchi su tre pareti, tavole di offerta e tazza di libazione, 
con vario materiale rituale ( 3 ). Non abbiamo chiare le disposizioni originarie della cella 
della dea dei serpenti del Palazzo di Knossos nò di altri ambienti di evidente destina- 
zione sacrale, precedenti all'ultimo assetto del grande Palazzo di Knossos, che l'Evans 
designa come il Palazzo della « doppia ascia »; ma tutto porta a credere che questi sa- 
crari di cui si ebbero i ricchi depositi sacri, avessero disposizioni simili all'area ricor- 
data. E forse un consimile recinto rettangolare ed ipetrale dovette essere quello in cui 
avviene la scena rappresentata nel sarcofago di Haghia Triada, nella quale le donne 
si accostano a portare i vasi sacrificali ai due tronchi di palma, sormontati dalla qua- 
druplice ascia, dominata dalla colomba celeste (*). 

(») Evans, The Palace of Knossos, 1921, pag. 147, fig. 114. 

( 2 ) Evans, op. cit., pag. 217 e 405 e seg., figg. 291, 292. 

( 3 ) Pernier, Monum. Antichi, voi. XIV, pag. 407, tav. XXXVI ; Evans, pag. 219. 

(*) Paribeni. Monum. Antichi, voi. XIX, pag. 6, 86, tav. I. 2; Evans op. cit. pag. 440, fig. 317. 



SARDINIA 333 SERRI 

Un recinto consimile pare sia stato quello scoperto da Hatzidakis, a Malia, a 20 
miglia da Candia, che ha in mezzo un pilastro con i segni della doppia ascia ( L ) ; un al- 
tro consimile recinto segnalò recentemente il Xanthudidis a Hirokhani, in un am- 
biente di varie camere, una delle quali, più grande delle altre, aveva certo carattere di 
santuario con oggetti votivi ed in mezzo a questi varie ascie in bronzo di enormi pro- 
porzioni, di m. 1.20 di ampiezza e che dovevano essere posate su grandi piedistalli simili 
a quelli trovati nell'antro di Psicro ( 2 ). Anche i pilastri con i ségni delle ascie trovati nel 
palazzo di Knossos ricevono luce da tali confronti trovati nell'ambiente stesso cretese, 
nel quale il santuario si riduce ad elementi semplicissimi : un recinto ipetrale con uno 
o più pilastri segnati dalla doppia ascia, simbolo della divinità, bacini lustrali con tavole 
o fosse di libazione e cumuli di avanzi sacrificali, elementi che trovano la loro corrispon- 
denza con il botilo, con gli altari, con i cumuli di resti sacrificali del tempio ipetrale pro- 
tosardo. E penso anzi che tali corrispondenze potranno farsi più numerose, estendendo 
le ricerche in Sardegna ed esplorando in Creta i più antichi strati dei santuari del Medio 
Minoico, dove si potranno trovare altri esempi che, al pari di quello del M. Iuktas, pos- 
sano servire come una prova di un tramite minoico del pensiero esplicato negli alti luoghi 
orientali al recinto ipetrale delle acropoli protosarde. Ma qui ho solo fugacemente ac- 
cennato all'interessante confronto che merita di essere più profondamente investigato. 

Un'altra corrispondenza assai notevole e significativa con Creta e. con l'oriente 
cananeo e fenicio noi l'abbiamo forse anche nei due eleganti pilastrini in calcare, uno dei 
quali trovato ancora in piedi, al lato della capanna sacra e presso all'altare laterale. Non 
possiamo sfuggire all'avvicinamento di tali pilastrini ai numerosi pilastri sacri rinvenuti 
nei palazzi minoici e rappresentati in tanti monumenti figurati della civiltà cretese e mi- 
cenea e sui quali l 'Evans ha basato l'ipotesi di un culto della divinità, sotto la espressione 
di pilastro o di botilo, espressione che per più indizi sembra famigliare anche al pensiero 
protosardo, e si manifesta nel suo più semplice aspetto nei numerosi menhirs, o pe.rdas 
fttas, rinvenute in tante parti del territorio isolano. Anche tale corrispondenza ha il suo 
grande valore, nella scarsità degli elementi sacrali di cui disponiamo, per la conoscenza 
del pensiero religioso dei sardi. 

Ma accanto a questi elementi e dati che tendono ad accostare il pensiero religioso 
dei protosardi a quello della primitiva Grecia e di Roma, e che ci lasciano travedere rap- 
porti ed influenze orientali, stanno dominanti altri elementi epicorici e speciali al pen- 
siero sardo primitivo, come è dominante e possente la nota locale nella struttura del- 
l'edificio ed in tutta la serie dei materiali, votivi. 

La strettura megalitica delle mura, anche nelle disposizioni meno consuete della 
pianta rettangolare, è nuragica, la presenza dell'argilla nel ripieno della muratura stessa, 
ed anche la lavorazione delle pietre basaltiche del rivestimento della parete del tempio 
e dell'attigua capanna sono fatti caratteristici del!" più alte forni" architettoniche pro- 

( x ) Hatzidakis, Kqijiix^ 'E<fi)fiSQÌs 1 ! » 1 i», 5 ottobre; Evans, op. cit. pag. 427. 

( 2 ) Evans, pag. 438, tìg. 315. Perle scoperte dello Xanthudidis, a Hirounkhani, a 12 chilometri da 
Candia, e dello Hatzidakis, a Mallia, a 45 chilometri dalla stessa città, abbiamo anche un interes- 
sante cenno del prof. Luigi Pernici-, La missione archeologica ila liana e % recenti scavi a Creta, nella Cro- 
naca delle Belle Arti, nel Bollettino d'arte del Ministero dell' hi ne. Pubblica, Marzo, 11)22, pag. 43!) e sgg. 



SICURI — 334 — SARDINIA 



tosante, ed hanno il loro riscontro nei templi a pozzo, nelle decorazioni delle stele di molte 
tombe dei giganti; con le quali possiamo confrontare le pietre a sezioni di circolo, trovate 
alla base dei due altari e che forse erano in origine riunite in uno solo, sdoppiato in corso 
di tempo, mentre dapprima la base dell'altare era un gran cerchio di pietra, l'imagine 
del nnmdw, della Terra, concepita piana e circolare, anche nella mente dei Sardi pri- 
mitivi, della Terra verso cui andava, non meno che alla» divinità celeste, il sacrificio 
di sangue offerto, all'altare. 

E sardi sono i doni votivi, sia le imagini dei devoti, guerrieri e pastori, sia degli ani- 
mali offerti al nume, sarde le armi e gli scarsi ornamenti, tutto insomma ci rivela l'au- 
stera guerresca e disciplinata tribù protosarda, se non assolutamente chiusa ad ogni in- 
flenza di idee civili esterne, almeno assai ligia alle sue tradizioni, a cui si attiene con 
attaccamento rigido e conservatore. Non ci è possibile dare valore cronologico ai pochi 
frammenti di ceramica punica e romana ed alle scarse monete cartaginesi trovate nella 
parte superficiale dello scavo, per quanto la diligente costruzione della parte rifatta 
del tempio ipetrale, l'accurata squadratura dei blocchi calcarei, l'unione di essi con grappe 
di piombo, la presenza di malte con calce nelle parti alte degli altari porterebbero a de- 
durre la influenza di insegnamenti fenicio-punici sui tecnici nuragici a tradizione me 
galitica. È certo però che, siano gli insegnamenti fenici, siano quelli più antichi pene- 
trati nell'isola dai discendenti della civiltà preellenica, qui al tempio ipetrale la vec- 
chia tradizione si presenta rinnovata da una nuova ondata di idee e di forme. 

Anche la ceramica, da cui è scomparsa ogni decorazione incisa od impressa, che 
pure fu notata nei prodotti della piena età nuragica a Sardara, a Lugherras e nel tempio 
a pozzo di Serri, mantiene le forme tradizionali della ceramica nuragica, ma i prodotti 
sono di più intensa cottura ed in parte di esecuzione grossolana ed affrettata. La stessa 
impressione l'abbiamo osservando i bronzi votivi; le statuette perdono la loro indivi- 
dualità, lo stile si fa rigido, geometrico, e la produzione appare già avviata ad un tradi- 
zionalismo di mestiere, ad una tecnica di maniera che segna, a mio avviso, la tappa 
estrema a cui attinse l'arte locale. 

Un'aria di decadenza e di stanchezza spira da queste produzioni, da tutto questo 
insieme ; il nemico, l'invasore fenicio ha già occupati i punti di sbarco e le rade, ha già 
dilagato nelle pianure costiere e rumoreggia ai primi sbocchi delle valli. La libertà sarda, 
scatenatasi in fiere e vivaci lotte interne, ora è minacciata, e si impenna e si difende sulle 
sue acropoli, intorno alle are dei suoi Dei. Ma come la difesa continua e disperata rende 
gli spiriti accaniti, così il cammino della fantasia creativa si tronca ; il popolo che aveva 
avuto una civiltà veramente ed altamente monumentale, e che aveva in sé pure tante 
energie di pensiero e così spiccate attitudini artistiche, si arresta, prima di dare nei vari 
campi del pensiero tutto il pieno e libero svolgimento di tali attitudini e di tali energie. 
La civiltà indigena, ripeto ancora una volta, contrastata e soffocata prima di svolgere 
il suo pieno valore, ha un triste e misero tramonto, assai meno brillante e felice di quanto 
era stata fervida e promettente la sua aurora. 

A. Taramflli, 



Taramelli - Tav. HI -IV. 



tfTRIO 
ZtClRO DIVISORIO 
&lfc£5>TI PCLLR mVl' 

RlflZXflLeTTO' • • - 




SARDINIA 



— 335 — 



S ANTIOCO 



XXI. S. ANTIOCO (Cagliari). — Ipogeo con sepoltura giudaica della 
Necropoli Su lei tana. 

' Durante la esplorazione della catacomba di S. Antioco compiuta nella primavera 
del 1920, venne casualmente in luce, all'estremità occidentale dell'abitato del villaggio, 
un ipogeo usato per sepoltura giudaica, poco lontano dal luogo dove anni addietro fu 
messo in luce l'ipogeo con l'iscrizione di Berenice esaminato dal sig. Sanfilippo e ricor- 
dato anche in una mia breve relazione sulla necropoli sulcitana ( l ). 

La scoperta avvenne nel cortile annesso alla casa di certi Pintus Trulla, fu Nicolò, 
durante lavori per cava di tufo che rimisero in luce l'accesso originario della cameretta 




Fio. 1. 

sotterranea. L'immediato intervento dell'ispettore locale sig. Giuseppe Biggio -Cao e 
mio, permise di raccogliere i pochi dati che qui presento. 

La cameretta si rivelò subito già del tutto spoglia del suo contenuto funebre ; solo 
rimaneva intatta la sepoltura di un loculo dell'arcosolio destro, distinta anche dai resti 
di una iscrizione dipinta sulla fronte. 

Le disposizioni dell'ipogeo scavato nel tufo sono le stesse di altri ipogei del gruppo 
occidentale della necropoli sulcitana, alcuni dei quali furono, come ho accennato nella 
mia relazione, compresi a formare la catacomba di S. Antioco. 

L'ipogeo, a pianta irregolarmente quadrangolare, con la parete dell'ingresso poco 
regolare, è diviso in due parti da un diaframma ad un dipresso mediano, che dalla 
parete di fondo si avanza verso la porta, formando come due alcove (fig. 1) ; in quella 
di sinistra rispetto all'ingresso era scavata nella parete perimetrale una tomba ad arco- 



(») I. SanflHppo, Memoria su una <jrotla funeraria in S. Antioco. Iglesias, 1004 : Taramelli, Sco- 
perte di antichità nell'antica Sulcis, in Noi. Scavi; 1908, pag. 160, 



S. ANTIOCO — 336 — SARDINIA 

solio bisoma ed un'altra era stata iniziata ma non finita nella parete del diaframma ; 
nel pavimento sono scavate tre fosse terragne, che si rinvennero vuote come l'arcosolio 
della parete. Nella parete della porta era aperta una tomba a loculo rettangolare a fianco 
dell'ingresso. 

Nello scomparto a destra si notarono due tombe terragne, una per adulto ed un'al- 
tra di bambino, entrambe vuote, una tomba bisoma ad arcosolio, già vuota, nella pa- 
rete di fondo ; nella parete a destra un altro arcosolio bisomo, nel quale il loculo interno 




Fin. 2 - Fronte dell'arcosolio con l'iscrizione, dipinta. 

era vuoto, mentre quello' verso la fronte, ancora chiuso all'atto del rinvenimento, era 
coperto da uno strato d' intonaco di cale? con molta sabbia, tanto nella faccia superiore 
che nella fronte esteriore. 'L'intonaco d^lla faccia copriva la sigillatura della tomba, 
fatta con tegoloni regolarmente disposti ed uniti con malte di calce ; sulla fronte era 
conservata, dipinto in rosso, una specie di cartello, racchiudente l'iscrizione di tre linee 
ed a ciascun lato del cartello una breve iscrizione di due linee ed alla destra un albe- 
rello ed un altro disegno che può ritenersi una stilizzazione del candelabro giudaico. 

La tomba conservava ancora i resti del cadavere, ma non dette altro oggetto o moneta 
che venisse a dare qualche indizio sulla data della sepoltura. 

L'interesse principale dell'ipogeo e della tomba è dato dall'iscrizione dipinta sulla 
fronte dell'arcosolio in colore rosso cupo molto slavato, dato a largo pendio sopra un 
intonaco in parte disfatto dall'umidità, e che si screpolò disfacendosi rapidamente, ap- 
pena l'ipogeo fu aperto. Tentai alla meglio di salvarlo con i mezzi di cui disponevo sul 
luogo e ne trassi fotografie e lucidi che qui riproduco (figg. 2, 3). 

Per l'interpretazione dell'inscrizione non ho che a richiamarmi al concorde avviso 
del prof. Guidi e del prof. Chabot dell*Académie des Inscriptions, ai quali fu data 
la comunicazione del rinvenimento. Il Chabot opina che i caratteri ebraici ed il piccolo 
candelabrino stilizzato non lascino alcun dubbio sull'origine della tomba; si tratta di 
una sepoltura giudaica. 

Le due inscrizioni giudaiche che sono ai lati del cartello centrale presentano una 
particolarità ; le lettere vi sono disposte dalla sinistra alla destra, non già dalla destra 
alla sinistra, secondo la scrittura ebraica. La lettura però non offre difficoltà: Ecco la 



SÀUDINIA — 33? 



S. ANTIOCO 



trascrizione favoritami dal prof. Guidi, e che concorda con quella data dal ricordato 
prof. Chabot. Le iscrizioni sono così disposte : 

•vnmb 

ma la frase deve essere così disposta: 

px p« bxiw bv ù)bv? 








Fig. '3 - Riproduzione dell'iscrizione giudaico-roiiianu. 

A destra si legge la formola molto conosciuta che si traduce : Pax super Israel ed 
a sinistra la parola Amen ripetuta. Per queste forinole usuali nelle iscrizioni giudaiche 
il Chabot richiama l'esempio di Chwolson, Corp. Inscripl. Hebraic. n. 24 ed il Guidi mi 
fa presente che questa semplice acclamazione, tolta dal libro dei salmi, si trova nelle 
iscrizioni ebraiche dell'Italia meridionale, raccolte dall'Ascoli. Il sig. Chabot ricorda 
anche, che questo modo di disporre le lettere si ha parimenti in altre iscrizioni, ad esempio 
su di un ossuario di Gerusalemme, pubblicato dal Clermont Ganneau, Rép. cCEpigr. 
Sémitique, n. 702, che ha la medesima parola DjSlP, con le lettere scritte da sinistra a 
destra. 

Per l'interpretazione della parte principale dell'epigrafe sono d'accordo col Chabot 
e col Guidi ; essa è scritta in latino corsivo, con caratteri poco dissimili da quelli delle 
inscrizioni pompeiane. Ma lo stato del testo è in parte disperato. Come si vede dalla 
fotografia dell'accurato facsimile (fig. 3) che trassi con l'aiuto del prof. Giarrizzo, l'in- 
scrizione ha tre righe, che eompredevano il nome del defunto, l'età e forse il mestiere. 
Ma la prima linea è assai monca ; io credo di poter leggere con qualche sicurezza le tre 
prime lettere del nome IVD(a), che troviamo anche su un anello in bronzo, proveniente 
da tombe giudaiche di Capoterra, presso Cagliari e passato con la collezione Gouin al. 
Museo ('). Il resto della prima linea è incerto. Per le 7 prime lettere della seconda linea 
il Chabot propone di leggere : TV (oppure TA) ANORO ; il seguito è più chiaro : PLVS 
MENVS ANORO LX ; cioè: plus minus annorum LX. Pare però strana la ripetizione 
della parola di annorum, che si troverebbe prima del plus e prima del LX. Il Chabot 
pensa ad una distrazione del redattore che doveva scrivere semplicemente annorum 
plus minus LX. 

(') Inventario n. 34925. 



fi. ANTIOCO t— 33$ — SARDINIA 

Le lettere al principio della seconda linea TV oppure TA farebbero pensare alla 
parola (defunc)1n(s) o (defunc)ta ; ma a questa lettura fa contrasto quanto resta alla fine 
della prima linea che darebbe le lettere ...ONTI, abbastanza chiare. 

In complesso è assai scarsa l'importanza di questa iscrizione come dal presente 
rinvenimento che tuttavia vale a confermare la presenza, nella necropoli sulcitana, di 
un gruppo di ipogei giudaici, alquanto però discosti dal resto della necropoli cristiana, 
come si notò per altri centri, ad esempio a Siracusa. Non è improbabile però, che la 
persona sepolta in questo ipogeo avesse occupato od acquistato una sepoltura forse 
anche cristiana, già abbandonata da tempo occupando un solo loculo di uno degli arco- 
solii e lasciando vuoti gli altri. Di scambii e di cessioni di sepolture tra ebrei e cristiani, 
massime nei primi secoli, non mancano esempi in Roma ed altrove. 

Quanto all'età della sepoltura non abbiamo elementi assoluti ; solo possiamo af- 
fermare, in base alla forma degli arcosolii, che dobbiamo discendere verso la fine del 
III secolo o al principio del IV. Ad epoca poco diversa deve risalire anche l'altro ipogeo 
di Ber ' e da me ricordato più innanzi ed insieme ad esso attesta la presenza di ele- 
menti giudaici nella popolazione sulcitana di quel periodo, elementi che per quanto fa- 
migliarizzati con la lingua latina, la parlavano con grande scorrettezza, mentre anche 
l'uso della scrittura propria nazionale subiva radicali modificazioni. 

A. Taramelli. 







Danesi • Roma 



FELICE BARNABEI 
(1842-1922) 



FELICE BARNABEI 



Nella mattina del 20 ottobre 1922, Felice Barnabei, che questo periodico diresse con 
appassionato fervore fin dal primo suo numero del gennaio 1876, su queste pagine reclinò 
il capo stanco, e qualche ora dopo aveva reso a Dio lo spirito eletto. 

Nato a Castelli, in provincia di Teramo il 13 gennaio 1842, Felice Barnabei aveva sin 
da giovinetto dato prova di singolare attitudine e di vivo interessamento per lo studio 
delle lettere greche e latine. Laureatosi brillantemente in Lettere a Pisa il 12 luglio 1865, 
dopo alcuni anni passati nell'insegnamento, fu chiamato a far parte di quella ammini- 
strazione delle Antichità e Belle Arti, che il nuovo Regno d'Italia andava non senza 
stento e travaglio creandosi. Nessuna tradizione né di disposizioni legislative, nò di or- 
gani deputati alla tutela delle antichità aveva recato seco il regno di Sardegna, non 
piccola parte delle migliori energie e dei più alti valori che l'Italia avesse in questo- 
campo di studi, primo fra tutto Giovanni Battista De Rossi, si traevano in disparte, ne- 
gando la loro cooperazione. Persino dal Comune di Roma per un senso di tenace e diffi- 
dente difesa di autonomie comunali venivano resistenze ed ostacoli. Lo Stato Italiano,- 
debole e timido, di null'altro preoccupato che di non creare incidenti in questa Roma, il 
cui recente acquisto in tutta Europa era guardato con spirito non amichevole, lo Stato 
Italiano cedeva sempre su tutto. 

Giuseppe Fiorelli, capo della nuova Amministrazione, che aveva dato il meglio delle' 
sue energie e dei suoi anni agli scavi di Pompei e al Museo di Napoli, stanco ed affranto dn^ 
sventure domestiche, non riusciva a dimostrare nel nuovo ufficio le magnifiche doti di' 
lavoratore e di organizzatore che aveva esplicato nell'impiantare su basi scientifiche 
l'esplorazione della morta città vesuviana e l'ordinamento del grandioso istituto napo- 
letano. E dei suoi coadiutori: Edgardo Brizio e Rodolfo Lanciarli salivano ben presto alle 
cattedre universitarie ; Luigi Pigorini dedicava tutta la vivace, energia del proprio tempe- 
ramento^, creare i Musei Preistorico ed Etnografico, e ad illustrar'' gli studi di preistoria 
con la magnifica biblioteca annessa ai Musei e con la serie di volumi del suo Bullettino di 
Paletnologia. 

Alle più larghe e aspre fatiche di organare e disciplinare tutto il servizio delle antichità 
e delle belle arti in tutta Italia rimaneva solo Felice Barnabei, che poco dopo era difatti 

Notizie Soavi 1922 — Voi. XIX. U 



— 340 — ■ 

assunto allo funzioni di Direttore ( lenorale. Ti piccolo e tenace abruzzese portava all'Ufficio 
una profonda passione e un nobile e sano sentimento di dignità odi fierezza nazionale. Di 
fronte alla grama istituzione che il piccolo e novello Stato Italiano andava costituendo, gi- 
ganteggiava l'Istituto di Corrispondenza Archeologica, che, internazionale nella sua prima 
creazione più che cinquant'anni prima, era divenuto sempre più germanico, e allora pel fa- 
scino della grande vittoria sull'impero francese si era fatto esclusivamente e prepotente- 
mente tedesco. Le primizie di ogni grande scoperta erano presentate ai dotti tedeschi, e da 
loro si attendeva la illustrazione e la interpretazione di quanto il nostro suolo rendeva alla 
luce. Dalle fondamenta di modeste casette in Via di Civitavecchia uscivano gli atti dei Ludi 
Secolari di Augusto con la gloriosa menzione del Carmen Saeculare di Orazio ; l'ammini- 
strazione italiana si limitava all'umile fatica di trarne copie accurate e trasmetterle a Teo- 
doro Mommsen che le pubblicava e le commentava. La vetusta necropoli etnisca di Tar- 
quinia rivelava mirabili tombe dipinte e ricche di corredi, Wolfgang Helbig era deputato 
a dirigere le esplorazioni e a riferirne. 

Nelle aule dell'Accademia dei Lincei, sempre sensibile a quanto può interessare il de- 
coro degli studi in Italia, sorse la doverosa reazione. Per volontà di Quintino Sella aveva 
inizio la serie, delle Notizie degli Scavi, che rendeva alla scienza italiana il posto che le spet- 
tava di signora, non di ancella in casa sua. In quarantasei grandi volumi dal 1876 ad oggi 
studiosi italiani hanno presentato e illustrato quanto di importante si è rinvenuto in Italia. 
Nessun 'altra rivista al mondo può permettersi come questa il lusso di offrire ogni anno un 
grosso volume contenente tutto materiale inedito. 

Di questa gloriosa pubblicazione Felice Barnabei più che curatore sapiente ed amoroso, 
fu il vessillifero e l'apostolo fervente e appassionato. Non una delle ventimila pagine sinora 
stampate fu sottratta alla revisione di lui, continua, scrupolosa, tormentosa quasi e per 
lui stesso e per i suoi collaboratori. Dei quali fu animatore e maestro e consigliere prezioso, 
anche quando scarna e povera ne fu la schiera di fronte a numerosi e largamente prov- 
veduti colleghi stranieri. E alla pubblicazione delle Notizie e all'altra maggiore dei Mo- 
numenti Antichi diede egli stesso contributi cospicui di studi e di memorie epigrafiche, 
topografiche, antiquarie. 

Ma con la pubblicazione e la illustrazione di quanto si veniva scoprendo in Italia 
non poteva dirsi esaurito il compito del Direttore Generale delle Antichità e Belle Arti. 
Occorreva raccogliere e custodire degnamente. Alla periferia lontana d'Italia, là dove pa- 
reva che non potesse giungere lo interessamento dello studioso, e in nessun modo mai quello 
del tomiste, Felice Barnabei pur nelle ristrettezze penose del bilancio non esitò a susci- 
tare nuovi grandi Musei: a Este, a Taranto, a Siracusa, a Cagliari. 

Ma più grave compito lo attendeva a Roma. Di fronte alle meravigliose collezioni del 
Vaticano e del Campidoglio il Regno d'Italia non possedeva nella sua capitale al 21 set- 
tembre 1870 neppure un oggetto antico. Il primo timido provvedimento fu di aggruppare 
alcune cose che il Tevere o altre aree demaniali rendevano alla luce, intorno al modesto nu- 
cleo della collezione Kircheriana dei padri gesuiti, che perla legge sulla soppressione delle 
congregazioni religiose era passata allo Stato. Così nelle anguste cellette di un quarto piano 
del Collegio Romano si stipavano in povera e disadorna esposizione i primi cimelii delle 
collezioni archeologiche nazionali, oggetto di compatimento e di ludibrio piuttosto che 



— 341 - 

di ammirazione a chi usciva dallo aule gloriose del Vaticano. Il gusto sicuro, l'occhio ra- 
pido, la tenacia eroica di Felice Barnabei riuscirono a trovare la degna soluzione. Lasciato 
al celere accrescimento del Museo Preistorico-Etnografico il Collegio Romano, egli volle 
non uno ma due altri Musei, e ne vide le splendide e originali sedi in due insigni monu- 
menti pure attraverso illercio abbandono e le inverosimili deturpazioni cui li avevano 
sottoposti prima rozza convivenza di monaci, poi irriverente invadenza di magazzini 
militari e di privati mercanti. Conquistare ad un tempo per due Musei inesistenti il 
chiostro michelangiolesco e il convento di S. Maria degli Angeli e la Villa di Giulio ITI 
sulla Flaminia fu opera che potè sembrare di folle audacia, e che incontrò difficoltà e 
resistenze fierissime. Felice Barnabei potè trionfare grazie al patrocinio di altro grande 
e alacre e insaziato amante d'Italia, che abbiamo la fortuna di lodare ed esaltare tra 
noi: Paolo Boselli. 

Roma possiede oggi tre grandi Musei Nazionali : il Preistorico, il Museo di Villa Giu- 
lia e quello delle Terme, che per saggezza di ordinamento, per mirabile rapidità di incre- 
mento, per fervore di vita scientifica superano di gran lunga le immote opulenze dei Musei 
Vaticani e Capitolini. E a segnare in modo perspicuo i progressi stupendi di quegli Istituti, 
basterà forse che io citi le cifre d'inventario raggiunte da quegli Istituti. Il Museo Preisto- 
rico-Etnografico conta sino a oggi circa centomila oggetti, quello di Villa Giulia oltre qua- 
rantacinquemila, il Museo Nazionale Romano oltre ottantamila. Pur quando la rive- 
renza e l'affetto dei suoi conterranei volle Felice Barnabei rappresentante per cinque 
legislature della nativa regione nel Parlamento Nazionale, pur quando il Governo del 
Re lo chiamò a far parte de! Consiglio di Stato (e di questi Suoi meriti altri potrà dire 
meglio di noi) gli studi delle nostre antichità, e specialmente la pubblicazione dei risultati 
delle ricerche in questo periodico furono por lui la prediletta occupazione. 

Rigido, inflessibile, ostinato nella difesa dei nostri monumenti e dei nostri oggetti 
d'arte, Felice Barnabei incontrò per essi fiere inimicizie e aspre polemiche, e tutte le superò 
a petto quadro, forte dell'usbergo di una intemerata povertà che lo ha accompagnato sino 
alla morte. E se, a confronto della vasta sua attività, attri dalla quiete del proprio studio, 
proeul negotiis, allineò maggior copia di scritti, sia alla memoria sua di onore il concetto 
più romano che egli ebbe della vita anche di uno studioso : Adfirmamus esse baine philoso- 
phiae et quidem pulcherrimam partem: agere regoli uni publicum, promere et exercere insti 
tiam, quaeque philosophi doceard in usa habere. 

R. Paribeni. 




— 342 — 



SCRITTI DI FKL1CK BARNABEI 



1. Degli scritti di Alessio Simmaco Mazzocchi sitila sturili di Capane sulle tavole di Eraclea. Napoli. 1ÌS<4. 

2. Relazione di un viaggio archeologico sulla via Salaria; in Giorn. d. scavi di Pompei, nuova serie, 

voi. I. 

3. Studi sulla storia della ceramica. Delle maioliche di Castelli nell'Abruzzo Teramano; in Xiiora An- 

tologia, agosto. 1876, p. 729 e segg. 

4. Di un frammento di iscrizione dedicatoria a Traiano su lastra di vetro, in Commetti, philol. in Itoti. 

Th. Mommseni, p. 671, an. 1877. 
6. Oliscavi di Ercolino; in Atti della R. Acc. dei Lincei, classe di scienze morali, serie III, voi. II, 
1877-78. 

6. Il Museo Etrusco di Volterra, ricordi di F. Barnabei (trad. dall'inglese). Volterra, 1878. 

7. Herculaneum ; in Encyclop. Britannica, XI, p. 723. 

8. Dell'arte ceramica in Roma (discorso pronunziato il 20 marzo 1881, inaugurandosi la Mostra dei 

lavori ceramici romani nel Museo artistico industriale). Roma, 1881. 

9. Ceramica (Relaz. de' giurati nell'Esp. un>v. del 1878 in Parigi), in Ann. del Ministero di Agric. 

Ind. e Colimi. Roma, 1882. 

10. Note epigrafiche raccolte nell'Italia meridionale; in Notizie degli Scavi, 1882, p. 381. 

11. Di un vaso di Meta /tonto con alfabeto greco delle colonie Achee neW Italia meridionale: in Rend. 

R. Acc. dei Lincei, serie IV. voi. I, 15 marzo 1885. 

12. Scoperte epigrafiche in Ardeti; in Notizie degli Scavi, 1885. p. 160. 

13. Frammento epigrafico scoperto in Tolentino; in Notizie degli Scavi, 1885. p. 165. 

14. Di una epigrafe latina scoperta nella valle ilei Vibrata ; in Notizie degli Scavi, 1886, p. 167. 

15. Nuovo frammento dei Fasti Gabini; in Notizie degli Scavi. 1885, p. 427. 

16. Note epigrafiche per le regioni italiche II e III; in Notizie degli Scavi, 1886, p. 238. 

17. Nota sopra nuove scoperte in Reggio di Calabria; in Notizie degli Scavi, 1886, p. 241. 

18. ì bronzi del giuoco del cottabo. scoperti mila necropoli di Perugia; in Notizie degli Scavi, 1886, p. 314. 

19. Di una ricca tomba della necropoli l'aderte; in Notizie degli Scavi, 1886, p. 357. 

20. Di un lavoro di Iacopo da Benevento falsamente attribuito ai Della Robbia; in Rend. della R. Acc. 

dei Lincei, classe di scienze murali, 17 gennaio 1886. 

21. Di un tesoretto di monete mediar vali scoperto nei pressi di Ariccia ; in Rendie. dei Lincei, classe se. 

nini'.. 1886. p. 126. 

22. Le pergamene della Cattedrale di Bari; in Rendie. Lincei, classe se. mor., 30 giugno 1886. 

23. Di un raro bollo figulino a lettere mobili, in Rerldic. dei Lincei, ci. se. mor., 18 luglio 1886, p. 30. 

24. Di unu rarissima iscrizione del Beniienlano, relativa al culto di Giunone ; in Rendie. dei Lincei, classe 

se. mor., 14 dicembre 1886. 

25. Di alcune laminette votive, spettiniti al culto di Giove Pettini) e delle Matrone, scoperte sul Gran Sun 

Bernardo: in Rendiconti dei Lincei, classe se. mor.. 18 dicembre 1887. 

26. Iscrizioni latine di S. Maria Calvonn presso Chieti; in Nottue digli Scavi, 1887. p. 168. 

27. Epigrafi di S. Nicoli Manfredi nel lloneventano ; i n Notizie degli Stavi. 1887, p. 161. 

28. Epigrafe dell'acqua Augusta Alsietitta] in Notizie digli Scavi, 1887, p. 181, 



— 348 — 

29. Frammenti di una cassa militari iella leg. IV Macedonica, scoperta a Cremona; in Notizie degli 

Scavi, 1887, p. 209. 

30. Epigrafi latine scoperte in Ascoli Piceno ; in Notizie degli Scavi, 1887, p. 252. 

31. Di un'epigrafe onoraria a L. Iulio Iuliano pref. del Pretorio e pref. dell' Annona, scoperta nelV alveo 

del Tevere presso la Mormorata; in Notizie degli Scavi, 1887, p. 536. 

32. Del libello di Geminio Eutichete; in Bull. delVImp. Ist. Arch. Germanico, voi. II, 1887, p. 203. 

33. Di una iscrizione latina arcaica relativa al console Servio Fulvio Fiacco, scoperta presso la chiesa 

di S. Angelo in Formis. nel Comune di Capita in Notizie degli Scavi, 1888, p. 142. 

34. Nuova epigrafe del territorio di Antino dei Morsi; in Notizie degli Scavi, 1888, p. 395. 

35. Iscrizioni latine di Alba Fucense e di S. Benedetto di Pescina; in Notizie degli Scavi, 1888, 

pp. 531 e 532. 

36. Epigrafi Ravennati; in Notizie degli Scavi, 1888, p. 656. 

37. Nuove scoperte epigrafiche della necropoli teatina; in Notizie degli Scavi, 1888, p. 745. 

38. Di un nuovo frammento dei fasti trionfali, scoperto nell'alveo del Tevere; in Kend. Acc. Lincei, classe 

di scienze morali, 1888. 

39. Di alcune iscrizioni del territorio di Hadria nel Piceno, scoperte in Monte Giove nel Comune di 

Cermignano; in Bollett. delVImp. Istituto Archeologico Germanico, III, Roma, 1888, p. 3. 

40. Degli oggetti d'arte antica nelle Esposizioni di ceramica in Roma ; in Archivio storico dell'arte, II, 

fase. V-VI, 1889. 

41. Di una nuova epigrafe relativa all' Ala Atectorigiuna: in Rend. dei Lincei, classe se. mor., voi. V, 

fase. 10°, an. 1889. 

42. Di un frammento di iscrizione onoraria scoperta in Terni; in Notizie degli Scavi, 1890. p. 236. 
"43. Di un diploma militare scoperto nell'alveo del Tevere presso il ponte Pulitino; in Monumenti 

antichi jntbbl. dalla R. Acc. dei Lincei, voi. I, 1890. 
44. / commentarii dei ludi secolari augustei e severiani scoperti in Roma sulla sponda del Tevere ; in 

Man. Lincei, voi. I, punt. 3», 1891. 
46. Nuove scoperte nella regione IX di Roma; in Notizie degli Scavi, 1891, p. 89. 

46. Di una nuova e importante epigrafe latina scoperta nell'area ove fu la chiesa di S. Giorgio, a Ravenna ; 

in Notizie degli Scavi, 1891, pp. 222 e 329. 

47. Nuove scoperte nelle regioni Vili e XIV di Roma ; in Notizie degli Scavi, 1891, p. 231. 

48. Epigrafe Lanuvina, in Notizie degli Scavi, 1891, p. 253. 

49. Elmo scoperto nell'alveo del Tevere ; in Notizie degli Scavi, 1891, p. 286. 

60. Epigrafi latine scoperte in Locri Epizefiri ; in Notizie degli Scavi, 1891 , p. 296. 

51. Di un'importante epigrafe riferibile al percorso di un acquedotto scoperta nel territorio Amiternino ; 

in Notizie degli Scavi, 1891, p. 321. 

52. Di una rara iscrizione latina probabilmente dal vico Helvillum, in Notizie degli Scavi, 1891, p. 329. 

53. Di una lapide funebre scoperta lungo il. tratto della ria Salaria da Molitorio al Vomano ad Hadria 

Piceni; in Notizie degli Scavi, 1891, p. 368. 
64. Antichità del territorio Falisco esposte nel Museo Nazionale di Villa Giulia; in Monumenti un- 

tichi dei Lincd, II, 1, an. 1892. 
56. Nuove epigrafi dell'antica Interamnia; in Rivista Abruzzese, Teramo, ottobre 1892. 

56. Di un frammento di calendario con resti di un feriale, scoperto a Guidizzolo nel Mantovano ; in No- 

tizie degli Scavi, 1892, p. 7. 

57. Nuove scoperte epigrafiche nell'area dorè sorse S.Giorgio in Ravenna ; in Notizie degli Scavi, 

1892, p. 77. 

58. Di un fittile a copertura vitrea trovato in mia tomba della necropoli di Ancona; in Notizie degli 

Scavi, 1892, p. 80. 

59. Epigrafi urbane delle regioni IX e XIV ; in Notizie degli Scavi, 1892, pp. 169-160. 

60. Nuove iscrizioni latine del territorio di Teramo ; in Notizie degli Scavi, 1892, p. 199. 

61. Epigrafi latine rinvenute nell'alveo del Tevere ; in Notizie degli Scavi, 1892, p. 234. 

62. Epigrafe latina scoperta a S. M. di Palazzo, antica « Juranum »; in Notizie degli Scavi, 1892, p. 350. 



— 344 — 

63. Frammento dei Fasti trionfali ; in Notizie degli Scavi, 1892, p„ 410. 

64. La Collezione Barracco ; in Nuova Antologia, 1° gennai» 1893. 

66. Di un nuovo titolo riferibile ai « magistri pagani » della Campania, rinvenuto in S. Maria d. C. V. ; 
in Notizie degli Scavi, 1893, p. 164. 

66. Di un sepolcro con cinerario fittile in forma di capanna scoperto nella necropoli della antica Velitrae; 

in Notizie degli Scari, 1893, p. 198. 

67. Di una rara iscrizione cimiteriale cristiana e di altre scoperte fatte in Pavia ; in Notizie degli Scavi, 

1893, p. 347. 

68. Nuove epigrafi dell'antica Interamnia ; in Notizie degli Scavi, 1893, p. 351. 

69. Di un sigillo di bronzo, scoperto a S. Egidio al Vibrata; in Notiiie degli Scavi, 1893, p. 430. 

70. Degli scavi di antichità nel territorio falisco; in Man. Lincei, voi. IV, 1894, p. 5. 

71. Dei fittili scoperti nella necropoli di Narce; in Mon. Lincei, voi. IV, p. 165. 

72. Degli oggetti di ornamento personale, delle armi e degli altri istrumenti del corredo funebre, scoperti 

nella medesima necropoli di Narce (lavoro pubblicato in unione con A. Pasqui) ," in Mon. Lincei, 
voi. IV, p. 347. 

73. Di una nuova lapide in onore di Mania Megonio Leone, scoperta presso Strongoli; in Notizie degli 

Scavi, 1894, p. 18 (in eollaboraz. con D. Vaglieri). 

74. Di alcune pitture di vasi greci, nelle quali si credè rappresentala la più antica forma della ruota da 

vasaio; in Rend. R. Acc. dei Lincei, classe se. morali., voi. Ili, fase. 10, an. 1894. 
74. Di un'iscrizione onoraria a Traiano, rinvenuta a Balestrino; in Notizie degli Scavi, 1894, d. 95. 

76. Lapidi sepolcrali latine scoperte a Milano, presso il ponte di Porta Magenta; in Notizie degli Scavi, 

1894, p. 158. 

77. Di una statuetta di bronzo e di un piattinetto di rame, con iscrizione latina votiva, scoperti a Piece 

di Cadore, in Notizie degli Scavi. 1894, p. 188. 

78. Di un ripostiglio di letradrammi di argento, scoperto presso il villaggio di Battaglia nel Comuni' 

di Campii; in Notizie degli Scavi. 1894, p. 190. 

79. Epigrafe latina di Baia ; in Notizie degli Scavi, 1894, p. 287. 

80. Epigrafe latina di Grotta) 'errata ; in Notizie degli Scavi, 1894, p. 313. 

81. Scoperte a Novilara ; in Notizie degli Scavi, 1894, p. 377. 

82. Nuova iscrizione funebre latina rinvenuta presso l'abbazia di Grotta ferrata; in Notizie degli Scavi, 

1894, p. 380. 

83. Iscrizione latina di Noli ; in Notizie degli Scavi, 1894, p. 398. 

84. Di un nuovo cippo milliario dell'Appio scoperto a Sezze; in Notizie degli Scavi, 1895, p. 28. 

85. Dei preziosi oggetti di età barbarica, scoperti nel sepolcreto di Castel Trosino presso Ascoli Piee ito ; 

in Notizie degli Scavi, 1895, p. 35. 

86. Di un nuovo frammento dei rilievi in stucco scoperti nel giardino della Farnesina.' in Notizie degli 

Scavi, 1896, p. 39. 

87. Di un'antefissa fittile del tempio di Giunone Lanuvina ; in Notizie degli Scavi, 1895, p. 46. 

88. Di una rarissima tessera ospitale con iscrizione latina; in Notizie degli Scavi, 1895, p. 86. 

89. Di un nuovo titolo sepolcrale latino di Noli; in Notizie degli Scavi, 1895, p. 193. 

90. Di un'epigrafe latina riconosciuta nella città di Lomello; in Notizie degli Scavi, 1895, p. 220. 

91. Epigrafe latina di S. Angelo in Formis; in Notizie degli Scavi, 1895, p. 233 

92. Tombe etrusche scoperte in contrada ('a)itolle a Lubriano: in Notizie degli Scavi, 1895, p. 244. 

93. Epigrafe Tuscolana; in Notizie degli Scavi, 1895, p. 249. 

94. Di un'epigrafe latina dedicata a Caracolla, scoperta a Vetulonia, in Notizie degli Scavi, 1895, 

p. 340. 

95. Delle scoperte di antichità nel lago di Nemi; in Notizie degli Scavi, f 895, p. 361 . 

96. Nuove iscrizioni latine scoperte presso Parma; in Notizie degli Scavi, 1896, p. 406. 

97. Di un sepolcreto gallico scoperto nella contrada denominata « il Pianetio », ai piedi di Montefortino 

(Arcevia); in Notizie degli Scavi. 1896, p. 408. 

