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Full text of "Notizie istorico-critiche sulle antichita, storia e letteratura de Ragusei"

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Notizie istorìco-crìtiche sulle 
antichità storia e letteratura de' 

Francesco Maria Appendini 




^T^Jft7f^SafuUsc7>^* 



LIBRERIA 



lERIAUMiaieREC? I 
jw. ReoÌN«i«o) I 

lA - DUE MACELLI. 88 I 



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N O T I Z I E 

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I S T O R I C O.C R I T I C H E, 

S U l L B J H T l e B 1 T J 

' 'storia ^ LETTERATURA M* RAGUSEI 



V 



Divise IN DUE. TOMI 
E DEDlCMn ALV ECCELSO SENM:Q 

, D E L L A ' • 

.R £ PUB B H G A P I R A G U S A * 

TOMO I, ' -. „' 






R A G U SI A- 

DALLE STAMPE DI ANTONIO MARTECCHINI. 

^ Q H LICENZA DE' S U P E KlQ^l^ 
M D C C C I I. 



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sù^^m-é.f ,..,., ... 






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€C/Zo%\/^ Imt^^^ ^ 



Non ìnuiilcs suni conjeSur^ ; nam ita quetdam non spernenda eruuntur , alia 
eiiam nànus eeria , iamen non male annoianiur in ulterioris examims gra^ 
iìam^ firmanda ali quando^ kut yejìcìenda , crescente panlaiim Iure . 

Leihnit. in Epist. de Titan, & G^ganr. pagano. 



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lìU RE T t O R É E: C O.K^S IVO LI E R l. 

DELLA REÌ?ÙbbLi'cA DI RAGUSA. 



., N. 



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segnalati favori ricevuti in altri tempi daWEcceU 
lenZàC Vostre , e i non equivoci contrassegni di gradi' 
mento ^ che Voi ^mostraste in particolare y allorché io 
annunciai t opera ^ che, ho ora l* onore di presentarvi ^ 
mi fanno sperare 9 che sU per essere. > da V^ accolta 
con quella bomiy che è propria del vostro animo granr 

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KlVi)X( 

dei e generoso . Essa comprende $ tratti pm notabili ♦ 
e significanti delle antichità 9 storiai e letteratura della 
Naijone Ragusina^ di cuiVbi siete ìhirkfiùi Padri ^ e i 
éavj Legislatori* Persmsòi che lo studsìf ' ietta Horia p^-i 
tria debba precedere quello d'ognicdira r e divengo anche 
io pm per genio ^ che per il lungo soggiorno mostro na- 
zJonale mi sono proposto di dirigere questo mìo lavo- 
ro al iMnta^io dei mostri giovani > che da più anni 
ho la sorte di ammaestrare nelle belle lettere in questa 
vostra colta Àietropoli . Ho cercato perciò di presentar 
loro quegli stessi esempj di probità 9 e saviez»z^a , sui 
quali Voi vi siete formati , Quindi essi nel percorrere 
queste notiZiie isterico-critiche 9 che loro indir iZaZtO come 
un pegno y e monumento della mia stima y ed attatca-^ 
mento , saranno subitamente trasportati tra gli stessi 
tempi eroici , e si persuaderanno quindi colt istoria > 
che Voi succedeste in questo- rin<matissiff^ étàg^^ikll'M' 
Uria agli EmMeii aìCadmeiy ai. Portino- BpidÀurif arti 
delia Laconia 9 ed m Romani. 1 fmstì' principi della 
ftfostra Repubblica, nei tempi dd basso Impeto si di iei 
stéccessiv» pr^essiy. e la sua felice durata \tinft.^ .pre- 
sente attrarranno in seguito i hir/) sgu<^rdi*.Sefiaalmfn^ 



te 



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te il^p*cfimda'pnìof9l$ùc^^ a U ^^narnligiane dei v»'. 
stri Ànttnsti' mi forinArU', e rf^erU mercè di mimi 
kahiUnfetaif* s/mnssime 4e^i emttranàs mhrò^ Bàw^\ 
mraxàont da mta^parm U-^hUmt^vìges^. dei Rapeei r 
la lorpftUce indotta i iàsmmii l'industria y e il trasf or- 
to per ogni genere di letteratwra Uìvrjfrenderkdalfal'r'. 
tra, e non potrà non animarli a seguire tracce così 
luminose. Lusingandomi pertanto ^ che questa mia qua- 
lunque stasi fatica non debba essere affatto inutile 
per quelli y che vi succederanno, e disc^^^^aVoi, che 
fra le stesse ardue cure del governo incoraggite col pro^ 
prio esempio , e beneficenz^a i coltivatori delle lettere , 
francamente ve la offro, e mi rivesto di quelle dolci, 
e sòlide speranza , che io so per prova essere ispirate 
dalla vostra dottrina , saviezza , e patrocinio . Qualo- 
ra V opera mia incontri la vostra approvaZjione , e pos" 
sa vantarsi di aver Voi per Mecenati , io certamente 
non avrò che temere, anZji avrò tutto a sperare in 
questa mia intrapresa, Hell'atto adunque di presentar- 
vela , e di fregiarla del vostro augusto nome vi prego 
4 prendeìm una spettisi pifotezJone, e a persuadervi, 
che questo nuovo favore verso la mia persona fisserà 






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U fiìt beila y e consolante epoca, àt ghmi miei , - e jphr 
hligherk insieme tutto r Ordine delle S'cmli JP/e, che si 
glma dr esser daVoi distinto 9 t riptardafo. eon osèlm. 
pàrxjide . Sensibilissimo alla fmstra: ^smyos^^ degn^., 
Zsione ha V onore . :di fssm. ^.^aUa \ pH alfa, jf^i^e^s^, 
stima ^ e lÉnerofàone . . ^ % - 'i 



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JDeUe Ee^ellenXje Vostre 



'^ , 



Francesco Maria Appendini 
PSLLS Scuole ^Pie. 

PRE- 



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M VHM 

PREFAZIONE. 

in un secolo, in cut le varie nazioni, e popoli deirEuropt 
facevano' a gara di produrre gli antichi monumenti non dirò 
dèlie loro grandi , « popolate città , ma petfìno dei più picco- 
li paesi, e villaggi esponendo in brillante cotnparsa i tratti più 
interessanti • della loro storia civile , ed ecclesiastica , e facen< 
do pubbliche le gesta di quegli uomini , che in qualche ma- 
niera contribuito • avevano alla gloria , e alla cultura dei loro 
nazionali ,* non è certamente meraviglia , che anche parecchi 
&a 1 Ragusei si rivolgessero ad illustrare la loro patria, la 
quale per essere una delle libere città sorte dai piimi .smem- 
bramenti dell'Impero romano, meritamente si gloriaci una lo- 
de,' che è YUìta sua, e che fra i governi posteriormente i;iati 
distinguerà in tutti i tempi la Repubblica di Ragusa. La gran 
luce, che i MafFei , f Corsini, i Muratori, i Leibnite» i Ma- 
bilioni i Du»Cange, i Montfeucon, e vàrj altri sparso aveva- 
no su ógni ramo della più oscura , e dibattuta antichità, non 
{)0teva non ainìmatli a rintracciare coraggiosam ente 'Quella del- 
la ìiVmtii Epidauro, >e a diicendere quindi alla scoria dei pri.> 
lm tempi di Ragusa, e riempire le tante lagune , di cui essa 
abbonda . I giusti applausi , che riscossero Paolo Giovio , Fab. 
broni, e Fontanelle nel tessere gli elogj- di moki uomini be- 
nemeriti delle lettere , e delia società , e il sommo credito in- 
fine, che si acquistò un Tiraboschi , un Sabbatier, un Andres, 
ed un Denina tratuttdo sotto diversi aspetti la storia filosofica 
di ogni letteratura , dovea del pari stimolare questi pittori 
Ragusei: a- darci »a esatto, e ragionato ragguaglio delleiinipte- 



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M.VMIM 

se , e delie opere di quei loro concittadini , che seppero così 
per tempo chiamare in R#giifa le umane lettere, e coltivarle 
cesi nobilmente . Ma le fatiche letterarie di tutti quelli , che 
forse sull'esempio dei surriferiti scrittori si sono accinti ad 
una tale intrapresa , noii còrrispoodono in alcun modo «U* ini. 
portanza della materia , che hanno trattata i o^ temo di MQ- 
strarmi ingiusto estimatore dell'altrui merito, se francamente 
asserisco , che i Ragusei non possono ancora esser contenti di 
ciò, che il Cervario Tub^rohe» il Mauro Orbini, il Luccari, 
il Ragnina , il Razzi, il Baoduri, il Resti, il Giorgi, il Cev- 
va, ed il Dolci hanno scritto sulle antichità, storia, e. lettera- 
tura di Ragusa . Poiché gli acritci dì questi letterati essendo 
(come vedremo nel capitolo degli Storici, e Antiquari ^agu- 
sti) o mancanti di ordine, e di buona critica, & non piglian- 
do di mira, che soggetti distaccati, e parziali dì antichità, e di 
storia, con ragione gii stessi nazicmali ne firn poco conto., e 
bramano , che tolto il favoloipo » spianato meglio ciò , -che è 
detto otcuramehtè, e raccolto ciò, che fu tralasciato, di tanti 
scritti se ne fòrmi un solo, in cui campeggiandoci buon cri- 
terio, é la ragione si dia in breve la vera idea deirantico pò* 
polo, e Repabblica ragusina* Ed ecco ciò, che noi ci siam 
proposti di fare colla presente opera senza lasdarci punto at« 
terrire dalla piccolezza del nostro ingegno, e dalle molte diffi- 
coltà^, che dovremo a£Frontare per giungerne «1 bramato fine. 

Intanto non dispiacerà forse ai nostri lettori il sentire in qud 
maniera io mi sia determinato a questa Jntrapresa* Dopo due 
anni di soggiorno in Ragusa memore sempre della allor felice 
Italia, e aggravato di troppo da una scuola, die unendo r.u> 
manità alla rettorica con due classi distinte m'ingiungeva di 

pfù l'obbligo di assistere come Prefetto a tutti i pi}, e reli- 
giosi 



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giost escrcuj della scolaresca, domandai di potore con qualche 
maggior riposo esercitare altrove il mio istituto. Net tempo, 
che io feci questa istauza a'mid Superiori, l'Italia era sul prin- 
cipio di quelle funeste vicende, che han ridotto queir in^lice 
paese all'ultima desolazione* La provvidenza senza alcun mio 
inerito volle meco esser prodiga de* suol divori . I miei Superio- 
ri non solo non mi richiamarono, fta sul cominciare del seguente 
anno scolastico nundarono ne W i otc a a o collegio di Ragusa ad in* 
segnare la filosofia, » le matematiche un mio fratello, per con- 
vivere col quale si accresceva in me la brama di rivedere l'Ita- 
lia* Obbligato pertanto a restare in Ragusa con tanto maggior 
piacere, quanto più inaspettato, e •dolce mi fu il di lui arrivo» 
e quanto più gravi prevedeva quei mali, a cui nel totale scom- 
pfglio dell'Italia sarei stato esposto, se avessi ottenuta ia mia 
rimozione , mi rivolsi allo studio della lingua Illirica , di cui 
seilza alcuna applicazione nei due anni antecedenti aveva acqui- 
8»ita uiKt piccolissima tintura, e mi risolai altresì di leggere la 
storia de* Ragusei* Mediante una ^ticosissima applicazione di al* 
cuni mesi , arrivai ad intendere mediocremente quei poetici scrit- 
ti miriti > che aveva. prima inteso a citarmi come capi d'opera; 
e negli' altri ritagli di tempo mi posi a svolgere alcune vecchie 
cronache , e certi mainOscrhti pelveròsi , a cui si dà il nome di 
storia. L'dggetto di queste letture era semplicemente di ricava* 
te un argomento per ufià accademia sulla lingua Illirica, ed 
un altro per una orazione^ Latina sugli uomini illustri di Ragu- 
sa. Ma riflettendo, e meditando sulle acquistate idee mi parve 
di sentirmi a poco a poco intimamente persuaso di varie nuove 
importantissime vcritk , che erano le seguenti : che V odierna 
lingua Illirica, o Slava era quella della grande colonia Jafetica, 

che nell'Asia minore ti divideva in Cimbri, Dardani, o Troja- 
Tom. I. B ni , . 

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ni) Gallati ec, nelI'Eoropa in Sciti , Celto-Scirì, Traci» Gjer* 
mani, e Galli, dai quali popoli «bbeto poi origine posteriormeor 
te le antiche decantate'Monarchie dei Greci, e Latini; che l'idio* 
ma Greco, Latino ^ e Tedesco per via di un filosofico parsone 
collo Slavo particolarmente rapporto ai termini di prima oeces* 
sita si ravvisa anche in oggi essere un antico dialetto. Illirico 
malgrado l'infinita differenza^, che ai è dovuta introdurre 10 
qucK» idiomi a «unna, ehe si sono dtscostati dalla loro infao» 
i^ia; che infine il presente linguaggio Slavo è T unico « eoa cui 
sì potrebbero sviluppare, e intendere Io antichità di tutte le 
lingue, nazioni, e popoli dell* Asia minore, e della nostra Eu- 
ropa* Tali furono le idee, che mi risvegliò lo siudio della lin. 
gua Illirica, idee, che poi ritrovai in parte accennate dal Mau- 
ro Orbioi, dal Dolci, da Mr. TEvesque, dal Bardetti, dal Pel. 
loutier, dal Gottlob, dal Denina, e dal Grubisaichi^ ma ad aU 
tro proposito, e con altre mire. Intanto dalla lettera degli scrit- 
ti, e delle memorie de' Ragusei mi nacque in mente vn ftltro 
progetto, che non nai sembrò meno ioteressaote del prinio» 
Le loro belle produzioni Illiriche , e Latine mi sorpresero, e 
gli antichi fasti di Ragusa così malamente sfiguriui mi parvero 
degni di essere trattati di bel nuovo , e o^iprodotti sotto qualche 
forma migliore* -S«nchè in sulle prim^ faoessi a me stesso la 
più viva resistenza per non impegn>rmi in wb genere di studio, 
che riguardava come poco' utile, tedioso, e iSàtto contrario al 
mio genio, che di continuo doveva pascersi, e deliziarsi épU 
la lettura dei classici Latini , e delle altre buone opere recen- 
ti; pure dopo un lungo contrasto dovetti cedere, e. senza ac- 
corgermene mi applicai ulmente a provare, il primo as$unto noA 
perdendo di visu il secondo, die dopo sei anni della più:|^an- 
de fatica mi ritrovo, non saprei neppur io come, al compi? 



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«KBto dcH' uno » e dell' altm. Ciò, che rigiurda le Vtre Ori» 
gini dellt na%i(mi , « lingut di Europa ricavate daH* odierna 
Itttg»»' Illirica, o Slava, richiedendo iflr^saioe pii^ naturo da 
effettuarsi mercè di alcuni libri , che atteso le attuali circo* 
stàrize non ho potuto ancor provvedexe, ni ^è parso più op> 
pórtuno di farvi precedere le notizie Iftortcù^trititht sulle A»» 
titbità^ Stonai t Letteratara it* Aagasci ^ poMfldo quelle esser 
da qucsM aon poco »iBchi*rifff »,^d-acgreditate . Poiché, dopo 
aver provato col fatto , che la lingua Slava i superiore per la 
aaa ìndole , e natura a tuoe le moderne Europee., « <he è sv- 
scettibile delle medesime grazie , e bellezze della Greca , e del- 
la Latina, al comparir jdcl mio manifesto aul di lei primato sa- 
tk forse minore iL numero di quegli eruditi , che mi saranno 
contrari non per altro , che |»r la novità dell'argomento. 
Quindi nel mentre, che aspettando giorni più proprj per la 
pubblicazione di libri voluminosi procurerò^ di ridurre a mi« 
glior ordine ) « perfezióncHl mio lavoro, e cer^cherò di pro« 
cacciarmi qualche potente Mecenatt » che mi iàciiiti i mezzi di 
darlo alla luce, prego intanto ti Pubblico -a gradire questa mia 
opera , la di cut ultima parte è tutta diretta « dimostrare, e 
confermare^ recidellenza della lingua Illirica.. 

Per quello poi , che s*«sp«cta alla xUvisioce ^1 presentt la^ 
voro , noi non ci lusinghiamo di aver potuto concatenare le 
cose in guisa, che, come nella geometria, nascano le une dal- 
le altre . Le opere £h»logfche richiedono certamente una sag- 
gia distribuzione , ma non così rigorosa come le materna- 
rìche . Non abbiamo però ommessa alcuna diligenza per, osser- 
vare quel miglior ordine , che nascer poteva da avvenimenti , 
e da cose opposte , ed interrotte dalla lontananza dei tempi • 
Premetteremo a ciascuna parte dei due tomi una breve in- * 

B X tre- 



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MXIIM 

troijazìonci chU« qììkìé si rilcirerìi fàcilmente quanto io esse 
trattÌMHO. 

• Poco importa , -se Padotuto metodo, e le materie tratttte 
noe ipiacennoo à tutti. Si u , che è «olo valuubitc il giudizio 
degli aisenoati, « degli imparziali. Non è già, che ci lusinghia- 
mo di essere riusciti nella nostra inoapresa ; mentre confessia- 
mo la nostra iosd&Henea; ma avendo procurato di far tutto 
ciò, che le forze., « le circostanae ci potevano pet n iat ier e^ . 
non ci ftffliggererao delle criticfae, le «quali certamente non man- 
cheranno* £ qual'è quello saitto, che non potesse farsi meglio, 
e a cui non si abbia che rimproverare ? 

Sarebbe final mente una piccolezza il voler rendere conto dà 
quel genere di stile , a cui abbiam creduto doverci attenere* 
Trattandosi di anrìchitk, di cose isto»che, e contenziose, che 
di lor natura non ammettono stile sublime , e fiorito , ma ricer» 
cano una ^rupolosa esattezza nel riportare gli interi passi dt 
quegli autori, che rischiarano, o confermano quanu> viene as- 
serito-, non potevamo non seguire uno stile facile, « piano co. 
me il più adattato a tali materie • Abbiam però cercato di sfug- 
gire i due eccessi egualmente viziosi, cioè di scrivere in Iu« 
liàno alla Francese, o alla foggia del Boccscdo, e del t3uic« 
ciardini* 

Del xesto noi siamo nella fierma persuasione, che i letterati 
esteri accoglieranno con piacere molte interessanti notizie, che 
non si trovano presso alcun altro scrittore, e che i Ragusei 
come, amatori delle cose lor proprie applaudiranno a nostri 
sforzi , ancorché non avessimo, che leggiermente adombrate le 
ìotojlanthhài la lor» StmSy e Leturatnram 



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INTRODUZIONE ALLA PRIMA PARTE 
DELTOMOPRIMO. 

Sulte anticbìti dcir Jllìrica' EpiJturo , t dì %fliftig . 

\ 

Juj si grande Ja connessione, che vi è fra le antichità di Epidauro, e la sto- 
ria dì Ragusa, che quelle debbono necctssariamente servire a quesu di base> 
e fondamento . I primi fondatori di Ragusa furono in gran .parte Epidauritar. 
ni , eA ^Cfte in oggi sussistono afcune t^rrJzfe famiglie Ragusee., .che trag-. 
gonoUroro origine da quell'antichissima Città. La Sede Arcivescovile Ra- 
gusana riconosce senza alcun contrasto i suoi prìncipi dalla Vescovile di Epi- 
dauro . Mille altre particolarità in fine , che appartengono a quei primi 
oscuri tempi , non si potrebbero spiegare , ed intendere , ^e jion si ricorre % 
questo fbnte^ 

.' -Non tutti gli autori Ragusei furerò convinti di questa verità nello scrivere 
la storia patria . Qjiindi è , che ad eccezione di Lodovico Cervario fra gli an- 
tichi, e del Giorgi, Dolci, e Cerva fra i moderni tutti gli altri .ci racconta» 
no cose affatto insussistenti sui diversi saccheggi , e distruzione di Epidauro , e 
sulla fondazione , ed incrementi della città di Ragusa . Ognuno di questi 
scrittori ci parla di Epidauro , e di qualche sua particolarità senza risalirne al- 
la vera origine. Il Banduri ha pubblicata qualche iscrizione Latina rinvenuta 
fra le di lei antiche rovine, ed il Giorgi ha ricavato dagli antichi, e dai re- 
centi scrittori alcune non dispr-ezzabili notizie , che lasciò inedite , e senza 
alcun ordine . Noi senza verun riguardo abbiam fatto un solo ammasso di 
tutto ciò , che abbiamo potuto raccogliere e dai Ragusei , e dagli scrittori 
esteri dando ad ogni cesa quell'ordine, eibrma che ci parve la migliore, e 
la più espediente. 

Il nostro scopo principale in questa prima parte sarà di far vedere : i. che 
tutto quello , che han lasciato scritto gli antichi intorno a Cadmo, e ajla di 
lui moglie Armonia dopo la loro fuga -da Tebe , avvenne nelle vicinanze di 
Epidauro, cioè nel piano di Canali, centro dell'antica Encbelia, o Illirico pro- 
priamente detto; a. che Epidauro fu fondata da una colonia di Greco -Laco- 
ni j ?• che Epidauro diventò finalmente colonia Romana. La lingua, i costu- 
mi', TAntica Religione, la conversione al Cristianeshno degli Epidauritani, i 
var] saccheggi, e ih fine la distruzione di quella nobilissima città saranno al- 
:trettanti punti > che esse ado legati col soggetto primario diletterà nnoj e insie- 
* me 



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me istruiranno aon sd^mentd i Rafias^i 4 iM ancora i letterati della gloriosa 
nazione Illirica • 

La primazia della Chiesa Ragusina meritava bene di essere rivendicata dal- 
le apparenti opposizioni de' suoi avversar]; mentre, formando essa la base del- 
la storia ecclesiastica dt' Ragusei) rischiara a meraviglia anche la civile. Noi 
abbiamo preso questo unico punto di mira. Qciando i Ragusei saranno con- 
vinti mercè le prove , le quali noi addurremo , che T origine del loro Ar- 
civescovato rimonta per lo meno ai tempi di & Zaccaria Papa ; che Ragur 
sa , distrutta che fa Salona > diventò per qualche secolo V unica sacra Me^ 
tropoli di tutta la Dalmazia Romana; e che dopo T ecclesiastico smembra* 
mento dì questa provincia , ossia , dopo V istituzione di altri Arcivescovati in 
essa il Metropolita Ragusino non ebbe altrimenti alcuna dipendenza dfl Pa- 
triarca di Grado, e dall'Arcivescovo di Spalatro come Primate , ma dal^o 
capo della Chiesa Romana , come al presente , essi non avranno pia che de- 
siderare in questo genere . Poiché la sacra Metropoli Kàgusina ancor inedita 
del Padre 'Cerva, e la storia della Chiesa J^agusìna ultimamente stampala dal 
Ch. Sig^ Abate Coleti li fornirà di tutte le notizie sacre posteriori air epoca 
del 94O0 in cui essi fissano la prima origine dell* Ardvescovato Ragusina. £d 
ecco dò, che formerà la prima parte di questo Tomo* 






VAM.- 



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PARTI PRIMA 

LIBRO PRIMO 

Sulle antichità pell' UtUiCà^EptOAURO, t pi Racu^a. 

CAPO! 

Fennia di Cadmo fra gli llUrj detti Encbelcì : V Enchelta era V Illirico minora ; 

* sua astensione p la Tartenia fpidaiérifana in òggi ^iano' di Canali 

n' era il centro, dove Cadmo fu sepolto^ 



L 



la lunghissima > e tediosa storia di Cadmo dotcrittacì da molti con tantei 
lusso di erudizione , per lo più fuor di proposito , poteva comodamente ridurr- 
si a tre capi principali, cioè a quello, che si racconta aver egli fatto nelftt 
Fenicia , nella Beozia , e neir lUiria . Essendoci per ora estranei i due primi 
punti , ci rivolgiamo all'ultimo procurando di spargere la maggior luce pos- 
sìbile sopra fatti accaduti trenta secoli fa in vicinanza di quel luogo, ove poi 
$orse la nostra Epidauro. 

Primieramente è fuor d'ogni dubbio, che Cadmo, ed Armonia discacciati 
dalla Beozia vennero a rifugiarsi tra gli Enchelei dell' Illirico , Sono tanti , e 
tali gli scrittori antichi , e moderni, i quali raffermano , che si irebbe un 
torto anche almeno istruiti nell'istoria, se qui si citassero ie loro quasi inna* 
merabili autorità « Egli vi venne, al dir di Eusebio, e diCedreno, dopo aver 
regnato per sessant'anni in Tebe, Laonde se conquistò il regno Beotico nel 
1443. incirca prima dell' epoca Oionisiana , si portò neir Illirico a un di pres^ 
•o neir anno i?8j. prima dell' istessa epoca, nel 355}, del periodo Giuliano , e 
©eiranno del mondo 3818, secondo Eusebio, essendo il popolo Ebreo gover- 
nato da Aodo, Quindi ^ andò In età di 30. anni nella Beozia, passò neiri(« 
lirta, quando ne aveva gii piU di^P. La lunga vita degli uomini di que' tem- 
pi, ^ la loro gran robustezza in una età anche avanzata, come ricavasi dalla 
stessa Sacra Scritturai non ce ne lasciano maravigliare. Ma Simpsonio {a) cre- 
de con maggiore Verisimiglianza , che Cadmo regnasse solunto 35. aimi nella 
Beozia , e che quindi passasse neir Enchelia . 

Non troviamo presso alcuno scrittore la ragione , per 'cui Cadmo invece dì 
dìriggersi verso Tasso , isola del mare Egeo ;, dove allora regnava per testi* 

mg* 
{a) In Chron. univ. 



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4 ^Antichità deìP lllirica^Epìdaurfì 

monianta di Scimno (tf), e di Erodoto (i) il suo fratello Taso, oppure versa 
altri luoghi delPAfifrica, o dell'Europa, fn cui gii fiorivano altre colonie Fe- 
nicie, scegliesse piuttosto l'Enchelia Illirica per suo ritiro. Egli è probabile, 
che ciò facesse per insinuazione della sua consorte Armonia. Poiché ess&xt^ 
do essa natiya di Tracia , allor parte dell' Illirico , e limitrofa air Enchelia > 
persuase il marito a recarsi presso la sua terra nativa, dove non solamente sa- 
rebbero vìssuti sicuri , ma avrebbero anche potuto , come poi avvenne , aspira- 
re a qualche regno . Apollodoro è il solo , che ci lasciò» scritto il modo , e le 
circostanze , onde sf aprì toro la strada ài trono : Cadmus cnm Hkrmama , egli 
dic«, T^^bis riHais,ad Enebiiimj ac€mni. His 0mUm Wyrimm Mli^ impctìtis^ 
divinum oraculum respondit ^ se st bostimm fotitu^os , si Cadmum y (dquc Harmc^ 
niam bello praficiani . At illi secuii oraculi fidcm cjusmodi duccs assumuni ^ Et 
Cadnrns quidem ìfìyrios 'vicìi^ & ipsorum rtgnum sdiptus est {e). Non sarebbe 
facile verificare appuntino quest'asserzione di Apollodoro, e arrivare a compren* 
dere , se gli Enchelei in tal occasione avessero guerra con tutti gli IHirj , a 
con porzione di essi. L'essenziale è di spiegare ora cosa gli antichi intendesj* 
sero per Enchelia, dove fosse situata, e qual ne ksst l'estensione. 

In quella guisa, che l'Asia minore sì conteneva nella grande Asia, la mii- 
nere Scizia nella grande Scizia , e la piccola Tracia nella vastissima rcgìoi- 
ne dei Traci , i quali , al dire di Dionisio , possedevano un tratto quasi infi/- 
nito di terra ,• così anche nel grande Illirico , che secondo Appiano {d) , ed 
Ausonio {0 anticamente si estendeva dal Ponto Eusìno sino al Reno, e al di 
la della foce del Danubio , vi era un particolare tratto di paese coniiderato 
come rillirico minore, e con un nome speciale dall'altro distinto, e contras-^ 
segnato. Non so, se questa divisione sia nata o dalla bella, e felice posizio* 
ne di questa parte , come aede il Renano , oppure dalla sua maggior cele- 
brità in confronto delle altre regioni dell' Illirico , che, per essere discoste 
dal mare , erano in quel tempo poco , o nulla agli esteri conosciute . So he» 
ne , che Apollodoro {/), Pausania (5), e tanti altri antichi , che or ora cite^ 
remo, ci attestano, che gli abitanti di questa regione all'arrivo di Cadmo, 
ed anche prima erano cogniti sotto la denominazione di Enchelei , e che 
Cadmo venne fra gliUlirj di tal nome. Quindi è, che Lucano seguendo l'au* 
tonta itegli scrittori Greci soliti a distinguere questi antichi Illirici colla vc«» 
di Enchelei , fncheleni , o Enghelem ci dice nel libro terzo 

io) In Peripk (*) Lib. a. & 6. (e) Bibl. lib. ?• [d) De BclL IlljfK 
(0 Epigram, }• (/) Loco supracif. (g) In Becf. 



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-|t A' J&^iw» fari. % ZiL K^ h 

! ' ". '• . / • ^ nomine prisca . . ' 

Émhchi vèrsi irsUnUs funcra Cddmt^ " . . . ^ , . . . 

B GtovannlLbdojiChfeifra i moderni ^ssefxui tan r Illirico frópriamente detìr 
ft).>$uirautorift*/diiPliwo,' e di Mela, non dwiorda punt? da. Lucano: Encbir^ 
Hai àise^^Mutiqtfuni mmem (AsQhtmm rrgionis: iiUusf*^i ^t» PHmus , O* Mcia Ifly^ 
mum proprium vocant (4). -, -> . r . . :. ; j 

Ma 'e i|uil fu T estensione ddWHhrioo minort, o propriamente detto ? GU 
antichi, ijet^i OTodetni non^iptrlandone, che rper inddenza , non solo non barn 
defìnftoLUn^ punto così ^ìLexente, >. nb.^SQsu^^fraJiH'o contrarìsaimi nello stabi- 
lirne. ià> Y^ca posizione « .Noi tenteremo t^iiifissare iqnesrì' due punti con.i^ 
9Cdfsai^fsCrepap£a. dei lora paréri « Nfcandn) (^} àniniéfcte> Ma. metamòrfosi. 4i: 
C«dntoai^Yentita.neir.£acheIia fra t itomi Nafenta» eli Drino^ :QS$Ia&))i^ 
mi: . CaUitt9ca^(^) y^ e ApoUonio (^>i)dioona , che^ seppellito, in yìdn^nsLj 4i^^ 
la dita di Poioigno. Plinio (f):asscr|ve gli Ench^i^alla L%.^nia^ com4.«e 
fwsoBDlstatt.OfTliberi^colotti'deiLljbirni >-a cowè' .sempliceraente:lQrQ, confi-^* 
fliami. Da Scilace (/) » avVicUìinoai Rizxel^f al goUb.rRizzoiiicQr;r.da M.^ 
ki (]^) i|t Lissenai , ^ ai. Labeati . iSqcttbdo b tésdmonianeup di Sqim&É QriO (^) 
ffàtìàono presto k cìuk di Appdiomar fra i 6unri,J>fto,Be:Loo,itippttre.Ao«i 
secondo J£ratosi:.MejC(l* .PpIiWo;(i)Ji..coIlocalpj«sso ila palude Lìcnida nella 
Dasserezia/e Filarlo (Owll! Abanjtiayoregiono Anaantina. Akri finaltnen^ 
té con Strabilia <i^), iTonF^aepAyietto, e colla ScoUai|e r^ ApoUonio ^.ch 
aìo.fimno.Qii^nBiQne) ^ì: finchelei'. fra: i monti Acrocmiim. Una adis^tìi 
cosi grande. di sei^timantl fra autorr ipi^ aocreditati- sarebbe niai concilia^ 
bile in. qnalche, maniera., o dorrà condurci a frigivrdapef> l^Endièlia , e il: te» 
gn« in. essa di Cadmc(. come, una j^egione im;inaghiai!ia,>.6:un.sòg&0 da for 
manzo/ Jo sono di sentimento» che tutti- qv^sti scrittori non 4 bbiano asaaiv 
èau orna tate ^uMnsìone n^nza ibndnmento n e che tatti llwgbrda ^m indir 
catici baiano stati realmiente popolati. da gema Enchelianà • Poiché, se dis<;w* 
tbner rapporto al iMOgo^ in cui esi^ce^iina nelU.IUirito gHEncbelei, niuno pe^ 
jò dàiCincertezoi (della loro.^ituaaiioi^e.ba preteso dia^egarne la reale eiisteii^ 
M-, e il rtgno di Cadmo. fra. ^lesta nazione* Quindi siccqme in un gteulro 
i|oa , e Ta corroso dal twipQ appariscono tuttavia alcuni superstiti avanzi d« 

"• ' i ' • ^' '' . ^ 1. . ...'.." '^. - . ' . i : ) ( / -j - . cplo*»: • 
' (é) lik u 4ei Kffih P^tmU \ ih i». Tl{criàc. (f) Jépud Strabon. lib. x. 
<id)Asfvm¥.JÌh^.. , (OX^.Jif-*!-^ (f)JmS^(r^é : : (g) Lfb.^. càfUìQ, 

Qf^ in tcntg. (I) In Frag. de Djfrrachio. (^k) Liù. j. 

(/; oApud Alk^n. lib. II. cap. %. {m) Lik. 7. .. . ^ * , . . 
Tom, i C * 



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é .Antichità ddV lìiimM^Mpidémro 

colori, da cui si può arguire, che tutta la tela ^a una volta dipinta; così da 
Plinio > che colloca gli Encbelei presso ì Liburni, da Strabene, che li situa 
nell' ultimo Epiro , e da tutti gli altri sopraccitati geografi » che li riconosco- 
no qua, e là diq^ani in mezzo t questo lunga tratto^ ^ noi ravrisfaino in rif^ 
ti\ della sana, crìtica per tutd questi luogM ihaai/e$ti vestig) dell^ antico hfgast 
degli £schelei> e merhaa^njte.da ciò i|yferiaaiO) che in lunghezEf il loro 
paese si estendeva dalla Liburnia sino all'Epiro» 

Da Polibio p^r> e da SdnittOrGhio si apprende, qàaiìtd essi si estendessero 
in larghezza verso le parti mediterranee del gi^e lUirìce . Questi li tm^ 
mene^ come sì e veduto, nei .contorni di ApoUonia ,' e que!h> pressoio ^ì^a^ 
lude Licnida in vicinanza di Acrida, Giostinopoli. , o Ginstii^'ana , citth-ntf 
tempo floridissima deil'- Illirico » e fondita daii^i^tesso Cadmo, come 'sirka* 
va da .Cristodoro» Parlando di uh giovane, nativo di Acrida /ìMffte uutcm i 
e|^l dics^ a. piis msj/)rihfs fOtriam adwBoimm ilùtrhsam. Lyemdsm , qmam urbcm 
Cadmili Vbanìx conitruxit (a). Secondo quesci storici,' eglino occupavano adun« 
que una gran «parte dell* antica Macedonia , e verso le -sparti nostre raankit 
Dardaniar che fonava lina porzione della Mesia superiore, Serviva loro di 
confine*' Essi però noa si estendevàno^b per tóvto egualmente dalla spil ggii 
marittima infia terra • Pertanto ,. se è véro qi^o , cothe par» tecontrastabft» 
le , possiamo legittimamente dedurre , die g^i antichi Encb«lei non ^rano a]p 
trimenti un. disprezzabile pugno di gente , mz bensì un numerosissimo popa« 
lo , che sotto una .partìcotaxe denominazione emulò un témpc^ la gloria deHa 
granile nazione Illirica^ DL fàtd £>rmafidoìe£u on' regno cosi vamr, a potem 
te , . e col loro compio , ed industriai non comune agli Illirici mcdita'ranci 
assai meno -colti avehdo di Tpik i monti, e il mai^e per nanmrle dil^,r£ncbè 
furono tra loro uniti, poterono fidlmente ^amirs! da ogni àemko attaoa»^ 
Qiando arrivò Cadmo nel lor paese, erano ceitamènte indipeiMfentl, e rko» 
SlOsdurO'» che r.ebbcnróper loro R^ , riportarono immantiàevft par menOiauò 
sogli lllir) mu sagnalau vittòria ," per cól ettesei*- i loto confini al dite 
£.ApoOodòn>. Durante la vita dr Cadmo prd>abilniente noti forovq^iìirsMK 
taccati dai loro confinanti nemici;: ma, passato il suo légno in mm^idél^ tuoi 
debcAi successoti , gli Illirici mediterranei ingrossati nella Tracia daSei^rde^ 
ebe discendevano dall'Asia, e dal Nord dell'Europa-, s'impadronirono a pò» 
co a^ poco del centro dell' Enchelia , e i di lei abitanti non poterono più di- 
fendersi, cbe sulle due estremiti^ motivò, per cui^ninio S t^feodostó- plesso ^ 
la^ Uburaia , e, Straboné ptesio l' Epiro. £«i à>tse furono tbl^ataiensé di$i»t« 

(a) jtntbol. fib.^. EpigK^ . .. . - 



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ìi, t per^o il piDpln nome> pressa cj^ieUo d'Ultrjv'tlIeidii; due iffoli 
dopo' hvìinutE Idi CadmaV i^omedecs'int^ . ! , e. s :! 

Fhisatt l^ei^enìnM&ìdiliitestÉambaa'egk^ :ci 41 jyeitatft dk ttamtaf^fe^ 
#Mla icfc^iere la gma^i^iow dvcaikluo^c^idc^ke Ctdmd , ed Al(p\9ni4 
fUtfenb «eppélliti . La «ana^cruiai ^l porti a . rtedere :, che Cadmo pi^ es^er», 
a-popcau dì accorrete •eòiiHSguafc ipcosteua ai tisog&j «deliuoi sudditi :» ^. ^ 
airli m soggezione dovere "risiedere nel iàiót:eiitro^ aàprutvixtfy se fosse stato 
ufi1iK^1>én-fbr.tiflcat>o.^LìMUefiia:pUimnr£a^ esseri^; a tift;jdi presso 

iifuaté6a la Lft^rhfii ,-ìer%ì)lrc>, 7efnb|si>^clie:9BiUico iieiCòkStitttifise ilseptro* 
Fra^mtiilwigtiPpoi da'Hafialura fcfftffifcafti,'^^ ed^ailorà/quasi iaajw?^lbilì al 
flemiTO-Mcertamente Cadmo non ne poteVa ^c^hei^ untnì^tore, e più adattato 
di questo plano cinto d'ogni intorno di altissime scoscese montagne y, e fa^t* 
mente difensibile mediante un presidia: di; podi! uomini collocati dalla parte 
del mare. Ma queste non ^no> ^he congeuifre. Yeivamo ai documenti isto- 
rici , che Jion ammettono replica. S^ihce adunque «itua il sepolto di Cad- 
mo ^ e di Armonia, ed un tempio eretto in loi^ X)nore itxiUtan;£a^ poco piti dì 
eento miglia dal fiutw Nanenta , « meno* di trenta dal fiume Ajrione > o Oat^ 
bla verso Oriente : ^ Narone dd ^rìonem usque fiuvium unius iiieii ah tA$ÌQ^ 
ne auiem flmvÌQ irevior dimdio navigaiio est ad loc^m > jiM sun$ £gdmi yU(^^ 
enoniitque faxa , &- delubmmfrtcui ab Jlrioj^ fiurOio {a) , . Porfirogenito^ Che 
jcrìvendo $uU!IIliria :si atteneva meno alFautoHtà degli jnti<:hi ,^4cha:allA FPr 
pria scienza relativamente alle distanze j^ei luoghi^ non disse ;iè|più| .it^-mer 
no a questo proposito: A Nàrànc ad ftuvdiim ^iicwem Jieì pavigatip e^tf^post 
lAricnem fiuvimn dimidii dici curj» Cadmi , ^ Batmom^ saxa juni (i)y : Ni» 
candro dicendoci semplicemente , che r; Iride'm ifdantam ) $ ^uam aiuti Drilo , 
&' l^aroms ripa j ubi templupft- Cadmi y MtqucHarmwU fundati^m , est (j:)j 9I- 
trecchè non ci spiega, se stdebba inten4ere il loro sepolcro , ,0 uit; semplice 
joro templQ, ciò, che sembra pia verisimile, non discorderebbe j^Ito inaila 
^semenza dei dtìe sopraccitati scrìcrorì^cómprendendblo .tra iiidue fiumi Naren* 
Ur y -e Drino, fra iquali appunto- giace II planuravdi- Camlv* : Callimaca, ed 
Apollonio 7 che lo collocano non molto Jungi jda Oblcigno, cWJf^manQ anch' 
«ssi quanto abbiami -detto di sopra;, mentre XMcijgno non è moUo distante^ ^al- 
la Partenia Epidauritana • Ma^ le 'ixtflìcàté dimensioni dir Scikce , ^e ^ì Porfiro» 
rgénlto non potrefcberó essere p%*t «satte =;, poiché tale .appunto è lald,j?WtKw «la 
Narenta al fiume Ariose, o Ombla-, è da questo alla pianura Can^Iitana. La 

co 

ia) Ih Peripl, (b) De Adm. Imp. Luca Holstenio interprete . 

(e) Loco supracit. -, . - , 

Ci- 



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S .AfUichiiii Veff' rfUrica^SpiSdorò 
é#stihtd^ tt^diziofie àtsm^ssa dàlU sia tlta ancjchitk tgii at^Ii C^M\ìà, è 
Ragusei , la quale colloca appiè' del monte Staesinizd il sepólcro ^Qààa^'^ 
e quello Ài Af-tnoiua pre^o l'aitto raome» che al di là della pittOira eli su 
diHmpe<èto, e che serve di lido al maie^ .va raaràviclioaanienitf d' ato>)*A:XOA 
c4ò> che ne scrissero^gli anéichi. imperocché avendo ^ssi distinti -questi due 
fronti cg3 piccolo tralféo di pìanuta intemedia, ascriiF^vano.coA.|)42zi>.e aur. 
perstìziosa credulità' alle ossa diGadmo-,. e. della sua consorte una specie d'ich 
sfgne oracolo parlante ^ o {(hittò^caimà peapetiia tauquiQrgu. rCredev«iio^ 
che i due monti vicini con grande fragore a vicenda ai. ur^^^^fro ,1 9er^-9ttAl 
volta sovl-àstara qualche male a#ir Iltit?: E' Dk)BÌsio (4), ch^ Io T^ccpntja^ e 
Giovanni Tzetze così ci dipinge U vicendevole ,- ^ prodigioso urto ^i due 
sepokri. -^ j- -^ •■,»'.- . ■/.. . ..j .. . . , 

In tllyrììs fuMuìì Cadmi, & Humùmity 

Mah i]ùòpidm Itlyfiis y s)eu dftrim^Étc Jncìdenic ^ 

Mmttté ConfligeHUs stvepiunn idebant, 

Tnnquam ìndoleniei calamitatibus , & damnis (t), 
Nói ^gettiamo quésta favola , ma non possiamo non'aj^Iaudiré a questi due 
scrittori^ i quali per n^ezzo di essa e! indicano chiaramente il monte Snicscni'^ 
zay e le Sijffte iConavoskje, o rupi di Canali intersecate dalla pianura. 

Dopo tutto queào non dovrebbero sembrate milco valutaljili, k opposizioni ^ 
che far -ci potrebbe talutio sull'autorità di qualche scrittore apparentemente 
contrario ^a quatìto abbiamo esposto finora sul 'sepolcro di Cadmo. Dj$si appt« 
rentemeìite contrario ; porche , se si riconosca il peso delle addotte ragioni ; 
se si ammetta per vero , che Tiroé Fenicio |>er isfuggh-e le trame , che ordi- 
te gli avrebbero i Greci , ^npn doveva^ -e >non poieva staMire il suo soggÌQr< 
no in luògo limitrofo alla Grècia ; se in iìne .si consideri y che questi scritta* 
ri, i quali contro l'evidenza* ristringono il gran, popolo degli £ncbelei ai aoli 
abitanti dell'Epiro > e «che Insegnano mostrarsi colà ciò i che di Cadmo si rac* 
conta , hanno scritto suU* autorità di c"hi non aveva chiara notizia dell' Ee- 
chelia , «b suHa vaga tradizione -degli Epiroti , .0 Aopceraunii che. tolevaao 
successo nel loro angolo dell' Enchelia qùeHo, -che successe nel centro^ ai ve- 
drà , che non combinando essi con Srilace, e /PorfkQge.nUo avevano solamene 
te in mira d'indicarci gli Encbelei dell' Epfro , come Plinio c'indicò quelli 
vicini alla Liburfìia. Ma giova non^ pertanto ip!;e venire queste difficoltà > e rir 
batterle. Pesto Avieno espositore di Dionisio colloca il sepolcro di Cadmo 
neir Epiro : 

{a) In Perieg. {b) Chìl. 4 hist. x}5. 



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e dì Kàgusa Pari. L Lib. f, ^ 

/ . '^y.lifyns ora dehiìiCi dffscntdtSfir ^ bicque periciìs 
' i^ S^fpf canbuarum famQsa ^eruumn surgunt . , 
^y Tumptorrp^tisiqMa sunt 'oada turgida Nero,' 
. . „ BJfrìmm^f y tir Cadmi justcfUai gleba sépulchrum „ (n). 
:^teneo.ponenllol0i&elt£fttto degli antichi Amaatini , oAbanti«i luiygo ri fot* 
ft ^ l'KriloAa non ftC€or«U od sito con Avieno:. £jI eitam ^ egli dicé^ tm//o- 
r«M^ sermone pervutgjOiMs in lllyrio locns j quemCaUces vocanS^ ubi Cadmi y Har* 
morUttque monumentum siium est , ut PhyUrcus tradit in libro kistoriarum alte'* 
roy & 'vigejimo (b). Strabene finalmente discorrendo degli Acrocerauni inde* 
terminatamente lo mette nel seno di quei -vasti monti : Imperium Cadmi nepo* 
$es ad Enchelias ienuere , .quoque de àllis fabulosa narrantur , bis in locis osten- 
duntur {e) . Osservo primieramente , clie m un' istessa provincia questi autori 
non vanno Ira loro d'accordp n^U' indicarci un unico luogo sul sepolcro di Cad- 
mo, come i precedenti nelF additarci il vero punto delia pianura Canalirana. 
^econdarfamente » che T autorità di Sttabone> la quale in genere è valutabi- 
lissima > iìoa fa qui al caso nostro • Poidiè egli pada propriamente dei poster 
Ti di Cadmo , e nói conveniamo con lui , che essi della grande Enchelia non 
possedessero più, che l'ultima estremità orientale, e che là.si onostrasse qual- 
che loro monumento superstite • La seconda parte pòi del passo di Strabone 
mostra apertamente , che o nulla di reale esisteva in quelfe parti, oche > se vi 
«sistev^a qualche cosa , non si ^sapeva , se fosse questo un antico monumento , o 
•un puro tempio , o il sepolcro di Cadmo : qùieque de illis fabulosa narrantur , 
bis in locis oìtenduntur . Ma se V autorità di Filarpp , di Avieno , e di Strabo- 
ne dovesse prevalere a quella Ài Scilace , di Porfirogenito , di 'Dionisio , di 
Tzettce , si dovrèbbe con pari rragione ammettere , che il sepolcro di Cadmo 
.esistesse presso Apollonia, e presso Acrida nel tempo stesso; giacché abbia- 
mo o^s^yato., che, secondo Scimno, gli Enchelei esistevano nd distretto di 
ApoHonia, e, secondo Polibio, nelle vicinanze di Acrida fabbricata dall^istes- 
>so Cadmo poco dopo il 1408. innanzi r«era volgare. Le più illustri"' città del- 
ila Grecia >sì attribuivano in un medesimo tempo la gloria di aver data la na- 
scita ad Omero. La celebrità ^i quel divino poeta diede loro un tal diritto, 
.mentre .una sola poteva vantarlo come suo . La 'gratitudine degli Enchelei 
.produsse quasi T istesso effetto riguardo a C-admo . Era naturale , che i varj 
^ami di quesu estesa nazione, intesa la morte, l'apoteosi, e^la conversione 
an serpente del loro Re beneikttore , facessero a gara di ergergli nei loro di* 
«cretti templi, ed altari, e nelle eù poitecipri gli uni a preferenza degli al- 
tri 
(a) Ad Peric'g. Dionys. (}) Libasi, cap. a. (e) Loco supracrt. 



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so \Afaicbkk ÌeWJlUrm^Spiia0ro 

tri si glorias^ro Ai flverioe H sepolcro, inttnto 4ia joio fiiil iiHigo 4i questo 
sepolcro , cioè le odierne S^tne JCctunmie- riooao|ciiite^<Ucli 'ntictM geografi 
sotto il nome di saxa. Xkdmaaj & tMfn HMnmmUt^ li^«vecIo ^ùnfue attri-» 
buito a tanti luoghi deir£ncfaelia Bon nacque , che 4alfe «otìdtè tradizioni 
conservate presso gli avaiìci di queir iafttko popolo,. e assai mal totesef e zp^ 
plicate dagli scrittori » clìe vennero idopo« Ma la* gnrttt ieHt metamorfosi A 
Cadmo ci confermerà sempre più ti luogo 4el suo «epofcip« 

C A P O II. 

M£T4M»xrOSX»X<3ADM«; 

U n^ npmgom le ^varic ìntcfprfU7CÌ$ni . 

rii anticlii mitologi concordemente raocomano , che Cadmo^ mentre 5og« 
giomava nelFEncIìelia colla sua consorte Armonia, ^ndesse le setnbiatize 4? 
serpente • Stazio ne fa menzbne con questi yerd : 

• « . • Cadmmm £o»Mtata jacffitem 

ttarmmc 'verns in sibila dira qucrelis 

Illyrìcos Jongo suJcavìi peSorc jcan^os {a)^ - ... 

£ Seneca lo conferma in questa guisa : 

j^uì» ipse -forvurn jubrìgem arista caput 

lllyrica Cadmus regna permensus fuga 

Longas relìquìt corporis iraSi nùias {b). 
La storia ci assiste -del pari nel collocare non molto lungi dal suo aepolcro io 
speco, in cui favoleggiano, che egli sì appiattasse convertito in serpente* 
Giovanni Lucio appc^^to all'autorltl de' più celebri :$crittori non potea me- 
glio indicarcelo ^ J^utbuam nainganies Epidaurìtanos porSus crebra, appetire j<h 
leni , ubt rupes , ^ prope ras anirum ìngens existunt , in qu9 Mn$ro serpente! 
fuìue posferiorun^ 'quoque ^emporum fert i>pinioy ibique Cadmuu^ in serpentem 
muiaium . . . commetti suntGraci {e). Questa grotta detta ora Scipun giace ap- 
punto in riva al mare nella piccola penisola Epidaurkana , che forma in oggi 
Ragusa vecchia , e si discende nel -di lei profondissimo seno j ItL cui sgorga 
una perenne vena di dolce , ^ fresca acqua , -per mezzo di alcuni comodi gra- 
dini , che r arte aiutata idalla natura ha disposti in maniera da formare ima 
specie di scala. La tradizione -del paesani, che mostrano questa spelonca co* 

me 
.{a) Theb. Hb. %. {b) In Hertuìe furente. (e) JUi.t. ' 



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t di ligure Parf. L Lib. 1. ti 

me il ricovero di un utico serpeAte, si accorda coli* autorità di Qovannl 

RicoaoKiau k topografica pùsiiioae di qufsto (uq^q^, passiamo ad accenna*^ 
Fé lé opittfoni òà ^ueUl, che si sono accinti alla spiegazione dì questa meta*, 
morft^i. Ròdlfiifto è^df patera, die sotto* Uvela di questa favola intender si 
debbila priideiit»» clie Cadmo > ed Armonia Ù acquistarono cogli anni, e 
coU' esperienza . Ma e perchè attribuire una tale prerogativa ai solo Cadmo, 
quandoDanao^Cecrope, ettnti altri antichi fondatori di città i capi di colonie, 
ed ediKaeori di nazioni, e pòpoli in quelle sicefise favolose età 9 se non sopra- 
vanzafono Cadmo neUa prudenza 9 li furono almeno eguali? Tuttoché dunque il 
serpe » H simbolo dellia prudenza , cow« la colomba- lo è della semplicità , 
questa ^ifetMiocfbti porrebbe avere ttttt' alerà interpretazione « Infatti Nonio, 
atteso- il lungo viver dei seipi, pretende, che da questa allegoria si. debba ri* 
cavare la lunga vita di QulmQ > e di Aritonia ; la: c^ cosa pere può essere 
egualmettte falsa. £ - tutta¥fa' limarchevole il pensiero, e T espressione di qu6^ 
sto intica poeta; 

• . • . . qtéiius Umpus.p^pgredicns " 

IHdit durmm haàfrjp' se'rpcfitin^mformam (4), 
Eustazio, riptena della atua Grecia, e,: secondo il cattivo animo delta nazio* 
ne, giudice poco eque^ exontrafio agU Illirici , presume, che Cadmo, ed 
Armonia intalnta siaoo stati convertiti' in serpenti , in quanto che essi passati 
da Tebe nellUUirico vit%s&m deposta U Greca eleganza ; e fossero divenuti 
barbari, poveri, ed incivili (f). Qoachìno Cimeràrio sposò questa ridicola. 
Euatachiaw impostwa; e per screditare piuttosto se stesso', che la gente Illi- 
rica ppprUK>e in questi deliri ; v/fo quU cjms mora Gricci ^ & mansueti in vi* 
tam ibi d€gfner^mf & f^ram deflH^extm$j cnm.exuta priori prùbitatCt & ^qni^ 
Me , imp^rtunusy & instar serpen$is faSim eiset ÌCorrHpfus nimìrum consuetudine 
Srntis Htìm malitiosmi&impMer^tìs jfaSfusquf Bàrbarm hahifant cum barbaris{c). 
Q}i^li*sembianze .avrebbe.. dato a Cadmo il Camerario ,' serìcóvrato si ùmt 
fra irG^mini di queli^Bi 9 i q^^ tanti secoli dopo da ^Strabene, da Diodo-* 
ro'jiida •Plinio , da TacitQ, da Cesare',* e dà Sericea sotto il nome di Sciti , cf 
Gdtb^Sdti dipiati ci vengono come Uomini ignudi , antropo&g! , arii^ati di 
MLzi )basteni , e pertiche abbrucciate , e come abitatori di selve, e di spelon- 
aller)ac^4ìil$a delle iit»e? Ma qualora questa preminenza dei Greci costumi i% 
CMfeimtt diegU Illirici ? I riti della^ Grecia > ciome alttove oiostreremo , erano 
- - a que^ 

{a) Dionysiac. lì^:.^. \ Ì^),In^Perì^. commkn^'s^ ^ 

{f) In jilUgor. foet. Decur, 3, n.^ (r*.^ Tkaaur. Crit. ^ruf.) 



I 



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a quelfa epoca pìucchè barbari , e crudeli ,^e i dì tei abitatori eoft «utf^-lft* 
toro precesa urbanità , ed eleganza non si distinguevano da tutte le altre m-^ 
£ioni f se non per la maggiore deformità dei delitti. L'antica storia ci som* 
ministra molti esempj posteriori a Cadmo ^ mercè àt' ^uali non si pu6 dubita- 
re, che la Grecia non fosse ^uale in barbarie a tutte le altre nazioni. Taci*- 
dide (tf), che a questo proposito doveva essere consultato da Eustazio/e dal 
Camerario, afferma, che la Grecia dopo di essere Itaca un tempo popolau> 
tornò ad essere quasi deserta; poiché essendo stata del tutto sensa commerr 
ciò j perchè non si poteva esercitare con sicurezza né per mare , né per ter* 
ra, gli abitanti emigravano spontaneamente, tanto piìi, che dalla coltura del 
terreno appena ritraevano , onde menare una rica assai meschina • Omero , d»> 
ce questo giudizioso istorico, nusquam uni'verKs Gritcict popmlos. iìh^ii , idtst 
Grcecós appellami .... Ncc tamen barharos dixit , nc€ ipsam barbari <t»C9m 
msnrpavìi: quod ne i)\mt quìdcmj ìdcsi Graci a barbìms distinsi in unum ioi- 
tius gentìs eommune nomen barbaro , ut mìhi 'vìdciur , ^pposìtum coaluisseni . 
Conclude infine col dire , che in parecchie cose erano barbari al pari delle 
più barbare nazioni : muliis etiam atiis in rebus demonstrarit quis , priscos Gra^ 
cos eodem 'vHae genere usos , qno hujus aiatis barbari utuntur • Finalmente 
quella vantata polizia Tebana , da cui counto degenerò Cadmo venendo fra 
gli Illirici , sarà stata certamente Inferiore « quella dei Re suoi successori in 
Tebe. Eppure un accreditato Autore {b) parlando della discordia insorta lira 
Eteocle , e Polinice non ci fa un cosi vantaggioso ritratto né del regno Te* 
bano, né della coltura de* suoi Monarchi. 

Ma fu egli più glorioso per Cadmo il comandare agli Enchelei ibrti, nu^ 
merosì, e certamente più costumati de' Greci, o coltivare le squjrtllde cm^n 
pagne detla piccola Beozia , piangere un nipote ucciso dalla madre ubbriaca, 
un altro gettato in mare dairistessa madre agitata dalle forie, vederti una 
figlia violata 5 tollerar dei ribelli , sediziosi, e perfidi, e vivere in continuo 
timore di perder la vita? Eostazio adunque , e 'Camerario , che convertì in 
malizia, ed impudenza la nobile guerriera fierezza, e semplicità d^li aSntichi 
Illirj così spesso rammentataci dagl' istorici, non s'ingannarono meno dVIsigo-» 
no (Oi e di Gellio {d)^ i quali adottando gli anili, ed infamanti raccónti de' 
Greci spacciarono, che fra gli Illirici esistessero degli uomini i^%mmy\tkra^ 
cùnt^i ) cioè con occhi a guisa di serpenti , <he col solo sguardo toglie&ero 1» 
vita y e che perciò Cadmo unito^oon loro; avesse preso il nome di dragone « 

Cote^ 
{a) Ub. J. (*) Papìmm Tèeb. p, (e) jfpud Plinimn 4ib. ?• 
(d) Lib, 9. Up. 4- 



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e M AMgBsa Parf. I. LìB. L jj 

Cotesti tutori prima i' Interpretare la metamorfosi di Cadmo doravano per* 
suadersi , che questo cangiamento in serpente , o fosse parto degli Illirici , o 
dei Greci , non poteva non essere in gloria , ed onore di queir Eroe . Abbia- 
mo gik altrove osservato, che alla di lui virtà, e all' eccellenza della di lui 
indole gli Illlr} tributarono onori divini innalzandogli temp) per tutta l' Illiri* 
ca Encheiia. I Greci andarono anche più oltre. Essi deificarono le di lui fi« 
glie, empòri . Chi potrà ora credere, che gli uni, e gli altri abbiano coir al* 
legorìft della trasmutatione in serpente vdUiu> d^imere , ed infamar quel* 
lo, acuì resero oiK>ri divini, e ai posteri del quale fecero T aj^teosi } Lo crt* 
da r Eustazìo , il Camerario , Isogono , e Geilio r U saiui criciea , che è as- 
sai più avanzau di quel, che era al tempo di quésti scrittori, lungi dal ferci 
riconoscere sotto questo simbolo la satira di Cadmo , ci persuade anzi qualche 
cosa di nobile , e grande per la ^oria di un uomo , che fii così benemèrito 
de*Greci,edegliIiliri. 

Il sentimento di Pieno Valeriano (m) nello spiegare la metamorfosi di Cad- 
mo pare fimdato sa queste nottue riflessioni . Gli antichi , dice questo filo|>« 
go, colla figura del serpe > che ogni anno al deporre delta sua spoglia ringio* 
vanisce, solevano designare un uomo, che dalle gravi persecuzioni, e traver- 
sie era benignamente riaccolto in seno delia lieta, e rìdente fortuna. Oiiindi 
par verisimile , che gli lUirj per essere grati alla memoria del loro Re mercè 
di questi simboli abbiano voluto adombrare la real dignità , che ottenne fra 
loro, i sud giorni felici , e la dcmiestica pace goduta d^o le disastrose vicen- 
de sofferte nella Grecia. In tal caso gli lUh-j per via dì un linguaggio , che 
era là scrittura dì quei tempi, avrebbero perpetuato i beoefizj ricevtiti da Cad- 
mo , la loro* gratitudine , e V atroce procedere dei Greci • 

QiMlcano fra i Greci {b) oltre la figura di drago gli diede anche quella di 
leone. L'uno, e T altro di questi animali era prèsso T antichità il carattere 
della Ibrtesza , e del valore marziale . Laonde questa idea ci preseau un al« 
aro prtAabilissimo scioglimento di questa allegorìa, ed è, che Cadmo, ed Ar- 
gnonta dopo di essere divenuti capi degli lUirj s'imbeverono bea presto an- 
ch'essi del loro straordinario coraggio , e diventarono , secondo il simbolico 
parhir di qiid tempo , forti come draghi , e leoni . 

Non è foulmente fawr di proposito il supporre coirArcidiacono Tomma* 

so 

(m) Ih Hier^yptf. 

(k) Ptolem^Hs Epbfsfià N$tkt Hhi. Kb. a. . 
Tom. D 



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14- Mticbiti ielPmrkd-BpldéHtù 

so'(ir)> che IMstesso Cadmo deste orìsine a questa sua metamorfbsi coire$er« 
cizio , « colla perizia, della ttavigazicme. Glorioso egli , giusta il pensar di 
que' tempi, per la fema di predare qua, e là per tutta l'Adria kon tortuosi 
giri , e scorrerie , e di fare immense ricchezze air uso de» pirati , che vedrc* 
mo essèt* poirasonabJli ai serpi » perchè dopo morte non potè eoa tal simbolo 
essere "qualificato dagli Illìrici marinimi come il perfezionatore della loro na- 
vigazione, e piratica? Ne vi manca fra gli' antichi thì creda , che essi ap** 
prendessero dà lui , o da quei Fenic), che con lui vennero neirEnchdia, una 
u( arte ) è'che^^oi .prfani:^]ccessori siano stati allettati alle marittime ag* 
§re^s{oni » le quali .poscia .esercitarono lungameme , atteso i grandi emolumenti 
delle ipòglie, e dei bottini «^. Infatti i Fenici aerano glàf^rima riputati firzn in* 
stancabili , e appressa loro T esercizio di sì fruttuosi ladronecci non «riamente 
non iofanuva > ma.pofUva anzi seco T opinione di singolare virtù, ed onore. 
Dovevano però riflettere questi scrittori , cheglilllirj colle loro marittime escuj> 
sioni ^avi^ndo già molto prima dell' arrivo dei Fenic) in Grecia attaccato il Pe- 
loponneso , e fra le altie prede potuto ^lo^Ursi di trasportar seco Io figlia 
d'Inacp.Re degli Argivi, Cadmo ^ o i suoi successori non han potuto essere 
j primi ad introdurre neir£nchelia la piratica , e la navigazione. Mi pare 
pertanto assai più- credibile, che queste due nazioni inclinate ad invadere,, e 
predare perindqle, e per costumanza facessero piuttosto alleanza fra loro, ed 
accreKesseno non poco i pei-kolt neU' Ionio ^ ^eùeir Adriatico a danno della 
vkina.^ Grecia, ed Italia^ Infatti Tucidide ci Rammenta la pirateria di quelli j 
che seguirono Cadmo ^ Frttcipuc i;epo insnlarum ifKùl<Cy ut Card , & Phomiecs 
l4trofima exercctafa. (t); e Strabone, Stefano, e Plinio parlando dei Taffj, 
oTeleboi, cbeBochart fece Fenicj dal bro nome esprimente corsaro sull'autor 
|ifa diQmcro (0> 'e dello Scoliaste di Apollonio Rodio (4)^ c'insegnano, che 
possedevano in. quei tempi le cinque Curzdari ì o Eebinadi , ed altre isole 
avanti il seno di Coilftto. Ma essi si avahzarone anche {sìu oltre neir Adria* 
xico> e c'ò probabilmente per la buona armonia, che regnava fra Ioro« 

Senza attenetci agli spiritosi raziocina del Bochart , coi quali per mezzo di 
mimologie Fenicie non abbastanza chiare , prese^ troppo da lungi , e quasi sem« 
pre scompagnate dalla storia va indicando per V Ulirìa i luoghi occupati <U 
Cadmo, e da* suoi seguaci Fenicj , ^i è certa, che ancte al di d'oggi 

neir 

(g) In Hisi. Salonit. Ut. i, cap. t. (b) Lìb. u 

{e) Odìss, 'V. iz6. {d) Lìb. i. Xrgon. v^ 749, . , 



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Béiri9oU di Ligoftta soggetta alla Repubblica di Ragusani veggono ^<4pitf 
con tal ordine in una durissima ru|ie queste lettere credute Fenici?. 




* in 



I t 



Che queste lettere , dice Vhh, Gk«ti> isorrispotidana all^ nprtre Tb, LLì 
Tb, e K , e cbe skiAo antichitsìme , e quelle p]>oi»iameatet che ufayiBO-glJi 
fbre! »' ed i Cananei Uno ad Esdra x cioè ^'oo all'anno (del mond^ 3f 37» %lr 
condo rUsserìo, 4<Mnn] priim dell'era rolgare^ noacejal^scuno duljitj^^ 
né il Rab. Azaria (a), né il Toinardo (^)> né Bernardo Montfaucon^(^). ^ 
poi siaao suté scolpile da Cadmo, o dai suoi successori in quest'isola fornit$i 
di comodissimi porti , e cbe iwa significhino unite ^ai sigK , che si;^ vedono e 
sotto, e sopra 9 non é forse sperabile di poterlo -saper meglio di quello, che 
si cercasse chi sia stato il perucichiere di Cadma , e la camerier4 di Armo- 
nia. In un altro sasso si vede parimenti .incisa la seguenie figiu-a > di .cui 
qualche antiquario ci potrebbe jforse dare la spiegazione (i). 




Da. ciò si renderebbe sempre più Yerisimile T opinione dell'erudito Antonio 
CaramancpfOi il quale. sostiene , che i Fenìcj abbiano avute colonie nelle 
isole dell'Adriatico, e segnatamente inCorzoIa, dove egli alla cima dei mon* 
ti ha ritrovato sotto mucchi di sassi alcuni feretri, o cataletti con varie lette* 
re Fenicie scolpite sul sasso vivo^ 

Non si deve tacere in ultimo la grande amicizia , e parentela , che per 
m^zzo di Cadmo , e de' suoi Fenicj contrassero , e mantennero per molto 

tem- 
evi) De Lift. Samarti, lìb. u (lyTraffat. de rè numer. 
, {€)'-faleogr. lib. 2. cap. i. pag. (i) V addotta iscrizione con questa figtfra d 
trova rhella somi^ntà M nn monte dettg dai Lagostani^Velìki Prjcvor. 
. (e\ Apud Coliti in Eccles. Kaguf. - ' 

'P* ^" ■ • 



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z6 jMicMtì delf lìUrita - Epidaàrt ^ 

tempo gli Illirj con quei Tebani , che essendo del suo partito rimasero ia 
Tebe dopo U di lui espulsione . Non per altra ragione Aminta Re dei Ma» 
fedoni vinto da Bardilo Re degli Illirj s'indusse a dare in ostaggio ai Teta- 
ni Fili^K) suo figlio, e padre di Alessandro U grande. Giustino (4), e Dio» 
doro (*) vanno d'accordo sul fatto, e quest'ultimo cosi si esprime: lllyrj qm* 
d$m PkUippum <jns ( Jlmyntét ) filiorum mìmmtmy qua» in césidcm snscepc^ 
rsm$, TbcUnis ésscrvandum mischtnt. Pausania (e) racconta, che, presa Tebe 
dUgli Epigoni , una parte dei vinti aventi per capo Laodamante figliò del Re 
EteocJe «' indirirzò immediatamente nella sua emigraiione agli lUid > cùmé 
« quelli , con coi età tanto tempo passavano le migliori reciproche corrispon- 
Jense di parentela , e dt amiciiia . Del resto possianto orma! contladere » 
die» le è vero ciò, che gli antichi raccontano di Cadmo neirUliria, tutto 
flttccesae nei luoghi da noi determinarì colla scorta dei migliori istorici , e 
geografi antichi , ed indicatici soprattutto tUi teguesti veni di Dionisio. 

Fkmlis hhu pmtés convcrftms vfrgit Md offMs ^ 

jHqnc Lìhumotum ierras , lìftHsque prùces (1) . ' 

MMlimcM pariier prastrìngcns littora gurrit, 
■ ' ' Mi 'vcmi Vlyrfas Iute pcrrcBus ad arces , 

Jl/mi tolhm$ mmies èxtclsa cacumìM summaié 

€ermur hk iumulus , qui Cadmi dicitur esse , 

Mermio9ktque sìmul : namque bic serpentibus fM ^ 

Carperà post iempus Icngum mutasse feruntur 

In senio j postquam patriam^ Tbeiasque relfnquunt. 

ìUru illos aliud poiuerunt numina monsirmm . 

Namque duo tumuli concurrunt peste futura, 

Sigmficàt quoties soevissima damna colonis . 

Ihec regio fontem mìrand<t Concipit uàd^t, 

Jguem merito /veteres dixeruni nomine sacrum: 

Nam gelidus superaf cunBarum frigus aquarum , 

jtccensasque faces sì quis prope duxerit undam, 

Extinguit ftammas : redpit sed rursus easdem 

jtdmoveat dextra cum extìnSam lampada fonti • 

Sèd supra Tracen , neenon Epiron ad austros 

Principium%rrce doffissima Gréecia sumìt 

^ Ascendens multum: EU. {d) ^ 

CA- 

(a) Lib.7. (6) Lib.iS.(c) In Meo$^ (1) ÌAfeninsula HyUìs è la moderna Por- 
ta, eSabioncello, con^e altrove vedremo. (J) Dr Situ Ortis Prisciané interprete. 



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( di tMtfU* Ad hlih,!, tj 

CAPÒ IlL 

MUercbe sopra la prtria di Armoni* , 

ti ■•• 

creiolitk dq{li storici accreditò Qon poco gli speciosi tacciti % che ci 
trnnttidaroAO i mitologi su Armonia consorte dì Cadmo « Intaato fra la va« 
ried dei pareri la sua patria diventò un enigma , che brevemente tenteremo 
di sciogliere potendo aver relazione con ciò » die abbiamo dftto di sopra» 
Secondo Pale&to , Armonia fu sorella di Dragone Re della Beozia, e Cadmc^ 
dopo averle ucciso il fratello , ed essersf impossessato del suo re%no,, la prese 
in isposa« Il parere però di coloro, che la fimno sorella di Dardano, è cer- 
tamei^te meglio fcmdato. Arriano C^) ci racconta , che essa fosse rapita , e 
condotta a Tebe da Cadmo » allorché con una lunga navigazione veniva in 
cerca dell' Europa ^ Stefano poco discorda da questo n^cconto : Mnaseas vero 
mp^ aUato e deMro Minerve»- Palladio ,^ cum Harmoma , & Jashne ftatribus 
fèrwmsse in Sémùtbracem j atque dmn ibi degit, Cadmum ^enorìs filium cum 
#0 nccsssìiudinem junxisst , qui , & moriua Tbehphac , Harmoniam sibi cor^uwio 
iopuiévit. Cudmus msit cum ìociit Durdauum in ^siam ad Teucrum Trcja^ 
num , qui cognito Dardano ^ ium ri Bafiam filìam in mairimonium dcdit , tum 
fmoricns rcgiam poUstaUm. Dardanui urbem incoimi ^ nominavitque rcgionem 
Bardamam > qua Teucri^ antea nuncufabatur (i) • Ma ^ da guai luogp Darda* 
no, e Armonia si portarono in Samotracia ? DairÀsia, o dall'Europa? Né Ar- 
riano , • né Stefano cel' hanno indicato , anzi tacciono e la discendenza , e la 
patria di Dardano . Il contesto però del racconto ci mostra , che Dardano era 
Europeo, checché ne dica Eustazio, che con Armonia lo & Asiatico (e). In^- 
fatti Diodoro. (J) dove parla di Dardano, e della. Samotracia concorda appun- 
tino Mn Mnasta , il di cui àlctOP, circa la patria di Dardano è assai ben 
compensato dal coittenso di molti scrittori antichi , i quali e* insegnano, che 
e il sopradetto Palladio di Dardano, e tutti gli altri riti sacri passassero dal» 
la Tracia in Troja . Strabone è di questo parere .• Hon abs re est putare, rf. 
^ui ipsi Phryges Thracum c<doni sMn$^ ita etìam sacra inde traminUsse (e). Ma 
speriamo di poter confimnare una tale opinione sino all' evidenza , allorché 
conciliando fra loro Strabone, Plinio, Sallustio, Ateneo, Erodoto, Licofro. 
nt0 Savio, <#iustino, e Apfiano col paragone della lìngua Frigia, e Tracia 

o Sia- ' 
Os) jfyud EuìtécUum Cmmn. 54, inPerieg. {b) U. tktrdan. 

W Ibid. (d) Lib. 4. *• 5* (0 ^/f . JO« 



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It jtkicbiìk Mot Oi^kn^tpTdanré 

o Slava mostreremo , che i fondatori del regno di Troja furono originariameii* 

te Traci, o Illirici. 

Intanto se Licofrone (tf) , Stefano (*), e Livio (e) fanno Trace d'origine 
Dardano, e indicano ì luoghi det sUo dòminfo, Plinio, Emebio, Clemente 
Alessandrino, e Strabone ci assicurano, che Cadmo dall' isola di Samotracki 
passò neir interno delU Trtcìa , e che sotto il monte Pangeof si arricchì ^col» 
la scopèrta delle miniere: CirtM Tbrdtiàmj <ir monttm Pàngmmmj dice Stnibo^ 
ne {d) é Possiamo quindi irguitis , the il nofM di I>irdano non sk auto nome 
proprio , ma preso dalla nazione • Gì! antkhi Greci sofevaho ckiamite i Priii« 
cipi esteri dal nome dei loro popoli Co<ì il Re Latino ebbe il sue nome dat 
Latini , Argia moglie di Polinice da^i Atg!<H > Meda consorte dì f^Hippo U 
Macedone dai Medi di Tracia, ed Hlirio ^iò di Cadmo lUgliHHtj. E 
certamente Giustino (r) , tacciuto il home proprio , dà a Dardano tin tid do* 
me dal popolo Dardano , tuttocchè, al dire di Diódoto </), ove parìa degli Ax* 
gohauti , la voce 1>aràmno fosse o^igitiaria della Itngua Scitica » • Tmcit . Ap*^ 
piano poi ammette , che un certo Dardano nato da illirk) igfto di Polifem 
regnasse in quella regione , che gUcera fH la Tracia , e 4'Iflirìco f e sostie- 
Àé , che quella era la più abbracciata sentenza w Onde apparisce, cfaeOairdaM 
fu Re della Dardania Europea limìtrofa alla Tracia , ♦ aU'IUirìco miime. 

La yìcinanza dei Dardani alla Tratìi H ha Fani «pesto awmreraie fra gii 
stessi Traci. I GalabrJ , o Galadrj ammessi per gente DardtM da Str«bo«. 
ne {g) sono àa Licofrone {b) ascritti fra i Traci ; e Mida Re dei Dardani , 
che secondo Sallustio fi), é Servio (k) occupò la Frigia , al dine di Licofra- 
»e (/), e Conone (jw), era Trace. /Vnii Ateneo [n) racconca^ che questo Re 
prima di passare in Frigia volendo ubbriatare Sileno , e prenderlo nefla Tra« 
eia riempisse di vino una sorgente , o fonte detto dagli itttichi Mcdicum Tra^ 
cum^ Siraiegium y & PmoTuiSj & Inna. Ma ramorità di Solino^ e di Diodoro 
ti retid^è Indubitata fa parentela dei Dardani , o Tracf Europei <joi OemUdì 
Asiatici riconostìuta altresì da tutti gli antichi. Ecce come sf eipriiHe fi: pr>» 
mo: CircM iimitem tlliricum Dardani stdtì htfrent', bcmnìs txTrójmtm ppvsapim 
in^mores harUros efferati {o); ed il secondo : Dardanmm sH$em mdtoi im\4sU 
genteì sui dìiione hahuìsse , & Dardants j qui supra Tbraemm iftccttun , ejm 
coloniam esse feruni \p). Vtt questa ragforie Omero fa Aggire per la TrKii 

,•••.•. Ai^. 

(tf) r. 77. {b).U. Zerint. {e) Ub\ %%\ {Ì)Lib.\^ <*) Ltt. A4. • 

(/) ì.ib. j. {g) lÀb. 7. {b) In Alex. v. 1155. (1) 1» ¥ràgm. 

(ìQ In JEneid. i. (/) Ibid. {m) C«d. Phot. 18^. (») Lif, ». taf. '%. 

(0) Cap. 8. (p) Bibl. //*. 8. • 



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Antenore, ed Enei T^o}ano, benché la vanità dei Greci, e dei Romani ab* 
bla in altra guisa spiegato questo facto isterico nei tempi posteriori . 

Armonia pertanto sorella di DanUno fu una Eroina di Tracia. Come i 
micologi fanno Marte indigena della 'JitzQxz^ così vi fu chi scrisse, che Ar« 
monia fosse sua 6glia« Esiodo ci dice ^ che la Paura » ed il Terrore fratelli 
di Armonia nascessero da Marte, e da Venere: 

Vi iihiy Mavors^ 

Frangere cui clyfeos Mlanfum^ aique aera fvolupUSf . 

Terrorcìmque^ ì4cUm^0 Vams gravis edìdit^ $im 

tAssuctos tec^m dcnmsi turbare phalangeiy 
\ Et qtèMtere horrenàis trepidai insultibus uries , 

Hsrmomamqtie super y qua darus conjufe Cadmus 

Gauisus quondam est {a)» - ^ 

- ' Qpindi fu sacro a Mart^ U loone ucciso da Cadmo , che sarà forse stato 
qualche robiuto Trace suo nemico. Si può^ altresì felicemente spiegare come 
Cadmo facesse nascere datja terra quei Traci- , e quei Dardani , che furono 
suoi compagni nel domar» gli Hianti , m gli Aoni abitatori della Beozia , e 
•ella fondazione di Td^« Alcuni popoli della Tracia , ed in specie i Darda« 
fti avevano io uso di scavarsi fer loro case delle sotterranee spelonche , e 
ammncdmrvi %opn il letame delle mandre per difendersi dal rigore deir in« 
verno . Tali furono fra gli stessi Traci i Tragtodici > e ì Kroviai f di cut ci 
parla Strabone (()* I Krovizi erano appunto detti da un tal costume nella lor 
lingua ; poiché anche in oggi io Slavo Ktìiti , d^nde si fece Krovzi , o Kro- 
vizi , significa nascondere > e nascosti • Anche gli antichi Germani , al dir di 
Tacito, avèvaao «m tal MStnmanza* I compagni di Cadmo non erano adun« 
que nati dalla terra per opera sua, ma per sua insinuazione lasciarono le lero 
bat^erranee grotte per leguMo in Greci». 

- Sasefibe. ben finta di vicavave il nome di Armonia dal, Greci , che erano lo 
quel tenapa iostgniper qgni sort» di eccessi, mettendo essi al rango degli Dei 
chi uccideva i F<^9 gmitoii > e mangiava i propr} figliuoli . Sarebbe ben fiie« 
IO , dico , desumerlo dai Greci » s quali si maravigliano , che fosse stata chia^- 
nkat»^ Armonfa 9 perdile d^ orìgine Tracia, o Dardana, oripodà cioè di quella 
oaaiooe 9 che eS9Ì spaccfavana per barbara , ma ciie conoscea già le arti , t 
specialmente la musica , €<Hiie l' attesta Strabone : Ùardam .... sìmsU tf mu^ 
siuf Jtmd0rmm , semptrqm muskU Um fiUis usi smt , ^Mm qua fidìhus inUn^ 
dfmtmr^ imtr u m emU {e}. Macerumente ilneme di Armonia, oErmione deri^ 

1 ,.."*.. - .... . va 

{a) Bernardo Zamffta interpreU pag. 104. Edit. Parmensìs. {fy Ub. 7* (^0 J[^i^« 



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IO antichità delV illirica ^ÈpidaUrù 

v2l manifestamente dalla lingua Tracia , o Illirica , e assai conveaientemente 
significa una Principessa , o Signora graziosa , e amabile , o cara al suo real 
consorte. Zar-mona, o sostituito s in luogo di z, Sarmiona ebbe l'etimolo- 
gia diri tS Zarj o Sar j che in oggi suona Principe , Padrone, e Zara^ Pria* 
cipessa, Padrona, e da Milno^ o Mono, c\ìt vale gentile, e grazioso (i)* 

Da questa istessa etimologìa , e dalla patria di Armonia si apprende il mo- 
tivo , per cui i poeti la dissero figlia di Marte , e di Venere : di Mar- 
te, perchè della Tracia, o della Dardania, cioè del luogo delle Eroine, di 
cui cantò Virgilio : Huatis Tbreiua fatigans Harpaitee , carattere , che Armo- 
nia mostrò , quando neir Enchclia col suo consorte vinse gli Illirj per testimo» 
nianza di Apollodoro : di Venere , perchè V Istesso nome indica , che doveva 
essere avvenente, e graziosa* Quindi è, cheTeognide affermò, che nelle sue 
nozze le stesse muse le fecero V epiulamio : 

J4usiC , & gratta Jovis pnellce , qua olìm Cadmi 

In nnfiiis elegans eecinere Carmen ^ 
2umam quod pulcbrum , charum est , quod non pulcbrum, ibamm nw est. 
Hoc Carmen extitìt jtn ofe immorialium Dcwum^ 
Anche Pindaro (t) fece alla di lei bellezza un elogio , che non piacerebbe 
al bel sesso d'oggi giorno. La chiama A>/x^vMMr BmiVo, ^rmonis aucmc gli ot^ 
chi di bove. Speriamo^ che questi minuti dettagli non saranno ri^vati alme* 
no da quelli , che gustano la lingua Illirica • 

C A P O IV. 

- tUcercbe suW orìgine del nome degli Encbeki^ e degli Ulirj. 

yjfhcchè i nostri Epidauritani faroiiQ dapprincjpk) detti Richelei , e quindi 
Illirici , non pare afflitto inutile indagare di volo l'origine di stesti Jne no- 
mi. La Greca voce tyxiXttp {Encbelis), che denota angela, sembra aver dato 
il nome ai primi. E' parere di Diodoro Siculo, che gli Encbelei fonerò na« 

tivi 
(j) Vuso dei Greci di cangiate Is, e lo z in h aspiraUy <. di dire qnindi 
Harmonia ifruece S Zaramìona , o Sarumiona verrà dimostrato nella nostra lo- 
gica etimologica. hMnto si osservi , cbe , se i Latini dispero sylva, i Greci, 
muMa Is in h, feeero hyla, come dm serpo, erpo, e da falx, ìuxtt, parole^ 
che dedurremo dalla loro Slava radice. Chi negberà, premesso questo principe,, 
chi il sarp degli Illirj wm m lo Jtesso, cbe r harpe de' Greci, cioè falce ? 
(a) Ppb. Ode ì. . ^ , 



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é di Ragusa pMjrt. I. Lib. I. \i 

ìvrì della Beozia . Sappiamo d' altronde , che quivi vi era unì Iago detto G> 
paide fecondissimo in angaiile assai rinomate per tutta la Grecia • Ateneo {d) 
racconta esseme suta sì grande l'abbondanza «^ che gli abitanti Ai quella re* 
gfome usarano farsene una ghirlanda al capo, e òflfrìre le. più belle in vittima 
agli Dei in occasione delle lor feste. Quindi se si credere a Diodoro ^' che è 
Tomeo ^ che è di questo sentimento, parrebbe verisrmite, che la gran nazio« 
ne deir Illirico minore avesse avuto il nome di £nchelei da quei Beoti , che 
vennero con Cadmo a stabilirsi ^ nella nostra Partenia Epidauriuaa* Ma per 
quanto fetiée sìa questa com&lnailone, essa non si accorda per niente, con tut* 
ti ^lantT^chi istorici, i quali riconoscono neirUIiricq minore il nome di £n« 
chele! innanzi l'emigrazione di Cadmo, e dei Beoti. Bochart crede, che un 
tal nome sia derivato dai coìnpagni di Cadmo, ma dalla lingua Fenicia: Phai^ 
mces jik.elyn rusticos appelUrunt , inde Graci £orrupÈc feccrutii Encbetias (h). 
Ma i Beoti dagli antichi non ci si dipingono cosi colti, e civilizzati , che a 
lor confronto %ì potesse ccntrasségnare gli Ulin cdl home di tustid , e incoi* 
ti . £ perchè noit dfèdeto Tistessa' taccia alateci al tempo di Cadmo? D'al^ 
trqnde fa stupore , che. méntre ìl-Bocbàrt andava fastoso più del dovere per 
la sua lingua Fenicia» e ^er mSezzo diméssa dtsòopriva .mille inaudite' mera vi* 
glie per la nostra Europa non attendesse all' autorità di Erodoto , di Apollo* 
doro, di Scimno, di Strabone, e di cento, altri, i quali favellando dell'emi* 
^'"^ frazione dì Cadmo dalla Grecia b fanno venire nell'IIiirio fra una naziofte, 
che già portava il nome d'Epchelei* 

Sari adunque assai pi& probabile, che o gli Illirici mediterranei, o i Gre- 
ci stessi abbiano dal nome deli* anguilla chiamati Enchelei gli Illirici maritti» 
mi per denotare la loro perizia nella piratica i che esercitavano con sommò 
danno di tutte le altre nazioni^ e specialmente dei vicini Greci. L'analogia, 
che passa ùz la naturai indole delle anguille , e dei pirati , non potrebbe es* 
ser fiit imxA§mu > e meglio giustificare una ule appellazione. £ gli uni, e 
le aki^- irivoabiiell' acqua, «fuggono con pari fiicilità dalle mani ^ei nemici, 
attravefiuo con\ eguali tortuose scorrerie i mari , ed egualmente cercano i 
nascondigO per noócere, e difendersi* Del resto non fu cosa insolita nell'an-^ 
tidiitk il servirsi di questo carattere per esprimere il temperamento , e la fe- 
toei» delle nazioni. Al dire di Pierio VaIeriaiK> (r), col simbolo dell'anguilla 
gli EgiEJ indicavano quéi popoli , che non avevano società, e commarcio con 
^Itre Bazioni , e che in generale erano nemici di tutti gli altri popoli . Per 
conf^siione di Polibio tali erano appunto un tempo gli lUirj per la mal inte- 

• sa 
(il) Lib. j. I>ifnosofh. (b) In^Cbdn. cap. jj, (e) In Hieroglypb. 
Tom, I. E 



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li antichità deir Illirica '^'Epidauro 

sa fidanza nel loro coraggio , e potenza : Non enim aliqùorum , seU cónimsines 
omnium hostes erant lllyrici {a). Una tal voce in.q^^^to al significata figurati^ 
vo pu6 dunque esser passata dall'Egitto in Grecia , o esser nata fra gli stessi 
Illirrci , giacché anch* essf hanno ricavato i nomi della loro Itugna da. cose 
sensibili, è materiali, e segnatamente in questo, caso, in cui il nome di En- 
chclis sembra appartenei-e air Illirica voce Jegulia , o Jeihdià , che suona pu- 
re anguilla (i)« L'IIliria non è ripieim di moltissimi ^.laghi, e fiumi; ma essa 
ne aveva piucchè a sufficienza , -perchè gli Illir} Interni avessero una distinta 
idea Ai questo pesce, e potessero appropriameli! carattere agli Illitj maritti** 
mi, j quali eolia loro piratica, e generale aversione agli altri popoli mèfta* 
vano lina vita somiglFanté alle anguille. 

ApoIIodoro (é), Stefano (tf)> edEiistraziò (d) non solo non ammettono, che 
^d un tcAipo stesso vigessero i nomi di finchelei , e di Illirj , ma pretendono 
anzi , che quest'ultimo succedesse al primo mercè d' lllirio figliuolo di Cad- 
mo», Cadmus^ dice Apollodord, regnai ^lllyms f eique^ fitius lUyrms namtnr. 
Ed Eu^tazio ; Ilfyris ita di8a a filio Cadmi Illyrioi Nelle origini Europe ci 
occorrerà assai spesso per via dì genuine voci Illhidie di scoprire menzogne* 
ra r intollerabile usaiiza dei Gred d'imporre il nome alle nazioni, ai popoli, 
ai regni, alle Provincie, alle città, mari, monti ec. da quello di qualche lo- 
ro Eroe , che o non esistè nw> o che al più fu un meschino, mercantucolo , 
il quale ritornando in Creda corrottamente ripeteva ai curiosi Attici i no- 
mi di quei luoghi, che aveva veduto, o dei quali aveva inteio a parlare* 
Frattanto Illirio figlio di Cadmo, e secondo Apt>iano' di Polifemo, e di Ga- 
latea non regnò già, al dir diStrabòne {e)j in tutto rilliri£0,'ma solo in una 
piccola parte di esso, cioè fra gli Enchelei deirEpiro. Inàperium Cadmi pò* 
steri ad Encbelias tenuere , qutcque de illis fah^loja narraniur , iis in locii 
ostendunfur. 

■■-''' ' t •-. . . Ma . 

{a) Lìb. %. (i) u4ltrove si dimostrerà come molte pardlie^iVUrich'c: in kocu», 
dell'antica colonia Traco-Greca, e Celtico-Latina jrrrie/id^o la hro,] im^^ ^ 
specialmente quandi) seguiva /'e. Così dal ver h jestit, n^nj^zrCy fecero i^^ ed, 
edo, I Tedeschi Essen : da Jeciati, jeckos, iicwj icbeo, ichos» ecbo, f pd 
legge nella lingua Grecete che il y (g) innanzi al y, (eh) diventi n. Che le voca^^ 
li promiscmamentc si vafriin(^ fra loro nei diversi diatftti d' una. aessa lingua^ e 
P i stessa parola prenda una diversa terminazione ^ mn occorre dimostrarlo. J2j¥Ìn^ 
di i Greci da jegkulia, ammessa la j, pronunziata il % per n^ e mmMa M u in, 
e. Cibila loro terminazione propria dissero Enchelis. {b) BibL lib. 3. 

(0 C/. lllyria. J^\ In Terìeg. Comment. Vi. & 14. (0 ^•'*- 7« - 



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. J4e.|i flPttCe<U »pure , ch^ jfos?^R«;4i tutta TEncheUl, come H suo padre> 
e che A G*^o fo5s^ chiamato IHirio , cHT^vt^rfoi <lato.qttest'appell^iori« 
^ ,lijttprriltìrj4;ft ffaBBipre^.fCreclereiìi^.AQU cb^ un.K^tto dipa^se-oatì no^ 
Wtóve ^paw^^'Obbia pom*^ è(ver^ U suo corn^ da un^^r^'a© cdriJfènobite, 
cd-.QS€«rA #,.cloè .da «ix. piccolo Re 4J a^asi Die$$ttna riama ? No? è egU più 
coafbrme al vero , che il figlio di Cadmo invece di dare il mo uoine z que-» 
su grande regione, in cui nacque, da e^ssa. piuttosto Io. ricevesse ? Poiché era 
assai conveniente , che così Cadmo chiai«asse il suo figlio A per la memoria 
del iwoYoregn^, che con qi\eS5p mm^^iAVt^t più facilmente asacuriito, 
A ^noWk.^^. dJs|:ing^erlo dfgji.i^jtrii , ih^ aveva avuti. iaGrecia .prima della 
sua-^eifiigfarioM., Latino Re dei jLatipi j: grimperatpri Romani, ed Orienta* 
li QQf) fHtoi^ cofiì detfi daHe nazipnii fra. ^ui nacquero, ,0. a cui comandata-r 
Hft? Finajfliepte se Illirio non ebbe il suo nome dalla regione Illirica, ma gli 
fu importo dal .suo :padre ^ certamente ne esisterà l'etimologia nella lingua 
d9i GwÈCl,. ^ dei Ifenic)., mctó^Ii appartweva.,: Oca iij quiesW lingue non 
si «oMa «iijee alcuna rapporto *t i^cMfne iJ' IlUtio, la q^ale jsia ragionevole, e 
cotìvchfente all'indole di que^retle^ fafìciftjlov* In -qiiantP .all'idioma Fenicio 
me né appello «h .dotti , che fino ad ora non hanno derivato )l nopie d'Illi- 
i?io da quella lingua* Se poi qualche Grecizzante volesse desumere dalla Gre« 
€a voce dui jh i>^m d^lV.uliffnCy .cioè dalla naturale umidità della terra il nor 
me della regìpne, e d^Ua gente Illirica > rifletta ^ che oltr^ esser cosa strana, 
che le antrtbe . nazioni mendicassero la loro prima appellazioni» da altre lin^ 
gue, .tutto l^IHfrico a pr^renaa delle altre regioni non solo non abbqnda di. 
laghi, e di: paludi, 4>nde si meritasse da ciò un nome particolare > ma che è 
più arido e puro degli altri luoghi , e che per qualche intervallo soffre scarr 
sezza di acqua . Indarno .pertanto si pretende , che la nazione Illirica la piìi 
amante, e tenade della propria lingua, come vedremo, abbia aspettato di es- 
sere così chiamata 4agU «steri , ed abbia adottata una estranea appeUaìtione, 
quando la poteva ricavare, come fece, dal proprio idioma. Persuasi pertan- 
to, che non debba pigliarsi altrove ciòj che si ha i^ casarpropria, ne, indi- 
cheremo ora la vera origine, premettendo però alcune cose,, che ad un tem* 
pò istesso ci serviranno di schiarimento , e di proya . Ulyni , ed llfyres furo- 
no decti\gr mirici da»Ii scrittori Greci; Basti per tatt^Eustazie:. Corgrw, sc^ 
onfÈdum qt^Miam , f ftV;j^ jCor/JR^^ \^pp^hìftHr,, ,0 qMCf^dmdwn ^. V larici ^ Jlly* 
rts iay. Dai RamiMii:ftiroh chiamati Mj^kiani.ieà^lUMrtédmyCotXie.^x.vìl^ 
dalie Iscrizioni Grutemne. (*}, ila :Tre^eUio,(f)a e 4a, 41^1» La regione poi. 

-, , . fu ' 

(t) In Fcfìeg. ubi de Corcyr.^ (t) Vag, ^%s..n.1, . if) In ClaMdiQ. 

il X 



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^4 jim%iii iclt^inMcd^Èpiddaré 

fu ietti dti Romt&i Jllyricum per T ordinario, Utyrié , ed Ittjriie dt Pfc^Jw 
zio {a)i da Mela lllyris {b)y é dai (ìreci non solo Illyrtm, ed IttyrHj taà aA* 
che tllyrìadcri&c Gtì dsfefi dcrivevanò il nome dégl^Iilfi) senza aspirazióne ^ 
ma gli Illirici cenagli uniti' pratici della tot lin^a^, e proiiiitikU si icrh^ 
vano , e si ftomitkthvìno'&AVb aipltatì'. Ci serVa di j^rera 4Mlmztoiie> cht 
altrove riporteremo intiera: '^ < ' " - r • -' ':,,', 

C I VITATIS SUPERIORIS * - ..- , .. - 

' PÀOYINC i« HlLLYHICl, 

Quindi^ gr Illirici, senza dubbio neir antico lóro iiltlehó furono -di^pi^iiitiphi 
detti H/r/i ,0 come pronunziano iDalmatitir Hr//: £ poi pèlf «tfitiMtirb 
quell'aspro concorso di liquide dagli- esierì si dfssero Hiruii y-ti Bmii ; t &• 
nahnente dai Gr^i , e dai Llttni^ per li fig^M di metatesi , o* tralezione di 
lettere loro ordinarla nei nomi barbari furono prima chiamati Hr/i^ri , ed 
Hilìriy e quindi tolta via ( ciò, che spesso, e facilmente accade ) T* aspira- 
ta, e presa la proprie tèrmiaatione, I/Zi^rr/, ed IHurìiy Ufyr^Sy tà.ttfyrii (t). 

L'interpretazione di questa Illirica voce Io compn>¥a maggioftiiente. Pb^ 
che Wrliy Merli y o Urti, m Slavo significa uomini fomiti d'una somma ag^i* 
tà, forza, speditezza, e nati, dirò così , propriamente per tìre, o tesptogere 
col loro coraggio, e bravura qualunque improvvisa aggressione. Se mai que- 
sto distintivo potè applicarsi a qualche antica nazione , esso.ceriamente com- 
peteva assai bene al carattere dtgrilUr} antichi cefebri, come ognuno sa, per 
le tante guerre, escursioni) e rappresaglie per mare , e "per terra *• Sarebbe un 
abusarsi della pazienza altrui, se si ciussero qui tutte le tmimonianze , che 
ci si olirono per dimostrarlo. Non possiamo però tralasciare quella di Livio : 
Illyrìomm vcUxitMs y egli dice, Md cxcumwcs:, O' impetus subiUs usui est (r); 
ciò , che appuntino significava dapprincipio il vocabolo Urli • 

Questa voce nei primi dialetti Slavi soffrì coli' andar del tempo qualche 

piccola alterazione tanto riguardo alle parole, quanto al «ezoo. I>«ì Greci si 

"" "^ • - ' ' fece 

W Eleg. I. lìb, I. & Eleg. 17. '^- *• \^ Ub. i. cap. ?.' f. ^ 
' (1) Un somgliante esempio di iréfezione di lettere in un nome eguale y e deri* 
vante senza dubbio daìP istessu Slava radice si trcva appresso altri scrittóri . 
Gli Heruli , Eruli popolo setfentri^male resasi UgniU ^l decader delPtmpef 
nomano per f istessa figura furdtno, detti JEX\Xt\ : aimntd { in Justiniano ) parimi 
do di una certa sólltvazione'^di^Hcbe^ per fenép in dovere i tumultuatiti fu 
spedita Vì^rt qujcdam barbaròmm, quivocJmturiEluri. appresso Zosimo {Lib^u) 
sono detti Heluri £oir aspirata y e da altri sono scritti tK^f^i ; E! uri senz'aspira- 
zione. (^uifor Etimologici Magni). (e) Llb. jr. 



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^ eit t.4tguid "Pari: t tik ì. %f 

ftté h^ (Ir^Òf ^^5 LatJfti, ritenuta l'aspirata, heros j dai Tedeschi berr^ ed 
htrxég^ 9 e dai popoli settentl-ionall bAvli^ donde i nòstri Italiani air arrivo 
(fó^ Lón|obardi dissero prima ìì^rh\' e quindi Karlo. Un tal nome benché 
negli nltkni tempi significasse ptode Guerriero , Signore, Padrone *ec., non 
disconveniva -al graft figlio di Pipino pel SMa èitóco coraggio , e militari im- 
pose. Qjiindì è , che fu detto Karh JUagno , e dopo di lui un tal nome si 
propagò per lé Principesche , e Regie ftmiglie d* Europa , come si pratica an- 
che in oggii Ma B dove ci trasporta Tamor della lingua Slava, che è la so- 
ht iiecesstria per sviluppare te antichità Europee ì Se quesu etimologia sarà 
riconósdutm piii a proposito della. Greca , che è presa troppo da lungi , noi 
avremo ottenuto il nostl'o intrehto', persutsf d* altronde , obe^ non dispiacerà 
agli Illirj , che il nome dellaf loro vasta regione significasse anticamente il 
paese degli uomini pieni di agilità, e maschio valore, e desse le prime idee, 
e 41 nome ai guerrieri, e agli eroi dei tempi posteriori. 
•;••-) ^ ' 1 . . . • . . . . ■' , .. ', . . 

CAPO V. 

Ob.iginB t>Bx.L' Illirica - E p i n a u r o • 

I Greco • Laccni ne sono i fondatori . 



Au<3 



lorchè si deve rintracciar T origine di qualche antica tìtA , e indicarne 
con Wteiià i primi fondatori, d'ordinario lion possono prodursi, che conget- 
ture più 6 meno probabili, e soddisfacenti. Privo T isterico di ogni soru di 
monumenti , e costretto a raggirarsi fra i tortuosi laberinti di una antichità 
quasi immemorabile non può fondarsi, che sulla somiglianza della lingua, e 
suir analogia della religione , degli usi , dei costumi , e delle tradizioni ^. Egli 
è vero , che queste stesse cose fra il vorticoso giro del secoli, « fra gli usua- 
li cambiamenti, e vicende umane in bocca al rorzo volgo tanto pfii si altera- 
no quanto maggiomiente si allontanano dalla primitiva loro sorgente* Ma 
qualora si cammini sulle orme della sana critica disperar non si deve di pò» 
ter ritrovare fra le istesse tenebre dell' antichità qualche amico raggio di lu- 
ce , che ci discopra il vero . Le amgetture , che noi siamo per addurre rt^ 
guarda ai fondatori di Epidauro- , non ci sembrano essere desti tu te di quella 
probabilità, che in siftàtte indagini è grandemente da valuursi. Le esporre- 
mo con semplicità, e più brevemente, che sia possibile, onde &rne conosce^ 
re meglio il loro valore , e non intrattenere di troppo i nostri lettori in ma- 
t?i lesosi aride, e spinose, , 

Fino 



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Fino da tempi assai remoti fiorivano nel Peloponneso dae altr« ckUi y Aè 
porurano pure il nome di Epidauro . Una eira sicuata f4ressa il ptpoioiitorio 
Spireo» e raltm» che ]|i oggi chiamasi Napoli ^di Malvasia , sorgeva AeUal^ 
conia vicino al seio di Ar^ « Gli abitanti 4l^ueste città furono d^tti Par(e4^, 
oPartìni dagli antichi storici, (?:geografi-, Parreoia, pPartìnia il loro distretto j 
e Parto, o Partinio la loro cit^a, tuttocchè ritenessero il nonje 4i fipidai^roi 
e di Epidaurìtani. Giustino cbiama Parteni quei Laconi, o Spartani^ cbf ^ 
i Salentini occuparono Taranto {a) ; ed è noto #• ciascuno » che neU* Arcadia 
vi era un monte y ed un fiutile detto Par£eiiio<(). Un tal «ome era ^mkH^ 
quello dei nostri Epidauritani j t di qi^I popolo, che nella Macedpoiat IIUri« 
ca riconosceva la città di Epidambo, o Dirruchiopai: sua capitala.. Parecchi 
scrittori ingannati dalla somiglianza del nome con una orribile y e indegna 
mescoUaza di co^e haiyip confuso questi diversi luoghi ^ e baiano indistinta* 
mente fatto uso dei documenti, e dei fiitti storici prgpri di ciascuno in f arti« 
colare di questi popoli, i quali , se dapprincipio furono di una sola, e stessa 
origine , diventarono poi assai diversi dopo la loro separazione (i) . 

Gli amatori della lingua Greca ricavano il nome di Partheni dalla voce 
Trap^i^i ( parthenos*^, .che $uona puroy 'vergine, e pretendono, che una tal 
voce indichi un^>opolo, che godeva ancora della sua antica liberta, che man- 
teneva illese le istituzioni de' suoi .maggiori , e che % sebbene attorniato da po- 
poli, con cui per necessita doveva comunicare, sapeva nondimeno conservar- 
si puro , e immune dai loro vizj , e cattivi usi . Un accreditato autore par- 
lando appunto d^gli Epidauritani conferina un tal sentimento con im fatto 
storico: Proditum est, egli dice, dì^ Efìdauriis mirum^ quod cumlllyricas mo;-^ 
rcs exosos haberent , nec ^eorum commercia vitarc posseni , ut se coniagione acca^ 
Urum immunes jervarenfy it4 cavisse.y ut unum eligerent 4ti4tc gravem, qui, 

: , sohs 

(a) Lib. 3. cap. 4. {b) Piin. lib. 4, cap. 6. (i) jQuei di Dirracbio da Plinio 
sono detti Partheni (lìb-.?. cap. xj. )• Livio libb, ^7. 19. 3J» & 4)*)9 Cesare 
( Jib. i* Bel. Civ. ), Cicerone ( in Pison. ) , Mela , ed altri li scrissero, p^re per I. 
JD«/ che è chiaro, , che Parthini per 1 si chiamavano dai Komani i Dirrachini 
Macedoni a differenza dei nostri Epidauritani riconosciuti da^li stessi Komani 
•per Partheni coir E. Plinio (lib. 3. cap. ^^.) li scrisse per E^ ed, in eia ci ^a-^ 
re , she debba far testo , quantunque mplti fra, i moderni comf Variano , Pància^ 
no j ed il Cellario abbiano coluto egualmente scritti per E. quei di Efidammo. 
Dione <hiamò gli uni, e gli altri Parthini , e dagli scrittori Greci entrambi ora 
sono detti Parthini ^ e Partheneatx, ed ora ParthyaBi, e Parthieni. Fid. PofyK 
Apollod. Stcph. Ptolem. ^ppian. Strab. ce. 



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e dì Kàgusa Part L Lio. L - 17 

jolùs ad ipsos penetrarci , cu/tp quo commercia haberent , quem Póleiim dixe-- 
runt (a). Questi pregi potevano ottimamente convenire al carattere dei nostri 
Parterto-Epidauritani, e forse anche a quello degli altri popoli dì simile ap* 
pellaiione; giacché sappiamo essere essi stati tenacissimi delle patrie usanze^ 
e libertà , e gli unici , che non esercitassero la piratica allora per altro som- 
mamente in voga j-e riguardata come un'arte nobile. Se poi si volesse in 
questo nome di Ptfrf<?;i/ riconoscere una specie di vaticinio (seppure è per- 
messo il dirlo ) , e appropriarlo ai Ragusei successori di queir antico popolo 
nella città di Epldauro , e nel distretto della Partenia ; si ammetterà , che 
queir antica gente , che negli andati tempi per i surriferiti motivi era diver*- 
Si da tutte le altre , doveva pure nelle future età a preferenza dei popoli 
Cisdanubiani conservarsi tale ali ombra delle patrie leggi sotto il saggio , e fe^ 
lice governo della Repubblica Ragusana , 

Qualunque significato si voglia dare a qitesta voce , sembra però incontra^ 
stabile ^ che la nostra £pidaura sia stata fabbricata dagli antichi Laconi , e 
che , essendosi essi chiamati Parteni , e la loro città Epidauro , abbiano la- 
sciato il loro nome alla colònia stabilitasi in queste parti , e quello delta loro 
città alla nuova fondata. La storia è in nostro favore. Antioco Siracusano, 
Strabone, e varj altri Greci scrittori ci attestano , che i Parténo-Epidauritatìl 
della Laconia , arbbandonata la loro patria , sotto la scórta di Falanto altri 
fondarono Taranto fra i Salentini , ed altri dì loro direttisi per l'Adriatica 
si cercarotio un luogo per piantarvi la loro sede. Giustino \b) feveUando dt 
questa loro partenza dalla Laconia aggiunge, che per diversi strani accidènti 
furono lungamente qua e là sbalzati, e che si deve presumere, che una buo>- 
na porzione di essi siasi fermata fuori dell'Italia , cioè sull'opposta sponda 
Illirica. Ma' abbiatii<> altre particolarità ^ che concorrono maravigliosamente a 
5osteti«re la nostra <q)}mione^ 

C A P O VI. 

1/ culto di Es(uUpìo fu comune a questi due popoli , 

X linio ci addite la ragione, per cui pfesso tutti quanti i Lagoni, e special 
mente fra gli abitanti delle due Greche città dette Epidauro fosse in gran vi^ 
gore il ciUto di Esculapio {e). 'Q}iesto Dio colla sua prod^iosa arte medica 

aveva. 

[d) sAlexander jilexandri lib, 4, cap. 10. (J>) Loco supracìt. & lib. ao. cap. 1. 

{e) Ub, %i. cap, i. 



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^1 Miichìict Jfir Illirica -Epidaurà 

aveva richiamato in vitf Castore figlio iì Tindaro, e Re elei Laconi. Giove 
se ne adirò grandemente , e volle vendicarsene col farlo ferire da un fulmi- 
ne. I Laconi si protestarono allora piucchè mai obbligati al medico Dio, che 
per motivo del loro Principe era sizto punito da GioV^e ; e da quella epoca la 
superstizione di Esculapio diventò universale non sólo per tutta la Laconia, 
da dove poi i Romani ne trasportarono la famosa statua nella piccola isola 
Tiberina > ma anche pei luoghi circonvicini . Tale è il linguaggio della favo* 
la , con cui però va d' accordo quello della storia • Infatti Strabene {a) ci par- 
la di un tempio eretto in onore di Esculapio nella citta di Gerenia , o Pas»* 
va. Che il luogo >. dove sorgeva questo tempio, £&sse realmente dei Laconi» 
oltre alla testimonianza di Plinio (6) abbiamo anche quella di Pausanla (c)^ 
la quale in questo genere non potrebbe certamente esser presa per sospetta. 

Varj monumenti non disprezzabili ci fanno veder del pari, che anche T Il- 
lirica- Epidauro aveva una simile superstizione , e che non potè e^ere in essa 
introdotta, se non all'arriva, e collo stabilimento della prima colonia fondai 
tricc venuta dalla Laconia. Il primo, che ci si presenta, è, die i nostri Epi* 
dtufitani in alcune .edizioni di Té Livio come nella Jansoniana di Amster« 
dam del 1^35., e in. quella di Francfort del 15SX. sono apertamente detti 
Sclcpiiani per il loro culto verso Esculapio , che dai Greci , e dai. Latini era 
d«tt« dffxknTnig (asclepios). Il p^sso di T. Livio è il seguente, lllyrios libe-^ 
4vi esse jubere ...» (è il Pretore Anicio , che j?àrla agli Illirici in vigore dì 
Un decreto del Senato dopo aver vinto il Re Genzio, e ricevuti gl'IlUrj sot* 
to la protezione di Roma) iw» lolum libcrós , scd eiiam tmnmi^s fore Issen^ 
sts , & Taidantios j BéssarcHcrum Tirustafy B^hizonitas ^ Olcìniates ... Scodren^ 
sibus , & Dassarensibus ,.cSr Sclepitanis, caicrisque lHyriis vfSigal di» 
midìum ejus, quod l^ffgi pendissent (d). Tanto basterebbe per farci compt^ndc» 
re , che questo Illirico popolo fino ad ora sconosciuto e quello , die. giacevi 
fra i Pleuratì> e i I^izzei» fra gli odierni Pontesi, e Cattarini, cioè i nostri 
Parteno-Epidauritani. Ma la seguente lapide, di ^quadrata forma, la quale per 
testimonianza di Don Giacinto Spalatino Sacerdote di sperimentata dottrina > 
e probità , che. in Castel Nuovo la diede al celebre Ab. Giorgi , esìsteva nel- 
la campagna di Rissano non lungi dalla possessione dei Signori Tielovich ver* 
so occidente , ce ne porge una chiara , ed evidente prova. Essa è; di tal te 
nore- . ' .. 

^) JJt. 8. (i) Ut. 4, cap. j. {e) In Laconic. [d) Lib. 45. 



P. M« 



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r di Ragusa tari. X. Lib, & I5 

M# TU5CEMN10. M. F. ROGATO. 

▼ET. BBN. PRAE». AiAE. »ALM. COL, Veieronù EentficUyìo PfaefecH Mae Dit^ 

i AJCLEPiT. EPiDRun. MttiTAfiT. ak. matarum iPf atoma yfsclepitana E^ 

. . xxviti. vix.' AMN. tin. daarmsi. ' *' 

M. IX. D, XVI. M. IVSTEIVS. 

p. F. CERAVN. DOMO RiziN, CcrauHUs y vcl Cerautiius domo Sjzinio. 

CONTIBERNALI BENEMEREW. • P. C PoHt CUravÌ$ & Stbi y fOSUrìsquC SHtS . 

ET. s. p. a s. 

In qnesu lapide gli Epidaurìtani non sono piii detti Sctepiutm , mt chiara^' 
mente Asclcpiiani. Qiiindi si vede, che gli Sdcpìiani di T. Livio per incu- 
ria dei copisti hanno perduta la prima lettera A^ che trovasi in questa ijcri- 
^crizione , siccome per inavvedutesu degli stanr>patori , e pel focile ctmbit- 
«ento del <: in ^ atteso la loro somiglianza sono diventati Siicpifani in molte 
ahre edizioni » esondo però un solo popolo , cioè gli EpidiUrftani Illirìci : 
darebbe infatti un affaticarsi indarno, se si volesse ricercale nell'^IIIiria que* 
sti Selepiiant , dei quali non si fa alcuna menzione né dagli anticM , tiè dai 
recenti scrittori . Ma e T. Livio , e T addotta iscrizione ce ne hUino abbt- 
stanza chiaramente indicata la vera posizione • 

Del resto siccome, ti dir di Erodoto {a)y e di Pausania {b)y gli abitinti di 
Apollonia per la spechile riverenza, che professavano ad Apolline, si meri* 
tarono di essere diramati ÀpoUoniati dal nome delta loro citt^ defta* Apo{«» 
Ionia per T istesso riguardo ; cosi gli Epidaurìtafìi Illh-ici ebbero il titolo di 
Asclepitani da Esculapio , il di cui culto dalla più alu antichità non solò 
seppero conservare a tempo della Romana Repubblica , mt anche estendere 
in appresso per riiliria marittima sotto ^Ti stessi Imperatori Romani. Per 
guanto piccolo fosse il conunercio , che fra loro avevano le éittk marittime 
jidU' Illirico la fiie^«enipi di nmezu., e di difidMU, esso era però piuc- 
iiA soffictence , perchè a vicenda si comuiBca^ero le riditele pratiche delle 
Joro soperstisioflii. La città d'Efadauro per la comodità del suoi póni era a»> 
sai frequentau, e specialmente dagli Apolloniati, e dai Dirracìhini, che notf 
erano, im troppo grande distanza . Vaillanzio riporU due medaglie coniate in 
OQote d) OaxwaìXtj le qutli sono una cereissinu prova dei grindi oflori, V:he 
Esculapio ottenne anche in quella città. In una egli su in piedi Vei^'ta del 
suo pallio , e si appoggia alia sua verga , intorno a c4 si avvolge il^ lui 
serpente. Nell'altra è in diversa positura, e atteggìamemo . Ambe/ue hano» 

per 

(a) Uk 9. (b) In tkfim. 
Toii. L F 



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$0 ^tUbitk 4HV mirica -* Epidauro 

per epiftafe : A,'iro)\mùt7(iy ( Apollonìatan). Non sarebbe malagevole il dimo* 
scare , che il culco di questo Dio da Epidaum passò in Apollonia , e che da 
<mnte due ciak s'introdusse, e-ti stabili in altee 4€tH'IUiria) miniare. Ma , 
Ili^i^ne U noiose cura , ed investigazione ai Narìoteli t noi ci eflfretfkmo 
di seguire le non dubbie treocief che ce ne add^ aetthe in oggi U tradizio- 
ne appresso j Ragusei. 

V CAPO YIL 

St0$m ^0n W^téfc xli KscuUgio : il sm tìmfio: h speco del. su$ Serpente ^ 



KJUx^ i'autoritk di T» Livio > e dcU'eddottt iscrizione 'vì è di più la tra- 
dizione-i che dagli antidu Epidauritani trasmessa ai primi fondatori di Ragir« 
^a si t oo^aervata fino mi tèmpi nostri . Essa e' indica tuttora varj monumen* 
tlt> che telgpfto egei dubbio , e che perciò sono sommamente degni di at« 
w.one# 

. Accante alla porte della pubblidi tesoreria di Ragusa è collocato sotto il 
capitello di una colonna insieme con var] tstrumenti proprj dell'arte medica 
eg regiamefifi^ scolpiti il simulacro di Esculapiò , il quale , benché non sia ope- 
r(i 4i rarissimo scaflpeUo j aireata tuttavia in sulle prime lo sguardo dello spet* 
t^iosp B^ un^ non 90 che di bello ì è di antico, die gli presenta (fi). Il me- 
dicpT Dio r che presto <itiesto chimico apparato sta sedendo > è^ niaéstosamente 
Afestito del lunga pallio^ e tieiie iii tsesta uia 4)ecie di mitra alla Greca, e 
suUe ginocchia un libro aperto. La folu, e lunga barba, che gli pende dal 
mento, e il grave atteggiaflf»nto'di tutta la persona indica senza meno Tu^ 
m> filosofo , che' asaorto in profonda cbntempiasicme a prò de' suoi simili ìtP^ 
lerrega con: f^tE^ sorprése , e tenu la gran madre natimi . Non st aa H 
tempo, in cui questi^ statua sia..ajtata coHocata ió/^el luogo* Essa, bendiè 
coeva per lo meno lilt' origiae di Ragusa 7 óon potè esservi pos u prima 
del 1440* j ten^, in cui, al dir del Ragnina (^)i fu terminato ti palazzo det«- 
la HepMbblica Raguaina. L'iscrizione ìji versi esametri, che s^ accanto alla 
etiatua $ e cbjE^ -ctediatiiQ a prc^osito di riportare i sénobra appiàtaoBre par f ap« 
pmio id g^o di quei tenipt. Eccola; 

i: l^«dr# 4f Tii Pgfrù:, qui solus jipMims ^rtes 
^ Ai?£«^ PHiKcBJt per smmIm ipéinque stpmlUu, 

(a) Vid. Colei. Op. cit. {b) M Mn. 1435* ^ Jbmèt. ùicdil. H^p^ 



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€ di KAgum Part. L Lih i. f t 

Bt cUeuit gramen quid ad uìmm$^ qm>dfMe valente 

Hk Mfcufépius C4tl0^s Qhrm nostre 

Kaptsii genitm ^ vobUt fuem grata rclaìum 

Esse Dcos ifi$ef yeierum iapiemtia patrwm ^ ^ 

Hmmmr laiàdti smspcram rata q$^ ùvmcé 

Siuà metius Mi netn^^ quasi frofmi ùrbr . " 

Qiuil co» pfb strana quanto il: dire , che Esctdapi^ ntscene io RigfRt, o 
ift EpidM«o-} Un t«l errare però» che kst n suo principia da quei roszr secc^ 
li i«ef uditi', ni etif U fayola tenevi spesso il luogo iWfar iqnriti> fanrorecdo U 
ret9orv4«i» tradirìone puòr, anzi dere cQn?iiieeit;i » ohe .questa suÀxa è usui 
antica (f)» e che £scuIapio rifnardatD^ come iradigena J& RagnAi aveta fini 
dalla pili alta antichità unto afeciate cnlio nel seno dnlla Par«enfa Blitica^. 
Anche in Epidauro neUa parta d'^uftoci din» tdifinip prano^ it^ porto di 
Mnz0sk>rno ìredesi tnceora un ftamcncnto di làpide , in. cuti ApotHse padre 
di £scutapia è tiiato da quattro caMilIi» ìk lavoro, è rozxo, ma abbastantà 
antico per prova tei il ciiIto> cbe.ApoUine> ad il ^o %lio ebbero aippreil^ i 
nostri Epidanritani • 

Ma diversi scritti di autori Ragusei tanto editi , d|e n^ditrconférmano 
la verità di questa tradizione. Giorgio Bagli vi ornamento dìrlla nuota Epidail^ 
roji e ^nameuite iDÌgUor medico diEsodapio gli assona us tempio fra iPar^* 
teno-Epidauritani : £w Umpwc > egli dice , S^unum ferissima Dafmati^ 
urbs super rumas *ueieris Epidami sonstrmSa ^ uBi cete^e oHm erti JEscàhpH 
Umplum , eodem foia quoque Greeda quanebatur {a) » Da alcuni si suppone-; 
che questo, tempia fosse cretto sul monte , che fii dagli antichi chiamato Cad- 
meo f come già abbiamo veduto^ e dal Ragusei Inicfcmza dalla neve , che m 
tempo d' inverno lo ricopre • Altri poi xa-etemdono ^ che ests^^sse pressa Vo- 
dù^c^lia 9 dove i Rpmam > attesa tma rìcci , « perenne sorgente di salubre 
aeqì!ia.9 in^aw^ciarono un limoso acquidotto per condurla Jn Epidauro^ In 
aui^i i lueglbi JCOiVpnsi ancora gran mucchj di sassi indicanti certamente una 
rptza frbb^ica » la quale, ncm poteva, esaere, che un tempio, essendo che U 
aMimitk di que^ft: naantapM^ non fu, né può essem abaiata * Sul monte Cad* 

meo 
. ..(i) H^ héesQ a dire da molti r ckeqs^sU jiataa d'Es&da^o con tutti gtì waa^ 
memi di questa, colewa 9 i delle altre , che ahbeUiscooù il gran portico^ del pa^ 
iazzo^ t^hhlìao » siastai^ trasportata in Magusa dal Utopici , che Esculapio #w* 
*iM in Mfidaura. Nulla di pia nterisbaile; psickè tutti gU annalisti I^agusH af* 
fermana^ che nel fabbricarsi ^ e rifabbricarsi Kagusa furono impiegate le antiche 
rovine Epidauritane . (tf) Jn dissert. de Jernemk Kom^ 
F 2 . 



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I7k jtmichìià ietVlìliffca^Epìdaf^o 

meo intorno all'ammasso delle accennate pietre trovasi una grande quantità 
di ossa ridotte in frantumi parte impietriti, e parte calcinati dal tempo. Non 
sarebbe difficile di ritrovar quivi una specie di ossaja , se si facessero d' intor- 
no degli scavi a qualche profondità; mentre e le pioggie dirotte, che rapida- 
mente cadono nel sottoposto piano, e T acqua delle nevi, che quivi sì sciol- 
gono , e i venti impetuosi avrebbero dovuto nel decorso di tanti secoli tra- 
sportar via queste minute ossa, delle quali ttittavìa la sontmità del monte è 
ancora, seminata a' tempi nostri . Non sarebbe egli credibile , clie esl^ appar-^ 
tenessero a vittime umane , o a cadaveri abbracciati , siccome costumavano i 
Romani ?. Qiiesta luogo, dai paesani è appunto detto Grcblize^ ossia cÌmiterio( 
e da Porfirqgenito si ricava , cho questo monte distante se! ore dì cammino 
dalla citta di Trabigne apparteneva a quella regione , che anche dopo F an* 
Bp .foo.. di Criato eglt diiamava Pagania» cioè popolata «di gente Slavina ido- 
latra ^ che dopo aver abbracciati gli errori dei Greci scismatici divenne Gat- 
tesca , allorché passò sotto il dominio della Repubblica di Ragusa . Del restQ 
oltre, a questo piccolo tempio , . Esculapio ne doveva avere un altro alsai più 
magnifico forse nella stessa città, o ad essa vicino, come pare,' che Faccene 
MI il BagUvi. La superstiziosa popolazione npn ivrà essa voluto un tempio 
eretto a questo Nume nel luogo più abitato? Ma anche i più dotti fra gli 
spittjOr^. esieri vanno su di dò di accordo coi nazionali . Lo ScreveMo così 
celi a^liOBac. Mpid^rus ciintai iHjrii efuis darà y & nobilìs JEsculapii tuie* 
&0 (4}« Il.Plessio (fi) è pur della stèssa opinione , che ora noi possiamo sem- 
pre più coiifenxHtre mercè di due altri documenti tradizionali • 

Poco lungi dalle rovine Epidauritane nel mezzo della Partenia , oggi pia- 
mxm Canalitana apresi nel vasto lato Orientale dell' altìsMme deserto Inkfcm^ 
ZM un' orrida spaziosa caverna > che V imtnem(M:abile tradizione dei vicini abi- 
Unti spaccia per quella , jn cui si annidava il serpente di Esculapio , e die 
éO Aù io persoM ^à osservare nello scaduto agosto. Uno smisurato macigno^ 
«he distaccato dal monte» e nella sommità ricoperto di terra sostiene ttn piti* 
tovel^o gruppo di sedeci verdeggianti olmi, è la prima cosa, che si offre allo 
40iardo, Alle estreautà ^ questo macigno vi sono due rozzi- ovati di oaa 
grandezza considerabile , il sinistro de' quali per un ripido tortuoso sentiero 
4)Qiiduce in uno.spazk^sissimo antro » a cui diamo il dome di antigrotta. Una 
tenne luce t,' che penetra attraverso irrami degli alberi per una apertura for^ 
mausi nell'informe volta, e per i due ovati, rende » dirò così, visibile l'o- 
scurità » e fa ravvisare, che questo antro è di figura rotonda, e superiore in 

alteE- 

{à) Ad Georg. 3, Virg. v. 44. (b) In Method^ Georg, tom. 5. cap, 8, 



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9 a Ha£usa Pari. I. Lih. h 3) 

ileetzi td qh tiro di palla. Nella di lui parete in ùcch a Settentrìbne a 
due uomini di altezza esiste un'altra apertura di figura quadrata, e targa die^ 
d pfedi Parigini. Preceduto da due fiaccole io mi arrampicai per un sasso, 
cBe ìq>ot^e in iuori/non pKi di due palmi in largliezza , e cht la natura sem- 
U« aver quivi collocato per servire di scala . Dopo aver camminato a capo 
chino per lo spazio di otto piedi in mezzo al sasso vivo per un buco , che 
sta alla sinistra , mi trovai in una nuòva spelonca , che può rassomigliarsi ad 
«n. tèmpio , che abbia la figura dì croce . Qiiattro informi smisurate «olonne 
sollevandosi quasi parallellamente dalle viscere del monte determiimno uno 
spazio quadrato, e sostengono la gran volu, che, malgrado la luce delle ar^ 
dehti fiaccole ^ non si arriva a scoprire . Ma quale non fu la nthi meraviglia 
nel vedermi, diiò cosi, invòlto in una candida nuvola , e nel camminare per 
««'lastricato di alabastro? TtVè la biaschezza del ptrimeato, e delle pareti 
di quelita spelonca atteso . ^i stillidd} , che con fiooo mormorio sentonsì di 
Qoiidnuo in qpiesto spaventoso luogo. Varie altre colonnétte rozzamente foH 
mate, diverse stalatiti qua € ik pendenti , akuni sedili, « vasche, e molti 
«Itri bizzarri scherzi accvescono la sorpresa ad ogni passa . 

La lunghezza di questo antro da me misurata è di ^ piedi Parigini itt 
circa . La larghezza poi è assai maggiore , méntre le due eitremitk che for« 
mano due altre piccole grotte quasi di figura conica i sono distanti j6o. piedi 
fra loro , senza valutare la misura di un Iago esistente ndla parte Sinistra , 
che, per quanto ho io potuto scandagliare, si estende ao, piedi in lungo, e 
». in largo. L'acqua in tempo di estate ùella sua massima profonditi è alta 
uà uomo , e d' inverno , per quanto mi si dice , cresce fino a quattro , e pro- 
babilmente sormontando la sponda allagherà tutto quest' esteso pavimento ; 
Questa acqua bevuta in sul luogo non solo a me , ma anche ad altri sembrò 
avere una piccoU vena di subacido , ed è così fredda , che non si regge a 
berne interzo sorso continuato. Un cane assettato gettatosi defetro dopo il 
secondo sorso ne usci gridando, e corse al sole; e queir uomo, che per dai^ 
mene a bere, e per empirne un vaso dovette a' piedi scalzi discendere dove 
l'acqua era più bassa, dopo tre quarti d'ora di cammmo ancora si lamentava 
di sentire una freddissima srasazione alle gambe. La'^cagione di una tale 
freddezza è senza dubbio la profondità di questa voragine^, che presso a poco 
ilev' essere entro alla monugoa a livello di quella sorgente , che a pie 
dell' istesso monte verso la pianura Canaliuna è celebre in PHdwrje sotto il 
nome di Turbim . Ho intesa a dire , che chi fra gli odierni Canalitl la fa da 
medico suole talvolta darla a bevere agli atuccati da quelle febbri fcrntciese , 
che d^ndo all'origine dei nervi tolgono i sentimenti . Il rinomato Mihaizza 

neir 



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j4 .AìUìcbìti deir Illirica^ Epìdanro 

lieir ultima sua mtlattrt diceva , che $e avesse potuto bere in sulla' fiiccit M 
luogo r acqua di questo lago , che in SUvp cbiatiiano Jtzcr.y egli, si saroU* 
prolungau U vita . Difetti trasportata per un^ distanza alqutnip ceosidtirabb 
le, quantUAq\ie imbottigliata^ e siginata> non conserva di rimtrcabiler che la 
luft l«ggere«2a , ed un piccolo odor, ^ulftireo, che dap^taicipia tninaiuto 
AtU' aprirsi della bottigtia. 

Io questa stessa grotta vi è una bellisaima vasca di nòedioau graodlszia^ 
che pare di alabastro, e che si direbbe essere opera ddUane : taato essa è ìmt 
Ibrtnau dagli stillicid} , die la tengono conthuiamente ripiena di ^cqna . Essa 
è detta dai villani del luogo la ^msì^ àella ìfir^k « Io vi trovai al faida tra 
monete » due delle quali sono coma soldi Raguaei, e la tema pi& piccnb^ 
Essendo esse quasi corrose dal tempo , non potei venire in cognizione a qua- 
le epoca 9 edr ayial pcest appartengooo. Le avrei vojNnuieri prese , e po^tave 
mepoy se mi fosse staca permesso dalle mie guidf. Comandai allora da chi, 
quando, e perchè fossero siate messe Ukqnel looga. Mi fe solfanto t1ffpe>^ 
fipf cfce^cht aveva una volta tentalo di valide estrarr© dallo speco, tUL sta- 
to improvvisamente dmisa in esso, e divorato da un serpente. Non potei trat- 
^ner le risa a simile risposta . Da ^t però ooo^rtsi chiaramente, che si ha 
tuttora qualciie confiisisstma idea del sommo rispetto , e venerazione , ia cui 
negli fHt^'chì^ attperariaiesi tempi era tetnito ratto questo gtan monte ^ e quccra 
^peloaica c^aseci^fia, alFiisodai Greci, al Dio Esculapio, ed al suo serpen- 
te. Perchè questa «nka vera tradizione si conservi , e sì dileguino «utte le 
altre ny>siniose , che vertono circa le Streghe, i Maghi, le Ninfe dee , sulF in- 
gressa dello speco ho fiuta porre in un piccolo pezzo di marmo la sefuenre 
lUisìca iscrizione. 

HRIDNI STAN LA CAVERNOSA SEDE 

SMAIAESKULAPSKOGA DEL SERPENTE Di BSCUIAPTO 
, i»oi. fior. 

$e Sk GirohmQ^).non ci avesse descritta coit «anta precisione di chcostanze 
rardaiene, tiie S. Ustione fece in Bpidauto di un gran serpente, seguendo 
V opiauone 4i alcuni aimatisti Ragusei , e del -celebre S|^. Ab. Coletf (f), ia- 
clinetei a credere , «lie per questo fiitto nulla altf» si debba intendere , se 
non che per opeta dd Santo Anacoreta cassasse, del tutto queir empio culto» 
die al serpente prestavano gli Epidaiu itani • La grotta ^ che gli scrittori Gre* 

• ' ci, 

(«) la Vbé misr. (b) Im Of. di. . 



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r e di Bjis^sg Part. 1. Lib. t. ^j 

ci 9 e Giovanni Lucio collocano io Epidaint) » ed assegnano a Cadmo cohr^r- 
tito in serpente, ed in cpi pare> secondo la tradizione , si nasomdeva jquello 
ucciso da S. Uariose; il oUto di Esculapio, a cui eni tukko t]ueIIo del sua 
serpente i r.eccessivo terrore, e strage^ clar, al dir di S. Cirolamo , faceva 
questo mostro nella città) t nd suo distnettofil nome di Apo^Olo, dirò co* 
ù , che fu quindi dato ad Ilarione ; tutto questo sembra indicare ben altro, 
che r uccisione di un serpente del genere di quagli i due lucchiano ilMatte 
alle vacche (r), che non sono poi così terrìbili , e -non possoao meritare al ìo^ 
ro uccisore un nome sì grande. Maindotto dBir.aittdrita di S. Girolame a4 
ammettere il fitto, come è da luì raccontato, io V esporre altfow più oppor- 
tunamente. 

Le altissime montagne , che attorniano la pianura Canalitana, abbondano 
tutte. <iual più , e qual meno: di erbe salubri à Ma in sul tnonte di Cadmo , 
ed in specie intorno alla grotta del serpente di fiscaUpio ^ tale « e tanta la 
i»>pia , re la fecondiC3i iteUd mediche |iiante , die s«nIirano.«$Aeir quivi real* 
mente esistiti i « viendaggitr tuttora i deéiaiosL giai<djni d*Iginia ^uola di 
E^culapio, e Dea della salute. Il botanico indbigatQre troverebbe qui senza 
meno onde appagare pienamente i suoi sguardi, e la sua utile cmosità; poi^ 
che è certo , che non vi nmnca su questo monte , e nelle dì lui vicine adja* 
cenze alcuna di quelle erbe , le quali allignar possono- m un dima, che per 
la sua cosunte varietà i proprio del pari per molte di quelle piante, che tro« 
vansi nelle regioni 4et Nord r e. del Mezzogiorno. Ma come sfdefameil k^ 
nomeno? Smo e^se nate da per se stesse in qnesto iuoga, o vi fufono pian- 
tate nei rei aotissi mi tempi .' Se si volesse stare alla tradizione , cbe talvolta 
vale più di qualunque argomento, converrebbe credere, che anticamente i iif* 
perstizio^i abitanti di 4|nesea codtrada o a tempo di Cadmo, che pur Vint^ 
deva di medicina , -0 per opera 4ei Greco^Laconì esperti net conoscere la w* 
tu dell'erbe, àmfo at^erie- cercate , # raccolte per ogni dove 4e- piaiytassero su 
questo monte accamo alla predern spelonca ; che da loro si fingesse , che S 
serpente s^cro ad JBscuIapio abitasse lo speco vegliaiKio alla difea delle pian* 
te, onde gli armati , o falche mano profana non le sradlcàase ; e che in 
iine coloro , i quali visitavano questo sacro, luogo 1, e si medicavano con quei 
vegeubili , in pirmio della l«ro pietà credevano di riportare da £sculapfo 

. ^ael. 
, (i) Da S. Girolamo {ibU. ) ^ éiftU Boas appunto per^§t$esia.^pr^rietà> dsIlM 
'^oce Bos, bote . Si pehe^he ancbe trtdere , che gli EpiéUumtam h ckiamaìt^^^ 
Vojasc dallo Stavo ierminc Vò, bove , cmc f» ^gi lo d^amam Kli»©sciaz ^ 
Krawa , vacca , t d€ Sistiti, 



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3* antichità dell^ nitrica ^Epidaurò 

quella guarigione 9 che unicamente ascrivere si doveva al felice eflètto delle 
mediche piante . So , che nell' Abruzzo , e nella Savoja alcuni monti he pro- 
ducono naturalmente in quantità. Ma quantunque T abbondanza, e la riunio- 
tie y dirò co^ , di queste erbe nell' indicato sito sia puramente T opera della 
natura , e del caso , questo però non basta per distruggere la tradizione ri- 
guardo al monte Cadnieo effettivamente sacro al Dio della medicina. Checché 
ne sTa^ la gran bella serie di queste salutifere piante dura felicemente sino al 
giorno d' oggi , ed alcuni sensati vecchi fra i Canali ti conoscono con possesso 
la potente virtù di molte resa più certa , ed accreditata appresso il volgo dal 
profondo, e misterioso segreto di chi ne fa T applicazione il più delle vol- 
te con prospero successo anche sulle persone già abbandonate dall'arte (i). 

Non 
(i) Ecco una piccola noia col nome llttrìco , e Italiano di alcune fra U erbe , 
chi frovansi sul monte inie^cniza datami da Michele Mbaha di Cuna , che 
te conosce , e le adofta . Egli i nipote del definto Mkoiò Mibaiza tanto rinomi^ 
io in tutto lo Stato Kaguseo pet le molte dipeilissime cure felicemente cmtdme m 
termine colP assortimento dei sémplici. 



fidaz - Eufragia. 

Gljegljenje jtbo - Orecchio di Cervo . 

Hren^ olii Hegl - Fjavano rusticano. 

^ctavegt - Lapazio^^ 

'Sglief " Mal'oa. 

Lopllt Ueli , qHì Divìfinan - Bardana 

k'anca; 
Imeila « Vischio quercino. 
9aprazja vadena - Capei 'venere . 
faprat velikA - Felce maggiore. 
PapTM^a ihtna - ^splene. 
Tapraza mala « Tricomane. 
Tapraxa situa - pianto. 
Mandigola « Mandragora. 
Odogljen ^ Valeriana . 
ttroch - AuUa de' tintori. 
Kigemja - 

Muk - Papa'vero rosso. 
PasxH» - SoUtro ortense . 
Mljecer mali è ì^mef^ - Titimah 

nore. 



Ogbgniza - Erta fuoco . 

CìciaJk^ hieli - Bardatut. 

\SarcK - 

Celtina gtjutiza - Melissa . 

Verolima - Veronica . 

Kuta pitoma - Kuta ortense. 

Bobovnik - Faharia maggiom* 

Haptorvina - Ebolo. 

Troskflt - Gramigna. 

Moscjak - Muschio. . 

Bofur, elli Peonia * Peonia. 

Mallovesak - \Altea . 

Vibiza - Iva ^rtetica . 

\ovina - Sambuco. 

Lukfivaz - Scordeo. 

Dubacjaz - Camedrio. 

KrupniK - Scrofolaria . 

Ljfr-Gigfio. 

Sprefgy olii Cemerikfi - Elleboro. 

TetivikA *- SuHlace . 

O^sienadf Gorski - assenzio. 



Sc^ 



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e di 3fipué PmH. h Uh. I. jfj 

^ Non detóa fiiudimote ommettere , che per eaperienzt dei: Cantliti confin'- 

mata dai più celebri speziali Ragusei la virtù delle mediclie piante dèlia 

^^icniza sopravanza quella delle erbe di molti altri luoghi • .Questo monte , 

U di cui some si estende (i) a molti altri circenvicini , npprtsenta in parte 

lo 
Sdpmrikti gorik/i • MeftriXd tPrskA * Kepeta . 

Tiiv0 dvvgfja - Zucca salvgtìctt. Pofonsxy olii Popunaz z- Serfilù. 

SkArfcUUind - Brionia^ ^M gora - turba d'Aron k 

Fatùnfettat .^ olii Mamimj<wa$ v ^u^ it^gt^^'^ 

quiamo.. Sigi - . , 

Lisizxa gorsk/i - Ncvcsìgl • 

Karva'vaz - Erta SmffUnaria , K^itniza , olii jasitnak mali r 

Xdtm od pagani zf - Eròa delfttnamcio. Assenzio cél fior di Cammmlla\ 

Siuesia erba fu così deità dal IM$of Fiori B^gasec , ebe ne spiegò la ceHa 
wrtk pel morso delle viperei al Domr'Roncaili diMresciUf come pnd ricavarsi 
da una leUem del primo inserita nelle <ipere mediche del seconde . Alcune fra 
queste poche accennate eròe non trovami in due etkarj Illirico - Italiani , che 
passano per esatti , e, che io espressamente ho constatato . Da ciò inferisco , che 
forse i villani di Canali conoscono , e adopranà qualche pianta rtom per anco co- 
gita alle speziarle. Accérdo , che og^ distrjettc abbia il suo dialetto particola-- 
^ y f che qualcheduna si chiana c$n due rtomi , Contuttocii sono di fermo pare-- 
re y che un esperto botéoUcó visitando tutto il monte Jniejcniza , la valle di 
Gionchetto, e varj altri Imgfti deUo Stato Kaguseo potrebbe darci una Flora Ra- 
gusina f chi sarebbe interessantissima , e conterrebbe qualche nuova sccperta . 
V erba , per esempio , coM cui si guariste il morso^ delle vipere > giunse affatto 
nuova al Dottor Ktnculli. Uri altra detta dai Canaliti Metigl mangiata dafte 
bestie f che ruminano , si attaeea alle loro interiora ^ ed ogni foglia mangiata si 
converte in tm animaktic iella forma della foglia stessa , il qumle riduce a p^ 
io a foù^ il bove , la peocra ei. a morir di (onsutuione > se per tempo non si 
medichina col ravano rusticano messo in infusione col vino. Tutto Canali ^onte^ 
sta stn tal fatto ^ che io, sottonoetto al giudizio dei periti. 

(X) Secondo f attuale geografia dei Canaliti per erbe di f niejcniza non s' interna 
dono solo quelle , che ttascono intorno al mentovato speco y ma nel circuito di }o. 
miglia inconùnciando a Mezzodì dalla cima di questo monte verso Levante , Set* 
tentjrione, e Ponente. Jduindi gli alti monti sopra Obod, il monte dell^ capre » 
Kojibard , quello detto Devet , il piccolo , e grande f nie/cniza , le montapoe 
di Marzinne , lo Stedro Veliki , e SojÌQa dirimpetto ai Jut>zi , 4 Meghie Jkopri* 
joje , che sta ói fe^éà a Trebigne » bef^chi abbiano il loro nome proprio , seno tut* 
Tom. I. , 6 tavia 



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Io spettacolo ^elle gnmU moBtagae. Dil casale di Stridei , cfce ae giace 
alle radici come sepeko la une delle piccole ìiummerabili rallì circoadate da 
moltismni mooticdtt» impilai pHi di tre ore peir arrWaroe alla cima > e vi 
avrei impiegafeo owaza gfcnmata > se le aiie scorte «oa mi avessero coadotto 
di monte in monte per abbreviarmene il penoso cammino. Ad ogni passo 
s' incontrano con sorpresa ^leUè ridetiti scene , che sollevano li viaggiatore 
dair asprezaa delia strada , e eoa cui la natura fir pompa della sua graadez^ 
za , e bizzarri varietJi* I due fiaacbt di questo monte , che verso Setteatrio* 
ne formano fra loro una grande precipitosa valle Scoperta come essi di ine- 
guali piante di olmi , e faggi , sembrano due baluardi insormontabili » e rìem** 
piono r animo di terrore . Mn ìì ptu grato compenso del disastroso viaggio t 
riserbato sulla stessa cinui.^ Un orizzonte , che pare non aver limite , Ik si 
estende da tutte le parti « La vista, a del sereno, lanciandosi sul sottqpoato 
Adriatico va a perdersi sul monte Sant* Aafelo nella Piglia • Le molte isole 
qua, eia sepÙMie ittfuesiaaure da Ragusa siao-al dì là di Lesina; tutta 
le Stato Raguseo verso Ponente ; Narenta 9 la città di Stagno , tolto it Re* 
j^ dell' aoticaZacufanrìii THenegoviBa, o Ducato di S^Saba , che a $ettea« 
t»ione abbraccia g<? estesi piani dì Popow , di Scjuma , di Trebjgae «olla 
città di tal nome » e con moltissimi casali ; le orribili montagne dei Cattarini 
a Levante, quelle dei Krivosciani, 4ei Zamogorti , dei Nixiciani , e dei Ko« 
rrenici intersecate da varj piani altri rivestiti di all>eri 9 ed altri nudi , o coU 
tfvati ; i montuosi confini della Bossina ora ricoperti di nuvole j die veggonsi 
t nascere nelle basse valli j e che il vento trasporta di monte in oioote , ora 
ìHuminati a metà dal sole > che non può daprertatiOy ed egualmente difoodero 
i suoi raggi; in una parola mille altri pittoreschi incidenti, che succedonsi 
a vicenda per ravvivare T attenzione ,^rapisconar animo delle spettatore, che 
si confonde nel contemplare le sempre nuove decorazioni di una Kena cosi 
brillante. Si prova un piacer segreto nel veder piccoli quegli oggetti, che si 
sa d'altronde essere così grandi ^ e non si pu6 concepire come le cime dei 
monti vicini s\ difficili a superarsi, e come le alte montagne, che da flocchi 
ze sì estendono sino a Dognagora , si assomiglino ai solchi di un campo,, o 
iì gradini di un anfiteatro. Io confesso dì non aver mai fitto un viaggio. co- 

. ù 
torna compresi sono H generica dì fniefcniza. J^uesfi itt ultimi som§ i primi 
mentì della Turcbra ussendo dallo SUio Kagmeo , e sono iattì tre fecondbsìmi 
in erbe mediche. ^ Ma Momo alla grotta dei serpente d' Esculapio s ad ccceximc 
della genziana detta in Turco rafet, e in S/tfwSarcianik , trovami nei distret^ 
«s di due 9 tre miglia tutte quelle, che allignane su quitti muti. 



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t di %Mgusà r£i. I. Uh. t ^ 

Jt disastro»; mi U compiaceazt » die io prorti e suIU cima del moate) e 
ÉdlM, sttKta , e f «torno ad essa otìc firmi additare le erbe mediche ^ mi rese 
iasemsibile a tmti gì' incomodi ^ e pericoli incontrati* 

CAPO VIIL 

Si n<pik§É tìò 9 che si i deitù di Epidsuro » e jì deUrmtu 
frfoea ddU suà fimdaxionc . 



D. 



'a ci^ 9 che si è finora esposto , sembra onnai indubitato , che una colonia 
Spartana sia la ibadacrìce ài ^idauro. La perfetta somiglianza del nome dei 
due pop(^i f e delle loro città sarebbe mai essa T opera del caso? General* 
Mente parlando allorché s' incontrano aeir istoria diie p(>poli , e due cittk^ 
che portano Tistesso nomOi la ana critica c'induce a credere^ che una di- 
jcenda dall'altra i dappoiché altricMAti ^iudicaado rinvenir non si potrebbe ^ 
la Tagipa aufficieote delU loro comune appellazioAe • D'altronde è assai nar 
torale, che un popolo > il <^e va a aubilirsi in uaa aaova regione > o per 
affètto verso T amica sua patria , e progenitori , o per ambiziosi riguardi di 
antichità 5 e rioomanza la chiami col nome di quella » da cui ^ partito. Qpin» 
*di se trovando noi nell'A^^^ minore alcuni popoli detti ^anticamente Gallati', 
Sciti j DardaD)^ Frigj, Iberì ec.» crederemo» che quelli; i quali hanno oggi» 
giorno un tal nome in JEuropa, l'abbiano avuto ìb riguardo degli Astatici 1#» 
ra progenitori ; sioi fonderemo il nostro giudizio sulla veritìi; mentre ciò si 
coflierma dalla primitiva lingua, dalle tradizipjnij dalla storia > e dalla nata- 
zale marcia dei primi popolatori di Europa « Allor quando Virgilio ci dicé^ 
che Andromaca faceva sacrifizi ^à # • • f^hi Shmentis sd ondami che Eleno. • • 

- • * * €kéùni<fj scp9èmi»e campos ,-. 

Cbmotdamquc ùwmemTrojMno a Chaot^ dimt; e quando mette 
io boocaad Enea : Pracdùy & pàrv^m Trejam , jimulMiaqut mapUs 

Pergama , & Mrfff$ttm X$n$bi i:ognomine rivum 

éAffiosto f Seattle jimpleffor Jimna poriét {a)j 
legli non fa altro « se non che esprimerci il costume di tutte le antiche na* 
zioni di dare il proprio nome ai regni , alle proyincie > ed alle città, do* 
ve fissaMBo il loro nuovo soggiorno. .Cosi dagli Spagnooli, Portoghesi, In* 
glesi, Francesi Jica &a fu praticato l'istesso sei denominare i nuovi loro sta«> 
bilimenti dell' Ameriaa» Dopo di ciò egli é assai fidile il ravvisare come, * e 

per^ 
{a) Ut. 3. JEncid. v.^ji^ ^ 

Gì 



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40 xAntìchHlt 'drìPIUirtcn - Epidauro 

perchè due haziohi assai lontane fra loro ripetano da una sola sorgente còtnà^ 
ne là loro denominazione, i loro Dei, i loro sacrifizj, le loro, superstizioni ^ 
e costumanze . 

