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Full text of "Novelle amorose de' signori Academici Incogniti dell' illustrissima città di ..."

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ìNOVEELE 

AMOROSE 
DE* SIGNORI 

ACADEMICl INCOGNITI 

Ddl'llluarirsimi Citi J di Veneta. 

P V B L I C A T E 

<-9J FJtJXCeSCO CAtUMHl SEatEt^i^ 



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t m CREMONA. M. pc: xxxxn. 

DalSclpictij c«» fa<ww rftf«», ' 



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Hkkkkkmmmkkmkkkkk§ 

ALL' ILL VSTRISSIMO SIC* 

SIG^ PATRON COLU>*^ 

IL SIGNOR 

MARCHESE ANTONI 

GIVLIO BRIGNÒLB 

sale; 

Otaigranteni{>ofi le pia 
rpjricofcafifeziòni dell'a^^ 
nimo mio à quel merito 
che v'incrodune il glorio 
fo fuono del nom'e di V. 
Si liluftriffima, nome che 
vien portato dalla più fe- 
lice penna^ che fpieghi U 
volo di gloriaper Io Cielo puriflimo dell'Ita, 
liano idioma, penna che ftillandoà candidi f^ 
fimi aratteri il più bel fior d'iogegoo > in vq' 




4 

IcrìuerhoneRoJ liceradito porge douc poflfk 
aifinarfi la fquiiitezza maggiore detrarre. Le 
taooledi Poligaotopcr^teftimoniodel ftagi« 
rita rapprefencauano Icrnpre lihuomini mi- 
gliori del naturale; Hor l'età noftra dà vanta 
alle carte di \. S* Illuftrirsima, che fi reggo- 
no ritratte in effe rffteffc forme iraaginatc 
foruauzantiTIdeale» Amore^di cui non ha 
fa noftra natura affetto più nobile^ rare volte 
vien ritratto ne gli altrui fcritti non origi- 
fiato dal fenfo^ non mercenario vile di baffo 
diletto. E* lode del Marchefe ANTON- 
CI VLIO rapprefcntarcelo figlio della ra- 
gione co'l patrimonio richiflimo ài fede , e di 
coftanza generoia t tale finalmente à cui Ci 
confaccia ilnomediHcroe.è (lata fin bora 
rachiufa queftamia affezione vogliofa di 
trouar modo con che poteffe pienamente 
manifeftarfi^ quandomi capitarno le prefen- 
ti Nouelle Amorofe parti di quegli ingegni> 
che fotto nome d^Incogn iti fanno da Venetia 
rifuonarefinò ali! ultimi termini della terra^ 
il famofo grido de loto non mai occultaci 
pregi) quefte di nuouo ho voluto imbandire 
su la menfa delle mie ftampe» e abenche da (è 
fieffcfianohabiliàpafcerequalfivoglia ben- 
ché fuogliato ingegno^ ho voluto però con- 
||ìi!e col Saporitimmo S A L E » del nome 

di 



f 

di V. S« Ijloftriififfla adorato «fa ne come 
Hume de gli ingegni /icuro di incòrrar fi be-» 
ne il genio de ouc'Signorì Accademici^comc 
le preuenendoio e(fi) doueiTc la loro elétione 
hauer dependenza dalla mìa deIil>eracione^^ 
£* piccola quefta dimoftracione deirolTeruaii^ 
za mia^ con tutto ciò qual {eme maturo cadu^j 
to da rami eccelsi dVn fecondiflimo defide-f 
rio germoglerà continuati effetti didiuo«% 
tione. Porgo dunque <][ueAe fatiche d'ingOii 
gni cotanto pellegrini a quella mano^cheii) 
Smili materie opei a niiracoli. &coti /perai»* 

za di conciliarmilefuegratiehumiliffimaK 

mente la Baccio. 

Pi Cremona il di 24» Settembre 1^43,^ 

Di V:S« IlluAriOim^ 



OsiietiCmòSàiucbr^ 



/4 , ^ 

ALL'ILLVSTRISSIMO SIC 

A N T O N- G I V L I O 

Brl^nòle Sale Marchefe 
diGróppoli. 

DIuota offerra dell'operai 

• • • 

SàntmtHftrfitu del Selfteri, - 

MArauiglia dell'arte al Biondo Arciera 
Delfo diuota alzò fafiofà mole, 
£ vidde d'ogni parte, ond'errail 5ole> 
Pellegrinare i doni al tepio altiero. 
Arfe incenfo dì Saba in oro ibero> 
Stellò gemma d'Eritra affirie (loie: 
Ne fur le genti al grand'officio felle. 
Gl'at'gelli fielK in don le piume diero» 
' Erge fama ingegnofa vn tempio Illufire» 
Oue fiacchi arrabbiando il dente edace 
Inuido tf pò, e n'è BR 1 GNOLE il NumCi: 
Procuri opre, chi vUol, di mano induftre. 
Per confècrar e in voto. A me fol piace 
Fernet quefic d'Amor più belle piume. 

AL 



\ 



AL S I O N O R 

MARCHESE ANTON- GIVU^ 

BRlGNOl£ SALE* 
S X S r T Ȏ 

MOftri à cercar nerafriomo lido 
Più no riuolgo'l pie,cfa'il mar tirreqé 
Tè partorì* nel cui valor vico meno 
Del' Arte il pregio» e di Natura il^ldoé 

Sempre con nobiltà ricetto fido 
Non ha fomoia virtù, naà nel tuo fenor 
Kegnan di pari, e di tua fama è pieno 
Anch'ogni corea le tue glorie infido* 

Il Vanto de la fpada, e de la penna 
Ti fa quafi maggior del gran Romano^ 
Ch'ai Tcbro f oggiogò riftro e la feona, 

td il manto real delgia foprano 
Tuo Genitor'a la iiguria accenna. 

Che beo degna di fcettù ^ la (ua mano*' 



a 4 LET- 



^^^Hh^^'^ f&£.^%&é£f^^ ^^^^^^^e» 

LETTORE 

-•e /\ ^•^ Z J? yf Jl/ ÓA(^XJ? dt' Signori IN^ 

5J^^^?t coamrhthtdMhroptnftHdiit^ 

!^ f f f ? So» /tf eUi tiene vengono conjignéte alte 

Stampe antta^atamente à qualciSfA 

"tUro Libro. Non manca giudittoé qnefti inh^ 

UUetti fer cono/cere di thefublime emditioné 

fa la None Ila, ch'emendo la fttjfa conia Vau^ 

id.viene adejferejiame il più taboriofij dif-, 

fcile^ cofiilptuglorìofo.e dtletteuùle de com^m 

mtmenti. Molti de ptu rinomati Scrittori c$ft^ 

^ueftofilmodo di fmolcggiare han tracciato U 

Gloria, e finito t immortalità del Nome JTanf§ 

jpià douran le prefinti NoueUe nufiirtigrate^ é 

ìodeuoti^ guanto che ih loro baurai 'Um fifte»^ 

' tbio. cbe ti firutra per corregere i mancameto^ 

$i dell anima, e fi* l titolo d'Amorofi ti Poterà 

fiffendtr iUredirUi fafpi^ chef tu le fielerém 

i im 



j^micMjUgate^ che le le^ intimate dénne fre* 
tetti di ben viuere^ Sentirai pajfar peche celpe 
/emzd U doBufa pena ^ e non trouerai pena^ che 
0ùn fin giufiamente applicata per antidotte ad 
Amor e, eh* è vna pefte^& vn dtffettOynon vnaf 
^etto del cuore Siconfideridtchequalttk eOs 
Jiét qneftaforte di compofitione-^ qnado infingli 
fiSegnipiurobufti della Religion Chrijliana^ 
gli He fi Padri Santi non han /degnato di qua^ 
dàtn quadoframifchiare aUafiuera maeflà del - 
U Ut dottrine qualche Nouelletta^i cuifemfihi 
nello fieffo tempo addolcita la materia, & infe^ 
gnatt documenti fanti ffimi. Non fi confondane 
4unquei termini da gli ignoranti Altro e Une ^ 
Miliare dà/oilifsimi plebei. Altro e il public are 
^l Modo rione Ile vjc ite dalla penna a quell'I n^ 
g/egni-iche fino honorati dal Secolo per Inonore 
del Secolo. Vincoilaza dell Ortografia^ed altro 
errori fian co donna ti alla dtuerjitk de capricci 
Moderni^ ai quali (in co fé però non efentiali) 
dette ejfer ^concefio lo friuere à lor 'uoglta 
Auérti anchifcbe non s'è nella dijpoUttohe deBé 
HoueUe offemata altra precedenz^a , che di tepé 
meWhautrk rie enti te da gli JLuttori^ e vin^ 
filici. 



m. 



/O 




ristretto! 

DELLE 
NOVELLE AMOROSE. 



F 



NOVELLA I. 
R A srincendij divna cafa nafcon^ gli 'amori di 
Louanio verfo Deodora>chenon dorata corrif- 
ponde atiM mante, à ruiperdonar£ con maggior 
commodojfoffie voloncariaxChe'I Marito>mentf*eUa gode 
del fuo Caro» frftnnga ai pecco Gelafia Tua fcrua, }aquale 
innamoracafidi Louanio tradircela Padrona» checraipor» 
tata da geloiì furorij apre la ttrada ai propri j»& i gli alerai 
precipiti). Carte t 

NOVELLA ir. ~ 

LaCòntefladiCadelnoiioin viifuo vrgentiffimo bifo« 

gno ricorre per amcoalMarchefeOliueriodilei ardenti^ 

fimamenteiiinamoracoydacuifouuenata, con decente in* 

V ganno ordito t'ià rx)m1^re della notte, falua il pH>prio ho« 

Dore,& apagha la difcrecezzadel Marchete» car.is 

NOVfcLLA 111. 

GioIandagiouane,ebella leruica amorofamentedaLS* 

1^ brone,c polcia maritata in Argondo di età macura^corrif* 

pondeali'Amantetma tradita da vna feruaéforprefa dal 

V. Marito.MuorcLambrdne»Argondotefia ferito dalla Mò- 

t slieaeGiolandadafeftcflas'vccide. <^ar.as^ 

^ HA 



RISTRETTO DELLE xi 

MOVE! LIA mi. 
Mfella folennìtà d*voa gioitra Gualdiero s'innamora de 
Ifnarda» la cui fede è da lui erperimentaca col crasferirfi al 
la guerra la giouanetcaimpatiente della lontananza dell** 
amato Cauagllere, Torto habito meacico di paggto fi por« 
ta i feruirIo,doue mortalmente in vna batt a^IiaTerita • fQ 
gli fcopre per Ifnarda» & alla fine jguacica gli diuien mo- 
glie. car.i| 

NOVELLA V, 

Due fu^gitiui Amanti ricourano in cafadiFrancefcó 
llarchefe di Spinabianca^de quali Tvna muore di parto,l*« 
altro di dolore> lafciàdo Galeazzo bambino caro, pegno 
dell'amor loro racc<nnmandato alla Tua protectione. i:re« 
fce il fanciullo con qualità» efortunedt Canaglieroiedop« 
pomokeinfidietefluteglidaglihuomini, e dalla Sorte» 
protetto da CefareOrfino,atiiua a goder gl'Imenei 'della 
fua coitantese fedelifiìmaSuIpitia per herediti paterna 
fucceflaalMarchefato di Spinabianca «medianteJa'tjualQ 

, ériconofciuto per figliuolo di nobiliffimt parenti. Gar.4f 

NOVELLA VI. 
LodouicoamaPentefìlea, e Manilio lucreda. Quelli 
fintamente per gradir a iramico,e quelli ardentemente per 
compiacere al proprio cuore» ma da vn*homicidio fatto 
commettere da Lodouico» ven^^ono cagionati fofpecti i 
parenti di Pentefilea>i quali certificati dello fcorno loro» 
non effettuati à rempo dagli Athanti itentatiut per farl4 
parere innocente^la fanno infelicemente morire, car.éf 

NOVELLA VII, 
Incontra Ottauio COI ri fpondenzeamorofe in Florida» 
delle quali accortoti Odoardo di lui Padre, Io manda ia 
ìfiudio à Bologna, onde fra .anco Horatio Padre dì Fiori* 
da la promette in Matrimonio a D.Fernando. Auifata TA- 
mante>e tornato à Partenopea ambiconfeATanoa Padri le 
loro amoroferidolutionì^jdicfaefuccede a FU lida l'eflec 
imprigionata in vn Monafleroain cui ftaua Bellafi,a Tua fi9- 
tella»clie poficia ingannando Ottauio^in vece di Florida è 
rapita da Fernando jdi cttidiuieo Mofilic^oa^'^nche Flo« 
Cidadclfoo^aittc* ^ czt.9^ 

9* v^* 



I» NOVEILE AMOROSE 

* » 

NOVELLA VIIL 
Solleuato Cliconeo da vn'accidente iispenfato alla for* 
tuna d'eifer gradito d^ V na Dania>con Io foccof orli trn no* 
. me fimo>ri fottrae da quei g^dim^ncìt & inficine da quelle 
lueniuie,nelle quali incontra quelliidi cuiegli$*cra vlutpa 
to il nome,e determina co dal Manto alla Dama il merita* 
to cailigOfè pteuenuto dai Cielo con la di leimoxc€xa.ii^ 

NOVELLA VIIIL 
Promeffa Rofalba in Moglie da fuoi due maggióri fra* 
' tellià Palmirioj^ dai minore ad Orgenio> vengono ambì 
doppo v;ri j ragin di trattacijefclu£>e Roulba maxitai^ain 
vn gencilhuomoydella cui forelia eileodofi innamorarp il 
di iti maggior ^aceilo>con felice cambio>iIcckbra¥n<Ìop 
pio Matrimonio. car.i&ft 

. NOYWLA X. 
In vano s'affatica la nutrice ài <Jlorifia\Vedoua innamo 
iata,perch*elladiuenga Moglie di Carminio gioc^ineteo 
Cauagliere^mentr'egiiperfuaiodaAlmindafuadilecta^ifw 
pannando le fperanze dì Clorifiaj el'auaritta del Pa4rr» 
fugge,e da Aiminda feguitato,doppo vari; finifiri incontri 
feco refta in nodo dii4ai;rimonio legato. caM4C 

NOVJij*i.A XI. 
la crudeltà dì Cloricia^in^aiballotn muta in affetto ^ 
mororo%eriol'AmanteMpra|jb.o, cheinùitatovà per gò«* 
«ierla^ma inauertentemenee da lui promoffi in leifurori di 
geloiìa, ella tenta d'vccidérlo» epofciaferifcefeftefla à 
morce^onde (uccede^ ch'ella gli diuenti Moglie, cap.x^ 

NOVELLA XII. 

' Kictrdo viene afficurato da Federico colf guardia noc« 

turna nel godere Aiuida di lui Moglie» malcoperto dpppa 

qualche temporingannofiefta morto Feaerico» eRkcai« 

do ipof a Alusda. car.ijib 

NOVELLA XIII. 

Teodoro Principe Cancaguzeno accefo di Natina artiS« 

dpfilTima iirega^ti credere a fuoi rudditid*cflèr morto» e 

concoltei aggirato .vn pezzo di mondo«(coperti idi lei in» 

' ganni,tentaVefler rimedio al fuo Dominio j ma da pochi 

<^onu(ciuto«e da moki perfcguiusp^oiSQUC unta di jFar zfy 



RISTRÉTTO DELLE M 

far]rekf(2aiuiiocenza,medi2ntck arci delia Affla iitti- 
na^ingiullifllmanicntc è facto morire per ma no di Carne- 
fice. car.r7^' 

NO VILLA xirir. 

Artfilce Filandro innamorato di Lirinda df nafcondcrfi 
fecrecamencc forco i) di lei letco^per trnrar h fùa Fortuna 
amorofa. EUafdcgnatadcll'ardire vuole, che fi precipiti 
da vnt finellra^mt efftndoAaccidenùfmente aprefo incé- 
dio nelladi lei cafai^conceiToi lui il fuggir lcoiiotciutp>e 
f'hooefta di Lirinda rimane immacolata» ci 14. 

NOVELLAXV. 
L'amicitia fra Proril!o,eLeonindo degenera in amore 
fràqueflt, éGcfmJnaMogliedi quelli. Doppo e/Ier/ìpnì 
yolie amorofamence goduti^fopraprcfi da Leonindo> pi*i 
iinproU/fa9& aftuea inuentione di Germiaa» ione liberate 
dal pericolo>che loro ibpraHana. caio 

NOVELLA XVL 
EurìIIa aniata,e feruita fenza CDrrifponden%a da Stluio 
[ vien maritata in Roléone,checoft lo trasferirli alla i;uerra 
j ibixaodu natala MoeKe,t:ag!ona in lei amorolc inclinacio-' 
I fliverfoSjluio,leqùaIi, fc>t#ent3tcdaPerfilea fatioretiole 
^ 9iirAmam^,<iegenerano in ardenrilTimo amore.Eutjlla per 
'lcuarroccafione(i maledici di ^mormorar de fuoi affettii 
verfoSiIuio>ramogÌia in Gerccinda^ma pofiria pentita no* 
I l^ònon mo^rar fi intepidita verfo Roleone al Tuo ritoritb*' 
\ Mdenati in lui fofpetti della fua dishoneili, fomentati dzì 
bUe relàcìoniyla precipita in vn fìumeYL'infeliciffimo Sii* 
biodo|>poqualche tempotrouamoribodafoctohabftodi 
P^l'egrino ramata fiurìlla,per lo dolore deliacuì morte di* 
tòa pazzo. cat7* . 

NOVELLA XVU. 
ferfualb dallefue^^fleliationi pafla di Germaniai n Iber* 
i *t Agilulfo Poetale p^*offi nella Corte di Gradarre Tira** 
^innamorato di kofmonda,&r«diatoda popoli »e folle-' 
^to i gradi fabli mt^e di imerccfforc amorofo > d juenuto 
I >tMtiitejiiìT«oo fèdelntentcprocurae/iti felici à^lt amori 
1 ^ruoSignore,ch'empiamcntc permette^che gli /fan fatti • 
. ^^ti; oltraggiai quali anitmcfìcteondacondriniomremei 
•WQCQir Ré»e Marie» à Kòfik^ftdi. ci 1 1 

i Nb- 



/4 RISTRETTO DBLLB 

NOVELLA XVIll. 

La DuchezKadi Btlprato tratcacocropt>o feueri rigóri 
laPrincjpeiratua fìg)ia>ch€permalinconiainfermacaSjri- 
cege rimedio al fuo male da vna ferita amorofa cagiona- 
rle nel cuore dal merito di vti fqo fuddico fìfiliQolo del 
Marchefedi Monte in^emmacojoue fi trasferiice la Princl 
peflacon h Madrei rilarcìre i pregiudicij della fanicà. 
Vuolela Ducheffa maritar la figliuoia,che pernon mancar 
di fede all' Amante, feco» fugge,e doppo mille pericoli» & 
infortuntj/attalegli Mogl]e,ricoutaano forco Tombra dei 
laprotcctione d'vo nobile di Zianeue. c.i67 

NOVELLA JCVIIIL 

In età puerile s'innamorano fra loro Anfelmo^e Laureta 
la quale é da genitori mandata à Salerno» j.oue dimorando 
ap^eflo vna ?ua Zia chiamata Coftanza^ di lei s'innamora 
Afcanio determinatole per Marito dalla Zia, e dal Padre. 
Ella contio i voleri paterni niega d'eflrr d'altri, che d* An- 
felmo,onde ritornata in Napoli é confinata in vn Monafte < 
irio,fin che vrolétata ad iTpofarfi co Afcanio>in vn*accidére i 
d*voaqueftione muore abràcciata col fuo^nfalmo. €.190 

N O V E L L A XX. 

Inuicato vna (era Armidoro adentrare in vna cafa,fi tro I 
lia in perìcolo della vita,dal quale liberato,incontra in vn* 
altro»ma valorofamente dj<^endendofi,ierue pofcia di me 
sano per felice agiuftamen^^ dinoztefràRicciardo>eLù 
fetta Amanti. cjoo. ^ 

NOVEL&A XXt- 

Chiamato Lucidoro alla vifiea di vn'infermo diuierì Me 
dico amorofo,e per guarir^rinièrmità di Ciorindoijch'eì 
bramacognato,yccideFiordibello,plo che cralportarofi 
ìù Barcellona^per miezo d*vn marincétrò guadagna l'amo 
re divna gran Dama. 6li vengono amafegeiaee ramorofe 
dolcezze dalla gelofiaper Sifmondo, edalle perfecuci^ni 
fi' Afcanloyoude per isfuggìre i pericoli machina tili fi riti« 
fainvnbofcò, doue al maggior vopo é riconofciuto dz 
¥loriatio,permezodicuiarriua feliciffimameace ad eflèe 
fatto fpofo dell'amata Erminia. c.5 oir% 

NOVELLA XXII. 

t)onofta]it|{aiiemi€ÌtiadePadrii|oraiPIorinda,eCld^^ 

timame 



NOVELLE AMOROSE /y 

fimaoteìnnamoraciti fuggono dallaPacria, edoppo vari j 
iofortunij^e iofpetti d*infedelcà occorfi fra loto, éì £:opro<- 
ooinnocend»& infiemefiipofano. ^ 3ÌT 

NOVELLA JCXIII. 

Prima di goder/i con rafliance,èfourapTera vna Donna 

dalMaricOyCda lui legata ad vna [col Iona per farne ftrac» 

ciOfConvn'afttttia fi iioera^e gli fa credete, che g;ratia del 

Cielo l'habbia liberata. c.j^» 

NOVELLA XXIIII. 

MoRfandefiinconfoIabilevoafetninaper la morte del 

llarico,non fole cede alle conrolacioni^etematiui amorofi 

d'vn foldato^ma permecte,che'l corpo delfeAinto Confor 

lefiaappefoud va patibolo. c.|7C 

NOVELLA XXV. 
Vn fogno ìoiprìme nella mented'£uridea> che Niarpe 
habbìa cantato d*vcci4^rla, onde cangia in odio l'amore» 
che^Ii portaua. Egli coli'efporfi alla morte per liberarne 
Euiideayfeleficonolcereinnoceiiteie daieiè riceuuto nei 
lapriftìnagratia. c.j/?» 

NOVELLA XXVI. . V 

Amano Irlando^&r Arniando Rofalia^e Rp(^liaj9^ Emi- 

lia amano Iriando^e doppo vari] ingdni «e ragiri della For 

tuaajtrouando fedelti ne gli Amanti loro> ftabilifcono le 

Donne coftaace^e iincero il lor Amore. e. 40; 

\ NOVELI^A XXV IL 
OlindadeRofli paflati in habito di mafchto varij, e me 
mocandi accidenti|jfinalménte per inopinato cafo«' diuiea 
MogiiedelRè di Danimarca. G«4ft 

NOVELLA XXVIir. 

Doppoefferela Sig«PaJlauioIa ftata foetopofta ad vn gra 

^pencoloicon vna ben teflutainuencione inganna il fd^ 

Iico>&; acquifta appo lui concettò di Donna incegerrìma. 

NOVELLA XXVnil. ^ <c,47a 

Elpìnda s'elegge ì\ morirt di precipicio»per 06 perdere 

faVirginici. c.4t^ 

N«VELBA XXX. 
UConteBarinco» ingaooacoda va'amico>e dalla fua 
^ìleeUj rivendica. c^of 

' .31 tìiedel iiftrM» delld Moaél» Amorofitr 



RACCONTO 

DE GLI AVTTÓRI 

©ELLE NOVELLE AMOROSE^ 

f A Lcflandro Ber ar dell!. 
jnL Annibale Campeggil 

Carlo Pona 

Federico Malipiero. 

Ferrante Pallauicino^ 

Francefco Belli. 

Francefco Carmeni. 

Gio.Bactifta Moroni. 

Gio. Battifti Rocchi, 

Gio. Croce Bianca. 

Gio. Francefco Loredanci 

Girolamo Brufbai. 

Girolamo Ciaidini. 

Liberai Moceofi;. 

Maiolioo Biiàccioof* 

Pietro Michicle. 

FietroPomo. 

Jqmafo Placido Tomfii' 



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Noy e'lX e 



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A M Q R O S E 

DE'3ÌGN0Rl iiCÀDEMI^^^ 
INGO G M I "T l. 






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N O V E L t A B R ImXv. 

DclSigfior ■ 
<;ia FRANCESCO l.OflED4Ni3uT 










dio homm ii^M» '4y.Q^HÌjÌi 






^imtic^,(^chehàue^*^oJfoHuHéldicMé^^k• 



» NOVELLE 

uHfic€orf0TrÀ ratine xhe di/perétte dal timore 
^jfogg^mMm gU occhi f$eipÌ4nfo, vcrfivm^ gentil 
dè9inà,ch€MldéJfettod€fioriychel*€téinù figgiti 
d^l voUchj^ moHrdM jntlU faccia vn. giardmo di 
beili z^ze ^Ujtfiéftrh con vna ìnirtptdcz»zut mag 
giore del pencolo MH fi perdeua piànto d'ammo^ 
benché ddlvederji inabile i pomi rimedio, & ab^ 
téndonéta da tmtifoffe coftretta a temere. 0/ier^ 
nato Lonanio^che alcuno nonji mnoneua.mentre te 
cajè vicine erano vuote d' habttatort\non veffèn» 
dolche alcune ponere donniciuoU.cbecoHmoltipU 
care le grida, acerefienano hfpauento, e la confn 
fiomis*ima9inod*andar\egli in perfona co fuoi 
firtUtortìpir rtfifienza i cjuel fuoco , che di gii 
vedendo^ trionfante e^mìnciaua ad infuperbire. 
Entrato dunque nel PsUzzo douefir penano furio, 
fimenti itjSamme, dopi hauer dettò à Df adora, 
thecofichiamauafila Padrona ^ che afficurajSe $ 
'Juoi timori mentre egli taf icuraua d^ ogni perico^ 
Ufi n'andò co^jkoijirùitori^e con alcuni ol^f^ch* 
orano corfial rumoirefourà del tetto, ^uiui tatoio 
operò^econlemaniyecoHcétiitando^che in breue 
Jfutio di hmpo Hfttoe^JSvideJèpelHto in vna di* 
f^mambbia.ErMappetòafeafi dal tetto ^ quando 
fu incentrato di Gè lofio Marito di quella Signora 
chefdttè cerco del pericolo fi n'era venuto corredo 
j^uiki li paitole furono niolte, e tutte cortefiy noto 
éJfiniòQeUikd'ojf»ìrgU4ufair«nant^ di 
• * qutUn 



A- M O 1 O S E s 

4fn€9M Cdfi,rb*€gli s*ersfti$Mfiu e^U^éfihM^ 
dall' inctndié CÌc0rfi€»chiDeddùràé4§ièefi$^Mi 
gfMMmemi con iraititùfigiiàkfcbi tmiuMB.fitàx 
K mi mijmrcu$in ^uilkfiMmm^che Ì4fUHé.fH0 pri 
ma efiinte BgH mm fkàmimafrimM ^fftruéU4ks€hi 
€9n femii$m0Midi putÀymémtfe ^ftprtffk dettimi-' 
ttn9m/ip€néfér dltr^^cbegndMrt^t cht^siàg/^t 
mn hd$t€nd0forzA d'àctemdtre vmdSd gU tfiUfU 
iàUré dtlvùit^ Htréth Utmnt béMUé réfiìi^ 
ìigUhm^nrwbyAiiaUàfiLctUyt eht le Ugrimè 
mm U mtwrbtdduanolà ktlUsuaé. de gli ecibàt£4m 
gjMd U ^ietim smere^ L$méHhv$t0 i fkel keAt 
Mie lefifiéffetnonu Se numide fiéits De^dàréi 
$dtefim,the nd licenzi at fi U if^mo l^Animém vft 
jiffirù. Ce9B'$mit0^Ì0^fiifitiméimeduÉ4tif$r44f 
m$ggi$0i^wéi»eéiMélkàhietufté^è fir 
érrifiJ^n nfifìAnedhfìded'viihmmi^M^ 
the LmMme^ eeminuMffe ifiruirU^e mUe Ckùfi^ 
Éel Buttai pmremnmrifertòaUre^chefilHriy t 
guardi mdifftHmi^chefiinditamaM ci/k 4k^9$$ 
Jif§§€9^tftdtre^ ckefifioUigstiem, ma fumar 
m$re.lt0n pètende U^ieaikére^eKepiì^À ^mlk 
viélemuickegliurmShammefaniwfas éMf^kk, 
Jmf^^j^m^ in vn fighe emà qaefiifarelt^ ^- 

f- 

I •. ; . ' S}§n0fiu ' • 

\ . ~" • ■ 



4 NÒ^EILF. 

ku^H^fcindtrlt , ma il fuoco rimhiufiofuirA co» 
n^^^tfafXA,(t.ùmÌeitfi^ 

)^$mèm^hMmo^éMsU9aUrcff^téré,tke'dr^ 
fMfibìle $1 9Hio doiùreywgo dàque À/i^tìcawé^ 
^^^*Ji^t^i/afmìt^peramorg^ ardorti 