98. Di un'iscrizione latina arcaica, scoperta in contrada Valviano, in comune di Cellino ; in Notizie degli 

Scavi, 1895, p. 413 (in collaborazione col prof. Pascal). 



— 345 - 

99, Di alcuni frammenti di tegole di bronzo dorato, appartenenti all'ornamento del tempio di Diana 
Nemorense; in Notizie degli Scavi, 1895, p. 431. 

100. Di un fittile d'industria primitiva rinvenuto in una grotta presso il lago di Nemi; in Notizie degli 

Scavi, 1896, p. 436. 

101. Nuove scoperte di antichità nel lago di Nemi; in Notizie degli Scavi, 1896, p. 461. 

102. Nuove scoperte di antichità sul Palatino; in Rendiconti dei Lincei, classe se. mor., agosto 1896. 

103. Di un antico tempio scoperto presso le Ferriere della tenuta di Conca, dove si pone la sede della città 

di Satricum (in collaborazione con A. Cozza); in Notizie degli Scavi, 1896, pp. 23, 99, 167, 190. 

104. Iscrizioni latine di Campomorto; in Notizie degli Scavi, 1896, p. 69. 

106. Scoperte varie nelle regioni Vili, VI e V di Roma; in Notizie degli Scavi, 1896, p. 177. 

106. Nuove scoperte di Nemi; in Notizie degli Scavi, 1896, p. 188. 

107. Frammento di fistula acquario, iscritto di Civita Lavinia ; in Notizie degli Scavi, 1896, p. 226. 

108. Sigillo di bronzo di 8. Giovanni Incarico; in Notizie degli Scavi, 1896, p. 236. 

109. Di un sigillo di bronzo di Reggio Calabria; in Notizie degli Scavi, 1896, p. 300. 

110. Tomba preromana della necropoli settentrionale Atestina; in Notizie degli Scavi, 1896, p. 337. 

111. Di un marmo insigne con iscrizione votiva a Mercurio, aggiunto alla raccolta del Museo archeologico 

di Milano; in Notizie degli Scavi, 1896, p. 445. 

112. Scoperte fatte in Roma nella regione XIV; in Notizie degli Scavi, 1896, p. 467. 

113. Diunrarovetroinformadicigno,usatoprobabilmenteperbalocco da bambini; in Notizie degli Scavi, 

1896, p. 601. 

114. Frammento di titolo funebre metrico, scoperto nella necropoli di Album Intimilium; in Notizie degli 

Scavi, 1899, p. 93. 
116. Iscrizione latina delle Terme tarantine Pentascinensi; in Notizie degli Scavi, 1897, p. 110. 

116. Di un termine Gruccano scoperto presso Atena, in Lucania; in Notizie degli Scavi, 1897, p. 120. 

117. Di una città greca riconosciuta a Terravecchia, presso Grammichele, in provincia di Catania; in 

Notizie degli Scavi, 1897, p. 128. » 

118. Frammenti di iscrizioni latine rinvenute a Ravenna; in Notizie degli Scavi, 1897, p. 606. 

119. Note intorno ad un vaso fittile di Bomarzo; in Notizie degli Scavi, 1897, p. 508. 

120. Titoli sepolcrali rinvenuti nel territorio di Andria ; in Notizie degli Scavi, 1898, p. 34. 

121. Nuovi frammenti marmorei di epigrafi ravennati, in Notizie degli Scavi, 1898, p. 48. 

122. Iscrizione latina del territorio di Montemilone; in Notizie degli Scavi, 1898, p. 127. 

123. Di alcuni fittili con leggende etnische rimessi in luce a Barbarono romano; in Notizie degli Scavi, 

1898, p. 407. 

124. Di una iscrizione latina della necropoli di Barium; in Notizie degli Scavi, 1898, p. 461. 

125. Iscrizione sepolcrale rinvenuta nell'area dell'antica Olbia ; in Notizie degli Scavi, 1898, p. 426. 

126. Umetta marmorea con epigrafe sepolcrale latina di Torricella Sicura; in Notizie degli Scavi, 1899. 

p. 47. 

127. Iscrizione latina ricordante un milite pretoriano, scoperta nella chiesa di S. Valentino, a Isola del 

Gran Sasso; in Notizie degli Scavi, 1899, p. 262. 

128. Epigrafe imperiale di Teramo; in Notizie degli Scavi, 1899, p. 382. 

129. La Villa Pompeiana di P. Fannio Sinistore, scoperta presso Boscoreale. Relazione a S. E. il ministro 

della Istruzione Pubblica, Roma, 1901. 

130. La tomba vetustissima scoperta nel Foro Romano ; in Nuova Antologia, 16 aprile 1902. 

131. Discorso sul bilancio della Istruzione Pubblica, pronunciato alla Camera dei Deputati, nella tornata 

del 17 dicembre 1903. Roma, Tip. Camera, 1903. 

132. Della biga greca arcaica scoperta in Monteleonc presso Norcia in Sabina; in Niwva Antologia, 

16 aprile 1904. 

133. Discorsi pronunziati alla Camera dei deputati sul bilancio della Istruzione Pubblica, nelle tornate del 

23 e 24 giugno 1904. Roma, Tip. Camera, 1904. 

134. Delle maioliche di Castelli nella esposizione di arte antica in Chieti (discorso pronunziato nella 

solenne inaugurazione del Congresso Regionale, il 16 settembre 1906). Chieti, 1905. 



— 346 — 

136. Bartolomeo Borghesi (discorso pronunciato nella inaugurazione del suo monumento in San Marino); 
in Nuova Antologia, 16 luglio 1005. 

136. Di un'iscrizione votiva ai Lari Compitali scoperta nel corso superiore dell' A terno, in territorio di 

Amiterno; in Notizie degli Scavi, 1908, p. 182. 

137. Titolo funebre latino di Rimini; in Notizie degli Scavi, 10118, p. 261. 

138. Frammento di titolo funebre latino di Panie; in Notizie degli Scavi, 1008, p. 298. 
130. Cippo con iscrizione funebre di Venosa; in Notizie degli Scavi, 1008, p. 443. 

140. Iscrizione votiva a Serapide di Roma ; in Notizie degli Scavi, 1009, p. 80. 

141. Di un'iscrizione votiva che dicesi rinvenuta nel Tevere, e di un titolo funebre scoperto presso la via 

Portuense ; in Notizie degli Scavi, 1009, p. 228. 

142. Paolo Bosetti e il Museo Nazionale delle Antichità in Roma (nel volume dedicato a Paolo Boselli 

dal Comitato Savonese per le onoranze); Savona, 1913. 

143. Commemorazione di Giuseppe Gatti, letta alla R. Accademia dei Lincei nella seduta del 22 no- 

vembre 1914, in Rendic. dei Lincei, ci. se. mor., 1914. 

144. Iscrizioni latine arcaiche riferibili alle arginature dell'Adige presso l'antica Ateste, in Notizie degli 

Scavi, 1916, pp. 137-144. 
146. Le pubblicazioni sopra le scoperte di antichità nel Regno d'Italia; in Mnseum, Bollettino della Repub- 
blica di San Marino, anno I, n. 1, S. Marino, 1917. 

146. Necrologia di Giuseppe Pellegrini; in Notizie degli Scavi, 1918, p. 207. 

147. Cenno necrologico di G. A. Colini ; in Notizie degli Scavi, 1919, p. 12. 

148. Roberto Campana; in Rivista Abruzzese, XXXIV, 10-11, Teramo, 1010. 

140. Beniamino Costantini; in Rivista Abruzzese, XXXV, fase. I-II, Teramo, 1920. 

160. I primi passi di due grandi archeologi, G. Fioretti e R. Garriteci; in Archivio storico per la Sicilia 

Orientale, XVI, in onore di P. Orsi. 1021. 

161, Cenno necrologico di Alfonso Alfonsi; in Notizie degli Scavi, 1022, p. 56. 

152. Manoscritto (inedito) riguardante la storia dell'amministrazione archeologica del Regno d'Italia 
dal 1870 ad oggi. • 



NOTIZIE DEGLI SCAVI 



Anno 1922 — Fascicoli IO, 11, 12. 

Regione X (VENETI A ET H ISTRIA) 

I. NEGRAR DI VALPOLICELLA — Avanzi di una villa romana 
con magnifici mosaici. 

A Negrar nella frazione Villa in un podere denominato le Tre Corteselle di proprietà 
del sig. Zantedeschi Marcello già molti anni addietro e propriamente nel 1887 (') du- 
rante i lavori agricoli era stato scoperto parte di un bel pavimento a mosaico ; ma allora 
quando un'amministrazione per le antichità si può dire che non esistesse completa, e 
mancavano leggi che proteggessero i travamenti, alcune autorità di Verona, nell'impos- 
sibilità forse di ottenere i mezzi necessari, lasciarono arbitro il proprietario di fare quel 
che volesse. Infatti questi, come si rileva da due articoli dell'« Arena », giornale di Ve- 
rona, (') senza estendere lo scavo, esegui a sue spese il distacco di tre pezzi di litostroto, 
due emblematn (fig. 1, 2) e un pezzo a disegni decorativi, quadri che stavano per emi- 
grare all'estero, se la stampa, interpretò dei sentimenti della parte colta della cittadi- 
nanza veronese, che se ne interessava, non avesse sollecitato il Comune di Verona ad 
acquistarli per il museo Civico. 

Passarono parecchi anni, ma sempre rimase vivo nel piccolo comune il ricordo dei 
mosaici trovati, e con la speranza che il terreno nascondesse chi sa quali e più consi- 
stenti tesori, il proprietario doveva avere spesso fatto rimaneggiare il terreno in quel 
posto. Or sono due anni il campo cambiò di proprietario, che nella medesima località fece 
fare un lavoro di scasso, e l'operaio che l'aveva eseguito mi diceva di non aver avuto 
nessuno scrupolo, lavorando a cottimo, di zappare e di far saltare in aria anche pezzi 
di mosaico. 

Quest'anno i lavori agricoli di scasso, fatti sempre allo stesso posto, ebbero più 
fortuna : misero allo scoperto due teste di cavallo in mosaico di fattura accurata con 

(«) Not. Se, 1887, pagg. 431-2. 

(») Arena 7-8 die. 1891 e 14-15 sett. 1892. 

Notizie Scavi 1922 - Voi. XIX. 45 



NEGRAR DI VALPOLICELLA 



348 — 



regione x. 



pennacchi di tasselli di pasta vitrea verde, e che nella bardatura avevano anche qual- 
che tassello di pasta vitrea dorata. 

Il Soprintendente ai Monumenti di Verona, ing. Da Lisca, che primo vide questo 
tratto di mosaico, ne diede comunicazione alla Soprintendenza ai Musei e agli Scavi ar- 
cheologici del Veneto, chiedendo un sopraluogo. Compiuto il sopraluogo il Soprintendente 




Fio. 1. 



ai Musei e Scavi, prof. Fogolari. vide la necessità di fare finalmente degli assaggi siste- 
matici di scavo, magari per mettere allo scoperto il litostroto che tanto interessante 
si mostrava in quel piccolo tratto. Inoltre innumerevoli pietre frammiste al terreno, 
«pezzi di tegole, di embrici che all'argilla depurata e ben cotta apparvero indubbiamente 
di epoca romana, una quantità di frammenti d'intonaco dipinto a bei colori vivaci, tutto 
si rivelava avanzo di un'antica costruzione romana. 

Ottenuto dal Ministero il permesso, e conchiuse con il proprietario le necessarie trat- 
tative, lo scavo fu iniziato il 14 giugno di quest'anno. 

Apparve subito una biga guidata da un amorino alato, (fig. 3), la medesima rap- 
presentazione di uno degli emhlemata esistenti al Museo Civico di Verona, ma diversa 



REGIONE X. — 349 — NEGRAR DI VALPOLICELLA 

per movimento e per colori. Proseguendo verso oriente si incontrò una soglia di porta 
bivalve e a destra e a sinistra di essa il muro, che conservava ancora l'intonaco dipinto 
in rosso scuro, era rimasti» in piedi per un'altezza di circa m. 0.60. Al di là del muro altri 
ambienti, anch'essi con impiantiti a mosaici a interessanti motivi di genere decorativo; 
verso sud altro mosaico sempre diverso sia per tinta, sia per disegno e sempre bello. 
Senza che io stia qui a enumerare, il che mi sembra di nessuna utilità, in quale ordine 
avvennero tali scoperte, mio scopo fu di cercare di limitare tutti i locali che si presen- 
tavano in vista. 

La sala cui appartenevano gli emòhmata doveva essere bella e sontuosa; un lato, 
quello a nord, fortunatamente si è potuto tutto seguire (fig. 4) e mediante quel che è 
rimasto di pavimento, si è in grado di ricomporre l'intero disegno, e di determinare 
quindi la superficie di tutta la sala che misurava mq. 70. 

Verso est abbiamo due altri vani ; dalla sala principale si andava certamente nel 
primo di essi più a nord, come è dimostrato dalla soglia ricordata, e si andava forse 
anche nel secondo che non fu completamente scoperto. Dalla parte opposta verso 
ponente vi devono pure essere stati altri amb'renti, come prova un tratto di pavi- 
mento a musaico scoperto in corrispondenza del primo degli ambienti a levante della 
sala principale. 

Un ambiente largo m. 4,25, e lungo oltre i 14, tutto pavimentato a mosaico, 
conservatoci purtroppo a tratti qua e là, chiudeva tutto il lato nord della casa. In 
siiti verso nord-ovest sono state trovate lastre di marmo, una più lunga e più sottile 
(m. 1 ,56 X 0,48) alternata con una più breve e più profonda (m. 0,63 X 0,47). 

Sono apparsi due rocchi di colonna di marmo rosa di differente diametro. Si tratta 
senza dubbio di un porticato che si apriva su di un giardino (xystus). Le colonne poggia- 
vano forse sulle lastre più corte e più alte, quantunque sopra queste non vi sia rimasta 
traccia alcuna. Questo porticato doveva essere l'estremo limite nord della casa, perchè 
esteso lo scavo in alcuni punti per circa ni. 5.60, all'infuori dei soliti frammenti di em- 
brici, di qualche frammento di vaso, di chiodi e di tasselli di mosaico, alcuni anche di 
vetro azzurro, non sono apparse tracce di costruzioni. 

I muri della villa in direzione da nord a sud erano i muri maestri, larghi circa me- 
tri 0,66, mentre quelli che andavano in senso opposto, da est a ovest, misuravano in 
spessore m. 0,47; più sottili di circa una ventina di centimetri. 

I muri sono costruiti di sassi dei torrenti della vallata (pietra viva, tufo e pietra 
gallina) tenuti insieme da calce appena spenta e da sabbia nella proporzione di % di 
calce e di 3 /< di sabbia che da sola non resisterebbe all'umidità. Ad aumentarne la resi- 
stenza sono intramezzati ghiaia e frammenti di mattoni cotti. 

L'intonaco che riveste i muri, spesso cm. 2, è invece composto di calce spenta con 
sabbia di Adige più fine o pure di cave sulla Campagnola alla Villa Angelina. L'intonaco del 
muro, per esser più forte e per avere una coesione maggiore, ha più quantità di calce spenta. 

II sotto apparecchio del mosaico è alto cm. 25 circa, composto di creta di Dosso, 
Quena, Pezzabono, con calce appena spenta ; lo strato superiore è di creta più minuta, 
e si doveva stendere man mano che procedeva il lavoro, altrimenti, se indurito, non 
sarebbe stato più possibile infiggervi i tasselli. 



NEOHAR PI VALPOLICELLA 



— 850 — 



HEGIONE X. 



Il pavimento a mosaico della sala principale si può fedelmente ricostruire in base a 
quel che ci è rimasto (fig. 5), e con l'aiuto di una fotografia (*) fatta sopra luogo 
quando avvennero i primi travamenti, si possono con sicurezza collocare i due emble- 
mata del Museo Civico. 



"^" "' *"' ",-S; 1 * 




Fio. 2. 

Quello con l'erote che guida la biga (fig. 3) era al lato nord, dalla parte opposta 
al quadro trovato in site, in modo che le due bighe erano affrontate. 11 quadro con le 
tre figure (fig. 2) era nel centro volto a nord verso un ingresso principale. Agli angoli 
del lato sud della sala vi erano altre due bighe, come si argomenta da un pezzo di fru- 
sta ancora rimasto. 



(*) Fotografia latta nel 1887 dal notaio Bertoldi e a me gentilmente mostrata dalla sorella 
sig.na Giovanna Bertoldi. 



REGIONE X. 



— 351 — 



NEGRAR DI VAI.POLICEW1A 



Questo pavimento con agli angoli le bighe, che amorini alati cercavano frenare 
nella corsa impetuosa, con un'interessante scena al centro, che una raffinata tecnica colo- 
ristica distaccava con mirabile plasticità dal fondo del mosaico, da dare a chi entrava 
l'illusione di un gruppo di persone viventi, con questi emblemata armoniosamente invi- 




Fio. 3. 



luppate da intrecci decorativi, imitava proprio un gran tappeto gettato sul pavimento 
della sala, E la sapiente disposizione dei colori ne aumentava l'effetto. L'intreccio deco- 
rativo scuro su fondo biancastro, i cavalli di una biga con preponderanza di giallo, quelli 
dell'altra di grigio ; le bardature, i pennacchi con tasselli di vetro, alcuni anche dorati. 
I vestimenti delle figure centrali risplendevano di tasselli di vetro verde chiaro e verde 
smeraldo. 

Ai lati nord e sud due fascie larghe di un bel motivo a giuoco di pelte (figg. 6 e 6) 
ottenuto con linee curve intersecantisi, di molto effetto speciose come qui, le tinte sono 



NEGUAR DI VALPOLICELLA 



— 352 — 



REGIONE X. 



bene intonate : su fondo bianco risaltano le pelte gialle listate tutt'intorno di rosso. Que- 
sti colori così chiari dovevano dare l'impiessione che la sala fosse ancora più lunga. 

Gareggia con un vero dipinto la scena centrale di composizione non comune (fig. 1): 
una figura maschile riccamente vestita all'orientale, di un chitone manicato, con sopra 
un ampio manto agganciato sulla spalla destra e con in testa un berretto frigio, ap 
poggia la mano destra in atto di protezione sulle spalle di una giovane donna che sup- 
plice e implorante gli è inginocchiata dinanzi ; anch'essa abbigliata con lusso, di un abito 




Fio. 4. 



ben succinto al busto, e che si allarga in fondo in modo da ricoprire ampiamente la parte 
inferiore della figura inginocchiata. Lascia nude le belle braccia, il destro con due aratile 
una in alto e l'altra all'avambraccio. 

In testa ha un'acconciatura di stoffa che ricopre tutti i capelli ; aderente sulla fronte, 
è riunita e raggnippata alla nuca, prolungantesi poi disciolta sulla spalla sinistra fin 
oltre l'anca. Che l'abito sull'anca formasse un drappeggio, l'artista ha cercato dimo- 
strarlo con una disposizione circolare di tasselli come ha fatto per l'acconciatura del 
capo. 

Dall'altro lato sembra tenere per mano e incoraggiare la supplice una donna tut- 
t'avvolta artisticamente in un velo bianco che le ricopre anche il capo, e che lascia solo 
scorgere un monile al collo. 






REGIONE X. 



— 353 — 



NEORAU DI VALPOLICELLA 



<h^$\£/ih£j^\j*Lfé\*/w\jtf?^ r&\ « f $\ A . ? .„,■ v^/y^^ 






i 

111* 



2>^¥^®®@^1@@^@@]© » 4 <K) 
: : 4<t* » '-y js 




Fio. 5. 



ftEUKAK DI VAU'OUCKUA 



354 — 



hegìonè X. 



Una scena simile per quel che ho potuto vedere io non l'ho trovata né sulle pitture 
parietali (') ne su quelle vascolari ; analogia di abbigliamento specie delle due donne 
si ha con i dipinti della Villa « Gargiulo » a Pompei. Senza nessuna intenzione di entrare 
nella dibattuta interpretazione di esse in cui sì eminenti archeologi e filologi sono d'opi- 
nione tanto discorde (*), di modo che sono stati anche spiegati per le nozze di Bacco e di 
Arianna turbate da una delle non infrequenti scene di gelosia di cui si dilettava Era ( 3 ) mi 
limiterò a segnalare i riscontri. 




Fig. 6. 



La donna che sta nel centro ha un chitone che ricorda quelli indossati da alcune 
donne dei suddetti dipinti ; inoltre una veste di velo è sovrapposta al chitone, lo 
dimostra chiaramente quel drappeggio di piegoline, la smode secondo il Macchioro. 
Caratterizza maggiormente l'analogia del vestimento, l'acconciatura della testa che 



(*) In un dipinto di Pompei raffigurante una scena d'iniziazione, vi è un personaggio maschile, 
vestito all'orientale, come quello del mosaico, però è seduto, ed ha in mano un lungo scettro. S. Rei- 
nach, Répertoire de peintures grecques et romaines, Paris, 1922, pag. 240, 5 

(*) Per la bibliografia cfr. V. Macchioro, Zagreus, Studi siilVoì-fismo, Bari, 1920, pag. 20, n.l. 
Riproduzioni fotografiche di questi dipinti si trovano nelle Not. Se. 1910, pag. 139 ss; tavv. XII- 
XX e nella pubblicazione di G. E. Rizzo, Dionysos Mystes, in Meni. Accad. orchcol. Napoli III, 1918; 
sull'opera citata di V. Macchioro le scene sono riprodotte in un disegno lineare. Sia nel lavoro del 
Rizzo, sia in quelle del Macchioro le scene sono denominate con le stesse lettere. 

(*) D. Comparetti, Nozze di Bacco e Arianna., Firenze, 1920. 



REGIONE X. 



— 355 — 



NEGRAK DI VALPOLICELLA 



forse non si sarebbe potuta spiegare senza il riscontro con l'acconciatura della figura 
seduta della scena B (') dei dipinti. La donna velata del mosaico somiglia assai a quella 
seduta della scena I ( 2 ) dei dipinti, anche per il monile al collo. E i bracciali della donna 
inginocchiata così disposti non sono ignoti alle donne dei dipinti del fondo Gargiulo. 

La figura maschile del mosaico ha nella sinistra un'asta terminante con una pic- 
cola correggia, un vero staffile che quasi identico, sempre se la riproduzione del 
disegno è fedele, ha la furia fustigatile dei dipinti. 




Fi«. 7. 



Potrebbe trattarsi di una scena d'iniziazione ( 3 ), ma io non saprei dire a quali 
misteri : la figura di sin. sarebbe il sacerdote iniziatore : il personaggio più importante 



(!) Not. Se, 1910, tav. XIII. 

(«) Not. Se, 1910, tav. XX. 

(*) Dato l'abbigliamento all'orientale dell'uomo e la frusta che ha in mano, si può affacciare 
probabile anche un'interpretazione mitologica; riguarderebbe una rappresentazione insolita del 
mito di Pelope tanto ricco di elementi disparati. Hippodatnia che accompagnata dalla madre 
supplica Pelope di non farle sposare Myrtilo cui, secondo una versione, si era essa stessa pro- 
messa, perchè innamoratasi del bel frigio voleva essere liberata dal padre al quale la legava 
un illecito amore, Preller-Robert, Griech. Myth. pag. 125. E allora vi sarebbe anche un nesso 
fra questa rappresentazione e le bighe in corsa guidate da amorini degli emblcmata angolari. 
Secondo un'altra versione è Pelope che promette Hippodumia a Myrtilo per essere aiutato a ucci- 
dere Enomao; Myrtilo uccide Enomao, ma Hippodamia che odia l'uccisore di suo padre, prega 
Pelope di non farglielo sposare. Pauly-Wissowa, Real-Encycl. s. v. Hippndàmeia, 1726. 

Notizie Scavi 1922 — Voi. XIX. 46 



NÉUKAK 1)1 VALPOLICELLA — 350 — KÉCilON'i: X. 

della rappresentazione, occupa quasi metà della scena e supera per statura gli altri, 
e se non fosse umanizzato dall'atto di appoggiare la mano sulla spalla della donna 
che a lui s'inchina, potrebbe considerarsi una divinità. 

Sarebbe una scena d'iniziazione ridotta ai termini più essenziali e quasi geometrici, 
senza lusso di personaggi e di particolari secondari. Un po' dipende dalla natura del 
lavoro sfrondare e semplificare una scena, un po' trattandosi di un emblema, dallo 
spazio ristette di cui si dispone ('). 

E che i modelli sieno comuni a mosaici e ad affreschi e spesso derivanti da proto- 
tipi di autori non è infrequente : della celebre composizione di Polignoto, Achille rico- 
nosciuto da Ulisse a Scyros, si trovano diverse varianti e fra i dipinti e fra i mosaici ; in 
questi però la rappresentazione è ridotta ai soli protagonisti ( 2 ). Ma non sempre avviene 
così. Per la rappresentazione del Sacrificio di Ifigenia, il cui prototipo si vuole far risalire 
al celebre dipinto di limante, si ha nel mosaico di Ampurias, abbondanza di perso- 
naggi al contrario che negli affreschi ( 3 ). 

Sulle pareti della sala chi sa che non vi fossero dipinte scene in relazione con quella 
del pavimento ? Si sono trovati frammenti innumerevoli d'intonaco a magnifici colori 
a tempera ; rosso in tutte le gradazioni, dal più cupo a un rosso tenue, verde, giallo, viola, 
azzurro, nero grigio, ma in frammenti così minuti da non potervi ravvisare nulla. 

Vi sono poi somiglianze di carattere topografico fra la sala della Villa Gargiulo e 
questa con il pavimento a mosaico di Negrar: ambedue hanno l'ingresso principale su 
un porticato che segna l'estremo limite della casa. 

I pavimenti dei vani di questo edificio non sono tutti allo stesso livello. Sullo stesso 
piano si presentano quelli della sala principale, della seconda sala e del portico, men- 
tre il pavimento della prima sala a levante dell'aula principale è più alto di cm. 12, 
e quello della sala a ponente è più basso di cm. 3. La nostra figura 7 mostra il pavi- 
mento della sala più alta. 

La costruzione di questa villa dovette essere fatta molto accuratamente. Si prov- 
vide a che vi fossero cave o cisterne sotto i locali con pavimenti a mosaico, condizione 
essenziale per la buona conservazione di essi, affinchè non fossero soggetti alle infiltra- 
zioni ed ai cedimenti del sottosuolo ( 4 ). Sotto la stanza a levante dell'aula principale 
si sono messe allo scoperto costruzioni larghe m. 2 e profonde ni. 3 ; vuoto vi è sotto la 
grande aula, parimenti sotto il portieo, dove cambia il disegno del pavimento, che ora ha, 
per aver ceduto, una depressione di circa cm. 25. In un assaggio fatto in questo punto sono 
stati trovati due piedini di terracotta su piccola base appartenenti a una statuetta, un 
embrice e una tegola intieri ( 5 ) pezzi di mosaico, di vetro ecc. 

(!) Molto acutamente G. Patroni (lìend. Acc. Are. di Napoli, XIX, 1905, pag. 112, n. 1) in una 
buona relazione della monografia del (laiukler in Darcmberget Saglio, IHet. des Ant. s.v. Mnsivtimopus, 
osserva che ars [picturae] compendiaria ben si addirebbe al mosaico. 

( 2 ) Daremberg et Saglio, pag. 2103; Reinach, RépertoiredesPeinturesgrecques et romaines, pag. 106. 

( 8 ) Michela in Ausonia IV, pag. !>8; Reinach, op. eit. pag. 169, 3. 

( 4 ) Darcmberg et Saglio, op. cit. s. v., pag. 2404. Di regola generale nella casa romana un mo- 
saico ben conservato indica quasi sempre l'esistenza di una cisterna sottostante generalmente al- 
Voecus o al triclinio. 

(*) Embrici, lung. cm. 63 ; larg. da cm. 20 a cm. 16 ; tegole cm. 41 x 56. 



REGIONE X. - — 357 — NEGRAR DI VALPOLICELLA 



Siccome il terreno qui è stato rimaneggiato, può darsi che questi rottami vi sieno 
capitati appunto in seguito al rimaneggiamento ; se pure non fosse per caso passata per 
di là una fognatura. 

Trovamene. Furono assai scarsi, .nonostante che il terreno di scarico molto abbon- 
dante per la profondità dello scavo sia stato accuratamente vagliato. 
a) Sesterzio di Lucio Vero ('). 

Parecchie altre monete di bronzo completamente corrose e quindi irriconoscibili. 
Una sembra essere un medio bronzo del 2° secolo d. Cr. ; tre probabilmente di età co- 





Fig. 8. 

stantiniana, e altre tre per la forma, la sottigliezza, i caratteri che s'intravvedono, sem- 
brano medievali. 

b) Un braccialettino di bronzo di forma un po' irregolare con un diametro di 
cm. 0.57, con un grazioso fregio (fig. 8) : un anello di bronzo con un lieve ornato di pun- 
tini e un ago da cucire parimenti di bronzo. 

e) I due piedini di terracotta già menzionati con traccia di doratura. 

Dovunque innumerevoli frammenti di tegole, di embrici, di mattoni in prevalenza 
di un rosso cupo, ma anche di colore giallognolo di terra di Caprino ; alcuni pezzi di mat- 
toni hanno disegni di varia specie o formati con le dita o pure più accurati come un re- 
ticolato di losanghe, un coperchio di bronzo di un piccolo barattolino, un campanellino 
di ferro senza battaglio ecc. 

Con simili travamenti, si può soltanto approssimativamente determinare l'epoca 
in cui quest'edificio sorse. Vi è il sesterzio di Lucio Vero e vi sono i mosaici ; ma questi 
in genere di per sé si datano con poca sicurezza (*) : inoltre, anche datati, non forniscono 

(') La lezione della leggenda è incerta a causa della cattiva conservazione : nel recto è rap- 
presentata la testa laureata di Lucio Vero; nel verso la Salute in piedi a sin. nutrendo un ser- 
pente avvolto attorno a un altare; cfr. figure simili Cohen, Verus, lfiD. 

(*) Darembcrg et Saglio, op. cit. pag. 208!). 



NEGRAR DI VALPOLICELLA — 358 — REGIONE X. 



indizi sufficienti sulla costruzione degli edifici cui appartengono, perchè 1 pavimenti 
con l'uso si consumano, e spesso possono essere stati riparati o rifatti del tutto. Però in 
questi di Negrar non ho riscontrato traccie di riparazioni posteriori. 

Dato il i'avore che i mosaici incontrarono, e la conseguente enorme diffusione vi 
è tale abbondanza e varietà di tipi che, dice bene il Gauckler (') è difficile tentare una 
classificazione ; ma tuttavia si può dare la regola generale, che i mosaici più antichi sono 
i più semplici, e predomina in essi un sistema decorativo ortogonale. 

Da uno studio comparativo di quanti mosaici e riproduzioni di mosaici è stato a 
me possibile fare, e per i motivi decorativi e per la fattura, crederei di dover porre l'ese- 
cuzione di questi di Negrar al fine del 2° o al principio del 3° secolo d. Cr. 

Il litostroto dell'ambiente principale di gusto sobrio e signorile con gli eniblemata 
così armoniosamente congiunti ha riscontro con altri simili, non per la rappresentazione 
degli emblemaia, né per gli elementi decorativi, ma per la composizione formante untutto 
armonico ; un emblema centrale che motivi artistici ricollegano a emblemaia angolari. 

Nel nostro V emblema centrale in vermiculatum ha tutto il carattere di un'opera 
di arte fatta per essere ammirata e non calpestata, infatti lo affermano i numerosi tas- 
selli di vetro ben conservati, perchè si era avuta la precauzione di camminare sull'opus 
tessellatum che isolava il quadro. Ma in seguito fu impossibile avere certi riguardi per 
la figura che invase la decorazione geometrica riducendola ai minimi termini. Vi fu com- 
penetrazione di elementi geometrici e figurati. A volte un intero pavimento è spartito 
in quadri, in esagoni, in ottagoni, e dentro ogni ausla è una rappresentazione diversa 
di personaggi o di animali. 

Il motivo a pelte delle fascie laterali della grande sala si trova anche in epoca poste- 
riore ; parte dei mosaici del Duomo di Verona ha un disegno consimile ( ! ). 

Il nodo incrociato su fondo bianco, circondato da un ottagono con bordo a dentelli 
del portico (fig. 9) si trova identico in un musaico del duomo di Aquileia, dove però è 
inscritto in un quadrato ( 3 ). 

Il mosaico del portico in corrispondenza del centro del lato nord della Sala grande 
cambia disegno, indizio che qui si apriva l'ingresso principale della sala. Vi è un qua- 
drato che a est e a ovest ha un elegante e artistico fregio a volute, motivo che da 
epoca classica ( 4 ) perdura sino ai giorni nostri ; del quadrato fortunatamente sono ri- 
masti due angoli, uno diverso dall'altro per disegno, di modo che si può immaginare 
la composizione di questo riquadro simile a quella di un litostroto rinvenuto presso la 
Chiesa di S. Apollinare in Classe a Ravenna ( 5 ). 

Quasi tutti i modelli di litostroti del repertorio classico si ripetono in quelli cristiani 

(*) In Darcmberg et Saglio, op. cit., pag. 2111. 

(•) S. Maffei, Museum Veronense, Verona, 1749, pag. 208; 11 Cipolla, Not. Se, 1884, pag. 412 
attribuisce questi mosaici alla seconda metà del IV sec. 

(*) Niemann-Swoboda-Lanckoronski. Dir Doni von Aquileia, Vienna 1906, tav. IX; per l'epoca 
cui attribuire questi mosaici cfr. Tocsca, Storia dell'Arte, voi. Ili, pag. 61, ss. 

( 4 ) Un ornato simile circonda un emblema di una casa a Pompei. Not. Se, 1921, pag. 459, 
fig. 15. 

( 6 ) Toesca, Storia dell'arte italiana. III, pag. 309, f. 185. 



RAGIONE X. 



— 359 — 



NEGRAU DI VALPOLICELLA 



che spesso per la fattura meno accurata, per qualche particolare simbolico e sopratutto 
per la mania di affastellare i motivi più disparati rivelano la loro epoca ('). 

La fortuna di poter riprodure ottime fotografie e buoni disegni mi dispensa dal 
descrivere i mosaici degli altri ambienti. Non posso fare a meno di notare il gusto con 
cui sono intonati i colori, diversi per ogni ambiente. Nel mosaico di fìg. 6 i fiori stiliz- 
zati che sono negli ottagoni hanno i petali che da un tono scurissimo degradano in un 
tenue rosa. 




Fio. 9. 



I mosaici di Negrar per i disegni, per la fattura, per le pietruzze tagliate regolar- 
mente e poste con grande coesione non hanno nulla da invidiare, data anche la ricchezza 
dei marmi regionali, agli impiantiti della capitale. Per i mosaici non credo si possa par- 
lare di arte provinciale, se si pensa alle maestranze di artisti chiamate in città diverse, 
e che gli stessi imperatori viaggiando conducevano al loro seguito (*). 

Ad eccezione dei tasselli. di pasta vitrea che si trovano negli emblemata e di 
quelli rosso cupo che all'analisi sono risultati di laterizio, questi mosaici sono in 
gran parte lavorati con calcari compatti presi nelle vicinanze: il giallo è di Torri, 
il bianchiccio e le molte gradazioni di rosa provengono da S. Ambrogio o da Prun 
e si trovano anche a Torbe, da dove forse viene anche il viola chiaro, abbondantemente 

(*) Toesca, op. cit. pag. 308. 

( s ) Dareiuberg et Saglio, op. cit., pag. 2108. 



NEORAR DI VALPOLICELLA 3G0 KEfilONE X. 

adoperato nel mosaico del portico. I tasselli nerastri sono di Rovere di Velo nella 
Valpantena; di una bellissima qualità di calcare sono alcuni tesselli neri degli emblemala. 

L'annerimento di alcuni tratti dei mosaici e le abbondanti tracce di carboni nello 
strato archeologico fanno supporre, che la causa principale della rovina di questo edificio 
sia stata un incendio. Quando la distruzione avvenne non è facile determinare. 

Nel vano a nord est della grande sala e propriamente nell'angolo nord-ovest è 
stata scoperta una piccola tomba (m. 0.70 X 0.35), che fu formata utilizzando il pavi- 
mento a mosaico come piano di fondo e il muro intonacato per un lato ; gli altri lati e il 
coperchio sono lastre di pietra ; dentro insieme con terra vi erano ossa di bambino (') ; varie 
costole, una scapola, una clavicola, diverse ossa degli arti, pezzi di cranio e di mandibola. 

Nel medesimo ambiente, più a est, a un livello inferiore di circa un metro, il pavi- 
mento è deteriorato, e scavando fu rinvenuto alla profondità di circa un metro la parte 
superiore di uno scheletro di adulto che accanto al teschio aveva un mattone di terra 
gialla con impresso un segno a forma di ellisse coi due diametri. 

Questa la storia d'innumerevoli edifici di età romana che diruti per azione violenta, 
invece di essere riadattati a elegante dimora, furono utilizzati come cave di materiali e 
come luoghi di sepoltura (*). 

Nel nostro edificio le alluvioni s'incaricarono poi di coprire per bene e di far sparire 
ogni cosa, e gli avanzi e le manomissioni. Verso nord-est, nella parte più alta dell'appezza- 
mento, mai rimaneggiata, dove per raggiungere lo strato archeologico si è scavato per una 
profondità di circa quattro metri, si palesa la natura alluvionale del sito : vi sono strati 
sovrapposti e alternati di ciottoli, ghiaia e fanghiglia, depositi di materiali alluvionali 
che già nel xnr sec. dovevano esistere, se la località in valem del póleco menzionata in un 
documento del 24 maggio 1217 si trovava secondo un'ipotesi del Toniolo (*) nel tratto 
inferiore del torrente di Negrar. 

Tali depositi vi sono non'solo lungo l'Adige, sull'orlo esterno della Valpolicella, ma 
anche nell'ampio fondo del tratto inferiore degli altri torrenti della regione, che costitui- 
scono la zona pianeggiante della valle, ferace per queste ripetute alluvioni ( 4 ) e adatta in 
special modo alle coltivazioni della vite; donde i vini squisiti rinomati anche nell'anti- 
chità ( 5 ). E che l'aroma speciale dei vini della Valpolicella dipenda dalla natura del ter- 
reno è prova il fatto, che la vite trapiantata altrove dà pure abbondante il frutto, ma 
non della stessa qualità ( 6 ). 

Certamente l'edificio antico non si limitava a questi vani rimessi in luce ; è stato 
trovato soltanto il limite nord, si doveva quindi estendere nelle altre direzioni ; ma fatti 
parecchi assaggi e tutti con esito negativo, date le condizioni del terreno circostante, mi 
sembrò opportuno sospendere lo scavo. 

(*) Furono esaminati dall'on. Prof. Giov. Batt. Grassi Direttore dell'Istituto di Anatomia Com- 
parata in Roma. 

(*) Not. Se. 1̻05, pag. 287, n. 1; 1914, pag. 165 ecc. 

(*) A. R. Tomolo, La Valpolicella, in Rivista geografica Italiana, XIX, 1012; pag. 13 estr. 

(«) A. R. To.iiol p. cit. pag. 69 estr. 

(*) Virg. Georg. II, Ì)(S; Plin. N. II. XIV, 6; Strab.. IV, 6, 8; Suet Ang. 77; Mart. XIV, 100. 
(•) Daremberg et Saglio, s. v. vinum, pag. 916, n. 56. 



KKUlONE X. , — 301 — NKGRAK DI VALPOLICELLA 

Verso sud e verso ovest, il terreno è a un livello inferiore a quello dell'appezzamento, 
ove sono stati trovati gli avanzi antichi. A ovest scorre un torrentello, prognetta in lin- 
guaggio dialettale, che si chiama delle eorleseUe, formantesi in cima alle contrade di 
Villa dal Vaio della Lombardia per le acque provenienti dalle colline di Ara, Quena, 
Dosso, e si congiunge al torrente principale (*) passato l'appezzamento Corteselle. 

La scavo del vano a ovest è stato proseguito mediante un cunicolo che attraver- 
savail muro a secco (marogna) fino al torrentello, od è stata trovata la continuazione del 
portico, pezzi d'impiantito a mosaico e qualche lastra di marmo di cui si è parlato. 
Il fondo della prognetta o torrentello è più alto del piano dell'antica casa appena di m. 1,35 
quindi pensando ai sedimenti man mano depositati, si comprenderà come in origine 
l'acqua corrente deve aver distrutto altro che mosaici ! 

Verso sud oltre la zona scavata il terreno è molto più basso, a est come si è detto il 
terrene che si sovrappose alla costruzione romana è più alto, ed è di natura alluvionale, e 
gli assaggi fatti in ambedue le direzioni sono riusciti infruttuosi. 

* 
* * 

Questo scavo è stato interessante, perchè offre prova che nei dintorni di Verona 
in vicinanza del pagus Arumatium ( 2 j vi furono in epoca romana ricche abitazioni, e 
per il contributo che i mosaici trovati portano alla storia del mosaico specie di questa 
regione. E in proposito faccio l'augurio che i non pochi mosaici scoperti negli anni 
passati nel Veneto e soprattutto a Verona sieno portati a conoscenza degli studiosi. 

La contrada dove questi antichi avanzi sono stati scoperti si chiama Villa di Negrar; 
che il nome della Villa abbia relazione con l'antica Villa romana non parrebbe impro- 
babile, ma bisogna ricordare che è comunissima la denominazione Villa: Villa in 
Breonio, in Avesa, in 8. Pietro Incanalo ecc. 

In una ricerca da me eseguita all'Archivio Comunale di Verona, ho riscontrato 
però che il nome Villa di Negrar non è anteriore al XV sec. Il documento più antico 
in cui ho trovato menzionata tale località è del 9 aprile 1456: « ... in pertinmlia Ni- 
grariiin ora Villa subtus Castellimi... » ( 3 ). 

T. Campanile. 



(!) 11 torrente (progno) principale eletto di S. Maria ili Negrar si forma a Prun, Torbe, Fané, 
e dopo Parona inette foce nell'Adige. 

( 2 ) Corpus Inscript. Latin. V, 1, pag. 390. 

( 3 ) Ani. Arch. Veron. S. Martino a" Aoesa, rotolo ti. 1060. Un grato ringraziamento debbo all' Ing. 
A. Da Lisca, Sopraintendente ai monumenti di Verona, e agli Ispettori Onorari, Prof. A. Avena, 
Direttore del Museo Civico di Verona, e Prof. P. N. Vignato per avermi agevolato nelle tratta- 
tive col proprietario e aver segu'to con interesse lo scavo. 