Ma e non fu u^o costante di tutte leGreclie colonie di seco portare > ed in« 
trodurre nelle regioni , ove stabilivamo la loro sède , quanto si apparteneva 
alla religione^ Un giudizioso autore riflettendo a questa antica usanza del 
Greci si esprime in tal guisa ; Saecr igrrìs apud boscc {Grttcos) servmtur , & ch 
ìòfiiam quandHumque ìnsiruentibus mos est al bac ara asportandum accende* 
re (a). Anzi eglino dalla nazione , da cui erano per distaccarsi , e dalia éì 
lei Metropoli non solo avevano per costume di portar con loro 41 sacro fuò- 
co, e gli bei, ma anche il gran Sacerdote della religione* <^U}iidi lo sco^ 
aliaste di Tucidide a proposito dei Corcirei colonia dei Corinzj ci assicura , 
<he Consuetum trai ( Gnecis ) , ui colonia s suis orìgìnibus sacrorum prìncipet 
ac€tperen$\h)\ Ma e clii non sa, clie qualunque ocdonia quantunque assai !o«* 
tana d4 quel popolo , da òx\ erasi smemi^rata , doveva ogÉi anno per anti- 
chissimo stabilimento deputare una legazione, ed inviarla con ricchi doni 
nella Metropoli della sua madre nazione, onde coir offerta di pingui vittime, 
e fra la pui>blica esultanza si facessero feste in onore dei loro comuni Dei tu> 
telar! ? Q, Curzio {e) ci rammemora una tal consuetudine annualmente prati* 
àiU dai Cartaginesi coloni di Tiro, t Dlodoro {d) ci attesta, che i Corinzj 
^rano diventati Implacabili nemici dei Corciréf , perchè essi erano i soli ffa 
•le colonie, i quali non spedissero piti, secotido il costume, helP antica loro 
patria a celebrar coi soliti presenti l'anniversario della gran festa nazionale. 

Ora , se dopo l'esposizione di questa dottrina , la quale fa ravvicinare^al grand#\ 
Stratone i pc^li i più drstànti ad una sola comune origine , no! ci persuade*» 
remo, ctie una colonia di Greco- Leeoni 900. anni incirca dopo la fonilaiio- 
ne della Greca Epidauro sia venuta ndl* Abietico , e fiibbricata la nostra 
Illirica , abbia ritenuto il patrio nome' di Partàni , e dì Epidauro , ed abbia 
di pia introdotto , e mantenuto il culto di Esculapio In guisa , che' pel suo 
speciale rispetto verso questo Nume siasi meritata il tìtolo di Aiclepìiana dai 
Romani \ ci sembra ass6lutame;nte di non appoggiarci a semplici congetture , 
ma a documenti già cogniti ad Antioco Siracusano , a Strabone ì ed a Giù- 
«tino, come osservammo di sópra. - ' 

' Ma in una antichit^a cotanto remota, come poter determinare' con plausibili 
prove la preciu epoca della fondazione della Greca , ed Illirica Epidauro? 
Jftx buona sorte possiamo ricavarla dalla famosa cronaca di Eusebio di Cesa- 
rea 

<iO ^^^or Eiimohgirì mapu. (t) Lib. i. (e) Lib. 4. (d) Lik it. 



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e- di %ipés4 Pari. 1. Lìl. U 41 

rea tradotta k Latino ^ ed ingrandita da S« Girolamo • Eusebio adunque j do- 
po aver fissata T epoca di Epidauro^ Greca /air anno 40* della vita di Mosè > 
cioè nel 1473. del mondo, ci dk pute quella della foi^dazione di Epidamno^ 
oEMrracbio nel 3411. del mondo,- Yale a. dire 59)« anni prima di Cristo. £pi« 
damno poi, o Dirradiio , come soir autorità di antichi scrittori rafFemuioo 
U Facciolati, e Filippo Terrario, fi» fiibbricata insieme con Lipari» Eprdauroì, 
^ Sinope: Sfyrrachìtm mp6s clatitsima Maccdtnite y qmgt &Spidamni^ù..i una 
$um Upardy EpidaurOf &Sinopf cohdiUi (i)« Epidauro adunque sarà stata finì* 
^ta ramo del mondo 34x1. t ossia 59i^ ^^ priiha dell'^er^volgàrà;. tempo 
in col , secónda Giustino, T altra divisione dei Partena- Epidauritani Greck, 
da cui si smembrarono i nostri, si fissarono in. Taranto fra i Salent^ni. Nm- 
sano poi si meravigli dell' antichità di Disrachio, e perciò' della nostra Epi- 
pidaum. Atlsiotftle , cbe nacque nelFasmoi. della ^9» olimpiade £t -due rolcé 
«leiizione di Epidanfinor cbe davea.gik essere «ifiai florida, e potente; <^ ^ 

Del resto riflettnido a4U Comune ^ epoca: .di .queste due città , m'induco a 

credere, che gfi Epidamniti, o Dirrachiniiossero aiurhe ^ési Greco*Licóe} , e 

delV istesss colonia degli Epidauritani Illirici . Essi in&tti , al dir di antichi 

srittori (tf)f furono certamente Greci d'origine, ed ebbero anche, come i no* 

€trl, e il some di Partini, e le Orgie , ed il imito di Esqnlapio, La voce 

Epidamno sembra certamente, derirata dt Epidaure , vieiatasi alquanto per la 

àostitueionè éi mn^ ad ur nella. peanltima sillaba., come posteriormente con 

maggic^e alterazione da ^oiioogenkaisi ftóe I^in^»r. Tolònieo, Pr<>c^Ìo 1 

S. iSirolamo, e S. Gregorio Magno ne fanno andie mc3iuone, ma col noihé 

il Epldauro, come Lucano, che la pone vicino alenar Jonio: Vlyrìs Jomas 

^pérgens Bpdaufus in umUs^ Finalmente crederei ,,d)e TEpidauro Illirica, 

liteeso la snperstiziose di Esculapio/ fiis^tAcl^iletta volgacmeate AscUf^m 

. ^ Roma^ni j avendo essit chìanneior la loro càto^ ., / ..:// 

. . • ' . ♦ . . . . , , 

V (I) If FerfÉrio in Lex. Geogr. ne fisse anche Pepoea^ vm fahg0$ente ; pgc* 
ebh r nm$è , ebe aiseptd , non è del mndo ^md dei perioda Giulian$ , come pi 
Vbé dimoiirM$^ U Polci neija sud dissertazione iUustraia ^ e vendicata sulPam 
iiM*à dHU IÌH^ lllinca . 
iapf^d. Stepk. in^ Fupn^ de Jkfttack > Pansan. inJUiac. lik t. , & alìos. 



CA* 



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€ A P O IX. 

SffU dì Sfid*itn sÌM ài toMpo, ò» m diveM4 e^wm tAmam, 



D. 



Fopodiè i Romam, smamellatt Ctitagjne, e rivolte le loro irmi cofttra 
fa Grecia , iacomìnciarOBo a scorrere colle loro flotte it- mare A4riatio9 , «l 
Johio f si apriroao ben tosto il commercio con ratte Je.j^rindpali cittì éott* 
lUiria. I brillanti Jtriòna di Roma ispiravaJiD ad. uà tempo Ì5te$«o a«imfrazk>» 
Jie, e terrore- Qiiìnai, al dir diPcdibro, i due Consoli C. Folvio, ed A. Po- 
ftumio già £n dal U9. innanzi Cristo ai aasocsettarotio i Corcirei 1 gli Apol* 
loniati » i DirracUni ^ . e gli Atintani ^ I nostri Epidauritani credereno toi 
&tto di doversi dare sp^maneameiìce % questi due Coosolt , prevenendone T 
arrivo sotto Epidauro con una and>asdata : JM^ms ^ siegue .^i » oiwmm fis 
venere Lepdi e Partcma use tS" tìviutem jmam Kommìs Mtnies (e) «La ve- 
sa epoca però dell'assoggettamento di Epidauro, ai Romai» incomincia dalk 
totale disfatta di Genzio avvenuta jtft. anni prima dell'era volgare. Da quel 
tempo tutto il tratto^ che da Narona ri estendeva sino al fiume Drtioiie » % 
per conseguenza la Partenia IIlirìco-Epidaucixama > che ne, formava quasi il 
centro , f^t^ stal>ilmente in potére ^i Romani •- 

La scoria non d fa pia alcuna menzione di Epsdawo sino alla gVMcrra chU 
le fra Cesare ^ e Pompeo, Qi ^idaiiritahi sì misero ja ^ perìcolofo incoii- 
ti^ fra quelle cittìi , che seguirono il partito di Cesare 9 e ardirono di far la 
più gagliarda resistenza e per mare» e pef terra ad Ottavio , che in £ivor di 
Pompeo n^ aveva intrapreso Tassodio Ibrmalè. Il valoroto, Vatinio part^nAa 
allóra dal porto di Brindisi con ma podetpsaflotta^ vélleggiò vArso le sponde 
Illiriche, e dopo aver ^ì^ diverse ^ttkhwrittime 9 die eransi date ad Ott»* 
vio, venne a raggiungerlo sotto Epidauro. L* arrivo di Vatinio costrinse Ot« 
tavio ad aAd^andonare la nostracità, e a ri tirarsi^ colla sua gtaiv Jtoca presso 
r isola Tauride , ò Gmpana//£rc siM^ ^^ Irzio » ^^Hmt rn tmoram me^esHté- 
^ew^ue injumgfha ( Vatinius), fvna» qMàm sel^rrimmfosiei , JfmmiktaviMm per^ 
jequerctur^ Tìnnc oppuinantemEfidaurum ferra , muri^.,mbi ^strum eré^ fr^ 
jìdwm \ AdveMd sm Mtc^err 4ti ^ppàffta&Me ^oeg^ ì: ffmsidÌM9qi$e :m(tfum 
recepii (f ) • 

Per quanto dolce fosse il governo -dei Romani , gli abitanti della Partenia 
Epidauritana tenaci della loro libertà non sapevano avvezzarsi a tollerarlo. 

Quia^ 

(n) Uh. X t*) J>e Mh Alex. 



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Qumdi spesso saccedaran<» fra Loro dei fnpvtmeMì , e deUe tìvofiir • QjmkI 
Pollìone, che en t' ornamenta delU co&sigliatrké Curia Romtiiai e che alln 
tota à\ muneroie leeioBi impogMr» con eguuèe Ik^Yiirt la spidhi conti o t ne« 
mici di Roma, li ridusse finalmette air obbediente «^ froeodbU amid &' Ro- 
mani. Dione Cassia oos\ et parta del suo trionib r Hot mUcm ipso femper» 
( io queir anno » iti cui Ventidìcr superò i Partì > e Labiend) aisidH etÌMm 
étfud PMrtbems Efidgimùs tnottts , qucm P^llim tilùpa^ frédits càmpcicmp (/t) . 
Anche i fasti (rìon&Ii ci rammentano questa strepi tosia vrittoria in tal guisa : 
C ASINIVS, CN. F. PQLLIO. PRa COS. EX.. 
PARTHINEIS. AN. DCCXIV. VIL K. NOVEM. 
Orazio (f) aVendofea accennata col nome generico di trionfo Béif mattiti ^ 
Acrone, Pomponio Porfirione commentando il passo d' Grazia nella eitataC 
ode f e Senfio neife sue gleèe all^gloga quarta di Virgilio, scrissero » che 
FoIIione riportò questa vittoria $rx Satona capitale allora della Dalmazia prò* 
priamente detta* Altegana essi per prova il nome del figl^'o di PoUif ne cliia-. 
mato per questa motiva Salomno» Ma di» non vede» dse se PoIHone non b^ 
vinti in altra occasione i Salonitani, (del che iH>a si ha ntemória alcnha,> d. 
deve onninamente preferire alTautoriii posseriote di questi due scrittori la 
testimonianza di Dione t e dèlie tèrsole iriwfali saitte al tempo dell' istesso 
Romano vincitore ? 

L I B FI O S E co N D O. 

e A P O L 
Efiinttn diventa eohmia dr* t^tmatii . 



I 



n un tehipo, in cui con abuso Insoffribile altro quasi 90tt si ammette » se^ 
non ciò, che può essere thatematicameaie dimostrato, è con danno immenso 
dèlia religione, e società si rigetu la certezza metafisica, e morale, che fu* 
rono sempre riguardate come mezzi infallibili, per giungere aUa verità > I*an» 
trquario , Aé prende a trattare di cose accadute in tempi remòtissimi , non 
può lusingarsi d'incontrare la comune approvazione» Qjundi è i che abbiamo 
tutto il fondamento di temere, che quanto sì è avanzato intorno a Cadmo, ai! 
fondatori di Epidauro, al culto di Esculapio, e del sno serpente non sia per 
essere ammesso da chi si abusa deDe matematiche , e da quegli , che poco , 

nul« 

(tf) Ut. 4». (t) Od. ì. Lth.%. 



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4%^ uénVcm dflPSSrka-^pi3ét0rù 

o nulla f«mtt ijsifo ttuclfo deltt- umidirti , o che ìffiónnio qa$l conto far 
sì debba dtlU probabilità àelle cosi storiche , negano tutto quello, che no» 
faamiò vedttto coi pro^r) occbfy ò nom siconfoima ai lóro pensamenti. Ma à^ 
stderost di rhitracciare l'origine della nazione, di cui abbiamo intrapreso mscri» 
vere V ittoriji ^ dovevamo incominciare da tutto ci6 > che appartiene ai auoi 
tempi oscuri , T. Livio nel darci quella del popolo Romano non tralajdò le 
antiche tradizioni su Remo , e Romolo , ancorché nc»i avesse alcim docume&« 
to istèrico per confermarle. Noi ci gloriamo di seguire un sì gran modello; 
ed intanto ci consoliamo di poter ora unire all' autorità degU storici varj ino- 
numenti sfuggiti alfa barbarie, ed alla voricità del. tempo. 
. il primo ad attestarci , che j^pidauro finalmente diventò colonia Romana , 
è Plinio, che così si esprime : ^ Naronc amnc C. M. pass, atest EplcUiumm 
eoloMÌn (^. In una iscrizione presso il Golzio si kgge parimenti COL^ £PI* 
DAURUM. LEG. IX. Ma oltre queste testimonianze abbiamo la seguente 
lapide rìporuu dal Lucio, dal Grutero, dal panduri, e dal Cellario, ed àn-^» 
Cora esistente sulla base del sepolcro di P. C. Dolabella fra* le antiche rovine 
di Epìdanh) nella valle di C%od. Eccola. 

P. CORNELIO- DOLABELLAE. COS. 

yilVlRO . EP VLON . SODAU • TITIENSI . 

LEG. PROPR. DIVI. AVGVSTI. 

ET. TI. CAESARIS. AVGVSTI. 

CIVITATIS. SVPERIORIS. 
"^^^ PROVINCI AE . HILLYRICI . 
Tacito (b) parla anche esso di questo Dolabelfa , che , vinto Tacfarinate , 
impose fine alla guerra AfTricana* Alcuni poi hanno preteso , che egli fbsse 
un fazionario, e un uomo di pessimi costumi; ma è noto esservi stato in Ro- 
ma un altro di tal nome , che per le sue scelleratezze non potè pia ottenere 
in isposa Terenzia figliuola di Cicerone . 

Le due seguènti lapidi incise su una rupe presso il porto di Epid^ure furo- 
no già pubblicate dal Banditri, da Michele Sorgo (e) , e dal Sig. Ab. Coleri. 
, LARTIDII. RECEPTA. TERTIA 

CL ARIDI. CRISPI. ISMARNIENSIS 

« COH. Via VOLVNT. ANN. ANN: XL. 

XXVIL PATRONUS. POSVIT. H. S. E. 

' ^ " H. S«' «£« 

, : . . . - * Il 

(<) Lio, 3. cap. 14. . {b) Lib. 4. AnnaL 

{e) In Supplcm. & Noi. ad commcnU Ccrvajrii T. ds orig. urbis Rfigus. pag. >. 



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t a Hégatd Péff. t. Ut. Tk 4f 

Il prelodato Michele Sorgo, dopo «vtr rtccolte mie lapidi esistenti per U 
maggior parte in diversi laoglii di ^idauro , le ha fatte porre nel pubblico 
palazzo del Governatore di Ragusa vecdiia. Crediamo prezzo dell'opera il 
produrle alla pubblica luce. 

MARMORA EPIDÀURENSIA 

FRAa I. IV.' 



AN. XXV. H. S. E. 

NONIVS POSVIT 

E SVO 

CONTVBRNLI 

SVAE BENE 

M£R£NTIAS£ 

1 I. 

SAC 

OFVLV 

CLEM 

V. S. L. 

TERRA PRECOR LEVEM 

OSSA RESIDA 

N. T. VT. P. L 

lA. QYAE MERVI 

PREMIA PERCIPIAM 

IIL 

P. MARCIO 

PETROM 

MESSIANO 

VARIVS FES 

TVS HERES 

EX TESTAM * 

POSVIT 
DM. D. D. D, 
Tom. I. H 



LVSIA MAXIM 

OPTATE AVIE 

PUNTISSIME 

POSVIT 



V. 

NyMPHIO CLEPI 

HILARIO CONS 

POS 



VL 

M. POMENTI 

NO. M. F. TROM 

TURBONI. II. VL I. D 

ET. M POMENTINO 

BORIAE. F. ANN. XVUL 

POMENTINA TERTVL . 

LA. PATRI. ET. FRATRI 

PIENTISSIMIS. FECIT 

VIL 



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4( MHMU'4iH^mmea'IpUmr» 

VIL 

SAfilNAE. HERME 

TIS. N. P. ET NOVIAE, DO 

NATAE. ETNOVIAB, HERMAE 

SABINUS. PER. SUIS FECIT 

DE.SABININO.MIL 

COH. VIIL VOL. A. ItXIL 

Vili. 

EXVPERIUS FORTVNIVS VESTALK VALERIA 

PARENTES PIENTISSIMI EXVPE 

RIAE FORTVNIAE FILIE CARISSI 

ME MEMORIAM DEDERVNT 
Q^E VIXIT ANNIS XXVII MENSES 
TRES DIES XV. SI aVIS VOL VE 
RIT SVPER HOC CORPVS PON 
ERE INFERET 
REIP. P. XXXV 
In questa nltima lapide, che fa illustrata dall'erudito -P. Bolich, Epìdauro 
è qualificata come -Repubblica non senza ragione ; giacché rappresentava in 
piccolo r immagine della grandezza e maestà Rimana . Essa , come tutte le 
altre Romane colonie , aveva il suo Ordine Equestre (a) , i suoi Senatori col 
nome di Deairioni (^), ed i suoi Consoli sotto- quello di Duumvìn(0- Sic- 
come in vigore del diritto colonico gli Epidaurirant erano ascritti fra 4e Trr- 
bù Romane (d); così essi potevano dare il loro voto, aspirare alle cariche, e 
godere di tutti i privilegj dei veri cittadini Romani. Cotesti priyilegj però 
non avevano luogo, che nella colonia, cioè in Epidauro. Cicerone, (e) Cor- 
nelio Nipote (/), il Sigonio (g), e varj altri dotti espositori delle antichi- 
tà Romane ce ne rendono ragione col dire , che non avendo avuto per V in- 
nanzi 
(a) Wilhei. Eyùn. Ì€ Ord^EquesU Hom. §. n. &seqq. (i) Kiinesins epist. ji. 
(0 Wfiaik L. w. f. àciAlbò Scrii. Pancirol. de Magistrak munkip. cap. 8. Chi- 
memicL de Him. bìseH. c^p. 5. &€. (d) Pravaius de Magistrat. Aom. cap. de 
coloTK (e) Pr$ Céccin. </) Ih wta Attici, (g) De- antiq. jure cìv, Kom. Hen^ 
rie. Kìppingms in antìq. Ao. & Psnuin. in Imper. Bjh 0^. 



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-r di M^igutm.Pift, J. Lik U. 47 

luazf stanza in Kotna , ed essendo già cittadini di un' altra città non poteva- 
no fuori della colonia essere considerati come veri Quiriti . Aulo Gellio ce ne 
persuade anche meglio in tal modo : Non enim ulmìa "veniuut CMirinsecus i» 
aviféiem (1(omm»<m), nec iuit radìcibus mtmntur, sod ex chntate {Homan*) 
quasi prognata sunt , & jura institutaque omnia t. Romani non sui arbitrii ha» 
hcnt (<r). Dit^tti la famiglia dei Vibj la più celebre fra le Epidauritane per 
essere aggregau alla Romana cittadinanza «bbe d' uopo di una solenne dichìa* 
razione peo- parte di Vespasiano . L' onorifica lapide , che vedesi incisa sa ta- 
vole di bronzo nel palazzo Baiberini > e che è pure riportata dal GFutero , e 
da altri , è cos\ concepita. 

IMP, CAESAR. VESPASIANVS. AVG. PONT. 

MAX. TR. POT. II. IMP. VI. P.P. COS. IIL DESIG. 

mi. VETERANIS. avi. MILITA VERVNT- IN 

CLASSE. RAVENNATE. SVB. SEX. LVCILIO. BASSO 

QYI. SÉNA.tET. VICENA. STIPENDIA. AVT. PLVRA 

MERVERVNT. ET. SVNT. DEDVCTI. IN, PANNO 

NIAM. OyORVM. NOMINA. SVBSCRIPTA 

SVNT. IPSIS. LIBERIS. POSTERISdVE . EORVM. 

CIVITATEM. DEDIT. ET. CONVBIVM, CVM 

VXORIBVS. QVAS. TVNC. HABVISSfiNT CVM 

EST. CIVITAS. IS. DATA. AVT. SI. aVI. CAELIBES 

•ESSENT. CVM. US. QVAS. POSTEA. DVXISSENT. 

DVNTAXAT. SINGVLIS. SINQVLAS. NON. APRIL. 

CAESARE. AVG. F.DOMITIANO. CN. PEDIO. CASTO. COS. 

PLATORI. VENETI. F. CENTVKIONI. AMEZEIO 

DESCRIPTVM. ET. KECOGNITVM. EX. TABVLA 

AENEA. QVAE. FIXA, EST. ROMAE. IN. CAPITOLIO. ADf 

ARAM. GENTIS. IVLIAE.DEFORAS. PODIO. SINISTERIOrÈ 

TAB. I. PAG. n. LOC XXXXIIII. 

T. IVLI. RVFI «ALONIT. EQ, R. 

P. VIBI. MIMI EPITAVR. EQ R. 

T. FANI. CELERIS LADESTINI. DlC 

C MARCI. PROCVLl LADESTIN. DIC 

P. CAETENNI. CLEM ENTIS. SALON. 

P. LVRI. MODERA TI. RISINITAM 

a POBLICi. CRIS CENTIS. LADEST. 

Sem- 
ia) Uh. J6. Ho3. Aitlc.c. Tj. . 

H a 



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49 JSmiaìii dcWBIiHcd^Epidam'B 

Sembra , che qui si alluda anche alle altre fitmiglie dei Vib] , di cui nelle 
Dalmatiche iscrizioni si fa. spesso menzione , senzachè se ne indichi la pa« 
tria^ e il nome. Io credo > che. siano disceae dall' £pidaurìuna. Possono con^ 
sultarsi il Grutero , il Lucio , e Marco Manlio » che riportano iscrizioni su 
quésti Vibj. 

Intanto da tutti i surriferiti documenti non veniamo ancora in cognizione 
deir Istitutore della colonia di Eptdauro . Ricaviamo soltanto j che a tempo 
di Plinio , e sotto Vespasiano era nel massimo suo lustro • Inclinerei per al* 
tro a credere, che essa fosse opera di Augusto. Questo Cesare , terminata la 
guerra civile, fu cos) facile a stabilire colonie, che, al dire di Svetonio (tf)f 
ne spedì 31. per diversi luoghi dell* Impero-. Finita parimenti la guerra mi- 
tica , e ridotta la [>almazia in provincia Romana > si sa da Seneca , che nel- 
le sue principali e più comode città furono stabilite colonie : Hic deinde po^ 
fulus (Romanus) quei Céhm^s in owmes provinciàs misii! uticumque vicit, Ho- 
mtnus babiSMt (t). £>a ciò si arguisce, che TEpidaurluna fu inclusa anche fra 
queste colonie • La paterna amorevolezza di Augusto verso gli Epidauritani , 
ed i meriti di questo popolo verso di lui ne sono una prova convincente # Sa- 
peva Augusto,, che nella guerra Farsalica esso aveva seguito il partito Cesa- 
riano, e che dovette soffrire per mare, e per terra un assedio pericoloso. II 
valoroso Vatinio > secondo Irzio (e) , costrinse le fòrze di Pompeo ad abban- 
donare r intrapreso assedio di Epidaoro mediante gli sfòrzi dei suoi abitan- 
ti. Finalmente essi, che dopo il trionfo di Pollione si mostrarono sempre 
amici di Roma , si conservarono uli anche nella lunga , e terribile guerra , 
che Augusto, e Tiberio fecero agriUirj, essendosi dichiarati noA solo per que- 
sti due Cesari , ma avendoli di più ajutati colle proprie truppe . In quel fran- 
gente però pagarono il fio per aver prese le armi contro i proprj nazipnali ; 
giacché , al dir di Dione (d), Battone General delle truppe Dalmati&e per 
mendicarsi 4ei Salooiuni , che lo ferirono, e dei Romani vincitori, da Salona 
sino ^ Apollonia saccheggiò tutte le città marittime, e segnantemente PEpi« 
daurltana con tutto il suo distretto. In vista di ciò pare; quasi certo, che Au- 
gusto spedisse una colonia in Epidauro , clìe era una delle pia comode , e rag« 
guardevoli città dell' Uliria di quei tempi . 

Ecco le uniche iscrizioni, che si hanno suir Illirica Epidauno. Qaalora pe* 
rb fi scavasse sino all'altezza di ix> o 1$. piedi nella valle di Obod , parte 
prjncifale un tempo della Città, e ormai riempita di. terra, che le acque han-* 
no staccata, e trasportata dai vicini monti > sene troverebbero molte altre nom 

meno 

{a) In wta August. ifi) Cép. 7. (e) De Bel. Alex. {b) Uh. $$. 



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# dt Ij^M FarK I. tri. n 4^ 

meno interessanti . Il Signor Mìchde Sorgo trasportato dal suo gran genio 
ptf: le antichità avrebbe effettuato questo scavo senza risparmiare spesa , o £i» 
dea f se ia morte non lo zresse immaturamente rapito alla letterata» « 

C A P O li 

Jtntàut sHuazime dì E^daurv sùfio i Greto^Lnccm , e S^omafii : veHigj 
di 4mlHbt r^fvmi^ i deìFMqMdmo Canaliiano. 



p. 



Irnio parlando di Orca r e di Epidaiiro cittk Illirictie ci racconta , clie si uni* 
iidno al continente in occasione Ai nn %t^n terremotò: SpidaurMs, ^& Oricum, 
(propier métum ierrét) insula esse desiermit {4). La natura vulcanica dei vicint 
sbavati monti > la penisola , su cui sorge in oggi la piccola cittì di Ragusa 
veccliia» tre scogli 9 uno detto di S. Pietro ì e gli altri Mercana, e Bobara 
distanti poco più di mezzo miglio da terra , e . ciie possono essere i residui 
deir isola > due grandi terremoti ^ cbe fanno epoca oiella storia Ragusina, e le 
scosse » c>ie spesso si sentono , verificando V as^rzicme del filosofo naturalisia 
fanno pur troppo vedere y che questo punto della spiaggia Adriatica iu , ed è 
soggetto ad un simile micidiale flagello • Quindi pare , che la cittìi di Epi* 
dauro fosse dagli anticki Laconl fondata su quella piccola isola lontana un 
mezzo miglio dal continente Canalitano. 

Souo i Romani questa citta incomiadara dall' indicato istmo , <e dominane! 
do ì due porti j clie Procc^io (h) mentova a proposito della gran ^tta spe» 
éiu ìm Gtvstiniano contro i Goti sotto la scorta di Costantiniano , si estcn>- 
deva ancor gran tratto verso il piano di Canali. Il sepolcro dì Dolabella do- 
vt^va al certo rimanere in mezzo della cittìi nel pubblico foro. Essa dunque 
occupava V istmo allora ridotto in fortezza , ed abbracciava il vasto porco di 
Tramontana > avanti coi infra terra miraai tuttora la èase della statua del 
A-oconide , ed altri veatigj quk e là sparsi di antiche' fabbriche atterrate pai^ 
te dal tempo > e parte per costrnire la nuova Epidauro. Tutto il distretto, che 
nomasi in oggi Qbpd, formava precisamente T estensione di quesu cittk. 

Fra i vari rottami ancor superstiti è rimarcabile im pezzo di muro di reti* 
ccdato lavoro , die innalzasi su un elevato poggietto psesso il porto di Mez- 
zogiorno. Alcuni pretendono, che la sorgesse il teatro, o l'anfiteatro dèi la- 
ro maggiori . Aitri pei affermano , Che indidii le- terme Epidauritane • Le 
prove essendo eguali d' ambe tt parti , ci contentiamo di notare , cbe questi 

ruo 
{a) Lib. XI. Cap. 8j^ {b) Bel. Gotb^ Lib. U / ' 



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5Q ,Ak$ichHk Jkir UHrka'^EpìdMuno 

suderì mostrtAo un antico , solido y e magnifico, edifizio destinato a ^ualcba 
pnbblico uso, e che Epidauro aveva molto del bello» e del nassiccìo dell' an^ 
tica archittetnra Rpmaoa. Prova ne ^ia im lavoro scavato anni £i,,e fornia- 
to di pezzi quadrati dì sceltissimi. marmi, i di cui viva.cissimi colori con ma-* 
ravìglioso artifizio fra loro di^osti presentano .all' occhio una serie luminosa 
di vaghissime liste; lavoro, che si può paragonare ai più belli mosaichi anti* 
chi. Si potrebbe congetturare , che esso servisse di pavimento all' atrio pub* 
Wico , e che questo atrio esistesse dove fu fitto Io acavò (tf) . Due grandi 
pietre una posta sull'ingresso d'una casa, e l'altra collocata in un muro prps» 
so il mwre fiurao neàtte , che eranvi anche in Epidauro delle opere di eccel- 
lente scalpelb. In orna si vede scolpita la figura di un soldato ^uasi .disarmar 
to , di quelli ck>è, che i Romani cfaianuvano VeliUs . La sua vestitura ha 
4elt* antica Greca, o Hlirica piuttosto die della Romana. L'altra rappresenta 
un carro tirato non si sa se da cavalli» uccelli, o. delfini^ e la figura 4i vm^ 
Venere » o Galatea mancante però di teata (&). 

' Gli «wanzi dell' acqnadotto CanaKtano . sono la cosa più attendibile, che 
ancor rimane. Per formarsene però una giusta Jdea fa di mesderi osseu'Vare^ 
che i Partenì dalla loro città si estendevano verso Oriente per lo spftzio di 
25. miglia sìna.al seno Rizzonico, oggi golfo diCattaro. I primi dieci miglia 
jGEirmanQxin lunghezza una piapura per lo più di figura cilindrica , e tiella lar* 
ghezza in alcuni luoghi di un miglio., e in altri meno. Q^iesto luogo è ab«« 
bondahtisslmg 4i acque. Oltrecchè alle falde dell'alte montagne, cHe.lo cim- 
gono, sgorgano presso T abitato molte limpide fianti , vi è di più un fiume; 
Ì€ttodiuta , che scaturendo dalle radici di un alto, monte dopo avtf cpn 
tortuoso giro percorso il piano si perde sotto un altro monte , e va a scari^t; 
le sue acque, per un lungo cammino sotterraneo Dell'Adriatico in un luogo ittr 
to Doira ^oda . :Nei tempi di dirotte piogge, « d' inverno la sua sorgente, la 
quale pretendesi/, che abbia comunicazione con il fiiune Trebigne^.ne. ingros» 
sa il corso , e allaga la pianura « Dai sedimenti di queste inondazioni nasce 
fi>rse la fertilità del hiogo relativa ad ogni sorta di prodotti • 

I Romani, che in vicinanza di Epidauro scarseggiavano di acqu , per ov^ 
viare ad un tale Incpmodo pensarono di condurla da un monte di. Canali 
chiamato Vodmaglia In distanza di venti miglia per mezzo di un acquadotto 
degno della loro grandezza « magnificenza. Tuberone ne parla ih ul. guisa;: 
J^itod auiem Canalensìs uger ierrìtorii Spidauru fuerii y argumcnU, est opus mi^ 
rabilis stru&unt effcSum , quo m vigesimo propc milliario aqua in urbcm pftdu* 

Sa 

{a) Michael Strg. loco supracH^ {h) Idem ìbidx 



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e di K^Mid Pari, h Lìh. IV 5I 

ftr est pMrti0 fuBtefrétne$ riva, partìm opere arquaio {é) . Gli Slavlai , che ab- 
katteronQ pressocchd tutte le cittìi , e monumenti deirillirìa » rovinarono anche 
questa superba opera , di cui io. stesso ho osservato alt ani vestig] , e qualche 
iscrizione indicante il nome di chi ne presiedeva alU costruzione • 

CAPO III. 

MsttmUne dclP areica pMriemd Illirica: irarj cartelli degli fpUaMritam. 

lonsulundo gli antichi ^ògraft si viene in chiaro , che gli Epfdaurttani si 
estendevano anche per qualche tratto considerabile verso Ponente. Gli antb- 
Chi non collocano lungo la spiaRia marittima dal seno Naronitano sino al 
Rizzonico altri popoli t chei Werei, e i nostri Parteni. Si sa altrfesì, che l 
Plerei estendevano il loro dominio per tutta la penisola di Ponta » e poco pia 
al di qui della cittìi di Stagno. I Parteai adunque occupavano in lunghezza 
il tratto di sessanta miglia. L.0 stato della Repubblica Ragosina era dunque 
diviso fra questi due illustri, e guerrieri pdpoli deir antichità. 

Il più' forte luogo /che avevano gli Epidauricani dopo la l<yr Metropoli > era 
un castello appellato Burno , di cui così parla Plinio : Éur?Mm , ^ndttium^ 
tribuliumi nobilitata p9pnii 'Rmnani prctliis sjutella (t) . Gli scrittori Ragusei ri- 
conoscono meritamente nel Burno Pliniano quel tratto, che giace fra le rovi- 
ne'^Epidattritanei e la nuova Ragusa, e sosteagoto> ^ da quello abbia pre« 
so il nome alquanto Corrotto di Breno . 

Alcune ragionevoli congetture mi fan rredeire , che' il castelfo di Burno ibs* 
se posto sul monte , die chiamasi in oggi Bergato . Osservo primieramente , 
che tutto il piano, che incominda alle radici di questo monte y ed arriva iH 
fino al mare, in alcune antiche carte geografiche esistenti in Ragusa aveva il 
Jiome di Sftt^bmrrmm, e Smb^brenttm , cioè piano giacente sotto il castello Bur<^ 
no. Una tal voce benché corrottissima si conosce ancora in quella ^ìSreber^ 
no y con cui s' intende la parte marittima di questo piano . In secondo luogo 
avendogli Pfinio dato il hdme di castello , si deve da ciò inferire 1 che esi- 
steva sul monte. Infatti se , al dir di Lidoro (e), gli antichi Romani chiama-^ 
van9 Castrum, Casietlmm le citta situate in un altissimo luogo; se Virgilio {d) 
ammette pure i castelli sui monti > e se Decio Bruto dicendo Frogressus sum 

ad Inalpmoj CMm exerciiu multa castella Ctepì , - multa vastctvi {f) , ce la 

con- 
cai) Cùmment. Suor. temp. Lib. 5. (b) Ub. 3. cap.%%. (e) Lìb. ly. Orig. cap.iu 
(d) Georg, }. (0 ^^ Episi, inter TuJtìan, %i6. lià. ii. 



1 



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5» .amichiti àeW lIUric€ • Epidaaro 

confertnt td evidènza , noi non sbaglieremo , se porremo V antico Botno sol 
mentovato monte i e se daremo^ il nome di Sublimo alla deliziosa sottoposta 
pianura; tanto più, che la tradizione ancora Io riconosce precisamente nel 
luogo detto Spillan ^ e Gradaz dalle rovine ancora visibili . finalmente non 
è improbabile, che questa fortezza detta Burno da Plinio 'si chiamasse Bmir- 
cio , o Brisazio da Stefano : Brysacwm PiMbenes oppìdum . Difl&tti giacché egli 
r assona ai Parteni , e giacche il nome di Brisacio può naturalmente derivar* 
si dalla Slava voce Brisatt come Burno derivasi da da Vrun, sì può ragipi^e- 
volmente ammettere, che questi due notili significhino una casa sola 9 questo 
le acque (i), di cu» abbonda questo luogo, e l'altro la sassosa natura del m#- 
-desimo (»). 

. La città di Trebigne (3), che fra mi bel piano giaceva a Tramontana d'im 
fiume dì tal nome , era un'altra importante piazza degli Epidauritani. Le 
battaglie I che insieme col castello di Burno l'hanno nobilitata, al dir di Pti* 
nio , debbono essere state quelle , con cui Pollione attaccò i nostri Epidauri- 
tani, mentre tumultuavano contro i Romani. Dopo l'eversione di Epidauro^ 
e il discacciamento derRomani da questi luoghi gliSlavini vincitori la smem- 
brarono dalla Partenìa , e sussistette da se indipendente , finché non cadde socto 
r impero del Gran Signore. 

Melanto presso il seno Rizzonico era l'ultimo luogo fortificato degli £pi« 

daiv» 

(1) Là wce Burnum ^^f f affinità fru il B, e Vj e per la figura ài metatesi 
derivò daW Illirica Vriti , Vrieti , e significa propriammie bolHre . Onde 
Vren, Vrun, Vfr &c. suona ebollizione d'acque seaturienii . Un tal nome com^ 
pete egrefamenie a questo luogo ^ a cut appartengono le copiosissime sorgenti dei 
fiume Ombla , che da una profondissima cavità escono con grande veemenza ^ 
quelle di Gfenchetto, di Breno' dei Molinij e varie altre qui , e là sparse in 
fuesto distretto. Quindi Vurno, Vruno, Burno, o Br^eno indism un luogo riccé 
di fonti d'equa , quale è questo. I B^agusei chiamano ambe ogp javrello if 
iuoga, dove t acqua scaturisce ^ da Vriti, Ja vriti. 

(X) Bargat, (*) Btegat, Bregast derivato dirò rC brigh, •bregh, e per me^ 
datesi bargh significa in genere eminenza y collezione di inomi rivestiti d'alberi. 
^Appresso i Dalmatini Brisat, Bresat xi^(Vf4 pure luogo montuaso, e li Brisf, 
Eresi boschi su i monti. Tale è il monte di Bergatto. 

(?) Trebigne dicevasi un tempo Tvardigne , c/W luogo fortificato. JEt regio 
ipsa lingna Sclavorum locum. munitum significat ; quandoqùidem multse in ea 
munitiones sunt , escqne sub ea alia regio, quas Canale appellatur. Banduri 
ad Porphirog. (*) Va innanzi t r si pronunzia spesso per e. 



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-^ di K^gusa Pdrt. i. Li6. Ut '5j 

puritani. Dalle poche sue ruine in oggi esistenti, e dal silfehtio degi! ami- 
chi si può arguire , che era di poca considerazione. Esso era* però bastante 
per difendere dalle incursioni dei pirati il bellissimo deserto porto, che ha a 
dì nostri il nome di Molunta, 






CAPO IV. 

Usi, e costumi degli antichi Parténo-Epidauntam . 



1 



nostri Epidauritani Illirici avevano presso a pòco 0i stessi usi e costumi 
delle altre nazioni Europee prima , che i Greci , ed i Jlomani dessero nuovi 
lumi di coltura > e civilizazione • If volgo Epidauritano , che ad onta dei suoi 
Greci, e Romani educatori voile perpetuare le sue antiche usanze, era assai 
dedito al bere, ed al mangiare • Questo difetto però, secondo Platone (a), era 
proprio di tutte le nazioni del .mondo in fuori degli Spartani , e Cintesi trat* 
tenuti dalle savie istituzioni dei toro legislatori . La Grecia era piùcchemai 
infetta di quetta pece; giacché ai Romani restò sempre il verbo Gr^eHirìj • 
FergrawAy onde esprimere l'intemperanza nel bevere, e nel mangiare. 

Zenofonte ci dà la vera idea dei banchetti degl'antichi Epidauritani nei 
descriverci quello, che egli ebbe da Seute Re dei Trac) affini per orìfeine 
coi "Laconi, e cogf Illirici : Posiquam at^em ingrersi ad ccenam sunt prcesianfis* 
simì qm adcrai Tbracmn , & S>uee§ , Triòimtqtff GrMwum , Lcgatique , si qtd 
fratti ex ntbibusy consederunt in orbem ad epulai. Tum 'uer$ IcbeUs tripod'es 
fur^ piceni Mlati sunt pieni CMrmum disiributart^m ^ & patns magni adnexi crant 
carnibus .... coKniéa antem inni in orbene f^rebantur ^ tìnguliquc ^ecipiebant (*>. 
La carne era l'unico loro piatto; ma ne mangiavano in grande quantità, co» 
me succede ancora in oggi soprattutto fra lepopoltizioni un poco distanti dai 
mare. Chiunque era a$temy> dal vino , o ne beveva moderatamente a pane" 
gone dei gran bevitori era giudicato incapace < di qualunque azione , die ri>- 
chiedesse il minimo coraggio e valore . Neil' intemo soprattutto deir lUirla 
non si è molto cambiato un tal costume , e perciò nelle Popj^vk^ Illiriche , 
o canti nazionali si celebrano tuttora i Kragljevich Marchi, gli Unniadi, e 
gli Scaaderbegh come primi bevitori, e si asserisce, che essi sotto le loro tea- 
de beverono tanto vino , quanto sangue Turco sparsero combattendo . A que- 
sti loro Eroi competono quet celebri versi cantati, sl/ì Aureliano , e riportati 
da Vòpisco. 

(a) In^ Critia . {b) In expfdit. Cyr. Lib. x. 
Tom. I. I 



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f4 iAntichiià dclV mirtea ^Epidauro 

Vnus bimo 'mille mille mille decolUvimus : 
Mille mille mille vivai, qui mille mille ùcddit , 
Ipse tamen bibit Utaum vini , quantum fndit sanguinìs . 
Le Orgie fomentavano grandemente cotesta* intemperanza • Le feste di Bacco 
sistemate dalla Greca licenza nei tempi di pace , e di lusso passarono prima in 
Macedonia, e di là si estesero per tutto rillirio. Epidamno, o Durazio di- 
venne famosa per si fatti spettacoli . In questa città le donne spiritate come 
tante Baccanti si adornavano di fiori , ed al suono di rozzi musicali stromen* 
ti danzavano per tutta It città conducendo seco per più giorni un uomo , che 
sosteneva il personaggio di Bacco > o Sileno, e a cui davano il nome diBcn** 
tei {a). Plutarco (5) ci fa sapere, che la madre di Alessandro Olimpia era 
portata sino alla pazzia per queste licenziose fèste • In Ragusa al i. di Maggio 
per pubblica autorità una compagnia di calzolari elegantemente restiti esegui-» 
sce pet la città un grazioso ballo. Il Bembel (")> che passò da Epidauro in 
Ragusa ^ dove conserva sempre l' istesso nome , deve pure pubblicamente farsi 
vedere ih tale occasione. Qiiesta maschera ha una ghirlanda in testa fomuta 
di verdi fòglie, e indosso una sopravveste bianca lunga fino a terra tutta rica- 
mata di erbe , e fior! . Alcuni addomesticati serpenti gli escono fuori dalla' 
corona,' che porta in sul capo, e mentre balla e salta, egli scherza, e si tra- 
stulla con un altro serpe , che tiene in niano , come si rileva dal suo rame . 
L'antica foggia di vestire dei Parteno Epidaurìtani fu quale si osserva deli* 
neata in queste due figure (**)• Gli Eroi, e le Eroine di Omero, e di Virgilio 
presso a poco andavano abbigliati in tal guisa . Nelle origini delle genti 
TEuropee ìmostrerenK) , che questi due poeti non possono bene intendersi da 
chi non conosce i costumi degli odierni Illir} Mediterranei , che conservano 
ancora in parte le Usanze dei tempi d' Omero. 

Il coraggio , ed il valore in guerra non fu solo una piterogatìva degli Epi** 
daurirani, ma anche di tutti gli lUirj. Non v*è istorico, che non- li abbia 
esaltati particolarmente per la loro destrezza «tei combattere a cavallo. U 
Montfaucon ci riporta il seguente antichissimo epitafio ritrovato a Corfà , e 
fatto per un ctxto Sinna Anfilochio ucciso a cavallo dagli lllirj: j^uonìam ah I/- 
lyriis ex equo pugnantibus occisus es (e); e Luciano nell'elogio di Demostene 
cefebra la cavalleria degli lllirj, e dei Triballi. Ciò basti rapporto agli anti* 
chi tempi. Passando poi a quelli dei Romani si sa« che la cavalleria Illirica 
occupava il primo luogo nelle loro legioni. Illyricis sudant eqmiatihts 4iUt 

- disse 
{a) Galen. de Sanit. iuend. lib. j. (b) In o4lexandr. de Fasm. Maced. 
[e) In Diar.lUl Cap. %%. pag. 4x3. (♦) Vedi Tav.I. (**) Vedi Tav.Ih e IIL 



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t di Kh^sm P0r$^ J. t/^. II» u 

Jiìm Qaudumo (a). Ma chi non n% che QaudiO, al dir di TreheHìo>' {i) 
dorette la sua famosa vittoria riportata sui Goti al valore della, cavalleria 
Ulh-ica; cheAoreliano (^) domò con essa iPabnirenìs che Settimio Severo (i), 
Belisario (0» e Costantino il grande (/) fecero uso degli invitti Illirici a ca^ 
vallo? Qpesto lor credito confimnato dall' espeiienza fu poi cagione, che per 
testimonianza del Grevio (;;» ddlo Sponio, (ib), e del Salmasio </) i Romani 
Imperatori volessero sempre gente Illirica per la guardia del loro corpo • Po* 
toei portare tnHIe altri esempi , onde confermar lo stesso ; ma basti il dire , 
che i Dalmati > e gli Illin hanno somministrato in un tempo istesso pia 
Ài 500. distaccamenti di cavalleria per presidiare città nelle Gallte, nella 
Pannonia, nen*Airrica> e neirAsia (k)^ Quindi con quanta giustiaia Virgilio 
^isse deir Illirica Epidauro Dt^tmtrixtpét Epidamrus e^orum ^ con altrettanta 
tngimtixia alcuni hanno pensato » ebe Virgilio abbia inteso di far questo elo- 
gio ad Epidauro Greca. Essi si fondano su tre^prjnclpali ragioni, cioò suStra* 
tKMie, ch# (/) dice: Equ$rum fraieru gfnus offitmm est^rcadìcum^ ut &j(f^ 
golicum , & Epidaurium ; su Servio , che interpretando questo passo di Vìrgi* 
lio lasciò scritto : Epidaurus Epiri cìinias eqms nobili s; e in fine sulla natura 
^el piano della nostra Partenla arido , e alquanto sassoso . 

Noi siamo perfettamente d'accordo con Stratone , che la Greca Epidauro 
fornisse i suoi cittadini di una ottima razza di cavalli; nui si potrli forse da 
ciò inferire , the la nostra ne fosse sprovveduta , o che non fossero atti alla 
guerra, dovendosi anzi ammettere il contrario; giacché gli Illii], ed in con* 
seguen^a gli Epidaucitani fin dagli antichi tempi furono sempre eccellenti sol* 
dati a cavallo ? Non dobbiamo poi maravigliarci , che Servio ascriva la nostra 
Epidauro all'Epiro. Dacché la Macedonia Illirica prese il nome di nuova Epi« 
ro , gli scrittori posteriori a questa epoca ( fra. cui vi è Servio ) , hanno confu- 
so insieme l'una, e T altra Ejpìro con tutto T Illirico , ossia ciò avvenuto per 
r unione delle regioni, e per colpa dei tempii oppurp perché la Macedonia si 
considerasse parte dell' lUirio, come infatti lo era» Stefano Bizantino, ed.Qr« 
inolao non ascrivono essi fra gli Epiroti gli Auuriati, i Plerei, e Tisob di 
Meleda, che ognuno sa quanto siano distanti dall'Epiro? Papia jnel suo glos-* 
sarìo fa anche Epirotica la nostra Epidauro non per altra ragione , che per 

quel* 
i (4) Be Laudib. Seren<t v. 61.. (*) In Claudio. {e) Zosimus Lib. x. 
* (d) Herodianus lib. %. Cap. li. {e) Proeop. Bel. Goth. lib. 3. (/) Fahreitus 
Up.^ j» num. 171. pag. 357. (g) In Prohg. Tom. 3. jintiq. How. (hj Misccl. 
Erudii. Antiquìi. SeSf. 7. pag. 157. (/) De re milit, Cap. ao. 

{k) In noiiiia utriusquje lmp:rìi . (/) Lib. 8. 
li 



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sé jhHiehìti delP tìliricà^EpìdéUro 

quella accennata di sopra T Servio adunque non pretese di parlare deirEpT* 
dauro Greca , ma bensì della Dalmatica j siccome tale giudicarono esser la 
mente di Virgilio i suoi comentatori Pompcmio Sabino ^ Tommaso Farnabia^ 
• Cornelio Screvelio. 

Per quanto poi s' aspetta alt' indole del suolo Epidauritano Illirico , esso è 
il più capace , che possa idearsi per alimentare , ed esercitare al maneggio i 
cavalli attesa la bella pianura Canalitana ricca di pascoli , e d' acque , come 
già vedemmo di sopra . Il piamo di Trebigne distante poche ore di cammino 
da quello della Partenia spettava anche esso agli Epidauritani , ed è anche" 
oggi rinomato per la quantità de* cavalli , che nutrisce • Virgilio pertanto y die 
assai meglio di alcuni suoi freddi glossatori , e di Filippo Beroaldo conosceva 
la geografia della Dalmazia spesso frammeziata da simili pianure fra i suoi 
monti, e che nella Romana istoria aveva letto le straordinarie prodezze 
dei Dalmatini nel guerreggiare a cavallo , lodando la nostra città per questa 
sua bravura rende giustizia del pari a tutte le altre dell' lUiria, a cui appar<^ 
teneva Epidauro. 



CAPO V. 

Culto di Marte , di Bacco , e di Diana appresso gli Epidauritani . 



Oi 



'Itre il Dio Esculapio gli Epidauritani adoravano anche Marte , Bacco , e 
Diana (*), come tutti i primi popoli dell'Europa. I Traci, che furono la prima 
nasione conquistatrice di questa parte di mondo, e che la popolarono dovun- 
que di loro colonie , per testimonianza di Erodoto non veneravano , che que- 
ste tre sole Divinità : J>eos autcm hos solos colunt {Thraces) Martem^ Liberumj 
Diw$am (a). Tutti grillirj come loro affini avevano anche una tale supersti* 
zione, e la mantennero imo alla loro conversione alla fede di Cristo , facen- 
done poscia nelle loro popolate città un soggetto di scherno , e di risa nelle 
allegrie del carnevale « Si veggono tuttora presso i Ragusei tenacissimi delle 
cose antiche nel tempo del carnevale , e in qualche altro giorno di festa po« 
polare tre persone del volgo , che rappresentando queste tre Divinità nel mo- 
do, in cui sono espresse nel loro rame, al suono di un rozzo piffero, e tam- 
buro per pubblico ordine sen vanno per tutta la città ballando una villereccia 
danza con gran risa degli spettatori . Marte, clie in loro linguaggio Scitico, o 
Slavo chiamasi Turo, Turizza, o Turisia, come in confronto delle altre è un 

Gì- 
(4) Ut. ts. C) Vedi Tav. IV. V. e VI. 



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t il Kàpua Pari. 1 Uh. il* 57 

Gigante ; così la £1 fra loro da Capo , e Regolatore • II Dio Manduco degli 
antichi Latini ne sembra un perfetto ritratto. Lo dipingevano con le mascel« 
le da cavallo , e con i denti d' una lunghezza prodigiosa . L'estremità del suo 
capo era nuda > e simile a quella di un uomo. Coir aprire e chiudere della 
vasta bocca , e col dibattere dei denti nelle pubbliche feste metteva in fuga 
la ridente plebe Romana , che a schiera Io seguiva amando soprattutto di 
vederlo negl' intermezzi AUllani dopo la recita delle comedie a ballare sul- 
la scena . I Romani lo ebbero dagli antichi Priscì , Casnì (1) , colocia Tra- 
cia, che popolò il Lazio, come vedremo. Quindi vi è tutto il fondamento 
di credere, che il Dio Manduco fosse il Turo Tracio, o Marte sotto tal fi» 
gura , e che poscia dair uccidere in guerra iosse detto Marte dalla lingua 
Tracia, che allora regnava in tutta l'Italia. Mariti, o murati ^ e aggiuntovi 
l/, (/mariti y o Umarati significa propriamente uccidere. Ammiano Marcellino 
parlando dei Sarmati c'indica la formazione del nome di Marte : Sarmata 
( ante tribunal Cùnsiantii Jmp. ) . . . . nihil pntceps fingente}, siabant incurvi, hn^ 
gè alia , quam quae gestu pr^ferebant , & "yerbis , altis mentibus perpensantes . 
Visoque Imperatore ex alto snggestn jam sermonem parante lenissìmum , medi'^ 
tanteque alloqui 'velut morìgeros jam futures , quidam ex iltis furore percitus 
iru(ì , calceo suo in tribunal contorto , Marha , quod est signum apud eos bel^ 
licum , exclamavit : eumque secuta incondita multitudo ..... in ipsum Principem 
ferebatur (a) . Marha vorrà dunque dire uccidi , e da questa voce appresso i 
Romani prima sikctMaraz, e quindi Mtfrx, che significò il Dio della guerra, 
La seconda Maschera rappresenta Bacco. Essa ha il tirso in mano, e una 
ghirlanda di pampini in tesu , e dicesi Zorojè , o Cjoroe (orse dirò t« ZcbfS. 
che significa in Greco vino puro . Un tal nome può appartenere alla Greca 
colonia fondatrice di Epidauro, La terza infine dal suo sembiante femminile, 
e dall'arco, di cui va armata, si ravvisa essere Diana detta col generico no- 
me Slavo Vila, cioè Ninfa. Le anili tradizioni, che seotonsi in Ragusa sul-^ 

(i) I Casci , Casnì , Casuari popoli del Lazio affini cogli Osci , e Aborigeni dg, 
Ennio, e Nonio si interpreta^vano perSenWts (Scalig. inConjeS. ad Lib.6. Varr. 
de LL,); Da Cicerone per Priscac (TuscuL i. e. jz.); e Casce, ^ Cascus da 
Gelilo (L. I. e. 10. ) per antique, ^ antiquus^ e Casnar da Fesfo, f da altri 
per Senex . Kasno in Slavo significa anche oggi tardo , come Kasnoje doba , 
} Urdi. Kafnaz poi ha precisamente il significato di antico , vecchio , de* 
cano , seniore &c. I presidenti delle Confraternite fra i ^villani dalla loro età 
diconsi tuttora Kajnazi . Ecco che gli antichi abitanti del Lazio avevate il loro 
nome Slavo per confessione dì Varrone , ^ 4i altri . {a) Lib. 1% , , 



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^8 Amichi fi ieìFmìficu^EpidaMro 

la Turizxa , sono veramente curiose . Ne faremo ora vedere V i^nsussisten^ 
za dimostraselo , ch^ egli era Marte ia venerazione appresso tutti i popoli 
d* Europa . 

Neiralu antidik^ Marte era dai Gd-ed detto anche <^^ ( Turo* ). Sai* 
masio (tf) avverte ^ che Doiotta antichissimo poeta Greco <Uva a Marte il no» 
me di Turo non eome epiteto y ma come nome suo proprio , e che sostituivi 
in 8^ al nome istes^ di Marte. la CXnero s'incontra spesso ei^t ipk 
(Turo» Ares), cioè Marte T impetuoso, il forte, il gnerriero, essendo preso 
jper epii!eto di Ares (t), ossia. Marte. Pausania c'insegna del pari (A), che 
Malte fu detto Therìtc , o Tbirìte dalla sua badia. Io crederei piuttosto dai 
Laconi > percbè dapprincipio avranno forse 4idorato Tira loro progenitore sot- 
to H nome di Marte* Che questo Turo sia propriamente Tira, cosi ce lo 
prova Cedreno suIF autorità ^i un antico scrittore > che esisteva ancora al suo 
tempo : C^Utum Nin$ J^vìs firairi Tlmrmt in regmtm jIssyrÌMm successiti Hm?$s 
Zamis fraiet Abe<e Martcm ntmme plMCtét uppcllarcit. Eraf Mutem accr valdf^ 
& jK^r4f M dificillimus Ull4iQr • « « • . Posi in Tbracìam 'oetni , ibique 'vita fun^ 
Bus tumMlatus tst (f). Egli chiama TAssìria da questo Tira , che dal piano di 
Sennaar venne nella Tracia • Qovanni Antiocheno {d) seguendo antichissimi 
scrittori chiama Marte Tura , o Tka « Quindi è , clie alcuni confondono que« 
sto Tira con Assur senza badare > che questi era figlio di Sem, e quello di 
Giafet, ^esti padre dei Traci, e quello ^egli Assirj. I Caldei, che in vece 
di Assiria pronunciavano Aturia , dettero luogo a un tal errore , come V atte* 
sta Strabone (Oi e Dione, che cos\ scrive : Ea quoque {^syria) jitirìa ^ Ut* 
fera S in T barbarice mutata, nominatur (/), 

Nella Sarmazia Asiatica limitrofa alla Persia , porzione ora dell'Impera 
Russo non spio $i adorava Marte, ma anche la di lui spada, come un tempo 
in Roma i misteriosi Anelli di Numa . I Sacì Europei per mezzo di qualche 
loro colonia ( come par che Eschilo lo accenni presso Strabone ) debbono aver 
colà introdotta -questa superstizione , e dal loro Dio Turo aver dato il nome 

di 

(4) Adioltnum paga^ìs* (1) V^es Greco, (Marte) deriva dalUTracia ime 
Ares , lares come Baccbus da Bak ; questi detto dalla forza del toro , e 
quello dal motHùne , che conduce la mandra come una schiera . Non occorre ma^ 
ravigliarsi della semplicità degli anticbi neW imporre i nomi ai loro t>ei dalle 
cose sensibili j ed in specie dagli animali. Tre delle più. illustri famiglie Romane 
presero il loro cognome dall'Asino , dal Porco , e dalla Scrofa . . {b) In Lacom. 

(e) Pag. 16. (V. G. 6j. 50 {d) In Frag. Hist. Univer-. (e) Lik ì(. 

(/) In Trajano. 



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r di Kàgusa Pari. 1. Lib. n» 59 

4i Turchi alla nazione, e dìTurdstén alla regione. I Guerrieri, ed i Principi 
adottavaBO per se questo nome , al dir di Teofilo Simecatta : Civrh inter 
TuY£ùs htlbim exarsk . Vìr quidam 'V&caMo Titrmm emm Chagano ^og^umoi^ 
^o»jtmSus fcs novans copldt in^entes coniréxU (tf) . 

Gii Scanzj , o Scandinavi presso il fialrico , al dir £el Grammattco Sasso- 
ne {b) riguardavano «el Dìo Tur , Tor , Tvor y o Tbvor propriamente Marte 
come il più grande dei loro Dei sino ai tempi di Giustiniano. Procopio ce 
ne attesta il culto nella Balzia , o Tile in tal modo: Sed ^Stmarum apud 
hos (Thmikas) potissima ^rsiiquis est: qntm tm mdiim frimym .m prillo c^pfrinU 
hunc nimìrum magando Marti saerifieant > ut qùcm Deorum mamòmmm dmcant {e) . 
Ma GuKeIrao Getneticense {d) , ed altri {e) confermano l'autorità ài Procopia 
ammettendo il otko di questo Dio sotto il nome di TvWf o Tur9 fra i Set- 
tentrionali sino al Jioo. di Cristo, 

Gli Sveri , ed i Goti > jecoodo Giovanni Magno (/) , veneravano il Dio 
Turo come se fosse stato il Giove dei Romani > e gli davano per compagni 
Ottino y e frìgga y che erano il Cj^roe j e la Vìla dei Ragusei. Con tutto que- 
sto però non si può dire , che il Dio Turo fosse creduto Giove; giacché i 
Traci venerandolo pure come il massimo degli Dei^ .gli estendevano il potè- 
se anche tulle regioni dell' aria . Qjundi Erodoto opportunamente : Tbracès 
dum tonai , fuJguratquey in calum soffttas excutiuniDc0 miniiantrsy qjiod mllum 
aliumy pr4tter snum eue arbiU'animr. Malgrado iedunque T alterazione del cvù 
to primitivo dì M?rte , egli era sempre riguardmto come tale , ancorché negli 
ultimi tempi partecipasse molto del Giove Romano , e gli venisse sostituito 
Bacco , cbe era già guerriero prima di diventar Marte, avendo eglh domato 
le Indie , e la Spagna , al dir dei poeti , e dei mitologi . 

Ma anche Adamo Bremense , e il Loctenio e' attestano il culto di questi 
tre Dei presso gli Svevi , è Goti . Ecco come ne parla il primo : Thor ( i»^ 
quiunt) prasidci im aerc^ qui Uniirua , ^ fuimitm 9 ^enU>s , imbresquc , serena y 
h' fruges gubemat ig). E poco d^o: Thor gmm scepiro lovem exprimere vide^ 
tur . Finalmente gli colloca a destra Wpdam , cioè Bacco diventato Marte ^ e 
la Dea Vrìccù , o Diana riconosciuta per Venere alla sinistra . Il Loccenio 
poi si esprime cosi : Imprìmts Thormm quasi catliy & aeris prcesidem Sveones y 

& Go- ' 

ifi) Lib. I. de reb. Mauric. Cap. 3. (b) In Hisf. Danic. (e) Lib. 2. 

(d) In Hisf. H^man. Lib. %. Cap. 4. C^tleg. Dàd^snian^t . (e) Dudo Libi t. 
de morilms & aSis Norman. 0rde4ius Viiaiis tìist. Eccle. Lib. 4. Matth. WcsP» 
monast. in fior. Histor. ad annum MCCCCXU. 

(/) In Wist. Sveon. & Goibor. Lib. j. Cap. 9. (g) De Sveon. pag. jja. 



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4o \Anticbtti detmiìrìca-Epìdanro 

& Gùibi^ondam celueruni, & cum illis Galli y quihus Tbaran est di Bus , i)r- 
lut Getis Thar , ani Tbor (a) . E quindi : Hotmmm , & pccttdum fctcunditati 
provHrutndte praposucrwtt Frcam, 'vel Frojam a gencrgtione ^ ut 'voltmt, it4 di» 
Slam. Undc Frw genìirix y .0' Frod semcn Svco-gotbis adbuc 'vccatury & dies 
Veneri s Fredag. In fine egli pirla pure del Dio Vadano detto dt loro Odcn ^ 
e osserva , che da lui il Mercoledì fu detto Odensdag , o Wodensdag . 

Appresso i Galli, e gli Angli il Dio Marte prese il nome di Taran^ oTìt- 
nafy come T osservò pure 11 citato Loccenio, e fu adorato più come Giove, 
che come Marte . Ecco una iscrizione rhrovau in Inghilterra > in coi è det- 
to Giove Tanaro. 

I. O. M. TANARO I#w apiimo maxima Tanaro 

T. ELVPIVS . GALER. ritm Elupins Galena 

PRAESENS . G VN A . Prasens Gnna 

PRL LEG. XX, VV Prìmipìlus legianis vigesinut Vi3mis 

COMMODO. ET Cammoda & 

LATERANO. Laferana Cass. 

COSS. « Vatum solvìt 

V. S. L. M. Lubens merita {h). 

In questa iscrizione da Tarano per la figura di metatesi si fece evidentemen- 
te Tanaro y come gli Italiani per questa stessa figura dicono indistintamente 
Sucido y e Sudicia , Fracido y e Fradicia . Gli stessi Slavi solevano anche essi 
trasportando le lettere cbianuurlo ora Tarany ed ora Tanar, o TanaruKy come 
si rileva dalla seguente lapide rinvenuta a Sebemco in Dalmazia. 
lOVI O. M. lavi ùpiimo maxima 

TARANVCO Taranuca 

AVRIA SVCCESSA j , ,^vria successa 

y. S. . , Votum salmi {e). 

Il Cluverio {d) y e Bochart (js) affermano , che la voce T^iwr ; Taran , Tara* 
nuco, o Taranis, come disse Lucano parlando delie Gallife: Et Taranis Scf^ 
ibicét non miiiar ara Diana ; significa tuttora tuono nella lingua Cambrica , o 
Vallica, la quale conserva ancora moltissimi vocaboli dell* antica Britannica; 
e Cambdeno (/) attesta pure , che i tuoni , e qualunque celeste meteora 
esprimesi altresì col nome di Tanar dai Cambro-Brittanni • Ma e donde rica- 
varne 
(à) In sAniiq. Sveo^oibicis Lio. x. cap. 5.. {b) ExUt inier mannara jirunde^ 
iiana num. 148. (e) Extai apud Sponium in qpere de jìris ignei. Deor. in Tam. 5; 
u4niiq. Grcec. Granav. (d) In jtniiq. Germ^ cap.%6. {e) In Cban. Lib. i.^cap. 4». 
(/) Sub initium succ Brinane ^ . 



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. e di Kapfta Pa^, L LIK IT. g. 

rame retìmoIogu?'D.IU lingu» degli Illìrj, che era l'istwst un tempo, che 
k Gallica, e la BritAtmica antica. T^ in Slavo deaot» anche oggi lo «oh 
ipre , e lo sbalordimento, in cui resta l'uomo allo strepieo d'.uh ««n tuono 
o al cader imptowiso di «nfraeoro» «ilmiDe. DaT*m,illo»wni dÌa«.io neK 
k:IoroantK:al}agv»r^w,, e ,ui«di -?«««,, Giove toaarite. Servio com- 
«je«a.»do .1 versi» di Virgilio : Taliè^s HtonHus ^isis , mc -voce t>.orum IT 
•Jfa voce aii^^s dice: Jimàiux 'vert t^ ,iupefam,s . Hm pr<^ric ^Ju- 
tméHMur , w «^ ^m.fidmms , & mvtMs PmHfui data H^tm. Ouin. 
, tre «^dotte voci Latine col nome r,>niUf*, e col veri>o Jlmno deriva. 
no da lo Slavo Tam*^ , e TqrnHchjf, sbalordir^ , . e sbalordimento. U *esce 
torpedine, perchè rende istupidita, dirò così, I» «ano, dagli IHiri ne/L. 
*foi«;si.drce T^rp. Gli antichi poeti i^agusei facei^no uso del verbo ^ 
*«r<», T*r»*tf*/^ , e Tarn nelf allegato sen^. II Masihradich canta: 

'^^^ ^' ffk^ ff^'^jpada s' tnjk/igl$e,»^^Mirìmet 

N^cjt-HrxM Uia sva Urmt prid ptime {t)^ 
■■ ' - J^iMdo dMl ciH co» frégtrou tuoM 

Dfl ftUmine tremtndo il fmtco scende t 

$enzM mttOt e calere i noiird cuorj 
... ^stMHf h fgceU a M .\ , . . 
Gli lUirj adunque dissero Tarn , tTarmU, dall'effetto dd tuoao 4uU' a«i«. 
tól «omo , e l'adattarooo a Giove tonante , perchè .«^T JJ ^ 

ZIO fifi^.2>r-», ^ 9mndx.r*r*»^, , r,*r.o. Né dubito, che da ioiTsi^ 
OMM fnche^T-r»,^. , o T^4«t Qoye tonante , come ibll? *T *' **** 
^ -Ut. detto 4.1 R.ma.i,r*.^„ -Ila rìpoAataTcr^Sr " "*° "" 
^11 Cluverio poi (f) , e i suoi ^gaad , che derivano dalla 'va^ r. .\ 
Tedesca Timer, p MXmner , fonder, o Tender, tuono e rll ^ 

a>ÌHP>ii|aiia^iid$m.ente; poiché essa maaifestamente'derirXr* "^*' 
•«fr, fd,è UBO degli infiniti vocaboli Romani, con cui i T*^ "u- ^ **!. 
4i Carlo Magno, arricchirono . e perfezionarono il loro ZZT£Z 't 
T*.*» fece capfkciosameate Tararne, e cosi si esprime ?L ^'*"" ,*^ 
0^nd», , J^ifer Tonam , chì tcmplm» comecravit JtuzHttus ■ ' n.JlZ' "* ** 

«wi^r^r, lJr^^h^dUsGcrmaricalHLer.da^^slel^X^ f ''''" 
^/^ Tbwrsiag (d). Egli «e riconosce l'orìgine ntìuiuZTc k ''':^ 
ci»,.ma aeguendo il suo entusiasmi la defume ^^^IZ^'^^ 

(,)ii^ ^ Mncid. (3) U nriu, ' (.) Li,, , ,,,. ,,. ^,^ ^^^^ ^^^PJ»^ 



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4% Mticbiti dèirniìrica-tpìdaufé 

apparefiza di verità f poiché è un falso principio spiegarle afiticfaicìi.£uìtip^ 
coli' idioma Feftfcia, qQasi che gli amichi Europei HM^ avessìero il loro li»' 
«guaggio per denonu)nare ^ e qualificare le cose. Anche il Ldbait^ Xd) pretéflk 
de, che U Gio^e^i dai Germani si iktneTorjiUg da Giove Tbot, o Tkrd^ 
no; e ritrova w\ Zbeierithi o Ckevùumk dei Boemi ^eUtigàri acchtf it no* 
xnt Tbor in queir ultimo Terifk corrispóttdènté a t^rsiMg. Egli pferò s^ltìgaflA» 
«a*. Il Giovedì dagli Slavi dicesl Cetvartuktion àaA Giove Tor, ma da Ciste* 
rij quattro; e ciò, perchè il Giovedì è il qùtrfér Giorno detta settimana. Bsif 
appellano là Domenica Nr^^^Z/rf àzNìdyeg^jMttj non operare; il Lunedì Pom^ 
djcmk^ cioè giorno dopo la Domenica; Uiomik M Martedì^ da W#rw/yiacaif» 
do; ÌAtxcoràX Srjeda à^Stsd , perchè è ii giorno inmeaao^ alla S#etimafla; Crt- 
^'mHak^ perchè è il quarto; PeUh il Venerdì àaJVI, cinque, pérdié è il qui» 
to; /«^/a: finalmente il sabbato come nelle altre lingue. 

I Sarm£ti Transalbiani adoravano pure Marte come il massimo degli Dei 
sotto il nome però di Serwiio , o Svanto^Wta . F Io scrittóre deHa vita di S. Ot* 
tone Apostolo dei Pomerani, che ce T attestar Dro suo Scrùi)ìU> ( Svanto- Vir 
to), qui lingua Latina Mars dicitur. Preso adunque il nome dalla voce con- 
tratta Sveii o S'Olii i illustre, e da Vit, o Vitéf , Eroe, egli era realmente 
Marte sotto tal nome (i). I vicini Russi , e Polacchi conoscevano Marte col 
aieme di Toro, Fra essi dura sempre un tal nome . 

Altre popolazioni Slave lo riconobbei*o sotto la voce di Hadigastò^ che si* 
gttifica iiXKo ministro delle guerre dalle voci' Tracie, o* Illiriche Rirt> Ri*>^ 
iitscy guèrra, guerreggiare, e Gasi ^ o Gbh ministro, prefetto, ed'aìicfie Si- 
gnore , come lo vedremo altrove . So , che sono stati prodotti infiniti vo^bo- 
H Slavi, e Tedeschi per spiegare T origine dello Slavo idolo Radagast^; ittt 
il SUD vero è •T.at^gttst , o Kad-gosiy presidente alle guerre, come* tale le tre* 
3evaiK> J popoli > DItmara(*) parlando della cittìi Rjcdepisi\ o Rtff^^jf , do- 
*¥e% secondo. Elmoldoy si adorava un idolo detto Rhetre, o Rfiaecai, Banc iir* 
htn Sla'vi , dice egli , ad bella properaniessalùiant , illam pròspere redeutitet 
munerOus debiiis bmorani. Racconta altresì, che erano quivi ttwrfti stendardi 
militari, e che tutti 1 simulacri intorno alla statua di Radagasto èrano arma*» 
ti. GodefrJdo Masìo (0 asserisce pure, che Radagasto era adorato int^Iuog» 
di Marte . Ma e il nome della cittìi , in cui era adorato , é quello* dei "[òpà^ 
li, presso cui 5i venerava questo Dio , ci tolgono ogni dubbio. Posi' Ode^ 

ne 
• (p) \Ad Beda fragm. de Kat, Temporutn Tom. i. Script. Brunsvicen. iféter- 
f^^^tm* "vetera. (i) Vid.Frenzel.f Ludvi^.y &Grubiscich in Orig. & Hisi. Al^ 
phabe^ Glagolit. -(i) In Hisf. Me'rseburg. (e) In Schedi de Diis Obeirii. Ca^ y. 



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y# Ì0tm tmff^m^ dicr Ehnoldo, 4r nutrics T^mtanorum popuhs mi ùuidcf^ 
i^fm phifim (Hi00Prì$ WitmUrrnm p^^incì» , MN$m, qui Tholfnfì, um KhdarM 
4m9itir t CMpn fprum v^glUì^simé J^fflrCj 4$dei Uotclét/ht {d)\ Altri U 
Aie ti diHuUtiio MMaetatii , o JljttarU , e tibUéOm la città (iO im»i|e$ttitimi(e 
àtdìp SkfftJiéi^ar.icW^f C^errieM» e gvmrat ^^ V^t^i gocrriari per co 
fiéUtnu f e cttik éel Dfo lAelki gufrrt • 

Finalmente Marte fu da altri conosciato sotto il vocabdo à\0ibino,,0dimyl9 
VodàW0fit ^odtmù . Cbe igvett» yòd derivino da una f d^., ed esprtimm tut- 
te «ft ««stfo semsQ» lo filATiMM 4al nome del mereoledì^ c1ie gU Svevr dico- 
no Odtatdag da Odinò« a t Fiamoiinghi , ed akri Sec«t«tfìOMU Vodonstag 
da Vodino. E gli uni , e gli altri però insieme con Pa<doOiatoao ti contrada 
dicono «perttMnente gtodica^delo Metrurio, e facendolo nel tempo accesso pre« 
side della guerra , e datore delle vittorie. Mercurio aveva tutto altrq 'u^is 
appresso i Pagani • Quindi questo Dio , di cui Paolo Diacono dice : F!m/m 
sane , quim mdjeSM liiicm QuàiMn dlàcnm •'«•«••..«.. ab ufdversis Gctmdma 
gmtihui ut DcMs adofétur {c)j era realmente Marte, come ce T indica Tistes* 
so suo nome* y^àén, G^ian^ b GhìhIm lixona in Slavo duca ^iltùSQS^, o prin* 
cipe d' un esercito , e corrisponde al Vàj'voJa odierno > capitano , da 'Vé4iS » 
cottdbne» regnare. Paolo. Oiac(hM intèndeva solio il €0nrQtti|ftiino dialetto 
Siwo dei Vaildali , e éei Longobardi ; e perciò non arrivò a «comprendere U 
fofxa éei nom^ V^^à originariamente Tracio « o Illiri<X»; Del yestp i toprac» 
dtad scrittori CAn Nenoio auto» dell'età di mezzo (d) rjcolioscf^ffip n^rita« 
meste in Odino il Dio Marte , ó perlomeno un valói^oso guerriero deira«ti^ 
cbich^ Si grande fit il <;ultò » e la superstizione di Marte appresso :^i anti- 
«W popoli, . . 

-F» «lUaato pd s' appartiene alla Dea Frìgga , Fna , Froja , Fricco , Frw t 
o Tr$alf^ egli è certo, cke dapprincipio essa era Dia^a, come Otino^ o Vor 
j/ìm hi Bacco» e Tkro^ ^ Tòof .Malte. Corrottasi V idea del pudore , a ciu 
prasièdtta Diana (i) col nome di Dhaj olkjevay è cresciuta la licenza, 
essa fa detta Frea i Vrea ec. dalto Slavo verbo Vreti , da cui i Germani t 
nattcata la V in F ^ fecero poi Frien. Il JLeikiitz ce ne dà la Spiegazione: 

.Ad 
tfd) Lik 1. wp. ai. {b) "MarfJcalMs in sAniìq. Heruf. , & Vàniai. lib. i. nrp^ 4» 
t if) De Heb. LoHgòb. Lib. i. cof.t. {d) ^pud heìbmt. t(M supmcit. 

<i) Diva , Djeva , Divojca , Djevojdza ce. povane , ziUcltM m Siénp&^PÌ^ 

i>a dalla -voce Divfi , Di^oja^ DivjaKy Dii>jacm , ^he juona jelvaggi», schivo, 

ritroso , mèdeitòy pudico ec. Diana , al dir di Vatr^nc {Ub.^ de LX.) fk é^- 

U dai primi Lmini Divjana dalP addolto vocabolo , e iffrrentemente ^'ikUca-- 

K % u 



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^ MiieUù deìPììlimA-lptddHf 

Jli vtlapiéfem periinere Freatn indkaf non iantuìn freitég ^ Jify Vènetlt y 
rrehf nnUt€ i^i. (a). Il Sassone (*), che fa Fret moglie di VodaÀo,' Ga* 
telino /(O e. il cìttto Locceniò s'uniformano al di lui parere r Gli Illip}, tiolbr 
te via la lettera canina > la chiamano tiSittora.- A/a , o Hojs / e -intendono h 
Oèader piacere. Il Paìnuyti» nel ^uo drjdnma il Paidimiro ne fa meaaiooe 
insieme con due altri Dei , forse Marte , e Bacco sotto 3 nomerdi MffMj. 

tLen.' '- "' '' '^'^- ' • »•' ^ ^^ "^ ' • '^ '^'^ 

Dùìerjc , H<r/V, / Lrrii — JM Hd^^r tf//or, * Leto , r Aplniir 

'.Tir<i pomarcja siard slava , EcUìssmì Im gloria y t in qmtii repà 

. ' l KarsìjanskÀ p9cè Vjern^a ^brìiUr^comineìilafidi'Xridò.' 

• Sred^wefjek sjdtDéirfcjavaa (i). - '*:*:-, : .• .-; 
Nella tnieotogìa Slava tratteremo nuor^mente fuesta materia , e lotto «itt# 
«petto* -*. ' - >- ' ' ' ' -^ ' — : . 

c A )^ cy VI A ; 

^ Tradizion9 ofuk poflmaiy e iinfisa degli antichi EfidaùfiUtd. 

.1 ramandare aliar pos^eritk i grandi avv^enimenti' nofi' per mezzo di' Ittferei 
o di monumenti scritti, ma per m del raccomo successivo dei pHivècdii al 
2>Ki giovànìy e particolarmefite <x)iruso di canti nazionali è un costume tantd 
antico, q uanto lo è la prima società degli uomini i Iddio ne fece un pesiti* 
yo comando agli Israeliti, come si ricava dai sacri libri di Mosè»- L'Omero 
dei Gr«i non è aUro , che una stork tradizionale' poetica dei prinkl Greci; 
Virgilio abbracciò nella sua Eneide quella degli antichi Latini; L'Qmììii 
poema ultinriameme conosciuto ; e tradotto in Italiano dal fcelebre Cesarotti 
contiene la storta mili^i^ deiSetteotrìoikali; Tito Livio U) ci paiJa di un 
«al uso.qipresso i Gallio e. S: Girolamo si esprime cosi circa i luodigj openid 
da S. Ilarìone in Epidauro : Hoc Epidaurus , & vféms il la regio ui^ ^Mtie 
predicai , màtresqur J^ent pueros suos ad memoriam in posUros iranimften* 
dam (/). Un tal costume , dMi ha la sua origine dal. rispetto» verso i vec^ 

chi 
tè senso ^ 1 mito^ diffatti'la fanno cacciare per le seive con un^ -stuolo di yer^- 
gini pudiche come essa , che appresso gli Slavi Mvcnnt la Deaidelta pudicizia, 

# cir lasciò il suo nome alle fanciulle . , • 

, (a) Im N^is ad Menrni Fragm. Tom. i. ScripL Brunrtficb^ ' 

- (^) UB. u cap. 7» {€) In Cosmodrom. ttiate %. cap. ^ {d) ^tfo x» Scina,.^ . 

- ^0 Lib. X. (/) In vita Hilar. 



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f di tàiUSA htrt 1; Vb. li: €j 

chi (i) 9 t cht dura sempre nell' interno dell' Illirìa » sorprese Niceforo Gre* 
jom (a) , allorché viaggiando ^ portarsi dal Re di Servia intese fi suo ^^ 
{Ulto , e la sua servirti Illìrica a' cantar per via^o al suono delle Gmle » é 
monocordo le imprese' degli antichi guerrieri Illirici. Per queste canzoni na^ 
ziònali sì distinguono tuttora gli odierni Epidaurìtani , ossia abitanti di Ra« 
guu vecchia, come pure il basso popolo di Ragus» , e in generale tutta la 
gente di campagna. 

L'antita lìn^ dei Partenì era giJi la Tracia , o Illìrica air arrivo de! 
Greco-Laconi ; né la lingua di questi ^ se già era diversa, potè in alcun ma* 
do hr cessare la' nativa del paese^ ciò , che nemmeho accadde, allordiè V idiò^ 
ma 'Latino si sparse per tutta rllliria* mercè deMe' txrfonie Romane. Da litf* 
gua Italiana è da gran tempo in Ragosa la lingua della Corte , ed è ormai 
iiiiiversalmehte intésa, é dalle persóne colte è parlata meglio, che ia molte 
città deiristéssa Italia . L'adozióne ,' dirò còsi-, e il primato- déH^Italiano 
sópri rilflrrco ha forse fatto péilré questo ultimo nel corso di parecchi seco- 
li?' 5? è lo Slavo non pòco corrotto nella città , é nei suoi villaggi più Vici- 
ni . ' Ma chi non sapesse fbndantementé lo Slavo icostandosi due ore di cam- 
mino da Ragusa per innoltrarsi nella Bossma non diventerebbe egli muto ali* 
improvvtsó? Ecdb^quantoMfccessé allorché il Grecò, ed il Latino fu introdot- 
to in queste contrade , e per tutto 1* Illirio. • . r 

R«^ stópói-e ,' cAie si sià^così malamente ragionato sulla primitiva lingtja 
degli lllirj,^ e suir introduzione del Greco, e del Latino Jn queste regioni, 
"Coir istoria t>er guida sì doveva ^discorrerla cosi : quando i Greci, ed i 
Latini hanno introdotte le loro colonie àeirUlirio, esso già era popolato da 
una nazione, che aveva una-lingua propria-, e diari era tenacissima!: questo 
popolo, che da sopra il Ponto Eusino si estendeva lungo T Adria, e Tlstro, 
dagli antichi Greci (*) era compreso sotto il nome di naiione Iperborea , di 
Sauromati , ed Arimaspì , ed anche di Sciti , o Celto-Sciti timcamente per 
ragione dr lingua , come lo mostra Orazio dicendo: 
J^irid bellUosus CaniMber , & Scfthd , 
• * ^pine SL^irMi eofitei Adri0 
j - BÌVÌS0S ebj^Of remitUs 

■ ^ j '--•>.'.-'•':, . Pq[* 

(t) I ^OHchi fm^ò , / s$né gli orgétni della répienza appressò gli Illirj. La 
^oci S/4*W'Slar,'Starjescina iigfii/ica 'ueccbio ^ e superióre ^ ^uasicebe la 'vec^ 
thiajà afteio fnperieHza sia la-séla età atta al amando. (a) Uh. K cap. i^ 
[t) Strab. lìk ». (0 LiK %.0d. %, 



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ya2(diè.e$s] «i{)eyaiio» xhfe U ScùU prop)rui,mfate non arriyiyt Uno alle sp^». 
^ ^'hàà^. pQvev«0a 4A£^itp comi^i^r^;, che i Gceci >eA lungi ^aU'a» 
Hrer sofgSofjfiXi gli lUìrj ayev;ano appena potuto stal^Hijie qu^Icbe pvg^o d) lor 
Colite ia iMcbissiw iuoghi 4elte spiaggU A4rUtica » e del ^oiìto £u$ÌDo; che 
i.RoQVini ipno p^ti^trjitt um tardi ;aelif^ patti ^nedit^rranee deirjUUria» 
die ne hanpo foduto per .groppo poco tempo i* intiero » e .pacifico poxses^^ 
perchè gli Illìr) dovessero perdere intierameiìte il loro nativo idioma^ tà 
afcbracciare del tutto il RopuuijO ; che tutti i popoli wnutj dal Nord # e pai* 
kicolarmefite qxiei dgpo I epoca volgare i<mè i Goti^^ Visigoti., Unnii Abt* 
^*^ Slavi 9 Slavifu ce 'Crano tuui ^Qti di wi^iiie» ed iu.coo^uenza cariava- 
9Q un diald^o della lingua Sanpatica-, Illirica , o Slava ^ che S. Girolamo-Dal* 
mata di nazlonf oltre il Latino^ che l'era aggiorni suoi molto prqpajgaio per 
riUiriOf • qh$ si lui^Ia^a^ dirò rosi, iimigliarmeme nelle citta miriche^ doi- 
ye risiedeva 1^ Magi^tmtura ^ 4 I9 tjtypfa.j^io^mna > riconasqe .in.;pi({i luqg}4 
delle ao^ «ofire un;i lingu? pro^pria 9 ^ J^n^^f» , 4^4 co«3i^ 4egU ii^ft^ti 11^ 
lirji^ ; che Saalmentie gli an^idii ^oxny dei :popoli 9 cìtt^ « pcowncif ». moi^i ^ 
&*fnj j laghi ec. g^^izMti ^ai ^reci,^ e latinizzati dai teatini \s^ox)f^ > f geo- 
grafi wnp luue parole Scitiche , Tracie, Illiriche^ o Slaye di origine espri- 
menti a meravigli» Iattura 9 e F indole di yuMii ^popoli ^ 4i ^udle ckt>^ prp^ 
vincìe , monti , fiumi , e laghi , cp4^ gpa si è ^v^duto , .e ai y^edrà dall' inter- 
pretazione di molte voci nd decorso di ^uen^i jop^a. Ailora |1 X^cio^ Pi- 
rikhcimeto, Jlenano^ e molti aUri ijlologi €erm^ sull'aiMWJtìi dì ^. <^la- 
inp , e di Procopip non av4:ebberp i^ioai 4etto , che neljl'Ulirta J* odierna Un» 
gua non era in uso i^pr^^so gM J(llirì prima dell^ai^iyf 4e^i Slayjnj# /na 
^vrehtero an^i conosciuta, c^ gi.à yi ^^t^a, e che S. Qv^mg^ e Prpcfl^ 
pio parland9 <K)Ip d«igli Slfvijpij, ^ ufofi dalif Scizja, ^ Sarqia^a fiurcTa&o 
4J qua dair Ittro della ìfycu^i^i ai^lf pimi^iAcie l^i^pano j «0» inMMXQ xuaì 
di escludere l'odierno Sl^yo. 

Debbo però rendere gi^^^^ia al M^Uq di iMMir<0'Q|^inl % t dali ?4^# Dol- 
ci Ragiuei, i quali meglio istru|t« di^i f(t(i f|g^ar4o » 4U^flP ffMito, hanno 
combattuto ijin tal errore con qualche t«ìmwì^ % <4 cmdmpnen m]t non con 
quanto faceva mestieri per sradicare un simile frrcì'Hixìtr R'itrriiindr"' « tra^ 
tare ampiamente questo argomento , conchidiapiq rappprtp *ajla ii«0ua de* na- 
stri Parteni^ che essi avevano dapprincipio la Tracia, che non si è mai fra 
loro estinta j che, giunti i Greci j f'idiiwd^s^ la 6re^ Jftrf «Bitta d^^ll^ fff^ 
Iasione dil^daurp, «pome fil^vaai dal m^intii walciie,i»l9i«x4iei£a«$au 
Epidaiirp }a inanp dei Rpi99mi» si pgrlA il jUtina €w n i»$ji^ HfNt<t4Pf9 
la fondazione di Ragusa^ come ai vedr^ éìXfPVt* 

€A- 



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'è di tifi»s* Parti li LiS. Tt, ^ 

• • ■ "^ '^- ■ ■ _ -^ C A "P Ù Yit 

toik^nslonè^^ àe^lf liKrm^ di trìsUz aWi^ò fra hta 

/ df Srilarionc: sàoi mimoff. 

JLi Hliria fu una deHe' prime regioni Europea, <*e ebbe la rara sorte di $ett^ 
tirsi annunziato il' sàttiò Vangelo^ Nel 3+. di Cripto S; Gikcòmò j)rima d^iy,- 
viarsi aJIa? voler dfeirttalia per passare nelle Spagne consacri* Vescovo di Sìr- 
mio Andronico discepolo di Gesù Cristo j e nel s^. S. Doimo afevà giSf fis- 
satagli sua serie Vescovile iti Salona . Poco dopo S;Pietrdi e' S: Paolb divoU 
garorto ànchre* essi pei- l'Illìrico la divina parola. 

Siamo •afìTattò'pflvi'dètf e prime meifiòrie d 
rò; dbbbWmo" dar fède ad Agostino de Albert 
scoVb^tieil^ktttiiir d! jCjriitò' ii«J sótto il pòfttii 
5fabf!rne«te sìkó alf écélàiò "ài* Èpidaùtó ', 'cjc 
storia della Chiesi Ragusina , il quale tlà a 

gno, e dagli atti de' Sinodi provinciali di Salona ha cavato il nome 'di quat- 
tro Vescovi, l'ultimo dei quali'' vi ve Vrf citta i\ ó^ò. Io pere sono di parere, 
che gli Epìdaurit^^UavfWiei^ ^1ifaf4c«iija, jl Cristi^wsimo^ prima dell'epoca 
sopra fissata al loro primo Vescovo » e credo, che ne succhiassero i santi prin^ 
mp).dìAl'Sitewr.& IHior. Pnifrsm|K>ssib}II^>,'cbeTquè5to Apostolo iktVlllmé^ 
fi» lé alire titta 4ft hri péivorsfciwtt'^slasrpor^ Ji Epidawt)*; e che* 

quai^cbe mi ^ cempofftvtvnn^-peftstt» a foriiìre'i Salonirani di tmVesbtf^ 
vo, aspèttasierb poicoià:.»^di aiftrtodùrm^ìrC^^^ fra gli ^idlurìtaki.: 

Sé p^ crediamo cotGiofi^> «het&'Paòl9 naufragasse neir Adriatico, e apptt^ 
èiL$sc neir isola dlMeflMa> e <s>«vtttkke la mag^or parte de'suol abitanti, sA-»- 
h»»4» tot» dei> Vn^o^ ÌM«bi»^ ^bicatnemse pehetrata neHa^ vicina Epfdaum. 
^ Iddidr wtl i^f, iA'circ« volle in.ini niodò5p<«riaIe consolidate la fèd« èe* 
gli Epldam-ifofti cdll'atti^ di S. Ilariow, e per mez^d di molti miracoli ii; 
hii Qpefitli S/'Gifolamo (*) aVev* ragione di dire, che etei rammentavano^ 
divotawiemé* la santità 4i Barione^ poiché* raffrenò T ìmpeto del mare cresciu- 
to^ stravagantemente in oceaaione del celebre tèrrennoto avvenuto a tèmpo di 
Giisliator Aportàta , e ucdse «» orribile serpente , die fauevà* grande strage 
«S contórni di Èpidiuro. Alcuni vogliono <, che sotto Pemlrtema di ^esto 
serpente debbasi intendere la superstiz/one vinta , e debellata da Uàrione fa 
^ Epi- 

W In idea Catbed. Eurof. (*) In^vitd HUar. 



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ti uinPisHfi dclP Illìrica •Epzdanré 

Épidauro . Come in questa cittì regnava il culto di Esculapio , a cui era sa- 
scro il serpente; così potrebbe^ anche credere, .che egli totalmente avesse 
estirpato quella mostruosa superstizione ; e che perciò si dicesse > che egli uc- 
cidesse un serpente. Checché ne. aia >- la tradizione» ed il culto verso qui^sto 
Santo imon^ è punto scemato appresso j Ragusei; anzi una Parrochia, di cui 
egli è il Titolare , il concorso nel dì della sua festa "^ ad una piccola cap/slla 
vicina a Ragusa vecchia ( e ciò per voto ), e tre altre, pìccole Chiese innal- 
zate^ nel sobborgo di Ragusa in sua memoria perpetueranno in tutti i seco- 
li avvenire la tenera pietì > e gratitudine dei Ragusei verso un sì gran San- 
to, e Prottetore. ^ /^ , 

Serafino Razzi, e varj annalisti Ragusei ammettono erroneapìente nel 7031. 
la venuta di Ilarione. Il Palmotta nel suo Dramma - il Paulimiro per como^ 
:cio lo fa viver* all'arrivo del siio Eroe in Ragusa., Egli è 
on così il R^zzi , che ne. crea, un altrp ,., c^^ie, uop. ^wte né. 
, nò in- tutta la storia Ecclesiastica,. Qpe^tp non ^Jlsolo 
scrittore , che in vece d\una^epf j|ta istori^ ha W 
jnè di notizie sii R^uja, . ; , .> t ^^ 

; C A PO vili V ^^ T - . • 

Varj saccheggi y e rémna Mah di Epidaurò. - 

JUia storia poco dopo : H »je. di Cristo incomincia tetsto a parlard di quei 
pqppll Settentrionali , che alfine smembrareiio > e abbatterono il gran 'colosso 
d^Ila Romana potenzia , dando origine a tutte le, nacioni, « regni ntodefnì. 
A misura, che essi sboccavano dal Nord, e«| succidevano gli uni agli altri 
nelle deliziose contrade dell'Europa , 1 piii forti costringevano i piìi deboli 
a^coilegarsi insieme , e resa più ferola la loro unione da una origine,, e lin-^ 
KW comune., ^tto H nome ora di Goti, > Satmati> ed ora dt Guadi ^ Ala-^ 
ni. Unni , Vandali , Marcomanni, Abari,. Slavi ec. portavano: dovunque la 
strage, e la desolazione. Le i:egioni dell' Illirico Airono le prime a.se&ltirne il 
rio furore • Ecco un tratto caratteristico di S« Girolamo sulla crudeltà di quel-^ 
le tigri umane: Viginti, & co amplius anni jnnf, quod intcr Consiantinopolìm ^ 
& sAlpcs Julias ^omanus sanguis efundiiur. Scytbiam, Tkraciamy Macedomam^ 
Dardaniam , Daciam , Tbcssalonicam^^bajam , Epi]fùi , Dalmatìan$ , Pannaniam^. 
§ue Gotkus y Sarfnata % Guadns, ^ani$s i Hanni , Mariémanni "wutant j ira^ 
bunij, rapimi (4) . 

IGo« 
ia) In EpiUph* ad An. "il^ . 



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f a Kagusd Parf. I. Lia. II. <9 

' f Goti furona ì primi a turbare nel 165. in circa di Cristo sotto Valerìano, 
e Gallieno la pace degli Illirj 4ando il guasto alle loro cittli, e campagne. 
Sj^idauro ebbe da essi in questo tempo (ir) un'orribile sacco; mentre i suoi 
abitanti dovettero abbandonare in lor balia la città, e rinchiudersi , e fortifir 
carsi nel castello^ di Burno. Paniti però ì Goti, gli Epidauritani si rivolsero 
beo tosto a riparare i danni della toro saccheggiata città; ma non erano an* 
cdra al compimefito di quesu dolorosa opera , che ecco di nuovo nel 279* i 
Sarmatl sotto Marco Aurelio Probo (i) aggiungono piaga a piaga saccheggian- 
do, abbattendo, e seco portando'^prigìoni molti della stessa popolazione. Ma' 
non potendo costoro stabilirsi neiriHirio , portarono il ferro, ed il fuoco al- 
trove. Riordinata di bef nuova la toro città, gli Epidaiiribani per più di due 
secoli goderono di una dolce calma; ma sotto l'impero di Giustiniano nel 54^*' 
ebbero una novella scossa lìon inferiore alle precedenti dai Goti (e) • Questi 
Barbari fra le altre crudeltà usavano anche quella di condur seco .prigioni l 
giorni di fresca età,' e di non fidarli, se non con grandissimo sborso di de- 
naro. Un -si fatto ' procedere fece* la più dolorosa sensazione snir animo di 
S* Gregorio Magno , che poco dopo questa epoca fu innalzato sul soglio di 
Pietro. Io son d'avviso, che la di lui pietà abbastanza nota per la sua san* 
tità, e scritti onde aver bisogno di encomj, somministrasse a tutti gli Ulirj, 
e segnantemente ai nostri Epidauritani grosse somale di danaro per redimere 
i giovani schiavi, o mitigare in qualche guisa la loro sorte crudele. La fesu» 
di S. Gregorio solennizzata da tutti in. Ragusa, ma in specie con sommo tri-^ 
pudio ,• ed allegrezza dalla gioventù deve avere avuta ^a" simile origine ap- 
pressa. gli Epidauritani, che passati in Ragusa dopo la morte, e la canonnizza* 
zione di questo gran Santo Io presero per Prottetore della loro gioventù iff 
riconoscenza dei ricevuti benefizi*. Giovanni IV. asceso sulla cattedra di Pie- 
tro nel ^40. sembra dare qualche peso di più al nostro sentiménto. Questo 
Pontefice Dahmta di origine* imitò la pietà di Gregorio all'aspetto delle ter* 
ribili incursioni dei Barbari per la Dalmazia , e vi spedì un certo Martino 
Abate (i) uomo di insigne santità con gran danaro per riscattare ì Dalmajti^ 
ni , ed Istriani caduti in mani delle orde Settentrionali , per raccogliere i 
corpi dei SS. Martiri, e per trasportarli in salvo a Roma • Dissi , che Gio^n- 
Jii imitò Gregorio . E che far potevano Je di lui dolorose lettere (e) sul cru- 

dele 

{a) Luccarì lib.i, Orbinu: pag. 180. 'Rjtgno degfi Slaxn. Et Cerava in Prolegom. 
Metrop. S, Kagas. inedit. (b) Brietim ai an. 179. (e) Lucius lìb. r. cap. 7. 
^Ù* Baron. ad an, 548. {d) Thomas jtrchid. cap.i. & Baron. ad an. ^41. 

(0 Lib. 8. Epht. 16. 
Tom, I. L 



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79 ofy$ichità dell' Vlirké-Efidauft 

dde destino degli IUirj> se non accendere Giovanni a soccoìiiere i suoi nazio- 
nali in quelle dolorose circostanze? 

Ai Goti successero gli Abari nel rinnovare le calamita degli Illir}. Mentre 
questi Barbari saccheggiavano i castelli » le cittk y e le campagne di Tracia , 
il lor Principe Cagano nel 625., anno 16. tieir impero d' Eraclio > li chia- 
mò ad assediare Bizanzia e per mare » e per terra . La loro intrapresa peiaj^ 
per spedai patrocinio della Santissima Vergine and6 totalmente a vuoto , Lt 
loro strage non potea esser maggiore» al dìr4! Niceforo , che cosi si esprime: 
Tania c^fdes bestium faBa est, ut mare ipsam purpurea sangume iingerefur • Le 
fpoche navi . rimaste intatte fuggendo, naufragarono per V Eusino ^ é la truppa 
superstite di terra diriggendosi per la Tracia verso T Adriatico assali nel 'i^. 
in guisa la nostra Epidauro -, ed in guisa la saccheggiò , che dopo la fuga dftl 
suo Vescovo , che seco portò il corpo di S. Donato , restò quasi priva di ahi* 
tanti cercando c^uno il suo scampo in una pronta fuga. 

In tale statodi cose i miseri Epidauritani avrebbero > abbandonato per sem* 
pre la loro patria , se d* altronde il naturale amore di farla rivivere non gli 
m^ise spinti a ritornarvi un' altra volta . Ma essi nel ili* incirca soffrirocip 
«n nuovo sacco , e pochi anni dopo videro la distruzione totale dell' ii^lice 
loro dtta. Agli Abari successero nella devastazione deirillirio gli Slavini» 
che il Ludo, ed altri chiaouno Secbli , e Croati. Costoro anche pjii fieri 
degli Abari per essere stati 'gik ricenosciuti come Potenza dai Cesari d'Orren* 
te fecero lega coi Saraceni > che nel ^5}* avevano soggiogata risola di Rodi» 
e che infestavano In spaventosa maniera i due mari. Avvicinatisi essi nel ^i^. 
eon rispettabili forze marittime ad Epidauro V attaccarono per mare (ir) men- 
tre ] loro alleati l'assediavano per terra. Non contenti d'aver fatto un ricco 
bottino con tm sacco generale vollero di più costoro eternare la loro crudeltà) 
e barbarie col distruggerla intieramente* Cosi fini questa celebre antica cit- 
ili , che dalle mani dei Greci i)assò in tpielle dei Romani » e il di cui eccidio 
fu poi motivo della fondazione di un' altra Epidauro , che in tempi più ieli«* 
d , t illuminati seppe vincere le glorie ^ e la celebrità della, sua gran madre • 

^:(^ J>oM de hMgus. ArcbUfìsi0pat. anAqmt. 



CA- 



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t di K^gusd Péri, h Uh, fg, 
CAPO IX, 

Fondazhnc di tid^usd • 



Lif 



ignoranza, e la barbarie ne' tempi del basso Impero produssero per la le- 
tica deir istoria i più funesti effetti. Qiidla non si cura w di perpetuare U 
memoria delle cose-, che accadevano , e queste distruggeva tutto ciò', eh* 
)>otevt' casualmente- indicarne alia posterità l'origine » e gli twamtneieAri i 
<luindi clii cerca 1* epoca delle città fondate in quegl' infelici tempi spessa 
non sa che dirne di positivo , particolarmente se dopo la Hnasceau detltt 
tetterò la vanità de* nazionali , e la pariiale aimmirazione degli esteri ne ab^ 
bia anticipata l'origine , e magnificato di troppo T ingrandimento . Alcuni 
scrittori Ragusei , e fra gli altri Giacomo Luccari , Mauro Orbini , Anselmo 
Banduri ec. contro l' evidenza del fatto ebbero la deboleaza di voifsr antfici- 
pata di quattro secoli la distruzione. di Epidauro forse per dar questa tempo» 
^ice il Padre E>olci (4), alla città di Ragusa, perchè fosse anteriore^ Vene» 
eia fondata nel 45». di Cristo» I Ragusei' senza attaccarsi al pregio delPanti^ 
chità n4Ui sempre d'egual peso in tutte le cose hanno delle altre glorie ver» 
dà opporre ai Veneziani; e quella d'aver saputo conservare in questi tempi 
difficili illesa la loro libertà, e Repubblica vale più ^*ognJ altra, che fai quek 
«to saggio istorico-criti^ esporremo a sud .luogo • . 

Cotesti autori, che ^oU'aver anticipata la fondazione «della loro patria ne 
hanno confuse , e stra^volte le genuine antichità , doreyano persuadersi, che 
gli Epidaurìtani non avrebbero mai pensato a fondarsi altra città , finché avea» 
sero potuto ritener pacificathente la loro antica, o finché non avessero dispe^ 
rato di poterla riedificare , dopoché fosse stata distrutta . Infatti se per i vaH 
saccheggi y che soffrirono , alcune famìglie H abbandonarono rìcevrandost n^ 
castelli di Breno, e fira gli scoglj, dove ora sorge Ragusa » il maggior nnmet 
ro degli Epidauritani dopo l' allonunamento del nemico dai loro confini è pe^ 
rò sempre ritornato alla sua antica sede . Anche dopo il totale eccidio diEpi* 
dauro, al dir del Tuberone (i), parecchi fra isuoi ^'tanti rollerò riiiassare 
nella loro rovinata città , avendone però prima ottenuta 11 permesso dagli 
Slavini domiciliati in Trebigne. Un Sacerdote di santa vita ebbe la sorte di 
piegar V animo di quei Barbari a condizione però di pagar loro un piccolo 
tributo. Se gli altri Epidauritani qua, e là dispersi , e che poi si riunirono, 

onde 

(a) De trìi. Urb. 'Ragus. DÌMtriia ined. (*) Lit. j. cmmi nh ìhqt. Ump. 
L % 



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ji ^niUìrìiì dHrilHriea^EpidMurù 

onde gettar le prime fondametìta di Ragusa , ne avessero seguito V esemplo , 
senza alcun contrasto avrebbero rifabbricata Epidauro. Poiché sullo scader 
del 700. di Cristo una grande porzione di quei Barbari y che diversi di no- 
me, ma d'indole tutti egualmente feroci devastavano miseramente rilliria 
per ogni dove, ne abbandonarono alfine le saccheggiate Provincie portando A* 
trove la strage , e h desolazione ; e di quei , che vi rìmaseifo , col permesso 
dei Greci Imperatori altri fondarono poi. il regno d' Ungheria , altri quello 
della Slavonìa, ed altri quello della Dalmazia, e Croazia. Gli Slavi s'avvid- 
dero ben presto, che in origine erano della stessa lingua degF Illirici . Quìiidi 
rirolgendo tutto il loro furore contro i soli Dalmato-Romani , che dalle loro 
ben munite citta marittime facevano con felice successo la piìi gagliarda resi* 
sterna , cominciarono a poco a poc% a deporre la loro nativa ferocia , e da 
un tale vicendevole contrasto il sistema delle cose prese un aspetto più paci- 
fico, ed un piede piii consistente. 

Tutto quello adunque > che possiamo accordare ai mentovati scrittori , è , 
che dove è ora fabbricata Ragusa , dopo il primo attacco d'Epidauro, cioè do^ 
jpo il ifo/ di Cristo esìstesse qualche piccola abitazione , e che per le susse*-^ 
guenti aggressioni de' Barbari s' accrescesse qualche nuovo tugurio • Ma un 
aggregato di alcune poche rozze casuccie , seppure vi erano , da quando in 
qua poru egli il nome di citta? D'altronde allora, come sin dopo il iioo., 
il mare passava in lunghezza per tutta fattuale cittk di Ragusa. La parte, 
che restava alle falde del monte S. Sergio , e che appena dopo il decimoterzo 
secolo fu cinta di mura , era tutta ingombra di una folta macchi.a 3 che ìa 
quel tempo sarà stata.il ricovero dei pirati , e malviventi. L'esistenza df 
questa selva è incontrastàbile. Essa è al vivo ritratta in una pianu di Ragù- 
te del laoo. esistente tuttora nella biblioteca dei Monaci Melitensi, e Io Sia-* 
Vo nome DubroroniK (.Ragusa) che deriva da Dubrova , o Dubrava denounte 
selva , non ce ne lascia dubitare in alcun modo , checché ne dicano alcuni , i 
quali pronunziando Dmhrovmk alla Turca Syobar-VènediK le danno insipida* 
mente il significato, di buon Veneziano , o di germe felice. L'altra parte poi 
circondata d'ogni intorno dal mare, sulla quale doveva in ipotesi esistere il 
gran fabbricato di Ragusa y anticamente non era , che un grande scoglio dì 
sasso vivo, che i primi abitanti nel loro Slavo idioma chiamavano Lawe f o 
JLawi, cioè scoglio 9 o precipizio. Un siffatto luogo non poteva certamente 
.allettare , che ben pochi Epidauriuni ad abitarlo anche in caso di estrema 
^eessità , cioè finché il nemico allontanai) non si fosse dai deliziosi piani 
di;Breno, e di Epidauro, a cui erano assuefiitti. Privi d'ogni mezzo di sus- 
sistenza;^ sprovveduti di fortezze, e castelli /«e ristretti di numero come avreb* 

bero 



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- e di RsgMsa Pati, h Lih. IL ^ TJ 

bero potuto lungamente vivere, e garantirsi dalle vessaifoni iei pirati, t cui 
^rano esposti. 

Ma colla tradixioBe , e coir autorità dei più sensati annalisti Ragusei , che 
riconoscono T origine immediata di Ragusa. dalF ultimo eccidio di Epidauro, 
*vànno d'accordo anche gli esteri scrittori. L'Arcidiacono Tommaso («) ne po« 
ne la iÌ9ndazione sotto il pontificato di Giovanni IV., cioè fra il £40., e €^%* 
£* vero, che egli s'inganna nel fàrfa fondare o da Paulimiro , o dai Salotti* 
tani ; ma egli non ne anticipa di piti secoli resistenza, come il Luccari, ii 
Razzi ,'e Tautore {b) della Geogmfié wtodema de W Enciclopedìa metodica y \\ 
quale falsamente da negli antichi tempi a Ragusa il nome iAHyhla mémmaj èi 
Hfraj o Heroea; mentre tale era il nome di quella città Skiliana («), che 
poscia dairafBuenza dei negozianti Ragusei fu detta Ragusa. 
. Porfirogenito si estese molto sulla fondazione di Ragusa . L' istesse sue pt* 
role tradotte dal celebre Banduri non potranno , che meglio dilucidarci le co- 
^e : Urbi ¥^Musimm f^egW dice, iwn appellatur Kausium Grétta lingua j sed quia 
in locis prceruptìs posiia est; pr^ecipitium Grasce vocatur Xjrf; nnde inbabitanies 
nuncupaii snnt Lausiti , idest.prttcipitiuminsidmies (i). tommunis 'vero tunxy qni 

S€tpe 

(a) Cap. 8. (i) Articolo Raguse. (e) Filippo Ferrario h Lex. Geogr. alla 
parola Hybla. (i) I Ragnsei danno tuttora il nome di Lavvi alle rupi dette. 

di S. Andrea 9 situate nella patte della loro città y che guarda il mare. Gli an* 
ticbi Laheaii di LitHo , e di Plinio erano gli abitanti delle ^orribili montagne 9 fra 
cui sorgei>0 la città di Dolcigno . Ebbero il nome di Laveati , Labeatì 
deiristessa 'voce Lavvi , che anche in oggi appresso i veri Illirici suona monti 
nudi, e precipitosi; siccome Lavazi» a Labazi abitatori di scoscese rupi j coma 
seno appunto i Dolci gnotii. Nicoli B^gnina , ed altri non approvando la mutazh^ 
ne di L in R ripetono il nome di Ragusa da Kadagaso Ke de' Goti ^ che al diw 
di S. postino ( de Civ. Dei lik 5. cap. xj. ) del Baronio , e del Briezio ( aI 
^^n. 40^. ) d4i Stilicone fu vinto , e sbaragliato presso Fiesole città della Tosca^ 
ita * ^dagaso , da cui senza alcuna prova si fa discendere Paulimiro Belo^ i 
solo celebre nelle istorie per aver barbaramente distrutte delle città , e non per 
averne fabbricate . Giacchi Kagusa anche dopo il 1000. nei Brevi Pontifici fu 
detta Lavusa > Labusa , Labusaedum , è cosa certa , che L. si cangiò in R , e 
che Raugia , Ragusa trae il suo nome primitivo dall' Illirica voce Lavve , che 
a meraviglia ne esprime la montuosa situazione . Il celebre Francesco Filelfo 
{Epist.^. lib. 16.) ricercò y se si dovesse dire Ragusium, Rachusa, Rhagusa, 
Gli antichi monumenti deirarchivio Kagusino hanno V uno , e /' altro , e som stèh 
ti seguiti dagli antichi ^ e recenti scrittori senza, distinzione alcmyi. 

II 



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7^. ^ràichith del r 11 Urica ^Epidattré 

stepi Ititerarùm commaUtionc nomina ccrrumpit , commutato nomine , B^ausctot 
apptfllavit. Jttque hi ipsi Kauscti olim ienucruni nrbem Piiaura- ( Efidaurnm ) 
nmucHpatum; ai posica cum rtliqu^. urhes expugnaiae esstni a Sclavis , qui in 
hoc ihemate stmty h^tt etiam urbs ab iptis capta -fuity & ci'vium olii quidem /V 
ierfeSi fnere , alii ifcro in DincuKs abduSi. ^ui auUm fuga salutem invenìre 
poiueruut , loca pr^erupia inhabiiarunt ^ ubi nunc urbs est^ primo exiguath illam 
ttdificanUs , dr pcstca iierum major cm , mox runum^' & quartum paulatim au-^ 
81 mujfit Udine pomeria proiulcruni (a). 

La mente di Porfirogenito è chiara . In sostanza egli vuol dire , che , do- 
po essere stata presa Epidauro dagli Slavini col massacro , e colla schiavitù di 
molti de' suoi abitanti, quegli» che poterono salvarsi > si ritmarono suir indi- 
cato scoglio , dove poi fabbricarono Ragusa . Non assegnando egli V anno del- 
la rovina di Epidauro, ed ammettendola in genere colla distruzione delle al- 
tre città nurittime della Dalmazia , è evidente > che allude alle incursioni; 
che fecero i Barbari sulla costa marittima negli ultimi anni dell'impero di 
£raclia, ed anche qualche tempo dopo, quando realmente esse furono distrut* 
te. Se air arrivo degli Epidauritani fòsse gik esistita Ragusa, egli non avreb- 
be mai detto > che si portarono ad abitare quegli scoscesi luoghi , dovè essa 
era situata nel 94^. (tale era l'epoca, io .cui scrìveva Porfirogenito), ma' ci 
avrebbe parlato sempli<;emen te della cita come già fabbricata , e dell'incora 
pora»one degli Epidauritani cogli antichi suoi abitanti. QxidVObi nunc Uris 
est vuol dunque dire, che essa all'arrivo degli Epidauritani no^ esisteva. 
. Il chiarissimo Sig, Ab. Coleri ammette la rovina d* Epidauro , e la fonda* . 
lione di Ragusa nel ^39. In un antico codice Serviano citato dal Padre DoU 
ci (i) circa l'origine di Ragusa si legge : Sia noto , che Ragusa da Epidàurò 
iominciè a.fabhicarsi f^nno di Cristo X.K.S. cioè nel 6%6. Contuttociò Sembra/ 
che a queste Aue epoche si ^ebba preferire quella del 6$6. , in cui gli Slavini 
uniti . coi 'Saraceni distrussero » ed atterrarono del tutto Epidauro già sotto 
r impero di Eraclio più volte saccheggiata ^ Del resto quei, che vogliono Ra- 
g^isa fondata molti secoli innanzi al ^5^>, dovranno renderci la ragione, per 

cui 

Il Diocleate attribuisce /' origine di Kagusa agli Slavi ^ facendoli venire non 
si sa da quali selve per edificarla: Dubrovnik, >^/i dice y (Sciavi) appellarunt,^ 
idest sytvester , sive sylvestris , quoniam quando eam aedificarunt , de sylva- 
venerunr. Il Lucio (lib.^. ^ap.^ pag. 160.) confonde non meno capricciosamente' 
r Illirico nonu Dubr<rvnik (KagUsa) con Dobriscjey che y al dir di Porfirogenito y 
( **?• JJ- ) ^^ ^^ fi^à della Zaculmia . (a) Cap. 8. de Adm. Xmp. 

(t) In praefat. ad s^riem Cronologi tAntist Kagus, 



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e tli SjigUMipMi. L. Lia. IL ff 

cui Procopio^ ^ S. Gregorio (a) , che ci parlano- di Epid&uro ancora esiitent^ 
a (cffnpO; loro > non abbiano fatto parola di una ci ttk > che dopo 300. anni di 
eiisteBza, ed in unta, vicinanza di Epidauro doveva certamente essere diegna: 
di qualche menzione • Porfirogenito , e Cedreno non V obbliarono , allorché 
èra realmente ibodata > e meritava 9 che se ne parlasse • Ma il Luccari , it 
Razzi eCo che U &nno jergere dalle rovine di Epidauro nel 2^5. > o nei 400,/ 
fMjrchò non me incominciano la storia , che dopo il ^50 ? 

C A B X 



Venuta di Faulimirc, o Belo m Kaiusa ^ ^ sue henefltlènz9 ' 

ijcrso- i, B^aptsei • 

JLie cronache Ragusine non sono Ira loro megtk> d* accordo sKitfa stòrk, e 
sull'epoca precìsa ^deir arrivo di questo Principe ^ di quello , che lo sitino sul* 
la fondazione di Ragusa « Noi digeriamo affatto di poterle conciliare fra to^> 
ro • Tanto è grande la discrepanza delle opinioni «u questo personaggio , m- 
cui i Ragusei danno ( non saprei se con ragione ) il primo rango nella torà' 
istoria. Giova iion ostante dirne in compendio ciò, ilhe ài lui si narra da^ 
Diocleate, e da altri acrittorl. Cialao, ci dicono essi'» figtiuoTo di Radosla*^ 
vo Re de' Bosnesi non contento d' aver coji esecrajnda perfidia usurpato il re^ 
gno al proprio suo padre , ardì inoltre d'inseguirlo mentre fuggiva. Giunto, 
che f(i Radolasvo alla spiaggia del mare per non perdere miseramente là vi^a 
per mano del proprio figlio si gettò a nuoto, e per un colpo d! pwphia sor-^ 
te s* arrampicò su d'uno scoglio, che chiamasi tuttora lo scoglio di Ràdosla** 
va. Mentre jegH era ormai riffinito di forze, passò a caso in Vicinanza tìn nt-^ 
viglio, che pietosamente Io afccolse sbarcandolo sulle sponde d' Italia , don*» 
de -s'avviò verso Roma. La Aobiltk de! suo legniaggio, e la 'sua grande peri- 
zia nell'arte della guerra gli pracurò ben presto in quella grande cittli la 
carica di Generale della truppa Romana. Essendo vedovo si ammogliò, edi^ 
ebbe un figlio per nome Petroslavo. Questi in età giovanile avendo pur con* 
traito matrimonio ne ebbe tre figliuoli, due del quali morirono -con Itti di 
feste ih Roma, restando vivo il solo Paul imiro, o Belo. Morto intanto sen-- 
za prole ,r empio- Gialao , il di lui regno fu diviso frrl grandi della Bossi-' 
na. Ma il sommo disordine^, e l'anarchia, che regnava fi-a loro , li determf-- 
nò a chiamar da Roma Paulimiro , a cui per diritto di nascita a]pparteneva 

• ; , - ^ qaef 

!a) Episi. IX. lìb.T. 



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j6 jtntubHà iUiritUriM^EpìdaMro 

quel trono. Paulimiro adunque , ricevutone T invico , senza alcun induggio 
s'imbarca con una grande comitiva di Romani , e con quegli Slavi, che era- 
no stati compagni nelle disgrazie della sua famiglia , approda felicemente 
nel porto di Gravosa. Prima di partir per Trebigne avendo inteso , che gli 
Epidauritani si fabbricavano una novella cittì , amò idi vederla , e cercò Tami* 
cizia dei Ragusei , perchè , se mai le cose in Bossina gli fossero-andate smi* 
stramente, avesse un luogo sicuro per rifiiggiarsi. A tal effetto egli fabbricò 
una fortezza (a) propriamente sullo scoglio detto Lawe , ed in corrisponden- 
za dei buoni trattamenti de* Ragusei , e per aver fra loro de' partigiani fece 
ergere in quel castello un tempio in onore dei SS. Sergio , e Bacco patroni 
della sua famiglia , lo arricchì delle reliquie di questi Santi , di quelle di S. Ne* 
reo , e Achilleo , e di Santa Petronilla , e Domitilla , e del martire S. Pan» 
crazio, permise a molti del suo seguito » che rimanessero in Ragusa, e per-* 
che nulla mancasse alla gloria disila nuova città,. procurò, che il Vescovo di 
Epidauro , che allora dimoiava nel castello di Burno. , .venisse colla facoltà 
della S. Sede a fissarsi in Ragusa coir esenzione dal JVIetropolita Salonitano. 
Partito quindi da Ragusa, e ricevuto in Trebigne con grandi feste, fu procla*. 
n)ato Re , e per tale riconosciuto da tutti i Magnaci de4Ia Bossina. Pktrot 
Bano {lyài Rascia j che dai suoi nariotuli fu ancheJetto Glìuiomir (i) per ì 
suoi barbari costumi ^ fu il isolo , che , ricusò di . riconoscerlo . Paulimito ixni 
tardò molto a farlo pentire della sua ^^eimerità . Perciocché messosi alla -test* 

di 
(4) Tubero lib. 5. pag. 193, {b) Il vocabolo Ban , Pan è comune et tutte 
le nazioni Illiriche, Slave , e jigmifica or grande, ed cr piccolo Signore^ Net^ 
la Slavonia s'intendeva per Ban un GovernaUre di prevista , ed anebè^um 
Principe padrone assoluto -di un distrato , territorio , che gli cadeva per ere^ 
dita , per concessione . Tali erano i Bani della Zaculmia , Tribunia , Bossi» 
ma eCé j^uesta voce sùmministr-a tuttora il verbo Panovvati ai Boemi t Pa- 
nuzic , Ponavveti ai Polacchi , e Banovati agli Illirici in senso di comanda^ 
re . Banitse appresso i Kagusei significa camminar con f^sto , all' ufo , cioè degli 
antichi Bani . (x) Qjutomir è pur voce Slava composta da Gljut , che suona 
acerbo , e da Mir> muro ^ muraglia . Fipàraiamente alia prima parola si dà U 
senso di bariaro , crudele ; ed alla seconda il significato di sostegno , e pace - 
Quindi Qjutomir vorrÀ dire cattivo , barbaro Prìncipe , X4)me Draghimir , 
Principe amabile per le sue virtù . Le popolazioni Slave aveano sempre i lor^ 
Principi alla testa delle armate , quando combattevano , e con idea assai filosofi- 
ca li chiamavano i loro sostegni, baluardi; jCìò , che è un bu^n Prìncipe per U 
suo popolo . < -^ - 



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" f di Ragusa Pari. X Lìb. Jli 77 

df poderoso esercito Io andò ad aUaccare/^ e lo. superò nella battaglia sbira- 
gliandone con grande strage tutto T esercito. Fece Paulimiro sul luogo della 
vittoria fabbricare un magnifica tempio in onor di S. Pietro . Assoggettata i« 
tal guisa la Rascia, mosse la guerra agli Ungati, e disfattili presso Sirmio, 
concesse loro la pace a condizione , che il fiume Sara servisse di confine al 
due regni. Essendo Paulinairo nato a Roma, e quivi istruito i<i ogni arte li-» 
berale organizzò il suo regno con una legislazione , che senza urtar la rozza 
mdole del suo popolo a gradi a «radi 1' avrebbe portato alia coltura , ed alla 
civilizzazione. Ma appena stabilite le cose egli morì nella stessa città di Tre- 
bigne, dove fu incoronato, senza aver potuto trasfondere nel suoi figli le steS'^ 
se massfme iti governo • Eusebio Caboga (a) aniuimefandòJow.fra gli illustri 
cittadini di Ragusa presso a poco combina coi sopraccitati scrittori. Siccome 
k verità di questo racconto dipende in gran parte dal determinare la vera 
epoca dell' arrivo di Paulimiro a Ragusa; cosi noi caamfneremo di volo quale 
fra le divise opinioni sia la piti probabile. 

II Ragni!» lo fa venire nel V. secolo, quando nella Tribunia , e nella Bos* 
Sina non eransi ancora issati gli Slavi . L'Arcidiacono Tommaso (t) Io fa re- 
gnare nel VII. secolo; il Dlocleate , ed il Du-Cange nel IX.; il Cerva (e) 
suir autorità del Resti , e del Mauro Orbini nel ?jo. ; il Tuberone poco do» 
pò il passaggio degli Epidauritani sullo scoglio Lairvì; il Dolci fina^lmente. 
Bcl ^^. {d): L'opinione del Padre Dolci pare la più verisimile, e noi per se* 
stenerla apportiamo le segnenti ragioni • 

* Tutti i- sopraccitati scrittori e* attestano , che Petrostivo insieme con due 
suoi figli morisse di peste in Roma , e che.sopijavvivesse il solo Paulimiro. 
U Padre Pagi (^) ha già provato, che nel ^8a la peste fece grandissima stra- 
ge in Roma , e che cts$b per intercessione delle reliquie di S. Sebastiano 
marrire. L'anno 6^0. è dunque più certo del ^jo. 

Ma quanto si è scritto su Belo rapporto a Ragusa non è egli forse confor- 
me alb' tradizione , ed ai documenti, che ci restano , e non indica l'epoca 
del €90.1 Tutte le cronaciie Ragufine d'accordo non solo non negano , che 
^li abbia fiibbticato i^a fortezza 9 ma molte lo chiamano il fondatore di tut- 
ta la citta. Non cooservavansi tuttora il capo, una mano , ed un piede dei 
SS. Sergio, e Bacco, ed altre reliquie dei SS. Nereo, Achilleo, Petronilla, 
Domitilla , e Pancrazio martire ? Chi potrà infine negare , che V attuale mo- 
nastero di S. Maria non sia slato eretto dove esisteva il castello , e la Chi/^^ 

sa 
(a) ^pud Cervam im prolegom. {h) Cap, 8. {e) In Prokgòm. {d) De Orig^ 
Vrb. Mjtgus. locù st$fra€ÌU (0 Ek Baron. in Notis Martyrùlog. ad dicm xo^Januatm 
ToM.jk M 



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78 Akììahiik ielV Itlirica^Epìdat^ro 

Sa di S.Sergio ; e Bacco? Non si può convenire coirArcidiacono, che Paulir 
miro , ed il suo seguito sia stato il primo fondatore di Ragusa . Ma chi non 
v>ede^ che Terrore di questo istorico è nato appunto daU' origine di Ragusa 
anteriore di soli 34. anni alla Tenuta di Belo > se si ammetta la distruzione 
di Epidauro nel 6i^ì Un intervallo di tempo cosi piccolo fra queste due ài" . 
verse epoche le ha fatto confondere j e Paulimiro , che fortificò la città di 
im castello , e che X ingrandì di varj edifizj pei suoi dienti rimasti a Ragu« 
sa, ne fu considerato come il vero fondatore « 

Da tutte le memorie scritte , e tradfzionali de' Ragusei si ricava.» che essi 
non avevano alcuna fortezza di considerazione prima di quella fab|>ricata da^ 
Paulimiro. DifTatti se avessero già avuto qualche buon castellp^ o se Ragu« 
sa fosse stata abbastanza munita dalla sua naturale posizione» oltrecchè ci 
verrebbe attestato dalle cronache , Belo non avrebbe difièrito la sua partenza 
per Trebigne, onde fabbricarlo. Ma dire, che Ragusa fosse priva di fortifica- 
zioni sino al 930., è un voler credere, che i Saraceni l'espugnassero nel IM.^ 
quando ne furono vergognosamente respinti \n ogni loro aggressione. L'epo* 
ea del ^90. prevale dunque a quella del 9}o. Ma si va più oltre » 

Fra le reliquie recate a Ragusa da Belo s'annoverano quelle di S. Panerà-, 
zio ttrttora esistenti • Negli annali ecclesiastici non si fa menzione di e^se , 
se non all'anno 6^3., in cui sotto il pontificato di S. Vitaliano , al dir del 
Baronio, furono trasportate nelle Gallie. Dunque non solo non si ravvisa al« 
cuna contraddizione, ma si ha per Io contrario una evidentissima probabilità, 
che una porzione di esse sfa stata data in dono o al Padre di Belo, ò a 6e-> 
Io stesso , che si trovava a Róma in quel tempo. 

Il Padre Dolci nella sua lettera anticritica sull'Arcivescovato Ragusino ha 
già provato, che i Ragusei ebbero il loro primo Vesco?o nel ^i. L'Arcidia** 
cono {a) , ed il Lucio {h) parlando suU' origine del Vescovato Ragusino allu- 
dono ^nza meno ad un tempo o poco anteriore , o poco posteriore. Ora il 
jopracciuto Tuberone , ed Eusebio Caboga ascrivono la traslazione del Ve* 
scovo £pidaurir»no in Ragusa alle premure , ed all'impegno , che fece Pau- 
limiro appresso la S. Sede . Convien dunque dire , che la venuta di questo 
Principe abbia preceduto d'un anno al più 11^91., epoca della traslazione del 
Vescovato . Dunque egli venne non nel 930. , ma nel i^o. 

Ma su qiui documenti, e ragioni si fondano i difensori del 9}a? L'unico 
loro appoggio è l'autorità del Diocleate. Ma la serie cronologica dei Re Sla- 
vi tessuta da questo scrittore non è certamente meno sospetta di tutta la sua 

sto- 
(#) Ctf^. «. • (A) Uh. %. cap. i^ 

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e dì Hftgusa Part J. Lii. IL 79 

stòria? U celebre Do-Cange («) ha gik osservato , die gli autori Greci per 
ridurre alla loro lingua il nome dei Principi Slavi lo deformavano , e che 
gì' Illirici ora lo scrivevano alla Slava , ed ora all' uso dei Dalmato^Romani , 
cioè alla Latina • In tal guisa qualche Principe ebbe tre nomi , e gli storici $. 
che tton li chiamarono colla stessa appellazione 9 non furono piti intelligibili 
nei tempi posteriori. Spesso accade , che più storici parlino di un solo^ e 
medesimo personaggio dandogli un nome affatto diverso* Quindi fino al xiooj 
in cut comincia ad apparire qualche documento di questi Re col loro nome, 
tutto è buio , tutto è conimione nella storia degli Slavi della Dalmazia * 
Siagghinga» che non avendo essi avuto veri Re sino al xooa, .quei, che per 
r innanzi vengono chiamati con un tal nome, non sono, che Bani, e Giupa<^ 
ni (t) di qualche provincia della Slavonia , fra cui deesi annoverare Radosla* 
vo, Cialao, e Paulimiro« Infatti la città di Trebigne, dove si pretende, 
che fòsse incoronato Re nel 930. , fissasse la sua sede, e morisse, anche dopo 
li Jioain sempre la sola capitale della Trìbunia , una delle quattro Giupa- 
nie , o Provincie del regno di Slavonia , e la residenza del Baao , o Giupa- 
no , come ricavasi da Porfìrogenito j e da due documenti astratti dall* Archi- 
vio Ragusino {b). Onde le guerre di PauUmiro cogli Ungari presso Sirmio, 
e la strepitosa pace , con cui si stabilisce il Sa va per limite dei due re*. 
{ni , sono fatti , che quando si ammettano per veri , appartengono ai Re del<* 
fa Slavòfiia posteriori di qualche secolo a Paulimiro , quantunque si facesse 
tegaare del 93ò« Ora la cronologia del Diocleate > che parve meritamente 
sospetta al Du*Cange , e che si smentisce col fatto , dovrà riguardarsi come 
iniallibile , ed a fronte delle addotte ragioni stabilirsi nel 930, il preteso re* 
gno di Belo? 

Ma Porfirogenito , che discese sino alle minuzie parlando di Ragusa , noa 
:si mostra Inteso di un avvenimento -, che sarebbe, successo a giorni suoi , e 
t:he il rammentarlo sarebbe stato di somma importanza per la- città, di cu}^ 
faceva l'istoria, particolarmente, se, al Jiìr del Padre Cerva, Paulimiro avesr 
se in Ragusa stabilita V aristocrazia , e formatone il senato nel 910. Dovre* 
mo credere, che tutto ciò, die precedette, ed accompagnò il di lui supposta 
regno , abbia potuto essere ignoto a Porfirogenito , che per sa^ivere una etat-^ 
ta storia della Dalmazia ha fatto caso di notizie infinitamente meno. int»es-» 

san* 

(a) Bf Fatmltis Dalmat. pag. aio. (i) Jcjupania , Giapania deriva dal- 
le Slave voci Jcjupa , e Pan , Ban . La prima significa regione , territorio , 
o provincia , e la seconda il Padrone , il Governatore della stessa . La voce 
Bannato porta seco r idea medesima . (b) Quieti. pag^ 45. <Sr. jj, 
M % 



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lo .AHtìebitk dcir Illirica '-Epidattro 

santi? D'altronde i Ragusei ben lungi dall'essere sutì debitori 'della loro li-a 
berta ad un Grande della Slavonìa avevano gra prima formata la Uro Repub- 
blica (a) . II silenzio di Porfìrogenito vuol dunque dire , ^t V arrivo di 
Paulimiro non Re , ma Bano , o Signore della Tribunia poteva essere af&tto 
ommesso, perchè avvenuto nel 699., e contrassegnato appresso i Ragusei da 
mille grandiose circostanze , e che, per perpetuarne la memoria, bastava Sem»» 
plicemente rammemorare le quattro epoche dell'ingrandimento di Ragusa', e 
r insigne reliquia di S. Pancrazio regalata ai Ragusei dall' istesso BebJ €(t^ 
icrum (egli dice senza citar PauUmiro , perchè parlava di cose tioté)' in ea^ 
dem urh (Ragusa) deposius fmi S. PMcratius in ^dc S. Stephanìf qua' t si in 
media mbc (i) • 

e A P O XL . 

Evcrjìone di Saltma : le più distìnte Famiglie Sat$ntiane passaih e 

a B^aguja^ 

V4^esta città, al dir d'Appiano, nell'anno ^37, dalla fondazione di Roms 
aveva già T istesso nonf>e di Salona (1), ed era già capitale di quel numeróso 

po- 
(a) Porphyrog. eap* 29^ (*) Cap. 19. (1) Il i/ecaiolo Salona per ìa- figura 
di metat^i , q trajeziane di lettere provenne certamente dalP Illirico nome Slau- 
jia , tome per la sUssa figura i Greci , ed i Romani dalle altre Illiriche cittì 
dette Launa, Jgradna, jcradna, Sridna, e Fhnn^ sfecero Alvona , Scardi- 
na, Sidrona, e Flanona, siccome vedremo nelle orìgini delle nazioni y e lingue 
d' Europa. jQuindi Slauna in bocca dei Greci, e Romani fu pronunziata Salona, 
aggiuntavi la quarta vocale , cioè o per magghr dolcezza dì suono . Slauno jz- 
gnifica glorioso anche in oggi appresso gli Illirici. Se quest* città nel 6n. dalla 
fondazione dì Roma si chiamava già così , e già era la capitale della Balma^ 

S'a , ccnvìen dire , che sia stata fabbricata molti secoli innanzi a questa epoca 
r acquistar il tìtolo di gloriosa . E giacche in un biennio non- potè estendersi 
per otto miglia di circuito , e crescer tanto in popolazione , ricchezze , e gloria , 
quanio se ne ricercava per essere Metropoli della ^Dalmazia , io congetturo , che 
fosse gii in fiore air arrivo dei Siracusani sulla spiaggia dell' Illirico ; anzi, che 
soHo il loro dominio si chiamasse Nesto , città , che gli antichi ci nominano sen- 
za indicarcene la posizione , e che con Tran , Epezio ec. attribuiscono ai Siracu- 
sani ^ Nestj f SicuJoti . Dionisio y (secondo Diodoro lib.^.) cominciò a fabbricare 
le città Greco-Illiriche nella >*. olimpìade, cioè 385. anni innanzi Cristo. I pri- 
mi 



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^ dì Kagusd Pari, h Uh. Ili ti 

p^Io, che fu sotto il nome di Dalmati. Caduta sotto T impero de' Romàni 
essa^ divenne ben presto la più ragguardevole colonia > che avessero nell'Il- 
lirico , universalmente conosciuu sotto la denominazione à\--Mariia Oium 
Ha {a). Siccome avanzava ogni altra città deirUliria per la popoUxione, • 
per gli altri mezzi di difesa; così a preferenza di tutte le altre potè più lun* 
gamente resistere agli sforzi de' Barbari , che più fiate indarno tentarono di 
espugnarla. Ma alfine più per le civili discordie, e pier gPi eccessivi vizj de* 
suoi abitanti (6) j che per la forza r tà il valore dèi suoi nemici dovette an*« 
che essa miseramente subir V istess» sorte delle altre città Illiriche .:«' * - 

Si è grandemente disputi to. suir «poca precisa Jeir eccidio di Salona , e Io 
opinioni sono tuttora assai diverse-fra loro. Lo schiarimento di questo punto 
può spargere gran luce sulla storia Ecclesiastica di Ragusa . Quindi noi ci ado« 
preremo a tutto potere di fissar questa epoca a tenor della buona aitka » e 
delle istorichè .testimopianze '. Fra gli antichi scrittori non v' ha , che Porfiro* 
genito, ej' ArcidCaconn , che abbiano scritto sulla eversione di questa città. 
Questi -però la- ripeto da una causa, e la racconta in un mòdo; quello ripeten* 
dola da un' altra la ' eipoiìe infuna maniera tutta diversa. Né L'uno, né 
l'altro determinano Tanno, in cui avvenne. Il Parlari, ha cercato di conci- 
liare' i loro dispareri , ed ha -quindi -preteso di dimostrare, che Salone fu di- 
strutta hel 6ii. X o ai più uno> o due anni dopo. Ci facciamo. lecito di esa« 
minar di nuovo ogni còsa . 

L'impero d'Eraclio fu senza dubbio la funesta epoca, in cui la Dalmàzi* 
sperimentò piuccbemai il barbaro furore delle orde Settentrionali • Questa 
imperatore per ^isimpegnarsi con onore dalla terribile guerra , che nel ^i** 
aveva coi Peirsiam , richiamò in Oriente le legioni Romane» che vegliavano 
ndl'IUirico contro i Barbari per impedire ogni loro ulteriore avanzamento 
in questa provincia. Rimasta per tale inopportuno consiglio sfornita di solda- 
tesca cadde subitamente in mano dei suoi nemici, i quali abbandonandoci al- 
la strage, ed alla canfifichu ne saccheggiarono le parti medkerranee> e co^ 
strinsero i Datmato-Romani a rifuggiarst nelle città marittime . Komanos in 
campii y dice Porfirogenico , & in locis editioribus Jfabiiantes deUveruni , ^a- 



»ii scrittori Gr^i y e Komam avhezxi soio ad ammirar le cose proprie ^ ed a di^ 
sprezzar le altrui parlarono delP Illìrica' superficialmente , o piuttosto per inci^ 
denza. Polibio j e Tito Livio, avrebbero forse fatta menzione di Satana; rf» 
quello rtelle sue guerre Illiriche rhon parla delle città al di là del Tiluro , o Cet- 
dina i e questi nella sua spedizione* di Genzio non oltrepassa il fiume liarentU . 
(a) Gruter, pag. zj, • (b) Thomas Archi diac. cap, 7. 



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rHmfi^loC4 invascrnm. Ed tltrovje ; Pul$is i}ero iis ( Komanis ) ab jikarìbiis^ 
in dUbus cjusdem HeraM desolate tcrum r^ifo jacuit (a)^ Qiiindi è fuori d'o- 
gni dubbio 9 che le città poste nell* interJio delia Dalmazia subirono T ultima 
b>rp rovina sotto Eraclio. Ma la totale distruzione di Salona, di Epidauro^ 
e di qualche altra ciuà marittima sembra appartenne ad un tempo posterìo* 
re. Noi abbiamo già veduto , che gli storici Ragusei attribuiscono l'eccidio 
di Epidaùro agli Slavini , ed ai Saraceni nel 6^6. Le stesse ragioni militane 
molto più In favore di Salona> perchè era pi& forte, e piii popolata. Secon- 
do la cronologia dì Porfirogenito Salona aarebbe stau distrutta sotto Timpe* 
IO diTepdosio il giovane circa il 4^. Il Lucio, Anselmo Banduri, e gli Au* 
tori delVIllirkjo sacro (b) hanno già rilevato^ e corretto questo sbagb'o, e noi 
tton abbiamo, che aggiungervi. Ma ancorché la correzione di questi letterati' 
ci porti all'epoca del tf^o. , noi dubitiamo fortemente, se la strattagemoa » 
con cui Potfirogenito fa prendere Salona dai Barberi « posta credersi adccesso 
sotto IMmpero d'Eraclio* Ci dice adunque Porfirogenko (e), che per ordine 
4egl' Iqnperatori mille uomini di cavalleria raccolti dalle città Dalmatine dove-» 
vano portarsi ogni anno sulla sponda dei Danubio a farla guardia contro gì' Aba^ 
li , perchè non potessero attraversarlo ; che il presidio Dalmatino ard\ una volta 
di passare l'opposto fiume , e che, a vendo trovate le sole donne, ed i figli degli 
Abari pirjtiti per una spedizione , le rapì , e le condusse m Salona ; che V anno 
seguente la nuova truppa Dalmatina avendo tentata Vistessa impresa parte restò 
uccisa dagli Abari» e parte fu messa In catene ; che gli Abari per meglio ven- 
dicarsi del ricevuto aSronto essendosi informati dai prigionieri del tempo, e del 
sAodo ,: am cui la vigilia di Pasqua solevano incontrarsi col nuovo presidio in 
Clissa^ ed entrare quindi in Salona, vestirono mille dei loro colle divise Dalr 
matine> e mandando segretamente per T altra parte un poderoso esercito en* 
isarono nrmati in quelle due città, e fecero immensa strage dei loro cittadi^p 
ni* Primieramente è da osservarsi, che è sotto Cìiustiniano, ed i suoi suc^ 
cesiori» che sì costunuva di mandare al Danubio un al presidio, quando la 
Dalmazia Romana si estendeva ancona. sino a. quel fiun^e , e non sotto Era^ 
elio 9 die subito dopo la sua assynzione al trono per le moltiplici guerre avu^ 
te in un tempo scesso lasciò sconsigliatamente in i>alia dei Barbari le provin* 
de Cisdaijubiafle, ed anche in parte quelle al di qua del Sava , e Drava^ 
1^' poi ben più specioso , che nel generale attacco di tutte le città maritti- 
mm, nd mentre, che Porfirogenito (d) h distrugger Salona , ed Epidaùro , ci 

dica 

(a) €àp. %9. «r il. (*) ram. a. IHjrki tscri pai. jo. (e) Csf. ». 
id) €af. %9. iHd. 



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e dì Kagusd Pari. I. LìB* IT. I3 

dici , die restasse Ulest Ragusa, che ancora non esr.ueva, Spàlatro, cKe ton 
era citù , e 2^ra , che fu fabbricata più d'un mezzo secolo dopo {a). Sem- 
bra adunque, che Porfirogenito riporti ad una istessa data di tempo ciò, che 
deve essere successo prima , o dopo , e che era facile il confondere , stante 1 
ripetuti attacchi dei Barbati sulle città poste in riva al mare . 

L'altra nota cronologica, che adduce il Parlati {b) sull'eccidio di Salona, 
è la celebre missione di Martino Abate nella Dalmazia. £s$a è innegabile , 
e suir autorità di Anastasio Bibliotecario , e dell'Arcidiacono Tommaso ac- 
cordiamo ^ che debba segnac» nel ^40. , o ^41. Ma si potrk fbrse da dò in- 
ferire , che- Salona sia stata distrutta a questa epoca , o non si dovrl pìutto*^ 
sto credere , che fosse soltanto assai maltrattata ? Si è gik osservato , die gli^ 
Abari dal ^00. sino al ^40. saccheggiarono i^er ben due volte la Dalmazia , 
e che avevano per costume non tanto di distruggere le città > quanto di p«r* 
ure schiava la gioventù , e fare bottino a tutto potere (0* Anastasio non en- 
trando in dettaglio sulla rovina di Salona , e delle altre città marittime allur 
de propriamente a questa loro usanza: MisH (Joannes IK genere Balmafa J 
fer omnem DalmMiiam f seu Istrìam mulias pecuntas per fidelissìmum^ ^sànSìs^ 
UTfmm Martinum propier redempttonem capti^vorum , qmos pr<tdttti eranf Gentil 
les (d) • Chi potrebbe dedurre da queste parole là distruzione di Salona^ e 
Fanno, in cui sia avvenuta? Non era certamente neòessarìor > die il Farlati- 
risalisse all'origine (e) di tutti quei popoli Barbari , che vennero nella Dal* 
mazia per riconoscere a qual genere appartenessero gU eversori di Saloot. 
Porfirogenito confonde gli Abari cogli Slavi , Paulo Diacono (/) gli Unnf 
cogli Avaria e l'Arddiacono gli Slavi coi Goti. Anastasio non dà loro altro 
nome , che quello di Gentili . Ciò , che si doveva osservare , era » die alfine 
i Serbi] > ed i Croati rimasti Vindtorf degl'altri Barbari s'incorporarono cogM 
avanzi degrAbari, d^li Slavi, e dei pochi Goti stazionati nella provincia 
Prevalttana , e die è in questo senso » che la rovina di Salona viene indistin^ 
tamente attribuita a tutti costoro. D Arcidiacono Tommaso T ascrive a^l 
Slavi g«à pacifici possessori detla Dalmazia mediterranea : Igttur Dme ••..•« 
qtd pmerat Mi Sclav^ni^, €otdUfmtù magna t^ercitu mìHiUm^ pedìinmque de» 
sfendit de mmtìhus , & fMstra postai ex crieniali parie $rviiaiis (g). Egli al* 
lode dunque aqp all' orde volanti dei Barbari del tempo d' Eraclio più atti 
a aaccbeggi<re le città mal difiese > che ad istiaprendere un formale assedio 

(a) Farlai. imtk i. pag. 321. {b) Ibid. pMg. 30^. (e) Paulus Diaci lib. 4» 
cap. 14. (d) jtpud Baro», ad 09$. 6^ì. {e) Uid. pag.^oi^ (/) lik $.&^ 
{s)Cat.i. . 