)tittéi^u^fì$ rìfUm Umio ctéoreJkmxydUtmUrt 
'fm^'^mdt'n^BrifrìtghiHMMtt Hcafiono di t^, 

fìt^iP^^i f€rche haMteiJferimetàhuo ildé^m&^ ìlÌ 
fmcòti^cie affosrusiéglmcidi Uj^r^^^h vm$ 
^Mtiìi^Mh n>^htcMdHifini mmMitrioffi^erf 
^^fi^^^flunécòn v)$a^m4icchi4 d'ingrMitmUne. Sic, 
f»Vifomii€/e mnfo^ MtrOyfer wnfmfdtr'unfir 

^iMniomerkdslv^^ L' k^^tdku^fàfpà 

^Jfk ì bpfffrH90s^ doUèm^'f^M^tktHOndofcrs^U^ 

"iiUpùdHmotffc^^^ 

^ laminate 9 figiHéUnUUmr4t.Jkffl^^^^ 

^0»dférf4frrmczMi4i(tic4pit0* R€tifim4tr^^ 
^idè^ imczipiUrijf^fittjifeKéti^ 

i^hji. '^léfimrfideikJìi^^ p^^fim 

vnfromcèffiitfio^eg^o^^HtriJiifii^^ 
gnxn il/ho amore fìndmtmc volendo con vn^éii 
tione temeraria vin£tte$nkf^gtimfedimenti^ch€ 
fifraffoneuano al/uo de^derio^ affodato vngtar 



A M OR OS E % 

/irà €Pf€¥tM €ém dtfir§tiXi^h kiterd^/ed^ nitmd{^ 
À enfrd^nMtéàd mille pnfifth '^ Àff$mi fiii^ék 

d'vnéfÒ$Mmà^JrèfMùiià^^€fffi iiii^r«]^^^^trW 
téMWggmtm étrgh sfii^ihtmff^ 

/m4jme»isJimtMMmfMi$mi^^^mt(tiÌ4 ùtmmiPìim 

S^h m$mtHdg/!iJè/bjShè^e^i^fH^n^é^^ 
fn4^$ii^tpefii^tàm^w^ €6'^a,%^dmd^\t^Jit«éim 

'4 Vn-^V Jl J juf^ 



e N O V E L t: E 

]fkfftkéirmédM4ndaMr4iMÌt$mfri/d ehtmm 
fu^fiHènJtmMfeirk0UddU vùm^ e dtlls rifm 

mf^'€Ì»ìf9Hf^ei'n0$$dm»emmr4rmf ftrUjodts^ 
fiM0M di €^rp;cht c$n tmiAgtmUtsLZidnonfi^ 
m^fiMìiém4ridill$nfict9r/0. M'afftcmr^dmuifué^ 
€h9vnOiMAtitu<iifidffm.<he ha m$rìt4n>iHUi 

pn^mètìMHi tipùfiddmi^mrtjnè mmtnuartgU 
ìfj^tfàélHm^DfiàdA xbt t^mf^ét smdk^ifip dif 
ftììùd^^fftrv^&ioL.^ y$fieittnttr^Mt§.c$m.tA»t4 

MM ifmfwnrr^h^mdU^^^fi imfti^t^ypmde ni 
h didm$9ì^9$9dhfÌ0 dfttjknu neMa^mn^ smmés 

HtUmSlut9$ifjt-p^miùjftm$ttr€ ^Igié^ì ^4mì0 
fH§^^^ yrnmiéf cif4fT$MÌinefmsdéUtkefii$f0^ 
lilnd^UAVpimtiinimhmfirMftt^ milk 

éttpfn^-^fird^mam^i /H^c0»f0C0 dttar^ t^tf^fià 
fb$mfiidùuuualmioJef0 ed dUe leggi del md^ 
trimenio^percbe Upmmd €9jk\delld ifudle ti pri^ 
ms Am§re,e U tdgiMi.htk mijimcfi^perté tfffà 
^inkijérfefifid€^dtlUmidf4€Uità. \ 
^ '^^mBéltiieré tdfmid con fegrtiezz^ Miie 
mMMdÌyUMMi§p lèriew^diisméféUegH^iuMp 
^fièntdtpiméwfifieff^^ Cm ^mé m d t^ kene^ 
ekehiéd^rdmmpHeuémemheifmir Mentiti s 
emfWmjnphrifneikr^^ e Mei 



_^ é 



A M O H O $ E t 

ifmemdgghrÉ féjftm di (jmfi^ lUmmdà {fffflfk 

mMnitrs^tht fiwuL CÈmmtmkMtfA ifi$$ ^jfif^ 
m/U cansMh C9 mm »d$ étpéo^UrU gdvsufic^, 
eÌ0U/€rrinM^€ifmim cmciHéarUfintéHtfiuf^^^ 

afidedm k imiti gjiiémmn^ tbtkgMfkdnm.^iif: 

meglicékgiémé ém$r€^ ia^ét$m$À imtmiii glHjgt 
g€m.tmffrt$mrt l'imgmk§tM.dtymi MfpiMÌMé9 
f4€medifiimH$me^mèùmiiUi,MÀMfz»^J^ 
S€$9iftffMMimff^mM$9t^d€ tv» tmm^^^ 
tnrnt dmvmd'mr^iuMptUdtmé del fdràiirémig 
gigi9dm vsu T>Mméd*k$mtlkt^td€ vméfikimfmé 
W€r€tri€$^^ ^^M99tfémàdMt^ mgkitièm » t4U^ 
^/ MUtJk mmlnmem^mimlt^nle smhifmf^f^ 
JèrmsiswmedtU'iimidféi^^mmi^vmMhitkxam i§g 
fadm^t^i^mi^tHàsfnménmdAmmBinfimtì^d'^ 
fnfaH$mi^>ÌMdw tÌ€temfi€$kiilgamdtlM$^ 
tm pemskmd vn m^tx^i^ fn p diffitm fAmémi^ 
SMfemMi ìtée Atm^fuM CéummrMVfimmédd he 
J élite iiM$M étumfèutrii^mdkfièe éifièlmux^U. M^ 
mùTi^ €$nff$mfjf€^€m JkfH^t tmltt V0k€ cismir 

MM€€Ì€JVÌjklttUt €09$C§9^fk AÌiTtéfinZ^ dif^cU^ 

td t^memdtM mamtédmumidé égm didMufiàéf 
fitdmzMy fininfifft BdUrdfrtBMid dnltimn 
dMétsd^^mé^ xH^m^cthi d'ÀfM wmgUdUd 

j4 4 fiuré. 






* <» o 



fi li t ^ S B' 9 

fiéfUiftmMéiA i*r*»UfeU(its nU* S*ir.wa, Ài 

^imdé ii*m(tét Mtnm^v iifiiM^m^nte mU'aìf^ 
•fi^n W^/'«w«i/#/w« i^dffimf temffiU mam, .f 



IO NO V E t r E 

tfàturùinmdmerA, chtvtdeHééui fipellki mi- 

miti frccifitìj goditi, the U mUromm mn firà 

funtliéUd ne del v§iip^ r^, ne déBtn^fire^UfìU 

uie AccmifégHAma quefiefléireii cen umefgmt^ 

etenunUmB^fi^chedigik AlerU ver/éMmifom 

^e inpiìklu0gbi.ÌAmét»ù èn quefiB menile fMsi^ 

toftle a fiuti ffMrefiaué difmfflitsrUtmfMfék 

^fidoki^che^héiwdber^imredmHfietk^ amcke 

"uelhiifenJìAiUttit delle fi etrt HeraleraecwdMmé 

%fericeti^the/mrMftaMme aite Ure vke.Hm'a^M 

fdua ilfrefrìe^rreire fnmÈetÈendùne UfemiiemzM 

^eràfroieftMUé^kelt^fo kéMtu^f eresie finré 

laJfenfiddHHire: Deadersferèfmdaàéitàeiw 

J^ffUeheMi vfnefie hmmÌistiòH$cemÌHWimt-tt 

f^ginriéeo' fattile tolkféuvlt, ^m4$$d» ce vnn^e 

<M cheferiMMjfegH^etehieffdkeme éfherrpet 

eedifMrJeGeiefie Hap^esm^mefiifim^dérmre^ 

ufa lungem^me Aleri€ ondee^ndefi ie^ato fer 

^Hercsria srrmèinhege^ dme fepueuiUMne he^ 

.epe indifiime te qmr%le diD€md4fee4e Ugrime eli 

iSl€rÌ4,& if neghi di, Lmame BreJiduBijne Gr- 

4Mfe%nfMgnéle<etrjefuriefì4lru'meTe, Affeìm 

ifideLeuMieahirMitidreUgenecihid della me^ 

glie, che le cemhbe ree detta dt lei keneUd, e delU 

rifutéiiene delU/ia Cafe^endeMuematefeglici 

i tre lo eolfì in maniera sul cafo.eh* egli non fctem 

do fin fofienerfi^cade sulterreneee l'agonia del^ 

lamone^chegH riu/eenasnehefim eerrikile dei- 

rer^ 



bÉ 



A Mt) R O S E fi 

(ì.GtimjUi^^iMi9l^Mf4m9^m-^mM 4in4n.ft$tr 
fi» vtHitrt ««(i <ktf»rdìftf$^f^tm^»tU «M^ 
^t t«m nm fiifiit*dtv*e*i <hf*kwffiHigattrmé 
ftnm4fich€mvu^todim4irm»Ud*fft Dmm 

■U céfiigtrfifiUit fip mfip $fft$t» diéltlfUKzm, 

nieéid»^fi'44*tà(tré$$ tnéffftnt^^titli jirpufè 

thi«^M»tif9 cmrtfimtMiltgU Uifie, StgMtre- i 

f(rj0fìià%v9gMf0 4^dt/lui0rM»f$^dii^*ÌMtmtf 
lépKàmg ut s:mf^* imttgnM,peni^mm hhfkf 
iàngitUrmèmytMùdi^Mte)uu.Uie€M f «^# 

mmr/i Afiirn ntljetu dtlmuwiuni tfàtUetl^ 

ii Pbtmértt * U mtn^kt ftiéhU U v«ee cm «um 
i)^kiitidiwu^H4fhtttP^pin$9»ééi mitmectMre 
U awte^Àt dim^itt^ ttrmùti inftlKtmeme i 
fmgmni^fèai^peM^éiim^'àmptfa «/À» 
fàgei$erifi^hegmjll*,c0r/e i f render gfvltimi 
jimdfW<ia»im»dilMi4m9tilqi$4lef4itefirzét i 

'a-: -■• : fi 



V 



>i Un V Ea 1 È 

Temetti ,M té^i^i^ d^'ùnitrhfed^humamtà itf^ 

w4fe^y»i(hÌfì9^]fèrHdir^^ 
mdìtuiiè^i^fintdi ijikii'é^tifìirnì 4i 
hiuert iy€iiikfaitf9iftdmdUi^^ 
éih tme^ViiìlfHdidéff^ 
^dì^egféèfè^Ttrm00 ^wnmadHmà^m^ 
'^f^0Lom^f9Mt dìrdghfìtytkem u^ke^idu 
fdénijMi^ X}^diitndì>f(dkd€-tmtt^ tH 

feriti i nf^midimUkmdì^'^^indfiìk^ 
wiHnttr^4Ìimi^i^éém^ì^^ ^ ifr^né 

tprfi Mlr0ntó^e^i$4M»d^ijlh%mm^ 
iuce ejefitfky^r^trè ^Uf^WVf^tt'dèitì^ 

Uofi mi fintamente alia m^rit lihiéèYi^Hdtgne^ f^ 
mipéMefr4^f^rted$^hùf^JtT*'y^^^- -i i/- . ^ v> \ A 

i^meretlkìkuo termina jfin^lmMie^ ^nft^tù^^tlik 
^# AffettiimpdnìnMnf^(j^rhéiuetfin^ ^Ar 
'm»Jiài99fehce. **\ 









' $i0fi^ i^* « r*' «*«*«. il», i^-ff 



^orMLt.4 5M'C9,<HP4< 



Dd Si^iKor • 









• <•• . »*• ^ 



Già F^IAMTESCQ i^OftEPANO. 



> '. • ; ' • ♦ » K 






damKsmb^Sli dic^ntimu^ò ndkf^ortidi^Frm: 

t 



14 la è V fe f t ff 

quelle d' Amore ^uefta credenza s^auSzi in mM 
mera neldtfidetio dimoln ci/è ffer arano di fitto 
mettere qnellafortezza^che non era e ufi adita che 
dalla beUezza^molta facile adejfer corrótta cado 
ni,i vìnta con la sforzo di feruitmj ò di preghiere. 
Ma fi conobbero factlminte inganati pèrche rit^o* 
marana tal di fé fi nella virtù ^ e ne Ih pudicitia di 
quefta Dama, che alcuni furono cofitetti ad abbin 
donare a fatte rimprefa^ altri i ralUntare l*ajfe^ 
dio^ed altri ad attendere quelle eccnfion$yck*ejfè/à 
da figliuole deluniponon vengonoyche coltempoì 
S^ il Marchefe Oìtnerio,e pèir la nobiltà, .eperle 
ricchezze ti minore tràp^ pStò 

mila ritirata dè'^r altri. Con tanto nidggior ardo 
tefiguitauagta^ilti.qttantopiù conofieua dtfpe^ 
rata la vittoria Le negatiurle ripulfe, tglijpH^ 
iùitranoventi.éhe in vece d*eHìfigue¥è fàcèttanè 
motto più grandi fincettdio nel fitò cuore. Ebe!»» 
eh' egli nojfperafe muggtoriprogr^neffefpugn^ 
fé la pudicitia di qtietta Dama ^ nénttal$tfciauapt 
t9 alcuno di queimkzi che potè ffero fargli merp^ 
ìmre il titola di vero amante^ già che non hauetiè 
^tntocenfigmre auellodiriamato\Tamtopiù^cke 
impaffefi^toficif imi della volontà di lutti ctiUro^ 
ihe lafirttiuàno^teneua la panerà Stgttora ditoni^ 
dinuo affidiate ^orecchie nèÙe ledi di quefié Cane 
iiere mentre tmta Ut fawtigliànonfffiatocauagin 

midicettìhréOfeketaitvàkh^waUMfihàM 

tale 



j. AMOROSE ly 

rslé mdgndmimifi di sitùfiggtti^. E/c bene ^«< 
Bi concini pi» t fm'volttrtfltcati piegAuam U 
^ii lei amimé édémmrére cùmUtièm{ cofi rdrc^ ni^ 
l*0tlig4MdB0 cM UMO ciò dd dUn dmott^ che 4 
quelle^ cbeinfcuomkiUtJeliudi fytmre /« 
*vir$kìMd quelhche infreg^effi di $efe n$9 feu 
fere Olimerie éctémpdgtfdto dd ienie mfidie emim 
re^ Ji diede àcredere il fùuereCdiidUere^ che ef^ 
fdfe mvm$mfimmtdldjfeTtMnd.Hdneud U Centef 
fdvm/rd$eIUgiemìie,ericc09e^dmeidJI:ip€r de^ 
firÌMerie infiUmte^Hem mdfieudndld Cmi fedita . 
ddià dkune^chegli . Mem tihémefie fdtte^ è neiB He, 
fife ilfrirnijude^Ld Nette yche introduce ilupOn 
fo ^je U qmeUydHchetteUd crudeUe infitidiile deb; 
hftereid lui toottfiruiud.chefer ittifmietérlojmein 
tre decettofdgtodto dd molti vdgdMd perle Cittì ofi- . 
ftndettdo imtti vgttdlmetue^^itsifolo dette (ite ito 
filetotc^ celoro^be hdutitdiM forte di non inciitrdK 
leMét triacettettdo le ceetiue oferdtietttfdcitittete il > 

cé^goi tttetttrevttMttettevoUètd^efferitotrodotH 
fepforzétittcdfdd^vtoddontodd^bemore ^ edigid 
frepMrdttd le violezd d&dportd, eddUeJ!nefiref% 
fdtt0 frigimteddUd cernie co qttdUro copdgni^ noto 
éditemlokè^ fomite drdir e difer dife/osgii chele 
mitoMcieeom le t/ttdmtdtteitd it^mridU umelU do 
m^gUhtMettdtterd$§cbe eoncttsto contro qudfitnttd 

ttivécitOdnjLttiA^eteti/ifnbUcè^Jdfrfponids cbt 

moU 



dt^'dtnàfvinfr9ìà4^Jif€ct auvmntanJs mer^iH 
di mflk dpf^f^id^ndù lùr$ ^r J/cìtrt^casa U n$4gr 

Wd^liofitnuhtc^ deifwajwéxAMeieeiù geriti 

giìè0ftis . '^^'Mfmggi fìgimmeiH^emMfBtgviìtm 

fdffenf^dét^imumliMeiir^^ 

frìfek^ MtiMMio'^mJUyxJbei^feàj^gjjtdkgl^ 

UgtHdicedi rikàJilcwgédkfk0h$^U€§mtfàdtÌ 
ÌAhbtrAMdcdelfr^étiUù^ f§r€hef^pnaélà\'^m 
tetttré^d€lmAf$i9j!rfir0Hà svàfM^m dell^kdff^ 
firétioncLe o^mandMa il€0fU9^th^fim3it^ fr^f^ 
fór€^lcmm'dil.a»iMii^^ d^MeffiK^ftMiii ifi$0iftì$ 
riccià'aiiigÌM)mi»ti mtnhfokt imJéiisnù.ferfir 
mréttifjmf^^^atkeicJ!^diy»0meM0Ì^ 
fkiì€ndéyA^kf'tt^Sgm^Gmmii»t U p^ncrd^jSi^ 
gwrM da'ùwsmiètùtmdimdifemfitri nom fi^fùSà^ 
oppiti; ar/i MnhuiUKfi/oktiiìfmtbimnfìi^^ 
dishùmre^At perit&ia.^ li-AndàfQ.UihM.fmf^ 
'^fueglhddprmmenti ^ chtfitHtwtMmtn^mik^^s 
JknipnguntmirtmùU^Mdh 
grdftdtzzuM pMÌzfarjU99§a9^iijfJi0Ì$bt^^ 
^4t€U^naìfpHMÌf4rje£tm»if^^ tMdépMlf 



AMOROSE 

#/Mr mentre tra di Uri> pajfauéno difgufii di mt^ 
mMt0. D0p0 vna moltitudine di cofi fhe le vaga • 
r^naper la mente isforzjò ti cuore alle leggi dtlU 
necefiitk^ pre/k Uftunafegno vnfoglto com $/i^ 
^tteMi carsìUri. 

Marche^ Oliuerio. 

• % 

! S^iù dice^yche nm i/Amo aI figuro metireiy mS 
tre U confidenza , che ho in voi non U riconojat^ 
che per kgitimdfigUuoUd' Amore Y 'amo Marche 
fé Oliuerio.e pereto anche con rojiore della mia ri* 
. futationt riterrò a ^oftrifauùri. Hèhece^tàdi 
mille dopf ieper ricuperare le mie gioie ^ douendf 
ritrot$armi in Milano ali* arrimo dell'Imperatrice 
, Se voip^ete accomodarmene fino al mio rt torno i§ 
firò .che'lmio cujore ohlighijèfiefio advna perpe^ 
iuactftrifpMdenzAMa<:aualieri Cuoi parino opo 
rane ^che per genttlexfzoi.e poi the fi può promette fi 
re da éfuel cuore,ch*€ (latofin'^hor'a angufiiatodal 
ìopimioM del mondo^ e dalla fede del matrimonio 
> M^apcmro perocché la gridozzut delfito animo n\ 
flegnerÀd'hauiraperfuadeuotiffimaferua. 

\ ^ 

LaContci&« 

' Sigillata laletteraja fece per vno Stafferò e a - 
fUan ài Mdnhtfe fingendola del marito: non vo* 
'^ ^ . V B lendo 



T« NO VE L I E 

/rW» con FobUgarfi élfilent$o d* alcuno éUMnia^ 
tu fi nell'infedtltk defcrui ori: Oliverio appenét 
fcof/i ifueltd Carìéchefiper/ha/e d' e ffer inganna 
to del fogno Non crtdeuakfe mede fimo vna ftU-- 
€ità . unto 'm 'ggtore quanto meno/perata. Era im 
lui co fi grande la confilamne , che confinando col 
doloro yifiacctaua porgli occhilo lagrime f affatto. 
quella prtma alt or at ione nella quale l'huomo e im 
fé Ut fiso fuori dtfiftejfo formi con quefiifentimi 
ti vna lettera. 

Signora» 

Voffei hauer ìlpofsejfo di mille anime ^come /*- 
ho di mille doppie per f agri fic arie tutte allevoft re 
fodisfattioni Douerei veramente ringratiarui dei 
'thonore the mi fan chiedendo con tanta genttlei^ 
x>a queUoch'e vofirjo^ma e cofi,grande la confufio^ 
ne del mio cuore che nOn si efprimere ne lafua aU 
tigre zza ni lejue oifigationi.che colfilentio " Gè* 
do però frlmiftefio^chehabbiate voluto con l'ore 

iimentare la miafed€;e tanto più, che chiedende 
tè ricchezza della terra fpero^che dobbiate àggré" 
dtre i thefort dell animayorrei che da quefte dop 
pii argomentafte, che* l mio amere non e doppio 9 e 
mi glorie dejferrtconofciute pcrvofire humiU^^ 
mo,& obligtitifsimefiruitore. 

UMarchefe Oliuerio. 

Ftce 



AMOROSE 19 

WjettfenZiA alcune diUtione ferutnirt U tetti^ 
Td infiemt ton U doppie nelle mani della Conte^a^ 
che ricuperate iefue gemme fé n'andò d$ fìébtts i 
Milana ^egi0nf e in te pò appunto per il e amino del'- 
l* Imperatrice J^tui fece cofigran pompA delpra 
prio bello jcbe fi moftrò molto honorata llmperatri 
ce da quei popoli, mentre haueuano mandata vto 
Sole ad incontrarla le' inuidia delle Dameficagtè 
in maraniglta^e parena-^che la natura hauefse ruk 
batr le bellezze À tutte l'altre per farne prodigar 
mente dono i lei fila Parti l'Imperatrice da UiU 
no dopò katéerle fatto dono dvna belli^ma colla^ 
na.edeUaJtAitofe ne ritornò in Alefiandria.dout 
<ìliueriarattendeuacon4fueltimpattenze, che fi-' 
no lefurie^cbe agitano di continuo l'anime degli 
amétoti. Non volle ritrouarfiin Milano ti Marche 
fi ^ qtiegt incontri^ ò per non dar qualche fifpett$ 
alTofieruatione di tanti occhilo per isfuggire l'o^ 
bUgatiénedifiruire all'Imperatrice Appena fep^ 
fé il ritorno della Cónte falche madò à rallegrar fi 
ilelfiàosrriuoy&àfuppltcarla della fia gratta. 
Ella gli fece intendere^ che quella fera fte fa dopi 
U metà della Notte douejfe ritrouarfiadvna fer^ 
rata, che corrifi ondetta in vn vicolo no praticato^ 
VbbidhoUuerio^ed aU horacomertata feriti chia^ 
marfi dalla Contejfa. In quello primo incontro iè 
monpoj/oefirimere gli ajfettid'O liner io Sudò^ge 
li^in^nmedefim0punlo.Confondeua in mantet^A 

M 2 cito 



io N O VE LI E 

tin U hdi i ringrniiemtnti cùh tante àltfréthne, 
th€4fptnAfifot€Uétfétr intendere A ttétto cérrtf- 
fùndenu U Conte ffk con fèrole cpfijtffetiHoJe.,e coj! 
dtfcrete che daua da cono/cere nel mede fimo tifOy 
hón menif ttfuo amore che la/ka prudenz^a Termi 
narono tuttti rin^ratiamenti in éjnejia conclufi^^ 
ne eh* egli la Mottejègueteji n'entrajfe per la Por 
la del Giardino con conditione però e/pre^a d*e/^ 
yèr* introdotto finzjt lumi. A quefio rijpofi gentil^ 
mente ilMàrchefi^ che non v'era bt fogno di lume 
doue haueua da rifplendere ilfuo Sole, fartitofi 
poi di/pensò il rimanente di que&a Notte in miff§ 
deliri/ amorofi. Appena vide nafiere ti giorno, che 
glt bramo l*occaJo Scenso bi mille volte il Sole di 
tardità mentre non accellerana ti corfo^ confirme 
al fio deliderio Biafimaua atocht l* ombre ^ mettere 
irattandofi di comando tanto tardafer 9 ad occn^ 
pare ti dominio deR* aer e y enne finalmente rhorm 
. t^tttofifpiraia onde egli te ne venne frottole fi al 
\jiardino Rttrouata la porta focchittfii fi n andai 
dirittura allefianza della Contefia.Ella che lo ai 
iendeuafrefolo per la mano gli diffe. Amiche vi ca^ 
miene quefia notte facrificare al filentia fi amate 
ia mia riputatione e la mia vita Le mie donne fi» 
mo cefi vicine alla mia cattoera .ekopti minintap^ 
tela darebbe loro granfi/petto. Il mio amore poi ne^ 
a cofiindegno^chUo pofia fidarlo advn'animMfir^ 
JjOita pièghe igoditmmimanuri non am^ 



AMOROSE *t: 

m€HW§fér$U N$n gli firme ffe abrn rif^fismà, 
tintrediifftntlU C^imtrA^tqitidtif^gltfttMfU^ 
mshtfi/pùgltéSt tdtmtréfftntlUttpjmtmtttel^ 
Im vùliHéi»jÌ€fUér€fiìtfH€di(nn€d9rmiuàm0.Jf^ 
f€9Ui Olèu€ri§ stfàcéfi€éi$^ ihefiritroM tré, U[ 

memefitUféfiéMlli €tf$/ur€ degli òaM ^elh^ 
dtquÌHtffAce(fer9m0n§fédtffùferireUfenm. 
f€T non fnifanAre ificrm delU n$U€.Bafi4 si djh 
rf , cif eglij^réfatiù ddlla dolcezze di quei éA^ 
hrMtidmeHti benediaema tnne le fétiihe tt^iti ijè'- 
fyifiyt tutti i tPfmentifiH"k9fMfigtritt,m€tHreiA 
hétu€U4néfirmtt$ d'ébr0 te f^éite ttidcfite^che di^ 
formaggiere il €mtÌt$fr€fiMtiJndutki0^ thel^k^ 
Uue nen ificf riffe il href urte amorefi fi furtt Oli^ 
uerie f rime dell' arriuedeir Aureru e nen fetide^ 
nell'aceemiéìMrfifiruir fi deUe perete fi Itcentiè e'i, 
^tfMmeltitudhedtidci^ Rtttrétefi pei netta fre^ 
fnu d^itétieue f recurò te'tripef^^ eeelfinMdJh 
nfurcirfi delle paffatefattche chegtt erane ferì 
fiufiitt cefi fiaui, che feufitua/oldmente i reflicuf 
te dt nmue Ffitua del lette xerje thora delfrifi, 
quide ^M de'fi^eifitrutterigli portò mille depfit 
iomvma Ietterà^ U tjuate hàuet^do egli aperte xett^ 
graud'aiteratiottewde.chedtceuacefi^, 

Marcjiefe Oliucrio. 



jÉ NOVELL E 

itlèz^zAjJfihdtnntntfirmtafiHo^che hi continue^ 
iòHmh btfignùd9n$nfòejuefto già per dijlUi^ 
gdtmi dalvùfiro ttffeito.maper non mancare à me 
. fieffa.Af^curatem purty che 1^ obli gat ione non ter-^ 
mmera^che col cuore ^ che chiude l'vltimoperiodc 
della vita. Viferua diglorÌA l'hauer potuto intra 
df^rrefiggettione in qùell*AnimVy che no l'hàg ia^ 
fnàtconofciuta^ e gradite per vofira affettionati/^ 
Jima^ijr Mgatt^mafirua. 

LaConteiia. 

^ueHa lettera confufi in manierar animò del 
Hàfchejè^che credendola vn' inganno de gli occhi 
fa volle Uggerepiit volte. NOn/apeua,che imagi^ 
fiarfijmentreU viuacitk debacle e de gli abbrac^ 
eid^nenti della Notte precedente rton doueuanopar 
tortre concetti cofivniuerfali^ ne parole cojifred^ 
de. Dopò vn Caos d*agtt attonite di penJSeri forma 
vn Bigltetto\che diceua coji. 