SERRAVALLE SCRIVIA 3G2 REGIONE IX. 



Regione IX (LIGURIA). 

II. SERRAVALLE SCRIVIA — Nuove ricerche nella città di Libarmi. 

La Soprintendenza delle Antichità per il Piemonte procedette in questi anni alla 
esplorazione sistematica dei ruderi di Libarna, uno dei nobiliu oppida segnalati da Plinio 
il Vecchio come splendore della « Liguria » durante l'alto Impero (*). Come in generale 
le coloniae, gli oppida, i fora, durante la romanizzazione della Cisalpina, anche Libarna 
sorse in uno dei luoghi più importanti di una via strategica, la Postumia, allo sbocco della 
Val di Scrivia ( 2 ), nel breve piano difeso dalle strette di Arquata e di Serra valle. Libarna 
divenne centro di vasto territorio, ma, sopravvenuti i Barbari, sparve al pari di molte 
altre città della Cisalpina : se ne dimenticò fin il nome. All'inizio dei tempi moderni l'uma- 
nista Giorgio Merula aveva certamente ancora avanti a sé l'immagine di grandi rovine, 
quando scrisse di Libarna che vestigia et ruinae visuntur. Senonchè egli a queste rovine, 
seguendo la tradizione medioevale, dava il nome di Antiria ( 3 ), ed il vero nome solo in 
seguito venne riconosciuto (*). 

(!) Nat. hist., Ili, 5, «. 

(*) Non conosciamo il nome antico della Scrivia. La tavola di Peutinger, spesso imprecisa nel se- 
gnare il corso dei fiumi, pone un fiume Odiibria presso Irla (indubbiamente Voghera. Vedi Mommsen, 
in C. I. L., V, pagg. 823-829). Iornandes (de reb. get., 45) scrisse: « Dum contra Alanos [imp. Majo- 
rianusl movisset procinctum,Dertonae. jnxta flumen Ira cognomcnto, occiditnr. ». E l'anonimo Raven- 
nate: « Depositus est imp. Majorianus a patricio Ricimerc Dertona uri non. aug. et occisus est ad flii- 
vium Ira VII id. aug. ». Nella regione due sono i fiumi: la Scrivia e la Staffora, sui cui corsi inferiori 
nell'antichità, forse diversi dagli attuali, non abbiamo notizie sicure. Non si puòescludereche Odubria 
corrisponda ad Ira (Desjardins, La iable de Peutinger, pag. 153 ; Oberziner, / Liguri antichi ed i lorocom- 
merci, in Giornale storico e letterario della Liguria, a. Ili, 1902, pag. 24 e 104). Recentemente si volle 
collocare presso Castel San Giovanni un fiume Olubra sulla base di docnmenti medioevali: secondo 
l'Eusebio, corrisponderebbe alla Olubria (?) della tavola di Peutinger (Boll, storico Ubi. subalpino, XIV, 
pag. 232). 

( s ) Antiq. Vicecom. lib. 6, apud Graevium. Quanto il Merula riferisce circa la condanna all'esilio, 
sotto l'imperatore Tiberio, di un cavaliere romano, è noto che si riferisce ad altra località. 

(*) Manca ogni epigrafe raccolta su! luogo, che ci dia il nome. Ma l'identificazione è sicura (Momm- 
sen, C. /. L.,V, pag. 338). Vedansi le numerose prove raccolte dal Bottazzi (Osservazioni storico-critiche 
sui ruderi di Libarna ed origine di alcuni castelli del Tortonese. Novi, 1815, pag. 4 segg.), tratte dagli 
itinerari, dal loc. cit. di Plinio, dal geografo Ravennate (che dice Libarna confinante con Genova e Der- 
tona). Ancor oggi, non lungi dai ruderi sono una collina ed un rivo detto Libòrno (coll'ò aperto). In 
documenti catastali del luogo, del scc.-XVI, visti dal Bottazzi, ricorrono nomi analoghi. Il nome 
ricorre nella forma Libarna in Plinio (loc. cit), in una iscrizione di Pavia (Corpus inscr. lat., V, 6425), 
in un laterculo militare (Kellermann, Vig., n. 99 a), in Tolemeo (III, 1,45). Nella redazione che posse- 
diamo dell'itinerario peutingeriano è Libarnum, nell'antoniniano Libarium; il Ravennate e Guido 
danno Levarnis o Lavaria (ediz. Biuder e Partey, Berlin, 1860). L'Itin. Anton, ed il Pcuting. pon- 
gono ambedue Libarna a XXXVI miglia romane da Genova. 



REGIONE IX. , — 363 — SERRAVALLE SCRIVIA 

Ma da allora l'agricoltore andò distruggendo i ruderi, spesso perfino le loro fon- 
damenta. 

Quasi nulla sappiamo della preistoria e della romanizzazione della Val di Scrivia. 
Una accetta di pietra levigata di Montoggio (*) e le tombe di Savignone (fase avanzata 
della prima età del ferro) ( 8 ) sono per ora le più antiche testimonianze, in questa regione, 
di quei Ligures che ancora durante la romanizzazione vivevano in gran parte selvaggi 
per le campagne e per i monti ( 3 ) e. forse pure in seguito durante l'impero, lungi dalle ro- 
mane città. T. Livio, nostra unica fonte, estremamente sommaria e lacunosa, ricorda 
che la valle fu percorsa con un esercito dal console Q. Minucio, e che poco lontano - forse 
nella stessa valle - arse la guerra l'anno 197 av. Cr. (*); sembra vi sia passato nel 181 
anche M. Claudio (*). È verosimile che per qualche tempo ancora vi siano continuate 
le guerriglie. Nel 170 aveva come provincia i Ligure» A. Atilius Serranus ( 6 ), fra i cui 
discendenti è forse il patrono Cn. Atilius Serranus nominato in una iscrizione impe- 
riale di Libarna : della gens Atilia sovente ricorre il nome nelle epigrafi libarnensi (*). 

Nel II sec. av. Cr. si condusse la via Postumia da -Genua, l'antico èfinóqiov ligure, 
a Piacentini ( 8 ) ; negli ultimi anni del secolo stesso fu dedotta la colonia Dertona ( 9 ), 
e non lontano sorse, non sappiamo precisamente quando, Libarna, l'ima e l'altra, con 
ogni verosimiglianza, dove sorgevano precedenti abitati liguri ( 10 ). Ma le più remote ve- 
stigia libarnensi si limitano, per ora, a poche monete consolari e ad una monetina gallica 
di bronzo ( u ). Grazie all'opera dei Romani, anche la Val di Scrivia, come tutto il Pie- 
monte, appena uscita da condizioni di cultura primordiali, ebbe fiorenti città, nelle quali, 
ad umili capanne, si sostituirono edifici e case costrutti in laterizi e in muratura. 



( 1 ) Issel, Liguria preistorica, 1908, pag. 563. 

( 2 ) Ghirardini, in Rendicontili. Lincei, III, 1894 : Montelius, Civ. primitive, 11, tav. 164, ri. 17. 

( 3 ) Diodoro, Bibl. hist. V, 39. 

(*) T. Livio, XXXFI, 29: >Consules ambo in Galliam protesti. Cornclius recta ad Insubre* via, 
qui timi in armis erant, Ceromanti assuniptis, Q. Minucius in lacva Italiac ad Infcrum mare flexit 
iter, Gemnmqueexercitu ductó,ab Liguribusorsusest belluni. Oppida Clasfidiuniet Litubium, utraque 
Lignrum, et duae gent-s eiusdem civitates, Celejates Cerdiciatesque sese dediderunt. Et omnia cis Pa- 
dum, praeter Gallorum Bojos, Ilvates Lignrum sub (licione erant: quindeeim oppida, hominum viginti 
milia esse dicebantur, quae se dediderant ». Vedi in proposito le osservazioni del Pais, Dulie guerre pu- 
niche a Cesare Augusto, II, pag. 505 segg. 

( s ) Pais, loc. cit. 

(•) Pais, op. cit. 

(») C. I. L., V, 7425, 7427, 7428. 

(*) Sulla costruzione di questa strada vedi Mommsen, C. /. L., V, pag. 248. 

(•) Pais, op. cit., pag. 505, 554, 571. La popolazione che abitava la parte montuosa della valle 
della Scrivia sembra essere stata quella dei Dectunini, secondo la tavola della Poleevera (C. /. L., V, 
7749). Ma non è affatto escluso che sin qui si estendessero i Vellejates (Moretti, in Notizie d. scavi, 1914, 
pag. 131, nota 2). 

( 10 ) Il nome Libarna rammenta al Pais (op. cit., pag. 554) quello dei Ligur L'bu' o Lebec'. 

(") Monete consolari descritte da Sante Vanii (Appunti di diverse gite fatte nel territorio dell'antica 
ÌÀharna, II, Genova 1873). Una monetina gallica e due assi onciali raccolti fra materiali di scarico negli 
scavi della Soprintendenza (vedi oltre). Il Fabretti (Corp. inscr. (tal. antiq. aevi, 42-bis) vide anche 
presso il Vanii una lucerna fittile, scavata a Libarna con leggenda 13 + AME AVKOFO 

Notizie Scavi 1922 — Voi. XIX. - 47 



SERRAVALLE SCRIVIA 364 — REGIONE IX. 



* 
* * 

Un secolo fa, quando, più numerosi e più elevati che ora, i ruderi si ergevano sul 
piano libarnense, questi vennero visitati dal Bottazzi ( 1 ) e, per incarico ufficiale, dal Cor- 
derò di San Quintino ( 2 ). Del teatro, allora primamente rimesso in luce e poco dopo ac- 
quistato dal governo del re di Sardegna ( 3 ), conservavansi ancora avanzi di scale, ora 
scomparse, per salire alle varie parti della cavea ( 4 ); si era riconosciuto l'anfiteatro; 
ivi presso, nel cimitero dell'antica pieve libarnense, si raccolse l'iscrizione di C. Atilius 
Bradua, restauratore del teatro e di altri monumenti ( B ) ; in avanzi allora non privi di 
grandiosità, ora rasi al suolo, il Bottazzi credette di riconoscere le terme ( 6 ) ; ruine di un 
acquedotto erano ben visibili fin presso Arquata. Oggetti varii pervennero al R. Museo 
torinese, trovati quando si costruì la strada Regia (1820-1823), ora Nazionale ( 7 ). In se- 
guito raccolsero oggetti ed epigrafi Costantino Ferrari ( 8 ), Francesco Capurro ( 9 ), e Sante 
Varni, che vide anche sepolcri e, dove si fece lo scavo in trincea della ferrovia Novi -Ge- 
nova, pavimenti a mosaico e ad opus sedile ( 10 ). 

Le esplorazioni regolari furono iniziate nel 1911 dalla Soprintendenza delle anti- 
chità ; di quelle amplissime, che ebbero luogo nel detto anno, riferì con l'usata dottrina 
G. Moretti ( u ). La zona, che la nuova ferrovia direttissima Genova -Tortona doveva tra- 
versare, fu esplorata per una lunghezza di quasi 500 m. ; gli edifici, per lo più privati, 
di cui furono trovate le fondamenta, erano divisi in insulae, separate da belle vie diritte, 
accuratamente selciate e lastricate, coi loro margines. Alcuni pavimenti erano a mosaico 
e ad opus sedile ( 12 ) ; ne all'una né all'altra estremità delle zone esplorate si incontrò in- 

(*) Bottazzi, Osserv. storico-critiche cit. e Le antichità di Tortona e det suo agro, cap. VII, Ales- 
sandria, 1808. 

( 2 ) G. Corderò di S. Quintino Osservazioni intorno ad alcune iscrizioni antiche scoperte di recente 
fra le rovine di Libarna presso Serravalle nella valle della Scrivia (Memorie d. r. aecad. d. scienze di To- 
nno, XXIX, a. 1825). Lo stesso, Lezioni intorno a diversi argomenti di archeologia. 

( 3 ) Relazione Ferrari presso 0. Biscarra, Archeologia artistica dei ruderi di Libarna (in Arte in 
Italia, V, 1873, pag. 147 segg.) 

(*) Vedi il piano presso Corderò, cit. ; Ferrari presso Biscarra, cit., disse di scale e sotterraneo 
sotto la scena, con ingresso otturato da macerie (?). 

( 6 ) O. I. L., V, 7429 ; Vanii, cit., IL pag. 37 ; Iozzi, Cenno storico delV antica Libarna, Pisa, 1890, 
pagg. 32-33. 

(«) Osservazioni, cit., pag. 33-35 ; Ferrari, cit., pag. 150; Varni, cit., II, pag. 79. Il Corderò scrisse 
di ruderi grandiosi esistenti presso il teatro, senza accennare allo scopo della costruzione (pag. 147). 

(') Ferrari, loc. cit. 

(*) Ferrari, loc. cit. ; Iozzi, op. cit. ; C. I. L., V, pag. 838 segg. La collezione venne ceduta alla 
Università di Genova. 

(') Capurro, presso Biscarra, op. cit., pag. 152. La sua collezione fu donata alla Filarmonica 
di Novi Ligure. Alcuni frammenti architettonici furono collocati nel cortile del collegio presso il liceo 
di Novi (Iozzi, op. cit., pag. 59-60: C. 1. L.. loc. cit.) 

( 10 ) Varni, op. cit., I, pag. 12 e passim. Jozzi, op. cit. e Lettura di una lapide Libarnese, Pisa 1890 : 
Sanguineti. Iscrizioni romane della Liguria (Atti d. società ligure di storia patria, III). 

( 11 ) Notizie degli scavi, 1914, pag. 113. 

(") In parte ora trasportati nel R. Museo di antichità di Torino. 



REGIONE IX. . — 365 — SERRAVALLE SCRIVIA 

disio di preciso limite dell'abitato. Fu rilevata la pianta del teatro, notevole per il por- 
tico semicircolare esterno e l'ingresso principale all'orchestra normale alla scena, oltre i 
soliti ingressi laterali presso i paraskenia. In altra parte della città si scopersero estesi 
avanzi monumentali, con ogni verosimiglianza, del foro e di edifici pubblici annessi. 
Vi accedeva una larga e lunga via., il deeumanus maximus ( 1 ). 

Dopo l'anno 1911, allo scopo di esplorazione scientifica si aggiunse quello di lasciare 
scoperta una zona, i cui ruderi superstiti potessero utilmente essere visitati, in vici- 
nanza del teatro, fino allora unico testimone visibile della scomparsa città. Come ap- 
pare dalle piante qui pubblicate a complemento di quella del Moretti (fig. 1 e 2) si iniziò 
e si condusse quasi complet-imente a termine lo sterro dell'anfiteatro, chiuso entro una 
costruzione monumentale, e delle strade di accesso al medesimo, fiancheggiate da case 
private. Ritrovamenti artistici : due pavimenti a mosaico (fig. 4-6). Tutto era qui livel- 
lato e ridotto quasi dappertutto alle sole fondamenta. 

* 
* * 

L'anfiteatro fu eretto presso l'orlo dell'alto terrazzo di sinistra della Scrivia, esten- 
dendosi la città su area fino allora non occupata da altra costruzione, e fu chiuso entro 
un recinto che oggi non è ancora del tutto sterrato nella parte sud, dove entra in pro- 
prietà private. I lavori agricoli spazzarono dappertutto il terreno dalle macerie ( 2 ). 

Il recinto adesso è livellato al suolo antico. A nord le fondamenta di due muri paral- 
leli all'asse minore dell'anfiteatro danno indizio di una costruzione monumentale, cui 
accedeva, fra due basi rettangolari in muratura (m. 1,50 X 1,30), la strada D. Un altro 
passaggio era aperto in questa costruzione monumentale sul prolungamento dell'asse 
dell'ingresso nord dell'anfiteatro. Alcuni rocchi di colonne e capitelli dispersi corinzi, 
venuti in luce tra questa costruzione e l'ingresso nord dell'anfiteatro, non si sa a quale 
monumento abbiano appartenuto. Lo spessore notevole dei muri (m. 0,70) e l'accuratezza 
della costruzione fanno pensare ad un edificio adorno in ogni sua parte, salvo forse ad 
oriente, sull'orlo del terrazzo della Scrivia. Questo lato del recinto, dopo secoli di lenta 
erosione per opera delle acque, appare ora sospeso sull'orlo del terrazzo stesso ( 3 ). A que- 

( x ) Questa strada era già stata vista per brevissimi tratti dal Varni (op. cit., I,pag. 16-17) e dal 
Capurro (cit.) 

(*) I! Varni (op. cit., pag. 30) scrisse che il frammento epigrafico C. I. L., V, 7424 era sull'orlo 
di un ■ pozzo » in vicinanza dell'anfiteatro. Dal frammento stesso il Sanguineti (op. cit., pag. 250) dedusse 
che questo pozzo era stato «costrutto per uso di sacrifizi in servizio di qualche tempio», Il Vanii 
(op. cit., I, pag. 10) vide anche « verso l'anfiteatro » avanzi di un edifizio ch'egli ritenne un bagno di 
forma rotonda con piccole nicchie disposte all'intorno e pavimento a mosaico a tesselli bianchi e neri. 
« La struttura di tale edifizio era di arenaria.. .le traccie di una impellicciatura di persichetto », forse 
di zoccolo che girava intorno. Anche questa costruzione, aggiunse il Varni; « disparve». Jozzi (Cenno 
storico, pag. 36) riferì che presso l'anfiteatro sarebbe stato raccolto dal Varni il frammento epigrafico 

P. ManUnis P. I «s 

Lo Jozzi avendolo invano ricercato, ritiene che sia fra le lapidi conservate nei sotterranei della Uni- 
versità di Genova. 

( 3 ) A causa della sopra accennata erosione, verso sud-est questo lato del recinto franò scom- 
parendone ogni traccia. 



SERRAVALLE SCRIVIA 



— 366 — 



REGIONE IX. 



sta altezza sul letto della Scrivia, benché in età romana meno profondo che oggidì, ben 
difficilmente ed eccezionalmente questo lato del recinto dovette servire a protezione del- 
l'anfiteatro contro le piene del fiume ('). 

In terreno, per natura lievemente declinante da sud a nord e da ovest ad est, del- 
l'anfiteatro sono oggi visibili le fondamenta, uniformemente dello spessore di m. 0,90, 
innalzantisi solo per brevi tratti di circa un metro sul livello antico del suolo circo- 
stante. I lavori agricoli furono fatali a questi ruderi. Più di un secolo fa, scriveva il 




A 



;v;: JW 

Ma: 




TT;L"?_ .' L I I l C J .VllÈ-VLX \ 

' V LIMITE dì SCAVO 



°. io io yj^ io io 

t 1 1 , , i. i— __j 




Fio. 1. 



Bottazzi testimone oculare ( 2 ): «L'anfiteatro, da pochi anni a questa parte, fu mag- 
giormente distrutto ed una porzione fu coperta da uno sfasciume di ogni sorta di 
rovine. Tentarono... i contadini, e misero in opera tutti gli sforzi per iscavarlo da tutte 
le parti, e dentro e fuori, onde estrarne le vestigia, e senza dubbio già sarebbe del 
tutto estinto, se si fosse potuto abbattere la sua solidità.... ». 

I muri, come nel teatro e nelle altre costruzioni libarnensi e solitamente nelle costru- 
zioni romane liguri e subalpine, sono di pietrame, con le facce a vista rivestite di rego- 
lari ordini di ciottoli spaccati. A determinati livelli sono rinforzati da doppi strati di 
lateres continui per tutto l'anfiteatro. Maggior uso di malta di calce rende la costruzione 
dell'anfiteatro meno solida di quella del vicino teatro. Il piano della arena è più basso del 
livello antico del suolo esterno all'anfiteatro : abbassamento ottenuto mediante scavo. 

(*) Moretti, <>p. cit., pap. 12fl. 
(*) Osservazioni, cit., pasr. 32-33. 



REGIONE IX. 



— 367 



SERHAVAI.IE SCRIVI A 



Gli assi hanno la medesima orientazione delle strade e degli altri edifici libarnensi: 
misurarono nell'arena m. 66 e m. 36,70 ; tra l'arena ed il muro perimetrale esterno, 
m. 11. L'ampiezza dell'anfiteatro è quindi approssimativamente fra le medie dei monu- 
menti di questo genere ( l ). 

Alle estremità degli assi gli ingressi principali. Quelli all'estremità dell'asse mag- 
giore a nord ed a sud danno accesso direttamente all'arena : rimangono, in posto, come 
appare dal piano, alcune soglie di lastroni di arenaria, mostranti ancora incavi per i 




vftA^ì 



Fig. 2. 



cardini delle porte (fig. 1 a, b, e, il, e, f, g, 4). Per l'accennato declivio del terreno la 
soglia esterna dell'ingresso sud supera il piano dell'arena di m. 1,23; la soglia nord, di 



(*) L'anfiteatro di Limi, sterrato da non molti anni (Mazzini, in Meni. d. r. accad. d. scienze di 
Torino, ser. 2", LXV, 1916). ha l'arena quasi deila stessa ampiezza di quella di Libarna, pur essendo 
diverso il rapporto ira gli assi: le costruzioni destinate agli spettatori vi hanno maggiore sviluppo, 
come «'■ naturale in una città più ricca ed importante. Maggiore sviluppo delle costruzioni destinate agli 
spettatori ha anche l'anfiteatro di Aosta, fino ad ora noto per i limitati saggi fattivi dal Piomis {Le 
antichità di Aosta, nelle Mem. d. r. accad. d. scienze di Torino, ser. 2», XXI, 1864): non appena pos- 
sibile, la Soprintendenza delle Antichità per il Piemonte ne inizicrà l'esplorazione ed i restauri. Piut- 
tosto ampio era l'anfiteatro di Augusta Bagiennorum (Bene Vagienna, in provincia di Cuneo), assai 
minato (Atti d. società piemontese di archeol., VII, pag. 70; Not. d. scavi, 1898, pag. 299). Pochissimo 
si sa dell'anfiteatro di Pollentia (Franchi Pont, Delle antichità di Pollenza, in Mem. d. r. accad. d. scienze 
di Torino, 1806). Piuttosto piccolo era l'anfiteatro di Velleja, finitima a Libarna (Notizie degli scavi, 
1877, pag. 157 segg.) 



SERRAVALLE SCRIV1A — 368 — REGIONE IT. 

m. 0,75. Alcune lastrine marmoree, ancora in posto presso la soglia interna dell'ingresso 
sud, sono avanzo di una breve zona lastricata di quella parte dell'arena. Nello stesso 
ingresso dalla soglia esterna si scendeva all'arena per alcuni gradini di arenaria, 
poggianti su terreno detritico di riporto, molti dei quali rinvenuti, smossi, sul posto. 
L'ingresso nord conserva avanzi di pavimentazione laterizia, forse rifacimento poste- 
riore alla prima costruzione. Questi ingressi certamente erano coperti da vòlte, sopra 
le quali i gradini della cavea ( 1 ). 

Questi due ingressi comunicavano per istrette porte con le piccole celle laterali 
(fig. 1 lett. i, l, m) coperte un tempo dalla cavea ( 2 ), adibite alla distribuzione delle 
tessere o ad altri servizi. Nella cella i una base rettangolare in muratura laterizia. 
Non è possibile determinarne l'uso : le pareti della stessa cella non hanno il solito rive- 
stimento a ciottoli spaccati, e conservano alcuni avanzi d'intonaco giallo chiaro. La 
cella l ha ancora una soglia laterizia ^li accesso all'arena. 

La strada E, lastricata a grossi lastroni poligonali, ascendente con lieve rampa 
ottenuta con rinterri e sostruzione in muratura, permetteva ai veicoli l'accesso alla parte 
superiore della cavea. 

All'estremità opposta uno stretto passaggio di servizio (ri) dall'esterno scendeva 
all'arena, forse la porta libitinaria ( 3 ). Fu trovata ingombra di massi squadrati di are- 
naria, ora smossi, originariamente disposti a gradini, come risulta dalle traccie lasciate 
sui muri laterali, cui aderivano con calce. 

La distanza di m. 11 tra il limite dell'arena e la fronte esterna dell'edifìcio sembra 
escludere che vi fossero più di due maeniana, né abbiamo tracce che superiormente cor- 
resse un portico ornato di colonne. 

Le fondamenta del muro del podio, profondo circa un metro sotto il livello del ca- 
naletto per scolo delle acque che scorre al suo piede tutt'intorno all'arena, sono di mu- 
ratura varia fatta con ciottoli oppure con quadrelli di arenaria. 

Il muro del podio oggi si eleva di m. 0,50 sul piano dell'arena, offrendo verso l'arena 
medesima una fronte di tre ordini regolari di quadrelli di arenaria uniti con calce ; la sua 
maggiore altezza originaria, richiesta dal genere di spettacoli che talora davansi negli 
anfiteatri, è dimostrata dai ruderi dei muri radiali di sostegno della cavea, che giungono 
fino al muro del podio sormontandolo. L'altra fronte del muro del podio era interrata, 
come dovevano essere interrati fin quasi alla loro altezza odierna i muri radiali di soste- 
gno della cavea ( 4 ). Nessun avanzo della gradinata ne degli scalarla che la dividevano 
in cunei ; per la disposizione dei muri radiali di sostegno della cavea sembra improbabile 
l'esistenza di ambulacri interni nella parte più bassa della costruzione. Passaggi con- 
ducenti direttamente dall'esterno alla cavea sono attestati da alcuni lastroni di arenaria 

( x ) Alcuni laterizi formati a cuneo ad uso di arco, trovati fra i rottami presso l'ingresso sud, sem- 
brano attestarlo. 

(*) Così anche a Luni (Mazzini, op. cit.) ed a Pompei (Mau, Pompeji in Leben und Kunst, 1908, 
pag. 218-219). 

( a ) Simile passaggio è nell'anfiteatro di Pompei (Mau, op. cit.). 

(*) Vi manca infatti un rivestimento regolare. Le fondamenta di questi muri vennero scavate 
nel terreno vergine. 






REGIONE IX. 



— 369 



SERRAVALLE SCRIVIA 



bene squadrati, evidentemente soglie, ancor oggi poggiati sul muro esterno dell'anfi- 
teatro (fig. 1 a, b, e, d, e, f, g, h). Queste soglie erano certamente precedute all'esterno 
da gradini ora scomparsi, uno o più, secondo il livello del terreno, i quali dovevano cor- 
rere tutt'intorno alla base del monumento ( 1 ). 

Come nel piccolo avanzo unico superstite (fig. 3 ; fig. 1 leti g), la fronte esterna 
dell'anfiteatro, interrotta da piccole porte, era forse dappertutto semplicemente variata 
con leggere sporgenze a modo di lesene, senza alcun rivestimento sui quadrelli di are- 
naria collegati con calce, interrotti a determinati livelli dai doppi strati laterizi. 

Se la cavea fosse sostenuta da vòlte in muratura o da trabeazioni non si può dedurre 
dallo stato odierno dei ruderi: la piccola distanza che separa l'uno dall'altro i muri di 



■ 




Fig. 3. 



sostegno si prestava ad ambedue i sistemi, né è possibile sapere, quanto si sia fatto 
uso di legname nella sua costruzione. Nulla fu rinvenuto che ci dia l'età dell'anfi- 
teatro ; la minore solidità di costruzione lo farebbe ritenere posteriore al teatro ; 
potrebbe essere del II secolo, l'età in cui apparvero in gran numero gli anfiteatri nel 
mondo romano ( 2 ). 

Rovesciata fuori dall'ingresso sud dell'anfiteatro si disseppellì una piccola ara un 
po' rotta, con la dedica di un Cassius, di una gens cioè fino ad ora ignota nell'epigrafia 
libarnense : 

Q. • CASSIVS 

(urceus) CALLI STVS (patera) 

M-POS 

Strade d'accesso all'anfiteatro; mosaici. Al margine del terrazzo 
della Scrivia cessa ogni traccia di costruzione e così pure a nord del recinto dell'an- 
fiteatro ( 3 ): fra le strade C, D, E, F (fig. 2), invece, frequenti le fondamenta di edifici, fin 

( x ) L'opus intertum, che ora appare sotto il livello delle soglie predette, fino al piano antico cir- 
costante, determinato ora dalle soglie degli ingressi principali dell'arena, doveva essere coperto da 
gradini, mancando ogni traccia di rivestimento con lastre marmoree o intonaco. 

( 2 ) Le monete raccolte, poche ed in cattivo stato di conservazione, sono por la maggior parte del 
II secolo o del principio del III. Alcune di Augusto, Druso, Vespasiano: le più tarde, non identifica- 
bili, possono essere del IV secolo. Ma i movimenti di terreno avvenuti in questa zona non permettono 
alcuna deduzione cronologica. 

( 3 ) Vi si fecero saggi di scavo. 



SERRAVALLE SCRIVIA 



— 370 — 



REGIONE IX. 



presso l'anfiteatro. L'esplorazione di questa zona è appena iniziata, così che ora non po- 
trebbesi affermare che fosse, come d'altronde sembra verosimile, tutta coperta di edifici. 
I\egli scavi dell'anno 1911 ed in alcuni piccoli saggi posteriori si mise in luce per un 
tratto non breve la strada C, selciata con piccoli ciottoli, imboccante il portico dietro la 
scena del teatro, fino al suo incrocio con la strada D. Negli ultimi scavi si riconobbe, di 
quest'ultima, il tratto largo in. 4,30, selciato a piccoli ciottoli, fiancheggiato da fonda- 
menta di muretti a ciottoli e calce, che conduce all'ingresso monumentale de! recinto 




Fio. 4. 

dell'anfiteatro ; si rilevò il crocicchio tra la strada C e la strada E ( 1 ), e fu sterrata e la- 
sciata allo scoperto la strada E fino al suo accesso all'anfiteatro, come si è già detto (*). 

In tutta questa zona le strade erano lastricate a lastroni poligonali, tuttora parzial- 
mente conservati in tratti continui, come risulta dal piano. 

Dei margines sopraelevati rimangono qua e là massi squadrati di arenaria. Lateral- 
mente alle strade erano edifìci, la cui poca altezza è attestata dallo scarso spessore dei 

(*) Anello qui la strada C è larga fra i « margines » m. 4,80 come presso il teatro ; «lista dalle costru- 
zioni laterali in. 1.40 2.05. Il crocicchio è stato ricoperto dalla rampa del cavalcavia sulla nuova 
linea ferroviaria Genova-Tortona. Pratiche fatte dalla R. Soprintendenza ottennero che, invece di 
un'unica rampa d'accesso già progettata nella direzione dell'anfiteatro, se ne facessero due parallele 
all'asso della ferrovia e di minor danno per la zona archeologica. Dal cavalca via si abbracciad'un colpo 
d'occhio tutta la zona sottostante, compreso l'anfiteatro. 

(*) Larga fra i «margines» ni. 4,70. Si prolunga ad ovest del crocicchio, restringendosi alquanto 



REGIONE IX. 



— 371 



SERRAVALLE SCRIVIA 



muri (m. 0,45 X 0,50), ora rasi al suolo, All'incontro delle strade C ed E un edificio 
era preceduto da un piccolo portico, di cui restano tre basi di colonne, in arenaria. 
Trattasi verosimilmente di abitazioni private e di botteghe, ma è impossibile - dato 
specialmente lo stato di ruina in cui trovansi - determinare la destinazione dei varii 
locali. I ritrovamenti archeologici fino ad ora avvenuti nella parte occidentale del- 
l'Italia non permettono di stabilire, per questa regione, il tipo di casa privata romana ( 1 ). 
Se, per norma, constava di locali raggruppati intorno ad un atrio o ad un cortile ( 2 ), 
numerose certamente ne furono le modificazioni e le varianti. 

A sud della strada D è un gruppo di costruzioni, forse private anch'esse. Se fos- 
sero unite al recinto dell'anfiteatro o separate da strade non si può ora riconoscere per 




Fig. 5. 



la completa distruzione di ogni vestigio archeologico in quel breve tratto. Testimoniano 
l'antica eleganza pochi avanzi di intonaco parietale bianco e rosso, piccoli prismi esago- 
nali, laterizi pavimentali ; un locale pavimentato a lastrine marmoreee (fig. 1 p), un mo- 
saico pavimentale a tasselli bianchi e neri (fig, 4, 5,) nel locale o. 

Questo mosaico, per la finezza e l'eleganza dei disegni geometrici e vegetali, è da 
escludere che appartenga a bassi tempi, e potrebbe essere attribuito a quel periodo del- 
l'arte musiva romana che fu detto degli Antonini. In questo periodo il mosaico ebbe 
la maggiore diffusione anche nelle regioni galliche. 



* 
* * 



Mosaico figurante le stagioni, bell'intervallo fra gli scavi del 1911 
e quelli del 1912, lavori ferroviari misero casualmente in luce un mosaico rotto ed 

(*) A Vclleja, coeva e confinante con Libarna, per quanto fino ad ora è stato reso noto, gli scavi 
non hanno dato nessun esempio completo di case. 

( 2 ) Negli scavi eseguiti a Libarna l'anno 1911, il Moretti osservò i resti di una grande casa, di cui 
si potè tracciare parte di all'ala e Vatrio fra due stanze (Muretti, op. cit., p. 106). Le mansioni romane 
del Piccolo San Bernardo (Alpìs Graja) sono edifici a cortile centrale. intorno al quale sono le stanze. 

Notizie Soavi 1922 — Voi. XIX. 48 



SERRAVALLE SCRIVI A 



— 372 



KEGIONE IX. 



incompleto (fig. 6), quasi a lato della strada C, a pochi metri dal locale f, nel quale il 
Moretti aveva già scoperto un pavimento a mosaico ( x ). Il nuovo mosaico rappresenta 
le stagioni. È chiara la figurazione dell'Estate in un busto muliebre coronato di spighe 
e con la falce ; l'altro busto potrebbe figurare la Primavera, coronata di fiori, per quanto 
le rotture del mosaico stesso non consentano una sicura definizione. Mancano le figure 
dell'Autunno e dell'Inverno. Per le carni furono usati tesselli roseo-chiari, per il resto 
bianchi e neri. La figurazione delle Stagioni è molto frequente e variata nei mosaici 
romani dal II secolo in poi ( 2 ). La sobria eleganza del disegno esclude l'attribuzione 
del mosaico ai bassi tempi. 



* 
* * 



Scoperte casuali varie. Oltre le strade di cui sopra, si incontrò casual- 
mente, in occasione di lavori agricoli, un tratto di strada, a monte della vecchia ferrovia, 




Fig. 6. 



a m. 30 dal teatro, sul prolungamento dell'asse dell'ingresso centrale del teatro stesso. 
Fra le strade F e G del piano generale di Libarna ( 3 ), sul fianco orientale della vec- 
chia ferrovia di Novi, per una lunghezza di 39 m. corre un ampio condotto in muratura 
a vòlta, verosimilmente acquedotto, diramantesi in varii condotti secondari più piccoli, 
similmente costrutti. Al limite sud della città, vicino alla nuova ferrovia Genova-Tor- 
tona, venne in luce una sepoltura del principio dell'età moderna: scheletro in relativo 
buono stato di conservazione in una specie di cassa di frammenti laterizi e marmorei 
tratti dai ruderi romani, senza suppellettile. Lì presso, tomba analoga era stata rinve- 
nuta negli scavi dell'anno 1911. 

(}) Moretti, np. cit., p. 117. 

( a ) Non sempre nei mosaici a figurazione di stagioni l'Estate è rappresentata con la falce. Manca, 
ad esempio, nel mosaico delle stagioni scoperto ad 4JWn<tmtMum(Ventimiglia), molto simile d'altronde, 
in tutta la parte geometrica della decorazione, a questo libarnese (G. Rossi. / Liguri IntemeK, tav. 1, 
in Atti d. società ligure di storia patria, XXXIX). Negli ultimi scavi del piazzale delle corporazioni 
ad Ostia, in una rappresentazione delle stagioni riferibile al tempo di Settimio Severo, l'estate è sim- 
boleggiata in un putto alato tenente in mano una falce (Notine d. scavi 1916, p. 140, fig. 1). 

( 3 ) Moretti, op. cit. 






REGIONE IX. , 37-') SERRAVALLE SCKIVIA 



* 

* * 

Oggetti rinvenuti. Fra le monete raccolte negli scavi eseguiti dopo l'anno 
1911 le più antiche sono un piccolo bronzo gallico di conio indigeno col tipo del leone 
e leggenda Dikoi ; due assi onciali, uno corroso, l'altro della gens Vibia ( x ). Del primo 
sec. d. Cr. poche monete ( 8 ). Numerose del II e III secolo, l'età del maggiore sviluppo 
di Libarna ( 3 ). 

Fra le rovine lungo la strada E furono scoperte due erme muliebri marmoree, coro- 
nate di fiori e frutti, coi capelli a treccie scendenti davanti sulle spalle : un frammento 
di epigrafe marmorea in belle lettere 



\ = 



VS-C-F 



v 



un bollo su ansa d'anfora in lettera rilevate Q • S P e altro bollo frammentato su ansa 
d'anfora ....VVI. 

Di vetro frammenti di vasi comuni; di ferro un coltello triangolare ed una cuspide, 
catenelle, spatolette. aghi crinali di bronzo. Lucernette fittili, intere e frammentate, su 
una delle quali il noto bollo, a rilievo in lettere capitali, PVLLI (*). 

Nessun vaso fittile intero, fra le rovine, dove si svolse sempre distruttrice e rinnova- 
tricc la vita. Numerosi frammenti di fittili comuni, parte dei quali di rozza produzione 
regionale, talora con i soliti ornali graffiti o a stecca. In certo numero -a Libarna come 
in tutta la Cisalpina ed oltralpe frammenti di quei vasi di finissimo impasto, di elegan- 
tissima modellatura, e di bolla vernice rossa corallina, detti, con denominazione moderna, 
di *< terra sigillata ». Sono alcuni di officine italiche ( 5 ), se non propriamente aretine, delle 
quali già il Vanti aveva segnalato prodotti importanti a Libarna ( 6 ) ; frammenti di coppe 

(*) Babclon, Monnaies consulmres, Vibia, n. 11 (circa 90 av. Cr.). 

( 2 1 Fra esse nn denaro di Galba (Cohen, Médailles imperiale», 2» ed., n. 419). 

( 3 ) Tale deduzione però non potrebbe essere tratta solo dalle monete : è naturale che nelle esplo- 
razioni delle antiche città abbandonate si raccolgano in maggior numero monete delle ultime età di vita 
della città, anche se queste, per avventura, non fossero delle età di maggiore sviluppo della città stessa. 

(*) Bollo su la lucerna di forma Dressel (C. I. L., XV, tav. Ili n. 6) forma frequente nell'Italia 
settentrionale ed oltralpe nel I sec. dopo Cr. Il bollo pvlli ed altri, pur essi molto diffusi (esemplari 
ne furono ritrovati anche a Libarna ed elencati dal Vanii, op. cit., p. 45 segg.), sono peculiari e limitati 
alle lucerne delle forme Dressel 5 e 6 (Anti, Le lucerne del museo di Verona, in Madonna Verona, fase. 
24, 25, 30-31). 

(*) Orlo di patera ed altro di coppa di forma Dragendorf [Terra sigillata, in Banner Jahrbucher, 
XCVI e XVCI 1, 1895) n. 25. Ad ambedue sovrapposte figure di rosette, comuni sui vasi di queste classe 
(vedi, ad esempio, figurazioni in Bianchetti, / sepolcreti di Ornavasso, tav. XX, n. 26, in Atti d. società 
piemontese ii archeologia, VI; Bericht des Vereins Carnvnlum, Wien. 1914, pag. 165-166, flg. 29). 

(•) Vanii, op. cif., I, pag. 22, 40-41, 135 e II, pag. 17 segg.; C. 1. L., V, 8115, passim. Il Varni 
ne ignorava le officine, e ne lesse alcuni bolli certamente in modo inesatto. Sono delle note officine di 
P. Cornelius, di L. Tettius Atejus, Murrina, L. Gellius e di officine non ben determinate. Su queste 
officine vedi C. 1. L. XI. Per la diffusione in Piemonte di questi prodotti vedi P. Barocelli (Bollet- 
tino d. società piemontese di archeologia, I, fase. 4; II, fase. 1 e 2). 



SERRAVALLE SCRIVIA — 374 — REGIONE IX. 



emisferiche ornate a figure umane, di animali, di ricchi fregi vegetali, della seconda metà 
del primo secolo e del principio del li d. Cr., opera di figuli gallici transalpini ( x ), rozzi 
imitatori di bellissimi prodotti affini di Arezzo. 

Sui molti frammenti laterizi nessun bollo di officina (*) ; su un frammento l'impronta 
del piede di una capra. 



* 
* * 



Non mancava a Libarna quel grado di ricchezza e di sviluppo civile che la pace del- 
l'impero diede in genere alle città subalpine, né quel carattere di monumentalità che 
dalla metropoli si diffondeva alle più lontane provincie. Tra la generale dispersione e 
distnizione, testimoniano lo sviluppo e l'amore dell'arte il capitello della chiesa di San 
Giovanni Battista in Serravalle e le due statuette di bronzo segnalate già dal Moretti (*). 
La città, colle sue strade intersecantisi ad angolo retto e le sue insulae rettangolari, si 
mostra di nuova fondazione romana : aveva case adorne di svariati intonaci e di pavi- 
menti a mosaico ; possedeva un foro, cui si accedeva per un arcus triumphalis a cui erano 
annessi templi ed altri edifici; aveva il teatro, l'anfiteatro, l'acquedotto ( 4 ); indubbia- 
mente le terme ( s ) la cui esplorazione non ancora tentata, ormai dopo secoli di violenta 
distruzione, non darebbe notevoli risultati. Dagli scavi regolari fino ad ora non si ebbero 
vestigia di mura difensive: gli scavi, anzi, condotti l'anno 1911, parrebbero escludere 
vere e proprie mura ('). Avanzi della via Postumia non furono sul piano libarnese oggi 
rinvenuti. H Bottazzi ai suoi tempi vide ancora i resti di un ponte romano sul Rio della 

(') Forma Dragendorf n. 37; Déchelette, Yases eéramiques ornés de la Gatiìc Romaine, Paris, 1904, 
voi. I. Anche nei frammenti libarnensi le figure umane e di animali sono o dentro riquadri (il tipo di orna- 
mentazione liuto col nome di * a metope ») o dentro fregi vegetali, o libere. Mancando bolli di figuli, non 
si possono determinare le officine dove furono prodotti. Consìmili frammenti dovette raccogliere a 
Libarna anche il Vanii (op. cit., pag. 36-38). Altri ne raccolse il Moretti (op. cit). 