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84 xAntìchiti deir Illìrica ' Epidcturo 

per espugnare le beo fortificate , ma bensì ai Serbli , ed ai Croati , che sotto 
il nome generico di Slavi formavano già una rispettabile potenza un mezzo 
setolo dopo r impero d'Eraclio. Ma dagli stessi ca talchi Episcppali poteva 
comprendere il Parlati , che per dar luogo a trenta Vescovi , che si ammet- 
tono prima di Teodoro III. ultimo Arcivescovo Salonicano^ conveniva neces- 
sarlaihettté prolunjgare 1* esistenza a Salona ; tanto più che questo Teodoro 
trovatosi all' eccìdio totale dal catalogo Romano è detto Teodoro III. , e da* 
gli altri IV. e V. Ciò , che fece credere al Parlati appartenere questi 30. 
Arcivescovi alla serie Spalatense , è V aver giudicato , che la caduta di Salo- 
na debba necessariamente fissarsi nel 6^0. : Nam cum cUdcs Salamtana 

dh ttMc, & imperio Heraclii usque ad annum alter um , (ir quadragesimur» se- 

piimi siculi produco dìmcutri nequeaiy profeSo inter Thodorum , & 

urbis excidium tam multìs Episcopis locus esse non potuii , nisi Episcopétus sin- 
gulorum in angusiias brevissimi tempori s conjicere 'velis (a): Laonde pare assai 
più verisimile, che Salona cadesse circa Tanno ff^. , tempo, in cui i Bar- 
bari della Dalmazia sotto il nome di Serbli , e di Croati per T antico loro 
odio contro i Romani rammemoratoci da Porfirogenito , e dall' Arcidiacono 
riguardato come metivo della distruzione di Salona andavano rovinando quel- 
le altre Romane citta della costa Adriatica , che come più forti erano sfug* 
gite al furore degli Abari sotto l'imperio d'Eraclio. Qi scrittori Ragusei, 
cioè il Tuberone, TOrbini, il Lucari, ed il Dolci (b) s'itccordano anche es- 
si con Marco Marulo , che la fa distruggere dai Serbli, e dai Croati nel ^90. 
H Lucio stesso (e) dopo aver osservato, che le citta marittime erano più for- 
ti di tutte le altre , e che attesi gli opportuni mezzi di difesa non era facile 
impresa l' impadronirsene, non decide se il loto eccidio debba veramente &- 
sarsi nel 640.5 giacché né Porfirogenito , né Anastasio Bibliotecarip l'hanno 
in alcun modo asserito. Qjiindi noi per legare insieme, colla dovuta succes- 
sione di tempo diversi avvenimenti , che non possono essere .accadati nell' is* 
tesso anno , stante le addotte riflessioni , poniamo la rovina di Epidauro 
nel 6s6.y la prima origine di Ragusa nell'istesso anno, T arrivo di Paulimi- 
ro nel 690. , ed un anno dopo la caduta di Salona- , ed il passaggio dei Sa* 
lonitani a. Ragusa « Così dalla distruzione di ppidauro a quella di Salona Ra- 
gusa ebbe tempo a sorgere , ed i Saloniuni dopo aver inteso , che Paulimiro 
l'ingrandì, e la fortificò, ebbero ragione di lasciare i mal sicuri luoghi della. 
Dalmazia occidentale per portarsi in questa citt^ , che era già un sicurissimo 
a5Ìlo contri ogùi nemico tentativo. • • - v 

Pra ^^ 

{a) Ihid. pag. 300. (b) In pr^tfat. ad Seri^m Crcnológ. ^n$ist. Kagus, 

(0 Lik j. cap. 9- 



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e di Kdgusa Pari. 1. L/f. IL 8j 

Fra gli scrittori, che c'attestano T unione dei Safonitani coi Ragusei, è so- 
prattutto rimarcabile l'autorità di Porfirogenìto , /Egli ci tramandò perfino il 
jxnnc di alcuai i più ragguardevoli : Ex tis autem , qui sedes aliunde suas 
transiulere Kausiu n , sunt Gregoras , ^rsaphius , ViS^rinus , Vitalius , Valcntinus 
jtrchidiaeonus , Baventinus Pater Protospatharii Siephani {a). Alcuni scrittori 
coir aver posto neir istesso anno la rovina di Epidauro , e di Salona hanno 
creduto , che i Salonitani abbiano avuto mano nel gettar i primi fondamenti 
di Ragusa, L'Arcidiacono, che non si fa capire, se parli dei Romani, che 
seguirono Belo , o dei Salonitani , che pur potevano esser detti Romani^, per- 
chè furono colonia Romana , potrebbe confermarli nella loro opinione; ma 
Porfirogenìto c'insegna il contrario. Perciocché egli distingue* T edificazione 
di Ragusa , ed i tre di lei ingrandimenti , che attribuisce agli Epidauritani , 
dalla venuta dei Salonitani , che nomina non come cosa primaria , ma pura- 
mente come accidentale : J^ui autem ( fra gli Epidauritani ) fuga salutem in* 
venire poiuerunt , loctt prterupta inhabitarunt , ubi nune urbs est ; primo exiguam 
Uhm cedificantes ^ &postea iterum majorem^ mox rursum, & quartum paulatim 
MuBd multitudine pomeria protuleruni . In seguito parla dei Salonitani: Ex iis 
autem , qui sedes aliunde suas transtulere Rausium , sunt (^c. Da questo si ri- 
cava una novella prova , che Epidauro , e Salona non caddero nell' istesso an- 
no ; mentre i Salonitani trovarono già Ragusa in gran parto fabbricata al Io* 
ro arrivo. 

Il primo aumento, di cui ci parla qui Porfii:ogenìto , par, che si debba alU 
venuta di Belo. Gli annali Ragusei ammettono concordemente, che in quell'oc- 
casione oltre alla fortezza Lawe sì fabbricasse anche l'angolo della cittk in 
oggi detto Posterula , o Pustjerna . II secondo accrescimento di Ragusa deve 
certamente ripetersi dalLv traslazione del Vescovato. Gli abitanti dei Castelli 
di Burno, cioè di Spìona , di Spillane e Gradaz ep, seguirono il loro Pastore, 
e furano quindi motivo, che quegli Epidauritani , che erano quk, e ìk disper- 
si, si risolvessero anche essi di rinchiud'ersi in una città, ehe era l'unica ia 
que' tempi capace di far fronte ai vicini nemici. Finalmente i Salonitani l'ia^ 
grandirono maggiormente . Il loro numero deve essere stato assai rispettabile , 
e copioso; giacché Porfirogenìto col semplice, e nudo nome di alcuni di loro 
ha creduto d'averci abbastanza indicata la chiarezza, e la celebrità delle loro 
famiglie . Qiiesti varj aumenti successi in poco tempo gli uni dopo gli altri re« 
fero ben tosto Ragusa la più cospicua città sì pel formale , che pel materiale 
fra quante torsero sulla spiaggia Adriatica dopo Io subilimento degli Slavi 

fer 
(a) Cap. 19. 
Tom. L N 



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$6 Miichhì deiriìlhka-Eptdaur^ 

per rillirlco , e U fecero succedere a tutti i diritti delta distrutta Salona. 
Del resto le contìnue discordie fra i Grandi della Slavonia; l'arrivo dei Mo- 
ri di Cartagine nel i66. , le inondazioni infine de' Barbari per ogni angolo 
deir Europa attirarono a Ragusa da tutte le parti moltissime famiglie , come 
apparisce dall'elenco delle case nobili riportato dal Razzi , dal Ragnina , e 
da altri scrittori Ragusei. Laonico Calcondila ce né convince maggiormente, 
Eam urbem {Kaguswm) egli dice , incoi uni 'viri admodmn illustrex , qui e» 
con^vcncre (<»). 

CAPO XII. 

^Dopo lo stabilimento defili Slavi nella Dalmazia, essa fu divisa in Barbara, 
e Komana : Ragusa apparteneva alla Komana . 



n 



racchè i popoli del Nord fissarono presso il Danubio il foro permanente 
soggiorno , la Dalmazia dai buoni storici , e geografi fu comunemente divisa 
in Barbara > e Romana . il fiume Sava divideva il suolo de' Barbari da quello 
de' Romani , che in lunghezza si estendeva dall' Istria sino a Durazzo , ed in 
larghezza prima dal Danubio , quindi dal Sava sino alla spiaggia dell'Adriati- 
.co (b). I Romani, che soggiornavano nelle provincie al di la di questo fiu- 
me , perdute , che V ebbero per la superiorità delle forze degl' Aba- 
ti , dei Gepidi , e degli Slavini , furono costretti a ritiraVsì al di qua del me- 
desimo, ed avvicinarsi alle sponde del mare, I pochi, che vollero rimanere 
nelle loro native regioni , dovevano obbedire , e vivere a discrezione di un 
nemico , che all' improvviso , e senza motivo colle sue aggressioni saccheggia- 
va, e portava vìa quanto gli veniva in mente . Né andò guari, che quei Bar- 
bari invasero tutta la Dalmazia mediterranea stabilendo in essa il loro ferreo 
impero . Gli storici discordano fra loro suU' epoca di questa celebre invasio- 
ne, e stabilimento. Checché ne pensino, sembra certo, che un tale avveni- 
mento debba segnarsi nel 6ii. , o nel ^28. , allorché come già si è detto, Eraclio 
per far la guerra ai Persiani richiamò da questi luoghi le legioni Romane • 
Non mancano ragioni, che cel persuadano. In sul finire dell' fmpero di Mau- 
rizio gli Slavini , che abitavano di là del Sava, passato all'improvviso que- 
sto fiume , avevano già assalito colle loro fiere , e poderose squadre V Istria , 
ed una parte della Dalmazia spargendo il terrore fin tra gli abitanti delle 
città marittime. S. Gregorio scrivendo a Massimo Arcivescovo di Salona così 

eii- 
(tf) De ùrig. Turcarum. (b) Du^Cange fag, 217. cp. cit. 



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f di Aagusa ParU I. L/J. II. 87 
entrava a parte delle loro imminenti sciagure; De Slavorum gente , qua vobis 
'oalde imminei , & affiìgor , & coniurior ; afflìgor in iis , quce jam in *vobis pa* 
tior; conUrboty quia per Istrice aditum jam Italiam intrare cotperunt (a). Ma 
anche da altre lettere di questo immortale Pontefice (fi) apparisce , che già 
dal 59 f. gli siavi si erano impossessati di qualche tratto considerabile al di 
qua della Sava costringendo i Vescovi a fuggirsene colla maggior parte del 
loro gregge. Quindi egli è assai credibile, che gli Slavi, penetrata l'assenza 
a Eraclio dalla sua capitale , e delle sue truppe dalla Dalmazia , afferras- 
sero prontamente il buon destro , che loro si presentava , per invaderne 
tutte le altre provincìe , saccheggiarne le citta, e fkrne schiavi gli abitan- 
ti . Porfirogenito afferma bensì , che questi Barbarf col peimesso d' Era- 
clio si stabilirono in queste occupate provincie ; ma egli (e) non determina 
né r epoca , né la vera marniera del loro stabilimento. Il Parlati (rf) giù-' 
dica , che ciò accadesse nel ^40. Del resto benché costoro varj anni dopo 
la morte d' Eraclio distruggessero Epidauro , Salona , Dioctea , e altre cit- 
ta marittime; contuttociò ben lungi dall' aver potuto stabilirsi in questi luo- 
ghi , dovettero anzi retrocedere , e contentarsi di abitar le sole regioni 
mediterranee, che già possedevano da qualche tempo. Perciocché gli abitanti 
della spiaggia marittima gloriandosi di essere stati Romane colonie , ed ab- 
fcorrendo il giogo di quei Barbari , perduta l'antica loro patria, se ne fabbri-» 
carono una nuova , riacquistarono a poco a poco molti dei loro cittadini , che 
sopravvissero all'eccidio della loro citta; e a dispetto delle loro calamità , e 
<lìsgrazie continuarono sempre a dare il nome di Dalmazia Romana a tutto 
^uel lungo tratto marittimo, che dall'Istria si estende sino a Durazzo. Co- 
me ciò accadesse , e quali fossero queste citta Romane ceF insegna Porfiro- 
genito in tal guisa : Sciavi Komanos , qui in campis , ér locis editìori' 

'bus degebant y deJe'verunt, eorumque sedes occupa'uerunt . Porro reliqui Romano^ 
mm in or ce marittima oppidis servati sunt , eaque adhuc oltinent . Oppida autem 
èitc si$nt y Kausium y ^phalatumy (Spalatro) Tetrangurium (Traù), Diodora 
( Zara ), Veda, & Opsoray atque ipsorum incola hodieque Komani appellane 
tur {e). Ma qui egli non enumerò tutte le città situate sul mare, ed abitate 
^ai Romani . Poco dopo aggiungendovi Cattaro stabilisce poi essere veramen- 
te Romane tutte quelle , che v' -erano insino a Durazzo : Homanos Bodiernam 
M>almatiam ( cioè -la marittima ), & Dyrrachium inbabitantes. La qual cosa 
prova egli anche meglio allorché atribuisce ai Romani le sole città munite, 

ed 
ia) Lfb. 8. Kegi^tr. Epist. ^6. (b) Lib. u Epist. 34 J. & lib. ». Ep'sP. ih 
'^) Cap. 31. & }i. (i) Tom, ix. pag, 31S. {e) Cap. 19. 



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1 8 ^fichiti detr tlHrìca - EpUaurò 

ed agli Siavitti le distrutte , e deserte , die erano lontane dal mire :J(cHq$s 
mrbes , quàt erMnt in ibernate Dalmatide , sed longe a tmari , qua fnefMti Sciavi 
4CCMpdverant , desertàe , ac solitarìa persiani , ac sìne habiiaiore. reliita *. Qyàm^ 
di è, che pone fra le citta Romane Budua, e Rissano, citta marittime, le 
quali dove parla della flotta dei Saracini , che devastarono la Dalmazia Ro- 
mana , colloca propriaqjente nelP istesso rango delle altre Romane : ApplifiBe^ 
runi in Dalmatiam, & urbes Buiuam, & Kossam, & inferiorem pattern Deea» 
iarerum expugnarunt , & cantra cìviiaiem Rausium profeti sunt {a) • Cedre- 
to {b) ci dice Io stesso, e quasi nella medesima maniera. Finalmente parlane 
do delle altre Romane cittk situate al di sopra, cioè di £X>lcigtto, di Lisso, 
e di Antivari conchiude : Dioclea *ver0 vicina est oppidis Dyrrachii , nempe 
Elisso\ Elcynioj jintibari y & pergit usque ad Decatera : versus auiem mtntana 
(cioè verso la Dalmazia Barbara, o Slavica, o mediterranea), appropinquai 
Serblia. 

Dal sin qui detto risulta adunque , che V antica sth-pe , e nome dei Dal- 
itiato^Romani ha sempre durato in tutte le citta comprese fra Arbe , e Dura- 
20 ; che Tantica Daintazia fu divisa ìnSIavinica, o Barbara, e Romana d>stÌQte 
fra loro non solamente per V origine del sangue > ma anche pei diversi castu^ 
mi, e modi di vestire dei loro abitanti; che i pochi abitatori delle Romana 
furono sempre assai colti , perchè ritenevano gli antichi costumi , e lin- 
gua Romana; che il popolo della Slavinica era numeroso, feroce, e sempre 
inclinato a far danno ai Dalmato^Romani ; che in fine Ragusa ( ciò» che era 
il nostro scopo) per testimonianza di Porfkogenito , e di Cedreno apparteoe** 
va alla Dalmazia Romana • Se si avesse bisogno di altre prove ia conferma 
di questa verità si potrebbero citar per esteso le testimonianze di WUlelmo 
Tirio, che scriveva nel duodecimo secolo (e), di Eginardo (d), dell'Arcidia- 
cono (e), del Dandolo (/}, e del Biondo (g), i quali guidati dagli antichi 
geografi riconoscevano propriairiente per Dalmazia V indicato tratto , che dal 
Carnero si estendeva lungo il mare sino a Durazzo « Secondo V attuale ge^'* 
grafia noi intendiamo per Dalmazia parimenti tutta la spiaggia maritthna, ed 
alle regioni montuose, ed interne diamo il nome di Croazia, Rascia, e Bas* 
aina. Il Biondo l'osservò pure, e cosi cel' attesta : Servai aiaiis nostra con^ 
suetmdù , ut ea omnis Datmatia quondam ora in superum mare vergens Dalma^^ 
ita , dr quidquìd ejusdem montes , mediteraneaque fuere , Croatia nomineinr , 

fyi) Ibid. & lìb. %. in Themai. Long$b. (b) Ad an. i6j. (e) Ub. %. Bel. Sacr. 
cap. 17. (d) In vita Caroli Magni, {e) Cap. u if) In AnnaL VeneU ad an, 871 , 
{g) Hist. ab inclin. Imp. Jib. jx. V,>; 



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^kttbque f & ÉasBd (a). Ciò % ch^ possedevano una volta gli Slavi > ora è 
per la maggior parte ia potere del Turco coir di pitt quel tratto della marit- 
tima r che tm. tempo dicevasi andie Prfvali , e che da Amivari arriva sino 
a E>uraxzo* 

Una tal divisione però di Dalmazia Romana > e Barbara comprovata da sì 
patenti testimonianze di tanti insigni scrittori non piacque al Lucio , ed ai 
soòi favoriti il Diocleate , e V Anonimo MaruUiano • Per scoprire le loro in- 
eoeren^e su tutti gli aspetti , noi riportiamo per esteso le parole del Lucio . 
Dalmatìit partem Orifntalem, egli dice, Wracli^m Serblis assignassc Porphyro^ 
genitus ait , ejmque pMrtem medHerrantdm €crbliam nuncupatam; tmmtimgm 
*Dero in Zuchl$tmorum terramj Paganiam^ sivc NMrctiiinorMm y Tribimum^ Céna^ 
lìtarmmj & Diechianam ( le quali regioni appartengono tutte alla Servia } di- 
ftiriiutam scrìbit) {h}. Donde poi incominciasse questa Servia divisa in medi- 
terranea , e marittima ce lo da a divedere con le parole di Porfirogenito : 
jt Z emina autem fluviù Cbrobafia incipit , cxicndHurquc versus mare ad Isiriét 

usquc confinia Versus Zentina , tà* Cblebna $erblice regionem aiiìngfi . 

Laonde il Tiluro , o Cettina era il confine della Dalmazia divisa in due par- 
ti fra i Croati, che si estendevano verso Occidente , e fra iServiani, che oc- 
cupavano la parte Orientale 4 ossia la Servia del Lucio dalla regione medi- 
terranea arriva sino al mare. Quindi piti sotto conchiude: Dalmatia erg% a 
"Serblis , & Croatis fere tota occupata Servia , & Croatia nuncnpari ccepìt , pr^* 
ter marìtima qucedam oppìda coniinentis, qua cum insuiis Dalmatarun^y sen X«* 
manoriim mmen retinuere. E finalmente appoggiato a Porfirogenito , -che è 
runico, e solo autore, di cui si serve per confermare questa sua nuova di- 
visione , decide poi quali fossero le città de' Romani , e quali de' Barbari talli- 
to rapporto alle isole, quanto al continente. Perciocché dopo aver quivi det- 
to , che alcune isole come Lesina , Corzola , Meleda , e Brazza erano 
soggette agli Slavi di Narenta, così soggiunge: Issam autem ^ & Ladeitin^n^ 
cum €boara ad Pagana , seu Narentanos non pertinuisse Porphyr^enitus ait , 
ideo Balmaficum nomen servasse..^, dicendum est.\ jìd civitates ergo continen^ 
iis , Jadram scilicet y Tragurium, Spalatum^ i^agusium, & insidas Occidentale^ 
'simul cum Choara , Issa , & Ladestina ex Qrtentalihus insuiis nomen Dalmata* 
rum , *vel Latinorum restriSum fuit . 

Basterebbe ciò, che di sopra si è già esposto, per dimostrare, ctie questi 
frittoti , i quali hanno dispensata a lor talento la Romana citudinanza 9 han- 
no piuttosto creata di lor testa una nuova divisione, di quello, ohe l'abbiano 

rica» 

[a) Loco supracit. Ih) LiK ì.j:ap. ii, . 



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-v^ ' 



90 ^Hchità dell' Illirica » Epìdanro 

ricavata da Porfirogenito • Egli è vero, che Porfirogenìto fa incominciare la 
Scrvia dal fiume ''"iluro , ©Cettina, ma non dal punto, in cui presso l'antica 
cittìi d'AImissa, e dirimpetto all'isola della Brazza sì scarica in mare. Poi- 
ché il piccolo paese detto Chlebna, Hljuno, o Ljuno, che egli unisce al Cet- 
tina come confine della Servia, è certamente nelle parti mediterranee posto 
lungo il Cettina , ma lontano più di 300. miglia dal mare. Qjiindi benché 
Porfirogenito assegni per confine alla Servia il Cettina neir indicato punto, 
fu però ben lontano dall'a (Fermare, che tutta la lunga spiaggia di questo fiume 
servisse fino al mare di limite alla medesima provincia . Né Io poteva dire . 
Perciocché la pretesa Dalmazia Serviana del Lucio , che da questo fiume 
fa arrivare sino a Durazzo , come se dappertutto fosse solo stata ripiena di 
Slavi , ad eccezione della citta di Narona con poche vicine isole , le quali 
erano in potere de' Narentani , parte era deserta , e parte abitata dai soli 
Dalmato-Romani . Diffatti la regione di Trebigne posseduta allora dai Paga* 
ni Tribunioti era divisa dal mare da quel tratto, che forma in oggi porzione 
dello stato Ragusino. Il distretto di Dioclea, che giaceva a Settentrione del 
lago di Scodra, o Scutari, era distante circa 20. miglia dall'Adria. I Cana- 
liti infine confinavano bensì col mare, ma per via d una spiaggia cosi solita* 
ria , ed alpestre , che non v'è memoria esser quivi esistita città alcuna né 
prh-na, né dopo lo stabilimento deiServiani. E' pertanto manifesto, che neU 
la Dalmazia marittima Orientale tutte le citta , e luoghi di considerazione 
restarono liberi , ed intatti dal commercio degli Slavi , i quali soggiornavano 
lungi dal mare forse meno per elezione, che per timore dei valorosi Dalmato» 
Romani . Ma che vuol dire , che fra le tante città di barbara denominazione 
fabbricate, al dir di Porfirogenito, o ristabilite sulle rovine delle antiche dai 
Serviani , non ve n'é alcuna fra le marittime, in fuori di Stagno , la quale 
iKHi è meraviglia , che cadesse in mano dei Narentaaì , essendo stata vicinis- 
sima al loro mar di Narenta? Chi crederà , che uno scrittore esatto come 
Porfirogeaito abbia passato sotto silenzio altre città sogget-te ai Serviani pres-» 
so l'Adria, avendoci fatta menzione dei piti piccoli castelli , e luoghi senza 
spaventarsi ^ella poca armonia dei loro nomi pel suo orecchio Greco ? Egli 
fiomina una città detta Cattato ; ma non è quella , che era situata presso il 
seno Rizzonico , che a distinzione di questa chiamò Decatera , dando al suo. 
golfo il vocabolo di Cattarense alla moderna « Diffatti egli la pone nel pia- 
no di Bossina : In agro Eossinct CaUra {a) . Inoltre ci parl^ di un' altra , la 
quale chiama Khiscna (i) . Ma ponendola egli vicino a Trebigoej ed al fiume 

|tf) Cap. iz. (b) Cap. 34. 



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9 Ai Ragusa Pari, t Llh. II, ^t 

<rf tal nome la distingue da Bosan, o Rissano situata nel distretto di Cattato. 
La città di Khisena sembra essate quella stessa, che Polibio alla Greca chia- 
mò Uhi zone. 

Del resto cosa importa , che nel Iato Orientale della Dalmazia I Serbll 
dair interno della loro provincia si estendessero in qualche luogo sino al gol- 
fo Adriatico, come i Tribunioti Canaliti, e gli Slavi di Narenta? Forse per 
questo le Romane citta poste sull' istessa spiaggia appartenevano esse ai Ser- 
viani ? Forse Ragusa , Rissano , Cattaro , Budua , Dolcigno , Lisso , e Duraz- 
zo non erano più quelle istessissìme città, che Porfirogenito, e gli altri so- 
praccitati scrittori attribuivano alla marittima Dalmazia Romana ì Ma se 
dall'avere i Barbari posseduto un qualche tratto di spiaggia marittima queste 
città littorali della Dalmazia Orientale perderono la loro antica origine , e 
nome Romano , che si d(^à poi dire di Zara , di Spalatro , di Traù ec. , es- 
sendo stata tutta V Occidentale sponda delP Adria occupata dai Croati per te- 
stimonianza dello stesso Porfirogenfto ? Porro a Zeiina fluvio incipit regiù 
Chrobatia , proterkiiiurque secundum maritimam oram usque ad Isirict confinìa . 
Ecco gli S^rattìni , gli Spalatrini , ed i Tragurini diventati Slavo-Croati. 
Ma siccome i vicini Croati , ghe abitavano la sol^ spiaggia , non poterono 
derogare all'origine, ed al nome Romano di tutte le città Dalmatico - Occi- 
dentali; così anche tutte le Orientali non possedute , ed abitate dai Serbli 
erano veramente Romane , quantunque gli abitanti di tutte queste Romane 
città dovessero dai Croati , e dai Serbli comprarsi con piccoli tributi la loro 
libertà , e commercio {a) . Ma la mente di Porfirogenito si manifesterà anche 
meglio , se si rifletta , che egli nel nominare alcune città Romane , coma 
Ragusa, Spalatro, Zara^c. non intese di parl/ire di tutte quelle, che erano 
lungo il mare, ma soltanto di queste, come un saggio, dirò così, delle altre. 
Ragusa città marittima era certamente nella parte Serviana , essendo essa ver* 
so Oriente piii di loo. miglia distante dal fiume Cettina . Eppure da- Porfiro» 
genito , come si è già veduto , è nominatamente ascritta fra le Romane cit- 
tà. Dunqtie nella Dalmazia Orientale vi erano città Romane. Il Lucio però 
si oppone^ ma le sue contraddizioni nulla tolgono al vero . ^t Hagmina ci-^ 
^itasf Egli dice, quamvis in regno Dalmatice (nella Dalmazia Romana) m- 
clusA non fueritj sub nomine iamen Dalmatice continehatur , Quindi, a suo cre- 
dere, Ragusa era riputata Romana in parole, e non in fatti; era, e non er* 
nella Dalmazia. Ma e perchè non disse Tistesso di Spalatro, Zara, e Traù, 
le quali Porfirogenito msieme con Ragusa giudicò esser città Romane per 

r istes- 

{a) Porphyrog. cap. 30* 



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9^ jfHit cinti delCXÌlìrica^Epidauro 

ristessa ragione dì luogo, di ordine , e di prerogativa? Né punto giova fa 
sua inesatu , e volgare distinzione di Dalmazia Orientale , ed Occidentale «. 
Sicuti Balmaiìa j Egli soggiunge , //; Occidentdifm, &OrientaUm divisa^ Oricn^ 
ialis Servi or um censebatur j Oecìdentalis Croatorum; ita Kagusium in Orientai i 
parte sìtum , a otcterìs Dalmatìs dMsum , jus quòque separatum habuisse innuere, 
videtnr Porfirogenitus cap.i^.; nam aity Salonam iransiisse Kagminm, idest l^ 
co ioiius antiqua Dalmati^ metropolisj Kagusium partis Orienfalis Dalmaiiét $mi'- 
ritimee j qua GraGis parebat, in metropolim successiti^. Salona, egli dice, era 
città Romana j ed una volta metropoli della Dalmazia . Ma Ragusa , tuttoc* 
che non fosse città Romana > fu non ostante la capitale della Servia • Dun- . 
qae essa si chiamerà del pari città Romana • Chi non vede , che un simile 
raziocinio ci porterebbe a concludere , che il gran Cajro , e Cuzco sono cit- 
tà Romane, perchè una è la capitale dell' Egitti, e T altra del Perù ìa 
America ? Noi parleremo altrove più opportunamente di Ragusa come me* 
tropoli . 

Intanto qualcheduno potrebbe ancora col Lucio giustificare la Dalmazia ma* 
rittìma Serviana colla storia del basso Impero. Nel secolo decimo quarto j si pò* 
trebbe dire con lui (a) , il lido della Dalmazia Orientale , il golfo di Cattaro > 
e la maggior parie delle città poste su quella spiaggia erano sotto il dominio di 
Stefana Ke di Servia , e della Rascia ; anzi circa quel tempo per ordine di que* 
sto stesso Ke aW imboccatura del canal di Càttaro fu fabbricata la città di Ca^ 
sielnuovo come ultima fortezza al confine della provincia. La Repubblica diVe* 
nczia j aggiunge egli, dal golfo di Narenta verso Oriente al vocab^o diDalma^ 
zia sostituì quello di jUbania : finalmente , conclude , essendo state due le me» 
tropoli Ecclesiastiche nella Dalmazia ^ cioè la §paldtfnse j e la Ragusinij o, co^ 
me vuole > la Diocletana , è evidente , che la Dalmazia era divisa in Orienta» 
le , ed Occidentale , e che la Serviana arrivava sino al mare . Tutti questi 
ra«i©cinj non provano , si? non che dopo secoli , e secoli una provincia o per 
mezzo deirarmi , o per fini politici può essere smembrata , o chiamata eoa 
altro nome da chi la conquista. Il Re Stefano la ebbe egli per antico diritto 
di proprietà , e non tolse questa parte di Dalmazia Romana ai suol legittimi 
padroni incorporandola poi coi suoi stati? Obbediva in quel tempo la Servia 
ai Re d'Ungheria , i quali avevano inoltrate le loro conquiste anche su qual* 
che città marittima della Dalmazia Romana • II grande Enea Silvio ( Pio IL ) 
co$\ cer attesta : Imperium gentis Hungarica multò latius est , quam ipsa Hun^ 
gariaf nam & Dalmatée^ qu%s Slavos , & lllyriiy ques Bosnenses ^ & Try balli f 

seu 

(s) Lib^ 5, cap. 3* 



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tuii 'Ragusa Part. 1. Lìb. IL.. J3^ 

sen Uffysii , jjMtys fnm Sirvios , ium Sasciano* appellant . . . . • Hut^arorum /wjpr- 
rium suhìerunt (a)o Miria Regina degli Ungtri comandava in una porzione 
di Dalmaxia , e segnantemente Hel golfo di Cattaro , e nelle cittk vicine , 
come ricavasi da' un suo diploma scritto ai Ragusei nel 138J. riportato dal 
Lucio (i) , quando Stefano sottrattosi dalla di lei obbedienza ( i Prindpi Sla- 
vi della Dalmazia mediterranea, al dir di molti storici, erano sotto la pro- 
tezione degli Ungari ) spinse le sue armi sino al canale di Cattaro , s' impa- 
dronì di quei paesi , e , per conservare le sue conquiste , fabbricò Castelnuo- 
vo. Ma tutto quello , che egli conquistò , fu ben presto tolto al figlio suo 
successore. Nel seguente secolo un .altro Steftno cognominato Nemagna in^ 
vase questistessi luoghi, opponendosegli gagliardamente i Ragusei, come. cel' 
attesta il prelodato Silvio : In Dalmatia Kaguscets magnìs affecit cUdibus Ste-- 
phanus hur Bosnenses , &^Dalmatas Ducaium possidens (e). Ma il dominio 
della Dalmazia ritornò ben presto agli Ungari passando poi in parte sottQ 
quello de' Turchi . 

I confini, che la Repubblica Veneta assegnò ali- Albania con discapito del- 
la Dalmazia Romana , sono troppo recenti per pensare , che fossero tali, allo;- 
raquando era sotto il dominio dei Greci Imperatori . Essi furono determinati 
non con esattezza di geografia , ma per qualche politico riguardo , che il Ve- 
neto Senato non lasciò' traspirare al di fuori . Chi li spiega in un modo , e 
chi in un altro. Le prime conquiste dei Veneziani arrivarono precisamente 
a quel punto, da cui in .'seguito fecero, incominci are l'Albania. Avendo pò* 
scia conquistate le Bocche di. Cattaro colle loro adjacenze, è credibile, che^ 
per non confondere i vecchi coi nuovi acquisti, dessero a questi il nome 
d'Albania per confine , tuAocchè dal mar di Narenta a Castelnuovo vi fosse 
frapposto di mezzo lungo la spiaggia marittima lo stato della Repubblica Ra- 
gusina, ed infra terra la Zaculmia , e porzione della Tribunia ora comprese 
insieme, sotto il titolo di Herzegovina. Del resto gli stessi Veneti scrittori 
riconoscendo gli abitanti deirAlbaÀia Veneta non come Serbli , ma come di 
origine Romana, o come indigeni ,. e prescindendo del tutto da questi poli- 
tici confini definiscono la Dalmazia secondo Pprfirogenito , e gli approvati 
^ografi. Andrea Dandolo (i) fa terminare la Dalmazia dalla Macedonia, 
cioè dalia spiaggia di Durazzo; Berwrdo (e), e Pietro Giustiniani (/) inclu- 
dono nella Dalmazia tutto- il littorale di Cattaro* Michele Fpscareni (g) rico- 
ikosce in es$a Cattaro , :e Rissano; Mario Negri infine né protrae i confini 
*: - • oltre 

{a) In Eur$p. cap. i. {b) Lib. 5. cap. 3. (e) Ibid. cap. 17. 

(d) In^nnal.Venct.ad an. 874. . {e) HisUVenct.Ub.-i. (/) l^b. u (f) Uh. J. 
Tmu. LO 



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94 ^Antichità dclP ItliricM^Epidéurù 

oltre Budut • La sua autorità è interessante • Buthuartum oppìdum , Egli dice i 
Budua nunc , in pemnsula sHum est.... Posiea Bjbaia amnìs , in quo Dalma» 
ita oram terminare , & Albanice inchdare aias nostra censet . .Antiqm vero ad 
Macedoniam usque Dalmatiam continuare 'volueruni (a) • Ma V istesso Lucio non 
eguale a se stesso mentre dava le geografiche notizie dell* odierna Dalmazia 
al suo amico Michele Baudrando si sottoscrive a questa volgatissima opiaio- 
ne. Dalmatia dilatata fuit , dice il Baudrando (i), post imperii declina tionem 
ab Istria Bytracbium usque : posteriori bus autem temporibus a parte Orientali rr- 
striHa est ad flumen Bolianam {httc estBarbana LivìiScodram adlabens)^ tales^ 
que fines nunc servata teste Joanne Lucio. 

Finalmente si accordi pure ( ciò , che in appresso negheremo con ragione ) 
l'esistenza di due sacre metropoli dopo l'invasione degli Slavi. Forse ne se- 
gue da ciò la pluralità delle provincie civili ? Si contano al presente quattro 
Arcivescovati nella Dalmazia • Eppure , se si voglia parlare con rigore geo- 
grafico y la Dalmazia non forma , che una provincia sola • II supremo Cerar* 
ca della Chiesa universale moltiplica talvolta le provincie } e le metropoli 
Ecclesiastiche in una sola provincia civile , come gli sembra più espediente 
per Io splendore della Religione » e per la miglior forma dell'Ecclesiastico 
regime • La Servia adunque non ebbe alcuna cosa di comune colla Dalmazia 
Romana . Un plccol tratto di essa appartenne per qualche tempo ad un Re 
Serviano , ma non alla Servia , neir istessa guisa , come la Boemia spetta ad 
un Re Austriaco , e non alFAttStria , il Brasile ad un Portoghese , non al 
Portogallo , il Perii ad uno Spagnuolo» non alla Spagna . Molto meno poi si 
dovrk dire, che Ragusa, Cattaro, ed altre città della Dalmazia verso Orien- 
te siano state d* origine Serviana } perchè dai Re di Servia ebbero molte im« 
munita , e privilegj • Questi Re di tratto in tratto fìcevano delle* irrttzioni 
sulla spiaggia marittima , e se non trionfi vano dei Dalmato-Romani , cagio- 
navano però loro inquietudini , e danni • La storia dei Ragusei è piena di 
siffatti esempj relativi alla loro città • Da ciò nacque il bisogno di maneggiar^ 
si politicamente con quei Principi, e di accattivarsene T animo coi buoni of- 
fizj. I privilegi, e le immunità, che ne riporurono i Dalmato-Romani , furono 
dunque F effetto della buona corrispondenza con quei Regnanti. Ma che pro- 
va questo contro la legittima origine Romana ? Forse i Ragusei sono nelFUn^ 
gheria, perchè dai Re Ungari, quando erano Signori della Dalmazia , ottennero 
moltissime onorifiche , e vantaggiose prerogative ? Saranno i Cattarini oriondi 
Veneti j perchè dal Veneto Senato ebbero molti utili > e decorosi decreti ? 

CA^ 

{a) Geegr. Comment. (. {h) V. Dalmatia. 



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0di Hagusd Pari. I. Idi. IL 91 

CAPO XIIL 

Dopo la distruzione diSalona Kagusa fu per qualche tet^po la sola metropoli 
civile di tutta la Dalmazia Komana • . 

regioni mediterranee delU Dalmazia divise in Croazia » ed in Servia 
furono da Eraclio assegnate per sede ai popoli Slavi cliiamati Croati, e Ser« 
bli (a). Ma la Dalmazia Romana » cioè il tratto marittimo dal golfo Flane- 
tico , o Camero insino a Durazzo restò in potere di Eraclio , e da lui per 
pili secoli passò ai suoi successori • Per confutare il Lucio , che ai Greci Im« 
peratori allora anche padroni dell' Italia non assegna , che la parte Orientale 
della E)alma2ia Romana , basta la sola autorità di Eginardo 9 il quale asserì* 
sce I che da Carlo Magno , allorché occupò la Dalmazia mediterranea , fu lor<^ 
confermato il possesso della, marittima • Exceptis marìtimìs civitatibus y Egli 
dice, quas oh amicìtiam i & junSum cum eo foidus Comtaniinopplitano Impera* 
tori babere permisìt (J>) . 

Distrutta , che fu Salona , la Romana Dalmazia restò senza metropoli, ò 
capitale • Era ben naturale , .che fra tutte le nuove città si scegliesse la più 
forte , e la più cospicua per una tale dignità . Si gettò 1* occhio su Ragusa « 
la quale per i suqì pregj disopra enumerati divenne effettivamente la metropoli 
di tutte le città comprese nella Dalmazia Romana» Porfirogenito favellando 
dei Saraceni , che a tempo di Basilio Macedone vennero contro la Dalmazia 
marittima con numerosa, flotta , così si esprime : Varias Dalmatia urbes vi su* 
perarunt , Butuamque , & ^ossam , & inferìora Decatera • Vencrunt autem & 
adversum earum metropolim , quic Kausium diciitur {e) p Egli ripete la medesi* 
ma cosa nella vita del suo zio Basilio {d). Ma Cedreno lo conferma anche 
pili chiaramente; giacché comprende sotto il nome di Ragusa la metropoli di 
tutti quanti gli abitatori delle città littorali Dalmatiche • ium Aiarenis , egli 
dice , in Dalmazia res secundum suam ^oluntatem procfderent , ipsi quoque sub 
totius (della Dalmazia) gentis metropolim venerunt^ qua dicitur ^usinm (0* 

Da qui ci a' appalesa la ragione , per cui Porfirogenito nel far menzione di 
di alcune città Dalnutico-Romane anteponga ad ogni altra Ragusa , imitan* 
do egli gl'antichi scrittori , i quali neli' enumerare le varie città di qualche 
gran provincia incominciano per lo più dalla loro, capitale > onde stabilire il 

pri- 

(a) Porpbyrog. cap. %i. {b) In vita Caroli Mapu. {e) Lik a. Them. ir. 

id) Num. 38. (0 M an. 8^7. 
Oi 



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fS ,4n$hbità tletr nitrica* Epidamro 

primato del nome nel carattere *della dignità metropolìtica. Cosi non mia 
sol volta egli dice di Ragusa : Kansium , Spdlatum Trggurium &€. Ed altrove 
dopo aver data la precedenza a Ragusa nomina Spalatro, Zara, Traùy.Cat- 
taro , e con queste Romane città unisce le isole di Veglia , Arbe i Osero^ 
Vergata, ed altre, che s'ascrivevano alla Dalnnazia Romana. 

Ma la testimonianza di Porfirogenito , e di Cedreno su Ragusa come me- 
tropoli di tutta la Romana Dalmazia è tuttora confermata da un monutfiea* 
to ancor visibile in questa cittì . Nel pubblico foro , o piazza di Ragose 
è situata dalla più alta antichità una statua colossale rappresentante un guer-^ 
i^ero armato da capo a piedi colla spada sguainata in mano , che chiamasi 
volgarmente Orlando , o Kolando. Raccontano gli scrittori della Germania, 
che siffatti simulacri si trovano anche altrove nelle città primarie dì provia^ 
eia da più secoli , e specialmente in quelle dell' Alemagna • Ma e che ^ig^i-* 
ficano essi? A riserva di Gioacchino Camerario (n), e di Gasparo Peucerò (i)f 
i quali giudicano , che queste statue dette Orlando siano state poste per or« 
dine di Carlo Magno nelle capitali di proviiicia da lut vinte per segno della 
sua autorità, gli altri eruditi scrittori rigettano questa strana i ed improbabile 
opinione , ed insegnano concordemente essere state un puro indizio della su- 
prema giurisdizione da esercitarsi in quelle città , dove erano innalzate , su 
tutta l'intiera provincia. E perchè il rozzo volgo, dopoché* Orlando sepoie 
di Carlo Magno menò tanto rumore per la fama di guerriero , principiò j. 
chiamare Rolando, ò Olando ogni gigantesca statua di guerrièro armato , a 
poco a poco rimase una tale appellazione a cotesti simulacri passando un sif^ 
fatto nome dalla plebe alle colte conversazioni , e da queste in bocca dei 
dotti medesimi , e nei loro scritti. Giovanni Grifiandro è di questo patere: 
Est Bjtlant Sbild ( statua di Rolando ) , per quam notaiur ibi esse forum publicum 
caussarum , jurisdiaionum , locum jiésiiiiét , distri&Hm , territorium (e) . Ed al- 
trove per dimostrarne V esistenza nelle città metropoli di provincia in Sasso- 
nia , e Torigine del nome così prosiegue : Idem fere statuii urbiuwp SaxoMfkarmm 
i;ontigìt, quéc cum primo Weicbbìldi dicerefttur, oc jurisdi3iouem , tiw ter rito- 
nrium civifatis denoiareni , faSlum est , ut imperita plebs videns adossos istos 
sìve a magmtudiney & proceritatej sive quod Veicbbildi ^oeabulum dutiuscuìum 
esset prolatuy Kulandos vulgo cognomìnaret . ÌSa enim Germani vastum, & pro-^ 
terum hominem cmspictentes , wl etiam quemtiiet colossmm magnum Bjilandum 
dicimus {d)\ Per testimonianza dell' istesso Grifiandro (e) gli antichi Germani 

chia- 
(rf) In Hut. Belli Smalcald. (b) In Idyll. Patria, {e) J^ Tra», de WeickUh 
dis Suxonic. cap, 7}, ». 7- W '^'^^ <^^P* 7'- W Jf*'^* 



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# 4i AàgHiÉ Pàft. t. Uh. IL PJ 

(hkmtvanor m loro linguaggio questi colossi Mdhlstad detio perciò dai Utìfìi 
scrittoi del medio evo: Mallum publUumf che il Papia così interpreta: hial^ 
iMiri^'^genfrdk pla&ììum dicebatur , .quandi ictus convcnicbat populus ter in 4nr 
^ (a) ; ed il Fresneo : Mallum publicus cùnvfHiusp in quo majora cuuu^.diz 
iccptabantur , judìctaque majoris momenti excrcebantur (}). . . -? 

Argomentando ora dall'e^stt 4ottrif«i ci pare di poter ragionevolmente 
inferire i che , in tutta la Dalmazia non essendovi memoria alcuna deli* esi- 
stenza di una simile statva, la quale denotasse il pubblico foro, e la supre-i 
ma giurisdizione da esereitarsi in esso , Ragusa , che V aveva , Sosse la sola 
éitta, nella quale come capo di provincia , e metropoli di tutte T altre cittk 
con speciale diritto dai Greci Cesari per mezzo dei loro Prefetti si trattasse- 
ro le cause di maggior rilievo y e si praticasse solennemente tutto ciò i che 
competeva alle capitali di provincia • Benché la lontananza de' tempi soglia 
talvolta o dfsmiggere , o confondere , e turbare* le antiche tradizioni ; questa 
però dura tuttora in Ragusa , e Giunio Resti tuttocchè ad altro proposito 
non la omise. Le ir udizioni 'vogliono ^ egli dice, che ^ essendo in quelli tempi 
la Balmuzta deltu giurisdizione deW Impero Greco , convenisse , che il capo di 
Cesare fosse improntato suite monete , e questa moneta corre fino al tempo d' og* 
gì . E perchì lì Ragusei riconoscevano V Imperatore di Costantinopoli come colui y 
di cui ragione era tutta la Dalmazia , contribuivano una ^erta somma di danaro 
ad alcuni Ministri j che P Imperatore mandava in queste parti {e). La sutua di 
Orlando in Ragusa è posta fra quattro colonne , che finiscono col formare 
una piccola loggia cinu da tre lati da una ringhiera di ferro , la quale rap«r 
presenta una specie di pergamo , o tribuna atta a perorare , o a proclamare 
sentenze, e decreti. Ancl^e al dì di oggi sopra il pavimento di questa qua- 
drata loggìetta, che Orlando sembra sostenere sulla sua testa coirajuto delle 
quattro colonnette , varie volte all'anno s' inalbera il pubblico stendardo della 
Repubblica, manifesto indizio del supremo comando . Non è altresì gran tem- 
po , che chiunque voleva £ir da mercante in Raguu doveva riscontrare la sua 
misura -con quella 9 che per pubblica autorità è scolpita sopra questa statua . 
finalmente anche al predente allorquando per ordine dell' Eccelso Senato si 
deve pubblicare qualche provvedimento , fra gli altri luoghi della città , in 
cui conviene , che sia proclamato dal pubblico banditore , si ricerca , che Io 
sia anche vicino a questo simulacro . ^Laonde , questa statua o significasse un 
tempo la pubblica radunanza della provincia , ^o il foro pubblico per le cause 

mag- 

{a) In Glossar, med. Lutimi. {b) Glossar, med. Latinit. "* 

ir) Crome, incdìt. di Kag. IH. 1. pag. 9. . . 



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ft MUcbiti delP illirica ^Epìdaiàro 

miggiori y egli è certo 9 che , dopo Io stabilimento d^Ii Slavi , per qualche 
tempo tutte le cittk della Dalmazia Romana ricorrevano a Ragusa co» 
me alla loro metropoli , siccome a tempo degli antichi Romani , al dir di 
Plinio 9 per gli aflàri più interessanti i Giapidi» e Liburni andavano a Salo* 
na , ed i Dalmati > ed Illirj a Narona . 

So y che alcuni hanno creduto , che per meìzo di questi colossi Orlandiani 
non s'indichino I che le città fornite dì diritto municipale • Burcardo Struvio 
ha già con molta erudizione confutata una tale opinione {a) . Egli negando 
^affatto sull'esempio delle città Germaniche questo preteso diritto municipale 
inclina a credere , che queste armate statue significano la suprema potestà 
sul giudizio delle cause criminali • L' avrebbe senza dubbio pensata meglio , 
se avesse insegnato , che le città decorate di questa colossale insegna sono' 
state metropoli di provincia 9 o di diocesi, o fossero queste Provincie partico- 
lari di piccoli Principi nuovamente istituite come quelle della Lusazia, della 
Mìsnia 9 della Sassonia ec. » ovvero antiche , indivise , e generali Provincie , 
qual ftt la Dalmazia Romana (i) • 

£' ben piìi curiosa T opinione di qualche annalista Raguseo rapporto a que« 
sta antica statua . Essi racconuno , che Orlandp Cavaliere Palatino , e Bglb 
d'una sorella di Carlo Magno avendo inteso , che qualche pirata Saraceno 
infestava l'Adriatico con grave danno delle città Romane , si portasscjeal- 
mente a Ragusa \ che , montata una galera Ragusea 1 in distanza di ti. mi« 
glia dallo scoglio di Lacroma facesse prigione il loro Capitano per nome Spu- 
cento } ed affondasse i suoi legni in mare ; che i Ragusei , per mostrarsi grati 
ad un s\ grande benefizio , innalzassero ad Orlando una statua di marmo ^ e 
che esso , dopo aver £itto decapitare Spucento » ne facesse collocare il busto 
sulla porta dell' arsenale come monumento del coraggio , e della bravura, de* ' 
Ragusei (*). Un poeta non avrebbe potuto meglio ordire questa favola. L'A- 
driatico apparteneva in quel tempo ai Greci Cesari , come tutta la Dalmazia 
Romana . Q.uindi è ben lontano dal vero , che Orlando abbandonasse la Bret- 
tagna , dove era Governatore 1 per portarsi nell'Adriatico guardato da altri 
per debellare qualche corsaro , che l' infestava • Il Ragnina li fa riportar la 
vittoria sui pirati Saraceni presso Ragusa nel 788. , ed Orlando , al dir del 

Ba- 
(«) In itisi, jurìs càp. 6. pag. 477. (i) Chi desidera maggiori notizie sulla 
statua d" Orlando legga il Coringio Disserf. de StaU Kuland* hoc est exercit. ì. 
de Hep. Imp. Germ. pag. 107. ; Giovanni Wìnkjtlman in Noiit. Sax. - Weitpbah 
Paulo M. Wehnero in Observ^ praS. , Gasparo Calvor. p. ?. Saxon. htf. ec. 
(i) Kagnina ad an. 788. ^ Kazzi ad an. ^i^ 



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e dì Ragusa Pari. I. Lìb. II. ff 

Baronie (a)^ di Eghiardo (i), di Briezip, e del Petavio (e) nel 778. era giii 
stato ucciso con altri Principi , mentre vittorioso attraversava i Pirenei . Fi- 
nalmente converrebbe credere j che Orlando fosse stato a dar prova del suo 
straordinario valore in tutte quelle città > dove si vede innalzata la spa sta- 
tiu . Il Padre Cerva {d) sì accorse di queste incoerenze . Eppure non ardì di 
troncare il capo a questa chimera. Egli ammette > che T Orlando > che ven« 
ne a Ragusa» sia Tistesso furioso deir Ariosto, e di cui il prelodato Briezio 
disse : Materies tllusttis fabularum , qu<c bac 4tiaU 'vìgueruni ; E Giovanni 
Brussieres: Rolandus ille fabulosi s commentis Celebris Britiannìc<c otte ftafeBus ^ 
& cusUs (0« Non è egli dunque manifesto, che a cotesto Eroe reale, e ro« 
manzesco nel tempo stesso s! sono attribuire cose , che non si i mai sogaa*»^ 
to di fare? 

I Ragusei hanno però un grande oppositore contro questa incontrastabile 
prerogativa del primato civile • Egli è il Lucio , che non avendola potuti^ 
ignorare , ed abbattere , si è non ostante preso V assunto di restringerla alle 
sole città della parte d'Oriente mediante la sua ipotetica divisione di [Dal- 
mazia Orientale , ed Occidentale . Salona , secondi Porfirogeniio , Egli dice , 
pgssò a Ragusa . J^uesio non significa altro , se non y che il diritto metropoliticù 
deir antica Salona fu trasferito 4 Ragusa , perchè questa città lo esercitaue 
unicamente sulla metà della Dalmazia , cioè sulle città Orientali. Ma perchè 
non su tutta ? Pe)rciocchò , qualora vogliasi parlar con rigore , se Salona ih 
qualità di ipetropoli passò a Ragusa , si deve certamente giudicare , che in 
quel suo passaggio trasferisse seco tutta quella metropolitica potesti , che essa 
aveva 4vuta su tutta la Dalmazia, Ma siccome i confini, che il Lucio asse- 
gna alla Dalmazia Serviana , sono immaginar] ; così pure immaginaria , ed 
ideale è del pari questa divisione di autorità , e di potere . Infatti Porfiroge* 
nìto, come si è veduto, non colloca Ragusa fra le città Serviane, ma bensì 
fra le Romane nominandola sempre prima di Spalatro , e di Zara , perchè di * 
ts%t più nobile , essendo allora stata lor capitale . D' altronde il Lucio non 
ha certamente ritrovata questa restrizione di potestà in Porfirogenito ^ e Ce- 
dreno , i quali in termini generici , e senza limitazione alcuna proclamano 
Ragusa metropoli , e capitale di tutta la dazione / e paese Dalmatico-Roma- 
no , Ma se Ragusa non era la metropoli di tutta la Dalmazia , perchè tutte 
le altre città accorsero in sua difesa, quando era assediata dai Saraceni? Per- 
chè 1* Imperatore d'Oriente secondò le mire , e gli sforzi dei Ragusei nel 

cac- 
{a) Ad an. 778. \b) In vita Caroli Magni, (e) Rationar. Temp. ad an. Ijt. 
Um. f . pag. 4»*. {d) ì» Proicgom. (e) tn Hisf. Frane, lib. ^ 



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joo Antichità deW lllirica^EpidaHrò 

cacciare quel potente nemico? Perchè infine tanta premura dalla parte elei 
Saraceni per impadronirsi di Ragusa, avendola tenuta cinta d'assedio per 15* 
mesi ? Non è egli evidente V impegno dei Dalmato-Romani , e dell' Impera* 
tore nel difendere la capitale di tutta la provincia , e la cura eccessiva dei 
Saraceni d'impossessarsene; mentre, presa, che avessero la metropoli delle cit* 
tk Dalmatico-Romane , assai più facilmente si sarebbono resi signori di tutto 
il littorale dell' Adriatico ? Cl^e poi il Lucio interpreti Salona fransiìt Kagu* 
sium soltanto per la met^ del diritto metropolico forse , perchè non si porta- 
rono tutti i Salonitani a Ragusa dopo la rovina della lor patria, egli mostra 
di non aver voluto intendere ciò , che i rettori dicono prendere il tutto B^t U 
parte, e la parte pel tutto, senza, che nulla si tolga alla totalità della cosa, di 
cui si tratta. Porfirogenito ha voluto dire, che i principali cittadini di Salona, 
presso cui risiedeva il poter civile della provincia , vennero a salvarsi a Ragusa 
portando seco la metropolitica potestà, die poi dopo nel loro nuovo soggior» 
no fu confermata dai Greci Cesari. Il Bandurj miglior Grecista del Meursio 
non attenendosi al tutto , ma alla parte (benché Porfirogenito può aver an- 
che detto Salona transiit S^aiusium rispetto al grandissimo numero dei Salo* 
nitani emigrati a Ragusa ) tradusse : Ex iis autem, qui scdes atìundc suas 
fransiulere Hjigusium , ii suni &c. (Quindi Porfirogenito non parlando di alcuna 
semi-metropolitica potestà , ma bensì dell'emigrazione del corpo diplomatico , 
dirò così, che intieramente la rappresentava , si deve ragionevolmente conclu* 
dere , che Ragusa nau da Epidauro , ed accresciuta da Salona subentrò in 
tutti ì diritti di questa ultima città non solo relativamente alla giurisdizione 
civile, ma anche all'Ecclesiastica; ciò, che ora ci accingiamo a provare» 

XIBRO TERZO. 

e A P O I. 

^gum successe pure d Salona come unùa metropoli sacr» di tutU 
la Dalmazia Komana. 



L 



«a saggia istituzione Ecclesiastica di dar U Primazia d' <m$re , e di p^ri^di^ 
xione ai Vescovi , che risiedono nelle Metropoli Civili dei regni , e delle prò* 
vificie , e di dichiararne suffraganei tutti gli altri Prelati , è quasi coeva agli 
stessi Apostoli. Infatti col VII. canone del concilio Niceno va d'accordo il 
fiwdo Antiocheno , che assegna la ragione di un tale subilimenta : P^^ ^^^ 
^las tegi^ncs Efis^pos convemt notse, Meircpolitamum Episcoporum solli^iiudi^ 

nem 



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e di Kagusa Pari, t Lil. UL lot 

nem iMut pr$vineì<t gerere , propUres quod ad mf tropo! im undiquc qui ncgottM 
wdentur haberc , concurrunt. Unde placuii eum Ó* honàre pracellerc , & nihil 
umplìus prctter eum Càtieros Episcopos Mgere , quam aniiquam a Patribus nostris 
eonstHutam reguldm (a). II concilio Torinese tenuto nel V. secolo confermò 
r istesso con meno parole : ^ sanSa synodo dcfinitut» est , ut qui ex eis com* 
probarit suam civiiatem esse meirapolim , // totius provinci ce hmorem primatus. 
ùbiìneat. Anghe Giustiniano sì regolò per Cesarea a tenor di quasta legge: 
Venit autem nobis i/t mentem & metropolis Ccesaraa , qu<t in prima Palestina 
principatmm tenei , quam prs Cttteris majore eiiam honore perfrui oportebat (6) . 
Parimenti intorno. a Prisco, a cui si negava il diritto metropolico nella capi-^ 
tale dì tutta la provincia, leggiamo in S. Agostino iXlametPriscus provincia^ 
Cnesariensis Episcopus : aut ad primatum (ocus sicuf Cneteris & mihi patere de* 
buitf aut Epìscopatus mihi remanere non debuit (e). Questa dottrina è perfetta* 
mente confonne al linguaggio dei Ginonisti. Rabano {d) inerendo air anti- 
chissima pratica della Chiesa afferma > che si chiamano Arcivescovi > o Me« 
tfopolitì, perchè presiedono, a quelle città « le quali nelle stesse Provincie so- 
no in cetta guisa le madri di tutte l'altre; ed il Baronio (e) ci assicura, che 
la Pdestà Eutesiastiea nello stabilire le sedi delle Chiese si è attenuta alla 
divisione delle ptovincie, ed alle prerogative delle città già per T innanzi as* 
segnate dal Potere Civile . Qiiindi il Bacchini (/) scrisse pure , che finalmen- 
te la forma dell' impero civile fu dalla Chiesa adottata per norma del dirit- 
to gerarchico dei Vescovi , e che in vigpr del oanone Antiocheno anteriore 
al Niceno si è prescrìtto , che i Vescovi delle provincie siano sotto la cori, 
e vigilanza del Metropolita, che risiede nella capitale. Per non dilungamii 
finisco coU' autorità del dottissimo Baluzio : Itaque per universum orbem y ti 
Africam excipias , illa fuit consians regula priscis temporibus , illum debere esse 
Meiropolitanum , qui Episcopus erat in civili metropoli provincia {g) . Tale er» 
l'antica legge Canonica relativa alla prìnuzia spirituale. I concilj Ecumeni- 
ci , e Provinciali , la consuetudine Ecclesiastica , e V autorità dei Canonisti 
depongono adunque in favore della Chiesa di Ragusa > allorquando questa cittì 
era la metropoli civile di tutta la Dalmazia Romana ; né ci mancano fortis* 
shne ragioni , onde provare , che la costituzione Canonica dovette realmente 
avere il svso vigore in quella circostanza. 

Siamo naturalmente portati a credere , che , distrutta Salona , le abbia do- 
vuto . 

{a) Cap.9. {b) In Havet. io}, (e) In Epist. %€i. (d) Lib. i. de Institi Cler. 

(0 Ad an. 19. n. io. (/) In Orig. Eccles. jhi. n. %6. pag* ^94. 

(g) Ub. 5. cap. }o. t6. in continuata oper, de Concordia Petr^ de Marca • 
To)4L P 



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joi antichità deirilliricé^Epìdauro 

vuto succedere come metropoli quella citta, che fra le ultimamente edificate 
fosse già la più cospicua , e che dal maggior numero dei più distinti Saloni- 
tani dopo l'eccidio della loro patria fosse scelta per^loro asilo. I felici auspi- 
ci , con cui quaranta cinque anni prima della eversione totale di Saloni in- 
cominciò a sorgere Ragusa > i suoi rapidi , e grandiosi aumenti attestatici da 
gravissimi autori quasi contemporanei , la scelta j che ne fecero le più rag* 
guarde^oli famiglie Salonitane, la loro venuta, ed il ttuovo ingrandimento a 
loro dovuto, l'autorità finalmente di Porfirogenito , e di Cedreno, che sen* 
za mister] la proclamano capitale civile in luogo di Salona , sono tanti pun* 
ti > che abbiamo già discussi, e provati, e che meritarono a Ragusa T onore 
della prìhiazia spirituale. 

Ma se si escluda Ragusa , quaV altra citta si farà succedere a Saloaa 
come metropoli sacra in quegli antichi tempi ì Spalatro ? Ma Spalatro , di- 
strutta Salona , non potè divenire in un punto cosi florida per ediftzj , e per 
popolazione , che fosse poi capace , e degna di avere il sacro primato della 
provincia « £' vero, che questa città nata dopo T eccidio di Salona coU'anh 
dar del tempo talmente si accrebbe , che anche al giorno d'oggi è merita.** 
mente annoverata fra le più belle , e nobili della Dalmaaia . Ma occupò for- 
se dapprincipio più spazio di quello , che veniva occupato dal palazzo di Dio- 
cleziano. , come cer indica, tuttora la denominazione di Spalatro proveniente 
dalla Latina voce palatium ? Porfirogenito anche dopo il >oo. non diceva di 
essa : jQ^Uie auUm eiiam num supersunt , 'valde pauca sunt , ex quibus Episcó^ 
fium mbis ? Finalmente ben lungi , che essa potesse in breve tempo^ innalzar- 
si a qualche segno considerabile di grandezza , e di popolazione per avere 
im tale onore , i dispersi cittadini di Salona si rifuggiarono altrove con ani- 
mo risoluto di abbandonar per sempre il nativo suolo , che riguardavano già. 
come mal augurato per i sofferti disastri . Gli altri Dalmato-Romani abitatori 
della spiaiggia marittima fra continui timori eransi già avvezzati a vivere nel- 
le loro città, ed amavano meglio dì comprarsi con tributi la liberta dai Bar* 
bari, di. quello, che passare a Spalatro ridotta a peggior condizione per ftr 
«sorgere la nuova Salona. Ritoccheremo altrove quésto argomento. Per ora 
ci basta di far osservare , che appunto per la picciolezza di Spalatro , e per 
lo stato infelice, in cui si trovava ali* eccidio di Salona, le più nobiK, e rlo- 
cbe fiimiglie Saloaitane passarono a Ragusa;. che non Spalatro, ma bensì Ra- 
gusa già popolata , munita , ed in uno stato già florido fu proclamata metro- 
poli civile , e ^che per cònseguenia essa fu la sola erede del sacro metropoli- 
tico diritto su tutta la Dalmazia Romana , come può ricavarti da scrittori 
esteri , e nazionali . 

' VAx- 



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r di Ragusa Pari. 1. Ui. IH. joj 

L'Arcidiacono Tommaso parlando dell' incorporazione dei Salonitani eòi 
Kaguséici fir opportuintm^jue avvertiti , che essi dopo la loro riunione iiic(»-i 
minciarono subitamente s^ iforzarsi dì ottenere il pallio il loro Vescovo a 
Permixfi sunf , & faSi sunt populus unus . JEdìfica'vetuni ( T ingrandirono) Ka^ 
gifsfim , & iaiitavfy»M in eo . Ex co Umpoire conati càperunt palìiàm suo Epi- 
scopo oHìnere (a). Se la primazia spirituale &ysse stata realmente trasferita iti 
S^atro STibito dopo l' eversioae di Salona , è certamente da credersi , che 1 
Capi dei popolo Raguiin© non avrebbero mai chiesto un privilègio, che non 
poteva avere , che una sòlacittà, e che, in ipotesi, era già concesso a Spala» 
tro. Dunque* non era ancora successa conie sacra metropoli a Salona, è la ri- 
cerca dei Ragusei era fondata, suji passaggio di Salona , doè della maggior 
parte dei di lei abitanti , sul privilegio già ottenuto di metropoli civile, sul- 
la legge Canonica, e sulla. piccolezza, ed oscurità di Spalatro, che per al- 
lora non poteva aspirare ad un tanto onore '. Essi ricercarono una tal prero* 
gativa? Essi. dunque la ottennero; poiché era lor dovtita. E poiché essendo 
chiaro , che né Spalatro , né altra città V ha ottenuta , per non ammettere 
eon grave assurdo, che la^ Dalmazia Romana restasse per qualche secolo sen- 
za Metropolita , conviene di necessità accordarlo alla metropoli civile , cioè 
a Ragusa, come l'attestano gli scrittori nazionali'. 

Lodovico Tuberone, il più grande, è sensato istorico, che- vantino i Ra* 
gusei, afferma, che il Vescovo di Epidauro al suo passaggio in Ragusa fu to- 
sto esentato dall' autorità del Metropolita Salonitano, cioè dichiarato Arcive- 
scovo. Il Tuberone vivea sul principio deti5oo. , allorquando nè^ pubblici 
archivi di Ragusa esistevano altre carte , e documenti , che egli consultò , e 
che poscia si dispersero per gl'incendj, e terremoti; Unendo egli a una tal 
epoca la rovina di Salona rende piìi yerace , e certa la sua testimonianza • 
Perciocché l' esistenza di Salona avrebbe potuto opporre quafche ostacolo -ài 
Ragusei per avere un tale onore^ Quindi il passo del Tuberone , che setnbi^ 
fissare r^^rigìne dell'Arcivescovato Ragusino air evèrsiofte di Salona , appar- 
tiene ad tìrt sensato istorico, che assegna l'effetto alla sua causa. PeiiwH^ 
rus .., . y ^gW i\cé\ne -quid novee civiiaii deessei ^ ì^ontifici^m Epidaurimn ^ 
amìssa priori Sede 9 Burnì tmc ageniem Frctsulem Kagusanum ]' Pontifica an* 
nufnte , designai , atque a ditìone Salonìiani Anfi siiti s eximit , licei eodem-fert 
tempore Satonae eversa sini (6J. In vista di ciò 5i può 'dùnque cóndu<ieror> 
che i 5e Ragusa per una speciale concessione della S. Sede era già Arcive^ 
scovato alla distruzione di Salona , avrà continuato ad esserlo anche dopo, 

•'" ^ ' ■ ' diven-^ 

(/7) Cap. », (i) 1/3. 5. op. cit. ■ ' " 

P % 



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104 amichiti deir Illìrica •Epidauro 

diventando unica sede primaria di tutta la provincia , e che , se non lo era , 

in vigor della legge Canonica , e delle addotte, ragìcwii sar^ stata dichiarata 

sede Arcivescovile all'arrivo dei Salonitani • Ma passiamo a prove più con* 

rincenti* 

Giovanni Francesco Gondola (a) , la di cui memoria sarà sempre cara ai 
Ragusei per le sue legazioni decorosamente sostenute a vantaggio della sua 
Repubblica , e per la collezione di moltissime leggi patrie , e- monumenti 
istorici ricavati dalle tenebre dell* antichità , nello svòlgere i pubblici archivj 
attesta d*aver veduta ^ e Ietta una bolla di S. 2^ccaria, in cui questo Pon«t 
tefice dava il PalHo ad Andrea Arcivescovo di Ragusa* Giunio Resti ^gget* 
to del pari commendabile per ambascierie > probità ^ e talenti , il quale nella 
sua storia inedita di Ragusa non avanza alcuna cosa, che non sia autenticata 
dagli stessi documenti del Gondola da lui veduti y letti , ed esaminati , si 
esprime pure cos\ : US. Padre in seguito di tempo le*vd la Ckiesa di Ragusa, 
dalla soggezione della Chiesa di Salone y e coitituì in Bdgma la Chiesa metro-- 
fùHtana {l). E piti sotto prosegue : Pòchi anni dopo Zaccaria Papa , she fuatt^ 
noverato fra li Santi , confermò ad Andrea Arcivescovo di Kagusa , e dell» 
Chiesa Epidaurense , come avevano fatto li suoi Predecessori , /' aoitorità sopra^ 
li Vescovi della Dalmazia (/). 

Io non cito qui V eruditissima Ab. Giorgi , che quantunque *. ignorasse 
l'esistenza di varie bolle , e documenti allora non ancora scoperti , piu^ 
nelle sue antichità inedite , da cui ho ricavato varj lumi per questa questione » 
sostiene con molte ragioni il sacro primato di Ragusa . Citerò soltanto Mon- 
signore Sigismondo Tudisi , che versatissimo nelle antichità Illiriche , e Ragu- 
sìne dice (</) a questo proposito ; Il Prelato Kagusino non fu mai suffragane^ 
dello Spalatense , avendo i Ragusei in pronto P analisi da me veduta , e fatta 
da Francesco Gondola Nobile di Ragusa di un instromento conservato nell'ara 
ibivio di quella Repubblica , da cui aveva avuta r incombenza di raccotre mol-^ 
ii altri per scrivere una esatta storia delle cose di Ragusa , Nella detta analisi 
si vede, che Zaccaria nomina i sufraganeidi Andrea Arcivescovo di Ragusa; 
E queste non sono favole degli scrittori d' alcun cronico Ragusino . In altro luor 
go pur relativo a questa questione egli aggiunge : Non solamerae prima di 
Papa benedetto Vllhy e dopo dì lui i Ragusei hanno avuto il loro Arcivescom^ 
come con chiari documenti si è da me dimostrato ; ma ancora da tanti secoli an^ 
ieriormente allo stesso Pontefice hanno avuto , ed harmo anche al presente segni vi* 

sibi-- 
{a) Dolci in Epist, Anticrit. (i) Lib. i. (e) Ibid. (d) Nella risposta 
inedita all'Oppositore dei confini y e del titolo del Vescovato Tribuniense,» ( 



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f di n/igusé Part. h Lìb. lU. I05 

sibili y che la lutò etiti diKagMsa sia stata metropoli y in cui si amministrava la 
lifistizia ai popoli della Dalmazia . E di ciò non può negarsi esservi testimot^an^ 
ze ancora Ì" antichi accreditati scrittori; e però secondo la disposizione dei sacri 
Canoni hanno avuto e ragione 9. e mento d'avere il pallio i loro Metropolitani. Se 
per sorte il f^ostro autore diffida della verità dei segni accennatigli ^ egli si porti 
eoi suo comdo a ^gusa^ e si chiarirà del fatto. 1 più giudÌ2^osi fra i Ragusei 
malgrado ciò, che in contrario si legge nel Diocleate, nell'Arcidiacono, nel 
Lucio , e negl'autori dell' WiricoJsacro rigtiaiìdafWtfiQ. Questo antico -privilegio 
delia loro. patria come cosa certa, ed inconcussa • Perciocché essi vedevano ,' 
che colla legge Canonica » e colla volgar tradizione corner vau fino al presene 
te accordava a meraviglia T autorevole testimonianza del Tuberone, delGon« 
dola, del Resti, del vxiorgi, e del. Tudisi. Finalmente il dotto P. Dolci mi- 
se il colmo alla loro persuasione . Svolgendo il pubblico archivio egli vi rin« 
veftne una. bolla di Papa Callisto IL scritu a Gherardo Arciveccovo di Ra«» 
gusa nel mu Calisto & quivi menzione della bókU dì Zaccaria veduta' dal 
Gondola , e dal Resti • Il Dolci prese quindi occasione di far Ik sua eru- 
dita epistola anticritica suir antichità dell' Arcivescovato Ragusino ^ confot* 
quello Sciolo, non si sa se Romano, o Raguseo, il quale impugnando la re- 
lazione del Vescovato di Trebigne fatta, e spedita alla congregazione diPro« 
paganda da Mr.. Tudisi aveva detto esser TArcivescovatò Ragusino questiona- 
bile sino ai tempi di Celestino IL, cioè sino al 1x43., e dall' istesso ^uto^ 
grafo rese pubblica la bolla di Callisto . Noi ;ion ne riporteremo , se non ciò 
che fa al caso nostro, essendo stata ristampata dal Sig. Ab. Coleti. u4d exern^ 
plar.j dice Callisto, Pnedecessorum nostrorum sanSfee memoria Zaccharia Be^ 
nediSì , '& Pasqualis sanSam B^agusaorum Ecclesiam prasentis privìlegii ( dì 
tutti gl'onori, e diritti proprj di un Metropolita ) pagina communimus . S.Zac- 
caria fu assunto al pontificato sui primi di decembre del 741. , e morì ai 14. 
di marzo del 752. U pontificato di S. Zaccaria dovrà dunque riconóscersi per 

10 meno come laverà epoca . dell' istituzione dell'Arcivescovato Ragusino* 
Dissi per lo meno ,• poiché Callisto non citandone Zaccaria come istitutore 
ed il Gondola, e Resti asserendo, che egli confermò una tale dignità ad An- 
drea , si deduce chiaramente , che l' istituzione ne fu anteriore , e deve pre- 
cisamente rimontare all'eversione di Salona» 

Ma oltre la bolla di Zaccaria^ j e di Calliafco, ve nersono delle altre ài 
cui provasi senza alcun. contrasto l'antichità dell* Arcivescovato dì Ragusa'* 

11 Sig. Ab. Coleti commentando il Breve di Benedetto VIIL scritto a Vi- 
tale Arcivescovo nel 1013. sulle parole : Et nihil tibi amplius lìceat ausu te^ 
merarU pr^sumptionis arrogare , quam Decessores , Pradecesigresque tuos usoi 

' esse 



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esse incogniium non habes riflette giudiziosamente in tal 'guba': Hìmc evìnci*' 
iur , àUos ante Vrtalcm Antìsiites paUìo donatcs, & uscs fulut j ac proptete^ 
digmiafem jtrcbiepitcopalem Ecclesiit ^ainsina^ ab avtiquirsìfÀii temporibus re* 
fetendaìH esse {a) . Infatti , se nei tempi antecedenti npn vi'foK^ stata una sé* 
rie considerabile di Arcivescovi, Benedetto Vili, tion si sarebbe «etvito delle 
jparole Decessores , & Pnedecessores . S. Gregorìa VIL nel 1076. , Pasqua- 
U II. nel Jiox., Calisto IL nel iiit., Adriano IV. nel 1158., Innocenzo IL 
nel 117». y Anastasio IV. nel 1153. r ed Alessandra IIL nel 1167. neile lord 
bolle dirette agl'Arcivescovi Ragusei usando anche essi le^formole Ex m9* 
re 9 ad exemplar Pradecessoram , praterìtis femp$ribur danna apertamente 
a divedere) che questo Arcivescovato ascendeva ad una epoca anteriore , o 
almeno coeva al pontificato di S. Zaccaria . 

Intanto quai documenti si possono opporre contra ciò , che abbiamo fin* ora 
esposto ?. Opali testImóttUnze , onde provarci con fondamento , che il sacro 
primato non passò Ha Salona a Kagusa?' Il più antico momimeato, che ran'^ 
tar p»ssa la Chiesa di Spalatfo , è una lettera df Papa Qovanni VIIL scriV 
01 nel 87J. f più dì due secoli dopo V eccidio di Salona (b) . Essa è diretta ad 
alcuni Vescovi della Dalmazia , e ad un certo Giovanni Arciprete dì Spalatro . 
ingiungendo loro, che quello^ che sarà eletto Arcivescovo ^ non debba rice^» 
vere da altri; che dal R. Pontefice la consacrazione, é il pallio. Questa faoJ-» 
la non pròva , sé non che a quella epoca Spalatro era Arcivescovato . Ma sup* 
pongasi pure, che la di lai istituzione preceda di qualche tempo la bolla di 
Giovanni, non si verrebbe però a provare, che Spalatro sìa immediatamente 
successa a Salona , e che nell'intervallo fra l'eversione di questa citta, e la 
prima epoca dell* Arcivescovato Spalatense, Ragusa non fosse la sola metro- 
poli civile, e sacra di tutta la Dalmazia Romana. L'eruditissimo Francesca 
Pagi non ignorava certamente resistenza del Breve di Giovanni , e moka 
meno le copiose autorità del Diocleate, deir Arcidiacono, e del Lucio in fa- 
vore di Spalatro. Eppure, fungi dal ricavare T istituzione dell'Arcivescovato 
Spalatense dall'immediata rovina di Salona, da scrittore imparziale, e disin^^ 
teressato nella vita dì Alessandro IL disse, che la vera origine n'era ignota: 
Ventm quo prìmum tempore Spalatennbus Jlrcbiepiscopatus daius sit , a nembit 
froditur. Ma qual immensa irraggine di difficoltà , ed obbiezioni non ci si 
para qu\ davanti esaminando i moderni scrittori^ *i quali scrivendo delie città 
tiella Dalmazia hanno detto ciò^ che loro snggerìva Tamor della pàtria, e U 

pas- ' 

W P^* 44- op- "^- (*) I» ^om. 17. C^ncit. ColleH. pag. i)o. , <T um. J. 
Vljr. sacr. paf. 77- ' 



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t di ^gusa PmH» I. Ut. Uh X07 

passione? E' cerrtmentse prezzo dcir opera, che si discenda sino alle piii mi* 
nute particolarità , e $ì risponda ad ognuno . D' altronde il sommo aggradi* 
mento , con cui in questo tempo i veri dotti accolgono queste faticosissime 
indagini, possono alcecto eccitare anche più la nostra attività > ed alleggerire 
i nostri travagli >« 



C A P O IL 

Félsa divìsUne dellji Dalmazia in Alba, e Rybea: erame del pnUsù 

Concilio Deimitano» 



I 



1 Dìocleate, e T Anonimo Marulliano , che quindi 51 trassero dietro il Dan* 
dolo, il Biondo, li Tuberone, il Cerva tcc.y nei tempi del basso Impero 
fiirono i primi ad s^ssegnare una nuova , e sconosciuta divisione della Dalma* 
zhi. Eccola fedelmente ricavata, dal DanloH> : Divi Cyrilli pradicaiione Sve^ 
fpilis ( SveiopelcK , SnietopelKo ) Rtf^ Dalmaiùe * . . » . cum ioìo. popnìo fidenti 
eatbolicam suscepit , &, ah Hotwio Cardinali Legato apostolica , assìstentìbui 
oribodoxis Episcopis 9 & jjfyocris/ariis Mìchaelis Constatttìncpolitani Imperatcrìr^ 
A quo regtmm JUi^m recognoscebat y in plano Dalminii coronatus est , ér regnnm 
jnnm in quatuor partes divisif.. ut plano itaque Dalnkt usque Istriana Croatiaifo 
jtlbam vocavify & a diSo plano usque Djrrachinm Croatiam Bjibeam , & wr^ 
SMS mwttma a Jnmint Drino usque Mactdoniam Kascìam , & a diSo flunnne 
cttra Mosnam nominavif , & Jupanos in unaquaque regione constituit , & in Salo^ 
na^ & in Biocfea Jlrchiepiscopos (a). Ciò, secondo il Dìocleate, e T Anoni- 
mo Marullianò (*) , successe sotto un Papa di nome Stefano , che assegnò al 
tnetiopolita di Salona, la Croazia jtlba^ e la Kubea a quello di Dioclea. Un 
tal racconto però sotto qualunque aspetto si riguardi , non presenta, che in- 
coerenze, ed assurdi. E giacché turbò cotanto finora non solo le antichità 
4i Ragusa , ma. anche quelle della Dalmazia , giova esaminarlo con tutte le 
xegole di una critica severa e giudiziosa* 

E primieramente il solo nome del Dìocleate , e del suo Anonimo seguace 
basterebbe per abbattere del tutto la credenza , che si prestò a questo racconc- 
io • Posteriore questo istorico di quasi 300. anni a Michele Porfirogenito , al 
di cui impero assegna una tal. divisione , nel tessere la sua storia sul regno 
degli Slavi non fece alcun conto dei Latini, e dei Greci scrittori. JÈ' vero, 
fihe poco poteva egli ricavare dai primi , trovandosi appena fra essi chi abbia 

par* 

W In jfnnal Venei. ad an. t^^ {h) Vterqne extat ad eakem tncii. 



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loS intubiti deiPlUiirica'Bpidaurù 

parlato delle cose Dalmatiche dopo T invasione degli Slavi. Ma non co«^ 
si dai secondi . Poiché avendo i Greci avuto e guerre , e comniercio cogK 
Slavi inolte cose ne scrissero con verità , ed esattezza. Ora il Diocleate qna* 
le imperito storico nei fatti pi£i celebri y ed importanti , nei nomi dei Re i 
piiV noti , e nel totale delle cose discorda imprudentemente dagli autori Gre» 
d, che scrissero la storia dei tempi loro. Ma dove raccolse egli i materiali 
per la sua storia? Palle antiche tradizioni del volgo, e dalle domestiche can« 
lilene . Infatti , gli Slavi dediti allora soltanto alle guerre , ed al commercio 
non avevano fra loro alcuno , che facesse professione di letterato. La loro 
storia consisteva, come al presente si costuma nell^ parti mediteranee, in al-» 
cuni canti nazionali y lesovi di lingua > e poesia Slava, ma archiv], dirò così^ 
di falsità , e di menzogne. II Diocleate falsificò di più questi inesattissimi 
annali , che apprese da' suoi maggiori . Egli vi aggiunse non poco del suo , 
confondendo insieme i Principi della Dalmazia interiore , cioè Serviani ,-e 
Croati coi Re Goti , Avari , Moravi , Boemi , e Polacchi . Il npme di Slove- 
nia , che un. tempo sì estendeva al di là dell' Istro , e che nel XII. secolo , 
ia cui viveva il Diocleate , competeva ancora ad una gran* parte della Dal* 
mazia, lo indusse fn nuovi abbagli . Adottate adunque ^ ed aflia^tellate come 
Unti irrefragabili monumenti le tradizioni , che intese , è raccolse- per tutta la 
Slavonla > raccontò le xose della Dalmazia assai diversamente dagli autori 
Cfreci , e ix>rrotti i nomi , confuse le epoche , ed attribuiti a chi non dovevft 
i fatti , e le imprese,» compose una storia mal digesta > infedele > senza critìi*. 
ca, e quasi inutile, se si prescinda da ciò, che narra essere avvenuto a'gior* 
ni suoi , o poco prima . Il Du-Cangé s' accorse delle sue incoerenze rapporto 
ai nomi dei Principi Slavi (a) . Non vi sarebbe gran male , se si fosse fermata 
ai soli nomi ; ma le^ sue mostruose discrepanze dai Greci scrittori si estendo- 
no ben, anche al. racconto dei fatti i più interessanti, 

Michele .Imperatore , dì cui qui ci parla il Diocleate , era figlio di Teofi» 
Io , e coevo di S. Cirillo,. Sotto l'impero di questo Cesare , che mori net 
i6j. , Cirillo col suo fratello Metodio convertì al Cristianesiimo i Gazari , i 
Bulgari , ed i Moravi . Teodora madre di Michele , e piissima Imperatrice se- 
condò i due santi fratelli nella loro grande intrapresa • il Diocleate prese 
adunque i Gazari, i Bulgari, ed i Moravi per gli Slavi della Dalmazia, che 
vennero alla fede sotto l'impero di Eraclio due secoli prima (i)« Quelli fra 
gli Slavi , che non vollero esaer battezzati sotto Eraclio , lo furono poi non* 
per ajuto di Michele^ ma bensì del |uo successore Basilio Macedone, como^ 

l'at- 
(a) De famil. Dalmh Joco spfracU. . {b) Forphirog. cap. Ji. . ^ 



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9 di Héigusa Péri. I. Lib. 111. loj 

r attenta Porfirogenìto in più luoghi. Verum pUrique ex Slavis (farla dei Ser*^ 
wam j e dei Croati ) ht^jusmodi handquaquam baptizabaniur , imo diu absqur 
iafftìsmaic ptrmaiuerMnt . t^egnante autem Basilio , Christianissimo Imperatore 
miserunt legatos' obsecraium , pctitumque ab ipso^ ut qui jx ìpsis nondum bapti^ 
zati essent , baptizarenUr . (a) , 

Inoltre il Diocleate da agli Slavi Dalmati un governo Monarchico prima di 
Basilio , opponendosi apertamente air autorità di Porfirogenito , che parlando 
dei Croati , e Serviani ci dice : Prìneipes autem , ut ajunt , boe gentes non ha^ 
ffenti pTétttr Zupanos senes ^ eademque, qua Slavini reliquia forma reguntur {b). 
Divisi infatti in popolazioni , o Dinastie , essi erano retti secondo V oppor- 
tunità da Capi, che duravatlo un certo tempo, o piuttosto dai Capitani d*e* 
aercito con un regime tutto proprio della loro nazione. Riserbandoci a tratta- 
re altrove questa materia ci contentiamo per ora di opporre zi Diodeate, ed 
ai suoi £iueof i Leone Grammatico , Gregora , Calcondila , Anna Comnena j 
Curopalate , ed ì diplomi riportati dal Lucio • Da essi si viene in chiaro , che 
anche dopo il aoo^ alcun Re Slavo non estese il suo regno per tutta la DaN 
mazia , ma che nemmeno le di lei Provincie , cioè T Albania , la Ser- 
via , la Croazia ec« furono interamente soggette ad un solo , quando gih vi 
erano Re in queste parti • Svetopelko adunque Re di tutta la Dalmazia Slava* 
da Durazzo insino air Istria , il quale divide questo vasto regno , secondo il 
Diocleate , in Croazia ^Iba , e Kt^bea erigendo in sacra metropoli Dioclea , 6 
Salona , è uno di quegli orribili mostri , che hanno sino ad ora impunemente 
sfigurata la storia. 

Ma r improbabilità di questo favoloso racconto si scorgerà anche meglioL^ 
se se ne vada alla vera sorgente. Cirillo, e Metodio convertirono alla fede 
un Capo, o Principe dei Moravi, e Boemi chiamato Svetopelek, cioè santo 
fanciullo. Ciò apparisce dagli atri della vita di questi due Santi, e da una 
bolla di Adriano II. , e di Giovanni Vili, riportate dall' eruditissimo Ab. Zac* 
caria (e) . Siccome poi al tempo del Diocleate era fondata , e forse vera opi- 
«ione y^ che qualche Dinasu Moravo avesse per V avanti estese le sue con- 
quiste nelle parti Cisìstrane della Pannonia, e perfino in qualche luogo del- 
la limitrofa Slavonia ; così senza verificare a quai popoli appartenessero co- 
tette tradizioni , le riferì agli Slavo* Dalmati , facendo loro Re Svetopelek 
Moravo , e Io|o Apostoli i prelodati Santi . Senza addurre varj istorici docu» 
menti, che riferiscono incontrastabilmente l'Apostolato di Cirillo, e di Me- 
todio ai Gazari , Moravi , e Boemi , noi ricordiamo qui , che gli Illirici rice-» 

vct* 
(a) Cap. 19. (b) Ibid. {e) jÌti$i^Febbron, iom. 3. pag. }»j, 
Tom. L Q 



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jio Mtìcbiih deiniUrìca-Epidaure 

vertero la fede dagli stessi Apostoli , e dai loro discepoli ; cbe pecciò iielh 
lettere Pontificie (tf) sono detti Primogeniti della ffd<; che :i. Dalmata- Roma- 
ni f clie lungo il mare dall' Istria si estendevano fino a Dunuczo , ertno tutti 
cattolici di rito Latino; che la maggior parte degli Slavo -Dalmati abbrac- 
ciò 200. anni prima di Cirillo, e Metodio il Cristianesimo, essendo tributa* 
r^ dei Cristiani Cesari d' Oriente ; cbe in conseguenza questi doe Santi an* 
Bunziarono il Vangelo ai soli Bulgari fra i popoli della, Dalmazia , o dell' U- 
Utico. Finalmente è da oi<servarsi, <:he il Diocleate , e l'Anonimo nemmeno 
accordano fra loro sul nome di questo preteso Re;, mentre da questi. è detto 
Sveeopelko , e Budimiro da quello ; cosi eglino anche con altre contraddizioni 
maggiori di questa s' abbattono a vicenda la loro fede , ed autorità , e ci sco- 
prono molti altri delir} , che noi omettiamo , e che indarno V erudito Farlau 
tentò di giustificare , come vedremo ora dall' estxne del Sirtodo Delmitano ... 

-Questa celebre radunanza, al dir del Diodeate, e dell'Anonimo, si tenne 
jìel &*?. sotto l'impero di Michele, ed il PoAtificato d'un Papa per nome 
Stefai^ Ma dalla serie cronologica dei Papi , e dei Greci Cesari ciò è eyj- 
denteì^ènte h\$o , come l'osservò pure il Farlatì (()• Il nome di Ste^ao fu 
dunque anche esso intifodotto fuor di tempo , ed a. capriccio , per non dire 
insensatamente , come quello di Svetopelko. Il Farlati sostituisce a Stefana 
^apa Giovanni VIIL, ed a Svetopelko Paulinuro fissando nel 877. questo 
concilio {e). Reca certamente stupore, che il Parlati dopo aver da buon cri- 
tico osservato , che il Diocleate , e l' Anonimo uniscono insieme cosa fra lora 
disgiunte dall' intervallo di due secoli ; che chiamano con diversi nomi que- 
sto concilio; che la divisione di Dalmazia in Alba, e K^bea è affatto pueri- 
le, ed insussistente; e che è assai dubbiosa l'istituzione dell'Arcivescovato 
in Dloclea , pretenda non ostante di giustificare l' esistenza di questo sinodo , 
e l'autenticità di qualche suo atto, in; favore della Chiesa Spalatense (i). 
Ma , malgrado questa ingegnosa sostituzione , non è egli vero , che rimareb- 
bero sempre gli stessi assurdi; :mentre Paulimiro non avrebbe ancora avuto 
H Regio titolo, né un regno cosi vasto per assegnargli due sacre metropoli 
eòn una divisione manifestamente falsa? Conoscendo* inoltre il Farlati {e) del 
tutto ^rrone^ la aonologia del Diocleate , conferma la sua epoca del 877. 
colla conversione dei Narentani alla fede di Cristo. Qjiai documenti però 
ci apporta egli per farci vedere 9 che S. Cirillo , e Metodjj^ furono i loro 
V . ' Apo- 

' (4) hk Liner. Ufbanì Vili, df Laureti JHyr. CaUeg. &Jnnoceniii X Brevigria 
lllym. prafixis . (i) Tom. 3. pag- ^7* W JW^. pag. io. (d) Ibid. pap. 61. 

(e) Ibid. pag.s9. • ' ' 



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f il SSiimà Pdrf;. L US. .UU. ri| 

Aibftofìr s che* la convocazione di:<}tiesto smodo nacque realmente dalla lo* 
ro tokyérsiottd ? Chi oel'attesta in fuori del Diocleate, e deir Anonimo , che 
contro l' evidenza attribuirono ai predetti Santi la conversione di tutti i Dal* 
mato^SIavi (Jt)} 

Del resto un tale ammasso di contraddizioni , che palpabilmente scorgonsi 
nel Diocleate > e nei sud seguaci , non poteva non rendere sospettò questo 
sinodo airìstesso Parlati « Mostrandone egli 1 suoi dubb) ne parla in tal gui- 
» ; ^ique ego qutdem , si qm>d bMjusmodi ccmcUìum fuii , ìllud temporibus illis 
éssignandum censeo , quée post Narentanos ad Chrisiì fidem , cultumque perduéhs 
froKÌme^suM cmsecmU (^). Fissatane intanto l'epoca nel 877. , come se fosse 
certissimo ciò 9 che ria)009ce per incertp, e che è falso > si attiene poi alPau» 
tonta ^questo sittodo in molte cose > ed in) molte, se ne allontana y quasi 
che ira «li atti dì uno stessa concilio alcuni fossero possibili t e debbansl 
perciò ammeditn-e 9 ed altri impossibili y e per conseguenza siano da rigettar- 
si. Ma sentiatno r istesso Diocle^e a procbmiame. qualche atto : A»Soriiaie 
Domim Pupa Siephfwì y <y Legaiisirum ^us insiituìt Salamféfndm Ecciesiam Mfiroi^ 
^polim , sub cujus regimine bas Ecclesius Jtatuit , wdelicet Spalatum, Traguriiémt 
Scardcuam , Stransonam . « . « . & Epitaurum , quod nunc diciiur Hagusìum (e) % 
Chinnqne è medido-ememe versato nella storia dtilt Dalmazia da ciò , che 
sabbiamo sopra esposi», ravvisa anche a prima vista Teriwe dì questi scritto*' 
ti. In Salona fu di nuovo istituito T Arcivescovato intomo al 841.? Il Vesce- 
VQ di Spalatro sno suffraganeo? Suflraganeo quello di Ragusa? Ma non fti 
Salona distrutta quasi aoa anni prima di Michele Augusto in guisa , che 
non ne rimasero , che alcuni inftlici avanzi , e V inutile nome ? £ Spa« 
latro , che sorgendo poco lungi dalle rovine di Salona fino ai tempi di que* 
sto Imperatore non era y che un piccol aggregato di fiibbriche in così poca 
distanza da un grande Metropolita fu innalzata alla dignità Vescovile ? Quii^ 
di coloro , i quali credono , che Spalatro sia propriamente T antica Salona, 
fìon si ingannano meno del Diocleate, che a quella assegna un Vescovo, ed 
im Metropolita a quesu , mentrecchè una era semidìce villa Ridotta a for* 
ma di città , e l'altra più non esisteva. Il Parlati non ignorando , che Sa* 
Iona era allora distrutta , le sostituisce Spalatro con un successivo diritto me- 
tropolitico ricavato non da bolle Pontificie , da autori contemporanei , ma 
dall'Arcidiacono Spalatense. Siccome poi neU' assegnazione delle Chiese sufFrt^ 
ganee di Spalatro il Diocleate omise quelle di Delmio, di Narona, di Ma* 
karska, e di Zara, egli lo tratta di inesattezza, e si fii un dovere di metter 

sotto 
{a) Ibìd. pag. 6j. {b) Ibid. {e) Apud Fartaf. pag, jj, . _ 



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«otto la potestìi di Spalatro queste città > alcune delie «pxali allora più fiom 
esisteviAO» perchè già rovinate Belle incursioni dei Barbai « 

CAPO III. 

Là testimonianza deir Arcidiacono Tommaso , dei Lucio , e de" loro seguati 

nulla prova intorno al sacro diritto metropolitico di Spalatro 

sulla Dalmazia Romana . 



E«I 



;Ii è Ufi gran male ^ che gli eruditi in grazia della loro patrik , e nazione 
sostengano spesso i più strani paradossi, e motivino quindi senza alcun vantag^ 
jjjo per le lettere i più rivi, ed accaniti combattimenti • II Diodeate, V Ax- 
f?idiacmo , ed il Lucia non sono sempre ragionevoli fino a quel pùnto , che 
(dovrebbero e^erlo , quanda si tratta della loro patria , e nazione » Un amcH'e 
inordinato per Mifaedue li fii assai spesso o non vedere > o veder più del d^ 
vere con discapito della verità. Io non sono né Raguseo, né Sptlatrino» 
j^mmiratc^-e spassionato dei veri , e grandiosi pregi antichi , e moderni , dì 
fui a ragione gloriar si possono queste due illustri città della Dalmazia » non 
cerco 9 che, di dar luogo alla ragione , pronto a ricredermi ogni qual volta 
jprjqpo&ti mi siano migliori .schiarimenti su questa materia . Il mio libero sen* 
timenjo adunque pronunziato senza passione ^ perchè nato senza alcuna mira 
4i ingresse dovrà £ir riguardare i miei 8fi>rzi per illustrar le cose della Dal* 
inazìa come innocenti > ancorché fbrse poco utili 9 e fruttuosi • 
« L'Arcidiacono Tommaso suo malgrado d fa adunque toccar con mano, dir 
;rà cosi, che Spalatro non solo non fu dq)principio capace di ricevere la pri- 
mazìa spirituale ^ .nyi che per gran tempo fu appena degna di esser eretta in 
.Vescovato; giacché gli statuti dei Canoni vìetavana di collocare le sedi Ve* 
^^ovHi in piccoli castelli % e città , ed in luoghi oscuri , e di niun nome : In 
ter omnif volumuf Canonum statuta servari , uf non in qmbuslibet tocis , neque 
in quibuscumfue castelHs , & ubi ante nonfuerwti , Episcopi consecrentur («>. 
^Parlando V Arcidiacono (i) della dispersione dei Saloni tani ci dice , che le 
.yicjne isole tm^ furono. popolate in qudla crudele emergenza; che ben pochi 
oritornarono ajila Iqpp antica sede : perché quei, che vi rimasero, sprovveduti 
.^i^ni cosa npa a' anischiavano di riedificare la loro città; che perciò st 
jnoki abbandonando le isole cercavansi pel littorale luoghi sicuri ad abitarsi*, 
altri passarono in estranei climi a fissare il loro soggiorno; che in fine i po- 
chi 
\a)Ep. 1%^ T, 9alh Edit..ù>l. «7* (*) Cap, S. 



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• # di 1^0pUd^^rf^ L Lìh: Uh ri} 

dì! rimtsri préiio te ttmne di SaloM ytnkntrs imravitunt pr^eM^um adlfi- 
cium ( Spalatr$ ) , ^Étod nw prò rìwtaUy sed prò xcgia amia ccnstmaum crai .... 
JSTo» tot remanseranf , qui possent illius parvi Oppidi ambitum civibus replere , 
sed in ca parte , qike supra mare respìcit , st componenies , reliquam pariem ut» 
becuia vacuam ditnserunt (a) . II Parlati {b) non è meno esatto , e senza dub- 
bia pia eloquente dell' Arcidiacono neli' esporre queste cose . Ma qual mise- 
rabile y ed oscuro luogo senza abitanti j ^ senza fortificazionr ^ senza ricchezze ^ 
senza fama , nato all' improvviso , e dalla necesaitìt ridotto in forma di picco- 
la città sì fa immantinenti succedere come metropoli sacra per tutta la Rp-^ 
mana Dalmazia alla gloriosa Salona ? Qjial città cognita agli antichi storici 
per tutto altro, che per il sacro metropolitico diritto si paragona mai ift quegli 
antichi tempi con Ragusa naturalmente dUesa dalla sua situazione > già forti- 
ficau dall' arte j popolata , ed ingrandita dagli stessi Salonttani , e da molte 
famiglie. Romane ) e Bosnesi cattoliche > ed in fine quasi dal suo nascete di-^ 
chiarata capirle civile delia Dalmazia per la sua popolazione ^ comnnercid^ e 
sicurezza? • . 

Arrivata in Spalatro dopo T eccidio di Salona y prosiegue T Areìdiacoho (e) 
scsguito dal Parlati , un certo' Giovanni da Ravenna in qualità di Legato Pon* 
ti£cio ne esorta ^uenevabilmentc il popolo a ristabilim i* Arcivescovato Saloni* 
tano. Salona, al dir del Parlati (rf), cadde nel 640., ed ? Salonitatii per con- 
^fessione dall' istesso passarono in piccol numero a Spatatro nel 645. sotto la 
scorta di uaxerto Severo:. Il Ravennane adunque sarebbe tenuto dnque anni 
-dopo l'eccidio di Salona^ ed:, a tenor dell'epoca da noi fìsata, nel ^95. Ma 
ia fuori deLcataiogò Romano 1 che lo fa Arcivescovo di Spalatro dal ^50. si- 
no al «6«. ie), quale autorità si può mal addurre per giustificare una tafe 
lepoca ? Non è da mettersi in dubbio , che il primo Ardvescovo di Spalatro 
91 chiamasse Giovanni , attettandoc^o tutti i cataloghi Episcopali , Con mol- 
to maggior fondamento poi si deve credere , che egli fosse un u^mb di rara 
esemplarità , e dì santa! vita, essendosi nel J700. ritrovato it di lui cdrpo an- 
cora intatto (./) . Ma vi sark chi dal nonae di Giovanni , e dalla sua santità 
ticavi repoca del suo Arcirescovato nel <45-, o ^50. , dò che poshlvamenèe 
forma la nostra questione? I diversi cataloghi non combinano affatto sull'epo- 
ca ; la sua iscriauone sepolcrale non ci offre data di c?empo ; e V Henschenio 
benché inclini a porlo nel Vili, secolo ; pure così si esprime con tutta cali- 
didezza : M quando ipse patria B^venruts Legatus a Summo Po'mìfice , & qào 
armo ad part€s Dalmatice missus fuerity non indicata r (g). 

Sem- 
emi) Cap. 9. & IO. (t) Tom. 3. {e) Cap. sx. v {d) LOC0 supr^cik 
(e) Ibid. pag. 19. (/) Uid. pag. 43, {g) ^pud Farlat. pag. jo. 



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xt4 ^^^chità icWiìtìrica^ Sciamo 

Sen^a poi cosa assai più strana ^ cbe, questo JLefato Ajpostolico ytntfh^ 
Vilmente esortasse un Qero , che noaforniava- corpo, ed ynccto 4i poche 
infelici persone , che in yece di pensar alla ripristijaazione 4el^)\etrQpoUtico 
diritto di Salona doveva star in guardia a difendersi dalle incursioni dei vi- 
cini Stari 1 e fra Io spavento procacciarsi il necessario sostentamento alla sir 
ta . L' istesso Farlati non sa dirci rosa successe dell' Arcivescovo quando^ fd 
distrutta Salona. II Capo del Clero Salonitano» T Arcidiacono colla m^gjor 
jiarte delle più rispettabili famiglie si ritirò in Ragusa. Gli altri mèmbri t. 
suo esempio saranno anche essi andati qpìk, e là dispetst con altri- raminghi 
a migltcH-are la loroi sorte , ed il loror numero in Spalata) sarà stato appena 
ptoporziònato alla poca, gente , che cinque anni dopo, volle colà rifugiarsi 
con Severo • Come * dunque poteva , secondo il suo solito , radunarsi quel 
disperso Clero in Spalatro , dove il novello Metropolita non trorò alcuà 
tempio eretto , e consacrato al culto divino , non esseadovi ftito» che un aiir 
tico delubro detto di Giove ^ Le più insigni reliquie di Safona » cioè i cor* 
pi di S. Dojmo t Anastasio ec. per ordine di Giovanni IV. erano già state 
tnspertate a^ Roma (a) , ed onorificamente riposte in una elegante capei-» 
la (^ presso il Battistero Costantiniano nella Basilica Lateraniense. Oliai ne* 
cessità di trasferire quei .sacri, pegni ih Roma >.se Spalatro li avesse potuti 
custodire con sicurezza dagli atucchi degli Slavi? Ma perchè TAicidiaoQn^ 
Tommaso non produce il diploma Pontificio di questo primo Me^apoiita ^ 
o perchè non appoggia il suo racconto su qualche autentica, documento j^ 
suir autorità dì qualche scrittore contempor^fneo ? Indarno si cerca dò' s che 
Don potea produrre ; né poteva egli, essere meglio eguale a se stesso in u» 
fatto- destituto d' ogni proiuòilità , e verosomiglianca . Perciò questo Gio^an» 
ni ora ha il suo palazzo nel recinto di Spalatro accordatogli da Severo.» ed 
ora rha al di fuori alla spiaggia del mare : ora si. chiama Giovanni (^) ^ e 
plgha ^sstnso il primo di Spalatro dopo l'eccidio di Salona » ed ora nel ca- 
talogo degli Arcivescovi Spalatensi viene trasformato 10 Giustino » che non è 
pili il primo, e non rive più vicino ai tempi d'Eradio^ ma a quelli diTeo-p- 
filo Augusto dopor840^ (^)- Perciò i corpi di S. Dojmo, ed Anasusio, che 
al capo 8. disse essere suti portati a Roma, dimentico di averìo detto y li fa 
poi ritrovare, e dissotterrare fra i ruderi^ di Salona dal suo Legato Giovanni^ 

Finalmente non contento 1* Arcidiacono, che i\ Legato Giovanni sia eletto 
Arcivescovo di Salona dal disperso Clero; che decida in favor della sua $td^ 

la 

{a) ^rchid. cap. h (i) Baron. in Hot. Mariyr. Kom. iii. Id. Aprili s. 

if) Cap. su (i) Ibid. cap. jj. 



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t« dlSfigma. Béri, k LiK Ititi.. 115 

hi S^^ lite pél primato coBtra i Ragusei > che si sferra vano : di ottenere al 
loro Vescovo il pallio dal Papa , e che con erediurio diritto assicuri alU 
Chiesa di Sp^aat) la dignità metropolitica ^u tutta la Dalmazia Romana , 
gliene as^gna attcova ima gran parte, della Barbara. Q.uindi il suo Metropo? 
Kta (a) si mette in viaggio per la Slaroniaj, edifica, è ristaura Chiese , ordina 
Sacerdoti , e Vescovi , assegna Parrocchie , in una parola esercita liberamento 
ogni funzione di Metropolita , e di Primate « Questo libero esercizio per6> 
pet quale 4 Ragiueì ebliero a sostener guerre contro i vicini Principi Servia^^ 
ni anche dopo il sècolo XII. i come combina poi con. ciò > che egli ci dice 
altrove rapporto ai Barbari? Gli Spalatrini erano guardati jn, modo dalla re<y 
gliante crudeltà degli Slavi 9 che non ardivano senza timore , e pericolo di 
afccostarsi alle prossime rovine di Safona • Exphrata temporum vice ». egli di*^ 
ùej quando porscnt hoccommode aiUrUare y abierunt ( Giovanni ^ e gU,Spalatri« 
ni ) Salonsm . . . •^ • . arcam , qu^e primo apparuii , leiktvcrunt , & metuentes , w. 
frrU impedircfOur -A SUvii , cum celeritaU magna SpaJafrum detnlerunt (t) . 
Egli è ben vero , cke noti avendo avuto dei Dalmato*Romani per unirli ii 
pochi suoi Spalatrini , introduce da bel principio una specie di amichevole 
alleanza cogH Slavi , e fa discendere dai monti al mare molte Slavine fami-* 
glie per accrescere il gregge del suo Giovanni. Qiiesti Barbari, egli dice» 
si mescolano con quei di Spalatroi coabitano insieme » si apparentano fra lo« 
ro, e quella città, che dipìnto ci aveva in uno stato cosV abbietto,, cresce at 
dismisura in popolazione dt nn giorno atTaltro^ e diventa perciò degna delU 
primazia spirituale non solo della Dalmazia Romana f ma anche della Slavoi 
stia in un batter d' occhio (e) . Sì sarà avverato il detto del Poeta Jungentup^ 
fìgrìbiès agni . Imperocché chi mai potrà credere , che in quella e^à succedesse! 
così di leggieri una tale vicendevole unione di due diversi popoli , i quali 
benché ambedue Cristiani si odiavano tuttavia piit del cane , e del sefpente I 
Gli Spalatrini non eessavana di riguardare gli Slavi come tanti insidiosi,, o 
Sangoinar] nemici , ^ e come gli empj * distruttori della loro antica patria. » e 
paese. Gli Slavi all'incontro vedevano di malissimo occhio gli Spalatrini neU 
le loro vicinanze ancora liberi , ed immuni dal loro servaggio r e catene pet 
esser difesi dall' Imperatole d' Oriente • Non mancherebbero neir Arcidiacon 
no molte altre cose , che potrebbono sempre meglio scoprirci il suo. partico- 
lare genio a d' invenzione , o di troppa credulità , allorché si tratta di da- 
TQ alla sua patria una dignità , che in quei tempi non le poteva competere.» 
11 sin qui detto puòr però basure per insegnarci a diffidare di chi proda- 

co 
(tf) Cap. u. (b) Cap. ?, (e) Cap. jo. ^ 



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1X4 ^^tn^cbith dell* Uiifkét-Epidtuirù 

ce la di lui auborìtk come irrefragabile nello spiegare le antkbità delJrDal« 

mazia . 

A fronte di tante incoerenze , che mostrano T Arcivescovato di Spalati» 
meno antico di quelle, che si è penuto, è cosa strana , cW il Ludo svilla 
semplice testimonianza di autori , che ha per sospetti , si sibrti di trasfonde- 
re a Spalatro con immediato successivo diritto la primazia di Salona , e di 
assogettarle quelle citta, che già da più secoli erano sedi Arcivescovili. 
Egli (a) con ragione chiama il Diocleate, e l'Arcidiacono scrittori incauti, 
volgari, ed imperiti, perchè 4ion hanno esaminato quanto lessero, ed intese- 
ro a raccostare , e perchè si sono con questo demeritata T altrui fede anche 
in ciò^ che raccontano di vero. Ma perdbè diventano poi autori gravissimi, 
e degni di tutta la credenza , allorché essi ascrivono questa prerogativa a 
Spalatro {b)ì Un ospite , che dalla sua bocca mandi ad un tempo istesso e 
£:eddo , e caldo , non ha potuto esser sofferto nemmeno dal Satiro di Esopo • 

Abbiamo già di sopra eliminata la sua ipotetica divisione sulla Dalmazia, 
e la strana, e curiosa interpretazione, che dà al passo di Porfirogenìto rap* 
porto a Ragusa come metropoli civile. Ci rimane ora a far vedere, che non 
si è meno ingannato coir asserire (e), che a tempo dei Re della Dalmazia, e 
Croazia Ragusa era suffraganea di Spalatro dall' anno 99^ sino al J090. A 
qtesta epoca l'Arcidiacono l'assoggettava ad Antivari, mentre estendeva so- 
lamente la potestà dello Spalttease sino a Traii , e da Ragusa faceva prin^ 
C'piar quella dell' Antibarense . Leggendo questi due scrittori , che loro mal* 
grado discordano perpetuamente nelle cose , in cui dovrebbero andar d' accor- 
do per meritarsi credenza , fanno risovvenire fra gli atleti dì Luciano quei 
Cretesi , che combattono arrabbiatamente contro altri Cretesi , e quel Greco , 
che cava gli occhi ad un altro Greco . I Ragusei intorno a questi tempi han- 
no già una quantità di monumenti > fra cui ricordo la sola bolla di Benedec* 
to VUL sctìtu nel io*?, (d). li Lucio poi dalla seguente lettera di S. Gre* 
gfffio VIL diretta ael 1078, a Michele Re degli Slavi poteva convincersi deC 
cofttìCario. Pcirum jtntibarensem Episcopum, ^ique Hfliusinum , sive alios^id^* 
\ nc^ nuncios ad nos mtiiere oportet , per qu9s de lite , quét inter SpaUiatm^ 
^Arcbiepiscopum , ac Kagusinum jusiìiia fossìt inquiri , ac Céncnice definiti , iui^ 
que reini hoMr a nobis cognosci . Tunc 'vero, re cognita^ tua peiitioni juste satis-^ 
facere, secundum quod cupimus j valebimus , ac in dono Vexilli, & in conces^ 
itone Palla quasi earissimmm Peirì filium, dinante relHtudine , audiemus {e). 

Mol- 

(a) Ub. j. cap. 7. (J?) Lib. 1. eap. l^ {e) Ibid. (d) Coleti pag. ^. 

{e) Tom. »o. Condì . pag, ili. 



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f di Kagusà Péri. 1. Lik Uh tt^ 

Molti nona vendo&e compreso H senso, fe hanno maramente interpretata • Do- 
vevano innan ti al Pontefice agitarsi due aflFari , uno spettante, al Re Miche- 
le, alla Chiesa- Ragusina l'altro. Gregorio non aveva mandato il Pallio al 
nuovo Arcivescovo di Ragusa non saprei per quale ostacolo interposto dal 
Metropolita di Spalatro emolo del Ragusino • Il Re Michele poi per giusti 
motivi non aveva ancora potuto ottenere della S. Sede il Vessillo di S. Pie- 
tro, che i Sommi Pontefici usavano soltanto accordare ai Principi benemeri- 
ti della Chiesa per aver umiliato i Pagani , e gli Eretici* Mentre adunque 
Michele chiedeva Tuna , e T altra di queste cose , il Pontefice gli ordina, 
che se gli deputino due nunij, cioè Pietro d'Antìvmrì per trattare T affare 
del Vessillo , e V Arcivesco di Ragusa per trattare la causa propria , oppure 
due altri soggetti , se questi non gli siano grati • Il Lucio sostiene , che qui 
non si parla , che di un solo Arcivescovo , non facendo alcuna distinzione 
fra la Chiesa di Anrivari> e quella di Ragusa. Il- fatto però, ed una bolla 
deir istess9 Gregorio riportata dal Coleti' [a) , che è del nostro sentimento , 
mostra il cenerario . ' — 

Ma è cosa ben più speciosa , che V istesso Lucio , perchè talvolta ritrovò , 
che l'Arcivescovo Ragusino era chiamato col nome di Vescovo, congetturas- 
se quindi , che Ragusa non fosse metropdi • Egli finse certamente di ignora- 
re, che la voce pi Vescovo era generica, e che con un tal nome, secondo, 
lo stile della Chiesa , erano stati chiamati gli stessi Patriarchi nei quattro 
primi concilj Ecumenici, e negli antichi decreti dei Pontefici 'Romani . Ma 
il Papa istesso , Metropolita della provincia Romana , Primate deir^Itiilia , 
Patriarca d'Occidente, ed insieme supremo Pontefice, e Capo della Chièsa 
universale dagli antichi Padri non fu egli chiamato Vescovo* di- Róma? 

Finalmente osservino ì seguaci di questi due scrittori ,' che Spalatro ben 
lungi d'aver avuto immediataofiente dopo l'eccidio di Salona il diritto me- 
tropolitica , e averlo efercicuto per- molto tempo su tutta la>DaIma2la , do- 
vette aAzi, oltre T antico di Ragtisa, e «piello di Antivari, -vedersi- sorgei^^ 
in vicinanza il nuovo Arcivescovato di Zara . L' Arcidiacono {b) ne ammette 
r istituzione nel 1145. sotto il Papa Anastasio. Questa epoca benché vera 
non coincide però col Pontificato di Anastasio. Il Lucio (e) appoggiato t un 
documento certo dta V indizione nona • a tempo di Lampridio primo Arcivé- 
scovo Zarattino. Questa indizione combina a maraviglia col 1145. Qiilndi 91 
può assai rettamente affermare , che Eugenio IIL n& fosse T istitutore Jn tal 
mnno • Ecco dunque , che alla met^ del secolo XII. vi erano già nella Dal* 

mazia 

(a) Ibid. (}) Cap. %o. (0 L/*. 3. ... 

Tom, I. R 



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•ui otntìcbHi dell' Ulìricu-Epìdauro 
•inazia quattro ArciiFescovati > che jsussìstono felicemente anche al giorno d'og- 
-gi. ViUelmp Tirio,, che viyea s^l d^eclìpare d^l. medesimo secolo, cer atte- 
sta 1b tlil guisa : Est MuUm DalméCtid longe patcns repo ., quaìuor babens 

Metrop&ks j Jozaram (Jadersm,) <Sr Sélonam , quit alio nomine dicitnr Sféla^ 
tum, jÌHtibMrufHy & Kagusai^^ (g). 

G A P O I V. 

Si esamina V o^nione del Si§, jlh. Coteii ; Essa non distrugge i fondamenti 

da, noi posti di sopra. 



1 



Li più valido sostegno, ^ cui s' appoggia il Ch. Sig. ALCoIeti per far con im- 
mediato diritto succedere Spalatro a Salona 'Come metropoli di tutu la Dal- 
mazia , è r autorità dell' Arcidiacono Tommaso ,. ed il supposto concilio Del- 
mitaDo . Con ^uelU eigti ^gir^dict agli Spalatrini nella «persona di Giovanni 
da Ravenna Legato Apostolico, e primo Arcivescovo Spalatense il sacro pri- 
jHiato : Ipsique^ ( a Giovanni ) concessum est , ut docet ^rebìdiaconus , ' a Sede 
.,4p^stol̀a , ut totius dignitaiis privilegium , quod Salona aniiquiias halttit , oi- 
iineret Ecclesia Spalatensis {b); e col sinodo fa nei seguenti secoli Ragusa suf* 
fraganea .di Spalatro : Si autem anno 877. jtntistes B^agusìnus TAetropolita Spa* 
Jatensi adbuc suberaf , in dubium revocari necesse est aniiquitatem Kagasini ^r^ 
Mepisc^paiMs ì^de usque a Zacbaria Potstifice repetitam , quem ante annos fere 
centmm , & triginta insjituit (e) . Abbiamo già veduto qua! fede prestar si deb- 
^ba agli speciosi racconti, che ci. si avvanzanp circa questo Legato Giovanni. 
L' Arcidiacono , supponeva , che fosse indispensabilmente necessario, che la 
^primazia dovesse con ereditario diritto da Salona passare a Spalatro, né ave- 
1^ attero, air infelice SUto della sua patria in -quei tempi, air autorità di Porr 
4rpgpnitaj e di.Cedrenoi ed in fine alle ordinazioni Canoniche. Non ne- 
^hiaoip , che il diritto metropolìtico dovesse allora essere un soggetto di ge- 
losia , e contesa fra Ragusa , e Spalafrb , la ^uale per piccola , che fosse , pò- 
itey4i tuttaviia cavar fuori delle pretensioni gloriandosi di sorgere dalle ceneri 
.^i Salona • Accordiamo altresì , che il puntio: della questione sia stato esami<* 
JUto* e forse anche deciso j ma non al certo in favor di %>aIatro. Imperoc? 
chjè in facpia ai rapidi, e magnifici fngrandimenti di Ragusa, al passaggio ìm 
!essa dei Salonitini , al diritto di metropoli civile , ed alla legge Canonica 
4uali ragto9)i avreU)eto potuto addurre in loro favore i pochi abitanti dell^ 

villa 

(a) Ub. %. Bell. Sacr. cap. jj. (b) ^ég. 3^. {e) P^. 37* 



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^ ài AéiiùsM Parf. I. Lik Ìlt ixj 

Tilla di Diocleziano? Il supporre Jpoi , che Giovanni primo Arcivescovo di 
Spalatro decidesse in favor suo la gran questione > e ksst perciò giudice , • 
parte r è una novella prova 3 che i Ragusei , al dir deir istesso Arcidiacono , 
fra gli sforzi, che facevano, ottennero realmente il pallio al loro» Vescovo : 
Cóf$Mfi capcrnnì palliamufo E^sct^ obtìnere . Fu pur messo in chiaro luhie 
quanto risguarda il concilio Deimitano : La ripetizione ne sarebbe inutile , e 
nojosa • Qiialora adunque si prescinda affatto da questo suppositizio sinodo 9 
e dair autorità del P. Dolci {a) , il quale in virtù del medesimo sinodo erro- 
neamènte scrive ^ Ragusa da metròpoli, che era, esser diventata nel 887. su& 
iraganea di Spalatro , non sark necessario di richiamare in dubbio V antichità 
deH*Arcivescovato Ragusino, é la bolla di Zaccaria, che o lo istituisce, o lo 
conferma. Allora non sì dovranno tacciare i Copisti j né si dirà, che per \o^ 
ro negligènza nel Breve di Callisto II. sia stato inserito il nome di Zaccaria, 
o che Papa Callisto abbia preso abbaglio sull'altrui esempio neir attribuire ài 
prelodato Zaccaria T fstituzione , ò la conferma della metropoli Ragusina. Si 
accorda al Sig. Ab. Coleti , che nelle cose istoriche, e geografiche s' intromet- 
tano, e si invertano talvolta i nomi dei luoghi ^ fiumi ec. ; ma nelle bolle 
Pontificie , dove ogni parola tanto vale , quanto suona , e che supp'ongonii 
diligentemente rivedute prima di essère Spedite al loro destino, il caso ci 
sembra assai più difficile, e raro. D'altronde sé si ricorrà alla pretesa inav- 
vertenza dei Copisti per escludere il nome di Zaccaria i qual cosa mài non si 
potrebbe egualmente credere intrusa, e falsificata? Quale antico momimento 
non si potrebbe distruggere a piacer dì qualunque ostinato , se trattandosi di 
togliere da un documento, codice, o libr^ una parola, un senso, un perio- 
do, che facesse contro la propria opinione, fosse permesso il farlo còH'alle- 
gar semplioemente la dabbenaggine dei Copisti , o degli Stampatori ? QpJal 
eontraddìziorìe vi è , che S. Zaccaria Confermasse V Àrcfvescovato a Ragusa ? 
Ma e come sì proverà, che il suo rtome trtepsmt per Incuria di clii trascris- 
se la bolla? Callisto nel suo Breve 1 oltre a Zaccaria cita anche Bèoedec* 
to Vili. , e Pasquale IL L* esistenza dei diplomi di- questi due citati Ponte- 
fici > se si voglia parlare con rigore logico , non deve renderci certi anche 
del Zaccariano , quantunque non si possa ora produrre per T immensa fatica , 
la quale si richiederebbe, onde rinvenirlo in un grande archivia ripieno di infi- 
nite carte? Finalmente quando si considera, clié Callisto non fa, the richiamare 
una bolla , della dì cui esistenza i Ragusei kulia Tede- del Gondola , che la 
vide, erano già coijivinti due secoli prima; non è piùpeitnesso in alcun mo- 
do 
{a) sApud Colei, pag. }8. / • 

R » 



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i»o ^ntìchiii delV Illirica^ Epidaufù 

do di dubitarne. Qviindi non solo non crediamo, che Callisto abbia potuta er«^ 
rare sull'esempio altrui; ma opiniamo per lo contrarlo, che egli, per non fare 
più antico di quelle, che sarebbe stato il privilegio della Chiesa Ragusina^ 
abbia citato Zaccaria non a caso, ma con certi, ed autentici documenti. 

Inoltre il Sig. Ab. Coleti sul supposto, cheSpalatro sia immediatamente sue* 
cessa a Salona, e che si debba ammettere il sinodo I^elmitano, allega l'au- 
torità dei Canoni per farci vedere , che gli Arcivescovi Spalatensi lungamen- 
te ostarono air istituzione , o ripristinazione della metropoli Ragusiaa {a) . 
Suppone parimenti , che le bolle di Zaccaria , di Benedetto Vili. , e di Cal- 
listo IL si siano ottenute o senza saputa degli Arcivescovi di Spalatro , o lo- 
ro malgrado ; che finalmente i Ragusei con queste bolle carpite di nascosta 
abbiano usurpata la dignità Arcivescovile (i) . La legge Canonica avendo ìr 
quei tempi militato per Ragusa come metropoli civile ci fa anzi credere, 
che Spalatro non senza difficoltà abbia posteriormente ottenuu la primazia 
della Dalmazia Occidentale , e.che in vigore degli stessi Canoni , che ave* 
vano allora tutta la loro forza, gli Arciverscovi Spalatensi sostenuti dalla vi- 
gilanza, e autorità dei R. Pontefici non avrebbero mai permesso , che i Ve- 
scovi Ragusei si usurpassero un 4i|*itto, che loro non poteva competere. Sot- 
to i Re Nemagna i Vescovi della Zaculmia , Tribunia , e Servia fecero il 
possibile appresso la Santa Sede per esimersi dall* obbedienza dei Ragusini 
Metropoliti . Eppure i Papi sostennero con somma costanza là legge Canoni- 
ca , e quei ribelli Vescovi formarono uno Scisma , che dura anche al presen- 
te. Crederemo noi dunque, che i Vescovi di Ragusa da semplici Vescovi 
ardissero ribellarsi dai loro Metropoliti , cercassero Brevi senza loro saputa » 
che i Papi contro i Canoni li abbiano loro concessi , e che per una via ille- 
gittima s'usurpassero al fine il titolo d'Arcivescovi senza, che esisu alcuno 
storico documento di si indegno procedere ? Non è evidente , che intanto e 
Zaccaria , e Benedetto VIIL , e Pasqiule IL , e Callisto IL inviarono il pal- 
lio agli Arcivescovi Ragusei , in quanto che Ragusa non era vincolata con 
Spalatro per la legge Canonica , alla quale i Papi non avrebbero derogato , 
mentre T infrequenza delle politiche variazioni dei regni , e delle Provincie 
r avrebbe allora ren^uta praticabilissima ? 

Finalmente per dimostrare , che sul principio del X. secolo Ragusa era an- 
cora sufTraganea di Spalatro, egli ci obbietta una cronaca Salonitana , varie 
bolle di Giovanni X. , una di Leone VL , ed il Canone VIIL di un certo 
sinodo provinciale di Spalatro del seguente tenore : De Episcopo KagHsitano , & 

Ca- 
ffi) Pat^ 39- (*) ^W-'- 



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€ di V,Mguié Part. L Lib. III. ixi 

Cntbaritano , quorum mamfestc una sedcs dignoscitur , ipsam Ditfccsim tequa 
lance Inter se dividami ita ut si unus dìSa Ecclesia Pastor obierit , doncc or* 
dineiur Episcopus , residens ( ìd est superstes ) Episcopus ipsius Ecclesi<f cecie* 
siasticam curam gerst {a). Per rispondere adequatamente a questi varj monu* 
menti di antichità converrebbe entrare in lunghe discussioni . Noi osserviamo 
di volo , che non vi è cosa più sospetta della loro autenticità . Il Lucio non 
era certamente scnpoleso nell* adottare carte , purché facessero in favore di 
Spalatro. Noi lo Vedremo in seguito. Eppure questo informe, e mutilo ma- 
noscritto ritrovato nella libreria del Cardinale Francesco Barberini , a ctil si 
dà -il nome di Storia Maggiore Salonitana , passando per le sue mani merita- 
mente non ottenne da lui alcuna fede : Exempla illa hisioritt Salonitana nec 

satis i nòe admodum integra fidei & quacumque de acfis conciliorum 

Dalmatia , epistolìs Papalibus ( gli atti dei concilj , e le lettere di Giovane 
ni X. , e di Leone VL copiate su questa cronaca ) scripta sunt , ea omnia 
fiSay ér supposititia esse (b). Il Parlati (e) ci ùl sapere, che questa cronaca è 
opera dell'Arcidiacono. Ciò è un nuovo motivo p^r dubitare sempre più del- 
la sua autenticità , particolarmente avendo ayuto iiiano più di uno in quefta 
scritto , come si osserva dalla disparità , ed ineguaglianza dello stile « Il pri- 
mo requisito di un antico codice , perchè £iccia autorità, è, che per esser 
inteso, e spiegato non abbisogni, che di piccolissime alterazioni, ed emen- 
de . Noi rimettiamo i nostri lettori a consultar queste lettere Pontificie , e 
gli atti sinodali in originale > e commentati dal Parlati (d). Cfascuno si con- 
vincerà, che, quantunque monumenti cosi oscuri, e depravati possano conte- 
ner qualche cosa di vero rapporto all'Arcivescovato di Spalatro, essi sono pe- 
rò soggetti a grandi eccezioni , soprattutto se vogliansi far valere riguardo al« 
la Chiesa di Ragusa, ed a quelle di tutta la [Dalmazia Orientale. Ma giova 
notarne qualche incoerenza. Giovanni X. dà il titolo di Re a Tamislao, 
quando la Croazia fu appena dichiarau regno un secolo dopo , checche ne 
dica l'Arcidiacono, il Lucio, e i loro seguaci. Si fissa nel 915. l'epoca del 
concilio , perchè essa combina col Pontificato di Giovanni ; ma le pretese 
bolle , e gli atti del sinodo non portano alcuna data di tempo. Si fanno as- 
sistere a questa sinodica radunanza tre Vescovi in qualità di Legati Apostoli- 
ci , Giovanni d'Ancona , Leone di Preneste , ed Adalberto non sì sa di do^ 
ve ; ma la serie dei Vescovi Anconitani , e Prenestini non ci offre alcuno di 

tal 

(a) Pag. j8. (b) In addii, ad monum. bisi. Trag. (e) Tom. il. pag. idi. 

{d) Tom. I. p. 3. Proleg. SeS. x. cap. %. $. v. , ^ in Praf. ad aci. 5. Domnii, 
& tom. 1. pag. i6%. y & tom. 3. pag. %\. 



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xtX nome intorno a quei tempi. Si pretende 9 che il sinoclo sia stato nazioni^ 
le ^ e che in conseguenza v* intervenisse il Metropolita di Diodea con tutti 
ì Vescovi della Dalmazia superiore ; e non vi si trovi sottoscritto , che Già* 
vanni. Arcivescovo di Spalatro, Fermino di Zara^ e Gregorio di Nona. Ma 
sono essi intervenuti ? E se v' intervennero tealmenté , peicbè manca la lora 
sottoscrizione? Dunque non sono intervenuti, e se ne rende ragione. Diodea 
non esistendo più non poteva esser stàt Vescovile, o metropoli. Sé gik esi- 
steva Àntivari , ed aveva il suo Vescovo, egli era soggetto non a Spalatro,. 
ma a Ragusa. Perciocché ristesse Lucio confessa ingenuamente, die i tionu 
dei Vescovi Ragusei non si trovano fra quelli dei Vescovi sottoscritti nei si- 
nodi provinciali di Spalatro : tiagusinì Episeopt nùmen InUr synòdorum pfvin-^ 
cialhm Èpìscùpos non reperìiur . In vece però ,' Che egli richiamò in dubbio 
4* esistenza del Vescovo Ragusino , perchè non ne trovò il nome nei sinodi: 
ideo an ibidem Èpiscopuì fuerit , dubharì poUst (n) , doveva da buon critico 
dir francamente, die una tal mancanti proveniva , perchè Ragusa, era metro- 
foli, ìifatti trovandosi sottoscritti i Vescovi deità Dalmazia Occidentale , e 
della Croazia , perchiè dovevanvi mancare quegli dell' Oriisntale , e della S(a-^ 
vonia ? Li avrà dispensati il loro Metropolita Spalatense , o i sacri Ca- 
noni ? ' 

.11 Sìg. Ab. Coleti {b) pretende, che i Vescovi Ragusei abbiano acquistato il 
pallio net 940. , e che dopo questa epoca non ritrovisi più il loro nome negli 
atti conciliari di Spalatro . Noi ripetiamo , che in alcun autentico monumen-, 
to di questa citta o anteriore al 540. , o posteriore non si tro^a la sottoscri- 
zione del Vescovo di Ragusa , di quei della Servia , Zaculmia , Trìbunia , e 
delle città marittime da Ragusa sino a Durazzo; che il citato Catione è af- 
fatto supposto , perchè , come rilevasi dalla storia Ragusina , la Diocesi di 
Cattaro non fu thai incorporata con quella di Ragusa; che il Parlati pec 
provare una cosa dubbia doveva servirsi di documenti certi; e che. il prestar 
fede soltanto a chi parla di Spalatro , e rigettar come favole gli scrìtti , che 
narrano le cose di Ragusa, è, a giudizio di tutti, una mostruosa parzialità.. 
Diffatti r istesso Sig. Ab. Coleti non si determina dopo le sue opposizioni : Hétc^ 
fere babnì de initiis , ér i$uiit»tìone Archiepiscopatus B^agusini , qtue opitmndo. 
ffMg^s , quam éfflrmando scribertm (e) . Del resto desideraremmo andie noi , 
che si facessero ricerche della bolla di Zaccaria , la quale certamente esiste 
jyftl pubblico archivio. Ad esempio di lui non possiamo non dolerci , che la 
Chiesa Ragusina abbia perduto i suoi antichi monumenti , e che da Andrea , 

a cui 
(«) Lib. X. cap. X4. (t) Pag. 40. (e) Ibid. 



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V di KdfftSM Puff, L Lib. IIL i%l 

a cm circa il 741. S. Zaccaria manda il pallio^ sino a Vitale 9 cioè al 977. 
li catalogo dei suoi Arcivescovi sia interrotto ^ male però comune a quasi tut- 
te le Chiese; -ma questo non c'impedisce di poter ragionevolmente conclu- 
«Lere col dotto 'MiHiscich : St^o duUm tempore Bjtiusina Urbi Arcbicpiscùpali 
digfiitate auEta fuerit , eruditi wri dÌMtius inter se dissensere. Sed jamdudum 
subUta-fuìt xmmis quaestio , repertis in sanBìori ^agusime Keipublica tabnlario 
Htteris Cdlixti Vapce 11. , in quibits scribit ad ^rchiepiscopum "Rflgminum , se il* 
li mittere Pallium , insigne Metropolitana amplitiidinìs omamenSum , exemplo 
Zachariét , Benedici , & Pasqualis , qui tanto bonore ejus Pec^ssores baSenus 
^fecissent {a). 



CAPO V, 

Si rigetta r opinione del Padre Cerva , 



B 



ramose il Padre Cerva à] incominciar la sua Metropoli sacra dì Kfigusa da 
un punto , dal quale la potes&e continuare senza alcuna laguna y non solo non 
fece alcun conto delle sacre antìcbjtà Ragusine > che precedono il ^iu, ma 
confutò il Tuberone> il Gondola» il Resti, il Giorgia ed il Tiidisij che si 
accinsero ad illustrarle . Con quale successo però V abbia egli fatto , apparirà 
ora y che pigliansi di mira le sue obbiezioni principali . Né pretendiamo con 
queste nostre riflessioni di d^erogare putito alla stima , che meritamente egli 
gode appresso i suoi nazionali per le sue erudite fatiche netr illustrare i fasti 
della sua patria . Il sostenere, egli dice , che Kagusn succedesse a Salond 
^ome metropoli sacra , è una opinione affatto nuova , e cbe non venne in 
mente ad sltri , ^*r air .Ab. Giorp (i) . Ma sia pur mijpra sif6tta opinione : 
quando essa sia ben fondata , la sua pretesa novità lungi dallo smenthrU 
acquisterà maggior gloria al Giorgi , che nello svolgere le patrie antichità 
vide meglio di chi lo precedette, e 4i quegli^ che dopo censurarono le sue 
o|>inioni unicamente, perchè nuow. (^nte Verità metafisiche , storiche, e 
fisiche , eh' erano ignote air incominciar dello scaduto secolo , sono ora sco» 
ferte, ed universalmente abbracciate? Dovremo riprovarle, perchè non ven« 
aero in mente ad altri, cbe ai loro inventori? Ma egli è £ilso , che fosse 
epiaioae nuova . L' Arcidiac(Hio Totnviaso , come si è già veduto , attcstava 
gli sforzi del Saloiyxano^Ra^sei pei^ ottenere il ftUio ^I loto Vescovo ; il 
Cervario ammetteva già V Arciveacovjto in Ragusa intomo air eccidio di Sa« 

Iona; 
4fi) tuM^^ inedita Kegum Slavor, f& JDmHm M0S9K§s. {b) in ProlufitiK 



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124 u^tichM deir Illirica - Epidaure 

Iona ; ed il Gondola aveva già scoperta la bolla di Zaccaria . Che Ragusa 
fosse stata capitale civite della Dalmazia, ed avesse perciò avuta giurisdizio- 
ne su Spalatro, a cui non fu concesso tal privilegio, si sapeva pure da Por- 
firogenito , e da Cedreno . Tutta la novità adunque si riduc^va a valutar 
r autori tà deir Arcidiacono, del Diocfeate, deir Anonimo Maruliano, e del 
Lucio come di niun peso, cioè come di autori, che prevenuti in favor di 
Spalatro con falsi principi , con ipotetiche divisioni della Dalmazia , con sup- 
posti sinodi , e con apocrifi documenti torsero la verità al loro interesse . 

I Bjiguseiy egli soggiunge, essendo siati liberi fino dalla hro prima origine ^ 
ed essendosi sempre governati con leggi proprie , la loro città , benché sotto la 
protezione de^ Greci Cesari j non ebbe, che fare colle altre della Dalmazia . Un ta- 
le principio anzi che distruggere favorisce la nostra opinione. Perciocché se 
era gi^ Repubblica , come capitale del suo dominio era eguafmenté^ favorita 
dalla legge Canonica . Se poi era dipendente , come metropoli della Dalma- 
zia aveva relazione con tutte le altre città Romane , ed era pure loro sacra 
capitale. Del resto T istesso Porfirogenito, e Cedreno ci fanno vedere, che 
Ragusa anche nel i66. in occasione dell'assedio dei Saraceni fu ajutata, e 
soccorsa da tutte le città DaImatico*Romane , perchè era ancor considerata 
come loro metropoli , benché da Constantinopoli non dipendesse più , che in 
apparenza , mentre era già appoggiata air amicizia di due vicini Prindpi 
Slavi. 

Non è meno insussistente V interpretazione , che egli dà alle parole di 
Porfirogenito Salona transiit Kagusium , «d alla voce metropoli applicata a 
Ragusa. Da quale autóre ha egli ificavato , che il passaggio dei Saloniuni 
sia avvenuto nel 940., e non due secpli prima, come con Porfirogenito l'at- 
testano tutti gli scrittori ? Dove ha trovato scritto , che Porfirogenito dicen- 
do Salona transiit Bjtgusium intendesse , che Paulimiro intomo al 930. stabi- 
lisse in Ragusa un Senato, che rappresentava in certa guisa la magnificenza 
della distrutta Salona? Perchè adottar alla cieca l'autorità del Lucio, e con 
lui ammettere , che Ragusa fosse sol© metropoli della parte Orientale della 
Dalmazia , quando né in Porfirogenito , né in Cedreno scrittori quasi con- 
temporanei si tfova questa restrizione di potestà, e quando, non ostante que- 
sto misero sutterfugio, sarebbe sempre vero , che per Io meno Ragusa era me- 
tropoli sacra del tratto Orientale già fin dai tempi di Zaccaria? Con quale 
fondamento in fine prova egli , che dai due surriferiti scrittori si desse a Ra- 
gusa il titolo di metropoli , non perchè avesse alcun diritto sulle altre città 
Dalmatiche , ma solo perchè e per la magnificenza degli edifizj , e per la 
sua popolazione, e pel tuo florido commercio^ e pel coraggio, e valore dd 

suoi 



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. e di Ragusa Tari, h Lib. III. laj 

suoi'^bftaftti.ert superiore, ad ogni altra , se appunto per questi riguardi fu 
dk:b{ar4ta metropoli ftoln di nome, ma di fatto? 

. Ufi, 4Ìa purf sfafa Mffp^sa i egli ripiglia , msfropdì civile , forse ne seguirà y 
^e tiiS sUiM OMcbe cc£ksiastic^ ì Malgrado la legge Canonica , la Chiesa seguì 
'Un altro siilfii^, nh so fri così facilmente , ibe la norma cibile delle metropoli 
regolasse P ecclesiastica rapporto alV Episcopato . Cita egli in seguito il Tom* 
nusini (tf), e sostiene l' opposta pratica della Chiesa con varj esempi apparte- 
nenti aUMtalia ,. Francia, e Spagna. Non si potrebbe abbastanza encomiare 
la saviezza » e la istanza dei Scrini Pontóni nel non aver accoosemlto , 
che le sacre metropoli variassero al variar delle; civili. L'incostanza delle 
umane vicende , e iI>capriccio degli uomini avrebbero deciso dei privile^ 
delle antiche sedi Arcivescovili.. Quindi benché l'Imperatore Greco avesse 
dichiarata metropoli civile Nicea , pupe il. di lei Vescovo dal concilio di 
Calcedgnia (^) fu assoggettato . al Metropolita di Nicomedià. Si potrebbero 
aggiungere altri esethpj ai citati, dal Cervar; ma appartenendo essi a tempi 
posteriori a quelli, di cui favelliamo, Qd a piccole provincie di qualche re- 
gno , nulla tolgono alla leggo Canonica , la qiiale nelle grandi , ed indivise 
Provincie del Ronuno Impero, qual fu la Dalmazia nel se&olo settimo , ed 
ottavo, aveva la sua esecuzione. Leone IX. (e), e S.' Gregorio VII. (dy non 
ci lasciano dubitare , che. un tal diritto , e privilegio vigesse lungamente in 
coteste citta di provincia . U prelodato Gregorio ordina , che- i Primati deb- 
bano stabilirsi nelle capitali degl* Imperi, e Regni, e gli Arcivescovi, o Me- 
tropolitani nelle città , che sono capo di provincia , e che questi Metropoliti 
non debbano più in avvenire appellarsi Primati. Intanto* la necessità di aju- 
tare le popolazioni , che abbracciavano la Cattolica religione , e la pluralità 
dei nuovi padroni della Dalmazia marittima determinarono j sovrani Pontefi- 
ci Romani a dividerla in più Arcivescovati. Divida adunque in Dalmazia, 
Albania, e Contado di Zara per comodo de' Neofiti, e per decorate *di sede 
Arcivescovile la città primaria di queste novelle; Provincie con Apostolica 
autorità furono moldplicati i Metropoliti . All'antico Ragusino rimasero le 
città Orientali marittime, la Sèrvia, Tribunia, e Zaculmia. Il lungo trat- 
to , in cai lo Spalatense doveva esercitare il suo primato , fu detto JDalmar 
xia, e Croazia; la Liburnia,- o Contado di Zara fu assegnato al Zarattino,, 
e l'Albania all' Antibarense . .Una tal divisione non deve fare specie ad al- 
cuno, potendo , e dovendo farlo il sapremo Gerarca in vista dì un maggiore 

. ^ van- 

{a) tcm. I. pag. i. lib. 39. num. 4. pag. j2j. (J) ^ISl. JJ. (e) Episi. 4. 

{d) Epìst 35. lib. 6. B^egist. 
Tom. L S 



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jt6 Jtntichità UeH' nimca^Eptdattrù 

vantaggio , t lustro per la religione. La Galazia , che a tempo di S, Paolo 

era compresa sotto una sola metippoH, fu quindi divisa in due altre. Nella 

Cappadocia , e nell' Armenia successe T istesso . Ubi fino air ottavo , e nono 
secolo questi casi di dispensa furono assai rari , e sempre con mira di mag* 
gior utilità per la Chiesa. QiiiAdi la legge militando in quei tempi pei Ra- 
gusei, essi aspettano, che gli oppositori del loro sacro primato con autenti- 
ci documenti mostrino a loro riguardo V eccezione della legge , cioè perchè 
son siasi dovuto segunre la regola comune » e perdìè Ragusa capitale civile 
abbia dovuto cedere a Spala tro in quanto al diritto ecclesiastico.* 
' Ci oppone in fine il P. Cerva nn Breve ricavato dalla storia maggiore di 
Salona , e riportato poscia dairUghelIio (a). II Lucio l'ha con ragione sti« 
fnato apocrifo, e supposto. Diffàtti non ha data di tempo, e non è compito. 
Il Coleti r ascrive a Leone VL , ed il Cerva , posto che fosse vero , con 
maggior verisimiglianza a Leone VIL facendoglielo scrivere nel 938. , quan- 
do Firmino sarebbe stato Vescovo di Zara , e Giovanni III. Arcivescovo di 
Spalatro. Eccone quanto fii per noi : Leo Episcopus Servus Servorum Dei For^ 
mino S. Jadcremts Ecclesut Episcopo , & Gregorio S. Nonensis Ecclesia Episco^ 
fOf omnibusque Episcopi! per Dalmaiiam commorantiÒHì •••... Forminum, eum^ 
que monemus ita suam Parrochiam retìnere y quemadmodum in anttqnis tensori'» 
huT mansit • SimiliUr Absarensìs Ecclesiae Episcopus , &. jirbitorius , aique Ro- 
gutitanus , & SpaUtensis Archi episcopus in terra Chroatorum volumus , ut prò* 
friam suam Parrochialem retineat , quemadmodum antiquìtus Salonitana EcclC'^ 
sia retinebat ..... ^. Cui volumus {allo Spalatense) ut tota mente obe diati s ^ 
eumque y ut vestrum Patrem ametis , quia irc^ Proveremo poco dopo, che la 
Curia Romana all'epoca di Leone VI., o VIL intendeva già per Dalmazia 
la sola parte Occidentale , che incominciarva dalla diocesi dì Traìi estehden- 
dosi verso l'Istria. Quindi è falsisstmo, che questa bolla sia diretta a tutti i 
Vescovi della Dalmazia, non essendo in essa nominato alcun Vescovo della 
parte Orientale , in fuori del preteso Ragusino . Ma se in essa non sono 
compresi i Vescovi di Rissano , Cattar© , Dolcigno ec. non poteva del pari 
esser compreso • il Ragusino ; i. perchè anche esso era situato nella parte 
Orientale; ». perchè i Vescovi non nominati sarebbero stati come esso senza 
capor stante, che il Metropolita d' Acrida era già Scismatico, Dioclea non 
esisteva, ed Antlvari non era metropoli in quel tempo; 3. perchè l'oggetto 
di questa bolla, se si ammetta par vera, era di ridurre Gregorio Vescovo di 
Nona in Croazia all'obbedienza dello Spalatense; ciò, che ci dimostra non 

eiwer- 

(tf) luU Sacr. Tom. V. in Tarmino • 



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t di Kàpésé Pa>i. J. JLik 121. x%j 

es^re sUto tlttìmetìtì cmcilh Mzimaie quello» che dal Farbti viene coAside^ 
liito come tale, ed in sequela di cui si addufiOM le pretese bolle di Giovane 
41 y e questa dì Leone VL ^ o VII. ; 4. in fine perchè il Ragusino seguitava 
aU0ta ad: essere realmente: Metropolita j ed aveva appunto sotto la sua giù- 
jf^feìona tutti :i Vescori della Dalmazia Orientale non espressi nelk bolla. 
XaAto ba^Mrebbe per rispondere direttamente a coloro , che allegano quesu 
J>olU9 cop^:JI massimo dei loto trionfi: ma vi è di più. 

Il Cerva i che i^efisn'sce. questo tronco > e mutilata squarcio di Breve a 
quello di Benedétto Vni.^ e dì Callisto IL, per dichiarare sufTraganea dì 
SpaUtro Raguia si fonda 5oItanco siilla parola KogutittmBi y interpretandola 
per KagurUMus : peregrina 'vcabuli proUrionc pMucìs miUatis IHierìs prò KagM-' 
siiaHo Ko^tétitanus emersii. La figura di metatesi ha le sue regole. Del resto 
fra r immensa quantità di scritture antidie da noi latte > ed esaminate .no|^ 
ci è nui occorso di ritrovare anche nelle meno corrette la voce KcpàtiiMnCf 
mentre per V innanzi r Ragusei si dicevano ,I;4^i«/^i dalla loro cìtick detta 
Latmsa , <p Lahusedo . Sia dunque detto con pace de! Cerva 9. il vocabdo l(o* 
'g$(tiUnHs sì potrebbe del pari interpretare per Troguritgfms , o. TjragHrhanus., 
chiamandosi Traù in Slavo Trcgbjer y ed essendo il suo Vescovo omnEiessoia 
questo Breve , che , malgrado una tale ommissionè , ai «stende da alcuni a 
tutu la E)almazia. Perdiè mai in quesu bolla > la cui> ia ipotesi ^ dovevano 
si nominatamente esprimere tutti i suffraganei di Spalatro > si tralascia il più 
vicino , quello che fu sempre addetto alla Chiesa Spalatense ? 

Ma si accordi pure ai difisntori di questo Breve > il quale anche cper altre 
r^igioni, che tralasciamo , non ha alcun carattere dì autenticità , che il Ve» 
scovo Ragusino detto qui ^ogotano fosse chiamato sufTraganeo di Spalatro . 
Avrebbe forse cessato per questo di essere Arcivescovo , e perduto il pallio 
al solo nome di Vescovo , o di suffraganeo in una bolla scritta ad istanza , 
come si vede > del Metropolita di Spalatro> senza che fosse por il Ragusino 
specificaumente privato del pallio > del tìtolo di Mern^ita, e dei suoi suf- 
fraganei ? Qiianto sia facile V ingannarsi in questo ^ ce Io mostrerà ora um 
bolla d'Innocenzo IL scritta a Gaudio Arcivescovo df SpaUtrò nel 115^. Sic« 
come non si è atteso né alla mente del Pontefice > né alla: circostaxtza del 
tempo > e delle cose; così ha essa talmente imposto al Ludo» alFAttnotatOk- 
re del Baronio > e ad altri > the essi presuado fede air Arcidiacono Xommar 
so hanno creduto , che a tempo d' Innocenzo IL Ragbsa > Antivari » .e tutta 
la Dalmazia Orientale dipendesse ancora dal primato della risorta Salona • 

Tale è la lettera Innoceoziana Prctfcreà Epi^ptfs- per Dalmaiiam con^ 

sihutos jMfrégameos y qi^ìbus Salo:ia tempore iu$ rutilando utelatttr.^^ £..Ecùlesi<t 
Sa ' 5ptf-^ 



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ì »8 Jiniichiict dell'Illirica - Epidauro 

SpaUtìna , uhi corpus S. Domnii discipuli B. Petri requicscH , càm omni rrve-- 
reniia obedire sancimus : quoniam unum tótìus Dalfnatia Meiropolìiam in Saloni-' 
tana /ore {fuìsse) scimusj juxta quod in decretìs nosiris Còmpfrimus (a): In ap^ 
carenza questa bolla sembra assoggettare a Spalatro tutte le Chiese della 
Dalmazia. Eppure nulla di piìi falso. Quando Innocenzo chiamava Gaudio 
Metropolita dì tutta la Dalmazia , la -Curia Romana già da qualche ^secolo 
prima col nome di Dalmazia seguitava ad intenderne soltarito Ja part€ Occi- 
dentale, e r Orientale era da essa detta Slavpnia con volgare appellatione. 
Milone Abate (i) contemporaneo d'Innocenzo, T archivio Romano (e) , 
l'Anonimo Cattarense (d), Emanuele Schelstrate {e), ed 1 Codici Miscellanei 
del Vaticano ce lo confermano ad evìden7a. Ciò posto, tale era la mente 
del Pontefice : Comandiamo j che debbano obbedire air arcivescovo di Spalatro 
quei juffraganei della Dalmazia Occidentale , / quali egualmente , che gii Orien* 
tali erano una volta soggetti alla metropoli di Salona prima della, sua rovina', 
T con ragione ti stabiliamo per Metropolita nel tratto della Dalmazia , che non 
appartiene aW^trcivescovò • di Ragusa; poiché ravvisiamo dai decreti Póntificj y 
*e ddì monumenti ecclesiastici ^ che Salona fu un iempo metropoli non solo M 
ma parte ^ ma di tutta^ l'antica Dalmazia. Del resto nelT istesso anno, in cui 
Gaudio riéeve la lettera d' Innocenzo II. , TArcivescovo di Ragusa vien de* 
corato del pallio dallo stesso Pontefice , e gli viene assoggettata tutta la Dal- 
mazia Orientale, e quindi Callisto II. seguiu in tutto l'esempio del suo 
antecessore Innocenzo (/) . Dal Breve di Leone^ VII. , ancorché si suppon- 
ga vero, non può dunque il Padre Cerva, ed il Cofeti dedurre alcuna con*» 
•seguenza contraria ai principi g'^ stabiliti in favore della Chiesa Ragusina • 

CAPO VI. 