Bella* 

Cùt^ ragione fi dice ^che ildenare toglie il rifofi 
hMUendotni le vofire doppie poft4 in vna incutette 
dine molatale. Non doueuate Signora mandarmi 
quello ych'ì vofiréy con prefuppofto chef offe fiato 
mio. E fi pure voléux cofi^ ò il mio demerito^ h U 
iàfoca Fortuttuìperche »M rimaiuUre émho U 

^ " mi4 



AMOROSI si 

mi9cù$re che hi €$nficrat0 alie vpBre Mlezult 
E ^liheraliii crudeli $lma9jd4r turo, ch'ivn vslt 
tfif emette della terra e pi ritenerfi l' Anima^ci^, 
e il f rimo ejfere dell' huomo. Per tsfog§ del mio 4^ 
kre rtceuerete l'tncommodo dt rUrouarui alUfir 
fata nell'hot a delT altra feraiir^ tanto ricordaieiàO 
idvofiro humili^mo^& obUgaitJlJimofermtorOm ^ 

' OliucriOb ^ 

Mandata la lettera ed aiiefi com mille imfrecA 
tipnt la Notte fìt al luogo concertato^ dono rttrouk 
U Cinte/sa .Dopò il/alnto fafsh il Marc he fé i V/m 

« frouert fer hauergU nundato il denaro-^l the fece 
tonfinttmenti cofi vtui che fi non v*inttrtunneré. 
U lagrime fu dtffettodelfuo dolore^ che nonper^. 
^tJfe^ch*eglifieuaporaJ^eferla bocca epergU oc^ 
tbi Riff^ la Conujfa con vngentth^mo rtfo; E. 
fercbe non volete ch'io vi refittutjca tlvoftruiPer^ 
che, figgionfeOliturio^dofo ch'to ho riceuuto Ih^ 
n^re della voftr a gratin no hià cofani he nonfia af^ 
Jdutamentevofira. In gratta non m'amareggiate^ 
tento le dolcesMe fafa;e E che dolcezze fi fàa fiate 
qn0e di/se la Comejf»? Sfibbile replicò Oléne*. 
fi9 che l'tntetpofittef^ed'vn Ul giorno v^habbia^ 
otm^nteraeccliffé^ta la memoria^ che non vt rae^ 
totdutc le dolcezze dai e e rtceumef EpofibiU^^ 

^ ^^^uetbacipch erano tmttanimM portando di,' 

S 4 momtfo* 



i4 Kl O V B L L E 

ìmmenté in memento t Anima sn le Ubrdy v'kjA^ 
htnoinftilUtoneleuoUCéc^HA diUthék leferdt. 
rèfrtmd^ U raccorddnz^ dt unftefio^ che ilfidct* 
fesche rie euù da, cefi dolci rtmembran z^. L^gnter" . 
fnj^fe U Cometa dìC4ndoglu Signor Marche/e^i0 
voglio dffingdnnaruiynon effe n do dt ragione j che. 
IdvoSira opinione faccirea lamia honejfìà, che nH^ 
ha fin bora altre macchie ^che quelle^ che ha potuto 
ricettare dal ve Uro defiderto, e dalla voHra credi 
TaHÒ voluto confo lami con vninganno, fer cor* 
fiff ondar in gualche far te alle mie obligationi jé^ 
àlvoftfo amont. Le pratiche amor o/e della Notte 
faffaia fino fiate con Alefia mia Camariera ^ non 
fermettendomi d'auuantaggio la mta nafiita, e /* 
konoredi mio Marito. EUa è éfui prefinte per ren^ 
derni hnon telìimonio di tjMoJia verità Non attije^ 
Cliuerioshepajfajlepi» olire col Dtfiorfi^ ma pie. 
00 di mal talento fi ne ritornò à e afa machinanda 
meltattimù mille prectpiiij alla Fama , & atta vit4a 
dilla Contesa. Pure hauehdo dato campo alla r^ 
giono.ammirido la pruden&a di quella Dama . che 
kaueuafifutofenza pregiuditio della fia honefià 
fare vn cefi dolce inganno alfuo Amante , cangie 
lafinfttalita in amicttia^ ed in rineren$^ Da qne 
fio imparino le Dame d'honore afchermirfidacol 
fi deUa necejj^tàyjènia rifihio della rifntationéi 
edapprendtno i Cattaliari à non tentare la pudici^ 
tiedynsDemefrndfttfi^mcmentn ne rifo^^ 



AMO ROSE 2T 

IfMP àithy €hèii9gmni ^ ò rifu^. Non tjftndè 
ÌÀéfimuMU il/èruirfi ^knné voiu dell' wgan»0i 
fitfintArfidMstw^^mfidt dilli mtt^u. 

km.iiÌLk%kkkkkk kkkk kkkk kkkk 

. NOVELLA TBRzA* 

DelS^nor i, ' 
PIETRO MIC hTé LiiE. 

IN Vtnttié untètMmenft^ m^l^fm di ijutlU^ | 
, chttfiim^dtrmJicoftumA^ v/kudnfidifari 
Mairitmom m$lt4 dijkgudi , nén ntlU €ondttÌ4Ht 
degli Sfiffi^mM meli' età; onde btmtffefé ^uuemuA 
de di M4rk$ incpmineidtMno ad i9^a^utire It 
elmmt^ejuidù sfii^U Màglie incominciand msg-' 
gmmeMt i /èmurt gli /limoli deldefiderio di 
mdfihilt eéngiongtmtnto. Non stfifid vtt&qiul^ 
k » the dicono dUuni » the ah fdcefftro ^ perché 
figiidmdo l'Huofno la Moglte famiuUd foteué 
egli €dn mdggtw féctlttd duez^xJ^rU dd dffre»^ 
iere quei coHutm^ the jlimdUd fiu degni ^ $ 
mtgleori ^ e per h gemer no delU (ke cdfd t 
per U compidcenzd del fio dmmo^ Cndobene^ 
the dd queftd d$figudglidnxA ndjceffero tutti (fttei 



26 NOVELLE 

'vviti in Matrimoniofono hùrriii ddfenfarfi^ nom 
che da ejfeqmrji InquelU Città dùnque viuètu 
vno nominato Argondo^hmmo di beni di fortuna 
più che mediocremente Accomodato à cut ejfend^ 
morta la Moglie ^ venne tn fenjtero di ]fAffarJene 
alle feconde no zi e: ne f rapo/e molto dt tempo ad 
effettuare queftofuo dìtfiderto. Prejef Moglie vnti 
^iouane detta Gioia nda diftato non aljuo differe 
te, ma benjidifferenti^ma d*eià è dt coHumi. 
^uefta prima ^ chejt accompagnaffe in Matrtmo^ 
nióad Argondoy corrifpondeua d'affetto amorofi 
alle voglie di Lambrone Giomne fio pari a lei ^ fi 
negli anni come nella bellei za^e del corpo e deU 
f ànimo. Ma da i:veccht genitori sforzata alle noz» 
ze d'Argondo^ benché con gran contrarietà delU^ 
propria ine linatione\ tralajciò dt amoreggiare d 
La hrone da lei amato al pan di fé medefima . e dtl 
Uproprtavita E benché egli con continuati rag^ 
giramenti frequentaffe ti padreggiare dauatialU 
dt let habttattone te^to ella dtjuperare le^proprte- 
pajjfjont e dt mortificate la propria volon$à^C€lat$^. 
do fi nclf angufita della fua fi ama alla curiofitk 
dello fguar do del Jolle etto Amante Ma hauendo di 
già incomtnctato àguli are imperfetti i piaceri d* 
Amore ne gltahbracciamentt del Marito che con 
buona I orna d'annt/opra le f palle valeua affiglia 
re in lei l* appetito .no àjatollarloiparte tirata dal 
la prima incUnaùone^efarte dalla continuata fer^ 



AMOROSE 17 

nitù dì LamhùHe ^ dJ qndle erafilUcitémemefi^ 
guitàtA in ogni locò doue eUaJt trasferitéd, rifoluu 
tedifeacciarédaji (jueUa troppp/èuerd o^eruazé 
dcS houefidycol procitrAre in ogni modo ti tempo, e 
tocc/fJtoKe per /fuareii fuo Amante ddqueSd to^ 
tinuata paltone ^ che mofiratéa difdttreper lei:mù. 
ftranjoji dejidero/a da più nerborute forze ^che dti 
ffuelle del vecchio martto ejfer nelle lotte dellettù 
il di fitto gttutd Sijertti in quefio affare d^vné 
JUA vecchia fante fi A moltopraticA infimili negom 
t^ydaBAquAte erAfiAtAAlleuAtafinodA bAmbina. 
CoHei comprAta Anrhe dalle preghiere Affettuofi^t 
dille f or ze de i d^ni dettnnamorAtó Giouine, ha* 
ueuAptk volte AlÌvnA,& Alt Altro fi Ambieuplme^ 
tt recato AmbAfitAte di par ole ^e di lettere, Aque^ 
Ita dunque Aperfe GioUndA ognifitApiuchiufit va 
ImÀye con lei confi glie il modo pthfAcile, che dà 
Metta teneri per frouarfi con Sambrone adadempi 
re fecce fio di quella pAJfione^ che U tormentAUA^ 
U buonA Seru4,À cui non mAncAUAno le inuentif^ 
^h ftr efferfiforfipiù volte ritrouAtA a maneggié 
tefimili negoiijfiubiio riunì infieme tutti gli sfof 
Ti delfao ingegnose tràfipropofii diuerfi partiti^ 
bora all' vnó &hùraaW altro inclinaua, finalme^ 
te tifoluete di appigCiarfi a quefio come da lei tenta 
teper lo più facile e de gli altri tutti* Vicino aìU 
hnzajdoue lagiouane dormiuacon V odiato Ma* 
k fMjrAvnapiccioUìianzA^cofibuiA^che ne An^ 

che 



ti NOVELLE 

cheJi giorno vijlpottuédifitrntrt s minuto r*^ 
f4 dlcun4jènz4-il/auore dellumeJn ^lueftd dum^ 
^ue fecero dtjegno di nafi onderò tigiouwt , ogni 
^oUa,ch*egl$ fifone tomf%4c cinto con offrottuniik 
d'occdfione dt trésfertrfik lei Determtnéap ctòj& 
fecero tojlo intendere i Librone che con imfdtiem 
z>A dejiderando di giungere Mpofeffo del corpOyCà^ 
Piera ì quella dell'anima di GtoUnda anjtojo ai* 
tendeua i cenni della fua Donna^ fer efequtre la 
delibera t ione della vo Unti di lei Haueua ftù voi 
te il buon secchio accortamente eternato legiraro^ 
dolo ^c he Lambrette faceua intorno alla fua cafi^ 
& infifpe trito di quello yC he poteua e fere , eomito^ 
tio ad aprire [entrata de W animo fuo al freddo ti-' 
more dellagelofa Ma pure nofuottegli cofimimto 
t amente il tutto ojjeruare che la buona Moglte ni 
lipiantajfe su la fronte ti ctmtero di cornouàglia. 
£ che non mette in ej^ctttione vna Donna^cbe ami 
e che rifilua di voler é> Dtlettauaf Argondo delia 
mercantiate codimozzo de*negotif aittndeua alh 
fiudio dell* accref amento delle fue facoltà ingor^ 
diggia t^turale de\ etcht^che douerebbero atten^ 
derep^ù al viuere che alt arrichirò > Procurò ceto 
accorte mare ter e GtoUnda dtfaptre e onfic uretra 
pgni volta cIj Argondt doucua zjcnedtcafa, per 
andar a trattare con altri Mercanti dt ptu Ughi 
trtterc^defuointgoty Et apulo ned* hora e h"* egli 
i t quejlt affartf tratieneua^atto ife venire /'#• 

ménte 



v^ 



AMOROSE 29 

ménti an effh lui frideué péctrt 4ig»fidre i pih 
veri diUut d'Amarti Con qutfle opportunità, e 
ton édtn procurate ctcdfioniji traJÌMlUM4 U Don^ 
iolfuù Giomine amico, adonta del vecchio Confor- 
ti il quale arriuando alle volte à e afa à punto nel 
tempo, che V Drudo fiiratteneua con la Vaga^ella 
fabit amente lofeceua nafiondere ne II o/cura Ca^ 
mera acctnam^e benché dt mala "^olontafifipé^ 
te^edaiuituttauiafimulandoìl cuore nella fac^ 
w^racc oglieua il Marito augurandogli con la hoc 
€4 il htoom giortfo e con f animo ogm male notte. 
Tifo lungo tempo fri di loro nafcofamente la tra* 
tue: pur non v*e co fa coficelata^che finalmente ni 
fi f copra ytoecofijècreta^ chenonfiriueli. Vngi^ 
OruolaGiùuane precipitò inconfideratamente da 
fiftefsa ognifuo amorofo interejfe. Ri^euendo 
alcuno cagioni di difgufio dalla Sema , fenz^ 
guardare a cofa alcuna, che ne potejfe fucce^^ 
atrofia carico di molte y e non leggiere porco ffe. 
Cofieifdegnata^ henc he fojfe grande P affetto por-^ 
tato per mdii anni alia Patrona, rifolfè perà dò 
procurar iajua vendetta per F altrui mani , noto^ 
potendo in alcunmodoriceuerla delle proprie. 
Stwtfio determinato^attefi l'opportunità del tono* 
ptO del luogo che venuto diede commodo alla Vec^^ 
die di pale/are adArgondo ifecreti degli amori 
iiGtolanda e di Lambrone,najcondedogliperò se 
pt d'effet^ Un fiata wtUfeMta , & affermando ^ 

che 



jo NOVELLE 

" chefubito AHutdutafene^ & accttuujene hhaue^ 
uà fco ferro fedelmente k iMi^acciò psghajfe qtulC- 
ottima, rifplutione^ che li parejje^ fer vendicar (i 
neiroffefa dell' honorci e dipiujìobligh di ùperar 
fi che egli medefimo li hauerehbtcoltifiil fatto. 
Se gli mofirh cértefe Argondadel riceuuto aUifo^ e 
cm le parole ^€ co le remunerationij é* accordatofi 
con ejfa lei di far cadere gli adulHri nella trappo 
la^U impofifeneramentè tlfilentioV afiuta. &im 
ganeuole Seruafimofirauapi» che mai f offe ftatx 
piena d'affetto ver fa la Patrona^perche cofi.a^cu^ 
randola poteffe con maggior facilita ingannarla* 
Jiiofirò Argondo vnafirafimulatamente co la Mo 
glie dt effer neceffitato a trattenerfif tuhoilgior^ 
no venturo con alcuni afhici perìinterejfe defaoi " 
trafichi Prefa occafione la donna fubito fece dare 
ilfegno vfato all'amico^ che fu pronto i portarfi a 
lei^non cofitefie^chefu djJicuratOy ch'era finza il 
Marito . Paffarono la mattinalo buona parte del 
doppopranjolieta^é" amorofamentt infieme*^ui 
do ecco fentirono picchiare Vvfito.Andò la Serua 
À veder e^chifofie ,e tutta fintafi tremante^ riferi 
alla Patrona^chfer^ il Marito Mon fi fmarrì punto 
la Giouane^comt quella^che altre volte era vfcita 
libera da fintili impromfi infortuni i ma najcofio ^ 
il Drudo nella folitafiaux^a. andò ad incontrare il 
Morito^chefalttelefeale-ile dtffe e fs'er venuto per 
figltan étUuno/crit ture, che SerufiordatOy e le^^ 
^ ' ™" ' " natafi 



AMOROSE il 

^ mMéfiU tèff A d' duerno inuiù U Moglie che / - 

4iuuffe A rinuenirle^efer que fi e far e /è ne fafsè 

€$n ejfo lei in vttafianza douefileuA tenere il [i^ 

fcrittùri9. Haueua egli condettofico dueficarij 

froti i ijusl fi veglia Jceleratd eferattene Entrate 

tht t gii fu con la Moglie nella Hanz,a/venero que 

fti guidati dalla Set uà alloce^dùue era celato ilgto 

UAnetto Lambrone.Haueua vnod'effi in mano vn 

hme accefo.frefarato à ciò dalle maUdetta tradii 

trice il quale da lui wnne rifoftofifra vna tauo^ 

U che nella camera fi ritrouaua Senti frima ilmo 

tfieUro fa^.efot li vidde entrare Umifero Gio^ 

uine.chefubito ferduìo di cu^re air tmf enfiato ac^ 

adente nonfeffe f render partito allafua falute^ 

I ntilnagt vedutolo cofi fiare.fiufimile ad vnafia 

tna^chea creaturaviuente conofiiutoildi lui ti* 

more. & horrore fé gli auent areno impetuofi fofra^ 

e perche no foffe vdtto gridare nelteffer vccijogli 

ucciarono i fbrid vn panno di lino in bocca ,pofto 

livnlaccio alla gola to/iroz,z,arono,comefuffefiM 

Uvn vi r animale, il che fattogli leuarono il capo^ 

ejenvfiirono dalla fianca e con vn certo cenno 

dibattimento di mant.slabilitofrinia coir occhio 

^ Argondo,taui/aronodeirejfecuti0ne di quanto da 

> hi era Batoimpofio loro Non fece eglt aWbora al . 

tremoto fé non,chefolo difie q^sefia parola Fenite. 

Z fubitàmenteriuolto alla Moglie /oggiunfe. Hor 

^ hravoglio^chi ti veda vn^behffimo dono , cheti 

! ito^lio 

I 

l 



3« 1^1 t) V E L L E 

veglio fare in queHùmentfe^tntfuronoquii perfi- 
di, & vno di loro alzata per la capigliaiura la te^ 
fta di Lambrone ,ìHo(irolla ad Ardendo ,& aUaJìa 
na^cht ftnttndoli entrare nella fi anz,a s'era rtnel^ 
ta verfe di hraipòi queiU fatto giitarimo ilmfer^ 
btl tefchio nel mezz»o della lianzA . & incontane te 
fcefe le fi ale spartirono Diuerfi affetti eornhattero^ 
tto in vn me de fimo punto il cuore dell'innamorata 
e tradita GiokaneMentre il Marito con fiere ram-^ 
fognerò con oltrag^ofe parole le rimproueraua ii 
mancamento della fedele lafua maluagità refto H 
la per breuefipatiopoco menoxhe fuori di fi mede* 
fimaMa ripigliato tra poco ilfintime^to^e le fior-- 
x,e,e cedendo l'amore ,e la pietà all'impeto d'vn in 
furiato sdegno, mandando fuori daglt occhi t rag» 
gi infocati dall' ira ^sauentòfurioja^e con fieri^^ 
meftrida al Mariterò finzA^^ch' egli potefie vietar 
: iojeuatoli vn picciolo pugnale y che fileua portata 
ut f acato a l fianco , fi gli mtjf attorno can/peffi col'» 
pi per vcciderlo. Ma hehbe egli co^ buona ventura 
cht le fuggì dalle mani ^nonfenzahauer rictuuta 
diuerfc ferite, & entrato in vn altra fianz^prefi 
vn'afia di ferro per vccider la Moglie. Ma eUà in 
àfuefioment re veduto efiferle riufcitofaRace di ve 
eidèr lui in vendetta della morte delfino caro,, ^ 
amato Lambtone-^firicchiufefiola nellacat^era^t. 
pigliata nelle mani lafianguinofa tefta del tt^ort^ 
Amicé^sfogofifra dt queUé lafièadtfperatap^^^ 

necom 



^ AMOROSI jfV 

injfpHiM di lagrime^ tiMf§fpiri^ Fin4lm€niè ^q^ 
ÌMntQ diffcr^SA dtUa pr^rufilutt^qua^tè^cht^ n\ 
valendo più retiAfutn^ d$pfo U m0rìfjli chf era 
U fi^ v$t4 ,cì queU'tftfff0jf€fro,i!0lqu4U t^nté m^ 
ÌU4HÙ di vc€ sdire $lM4rifp aHi^^im V4no tentòrdi ve 
tiderefi (lej[4 M4.d4jemedefim4^fikv4Uefì4gà 
Ì4 mlJin4jermti^4gU 4m$ri^ la ^ii4^ ^ . 

tkkkkkkkkkkkkkkkktkkikkkìk 






NOVELLA J^VAKTA, 



■ \. 



pel Signor 



» v 



PIETRO M I C HI.E t JÈ.;; 

NEEa Cittk diÈrefcU^queBacheper U virti 
de ifuHCitudinirendtcp^^ 
The4tr4f de Ut fin meramglH^^ Acque Gu4Ìitero di 
ym4deJlepriuc$p4lif4mgii4dstf4, J^efioatle^ 
ÙAtè fitto U cura difrt^dtmi ^ewmiy cr^k^e tu • 
fiemu con gli Anni di uU to fiumi , e dì unto V4r^ 
krt ^ <h€ er4 vniuerfeimeme frk tutti gli 4/- 
4ri/uéi.p4rl 4mfmr4toX ér amato. Gli Study 
ditJ^SHfi^ Ài tìfSadti.e^i. ^rte erano i n$inori 
f^<g^^.f^^mfi^* Non^4r4 4iugu4^ cjknpn 

,'. -v V.X e Mrà 



J4 NOVELLE 

iirMgii ^ruenm^ i quelU eli nella quàte chiude^ 
4e il terzA^ anm/opra il terze^ IttHrù éncHH$ncÌ4UM^ 
J vtÀifè ti vdto delle f rima lanugine gt^menile. 
ìionhaueua ancùra froudio U forza d* Amore , ni 
fapeua di qualfocofoftro accefi left$efact^nh e^m 
^Hali punture feri ffero le fuefaette Auenne , thè 
(cMme fi cefi urna vniuèrfalmete ne gli atiegrtgiot 
ni delCarneuale)fùpuélicata vnagiofiray. nelle 
quale dof4euan4f t Caualieri con tre€olpi di lancia 
ntlfihtù.vUtodet Saracino far moHra e prona dei 
la loro deftrez^za < del loro valore. Comparuero il 
giorno dejhnato altorneamento di varie ricche ^ t 
Juperhe diutfi adornati tutti i ptù nobili Ctouani 
di quella Patriay tfueUt trigù altri ne lem pet tu \ 
amfi/t haueua de fi aio incendio de ifuoi de/tderi^ 
^utfitcok^apricciòfeituree, t con iprge^ofi im^ 
prefi ientauanodi fignificare V interno de gli ani'- 
$nt aW amate lor Donneicheinfiltafihierafivede 
nano al loco detto ^iacoiotn quella frequenzAÀ 
punto ychefi^gltono te Apià i Giardini^ dùuéritnh 
tifano ifiùripittfòàui tpiugrati Cpeorrtuané tfuìl 
non foto per efifertfpetidtrtci dellagioftrMrmapep 
Jkr pompa detta loro bellezza, érefiir^ noti mene 
vagheggiate the vagbeggianti.Non verafineAm 
the non fife addogata con V ornamento di qitakhi 
bellezza di Dama Vi venne tra £t altre vna <?/#* 
uknetta nata dt nohilJangueJ:tiprifHauera de écui 
MHni Hòn erètte he di quinekciipendfìrnittsedarm 

na nen 



A Nf Ò ROSE ff • 

x^ llfiàénome irm l/harda Era dtgid^wcifUé^ 
ilgÌH^o^t^$n}aric$lpi dtU^U refiaua fertu Afe 
SìattM Alcuni dtiflfiurifi raikgr4U4m> e^ « /^ 
cunijìdtltu^^ deità lorùfortimà\ Jitùndù che à 
bene , i méte era tori nn/ciu il ferire Toccma gii 
fer ptdine V entrar nell'arringa aGualdtero Ma d 
Gionane in quelumpe baiteèa a cafi riuHti gli 0c% 
ehi alia finefira done e^a affatici a la bella ifnar^ 
da e (itreuauahaMercòfin^mtiifenfi, e'ipenfiere^ 
nalUfguardo^che cerne rapitefapìt di fi HeJ?o, ad 
àl$r§ non'badaua^lie ali*eggeti4^el volta della fi 
riulia Haueéano ietm^e date il^imt^fignfi éi 
égli fumo non fi mauena Pt^eeJPendogUdtttadm 
n/n'^mico ,€ÌH la <arrurdtoccai^ààlùififca(fe cò- 
me da lungo finno^e con iofpnme] t conia briglia. 
invMpnnt^ ananzo^'Arfitigo^itdefinero^ cha 
^merafifi mojfe ,votò eglituttfffi^fio ad Amare^ 
ée inprtlenzA di cdeixòlfm haueffi cofi innt il^ 
figm deiiinat&ychififie itàtofioU premio- e l'hoei 
0§re della gioflra. ^SecondHaforìunaéfuanfoegU 
éramana Tri tntteie iancie^ che auanti e doppo fu 
reno corfijafièafece'ilmfgiior^colpói onde nceuk 
ddiGitidici Hfftmio^ y dakvmnerfah. woca^de 
gii a^snti féteiatnatione^ Benehe dt tenera età . ^ 
el^afi ancora T^iHÌnllà:ìiuiddtpeìb la bella Jf. 
marda ^hi now^id'^iniféntgli anni più tenei^ 
^meors) dt^ ^i^itèéfifgé^i^ €o i ^nsH quafi 
■^ C M con 



^ j6 Vro V E t L Ef 

tmfont^i iti cmt.it fglii UiimtU^éff^pimi fk^ 
iuudelldmma M^f^4^Sagrati4X cUUvati^téetr, 
Ctmtnittéjo gradi ejàruibii in^n^m$Ukdire-*, 
cifrato éiff€4i0 Amort nelle Jue pétj^ém ften ià pmf^ 
fArèptr gradt^me, peffk inmemtnù 4 gU tfiremi*. 
fermwè tlghrnè, & tnjitme telgi^rm ildiìeit^^ 
khe Prede MH0 Ciift e e l*^tr$^ nel rémfà rfi Imérm 
mitA IWìa dalla Wneulfira ciafcup^ fese riurme^ 
mSepropyte cafi fingendo aU^^ affate aierumett. 
$gUfidttdt i/eguire la carezza neUanfuMe ifi^ar 
d a Jlìras ferina aifMtlhergeye fe^fi falò, nete^efk 
nautdde ch'eilihfigniìa^a ^féoJrénìf nella net 
tefefferù tfinnitMtrr^ttidi ejUeftidm neneUi s^ 
miti ÉfuaiiJlréHe ms^é^nedi p^^fitrifiraggirnf 
fireiere pirla mente JU gindi<h$chtnj$iìine fi fiutìk 
fetrenàtemfimilisectdenH Serial' 4 nreirà irifr 
thi^reU aneirt tihppe leiilfekè i^deree ijn^k^ 
raggi ilCuUp^inmmefeJa/c$0€iHétfic9 frettila 
Jft impet te za X}naM$er$ la neia deik ^ffiHf pi^^[ 
me 4 vefiéufi\^h dHnelU eb^ttdfie cafinmef^A 
findU inadernarfe^ptr cìparire tniz4 aliafnaDe^^ 
ma c^maggief gNttia e<en maggiMF àr^mftetifH 
leawejjtpemte Ci^.chefmk e^érefindtata da mi 
ti qnelhfhtfemàfiffim4*Amm^Vfiii» di cafm 
f prime f^inggtefi drizs^M ^neUamfnà, eéepiik 
ér€èe<endncen44lCàllnrff^ deMa Géenanef'rgiix 
fià pene. vicin$ che knaUgli àe<ki. alla fnefirn. 