(*) Delle officine laterizie del territorio libarnense.dove abbonda ottima argilla, fino ad ora cono- 
sciamo solo pochi bolli enumerati dal Vanii e quindi nel C. I. L., V, 8110, 432, 435, 436, 437. 

f») Moretti, op. cit., pag. 131 segg. 
. (*) Il Moretti (op. cit., p. 132 1 vide avanzi di un acquedotto, nel piano di Libarna, non lungi dai 
ruderi. Ma non fu possibile fino ad oggi la metodica esplorazione. C Vedi in proposito anche Varni, op. cit., 
I, p. 1< I. Sugli acquedotti, a condotto in muratura ed in galleria, bene visibili al principio del secolo 
passato, a monte di Libarna, lungo la valle di Scrivia, vedi Corderò, op. cit., pag. 151 : Bottazzi, Osserva- 
zioni, ecc., 1815, pag. 87. Avanzi di altri acquedotti « in calcestruzzo > vide il Bottazzi medesimo sul ver- 
sante libarnense dei colli che chiudono ad occidente il breve piano. 

(*) Il Bottazzi, al principio del secolo passato, identificò le terme in ruderi notevoli di sale coperte 
da vòlte, in parte •-. sotterranee • tra l'anfiteatro e la cascina della Pieve {Osservazioni, p. 33-34). Dal 
Bottazzi trasse il Varni (op. cit., I [). Ferrari, presso Biscarra (op. cit., p. 130), riferi su queste « terme \ 
esistenti tra il teatro e l'anfiteatro, distrutte sul principio del 1866: «Misurai il pavimento di una 
sala lunga m. 9x7: grossi muri a calcestruzzo furono asportati: vi si trovarono molti marmi e 
mosaici guasti ed infranti ». Anche il Corderò (op. cit., p. 147) aveva accennato a grandi edifizi 
esistenti presso il teatro, senza precisarne la destinazione. 

(*) Muretti, op. cit., p. 115. Il Moretti riconobbe che •'! profondo fossato del rio della Pieve e qualche 
tratto dello scosceso terrazzo della Scrivia da soli si prestavano a difesa. A sud forse poteva servire a 
difesa il fossato del Picare, un tempo certamente più profondo che non oggidì: il Bottazzi riferì che i 
contadini andavano colmandolo gettandovi dentro macerie (Osserv., p. 183-184). 



REGIONE IX. - 375 — SERRAVAI.LE SCRIVIA 

Pieve (*) ; ma oggi anche questi sono scomparsi, asportati forse da frane o da erosioni. 
Di un altro ponte romano parla lo stesso autore, di cui erano le fondamenta nel letto 
della Scrivia, e che sarebbe stato in uso ancora nel sec. XIV (*). Non se ne scorge più 
traccia. 

Nessun sepolcreto finora potè essere esplorato. Abbiamo solo notizie indeterminate 
di tombe, per lo più laterizie, taluna segnalata da stele, in varii luoghi ad ovest e a nord 
della città ( 8 ). 

Non abbiamo dati precisi per stabilire l'età degli edifici messi in luce, neppure là 
dove furono trovati pavimenti sovrapposti (*). Anche dopo gli ultimi scavi, si può rite- 
nere col Moretti che Libarna, creata colmiti da Xerva o da Traiano, abbia raggiunto il 
suo massimo sviluppo nel II secolo ( 5 ). Le migliori costruzioni di cui si conservano i resti, 
come il teatro, possono risalire alla fine del I od al principio del II secolo dopo Cristo. 
L'anfiteatro e le costruzioni vicine possono essere assegnate, come si disse, al II secolo, 
all'epoca cioè della maggiore estensione della città. 

* * 

Ritrovamenti avvenuti nelle vicinanze di Libarna. Di ruderi ro- 
mani scoperti e distrutti ai piedi dello sperone di Arquata scrisse in modo indetermi- 
nato il Bottazzi ('). Che vi fosse qualche abitato in età romana, è dimostrato da una 
lastra di piombo (altezza cm. 60; spessore 1,5) con figurazioni tratte dai giochi dell'an- 
fiteatro, trovata nel settembre 1918 tra i magazzini occupati dai reparti inglesi operanti 
in Italia, in mezzo ad un cumulo di ciottoli spaccati ad uso di muratura, ossa rotte di 
animali, pezzetti di legno carbonizzato : macerie di una costruzione certamente accu 
rata, ma di cui ogni pur limitata esplorazione fu impedita da ragioni militari ( 7 ). Nella 
lastra di piombo rimangono integralmente visibili, in piccoli rilievi, due coppie di gla- 
diatori : reliarius verosimilmente contro seeutor, trace contro oplomachus. Sempre a pic- 
colo rilievo ottenuto a stampo nella matrice della lastra forma cornice in alto ed in basso 

( x ) Osserv., p. 49. 

(•) Osserv., p. 70 e 27. ' 

(*) Epigrafi funerarie furono raccolte in certo numero tra Libarna e Serravalle presso il cavalca- 
via sulla ferrovia detto di S. Antonio (C. I. !.. V, 742<ì. 7428, 7430, 7434, 7436, 7437; Iozzi, Cenno, 
cit., p. 31, 34, 37, 3!), e Lapide libarnése, cit.). Altre tombe sembra esistessero ad occidente di Libarna 
nei campi presso la cascina della Pieve e la cascina di S. Giovanni (C. /. L., V, 7431"; Iozzi. Cenno, 
p. 41) : nella medesima località forse erano anche tombe d'età cristiana : il Varni dice che l'epigrafe 
C. I. L., V 7429 fu trovata in mezzo ad uno sfasciume di ossa umane (op. cit., II, p. 35. Iozzi, Cenno, 
p. 42. Vedi Vanii, op. cit., I, p. 20-22 : II, p. 5-6, 30. 31, 33). Una tomba sarebbe stata trovata, se- 
condo il Varni (op. cit., I, p. 44), negli scavi pel passaggio della ferrovia (?). G. Poggi (Genova - Palazzo 
Bianco, p. 10) scrisse di « sepolcri laterizi » scoperti a -< nord » di Libarna e di un'urna in arenaria con 
iscrizione ... vria-prisca, scoperta a Serravalle nel 1908, e che non mi fu possibile vedere. 

(«) Varni, op. cit., I. p. 12-14. Moretti, op. cit., p. 116-118. 

(*) Moretti, op. cit., p. 131. 

(•) Osserv., loc. cit. 

(*) La lastra fu salvata dalla rapacità di ufficiali inirlcsi, che già avevano cominciato a tagliarla 
a pezzi per dividersela fra loro, per l'energ ; a del capitano dei carabinieri sie. Camino. Ora trovasi nel 
R. Museo di antichità di Torino. 



SERRAVA L LE SCRIVI A — 376 — REGIONE IX. 

della lastra stessa un fregio a portici, entro i quali, sotto festoni vegetali pendenti fra 
capitello e capitello, si alternano sempre identiche rozze figurazioni venatorie (uomo 
che trattiene un cane, cinghialo, lepre): tutti motivi ornamentali usitati, ad esempio, 
sui vasi gallici di terra sigillata. Piuttosto che per un sarcofago, la lastra servì forse per 
apparecchio o costruzione destinata a trattenere l'acqua. 

Libarmi, posta su una delle maggiori vie commerciali e militari della Cisalpina, 
era centro di vasto territorio tra Lucri, Velleja ( x ), Placentia, Ina, Dertona, Aquae Sla- 
iiellae, Genita. È verosimile che intorno alla città esistessero sobborghi. 

Così a nord di Serravalle verso Novi Ligure (*) e lungo il corso inferiore del Bor- 
boni da Borghetto a Vignalo (*). Il Bottazzi od il Vanii scrissero di avanzi romani rin- 
venuti quasi di fronte all'anfiteatro nella specie di isoletta poco elevata tra il corso 
principale della Scrivi», un suo vecchio braccio ora asciutto e la confluenza attuale del 
Borboni. Ivi esisteva ancora, al principio del secolo passato, il convento di Precipiano, 
le cui origini risalivano ai primi secoli del medio evo ( 4 ). 

Un'ara iscritta, attesta il culto delle Matronae fra i monti di Bocchetta Ligure, dove 
il territorio di Libarna confinava con quello di Velleja e di Luca (*). 

( J ) Secondo il Gabotto, Bobbio e l'alta vai Trebbia, prima ili divenire durantej'inipero municipio 
autonomo, furono o velie jati o libarnenai (Gabotto, I municift romani dell'Italia occidentale alla morte 
di Teodosio il Grande, pag. 25!) e 26G, in voi. XXXII della Biblioteca d. Società storica subalpina). 
Menzionandosi nella tavola alimentaria di Velleja (C. I. L., XI, 1147) l'Apennino « Godiasci et Are- 
liasci » come nel pago libarnense < Eboreo •> (Monte Ebore?), il Gabotto ritenne pure che libarnense l'osse 
anche l'alta valle della Staffora fino allo spartiacque con la Coppa. Anche per Libarna, come in genere 
per gli altri munieipii romani dell'Italia Occidentale, il Gabotto opinava che coincidessero i confini del 
municipio romano e del vescovado medioevale: il confine fra Libarna e Dertona sarebbe quindi passato 
non lungi da Serravalle, sulla dorsale cioè fra il Corone e Libarmi rimanendo a Libarna l'alta valle del 
Curone e sullo spartiacque Dentice-Cerquello-Sandigliano (op. cit.. p. 2(><> segg.). Oltre al pagus Ebo- 
rens la tavola alimentaria di Velleja nomina i seguenti « pagi »: ATbcnsis, nel Vellejate e nel Libar- 
nense presso il Lucense; Martius, nel Libarnense, nominato insieme coll'Albensis; Moninus (Meo iu 
Val Borbera) nel Libarnense e nel Vellejate. Cfr. su questi pagi : De Pachtère, La table hypothécaire 
de Veleia, Paris 1920. 

( 2 ) Alla esistenza di un piccolo abitato sembrerebbero accennare le tombe di Castel Busseto, 
Merella Capurro, Tana, a nord di Serravalle sulla sinistra della Scrivia (Bottazzi, Osserv., p. 183-184; 
Vanii, op. cit. ; Iozzi, Cenno, p. 39; Corpus imcr. lat., V, 7435). Sulla vetta del Rimanino (sopra Serra- 
valle) ai suoi tempi il Vanii (op. cit. I, 10) segnalava avanzi monumentali: ora non si vedono che 
informi pezzi di arenaria affioranti. 

( s ) Bottazzi, Osserv. cit., pp. 27-28; Vanii, op. cit., II, p. 33 n. XI (sarcofago rotto di Borghetto 
Borbera, con l'iscrizione C. I. L., V, 7432). 

( 4 ) Il convento di Precipiano, almeno in parte, era stato costrutto e riparato con materiali tratti 
dai vicini ruderi di Libarna (Bottazzi, Osserv., p. 68). Ma non si può escludere che vi sorgesse qualche 
abitato anche in età romana: il Bottazzi (Osserv., p. 44) disse di ritrovamenti romani ivi avvenuti. 
11 Varni accennò a pavimenti (?) nella villa Peloso a Precipiano (op. cit., p. 13). Il Bottazzi (Osserv., 
p. 44) vide anche nel letto della Scrivia fondamenta di un ponte da lui ritenute romane: detto ponte 
sarebbe stato ancora in uso nel sec. XIV: queste fondamenta non sono oggi più visibili, come si è 
detto sopra. 

(') C. 1. L., V, 7323 e Iozzi, Cenno, p. 28 segg. Per l'alta vai Borbera, verosimilmente percorsa 
già in epoca romana da una strada, il Patrucco (/ Saraceni nelle Alpi occidentali e specialmente in Pie- 
monte, in Bibl. d. Soc. Storica Subalpina,) disse di un sarcofago rovesciato a Vendersi, e l'Oberziner 
(7 Liguri ed i loro commerci, 1903) di antichità (?) scoperte a Meu. 



REGIONE IX. , — 377 SERRÀVALLE SCRIVIA 



* 
* * 

Oggetti ed epigrafi cristiane non. uscirono dagli scavi della soprintendenza: po- 
chissimi ne erano venuti in luce prima nell'area della città ( 1 ). Ma la via Postumia era 
troppo frequentata e troppo facili i rapporti con Roma e con la Transalpina, perchè qui 
non fosse presto arrivato qualche sprazzo delle nuove credenze che già durante l'alto 
impero si erano andate diffondendo nel mondo romano. Caduta Libarna, era sorto presso 
le sue rovine, a Precipiano, uno dei maggiori eentri di vita monastica medioevale. Le 
rovine stesse, che erano diventate proprietà del fisco, furono poi dotazione del mona- 
stero, forse per concessione di qualche re longobardo ( 2 ). 

Libarna era caduta assai presto, e forse non per lenta decadenza ( 3 ). Le notizie che 
se ne hanno arrivano tutt'al più ai primi anni del V secolo : poi ne scompare completa- 
mente ogni ricordo. Le monete più tarde enumerate dal Varni sono di Valentiniano III 
e Maurizio Tiberio ( 4 ) : quelle uscite dai nostri scavi giungono a Graziano e a Magno 
Massimo. Se AipsQwra è, come pare, Libarna, Costantino si avanzò fin presso di essa 
col pretesto di soccorrere Onorio contro i Goti nel 410. Nella Notitia dignitatum non si 
parla più di Libarna; Paolo Diacono, noverando le province del regno longobardo, col- 
loca nella quinta (Alpi Cozie) Genova e Tortona, e non nomina Libarna ( 5 ). Forse la 
distruzione della città è da assegnare alla prima metà del quinto secolo, epoca che vide 
la rovina di parecchie città dell'Italia occidentale, le quali, come Libarna, più non ri- 
sorsero. È l'epoca delle prime invasioni barbariche a sud del Po. La via Postumia, già 
ragione di vita e di prosperità a Libarna, richiamava fatalmente su di essa il flagello delle 
prime incursioni barbariche ( 8 ). 

Libarna, ruinata ed abbandonata, diventò una cava di materiale di fabbrica per 
i nuovi centri di popolazione che vennero formandosi da quelle parti. Ancor oggi molte 
case di Arquata e di Serravalle contengono murati materiali romani. L'abbazia di Preci- 
piano era stata fabbricata con materiali tratti da quelle rovine ( 7 ). 



(*) Lucerna con le sigle ^ ed altra con la figura del Buon Pastore (Varni, op. cit., I, pp. 49 e 54). 
Frammento epigrafico C. I. L., V, 7429. Frammenti epigrafici editi dal Sanguineti, Appendice alle iscri- 
zioni romane della Liguria (Atti d. società ligure di storia patria, XI, pp. 167-168, 169-172, 205-206). 

( 2 ) Bollea, Cartario della abbazia di Precipiano (voi. XXXXIII della Bibl. d. Soc. Storica Subal- 
pina, 1911). 

( 3 ) Bozzola, Terra di Novi (Rivista di storia arie ed archeol. di Alessandria, 1904, p. 95 segg.). 
(*) Varni, op. cit., II, p. 135. 

( 6 ) Gabotto, / municipii romani, cit., pp. 2(58-26!) ; Storia dell'Italia Occidentale nel medio-evo 
(voi. LXI della Bibl. d. soc. stor. subalpina, I, p. 144 e 581 segg.). 

(*) Una tradizione locale, raccolta dal Bozzola (op. cit.), ne attribuisce la distruzione ad 
Attila, forse con fondamento di verità (Giordane, (letica, 42, presso Gabotto, Storia, cit., p. 223 segg.: 
« Hanoi... Mediolanum quoque Liguriae metropoliti) devastant, nec non et Ticinum acquali sorte 
deiiciunt, vicinaque loca allidunt demoliuntque paene totani Italiani ». 

(') Bottazzi, Osservazioni, citate. Anche l'abbazia di Precipiano venne a sua volta distrutta. 
Il Bottazzi vide l'abbattimento sotto i suoi occhi per opera dei contadini, del tempietto «longobardo», 
di cui ci lasciò una accurata descrizione (op. cit., pp. 65-68). 



FOLIGNO — 378 — REGIONE VI. 

Una leggenda medioevalo, che riguarda ad un tempo Libarna, l'abbazia e le ter- 
ribili invasioni saraceniche dei secoli IX e X, ci è stata tramandata da frate Giacomo 
d'Acqui (*). Precipiano, allora detto castrum Molianiis, era sede e rocca forte del dux 
Marchus... Sarracenus sed poiius paganus. Occupava egli civitatem Atyliam, quae eroi 
super Serravalum, ubi dieifur Plebis de Inverno (*). Ad Atylia, magna civifas paganorum, 
arse la guerra. Carlo Magno, per breve tempo caduto prigioniero del dux Marchus e tosto 
liberato dal paladino Rolando, distrusse il palazzo di Marco ed i pagani, ed atterrò 
Atylia. Così la leggenda faceva rivivere nel medio evo, con saraceni, cristiani e pagani, 
come in un canto ariostesco, la distrutta Libarna. Se ne era distrutto perfino il nome, 
ma tuttavia nei ricordi del ligure tenace confusamente perdurava la tradizione della 
città romana. 

Pietro Barocei.m. 



Reoione VI (UMBRIA). 

III. FOLIGNO — Il colono Andrea Battistini, in lavori agricoli presso S. Gio- 
vanni Pro fiamma rinvenne una tomba a cappuccina con le ossa del defunto e al- 
quante piccole ampolle di vetro, in parte rotte. Presso la tomba era una piccola stele 
marmorea con l'iscrizione: 

C- CAESIO 
SABINO 
LVCIDVS-F 

R. Paribeni. 



(!) Chron. ymng. mundi in M. H. P., tom. V (script. Ili), pp. 1502-1503: Bollca, op. cit., p. 197. 
Patrucco, op. cit., p. 388 ; Gabotto, opera cit. e Les legendes carolingi enne» duns le Chron. ynmg. mundi 
(Revue des langttes romane», 1894). 

(*) Sulle origini di tutti questi nomi vedi Gabotto. opere citate. A Libarna rimase il nome di 
Atylia, secondo il Gabotto (Municipi, cit., p. 269), torse da qualche villa, nelle vicinanze della città, 
della gens Alilia, ricordata in parecchie epigrafi libarnensi. 



REGIONE VII. . — 379 — VERI 



Regione VII {ET R URIA). 

IV. VEIO — Esplorazioni dentro l'area dell'antica città. 

Nel marzo 1917, dopo qualche mese d'interruzione, la Soprintendenza agli scavi di 
Roma e provincia dispose che fossero riprese le ricerche archeologiche nell'area dell'antica 
Veii, affidando a me l'onorifico incarico di dirigerle. E siccome non era possibile, dati i 
mezzi che si avevano allora a disposizione, iniziare subito su vasta scala una esplorazione 
sistematica di quel ripiano denominato il Porlonaccio (fig. 1 , L) ( 1 ), da cui si ebbero le mi- 
rabili sculture fittili di età arcaica testé illustrate dal prof. G. Q. Giglioli ( 2 ), la Soprinten- 
denza stabilì che, in attesa dei fondi richiesti al Ministero, fossero intanto eseguiti alcuni 
saggi in altre località, sempre nell'ambito della città stessa. 

Seguendo l'ordine dei lavori, mi accingo ad esporre sommariamente i risultati in 
questo primo rapporto ( 8 ). 

Saggio in contrada « Macchia Grande ». — Le ricerche a Macchia Grande (fig. 1, H) 
si eseguirono presso l'estremità nord-est di essa, a poco più di un centinaio di metri dal 
così detto Colombario, a breve distanza dal ciglio occidentale di un'antica via profonda- 
mente incavata nella roccia tufacea, che, attraversato il Cremerà proprio dinanzi alla 
Tomba Campana e dirigendosi verso il centro della città, sembra dover corrispondere 
all'antico cardo (fig. 1 a). 

Il saggio portò alla scoperta di alcuni avanzi di abitazioni etrusche, con suppellet- 
tile dell' VIII-VII sec. av. Cr., tagliate parte nella roccia ed in parte costruite a blocchi 
di tufo, fronteggianti la detta via dalla quale distaccavasi un diverticolo che, risalendo 
a gomito il fianco del vallone, permetteva l'accesso alle abitazioni stesse mediante un 
ripiano intermedio (fig. 2). 

Il gruppo scoperto consta di cinque ambienti, quattro dei quali contigui ed aventi 
una fronte quasi rettilinea, orientate da E-NE ad O-SO ; ma non tutti, a quanto pare, 
furono costruiti in un dato momento. Alcuni, infatti, per il mancato collegamento dei 
muri, sembrano aggiunti un poco più tardi (4 e 5), mentre chiarissime risultano le modi- 
ficazioni che in qualcuno di essi furono apportate, come le tramezzature (a, b) e la 
chiusura della porta (e). 

(!) Nella pianta topografica dell'antica Veii e della regione limitrofa, oltre alle località cui si fa 
cenno in questo rapporto, ho voluto indicare le varie contrade in cui durante gli anni dal 1913 al 1916 
furono condotti scavi archeologici per cura della R. Soprintendenza della prov. di Roma, e menzio- 
nate nella memoria del prof. G. A. Colini in Notizie Su. 1919, pag. 3 sgg. 

( 2 ) Notizie Se, anno 1919, pag. 13 segg.. tav. I-YI ; 1922, pag. 206 segg., tav. I-IT. 

( 3 ) La maggior parte dei rilievi e dei disegni sono opera del sottoscritto (fìgg. 10, 11, 12, 13, 14, 
18 e 19), ma è doveroso che io citi anche gli altri egregi collaboratori, quali il prof. I,. Giammiti per 
le fìgg. 1, 13, 20 e 20 a, il valente sig. A. Berretti che eseguì il rilievo riprodotto nella fig. 2, e 
l'esimio pittore 0. Ferretti perla riproduzione delle are (figg. 5, 6, 7, 8 e 9). Gli scavi furono assistiti 
colla solita diligenza dal soprastante N. Malavolfa. 

Notizie Scavi 1922 — Voi. XIX. • 49 



VE IO 



380 



REGIONE VII. 



Del primo nucleo dovevano far parte gli ambienti più ad oriente (1, 2 e 3), i quali, 
oltre ad avere una maggiore ampiezza degli altri, offrono un più vasto campo di osserva- 
zioni per lo studio delle primitive abitazioni etnische. I vani 1 e 2 ci danno, infatti, il 
piano integro di una di queste abitazioni costituito di un vestibolo poco profondo, a pianta 




2 Chilometri. 



Fig. 1. - Pianta topografica dell'antica Veii e della regione limitrofa 

(Dalla Carta dello S. M. I.). 



A - Contrada Grotta Gramiccia, 
B - » Calale del Fosso. 

C - * Pozznolo. 

D - >• Monte Campanile. 

E - > Valle La Fata. 



F - Contrada Macchia della Comunità. 

G - » Campetti. 

H • » Macchia Grande. 

/ - » Cannetaccio. 

h - » Portonaccio. 



trapezoidale (m. 4,80 X 1,85 in media), e di un ambiente quasi quadrato (m. 4,60 X 4,20 
circa), che ricorda il piano fondamentale delle case micenee ed il più antico tipo dei 
santuari ellenici. Mentre della grande porta d'ingresso (d) (m. 1,97 circa) ( 1 ), la quale era 

( x ) Un leggero risalto esaminato più tardi sopra uno dei blocchi della soglia ridurrebbe lo spazio 
riservato al passaggio a soli m. 1,24 (<?). Ma siccome la luce della porta è data, oltre che dalla mag- 
giore elevazione dei blocchi formanti gli stipiti, anche dalla lunghezza del gradino che la precedeva 
ed i cui limiti si trovano in perfetta corrispondenza cogli stipiti stessi, è lecito ammettere in basso 
una rientranza che avrebbe potuto servire come davanzale di una finestra od anche come una specie 
di banco per vendita. In questo caso avremmo il tipo di un'antichissima bottega. 



REGIONE VII. 



381 — 



VE IO 



proceduta da un gradino, resta soltanto l'accenno, quella più piccola (f) (ni. 1,00 di luce 
alla soglia) che dal vestibolo immetteva alla stanza, conserva i suoi stipiti per oltre un 
metro di altezza, e lascia chiaramente vedere la sua rastremazione (9 cm. su m. 1,44 
di altezza), a somiglianza degli ingressi dei più antichi ipogei (fig. 3). La parte superiore 
della porta, a somiglianza di quella della Tomba Campana, doveva essere arcuata, per- 
chè sul piano del vestibolo si rinvennero alcuni blocchi aventi una delle facce minori 
leggermente stondata. Un incavo di pochi cm., di carattere semplicemente decorativo, 




Fig. 2. 



doveva ricorrere tutto in giro alla porta, sul lato esterno, alla distanza di 30 cm. dagli 
spigoli. Tale incavo vedesi attualmente soltanto sulla parete a destra dell'ingresso, che 
è quella originaria, mentre manca sulla parete opposta che fu quasi del tutto restau- 
rata in antico. 

L'angolo occidentale della stanza era occupato dal focolare (g), il quale, invece di 
essere costituito da una buca come di consueto, presenta qui la forma di un vero e pro- 
prio camino, colle pareti cioè tagliate sulla roccia e divergenti verso il basso. Una piccola 
cavità (li) a pianta rettangolare (0,68 X 0,50 X 0,10 di prof.) ricolma di cenere e car- 
bone triturato, fra cui era qualche frammento fittile d'impasto, si trovò in prossimità 
della parete di fondo e poco discosta dall'angolo suaccennato. Trattasi evidentemente 
di un piccolo focolare indipendente dal primo e di carattere sussidiario. 

Due dolii erano ancora a posto, conficcati quasi totalmente sul pavimento; e di un 
terzo, che doveva avere assai maggiori dimensioni, si è trovata la cavità che doveva ac- 



VEIO 



— 382 



KKGIONK VII. 



coglierlo (*). Uno di essi (i), d'impasto rossastro, occupava l'angolo orientale della stanza ; 
aveva forma oblunga, e mancava della parte superiore. Quella superstite misura era. 4ó 
di altezza X 51 cm. di diametro. Disposta obliquamente dentro il fittile era un'olpe 
di bucchero a ventre ovoidale, priva dell'ansa, al disotto della quale si trovarono alcuni 
avanzi di carbone e pochi frammenti fittili insignificanti, pertinenti a vasi diversi. Vi- 
cino al dolio si raccolse un frammentino di aes rude. 

L'altro dolio (k) era dello stesso impasto, e si trovò in prossimità dell'angolo meri- 
dionale, leggermente inclinato verso la parete di fondo. Aveva forma ovoidale, larga 




Fig. 3. 



bocca ed orlo rovesciato in fuori, alcuni frammenti del quale erano caduti in antico nel- 
l'interno del fittile, dove si rinvennero gli avanzi di una specie di grande conca a largo 
tronco di cono, provvista di due anse orizzontali a bastoncello alternate con due grosse 
prominenze coniformi ed arcuate, impostate presso il fondo. Questa conca servì pro- 
babilmente da coperchio al fittile descritto, ma pare che fosse usata anche come vaso da 
cuocere, perchè aveva il fondo e le pareti completamente annerite dal fumo. 

Sulla parete di fondo rocciosa, sono due buchi: l'uno, più piccolo (l), largo cm. 11, 
alto 23, aperto allo stesso piano del pavimento : l'altro (m), di maggiori proporzioni e 
sfondato sui lati brevi, praticato a maggiore altezza, aveva l'aspetto di una vera nic- 
chietta lavorati' assai grezzamente e capace di contenere qualche cosa. Due buchi oblun- 
ghi e sfondati, simili al primo, sono sulla parete sinistra, a breve distanza l'uno dall'al- 

(*) La cavità poco discosta dalla parete destra aveva alla superficie un diam. di ni. 1,26 circa 
per una profondità di cm. 20 ; poi restringeva^ mediante una risega a cm. 78, raggiungendo una pro- 
fondità complessiva di ni. 0,73. 



REGIONE VII. . — 383 — VEIO 

, — , — 1 , , — . , j 

tro (n, o) ; mentre su quella destra ve ne è, uno solo, quasi nel mezzo (p). Quale ufficio 
avessero tutti codesti buchi non è facile poterlo arguire. 

Sul pavimento della stanza si rinvennero parecchi avanzi di tegoli e di embrici ('), 
ed un abbondante materiale ceramico. frammentario. Vi erano avanzi di stoviglie d'im- 
pasto rosso, alcuni dei quali lucidati a stecca, pertinenti più specialmente ad olle; altri 
d'impasto scuro, lisci o con una decorazione a funicella. Uno di essi, pertinente all'orlo 
di un piatto, è ornato su ambo le facce con motivi geometrici e con ocherelle di colore 
bianco riportato. In minore quantità erano i frammenti di bucchero. 

Sempre sul pavimento si sono trovati alcuni pezzi fatti di un impasto terroso, ar- 
rossati esternamente dal fuoco, i quali, ricongiunti, hanno formato una specie di grosso 
mattone a facce bene levigate, ma incompleto nella sua lunghezza. La faccia minore 
di esso misura 23 era. X 15 ; la lungh. superstite è di cm. 30 circa. Qualcuno di questi 
pezzi si trovò presso l'angolo occidentale della stanza, in vicinanza cioè del focolare a 
cappa, in corrispondenza del quale il pavimento era tutto annerito, e visi notarono alcuni 
residui di carbone. È probabile che codesto mattone crudo avesse servito come alare, 
non essendo possibile pensare ad una sopraelevazione delle pareti in laterizio che, se così 
fosse stato, non sarebbero mancate le tracce lasciate dalla dissoluzione di codesto ma- 
teriale. Si rinvenne, inoltre, un triturato re di pietra azzurrognola. Nò mancarono alcuni 
residui del pasto, tra cui una mascella di quadrupede ed il frammento di un arto. 

Dallo studio stratigrafico di questo ambiente risultò, che a circa m. 1,40 sotto l'o- 
dierno livello di campagna era un altro piano di terra battuta, e che tra questo e quello 
vergine originario era tutta una serie di rialzamenti successivi di terra fine sabbiosa ed 
assai compatta. Al di sopra di questo banco fu notato come uno scarico di blocchi di 
tufo, la maggior parte spezzati e provenienti, forse, dalla rovina della fabbrica. Quivi 
si rinvennero anche vari frammenti di piccole macine in pietra basaltica porosa, qual- 
che pezzo di grande dolio e pochi frammenti di stoviglie a copertura rossastra. Ma an- 
che tutto il banco di terra sovrapposto a quest'ultimo pavimento era cosparso di molti 
cocci che cronologicamente non differivano da quelli trovati negli strati più profondi. 
Credo, perciò, che si tratti o di un rinterro eseguito a breve distanza di tempo da quello 
in cui venne a cessare l'uso delle abitazioni in parola, o di materiale caduto da un ipo- 
tetico piano superiore. 

Rialzamenti di livello avvenuti pure nello stesso periodo furono riconosciuti anche 
negli altri ambienti, ma più specialmente in quello distinto col n. 3, anch'esso a pianta 
trapezoidale, dove se ne riconobbero per lo meno tre con un rialzamento complessivo 
di 85 cm. (*). In questo medesimo ambiente fu studiata anche la stratificazione sotto- 
stante al pavimento più basso, raggiungendo il primitivo livello del terreno che aveva 

( x ) Il materiale laterizio che venne adoperato per la copertura del tetto nelle più antiche co- 
struzioni ad opera quadrata si distingue perfettamente da quello usato più tardi, non solo per le mi- 
nori dimensioni date ai tegoli ed agli embrici, ma sopratutto per l'impasto e pel colore rosso-scuro 
dell'ingubbiatura che ne formava il rivestimento. 

' ( 2 ) Questo vano, nella sua prima fase costruttiva, ebbe dimensioni minori, come è dimostrato 
sulla pianta dai pochi residui delle pareti occidentale e settentrionale i cui blocchi, per maggiore chia- 
rezza, sono stati cosparsi con dei puntini. 



VE10 — 384 — 11EGIONE VII. 

un'inclinazione abbastanza sensibile verso sud-est, e sul quale fu notata una lunga 
chiazza nerastra, commista a pezzi di carbone, larga 80 cm. e spessa 5, che fu seguita 
per una lunghezza di m. 3.00, attraversante in senso longitudinale l'ambiente mede- 
simo. Dall'esame dei pochi frammenti ceramici rinvenuti in un saggio praticato dentro 
questo sottile strato nerastro si potè stabilire, che codesta chiazza non dovevasi riferire 
ad abitazioni anteriori, come da principio erasi supposto, ma piuttosto a fuochi accesi 
alla superficie del suolo, probabilmente a scopo rituale, forse da coloro stessi che do- 
vevano poi procedere alla costruzione della casa. 

11 muretto che corre parallelamente al lato settentrionale di questo vano, dopo il 
suo ampliamento, serviva di limite ad una intercapedine o canaletto, cui fu dato uno 
sbocco in ,4. mediante un'apposita apertura praticata sulla parete di fondo del vano 
stesso. Che codesto canaletto servisse a raccogliere l'acqua piovana della gronda e che 
questa andasse ad alimentare un qualche recipiente, è cosa non improbabile. Anche nel 
minuscolo vano n. 4 (ni. 1,42 )< 1,17), sotto parecchi frammenti di tegoli e di embrici, 
venne in luce uno strato di terriccio nero che occupava quasi perintiero l'area della 
stanzetta, e che aveva uno spessore di circa 10 cm., nel quale si notarono parecchi avanzi 
di carbone e vari cocci d'impasto scuro e rosso. 

Fu detto già che i tramezzi indicati collo lettere /( e b fanno parte di modificazioni 
avvenute più tardi. Tali tramezzi, infatti, rispetto agli altri muri dello stesso ambiente 
non hanno fondazione, ed il loro piano di posa doveva presso a poco corrispondere a quelle 
del pavimento, fatto con terra battuta e detriti di vasellame. Ma, a meglio dimostrare 
la loro posteriorità, basterebbe il fatto che per la costruzione di uno di tali tramezzi si 
dovette ricorrere alla chiusura della porta (e), appunto per dare appoggio al tramezzo 
stesso. 

il vano n. 5 va sensibilmente rastremando verso la parete di fondo, ed ha l'aspetto 
come di un corridoio, misurando in lunghezza circa 3 ni. per una larghezza di forse un 
terzo in media. 

Della parete di fondo rimane poco più della metà (m. 1,60 circa) ; soltanto due bloc- 
chi, cioè, sopra uno dei quali è ricavato un dente che potrebbe corrispondere allo stipite 
di una porta la quale si troverebbe però alquanto spostata rispetto all'asse di quella che 
aprivasi sul lato opposto ( r ). La parete occidentale si conserva oltre il prolungamento 
di quella di fondo, e misura complessivamente circa m. 2,10 con uno spessore che varia 
tra i 46 ed i 50 cm. L'accenno di una porta sulla parete di fondo che sarebbe stata aperta 
dopo la chiusura di quella indicata colla lettera e, e il prolungamento del muro occi- 
dentale or ora accennato farebbero pensare all'esistenza di un altro ambiente che sa- 
rebbe andato completamente perduto, stante l'affioramento dei blocchi dovuto alla pri- 
mitiva conformazione del terreno che, come già dissi, va in quel punto gradatamente 
salendo verso nord-ovest. 

Anche il muro di facciata di queste costruzioni, che ha uno spessore medio di circa 
50 cm., si estende oltre la parte occidentale del vano ora descritto, per poco più di un 

(\) La posizione delle porte, dopo l'esempio di quella che dava accesso al vano n. 1, si potè quasi 
sempre riconoscere per la mancata ricorrenza del filare di blocchi col piano della soglia che general- 
mente era un poco più basso. 



REGIONIC VII. 385 — VKIO 

metro. Poi se ne perde ogni traccia. Viceversa si constatò che un'antica frana rocciosa 
staccatasi dall'altura che sovrasta a breve distanza il gruppo di case, mentre il cavo 
per la fondazione di esse era ancora aperto, arrestò definitivamente da quel lato il pro- 
seguimento dei lavori. 

Contemporaneo alle abitazioni ora descritte è un tratto di canale costruito a bloc- 
chi squadrati di tufo, venuto in luce presso l'angolo orientale del fabbricato, ma ad un 
livello molto più basso, e che segue l'andamento del ciglione che immediatamente lo so- 
vrasta. Questo canale poggia sul terreno vergine che in qualche punto si dovette in antico 
regolarizzare per la posa in opera dei blocchi che ne costituiscono il fondo. La larghezza 
interna del canale è di circa mezzo metro, mentre le spalle superstiti si conservano per 
un'altezza di 75 cm. ( 1 ). 

Non abbiamo elementi per potere stabilire, se il canale si potraesse in origine più 
verso sud; ma non pare. Sembra che esso avesse avuto l'ufficio di raccogliere le acque 
filtranti attraverso lo spesso banco di terra che lo fiancheggiava, e convogliare contem- 
poraneamente quelle piovane provenienti dallo scolo dei tetti del fabbricato limitrofo, 
che in qualche modo vi potevano essere immesse. 

Pare che in un certo momento, o per il diminuito stillicidio o per altre ragioni che 
a noi sfuggono, si cercò di restringere la luce del canale mediante un conglomerato duris- 
simo formato di ghiaie impastate con sabbia (che durammo grande fatica a rompere) 
allo scopo di facilitare lo smaltimento delle acque e rialzarne l'efflusso. 

Un altro canale, incavato però nella roccia, si trovò a valle del precedente, e lambiva 
quasi il ciglio della via incassata, con una pendenza abbastanza sensibile verso nord- 
- est. P'sso biforcavasi sul piano roccioso proprio dinanzi all'estremo limite orientale del 
fabbricato, e raccoglieva lo scolo delle acque piovane che vi affluivano dal diverticolo, 
riempiendo in precedenza una piccola vaschetta, e quelle filtranti attraverso lo strato 
permeabile dai fianchi del diverticolo stesso. 

Una serie di tasti eseguiti in senso trasversale alla spalletta, nello spazio compreso 
tra l'uno e l'altro canale, ci mise in condizione di poter seguire quest'ultimo fino al suo 
sbocco dentro una cavità cilindro-concava di un metro di diametro, e profondo 1 m. 
circa più del canale medesimo. A questa stessa cavità, ad un livello però intermedio 
tra il fondo di essa e quello del canale già citato, immetteva un cunicolo largo 47 cm. 
ed alto m. 1,95. Da questa cavità o pozzo che chiamerei di depurazione, perchè tale do- 
veva essere il suo ufficio, l'acqua usciva di bel nuovo per un altro canale, largo e pro- 
fondo quanto il cunicolo, che procedeva nella stessa direzione del primo ma di cui si potè 
esplorare soltanto un piccolissimo tratto, oltre il quale la roccia veniva a mancare. 

La sistemazione a gradoni della spalletta, coi relativi canaletti, è anche assai interes- 
sante, e mostra quanto fosse grande, e minuziosa, la cura che ebbero gli antichi nell'uti- 
lizzazione delle acque ; la qual cosa, bene rispondendo alle esigenze della vita, aveva il 
precipuo scopo del risanamento e quello di impedire che si determinassero frane, là dove 
il terreno era scosceso e di natura poco solida ostacolando, come nel caso nostro, il tran- 
sito stradale di una delle arterie principali della città. 

(*) Come spalla dot canale fu utilizzato anche un (ratto rettilineo di una bella costruzione pree- 
sistente (<?). 



VETO 



— 386 — 



REGIONE VII. 



Quel breve tratto di diverticolo da noi esplorato e il ripiano roccioso interposto fra 
la grande via antica e la spianata dove scoprimmo gli avanzi di ablazioni etnische, servi- 
rono in una data epoca come luogo di scarico. Ivi, infatti, si rinvennero rifusamente 
parecchi blocchi squadrati di tufo provenienti dalla demolizione di edifici; molti fram- 
menti di tegole e di embrici; residui di figurine fittili di età ellenistica; un gruppo 
abbastanza numeroso di ex-voto della fine della Repubblica; qualche avanzo architet- 
tonico e sei are di tufo grigiastro, di rozza fattura, coricate l'ima a breve distanza 
dall'altra presso il ciglio della balza, e indicate sulla pianta colle lettere r, s, /, «, r, x. 




Fig. 4. 



Di esse, subito dopo la loro scoperta, si fece anche una fotografia che è qui riprodotta 
con la fig. 4. 

Le prime cinque are (r, s, t, u, v) erano provvista' ili zoccolo e cimasa, mentre la 
sesta (x), di carattere più primitivo, aveva la forma di semplice parallelepipedo. Vicino 
a quest'ultima era un altro parallelepipedo (y) ma di minori proporzioni del precedente. 
Sulla loro faccia superiore, tranne in un solo caso, era un ampio incavo quadrangolare, 
profondo in media poco più di 1 cm. e destinato alle cerimonie sacrificali. Dal fondo di 
tali incavi muoveva talvolta un canaletto con pendenza verso l'esterno (are r, v). L'in- 
cavo dell'ara x non aveva invece il canaletto, e non 'sappiamo se l'avesse avuto la «., 
perchè il piano superiore di questa conservasi soltanto in parte. L'ara r, quantunque 
assai deteriorata superiormente, mostra di non avere avuto l'incavo quadrangolare; 
ma, a differenza delle altre, aveva due dei suoi margini opposti sporgenti dal piano di 
circa 4 cm. e larghi 8% in alto e 10 in basso. Su questa restava qualche lieve traccia 
di lettera rubricata ; sulle altre are erano chiaramente incise delle brevissime iscrizioni, 



REGIONE VII. 



— 387 — 



VEIO 



in due delle quali sono ricordate le divinità di Apollo, APOLINE (7) (fig. 5) e di Mi- 
nerva, ///INERVIA (x) (fig. 6). Tracce di lettere disposte sopra una sola linea si vedono 
su altre due facce di quest'ultima ara. 

Riesce assolutamente inesplicabile il significato della iscrizione incisa sull'ara indi- 
cata colla lettera s, (fig. 7), quantunque le lettere che la compongono sieno perfettamente 
chiare. Nella n (fig. 8) e certo che si dovesse leggere Victorie. Lo spazio eccessivo esi- 
stente tra alcune lettere fu evidentemente lasciato dal lapicida per evitare dei nuclei 
di pomice affioranti alla superficie del blocco o certe scabrosità del blocco stesso. L'iscri- 






Fig. 6. 



Fio. 6. 



Fig. 7. 



zione incisa su quella v, (fig. 9) devesi leggere indubbiamente Dis Deabus. fi 'asta trac- 
ciata dopo Va va interpretata come il principio della lettera seguente, la quale fu poi 
incisa sulla faccia contigua col resto della parola ( x ). 