; f - 
Dioclea non fu mai metropoli: abbaglio di varj scrittori esieri, e nazionali, - 
che ripetono da Dioclea l'origine deir^rcivescovatò Kagusino. 

i er quanto debba parere strana l'opinione dell'Arcidiacono, e del Lucio 
rapporto alla divisione della Dalmazia, essa è però in qualche parte tollerabi- 
le al confronto di quella , che ne adottò prima di loro il Diocleate . Abbiad- 
ino già veduto , che egli voleva assoggettare l'Arcivescovo di Ragusa , ed il 
'Vescovo di Spalatro alla deserta Salona , e far risorgere in quella citta, che 

*. * ; , A più 

{a) Lucius lib. %. cdp. lèi. (b) In notit. Ecclesiar.' (e) Af. SS, Coi.a^ij. , &2f. 
{d) In notit. Qrb., if Urb. (e) In mftii. Ecclesiar. (/) Coleti pag. ^j. 



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e a Kagusà Pari. l. Li6. III. 119 

pili non esìsteva > la sua estinta metropoli. Ora ci troviamo nell'istesso caso, 
mentre accorda nel 841. un altro Metropolita a Dioclea , che era già stata 
intieramente smantellata dalla crudeltà degli Abari sotto V impero d' Eraclio . 
Quosta illustre città delU Dalmazia non solo non alzò più il suo capo, dai 
t«mi)ld\ Eraclio sino a Michele Augusto, ma anche ai giorni di C. Porfiro^? 
genito giaceva miseramente sconosciuta fra l'ammasso delle sue proprie rovir 
ne : Dioclca nonrinatur regio ab oppìdo jnssu Impcratoris Dìocleiiani condito , 
^od nwic ( 948. ) habiiatoribus tutCHum , atque desolaium est ) {a) . Distrutta 
adunque questa cittk , che non potè mai più riavversi , gli abitanti di quei 
luoghi ' in memoria della loro antica patria seguitarono a chiamar Dioclea 
quella piccola regione , o distretto, che lo circondava, tuttocchè dopo l'ar- 
rivo degli Slavi la citth di Dioclea più non esistesse . Intanto al dir di Por* 
firogehito (() circa V epoca del suo avvenimento al trono i Greci non lungi 
dai ruderi di Dioclea fondarono la citta d^ Antivari > che divenne poi sede 
Vescovile . Siccome poi la Chiesa Àntìbarense era in terto modo succeduta 
t quella di Dioclea ( V istesso si dica di Ragusa rapporto ad Epidauro , e di 
SpalatroaSalona); così, benché impropriaqnente, era spesse volte chiamata col 
nome- di Chiesa Dfocletana. Da qui gr incauti istorici presero motivo di prò» 
lungare a questa città più- di due ^secoli di. esistenza. Ora Dioclea , checché 
ne pensi il Diocleate, ed i suoi fautori, non fu mal sede Arcivescovile nem^ 
meno nei bei giorni del suo più grande splendore, come ce lo contesta 
S. Gregorio Magno scrivendo a Giovanni Arcivescovo d' Acrida intorno a 
Paolo Vescovo Diocletano : Si "wro nihil Ecclesict ( Paulas ) , sc^ suum ^r#- 
prìum dixerit absiulisse , quamvisi grave , & iniquum fuetti , ud non a ruobis , 
^el'a TfHiropoliiano ejus hoc petierit y ted temerario ausu agere prasumperii {f). 
Non molti anni, dopo la morte di S.; Gregorio Dioclea fu distrutta, e fra T ar- 
rivo degli Slavi , e la fondazione d^ Antivari non si ha memoria alcuna sulla 
Chiesa Diodetana. ■ 

Qui però mi sia lecito di- domandare ai partigiani del parlati , e del Cerva 
quai sinceri documenti da S. Gregorio sino al 1:000, produr si possono sul 
preteso Arcivescovato Dioclense . Forse T autorità del sinodo Deimitano ? Ma 
le di lui incongruenze sono tali-, e tante, che il Parlati stesso non s'arren- 
de, che suo malgrado: Illud vero, quod ab utroque (dal Diocleate, e dall'A- 
nonimo Maruliano) additum est de insiiiuiione Metrjopolis J^ocl ciance , VEl. 
INVITUS Ulis assentire cogor (d) . Forse la lettera , che un certo Gregorio prcf- 

teso 

{a) Cap. J5. (h) Ibìd. cap. gov {e) Lib. IP, Kcgesi. Epist. J4. 

(d) Tom. 3. 



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teso Arcivescovo Diocletano scrive a Rajnerio MetropoHu dì Spalatro , e 
che il Lucio con poca critica a^stella fra le altre sue carte » e diplomi per 
dedurne com^uenze analoghe ai suoi pensamenti? Eccola. Benché senz4 
data è dal Lucio riportata al secolo duodecimo : Ek anfiquìs rescriptis , & 
mcnumentìs anUccssorum meorum , ir divcrsìs alHs eonjcSmris vcriutcm per^ 
pcndens , qucd Salonitana Ecctcsìa iaiius Dalmati^ Domnaium , ér PrimatHm 
quondam obiinuit ,^iT quod Diocl ciana Ecclesia , cujus wcem Antibarcnsis .Ec^ 
desia in se re Eie transtulit in Metropolim, pradiSét Salopitana: Ecclesiit conse»r 
su j se ordinavit y re'vereniìa suet Matrici servata; satis & saiii.meettm repur 
ians tam gravissimum excessum potius curm bonore fors sepeiiendum » quatta 
quod ad ^onsequentia»^ , Ù" exempliim traheretur > ut ilia nohUìs Ecclesia tam 
nitidìssims argumentis decorata dìutius in tantum privareiuV nobilitate. Hinc 
quoque curiosius permansi > ^olens debìtam decenter re'verentìam Domina mest 

spedali exbibere * jam Ecclesìam 'vesiram in Matrem y & Dominam reco* 

gnoscerc destinavi y & ri debitum honorem y ir reverentiam ceu Domina specia^ 
li exbibere. Ita tamen y quod mihi ad pallium ad veitrum servitium a Cutìa 
Romana. inquirendum tamquam in negotio proprio jexistatis y ij quod consilium'y 
auxilium y dr adpOorium buie Ecclesiae Antibarensì cum successoribus vestrii 
mihi.y Ù^ succeisorribus meis perpetua njos y & ve stri success ore s impendati^ 
& quod. Dominus Papa velit y vobis incumbat^ 

Osserva prima di tutto y che questo spontaneo assoggettamento dell' Arcive* 
scovo d' Antivarì a quella di Spalatro y è un insulsa ritrovato dell' Anonimo 
autore di questa lettera y che il Lucia dovea omettere y non arrecando alcun 
decoro alla sede Spalatense. Infatti ^^ al dir del sopraccitato ViUelma Tirio> 
del Vescovo Cattarense^ e di Milone Abate, la Chiesa d'Antivari nel seco* 
Io 1%. era sede Arcivescovile. Non è altresì mena strana, ed incredibile, 
che cotesto Metropolita credesse esser un delitto,. ed un eccesso graviamo \\ 
godere del suo Arcivescovato , che per sua confessione con equo consiglio fii 
istituito nella saa citta , che ottenne col consenso del Metropolita Saioaita- 
no, a cui anticamente apparteneva, e che finalmente possedeva legìttimamen- 
te per un indulto Apostolico , che gliene aveva confermata T istituzione , ed 
il possesso • Che poi nel fare questa volontaria abdicarione della sua primai- 
xia a Spalatro alleghi V incomparabilità del delitto , che passa in esempio , 
ciò non significa altro , se non die il sommo Pontefice debba guardarsi dallo 
istituire novelle metropoli, come se fosse cosa empia il farlo ^ potendola 
air opposto in virtù della pienezza della sua potestà , anzi dovendolo fare a 
tenor delle circostanze y e dei bisogni pel migliore regolamento della Chiesa , 
e vantaggio dei fedeli* Ma quando anche l'esempio suo; come ridicolmente 

si 



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f di Kagusa Vari. i. Li$. IH. ijt 

i3 esprime ; fosse «tato sepolto col suo onore , forse non rimanevanvi altri 
esempi di nuove metropoli smeof^brate da antidii Arcivescovati , e gli istitu- 
tori non avrAbcro potuto farl'istesso nei tempi avvenire? II dire inoltre, 
-che risiituiione di «n nuovo Arcivescovato in una istessa provincia privi di 
nobiltà il prhno , è un linguaggio inesattissimo , ^e nulla confok-me allo stilè 
di utf Arcivescovo; poiché anche dai meno Intelligenti in teologia si sa, che 
la dignità Arcivescovile non è apprezzata dall'accidentale" numero dei suf* 
fragaseiy o dalla maggior estensione della provincia, ma htnsì dall' intrinse* 
ca natura del grado , che li rende fra loro eguali nello splendore , e nella 
Itice Gerarchica , beqchè uno abbia niaggtoti suHraganei , e la provincia p1ìi* 
«tesa di un altro. Ma vi sono altre assurdità ih questa supposta lettera.^ 

Il pallio, al dir d'Alcuino, non è altro.^ se non discretìo ìntcr \ArèbìvpU 
rcopumj & ejas suffragàneos (0)4 e secondo it concilio VHI. Ecumenico cele* 
brato sotto Adriano IL Ptasulcs per paliti daiìoncm Episcopalis dì^nìtatìs fir^ 
ìmtMtem accipiunt . Ora il pallio essendo il distintiva dell'Arcivescovato , « 
talvolta anche delPistesso Vescovato innalzato però dalla sanca Sede a qual«* 
che ulteriore potestà , <oMe appiTrisce dalla lettere di S. Gregorio Magno', e 
dei suoi Successori, io non so darmi pace, come cotesto Prelato Antibarensé 
dd Lucio ridiiegga questa sacra insegna ' non per caratteristica della sua di^^ 
gnità, ma per una affettata depressione, ed umiltà, che non ha luogo : Mibi 
ad pallium ad 'yesirum serviiiam a ^uria R. inquìrfndum . ,. . , . curiosiusinsì^ 
sfaih . E* egli verisimile , che spontaneamente iepone^se il pallio per farsi 
suffraganeo, e che da semplice Vescovo cercasse poi d*otte*ierlo senza ragio* 
ne non per la Chiesa sua , ma per quella Ài 'Spalatfo ? Ma sbno anche più 
speciose le replicate premure deirAnttba^ense nel raccomandarsi alla vigilan- 
za del suo Metropolita colle parole : ccmilium^ adJHioriam^ atéxilium; men« 
tre cerca di stabilire una specie d* alleanza tra lui , e lo Spalatense , come se 
fosse stata cosa insolita, e non ordinau dalle costituzioni Apostoliche, e no» 
sempre praticata , che il Metropolita debba aiutare i suoi suffragane! in tatti" 
i* bisogni , e cause di qualche rilie\K) . 

Finalmente la strana formola di Dominio , e Signoria introdotta qui da 
queisto scrittore nella Gerarchia ecclesiastica mostra affatto apocrifa questa- 
carta , che in sostanza non è , che una 'finta adulazione di un Arcivescovo ad^ 
un altro senza che s' incontri un simile esempio in tutta la storia écclesias(i« 
ca • Riportiamo di nuovo le sue parole : Salonitana Ecclesìa i(^us Daimatiét 
Dominatuìn obtinuH VqIchs ( ego ) debi$am deceder reveren^iam D$mimt 

(a) In lib. de Divin. Offic. 



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^}4 Jtnikbìtà ìtetrillirica " EpiJaurò 

unito insieme fatti appartenenti a diversi secoli , ed in parte licavata dalfe 
meno esatte , e fedéli cronache di Ragusa • Fa bensì stupore , che il Banduri* 
ottimo critico produca la di lui autorità senza essersi atcorto di tanti manife- 
sti assurdi. Infatti, se T eccidio di Epidauro si def e attribuire ai Goti nel 
404* > esso sarebbe accaduto sotto l'impero di Arcadio, e di Onorio» Ora In 
q[uel tempo nelle Romane Provincie di la dall' Iscro non si era ancora inteso 
il nome di Goti, o Slavini, e, la città di Epidauro durò ancora più di due 
secoli, come si ricava da Procopio, da S, Gregorio, e da Porfirogenito . Si 
«^giunge, che nemmeno a tempo di Gregorio, e di Floreniiò Vescovo Epi- 
lUuritano tutte le cJittà della Efeloiazia marittima avevano provato il furore* 
de' Barbari. Epuiauro non fa mai sede Arcivescovile; ma bensì siififraganca 
di Salona , e ciò per testimoniattsa di^ S. Gregorio • E sebbene voglia il Tu* 
berone, che, appena fondata Ragusa, il suo Vescovo sia stato esentato dal 
diritto di Salona nei pochi anni, che ancora durò; nessuna ragione però, e 
«lessano antico docmneato ci persuade Hstésso tli Epidauro. 

Il Razzi racconta , che Giovanni , pctdMa la sua stdf Epidauritana , passasi 
i£ a Trcbigmc. Ma chi creUferà , che distrutta la città primaria , e capitale ,di 
tutto il distretto, e che- infuriando p^ ogn} dove 1 Barbari in quei contorni, 
Trebigne assai meno forte , e distante t. ore di cammino da Xpidauro rima- 
nesse libera, e tìcura? Porfirogenito, e Cedreno ci dicono, che gli Slavini 
gente barbara, e nemica air eccesso del nome Cristiano occupavano appunto 
Trebigne, e che, per averlo tenuto lungamente in loro potere, furono detti 
Slavini Tribunioti'. D'altronde le piii accreditate cronache Ragusine ci asif- 
curano, che il Vescovo di Epidauro non si ritirò a Trebigne, ma nel castello 
di Burno in oggi detto P/irt, o nell'altro chnmato Spillane e Gradaz. 
. Gli Epidauritani , fabbricata ^Ragusa , V accrthbero air arrivo dei Safonità- 
m) , ed ebbero subiumente il loro Vescovo , ^ cui dopo poco tempo otteniie- 
To il pallio. Come dunque il Ra7zì , ed i suoi seguaci asseriscono , che 1 
Ragusei noitehbero Vescovo prima dèl.^o? 11 Padre Cerva sembra essere aiiche 
egli'uao di^uésii; mentrérihiprovera. ilLticio d'aver fatto passate troppo^prestò 
il Vescovo di Epldaiut) in Ragusa ; Mon infiHatur ( LuchiJ ) Kagusiì Episco^ 
fmm fmsse Ipidamr^ trmmlatmm ; Oìàiqmxfremiameìà , qùam res est , siatiùse 
videiur (a). Egli però doveva portar' qualche prava del. sucj dubbio. Il Razti 
parla di Trebigne tome di sede Arcivescovile^^ Nulla di pUi fatsò; t di tri 
abitanti erano idolatri v e persecutòri dei Cristiani. Ma se tion'^ra Arclve* 
scavato prima, non lo fotè- es«sre al4' attivo det Vescovo Epidauritàno; j^eri- 

che 



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e dì Ragujét Pari. I. Uh. Uh ij5 

ehè Giovanni non ^a ArQiyescQvo. Qiiindi egli, non potè, dite a Trefcigne 
^iò, che non. aveva. Perciò, in tutti gli accreditati monumemi-, e serie Ve* 
scovili neppnr pir iogno si parla di.TrebigW come metropoli sacra; essendo 
ttata pritTia suifi^aoea dì.Salona > e poscia di Ragusa. J^ueuto jirdvcscova^ 
tu , prosegue il Razati ^tmssà da TrMgne 4 Diocka'i» grazia dei Bulgari y e 
per CQncrssi$He di. Nicolò T» nd 8éj. In questo tempo però., in coi regnava 
Michele, e Teodora,. e. Rapa. Nicola L , i Bulgari avevano di fresco abbrac- 
ciato il Cristianesimo, ed, al dir di Zonara (tf)>»di Cedreno, è dL alui (4) i 
Bulgari exàno ancota molto lontani da Prèvali.s» ^ve era Qioclea. Ma né 
aache nel IL setolo sotto L'Impero di C, Porfirogenito essi èrano giunti ai 
ecmAni Prévalkani i poiché j al dire di. questo J$>torico Imperatore (r)» i Dioclet 
tani, o pjattosep gli abttfinti del Ristretto di quella città formavano una par« 
te dei Setviani , o Serbli, e non ancora di Bulgari. Dl^Itroodé .Djoqlea più 
non esisteva. .. .» . • . 

. Il Razzi è.id'ay^i^, <theDiotlea. fosse distrutta dai. Bulgari , e ^i. Greci 
intoma at 9J0, nelUiguei^-adetta Butgarica. £ssa era già. distrutta due secoli 
prima di questa e^ooa:* Q/iindl il4i lei eccidio kio«' può attribuirsi ne àgli uni , 
nèa^i altri. Ma. quantunque ^iammettes^, per Y©ro;repoca tuttavia. sarebbe 
£ilsa4 ineatrè. non nel 980. , ma cinque anni dopo , cioè nel X. aeno dell' Im? 
pero di Basilio Porfirogenito si, diede principio alla guerra Bulgacica {d)^ 
Irtokre ia questa. -guerra , che è aropiameiue descritta^ da saggi autori, non si 
fa parola fra le tante città, .che nofPJnano, delia 'rovina di Dioclea . Si ag« 
giunga, che i Bulgari, i^iUlisS' jq^aasiss^jsarono di .Ppevalì, aVeYij.no per co* 
stame netn di abbattere le jcittÌLvim^ji^«J^ dL iippjgliaiJe.. . , 

Finalmente sarebbe il massi n^ degli assurdi il voler credere , che i Greci 
dopo aver ricuperata Dioclea. dalle mani dei loro nemici, la distruggessero» 
come se non Jbsse> stata, di loro-pertinenza.. Noi dunque ci riportiamo a,Zor 
natA r Jl :quale , senza parlarci di questo pftte®> eccidio di Di<Jx^Ijea , seri-- 
Me {e)j che da Maria. Regina dei Bulgari .la.prohrinda Preyalit)ina om^tartè 
1^ sue città fpsse pacificamente^ restituita .ali; Imperatore d' Orliate, .e 

Poco dopo il ^80. Giovanni i4rciveicpvQ , soggiunge il Razzi , fiéggiiiivo . da 
Dioclea i^ien siabitìto Mefropotiia Kagusìno da Benedetto V. La cronologia , di 
cui egli doveva far miglior uso , perchè e il sostegno dell'istoria , lotcoa^ 
d4;ina; evidentemente di anacroni&mo. Benedetto V.,, che \\s^ un sol mosfì 
Papa, era già morto g^ran tempo prima del 96^4.. >j. come si rileva da Sierra 

. Bi- 

(tf) In Micb, y Ùr. Tbfod. (k) ^nnoL Piibozanj anno .16$. {f) Cap. 3J, 

(d) Script. Bizantini . (e) In BasiLy & Constant. ^. , 

Ti 



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j ì tf , ^Anikhiiì deinnhìcn - F4 i daterò 

hìbìkitùczno {à^y da Dltwaro (*), da Adamo Brcmense (f)-, ^ da altri. Bene- 
to VI.^ che altri pigliano- per V., anche cftì<}ueafìni- prima non vivea più, 
al.dir di Sigiberto {d). Perchè fi JlazzV verificale JI m^ne del Papa coir an-^ 
no indicato doveva dim Benedetto VIL , il i}oaIe' regnavi nel 9Ì0. , essendo 
stato creato nel 975. , ^^ ef^sendo vìssuto sino al 984. per testimonianza del 
Baronio. Checché si voglia tredere dell'anno col nonte dèi Papa, egli è 
certo, che quarnto egli dice, discorda affetto- dalli vera epoca- della guerra 
Bttlgarica , e dalla supposta eversione di Dioclea . 

Finalmente 4itando si fiensa^ che il Ratii fu per molti anni a .Ragusa , 
che potie in distanza di quattro miglia da Epidàuro lo scoglio dì Mercana , 
che n'è poco più di uno , e quattro in 'circa da Ragusa , non' si saprebbe 
troppo credere altre sue asserzioni per lo pia gratuite , e supposte. Tale è 
quella. , con cui dichiara, suffraganéa di Ragusa tutta la provincia di Prevali 
allora |)er la maggior parte soggetta al Metropolita Scismatico di Primagiusti- 
nianà. Quello di Ragusa anempi del Razii óltre \ì Vescovo 4li Stagno , e 
dì Mercana -aveva anche quello Jdi Corzola, come al presente', per ^ufTraganeo • 
Il Razzi iion gli diede, che i due primi'. Le vicende dei tempi , e .soprattut«s 
to r invasione. Turca privarono TArcivescovo ài ilagu^ dp tutti gli altri suf- 
fragane!, che non erano in piccol numero, li* Vescovato di Trebigire, e dì 
Mercana fa sempre una cosa sola. Questo scoglio anticamente spettava ai 
Monaci di S. Benedetto, 4 formava un'Abbazia, come f attestano tmtora ìf^ 
rovine del Monastero , e la 'seguente carttf di aflitto esistente neir archivio 
dei Vescovo^ di Treblgne fatta dd^i^/^i In Chiesti nomine J J^no DmM 
millesimo y duceniesimo y<n^nagnbno qmBH^O'\^'^'dmdÌfHoni? srptima^ die quinta /»-. 
tranU mense Febrnafii . Ragusa coraWr^s^ *siikcrif4is tesiibus' ego . . . : .\ Mtf-^ 
th^euj jdius Vj^lissice K^enana Abtas Ecclcsitt S. Mària^de Mercana de volun^ 
tat^y-Ù^^céàtensk bareditartomm EceUjue py^iediiia^ .... terram &e. - » 

-:^<Nelr pufti^^iti ^kchiVio delh R'epubblica noh> si fa mozione- del VctfckJvd 
MercaaieasenpFiiiHt del secolo iXV. Quindi è chiaro, che, iiwposséssatosi il 
Turco di Tri^igfae r e restato il isuo Vescovo :$pogUaio dpHa sua seée , là^ 
pietà dei Ragusei gli assegni questo scoglio , ed altri proventi, onde potesse 
vivere onestamente , e con decoro. Ecco d'onde ebSe principio la ftvola ,' 
che Giovanni di Oàxrlea divenuise primo Arcivescovo di Ragusa y per con^ 
fennarè Ir quale/ senza alcun docuirvànto , sì dice anebe in oggi , che- il Pa-^' 
stonile diGiovànni si conservi tuttora nella pubblica Tesoreria di Ragusa, e 

che 

(a) In vii. Joan, XU. (t) Cbtffn. Merseburg. {e) Ub. %. cap, ^. 

{d) ^d ann. f «^ 



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' e di KagMsé Pàti. I. Lit. llt. ij7 

che la $uy Croce sìa quella , che ha in oggi V Episcopio Ragusino . Eppure 
gF inventori di una tal opinione non avranno dovuto pensar poco per attri^ 
bulre ad un ente immaginario ne! >8o. ciò , che nel secolo XV. realmente 
successe al Vescovo di Trebìgne ri4iiratosi prima a Mercana , e quindi a Ra^ 
gusa . Del resto la Curia Romana difama <p]esto Vescovo ora Abate , e Si- 
gnore di Mercana $ ed ora indistintamente Vescovo Tribunense , e Merca- 
nense. Chi volesse confutare- le altre dicerìe , che si sono scritte su questo 
punto , potrebbe non poco dilungarsi; II Padre Cerva ammette T arrivo di 
Giovanni nel 9Ìo.y ed assegna per ragione il consenso degl'annalisti Ragù-* 
sei; ed il Sig. Ab. Coleti dopo aver con molta erudizione confutati gli er* 
rori del Razzi fa incominciare il suo Arcives<K>vato nei ^40. 

CAPO VII. 

- Istituzione éPjtntivàri in metròpoli : quanti sufraganei ebbe questa Chiesa, 
tutti obbedivano prima , come essa , al Kagusino Metropolita . 



R. 



^acconta T Arcidiacono Tommaso, che", a tempo degl'Imperatori Basilio, 
e Costantino, dovendoci celebrare in Spalatro un sinodo provinciale tutti i 
Vescovi suiTraganei della Dalmazia Orientala imbarcatisi insieme in un solò 
naviglio perirono miseramente per una orribile tempesta susciutasi all'impro- 
viso; che allim i primar) delle città vedove dei loro Pastori partecipando 
k> strano accidente ai Pontefice Romano Io supplicarono di esimere i loro 
Aovellt Vescovi dalla giirrisdiziòne della Chiesa Spalatense , perchè era cosa 
pericolosa ri visitare una metropoli cosi remota ; che in fine il Papa annuen- 
do alle loro istanze sciolse dal diritto di Spalatro tutti i Vescovi della Dal* 
mazia superiore , e che incominciando da Ragusa li sottomise alla nuova me* 
iropolirana di Antivari {a), il Lucio, avendo bevuto all'ingrosso questo in- 
gegnoso racconto , ne toncbise , che allora Anti vari fli veramente istituita 
metropoli, e che |>rima tutta la Dalmazia, inclusovi anche ti Metropolita 
Ragusino , era soggetta a Spalatro . Noi osserviamo di passaggio , che questo 
jttibaFCodi tanti Vescovi (erano tredecf > o quattordici } in una sola nave è 
assai soispetto per non dire favobso . Per faircene capaci converrebbe ', che il 
Lttcio ci avesse provato, che allora il tratto della Dalmazia Orientale scar*» 
saggiasse inoUo di barche,. 4^ndo necabbcaidara grandemente » e che fosse 
necessario Jncominciai'e il sinodo ^p^ maref ^ affinchè tantj Vescovi provetti , 

•^ di* 

(a)càp. ts. ^ 



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jj8 antichità dell' Illirica -Epidauro 

disunii fra toro , e separati da orribili montagne volessero aspettarsi , t re* 
stringersi fra le angustie d' una sola piccola nave potendo aver in altre qual- 
che, maggior comodo 4oYUto alla loro età, condizione, e. grado • Sia pure 
stato questo naufragio, se realmente accadde, ;di somma importanza. II caso 
tuttavia essendo stato straordinario, ^d accidentale^ non credo alcefto, che 
il Papa avrebbe così presto , e di leggieri derogato alle antiche consuetudini 
della Chiesa per scemare il di^^ittp delle metropoli. Non è egli vero , che 
i^ appresso i nuovi Vescovi avrebbero potuto provedtre alla loro navigazione 
in un modo più sicuro , o viaggiar per terra fra gli Slavi allora già più coN 
ti j e più trattabili? . ; 

A queste considerazioni si aggiunge Tinstromento della donazione della 
scoglio, di Lacroma fatta dal Senato Ragusìno ai Monaci di S. Benedetto a 
tempo dei due mentovati laiperatori (a) . In vssq è nominato Vitale Arcive- 
scovo di Ragusa nella sesta indizione dell'impero di quei due fratelli , che 
regnarono 50. anni. Questo spazio di jo. anni abbraccia più indizioni. L*^in- 
dizione sesta arriva per lo meno al 1023. , sebbene possa farsi con tutta sicu- 
rezza ascendere al 977* Mi sembra ora, che al racconto dell' ArcidiacQDo- 
adottato troppo alla buona dal Lucio , dal Parlati , e da altri si possa dare 
il suo vero valore , e concludere, che una tal favola fu coniata per prolun- 
gare a Spalatro quella metropolitica potestà, che non ebbe così presto, e mai 
così estesa. 

4' Il primo documento , che si ha su d' Antivari come Arcivescovato è, una 
toU^ dì Alessandro li. del seguente tenore : Alexander Servns Servorum Dei. 
feiro Ven, archiepiscopo Dioclensis , atque ^ntibarensif Ecclesie^ ...... petitìc^ 

nibus iuis JMstjìs annuente s Apostolica au3oritate decemimus , ut per bujus pri*^ 
'vileiii paginam sic, s^nHis simam piocJiensem Cuna omnibus suis pertinentiis &c.>' 
Nonnina nove Vescovati sufraganei y e vatj Monastrrt Greci ^ Latini , e Slavi s 
Cnres , ut seias & bcec Cfnnia unam Ecclesiann €sse , ieque omnibus pradicfìs lo^ 
cjs episcopali regimine. praes se &c. (i). Qpindi U Pontefice dopo avergli con*: 
qe%^o il pallio, e l'onore d'esser preceduto dalla Croce, gli assegna. quali , e 
quanti Vescovi debba egli «avefe sotto la sua giurisdizione, e gli fa in fine una. 
lunga esortazione , come se costituito ia ima ntiova djgnidi abbisognasse^ di 
alcune regole per diportarsi irreprensibilmente nel suo santo , e laborioso. 
iTìinìstero. U:n)tale tenor dì lettera sembra indicate la novità deli.' istituzionei 
per la prima yoka richiesta da Pietro alla S. Sede .; Diffatti in sul fine delia- 
lettera Alessandro protesta di confermare non solo .a Pietro , ma segnata*»^ 

^ mente 

{a) Coleti pag. 35. (b) Lucius lib. z. cap. 14. & Baron. ad an. lotfz. . . ) 



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, e ài Kagusa Pari. 1. Lib. 111. i?9 

mente alla Chiesa d' Antivari questa novella dignità , come un dono , di cui 
non godeva per V innanzi : ^chiepiscopatMm quoque Eccleììct iua^ juxta fot' 
mam SS. Pradeùessorum nosirorum , a quorum auéforitafe non dcbes aberrare ì 
ooncedìmus y (T conftrmamus . Né alcuno creda» che Antivari fosse già prmiaf 
Arcivescovato , perchè Alessandro in questa bolla parla dei Predecessori di 
Pietro , come se fossero stati tanti Arcivescovi . Poiché sebbene una tale dt- 
gnità Pi%se allora nuova per Ariti^ari , e sebbene quella Chiesa avesse avuta 
per ta prima volta la giurisdizione sulle provincia Prevalitana ; con tuttociò 
nessuna metterà in dubbio , che i Prévalitanl Metropoliti d* Acrida , finché 
fiirono Cattolici , non siano stati gli antecessori di Pietro nel regime dellr 
stessa provincia» quantunque non avessero av^ta la residenza nella stessa cit- 
tà . Alcuni moderni scrittori non avendovi fatta riflessione , ci hanno tessuta 
una lunga serie di Metropoliti Antibàrensi , e senza alcuna plausibile testi-^ 
monianza fanno rimontare ad una grande antichità F Arcivescovato d*Anti^ 
vari. Ma per maggior inielliftgenza si risalga per uri momento alla causa di 
questa istituzichìe^. - 

•Li dignità Arcivescovile fu adunque traslatata in Antivari dalla Chiesa di 
Primagiustinìana , la quale sino allora presiedeva al tratto Prevalitànò còme 
metropoli. Questa provincia r che i^rìma «a soggetta aìrArciresC'crvo di Tes- 
salonica, gli fu smembrata ad Istaiiza del gran Giustiniano da Papà Vigilio} 
ed ebbe il suo Metropolita circa il 540. di Cristo {a). Questo Atóvescbvxl 
fedele per molto tempo al R. Pontefice da lui riceveva T installazione , ed il 
pallio sino allo sdstita di Fozip , cioè sino al t€%. Quindi' dòpo qul^sta epoca 
Jft^vali ora in potére dei Greci Cesari , ed ora soggetta ai Bùlgari , f quali 
flbelll alta S.^Sede ritennero , aVdir di Gregora (*) /e di Zonara {e) questi 
luoghi sino all'impero di Basilio, e di Coistahtino, ebbe sempre Arcivescovi 
Scismatici, e partigiani della più mostruosa empietà. La sediziosa Tetterà dì 
Leone Arcivescovo df Acrida scritta a tempo di Alessandro II. (^, e le lét-* 
te're j ed i fimosi commétiti sul miovo testamento dì Teofilato pure Scisrfiati- 
co Kletropolita' AcHdaho ne tonò un argomento manifesto (^). Contiittòcìò 
Prevali i a quel tempo non era cosi scarsa di Cattolici soprattutto pel gran 
cóiTliiìercìo , che aveva colla vicina Italia . Ciò posto, è credibile , che ad 
■'Al*ss3hdro', il quale crpatla dì alcuni monasteri di Latini , "sembrasse a pro^ 
posko di stabilire in Antivari Hkrstre, ed opportuna città di Prevali un nuo* 
vò Àrcf véscovo" > o piuttosto Ualfa Scismatici metropoli /d* Acrida trasferirlo 

* in 

J,a) Jusiinian. novel. i?t. (f) Lib. i. {e) In Basilio fm. {d) Ad an. lo^j. 

n. %i. (e) Commenta in ca,\ j. Jpann. ' - - : - , * 



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i^ yttftfhbiti deir Illirica 'Epidaaro 

in Antivari per reggere un numero così grande di fedeli, e per richiamare i 
traviati all'Ortodossia. Le guerre dei Bulgari, e la potenza dei Greci avran- 
no forse per l' avanti impedita al Capo della Qiìesa una così utile istituzio- 
ne • Roberto Guiscardo Re de' Normanni aveva tolto al Greco dominio la 
Calabria, TApulia, e tutto il littorale , che giaceva dirimpetto a Prevali, 
e dì là qual volontario difensore degli Ortodossi faceva di continuo la guar* 
dia ad un nemico irreligioso,' 'vile, e tante volte sconfitto. A ten^^ di 
S. Gregorio VII. successore di Alessandro Guiscardo s'impadronì felicemen- 
te di Prevali, e di una porzione della nuova Epiro, che già prima difende* 
ra (a). Tale adunque può essere stato il motivo, che indusse il Pontefice 
Romano air istituzione di questa metropoli. 

Eppure l'adotta bolla non parve a Monsignor Sigismondo Tudisi così au« 
tentica^ come a noi. Egli le diede tutu altra interpretazione, che noi noA 
stimiamo inutile di qui riportare* Egli incomincia dunque. ad osservare in 
primo luogo, clff non essendo stata ritrovata j al dir del Baronio, fra i Cadi'» 
ci Vaticani , ma fra le private carte di Antonio Augnstini Vescovo TerraconC'» 
se j essa pud essere meritamente sospettai sofratìutto qualora non regga alla sa^ 
na critica . 

Osserva in secondo luogo , che Alessandro II, fu creato Papa ai. 3- di set- 
tembre , o come vogliono altri al i. di ottobre del lodz. , e che questa let- 
tera fu scritta nell'anno secondo del suo Pontificato ai li.iì marzo jiella 12. 
indizione. Ora calcolando su un esattissimo instromento formato a Ragusa 
da Giovanni , e Simone Legati Apostolici d'Innocenzo IIL nel ixoo. , e 
nell'anno secondo del suo Pontificato nell'indizione terza col compiuto re- 
trogrado, la suddetta, IX. indizione senza verun divario viene precisamente 
a cadere , quando Alessandro non era ancora Papa . Il Baronio se ne auor* 
st , e peri disse : Porro corrigendus est error in notam Indiffionfs , illapsus , in 
non duodecima , sed dea ma quinta sit ponenda ,- sed ip' annus item primus ^e^ 
xandri Papa ponendus essei , dum data ponitur XV. KaL ^prilis . Uquùlem annus 
secundus incipit abipsisKal. Ocfobris, nisi ex bis magis affirwHire placmerit , d^tnm 
annosequentì (i); sempre però dopo ia correzione del conosciuto errore. Rileva in 
terzo luogo , che distrutta Diociea nel VII. secolo essa non fu mai Arcivesco- 
vato ; che fu sempre soggetta ad Mrida , finché questa sì mantenne Cattolica ; 
che Antivari divenne sufraganea di B^agusa ; e che in fine Antivari essendo 
jtaU istituita metropoli in^ luogo della Chiesa Scismatica di Primagiustinfana , 

la 

(a) Vi4. Guis. Apuliens. de gestis Norm. y^Zonar. infine annal. &c. ' 

{h) jid annum lotfi. 



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r di fifigusé PatU I. Lab.: lU^ «41 

Id quale Ì9d mila siessa provìncia , pare , che Alessandro avrebbe daviic^ spie^ 
ptrsi piò chiaramente su questa sosHtuziane . 

' Riflette in quarto luogo , che da questo Breve si rieavarebbe un insolita , < 
'strano privilegio coftcessù da Alessandro al nuovo Metropolita, Pietro; mentri 
avr^be egli avuto V attuale simultaneo governo di tante Chiese , quante ivi s»^ 
no enumerate col titolo di loro Vescovo insieme colla direzione dei monasterj La* 
tiniy Greci y e Slavi delP uno y e r altro sesso : Cures, ut scias 8c hxc omnU 
untm Ecclesiam esse , teque omnibus pnediì^is locìs Episcopali regimine prac'^ 
èsse J Inoltre ampliandogli il privilegio gli avrebbe accordato , che come Arci-; 
'vescovo potesse portar avanti di se la Croce non solo per la sua provincia , m^ 
anche in quella del "R^agusino , e Spalatense Metropolita , «cr per la Slavonia^ 
e Dalmazia , dove non aveva giurisdizione : Crux etkài ante te per Dal-: 
tn^tiam , de Slavoniam ubique geratur. J^uindi ricavandosi dal contesto della 
stessa lettera , che Pietro sarebbe stato arcivescovo , £ Vescovo nel tempo stes* 
soy Arcivescovo di tutta la Dalmazia j e Slovenia; Vescovo di governo neh 
te enunciate Chiese ; e che Atnscmdro gli avrebbe concessa y^ e confermata 
ykWìiiesìo tempo la dignità 'Arcivescovile : Archiepiscopatum quoque . Eccle* 
siac tuae concedimus; e quindi senza alcuna interposizione: 6c con<irmamtl$ j Uf 
seguirebbero delie difficoltà inestricabili nella- storia , che mostrano la supposizio^ 
ne di questa bolla. . . 

Finalmente , egli dice , se Alessandro tL avesse eretto Antivari in metro-- 
poli y S* Gregorio VU. r avrebbe saputo , ed in una su» . bolla scritta a PMtro 
Arcivescovo di "S^agusa nel 107^. teon gli avrebbe sottoposta come suffraga:- 
nea la Chiesa Antibarense . Il Vescovo M Trebigne netta botta d'Alessandro 
e sufraganeo d' Antivari . Ciò è evidentemente falso , poiché lo Schele strar. 
te ' {a) Carlo di S. Paolo (6) , Agostino Barbosa (e) , Pietro Corrado (d) , ed 
in fine tutte le bolle Pontificie scritte agli Arcivescovi Bjtg^sei. da Benedet^ 
to Vili, sino al presente attestano , che fu sempre -soggètto a Biagusa. Da 
ciò m^giormente inclina a credere , che il Breve, di Alcssandj-o, $ia sqp- 
•posto, perchè egli non poteva accordare , e confermare a .Eetro 4* Anti- 
vari i privilegi dei suoi antecessori , essendo stata sempre Antivari un sem- 
plice Vescovato. Conclude adunque, che questa citta fu appéna metropoli 
vicino al iioo. 

* Checché si voglia supporre di questo Breve , egli ^ certo, .che quanti suf- 

^ ^ ; fra- 

{a) Op. supracit. (b) Op. supracit. 

{e) de Offic, y & potest Episa p. u cap. 7. tom. j. pag. i$. 

{d) In praxi dispensai, pag. jof . 
Tom. L V 



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I4t Jtniichitet deW Illirica •Epidamo 

fraganei ebbe poscia Antivari , tutti , e segnatamente TAntibareBse ertilo prS 
ma raccomandati alla cura , e vigilanza del Ragusina Metropolita , il ^uale 
era più^ o meno da loro obbedito , secondochè il potente aeisma dei Greci Io 
permetteva. Anche Mauro Orbini {a) vide le bolle, che ora citiamo. Dopo 
quella di Zaccaria la piii antica ostensibile è quella di Benedetto VIIL io 

tlata dèi 17. settembre joij, BencdicÌHs DileSo in Christo Filio Vitéli 

archiepiscopo S. Piiauritmue Scdis e Cìvitatt Labuscdi in V^egno Lacbomis , & 
Sorbulia , & Tribuniit , *uel e cìiniaie Caibarincnsi , auf .Aniivaremi , sen ( le 
particelle -tv/ , e seu usate in cambio iì &) Utchinit fum ÈccleiUs , ^. ^i*- 
fùchìis eorum. Ecco dunque, che qui vi è incluso anche TAntibarense come 
«affraganèo di Ragusa , di cui il primo Metropolita non fu Vitale , mentre 
Benedétta non avrebbe citato i di lui Decessori y e Predecessori. 

S. Gregorb VIL in data dei ii. maggio 107*^ seguì Benedetto : Greg^ 

rius DìleSo in Christo filio Feiro Archiepiscopo S. Pitaurìiana Stdìs ex 

Civitate Lat asedi in K^gno Zacutmi , & Sor tuli , &' Tribuni^ , ^el Civitatìs 
tatara j ^ Antivari , scù Uldnìi , ^ Drrvasti , Potati , atque Scodri cum Ec^ 
tlesìis y'& ParrochHr earum. Pasquale IL ai 17. gennajo noi. iPassha^ 

ìis Venerabili Fratri Dominico Hagusia^ civitatis Antistiti , ejusque sue-' 

cessofibus promovendis in perpetuum Sane quascumque Pdrrochìas eadem 

Ecclesìa prceterìtis temporibus possedisse cognoscitur , tìbi , tmsquc successorìbus 
integras permanere sancimus , scilicet Zaculnria B^egnum , & Kegnum Servili<t , 
Tribuniéeque Kegnum , Crvitatem Quoque Catbarinensem , seu Uosa , atque Eih- 
duanensem Avarorum , Licìniaiensem , aique Scodrtnensem , nec non Drivasten- 
sem , atque Polatènsem cum Ecclesiis , & Parrochiis eorum . ' Da questa bolla 
apparisce , che Antivari , e tutte le Chiese della Dalmazia Orientale sono 
sottoposte , e confermate alla metropoli di Ragusa • Callisto II. in data dei 
iJ. settembre ixix. con due bolle conferma gli stts$\ privilegj a Gerardo 
Arcivescovo di Ragusa citando i suoi Predecessori S. Zaccaria , Benedet- 
to Vili. , e Pasquale II. 

Innocenzo IL agli JX. di giugno 114*. , ed Anastasio IV. ai 19. di decem* 
bre iij?. confermano ad Andrea Arcivescovo Ragusino le stesse Chiese; an- 
zi Anastasio in un'altra holla dei 24, dece mbre 115?. diretta: Venerabili Fra^ 
tri Andrea Archiepiscopo , & DileSis FilHs P. Gomiti , & uni'verso Clero , & 
popuìo Kagusétorumj dice, che Enrito Suddiacono della S. R. C ritornato a Ho- 
ma dalla Legazione di Kagusa abbia lodata la pietà dei Ragusei ; che egli con-- 
ferma quello , che fu fatto dal detto Legato , la deposizione dei Vescovi di 
• ■ • Dri- 

(tf) Kegno degli Slavi . 



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js di KH^sa Pgrt. I. LH. IIL i^^ 

Dàvasiù , i -di Dclci§Mo p^r nom aver . '^uto intervenire al c<mcili0 , /' /«• 
ierdetto del Vescovo di. Canato , e la scommumca fulminata contro il Conte 
di ^11* eiiti fer aner frnbito al sue Vescovo di obbedire aW jtrcives^^ 
vo 4i Kagusa » 

Si aggiunga a tutto questo ancora una bolla di Adriano IV. del jijSL , e 
quattro di Alessandro IIL, tre del 1x67., e la quarta del ii6t.y il quale 
itce il possibile per estirpare lo scisma Greco dalle Cbiese Vescovili della 
Dalmazia superiore minacciando di deporre appunto H Vescovo d* Antivarl , 
e di Dolcigno , perdio erano reitratur) al loro Metropolita Raguaiaò , Jt rxoJt*. 
dando in quelle parti due Cardinali Legati per ridurli come prima all^ dor 
vuta obbedienza. Finalmente Urbano IIL nel 1187., eClemente IIL nel iiS9« 
nelle loro bolJe includono nominatamente il Vescovo d' Antlvari fra i sufi&at 
ganei di Ragusa . In vista adunque di queste boUe^ il di cni autograib esiste 
tuttora nell'archivio Ragusino , e che T erudito Coleti ha pubblicate > si ri* 
cava, chei dopo l'erezione di Spalatro in sede Arcivescovile, al Metropoli^ 
ta Ragusino restò tutta la Dalmazia Orientale , cioè i Vocovati di Dold-i 
gno , di Svaria , di Scutari > di Antivari , Diod^ , di Drivasto , di PoUt? 
to , S\ Durazzo , di Sorbia , di Bosna , di Trebigne , di Budua 9 di Risano , a 
di Cattaro. Eretta che fu AntJvari in Arcivescovato > al dir di Carlo di 
S. Paolo {a) , essa ebbe per suffraganei il Dolcignt nse , il Polatense , Io Svar 
ciense, il Drivastino , il Sorbiense , lo Scutarino, TAIbanense, ed il Sardi* 
nense. A Ragusa rimasero le Chiese ^di Trebigne, diBossina, di Stagno, di 
Budua, di Rissano, di Cattaro, e quella. di Bari in Puglia. Non saprei , se 
una tale spartizione sia scrupolosamente esatta. 

Inoltre dalle sopraccitate bolle si viene in diiaro di un'altra veritk, ed è, 
che se la Chiesa d' Antivari fu- fatu metropoli da Alessandro IL, decadde 
nuovamente sotto Gregorio VII. successore d'Alessandro, e fu di nuovo suf- 
fraganea sino all'anno 1199*, in cui rìcoperò la perduta dignità. Ecco il Pat 
dre Cerva come la discorre inerentemente ai Brevi Pontifici, che in appresso 
produrremo : Vulcanus supe^ioris Mkalmatiit , & Epiri Dominus ab jtntibarensi 
Episcopo procul dubio regatus hmocentio Uh P. M enixe supplicavity ut eam* 
dem .AMìbarensem Eccksiam 9 ejus^e im perpetuai Pmtifices m Sacramento^ 
quod Kagusino MetropoliUe dicere tenebantnr , absUveret , ridemque Sedi metro» 
poiittcum jus resiituerei oUm ab MeMòndro JX iUi tributum , & procedente 
tempore , qua de causa ignoramus , a subsequentibus K. Pontificibus denegatum , 

e .... i)ct 

(a) Notizia dei 5. Patriarca^ ex fUHitit^. Gatk & ex Biblhtk Thuana in 
Parerg. Geogr. 

V z 



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144 ^ntìchìth d^lP Illìrica -Epidauro 

'vel suspenmml Popttifex ne quid temere egisse wderetur ^ duos dd eum Lega^ 
tos destinawt Mimo ii99« 9 Joannem scilicet deMatha ..... Et Simonem Subdia^ 
cmumj qui temy qt^e postuiabafur, diligenter excuferent, causaque cognita , si /vi", 
sum illis esset , Principi merem gererent (a) . E poco dopo ; Inde. 0d Vulcanum 
Antìbarii commorantem se contulere , eique morem gerent^s , ut hominem ad 
Christiandf l^eligionis officium r^vocareni , Joanni Antibarensi Antistiti Metrcpo^ 
litìcum jus restituere. Natale Alessandro (A), il Padre Le-Quien (r), ed Odb- 
rico Kaynaldo {d) avevano già detto l' istesso prima del Padre Cerva . Stante 
adunque le prodotte bolle , che dall'alta antichità assoggettano Antivari a. 
Ragusa, e l'autorità dei sopraccitati scrittori è manifesto, che l'anno 1199* 
è appunto V epoca , in. cui fu o rinnovato , o istituito per la prima volta 
l'Arcivescovato Antibarense ; e ciò accadde , perchè Innocenzo III. procurava 
di rendere bene affetti alla Chiesa Cattolica quei . Principi , che di fresco si 
eraQO con essa riconciliati. Ma tutto fu indarno. Perciocché i Principi, ed 
i Vescovi di Prevali, e dell'Albania avendo aderito ora apertamente, ed ora 
di nascosto al Greco scisma si meritarono , che dopo %S. anni la Chiesa An* 
tibarense ritornasse ad essere semplice Vescovato , e soggetta eoa tutti i suol 
suffraganei al suo primiero Metropolita Raguslno , come ce ne fa fede unBre* 
ve di Gregorio IX. stampato coi sopraccitati dal Sig. Ab. Coleti nella sua sto* 
ria Ecclesiastica di Ragusa. 

CAPO VIII. 

Osservazioni sul nome di Regno dato dai K. Pontefici alla Zaculmia , 
Servia , e Tribunia : Scisma degli antichi suffraganei della 

sede Kagmsiha. ,.. 

JLie antiche .bolle Pontifìcie , in cui ^i assegnano al Metropolita Ragusino 
•Itre le citta marittime verso Oriente tre Regni , cioè dj Zàcolmia , Sorbu- 
lia, e Tribunia, richiamano aiicora per poco la nostra attenzione sull'antico 
governo degli Slavi della Dalmazia . Se questi popoli erano della, stessa ori- 
fine, e lingua delle altre nazioni uscite dal Nord,.. come, non se ne può du- 
bitare , Procopio e' insegna la forma del loro governo : Antarum , Slavinorum* 
que naiiones noni ab homìne aliquo uno regmniur , sed ab antiquo plebeja , com^ 

mu' 

(a) Ad ann. 1199. in Metrop. Sacr. Kagus. {b) Ad sceculum XI. ^ & XlL 
rff. Cernii Dalmat. {€) Orieps Cbris$^ tom. »» C0f, 3*1. 

(1^) Ad Earon. ad an. 1199. , \ 



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tdì Bjigusa Pari. !• Lib. 11L\ 145 

•mmdque liiért^te vivunti & ìdcirco rcs omnes y,qua vel utile s sunt , *vel forte 
difflcìles in commane consUium dedacuntiér {a) . Dubito però fortemente , se un 
tal reglnne sia mai stato^mcsso in pratica nel tempo delle loro i^arcie di re- 
gno in regno , e particolannente nei paesi di Conquista , che ì primarj Capi 
deir esercito si dividevano fra loro con una reciproci dipendenza assumendo 
i titoli di Siupani , Conti , e Baroni . Infatti dall' ef«)ca del loro stabilimen-* 
to nella Dalmazia inediterranea , cioè dal ^40. sino ^ al 948. il loro governo 
non era né Moliardiico, né Aristocratico, né popolare, ma qurie i^oteva n\ ; 
snltare dair accidentale preponderanza di uno , o di un altro t£x^ i Grandi -, 
delia nazione à Porftrogenito fino attempi suoi non dà altri Reggitori a que^ 
sti pòpoli , che i vecchi Giupani , o sia Signori di distretti : Prìncipts atttem , • 
mt ajmnt , h<e gentts non bdhnt , pfétter Zupanos senes {b) . Costoro -per ambi- 
zione, e naturale alterigia vivevano » si può dire, di continuo in guerra fra 
loro, e non v'era, che il timore di essere vinti , e superati da quaUiie po^ 
tente nemico estero , che potesse sospendere per qualche tempo V intema, 
anarchia , e riunirli alla comune difesa. Per rimediare ai loro mali interni 
queste popolazioni Slavo-Dalmate ricevute sotto la protezione di Basilio' chict 
icro, ed ottennero da lui nel 88^.^ come per gran favone, di scegliersi que- 
sti Capi dalla propria stirpe , - e di non essere più come prima sotto un go- 
verno puratnente xasuale , dirò cosV, e precaria. • «^^«^ ex eo tempere y dice 
Porfirogenito , usque ad banc diem.Primpes ex eadem stirpe, nec AÌiunde as^ 
sumuniur {e), h poco a foco coloro , .<^be furono gli scelti , s'acqtebbero la 
loro autorità , e trasfóndendola nei .propri %li qua&i con ereditario diritto si 
sostenevano colla forza dell' armi. Non ardivano ancora di assutnersi jl titolo 
di Re, ma lo volevano essere in sostanza. 

I primi monumenti , in cui si trova un tal tìéme, sono due lettere, una 
d' Alessandro II. diretta Kegi Dsimaticórum , V altra di S; Gregorio VII 
scritta Micha^li Kegi ScUvorum. L'vArcidiacomo Tommaso fa {4) Dircislava 
jrimo Re dei Dalnwti nel;j94-7 |naito« arreca documenti • Il.Liicfo-(r) 
produce un istromento , in cui Crescimiro -potava im tal titolo hel letf/; 
Nella citata storia Ragusina del Sig; Ah.. Coleti ne sono riportati due altri ^ 
in cui Bodino, e Giorgio del iioo. si intitolano Re degli Slavi. Finalraenttì 
lUimondo de Podio scrittore del IL secolo (/) , e Villelmo Tirio {g) in oc-r 
casiqne della sacra spedizione di Gerusalemme ci fanno menzione per la pri* 
ma volta d'un Re Slavo residente in Scutari. Siccome dalle adotte testimo- 

fiian- 

{a) De Bell. Goth. lib. 3. (i) Cap. 19. (e) Ibid. {d) .Apud Lmium lìb. ji. 
f<<. 1%. (0 Ihid. (/) In lib. ex fedii. Jcmolym. {g) Lib. *• MLSapr, Uf. vi. 



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3 4^ JintìchitcL dell' Illirica • E^dauro 

nianze lìoii apparisce y che i sopramentovati Re ^iano stati i primi; così U 
loro istitazione probabilmente dovuta alla S. Sede {a) può ragionevolmente 
porsi neir intervallo di tempo , che passò dal fioe del Regno di Costantino 
Porfirogenito al principio del Pontificato di Alessandro IL 

Qtiesti Re erano però vincolati con feudale diritto coi grandi del Regno « 
Essi presso a poco si regolavano, come 15. anni fa ì Re di Polonia, benché 
fra gli Slavi il figlio succedesse al padre. Quindi- in molti casi avevano bi'- 
sogno del consenso di tutti i Baroni del Regno. Monsigùor Sigismoado Tu- 
disi attesta d' aver veduto nel pubblico archivio di Ragusa molti, antichi in* 
stromenti in carta pergamena stipulati fra i Re Slavi , e la Reptibblica Ra<«. 
gusina. Pendono da essi varj sigilli di piombo con altretunte sottoscrizioni 
per attestare il consenso dei Magnati • Fra le altre pergamene dette povfglpk 
in Slavo , è rimarcabile una di im Re di Rascia , la quale ha una quantità 
di sigilli y e sottoscrizioni . 

Dal sin qui detto si viene dunque in chiaro, che, eccettuate le citta ntia-» 
rittime dall'Istria sino a Durazzo , le quali formavano la Dalmazia Roma*. 
m , le regioni mediterranee dell' Illirico erano divise in due Regni , uno di 
Dalmazia, e Croazia, di Slavonia T altro, non ostante che i due Re fossero, 
di Slava origine, ed ambedue comandassero a gente Slava. Una tale distin- 
zione di Re di Dalmazia , e di Slavonia « provata da molte leggi di Ragusa 
rapporto alle merci, ed alle dogane nei secoli a noi pia vicini,- e si manteih; 
ne sino ali* irruzione de' Turchi. Del resto il Regno dì Slavonia , che inco?* 
tninciava dal fiume Cettina , e verso Oriente si estendeva sin '«opra TAlbania.» 
coir andar del tempo estese il suo nome anche al di là delle vaste provincie 
Settentrionali del Danubio , e dovunque prevalse la lingua dei Sarmaci , e 
degli Slavini: Nec modo in Ruthenia^j quct qt^asi est alter arbis j ^verum efiam 
i» Polonia , & Boemia , i^el communi appelUtione SlaDonia , qnet plures provìn-- 
tias continei^ tahm^ ac tantum fruBum ^ tamque Dea aùcepialilem facereiìs (b)*.^ 
Ma nessuno dubita di questo^ né è permesso il dubitarne. Fu bensì co?a 
nuova -9 che posteriormente sotto il nome di Slavonia si comprendesse anche 
la Liburnia, o Contado di Zara, ed i luoghi limitrofi forse per la sua vici- 
MBza alla Slavonia , e per T uso della lingua Slava . S. Pietro Damiani par- 
landò di un certo Vescovo d'Oserà lo ammetteva fra il regno degli Slavi: 
Efiscèfotum dimisHy & de Slavomco Regno ItétHam navigans IHtortbus ^nconi- 

tamt 

{a) Card, de Petra in comment. ad Constit. ^post. & ad Constiti IF. Innocen- 
iti IlX.i Pagius ad Bar^nli annaL 

ih) J4. Episcop.CxacmK ^ ^mcdo^. Pfzj #f«u*. pag. i. n. its. p^g. JJ*» 



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e di' Aagufa Pari, 1. LU. 111. 147 

idfédC Urbis dppiicuit {a). Non maiK^wo altri esempj negli scrittori del medio 
evo. Ma ritorna ben presto il nome di Dalmati ai Libumi, come vedemmo 
neir Anonimo Caturense , ed In Milone Abate , ed anche dai geografi i me- 
no esatti per Slaronia s' intese la Dalmazia mediterranea Orientale ad onta ^ 
che il volgo imperito v'includesse tutto T Illirico. Sentiamo Giovanni Sam- 
buco : Huic citeriori Hungaridt , ubi Vravum^trtinsifrìs , annexd SUvoHia cst^ 
pars olim Pannonia Superiori! itiicr Satmm , & Dravmm posrta , sed ' Savum eiiam 
itmgc iramgrffsa , & usque ad flumen HuHam proiensa , ubi Croazia incipit . Posi 
fuam DaUnatU segmimr per oràm jtdriaci maHs (6); e TOrnio : Sclai^onia , si^ 
Ite Wendiscland intcr Dravum j & Savum amnes sita . Daimatta , ubi cernita* 
tus J aderse , Sehenkum , Spalatum , & KeipuUìca nomine insigni s Kagusa {c)i 
Finalmente il Cluverio d' accordo con tutti i migliori geografi {d) ci fa sape* 
re , che dai soli indotti la Dalmazia può esser cohfuaa colla Slavonia • Quia-^ 
di da ciò si ved^ quanto siasi ingannato Mario Negri , che intende per SIa« 
vonia pro|>riamente la Libumia 9 e quantb arbitrariàniente il Ludo assegni 
agli Slavi Kasciani la metà della Dalmazia Romana*. Sèj^l geograpbicas tabu* 
ias confisiunt f egli dice, distinSione a Dandulo aliata utimtur j & quidquid ab 
Istria Dyrrachium usque , montesque , <ÌT mare ìnierjacet , sive striSius ab ^^ 
bona ad flumen Bolianam simul cum insulis Daimatta adscribunt ; reliqua 'vero 
Sa^um usque Croatice , Bosnce , Kassitt , se» Servile (e) . Ma venendo ora al 
nostro scopo, egli è diiaro, che Benedetto Vili., e Callisto II. con altri 
R. Pontefici per Regno di Zaculmia , Serbulia j e Tribunia intèndevano non 
già tre Regni , ma bensì tre grandi prdvincie , o Giupanie formanti con altre 
il gran Regno della Slavonia . Porfirogenito per Kegnum Papia non voIm già 
significare la sola città di Pavia , ò il Pavese propriamente detto, ma tutte 
le regioni soggette ai Re Longobardi , non potendo una sola città , o prò* 
vìncia costituire lin Regno.. Quindi i R- Pontéfici egualmente per arttonoma* 
-sia chiamavano queste provincie Regni ^ cioè esistenti nel gran Regno di Sla- 
voiiia per distinguerlo da quello ài Croazia , che andava, sorto il nome dei 
Dalmati is'tituito dopo, come osserva il Baronio,. intorno al lo^i. , e per in*- 
dividuare , e distinguere la provincia del Metropolita Ragusino da quella 
dello scismatico d' Acrida, e da quella dello Spalatense, la di cui giurisdK 
zione si estése unicamente sulla Croazia , e da Traù lungo la spiaggia nu* 
ritrima sino air Istria. Stefano Nemàgna per la grande estensione dì quesito 
Regno lo considerava come un Impero , e come successore di Simone Ne» 

ma- 
{à) LiL I. epist. 9. (b) In supplem. Hist, Hung. tonfiróumt , {cyPat. 4. Orb. 
j^olit, pa^, 4^. (</) In Introd. Geogr. lib, 4, e. ?. {e) Lib. 6, cup. J. 



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I4« J/nfichiii deir Illirica ^Éptdaurò 

magna. suo bisavolo , e del dJ 'Iui'''fig{it) Saba Arcivescovo degli Slavi febbè 
r alterigia d'intitolarsi- Jitìperatore '(Sk\\k Slavonia , e Romania. Ciò si ricava 
dallo statuto di Cancro («), siccórhcf'da quello di Ragusa si viene in chia* 
ro (i), che la provincia qm nominata^ Romania ebbe origine da Dolcigno in- 
verso r Oriente. Ecco le vere notfzie da:* opporsi a quelle del Prete Dioctet- 
te, del Marulo, dell'Arcidiacono, del Dandolo, e del Lucio. 

Dftl4;esto la Zacutmia era una di quelle quattro Giupanie , che i Re delia 
Slavonia avevano nella Dalmazia Orientate. Porfirogenito ce ne indica i con- 
fini in tal guisa : J£ Kausio Zachlumorum principatus imtium ducìt, & proten^ 
ditur ad Orontium ( Narenta \ flumen usque (e). La Penisola di Ponta colla 
città di Stagno apparteneva i questa provincia , ed in conseguenza come se- 
4e Vescovile al Ragusino Metropolita. Il Liifto benché sapesse, che Stagno 
era disunte quasi zoo. miglia Via Traù, pure contro il fatto si fece un dove* 
re di sottoporla a Spalatro. 

La Sorbulia , o Servia era un altro Principato della Slavonia, che abbrac- 
ciava le parti medkerranee della Dalmazia s^periore , cioè la Mesia , oggi 
Bossina , e la Rascia. 'La ili lei càph^te^lit^i la chiamano Sorbio , ed altri 
Servia , S' ignora in oggi la vera posizione di quest' antica città . 

La Trìbunia , o Terbunìa era altresì provincia deir (stesso Re degli Slavi . 
£ssa , al dir di Porfirogenito , incominciava da Cattaro, e si estendeva sin 
sopra Ragusa , confinando colla Zaculmia : ^ Decaicris ìncipit Tribunìct princi' 
patus , porrigiique se Kagusium usque , & versus montana Serblia adjacet (d) . 
La Città di Trebigne n'era la capitale. Questa antichissima sede Vescovile, 
checché se ne dica in contrario , fu prima soggetta a Salona , e quindi sem* 
pre a Ragusa . Rimettiamo i nostri lettori a Porfirogenito , se bramano ulte* 
rìori notizie di questi luoghi . Non possiamo però non osservare col Padre 
Cerva (r), che i Vescovi della Rascia, Bossina, Zaculmia, Tribunia , ed 
Albania sul fine del XIL secolo incominciarono apertamente a negare la do- 
vuta dipendenza al Metropolita di Ragusa • Alessandro II. , Innocenzo II. , 
Clemente III,, ed altri R. Pontefici ammonendo, minacciando, ed infliggen- 
do pene Canoniche ai Vescovi, ed ai Principi fecero il possibile per estirpare 
Io scisma appena nato . Fu però inutile ogni tentativo , mentre lo stato dèi 
Cristianesimo si rendeva di giorno in giorno sem^H-e più deplorabile in quel- 
le infelici contrade. Talora i Principi giusti , e Cattolici costringevano i 
Vescovi ribelli air obbedienza del Papa , e del Metropolita . Talora Vescovi 

pro- 
di) Cap. 440. pag. »7. (*) Cap. x9. lèi. %. (e) Cap. 33. {d) Cap. 50. 
(0 I?§ Pr9leg<m. 



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e di Kàgusa Pari. I. Lib. Uh 149 

pìt)bi> e zeUntif disprezzati i comandi, e le minaccie degli empj Principi, 
obbedivano da per se stessi ; ora i Principi con iniquo traffico esiggendo la- 
damo dalla Repubblica grosse somme di denaro pel diritto metropolitico al- 
lontanavano 1 Vescovi dalia dovuta obbedienza; ed ora i Vescovi per altri 
nK)tìvi ne alienavano gli animi dei Principi accendendo , e fomentando con* 
tro i Cattolici persecuzioni , e guerre . Così dall' ambizione , e dall' avarizia 
dei Principi , e dall* irreligione , e scostumatezza de' Vescovi , e Sacerdoti , 
corrotto V Impero , e il Sacerdozio , per insinuazione dei Greci , che si sfor- 
zavano di attirare al loro partito i vicini popoli , e Principi Slavi , si formò 
in quelle regioni uno sisma , che miseramente anche in oggi dura , e fa stra- 
ge. Dessan Duca di Cbelmo, ed il gran Giupano Nemagna ne furono gl'em* 
PI promotori . Questi due Principi seguiti poi dai lc»x> successori con mille 
raggiri procurarono d'indurre Roma a liberare i loro Vescovi dalla dipen- 
denza dell'Arcivescovo Ragusino , quasìcchè i loro Dominj fossero stati per 
q^uesto soggetti in parte alla Repubblica • Ma i Romani Pontefici conoscendo 
la volubilissima indole dei Principi , e la podiissima religione dei Vescovi , 
e sapendo inoltre , che quantunque in parole rispettassero il rito Latino , pu* 
re erano solamente portati per lo Slavo allora meritamente sospetto di Greco 
scisma , vollero sempre , che queste Provincie dipendessero dall'Arcivescovo 
di Ragusa , e che colla sua autorità vi custodisse il sacro deposito della fede • 
Anche dopo il secolo XII. vi fii però qualche Vescovo , e qualche Principe , 
che riconobbe la Chiesa di Roma come la madre , e la nuestra di tutte le 
altre* Ma alfine quei popolici che abbracciarono lo scisma, perseverarono sem* 
pre in esso» Da ciò nacquero due Vescovi negli stessi luoghi , tino di rita 
Cattolico-^Latino 7 e l'altro scismatico di rito Slavo-Greca. 

C A P O IX. 

1/ MttrtfptiU ^gmstno mm fu 9fNti'^sósiettù ad altri ^ che al 
A. Pmneficc^ come al presente. 

i3ono in parte scusabili quei moderni scrittori , che , avendo postecipato di 
pKi secoli r origine dell' Arcivescovato Ragusino , hanno poi fatto Ragusa 
per gran tempo suffragaiiea della Chiesa Spalatense . La profonda oscuri- 
tà , che ricopriva le. cose della Dalmazia avvenute nel tempo del basso Im- 
pero , e che abbiamo procurato ^i dissipare ; la scarsezza dei veri mo- 
numenti confusi con altri apocrifi , ed inventati a capriccio , che abbiamo 
elimhuto dalle antichità Ragusine ; le fiivole in fine del Dioclcate sostenu- 
te, e difese per tanti secoli dagli scrittori Veneti, Ddmatini, e Ragusei ^ le 
Tom, L X q\ia« 



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150 Jtniichitì deir Illirica ^Epidauro 

x|uali come tali dovevamo abbattere , e rigettarci potevano fàcilmente indurre 
in errore tutti coloro , che senza pigliar parte, più per Ragusa , che per Spa- 
latro non si fossero impegnati in un lungo > e tediosissimo esame su tutto 
ciò , che fu scritto intorno a questa materia • Ma quale scusa si potrebbe mai 
loro accordare , allorché essi assoggettano al Patriarca di Grado , o al Me* 
tropolita di Spalatro come Primate della Dalmazia l'Arcivescovo di Ragusa i 
e non arrecano alcuna prova delle loro asserzioni o manifestamente contrad* 
dittorie, o puramente gratuite? Infatti quall'autentico documento si può mai 
produrre in conferma di questa pretesa dipendenra f Pfa quante kollc Ponti- 
ficie , e monumenti , che conservansi negl' archivj di Grado , e di Spalatro » 
se ne mostri un solo, in cui questa soggezione sia, non diròt accennata ^.ed 
espressa, ma phe possa sottintendersi nella più remota maniera? In und se- 
coli, dacché' essi la pretendono, qual fu quella causa, che dagl' Arcivescovi 
Kagusei si devolvesse ai loro tribunali , o che non sia stata portata alla Sede 
Apostolica come loro immediata Sede Patriarcale ì Lo conobbe aiìche V Abi 
Coleti ; mentre apertamente attesu la mancanza di qualunque siasi docur 
mento : Nt^tét cxtant Poutificice lìtter<t , quarmm MuRoritMte IR^agusina m^rcpo-' 
lìs Grademi Pairiarchatui ( con eguale fondamento poteva asserire V istesso 
rapporto alla sede di Spalatro) subjiciatur; cum em adhuc supenint j quibm aii^ 
Ecchsia in illìus poUsiatem trénslata antiqmitus fumnt {d). 
< Ma qualora si esaminino le bolle dei preloduti Pontefici unite a tutte le 
altre scritte nei tempi posteriori agl'Arcivescovi Ragusini , ricavasi una prò* 
va indubitata contro questa dipendenza dalla seAt di Grado, e di Spalatro. Ia 
queste bolle essi ben lungi dall' assoggettare ad altri l'Arcivescovo di Ragu- 
sa, o di dare il minimo segno, che possa, o debba essere soggetto za akuao 
col nominare in esse qualche Primate , o Patriarca, riserbano anzi esplicitamen- 
te in perpetuo a se soli, e loro successori la di lui consacrazione, e concessione 
del pallio raccomandandogli, ed inculcandogli la dovuta divozione sJlaS.Sede, 
Quindi non è maraviglia, che l'Ughellio oppon^d<?si apertamente ai Veneti 
scrittori sostenga , che la metropoli Ragusina dipende immediatamente da4 

solo R. Pontefice : Constai Kagusìnum ^rchiepiseopaium K. Ponrifici im^ 

mediate subesse (*). Sigismondo Tudisi Vescovo ai Trebigne nelle sue mcr 
worie inedite osservando, che mentre alcuni Io facevano soggetto a quello di 
Grado , altri lo volevano nel tempo stesso dipendente da quello di Spalatro , 
ebbe pure a dire : E' falsa la moderna prriensiontt delljfrciwsccvo di Spalatra 
come Primate mi Kagnsinoj potendosi figurare , ch^ sìa stata consimile l'antica. 

Fi- 
(*) P^* 79- iP) ^'^- ^^^^' *^^- ^* '''^ H^miius PmrUrch. Qrad. 



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e di JiJtgiéSM Pari. I. Uh. Uh 151 

Finalmente il P. Cerva dopo aver approvata T opinione delP Ughellio la con*- 
fermò dicendo : %figunna porro vKiropolls nulli j praUr unum A. Pontifiiem, 
Primati 99I mmc moìrcm gerii , vel éliqnMth su^fff^ fuit j licei Venìii GrAthn* 
sì Paimrùha ni Frimaii subjkiendMm opiav^rìnìt quod suo hco in bisforia fur 
shis eftpend^mns (a). 

Il Ehindolo però tutto intento a deprìmere Io splendore della Chiesa RagU-* 
Sina per innalzare quella di Grado lasciò scritto ,..che nella famosa spedizio<* 
ne dei Venexiani per Negroponte la città di Ragusa sia caduta nelle loro 
mani, e che il suo Arcivescovo siasi sottomesso al Patriarca di Grado. II 
Lucio abbracciò il sentimento del Dandolo dicendo : Cum deinde Veneti cum 
Emanuele iellum relaium gererentt &" Kàgusiam aquisivissfni y ejusdem Archie- 
piscopum Pairiarchce Gradensi subjicere paSi suni , ui ipst Dandulus posi rela^ 
iam Trag. direpitonem referi . E poco dopo : otrchiepiseopus ( Kagusinus ) con^ 
seniiemibus Cleris , & pepulo , cònsensus futi suaup Ecclesiam subjicere Gradensi 
Pairiarcb<ej si hoc a Papa poierii obiineri (*). Il Celebre Moris. Manzi convie- 
ne anche col Lucio jn tal ^uìsz : ^ccessii seguenti anno {secundoPoniificaiusA* 
driani IV. ynempe anno 1155.) alierum Gradensi Patri arcba decus uliro se sub'^ 
dente Michaeie Ragusino Archiepiscopo (e). II Padre Dolci in fine aderendo in 
tutto, e per tutto ài surriferiti scrittori conchiude pure : Kaguyinus vero, & 
Jaderiinus se uliro Gradensi subdidere Pairiarchce (d) . 

Il Lucio , il Manzi , ed il Dolci essendosi attenuti alla semplice autoritJi 
del Dandolo non accrescono al din pesò di più alla difficolta • Accordando 
adunque per ori , che Ragusa si arrendesse in quelF incontro ai Veneziani , 
C la qual cosa poi negheremo altrove con ragione ) donde ricava il Dandolo 
questo assoggettamento al Patriarca di Grado? Dove sono i patti dell'arresa 
di Ragusa coìr espressa condizione , che la sua Chiesa s* assoggettasse a quel- 
la dì Grado ? Era forse d' uopo , che essendo Ragusa dei Veneziani , la Sede 
metropolitica ne dovesse seguire- anche essa il destino? Ma perchè niuno 
scrittore contemporaneo ci ha tramandato un fatto , che gì' imparziali autori 
della storia Ecclesiastica y ed in specie gì' encomiatori di Venezia , e della 
sua Chiesa non avrebbero certamente ommesso? Il Lucio, il quale ora dice, 
che il Metropolita Ragusino vi fu costretto (paBi sunt)y edora, che da per se 
stesso d'accordo col popolo { Conseniientibus Cleris ^ & populo) vi si assogget> 
tasse , con una palpabile contraddizione distrugge ogni |>robabiIità di questo 
fatto . Potevano fra loro pattuire come meglio loro piaceva ; ma sarebbe sta* 

to ' 

{a) In prolegonp. X^'Lib. ^ (r) Ad Tom. III. Thomas ini pag. 6%t. 

{d) In Disferi. supradf. 
X ^ 



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JJ» Jbaicbiti dclP Illirica 'Epidaufò 

to di niun valore ogni lor contratto senza V intelligenza , e V assènso del Pa • 
pa : cosa , che , dopo aver unito ad un tempo stesso la libertà dell' Arcive- 
scovo Ragusino , e la richiesta convenzione da parte dei Veneziani , non 
tacque (Si hoc a Papa poierii óbtineri) D'altronde qual cosà più strana , ed 
incredibile , quanto il dire , che un Arcivescovo , il quale immediatamente 
dipende dalla prima Sede , cioè dal R. Pontefice , voglia da per se stesso ri- 
nunziare ad una sì bella prerogativa per sottomettersi ad un' altra Chiesa, 
da cui è per lui gloriosa cosa il noft dipendere? Se poi la S. Sede approvò 
il contratto^ e rinvestì realmente il Patriarca di Grado della giurisdizione sul 
Ragusino, dove è la bolla, e perchè non si produce? 

L' Ughellio , che ebbe sotto gì' occhi la cronaca del Dandolo , non le die- 
de maggior fede di quello , che essa si meritava j anzi V impugnò , perchè 
non basta asserire i fatti , ma conviene documentarli : Posi Jadrcnsìs Archie^ 
piscopi subjeHionem scquenti anno ( teste Dandolo ) Epidaurm in partibus Dah 
mafia ad ^driaticum mare cizfitas tst opposita Italice , vulgo Ragusa per Vene-- 
forum ducem expugnaia , Tiberius ( Tribunus ) Michael Hagusinorum jfrcbiepi* 
scopus , consentienie Clero , & populo , se submisii Henrico Gradensi Patriarchi , 
ejusque successoribus , bac addita condiiione , si hoc summo , Pjomancque Pontifici 
'visum fuisset .\An 'vero id assequuti fuerint , tton constai {a). Non consta 
I. perchè Adriano IV,, di cui il Manzi {b) produce la bolla per confermare 
la vera dipendenza dello Zarattino , non parla in essa di quello di Ragusa; 
i. non consta , perchè , Alessandro III. , e -Lucio III. , i di cui Brevi in con- 
ferma parimenti della soggezione dello Zarattino al Gradense sono citati dal 
Dandolo , e dal Lucio {e) , non comprendono in essi nemmeno per immagina* 
zione II Ragusino; 3. non consta finalmente , perchè f Ughellio , dall' auto- 
rità del quale i sopraccitati scrittori arbitrariathente , e senza render ragione 
si discostano , aveva documenti in contrario , cioè la consuetudine degl' Ar- 
civescovi Ragusini , i quali dalla prima origine della loro metropoli non ri- 
conobbero , che il solo Pontefice R. , e perciò egli concluse Constat iamen .... 
K. Pontifici immediate subesse. Natale Alessandro {d) parla anche esso dell'as- 
soggettamento di quello di Zara 9 ma del Ragusino non fa alcuna menzione. 
Qiiindi l'Autore d'un recente opuscoletto, che aderisce in tutto al Lucio, in 
vece di portarci V articolo del preteso accordo fra il Gradense , ed il Ragusino 
aon poteva discordare dall'Ughellio, e da Natale Alessandro, se non col fare 
pubblica la bolla, che lo confermi. Et si Dominus Dux j Egli dice, a Domino 
Papa poterli obtinere, quod Archiepiscopatus Ragusii Gradensi Ecclesia subponatur, 

^ ejus 

{a) Ibid. {b) Ibid. (e) Ibid. {d) Hìstor. Eccles. tom. Uh cap. t. , art. 8, 



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e di Kaguss Pari. I. Lib. lU. 15) 

^us fleSHonem prétsenUbunt D. fgtriarcba Gradensi €<mfirmationem eìeEìioms 
fasiuldfrtes y & , Cùfifirtnaiione fmSa , nìcmei eleSus ad Sedem Patriarchdlcm , & 
cmsccra$ioncm da man» sua accipict, facictque ci fideliiatemy rrvereniiam, & 
AedìcnHam deUtam ci e^hibcrc promittens (a) * Le condizioni , a dire il vero , 
non erano piccole; ma il fatto si è, che in ninna memoria edita , p inedita 
non si troverii mai , che gì' Arcivescovi Ragusini siano stati presentati al Pa- 
triarca di Grado per aver da lui la conferma della loro elezione , per rice- 
vere dalle sue mini lar consacrazione , e per fargli giuramento di fedeltà , di 
ossequio , e di obbedienza • Del res'ò sono noubili gli anacronismi dei citati 
scrittori rapporto all' epoca di questo fatto : cosa > che indebolisce sempre 
più , per non dir altro , la loro gratuiu supposizione . Il P. Cerva (b) guidato 
da una bolla di Adriano IV. sumpata dalFAb. Coleti (e) ammette ilt>rìnci- 
pio deir Arcivescovato di Tribuno Michele nel iijS.» ed il passaggio della 
jlotu Veneta sotto Ragusa sei 117». Il Muratori (d) non discorda, che d'un 
anno y ponendolo nel 1171. Quindi TUghelIio, che assegna questi avveni- 
menti air anno 115^, diede motivo al Manzi, ed al Dolci di ascriverli 
all'anno 1155.» con quesu diflferenza però , che TUghelIio avendo trovata 
priva di fondamento questa pretesa dipendenza la negò affatto , benché sba^ 
gli nel tempo , ed il Manzi , e il Dolci supponendo certo ci^ ,. che era già 
da lui negato , contro ogni ragione , e buona critica V hanno ammesso per ve- 
ro . £ ciò bastando rapporto alla Chiesa di Grado , passiamo a quella di 
Spalatro . < 

Qi Autori delV nitrico sacro (e) ci fanno sapere, che gli Arcivescovi di 
Spalatro fino dagP antichi tempi si sono intitolati Primati non solo della DaK 
mazia, e Croazia, ma ben anche della Slavonia. Sia pure. Ma questo tito- 
lo , che hanno potuto arrogarsi da per se stessi , fu loro confermato dalla 
Si Sede , e portò subito , e stabilmente l'esercizio di qualche Ecclesiastica 
potestà sugr altri Arcivescovi della Dalmazia ? Id quod , dice il Parlati (/) 
probabili cojtjeSura , & rottone verisimile esse osiendimus , cum nulli codices 
nulla vsternm testimonia suppcterent , quibus id verH% , ac certum esse demcn» 
strare possemus . Ora sapendosi , che gli antichi Arcivescovi di Salona non 
furono mai dalla S. Sede decorati del titolo Prim^ Sedis Episcopi , secondo 
le regole Canoniche, chi senza fi minimo documento vorri accordare un si- 
mile privilegio ai loro successori di Spalatro ? Per la qual cosa sino all'epo- 
ca 

(a) Apud Coleti pag. 79. (b) in Tribuno ^rchiep. {e) Pag. 79, 

{d) Ton. IO. Jlnntl. d'Italia. {e) Tom. x. pag. 301., ejr seqq. Tom. J. pag. 
.108. 189. 197. , & pag. 79, Uhi. Fede. ^^g. (f) Tom. j. pag. 10». 



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PS 4^ Jlntìchi^ . dea' UliricA^ EpidaMy& 

ca ài Alessan^o HI., ii cai il Farlati riporca aicuoe lettere scritte a Gfae* 
rarda , ed a Rainerio Arcivescovi Spalatensi col tìtolo ii Lcgaìi ..j^miolkì t, 
senza tema d'alcuna taccia è permesso il ^iabiume^ Ma anche sai nome dt. 
LepUo jtposiolkù conteirato nelle sole lettere d' Alessandro dirette ai sofò due 
riferiti Arcivescovi possono farsi 90it peche osservazioni forse vere j er.gìudir 
ctose . E primieramente non si potrebbe credere , che per qualche commisaioiP' 
ne straordinaria Gherardo ^ e Rainerio fossero stati dichiarati Legati Aposto- 
lici da Alessandro , e che un tal titolo cessasse al finir della loro legaziose) 
Se il titolo di Primate fosse stato' annesso t>n^riatnefite alla Sede di Spala* 
tro, come, per esempio ^ Io era a quella di Tessalancca> di Prioria Giiminiar» 
na, di Arles, ed a varie altre della Francia , Spagna, e Germania, gii An- 
tecessori di Alessandro nei loro Brevi non l' arremberò certamente ommesso^ 
Maggiormente poi cresce il dubbio , quando si considera , che Y istesso Ales- 
sandro III.- scrivendo a Pietro Lombardo Arcivescovo di Spalatro ommette 
affatto la formola di ^pesiolicut S^dìs Legato adoprata dopo con Glierardo» 
e Rainerio . I successori d'Alessandro Urbano III. , e Clemente Ilt nelle lo- 
ro bolle dirette a Pietro VII. , ed a Pietro Vili. Arcivescovi Spalatensi la 
tralasciano del pari , tuttocchè si debba supporre , che ignorar non potessero il 
preteso privil^io concesso per la prima volta alla Chiesa di Spalatro da un 
loro Antecessore. Fra gli stessi Arcivescovi posteriori a Gherardo, e Raine- 
rio appena qualcheduno si chiama da se stesso Primate nei pubblici instro- 
menti; anzi nemmeno in tutte le scritture attribuite all' istesso Gherardo, é 
Raineria ritrovasi la loro sottoscrizione coir aggiunta di Primate loro cances^ 
sa , in ipotesi , da Alessandro III. Né giova il dire col Farlati , clie quelli 
amichi Arcivescovi essendo suti uomini assai semplici , e buoni erano poco 
solleciti di untale onorifico titolo . Perciocché siccome particolarmente neiriN 
lirico in quei secoli di rozzezza erano continue le liti j e le contese fra i 
Metropoliti , ed i suflfraganei ; cos^ V istesso sarebbe accaduto fra i Primati , e 
gV Arcivescovi , se quelli avessero io certa guisa rinunziato alla loro giurisdi- 
zione col trascurarne il titolo , a cui era annessa. Quindi se l'umiltà poteva 
suggerire di sopprimere la clausula di Primate , o Legato della Sede Aposto- 
lica, r obbligo di conservare alla propria Chiesa tutti i privilegi, Tamore del 
buon ordine , e l'uso contrario praticato da tutti i veri Primati richiedeva 
assolutamente, che negli atti pubblici, e d'importanza gl'Arci vescovi di Spa- 
latro si sottoscrivessero con tutti i loro titoli , appunto per non dar occasione 
ai disturbi , ed alle dissensioni • 

. Ma si ammetta pure , che le lettere d'Alessandro in quanto al titolo di le- 
gato si debbano intendere, e spiegare come si vuole dal Farlati > cioè, che 

quì- 



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e di Ragusa Parf. L Uù. ItL' if$ 

qurvi Io Spalatense ^a suto dichiarato uno dei Pairiarchi minori^ o roglianv) 
dire , Prìmttd^ come quello di Graido, non isi può poi negare, die Innocen* 
zolli, coli'approvazione di un ^acro conti! b£camej}ica («) abbia ri^recato ulì 
']^vrifeg5« il Psme&Ge ordmt quivi\ che in Apfirefiso non vi sarebbero stati» 
che quattro Patnaxdii t -fra ixjuali non emendo eaumesato lo Spalatense , lasi^ 
superiorità sul RasmioD qnarisce afiàtto come ^ua sogno. Ma su quale auten- 
tico documento il Fadad , ed il Dolci liatmo potuto asserire, che la Sed^ 
Ra^usina gli sia ^tau, e gli .sia tuttora sog^tàtta. Um ^tg^mtha me^opqlisf 
dice il dFmtlatì , qsutm .Aytbiepis^xfpms ^ Ù" Frimas Sjmlakmsh in poUsiaU sua 
ttiam num ntinH (b) £d 31 Dobci: KfiiSttm .toìmn timm pati obteMum pah 
lium non nibH jush in nos Frettili Spakttemsi ; man . qmdem ut o€rchiepisc§r 
fo , sed. nt Primati. A sentir T Accidiacano , ed i :suoi fiaiuorl , gli Ac- 
civescovr di Spsl^tro yiiwaoo txmtkmamente in guandia , onde: avere dap* 
frindpio il Rsgusino ^er: loro a uffiaeaiip o^ ie .quindi :ptt tenefaelo sogget^ 
come Primati . Frattanto ti\tta T antichità fra i!itnniecifta doviz:ia d^i suqì 
monumenti non ci offre , che la sola citata lettera dì S. Gregorio VII. nel 
1078. scritta a Michele Re degli Slavi • Da essa si rileva j che lo Spalatense > 
ed il Ragusino avevano fra loro non si sa qual differenza per tutto altro , 
che per questa supposta dipendenza ; mentre V istesso S. Gregorio {e) aveva 
gik due anni prima approvata l'elezione di Pietro Arcivescovo Ragusino, il 
quale appunto in quella qualunque siasi contesa sull'esempio dei suoi Pre* 
decessori si era rivolto a Roma come alla sua Sede Patriarcale . Finalmen- 
te il Sig. Ab. Coleti, il quale intanto sostiene, che la Chiesa Ragusina nel 
l^l^. non fosse assoggettata al Patriarca di Grado, in quanto che doveva Iq 
Spalatense gagliardamente opporsi .9 affinchè la dignità del suo Primato non 
venisse scemau col sottrargli dall' xftJbedienza ancora il Ragusino {tum quia 
^rchtepiscopus Spalatensis totis 'viri bus obsistere debuity ne, Jader ensi metropoli 
sìbi adempta , Kagusina quoque Ecclesia Gradensi Patriarch<t subje^ione prima* 
ius sui dignitas, &jura nimìum imminuerentur (rf),) era egualmente in dove- 
re di arrecarne delle prove , e dei documenti. Se non vi fosse stato altro 
motivo, che questo, il Patriarca di Grado avrebbe forse ottenuto il suo in- 
tento, come r ottenne sulla Chiesa di Zara. Ma la^ grande ragione era, per- 
chè la metropoli di Ragusa dipendeva dal solo Romano Pontefice , il quale, 
in quella occasione stimò a proposito di non derogare ad un tal diritto. In- 
fatti il prelodato Ughellio non ci dice , che il Ragusino non fu sottomesso 

al 

(a) Cap. antiqua de pri'vilegiis &c. .{b) Tom. x. pag. 310. 

(e) Colet. pag. jj. , ^ seq. (d) Loco supracit. 



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is6 ^Antichità drtnilmca-'EpidaurB e di Kaguta Parti. LiB.lIL 

al Patriarca di Grado, perchè vi si opponeva Io Spalatense, ma sì bene per 
che immediatamente dipendeva dal Romano Pontefice : Consut iamcn Kagtt-» 
sinmn ^rchiepiscopatum K. Pùniifici immediate subesse . 

£ccoci ginnti al termine di una questione lunghissima » che ai poco aman- 
ti delle materie Ecclesiastiche sembrerà inutile , e ad altri trattata fuor di 
proposito. Benché potesse essere il soggetto di una particolare disertazione; 
noi non l' abbiam voluta distaccare dalle antichità di Ragusa , di cui meri- 
tamente forma una parte. L'eruditissima opera del Sig. Ab. Coleti usciu 
alla luce mentre noi scrivevamo sulla storia di Ragusa » e la diversità del 
pareri tra gli stessi nazionali ^u questa materia ci hanno impegnati a traN 
tarla diffusamente con tutto V ordine possibile malgrado la fatica gravissima j 
che abbiam dovuto incontrare nel condurla a fine. Fossimo almeno riusciti 
nella nostra intrapresa ! Una tale lusinga sarebbe un compenso alle nostre ùu^ 
tiche, e uno scudo contro la disapprovazione ^ e la aitica , dalla quale noa 
andranno esenti i nostri deboli sforzi. 



i4UC^£^ 



IN- 



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I . N T R O D , U Z I. O ,N M.,.. 



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ALLA PAR'TE S£^C^^ 

y :: .DEì L T.O MjQ PAI MO . : ' 

•'•!-; V ^ •- - 'f t Sutiitrrh^^^hMr^i Kwgmm. ^ 

U^ . .,.0 ^ . ; . ;. '^ /i* :*.'•;■ i *' •' ' -^ ' \| «^ . ■ - ; :• . ^- . 

na lunga -sene ^di.giUDxetii di j&ttli^^'trmi, 4i . leghe^ di tifàkti^tti > ci di ^l- 
Wi «>oirito$i:;*v^iumMti c-otò^ dMLjd'ocdkiarfa si tichi«le .pér^defitare.l'en-r 
tu^iasmo albiàtódco, e allettàfe r^ainrio ^k fàeà legge; Uoa istìoria però, che 
invece di presénure scene.4i deaolttiooe, e di orrore abbracci i fetti di una 
n^rrofle, che^von^coHa ibraa> fa^ile^^isoraa.^i' gràAdi Impen^ mal colla più 
r^nau polidca^bbb'jStfMto pf^r molti secoli. conservarsi libera malgrado le 
fÌLf iéririche jciroc>$Ui»e, fui^ tawo pii».!ktft»3sare<? cbi scrive, .e chi la; Ug-* 
èe; quanto maggiorm^ote, si yoggono in essa cttripegghire le forze ammirabili 
à^Uo spirito rutnano* Tale è U &t»rla.della. Re{wbbli(^ di Ragusa. Nei^prìmi 
secoli esMi dovette sostenere alOiOe gnerce coi ricini Prifacipi Slavi, da cui si 
disimpegno con val9re^, e nei ttmpi posteriori non fece uso di altre armi, che 
(H una saggia politica > colla qiiajie seppe merittrsi lavaleviole amicizia deiPo^ 
ientati d' Europa,, e godere linza osteoQitione i^beni d'una soli4a pace accre* 
iciuti dai vantaggi d'utiflptidACommi^^citr. Q)iindi i Ragusei reggendosi ^nicaT 
mente col talento diedc^: in^ <^ni tempo. magnifid esempi di. virtù privale, e 
pid>bliche, e di una sÌBgaitate cottura infogni genere di beUe ani, ediicipliae. 
Avevamo noi dapprincipio fissato di presentare con belF ordine come in uà 
quadro quanto appartiene a, Quesu Repjiibb! Jca dalla fondazione di Ragusa sino 
al présente; né abbandonammo siffatta idea^ fmchè coli' ejyperie^sa non ci per-; 
suadempio , die un tale.prq§etto non 41 p<>teva per molti riguardi e^fettiarev 
La monotonia sarebbe suj:o il primo incoAyeniente pert T ocdienra: d^ una sola 
téla ; poiché dalla scoria del più bel secolo àX Ragusa venendosi di teggieri in 
cognizione di tutti gli altri, che a quello. s'avvicinano, o sene discostano as- 
sai poco, noi avremmo dovuto ripetere I^. stesse cose con £utidip nostro^ e de' 
nostri lettori. A ciò si aggiunge, ch^^egiii fatto isCorico, di cui le circottan* 
ze sono soggette alla contraddizione , p al dqbbio^ |h>o potendpsi produrre alla 
luce senza prima esser dibattuto 9 o gtustifiotto, d^ un irrefragabile doqimento , 
moi non pc^evamo.dar.per certi quei punti della storia Ragusina , che vengo- 
^ao 'contradetti, o che non sono ancora contestati da pubblici documenti. La 
discussione , e Tesarne era adunque indispensabile , ed una marcia istorìca^ 
xhe comprendesse i fatti^d'ogni secpioi, fi sjijnbw» UM Jinpr^s» desìdftrabit?, 
,^C%i«L y' ma 



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Goiogle 



i:5« 

ina^da non potersi eseguìif^ seftz^-teitaèritìi, éi iinprurfenià . Una esatta rivista 
del grande archivio della Repubblica ripieno di una quantità di scritture, di« 
promi , edr isttìDinenit.'Laliirio Slavi 1 l!^Air^ ^ ^SiIralUpiwto ivijebbe potuto 
somministrare immensi lumi non solo rapporto alla storia di Ragusa , ma an- 
che della Slavonìa, é'Crùatìi\ *Noà^cl sarebbe stia >nidno necessaria la let- 
tura dei così detti libri delle Parti dei Pregati j e soprattutto di quelli delle 
siringhe y in cui trovasi disev^i e spiegata 'f^orrgme, 'ed il motivo di qualun- 
que determinazione, e provvedimento. Ma quantunque avessimo potuto esami- 
nare a beIPagidilpul)bl]co irdiivio^tft quéi vcilominostehni codia, ichet^orifl^^^ 
co, e saggio stabilimento, posano sottauito essere ronsultsti dai Sedatóri it^^caricft 
]^ lotK) iBtruzione^^'e rf^tmismov attrrdifficoltà.insarmontainli ci avrebblM'Q 
imi)edito di poter tetere. una stona eontinùata'^ Gr^incendj , i terremoti,. la 
|>estei e il 'tempo, che col 'vorticoso giro* de' Secali ^istrogge «sgntcosa', ban« 
no resk) Tarchivio mancanteidMoteressantis^imi moAì9tienti.<irAnnaliatì» cher 
nbn^ hinìk> curata i vuoti prodotti dafla perdila -di ^leste scrìcm» 19 arche li 
hanno fe'tózarramente riempiti di contradditiKKrié ^upporixioni per conttnufj-^ J4 
filo dei loro ì^cconti ^ ci avrebbero portati fiia tó ;assurd4ta, e IMncerteizA 2|d 
abbattete T opera della Joro credulità, e del teio capriccio seoz« speranza :4i 
^ottrvi sostituire il vero. Laonde noi siamo Mila ferma persuasione , chei.3 
tnetodo di trattare le materie in tanti capitoli separali^ e di non asserire co^ 
sa àkiuda 9 che non sift contestata da4Gondola, dal Ri«ti, dal Tudis},je dal 
GerVà / dhe si 90110 af&coiati non soto^ all' i^rchivio delta Repqbblita, ma an* 
che ''a quello- dei Monaci di iLacroma non meno rispettabile per le antiche 
nM?morie cOgcwteP perfino ^al Monitori , sia per ora il più pioprio ^ onde seri* 
fé^ela StOTia di ilagttsa» Pigliando poi separatamente di mira l-antichitk del 
^orertio Aristoeii^tìco^ e la sua forma,, lo zelo j)er la religione Cattolica, la 
reÌBisIaii6fte,»g«^«tì^it:cstotnik,ej carattere, le cà«e, e gP^ttl della coltura 
de'Kagusei y -1 -principj , i pro§p«si , -e dMaAentìi del joro antico commercia 
fenteftre i'^cf wfaritimo noi teptameiite ijiidla immetteremo di ciò , che è piii 
importante . <An£Ì potremo tithiamare ìi quésti ^wt\ principali moka erudii 
ifonè patria , the non avrebbe avato^luogo senza una tale divisione. Final- 
mente "ad Olita delle indicate -difficoltìi noi ci.rforzseremo di presentaife ai no- 
stri fèttòti ^^n^aadro IstoriGÒ i^e ctonologicafmeme iK)titengala «erie deiiatti 
^iii timar^t^li appartéìientl rila Repubblica dì Ragusa • Ricordiamo ai nostri 
lettóH H-titdlodi questa opera .^ Se egKno vi troveranno più di ^idlo r ^*^ 
liib ff omette, e sé ^1 tutto unkò infieme sarà capace di recare qttatch»rafi«t 
faggio afla -gioventà Rtfgusea , e di risvegliare a qualche ingegna più felice 
Kidea di accingerei «a trattar meglio le istesse cose con minor fatica ^ noi avce* 
ma rii*»tata' fl ^a aW!«6 Htftt^^dèinorttKrava^/ e sndori. . 



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V A R T £ S £ C a N D A. 

L I B R O P R I M O 

SuLLA'. ffTO».lA CLVILB. i>l Ra:«.USA.. 

C A P O I. 

TtOìmmanzé mM émiclntà deUu M^faiWica 4f X^j» . . i 

^nielmo Baodori (m)^ e Sertiino Córta (5) sono di avviso^ che Ragusa lor 
patria sia stata liberà fino dalla sua fondazione. Mr* Ricaut nel diritto puk^ 
Slicò dclP.Emrepa dell'Aia Mably parlando di Ragusa cosi si esprime: Sw pm^ 
wmemfn^y cn fonm de' Rèptthliqmc f ctt fli$s éweUm^ que ttlui dt VhUsé. Fìr 
nalmèste Forfrógenbo non annovera più Ragusa fra quelle cittk Dalmatico- 
Romane » le "quali per concessione dì Basilb Macedone » onde aiter.lm pace 
cogli Slavi f pagavano loro porzione di quel tributo > che prima si dava al 
Pretore Cesareo. Sed crnm wiam iolcrare nm pcssent > egli dice > ad BajiHum 
illnm pfitclarum Imfemtorem aecesserunt ( le città marittime ) , cumquc ùs a 
nMs còmmemùMas edocuirtmi . Is itaqut Imferafor aaSér fuit , ut m pm$ia « 
qiht P fattori Sùlmtafà , ScUvis dareftt pasis camsa , dr Prateri exiguum aliqùii 
fèndrremt ad oxiemSUkdam d$mUXM$ Komanis lmf9rMÈoribMs.y tr ip4o$Mm grétto:- 
ri dfUiam subjeSièmem, & tervitmiim . jHqinfex iUo tempore omnes i^a niv 
bes ScU'VOirmm trOàuritè pa3a iptis solvam-y AsfkaUttus qmdtm urks ntèmis^ 
maU ducefdà , Tetirégurium unmrmttts cemtmm. Diodora cenium ^ & dtcetn^ 
Opsmra eentmmy Arhè ttMrnmy Becla.ceMumf ita mi- mniversim ejiieia n^mitr 
mata uptingenta > & dac^m » axctf$o vino y & t^cicris spicicbns di'oetnt j qnas 
frétter pnediSp/àm nnmimai$àm summam exhibebani (e) « Ragusa pertanto' 
«oteo Basilio Macedone » cioè nel Hi. nòn^veva più alcuna dipendenza dai 
Greci, ed era già amica > ed alleata dei Principi deHa Zaculma» é Tribo- 
niay ai quali pagava » at dire di Por&ngentto (^); unr picoaU «^mma di da- 
ìùao per ritrarre da qoeste du^ limkvofe Provincie Jl naet^wrio al proprio 
sostentamento : C^éràm t^puiièm, wrbe medium jaai ìn^er kas daas regiones, 
nimirum ZMbùlnmrum regfonem , TerbnniamqM ^ & bubeHi RjemsM àves in 
• * :.>.'':*. i . ' mtra^ . 

(a) In Animai, ad P^rphirog. tom. u. (b) In Prclfgom. (e) Cap. 30. 

{ijìhid: - .--•--> . j . 

y % 



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iCo Notizie iìiùrìeo'- Crìtiche 

ufrdque bac regione etiam vineas suas , penduntque Zachulmcrum qutdem Prìn* 
iipi nurns^nata iriginki sex y Teiéurda wro^ Princ^ numismata iotidem ^ 
Ma sotto Io stesso Basilio , benché Ragusa in apparenza continuasse a rap* 
presentare la metropoli del k Dalmazia , iv^t fe0^ re^Qre y |che U libera , di 
cui gik godeva , era dovuta alla sua situazione , e specialmente alla bfavura , 
ed al coraggio ^de- suoi cittadini . 11 pia volte citato Porfirogenito descrive 
r assedio posto dai Saraceni contro Ragusa > e perchè quello , che egli ne di-* 
ce , è sommamente valutabile , e finora non abbastanza conosciuto, noi ne 
diamo qui la traduzione del Banduri , riserbandoci ad illustrarla in luogo piik 
opportuno.. Posi aliquod^ tsetù Umpoi4s , pnerìtir^ ilh , uc sémpcr memorando 
Basilio frttìM ìmperii moderante , 'venientes ah africa Saraceni cum Soldan» , 
%aha , i^ Calpbonc , nADÌhusque XXXIU. applicuerunt in Dalmatia ,' atqUe ufles 
Bniohi, Ko/tf 9 & inferius Decatera expugnarunt ; inde adversus Hagutium pro^ 
feBi eam urbem obsidione cimSam qmindecim ienuere mcnses . TMm Hagusini ^i- 
'^es in ahgmtias ^ddaSi JSasitìo semper Pfemorandfi\Rpmamrùm Imperatori id 
^gnificarnnt bisce nserhis ': Miserere nostri , neque mos permifie ab iwfidelibus 
pessumdari: eaque re Imperator motus Hìce^m Patricium mittit Drungarium rei 
naTMilis y Orypham cognominatum y cum Cbelandiis centnm • Ai Saraceni ubi ad^ 
fuiurum mox cum classe • Patricium rei nazmlis Drungarium re serve ruHt y ab ob* 
sidione Kagusìrue urbis discesserunt > ^ in Longobardiam trajicientes urbem Ba^ 
rium obsidione dnxerunt y eicpugnaruntque . Tunc Soldanus j esttruais ibi paléh^ 
fiis ,^ Longobardiam omnem S^omam usque annos quadragima fenkii. Hac iiaque 
de CMusa Imperator ad Lud^vicum Francia Kegem y & ad Papm» P^manum /r- 
gatos misit peiiium y ut exerciiui a se misso auxilium fèrani : qui mtcrque pr- 
iiom ejus obsequentes cum magna manu junguwt se copiis ipsiùs una cumCbroia^ 
iiSy Serviisy Satbtumisy Terbufdoiis yXan^litis y & Pjìgusims y cu^Stìsque Daimar 
Hte oppidorum incolis ( nam hi omnes ex Imperatorir inandàto aderani ); qtdin 
Lmgobardiam trajicientes urbem Barim obsederuni , txpugparuntque . Sciendum 
^utem tst y quod Cbrobatos , reliquosque Sciavorum Prindpes Kagusini d'uef suis 
navibus in Longobardiam iransmiserint (a). I Ragusei ebbero in questa. guerra 
<ontro i Saraceni una parte così grande , che al dire di Lcgoteta la ^onquH 
-stata cfttk di Bari rimase in toro pocÀe; Le siié ^ole sono le seguenti: 
Soidanus Agarenorum Princeps, capto Bario 9 qtue Pjsgusiorum.iarbs magna esi y 
In eoque posiiis sedibus y multas -alias urbts y iHuque JiripiebatXb) . Parfimgent«> 
to però scrive, che BasHio la ritenne pei* se, ed ii.Btiiduri cbn&ssa di noa 
aver trovata appresso alcuno scrittore la ragione , .per cui Simone Logoteta 

: - l'ab- 

(a) €ap. 29. (b) Ad an. xj. Jmp. Basilii Maced. apud Bandur. tom. ni 



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sulla AepuiiUcà di K^^uìa Tari, IL Lib. h iti 

JPifctót &tU de' Ragusei. Rilevatido io da anjicbi clocumemi , che ^questa 
città dopo queir epoca divenne suCHrafanea del Metropoliti Raguiino > mi, pa» 
j^, che cid sia ima novella prora' per cre4ere, che BasUb;. Onde beneficare, 
e rendersi sempre pik affezionati ì Ragusei > ai quali era in gran parte dovu^ 
H. li:, sairefza della Dalmazia , lasciasse- Bari sotto il loro comando. Né 
avrebbe egli con a?) isrednto di averla alitata dall' impero ; giatdiè, dpp^ 

^4jueHa strepitosa vittoria, egli forse $i lusingava di essersi stabilmente assicu» 
«ta la Dalmazia, e Ragusa di lei capitale. Sotto questo aspettò sarebbe con* 
cfliabile T autorità di Porfirogenìto., e 4! Sìm<toe;JLogptejta; Checché si vo- 
glia crede^ye , è ami rimarcàbile ciò, che dice il Bancari suU'jiAdottofiisso 
di Posfirqgenito pef conoscere a qual :àlto gridO: dì for^a , e tìputazipne fosie 
giunta Ragusa in quei tenipi. Sath ilhstrc , egli! dic^ , est hoc Porfiroginìti 
4tsiìmmum ad urbis Ragusimf patriot mete anfiquitatem comprobandam; quìpp^ 

\mnQ speculo, Basilio M. imperante^ ScldDorUm Prindfum aumliarsf C^pias ad 
Barium urbem :rccuperahdait^ ih JtpuJiam Niisiraifs pr^prìis navibf^sjransfprt^r 
runtyui Porpbirólenlius adnHat; quas prvful dubìo non iabuisset V^g^ina urbs 
norifi .accula ^, i^isi jnm 'ab aliquét s acculi s fundo^k esset , ac fi^renfisiìmOi mtro^ 
polis mius Kom^t^nst geniis , qua in Dalmatia trai (rf) . , : :. 

L'assedio di Ragusa , e: di Bari ci ha fatto perder di vista con una Unga 
digressione il nostro scopo principale. Pei' ritornar dungue alla liberta de; 
Ragusei, egli è certo, <^ nei trattati o di alleanza, o di pace;, o:di cpm^ 
naertìo fatti coi. Principi della Zaculmia , e'Tifibutóa ib)y coi Nayefitani* ^) , 
coi Veneziani , coi Greci Cesari (^f), e coi Normanni Re di; Sfcilià (0 Ra- 
gusa agì sempre come Repubblica pienamente libera, e già aristocratica, os» 

' sìa governata dai soli Nobili J II iegutìite instromento (/) , in cui è nomi- 
nato il Gonfalone , o Prèside della Repubblica insieme cogli altri Nobili, 
aion ce ne lascia pùnto dubitare/!» n^mne Domini Dei gettmi mense augusti 
indiSione sexta temporibus sanSorum Imperatorum Basilii y & Constantini : 'Srf 
'Ve resordatìonis faShm^a nobis Vitali jfrchiepis^po ,, & Latnpridio Preside rf- 
"tHtatis Kagusitana una. cùm omnibus ejùsdem £i'vit4tis N$bililfus^(, Qfi^sto 
istromento rimonta senia' contrasto al loij,, mail Tudisi spstien^ con forti 
ragioini , che si deve rifortaxe al 997- In altre, autentiche carte di poco pei- 
stcriori alla citata , ed in v^rie bolle, de' Romani Pontefici , The isi possono 
cedere appresso il Cofeti, Ragtìsa apparisce; egualmente libera v- ed aristocra- 
tica, giacché é sempre nonunato il capa della Repubblica cogli ahri, Nobili» 
-; Gio- ' 

(a) Ibidem, {b) Porphirog, loto cit. (e) Orbinus pag, j8a. (d) Iresti lib. f« 



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Gìev^^iBoSm, ^k§ tìéi ÌF](. stttmpò il- loo libro ife/Ar Xefuhhtièih pirltiw 
dò iì Rflftf^ , cosi si ^rlme : Cen0 ^iiem bk^ É^sj^ka otmnum i qttas 
^ùi^musj fuHisimém j & ah ómm pùputari fempcriàHme fmotls^ìmàmmriitch 
tratìamuHt. . '"' : - " : ? '^ ■ '- "v ■:' ^ 

Rapporto poi àlVepoCÉ, precfct, te cul^^s» ftt ctUkmiit^^Gl nMìi^di'IUw 
^bblkÀ r^ àà dSdtvatsli che un cài diob tioii cdrniiidò iti Buròp^i àAm&t 
hi Vògi, che dopo 3 f40oi> ^sendosi costumato nei secoli antecedenti qnet^ 
Io éi Ci$iàr di Comune j ó di C^msmifà equivalente a Repubblica v NeUò mi- 
turo RàgusteO) dove si p^It-di Kagusf , di Venexiit, b di:l(]aaidse.aiénì (jfc>> 
ti allora realmente l^ra- r si trova sempre Ci'idtasrCcfhmméy o Cmmuitlta$ 
f^ttgksfi y'¥ineiiafum&e. Ouindi benché Ragusa fosse rlo^osdtìta da motti 
secoli come un ^overn^ liiiero y ed aristocratico dt tucce le P^i^Me; pure 
non ebbe i( titoTo di Repubblica i che sotto il Pontificata di S. Piò V. Qué- 
sto satìtó Poiiteiké óp« ìi grande affètta , che portava ài Ragusei , o per 
insiitia^ioné , t tnaneggioi di Franèes») Gohdola ^ che^n allora ambàstiatòr 
éì Raguiia pressò là Santa Sedè^ ; scrivendo à Fiiin>o IL Ré di Spagna- per 
tfomi oggetti , éké altróve svilupperemo, nella sua lettw-a chiama piii voi* 
te Ragusa col nome di Repubblica (^Oi cosa, die noil aveva fetto pocki an- 
ìli prima nella bolla , in cui conceise ai Ragusei it famoso Giubileo , che an- 
che presentemente éon somma divifaiotìé si celebra nelle feste dt Pentecoste. 
Filippo H. rispondendo a S. Pio V. , ed ai Ragufei si lervV del raedeslftio 
«titolò , che fu stìbitamenté adottato e da tutte le Poienxei eccettuati iVene^ 
lA^ni, che ài ftùe dovettero loro ttUtlgMio approvarlo • 

CAPO IL 

I J(jigusH Wffi furono mai rudditi di Veneziani^ ... 

X^ liberti, che ì Ragusei Seppero così per tèmpo acquistare, è cbniervaf dò- 
si bene Sino al presente, vieirtorok in alcuni tempi coiwastata dtgH scrtttoK 
Veneti, e dai léro segtìad. Essi pretèì»dpno, che i Ragu^i, temendo di ca- 
dere sotto i Veneiiani , nel settimo anno^Jial Dogato, di Pietro Ursedo IL 
€loè ttfcl 99^ li prevenissero coir assoggettai^jpontróèaineitt^ al foro jgover-. 
1^0. HùC^petaSè, dice il Dandolo ì vi9or frÙi^t^ S. Uiutimi ^^ScdcfUm rect^ 
inviti ùtui J^agusfcnA E^seopùs cum sdT-CmvtMnient f^idt^iPancifi Sa^é^ 

tncn* 

<a) Cerva in Chrysost. Calvìnù pag.^^ 4x<nionumcMis FrMndseùGuf^dul^. 



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stélla IKepukUkfiM tk^ia Part. U. Lio. L i^I 

fmpmhi onmiS'fàcief»ié^S'^e^Ì4 9md$a^dtt»lrrMnt (m)* il Lucio (t), il Mixtho- 
ri (c)y ed akn pw.ig»4oJl C^ndotc^, ? ii|scprdaJ^do fra loro «uH'axiiio preciso 
d**te/pQn^qì«aa.«b€ì fe«eiQ l.Vtsivetì .4eIIa Dalma^jiaj o piuttosto, della spon^ 
tzìMi ÀeAìfìQ^ désii^iVm <?tik mirmime v'ittcMo^o txKrhe Ragusa. Ma il 
DanidQlo:, ^ j5ui nw fu ixwtoi i'oggfft^^, 4e}U Jeg^zjone deil- Ai"oìveicovo, e 
dei tre Nobili Ragusei, tra«i^ in errore gU «wricf posteriori. L'affare passò 
ìó tal gtiisa. M^oupj che il Doge Pietro era colla sua flotu.^otto Narenu^ 
apeaììaUri«lCfQli.^Iegw arnMti «.predare le «vi mercaufUi ^i Nare^twi, e 
4«-JVag«»^JprQ attenti vJFteifetwrir jpe4^ %cero, vi fu, una nave 

lUfUsea .Gtnpa dì, «a^e mereansie» e; che dal^a Puglia Bomva qparama 
Nti^BCani di : illumi: lajnjgtieé II JRrinciipe dei Narentani » a cui molto prer 
meva la restituzione de' prigionieri > sì decerminò di fare immantineiici U 
pace coi Vene&iani r ^loi» i Ragusei fpediraBO a Pietro -Ur^e^^, cbe tro^ 
vivasi sotto Lago^tn •$ il loro. Arcivf^rqvo. eoo tre .Nobili non già per 6r 
1^ arresa 4elU loro, ^itk» eome ^ov^3 Dand$<lo»jQd:iLSei»elUco y mt per 
ckiedem, cb^ f<Mierp ,^^0 riststiMite 4e merctvtJk y^ iè U JMve I^ tolta.. Mi« 
chele Salonitu^ {dì nel.suo .ttattato della OahMzbt^.e fli annaiìsti .Ra^ 
gusei « che $i Aocordano perfetltatnente Jiella narrizione di questo fajt^to., ajg^ 
giungono , xb^# qualora^il Deci^.nan. avesse voluto $ecandti:e le totp^histe 
domande. ,. .gli Ambasciatici Ka^utei alla presooza dell' Arcivescovo aVeyaao 
ordine di protestare » phe .avrebbero, portate: le lora dogUaAze al tropa Imper 
riale di .Coitantìoc^li i ,di cui ^ colite ì Veneziani > godevano Fa pfòtezaone * 
Non estenda stati , ricevuti » i Ragusei ricorsero: realmente al Greco CeaaKeV 
e sie ebbero* soddisfàaiwe » come vedremo, altrove. Ecco qual fa ir motivo 
della missiane dell! Arcivescovo • I). Dandolo , che per tsset creduto dovevi 
provarci U dedizione di Ragusa colla stessa chiarezsa , con cui prova queUa 
delle altre citta, jed il Sabetlico (^, che « suo talento anH>lifica3 ^imBnui^v 
sce > crea , e m^a Je cose i se aveiscro consultato Porfirogenfto y non avreb- 
bero messo Ragusa nel rango delle altre città in quella occasione. Come? 
Fiagma , capitile ideila Dalmazia , sia libera y capace dì resistere ai Mori per 
15. mesi nel Ì6Sy atta a tra^ttare sulle proprie navi nell' Italia le truppe 
ausiliarie dei Principi Slayi»4ella DaljBazìa, e Je sue, Ragusa popólatissi^ 
ma > e ben.diiissa per imito tSapriccio da .libera , dieiera , si fece suddita seni> 
oa easer^oQStretta? Amica dei NaremaMi, per sòttnrrsi dagli insulti, din <fùali 
le altte^ ci ttà Dalmatiche^ aidMe deljDandolo, ai. etano con piacere imìnst<^ il 

^ r. \ .... ,..;■, ^ : gi^ , 

X^M).Im.mfmal. Venti. (b) Lib. tu utf. x^ (f) jùmaL éPlUi. tom. 8. 



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ÌÌJ4 ^ Koiizie isìUfha^ttttìcbé 

giogo <]ei 'VeneziMf 5 non mossa per consegoeniii d« sitnil ragione , proivm 
dal Greco Imperatore ^ uhita coi Princìpi Slavi a lei confinanu 1 e gelosissimoi 
delli própria libertà sènza aver vedufta la flotta x^émic^ spedisce ali* improvri-^ 
so il suo Arcivescovo ^x dicliiarar^i' soggètta al dominio dei Vefiezkmi^ 
Chiunque ha fior ài s^no vede 1"^ incoerenza di una 'tale condotte > t ià^\xck 
giusto valore all'autorità del Dandolo ^ e del Sabellico. ^ 

A questo '^raggiungano 1 'doctìmehti decisivi', che malgrado i terremoti, glii 
incendia ed' kltfe^ vicende, a cui Rag^sia è it^a soggetta, son pérvéim»! txvy 
a noi, e clìè ciascnnò può con^iiltam nèllft istoria délla^ Chièsà.'Ra^sinar del 
Sig. Ab, Coleti. Noi abbiam già parlato di un ìstromeiito, che rimonta stn^' 
za questione al loij: In qÙTestb 'istrometìifo> e in un a/tro , che appartiene 
air istessa epoca , i Ragusei usano bènsà la fòrmula corrente di quei tempi 
femporUMs 'sanStrutn ^mperat^rum Basitii ,^ CcnAamifd y ma' non fanno men-* 
2ione dei Veneziani in modo alcuno, anzi si rileva da essi, die Ragusa ÌGOSti^ 
tuita In Repubblica aVisiocratica cobdedeta come padróna assoluta ai Mona^ 
ci Benedittini lo scoglio di' Lacroma. Ragusa: si' mK)stra del pari iiidipen^ 
dente, e non soggetta a veruno in un terzo istromento del 1044, e ^hd co^ 
mincia in questa maniera: In mtmnc janBtt, &' indiwdnit TrinitaHs..* itn^ 
poribus' passimi jùégusit, Consiantina scìlicct Afonomagho^una cum^omné T^dcn 
rs j piissima ^^uffisU . Lo stesso $i scorge in altri fatti nel iiii, nil'iì9h 
Tel JIJ7, nel «09, nel ixii, nel 1*13^ e. nel 1114* In questi ultimi; il vedo^> 
no i sudditi dei Principi Slavi comparir^ innanzi ai tribunali de^Xaguséi t 
dai quali vengono giudicati . Fìnalmeiite se Ragusa era dei yenezìani ; -per* 
che nella guerra dei sette aiini^, che nel xo8x essa ebbe con Sodino , Re del** 
la Slavonia, e che con grandissimo coraggio ^ e decora condusj^e a. fine colle 
sole sue* forze , non vennero i Veneziani a difenderla ? O &e vennero , pern 
che lo tacqnenogli storici Veneti? Perche, il Diocleatè ss unì cogli annali^ 
-^i Ragusei neir asserire , che si difese da per se stessa , e che rimase vitto^ 
riosai e libera come prima? 

Nel 1171, dice il Dandolo seguito poi dal Muratori, e da altri , Tarmata 
Veneta diretta per. Negroponje s'impadronì dì Ragusa, che ribellatasi ai 
Veneziani si era data ai Cesari. Greci. All'arrivo della flotta , prosiegue il 
Dandolo , sulle mura, di Ragusa sventolavano, le btndi^e Impeciali , ma^ pre^ 
sa-la città , fu sostituita quella di S. Marco. Ecco Ragusa, secondo questo 
scrittofp, divemiu :un' altra volt^ :suddia.deì Veneziani , dopoché aveva^ob-* 
bedito per qualche tempo agli Imperatori di Costantinopoli , Ma gli addotri 
istromesti, cba fino al 1x14» la mostrano libera dai Veneziani , la mostrano 
del pari indipendente affatto dai G^eci Cesari ^ seppure non vogliasi dife,tc|be 

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iulla Repubblica di Kt^pisa Pàrt IL Lib. 1. jgf 

Ig pmtezione ,. che un graa Principe siccorda zi uno più piccolo, $ja un ti- 
tolo di proprietà , e dì dominio .^ Inlkttl ini tutti questi istromenti non si fa 
me^ione di alcun rappresentante Cesareo per quindi dedurne , che i Ra-^ 
gusei fossero soggetti ai Greci» *Del resti» si accorda al Dandolo, che f suo! 
nazionali ^cessero in quella occasione tutti ^li&fom per impadronirsi di 
Ragusa. Ma essa, che poco prima fu inespugnabfle alle forze congiurate del-^ 
la Slavpnia , si mantenne tale combattendo .coi Veneziani , e li costrinse 
a proseguire il loro alaggio per Negropojite. Invitando f li scrupolosi a con- 
sultare gU annalisti Ragusei ìol citerò il solo P. Cerva , che all'anno uj%. 
così si espsime : Ncgant S^agusini tcriptores (che fosse espugnata ) pr^serfim: 
Gundula , muMsque pròhiai , iisquc ccrfissimis monumcniis , Vcnctos quidcm ho^ 
stiliter urbem iryvasìssc i ici s dtnhu , qui ut se 4ib Ù0mmentì Scl4Vorum in^ 
vasìone tnereniur , in armis erant , excJnsùs, repulsosque r infeflà re , discessisse . 
Si rifletta inoltre , che appunto nei mt*. i Ragusei p*r non^'^irtarè coi Gre- 
ci , e coi Veneti fra loro discordi si misero sotto là cifentela dì Guglielmo 
Norvianna Re di Sicilia , il quale ti obbligò di difendere ^la Repubblica con- 
tro qualunque nemica aggre^ione. U trattato è tuttora esistente, ed ostensi^ 
bile. Finalmente se al Dandolo , al Sabellico , al Partita , al Morosini, at 
Nani, al Sagredo, al FosCareni» al Garzoni, e ad altri si opponga Giovan- 
ni Battista Veri Padovano, sMmparerà a diffidar delle loro asserzioni rélati« 
re t Ragusa. Questo scrittore > che, non si è attaccato alla sola corteccia 
delle cose, co^ esli» ij Lucio , ed il Bonfinio spesso più amico del suo me- 
cenate, che deQa verità > nella sua opera sulle cose di Venezie non fa parola 
di queste diverse conquiste. 

. Ma se egli è certo, che. i Ragusei non fur<mo mai espugnati dalla fo^za Ve« 
neta» non sf può però negare j che essi non abbiano avuti i Conti Veneziani dal 
2ao4.sitto al 1x30. , e quindi nuovamente daljija. sino aIi35S. Un certo Da« 
miano Juda Nobile Raguseo^ di cui faremo menzione altrove» avocò dispotica- 
mente a se il governo della sua patria > e laolaggior parte della Nobiltà contro 
il parere de' più vecchi , ed assennati per liberarsene si determinò di ricorrere 
alla Rep. Veneziana . L'afiare fu comme»o al Patrizio Pietro Benessa (tf), che 
a nome del suo Comune sottoscrisse con quello di Venezia alcune condizioni • 
Fr4 queste vi era un articolo , in vigor del quale , se i Ragusei fossero suti libe- 
rati dalla tirannide , si sarebbero contentati di ricevere per Conte , o primo ma« 
gìstrato della Repubb. con limitata autorità > e potfere quel Nobile Veneto » che 

di 
{a) Resti m. 3, Orh. pag. jt». C» Tuberi Uh. j. & 74aihdf. Benessa in pram 
€mrÌ4t Ragus. 

Tom. I. Z 



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i66 Nctizirisfflx^ù'-crHicbe 

di tre ì^ tre timi sarebl» stato loro spedito • Pu giurata la scrupolo^ esser* 
vanza dc^i patti da ambe te. patti > ed ìt tutto jticcésse come si era combina^ 
to*: Francesco S^rdonatb I che tie|(a. sua aggiunta agli uomini illusti-i del Boc- 
cacci9 riferisce fuetto icelela^ Avvseiibpefito, Io aasegna all'anno iitfo. Fra gli 
st'priqi Ragusei il Rkgnìna Io riporta al iixx;, il Razzi ali* istesso anno, 
riQrbini al i^;t , il ^ndola, ed il Resti al 1204», ed il Cerva al ii6%. II 
poet^Mil^tiOj.cbe'era quasi contemporaneo, parlando del corpo dì S.Simeo^ 
ne j. ^^ nel ui9« & recato a Ragusa i atféf ma , che Damia!iio Juda viveva 
ancora ^to rArdvescovo Leóha(Fda,lché, secondo i dòcumehti prodotti dal 
C^i'YaJ:govemò la Chiesa Rsgusina dal ito;, sino al i%i€. 

^iiuHi i egli dice, Simeonis B^agtaam^ ^venerabile coffm j 
Simi SìMSì VHl cum tenore locmvH. in icde; , 
• Inc9gmtp mmw' sic lungo iempore sietit . 
Ujque/LemardiUmpm^Jli/sbiprtiesidiSfaiqaiC:. '. ' ' 

NoH/isDamianiJiid^. — /: *- :• : ' ' : * r' " ' 

' io uti i^troméntò (i) apparteheilté él ^nionakero ^di Lacrónia filtro nel Utfi 
al trora nominato Conte di Ragusa Giovanni E>uidoto , che già era stato 
preceduto da due altri Cónti Veneti , con\e si raccoglie dalla serie dei itie» 
desimi Comi ricavata dalla matricola dei fiilegnami confermata da Monsignor 
Fht Bonaventura Arcivéscovo Ragusinb nel i%tf. E* dimque da^ preferir»! 
a tutte le altre Tautoritìi ad Góndola: j- e del Resti , cte fissano^ la venuta 
dei Conti Veneti nel J104. Poiché sapendosi- dagli annalisti {a)^ che il Dan^ 
dolo, stette i^. anni in Ragusa ih qualirk dr Conte > -e supponendosi 9 la qoal 
cosa è assai probabile , che l' esercizio di questa carica durasse nei due Con* 
ti precedenti pear Io spazio di io. anni', dal 1x04. si arriva per l'appunto 
4I jijo. , epoca, ià.cùi secondo Tistesso Cerva il Dandolo ^nì da Ragu- 
sa ..Giovanni Vatac(^to Iixq>erator di Costantinopoli unito coi Genovesi aven* 
do 'nel t%ìO^ dichiarata la fiierra ai Veneziani , e spedite lè flotte combina- 
ta «eli* Adifiàrtco , i Ragusei, che erano malcontenti del governo del Dan- 
dolo, con buoni uffitj l'indussero a ritornarsene a Venezia, e a liberar la lo- 
ro città di quei pericoli , che It avrebbe potuto apportare la sua persona, co- 
me nenwca. dei due <:ollegati. La partenza forzata del Dandolo dispiac^e 

- ^ • al 

{%) DrtfO ^t^hprotffsiarm grato al Sìg. Pietro Sfulli, egregio Cancelliere delta 
lìèpubhlha, il quale awndo incomnciau a icriwrè snirAreiveìcovaio 'MRagth- 
sa , e sulla di lei non interrotta libertà si è gentilmente compiaciuto di comuni^ 
caxnA alcuna notizie relative a tali materie. 
{a) Cerva in ^rengerio Archiep. ' ^ 



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sullM KepMlica. éi Xigum. Pa^A Ih Lib. 1. :i^7 

fA Saaatp Veneto^ Esso cominciò k minaiccitr Ragìm ^ che per PambiifoDe Ai 
^outl ert ìm fcraccio al ittrtiio , ed «Ite diruiQBJ . l>er rispamìkrsi ^i* {)«» 
di star in eoAtmua guardia ddla propria città, , per tton vedersi daimeggiaeo 
H iproprio ^mmenciQ» e per xalmare le interne turbolenze dal SeMto R;agu>> 
sìao si pigliò di tuiovo 1« rispiaricHie dì .richiamare i Conti \^ae€i * f oroiìe 
kdunque ijicaricad di partir per Venezia Biagio Bodazia, e Getv^ìo Naitnc»* 
fiio Attrìzj. Ragusei » i quali conveanero col Senati Veneto' colie sementa 
eondizioni . i. Che i Kagmsti arunbiero semftt tUiU im avvenire per Icro Ar^ 
givescc^uo $m Veneziano da^^pprwoiiA , . t cansecrarsi dal l^dtriarca- di Grado ^ 
a emif come ni Doge Vemt(Fj U^no'9Hl(rriArcìvmtn>o doVèrJìr>pi^tAap ^ìuramenU 
dì fedeHèj se però vi arv^sse accotuemtìto la^SJ'iSedeé i.Xh9it tìero Kagush^ 
ftel fforào- di lèttale, Pasqsfa, e S.:Biagio eantesefdfe le Laudi al Doge éU Veke^ 
zw , ed al di lei Pjitrìarca , 3. Che i B^apfsei^ ìPwethro^ ricevilo pet C^U, • 
P^ettore qacl HohUe Veneto , cbe^ il Doge d'aecordo col /»»• inaggior Cé9$fig1ié 
avrelfte toro inviato. Queste condizioni ftttb nel itii:'ftti& due KèptAfcti^ 
ciie.ai ricavano da tm oposcoletto ristampato nel 175^ ^ ìnùtolstto^D» dudlas 
Inffaratotnm K^tnia nummis. il di lui autoye, the nel riportare gti accenna-' 
ti articoli crede di dimostrare rittoriosanienti la suddiraMsf di Ragusa» 4o^ 
veva riportare -egùaimaote la commissio^:^)' Inviati Rag^dS^-i^^ad^ 
cennarìa siempliceraente in questa maaiera : lìoi jumti judfcès Éjignsti^tre* 
Vociamo noi credente che » se fa commissione avesse contenuto qualche <^òsjI 
dì onorifico per. Venezia , o se «da essa si rilevasse veratuente h éeàìtUSM 
de*JUgitsei, r avrebbe egli ommessajmerameifte? Là pepita ^ che gli ^r(^i^ 
v] di Jlagnsa hando fatto di ìrarj documenti attéso gP incendi > ed alri^ sini-» 
«tri ttcsdeaiti» non ci lascia riscontrerò qiiesH patti Alft eteso apsogge0à^r§to^ 
e ci £i:de£derare quelli del primo trattato; ciò , che- ha - datò' ^nòHv^' agU 
«crittcMri Kagvaei di discordar cotanto *a< loro cirea ìe due ^poétk^w Comuii- 
q«e si sia , egli è evidente , che gli stotkr Vetoeti ò ignorarono là' storia di 
Jnda^ o la tacquero nializiosattieme^ it «he dairàver és^ saputo 3 ^che RagtH 
sa aveva avuto i Conti Veoeti àA' ìiKè^'sMf ^\ rt%6, , -e^-dai i^i^a. sino 
al 1J58. si presero il piacere di farla conquistale dalfa^ dotta Vèneta nfet J97., 
quindi nel iili.y e per fino con quattro legbfdal Moròsini,^ ailorchè anda* 
va Patrkrea a Costantinopoli nìM 4io^ . ;. . . 

Ma egli è ormai tèmpo» di esaminare ,' sèifi virtù dfegli accèndati patti 
Ragusa, fu realmente dei ;Vefttafani . U Sèiiitc^Vfenèto fa promettere' ai .Ra- 
gusei, che semper Arcbiepìscopnm eligant de Venetia. I Ragusei dopo la mor- 
te del loro Arcivescovo Arengefio Ik^mano- nel' «3 f/i elèggono Giovanni di 
Venezia , che resse la Chiesa Rig^W Hno* aliajji ìàz t Gloraxmi tuccede 
Z % Già- 



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xil 1 ' Nóikh istoficù'^crìticht 

Giacomo di Genova j a Giacomo Alessandro di Sardei^na , a questi Andrea 
di Pesaro 9 e così dalla auccessiva serie «i ricara > die gli Arcivescovi dr Rt» 
gusa &roDo di tutt' altro paese > faorcliè dì Venezia («)• Ecco dunque infran- 
to il primo artìcolo • Ma è perchè i Ragusei > e la S. Sede non secondano il 
desiderio del Senato Veneto y clie uce > e non si risente vedendo dispreiza- 
ti, i. suoi comandi? Chi è^ o si fa suddito, deve eseguir la volontà dd 
tuo padrone «^ Eppure i Conti Veneto*Ragusei ricevono Arcivescovi èsteri lo* 
ro nìalgrado. l\folto meno poi ebbe luogo la pretesa soggezione dell' Arcive- 
scovo Ragusino al Patriarca di Grado. Abbiamo già osservato , che le epo- 
che sono fra Joro contraddittorie > e che per conseguenza i stante te i^agioni > 
ed autorità altrove addotte j il Ragusino non riconobbe per suo s^^riore il 
Gfaìieme Patriarca né nel Us%. 9 né nel 2204. ., né nel Ji}t., kiè^ìn ^lonn 
altra:i»ipQ« Ma perchè tanta premura da {larce .de' Veneti:, onde* aver per 
Arcivescovo un loro nazionale soggetto al Patrhtrca di Gradò ?- Eccone il ve^ 
70 motivo. Gli Ecdesiastici godevano grande stima appresso il popolo, ed 
Influivano moltissimo negli affair! di stato . Spettavano adunque; i Veneziani, 
che coir autorità di un Arcivescovo V^teto avrebbero a poco a poco assog- 
gfiVUp^ Ragusa 1 coifie avevano già indarno tenuto di fare sotto i prìtni Coih 
ti Vea^torRagusei per mezzo dell' ArciverscovoXeonardo loro naaionale (i). 
il che però fa sventato dai Ragusei col non avere pììi voluto eleggere al^ 
f uno 9 che fosse Veneziano • Ma se Venezia era padrona di Ragusa , se il 
tenervi il Conte ne era un indizio certa, come asseriscono alcuni , per- 
chè ricorre essa ad un simile sutterfugb prevalendosi del credito ifelFAr* 
civesQovo ? Osservo: in secondo luogo , che dagli antichi documenti Ragusei 
mm costa , die fra quelli 1 a cui neUa^ Metropolitàttt di Ragusa sonosi can- 
tate le Ldtédii abbia avuto luogo il Doge di Venezia , ed il di lei Patriar-» 
et . Ma quando anche si accordi , si potrà forse da ciò dedurre la suddttan* 
sta di Ragusa alla Repubblica Veneta? Qjiesto uso di cantare le Laudi è aa-» 
che in oggi jn vigore n Raguttj. e segnantemente indirizzansi al Papa , air 
Imperatore , ed all' Arcivescovo Ragusino ; Toglie ciò forse qualche còsa al- 
la piena sovranità, di cui gode Ragusa? i 

Riguardo alla, terza condizione egli è poi ben noto agli eruditi,. che nei 
tempi del basso Impero molte comunità^ , . città libere d* lulia , e parecchie 
deiriUiria per ottimi fini avevano in costume di eleg|e»i uno straniero 
per primo Presidente al loro governo. Firenze governata r. da un Lucchese 

nel 

(a) Dolci , LMaMriyCfry0iy'& (hkii ubi ie jfrckicpiscopis Ku^^ 

(t) C€r9a in Uoimrd. Àrcbicf. & Kv^né^in jìtml. 



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j$élla V^epMìica di "Bjigusa Pari. Ih Lib. I. jfi) 

nel ijoj. (4)9 Siena 9 Pisa, Rimini, Ferrara, e Verona ne fanno testimonian- 
za fra le città Italiane , ed il Muratori parlando di Verona cel ricorda in 
tal 'guisa> : Essendo pri^valuis in Verena la fazione dei Guelfi , per fortificar' 
la 'magghrmenie si stilarono essi ( i Veronesi) di avere per loro Pode^ 
sta Azxjo VX Marchese di Este : uffizio ben volentieri accettato da lui , 
perchè P andare per Podestà nelle città libere d'allora si chiamava anda^- 
<re in Signoria , cioè andare a far il Principe in quelle città (b) . E piii sotto 
prosegue : E merita riflessione , che il predetto Marchese Azzo fu il primo 9 
fer quanto io sappia , che acquistasse Principato in città libere per volere 
de* cittadini, acciocché cessassero gli abbon^nevoli eccessi delle fazioni , e 
guerre civili : H che servì poscia 'M esento ad altre per fare P isiesso . Kir- 
nivano allora ( ixoL ) così fatti Principi considerati come Capi delle Acpub^ 
nickel perchè tuttavia restava ii nome f e P autorità di esse Repubbliche. 
I Ragusei giudicati abili per totali impieghi non solo da Comunità libere, 
ma dai Re di Sarimia , Dalmazia , ed Ungaria furono spesse volte deputa- 
ti a. presiedere alle loro citià. Varie famiglie Patrizie di Ragusa conservano 
tuttora onorifici diplomi relativi ai loro antenati , e nel lB>ro detto de' Dìver» 
sì di notarla si trorano molti decreti » con cui il Senato Raguseo a(bilit'ava 
vari Patrizj ad accettare simili cariche « Ora .chi direbbe, che Fiume, eTraii 
siano state della Repubblica Raigusina ^ .perchè quella fu retta per qualche 
tempo da un Nobile della famiglia di Giorgi , e questa da un altro della &- 
miglia di Resti? Chi crederà, die fe mentovate Comunità Italiche siano ap* 
partenute a quelle città , die loro somministravano, questo magistrato ? Ed 
ecco ciò , che dir si deve dei Conti Veneti spediti da Venezia a Ragusa 
per volere dei Ragusei, presso cui risiedeva la pienézza d'ogni potere, ben- 
ché in apparenza il primo direttore fosse un Veneziano • 

Ma a tempo dei Conti Veneti il Gran Consiglio di Ragusa , dice l'autore 
^l ciuto opttspoletto, faceva giuramento di fedeltà al Doge di Venezia. £ 
il Conte Veneto., rispondoto i Ragmei, a nome dellla sua Repubblica ne fa- 
<:eTa parimenti uà altro di fedeltà a quella di Ragusa , che era appunto rap« 
presentata dal Gran Consiglio , in mano di ctd egli giucara , e da cui in se« 
gUito dipendeva . Né ciò deve punto sorprenderci. Poiché era cosa natu- 
rale , che per togliere la diflKdenza ' fra le diie udizióni una gelosa dell* d- 
tra , per sicurezza , e decoro 1 del Conte Veneto , e pel mantenimento 
delle leggi , e libettà dei lUpisei , e del ^ hoxm lordine nella loto città 

:'..,.. ^ si 

(4) VUlani lib. hxap.6i.. : (i) \Annai. £ Uah $om..VKVide A<dand. lib. u 
cap. 9. & Gherardo Mmrir. tom. %i ^nm. ItaL 



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J7Ò Jlpfizie htori^o ^critichi l 

sì giurasse scambievolmente fedeltà da antbe le parti ^ Q}ìes]t6 ghinmie» 
to però ben lungi dall' importar sudditanza risguardava utiicamente Ila. cxmf» 
tinuazipne , e V adempimento dei patti contenuti m\ tn^ttato , : che si Iti^ 
pulò j e sì giurò fra le due Repubbliche* in Veeezia y J^enchè Ragósa dopo 
poco non abbia apertamente voluto adempir le condizioni relative dl'elezb» 
se del suo Arcivescovo. Del rimanente il Conte Veìieui non ebbe «mar al* 
cun straordinario potere in Ragusa • Da un seggio distinto egli come Capo 
presiedeva ai Consigli ^ proponeva le materie da discutersi in essi» ed. in .ogni 
deliberazione non aveva , die un sol vofio , come ogoi^altro semplice Sena- 
ipre^ Raguseo. II codice della legislazione non presenta alcuna legge » che 
non sia stata /atta con piena sovranità dai^sotl Consigli di Ragusa , senzachè 
si faccia menzione del Conte Veneto. La moneta coniata in o^gni tempo 
pQrt^'sempre lo stemma de' Ragusei , e còrse sempre m loto nome » Essi fio 
oalmente ebbero sempre «na bstnikTai loro pr(q>ria] ìé nella lóro cittk, e do« 
minio non fu mai messo presidia dajestera Potenza*. D'altronde da una par- 
ie 4e' Pregati di Venezia relativa al corso delle monete Ài Rascia si eccet^ 
tua il Conte di Ragusei » qui npn iba$ prsfter J^pmimut» , xx>me gii altri Co»* 
ti nelle città) e provinde Veneziane^ L'aaitorè della citata operetta In vece 
di dir semplicemente , che Kfigusint excepti jmt .pTomiscu^um cum Rascikfdt 
miMoriém nfccssUa$f, doveva provarlo ì: Siccbè come egli gratuitamente Tas^ 
seri ; eosì ì Ragusei gratuitamente gH^ negano ; tanto più , che i diplomi 
Àei Re di Rascia e prima assai , che venissero I Conti Veneti , ed a tempo 
loro y e dopo mostrano , che. Ragusa eri Repubblica libera > e che nulla ave* 
va che far eoa Venej^ia relativamente al libero esercizio della sua sovrani* 
ik. Tutta l'autorità dtl Conte Veneto si riduceva dunqne a presiedere ai 
Consigli y e ad avere un lauto trattamento unito ad un buon onorario di 4oa 
Ipperperi d'oro (zecdiinl )» al titolo di Conte , ed agli onori, e distinzióni 
avesse alla carica di primo: magistrato in Ragusa . Si aggiunga a tutto qué^ 
sto 9 che i Ragusei nd jf|a«* spedirono un' Andosdata ad Andronica II. a 
CottantÌBdp(di per vm, trattato di commercio; die nell'iste^o anno i Lago- 
auni ribellatisi dalla RepuUIica di Raguaà per opera di Orosio padre di 
Stefimo Nemaglia ritornarono quindi alla di iei obbedienza ^ che nel ijia* da 
^sa si mosse guerra ai figli di Brànivoj Sigiteli di Stagno, ed agli Uskocdd 
di Dalminio; e che infine essa acquistò nel x^jj^^Stagno:, e Bontà , e fece 
quelle ordina2ÌMÌ , die credè pia a proposito. per siiFaétijKqirfsti. Ora tutte 
queste disposizioni si presero a tempo dei Conti Veneti y ed intanto nel li* 
bro defle mfonhàxiom f ;dové si contengono i relati\^ provvtdimentl , e leg- 
gi ) tutto è fatto a nome dei soli Consigli di JUgusa sètta, che sia in alcun 

modo 



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sulla ^epuihBca di Kagusa Pari/II. Lib. I. jji 

modo nominato il Conte Veneto, o la Repubblica di Vènèz^fa . Ma se il go- 
vernarri colle proprie leggi , e fame delle nuove a piacimento; se il creare 
de' magistrati mbaltetni , perdiè, giudichino sui beni, e sulla vira dei suddi* 
ti , e il dilatare H' predio dominio»^ fair guerre, e trattati con eitere Pbtenze 
senza alcuna dipendenza dai Veneziani non. mostra un assoluto potere , non 
si Saprebbe certamente in che cfebba consistere la sovranità. 

Il Lucio infine ci fa opportunamente osservare, che le città Dalmatiche 
neir incoazione d' ogni instromento dovevano mettere il nome di quel Prin- 
cipe j^a-cur otòedivaÀo, per attesure sa quelle pubbliche cafte^ la loro iud-' 
ikitAH. Del n&mé adunque del Principe , che trovasi fti fronte a tali hi- 
sromenti, egtì provt felicemente il dominio ora del Greci Cesari, ora dei' 
Re d' Ungheria, ed ora dei Veneziani soprar varie città della Dalmazia. Ma 
quale antico , ed autentico istromento ci si può addurre , il quale non sia 
firtto t nome del Senato Ragusino, e degli altri Consigli? Perchè il Lucio, 
é gii altri scrittori Veneti , che tante Volte fecero Ragusa soggetta a Vene- 
zia, iiofi cel* hanno provalo con- carte, e documenti , su cui vi sfa il nome 
del Doge Veneziano, e del svtì>^ Sanato ^ Non ci thantherAbéto altre ragio-^ 
ni , onde dimostrare , che ìiell* accordo fitto tra le due Repubbliche Venéziaf 
non avendo potuto ottenere alcun diritto di Sovrkmtì su Ragusa, si era con* 
tentata di una onorevole appai^nza . Ma questo punto ci sembra dtmai abbi* 
itanza prora to. 

^ \ . C A P O III; 

ZeU de'Kàgusei fcr la religione <:aiiàlioi. 



ra i motti pregi , di cui i» Ragusei si postf>noi nferitamente vantare » tf 
j^ glorioso per essi è Fa9er:TÌceyutt> 4ii Jptdttori detti lóro dt^ la reli« 
gione Cattolica Romana , r di averla ptùfessita sima al presente senza txmA 
nui allonunati dai di lei divini UMgnamesiti • Questa lode, ohe forse non 
può arrogarsi altra cita della Dalmazia, fil ne' Ragusei T effètto dello zelo» 
ed attaccamene, che mostranono in ogtu> tempo per e%99L .. L'umanità , ed 1 
Cristiani ebfofo pdchl nemici pia fieri de'- Saraceni 4 Qaeni Barbari nel aonn 
secolo pigliarono specialmente dì mira la Dalmazia marittima •'! Ragusei » tf 
dir df^Porfirogenito, non vi s' ópposeto solamente per la conservizioiie dèUs 
loro città > e sosubz^, ma>sotMttuita per à)bsi delU icUgfcMie unitisi cot* 
le altre cKtli 0iilmatidie pocfarànfndU stessa ItaBa le loro armi contro i 

,, : ; ne* 



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17* Notizie i storico 'Crìtiche 

oemrci del Kome Cristiano. Il loro zelo non si ralBFreddò punto nel secoli pp* 
steriorì , mentre sostennero molte pericolo» guerre coi vicini Principi Slavi 
per difendere i diritti del loro Arcivescovo 9* è con grandissimo impegno, e 
buoni «ffizj si studiarono di, e^irpare lo scisma neir Albania > Tribunià, Za-* 
culmia 9 Bossina > Rascia , e Servia • 

Lo zelo , ed il rispetto , che mostravano al di fuori per la religione , na- 
sceva dall' intema persuasione , che avevano della di lei divinitli , e dall' im« 
pegno indefesso per farla fiorire nella loro metropoli , e per tutto lo stato con 
tutto il decoro, e splendore. Oltre la* dignità di un Arcivescovo ^.,Q: di un 
illustre Capitolo, a cui il religioso Senato con beni proprj assegnò la.mi^psa, 
e le prebende , si vollero ben tosto per tutto il dominio anche quegli Ordi- 
ni Regolari , che ingemmano , se così mi è permesso d' esprimermi , il real 
manto della religione. I Monaci di S. Benedetto si stabilirono sullo scoglio 
di Laaoma nel X023. , ed avendo in segni to formata una Congr^asiope , che 
porta tuttora il nome di Melitenie , vennero quindi ad avere cinqvp Ab- 
bazie in diversi luoghi dello auto di Ragusa. I seguaci di S. Francesco, di 
S. Domenico , e di S. Ignazio fecero anche essi delle fondazioni nelU capi- 
tale 9 e per lo stato ; di modo , che a diciotto case religiose di questi di- 
versi Ordini qua, è là sparse pel dominio se ne aggiunsero otto altre di Mo- 
nache parte in città , e parte nei sobborghi • Spiccò in questi pii stabilimen- 
ti , e fondazioni grandemente la pietà dei privati , e soprattutto del Senato , 
che andie attualmente con annue copiose largizioni soccorre gì' Ordini Re- 
ligiosi ogni qual volta lo richiede il Insogno. L'ospedale detto Dsmm/ Chri^ 
sti per ogni sorta d'ammalati; quello della Misericordia per gV Esposti , che 
la Repubblica fondò, dotò, e provvede del necessario; varj altri, che ser- 
vono di albergo alle persone vecchie, e prive di tetto, e di sc^anze; la Con* 
gregazione de' Preti chiamau di S. Pietro in Chatedra , due Confraternite 
Jei Cittadini sotto il titolo di S. Antonio , e di S. Lazzaro , che rìcxrhe di 
molte xendite assicurate inìitabili-r e sai monti di varie città d* oltre mate 
distribuiscono annualmente considerabilisshne somme di danaro per ogni soru 
di uso pio; varie famiglie infine, che avendo il loro patrimonio vincolato da 
pii legati fanno mensualmente delle grandi elemosine ;. tutto questo dimo- 
stra, e prova, che Ragusa già sin dal 1400. poteva stare a fronte di qtialsi- 
sia città la più cottunendabile per le opere di Cristiana pietà, e. che U grida - 
dei poveri, e degl'infelici furono sempre, e sono intese, e soccorse. 
. Una tale premura di ùx fimre nella loro città il Cristiai^esimo , di; est^O" 
derlo colla conversiofte degli abitanti di Canali , e di Ponta, come sì v^diji, 
e specialmente di lespingere da tutto il dominio le oiassime de' confinanti 

ora 



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sulla RcpuUlica di K4gus4 Pari. IL LiB. l. 175 

OVA. P.ègini « . ora Manichei, crt Patareni , ora Greci scismatici di differenti, 
sette doveva ben essere ammirata,, e g^andeme^^te commendata da lutti i:. 
buoni .Jq «04 pQSSp.ommeìtere U magnjficn teitimonianza , che per rapporto 
aU^ fiei{fionei:^bl^ il Senato R;ag,useo dal Concìlio di Basilea. , allorché. ik- 
mandi^lji permissione di pot0r i^omnoc^^iare^gr. Infedeli» < . 