H^ewéifi^t i^irt l'amstffi» tent Giri fiu t'tftf 

tfitff»glè*utni$« ilitfffftifi ComimMniwet^ 
•fer ék0ittg$iifm *é éwr9iriggttttJcUmemt€\(*^IA 
'tcekii Jllvtn/èifrimctf^MMfi/rrktd'Miiti mef-, 
figgttri^iht d€gl'j//(Sìfgm»nl*i tUtfgiiìtfritìi'n». 
tttftrdu df tempre Ittif» duégm^U tttmìtt^fi 
fftr9~i^dt4i 4 Httt mì^gtirmàrìpyiiff'it f*rà^ 
min tm^urft^^eì^»ìtl^ff^4l»^/s9'*i^tl/céf|^, 
'rirttì^ìk^4Hkdaffi^ì(/f^Ì I0k>iuifi(4»eitm$m, 
& égli dàU*0r«d4t Ctin»lk4ime»^t!^M-^t''tlir' 
tr*^f»i^tiun»xt ìjMtÌfìmiMtÙU}eliLÌfrffrU déj^ 

'00m*»ftì(^thMitéJ!i^'àmP*J/irtm^^ 
fìfaiitiAe»t» tf»r*èifi^(^¥^ém>if»e/li Amili. 

d(U!e9ig>4tXb9>niìffia mifihìÀÌpdi ^u»lt kejtmam 
Ufhè-iH4iìkmdtH* gelide U quitttxMM^^ 
■mm» dìXJUtUéit^t Hm*jim^ie$ h^fikkmiU 
MÌttì»iMttm*Megftdi^i» ìtiUegràmi <^,>^ 
^ifiì^iX'il^/hlmi Ufuettiìrétrt mftftffif^4h'ttU 
fptt^Mwiiid* *ltri t^iH'& amsté fd^fj/SdemM 
^ptk<^»itefi/a»dpfit»que/ff ftnfief m^tUst ^ 
gUàrdàmO-U t¥tfexttgurnù rìfiflMt<m'd'4tff»ie 
Jtì'e ^f0Ì*mòH'MÌII*'<3$ìmahiiU:i( he dh-tè «Mi/ 
'téf dUfo t^Vfmte^^jtpcMeéPttmte tffrtfkt dtl' 



9« >J;0>V;TEiLi€ 

Y^éLftdt Guerreggiane i» qutJÌQ umfo U J^ifHbJi 
^a^dtVt^tm^m^'A^àdtic^Hrdsmtni^ e^UPa^ 
-ira AtUBrtjoH^L filiti fu0 ^ffem.i£Ì UfiU$a/kf 

UtmtMHMfferJk', gem^$^ dlfii^. fiffnépA ^^fi 
iCimpéjgf^it àìfidi^JF^im, teimt4^C4H4lfrj4f4 
gditdcifr^firU dsMr0Mf,lté<M$M4HÌd0 i^t^ nir 
Z$LiinHti'dM4eJkdHÌ^^^ èrdeil^^m^t 

^eL(;AifiAdiU^4KmKf(^^ 

^fkindayfiìi^dkj^00ci^ì(4tirf tÌm4U^mi»H del 
-itttdrtSAndé^tmi^càuUtriMlJèrHitia. deUé Re^ti* 
MkA^i^ferqftéJ4^^Ìét^J^^^ Iguer 

^e^SÙH:Ù¥f'P^^ff'4ì'{^^^ i4nti edpi dijketu 

iffir^jhni^4dìin$ni^<i/i4p)0rjfi mmeUA^Ìf$rW§ 
^alUj0Hz>A dKeffetìu^re^M get€re^^nM^ti%^ 
-^:téiitghA9À4Hk tifìùtgepdù per iUmmi^ Vm 
\SÙit^1^t4JK^iÌ(f^^, eek^pòhilm^nu m^A^ ss 

-•/yiig//^^<^ 4gr4d(^4 dì m4th$n0mm^nrt$ 

^M^diH^fHmttm^i^^iéid^^^ imikeft 

^»énc:tdMM4Lrtt^M e rm^uati^ i» leH^J^té c,0- 

^icU^i^Jidericvl hgA^M, d4 M4frim0^à0 Pr§-^ 
^^/e ei^ÌAfiU4sJedfiAt^ dei 

Ufwiè^^iiédi^^iri^ifefffmff.Jlvdf em MJi me- 



e- 



AMOROSE ^ 

4i.W4tf ìt$n si qtiA dt ^ofnuMffe m f ««^ 
nfiu martore t tuqutettzza d(ll'*mm» , l'-^i» 
feiffirtdo élf4rttrej'4l$r4 «lr<(i»Hjk4itdirtM tt 
/e»M,èfecér» rtfiértgli9((ht digiuni ditift/i».^ 
Venuta i'4uMréféiniHGitutnt,t i*mihverf9M 
esmft doMegium» ià fochi gitati diedi t^J^^ 
delfuc -valor e ^c he venne dm ciafcun* rJftffiM*^ 
guerriero dt firmale t'actudfieitltretmit-Xaffeftf 
del Generdejii quelle 4rm, Porto Ufuma, «»^- 
fci* U tiene àellefMefitigidMifirodee^^i^.ff^ 

Menne4U'ereechtod\ljMrdn^eem€que^ÌÙ,€k'ii^' 
deud dt defideriedt riufdere taenantCf W/1^4(yt 

delta dt lui gloria maggiortnèteaccédidofiìijof^ 
uelfuojeno precipitati fartito^fer l'adtetté tmìf^ 
gtnato Vna/erametre torta Ì9eoi»»iciaitii44m' 
brunin^r^^elU v»'k*kiff<i^era d'Vf^é'Sé 
gaz.z$ che{irm»*f9j§,Citfi.j ei oUm dfftaré^ 
Ufactocct^rMomat^^f^et, ^C^uallov/ci dailjk 
€ittÀ»^iniueli:htraifi^t0,cheiÌfepa{0ti$^gJlf 

f ur «nei ferrate dietritJkfettie,4ff erte x^ika^f^ 
f afcitrarfidi camin^K (fkra, t/ttta lo tum^jgjf 

ffifrfiguu4A»^Ufei^i,:Uf»rtnrh^Hfè^..Jllt^ 
ranf«tdtll'ato dlt^oàgttiiteri. <fh /atttdd<X«» 
f he, loro ^ana UfigfiifoM 'i me uiact^t^fut ^i 
racso^re.S[jtuanxA eUajamo net lamtnfif^hi <^ 
f«f^é^f^iJhtr^»^li^cÌftOidfi.ue/uhtto (^J^KUf 
to ^A^tStti^^ortemìtertcertidolofiterieuaìti^ 

X*« ^ì^¥(4^fkM4^t{ermi»ricet!tm Cft? 



^ 



ét(«mdìil4U,tèJjtritiHM eim ifùtlùef^ifitìtdìligen 

%i èbete ce>/iaffd*à« Pectiffo dtlUmtrfut. EgH 

iùnofctuU ìifètutnt éèl P*ggì» gli fré/e tfttAor^ 

, diH'aiii$^^ifcerMt)tzi.k 'd^àffitto. AmòtefaitUàJum 

%»itiitkfìipt *gi^ ef^kiè delkAttz.ins'er» **/- 
'"tàdìmtmiuez.n^ i iìl^igì & aif agrezze det^ 
^vétmFNànfdféitdfìrttffid* Im^nìfrU Ujiìt 
^Hhhemtnire mAuA'hettifefòyma eiisndio putidi 
"i^it^ìiàmi »eitrbitiitgìte:\^tttHdi MMÙfiei: cBt 

WtiéfiùifruueJ^llrréiiCA CkitaiUrU Hemtc*^ 
^p-f^nàmonìk'mnìUi i voglUkifi^Uire H 
JVStiìfiité- PMggìé^'àòàfrkggtt tmefttt rcko in vn 
fitnk i^Wfò d'Mfnbu^o <trètafvétfarfi>^ 
'wfi'BèJfé, >dif»p&AreH^f»i'ztdekJèm per mip 
)i'f)irtrMrftf nèn "tt^lfi^tlàéHwel^ Àiììàìhì'.^tU 
%t^&^mfierf chi HÌ^edMi^ì*gA ietti di 
^émerkiùàiizJiti, ì^H^ì^ittucema vicina ali» ■ 
é»it^»ìf. SéM^Mukìdi^'t^fdterts i fere he di 
ÈiMemkis'erMó Pirli) ikfttgk-'hM/hitid» àJtti 
Tb»HiMf'^tnti,jèt1ì>dmctÌ>ìMré4'drm «Hfiii^ 
pitìUf>/ìtggfti0i , ^*ìy? /< maMùAti hh]^nte 
figpì'ìf4'àtHt» àJihrè'fà'j^JwppM deij^ propri* ' 
V^«WH Cthfètm-sàiiii Vérp MUgUmihto. 
'jSeìkpiftltMdé ^Mi»M rW^ 'cìiék d* intttn^ 
m^i*UJic*gÌQìHynàiidff]iihmperit' CMrmrg»^ 
&igli^/0V0ÌgMtm^pifri<nM4M '. 







A' M o ^ o s e; 4\ 

Jftj^lUrJì^ma^dU cfttnAiamtnit di ciò voler ae 
iùpfjtmtre f^Aua. Non fetend» finalmifJie ftr 
njijtinz^a di^^oltir diGuélditro , uègollokti^ 
itntitrtvgnxno ^h^jicofcjfe e i he fo lo ri fi affi 
ton fffi iwfp difidero/o ds voler tn ijnefi^vlttm^ etti 
UJv4 vtu àffAltfàrgli vìi tmpirtàntt ftt reto. ' 
SjitfiùfnitotlU do ffO alcun foffirp &Aliju4nte. 
UgrtVittit cojiy Hioitsiafi vtrftf^di luì\ s direcs^^ 
mnrtè. CuaJdxeno^ ihioSignore:, poiché fipo mU 
i^runonbAueie4oauuH^(chrfer cvnofitre chti9, 
wifi4fittP4jutfii^ mentito hÀito fetultélHihiiiit^ 
tlvHn^horA ortiche ftr inten0kYto'\^ e cmortfH 
cmmiferare il doloro/o sucidtnudeljfitirfedH 'i- 
inerte chenttp^édiVoh^U<Amùiùifiiedif' 
fé radicato pamai ; ^ Jbàfcritsurd detti ma fedi 
fa^ formata tòt mi^fàngttt ^ & àuìtfmcata Voi 
^tUoiiella mia. morte, io fon quella hitVamèr 
V9Ìto^fedeit.tcoflanttìfiiardd^ <^hh ^egaUil 
ripofiiàwtJi^iftrfigMrrutrftttefatitho'^ ch*ki 
fftettatotÌHétodo^elafcurtZx^a MeUa faterda 
iofàyfér èftrconwot ntt dtfigi enei ferie oli del 
iéguirra tn éfjtefiofae/efira^iero. SÌ qutUa^ e* hi 
nnuntiate alta fama dell' ho nore^y e JtilJafropris 
fifutatione ^ppfeffo i^Moiidò, f&^vemre intiera^ 
memealf^fejfo oMTan/ffirè^fatia, edelvoiìré 
e fette Mi forche il C telo non ac conlente all'arde^ 
. u delle mie vjoglieje dt quefte non f otre godere t 

^ut;vipfege4lmen$^ ebeeenfermafffn voi vìmm 



42 NOVELLE 

U memoria della mia mone M$rie atm€n$in q$ii* 
Sto auuenturo(aifotcht m^foauanisy e fcjso dirCp 
quaji, che tra le braccia à z^pt per cutfUo m*erd cm 
ra la vita. Oh qual eccejfp dt^pufi^rt e dt tener tz^ 
za affaltror^iurt quel punto il^n^njafret dine, fi: 
oHuemmofi òdijauersturato Guaidtero quaUfu^ 
jtorto-ijojftriyquali furono le Ugrtwe qualt furono 
bibaci e quali glt abbracciami ti onde air bora d te 
^^tfegnc^ dej/tio amckrCy e detfuo dolor t alfamaté^ 
^ua Danna. loftrmt^hat^endaprM^tt Ik firze 
^*vnv€r»amore^ fimendomi tutta cammeo ds 
^eratàtglip/k t^iurezzajon mceptatadt termine^ 
deprima del dtJ[egnatofin€ la prefinte hiftoriju 

"y'iSS^^^^S^rf j^^^^X^< chiamato dentro ilcbirurge^ 
tfa ttogh gturarfi€retezzA.fU da lut meditata. 

\ Si trattenne Gualdiero alcumpajtno i tanie,eh*el 
la fu del tutto guarita deUajua ptagai che, xome 
^ol/etlCie(o (forfi cammfferando L' infortunio ^* 

imorofiy non fu mortale Dappa$ ottenuta liceu^ 
dal Generate dt quelle mìlitte ckeghela catocèj^c 
condoni ecoulcdeegua($al,/uemer$fo^ rè^ . 

^ torna alla Patria con (ei e begli wj/i 

fot per lunghi anni. (^atMts^ . * 
ejhmata. e Spofi^ 

. iCpmpagné^^ 



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CONTE. iyf^AiojUHQY fe^^ 

m^/i4uigaM»t tfcrfi le ri^editiM C4t4br4€ym 

m B*mhtu0 4 fCftéfattefdrtetffutydfÙs iuce^ dC 
mii0i/4oe 4t U.iH*r*t^'sCm4mfM9glàijtrr4k$ 

»»^i(h4*m9frg^mìf»tM^AtifiX(rém ìtà 

i a tm.HftnficcMéti 4ll4 fippéi 4el^icciik^9fi 

i»^ft*fUnfi.,glth4ftift*4ct,9mcd'at$^ Mf€ÌO€f>e 
jwtdtfiù/JÌKif fenrfgU 4mm»fii dt.vuAftrj^ 
^m4, temiitfia^dgU* qjt*U t(ftndtfftt$4Ur« dtifm 
ftmat 4el{n^f<:4fieJSo trMCffi/t H43fskefi dt^fti 
9ÌhU)K4^ve4Hto ti per Ufi» dìtiuefii infelicijctm 
Mtado ,,()>€ filmerò. 4ittfati-:e cendmi infutn^^e CP" 
'»^aHd»fi.ÀUt:^^Wfttrt^& *gU h^Hù^ sbc queìfit 
«t*n^ $fi^ dibt^MA qumUU^vtMeefftrnt ilMar- 
thtfi Iho/pftf,, tk»pfiUtttr< infiemt. Fattegli édZ 

^r^mdmf 4 ^/tlhi cktpckifAf 4.4lJi4rt 

ÌÌ4U4 



4« ^'d'VÌE»L>t% 

Jl*uMpo/i{» edtt$ ùrdi»t, cheftjfer» f » vn ^utntMf i 

chi flitui«fddim*ndétit*^tìvtfit»rgl$,9 rttreuty 
efjt i*gi«u»ru fisdìfèh ìftU 'éf'il M*ritt confoUti" 
doU J'tlle la M*nheje cht' l Basito fu ffe dato ad 



rk» della Madre e taat»fiu-cht ai tétte fi atterji 
W^t'e^i dèftamyfìrl^. 'TMeìètMaiHare i$ 
^d*M^iiyriu4i^)Ìfih^c^Mki'àìftàie theum 
¥é*tt^f^ì'diikiì)tt'deìla'''èiikà tei v^à fék» 
fifil»hì^mij(^é)iìè^èMyòJ^rfètM àmàì'é&^i^ 

•jai htidMqif^^ìk^ll'iii^tè-dtfriitegér lif^l» 

'^ìMta èihejcèt^ì^lììi^'itÈdtrèfitiiit^Ù 
^Mérsiasfifì'iinatk. mfecètj^éfnrei^^er^c^'e^ , 

-kt-ti/^f^^g^èyyìaeàdefiei ya^i.fertkntU 
^((mpéykt^M^^itb am ntitìnfhSfaribt/ì>pi^:& 
'^igtifVf'Jh'Ui^Uffi^mfrteceme^i^fegau^ 
'^Àtfà^t»^^^ -fbitutpftf^ d^:d»liiHdtÌfi)àl^U^0» 
'itàrépfH^i^'^i/epakke da km'f^verèp'li^thtiff 

*^M)iìl»éàt)Mtf/fi^^dH^éri^fid'àfyrepànd)^'^fi^ 
''^ixmciiei/edetiìtuv^^tt ejtfeihrdt maìftrtunitìtpi^ 
'^^tlt AN%k»t ; e/uppéuatfdlìal'^j^yffmfi^^ 
yrheMteneléy^mifièetelé-^aiitdìcà^ik^l^Utkt^ 
>ì»»Mij7YcWmikfÌ M^fettttàday ittrìt^^fée 
-^Vìtìt eait/i^d^mmittffditt i^«^/ìir^r i^9i«»»«^ 



4tifii*i^ti9'€fm idtértifilhricikti. cJj^^vfRf^cfijri' 

U éiH^M<^glK€*CTtblH f tifino ^k^.^A'^i ^^^^ 

ÈM0dM f0mcjììgjé0 &éfogf$^ tédi.cb^dtUkardrt^ 

Luigi mf$t€ d4 H^chtf€\clftfiid$:d^9cJ^^ 
difirui^Hkd^Sé^^JffftMf^^^ 
Zi9L c4H'd*tiìr^Aréiumk^ 
ii.di$m0Ì9t9,mdèm^B0^fe4ni.diUM^ 

4àtd*MM^tÌMÒ9^fiktlfgU0éUoUét^ 

^kefe m$d€jim$.ChiimT0dujf€ mi idMfip ì[4f€nt^^ 
'Ù^fUnt^Ur^dk4<didiidifi0rdiéLV^p^^^ 
^emdicbtfarehbfifi^iùdinfihtàri:^^^^ 
deffi i bemi dffM mt»K€ ; 4 ckìdeUa <;4s$k fufojpi 
fMriUH0lf,f9^fend$fif^P iflffrii^dPìfyU^e^ 
fiu^rdftmi patiti ditlm^rjo ud^gm" éUrjf^nht f ^ 
^Hdgmfa 0ÌA/cbfdHM f4^,0d^f0^ere U/uc^., 
Celarne d«^,bepifi4^^€érikbi4i «fì^W^r/i , r&i; 
t^HcÌ4lf^e:t4Mfur4 im4imimmiibm0i^gké^ 
Uvir0i Bier4mg$;fiif$€4ikj^^rÌf^£.im C^mc^^^ 

ìfÌ€ràdflM4nbl^f!^^ ,^ke 

fiffi t^di0H4H0.Jtl^4f^^ ^f ^^?; 

V.V\ W4H4^ 



#^ NÓVEttÉ 

m tiè4,fitlfcith^ùfitèiffpi0 tàm^té indfhì kitr/h*^ 
térérttzzx firndnfàrerfi non huon^, e it^urdk 
tofaragitfmuùti^ NMUfciòdàférttttithhmÀP^ 
iréditùreil hHrtheje^tht togihna Itfifiixnt éi/i^ 
Jingue ftr darle ad vn figl$0 del Man Jl chiama^ 
àajceìerétùyftrehthaneuafpefo huenafima di cù^ 
Unti Per MenertdatRhche ifeadiféfafftronet- 
fglio adpttÌHùic0me quelli, eh' erano dal di Ini Fa* 
drefiait acqtitÉaii Infimma taniofìce^^cheficaf 
tino la vèlofìLdel Camerieroe diedegli vrtampot^ 
la d acqua da mane diabòlica fahricata. th affigné^ 
ia vna VMenicaÀiale delitto, che i Padroni cM$» 
fìacedafiditatìefrefioMnenano dmandatity thè^ 
larnatiinafegiveme ne f offe fofio in tànola. Ma^U 
foriuna^cht sbanca f refi Galeazzo feffiglio^wd^ 
tt\che la Marchefe quetta maiìinaiConoefilemajfe/ 
fi.vdifféftteffa in tafa^ètHmfito<dt picciolo fi^ 
gliùòUiio andàffe tcarozza ad vna Cbiefa di jfìi** 
deuotionii \ReJt$ il Cameriere alla cafafer tronat^ 
il tempo almisfé^ioytpojfo/à paffiggiar melUìp^ 
h jlonefipreparana la tanola.wdm appreftareii 
fiaito della giniBcaté,epo/toni coperto, vedendo 
di ì«in efier offkriiato;tf ant^ijìlhièona parte delU^ 
qnore .e Jiiblto arklh per incomrareit'Padroneaié^ 
fotta del Cafieh dóni a pena giunto caparne t>W» 
Jtaj^ere.chiiiòthiàinò^ordinandoj^i^ cbeandàffir> 
Mia i afa d^kpidiùidoéeerìcfi^farmato ilPadfW 
me^afodòtt^atmm^^ ^ór^^^tki^tnd^'^n^ 



A li^f O R O S E . 4T 

p»ct tri quii fuddìu eh* tra gentil' hnomo & vn^ 
jiiìro firamert €rMfiMt»Jupplie4t^UMarcheJè sd 
jimiheMtedìt ÌéciUgrtz*zA toifranjfi. Nan erano $ 
^M€l ttmfé i CauéUieri tofì rtgtdt coVmJùIU ehi 
nùn^li degna ffefodelU c^nutrf ottone hrofami-^ 
\gliare Beati Secoli m qtte Ha parie aimen^y fercht 
ilfaddtto amaua 9ton temeua il Padrone tjfe teme 
Ma èrapern^n offer^dere ehepiudt Padre ehedi 
fadn^nepormnà iteoflume Cimando il MMrehefì^ 
atlCameriere th'aj^fleffjeifirnirlOyt mandale Ite 
€arox,iba tlrefi^ante della famigUa alla < afa Pri» 
Jt Caìedzz^per mino per mandarlo aljuppltcio,, 
4ttil PadrofH della e afa tl^olle k vinafirz^a rite^ 
nere Adognimod^:^iffiegUJnfridifefie/ù, da^ 
ri air^vtìtù & alt altro la porùone ehe n$è refiata. 
Ir^elUmtoprefixongedo tlto ehe corre ffe alla ea-^ 
fa fingendo]^ ynitecorinz^ ine fcufibile. Andò ^ e 
frej[èÌM Carajpélla ^ pò fi aia in vnfaztzMittofe /'-^ 
^ateieiinelUJacà^cià Pofiofiàfirnireil Padrone 

\ ^oUe^ cafoythe ìtetprMo t agito deipanéfiferifee 

\ ^inrpoatrlafinifirtt, ne volendo in/angninare ilpro'- 
frioyéiédimandi ilfaZMletto al€ameriero ilcjHt^ 

' lefofia la mano andaitd Jniluf panda il vetro mor^ 
itdeje non fpidedofif re fto\il Padrone lo fgrtdo, ne 
^aletido ècctttare^ueld* tàiri firepiiaua della me 
Unpsgginedfìfiruo il efualofiurapreji dalcafis 
dalla irtimatd)edatlM ffépria turholènza.credede^ 

^ pe(redik4nefptfièin0óeii^4f0i$ir^ 

• ' • . filino^ 



48 N O V EL t i 

HlìffQ chefipùrtoHetroU CArxfttka^cht ànd^^ik 
Utrét^e rufpefi Addim Andata. ehi fì(][^ diffe^ citi 
tra atqaa disdori, Legatojf iÌMdrchfJ< U m*f*^t 
voUofiifùrtt U d$iàe il Cam$ntr0 ^4c^9Mi i veiri 
gli haueud h$$^Uii dAlUfi^eJlraj vidde i fAaf4f»i 
ìfàgHétiM d'àcijMM, ma difpiun^^che redtua $d§^ 
re^ih Ush e aitino ycht bnéNO^ondeentrò ixkij»dl^ 
chefnfftttù € nic^me the fdflaHdpdd artt<$ÌCé 
if$eriero d'altra mattria/ydia^ lajwoet di hi tre* 
mante e vedeua l'ecchté torktdo/lvUto pallide^ 
lldtlittùfreditm^ e cofibr^ttiQ^ che doppfii hauet^ 
ferfuafi vti cuére ad abbraec^^rU^rende ttfiima^ 
0iaz,a difefte^o Difùmuti nudimene il M^^cbeji 
iijuefifpette ^nl^fapendo ne anche a chi applicarle 
fidimene vn/ubbito penfiere gli rapprèfiflti chi 
c4fftHÌ injolitamente haucua i gtarni at^c edemi 
iratt^tà con Pier Luigi Ja cM trifia naturagli era 
affai notale patueche qui più che ad altre fi fffaf 
Je il dubbio di ifuakhetriftitià màc(^ki^ata co cij^ 
Im^ mentre pere, che quefie co/è andananfi riuolgt 
do netl*ammò di lui ycon parole allegre dàuà ogni ' 
altro indtsio^ch djt é^ufÙPh [<M ma^gggiat^pe/U 
mente e pei' n'6 piò^ darj^/péi/o allofttmato rtOy ni 
gli vol^euapiù f^f occhi Jfpedi^a la Menfa^e paffa 
tiijirnidori atta loro JlOfmeriere^énv^ed^ ^»f^ 
dare alla tauola.andò alCdfieUoperoj^rnareqneil 
Ì0,ched4 nuono4rcad(¥a conia l^drchejiynejè \ 
ìttndfWMiiijirdcconfilbt^Ué^e/^^ bnpn^anitfàd^ 

Sfei» . , 



ì 



\ 



A M OR O SE M 

$ptdì adunque vnfa^ftfumrtUù k Pier Luigf e% 
n;n vtgliettù^émjéndeh di hsuer perdute C acquài 
e menftimdrU meliù efficace per queUe che k betcu 
pei ghdifebbeyendetL pregane tUfcìurJi vedere^ 
tiebiuuuquegUduemiglUUuténeddvHu Ter^ 
ficciueU di/ùa giuriddusoue chegedeud cem tàn 
tele di Béremeggie.Auddus s/Jerne, efu dal Mur* 
ebete vedute tdU UntéUé^the dffrettaud^ paj^ .em^ 
de veltdtofidlGeutirhuetftù^doue hdued prdnfite^ 
€ VdxcitmpdgnMd diffeglidff erecchie che terndte 
i dieirefipeuej^e i CdUdOeydrrittdffè tlpdggiette^ 
tfemxA rumare ilfermdfie^ e vedtffefi letterd dU 
€U9td pertdttd^ & d chi. Giunte itMdrcf^efi in Cdf^ 
fiellù^ epeHefid rdgionure cen U Meglìe , viddeU 
turhdre in velte^& herd impdUidire^herdfdrfini 
tejfdymdpduendZZd. AddmunddieUxhefifim» 
tifie.ri/pefi^c'hduende mungUte tutte ilUtte^cée 
dettettdtffer cemune ^fifintituqttéUche'^trdUdgUé 
eteUefiemdce. llM^ufthefichidmdtefiilRipeftier 
re^efi chiemdtte quei e* hi curu di dppdrecchiere^ 
ìnierregette fé U mditind hdueu peHe Id giuncdtu 
frimu deWin^dndigiettein tàtteU^e dicedo quei^ 
tkefi^temtedtede ricercdnde^cy entre in fojpitiene 
qudfimdmf^ddiquelch'erd.endechUmdtùfi il 
iSetternutere delie Terruy cemmdndò^fhefe^e ri* 
ntmtu HCumeriere.emintre,che quefiefifaceu^^ 
fì chidMMÉù ilMedice. il qudle duuifite deljof* 
ftm^ fnmdekhdftdmzét^ e iH^erè U Marche^ 



59 NOVELLE 

^jméiàUifUéUke di ficdià^déUd morti Fhim$t^ 
U firmato U féggiiicingUimditff U Corti ritrm 
mi tutto il tr4ttAti^& il Camiriirofàgo ton U vi^ 
tali fiMidittdfué timiriti, Piir Luigi fiég^i di 
Regno, & im via difArfirÌ€<o^imimto mtndicé^ ^ 
^fiiHdogliftdticofi^Jciti ^U€i pochi icrnSy c^héue^^ 
Mé^Cofividiomo^ihi li vii kriuifimo fricifitofi. 
Méf éfuefio i mdla im riguardo di ifuiffoihijègui^ 
firc^hi il^ikmo déUO dUd MdrckefiyUfirui di Mi^ 
diciméyibi furgMidU diameli sfitti Uhi U nude 
ménofiirilt^infocifdiumfofividdigràmdé^ € 
firtori pojcidvuu hdmhiudfchi Sulfitis/u uomim 
mate, mi €oftò U vìSumBs Midri, Fu 4fUift4fi^ 
glia dita é modrinfur duchi a SiluiriUp chi uouil 
Umiuti bsuiét fdrtirito. Crehhiy & ire cofibiUu^ 
ehi rèudiu mirsuiglu i cidJchiduMO^i purticoUr^ 
Wiutifir lo iugiguo iliuéìo, chi ui gii duui jm* 
JlrdUd * Cri/ciUd fdrimiuti GdlidzzOy chi ^Udt^ 
irò dunósi qudlchi mcfifiù fi dUduzdUdfifrd Sui* 
fitid^i crebbi ciUi^ loro vmMmore dd fdmciullip 
chi mltità crifci$BèoypdfidUd li couditioui difréi 
iillduzd. ti Mdrchifi ddum^uidelitirè vuirli ito 
wtdritdggioJubitOy fhififiiroiuitàcomuiuiuoli^ 
^ndi imfittdidm U diffim/i fir \rigudrdo diUéo | 
ddottiouigli dichidrò/pofi; Erd Su^tid ttiffiti 
elìdaci duuiyfUdMdoilPddremfori dfofliiico.ms 
mu tduto/prouiduto difènfi^i di voci^chi ttom di 
dhtdrdji'i mltiJidmiutoU/udvoliii^icuild/ciè i 

iomi/.] 