Fra le cose rinvenute nello sterro debbono essere menzionate le seguenti: un rocchio 
di colonna di tufo del diametro di 52 cm. ; un frammento di altra più piccola (diam. 
cm. 39); un pezzo di cornice ; un lastrone di tufo facente parte di una cartella ansata; 
una piccola ara scorniciata, pure con rincasso quadrangolare e due piccoli incavi rotondi 
agli angoli della faccia superiore; un lastrone fittile, appartenuto forse ad un fregio, 
su cui è modellata ad altorilievo una colonna tozza, leggermente rastremata, a sin. della 
quale si vedono le impronte del contorno di alcune figure umane, probabilmente sedute, 
che vi erano state in origine applicate ; un bel frammento di una tavola da offerte ter- 
minata in alto con un fascione, sul quale è una protome femminile a rilievo e l'iscrizione 



(}) La leggera incisione orizzontale che vedesi sotto la parola dis è nettamente separata dal- 
l'asta verticale della i che non può perciò scambiarsi per una l. 

Notizie Soavi 1922 — Voi. XIX. 50 



VEIO 



— 888 — 



litio (ONU Vi!. 



mutila incisa a fresco HER/// (hercles o hercohs). Il piano ha una decorazione stampata 
a bassissimo rilievo dove sono raffigurate alcune scene di caccia al cinghiale, tralci di 
edera, ecc., disposti a zone parallele ai bordi (fig. 10). Si raccolsero inoltre due assi repub- 
blicani romani ; due sestanti illeggibili; un triente, pure illeggibile ; della ceramica grezza 
di colore bruno o rossastro pertinente per lo più ad olle, e qualche frammento di vaso 
d'arte etrusco - campana a vernice nera. 

Precedentemente alla nostra esplorazione codesto scarico era stato in qualche punto 
rovistato, e parecchio materiale si trovò ruzzolato in fondo alla via, dove vedevansi an- 




<5> 



JSEbL 



,«■'■■■,: 



(«Sii ^iw 

spiaste 



} 







Fin 8. 



Fio. 0. 



cora ammucchiati da un lato varii frammenti di ex-volo di arte assai rozza, per lo più per- 
tinenti a grandi figure panneggiate di età tarda ( 1 ). In mezzo ai blocchi caduti era un 
rocchio di colonna rastremata ; una base quadrangolare a tre risalti concentrici con in- 
cavo sulla faccia superiore, ricordante le basi delle doppie asce di epoca micenea (fig. Il); 
e qualche altro blocco con fascione rilevato o con accenno di sfondatura agli spigoli. 

Che un tempio avesse esistito nei pressi della zona da noi scavata non può mettersi 
in dubbio, dopo quanto ci è stato restituito dal saggio eseguito a vali. 1 dei resti di abi- 
tazioni etnische. Probabilmente lo stesso diverticolo vi doveva condurre, e forse dopo 
non lungo percorso. Ma la ricerca del santuario esorbitava dal programma dei nostri 
lavori i quali, più che altro, avevano lo scopo di accertare l'estensione dell'abitato etru- 
sco anche nella parte più bassa di Macchia Grande. 

La ricerca e lo scavo di questo santuario, che ha dato già così importanti docu- 
menti epigrafici riferentisi al culto di alcune particolari divinità che si veneravano a Veii 
dopo la sua caduta, non potranno essere, lo spero, che di poco ritardati. 

(') Il prof. Gabrioi aveva già notata l'esistenza di tale scarico, ed ebbe cura di porre in salvo 
i pezzi principali. Furono allora aperti anche alcuni saggi sulla spianata, ma con risultato negativo. 



REGIONE VII. 



— 389 — 



VE IO 



Allo stato delle cose possiamo tuttavia stabilire che la costruzione, cui debbono 
riferirsi i travamenti testé ricordati fosse relativamente tarda (III— II sec. av. Cr.) ; ma è 

molto probabile, che il santuario avesse 
avuto più vetuste origini, siccome altrove 
è stato più volte riscontrato. Provengono 
infatti dalla medesima località alcuni 
frammenti di lastre fittili con ornamen- 
tazione a palmette e fiori di loto alter- 
nantisi, che per lo stile e la colorazione 
vengono generalmente assegnate al V se- 
colo av. Cr. 

Immediatamente a nord-ovest degli 
avanzi di abitazioni etrusche, prima che 
vi si scaricasse una parte della terra pro- 
veniente dallo sterro delle abitazioni me- 




Fio. 10. 



desime, furono aperte alcune trincee della 
lungh. complessiva di m. 25.80, le quali rag- 





Fio. 12. 



Fio. 11. 

giunsero il terreno vergine (cappellaccio) ad 
una profondità media di 55 cm. e non diedero 
se non qualche frammento di embrice ed un 
pezzo di macina in basalto poroso. 

Con la trincea più occidentale si mise in luce una cavità cilindrica (z) scavata in- 
tieramente sul vergine, profonda 37 cm. e il cui diametro misurava poco meno di 1 
metro. Questa buca era stata riempita di terra fra cui si notarono alcuni pezzi di em- 
brici, e dal vergine in su era una specie di tumuletto formato con pezzi di tufo, parte 
dei quali con qualche faccia squadrata, e terra (fig. 12). La sommità di questo tumu- 



VEIO 



— 390 — REGIONE VII. 



letto trovasi a 22 cm. al disotto dell'odierno piano di campagna. In fondo alla buca, 
distanziati l'uno dall'altro, erano stati deposti i tre fittili seguenti: 

a) grande pignatta ovoidale d'impasto rosso, con orlo leggermente trilobato ed 
ansa verticale a bastoncello, alta circa 27 cm., intieramente crinata; 

b) fondo e parte delle pareti di un altro vaso, del medesimo impasto ; 

e) oinochoe di bucchero, anch'essa in frammenti, intorno al corpo decorata con 
solcature verticali. 

Non si sa che cosa si fosse voluto rappresentare con quella buca, indubbiamente 
coeva agli avanzi di abitazioni etrusche. L'ipotesi che debba trattarsi di un sepolcro 
credo vada completamente scartata. 

Un altro misero avanzo di antica abitazione si rinvenne a nord-est del gruppo prin- 
cipale, proprio sul ciglio dell'altipiano. 

Altre trincee di saggio si aprirono sopra l'altura dai fianchi scoscesi che si erge im- 
mediatamente a sud dello scavo. Alcune di esse diedero esito negativo, mettendo a nudo 
soltanto la roccia ad una profondità media di 70 cm. : altre, invece, misero in luce un 
avanzo di costruzione a grandi blocchi di tufo giallognolo cavato probabilmente dalla 
stessa località, di cui rimane il solo filare di fondazione sconnesso in qualche punto e 
piantato sulla roccia la quale presenta in più punti tracce di spianamento o di incassatura 
per posa in opera di blocchi, canali seguenti varie direzioni e buche rotondeggianti. Da 
questi ultimi saggi si ebbero alcuni frammenti di lastrine fittili piane o leggermente con- 
vesse, con ornamentazione figurata di arte ellenistica. Sopra il frammento maggiore 
è rappresentata a bassorilievo una figura virile coperta del solo mantello, che cavalca 
un caprone dal lungo vello, incedente a destra. 

Dalle risultanze dello scavo si è potuto rilevare che anche la parte bassa di Mac- 
chia Grande era abitata, ma non così densamente come forse doveva esserlo in alto, nella 
parte più pianeggiante. Certo è che, per uno studio complessivo delle primitive abita- 
zioni ad opera quadrata, codesta località, che fu da secoli immune da ogni coltivazione, 
sarebbe senza dubbio la meglio adatta e la più remunerativa. 

* 
* * 

Saggi in contrada « Piazza d'Armi » {Acropoli) ('). - Due furono i saggi che si apri- 
rono sulla spianata di Piazza d'Armi (fig. 13 ; C, D). Col primo, eseguito quasi imme- 
diatamente a occidente dell'odierno accesso, sono stati messi allo scoperto gli avanzi, 
purtroppo assai deturpati ( a ), della porta che doveva mettere in comunicazione l'acropoli 

(^Quantunque alcuni scrittori, quali il Nibby, il Tnmassetti ed altri, siano di opinione che l'acro- 
poli di Veii debba ricercarsi nel sito ove è l'abitato di Isola Farnese, a me pare che debba senz'altro 
accettarsi quella già espressa dal Dennis, dal Canina ed anche dal Lanciani, che pongono l'Acropoli 
di Veii a « Piazza d'Armi ». Ciò, naturalmente, non esclude che quella forte posizione naturale, posta 
alla confluenza di due fossi e difesa su tre lati da alte rupi a picco e da un profondo fossato artifi- 
ciale da quello di ponente, fosse in qualche modo aggregata alla città, da cui soltanto la divideva il pro- 
fondo burrone del Fosso della Mola. 

(*) Ricerche anteriori alle nostre, eseguite piuttosto a scopo di lucro anziché con direttive e cri- 
teri scientifici, avevano non solo sconvolto quasi totalmente il piano stradale, ma in molti casi distrutto 
fino alle fondamenta quelle costruzioni che le ricerche stesse man mano mettevano in luce. Dobbiamo 
perciò ascrivere a grande fortuna, se dopo tanto scempio, non mai abbastanza deplorato, ci restarono gli 
elementi necessari per ricostruire le piante di questo importante monumento e poterne seguire le vicende. 



REGIONE VII. 



— 391 



VEIO 



iftr, - 



^^^S^ 




VEIO 



892 REGIONE VII. 



colla città (*), ed un bel tratto di mura dell'antico recinto munito internamente di con- 
trafforti, lungo circa 35 m., che si collega ai ruderi della porta medesima (fig. 14). Que- 
sta in origine aveva un solo fornice (A) ; più tardi se ne aggiungerò altri due : l'uno 
(B) centrale, più piccolo e provvisto di soglia, aperto in corrispondenza della testata del 
muro che fu demolito ; l'altro (C) ad oriente di questo, in simmetria con quello pree- 
sistente. 

L'avancorpo interno della prima costruzione aveva un prospetto di circa 9 m. di 
larghezza ed uno sporto di m. 7,55. Il fornice non corrispondeva esattamente sull'asse 
frontale della costruzione, essendo alquanto spostato verso oriente, ed aveva una luce 
di m. 2,85. I muri, spessi m. 1,60 circa, sono fondati su terreno vergine di natura argil- 
losa, ed il saggio aperto esternamente al muro occidentale dell'avancorpo ne mise in luce 
cinque filari, tre dei quali spettano alla fondazione (fig. 15). 

Pare facessero parte di una più antica costruzione della porta medesima i due muri 
D D, formanti angolo retto, che muovono da uno degli stipiti interni del fornice set- 
tentrionale, e la cui linea di risega corrisponde perfettamente col piano stradale più an- 
tico. Quando venne ampliato l'avancorpo, codesto avanzo rimase nascosto sotto le po- 
che vestigia della massicciata più tarda, sopra la quale si notarono delle grandi chiazze 
di terriccio nero e parecchi residui di legno carbonizzato. 

La testimonianza di una costruzione ancora più antica ci è data dai pochi avanzi 
di un grosso muro (E, E) avente una orientazione diversa da tutto il. resto del fabbri- 
cato, e che fu attraversato più tardi dalla fondazione del muro orientale della porta. 

Coll'aggiunta del piccolo fornice centrale (m. 1,50 di luce) (fig. 16) e di quello late- 
rale, presso a poco uguale al preesistente, la facciata interna della porta venne a risul- 
tare di m. 15,90 (fig. 17). 

L'apertura del fornice centrale rese necessaria la demolizione di tutto il lato orien- 
tale del fabbricato e quella dello stipite del fornice primitivo che a quello era collegato. 
La ricostruzione ex-novo di questo pilone è evidentissima, ed apparisce assai affret- 
tata; tanto è vero che, nel rifacimento di esso, non si tenne nessun conto della ricorrenza 
dei filari susseguentisi in maniera regolare in tutte le parti superstiti del fabbricato. 
Questa mancata ricorrenza delle serie di blocchi fa difetto anche nell'altro pilone, le cui 
proporzioni sono anche un pochino maggiori del precedente. Del pilone angolare restano 
soltanto le fondamenta e qualche blocco della parte in elevazione. 

La chiusura dei fornici dovette avvenire in tempi abbastanza tardi, quando natural- 
mente la porta non era più in uso, e la città romana, chiusa in un più ristretto àmbito, 
non occupò se non una minima parte dell'area di quella etnisca e precisamente il centro 
dell'altipiano, dove nel secolo passato avvennero le migliori scoperte, e dove affiorano 
tuttora dappertutto avanzi di marmi, di laterizi e di fittili di età imperiale. 

(') Tale comunicazione doveva effettuarsi attraverso la valletta, probabilmente in quel punto 
creata artificialmente, mediante un ponte che, muovendo dalla porta, doveva congiungersi a quella 
specie di promontorio che trovasi esattamente sull'asse della porta stessa, e che nella fig. suddetta è 
indicato colla lettera F. In corrispondenza del tracciato del ponte si vedono anche oggidì affiorare, 
attraverso l'odierno passaggio che conduce a « Piazza d'Armi », vari blocchi squadrati di tufo, che 
senza dubbio debbono riferirsi alla rovina del ponte stesso. 



REGIONE VII. 



3U3 — 



VEIO 



-7 



O 



o 



ai 



U 



4 




2 



VEIO 



— 394 — 



REGIONE VII 



In una prima fase sembra che l'ambiente risultante dalla chiusura dei fornici fosse 
stato accessibile dal lato di mezzogiorno ; dal fornice, cioè, più orientale (e), chiuso soltanto 
in parte e dove rimane traccia di una rozza soglia battentata (a). 

Successivamente, valendosi del robusto recinto rettangolare come di una specie di 
podio, vi si costruì sopra un edificio in muratura, probabilmente di carattere sepolcrale, 
completamente distrutto, al quale debbono spettare i numerosi avanzi di materiale lateri- 
zio ed i frammenti marmorei qui sotto indicati, rinvenuti durante i lavori di sterro (*) : 




Fio. 15. 



a) Frammento di un lastrone spesso mm. 52, alto m. 0,19, largo 0,21, con faccia 
lavorata a gradina su cui rimangono i resti di tre linee d'iscrizione a caratteri alti mil- 
limetri 40 : 




b) Due frammenti di lastroni scorniciati, l'uno alto mm. 57, l'altro 175. 
e) Piccolo frammento di una cornice corrosa. 

(*) Per la chiusura del fornice esterno superstite, di cui riinane la sola fondazione, furono ado- 
perati alcuni pezzi di marmo messi in coltello, che lasciammo sul posto. Due altri frammenti mar- 
morei, uno dei quali con avanzi di panneggio, si rinvennero presso la fondazione dello stipite occi- 
dentale del fornice suddetti >. 



REGIONE VII. 



— 395 — 



VEIO 



d) Pezzo di cornicione con modanature lisce, di lavoro non perfettamente regolare : 
lungo m. 0,62, alto 0,23. 

e) Frammento dell'angolo di un cornicione simile al precedente. 

f) Due frammenti della parte anteriore di un sarcofago di marmo bianco scorni- 
ciato ed ornato di scanalature serpeggianti. 




Fio. 16. 



Dal medesimo sterro provengono : ... 

g) Un frammento, di mattone con parte di un bollo circolare a lettere rilevate, 
già edito (cfr. C. I. L., XV, n. 1033). 

h) Altro frammento di mattone coi resti di un bollo rettilineare, anch'esso edito 
(cfr. 0. I. L. XI, n. 6689, 150») (»). 

Nelle trincee eseguite per rimettere a luce il braccio di muro di cinta a occidente della 
porta, si rinvennero alcuni frammenti di lastre marmoree scorniciate, un frammento del 
fusto di una colonna in tufo litoide ed un pezzo di mattone spesso 35 mm., su cui riman- 
gono soltanto poche lettere di un bollo rettilineare dello stesso consolato del frammento 
g, e cioè di Petino ed Aproniano, dell'anno 123. 

Eseguito qualche tasto ad oriente dei ruderi della porta (fig. 13, D), immediatamente 
di là dal moderno accesso a Piazza d'Armi, dove si vedevano affiorare alcuni blocchi, 
si scoprì un altro tratto mal conservato delle antiche mura, cui fu posteriormente appog- 



(•) Vedi anche Notizie Scavi, 1913, pag. 386, nota 1. 
Notiub Soavi 1922 - Voi. XIX. 



51 



VE IO 



— 306 



REGIONE VII. 



giato uno dei lati lunghi di una recinzione rettangolare (fig. 18, A, A, A), fatta pure essa 
con blocchi di tufo aderenti l'uno all'altro senza l'uso della malta e provenienti molto pro- 
babilmente dalla demolizione di qualche tratto dell'antico recinto. Di questa recinzione 
è stata messa in luce poco più della metà ; ma l'esplorazione dell'area compresa dentro i 
limiti del recinto si dovette rimandare a più tardi, quando, cioè, disponendo di maggiori 




Fio. 17. 

mezzi, sarebbe stato possibile intraprendere su più vasta scala una serie di ricerche siste- 
matiche in tutta la spianata dell'acropoli. 

Dai cavi eseguiti per mettere in luce i resti della recinzione in parola, si ebbero tutta- 
via materiali diversi e di età varia, insieme con resti di ossa umane; ma la maggior parte 
dei materiali stessi è costituita da frammenti marmorei, per lo più corrosi, pertinenti a 
lastre divario spessore ed a cornici. Un pezzo di lastra ha un ornamento a treccia incavata 
parallelamente ad uno dei suoi lati. Si rinvennero anche tre pezzi di colonnina a tortiglione, 
un frammento di rocchio di colonna di granito rosso e un altro di marmo bigio. Né manca- 
rono avanzi di tegoli e di embrici, e frammenti di vasellame di argilla chiara di età 
romana. 

Il materiale più antico consiste in qualche frammento di bucchero ed in pochi altri 
di argilla figulina con traccia di un'ornamentazione a fasce rosse. 

Anche dalla trincea aperta per mettere in luce il lato meridionale del muro di cinta 
si ebbe presso a poco lo stesso materiale, frammiste» qui pure ad avanzi scheletrici 
dispersi. 



REGIONE VII. 



— 397 — 



VE IO 



Fuori del recinto, in prossimità dell'angolo sud-est, ad 82 cm. sotto l'attuale piano 
di campagna, si scoprì un grande sarcofago di calcare bianco (B), lavorato a gradina e 
stondato internamente sui lati brevi (m. 2,13 X 0,75 X 0,61 di alt). Da una parte ha un 
leggero rialzo che serviva da cuscino, e dall'altra è un foro. Sotto '1 terriccio che lo riem- 
piva, fra cui erano alcuni frammenti di tegoli e di embrici, si rinvennero i residui ma- 
nomessi di quattro cadaveri. Non conteneva alcun oggetto. 




Fio. IN. 



A m. 2,10 circa di profondità dal piano di campagna e in corrispondenza dell'angolo 
esterno (C) formato dagli avanzi delle mura suaccennate, si ebbero altri resti scheletrici, 
tra cui quelli di un cranio, presso i quali era una moneta di bronzo, di lieve spessore, 
illeggibile e frammentata. 

Siamo probabilmente alla presenza di un'area cimiteriale completamente devastata. 
E ciò dal punto di vista topografico avrebbe una certa importanza, perchè la nostra 
scoperta, corroborando le notizie date dal Nibby (*) e dal Canina (*), verrebbe sempre 
più a dimostrare che l'abitato romano non estendevasi affatto su quelle parte dell'alti- 
piano corrispondente all'antica acropoli, come il eh. prof. Lanciani aveva supposto (*). 



( x ) Analisi, IT. pag. 411. 

( 2 ) L'antica città di Veii, pag. 100. 

( s ) Cfr. Notizie Scavi, 1889, pag. 10. 



VEIO 



398 — 



REGIONE VII. 



* 
* * 



Coll'altro saggio (fig. 13 E), eseguito a breve distanza dalla grande costruzione ellit- 
tica sotterranea e degli avanzi di antiche abitazioni scoperte dal prof. Gabrici ( x ) (fig. 18), 
si sono messi in luce i resti di un'edificio a pianta rettangolare (m. 13,62 X 10,00) fatto a 
blocchi squadrati di tufo, parte dei quali, affiorando alla superficie, erano stati assai 
danneggiati dall'aratro (fig. 19). 



pmnKn 

G 




' ■•■-.•" 



Fio. 19. 

Di questa costnizione rimane un solo filare in alzato, e questo ricorre lungo il lato 
settentrionale. La fondazione consta di una sola serie di blocchi di varia grandezza, 
disposti in più sensi e in maniera assai irregolare : ed essa pure è incompleta, mancando 
una piccola parte del lato nord e la quasi totalità di quello ovest. 

Un muretto (^4, A), aggiunto forse più tardi, e del quale resta il solo filare di fonda- 
zione, divide in due il grande spazio rettangolare. A metà circa di questo tramezzo tro- 
vasi, profondamente infisso nel terreno, un grande monolite di tufo (B) in forma di pa- 



(*) Ibid., 1913, tfag. 167 sgg. 



REGIONE vir. . __ 399 — VEIO 

rallelepipedo (m. 0.91 X0,47 X 2,00 di alt.) che doveva far parte della prima costru- 
zione, e sul quale verosimilmente doveva poggiare il pilastro destinato a sostenere la 
travatura del tetto. A breve distanza da questo grande blocco pare fosse un passaggio (7, 
alla cui architravatura doveva appartenere un lastrone D, rotto in più pezzi per la 
caduta, rinvenuto sul pavimento in prossimità del passaggio stesso. 

Su tre blocchi di questo tramezzo è un'incassatura quadrangolare, profonda soltanto 
pochi centimetri, che servì probabilmente all'impostatura di altrettanti piedritti lignei 
per il rafforzamento dell'esile muretto. 

Quantunque alcune trincee di data non molto antica avessero sconvolto parte del- 
l'area compresa dentro il perimetro fabbricato ( 1 ), pure si potè assodare che il pav'mento 
di entrambi gli ambienti rimaneva all'altezza della risega, ed era formato da uno strato 
bene battuto di detriti tufacei commisti a frammentila ceramici insignificanti. 

Alla seconda fase, a quella cioè in cui si costruì il tramezzo, deve riferirsi quel poco 
che è rimasto della parte aggiunta ad occidente del fabbricato. Quivi sono anche due grandi 
blocchi che ho indicato colle lettere E F, la cui faccia superiore si trovò arrossata e danneg- 
giata dal fuoco che pare vi fosse stato lungamente a contatto. 

E difficile poter dire l'uso cui servì questa costruzione, quasi perfettamente orientata, 
e che ha tutti i caratteri di essere molto tarda. Approfondito infatti lo sterro fino al piano 
di posa dei blocchi di fondazione, ed anche un poco al disotto, si rinvenne rifusamente 
parecchio materiale frammentario, specialmente di età romana, come orli e pareti di 
dolii, pezzi di lastre marmoree e schegge informi calcinate dal fuoco ; avanzi di stoviglie 
ricoperte di una invetriatura verdognola; frammenti di coppe e di calici vitrei, dal lungo 
piede sottile liscio o ritorto a fune ; fuseruole fittili o di vetro ; un medio bronzo di Anto- 
nino Pio o di Commodo in cattivo stato di conservazione, ecc. ( 2 ). Né mancò qualche 
scheggione pertinente al fusto di una colonna scanalata. 

I trovamenti di età pre-romana consistono in alcuni frammenti di bucchero ; nella 
parte inferiore di un bombylios di argilla figulina ornato con fasce brune ; in alcune fuse- 
ruole ; in un frammento di lastra di argilla rossiccia su cui rimane la parte posteriore di un 
quadrupede a leggero rilievo, ecc. 

II settore nord del fabbricato, che più dell'altro appariva rimaneggiato in tempi re- 
centi, si sterrò fino a 40 cm. al disotto del piano di fondazione del fabbricato stesso, e fino 
a questa profondità si ebbero trovamenti di età romana mescolati ad altri di età anteriore. 
Così, assieme a frammenti di lastre marmoree, a qualche pezzo scorniciato, a residui di 
bottigliette vitree iridescenti, ad una lucerna semplice monoliene ed ai soliti avanzi di sto- 
viglie invetriate, si sono trovati dei frammenti di bucchero, altri d'impasto a superficie 
bruna o rossastra, ed un frammento di grande piatto ceretano, di buono stile, con scene 
figurate impresse a stampa. Sulla parte piana dell'orlo è una pianta di fiore di loto posta 
tra un leone di cui rimane la sola testa-con bocca spalancata e parte di una zampa, ed un 
cinghiale a muso basso. Lungo la parete interna del piatto doveva essere rappresentata 

(*) Dallo sterro di una di queste trincee si ebbe un frammento di bollo di mattone di cui re- 
stavano le prime tre lettere soltanto (vedi C. I. L., XI, 818 e seg.) 

(*) A 20 cm. di prof, dall'attuale piano di campagna si rinvenne un Denaro ni argento (Ottone 1 
e II, Pavia, 962-973 d. Cr.) ed un Quattrino di mistura (Benedetto XIV, Ferrara, 1748). 



VElO 400 UliGIONE VII. 

una scena di caccia. Di questa resta un cervo corrente verso una figura di Sileno caduta 
in terra, di cui rimangono soltanto le gambe terminate a piede equino e la coda. 

Dal saggio, poi, eseguito intorno al grande monolite centrale per poterne determi- 
nare l'altézza, oltre ai soliti materiali a cui si è or ora accennato, si ebbero due frammenti 
di un grosso lastrone di marmo bianco, assai corroso, su ciascuno dei quali è scolpita a ri- 
lievo, di profilo, una testina di cavallo di arte abbastanza buona. Il saggio diede altresì 
alcuni frammenti di bucchero, due pezzetti di un vaso greco, e, più in fondo, del cocciame 
villanoviano. 

Nello strato superficiale si raccolse un frammento di lastra fittile pertinente a rivesti- 
mento architettonico, con scorniciature, fuseruole ed avanzi di palmetta. 

La trincea aperta ad oriente del fabbricato si approfondì fino a 20 era. al disotto del 
piano di posa dei blocchi di fondazione (0,60 circa dal piano di campagna) ; alla quale 
profondità fu notata una buca circolare G di m. 1 ,30 di diametro, la maggior parte della 
quale insinuavasi di là dalla trincea stessa ; buca che distinguevasi benissimo dal ter- 
reno circostante per essere riempita di un terriccio nero frammisto ad avanzi carboniosi, 
a residui di ossa (alcune delle quali abbrustolite e tagliate trasversalmente), a pezzi di 
embrici anch'essi anneriti dal fuoco, e ad alcuni avanzi di ceramica di argilla chiara o 
invetriata. 

Un saggio di esplorazione eseguito negli strati inferiori della parte sud del fabbricato, 
immediatamente al di fuori di esso, è stato assai istruttivo, avendo messo in luce alcuni 
avanzi di abitazioni antichissime, le quali confermano quanto già aveva osservato il pro- 
fessor Gabriel ; che, cioè, sotto la città etrusca con le case a blocchi squadrati di tufo si 
trovano i resti di quella italica con capanne di legno e strame. 

Db avanzo di abitazione etrusca (H) si scoprì presso l'angolo sud-est dell'area ster- 
rata. All'altezza della faccia superiore del muricciuolo e muovendo da questo, estende- 
vasi verso ovest una specie di massicciata fatta ora con ghiaie e ciottoli di fiume, ora 
con scaglie di tufo triturate, rotta in qualche punto da saggi anteriori. Tale piano bat- 
tutto fu notato anche nello sterro della parte sud del fabbricato (m. 0,84 sotto il piano 
di campagna), e a contatto di esso si raccolsero alcuni avanzi ceramici di bucchero, qual- 
che frammento di embrice ed alcuni pezzetti sporadici d'impasto ornati con fasci di linee, 
impressioni di cordicelle e swastikas. 

Sullo stesso pavimento fu raccolto il frammento di un fittile d'impasto scuro su cui 
rimane la parte finale di una iscrizione sottilmente granita 



> 



AMI'A* 



un frammentino di vaso protocorinzio con decorazione a fasce brune e con l'accenno di 
grandi squamine graffite, ed un contrappeso da telaio. 



* 
* * 



Al disotto dello strato costituito dalla massicciata che chiameremo etrusca, avente 
uno spessore di poco più di 1ó cni., vennero in luce i primi resti di abitazioni italiche 
consistenti per lo più in alcune grandi cavità a pianta circolare o leggermente ellittica 



REGIONE VII. ' — 401 — VEIO 

praticate in un terreno vergine, scuro, di carattere argilloso, e quindi assai compatto, 
con materiale riferibile a quel periodo di transizione tra l'età del bronzo e quella del ferro. 

La cavità n. 1 (m. 1,37 di diam) si trovò ad 1 m. circa sotto il piano di campagna, 
ed aveva le pareti totalmente arrossate dal fuoco per uno spessore di alcuni cm. Esplo- 
rata fino in fondo (8 cm. circa), vi si trovarono alcuni residui di ossa bruciacchiate, dei 
pezzetti di carbone e pochi fràmmentini ceramici : il tutto frammisto a cenere ed a car- 
bone triturato. Sul fondo di questa cavità fu notato il bordo arrossato di un altro focolare 
più piccolo, ma perfettamente concentrico al primo, profondo 10 cm. e di forma con- 
cava. Conteneva parecchi residui di ossa, qualche frammentino di vasellame, diversi 
avanzi di carbone ed una grande quantità di terriccio nero, fine e grasso. Presso la parte 
orientale della buca erano alcuni tizzoni disposti ad X ed accavallati l'uno sopra l'al- 
tro, precisamente come si suole disporre la legna perchè arda più facilmente. 

La cavità n. 3 venne in luce all'estremità di una trincea (2) che precedenti ricer- 
catori avevano aperto obliquamente tra il muro sud della costruzione rettangolare e il 
muretto che la divide longitudinalmente. La medesima trincea aveva tagliato anche 
un'altra grande cavità, di cui appariva ben chiaro il contorno là dove non venne di- 
strutto per l'allargamento della trincea medesima, che ne disperse il materiale. 

La cavità n. 3 si trovò letteralmente nascosta sotto uno strato di terriccio nero, fram- 
misto ad abbondanti cocci d'impasto grezzo, più o meno cotti, pertinenti in gran parto 
a vasi manufatti di grandi proporzioni ed a ciotole emisferiche ad orlo dritto. Due fram- 
menti soltanto avevano una decorazione graffita a fasci di linee ed a triangoli tratteggiati, 
ottenuti mediante l'impressione di una cordicella. Degni di essere notati sono inoltre : 
un'ansa a listello arcuato applicata presso l'orifizio di un vaso a labbro leggermente rien- 
trante; una presa rettangolare ed un frammento di ansa a bastoncello terminata su- 
periormente con un piattello a tronco di cono. 

Questa cavità trovavasi a m. 1,10 sotto il piano di campagna, aveva una forma 
leggermente ellittica (m. 0,60 X 0,72), le pareti quasi verticali, ed era profonda 32 cm. 
Verso nord-est era un'allargatura rotondeg- 
giante che raggiungeva il fondo e lo sorpas- 
sava di pochi cm. Di poco rialzati dal fondo 
si rinvennero dal lato opposto i residui di una 
ciotola d'impasto con orlo leggermente rien- 
trante, insieme con altri frammenti ceramici 
di vario spessore e ad alcuni ossicini. 

Pochi cm. sotto l'orlo della buca si raccolse 
una grande ansa d'impasto scuro che per la sua 
originalità è stata qui riprodotta su entrambe 
le facce (figg. 20, 20a). Il fittile aveva una de- 
corazione graffita, di cui resta qualche traccia F IGG . 20-20 a. 
presso l'attaccatura dell'ansa. 

Tra la terra carboniosa che riempiva la buca si rinvennero altri frammenti di vasel- 
lame (due dei quali si riattaccano) appartenenti all'orlo di un vaso decorato con stecca- 
ture oblique, ed un pezzo di mandibola di ovino. 





VEIO — 402 — REGIONE VII. 



A 90 cm. sotto l'odierno piano di campagna, venne in luce l'altra cavità indicata 
in pianta col n. 6, la quale era profonda 30 cui. circa e misurava m. 1,90 di diametro. Di 
essa potè scoprirsi poco meno della metà, internandosi il resto sotto i blocchi di fonda- 
zione del lato meridionale dell'edificio. La parte esplorata si trovò riempita di terra 
chiazzata di nero, insieme colla quale trovavàsi qualche pezzetto di tufo, qualche 
nucleo di pietra focaia, un ciottoletto ovoidale di pietra nera ed alcuni frammenti di 
ossa, tra cui dei pezzi di mascella di un ruminante. Da un lato era un mucchietto di 
cenere e carbone. 

I frammenti ceramici quivi raccolti consistono in parecchi pezzi di vasi grezzi, d'im- 
pasto e privi di decorazione. I più caratteristici sono i seguenti: 

a) frammento di un vaso ad orlo quasi dritto e largo ventre; 

6) frammento di altro vaso simile ma di minori proporzioni, con orlo più basso e 
leggermente rovesciato in fuori; 

e) frammento di un vaso potorio (?) con presa orizzontale scanalata nel mezzo ; 

à) frammento dell'orlo e dell'ansa di una specie di secchiello fittile ; 

e) frammento di una specie di bacino a superficie rossastra, con breve orlo piano, 
un poco sporgente, decorato sullo spigolo inferiore con delle intaccature praticate l'una 
a breve distanza dall'altra.. Sotto l'orlo è un listello su cui fu eseguita dal figulo, con 
uno dei polpastrelli della mano, una serie d'impressioni disposte obliquamente. Più in 
basso apparisce l'accenno di un foro limitato da un listellino ; 

f) frammento di un vaso su cui ricorreva un listello decorato come il precedente : 

g) frammento appartenente con molta probabilità ad un fornello. Ne rimangono 
una piccola parte della parete, con relativo piano di posa, e il lato sinistro della bocca. 

Approfondito ancora un poco il piano interno della cavità, come saggio, si mise 
in luce, a 20 cm., parte del fondo di. una capanna che aveva una leggera inclinazione 
da est ad ovest e metà circa del rispettivo focolare (6 a ) in fondo al quale erano disposti 
con un certo ordine alcuni pezzi di tufo che avevano servito probabilmente di appoggio 
a qualche fittile. Vi si rinvennero degli avanzi di ossa abbrustolite ; pochissimi fram- 
menti d'impasto, tra cui uno ornato con meandro ed una fascia graffiti con un pettine a 
più denti ; ed un ciottoletto oblungo di pietra chiara. 

La cavità n. 7, anche essa in parte nascosta sotto il muretto che divide in due l'edi- 
ficio, e che fu alquanto danneggiata per l'infissione del grande blocco di tufo B, aveva 
un diametro di circa 2 in., e la sua esplorazione fu eseguita a strati, avendo accertato 
che parte del materiale che in essa affiorava era di un'età più progredita di quello che 
erasi raccolto in tutte le altre. 

Nei primi 20 cm., infatti, oltre ai soliti avanzi ceramici di età villanoviana, uno 
dei quali conserva traccia di un'ornamentazione granita con un pettine a doppio dente, 
si rinvennero alcuni frammentini di vasi d'impasto scuro a superficie levigata, eseguiti 
col sussidio del tornio ; due pezzetti di bucchero e due altri di argilla figulina decorati 
con fasce e trattini di colore bruno. Nel medesimo strato si raccolsero, inoltre, qualche 
ciottolo e pochi residui di ossa. 

Gli avanzi della suppellettile rinvenuti nel secondo strato, spesso 10 cm., sono i 
seguenti: 



ftEGlONK VÌI. 



— 403 — 



VÉiO 



a) vari frammenti d'impasto grezzo, tra cui alcune anse, pertinenti a fittili diversi : 

b) una fuseruola lenticolare adorna di baccellature; 
e) altra fuseruola liscia, biconica ; 

d) frammento su cui rimane traccia di una decorazione geometrica a triplice 
linea graffita: 

e) un ossicino. 

Nel terzo strato, infine, che raggiungeva il fondo della cavità (m. 1,60 sotto il piano 
di campagna), furono trovati parecchi frammenti di vasi d'impasto grezzo ed aventi va- 



A C R 



O P 

(PlAllA il AH MI 



O L I 




'fflPff 



12 3*5 



Fio. 21. 



rio spessore. Quelli a pareti più grosse appartenevano a fittili di grandi dimensioni con 
fondo a tronco di cono. A questa categoria appartiene anche un avanzo di grande co- 
perchio a superficie rossastra assai lucente, munito di grossa presa cilindrica leggermente 
cava nel mezzo. Si rinvennero pure frammenti di vasi a superficie bruno-lucida, ed 
uno di questi aveva uno spessore relativamente assai sottile. Notevole, anche, un'ansa 
bifora di attingitoio scanalata nella parte superiore e terminata ad alette, a superficie 
rossiccia, lucidissima. 

Meritano di essere ricordati un piccolo frammento di fornello ; un pezzo di grande 
dolio, intorno al quale è un cordone adorno d'impressioni oblique eseguite a crudo con 
uno dei polpastrelli della mano, e diversi frammenti di vasi di tipo villanoviano, sopra 
alcuni dei quali ricorre la solita decorazione geometrica eseguita con un pettine a tre ed 

Notizie Scavi 1922 — Voi. XIX. 52 



VÉlo — 4()4 — KKdIONK Vii. 

a cinque punte. Da questo strato si ebbero anche una difesa di cinghiale e parecchi 
avanzi di ossa di quadrupedi, tra i quali si riconobbero quelli di un porco. 

Altre cavità, ma di minori dimensioni delle precedenti, tornarono in luce sia nella 
trincea aperta fuori del fabbricato, sia nello sterro dell'ambiente sud. Queste cavità sono 
state indicate nella pianta coi n. 4, 5, 8 e 9, e non contenevano che terra frammista 
a qualche ossicino ed a rari frammenti ceramici insignificanti; quindi esse dovrebbero 
corrispondenre ai buchi dei pali sui quali era intessuta la capanna nel cui centro stava 
il focolare che, come abbiamo già veduto, aveva forma circolare o leggermente ellittica. 

Alcuni di questi buchi (3 a, 4, 5) sono regolarmente distanziati l'uno dall'altro e 
posti sopra una linea leggermente curva, presso a poco parallela alla periferia del 
focolare n. 6. Niente perciò di più naturale, che in essi debbansi riconoscere i buchi dei 
pali che recingevano una di queste primitive abitazioni, il cui diametro risulterebbe di 
m. 5,40 circa. 

H solco angolare 7, lungo il quale si notarono dei buchi più profondi, venuto in luce 
nello sterro eseguito a sud del fabbricato, doveva molto probabilmente corrispondere 
al tracciato di un recinto ligneo addossato alla capanna anzidetta. 

La differente profondità in cui furono trovati i focolari, la vicinanza di alcuni di 
essi, ed in qualche caso la loro sovrapposizione, sono tale un complesso di fatti per i quali 
è lecito ammettere che le abitazioni di cui essi facevano parte non fossero sórte tutte 
quante contemporaneamente, ma costruite in tempi diversi senza tenere alcun conto 
dell'ubicazione di quelle precedenti. 

L'esame dei residui del vasellame rinvenuto nello strato superiore del focolare n. 7 
farebbe inoltre pensare ad una maggior durata che avrebbero avuto alcune di queste 
antiche abitazioni. Ma allo stato delle cose è necessario andare molto cauti circa le de- 
duzioni che potrebbero farsi dopo una simile constatazione. 

La grande importanza che avrebbe per la storia di Veii un'esplorazione stratigrafica 
eseguita metodicamente su vasta scala nell'ampia spianata di Piazza d'Armi, dopo il 
numero considerevole di dati di fatto raccolti nel saggio limitatissimo da noi eseguito, 
non ha bisogno di essere dimostrata. Dobbiamo perciò augurarci che codesta indagine 
possa divenire presto un fatto compiuto, anche per appagare il vivo desiderio dei dotti 
che dagli scavi di quell'importantissimo centro attendono la soluzione di quei problemi 
che riguardano le origini della civiltà etrusca. 

Enrico Stefani. 



ROMA 



405 



ROMA 



V. KOMA. 

Via Flaminia. Colombario e ripostiglio monetale rinvenuti nei lavori ili amplia- 
mento del Museo di Villa Giulia. — Il grandioso nuovo braccio settentrionale e orien- 
tale, che il Regio Governo sta costruendo in ampliamento del Museo Nazionale di Villa 
Giulia, si stende lungo il viale delle Belle Arti nel tratto che dall'Arco Oscuro porta alla 
nuova piazza Thorwaldsen. In quel punto le estreme pendici della collina dei Parioli si 
dovettero tagliare, quando fu tracciata la strada, nel 1910-11 ; perciò in quasi tutta 
l'area costruita fu trovata subito la roccia. 




Ai limiti meridionali di questa, in occasione dello scavo della grande fossa per la calce, 
lontana rispettivamente m. 17 e 4 dall'ala orientale e settentrionale suindicata, in un 
punto all'interno di esse, destinato a giardino, furono rinvenuti i resti di un colombario 
assai povero, con muro in opusreticulatum(B) dalla parte occidentale, dove la roccia (C) 
veniva a mancare. Invece nel lato opposto gli antichi si limitarono ad adattare la roccia 
stessa (D). Il colombario, che in origine avrà certamente avuto più serie di ollette, era 
distrutto quasi completamente così che nessuna traccia restava della parete di fondo, e 
furono rinvenute solo le ollette dell'ordine inferiore, anzi di alcune di esse (n. 2, 3, 6, 8, 9) 
era conservato solo il fondo con poche ossa bruciate. Altre erano intere : n. 1 (alta m. 0,26 
e del diametro superiore di m. 0,225) ; n. 10 (m. 0.30 X 0.24); n. 11 (a. m. 0,30); n. 12 
(a. 0,28); n. 13 (a. 0,26); tutte dalla parte sinistra. Quella n. 10 era all'angolo, in una 
piccola nicchia. Nel muro a destra fu fatta una scoperta interessante, perchè l'olla 
n. 4, anziché osse combuste, conteneva una grandissima quantità di monetine di bronzo. 
L'olla vicina, n. 7 (alt. 0,28 ; diam. sup. m. 0,21), aveva tra le ossa combuste una lekythos 
di terra grezza, con la pancia striata orizzontalmente (alt. m. 0,18). Di una lekythos 
simile, ma considerevolmente più grande, fu rinvenuta la parte inferiore (ni. 6) usata 



ROMA 406 — ROMA 



come cinerario. Dalla buona costruzione del reticolato il colombario si può datare al 
principio dell'Impero; il tesoretto monetale, invece, comprende tutte monete della prima 
metà del V secolo dell'e. v., come ha accertato la dott. ssa L. Cesano nell'accurato studio 
che si pubblica a seguito della presente nota. È evidente quindi, che esso fu nascosto 
esattamente nel periodo del 440-450 d. Cr. nel colombario, che doveva essere ancora 
accessibile, dopo aver vuotato dalle ossa combuste una delle antiche ollette sepolcrali. 
A ponente di questo colombario fu rinvenuto un ottimo muro di laterizi (A), con nicchia 
recante traccia di olla, e in continuazione un secondo colombario. Ma siccome questo, per 
il ponte ora esistente perla costruzione del nuovo edilìzio, si è potuto esplorare solo in 
parte, se ne darà notizia in seguito, quando, ultimata la costruzione moderna, sarà pos- 
sibile scavarlo interamente, essendo anche esso nell'area destinata a giardino. 