SacTos^nai Generali^ Synodus 5asiliensi$ in Spìritu San£lo1egitime 
' / ; ""' 'cp;igi;eg^t4'UiHversaIem Ecclé?iam réprxsenlans ad 
' ' ^ ' * ^*"'' ' '* |>eVpétuitn rei mcmoriam . " 

uld jinff4iéu urbis partes d^Hia censiderìtiifims aciet/n exfcnd^nUs singulis l^ 
sisy proni ^ips,0rum r^^hU fleé^mtgs:, uuìfc fuadfnt rationates , Caikotki popié^ 
li:/0mfntuìf^ ^i!ffC^fMl4^j &:iédm\:mp:^:pMhlh^ i^ri^tUy nostro iMiniiUrio cmiih, 
ilmda\tr^Mmm%^ Mnf tmfir:diffi^K(ìUfiSlijsmÌ'E^^ksK^ ^ifp^pwiii R*^, 

mmoht^ampttn^tmf ,. ac^h^gm^^ fi4h>mkr y:f>^»^ri^ ^pfriUuìirUsiml r^ 
/stfoM diimmi^i.^Hid'CivitMrB^i^sHsnHs ^ffipo^eswaffs^ fiifjmJaH»4atip^: 
ìms SdCpe qttasf^^ry agiUttér , & plurimnm pfi»i^U$atur.y super sa^p[ darissimv,, 
& m:^/U ÉffHH cfinftima sh i'f¥i^ CbftsiUm nomimi ée$»uU lnfid$lfs , -6* 
Ecficsif CàfMicf^ advcfsArii d^WfSArum seS^rum Haffiicii 4s^ ScbisfmUkiil^ 
lÌ4i^QitM:'%^m^'fffSf^ntmihus , ^ ieUis nef andissmis, siepe nume^imp^gntL-^ 
rt 4iom$$hferJm^ ^iim <UVi^^Jy.^^4 CiviU^ ^jftulfm dittino, ^cfinSi^ &r. 
nrnnHir^katèjxnonparmd^lafy^ibusy pùticults y Ù; exp^sa^n^ oneriims^^iprttd^^: 
mtd Nomi memoria , Ù* ipsias Cdtbolh» ^dei defensime , di^vrsìs -^idb^s dex^ 
tertt D0mHi..>tium facifii^ wrimem poterrter ^ filicitery^ & wtrefidff restite» 
runf:y iUo9q$fe\^rÌMsq$^ i%xus ad amorcm fi^edfmpfqris twftri Jcsu Chrìstì sms 
b^sfÌJ^^&tC^fbùlicis sc^ersaiiomius j^ d^votisque sdHdtudìmbHs ^ Afìbms^e ^ 
atqtff, CHrifìrcdmf^Q in 'fm(liit»dinc fi^merpsd baptìzari proeuraijmir ^ prom^ 
rà/rtt in 4ks ; qmév^ diih CMus ^in'fid^ oc religione CprfsiiMM perseve^. 
rans dogfm$^ Sedìs jip^itolic^ $ & SgnS^t JR,éma9ut Ecclesia jngHerj & humil^ 
lime ampleSaànff piw^mque ^ccepimm aliaM^de dipia ^ qtue merito diSém^Cif* 
iMtaiem NobU 9 & universali Bf e leiia^e^mmendabilem reddtmij & cmm ckari^ 
tate , ac fasóor^ fr^sequendam ^ Cunt ìt^esieut eadetn^, r4laiì$^ cpntineéat 1 civesy^ 
& incoine pt^Si pr^pter sHrilitatfffè sifni , & vìfimta$em variarum mido^^ 
mm fideì^ & Ecclesìa Catholicée adversamm aliter statum diSte Civitatts.^ ^ 
smtm, mmmt^nere prò mercimcmorup^ usn ,4!y,fnercanfiarum exerdiÌ0 9 & infide'^ 
Uhm j alHsque preedi^s fidei % p: piemìe fbristì adversaniU'bns , froni bue mf, 
T#M. L A a qnc^ 



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J74 Notizie isioi'icù^ Critiche 

quc fiieliisime fedi resistere , & obviare c&ntra éemuUs pradiSos commoeU n$^ 

queat &c.>Datùm Basilett XI. KaL Januarii i^^ji 

V ì%Ws$o Cohcilio ài Bai^ilea desideroso, che i Prinrdpi , ed i popoli delta 
SUwnia^ e Croazik ritornassero atgtembo della Chiesa Romacca^ scrisse tei 
medesimo anno al Senato Ragusìno-, affinchè K esortasse a maiìdate! al* Gotici- 
lio i loro Legati. Siccome erano in atroci guerre fra loro, così il Senato non 
prese alcuna parte , e mandò- soltanto al Consilio i nomi , e i titoli dei 
Grandi della Slavonia , perchè il CJoncil io. .potesse scrivere a ciascheduno > 
qualora si fosse determinato di farlo (^a). In altri tempi Cariò V, pregò i Rt- 
gusei a voler scrivere a Solimano li. , perchè cessasse dal perseguitare i Mir 
nori Osservanti della Palestina (i). Tanta era la fama, che essi godevMia 
per il loro zelo verso la religione . Ma questo zelo spiccò soprattutto., <lopo-*- 
che il Turco si fissò ih Europa. E* noto come i Turchi dapprincipio non 
péhìiettessero ad alcuno il libera esercizio dell*- iiostia religione • 'I Ragaà(^i\ 
ini^ìgòre dell'antico loro trattato èon Orcanie furono i S(di ad àwpe v^jn.tt*. 
privilegio; Quindi è, che dovunque éssi^avevkno /scala di ^Gftnmertio'»pel:d^ 
minio della siAlime Porta , innakàronò SuMtàmènte pubbliche Chiese ancìie\ 
prima, che TAmbàsciatore di Francia avesse un privato oratorio nel suo palaxxo.'^ 
Per' opera, ^ e^er riguardo dèi Ragusei agli iìtri- Crìstfahi' d' Oriencè^ pò-- 
co a poco-iu permesso il frequentare le Cht«é dei Ragù$e^> ftechè in -ap* 
I^resso ptv la mediazione delle Potientè d' Europa, e pei* consiglio cR Propjt- 
ganda non fu sistemata còilfe missioni Vé^tmòmia dèìla velfgfonef in Lwante. 
ti Chiesa coIthoIodlS, Maria, e di S; Biagio de* Ragusei itic Sofia fu la 
prfiTWij ^^^ ^5 aprisse dopo l'arrivo del Turco M*n Europa* A qwstb proposito 
pòtfei qui riportare un lungo squarcio di Luca Linda (iP), e !a relaitòne, che 
Matteo Gondola Ambasciator Raguseo atìà" Porta feee estesamente sullo sta-^ 
ro della itligione ih Oriente nel 1*^41 <Ìiascutìo però può' consultarli Rel^ 
Baìrduri tom.- H. in animad.^in Uh. 'Vorpbtróg. , e da essa rilc v^te- l'Immenso' 
Vantaggio J che i Ragusei con pubWkhé, e privafe spese racarono*^r più «•*• 
iToli ài Cristiani d'Oriente, finché sussistè- il loro commercio •• Riporterò so- 
hnìente k ttstmionianza di Mons. Utbano Certi -Segretario delki Co^^grega- 
iionè de' Propaganda fide sotto Innocenzo XL Nella sua istruzione sullo sta- 
te^ della T^ìgiohe nel mondo parlando delle Provintìe Sogg^te ^al Torchi cosi 
si esilile : A^o» fosso lasciar di dire tiiran'vantag^o , che porUno^ i Ragusei • 

^(a) Lùecarfy & <er^a ad ann: Ì4H.' 'X*) /^». de Camorra Ub. s. cap. i. in 
Min. Protr; Sjr. (t) bescrtc: iini*oetn àet- ftmdor e delle KepubUic. ^ - ' 



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sulla ìiepuhblka di R/igUJS Part. Ih Lab. h ò^^s 

mi culto CatiMcQ nelle suddette Prw^de di ppsmt Sffftariure ^r^^eéìt^^ 

tre cenanti; mentre ira ili aftri prìvUnj % ^i^ h^m^.MGr^mS^rl , i* 

mpaeofVìuH anmofrilllitiPi^A^ fi^Hlo, 4i of^et nelie 4meJ^vi^k jf^ic.c^tp- 

mè'y neiif-nnaii 4VWd^<^iff^id. e/mita: PftWtcafnent^)iti iWl1fi:Camik^.^ 

Cafellani :nf^mti> 44if ?««*w^ ^m\ ^^htper. i -mtitmth^ tmi^ mkbe jncti 

fprastieri^ f.qmsU:^notif^9eìgrad^t\KnciKi.)Sitktfia^ .Thtovtìo^.jiériimPoU^ 

-*W?4 i, Pmnpfa % e- N^f0?&ar , ^offK^ , \nt^. iDfo k CoHoKei sciìd esenti dar mé^ 

rfriiuttyf^npiritfHrchfìfkej.ma. »fhe:HbertMW estgtsimd , ^cbe con frivUth 

gh dilla Porti Jmi^o i :Vesi;oph sdfmtifii.. : ^ j / * , . .5 

( Lo':fteifi9)Z^Io.> flty^Tf 4eiClì^^.4eHer:Ykin^ Pnmidé eu. ioBUndubii* 

rnrektfe.intfQittf daiRagii^ daLjienti ^%ttssot:ig^z. lOr Sttrà; Eni htnào ^^oi- 

< pre lesoli^ om iqttft>ariiè molte- fiUiglle:,, «te i4i: tetnao ; in jeinporìda .kIi* 

Mtuttfcfae pasiavtB6;^HaconiQfiiofie«RiQan|in6/^« 4itfo ricovera t quelle» che <c»e- 

ctvaasi in Kagusa ub asilo piit: pacifico ^. e ;icui!>. Per q^IcHe secrolo ebbflio 

ìa costume, dj c^iaiiMfe<.a lol:0 ipese in Ragusa i figli » e lèi fi^ié dei yicjai 

Eretici > riconciliarli alla Chiesa Romana 9 e ìdop^airpr (ztx^ Iota limitare 

*«ualcho «rtdpro^uniiEaoQ. nella: fopprlaci^d hiioto^isórte {a).. I due Vescova- 

^ di Scagno.;» # ^l TrfsMgnd lona.ducbipwnnwnti della piet^i de^Raguiek» 

4ntfl»e 4^1a 3^9UbiUkaj&fiiroi|a proy^^duii : di. entrate . Nel X77S. . ottenendo 

4al 6r4n Signorie f^^aplito. Firmano ^vehe^p^miette il libero esercizio, delU 

rellgjoDe nelW Pioceni dS Trebighe , si meritò gli.elogj , e i ringraziamenti 

<lbt Qirdim^TQis^ioiHora.Prefettot.dl Propagandai. s Non si saprebbe infine 

«bbaatai^a «IcoqEìiem: la somma piétìi. del Senato ^^che coaa, .U^cSemò ìtuf^ 

gop i : e^ y^iVtVMÀi ^'Hb%i\& laodttà f e 16 stata ^li farorr dèi due infelici 

j^bsisfrchi LauevPie pdrtnoy estingnendo ;dapi«Jncfpìa cpft.gnmdìaiimA Ftl^ 

denza ogni jioyit^ sempre .perniciósa > e fiiule «lU r^a religione , ed;^ 

IRi»mani Pontefici, che hain6.peq ittltittodlpkrpaniQ^ere ,ili>ené> e:la felir 
citìi detfie nazioni, Gattciidie! » \attrttti vA oenictém^édiu s) benefica »..ìe gloh 
riose atjohi hanno semf»e xiguìsjilatQ i EagiikIoeoflDii<idbia>di:j^^ .e 

compiacenza. Non vi è privilegio, dirò così^ 4iie:d0anai^tb non- sia stat^ 
loro concesso • I Papi sono stati i primi a dire al libero governo di Ragusa il 
nome di Repubblica. Pio II. , Pio IV. , Pte V, , Clemente IX. , e molti altri 
avranno sempre diritto alla gratitudine dei Ragusei per piti riguardi ^ e fii- 
ranno epoca nella loro storia • Poiché dalla S. Sede non si è mostrato mag- 
gior impegno per salvar Ragusa dal Turco > ogni qual volta minacciava di 

acco- 

{a) Nicolò Nati iratt. sulla sfera ArmilL pag. 3. 



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s^6 ' ' tT0thit ùfonctf^crHiche ^ 

-icooftarsele trmuto^ eli quello /che perfiì^U rfeorgere quando fu quasi distrat- 
ta dti-^ihosd tertcmuoto • Róma in fifae' sì è seìnpìè pwfvilsà di*q\iesta di- 
ta come U pili comoda per var} affari , e ^)édÌEÌòni di Propaganda concer- 
mbU lecoie dei Cattolici in Levante v fissa vi aVea tfiv to^tfÉpon'ciente idea- 
:.r]Cftta di dare sibgo alle ^ commlssiMf ^i tal natura y è negli ultimi tempi 
,r AnrivescoTO Ragusino presetiuva aKBàpai i sóggéttT da comsectaBsf V«sooVi 
^r mólti luoghi d' Orientò^ sc6èItefid(di'^t'pro|»fio Clero « I MiiMsfgnort Bo-^ 
aa/ Pugliesi f Zuzzeri^ Tomicicfa ec. erano Ragusei» A poco a poco. Ragusa 
avrebbe potuto vantare un diritto acquisito per la nòmina di simili Vesco- 
-vaiti taM> pi& faìdimente > quanto m^iore era U confidenza-, :<^M cuic Pro- 
-faganda.,^ ^rimessa alla tinidenza del icid-ÀtietV^k:<iv^* Ma-Roma>Mfiiie 
-fi rivòlse. altnovè; poldiè i stmifetitt Yticovi dopcj pdco:.feiTTpa> rfriunitarofio 
-alta lòr 5ede per ritirarsi à vivere privatamente^ in Pattar . La storia del 
P. Razzi > del Sig^ Ab/ Coleti , la metropoli fnediu del P. Cerva , e var} 
opujcoletti del P. Dokri oon lasciano , che desiderate p^ sapere dò ^ cbè ri- 
guarda la rdigicme app-e99>^i Ragoieii ..:'::. 

Io. intanto teniniio il presenié capitolo. «olUossamun^ ehe dora a' glorifi 
Aostrl nel Ragusei Tistesso amoi«re zelo per tar religione^ e €fa^''sk<^me ìk 
lom città > e dominio fu sempre attorniato ^ popolaKlofti infedeli^ e iCtAtut*- 
tidie; COSI i loro savj Maggiori hannò=> voluto , che il tufto estef no della re^ 
ìigione Cattolica y che è la sola professata in tutto Io kito , venisse pratica- 
ta con tutta la possibile pompa, e splàìdore soprattutto per mèzio Ai mold»- 
•sttne dì vote processioni. Q^i8di sussistendo anche ora queste^ processioni o per 
solennizzare le pnndpaH ftste diNostroSigoore» deUaa6.,Vefgrney e di vati 
^mi j o istfeoìte per voti fioti in occasione di pesti , ctetremoti , edr'dtre 
pubbliche calamita ^ interviene ad ts$e il Ca^ della Repul>blica ora col solo 
suo Minor Conglio, ora con tutto il Senato , e tre volte all'anno cotfttKtf i 
membri del Maggior Comigiio , e dei pubblici ùffiz] • In tutte le principali 
&stivit)i deirannò, cioè dr Nostro Signore , della Vèrgine, e di mold Santi 
11 Capo della Repubblica col Mine»: Consiglio assist? parimenti ai primi Ve- 
«peri , ed alla Méssa caiiuta^ ' » . ^ 



CA- 



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iiàlla KfpìMHca di H^gma Pa^. ih Lib. L 177 

...::■ ...T.o- • . . -. . . .^ , - ^ 

tKt^^t$gtfrì M Hh^s àtstrijdtm dfUA fttu éi S. Èiì^? iraigtd 



:F. 



H ^nttb^ nei primi «ecoti- del Criftìmesima, ^ che non solo i Regni > e le 
-citdi / im andie le>famìglle 4i ilu discendenza d sceglicfsséro un Santo co- 
me Patrono del pro^prio casawJ Illagusé} , ftà;cai le iimiglie ,, cKe il Rar 
-gitaa dikma Cnesali > avevano Iponr ililoro^ ^i dessero] peirPrcÉettort&'Ser- 
gìo^ e Bacoo^ai quali/ «come %ik cedemmo; Rrafa'nijra/.^iliRia di^pàitir per 
Tcoblgné,' eresse un ténipio, in mi co!Ioc& le Ibro' relìquie. Dopo i}aah& 
^$IC9lo seiizacfaè ai remasse punto U divosirae verso 4uesti Santi ^ fa laro 
smtogato S. Biagb come speciale Protettore della Repoi^lica di Ragusa. La 
^voziòne de' Ragusei vèrso questef gran Santo £ìi dall'alta antidata non po^- 
teta esser né p|il giusu , né più ragionevde» Essi In miHe pubblici , e pri** 
vati p^riedi» e oalamitk d'ogni aorta lunap sempre sperimentato validissimo, 
<«7roiitio il >s|trociniò dei loro. Protettore appresso EXo.» die , se : disine a 
atpOL piacere ddla* sorte dei PrindpUi, e.deUeRepubbliché^ spesso pure mxA* 
to concede; in £ivor delle medesime pei* V intetcessione dèi loro Santi Avvo* 
aet|. Le mérhbrìe istòridse di S. Bkigio^> ed i segnalati t^nefbj da lui com« 
ipardti alla città, ed al popolo di Ragusa furono anni fk tompìUtt da un va- 
lere littóre Italiaifo ,'dal S\ Nicdài. <xlt :£cceUentissimi Procuratori ddb 
Cidasa^ di S. Biagio! le faanno fatte imprimere mostrando pubblicalnènte , che 
lajpoliUcnrindamQisL^ti^ ^^ preparare una lunga durata ai Regni, elal^ 
le Repfd^bUdie p iqwlora non afabja.tin celeste custode , che la regoli > e la 
dirigga^ • . M.^iS la. •.. ■ ^*i i.'.. . - . 

L'istituzione della #ma di S. Biagio isi £1 ascendere al 972., in cui fu 
detto per Protettore «Da quattro sècoli. ìà qnà sr sdennixza però in un vaù^ 
da più pomposo/ e brillante. Essa é preceduta da un devoto triduo con tre 
discorsi in onore dd Sasito. Nella vigilia > giorno dalla Purificazione, tuttaL 
la cittì comincia ad essere in movimento . Il capo della Repul^ica , o Ret« 
tore accomfpagnato da suoi Co»iglieri , e dalia sua Corte si asside pubblica-» 
mente sotto il portico del suo palazzo I Due reggimenti ddle due ville so- 
burbane, Ombla, eBreno, die gnrano tre volte la dcti, avendo il loro Con^ 
dottiere a cavallo , ed armato all'antica, £moò tra salvie alla sua presenza # 
Finite queste evoluzioni , il Principe va al E)ufmo ad assistere ai Vesperi 
solenni , ed alla presentazione di alcune oblazioni, che alia Chièsa Cattedrale 

ai 



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17I . • Notizie isUrkn-'^fHfehe/ , . 

si fiiono successinmente dai Capi di alcanì uffizj pubblici , e dalle numerose 
confraternite delle arti.. Il festoso strefdto dei tamburi, e Io sparo delle for<* 
tKze annunziano alla citta V alba del nuovo giorno . Tre ore prima del mez« 
zogiorno il Principe siede sotto il palazzo pMbUicQ, ed.%alia sua Ipreseata do^ 
dici donne dette in Slavo Térsf$ize ( pannizzatricl ) eseguiscono una villerec- 
da danza al suono di pastorali istromenti. Per mezzo di una bandiera 5 «Uà 
iì cui' dma sono appese due ampolle , una rfpitsna di olio ,. L' alfiardi viW» 
due dambelle di pane j e varie corone di legumi /e per meuo dluii tfaife- 
atro , die portano in capo pieno di focaàié intreodatér'di ratnL di.fvecdfe idi** 
vo rappresettUno k pace, e rabbondihzt; Intanto mehtfe,'.ìchB lì iknniffii- 
jgll'o di mare seguito da tutta la gente della marina dalla >jQgBbi. dilettar di 
Orlando /su cui sventola il pubblico stendardo, indirizza al :&nto. Prof éuiìtè 
alcuni augurj detti Loms , il gran Capitano delUi Jfissta prèceddtoida'unlpa^ 
gio, e seguito da quattro Alfieri, col xrot'teggio di inobic^rvi ekga&temen» 
te abbigliati alht nazionale fra fa strepito dei tamburi , .e le i)pl^ ddle foi^ 
tezze esce dal corpo, di guardia , e si' porta innanzi, al Principe. Qjuari semai 
^Icun complimento in parole it paggio , ed il Capiuno £uuk> V \iìi dopo Tal* 
.jtro alcuni spedasi inchini, e riverenze aHa^ Spagnuola , e qq^stdiiristesae 
fanno i qumro Alfieri, ma uniutoiante. II rimanente drilac niitfina -si^ò^oqpm 
neir assistere alla Messa solenne , e ad una processione , a cui intèrvieoe tutte 
il Gran^Gonsìglio ili toga'Ciol MImstri, e coir uno jé T altro Clero. La. pi^ 
tìi; mista alla gioja brilla sul volto d*ogt» biion Raguseo dnraóte. questa.. sacnt 
funzione; ed il gran numero dei Cattòlici venuti dalle limitrofe. TuDohepibr 
vincie pel bacio delle preziose reliquie forma da ambe ^ le parti dnir spiCera 
interno ai Sacerdoti , die vestiti in pianeta t e acompagnaatj dr im: Togate 
con torda in mano le portano, e loro le presentano ^ribacìace^^èdredcita 
la più, stAlime,, ed augusta idea della nostra religione. - ìì^- * 

Il dopo pranzo tatto cangia d'aspetto , ed ia apt^aienza oonsi respira , 
dfte ardore marziale. Gli abitanti della cittk , dei «lue. botghì > e jd^leidue 
subucbene viUe Gravosa , e Bergato alle ore.^t. soa tatti in asmi fbriHanda 
iuorì della porta di PoaenM» vai) reggimem!> fra cui: se diitiafiie specialmen* 
tè quello della marina* Il Gran Capitano di questa festa tnìlitase detta Oi> 
dinanza , ed il suo paggio aventi in, capo t» aupestmaimeximietOy eduna 
Inaga picca in spalla sono alla testa del pia belle» è numeroso reggimento. 
I quatro Alfieri con, una gran bandiera in mato ne guid^Q<> quattro altri « 
Un centro Capitano , che tk la figura di avversario del €^vi Capitano ne 
precede un altro , ed egli pure è armato di liinga piccia . Vi sono infine aU 
«ri reggimenii condotti dai foto Capitani. Previa una generale scarica si par- 
ie 



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SMita HepuMka M ^gU^aPari: IL Ut. l^ tjf 

te U coiUure o^àinnuà j e si eGtra.m città facendo delle salve inoan* 
zi Ja Chiesa 41 3. Biagio y.tà il palazto pyhblico ,. sotto il di cui portico 
aiede.U ftettOJctTdtlk RepvtWicacQir Arci ves^covo acdestjra,'e colla sua Cor- 
te i.Dppochèlf ine, celebri ma^diére , di xUi abbiapioattrovne parlato, hanno 
eseguito il lora rozzo, b^llo Campestre > ogni ^eggimèn&o fa qui lé sue evo* 
lucioni i . e replicate scariche-» \^ chi ha la picca , o ht handiera dà particolar 
saggio di destr^Aza >.ed agilità col maneggiar quella con una sola mano» 
gèftaa^a ^jn /.^Ito , t^vvolg^flidosela intotAQ al corpo^ e. collp ^sventolar questa 
eoa. sOivpa celerilà > e pre^te^za.^ passandola dària^destra aUa sinistra . Han 
anche qui lufego givi echini, alta Spagnuola. Tre volte ìsi gita la città , e « 
passa dinaili;! >al Principe in tale ordinanza ut continue scariche, e fra giuo-^ 
dìi di picche , e. di bandiere. « Terminato il terzo giro,, ^tuuii. reggimenti 
formano davanti il palazzo pubblico due corpi T tino dirimpetto air-altro, ed 
incomincia una scaramuccia fra il gran Capitano, ed il contro*Capitano , che 
st'dlfendono» e si schermisconìo 00lle picche , e. cogli ^\idi;jair antica . Dopo 
var}. att/icchi il contro <; Capitano, b^ gli evviva della truf^pa ,f. e del l'c affollato 
pQ|>olo rien respìnto; esd in. seguita, dopoché si è egli arreso^ il Principe ri* 
ceve r annunzio , che / nostri hanno wnio > e che il iuiio è tranquillo , t scn* 
ZA pericolo. Egli allora si ritira in palazzo , e manda un regalo al gran-Ca« 
intaiio, che unitamente : agli iiinici, e parenti dà iine alla fesu tbn una lau- 
tissima cena. Nelle due: mutine della vigilia, e della festa il medesima Ca^ 
pitana dà. un. magnifico traitam^ento alle ;persone jiiù distinte delia città • La 
c^rioi^el Gapitaoo deirr:Ordintnza Una volta era in gran pregio j Nell'at* 
t9i che una Cittadina aìigurav^a in occasione di parto ad ona Nobile, che il 
di Jet figlio potesse divenur Rettore della Repubblica , la Nobile augurivi ai 
figlio dfllaiCitcadint'la carità di Capitano deir ordinanza. ) 

Non li ipofisonoi peroajpipeil tooltipHci pericoU di questa gratii militare con<% 
fQSioiie.'^Per tre ore-^cQntiatfe non si seite^ che un solo rimbombo, che in- 
trona > e- jtordiacie. F qaasirnuggidrdiil oumero di quegli. ^ chr senza ordi*» 
ne, e legge girano qua y e là con sdue^i, e pistole, di quello, the siano 
4uei> che procedona con ordiae > e sotto un capo ^ Gli stesti fanciulli inca* 
paci di maneggia» . le atoU spulino ^ coUVajuto di un custode • Pinilmmte le 
cann? infuocate^ da. continui , e smisurati carichi, Tuso dei liquori , e ^legli 
spiriti ;, di cui in 'hir giorno non sì è molto aiiaro , e varie altre circostanze 
inseparabilj dalle : feste Ipopolari potrebbero phìlurre dei finti fncoAvenienci • 
Eppure. non si saprebbe addurre in contrario alcun esempio antico, e moder- 
no; ciò che viene comunemente ascritto air assistenza del $. Protettore. 

L' Inglese Tommaso Watkint i ^he fucpcesente a questa &$U., cosi ne scri^ 

se: 



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se : Il imno della mia pratica f» quello della gmn festa di S. Biagk Ura^Èa^^ 
io tutelare , nella quale io partecipai delf allepia generàle^mifta 4illa ggfferÀl 
tonfusìme , e fui onorato di uh luogo fra i loro if^ili per'^^vedere le antiche 
ceremonie della Repubblica. Le principali dt 4pte4$é im^ ^t^M 'religiosa: proces^ 
sione 9 ed una rustica danza di alcmte vecchie d^mè , che porfa^no talcap^ 
dei cesti di pane per denotare r abbondarla . In querfo gì^rfio un rmmeroìo cor^ 
pò di contadini // raccoglie nella città , ed ognuno foria H suo- moschetto j che 
di continuo cari^ j e discarica, essendogli SBmmnhtr^tUt' dal gpi^6lr^^4^ 
rnitaia ( limitata ) quantità di polvere ^ j^$e$fo coifnme era ma Wm pótitìia*^* 
mente necessario , perchè avvezzava i smdditi allo armi ^ senza frastornarti la 
loro attenzione dalie pik necessarie operazioni della campagna , e. risparmiava 
alla BjepubUica la spesa di mantenere un grande torpo di truppa; ma come 
molte altre istituzioni è ora degenerata in abuso , producendo solo disturbi ,* sire-- 
fii09 confusione f ed accidenti {a). . . .. i 

Si ^uole domaodaye fl motivo , per cui fk iìthnìu questa festa sul piede- 
presente, e se ne «sdegnano varie 'C»g!<)iiiv^ forse senta saperne la* vertti AU 
cunì credono , <i^ un Re Bòsnése poco- «miGo dei Ragusei , il quale sotto* 
pretesto di pprtarsi a Ragusa pqlr U festa di S. Biagio voleva di soppiatto in- 
trodurre degli armati in città y' e tentar di pigliarla per via di sorpresa , ne 
abbk ^ta 1^ occasione* I Ragusei pex mettersi ^ In sicuro , e per accogliere 
sua-Mael^' in ima maniera degna del suo t^lè ctirìrtfeii& al suo arriati^i» 
federo trovare le ^karte^ ed; ì ^castelli guern&i df scelta ^ ^oiitneiMa tnqppn^: 
e il dopo pranzo in anni non so^o gli abirami della città , e terrà fermai' 
ma anclie quelli delle isole , che per scemar la confusione non' vengono più) 
da mohi anni. I( giorno dopo il Rieì di Boliina se ne' partì rlngraiiifndo' di 
tanto onore i suoi gettili ospiti ^. e deponebdb jl sae progetto iulIà'Gkrii di^ 
Ragusa • Akri, poi sano, ^i sentimem^ ,^ché -sìttdnie d»po :iKi4òa:!i iRagusei 
non xvevittid più gli stessi vicini idi prima ^ e che era-contimio ^if Apassaggio* 
di legni armati per T Adriatico ^ rcosìiJl Governo abbia creduto a prt>p«sioo, 
che una volu air anno tdtti si mettessero in armi per qualunque caso potesse^ 
quindi succedere y e dessero un saggiò negli esercizj m «Uteri y^ dj cui> varie* 
Tolte al mese {b) si apriva scuola nel luogo detto Bersaglio alle PillespeciaH 
mente per la gioventù Nòbile* Altri finalmente pretendoncb/ cbe^ ^sià tiMU^ 
istituita affine di prevenire qualunque sconcerto rapportp.'allA processione per 
Tesorbifame nùmero dei Cattolici , e dèiGrepi sdsinatici attirati in tat gionv> 

- - ; dalle 

ia) Letter. XIM. Viaggi d^ T. IITaikif^s. (b) Luccari pag. 115. 



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sulla Ke pubblica di A^^sa Part: II, JLib. L iti 

dalle vicioe Provincie parte dalla curiosità , ^ parte dalla divozione pel culto 
delle reliquie , di cui tanto abbonda Ragusa . 

II dotto, ed instancabile P. Cerva confrontando alcuni antichi cataloghi col- 
le più accreditate memorie , e cronache Ragusine ci ha fasciata una distìnta 
relazione di tutte le reliquie esistenti a Ragusa . Esse sono tali , e tante , che, 
al dire del Matematico Naie , e dell' istesso P. Cerva, Ragusa in questa par- 
te, data 1 a -detita proporzione , non la cede ad alcun* altra città, anzi eccftjt- 
tuataRom!a, e qualche altra città di simil rango, ne supera ogni altra. Mof- 
te furono lasdate da Paùlimiro Belo , e molte si ebbero in dono da Marga* 
rita Regina dì Bossina , e dagli illustri viandanti , che ritornavano dalla vi^ 
sita dei Luoghi Santi. Neil* invasione poi fatta dai Turchi della Tracia, Ser- 
via , Bulgaria , Bossina , Albania , e della Grecia i negozianti Ragusei per ra- 
gione del loro commercio sparsi per tutte queste Provincie seguendo i natu- 
rali moti della pietà, e religione ora a spese proprie, ed ora della loro Re* 
pubblica non senza gravi pericoH fecero acquisto di sì preziosi pegni , to- 
gliendoli alla barbarie , ed alla superstizione • Qiiindi le reliquie più insigni , 
che esistevano in questi Regni , con tal mezto passarono a Ragusa. Il pio, e 
religioso Senato oltre ali* indennizzar i privati , era di più solito di regalar- 
li splendidamente ara con pensioni, ed ora con case, e terreni. Felici quel- 
le città, i di cui saggi Reggitori sanno con terrene ricchezze moltiplicare in 
cielo i loro protettori! 

Queste sacre reliquie , di cui fa pure menzione T Abb. Gol et i, eccettuate 
alcune , che si conservano in varie chiese , sono tutte con somma religione 
custodite in una bella , ed ampia capella formata in un braccb del Duomo , 
la quale chiamasi il Reliquiario. Essa^uò con ragione dirsi um tesoro, quaa-> 
do anche si volesse prescindere per un momento dall* inapprezzabile valore 
delle reliquie , e non si riguardasse , che la copia deir attento , e dell* oro , 
in cui sono legate , « superbamente lavorate all'antica colla forma di grosse 
teche, di pissidi, di calici, di quadri, di croci, e di vasi di varie specte. 
Siccome molte consistono incapi, braccia, gambe ec. sotto tale configurazio* 
ne sono legate parimenti in argento indorato . Ne è si grande il numero , 
che r estero spettatore ne rimane piamente sorpreso . Molte sono anche divi- 
se, e riposte in grosse urne, dove sono gelosamente custodite. X^sto San^- 
tuario si apre solamente , quando si debbono estr» le reliquie per portarle in 
)>rocessione , o esporle alla venerazione dei fedeli , mi sempre «U« presenza 
di due membri del Senato. 



Tom. L Bb CA- 



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i8i Kofi zie uUric9 •critichi 

CAPO V. 
Legislazione di Ragusa» 



n 



Ina dolorosa esperienza ha insegnato agli uopiini y che qualunque stabili* 
mento, e società non può sussistere senza leggi, e che quella è più felice, la: 
qvale ne ha delle migliori , e che pregiandosi di non averne un gran nume-^ 
ro le osserva con più scrupoloso rigore ; I Ragusei fino dalla prima epoca 
della loro libertà ebbero una legislazione loro propria , la quale ci è però 
quasi intieramente sconosciuta. Un incendio, che nel ioaj. durò per una in- 
tiera notte {a) , ed un altro anche più terribile successo nel 1297. distrusse- 
ro pressocchè tutti gli antichi monumenti (t). I pochi , che vi rimasero , e 
da cui forse si sarebbe potuto ricavare, come anticamente si regolassero le 
cose spettanti ai giudizj , e qua! ordine si tenesse nel!' amministrar la giusti- 
zia , furono { per quanto sì potè ) soppressi dai Conti Veneti (e) . Appena 
vennero essi a Ragusa, che subito pensarono non esservi cosa più conducen* 
te per fissare a poco a poco il dominio Veneto in Ragusa , quanto il non la^ 
sciare alcun vestigio dell'antica libertà, da cai potessero i Ragusei essere ec- 
citati a ricuperarla. Dalla tradizione però, e dalla storia del Luccari {d) si 
ricava, che, sebbene i Ragusei, imiundo piuttosto gli Spartani, si regolasse- 
ro colla pura consuetudine , si erano non ostante introdotte col tempo alcune 
pergamene scritte , che potevansi considerare come tante leggi . Esse si con-^ 
servavano dai primarj del governo , e benché non potessero prodursi in pub« 
blico , servivano però loro dì norma nelle procedure forensi . Siffatte perga- 
mene , a cui , secondo il Luccari , erano raccomandati i giuramenti , le leg-^ 
gi , gli statuti , i decreti ec. , o fossero le antiche usanze scritte dei Ragusei , 
oppure provvedimenti , e determinazioni dei Conti Veneti , i quali contro 
gli espressi patti con cinque giudici Ragusei scelti di loro arbitrio (e) sì era- 
no avocata la giudicatura commettendo le cai^e minori ad alcuni uffiziali 
{miliies) della loro famiglia» furono alfine raccolte, ed unite da Marco Ciiu- 
stiniani. Essendo egli Conte a Ragusa o di moto^ proprio , o stimolato dai 
Ragusei fece una compiUzione di leggi , e nel xxjt; la presentò ai tre-Con* 
sigli di Ragusa , dai quali fii intieramente approvata col titolo di Uber statu* 
forum CivUaHr B^agmii. Il Giustiniani buon Veneziano > ma nel tempo stesj# 

rigo- . 
(tf) Cerva ad am. loxj, {b) Luccari lib. %. pag. 42. {e) Math. Eeneisa in 
praxi inedita Curile K^gus. {d) Lèco supracX (^) Benessa ibid. 



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sulla Ke pubblica di Ragusa Partii. Uh. I. i8j 

j-igoroso osservatore dei patti fra la Repubblica di Venezia , e quella di Ra- 
gusa nel principio di questo statuto protesta di essersi actìirte-a questa fatfr 
cr, perchè g^ statuti delU legislazione Ragusìna erano dispersi in più Uber? 
coli, che, oltre al contenere molto di superiftoo, ed oscuro, erano mancanti 
di molte còse , ed in molte altfe discrepanti fra loro ; e che non dovendo là 
nascere le liti , dove deve nascere il diritto , egli ha procurato di togliere I« 
discrepanze ,. ed iLsuperfluo , di supplire ai difetti, e di dilucidare le cosf 
confuse , ed oscure. Questo. statuto è diviso in otta libri , ed ogni libro ip 
capitoli. Il primo ha per oggetto reiezione dei magistrati; nel secondo s\ 
prescrive la forma dei loro giuramenti; nel terzo si tratta delle materie giù* 
diziarie; il quarto prende di mira i beni dotali; il quinto si raggira intorno 
alla polizia intema rapporto alle case, strade , e piazze della citta; il sestp 
tratta delle materie criminali^ il settimo, verte sul buon regolamento della 
marina; nell'ottavo finalmente fautore dello statuto ha insieme raccolte va? 
rie materie , che hanno relazione colle precedenti , ed altre , che non meri-^ 
tavano di formar libri a parte. Lo statuto Ragusino fa onore allo spirito 
umano, ed al secolo, in cui nacque. E' cosa osservabile, che la di lui ori« 
gine , e compilazione coincide propriamente coir epoca , in cui Erico fece 
accettare alla Svezia una raccolta di leggi. Alfonso X. pubblicò in Castiglia 
quei giudiziosi regolamenti conosciuti sotto il nome di Las Pariìdas ; gli Inr 
glesi dieder principio, ai loro celebri parlamenti; I Francesi riceverono un codice 
di leggi da S. Luigi ; e tutte le città più potenti dell'Italia , ed Alemagna » 
malgrado la confusione, in cui erano avvolte,, si rivolsero a formarsi un piar 
no di amministrazione., che assicurasse i diritti dei cittadini in generale , e 
di ognuno in. particolare. Ed ecco come il genio d'ogni secolo si propaga,, 
dirò così, da un polo all'altro con somma rapidità.- Ciascuno può facilmente 
immaginarsi, qual vantaggio ricavasse Ragusa da questo codice , che alfine 
fissò in iscritto gli usi , e le consuetudini allora vigenti della nazione. Ma 
la loro legislazione in seguito si andò sempre più perfezionando. Lo statuto 
tion bastava più , e tutte le sue leggi , ed ordinazioni non erano fatte per 
tutti i tempi , e per tutte le circostanze. Senza derogare a questo codice 
s' incominciò dal Minor Consiglio a riformarlo in qualche parte > e da ciò 
nacque nel 1J15.1 o secondo altri nel 13J5. il libro delle Rfformazioni appro- 
vato dai diversi Consigli^ il quale ha per scopo il regime politico, e civile. 
Nel 1J58. , epoca della partenza del Conte Veneto , ebbe origine un altro 
codice di legislazione , che dalla sua legatura è detto il Verde , e nel 14^». 
un altro chiamato il Croceo per essere legato in giallo. Questo codice si va 
continua^nente accrescendo , mentre in esso si registra ogni nuova legge ap- 
Bb 2» prò* * 



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184 Notizie iitoricù^criiicb^ 

provata dai tre Consigli, la quale diventa quindi legge munictpale. Qac5t! 
codici contengono leggi, e provvedimenti generali, e particolari, politici, e 
civili risguardanti la Repubblica. A tutti questi diversi libri si debbono iniiae 
aggiungere le determinazioni del Senato dette rolgartnente Parti dé'Prcgéiti 
accettate colla pluralità dei voti, e registrate in tanti libri separati» e la con- 
suetudine del paese in verde osservanza espressa , e contenuta nelle decisio- 
ni y e sentenze dei var} tribunali con taitto il rigore della pratica legale* 
^' ultima legge fatta , benché contraria ad una anteriore , vi deroga ; mentre 
chi la fa, sa benissimo su tal materia cosa già esiste, e dalla stessa legge an- 
tica è autorizzato a riformarla col vincolo del maggior numero dei voti. 

Le leggi di Giustiniano , e della Ruou Romana non sono mai state rice- 
vute , ed ammesse da alcun decreto del Senato di Ragusa . Quindi sebbene 
gli avvocati le studiino , e possano servirsene nei soli casi , in cui non si ab- 
bia una legge patria , che loro contraddica , ed ai^omentare secondo il loro 
spirito; concuttociò nelle sentenze dei tribunali non possono mai citarsi dai 
giudici , quantunque il giudizio si pronunzj secondo i loro principi ; mentre 
essendo soltanto riconosciute come una semplice emanazione della retta ra- 
gione non hanno presso i Ragusei alcuna sanzione obbligatoria. Il lungo cor- 
so di sei secoli ha vittoriosamente deciso , che tutte le l^ggi contenute negli 
accennati codici oltre all'esser giuste, e savie sono altresì adattate al genio, 
ed allo spirito della nazione , ritrovandosi in esse il fiore della Greca , e Ro- 
mana legislazione in tut<o ciò , che poteva confarsi al fisico , e al morale 
della nazione medesima, ed avendo sempre la religione per èase. 

La prassi del foro Ragusino ricavata da queste leggi , e dalle invariabili 
procedure dei tribunali nelle cause ha data la maniera di portare , e provare 
la sua azione all'attore , ed al reo quella della sua difesa. In ogni lite le 
parti hanno la potestà di scegliersi dei giudici arbitri evitando il foro ordina- 
rio. Ognuno può difendere in pubblico avanti i Consoli la^-sua causa facen- 
do da avvocato ; il Senato ne assegna uno a cht -non vuol farlo da se , o 
non lo trova. L'esercizio dell'avvocatura è solamente in mano dei Nobili, 
e la Repubblica Ragusina ha sempre avuti, come ha presentemente, dei ptor 
fondi , ed eloquemissimi avvocati , ed arringatori . Il famoso Cardinale de 
Luca , a cui per mezzo di Mons. Pietro Bosdari suo ajutante di studio era 
nota la legislazione dei Ragusei , la procedura della loro Curia , e le loro 
pili rinomate sentenze , che da 400, anni si conservano registrate in tanti li- 
bri distinti , parla in più luoghi delle sue opere dei Ragusei come intelli- 
gentissimi della legale « e li chiama doSh^s popuhs , dociusqtée Senaius . Le 
cause si perorano innanzi a quattro giudici in una gtan sala detia dei Comcli, 

e v'in- 



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sulla Keptéiblica di Bjigusa ParU Ih Lib. l. 185 

e v'interviene chi vuole. Nelle cause di grido, e particolarmente di appello 
le cose si fanno con una pompa, e solennità, che impone, ed il concorso è 
grandissimo. 

, La gioventù Nobile , quando yoglia , ha tutti i mezzi , e comodi per riu- 
scire nella giurisprudenza . Dalle prime scuole della grammatica sino alla 
rettorica può imparare la lingua Latina > ed Italiana , e V eloquenza sotto i 
Padri dftMe Scuole Pie , che a tutto questo aggiungono anche il corso di. fi- 
losofia , e delle matematiche sublimi. Può quindi passare allo studio della 
legge civile , per insegnare la quale il Senato otto anni fa chiamò da Roma 
il Ch. Sig. Avvocato Coslnti , mio particolare amico , che alla profondità , e 
moltìplicita delle cognizioni specialmente nella sua professione accoppia le 
pitt prudenti , doki » e nobili maniere . Ho veduto con piacere de' miei sco- 
lari intraprendere dopq.il corso de' loro studj la difesa di piccole cause , e 
trattarle con grande onore avanti il Minor Consiglio , al tribunale dei Q)^* 
soli , ed a quello della marina, frattanto chi fa questa carriera, all'età, in 
cui entra in Senato , si trova di aver acquistato l'esercizio del parlare , che 
tanto distingue nelle Repubbliche , e di essere in istato di esercitare ravvoca"" 
tura per le cause di maggior rilievo « 

CAPO VI. 

FormM del governo ^risiocratuo di Kagusa • 

Il Luccari, ed il Cerva hanno già diffusamente descritta la forma del go- 
verno di Ragusa, ed i suoi diversi magistrati, avendo di più notate le mu- 
tazioni in diversi tempi successe . Potendoli i nazionali consultare , noi qui 
non esporremo, se non ciò, che è piii interessante , e che basterà per dare' 
agli esteri una precisa idea delle cose, come sono.ar presente . Qualunque 
fosse la maniera , con cui si governavano anticamente i Ragusei , egli è cer- 
to , che alla venuta dei Conti Veneti essi adottarono la forma del governo 
Veneziano , facendo , che tutto il redime della Repubblica si dividesse in tre 
Consigli, e che la loro città fosse composta di tre ordini, come a Venezia, 
di quello dei Nobili, o Patrizj , dei Cittadini, e degli Artigiani (a). Qpe- 
^ti ultimi non hanno alcuna parte ^lel governo. II ceto dei Cittadini è divi- 
so in due Confraternite di S. Antonia, e di S. Lazzaro , alle quali le fa- 
miglie vengono aggregate mediante un dato fondo In beni stabili da non pò* 

rer- 
• ia) Cerva in Prolegom.^ & Stepban.Gradiiu de landib^i HeifuilicéC VeneU. 



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ii€ Hùtizie istùrkC'-critìcbi 

tersi ipotecare , né alienare vita durante del nuovo Cittadino . Questo ceto 
può concorrere ai varj uffiz} di pubblica amministrazione , e questi uffiij so* 
no la Segretaria , la Cancellaria , la Notarla , la Tesoreria , la Dogana , 
l'Annona, l'Appalto pubblico del sale te Tutti i concorrenti sono eletti, 
e ricevuti per voti dal Senato. Dal che apparisce, che il governo di Ragusa 
è puramente Aristocratico , essendo ogni cosa e dentro, e fuori retta, ed am- 
ministrata dal solo ordine dei Patrizj , e dai loro Deputati . Il primo dei 
Consigli è detto Gran Consìglio , o Consiglio Idaggiore , perchè abbraccia tutti i 
Nobili , che hanno compito i8 anni , ricevendoli però prevj gli attestati del- 
la !oro nobiltà , età , ingegno , e costumi , e registrando il loro nome nel li- 
bro pubblico detto Specchio ; e perchè in questo Consiglio risiede propria- 
mente la sovranità. Inatti oltrecchè questo è il solo Consiglio , in cui ogni 
Nobile ha parte , nessuno può avere alcuna autorità nella Repubblica , sé 
non gli viene da esso conferita. Quindi al Maggior Consiglio appartiene Te- 
lezione dei magistrati per la citta, e pel dominio, confermare le leggi, giu- 
dicare sulla vita, richiamare gli esuli, e fare alrre simili graaie* Si raduna 
ogni anno ai 15 di decembre per V elezione delle nuove magistrature pel 
prossimo anno, ed ai 25 di ciascun mese- per creare il nuovo Rettore , per 
ascrivere i nuovi membri al Senato , per la conferma dei vecchi , per nomi- 
nare i Conti , o Governatori , che si mandano per lo stato , e per altre cose , 
che ricercano il sovrano potere . 

II secondo Consiglio è quello de* Pregati , ossia il Senato composto di 4; 
membri , che diconsi Senatori , e che nel medesimo tempo sostengono altri 
impieghi, o magistrati, ed ha una tale autorità, che non ammette appello in 
qualunque delle sue determinazioni • Esso impone i tributi , e le gabelle, 
tratta tutti gli aflEari più importanti dello stato, rivede il più delle volte le 
cause criminali , riceve le intromesse capitali , e pecuniarie , e gli appelli 
delle cause civili; crea gli Ambasciatori, che si spediscono ai Principi, ed 
i Ministri , e Consoli per le Corti , e per le città estere di mare ; fa la pace , 
e la guerra; invia i Sindaci ogni tre anni per lo stato a togliere gli abusi, a 
proclamare le nuove leggi , e ad imporre i dazj ; in una parola qualunque 
straordinaria deputazione , che sia necessaria pel buon regolamento politico 
della Repubblica tanto nello stato , quanto di fuori rapporto al fisico , ed al 
morale del popolo , si stabilisce dal Senato . Questo Consiglio , che ha sem- 
pre avuto , ed ha uomini veramente grandi nel maneggio dei grandi affari , 
prima si convocava quattro volte la settimana , ed ora due solamente , ed 
ogni qual volta lo richiede il bisogno. 

Il terzo Consiglio si chiama Consiglio Minore composto di 7. Senatori col 

Capo 



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sitila ^epuHIica di Ka^^sa Pari. IL Lih, L itf 

Capo delU Repubblica , o Rettore* Esso non ha solo la potestà esecutiva sul 
rami ordinar] , e straordinarj di pubblica amministrazione fissati dal Maggior 
Consiglio , e dal Pregai ; ma decide anche le cause civili , politiche , e cri- 
minali di minor -conseguenza . Il suo uffizio adunque è di far eseguire le 
leggi del Senato , di fare scrivere le lettere ai Principi esteri , ed ai Gover- 
natori dello stato munendole col pubblico sigillo , e segnandole col titolo II 
Kcfi^rcy e Consiglieri della Repubblica di g^agusa ; di sentir le querele degH 
altri magistrati , di ammettere all' udienza pubblica gli Ambasciatori esteri , 
l'Arcivescovo, i Vescovi, iCapi di Religione, i Predicatori dell'Avvento, e 
della Quaresima, i forestieri di stima, e rango; di dare il salvacondotto ai 
debitori civili i di ricevere gli appelli , le suppliche per gli altri Consigli , 
d* invigilare al buon ordine dello srato, e di portare al Senato tutto ciò, sii 
di cui non si estende il suo potere « Questa magistratura , che dura un anno , 
è propriamente quella , che nelle pubbliche comparse , e funzioni col Rettore 
rappresenta la sovranità, ed è preceduta dalla banda, e* da 14. famigli di pa* 
lazzo detti Sduri vestiti di abito talare rosso , ed è sempre accompagnata dai 
pubblici uffiz} civici di Segretaria , Notaria , Cancellaria ec. 

Il Capo della Repubblica > che prima dicevasi Priore, quindi Conte , e fi^ 
nalmente Rettore porta seco il nome , e la pompa esteriore di Principe risie- 
dendo nel mese delk sua carica colla sua famiglia nel pubblico palazzo , da 
cui non esce , se non quandoi la sua presenza è richiesta nei giorni di pub- 
blica comparsa. Egli tiene in sua custodia le chiavi della città , che dopo le 
due ore di notte non può più aprirsi , che convocando la maggior parte dei 
membri del Minor Consiglio, i sigilli pubblici, e varie scritture pubbliche le 
pili gelose • A lui appartiene il convocare il Gran Consiglio , e quello dei 
Pregati , ed il proporre da un seggio distinto le materie , che in essi deb» 
boAsi trattare. Egli però ha un sol voto, come ciascun altro Senatore , po- 
tendo tuttavia nel suo palazzo dar giudizio su piccola quantità di danaro , se 
dirigansi a lui ì ricorrenti .' lUuo abito è una toga di seta rossa (e paonazza 
nell'Avvento , e Quaresima ) , come era quella dei Consiglieri del Collegio di 
Venezia , e porta sulla spalla sinistra uno Stolone negro , insegna del supremo 
conundo. Uladislao Re di Polonia , e di Ungheria figlio di Jagellone, «. 
Mattia Corvino figlio di Janko Unniade gli diedero con solenni diplomi il 
titolo di Arcirettore, tìtolo, che il Senato non gli confermò per più riguar* 
di. Lo stesso Mattia lo creò Cavaliere dello Sperone d'oro; e perciò quando 
muore qualcuno neir attuale esercizio di questa magistratura , fra le altre 
pompe funebri , che gli son fatte , vien appesa al suo feretro la spada > lo 
sperone > ed una collana d* oro , insegne di questo Ordine • 

Un 



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j88 Notizie iiioyico" Critiche ' * 

Un magistrato di non piccola autorità è quello, che chiamasi dei' tt^* 
Provveditori della Repubblica ; giacché è superiore a tutti gli afttì , èe s? 
ect^ttui il Gran Consiglio, e quello de' Pregati. Esso può sospendere le leg* 
gi , e i decreti , e la loro esecuzione , finché le cause Yion siano di nuovo' 
esaminate dal Senato; e dal Senato, e* dal Maggior Consìglio devono essere 
confermate le leggi, che fanno i Provveditori. II loro impiego è di far sì; 
che nulla si faccia contro i buoni stabilimenti della Repubblica , e dunr uh 
anno. 

Le cause criminali sono portate ad un tribunale composto di quattro tiiem^ ' 
bri col titolo di giudici . Essi odono le querele , esaminano i testimoni , e 
condannano i rei anche a morte atenor degli statuti della Repubblica. Il reo^ 
che si credesse aggravato , può ricoH-ere ai tre Provveditori , che , esantinatar 
la causa, la portano al Senato. Spesse volte gli stessi giudici portano'Ie ma- 
terie al Pregai, particolarmente, se T affare è molto intrigato* Le differenze 
civili , che insorgono fra gli indivftl4ii 'sudditi del gran Signore ; o siaiiò Cri- 
stiani , o Maomettani, son devolute a questo magistrato*^ come pure le cw» 
civili fra i forestierf, che ricercano una sollecita spedizione. 

Tutte le diflerenze civili trattansi innanzi ad un tribunale detto dei Como^ 
il delle cause civili t che sono in numero di quattro, e che hanno il due^pèi? 
cento sulla somma, di cui giudicano. Dicesi, che una tal legge ìntoro^favo* 
re chiamata SportMia $ìb, stata fatta per metter freno a chi volesse intentare 
delle liti ingiuste. Si radunano tre volte la settimana, e sentiti gli avvoca- 
ti , ed esaminate le allegazioni , che loro vengon date in iscritto , debbono 
terminare la causa j e dar la sentenza. Se la parte perdente fra otto giorni 
non appella al Senato, la sentenza ha tutto il suo vigore; e se appella, do- 
po due sessioni pubbliche coli' intervento ^ di tutti i Senatori competenti (ia 
tutti gli atti pubblici dei Consiglj sono esclusi per legge i parenti dei giu- 
dici, degli avvocati, e delle parti litiganti , se sono NobHi) sì pronuncia 
J* ultima sentenza definitiva, che approva , o disapprova per intiero quelta^ 
dei Consoli. Del rimanente J Consoli sono di tale autorità, 'e credito r che/ 
un solo di loro con un pubblico Notajo autentica un testamento senza altri 
testimoni. I Ragusei sogliono far testamento prima dell* ultima matótia , e 
sigillato consegnarlo ad uno dei Consoli, che lo fa riporre in pubblica Can- 
cellarla , e che , dopo la morte del testatore , conviene aprire , e leggere alla 
presenza di tre Consoli. Questa magistraiMra > come la precedente, dura un 
anno. 

II danaro pubblico è custodito, ed amministrato da un uffizio composto 4> 
tre membri, che diconsi Tesorieri di S. Maria. Essi ^ccvono per mezfio dei 



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mila K^ubhlka di ^/tpna Pari. IL Lìb. 1. ttf^ 

lutò mm^i fl- danaro di ragione della Repubblica, che impiegano, o ser- 
baw> in caisa secondo U volontà ^1 Swato • Questo magistrato , che si mu*- 
ti ogni tre ahnì , si acquistò ulé riputazione , che molti privati ricchi non 
solo fra i Ra^ei , ma anche tra gli esteri dall-aka antichità li hanno IstK 
tuitì , e il istìtiri^cotto presentemente tutori ì e e^cutori dei loro testamenti, 
col raccomandare i beni loro a vantaggio del Luòghi Pii , dei poveri , « taU 
volta dei propr] eredi. I Tesorieri investono poi questi le^ti in beni stabi- 
li, sui manti di fuori, e ciò, che ne ritraggono, è impiegato in soccorso. 
dei pòVeri, de^i ospedali , tn dotare le orfane, in riscattare gli schiavi , ed 
in altre opere pie . Ultimamente un certo Matteo Androvicb ricchissimo ne-, 
goziante lasciò loro f amministrazione dì 300000 piastre assegnandone luia 
parte per illuminare la citt^. Le chiavi della ctpella delle reliquie, e di di- 
verse scritture di somma importanza sono pure sotto la loro custodia. Final- 
mepte allo scader ilei loro impiego noA rendono conto ad alcuno della loro 
amministrazione , avendo solamente V ckkA^gf> ài registrare il tutto nel lìbrO' 
ptAMco da rivedersi dal deputati del Sena^. 

A questi uffizi se ne aggiui^ono vai5 altri. La zeeta, f annona, il sale, 
n monte della pietk, la Chielsa Metropolitaba , quella di S. Btogio hanno ì 
loto deputati. Del magistrato di Sanità d occorrerà di parlare altrove. 
Tutti questi impieghi non possono essere esercitati , che dai soli membri del 
Swiato. Non cosV però di molti altri, per sostenere 1 quali si scelgono 1 
semplici Nobili Togati . : 

Tra questi uffizj di secondo rango il- più ragguardevole è quello , che chia- 
ausi dflte cinque Aagiotti . Questo magistrato deve rivedere i HBri, e le parti- 
te ài tutti quelli , che maneggiano danaro pubblico , e far pagare a tempo 
suo i debitori delia Repubblica denunciandoli al Minor Consiglio, ed al Se- 
nato . 

La dogana è affidata alla cura di quattro Togati . Eglino per mezzo dei loro 
ministri riscuotono il denaro , che si Ipaga per V introduzione , ed estrazione 
di varj generi dalla cittìij e MMe questioni di contratti mercantili , e sulle 
defraudazioni della dogana innalzano tribunale, e decidono. Oltre questi 
daz] la Repubblica ha altte entrate, e rendite, che consistono in luoghi 
di monte , fabbriche, terreni, ed akri stabili, che si affittano con ì>!egie- 
ria ai particolari. Tre Togati col *oSfcie di Giustirteri riscontrano i pesi, t 
le misura, fesano il prezzo de* commestibili, ed invigilano, affincM f mer- 
canti, e r altra gente di commercio sì regoli niei -contratti , e ne|^tj k teno- 
re della giustizia, e delie feg^ munld^pali. NeQ^tnnuo èseicizio - ^Il« lorè 
Tm^L Ce c%^ 



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i^o ltotizÌ€ isterico 'Crìtiche ' 

carica ascoltano > e definiscono con pieno potere le differenze rdativè al \ùrp 

uffìzio . 

Siccome uno dei principali capi d' entrata per i Ragusei ^ il vino ; cosi fu 
subilito il magistrato detto dèi tonirabhando composto di tre Togati • Eglino 
debbon invigilare, perchè non s* introduca in città , e nello stato vino fora- 
stiero , e solo da quei luòghi non compresi nella legge • 

La Repubblica ha due avvocati, che si chiamano del Comune^ Il loro im- 
piego è di trattar le cause dei Provveditori > di ricordare ai giudici del Cri- 
minale l'esatta osservanza delle leggi nei loro giudiz}, di riscuotere le pene 
pecuniarie , che vengono fissate ai rei , e di prender possesso dei beni dei fa^ 
rastieri, che muojono ab intestato y e senzi eredi. Ogni anno si scelgono pa- 
rimenti 4 altri avvocati detti dei Pri'i;tf</, affinchè quelli, che per la miseria, 
o per la prepotenza della parte avversa non trovano chi voglia assumersi la 
difesa delle lora cause , abbiano un difensore assegnato loro dalla pubblica 
autorità. 

Finalmente i depuuti sulle acque, e molin!, i così detti Signori della- néth. 
te, tà ì Castellani formano tre altri magistrati, che invigilando al buon or- 
dine, ed alla pubblica sicurezza prevengono la carestia dell* acqua , impedi- 
scono le risse, le uccisioni, a fiuti, disordini, che succedono rarissimamen* 
te , e difendono le fortezze , e la citti coir aprirne , e chiuderne le porte 
all'ora assegnata* Qi altri uffiz} intemi sostenuti dai Nobili sono di minor 
riguardo; e di quelli , che esercitano per lo stato,. e che per gli appelli sono 
soggetti al Senato, parleremo altrove . Osservd.rin* fine , che i Ragusei ap- 
punto per r an^f , che portarono* alla loro patria , e per lo scrupoloso rig^ 
re , con cui mantennero questa forma di governo non lasciando? i introdurre 
* alcuna novità , hanno potuto per più secoli felicemente conservatie la loro li- 
berta, benché siano stati circondati da potentissimi Principi, e nemici. 

C A PO VII. 

Carattere , epstumii ed usi^ dei H,agusel. 

maggior prova del felice ingegno, e carattere de* Ragusei è certamente 
Taver sfputo nei tempi d'ignoranza , e di barbarle erigerti in una nazione 
a parte, benché fossero nel centro delle città Dalma to -Romane, e confinan- 
ti coi popoli della Slavonia • Le cause , e gli effetti della loro coltura , ed i 
monumenti del loro^ talento politicò, e lettemrio meriuno delle discussioni a 



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sulU KepuUlica di Èjtguta ParU^ li. Lib. I. i ji 

^rte* II nc»tìt> scopo è qui 4*QSWvar^ in generale , che essi sono di un in- 
gegno assii perspicace, e proprio del pari per le scienze le più astnise ', cbè 
per le belle arti , e per l'amena letteratura .. Nel corso di dieci antai, in cui 
ho avuto nella mia scuola uo numero considerabilissimo di giovani , posso 
dhr fimficanàetìte di non averne trovato alcuno sprovveduto di talento , o di 
memoria 1 per cui soprattutto sono invidiabili quegli , che la esercitalo ..Qpg^r 
fora si determinino di proposito , e si consacrino a qualche ramo di letteratu* 
ta, èssi sono sicuri di riuscirvi sino alta sorpresa, e di £ir vede re , che in 
talento non la cedono ad alcuna nazione ^straniera. E' rimarcabile .SQprattutt# 
fi fuoco 5 e la vivacità del loro temperamento, la loro immaginazione, la na* 
turale eloquenza, e gli spiritosi concetti, con cui condiscono il discorso fami- 
gliare • I loro costumi corrispondono perfettamente a quelle leggi di polizia ,- 
che da più secoli sono in fiore nella loro città. Quindi per la gentilezza , e 
1"^ urbanità del tratto può essa paragonarsi colle città le più colte . Amaoiti i 
Ragusèi del grado, e delle distinzioni sono officiósissimi fra lóro, e cogU 
:tmici arrivano fino allo serupolo, dirò così , per non mancare al dovere , ed 
stilla convenienza • Qualunque più piccolo avvenimento lieto , o sinistro , che 
interessi il parente, o T amico, non porta seco soltanto frequenti, e vicen- 
devoli ambasciate per mezzo della servitù , ma anche visite formali di ralle- 
gramento, o'di condoglUnia. Le famiglie parenti, ed amiche usano di più 
'fersi contiiyui regali per . mostrare la buona armonia i ed intelligenza , che 
passa fra loro* 

Il Raguseo colto è sempi« stato amante del forestiero , e indarno si Cer- 
cherebbe intutta.lastcn-ia, come vedremo r una cktà, che abbia avuta maggior 
premura di comparire ,• ed essere ospitale • Qiiindì lo accolgono volentieri , e 
lo trattano nobilmente. In sunili occasioni alla polizia,. ed eleganza Jiel tra^ 
to loro propria aggiungono la magnificenza tanto nel vitto , quanto nel vesti- 
re • Il prelodato Tommaso VFatkins fa in tal guiu il loro caVattere : to non 
posso scrivere MUasUnza favorevolmente *de^ Ragusei y massime de' Hohili ^ e 
dell ordine superiora de^ Cittadini , cbe^ generalmente parlando, tanno tutte quel* 
le buone qualità , te fuali conferir possono un virtuóso esempio , ed una raffinata 
educazione , senza la lega di quei vizj , / quali prevalgono nei paesi pia aperti 
all'estero commercio , e perciò pii versati neW ingamo . Essi. hanno più dattri-^ 
na , e meno ostentazione di qualnnque popola, che io conosca; pia politezza Pan 
verio P altro, e meno invidia. La loro ospitalità versogli stranieri non può in 
alcun modo superarsi; in una parola il loro carattere generale ha in se così po^ 
chi difetti , che io , per quanto la mia esperienza sugi' altri popoli me lo fer^ 
Ce 2 mette. 



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mette , non esHb di iicbtérarlì per il pia s0ttià\ , yU miglìùfp , rit tì'fijk fin 
tue degìì stati. ' * • » ^ * • J •..<-.; .•'•...'.-"• : -• v. • . 
I Nobili dòpo i dfeiotto tnftl , e quelli cld cela cìtAìo, cfa» haitiiaiiMIpct* 
ghi pubblici 9 di mattina debbon per legge andar vestici in:«b|tf 4f 'piiU|ii)9 
magistrato, cioè in gran parrucca gioita , edintoga lalarenfr»^ 4cuirj»ein« 
Terno, ed in ogni pul>blica comparsa aggiungono una specie di ^r» fietraiuQ^ 
lo parimenti nero senza ba varo, ma assai lungo» e che chiamane Fiatai . tié^ 
gli albi tempi vestono alla Francese con sùrzor^à eleguiza. Scmo^ rimarca- 
bill le magnifiche peIHcde> e le superbe berrette pur» di fiuasiqio .p^> da» 
portano d'inverno per difendersi dal rig^e dei vend boreali.* U/v^sdre del- 
le donne, per le quali non v'è prammatica y è motto elegante, ed assai di- 
spendióso , benché generalmente non abbiano esse bisogno di abiti mendiicati 
dal capriccio della moda per fai* brillare queUe dòti ,'di cui la natura, non fu 

uséi; L'ordinaria oocupazione del|af ìi^obiltà à di 
Mica atnministi^aztofwr j ed agli: affari idUz. pr^ 
sntò Nobile ha, come .abbiami veduto « impieghi 
;'I1 ceto Civico j che si. tratta:, e irive mrc H^^ 
i pubblici ufiM^} ^lU* AeBubUUcai.i; e fiaitcì MUe 
leUe quali rìescef assai bene. La siartna allochi 
popolasiofie/'se* si eeoeaentao gli artUti , d^e ^o^ 
:he le ard il buwo, e di drvd^ittiento • Si a>lci- 
ii ballo, il ricamo, il disegno, e Io studia 4*1^ 
a' óKCìà , per cui hanno utf trasporlo vivissimo 9 
azioni nelle loro amene «illeggiatuie: di Canali» 
r, di Gionchettoy'Ombla , Grai^osa, Malfi» Ca- 
sosa , e delle tre i^ole filafiti. fra questi luoghi di ie?ra fisrmc alcUM vtìDfL 
Tolta non erano troppo sicuri , e nessuno ardiva di mettete in viario sai- 
za aver due scorte armate > che T accompagnassero . Al presente Minutile 
una tale precauzione 1 benché vi Sia ìin ilusso, e riflusso, dirò così> di Tur- 
chi, Morlacchl, e di altri, che di continuo vanno > e. vengono dalla città. 
La fierezza dei loro Volti, la robustezza» e nobile proporr io&e dei loro cor- 
pi, ì lunghi coltelli, le pistole, e gli schioppi, di cui ciascuno va provve- 
duto, isxfine la diversità dei loro abiti neir latto, che ispirano terrore, e sor- 
'l^esa , mostrano altresì , che fra loro la moUec^a i e la. corruzione non si 
sbno ancora introdotte • Spesso ne ho veduti in tempo d' Ì9vet;i^ venir dalle 
Ticine Provincie col petto scoperto, coi peli sopra di esso, e col baffi gela- 
ti, e punto non risentirsi del freddo il più intenso. Anche i soldati 1 e con- 

^ . ttdi- 



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suìla J^/pMMkadiJt^p^a PsrK Ih Lib. h x^^ 

ttdMriiRagósei imo di una simile fibra. Armanti awh'eni di un luogo col- 
tello detto Hangjar aubiumente logettan via , quando insorge qualche rissa 
fràjiora^ U: loto nttAiera di vestire vien espressa dal^rame» che rappresenta 
aitsòlduto Raguseo^ 

«^ Hsmoé i Ragusei no tmtro i per cui fiinpa spesso venir dall' Italia delle 
bminc iìDnq»agfite di Gmiici» e dì Cantanti, E' cosa osservabile relatìvamear 
tè'alle donne, die le sole Dame > e Cittadine possono andar al teatro. Se nel 
Minorale non vi sono le opere , o le cotnedie , oltre le maschere , che ordi« 
-siariamente eseo» di sei:ai e girano per |e case, si^fajino accademie di mus^ 
OLf pi$mtl, e feste di ballo f»i i parenti', e gM amici. U terzo cetp , che 
^re fiìi air antica, e con piii libera seovlicitk, si distingvfe per quella aller 
tnsL i a cui kcfina mtu ta nazione* Le lora feste di balio sono aUegrissi^ 
me , e nei loro pranxi d'invito si resphra un'aria di candidezza , e gioviali- 
tk> che incanta . AUordiè com^risce in tavola V arrosta , si canu in. tuono 
saiionate la loro'celdire canzone : N4 f$cen^ svitutrimo ( diam tuui addos- 
so ali* arrQSto)> e quindi ognuno canta per torno il suo versetto in onor 
'delta padrona « e del* padrone.^ e si fa un'infinita di brindisi ai presenti , e 
ai lontani. Mi sono trovato a. questi pranzi , e la gio{f , che regna in tutti , 
4ni ha «empre soi^reso , e divertita. Qpesto uso di canure è proprio della 
natione, e sussisterà aenapre ancbe a dispetto dell'opposta moda, che Io. di- 
•aappmva. Malgrado però le accennate occupazioni, e divertimenti rimane ai 
Ragusei del tempo » in culnonJianno atqui diversiYO, Da àò^ndsct , che 
«ssi. amano il libro quasi per abito, e cbe i(i essi si tro^a u^ certa coltu- 
ra letteraria, che altrove non i così geniale, e che è dovuta alla contimu 
'lettura. Le ^$$e persone di marina, fra cui una* gran parte ha frequen- 
tate le scuole almeno fino alla rettorica , riguardano il libro come un dolce 
«coUievo in patria, e ne». loro viaggi*. 

Ragusa ha una moltitudine di usi, fra i quali ^accenneremo ora di volo i 
principali « Qtundo qualcuno si accinge ad un viaggio , ed è per abbandonare 
ìa patria, oltre alla visita dei parenti > ed ambici, egli ha da loro un regalo di 
euccaro in pane accompagnato dai complipiènti di felicitazione per un pro- 
spero viaggio, e per un felice ritorno. /IVIentre il viaggiatore circondato dai 
parenti , ed amici , che T accompagnano al porto per esser presenti al suo 
imbarco, esce di casa, la moglie, <y la più stretta parente dalla finestra gli 
getta sul capo del grano , dell' gtrpello , e delle foglie d' olivo , volendo con 
ciò» credo io, augurargli , che in ogni luogo Io segua i; abbondanza , T alle- 
grezza, e la pace» Al suo ritorno egli compensa ognuno, da Cui nella par- 
tenza aveva ricevuto il consueto d^no^ ìson^ei drici , o con qualche galan- 
teria 



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794 TTc^hie ùtoHc^ €riticbt 

letU smniert / Lo stesso uso di mtncUr la tuccaro si f^ttiot tnche Jalle 
hnàglìe parenti , o bea affette con oght nuovo Rettore ^eHa RepuMdica , il 
^le corrisponde con far loro parte delle sue pesche • 

I matrimonj) e le nozze, che appresso i Ragusei erano una volta celebra-» 
te in un modo assai pafcicolare 5 & specioso > sono «I presente presso a poco 
sul piede d^lulia , cioè £innosi con magnificenza, e pompa relativa ai divét* 
fi ceti . La gente di campagna , e soprattutto dì Canali conserva le antiche 
usanze Illiriche , che possono vedersi descritte dai Ch. NatAiraliSU il Sig. Aìk 
f Ortis nel suo viaggio di Dalmaiia^^ e dal Lovrìdi« Intanto è osservabile > 
che le zitelle in Ragusa dopò i dodici anni non escono pi& in pubblico^ 
e nella stessa loro casa non si mostrano ,r che ai soli pareiuì stretti , ed agli 
Ecclesiastici* Se di giorno occorre toro df andar dai parenti, scelgono le.òrt 
di minor concorto , e qt^elle di qualità vi vanno in portantina frequentando 
per h messa soltanto quelle Chiese, che réputansi private. Un tal costume 
restringe moltissimo la conversazione dei Ragusei , limitandosi per lo pi& ficm 
i soli parenti per chi ha figliuole . Chiunque ha figlie da maritare , deve egli 
cercar loro lo sposo; giacché pei giovani 'sarebbe giudicata cosa indecente il 
Éirlo, wprattutto se avesset^ una repulsa. • 

Oliando un ammalato inRagtisa ha ricevuta gli ultimi Sacramenti ^ 1 paren*» 
tr non sortono pKi ài casa; e' se egli muore , gli uomini si ritirano in una 
camera, e le donne in un* altra in compagnia dei parenti > ed amici. Il do» 
pò pranzo del giorno seguente si radunano insieme i parenti più stretti , e 
vestiti a lutto con un ferrajuolo nero in dosso siedono vicino alla porta della 
sala destinata al corrótto accogliendo con tutti gli atti di urbanità chi viene 
a visitarli • Di tutto si ragiona, fuorché del funesto successo. Sd 41 morto è 
di Nobile femiglia, non v'intervengono, che i soli Nobili, essendo assegna* 
ta la mattina per gli altri ceti ; in caso contrario vi puè concorrere ognum 
indistintamente . In tale t>ccasione tutte le famiglie Nobili , e Cittadine si 
visitano scambievolmente , compresi andie quegli del terzo ceto » con cui si 
hanno relazioni • Il terzo giorno finalmente un Senatore non pai-ente del de* 
funto ( questo si pratica dalla sola Nobiltà ) si porta alle ore ai* alla casa 
^el più prossimo parente, dove trova tutti fjiì altri conghmti. Vestiti di togt 
nera, ed aventi di più una Specie di capuccfo, che altri portano in capo, al- 
tri sopra una spalla cingendone la tesu con una sola striscia, a due a due li 
conduce processionalmente alla chiesa di S. Biagio , donde dopo, breve pre*' 
ghiera escono , e così si dà fine alla lugubre cerimonia • Il detto capuccio 
viene in seguito ^rtato per un dato tempo o in capo , o in ^pallt, secondo 
i diversi gradi di-cònsanguinitàr II corrotto delle donne dura per otto gior- 
ni. 



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sulU K^pukUica- di Asg^d Parh Ih Lib, h f$f 

ni . In ^mt^o tempf) esst ricerono slU mattina ie visite degli uotuitii > e do? 
pò .il pranzo- quelle d^lLe paranti , ed tmicb^ abbigliate con' funebre- gala. 
Quest' uso a giorni nostri ^ assai, moderato • Poichò tre secoli fa oltre a 
quello I <abd si è accennato, quando moriva un Nobile , un Segretario , un 
Ca»n(:eUiere 9 un Medico , o altra persona di distinzione, il Rettore della Re? 
pubblica, la Nobiltà, il ceto Civico, e quello dei Negozianti accompagna v^a 
alla Chiesa il cadavere portato da' Nobili coetanei del defunto non sulle spal- 
le, n^t colle nuni, e braccia. Lt^PUsUvize^ ossia Prefici^. paga te, ed istruii 
te a piangere, e ad urlate battendosi U petto, e strappandosi i ca [felli parte 
yrecedcsvano., e parte seguivano il feretro, ed un oratore deputato faceva un! 
orazione Latina in onore del morto alla presenza del mesto seguito, che 
quindi acQompagnava I parenti alia loro casa. Q^ando moriva una Dama., IL 
di lei cadavere era accompagnato alla Chiesa da tutte le altre fra pianti , 
ed in attiQggiamento di dolore •• La defunta avea pure il suo elQgb funebre 
ia muk casa privata. I funerali dei Rettori della Repubblica , che muoiono in 
carie» 9 4egli Arcivescovi , e del Capo dei Segreta^} conservano tuttora qual- 
che ^osa deir antico. Appena morti, se ne rileva la maschera in cera , e nel 
giorno stabilito per l'esequie coir accompagnamento di tutti 1 diversi Ordini, 
t coir intervento di tutti i P^rtochi della Diocesi preceduti dalla loro jri- 
spettiva Croce sopra una superba coltre di veluto nero si porta per la città, 
ai canta quindi una solenne Messa di requiem , e prima delle esequie vi è 
r orazione funebre in Latino . Una tal cerimonia , che io ho veduto , ha ve^ 
ramente del li^gubre j e commovente . 

. La gioventù Nobile ha un uso , che è tutto suo proprio • Findiè i giovani 
non hanAo compito i djciotto anni , formano fra loro una compagnia col no- 
me dì DrufcinA regolata dalle sue leggi , e che ha J suoi Capi, e Direttori 
creati in Consiglio fra loro . Dal Sabb^ito Santo sino ai prinii di nuggìo quei 
della compagnia fi^nno ogni sera portar in citta un grosso , e verde ramo di 
albero , che i ragazzi di una parte della città chiamati iUcoìctti fi-a gli spari 
di razzi matti, e. rocchetti pipcummo 4i levar a quei dell'altra parte della cit* 
l^à detti CastelUni. Pei primi di maggio si inalza un grosso , e verde albe- 
ro avanti la Chiesa di S* Biagio. Tuui quei della compagnia Scendo la 
corte ^i loro Ammiraglio si portano primieramente dal Rettore della .Repubr- 
blica, e dall'Arcivescovo, dai quali sono trattaci con una splendida merenda; 
e vanno quindi a^ visitare i monasteri delle Monache t e le pubbliche Scuo* 
te j dorè ricevono dolci , immagini , e quadrucci • La sera della Croce , cioè 
ai tre di nuggio ad un* ora di notte fr^ il incorso 41 tutta, la (Zittìi , e bz 
immensi spari di razzi , e rocchetti » previ alcuni contrasti fra quei della, comr-. 

pa- 



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1^1 Notìzie isi^m- crìtiche 

pagaia» si tccende Inalbero , e si abbraccia. Un tal uso leirfbfà aver qualche 
cosa delie àrniche fSrste celebrate dai Greci , e note sotto U nome di Drit- 
iroforìa. Dicesi > che la loro istituzione in Ragusa aresse per scopo di rmni« 
u la Nobiltà dirisa in varj partiti y e di avvezzarla di buon* ora a trovarsi 
insieme in Consiglb. Allorché uno della Compagnia si ammoglia» tutti gli 
altri gli mandano dai loro servi uniti insieme àfit torcie > da cai pendono 
due cucchiarì d*argento raccomandati a due nastri . Nel 1500, e tfoo. , qnan*» 
do la lingua Slava era coltivau specialmente dalla gtoventii Nobile » si di- 
cevano nelle loro nozze degli ecceltenti epitalami, e canzoni; e le diverse 
compagnie entrando fra loro in emulazione componevan comedie , e drammi* 
rappresentandoli come dilettanti in teatro pubblico con somma soddisfiiziose 
della città • La compagnia del Gondola > e del Palmotta {a) £u^ sempre epo* 
ca negli annali letterar] di Ragusa. ... 

La vigilia dei SS. Vito» e Modesto» di S.Qovanni» di S^ Pietro» di S.fi-* 
lia dopo le h* <^^ vi è T uso in Ragusa di accendere un grosso fuoco innan«» 
zi alle proprie case. Coronati di ghirlande di fiori i^tXXìVienzi gli astanti sai* 
tano sopra il fuoco facendo degli evviva al Santo , e dei buoni augur] ai pt« 
Tinti» ed amici pronunziandone fra i salti il nome ad alu voce. Qjiest'uso^ 
che è ora praticato dal solo popolo» e che è in fiore anche per rilliria, tra© 
la sua origine dalla nazione Tracia » Scitica » o Slava prima popolatrice deir 
Europa • Virgilio » e Tibullo cel rammentano appresso gli antichi Latini nel 
tempi mitici» e presso i Romani diede poi origine alle feste dette Pmlilia dal 
M»me della Dea Pale » e dallo Slavo verbo paliH , che suona accèndere » ab* 
brucciare. Anclie in Torino lio veduto praticarsi un tal costume nella vigilia 
di S. Giovanni Battista . 

Parimenti nelle vigilie di S. Luca » di S. Martino» di S. Nicolò » di S. An» 
drea» di Naule» del primo dell'anno, e dell'Epifania vi è un'altra curiosa 
usanza detu Kotende. Essa consiste in alcuni auguri , che da numerose com- 
pagnie di cantanti si fanno in versi Slavi per le pubbliche strade avanti la 
porta dei parenti ^ e degli amici. Q.ueste canzoni sono serie, buflR?» e talvol- 
ta anche satiriche » secondo il genio del poeta » che o le compone prima , 
oppure le improvisa ; ciò » che tiene in attenzione , e fa ridere gli astanti • 
n tuono» in cui si canta» è affatto nazionale. E' grata soprattutto la confti- 
9Ì0M| con cui la turba » che accompagna il poeta , canu ad ogni strofii u» 
rkomello nel medesimo tuono • C^ndo parleretno della poesia Slava riporta^ 

* remo 

Uy^efkMk QfMéiMs iì vìU Jmh PétmU^c pramissà ejusdem CMsimdi Ih 
fjricéè. 



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sulla t^epuUlua di Ejigtisa .Pari^ni. Lìb. 1. ^ 

remoMa^iqimte jro/#nir> e procureremo. di darne U traduzione, 3e{>pur«E* 
utk possibile 9 essendo esse di lor nacura ^xas^-jiitraducibili • Del resto le tow 
il' det^p cotnpagnie dei X^mdai gitano , € contano cpizsì tatto ia nelte ^ ttf. 
dowctntano, ^ono trattali con laiuiriiìfreachi:^ E' osservabile, cheJ pove««;l(^ 
li stessi tineiriosi fra loro sqir imbrooir. della i sera, onde aver deireiemosina^ 
van qttti e la cantando avanti le porte d^i Beoèstanti .. Il primo deU'anlioy 
cltt :per .ant<9&0Tnasia è dettoli ^oroo delle KMende-, i padri, e le madri re^ 
gahno i ,4oro figliuoli , td i mariti te consorti;' Le serve girano per tutte* te 
case f dove i padroni hanno retatone , -e sono regalate in >daf»aro. Il giorner 
Sf -Natile^ e di Pasqua ^fìttn^ 'il ^medesimo giro« Nel primo ricevono midc^ 
no*dfi paiie dètt«> tui, dalla «na-figiVadi arxjo ; .e nel secondo una grossa fi>* 
oiccìa detta «^i^f/zi* oetì'.<«iiòvo in »eMOf^'* . ^ -3 . * 

La servicìi in Ragusa è fbrse t>ifi felice, -(Ae «egli altri luc^hi .-U- servitori 
deHe'famigKe'<Mobirrf' Gviche^;- e^-Benemftli ; - 1 quali son chiamati i>r^/inbr , 
e non portau' livrea y sono presi hi eik 41 ot«o; 'o nove^aMii^ edtallorchè soq 
gHUftti* «i dicroto, o ai venti ,^ sono dai rispettivi ftàtcmì ìntficffLìì neMa ma* 
rina* Le ^mi^ie^hanno una rxobHe, e genero» émniatione fra loro per fc«w 
mar la ielrcUi d«i*pioprjserv*l QLtindi l^oi«cftttminlit»n<J il tomodo d-im^* 
pacare ,a leggere , iscrivere y «^ fa^*i cónti , et obtfecaiid&li n^Il». marina dan I(k 
ro il me£zo,'Oiide poter ordinariartiente- diventare persone ricdie, ed onoran- 
te. Gli artisti ségliono anch'essi far- -Velare dalla Mòrlacchia dei^ ragazzi, e 
applicarii alla- Idra ihrte. Vestiti, em<int<enutt dal^dfone sino, all'etk di' ven*» 
ti ^nni laroranofper^ui à condi^icme-però , 'rfie , dopo avef In questo tem^d* 
Imparata Part-e ,- debbano esser ascritti al pubblico -libro- dèlia nitriva ma«* 
fricola , ed a\^er ^r^hV-ùno di tutti quelli stromenti , che ^rvono per eserci- 
tare r appresa mestiere . Questo commebdabilissitno u«0- fornisce la cittk , e 
lo staeo dt sempre nuove famìglie «. Le serve chiamiate in.Slavo Bjeitojkj: an* 
che esse. dai diversi villaggi vengono datpiccole asservire- in cittk. Al vitto, 
e al vestilo il padrone aggiunge loro «na piccola paga annua détta Gódhcni^ 
za. M'd dopo otto, o dieci anni idi servoio hanno -una* specie di dote, o cùit^ 
redo , ( spra'uva ) che loro^ assicura una somma considerabile di danaro rae* 
colto jn una maniera curips^ dalle famiglie parenti*, ed amiche della loro pa^ 
drona. Un tal uso,^ctie non si trova aUrove, che consòlida Taitiiciiia, e le 
relazioni Jélle;famiglìei, e che^mpegna a servir bene^ e con amore, -meriCi 
d! essere dékristo; Fidato -atfaiifqué un sabbato per la pubBHca raccolta di 
quésto; danaro , la, serva di funzione va due giorni prima ad invitare le si- 
gnore •parenti > edjaixv^be' della. s«a padrona. II sabbàto mattina le invitate 
le ma^dana.sopraam Jracile una moneta piantata in un limone >-aggi»ngen- 

- Tom. l. Dd dovi 



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i^*- Notìzie isimco'CÌticbe 

dovi talvQlta dei fazzoletti , e alcune braccia di nastro* Intanto la padrona i 
che riceve questi doni , e ne fa segnare il valore, par poi mandarne un egua- 
le in altra simile occasione , li me^te unitamente alla paga aanua in due 
grandi bacili d\ajigeiKo sopra di un tavolino alla vista di chionque vie^ , e 
di chi conne amico della famiglia va alla conversagliene in quelU mattina . 
Il dono della padrona. detto Kùlac , e quello. delle, parenti $ detto tCgsc con- 
sistente in alcuni zecchini in danaro , e in roba occupano fra gli ^tri un 
luogo distinto. Anche i parenti della serva portano il loro regalo fra gli «P** 
2;i di moschetti , ed al suonò di villerecci ^tromenti . Var) granai ^a^estri 
adorni esternamente di verdi rami , da cui pendono , e lye^tolapo varj'nfr 
stri, e fettuccie^ e ripieni di frutti 9 di torce >.d> varie specie di latti 1 di ca* 
pretti, ed altre cose campestri sono oggetti di curiositi ,^ e di piacere pei: I4 
Simiglia , e per gli amici, che si ritrovano presemi alloro arrivo. Regalati 
anche, essi si trattengono sino al giorpo aeg^efite » in cui partono, fra i Wf: 
desimi spari, e suoni. Nel dopo pranzo Je signore invitatele gli. uomini oou 
hanno 'parte in questa, gala) vestite nobilmente,, e accompagnate dal leti rispet* 
tivQ serve si portano alla visita , che dalle ore ii, dura sino alle i4« Men*> 
tre essa si trattengono fra loro in discorso , e nel contemplare i proprj , e gli 
altrui doni , la numerosa servitù concorsa dà principio in una sala vicina ad 
un ballo nazionale. Intanto la Spravjeniza (la serva dotata ) elegan^mente 
iKestita si preseLta in piena conversazione , $' inginocchia innanzi alla padro* 
na, e colle lagrime agli occhi le domanda pei'dono. £ssa piglia allora la pa« 
rola, le fa riflettere ciò, che era, e ciò, che è attualmente, rileva delicato* 
mente la di lei abilita pel maneggio di casa., e finalmente la benedice con- 
siderandola quasi come sua figlia. Così si discioglie, la conversazione , la 
quale talvolta perà finisce in un'allégra festa di ballo , che la padrona dà ai 
parenti , ed amici. Se la serva dotata continua a servh-e Tistesso padrone, 
uppure se ne trova un altro 9 ,esu h nuovi parti • Allora la sua paga annua 
è assai maggiore , e dopo, cinque , a sei anni ha un novello corredo nella 
guisa accennata. Questo uso reciproco fra le famiglie, che dalla sua semplici- 
tà è or giunto ad un punto di lusso , che educa , e dota cqn leggierissimo 
incomodo di. chi vi concorre le povere fanciulle figlie per lo più dei proprj 
contadini , ha pure i suoi inconvenienti . Esso richiama in città un nume- 
ro troppo^ graiule di giovani , che difficilmente trx^vano poi da collocarsi tut* 
te in matt^imonio , perchè dopo essersi avvezzate alla città di rado si ri- 
ducono a ritornare alla propri^ casa, e a maritarsi colta^ gente di cahipagna^ 
Finalmente non mi par fiior di prpposito di dif qualche cosa aa^he sul 
vitto de' Ragusei • Chi si. regola secoxu]o 1- antico costume juzionalet . i assai 

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sulla KepulhlUé di ^égujà P/tri, li. Lib. I. 199 

schietta, e' semplice nel «uo ritto. Bollito, ed arrosto soiio i sud piatti pre* 
cHIetd, e costanti ^ ed egli odia tutto cfò, che ha deli' arte recente di ciUri-* 
nare.«Si è osservato , che costoro godono miglior salute, e vivono pia lun* 
gamemé , benché i Ragosei situati in un dima assai temperato , e Col hvo'^ 
rè di iln^aria la piii salubre arrivino d'ordfnario ad un'età assai avanzata; 
Del resto quasi da un tecolo è ormai generale la maniera di cucinare delle 
fììi cotte' naiioni . Oltre il pesce di varie qualità, e le ostridie, che si prov* 
tedono heUmente da Stagno, tra gli altri cibi sono molto squisite le torte 
di frutti, e di latte, é alcune altre vivande , che del latte medesimo forma* 
nò assai 'delicate. Meritano una particolare menzione U lord niinestra ver^* 
de (i)/ta corogtnta, la mantala, cidè un composto di niosto cotto, di dro« 
ghe, mandorle, e farina, che gli Italiani chiamano /«»^ Schìavónc, i loro 
saporitissimi frutti , e fl latte agro , che in tempo di una terribile epidemia 
dicesi essere stato tifi potente preservatito*- I Ragusei abbondano <li eccellen^ 
ti liquori . La loro malvasia , !1 prt>seccò detto petemto , la cesvihiza H Sta^ 
gno , il hioscató di Lagosta pospone star a fronte coi mijgliori vini di Euro* 
pa. L'oliò , che è una delle lora principali entrate , non la c^e a quella 
di Lucca , e il biscotto , di cui si fa generalmente uso invece del pan fre- 
sco , air ouimo* sapore , e colore «inlsce la proprietà di conservarsi per luaf- 
ghissìmo tempo. 



C A PO VIIL ' 

Ckt^se, ed efeiiì della coltura de'Aagusei. ' 



G 



llrcondati per ogni dove prima dai popoli Slavi, e quindi dai Ttirchi-, è 
ristrettì fra i limiti di uno stato ilòn molto estesa i Ragusei lértibravano àiSh 
ver essère per sèmpi-e condannati aJroscurità , ed oblivfohc, ed aver interclii* 
sa ogni strada , onde innoltrarsi alfa coltura , è rinomanza. Intanto la rìu» 
nione di varie felici cagioni, che ora noi rintr^ccieremd , fecero sii che R^ 
gtlsa per mezzo di un savio governo vincesse, diri così, gli ostacoli della 
natura , e che nei tempi di universale barbarie , e prima della rinascenza 
delle lettere ergesse fastosa il capo non solo sopra le altre città deirilliria, 

tttfSL 

W Q}^^ta wen toro sommìnìsiraia da una pianta deità Kupus qìiasì :simite ai 
cavoli verdi , che essendo di facilissima coltura sì marrtìene per tre anni . Lo 
stato ne abbonda m$ltissimo , e cotta in Una maniera lar propria ì Ragusei la 
mangiano costantemente ogni giorno. *' 

Dà t 



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%09 Notizie isterico'* ir iiichè 

ma anche sopra quelle eli molti altri Regni dfventanda nel XV. , e XVi. se- 
colo la pacifica sede dell'amena letteratura, e T emporio della Greca, e La- 
tina etudizone. ^ ■• •. 
. Ella è una verità incontrastabile confermata dalF esperienza di diciotto se» 
coli , cjie nulla può tanto influire alla coltura degli uomini , quanto la reli- 
gione Cristiana applicato al governo della società , e praticata in, tutta: 1,'e^ 
stensione , e purità de' suoi divini insegnamenti (a), I Ragusei debbono a 
questo principio la prima popolazione della loro .città ,-:ed il ricbjàmò in essa 
di antichissime, e nobilissime famiglie, che nei tempi di. ferbcìa* e d' igno? 
ranza volendo liberamente esencitare ilculto della Cattolica religione* abban* 
doiiarono nK)lte illustri <:ittà dell' Euroj^ , e specialmente le contrade Illiri- 
che eleggendo Ragusa per loro soggiorno. Parrebbe incredibile , che Ragu- 
sa avesse potuto avere tante famiglie Npbili , e Oiviiclie,. se contando sola- 
mente dal ixQo. sino al presenie. non ji sapesse ^fi documenti certissimi <é)> 
<he dìelle pnme se ne sono estinte &ii. , e delle, seconde piii. di .300. , e che 
-erano ascritti alla Nobiltà Bagojsea gli Orsini, i Croci,, ed i Barberini', i 
-Cristifh , e J ^ablanoyich Re di Bossina , i Xlotromanni Bant di Bbsiina^ i 
Paulovich, ed i Sancovich Dinasti di Bossina.,* i Bofcjnovich, ed i Hranicli 
4ionti ^i Biagai , ed Imota , i Cojaccia E>uchl 4» S. Saba , i Vlatkovich Di- 
nasti di Chelmo, ed i Vukovich Duchi di Spalatro (i). Ripieni delle paclfr- 
che massime di religione si distinsero subitamente i Ragusei per la placidez* 
za dei costumi, e per Teserciziv delle: virtù socì^jj , e soprattutto per l'ospi- 
talità senza aver bisogno, che un Savio della Grecia , come senza documen- 
ti l'asserisce il Luccari , venisse dopo l'ottavo secolo diCristo ad introdur- 
re fra loro i primi semi di coltura procurando loro leghe coi Principi vici- 
Ai./ ed ordinando la loro nascente Repubblica. Vitale Pecorarie|,,ovVero Goz- 
^t Arcivescovo di Ragusa ^ Pietro Monaco, e Milezìa rapporto a qufei tem- 
l>i ragguardevoli per le loro cognizioni , ed altri Ragusei, che, al dire del 
Luccari, intorno al xooo. erano ammirati pei loro talenti politici , e milita- 
ci , e pei loro versi Illirici , ci attestano > che anche le Ietterò furono assai 
^presto introdotte. . * 

Ma una delle principali cause della coltura dei Ragusei fu la venuta dei 
r ^ Con- 

<<) Spcdalieri in confut. Freretìì . (b) Cerva in prolegom. 

(1) :Queste sono le anSiahe Patrizie famiglie superstiti , che in gran parte sono 
jtssai diramate sotto lo stesso c$gnome : Eassegli y Bona^ Bonda , Bàsdari j Bn- 
4hia, Cabqgaf Cerva , Giorgi ^ Ghetaldi ^ Gozze y G^adi, Menzc , Natali , Poz* 
«* , K^gnina , Kesii , Saraca , Slataricb , Sorgo , Zamagna * 



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sulla KepuUflica di Ragusa Pari. IL Lio. L tot 

Conti Veneti i Eglino benché joggetti , come vedemmo, ai Consigli di Ra- 
gusa pure per r influenza , che naturalmente poruva ia loro carica, a pedo a 
poco introdussero, con grande soddisfazione de' Ragusei quanto di bello , e di 
buono, dirò così V si* praticava dalla Repubblica Veneziana, che già era tìt. 
tpettabilissima per le sue leggi , e costumi, Abbiam già veduto , che per 
•pera loro la legislazione fu xidotu a codice , e la forma del govèrno nella 
divisione degli uffiz} si modellò alla Veneziana • Giovanni di Ravenna , il 
Cronista. di.Hafvoje (« ) , ed altri scrittori danno a Ragusa il nome di Vencn 
zìd mimre appunto per V uniformità del vestire , e del modo , con cui » 
reggevano le due Repubbliche. Anche Giacomo Filippo Bergomate paragona 
Ragusa a:.- Venezia con queste onorifiche espressioni : urbi Kagusii y qua préa 
tceierìs Dalmaticc urbibus fublicìs & prtvath operibus magnifice est extrucia , 
tabet & ipsa navalia , & portum optimum catena clausum ; cujus cives cate^, 
rvs DalpMtas & epìbus , & reliquis btmis , atque virtutibus superant , qui cdm 
Uberi siut j iegibus ^ moribusque instruSi Venetorum more Senatum, & magijtrjt^ 
tus , cSr Pufrìciwum oriinem babent a plebe dtsimSum . Pàtrìcii soli B^em^bli^ 
cam ipsam administrant , plebs tamen suis rebus studet , & de publicis minime 
eurlosa (i). L'Ab. .Gradi nel suo poemetto sulle lodi di Venezia, ed il Cer- 
va ne' suoi prolegomeni fanno in questo genere anche più del dovere i Ra- 
gusei debitori ai Veneziani* 

L'estesissimo commercio dì terra, e di mare, che avevano i Ragusei, ed 
1 viaggi , che i più nobili, e facoltosi. intraprendevano per le più colte par- 
ti , e città deir Europa ora per pura loro istruzione , ed ora per relazioni 
della loro Repubblica non potevano non promovere , ed accelerare la loro cola- 
tura . Amatori della patria tutti procuravano di acquistar nuovi lumi , e co- 
gnizioni , e di spargerle al loro ritorno fra i proprj concittadini . Cosi due 
illuminati Patrizj introdussero, come vedremo, due sorgenti di ricchezza, le 
fabbriche dei panni , e delle sete; 

La rettitudine della domestica educazione era come la sorgente perenne, 
che alimentava, e consolidava la loro coltura. Tutte le mire dei genitori era- 
no dirette all'educazione fisica , morale , e letteraria dei loro figliuoli. La 
temperanza nel vitto era insegnata come il primo infallibile specifico per la 
salute del corpo , e l' esercizio , e la fatica come il secondo rappòrto alla so- 
lidità delle sue forze. Quindi lo schietto , e semplice uso dei cibi , l'asti- 
nenza da ogni generoso liquore , finché la complessione non fosse formata ^ 
un dormire moderato, la caccia, la pesca, ed ogni sorta di campestre eser- 
cizio 

[a) Apui Luccarum Hb, J, (t) In supplementi Ch/onich^ 



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10» Jfottzie ixttnrko'-crùicht 

chìo sino ad un moderato sudore, mentre divertivano lo. spirito- fortificava^ 
no le crescenti forze dei loro corpi , e condacevano T ultìma. generazione fra 
i beni di una salute costante fino alla più lunga età concessa all'uòmo « Per-» 
suasl poi f che V educazione morale consistesse assai più neU* azioìie » e nell' 
esempio, che nelle sterili massime, e precetti , e die le virtù domestiche > 
da cui nascon le pubbliche necessarie al magistrato, formassero realmente la 
base della Repubblica, volevano, che le ^private case fossero il santuario dei 
buon costume, perchè 1 liK)ghi pubblici diventassero poi il teatro luminoso 
delle virtù, e del talento « Quindi' la vita privata sostenuta^ dair eserchio 
giornaliero delle virtù domestiche , e dagli atti di religione pubblicamente > 
ed esemplarnìente praticati malgrado le più gravi cure, ed a^ari, e i teneri 
sentimenti dell' amicizia nei primi anni di ragione sotto l'occhio di Un padre 
saggio , e vigilante formava alla gioventù quel carattere , che è per i* aminM 
ciò, che è la fisonomia pel corpo^ Si aspettava con impaiiGOza quer mo« 
mento felice» in cui doveva svilupparsi il carattere d^l proprio figlio; sipn^^ 
curavano delle occasioni per £irlo comparire ; se gli mettevano le atti » se si 
giudicava a proposito, e si secondavano i suoi voli. Ma se iiti'ovavasi reni* 
tente da bel principio , ed indocile alla mano, che doveva guidarlo,, il rimèdio 
era il consiglio del poeta filosofo: 

• . . . . jlnimum rege , qui nisi parei , 

Imperai}, hunc fr^nist banc iu comfcs^e catentt • 
La massima propria, della nazione S*w na staru , * oini cosa dfP antica intei** 
eludeva la strada alla moda, fomite deUa vanità, e sorgente infallibile dell' i- 
gnoranza , e della dissolutezza; e quell'altro detto non meno antico, e non 
men. praticato Ne daj lize dietefu ivomu , non mosfratf faof di tempo la fac* 
$U ridente al vostro figlio lo teneva continuamente in una rispettosa sogge- 
zione . Se qui volessi raccontare tutto ciò > che più volte ho inteso dai vec- 
chi sulla antica educazione, ed entrare in particolarità, . dovrei dir delle co* 
se», che in questa età avrebbero del maraviglioso . Io dirò solamente , che i 
giovani non conversavano , che coi- parenti , e coi famigliari amici della prò* 
pria casa , essendo sempre al fianco del maestro , o del ^adre ; che riguardo 
alle giovani erano educate con ^ommo rigore dalle proprie madri , e non po- 
tevano lasciarsi vedere , che dai parenti strettissimi; che la voce dei vecchi 
era l'organo della sapienza , e che la vista di un solq di essi bastava nei 
pubblici luoghi per incutere timore, soggezione, e rispetto ad uno stuolo di 
giovani • Attrauo da questa severità di educazione il celebre Aldo Manu- 
zio voleva mandar il suo figlio Paolo agli studj in Ragusa forse per insinua- 
zione , e consiglio di Monsignor Beccatelli^ quando ne era Arcivescovo ; e 

Pai- 



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sulla Kepubbltcé di KégHìa Purt.ll. Lib. 1. zx>% 

Palladio Fosco aveva già per questo riguardo lodati i Raguser nei seguenti 
termini : Icnium forci, fi omnia comfncmòrére 'vellem: unum iamen non pr^tter- 
miitamy qiéo initUÌ£4t¥f^ x qH^U sii Kaobusanorum Sfvmtas y ù' in liberis cdit- 
candis dilig/tn$ia • Non rnìm sinttni in sud urbe ludos esfe , niii liitcrarios • Si 
gladigtoresy sfkha40nsque advcnerint^ subito ejiciuntHr ^ ne juwnlusy quam Ut- 
Uri s dumtuxé^j aut tnercatura 'vacare taluni t b^jusmodi f^difatibus corrum^ 
patur (a). Qiuesto pubblico provvedimento fu cagiori^, che i giovani non po- 
tendo «yex le compagnie d^i camici, e le opere Italiane da se stessi mettes- 
sero in piedi un tntro in lìngua Slava, facendo in un tempo stesso da poQ« 
ti y e da attori • . 

L'educaiione letteraria infine aveva un (effetto il più felice, essendo così 
ben fiancbeggiau dalla domestica, e privata. Queir istesso padre. Che con 
tanta premura cercava fin^ dai primi anni di render vegeta., e robusta la sa* 
Aita del suo figlÌQ, e ài rf gpla.rne , dirò così, fino all'età di xo. anni i" movi- 
menti dell'animo. co4r allontanarlo da ogni morbideiza , e dall'attacco peri* 
eolosof con cui let paw^ionJ ìfi più -seducenti , e formidabiH assaltano, é fanno 
schiavi J cuori giovanili , voleva esserne sino ad un ceno tempo 51 primo 
maestro ; né si diminuivamo p^nto le sue cure irrequiete , allorché Io affidava 
alla pubblica istruzione. L'amor dello studio, e le cogniz^ioai in ogni genere 
di letteratura andavano del pari con quel pudore, e con quella candidezza di 
modi, per cui l'acuto Paolo Sarpi chiamò JI Raguseo Marino Gethaldi ^An^ 
lelo di costumi y e. Dimenio in mafematìfa (6). Lo stato Ecclesiastico, e ReH^ 
gioso somnwimeftre in stima , e venerazione con sollievo delle Ciniglie d*c» 
gni ceto chiamava molti a se , mentre la perfezione dell' educazione rappre* 
sentava loro i piaceri della, vita assai più puri nella solitudine fra le pie* ^ 
studiose > e letterarie applicazioni . II. Clero di Ragus4 ^ la Congregazione 
Melitense di S. Benedetto, la Provincia di S. Domtmf;o, quella di S. Fran-» 
Cesco , e la Compagnia di Gesù hanno datq una serie, di soggetti Ragusei ve^ 
ramente grandi non solo nella letterati^? , ma anche nel politico maneggi» 
dei grandi affari. Frattanto» con una. tale educazione. chi fimaseva in seno 
alla patria, ne era il sostegno, e chi l'abbandonava, ne diveniva T ornamene 
to con fissarsi altrove una hriUante fortuna. Ma noi vaniamo già agfi cffcrti 
prima d' aver esaurite le cause attratti da questa Spartana severità di edu* 
cazione. \ ■ - ^ 

Lo studio delle lingue promuove sommamente la coltura, e se, giusta il 
detto di Carlo V,, quante lingue sa uno, unte volte se gli può dare il no- 
me 
(a) De siiu or^ IHyr. (i) Dolci in foH^ Lifierari^B^gf^sifus . 



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204 ' Notizie isterico ' critiche 

me d' uomo, i Ragusei non potevano non fare grandi passi verso la dvilizza- 
zione, e T eleganza dei costumi, essendosi così per tempo applicati partico- 
larmente allo studio della lingua Greca, e Latina, che, malgrado le ridicole 
declamazioni dei moderni Sofisti , saranno sempre riguardate dai veri saggi co- 
me la porta dell' umanità, e di ogni buon gusto. Emanitele Comneno aven- 
do nel II 70. fatti i Ragusei cittadini di Cosrantinopon {a) giunse a tal segno 
di benevolenza verso di loro, che a spese della Camera Imperiale manteneva 
varj giovani Ragusei agli studj in Grecia > e nella -propria Capitale, U com-< 
rtiercio , che avevano coi Greci , facilitava loro V intell'genza di questa lin- 
gua, e gì' imbeveva delle Greche maniere. Finalmente all' avvicinamento del 
Turco varj dotti dalla Grecia , e da Costantinopoli vennero a fissarsi in Ra- 
gusa. Il Greco Antonio Medo (i), che altrove annovereremo fra i filosofi Ra- 
gusei , fu in questo genere il piii benemerito vèrso di loro. Quindi non è. 
-meraviglia , che in seguito i Mauri Veti-ani , i Tuberoni , gli Elj Lampri- 
dj, i Domenichi Ragnina, e Slatarich, i Giugni Palmotta , i Franceschi Lue- 
cari, i Giovanni Bona , gli Stetani Gradi ec. senza enumerar quelli, che fiorii 
rono dojpo il terremoto, abbiano arricchita la patria lingua di eccellenti tra^ 
duzioni emulando gli stessi Greci originali. Non è qui da tacersi, che l'amo- 
re , e la stima dei Ragusei verso la lingua Greca , ed i letterati di quella 
nazione passerà alle etk piti remote ; mentre le vite di Giovanni Lascari ,' di 
Demetrio Calcondila , di Emanuele Marulo, di Paolo Tarcagnota, e di Teo- 
doro Spandugi no ci attesteranno sempre , che questi letterati furono accolli 
dalla Repubblica di Ragusa nel loro passaggio, provveduta di albergo, e di - 
danaro senzachè lo cercassero , e sopra un legno Raguseo condotti in Anco** 
na (^). Il Settato si sarebbe fatto un pregio 'di ritenerli nella propria citta, 
se per esser eglino di grandi famiglie, e di alta fama , ed autorità nell'O- 
riente non avesse temuto di pregiudicarti presso il- Gran Sultano con una tat 
te determinazione. Essendo pei Demetrio Calcbndila in Firenze , trovo la se* 
. guente parte del Consiglio de' Pregati , con cui fu risoluto di chiamarlo a Ra- 
gusa. Die IV. augusti MCCCCXC. Cons. Kog. Prima pars est de cenducendo prò 
fiMgtstro Schólarum ad docendum litteràs Gràecas , & Latinas famosum wrum 
Bemeirium ad prttsens habiiantem Fiorenti^ prò annis duobus incipi^is die ^ 
qua inirabit bar^cam navigaturus S^agusium cum salari» l^perperorum quit^er^ 
tprum in anno (i). 

^ Dal- 

(ayLuccari lib.u {b) Dolci in Fast. Lett€rari$rKagusinis ^ (e) Luccari lib.^^ 
U) L* Ipperpero y che è ora una moneta di ix. Grossetti , ossia Para , era allo^ 
ra un' 0?icia di argefttOj rwero uno scudo. Cinquecento per peri erano dunque per 

quei 



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sulld KcpHhblica di K^usa Péri. II. Lib. 1. «oy 

Dallo studio della lingua Latina presero sempre maggior vigore la coltu- 
ra > eie lettere in Ragusa. L* idioma Latino era un tempo il popolare inque* 
sta citta. Ncque vero, dice Elio tampridio Cervario, Scbyiicus {Slavus) set- 
mo fMibiì vernaculus , & peculiaris buie origini repugngt ; nam aibuc reliquiif 
qùécdam , & 'vestigia Konuini sermohis apud nos exiant ; & pairum memoria 
omnes nostri progenitores & publice , & privatim Romana lingua , quéC nunc pe^ 
nìius obsolevit , loquebantur j & , me puero , meminì ( nel 1450, ) nonnullos x^- 
nes Romana lingua, qua iuncRagusaadicebatury causas aSitare solitos ; quibus 
indiciis consiat nostrum genus in Romanos procul dubio esse referendum (a) • La- 
testimonianza di Lampridio , che vivea ancora del 1500., si accorda colla se- 
guente legge del Senato fatta nel 147». : In arenghis Consiliorum nostrorum uti 
lingua Slava neqiteant , nec dìia , nisi Latina Kaguscea &c. Di qui si vede , che 
il Lucio , il quale sulla testimonianra di Villelmo Tirio fa estinguere V idio- 
zìa Latino nelle città Dalmatico*Romane nel iioo. , assegna un' epoca trop- 
po anticipata , come pure il Luccari , che la fa estinguere in Ragusa nel 
HOC (*)• E' ben vero, che dopo il 1400. la lingua Latina era corrottissima, 
ed appena poteva avere il nome dì Latina. Quindi il Senato Raguseo ve- 
dendo, che andava totalmente ad estinguersi , e che d'altronde efa V unico 
mez^o di perfezionare la già avanzata coltura , e civilizzazione volle , che la 
JSegreuria, e Cancelleria fosse composta d'uomini esteri assai versati in essa, 
e che un professore l'insegnasse pubblicamente. L'onorario grande per quei 
tempi , il vitto , che costava pochissimo , e molto più la stima , che si aveva 
per gli uomini dì lettere verso >Ia meti del 1400. impegnò a venirvi i primi 
uomini d'Italia di quell'età. II Lucchese Filippo de Diversis de Quartigìa- 
nis fu il primo nuestro straniero , che venisse ad insegnar il Latino in Ragu- 
sa. Ad onta della sua .mediocrità, come altrove vedremo, ottenne il titolo 
df Artium DoBoris eteimìi. I suoi successori furono più grandi di lui. Zeno- 
fonte Filelfo, che prese moglie in Ragusa , Girolamo, Aurelio, e Giovanni 

Bat- 

qnei tempi un onorario cospicuo per un Professore . Toma qui a proposito dì no- 
tare , che chiunque è addetto al servizio della Repubblica sicuro di essere sov^ 
venuto in qualunque bisogno straordinario ba un annuo stipendio ^ cbe non si per* 
de mai in tutta la vita , se non per cattiva condotta^ Dopo aver egli prestata 
fedelmente per varj anni /' opera sua , ba una gratificazione dal Senato , e qua-- 
lunque cosa , che nel suo stesso impiega faccia di straordinario , tardi 9 • tosto ri» 
chiama la pubblica generosità, 
(a) Apud Cervam in prolegom. {b) Lib, j. 
Tom. L e e 



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2o5 Notizie ìstòrieà crHìche 

Battista Amalthei (i)> Nascimbeno de Nascimbeni > die dedicò al Senato le 
sue annotazioni sui libri deir invenzione di Cicerone , Girolamo Calvo , cele* 

. • bre 

(i) La leguentc lettera fcritta da Gio: Battìfta Amaltbeo a Nafcimbeno de Na^ 
fcimbeni y e ricavata da Bartohmmeo Zuccbi (Part.é^pag.ii.) non farà difcara ki 
^agufeì , confermando effa molte cgfe accennate in quefio Capitolo , ed altrove . 

I Signori di Hagugia , miei Padroni , mandandomi in Italia per efpeditione 
di certi negotij , nn diedero ancor ordine di trovare un Lettor puUico per 
la loro città . Et hauendo io obligo , ir defiderio di eleggere à queftò ojfl^ 
ciò perfona degna , ^ fufficiente , ne parlai con P Eccellente Al Vicenxjo Mag^ 
gio , che fi trouaua in Vinetia , ir ne chiefi il fuo configlìa , é'I fuo aiuto, 
da cui voi mi fofie propojlo con sì gran teflimonio della bontà , e della dottri-- 
na vofira , che fubito io mi difpofi à far tentare il voftro animo , & à preferir» 
ni il partito , & pregai il Signor Lamberti , che ve ne fcriuejfe , già fono due 
mefi ; & così fece . Effendo poi il Signor Manutio tornato di Padoua , óne kauea 
dimorato parecchi giorni , feci à lui capo, come haureì fatto prima ,. fé non fofft 
egli fiatò lontano , ò io occupato in quefta città . Poiché ebbi communicato con lui 
il mio difegno , egli con la fua teftimonianza mi confermò nel giudicio , che io 
hauea fatto delle voflre virtù ; & veggendo H partito vtile-^ honoreuole , & de-^ 
fderando il ben voftro, tolfe di fcriueruene . Hor , che fi fono riceuute voftre leti- 
fere , nelle quali del tntto non ut dimoftrate rìfoluto d' accettale , ni di ricufarf 
quefta lettura , ma pare , che ci mettiate difficoltà in fui falario , hi deliberato 
di fcriuerui anch' io , & di efpedir' à pofta il portatore di quefta lettera , Ù* fa* 
rei venuto perfonalmente , fé un poco d' indifpofitione non mi gravaffe • Sig. mio , 
tenete per fermo , che co' voftri pari io non foglio andar riferuato , ni moftrarmi 
(auto in procurar q/uilche minuto vantaggio à' miei Signori, il quale non farebbe 
loro honoreuole , ne grato per confcguente , Ù" ciò ferivo per rendervi capace , 
che più di quello , che vi feci promettere dal Sig. Lamberti , io non ho commtf» 
fionc di proferire , ne i miei Sig, heber mai coftume di dare ad alcuno . Il fala^ 
rio e di dugento ducati d' oro larghi, ^ di -dieci feudi per pigione d' vna cafa; 
che in tutto fanno {fé io non erro nel conto) la fomma di x^o Scudi. Vero èy che 
il guadagno ftraordinario , che porta la giornata , può effer mtdto, & afcerUlere con 
V ordinario à trecento feudi , & forfè più oltre : perochè è vfanza della città , 
^ualhor muore perfona nobile , ò del popolo , di ricercar per lo più dal Lettore 
. qualche fermone funebre ; per lo qual gli fi dà almeno un ducato , & alquante 
candele ; ma hor quattro, hor cinque, hor' dieci feudi , & bora più , fecondo la 
conditione , & l\hauere delle perfone . Taccio i prefenti de' priuati , &. certi 
priuilegij ^ & doni publìci ^ che pur vaglioho ancor' effi; acciochè ò da noi , ò da 



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sulla KcpuiUÙM di Kagusa Pari. IL Lìk I. 107 

bre poeta Latino > Camillo Camilli cogoito per i cinque canti aggiunti al 
Tasso , e che morì in Ragusa , Francesco Serdonato , Giacomo Flavio Domi- 
nici , 
àliri , che haurà qnefio luogo più fi iruoui in e fette , eh' io non barrò promeffo . 
V aria è èonijffimaj le carni y i vini y & i pefci y& i frutti delicatijfimi y & in 
fomma- perfettione ; & il viuere in modo abbondante , che mi perfuado , che voi 
con un feruidore , & con una fante camperefte con cinquanta , ò fcjfanta feudi 
r anno . Euui ancor bella occafione di far trafficare , & mercare , ér di tener 
^ìuo qualche denaro per via di Leuante , ò di Soria , d di Spagna , ò d' Inghil^ 
terra , & vai lo potrefte far benijfimo col mezo de' padri de' vofiri fcolari , & 
fenza torvi affanno , d penfiero , che turba ffe i vofiri ftudij . Et benché la lettu^ 
ra fi dia per due anni , poi di anno in anno fi raffermi ; nondimeno farefie ficu^ 
ro di tenerla per fempre ; perchè alle perfone letterata , & da tene non fi dì 
mai licenza y né i iuttauia interdetto il pigliarfela y quando uogliono . V ufficio è 
honoreuole , effendo il Lettore il primo maeftro j & hauendone due altri fotto fé , 
& amato , prezzato , & accarezzato da tutti , & uivendo in una B^epublica lì'^ 
bera, & illufirey Ù* ficura , & piena di ripofo , & di tranquillità : ove le uir^ 
tò fono riconofciute , & j' hanno in gran pregio , & uoi fiete riebiefio , & prega-' 
to à torre quefio carico , anzi quefio honore , il qual molti ricercano , & procu* 
rano infiantemente • Voi farete tenuto dì leggere gli autori , xhe più ui pìaceran^ 
no y & di proporre qualche tem^ à gli fcolari , & due hore la mattina , & due 
dopo pranzo ui baft eranno ; & per aventura meno . Onde havrete grande otio 
<r attendere à gli fiudij , che più faranno di uofiro genio . Né ui converrà fiudìa* 
re sforzatamente le lettioni , che hauete à fare con dubbio , che la uofira negli^ 
genza fia rìprefa ; ma potrete dal letto andare alla fcuola ferrea fofpicione di cal- 
dere in cenfura per legger tal uolta negligentemente • Le amicftie , & le conuer^ 
fationi y che haurete così co' gentil' huomini Kagugei y come co* forefiieri , ui faran-^ 
no gratijpmey & di fplendore . Et per dìrul d' alcuno y che forfè conofcete per fa* 
ma y fol le gloriofe conditioni di Monfignor Becca dello ^rcìvefcouo di l^agugìa 
dourebbono indurre i pari uofiri , cioè gli huomini di ualore y à uenir uolentierì. 
Conofcfrete M. Bernardin Paterno , & M. Cefare Buzzacatino Medici , & huo* 
mini di portata . Conofeerete M Frarhcefco Parifio , M. Marino Sfondraiì cugina 
del Cardinal di felice memoria , & M. Guglielmo Dondini y tutti Segretari] y & 
tutti Italiani; i quali ui rapprefenteranno maniere , coftumì , & corte fic uere 
d'Italia. Ma che ui fcriuerò de^Sig. medefimi? Imaginate , che la bontà y la li^ 
beralità, la magnificenza y & l' aynofevolezza fia in colmo tra loro. Ancora ha- 
urete un mio fratello, & me, feruidori di' quella Kepublica y & febenle quali- 
tà nofire fon poche , pur fappiamo fiimare , & honorare i uiriuofi , ^ riputiamo 
£ e 2 fau$^ 



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^o< Koiizie ì stòrico -'^rhicb^ 

Tìtci , Lorenzo Regino , Marino Becchicemo , Flavio Eborense>^, Dtniele CU- . 
rio, a cui Aldo Manuzio dedicò la raccolta dei poeti .Cristiani,. Bartolomca 
Sfondrato , e varj altri , che furono in Ragusa {a) maestri di Rertori^a , o 
Segretari, o Cancellieri vengono considerati non solo jcame dotti,, tpa come 
i resuuratori della letteratura . A questi debbonsi aggiungere il. Beato. Do- 
minici detto il Cardinale di Ragusa , Nicolò de Sacchis , Timoteo , e <ii«* 
liano Maflfei, Rainardo Graziano, Filippo, Trivulzi, Panfilo Strasoldo, Gio- 
vanni Angelo Medid , poi Pio IV. , Vincenzo Portici , Lodovico Beccatelli , 
Crisostomo Calvino, Raffaele Bonelli, Viacenzo Luccbesini , Placido Scop- 
pa , ed altri , che mentre erano Arcivescovi di Ragusa alle virtù Episcppali , 
ed alla prudenza nel trature i grandi affari accoppiavano la letteratura in 

som* 

famre^ & gratta il far loro fcruipo . Hauret^ di molte fefte , che in Italia uà» , 

/ trouano; & di molte ferie , & più d' un mefe di uacanfie al tempo delle $^n* 

demie. J^nanto poi goderete di state alcune 'villette , & alcuni bei luJ^bi da 

"vccellare , da cacciare , & da pefcare , fé mai w *venijfè 'voglia di prenderui 

dì sì fatti piaceri ? Ecco , che da 'vn pezzo in qua trf ho lafciato trasportare dal 

penfiero , & dalla mano à fcriuerui di maniera , come hauefte già accettato il 

partito , & douefte venir di certo : il che ho per buon fegno , & ne vò augurane 

do bene . Kifolveteui adunque à venire & à venir fubito ; perchè fra io. d 

^o. giorni i legni Kagugei , che fon qui , faranno pajfaggio , & potremo andare 

ìnfieme allegramente , e Jenza paura del mare , poiché x' auuicina la bella flagf^ 

ne de' giorni Halciontj. jQj^ì faremo ftìpulare vna fcrittura publìca tanto per cxu. 

tion vofira , quanto de' miei Sig. , & mia contentezza , che la vofira prouifione 

uminci a correre dal giorno ^ (he vi leuerete di Keggio . Mandoui vna lettera 

del Sig. ^mbafciador di Ferrara , // quale trouandofi per ventura col Sig- Ma^ 

nutio in tempo , che ragionavamo di voi , accompagnò il noftro ragionamento con 

paroU piene di voftre laudi : & vedendo fruttuofa quefta conditi one, ve ne ha 

voluto fcrivere . Mandovene ancor vna del Sìg. Manutio , & vna del Sig. Lam^ 

berti , & potrete comprendere di douere fare i parecchi voftri amici cofa grata ^ 

& à voi ftejfo cofa utile , & honoreuole , &di gran vofira fodisfattione , venen^ 

do . Ma in ogni fucceffo , ò determinando uoi di torre il partito , come ui confi^ 

gllo , ir prego , ò di lafciarlo , io rimarrò fempre offervatore delle uofire uirtù , 

0- con difiderìb di gratificami in ogni tempo , douunque mi trouerò . Et mi ui 

raccomando di cuore , & attendo uoflra rifpcfia. 

t>i Vinetia à'%4. d' Ottobre ^ 1560. 

(<) ÉioUì in Tastis Litterario*Kaiusinp 



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sulla KepHUlìea dì KagMsa Pari. II. Lii. I. 109 

sómmo grado (a). Non sarebbe qui facile il far rimarcare quanto contribuis* 
•ero questi personaggi alla coltura de' Ragusei, e qual lode lorb procurassero 
al di iuori colla propria celebriti : Amati , e beneficati molti di essi riguar- 
davano Ragusa come una seconda lor patria , e protestavano ai loro ospiti le 
pfbprìe obbligazioni nei loro scritti • Le private relazioni , ed amicizie / che 
essi avevano coi Principi, e coi primi letterati d'Europa, si estendevano per 
mezzo loro a tutto il corpo della nazione . Per tacere di molti altri Flavio 
Eborense cogli aurei versi, che scrisse in Ragusa , e dedicò (è) al gran Cos- 
mo de Medici , ne affezionò alla Repubblica tutta la famiglia , che allora 
contava moltissimo in Europa e per autorità , e per vanto di dottrina ^ e letr 
teratura ; talché i Ragusei di condizione avevano libero accesso a quei gran- 
di, e' generosi Principi e in Italia, ed oltremohti. Bartolomeo Sfondrato do- 
po essere stato da Segretario della Repubblica aggregato alla cittadinanza 
Ragusea diede pur motivo al suo Zio Papa Gregorio XIV di ripetere spesso 
con piacere , che anche egli era cittadino di Ragusa . Del rimanente V idio- 
ma Latino si radicò così bene mercè di quei grandi uomini, che malgrado il 
disprezzo, in cui da alcuni anni è caduto quasi dovunque, si può dire senza 
ombra di adulazione, che in Ragusa si ama, e si gusta ancora ut^iversaìmen- 
te, si scrive con eleganza, si studia, e si rispetta più, che in ogni altro luo- 
go • L' orecchio dei Ragusei allora ancor mezzo Latino , e la stretta analo- 
gia, che rapporto alla sintassi, e al giro del periodo hanno fra loro l'idioma 
Slavo , e Latino , come vedremo , furon due cagioni dei suoi costanti pro- 
gressi. Si aggiunga, che la loro legislazione Latina, l'uso di far le orazioni 
funebri Latine in pubblica Chièsa col concorso di tutta la citta non solo in 
morte dei Patrizi dai loro parenti > ma dagli amici agli amici , e le sentenze 
delle cause civili scritte in Latino non potevano non perpetuarìa , e non pro- 
durre efiFetti sorprendenti fra loro . Quanto più comune si rendeva lo studio 
di qnesu lingua, altrettanto più severa diventava la disciplina dei loro co- 
stumi. E come mai si potrebbero studiare , ed intendere i classici Latini 
senza rivestirsi delle loro vere, e sode massime , e precetti? Egli è indubita- 
to , che mercè di questo studio i Ragusei ebbero , ed hanno eccellenti poli- 
tici , avvocati , e letterati in ogni genere ; né ad altro si deve attribuire , se 
ad onta del continuo commercio coi vicini popoli Slavi hanno saputo respin- 
gere lungi da se quella fierezza , e barbarie in una etìi , in cui era ancora V 
infausto retaggio dei Goti , e Vandali appresso la maggior parte dei popoK 
deli' Europa • Parto infine di questo sodo studio fu l' aver saputo col taleato 

arre» 
(j) Cerva f & Crffii uH de Arcbief. Kagus, (b) Mei Ihìd. 



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Ilo Notìzie i storico •critichi 

arrestare il torrente delle Ottomane inondazioni i e coi proprj stati segnar Jl. 
limite della Cristianità / come Io indca Giusto Lipsio scrivendo ad un suo 
amico : Si recenier verba capto } Kagùsiunt te hibet chvctn , aut incotam > nàbtm 
lìs 'Bsfispuhlica , ér quéC nobìs barbariem diwdit legibus > & moribus . perfolité • 
11 Sabellico si era espresso quasi nei medesimi termini chiamando Ragusa d- 
nfHas libera , moribus , ^ legibus optime tnsimSa . Ma gli effetti di questa 
coltura appariranno anche meglio, quando nel nostro quadro istorico vedremo 
ì Ragusei col commercio y colla religione > colla buona fede » ed ospitalità 
rendersi cari a quegli stessi Principi , che erano incapaci di azioni nobili , e 
generose, ed allorché tratteremo nel Tomo secondo della loro letteratura* 



C A P O IX. 

Commercio marittimo de^ Aagusfi • 



I 



1 commercio fu ta prhna occupazione de' Ragusei • La posizione della loro 
città non si saprebbe se più opportuna pel traffico di terra , o per quello di 
mare , la mancanza di terreni atti alla coltura , e la necessità di provvedere 
ai diversi usi, e bisogni della vita furono senza dubbio i principali motiri, 
che da bel principio li determinarono ad esercitare ta più facile , e la più 
vantaggiosa di tutte le arti. Per qualche tempo però la loro industria, ed 
attività fu , dirò così , come inceppata , e sepolta , e dal loro traffico non ri- 
traevasi > che il necessario alla pura sussistenza • L* Adriatico presentava in 
quei remoti tempi mille pericoli ai più esperti nocchieri. L'arre delta navi- 
gazione non aveva ancora insegnato a percorrerlo con tutti ì tempi , ed in 
tutte le stagioni » ed i pirati Saraceni , e Narentani V infestavano per ogni 
dove. Vinti in fine, e distrutti i Saracèni, l'Adria restò in potere dei Na- 
rentani, con cui i Ragusei avevano già qualche sorta *di amicizia, e di rela- 
zione. Si entrò con loro in una alleanza formale per esser soprattutto al co- 
perto della Repubblica Veneta , che già dava a divedere le sue mire d* in- 
grandimento. Da quell'epoca avventurosa i Ragusei incominciarono a scorrer 
liberamente l'Adriatico da una estremità all'altra. 

Lo stato della marina Ragusea era già considerabile innan/i al looo. Poi- 
ché essi , al dir di Porfirogenito , nel 8^. furono capaci di trasportar sulle 
proprie navi in Puglia le numerose truppe delle varie città della Dalmazia 
Romana , e dei Principi della Slavonia per combattere contro i Saraceni sta- 
zionati a Bari , e sul monte Gargano • Queste navi erano certamente per la 
maggior parte mercantili i poiché essi non sarebbero stati In caso di aver le- 
gni 



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jHlla KepuhblUa di Aap^sa Pari. II. Ut. I. ut 

gni armati in numej;o.co5Ì grande. Un* altra circostanzi ricordataci da fatti 
gli annalisti Ragusei ce ne convince maggiormente. Nel 980, fu loro preso 
dai Veneziani self Adriatico un bastimento con un carico del valore di i$ooo. 
Ducati , e nel 997. un altro carico di argenti , e di cera del prezzo di zxooo. 
Zecchini. I Ragusei fecero valere le loro ragioni appresso il Veneto Se- 
nato , e dopoché furono in parte indennizzati dei sofferti danni » si con-» 
eluse fra le due Repubbliche una pace , che durò per qualche tempo (a}. 
Quafito più però cresceva la potenza Veneta sulle rovine dei Narentani, e 
del Greco Impero , con tanta maggior ragione i Ragusei prevvedevano non 
dover esser lontani da nuovi disturbi • Quindi , non ostante la conclusa pa* 
ce , essi pensarono di opporre ai Veneziani qualche novella alleanza , in vi- 
sta di cui potesse sempre meglio consolidarsi il loro commercio di mare. Il 
nome dei Ré Normanni signori della Sicilia, Calabria, e Puglia era allora 
sommamente rispettato non solo dai Dalmati, e* dai Veneziani , ma aache 
dai Cesari Greci. Stipularono adunque coi Normanni un trattato, e secondo 
l' accordo nel J080. diedero due grosse galere armate a Guiscardo , che col 
suo fratello Goffredo trionfò presso Durazzo delle forze di Alessio Comneno, 
e di Domenico Silvio Doge di Venezia (A) . 

Nei secoli posteriori la marina dei Ragusei fece notabili progressi • Il nu- 
mero grande delle loro navi non sfuggì a quelle Cristiane Potenze, che Si 
collegarono insieme per V acquisto di Terra Santa * In ognuna di quelle ce* 
lebri, e sventurate spedizioni somministrarono essi qualche legno armato,. e 
molti mercantili pel trasporto della truppa , e degli attrezzi miliuri , parti- 
colarmente in ijuella , che si fece sotto Onorio III. circa il izi8. Nei 
1 140. {e) fecero rapporto al commercio marittimo cogli Almissani un trattato 
curiosissimo, il quale mostra, che la marina Ragusea era già in quel tempo 
assai accreditata per tutto l'Oriente, ed Occidente dei nostri .mari» 

Ma dal 1300. sino al 1371. due cagioni concorsero maravigliosamente a 
moltiplicare i bastimenti dei Ragusei. La prima è, che sotto il Dogato di 
Giovanni Delfino il Senato Veneto accordò ai Ragusei gli stessi privilegj 9 
che avevano i suoi nazionali. Volentes (scrive il Doge Delfino ai B^aiusei, che 
avevano chiesto un tal frivilegio) eumdem amorcm , ac curam erga vos qnem* 
admodtim ad patriam proprìam gerere , petititmcm ipsam benigna duximus ad* 
mittendam. Itaque omnes Kagusai nati in Kagnsìoy (sr ex eis nascituri. de dtU^ 
ro sini Cives nostri Venetiarum , possini mercare tamquam Cives. Veneti navi-^ 

gand^ 

(a) presti llb. I. (*) Luccari lib. i. , ir Cerva in prdegom. 

(e) Kesti ad an. i%96. 



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211 ^N'oiijcìe iftorko'^Miìcki 

gando cum navìgìu ndsirìì b'e. {d). Non v'era esempio^ che i Veneri gelosi 
del lor commercio oltre ogni credere avessero concessa una «mile prerogati- 
va ad alcuno dei loro alleati. L'altra cagione fti, che dopo la morte di 
SteAno j e di Orosio ultimi Re della casa Nemagna avendo i Ragusei sotto 
i loro successori perduti gli antichr privilegi abbandonarono in parte il coin- 
mercjo delle vicine provincie Slave, e si appigliarono con più ardore al ma* 
rittimo. Direttisi adunque i Ragusei colle loro navi verso l'Oriente ottenne* 
ro dai Re d' £gitto , di Soria j d' Iconio , di Bitinia , e da altri Principi 
Asiatici la libertà del commercio con delle immunità , e prerogative ((} • 
Avevano gik essi nel 135S conclusa la loro famosa lega con Lodovico il 
|pi;ande Re d' Ungaria , che per maggior sicurezza del lor commercio aveva 
loro esibito la propria bSmdierai che non accettarono. Ciascuno può immagi^ 
tursi quanto i Ragusei fossero rispettati , e specialmente dai Veneti all'ombra 
di un si potente ^ e temuto alleato • Per opra deli* istesso Lodovico il Senato 
di Ragusa ottenne da Urbano V. temporaneamente la facoltà dì commerciare 
cogli Infedeli , e nel ini entrò in lega con i Genovesi nella guerra contro i 
Veneziani . I Genovesi dopo V infelice esito , che ebbe quella loro intrapre* 
sa, per mostrarsi grati ai Ragusei rinnpvarono con loro in un modo più am- 
pio, e vantaggioso i patti dì commercio. Da quel tèmpo sino al presente 
Genova fti per i Ragusei la principal piazza per il loro traffico nel Mediter- 
raneo, come si ricava da una lunga iscrizione posta in una capellà fabbricata 
dai Ragusei nel 15S1 nella Chiesa di S. Maria detta Castellana dei PP. Do- 
meniami di quella città. In questa lapide, che è riportata dal P. Cerva, la 
nazion Ragusea è chiamata maritìmis itineribus illustris . Finalmente in- 
torno a questi tempi , cioè al 1385. una curiosa accidentalità , di cui rendere- 
mo conto in luogo più opportuno , rassodò in speciale guisa la libertà della 
navigazione dei Ragusei colla Francia . 

Nel 1400. , e i;oo. il commercio de' Ragusei prese un aspetto imponente • 
Io non riporterò qui, che la testimonianza del sopraccitato Palladio Fosco, e 

dell' Ab. Denina • Il primo adunque ti esprime così : Hinc est ^ quod 

nulla Europèe fan aieo abdiU est, ita advems infesta, Mi in ea Khagusanos non 
mvenias negotiaiorcs . tUteiani annis sup0rioribus ( del 1450. in circa ) cum ante 
Senatus Veneti ^ecretum jure suo, quocunque 'vellent, navigare possent, naves 
aùfplius trecentas , quas mercibus onustas in diversas orbis partes ad qu^estum 
mttebant . Ecco le parole dell' Ab. Denina : I Kagusei , nazione fin d' allora 
trc^caMe , e negoziatrice , come lo e oggidì , contenti per avventura di ciò > 

che 

(<) Itatut. Ragus. lìb. 8. (Ì) Cerva ad an. il6j. 



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sulla B^epulilica di Ragusa Pari. Ih Lìb. 1. 213 

the fiM facennino i Napoletani , cioi dì asportare il soprabbondanU del regno 
scorrevano veramente colle loro navi per tutte le parti del Mediterraneo , ma 
mn contavéinsi fra le Potenze marittime (a). Non v'i qu\ alcuna esagerazione 
^ per parte 4i questi scrittori . Imperocché i lUgusei ottennero dal Concilio di 
Basilea nel 14}} il privilegio di commerciare cogli Infedeli , che ad istanza 
dell' Arcivescovo Timoteo Maffei il pio Senato ridomandò > ed ottenne da 
Paolo II nel 14^9 appunto per poter impiegare il gran numero dei loro ba- 
stimenti ; e ricavo dai pubblici archivj , e dagli istorici nazionali (b) , che al 
fine riuscì ai Ragusei nel 15 io dì ottenere da Abunassar Gauser Gauro Re 
dei Mamalucchi il traffico, ed il passo libero delle mercanzie d'Egitto, e di 
Scrìa. Questo trasporto delle merci dell'Indie, che passava per mano dei so^ 
li Genovesi, e Veneziani prima, che venisse dal Capo di Buona - Speranza , 
e che loro rendeva immensi tesori, in fine diventò come una specie di pri- 
vativa per i Ragusei. La guerra, che ebbe Venezia con Bajazzetto , la co- 
strinse a ritirare dai porti d'Egitto, di Soria, e dell'Arcipelago i suoi legni 
mercantili per guardarli dai corsari . I Genovesi per V istessa ragione sì ri- 
solsero anche essi di commerciare pel Mediterraneo , e pei porti dell' Ocea- 
no Settentrionale. Quindi Ragusa rima^ la sola egualmente protetta, e ricer- 
cata da tutte le Potenze a continuare questo commercio, e particolarmente 
dai Veneziani, i quali sul principio di quella guerra salvarono molti dei loro 
legni , e mercanzie nei porti Ragusei dal furore dei corsari Barbareschi . La 
Repubblica di Ragusa con un tratto di quella politica , che mostrò in tante 
altre occasioni ^ ebbe la destrezza nel trattato, che fece dapprincipio colht 
Poru Ottomana , di 6rsi concedere un articolo , in virtù di cui le Potenze 
in rottura col Gran Signore potessero metter in sicuro i loro legni , e facoltà 
nei. porti della Repubblica. Del resto se le buone dispos^ioni dei Veneti a 
favor dei Ragusei circa questi tempi furono l'effetto della protezione , ed 
amicizia del Gran Signore verso Ragusa , in seguito esse diventarono un pe- 
gno , e monumento delle obbligazioni, che la Repubblica Veneta le doveva 
professare . Poiché durante la famosa lega di Cambra! , i Veneziani , perdu« 
ta la terra ferma , bisognosi d' ogni cosa , ed abbandonati , ed odiati da tut- 
ta r Europa congiurata a danni loro sì raccomandarono ai Ragusei , i quali 
senza dar ombra ai collegati colla loro florida marina provvidero Venezia di 
grani , di biade , ed ogni altro genere in abbondanza . 
, Mancato ài fine ai Ragusei questo gran commercio della Soria , e dell' E- 
«itto, quasi tutta la lo^a marina si diresse verso l'Occidente, dove erano già 

(a) PJvoluz. d'Italia libali, cap.f. (i) Luccarì pag. ijt. 
Tom. I. JFf 



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XI4 Ncfiztf ijforifé^critìckf 

da qualche tempo tu amicheToIe relazione coMe Potenze d^el NcJrd. Alte va- 
rie testimonianze degli scrittori patrj , che potrei qui proiiarre , sostituirò so* 
lamente quella di due esteri j che non possono esser sospetd • II citalo Ri* 
caut dice adunque nel diritto pubblico di Mably : Lei bshifans ( di KjMgusa ) 
faiscint un^refois un grand t rafie dans Ics parties tc^dentales d* Europe i & ém 
dH , que cfs grandes , & vastes taraques , que V <m appetle u4rgosjes si fameu^ 
sts pur la grande ebarge , qu^ ^elles portene , eni èie apptities aimi per la cor^ 
rupiìon du u$ot Kagusies , qui meni de eelui de Kàguse • £ Giovanni Battista 
Amaltheo nella riportata lettera : Etrtri ancora ( in K^gusa ) bella cecamne di 
far fraficare , mercare , e di iener wvo qualsbe danaro per via di Levanie , 
di Spagna f o d* Ingbilierra . Per dimostrare poi i privilegj> che godevano in 
Inghilcetai i Ragusei , sarebbe tuttora ostensibile una lettera del famoso Crom* 
vvello scritta al Senato. In essa la liberta del commercio viene loro assicura- 
ta per tutta V immensa estensione di quel mari • 

' Ma il gran traffico dei Ragusei in coteste parti era massimamente colla 
Spagna ; mentre Ferdinando V. , ed Isabella avevano già toro accordato molti 
ptmleg} nel 1494. riconfermati negli anni susseguenti . Nella generale espul- 
sione dei Mori da quei vasti regni es« ebbero r incumbeùza dt trasportarti 
sull'opposta sponda deir Affrica , e si resero padroni d*^ immense ricchezze. 
Nei primi anni deirimpero di Carlo V., allor quando la loro marina ingran- 
dita dalle prosperità costanti di due , e piit secoli era nel massimo suo fiore 1 
il commercio <lei Ragusei acquistava un nuovo splendore. I Ragusei, dice il 
citato Luca a X^inda > sono arrivaii a mefiere in mare quantiià^ di vasceili di 
alio bordo ^ e da guerra , e da carico , e .con essi sono penetrati sino W nuovo 
mondo. E più sotto-: Finalmente per lasciar molti altri servirono il He Cai* 
toltco con gran quantità di navi nella guerra di Gerbi vicino a* tempi nostri , e 
con 40. navi nella conquista del Portogallo • J>^onde sì ricava, cbe i Ragusei 
avessero gran stima appresso le genti straniere , e non minor forza da soccorre* 
re chi soccorso H chiedeva , e difendere se stessi . La fortuna però , che alfi- 
ne abbandona non solo le private famiglie , ma anche le più grandi , e po« 
tenti nazioni > sotto il r^no di Carlo aveva fissato il principio del decadimen- 
to della loro grande marina; benché il saggio Senato quasi prevedendo le futu- 
re disgrazie, e non volendo disgustarsi il Turco avesse domandato, ed ottenuto 
dal medesimo Carlo , trbe i Ri^sei colle proprie ciurme nen fossero costretti 
a servirlo, qualora portasse le sue armi contro de' Turchi: cosa però, che con 
proprio danno non fu curata dalla marina Ragusea pel troppa attaccamento 
alla Corte di Spagna. Si incominciò da un piccolo accidente , il quale non 
sembrava mai di dover apportare sì luttuose ciroostanze. Un legno Raguseo ^ 

cbe 



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sulla KepMtkd di K^MSé PsrU VL Uh. h 415 

che per conto deli* Imperatrice consorte «li Ctrlo portava un ricco carico , fii 
Jnièlicemente predato da ufi corsaro • La corte sospettò di qualche segreto 
accordo tra il Raguseo , ed il corsaro ; e perciò non vi fu nrgbne , che 
placar potesse in fiiror dell* inaocente Raguseo lo sdegnato animo dell'Im- 
peratrice. Fu quindi messo un bando di rappresaglia aui legni Ragusei non 
solo pei mari dìeirimpero di Carlo 1 ma anche per quelli 4ei Principi suoi 
parenti , ed alleati . U Senato si affrettò di spedire replicate ambascerie a Ce- 
sare j che allora trovavasi in Germania $ ed al suo fratello Ferdinando Re 
4' Ungarla. Intanto non ultimandosi T ailare» la loro navigazione restò inca- 
gliata col pericolo , che fossero di ptii predati ^uei legni » che- non eransl an« 
cora salvati nei porti della Repubblica. Fmalmente dopo gravissime perdite 
ili rivòcato il manifesto; e, compensati in qualche leggierissima parte i sof* 
ferti danni , Carlo s* affezionò i Ragusei , e concesse loro amplissimi privile* 
g) per indurli così più facilmente a servirlo roiloro legni negli ambizio* 
fi , e sventurati suoi progetti contro le Potenze di Barbarla*. I Capitani Ra* 
fusei 3 cht per var] anni furono al servizio di Carlo V.» e dei suoi succes* 
sorì coUe loro rispettive caracche , galeoni , e navi j sorpassavano il nu* 
mero di 300. Essi furono sfiutunati (^ da bel principio. Imperocché nell* im- 
presa di Tunisi perderono xS. galeoni con tutta la gente di equipaggio (i). 
Neir impresa d' Algeri furono egualmente sfortunati • Giunti sotto quel- 
la citt'a con 14. delle loro più grosse navi unite alla poderosa flotta di Car- 
io trovarono la pii^ gagliarda resistenza diretu dal Luogotenente' Barbarci-^ 
sa Assan rinegato di Sardegna. Con grande stento fecero quindi lo sbar- 
co. Ma suscitausi all'improviso una orribilissin» tempesu, che imperver- 
sò per tre giorni , e per tre notti , molte navi , e galere furono dalla vio- 
lenza dei flutti lanciate parte sulla, spiaggia i e parte a Capo Cassino , nel 
mentre , che gli mfelici Spagnuòli , e Ragusei perse guiuti da tutti gli ele- 
menti rimanevano vittime degli Algerini i che facevano dalla citta dellfe 
frequenti , e prospere sortite. Di X4. l^gni Ragusei, sei soli con pochi 
vascelli Ispani si salvarono nel porto di Majorca. Finalmente in una terza 
spedizione marittima, allorché il Basa Piali andando in soccorso di Trl^ 

fK)li 

(m) Lmcari Hb. 4. 