A M O K O S 1 st 

/M0èPS^Mt0diR4mldzz9f9$04nUc9rt^vicim$^ 
SutùXtùdt&dfénciullM. i$$uiu c^ndurfi élme^ 
m9 du^^4tiri awtéprtmé sh€.tff€ttmérfi U V0hMÌ 
delFsdre^e perciò elejfc $lCQni€dÌ4$$dm!e édhs» 
Hur€ÌSfitubUncA,€fi€ù€0Mlfffi Pdnd$lf0/ì$$ 
jfglÌ0.eÌierdgiwdM€d$diciot(Ummà>^ ^tfli bm 
frefiés'òwéihi dette teMezz£ di SulfitUM qn^ 
tgtndodiftétutégrémde.ehemfermété^ fétew 
g$k d'età dd Mefite ^md fdpettdeU dddUri deìiins 
ed^di^9ttt$lèqiid»tefetetdrderey eAg pertdtid mi 
fine.A&dfimÀopfù ilmdrtiriedi due tmifi^f^m 
mtete deldefiderU^che thepiìt $' dceetàletu.qtu^ 
te eie U vedet^dfiherzdre "ùesz^fitmete ce GdUdZ 
x0,nmgi$rmfifeje i fdrUrnecelfddre^efaffH^ 
cdrh s vetergli déur StUfitiàf Moglie xetqudl hm 
trimettie bdttereUefedtsfdtte deffidmhe il e non 
efertétmere^chepertdmddttdgteudMttéi^ eperl0 
eetmode delfkerjtdttÀ.cke àpi» di veti miUd fenda 
HretBditddJcettdeMdllriprefidJprdmenteitCete 
mefirddegUimpefttile^pèregmcdpeU impr^0^^ 
mtt eie fienttemeueli dper/emdbem mdid. Pdr$$ ci 
te Ugrime Àgli ecebi Pdmdelfw.^wiff Accddemicp 
ibe dift Amere fgUe delpMte,ttettfidihngè mfl 
^ddltfere p&rbe fi benx il Cernie dmdMdgrdtfdé^m 

meteie ilfitlifis ttendmeneqtuUe Ugriwu fecerje 
etdfier kttwnmUbtdfermdd^mere. ^elTdtte^ 
^*bdme4 cem tdtttà mbemehzddetettdte n^lfigli^^ 

iitgnijd^ cb[l 
{ i> 1 cemiit^, 




U NOVELLE 

'éimmcÌ0 hdefiitréttpih delU Beff0figU$yp$kl^^ 
i'ttigUfMc€H4 cpnùfoer^e molto fin ilcomniùde de 
fidersbite dello ricchozze^ e doppo qudcho giorni 
di confulto confo modofimo ,i&imo i propofito por 
io /ho doMoraiionidì mSdaft Ga/odzzo in Napoli 
ncciùcho dpprondefft dà Caudkére^ é" armeggurt 
ìntéiHto^ihe SHlpitiagli poto^idmenir moglie^ e 
Jpordftdo cofi d$ toglier /ràdi loro P amore ^ton U 
lontémMZAyO nel temro petto radicer U tetteuole* 
. xà fra UfimcmlU.e PMdolfise qtutodo^ che dttd 
fne oltre nonpoHffe^trouerpiH fieromedo per gito 
^ereolfmde'Jmidefid^. SeUezàe imimeté^, 
gUUperteniM^fitrottèVenme^ dt'è perjitfteffk 
-indiuifihile^pertite in dtte^ poiché ttelfvns parte 
Séue^ Amere di Stdpitis^ck'eifiimetts impofti 
le è UfiisrUytteltabrA tittcUtuitiotoe e^efiercim 
fio ielfférmtdeltuidefideriofifenme welenter 
emme perjkedere ellepiertesM.Amore,ch'Mnc4nel 
fanciutli^meefirodeltertepropriét^t^ittfigttidi 
ton/ttìterjene cott UdsleetM^U qttekfit^edojlfeo^ 
pt giudice del cttoreMmeeo^tto volle der Ittogo mUa 
'^nerezza d' Attoore^ttts s^eppoggiò dirigere delU 
feudenze^ Ceccieto eduqttepet é/ttetUtetofitltsJh 
-more delfine fuggine gUoeehièrenderte^iene^ 
'4tiÌzd,con due Ugrime mpofiiU Àfrenerfi^dell^ 
X n^iolenze chegU èrefette^e eh' ei non kenee parte 
etèUedeltberetione. Refcingh Stdpiiieyiytefi^ che 
difpoHofe difiin edt/b tOMgUec€ki^r^^.lNerim 



AMOROSE r j 

ffutrddtiwi GéUtsazo mUs deh$litzé diWi 
mU ^bt "Uèrretbt ptr/uéderm ilnùmféonire^ mé$^ 
tttdett À qmfiénmtfiglU di qnel f9€$fimfi d'h$ 
9$0reM cMàJimé céfécedÈem^ejkttmftm dtgmi^ 
glieffirtit^ céUéUtrefilddi vnmedtfifM ^ e di 
Suifiiid véfirsyiù m§H ^^éonéuifi dififeffiffri^. 
9€ U vùfirA UmtémixA^hivipM render ftm émm^ 
hiUpir$zifepu^difMm^m^lférei^vi tem^. 
eAeifiweUenegU^gtitixlHffraxj^e ipteUm^ 
tVi ^efgkdiCéMlmefer^ueUe^h'e ffrefrm 
d'imeme ngieneuele^ek'i l'Mur vm lfr€$$€ddeiɧ 
ffrim»fi^VfflHAiU^v$r$u$fi. Hifiémriifn^tA^ 
edeMXMe diéfuefis r^ffe^ferche nmermb^ fri^ 
ms veUs^^Mmems ìhUn di ifmal eceertecatL ' \cAé 
frmdis^mkfuè dirfiÌ9$é$M difémcinUdjelUfifié. 
d4dUmdifi^^ dHétM^t riffefiUl^éUtaréteefuliS^^. 
ee^e ceJiU^iee^Mderèftr vtulirmi^& sfmiàfei^^ 
fdnmà degmdi vei^cei^Ueu Mlmen^cejlhiuìetff^' 
tiréis n$ftr0^ ìmumA2Ji,€hem^$ fetràne efiertim, 
fmttt dùUr^éalférestpielU diffeinu /auendefi^ 
fii§rnMf€Mfem9qmeiteffeti9r ehenMfeUétfiéf 
wtelw leimtémeyfregeUek dsrle IpcexdtfidUiiàtiA 
fem§m^eÌ€elUreUfr$fTùt/fHieMs ewnvn prei^ 
fì»iù$dpl0grtme^Chi nen csnejce Amerete fécc^r^ 
HtAdddfi^e lì0»Hefi0j.Uff rendei Ì9^\quefiM éti 
tiene di fi f mele etede *Bértì CéUediM5e^& ie Wem. 
mi prendere cura dir dfpreJenterneU peftensuii 
perelkdeneèebiintendA^mwreisiqnel che vm 



>4 .K O VE L LE 

'^ig vnpdrrifeMgÌMÌ9àeii0firì nonfMtlìfrimm^ 
tii9 dipngAYt làjkd mar ice Silueriaxhejèfdrdié^ 
meme il umfit nmfitédi tutu U occùrtmz^ € di 
éfftnurefe Sulf ttUfuntù di lui fi d$m€ntì€àfi€. 
Egli hdUiM il c0me€Èt4^mutf/kl€^ chi s'hk dille 
Pùnn€,€ktfi4nùUfi^MXA incorruttibile dtUm 
ÌeggÌ€r€ZZ4, e teucbe ém^ffe^ um vùIìm re Ber di 
temere, ^efede^à miogiudiiiepiù verejche cbi ems 
eeu^hUyclff quell'altre dfftemMychidnùim^e Gim^ 
te in Nàf oli, tempere egli certe/e^ &Mffiièilifmep 
fifecevtNt^uhitid'MmicidelU/kdetig re^fusli 
eetmerjende àlleggeriud il delire dijua lentMni^ 
XM^eper titefiù élleuiàrUyfi diede à leggeri lim 
àrid'jinmdigi:& altri e/kecAieméittedi CéuslU^ 
ttét^ye ttefilUcitéUMgli turnici ferpetexe^e^efi ler0 
éi^^ìertte^béuteus cSnnue lettere dellu iella SmÌ 
fittale fsceu4 tal pregr effe net maneggio déltar^ 
etoipédelCaualcare'icAe lo Ueffo Jtè chela mattinte 
fertèfitpofi trouaua i veder il maneggio , reftattéi 
fiupieo delT agilità e di/pofiezMtdtque fio Jiglitta 
lo*Br»pafiaioi'annoych'ei^traueneuain Napoli 
tfràgtiam^i^ciei*era fatto, vno era vn paggi0 
éeàlU\€dlifualeypik che con altri, conuerjfaua^ f 
eomentènafi quella MaeHà^ che la fira andafferé 
dieompajgftia loro due foli canale ade perla Città . 
Volte vngkmo ilca&i che difeorrendo qttefii di 
€4nalleria,diffe il paggio. Caro Galeasio dimmiy 



» ■ . 



AMOROSE /r 

fmréftié diffindin.i fsr ifferuan ì $ CàiuUiiri 
€htdéltmCéifi€U$féJfkfferé.Elnmg$ttmpè f#ri; 
dtJli^che mi r4WMrtc0^€he nomJU qu€U*i>fi^0 m$m 
mi 6ik tréfuiÌQ ntgli Mmm$fiti€i di qutlfitdèfttt^ 
tktvwrtififttmtrt xhtU PrudenzÀ^frtUéU slt^ 
lamnsm €mr di I>0nmspm$il€d$H hhfimfttftk 
pétéftrfomi$, difftilfMgghjmé qneSs V0l$d 1^. 
pguér ibi ti credei V9$f4zz§dd€dt€n4* EcmiM. 
fABékrUffudtnzédifitftrmùimvnd J>§mmm^ 
mté djftiMi € tmiu dm$$rtìTM9ffi ani refUfè, mm 
f$nfé%z$^fircb€ il frémoMédeud iif^lgi^jffi ^^ 
titgnéud IPdhré.t^im queSli rMgicmém$im$ yfim^ 
uM^difPfté CdfméMé^€^€§m'€rMUr$/Hii0jéif€Ì^ 
rmù ifirmidift dUé Périd^ckegli dtttmddndmdA 
fit»n§ di f$igi$ RidU-^ féfi$tdmt*dtrt UJdegm 
trìquifii gimdnmi^€h€V€»n§r$dWifm^ &dU§^ 
ffàdt^eGMUdtxd im qwatfd €$lf$ tràfijfditfttim 
iklpdggÌ0,€h0rÌMrfd$dddCd$$dU$/firètdm$mé^ 

I mmdntimnt€.Uvimit$rt^€*hd0€d Imdm C§rfi€r9^ 

f$n$^dnkiumd§ l^ird delxh fifdfi s trdM€rf9^U 

UCdmfdgifdy €dikmMfdff$t$lt0fidijlfddd^Ji 

\ tidufse dUdJlBi su h Std$0 dtUd Chtfd, tftrm^ 

\ ^utùàK0md.j€r$ff€dlC0mte€h€glifr$Mid€jlftiUh 

^ 40ndr0ymàmjfémd0gli It C0/Ì dccddute , €0mes M€§ 

firiffk dUd Mdr€bififudJhfflicdmd0U à m0nf9r^ 

rtù^dimimiicdZdi /#r# dmm^if0lticitdH ilchi 

lUé$ftrirfidJtìdf0lif€rtr$ndr9mod0di qntesdre. 

riii. fdirntdlCtmdld'kéiUpMgiiitcd im 



I 

L 



* • • i 



sS NOVELLE. 

ptTpdisfdtt éUfgUé^«it Àfifiiffot lifùft À 4fti\ 
fiéurt d Sulpitid U faxASA di GaUdZfi $^U fotmrii, 
de'Juei Natah. dnztU imtrttz^x^d ìcIJm tfcrt^ e, 
th'tjsd bdìtHbbefdÈtù btnt k Uberérfi co qu€0* f€^, 
idfionfi ddlpefi imfoftùie ddt Pddre d'ejfcr Mogli d, 
di chi non hdutud dlirodt ngHdrdouoU^choi'tjftr 
nodrito noli' amore del Mdnhtjè dt Sfindbtdncd.^ 
^uefte perjudjioni . dllequoliiddndnodicocert^ 
gli efsequq egli dmoreggidmeii^cbegli/dcend dà ' 
continuo Pdmdolfo^dtedtrò k xonofitre qmd fofie] 
tdnimo del Come, ond'ejfo deliberò dt fingere , e 
àdflikeredere.qiioUhenonerd^ fer tito meglm 
tbidnrfidtUdveritd. Vdleudle molto l'ingegno^ 
Md moùepin lo rendedjcdltritd il ionfigliodt Sil^ 
oteridiche àmido l*vno ei'dltrdfmifigU di Ufte^ 
§didUd ifenfiori dei Cote . ti quole fidrfemete prf 
otedtud di donerò d GdledJou p, e fitto mdno <p omi^ 
eifimimtdud le inftdz^ del Podre delpdggio mef'^, 
H^deciocheillùno fflajiid/se ftegerodl fordoné^ 
in dlcnn temfo. GdleàzMi ddunqt^ mnlpront/o di 
fifollÀ,.e voglio/o di rtfdtrtdre fi 4ffeggtòddvto 
CdndXiero Romeni dHlofomighd frtnctfdltfméo 
de Celonnefi ilqtuU dcettollo tn Cdfa.efidtedeà 
ffocmrdrt co'l Ri. €he\lgioudnetto tncdfdcef tetjk , 
difend ordinoridfòfie degno dtUdgftdttd , tdntd 
fiU'iebe'l cd/o erd ddto^furo, ejenzd dUnttdfitper^ 
ehurid^ddlt dltrd pdrte procurdUd co'l Pddre del 

mtrte^td remifem^e dtgtàfidttdfiàUefirette d'tt^ 



AMOROSE 57 

tmert tvna^e r altra dimanda y ejfc^do la fisrdif" 
petit qutUa dtl Padre fere he ti Refi dichtaraua 
itfftrffwté alla gratta^ t^lté^cbefpjfe qui fio tm 
fiiimenUiquMdo che Ufirte velie di nuQuo tra^ 
uégUare$lf0MenGaUaz,zoIìauetui il Celina vn 
figlto hsfiardo ^che vedetédo le tntrinfichezzt del 
tadn.edt GaleazM nefafevtdù^ehe negùtij iratm 
U$er$^e»tri ingtUfia^e delthera d'amazojtra il 
mtouc hejpite, &. ofieruato ch'agli filma lafira at$ 
dar Jt fafileggian %<rfi Fm^ Saiara^ t. cola fiiù 
dtajegMxjs^re ci lajuafortuna^ f$fi akuni sghar 
r$innj»acafitia érnelL'horafiUtaandoUoad m^ 
citrar€,e fingendo d 'efier snnamerAta'i q$uUe far 
H^omandh cifAroU d$fipercU$$ à Galeazz>^:,che 
m» ardtfiefiu dtlafiiarficUa vedere. Itgimant^ 
tiff^fi^che tartto eral'ehligé^'hautua alla ce^fa Ce 
tkM^ahe dt^mttlareUe cm efe lui jqt$ello^che t$ó» 
kfMTfhhexai^aimfifertoNo hauereglitn quel 
Ux^mrada alam iMereffe di lu^nne^e cheftrfir 
mrUmnmfé^ehhepiucaf^atei C^kti.ch^vcfUà 
la briga riffofir (he mn v$lea^ e he fi rtttrafe fets 
tmefia^mafetckeegk tUommariduua Kifuo ^* 
amma h^Mrat^fiar alleferc^fft d vnimpertine^ 
Up€ 9$mfk face che gli rtfiQhdtffe iertefimentt 
che nen fer lM^,m4^ ftr h Vadì e t? Aguggiaua l'in^ 
itfitttez^xA^ chegltvfiuaqutSitfi^L \rtncifi§ 
Ì€llaf$ffayVet9»er§ altarmt^tr impugnate leffa^ 

MJ» tifarne $i ^i^a celft$4 neUageU , fi cht^ 

non 



V 



y8 NOVELLE 

fion gìunfero li valtnf huimini in temfo difàludr 
U vttA al Padrone, méiji bene di fùncr t forfè quii 
la di Galeazjco /errandogli ddojfor^ come rabbiofp. 
& tnftu farti il ferirono. Non fi ^er de Hgtnero/i 
d' animo ^ehefagliatofi al f tu fiero dt loro^n ncm* 
rando le per €ofie dategli lUmaz^xÀy iridi riuoltéOm 
tofiàglialtri fi vendico ferendogli^ fé non vcci-^ 
dendogli.Comfarue a quefia fiera zuffa Ce far e Or 
fino, che con vna mano dt genti andana i/f^fi^t t 
foftofialU diffefa dt Galeazzo^ ti libero dalle ms 
ni di coloro y cbefenza dubbio, l' hauerebbono leuam 
SO di vitajndifatfolo cor/durre alla Cajiy il fece 
con diligenza curare E forche VOrfinofiauu àfu 
te in trattato di face co ICollona^ mandogliàfar 
fa fere, e he accidentalmente s'era cola incpntrute^ 
i fer atto di Caualiero haueafalu^to la vttét à quel 
^alorofogìouane^chejolo da cinque fi diffendeuuy 
è due nhaueua efiinu à ifttdi Fece fair anco f€i^ 
fune di Galeazzo raffrefentare ilcafi accaduta. 
Mèi il Col Ionia credute le m enzogne di quei brauuc 
ci,& ingannato daljenfo^non volle a^mnettterfim^n 
Ja aUuna^e troncè t trattati di fdce.Vorfino vidto 
to ti ferito inficuro el fece f onere in vna Letticu^ 
t con buona /corta il mandò aSfoletì raccomadum. 
dolo à quel Duca. In tanto ^ che quefii attende aU€^ 
falutOyC chefi maneggiano gì' intere ffi de'Collonefi 
& Orììni^hauremo camfo difiorrere in Culabriu^ 
doue non minori accidenti Hcerfer^.jtimuiuu Q^m . 



l \ 



AMOROSE S9 

kézzù dd R9méf€rim élU Jddr€hete,& dlConti 
U/m nuoM 退$dtnì€^ md mm chtfoffe m^J^optr 
Sfditi.Ilfiegù cdfitdto in mdn$ del CùMt^ diidt 
gii iefidtrté dt veder dneo queU§f^ ebefcriueud k 
Sulfttid^e treudtdld vnd lettetd dmorejiffimd^ ehà 
mejirdmdy ch'dltre n'erdnofrì di htofdjfdtt , U 
ffdccii^ne volle ddTldfernenfùmemtdr qneljfk^ 
ii^di eh* egli etd immico^mdferjkfcitdfne vriU^ 
tre di difguRe^s^bdMeffef etute, lldoffefrdnfefi 
fefeilCentedrifpenderedGdledx»z$^ efirifegU^ 
de Sulfitid :vedm0 tdmimeamf miete dt Imi^ Adué 
M diMerdte di tei velerie fiù per Mdrtte^ md eV 
^U $*dffdticdrebbe di riterndrld nel prime penfit 
redimii fcriffe^em* dee etd/èlitetdlPddre delpdg 
liemette^^erendegli^ cbefiftemper fidrfixZd 
di ddkdro di fèrie fne vendette cen Gdledzze, gli 
idwerebbe egli fimminifir die egni è i/igne , dtten^ 
Jejfepmre i Undtfi t immiee del Mende . & i libe^ 
fere U Mércbeftdd quejle impdteieMrttte que^ 
ie dne lettere^ prien^ difigtlUrle /m finrdprefi 
ielferme^e ptfiefiddermire^entr e eterne fileud tdl 
veltd^Sntpitid in cdenerd^e vedute^ qnei^ de der» 
mi$td. <^ dccofintdfi.pertè l'eccbio dUe ednejcrit» 
tedifrefce^evekcenéete le lejfe^ndi tuttd turbdté 
tìtdtnrbdr U efuiete del Cete, fé ne vfcì ne effer^ 
U4id.Xitireffi $n cdmerd^e cbiamdid Idfid nedrtct^ 
\ neeentelle tlfnteeffe e deliberò di fuggirfene U 

trsr^ 



60 NOVELLI 

irdrfiddBi mdligmiì diÌMÌ.trifiéfiU^lmirèdfnk 
nfio ^erfuddtndéU édpgmt éUiréftnfiifO^ ctidUi 
JiUrkcsfifaterMjmi ^ueid éitifMiéomemu v§t^. 
ii^cbe'l frpprii €émfiglh Uftrui^t di féto.fiiUie^ 
fidfiquHt0Mn€^ tfid.UfiUndtfi tiréfc comtjttl 
U délfuùffimp metile ^ {t telate ài ladre y farme^ 
tifi U fortuna dcttmidaffe tutte U ceje fer UfMihm 
teuxdRttreui vtidjllluid^ U quéU riteruéms dm. 
Mc^uéfimza alcun fapLggier9^& adatta à Memm 
per àfuntù carica di alcune fitey& erafiferwaatt^ 
ffreuederfidifant e qualche cefacUvittmta^iém. 
Neneffetuat a Silueria da akuka-f atteggia ^fet^. 
$àreffa,& vnafuafigUaèlanetteJeguete^^fec0^ 
deppone dataglUa cafarradtffe^i^hefiefirefrik 
ti al partire per egni h$ra . che fiettdejfe al Mare^ 
ZafiraSulpitia/apende fvfe dèlCenUy che fer^ 
tipe andatta à dertmre hauende ama pft^ta^che em* 
frana nella camera dUui^aecaniadellaingut/a^chn 
thaueflep^utaaprirefenxAfinpiH Segui te^^ 
49 al defiierie: Dermiua ceftpi^tarde il€ete^ che 
Sttlpttia entrata detttre Muò U^hiaue detta perik 
Jegreta^chejcepdeua atta Marinale frenate apertn 
4e fcritteriefi prefi quate/crittnregli venere attt^ 
'fnani^ e tirate vn e affettine deue effajìpeua^chefi. 
<onferuauan9 ^ie^^é" ^rifi ne carice ajuejetene^, 
'Kitiratsfi in Camera treue la cepia^ ò mittutadi 
tutte le lettere/dritte ai Padre delpaggie, e le rif^ 
p$fie c4tpitat$^neUe qttali0ffarm4 tutte tl\tradÌ0^ 

■ '^^ ■ mettia : 



u^ 



AMOROSI il 

mii9$t»3elCóm€ciir0diGéiUazz0. i^éltrtchenit 
f4cii$Mf0ùdlJk$ fr$f0fiiù ritorni dfuo lMg$ Prejè 
fiém€$ré qMmo ejfn Amcm di bt$on$ , t faf/'éiu al 
Hért^Mmficurh di Ufii^r Uforta dtl CafieUo 4^ 
pfU^ftrcht non Verafm.ekt cuìiodtre Poftafit 
honéfiiolftr^ i Mdrin4r$^& dUdriMÙjl godonanè 
iibnonnjtnu^t fico hdneudno condotto vnfigUnè 
U di Siintridpousne di moUojffirito^ t fedoìc. 
Scorfiro tfeloctmente infino i Ntumno^mafiUeiui 
tofiilitdreMfignòjckefiferméffiro. J^ni dnqne 

finonute in torrM.lictntidronoi Marinante J^odi 
rono CédiftOfchtcofichiéméUéfiU figlio dt Silnem 
fié i RonoM yfor ricercéro di GsUdzzo Tcafi Orfini 
doninogli inHfi.cktrdfdrtitof Sfoltii. Hitornéto^ 
iNtnmnovoUe Snlfitid vtBkfiin hatitodi mdfi 
ddofoitittrd tengrdndcdfinedi togliere ogni 
f$fiitto.AnddronoÀ Romd^idomtjptdì Cdhfio à 
éjfokti roto ietterò à GdiedZzo^eJke gli/dcefiijifem 
tefidonend dnddre cdi.ò dono ritroudrSftr effe 

I neon efii IniAndU ilnaffo^t cotkginnto^ non ri» 
tuo^^hegUfdftffoddrnomUediGdkdZt^^eyer 
fumto ne dimendefie in Certe ^non ritronè ckifn. 
n^ifiifefie.ivolefiedire^hifofie GdkdnxoMn 
migkdte cofiuidicofifimfire incoerò ,i Reme ter 

I mftnoAù'td^fert^dldtrifidn^eUd è Sidfitid^ 
fìadperdi/fermfine. i^enti/kroneli minora 
^ftitidelfitedoUre. Jnennevn giorno, mentre 

l OffidnM incertndifimedefimd^ efC9jfdnàdi: 

voler 



Si NOVELLE 

voler pomrfi in vis ferricercéridelTéméàif eté 
le venne f infiere di vender Ugime^hdàetàd^ mc» 
elee he non lefirnèjffero ditréditrki^méfeeeniofi 
ftr polizze di cibio da vm Imego slTéltro > éndér 
fihficurd Andate édnnqne nel Pelligrin$y entrm 
ifi Bottega d*vnGieielliereye fi fofi s mercitarne 
tfiedofifrefiferfiortà vnfinfiLle . che nera afiai 
bene inteUtgente . Stanano à mercato^quado capita 
nella tottegaVnCanaliero^ehefoSlod'occhiOycn^ 
m'e\d'vfo,alla catena ^ckiamò da parte ilGioicllie 
re,& addimadogliychiftfieilgionanetto^leinn, 
li tenenafijfo l'occhio tn volto s ^njti dtfe non In 
tonofierejér ilCanalierefipofi ad interrogarlo di 
dtnefifoffe.e come qnelle gioie kanefiiMJ^ofi Siti 
finay ch'erano fife ^ e non era tennto a darne parte 
ad alcuno. Vsò termini certefifimi il Canatiern^ 
Uni non poti di più intendere y e perche fton voknM 
lafiiarne la praticanti Calabre fi Califio, ch'era fis 
tofimpretndifpartefifitceananH^edife iTopiìk 
parole Signore.^neffe/onogioie dititàrchofi min 
padrone e Infida gionanezza non gli ha da pregitt^ 
dicare. Sdegnofiì il Canaliero.e con vifi acerbo gU 
dijptychefi qniét ajpty perche intanto toon logafiim 
gana, in quanto portaua rijpeitoà fnelgionaàeteu 
Canaliere juifiruina. ti CaUbrefi pin pronto di 
mano,ehe di lingua sfodrata vnpugtoaley^ at^ùStofi 
alCaaalietfo, tl/h^i printa^ ch'éipoteffe tmnonèrj/i 
dafideri.Aquefio ttfumt tnlrn¥9it$M^volkr0€ti^ 



*"" tf«n 



A M OR O SI ^? 

tréfiifiguéti di quel CéuuliirOy ma ilCaUbrefi 

fiii0fi far Iérg0,p4/sò fra U turba c^liéi d'impro-^ 

uifinonfinzAf€rirmifmd*vì$§yed*vH altro. Sul 

fitU reHata filaci finz^arme^ farebbe fiata ferita 

da calerà Je il Padreue uo bauejfe gridato laro , che 

fiferrmajfere.ferehe ilgieuametto nen ci hauea col 

fa.Fatt$ckiamare il Chirurgo, ma no lafciasapar 

tire StUfitiafu ritreuato^che la ferita non era feto 

xa é/ualche pericolo della vitale voleudofi far por 

tare il Catoaliere alla cafa^dtffe aUa GiouaueMg^ 

Uarchefe cototemateui diftguirmi , e nfobligola 

fede di CattaUero hoHorato.che im mia cafa riceue^ 

rete ogtoi hottore^e ffcurezAa.Sulpitia tutta co futa 

parie defideraua difaper Ufalute di Cali fio.e par 

gè d'intemler à che tende ffe la curiofità del Caua^ 

Uero.V eìtatafiadutiue alfimfale^chaueafeco^ma 

della i cafa di Silueria adauifarU delle co/e accar 

dtoeye dirle ^cbe ito breuhor a farebbe tortoata » ito 

. tameu precurafe d'imetoder di Cali/lo. Attdata c§ 

>U ferito fofcia^kpenapoflo ilCaualieroiu letto-, ai 

fica eottti di Camera vfcire^ e co affettuofffime p/i 

foie pregò il Marche/i, che tale il credeua ridirgli 

di dette gli fofe capitata cfueUa casetta rtelU tttatti 

^otrmttdolotchetooto orafi ttoto per beue* Sulpttis 

.moto diffe altroje ttot$chefii$toaua,che quella fofte 

moM ctttetta^ che tdtote volte haueua vdito dirf^ 

eh^ers del Padre , e Madre di Galeax^za , e qui li 

foccetuà^ cetttefapea meglio ilcafo vdito ttarrarfi 

più 



s. 