Tra la terra di riempimento del primo colombario, insieme con i soliti avanzi di 
vetri, tegole e vasi, senza importanza alcuna, fu rinvenuto un frammento di laterizio 
con un bollo intero : Ama. Marci. C. s. Trattasi quindi di uno di quelli della serie dei 
servi di M. Marcius (C. I, L. XV 1268-1270). Le prime tre lettere e Vare di Marci 
sono in nesso. Il bollo è del primo secolo. Il nome del servo stesso può essere stato 
Ama(ndus), Ama(rantus) o simili, ma siccome esiste un bollo in tutto simile a questo 
col nome Dama e al principio, pur non mancando apparentemente nulla, c'è una 
certa irregolarità nella linea terminale del bollo stesso, non si può escludere l'ipotesi 
che si tratti di questo nome, a cui manchi perciò la lettera iniziale. 

G. Q. Giglioli. 



Il ripostiglio di Villa Oiulia. 



Contenuto nel fondo di un rozzo recipiente di creta, si compone dei seguenti gruppi 
di pezzi : 

1) Due bronzetti o bilioni frammentati di Claudio II (marti pacifero ; consecratio). 

2) Circa un centinaio di piccoli bronzi, in gran quantità frammentati e molto con- 
sunti, dell'età postcostantiniana, fra i quali, riconoscibili in pochi esemplari : Costante 
(Victoria dd. nn. augg. g. nn ; voi. xx muli, xxx) ; Costanzo II (fel. lemp. reparatio ; gloria 
exercilus) ; Valente (gloria romanorum ; securitas reipublice ; salus reipublice); Teodosio I 
(Victoria augg. ; gloria reipublice). Peso medio dei pezzi gr. 1,50. 

3) Pochi piccoli bronzi quinari di Arcadio (salus reipublice ; voi. x muli, xx) e 
di Onorio (gloria romanorum; salus reipublice, voi. xx muli, xxx; urbs Roma felix). 

4) Più di 150 pezzi di Teodosio II (salus reipublice ; la Vittoria con trofeo in moto 

P S 
a sin., trascinante un prigioniero) delle cinque officine della zecca di Roma — — , — — , 

t q e 

RM ' R~M ' rm ' campo del rov. è il monogramma cristiano -jì . Peso medio dei pezzi 



ROMA 407 ROMA 

gr. 1,20. Questi pezzi mostrano omogeneità di tecnica e di fattura, essendo di spessore 
notevole, di forma piuttosto ovale, di rozzo ma accurato disegno nella figurazione e 
nella leggenda. Sono poi freschi di conio. 

5) Un centinaio di pezzi di Giovanni tiranno (423-425 d. Cr.) identici, per fattura 
e figurazione, a quelli di Teodosio, del peso medio digr. 1,30, e con maggiore varietà di 
segni di emissione, ricorrendo inoltre gli eserghi RM ; RMP ■ TRM > QRM . 

6) Più di 50 pezzi di Placido Valentiniano (425-455 d. Cr.) (salus reipublice; la 

p 
Vittoria a sin., con corona e palmetta), delle cinque officine della zecca di Roma — — , 

Lvi • ha ' o ' Im e de! pcso medi0 di " r - T ' 20 - 

Quattro altri esemplari portano il rovescio della croce (salus reipublice) e si ricon- 
nettono più strettamente al gruppo seguente di Galla Placidia. 

A proposito di Placido Valentiniano, mi pare opportuno notare qui, che su l'unico 
pezzo, il medaglione di oro del Museo Farnese, che dava completo il suo nome, edito 
la prima volta dal Petrusi (/ Cesari in oro raccolti nel Museo Farnese, Parma 1694-1724, 
1, 1694, tav. XXIV, nn. 5 e 6, p. 370) leggevasi giustamente Placidus. Il medaglione 
fu riportato di poi dal Banduri (Numismala imp. rom. a Traiano Decio 1718, II, 
p. 570 sg.), erroneamente letto o trascritto PLA.CIDIVS, donde tutti dedussero fino ad 
oggi il nome sbagliato (cfr. ancora in Gnecchi, / medaglioni, a p. 40 ripetuto l'errore). 

7) Di Galla Placidia, figlia di Teodosio I, sorella di Onorio, madre editrice di Va- 
lentiniano, sono riconoscibili 17 bronzetti, del peso medio di gr. 1,20 ; dei quali quattor- 

P S T £ 
dici col rov. della croce (Coh 2 . 11: Salus reipublice -— — . — — , — — , — — , „,„ .. ) e tre 
v ' RMRMRMRMTRM ; 

T S 
con la vittoria (salus reipublice =-r: • =-zz) (non in Cohen'). 

R M R M 

8) Del tutto simili ai precedenti di Teodosio II, Giovanni e Placido Valentiniano 
sono piii di altri 250 pezzi, illeggibili perchè di conio eccentrico, e quindi non attribui- 
bili con sicurezza ad alcuno dei tre imperatori. Il peso medio risulta di gr. 1,20. 

9) A questa massa di più di 700 esemplari coniati si aggiunge una congerie di 
più di mille pezzi, dischetti irregolarmente tagliati ed intaccati e scheggiati, e fram- 
mentini amorfi del peso medio di gr. 1,00. 

10) Tre piccoli bronzetti, del peso complessivo di j^r. 1,40, si distinguono da 
tutta la massa perchè evidentemente di conio barbaro. 

Il ripostiglio non presenta interesse per qualità di pezzi, se ne eccettuiamo la pic- 
cola serie di Galla Placidia ; ma è un nuovo documento interessante della, produzione 
monetaria enea della zecca di Roma nella prima metà del V secolo d. Cr. e conseguente- 
mente della circolazione monetaria enea a Roma e nella penisola circa la metà di quel 
secolo, sotto gli imperatori Valentiniano III d'Occidente e Teodosio II d'Oriente. Esso 
va ricordato accanto ai travamenti simili che già in un certo numero sono stati studiati. 
Cronologicamente è coevo alle tombe più antiche del travamento di Mezzo Cammino 
sulla via Ostiense (cfr. Cesano, in Kiv. Hai. num. 1918, pp. 96 segg); segue di pochi anni 
al ripostiglio di Siracusa, che giunge ad Onorio, e a quello di Ostia che già comprende 



KOMA — 408 — ROMA 

Giovanni e Teodosio (cfr. Cesano, Della moneta enea corrente in Italia nell'ultima età im,p., 
in Riv. ital. num. 1913, pp. 511 segg.), e precede il ripostiglio di Perugia che scende a 
Marciano, quello del Monte Rosa nell'isola di Lipari che tocca il regno di Leone I, 
quelli di Monte Rodimi e di Castro dei Volsci dell'età di Giustiniano (cfr. Cesano, 
toc cit.). 1 quali due ultimi gruzzoli sono già in massima parte costituiti dai bron- 
zetti ben noti, a tipo monogrammatico, dei Goti, del tutto assenti dal presente 
travamento. Notevole poi ancora in questo l'omogeneità delle serie coniate costi- 
tuenti il nucleo principale, cioè di Giovanni, Teodosio II, Placido Valcntiniano e 
Galla Placidia, che escirono tutte dalle cinque officine della zecca di Roma in emis- 
sioni consecutive ed a breve distanza di tempo. 

L. Cesano. 



Via Portuense. Rinvenimenti di tombe di età imperiale. — Nello stabilimento 
della Società Anonima Olierie dell'Italia Centrale, presso la via Portuense, poco lungi 
dal bivio con via della Magliana, in località detta Pozzo Pantaleo (pianta fig. 1 lett. B), 
eseguendosi degli sterri per la costruzione di una vasca circolare dedicata alla produzione 
del solfuro di carbonio, si cominciarono a rinvenire sarcofagi di terracotta, frammenti di 
iscrizioni sepolcrali, suppellettile di corredi funebri. Presentandosi tale materiale in 
notevole quantità entro una piccola area, ed essendosi in precedenza scoperto poco 
distante un altro gruppo sepolcrale ( 1 ), sembrò opportuno ampliare a spese della Soprin- 
tendenza le ricerche che diedero, con qualche settimana di lavoro, risultati non dispre- 
gevoli. Condusse i lavori con l'usata diligente vigilanza l'assistente sig. Pietro Mottini, 
seguendo i consigli del nostro valente topografo sig. Edoardo Gatti che si recò spesso a 
visitare i lavori, e rilevò le piante qui riprodotte. 

Si posero in luce alcuni edifici sepolcrali guasti già e completamente saccheggiati 
(pianta fig. 2). NelMangolo nord-est della breve area esplorata apparve un tratto di 
un muro a grossi parallelepipedi di tufo che non potè seguirsi completamente. Aderente 
a quel muro. fu trovata la stele iscritta riportata più sotto, al num. 30. Più a ponente si 
pose in luce un recinto quadrangolare (a) in buon reticolato con porta a sud ; entro il re- 
cinto era il piccolo edifìcio sepolcrale in costruzione laterizia, trovato mancante della 
parte anteriore, con colonnine in cotto nel mezzo dei lati, e coppia di semicolonnine 
agli angoli. La trasformazione di questo complesso monumentale cominciò ben presto. 
Un grosso pilastro in laterizio fu piantato, non sappiamo a quale scopo, nell'interno 
dell'edificio sepolcrale in posizione asimmetrica rispetto alle mura dell'edificio ; poi 
l'area del recinto fu invasa da sarcofagi di terracotta calati entro formae, cacciati sotto 
i muri, e in un caso perfino nell'interno del grosso pilastro, a bella posta cavato e rotto 
con uno strappo del tutto irregolare. Sopra a qualcuno di questi sarcofagi si rinvennero 
dei tubi di terracotta verticali per le libazioni, così come fu osservato in questi ultimi 

( l ) Nella proprietà della Società A lì C D (asfalti, bitumi, concimi e derivati) vedi pianta, 
lettera A. Not. Scavi, 1920, pag. 284. 



iioM.\ 



— 409 — 



liOMA 



tempi in parecchi altri sepolcreti romani (' ). Più a sud si apriva una serie di tre edi- 
fici sepolcrali contigui in costruzione laterizia 'con ingressi a nord; i due a levante 
(e e (l) avevano, alle pareti, grandi nicchie a foggia di arcosolii per ricevere cadaveri 




•*:^»r , .'i!ar*";'°:TJT>'"?4'^ 



VIA PO RTV E H SS 



FlG. 1. 



inumati; il terzo (e) conservava il pavimento a mosaico che recava due iscrizioni ese- 
guite a tessere nere su fondo bianco, cioè da un lato 



1) 



l-octavivs fa 

driaT 

EVC ! 



dall'altro 
2J 



D M 

MARIO MARCELLINO 
FECIT-MARIVS- MARCELLINVS 
PATÉ • FEC 



(!) Cfr. Moretti, in Not. scavi, 1920, pag. 153, dove sono raccolti non pochi altri esempii, ai quali 
si può aggiungere: Styger, in Dissert. della Pont. Accad. d'archeol. XIII-1918, pag. 18; Massigli, Mu- 
sée de Sfax, pag. 58, n. 1. 



HO MA 



— 410 — 



liOMÀ 



Quest'ultima iscrizione a tessere più grosse pare inserita più tardi nel pavimento. Le 
due iscrizioni erano disposte ai lati lunghi della stanza, e in modo che potessero essere 
lette per il loro verso da chi entrava dalla porta. 

L'edificio (b), alle spalle dei tre suddetti, era in reticolato con pareti cavate a nicchie 
a guisa di colombario ; una scaletta (V h") scendeva da una porta esterna non conservata 
con due rampe poste ad angolo retto. Nell'interno, oltre le nicchie alle pareti, erano anche 




io f . 

-I metri 



Fio. 2. 



delle banchine per deparvi urne. Anche qui avvenne più tardi l'invasione di sarcofagi 
di terracotta. L'ultimo edificio (f) aveva anche resti di nicchie per urne cinerarie, e più 
tardi erano state nel pavimento ricavate due formar. 

L'area sepolcrale è pertanto fittamente coperta, e, come potremo rilevare dalle iscri- 
zioni e dai corredi, servì ai seppellimenti per oltre un secolo. Le tombe sono a cremazione 
e a inumazione, e queste appaiono più recenti. Data la larga opera di saccheggio che aveva 
preceduto i nostri lavori, non si possono garantire sicure appartenenze di oggetti e di 
iscrizioni, e non è perciò opportuno descrivere i travamenti separatamente secondo la 
tomba alla quale avevano presumibilmente potuto appartenere per essere stati rinve- 
nuti entro o nelle immediate vicinanze di urne cinerarie o di sarcofagi. Elencherò piut- 
tosto per classe gli oggetti 

Ossuarii. — Furono rinvenute rozze olle fittili e qualche urna cineraria mar- 
morea, le une e le altre per lo più in pezzi. 



KOMA . 411 ROMA 

Una intera con semplici cornici, priva del coperchio, ampia così da poter ricevere 
due deposizioni (m. 0,48 X 0,34 X 0,33), reca l'iscrizione 

3) D-M-VOLVMNIAE-THREPTE 
M • VLPIVS- AMANDVS 
AVGVSTI • LIBERTVS 

• COIVGI- CARISSIMAE 
BENEMERENTI- ET- SIBI 

Altra urna marmorea anepigrafa con ornati vegetali e uccellini, trovata rotta in 
moltissimi frammenti, di cui ventiquattro si ricuperarono. 

Frammento di coperchio di altra urna con due uccellini affrontati. 

Urna cineraria a pianta rettangolare per due deposizioni, a pareti lisce di marmo bi- 
gio, trovata senza coperchio (mis. 0,57 X 0,45 X0,30): 

4) DM 
PANTHERILLAE • FEC ■ DION YSIVS 
T • AEL • AVG • LIB • OLYMPAE • SER 
CONIVGOPT-ET-SIBIC- Q/V-AXXI 
M-III-D-VII-LOCO-DONATO-A-SVR 5 
VI A-E VLOGI A- ITO- ANBITO • DATO 

• SINE • VLLA • CONTRoBERSIA 

Il sw ulla cmtrobema dell'ultima linea si riferisce al cum qua vixit di linea 4 e non 
all'ito anbito dato di lin. 6. L'iscrizione di questo servo di un liberto di Antonino Pio è 
una delle più tarde del gruppo che qui si illustra. 

I sarcofagi di terracotta recavano frequentemente sui bordi dei bolli, uno dei quali 
già noto da altri esempi (tì? XV-2426), gli altri, a quanto mi risulta, inediti : 

5) AVCTVS • F 

7) SAMSACA ramo di palma 

6) C-CflLEWI-A/Cf CALPETANI-S-FECIT 

Auctus servo di C. Calpetanus è ricordato in bolli di mattone (C. I.L., XV -302); 
altri servi di Calpetano hanno segnato pelves e dolii (C. I. L., XV, 2421-2424). Nuovo è il 
servo Samsaca, assai probabilmente un semita. 

8) PA/PHIL-CEIoNC-S 
Bollo noto nei mattoni C. XV-1355. 

9) SOSVMVS 

FVLVI • SER • 

Notizib Soavi 1922 - Voi. XIX. 58 



IlOMA 



412 — 



KOMA 



I bolli di mattono ci fanno conoscere un nitro servo di Fulvius, Phileros (G. XV-1358), 
che segna anche dolii (C. X-8047, 15). 

10) STSI'AFCI-KLENI 

DEMETRIVS-S-F- 

II bollo Stali Marci Demetri è già noto su sarcofagi fittili (C. XV-2460). Altri servi 
di Statius Marcius Helenus sono noti da bolli di mattone (G. XV-1276, 1277Ì. 



11) 
13) 



C- MARCI STRABON 



12) 



VTILIS • FÉ 



MVARIENI 
CASTVS FEC 



Altri servi dei Varieni sono ricordati in mattoni (C. XV, 964 e 1491) e su pelves 
(C. X, 8048, 8049). 

Le iscrizioni che seguono erano incise per lo più in tabelle da colombario, alcune 
in stele di travertino da fissare nel terreno. 

14) Targhetta marmorea ansata 



(m. 0,22 X0.10): 

SEX-APPVLEIVS 

ARCHIMEDES 

GEOMETRES 



15) Lastra marmorea ansata 
(m. 0,22 X0,10): 

SEX-APPVLEIVS- SEX -F 

BOTHRIO-SIBI-ET 

IVLI AE • SALVIAE • CONIVGI 



16) Piccola stele marmorea con foro 
in basso per il passaggio delle sbarre di 
sostegno (mis. m. 0,58 X 0,35) : 



DIS • MAN 

ARRIAE ■ AECLE 
C- ARRIVS- EP1 
MELES-FMATRI 
PIISSIMAE 



17) Lastra di marmo bigio 
(m. 0,30 X 0,15) ; 

Sex • ATELLIVS 

VRBANVS-SIBI-ET 

ATELLIAE • VENERIAE 

LIBERTAE- SVAE-OLL-H 



1 8) Lastrina marmorea (0,30 X 0,12): 

AVILLIAO-ETLL-APATE 
V PHILADELPHVS 



1 9) Lastrina marmorea (0,19 X 0,1 6): 

P-CAECILIVS 
P-L- EROS 



(20) Lastrina di marmo bigio 
(m. 0,22 X0.12): 

Q • CAECILIVS 
IANVARIVS 



21) Targhetta marmorea 
(m. 0,22 X0,18): 



(CAECILIA 


ri ELSA 


<ìctT-ANN«XXV 



ROMA 



— 413 — 



ROMA 



22) Frammento di lastrina di marmo 
bigio (0,11X0,08): 



L-CAES 
LOLCO 



23) Lastrina marmorea trovata al 
posto (m. 0,15 X0,08): 

CAESIA DL 
FAVSTA 



24) Lastrina ansata di marmo bigio (ni. 0,24 X 0,12): 



CAESIA 

PAVSI LYPE 
SINEMALITIE 
VIXIT-ANNOS XV 



25) Lastrina marmorea ansata (ra. 0,22 X0,10): 

CERDO • TI • 
CLAVDI-GER 
MANICI-AVG-L 



Notevole la forma corsiva della R in Germanici. Cerdo, per esser liberto dell'im- 
peratore Claudio e collega di Narcisso e Pallante, non ebbe molto ricca sepoltura. 

26) Frammento di lastra marmorea con resto d'iscrizione iti belle lettere. Misura 
m. 0,31 X 0,165. Lettere alte 0,03. 



Clan J D I V S FÉ 
feeiiT ■ SIBI • ET • 
KfTYCHIAE 

freljPMirp TrMTr __ 



27) Lastra marmorea di m. 0,25 X0,18; lettere male incise, alte cm. 3: 



TI-CLAVDIVSFELICIO 
VIXIT- ANN-XXXXV 

CLAVDIA • CAMICE • SIBI 
ET-CONTVBERNSVO 



28) Lastrina marmorea con iscrizione 
rozzamente incisa da imperito scrittore: 



29) Frammento di piccola stele mar- 
morea stondata in alto (0,23 X 0,23): 



DI • MT • CLA • CL • STPA 

AVCVSTALIS • A • SVA 

AN- VIX Villi 



(tic) 



DlIS 

M ANIBVS 
CI (aV D I A 



KOMA — 414 HOMA 

30) Stele marmorea trovata tuttora al suo posto originario, fermata con grappe 
di ferro alla parete a blocchi di tufo. Misura'm. 0,90 X 0,35 ; lettere alte nelle prime 
linee cm. 3, nelle altre cm. 2: 

es D es M es 
CLAvDIAE PROCLAE 
CAELIVSef TERTIVS 
ET-CLAVDIA FELICI 
TASesPARENTES-FECE 
(•»«) RVN-FILIAE-DVLCISSI 
MAE • QVAE VIXIT • AN 
NIS • XVII • MESIBVS • III « 
* D • XVII • 

31) Targhetta ansata di marmo bigio 32) Cippo di travertino (m. 0,87 
(m. 0,23 X 0,135): X0,30): 

CLODIAEO-L- CLODIA 

LEZBIAE NEMEA 

FAVSTVS • CON VIX ANNVM 

IVCX • DEDIT MENS Vili 

33) Frammento di lastra marmorea 34) Lastrina marmorea (m. 0,19 

(m. 0,13X0,12): X0,07): 



7 
v 

IVLIAM L-L-ANTEROS 



C ° S M ! L- D E C I M I V S 



35) Due cippi di travertino stondati in alto ; con la stessa iscrizione (m. 1,17 X0,33 
X0,14; m. 1,37 X 0,32 X0,20): 

L-EGNATIVS-3L 
PHILOMVSV9 
EGNATIAETDLVIOLAE 
C-MATI-C-L-PAMPHLI W 
MATIAE D-LDOXSAE 
IN-FR-P-XVII-IN AGR-PXXIV 

36) Frammento di lastrina (m. 0,09 X0,08): 



Din MANIBUs 
/ÌO • EPAGW/ìo 



RUMA 



— 415 



HO. MA 



37) Steletta di marmo bigio scorniciata (mis. ni. 0,40 X0,18): 

DIS 
MANIBVS 
FABIA-NICE 
FECIT-FABIA 
E-MATRI-SV 
AE-DVLCIS 
ET-SVMPH 
ORO-FRA 
TRI-SVO 



Le ultime tre linee, scritte con uno strumento più largo e a lettere più grandi, sem- 
brano essere state aggiunte posteriormente. 

38) Frammento di lastra marmorea 39) Lastrina marmorea (m. 0,42 

(ni. 0,16X0,11): X0,17): 



F ELIX-AN 
/VII- VIX 



C • FVRIVS 

PRIMIGENIVS 

LIBERT 



C • FVRIVS 
MARCIO 
PATRON 



40) Lastra marmorea (m. 0,23 
X0,14): 

FVRIA- 

C • F 

•KARA- 

V-A-XIII-ET-M-VI 



41) Lastrina marmorea ansata 
(ni. 0,15X0,23): 

GAVIA 

EROTIS 

ANNORVM 

LX 



42) Frammento di targa marmorea (m. 0,18 X0,12): 



L-GAVl-PATHT 



43) Lastra marmorea frammentata (ni. 0,27 X0,14): 



T-GEMINIVS-MARCELLVS 
BVTAESSORORIS • VILICI 

FILIVS 

IVSS V V-BVTAE CAESERIS-OLLA 
ACCEPIT VIXIT-ANN XXXIII 



ROMA 



— 416 — 



KOMA 



44) Lastra marmorea scorniciata (in. 0,52 X 0,40) : 



LGENVCIVS-Al 

VIXSANOS-XX 
CLAV-THALVSA CO,' 
ET-L GENVCIVS-FEL 
SIBI-ET-POSTERIS 



45) Lastra marmorea (m. 0,15 
XO.ll): 

GRAIVS • FVRl 



46) Lastra marmorea ansata (m. 0,20 
X0,10): 

HELVIA • [DORCAS 
VlX-ANNXLV 



47) Piccola stele marmorea frammentata (ni. 0,20 X0.18): 



d • iy 

HE RENf, niac 



HILARAE 
IVLIA 
SECVNDILLA 
ma\ TRI 

/m'SSIMAE 
IESJ 



48) Lastrina marmorea rinvenuta 
in posto (m. 0,23 X0,14): 

C-IVLIVS-BILIARVS 
IVLIA-APHRODISIA 
CONTABERNALIS-MEA 



49) Lastrina marmorea frammentata 
con bellissime lettere (mis. 0,27X0,11 ; 
lettere alte ero. 2,2): 

IVLIVS • IVLIAE§J 
LfflERTVS-BITVS 




50) Frammenti di lastra marmorea (m. 0,35 X0,25): 

■IVS-CHRES,» ,/L 



IVLIA 




\NDA ^C-IVLIV 



\e*svo-sibi-et-sv A 



HO MA — 417 — HOMA 

51) Lastrina marmorea rinvenuta in posto (m. 0,19X0,11): 

TI • I VLIO 

DIOGENI 

REMOTHALCIANO 

Il defunto qui ricordato era stato schiavo di Rhoemetalces e liberato poi da un Ti- 
herius Iulius. Dei personaggi storici che potrebbero essere stati padroni di lui, escluderei 
Tiberina Iulius Rhoemetalces che fu re del Bosforo sotto Adriano tra il 131 e il 164 d. Cr. 
Un suo liberto come sarebbe morto a Roma ? Ed inoltre il Diogenes qui ricordato 
ricomparisce nell'altra nostra iscrizione num. 53 insieme con un altro Ti. Iulius e con 
una Vipsania, nomi ambedue del primo impero. È più probabile, pertanto, che egli sia 
vissuto molto prima del re contemporaneo di Adriano. Tanto più che il nome di Ti. Iulius 
a questi dinasti di Tracia e del Bosforo non può essere stato dato insieme colla citta- 
dinanza romana se non dall'imperatore Tiberio, così come fu da Augusto dato quello 
di C. Iulius ai Sampsigerami di Emesa o agli Erodi di Giudea. Data pertanto la 
relazione di questo Ti. Iulius Diogenes Remothaleianus con una Vipsania, attestata 
dall'iscrizione num. 53, si potrebbe pensare che egli sia stato schiavo di uno dei primi 
Rhoemetalces di Tracia, forse del primo, che sia poi passato in proprietà di M. Vipsanio 
Agrippa, insieme con la Chersonesos Thracica che a Vipsanio appartenne quale privata 
proprietà, e che, passato poi con la eredità di Agrippa in proprietà di Augusto, sia 
stato da Tiberio finalmente liberato (*). 

52) Lastra marmorea ansata (mis. m. 0,11 X0,35): 

C-IVLIVS 
DONAX 

53) Lastra marmorea rinvenuta in posto nella parete orientale (mis. m. 0,34 X 0,1 7): 

TI-IVLI- VIPSANIAE 

ramo di palma 

FAVSTI VRBANAE 

OLLAE-QVAE FVERVNT DIOGENIS 

REMOTHALCIANI 

Cfr. il commento alla iscrizione num. 51. 

54) Lastra marmorea (m. 0,28 X0,10): 

C-IVLIVS C-IVLIVS 

FELIX SATVRNINVS 



(*) Cfr. Prosopographia Imp. Romani, s. v. « Rhoemetalces»; Pauly-Wissowa, Reni Eric, s. v. 
« Chersonesos Thracica » etc.'Pcr gli agnomina di servi e liberti in ianus cfr. Hiilsen in Ròm., 
Mitih. 1888, pag. 222. 



ROMA — 418 — ROMA 

65) Targa marmorea frammentata, con figure di un gallo a sinistra e di un'oca 
a destra (m. 0,52 X0,14): 



Ti 1 VLIVS • TI • IVLI • AVG • LIB • MEDATES 
/FECIT-SIBI ET-IVLIAE-PRYNENI 
gali» CONIVGl • SVAE • GALLINARIVS 



Le due figure alludono alla professione del defunto liberto imperiale: gaìlinarius 
può intendersi tanto quale addetto alla cura di pollai, come è in Varrone (R. R. 3, 9) 
e in Cicerone (Acad. 4, 26), quanto quale negoziante di pollame, come è piuttosto il senso 
in un'iscrizione pompeiana (C. I.L., IV-241). Il cognome Medaks è forse di origine per- 
siana (De Vit, Onomasticon, s. v.) come il Prahates dell'iscr. num. 80. 

56) Lastra marmorea ansata (ni. 0,26 X0,15): 

C • I VLIVS • C • L- MEN ANDER 

NAEVIAOLACTE 

NAEVIAO-L-NEBRIS 

C-N AEVIVSO- L- EPAPHRA 

C-NAEVIVS-FRVCTVS-VAN-VI 

57) Lastrina marmorea (m. 0,22 X0,08): 

C • IVLIVS • C ■ L- 
PHILEROS 

58) Lastra marmorea frammentata (mis. 0,34 X 0,1 3), con iscrizione in belle let- 
tere allungate che ricordano molto la forma di quelle dipinte sulle pareti pompeiane: 

C • IVLIVS LATI 

LIB-PHILEROS 

ET-PITVANIAE- VRBANAE 

50) Lastra marmorea ansata (m. 0,31 X0,10): 

C- IVLIVS -POSPOR 

IVLI AE • NIC ARVTI • SORORI 

IVLIAE • NICENI • MATRI 

60) Parte superiore di cippo di travertino stondato in alto (misura ni. 1,10 X 0,20 

X0,14): 

C IVLIVS C F 
COL SVRA 
LOCV EMIT 

C IVLIVS 
FELIX PATER 

IN FRO-P///// 
IN AGR-P-VII 



ROMA 



— 419 — 



ROMA 



61) Frammento di lastra marmorea 62) Frammento di lastra marmorea 

(m. 0,25 X0,21): (m. 0,21 X 0,20): 



M 

NIA • EXTRI 
C-M-IVLIO 
NI-CONSVO 
ET SIBI 



C- IVL1\ 



C-IVLIV 

IVLIA-PA 

J 



63j Frammento di targa marmorea ansata che recava una doppia iscrizione (me- 
tri 0,16 X0.15): 





I-IVLIVS 




CASSIVS 




p M M I • 




/IBERTVS 




VIXIT 


fei i • 


ANNIS 


AIVS 


V • XXVIII 



64) Lastrina frammentata di marmo bigio (m. 0,28 X 0,13): 

L tiivl' 



/nep 




IA-IC 


ONIONL 


/patrono 


'Benemerenti 


/ fecit 

/ 



Iconion a Un. 3 deve probabilmente esser ricondotto a quei nomi femminili de- 
sinenti in ion che si incontrano nell'Egitto greco-romano (*). 
65) Lastra marmorea (m. 0,34 X 0,13): 

ARSINOE 

IVLIA 

VIXIT 

ANNOS XXIIX 



(») Cfr. Not. Scavi, 1915, p. 49, n. 43. 
Notizib Scavi 1922 - Voi. XIX. 



54 



liOMA 



— 420 — 



ItOMA 



66) "Frammento di piccola stele marmorea (m. 0,46 X 0.32) con cespo d'acanto e 
volute vegetali graffite nel fastigio: 



(sic) 



y IVLIA • IANVMUA • HIC ■ SITA ■ EST 

ANN o|r V M -XVI 
THVLIVSCA PITO • CVSTOS 

MONVMENTI-HVIVS 
LOLLA PRIMIGENIA 
/ 



67) Lastrina marmorea ansata (m. 0,22 X 0,12): 

LVRIVS-CILIX 



68) Frammento di lastra marmorea : 





/MARIO 




)E r a t a 


'ANN OS XXX 


NO 


CONIVGE 



69) Lastra marmorea, trovata in più 
pezzi (m. 0,30 X 0,14): 

MARIA -C-L-SECVNDA 

HIC • SCTA • EST ■ VIX ■ AN • XXXV • FECIT 

TITVLVNl • BENE 1WAERITAE 

AVGVSTALIS 



70) Frammento di lastra marmorea (m. 0,23 X 0,21): 



D M 
L- MINDIVS 
YTHIVS 
RIAE MES 
coni \v 'Gì ET 



71) Lastrina marmorea rinvenuta 
nell'interno di un loculo (m. 0,30 X 0,045 ; 
lettere piccole, eleganti, alte cm. 1,2): 

NVMONIA-CO-L-MVSA 
HIC • EST • SITA 



72) Lastra di marmo bigio (m. 0,31 
X0,13): 



C-NVNNI-C-L- 
APHRODISI 



DEXIAEOL 
CHRYSARIO 



73) Frammento di lastra di marmo 
bigio (m. 0,23 X 0,12): 




OVANA C-NVNNIVS 

CL-IANVARIVS 



i 



74) Frammento di lastra marmorea: 



/OCT 



GALMAXIMV 

' / \ 

VIA-CN-F-M 



ROMA 



— 421 — 



KOMA 



75) Lastrina marmorea ansata 
(m. 0,27 X 0,125): 

C • PACTVMEIVS 

PRIMVS 
CALPVRNIAO-L- 

EPESIA 



76) Lastrina marmorea (m. 0,23 
X0.12): 

C-PAPINIVS-CEPJALIS 

VIXIT-ANNIS-VII 

MENSES-V-DIESV 



77) Frammento di lastrina (m. 0,13 X 0,12): 

Pe DVCAEA-NV 



vi XIT ANN 



7 



L 



FECIT 



/ 



^MiirCHESCONljM^ 
78) Frammento di lastrina marmorea (m. 0,16 X 0,115): 



Pe DVCAEAE 
S EVERAE 



79) Stele di marmo bianco di ni. 0,51 X 0,28, con belle lettere alte cm. 2 : 

D • M 

C-POPILIVS 

TROPHIMVS 

PROCVLO-VERNAE 

SVO-KARISS- 

VIX-ANN-III-MX 

DIES-XXIV 

80) Frammento di lastra marmorea (m. 0,24 X 0,05; piccole lettere male incise): 







ANES PRAHATIS 






J E 


PIVS 






/ ANNIS XXV 




/SF 


ET SVIS 


DVLCISSIMVS 




LORVS 


PIETATI 




EIVS 




/ 









Il nome persiano Prahatis fa pensare come probabili supplementi del nome che 
precede, nella stessa linea seconda, Ariobarzanes o Tigranes o altro del genere. 



IÌUMA 



422 — 



ROMA 



81) Frammento di lastrina marmorea, di m. 0,20 X0,13: 





LIAC-LIBER 




/PRIMIGENIA 


V 


'iXIT- ANNOS 


1 


XXXX 



82) Targa marmorea frammentata (m. 0,26 X 0,12): 

QVADRIVS 

CAESA/////S • SER 

83) Lastra di marmo bigio ansata (m. 0,48 X 0,15): 



T • RASIDIVS • 


DONATVS 


SIBI 


• ET • 


SVIS 


POSTERISQVE 


•SVORVM 


ET TUIA L Lt-: 

y 


T^NOPATRA • COIVG 



84) Lastrina marmorea (m. 0,23 X 0,12) : 

ROMANO- IVLIANO 

CORPORE CVSTOS • 

CAESARIS- 

FAVSTA-IVLIA- 

FECET 

È da notarsi la tomba di questo eorporis custos imperiale, la quale non è riunita con 
le altre dei due sepolcreti cogniti di queste guardie presso la via Appia e presso la via Au- 
relia (*). La negligenza con cui l'iscrizione è stata redatta e incisa, non ci permette di sta- 
bilire, quale imperatore il nostro Romanus Julianus servì. 

85) Frammento di lastra marmorea che reca scolpita a basso rilievo una figura muliebre 
distesa su una cline, nuda nel torso, con la testa appoggiata sulla mano sinistra e con la 
destra che tiene un uccellino. Mis. m. 0,25X0,22: 

D M 

ROMVLA • FABVLLA • 
VIX-AN-XV 
MEX 
d. \II figura 



f NEC MATER-PIEN 
(») C. /. L., VI, 4334-4346 ; 8802-8812 ; cfr. R6m. Mitth. 1905, p. 310. 



ROMA 



— 423 



ROMA 



86) Piccola stele marmorea con timpano semicircolare nel quale sono graffite 
una corona lemniscata e due palmette. Lettere piccole ed eleganti, alte poco più di 
cm. 1. Misura della stele m. 0,68 X0,20: 



. D M 

T-SABINIO 

EVPLV 

SABINIA 

AGELE • ET 

SABINIA 

FORTVNATA 

FILIAE 

PATRI 

OPTIMO 



87) Frammento di lastrina marmorea (m. 0,05 X 0,08) : 

! SALVIV s 
j SVRA/ 



88) Lastra marmorea (ni. 0,32 X 0,175); 



P ■ SESTVLI • P • L • SECVNDIONIS 

P-SESTVLIVS-P-F- 

IVCVNDVS 

VIXITANNIS XX 



89) Cippo di travertino (ni. 8,72 
X 0,30): 

L-SVTORIVS 
L- L 

MEIRACHA 

LOCO • EMI 
IVLIA-PRIMA 
IN-FRO-P-III 
INAGRP-VII 

91) Lastrina marmorea di m. 0,20 
X.0,14: 



90) Lastrina marmorea, con palmetta 
e corona graffite (m. 0,28 X 0,10): 

D M 

TETTIA 

ALEXANDRO 

ALEXANDRI-F 

CONIVGISVO 

CARISSIMO- FECIT 

92) Targa marmorea (ni. 0,28 X0.16) 
con belle lettere alte nella prima linea 
cm. 5, nelle altre 3,5 : 



Q-TITINIVS- Q-L- 
IVCVNDVS 
ANNOS- VIXIT 
XX 



/VALERIA 

•L- MARGARITA 

y 

V- A XXVII 
^ 



ROMA 



424 — 



ROMA 



d'ò) Lastra marmorea di m. 0,41 X 0,21. 

T-VETTIVS-T-L 

THYRSV5 

MATERIARIVS 



VETTIA-T-L 
THELGVSA 
VIXIT-A-XXX 



Materia/ritta può intendersi o negotittfar maieriarius (mercante di legnami), o più 
probabilmente, data la modestia del nostro sepolcreto, faber materiarins falegname. 
94) Frammento di targa marmorea (m. 0.45 X0,11): 



Vetti A-TF-PROCVLA • F-VETTI ATL N VMPHENN e 



95) Lastrina marmorea (m. 0,22 
X0.10): 

VIBVLA-L-L- 
FLORILLA 



96) Lastra marmorea (m. 0,18 
X0,09): 

M-VIPSANIVS 
ALEXANDER 

cfr. le iscrizioni num. 51 e 53. 



97) Frammento di lastrina marmorea (m. 0,11 X 0,07). Lettere piccole eleganti 
(nini. 18 nelle prima linea, 6 nelle altre): 









/ 

AEVS 




siéT 




^S POSVIT 


■"■* 


ET- 


COLLIBERTAE | 




SVAE 


• B • M 



98) Frammento di lastra marmorea con iscrizione a grandi lettere alte cm. 7: 



ANII a IVNIOR 
LIBERTIS 



99) Frammento di lastra marmorea 
(ni. 0,22 X0,20): 



100) Frammento di targa ih marmo 
bigio (m. 0,35 X0.44): 



D. 



M 
INAE 



menses\V-D-Xl 
CHVSI 

m>i? SI MA E 




ROMA — 425 — ROMA 

I mattoni rinvenuti qua e là nello scavo presentarono i seguenti bolli : 

C. XV-19a; 42; lòia; 164; 167; 171; 408 a; 535o; 618; 658 d: 721; 754 a; 
887 e ; 958 a ; 1248 a ; 1273 e ; 1 388 ; 1 390 : ai quali occorre aggiungere l'inedito P • D • D • | 
D LAELI ALEXANDRE variante dei bolli C. XV--93, 171-173. Di tali marche la più 
antica (658 d) è attribuita alla metà del primo secolo, mentre la più recente (408 a) può 
essere del tempo di Marco Aurelio o, più probabilmente, di Caraealla. 

Di suppellettile funebre si rinvennero molti oggettini che qui brevemente ricordo : 

Oro. Tre maglie lunghe e sottili di una collanina. 

Vasi aretini. Alcuni frammenti, uno col bollo C. I. L. XV-5116 a. 

Lucerne. Trenta lucerne di t. e. dei soliti tipi con ì bolli C. I. L. XV-6221 k ; 6350 a ; 
6357; 6377 e, d (tre esemplari); 6418; 6456 f; 6569 a; 6593. 

Una di esse ha sul disco la figura di un mirmillone in piedi con la spada nella destra 
e lo scudo proteso nella sin., pronto a trafìggere un reziario caduto in ginocchio col gladio 
nella d., il tridente a terra e la d. levata in atto di chieder la vita. Su altre sono le se- 
guenti figure : quadriga di prospetto con personaggio che tende una corona, e altra per- 
sona a piedi presso il cavallo di sinistra, che si volge alla figura che è sul carro (estrema- 
mente logora); un cane ringhiante; due maschere tragiche ; busto di Diana con mezza- 
luna sul capo ; un'aquila ; un cane che addenta una testa di cinghiale ; un giovane nudo 
che dorme ; un ariete ; busto del Sole radiato di prospetto ; Eros che coglie frutta da 
un albero ; un leone. 

Due lucerne grandi di t. e. coperte da vernice vitrea verde ; sull'una è raffigurato un 
uomo a sedere, sull'altra un disco a rilievo con l'acclamazione incompleta ANN • NOV-, 
la figura di un asse, di focacce etc. come in altri esemplari noti. 

Vetro. Otto bottigline di forma allungata, di vetro turchiniccio ; due bottigline 
a largo ventre conico e largo collo. Teca cilindrica di impasto vitreo con coperchio co- 
nico, terminato da bottone di presa sferico (fig. 3). Alternando nell'impasto il color mar- 
rone col giallo e col bianco, l'antico artigiano ha ottenuto una imitazione della scaglia 
di tartaruga, di bellissimo effetto. Una teca simile è al Museo Provinciale di Bari, due, 
diverse di forma, uguali di impasto al Museo Nazionale di Atene, segnalatemi dal- 
l'amico dott. Giglioli. La nostra misura m. 0,15 di altezza col coperchio e m. 0,12 di 
diametro, bell'interno del nostro vaso erano avanzi di cosmetico misti a terriccio. 

Figurine di terracotta. Statuetta su alto zoccolo cilindrico rappresentante un uomo 
togato, anziano e piuttosto pingue, imberbe e calvo. Soggetto più volte ripetuto nelle 
statuette romane di t. e. (*). 

Statuetta mancante di parte delle gambe e di quasi tutto il viso. Rappresenta una 
donna ignuda, molto adiposa, con ventre prominente, con le mani sulle anche, collana, 
e due armille agli omeri (fig. 4). Le forme non belle e l'atteggiamento inelegante esclu- 
dono, che abbia voluto rappresentarsi semplicemente un nudo muliebre. Deve invece 
trattarsi di una figurina sacra di una divinità matronale, probabilmente di origine 
orientale, che può essere apparentata alla Astarte nuda delle religioni mesopotamiche, 
e che ha le forme estremamente pingui volute dal gusto africano (*). È naturale per- 

(*) Kekulé, Antike Terracotten, III, 2, pag. 431), n. 1. 