(i) Fu téle il mmerù^dà ^p$sti periti in queste dolorosa circostanza , cke 
thbe quindi oripnc quel noto detto Trista Vìzaa udovizaa > trecento Vjncen* 
aie rintf ste vedove nel medesimo giorno , e tsitte delf isola di Mezzo . Se quoto 
detto sembra esagerato , mostra j>eri , quanto fosse grande la popolazione di 
^elf is^a y e il danno j cb^ ne $oferse ^ 
Ff 1 



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iitf Nofizie istoricè^crMche 

poli attaccò il Duca Giovanni della Cerda , e Io ruppe colla perdita dì ^^. 
galere , e di 14. navi da carico , i Ragusei ne perdettero disgraziatamente 
sei altre tutte equipaggiate di nazionali • 

Dair infelice moltiplice esito , che in pochi anni ebbe la loro marina nel 
serrire la Monarchia Cesareo - Ispana , i Ragusèi dovevano comprendere, che 
r unico mezzo per prolungarne V esistenza era di riabbracciare il sistema di 
prima ; poiché V arricchimento di poche famiglie protette dalla sorte non do- 
veva in alcun modo prevalere al generale impoverimento dello Stato in uo« 
mini, ed in denaro. Disgraziatamente non vi fu messa alcuna- remora per 
via di pubblica determinazione : anzi si prese da ciò nuggior coraggio di 
prima nel fabbricar galeoni, nel fornirli dì gente 'Ragusea, e nel condurli a 
perire nel mar della Manica, e dell'Indie sotto Filippo IL, Filipo III., e Fi- 
lippo IV. Dalla nota (i) delle navi Ragusee gii pubblicata dal Padre Orsini , 
e dal Banduri ciascuno può rilevare gli immensi danni nelle loro infelici spe*» 
dizioni coi Re di Spagna . La perdita dei legni , e delle ricchezze non era 
la cosa la più considerabile per Ragusa in quelle crudeli emergenze • La 
morte di molte migliaja di scelti giovani affogatisi sotto Tunisi , Algieri > 
Trìpoli , e neirOceano , mentre secondavano le guerre degli Spagnuoli contro 
ì Francesi , gli Olandesi , ed Inglesi privò in un batter d' occhio lo Stato * 
del nerbo della sua popolazióne. Nel corso di 70. anni si perderono i7S.Na- 
• ■ vi. 

(i) 1/ Padre Anselmo Banduri {iom. ii. pag. ji) a questa noia premette 
quanto segue : Con V occasione poi , che s' hanno scritti , o piuttosto abbozzati 
alcuni servizi de' Soggetti più riguardevoli della sopradetta famiglia Obmu- 
chievlch Gargurìch, non sarà discaro al curioso Lettere, ch'io inserisca qui 
per maggiore sua curiositi questa seguente nota ritrovata fra li eruditi scrit- 
ti del sopradetto Padre Fra Desiderio Nenchi , nella quale son notate tutte 
le Caracche, i Gateoni, e le Navi, che sono portenti del mare, de' Signori 
Capitani Ragusei, con le quali hanno servito Filippo Secondo, Filippo Ter- 
zo , e Filippo Quarto hoggi regnante con ogni vero amor , e fedeltà , come 
e costume di quella Nazione, cominciando dall'anno 15*4. insin al presen- 
te anno 1^54. Lasciando da parte per adesso quell'altra nota, che sta in pp- 
ter del Signor Capitan D. Giovanni Dinicich, e Dolisti, Cavaliere Raguseo, 
molto versato In tutte le scienze , e particolarmente negl' interessi de' Pren* 
cìpi d'Europa; nella quale sono notati infiniti altri servizj degli altri passati 
Signori Capitani Ragusei fatti in benefizio delle Maestà dei Re di Napoli , 
e di Sicilia , è massin\e deU'Imperadore Carlo Quinto d' eterna memoria , 
con le loro Caracche > Galeoni^ e Navi> che furono più di trecento , per lo 



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s$4U Repubblica di H0iusa Pari. IL Lib. 1. 1x7 

vi . Il rimanente delle ^00. perì poi susseguentemente neira squadra detta 
dell'Indie comandata dal Capitano Martolossi^ e Mascibradi ; talché vicino 

all'ex 

— , ■ ■ ^ 

spazio di molti , e molti anni , e tra queste si persero miseramente dieciotto 
Galeoni sotto Tunisi in Àfrica > con tutta la gente, che portavano di sopra , 
in ajuto di detto Imperadore Carlo Quinto . 

Nota delle Caracche , Qaletmi , e Navi de' Signori Capitani 
della cittì di Ragusa . ' 

% Dì carra 900. fu la Caracca del Signor Capitan Jacko Pierutovich', chia-» 
. mata S. Antonio di Padua. 
1 il Galeone del sig* cap. Lucari di carra 600. chiamato s. Anna . 

3 di 700. carra , la Caracca del slg. cap. Menze , chiamau s. Nicolò . 

4 di 600. il Galeone del sig. cap. Bassegli , chiamato il Ss. Rosario, 

5 di 700. la Caracca del sig. cap. Stefano Boscina , chiamata santa Croce. 

Questa Caracca ha servito qella Squadra del sig. D. Pietro Iveglia Otk^ 

muchievich Gargurich. ^ 

t di 500. il Galeone del suddetto sig. cap. Boscina, chiamato s. Domenico. 
7 di Soo. la Caracca del sig. cap. Antonio Maruiza , chiamata ^ Francese» 

di Paola. 
t di 500. il Galeon3 del sig. cap. Ghetal^i» chiamato 5. Raimondo. 
$ di <oo. il Galeone del sig. cap. Vangelisèa , chiamato 5. Filippo, e Giacomo. 

10 di 700. la Caracca del sig. cap.Giovanni di Pasquale, chianutas. Vincenzo. 

11 di 6oa il Galeone del sig. cap* Pasquali, chiamato s. Elmo. 

n di 750. la Caracca del sig. cap. Guquen , chiamau s. Elisabetta . 

ij di 5JO. il Galeone del sig. cap. Gio: Battista Sagri, chiamato s. Lorenzo. 

J4 di 500. il Galeone del sig. cap. Giovanni di Rado, chiamato s. Giuseppe. 

1$ di 900. la Caracca del sig. cap. Giovanni Cerra, chiamata s. Pietro. 

16 di 700. la Caracca del suddetto sig. cap. Cerva , chiamata s. Rocco . 

j; dì 900- la Caracca del sig. cap. Giovanni Trifoni , chiamata s. Domenico . 

j* di 550. il Galeone del sig. c^p. Palmotta, chiamato s. Biagio. 

19 di 700. la Caracca del sig. cap. Rossini , chiamata tutti i Santi . 

%o di 700. la Caracca del sig. cap. Giovanni Gradi , chfams^u s; Michel Ar* 

cbangelo. 
%j di 500. il Galeone del sig. cap. Buresich, chiamato s. Maria Maddalena* 
%% di 700. la Caracca del sig. cap. Marino Radulovich > chiamata la Miseri» 

cor* 



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Godgle 



»iS Nottzk isHrieo'Cntitke 

«U'^poai cTri gran terremoto la nunurosissima numaa dei Ragosei era quasi 

ridotta Al miila • 

— — — ~ Non 

cordia . Qjiesu Caracca ha servito nella Sijttadra del detto sig. Generale 
D. Pietro Ireglit Ofamacbievìdt Gargurich . 
di 800. ta Caracca del suddetto sig. cap. Radulovich , chiatnau s. Francesco. 



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34 di 
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40 di 
■41 di 

43 
44 
45 
4^ 
47 



cbiamau %. Salva^ 



900. U Caracca del suddetto tìg. cap. Radulovich , 
ore . 

6ooe il Galeone àA sig. cap. <^*oyatmi Btagiai > chiamato a. Vincenzo. 

800. la Caracca del sìg« cap. Stefano Ruschi , chiamata Gesìi Maria . 

7;o. la Caracca del suddetto sig. cap. Ruschi, chiamata s. Maria. 

700. la Caracca del suddetto sig. cap. Ruschi ^ chiamata s. Angelo. 

500.' il Galeone del suddetto sig. cap. Ruschi , chiamato s. Gto]|;io. 

53a il Galeone del suddétto sig. cap. Ruschi » chiamato s. Orsola. 

Yioa la Caracca del sig. cap. Anticherni, chiamata s. Maria di Rosario. 

700. la Caracca del sig. cap. Radagli ^ chiamata s. Bonaventura . 

<oo. il Galeone del suddetto sig. cap. Radiali, chiamato s. Francesco « 

500. il Galeone del sig. cap. Marultni, chianruto s. Tommaso* 

^00. la Caracca del sig. cap. Colenda , chiamata s. Ste£ino . 

500. il Galeone .dal t\%. cap. BoFgiani, chiamato a. Carlo. 

400. la Nave del sig. cap. Soltani «t chiamata s. Martino. 

500b H Galeone del sig. cap. Gittrasi > chiamato s. Marco « 

450. la Nave del sig. cap. Mascibradi , chianuta s. Catterina • ^ 

700. la Caracca del suddetta sig. cap.' Mascibradi , thiamau s. Lazaro* 

ioo. il Galeone del sig. cap. Fabri, chiamato s. Benedetto. 

%So. la Caracca del sig. cap. Barbuini , chiamata il Ss. Rosario » 

500. il Galeone del suddetto sig. <ap. Barbuini, cfaìaouto 5. Domenico. 

700. la Caracca del sig. cap. Bratutti, chiamata t. Antonio di Padua. 

|òb. fi Galeone del sig. cap. Naie , chiamato s. Simone • e Giuda . 

4^0» la Nave del sig. cap. Simone, chiamata s. Nicolò. 

^oo. il Galeone del sig. cap. Giovanni Koppulano , chiamato la MadoQ« 
na di Piooìbo. 
4S. di 400. la Nave del suddetto sig. cap. Koppulano j diiamau s. Croce. 
49 di jeo. il Galeone del sig. cap. Tripko^ chiamato s« Andrea « 
|o di 750. la Caracca del sig. cap. Nicolò Aligretti, chiamata s. Pietro. 
51 di 400. la Nave del suddetto sig. cap. Aligretti , chiamata s. Paolo, 
ja di 540. il G2leone del sig. cap. Gleghievich, chiamato il S$. Rosario. 
il A\ ioo. il Galeone del sig. cap«< Giulio Longo, chiamato s. Salvatore. • 

54 di 



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f 



sulla KepuUìicà di MAgusa Pari. IL Lìb. I. m^ 

Noft saprei poi'decèrminaKe h lus^tira grandina di questi direni legni 

non avendosi più idea della misura , che in qaei tempi dicevasi cario. Egli 

è pe- 

54 di 700. la Caracca del suddetto sìg. cap. Longo , chiamau la Madonna 

del Carmine. 

55 di Socia Caracca del sig. cap. Zuqneai» chiamata $. Biagio. 

Cdrgukff GaUofdy e Itavi deìVhoU di Calamotu. 

I di Carra*7oa La Caracca dd Sig» Cap. Vodopia > chiamata la Madonna del 

Rosario • 
1 di foa il Galeone del suddetto sig. cap. Vodopia 9 chiamato s. Raimondo . 

3 di 3tfa la Nave del suddetto sig. cap. Vodopia 9 chiamata s. Francesco. 

4 dv 350. U Nave del saddetto sig. cap^ Vodopia , chiamau s. Giuseppe • 

5 di 400. la Nave del suddetto sig. cap. Vodopia , chiamata s. Tommaso • 
< di %$o. la Nave del sig. Paolo RuKhi, chiamau s. Salvat(M«. 

7 di 500. il Galeone del sig. cap» Stt&no , chiamato la Mad^mna di Loreto. 

Caraccke^ Golf om, f Navi delTisela di Mezzo* 

I di Carra 450. la Nave detu la Bellina piccola del Sig. Op. Ballachi chia- 

mata S. Croce. 
^ di 750. la Caracca del sig» cap. Prazati, chiamaU s. Giacomo. 

3 di 950. la Caracca detu la Bellina grande del suddetto sig. cap. Prazati, 

chiamata s. Catterina. 

4 di 7oa la Caracca del suddetto sig. cap. Prazati » chiamata s. Nicolò . 

5 di Soa la Caracca del sig. cap. Martolossi,, chiamata s.* Vincenzo. 

< di joa. )1 Galeone del suddetto^sig. cap. Martolossi , chiamato 9. I>>menico. 

7 di 7;o. la Caracca del sig. cap. Batich, chiamata s. Bifgio. 

8 di 8oow la Caracca del suddetto sig. cap. Batich, chiamata s. Nicolò. 
. 9 di 450. la Nave del sig. cap. Valadsi , Chiamata s. Francesco . 

IO di 400. la Nave del addetto sig. cap. Vjladsi 1 chiamata s. Paolo . 

II di 9001» U Caracca del sig. caiv Radulovich , chiamau il nome di Dio. ^ 
I» di 400. li Nave del suddetto sig. cap. Radulovich , chian^au s. Antonb 

di Padua. 
i; di fdo. il Galeone del sig. cap. Giorvi, chiamato sl Lucia. 
J4 di 600. il Galeone Jitl suddetto sig. cap. Qervi > chiamato s. Cecilia* 

J5 di 



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xxo. Notizie isioricc^ Crìtiche 

e però certo , che li più grosse di queste navi a tre alberi sorpassavano le 
pia grandi fregate del tempo nostro . Nella Chiesa parrocchiale deir ìsola di 
Mezzo si conserva tuttora la fiammola della nave del celebre Capitan Pri- 

za- 



jj di 4yo, la Nave del sig. cap. Giovanni di Rado, chiamau la Ss. Trinità. 

i€ di 500. il Galeone del suddetto sig. cap. Giovanni di Rado ^ chiamato 
s^Catrerina. 

17 dì 500. il Galeone del sig. cap. Antonio Radìscìch j chiamato s. Antonio 
di Padua. 

18. di 500. il Galeone del sig. cap. Borgi , chiamato s. Domenico.» 

19 di ^00. il Galeone del suddetto si^. cap. Borgi , chiamato la Madonna del 
Rosane, 

%o di 700. la Caracca del sig. cip. Bartolommeo Baldi , chiamata s. Andrea • 
Questa Caracca ha servito nella Squadra del detto sig. Generale t>. Pie- 
tro d'Iveglia OhmuChievich. 

21 di 500. il. Galeone del sig. cap. Milogini , chiamato s. Maria Maddalena • 

21 di 700. la Caracca del sig. cap. Boligni , chiamata s. Francesco. 

2} di 500. il Galeone del sig. cap. Vanko, chiamato Ss. Vito, e Modesto. 

24 di 7JO. la Caracca del sig. cap. Vodopfa , chianuta s. Domenico. 

25 di ^00. il Galeone del suddetto sig. cap. Vodopra, cfiiamato s. Vincenzo* 

26 di 500. il Galeone del suddetto sig. cap. Vodopia, chiamato s. Raimondo. 

27 di 400. la Nave del sig. cap. Benincasa, chiamata s. Gio: Battista. 

28 di 700. la Caracca del sig. cap. Marco di Michiele Ballachi , chiamata 

s. Arcangelo. 
2$ di 600. il Galeone del suddetto sig. cap. Ballachi , chiamato la Madonna 
'di Loreto . 

30 di 730. la Caracca del sig. cap. Buskaini, chiamau ^.JMaria diella Vittoria. 

31 di 400. la Nave del suddetto sig. cap. Buskaini , chiamata s. Nicolò. 

32 di 750. la Oiracca del sig. cap. Sperlenta di Bor, chiamata s. Angelo. 

33 di Soa la Caracca del sig. cap. Durazzi, chiamata s. Francesco. 

34 di 500. il (xaleone del sig. cap. Bernariii , chiamato s. Maria . 

35 di 400. la Nave del suddetto sig. cap. Bernardi, chiamau s. Elmo. 
3^. di 5^0. il Galeone del sig. cap. Tomich , chiamato s. Pietro. 

3J di 650. il Galeone del sig. cap. Michele Brautti , cbiai^ato s. Michiele Arr 
cangelo . Questo Galeone ha servito nella Squadra del suddetto sig. Gè* 
nerale D. Pietro Iveglia Ohmuchievich. 

3> di 400. la Nave del sig, cap. Brautti ^ chiamau s« Francesco di Paula. 

a- 



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\ s ulla K^ pubblica di Kégusa Pari. IL Lii. l. %%i 

zato. La di lei larghezza > e lunghezza mastra, che queste navi erano smi^ 
serate • Dai registri della dogana Ragusina ricavo , che una nave chiamata 

Sj Gio- 



Caracche y Galeoni , e Navi dcW isola di Giuppana . 

I Di Carra iioo. La Caracca del Sig. Gap. Skoccibuha , chiamata la Ss» Nun- 
ziata • 
% di 900. la Carafifca del suddetto sig. cap. Skoccibuha I chiamata il Si.Rosario. 

3 di t^^o. il Galeone del suddetto sig. cap. Skoccibuha y chiamato la Madon- 

na della Misericordia • 

4 di 530. !1 Galeone del suddetto sig. cap. Skoccibuha > chiamato la Madon- 

na del Carmine. ^ 

5 di 720, la Caracca del sig. cap^ Marcelli ^ chiamata s. Antonio di Padua^ 
€ di 450. il Galeone del sig. cap. Marulli , chiamato s. Domenico . 

7 di 1300. la Caracca del suddetto $ig,cap. Marulli, chiamata il Ss.Rosario« 
% di iioo. la Caracca del sig. cap. Crivonosomich, chiamata la Madonna del 

Carmine. 
9 di 500. il Galeone del suddetto sig. cap. Crivonosomich , chiamato s. Rai- 
mondo. 
IO di 450. la Nave del sig. cap. Steppko, chiamata s. Francesco. 
li di 600. il Galeone del sig* cap. Lesina, chiamato i tre Regi. 
XX di 500, il Galeone del suddetto sig. cap. Lesina^ chiamato s. Nicolò. 

13 di Soo. la Caracca del sig. cap. BeribasAina, chiamata s. Antonio di Padua . 

14 dì 500. il Galeone del sig. cap. Nicolò Ruschi, chiamato s. Elena. 

15 di 550. il Galeone del suddetto sig. cap. Ruschi, chiamato s. Martino. 

16 ài ^50. il Galeone del sig. cap. Florio di Biagio, chiamato s. Maria delle 

Grazie . 

17 di 430. la Nave del sig. cap. Cìkuini, chiamata s. Biagio» 

Caracche y Galeoni ^ e Navi di Siano. 

j Di Carta 1000. la Caracca del sig. cap. Iveglia CMimuchìevich Gargurìch , 
'* chiamata s. Girolamo. Qiiesta Caracca fu capitana della Squadra de! 

sigf Generale D. Pietro d' Iveglia j Cavaliere di s. Giacomo ^ figliuolo del 

detto sig. cap. Iveglia. 
% di 900. la Caracca del suddetto sig. capé Iveglia , chiamau Ss. Cosmo , e 

Damiano. 
Tom. L G5 3 di 



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aii Notizie Istòricò^eriiiche 

S. Giovanni Battista , che non era delle più grandi , nel IJ74. fece un cari- 
co di 14597* pelli bovine, 3999» di buffalo j e 100. balle di lana. Finalmen* 

te 



3 dì 700. la Caracca del suddetto sig. cap. Iveglia , chiamata s. Antonio, di 

Padua . 

4 di 700. la Giracca del suddetto sig. cap. Iveglla, chiamata a, Francesco. 

5 di Soo. la Caracca del suddetto sig. cap. I veglia, chiamata s. Rocco. 

< di 400. la Nave del sig. cap. Giorgi Dolisti Tassovkh , Cavaliere di 

s. Stefano di Firenze, chiamata s. Raimondo. 
7 dì 500. il Galeone del suddetto sig. Cavalier Dolisti , chiamato s. Stefano. 
S di joo. il Galeone del suddetto sig, Cav. Dolisti, chiamato s. Domenico. 
9 di 550« il Galeone del suddetto sig. Cav. Dolisti, chiamato s. Lorenzo. 
jo di 650. il Galeone del suddetto sig. Cav. Dolisti, chiamato s. Francesco, 
li di JOO. il Galeone del suddetto sig. Cav. Dolisti , chiamato la Misericordia. 
1% di 850. la Caracca del suddetto sig. Cav. Dolisti, chiamata s% Antonio di 

Padua . 
13 di ^00. il Galeone del suddetto sig. Cav. Dolisti, chiamato il Ss. Rosario. 
J4 di 900. la Caracca del audd. sig. Cav. Dolisti , chiamata s. Maria del Car- 
mine , per esser stata fabbricata in Castella-Mare di Napoli , vicino alla 

Chiesa de' Padri Carmelitani. 
1$ di 500. il Galeone del sig. cap» Danicich, chiamato s. Salvatore., 
i6 di *oo, la Caracca del sig. cap. Giovanni di Polo, chiamata S.Giacomo di 

Galizia. Qiiesta Caracca ha servito nella Squadra del sig. Generale Oh» 

muchievich Gargurich. 
J^ di 700. il Galeone del sig. cap. Matteo dt Giovanni Ferinich , chiamato 

s, Matteo, e s. Francesco. Questo Galeone ha servito nella Squadra del 

suddetto Generale Ohmuchievich. 

18 di JOO. il Galeone del suddetto sig. cap. Ferinich^ chiamato s. Domenico. 

19 di 700. la Caracca del suddetto sig. cap. Ferinich , chiamata la Madonna 

del Rosario. 

ao di ^00. il Galeone del sig. cap. Paolo Deschinovich , chiamato la Ss. An- 
nunziata. Questo Galeone ha servito nella Squadra del detto sig. Gene- 
rale D. Pietro d'Iveglia. 

%i di 700, la Caracca del sig. cap. Matteo Letiella, chiamata il Si. Rottrio. 
Questa Caracca ha servito nella Squadra del suddetto sig. Generale. 

ft> ài 360. il Galeone del sig. cap. Stefano Buresich , chiamato s. Raimondo • 
Questo Galeone ha servito nella suddetta Squadra di sopra. 

x) ii 



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Julia Kepubblica di V^gusa Pari. II. Lib. I. xi) 

te Anton-Francesco Cimi racconta , che una nave Ragiuea astretta dai Xor- 
ìEbi a portar loro vettovaglie » mentre assediavano Malu nel I5<5- > e presa 

^^_^__________^ quin- 

%l «li ^jo. il Galeone del sig. cap. Francesco Bakagliausch , chiamato s. An- 
tonio di Padua • Questo Galeone ha servito nella suddetta Squadra . 

24 di 500. il Galeone del sig. cap. Matteo Marnarra , chiamato s. Anna • 

%S di 700! la Caracca del suddetto sig. cap. Marnarra , chiamata Nostra Si- 
gnora di Loreto. Questa Caracca ha servito nella suddetta Squadra. 

%6 di 450. la Nave del sig. cap. Rado Aligretti > chiamata la Madonna di 
Rosario. 

27 di ^00. il Galeone del sig. cap. Orcisiini , chiamato s. Giovanni . 

%% di 500. il Galeone del sig. cap. MattiasCj chiamato s. Mattia. 

%f di 400. la Nave del sig. cap. Barsecina^ cbiamau s. Angelo. 

30 di 7oa la Caracca del suddetto sig. cap. Barsecina j chiamata i dodici 

Apostoli • 

31 di ^00. il Galeone del sig. cap. Boscina» chiamato s. Francesco. 
31 di (50. il Galeone del sig. cap. Vodopia » chiamato a. Cecilia . 

Caracche, GtUem^ e Navi di Canosa. 

I Di Carira 800. la Caracca del sig. cap. Pietro di Marco , chiamata la Ma- 
donna del Rosario. 
% di 400. la Nave del suddétto sig. cap. Pietro , chiamata s. Domenico. 

3 di 3001 la Nave del sig. cap. Indiano» chiamata Santa Croce. 

4 di 400. la Nave del suddetto sig. càp. Indiano, chiamata a. Lucia. 

5 di 500. il Galeone del suddetto sig. cap. Indiano , chiamato s. Bonaventura . 
4 di 450. la Nave del sig. cap. Nassak, chiamata s. Archangelo. 

7 di 7<^« il Galeone del sig. ap. Luca Bogasdnovich , detto Kukugliza > 

chiamato s. Domenico. 
t di 400. la Nave del suddetto sig. cap. Bogascinovich » chiamata s. Mar^ 

tino . 
$ di <oo, il Galeone del sig. cap. Piscich, chiamato s. Michel Arcangelo. 

10 di ^oo. il Galeone del suddetto sig. cap. Piscich , chiamato s. Antonio di 

Padua . 

11 di 400. la Nave delsig. cap. Florio AUapetchi , chiamata s. Giacinto. 

I^ di 700. la Caracca del suddetto sig. cap. Allapetchi , chiamata s. Ange- 
io, per esser stata fabbricata al Monte di s. Aflgefe. 

Gg » ij di 



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1X4 Notizie irtorico' critiche 

quindi dagli Spagnuoli era di quattro mila salme 'y e carica di sei mila can^ 
Para di Idscotto , di alquante munizioni , e di'versi rinfressamenti con sessanta 

Tur* 



il dì ;oo. Il Galeone del sig. cap. Boscina , chiamato la Madonna del Ro- 
sario. 

J4 di 400. la Nave del suddetto s\gl cap. Boscina, chiamata s. I^icolò. 

1$ di 700. la Caracca del sig. cap. Marco Jacopovìch , chiamata s. Francesco 
di Paola. 

iS di 60Q. II Galeone del sud4^tto sig. cap. Jacopovìch , chiamato la Ma- 
donna delle Vodizte. 

x^ di 500. il Galeone del sig. cap. Amabili» chiamato s. Raimondo. 

1% di ^00. il" Galeone del sig, cap. Marco Cior, chiamato s. Domenico. 

19 di 500, H Galeone del sig. cap. Cristofano Nolcovich, chiamato s. Filippo. 

Galeoni^ e Navi di Maljt . 

2 Di Carra 450. la Nave del Sig. Gap. Bakagliausch , chiamata s. Antonio 

dì Padua . 
a di 500. il Galeone del suddetto sig. cap. Bakaglibosch , chiamato s. Maria. 

3 di 400. la Nave del sig. cap. Paolo di Michele, chiamata s.. Michele Ar« 

cangelo. 

4 di 500. il Galeone del sig. cap. Bende vìschi chiamato s. Vincento. 

5 di 550. il Galeone del sig. cap. Giurovìdi, chiamato^. Salvatore. 

Caracche ^ Galeoni , e Nairi di Santa Croce in Gravosa. 

i Di Carra 700. la Caracca del sig< cap. Comardalovich , chiamata la Ma* 
doima del Rosario « 

2 di 530. il Galeone del sig. cap. Boghetta , chiamato %. Croce . 

3 di 400. la Nav« del detto sig. cap. Boghetta, chiamata s. Maria Mad* 

dalena. 

Galeoni j e Navi di Ragusa Vecchia . 

i Di Carra 300, la Nave del Sig. Cap. Dominkovich , chiamata s. Dome- 
nico . 
^ di joo« il Galeóne 4el sig. capi Spiciarich, chiamato s. Antonio 4i Padua. 



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suìU Kepubbiifa di ^lusa Pari. II. Lib. I. %i$ 

Turchi sopra , takbè per parecchi gfomi avrebbe potuto dar da vivere air a e r* 
cito Turchesi^ {a). £' poi anche più difficile determinare quanti uomini aves* 
sere e&st di equipaggio, stante la penuria di antichi documenti* Si sa peròy 
che la famosa nave degli Skoccibuha fabbricata air ìsola di Giuppana esondo 
Slata per ordine pubblico spedita a hx un carico dì sale a Barletta , aveva 80. 
uomini a bordo. Quelle, che erano montate sul piede di guerra, ne aveva- 
no un numero assai maggiore. Nella squadra di Pietro Iveglia Ohmuchevich 
composta di 12. galeoni , al dir di Fra Marino Rosa , si contavano 3000. sol- 
dati, oltre i semplici marinari : Di squadra Petri Iveglia de naiìone Kagusir 
na fuit ter mille , & bis centum milites {b) . Dopo di ciò p facile l' idearsi 
quanti uomini perdessero i Ragusei , e quanto fosse più popolato il dominio 
di Ragusa . La villa di Siano , che nel 1500* aveva 31. bastimenti , ora non 
ne ha , che 6, ; ed appena tanti ne ha V isola di Mezzo , che un tempo ne 
contava 38. Lo stato Raguseo dopo il decadimento dell'antica navigazione, 
ed il terremoto non si è mai potuto più rimettere nella sua popolazione; ^* 
zi la floridezza dell' odierna aurina vi si oppone direttamente. 
. Dopo il j66j. epoca del gr;2n terremoto tutta la marina Ragusea si ridus- 
se a pochi trabaccoli , che non uscivano dall'Adriatico , e durò più d'un 
mezzo secolo in tale stato. Il commercio di terra , che dopo il terremoto 
ripiese buona piega » rimise alfine i Ragusei nuovamente in istato di fabbri- 
car legni, ma più piccoli degli antichi.. U prÌ0K> Capitano, che fu un certo 
OJilari di Ragusa vecchia , per esser arrivato 6q. anni fa sino a Smirne nel 
suo primo viaggio , fece epoca presso i suoi nazionali , come un tempo gli 
Ohmuchiévich, iDolisti, ed i Maf cibradi nel grair Oceano, e nel mar dell'In- 
die. In 'poco tempo però il numero dei bastimenti si accrebbe, e si mokipli- 

. co 



Oltre di queste Navi vi era la Sqiudra del Sig. Governator Martelossi , 
-e del Sig. Governator Mafcibradi , la quale si perde miseramente in Spagna 
nella Guerra contro i Francesi^ ed Olandesi; onde si conclude, che dall'an- 
no 1584. insi'Uo al 2^54 ' ^be sono 70. anni, nel qual tempo si sono perse le 
sopradette Caraccke 9 Galeoni, e Navi, che erano in numero di 278., con mol- 
ti altri interessi delle loro facoltà , che passavano di valuu più di tre milio- 
ni di oro; oltre le Navi, e Galeoni dell'Isola di Meleda, di Lagosta, ed in- 
fraterra nel Territorio di Sabioncello , di Prìmorie , di Ponta , delle Broz- 
£e , e della Città di Stagno , de' quali sono n>olti , che si passano sotto sileni 
zìo dagli Autori. Sino qui il Banduri . 

(tf) Comentarj pai, J04. , ^ ixj. (i) Cpmpe^. glor. Néftioràs lllyricée. 



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11* Nùtitk isimcc^crhichf 

co soprattutto per la guerra di Gibilterra fra gli Inglesi, e gH Spagnuoli, e 
ifi quell'incontro i Ragusei fecero dei considerabili guadagni. Ih, quel tentv 
p6 sino al presente sono note a ciascuno le vicende ^ e U floridezza , in cut 
«i trorat attualmente la loro marina . 



CAPO X. 

Commercio urrtstre di KflgHsei . 



N. 



ion si hanno » che poche notizie anteriori af iooo« sull'antico commercio 
terrestre di Ragusa « Qi scrittori pitrj hanno affiitto trascurato questa mate« 
ria , che a preferenza di ogni altra poteri degnamente occupare le loro 
penne; giacché si può dire senza ombra d* adula&iione pei Ragusei , che essi 
spinti dalla necessità furono i primi fra tutte le nazioni moderne a commer* 
dare" per l'Europa nef tempi del basso. Impero , e che la loro città antica- 
mente per la libertà del traffico era egualmente rispettabile , come Ambur^ 
go a' gfomi nostri. Noi tratteremo questo articolo con tutta l'esattezza pos« 
sibile. 

Le regioni della Dalmazia interiore, allorché sorse Ragusa r erano inacces- 
sibili a chiunque non eraSIaro, e chi st gloriala , come {Ragusei, di discen* 
dere dai Romani , aveva un titolo di più per esser molestato dai Barbari 
nella propria città , e paese • I Ragusei non potendo in alcun modo sussiste* 
re senza comniercio si misero a studhre l'indole, ed i bisogni dei loro vici* 
ni ; e sapendo già per esperienza , che la loro città poteva con sicurezza re« 
spingere ogni ostile attacco , dopo TSoo. di Cristo ardirono di cimentarsi in 
guerra coi vicini Bani della Zaculmia , e Tribunia per ottenerne quindi V a- 
micizia, e l'alleanza. La guerra, che durò per qualche anno portò la pace 
seguita da un trattato , che aveva principalmente in mira la libertà del com- 
mercio nelle limitrofe provincie , e che si assicurarono , al dir di Porfirogeni- 
co , con pagar %6» monete all' anno a quei due Bani . La lealtà > e la circo* 
spezione dei- Ragusei sorprese gli Slavi. Qiiando i Grandi di quella nazioi* 
ne si videro in istato dì potere aver da Ragusa alcune* cose , che credevano 
necessarie al loro piccolissimo lusso , essi aprirono i loro Bahnati , e Giupaf- 
nie ai mercanti Ragusei senza riserva. Si cominciò subitamente ad estrai re 
da questi lu(^hi, e ad introdurvi ciò, che apportava nriaggior guadagno a te* 
Aor delle circostanze > e dei piccoli lumi , che si avevano allora sul cortvf 
mercio • 

Dopo il 1000. i Ragusei spiegarono la loro attività in un modo più sigaifi- 

caa- 



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sulla Repubblica di T^^gusa Pari. Ih Lib. l. *»7 

cante. I Bosnesi per via di Ragusa portavano di nascosto ai Veneziani quan^* 
tità d* argento mescolato coli' oro , che scavavano dai ricchi monti deirilli« 
ria » Accortili di ciò i Ragusei procurarono di attirare a se ioli qi^ato utHtt 
commercio, e d^eiduderne i Veneziani. Atteso la vicinanza, e Tascenden-f 
te , che essi avevano sui Grandi della Slavonia , ottennero facilmente questa 
privativa , ed in breve tempo arrivarono a ricavarne il guadarlo del 25^ 
per 100. Dominando il Re Grubiscia (tf), che soleva chiamare Ragiot Tasi* 
lo. dei Principi sfortunati , perchè v^rj dei suoi parenti ai erano in essa saN 
vati , estese di molto i privilegi , che i Ragusei godevano gii antecedente? 
mente . Egli persuase a varj Signori di Ragusa , che teneva alia.sua Corce^ 
di fabbricarsi un castello inBossrna per maggior comodo iéi loro commercia « 
Due fratelli negozianti , che tenevano l' appako delle miniere da Kuglién 
B^no di Bossina, ne abbracciarono il partitole circa Tanno 1114. fecero fab* 
bricaie fra Olovo , ed il monte Jakotina vicitKi all'odierna citta di Serraglio 
un castello , che dal nome Slavo di Ragusa chiaitairono Dubrovnik'. Una ta*» 
te intéressante notizia ci ^. stata conservata da Emanuele Greco nella crono* 
logia del Duca Harvoje (fr). 

Del resto quanto è certo questo antico commercio > che dai Ragusei fiicet 
vasi colle miniere; altrettanto ne sarebbe oscuro, ed incèrte il dettaglio. tSi 
sa però, che questo argento detto dai Ragusei Glama , era misto coir oro, e 
si raccoglie dalle loro cronache , che dalle aoa. libbre regalate Jalla Regina 
Margherita alla citta di Ragusa si ricavarono i. onde d'oro per ciascuna* 
libbra. A ciò si aggiungeva, che in sul luogo delle miniere si raccoglievano 
hi copia granelli d'oro fini come T arena. La comodità, che avevano 1 Ra- 
gusei di aver Toro, e l'argento dairiliiria, e Tuso antichissimo degli uomti- 
ni , e donne Slave dì portare i bottoni agli abiti , i pendenti , o orecchini , 
ed i vezzi di questi metalli , e di adornarne perfino le dokpgljffnize , o stiva* 
letti , ed in seguito le spade, ì coltelli , e ^li archibugi introdusse per tempo 
r arte degli orefici in Ragusa , ma in tale quantità , che nel 1400. ve ne era<- 
no anche nelle ville più popolate dello Stato. Il loro guadagno era immenso { 
giacché compravano di prima mano Toro, e l'argento grezzo, e Io rivende* 
vano p(M agli stessi Slavi lavorato per i moltiplici usi del loro lusso. Per 
quanto comodo però, e vantaggioso &s$e ai Ragusei questo commercio nello 
vicine Provincie , esso non fu mai l&ngamente stabile , e praticato per tutu 
la Slavonia nel tempo atesso. L'amicizia fra i Re Slavi, ed i loro Barn, 
Giupani , e la Repubblica , e fra gli uni , e gli *altri si rompeva con tanta 

faci- 

{é) iMcari lib. i. ^v(^) *Afi^ Luficar^ iHd. 



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*^Ì Notizie istùrico^ critiche 

'facilita, con quanta s'inimicano 1 fanciulli fra loro. Qualunque sospetto il 
jpiù remoto , e frivolo bastava per turbarne la buona intelligenza . Quindi 
i negozianti Ragusei sarebbero diventati irremissibilmente T oggetto dd loro 
insano sdegno ogni qual volta nasceva qualche dissensione , e ne sarebbero 
rimasti la vittima, se destramente non si fossero messi ora sotto la protezio* 
Stt dei Re per difendersi dai Bànt, ed xara sotto quella dei Bani per schemrtr- 
si dai Re . Quantunque in varj incontri fossero essi notabilmente danneggia*' 
ti, il tempo però, e la polìtica dei Ragtisei trionfava d'ogni ostacolo , e ri- 
metteva le cose nello sfato primiero, e spesso anche più florido. Questa inco-» 
stanza dei Grandi della Slavonia indusse alfine i Ragusei ad estendere .più ofr; 
tre per l'Illirico verso. jl mar Nero il loro commercio, ed a cercar T amici* 
zia, e la protezione di akri Sovrani. . i 

Pertanto dopo aver essi ottenuta arca il looo. dai Re dìBuIgheria per twt* 
ti i loro stati la liberta del traffico , nel XO78. inarca entrarono Jn trattativa 
con S. Uladislao Re d* Ungheria per l' istesso oggetto , e dal Re Stefana IIL 
ne ebbei'O una piena eonfernu (tf).. Intanto i figliuoli di Dessan Duca diChel** 
mo , e della Zenta superiore travagliavano miseramente il commercio de' Rat 
gusei nelle vicinante delU. loro citta • Le scatimuccie, e le rappresaglie dura- 
rono per 20. anni da una parte, e dall'altra. Alfine il gran Giupano Nema'» 
gna vedendo i Ragusei collegati colle città di Cattaro , e di Durazzo chie- 
se la pace , ed i Ragusei vollero per articolo principale la conferma de- 
gli antiòhi privilegi toccanti il libero commercio per tutti i suoi stati . Da 
quella epoca ^118^.) il loro commercio prese un tal piede nelle Provincie 
della Slavonia 3 che non ostante i frequenti disturbi suscitati dalla casa Ne^ 
«nagna , e da altri Grandi s! mantenne sempre in credito , e splendore • Fi* 
Dalmente è da osservarsi , che , se intorno a questi tempi i Ragusei patirono 
qualche danno pei loro stabilimenti commerciali nella Romanfa per aver ab- 
bandonata la clientela dei Greci Cesari , e per essersi appigliati a quella dei 
Re di Sicilia , sotto l' impero di Emanuele essi non solo riacquistarono gli 
antichi privilegi , ma per boiitk di questo Imperatore furono di più inclusi 
cella lega dei Genovesi , Pisani , ed Anconitani contro i Veneziani , e Gu^ 
glielmo Re di Sicilia (^). Avuta da questo stesso Cesare la citudinanza di 
Costantinopoli con vantaggiosissime prerogative i negozianti Ragusei sotto i 
Comneni , i Lascaris , i Cantecuzeni ec. spinsero il loro traffico per tutta 
l'antica Tracia , e perfino nell'Asia minore, cpme cel' attestano gì' annali di 
Ragusa • 

Ma 

{a) Lucca ri, & Rfisti lib. i. (*) Uierquc Uid. 



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sulta Kepubytfca di Ragusa Pari. IL Lib. L iij 

Ma Ali ijoa sino al 1650. dalle sponde dell' Adriatico iino a quelle del 
mar Nero il commercio de' Ragusei non poteva essere né pii florido , né pift 
vantaggiosp. Appoggiati air amicizia > e Ie|;a dei Principi di Slavonia y cioè 
iti Albania > Bossina, Rascia» Servia, Bulgaria, e dei Greci Cesari nel il3Ì\ 
stipularono un trattato con Lodovico. il Grande, in vigor del quale potevano 
commerciare nei di luv estesi dominj, ed anche in quei Regni, e provincia ^ 
i di cui padroni fossero in guerra coir Ungheria . Un altra articolo contene* 
va , che le liei , le quali insorgerebbero fra gli Ungari , ed i RàguSei per ra^* 
flone di traffico, dovessero giudicarsi nel pubblico foro. Con questi due ar* 
ticoli, che fanno veramente onore alla pc4itica dei Ragusei, essi si assicura* 
rono la liberik del loro commercio, che si sarebbe incagliato con sommo pre* 
giudizio, o sarebbe del tutto cessato, se Ragusa non avesse più potuto con- 
wnuarlo , allorché T Ungheria fos» stau in rottura con Venezia, e coi Prin- 
cipi di Slavonia , e se le contese di commercio avessero dovuto esser decise 
dal capriccio di giudici privati. ^Ma okre i Re d'Ungheria Ste/ano, e Laza? 
ro Despoti di Servia favorivano decisivamente pei T Illirico il commercio di 
Ragusa, Essi però m qualche incontro sotto mendicati pretesti facevano ar» 
restare i negozianti Ragusei , e prepotentemente s' impossessavano dei loro 
ricchi effetti . Il Senato di Hagusa nel 1411. aveva fatta una legge , con cui 
proibiva di ammettere nei monasteri di Ragusa le nobili donzelle dell' Illiri* 
co , perchè spesso erano' infette dagli errori del Grecr scismatici , e perchè 
turbavano la pace delle altre monache. (tf). Adiratosene Stefano, fece subita* 
mente mettere in ferri tutti i Ragusei, che negoziavano pei suoi stati, e non 
diede loro la libertà , se non collo sborso di 30000. zecchini. Ma il celebre 
Giorgio Despot li compensò con usura. Memore questo* Principe delle buo- 
ne accoglienze, che nella sua fuga, e nelle sue disgrazie ebbe dalla Repub- 
blica Ragusina , dopo aver riacquisuto il trono per di lei consiglio , non ve- 
deva pni , che cogli occhi dei Ragusei , di cui aveva ripiena la sua Corte. 
Giammai Principe alcuno beneficò cotanto una estera nazione in contraccam- 
bio dei benefizj ricevuti. Avendo loro appaltato le scale di Janovo, di Kra« 
tovo , e di Novabardo , dove dalle miniere si cavava orò , ed argento ìq 
quantità , egli godeva , che per un tal traffico i suoi buoni amici acquistasse- 
ro tesori {b) . Gli annalisti Ragusei fissano a questa epoca varie magnifiche 
fabbriche pubbliche, e private della loro città subissate 4)oi dal terreniotOy t 
fra cui rimangono ancora alcune per darci idea dei grandiosi edifiz} di quei 
tempi. 



L'ar- 



(il) In lib. Viridi cap. 178. {b) Luccari lib. J. 
TeM.L Hh 



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»Jo Notìzie isterico' Ci itiche 

L* arrivo del Turco in Europa fu posteriore ad un trattato , che già i Ra* 
gusei avevano concluso in Bursia col gran Signore Orcane. Ciò non ostante 
nel generale scompiglio deirillìrico soffersero dei notabili danni. Siccome 
avevano tielle relazioni commerciali > e dei grandi effetti nelle principali cit- 
tà ; così allorché tsse erano assediate all'improvviso , prese a forza , e sac* 
chegglate dai Turchi , perdevano i loro capitali . Le maggiori perdite furono 
fatte in Semendria , quando ne fu cacciata da Maumetto Celebia la famigli^ 
dei Despoti di Servia , in Kielie , ed in Moncastro i allorché queste piazze 
furono prese da Bajazetto, ed in molte altre, quando Marcoc Coppiere dl.Ba* 
jazetto con repentina strage, ed incursioni desolò la Podglia, e la Russia $!• 
no a Leopoli (a). Maumetto IL arrecò pure dei gravi danni al traffico dei 
Ragusei, quando inoltrò le sue conquiste versò TAdtia. Ne parlaremo altrove. 

In tutte queste Provincie erano i negozianti Ragusei divisi in Colonie , e 
risiedevano nelle principali cittk , donde facevano trasportare^ altrove le loro 
merci nell'atto, che ne provvedevano altre, che quindi recate erano nei liio- " 
ghi dei loro stabilimenti. Di questo genere (cioè di quelle Mziom ^ che pei /•- 
ro privitegj potevano trafficare per tutti gli stati Turchi ) e ia nazione "dei Ka^ 
gusei miei patrioti ^ dice Matteo Gondola, i quali sino da quel tempo ^ che quei 
paesi erano retti da Principi Cristiani , esercitavano in gran frejquenza i.lore 
traffichi in diverse piazze di quelP allora florido , e dovizioso paese ; ed a tito^ 
lo di Colonie avevano in esse il suo dòmicilié; e molte esenzioni godevano y /#• 
me attesta C. Tuberone nel r istoria de' suoi tempi: le quali JCohnìe sono Comuni^ 
tà di mercanti y ed altri nazionali rimaste sino al dì d'oggi in dette piazze (^)« 
Queste piazze, in cui essi avevano Chiesa pubblica, ospedale, ed un Capei* 
lano mantenuto a spese proprie, erano Belgrado, Rucich, Silistria , Provato, 
Adrianopoli, Sofia, Prokupie, Novipazar, ed altre di minor considerazione. 
Sofia era la madre colonia , da cui dipendevano tutte le altre si pel giro del 
commercio, come per la decisione deUe liti fra i negozianti. Gode Ia mzùi 
Aagusea , segue il Gondola , sparsa per le Colonie dei suddetti luoghi corrispon^ 
denti al grossa tributo inviato da lei annualmente alla Porta per patti espressi 
contenuti nelP antica convenzione , che chiamano Ahnam , diversi privileg) > e 
prerogative , // comodo delle quali , se non fossero , $ome al presente sono ^fflit^ 
te dalla strage del terremoto le cose sue , sarebbe niente inferiore a questa gra^» 
^ezza . E primieramente i Ragusei abitano in qualsivoglia luogo deW ìnfero Ot* 
tornano ^ ' hanno facoltà di trasmettere i beni loro ad ogni sorte di eredi testa- 
mentarf , e ab intestato . Non sono sottoposti i loro figliuoli al Descernet di /•- 

pra 
{a) Luceari ibid, (h) jtpud Bandur. tom. li. in jfnimadvers. ad Porpbirog. 



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sulla Keptihhlica di RagusM Pari: II. Ut. I.- aji 

prd accennato: sono esenti da. gabelle ^ e da dogane, ed altri pesi- già imposti, 
e da imporsi in futuro le robe, e beni stabili, e le persone loro in quahivogliM 
parie dell'Imperio; eccettuate le città Regie di Costantinopoli , Adrianopoli , e 
Prussa , uve pagamo solamente due per cento delle robe j colle quali trafficane • 
Esercitano da se stessi le dette Comunità la giurisdizione quanto alfe cause ci" 
'vili , le quali quando sono piii rilevanti, vengono giudicate dagli ambasciatori 
della Repubblica prò tempore , quando passano alla Porta , o quando ritornano ; • 
quando si tratta di Comunità poste fuori della strada , concorrono i litiganti alla 
pia vicina di quelle ^ che si trovano al passo; e ivi dicono la sua ragione , con 
rimanervi alla parte perdente r appellò a* Tribunali di Ragusa; e quanto alle 
cause criminali, se non si tratta di materia troppo grave , trovano quegli uomi^ 
ni modo , che pochissimo vi s' ingeriscono i giudici del paese , castigando da . loro 
senza strepito giudiziale , e sola fafti verltate inspefia, / delinquenti. Hanno 
le loro Chiese , nelle quali si esercita pubblicamente il culto divino , // celebra- 
no le Messe ^ sì amministrano i Sacramenti da' Capei lani , i quali da ciascuna di 
quelle Comunità si preveggono, e mantengono; t i fedeli stessi quantunque laici 
mjutano popolarmente a cantare Vespero , e le Messe con tutto quello , che pui 
canonicamente farsi senza il carattere degli Ordini sacri : cosa , che riesce di som* 
ma edificazione . Hanno cimiterj , che per legge dei Turchi devono essere fuori 
deir abitato , e sono circondati da: nutro j chiamando tale circuito Gradina; nel 
che è distinta notabilmente la loro condizione da quella de' Greci , ed Ebrei , le 
sepolture de' quali stanno air aperto esposte, agli insulti degli' animali ; anzi nella 
città di Jtdrìanopoli è singolare H diritto, di sepelire i morti nella stessa Chic-- 

sa , che è in mezzo alla città Le dette Comunità chiamate Colonie so* 

no composte di persone native della città , e Stato di Ragusa , e discendenti 
da questi ; oltre i quaU si aggiungono di quei del paese del culto Latino ^ e rhc^ 
It^ghi, ne' quali queste Colonie si trovano, tutti i Latini passano per Ragusei , e 
trovano modo di godere de' loro privilegj ; non ostante , che alle volte ciò, venga 
loro contraddetto ; onde i veri nazionali ricevono dei travaglj , e detrimenti »a- 
tabili; nel che da Ragusa arrivano ordini rigorosi a favore degli aggregati, con 
castigarsi severamente coloro , che venissero a qualche atto a questa pratica prc" 
giudizievole ; Per la qual cagione passano molti del rito Greco al Latino , e si 
trattano da Latini con aumento non disprezzabile della religione Cattolica . I ge- 
neri , con cui essi commerciavano , erano vinchi j ma tutti rispettabili, e di 
valore « Pelli di bove > di buffalo, di volpe, cera, lana., sete, damaschi, e 
drappi d' ogpi sorta erano quasi gli unici capi di roba , con cui negoziavano 
in quelle parti. II traffico dell'oro, argento, piombo ec. finì affatto per loro 
air arrivo, e stabilimento dei Turchi in Servia j ma gli altri generi si traffi- 
Hh a caro* 



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t%% Notizie istùtieò^criiichr 

camna con somma rìputaiionr^ poiché i Ragusei, mentre gli altri popoli era* 
no in rottura col Turco , goderano una doppia privativa . Non debbo omet* 
tere una antica testimonianza per rendere sempre più certo il gran vantag- 
gio , che i Ragusei ricavavano da un comm«tcio , che sembra aver dell' in- 
credibile , e maraviglioso. Essa è di Filippo de Diversis , che scriveva del 
1440. : titteri vero ( fjiguséeì ) terra venientes , ^ui ut flurimum mercatores exi^ 
stunt , aurum , argentum , cremeninum , & piper , cemm^ àr alia multa masrirm 
*oaloris ( ferunt ) ex Mriamfolis urbe , & Bjtssia , & novo motrte prasertim , 
& ex Bosna (a). 

Gli stabilimenti di commercio, che avevano inlulìa, rendevano più lucrosi 
quelli di Levante . Mi si permetterà di risalirne brevemente all' origine , e 
di venir gradatamente all'epoca > di cui io parlava^ Disgiunti ì Ragusei 
dall'Italia da un piccolo tratto di mare , e forniti di propii legni per tragit« 
tario portarono fin dai primi secoli il lor commercio su quella opposta spon- 
da . Esso fa però di poco monpiento sino al 1000. , giacché non ritrovo , che 
essi avessero concluso alcun trattato di reciproco commerdo con alcuna cit- 
tà d'Italia prima del 1148. , e del 11^9., se si eccettui quello , che prima 
avevano -già fatto coi Re Normanni di Sicilia , e Puglia. Nella prima ad- 
dotta epoca lo conclusero colla città di Mol fetta , e nella seconda colla al- 
ter celebre città di Pisa , che avendo alfine deposte le antiche rivalità , ed 
roimicizi^e coi Veneziani cercava d'entrare in relazioni di comniercio con 
tutte le città dell' Adriatico (6) . Ne esiste ancora V istromento col nome dei 
contraenti . OA Duca di Ancona , e colla città di Fano si entrò in tratta- 
tiva , e si concluse nel X197. Compresosi dalle aitre città marittime d'Iulia 
fl gran vantaggio , che ritraevasi dal commercio con Ragusa da quelle , che 
ne erano in lega , tutte le più cospicue parte da per se stesse , e parie invi- 
tate dai Ragusei voVero essere a parte di un traffico così fruttuoso. Quindi 
Ragusa già prima del l^^9. aveva formalmente stipulati contratti di commer- 
cio con Recanati, Fermo, Rimini, Ravenna, e Ferrara^ e nel J417. queste 
relazioni seguitavano ad essere così considerabili soprattutto con Pesaro , e 
Recanati , che il Senato Raguseo scrisse a Martino V. Jagnandosi contro t 
Governatori di queste città per alcnni torri , che avevano fatto ai negozianti 
di Ragusa (e). Benché coUa Sicilia, Calabria, Puglia, ed Abbruzzo fino dai 
tempi dei Re Normanni fossero 1 Ragusei , come si è 4etto , autorizzati a 
commerciare; pure nd ii8j. si fecero altri trattati di commercio , e di reci- 

pro- 
tei) In descrìftione incdit Urk Kapn. • (i) Kesti, Ù^ Luccari, lib. u & ^ 
^c) Cerva ^d ann, i^tj. 



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sulla Kepuhblica di Kagusa Pari, IL Lìb. 1. ijj 

^Hxa nazionalità , e cittadinan/a con Siracusa, Messina, Barletta ec. ricon- 
fermati. {>oi nel n^?* (^)* Anche in oggi quantunque dal canto dei Ragusei 
sia celato ogni commercio; non pertanto i Messinesi frequentano colle loro 
mercanzie la città di Ragusa con quella antka aria di sincerità , e conGden* 
za, che fin dopo il 1^30. univa le due nazioni « Anche in Venezia intorno 
al 14(3. aveva Ragusa una fiorita Colonia di mercanti , come si ricava dal 
Croceo . Ma poco dopo dovettero abbandonare quella metropoli atteso un 
proclama dei Veneziani contro la marina Ragusea , del quale ragioneremo 
altrove , e che rassodò in guisa il commercio dei Ragusei nelle ckta -d^lla 
Romagna, Marca , Abruzzo , Puglia, Calabria,, e Sicilia, che per tutto il 
1500. apportò loro vantaggi immensi. Le due principali Colonie, che essi ave- 
vano in Italia , e da cui dipendevano le altre > erano la Fiorentina , e la 
Messinese (i) . La Fiorentina , che diede il nome di strada dei Ragusei ad 
una contrada di Firenze, regolava quelle delle citta dello stato Ecclesiastico^ 
e la Messinese , che era in parte fissata in Siracusa , ed in un castello fab- 
bricato, al dir di Leandro Albeni ((), dai Ragusei sulle rovine di Camera* 
aa detto poi per queso Kagusa^ aveva sotto di se quelle delle citta delta Ca* 
labria, Puglia, ed Abruzzo. Domenico Ragnìna , il Petrarca del Poeti II* 
Krici ci la menzione di questo commercio nelle sue stampate canzoni , e Fi- 
lippo de Diversis così si esprime : Ex Italia .... fuU em Vemtiis ^ 'Marchia. 
jtpuliay jtbruiio^ ut ex Fermo y PisaurOy B^echanato, Ancona j Arimino j ad 
qutt loca ex Tbuscìa , & maxime Fior enti a mulUe merce s 'vehuntur , quct Ra- 
lusii expeditioncm habent . Ex Manfredonia , Ottona , Lycio , Guasto , Baro , jBtf- 
rule , Trano , & efiam Meapoli ; ex Sicilia , ut Palermo , s?u Panormo , & Syra- 
cusis , & ceeterìs urbibus Siciliae {e),. Le merci , di cui egli qui parla , consi- 
stevano specialmente in sete, velluti, damaschi, panni, cera, zuccaro^ dró-. 
ghe , lana , pelli- ec. I legni Ragusei ne facevano d' ordinario il trasporto in 
Ragusa, che le trasmetteva alle sue Colonie di Levante, e così si percepiva^ 
un doppio guadagno. 

A rendei^ più florido. un così esteso commercio concorse maravi^iosannefi^ 
te r istituzione di diverse fabbriche in Ragusa. Pietro di Pantella Fiorentino 
nel 1490- V* introdusse V arte di fare i panni con un esito il più felice {d) • 
1 Ragusei merci iella loro marina si provvedevano te lane fine dalla Barba- 
rla, 

[a) Kesii lib. i.j & %* {b) Apud Luccar. Uk u 

(i) In molti tesUmentt fatti nel J500. , e 1600. si trovano delle disposizioni f 
4 dei lasciti forati sopra capitali , che i testatori avevano in Messina , e in 
Firenze , ifi) Loco su^pracvU {d) Luccari lìb. 4.. 



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i;4 Notizie istorico^critiche 

ria > e le ordinarie dall' Abruzzo , e dall' Illiria con immenso agio , percbè 
le avevano di prima mano, e perchè le rivendevano ridotte in drappi. Que^ 
sta fabbrica in quei tempi , in cui le buone non erano affatto comuni per 1* Eu- 
ropa , prese una voga tale j che un Re di Francia chiese alcuni pratici di 
questa arte al Senato di Ragusa • La Repubblica glieli inviò; è di Ik i Fran- 
cesi impararono a far i panni detti ora Londre seconde , che fra le pannine 
hanno il maggior esito» L'affare era sì rimarchevole, che più volte nel codice 
delle leggi Ragusìne si trovano decreti su questa fabbrica^ anzi si rileva, che 
vi era un tribunale a parte, come ora sulla loro marina. L'autore di un ra- 
gionamento sul commercio , arti , e mamfaiit^e della Toscana stampato nel 
1781. appresso Stechi fa menzione anche dei Ragusei come pratici sul lanifi- 
cio ; e nei chiostri dei P.P. Domenicani , e Francescani di Ragusa esistono 
tuttora varie lapidi sepolcrali, dove si seppellivano quelli di una stessa profes- 
^one fra le varie inservienti a quella dei panni , cioè i Lanajuoli , Scardac- 
ciatorl, Cimatori > Filatori, Manganatori ec. Il Senato si distinse per la sua 
generostia coir istitutore della fabbrica. Oltre alta sua giornaliera paga ne 
ebbe egli in dono delle case> e vigne, ed un ducato per ogni pezza di pan^ 
no , che si faceva • / 

Nel 1530. fa pur dalla Toscana trasporuta in Ragou da Nicolò Lucca ri 
r arte di tessere ì drappi di seta . Quel savio Patrizio avendo veduto come 
in poco tempo si era popolata, ed arricchita la sua patria per la fabbrica dei 
fanni , sperava , che mnche da quella non fosse per ridondarle minor vantag- 
gio, ed emolumento* Egli non s'ingannò; e se in oggi lavoransi bene i faz- 
zoletti di %ttk , e se ancor mediocremente si tesse dai* privati per altri usi t 
ciò è un dono di quell'illustre viaggiatore. Le tintorie , che erano propor* 
zionate al grande spaccio dei panni, e delle sete; il grande smercio d'olio, 
che facevasi cogli Slavi atteso le loro lunghe Qiiaresime , e che finì air inva- 
sione Turca ; la zecca , che frutuva al Pubblico , ed ai privati ; la ricchissi* 
ma pesca dei coralli perduta affatto di vista al presente , ta quale dai Lago* 
stani, e dagli abitanti del Borgo delle Pile con gran numero di legni a gui- 
sa di una piccola flottiglia facevasi non solo per V Adriatico , ma anche per 
r Arcipelago ì la fonderia, In cui si lavoravano superbi cannoni per fortezze, 
e pei legni Ragusei allora montati piuttosto sul piede di guerra , che di 
commercio ; la fabbrica dei vetri ; la polveriera , le cererie , che sorpassavano 
il numero di 10. , i cantittl per la costruzione dei loro legni in diversi luo- 
ghi dello Stato uniti all'arte degli orefici , argentieri, ferrati , e soprattutto 
dei calzolari , ehe provvedevano di scarpe àtixtfafnxxeS^ vicine provincie, 
animavtno talmente ogni ramo d'industria > ed avevano col richiamo di fa* 

mi- 



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sulla KepMHcet di Kdg^s^ f^^» IL Lib. I. tjy 

«lislie forastieré promossa in guisa la popolazione, che sullo scader del 1400. 
-Ragusa coi varj suoi sobborghi contava, al dir di Filippo de'Diversis (ii), 4Qcoa 
Abitanti. Fjaalmente il traffico del sale, che già fin dal ii59« si esitava con 
gran guadagno nel mercato di Narenta agli Slavi, che s'accrebbe assai nel 
ij8o. dopo l'acquisto di Stagno (t), e di cui nel 1480, dal Gran Signore senza 
alcun dazio si ottenne la privativa per le limitrofe Provincie , coronava il lo- 
ro co«imerciQ , particolarmente pel comodo di averlo con piccole spese atteso 
4a moltiplicicà dei proprj legni , che al ritorno dalla lor caravana dovevano 
gortarae ti n, carico, come al presente pur si costuma. 

Tali eraJOQ i diverti rami del gran commercio terrestre dei Ragusei > cbt 
durò fino al principio del 1700. , come cel* attesti il, prelodato Matteo Gon>- 
dola. Sarebbe poi difficile indicar quante Colonie essi avessero rn Levante 
negli Antichi tempi , «e di quaxìti individui fossero composte . Esse però eran# 
così rispettabili , e numerose , che Nicolò de Nicolai nel libro delle sue pa»* 
vigazioni, e viaggi fatti in Turchia riporta in rami T abito dei negozianti Ra-^ 
gusei , e quello dei loro messaggìeri, o portalettere. Anche per confessione 
di questo scrittore i Ragusei erano ghinti a tale opulenza, cb< si fabbricarow 
no a spese proprie ^nugnifiche Chiese in Servia , Triconesi , Sredaz , nellt 
Misia superiore , e presso al mar Maggiore conducendovì dalla Joro patria 
i Capellani > e formando così tra i Barbari una nazione a parte col pub- 
blico esercizio del culto divmo. I negozianti più ricchi avevano capitali 
proprj di grandi Signori . Matteo Laccati , che non era il più facoltoso^ 
airimpensau potè alloggiar segretamente , nella sua casa di negozio in Ra^ 
scia il Re Sigismondo dopo la rotta , che ebbe dai Turchi in Servia , ed 
oltre a molti doni provvederlo di J5ooa zecchini « II celebre Capitano 
Prazatto non lasciò egli looooo. genuine alla Repubblica > e non dura tutto^ 
ra la tradizione forse un poco esagerata , che i negozianti 1 i quali abitavano 
la parte della città detu PrjeKi y avessero il fondo di m,oo 9,000. di ducati 
Ragusei ? L' entrate della Repubblica erano corrispondenti al grand' utile dei 
negozianti > che ripieni di onestli, di religione, e di attaccamento , e gratita* 
dine verso il governo al fine delle loro caravane davano spontaneamente l'u« 
no per cento di tutti i loro guadagni al pubblica erario. Pajptva la Répub* 
blica per la liberta del commercio ogni anno il grave dazit al Gran Sultano $ 
manteneva in piedi alcune galere , ed un certo nomerò di truppe per la po- 
lizia della città, e dello Suto; forniva la Segretaria / Cancellerit, e la città 
di valenti Segretari , Cancellieri > e Profi^ssori di belle lettere 9 Chirurgia 1 e 

. (if) L$C0.s0prscit. (i) JtjtsH IH. $• 



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xjtf Notizie istoricele nuche 

Medicina ; manteneva atto studio di queste due scienze , e della lingua Tur» 
ca vafj soggetti, oltre i diversi ministri, che stipendiava in varie città, spe- 
diva continue ambasciate a molte Corti con somma magnificenza ; accoglieva 
splendidamente una moltitudine d'infelici iUiKtri Principi , che dopo av er 
perduto i loro Regni , e Feudi sì succedevano gli uni agli altri passando per 
Ragusa ; regalava gli Ammiragli delle flotte , che spesso spesso fermavano 
nelle sue acque; faceva armamenti talvolta e per terra, e per mare contro i 
piccoli Principi vicini , onde difendere i suoi acquisti ; faceva acquedotti , fon- 
tane , edifizj per uso pubblico , fortezze , e mura per la diffesa del suo porr 
tò, della capitale, e delht città di Stagno; suppliva infine alVeaormi spese 
per allonunar la peste senza esaurire la cassa pubblica r che sul fine del 1400^ 
dicesi ascendesse tuttavìa a sette milioni di zecchini. II Ricaut dice , xbe i 
B^agusei erano molto poveri prima delle guerre fra i Torchi ^ ed i Veneziani j € 
che erano ridotti a stravaganti estremità , onde aver di che pagare il dazio al 
Turco; ma che dopo la prima guerra ira queste due Potenze la loro ciui era di-* 
venuta il canale , per cui passavano in Turchia le manifatture di Venezia , 9 
di tutta r Italia-, che ciò produceva loro dei diritti così considerabili j che co- 
modamente pagavano il loro tributo , ed avevano ancora dei fondi per altre spe» 
se pubbliche. E' indubiuto , che questa fu uaa^^dle cause , che molto, con- 
tribuirono al loro ben essere ; giacché, la loro dogana dicesi , che fruttasse 
dopo l'accennate guerre ottanta mila zecchini all'anno. Anche Luca di Lin- 
da ci ricorda la felicità dei Ragusei di quel tempo in questa guisa : Ragusa 
raponevolmente può chiamare porta dell' Oriente ; giacche ora dalle Smime //* 
no a Venezia non vi è altra piazza , in cui concorrano le mercanzie di Levane 
4ei onde dì qua provvedono di merci venute dà quelle parti tutta l'Italia , e 
4ove per lo più j a, Venezia j Ancona^ Barletta , e Messina^ che poi le coma-' 
nkano alle loro Provincie . 

: Dopo il terremoto , come già dissi , e durante la riedificazione della città , 
il commercio continuò nelle parti di Levante . Chi aveva i suoi capitali fuo- 
ri della patria si riebbe^ laddove quelli, che avendoli in denaro o in generi 
in Ragusa , perderono ogni cosa parte sepolta sotto le rovine , parte distrutta 
dair orribile incendio , o rubata dai vicini Morlacchi . Un'altra circostanza 
concorse all' impoverimento della città. II Senato per impedire , che tutto il 
danaro non andasse fuori di Ragusa avea messo il venti per cento sopra i 
capitali ', .che.Si rinvestivano sui mohti d'Italia. Ad oggetto di eludere una 
.tal liegge itìoltissimi collocarono delle somme .considerabilissime sotto un no^ 
ihe. finto. Ora essendo molti di costoro periti nel terremoto , non si potè 
aver alcuna idea del loro denaro né dal patenti ,. seppure ne erano rimasti. 



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suUa K^puhblUa di K^agusa Pari, Ih Lit. I. ij7 

né dal Senato. Le Coicnie dì Serraglio, Novipazar, Belgrado, Vidino, Ru- 
cich, Silivria, ^ofi^', Bakarest i 'Targorisfte > Uskopglje, ed Adrianopoli fu- 
rono meno numerose d'individui , ma riordinate sul piede di prima. Senza 
queste Colonie ì e la. zecca, in cui. battendosi per conto pliibblico , \ privato 
con sommo vantaggio si spacciava una moneta detta Vifclino per tutta la Tur- 
chia Europèa, ed Asiatica, Ragusa flopò la fatifiisgMzJa non ìsL' sarebbe an- 
cor rimessa ; giacché il suo traffico coir Italia era totalmente cessato , come 
la sua marina , et te *iue fabbriche interne di panni , e s&ie\ Là madre Colo» 
nia f dirò così , seguitava ad esser Sofia come prima . Da Ragusa in compa- 
gnia degli Ambasciatori Ragusei , che , presentato il tributo al gran Signore y 
risiedevano in Sofia in qualità di giudici di commercio, finché nel venturo an- 
no non giungessero i .nuovi , jiartiva j è rftomava un grin numero di nego- 
zianti; e nulla di più celebre sino -al dì d*oggi presso i Turchi, ed i RagjH 
sei di quelle ciravane , che potììvansi chiamare armate di cavalli . Luca ki 
Linda ci assicura', che da Levante- comparivano a Ragusa- ben mille isoma 
cariche dì diverse merci , a cui i Ragusei corrispondevano con altrettante , 
che ai rimandavano a diverse piazze delio. Stato Ottomana> Ji valsente delle 
quali, massime delle caravane, passa:va aoo. mila ullarì per ^voltai Di:tuttci 
queste Colonie non rimangono piiiV che ie reliquie i delibi Bosnese ribotta a 
due individui, ed una in Barletta pel negozio delle pelli piuttosto ibrida, d 
numerosa. Del rimanente gli stessi negozianti Ragusei hanno in parte eon«< 
fluito al tracollo di q^iesto conocmercìo: ; che. colle limitrofe prarincie pottieb- 
be ancor sussistere • Suir incdminciar dello scorso seccdo invece di portarsi ià 
persona ji provvedersi lelrtierci'i ed a trafficarle per la Turchia, ine daviio 
r incumheiiia ai Tutchi.Sójhàainistràndo lóro' l' opportuno danaro . 1- TiiJ-dri si 
avvidero di poter far per se stensi'quel trafficò, che &cé\rano. per gli .altri con 
poco guadagno. Dissi, che i Ragusei hanno in parte contribuito a questo d^ 
cadimento « pQJchò i Turehi noa diiprezzav^no più .come dapprincipio il com« 
«lèrcio; e non do?en4o più: cerne nei trepclmi) secoli. star sempre colle armi 
alla niMQ contri ì, loro iiemici, ta!nto più ivolentìcrì jQpmilidavan^^ 
donarvisi , quanto maggiori erano i Vantaggi y dierfie^risQDtitaM.. Sd^bbft 
danque ora poco ntileJl cPmjmJTpio. inedie loro pi^ovin^, mentii Jl^massimoi 
{oadafno dovrebbe essere pei nazionali , e pei negozinmì di varie nazioni» 
che si sono $wWliti ^aa > ^ làsper V Impero Àtì Gran Signore. \- \ . r 



" :vf. 



t»»<»L li PAR. 



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149 . r.'Nctiiie fYUrìco -etiche .... 

Sistematisi eHìne ifiarbàri iieiF ifit^nor:di^ir lUiria » tutto il lungo. tnrttcP tm« 

ritrima dair Istria sino a Darazzo prese il nonie di Dalmazia Romana v^'IU* 

giuia ne divenne la capitale. (i). * ' • i: i 

. Le beneficenze di Paulimiro » la venuta dti Salonitani ., :e la dignità di 
Metropoli non potevano meglio contribuire air ingrandimento di Ragusa^ Gli 
ai^ìt^ti di Spiona» di SpilUn Grad^ e 'di Gradae/'i -quali per poter vtrere in 
ijuei piccoli castelli vicini alla distrutta iipidauro pagavano un annuo trìboto 
agli Slavini di Trebigne , seguono l'esetapio del loro Vescovo, e dei Salonitàni, 
s' incorporano con loro, e tutti d'accordo incominciano a mane^giatsi coi vi* 
Cini Bani , e .Principi Slavi* Benché coloro fossero cribiitarj dei Greci rCesa^ 
ri, vedeAido però, cheia Idro autorità si andkvft scemando, e che orniai del- 
la Dalmazia non tran padroni , clie.di nome , ne inquietavano' di continuo 
gli abitanti. Inunto dopo la morte di PauHmIio suscitatesi ntiove tutèdenze 
per r aoìbizione di comandare , .i di lui seguaci venuti da Roma , « ;qQan* 

7^^ ti Cattolici non amano quéi tumulti , si stabiliscono in Ragusa , die sem*^ 
* bra sorgere , onde servir di asilo a chiunque ò perseguitato dalla fortu^ 
na. LMndi|<tria nazionale > che aguzzata dal bisogno si era già al<piantD riit 
svegliata rapporta al commercio di mare, prese. ^n corso pHt libero, e 
spedito merciè Io stabilimento di queste comode famiglie • I Greci Cesa* 
ri avvolti in continue guerre , che laceravano per ogni parte il loro Impe- 
ro , non difendevano abbastanza V Adriatico dai pirati . Qjiindi i Ragusei 

jii pensarono dpversi sotfei\ere da se medesitni , e firr apetta resistenza ai nemi- 
ci del loro «commercio « Incominciarono adunque dal fortificate la ioro città 
con grossi torrioni , ed a fabbricarsi due arsenali , una ^galera,, e varj legni 
armati più piccoli. ,Non andò guari-, ciie ebbero l'opportunità di misurare 
le proprie forzjs • Un certo Spucente capo pirata Saraceno erasi con alcune 
piccole navi stazionato nelle acque di .Ragusa* Ai continui danni egli ag- 
giungeva le più alte minaccie . Stanchi i Ragusei di soiTrido pcù lungamente 
aliìne Io attaccano in alto mare colla loro piccola flottiglia., T uccidono , e 
s' impadroniscono bravamente di- tutti i suoi legni • Qtiesta vittoria fece al« 
lora tanto romore , che dalla credula posterità fu attribuita ad Olanda 9 e 
s^ innalzò sulla porta dell'arsenale una statua , che rappresentava V ucci- 
soSpucente. . , . 

\Mentre i RaSt^^ godevano la pace, che dovevano al lora. coraggio, e vi« 
.■'■-'..■.:■;-'•-•• • - ^ gilan- 

(1) Ccdreno , ^ Parfirogtmto , e it Breve di S. ZaccMrU citalo da quello di 
Calisio 11. ne fan ficmt fede . .Ancife nelh earie geografiche di Guglielmo de 
V Isle si legge. Ragusium Dalmatiat Metiopolis. 



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sulla I^epuWka -iiìisgusa Pati. Ih Ut. U. a^i 

^itoia^ ttpami sai soglio i di ODstftntioo im uomo , the avevi tutti i' v^^j 
mauL po»edere' ilcunt virtù , e talenta. Ptriò dell* erieminato Michele Sal- 
to $ 4à di cui dabbcnaggiaev^nò piaghe* mescali air Impero d'Oriente. Le 
titùi della' Dalmazia Romwna^ imitando la Sicilia > e quasi tutta T Italia af- 
AhrAmno il :baioa' dèstro, che loro si offeriva:, per scuotere il dHui giógo; e 
foni in libertà s ma in guisa, che le loro procedure -non- offendessero i suoi 
imccd^ra , w fossero stati di maggior talento nei £»* u^ della loro immen* 
» fofia {a). 1 Ragusei amici di tutte le città Romane ebbero subito T occa- 
sione dì^ spigare il ioro-amva carutttre contro i Principi della Tribunia , e 
della Zaculmia , i quali vedendo di niaL animo, che Ragusa si popolasse di 
tante famiglie ;xlie abbandonavano' la Slavoni^,: se le avvicinarono con pode- 
rósa armataci Ragusei -con tutte le loro forze* esciibno ad incontrarli. La '3* 
zttffa Al p^ ^udche tempo Indedsa; raa , sparsosi il disordine, ed il terrore 
fra i Tribunìoti, td i Zaculmiti, i Ragusei li ruppero, e li sbaragliarono in 
maniera, che si resero padroni di^nuto il loro ricco bottino 9 e per tre anni 
dàne^-^icinanze. della 4ofo citta sostennero con nuove viuòrie le loro inutili 
aggressioni. Qirindl-vefleiido il Bano della Tribunia ce' suoi alleati di non 
poter ottenere il suo intento fece la^pace con quelle condizioni^ che i Ragù* 
sei domandarono , e che furono sorpresi di vedersi accordate . In questo trat- 
tato «d)ttnq«e> che fb tt primo per Raguse ,. ilBaw si obbligò di mantener la 
"fate V ^^ ^mcizia per ^o. anm, di mandar ogni a^mo a B^gusa mna Ghinea in 
JùHoi *fOX i^ovif 500. ammali minati: , :e 200. sQme. di granò 4^ permuUrsi 
con.aléri gt^^ì di permeiUrt*,chc i M/igusei nella Trrbuma , e Zaculmia pò* 
ieìsèro aJfUtare ieruni , ridurli ii^^can^i , t wgne , e pascervi gli armenti ^ in^ 
fine di riguardare cpme Slavi tutti i Ragusei, cke avessero .voluto commerciare 
nelle due Vicine provinde.Lz chtkdi Ragusa all'opposto prome^eiui di da^ 
tt ogni anno al Bano a^' .Itracfia. di, sf^arlaito per un ferra^uolo alla Slava , di 
permetti¥e ai di iuh tàdiifi il commetcjo in J^usa , di figuardarli come 
Ragusei.. " • 

Quésta vantaggiosa pace procurò tosto a! RagUfsel T amicizia di tutti ì 
Grandi delta Stavonia. Ragusa si vide ben presto ripiena dei generi di pri« 
ma necessità , di cui aveva penurìato fino a quel tempo , mentre non li pò* 
tea provvedere ) che per la difficile via del mare . II popolo Ragusino sortì al- 
lora in un battet d'octiib -dalla àxz tniserSa , ed oscurità cambiando netti 
Slavonia con immenso guadagno lè cose di comodo, e lusso coir oro, e coli* 
argento. La 1<ho onestà , e buona fede si afiezionava sen^te più V animo de-- 

«ti 

(tf) Porpkirog. cap. %$. de Dalmat. 



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S4A JMMtir isimàà^edtìi0ft 

gli SUvi> cbe quaiU^fique Sciti sdì Migme àvevana già IncommciAto ^ dtffdr- 
le la loro Bar iva crudeltà, t fierezza.. Le Unghe guerm^ di' eelìBa tu^wasa 
avute coi Dalinato«Ronumi^ ed il loro soggiomo ài di qoSr dal i3atitthi0 tm^ 
. jrano occa;sionato u& ai ieUce cambkmeato. La religione! Cattolica non «fa 
pivi nuova fra Ioro> ed i Ragusei, che godevano il credito diiFratìcatteift 
(Otta la ^UA purità , e con grande magnificenza estema , erano riguardati: ^coft 

'40 grande sidma npn solo dal popolo , ma dai Signori di primo rango;. Qsikuli 

in breve avvenne, che ogni vicino Dinaata vdle àrere aJIa sua corte qnatcl^ 

Raguseo» onde affidate ai suoi talenti # e probità te prime carkhei Q:fer&ii^ 

la difesa dei castelli, e delle fibrtezze. 

Ma in mezzo a tanti rapidi progressi un inaspettato colpo di siniUiira. for|a« 

ÌaS ^^ minaccia Ragusa. Le vittorie , die gli Agareni di Carugine jriporjtai» 
avevano: sotlo il prode Capitano Saba, sullar flotta Cesarea , e Veneta, a V im- 
becillità delle forze del Greco Impero attaccato, e perdente da ogai parte 
allettavano q\)esti Barbari ad imprese ulteriori ^ Onde Tistesso Saba , e Sol- 
dino Calafone, allestita una flotta di $<* navi, fanno vel» ; per l'Adriatico ;, 
II sacch^reio <I^Ile città Dalmatico - Romane sow> lo scopo dei loro roti» 
Alcuni piccoli fatti d'armi bastano per renderli signori di Budua.f di Rissa* 

Ì66 ^^i ^ ài Cattaro> clie abbandonano in preda alle fiamme per porursì all'as- 
sedio di Ragusa sperando^ cfaepres^Ia principale città della Dafanaata^ tutte 
le altre m^oo &rtit e. sorprese già dal. timore cadranno di leggieri in loro 
potere . Intanto 1 I^aìgusei , che per , mezior. di due loro Ambaatriatori hanno 
prevenuto del pericolo della loro patria ^^ e delle altie città £asìlia Macedo- 
ne > « che ne attendono un. soUecito. soccorso % si oppongono con tim^ il co*- 
raggio ai Saraceni. Sparsasi la niiova dell'assedio di Ragusa^» i Cattolici di 
erìgiate Romana subiHti nelle vicine* Provincie accoarrono i^Ua difesa di una 
ci!|tà % che: tiguardano come lor pattta^> per^è àpertàa ^ tutti gli umninV ono- 
rati > le nel tempo stesso :giungono opportuni àjutì idalle altre città marittime , 
che o sì credono ancora in dovere dì soccorrere la loro Metropoli, o per pro- 
prio interesse ^iSano di £sr causa comune . Se 1 ripetuti attacchi 4ei nemici 
apAO Iprtì) ed ostinati) la resilienza dei Ragusei di&sì dalla natura del luo- 
§$;► non può essere meglio concertata» e pia gagliarda.. Risaputosi fratunto 
4ai Morì V che per ordine -Ai Basilio il Patrizio Nìcetfsi ^ivanzava. per V Ar^ 
tìpriaga, ed Jonìo, con lop. vele verso .Ragusa.» d^opo aver Jittì gli ultimi 
tentativi , ne abbandonarono il hingo assedio « Xiiunto quindi ^ì^eta % quando 
qiQ^i Barbari si erano gik stabiliti sull'opposu sponda diell' Italia, stimò di 
non dover lasciare impunito il loro ardire , e le crudeltà commesse per le 
spiagge delia Dalmazia^ Egli intima numei^ose reclute a tutte le città , e ne 

rice- 



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stilla KcimiUka di Xaptìa Part.71. IJk4l. 14^ 

rteere altre soisstdiarie, che gli offrono l Prìocipi Slavi alleati dell' Impera^ 
tore. I Ragusei I die sommiiiktrai»» anch' lésst un gtx)S€o distaccamento di 
qnelaoldati, dirai erano cod valòtosaimeiiee 4iatiAt{ nel tempo del lungo 
assedio, tragittano in Paglia sulle proprie n^vi le truppe delta Slavonia • Il 
piano di Ntceta ha un esito il piii ftdice. Mentre egli d'accòrdo cdla flotta 
Veneta attacca , e disperde a Bari , e pres^ il monte Gargano i Barbar!, che 
raccoltisi nuovamente si diriggono verso Roma, il poterne esèrcito del Pi^ 
p*, e del Re dt Francia di loro unMotera sfaonfcta dall'attrà parte. Le 
truppe della Daimazray e di- Ragusa hanno però^ to F^S^ ^ quésto incon^ 
tro. Destatasi la tivalltìi fra i loro condottieri PrdCi^io, é Leone, esse agi*i^ 
scono senza diredone/ e n^ conflitto sono prtse di fianca, e misetamentè 
trucidate. . : . . - -• 

* La disotta dei Sarkèni non porco Mmafanga pkcé ^IM DMmazia presa 
quindi di mn« da. due'nazteni fra forò nélhicbei ed eguaFnifeiftr amWtiòse. 
I-Narentariì,'x:beSlavtt- Pagani di origine dd «iMié CettìM occupavano il 
lasgo^ tratto , die esténdesi sino a 'Narenta , t divih^e lioto» vicine , a poco é 
poco*' erano diventati una Pbténaa f&MììdabllélRM^nieito'per tertià , cfhè pef 
Biam. lUMlial' Greco Impero fÌKrièvanp tremate le tAil\ n%arhtime, ed i Viw 
ckti Prìncipi della SlaVoiyià i^égo&ndòne à lór talento il destino, Venezia 
stena» che dal nulla défle sue lagune si era giil sollevata ad un gra^ donsi* 
derabil» di forra , e \cìi€tt , ^r avef ardito dì coiitrastar loro il dominio 
d^Kftdrteiec^, &veva anoot^ dopo é^oi Mfli di guerra, ed inimicizia riit^io* 
scerne ^ta^ sv^^ioritì itc^ hU tismo bi^to^ I Ragusei tanto i^iif v^IentieH Sta 
entmrMCTfn lega con-^lta. bellicosa nazione , con qtkantb maggiot^ sicurez-^ 
2a acctescéndo il- toro commercio si mettevano al coperto dagP insulti delle 
vicine Pbtenze, é dei Venetiimi , . le di cui ambiziose m&e sulli Dalmazia, 
non erano piJl oscure, e mfst^^se» Vito BòbalF, che per quei tempi era un 
portemo in politica, e nella tattica terrestre, e marittima, abbandona la pa- 
tria , ^ con molti Ragusei paisà a servire MuFìs Principe dei Narottani. figli 
diventa l'organo di tutti gli affari' in quella roiza G>rte ; ed allorquando 
Muiis vede, che si deve ascrivere al di lui valore, e prodezza' la gran rotta 
data ai Venecfaini presso Cavd Miculo con la morte del Doge Piettio Gan* 
diano, egli ama 5 e favorisce i Ragusèi più de' suoi ^ddiri stessi. 

Posseditori di molte isole tòlte ncH' Arcipelago al Greco Impeto , è di 
qualche provincia in terra fern^a non potevano darsi pace i Veifeziani di do« 
ver essere Jincora tributar; di Narenta , e riconoscere per sur alleata Ragusa , 
die promoveva -il sua commercio , e assicurava sempre meglio la propria in*- 
dipendeata. Per atraccait con successo- i Narentani pMisano tli assoggéttànrt 

prima 



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^44 ' ' NoHxitMiorito^eritiche 

prima h cink di ftagus». Ma cóme un formale- assedio avrebbe prolungata 
l'impresa, ed imieme destata la gelosìa dette vicine ' Potenze ; cosV esri si 
appigliano ad un progetto da eseguirsi colla. ior|2cesa«.Spe<&cano Mlle acqae 

^7^ di Ragusa una poderosa flotta» che parte si rincora. nel porto di Gravosa, e 
parte presso la città sotto Io scoglio. di Xacroma. Il capo della squadra, die 
si sbarca con molta uffizialita, fa correr ypce, che è direttO)per Levante , e 
che 9 dopo aver fatta provvisiqne di acqw,, e dì qUalfche. alrm cofa necessaria 
proseguirà immediatamente il suo cammino. I Raguseh rbénchè non sospettino 
di alcun tradipfiento, osservano però agnirand^nieAta. dei Yredezianl » ed a;K- 
risati da un Sacerdote, che la notte Seguente sarebbero stati Attaccati all'itti* 
provviso, pigliano subito tutte:Ie miiuce di. dj/esìa. Infittì a. nòtte avanzata 
la divisione della flotta ancorata presso Lacroma si avvicina alla città «. ed 
un fcorpo di troppe; yen}»^ da G^a.vQsa.alla pofta delle File jecondaJ^aKic* 
co marittimo con tutto Tiardore.; Tutti i Ragusei s^no sulle armi. JMèntre 
una porzione di essi ti una nop provveduta sortita' dalla .porta delle File «'^ e 
assale 9 disperde, ed insegne oop sen;ia: granfie /^U'age il -nemico v che'^a furiar^ 
e con stento corca di rimbarcarsi a Gravoia.je il rimauft^e^'Ragusriodalte 
mura della cìuà rovescia i^ mare chi già s^Uva sv par de ^te,;.e.can saasì V 
travi, ed altre macchine imprpvvifamente^ gettate costringe le galel^ a4 *aJ- 
lontanarsi in altp mare. Intanto siccome -il prelodato Sacerdote, é cui le ero* 
wcbe 4anno,il nome di Stojco, e fanno Pievano della Chiesa di.Si.Stefitoo, 
atte^va di,aver sftputo il progetto dei yeMZia^|J piercbè gli era adatto 5; 
Biagio, che glielo aveva rivelato^ così il Senato scelse questo gran S^nto per 
prinf^) Propettore dft^Ia . Repubblica , gli fece' ergere ^^ superbo teffipìoj e 

972 porr^ sul piibbUco aìgiXlo , ^ sulla bandiera della nazione .Is^ 4f li|i immagine « 
i^:P^iriip£rovviao attacco dei Veneziani presero motivo. :.i Ragusei di pensar 
seriamei^ a garantirsi da qualunque aggressione nemica . Fabbricarono una 
gj-qss^ ttifre presso la |)oru -delle Pille, che poco dopp «ioyò loro a meravi* 
glia per difendasi da^ Samuele Re dei Bulgari. Q^iestp Prjncipe > che segna-^ 
}d la sua brutale crudeltà nell' uccidere il proprio iSra^ellcr^ .e. tutti i suoi fi* 
gliuoli ad eccezione di Vladislao riserbato in vita con più iniqui disagni , i- 
vendo usutfato il dominio della Bulgaria , e vf dendo j chjs Basilia j e Co« 
stantino erano a propri danni occupati in ima atroce guerra civile , si mise a 

976 scorrere varie Provincie soggette air Impero . e a miseramente saccheggiarle . 
Dopo averne ridotta qualcheduna in suo poterie j per rendersi anche signore 
4eU^ Dalmazia Orientale pose l'assedio a Dolcìgno. Ma essendo qu^a cit^ 
. . tà stata soccorsa dalle . altre marittime e in truppe , ed in vettovaglie > Sa- 
muele ; che vide di non poterla prendere per niancanza^ una flotta > tab<^ 

" ban- 



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sulla Repubitica di Kagusa Pari. II. Lib.U. %4^ 

bandone per dare U guasto alla Dalmazia Occidentale • Cattaro , e Rissarlo 
furono da lui inceadiace , e T «tessa sorte avrebbe avuto Ragusa senza la va^ 
lorosa resistenza de* suoi abitanti. I di lei Sobborghi furono però orribilmente 
devastati da quel Basbaro, che portando seco varj Ragusei fatti schiavi , ed 
inoltrando i suoi saccheggi > e stragi sino a Zara volò quindi a soccorrere 
la Bulgaria 9 su cui già eran piombati gli eserciti del Greco Imperatore. 

Circa questi tempi Ottone IL Imperatore dì Occidente essendosi inimica» 
to coi Greci f e desiderando di levar loro ciò , che ancor avevano in Italia, 
pensò di attaccare prima la £)almazia per togliere al nemico la comodità di 
far leve per l'armamento della flotta. Dalla Krajna sino a Darvenik ne sac« 
cheggiò il littorale , e con vario esito si cimentò pid fiate coi Narentani . 
Pei Ragusei era cosa egualmente pericolosa il pigliar parte , che il non pi-* 
gliarla in quella critica emergenza . Crederono quindi ben faxto -d' impegna- 
re con grossa somma di danaro il Prìncipe degli Slavi > affinchè unito coi 
Narentani armasse un grande esercito , e facesse fronte all'Imperatore • Otto^ 
ne fu finalmente obbligato di lasciar la Dalmazia , e dopo le disastrose vi* 
cende sofferte, nella Calabria si ritirò a Rortu , dove l Ragusei gli spedirono 
due ambasciatori a chiedergli amicizia , e protezione . Egli , ^ che doveva la 
sua iibertìi, e forse anche«la Vita ad un negoziante Raguseo, che opportuna* 
mente gli avea somministrato un cavallo , e procurato V imbarco , e che per* 
ciò r aveva gik ammesso fra i Grandi della sua Corte, acconsentì di bu0ii 
grado alle loro domande , e li assicurò, che egli, ed i suoi disceedenti sa* 
rebbero loro stati favorevoli in ogni incontro. 

Intanto, muore Samuele , e la di lui morte è sórgente di omicid} , e di lun* ^g^ 
ghe discordie nelle case regnanti della Slavonia . Radonlir, suo figlio, che gii 
succede al trono , per opera dell'Imperatore Basilio è ucciso dall'empio suo 
cugino Uladislao, che non pag» di sì nero delitto toglie pure la vita a Ula* 
dimir il Beato Re di Dalmada , il quale aveva per moglie Cojarra figlia 
di 3amuele. Ma colpito finalmente Uladislao dai fklmini del Cielo, gli suc^ 
cede Dragfaimir fratello di Uladimictiì , a cui i Cattarini tolgono a tradi- 
mento la vita in una Chiesa sullo scoglio di S; Gabriele , lusingandosi , chci 
in lui si estinguerebbe la linea dei Re di Dalmazia* Eglino restano però de- 
lùsi nelle loro speranze . Poiché la di lui consorte incinta nel Contado di 
Drìnar in Brusno dk alla Ince Dobroslavo , die ella salva, ed educa ib Rai* 
gusa. I Ragusei coi loro consigli lo stimolano all'acquisto del Regno pater* 
BO , e gli procurano l'alleanza dei vicini Bani. Egli trionfa più volte dei 
Greci , uccide Gliutovid Signore di Clielmo , la di cui fimiglia sotto menti* 
te spoglie si ritira a Ragusa , ed in breve riacquista il Regno ad onta del 
T#M. L Kk Grect 



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%^ Notizie ibèrico -criihh^ 

Greco Imperatore unito ai Grandi dell' lilìria • Portatosi movamentt a Rt» 
f ma per interposizione del Senato perdona 9 ^ reatituisce alla famiglia di 
Gljutovìd la Si^oria di Ohelnio 9 e si mostra fc^lanente ceneroso con tut- 
- ti quelli j che favorendo i -Greci ban prese Je anni contro di lui . Per coperà 
dei Ragusei spou infine Neda ( Domenica) nipote di Samuele, e proteggea-' 
do la libertà de' suoi ospiti consiglieri ^ ^e (benefattori concede loro Tarma, t 
le divise reali della Dalmazia, che presentano tre ttstt mozaie ^i leene d^oro 
in campo azzurro. 

Pareva oramai , che Ragusa appoggiata air amicizia dei due Imperato» > ed 
alleata dei Narentani » e dei Prindpi Slavi , da cui giornalmente otteneva 
nuovi vantaggi rapport9 al suo commercio , non avrebbe più dovuto essere 
molestata dai Veneziani . Ma itinnandosi e&si assai potenti »a confronto .dei 
Ragusei, ed ascrivendo, come fanno tutti i più forti, « delitto la di&sa :&lta 
da un debole , risolvono di disturbare il loro commercio ,, ed incoaitnciane 
dal prender loro una nave carica di ^mercanzie , il di cui preezo iasceftde a 
9'3 15. mila ducati. Giustificano jessi una tal presa eoa un proclama, in cui «pe- 
dinano , che tutte le nari ^cariche j le quali entrano , e veleggiano per l'A* 
driatico , debbano portare j loro effetti a Venezia • I Ragusei reclamano il 
proprio per mezzo di due inviati al Senato Veneto», e non potendone tivese 
soddisfazione mandano due altri Ambasciatori a Basilio, e Costantino per op- 
]K>rre qualche ostacolo a così grande prepotenza . I due Inviati sono iavore* 
volmente accolti dal Greco Cesare r che era fieramente irritato contro i Ve-, 
^neziani , e vengono congedati con buone speranze. Intanto giunge poco do* 
pò a Ragusa un certo Michele Monaco con una lettera del seguent^e tenore : 
V Imperatore di Cosiémtinopoli , Cesare SU. , strv$ di JHé , wato dalU stirpe 
Romana » amico degli amiil di Cristo , .ed ImfeMi^re di Costantimpoìi , Naio^ 
Ha , Kaseia , Prussia , o4$masia , Laiitùa % Rofmma 1 Bulgaria , Slavonia .fino ai 
Drava., eSavay altre il Damuìio ano al UersMst di Tramontana, ai Katusei D/e 
conceda salute , p&e y e trjmquiUità . 

Ci 'viene riferito da alcuni nostri confidenti dfiffii di' ogni fitde^ se Xf edito , che 
la vostra città giornalmente cresca per la buona concordia , che rtgna tra voi > 
e che vi rende capaci d'ogni più bella impresa. Da essa noi amivediamo con 
piacere e f etti -per voi i pia conséanii ^ e gloriasi. Siamo altresì assicivratì ^ che 
alcuni abbiano procurato con animo malevola , e om ingìssstij e pessimi consigli 
di turbare la msira pace « J^uesii sono i Venezimni vostri vicini , che dalf an-- 
gph deW Adriatico se ne stanno con 4)itile animo non, solo con$rs> di voi ^ ma an* 
the contro lo Stato nosUfO. La sete di regnare , e d'ingrandire il proprio Dond'^ 
mio non è ancor paga^ddle -molte usurpazioni 9 che cbìamané conquiste. E^si ei* 

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jmllé UefmiUkA di lUpi^A Psrt It Lib. II. Ì47 

iffo tiUimtmftnU V ardire ed smxktggio y e coUs itpsge di saltarsi tulle ter^ 
Uj e Aà man dei nostra impera. Pertmio et bmnoi wperiUmenU prtyvxMti oHm 
hr9$pfnssi(me , e wvlm;^ tdmm a mtt efetf nrr jfidùmt^ iéicheU Monam m 
cmfttnmrià h nostrm amtóni^j a chiederrd 9q. esperti pthd p$r la mitra fleft$àt 
e ire deitunfriìldlU di gnm seieMt e ptudenzmy eke d^uceord^ còl notfroCdpi^ 
pUmm Oeneraie dirigerumo U spedbomne per MmilUrt i nostri comma nemici • 
tikb^ Momaor nostro Legato, che taccomcpUiamo al 'vostn zelo, ed ospitalU 
ti , «vf diri il rimanente s voce. U Signore Iddio sis con tm . 
' I Hasusei wm si lafcUnma sfaggìte o&t sì bdla occtsione per assicurare il 
loro còmniercio la aTve»ite y e per ricuperare usa sonnnar rispettatile tolta 
iagiastameiiit e D'altronde mùn potendosi lusingare di ^tener atte buone 
F amicìzia dei Vénezkni , aderirono in tucto alte propoii2ioai dell' Imperato^ 
re per tedere , s^ gli avessero potuti tener in dovere colla forza di un po« 
temte alleato. Sparsasi frattanto in Veoexia la lega dei Ragusei , il Senato 
Veneto conobbe , e s) dolse di aver ridotte le cose agli estremi cm una Wo* 
tensa ^ che selbene non potesse in alcun modo paragonarsi colle sue forze , 
p«re imita al Grieco Impero gli sarebbe divenau fatale. Il Senato Veneto si 
ttfrettò adunque di spedire due Inviati a Ragusa . Essi protestarono a nome 
«della loro Repubblica , che t assalto nltiman^ente dato alla citti di K<ignsa es^ 
tendo stato nn atto arbitrario deirAmnriragHo della flotta spedita in Lettonie » 
il medesimo era gii stato disapprovato , ed acremente ripreso per aver operato 
senza commissione} che la restitazkne della nave , e delle mercanzie folte sa^ 
tebbe stata seguiti da Un trattato A' commercio vantaggioso per ambe le tiepub* 
btìc.he4 che finalmente , se i Kagusei avessero abbandonata la conclusa tega , si 
sarebbero ahicurata per sen^ePamkitia , e la gratitudine della nazion Vene^ 
xhsna . I Ragusei risposero , che il Senato Veneto aveva dato luogo aW indi-»' 
gnasdone di Cesare , avendogli neirjircipelago saccheggiate delle citti , terre , e 
castelli; che avendo Michele Monaco gii portata a Cesare la loro definitiva ri-- 
sposta, non erano piil in tempo di appigliarsi ad altre disposizioni; che l'abbo* 
minevole attentato contro la loro citti non patea certamente essere pirovenuto da 
Mn Senato così giusto , e religioso ; che avrebbero desiderato , che i Capi delle 
fiùtte Tenete fossero amV essi taU , e nel loro passaggio non desiero motivo di 
dovere star sempre in guardia ; she in quanto alla nave , e mercanzie sì lusin^ 
gavano di esserne preste , # senza condizioni indenrdzzjatì , mentre in caso cose* 
trarìa avrebbero procurato di reintegrati ene senza offesa dì alcuno ; che in fine . 
erano sempre stati buoni' amici dei Veneziani , e che si auguravano incontri op* 
portuni per dimostrare in effetti la loro buona corrispondenza . Dopo una tale 
Tisposta i £>eputati partirono pieni di mal umore . Intanto anrivi nei ^rti di 
KJc * Malfi, 



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2^ Notizif isUfieó^ critiche 

Md&% e di Gravosa la flotta Cesarea composta di js. grosse galem, di js, 
ordinarie, di ^$. foste, di i6. brigantini , e di %$. navi tolte a sotdo dai 
Genovesi. Teodoro Greco nativo di TrebBonda^ uomo/ che alla saviaeza , e 
prudenza univa la finezza del consiglio , e la prontezza dell' esecuzione, era 
r Ammiraglio di quesu squadra . Il Senato , secondo V accordo , provvide 
ogni legno di un buon piloto , e diede per consiglieri a Teodoro Simone de 
Barba, Bonda dt Bieste, e Sergio de Catena aomini di gran nobiltà ,' eà 
esperienza. Appena giunti a Pola, si presentarono a Teodoro tre Deputati 
Veneti con carta bianca chiedendo pace , ed amicizia . U Doge Tribunio 
Memo non .aveva voluto avventurare una battaglia , il di cui esito infelice 
avrebbe potuto portar seco la caduta di Venezia • Ma i Greci da una ak 
pronta , e spontanea umiliazione dei Veneti arguivano la debolezza delle lo^ 
ro forze» Qiiindi nella consulta tenutasi. da Teodoro per rispondere agli Ami-* 
basciatori alcuni consigliavano di cogliefe quella occasione opportuna -per at<* 
uccare Venezia inabile alla difesa, e di distruggere un nemico, che fra bre- 
ve sarebbe ricomparso neir Arcipelago t dunno dell' Impero più prepotente # 
ed orgoglioso di prima. I tre Senatori Ragusei richiesti del loro parare fece- 
ro riflettere , che V esito delle armi è sempre sottoposto atta volubilità delU 
fortuna^ che i Veneziani combattendé per la patria avrebbero mostrato mag- 
gior coraggio ^i quello , che si credeva ; che per conseguenza il più utile 
partito era un accomodamento con sicurezza però , che i Veneziani ne ese«- 
guissero le condizioni • Teodoro ne restò convinto , e non volendo anteporre 
r incerto al certo impose ai Veneziani le seguenti coaditioni : che dovessero 
restituire airimfcro tutte le terre , e castelli occupati neWArdpehiò ; che per 
le spese della fjnerra sborsassero 5<^<^»o. ducati ; che dessero dodici tMUi per 
ostaggio e fra questi Maurizio figlio del Doge Memo sino airesecuzime dei fi^ 
4i; che infine restituissero ai Ragusei la rqba tolta , o r equivalente in danaro. 
jpopochè ebbe ricevuta la somma pattuita , Teodoro fece vela verso Ragusa , 
ilonde dopo sei giorni partì per. Levante, Inumo i Ragusei $ che per com- 
penso delle merci tolte dovevano avere »5ooo. ducati , non ne el^beroi the 
jiooo. l Veneziani non li negavano , ma per vincerla in qualche modo pro- 
testavano di non essere in isiato di fare V intero sÌK>rso atteso le gravi spese 
incontrate nell' ultinaa guerra, coir Imperatore . Da ciò i Ragusei conobbero 
i^imediatamente , che dai Veneziani sarebbero stati presi di mira più fiera* 
^Sa mente di prima , essendo accusati di aver £itta venire la flotu Cesarea a Po* 
la« Né andò guarì -, che ne ebbero delle prove» I Narentani colle loro rap- 
presaglie, e pteppttnze si erano resi insotfribili ai Principi Slavi , alle cittk li- 
bere della Dalmazia , ed a chiunque vele^iava per T Adriatico. Lo stesso 

Q-e-- 



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sulld KcfuWtta di R^ax ParUil. Lìb.ll. 149 

Greco Imperatore e pei danni , che gli arrecavano , e per le continue lagnan- 
ze portate dagli altri Principi al wio trona conrinciava a ^pensare ai mezzi di 
umiliarli una volta per sempre. L'accorto Senato Veneto, che da 1^0. anni 
pagava loro un tributo per la» libera navigazione dell'Adriatico , credè , che 
fysst alfin giunto il fortunato momento di liberarsi da un tale ignominÌ9K> 
peto con soddisfattone dell'Imperatore, delle città lìbere della Palmaiia, é 
dei Principi Slavi . Il Doge Pietro Orseolo spalleggiato da Basilio , e secon^ 99^ 
dato dai Dalmati , e Slavi con una rispettabile flotta si porta ad atuccare ì 
Narentani gik indeboliti dall'invasione di Sa^mu^Ie Re dei Bulgari , dalla 
guerra avuta con Ottone IL, e molto più dalle, intestiue discordie fomenta- 
te dai V^ieziani . Non ostante combattono co» valore, e dai loro vantaggio- 
si na^condiglj di mare , e di t^ra sarebbero forse invincibili senza un ina- 
spettato accidente. Una nave dei Ragusei, i quali per ordine dell'Imperato- 
re Basilio avevano dovuto distaccarsi dalla lega dei Narentani , ritornando 
dalla Puglia con un carico di argenti , e di cera del valore di iiooo. zec« 
chini i e con 40. passaggieri Narentani, fa predata dai Veneziani. Siccome 
i passatgiert erano delle più nobili famiglie , e si awva tutto il motivo di 
credere , che sarebbero malanoente trattati dai Veneziani y ì loro parenti si 
jummutinarono , e indussero il loio Principe a chieder la pace . I! doge Pie- 
tro j thc.avea fin allora indarno combaumo^ non stenta molto ad accordar- 
la , ma con tali condizioni , che si assicura il dominio del xtìkv^^ e quei Na- 997 
rentani , che ^ per tre secoli erano lUti il ten-ore dell'Adria, della Dalm*- 
^Ì4,.e Siavpnìa , e della Veneta Repubblica, perdano ogni superiorità an- 
che fra le più piccole popolazioni « e nei tetnpi posteriori sono appena no- 
ti per la piratica sotix> il nooie di Aimissam^ di Kacichi, e di popolo del- 
4a Krajna (i). 

Segui- 

(t) lITi$rfntani , 4Ì dire degli strìt^i Veneti , è Ùaimatim , furcnà pìena^ 
memi Hggi€ii^ii dèi Doge Pietri. C/d è falso. NelP'arcbhno della Hepubòiiea 
Segusina si trovalo due isiromentì ^ in cui nel ix^g. il Conte. Nicoli figlio di 
Lodonriro Conte à'Almissa con cento dei Principati della città ^ ed un certo Odo- 
Ho figlio dì Predan Capo dei Kacichi j « del popoh di Krajna, reliquie dei ve- 
ri ìTaremani fanno pace <w Ragusei .restituendà iprc ie pitede fatte , e pt^nueu 
tendo di rispettare' i l tini di Ragusa. D' altronde i Veneziani benché in varj 
tempi padroni di Zar a, di icehenico , Trai, e Spalatro , non hanno mai signo- 
reggiato il paese dei Narentani , se ffon dopo i' arrivo del Turco in Sossina, ai- 
torchi essi spontaneamente si diedero a Venezia. V anti^ popolò di Narerrta si 

fneri- 



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%j0 ^^zìeìsioHco'-trHfsie 

Segniio del quadra istcYkt ^Crmòhgfeo . ^ . 

DalFAit looo. sino al lieo. 

I resa, che fu \% dare Ragusea, il Senato spedì Glicomo Laccar! , « Dflimr 
à\ Ribila a Venezia per redamarla insieme col ricco carico . Il SeMR^ .Ve* 
neto non avendo reluto ammetterli all'udienza , essi t tenore ^egU brdisl 
avati in piazza di S. Marco esposero^ al pdpdo il motifvi ^Ila toròrvmatà, 
protestarono , die in avvenire sarebbe cessato ogni commerdo fìha toro y e 

'^^ quindi partirono alla volta di Ragusa . Essendo ancora il Dòge Ftetro <felhi 
sua flotta nelle acque di Lagosta , i Ragusei prima di pubblicare la ptotbido^ 
ne d» commeTctare col Veneziani t giudìcafrono a proposito d* inviargli un' àm- 
teKHlta componi di tré Sefl^tofi » e delP Arcivescovo Giovanni. Egttao ai 
lusingavano i che per rigtiardo di Ini sarebbero suti ricevuti t e die affa pfe» 
4Sénza ^\ un tanto testimònio le loro proteste avrebbero avute maggior eifici*» 
tia , soprattutto se avessero dovuto ricorrere al Greco Imperatore . Mt tutto 
Al Tndama> kiéntre it Doge con pirtetiftf disprezzo della dignità Ardvescori^ 
le non volÌé ammdtterll. Allora I ìflàgusef rivolsero ogni foro «Mimetcio fa 
Puglia, Calabria / SiciUa , nell' Epiro , e verso la Crecia. In questi luogM 
avevano già dei pftvilegji ed esentioni per ogni tota di merd. H popolo 
Veneto avvezzo da due secoli a trafficare coi Ragusei , e per mezzo della 
loro cittìi coi popoli della Slavonia disapprovava pubblicamente H Senavo, 
che in breve si aspettava da Costantinopoli qualche inti«K> &vorevole' a Ra* 
gusfa , e poco onorìfico per <a propria Repubblica . Qiiindi credè ben fitcto di 
spedire Ottone , ed Orso in qualitk dì Legati a trattare dì pace coi Ragu- 
sei , i quali la conclusero con queste condizioni ; che vi sarebbe fUU pace , 

^^^^ 4d amìdzìa fondata sulla rectfroca utiliti del commemo d" ambeiue le nazio- 
fti; che i Vencxiam avrebbero restituita in efeifi la tota H/fa; che avràbberé 
date ogni anno 14. braccia di panno scarlatto , ed una galera armata a previe 
spese 9 quando i M^gusei féssero sUii in guerra coi vicini; /4v air opposto i Rtf- 
gusei MvrebbeHf permesso ai y^nezianì di seguitare il loro Commercio ^flm Sla^ 
Vania per mezzo di Kagusa obbligandosi , che le navi Kagusee si dirigerehbera 
^ Venezia ^ ^me facevano prima ^ che avrebbero dato al Sanato Veneto ogni. 

anno 

meriterebbe una storia a parte . Il Luccari , // Mauro Orlìni^ gli annalisti Ha- 
guscio il Lucio, td altri potrebbero sommimsirdre molti materiali^ 



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sulla HfputfblicM di 9spué ,?m%^n. Uh. 11. ^fjt 

'0tmo dféc f^VMili hiamhi $ e Uf ha^ili dà vìhù detto Ribola^ ^4 0na lélcra tf r- 
$matàj t^lhrcbè fossf i» guarirà V^^fiZM . ^^ 

Qp^sWi fftce # ^r cui Riagma ^^l&ie^coao^iiita xrqme potenza ^ai Va- 
oetiimi j fn 4opo «qutlcfie ^qo ^pgyxìtz 4t m^a pivt utìlf ppnferin^ di quei lo^ 
trattati , Af f ik aveva scipulati ppi Pri^if^i SlajFJ . Con qw^sti vantayigi i 
Kagus^ si me^tQQP In is^a^o dj ndproar^ la Jppp Jl^^pubbtica di quegli stfibir 
iimenti» che ha^egfii cì(fai>en ordi^^. Le toroit^e^r» .e costumi si vanno 
raddqlcs^i^do , jed il fopolp ad esempio delta NobiUa cofnmercjmdo coli' It^ 
lia/ii^v!6$te ds ffiù dolci, m^nicìre.. Viule Gojsz« 4«^ivescorpj cb^ ^lla $afv- 
idtk dctU Yijt# vnjsi:eia dottrina» e lo ^elo» cbianwt dairj^Ia di Tremici Pier i^^S 
jto Mpnaco JR^useo , je l'induce a foiidgr nullo scoglio di Lacroavi im iimh 
austero dell'Ordine di S. Benedetto, i di cui ^gli moItlpUcandofi per Io Star 
tp aeUe fiiture eti prPBRUPyeriwniio la coltura , f colle loro.dottp opere illu.- 
•aerano il nome di Ragusa. Q^iest' pttimo JP^aito è sempre m iizione, e 
mpvinnento per il bene del suo popolo , e pel decoro della sua Chiesa • Egli 
«rgoftl^ JU sua. pietìi CP& svicolo della \n3^ n^ir e^lìguQce w incendio , che 
Mtp^.pcr ^cpìdftnrr t .eid.ac3Cie^ci]9^$ cfól vento distrugge ^wia paroe d^Ha cit^k^ 
e le acriiPCui:^ le ^i& pneziose. Fimlm^^nte <;pir acquisto ^ cbe t^\i fa d' ii^&\r 
«»i it^liqiliie , ^ specialfpeDic d«i coJ^pi d^i ,tFe Saati Martiri Pietr^r , homsr 
zo, e Andrea, che fra mille pericoli, xt % disotterrare pr^^.Ia città di Q^Xr 
ttco.f e sopra una galera conduce >a.&agusa fra pie jac^lamaxioni , si rende de- I02< 
gno ;di rvivei^ Jn tutti i :teinpi . . 

Mentre Ragusa go^%a 1 i>eiii pre^^^si della pace , jlbbe \x^ nuovo motivo^ 
onde persuadersi maggipEmen^ ., che si doveva «n»prA osservarie con occhio 
attento ogni mps^ dei Veneziani • Il Doge Domenico Contareno vola con 
grossa flotta a ridurre alla sua obbedienza la città. di Zara ^ che ribellatasi jojl 
era ricorsa alla protezione .del Re di Croazia . Colh atra^ , ^. pon lo spa* 
vento e^U se ne rende padrone dando un ^terribile esempio aliè a^tre città 
Dahnatidie da Jui dipendenti . TeKniinata.i questa in^litfa , f gli . ^ xatrioare al« 
cux^ .aayi di caie» , legnami > ed «Itri materiali j^ tenire à /&^ricare una 
fortezza presso le mura di Ragusa • ìi Ragusèi , che ^ex mezzo ^i esplorate^ 
ri ne penetrano per tempo il disegno , essi stessi compiscono in pochi 'giorni 
quesutopera in maniera > che il Doge Veneto vedendosi con sorpresa già 
prevenuro è costretto di:difiger* ^feroye il ;mo .vjaggip Xi). Fabbricata que* 

sta 

(x) Setafino Kmzxì neUg mM A^jd4 jUwfpata m LHCC(t nel iS95*y < g!^i annali- 
sii Kapisci raccontano , :fbc i Venezia^t wlUro , in j^W ocmsUmc. rifarsi delle 
^sc sulle paghe depi infelici forzati mvendi> jesfesùjs quattordici smsi ^la 

sono^ 



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»j* Notizie istorico^ critiche 

SU fortezza più per necessiti / che per consiglia , v Rtgusei continutrono td 
avere varj anni di tregua. La faina della loro pietà aveva prevenuto in loro 
favore Stefano (j) Re di Dalmaiià^ e CriRizia . Questo pb Monarca ridotto 

^050 quasi a morte da una grave malattìa 'fa voto dì portarsi a Ragusa per visita- 
re la Chiesa di S. Stefano. Ricuperata la sanità > egli adempisce il suo ?o^ 
to , e in compagnia della sua consorte Margarita , e con un magnifico treno 
si porta a Ragusa. Le accoglienze, che gli fanno i Ragusei, l'obbligano in 
maniera , che egli spende 6800. Ipperperi per rifabbricare la Chiesa del San- 
to, e Tadorna di preziose reliquie legate in oro, ed argento assegnandole di 
più una ricca dote, ed un Capellano suo parente con casa, e pensione» Dà 
inoltre alla Repubblica la valle di Brcno , il seno di Ombla , Gravosa , Melfi y 
e quanto vi è di lido lungo il mare sino a Val dinoce facendo a propizie spe* 
se in tutti questi luoghi costruire in onore di S.Stefano un tempio d'un'istts» 

10(7 sa mole , e forma , che dura sino al presente (i). Morto dopo poco tempo 

il Re 
sommd di danaro ^ che pripki si dava ad ognuno per dodici y e che perciò , fman* 
do le galere Venete passavano sotto questa fortezza deità di S. Lorenzo ^ .anche 
sullo scader dello scorso secolo la ciurmaglia gridava ad alia voce Mala paga 
indicando con ciò , che per quella fortezza P anno fu per loro ridotto a quattor- 
dici mesij ed in conseguenza sminuito il salario. 

(i) Uoi seguiamo qui la Cronologia del P. Cerva , benché le prove > Con cui 
egli ( in prolegom. ) fissa il regno di Stefano y e di Silvestro a questa epoca ^ 
siano tutto altro , che decisive . £' vero , che nei due diplomi del Lmcìù ( lìb, i. 
cap. J. ^15.) il Ke Crescinriro e detto figlio di Stefano; ma di questo y di un 
altro Stefano} Ke di Dalmazia , e Croazia, della Slavonia ? Non si hanno do^ 
cumenti cogniti ne sull'uno, ne sulP altro ^ ^ il M^agnina , il Hazzi , il Luccari, 
il Gondola, ed il Kesti, che li fanno venire a Ragusa prima del 1000., mi per^^ 
^uadonoj che la Repubblica facesse quesH acquisti circa // 9«7», checché ne di- 
-ca il Cerva, che fino al jojo. non dà altro, territorio a B,flgusa, che da S. Giap 
icomo sino a Debelle Megbje, cioè di un miglio f e mezzo ,- Noi mùrdiaimo quì^ 
che fino al iioo. tutto è oscurità rapporto alla Cronologia degli Slavi della Dal^ 
mazia. 

(2) Il tratto di terra ceduto da Stefano incominciando dalle ronfine di Epidau* 
ro sino a Valdinoce si estende 20. miglia in lunghezza , e per la sua antichità 
aperta il nome di Astarea , ed è contrassegnato da privilegj per i suoi possesso-' 
ri. Il piano de Bfeno , che per la sua estensione forma un distretto della Hr- 
pubblica col nome di Contea, è 'cinto d'ogni intorno da alpestri montagne coma» 
nicando tuttavia a Levasfte col mare per mezzo dì due aperture chiamate Srer 

bernoy 



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sulla 9,epftMm di Kdfgusé Pari. IL Lih.IL , isì 

II Re Stefano , *i Rigusei mcftiori dei benefiz] da lui ricevuti per otto glorii 
gli celebrano solennemente le iesequie facendolo piangere per la città dalle 

Pre- 

iberno,, e C^tpp^ri. Hkcome cao }. 'vicino alla città) casi è assai p^pctaUf e ri^ 
doffo ad ma oiiima solfara , e non cede *ad ^Icnn .4l1ro luogp del daminio. K^ 
guseo per la fertilità , ed ameniti del suole , f per la dolce temperatura del clh 
wa. La parte di Jìreno detta deiMoHni , e di Plàt , che appiè di altissimi «w»- 
ti per lo spazio di tre miglia in forma di semìcircolo presenta una larra spiag* 
già adórna di vigne , ed olivi in faccia air aperto mare , è il luogo più delizro- 
i© , che mai possa idearsi . AbUam già veduto , cbe 9reno prese il suo nome 
dalle dolci sorgenti di ajcqua , che V inajjfoHo, i e cbe anticamente avea tre (»*r 
stelli y cioè Spillali, Gradàz, e Spiona. Jf^uest' ultimo situau sopra Fiat fu cori 
detto à mio credere , perchè serviva agli Epidauritani come di Specula per 
iscoprìre le flotte y' che daW Adriatico. avrebbero potuto venire ad ancorarsi sùPt 
to Epidauro senza esser prima vedute . La bassa situazione di Epidauro nella 
valle di Obod , e r eminenza di Spiona non lasciano iuago al dubbio. La val^^ 
le di Gionchetto divisa da -quella di Breno dal monte 3ergito fu data mi Mò^ 
futsi diLacrcma. nel itoo, da Bodmo Ke della Slavonia . Essa è fertile , hen colti^ 
vata y ricchìisima di acque y e di erbe mediche y e verso Ponente confina col fiw^ 
me Ombla, cbe anticamente si chiamava Arione. f^ue sto fiume alle radici di 
uri orribile montagna sorge dà uwt voragine così profonda , che gli abitanti del 
luogo spacciano non potersene fPùvare il fondo , La nafuì'a gli ha dato un alveo 
degno di sì nobil origine , e non gli mancava , che un corso proporzionato air ab^ 
hondanza delV acqua ,- ed alla jua larghezza per gareggiare coi pà celebri fiw 
mi y come canta nei seguenti verù Elio Cervino . 

Quod si dìves aquis , ceu primo exuberai ortu , 

Sic paritcK longum continuaret iter , 
Danubio , & Nilo non vilior Umbla fuisset , 

Si modo progxessus posset babere snos . 
La sita lunghezza è di due miglia. Le di lui tortuose sponde seminate di ea-^ 
iini y e per un lungo tratto ridotte in giardini , vigne , ed oliveti , che si esten^ 
4ono per il pendio delle due orride laterali montagne , ispirano, non /#, se pia 
cere y ovvero malinconia y e nella calda stagione invitano ad abitarle . La sor* 
gente di Ombla è distante cinque miglia dalla città , e undici dalle rovine di £•• 
pidauro , se si faccia il cammino di mare , cbe è assai tortuoso . Cade qui in ac*- 
concio di conciliare fra loro Plinio , e Scilace , (Quello pone da Narenta ad Epi* 
dauro la distanza di loo. miglia y e Scilace sol di 60. sino ad Ombla. VunOy e 
r altro ha ragione y mentre due sono le strade marittime y per cui da ì^arenta si 
Tom. I. L l viene 



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154 Notizie isiùric^^ critiche 

Prefiche, e svenando dd cavalli in memorki de* suoi militari talenti. La Re- 
gina Margarita inclinata sommamente alla pietl » ed alla pace di un addio 
al regno , e col suo privato tesoro si ritira a Ragusa . Romana di origine , e 
parente della Patrkja famiglia Croci, clie dopoivarj secoli sì estiwse,. fa un 
dono al Senato dt^òo. libbre di affento , ristaura: le mura della città, dove 
minaccian rovina, ed in vita stabilisce il luògo del suo sepolcro »' Ma prima 
della sua morte benché involontariamemb , ella attirò coiitro Ragusa un por 

tea- 
mene ad Ombla '. Una è quella , che si fu pel mar dì Marenki sino a Stagno in» 
terrotta per il tratto di un miglio dall' istmo della penisola di Penta , e quindi 
da Stagno sino aV fiume Arione . V filtra ^ che è più tortuosa, t lunga ,' incomincia 
dalf imboccatura del fiume Narenta sino al promontorio Orieo, o Capo CumanO'^ 
e costeggiando quindi tutta la penisola di Ponta conduce ad Epidaurò , La pris- 
ma è precisamente di 60. miglia , come di 100, è la seconda. Da ScUace adun^ 
que si apprende sempre meglio P esàUezza delle distanze da Narenta all'Ario^ 
ne j e da questo fiume alle rupi di Armonia , ed al monte Cadmeo , ton^ già 
osservammo . Il porto dì Gravosa rinomatissimo non solo in Dalmazia , ma per 
tutto /' oriente , capace per qualunque numerosissima flotta. , e difeso .a Tramon- 
tana , ed a Mezzodì da altissime montagne ha un buon miglio di lunghezze , e 
quasi due terzi di larghezza , Il suo ingresso dalla parte di Maestrale è targo 
UH migliò incirca , e le sue sponde , su cui fahbricansi le nam , sono dk* 
bellite da case , giardini , ed Oliveti , che arridano sino alla, metà dei bacini 
monti . Tra ì luoghi di 'villeggiatura dei Ragusei questo è il pik comodo , dclì^ 
zioso , e frequentato. ^ primo aspetto il forastiero resta, dolcemente colpito, e 
sente accrescersi il piacere , quando incamminandosi a Levante 'verso Ragusa 
pel tratto di un miglio rimira a sinistra una lunga serie di case sparse qua , e 
là nel declivio del monte, ed il Borgo dettai delle Pile yChe\ per la popolazione ^ 
e per gli edifizj coi rispettivi giardini gareggia colla città » ^ Il Borgo delle Ploc^ 
ce è assai meno popolato ^ ma egualmente bello , e lAstoso . 
€ Il porto di Malfi cinto da tre lati di alti monti , che fantino ^tàùa deliziosa 
^Hille popolata , e ricoperta d' olivi y^ e di alberi fruttìferi , è. assai spazioso, e 
capace di m$lte navi . Finalmente il tratto di spiaggia , che vi. è per arrivare 
a Valdinoce , offre allo sguardo una selva , dirò così y di oliveti , ed ì irrigato 
da limpide sorgenti , come la valle di Malfi . Nel descrivere lo Stato Raguseo • 
ci siamo attenuti al Razzi , alLuccari, M. Orbim , Nicolò di Bona , e a ciò , 
che ne hanno lasciato scritto Eusebio Caboga , il Giorgi , il Cerva , ed il Mlli* 
scich cercando di verificare ogni cosa coir aver veduto , domandati^ agli in^ 
tolNgenti. ... 



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sulla KepukhlkM di I^4e(ta. PMrt-U. Lìb.ll. ^f 

Mt*e Mmicp. Bogodavo JR^.di Dalmizia » 6gli^<li Prf limito ^ e nipote dj 
StielaJio ,' e. 4t .M«rg»riM fCei<;ò dai .Ra^u$ei di viverla .^le proprie m^ni^ 
£gli pretendeva dì essere. sfiato da lei offeso > e di av«re delle ragioni sul 
«uo privato, tesoro. I Rag^isei aoja esitarono pi|nco a d^gli una negativi a5«- 
soltita 4 Sdegnalo Sognavo renne coa xoqoo. uomini aUa volta, di Ragusa 
mettendone a-fefro, e fupco il territoriq^ ed i borghi. Ma respi;)to dai R«r 
goÀei fu costretto di rientrare nei proprj sitati. > 

• A4ofto.dQp6 alcuni anni Bogoslavo , II di lui regno resta in preda alla di- 
tcordU, e al tumulto» La Regina Siva, ed il suo figlio Silvestro per sottrar-» 
si. dagli eccessi di una furiosa nazione pascano i^ Ragusa , dove per qualche 
anAO:..sùtto. ^tìnttati dal Senato con reale magnificen;;» . Inteneriti ì Ragusei 
dai loro pianti ne assumono la causa appresso i tjrautdi del; Regno. , e tantQ 
si adoptano » die , tranquiltmaie le cose % ìi rimeifono sul trono • X)eside]:ofp 
Silvestro div mostrarsi. grato ai suoi bene£ittori .^ e di compensare i danni lo? 
ro arrecati ^^dal suo padre fa. loro, il dono delle tre isole Calamotu $ isola d| 
Mezzo » e Giupana (i)» e: sorpreso dalla loro maniera di fovernarsi chiama xo8o 

alla 

Uì Qs^f^ ^^^ ^^^ moH égli m»tuki éùÌ marne di Elaphjtes mfèistta t^Mniì^ 
ià 49Ì ion €trvi ^ iùm9 sfrisst il dlhri^ < lib. t. €Bp. & ) , meutrt, melU $i9Ìe 
'MfjUpistk^ mm V9 mt i»ao.» m^ ve me fmene «ui, per fmMnto ei atte jt ave gli 
sfrkteri^ e la fama^ ma bensì dalf sspetto di servo ^ ite, prestata ito ai aavigMOr 
si • infatti i due lati di Gitfpana a Pjoatmte rappresentano dste ìungke Siornst » ,es* 
sendo queHo a BtUi%oéèsantinttaio dalia pissola isola ietta JabUan , e inolia a Ses^ 
ttmtione terminasedo iso mn lungo pt^montorio della medesimn Justgtetojt ^ e fgma 
-delf akro # Il rùmanonso M Giupsma \ne firma il safo \ mentre, il ^o è rappresemi 
fato dalia pissola isola sii Ruda , ebe viem siepe m Leifante » il peS4o dall' isola di 
Me%%o , il ventre f e ie matieèe da Calamuta , e ia onda sia quei mssdi sottili sso» 
glj moti itotto il storno di Greben) ^ o feitini • Laomie il grappo di queste isole e#- 
priwtnmdo reaSateate sm grosso serve , assai a proposito i Oeeaì k oUammremo Elafi* 
ti, ossia isole Cervsnt 9 tieeome i Romani a iSimpàna , ^bé rappresenta M eap di 
ma eesrsA , e di etm Sere , diedero il nome di Tauridè , sonu f sttteeSm 'Jrzio » « te 
eavolo Ttadosiane , le quali me eoafendomo perh il sito èolloeandota al di là del fia^ 
me narenta. dpaUamio Rodio < M, 4. ir Jrgonaus^ ) dà a Gietpamm il nome di Ce- 
foiso diri rì Ibffs^ » /M dsf su9Ì due pronooaUrj in Jormm di soma • PeSC Immic 
Mtlitam, egH dite ^ placido Isrtf vento, sublimcmque Cerossuroj-ft qu« satis 
procnl est , NymplNeam piacteremit^ J Oriemie dopo Mekda ^im distanza non di 
dediti miglia^ some scrisse Blinio^ ma di scM $• giaee appumo Qiupann • Il ose* 
eme di Cerosse , od il luogo , devo dpollonio la situa , neostrauo adnaque ^ sbe tigli 
li a par" 



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^5* Notizie ijiùrtco- critiche ' -. 

alla sut corte akuni Ragusei di grtn prudenza', ed it!gegtto> e fa vénfr dal^ 
la Grecia altri personaggi distinti, perchè gli formiiio tui codice di leggi , ed 
1080 una libreria raccogliendo manoscritti per ogni dorè. In questo tempo Giuscardo 
Re della Puglia , e Calabria , e fratello del Conte Goffredo porta le sue ar^ 
mi contro l'Imperatore Alessio Comneno , e Dothenico Silvio Doge di. Ve* 
nezia. I Ragusei entrano in lega con Guiscardo con due galere armate, ^e i 
Cattarini con una* S'incomincia lo spaventoso ' combatcimeneo fra le due 
flotte , ed un soldato di una galera Ragusea , la quale :nel bollor della Ai* 
schia si è appressata a quella dell'Imperatore , misura contro di Alessio un 
colpo mortale , che viene però trattenuto dal pròprior Capitano. La vit* 
toria non tarda a dichiararsi in favor di Guiscardo , </he , presa Duralo > 
scorre qual fulmine fa Macedonia , e arriverebbe sotto le mura 'di'Bizaiìzio » 
se la morte invidiosa non mettesse fine hi Casopoli di Corfù alla di lui onch 
norata carriera. Ritornano gloriose le navi Ragusee, ed il Senato Viene assi* 
curato, che avrà dai Normanni i generi oecessarì^al aumteniniento della cit« 
tìk, particolarmente quando sarà in guerra cogli Slavi. 

Lie- 

fsrhva di fuMa mia. Wi/»9o, ii qtuU è il nh tra ì Romami , che eUami Sia* 
fiti qutstt mie (/i2u )• cdp. i^* )» *o^ ^^ amnìitte jwhe trt ^ se crediamo ad Hifr^ 
duino , che h conferma su\V aatotiti di, antichi codici Mmani • Tuttavia oltre va^ 
Tj piccoli scoglj vicini a Meleda possono enumerarsene tinfue . La prima i Vrataik» 
rhe avendo sei migHa di circuito ^ incolta ^ disabitata h La seconda è Jaklian^ 
rbe Mario Kegri , ^d il ferrarlo^ tolta la prima cillaha , chiamano Clia ^ « che ^ 
>quaii unita a Giupàna • Ha ^uasì otto miglia di. circoàferenr^ , ed 9 provveduta di 
-sorgenti di acjua ,' e atta alla voltura • 1 di lei antichi abicanti passarono giuditùom 
sam'ente a Ciupaaaj che alquamo pik lunga ^ che larga, ha didoàto miglia di tir* 
coito . Cinta aite ectremità di sassosi colli tuttavia rivestiti di alberi ha qui ^ e ti 
'V^' pogictti f e valli di fenile terreno^ e nel mezzo una daiisùoHSiima pantera 
di quasi quattri miglia ripiena di vigne ^ oliveti , td altri atìseri fruiìifiri'^ Jìfi^sta 
•d il miglior pezzo dello. Stato Raguseo , in cui V arte abbia àjutapa con successo la 
natura* Qgeeta isola j in cui si trovano i Ciacali di Linneo ^ ostia certi Cani sal^ 
votici , 4 quali contetstandosi di scorrere per le vigne a tempo d^lla raccolta j e di 
^rlar stranamente, quando sentono il suono delle campane^ non fausto male ad alcuno^ 
termina a Levante con un porto non mal siderei ma quoU^^ chorA^a a tossente for» 
méto dai due promontori test^ descritti , lungo cinque miglia ^ targo ora uao^ #r» 
meste , e difeso dai venti Occidentali merc^ di aicstne ieoloàte citunte presso l\imboc* 
catterà , e chiamato Luca ai giorni nostri » è bello oltremedo , e notissimo ai no^ 
Meri. Quanto 4i raeconts Irzio (de bollo Alfxaetdu) circa. la, fiotta di Ottavio^ a 

di 



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sulla B^epubblìcs di Ragusa Pari: IL Lib.lh 2.57 

:, Liett Ragusa per r acquisto delle isole va però incontro ad una guerra , 
ebe £1 epoca nelk sua storia. Sodino figlio del Re Mikaglia spedito dal pa- 
dre a governare la Bulgaria si assunse il titolo d' Impei:atore , e attaccato 
datr esercito del Greco Cesare fu fatto prigione , ed esiliato in Antiochia * 
U di lui tio, Ra.^PsUyo , cfee era allora Re della. Dalmazia , e Croazia , Xo 
fede 'segretamente rapire , e quindi nella sua corte lo accolse fra i proprj fi* 
(aiuòli. Ma ingrato al suo benefattore^ e perverso dì natura Bodino sì acqui- 
stò il favore del popolo , e sbalzò lo zio dal trono. Lo sibrtunato Radosla* 
vo colla s«a consorte Giuliana^ e col figlio Branislavo si ritirò a Trebigne, 
diede ai . Monaci di Lacroma var) terreni , e la Chiesa di S. Pietro nel luo- 
go di BrcnOi detto Bklo » e mitigando le propi:ie'ayversità col conforto d^lla 
reifgioi^e passò finalmente air altra yita.« Mentre adunque il domiaio della 
Dalmazia inferiore ^ al dire del Bonfii^io ^ e del Sabellicp , era, egualmente 
preteso dagli. Ungari , e dai Veneziani , Bodino signoreggia l'usurpato Re- 
gno della superiore, ed incomincia a perseguitare Branislavo ^ e i di lui fra-^ 
telli. Pietro Arcivescovo 4i Antivari lo pacifica co' suoi cugini , e gliene fa 

con- 

éiJ^tinié^ tmtù semifM eaere attadut^ im qutjt^ porto, « tftlh suo virìj$MMze. In* 
cominciamo d»l tetto di Irpio : Profeti hi uì i» lifyricttm {Vatinio) ;•• mec sibi ul^ 
iim rei morgm ^ ttoeeHÌtatemfue inju»gebat ^ quin , quitm eeforv^me pogtet , ipsum^, 
, OBavium ( tegkaco di Pompeo ) pefsequeretur . Hune oppugmntom Epidaurum terra , 
onariqHe, uhi ttéttrum erut prAsidium^ adventu tuo dit^edero ah oppugnati^tte ^«r* 
gif- j prAfidittmque rceopit • Oókivius cum Vatinium €ias4em magaa . ex parte coafe^ 
Ùam ex toaviemlit aSuarUt kaherenoognovitiet, , coafitus. ma eìaste tuhttitit ad imulam( 
Tattridems qua regione Vatimut iasequent navigahat , non quod O&avium ibi re^ìtiste 
sdret , sed quod ipmm hagkte progreuum imstqui decfeverat • Cum propiut Taurim 
dem aetessisteo j^dUtentit tuit mtvihut ^ quod fjr tempettm erat turhulenta^ & nul^ 
la smspieio bonit y ^ipente mdvtrsam^ se vementem stavepo ,. aafonnit ad medium 
enjthtm demissisy iastruCiam pr^gnaurihtts auimadvtrtit , Quod xU eonspexit ^ ce* 
deriter tfola tothdmeiy demiitique anifunat juket... . Parahaat te Vatimsm nponte 
.oppressi : parasi deinoeps OHawtai ex fortu procedehanS . • , • . mmgnum tomintès ito 
anguste mari frsUium faSum ei/ • • . * * Vasinius , ro heae gaia , in emm se porpum 
•miBor resepìt , fuo ex portu tlassis OSa%Hana ad dimcandum prootsttrai .♦.. Pn^ 
diom terfium tomOindit in insuiam ^issam , quod eo se resepisH mx fitga eredeba^ 
OHmvium • Eroi mohilissimusÈo regioniH^ oppidum , iSonJunéiUsimxaoqMe . O^viù é"^ 
Osservo adunque u , eie la posizione del porto di fjuca sapete di contenere Ja fioi9 
ita di Ottavio , strettissimo a confronto della sua luMigbezza , e rivolto ad Occidenr 
u avsa nascosta quettn squadra in nianiorsk > the f^atinio, navigando da Bpid$ur§ 

ids 



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%j% Notizie hUnco^ciMihf 

<X)n{ermare U boona concordia con un graramenio solerar. B^iconclUatosi 
pertanto coi luoi volge le sue armi contro la Rascia , « la Bosaiiui^ ie tne 
rende padrone, e> morto Roberto Guiscardo , coll'aluto de* Francesi y che 
erano inDuraxzo, conquista questa città j che poco dopo per un trattato di par» 
ce restituisce all'Imperatore d'Opente > a cui apparteneva. Aveva Bonito 
per moglie Jaquinu figlia di Archirisio di Bari, donna ambiziosa , ottàdbt, 
e di smisurati af&tti. Per meglio assicurare l'usurpato Regno ai suoi figliùo» 
li ella vuole la rovina di quelli di Radoslavo , che possedendo una .pkcoU 
parte del Regno paterno presso il fiume Drino vede promettere una riuscita 
degna della loro stirpe. Induce dunque Sodino ad invitar Branislavo col fra* 
tello Gradistavo , e col figlio Predikna in Scutarl sotto pretesto di assistere 
ad una festa di corte. Appena giunti Bodino li accusa come rei di dospira« 
lione contro il suo trono , e caricati di catene li fa rinchiudete in una osca«- 
ra prigione. Risaputosi intanto dai figli di Branislavo^ e dagli altri parenti 
questo atroce fatto, per sottrarsi dair imminente pericolo r}8ol<rt>iio essi di sal- 
varsi in qualche libera cìttk , e scelgono Ragusa . Infuria Bodino a tal novi* 

tà, 

( is Ltthiftit ) fh$ 6m$Pmm , fd ìt rMPfi«Nit# ##» sì Mftnt^ , e neffmff 9érpitti Si 
mver féiì ^hiwé il ntmìcé • ll« F esfiriiBZM ^ imegmm ^ rW rrè màm f9i9wm wntt^ 
étr* im vtrmn gjtré fMo deth itole » r*e gisftiomo fra Efidmtro , e ìàsìm^ n wm 
Mf faei/« dì GÌHpMMB. a. JnJo mtttritct,^ iti il tomhn$$im9nt$ dtlh amo fUut tut' 
ittn in um fittelo 9rém§ di métrt. Kob ^ tvidtirte , tke Im ksHMiUm ri ditdf wttÌM 
pMTfe StttomtfioHMk della med^timm itola MtH^ Httetu di mmre ^ the ttfétrs Gittfamtt 
dal f9ntÌBen$e toUé spèzie di- telo Jttt miglia , itstutte mmfigando difiussmesste da 
Mpidamm vene Lisia il man e* devùaqtte pie tsteto senta tnmman H tmeah di 
Mrleda » the 'esstade Urge pìk di fuaffro weigHa a$a poteva ete tém e mu eatre aisgtt^ 
sto per queUst hattétgtia ì f% Lt isole , the giauìom fra Bpidassro » v Ìàssm , toao 
MtUda^ Cerzolm^ Lagésta ^ ed àHre^ che ttom han porto per ìoastond^tro sma {Utta-. 
Ora mieta > ho mare aperto • Cortola i tinottdaia da tre laoi dai aoart sporco ^ t 
domo ^ diegimna dalla peaitola di Peata da ttao uoglioso ttretto^di utt ao^lio , ttom 
ha htogo imfi^emt per rketftre due fiotH% InÀo eettameète nott parla diLagoeim. 
Gittet tstm im #lr» ttoért., t non ammette tomhattimeaio ne* enei porta , H ì iaoiim 
notai *fitor ài tOrada , per ohi da Epidamro naviga vern Lissa\ Lesina è par fitor 
di manOf o tometnita W mar aperto a Me^&«d> ^ èd^é SAtedMone*^ O^altftttèt 
dtvt 9tmhrare ttrnnissimo » ed intrediUle ^ the Vatinio^ il fuait fttena la strada 
dififtn^ andattt tt Lesina titi$a da tanti moholi^ e nastosta^ptr mote nel seno di 
Unrenis . Ma e ptrthi irtio » the pnrla di isole notissime aé Romani ^ per in dotarti 
meglio il Inogo delf n%inno sten ti servì dtifanrito lor ntmo y ma del nnovoy tato» 



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sullA Kepubilica dì Kàgusd Pari, 11. Lìb. IL 159 

tìi , e per mezza dì un siio Inriato fa sapere al Senato , che 1 parenti del su§ 
zU Kadùslavo essendo rei di alU tradimento contro la sua corona li 'vuole fra 
fochi li orni nelle sue mam; e che in caso di negativa il domatore dei Kascia^ 
ni y e dei Rosnesi volerà qual aquila alla distruzione di Ragusa . Il Senato gli 
risponde con una lettera del seguente tenore : Sulla Jklucia , che la nostra me^ 
diazione dehba giovare per riconciliarvi coi vostri cugini, gli abhìamo accolti fra 
noi y e gli trattiamo j come ricerca il loro rango , e virtk . Essendo pei costume 
della nostra città di non negare asilo ad alcuno , e di difendere senza altrui 
danno chi ricorre a noi nelle sue avversità , speriamo , che non sarà per dispia*- 
cervi i che eglino stiano fa noi , finché non siate pienamente convinto della loro 
hmocenzd • Esh vi riconoscono per Sovrano di tutti gli stati , che possedete, e 
vi pregano di Hherare / loro parenti, e di permettere , che possana godere quel'-' 
la piccola porzione di terre , che lasciò loro il Ke Kadoslavó. Noi infanto pre* 
ghiamo Dio, che ci faccia essere in questa causa egualmente fofìunati , come lo 
fummo in quella di Siva , di Silvestro , e di Dohroslavo , che finalmente si rap^ 
pacificarono coi toro paranti. 

Tar- 
noscìuto di TaurUe , che , come già si è osservato, non può competere , che ai^ 
la maggiore tra le Elafiti , cioè a Giupana , o Scipan , come la chiamano presene 
temente in Illirico ì accanto a Lesina vi. i un" altra piccola isola di niuna far 
ma , che ha un porto verso Levante .. Vatinia navigando da quella parte avrebr 
ke dovuto veder la fiotta di Ottavio. Finalmente è da , credersi , cheVatinio, /r- 
condo l'uso degli esperti comandanti, avrà spedite delle piccole barche per espiai 
re da lungi qual viaggio facesse Ottavio , e dove si fermasse . Ora al di qui 
del fiume Tizio , Kerka non vi è alcun porto in fuori di quello di Tauride ; 
Giupana , che possa ingannare gli esploratori . Chi da Epidauro naviga pel ca-^ 
naie di Giupana dopo averla percorsa per inoltrarsi deve necessariamente torcer 
re il cammino verso Pisola detta Vratmk j perchè situata fra Meleda, e Giupa^ 
na apre due comode porte , dirò così , per entrare in aperto, mare ^ L^. spie di 
Vatinio seguendo da lungi la fiotta nevnca avranno veduta Ottavio a volgerà 
con dubbiose mosse il cammino , e per conseguenza saranno rinmstf incerte , se 
egli si fosse ricoverato nel porto di Giupana , se fosse andato^ -^k oltre verso 
Meleda . Il Cellario volendo j che Giupana sia vicina a Lissa , perchè Vatinio 
dopo la sua vittoria da quell'isola passò a questa per inseguir il nemico , s' im 
gannò manifestamente • Poiché Lissa «i distante da Giupana So. miglia ; che con 
prospero vento si fanno in poco tempo , e vicino ad essa non vi è alcun' isoldi 
su cui cader possano r come su Giupana Ir circostanze del racconto di Irzio . Nd 
speravamo di poter dare una carta topografica dello stato, e delle isole soggette 

a J^tf« 



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i6o ' NoiìzU isiorico' Critiche 

Tararono qualche giorno i Ragusei a dar questa rispoita per aver tempo 
dì avvisare i loro negozianti , che abbandonassero gli stati di Bodino , e si 
portassero in patria , prevedendo , che egli avrebbe presa ogni cosa in sinistra 
10S9 parte. Infatti non molto dopo egli viene ad accamparsi alle falde del monte 
Bei^tto y e per sette anni assedia Ragusa. Benché furibondo spesso rinnovi 
gli attacchi con macchine ali* uso di que' tempi , gli assediati , che vengono 
rinforzati da alcune centinaia d' uomini Tribunroti partigiani di Sranislavo , 
con opportune sortite dalla cittk danno sempre nuove sconfitte al nemico. In 
uno di questi fiitti d'armi si distingue sopra tutti Coccjapafo cognato di Bra- 
' •- nisla» 

a Ragusa , da cui questo fatte fosse ntaggiorntenie comprovato . Non rallenteremo 
le nostre premure , perchè realmente si faccia con esatezza . Intanto le carte del^ 
la Dalmazia di Giacoma Castaldo inserite fra le Ortelliane y alcune premesse 
alla storia del Lucio del Bleu , e quelle di Coronello bastano per convincersene 
a sufficienza^ 

V isola di Mezzo in Slavo J.opud ha dodici miglia di circuito . Vino , olio , 
melagrani , di cui sono rivestite le sue erte amene colline , e lana , che copne 
quella di Giupana e uH portento per la sua bontà , e finezza , sano i sud ptodotti 
principali • Ha un insigne porto a Ponente informa di mezza luna dominato , come 
tutta risola 3 da una fortezza . Un'altra fortezza , che resta a sinistra alla di lui 
imboccatura , è meno rispettabile . Le case degli abitanti situate lungo la spiaggia 
rendono deliziosa la vista di questo porto . Vamenità di quesf isola , e la coltura 
degli abitanti ha destato in diversi tempi , come vedremo, l'estro de' poeti Ka^^u^ 
sci. Nella Chiesa Parrocchiale y in cui conservasi una memoria di Carlo V. , e 
degno di essere osservato P aitar maggiore dedicato alla Santissima Vergine . C/» 
gruppo di dodici statue rappresentanti i dodici Apostoli j che in diverso atteggia^ 
mento accompagnano con occhio estatico Nostra Signora , che viene assunta in cie^ 
io , con varj ornamenti è formato di un solo pezzo di legno in elegantissima 
maniera , e dicesi , che appartenesse alla regia capella di Londra • In distanza 
di due migfia da qucst\ isola a Mezzodì vi è ^n piccolo scoglio detto di S. ^u- 
dreaj che era un tempo residenza dei Monaci BenedittirU . 

Calamotta in Illirica CoUocep ru>n ha , che sette miglia di circonferenza , e 
dai suoi industriosi abitanti non è meno coltivata delle altre . Del rimanente 
queste tre isole hanrto migliorato rapporto alla coltivazione specialmente degli oli* 
vi , ma hanno infiTÙtamente perduto in popolazione , e ricchezze per la rovina 
del loro antico commercio , e pel celebre terremoto. Nel 1400. , e 1500. Giupa^ 
na , e r isola di mevczo erano come due città , e P attestano i diroccati edifizj . 

Presso Calamotta vi è lo scoglio di Daxa abitato dai P.P. di S. Francesco. 



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sulla Keptftblica di Kagusa Pari, II. Lit. IL %tt 

iiistàva. Egit atlt tdsn di un nimeroso corpo di soldati col favor delte te^e^ 
bré fii strage ael campo * nemico , e eoa mi colpo di lancia uccide sotto il 
proprio padiglione' Cbosarre fratello di Ja<iuinta, uomo di gran valore. Qjie* 
ata donila crudele dà in smanie a^ tal vista > e persuade Sodino a farsi coft-« 
durre daScutari Branislavo> Gradislavo, e Prcdi]i^na.i ed a ti^rifidarUjsul se« 
poicro di Chòsarre. Bódìna si arrende alle isdgaxioni dell' empia consorte, e 
fa loro tagliare la testa alla rista di tutta la ìcitrii. A si spietato , e misera 
spettacolo inarrìdiJsecMio i Ragusei > e Cocciaparo co' suoi parenti fremendo di 
dolore , e di sdegnò lasciano Ragusa , e volano a Costantinopoli a cercarsi 
soccorso . Pietro Arcivescovo di Ragusa , che si era indarno interposto per 
quelle vittime innocenti > accompa^ato dall' Abi>ate di Lacroma va a trovai 
re Bodino , e con tutta T ecclesiastica libertà propria di quei tempi gli rin^ 
fàccia l'esecrabile eccesso , e l'esorta a penitenza. Bodino appigliandosi ad 
un inutile pentimento à.loro innalzare sullo scoglio di Lacroma un bel se^ 
polcro , di cui dopo sette secoli ancor veggonsi gli avanzi . 