^4 ^ O VELI E 

fmvàtieddlPadre £dcuefitr$HM,di/ièilCdmk^ 
birOyifueflù QAkaztZ$>Èt e^A^mHféprii Signore^ 
ftrche tlvAÌùpufMtoriè eircsmla^tffiffdol'dfU 
mémuCht>dtfseilG€ntithHùmù. 1$ per dir U^ 
qutlU r^licò , Signore fii huùmofinp^qùd vi crt^ 
dete màqutUàSHlfitU di cui mi fin$ finte fr Atei 
lo fi>la Padrona di Sfinàhiéncé^t Gélèàz^zo } mif 
Marita. Òfiglta^qutireplico^tqnìfottrdfrtfo dèi 
^nofuemmento.pih non fati parlare, Chtamò StU 
pitia le genti in camerale ritornato ilCaualtero $ 
fé, commando che foffe ricercato Califio^ e fitta Im 
fuafide condotto atta e afa, perche gUperdonattMy 
ancora che morifse, indi rimandatili domeRicij 
ditte ì Stdpitia fi Galeaxj:^ è voftro Marito^ [voji 
Jete mia figlia Ritrouiamolo.e ditemi come n batte 
ti perduta la. traccia stuellagli difie ijuant'era^ e 
mentre T^che finti che Galeaz^zo era perduto in ca^ 
faOrfini.h del Duca di Spoliii^alzà le mani al Cie 
lo e balzato d{ letto fi pò fé nma vefiedi^cameruy 
the dalSttlpitia^fiefsÀfifece darete prefa vnachm 
ue\difse. Viglia feguitemi , & aperta vna^& vn^ul 
tra porta cali vnafialà, e difiefi in vttafitzafit 
terranea douealumedictdelaftaua vnOiouane 
Jopra vn letto dormetido cefi forte ^che non hamenéa 
n)dito fendere alcttno Entrata Sulpit$a\ benché il 
tumefofse debole Hcónobhe G:alea;ucs;, e dicende^ ^ 
eh Dio fa li abbactnaronogB occhi iHgtàifi^ cheÀ 
fenu fi tetta in piedi. Snegliéttefiìtepti^i matJ^Jé^ 

l€a^x,$p 



AMOROSE. /J 

liéizz0 e 'vedut$fi éutti SulpitUyniwm riutrtnxM 

tlrtttnnt^che no corrtjfe ad éikhracc$érU^& il Cs 

Udite re dtffk AndUmo tutti dt/iprd drtmederete 

ilrtmanente Salitile ripoftù iltu0n Vecchio inlet 

to^dtjse d SulpttidSdppiate SignordMarchefe.che 

tfdrtAndoJiiepdcifrdglt Or finire Cohnnefiy vnd 

jola differenza era dt Galeazzo, che Marc Anto* 

nio Colonna il vele a nelle mani L'Orfico o il inaia 

mente non voleua che glifi dc^e io eh* ero il me-^ 

diat ore di confenfo deU'Orfimfifeci^ che'l Duca 

dicefftyche Galeazzo era pariitOynefapeua per do- 

tte drimeil rimandò che il co n/erua/si à tutti ito 

nifibtU^fin tanto ^che le cofefofiero accomodate co 

me ^tenderete poiché ne fino in procinto. Ma vdi 

te qtteUoy che ad ambedue appartiene Theodofi4 

mia figlia tjfinelo molto innamorata d'vn Caualtf 

re prtncipaltfiimo di tfuefia Cittiy cé'to non l^ 

fipeuaj fu da me defttnata Moglie d' vn altro 

nofiropari. Stahilito ilmaritaggio^ glie ne dìtdi 

fartelo" tfi^ temendo tira mia fuggi co t amante 

fjrimiarcatafi ad Hofiia^nauigitn Sardegna^ Il 

Jepfht porche il Marito ch'ellafieraprefi^ no era 

dafiiegnarfijo ch'era Padre^ quietato i( deftina^ 

togli per Marito^ feci ricercare^ e mandai vtt 

miofigUo por ricondurla di Sarde^na^douefoppi^ 

eh'eU'era^ giunfi Tiberio mio, cola in tempo j che 

ella hauea partorito voi Galeazzo. Ml'annuntio^ 

ehi Tiberio haues pofio fitdt itt terre nonJapend$ 

' M che 



ێ N O V E l l H 

9€ dtrdjMlir0n§f§fr€ im Berimmiimé^te fcr mu 
fcisgmrMtr§mMrw0Ì€mjfm0€rm^0^ e pMriir$H0 
mémgsndùftr qmiUkedi£€r0f€r Ctmoms. Ttbt^ 
rio éirmè éouùr tffé'un éltr^ kgM BtmU y e fi me 
fofi tn trécaMjTurb^ àgli vmi^fjr Mltédtréilìié 
te e^iuiUe eifmepùlegMfirmfferéimfiemevnM^ 
tifi non velemU Ttterie s'dfibgè ^ & vmfirmidere 
^iddeU mie figliM^& il genere forfififTM 'vmfic 
€t§Ufihifìmé egli fi fra ^nfBfezjcédi uueUfer 
éhrs V9éifù fertMtù in SiciUd^ dt demt riterrnuule 
fni r affetto d'hduet cetcdte tmtte U time ddlU Cd^ 
Ubtid d Hd felice non bduetne ttondto 'vefiigio^ 
end' io t eft dio finzd figli RdUdfienientt^me^ ^ui 
do poco fd viddi Id cdtendy ehefk di mid Moglie^ 
C^ e qutUd che 'voi Signotd Mdtehefi 'voleui ve» - 
dere.V*etdnofn/dnco ditte gioie y ckej drino fidie 
ferdute^^& tn pdrticolére vn'dnello in dtu io pie- 
ite dtfinetdldo Sulfitid fofid^U mdm d/U Sdcr 
foccid^difie qneHifdTd éfnet effoforfi.jcbe nofor^ 
io pet efifetmi ptcciolo Vedutolo UCdUdiiete^fi ne 
tdVegri mdggtormente^efiggimnfi.^^fid ddum^ 
^tte ecdfit voHfd.e Umiefinovofite fdcoltd^come 
dnco hdueretequeUedtlFtnngifémeehepetmpZ^ 
ion^otì pochi giotnijono^finxAmdfi hi e bdfiet^ 
ptondre che voi fidte figlio de Àtifiide^ che chis-- 
tnaudGcofivoftro P dare. Dtffufi inai in dUegteZf^ 
z^^tduficdfonole ptomefitdt nojue . Gdleduz^ 

k tentò 



AMOROSE. ^7 

tentò la ricuftrAtUntdt beni fatemi rhehhe cu l 
ttfhfo^ér tn tanto JigmficAtù al Re di Napoli rma 
Itfenfi del Cónte di RandaZiZO fu eglifriuato del 
la cura de* beni dt Sfinabtanca LlAuolo dt Sulpi* 
ita fra tanti contenti, ricuperi lafalute-^ evtffero 
lungamente tomenti. Cojt tal' hor a vediamo chi 
^neSe che chtamtamo infelici/àjono le fior te dt nH 
fognata contentez,x40 

2i Q r E L L A SESTA. 

9 

Del Signor 
CONTE MAIOUNO BISACCIONt. 

Rimini Citta nota,& vn tempo affai più abo^ 
dante di popolo yhoggt non la vedi amo. fu 
domottoaia dalla Nobile Famtglia de' Malatejlt. In 
quettipifu colà vn Gentil* hmmo principale-^ che 
Lndauico^ehiamaita ncchifimo di poderi^e bene 
amata dal Popolo ^ueftt per Jone prefi ada^n^tre^ 
ejèrmira cauallerejcamete Pente filea Dama dt na 
mtioare cmditione qnanto aIU nafctta che lut, ma 
difamtgliafhenonficutaua d'ofientationi. Ella 
tra maritata in vn gentil* hw^mo vecchio d^eta^di 
eéftumi fUcidfi^e fin dedito àgli efferatj/ dtpie^ 

M % ti. 



€f N OVE IT B 

tèi ch'i céltiudregli dm$ri maritali onde »i } mi' 
rAutglujeU Gtntildinafi Ufitéfse dal lungo/et 
mre dt L^d$mco piegare a gradirle di <f male he fi- 
luto fin cortefe dt qutUo.che ricerca il debito dell* 
honefia maritale ^ Èli* era belli fi ima , i /opra tutto 
dotata d*vna grafia talt\ che toull' altra forfè di 
ì^uell'etàpoteuaàlei pMreggiarf, I vit^\ Icvirtm 
e amicano comedefimi termim per molti pafsi ijli 
ntado fi che l corteggiar Dama fa attione cauaìle- 
tefca^e perfuadedofi dapriftctpio she nofifia per 
Muizarpiu oltre eptindt fono permtf sii balli ^ i tor 
nei, e lefefle. nelle quali conuerfattoni svfa il Da 
meggiare anco sugli occhi del Marito;e de' pareti. 
Petefilea da molti feruita mun* altro gradina, che 
Lodouico per lo che ciaf he dune ^ che riueriua^e /Jp- 
meua la grandezzate poJ^anzA diluije ne ritraf 
fi'ià' ^jjd benprejlo nonhebbe altro Jimante cht^ 
la corteggiale Forfè cb^ ad Amore fi danno le fiet 
te^e r arco per dimoftrare che lungi daltUmata/i 
deuono fugare i riuàli Ma gli effetti dfW huomé 
nonjanno moder ar fi cofi facilmente ^e mafsime in 
vna pdf sione, e hi titolo di cieca. Tafana il terza 
anno i punto de gli amori lontani fri quelli dttty 
ajuando vn carneuale hauendo Ladóutco riportato 
il premio in vna publtcagiofira.fu defitnata Pam 
ecfileaà giudicare, icuifidoueffe il fauor della \ 
Dama^& ejfa ildiede-^ accartifsima nel celargli 
umori chelefianatooàcona^édvnGieninetto^cbt 



AMOROSE e9 

tré^ delffimùfcaglmt ddU Nohbàpccmtdipri^ 
9$m Unji^gint^e che U fnmd 'v$lta trd co far/i Hci 
fuSlicé m4»€gg$ di CdUélltrU N$n diti dt ihegè^ 
Uf^se àUd^mcé (juelU dichiaréUùm^t quali ve 
d€U$ ne mtdiufst perch'ugni dmdMttilfMinte* 
dtre.e chi mne dtlldjchicrd de glidcctfinennì 
capdce per qudié, chi fi lU pdrli.£ìutUdj€Td dUd 
feftdMuttmiifiritTMdìdmfuimpeJsikiUt che 
Ledemice fremesse Udeglidnxx cemfentefiUd^cui 
mnbdueuMintdmetempemdipdfldte mdnifefid 
wnnH^dberddtefid dichidfdre i fuoifuifcerdU 
Mmér$yWfdpl§ nerdfidtesu igemrdli^ tfidgeri te 
fmeJkemtkfejim^firèimfimetuUevekne^ e tutte 
dtjperdti&m. Fm Amere eUifuetM nen Ufcid de 
fdrteinege ereterie^e perete menfinx^ cMgiqne hi 
dette dk umiche fuei Numefi^e/ceUre di Mere» 
rie. P'etefiied diede Ueg^ dU'4»ite di sfegdr qui^ 
$e veie t/uei é^ffetii fchf ne ceudue dilette jenb- 
feedé à qtH^le peregene qusto ere emdtd Ne rijpe 
fé mei pdtdd dlU fine p^r dtffeyerdrt^ettLedeui^ 
ee iefeneiHhgdmemeftdtd imeruje mi dmajlt^ 
peicheji lugemente heucte jfementdte vnemorfe 
Xs Itngnd^te ddUA pn* tipe^ch'ei pdffdffe ti bdlbet 
tdre^md %edm$i h'ei pm tpjh ffdced nane^ chc^ 
quel gigdnteyC he J; dice dd tm\ch'ei diuenge i» 
pece dhetd ho vmmefdr^^t "vn faggio per vedere^ 
fé fette /dggio Ameme. Mi rdlUgro con mefieffd, 
.ekèfdptttofdr pdridre 'vn pitìndtOy per nenu^ 

M t »tre 



70 NOVELLE 

dire vn mut^U E efurU bu$né Damàfim^fir^ iut 
tdfua Cfiuertitofi sigilo d$ L^d$m€Òtmfm9ts /«»> 
to méggiore-^quamo chagttétodéll'dnUfmrtfi^fi^ 
non fu frudenzMfìk chtl riitmffe. Ei gzno^aud^ 
€omeJi due atdrttjcoperte ondefuneit^iMA U 
Dama ajgndàrlo^cht fé prima tréfiaHdìJòntr'» 
chio conttràitt^fpjft dtutHUto come va cauoliofooc 
tato Si r$c$rdafft the elteta Qer^ttldonn'a.chauea 
far enti di gagliardo Jènfi^och' ejf a non douea di^ 
uemrfauola della Citta perche alla fine ^ s'egtt ài 
hatiejfe penfato a quefte eoje haitreMe ellajuffoca'- 
fa ogni affato deljuo e uòrOye /erratagli ff detta té 
f$rta d'ogpt cortefia £ e he pò fs' io fare^è^ \S ignora^ 
quei dtffe, quado e he mi conofcogiàpéx^z^ deliba* 
fner vofiroìDotteui la/c tarmi vo$ ndU^mia natura 
le modeftìd^e non poner t'alia mieiamori^ ponile 
tfi ch'andauano carponi per tèrra, no hattrettono 
tnat ardito dtfHota)Lt,Armà* intorno'^ cotf taté^t^é'^ 
hemema J^uefto fagtonamentofitermtfì^cfldi^ 
re ch'éramegtiote/ére ewonparere^che parer %4 
no^ effere Ch'e/sa haueuavna cameriera fidnté^ 
che perfino al commutar delle lettere fi ntpteud 
pf emettere perche ne t hatte^adi gtà ientdtas&^ac 
cordata con più vincoli-^ d'ori, e d'amori^ ejìendo 
offa ancora vaga dt vn tal gtouanetio , alle quali 
trame $*eraofferta prontt^ma per efferne rtcanih 
htata dtfimtlt v^cijAl reìfantefi accordarehbof 
lettere, leìtaJftegU matto à i pa£eggi^ epiùtoj^ 

. fin* 



AMOROSE \ 7« 

finge fft d\efiir con tfip Ui^hJUtgndtù^, è réffrtddé 
tà.La n$tti V€dtnd9 vnficml lumi in VHd cémcm 
Té tali dilvicih^ch'i viciMp U/us cm/m, , Jkrtbht 
^figmoyche U amerierà dificcufàtéfittkbt éd*u9Ì 
iUtrafimftré diftaHZd,ckiféi vrimngoU téfitio^ 
À riceuere, e ddt liMn^fiendeMlé vm fiU* téuU 

qU$ftÌéCC9rdt^tfdfUt$ddlCdU^€t€^€h€U^^4g9 

di LmcrttU , U cdmiritrdy trd'vn gtnul'hm§md 
PrdniiTéJko dmc§$ntrÌ9t/€($. MdnUU cAidmdtd^ 
dilihitè di C9nfiddrgl$ tutù ijùàifegtttì dmir$JS^ 
&int^ttdrUdU€fdtic Ih notturni. EràMdnilid 
gimdfuttèfTdtkodiUdCdfddtPintefikdy i dn 
ffincifiibdUittdpi/iigUiccht dUd Pddrmd dt$m 
tot egii^itentdtddllifiritti Lucretidd'effirniU 
n^iffdggiitd^tnk dui c\stoni tihduiudttd da età dif 
uidSùùlfipiriy ehi tatnicù, fUehefi nèrd uteirt^ 
m miliijègni eitteggidUd U D^d^^i l'ifien ingZ^ 
ndtù ddlld meffdggtitd^ che mdi kdUiUdfdttd^^m'' 
bdfiidtd md ffntdid^ bdUid rijf^fiù cen egmjèueri 
td^protifiddPytbi/e fiù iltrefi pdjfdUd^Pentifikd 
hduirihbifiofirti dlUdrito li tintdtiuithi dfu 
ttù fdtii Mànilii duquefico verfdtodlthprd mìU 
fiudld umcre/d vedendo itfdtte nodltdglidtofildf 
€i$ perjkàdere dd i vr/zi delU Cameriird(gioué^ 
ite di ndfiitd vgudli dlU Pddronu md dt cofipoMiC 
td fortuna , che douidjeruire per nén perire^ M^ 
perche vudjlrand occdjione hdtud portdt^^ehi aue 
f9^i9t$a9iJifo^tdiJgufidtodelie$àr^ diPent§ 

et ^ i»^ ' 



72 NOVELLE 

filté^hàutuéfnr éncà MllMtMmU Ufré$ic4 dette 

€éfé^t rtMltéùgU am$ri im fàf^4tif0, ma Lue re* 

ÉPéyche n'crépMx^Zfé^s'erd cemfidau delUfadroné 

efufflifoisU^tbe per meig^zo d'vaa/us demefitcé 

the tél^vfUa cdfitaUd w céjk dt M^^fHo^ v^tcfft 

férpa/Sdr ktttre ce» effe lut . ^ucfta er abdico jd 

ficmezzi4ycb*bàiieé Pe»nfiiudelU ^ Cernir $ tra, 

chi fredefiete de ^i emeri eltruifebrice vn fi 

$e a fi ft e (fé per ìntredurfi amere in e a/a Dofia he- 

nefta eht maneggia amen/iiè dinota hofptte di fo- 

riera.Talefà fentefilea M.ifpefe Mantlie à LodoM 

te Iterarne te ch'egli era Ji ice dipratichefiruiliy 

henchedi najctmemo hmmo che ringrattaua Die» 

the l'haueffe liberate da queUa cafa^ e che digiàji 

fintiua in iftate dt libertà ^ne veleaptìi/erntggi^ 

difirua Lodeuice accerti^me nel trattare» affee^ 

inefi^me ce gli a^tci il prega ^cbe^ le mene s'ìm^- 

Jfn^Jjfe d'amar lafiruaaccif ch*egli peteJTe amate 

Zèri /nei intere^ con la P adrena. lnfimmatant§ 

fece^che riduffe l'amice k premettergltegni aiute^ 

emacbi puòfiherzar cen amerei Le recidiiufim0 

mertalt^Manilie diede le mani aUa pratica. Tmttée 

la nette fi redaua la caja di Petefileailcm marita 

jent fiotta la maggier parte delmefi e deltamee e 

.vm appartate Untane jntete alltfindff di belle ki 

terese fi cententaua di adersr la Meglie al^ tane^ 

.la fé ragienar cen effe lei (jualch^ hera del gi0rn$^ 

j&tly^^'^ (flkasrfislfneceréucent^^ 



AMOROSE. 7/ 

ie^e kurUndo con $uti4 UftamglU Lodémr$ adu» 
que^drUfM conPemefèlcAR^gtéHéUé ManUi$ ti 
LmcrttU. Le f^rokfin^ ti Ut te d'atnore^ che'l tt/$- 
treffttecttdh nu vu$léffere AlUfiueJmàtnmAto. 
Si cemtnao i femjirptù eltre , e peri he U cajk del 
le Ammte hétàea tutte le fitte/ire cufi^dite dégrdtH 
i ittgrate dtferroybtfogni tr0uar altre ddtte àcer 
finche 9t09 er Affo Jiptc fitti che "vi cAfi(ferOy La, cen 
tradét che da due fitti circondéué U cafa^erA re^ 
moiil^tt$M^a.me quelUche tten hauetéé eff^i^/cetue 
erjt Idnteriore frequetetAtt^mtt'^ Jjfra di ceU vtts 
f$rticeUétJegretéi^che lunghi atttti nem erufiau 4« 
ftru cerne tfuelld-^chefirje hatteu/iruite a furerà 
dclU gisuetttù del Padrette e chiù fu cenfiu chié^ 
mi^e cdttttdcciforti^ttett era chtfepeffe cettte éprir^ 
U. Ne diedero peri le Ditte iuformtLtiette tale che 
l'ittgegtee degli Amsttti ritreuè modo per ttprirff 
qttel'VdrcoJe ttett mi tetdrduiglie $* Amere fia fio,* 
todeite figlie d'vttf diro ferréie^ poiché éjuefii A^ 
mdteti s' ingegttdrotto dtfihricdrfi ddfiftc^ It^ 
ehuui detteche ddftiuttd pdrte iufiejjero inditi/ 
eenit^ di lotose come cjuellt. che rton erano auues^ 
ti dltdrte facendo mtlle errori jempre da capo ri^ 
comittctauauo.onde il negotio amdi qualche me fi 
in lungo Ludouico hauea Moglie Damafiranieruy 
difdmtgUa delie ptu nobili dltaltaMtctc^ra. Itht 
ra nel trattare ma Jlimata tnnoceHttfsima d'anta^ 
ri. Cofiei vedtndo Ufirettdprdticd del Marit0^ 

teti 



74 NOVELLE 

€ di Mdnilhyt Ufcdr/ez,za delU conti€rfàti$m iti 
M Ari 10 con tJU lei lo fi at fuori di cafi U f»Aggior 
parte delU nottey& tn non condurfi dltrbuomp di 
gudrdd e he* l filo Mdnilio Id fece entrdre in fifitt 
t$ di quhch'erdye tdntofiu^t fi arerebbe Ufofft 
tione^ quando^ che da vn faggio loro gli fu detto f 
che fifabrtcdUdno in vndftanzd mdterie diferr§ 
ferch' egli fintiuafiridori di Urne y eddUdk Uudt 
lemdmdelPddrone,edelfdn$\co^ femfre lorde k 
guifd de' Ferrai/ L'dccortif^md Moglie dduquefti 
mo di fir prender Idfede dt Mdnilio come gtouu^ 
netto ch*egNrd confini' dmort^Cr vn giorno ^ e ha 
ueudnofrafito tutti tre infierneyCLodouicofu chia 
ntdto d rtfpondere advn Caualieroyche il doman • 
. daud^ Cd^andrd che cefi chiamauafi^ refidtd co'l 
giouanetfofila ildtmdndi fipoieadeUdJudfedt 
prometterfi tn maniera da non parlarono nfponde 
doqueUi che Si^trattofi ella di fino vn vighettOp 
glielo diede ^e commandogli /cheU Uggejfe tn dfio- 
fio di Lodouico^e gh rtfpondefife Manilio chaueud 
ogn altra crederà di quefia Dama fi tmh^chef effe 
qualche ricerca de tfigreti del Marito. Promtfi la 
^rtfioftd e quella con un rijò amorofidtffegU^ Rif 
fondetemi ^e corrtffondetemi ch*to vi Jdrò fedeli^ 
Ni>n veded th^ra ilgtomnetto difiafere^che negù^ 
ttofifofife quefio, onde f refi congedo fi licetiòfer 
ùreuifftmojfatio da Lodouico ancor d^ér àfeud %f 
citi di cdfa^vtddt Vita lettera tuttd fiennd tunori 



AMOROSE* 7/ 

€ ty^ffertuA €U0rt^€ valere e dAuafperSzi d^agni 

étUuo Reitc M^imUo iutso merdmgltdia e fece dif 

fi infAitijt hUfà l a/peitt. Lodouiceji freuede 

diD^ma^elÌMeglte»M imelJÌArfenzA C^usUe^ 

r# Ande n cafi e r$/peji cen egm ìBodefiU Sijiu^ 

si che non douca tradir l'amnòmi chaurebbe ri^ 

uentéilet^t rtmi$nerdHijH^ An^nicen ildeume 

fiieMtQjiéffUcàu^U d »m tentarlo dt tràdtmetà 

"verja il miglior CttuMter e di ifuelU Ctui , e ver/e 

^Imegùere umice cheglthauefe^ netréU/cUds 

furtf di darle cermv^chefitmAusL qtufie vn tenu^ 

girne d$/ia/ede^e non tfml vero amore yc he frofe/^ 

fiu^ $1 n/tgltetto Chtuja la lettera ^torrtojfene à cm^ 

fadìLodoutco emonlotrotàh. Stime dttrt^t^eief^ 

Off or lune didarla rtff^fta^cùmeftct ma CaJ^am^ 

dra baciata Ukitera^e f$fialaji ndfino., onderà 

n/fittM lafropefiM^vole^the U Unguarifetefe qttel 

t*haued Jcrttto:U fermale voletul^ej^a rtbatur le 

• fifulfi (tfonsoxttme, )da'doiterojmti firingerfi H 

euore da tenero tuffetto ver fi colut <he /limato h4^ 

ned d ingannar e ^e fi rit rotto impaniata dall* arti 

frofrìe Vidde Manilio quel volto fieno d'tnjoliti 

tour itegli occhi inluctdtrfi, come quelli e hauea* 

no riceuma la face amor (fa . \e finti pur anch' egli, 

%m no se chepiesofi affetto che c'opatiua il cuore di 

Caff andrà la quale ofo^e arte è naturale ztad'jd 

mure f re fi per la mano e tenacemente fi retto Ma* 

nUi$:igli dtffeMjen vintti. Bijognd confeffare il 

iferoy 



ns NOVELLE 

V€r9 Volumi mioc4r§ inginarti ferj sfere ifigrt 
V di LodcHÌ€0 ma tn qutfi$fumte io Yama No t^ 
ftk dà tefegrettje non éjMéefi'^vne^cke m' smi c$» 
0gnÌfegreiezzdNon tradtjce^ò MamltOy thiTftni 
ama. TiUJctù perche fentofccppUrmi il e nere di 
dejiderio d'abbruccUrti Se cheJiiCAusliere^ e sh 
che fdraimie^PATtiti^ef enfi dtcenfiUre chi i's^ 
dera.Pértì Mànilie nenfinza cenfufstentlfercht 
qndntunijue ne volere far enu all' amice-y jeniimi 
nendtntenenen poter darrif nifi ad vn $Bafient€ 
émere^iheglt cacciaua Lnctetia dalcnere^/eì dà 
eafi tn quefta cenfu^one^&incontratoficén Ladjo 
mco^nengli rtfpedeHa afrofojiui di (inelU^thegU 
"ÀtanaF altre il tfuateactertejt della alt enat iene ^ 
eemimieà beffarle, credendo^, thefiffe qualche 
negetio dt Lnc retta. Ma a che fin nti trattengeì Mm 
mite fi rtt renana trai calce é'I nmre La firn ene* 
dtfima btfi^ana andar mt a fi dt Pentefiltd* \NÌ 
btjognaua^ionuevnt andarutse Manilie^ c'hnuenk 
rauùlgimemi/iranijsimi nell*4ntme^finfi difir il 
cettttnente ne voler macchiare la fudicitia di Lm^ 
eretta, la ^naicfiimando^cheqn^Hafiffe virtu^ ^ 
non alnnattone di mento fi profijsò tanto più ohii 
' getaàManilte che fitto vari/ ragionamenti copre 
na tfiot mancamentiyriepiendoì animo deUa.^0 
nanetta dtfieraze di marttaggtofe maifi fitolief ; 
fidalla pctejìà paterna Sjtejiaxonuerfitionefi- 
greti ffirna dnroj^n dicidotto mefi,nel qualtettofie \ 

CafaMm 



A M O ROSE. fj 

Ciffdndré che nùnjicuréud di tétnte cómwenze^ 
filiscitaudMdmtho. lltdmpcgnAUddt codardo 
nelle eccdfimi dmorcfe & injtmmd non IsjcUnd 
modi fer conutrtirlo & egli. non che dtdcffe e/in 
mamente di lettHd fermerà fede ver/c Lvdeutci 
n9nfr€cifttdUdfi me de fimo nelle countezze^ che 
dtfiderdiidj&tnvn tempo ricufdud. Erdgii il 
tempo dell' eftdte cjttdndo PenteJiUd fu coHrettd 
dd Mdrito di Idjcidt Id Città^ e ritirdtfi dd vnd 
PtlU^douetdpocodifidntel'hdbitAttone del Md^ 
rito^e defrdtelli dt lei^e Lodoutco tl^udle di gi^ 
i etdimmer folcirne fi dice^injno igl occhia 9tegU 
dm§rt,che tdntopiù creJcendno^fMdnt'erdnò indf" 
fati dalle deltciofe copuer/keionr/ecrete^ccmpero 
dgran prezzo e con violenzd d'oro vn altro luogo, 
ielitiofò non molto lontdno dd ciucilo dt fintefiUd 
porend^glt di non poter viuernefinzu U mi fi 4 C& 
prdtolo^voUe Cdffdndrd dnddre i goderlo^ ^^gl^J^ 
potè negdre^comincidrono co queftd cccdfione kprtk 
ticore Cdfldndrd e PenteGUdyLod^uico & Horur 
ito Mdrito di queSìd.E Mentito continduocommeto 
fileyC detto il Pdtroclo di Ledouicojd doue gli di* 
tri di tjuefid ddttndnzd godeuano fitroudud inuil 
ìdppdto ^perche don'ereno Cdffdndrd , e Lucretid^ 
n$npoteud, ne i éjuelUj ne i queUd dlzdr gli oc^ 

chi.Fu éjttefid occdfione pur dncordsch" egli Jeppett 
lijfe infifiejfo i difgufii con Héretio^ e ritorndffe 
iU doki cemterfdtieni di lettere con effe lui. ^gji 

Cdf 



78 .N t) V E L L F 

Céffkfidrd aprigli occhi ^ e fiacccr/i degli amori 
delMarsto eftt t^duhttk di queUt diMamltOydt 
cut fatta geUfA t/ngiorfìo^cbejìhdlauaprcfc ceca 
Jiontda vn ballo dtpa(pggto(^c he chiamano paj^'c 
$Hez,zo^che fu cowmandato^ che ogni Dama Jipi- 
gltafie vn Cauahero kjuoftnno) tpnfafiélla Ma 
nilio^dt di rglt aptrtamentiycht gni vedeua ia pi 
fica- chtfiaua. cMe^amnjicuraua del Manu 
quello yche fi face (fé, & afegm tale non fé ne cura- 
ma ch'eia medefimaglt haurehbe pre fiata ogni ^ 
modita ma che non volt uà gii Uar otiofa quando 
agnvtèogodeuascheperofidelthirafife diponer da 
parte lefue finte vtnu di fede e d'amicitiaaltri^ 
mente cheti negoiio hautebbe hauuto tifine trago 
€0, pere he vedeua ben* ella che Lue retta ni erafua 
ri di giuoco Pouero Manilia^e quali furetto le at$^ 
guHii di quell'animo?Stngegno dt placar la. e pa^ 
€0 meno cheperfihiuari malt che ben la conojcea 
Dama fifòluta che temena^no fdruecìolh nelle prò 
nteffe che pur troppo tlfciapito defideraua. Infat^ 
ti qualche firett a dt mano quale he fofpiro veracif 
fimo,& affettuofi temperarono i bollar t di Caffan 
dra Di che poco cibo fi nutre amore"? Dell' ariane he 
fuanifie^e d'vnafiretta dt manoy che offenderebbe 
cht tton amafie^ Haueuatto dtgià cominciati i tur^ 
htm degli accidetiti a prefagire tempo fie Lncretia 
ihefempre tfttmi puri, e cafitfmigtt amort dt Ma 
ttilto itott potè vteUr pere voletttiiri ì Amante >» 

quel 



\ 



AMOROSE. 79 

quii iidlo mdj^me^che U Dama era MHdatdi ritr$ 
HrUinttmpo^ch'tfiaildifideraHd^ éndefimpre 
Unm lorofipragli ficchi e dalla qu alili deigeUi^ 
tiilparUrfinfatfi (t chi mn sicché nitòpur aco 
ififfiriitffitfi qualche lagrima bambina sugli oc 
chiUrè>.)no dubito maji'prefià certo, che (jueTH 
ftéma^ero^e che quella di Manilio fojje vnnfìmu* 
Utaferuitk Lafera{chepurancheinvilU hauea 
trouato il commodo di parlar fi) Lucretia diede 
nelle furie, e sfogò tutto l'animo con l'amato {eh* 
tanonm'arrijchiarò di chiamarlo amante) Egli 
cVtradeftrtfkmo fatto già fialtro in quelfi mam 
mifgiy perche vriamorfemplice e fèmpre fiocco^ 
méftjiraddofpiafifà hugncor/aro^noncomefom 
glmo tali vni poco efperti della/cuoia , fi pò fé à 
giurare, ani i afpergiurare^e dtjfe che per no dare 
tnditij defuoi 'vtri amori con e^a lei , hauea quel 