( 2 ) Tale gusto è notissimo ad antropologi ed etnografi cfr. Hoernes, Urgesrhiehte der bili. 
Kunst, p. 102; Ratzel, Lessona, Le razze umane, in Bull, di Paletti. IL, 1908, p. 68, 



KOMA 



— 426 — 



ROMA 



ciò pensare alla dea cartaginese Tanit o Caelestis, tanto più che la collana reca la mez- 
zaluna rovescia ( l ). 

Busto in t. e. su basetta, cilindrica raffigurante l'Africa con la spoglia di elefante sul 
capo e il cornucopia nella sinistra ffig. 5). 

Base di statuetta in argilla rossa sulla quale sono incise le lettere greche £I1AK... 




Fio. 3. 



Vasi di terracotta. Sette lagenae, tre bacinelle, due boccaletti di terracotta grezza. 

Quattro tazzette e un boccaletto di argilla a pareti molto sottili. 

Un guttus e due bottigline di argilla giallognola. 

Bocca e collo di una lagena di argilla rossa con figura a rilievo di una testa di donna. 

Moneta. Quattordici pezzi, tutti in pessimo stato di conservazione. Sono riconosci- 
bili un sestante semiunciale, un denaro d'argento suberato delle legioni di M. Antonio, 
un medio bronzo di un incerto monetario di Augusto, un piccolo bronzo di Tiberio o 
Claudio della zecca di Lugdunum, un medio bronzo di Faustina madre, un denaro d'ar- 
gento di Faustina madre. Gli altri otto pezzi, dei quali due denari e sei medi bronzi, sono 

(*) Cfr. Lenormant, Artemia Nimoea, in Gaiette archcol. 1876, pag. 10. Figurette nude con le 
braccia lungo le gambe: Kekulé, loc. cit. Ili, 1, pag. 166, n. 5; III, 2, pag. 456, n. 7, e pag. 460, 
nn. 2-4. Per la lunula rovescia su stelc dedicate a Tanit: Delattre, Musée Lavigerk de Carthage, 
I.tav.II 2, tav. Ili 2, 1 ; II, tav. XVI 2; De La Blanchère, Musie & Alger, tav. 111-15; C. I. Sem. pag. 271. 



ROMA 



— 427 



ROMA 



soltanto con sicurezza determinabili come flan di monete del I e II sec. dell'impero, 
ossia coeve alle precedenti. 

Si tratta pertanto di modesti sepolcri di povera gente, liberti per lo più, i cui limiti 
cronologici sono assegnati dai non pochi liberti delle gentes lulia e Vipsania e dal Re- 
mothalcianus per il limite più antico (cfr. iscrizioni num. 47-66, 96), e per il più 





Fio. 4. 



Fio. 5. 



recente dalla iscrizione di un liberto di Antonino Pio (num. 4), dalle monete di Faustina 
Maggiore, e da un bollo di mattone di Marco Aurelio o addirittura di Caracalla 
(C.I.L. XV, 408 a). Della condizione sociale dei sepolti ci porgono un'idea le profes- 
sioni ricordate in alcune delle iscrizioni: genmelres (n. 14), gallinarius (n. 55), mak- 
riarius (n. 93), corporis custos (n. 84), vilicus (n. 43). Uno degli edificetti sepolcrali 
ebbe anche il suo custode (iscr. n. 66). Di liberti imperiali son ricordati liberti di Ti- 
berio (n. 55), Claudio (n. 25), Traiano (n. 3), Antonino Pio (n. 4). 

Parecchi dei sepolti dovettero essere stranieri, come provano i loro cognomi e, 
nella scarsa suppellettile rinvenuta, la statuetta di Tanit e forse anche il bustino della 
personificazione dell'Africa. R. Paribeni. 



.Notizie Soavi 1922 



Voi. XJX. 



55 



ROMA 



- 428 — 



ROMA 



Via Trionfale. Ipogei sepolcrali seop ili presso il km. IX della Via Trion- 
fale (Casale del Manno). — Foco oltre la borgata di S. Onofrio e il Manicomio Provin- 



-MdM)^^ 




l'ir. 1 
A - Primo Ipogeo, a tav. 1 e II. B - Secondo Ipogeo, a Ut. 111. 

ciale, la via Trionfale, a nord-ovest diKonia.si prolunga per la campagna semideserta e 
monotona, sino a raggiungere la borgata della Storta. A mezza strada tra Roma e la 
Storta, presso il km. IX della Trionfale, a lato della ferrovia Roma-Viterbo (fig. 1), si 
iniziarono sulla fine del 1920 i lavori per la costruzione di un gruppo di villini rustici 
della Cooperativa « Parva Domus ». Durante i lavori di sterro si rinvennero finora due 
importanti ipogei sepolcrali, che appresso paratamente si descrivono. 



ROMA — 429 — ROMA 



Pkimo ipogeo (tav. I). 

La scoperta del primo ipogeo avvenne per una breccia aperta in una platea di calce- 
struzzo di m. 0,50 di spessore, in corrispondenza della vòlta della camera sepolcrale; per 
l'incomodo passaggio dall'alto, fu potuta effettuare la prima ricognizione del monumento. 
La camera, ben conservata, a poca profondità dal piano di campagna, era ricolma di ter- 
riccio per un buon metro di altezza dal piano, ed ostruito dalla terra aveva pure il 
naturale ingresso ad oriente; essa presentava tuttavia evidenti segni di antiche mano- 
missioni. Ciò nonostante, le pitture che decoravano ancora in gran parte le pareti e la 
vòlta della camera e alcuni sarcofagi scolpiti, i cui coperchi affioravano in mezzo alla 
terra di filtrazione, apparvero subito degni del maggior interesse. 

A cura della R. Soprintendenza agli Scavi fu iniziata sotto la direzione del sotto- 
scritto Ispettore, poco tempo dopo la scoperta, la esplorazione sistematica dell'ipogeo, 
cominciando col rimettere alla luce l'ingresso originario ( 1 ). Compiuto in una quindicina 
di giorni tutto quanto lo sterro, il monumento apparve nelle condizioni in cui viene 
presentato, in pianta planimetrica e sezione longitudinale, a tav. I. 

Un corridoio esterno, praticato in trincea, della lunghezza di ni. 5,60 sull'asse e largo 
da m. 2,50 a m. 1,80, conduce tuttora da una rustica gradinata di pochi gradini di tra- 
vertino, di cui tre soli rimasti (ved. a fig. 2 il gradino superiore indicato colla lettera A), 
alla porta d'ingresso della tomba (fig. 2). Il pavimento del corridoio, alla profondità di 
ni. 3,30 dal piano di campagna (fig. 2, E), porta un lastricato di mattoncini disposti a 
spina di pesce (opus spicaium), ben conservato, e aveva inoltre, su ciascun lato lungo, un 
muro continuo con la struttura interna ad opera incerta e con cortina di mattoni priva 
d'intonaco, destinato a sostenere la spinta della terra ai lati del corridoio. Gran parte di 
detto muro si trovò franato, ma quanto di esso ancora rimane è sufficiente a dare un idea 
dell'insieme. Il corridoio era per una parte scoperto. Alla distanza di m. 3 circa dall'in- 
gresso della tomba, era munito di una breve copertura a vòlta, fatta in, opera a sacco, 
la quale poggiava al sommo dei muri del corridoio, oltre a fare sistema unico con la 
costruzione sovrastante alla camera sepolcrale. Di codesta vòlta, successivaniimte demo- 
lita, non rimangono se non le testimonianze ai lati, sopra i muri del corridoio, e in 
fondo, sopra la porta della tomba (fig. 2, C, D). Al di sopra della vòlta ergevasi pro- 
babilmente un altro vano, forse scoperto. 

Il corridoio, per circa la metà della lunghezza esposto allo scoperto, ha il pavimento 
costruito in maniera da facilitare lo smaltimento delle acque piovane; il pavimento, cioè, 
presenta una leggera pendenza in fuori, verso l'ultimo gradino della porta di accesso, ed 
ha inoltre, per quasi l'intiera lunghezza dei muri laterali e alla base di questi, un grosso cor- 
done di cocciopesto, come si vede nelle vasche e nelle conserve d'acqua, per la protezione 
degli angoli. Al termine della scala di accesso, infine, e sotto l'ultimo gradino di questa, 

( l ) Non corrisponde al vero la notizia pubblicata in Rivista di Architettura e Arti Decora- 
tive, anno II, fase. IV, pag. 177, e cioè che la direzione dei lavori di scavo ed altro sia stata te- 
nuta da persona estranea alla Sopraintendenza degli Scavi. 



ROMA 



430 — 



ROMA 



era praticato in origine un canale di scolo, che conduceva ad un pozzo di assorbimento. 
Presso la parete destra del corridoio, alla distanza di m. 1.40 dall'ingresso della tomba, 




rio. 2. 



e a cm. 40 sopra il piano del corridoio, si rinvenne in mezzo alla terra uno scheletro umano 
adagiato in parte sopra un tegolone di m. 0,68 X 0,40, al di sotto del quale si raccolsero 
tenere ossa di bambino, compresa la scatola cranica. Dalla stessa parte furono inoltre 
rinvenute, coricate fra la terra, due anfore fittili, una delle quali rotta intenzionalmente al- 
l'altezza del collo. Nel corpo dell'anfora, di un metro di altezza, si trovarono delle ossa 



ROMA — -131 — ROMA 

umane, cui le due parti dell'anfora servivano una di custodia, l'altra di coperchio. La se- 
conda anfora, rotta in tre pezzi, nulla conteneva. Un altro scheletro umano era adagiato 
a immediato contatto del pavimento del corridoio, a sinistra dell'ingresso. 

La veduta esterna dell'ipogeo nel ristretto spazio del corridoio appare tuttora allo 
stato originario, assai semplice. Sotto un architrave monolitico di travertino, largo 
m. 1,40 e dell'altezza massima di m. 0,55, profondo m. 0,73, riposante colle due estre- 
mità su due stipiti in muratura, internamente guasti e sbocconcellati, si apre il vano 
d'ingresso, dell'altezza di m. 1,66 e della larghezza di m. 1,15. Questo era una volta 
chiuso da una porta lignea ad unica imposta, la quale si muoveva intorno ad un cardine 
o battente, collocato sul lato destro della porta, con foro per innesto sull'architrave e 
sulla soglia. Anche questa, poi, consta di un blocco di travertino, di dimensioni corri- 
spondenti a quelle dell'architrave, ed è, come questo, munita di incasso rettangolare 
per il libero giuoco dell'imposta della porta. Trovandosi la soglia ad un livello di circa 
m. 0,60 più basso del piano del corridoio, un doppio gradino, oggi guasto e irricono- 
scibile nella forma primitiva, conduceva già dal corridoio alla soglia. 

Un breve corridoio o vestibolo, largo m. 1,40, della lunghezza di m. 1,05, con vòlta a 
sesto ribassato e piano, di m. 0,75 più basso di quello del corridoio, precede la camera sepol- 
crale propriamente detta. Ciascuna parete del corridoio presenta, per quasi tutta la sua 
altezza, una riquadratura semplice a grosse liste di colore scuro, formanti due specchi su 
ciascuna parete, sopra un fondo di color giallo fulvo variegato di marrone, per rendere 
l 'effetto del marmo. La vòlta del corridoio, alta ni. 2 da terra, presenta una scompartitura 
a cerchi e semicerchi di color rosso, su fondo celeste. Nel medaglione centrale, del diametro 
di m. 0,40, è una piccola maschera, appena riconoscibile e mal disegnata, forse di Medusa, 
rappresentata di faccia, con alette di farfalla sopra la fronte. Ai lati due mezzi medaglioni, 
entro ciascuno dei quali si ripete lo stesso motivo ornamentale, composto di un delfino 
guizzante attorno a un tridente, simbolo di Nettuno, con le punte rivolte in basso e con 
una tenia dai lembi ricadenti verticalmente. Il piano del corridoio, a mosaico bianco 
come quello della camera sepolcrale, presenta una semplice fascia nera. Nella mura- 
tura al di sopra del vestibolo è praticato un angusto lucernario, in direzione obliqua, 
per dare aria e luce all'ipogeo. Come sbocchi del lucernario sono aperte due strette 
feritoie, una dalla parte interna, sopra la porta, l'altra all'esterno sopra la vòlta, 
oggi demolita del corridoio di accesso (ved. fig. 2, alla lettera E), l'una e l'altra oggi 
guaste e sbocconcellate agli spigoli. 

La camera sepolcrale è di forma quadrata, di m. 3 di lato, ed ha la vòlta costruita 
in opera a sacco, a tutto sesto, con l'altezza massima di m. 3,15. Sulla parete di fondo, 
nonché sulle due pareti laterali, presenta tre nicchioni a fior di terra, con giro a tutto sesto, 
larghi m. 2,40, profondi m. 0,65 ciascuno, con un'altezza massima di m. 1,52. Entro cia- 
scuno dei nicchioni stava in origine, e si rinvenne al momento della scoperta, un sarcofago 
di marmo scolpito ( 1 ). Le pareti della camera conservano tuttora, quasi per intero, l'into- 
naco primitivo, mentre la rivestitura della vòlta è per la massima parte caduta, non 

(*) Il nicehionc centrale presenta sulla parete di fondo una larga e profonda breccia irregolare, 
se»no evidente di assaggi fatti dagli antichi profanatori del monumento per riconoscere le eventuali 
sepolture all'intorno. 



liOMA 



-432 — 



ROMA 



rimanendo di ossa che im modesto avanzo in prossimità della parete di fondo e altre poche 
tracce sulla parete destra. Da quanto rimane si rileva a sufficienza, come la decorazione 
pittorica della camera, tutta eseguita a tempera, fosse assai ricca e complessa. Fino all'al- 
tezza di m. 1,75, e cioè per m. 0,30 sopra l'altezza massima dei nicchioni, le pareti della 
camera sono decorate secondo lo stesso semplice sistema di quelle del corridoio: semplici 
riquadri o «pecchi a listelli neri, su fondo giallo variegato di scuro. Su ciascuna parete tre 




Fio. 3. 



riquadri larghi e piuttosto bassi, alternati a due riquadri più stretti e più alti. L'irregola- 
rità manifesta, con cui tutta la riquadratura risulta eseguita, dimostra come questa sia 
stata fatta a occhio, piuttosto che in base a misure diligenti e precise. Così gli sfondi 
come gli archivolti dei nicchioni, sono privi di riquadrature sopra l'intonaco dipinto giallo. 
Al di sopra del campo marmorizzato si svolge la pittura figurata, a tempera, sul 
fondo bianco dell'intonaco. La parte meglio conservata di questa decorazione è la lunetta 
grande (fig. 3 e tav. II), con cui termina in alto la parete di fondo, Larghezza massima del 
campo figurato ni. 2,90, con un'altezza massima di ni. 1 ,30. All'angolo sinistro del quadro 
un carro minuscolo della forma di una biga, tirato da due colombe le quali hanno fermato 
il passo e chiuso le ali per essere giunte a destinazione, porta un fanciullo nudo, come un 
piccolo Eros, il quale regge col braccio sinistro il corpo di una fanciulla vestita di tunica. 
La fanciulla pare divincolarsi tra le braccia di quello che apparisce il rapitore, e solleva 
anche le braccia in atto di disperata implorazione. In prossimità e a destra del carro si 
aderge, in proporzioni notevolmente maggiori di quelle delle altre figure, l'immagine di 



ROMA 



— 433 — 



ROMA 



Hermes, nudo, con pctaso alato sul capo e caduceo nella mano sinistra, avendo avvolta 
intorno al braccio la clamide. Il dio muove con passo spedito verso destra, volgendo in- 
dietro il capo e facendo con la mano destra un cenno d'invito alle persone del carro. Trat- 
tasi evidentemente di Hermes Psyehopompos, il quale compie il suo ufficio di guidare agli 
Elisi l'anima della fanciulla sorretta dal piccolo Genio. Il quale dovrà essere inter- 
pretato come il Genio della morte, ben concepito sotto l'aspetto infantile, trattandosi 




Fio. 4. 

della morte di una bambina (*). Tutto ciò che segue a destra della figura di Hermes è una 
rappresentazione, ingenua e vivace al tempo stesso, del mondo elisiaco. Nel bel mezzo 
del quadro s'innalza da terra una colonna sormontata da una statua evanescente di He- 
cate tricorpore. Ciascuna figura, di cui la complessa statua si compone, protende innanzi 
le mani munite di fiaccole. Dalle tre coppie di fiaccole accese dovrebbe essere illuminato 
il vasto prato all'intorno ; prato fiorito di alte piante erbacee, costellate di grosse rose 
rosse aperte intieramente, di boccinoli prossimi ad aprirsi e di bottoni tuttora chiusi. 
Tra una e l'altra di queste piante, piccole figure tunicate di faneiulli o di fanciulle, in 
atteggiamenti diversi, quasi tutti occupati nella stessa bisogna di cogliere fiori. 

Alla destra di Hermes un fanciullino regge colla sinistra un piccolo kàlathos già colmo 
di fiori. Segue una fanciullina in atto di volerne cogliere da una pianta elevata presso la 
colonna, ed un altro, forse una fanciulla, di fronte al primo, col dorso curvo verso terra, 
come per trascegliere qualche fiore di cui dovrebbe essere costellato il prato. Tra una e 



(*) Sul Genio della morte nella credenza dei Romani, vedi C. Pascal, Le cretini:? detf oltre- 
tomba nelle opere letterarie deW antichità classica (Catania, 1912), I, p. 80 segg. 



ROMA — 434 — ROMA 

un'altra pianta di rose seguono varie figure di fanciulli : un fanciullo, di fronte, il quale 
stringe con la sinistra l'asta di un piccolo vexiUum;\m altro tunicato e ammantato, il quale 
si volge a osservare i compagni, e una fanciullina in veste di Minerva, con elmo attico 
munito di cimiero e scudo rotondo al braccio sinistro. Vengono ancora a destra una fanciul- 
lina curva verso terra, con il cestino dei fiori nella mano, e un gruppo di due altre figurine 
accanto, di cui una con il canestro nella mano sinistra ed ali di libellula come una Psi- 
che. Ultima una fanciullina con ali di libellula, il piccolo canestro nella sinistra e una rosa 
nella destra. In tutto dodici figure di fanciulli e fanciulle, con cui l'artista si era prefisso 
di dare un'immagine visiva dell'Elisio infantile. Alle due estremità del quadro s'innalzano 
in una incerta tonalità evanescente, delle alture frastagliate irregolari, con le quali do- 
vrebbe terminare da una parte e dall'altra la vasta prateria seminata di rose, illuminata 
dalle fiaccole di Hecate sull'alta colonna e popolata da ombre di fanciulli innocenti. Tutte 
le dette figure proiettano sul terreno un'ombra schematica di forma semicircolare, irrego- 
larmente a destra o a sinistra. 

Sulla parete destra della camera, al momento della scoperta, l'intonaco era sufficiente- 
mente ben conservato, portando a metà parete un quadretto rettangolare di m.0,8") X 0,52, 
con scena figurata. Qualche tempo dopo l'intonaco, di cattiva qualità e non più aderente alla 
volta della camera, cadeva, portando via quasi tutto il quadretto. Furono rimessi insieme 
pazientemente e riattaccati alla parete i pezzi di intonai o caduti, e questi ancora si conser- 
vano quasi al completo, in modo da rendere possibile tuttora di cogliere le linee essenziali 
del quadro (fig. 4). È anche qui rappresentata una scena fanciullesca, che per il suo carat- 
tere presenta notevoli caratteri di affinità con quella descritta. Si tratta di giuochi vari 
di Amorini all'aria aperta, sopra un prato. Nel mezzo del quadretto sorge una colonna 
sormontata da un vaso di aspetto metallico, munito di piede esile, lunghe anse e coperchio 
con bottone. In prossimità della colonna sorge da terra un alberello, il quale distende 
i suoi rami fronzuti ai lati della colonna. Da sinistra si avanza un Amorino nudo, con 
ali di farfalla, reggendo sugli omeri un supporto di due bastoni incrociati, la classica ae- 
rumnaC), per sostenere un corbello ricolmo di fiori. Segue una figura di fanciulla vestita, 
di tunica e con ali di farfalla, in piedi, occupata ad intrecciare una corona floreale in com- 
pagnia di altro Amorino seduto, il quale ha tra le ginocchia il corbello dei fiori. A destra della 
colonna e dell'albero un'altra fanciullina seduta, vestita di tunica, e due Amorini nudi, dei 
quali uno, piegandosi un po' in avanti per giuoco tiene l'altro a cavalcioni sul dorso. Segue 
all'estremità del quadro un'altra fanciulla tunicata in piedi, con ali di farfalla, conversante 
con un Amorino nudo seduto. Con la caduta di una parte dell'intonaco quest'angolo del 
quadro è andato perduto (*). 

La composizione del quadro è anche qui rigorosamente simmetrica, con la colonna 
e l'albero come punto di riferimento centrale. Un quadretto affatto simile per composi- 
zione, e delle medesime dimensioni, doveva in origine trovarsi sopra la parete sinistra della 

f 1 ) Strumento in forma di forca, usato per portare pesi (Daremberg-Saglio, Dictionnaire, s. v. 
Aerumnn). 

( 2 ) Il quadretto si è potuto dare a fig. 4, completato nelle parti mancanti, mercè l'aiuto 
di un frettoloso disegno eseguito dal sottoscritto in occasione della prima visita all'ipogeo, quando 
questo era ancora interrato e il campo del quadretto prescntavasi tuttora intatto. 



SOMA — 435 — ROMA 

camera sepolcrale, là dove oggi non rimane più traccia d'intonaco, nonché di pitture. 
Ai lati di ciascun quadretto, come è lecito dedurre dalla decorazione della parte tuttora 
conservata sulla parete destra, erano dipinte tre pianticelle ramificate, alte e diritte, di 
rose fiorite, sopra una lista di terreno verdeggiante. 

La decorazione del sommo della volta a bòtte era concentrica, certamente con me- 
daglione centrale e motivi ornamentali varii, i quali s'irradiavano intorno al medaglione, 
facendo ad esso corona. Di codesta decorazione concentrica non rimane oggi se non qualche 
parte del cerchio più largo, il quale era tangente alle due lunette delle pareti di fondo e 
si interrompeva alla cornice dei due quadretti laterali, come si vede da quello di destra 
superstite (ved. fig. 3). Sopra il detto cerchio, composto di una fascia rossa tra due listelli 
esili dello stesso colore, poggiavano, in corrispondenza dei quattro angoli della camera 
e sulle diagonali della medesima, quattro cesti da fiori. Di questi si conservano soltanto 
i due presso la parete di fondo. Si tratta di cesti di vimini, a larga imboccatura e corpo 
in forma di cono tronco rovescio. Essi sono ricolmi di fiori rossi, con un ramo diritto 
centrale e tralci laterali curvi. La decorazione floreale della vòlta terminava con tralci 
artificiali di petali di fiori, disposti a festoni penduti, di cui rimane qualche traccia 
intorno al medaglione circolare centrale. 

Lo stile della decorazione pittorica della tomba è assai semplice nella concezione, 
scadente e trascurato nell'esecuzione. La riquadratura è quanto di più sommario si possa 
immaginare, eseguita senza lavoro preparatorio o quasi, con tutte le irregolarità e le 
imperfezioni del lavoro improvvisato. Le figure dei fanciulli sono eseguite assai sche- 
maticamente, con poco riguardo delle proporzioni, dell'anatomia e della naturalezza dei 
movimenti, nonché dei tratti fisionomici appena riconoscibili. Altrettanto dicasi dei 
panneggi delle figure vestite. Una maggior cura, dipendente anche dalle maggiori pro- 
porzioni, si riscontra nella figura dell'Hermes, il quale, a parte lo scorciti poco felice 
delle braccia, mostra di essere una derivazione abbastanza fedele di un model'o preesi- 
stente, ricavato dalla scultura. Anche il gruppo dell'Erote e della fanciulla sul carro, 
nonostante l'esecuzione artistica sommaria, non manca di una certa naturalezza e vi- 
vacità di movimento. 

Comunque, una tale decorazione pittorica, dovuta a maestro di secondaria impor- 
tanza, non poteva presentare nulla di rilevante e di originale, oltre che nella esecuzione 
artistica, nella scelta medesima dei soggetti, che dovevano essere comuni nell'arte ro- 
mana cemeteriale del tempo. Quasi nulla è sino a noi pervenuto del genere, per quanto 
almeno si riferisce a monumenti originali ( 1 ). Possediamo tuttavia delle testimonianze che 

(*) L'amica rappresentazione pittorica superstite la quale, anche per l'età e per l'ambiente 
cui appartiene, presenti caratteri di affinità e di parentela con la nostra pittura, è conservata 
tuttora nell'Ipogeo detto dei « Sin ere t isti » in Roma, nel Cimitero di Pretestato. La rappresen- 
tazione che c'interessa, riprodotta da Garriteci in Storia dell'Arte Cristiana, voi. VI, tav. 493, e 
nel libro Orpheus di E. Maas (tav. II, 1), ci mostra lo stesso Plutone in atto di reggere sulle 
braccia un corpo femminile inanimato, stando sopra un carro tirato da quattro focosi destrieri: 
questi alla lor volta guidati per le briglie da Mercurio. Nel campo Ubero del quadro l'iscrizione: 
abreptio • vibies • et • DISCENSIO. Mutato il nome della defunta, la stessa dicitura potrebbe 
servire quale titolo del quadro. Una pittura col ratto di Proserpina, il mito al quale il pittore 
non poteva a meno di ispirarsi, faceva parte della decorazione del monumento sepolcrale dei 
Nasoni, sulla Via Flaminia (Arch. Iahrb. XXIV, 1910, Beil. 4, n. XII). 

Notizie Scavi 1922 — Voi. XIX. 56 



ROMA 436 ROMA 

ci permettono di valutare alla sua stregua l'importanza delle pitture scoperte ultima- 
mente, così dal punto di vista artistico, come in rapporto alle credenze dell'oltretomba. 

Tali testimonianze, per noi di capitale importanza, ci sono date da copie a disegno 
di antiche pitture, ad opera di artisti i quali lavorarono in Roma nei secoli XVII e 
XVIII ('). Sulla scorta di quelle noi possiamo ritenere con sufficiente certezza che il 
medaglione dipinto, il quale in origine occupava il sommo della vòlta, costituendo il 
centro della decorazione, doveva portare, forse a mezzo busto, il ritratto di una o più 
delle persone le cui salme trovarono riposo nella tomba ( a ). 

Un efficace commento alle citate pitture può essere fornito da epigrammi funerari 
del tempo, nei quali al rimpianto dei superstiti per la perdita dei loro cari, si mesce la 
viva speranza delle gioie che l'anima incontrerà nell'altra vita, 

« Elysios ca-mpos habitans et prato, ivafum » ( 3 ), 
dimorando in una specie di paradiso terrestre : 

« Inter odwatos nemorum ubi laeta recessus 
mater pingii humus et lectis dtwdala tellus 
floribus exultat.... » ( 4 ). 

Sembra anzi degno di rilievo il fatto che le stesse immagini di beatitudine passino 
nelle credenze cristiane, nella concezione della vita paradisiaca. Così come rapporti 
non meno importanti e degni di rilievo si riscontrano per i motivi ornamentali tra le pit- 
ture del nostro ipogeo e le pitture cemeteriali cristiane ( 5 ). Quanto all'intimo signifi- 
cato simbolico della raccolta dei fiori e di altri particolari realistici che si colgono 
nelle pitture dell" ipogeo, basterà ricordare che pittori e scultori di monumenti fune- 
rari in età romana rappresentano spesso, come i poeti, « le anime nell'Ade come in- 
tente a quelle medesime occupazioni che furono loro care durante la vita terrena » ( 8 ). 
Le rose, poi, delle quale si compone essenzialmence la decorazione floreale dell'ipogeo, 
erano il fiore particolarmente in uso nel culto dei morti ('). 

Artisticamente più importanti delle pitture sono la maggior parte dei sarcofagi mar- 
morei, i quali si rinvennero in numero di quattro, naturalmente già aperti e frugati, nel- 
l'interno della tomba medesima. La costruzione dei tre niechioni sulle pareti dimostra 
come la tomba fosse fatta per contenere non più di tre sarcofagi uno per ogni nicchione. 
I quattro sarcofagi che invece si rinvennero, e che appresso si descrivono, erano disposti 
nel modo seguente: due sarcofagi (un. 2 e 3 della descrizione) entro i due niechioni 

( l ) Vedi principalmente R, Engelmann, Antike Bilder min Ho iiischen Handschriften (Leiden, 
1909), e gli articoli pubblicati da Th. Ashby, rotto il titolo Drawings of micie nt paintings in En- 
glish (-ollections in Papers of British School at Home, VII, 191) p. 1 segg., Vili, 1916„p. 35 segg. 

(*) Cfr. soffitto dipinto, copia di P. S. Battoli, riprodotto in Archili fiir Religionswissenschaft, 
voi. X (1907), fase. III-IV, tav. III. 

( 3 ) Buecheler, Carmina epigr., n. 432 (C. I. L. III, n. 406). Cfr. ivi. Id. Carm., n. 588 [ Ma- 

nes | Elysios per campos et dulcia prata vagantes) (C. I. L. III. n. 0414). 

(<) Id., Cari», epigr. (588 (C. /. L., XII, n. 949). 

( 5 ) Tali gli Eroti intenti alla raccolta dei fiori (Cfr. L. Sybel, Christl. Antike, I, pag. 175 seg.). 

( 6 ) Pascal, op. cit,. I, p. 53. 
(') Op. cit, v. e, p. 33. 



ROMA 



— 437 — 



ROMA 



laterali (il sarcofago di sinistra, esattamente al posto si\p originario); un altro sarcofago, 
col cassone spezzato in due (n. 1), collocato davanti al sarcofago del nicchione sinistro, 
mentre in origine esso occupava il nicchione centrale, che era poi rimasto vuoto; un 
altro sarcofago, infine (n. 4), l'ultimo in ordine di tempo ad essere introdotto nella 
tomba, collocato davanti al nicchione di destra, quasi nel mezzo della camera. 

Sarcofago n. 1 (fìg. 5). Cassone e coperchio di marmo lunense : il cassone rotto verti- 
calmente in due pezzi, il coperchio intero. Dimensioni del cassone, m. 1,65 X 0,35 X 0,45. 

Coperchio e cassone erano tenuti insieme uniti da grappe metalliche, collocate due 
a due verticalmente sui lati minori entro appositi solchi, con incassi per innesto delle 
estremità ripiegate delle grapp.). 




Fig. 5. 



Il coperchio piano, a fronte rialzata, come i successivi, sopravanzando di poco in 
larghezza la larghezza del cassone, porta a metà della fronte una targhetta con iscri- 
zione scolpita, compresa tra motivi figurati. Il testo dell'iscrizione è il seguente : 

D e M « S 
OCTAVIAE PAVLINAE FILI 
AE DVLCISSIME CARISSI 
ME-Q-V-AVI-M-IIII-D-V- 
OCTAVIVS FELIX PATER FECIT 

Come acroterio d'angolo a ciascuna delle estremità del coperchio, una testa in- 
fantile dai capelli ricciuti, in funzione di maschera di Medusa. La scena figurata a si- 
nistra della targhetta centrale si compone di due virtimarii muniti di gonnellino, cia- 
scuno dei quali trae verso destra per la capezza il toro destinato al sacrificio, reggendo 
con la sinistra la scure (»). Tra i due gruppi una. figura virile in tunica succinta, con mazza 
manicata nella destra,, leva in alto la mano sinistra come per incitare il corteo. Sul qua- 
dretto opposto, sempre verso la targhetta centrale, sono rappresentate due bighe tirate 



(») Cfr. coperchio di sarcofago con scena simile al Museo di Berlino (S. Rcin aeh, Répertoire des 

llelicfs, II, pag. 35). 



ROMA 438 — ROMA 

da focosi cavalli al galoppo e guidate da Amorini con ali di uccello, i quali stringono con 
la sinistra le redini, con la destra la sferza. Il primo degli Amorini volgesi col capo in- 
dietro verso il compagno seguace. 

Tutto il cassone è sulla fronte principale riccamente istoriato con figure ad alto 
rilievo. A cominciare da sinistra, vedesi una figura di fanciulletta nuda di fronte, con 
acconciatura muliebre, assistita da due fanciullini pure nudi, dai capelli ricciuti. La fan- 
ciulla tiene la mano destra sollevata con la palma aperta, mentre appoggia il braccio sini- 
stro sulla spalla di uno degli Amorini. Costoro poi sembrano intenti ad ungerne il corpo, 
passandovi sopra le mani, come se la figura si preparasse ad un esercizio di palestra. Segue 
un fanciulletto discobolo, intento al lanciamento del disco. La figura vista di fronte, 
avendo nella destra abbassata il disco e bilanciando il corpo sulle gambe divaricate, 
tiene la mano sinistra sollevata, come nell'atto di prendere lo slancio. Risulta ottimamente 
espresso il movimento delle figure con la gamba destra protesa in avanti a tutto rilievo, 
l'altra gamba portata indietro ed eseguita perciò a rilievo bassissimo. Vengono quindi due 
fanciulli nudi, sul punto di venire alle mani : le teste di profilo, i corpi di tre quarti. Dei 
due fanciulli, uno sta per abbrancare il compagno colla testa, mentre questo lo afferra alla 
vita. Un terzo fanciullo, in funzione di paidotribe» o maestro dei giuochi, assiste alla scena, 
stringendo con la destra sul petto un oggetto elio sembra un rotolo e riunendo coll'altra 
mano sulla coscia i lembi di un manto gettato sulla spalla destra e ripreso sotto l'ascella 
destra. Il gruppo di mezzo si compone di quattro figure, di cui la principale esattamente 
sulla linea mediana del cassone. È questa una fanciulla nuda di fronte, [come la prima de- 
scritta, tenendo colla sinistra una palma e sollevando la destra all'altezza del capo, in atto 
di deporvi una corona. Alla sinistra di questa un'altra figuretta muliebre di fronte, ve- 
stita di tunica e manto, levando in alto la destra in atto di acclamazione. Alla destra un 
fanciullo, vestito di tunica succinta e di clamide agganciata sotto la gola, è in atto di dar 
fiato alla tuba , stando rivolto verso la figura centrale ( 1 ), mentre al suolo giace seduta una 
altra figuretta nuda, la quale tiene mestamente inclinata la fronte sulla mano, nell'ab- 
bandono del vinto. 

Sono così efficacemente rappresentate in queste tre scene, da sinistra a destra, tre 
momenti distinti della vita della palestra: i preparativi per la lotta, l'inizio di questa, e 
infine il trionfo della parte vittoriosa (una fanciulla) e l'umiliazione del soccombente. 

Sulla sezione destra della stessa fronte di sarcofago abbiamo una successione di scene 
affatto simili alle precedenti, ordinate però in senso inverso, da destra verso sinistra. Al- 
l'estremità una figura di paidotribrs fanciullo, di fronte, i fianchi avvolti nell' himation, 
avendo presso il piede sinistro l'ampolla di forma sferoidale »un aryballo") per le unzioni 
di rito, assiste a una gara di pugilato tra due fanciulli nudi, i quali incrociano i polsi all'al- 
tezza del capo, mirando coi pugni alla faccia. La scena che segue, e che a rigore deve inten- 
dersi come un seguito della precedente, sebbene i tratti somatici delle figure non corrispon- 
dano alla perfezione, si compone di una fanciulla, la quale persegue coi suoi pugni la figura 
avversaria che si ritira frettolosamente dalla lotta implorando pietà con una mano, 
mentre porta l'altra mano alla parte colpita della faccia. Il giovinetto paidotrihes, avvolto 

( x ) Cfr. scena simile di apoteosi funebre sul citato coperchio di sarcofago. 



ROMA . — 439 — ROMA 

nell'himation, si rivolge verso la figura vincente, come per intimare la cessazione dello 
scontro. Dietro di quello è scolpita in secondo piano, a rilievo bassissimo, un'altra figura 
di fanciullo spettatore. 

1 lati minori del sarcofago sono. pure lavorati e scolpiti con figure, ma assai rozza- 
mente. Sul lato destro (fig. 6) vedesi una figura di fanciullo discobolo, con il torso di fronte 
ed inclinato verso destra, nell'atto di prendere lo slancio per gettare il disco ch'egli tiene 
con la destra. È questo il motivo classico del Discobolo, inaugurato così genialmente da 
Mirone e ripetuto quindi e modificato da innumerevoli artisti. Alla destra del fanciullo, 
palma di vittoria e trapela a quattro gambe, con oggetti di premio : una corona ed un og- 
getto campaniforme, di natura incerta. Sulla faccia opposta un fanciullo rappresentato, 
come l'altro, di fronte, in corsa verso destra, tenendo imbracciato uno scudo tondo e 
stringendo nella destra una palma, simbolo di vittoria. 

Sarcofago n. 2 (fig. 7) .rinvenuto dentro il nicchione destro. Dimensioni del cas- 
sone, m. 2,03 X 0,"0 X 0,58. 

il coperchio, la cui fronte è alta ni. 0,22, aderiva al cassone mediante uno strato di 
calce, di cui si rinvennero abbondanti tracce sul margine inferiore dell'uno e sul margine 
superiore dell'altro. 

A metà della fronte del coperchio targhetta rettangolare scorniciata, liscia interna- 
mente. Nel campo a destra, a bassorilievo, cervo marino natante, munito di lunga coda 
a volute, avendo sul dorso un Erote che afferra a volo le corna della fiera, facendola im- 
pennare. Segue un leone marino, munito di lunga coda come il precedente, portando se- 
duto sul dorso un Erote che si attacca alla sua criniera. A sinistra della targhetta, in una 
composizione simmetrica, ippocampo natante, seguito Jda una pantera marina, l'uno e 
l'altra con Erote sospeso a volo sul dorso. A ciascuna estremità maschera di Oceano, o di 
Tritone, caratterizzato da branchie di gambero tra i capelli e da squame sulle guancie 
e sul mento, con profilo d'angolo. 

Sul cassone al di sotto della targhetta, valva circolare di conchiglia con busto di figura 
muliebre (imago clipeata) vestita di tunica e di manto, dal quale escono le dita della mano 
destra. I lineamenti della figura risultano abrasi. La valva di conchiglia è sorretta a destra 
e a sinistra, simmetricamente, da due Tritoni giovanili a zampe anteriori equine e lunga 
coda attorta a volute. Ciascuno regge con ambe le mani la conchiglia, mentre porta sul 
dorso una Nereidc nuda, la quale con una mano si appoggia al dorso del Tritone, con l'al- 
tra regge un drappo che, agitato e gonfiato dal vento, fa un nimbo intorno alla sua figura. 
Tritoni e Ceroidi voltano indietro la testa. Ultima viene da ciascuna parte una figura di 
Kereide nuda, la quale gettasi arditamente sulle onde, tenendo leggermente con sole due 
dita di una mano il drappo pure gonfiato dal vento, e afferrando con l'altra, allo spigolo del 
sarcofago, l'orecchio di una fiera marina, che a sinistra ha l'aspetto di un toro, a destra 
quello di un cervo. Ciascuna fiera lambisce voluttuosamente con la lingua il mento della 
Nereide (*). 

(*) È questo il motivo ornamentale torse meno comune di tutti gli altri di cui si compone 
il rilievo. Esso trovasi ripetuto sopra un sarcofago del Museo Laterancnsc (S. Rcinach, Ré]), de* 
Rei, III, pag. 274). 



ROMA 



440 — 



ROMA 



Come motivi minori alternati a quelli descritti, che ci danno le linee fondamentali 
della composizione, vediamo «puntare da ciascuna parte, tra la conchiglia e la figura del 
Tritone, la testa e una delle braccia di un piccolo Erote. Due altri Eroti si reggono in piedi 




Fio. <3. 



quasi all'estremità della coda dei Tritoni, uno in atto di dar fiato alla tibia, l'altro tenendo 
colla sinistra la cetra, con la destra il plettro. Altre due testine di Eroti sbucano accanto 




Fio. 7. 



a quelle del toro e del cervo marino. Al di sotto dell'immagine clipeata, poi, un Erote ad 
ali spiegate, guidando per le briglie una coppia di delfini. Al di sotto delle Nereidi sedute, 
due Eroti giuocanti con un delfino, e sotto le Nereidi in corsa altro Erote natante, se- 
guito da un delfino la cui testa, sbuca dalle onde che segnano tutto il margine inferiore del 
quadro. 



KOlrfA 



- 441 



ftOMA 



Su ciascuno dei lati minori, ippocampo a nuoto sopra le onde, avendo sul dorso un 
Erote il quale lo regge per le briglie (fig. 8). Sul lato sinistro l'Erote vibra con la destra 
la sferza. 

Sarcofago n. 3 (fig. 9), rinvenuto in sita dentro il nicchione sinistro. Coperchio piano 
con fronte rialzata, scolpita a bassorilievo. Cassone con sculture ad altorilievo sulla fronte 




Fig. 8. 



principale e a bassorilievo sui lati minori. Dimensioni del cassone, m. 1,80X0,40X0.24. 
11 coperchio (alt. della fronte m. 0,1 5) era mantenuto aderente al cassone mediante uno 




Fio. 9. 



strato di calce, nonché mediante due grappe metalliche verticali, una su ciascuno dei 
lati minori, delle quali sono rimasti solamente gli incassi. 

Sulla fronte del coperchio, targa centrale liscia, con due gruppi per parte di Eroti 
natanti di conserva con mostri marini imbrigliati, di cui essi reggono con una mano le bri- 
glie, avendo nell'altra mano la sferza. A destra ippocampo e pantera, a sinistra cervo e 



KÒMA — 442 — KOMA 

grifone. Ciascun gruppo di un Erote e di una fiera si muove in senso contrario all'altro. 
Maschere di Medusa alle due estremità della fronte del coperchio. 

Il cassone porta al centro della fronte principale, come imago dipeata, un busto di 
figura muliebre vestita di tunica e manto, da cui esce la mano destra. 