La morte di Branislavo amato sommamente per le sue virtù suscitò dei tor* 
bidi per tutta la Slavonia. Bodino d perciò costretto ad abbandonare Tasse^ 
dio di Ragusa lasciando. però presidiato un castello , ch'egli avea faUnicato, 
dove ora sorge la Chiesa di S. Nicolò. I Ragusei respirano 9 e questa guer- 
ra sostenuta con valore per mdto tempo per la causa dell' innocenia oppres* 
sa li rende oggetto dr ammirazione >presso le vicine liazioni • Arde la Dal- 
mazia in questo tempo per ogni dove • I Normanni V infestano sotto la scorta 
del prode Ruggiero. CoIIoraano Re d'Ungheria fa l^a coi Veneziani per 10^9 
difenderla . Le sue città in fochi anni ora obbediscono agli Ungari , ora som 
libere , ed ora ricadono sotto le zanne del Veneto leone . Ragusa sola libe* 
ra , e neutrale da tutti è riguardata con sorpresa , mentre si adopra per libo* 
rarsi del tutto dal presìdio di Bodino. 

Ridotto questo Re agli esttemi di sua vita risente tutto l'orrore » e l' atro- 
cita delle sue scdleraggini , e in espiazione delle sue colpe dà ai Monaci dì 
Lacroma la valle di Gioncbeto. Jaquinta mostrando di detesure anch'essa 
i suoi iniqui constai fa confermare dal Re Giorgio suo figlio^ e da Gerde 
suo cugino la pia disposizione del sedotto consorte. Morto Bodino, i Ragusei ^^^^ 
dopo undici anni ne espugnaron la rocca in tal guisa . Solevano quelli di An* ^ 
tivari poruni con barcl^ a llagufa per ragion di commercio , e dopo Tesi* 
stenza del presidio di Sodine non potendo liberamente sbarcarsi desideraya- 
no , che i loro alleati s' impadronissero di quel castello. Venuti alcuni di lo- 
lo a Ragusa verso il fin di Qiiaresima con un carico di iq'no , propongono ai 
Ragusei il mezzo d' impadronirsene nel dì di Pasqua con quest' accorda^ 
Tom. L Mm cioè, 



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t^t Nùtitiristo$fc6^crHtcbe 

cioè, che in quel giorno essi venderebbero n picco!» prtwo gtaà «Jtitótita dt 
vino agli Slavi, ecfiéiquraAo oostoro. w saiiefafaeiro age^rv^ti» i Rxfusci do« 
ressero all'improvviso assalirli. Ui> certo Vsk Gredich ^ e Mladcogna tnìii* 
tari d'illustre legniaggio , e Gapi uld. ftosìdioi erana già.st«ti invitati a pas- 
sare sotto lo steadardo Ragmeo.coir ofièrca della nóbHtà , ed arirri privile* 
gj,. se avejiero.procunlta la resi-dei Jcattèlio. Kètentati èssi iicafctienté vi ao* 
consentano , e per Sidlitare il coomniciuo «^progetto loainuFiScctAO ti presidio 
col permettere , che molti vadano dle^ propri* case. Vìeoid il gidrao di Pa- 
squa : gli Slavi sono intenti a tracannar vino, e a banchettire, e credono « 
che tra i nemici si fiiccia 16 ste&so. I Ragusei assaltandoU'air improvviso eop* 
trano armati nel castello. Idùe Capi , rbe sono d' intellige*za . > si- danno 
prigioni, e soli fitti nobili ; 4^^ ^'^ri cbi si oppone; tè trucidato > e a chi 
si aitf^nde , è data la libertà co» giuramento Ah non pia militare contro Ra* 
^'^' gusa\ la tal guisa ebbe fine la lunga guèrra , ed assedio degli Slavi contt^ 
Rag^a . ' 

Tm affine ài perpetuare una sì bella epoca i Ragusei , atterrato il castello , 
fabbljbaronotfiel medesimo ioogo una Chiesa a & Nicolò con voto , cjbe ogni 
anno nel giorno di Pasqua il Capo della Repubblica vi si d^bba portare co* 
suoi Cons^ìeri. Allora fu, che si demolì fi ponte, ti quaiè daiFainzo dett^ 
Lcncjariza arrivava fin dove è ora il palazzo della dogana ; che sì atterraro* 
no le antiche mura , le quali dal metzo dell'attuale citta guardavano verso 
li monte S. Sergio; e che s* incomincjò a terrapienare la piazza, allora cana- 
le dì mare ,' e a. cinger di mura. la parte detta FrjekJ. Nuove distinte fami? 
glie dalle' vicine Provincie passano a stabilirsi a Ragusa allettate {hù dàlia 
fama del suo • saggio governo , e dalla floridezza dei sub conunercio , che 
dalla fertilità, ed ampiezza del suo Stato, I Monaci dall'altra parte coUa lo- 
ro santità, e dottrina accrescono le risorse , e la riputazione della Repubblica » 
Poichi le Georgid sUWeSs^e di Bod^ co» Archirisia suo fratello , con 
Grubiscija figliò di BWliU'^iavo , e coiì vir} nobili' di Trebifene e di Ragusa 
iì po^ta petsoAalmentié'alld doglio di Li^ma^ e sente dal ^uo parente Ger- 
'i^e giudice deputato a decidere in favore d^ì Monaci una InghisU Ike , chfe 
Mirro de Pari ha lem mo^a sulla villa di Gioncheco : Dessan figlio d* Oro- 
^'41 sio , che da cortigiano si fa Principe, dona dopo qualche tempo ad altri 
Morrad r'usfl- frutto delle terre dell'isola di Meteda (x) , e Talto diomiaio 
alla Repubblica. 

Sta- 
(i) Tutti i geografi antichi y e fnodtrtnt ci parlaào i#MeIeàa ultipM isola ver-- 
j^ Ùticntc fra le grarléi dcHa Dalm^tia y t nn tempo assai nata per ijm cani. 

Nel- 



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smlU KepMiM-divhHfgusà Fan. IL Lib.lL •^(j 

- ^i¥à fl BiÌTonrDesfm\iODLàitijPàdi« .Ocosk>7AUa\Q>r^ DragkìCM j<f 
aeltif'i>ilm«fiia SQperiórcv ilàfito 4alU morte questo pÌD$ e simto Prljicjpe> 

: r -: j . • i--: .. ; ,v ,.; e :. . * ■ ■ • gli i 

Wì^fc ^^ViAiÀ ir i^n^^i^i^mfd ùperm JdP.,jétk D. Ignazio Giorno mUa qndr 

Pé ìt^ìdimostiFtà ,- V*r S* ff»/méuj>égà' pimo'^ìsf ùclif ^ e n^ lpr^4/9 Mn/- 

U \ ^»(wi W-? ^Se' desiderare pe^ rappano allcM^lri MnHshc .namct m Ip f»/ tf» 

7»7À dumj0t ùWre y tbf asa ebbe Jfbrsr ii:noin>e ift-Mclìa, Mljet, MUt > * 

MeIed**<W/j S/«t;tf tiocf- Mlcdfto y o ^fr fjffn/Vi fra T^^ e iiy il d, e t, e 

per metaierì ìA^ìTìo , fMekdè^ j the significa, mwgxoy e ciò per la sua lun-^ 

^hexxa diirenia- miglia spmportjiofMM risfet$ivameM$9 alùt saa- larghezza di /o- 

tr qaaitfoJ GS ah^khi folevano denomikaie te^is^U^ e^i tmoffln di tal natura 

ddlta lóro fhagretza , dirò tosi y cioè dotta lunghe xxa,\i9p^ri§ì^ alla tardezza ^ 

tome tòno- nell^Areìpelago , e Mediferrania le penisole y ed. ìsale^ Mtorit , ^ Ett-^ 

bea così SeHa'sècoHdo^ff abene 'per 'la ragiona-* addotta i. Malta ec. Vispla di 

Meleda akfcva anticamente una ciui^ , di cai gli abitanti mostrano inttora il 

hogó'y e le rovina quasi 'sepolte j - e^ càn pace dir Ortellio /^i *pàà credere ion fon^ 

JameniOy che P Illirica città detta MelUussà da Stefano sali' autorità di Polibio 

deità ùppartenere ^ quesf isola s ^eome P ikdica il nome , e ia vigente trjadizio^ 

ne. L'autor della wta delcHebre poetd Oppiano racconta , cifeJl eU lui padre 

Agesilao Anazarbeo^ nobile della Ciàiti^ fisse da Settimio Stvem qui rilegato^ 

è che il di lui figlio' Oppiano in quesf isola > che ha molti porti., e un lago fecola, 

dissimo di pesci , ostriche , conchiglie ec. componesse il suo poema sulla pesca . Si 

'veggono anche in oggi i ruderi^ del hh pdf azze situato presso U piì bel porto ^ 

che il nome prese quindi^ di porto Palatzo. Dicesi j ohe jigeàiao mandasse da 

Meleda a Aoma un ramo di pino j Su- una estremiti dei quale nfi era un nidvi 

di uccelfi , e suir altra delle ostriche , ed altri frutti marini pendenti; che fossi 

quindi richiamato ; ed avesse del rallegramenti , perchè il luogo del ài lui esir 

glio era così delizioso .' li Ugo , in in^ dal mate si entK/i- per 0àn piccolissimo 

strette y i tutto Circondato di pirri , e di altri omtfnii albtri^ abbonda di pesci 

di Ogni genere, e , per quanto mi si dice, pui cbiamard' coi ragione i' opera 4el^ 

la fottuta , che scherza ; così grande ne è r amenità , e la bellezza * Sopra uno 

scoglio dì questo lago t Monaci Benedettini fabbricarono $$n monastero, che muni* 

to di cannoni , e di un^ armeria ha tutta t aspetto di una fortezza^ e che di ii 

nome alla loro Congregazione Ketìtense • Nella Chiesa di quasto inasterà vi è 

un'immagine della Santissima VHirgine , che' n^i' tempi antiohi era /visitata x^ 

grande concorso dagli Slavi , Ùalmatini , e Kagusei , Essendovi andata la I(egi^ 

na di Bossina con un suo figlio di dodici énnì ,- questi tpisi ammalò , e morì . 

Fu jeppellìto nella Chiesa dei Monaci ^ ^ su!F -elegante deposito ji legge j Hic ja* 

Mm 2 cet 



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%t4 Notìzie h$0tU9'tfìficbe^ . 

{li sacce4e H figlio Rtdodtvo coi due fratelli Ivaoiic, e^UUdifniro tutti, di 
C^^nde espetttzio&e , ma aacor troppo giovasi per deliidcre^.U. p03f$tto di 
Dessan , che con aperta r]i>eIlioiie toglie loro la Zenta superiore > e la Tri- 
i>uftia sino «i confini di Ragusa, intitolandosi poscia Dutia '4i ^Siotmp » «Oer* 
san, da cui avrk origine l'Imperiale Casa Nem)igini, Cattolito di Kelìgione 
per politica ne fa «mpiamente rabjura amando tuttavia i Cattolici., e,SQ-r 
prattutto i Ragusei confinanti coi pròpr; stati. Le città di Trebigae e di An-* 
IJ54 ti vari sono in preda allo scisma fi)rtificato dalla sua apostasia. ^Auaatasio iV^ 
desideroso di ricondurre queste due Chiese air Ortodossia spedisce a Ragusa 
H suo Legato Graziano con ordine di convocarvi un Sinodo*. Portansi tosto 
a Ragusa i Vescovi dell'una, >e deU'altra Dalmazia eccettuato quello di Dol* 
cigno, e dì Dri vasto pertinaci nelb scisma, e quello di Cattato, a cui il Ctonie 
proibisce con micucce di obbedire . al Ragusino Metropolita • I due Vescovi 
ostinati, e il Conte diCaturo sono dal Sinodo scomunicati, e Qauculo Arci- 
vescovo di Spalatro è deposto per aver ordinato contro i Canoni il Vescovo 
di Traù . Discioltosi il Sinodo , Graziano 9^\ye ai Principi Slavi esortandoli 
alla comunióne Latina , e parte per Roma accompagnato da due Patrizj Ra<* 
gusei, che al loro ritorno a nome del Sommo Pontefice ringraziano l'Arcive- 
scovo , ed il Senato delle onorevoli accoglienze fatte al suo Legato* Il Si- 
nodo però non produsse quasi alcun effetto nella Siavonia j lo scisma di Fo- 
z\o trionfii in tutte le sue Provincie , -e ^asi «utti i Vescovi negano obbedien- 
za 
cet filius Tbomx Regis Bossinx. Ohre il f^rtp Palazzo /oi jmo i porti di Sa- 
plunara. Camera, Proscjura, Sovra, Kriscjuxi tutti cafocissimi^ appiano lo^ 
da 4a potenza marittima dri 9i4cUdanì , e racconta , che nella spedizione contro 
la Dalmazia non furono wnti da tesare angusto ^ ce non ^on :grande apparato 
di guerra , perchè colla Uro flotta impestavano i mari vicini. Hflcconta pure Pie^ 
9rs Bizzarro {lib. x), che d^po la fr^sa di Cipro i tartari Capitani della flot* 
ta Turca Vluciale, e Catacpssio avendo -assediata Corsola ^ venticinque Mele- 
dani uniti a quei diCorzùla la difesero così bene, che al primo sorgere del ven^ 
to Boreale dovettero i Barbari allontanarsene . Dimosffarono j$n eguale coraggio 
sottri Narentani^ e i Duchi di Chelmo^ Del resto Meleda non ha presentemen^ 
te , che cinque villaggi , ed oltre Mia mediocre fertilità del terreno ha molti 
luoghi deserti 9 incolti, e ripieni di boschi. Il Senato vi manda annualmente un 
nobile col tiuh di Conte , che presiedendo a quattro Giudici isolani , che si 
scelgono ogn' anno , amministra con essi la giustizia in prima istanza restandovi 
luogo air appello -ai mapstrati di Ah^** L4 loro legislazione approvata dal 
Senato è scritta in caratteri Gotici^ 



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sulU Kepi^hti^ di ^jipàsM Pgrt.JL Lib.lh 1^5 

%% %l RagttsiM Metropolita. II Senato si sforza di rìcondurli alla Chìett Ro- 
maiu e per priacifìo di religione, ed anche cttt riflesso , che cambiata la 
Base d^le massime, di st|to coi loro vicini aiuorizzati dallo scisma allo sper- 
giuro sarebbe divenuta cpn «ssi impraticabRe <«ni trattativa, e. convenzione. 
M4 siccopne i Caiiplici ,p«r la preponderanza dell'opposto partito sostenuto 
d#i Principi » dai Vescovi, e dagli Abbati erano socownbénti, e perseguita- 
ti , QO^ vari fra loro à\ rango passarono a Ragusa , e furono aggregati alla 
Nobiltà, Reggeva aUora4a Bossina^ il Bano^ BanVb, che per la diserzione di 
tueste fiimalic così scrisse al Senato. Sf va di p^rm in giorno spopolando la 
Bossina pe^t F cmtmzionc diqfi^litfam^U^ ckc voi ri(;cvefc i ed inalzate al- 
la vostra, N^^ilii . l» ul g^s^ vin promovete il malc^inte^io.^. ed accrescete i * 
damu, che questa diserzione c^powa éfi nostri Sfati. SL^ìndij se non ifolete , che 
s' accenda fra noi ans guerra sangninosa , voi in avvenire non darete pi» rico^ 
vero ad alcuna famiglia Bosnese , e Hcenzierete qnelJe 9 che da un anno sino al ^ 
peserete si ^^no stMiiie fra voi^ adoprandù anche la forza per espellerle , se fos* 
Mero renitenti . I Ragusei senza atterrirsi così risposero al Bano : Le novità di 
religione introdottesi in Bossina da qualche ^empo *ono il ver^ moiivo dello spa^^ 
triamento di quelle famiglie . ,cbe somosi fra noi ricovrate • U Senato attenendosi 
alla sua antica cosfétuj^ione non h^ potuto negar loro P asilo « r dopo aver lor 
giurata fedeltà , e sicurez?u$ non ^ p^'^ '» tempo di ritrattare la sua parola sen* 
za essere spergiuro a Pio, ed agli uoinhi . D" altronde sussistendo iutUira frja 
voi ^ e la B^epuiblica patti di scambievole ricevimento riguardo ai rispettivi sud^ 
diti y se non li avessimo accolti ^ noi sarepomo ^tati i primi a violarli . Vulti-r 
ma guerra, sostenuta da noi cofttro Bodiuo vi fui persuadere , the la buona ftde 
i la basti -ed il fond^menio della n^tra, Kepulblìfa,^ e che noi Mrris^biamo ogni 
iosa piuttosto f che violarla. Avevano i Ragusei al iìanco del Bano un poten- u^i 
te nemico quanto rozzo^ -ed. ignorante, altrettanto vano, ^d ambizioso . Milo- 
vailo Vescovo di Crew:evaz promotor dello «cisma , e fautore delle dissen-. 
sioni fra i Cattolici > -ed i Scismatici rimirava di mal' occhio Io splendore del* 
la Sede Ragusina. Avendo Adriano IV. scritto a Tribuni© Arcivescovo di 
Hagusa > che insieme cogli altri Saf&aganei della Slavonia esortasse Muova- 
no a riconoscerlo per Metropidita, «d a^ rispettare ^li antjchi .privilegi ., tosto 
che *ebi»e un tale intimo , arse di sdegno , ed^ndpsse il Bano a dichiarale la 
guewa ai Ragusei. Barkh con xm esercito di leooo. uomini j)orusi sullo Srato ^^S9 
di Ragusa, si accampa a Breno, ne saccheggia il piano, ^ intendo, che ì 
Ragusei sono pia disposti a vedersela colle armi, che ad accettar^ le sue in- 
solenti proposizioni di pace sì rith-a nei proprj Stati per attaccarli l'anno se- 
guente con forze maggiori . 

Non 



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xi6o Ncm stanno oziosi i Rigosei alla rkt^ del loro nemico^. Metsi i^ fMM 
tooo. uomini di scelta truppa ricorrooo alle città loro 03iifederatei. -Mffi^sc 
Jcestokrilich di Perasto , Pietro Boliza di Cattaro , e "Nkold Ke!4ì:ev1ch di 
Dolcigno come Capi si uniscono coi loro rispettivi corpi ai iUiguiei , di 
cui è Capitano (xiovanni Cerva sotto gti ordini però di 4Vfiche3e BobaH ^s* 
serale supremo di tutto l'esercito* I danni riceTUti a Breno da fiaridi tHcdi^ 
daoo ai Ragusei di non lasciare ridurre la guerra ne! proprio stato ^ Màrcia* 
Bo duncpie verso Trebigne , dove Barich è accampato . Piccole scaramucoie 
^no r indizio del loro incontro. Ma mentre Barìch sulla speranza ài pronti 
rinforzi kempoKggik, e ricusa la battala, i RÉgùsd lo prt^ngoiaò^. tàtt vttt 
iuctesso tale , die dopo un vivissimo e sangurnóso coiìltìattimento né tìmafc» 
gono vindtori non senza gravi perdite; poiché Botiza di Caitard'è grave- 
mente ferito , e fra molti altri rimane sul campo estinto Kerdrevich di Dol- 
cigno , e Giovanni Cerva',' il df ciii valore è tuttora celebrato nei canti na- 
zionali da). Tommaso Vùkmiroivlch cognato di Baridi ^ade anche egli'mOHo 
con orribile strage dei suoi ,. ed il Banó salvatosi a steiito con pochi soldati 
9u i monti, dai quali gli è intercluso Tidito pet discendere inBos9Ìna> invia 
al Senato il Vescovi dt Trebigne a chiedere la pace,. che. viene conclusa con 
queste condizioni: Vi sarà pace y ed alleanza perpeiua fra ilBano Barich, & Is 
Bfpubilica {li Aagusa . I Aagu^eì netitt Bh stria , ed i Bosnesì in Ragusa com* 
mercnram» senza dazj , ed if^p^iziint^ l B^usei per essere siati provocati 
aita giserra saranno indeììnizafi delle spei^. Il Bano infine manderà ogni anna 
al Senato due cani da caccia , e due eavMt Manchi. Qiiesta pace- però scrupo- 
losamente osservatar dal Btóo^ finché viise nulU influì alla concordia d^Ue Chie- 
se, i dì cui Vescovi parte e per la propensione aHo scisma , e parte per dhrie?» 

n6o, to dei too Principi sì mamenevano refrattari al loro Metropolita . Alessan- 
dro ni., scoitiùnica perciò ^leltò^ di Antivari ; e' di Dblcigno ordinando «- 
q«elle due citÉli d'itnpedlr loro fa celebrazione dei divini uffiij, e di non 

ufo tettare cogli sdsmatici* Malgrado -questi torbidi 1 Ragnsei accréscono il torà 
^ato senxa adoperare le armi . Un certo nobile Signore chiamato Decusio » 
die dà Emanuefò Còmtìeno aveva avuto in dóno il pianò di tarali f e quel 
leiritoriO) die jdà4 ^monte sopra Breno si' estende sopra il mare per il tramite 
di ateane miglia sotto il nome ^ì Scjarnovizaj marita una sua ftè"* con' Mie- 
caodo cittadino di Ragusa , e le adegua pei* dote Ife 'terre di Scjarnovii* ri- 
petendo dal suo genero in segno di gratitudine una^spéda ^ uno scudo , edr 
tm cimiero « 

Li- 

Ifi) Kacicb Rasgov^r Vgodm ^ 



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sulla Kepulblìcà di Kagusa Part. II. Lib.lL 1^7 

Intanto :it Duca Dess4n il b^wfatwe de' Ragusei circa a" questi tempi di- ^'7' 
venta loro atroce nemico. I figli di Draghikna , ai quali avjeva usurpato U 
•Regno > 4ppo avere ;lnidarao dom«Dfd4to ajutò ai Réguser per ricuperarlo si di- 
rigono per loro consiglio ad Emanuele , che entra cori grande esercitò nella 
Servìa per punire l'usurpatore. L'accòrto Dessan per non attirare nei proprj 
5tati r eserdto Impef iale domanda uo ialvocondottò , ed umiliato si porta ai 
piedi di Cesare pec implorare la pacfe. Accolto qual ribelle ottiene a stento 
di rientrane ne' sUoi: stati con giuramento però di rimettersi alta ragione, e 'di 
attendere da Costantinopoli i supremii voleri. Partito Cesare coir armata, 
jDessati sì mostra tosto infedele , giustificandosi colla scismatica morale de' 
sUot Vescovi , che insegnano potersi giurair còlla lingua , e non col cuore; 
Radoslavo , ed .i suoi fra^telii , ai quali va tramando nuove insidie , intesa 
V inolservahza 4e} patti , con alcune illustri famiglie lasdano Montenegro 
unica pontone Superstite del Regno paterno, e si rinchiudono in Ragusa*. 
Bèndiè Dessan sia persuaso /che i Ragusei per lóro antico istituto non tradì- 
rà'aiio la fede data a quésti Principi , i dì cui maggiori si son fatti dèi meri- 
ti con bt Repubblica, pure, con Inviati tenta di. farseli Consegnare . Ma, ve- 
duti inutili i SUO! tentativi , s' irrita talmente , che i Ragusei debbono per pia 
anni mantefiei-é ai confini dei toreri di truppe , che impiegano poi con succes* 
so contro i Veneziani. Il cattivo esito della spedizione di Terra Santa indu- 
ce L'Imperatore Emanuele a collegarsi colle citta libere delia Dalmazia > è 
con Ste&no IIL Re d' Ungheria i danni dei Venexiatti. Stefano, il quale si 
doleva, che dai Veneri gli fosse stata tolta laDalmarfa, ne abbraccia il par-^ 
tiro, malgrado, che due' figli del Doge abbiano due dglie sue per ispose. Là 
protezione, die i Ragnsei godono del Greco Cesare, gli obbliga a secondar- 
ne le operazioni. Scebenìko, Trati, Spala tro, e 2ara , che odia il nome Ve* 
netò per veder la sua Chiesa soggetu al Patriarca di Grado , sono in piena 
rivolta , e all'apparire degli Un^àri si ribellano intieramente. Accorre a 
queste rioviti 000 ja navi il Dòge Micheli , che è battuto , e respinto («), 
Ma al sentire , che Ehianuele contro la fisde assicura tft da un pubblico pro^ 
riama arresta tutti i negozianti Veneti , e ne confisca i beni > esce fuori dì 
nuovo con venti navi , e cento galere , e non senza grave ctrnificina ricupe^- 
ra l'Istria, Zara, e Traii, e si dirige contro i Ragusei creduti da lui con- 
siglieri di Cesare per l'arresto dfti Veneti negozianti {b). I Ragusei, che 
erano garantiti dalla propria città iaespugnabile in quel tempo, e che aveva- 
no in piedi considerabili forze , dopo var} attachi respinti con sommo corag*^ 

gio, 
(4) Bonfin. , Blond, & Sabclfk. (*) ZUioh %. Hisi. mm$rab. 



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*^R Notizie t storico "Critìcbc 

%\o 'i e valore sforzano i Veneziani ad abbandonare V imprésa , ed a ttfpare 
verso Oriente* 
Da queite discordie fra i Greci , ed 1 Veneziani , i Ragtisei vedevano or- 

^'7* mai dannosa ^er loro la protezione dei Greci Imperatori, mentre esse li po- 
nevano j dirò COSI, in mezzo a due fuochi. Siccome la nazione Ragusea già 
dal Jo8o. era pel suo traffico in relazione coi Re di Sicilia amici , ed alleali 
dei Yenezia^i ; così per sicurezza del loro commercio marittimo pensarono 
di mettersi sotto la protezione di Guglielmo ad onta del Greco Imperatore > 
che attaccato per ogni parte da potenti nemici aveva abbandonato ogni peii-> 
siero sulU Dalmazia, e sull'Adriatico • Una cosìi savia risoluzione 9 che per 
riguardo di Guglielmo obbligò i Veneziani a rispettare i Ragusei , li mise 
quindi in isuto di far fronte alla prepotente Casa Nemagna . 

Durava tuttavia lo scisma nella Slavonia y quantunque Alessandro III. nel 
11^7. avesse scritta ai Vescovi una paterna lettera per ricondurli alla vera co- 
munione • Alcuni Vescovi Cattolici tenendo a freno i loro Principi obbedì* 
scono al Metfopolita di Ragusa. Alcuni tenaci dei loro errori alienano dalla 
fede i popoli , ed i Principi • Altri finalmente per timore non osano di di* 
chiararsi . Nìcefòro Vescovo di Cattaro , vecchio scostumato , ed ìrreligio^ 
$0 ripugna alle ordinazioni del Metropolita . L' Arcivescovo Tribunio senza 
umani riguardi Io scomunica , si poru a Venezia , dove Alessandro tratta dì 
pace con Federico IL , ed, esposte le cagioni della^ fulminata scomunica, ne 
riporta un'intera approvazione. Nicefbro intanto invece di ravvedersi , e di 

1x77 rimettersi alla decisione del Pontefice, disprezza i aacri Canoni , ed unitoli 
coi Vescovi scismatici va a trovare Nemagnà figlio di Dessan , che succedu- 
to al padre prende il titolo di Mfga Giupano di Rascia . Contrario il Ne- 
magna ai Ragusei , perchè aderenti a Radoslavo legìttimo erede del Regno 
usurpato, sì assume la causa degli scomunicati Vescovi di Cattaro, di Antiva- 
ri, e Dolcìgno, e con grosso esercito si accampa nel piano di Breno. Fug- 
gono al suo arrivo gli infelici abitanti , e dai vicini monti miran dolenti re- 
cidersi gli alberi, e le viti del sottopósto piano, e abbattersi, ed incendiarti 
le loro case. Muove quindi il passo verso Ragusa, e l'assedia; ma rinnovane 
done indamo, e con perdita le aggressioni, e penuriando di vettovaglie parte 
in breve pieno di scorno, e di sdegno . Rientrato nei proprj stati per mostrarsi 
in quafche maniera vincitore , e per favorire i Vescovi scismatici proibisce a 
Silvestro di Budua, Niceforo di Cattaro, Giovanni di Dolcigno, Basilio di 
Svacia, Giorgio di Scodra, Gregorio di Durazzo, Pietro di Drivasto, Tea» 
doro di Polato , Cirillo di Sorbia 9 Uladimiro di Bossina , Constantino di Tre- 
bigne , e Simone di Zaculmia dì pia riconoscere lo avrenire per loro Meuo- 

poli- 



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sutla KcpubtlicA di Ragusa Pari. II. LiB. II. ^f 

potrta r Arcivescoira di Ragusa. Ad onta di sì severa divieto Mario dt Cut- 
taro successore delF empio Niceforo ne ritwna all'obbedienza, ed ! Cattarini 
benché protetti dal Nemagna stanchi da tanti mali fann3 a suo dispetto una 
vantaggiosa lega coi Ragusei. Ma mentre questi, e gli Slavi vivono in comi-' 
nua diffidenza cercando a vicenda gli incontri ài danneggiarsi ^ il gran Giù* 
pano sull'esempio del padre rinunzia alla religione Cattoliea , che per qual^ 
che tempo aveva finto di professare , si separa dai Vescovi Latini , e perse- 
guita a. tutto potere i Ragusei nel tempo, in cui essi siadoprano per ricondur- 
lo all'obbedienza del Romano Pontefice. Il suo scopo è di pigliare Ragusa, nf^ 
e, per riuscirvi, pensa di bloccarla per mare, e per terra « Da dunque a Miro- 
slavo suo minor fratello il comando di una flotta composta di varie galere, 
ed altri legni quk , e là raccolti per TAlbania . Il Senato si allarma a tal no- 
vità con ragione ; poiché sa , che questo ò V unico mezzo non mai tentato 
per impadronirsi della città ; e perchè |««vède , che , se gli Slavi già cos\ 
potenti per terra ai avvezzino anche alla tattica navale , conquisteranno uà 
giorno Ragusa , e le altre città della Dalmazia Romana. Le premure del 
Senato sono dunque rivolte ad armare una grossa flotta , di cui viene dato il 
comando al prode Michele Bobati con ordine di attaccar il nemico dovunque lo 
trovi , e distruggere i suoi' legni . Partito il Bobali 5i incontra con Miroslavo 
presjp il Promontorio Pali , o Pcglize nel lido dell' Albania • MiroslaVo ti- 
mido , ed inesperto nei combattimenti di mare si difende con coraggio sulle 
prime , ma investito abbandona la flotta salvandosi sulla spiaggia vicina , td 
il Bobali si impadronisce di tutti i legni , che parte incendia , e parte con- 
duce seco lasciando al porto di Poglize il nome di porto Raguseo per eterna 
monumento della riportata vittoria (4). Mentre Miroslavo agiva nell'Epiro, 
ed il Giupano si preparava di condurre per terra un grande esercito sotto 
Ragusa, Strascimiro, o Constantino , come altri vogliono, fi^tello pur diNe- 
nugna bloccava le isole di Curzola, e Lissa, che sebbene soggette -ai Signo- 
ri di Cbelmo detestavano la tirannia degli Stavi» Nel duro frangente 1 Cut- 
solani ricorrono ai Ragusei , che loro spediscono in soccorso la propria vit- 
toriosa flotta • Giunto appena il Bobali , Strascimiro abbandona la sua flotti- 
glia , che cade in mano dei Ragusei , e si rinchiude , dirò cos\ , prigioniero 
neir isola , chiedendo pace agli uni , e agli altri , Egli ottiene subito la li-r 
berta con patto però , che le due isole si governino da se medesime sotto la 
protezione di Ragusa. Ma Miroslavo, il quale coi doni , e colle minacce si 
affatica inutilmente per allonunare dall' obbedienza del suo Metropoliu Do« 
é luto . 

f^) Maun Orbini fagn *«• 
Tom,!. N» 



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^j<^ Nofizie isterico "Critichf 

naio Vescovo di Trcbigne , che ritirasi , e muore a Lacroma y si accinge ptr 
consiglio del gran Giupano ad ama nuova spedieione «ontro Ragosa , speran* 
xiSj do di dar saggio di maggior valore; L'esercito, che egli gaida > se credasi 
agli istorici Ragusei, e spaventoso, essendo formato di loooo. cavalli , e di 
joooo* fanti • Egli giunge sotto Ragusa con orribile apparato di belliche mac- 
chine., ed istromenti. Ma in sette soli giorni, in cui travaglia U citt^ difesa 
da tutti i sudditi della Repubblica , convincendosi ^li con dolorosa esperien- 
za, che sì gran numero cagiona immensa confusione , mentre la cavalleria a 
nulla li può servire , e V infanteria- è troppo numerosa 9 incendia le macchi- 
ne per non lasciarle agli assediati , e pieno di maggiore vergogna parte col 
suo esercito • Questo memorabile fatto successe nel giorno , in cui celebra va- 
si dai Ragusei la festa del tre SS. Martiri Pietro, Andrea, e Lorenzo. Onde 
si credè , che questi Santi , i quali perderono la vita presso Cattare sotto la 
spada di empj scismatici ,. liberassero Ragusa posseditrice dei loro corpi d«l 
furore di un Principe involto nel medesimo scisma, il quale, se fosse stato 
vittorioso , avrebbe sparso fiumi di sangue . 

Del resto il gran Giupano i tentata più volte la fortuna della guerra., ve- 
dendo suo malgrado , che i Ragusei potevano attaccarsi coir armi , ma non 
vincersi così di leggieri, comincia a pensare in più saggia maniera. CoU'a^ 
senso de' suoi due fratelli manda a Ragusa il Giupano. Mendalo , Doman 
^cemi^a a trattare di pace. I Ragusei fino allora vincitori unicamente per 
la posizione vantaggiosa della loro cittk -, t pel libero traffico in Puglia 1 e 
-^rastamente atterriti dalla potenza degli Slavi si consolano , che alfine sia 
^nto il momento di por fine a tanti mali .Nel giorno adunque dei SS. Cos*- 
^a , e Damiano fra i Deputati del Nomagna , e di Getvasio Conte di Ragui- 
'sa si conviene con reciproco giuramento , 4:bff si dimentichino per sempre i 
danni so f erti , senzxi che alcuna delle parti possa esìgerne il compenso; che i 
Rapisci posseggano te regioni eomprate^ ^ anmte prima dalla beneficenza dei Re 
Slai^i i eccettuato perà il mllaggio di Koscjat ^ e Curii la oggi Petrovo^Selo ^ che 
rimarrà at gran Giupano ; che per tutti gli. itati del Nemagna , e -specialmente 
nella campagna , e porto di ìlarenta possano i Aaguseì , secondo r antico stile ^ 
esercitare la^ mercatura , colti^uare campi , pascere armenti , e far Ugna ; che toh 
gansi ai negozianti Ragusei le ultime imposizioni rispetta alle merci ^ e che gli 
Slavi non possano pretendere cosa alcuna per le wgne , e i eapfpi cotti^vaii pri* 
ma nella penisola di Punta ; che j^i Staivi air opposto dehbano essere sicuri ifé 
9,agusa y né essere pik <onsid4yati Carne mancìp}-, servi j .e- nella città possana 
commerciare anche cogli esteri ; che i P^gusei lascino la protezione di Curzola , e 
. di Lissa; che se in ì^gusa vi fesse qualche nemico deUa.Casa Nìtmagna non 

pos^ 



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sulla KepuiUicM diE/tpua Pari. U. Lio. IL 171 

ptfìsà in alcun modo oltraggiare gli Slam, ed al contrario. ai nermci dei B^agasei 
nei dominj del gran.Ginpano si interclnda ogni strada di. far dami a Kagnsa ; 
che finalmente faeiti - patti non possano per alcun melivi tiiolarsi , dirimersi 
dm contiraenài , e qualunque- controversia possa nascere fra gli Slavi , e t^guse\ si 
definisca non colla fwza^ e violenza , ma per via di pubblico esame, giudizio^ 
ed auioritì • 

Non sì siftebbe ridire dì qual rantaggio , ed onore fosse per Ragusa que- 
sta pace preceduta da aa anni di guerra. I piccoli tiranni della Slavonia do- 
po r esempio- del gran Giupano si affrettano di amicarsi coi Ragusei senza es* 
seme ricercati* Culino Bano di Bossìna accorda loro tutti i possibili privile^* 
g) I e giura di a]utar la Repid>blica in qualunque occasione e coir opera , • 
eoi consigliai'. Per darne loro una prova maada a Roma con ricchi doni un 
certo Radagoit > che consecrata Vescovo dal suo Metropolita Bernardo Arci** 
mescevo 4) Ragusa gli giura obiiedienza » e fisdei^ . II Nemagna per far cor 
sa grata alla Repubblica vorrebbe egli pure , che tutti i Vescovi 4e' suoi Su- 
ri nuovamente scomunicati dai successori di Alessandro: IIL isi ricqnciliassero 
col loro Metropolita Ragusino; ma la via, che egli prende^ è mdiretta , e 
sacrilega* Poiché egli è abbastanza vile , ed irreligioso per diiedere loeQ. 
xecchini al Senatq per questa riconcilUxione . 1 Ragusei , intesa questa pro- 
posiiionei inorridiscono,, e con belle maniere licenziano rinviato. 
• Intanto- il Nemagna avendo rivolte le sue armi contro gli Stati Cesarei , td 
occupati prepotentemente i contorni diUskepglje^ accorsero tosto le truppe di 
Angelo Isacco Comneno, e. gli diedero una graa rctfta presso il fiume Mora* 
va. Miwslavo d' accordo col gran Giupano ,. exron Strascimlro* prevedendoi 
quindi sinistre conseguenze mandò due Legati Mauro Giupano > e Sergio a 
chiedere al Senato di potersi ritfaare in Ragusa, se le Idro circostanze li avea^ 
téro obbligati.. La faniiglia Nemagna si era ad un tratto d «nemicata di ave^ 
re perseguitata la Repubblica per trent?anni . Ma- i ilaguMi seguendo Tanti-* 
ca massima., e conoscendo a pieno l'indole dei. Principt Slavi , nemici delle 
lettere , rozzi , senza cognizipni del viver civile , incapaci di ewere contenu* 
ti fra ì limiti d'una «iusta moderazione nelle prosperità^, e vili air opposta 
sino air indegnità nella sorte avvera , accordano a Miroslavo quanto ricerca j 
Una tale sicurezza di asilo, di cui non ebbe poi bisogno la Casa Nemagna, 
sorprese grandemente Miroslavo,. e tutti i Grandi della Slavonia; Poiché sa« 
pendo essi , che i Ragusei erano già in disgrazia del Comneno , {cerche ne 
avevano abbandonata la protezione per appigliarsi ^quella dei Re di Sicilia, 
non potevano concepire come ardissero di dar ricetto ai Nemagni , che era* 
no nemici di Cesare allora vittorioso,. A ciò li aggiungeva, che quegli stes^ 
. Nn a • ,i 



1190 



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»7» Kotizh isterica '^tritìcbe 

si Sigttoti di primo Tingo avvezzi « pel loro governo feudale, e più per l'in- 
quieta loro indole , e cattiva condotta a trovarsi in poco tempo in tutti i vtt- 
rj stati della fortuna amavano , che vi fòsse in lor vicinanza una cittii libera , 
e potente, in cui con ogni sicurezza, e comodità dopo lunghe, e gravi tempe* 
ste avessero ricovero come in un sicuro porto. Quindi sul riflesso, che era cosa 
vantaggiosa per loro essere in lega con una Re|>ubblica , che senza badare ai 
propri incomodi manteneva intrepidamente la fede data a £xmte deUe più 
grandi Potenze, i Conti Barich, Berislavo, e Dragbimir padroni di non pic- 
coli territori nella Zaculmia si portarono ^ontaneamente a Ragusa, e con giù* 
raraento protestarono la loro amicizia , e quella dei propri parenti , e succes- 
sori • Obbligaronsi innoltre di impedire, che i Kacichi , «ed Almissini dessero 
caccia ai legni diretti per Ragusa da Stagno fino a Molunta , che levassero 
h servitù ai Ragusei , e recassero loro il minimo danno. Ecco fino a qua! 
ako grado dì stima , e di ammirazione giunse Ragusa in questi tempi appres- 
so i Principi della Slavonia . 
Ma l'aspetto delle relazioni , dtìQ ha Ragusa al di fuori circa a quest'epos 

^'J* ca, non è cosà fiivorevoie, e lusinghiero. Morto Guglielmo di Sicilia f Tan- 
credi figlio naturale di Ruggiero è chiamato al trono dai principaU Signori 
del Regno cob pregiudizio di Costanza moglie di Enrico VL Imperatore « 
Celestino III. favorendo la vera erede Ao detronizza ,, -ed i Ragnse^ trovansi 
privi d'un potente proiettore , ed esposti all'antico odio ^{Veneziani. Quin- 
di non tarda punto il Senato ^i ricercace la clientela dell'Imperatore Isacco 
Angelo , che accogliendo con bontà i tre speditigli Deputati accorda ii* sua 
amicizia a Ragusa. Un'altra lieta circosanza, l'arrivo cioè di Riccardo Re 
d' Inghilterra rende celebre questo medesimo anno nei fasti di Ragusa • Sicco« 
me egli assalito per viaggio da una fiera liurrasca aveva Atto voto di fid>bri« 
care tin tempio alla SS. Vergine là , dove avrebbe potuto prendere terrai 
còsi essendo approdato fortunatamente a Lacroma cercò immantraenti /di a- 
dempire liii sua promessa. Accolto, « trattato con regia splendidezza dt< 
Ragusei venne pregato di fabbricarlo nella città , e di contentarsi , che eoa 
Pontificia -dispeiHa , la Repubblica ne fabbricasse un altro a Lacroma. Vi ac* 
consentì il buon Principe, ed improntò una rispettabilissima somma di dana- 
ro j <he. accresciuta dai Ragusei si impiegò tosto nell'edificazione di un san- 
tuario , che per la regolarità del dissegno , « per la bellezza delle colonne^ 
e delle insigni scolture non ebbe altro eguale in tutta l' Uliria . . Esso tfu at- 

•J196 terrato-nel i66t. dal terremòto. Dopo la morte del Giupano Nemagna Prin- 
cipe più ambizioso che forte, più fortunato che prudente, pusillanime nell'av- 
versa ,. ed intrattabile nella prospem fortuna, a cui Jion mancò mai la vo- 

loa- 



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sulla ^epiibhli^ di l^é^^a PàrU IL Lil.U. a;) 

tema iii fiir male sopmruttp ai Cattolici, i Ragusèi riypigano i loro sguardi 
«opra il di lui «ucceisore • : Tihomil «uo figlio, che gU succede, muore dopo 
^..im^aima. Oiiindl è innalzato al trono il di It)i fratella Simone , Principe 
equo i e bviOa amico dei; lUgqsei;, qhe lascia .il Regno.a Stefano , Vejcano., jp 
Rasko. suoi figlinoli .. Stefanp ritjew iI-tìiC9lo.?di gran, Giupano;. Veljcano si 
assanie qojelio :di Re delle città maiictime dell' Albani^ risiedendo ora in 
SMuri , ed orìi in ^ntivari : Rasko col nenie di Saba si fa Monaco a Mon- 
te Santo, diventa Abbate, e quindi Arcivescavo della; Sia vonia, e coir esem- 
plarità della vita j e gri^o ideila sua dottrina acquista dopo morte il titolo di 
Santo api^«8S0 r' Ruteni^ Serblf , e GrecJ > non ignoto a} J^atjni , quasitunque 
il suo nome non. esista nel catalogo d^ Santi. Qiiaatp i Ragusei sono so4« 
dis&tti della condotta di Ste&no , altrettanta sono disturbati da quella di 
Velcana. Egli ridesta gli antichi torbidi fra il Vescovo di Atìtirari ^ ^d il 
suo Metropolita Beriiatdp, che pass^^p«rci^ in Italia rassegnando la sua 
Chiesa in mano d'Innocenzo III. Non concento di questo Velcano si appi-, 
glia alle ostilità • Ma i suoi stati Jion confinando ccmi quejli ^i Ragusa , per* 
che la Zaculmia è governata da Pietro figlio di Miroslavo., amico de' Ragu- 
sei, *egli non può far altro, che danneggiare il lorp commercio aie* suoi do- 
minj , e verso V Albania . Per mostrarsi tuttavia vincitore .de' Ragusei a dan- 
no della loro Chiesa chiede ad Innocenzo il diritto di Metropoli alla Sede 
di, Antivari. InnocenZjO gli manda due Legati Apostolici Giovanni Capetla- 
no (r)., e Simone, Suddiacono, (;he con dodipi Canoni^ riformano TEcdesia-t ,.^ 
stìea disciplina , e innalzano Antivari in Arcivescovato . Ordinate le cose in 
quella città, essi passat^o a Raglia, e ira le accpglienze dovute al loro gra^ 
do sono secondati dal Senato nel raccogliere dei sussidi per l'impresa di Ter* 
ra Sanu già raccomandati da un Breve di Innocen^o^ 



JStguito del qiMdro isUric<f''Craf%ùlogiep dal jxoo 4Ìno al jgoo. 



I 



primi anni di questo secolo promettono pace, felicità, t gloria fila Re* 
pubblica* L'ambizioso Vescovo, di Antiorari divenuto Metropolita dà fine 
agli scandalosi contrasti, e guerre, che .per cagione di lui> e de*3uoi nuovi 
Suffragane! hanno per sì lungo tempo ^sofferte i Ragusei jer, sostenere, i dJritT 
^i del prqprio Arcivescovo. Le reUpioni della Republ^lica .coi .Principi vici? 

-ni, < 
(i) Il Croiset, il P. Cerva i- ed il*MUliscicb stio di avvisò^ che queste Gio^ 
^vanni Capcll4nù sia S. Giùvanni de Matba . Essi però non adducano alsuna au* 
'igrevolc iesiìmmanzAjer s^nfermare guesia. lor9 opinione^ 



tioo 



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iiQ) ni, e colle citta lulitne A tMno consoIkUndo per tM22o di tniliiiiihi tm« 
Itti di commercici La cadata di Constantinopoli in mano del Gallo-» VAne*^ 
ti esimendoli dal mandare al Conineno alcuni os^ggi^ che in segno dtnon 
dovuta dirozione, ed atuccamento ricerca da loro nette sue critiche circo* 
stanze, li libera dà una {tesante protezione, e mette di %\ grandi aoricà^ e 
eambiamenti politici sembra metterli in Istato- di pensare con TiusdCf al pto» 
pria ingrandimento* Ma uno di quei mali , che leggonsi natte scodè daHe 
Repubbliche anche le p4u pìccole , pérdiè V ambizione si insinua , e fii sibriEi 
Jn ogni società, la tirannia opprime Ragusa, allorché ctiede appunto di tsìtt^ 
ne assai lontana* Ocaipara un certo Danviano Jnda la prima magistratara 
della Repubblica col titolo di Conte, o Presidente . Alio spitiire dell'annuo: terf 
mine della medesima egli impedisce, che si convochi il GranConnglìo per 1' 
elezione del successore , « spiega «^ertanrveAte il Clrattere di tiranno* Confi- 
dando nei suoi grandi talend, aut€vità,e ricdiezze riempie coi proni passi la 
città di terrore^ La sua persona > ed il palazzo, in cui abi&a, è almo di nu^ 
merosa soldatfescàj che egli ha ségretarriènte^ guadagnata cól danaro; e la foi> 
rezze sono in mano di gente introdotta prima con art^iecon raggiri* Eretne 
la Nobiltà i« dà non equivoci contrassegni èA mitlcèiiténto • Ma egli cdta sua 
eloquenza ne calma la maggior parte dando ad intendere , che la divisione , 
ed i partiti , che vi sono fra i >Ìobili, la riforma del Corrotto , e raciUante 
governo, ed il pericolo, in cai è la patria di passare in mano dei nemici at<* 
f éio la caduta di Costantinopoli , richièdono , che egli sia dispoticamente al* 
k testa di tutti gii affari , « clie, dopò essersi adoperato efficacemente per 
questi due importanti oggetti, rinunzierà al comando , e si ritirerà a vi vera 
privatamente . La famìglia dei Bobali ripiena di vero spìrito J^triotico , e po- 
tente del pari presso il popolo per le sue beneficenzie sparla pubblicamente dì 
Damiano senza alcuna riserva « Ma, venutone egli in cognizione, ordina a Ga- 
sparo Ungàro Prefetto della milizia del Palazzo dì arrestare Biagio , Volzio , 
e Domagna Bobali , che avevano un gran numero di seguaci . Gasparo , clie 
comincia a detestare il despotismo di Juda , li fa avvisare in segreto da un 
Religioso, ed essi con molti altri giovani friggono in Bossina^ La lorafuga, 
ed il bando di esilio, che sempre più atterrisce il disciolto Senato, ed i citr 
tapini ^ ravviva, « conferma il coraggio di Juda, che col.suq mite governo-, 
e còl danaro si assicura meglio* il favore della moltitudine. Erano ormai scor<f> 
si due anni , daccliè Damiano regnava , quando Pirro Benessa suo genero 
mosso più dair amore della libertà , che dal vincolo del sangue di soppiatto 
raduna in casa sua tutti quelli , che non approrvano la tirannide . Egli accu- 
la d'ingiustizia il suocero , peì-chè colla prepotenza ha oppressi quelli , che 

laan- 



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iulta KepMtica di Ka^usa Pari. IL LiKlL %t$ 

hanno uni egiHiI parte pel comando , e protesta di farsi capo di tutti coloro, 
che aspirano a ricuperare la parduta liberta. Nel. medesimo tempo fa loro 
riflettere , che attaccare il tiranno colla viva forza sarebbe suta certamente la 
via pia spedita y e gloriosa^ ma che essendo il popolo addetto a Damiano, il 
quale circofidato da numerose guardie era quaii inaccessibile ti propr} parenti, 
si tenterebbe un'impresa , il di cui esito sarebbe incerto, e costerebbe rivi 
• di sàngue ; che conrenira pertanto di ricorrere al braccio d* un estera Po- 
tenza; che le mutazioni successe nel Greco Impero non promettevano un ap- 
poggio pronto, e sicuro da quella parte; che i Principi Slavi infedeli di ca- 
rattere non avrebbero cacciato il tiranno , che per subentrar al suo luogo ; che 
il più sicuro partito era di dirigersi a- Venezia , la quale meno premurosa , 
che il suo nome si celebrasse per estensione d' impero , che per fama di giu- 
stizia , e civile prudenzia avrebbe salvata Ragusa con patti , che non pregiu- 
dicassero alU sua libertà; che le antiche relazioni di commercio, di cui i 
Veneziani abbisognavano pel trasporto, e spaccio delle loro manifatture nella 
Slavonia, erano un motivo di sicurezza per parte di quel govertìo; che essen- 
do i Ragusei privi della clientela di una grande Potenza dopo aver perduta 
quella dei Re di Sicilia , e dei Greci Cesari avrebbero in breve dovuto soc* 
combere, qualora i Veneziani gli eressero attaccati per mare, e gli Slavi per 
terra; Che ricorrendo ai Veneziani avrebbero discacciato il tiranno, e nel me- 
desimo tempo garantita l'esigenza delta; Repubblica cobtro gli stessi Vene- 
ti , e gli altri nemici ; che se finalmente fosse egli andato a Venezia , dove 
aveva aderenze, ed amicizie <oi pia potenti, e raggiiardevoli Signori > àvreb" 
ht stipulato un trattato » con cut si distruggerebbe la-tirannia senza perdere la 
liberta. Ciascuno ammira l'amore,. e lo zelo del BenessÀ verso la Pàtria, e 
la maggior parte ne approva il progetto . Ma Michele , e Vito Bobali uomini 
d'esperienza, ^ padri degli sfi>rtanati esuli lo disapprovano riflettendo, che i 
Veneziani non avrebbero prestata la loro opera senza mandare un loro Nobi- 
le per Conte, o primo Magistrato in luogo di IDamiano; che ciò era un sur* 
rogare al di^tismo di un proprio cittadiìH) , Che còl tempo si sarebbe doma« 
to, quello di un estero, il quale abusando della sua Carica , ed essendo so* 
ttenuto da una formidabile Potenza mostratasi più vofte nemica dei Ragusei; 
avrebbe in breve apportata la totale rovina della Repubblica , e che in conse-» 
guenza dovevasi prendere un altro partito , che non fosse così pericoloso , ed 
umiliante. A nulla giovano le savie ragioni dei Bobali. Pirro colla sua viva 
eloquenza persuadendo il contrario è spedita a Veneziasotto pretèsto di affa* 
ri di commercio , ed ammasso Im Senato aveta a qucH' illustre consesso V og- 
getto della sua mìssloce , e lo prega 4 voler aderire alle istanze della Nóbil*' 

tk 



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^16 Hoiizh {storica ^crìtiche 

t» Rjgusfna. I Veneziani 5e né assumono volentieri la causa , ma appunti» 
con la condizione , che i Ragusei debbano ricevere un Patrizio Veneto per 
loro Conte , giudicandosi in quel tempo cosa onorifica per una citta il som- 
ministrare ad un'altra H primo magistrato. Benessa, che Io credea necessario 
non solo per scuotere la servitù indegna di Juda , ma ancora per sedare i 
partW della divìsa NobHtà, e per rattenere iiì appresso con «n'ombra di air- 
toritk su Ragusa r Venezianf dal conquistarla forma un trattato , che onorifi- 
co per una Repubblica salva tuttavia il sovrano potere dell' altra. E poiché 
fion si poteva scacciare fi tiranno senza aper^ forza > e dispendioso apparato di 
guerra i Veneziani ricorrono ali* astuzfa , ed alla sorpresa . Dovendo partire 
per ConstantinopoH il Patriarca Morosiiri , il Senato Veneto aggiunge al suo 
seguito due ben equipaggiate galere , e crea due Ambasciatori sotta pretesto 
di portar ricchi presenti al nuovo Imperatore i e di felicitarlo a notne delia 
Repubblica , dando ordine ai due Inviati ; ed ai Capitani di obbedire al Be- 
nessa . Si giunge in breve a Ragusa . Pirro si porta to«to dal suocero , gli si- 
gnifica , che il Morosini veleggia verso ConstantinopoH , e che sótto Lacroma 
sonosi fermati due Ambasciatori Veneti, i quali hanno divertito il loro -canv- 
* mino unicamente per avfer la sorte di conoscerlo , e di stringere seco lui ami- 

cizia. Lo prega quindi di accoglierli quando verranno a visitarlo, di dar loro 
nel seguente giorno un lauto pranzo in palazzo , e di restituir loro la visita 
a bordo per vedere i magnifici doni destinati al nuovo Cesare, assicurandolo, 
che r amicizia di sì illustri personaggi sark utile , e di gran decoro ad en- 
trambi. Il tiranna, che crede sincero il discorso del genero, lo compiace ap- 
puntino , e persuaso , che noii sia cosa disdicevole alla sua dignità il restituì*- 
re la visita a due Ambasciatori del Veneto Senato , si imbarca dopo il pran- 
zo in loro compagnia , e col genero senza sospetto alcuno di frode. Ma, 
messo appena il piede sulla galera* Veneta , sente salpar l'ancora all'impro- 
viso, e fra l'apparecchio di suonanti catene si accorge, che già la nave ve- 
leggia . Juda vedendosi ad un tratto privo del comando , e della libertà ac- 
^^^4 cusa il genero di parricidio, ed i Veneziani di tradimento, e bàttendo impe- 
tuosamente il capo nella prora muore miseramente desideroso pia del perdu* 
to dominio , che della vita • Tale fu il tragico fine di Damiano Juda uomo 
di grandi talenti , e di singolare abilità politica . Alcuni sono di avviso , che 
la di lui tirannide avesse in mira non la distruzione della Repubblica , ma 
anzi la sua sicurezza contro i Veneziani, ed il suo ingrandimento a spese dei 
vicini Principi Slavi , avvolti allora in sanguinose guerre fra loro . Checché ne 
sia , morto Juda, Lorenzo Quh-ini vfen ricevuto, a tenore dei patti, come Con- 
te della RepobbUca , malgrado che visi oppongano i Sobali ^ ed altri più 

asseii- 



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sulla Repubblica di Ragusa Tari. II. Lib.U. 17 T 

assennati « Benché liberi i Ragusei non tardano però a Conoscere di essersi 
imposto uni giogo, che già alcuni yù^ìono scuotere, perthè sembra loro più 
gravoso di quello dell* estinto tiranno . La fama di Ragusa si oscura presso i 
ricini , e i lontànt Principi 9 ed' il pericolo , in cui è di cader per sempre 
sotto le zanne del Venetp Leone pef un tenUriro ^ che ijyon riesce a Loren-» 
zoy ed all'Arcivescovo, he accresce il disonow. Premurosi pewuto di con- 
servarsi ranticò^cr-edìto- presso, gli Slavi , e di tenere in soggezione il loro ^ 
Conte entrano in stretta lega coi Cattarini. Io vigore di questo trattato i 
furti delle due jpHià debbmo eisere aperti ^ e sicuri at rispettivi legni. Se Ca^ 
tara sarà assediata per mart ita qualunque Potente , fuorché dai VeneTdarA , e 
dai Bx di Sicilia f^ con cui/Ragma ba delle reh^^dioui % i Ragusei ne accorr eranm 
dia difesa yi e Histcsioifarannf'i Ci{ttanniy se V ass^d^ di Ragusa non sia fiero 
posto da StefafUiGraH^Giupamfi^Oi^dat st»fraiefloVelcano,'fon cui Cattaro ha dei 
farticolari .impegni . J bum uffitj per procurarsi a vicenda la pace avranno luo^ 
go in tutti i casif eJa premila di perseguitare i Corseci dovrà essere comune . 
Q.u^ uconyian^ione , <;Ue mnsjti^ la sovratiitk dei^^Ugusei , irritò Giovanni 
Dandolo successore di LorenzQ./RjpienQ di Yenetp^tGirgQglio po^ tarda a mo- 
strarsi ipei^to nemico dei R^giftei., d^l quali ca4e in odio ben presto. Gli ^ 
Sltvi commettono ladronecci .per lo St4to jdelU Rep*tì>blica, ed i Ipro Sovrani 
contro i patti impe4iscono U coiniiierjcio ^ dbie è Tanica risorsa della città • 
'L'Arcivescovo RagMsipo. dovendo per ordine ,di, Roni^ visitare i suoi Suflfra- 
ganei per la .Slvenia ,,.ed \i^yìmli ?1 concìlip Llterawnse in gualche città 
è naalatnente accolto,, fa ^wttytp. Giovanni inreqe di dgrsi moto o consiglian- 
do, resistenza , o^pavemafidoi, nemici ed aoipe Vemeto si opjìpne alle buo- 
ne risoluzioni , e va jn^ cerca, di accomodamenti con grande sborso della pas- 
te offitsa godendo., che. i Ragusei esauriscano rer;irio pubblico , e diventino 
il disprezzo dì quei popoliate Principi, ch« or colla forza, ora colla politica 
già. da tre secoli hanno saputo frenare. 

in questo annp ritornando S. Francesco dalla Terra Santa fermasi in Ra- ino 
gttsa, loda l'impegno, e lo zelo d*i Rq;usc|ì per la Religione Cattolica, ed 
esortandoli ad esser cosunti in amarla , e proteggerla assicura il Senato di 
una lunga serie di secoli prosperi al governo . Regnavano, inunto nella Slavo- 
nia Stefano detto il Monaco col titolo di Gran Giupano , e Velcano con quello 
di Re , che si erano diviso il vasto dominio dei Nemagni . I Ragusei a dispet- 
to di Giovanni fanno pan loro un onorifico tratuto , che pone fine alle rap- 
presaglie, e poru la pace, L'istesso Stefano aderendo alle loro religiose pre- 
mure procura , che i Vescovi della Rascia obbediscano come quelli di Bos- 
slna al loro Metropolita Arengerio , e seconda le mire del Vescovo di Traii, 
. Teic L O o che 



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^^fl : ' * . Notizie istorìco-^crificbe 

che per ordine del Papa Gregorio deve esaminare , e definire la c^sz del 
Vescovi' Rasciani. Ma, morto il pio Stefano r vìen tì-onctta ogni Ecclesiasti- 
ca trattìatlVà , ed i suoi due figli Siefeno Orosio , e Stefano Uladislao si di- 
spongono ad uM guerra dvUé > che deve tuitarè U pace 4flla Repubblica* 
UIat$islaèr che l^ ambizione rende torbido, erodete, eJtreligioso, non con- 
tento dr aver usurpata ogni cosa al s^io maggior fratello protegge i Vescovi 
fibtflli , ed ostilmente reclama dai Ragusei var; terreni Amati loro dai Prin- 
cipi della Slavonia . Mentre il Senato sotto pena di esilio perpetuo ridiiama 
dal dì lui Regno ì negozianti nazionali , e ai accinge ad ma valida difissa » 
Uladislao spinto da imminenti torbidi interni parla di pace^t Marinò Bodai- 
za, Gervasio Naimerio, e Pietto 5treha Senutori di alto grido, ed eccèllen- 
ti negoziatori portans^i a trattari» col Re r^ la condudonò òon somalo van- 
taggio. Ili quésto trattato la IRéptibWica ha la ccfiferma df sud iet/iUrh P^ 
dt gH antichi privilegi di icmmcrcio , ed è inlég^ ofìnsi'ua , e difemiva Cam 
il At ed s(do aggravio { quMo era ii partito , a cui ji appigliavano tutti quei 
Principi Slavi , che volevano farla da tiranni) di ricévere in Aagàm UMdìsr 
taoi i suoi figli y e parénti y se mai per ri^Uione dei sudditi avessero dov0tp 
partire dal Regno . Giovanni Dandolo , che 4èVé sottoscrivete qnesto.^ràttato , 
dopo la lunga presidenza di ftf. anni è costretto di àbbandoiiare Ragusa non 
senza grande esultanza degli abitanti. L* Imperatore Gio Vataccia unitosi 
con quello di Trebisonda , e coi Genovesi aveva già tolto ai Gallo* Ventt! 
varj luoghi , e castelli nell'Arcipelago , e ai faceva da'<^novesi ogni sforzo 
per impedire ai Veneziani l'impresa di Candia , ed in conseguenza il domi* 
nio del mare, quando i Ragusei vedendo di poter esstre^ sostenuti da queste 
Potenze s'insinuano destramente nella lor grazia , é per avere un motivo, 
onde licenziare il Conte Veneto , si accordano ," che discenda ndr Adriatico 
alia vista di Ragusa la flotta combinata. Arrivata essa dopo poco tempo» i 
Ragusei in pieno Consiglio mostrano al Danddlo in quii J^ericoll si trovi la 
sua ^rsona , e la citta- per avere il Conte Veneto , e felj propongono di par- 
th- strbito per Venezia sopri una galèra Kaguséa' , dome l'unica vìa, che ri- 
Wne al suo scampo . Giovanni sopprimendo ogni risentimento ringrazia il 
Senato, e parte; • Cotanto fu facile per i Ragusei disfarsi coli' ingegno, e 
prudenza del Conte Veneziano . Ma per un forte partito di famiglie , che 
T interesse avea prevenute in favore dei Veneziani, per il mal' umore dei ne- 
'goziantf , che temevano la distruzione del commercia marittimo , e per te 
minacce del Senato Veneto promosse dal Dandolo, dopo due anni -passati in 
discordie, e divisioni, per ordine del Maggior Consiglio Binciola de Bod»- 
ji^i'«* fe Gervtóo Nahneri^ portansf a ' Venezi a per ridonwndare il Conte. Ben* 
• ' che 



J130 



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sulfé KepiMHcé^JtJijg^sd pgft. IL Lih.ll. 379 

!«hèi Veiieziaiìi.iiL appsttAta ttcm ino^tràisefo ia tulle. prime gran, prtmuca 
di rientrare in trattativa ; dai patti gerò si conobbe , quanto loro stesse a cuq* 
re' uifar propòsta, tfae fomoitava la l^d ambizìpna^ No^alta^ove abbiamo gii .- 
vedmói, qaalt fossero queaie cèndizkmi , ti come' sten ostante Ragusa: rimtnfi- * 
se in pieho possesso della sUk sovranità / Del rifmnfiijce Giaviam»* D^ 
i£v dì nuovo destinato Conte ptirdue^ ranni , e con. ciòli .RaS^^eVi^bero, uq^ 
'prova evidente ^ella loro poca pnidetea nelFes^rai dijr^t^i: a Venezia , che 
da bel princifOD mandava un soggetto torbido ,, e niiUa. gradito. Gli Ambi^ 
^sciatori al loro ritomo portarono un trattata di commercio del seguente tene» 
ire : che i Sgusci dehbanù pd]prt'iinq$àe per £evt» Silte robe portate dalle par^ " 
t/ diB,omam^ a Venezia; deitr rote ioHrìùmrine ^ ùi^ diSptt^^ Tunirì% f Baf^ 
harìa ^venttpersewto^ eduoy t mezz9 per j^ntordetif merci iUt Sicilia; sée qmh 
fé della SUrvcma dono in Venezia franche da sgni pat^n^enioi che ifp Ve^ezm 
non possano andare pia dhqnaUro basìintenti iW arine di soh 70. carra ; f H 
passassero H numerè di quattro debbano pagare per il joprappiìè^ venti ^eeeifntp^i 
£he in temp$^ di .pace , e di ^èrm^^ possano negoziare dal pslfp di Cmfetei' ^^fitr 
io Ponente , ma nelle altri patti "i^ iifepr. ^im proibho^ /ti Veneziamn nonp^str 
jano nego^drè etri ^fóntstieivyrma cht'^inddiéi. di. Venezia ; Hhe .in^^ìsta di 
qnesti fri'othgj ; e della ^ prvtvxióne-^ Veneta^ suUà ama di Ràgnsn » i Vjig^sei 
'debbano ajutare i Veneziani con dste gàletr,, qtatndo eglino amano sino a i>^- 
razzo^ Brindids'-e se l'armata Vvnetar dtisrì passar sitrt, debbano fomporr^ 
ia trigesima^ parte" di esra-y che U Conte Veneto oi0re 400. ipperpcri d oro di 4n^ 
rario abbia una terza pane dri dazio,. che si avrà dai degni foresii^ri ^^^eeon 
inerti vf scanno nefpQttù di ^a^àuL; d>e gli' amai deh Veneziani ìsiéno pure ^. 
mici dei Ragusei , .e ^HAÒ&uerpa j jrke'in JUf^JiH, 't per^ ioi Staio non siami tfceJfUf* 
ti Kacìchi y ed Jtlmiisani y eche^ se i Veneziani mandassero Jepiiiarmaiti\contr$ 
di foro j i Ragusei debbano darne uno equipaggiato di 50. uomini; che finalmen* 
te Ragusa da se sofà fari guerra a tuì$i i pirati da Dnmzxò sino a Venezia . 
1 Ragusei romprisew) chiaramente ila ^Wi iimilr tratisatp^, : che sebbene liberi 
sì èrano impósti un Vero giogo più -pesante del '^prima\, it rfmaìfieYaaOi bisor 
gno dr somma vfgirariia. per tenere a dovere i Confi Veneti , pec.farUiCum- 
biare , secondo raccordo , di dae^ in dae annii « per niai^tènersi Je esMKi re^ 
iazioni delle grandi Potenze , 'GttAco mexzo par ikni Tiapettane dai Yenc^ia* i»35 
ni. Quindi Stefano Drosiò , di^ àvé^a tolta at ftatelkr.Ubdidao latuA/pdrr 
zione degti Sutt paterni , avendo domandata ditveisire «per diporta a Ragur 
sa j fu accolto in maniera, che sorpreso daf (i ovori v e gentilezze rìceYUte adi 
^nta della sua alterigia > e mala fede confermò ai Ragusei i privileg] dei su<»i 
Oo % mag- 



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:il€ Notìzie isHfìP^^crìUtU ^ : ' 

maggiori tatito relativi al commercia , quanto alla coltttf'a'.clelle Ttgaè, reidei 
campi • , . *' ' ' r : x. 

1137 Si rinnovarooo per mezzo d'Inviati le leghe con tutti gli.altri Grandi del- 
la Slavonia , e tenutosi (i) lo Stanko presso la citrii dr Stagno^ coi^depotatì 
di Spalatrò per alcune rappresaglie l^tte dagli Spalatrini nell! isola 4i Mez« 
^tor y sì fece un'amichevole convenzione fra loro. Ma perchè potesse.:Ràg«la 
'-difendere V Adriatico , e dare ajuto i^l Veneziani in caso di^ guèrra ^ fece 
fabbricare due gK)^e- galere , ed ebbe snUto V oocaiioie di nietterle in cmv 
so contro gli Almissàni , che avevino spogliato di ricciie merti un legno 
113S Raguseo colla morte del Capiuno. Sentendo gU Ahnfisanf P arrivo di legni 
armati nelle loro acque spedirono subito dei deputati a Ragilsa per restituite 
gli effetti tolti . li «no seguente per dare soddisfazibne aMa. parte oflEesa rap» 
porto all-omkidio fu convocato ^o Stanico.com^sio di cinque Senatori Ra- 
gujìei'aventi per Capo il loro Cónte Veneto , e dàlia parte degli Àlmissani 
di Ilario loro Vescovo , del Conte Nicolò IJUdìmir , del Conte Pribislavo di 
Malduìfio, e di Radomir deputato del Re Stefanp Uladislao* Ma i colpevoli 
non apparvero al congresso y bcndaè awhtki ^intef^^entemente da un proclama 
delConte di Almissà. Quindi Pietto.dèSircha,,eiQavttnni de Lampridio Se- 
natori Rjagusel si. portarono in Almissa} e.iim)Mx4orD consegnati i rjsi^ le Io* 
To moglie e figlia i quali forono poi rìmanklatr nella lor patriai. quando pa«> 
garono la concertata isomma* di denaro . La buona inteUigen^a non,4urò mol- 
to tempo. Poiché sebbene gli Aimissani dovessero essere amici dei Ragusei 
come strétti alleati di Miroslavo GranQiupano 4i Sodsina} che in questo an^ 
&o si portò a Ragusa , e confermò gli. antidii privilegi di commercio; pure i 
negozianti Ragusei erano ^esso^danneggiati con arresti» e dei^ubamenti . La* 
onde sunco il Senato di soffrire piii a lungo fa armare qu^tro igalere con al- 

. ■ * ■ ' : <» jtri 

i[i) Sunico significava un concesso di Giudici in pari numero eletti dai due 
pop«ft* y comunità : e pokbè gli uni non rì fidavano dfgfi altri , si radunava ai 
confini per decìdere ie loro liti con amichevoli sentenze da eseguirsi dalU parti 
senta alcuwL violenza . I colpevoli dovevano comparire at congresso , e sotto* 
méttersi al giudizio , ed alle pene , che erano sempre pecuniarie , anche per gli 
imriddjy come rilevasi dallo statuto di Ragusa. jQ^ualora la parte rea ricusava 
di adempire i petti , aUora la p^rte aggravata usava del diritto di rappresaglia 
yum solo contro i sentenziati y . pus anche contro gli altri cittadini : e ciò per im^ 
fognare le comunità ad eseguire l'accordato nello stanicò* 



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stélla KepuhUìcà di Kagusa Pari. Ih Lib.ll. 281 

' tri legni più piccoli > ed ordina! ai loro Cai^tani di far uno sbarco sotto AI* 
missa. AppMa {Ragusei méttono il piede in terra, il Conte di Almissa chie« 
de la pace , e con too, de' suoi principali sottoscrire il seguente trattato : che 
i naviglf dei Ragusei coi loro carichi , e passaggìeri jianq sa Mj ed illesi ; Che 
in ^missa non abbiano luogo i nemici di B^gusa; che ir dal Re cT Ungheria lo* 
ro Principe fossero gli Almissani richiesti di aruUr contro Ragtua ; debbano an^ 
darvi con meno forze possibili; che conducendosi in Almissa qualche preda di 
merci Kaguseèi si debba farne la restituzione ai proprietarj ; che le due nazioni 
siano perpetuamente amiche , ed osservino la pace; che se un Raguseo eìsendo 
stato danneggiato da un Almissano venga in Almissio per chiedere il risarcì" 
mento , gli si debba fare giustizia ; che i passaggieri sulle navi Ragusee godano 
gli stessi privilegi , siccome ì Ragusei sulle navi estere ; che i legni predati dai 
Xérsarì Almi ssani non debbano portarsi nei porti Ragusei , e se qualche legno fo-^ 
tastiera si trovasse in Zara sequestrato dal venU Ostro , in Mdunta dall' A" 
quilone » $ton possa esser predato , con^e pure da Stagno sino a Ragusa . La riso-* 
hitezza dei Ragusei contro di Almissa, e la decorosa pace ottenuta portò Io* 
TO un altro rantaggio . Predan Capo dei Krajani manda il suo figlio OJolio 
a chièdere amicizia ai Ragusei senza essere in guerra con essi , e stipula un 
trattato , in rigore di cui il Conte fiùà giurare amicizia versp i Ragusei da 
9gni individuo del suo popolo , che ha compiti i quattordici anni : 1 Krajani non 
potranno unifsi cogli Almissani contro i Ragusei, anzi dovranno unirsi con-^uc* 
iti -a danno di quelli , qualora fossero in guerra ; ogni cinque anni nuovi deputa* 
ti di Krajna verranno a Ragusa a giurare queste corruzioni • Ai Conti Veneti , 
che si nautavano ogni due anni', dispiacerà sommamente questa buona armo- 
nia dei Ragusei coi loro vicini* In&tti Stefano - Orosìo minacciando per la 
sua volubilitSi i Ragusei, e voIendo^ lóro impedire di accrescere, e fortificare 
la città, non trovò. mai alcuna opposizione per patte del Conte Veneto « ^^S9 
Passando Stefano alle ostilkk i Ragusei si dirìgono al Veneto. Senato , per** 
che impegni il Qorgì Conte Veneto -* Raguseo , affinchè si porti alla Corte 
di Orosio , che avrebbe mdto valutata la di lui mediazione , essendo eglt 
Parente del Doge • Il Giorgi ebbe ordine di andarvi : ma forse istruito Ja 
un contrordine segreto se ne scusò allegando dì essere di ^ragionevole salute • 
Allora i Ragusei pensarono di dover- opporre al Re delle leghe formidabili. 
Si rivolsero adunque a Michele Mperatore diBulgberJa,ied aRadoslavoCon* 
te di Chelmoy ed oltre a molti scambieveli vanuggiosi patti si strinse' al- 
leanza offensiva, e difensiva contro di Orosio. Intimorito il Re^^da queste^ 
leghe d}ti8se la pace, l'ottenne > e Tìnftanse dopo poco tempo. Rimettendo 

egli 



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^**' «gli in campo le sue pretensioni sui arreni di Breno propose al Senaj^ 4i li- 
ceniìare il Conte Veneto, e di surrogargli un suo Govematowi., ;^}^rCop^- 
piendendo , che si soflTrira il Veneto per avere un appoggia in appaneau 
contro i Prtncji^ della Slavonia* Ma per finire ogi^ diilerenz;a si determinò 
di pagargli annualmente looa ipperperi ; pictola iornsia in pai;agpnt 4ti 
grandi guadagAi » che ritraevansi dal jpoter commerciare , e coIcWart iffreAi 
sei di lui Stati. Venuto egli a morte , gli succede un «oo figlio naturale) 
^^'^ die ritiene il nome di Orosio, conferm^^i aAtichi priViUg) alla Rqp«U4ir 
ca re se ne mostra quindi papiule nemico^ 

Il Giopano Dt^s^n figlio del Re Uladtslao, é ìiipott del aierto Ste&no, e 
la sua madre Bellislava avevano date in deposita al Ragu^ grossi sofiune 
di danaro. U nuovo Re Oroslo per mezzo di ainw Deputati Caturini le 
manda a riscuotere a Ragusa con carte sottoscritte in Camro^ I Ragusei ne- 
gano di consegnate li pegno loro affidato; ma assicurati d^Ie tegie carte , « 
dal giuramento dei Deputati , che nessuno lo avrebbe più ricercato , e che 
in qualunqiue caso \ Cattarlni ne sarebbero mallevadori , si arrendono impru* 
iiSS dentemente» e lo Consonano. Intanto sicceme Dessan , e Bellislava richiedo» 
no tosto il lor danaro; fl "Senato 4>edisce tre Legati a Cattaro n iare le sue 
proteste. I Deputati non easendo sentiti fanno scrìvere una pr^esta da un 
proprio Noca]o> l'affiggono per Cattaro» e partendo dichiarano ai Cattarini 
la guerra» che dura per alcuni anni , e consiste in scAt rappresàglie per ma- 
re. Orosio favorendo ì Cattarini spinge le sue truppe nei*Sobbor^ di Ra- 
gusa , e ne costringe gli abitanti unitamene ai Religiosi Francescani a tln« 
Ilio ^ì^dersi nella citta mismtmente travagliata it una epidemia» e dalla man- 
canza dei generi neceasar} alla vita« Non sono però questi i soli mali > che 
affliggono Ragusa in questo tempo» Si suscita airimproviso un orrìbile incen- 
' ^ dio per quel luogo tratto delhi città» che anche in oggi porta qjuundi il no- 
J19S «ne dlQinisfff.. La violenza delle fiamme atterra, e consunna ogni cosa», Le 
Inerte pubbliche > e private Appartenenti ai confini delle rìs^tfive possidenze 
periscono > « la Scordai si accende tra i cittadini* Altri fii pensano di pas« 
sare« nelle ville yìcv» ^ed altri risolvono di porursi in :SicUni , Calabria » e 
Puglia invitati colà a commerciare ilai padroni di quei luoghi . Vincenza 
Volcasso ( Vukasiovich ) il più saggio » e popolare fra i Patriz] sopprime 
r.imminente emigrazione dicendo airafflitta^ moltitudine , che nellcf vicine 
luile %%tk dì continuo, seggetta alle incursioni 4ei Barbati, e di ìk dal mare 
dia libera idiverr^ serva sotto T altrui potere • Qtiindi seguite^ poi da generose 
•oAcrte jj^iirate^ ^ l^bUche egli il primo distribuisce del suo quattro mila 

ippcr- 



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sulla KepuhbliòM di Kdgnsd férf.ll. Lib.U. %t\ 

{pperpèri ti'iahnèggfati cittadini, mentre il Senato colla sua autoritk acquie^ 
ta le rtSM con nuova assegnazione di confini , e da questo doloroso accidente 
prende motivo di ristaurare la città ^ e dì ridurla a forma migliore. 

Un altro infor tcmio finalmente pone fine a questo secolo troppo sventura- ^^'' 
lo, e critico per Ragusa. La Repui>blica Veneta ìmpegnaùi nella guerra 
contro i Genovesi manda due Ambasciatori al Senato, perchè concorra a tó« 
nore dei patti coft quattro ben equipaggiate galere a fortificare la Veneta 
squadra. I Ragusei esausti di denaro per le sofferte calamità, e per il deca- 
diménto del commercio attesa ta rottura con Orosio , e coi Cattarini , SKm 
sarebbero In istato , .ma pur la politica li sforza tà accondiscendere alla gr»* 
yosa domandi. Le flotte nemiche si incontrano, e nella sanguinosa zuffa 
sotto Curiola sono battuti i Veneziani colla prigmnia del Provveditore An^ 
drea Dandolo, che per afifetuto eroismo, mentre è condòtto a Genova , si 
priva da per se stesso di vita battendo col capo nella poppa della nave • I Ra^ 
gusei salvano per buona sorte le loro galere, e poco dopo battono i Cattort 
ni loro rivali. 

$cguitù dei qusdro ùUrice^roncl^gkc • 

Dair Anno 1300. sino al 1400. ^ 

jtXjdotU Venezia dopo la battaglia di Curzola a non potere per qualche 1301 
anno pertorrere V Adriatico ailU scoperta viene abbondantemente soccorsa dat*> 
le aavi dei Ragusei > che sebbene contrar} a qùelte Repubblica pur la vorrebi- , 
bero vittoriosa. Gesserebbero così le spese dell' armamento delle quattro gale^ 
re , e r alleanza dì una Potenza eoa forte seguiterebbe a far rispettate Ragu- 
sa da tutti quei Principi , che credessero questa lega non essere di solo no^ 
me. Qrosio però, il quale sa benissimo, che i Venezianf non agiscono r se 130S 
Don mossi dal proprio interesse , £1 continue scorrerie per lo Suto Raguseo, 
e presso- la stessa cinà j e profittando della ribellione dei Lagostani , che cei^ 
eano di darsi ai Veneziani , non dubita di considerare come sua queirisobf 
che i Ragusei avevano comprata dal Re Krapalo (1). In un affare cos\ deli- '^'^ 

^ cato 

(1) j^Mtsf iscU fu assai noia agli oìOiM Greci ^ che U vMamarauo Ladeston, 
^ Ladoston. Fu quindi detta Làdesta da Stefano, Ladestris dalle tavole, Te^ 
desiane , Lastpbon' da Pérfirogemté , e da altri Augusta . Il suo nome proprìo , 
e primitivo deve essere stato P Illirico Lastovo derivante dall'essere quesfiso» 
la pie distante dal continente Si tutte le altre al di qua del Xerk/t f ad eccm» 

xione 



:-:a 



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2>4 ' Notizie ìsiùritò'ùriticbe 

cato il Senato si regola c«n tale prudenza , che persuacle i Lagoatani ^«lU 

prepotenza di Orosio , e deir ambizioDe dei Veneziani > e li vede ritoritar» 

pacì- 
zìcnc dì Lissa , e quindi dal restar oziósa in certo modo , ossia dal disptmgere 
i suoi abitanti dal consorzio degli ahtì uomini , e somministrar loro solHudine $ 
ritiro , e allontanamento dagli a fari . Infatti r Illirica parola Last significa ozio, 
e allontanamento dagli affari ; onde Lastpvo jipsifisherà un hogo proprio per la 
solitudine. Il Mauro Orbini ^ che fu in -quesf isola y ne parla in questa maniera 
forse con esagerazioue : Lagosta è lontana da Ragusa intorno a cefito miglia', 
e di circuito tira incirca miglia citiquanta (trenta incirca; abbondante di tut- 
ti i beni della terra, cioè di vino , di olio, di grano, e di tutte le sortì dì 
fmtti, I suoi abitanti sono feroci , .e robusti , e le donne altrcai gagliarde, ed 
atte alle fatiche • La sua figura è quasi rotonda , ed è distante 25. migtrm dal 
continente, di Narenta , 30. da Mdeda , r 11. dalla parte australe di C'ertola. 
Ha intorno di se 30. isolette , alcune delle quali hanno il circuito di due , e piìt 
miglia , e sono situate in maniera , che formano un porto quasi .(ontinu^to. Il 
porto di S. Pietro ì fra tutti gli altri porti , che ha quesf isola , // più ragguar- 
devole . Rivolto ad Ocùidente , e largo quasi àn miglio i' interna obliquamente 
nel Pisola per uno spazio assai considerabile , e difeso da un' isoletta , che sta 
dirimpetto al suo ingresso y è sicurissimo in tutti i tempi. V isola abbonda nelPin^ 
terno di spaziosi , e fecondi piani , ed è circondata da precipitose montagne alla 
guisa di altissime mura . Noi abbiam già parlato dell' iscrizione Fenicia esistente 
in quesf isola , e speriamo di poter col t<mpo andar a vedervi una spaziojfissi* 
ma grotta , che è una meraviglia per i moltiplici scherzi della natura . Gli abi-^ 
fanti erano una volta rinomati per la pesca dei coralli , che presentemente tra'- 
scurano affatto . £' cosa certa , che avevano anticamente una ben fortificata cit^ 
ià , di cui parla Porfirogenito , e^ la quale nel ^7. ancor esisteva . Fu essa di- 
stratta y allorché i Lagostani essendo ancora soggetti ai Duchi di Chelmo , e quel^ 
li di Curzola fecero una gagliarda resistenza a Pietro Orseolo JHg/e di Venezia . 
Gurzulx insula^ liabitatores , dice Andrea Dandolo , suis recusantes parere ]u£- 
sionibus (Dux) valida manu acquisivit ..«• Improbos Ladestinae insulse habi- 
tatorcs aggredì conatus est , a quorum rabie Venetici illac pneternavigante^ 
propriis facultatibus privati nudi ssepissime evasere . Erat siquìdem eadem in- 
sula scopulosis promoritoriis circumsepta; licet aditum fntraatibus non dene- 
garet , montiom tamen sublimicate ostendebatur : ex quibus. viyis muronun 
maenibus ; turriumqne acdificiis munita inexpugnabilis. ab omnibus habeba- 
tur • • • . Postmodum iUìs injunOum fuit , nulla ratione pacem e Duce se conr 
«•qui posse, Jiisi civitatem ipsi destruerent . E poco dopo : Dnx itaque pleutis 

tnw- 



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lutU AepHhUiiit M Ragusa Pari. II. Liù. IL tis 

pitfificamehtsé »<to il suo tlomiBio • Circe a qpest' epoca mori Stefimo Co- 
tremaniìQ , Bano dì Bossina; ^cbe': t^r'la sua buona fede , e cosnnza di ca- 
rattcì»;. aveva superati tutti i. Prtàcipì' Stavi. £lisalda Sì Ini consorte veden* 
4(>y dbe:|;Gkal&dt dt BossiiQi.t^maltQavaiiOTprMt.xlal desio di governarsi in 1315 
Repobblica , si ritira all' improvviso a Ragusa con tre suoi figli , che doveva^ ^ 

amator Vicos conservare iiistituèns civitat^m tantum devastare pratccpit* ^ve^ 
^wtQ poscia i Lagòsfani rtèdìfitata una fortezza t -mi' fu nm'vaimntt distrutta^ 
•ftircbè ImìngandM essi di fotcrsi-^conyesìa Aifendere avt'vatf tentato di rib^llarr 
^i atla S^efubUki diKagiàu\i']luelh'perà.j^"rhe\prùVia s^pratfntto f antichità 
della città esistente a Lagosta^ è la lapide da noi riportata , ossia il privilepo 
di Vtsp^iam , con' cui 'viene accordata Itt cittadinanza Romana ad alcuni Dal' 
ffkttiy e segnanteihente a. ire Lagostkm i i quali avevano militato nella flotta di 
M^vetma . Ecco i loro ncsm ricavati. dtMa tavola, di: honiQ esistente in Roma . 

r. riBi : Miia^^^xx^m. E:2,^ K. :: : ^ \ 

... sT. FÙ4m. €EL^KIS.:LLM>ESTI?r. DIC ) Decurionis 
C. MAKCt. PROCVLl. UyfDESTlM. DIC. ) Decurioni/ 
P. <:c4ETENm..CL^MEimS. SALONIT. 
. ' P.'LJ^KI. MODEKiATl. RlSIinT^M. 
^ ^. POPLiCIi CRI5CENTM. I^EST. 
■ dovunki Lucio preUudè insiftsafffente j che debba leggersi lADESTINI, e non 
LADESlTUfI; Io ossenvo i.y cbà il Gudio parlando di questa iscrizione y che il 
Grutero {pàg. 57 $• ». i.) riporta precisamente , come io V bo scritta , così si espri- 
me : Vidi tabellas , 8c coptuli 2 adeoque tales. revera sunt , quales hic ; ^. che 
col Grutero y e Col Gudió va. perfettamente^ d' accordo il Grevio; 3. che se Par' 
tefice avesse incisa una sol volta la lettera L , // potrebbe forse sospettare , che 
l'avesse scritta invece dell'I; ma essendovi tre volte l'abbaglio è assai impro^ 
iati le; 4, che in Cesare 9 e nelle antiche, iscrizioni si trova LADERTWI, e 
non lADESTINIj come presso U Grutero {pag. joi. ». 1.) T. IVMIVS. SEDA- 
TVS . l^DERf ; 5. che dove si trova IAD5TIN1 vi è evidentemente un erro- ? 
te y mentre come .ninno ha detto Tibustinum da Tibure, Tudestinum da Tu- 
dere; cose da Jadere, Jadera. «^ si potrà dire Jadstinum. Rigettata pertan^ 
to la gratuita asserzione del Lucio y e restituito questo illustre momsmento aiLa^ 
gostani y io ne deduco primieramente , che eglino siccome lontani dal Continente , 
e abili assai nella marina attesa la comoditi dei loro porti servirono egregiamen* 
te le flotte Romane , come nei tempi posteriori per testimonianza del Dandolo si 
esercitarono con valore nella piratica . In secondo luogo è certo , che la città di 
Toh. L Pp L4- 



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no succedere «1 padre. I Ragusei la rkevonò tituto piti vol«u:reri ^ quanto 
imggfore è stata la loro anrìcizfa con II definito B«nO| e $i>adopraBo così ef» 
fkìiù&itì^mt tffTe$so Brani vojBaoò^ di ChebìKy ,i e gli altri Barom Bonesio 
òWll'lf tei^fi^iaSte&nb vìòk ricoBOsduto perAano^ Così ^clAlìgmo sdii»- 
■ • ■ ' ' r ■ " ^ ■ • !*.'.' ). ..-..■ '0''i.int- i 
Lofésia godn^a il diritto Colomco dei Komani , giacche in questa iscrizione due 
-Lagostanì sono cbismati Centurioni • j^rsii neile Cel^nh , e mei Municipi eram 
<id , che a Koma erano i Senatori . Augusti corpus , dice Svetomo in 0*n;. cap. 
i<yi. I Oecuriones Municipiorum > & ^Goloniarum a NoUi BofJUfs oiÀque df^ 
portahihts e Cic'eràHe ^««^ prò Sexno dice ; Coloni, Deairioi»$qo|B;VW.*)i> 
tissimf. '•'•;■'.'. ; • - 
' Il nome di Lagos fa appartiene tclamenéi ali* i^la principale i quindi se.sicof^ 
Sideri unitamente alle altre , che le sono vicine , ^^ e the egualmente lontane dal 
Cèntintnte fi chiamano LtgMtiiii y sembra , che anticamente fosse ^^ompr^ia 
fra /tf Celadusse di Plinio. Questb s^HHorìf llihJi.ycasì ékam^à te iscle di qui 
dal Kerha: Celadussac (seu Celaflusa), CSbató,'5uriùin,Bua,'S Gapris lau- 
data Brattia .... Issa . . . ..Pharià . * . . Goriyra Melaaià Melita .... E- 

laphites ec. Non è possile , che un autore così diligente, àbhia ammessa r isola 
di Lagosta • Pertanto essendo assai chiari tutti gli altri Homi'y pare , $be quello 
di Celadusse debba attribuirsi . 4r Làgostd , alla qua fé conviene assai iene e per 
la pluralità » e per r etimologia delta pkroluC I<Zr^^i,^^Oéladtlsse irS^^onoK)r 
sonanti , che cm^^tè a mèraiìigtia m questo <irupp<y di itéte i'tneMre H ornare /en- 
trando per' piccoli canali atteso la vicinanza di queste isrirtte ^ e ^uitidi ^rcu^ 
tendo i lidi da una vien rispinto contro di un'altra , e produce un fragore , che 
si sente in grandissima distanza . E poi una favola , che i Lagostani siano dir 
scendenti da alcuni lebbrosi \ i quali si^ fermarono in quelT isola ritornando dm 
Terra Santa • Bisognerebbe prtmì^rànarntè supporre , che prima dei lebbrosi V iso- 
la fosse disabitata >, il che ì falsò : In^isecmd^ luogo i ^gasei ebbero Lagosta da 
un Ke di Biascia per nome Stefano > U' qaak dalia lebbra , che uvea , e dalle 
squamme , o croste , da cui vien deformemente Coperta la 4ute per tale malaU 
tta , fu detto Krapalo ( Krapavaz , o Krastavaz in Slavo). J^uindi poiché J 
LagosUni furono st$dditi di questo jR:^ , e da lui ceduti alla Repubblica , ebbero 
dal volgo il nome dt lebbrosi. A Lagosta vi- è un Consiglia composto ài venti 
tapi delle rispettive famiglie privilegiate dal Senato di Ragusa . Il Conte , che 
presiede a questo Consiglio in toga , amministra la giustizia in prima istanza con 
i Giudici creati dal Cornigli o di anno in anno regolandosi a tenor dello Statuto 
delusola approvato dalla Repubblica , ai di cui tribunali si devolvono le cause 
di apprlh* ^ 



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sulU l^epuMka di Kagusa Pari. il. Lib.IL 1S7 

mfwièìiittr vàtt^hnéf!^WP^kitìpest»i che in benem^reaza si adoprera , perchè 
abbiMd'I» piil^4ieHa{ pot^àné dtltoto^ Stato w Cercano egualmente con buoni ^'^^ 
vMi] di «ipBgiam^ r imlmt^ feroce di Oiao che per nodicarsi del fatto d^ 
Ligoita .ai, muore con grosso^ esercito ad assediare Ragnsr* I Ragusei si c^h 
poftgono con successo r ^ sapendo , che egli è promesso coll^ figlia dì Filippo ^ ^ 
Pdnd^ di TarantQ yi^^gli mandano una deputazi3»e a felicitamelo , e ad of* 
IK%U*lepr(^i0 galere |>er icondurgli la r:eale coùsoi^te. Attonito per un simi* 
le^tnittl>.^i gentilttaxay che egli nx>h>iDenira) e: di cui è incapace:, gradisce 
ftiordìiBodo là parte > che irSenofi^ prende ne' suoi iteti avvenimenti , ac- 
cetta le. falere 9 e ceJk spostaneame^e le terre sopra Breno dette Dcccni . 
Non sanno però comprendere i Ragusei, come Orosio permeata tuttavia , che 
i.jro^Bia^i (Governatori Cf)l titolo dì Capiuni)4i Tnsbigne ». di Canali, e di 
Dtaceì^iEà spògUnp i negoaìanti delta Repubblica ^ e le sue ville di OmblaJ, 
a di Malfi seguiti poi da Pietro dì Tolien Signore della Zaculmia,. Ma Ma- 
djeno y aoo< fra i^Bani Bosnesiy che può molto all'anima di Orosid, « che 
ama 1 Ragusei , raf&ena T insolenza dei Vojvodi con un ordine del Re , che 
sì porta a Ragusa ^ e sui legni della Repubblica è condotto a Bari per visi- 
tare r insigne santuario di S. Nicola • Incanta Tarmata Veneta unita ai Ra- XJH 
gméi'ii |lluaYe.<c^Qntto ì Genovesi, re^ntro Andi?onJca Imperatore) col quale 
Ragutasgft dft due. anni ha cóncloso uli vantaggioso trattato di commercio > 
^e sassiste > quantunque debba portargli. contro le armi» I Veneziani posteg^ ~ 
giando la Dalmazia , s'impadroniscono di Traù y Sebeoico» t SpalatiO; che 
obbedivano alf Ungheria . Un tal successo non dispiacque $\ Ragusei . Poi- 
die così si posefìiie alte da ntosfe incursioni dei pbati Ungari, che unici agli 
Almissani infestavate) ^*AdrìetìW, ed avevano cóndowo seco prigione TAbba-^ 
re di Lacronw ; Wa eglino risentono dei danni Az un' altra parte . Il torbido 
Orosio pretendendo , che le prese citta appartengano df diritto at contado di 
Chelmo a lui soggetto muove guerra ai Veneziani , e ai Ragusei loro allea- 
ti. Merzc' Mente Patrizio Ragusèo ,* che con alcuni Slavi nemici di Orosio 
occupa il forte df Ostro viza , he eccita maggiormence lo 'sdegno contro Ra- 
gusa, di cui danneggia lo Stato, II Senato gli spedfice indarno Ambasciato- 
ri in Antivari ; indarno si dirige ai Veneziani solo intenti al loro interesse . 
Stefano Bano di Bossina Io persuade però a sospendere Je i)stilità , che égli 
quindi ripiglia, e continua, finché attaccato opportunamente da Michele Re 
di Bulgaria si placa , e prega il Senato a provvedergli im buon numero di J3}o 
truppe Italiane. Il Senato ìo compiace , e dopoché, jcol presidio Italico egli 
ha vinci i Bulgari presso Tarnoyo , gli spedisce due Deputati per rallegrarsi 
della riportata vittoria , e profittando del di lui buon umore gli propone la 
* Pp * 



ven- 



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iZi NottjJe isiorkà'^Ctìtich^y . r—.i 

vendita della pedala Punta. Ma egli muore. :caii<:o di -n^/etiijr wMetsg* 
*' gìni lasciando il figlio .Stefimo per sticceadote;» -Qp^^tOn RJS;^ùti|OfHt)Moto 
qualità entra in stretta amicizia con Ragusa, .le. peitfi^méid^ónyJaiie'xIèB Qàà» 
soli in Rascia , Servia , e Bosslna f& affati di commencio, ed nnpegaato-efS 
,jj^ ikracemente da Stefano Cotromanno le éede la penisola di Piata (i)...Vwie^ 
zU, che finora è stata all'oscuro di questo fatto, noil^fa, pin racìssa^ e^riioii 
sia contraria ai Ragusei, che spiegajM^. una. poli ti« 4t*limer'iSiqeiJndsgì8 
adombratici Veneziani^ clìe il Senato coltivasse i GóiromaMi; cbeineU^aitnoi 
antecedente a^vesse accomodate le idifièreoEe&a VeteranojR^ di Bas8inà\ edf 
il suo figlio amici ambedue di Ragusa-^ che i figli del OjnteBraaivoJ y>.fi« 
cui r ultimo morì nelle carceri della Repubblica , pei^ l»n degna, ai «uoì 
empj consigli , e rubatnenti , fossero stajti :tìcclsi;dal Rosrdi RasQià'ì^ jé/dai 
brandi di Boss ina , e che perciò. la> Repi]bbUcar.nxin:&»sse ^iìi isquìeutA .liai 
sudditi delle lowr Signorie di Stagno, e PUnta. ÌImììI u^ore* dei Coite Ke^i 
neto ti accresce maggiormente , quando egli vede , che il^nuovo acquieto si 
divide fra i cittadini ; che sotto gravi pene.xse ne proibisce iUIioiaziohe; che 



li) Lm par$9 MtaarioMli del plfù di UétftuU .dettm e^idi spis^fia 4$ MéhM^i 
ska, ù Krajna ers SHtUamt9tt abitata dai Vardiei fosì chiamati daì$a 'Stana w» 
ft Var^ the significa baluardo, difefa attesi i lor$ menti. La fatte Meridiemale ì 
eegaita sette il neme di ^fnisola di Punta, -^ie lunga trenta miglia ; e larga tei 
va riuringendoii di mane in mano , e ternUna' finalmente in uém fmttta . V istma 
giace atV estremità del golfo j quindi ,ei estende la penisela ^ eie ftesenta la fprma 
di una spada a due tagli , quasichì^ la natura avviti V ettfifviatere- ,^ eie quella fa 
una volta la tede di un popole forte , e i^lj^ese^. Ora dai Bjtg/atei ,^^^ e Daimatiai 
diteti Fclisaz, a Feljesaz, Rat, e Art, che tignifiea punta, acume ec*^ e dagli 
Italiani Sabbioncello , o Punta di Stagno dal nome della ci$tà posta tuli' istme « 
ìioi in una nota (pag. ló.) tuli* autorità di Luca Olttenio^ del Ferxaria,, fJ^elBau* 
drand abbiamo confuto questa penisola con quella , che gli antichi^ chiamatHiftQ.HYl' 
Vis ^ e che è la regione degli odierni Tragurini. Poiché tapejf4^\i „ che Strabene 
( lìb* 7t ) avvicina i TlereJ ai Vardiei , o Ardici dicendo PJcraci , quibus proxiou 
quidem est insula Corcyra nigra, e che Sdiate {V* Uetti) colloca Meleda vicine, 
a'Curzoia^ ne» è piò permetto merci di questi indizj di confondere la nostra Pusf* 
ta con la penitela Hyllit distinta parimenti dai migliòri geografi . I Plarji ''^^ ^'^- 
fano fa orreneamente Epiretici insieme con Meleda , come già qstervh il fue cem^^ 
mentatore Finedo ^ ed i Pirei , che Plinio ( Uh. 3* cap. %u) nomina confutarne nte ^ 
sono gli stessi P lerci' di Strabene. Poìcbi Mela (lib. %. cap. 1.) gif avvicina teme 
Straberne al fiume Harenta een piccolissima dissomiglianta nel Uro ttmt « Anta da 

Mela 



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. sulle KefuMicm di S^gusé PaH. IL Ub. 11. 1S9 

hi quelle t^rti itoa possono pi& sc^gtomare gli $lavf dei luoghi vicini; e che 
lafifle, lictfhiiari i Monaci Scismatico^^reci dalia città di* Stagno con picco* 
Io anmio pagamento > subentrano al toro luogo i Fsanoeicàni , che col loro 
zelo purgano in poco tempo quella contrada dair eresia de' Manichei , e dei 
Aitarefii . Qjiindi non senta fondato sospetto di raggiro per parte dei Vene* 
ziani Stefano è tentato di ri\fOONie la donazione ; ma mercè degli accorti ne* 
goziatori Ragusei , che dalla* Corte di Gotromanno passano a quella del Re , 
emto è soppresso alPisunte. Ma ubo strano accidente lo rivolta di nuovo. 
Un Nobile Balgaro per sòme Alessandro scaccia dal Regno la consorte di 
Michele Imperatore dei Bulgari • Essa con un suo figlio si ritira a Ragusa si- 
cura di esser difesa , e soccorsa • Alessandro ricoi:re al Re Stefano di Ràscia , 
e promette di &rgli tributaria la Bulgaria , qualora consegni nelle sue mani 
t' Imperatrice , ed il figlio . Stefimo è già guadagnato , e già vola co* su»i 
^éitriti verso Ragusa • I Ragusei imbarcano K)isto per Costantinopoli V Impe- 
ratrice col figlio ,• e mentre si preparano alla difesa, il Re Stefano dopo al- 
cune inutili aggressioni è richiamato in fretta dagli Ungari» che Io attaccano 
• i r. di 

ìMb sk rifOPA f tht i FUfii , Pini si e/teaWe«#«i« Ml^ istm^ di ?umtM vertè 
Oriente ttupMméb Is regiput deiis in $ggi Sijuno • Nar» egli dite ^ inter Pyrxos, 
& LìbniDos •••• en^ittinir. Ma i Palarj emna V istesso p^folo^ che $ Plerei ? Àf* 
fUn$^ fàteniéii limi$r$fi ai Fardiei , e diceuedési , fhc unn seta kgézion^ héstl per 
questi dttb pop^i s 9emhrs psirsnndtpftne M sufficienza . Ardiaeos, &FaIarios, egli 
dice ( im Uhff^ em tradii vers. ), curo IlljTicum Romanaoi provinciali invasisi 
Sene»' popolus RotmNilsaliiS'.distradvs curis, Jegationc oiissa, ab injuriis deter- 
rere conatns ^t • Ma i n^mi , che sembrarne in apparenza diversi ^ derivano cer» 
ìam^nte idalia ttestu radice Slava Plav, e Plavari , che significa na%fe , ed uomini 
gloriasi pél marnerà » ed ms9 delle movi ; ToUa via la lettera V ( noi mostreremo aU 
fr$Vf j-cfim9^ i QfOiiy ei lorw segnaci * Lasimi dalle voti barbare levassero il v , b ^ 
^ ei t éf ^ isHr o mmsolo della traìe^ùiae^e delle lettere ^, t^a anche, delle sillabe) da 
flavari ^/fro tHaari , dowto macfmera i.^lttj di Stefano ^ i Plerei di Strabone ^ e 
c4n maggio^ t^ftusùone i Pirei di Plinio ^ e di Mela ; e j^uindi per metatesi Jppia» 
tto ti chiana Pàlarj stravolgendo chi i» un modo , e chi in uso altro la voce llliri^ 
ta « che non cBfivltma • Um tal nowoa competeva a fuel fopol^ , cbo per la comoditi 
dei goiffì di Harotota^ e deUtviHna^itàle fornite di porti pareva essere fatto per la 
-it'amicà'^ t pmstècai per cottruiwt navi ito gran numero^ ^ spedirle y riceverle ^ ed 
^ecnltapk\ B da osservarti y che mercè dell' istessa comodità del luogo , dell* indù* 
stria dogli abitanti ^ e dell* indole del clima la parte di Punta detta Sabbioncello, 
p Peljcsaz (da olivati» nuotare, ^1^9 patti dti »nrt^ori) aop produce^ dirò cosl^ 

che 



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di Ik dal Danubio» Qiuiidi egli offre profùtitìqfoè dì pace, #- eonjgiH^ il pojH 
jjj^ sesso di Stagno 9 a di Punu, che sono puDose di mira 4^ M^adjwa Coa^i^ 41^ 
Clissa , e di Àlmisrio. I Ragusei per tnez:^ dei loro legni Io coofiaaMi net 
preppj Stati , e per non doverìo piit temere in awenirt » $i £i9bo secondo 
'345 I'^^^>'^^ consegnare dal Cotromanno le isole dattf^ fo^mdni^it', perete qn», 
e Ik seminate nel mar di Meleda^. e di NarenU» 

Ma in mezzo a tanti disturbi il Senato deve, ti volgere atteoio^ Iq ^uard^ 
sugli andamenti dell* Usgbevia , di Veacxia» e della Slavonia^, IL noin^ 4i 
Lodovico H Grande gi^ xisuona in ogni Inogo^ Il Re Stefano g]| k^ .iitipava** 
to a rispettarlo pentito di essersi assanco il . noott d^ Imperatore • Venezia , 
che nel i}^. in vista dei vjcfni cambiamenti, tenta indarji^di far Q^ovi pat- 
ti , e riformare la legtdazione di Ragatai .per tèndersela soggpQta r otliena ^ 
sfbnto una tregìia di otto anni da Lodovica « Stefiuio Ootromaimo c<M^osice 
però il merito di questo Eroe , «e gli riserba. la sua figliaL Hisabetta > .a^fdxfl^ 
della celebre Maria Regina di Ungheria 9 che porgerà in * dote il EUg^Q 
2350 airimperator Sigismondo. L'invidioso Re Ste£ino, che in qneit* anno viene 

aRa- 

chi ucmitn Mtti mlÌM mirimi ^ e 1s Ri pm i blU é^ mw ut Ai iti migliéri , $^40- fUMittm* 
qut aspetti ti rìguMfii un nocchiit^. dmà Sifaba/u mvwkmM $ Henji^ té AffUm 
i fgUrj ai Vardiii } atì TiUma umita ai Vardiii um siin ffh , fh* H^ ^Usms 
Comenj , e iki stmhram' tsan i m^itn Bernini t ftr tale vmmans% i^fffiki 
V tstfifmti di Ftiat0 mi liitai matri riiiemt tttitawia il «twe di Otpé Csn n#j s , • 
Comam. Tirti tfi atti i Melcomanj di Flittiié Sta i Immtti Mtti aUtsmi^Ja par* 
te mintmota della penitila y ed altfi i Ài lei pioMÌ^ QtjeUi: pmtami' es^tere stati ditti 
Comenj, Camenj dalla ^ae Jcam » sasso» pietra » ^iaè aUuten dilU pane las^ 
Sita i e questi dalla vm Malo-kamcoi » eiiì ahiuutt diì MUa- meue mioUta/ta 4 
taìcbì in bieca dei geigrafi Latiui etti diveuiarma poi Comeni > # MeUomani «^ 

Sataneo tra ht eitti dii alerti. Il umua ii Rat, ^w. cui daltsiUk étwMitÀ^gH 
miri iuteten , td iuiemUui iutta la peuisaltt ^ ìi dimistra emide nfe m iuta ♦ ,p4 
Kat » Ratan , ^ Ratno e^u ^pmaua termiua%ioue m disti RaUnet>ii « d^^ ^/ii«f 
del bassi Impero Rarac , eke Porfingtuiti , u^ùtnu um sigmu y ( sMp>, 50. ) siiamè 
Rastoza • La sitti adunquo^ 9 ehi Fliuii ebìama Rataun , mria dttbbio^ ^ f Ooea 
di Totomei , giaeehè Fli»ii uou farla^ di Qua , uè Tilomio^ di Raiuueo » f dive qitir 
sti iillica Vua^ 9 li ptùsitamente quello nlUem V tdtn . Quiudi.^k^ò sispHSare^ 
obi r Onaeum di Tolemeo ubbia perduta la primu silUbu Rat fit iuauris dei sopì" 
sti ; e giaechì Minio ei parla degli Onei 9 i li pouo uam ìomouui^ Am bardisi ^ # da 
Harenta^ si può eeugetturare ^ ehi i mstri PuuHsi ^ Fieni siano auehi stati ditti 
JUtaaci^ od Onci^ Phut Cmejuui iUb. ifw) pttthtudo detfmùima guarà Dalu^ur 

riett 



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sulla Kepidfilìéa di iKagma Pdff. IL Lib.lL aji 

t 'Ragusa , Votéiwfo ,' che Eliiahetta sia data -pét consorte al «uo figlio Oro- 
sk) , e dò per avere in dote il Duièffio di Chetino , saccheggia li Bossina , 
mentre il Bano «olla figlia si difende dalla fortezza di Bobovar. Elisabeth 
alfiae diviMe :spdsa dì Lodovica, e al di lei padre succede Tmrtko (Costan- 
tino) figlia di Uladislao fratello del Bano. Tturtkx) ili' ombra dfcH' Ungheria 
gode del titolo di Re. 

I Jlagusei , 1 quaU prevedevano , che Lodovico avrebbe regolato a suo pia- 
cimento il destino di Venezia , e della Slavonia , già fino dal i J45. èrano cori 
lui in se^te «relazioni . Elio Saraca Arcivescovo , e Patrizio di Ragusa , che 
alla Córte del Cardinale Qiovteinì Colonna in compagnia di Francesco Pe- 
trarca aveva svflcrppato il suo genio maravì^ioso per la politica , essendo aòI 
r345. stato spedito da Clemente VI. Nunzio ai Re Ste&ao di Rascia per ri- 
condurlo cògli altri Priiicrpi Slavi al seno della Chie^ Cattolica , e per in«- 
durlo a pigliare le armi ^ohtro i Turchi, che già travaglhtvano l'Impero 
Sreco, aveva per istruzione del Senato palesato alla Corte di Ungheria il de- 
siderio de* suoi nazionali di mettersi sètto la di kii clientela. Egli appoggia 

in 

thè dke^ Ae nns tini ibiMmata Retino éss^nìh sista rMi grMnéi farzt éuniiài» du 
Cesare Gtrtnkniee fìee érribile tifoge dei Renami MttdhmdeH ttl ferro , r ni fuec§\ 
£« minima difSMnigììantM del keme ^ e la tegiont , a ^ui tfieae attrìbmu quetPe 
tatcome j m'ìmlMoono a credere , ^efe Restio ^ f Ratanco siame iù$a la meieti* 
ma eieti . - ' 

Stagni» ^ nn* altra eittà-dei Tlerei , 9 unteti àetì teifa èaUe wpfue stagaamti ^ 
ò faitfdi , di cui anticamente era ripiena la hana , e vada piatàura vicina ^ e che 
fer la salubrità deli* urrà ri seno disseccate • Alcuni vogliono , the Tlinio la chia^ 
marte Starum , e Staros i sue uUta/M • Ma Blinio ( Mk )• ffsfp% %u ) farla degli 
isolani di Litss • Qgindi bcf^chè negli antichi cedici vi feste Stlti invue di Issxi , 
essi -non apparterebbero a Stagno s poiché Stagno è nel Comtinente * Kelle tavole 
Feutingeriane è detta Turili Stagni •' Laeeede queste tavele itinerarie astendo siate 
fatte sotto Teodosio > si vede chiaramtetHe V Maglio di quegU scrittori ^ che fatstta 
Stagno di una data astai recente. Del resto questa città' y che per me%ta di un alto 
muro lungo un mìglio , e fornito di tratto in tratto di piccoli fortini abbracci* i 
due lati delP istmo , ha là figura Mi un triangolo con due castelli , uno dentro ^ 
t altro in cima di' uh altissimo moOte ^ che è perciò dttto Podvis^ cioè the toc* 
e a le stelle % Queste fortificazioni' sono opera dei Ragusèi , che vi spese^ 
ro lioooo» ducati j conte' ricavasi da questo squarcio i* istromento ositteute 
a Stagno neNa Sagrestia dei Minori Osservanti • In nomine Domini • Amen • 
liI.C.C.C«L.X.X.X»X.LL1J. .« . •.« Cmn ÌIIa tetra aùtèqoàln pcrveahret ad ma* 

BUI 



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2^2 Notizie iriorico'criikbc 

in guisa r affare , che il colpo è assicurato . Spirato intanto il ternane della 
tregua , aVde la guerra . I Ragusei fortificano la capitale , e la città di Sta- 
gno . Richiesti dai Veneziani delle quattro galere non ne accordano loro, che 
una ) e sulla certa fiducia , che nessuno V avrebbe fatto , il Senato permute 
ai suoi sudditi di poter servire i Veneziani contro di Lodovico. Giammai vi 
fu apparentemente miglior corrispondenza fra le due R/spubbliche, Paolo Lo* 
ledano , e Andrea Contareni Procuratòri di S. Marco portansi a Ragusa per 
sincerarsi delle di lei fortificazioni, e di quelle di Stagno, e per esortare il 
Senato ad aiutarli in quella guerra. I Veneziani dubitavano, che, riuscite 
felicemente le cose air Ungaro , i Ragusei si liberassero del Conte ; al che 
desideravano dì ovviare lusingandosi, che rimasu Ragusa unita, alla loro Re^ 
pubblica, come era allora , si sarebbero di nuovo impadroniti facilmi^ntQ del- 
la Dalmazia. Air opposto i Ragusei giudicando non essere ancora tempo di 
manifestare i proprj consigli accolgono con onore i due Procuratori, promet- 
tono loro ogni cosa, ed alla loro partenza scrivono al Senato Veneto ringra- 
ziandolo della sua premura per la conservazione di Ragusa , e condolendosi 

per 

ous Dominoruni de Ragasio , fuerìt sobjcda Scìsinaticis , ^ Patareois per aaoos 
forte trcccntos , nec erat mentto ibi de cultu Catholica: fider , imo Calugbierì , 
& Sacerdòtes RaKiani ibi habitabant • Poftrooduin vero, Deo disponente , ciup 
prardidi Dommi Puaftam illàm occnpasseot sub certo tributo , dando Regi Ra- 
scia;, vel Sano Bosoae singulis anois mille perperas ; & iosuper volentet , Pan* 
dim illam conservare , 6e tenere contra potentiam Scismaticorum , & Haerctico- 
rum , fecerunt castra duo fortissima , & perduxerunt murum magoum cum curri- 
bus ab uno castro iisque aliud per unum miUiare ; in qiiibus ardificìis ^ 6c aliis 
nctessitatibus expendidcrunt circa ccntum vigioti millia dncatorum de camera co- 
mimi : & sub paAo tenendi ibi CaUighieros , & Sacerdotcs pr^didos ( i Minori 
Osservanti ) tameo sicut Catbolici uti volentes , fidem ibi Romanam pl^iotaverunt, 
& prsterea coUocaverunt Fratres praedidos, & iocum eis construxeruut • Q^i 
Fratres, Dei gratta operante , Populum illum converterunt , & baf tizaveruot , 
& usque modo convertunt venientcs quotidie de terris Scismaticorum ad terram 
illam , & hoc pure propcer Deum nuUius lucri causa &c«&ct CU Jputoli di St»* 
gmo , iirV C9SÌ , furane Giovanni ab Auglia , ed Andrea a Sardinia seppelliti « Sta^ 
gn9 j t dttti Beati nel Martirologio dell* Ordine Francesenno • In tustn in pcmitols 
non* vi era Ittogo migliore per fnhbriture unn citti • Dm unn parte bn il seno di 
NsrentM , e dall' altra il delizioso canale di Stagno , e il mare aperto • Aliunt pie* 
iole opposte itole offrono buoni porti al ttoichioro ; il suolo è proprio egualmente per 
il grano ^ per la vi$e ^ € V olivo ; # moa$i vicini sono abbondanti di volatili , e 

i SO' 



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sulla KepiAUtùM Jt ^agtfui Parf\ IL Lib.lh 19 J 

per la ptnite* ii* Zamx -HSenitb tdopo aver ^ ricevuta Ta lettera dei Ragusei 
per impegnarl] ri w g g to rntente nèfla proprfa diusa concede loro la cittadinanza 
<¥eaeta> e sutri qtieh pfrWil^ii cHe^aiap potevaÀsi rapporto at>oomnier(rio, ed 
ìidra sua sicurezza* GosY ie.dne Repubbliche con politica contegno si scherni 
'TiAa. a vicènda ,'' e: qser m^zb liiTSGambìevoii segni di benevolenza coprivanfo 
jlveroJfineidel pròprj Tnceres^i. Fra ttanio rotta la Dalmazia è ormai in pot 
tere di. Lodo vico, e rièiràttoi, 'che i Veneziani cWeggono pace, si accorgo*» 
nò, che TEroe Itui> legislatore ha gii degli fmpegni colla Repubblica di Ra- 
ptca^. • Qiimd!* nella -cessione ;- che essi- fanna della 'Dalmazfr dalPIstria sino 
«'Durazzo pretendono di dar air>Uiigaro anche Ragusa , e di essersi già JA 
^rte veAdicati; Ma ^conclùso tlal grande Arcivescovo £lio Sara'ca ,• e da 
Ijuatiro altri Inviati innanii la Dieta Ungarica un vantaggioso trattato i che 
«elèe' la Repubblica ah oopeito-.jie' suoi nemici , e che vien portato al Senai- 
to dal regio Nunzio Pietro Vescovo di Bossiha, si' persuadono ben presto col 
fatto j che Jlagusa non è inclusa nella loro cessione , e clie per conseguenza 
lioii'furimaB Wro st^^tà. Air ingressa dèlie truppe Ungariche nelle città 
-ddiac Datn&azia.i^Rapptóentanti Veneti partono» ed in piti luoghi sono mab 
- ' -\' ..:. ' v . /. • . '' . , f - '- . - trat^'r. 

> $tnk di, mnicf» ^U^hi 4i. ^^fo ii\ tfjM ^^T^^9 « ,di frutti mmtfuii U vUiusnza infi' 
.jie iti M9rlM€cbi sornmiutstru •gui fmase 4i agresti merci. ^ tutti quesSi vath 
fuggi ^ che ti banvoju^uu tupge €psì julit^, rVeug^m% fs^ssi unuicbiUti ds un* uri'u 
pestifera , che respirata nei mesi ealii jtfferta , deJie febbri mieidigli. A venti fio* 
reali tratpwtau9 le ist fitte esalazioni del fiume Nartuta ; r pteste diventano anche 
pik pestilenziali per le talìne y che seno vicine alla città ^ e che fra breve a tpese 
della Repubblica diventeranno un* opera . veramente grandiosa • Fer ragion dell* aria 
cattiva la cittì non ha ^ che pochi abitanti squallidi , e smunti • 1 di lei edifizj so* 
no in gran parte atterrati ., ,e'd altri son chiusi • Kell' entrare in questa città mi 
sentii riempire di malinconia , e di orrore • Ecco sopra Stagno tre dittici di Lampri" 
dio Cervario. 

Mie ubi ttrisfia videi operoso mania tumptu ^ 
Et medius geminat separai Isthmos aquas , 
' fratluiit Ragusa vìas molimine tanto , 

Ne sua barbaricus proterat arma furor • 
Kec modo vallata èst bimaris peninsula Stagni i 
' Std minus exposttas involat hostis aquas • 
In un villaggio di Punta detto Sakottoraz nacque Pietro Illirico , che fu creata 
Cardinale da S% Innocenzo Papa nel 464» e cho scrsiste in Greco la storia della guer* 
ra, ohe. ebbero i Rèmani coi PlarJ suoi nazionali (Lutcarif & IMci). 
' Tom. I. Q.q 



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jp4 ■ ^ '^NpHXfe-istt^kù^fntnAè 

trattati i è Vilipesi / Giovanni Del6m> ii^fo deL;Dog? coti due galère - v irine f 
Ragusa per iilttmaì-e la partenza al Come Marco^^ Supefrairzio ; ed a tenore 
flel coocordabo òq^ Lodovkola ctttìi veita^ m tnaso ^ei Patrìz}. Parte ilCon* 
te eot figlio dd Doge ricolmata 4i Grntitèzaei., ed alT opposto degli? a&ri 
Rappreientastì Si^eranxJo noti ba y ae oen 'a lodarsi dpi Ragusei/ vii primo 
passo , cbe fa il Senato dopo aver creati. . tre. membri , cioè Pietro Ragnina, 
JWariiio Bona, e Giovanni Gondola, cher^l titolo dr Rettore rapp^esbntriio 
bimestralmente la persona del Pràicipe » è di spedire Giacortie Menze a Ve^ 
liezia. Egli protesta a quel Senato le obbHgazioni delia soar Repubblica per 
r ottima corrispondenza , in cui sono stati 1 ditte governi per lo spazio^ <K X5a 
anni ,, e lo p!reg4 a Yolerfa/ eohtiniiare cohie prima . Soddisfacti i Venerianl 
dèi deceate congedo daterà SaperanWo,. é isperanzosi di poter rimettete pi 
loro Conte a Ragusa , qualora si mutéaseralecirqostatBie, bccoigotia il Me»- 
^3W xe con ogni distinzione , e gli danno mille contrasseg&t di amicizia* 

Ma un nuovo Signore di Chelmo travaglia gravemente i Ragusei bettcViè 
in apparenza amiei d^i Veneziani, e j»»tenùtl/dagli Lhigarii^ II Barone! Yo|r 
00 ( Y^q^kìx*) fa, dt tale, (siooratà aeUà Coree del ^cìedo:Ré3:Ckòs{(l >. itìtr 
n'ebbe in patrimonio il E>ucato di Qielmo, o Zaculmìa confinante a Mezzo- 
dì collo stato di Ragusa. I danni fatti da lui alla Repubblica furono in qual- 
che modo tollerabili • -Ma quelli, che minacèiano i suoi figli Vòjsav, e AF- 
tomahno, ricercano uh pronto riparo. Voj$av*Conre di Usiz sospetcand(J,*che 
un Raguseo gK avesse rubate akime cavalle i rigettato ógni mézzo di'' pat "Rea- 
zione , entrti armato bello Stato di Ragusa ^ e minaccFa ' d*inv'adei%*Punta ; 
Mentre il' Senato spedisce due galere a dìTehdere qiieUa penìsola , e ricorre 
al Re d'Opglieria, al Bai^d di Bossina, e ad altri Princìpi Slavi , invia con- 
tro di lui un grosso ciorpo di^ truppe. Queste lo battono fieramente nel piano 
di Breno, e, messa la tagìfa di loooo. Ipperpeci col privilegio della Nobiltà 
^ chi. r ucciderà > vìen tenuto a freno nei proprj Stati ^ Àrdevano pure in 
quésto tempo tra ì Ragusei , "^d i Cattarini alcune differenze per il negozio 
del sale r, e per altri punti di commercio , e di moneta , ed erana ridotte a 
segno tale , che alfine scoppiarono in un' aperta guerra . Il Bajio di Bossina 
aveva deputato per pacificatore il Vojvoda Janko , il quale vedendo di non 
potervi riuscire, e aderendo ai Ragusei attaccati di nuova da.Vojsav , e da 
Altomanno procura loro T amicizia di Strascimiro , e Giorgia Baisi;, che da 
Governatori sotto il Re Qroiio eransi &tti Signori della .-Ze.nta • Sostenuti 
adunque per te;rca presso Cattaro dalie armi dei Baisi, che pecciò* dal fenato 
$000 accesati aUa Ko^lc^ ^ i Ragj^ej spedisicooo quattro galere a bloccare 
quella citta « NiaoiatS.cei Bano di Croazia amico delb Repubblica la foum 

sce 



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sulU KepMlica di magma PoMll. Lib.ll. èff 

fce Jà truppe > meatre Venezia., e Zara 's'intcrpoQgono'{>er la pace. Sftc4o 
Qirirìni, e 'due Caputeti ^i Zara « stabiioD Tamiisciiìo^ si portano in Raga- 
<a a nomo iti Cattai ini ; ma per raggirai di Vojsav-^- e jAì Aitomanno nulla 
li conclude, mentre intaato oiolti Cattarmi gemono nelie^ carceri di Ragusa ^ 
e n»>lti fUgusei in quella di Cattaro^ Finalmente^ dopo: due avri di cnidelt 
altermriva , e di curiose negoziazioni ìVojnovich vedenxlo i loro Stati affata 
t». privi di sate, perchè i Ragusei dal loro castetb di fisrsAenidi presso Na<^ 
renta non ne lasciano più penetrare , d'accordo coi Cattarini sì risolviono dì 
accettare la pace, la quale viene conclusa con soddisfazione di tatti alla pre^ 
senza di due Ambasciatori del Re Orosio. 

Tutta la Slavonia è in sommo disordine in qi»sti tertipì * Nella Bossina i ^i^i 
Baroni si ribellano dal Re Tuartko , e nella Rascia, venata a morte il Kt 
Otono ultimo rampolla dellasCasa Nemagna, Vùkasdno, uno dei. primi Ba-* 
roni del Regno se ne impadronisce^ Niuno più obbedisce per la grati ibolti* ^ 
plteitì' dei padroni ♦ Lodovico, di cui era«o feudatari questi Principi y si oc- '^ ^ 
cupa- in spedizioni marittime ajutato da quattro galere dei Ragusei ^ mntm 
K incendio arde po'esso il suo Hegno. Le Colonie dei negatianti Ragusei si 
alldncanano. da queste contrade. In mezzo ad una' generale anarchia le loro* 
pewMMv, e sostanze non son più sicure^ Altri lasciano Jl commercio terrestre 
per appigliarsi al marittimo , ed altri inoltrami sulle sponde del mar Nero ^ 
memne Ia< loro. patria è attaccata da Aitomanno. Il Senato coir ajuto del Re i37o 
Tuartko, dei Baisi ^ e con un corpo .di truppe di Lodovico doma, qtrsto ti* 
ranno-dallàZaculmia^ - i. : - 

^ Ma I negozianti Raptsipi , che. avevano veduto entrare Orcane,, Gran- Si'- 
gnore dei Tarcbi.iin Europa! chiamato da Sigismondo figlia di Alessandro 
naurpatore'^el Régno d.t Bulgaria «..combattere contro dei snod fratelli, fece* 
rompere al Senato , .die non: sarebbe stato fuor di proposito di cercarne la 
protteione. Oltre il rantàgigio» che ne risultava al loro commercio, essi ve-» 
devabo, che Ofcane percorreva a. .piassi di vittorie T Impero dei Greci, e 
quindi |)resagivano la fiuuiia gcandincza dei di lui successori . Furono depntati 
due di questi negozianti y perchi si portassero in. Bunsia d : Ammessi air ud1en« 
za gli fecero un presente di dolci «^ e di alcuni frutti eàftranei a quel clima, 
che furon da lui sommamente graditi , e gli notificarono il desiderio dei Si* 
fuori Ragusei, di fortificare la loro. piccola Repubblica colla sua protezione, 
ed amicizia. Il Sultano gli acaDOflie tanto più favorevolmente ,^. quanto rnend 
turbar lo deve Ragusa per la sua. grande distanza , e lum ricordi i che 500» 
zecchini: all'anno per assicurarli della sua perpetua aisststefkza , e per accor*- 
dar loro tutti quei privilegi , ed immunità ,. che domandano rappòrto al 
Q,q a com* 



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commercio. Egli stesso vnote sotcoscdvere. gli artìcoli «U.^este ttattatb se^ 
Gondo r liso dei Turchi di quei tempi > cioè colla sut mam> v^i^ intrisa 
aeir inchiostro ^ ed applicata sopra, la carta > moaumento , die consenrasì jtut* 
torà gelosameate , e alla vista del qude i Monsolmani anche meno attaccati 
alla lor leg^e chinaasi per rbpetto , e riverenza >. come fanno i Cristiam 
all'aspetto di una sacra reliquia la più prexioisa • I Ragusei aduaqv^e. in Yigotfa 
di questo trattato, che procureranno destramente di. far confermai^ ,• ed am«i 
pliare dai successori di Orcane , non av^ranno a gemere , che suUa sorte. dei 
Prìncipi loro alleati » esidla barbara condizione , a cui an4naiìp inaoacro.k 
misere popolazioni» colle quali ora trafficano .,. allorché iiscJti dairAsla i 
Turchi inonderanno le infelici Provincie. aL, di •qua dell' Eusino fino, alle s|>on« 
de deir Jonio , e dell'Adriatico 
' Gli Altomanni rinnovano le loro vessazioni contro la Repubblica , che ami** 

'^'^ cà del Re Tuartko , e dei Baisi, e piena di attività nel tragittare cOUe sue 
galere le truppe degli alleati, dove è opportuno, li costringe finalménte al- 
la pace anche colle persuasicmi di Obrad Chiefalia Barone di Canali . Poco 
dopo anche il Senato diventa pacificatore. fra il Re TUartko» ed.i BaLsi j che 
erano in dissensione per motivo di confini; ed allorchò i Cattarim.)d''ioieUi* 
genza con Venezht sì ribellano dal Re Lodovico , per non avere in vicinm- 
za i Veneziani si oppone gagliardemènte y e colle persuasioni li riconduce 
per qualche tempo all'obbedienza dell'Ungheria. Risentitisi perciò i Vene- 
ziani van predando i légni Ragusei; ma discesi per la quarta volta • nell'A- 
driatico i Genovesi uniti con Lodovico, con Francesco iCareh), col Patriarca 
di Aquileja , e coi Ragusei , che sontministrano due {[alere comandate dal va- 
loroso Matteo Gioigi , di cui parleremo a suo luogo ^ danno ' loro una fiera 
sconfitta , e s' impadroniscono di molte terre nell' Istria . Dopo la partenza 
dei vittoriosi Genovesi i Veneziani accorrono immantinenti con varie galere 
presso Scagno , rovinano ai Ragusei il mercato di Narenta , e sajodieggjjaQO 
b spiaggia marhrtima da Punta sino a Valdinoce. Due galere -Venete entra- 
no nel porto di Malfi ; ma attaccate dai soldati del Re. Tùartko , e della Re* 
pubblica debbono arrendersi • Conclusasi finalmente la pace fra i collegati , 
Ragusa dopo, enormi spese, per fortificarsi si riconcilia anch'essa coi Ve- 
neziani . 

r Morto il gran Lodovico , e successagli la Regina Maria sua figlia , dai cui . 

' * i Ragusei contro lè pretensioni del Re Tuartko ottengono. ^ -subito. hi privativa 

di Vendere il sale agli Slavi ; la Dalmazia è prèsa. nuovametttevdi aura dai 

Veneziani . Le sue città però per consiglb dei Ragusei entrano !n una stret« 

^.g^ u confederazione fra toro > e col Senato di Ragusa . Le avventure del Re 

Car- 



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sulTa KepMiicu di KagMsa Pari. II. Lib. JJ. 197 

Carlo di Sicifit , che s'iBCoroaa Re tfUjigheria per perder la viu, la pri* 
gionia della Regina Maria , la tragica morte della Regina JEli$abetta , e. le 
dissensioni dei Princìpi $laYÌ » che invece di unirsi con Sigismondo per batt 
tere ii Turco combattono fia loro chiamandolo per arbitro delle loro li> 
ti , sembrano consoh'dar quésta lega , e penar del vantaggio soprattutto a 
Ragusa* Infatti i Venes&iant scorrono riAdrialico» ma fispetuno h Dalmazia 
eotlegata per i propri interessi , e in appa)renza'fi)9iSteniica dagli Ungari; e i 
Principi Slavi avvezzi solo a. rispetuie chi ostenta loro: for^a , e potere ser- 
vono al vantaggio di Ragusa , e delle altre città . Il Senato però vede , che 
la posizione delle cose è soltanto precaria » e che si va incontro ad orribili 
cambiamentr; Quindi lusifigandosi con fondamento > che la sun lega col Turco 
debba salvarlo daireccidiò generale rivolge Tanìnioa nuovi acquisti» e preva* 
lendosKdel privilegio di poter dar. ricetto anche ai nemici della casa Ottomana 
dichiai-a Ragusa sicuro rifugio accogliendo chi già prega , e invitando Voi* 
Schio Braneovich, i Deputati di Servia, e- gli altri Principi .Slavi . in caso di 
bisogno. La morte di Milotino Re di Bossina f la minorità di Ostója di lui 
successore promettono un &Uce ecito pei meditati acquisti. Mentre si negò* 
ina. per tale- oggetto, il Re Sigismondo disfatto a NicopoU viene a Ragusa, 
dove è accoltole untato conforme al suo reale carattere . I Turchi viuorio- 
^ scorrono la Slavonia , i di cui imbelli Principi si fàuno loro tributar) peti 
non perdere i proprj Stati, Ma 'Sigismondo , che ed Papa Bonifazio IX. ripreìH 
deJ Ragusei^ pembè saggiamente manreogonsi le loro relazioni . col Gran- 
Signore de* Turchi , acquietato da \ina generósa raccòlta di danaro offi-rtagli 
dal Clero di Ragusa si dispone ad attaccar questi Barbari per la -seconda vol- 
ta . I Ragiisei lo impegnano quindi cot Harvoje Vukcich figlio d'una Gentildòn-^ 
na Ragusea della casa Luccari Signore, di Jajie, Protogero e quindi Rè di 
Bossina ad appoggiare. presso la vedova Regina madre di Ostoja le loro istan- 
M per la vendiu di.Primorje, e di Canali, Le negoziazioni hanno un buon 
eiletta; fissi ottengono finalmente Iq ^rre dette Printorp ,. o Tcrrmwme {i) f ijjl j 

: •-'• •'■ ^ . ^ '. .e U 
(i) La terra nuova, Primorje daVaUtnoce arriva fino a Stagno, ed al Ca- 
sale detto Immotiza estendendosi, -trenta miglia in lunghezza, e non oltrepassan- 
done sei in larghezza . La parte marittima di tratto in tratto è assai fertile , e 
trf si coltivano con successo le viti, je gli olivi . La parte montuosa non ha, 
che poche y e piccole valli atte alia coltura: ma i fieri, e rezzi abitanti di O- 
scglie , di TopoUo , e d' Immoti^ provveggonsi d'altronde CélP industria , e 
fatica il nieessario alla vita. In tutto questo tratto di terra non vi sono , che 
due luoghi rimarcami, la vim di Sl»no, f4 il luogo detto Smokovglie, Siano 

resi- 



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^pg Notizie iiiorko'*crìiicVe " \ 

e la vendita vièn confermata <la uo ì«tromeii«o. sottoscrìtto ^al R^ H Bòssh 
Ba> e da* suoi Baroni , e muiììto del sii^ììo deUa coròna^.Basiies6^ Mentre 
«dunque il Senato prende le opportune disposizióni per il possesso. idi queste 
terre , e ne allontana gli abitanti dagli empj errori dei PatareEi , si assume 
anche la causa della Nobiltà Spalatrina decaduta «lai comando per raggino 
del Re di Bossina , e dei suoi Baroni ^ e vilipesa dalla plebe « B Sano di 
Croazia, ed il Re Sigismondo , che ì Ragasei procurano d' impegnale infii* 
vore de* Nobili » per loro prtrati fini mirano con. indifferenza i tumulo , cfae 

. . - --. . Tégna» • 
tendenza del Conft nel r^oo. , e 1500, rm mnéi piccoia/nttà pei^uo eémmercui 
mMriuim$\ ^Le fam^ie Obmuchit'okh iMgtiaj e'l>olisiiy già nobilmòm iiimri 
dcHu Bossinit » nk t>opó la perdita^ dei ìopo feudi- pejiedfivàao t$ktta^oAt mólH 
terreni presso Slitne , erano il decoro y e' la d&lfzia di qièesio passetto* Noi VP* 
dremo altrove y che alcuni soggtiffi di queste due famiglie fkrono dai Re di Spa^. 
gna , e dai Gran Duchi di Toscana fatti CommendatBri di S. Giacomo di Gali-* 
zia y e di S. Stefano • Il matrimonio di fella Ohmuckievicb^ con ìHetro ultimo /^* 
glio di u4lessioComneno Imperatore di Trekisonda fissò pure per questa tdila un^^ 
epoca gloriosistòma , ed i P. P. Alberto Regnich , Ù'omemca .Andriascevich , e 
Benedetto Orsini uomini di gran dottrina y e prmdenza fimi Vescovi , w^emtre 
e/sno nel convento dei Minori Osservanti di Siano fan pure vedere , ebe nulla 
vi mancava anche per rapporto alla coltura . Non lungi da Siano vi è un Ca^ 
saie detto Gruciza , da cui si pretende dai Ragusei a^gpatì alla commle tra* 
dizione y the fosse oriundo il padre di Sisto K , e ciré prendesse anche il cogno^ 
me . Infatti la voce Slava Crucila significa piccolo pero , e pereito , e Sisto V^ 
prima di esser Papa si chiamava Felice PerectI - Riguardo a Smokjovglje si dì^ 
ce da molti i che quivi esistesse anticamente una città. J2uel y cl^e è certo 9 si 
è y che vi si sono delle rovine sparse qui y e là y e che tnr si trovano delle 
medàgHr ioniche. Prova delV esistenza di una eitti in questo luo^o potrebbe an^ 
ch'essere la seguente lapide scavata pochi anni fa dai untadini y e gii pubUi-^ 
eattt dal Sìg. Michele Sorgo. 

S>. M. ' 
^ AELEPIDIE. 

INFEUCISSIHAE . 

DEE. ^mr. XXX. 

PAELCMSIANV 

MARTTVS 

CòmVGl PI 

^ ENTISSIME PBS. 



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sMlURepui^ica di KéigMìé fari, II. Lth.II. 2^f 

rfigoano tra^a Nobiltà , ed il popolo Spahitriiio » e noa pensano a «edarli. 
Qpindi il Senato^ it Ragusa spedisce le sue galere sott« Spalatro i e minac* 
^oda strage i. e rariot ridìkois ali* ordina la plebe unaultuaatft ^ eGesUcuir 
i^o IH mafiQ dei Nobili le redifii dcd governo» , , 

Sèguiti deLquMdto ìiUrho''0^(Màl9gi(». 

Dall'àalBo i^oo. sino al f5oo« 

-Lat^mk 9 che apportòa Ragi^sa; L'acquisto di Primoi^e , e le feste > che faceva 4 i4<» 
suo illustre Q^pice Cmaouete Imperatore di Costanitinc^li , futonè turliateda UMt 
segreta congiura w I Va)vodi della BoVsina d' accordo col Re Ostoja propongi^- 
no ad^alcUni Nobili j e, Cittsadint dr Ragusa di dar toro in miao la profrit 
città colla promessa di farne quindi essi Signori. Già la teb dett^otribile.co* 
ipirazione i ordUa > e boa si aspetta » che il giorno favorevole per avvisare 
» ompUc! Slavi ^ ai&ichè si portino con truppe aif aisata^ della cittk. Ma 
siel giorno oonsacrata ai' Santi quaranta Martiri non senta prodigio si acu»- 
pcoDO i traditori , altri de' quali pmtlono esemplarmente la vita,. ed altri , al 
dire del Lodo, si rìtirafvo a Spalatro. Andato a vuoto Tempio disegno, 
Oseofa^ ciie si pente. dei- ceduti terreni, ^laimeggia la Stato, dei Ragusei» che 
gli resistono con valore ^ Ma assai pik dt O^oja inquinano il Senato le no^ 
vita deir Ungheria w Venuta a morte MariK moglie di Sigismondo , gli ade^ 
renti dell* in&lice Carlo vogliono per loro Re il di lui ^io Ultdislao di Si*» 
dita. H partine del nuovo Re fa prigione Sigismondcr, e fra le città dell^ 
l>ilmazia alcune riconoscono Uladislaoi mentre le altre- si conservan fecteli a 
Sigismondo. Il Senator benché sia delpartfto di quest? ultimo Prindpe e per 
gratitudine , e perchè le foltezze del Regno sono uictwla In suo potere , cot^ 
serva esteriormente una pedetta ' neutralità • Ma compromesso contro volere 
deve dicliìararsr contro di Uladislao. Mentre passava sotto Meleda la flotta 
di quesGo Principe , un certo Prece Meledano per -nome Novaro pei;suase 
a' suoi isolani di portar doni air Ammiraglio , e d' innalzare lo stemma del 
Papa. Per estirpare sul suo nascere il mal esempio , che pooeva passane alle 
altre popolazioni , il Senato cerca di aver nelle mani Novaro , che fugge 
protestando di a\eer presa simile espediente per evitare i danni , che avrd>be 
fatti air isola la fiotta Napo^ana^ Gfhrate qumdi le galere Ragusee sotto Me- 
leda, gli abitanti ritornano prontamente all'obbedienza della Reputiblica. Ma 
Uladislao disf.pprovaodo altamente il Senato e per il fatto di Meleda , e per 
L'aderenza a Sigismondo entra in stretu lega col Re Ostoja^ il qvale pe? 

muo* 



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^00 ^ ' ^ NoHzhrhtoncO'Crhfche ' 

muovete la guerra a Ragusa allega t seguenti pretesti J; ibi' il ieniàtò aveva 
ricévuti' nella città Giorgio Bjxdmcimfvicb , e B^^a Maslovkb difendenti Jet 
CWiWfMwJiìt /tf/ww/fi^ > ^be Cùstproi erano partiti Jalla Bèuìm. per- non pagatela 
contribuzione , la quale era stai^ da lui imposta a tutti i sudditi per fihrf la 
guerra contro Tuartkfi figlio naturale del Re Tuariko; %. che Dobtoslavoy e Rtf- 
dich Sancovicb Giupam\ il Conte Miglh Ji Cepih^je , U Conte Kadtcb di Tar^ 
novo , Stanislao , e Gredelio dì MagHovo , e Vuiatko/vicb , Buiko Paulovich , e 
Tuariho di Siano si lamentavano giustamente^ del Cattivo governo del Senato in 
Primorje ; 3. cbe egli aveva già spedito a Ragusa Stefano Logtfteta , e Stanìkfi 

^' I ^ fettenich SUrosta per ripetere le terre netcme; 4. cbe i Ragusei finalménte ^àr 
'dl^aho vuàtrc U sua volontà la clientela dei* Re d' Ungheria^ e cbt non wlem 
dò quella dei Re di ^Borsind ricusavano d' innalzare neila città 'le sue armi . ^ U 
Settato gli>fno8trt l' ingiasrizia dette sue pretensioni , e si sfórza di calmarlo 
con imbasciate , e donatavi; ma T inflessibile Ostoja manda Sand^gl Hranich 
Duca di Chelmo , Paolo Sablanorich Regolo Bosnese , e Kadicfa Sancovi(^ 

^4^3 Conce' di Nevesigile cor suo eccito nd ^assediare. Ragusa. Marino €dae&»> è 
Giacomo Gondola li respingonp, e li battono; e vedendo , die O^Ko}a i^aiieìa 
con un'altra armata pia numerosa gli vanso incontro sìtoo a Rama jèccNidfati 
fel fiume dr Narenta da quattro falere, e gli fanno del gravi danni kavchegr 
giando quelle contrade. Sìgìsmo«do intanto è libero , e accorre in^ aiutai' 

1405 Ragusa. Il Duca Harvoje, che per migliorare la sua fortuna .ama di. essere 
dì tutti i, partiti , vinto con danaro! dai Ragusei abbandona la lega di O 
stoja, e di Uladisl^o, le si. unisce con Sigismondo. Osto)a attaccato da una 
parte dalle truppe Ungariche » e dair altra dalle Ragusee , è appena sicUto 
sui monti di Bossina. Adirato tuttavia > perchè i suoi alleati di Cattaro per 

1407 opera dei Ragusei Tltotntno alla divocione di ' Sigismondo v chiama contro di 

essi una parte della flotta di Uladislao . Mentre le galere. Ragusee bloccano 

questa divisione nel pcato .di Giuliatxa y. e distrutti alcuni i^ni sì inspadronir 

scono degli altri, le. truppe di Harvoje sotto il comando di Stefano SabiancK 

. yich, e quelle di Si^smondo rompono l'esercito di Ostoja y e lo privano del 

X410 Regno liberando la Bossina 4^ un tiranno sen2a talenti politici, e militari. 
• Uladislao, che alfine si. accorge di non potere ritener la Dalmazia, la ven- 
de ai Veneziani , i quali estendendo aereamente questa vesdita stilla città 
di Ragusa ne inquietano gli abitanti. Sostemiti i Ragusei dall' Ungheria re^ 
sistono con valore» e loro malgrado acquistano da Sigismondo le isole di Cor* 
zola, Lesina, e Brazza, della quale donazione vien loro poruto il regio di« 
ploma dal Preposto di Bossina. Le direzioni del Senato per prenderne pos- 
sesso, e la ^tr^da, cbe tiene per conciliarsi T animo de! nuovi sudditi 9 fanno 

* ono- 



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smtla KcpMGss di Kt^^sé PMfi. IL Lilulh 3f^t 

rat 5U<^ genio ^litico. Intuto siccome it Duca Harvoje Principe 6t 
gran raggirò chitma iìaperaoimeine i Tutichi in Bo65Ìna, e' lì conduce ib-< 
darna a ricuperare Spalatn) sottrattosi dalla sua obbedienza ; così il Senato' 
pensa seriamente a fortificarsi quantunque amico dei Turchi. Lesina, e Braz-^' 
UL ne secondane le saggie mire; ma i Cvrzolani corrotti «dal Sano di DaU* 
mazia > ed imitisi coi Kràjàni si ribellano , infestano il mare , e spogliana 
Una nate Venetìi per co tupiom etter Ragusa coi Veneziani. Il Senato si giu^' 
etilica felicemente.^ doma colla forxa f ribelli, e nelle sue operazioni risene^ 
te gli applausi di Sigismondo. Ma l'Imperatrice Barbara per compiacere il^ 
suo favorito Vladislao Sacbez Narehtano , Cancelliere del Regno , cortigia^ 
fio accorto, e nemico dei Ragusei & loro scrivere a nome di Sigismondo , 
che è air oscuro di tutto, una lettera con órdine di cedere le tre isole. Il 
Senato o non conoscendo il segreto maneggio de' suoi malèroll , o volendo 
spontaneamente rinunziare ad un acquisto, che non può sostenere, che con 
incerta guerra > le cede ^enza alcun contrasto. Il Cortigiano Sachez, che le 
ha quuadi in d^o dall^ Jlegina» dopo poco tempo le veode ai Veneziani . 
L'istesso Sigismondo, scoperto il raggiro, disapprova i Ragusei, e si mara- 
TÌglia della loto facilità nett* averle cedute • il Senato però cerca di cotnpen* 
saré questa, perdita, rivolgendosi airacqttisto di Canali .-• Qiiesta regione ap- 
parteneva a due padroni • Il tratto ^ che da Vitaglina si estende sino a 
Castel SoW i.P FaUcmi , era di Sàhdagl Hranich , e quello , che da So- 
lfò arriva. 5Ìno a Obod presao il ;nure , di .Pietro Panlovich ; ambedue 
Vojvodl del luogo , e \ Dinasti Bosnesr. Initkafeo Hranich a vendere il suo 
di6tretto / compiace mtQ i Ragusei esfgendone solatftente licmo. ducati (i)i 
Benché il Re di Bpssina si opponga , e i Canaliti siano in tumulto , la Re- '^ 
pubblica colla fon^i ^ttptp.piu vdemieri li riduce:al dovere , quanto è piìr 
vantaggioso per lei , che V altra parte, di Canali per la morte di Pietro Pau- 
lovich cada in, potere di Hranidi ; Il quale le ^consegna il castello Sokò 
per far fronte ai Veneziani divenuti padroxii di Cattato per la discordia de' 
suoi cittadini* JMbi, Radoshivo Paulovrch veto. successole di -Pietro ptetendtfft* ^4^^ 

do 
-(i) 1 moiti essati di quesU iùi^ir^da \ che fornisce gièrnalmtmc U fiéZZM di 
Ji^ui$ dei comm$stibiH fik .mualì , ^ M cui abbiamo gii pvittippate U aniìsbh* 
ti parlando, di Cadn^o^s kapno iuUi un^ nme lor, proprio . H fiwÈ^ GIjuta i cbt 
irriga^ e^ficonda la pianura y akbof^ di sìfgmUr dciic^ssime y dalle qaaH eb^ 
b^ fotse origine il nome, di £nCheleiv U castello Sokò , a Falcone eutto sopra 
una rupe di sasso vivo è V uritc\i> forte di questo Juogo. Nel codice delle ieggf 
KMgusine si trovano n^Hi provvedimenti y che fanno onore alla pietà del Seriafé 
Tom. L R r rap^ 



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I4i> 



4o li aitetto^ e ciò, che Hra«wteiitiU«*i?ttM sotto il.fiitoff tirola ilr pam» 
tei» ♦ rkorre al Re HI Bosstoaitral Turccr^-eti maove <x>mto Hr*iiid^ con 
un ctdtcilo Al Tribunioti . Dopo vìHò luffe tempre coli» pegg^ ^» Radosfa^ 
vo. Il Senato ne$tltuUce t questi H cartella perchè vede , che gli apparriaftii 
p^ d^ ^tutitUf re ppoourando, che l-iacquisU< anche il rimanente ifttetnone 
la «ufc eflìcice mediaiiooe - tra queatt due PxiBcipì^ .Dopo la picer inipegut 
Radoikva alla Veodita della sua potiWner e- raccomanda l'affare al Re di 
Bossiiia » e ali' amico Htanidi ^ Final nette npel i^tj. dovendo \ì PauloYJcb 
«rmate per difendere &li altri siuh Scati dalle. ìncurstoni dei Turcbi accpn^ 
sente & questa vendiu con condizìoiie > che gli si diano 14000, zecchioi » 
, Mentre i torbidi di Botemie, e quindi il CenciUo ài Basilea ^ & cai per is» 
tanza spccalmente del loro, concittadino Gtovabnì Sierico' (i> i Ragusei -cttten- 
jiero laltceMà di eommerc^hrte cogli nfedeli popoli dell'Alia 9 e dell' Atfricaiii 
tenevano Sigisinoodo occupato a ségno, che egli perdeva affatto divista te Dal'* 
inaztà^ i Veneziani rende vano con^nstendo sotta it s^gfa eoadotta di Frsn"- 
Cesco Loredano . 8i|»#nficttidQ tiene a pitti con Vewzìai^è nel trattato dei IomI 

fgfprÈo alta cviwr4Ìmc tki CuHaliti^ cb9 fifMmr^étmicMr^^ VéUnm. 1 PP^ 
et S.PrmMsc^y che aif^vimé già amtperthì gfi aèiunii i/ l^MrtW, e deUp tcr^ 
te nuove , segnahrono. anche qui il loro zelo fandanie a spese pniUlcbc im Con- 
menu in Mti questi luoghi . Kagusu XKCcbia , che bu /V ì99me di eiuì^ e chf si 
^ 0$menfaud9 in.pop^laccime.^ ie f> fdi/kcjt è sìiuma in nvm at méte in ài4 
tiianz^ di sei mi^ìÀÀoH^.miome Hflgdsa^^ ed^ è sulla ttfada, the céndu^ a COf^ 
94/ì . Del rìm^mute tuao U Staio Bjsgmseo così viene désciiìU da Eusebio Car^ 
h^a rCas^um ftovum Ragusinum don^njimi tejrmilitt? ài> ortu; Kadfìieni' ve** 
20 Rat, alitar RaAatóum -promontorium ab» -ocèasu ; ZaoAmm Decatus a Se- 
pcentrioae (apud Cervam inrprclei. >. iT/imt /• Staio da OrienPe a CccideMe ha 
ht ls$n^pzta^ di xae. migtia i\e dovje kk lai'méttiuki tàrghei^a , sì tsfeude m^ 
^{a dodm-y^ Il Uofif^ri' dita f* che U dominio ^^eo ha %i9. tmglia -di circuito ^ 
$mt si deve iuHndens oaiie isolata e a>l'€àMÌHenieV' La sua divisione polìtiea , 0^ 
civiU è in Contee , e sono la Contea di Canali , di Breno , S^lano , Stagno , e in 
tre Capitanati féoè: di h^usà. vecchia di^JagiUm^, e di SaHi^ceiio riguardo 
ai CotOine^ftA^ u^^oHa^y fiteiada ^ Gistpana^ e l'^istffa di Mezzo eosirtaiHono ai^- 
trr.qué^Pro €owèea\ in Stmgm oltro ik ConOe tfè^sMO ifà Cétsfetlkni y e du^ depu^ 
tati per f/'iJNQr.. «geWMfMr togato j\M^ pud èsercìièft qièesf^ impieghi. 
r (j) Fad^inda ÀtgH uomini iHuotrìdi^ ^gusa mtf^detemo, che f/ Gafdinule 
Qiptavai Stoica^ Swicovich, Snyfu uno dei primi uomini del sito eroolo e 



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sulU KepàbiHca tUKégusé Pai*. IL Lib.lh 3«3 

«cQoriiRtgttM i rkóiioschna libera > e jotto la diént^U Aetrilngherla. Qot* 
sta èU più beltà epoca perRagQsa\ Ad onta, die Venètfa padrona della Dal- 
mazia spieghi in ^ueato secòb un. genkf pcdicko il più !(iibtttne » e debbi col- 
la fpnu iaf frante all-espi^àatone di Bizansiéi' i Ragusei tnamerratino la io- 
to iodipeadeota t:ombatténdo àU loro Inqaieti Titini . Volendo Raio^avo Pau- ^ ' 
iovich essere un' altra Volta pagato per la vendita di Canali la RepiAWIca yi ' ' 
si -oppone , ^ fi «forzi mirabili , benché un sua corpo di truppe sia battuto 
presso GIjuta in Canali da Radodavò ; ed assoldando gènte perirn dairitalia 
abbia una seconda rotta pressò Trebigne. L'interposizione di Sigismondo 
non serve, che a sospender la góerra. Radoslevo pprta la lite innanzi ad A- 
murar con una serie di ùlsità tessuta in un modo-mar^igiioso. Alfine Ragu- 
sa deve'Cir la pace col suo prepotente ^ ed ingordo nemico con sborsare def 
danìaro, mezzo» a cui poteva appigliarsi prima, e che le avrebbe risparmiate 
enonni spese, e molto sangue. 