\ giorno fatto del Caualiero con Cafiandra^ e per ve 
dtr ancor a^s'eSahaue fé qualche fofpetto del ma-^ 
riti t che l' hauea trouat a rigonfi f sima vtrfo lui^ 

! ^ime lotanijsima da tutte le /ofpet tieni ver fi di Pi 
tefilea^e che quefii erano fiati li contrafii^ eh' efili 
béueua ojTeruati Cofipur anche quefio cielo fi raf 
firenò^e diede e api franco à Manilio dt poter tr^t* 
tire con Caf andrà Ma che fere» iti difsi iOy quan 
i^che quefio villeggiare doueua e/^ere vn torme-- 
t^diquefii amantiìLa pefsim^ fortuna volle -^ che 
iHlCaualiergiiuanetto^dt cui già difii^ hauea 

^ battuto 



8o NOVELLF 

kdU0$0 ilfàuér JeUd Damd dd PintefiUd^bthhe «r 

€m/ìcm dt dftJar d trouMr in villd tfrutelli dt lei^ 

€he tra éjuefie cdnH€rféttt$m pmutù npn dmtitMromù 

mdi dilla fiédicitiddélUforetU ìlnegùùo il feci 

trdtttntr qualche giorno ^e come ^uillo^cke no era 

fenzA fretenfionijdlmeno injefiefoj di Pitefiled^ 

comincio à notdrne gli dndnmentiy e forche tfuejle 

fitto frdttche^equdh vna voltd oJfermdtOy /acil'^ 

mente f fcuofrono del tutto gli fu fdcileilfi/pet* 

tare-^e pen/dr anco di modo di accertdrfine. lì che 

fu con rondar Id notte U cdft delld Ddma^e poner^' 

fiinfintinelld in luogo dffat commodo. Cogiuro U 

Lund dncord d quo fi i mali: poiché gli fece 'vedere 

quello e he fiord immaginato ^Dicono poi che foffe 

il Sole chefcopriffe t mancamenti dt Venere, lo 

eredo, e he fife la Luna Meni Ho nondimeno come 

qu olii che preftofifpediua da * ragionamenti fuoi 

con Lucretia erd il primo ddvfiire^efir Ufi art a 

s'erdtto oftrudti.-PaJfeggtado aduqne^che gii Com 

hre della Luna fi faceuano gradile gir auàno ver^ 

fi t Oriente oferuò lombrd di vn Urbore congiurila 

td in quelld d*vnhuomoxhefiaua in dggudto^e v^ 

lendo egli pdf are iquelld^-nttoltd^ ilgtouaue poco 

frdtico fi ritirò ddljno pò fio , e nel ritirdrfifu cono . 

fiiuto AuamoMdnilio ilpdjfo per torglifi potttma 

Id niita.mà quelli datofi ad vnafuga fretipitofi^ 

benprefiefipofe infiluo in cdfi di Cdrlo vno dello 

fidtellt di ?4ntefiUdXorndto Mdnilio^ oitromdt$ 

Lodè^ 



AMOROSA 8f 

laioHÌcù^chefe nt v/aua.narrogli ^ decidente del 
gM dt prefio rimedio, il (judefì^ ben n/eUcementt 
ritròUAtOyche vm degli huomini di Lodouico^pro^ 
U di mano^cen ocufione il giorno di addre ddvnd 
eaccia deftrmin4i4, fingejfe di attacar briga con 
fuetli . e/ a mazzajde. 1 malifempre d ejfcgutjconù 
con ogni felicità.SucceJi'e à punto il cofo come fior 
dì, ma non morendo Jkbbito ilgiouane '.perche vi 
fi interpòferé genti, ei fu portato in cafa di Carlo, 
al quale di^e quefie parole. £ Hatacofifprofofi^ 
tata la riffa mia, ch'io giurarei di morire per Ihop 
mr "voftroiMa douendopoi accomodarfial morire^ 
come fece tnpocod'hora^ non refto maggior chia^ 

' fez>z>a in Cario-, che a tutte l'hore andana^ rumi<^ 
manda le parole ^vdite. Fuggì /paleggiato con^ 
J^ma deHrez^za tveeijore^ e furono pafati 'uf- 
fici dtfincerationes ende per alCharaparue^ che 
U menti reftaffero quiete. Si allargo pur anche U 
pratica dette Done^ma l'accorto di Manilio intrin^ 
ficandofi ad arte con Carlo ^cònobboy che quell'ani^ 
ma nan erajerena, perche parlaua fofco , e come 
fi dice incrociato. Fu adunque deliberato difi^ 
otire i diporti della villa, ^efla ritirata fer^ 
MÌ di contento à Caffandra , la quale refi andò 

\ le altre in Campagna , più, Ubera fi trouaua da. 
/ofpetti^ e fola ftimaua di godere della conuer^ 
fotion di Manilio y il quale non benficurodiCar^ 

L h^ch'eraincencettodivelpOy andò per fua^enda 

r- \ F . udo^ ' 



U NOVELLE 

Lùdùuicù ifier iene di leunrfi quefto Jpino ddgU $c 
chi per non tronar/èto nel cnore quando meno fi fé 
faJfè^Lodonico tignale ^come che di fu a nature in-- 
cUnafie alPefiecunoni del ferro ^ non afentt fero 
tofi facilmente i fere he dubito d'offender la Dama, 
ifercìodiffe^ehebifognauafrima^ che venire a- 
que/i'vltimo rigore certificarfidi lui^shaueffema \ 
la intenttonednfomma nongiouh à Manilio Hfar-^ 
del Politicone dtre che e vanita illafctarfi guada-- 
gnar la mano nel caracollare. Pafò l* Autunno^ e ri 
tornato ogni vno alla Città ^Carlo dt^mulò di ma^ 
niera ifuoi foffetti^\che flette due mefifinzut maà- 
praticar la cafa della forellay e giunto ilNatale^^ 
fafsò À F ironie, dando à credere di volerui flar 
\ tutto il CarnouaUo quantoì facile Vadormentar 
n)fiamate> Amore ferciè fi difinge fanciullo fche 
dorme alle Nenie Partito Carlo^torna Lodotfico i i 
gùdtmentiManilio]non ricufa l'accofagnarlo, 'mi 
vuole refi are difintinellaVnafera vede v%fitoc 
€ó neir imboccatura dellafiradaficcioUychefaffk 
alla forticellafegreta, & infòffettitò gli dà d'vm 
pie leggiermente , e tfuetìifingedo di dormire i^a-- . 
ua/aldo;Lodouico^diffe a Manilio^che nondejfefm > 
fiidio a quel mtfero, ma quelli abhaffatofi^& afer 
ta vna laterna-^che chiufafortana^viddevtO*huo^ 
monche benché vefiito medico ^sebrauaferfima da 
f attieni^ e forche quelli teneua chiufigli occhia toe 
fotea cono/cere gli amanti^ fnjerratrdi trotto ti ^ 

lume^ 



AMOROSE 8^ 

tMme,e dettoli che fi Ituajpt di quelluogo^ comefc^, 
ce. Diedero i due Amici vna girata ben di mez,z,'^ 
hota^indiguétdndo ben dintorno non viddeto al 
cnno.e tròunronfi alla porticettafigretA\nel rtter^ 
no perà poco prima dell'alba vidde Manilio infàc 
ita di quella ft rada tfuello ft e ^o pitocco della not-> 
te jche fermato ad vn angolo d'vna e afa , haueua 
offeruato infallibilmente l'aprire, Pvjcire, & il 
chiuder della porta. Auuanzaronfidi pajfo quei 
dutyma nonfupofsibiledi raggtugerlo perch'egli 
di tutt0 cor/o, gettata vnafiljtauinay che portata 
Jiprafileuì loro dagl'occhi e per quanto che^ s'ofi^ 
firuafero e digiorno ^e di notte quei contorni, pik 
non fu vedmo^ehi andajfeiui d'^intorno riguardt 
do. Fé dunque deliberato di fare vna fojpenfion 
d'armi amor o/è ^e munire la piazza della Danut^ 
€0» Mimi étntidotiper veleni Andauafi nondime 
né aru or 4 e Oli molto occhto offeruando quello che, 
facete Carlo^dalle cui mani fi dubitaua qualche. 
damno^e s^erh^pofto in e afa di Pentefilea vnferui^ 
dorè ^delta cui fede toon era da dubttarfie tale^ che 
muno pòteua temere, chauefie dipendenza da Lo^ 
douicù^mkfortàua egli le lettere f^ altre ne rice^ 
tteua ite capi di vna dome e mola ad arte acqui fiate 
Onde l^ penne parlauanoi comuni interest ^fi era 
fra gli Amati lungamente trattatOyfe idonea fug 
gire Pentefilea f aj^curarlìla vita, poiché il Mari- 
te rare volte furlana fik cteffolet^ e quelle poche 

F ^ ficO'^ 



S4 NOVELLE 

Ji<ongfi€tu eh* trèno lufinghcyt vezM mentiti i 
fuoi. Aggiung€U€ji\c he frequenti erano i mejfi dét 
Firenze d Rimini , irà U Cogndii. Ma Pentefilea^ 
benché foffe filUcitAté à ritirar fi in vn Monàfierm^ 
fitto f rete fio della ritiratezza del Marito, ricusa 
difarUydicendojcheficonteniauapiu tofto di ma 
tire in cafi del Marito, che viuere,& vdirfi calu^ 
miare di mancamenti commeff^ Nonfupof^biU di* 
e4^:fnai di indurla a fuoHa deliheratione Conobbe 
foco doppo la mtfera Pentefilea d'hauer beuuto il 
veleno, per che fi [enti doppo ilpranfi tutta affane 
nata^ e chiamatofi il Marito in Camera^ Iglidifitj 
ehefifentiua molto male, e però conofiendofi poc§ 
lontana al morire, iniendeuadifar quel pàjfag* 
^ gto con tutta la pietà ^ che doueua ^ ma prima di 
tutte le co/i ttBifcargU V affetto /:hef opre gli ha^ 
nea, portato^ che però faceffe chiamare il NotarOy 
perche intedeua di te fi are delle fue facoltà^ le qua 
U erano tante, che impoueriuano ifrateSi effèndù 
tffafi^ia di vna Madre vltima,e chauea portata 
gran facoltà nella cafii del Marito.Rifpofi Horatia 
eh'trafiuerchio ineffailtimor della morte, doueto. 
do fiorare fìtlute divn male/empliciffimo. Nondi 
metto ^ch'era pruderne a il mofirarfi ^rdffegnata i. 
gli accidenti dell"kumanità.Penfrfie i pétgar cola 
morte i e omenti yche s*era pigliata nel Mondo trop 
fo ingannatore^ e quatoaÙibeni^ch'ella accenna^ 
ud di volergli U/ciére in tefi amento jcht mtijpftO'^ 

rena 



AMOROSE // 

tiUd^foiche egli ere ftnzé figliuoli, gik Vecchiù^t 
€ifi commodo difiuolti^he V àccrefiorglitnt fa* 
retie fiato vngrauétlo di imbacci , mn renderlo 
facoltofo.lnfétti volle effa il Notarono U/ciò tue* 
toilJuohéuereinvfufruuoalMurito^ edoppola 
di lui morte^fifiituì vn'Hofpidale^éccioche ifra^ 
felli non fotejferofferare di hauer mai da effn he* 
neficio alcuno. Iffedtto il Notaro ^ licentio tutti 
dalla fiama , dicendo voler penjkre allefot^ 
colpe , majcrifie "^na lettera à Lodouico di qui^ 
Sojinjo. 

Amico « 

A me t§cc4 di Partire per la via della violen^ 
za. A voi di recare in quelle della pdtienza. Il 
noftro cafiedegnodipietk^ ma non fono io degna 
di perdono. U\conofcoi e benché potej^ fottrar^ 
mifer kora dal morire pigliando rimedi/^ nondi^ 
meno io non li voglio^ perche mi rifèrharei alferm 
ro 9 qttandofi conojcefse inopciojo il veleno • , 
Moro contenta ^ perche moro per hauerui fodìs^ 
fatto , anzà fer hauer fidisfatto me fteffa. la 
vi [applico ad hauer tanta memóna di me, che 
non cerchiate nuoui amort , non per eh' io porti 
inuidia ad altra Dama ptudi me fortunata. ma 
perche temo, ihe s'hoggs a me tocca ti mortre^ vto. 
altra ^olta noto toccafe à vot. Ben fi vifaptl^ 

W i eoa 



8/ NOVELLE | 

€0 ìimn'vimtttémt0dtnmfi€fiéA^taréa$Jchtn'i 
nnTéL(§TdiéU€i^uélefiéiilg€m§dtmUfréailU, il 
qtèdU certo y shidiimm$mima/§ff€tti0nc douett 
molte tene offerMérh. Smtì Imottgo il tmìo morire^ 
forche t rimedijx* ho per 'ubidirmi figliati ^fo^no 
refiUenzA di veleno Pnego Dio^be prefio mijciol 
gddatjuesHdolori^epriego voi s nom prendermi 
dolor $ di chi hi pò fio voi tn pericolo delU vitd e fi 
fteffd nella certCLzut delmortrey nrrei inque/l'^vl 
4imo Addio aìtettermiddl pregarmi dd ornare la ri 
membrazd de'nofirt cdr$ dmori perche demo pen^ 
tirmene,mo tjtteftdpennd vfitd ifirimer affali no 
pmi nonfcrittere. Addio mio cdto. Addio mio 
fodtte. Addio. 



Apertdld Camerale Japendo:,che il Marito ers 

lontanOtdiede Id letterd,che velocemente pdfsò nel 

le mdni di LodomicOyilqmdle no praticamo pim^ma 

' qmafiche di contintto fiama in cafa delU Vecchin^ 

.relld per vdire le notùtà Se Manilio ^ alt aprire di 

qtuifid lettera non^ trottano coni* amico eicorre^ 

né pericolo di perdere fi fteJfo,& altri. perche tv- 

iena correre alle vccifioniy& alle vedette^ ma ta* 

^micomenooffmfiatodafinfi^ilritenttey mofirartm 

dogli impofiihile iljalmarpim la Dama^ poiché il 

veleno boned digidprefi dpoffefoe qmeirhonore 

che ho ero macchiato àprefio dt molti farebbe per 

xduto àpreffo di intti.No ejfere fprexOAbile l*dmim 

eitié 



AMOROSE «7 

tifiamo nimicitia degl'vm e de gt altri pdremti 
Ut^chtforfi nonféfenan$,€h'€glifoft ijutllo.c^hMr' 
uefs'e praticato, & offe fa la e afa loro, & im ogni ca* 
fo mn doutrftfar dichiarar fcoptrti quoglinimi^ 
eijchenomvoleuano/coprirfidajè mcdefimi. Do-- 
utrfibtntofjcruart i moti loro, e quando fi vedere 
akunimUcio.aff bora fi potrebbe deliberare quel^ 
losche f offe comeMeuoU.AlU fine poi non conutni^ 
rt alla prudenza dell' Imotmo il pretuler quei par-^ 
titi^chefonofomminifirati dall'ira nel tempo che 
firue perche quando ancorafofsero buoni infuftar 
xa^€ necefiario^c'habbiano parti immature ,€ prtm 
cipttofe^cbe la/ola fUma può ridurre à Hata bua'- 
no Voi dite bene ò Manilio y quei rifpofi^ ma come 
pofs'io lafciar morirmi l'anima nel pettate toon vi 
accórrer con la marooìNonfarebbono cofioro vento* 
tiaquefia deliberatione Je non hauepero faputa 
il cafo indubitabilmenteHaurè daftar co'mmici 
occulti.e nonpreuenirglineU'effecutionetefiper^ 
do le delitiedeU anima ^non ajsicurarmi ti corpoi 
Non deuo iogafiigarcolui^ che diede materia à Pc 
tefika diprouederfidi Amate, non volendoferuir 
gli di Maritale poi vuole pumre in altri ti proprio 
mancamentP, Non deuo to offender colerose' haueto 
db vna Sorella viua di fpirno bella à merauigUa^ 
e giouanej' hanno affogata nel Mare d'vna vec^ 
chiezza debole foh per nonpnuarji de' beni di fot 
ma, eh' erana di la^ che bifapetc/Horattopat^ 

f 4 ^^ tuo 



9f NOVELLE 

fMÌ U notzédi PentefiUafifizaiy dote^t UJciar^ 
dere $ di Iti ù<m atti Fr Attili. Chi di Mariti cùm 
qtuftt conditiontyt di qutftt qunlitk éUUfut Dine 
Jioblìgd tdcitdmtntt^lvituptrio^t chi It hctut co 
U mano dtll'imf0ttnzA^tfstndo bèlle ^ frtfis vm 
qtédfi tjprtffo cùnftnf$ alprùprio hishonért.Egli e 
trtto ilftimtrbiOychifìqutllo^cht monpui^ non (i 
dtlgdfinùndifi^Furono lunghi i mgion^mtnti 
fri i dut amici j il ttrmint dt quali fu difuppli'^ 
care Ptnttjilea a procurare difaluarfi co'rimtd^ 
lavita.ptrchealrimantntt fi/artbbe prautduta 
t$n buom^mi ttufptramtnti. Scrifst dunqut Lo»^ 
dtuicoinqtufiamanitra. 

U vi amaiyè mia cara^nonfiUf It btlleize va^ 
firt^maptrqutUaprudtnzA^chtfèprt hatttte ma 
firata inarr inabili in tutte le ve/Ire attieni 'y ma 
qtttfia volta io vtdo cht morite prima k voiftejsn 
voUntariamete^e per confiqutnz^a àgli altri j che 
rimangono a morirete far morir per voi Rtcorda* 
$eu$tche le colpe vanno Jemprefitterra^ e chi viug 
aia gloriadhauer ben' operato. lovi/ttpplicoi 
viuere, tji no lo dtfidtratt à voi Jf e/sa rtftatt aU . 
mtnoptr mtcht no potrò certo noftguiruiin bre^ 
ue^ma no vijiguiròjinza hauermi tnuiato auati 
eùloroyche vi offèrfiro col fami morir due volte^ 
Fvna col dami al Marito r altra co"l togliemi^l^ 
tamate FiueteaUa vendetta alla prudenza ,alt^ 
jm§ic0^4lthof9OH^& 4 V9tficfsa.H§n petete veto;- 

•^'' * dtcar^ 



A M O Jl O S E 82 

ékMrmi meglio di chi tÌto vcffijcchefacedo vani 
iJupmdggiortsforzà.Prudemeichinon dt/ferd 
ne'ftù durfdccidìti^M dijperatime fik imprude 
$€ pM ddrfi^cbt*lvoUr m$r$r€yq$Mfi che nofijAp* 
pia viuere aldifpttto degliimmùi^ della fortu^ 
' na.Iù m merito d'efsert abbandonate dal lume de 

' J'// ifc€ hi wojiri^e dalla forza di quell'amore ^^ che 
mi faiiiene per'voi^perche non hò^eccato in amar 
ui^ tir i contratti dell' amicitia nofirafurono a vita, 

> eftoà mortele perà no douete lajciarmi vna dursi 
memoria di mac amento. Vhonor vciito no può fai 

r: uarJt,quando,che voi no fiate falua^& ajue tempé 
intenderete quali rimed^fiano ritrotuuiper far^ 
ni apparire innocete aUoftefso Maritale Fratelli. 
Fine te finalmete à voifiejfa^e credetemi^ che mot 
te epeggtore la morte d'ogni vita ^fiafi poi q uant» 
€fue infelice. Il mio itfgegno . la mia mano, il mie 
/angue pugnaranno per vet^hauremoamiciy e tro-^ 
otaremo rtpteghi.Voi mt diceftefempre^che per me 
fiffrirefte ti morire^ & io non pò tre impetrar dall^ 
wfiragratia la vita d'entrabtiSepre boprofejfa^ 
io da che vi conobbi ^d'vbidirui ^concèdetemi^ che 
H^nafol volta vicemandi^cbe viutate dir è. che ne 
miamafie mai^fe mt negate qt^ft'vna contetezza 
' direte he furono odi/ quegti,cheprofe(fafie amori 
per farmi morire nelle vofire dijfperatìOKi, e coli 
giù nell'Inferno ancora vaccu/arè di mille man^ 
eamenti. Uèqnalmaggtenaccufe^che potende 



90 NOVELLE 

[oftenetmi vìuo^vQUrmi mortpf S'éofof i mfiri 
fttdt come ta^te volte firn fi Ato nelle vcfirf kfMC 
tia.confidarei di nonpArtirmtnefiontet». Perche 
Alle lagrime viue di chifreganditfkforzA, nonji 
fuo negare quello^ chefimega alle morte ftiUtd*^ 
vnincbiofiro ^ cbejolo può pregare ^ma no nforTM^ 
. re.dhe m4^&rate voi la deUcatez,za denofiri amst^ 
ri nelf^^dir le preghiere d'vri aminte^chefirine^ 
e che inchina fanima/òpravna carta i fappli^ 
xarui. 

• Chiufa la letterafìt data al fer nitore , che lun^ 
^amento Vbaueua a/pettata. Et compensò la tardi 
zut delrijpondere con la velocità dell'andare à por 
tarla egiunfe in tempore he non era perà punto in 
camera alcuno fuorché la confidente Lucretia, Is 
quale non refiaua ancor efifafuori di fi/petto d'efi^ 
ferefiimata complice de delitti della Padrondyefi ' 
farebbe leuatA di e afa j quando che non l'bauejjè 
trattenuta il timore dt tanto pih far fi credere col- 
feuole.P^ntefilea letta la lettera^prefe l^antidot»^ 
bfittando quello^cbe'lmedtco for/iconfapeuole eli 
tutta la tragedia le battona ordinatole chef quel^ 
losche fi feppe haHrebbefiruitopthdifprone^chc 
di freno al male^erifpofe in queftaguifa. ^ 

Hò voluto vbidiruiper farui conpfcere^che non 
ho 4ifporattone martore, che ilconofiermi tmpof 
finte àfiruirutpin oltn^uoglu Dioiche non hàhm 

hiatc 



AMOROSE 9/ 

occafiane di doler ut di quefto c^mmandù, chi 
mifku.Se hafieie nmedy ofportunitntorm iqutl 
Uyche mifinuttt difaluar i'homrt e U viu mfs, 
<h€fm0VQ^ri ftuchtmiei.mnfifitmandù ipfi 
non f et quanto à voi fono cariy Jotiec state ad ej!t^ 
guirUMtrimeme^tredetemi/he non hauretefau 
tP altro ;r he aHungarmi vna vita odiofi^e prorogar 
mene i tormenti. 

Lodomico alriceuer della lettera fregò Manilla 
afiriuere i Lucretia^che'fi copiacele di chiamar* 
fi èolfeuole deffhaner efa di notte introdotto vto 
amante-^e Marito in ca/a.e fi fredejfe quattro mil 
lafiudi di Dote per maritarfihonoreuolmente, il 
chepàtma efieguire con la fuga ritirandofiin cafk 
di per fina grande. che l'haurebbe protettale far U 
dichiaratione con lettere al Marito di Pentefilea. 
Non rtcusò Manilio di farlo sparendogli, che fofft 
n/n buon módoptrfihifare ogni tnconuenienie. 
Scrifii egli adunque i e ppfi in confideratione alU 
gio»ane^& il piacerete nei nhaurebbe riceuuto , e 
Pobltgoìn chehaurebbe podo Lodouico di e feerie 
jempr e fautore le il Commodore he caudrebbe dipo* 
lerfi accoppiare honoreuolment e, & infine^ che fi 
ricordafie^ eh* ere impo^btle tn altra maniera di 
fuggire il fulmine mede Gmo^ chaueà fercofia U 
tadròna^^ujtfta lettertCcommuntcata d& Lucire^ 
tia i Pamefileafùpofiltnte à perfuadere lagiouant 
ferfalutt della fadrona^che la/upplicaua^adacm 

attari 



ft NO V-E L L E 

tettare tofferié^ma vi dggiun/e ella y che Manilh 
fé la prendejr égli per Moglie , poiché la Nohiltk 
deljangiu ne la rendeua degna. La dote ni era in* 
ferme alla conditione di qualfi voglia Gentil* hu§ 
mo (tn quei tempii & in quella Citta ) ne l'effera 
fiata per Caìneriera^ildoueuafar efer ritrofo per 
the fempre era fiata Menche in ejfettù diferuigto^ 
nondimeno in appare z,a di amortuoU^ alla tattolO' 
ifiejfdde Padroni StimanafiilnegOtioaggiufiatOy 
q$^ando che Lodoaiconhebhe la rifpofia in manOp 
che Uff e impatiente della dimora in afe za di Ma* 
nilio.efcrtffe a Lucretia^che non tardajfe aWefio^ 
cutioM^perch'egliprometteua^ che Manilio han^ 
rehbe fatto ogni co/a àjuo conno ^ efinno. Non Vaf 
pittaua a rifpcdere^ perch'era per trattenerfi qual 
che hora a lafciarfi vedere. Lue retta adunque fa* 
fendo quanto fi amaf^ero Lodouico^e Manilio, e Hi 
madofi amatt^madal giouane^fubitofiriffe vm^ 
lettera di quefiofinfi. 

Signor Horatio; 

Fino a tanto che le colpe fi pofiono tener celate^ 
ér altri non può ejfere indebttamente accufàtoji^ 
rebhtfolley& empto colui^che commette errore ^fc 
non fi tene ffe nafcodo. E molto tempo^ ch'io inua* 
ghita di per fon a honorata, e di me degna Jìò prefs 
ardire d' introdurlo in quefiaper hauerlo perfeno^^ 

frt 



AMOROSE 9^ 

fft Marito , com€ veder eie fri pochi giornt 5 che 
mifark.edigUfrouedutomi egli di quanto ht/o- 
gnauÀ d qtttfio maritaggio^ fiaua per chiedermi tti 
in M$glit^ poiché non hauendo io altro Padr^^ che 
voi^ che mifojle Padrino al Sattefimo, à voifido-- 
otta chiedermi^ quando che la infirmiti della Si- 
^ra PentefiUa tm a fatto accorgere^ che le mtt 
i^ft hanno grmaio l* innocenza di lei ^c he non hék 
maifa^uto le mie attioni in tjuefto particolare, lo^ 
mn h0 dafìfpettare^che voi l'hahbiate auuelena- 
U^pereke ne fino certa, e porto mecotndity tali^ 
che quando non reUituirete la vita a vò/ira Mo-k 
gUe^ farò, che perderete la vofira in vn pub lieo 
J^ttacolo.Pi^uedeù.e compatioé'aàa mia giouam 
nezssa^ che nonM errate in altro, èhe in valermi 
della tafi voHrapiuchenoà doueua, mal defide'- 

\ riodinonlafiiarmivfiirtoccafionedimano eia 

Jperama di poter e fiere di continuo coperta dalfi-^' 

lenito delia notte ^ m'hanno aj^dato lo non mi ri^^ 

tiro dalla cafa vtfira per altra <olpa^ che queBa 

fola. Mi dude^ehi ^innocente fia granata dalle 

I voBrt ingannate oppinioni, ma/però^ ehe viuer^ 
per baueriaiodafiruire perpetuamente. Io parto 
ptr quella medifimatortayche mi aprì il commo- 
do al nmritaggio^& a voi il varco à fi fpetti\ Rajfe 
nnatt r animose pentieeui d'haueroffefa nella ve'-, 
fifa credenzd lapih bonoratageniiUonna di que* 

fr JlaCittÀ. 