Il busto porta ben conservati i tratti gentili del volto di persona adulta, con i ca- 
pelli spartiti a mezzo la fronte. Il clipeo è sorretto, a destra e a sinistra, da due robuste 
figure di Tritoni ampiochiomati e barbati, riguardanti in fuori sdegnosi. Le lunghe corna 
tortili, munite di branchie alle estremità, lasciano chiaramente divedere, come sia 
stata ad essi adattata la maschera della più alta tra le personificazioni marine, l'Oceano. 
11 tronco di ciascuna figura è coperto di squame indicate da linee a zig-zag. Sul dorso 
di ciascun Tritone una figura di Nereide, le sole gambe avvolte nell'himation. La Ke- 
reide a destra volge la faccia verso il Tritone e le spalle al riguardante, con una mano 
poggiata sul dorso del compagno, mentre l'altra è nel gesto di rialzare una treccia della 
ricca chioma inzuppata d'acqua marina. La Nereide opposta si abbandona più molle- 
mente sul dorso del Tritone, passando il braccio sinistro dietro il suo collo e colla destra 
sollevando dalle onde un fanciullino che tenta attaccarsi al suo seno. Un Erote dietro 
le spalle della Nereide, dando fiato alla buccina, fa riscontro ad uno simile, nello stesso 
atteggiamento dalla parte opposta, seduto sull'estremità della coda del Tritone. 

All'estremità sinistra del quadro un Tritone simile ai precedenti, ampiochiomato 
e barbato, improvvisamente assalito da una pantera marina che avvolge le sue spire in- 
torno al tronco, tenta difendersi dalla fiera menando vigorosi colpi col remo che tiene 
sollevato con ambe le mani dietro il capo. Sotto le zampe del Tritone, putto natante ab- 
bracciato a un delfino. Sul dorso del Tritone siede una Nereide sul tipo della prima de- 
scritta, con le abbondanti chiome cascanti mollemente sul collo e con la zana che le cinge 
la vita sotto le ascelle. Regge con la destra una cetra dalle lunghe corna tortili, cui si av- 
vicina un Erotc volando. 

All'estremità opposta Tritone giovane e imberbe, lungochiomato, con vari ordini di 
squame che gli solcano la faccia ed il petto, reggendo colla sinistra il remo inerte in posa 
verticale, colla destra guidando per mano un puttino il quale agita le gambe tra le onde. 
Sul dorso porta una JVereide nell'atteggiamento della seconda descritta, rialzando gra- 
ziosamente con una mano le treccie scomposte, coll'altra sorreggendo un puttino dritto 
in piedi sulle sue ginocchia, occupato a tendere il piccolo arco per colpire una pistrice 
che solleva dalle onde il corpo mostruoso, torcendo verso il saettatore il muso pian- 
tato sul lungo collo. 

Su ciascuno dei lati minori gruppo eseguito a bassorilievo, di un ippocampo a galoppo 
sulle onde, portando sul dorso un Amorino da una parte seduto, dall'altra in piedi, suo- 
nante la doppia tibia. 

Le volute delle onde marine, lungo tutto il bordo inferiore del quadro, sono ese- 
guite a cartoccio come nel sarcofago precedente, dove però è maggiore il lavoro del 
trapano. 

Sarcofago n. 4 (fig. 10), rinvenuto nel mezzo della camera, parallelo al prece- 
dente, di cui nascondeva la fronte. Coperchio e cassone simili al n. 3. Dimensioni del 
cassone, m. 1,96X0,56X0,55. 



1Ì0MA 



— 443 — 



ROMA 



Sulla fronte rialzata del coperchio (alt. m. 0,26) sono eseguiti a bassorilievo i 
seguenti motivi: al centro maschera cornuta dell'Oceano, ampiochiomata e barbata. Da 
ciascun lato del motivo centrale, sei delfini riuniti due a due su due piani, guizzando 
sopra le onde. Il coperchio andava unito al cassone mediante uno strato di calce. 





; 










-. ^. 


- 


. - \ 


- 


.. &tà&&ké i ^ 4&*M 


•fe^feà'^É 


f / 

ffjf/. 

K "'A. 




■ 

" ,', J li". .*» » V 1 


3P?';V•*?*iw■■P^^**" , ■*^ 


►u^SE^^S 





Fio. 10. 



La parete principale del cassone è semplicemente scolpita a strigilature, con grande 
targa rettangolare al centro scorniciata e iscritta. L'iscrizione, che si legge faticosa- 
mente per l'abrasione del marmo, suona : 

D e M es S 
M-OCTAVIO FELICI 
SEN- PATRI PIENTIS 
SIMO Q-V-A-LV VI (*«) 

M- VI- D- Villi 
M-OCTAVIVS EV 
TYCHESLIB- 
CVRAVIT 



Anche qui il coperchio era tenuto aderente al cassone mediante uno strato di calce. 

Dietro il terzo sarcofago fu rinvenuta una cassetta di terracotta con coperchio di 
tegole, vuota, impiegata originariamente quale sepoltura di bambino. Per collocare 
più al sicuro la fragile cassa, era stato distaccato dalla parete di fondo del nicchione, con 
la quale doveva aderire, il sarcofago, e portato più verso il centro della camera. La 
cassetta, di m. 0,80X0,30X0,25, era coperta da due tegoloni con i margini tagliati. 
Ciascuno di questi portava impresso il bollo riportato in C. I. L. XV, 1, n. 166. 

Il pavimento della camera sepolcrale descritta, come quello del breve corridoio di 
accesso, risultò intieramente coperto da un mosaico di buona fattura a tasselli bianchi, 

Notizie Scavi 1922 — Voi. XIX. 57 



ROMA — 444 — , KOMÀ 

con liste nere : e cioè una doppia lista nera lungo le pareti della camera, e una semplice 
lista lungo le pareti del vestibolo. Ai quattro angoli della camera, poi, furono notate 
nel suolo,- incastonate nel mosaico, quattro piccole lastre quadrate, di marmo bianco, 
misuranti m. 0,15 di lato. Sollevato dal piano in cui erano murate le quattro lastre, si 
trovò che una sola di esse poggiava sul sodo massicciato del mosaico, mentre le altre tre 
proteggevano un foro cilindrico ricavato nella terra, profondo ni. 0,25, del diam. di m. 0,10. 
La ragione di codesti fori ci sfugge, a meno che non si tratti di ricettacoli per le ceneri 
di defunti cremati. Quanto a suppellettile funebre, essendo stato l'ipogeo saccheggiato 
in antico, non si rinvenne durante lo sterro che qualche lucernetta fittile, priva di 
rilievi e frammentaria, nonché frammenti insignificanti di vasi fittili. 

Dalle iscrizioni scolpite sui sarcofagi, dall'indole delle pitture dell'ipogeo, dalla dispo- 
sizione stessa dei sarcofagi nell'interno, è possibile dedurre gli elementi necessari per ri- 
costruire la storia del monumento. Questo dovette sorgere per iniziativa di Ottavio Felice, 
in occasione della morte precoce della figlia, là piccola Ottavia Paolina. Ciò è chiaramente 
dimostrato così dalla collocazione originaria del relativo sarcofago nel nicchione centrale, 
come dal soggetto cui s'ispira la pittura della lunetta superiore : il trasporto agli Elisii 
di una fanciulla. Successivamente morivano altri due membri della famiglia, due donne, 
alle quali furono destinati i due sarcofagi laterali simili, con immagini femminili clipeate. 
Una di queste si può ritenere essere stata la madre di Ottavia Paolina. Ultimo della fa- 
miglia, senza lasciare eredi legittimi, moriva il capo di essa, Ottavio Felice, al quale 
appartiene l'ultimo sarcofago depositato nella tomba, ed ivi situato a cura di un estraneo, 
forse un liberto della famiglia, certo Eutyches. Queste vicende del monumento sono su- 
scettibili di essere racchiuse entro il periodo di trenta o quarantanni, con probabile inizio 
entro la prima metà del III secolo, e ci permettono di datare entro limiti di tempo 
abbastanza ben circoscritti così la costruzione del monumento, come l'esecuzione delle 
pitture e dei sarcofagi descritti. 



Secondo ipogeo (tav. III). 

Alla distanza di circa duecento metri a sud-ovest dell'ipogeo sepolcrale testé 
descritto (ved. pianta fig. 1) alcuni operai addetti allo sbancamento della pozzolana, mi- 
sero alla luce, nel novembre 1921, la testata di un grande sarcofago di marmo. Intra- 
preso, dietro quell'indizio, lo scavo, sistematico della località, furono scoperti in poco 
tempo i resti di un altro ipogeo sepolcrale. A differenza del precedente ipogeo, così ben 
conservato, si può dire che di questo non fosse rimasto, dal punto di vista architettonico, 
che assai poco (fig. 11). L'ipogeo era ricavato a poca profondità dal piano di campa- 
gna, in direzione nord-sud, con soffitto il cui estradosso certamente superava il livello 
stesso del piano di campagna, dando luogo a una costruzione metà in trincea, metà 
in rilevato. Come pareti longitudinali e come parete di fondo dell'ipogeo erano utiliz- 
zate le pareti naturali della roccia tufacea. A sostegno del soffitto, non si saprebbe dire 
se a vòlta o a piattabanda, poiché non ne rimaneva più traccia, come più nessuna trac- 
cia rimaneva della parete rocciosa sinistra dell'ipogeo, demolita durante lo sbancamento 



ROMA 



— 44:") _ 



RO.MA 



del terreno, prima della scoperta dell'ipogeo — erano stati innalzati degli archi di mattoni 
in senso normale alla lunghezza dell'ipogeo stesso (tav. III). Un primo muro era addossato 
alla parete di fondo, con i fianchi appoggiati alla roccia e con ampio nicchione destinato 
a ricettacolo di sarcofago, come si è visto nell'altro ipogeo. Non si rinvennero, ancora in 
situ, oltre il sarcofago che appresso descriveremo, altro che i due piedritti del muro, 
con l'imposto destro dell'arco del nicchione, il quale misurava una larghezza massima di 
m. 2,55, con un'altezza approssimativa di m. 2. Secondo lo stesso sistema, era innalzato 
all'estremità opposta il muro con la porta d'ingresso all'ipogeo. Anche di questo muro 




t 

4 

1 - Porta d* ingresso all'Ipogeo. 

2 - Prima camera, con formae. 



Fio. 11. 



:; - Seconda camera, con formae e cas«one. 
4 - Terza camera, con cassone e sarcofagi. 



non si rinvennero se non la parte inferiore, per un'altezza di m. 1,50, con la porta larga 
m. 1,20, e le due spallette larghe ciascuna m. 0,55. Tra questi due muri estremi erano stati 
innalzati a distanze uguali altri due muri interni paralleli a quelli, come muri divisorii, i 
quali scompartivano tutto lo spazio dell'ipogeo in tre vani, press'a poco di uguale lun- 
ghezza e larghezza. Il tipo di costruzione dei muri interni è in fondo il medesimo con- 
statato negli altri. Ciascuno dei muri interni, dello spessore di m. 0,60, presenta un arco 
di passaggio largo m. 2,45, alto m. 2, a pieno sesto. Al di sopra dell'arco il muro si inal- 
zava ancora per un'altezza incerta, forse tale da pareggiare il sommo della porta d'in- 
gresso. Oltre la funzione di muri divisori, è chiaro che codesti muri interni avessero quella, 
più importante, di muri di sostegno del soffitto oggi mancante, in modo che gli archi fun- 
zionassero come anelli di vòlta. Tutti i muri erano intonacati ; e in qualche punto, come 
in vicinanza della porta, si rinvennero dei frammenti di intonaco bianco, con residui di 
riquadrature in color rosso. 

L'interno dell'ipogeo, architettonicamente così semplice e giunto a noi in così mi- 
sero stato di conservazione, poc'altro presenta di interessante. Dalla porta d'ingresso, 
a sud, larga m. 1,30, con muri laterali a cortina di mattoni, si scende tuttora, per una 



ROMA 



— 446 - 



ROMA 



breve scala di mattoni, di 3 gradini, alti ciascuno m. 0,25, in un primo ambiente o vesti- 
bolo (dimensioni m. 3,35 X 2,70) con piano di cocciopesto, dello spessore di 15 cm., alla 
profondità di ni. 3 dal piano di campagna. A destra della scala una banchina irregolare 
in opera a sacco, alta da terra m. 0,55, lunga m. 2,60, larga 0,50. Ai piedi della parete 
di fronte si trovò nel terreno una sepoltura alla cappuccina (m. 1 ,30 X 0,40 X 0,50 
di altezza), entro la quale non si rinvennero se non pochi resti delle ossa, una lucerna fit- 




Fig. 12. 



tile frammentaria con l'emblema di un gallo nella parte superiore, oltre a un frammento 
di tegolone col seguente bollo rettangolare : 

L-SESTI- ALB 
QVIRINALIS- A 
(cfr. C. I. L. XV, 1, 1445). 

La camera intermedia, di m. 3,30 X 2,40, compresa tra i due archi, pure con pavi- 
mento a cocciopesto, presenta parallelo alla parete destra un basso muro, formando una 
sepoltura a cassone (m. 2,35 X 0,50 X 0,60), rivestita e chiusa da tegoloni, in cui si 
rinvennero resti di uno scheletro con il cranio a sud. La parete esterna del muretto por- 
tava traccie d'intonaco. Lungo la parete sinistra due piccole sepolture, una a cappuc- 
cina, l'altra a cassettone, riparata da un muro a sacco, tutte manomesse come le pre- 
cedenti, e sconvolte. 

Le dimensioni dell'ultima camera, con lo stesso piano di cocciopesto, sono le mede- 
sime di quella intermedia. Sulla parete di fondo un nicchione appoggiato a pilastri in mu- 
ratura, dei quali quello di destra misura m. 0,85 X 0,77, ed è conservato per l'altezza di 
m. 1,30 ; quello di sinistra, conservato per m. 0,95 di altezza, misura m. 0,80 X 0,60. Alla 
parete destra è addossata una tomba a cassone (dimensioni della tomba m. 2,40 X 0,55 
X 0,50) con muretto anteriore a mattoni, dello spessore di m. 0,30. Le pareti interne 
della tomba, ad eccezione del muretto anteriore, erano rivestite di tegoloni. La copertura 
della tomba era stata fatta parte con tegoloni, parte con pezzi di lastre di marmo cipollino. 



ROMA . — 447 — ROMA 

Al centro, tra i pilastri rimanenti del nicchione di fondo, si rinvenne un grande sarco- 
fago marmoreo, munito di coperchio e collocato ancora in silu sopra un piano di mattoni 
in continuazione del piano dell'ambiente. Il sarcofago (fig. 12), di m. 2,18 di lunghezza, 
m. 0,77 di altezza e altrettanto di larghezza, è di quelli tardi, a fronte strigilata. La 
strigilatura è però interrotta, così al centro della fronte come alle estremità, da riquadri 
figurati. Nel quadretto di mezzo vediamo una figura muliebre giovanile seduta a destra 
su seggio pieghevole, essendo vestita di tunica altocinta senza maniche e di pallio 
ricoprente la spalla sinistra e le ginocchia, con calzari ai piedi. Con la mano sinistra la 
figura è in atto. di tenere diritta, stringendola per le corde, una lira appoggiata sopra 
un basso pilastro, mentre colla destra tiene il plettro, di forma rotondeggiante. L'accon- 
ciatura dei capelli della figura è liscia secondo la moda del ITI secolo, con -lunga ciocca 
ricadente sul collo e fatta quindi risalire dietro la nuca, dove sembra fermata. Al di sopra 
della lira spunta presso l'angolo superiore destro del quadro una testa virile barbata, con 
capelli ricci stretti da una tenia o da una corona metallica : molto probabilmente una 
imago, la imago del marito. La testa, eseguita di tre quarti, è rivolta verso la donna. 

Causa il verismo ritrattistico delle figure, è lecito ritenere questa una coppia di co- 
niugi, quelli stessi pei quali venne commesso il sarcofago, visto che nell'interno di esso, 
non ostante la violazione in precedenza avvenuta, si rinvennero i resti di due cadaveri, 
ai quali forse era intitolato l'intero monumento sepolcrale ( L ). All'estremità destra della 
fronte, su plinto sagomato, figura efebica, il corpo avvolto in semplice pallio, che lascia il 
petto scoperto, con sandali ai piedi. Le mani della figura stringono presso il fianco sini- 
stro un oggetto, che si può ritenere il volume. Lo stillicidio secolare dell'acqua ha però cor- 
roso il fianco della figura e reso irriconoscibile il particolare. All'estremità sinistra della 
fronte medesima, in perfetta simmetria con la precedente, figura muliebre vestita di lunga 
tunica e di pallio, con calzari ai piedi e acconciatura dei capelli simile a quella riscontrata 
nella figura centrale. Ambe le mani della donna stringono il volume. I due personaggi 
laterali, pur essendo di fronte, hanno ambedue il capo rivolto verso il quadro di mezzo. 

Alle testate del sarcofago sono leggermente scolpiti, a puro contorno, dei trofei d'armi, 
consistenti in una coppia di scudi incrociati. 

La parete posteriore del sarcofago presenta una fenditura, riparata in antico da una 
grappa di ferro. 

Il coperchio del sarcofago, con fronte rialzata, si rinvenne ancora al suo posto, pur 
essendo rotto in una diecina di pezzi. Esso era assicurato al cassone mediante quattro 
grappe verticali di piombo, due per testata. A metà della fronte di esso è scolpita una 
targa quadrata, di m. 0,55 di lato, scorniciata all'intorno e liscia internamente. Da ciascun 
lato della targa sono rappresentati di seguito, rivolti verso il centro, due ippocampi, a ga- 
loppo sulle onde, guidati per le redini ciascuno da un Erote che siede sulla groppa agitando 
la sferza. A ciascuna estremità della fronte del coperchio, maschera gorgonica di profilo. 

A sinistra del ricordato nicchione centrale e lungo la stessa parete sinistra della ca- 
mera si rinvenne un piccolo sarcofago (fig. 1 3).pure di marmo (lunghezza m. 1,28 X m. 0,30 
di altezza e m. 0,37 di larghezza), collocato sopra due piccoli capitelli dorici di travertino, 
rovesciati, alti m. 0,35, con abaco di m. 0,32 di Iato. Il sarcofago era privo del coperchio, 

(*) In mezzo alle ossa sparse, si raccolsero anche due rozze lucernette fittili. 



ROMA 



— 448 — 



ROMA 



con sculture intorno, fortemente corrose dall'acqua di filtrazione. Sulla fronte del sarcofago 
due Amorini, con ampie ali spiegate, reggono al centro un clipeo tondo, interamente piatto 
e liscio. Sotto il corpo di ciascuno di essi una pantera accovacciata al suolo è intenta ad 
assaporare il contenuto di un cratere a calice rovesciato. Altri due Amorini, di proporzioni 
minori dei precedenti, alle estremità della fronte, muovono il passo reggendo con ambe 
lemanile estremità di un festone con bende. Alla testata sinistra del sarcofago grifo alato, 
seduto sulle zampe posteriori ; l'altra testata liscia. 

- Questo sarcofago per quanto si riferisce alle sculture della fronte, è in tutto identico 
ad un altro trovato presso Roma nel Cimitero di Callisto (riprodotto da L. Sybel, in Chri- 
sllkhe Antike, voi. II, pag. 1). 




Fio. 13. 

In mezzo alla terra e al materiale di marmo si rinvennero durante lo scavo frammenti 
di tegoloni, con bolli già conosciuti e riportati in C. I. L. XV, 1, ai nn. 166, 283, 356, 
583, 1171 e 2179. 

Rella prima camera dell'ipogeo, dalla parte dell'ingresso, fu rinvenuta, coricata 
sul terreno, una colonnina di marmo bianco a base rotonda, di m. 0,29 di diametro, fusto 
tronco-conico scanalato, alto m. 0,54, con coronamento di m. 0,15 di diametro e foro 
centrale quadrato (m. 0,09 di lato), profondo 15 nim. ; trattasi, molto probabilmente, di 
una base di sostegno per lucerna. Fu inoltre rinvenuta una piccola lucerna fittile, liscia. 

Durante lo sbancamento della terra intorno alla tomba, furono rinvenuti parecchi 
cunicoli di drenaggio, con volta a botte e pareti intonacate, larghi ciascuno da ni. 0,40 
a m. 0,75, alti da ni. 1,50 a m. 1 ,70. TaB cunicoli si incontrano ad angoli retti, costituendo 
una fìtta rete sotterranea, poco profonda. Lo stesso corridoio d'ingresso alla tomba teste 
descritta sembra essere stato ricavato in un cunicolo di drenaggio preesistente, la cui 
direzione era la stessa dell'orientamento in lunghezza dell'ipogeo. Il detto cunicolo, inter- 
rotto per un intervallo di m. 10, cioè quanto è lungo l'ipogeo, fu rintracciato e seguito 
dietro la parete di fondo dell'ultima camera, per la lunghezza ancora di m. 5,25, fino 
all'incontro con un pilastro di sbarramento in muratura alto m. 1,50 e largo 1,60, con era. 
15 di spessore. Il percorso del cunicolo continua oltre il detto muro. 

Si raccolsero ancora tre rozze lucernette fittili, monolicni, ed un peso di stadera, 
di piombo, a forma cilindrica, privo dell'anello (alt. era. 4, diam. mm. 65). 

Durante lo sterro della camera sepolcrale di mezzo si rinvenne coricata sul piano 
una colonnetta di marmo bianco, scanalata, con base circolare di m. 0,29 di dia- 



otizie degli Scavi, 1922 - Fase. IV. 



O. Bendinelli - Tav. I. 




> 
< 

U 

O 

co 

z 

UJ 

O 



< 

_: 
_j 

UJ 

Q 

O 
« 

u 

_i 

o 
a. 

LO 
CO 

I 

UJ 

< 
u- 
z 

O 
a: 

> 



Notizie degli Scavi, 1922 - Fase. IV. 



O. Bendinelu - Tav. II. 




> 

< 

H 
O 
O 

co 
z 

o 



< 

UJ 

a 



O 3 



o 

UJ 
C/3 

-J 
LU 

Q 



3 



a. 
i 



< 

z 

o 

Ci 

< 
> 



a 

ai 
a 

< 

z 

Li) 

u 



Notizie degli Scavi, 1922 - Fase. IV. 



G. Bendineli.i - Tav. III. 




KOMA . — 449 ROMA 

metro, fusto rastremato e terminante in alto con cuscino piano, munito di foro qua- 
drato al centro. Altezza complessiva, m. 0,54. Una colonnina simile, frammentaria, 
fu rinvenuta nella camera di fondo Q). 

L'età del secondo ipogeo, notevolmente più tardo del precedente, può essere collo- 
cata intorno al principio del secolo IV av. Cr. 

Tutti gli scavi sin qui riferiti furono eseguiti sotto la direzione del sottoscritto e con 
la sorveglianza assidua e diligente dell'assistente sig. Pietro Mottini. Gli accuratissimi 
rilievi grafici, poi, pubblicati a corredo della presente Relazione, si debbono al disegnatore 
sig. Azeglio Berretti, e le fotografie al custode sig. Reginaldo Saraceno, della R. Soprin- 
tendenza agli scavi della provincia di Roma. Merita di essere particolarmente segnalato 
lo zelo col quale il Consiglio di Amministrazione della Cooperativa « Parva Domus », e 
per esso il consigliere delegato sig. avv. Luigi Capalti, incoraggiò e sostenne l'opera della 
R. Soprintendenza, e provvide quindi alla tutela degli importanti cimeli rimasti ad essa 
in consegna. Allo scopo, anzi, di mostrare in quale alto conto fossero da esso tenute le sco- 
perte di cui sopra, lo stesso Consiglio di Amministrazione della Cooperativa stabilì di as- 
segnare alla ridente borgata nascente in mezzo a così nobili ricordi del passato, il nome 
di Borgata degli Ottavi, a memoria perenne della famiglia cui è intitolato il primo ipogeo 
sepolcrale scoperto. 

Dopo gl'importanti rinvenimenti fatti oggetto della presente Relazione, altre mi- 
nori scoperte ebbero luogo qua e là durante scavi di fondazione per altri villini. Tale la 
scoperta di un sarcofago di travertino, molto consunto e privo di coperchio, lungo m. 2, 
alto 0,40 e largo 0,55, con angoli interni arrotondati e breve cuscino rilevato per la testa 
del cadavere. Tale, inoltre, quella di un ipogeo sepolcrale rozzissimo, ricavato nella nuda 
roccia e a poca profondità, con banchina lungo la parete di fondo (*). Avanzi di antichi 
muri a cortina di mattoni, e di platee rivestite di mattonelle fittili piantate direttamente 
sulla roccia tufacea, irrimediabilmente distrutte dal nuovo sistema di dissodamento dei 
terreni, con profondi aratri meccanici di marca americana, servirono sempre più e me- 
glio a dimostrare la grande importanza agricola di quella zona in tempi remoti dai nostri. 
Si può anzi con sufficiente sicurezza affermare che durante l'impero e sino agli ultimi 
tempi di questo persistè in quei paraggi una colonia, certo a carattere agricolo, nume- 
rosa e fiorente. Ed è di grande conforto oggi constatare, come l'audacia illuminata de- 
gli uomini, sfidando la solitudine e il deserto, l'ostilità apparente della natura come la 
sfiducia degli scettici, abbia saputo colà creare quello che sarà un nuovo centro di vita e 
di prosperità per tante famiglie, ricalcando così le traccio di una meravigliosa civiltà, la- 
sciate da un popolo al quale noi tutti, tardi nepoti, ci gloriamo di appartenere ( 8 ). 

G. Bendinelli. 

, ' (!) Si può ritenere che anche le dette colonnine fossero impiegate nella tomba, come sup- 
porti di lucerne. 

(*) Causa lo stato precario di conservazione e il terriccio che tuttora riempiva l'ipogeo, non fu 
possibile di prenderne le misure e neppure di stabilirne l'età. 

( 3 ) Numerose iscrizioni ed altri avanzi romani furono rinvenuti nella zona di Monte Mario, poco 
lontano dal Manicomio Provinciale. In una prossima relazione sarà dato conto anche di queste 
scoperte. 



LanuVio 



— 450 — 



REC.IOXE I. 



Heqione I (LATIUM ET CAMPANIA). 



VI. LANUVIO — Resti di via antica nella tenuta Sforza — Tomba 
in contrada Via Larga — Scoperta di via antica nei pressi del paese — 
Tombe alle Tre Vie e nella tenuta Sforza — Avanzi di costruzioni 
idrauliche a Casalpozzo — Frammenti epigrafici. 

Nella località della tenuta del conte G. Sforza detta Montegiove, proseguendosi il 
dissodamento del terreno per mezzo degli aratri meccanici, messi in azione dalle macchine 
a vapore Fowler (cfr. Notizie 1920, pag. 294), questi, alla profondità non minore di 50 cin., 

( Meridiano ci > Roma) 




Airw 



SCALA i 2.5000 



hanno divelti e portati al piano di campagna i poligoni basaltini di un'antica via, della 
quale, grazie all'estensione della scoperta, è facile riconoscere in quel punto la direzione 
da N-NE a S-SO. Tali resti sono apparsi nel marzo dell'anno 1921 precisamente sul 
terreno che si dilunga ad oriente della ferrovia di Anzio, e cominciano ad affiorare, a nord, 
lateralmente al casello n. 11, dal quale distano appena 200 metri. Ma nel punto però che 
essi più si accostano alla ferrovia, la distanza si accorcia fino a raggiungere i 90 metri 
(vedi pianta, alla lettera B). 



REGIONE I — 451 — LANUVIO 



In tre riprese, essendo il terreno ove la scoperta è avvenuta leggermente ondulato, 
appaiono su una lunghezza di m. 140 e su di una larghezza media di m. 4. 1 poligoni della 
via si trovano in tutta l'estensione frammisti ad abbondanti resti di tegole, di mattoni, 
di olle e di altri vasi di terracotta, generalmente gialla, senza però che vi si riscontrino 
frammenti di marmi. Questi rottami fanno naturalmente pensare a quel letto battuto di 
cocci mescolati a calce (nucleus) che solevasi stendere immediatamente sotto il pacimen- 
twm basaltino delle vie. E perciò si esclude che possano ripetere la loro origine da qualche 
costruzione adiacente all'antica via, sebbene non ne manchino dei saggi anche in queste 
adiacenze. 

Invero rovine di un'antica costruzione sono apparse per una superficie di m. 6x6, 
su quella modesta ondulazione di terreno che si vede circa 250 m. più ad oriente della via 
antica, al disopra della strada mulattiera di Casalpozzo, anche esse cosparse di abbon- 
danti frammenti testacei, in prevalenza di colore rosso cupo (vedi pianta, lett. G). Tale 
costruzione si presenta a parallelepipedi di peperino, di cui qualche fila è ancora in silu, 
sepolta nel terreno. Tra quei massi smossi, che misurano m. 1.80 X 0.90 X 0.80, ho potuto 
riconoscere tre frammenti di una cassa, pure di peperino, la quale doveva essere alta 
m. 0,35, spessa m. 0.13 e servire piuttosto come vasca in una fonte che non come sarco- 
fago. Ma, data la frammentarietà della scoperta, non è possibile nemmeno pensare alla 
pianta della fabbrica né all'uso cui fu destinata. 

La via rinvenuta a Montegiove tende, verso mezzogiorno, a raggiungere il nodo stra- 
dale dell'osteria di Civita (*), dove convengono e s'intersecano la via provinciale e la strada 
ferrata di Anzio, la strada mulattiera di Casalpozzo che scende da Lanuvio, e quella di 
Campomorto. Difatti, sulla falda occidentale di quella lieve ondulazione di terreno, che 
trovasi sul lato E della strada di Casalpozzo, cioè innanzi al casello ferroviario n. 12, 
è apparso, sempre nelle identiche condizioni di rovina, dovuta all'azione dell'aratro, un 
altro breve tratto della via lungo appena 20 m. e largo circa 4, il quale, in linea retta, 
viene a trovarsi precisamente sul prolungamento degli altri resti scoperti a monte 
(vedi pianta lett. D). 

Inoltre, su questa piccola altura, e ad E dei residui della via antica, l'aratro ha pure 
sfondato la vòlta di una camera lunga m. 8, larga m. 5, e di cui non è possibile precisare 
l'altezza, essendo quasi completamente interrata a causa della terra penetratavi attraverso 
un foro, da tempo apertosi sull'alto della parete di fondo (vedi pianta, lett. E). Intorno a 
questa costruzione vennero pure in luce dei frammenti di parallelepipedi di peperino di 
varia grandezza, che, rimossi nel settembre 1922 allo scopo di preparare il terreno per la 
semina dei cereali, presentarono, tre di essi, delle belle tracce d'iscrizione funeraria. Questi 
frammenti sono alti ni. 0.58, larghi m. 0,34, e il primo è lungo m. 0.88, il secondo m. 0.45, 
il terzo m. 0.65. Combinano perfettamente per mezzo delle loro fratture irregolari, per cui 
appare evidente che in origine formavano un monolite lungo m. 1,96. Da quanto è restato 

(!) L'osteria di Civita, localmente meglio conosciuta col nome di Osteriaccia, è un tugurio diruto, 
abbandonato, di costruzione moderna, che può riguardarsi come il punto determinante il confine del 
territorio lanu'vino verso O. Essa trovasi 21 miglia distante da Roma, 16 da Anzio, 3 da Montegiove, 
e 3 dalla tenuta di Buon Riposo. Cfr. Nibby, Analisi, I, pag. 403 ; Tomassetti, Campagna romana. 
II, pag. 302. 

Notizib Scavi 1922 - Voi. XIX. 68 



LANUVIO 



452 



REGIONE I. 



in basso e a destra dell'iscrizione, si nota che questa doveva essere incastonata esterna- 
mente sulla porzione superiore di una parete, con tutta probabilità la frontale, del monu- 
mento funeraticio, a bugne, ottenute artificialmente con interstizi, larghi cm. 2 e pro- 
fondi mm. 5, incisi su gli stessi grandi parallelepipedi di peperino. Sotto l'iscrizione una 
bugna misura in lungo cm. 79, ma non si sa se fossero tutte di eguale dimensione ed alte 
quanto quella che contiene l'iscrizione, ossia cm. 34. 



I 



CF-MA 

EX • TESTAMENTO • ARBITRAI 

PHIM««S • NIGR« ) 



I 



rv 



T 



Le lettere appaiono di forma quadrata regolare ed elegante, e quelle della prima rip:a 
sono alte cm. 12.5, quelle della seconda cm. 7.5 e quelle della terza cm. 6.2. Purtroppo 
manca la parte sinistra dell'epigrafe, ai cui il primo frammento presenta un'abrasione che 
abbraccia quasi tutto il primo rigo (cm. 58) e solamente cm. 24 delle altre due righe ( 1 ). 
Per cui resta incompleto sia il nome di chi ordinò l'erezione del monumento funeraticio 

[Quintus S ms C. f. Mai((y>?)], sia quello di chi ebbe l'incarico, per testamento, di 

provvederne a suo beneplacito e volontà (arbitrata) l'esecuzione. Dato il ductus delle 
lettere, sembra che l'iscrizione possa riferirsi al I sec. d. Cr. 

Può darsi che la camera surricordata costituisca l'ipogeo di questo sepolcro ; ma, 
per le condizioni d'interramento in cui ritrovasi l'ambiente, nulla può dirsi di positivo 
in proposito. 

In seguito a q.iesti nuovi rinvenimenti, si ottiene anche un poco più di luce sull'abi- 
tazione romana, trovata nell'anno 1920 su di un'altura a ponente della ferrovia di Anzio, 
la quale abitazione, come si disse, appariva fiancheggiata a SO dai resti di una via, di 
cui, date le minuscole proporzioni della scoperta (m. 3 X 3), non era agevole riconoscere 
la direzione (*) (ved. pianta, lett. A). Ora appare evidente che quella via doveva scen- 
dere sul versante ove trovasi la moderna ferrovia di Anzio, per raggiungere, quasi ad 
angolo retto, la grande via antica teste rinvenuta, con la quale aveva l'ufficio di met- 
tere in diretta comunicazione la costruzione surricordata. 



(*) Sembra che l'abrasione sia dovuta al fatto, che dal frammento si tentò ricavare una vaschetta 
di m. 0,58 x 0,33, o qualche cosa di simile, come fa credere quella traccia a scalpello che scendendo, 
normale alle file delle lettere, dalla S finale del nome, che trovasi nella prima riga, viene a dare i con- 
torni regolari dell'incavo che si voleva ottenere sul masso. 

(*) Nel rendere conto di questo rinvenimento, fu detto erroneamente che era avvenuto « Su di 
una modesta ondulazione del terreno, compresa trai caselli ferroviariin. 9 e n. 10, a circa 200 metri 
dalla ferrovia stessa ». Invece, come può scorgersi anche dall'annessa cartina topografica, si deve in- 
tendere che l'ondulazione del terreno e la scoperta sono compresi tra i caselli ferroviarii nn. 11 e 12. 
Cfr. Notizie, 1920, pag. 294. 



REGIONE I. — 453 — LANUVIO 

Ora, con i soli dati di fatto offerti dalla scoperta, è possibile stabilire quali centri 
allacciasse questa antica via, venuta in luce nella cenuta del conte G. Sforza? 

Cominciamo col dire che, tenuto conto delle proporzioni di essa (che si presenta con 
una larghezza presumibile di m. 4, come l'altra via, per grandi tratti ancora visibile, la 
quale univa Lanuvio con Astura, e di poco inferiore alla larghezza della stessa via Ap- 
pia), bisogna subito riconoscerle i caratteri di una grande arteria, da ascriversi tra le 
più importanti della zona. Ora, gettando uno sguardo sulla carta topografica della regione, 
salta agli occhi come, in base alla sua direzione da N-NE a S-SO, si deve escludere che 
la via provenisse da Lanuvium per proseguire verso Ardea o verso Antium. D'altra parte, 
per la forte ondulazione del terreno a tramontana, non può ammettersi nemmeno, che 
scendesse da N ir derivazione dalla sovrastante via Appia. 

Quindi, considerato che la via a S si volge senza dubbio verso Anzio, non resta se non 
pensare all'antica via Antiatina, delineata da tutti i topografi del Lazio antico ( l ) in que- 
sta zona, seguendo a un dipresso l'andamento della moderna via provinciale, al cui fianco 
in vero sono apparsi tutti i resti di questa via antica. 

Anzi la scoperta permette di precisarne il tracciato con dati di fatto ed a mettere 
in evidenza come la via stessa, in quel punto, seguì piuttosto l'andamento della ferrovia, 
di cui però conserva sempre l'È, che non quello della moderna via provinciale, della 
quale viene a trovarsi in alcuni punti più ad oriente di circa m. 1100. 

Il tratto identificato, quantunque ad intervalli, raggiunge un miglio e un quarto di 
lunghezza, e potrebbe verisimilmente riferirsi a quella porzione della via antiatina com- 
presa tra il XXI e il XXII miglio da Roma. 

La scoperta verrebbe pure ad assodare un'altra circostanza : e cioè che, tra tutti 
i tracciati della via antica eseguiti dai topografi del Lazio antico, quello del Desjardins 
e del Bormann più si avvicinerebbe alla realtà, almeno nel punto ove si è verificato 
il rinvenimento. Invero gli altri autori, avendo seguito piuttosto la falsariga della via 
moderna, hanno delineata la via Antiatina un poco a ponente dei resti scoperti. 



* 
* * 

Nella vigna della signora Teresa Frediani-Dionigi nei conti Lazzarini, sita sul pendìo 
orientale del colle che sovrasta il paese dal quale dista circa 750 m., in contrada via Larga, 
mentre sul finire dell'anno 1920 si procedeva ad uno scasso del terreno, a 50 cm. dal 

( x ) Cfr. Westphal, Die rdmische Rampogne, Berlin, 1829, pag. 20, e 36 a 38 ; A. Nibby, Analisi, 
Roma, 1849, I, pp. 308-309 ; A. Bormann, AUlatinische Corographie, Halle, 1852, pag. 128 ; E. Des- 
jardins, Topographie du Latium, Paris, 1854, pp. 127, 128 e 248 ; H. Nissen, Italische Landeskunde, 
Berlin, 1883-1902: G. Tomassetti, La Campagna romana, II, pag. 123. 

La via antiatina si staccava, a destra, dalia via Appia, un poco più avanti del XII miglio. Non è 
stata mai oggetto di studi speciali, per cui i topografi si limitano generalmente a dire, che seguiva su 
per giù il tracciato della via moderna. Solamente il Bormann sembra che si sia procurato il fastidio 
di rintracciarla tra le vigne e i campi, e vi sarebbe riuscito fino al XXVII miglio (ivi, pag. 128). Ciò 
spiega come la sua carta sia quella che più si distacca dalle altre, e meglio si accorda con la scoperta 
lanuvina. Il Westphal (loc. cit.) ne descrive tutto l'andamento, ma non sempre in base a dati di fatto. 



LANUVIO — 454 — REGIONE I. 

piano di campagna, si rinvenne un modesto sepolcro a inumazione, del noto tipo detto 
« alla cappuccina ». 

Dalla parte del colle, cioè ad 0, le tombe, affiancate le une alle altre, e ammontanti 
al numero di tre, si staccavano da un muretto informe, spesso soli cm. 30, tanto che, per 
la spinta della terra sovrastante, era inclinato verso le tombe stesse. Tale rinforzo di 
muro, in gran parte caduto, fu osservato ancora all'esterno della opposta parete ad E. 

Le tombe, lunghe m. 1.37, larghe nel centro m. 0.43 ed alte ni. 0.54, erano regolar- 
mente orientate da ad E. La testa trovasi ad 0, ed i cadaveri erano affiancati e al- 
quanto rannicchiati. Delle tre tombe, una solamente fu rinvenuta intatta, e nell'interno 
di questa fu possibile raccogliere due vasetti di terracotta scura a parete sottile e ru- 
stica, di cui uno a forma di bocaletto monoansato, alto m. 0.11, ed un altro, a piede largo 
e finiente in alto a piatto, alto m. 0.07. Essi costituiscono tutta la suppellettile funebre 
di queste povere tombe; ma, in assenza di caratteri specifici, non possono portare alcun 
contributo alla determinazione dell'età del sepolcreto, che potrebbe riferirsi ad un pe- 
riodo dell'Impero molto avanzato. 

Nelle altre due tombe, in gran parte distrutte a causa dei lavori in precedenza ese- 
guiti nel terreno, non furono trovati se non resti dell'impalcatura ossea dei cadaveri 
frammisti a tegole intere e frammentate. 

Molto rudimentale apparve la costruzione di dette tombe. Una grande tegola ad 
e ad E ne formava le pareti su i lati corti. Il tetto era pure costituito da tegole ad orli 
sovrapposti : e i lati lunghi avevano le tegole disposte nella maniera detta alla « cappuc- 
cina », con le ali di ripiegamento in fuori. Ad impedire poi la caduta della terra neh' in- 
terno di questo rozzo sarcofago, furono messi dei coppi sull' intersezioni delle tegole sia 
in alto, sia su i. fianchi. 

Le tegole furono trovate di varie dimensioni, misurando, nella lunghezza, da ni. 0.58 
a m. 0.79. 

In alto la loro larghezza oscillava da m. 0.38 a m. 0.48 ; in basso, da m. 0.43 a m. 0.53. 

In due di esse si veggono le tracce di due bolli, in parte leggermente od affatto im- 
pressi e, nella parte impressa, alquanto corrosi: l'uno dei quali è quello edito in C.l.L. 
XV-408; l'altro, poco leggibile, può corrispondere forse al numero 1086. 



* 
* * 

Durante l'aprile dell'anno 1921, nella parte settentrionale dell'oliveto pertinente 
al sig. Fioravanti Pasquale a Borgo S« Giovanni, fondandosi una casa a destra della 
via che scende alla chiesa delle Grazie, sono stati messi in miglior luce per circa 25 m. 
i resti dell'antica via, che già apparivano incastrati lungo il ciglio della strada moderna, 
ad un livello in media di 45 cm. più elevato di questa. 

La via, restata nell'unica fila di poligoni marginali, era diretta da N-NE (verso il 
paese) a S-SO. Dalla parte di ponente apparve fiancheggiata da una fila di parallelepi- 
pedi di peperino di varie dimensioni, ma uniformemente alti cm. 35 a formare una cre- 
pidine, e che, per aver ceduto il terreno su cui appoggiavano, si eran alquanto inclinati 



REGIONE I. . 455 LANITVIO 



verso 0. Dietro questa crepidine apparvero dei resti di fabbrica e precisamente un 
muro parallelo alla via antica, alto m. 1.40, lungo m. 5 e spesso m. 0.40. Esso finiva ad an- 
golo retto con un altro muro diretto da O-SO ad E-SE., lungo m. 8.15, dal quale si stac- 
cavano ancora due muri pure ad angolo retto e paralleli al primo descritto, ma più corti 
di questo, essendo restati per soli m. 2. 

Questa costruzione a reticolato i