Lo stato della Slavonia diventa sempre piii critico. L* interesse particolare 
di tanti piccoli Principi diversi dì religione, ed assai meno agguerriti, è Jk)* j^]% 
Urie! dei Turchi., ai quali già son tributar] , è inconciliabile per un piano ge- 
nerale , onde poterla salvare . Gii da venti anni per loro imprudenza il Tur^ 
co etìtra in ogni lite, e sempre n'esce con suo vantaggio. II Re di Bossina 
come capo dei Grandi del Regno si occupa a togliere Stati a <iuesti per dar- . 
li a <iuelIo , e quindi ad usurparli ad ambedue . Stefano Vulccovich Despot 
di Sorvia coir aver data una figlia al nipote dell'Imperatrice Barbara, ed 
un' altra al Sultano Amurat crede d( essersi assicurato il trono . Sigismondo 
Prìncipe religioso , nato per la pace , e sempre sfortunato , e soccombente non 
lu più alcuna influenza nella Dalmazia', e nella Slavonia . II Turco aspetta , 
che \ due tiranni dell' Herzegovina Radoslavo Paulovich r e Stefano Cojaccja 
nipote di Hranich s'indeboliscano con ostinata guerra fra loro, e lodiiamano a 
comporre le loro contese . Venezia colla sua cupa politica percorre TAdriatico , 
e nei futuri cambiamenti medita degli acquisti. Ragusa ihfine, che vede vicina 
rOttomana invasione, malgrado un^orribile peste, che le toglie migliaia d'uo- ^4?7 
mini, opera risolutamente. Richiesta dai Turchi oramai signori di tutta laBos* 
Sina di farsi loro tributaria, come han fatto gli altri Principi, risponde dì esser 
libera, e di aver con loro amicizia Andai tempi di Orcane. Invitata dal Paulo- 
vich a comprare Trebigne , e dalla Regina Elisabetta di Ungheria ad impossessarsi 
della Krajna , e di Almissa rinunzia a questi due vantaggiosi partiti per non ^44« 
disgustarsi il Cojaccia , e il Torco . Ripresa infine dagli Ungari de' suoi maneggi 
col Gran-Signore si scusa destramente, e resta nella sua neìttralitk. Un'egua* 
le risolutezza essa dimostra col Turco medesimo , quando si tvattt di sai- 
Rr a vare 



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rare i Priftciji bea affetti. Giorgio Despot. di Senria, che le prtiottà rkchèt* 
ze immense coli' appalto delle miniere di Srebamiza , e di Nuovomontè , %i 
trova in grande pericolo in Antivart per Tavvidnamentodei Turchi, li Sé- 
-Mtp.gli spedisce una galera , perchè colla sua famiglia , elesori si renga a 
salvare in Ragu^ . A tale novità Amurat dichiara di :esser pronto a rilasciare 

'44' jei .Sjempre il tributo alla Repubblica ,« 4 cederle i tesori , e gì! Statr ^ 
.Xxiorgio dal fiume Drino sino a Cattato., qualora gli dia In tnatìo- il suo. ne* 
mico : m caso di negativa egli giura la distruzioiie di Ragusa • I Ragusei , 
al dire deiriiteiso Bonfinio , noQ degeneri dai loro maggiori non si arrendo- 
uo né per i doni , né per le minacce , .0. volendo Giorgio ricuperare il Regno 
j>er parte di Ungheria Ilo scortano coUe proprie galere sino a Scardòna ,' e di 
là r accotpp^gnano a Buda col suo tesoro. Giorgio, rientra, oeì propri Stati, 
«e ne j?ro£^ssa debitore ai Ragusei; ed A1nura^ sorpreso altamente della loro 
costanza esclama , che non sarà mai per cadere una atti , in cui tanto si sii'- 

1441 ma la fede promessa ^ e quindi le accorda la pace con discreta somma di 

. ' , danarq. 

Si operava , che questa pace epa Am[urat. partecipata ai Principi Slavi gli 
avrebbe almeno apparentemente resi atnici di Ragusa ; ma Stefano Cojaccìa , 
Herzegb , uno dei piìi destri , e scellerati uomini, che siano mai esistiti 1 
se le 4ichìara aperto nemico. I Ragusei con poco danaro avrebbero potuto 
calmare questo perfido Principe , che cominciò a turbare la loro quiete per 
ji^lcune questioni sulla vendita del sale; ma fidandosi neir amicizia del Turco 
vollero vedersela piuttosto colle armi. Assoldate pertanto delle truppe dall'I- 
tala , gli vanno incontro nel piano di. Canali avendo per Capo Marino X>r« 
ya . Ma T esercito Raguseo è rouo , e fugato , mentre il nemico devasu col 

'451 ferro, e col fuoco Canali , freno, e Gravosa . Accampatosr quindi a Berga*» 
to dà un inutile assalto alla città . Accortosi iatanto il Senato , che il Cofac^ 
,cia é jn lega coi Veneziani , i quali per deprimere una Repubblica Cattolia 
|9fo. alleau fiivoriscono un Principe Scismatico , spedisce Fra Biagio Costan- 
tini Domenicano al Papa Nicolò V. , e Bartolommeo Gozze ad Alfonso Re 
di Aragona. Nicolò scrive a Venezia, la rimuove dalla lega, e manda Tom- 
mas» Farecio Vescovo di Lesina a Ragusa , ed al Cojaccia , che finge di es« 
ser Cattolico. Nel. medesimo tempo Alfonso permfitte ai Ragusei di far leve 
nel Regno di Napoli. Vedendo però il Senato, che il sua nemico ripigliava 
le .ostilità, gli mise la taglia dì loooo. zecchini trattandolo da ingrato « e ri*' 
bella cittadino , perché essendo nipote di Sandagl Hranich anch^ egli era np* 
bile di Ragusa • Aggiunse di piii una possessione ,. una casa , e la nobiltà a 
chi avesse jpartata la di lui testa • Persuaso Stefano ^ che Ivan , Taddeo , e 

Xar- 



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sulla 'B.epuMUa di Ragusa ParUJl. Lib.ll. W 

!Xarko fratelli VIàtkovich gii avrebbero tramate insìdie, e minacciato da4rUnr 
{heria , e dal Gran-Signore si arrese finalmente alla pace dettatagli in Ragn^ 
sa da un Araldo Turco sfiedito da Maometto col seguita di So.vcavalli. Etop 
po quésta epoca Sterno amò sémpce i Ragusei , o almeno fìnse di amarli/ 
^Venuto a Ragusa vestì la tòga , andò in Consiglio , e assiso al fianco del 
Rettore , come nel 1434. il suo zio Hranich era intervenuto alla processione 
di S. Biagio, diede il suo vòto«. Lasciò finalmetite in educazione presso An* 
jrea Sorgo un suo figlio per nome Ste£ino, che io seguito superò il padre in 
empietà, e scelleraggini . 

Dopo qualche «nno Stefano , e gli altri Principi Slavi circondati -per ogni '459 
parte dal Turco, che gik scorre T Uerzegovina , cominciano a diffidare 
dell) alleanza j e veggano irreparabile Ja loro rovina. Ragusa posta in eguale 
pericolo è costretta a pensate per U propria , e altrui difesa . Essa, accorda 
asilo nella penisola di Punta a Marco 9 e Radivoj Vutskovich fratelli del 
Vojvoda Ivanisc aggregandoli alia nobiltà per maggior sicurezza; ammette 
nei proprj Stati gli abitanti di Poporo, e di Trebigne , che colla fuga pre- 
vengonOL la venuta del Turco; ed aocoglie nella città le nobili famiglie Tri- 
buniote Gljubiscich , Medisfenovich , Dabiscinovich , Rudivovich , e Dobrosce- 
vich . Ad istanza del Re d' Ungheria somministra al Bano di Croazia molte 
armi , e 30000. nv^gia dì sale al Re Stefano di Rossina. Ma le premure 
del Senato sono rivolte principalmente a fortificare la propria città , mentre 
Maometto adiratosi , che il Raguseo Giugno Giorgi alla testa degli eserciti 
Ungarici faccia prodezze di valore contro i suoi , ordina , che siano incate- 
nati tutti i negozianti Ragusei ^sparsi per i suoi Stati , toglie loro i ricchi 
effetti , « li rimette quindi ih libenà dopo alcuni mesi di orrida prigionia « 
Espugnata intanto Costantinopoli^ e ridotta in sue potere tutta la Tracia, 
qualche porzione dell' Ungheria , tutta la Servia , e la Bossina , Maometto 
aneU alla conquista delle città marittime , e specialmente di Ragusa . Giun« 
to a Su^tieska di Herzegovina col siia esercito volge il passo verso Ragusa» 
II suo cavallo s'impunta per ben tré volte, e forzato a muoì^rsi minaccia di 
sbalzarlo a terra. Costernati i Ragusei per essere assai diseguali di forze, e 
privi degli ajuti promessi dai Prmcìpi Cristiani si rivolgono a Dio con ele- 
mosine, digiuni, ed orazioni. Tutto spira orrore, e desolazione nella città « 
ed ai 9« di Giugno nella solennità del Ctrpus Domini il popolo . unendo la 
compunzione, e le lacrime alle pubbliche preghiere presento «ella processione 
imo spettacolo egualmente difficile a concepirsi, che ad esprimersi. Termina- 
u appena la processione , arriva un inaspettato corriere spedito dal Ba$sà dì 
Romelia , d#i cui il Senato e esortato a maadu de^li Ambasciatori al Gran- 

Sìgno- 



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^gndre. Vìen fissata ^ jnomeitto una depv^zione > che Maortietto batiicli2 
^o per taiue vittorie 9 espirante sdegno accoglie benignttiit9nte » ma nd^teii»- 
jM> medesimo vaoie, che igli sia consegnato tutto lo SeauT.ad eceetione della 
dttk, che promette di lasciare in poter del Senato. Gli Ambasciatori , die 
U seguono nella Tracia , fanno sapere la <li lui richj^sra al Sesato . La cktSi 
è immersa a tal nuova nei più profondo lutto i \t turbamento • e il Serattp 
•emposto ancbe di tuui i più decrepiti con replicate consulte ricerca inderoo 
luia risposta , qhe salvi la Repui)blica , e faccia desìstere Maonaetto dalle sue 
pretensioni . Nicolò Serafino di Bona , che non ha il gt-ado di Senatore , ma 
gode con ragione il credito di profondo politico.^ viene (;p{i' nuovo esempio 
ammasso in Senato. Qiiest'ùomo grande «uggeriace al turbato cionsessa dei 
Padri di far sapere a Maometto , che iH mrà ^ehi^ Wi% /♦ Si€ìo , 'ma chi 
la sittà iierrà combinata in tnano del B^ dtV^ei^ia. Una f^le^ risposta scosse 
talmente Maometto , che promise di non più molestare i HagSi^ei,. Avendo 
in seguito domandata agli Ambasciatori un'immagine del loro Protettore 
S. Biagio , dicasi , che protestasse nel vederfa , cb^ un Vtemp vecchio simile a 
quello rappresentato dall' immagine gli aveva minaicclata U mone» se avesie 
proseguito ii suo viaggio , , e gli aveva spaventato il cavallo. Dopo le lettere 
degli Ambasciatori il popolo » e il Senato di Ragusa liberato dall' imminente 
pericolo sembrò respirare alquanto; ma non cessò di tenere.. lo sguardo rivolte 
verso il nuovo padrona delle vicine contrade • Quindi dopo aver neiraano scor- 
so fortificata lacittk dalia parte di Tramontana ordina, che si costruiscano nuo* 
ve fortezze , si faccia un nuovo giro di mura , nuove fosse , ed altre opere di 
difesa , e per togliere ogni conwdo alle truppe , che potessero venire sotto Ra- 
gusa , & atterrare nei Sobborghi le case , e perfin le capelle . Si ricorre a var} 
Principi per aver degli ajuti, e Pio IL, che premove colla sua beneficenza 
la fabbrica del Revellino detto ora fortezza Pia , se ne assume il pensiero • 
In mezzo a queste operazioni un^ altra orribile <lisgrazia piomba su Raguu in 
fl[Uest'anno. Nel mese di Agosto si manifesta air improvviso un furioso in<» 
cendio > che in breve tempa investe il palazzo , e lo consuma , eccettuata la 
tesoreria » e T archivio , che in parte fu sottratto alle fiamme. Fu sospettato 
non senza gran fondamento y che quest^ incendio fosse opera di alcuni occulti 
ministri di Maometto , il quale sperava di impadronirsi facilmente della cit- 
ta > qualora restasse priva di ogni munizione. Infatti siccome nel sotterranei 
del palazzo vi era l'armeria, e l'arsenale; 15000 misure di polvere, e lo^oo* 
pesi di nitro con orrendo scoppio , e colla strage di 115. persone saltarono ìa 
aria distruggendo una considerabile quantità di armi air antica, e alla moder- 
na, e il materiale per quattro galere grosse, e due piccole. Furono immedia- 

tamen- 



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sulla RTpybhllca' di KagMsa Pari. IL Lib.U, ?o7 

l«meme depuUtl Pietro P^zza , Trifone Bomk , e Nìco» Gondola , perchè 
eotì o^i solfcckudfne 6ices$ero riparar le rovine, e per non scemare dr tròp* 
pò l'erario pùbblico furono crflt gabella sul villo tassati i possessori dell' agtd 
Canalf^a!nd« H danno' apportato da 4^st' incendio fu grandissimo, mèiitro ol- 
tre la spesa fatta per provvedere altre armi d«wi , che nel risCaurartf il pa- 
la«CD^iihbIÌ€tì fossero impiegati x^ooo. xeccWtri . A^a calamità dell' incendio 
sift5ce«|r quella della pesDe i die nel corso di tre anni ripl per tutto lo Stato 
^irdi »cw6'. • pérsoa» , e coftrhise i membri del Senato» a raocogliersi sullo 
accolte ài Daxa. Il Senato cits%t in questa drcostai^za perGeacrale delle sUe 
troppe Srgismondo Malaresta espulso dall' Emilia da Pio II. Il Pontefice rinr ^4^4 
ghizia' t Ragusei, perchè coiì baheo distolto il Malatesta dagli iitiqui profeta 
ti, che volgeva ih mente. Nelniedesima t^t^spo tutto intentò ai loro va»* 
raggi <é) mentita vna grande spedizione , di ctir sr 6 (»pa« Mi rffinito dalle 
hnnioftali sue falche muore? aArTm^ròwisa in AhcDna, e la lega si discic^Iie 

senisa- alcun efetto* -. -^ .... - . - 

Divida rntanto la Bossìna in tanti Sahgiacati , ed invasa per meta 1' Hérze^ 
govrna , Rifusa ^diveset t^a^Io dei Pvfncipf , cflie hanno la sorte di potcfrsi 
sottrarre dal lovo nemico ,-. Anna fiioglie di Lazzaro Despot di Servia eoa tré 
figliuole, due Regine di Bòsstna, una consorte' del Re Tommaso , e Tal tra deJr 
Re Stefano scorticato vìvo dai Turchi r la; famiglia diHerzegh, e de'^suòi figlia 
quella del Vlatbovich , di Gtergio Conc» di Blagài , é varie altre con molti 
rfspettrvì sudditi ritiranti chi a Cataii,. e Br^noy.cfai.jft città , e a Gravosa, e 
chi nelle isole . Dalla Grecia approdano parimenti diversi insigni personaggi 
cfelle tinperiari famiisedm Lascaris , Comneni , Paledioghi, Catacuzeni , 
Rati , e Boccali segtHti , come abbiam già veduto , dai più illustri letterati 
della Greca nazione . La Repubblica' intenerita sulle loro incredìbili calamità 
a tutti sommiaistrà asilo, abito , e daaaro tenendo in continuo giro le gale* 
re i onde trasportare chi cfesidera dì passare ìa più liemotì paesi , e non stan- 
candoci dij radd(ypptare le benefeefaze anche verso inolerò , che con segreti 
maneggi vorrebbero arttenare alla di tei liisertà . La morte dei Cojaccia , ed '4'^^ 
il sud testamento, di cui il Senato t fatto eieantore, mette la Repubblica in 
mille )t3ibavazza ,. mentre ^i eredj , implacabili nemici fra loro stéssi , e dei 
Raguise) ora ricorrona al Re è! Ungher» y ed ora. al Gran-Turco per essere 
sostenuti nelle loro ingiufte , e sttivaganti precea^ioAi . Me Essibego S4n^ 
giatco di Trìconesi discende con grosso esercito dopo alcuni anni dell' Her« 
zegoviflti f ed incpadfonitoai di Trebìgne , Popovo r Gas teinovo > Rissano , 14(3 

e per* 
fé) PUU. P. Ì4k Coìftmemarn /aj. *r4^ , & 57>' 



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jol ' ' N'otìiU'f storia '^^riticbe " ' 

e perfino del castello di Birsaènich, e dell'isola PoÉrednizt dei-Ragmefi ft^ 
bilìsce in queste parti un governatore cx)I titola di Sangìacco i e iiscacda Uia- 
dislao , e Vulatko ultimi figli di Stefino Herzegb. Licenziati i loro presidi 
Ungarici, essi si ritirano come privati a Ragusa , e corconsen» del Sfenato 
si di<vidono gli avanci della erediti paterna • Ecco dopo nove secoli distrutta 
interamente il ^tumultuosa , e sanguinario Regno degli Slavi mila Dalmasaa . 
La Repubblica perde a quest'epoca ogni speranza di ulteriori conquiste, 
mentre confina dovunque col Turco , il quale per massima di reiigione nOtt 
abbandona ì paesi una volta occupati, se tìon costretto dalla. forza. Essa de- 
. re anche lasciare l'antico sistema di politica, e appigliarsi ad un altro affat- 
to nuovo. Conviene affezbnarsi V animo del Sultano , e di chi è più poten*^ 
te nella sua Corte. Ciò si otterrà con abili Ambasciatori , che di anno ,iiv 
anno si succederanno gli un5 agli altri ,.e preverranno ogni mossi. Non dovrà 
esser minore la premura , e lo studio del Senato per japersi conciliare i vici- 
ni, e i lontani Bassa, e Sangiacchi Turchi , afiSne di mantenere illesa la libera 
tk , intatta la pratica delle proprie leggi , e Tesercizio della religione Cattolica , 
e del commercio per tutti gli Stati Ottomani* Ottenuu dal Romano. Ponte- 
fice la licenza di commerciare cogli infedeli, Ragusa diretta la scala di com- 
merciò per le limitrofe Provincie , ed il suo porto Tutvico Canale per mandar 
generi in Levante. II trasporto , • la permuu delle merci fruttano air erario 
pubblico, ed ai privati; e il commercio marittimo s*ingrandisce a segno tale, 
che ripara le passate perdite , e danni , e promuove la letteratura figlia della 

1484 co^o*^^^^ > ^ ^^'^' opulenza • 

. Mentre adunque i Ragusei si erano in così breve tempo assicurato il loro 
traffico presso la Porta, un'accidentalità portò, che, fosse prèso di mira dai 
Veneziani, allorché dichiararono la guerra ad Alfonso Duca di Ferrara. Tro- 
vandosi alcuni bastimenti Ragusei presso quella citta , il Cardinale Ippolita 
non solo noB volle lasciarli partire, ma li isforzò a secondare le sue operazìo- 
ni • Agendo pertanto di concerto colle batterie poste sulla riva dc^ Pò» 
e direttte da Capitani Ragusei , la flotta. Veneta entrata nel fiume sotto la* 
scorta di Angelo Trevigiano. fu battutr ,- e messa.' in fuga. 11 primo passo, 
del Senato Veneto fu di fare un manifesto > che . annichilasse la. navigazione 
dei Ragusei allegando per ragione , che , siccome la gran moltitudine dei lo- 
ro bastimenti , e la comodità di farne degli altri per aver , legna'mer i ferra-, 
menti, luoghi. atti alla costruzione, e insieme gran copia di marinari arreca-, 
va immenso danno a. Venezia , che doveva la sua nascita , ed incremento al- 
la navigazione ; così si era giudicato a proposito , che ogni bastimento Ragu- 
seo pagasse 100. ducati d* oro. per l'ancoraggio nei porti Veneti , e che oltre 

gli 



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sMlU KcpubkHca di tsgf^é ?drt. IL Lib. 11. %o9 

gli altri dazj f -ù diritti consueti si pacassero xa soldi per .swo di girano , 5* 
ducati per un miaro 4ì oIìO) ed il m^. per xoo« per le altre mercanzie» I Ra« 
gusei benché sx^l principio fossero grandemente danneggiati per la presa dt 
y^x] l^gni? noi|^ smarrirono di coraggio. Distaccatisi affatto dai Veneziani, 
e, iabb^i<;ati dei'tfgni assai piùr grandi rivollero. la. loro navigazione neir Ardr^> 
p^)^g9,.^^i$enranfa, ^ n^ir Oceano comn^srciando soprattutto cogli Egizia- 
ni ^ Francej4,.^pag|>uoIi, ed Inglesi > e consearvando pel commèrcio ^eirAdrìa» '<4'f 
tko > cioè per la Sicilia , Puglia^ Marca , e Romagna i bastimenti di minare 
poruta.> La fabbrica dei panni istituiu appunto pel traffico con queste città» 
c^.^^v^ufM^ ^dla /TitrehU fece toaio vedere a Venezia» che invece di dan* 
neggiare il commercio dì Ragusa ayeura ptegiudicatiJ .pii3pr> sudditi,. gsatcM^.: 
i JR^gysei non' aorev^no , <fce efemere appoggiati alla, protezione del. GfranHSi- 
^ore già capace d' imbrigliare le marittime operazioni dei Veneziani non 
solo nell' Arcipelago , ma anche ntir Adriatico . Il nuovo trattato di com- 
mercio cpBcIusO(Can Alfonso Re di Napoli da Francesco Giorgi , e da Ste* 
Cuìo Gradi ripnpvato poi; con ijsboi sucfresaoii aprì ^ e assicurò nuove viste 
imi^ggiose indipendentemente dalla. Veneta. Potenza ; 

, Ma un improvviso nemico nelb, Corte del Turco comincia a far danni a '^* 
Ragusa > e a minacciarne dei maggiori . Achmet figlio di Stefano Cojaccia , 
che liberalmente educato in Ragusa ^ e -per assicurare i propr}.Suti dat» 
quindi in ostaggio a Maometto II. aveva abitato il Cristianesimo y ed era 
diveptf to 3assà , pretende di nuovo T eredita paterna. Il Senato gli mostra 
una carta sottpscricta.di proprip pugoa:j' in ci)i Stefano confessa di aver avuta 
la sua porzione . .Ma mypq^ di arrendersi h minacciare Rugpaa da Bajaset- 
co > e da Federico Imperatore • U Senato manda tre Ambasciatori a Costan- 
tinopoli , ed impegna in suo £ivore Federico , e il Papa Alessandro* Ma 
Bajazet benché amico dei Ragusei» per aderire ad Achmet suo genero fa lo 
To sborsare in tr&rate l^ somtpa di 100000. ducati, jqiponendo in ul guisa 
silenzio ad ambe le parti. Un tale sborso assicurò, maggiormeiite alla Repub* 
blica la , protezione della Porta. 



N. 



SfiuiU del quéd/o UUrÌ€9''Cfnolùgiié. 
Oliranno 1500. sino aUa pace di Pa^iareyizt. 



lon è sempre ver» » che le disgrazie deprimano > e avvìlucano i pofolt, xjo» 
e. le nazioni; anzi ts}p giovano spesso o per risvegliare il genio» e 1* industria 
naaion^Ie» o per dart una nuova tempra r dirò cos)^ ds attiviti > e di graa^ 

.Tom, L Ss ' dezza 



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Ito Notizie isié^ko" critiche 

àeizg agli spiriti. Lo scorso secolo, a si riguardino le frequenti, e micidiaft^ 
pesti, e l'orribile incendio, t cui Ragusa soggiacque, o le infelici guerre, 
che ebbe coi vicini Principi Slavi, o le terribili moltìplici vicende, a cui si. 
vide esposta nell' invasione Turchesca , può tt ragione cliitmarsi il secolo 
delle disgrazie per Ragusa. Eppure in metto a queste «tesse calamita nacque, 
e crebbe quel genio, che in questo tempo «gnoreggia , e rìsplénde-cen dècb*" 
To, e vantaggiò del Pubblico, e dei privati tanto nelle politiche èegòziàzioi- 
ni , e nel cotnmercio , quanto in ogni ramo di letteratura. Sarebbe prezzo 
dell'opera IMndagare il felice concorso delle cause , che produssero $> buoni 
eflfipttì; ma noi seguendo l'adottato metodo scorreremo di-vélo^i soli àvteni^ 
menti di questo periodo, che ancor ci rimane. * -- " > ' '"' -^ 

Ridotti i Veneziani alle piìi grandi streaezze 4allt famósa léga dì Cam« 
brai rivocano spontaneamente l'editto del 1484. fitto contro la marina di 
Ragusa , e per essere ajutati concedono ai Ragusei ì più amp} priyilegj , ed 

25^9 esenzioni. Quindi benché Abunassar Gauro Soldano di Egitto per mendicarsi 
dei Cavalieri di Rodi, che gli avevano predati tre^l^i carichi dì Mt>ri v e* 
di Egiziani, nel porre il sequestro a tutte le navi dei Cristiani nel port^'^tf!' 
Alessandria ne avesse fermate icinqtie Ragusee ; non ostante il commèrcio 
riaperto con Venezia compensa ben presto Ragusa di questa perdita. Mentre 
però in seno alla pace, e alla prosperità essa vede lapi-òpHa bandiera scorre- 
re l'Oceano persino nel nuovo mondo, il flagello della peste si manifèsta fra 
le sue muca per mezzo- di alcune lane- infette portate da Ancona , è sbarcate* 
in citta senza essere purgate i II padrone delle lane condotto sopfàdl un 
carro per la cittìt è tenaglia tò; ma la sua morte non arresta il morbo mici- 
diale, che si mostra subitamente il più maligno togliendo dapprincipio la vi- 
ta à pii di cento individui al giorno. Nella citti non rimangono, che loo. 
soldati diretti da sei nobili; é due galere armate fanno/ la -guardia al porto, 
mentre una festa ne sta in- qualche maggiore distanza . 11 Senato col popolo 
si ritirala Gravosa 5 il di cui- porto è ripiene- di' barche di ogni genere , che 

jrif come le tende, ed i tavolati 9 che si alzan sul lido, debbono servire di casa. 
Nessuno può muoversi sotto pena di morte ; e perchè ciascuno possa soddis* 
fare alla religione, e ^placare lo sdegno di Dio, si erge un altare in un luo- 
go eminente del lido • Ma i custodi della cittì cadono tutti vittima del rio 
malore , e dalla -fmbblièa itutoTil» istituiti altrettaìitl Ifcontnino sventurau- 
mente V istessa sorte . Si cerca chi voglia subentrare alla custodia della cit- 
tì, che è' desèrti 5 è ^ft" le di'ctii strade Tetba gili Va crescendo ; ma all'im- 
provvisa nuova , che sulle galère scmo gik ntorte ioa persone , e i<e. nei 
Conventi , e Moiiaèter)>. sioa vi è d>i vogUi^ o possa e^ser costretto di an<* 



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sulU AcpuHtwt di J(é(guja Pari; IL Lih.IL jvt 

àmr «lU. xno)tt. f ioflmeote dopa $$i mesi , nei quali ji^erendò h peste per 
tutto Io Stato specialmeete al cres^re dì ogni nuova :bii)a. tolse al dire del 
Razzi , Ragnina > e Cerirt aoooo* persone , cessò opportunamente ; poiché ì 
desolati abitanti dovettero acditgersi ad 4ia marittimo armamento. Entrati 
con S4. grosse vele i Mori di Barbarla nel L' Adriatico dirigersi verso Ragui- 
fa , che attesa la peste suf^pongono inabile alli difesa» e sì fehnaao a Mò* 
lunu» In due soli giorni i Ragusei armano dieci groisse navi , dne .galere « 
una fusta ^ e il» brigantini dandone il comando a Marino Zamagna • Dilie 
^ere Venete si uniscono alla flottiglia Ragusea > e si parte per Moluntà 
con meno timore del nemico t che delU peste » che in dttà tornava a ripul* 
lulare... Intanto i Mori salpanQ da Molunta » ed insegati dai Ragusei fin fao^ 
ri dellVAdriatico passano ad infestare il Mediterraneo^ Benché le spèse oc* 
corse in queste circostanze sorpassassero 80000. ducati ; tuttavìa il ^ènyu» 
esultò nel veder totalmente estinta la peste (i), e fugato ir nemico. 

Carlo V. , che ha finora favorito il commercio dei Ragusei > incomincia in 
quest'annona mostrarsi loro aperto nemico . Sdegnatosi, che nel I5ii«una na^ 
ve Biscaglina ritiratasi nel porto di Malfi fosse stata attaccau , e presa da 
una g^era , e :da quattro fuste Turche venute da Valicma , fa arrestare nel 
porto di Cadice una nave Raguiea cariba di 700. botti di vino , e venderla xjxi 
col carico al pubblico incanto « Ma la nave predata dal Turco iion era, tha 
una cagione apparente; • Il suo fratello Ferdinando Re d' Ungheria aveva 
chiesto al Senato alcufie cose , ehe pon gU furono accordate. L'Imperatrice 
stessa era pure mal preveduta contro Ragu^^ Quindi mentre Ferdinando 
.: . . . - • •.-.,'• dalle- 

(i) Egli è ^emprf mìle 41 sapere qi$aH cause d frenino i mali, quai mezzi fi9 
arrestine il tarso micidiale, e quai falli possano richiamarli. jQ^nindi la desolane 
te istoria delle moltissime pesti , che per tre secoli hanno afflitto lo Stato di 
natura, nof^ sarebbe ifera di poca momento' ^ né un sempliae oggetto di curiosi^ 
ti, che. destasse una sterile compas$ikwe sulte passate disgrazie. Scorrendogli 
annali di Kagusa noi abbiamo raccolte diverse notizie , che combinate con qéet^ 
le, che possono aversi , ,e coli' antico 1 1 nuovo metodo usatg dai Ragusei fer re* 
spingere dai toro confini ìa peste , potrebbero interessare , e giovare non poco. 
Per ora ci limitiamo a dire , che P uffizio détto di Pubblica Sanitìi fu istituito 
nel iJ77^j e che è Ciomppsto di tre Senatori scelti dal Maggior Consiglio . A loe% 
si aspetta di far sì , che chi viene, de luoghi sospetti, non sia ammesso in citti^ 
che rapporto ai Lazzaretti si osseirtmo appuntino ie leggf stabilite e sugli uourini, 
e sulle robei e che nel tempo di peste vitina si adoprino gli opportuni rimeif 
avendo la podestà della vita, e detta morte sui trasgressori * 



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^t% Notizie isfùrieo'- eriche 

dalle citta di Fiume i e di Segma fa uscire legni arttiati contro fé navi Ra- 
gusee , Carlo fa mettere il sisquestro , e rappresaglia sbì beiìi dei negozianti 
Ragusei in Sicilia , e per tutto' il Regno di Napoli, e il Doria Ammiraglio 
della flotta Cesarea conduce sette legni In Morea* air impresa di Corone. H 
Senato spedisce immediatamente Michele Bucigtiolo a Cesare in Ratìsbona. 
Ma Cesare è inflessibile , e l' Inviato ritorna sena» aver concluso alcuna co- 
4g, Qi viene sostittrito Michele Restì, che infermatosi in Ratr^bòha muore 
allora appunto , quando gli affari conr^inciano a prendere biiotia piega / Nico- 
lò Sorgo , e Marino Zaraagna sono creati nuovi Ambasciatori . Il Sorgo muo* 
re anch' egli nei confini della Francia, e dopo qualdìe mese il Zamagna ri- 
toma in patria con aver accomodate le cose con Cesare, che ha bisogno del- 

'53 J ^® ^^^ Ragusee per T impresa di Tunisi, e di 'Goletta , e cori la conferma 
degli antichi privilegi • • 

Le relazioni della Repubblica colla sublime Porta non possono essere pia 
£ivorevoli circa a questi tempi • Solimano con varie lettere dk ragguaglio al 
Senato delle sue strepitose vittorie sui Persiani , e gli fa sapere di aver fabbri- 
cato un Convento, ed una Chiesa ai Cattolici presso il sepólcro dei figli diA- 
bramo^ e di Elia. Ma questo amore di Solimano pei Ragusei li rende sospetti 
a Ferdinando Re di Ungheria, e a varj altri Principi, che gik si' dispóngono 

J53' a fer lega contro del Turco. Filippo Trivutzi Arcivescovo di Ragusa, erede 
delle virtù , ed anche delt ambizione &* suoi maggiori non aUrimentf , che il 
suo fratello il Cardinale Agostmo , era partigiana della Francia , la quale 
aderiva al Turco. Paola IIL avendo proibito ad ognuno di vendere af Ra«- 
gusei ferro, canapa, funi, polvere, armi, e qualunque cosa inserviente alla 
guerra, si credè, che ctó fosse avvenuta per nwtiro del T?iVulzf , che ler- 
cio decadde grandemente dalla stima della dttà . Non fu difficile pel Sena- 
to il giastificarsi col Pontefice , ed avere come prima la libertà di trafficare 
a)gli Infedeli • Ma Paolo III. male impressionato , pregato dai Venefltftini , e 
pers\iaso> che lo richiedesse il òene della Cristianità, matidò un suo Legato 
& Ragusa per indurre il Senato' a roUegarsl cc^Ii altri PrincPpi , a sbmminf- 
«rare cinque galere, e loooo/ zecchini per la guerra contro il Turco. "Restò 
ac&Miito il SeaatQ a^tali richieste , e licenziato quindi con ogni onorificenza 
il Legato promise di mandare a Roma un suo Ambasciatóre. Clemente Ra- 
goina Domenicano , di cui parleremo in altro luogo , godeva coh ragióne il 
tptedito di abile oratore, profondo teok>g^, e destro negot fetóre. Confidando 
jtiolto il Senato sulle di lui virtù, e patriotlsmo, lo ^pedi al Pontefice. L'e- 
sito giustificò appieno là scelta. Poiché tanto egli serne adoperarsi colla sua 
eloquenza, che Paolo cilmò Venexia, e T Ungheria', e liberò i Ragusei dal- 
le 



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9uììa AepuUìica di KMgusa Pvrt. n. Lib.lh jij 

"le minacee del Ttirco , che già faceta dei preparativi in Bossina contro la 
lorp citta per sospetto, the aderissero alla I^a. 

Ma comparsa in questo istesso anno là flotta Pontificia composta di i6. ga- 
lere nell' Adriatico , V isola di Mezzo rie soffre dei grari danni . Mentre 
Marco Grimano Patriarca di Aquìleja , che n' è l' Ammiraglio , si trattiene 
a Ragusa vecchia in compagnia di tre Deputati Ragusei scelti per compii^ 
meritarlo , il Provveditore Capo di dodici galere rimaste sotto queir iso- 
la ne permette il sacco , sebbene avesse assicurati gli abitanti , che non a- 
vrebbero sofferto alcun male . Il sacdieggio durò nel giorno della Visitazio- 
He dalle ore i^. sino alle ^. dì notte. Non dispiacque tanto il danno, che fa 
assai considerabile , quanto la prigionia di 4* Nobili , di 14. Capitani, e di 
t5o. altre persone atte alla itiarina . Il giorno dopo furono spediti Paolo Sor- 
go , e Girolamo Gradi a raggiungere la flotta nel porto di Molunta , e a do- 
lersi col Patriarca dell'insulto , e danno fatto à quei poveri isolani. Il Pa- 
triarca, che forse era ancora all'oscuro di tutto, dimostra grande sorpresa, e 
sótto pena di morte ordina ai suoi soldati , che in termine di due ore si re- 
chi alla sua presenza tutto ciò , che è stato rapito nell'isola di Mezzo. Fra 
le altre cose avendo veduta una coroha di argentò levata alla Madonna del 
Biscione nella Chiesa parocchiale , fa immantinenti impiccare il sacrilego la- 
dro alla presenza degli Ambasciatori, e caricato un naviglio degli effetti ru- 
bati lo manda a Ragusa per mezzo del suo Capellano scusandosi ctl Senato , 
e protestando , che un tale eccesso era seguito senza sua saputa , e promet- 
tendo, che al suo ritorno avrebbe risarciti intieramente i danni. Fu parimen- 
ti data la liberta- ai prigioni; ma alcuni dell'isola di Mezzo, di Ghipana, 
Calamottà, e Ragusa vecchia, che etano ottimi marinari, furono ritenuti, e 
condotti a S. Maura , dovè fra Ie'3»J. vele , che compónevano la flotta dei 
Principi Cristiani , contavansi tredici grosse navi Ragusee noleggiate da 
Carlo V. 

Avendo avuto un esito infelice presso Prevesa la spedizióne dei Prindpi 
collegati atteso i molti partigiani di Àriaden^ Barbarossa^ l'armata Cristiana 
ancora forte di j8o. legni si ritirò in gran parte nel golfo di Catterò. Ve- 
nuti quivi a consiglio fra loro i primi Capitai! , il Dorìa grande Ammiraglio, 
e D. Ferrante Gonzaga Viceré di Napoli, e Generale delle truppe da sbarco 
propongono di attaccar Castelnuovo . Il Generale* Veneto , e il Patriarca Gri» 
mani vogliono all' opposto , che si dìrìgan tutte le forze contro la città di 
Ragusa, e la penisola di Punta dicendo i che r Ragusei sotto fautori del Tur- 
co , e che perciò una tale impresa può molto Covare alla causa comune • 
Rispondono il Doria, e il Gonzaga , che la mìr^ del Papa, e deirimpera- 

tort 



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^14 Néiìzie istortco'^ crìtiche 

tore non è di far danno ai popoli Cristiani , ma a! soli Infedeli ; e che sic- 
come Ragusa è loro raccomandata come qualunque altra cittk itlV Impero di 
Carlos cosi sì deve senza questione espugnar Castelnuovo* Si sbarcano dun- 
que ijooa fanti > e ^^. cannoni; e, messi 30» Spagnuoli sopra ogni legno 
Veneziano > perchè il Doria , e il Gonzaga > che attribuiscono ai Veneti la 
cattiva riuscita dell* impresa antecedente, vogliono esser sicuri in quest'occa- 
sione» sMncomincia ft battere in maniera la città per mare, e per terra , che 
le sue mwa cadono ben presto in più; luoghi. II Comandante Turco dispe- 
rando di poterla più lungamente difendere » di notte si salva con xoo» cavalli 
sili monti ricini lasciando la città con j8oo. persone in poter dei Cristiani. A. 
tal successo il Senato spedisce Marino Zamagna » e Nicolò Sorgo a pregar gli 
Ammiragli di far rispettare dalla loro armata i confini della Repubblica • Qi 
Ambasciatori sono accolti con gentifezza y vien promessa ogni favore 9 t iti 
Doria è loro svelato, che Vincenza Capello, e Marca Grimani insidiano la 
loro libertà • AI pronta ritorno dei due Deputati il Senata decreta , che nei 
due Sobborghi da S. Qacomo sino alle tre Chiese siano atterrati tutti gli 
edifizj, e, tagliati gli alberi, sì spianino gli orti, e i giardini. Si conosce pe* 
rò ben presto T inutilità, e T immenso danno di questa provvedimento , come 
appunto era accaduto 80. anni prima néir imminente invasione di Maomet- 
to IL Pregato il Doria dal Senato invia il suo architetto Antonio Ferramo- 
lino, il quale in quattro mesi fa innalzare la fortezza della Mincetta , dà 
una maggiore solidità al Revellino, e riduce la porta della città a Levante 
ad avere una forma di architettura militare. 

Partita la flotta collegata per diversi porti dell' Adria « il presidio Spagnuo*^ 
Io di Castelnuovo invade , e saccheggia V agro Canalitano- portando seco 
numerosissima quantità di bestiame minuto e grossa , e facendo prigio- 
nieri molti giovani , e fanciulle, mentre il Conte. Raguseo con ;oo, uo- 
mini fugge vilmente sui monti . Non vi è memoria , che questa contrada 
saccheggiata piìi volte dagli Slavi, e dai Turchi abbia sofferto un danno 
maggiore di questo. A ciò si aggiunga la perdita di varie navi Ragusee , e 
di qugsi tutti gli individui , che dopo aver servita la flotta furono carcerati , 
ed oppressi dal Grimani , e la presa fatta a Ragusa vecchia dai Veneziani di 
quattro bastimenti carichi di grano^ e si concepirà facjL^iente in quali orri- 
ti%i ])i|i strettezze si trovasse Ra^sa in questi tempi. Ma Solioianoj che fa sa-^ 
pere al Senato Veneto di non voler sentire alcuna proposizione di pace, pri- 
machi non siano istituite le ifavi, e il grano ai Ragusei^ e Barbarossa , che 
portatosi con aoo. vele sotto Castelnuovo lo riprende colla strage , e prigio- 
siia del presidio Spagnuob f firn, respira^re la Repubblica , e la garantiscono 

dai ' 



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sulla Kcpubllica di Ragusa Pari. IL Lib.lJ. 315 

dai nemici . E ^ui giova accennar la cagione del grande sdegno , clie il Se- 
nato Veneto circa a questo tempo aveva concepito cotitro i Ragusei. Filippo 
Trivulzi non contento di aver ricevuto nel suo palazzo Lorenzo de Medici uc* 
ci^^6 dì Alessandro de Medici Gran-Duca di Toscana , e di essere, dirò così / 
il postfere della- Francia , e della Poita , «el i5}7. nel piano df Canali fece 
levare le lettere al corriere di Venezia diretto al Provveditore dell'armata, 
e le spedi a Costantinopoli alP Ambasciatore Francese. I Ragusei si giustifi- 
caron^^ tosto col Senato Veneto, il qtiale sebbene ammettesse per vere le lo- 
ro ragioni. In appresso però cercò tutte le maniere di danneggiarli. Il Tri-» 
Yuiz! pasfsò a Roma; ma Paolo HI. Io costrinse a ritornare alla sua residèn- 
za. Intanto Avendo Solimano occupata la meti dell'Ungheria , e presa It^54^ 
cfttà delle cinque Chiese , 1! Trivulzi si rallegrò col vincitore , il quale gli - 
assegnò un'annua pensione dì 1000. scudi' sulle gabelle dell'espugnata città. 
Ma non p«tè goder lungamente della liberalità dì Solimano » poiché morì 
dopo nove tncsi . 

Conchiusa finalmente la pace tra ì Veneti, e il Ttfrcòi sembrava, che Ra- 
gusa dovesse restar libera; da ogni timore. Ma sollecitato Solimano dal Fram- ijf45 
cesi ad invadere la Sicilia ^ e il Regno di Napoli a^ danni della Spagna , le 
flotte Turche ritornarono nell'Adriatico. Dragut famoso pirata, e capo del- 
la spedizione Tiene coll'armata nelle acque di Ragusa. Si cerca subito di* 
vincere con doni il di luì animo. Egli infatti promette dì rispettate i legni' 
di Ragusa; ma nell'atto, che fa orribili danni in Puglia, e in Calabria, ar- 
resu varie navi Ragusee, e toltone 11 carico, le rilascia vuote. I Ragusei Io 
citano innanzi al Gran-Signore; ma vedendo, che divenuto ribelle si fa pa- xj5f 
drone della flotta , con quasi tutte le loro navi vanno a commerciare nel 
Mediterraneo , e nell' Oceano • Quindi , come già avevan fatto nel 1441. con 
ij. navi sotto Algieri , secondano le operationi del ReSpagnuolo nell'impre*' 
sa di Tripoli , e dì Cerbi in maniera , che sarebbe meglio per essi rimanersi 
nell'Adriatico, e nell'Arcipelago in mezzo ai corsari Turchi, e agli armato* 
ri Veneziani. Avendo in questo tempo Vruz Hall pro-Sultano di Tripoli oc*' 
cupata per ordine di Solimano risola di Scio , si portò quindi sotto Ragusa JJ*^ 
con una flotta di 134. vele.; Ai Deputati , che gli furono spediti con ricchi 
doni, protestò di aver àzio oxàmt, óit i^stt rispettato tutto ciò, che appari* 
teneva a Ragusa • Ma scorrendo qual a4uila*'t^Adrktico fece schiavi per la > 
Dalmazia moltissimi nomini , e dome dann^giando aikrhe le isole di Ragù** 
sa , dove tornò nuovamente ad ancorasi. Il Senato dà *^ in quesu circostanza 
il più bell'esempio di umanità , e da' carità Cristiana ; che si possa inunagi- 
«are. Noti potendo soffrire , che tìnte vìttime si^rno condotte Hn camvit^^,• 

s' ift« 



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jié Notizie isiomo" crìtiche 

s'insinua destramente presso quel Comandante, Io prega 9 e finalmente col de^» 
naro lo vince. Si vede quindi U commovente spettacolo di un gran nume* 
IO d'infelici riscattati, i quali entrano in Ragusa benedicendo i propr] lìbera* 
tori; eli fa tosco correr la fama per la Dalmazia, che i prigioni sono in^alvp^ 
I fanciulli f e le. fanciulle 9 che non hanno * genitori , e parenti, e di ^ui sM«. 
gnora la patria, ritrovano in Ragusa chi gli ammette tra la propria figimolan-* 
za , • allevandoli nelU religione fa loro imparare un'utile professione. Gli 
abitanti delle isole , « della terra ferma presso il ma^rè dopo quest' epoca iat>^ 
bricarono in varj luoghi piccole fortezze , e torri , che ancora si vedono • 
Il Sultano Selimo si dispone in questo tempo ad assalire il Regno di /Ci*, 
^57^ prò , e siccome; son presi 4i mira i Veneziani , così una poderosissima flotta 
• Turca scorre l'Adriatico predando navi, e saccheggiando la Dalmazia. I Ra- 
gusei non troppo amati da Selimo *, perchè li crede aderenti a Filippo IL, 
rimangono sorpresi da un giusto timore, allorché sentono, che l'Abbate, e 
un Monaco di Giupana sono fatti prigioni « Riesce però al Senato di riscat- 
tarli, e di acquietare con moltissimi doni^ e con danaro gli Ammiragli, che 
alfine partono per l'Arcipelago. Tuttavia i Ragusei determinano di volersi 
difendere in caso di aggressione. Chiedono quindi a S.PioV., che mandi loro 
Saporoso Matteucci nobile di Fermo già Generale di armau , ed insigne archi* 
tetto^ perchè fortifichi lacittk, e presieda all'armamento. Allettato il Matteucci 
dal grande onorario accetta il partito, fàbbrica a Mezzogiorno il forte detto di. 
S. Margarita , il di cui tempio Vien trasportato altrove , e dopo tre anni di 
servizio oltre varj regtli ha iioo*. zecchini dal Senato. Mentre si ordinava- 
no le fortificazioni della città , fu spedito Giovamii Fiori a Filippo li. per 
pregarlo a ricevere sotto la sii^ protezione la Repubblica , che pericolava del* 
la sua libertà, ad ajutarla con grani, ed armi, qualora fosse stato mestieri, 
e, interppsta la sua mediazione, * difenderla anche dai Principi Cristiani male 
intenzionati. Teneva il Senato in questo tempo presso^ la S. Sede per suo 
Inviato straordinario Francesco Gondola , uomo yto pei grandi affari. Per- 
chè la commissione del Fiori avesse un esito sicuro , egli si adoprò efficace- 
mente, affinchè Pio V. raccomandaste l'affiire. a Filippo IL Le lettere, che 
il. Santo Pontefice scrisse al Re , al suo Nunzio tea molte altre persone 
qualificate, non potevano essere più officiose, e di maggior 5rei^ujcjL, In es- 
ie dà a Ragusa il titolo ^ J^epuMJfcij encomia la religione dei Ragusei, il 
loro attaccamento alla Corte di Spagna ,^ e soprattutto gli int^retsanti servii) 
prestati a Carlo V. Mentre il Fiori ottiene quanto domanda al Re Filippo, 
Marcò Antonio Colonna Ammiraglio deììa^ flotta Ispano -Pontificia, e Sforza 
P^Ilaricini .Generale dèm^rmau Veiij^tp sono per naufragare sotto lUjgu^^n 

Sor* 



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sulta Heputbiìca dt HAguxd Vart. IL Lib.ll. 517 

Sorftesì da una ttmpeita, di cui non Vi era veduta altra più orribile, il Co- 
lonna fra il bu3u delia notte è sbalzato colle sue galere pressò la spiaggìja di 
Srebarno , .dove accorsi i villani del luogo Io' salvano col suo seguitò , e Io 
conducono a Ragusa ; e lo Sforza gettato con tre legni sotto lo>scoglio di La-, 
cromai , mentre ad ogni istante è in pericolo di perdersi , illuminate le mura 
della città) e la' spiaggia con ardenti fiaccole, ed accorso gran numero di es* 
perti marinari con gomene , ed ancore , anch' egli enfine è salvato colla per-^ 
dica però daUa parte dei 'Ragusei di var} marinari , e di due navi cariche di 
grano j che essendo state private di alcuni canapi per assicurare le galere si 
st>ezzaDO urtando nello scoglio diLacroma. Ad onta di questi danni i Ragu-^ 
sei giubiiaiio per aver aalvati tanti le^ì , e due ospiti così illustri 9 ai quali» 
come al loro «eguìto , somministrano dei rinfreschi . li Colonna però , e lo 
Sforza diventano ì panegiristi di Ragusa , e non si lasciano sfuggire alcuna oc- 
casione per mostrare la loro riconoscenaa • Un altro accidente .distinse poco 
dopo la generosità dei Ragusei in un modo non molto diverso. Inseguito il 
Veneto Francesco Trono dalla flottiglia del famoso corsaro Garacosa nelle vi- 
cinanze di Ragusa egli si dirige con. tal impeto colla ^uai galera verso la cit* 
ti , che,' rotte le catene, si salva nel di lei porto. Non potendo il Garacosa. 
aver la galera , perchè protetta dai Ragusèi secondo il diritto delle genti ^ 
minaccia di saccheggiare le isole , e i luoghi marittimi , ed incomincia a de* 
predare il monastero di Lactoma . Ma i Ragusei protestando di ricorrere al* 
Grkii - Signore , e sborsando grosse somm^ di danaro lo obbligano a partire 
comprando così a proprie spese la: libertà ai Veneto Capitano « 

Essendo frattanto vicina a concludersi la lega ira il Pontefice , il Re di* 1571 
Spagna , ed t Veneziani , memore il Senato di Ragusa del danni , ed inghirìe 
ricevute dalla flotta combinata a tempo di Paolo III. dà V incombenza al 
Gondola di raccomandare la Repubblica a Pio V. , e agli altri Princìpi col- 
legati, affinchè nel passaggio delle flotte non sia fjTtta alcuna violenza contro 
ì Ragusei . Il Pontefice uffiziato dalla viva eloquenza del Gondola per dare 
a Ragusa una testimonìanu pubblica del suo affetto fa inserire nel trattato 
della lega il seguènte articolo i non .sì commetterà alcuna ostilità emiro la Ke* 
pubblica di Kagma , e suo territorio , quando il Papa non comandasse altrimenti 
per qualche grande cagione {a). Ma già la flotta dei Gristiani parte per TE^ 
geo, ed è impaziente di cimentarsi col Turco, mentre Pio dal Vaticano rac-*^ 
comanda a. Dio la santa impresa colle sue preghiere . Avventuratosi il fiero 
combattimento presso TEchinadi, o isole Gurzolari ai 7. di Ottobre, i Gri- 



(a) Mex. 'Maffei in vita S. P. lib^ 4. cap. 6, pag. 199 
Tom. L Tt 



Siam 



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31 8 Jfotizirhtó'rìco^crHichf 

stiani distruggono i<a navi , rìcuo^òBO il mare di cadaveri f di saigue, e 
ài legni infranti > e disperdono il rimanente dèlia flotta nemica. Gli stessi 
vincitori ne portano a Ragusa la nuova , e i Ragusei accusati di sowerchia 

^57^ cortesia verso di loro sono danneggiati dal Torco. Motte truppe discese dal- 
la Bossina apportano gravi danni allo Stato Raguseo , è alcuni coran-i Turchi 
approdati a Meleda con varie galere danno il guasto all'isola^ saccheggiano 
il monastero , uccìdono varj monaci, e costringono gli abitanti a ricovrarsi 
in oscure caverne, e nascondigli. La tmona intelligenza fra il Sultano ^ ed iJL 
Senato è però ben presto ristabilita , e la città di Ragusa riguardata come 
asilo egualmente sicuro pei sudditi della Spagna , e della Potta viefi. fissata 
pel luogo, in cui, dopoché gli Spagnuoli iiperdettero Tunisi , e Goletta» de- 
ve Éirsi il cambio dei {)rigibnieri. Più di ^, illustri Cristian!, tra' ^ali con- 
tavasi Glabrio Setbellonì dì Milano , ed nin egual numero di Turchi , tra cui 
vi erano molti Sangiacchi, approdano a Ragusa. Introdotti nella sala del Gran 
Consiglio, il Rettore della Repubblica con tutta la Nobiltà Ragusea a nome 
delle due Potenze dà loro la libertà. Gli illustri prigionieri, che partono 
per le rispettive patrie ricolmati di doni , £iAno risuonare il nome di Ric^^ ' 
che , avendo salvati , pendente la guerra , moki legni Turchi , e Venezia- 
ni nei propri porti, gode ora Tamicitia di ambedue, e rede con gioja fa- 
Torito il suo commercio . Le novità della Germania in geriere di religione 
si erano acquistato del partito nel volgo dei letterati , che son sempre i pri- 
mi a dichiararsi • Il pio Senato represse a tempo Jl serpeggiante spirito X in- 
novazione, ed ebbe il piacere di veder tutta la città restare nella medesima 
vera credenza , che er^ senipre stata iu fiore fino dalla fondazione di Ragusa • 

J580 Poco dopo la marina Ragusea ebbe uno dei maggiori ^rovesci . Conservando 
sempre V isttsso attaccamento per gli Spagnooli ad onta delle antecedenti di- 
disgrazie i Ragusei seguitavano a servirli eoi loro legni. Nella conquista del 
Portogallo essi avevano 40. delle piti grandi lat navi, di; <hii.per una orribile 
tempesta perdettero la maggior parte «el porto di Lisbona. 

£ qui cade in acco^io di parlare degli Uskocchi, dal ^lali anche Ragusa 
fu gravemente vessata. Tollerati prifaia , e quindi invitati dai Veneziani a 
predare i legni Turchi per V Adriatico , quando erano in guerra con Solima- 
no, e SeliiTio, e finalmente sostenuti, ed assoldati dal Ministero della Casa 
d'Austria contrp i Veneziani avevano gli Uskocdii ridotto a sistema e per 
mare > e per terra la più iagegiiosa » e sfacciata piraterìa ^ e rapina . I Ragusei 
fino dal 1535. fty-ono costretti di armare qualche galera , e alcuni piccoli le* 
gni nel mar di Narenta a ,Stagno piccolo , dove per maggior sicurezza fabbri- 
bricarono un castello. Nelle frequenti zufiè, ed attacdii gli Uskeccbi erano 

per 



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sulU KepubblìcA M'J^Égmm Pàrf.U. tìkll. ^^ 

per la pia soccombenti ; e cbionque rimaneva prigHoniero- fira essi , perdeva 
U testa. In uno di ^qpiesiii comhacìimentr essendbiiUto^ ucciso U padre di un» 
certo Gim*gk> Danisicìì , uno dei Vo)vodr dì Segna , tinti gli Uskocch» um^ 
tisi Con Giorgio per vendicare le morte del df lui padre si armat-onoi contrq 
Ragma. It Senato fa costretto ne( isfl* di spedire a. Punta due Capitani ^ 
e di mettere in armi tutta quella penisola per molct anni. Ma crescendo 
gtornalmente i danni , e gH Uskocchi mostrandosi insaziabili del sangue dei 
Ragusei, il Senato ricorsie a Grefwlo XIIL L^ ottimo Poi^tèfice con un sin* 
gelare trattò di amore Verso i Ragusèi y non potendo ottener co$a alcuna dai 
protettori degli Uslcocchi , cliiama a Roma . il Danisich , lo placa còlla sua 
autorità , e gli assegna una pensione cospicua (à) . Rallentata in questa ma* 
tiiera la pirateria degli Uskocchi, i Lagostani sotto preteino, che non si con- ^g^^ 
servassero i loro antichi privilegi dal Senato si ribellano , e risolvono di dar- 
ri ai Venetfani. Alcuni pescatori di Gravosa accortisi dei loro segreti mar 
neggi avviano Serafino Zamagna Conte di queir isola, il quale > eoo mirabile 
artificio estorce dalle mani dei Lagostani le chiavi del castello, vi $i rin$err 
ra con arcuiti soldati, inalbera lo stendardo di S. Biagb , e, rivólto llcaor 
none verso T abitato , minaccia la popolazione. Creati immediatamente dal 
Senato direttori di Squadra Trojanó Cerva , Nicolò Menzè , e Luigi Saraca . 
volano a Lagosta con 15; navi , e 600. armati , e , Atto felicemente lo sbar- 
co , arrestano i colpevoli , fortificano il castello , e i luoghi pib accessibili. 
Nel medesimo tempo viene spedito a Roma Gioi^io Gozze per impegnare 
il Pontefice , affinchè &ccia^ desistere da tale impresa i Veneziani , i quali 
con due galere, e dodici altri legni, più piccoli ripieni di soldati si .fermano 
^n poca distanza dallMsola. Il Capitano Veneto , die vede sventolare lo 
stendardo dì S. Biagio , e Pisola munita di armati , e sente degli spari per 
ogni dove , ^ ritira a Curzola persuaso, che i ribelli già sono domati , e 
che risola è in istato di fkrresistenra. Intanto il Veneto Provveditore, che, 
al dire degli annalisti Ragusei, era sta stato precedenten^itate invitato da trei^ 
ta Lagostani, e che aveva perciò spedita l'accennata flotta, con tinqoe ga- 
lere suva ancorato nel porto Palazzo di Meleda attendendo T esito della spe- 
dizione • Quindi avendo saputo , che i suoi si erano ritirati a Curzola partì 
per unirsi con essi . II Senato spedì Tommaso Gondola , e Marino Gozse 
a protestargli i proprj diritti suir isola di Lagosta , e ad assicurarlo della sti* 
ma , che si aveva per la Repubblica Veneta. H Provveditore rispose di 
aver presa parte in quel frangente per arrestare le conseguenze , che poteva- 
no 
{a) Hhtoire dcs Uscgques pgy li Sifur .Amelot de U ìUHtsaje , 
Tt z 



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no essere pernicióse al vicino dominio Veneto' in un Xtxnpo, vx cui gli \h 
Aocchi infestavano T Adriatico , contro i quali egli , era uscita col la soa-floH 
ta , e soggiunse , che ciò non doveva alterar punto (a buona xorrispondenta 
fra le due Repubbliche (i). Dopo tre giorni essendosi diretto per Cat taro sa- 
lutò la cittk, da cui fa corrisposto, accolse, e a^icurò dell' antita amicizia 
Girolamo Cerva , e Damele Caboga, che con splendidi donativi fufoao:sper 
aiti a complimentarlo. Ultimate parimenti alcune vert^nae col sommo Pon- 
tefice, i Ragusei rinnovano le loro premure presso T Imperatore, :affinchè sfa 
posto freno agli Uskocchi , che eluderido ogni vigilanza approdano con undi- 
ci barche alle sponde del fiume Ombla , e Aarc^ti fanno incursioni sino a 
^ Cattaro , saccheggiano Trebigne , e qumdi portano Iq loro prede n^l rpar di 
Narenta . I Rag^iseì mandano 5^^^ uomini ^d in^egnirli , senzachè li possane 
l^erò raggiungere. Avendo il Turco minacciato di occupare Jl piano di Ca- 
bali {d) , perchè non erano stati rispinti gli Uskocchi , e perchè nel ripassare 
ìivevano costalo venduta una parte del bottino ai MorlaPcW nel territorio di 
Ragusa , mandano a Fiume AchHIe Pozza per significare ai Commissari Im- 
periali , che. le incursioni degli Uskocchi hanno, atti^-^to contro di loro lo 
sdegno del Gran-Signore. Ma egli non è più. fortunato, del Nunzio Pontifi- 
<:io , deir Ambasciator Veneto , e di altri Iiìviaji Ragusei , che avevano gii 
•fatte replicate istanze, perchè fosse repressa T insolenza di quei pirati. Final- 
«lente per la morte di Francesco Gonzaga essendo insorta la guerra. fri il 
•Duca di Savoja, e i Veneziani da una parte » e fra Filippo IIL,,. e Ferdinaa- 
*do dair altra gli Uskocchi sono assodati ad agir contro i Veneziani, ed i 
flagusei* si dichiarano per k Spagna . Il Duca di Ossjmna Viceré di Napoli 
mandò una flotta neir Adriatico , e un* altra contro di essa 9ie nrundarona i 
Veneziani • Q.ueste due flotte dopo un leggiero incontro furono disperse da 
ama tempesta. Gli Spagnuoli ^ dice il Watson (i)> si rifirarone a Brindisi , e i 
Veneziam in S. Cróce , porto ^ in cui si rìfugjiàrono per qiMlcbe tempo con mint 
■di prcveìrìre l'OssunUj che minacciava di fortificare diversi scogli sui con^ di 
fi^gusa. l Ragusei popoh c$mmercìaMe erano naturalmente di sposfi a dare ogni 

incù^ 
i <i) Il Senato Veneto , dice il M$rosinij spedì Bernardo Venier colle sue galere 
nm per impadronirsi di Lagosta , ma per impedire dei maggiori disordini : Ber- 
-nardum Venerium non eo misisse , quo Augustanos subigeret , atque Venetis 
dittonibus adjungeret (quid enim tantula accessione Reipvl^blicx accresceret), 
sed ut motus comprimeret, ne parvis ìnitiis graviora mala suborirentur . {HisS. 
Ven. lìb. 16.) {a) Continuation de V histoire des V scoque s ^ 
ih) In vita PMlippi IH. lib. y. pag. no., & in. tom. x 



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sulla KepuMica dì t^agusa Pari. IL Lib.ìl. i%i 

incoràgpn$éiM ad ima Potenza j la quale disputava F impero deWAdriatUo ai 
VéneztaM i che ave^vanò per lungo tempo considerati come (loro oppressori . In 
diversi tempi essi avevano ricevute nei loro porti le flotte di Ossuna j eje 
avevano rinfrescate di prowrsioniy e reclutate di marinari. J^uindi i Venezia* 
m pumrono in quèsf occasione questa parzialità pei loro nemici ; e i Kagasei si 
iag^r^m delia loro cofulottay e rappresentarono i loro disegni come^ pericolosi ah 
la Porta Ottomana. Fu intanto conclusa la pace in Parigi i e all'Ossuna fu 
imposto di restituire ai Veneziani gli effetti tolti . Egli però sprezzando gli 
ordini della sua Corte spedì ad istanza di Pier Francesco Stay , Agente del- 
la Repubblica , e molto caro a quel Viceré per i suoi grandi talenti una nuo* 
va flotta di 19. navi nell'Adriatico. Ognuno restava con ragione sorpreso 
della di luì strana condotta; ma egli rispondeva : non e opportuno y che io mi 
^egga colle mani alla cintola , quando i Veneziani stanno fortificando . il porto di 
S. Croce {a) . Ma scopertasi in Venezia la famosa congiura del Marrfiese, di 
Bcdmar , per secondare la quale agiva V Ossuna , ritornò finalmente la pace 
fra le belligeranti Potenze, e i Ragusei si videro al coperto da ogni pericolo. 

Due Ambacsciatori della Repubblica si portarono in quest' anno in Polonia ^^^' 
dal Gran-Signore Osmano . Qiilvi in mezzo all' esercito Turco innalzarono le 
proprie tende , e praticarono - pubblicamente la religione Cattolica. Anzi il 
Sultano andò a trovare gli Ambasciatori nel tempo , che assistevano alla 
Messa, finita la quale fece loro dei ricchi doni unitamente al Capellano , e 
a tutto il loro , seguito* Ben diverso però è T animo , che dopo non molto 
tempo mostra verso i Ragusei Abàs Bassa di Bossina. Pretendendo grandi i^Ji 
somnte di denaro non dubita di fu* arrestare gli Ambasciatori , che ritornano 
da- Costantinopoli • Il Senato gli spedisce Vincenzo Brattuti , uomo intelligen- 
tissimo deir idioma Turco j il quale dopo di essersi più volte trovato in peri* 
colo della vita lo pièga > e lo rende amico dei Ragusei . 

Ma mentre Ragusa intorno a questi tempi colla floridezza del commercio 
terrestre compensava le perdite del marittimo, e pervenuta al massimo grado 
di coltura godeva sonama riputazione soprattutto appresso quelle Potenze, col- 
le quali aveva delle relazioni , nel gran libro degli eterni deo-eti era scrit- 
-to , che nel i66t. ai 6. di Aprile alle ore 14. dovesse essere rovinata quasi ij^j 
interamente . Regnava a ciel sereno una dolce calma , e fra gli abitanti al« 
tri erano nelle pubbliche Chiese, ed altri ancor rinchiusi nelle proprie case, 
quando senza alcun segno precedente di vento , o di altra meteora una bre* 
ve I ma gagliardissima scossa di terremoto atterrò quasi tutu laxittà ad ec^ 

cezio- 
Ctf) ìraison ibidem , & Qianncne Storia di Napoli tpnt 4. pag, lyo. 



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pA notizie iiffko^ eritrei^ 

OKfOfie delle fortezze , dei Lazzaretti , di pochi edifixj di pHi s&ii tx^itH^ 
vafày e del recinto delle mura danneggiate però in piii luoghi di modo , cbd 
fiii di joGo* persone si trovarono in un momento miseramente sepolte- fra le 
rovine. Tra gli orribili mugici delle scosse .montagne il suolò fa sentito , • 
veduto a tràballare sotto dei piedi , e i naviglj del porto altri urtarsi fra lo* 
ro , e rompersi , altri spìnger sott' acqua le prore quasi dot essero sommerger* 
li , ed un castello aprirsi per ben due volte > e rinchiudersi • Fu parimenti 
oss^vato > che il mare con un orrendo » e cupo fragore simile ad un tuono» 
il quale si udì per qualche giorno senzacfaè si potesse sapere ^ idonde prove-" 
niise, scemò per quattro volte le sue acque» e quindi le aaebbe di due brac^ 
eia di altezza; che si disseccarono le fontane» e le cisterne; .e che un nem« 
bo di polvere s' innalzò a guisa di densissima nur-cda > e ricoprì la faccia del 
cielo • In sì miserabile sconvolgimento dì cose è agévole V immaginarsi il de* 
ptotabile suto » in cui ritrovasi chiunque non è rimasto coperto dalle rovine . 
Seicento individui usciti in miracolosa maniera dai caduti edifiz} » ed offesi 
chi nella testa» e chi nelle braccia, e nelle gambe, raccolgonsi in piazza» do^ 
ve muti» e tremanti senza conoscere » ed essere conosciuti si uniscono ad al- 
tri pochi illesi » ai quali sembra esser giunto il flue del mondo : sì viva è 
tuttora per loro T impressione della violentissima scossa » che pochi momenti 
prima avevan sentita • La paura » e lo stupore tolgono a tutti ogni sentimene 
to» e se» passati i primi isunti di violenza» e di terrore» qualcheduno ritor* 
nato in se stesso è in istato di secondare i moti della pietìi » e di volare in 
soccorso dei genitori, della consorte» dei figli» del fratello, dell* amico, del- 
la patria fra i nuovi scuotimenti o arresta tramortito il piede » o allMmprov* 
viso è ricoperto dai cadenti macigni » o vede inutili i suoi pietosi sforzi ». e 
etiche , essendo la cittk tm solo ammasso di pietre > che riempion le strade 
più anguste , e non lasciano più ravvisare la propria abitazione. In ogni an- 
golo si sentono dolorosissime strida di chi oppresso in strana» e compassione-- 
vole guisa chiede pìetk in.im tempo , in cui ognuno abbisogna di soccorso. 
Simone Gbetaldi Rettore della Repubblica con varj della sua famiglia» molti 
Senatori, e Togati, che aspettano presso il. palazzo Torà del Gran Consiglio» 
Giorgio Crook destinato Residente di Olanda presso la Porta con trema per- 
sone del suo segui&o ». due Cavalieri di Malta » un Signore Tedesco , le Mo- 
nache dette di S. Marco » tutti rimangono involti nelle rovine » e periscono 
miseramente. L'istessa deplorabilissima sorte Incontra una numerosa scuoiare* 
sca di giovasi! , che dopo qualche giorno ancora si sentono a gemere dolorosa- 
mente , e chieder dell* acqua , senzachè si possa trovare alcun mezzo , onde 
poterli soccorrere • Del Qero non rimane» che la decima parte j e l' Arcive- 

* 5CO- 



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sulla KepuhblicM di Aagufa Pari. IL Lib.U. jij 

scovo, che gettandosi da una finestra si salva con una grave contusione in uà 
piede , si .^^orza di scorrere ì luoghi ancora praticabili tlella citta con pochi 
Ecclesiastici, confessa, assolve, benedice, infonde, dirò cos), spirito, e viui 
ad una turba di gente , che lo ciroonda attaccandosi alle sue vesti tt sentir 
nuovi scuotimenti , e quindi ritirasi a Gravosa eoa varie Monache assi^ite da 
un tratto speciale di Provvidenza nel sortire dalle royine dei propf j monaste- 
ij , e ne! passare per le strade fuori di città tutte ingombrate da' sassi smisu- 
rati , che eransi distaccati dai monti . Alle piccole scosse , che tuttora conti-* 
nuatto , succede un violentissimo incendio destato naturalmente tra i legnanu 
delle case abbattute dai fuochi , e dai forni , che già erano accesi prima del 
terremoto. Un vento impetuosissimo , che si alza air improvviso , dilata le 
fiamme per ogni dove , e mentre moltissimi , che forse potrebbero sottrarsi 
dalle rovine, periscono consunti dal fuoco, i miseri superstiti qua, e là at? 
truppati per la città, e fuori di essa in poca distanza, o rifigiatJsi sopra le 
navi presso Lacroma aspettano Y ultimo estermìnio , allorché le ^amme ìnveT 
stiranno tre magazzini di polvere , e di nitro • Ma per buona sorte le rpvine 
ne impediscono la comunicazione. Estintosi in gran parte l'incendio, un'ox'- 
da di Morlacchi venuti casualmente a Ragusa per ragion di commercio si 
unisce con alcuni villani dello Stato, subentra senza pietà ad incrudelire con- 
tro gli oppressi, e toglie impunemente ori, argenti, e reliquie legate in <iue- 
stì due metalli, mentre ciascuno occupato dal solo pensiero della propria salr 
rezza , e di quella dei parenti non osa far resistenza. Akuno )Qcmi è più in 
iKafeo di girare fra le rovine , mentre costoro per iiibare con comodo , e 
sicurezza coi loro moschetti uccidono chiunque si fit loro davanti. II Senato 
però composto di soli m* Nobili superstiti si riordina immantinenti , e dimor 
stra un' incredìbile fermezza nel metter freno alle ruberie dei Morlacchi , nel 
far chiudere la porta delle Plocce , e rispingere dal Revellino un' altra ordf 
assai numerosa , che era ascesa per mohipUcape i danni dell' in&lice città . 
11 di lui principale pensiero è quindi rivoltò a &r oivare dalle rovine quegli 
infelici , che sono ancora in vita. Nicolò Boihi il più savio, e coraggioso fra 
essi raduna i pochi soldati rimasti vivi» incomincia dal disotterrare le prezio* 
se reliquie , e «eguito da alcuni altri le trasporta in una delle fortezze , men- 
tre vi jono ancora mille pencoli da ogni parte. I disotterra^ti . rinnovano le 
piaghe 9 e le lacrime a chi li credeva già morti ; ed anche U t;f rzo giorno 
dopo r atroce sciagura si estrae qualche sventurato. , che ritorna in vita • 
L' Arcivescovo incanto non trovando asilo sicuro per le Monache ip compa- 
gaia di 6x. di esse y del P. Orsato Ragnina Gesuita , di due Domenicani , 
di due Dame della Casa Gondola , e di quattro famiglie, civiche ^ che seco 

con- 



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314 Notizie istofìco^ Critiche 

conducevano un fanciullo, che dopò tré giorni era stato cavato vivo dalle ro* 
yine, si dirige alla volta dì Ancona. In x7. giórni di viaggio si rinnovarono 
tutti i passati disastri . Uscito appena dal porto di Gravosa vien sorpreso da 
un fierissimo vento contrario , e da uria orribile tempesta nelle acque di Za« 
ra , per cui si crede piìi volte in pericolo di perire. Gli riesce tuttavia di ap* 
prodare a Calamotta , a Sabbioncello , e air isole Grosse ; ma in ognuno di 
questi luoghi deve dar sepoltura a qualche Monaca*, che o per gH incomodi 
sofferti nel terremoto , o per la paura nel tempo della burraisca spira tra le 
paterne sue braccia. 11 dì lui arrivo però in Ancona è un vero trionfo della 
pietà, e della religione. II Cardinal Conti Vescovo di quella citta in com- 
pagnià del Prelato Governatore, del Generale delle armi, e seguito dal Ca- 
pitolo, e Clero secolare, dai Signori del Magistrato, e da tutta la Nobiltà in 
mezzo ad una folla immensa di popolo va processìonalmente al porto per ri- j 

cevere le sacre viaggiatrici col loro Pastore. Le' provvede nell'istante di abi- 4 

ti, e di veli, le ristora con opportuni rinfreschi, e mentre ciascuna porta in \ 

mano una reliquia sottratta dall'eccidio della patria, al suono delle campane ; 

le accompagna alla Chiesa di S. Primiano, dove si canta un solenne Te i 

Deum, e quindi le fa condurre in carozza al Monastero lor destinato (i). 

In- ! 

(i) Nei due secoli precedenti sì ere molte 'volte sentite il terremèto in Kagu^ 
sà . Nel 15ÌO. nel giorno deW ascensione , ài dire del Kagninn j fu così vee^, 
mente , che il monte Bergato sembrò piegarsi verso la città , e minacciare di sthf 
bissarla . Seguitò quindi a farsi sentire per venti mesi colla rovina di alcune 
case , e con danno del Duomo , e di altre Chiese , che si risentirono considerabile 
mente . allora fu , che il Senato fece per voto fabbricare la Chiesa dell' jiscen^ 
sÌ0ne . Nel 1619. tutto il fabbricato fu scosso da' suoi fondamenti. In tale occa- 
sione furono fatti questi versi a 5. Biagio : ^ 

Dum quàtitur sttvo iellus Èpidauria mehà 

Ah*ruit auspiciis mrbs bene f reta tuis ! 
Serva urhem^ Pater j <ìr cladem disperde minantem y 
Ut servata Deo serviat , atque Ubi . 

Sopraggiunto pertanto f ultimo terremoto nel i66j. , < trovati gli edijtzj già 
molto ituteboliti j non è meraviglia^ che in un batter d'occhio cadesse quasi tut^ 
fa la città , i* restassero assaissimo danneggiate anche le case di fiù 4oda , e 
massiccia archiìettUra , come il palazzo KettoraU , che perdette H sc^tù , f il 
primo piano . lo ho vedute alcune 'descrizioni di questo terremoto fatte pochi 
giorni dopo il funestissimo avvenimento . Oltre quella del P. .AndrJaji , oltre 
due altre stampate in ^cona, e quelle del Gradi, Fregacci , e Stay merita par* 

far^ 



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suìU Kepuhblicà di H^agusa VàrU 11. Lib. 11. jij 

Infantò chitinqwe sopràVvive air eccidio deUa patrit , e specialmeate i »^ 
Nobili superatiti rilolwho di perdere piuttosto lia vita, che abbandonare il pa* 
trìo^ suolo benché privi , non dirò , di tutti j comodi , ma di tutte le cose più 
necessarie alla sussistenza. Ognuno si riveste di coraggio , e di uno spirito 
eguale alle .circostanze , e con indifferenza va incontro ai pericoli 4 più gran- 
di . Stefaiio Gradi » che trovasi in Roma , e che vuol vedere Ragusa a risor-f 
gere., partecipa il tragico caso a tutte le Potenze , e i Ragusei sono da tutti 
compianti , incoraggid, rìgiurdati quindi con gioja, e nei grandi sforzi, che 
fanno per ristaurare la patria , secondati specialmente dall' immortale Clemen- 
te IX. della famiglia Rospigliosi (i)'. II solo Cara Mustafi insensibile all'an* 

nun- 
iìcolar menzione , ed e assai onorifica per H^ma quella , che scrisse molto dif^ 
fusamente Giacomo Vandam Console Olandese per Smime , e che. mandò al Go^ 
'verno di Olanda per dare discaricò della disgrazia, e degli effetti del Kesiden^ 
te Crook . jtve*uana essi stretta in Venezia grande amicizia con Marco Bassegli , 
che era stato mandato in quella città f>er trattar affari della sua Kepubblìca , e 
che netj66u era siat^ kAmbasciaiore alla Porta Ottomana. Avendoli egli consi^ 
wliatt a passar per Ragusa , donde quasi tatti gli Ambasciatori delle Potenze 
Cristiane da due secoli con gran seguito , e 'sfarzo proseguivano per terra il loro 
maggio per Costantinopoli , diede loro lettere commendatizie per Giacomo Basse^ 
^ suo fratello , per Marco , e Giugni Giorgi, e per Uladislao Gozze . Mentre 
^estì^ ^guori^si preparavano a, dare al Residente , e <tgli altri del suo seguite 
grandi divertimenti , sopragpunst il terremoto , da cui restò salvo il Vandam 
con cinque atìre persone. Del resto ogni famiglia superstite a questo flagello, che 
si fece senére a Venezia^ ed in Morea, che desolò tutto quanto lo Stato Bjtgu^ 
seo, e la cittì di Budua, e che fece dei gravi danni a Perasto, Cattar o, Dol^ 
aigno f e Amtivari , ne ha la dolorosa istoria neW albero dei proprj paren^ 
fi • (Quante famiglie eHintà benthè ntimer^e , e quante rinate da un solo rarn^ 
foilof 1 

(j) Puerat pen illa tempora ingens terra motus in Ulyrico , e» quo Epidaurus 
fr^sertim (^B^usium nuuìc dicuHt) uris maritit^a, & libbra, teSis , ac templìs 
frequensy exomata varig. genere aperum momento ferme sic corruit, ut quodcun- 
qffe superesset illìus , incolarumque , velut Sitvum speSaculum a fortuna relicium 
lad commovenda»^ .nmg^s bomhtm misirationem esse videretur. Passim quoque, 
lateque, ut evemt if^h^jusmodi.c$^ibus ^ vagatus est igm's, & ex paucis , qui 
evasere inter sonitus fl4mma, & fragorcm ruef^um teSorum, nmnulli Romam 
'uenerunt rogatum auxilium a Clemente, ut pene deleta patriéc succurreret. Im- 
petratum est quod postulabatur >, oblatumque etiam quod non postulabatur , tam* 
Tom. I. Vv que 



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^^5 Notizie irfcrko^ critiche 

aimtìo distanti mali ,, anti mettendo; In catnpo mille. «ranQ prètentioni mi- 
naccia strage ,^' e rovii». aitar dttìii4iaisc^ntB;.Nòh 4* mia puftto a spedita 
quattro Inviati alla Pbrta, Nicolò BóBa; e Marmo Goiie in Silfstria, Mari- 
no Caboga , e> yiadisIaaflacKia'^m-eonsiantìnopfclì,. nxjfmint i'|)ili grandi, che- 
fossero allora io. Rtgusa , i <|viaU quzù certi di aadar .alla tnorte»non esitano, 
un liìomento di fmì vitlimie per amor* dell» patria. Infatti Nicoiò diBoné^ 
dómpie Tonoraiu carriefanel foi)do di un orrido carcere, èdi^^uoi tr^ coller 
^\ egualmeiite detenuti per piracchijrpeii ijuasi invidiatrfo lina tnarte al 
bella, che strappa le lacrime, e Tammiraiione da tutti i buoni, e che ha per 
encomiatore il famóso Cardinal Tolòmei', coniigliano if Senato contro. In 
propria liberazione , e si consolano di poter soffrire per gli amati loro concit- 
tadini . Cark Mustafa nel partire per l^ assedio dt Vienna tinnpya le minacce, 
e né giura r adempiuìento dopo r «spugniaione di quella cittìi* Mentre i Ra- 
sei si dispongono alla difesa^ sòccorsV da qualche bea affetto Principe^ Ita Uanp, 
i^8} viene opportunamente tagliata la testa al persecutore .Visir ^ e .Ragusa libera** 
ta da un potentissimo nemico comincierebbe a respirare dopo tante disgrazia i 
se la lega tra Tlmperator Leopoldo' j il Re di-Pofo^a ,* Venezia sottQ *U 
auspici del venerabile Innocenzo XI; non ihettesse -in, agitaTJÌone it, Senato. 
Disimpegnatisi i Ragusei mercè U wvieiM dei l^roxim^iglK dar prendervi 
parte non andarono però esenti da tutti quei mali , che può apportare una 
numerosa flotta oraferm^a nei proprj iJórti , ora veleggiante nelle vicine acque, 
ed un esercito terrestre , che occupato Castefnuovo , Sttb2i>. è^arip»» wrco^ 
mandate al presidio dei Hakludii , rmpédVogm '^rta ^di'^ommercia cort RaT 
gusa , e fece delle dannose «correre pel 5uo tcrrittèriot; Se /osièw compatii 
bili con un quadro ìstórìcè, poh-et»bero: qui fmì* non poche iriictsiooi 3Ulle 
particolarità , che racconta il Garzoni (a) a tal proposi^ y e non sarebbe diffi<- 
Cile di dimostrare x. che ciò , che da lui viene attribufto- d ad irregolarità di 
condotta nel governo, o a gelosia, è aithnositìi , fu un puro effetto di quelle 
circostante , che accompagnano sempre lo sviluppo , e il proseguimento dei 
fatti particolar^ oagK affari coniplicari , e chr quaiituiique' naturali possono 
torcersi smistramente , e farsi lesive : Potrebbe Hgwngem^ che il Giorgi^^ 
a cui si pretese di far pagare U pena per mdti y allorché- d^ Zara condotto ai 



con- 



que pfompu , ac larga fui* ionim , '^ UhtraHtas Pontifidi^ , ^m^éermmMs perr 
pessìi ìd tmtm s^fi^trc autadc.remediumrdu^adsolamen'Oiìier^UtrUiil^ 
las nascere Clemens . CI. jfngelus-FiMrmui in fOHiìlitul^im dpOrina ex^eh 
leniium pag. it&. ^ 

{a) Lforfa deiiW Ktp* f^twsz. . * 



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Julia KepubblìcA di F^agusa Part. IL Lik.lJ. <!c|*7 

coifini ricusò di tccetttre la liberti , che se gli offriva pendente l'accome- 
dameftto , non smentì il fcrt> carattere , rf}xt\\t"pdtt dotf dì animo , che Io 
distinguevano in 9^ria >Ve4:he f«rono ''«mmiratr Aella ioa stessa disgrazia. 
Ma r Artìcolo IX. del trattato di Passarevizt {a) ricondusse V antica amicizia 
fra le due RepUfcWfche. Estoiewf^^tìnce^td-hi^Oftjti itfWniilf/ Per non toglie^ 
re la comunicazione della Repubblica di B^agusa col dominio del Gran^Signor^j^ 
VàMe^iaifi e'vacueranno Popovo , Zanna , Subzi , e gli altri luogfH%àfùri\^^ 
lascicfà anche ém 'liberà comunkatiM^'- fiw Ip ierrf j^lla Porta % t di l^tgmu 
dalla parte della fortezza di Risano. Dell' istesso tenore è T articolo II. del 
trattato di Carlovizt : 5/ leveranno tutti gli ostacoli , che impediscono la comu- 
nicazione fra la Reputblicìt'diìRaglés^'y e <t/ tUre iHeH Grin-Signore . E noi qui 
terminiamo questa nostra qualunque siasi fatica lasciando ampia materia di 
lodi per la Rept*bilc4 supratcutta tìgiwidtì à* Jtónpi p*e«enti a^hi , raccolte 
le notizie istoriche di tutto lo scorso secolo fino al giorno presente ,- vorrà 
rontìniiare il taccmta. , . .i v. . 

. (a) Droit de V Europ. de Mr. MaiJ^ itt&n. f. pag. ?jfc 



FlUE DEL TOMO PRIMO; 



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'!»« 



I N D I C E 

Dei.ci^ conteaati m <pegto primo . Vbttmt. 



Prr 



tmr^duzume slU prima PaHf sulle MtìchHà delF IlHrka - Efidmuf^ , e di 

L I B R O JP^ R I M O t 

Salle a&tkhitk ddriIHrict-Epidauro, t ài Ragusa. 



CAPO L VtntfUi di Cadmo fra glilllirj detti Emcbelei: F EncheHa età f U^ 
lìrico minore : sua estensione : la Fartenia Epidauritana in oggi piano di 
€anali n* era il centro^ doveCaAmofu sepolto. \ * e . 3 

CAPO IL Metamorfosi di Cadmo. Se n* espongono le varie interpretaTjoni . io 
CAPO HI. FJeerche sopra la patria di Armonìa . 17 

CAPO IV* Kìcercbe sulP orìgine del nome degli Encbelei, e degli Illir}. io 
CAPO V. Oripne delFlllirica^Epidauro . IGreco'Laconi ne sono i fondatori. %$ 
CAPO VI. Il culto di Esculapio fu comune a questi due popoli. ^^ 

CAPO VII. Statua con epigrafe ^i Esculapio : il suo tempio: io speco del suo 

Serpente: i suoi orti botanici. 30 

CAPO Vili. Si riepiloga ciò , che si i detto di Epidauro , e si dctenmna 

F epoca della sua fondazione .'^ ^ 39 

CAPO IX. Storia di Epidauro sino al tempo y in cui diventò colonia Romana . 41 

LIBROSFCONDO. 

CAPO I. Epidauro diventa colonia de' Romani. 45 

CAPO II. Antica situazione di Epidauro sotto i Greco^Laconi > e 9j>mani : 

vestìgj di antiche rovine j e deH^Acquidotto Canali tano. 49 

CAPO III. Estensione dell'antica Fartenia Illirica: varj castelli degli Epi^ 

dauritani. 5' 

CAPO IV. Usiy e costumi degli antichi Farteno-Epìdauritani . 5J 

CAPO V. Culto di Marte f di Bacco ^ e di Diana appresso gli Epidauritani. ^6 
CAPO VL Tradizione orate poetica y e lingua degli antichi Epidauritani. ^4 

: CA- 



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CAPO VII. Cùfnversione dciH Vììrìco^Epìdauritam alla f^dc dì Cristo : ar- 

rivo fra loro di $• Ilarione s suoi miracoli. 6j 

CAPO IX. Fondazione di Kagusa. 71 

CAPO X. Venuta' di Paulimiro, Belo a KagUìUy e sue beneficenze ver^ 

so i K^usei. , 7j 

CAPO XI. Eversione di Salona : le più distinte Famiglie Salernitane pas^ 

sano a Bjigusa. Se 

CAPO XII. Dopo lo stabilimento degli Slavi nella Dalmazia , essa fu divi' 

sa in Barbara, e Homana: Ragusa apparteneva alla Romana. it 

CAPO.XIIL Dopo la distruzione di Salona Ragusa fn per qualche tempo la 

sola metropoli civile di tutta la Dalmazia Romana . 9S 

L I B R O T E R Z O. 

CAPO I. Ragusa successe pure a Salona come unica metropoli sacra di tut-^ 

ta la Dalmazia Romana. xoo 

CAPO IL Falsa divisione della Dalmazia in Alba, e Rubea : esame del 

preteso Concilio Deimitano. 107 

CAPO IIL La testimonianza delPjtrcidìacono Tommaso , del Lucio ^ e de' 

loro seguaci nulla prova intomo al sacro diritto metropolitico di Spala^ 

f^o sulla Dalmazia Romana . iii 

CAPO IV. Si esamina r opinione^ del Sig. M. Coleti : Essa non distrugge i 

fondamenti da noi posti dì sopra. ut 

CAPO V. Si rigetta F opinione del Padre Cerva. 11} 

CAPO VL Dioclea non fu mai metropoli : abbaglio di varj scrittori esteri, 

e nazionali , che ripetono da Dioclea rorìgine deir Arcivescovato Ragusino . 118 
CAPO VII. Istituzione d' Antivari in metropoli : quanti suffraganei ebbe que^ 

sta Chiesa, tutti obbedivano prima, come issa, al Ragusino Metropolita, in 
CAPO VIIL Osservazioni sul nóme di Regno dato dai R. Pontefici alla 

Zaculmia , Servi a , e Tribunia : Scisma degli antichi suffraganei della 

sede Ragusìna. 144 

CAPO IX. Il Metropolita Ragusino non fu mai soggetto ad altri , che al 

R. Pontefice, come al presente. 149 

Introduzione alla Parte Seconda sulla storia civile di Ragusa . 157 



PAR- 



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PARTE SÉCÓkDÀ. 
LIBRO PRIMO 

» ) . 

Sullt ^orìa civile d; Jligusa» 



cq/..: 



^j^é, .j 






CAPO L Xestimofàanze sulV^ìiiiibiià della Repubblica di Ààiujia. ^/, 159 

CAPO II. I Kaiusn ncm furono mai luiditi de' Venezìam . t€% 

CAPO III. Zelo de' B^puei per ìà religione Cattolica. , ' ^ . /^ /^ iji 
CAPO IV. Santi Protettori di ^usa ; descrittone della festa di S'.Bfà^ 

lio: insigni reliquie y che, conservansi a Kagusà, • ^ ^^^ 

CAPO V. LegislazhfK df lUtgusa. ^ . x«i 

CAPO VI. Forma del governo aristocratico di t^agusa. 185 

CAPO VIL Carattere y costumi , ed usi dei Ragusei. 190 

CAPO Vili. Cause j ed eletti della coltura de'Kàgusei. ' 199 

CAPO IX. Commercio marittimo de' Ragusei. ,/ , i;o 

CAPO X, Commercio terrestre de' Ragusei . . ^^6 

LIBRO SECONDO. 

JQugJrt istorico-croHòIógieo dei principali avvenimenti delU 'S^cpubblicu 4i 

Kaguia délPdnn» ($€. sin» ali* face di Fajsarevikt. ajS 



JO- 



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JOSEPH BECCARIA 

A. S. I L D E F O N S O 

Clericorum Regulariwm Pauperum Matris Dei Scholarum Piarum. 
P R ìE P OS ITU S G EN E R A L IS. 



lum opus inscriptum : Noiizicistorìeo^ critiche sulle antichità storia e lette'- 
ratura de* Ragusei divise in due toiki : a Patre Francisco Maria App^n- 
dini a S. Josq)ho Calasanftio Ordinis nostri Sacerdote composi tum 4uo 
ex Nos^fì^, quibus id commisimus, recognoverint, ac probaveruit , ipsius 
edendi facultatem, quantum in Nobis est, Auftori concedimus. 

Datum Romac in i£dibus nostris Scholarum l^iarum apud S. Pantaleo- 
fiem die i. Augusti anno i&oi. 

Joseph Beccaria a S. Ildefonso 
Praepositus Generalis. 
Reg. fol. 87. 

Paulus Kobarti a S. Vifforia Secretarius . 

^<><><>«:><>o<;k><><>0<><><><><><><><><ik:*<><>«:><>«:><^><:><^ 

NOI CONSIGLIERI 

DELL' ECCELLENTISSIMO MINOR CONSIGLIO 
DELLA REPUBBLICA DI RAGUSA. 

XVisultando dagli Attestati de' Revisori deputati all'esame del Libro intito- 
lato : Notizie isterico '^critiche sulle antichità storia e letteratura de^ Kagu* 
sei; non trovarci in esso cosa contraria alla S. Fede Cattolica, ai Prin- 
cipi , o al buon costume , concediamo licenza ad Antonio Martecchini Stam- 
patore di Kagusa , che possa darlo alle stampe 1 osservando gli ordini in 
tal materia stabiliti. 
Dat. li 10. Agosto sto», 

( Michele di Zamagna . 

( Pietro Ignazio Gio: Francesco di Sorgo . 

Registrato in Libro a Carte »9S. 

Gio; Luca Vlajcbi Secret. 

ER- 



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3J» 





ERRATA 


CORRIGE 


P«g. ver. 






50. to. 


at-zione . 


attenzioae 


ìu 5. 


suspcrdrct 


superarci 


31. c!U2. 


%àÌL Mctbod. Georg 


'Meihod^ Geogr. 


5X 8. 


da da Urun 


da Urun 


5J. !?• 


ademi 


aderant 


IIJ. J. 


diviserunt 


dimiseruHt 


J»Ì 8. 
138. a^. 


Pasqualìs 


Paschdlis 


Dhclenscm 


Dioelensem EcùtesUm 


^45- 33- 


scrittore del secolo IL 


scrittore del secolo XL 


I7»- 5. 
il4. II. 


pannizzatrici 


panizzatrici 

le decisioni della Ruota 


della Ruota 


188. 19. 


Consoli t 


Consoli 


13*, »^. 


per lo piò a VcnezU 


per lo più si conducono u Venezia 


»5^. 5. 


Gìuscardo 


Guiscardo 


»5^. nella noti Guìpaoa 


Giupana 


31J. »9. 


sta stato 


stato 



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^cmóe^/^ ovvero Jt/e/za, 



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T[àV II. 



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^Jo/(/ato ^/i^Z(^ujc'cy. 



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^Ju/^izziZy ovveny w fuzr^ . 



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Uiorcye cv^i^^rro Jòacco 



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Tài^VL 



J^uii^ ovvero iPiaria , 



1 



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N O TI Z I E 

ISTORI CO- CRITICHE 

$ V L L M ARTI e BIT 2 

STORIA E LETTERATQRA DE'RÀGUSM 

DIVISE IN DUE TOMI 

E DEDICATE ALL'ECCELSO SENATO 

D È L t A 

. REPUBBLICA DI RAGUSA. 
TOMO II. 






RAGUSA 

DALLE STAMPE DI ANTOMIO MAETECCHIHI. 

CON LICENZA DE' SUF E.filOKU 
MDCCQIII* 



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Hoc generi bomnum qudsi m natura datum est , ut qua in familìa laus \lìqua 

fòrte fiwuerìt'^ hanc fere qui suni ejus stirpis , cupidissime prosequantnr ^ 

■ - • • ■ 

Qc. prò Rabirio * 



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ì 

INTRODUZIONE ALLA PRIMA PARTB 
DEL TOMO SECONDO 

SuUa Letteratura delVsfigusei. 

V^ei libri , in cui si trovano descritte le gesta degli uomini , che si so» 
no distinti nelle scienze , nelle belle lettere , nelle armi , e nella politica , 
sono sempre stati accolti con applauso , e soddisfazione • La varietà delle a* 
zioni grandiose, che essi ci presentano, la virtù, che malgrado Turto deU# 
passioni si fa alfine ammirare da^ suoi stessi nemici , la somiglianza delle ap^ 
plicazioni, e degli studj, le relazioni di patria, i dolci vincoli di parentela, 
quella plausibile curiosità, che ci eccita ad informarci di tutto ciò, che può 
esser degno della nostra ammirazione senza riguardo a verun clima, o nazio- 
ne particolare , e finalmente i moltiplici reali vantaggi , che ricavansi cdlla 
imitazione, sono tanti incentivi, che ci muovono dolcemente, é ci spronano 
a leggere le vite di coloro , che oltre all' aver giovato ai loro concittadini , 
nel tempo stesto onorano in generale la specie umana • Con una tale persila* 
sione dopo aver compendiosamente esposto quanto da noi si credo > e si potè 
di più rimarchevole sulle Antichità^ e Storia di Ragusa, pubblichiamo ora le 
notizie tstorico^critiche su quegli uomini, clie coi loro luminosi talenti, e pro- 
duzioni r hanno illustrata . 

Il Senato di Ragusa dopo aver in sul principio del i^^oo. ordinate con più 
saggia avvedutezza le pubbliche scuole , le provide successivamente di abi- 
li Professori stranieri ; e da quell'epoca avventurosa vantò in ogni tempo 
un buon numero di Patrizj , che mostrando accesa la face ai propr} concit- 
tadini li animarono alle studiose applicazioni. £ poichi. V 
di , e delle persone d' autorità può tutto sugli animi de 
regolamento della propria condotta; T amore, e la cole 
propagò rapidamente appresso ogdl classe , e si radicò 
A a 



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per tutto il 1400^ , t tjoò. ogni distinta , e comoda famiglia aveva un ìet* 
terato, e qualcheduna contava più individui come tali. Un Elio Lampridìo 
Cervino , che sotto Sisto IV. per V eleganza dei suoi versi Latini è incoro- 
nato in Roma dopo aver superati i suoi dotti rivali ; un Giacomo B ona , che 
rispettato, ed amato da' suoi dotti contemporanei si distingue pure rella poe- 
sia Latina alla Corte di Leonp X ; un Marino Ghetaldi , che viaggiando 
per ia Germania , per T Inghilterra, Francia, ed Italia ne sorprende i dotti 
colla superiorità delle sue matematiche cognizioni; ed uno Stefano Gradi, cht 
Bibliotecario del Vaticano sotto Urbano Vili. , ed Alessandro VII. vien con** 
sultato come V oracolo del Letterati , non erano i soli uomini grandi 9 P^^ ^^ 
di cui opere insigni Ragusa meritasse di esser lodata da Nascimbeno de Na- 
scimbeni , da Palladio Fosco , da Francesco Serdonato , da Coriolanò Cepio i 
da Lodovico Pasquali, da Marino Bscchicemo, dagli Autori della storia dell* 
Università di Padova, dal R Lagomarsinì, e da tanti altri, che nói.citare- 
mo opportunamente. Né , quando il gran Lambertini si maravigliava , cSie 
i Ragusei senza speranza di grandi premj sapessero coltivare le lettere , e van- 
tassero tuttavia i loro Virgili, egli aveva presente quella lunga serie, che noi 
andremo tèssendo . Q.ual maraviglia pertanto , che gli stessi Ragusei si 
compiacessero della loro Patria , come già osservò il Dolci nel suol Fasti Ra* 
gusini ; e che quindi un Palmotta esclamasse 

Sciat Itala tellus 

Haud Ragttsinis vicinam serpere tetris * 

Birbariero^ jogenuas sed libera stare per artes 

Moenìa •••••«# 

ed un Boscovich. 

• ••••• Libertate perenni ^ 

Grandibus iogcftiis, & nobilitate vetusta 

Dulce mihi natale solum , Ragusa • # • • 
Ambrogio Rajgnina , Bernado Ghetaldi , Ambrogio Gozze , V Ab. Giorgi , 
Serafico Cerva ^ Giorgio Bassich^ e Sebastiano Dolci hanno celebrate le lodi 

dei 



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dei loro benemeriti nazionali. Non è nostro intendimento. di dar qui • ^' t4eà 
dei loro scritti dovendolo fare nel contesto dell'Opera, Li citiaino; solo ad 
cretto , che sì sappia , che , per quanto ci è stato possibile , li i^biam eon* 
miltati, e che eglino sono le nostre guide, benché non abbiamo, truscuratp 4i 
ricorrere nuovamente a quei fonti , a cui essf avevano attin^to. D'altronde 
abbiamo tutt' altra mira, che di deprimere il merito altrui, o di voler com^ 
parire invi^ntori in arjgomenti 'di storia , e di erudizione , nei quali facendo 
un buon uso di s^n^ Critica conviene seguire scrupolosamente chi ci ha ..pre- 
ceduto • Noi crediamo però a proposito di pigliare una strada totalmente di-* 
versa da 'quella da essi battuta. Es^i. hanno scritto in Latino , e perciò non 
sono. Ietti, fhe da pochissimi, tanto più , che, a riserva dei Fasti LeiUraxj 
4el Dolci; il resto è inedito, e gli esemplari ne sono assai rari, e ignoti ge^ 
tìeralmente. Noi scriviamo in Italiano, e siamo capiti dal maggior numero. 
£^si nei loro elogi. hanno seguita T ordine. Alfabetico senza legare la vita di 
uii|/pggetto con quella di., un altro . Noi dalle opere degli ^rittori , di cui 
tratteremo, prendiam motivo di assegnare a ciascuno quel luogo , che gli è 
proprio, talché, uniti cronologicamente sotto Tistessa classe i Filosofi coi t^i- 
losofi, i Teologi coi Teologi , i Poeti coi Poeti ec, i nostri Lettori con un 
sol colpo di vista potranno vedere cpn qual successo i Ragusei . abbiano col- 
tivate le scienze, e T amena letteratura. Con una tal distribuzione noi rime- 
dieremo ancora in parte a quella aridità , che deve provarsi , quando si pren* 
de a scrivere separatamente la vita di un soggetto , che non ha molto del 
grande . Nasceri tuttavia un inconveniente , allorché tratteremo di quei let- 
terati, che si sono distìnti in varj generi. Dovendo aver luogo in più d'un 
capitolo ci sforzeranno a ripettere gli stessi nomi forse con noja di qualche de- 
licato lettore. Ma- noi fermi nel non curare il giudizio di coloro, che soltanto 
si mostrano letterati, allorché si tratta di decidere sulle altrui fatiche, speriaifio 
airoppqjto , che i veri saggi ci sapranno buon grado del piano abbracciato, 
e non c'imputeranno a delitto, se, dopo aver collocato l'elogio di alcuni sog- 
getti dove ci parrà più opportuno, parlerem poi altrove ^i qualche lor opera. 

Del 



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TM rimtneAte procureremo con tutto V itripegno , the la brevità > la templi- 
citi , e la giustizia guidino ognora la nostra penna • I tratti della vita degli 
uomini grandi non sono tutti egualmente interessanti , e chi non sapesse in- 
cominciare f che con lunghi esordj , e volesse correre dietro a tutte le azioni 
le pili minute , e che non entrano , se non per incidenza , perderebbe di mi- 
ra il sub scopo principale , e annoderebbe meritamente i lettori • I piccoli ri* 
tratti» qualora sieno presi al vivo» colpiscono del pari» che i grandi. Non 
▼i è poi cosa alcuna > che tanto degradi e chi riceve , e chi dà le Iodi » 
quanto l'esagerarle con caricate espressicmi. D'altronde si conviene pure ge- 
neralmente , che il Pigmeo non si deve confondere col Gigante , e* la soda » 
e luminosa virtù non può andar del pari colla mediocrità • Noi non abbiamo 
risparmiata alcuna £itica per fondare ( quando abbiam potuto ) il nostro de- 
bole giudizio più- sulle opere , che sugli elog} 3 che abbiamo Ietti , e » quando 
non abbiamo avuti dati valutabili > abbiam nominai semplicemente quegli in* 
4ividui , che credevamo non potessero avere alcun maggiore diritto « Ripe- 
tiam qui nuovamente , che non scrivendo noi né per la sterile compiacenza 
di farsi nome , né per alcun' altra mira y mz, solo per pasiare il tempo analo- 
gamente al luogo , in cui ci tro/iamo » e per giovare in qualche modo alla 
gioventù a noi affidata, non cérchiam lode, e noni curiamo il biasimo. 



PAR- 



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PAATE PRIMA 

LIBRO PRIMO 

SutLA LstTBRàTUaA DÈI RaGUIBI. 

C A P O L 

Istorici Kaiusei. 

i3e la patria istoria , per quanto sia poco feconda di arveàimenti , interessi 
2LSS2LÌ più di quella degl* Imperi , e delle Repubbliche le più grandi , essendo 
ordinariamente ad essa atuccata la propria sussistenza » e feliciti ; non si sa- 
prebbe aver bastante riconoscenza a coloro, clie i primi ne hanno raccolti gli 
antichi monumenti , e con esatta cronologia , e veriA di circostanze ci hanno 
tramandati i fatti de! tempo* loro. J^ELEZIO (i), che fiorì nel duodecimo 
secolo y e che è il primo leuerato Raguseo , di cui si sappia il nome, e si co» 
noscano gli scritti senza altra particolarità della sua vita.> e famiglia, godrà 
sempre per un tale riguardo la stima dei suoi nazionali . Le sue notizie su 
Epidauro , e su Ragusa scritte da lui in versi Latini mancanti per lo più di 
ritmo, e privi di qualunque vezzo poetico hanno somministrati dei fatti , e 
delle epoche vere al P. Cerva, al P. Dolci, ed al Ch. Sig. Ab. Coleti* Mi- 
chele Sorgo fu il primo a darli in luce , e il Coleti li ha ristampati con al* 
cune note giudiziose. II primo, che dopo Melezio siasi applicato a scrivere 
nel genere storico , è Lodovico Cerva detto volgarmente CEKV^AKIO TUBE* 
1R,0NE. Nato nel 1455. dalla Patrizia fitmigUa Cerva originaria dì Cattato, ed 
istruito in Ragusa nei primi rudimenti delle umane lettere fu quindi spedito 
a perfezionarsi in Parigi. I.suoi progressi nella filosofia, matematica, teo« 
logia ^ e belle lettere furono uli> che per vanto dì dottrina venne .quivi ag« 
gregatA^d una delle prime Accademie di quel tempo col soprannome di Tu<- 
berone» Ritornato in patria pieno di brio^ e vivacità, e addetto agli usi stra* 
Aieri soprattutto rapporto alla foggia del vestire fu costretto dalla vegliante 
autorità pubblica a seguire quella d^IIa nazione. Essendosi in seguilo prò» 

mes- 
(i) Noi ci risparmeremo qt$asi sempre le citazioni , quando apparterranno a 
scrittori Bjigusei . Trattandosi di monumenti inediti ( se si eccettui il Dolci ) 
questi non possono consultarsi dagli esteri , e d' altronde sono noti abbastanza ai 
dotti nazionali^ 



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t ìtoiizic ìsiùrico-cntìcbe 

messo in isposo ai tina notóle^ donici la àelIiCaU Gozèl dopo poco tempo 
la pregò a ricisarsi in un monastero , e t permettergli di vestire T abito di 
S. Benedetto. La Sposalo compiace, ed egli net J48f.^pro^ssa con voti so- 
lenni la Regola Benedettina sul piccolo scoglio di S. Andrea ii. miglia di- 
stante da Ragusa > e dato ai Monaci dai suoi Maggiori. Gli esercizj delU 
religione , e la coltura delle belle lettere , e gravi discipline furono le soft 
sue occupazioni per ^^. anni di soggiorno id quel solingo monastero. Creato 
quindi Abate di S. Giacomo in 15. anni di governo ebbe campo di farsi am- 
mirare per la sua rara prudenza, e si meritò, che il Senato con unanime 
consenso Io elegesse Vicario della Chiesa Ragusina in assenza del l'Arci veseo- 
ro Rainàldo Graziano, tùttocchè una legge del J488; vietasse, che miasinti- 
le carica, si conferisse ai nazionali. Dopo la sua morte, che avvenne nel 
15x7., si eseguì il piano, che egli fece, per l'unione dei monasteri di S. Già-* 
comò, di S. Andrea, e di Meleda sotto il titolo di Congregazione Meliten- 
5e, e con ciò rese alla sua patria uno dei più gloriosi servigi , che essa po- 
tesse aspettarsi. Il Cervario compose la Storia dei suoi tempi in XI. Libri 
incominciando^djlla. morte di Mattim Corvino, cioè dal 1490. sino al 15»!. 
pigliando special mei^e .di mira quanto accadde nelle vaste Provincie soggette 
j\\- Ungheria , ed al Turco , e facendo anche menzione degli avvenimenti 
più celebri successi presso \t altre nazioni . Questa opera è un' irrefragabile 
testimonianza del suo genio , o si riguardi il dovere del vero storico , o T e- 
leganza dello stile. Da Livio, Salllistfo, e Tacito apprese non solo la nobi-f 
le, e maestosa maniera di esprimerli alla Romana; ma contrasse anche Tabi* 
to di riguardare cot) tutta libertà le azioni degli uomini , e di dipingerle con 
vivaci colori. Qiiindi egli si mostra talora più libero di quello, che può per- 
mettere il pudore della storia. Ma il suo secolo era fecondo di gravi delit-i 
ti , e forse egli xron pensò .>mai ,• che la 6ua opera si dovesse stampare , e 
possiamo ricavarne uba provai dUiraver egli estrado dal suo manoscritto ciò, 
che avev4 realmexue ideato di pubblicare , cioè u' opera suir origine dei 
Turchi ^ ed u' altra suir origine di Ragusa . Scrisse egli quest* umpna ad 
istanza del suo ^mico Bernardo Baccupiq Arcidiacono della Chiesa Bacciense 
in Uiigherie^ il quale gloriandosi di trarre la sua origine da Ragusa bramava 
dì conducete i principi , gl'incrementi, e le glorie della sua patria.. Il Tu- 
berone non tocca » che leggiermente , ma però eoa a^mma eleganza , e di- 
scernimento filosoiico i fatti più strepitosi d! Ragusa dalla sua fondazione si- 
no allo stabilimento del Turco nella Bossina. Fu però tacciato con Cagione 
di noq avere dopo \\ zapo, indicato precisamente V anno degli avveninfen^ j, 
i d»4ver ommessi parecchi iktti degni di t^sts notati . Questa operetta illustra** 



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sulla LeUeraiura dei Ragfisei Pari. 1. Lìb. I. 9 

ta con note, e supplementi copiosi dall' eruditissimo Michele Sorgo fa stam- 
pata in Ragusa dal Trevisan nel I79<>. Del resto il Ccrvario nei suoi com- 
mentar} dedicati a Gregorio Fregi pano Vescovo Coloceose, da cui aveva avu* 
ti i materiali storici riguardanti le cose degli Ungari , e del Turchi, fa uso 
delle parlate, ovvero aringhe. Adattandole nìaestrevalmente a chi parla > fa 
conoscere i veri interessi dei personaggi , che agiscono , sviluppa la loro po^r 
litica senza alcuno sforzo d' ingegno , prende un ^uono di eloquenza ora su-* 
blime , ed or temperata, e interrompendo cosi la monotonia della narrazione^ 
e risvegliando rattenz:one fa sì, che il suo racconto sia un'azione animata, che 
si rappresenta sotto gli occhi de' suoi leggitori . Il genio dei moderni storici 
pensatori sembra non applaudirvi . Ma le loro fredde riflessioni politiche non 
sollevano, e non istruiscono sempre, come le dotte, e patetiche aringhe de- 
gli Eroi di Tucidide, e di Livio; ed il Cervario, che può dirsi il Sallustio 
dei Ragusei , ha stabilita la propria riputazione indipendentemente dal gusto 
filosofico dei tempi nostri. La sua opera è stata stampata più volte. Uscì la 
prima volta in Francfori sul Meno a spese di Claudio Marnìo nel 1^05. , ben- 
ché Czvvittingero scriva nella sua BUfiiof^cm («»), che già fossft sta» quivi im- 
pressa fino dal iT^4- Si stampò nuovamente in francfori nel 1627., come si 
ricava dalla Biblioteca istotica del Budero (i), in Lipsia unitamente agli Scrit- 
tori delle cose Unghariche da Clemente Scheleichio , e nel 1784. da Carlo 
Antonio Occhi in Ragusa. Nelle prefazioni, che si leggono in queste diver- 
se edizioni , sono giustificate da varj illustri letterati le lodi , che noi abbiamo 
date al Tuberone , ed ora dalle genuine notizie della sua vita sono pure 
smentite le false, che si avanzarono su di luì , e che si leggono nella prefa^ 
xionc agli scrittori delle cose Unghariche stampate in Vienna nel 174*. 

Un isforico di egual merito avrebbe avuto Ragusa nella persona di MAT^ 
Ti A PLACCO cognominato V Illirico , se i suoi grandi talenti non l'avessero 
portato miseramente a naufragare. Nato nel 1510. {e) in Gionchetto villa su-» 
burbana di Ragusa fu dalle novitk di Lutero tratto in Germania , dove diven- 
ne uno dei di lui più zelanti seguaci . Il suo fanatismo , e cecitìi giunse a se- 
gno tale , che volle avere V infelice vanto d' essere il principale , e il più fa* 
hioso direttore (d) fra i Centuriatori di Maddeburgo. Ma siccome la Provvi-- 
den/a sa cavare del bene anche dal male , e far trionfare più bella la verità 
sulle rovine dell'errore; così le famose Centurie Maddeburghesi , in cui si 
distinse infelicemente Mattia Fiacco, diedero motivo all' ioimortale Cardinal 

(a) Pag. 19. (b) Pag. 14^1. (e) Cerva ex Vetusi. Monumeni. in vita 
M. f lacci Uljr. (d) Dizionar. delie Eresie pag, XLVUh Ediz. Venei. ijjt. 
Tom. II. B 



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,Q Notizie isiorico^ critiche 

Baronio à' immagin^e il piano sorprendente di tutta la storia Ecclesiastica , 
e di eseguirlo con tale felicità , che quegli uomini grandi , ì quali l' iranno 
rettificata, e ampliata, ne restano con ragione ammirati, e contestano senza 
invidia il di lui altissimo merito verso la Chiesa Cattolica. Del resto Mat* 
tia Fiacco, che morì inFrancfort nel j|7^. , partì, al dir del Cerva, per Ve» 
nezia da giovane colà probabilmente condotto dai Monaci Lacromensi , dei 
quali era nato contadino, e da cui ebbe la sua prima educazione. Dove quin* 
di studiasse, e facesse tanti progressi nelle lettere, come, perchè, e quando 
passasse in Germania, sono ancora tanti punti ignoti della sua vita , i qua- 
li forse non sì sapranno mai , perchè egli stesso li avrà gelosamente nascosti • 
Non dissimulò però d'esser Raguseo coi suoi nazionali in più occasioni : aa- 
2i cercò d' esser riconosciuto come tale , e di dedicare qualche suo libro al 
Senato. Il che non avendo potuto ottenere., procurò di nascosto di far pene- 
trare le sue opere in Ragusa; ma accortosene il pio, e veglìante Senato do- 
po averle fatte pubblicamcme abbrucciare per mano del Boja trovò il modo 
d' imporgli silenzio , e di farlo desìstere da ogni ulteriore intrapresa . 

GO^JlNNl GONDOLA dell* ordttìc di S. Francesco , al dire del P. Dolci , 
si distìnse nella storia intorno a questi tempi . Visitando i luoghi Santi , e 
fatto quindi Guardiano del Convento di Betlemme volle scrìvere la storia del 
suo pellegrinaggio, la quale nel 1516. dedicò al suo padre Nicolino Gondola. 
Ma quest' opera , che secondo il giudizio di alcuni era degna della stampa e 
per la purità della lingua Italiana, e per molte interessanti notizie, presente- 
mente non si sa , dovè esista . 

Più fortunati furono i Ragusei colla storia inedita di NICOLO' KAGNINA , 
la di cui Patrizia famiglia deriva da Taranto. La sua storia è giunta sino a 
noi, e benché non arrivi, che al 1545. > e non si meriti, che il nome di cro- 
maca informe , perchè rozzamente scritta , e senza alcuna concatenazione fra 
gli avvenimenti , pure dal 1400. sino al fine è esatta e per la cronologìa , e 
per le circostanze di qualche fatto . I versi del Melezio furono ricavati da 
questa cronaca. 

SEKjtFlffO KAZZIy Teòlogo Fiorentino, che presiedendo nel 1587- alU 
Congregazione dei Domenicani , ed amministrando la Chiesa Ragusina in 
qualità di Vicario Capitolare si era messo a scrivere la storia di Ragusa , 
per lo più non fece , che copiare senza eleganza di stile il Ragm'na nei due 
primi libri . Quindi nei primi secoli della sua storia è meritamente tacciato 
d'inesatezza, o parli delle coseRagusee, o di quelle dei popoli vicini. Mar- 
co Foscarcno preferisce {a) tuttavia la di lui Storia a quella del Lucati forse 

per- 

(tf) Ve Veneti Letterat. 



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juìld Letteratura dei Kagnsei Part. I. Lib. l. ai 

perchè nel Razzi trovansi più minutamente , ciie in ogni altro scrittore de- 
scritte le guerre terrestri, e marittime fra i Cristiani, e i Turchi, delle qua- 
li potè esser informato da testimonj di vista nella sua dimora in Ragusa. Ol- 
tre la storia stampata in Lucca nel 1595- da Vincenzo Bosdraghi , il Razzi 
scrisse pure le vice degli Arcivescovi di Ragusa , che lasciò inedite in San 
Marco di Firenze , e che hanno quindi giovato molto ai compilatori della sto- 
ria della Chiesa Ragusina. 

Un altro scrittore contemporaneo al Razzi fu EUSEBIO CABOGA nato 
dalla Patrizia famiglia di questo nome originaria di Fermo, Abate Benedet* 
tino , e discepolo del famoso Crisostomo Calvino Monaco Italiano y il quale 
dopo essersi distinto colla sua dottrina nel concilio di Trento^ e avere quin- 
di sistemata la Congregazione Melitense fu promosso all'Arcivescovato dì 
Ragusa* E* il Razzi medesimo, che ce l'attesta : Il il, P. D. Emchio Caboga 
Monaco di S. Benedetto ^ Padre di sanH vita , d" ottime lettere ^ il quale scri^ 
ve queste stesse storie di Ragusa y ma Latinamente y e, come avviso ^ con altro 
ordine {a). Anche T Orbinì così ne parla: D. Eusebio Caboga ^ il quale scrisse 
nella lingna LMtina gli annali di ^ji^usa , e le ifite de suoi Pontefici , le quali 
opere prevenuto dalla morie non potè dar in luce , ma le lasciò in mano diGri^ 
sostomo Kagnina Vescovo di Stagno , e prima Monaco di detta Congregazione (b) . 
Finalirente Francesco Serdonato nella dedica , che fa al Senato dell'opera 
del Tuberone sull'origine dei Turchi, che io non ko potuto vedere , e che 
nella Biblioteca Casanattense ha il seguente titolo: De Turcarum origine y mo^ 
ribusj & rebus gestis Commentarius in V. libros distributus Florenti<t apud ^;i- 
tontum Patavinum 1590 ; così si esprìme : Maxime laudandus est in hoc ge^ 
nere Eusebius Caboga y vir nobilitate ^ -& religione insignis. Qi elogj , che que- 
sti letterati fanno di Eusebio morto a Sugno nel 1590., ci fanno maggior- 
mente compiangere la perdita delle sue opere. Il P. Orsini, di cui parleremo 
nel capo seguente si propose di stamparle . Non saprei per qual motivo 
non matixrasse un tale progetto, e come siasi smarrita la copia, che egli ave- 
va, e quella, che restò nell'archivio Vescovile di Stagno • Ce ne rimango- 
no tre soli squarci , due dei quali or ora riporteremo . Il Cerva , ed il Dolci 
si dolgono egualmente di questa perdita. Abbiamo tuttavìa un' operetta inti- 
tolata : De exemplis illuitrium virorum Ragusana civitatis , & exterorum , qui 
in eam aliquo beneficio noti habentur , la quale dal Caboga non fu compita , 
né corretta. Abbiamo inoltre di lui la prefazione al Commentario del Tube- 
Tone De origine Turcarum ,. il qual# dopo essftre stato per molti anni tra la 

pol- 

(a) Razzi Hist. (b) Pag, 100. 



B 1 



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1% Notìzie iifùrìcù^criucbe 

polvere , -e corroso dalle tarle fu da Eusebio con grande fiitica ridotto allo 

stato iH:imiero , e spedito al suo amico Serdonato , che a spese di Matteo 

Bona nel 15^. lo stampò in Firenze presso Antonio Patavino > come testé di- 

t:emmo. 

GIACOMO LVCCAKl volle battere la stessa carriera . La sua storia di R«- 
gusa, che uscì alla luce in Venezia presso Antonio Leonardi nel i6oy., e ul- 
timamente in Ragusa colia vita dell' autore , si meritò il seguente elogio dall' 
Orno {a) : De SU'uorum > qui in lUyrico , &^ Dalmaiia consederunt , orìgine , 
Kegibus j & rebus gestìs accuratissime se ri f sii Petrus (Jacobus) Lmccurì j ex quo 
fraecipua coimmemorabtmus , quia atteri scriptores omnia confuse , & mutile irU'^ 
diderunt. II Dolci, e il Cerva la pensarono però ben altrimenti. Infatti il 
Luccari spesse volte senza osservare le leggi della cronologia, e della sto- 
ria -massime nei secoli più antichi turba la serie dei tempi , e delle cose , «d 
i citati amori meritamente T hanno corretto in var] luoghi. Si aggiunga, che 
nel suo libro sembra voler comprendere gH annali de! Mondo, e non quei 
dj Ragusa , mentre , come già osservò il Dolci , alierut potius , quam nostra 
scripsH* Volendo egli s^uire , ed estendere tutte le idee, che incidentemen- 
te gli si presentano, non distingue cosa sia il primario, e Taccidenule. 
Quindi fra un ammasso disordinato di notizie antiche , moderne , istoriche, 
geografiche, e politiche appartenenti a infiniti luoghi, ed oggetti, il lettore, 
che cerca le cose Ragus^e , sente il suo capo ingombrato da un' orribile con- 
fusione senza potersi ricordare di cosa alcuna . Ad onta di tutto questo il 
Lnccari è stimabile per Tesatezza ge^rafica de' luoghi, die descrive, aven- 
doli veduti ne' suoi lunghi, e continui viaggi, per la moltiplicità degli auto* 
ri , clie ha letti , e eira , fra i quali non è da tacersi un certo scrittor Ragu- 
seo detto Giovanni (non saprei perchè) da Ravenna, le di x:xx\ Effemeridi H^r- 
gusìne forse esistono ancora in qualche angolo di pubblica, o privata libreria, 
ed in fine per le ottime massime di Stato , che non di rado s* incontrano « 
Mori nel 1^15* di anni ^4. 

La Storia di M/fi/RO ORBlNl sul Regno degli Slavi stampata in Pesaro 
nel i^oi^, della quale , come di quella del Luccari fecero uso il Lucio, il 
Du^Cange^ :e qoanti altri scrittori in seguito parlarono degli Slavi della Dal- 
mazia^ ^ po^^ giudicau un mediocre libro dal Cerva , dal Conte Rados Vit- 
turi (i), e da altri. Egli è vero, che questa storia, la quale dalla Sacra Con- 
gregazione dell'Indice fu proibita » perchè Fautore sì fonda molto sulFopi- 
^one degli scrittoci Eretici ( nel recente indice dei libri proibiti non si trova 

più 

<tf) In arca Noe ^ 4^ in orbe foHtic. {b) Saggio sulla città di Salona . 



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sulla LciierMiura dei K^gusei Pari. I. Lib. h ij 

piti H nome dì Mauro Orbini ) è ben lungi da quella perfetione, che si ri- 
cerca m un buon wtorico. Ma quantunque Io stile Italiano sia poco felice, e 
rapporto alla moltiplicirà delle materie diverse il piano dell'autore abbia mol- 
to deir informe, perchè non vL è divisione; «sso però fu il primo, ed è an- 
cora runico libro, che toccando con pmfonda erudizione T origine degli Sla- 
vi pigli di mira Io stabilimento dr quelli , che dal ^oo. di Cristo sino al 
1^66. signoreggiarono nel vasto Illirico divisi in varj Regni , e Principati . 
Sarebbe sommamente desiderabile , che qualche letterato fornito di buona 
critica ci desse finalmente la storia particolare degli Illirico- Slavi . Quello, 
che si potrebbe dire fino al noo., dovrebbe ricavi^rsì dagli scrittori Bizanti- 
ni. Da quest'epoca sino al 14^4. il Lucio, T Orbini , il Luccari, gli scrit- 
tori delle cose Ungariche , e Venete , il Du-Change, le opere d*Enea SH- 
vio , o Pio II. , e varj altri , che hanno pubblicate delle operette sulla Dal- 
mazia , somministrerebbero dei materiali in abbondanza . V argomento sareb- 
be fertile di avvenimenti d'ogni genere , e ìe pa.csioni umane campeggiereb^ 
bero come in ogni altra storia più rinomata, mentre i DaKnato - Slavi , oltre* 
che furono in continue ^i^coraie fra loro, e coi E)«Ir»aio- Romani ebbero 
spesso delle guerre con vario e^ito di fortuna coi Cesari Greci , cogli Un- 
ghari, coi Veneziani, e coi Turchi, da cui alfine fu distrutto il loro Impe- 
ro neir Illìrico. Del rimanente T Orbini nella sua opera inserisce qua , e fa 
anche la storia di Ragusa; ma con poca esatezza di cronologia egualmente 
come quando parla delle cose degli Slavi. I Duchi di Uibino furono i suoi 
Mecenati , e gli aprirono la loro gran libreria, dove raccolse la maggior par- 
te delle sue notìzie. Per le sue buone qualità morali , e letterarie -si meritò 
di essere Abate di Governo fra i suoi Monaci Melitei^si; ma p^i; qualche 
dissapore gli abbandonò ritirandosi prima per qualche tempo a Stagno presso 
Monsig. Grtsostomo Ragnina pure Monaco Meliten^e ,. e quindi a Baccia> in 
Ungheria , dove resse in qualità di Abate il monastero detto di S. Maria per 
varj anni- Ritornato in Patria morì, secondo il Dolci, nel 1^14. Nell'atto., 
che scrivo queste notizie, sento, che la storia dell'Orbini sia stata tradotta in 
Illirico, e quindi stajnpata da Teofane Procopjevich Arcivescovo di Novogo- 
rod. L'opera dell'Orbini fa compendiata In versi eroici da MAKTINO KO- 
SA Francescano di Stagno- col seguente tìtolo : Compcndium iaU'us Nationù 
Lingua- lllyrìca , in quo breviter origo ipsius Nationis ostenditur , extensio cjus 
copiosa, Keges Fidei Catholicj^ ioiius DalmaiU , Bosnce^ iervia, atque Kassi^, 
quos habuit . In fine vero sub umbra aquila^ magnarum aìarum Hespub/ùa Ragu^ 
Sina quodammodo moratur. La sua ripu^zione teologica era forse meglio fon^ 
data, che quella di porta, e di storico, e forse possedeva aritre doti, che Io 

reB^ 



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14 Notizie isterico •cri fiche 

rendevano accetto al Grandi . Altrimenti non sì potrebbe comprendere , come 
potesse essere così caro al famoso Conte di Olivares , che accettò la dedica 
di questa buffa istoria. Non ostante il Rosa ci somministra diverse notìzie di 
alcuni uomini Ragusei , che per la loro eccellenza nella tattica navale ebbe* 
ro, come vedremo, delle grandi distinzioni, ed onori dalla Corte di Spagna. 

Anche a' tempi nostri la storia dei Calmato- Slavi trovò un letterato Ra* 
guseo, che ad essa consacrò le sue fatiche. Egli è MICHELE M1LLI5CICH j 
che in età di anni 87. morì nel 1798. compianto dai suoi nazionali non meno 
per le sue letterarie cognizioni, che per le belle qualità morali, e religiose > 
che l'adornavano. Dopo aver appresa in patria la rettorìca si portò a colti* 
vare gli studj più gravi a Macerata. Addottoratosi quivi in ambe le leggi , 
ed ottenuta in patria la carica di Console Cesareo si diportò nel suo ìmpie^ 
go con soddisfazione della Corte Imperiale , che riconobbe i suoi fedeli ser» 
vigi. Tutto il tempo, che gli rimaneva libero dagli affari, era da lui impie- 
gato nello studio della sacra Liturgia Greca, e Latina , e della storia special- 
mente Ecclesiastica, dì cui in qualunque universitli avrebbe potuto essere im 
abile professore. Coltivò anche le Muse Illiriche, e la lapidaria , dì cui in 
patria ha dato saggio più volte. Egli ci ha lasciata inedita un'operetta con 
questo titolo: ^egum Slavorum, & Bosnensium Ducum hrvis Histoha y cui SIm^ 
'uomca Ecclesìce accedit Chorographia . Essa è scritta elegantemente in Latino, 
e forse , se non erro , con uno stile troppo fiorito , e più ridondante di quel- 
lo, che comporti la storia. Il Millìscich tesse brevemente la serie dei Re Sla- 
vi della prima , e seconda stirpe , e dei Duchi di Bosiina divenuti anche essi 
Re di questa provincia, narrandone in succinto le azioni principali; ma aven* 
de l»sriata la sua opera senza corredare colle opportune citazioni i fatti , che 
racconta, e le epoche loro, essa perde moltissimo del suo merito. 

GIUGMO RESTI, la di cui Patrizia famiglia è.originaria di Epidauro , è Tul- 
timo, che siasi accinto a scrivere la storia civile di Ragusa . Erede degli scritti 
di Francesco Gondola , di cui abbiam già parlato , e parleremo ancora , e fornito 
d' ingegno , e di critica ci avrebbe egli assolutamente data una buona istoria , 
se vivendo più lungamente l'avesse potuta terminare , e correggere. Benché 
quest'opera, che scritu in Italiano , e divisa in ij. libri arriva solamente al 
1451» > abbondi dì minute particolarità patrie, e straniere, che rendono lo sti- 
le languido, e disgiimeono troppo l'uno dall'altro ! fatti interessanti; tuttavia, 
per l'autenticità dei documenti , che s'incontrano ad ogni passo , merita di 
essere stimate a prefenza di tutte le altre opere, clic trattano della storia ci- 
vile di Ragusa. ULjiDlSLAO {SOZZE noto a' suoi nazionali per una disser- 
zione imtitoiau De rfffa Sef$a$0rmm elfffionc 9 e per un componimento poeti- 
co 



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sulla Lettera f tira dei ^gusei Part. 1. Lib. I. 15 

co de casìbus famili^t , & domus sutc , negli uaJici anni , che sopravvisse al 
suo amico Resti , aggiunse a questa storia una prefazione degna della molta 
erudizione del suo autore. II Resti morì nel 17J5. 

Ma SERAFINO CEUVA , che in età avanzata la morte rapi nel 175J. , è 
riputato dai nazionali come lo scrittore il più benemerito delle coseRàgusee. 
Terminato lo studio della rettorica, egli abbracciò nel fiore degli anni l'or- 
dine di S* Domenico , e mandato quindi in Venezia compì con somma lode 
il corso de' suoi studj in compagnia dei Concina, dei Coaigliati, dei de Ru« 
beis, e dei Pattuzzi» e ciò> che è più valutabile, prese un gusto tale per la 
$oda pietà , e letteratura > che ritornato in patrii^ ad ^ut si consacrò intera^ 
mente , e si acquistò meritamente una stima universale. Vedendo la sua pa« 
tria ancora priva d' una storia sacra anche mediocre , tuttoché occupato nel 
comporsi il quaresimale Illirico , e nel predicare , formò tosto il progetto di 
accingersi a scriverla : fatica , che attesa la dispersione dei documenti, e la 
difficoltà di leggere scritti corrosi , e mutili dovea spaventare chiunque , # 
molto più il Cerva , che era di complessione gracile , e cagionevole . Dopo 
aver consumato un decennio nel raccolsi iere notizie non solo dall'archivio 
della Repubblica , e da quello dei Monaci di Lacroma , e della sua Congre* 
gazione, ma ancora dalle pubbliche, e private librerie di Ragusa , e per fina 
da alcune di Roma , dove soggiornò per qualche tempo , e da altre d* Italia 
per mezzo dei suoi amici si trovò d'aver radunati dodici grossi volumi di me* 
morie , che intitolò Adversaria . E' notabile ciò , che nella prefazione alla 
sua Metropoli sacra dice dell'archivio pubblico : Certe e^ kis ( ex tabulariis 
publicis ) plurima erui posse omnino ignota , ac scitu degnissima aniiquitatis m^ 
numenta , experimento didici , qui in sinptlis codicibus^ quos evolvi , semper ali* 
quid reperii quod adnotarem^ Ó* in Adversaria referrem; Verum omnes hujus^ 
modi tabulas evolvere non unius bominis res est , etiamsi longissim^ atatis , (y 
ab alia quacumque cpera vacui . Da una sì grande Cirragine di materiali si 
formò egli il piano per tre opere , cioè i. per la sacra Metropoli M^agusina , 
». per le vite degli uomini illustri Ragusei : 3. pei momMfnti della C0ngregazio^ 
ne di S. Domenico di Ragusa . Intorno a quest' opere si occupò per tutto il 
tempo della sua vita, e divise ciascuna niente meno, che in quattro tomi in 
foglio. La cronologia orribilmente sfigurata dai Cronisti, che l'avevano pre- 
ceduto, gli ha dovuto costare immensa fatica. £gli la giustifica continuamene 
te portando per intiero dei documenti ricavati o dagli arcfaiv;, o da' testamenti, 
o da matricole , o da altri monumenti • Venendo all'anno, in cui i Ragusei han* 
no acquistata qualche insigne reliquia, fa sopra di essa una specie di Commen* 
tarlo critico di modo , che si potrebbe facilmente ricavare la storia ^ se non di 

tut^ 



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i(j N&lizic isUh'ic9' criikbt 

tutte, almeno delle principaU, Lo stesso metodo d'inserire i passi, e ì docu* 
menti altrui è da lui osservato rapporto ai fatti storici sacri , e spesso anche 
relativamente a qualche strepitoso avvenimento appartenente alfa stora civile 
della Repubblica. Gli ordini di S. Benedetto, di S. Domenico, di S. Franca» 
SCO, e di S. Ignazio» le Monache di diverso istituto, le Parrocchie, le Chieb. 
se dello Stato, e le Coofrarerniie di maggior grido hanno inqnestofer;» -qua»» 
to d'interessante spetta al loro stabilimento , e ai loro progressi in Ragusa. 
Ma se tali , e tanti documciui possono in qualche caso essere \aIiHabili pei 
jùztonali , non sono poi tutti tali per gli esteri leggitori , che agognano con 
ripida lettura di passare dalla vita di un Arcivescovo a quella di uà altro , e 
di vederne descritte le gesta principali senza dover entrare in piccole partico* 
larita, che talora non hanno, che wui relazione assai remota col soggetta 
principale . Dicesi , che il Ce?va volesse ritoccare la su* storia con Idea Jpv 
punto di unire nell'ultimo tomo tutti cotesti documenti ^ citandoli soltanto 
nei luoghi opportuni degli altri tomi . Ma la morte im|Hedi questo suo dise- 
gno, Ragio Morgini , rinomato Predicatore^ e compagno del Cerva ne ha fzJt* 
to un compendio, eseguendo, credo io, un tale piano. I Ppolegomeni, che il 
P. Cerva ha premessi alla sua Metropoli , sono interessaiitissimi sotto qualun- 
que aspetto si riguardino ,' quantunque in varie sue particolari opinioni v^ad* 
assai lontano dal vero. In essi egli prende di .mira varj punti controversi di 
storia sacra, e profana relativa illa sua patria, e in tanti distinti paragrafi K 
esamina, e li discute con critica, con erudizione, e con qualche fluiditì, ed 
eleganza di lingua Latina. Se noi avessimo potuto subKaWiente dapprincipio 
esaminar questi prolegomeni , ci saremnrio rispartniata mok* fatica neiraver 
dovuto notare , e combinare ì mostruosi dispareri , che nei Cronisti ioco&tra^ 
vamo ad ogni passo. Del resto le opere di questo benemerito Ietterete era»- 
no degne d'un miglior destino. Essendo morto senza averle potute* stampare, 
esse sono sterilmente ammirate , mentre giacciono ancora inedite^ e manche* 
rebbe tuttora la sua storia Ecclesiasrica a Ragasa , se il Ch. Sig. Ab- COLETl , 
che volentieri , e eoa generose proposte si sarebbe addossato di sumpiR-e qael^ 
b del Cerva, non avesse ampiamente, e solidamente intrapresa , ed eseguii» 
questa fatica. Noi rendiamo questa giustizia air illustre Continuatore dell* 2^ 
lirkù-Sacro , di cui non possiamo abbastanza ammirare la profonda erudizione^ 
e la rara felicità di scrivere in Latino . L' esser noi di diverso parere intorno 
al Prinaato della Chiesa Ragusina non afaera punto U stima , e il rispetto , 
cùàé Terso di lui giusuunente slam peaeirati • 



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CAPO It 

l^ o tmcUo d«ir aotìchitk , che è II sostegno del!« storia , • dia Io qui Aom 
eatendo solo a quelli i che occupati si sono nella numismatica , e lapidaria t 
mft a chiunque con opere , o dissertazioni ha illustrato qualche punto d* anti* 
chìtk, non ebbe in Ragusa prima dello storso secolo molti insigni coltiinitcW. 
MXTTEO DAKSICH, BIELOSLjtFO , e GlOVAMHl TlBURTlNl {i)j\ÀM^ 
BUOGIO GOZZE Domenicano, e LUKil BICICH non possono certamente aft^ 
Inverarsi tra i distinti antiquar}» quantunque le genealogie delle famiglie No* 
bili » e Civiche di Ragusa da essi tessute non siano state inutili per la storia 
htteraria > e per aver dati dei lumi al foro Ragusino ìu molte questioni > # 
sentense« 

Un merito assai maigglore si acquistò circa il JS^^ FRANCESCO GÒNDO^ 
LA col ricGOgliere dal pubblico archivio motte notizie , che egli intitolò Jfp* 

" ■ para" 

(i) Tale è il iiuh delle Genealogie scritto daìTihurtmi: Origine, e Genealo- 
gie di tutte le famiglie dei Cittadini della cittìi di Ragusa , quali successiva* 
mente sono uscite di tempo in tennpo emninciando da circa Tanno ijoo. find 
air^no 1500. coAìAciate a descriversi da Bjeloslavo di GradojeTiburtini'fino 
airanno 1400., e seguitate da Evangelista di Brailo Tiburtini nipote del detto 
Bjeloslavo fino air^aomo x45o*> e poi da Evangelista di Gabriele Tiburtini nl« 
potè di detto Evangelista fino alKantìo 1500., ed ampliate per me Giovanni E« 
vangdista . Si patta in questo codice , scritto dì pìk di ^oo. famiglie , alcune delle 
quali avevano già stanza in Ragusa nel itoo.y e C9n somma semplicità j e natura'^ 
ìezza di pensiero^ e sfile j' indicano le origini , da cui provengofto anticamente , i 
msttrimonj d'ambo i sessi , che si contraggono , 1 figli , che ne nascono , il lor nome, 
e le professioni 9 che esermtano con aumento y discapito di onore $ di- ricchezze 
mila propria casa ^ e così si t»a di generazione in generazione . Esso iompttnistra 
pure r idea vera de' varj, ed estesi rami di commercio , che in quei secoli fsef^* 
citavano i BA&tsei , e ne mostra non solo rapporto alle famiglie , ma air intiera 
città le epoche di floridezza , e di decadenza . Le città Greche solevano anche 
Cise aver simili libri Genealogici, di cui forse in Europa non rimane più Videa, 
e P usoy che appresso i Siagnsei . I Ff. Cerva , e Dolci nel dejcrivere le gesta 
dei loro illustri concittadini hanno ricavato moltissimo da questa mimerà , che 
noi abbiamo nuovamente voluto visitare . Le Genealogie delle famiglia NMli , 
e he formavano unite insieme un epeal volarne 9 smo ferite , 
Tom. II. 4f 



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ig Notizh fsiùrico'eritiebe 

parato per la storta di Kagusa. Qpeste carte , che il Gondola non potè ordi- 
nare , pervennero poi , come già sì Hisse , nelle mani di Giugno Resti . 

BENEDETTO OKSlNICti dell'Ordine di S, Francesco , che per la riputa^ 
zìone di gran teologo fu fatto Vescovo di Alessio in Albania, dove morì nel 
M6sh dopo aver molto sofferto per la difesa biella fede Cattolica. , si diletta- 
va anche egli di questo studio. La sua operetu Italiana, che h^ per titolo: 
La verità esaminata intorno al ramo più principale del grande Allao Comnené 
isiorico f e genealogico t e che va unita„ all'opera intitolata : Le Glorie cadute 
deir antichissima , ed angustissima famiglia Comnena stampata in Venezia , e 
dedicata a Filippo IV. Re di Spagna, non contiene solamente dei nomi, co- 
me stiole d'ordinario vedersi in opere di tal natura. Dividendo egli la sua o* 
pera in sedici genealogie , V ultima delle quali è quella di Alessio postumo , 
tratta istoricamente con critica, ed erudizione delle virtù, ed azioni degli E- 
roi di quella famiglia distintisi nella pietà , in politica * in armi , ed in lette- 
ratura, e sa interessare il lettore, perchè gli fa nel tempo stesso osservare le 
relazioni dei Comneni colle altre case allora regnanti in Europa , e le tragi- 
che disavventure dopa aver perdMto l'Imparo di Trebi sonda . In questo libro, 
che contiene delle espressioni seicentistiche proprie di quel tempo , e c