^ Mane- 



94 NOVELLE 

Hamuano PenttJìUa.t Lticretia indnh itati ìH'^ 
dicij che U miniftra del veleno /offe fiata 'urna Di 
na d* etkych' Erjìlia chiamaaafija quale firmuà k 
tauoU^edaua bere a/la Padrona. Lucrttta sduque 
chiamatafiErJiliayledi^e^ che nel ritornare del 
Padrone atta càfa^gli deffe queUa carta ^f ere h*eJSit 
non fot e a lafiiar la cura di Pente filea: \AccettoUA 
colei ^alla quale vepnt talento^come.veramente cU 
peuole^ di aprirla , & in tatOyché^hmtetia vfiì fèr 
la porta fegretà^di^ue l'attende uà p^rfina che la ca^ 
duffe tn e a/a di vnaJDama grande JjBrj/tlia letto il 
fogliose dubitando d'andare in 'mona \della Corte 
aSaccufa di Lucreiiéyfem * altro attendere il Pam 
droneprefo qu^piu che fi potè tn cafi^andofifent^ ' 
efinzaputo fhrm'arfitn Rimini fipofi in vna Cd^ 
r ozia, & andò ffene'àPefi^roJafiiata la lettera sk^ 
illettodel P àdront^ilqùale tornat^^acafii^e noto^ 
n^eduta Erfilia^e trouata la fugadi Lucretia^mam 
dò a chiamArtU Cognato, che giamo Iti gmMfit^ 
gretàmeiotefi tratteneuain e afa Giunto questi^ fé* 
etra entrare PentefiUa in vna Caro'ixut^ e la coàm 
dujfero fuori advn luogo di ViHa^xhttra d'Hortt^ 
tiOéCpfi a tementi lagiouane altro non dtjfe atl'vnu , 
fSr aWaltro-ifi non che penfajfero alla vendetta^he^ 
baurebhe prefa Dio dell* innocenza fita che benlej^ 
gè uà ne' voltile ne' goffi loro, a che ttnde fiero Ch'^f 
fa haurebbe con ogni patienza foffeìtto ogni mak^ 
ma che ttM correjfero loro tanto furiofamente cht\^ 

nero 



AMOROSE f^ ' 

nm Jejpsr^ luogo alU ver iti di fxrji riiroHà re. Il 
YtrM(r^& il Fratello ni dietro mai parola di rif 
fofia.ne d'altro^ ma giunti al luogo de Hinato > la 
diedero in guarda ad vno^checon effi loro a Ca^ 
Mille (era colà trasferito^ e ritornarono alla Cit* 
/i. Celui entrato in cafa^ e condotta Pente filea in 
'uneBanzut po/e mano ad vn pugnale -^e di più e oU 
file ferirne "vedendolafpirare/ecevn laccio delle 
cinte delle calzerò ftroxjoolla^fiche la infelice mo^ 
^ì di tre morti fpietatifipme.Horatio lafira^hau'^ 
ut$ emtifi della morte ^neU andare in letto ^ ritrouò 
li letterale fiimando verità, e he Lucreeta fola fo fé 
li celpeuole^ poco mancìfche dajefteffo non fi veci 
dtp^mndimeno datofi pace. e fatto' ricondur taci-» 
\ temente ti Cadauere in Rimini, e nafiofle con gli 
Aiiitifunerali le piagli, la fece honoreuolmente 
feppetire^ e con perpetue lagrime attefiòil ' 
dolore di quella morte, e ftimo di ri^ 
eompenfare laperdita ddcorpa 
€on le preghiere \alV anima 
lei, che da tutta 
la Città fnfi^ 
/pirata. 



KOrBL 



9S NOVELLE 

NOVELLA SETTIMA, 

Del S%nor 
GIOVANNI CROCE BIANCA; 

PArttmpi Città fr A U principali d' ItsliMygùde 
vn eie lo, e he per mofirarfile/empre eUmen^ 
te^Hon U tormenta già mei ee eecefyne dige^mtl 
l' 1 niter no ^nf ^d'ardori nelt Efiéte.ElU t erte fé f or 
fé il Zeno almar Tir end , che non ingrato le ports 
commodi^el'arrichijce di piaceri, Fejleggia nelle 
campagne delfuo territorio in ogni tempo fame-»^ 
nità,e trionfala delitia ingMifofche'lCklo.ilMéa 
re, e la Terr^ fimhrano r inali fra loro teel rendere^ 
a ciafiuno nieranigltofafenzapariqHefiaCittà E 
habitata da gentt molto trattabili^ fcaUre perone 
d'intelletto acuto, nell*intfentioni.Nutre granfine 
lo di Cauallieri^ de*tfHali tra primi era nemina$0 
Ottauio franchi nobile ^confpic no per rtcchexMt^ 
edillnftreper valore fi bellezza Egli,come vnic0 
fu alenato tra que'veczà.chefogliono di/por gli é* 
nimi all'affetto deHu^.ondecopintoàpena ilter^ 
z>o lujlro ffoggetto alle tirannidi d'Amore^Habi 
tana vicino allafka e afa florida AÌbinelli Dama 
digrannafiita, ma di tenue fortuna^ perche fìto 
t^dre amie $ più deWapparenX^^hedelfeffema^ 



AMOR OS E 9^ 

VMdmen^e lattea cifim^dte qutlU ricchézze, chi^ 
fino il/ofiegnc de'titùh^ t delle digititi FhridA 
frmileggiatd tanto éffrefo U natura,quani0 ftr 
fcgmutéidsBdfùrtMnMfirti bellezze tali chefir 
leigt'éittrihutidi Celi rie , e Diuina fimbranam^ 
Mù froprietkyche htferholiCon qmfti pnrega^ 
tiue s'écqmflAnagierndmente numero tède di cot 
ùggUm^cóe Penelope non contò gti mai tanti fe^ 
gMci, ne^aicttna delle Donne Egitie "vanto tanti 
amatori. Ma fra la turba de'fuoi ferui non troni 
alcuno jfHfiufiruidOynefiUfuifcerato del noftro 
Ottauio La vagheggiò lungo tempo come vie ina ^ 
pfcio la mirò coirne Par adi fi degl'acchito finalme 
tilapfouò vn'infirao dell'anima fintedojiigual 
mente haatifican nel mirarla £ tormentar nelhr4 
maria. Leggi timo fra fi fteffaàjuoi amori ^ co» 
fretenfione di Matrimonio T onde dfinfi non fi 
fintendo accorcian la briglia dalla findinfi^ 
guidoU in breue tempo ad vn ifinma paloni. 
tnqnentana Otiauio ^ più dell'v fato ^ vn ap* 
partsmtnto y chi dominaua la Camera di Flo^ 
rida^ doni fiaua fimpn tanto ponfifoy cfuanto do^ 
iinti. Non perdona giamai occ afone (vedendola 
comparin a balconi) di darle tacitamente\fegno 
iifitoi dfitti.idilla non tardò guari ad accorger 
(me cito fuo piacere^ ma la fialtra fi fngeua tna* 

mdutét^ perche thoneftà no la obltgajfe à moftrar^ 
pritr^ét. Milli volti fn in procinto di parlarti^ 
\ G ma 



98 NOVELLE J 

HM n99§ $S0 gÌ4m4$^tr4t$enut0 dalUgiouemk mi^ 
diftU. tinAlment€^dopp$ lHng$ c^mtrafio confi 
fitffo le fece voUre vna letterd ferche tra l'ombre 
de gU inchiùftr$J,A modeftU non conofceua i roffo^ 
ti Sorti U lettera projpero estinto poiché Florida 
idccolfi con dllegrez^zui, U loffie congufio^e diede 
fiJpoUét (jcomparfi alUfinefira) con lòrrifo genti* 
le. ^ue fio fu vn lampo ^ ch'i guija del foco di San* 
t'HermOf conjolo ad Ottauio il cnore fluttuate nel \ 
Mare de' /noi affetti ^onde p reJone huon augurio^co 
mine io àfperare in hrette la calma de i contenti. ^ 
Tutto dunque lieto ^ringratiò coti dinoti fintimen-^ 
tilafua Bea, che coficortejemen^elo confolauafir 
mendogli pienamente la vicittaza delfito per far fi 
intendere. Ella xhe già inuaghita delle quelita et 
Ottéuiofintiuafi amante prima di vederficoficar 
dialnoente amata ^ non tra/curò la congiuntura di 
Jcuoprirfigli appa^onata fiche da quella recipro* 
ta corri fpondenz^a irebbe l'affetto d'entrartAi À 
dtjmifura. Dtede U dama libero pafsaporto^allc 
parole d'Ottauio le quoti (già dopo fio eÙa ogni ri^ 
fpitto) le riufiiuano tanto più gradite .quanto pim 
vezzofi Si diedero lafode di Matrimonio confb* 
disfdttione d'amhiduo'^d'OttatUo^ perche acquofia 
uà Gloriofiparentado\di Florida y perche fperaua 
gra commodi dt fortune Supplicauano però egual 
mente il Cielo per l'efito felice di quefio marit^g^ 
gio, quando Odoardo {che tale chiamattafiil Padre 

d'Otta^ 



Amorose 99 

d'Otfduh) séuutddt delU fiamma del figlio , i( 
fUAlt com'è ordwario de'gioHani fkftufcruido^ 
che c€Utù negl'amori Sdegno^ grandemenie^ bob 
ftfchcgli fptàcefie U Nuordyma perche temeade* 
fdrenti^chegii l' hétàeano diffcgnau dlirmfin dal 
kfafce. Senza / tra moftrare d' hauer notitia delU 
fféiica del figlio, per non sobligare a riffentimefo 
io contro di lui^omniàndogli di douer preparare 
\ fManìo gli bijognaua per trasferir fi à terminar i 
già incominciati ftudij in Bologna fiorando il Pa 
dre^ ch'ini PalUde come induftre potefife fi torre 
ftel toodOf ch'in Farunope era fiato legato daVa^^ 
. ntre ^o^fto paterno dicroto fu vn colpo fatale f 
OttattìOpc'hanea già concepita la partenza , coma 

) ^^f^Jf^SS^^ ^^^ '^^^^ ^^ morte. S*ffli(^ey fofpim 
ri.pinfip maUdì aUafortnna^alle lettere^ al genia 
del Padre Trotti miUefiufi per impedir la parte 
tu^mà tonila vaIftro,perche connenne vhbtdire. 
fùridanirattnifideu amara fipardtiotte re fio at^ 
tonita^ofiiaprornppe in ^ttefintimenti di doglia 
%a^hiptéOtefngg^rire la leggerezza d'njnafemi^ 
tta^ da pazzia d'vn' amite, hauer ebbeh di bnon4 
^^ogjiUfegmtatofinonhattefifetentutodi rouinar 
kticdlronittarfi Befifa tnl concetto^ e nell'honorem 
Me^òperi tutta mortificata àguifa dell' Ehtropio 
tpumda lajerafà diuortito da i raggi del f no Sole. 
^Htamiopartitofi ri éndauàfempr e addolorato^ € 
Jpefohégnanétdiit^rimequelfitoloy cbecélcaué^ 

G 2 co'l 



loo NOVELLE 1 

nlfudediuntù in BoUgPu , nelU plucidé péci \ 
dtlle lettere, pr0M f$k crt$deleU gtierrM de'fuet 
Mffetti^oftde giure per f4lfi, che UlóHtandnzé rif 
fini t infirmiti émerefij f$$$i pr§pry penjkrt di* 
uennerò ifnù cMrnefici^mMrtirizMtdèUfimpre d 
la memorie delle tante JiJpirdte^^4fndntoc4re/eli* \ 
cita Le lettieni ,e le cenfereze ScUaUiche cefigra 
te a virtuofi.à Ini cB oppreffo dal deUre .hauea V'- 
animo in agonia^sembrauano e az^eni funebri^ e le 
fiudto gli parca veramente fepnltnr a de^viuemi. 
Non affaggiana il nettare dellafapienza y poiché 
gl'animi infermi di difiùlntezzta figliono patire 
inapeteza d^ni hene.StanajSene dnnqne in Bela 
gna^efepnr in appare za freqni tane UfcneU^ in 
fatti vdina imaeUricome vn affido > e fi napraf 
fitanacomevmtrettco Vinca (celare file di toome^ 
tra i ftndetifint^findiOytrà gfejfercttf etiofò, e 
eofidifperate.che perdona la vita in qnel Inoco m^ 
punto ,eu altri ìaa/niBane immortaley tra le gU* 
rie delle lettere Jntat'ajflittieniOttamio reHnfi^ 
palme te cenfilato dalla fortnna^he per le marne eT 
nknni mercatatigltfe cadere in greto la UherétU^ 
ti di /no Padre connertita in pioggia d'ere.PerciB 
riccamete pronednte di dettero volofiene ratte i^er 
ffjPartenopeàvifitar Florida, la dolce Cagiano dc^. 
fuoi amari tefmUti . Ginfe incognito^e ftnza capitéa 
re al Padrf fi fi, ch'ella $ accorge fé di fitta vettutéo 
$nde tra Venere cortefideUa notu^ ficondnfile # 



AMOROSE /or 

TÌMirirUftf vna piccioUfineJlra dfffa di lei ca/n 
EfaptrflM il ndrrure quali par$le di cemplimem 
U dicefeté^t quanti lagrime per temre^za fpar^ 
gefftra^ffiche egn'vmo sa quali affeittfufciti vf/^ 
imprauifi accidite in due e neri tener ami te tra dà 
fé amati j lungati$ente tcrmantati da defideriedi 
riuederfi. Ma quefti ftaeerifeche notti durarono^ 
perche Ottauie non volje di/ouercbio tifar lafop^ 
iuna^hauendo già offerirne tataych'eUafttole girar 
In ruota ^velocemente nelle felicità. Untami te nel 
le mifirie. Parttfi dunque sportando/eco per Uno^ 
uà fiparatione ttoui dolorile giunto ì pena in Bolo 
gna^e protfoduto alle cofe neciffariOypercheiltHgjO 
fio non fi fcoprtffe firtmife dt nono in camiteover 
fi PsKtenope, Cefi per lo corfi d'vn anno intero vif 
fefempre alternatamente tri viaggi, e ripofi^ tri 
'coMtentt.e tormenti.Terminato àpena tanno/ìt^ 
tauio mentre fi trottana in Bologna cadde infermo 
difebte^chefe ben finta pericolo^ fu però lunga, 
egli riufct di gran trauaglio nei* animo , perche 
dtfiorno ifiàoi ^ioggi.ln quefiomentre Horatio 
(che cofchiamaji il Padre di I tcrtda)conclmfe U 
di lei noxAi con tlMarchefi t>. Fernando^ p^f^ 
dalle fafce difegnatole Era quefii Caualhere di 
gran cafa^ma di poche fortune ^ di molti parete^ 
ti ^ e di tutta pretenfiotte. Si prefumeua di rie» 
<bez,ze ntaggtort^ che t^onpofedeua^ prode piòh 
che tton era^ eginttleptù , cht t^on farea. Hs^ 

Gì OI€d ' 



1 

Tùt NOVELLE 

mm brente Baturs fnferh$ forumento^bruno Vdp* 
fettunta tra z.$ppo ìngui/i^cheHdéreUbeiU Fh 
ride k Fernando ^ era loft effuse he concedere di nm$ 
nd{ona Venere ad vn Vulcano ^ueftifi^ lo SpoJ^^ i 
e'Horatio ironia non per accomodar la figliuola. ! 
ma per auantaggfare gli Juoi interrcfp.A/aledeUa 
interefte^ nume per uerfo^ e crudele che nocesti gH 
huomini a j acrific arti anche i propri/ figUuoli. 
Intefa da Florida la conclufione del maritaggio ^/è 
riattriftoynondimenofi moiirò contenta col Pa^ 
dre^e fiar fé lagrime ^ che pareuàno d* alUgrez>z^y 
td erano di dolore.^i finfe doppovn- giorno infera 
ma^epregò^ che ft/ofpendeffe ogni publica^epriua 
tafMnnitafino allafua recupf rat ione. In quelle 
mentre /pedi adottauio vpta lettor a^che chiudono 
ijeguèmifentimenti. 

Mio Signore» 

Vautìoriia di mio Padre mi necej^ta k romper'^ 

Mi UfedOfk violar il mio genio^k non effere pih 

voftra.Egli m* hk premejfa al Marchefe Don Fer^ 

mando CanaUiere,ch'iobr9mo Monarca p moftrar^ 

mini più coftante con lofprezzutre per cagion V0» 

ftravnp4riito>Reggio.TemOiChel* tra paterna du 

nerrk meco micidiale ^quando haurkjcoperto i na^ 

firi amori.Però venite^SìgJOtiauto^. ma venite pre 

fio k vedere U voSrs Florida, che fé neftk dij^ém 



A M O R O S ir f#7 

ftàj^ di viutrt C0M vpi^ di morire ftr vii. Vtmlg 
éftmirt U mitflthilt Ntnie in vece degli Epit^ 
Umi^edà videre come c$meni4 me liéndth neUm 
Umbd^ Jesi fato nen mi eonjentt di giungere nel 
vefire leM.Senengdni télhors^mio Signore (fé più 
mnviutdef) dèvefiri giur^menti^ t\de" m^n^ 
éfetti communi^ e wnetefieure^ che {ecccrem^ 
morir i véfiràfedtli&woé. 

Florida: 

^ueftdUiteréfùvB^incénUif'hàfitrebbe trét, 
p Ottduiù d4^lnfern§^n§n che dàBepinmeJ'EgU^ 
chegiéififentiéfiienàudélmàk^ fiAitoUtu U 
lettera ^leM^^eféttofifrouedered^m CéttéUo é^ 
mofivtr PéTtenofe^uidéto délfìtrore^ ed Mcem^ 
f agnato délU difperationeyTéthmté con èmfnri^ 
$0 cuor e fi bramane vino/olo per v'editar fi del fn^ 
rinatele tatt'boracondijfperate voctpHgauailCie 
losche lo fulminaffe^per non mirar tlmda^fetta)^ 
ofìtdditadeUamme^òfiofadirernawdo. Mij^ 
fntuna,chefi$oFeff'er€ cufiode egnalmettte de'pè% 
zà,€ dtdtfperati,condufie quefi' infelice felicemt 
te in Partenope. Ginnfe nella cafa d'Odoardoftm 
tadre^e primadijcenderedaCaùatto^ veduta U 
iella florida comparire i balconi Ufaluto con aU 
legrex^zamtHa di cordoglto poiché no fapeu4 s'i^ 
j/i riueriua laproprtaj t altrui fpofa. Voljefortn 
. t^h'eitrpuajfe la caja libera dal Padre, partite 

^ 9 t t^z 



_ ** 



104 NOVELLE 

y§c*anzàperdM$tfiicidffar$ éndffMte à^idUr 

* $m€nt€ far Idre ddl/olm appAtUfh c^ì^. 4/^4 Jmm ts 

\r4j,4 qudU in quelfimu diede figni d-if$f/pl$c4* 

' tale coHtentex^xf.Paffkiti prèmi cemplimemiygli 

ienfirmhgridt i pertt»li di/ua vii4, m4ggiar€ is 

fedefefuptemoìUffttto'verfo diluii f^^y ^^g^ 

Oti4mù,j0ggiu»ft fef4pefte4pé4m0€wteni4in^ 

contro la mo neper voiforfiJenx>Agiur4rui 3 mi 

erederefte che ìm pretendo puto dt merito 4ppo di 

voi. Pureje U voftr4 cortefi4 in riguardo dijeftef 

fi^micofeniefipr4^uùi4lcmn'4ttitorit4:,n0 voglio^ 

che quefi4 seftendaje non 4juppùc4ruij cheftr 

^ttnmiofHnefto4ccidente non permettiate già 

m4i 4ldolore^che "t/affUggn^. perche fé 4 morti li 

€$ncede noti$Ì4 dett4tiiont deviuenti^ credetemi 

th'i voftri torminttyfirinofimpre iJmio Infertoom 

Sifirttggei$4 0t$4mo 4 cofi4ffettttofiJentime$i,m€ 

nel profferire U rì{àofi4..fu impedita d4ff 4rriu4 

dijno F4drt fi che partii^ per correre 4din€hmr 

i» Abbracciò 0do4rdo ti figlittoto con tenerezze^ 

€hepere/primerleec€e^He,bafi€r4 cbiamétrle pMm 

^0rneGodeit4 doppi4mete^vededo ilfigUiO miglior 

0$o d4ll4febre ^e crededolo totalm€tegttaritod4lt 

^marofipa^pnificheftimof^ilptùcpntento^ che 

!tfittefe.Stancopa$,9méi nonjatto di ba^ciéirlOif^ in 

Hrrogarlo difu4j4lnte^e del /ito vÌ4ggi§ift4rrogU 

n;4rienouettedell4 Città fri le tfttdtdtffegUjfb^ 

uli tré veMti9 99 tempo dt goder € li fefio, €heJ^ 



AMOROSE Toy, 

frtféTMàwftr le noza.t di Tloridn. A ft , tniù Si 
yunrt (riffpjt Oiuuto) nella cajd di Horatioforjè 
vedraffi 1}» funerale tn *uice d'^nf^efalitiù e qui 
fioferJituu$tl fneceffod^fuoi amori , le rtjjolu^ 
uom di Florida e la propria deliberatione di vO" 
lerU^andafeci la vua^,e l honore.Reftò fin fido il 
Padre far Ji firana narrai ione\e temeraria fropO'^ 
fiaypafcia tutto adir at^.diedefià paleggiar e per^ 
euottndatlfadocalpiede^e dtbhattendo la mani. 
fatieiM^diffeiot FortunM.Ufieffo co' l generare vm 
fgliù^i prottedet d*vnofir omento da mor tifi car- 
mi -^edaffligermi.Cio detto ritiro^ in vna fianza 
lafciando Ottauio filone tutto con/ufo M fu gride 
talteraiianed'Odoardc, molto maggior e] fu la rab 
tia di Horatin nella ftejfajera^perche Florida ta^ 
U ricorata dalla prejènza d'Ottauia, qtt4ntogia 
accorata par Va£en\a^arditamejtteconfefòleJue 
colpe amorofe.Ma ciò^ chefopra modo infurtffis^ 
mimo pater no fu il fermo proponimento di non vol- 
iere lo fpofo Fernando. Haurehbela Horatioi ifuel 
punio traffita.fe non héuteffe credito di farle più 
cere tHoentr ella con artificio/e lagrime ilfuppltca^ 
na À darla più toio tn mano della morte , che di 
2> Fernando Immagino^, doppo mille tngiurte, e 
minaccie di percuoterla come fanciulla , ma gli 
parne rimedio troppo volgare per cefo tnppo dtf 
persia fiche fremeua dtjdegno tanto più ifuanto 
mMnoiiéUémdo da sfogarlo^ Conjumò tutte 



•• ♦! 



rcs NOVELLE 

quelUfioite-iìi macfjinar vendette If he jMùJtgki 
legai me d et furore ^ed tUegttintefattsfatttQtt^*^ 
ammo generofùdlgiortto fot chefmcejfe^k qutfià 
torbida notte ^carcero florida irt vft Chiofiro di 
Mottac belone pur amhejitrouaud BeUaJia di lei/i 
reUa^tenutaper Monacarfiafuo temfo^& vbbidi^ 
realU vocAti^ne^chegik lehauea injpirata tdUd^ 
ritpa, e la crudeltà paterna. Intefa da Ottaitio U 
nuouadiquejlapngionia.nonpuote^ne ritener U 
lagrime » ne refi fi er al dolore^ Non v alenano ^ ne $ 
eohfigli degVamiet ne i preghi de* parenti à con - 
filar lo fiche [infeltcefuo Padre creddefermame 
^ te di veder Ufalnte del figliuolo naufragare neil^ 
fcoglio della diserai ione Non mancò pefh anch' ^ 
efio di perfuaderh adefifieredacfuefiapa^onee^ 
auuertimentituttifaU per la prudenza^ mi ben 
sauidde d'hauerjeminato fitte ^ poiché non rac col- 
fi frutto. Fernando all'incontro per q^elio accide 
it atuéampod^ira^ giurò vendette contro Ottaui^y 
minate io fi raggi ^ milantò éU'dire, e bramò duelli. 
Ma per quefta ^ia quel furile che douea fioppiare 
in fatti fiiauì tn parole^tmmttado il Cielo. /he ttoa 
na talthora tanto più^quato meno dtfiegna difut^ 
minare Horatio veramente c*hauea legate lefpe^ 
ranze defuot vantaggt col nodo di queftò\ Matti* 
monio.vedutele fuggire con lofiiolgerfi^ pensh di 
vendicarfi prouedendofi di Siccario , che trueci • 
daJJeOitauio Mafinfanocenfiglioilritenneyptrm 

fiéadcM^^ 



AMO R O S E rc7 

fnédendùk valerJidelU di^muUtUnt^ch'eU re-^ 
te ordinar té ,c$n U quale fi perdoM i nemici Jè»-^ . 
x^flre^ito. Fintefiduque bifignefo di mutar aria. 
fer alcune indiffofitieni à lui /olite , fartt^ dd 
Fartenofe.fiJ^efafer alt bora ogni deltberatione^ 
Inque^ù^memrefidoardo per non perder il f glia 
già caduto in eftrema malinconia^ riffolje diper^ 
derjicon lui promettendo ogn* opera perfarlofor^ 
tire ne/uoi tUjider^.Con taliprome/e Ottauio re* 
ffiro dafuoi affannile già Proueduto darmati^che 
lofigui^ero^cominciò andar vagando per la Cit- 
tLConduJfelù la fortuna ad incontrare remando 
il quale in quel punto non fé alcuna moffa^Jiafi^ ò 
perche il buon Caualliere/i/ccrdi de' giurarne mi 
divendicarfi,h perche/i raccordi.chU giurameti 
di far male non tengonoVeduto fi dunque Ottauio 
vittortofijinza comb attere deppofe ogmfofpetto^ 
ectmincihapratticarenelMonafìero di Florida^ 
tratto da vna finta diu otione^chauea per aggetta 
V tdotatria^non l'adoratione. ^iuifi tratteneuéi 
giornalmente per mirarla bella carcerata.mà (ct^ 
Jiodita dalle fuperiori) non compariuafi che il mi 
fero haurebbe volentieri cangiatafua natura con 
quella d'vna Urne per acqufftarfiocchi^chepene 
trafero co' l guardo le mura^ chechiudeanoilfuo 
bene, finalmente doppo hauer molto ten ato^epih 
bramato sintrodufe a parlare con Bella fia^ che 
eome tenuta per Monacar fi fra foco , fi prendeua 

iiber» 



7o8 N O V E L LE 

iihrt adi Cd f iure affé finijlrt k cMgtiéttfi dìtt 
M^ndo Mirrale OtUnio U fèrie de'/kei amori, ed 
ejfagerò cen tanta fanone le/kefa^Mt, che Ufi 
iiulUfì^coJlretta k mofirarfiimpietofita^fer nifi 
dichiarare inhamtna. Ella veramente era di ce^ 
fiumi cefi ra^gftati^che shauerebbe elletta la mep 
tefiu tofiùxhe comerrere in attiene mcn chom^ 
fia Stimo nondimeno ych* il fornire ad 0ttanio n^ 
fitoi amorifoffe lofieffoshefiruireaRa giuftitia^ 
poiché T lùrida p arena douuta k Ini^ ch'kprez^zà 
di tante perle di lagrime, e difndori rhanea com» 
prataModeftamente però fi gli offerfi gmrando'y 
che da\lei era tanto dote fiato Fernando per cogns 
to, quanto da Florida abborito per Marito Ringra 
tiola Ottauio^balbett ade per fifuerchia gioia finfi 
d^obligatione ajfettuofi^ma confufi.pofiia pregSu 
k portare a Fionda vn boccia mano Jl che efiegni^ 
to prontamente da lei diede motiuo all' Amante di 
confidarle neirauenire lèttere y amiafiiate, e pre^ 
fimi per la Sorella.Correuéno gtk tra icuriofi di 
Partono^ le cagioni deSa prigionia di Florida d 
ifiupore vniuerfale, e con piacere di colori^ ci^in^ 
ttrpretandofimpre male l' atttoni attruiyfifirmoi^ 
no d'ognt minuta oicafioneper dar materia k ma^ 
iedicex^ e diuulgarfitire. Mk gì' amici communi 
diHoratio. ed'OdoardOy vtduio, chetriifueUe 
due cafisaccendeua vnfoco d'inimieitia da non 
efiinguerfifin^afingue, fetofarono d' eprime rU 



AMOROSE T09 

mfjfìm mUaii:ondefiriJftro 4d HoraUo $bUgand^ 
le alrit$rno nelUCutk fiu ftr iempù^fh*€i no Jif 
ftgttéUuVtnuto poi^céildamtntt ttdHarono lare*. 
€tnciUA$ion€^dHorMo(htnch€ molti^ remttnuy 
fi coniente alU fine pur eh'&namo rinìkUffe Fio 
rida À Fermando, ed in veeejké riceuefie Beliafia. 
fer ldogU€.^ueHo partito fu propofio ad Ottani^ 
Uguale niente pago fi moftrituttotontentOj per^ 
the filo per qnefia viajperanadi liberar daUhio 
Uro Ufua Dama Fu dunque fi abilita la pace , t 
eonchiufe k noxxe con lefalfepromefie de&*AmÌ. 
te^quaUpoco tardo a capitare ^conforme Vvfafo 
nel Monafitro^tper dar contez,z,a a Florida della 
fiu non interrotta ftde por fi vna lettera à Sellar 
fia E/la (de già raguagliata delle dt lui prome fife, 
mi trattato della pace) fi lo cr€dea Spofi^ {negò di 
fortarlajupplicandolo ad ifiufarla-f orche non in 
tedta difiruirlo tteWauuenirtfitC altro titolo ,che 
di Moglie S^fpiriottéuio, e fi Himò infelice per 
qneBanouita^ ma più infelice fi pianfe Flerida^ 
qttémdo fi credi tradita,tfifi$ppofifchernita dal 
fito idolatrato amante ^ Dijfperauafi perciò finzut ri 
mtedie^ferck'il parlare co Ifito crudele fu fimpre 
méte impilile y eUfirimrgliprohibito da Bel- 
UfiMjcèe giàletradinenuta rtuale ^ dt^dente^ 
^lefa^ Ttttta dunqut ajfannétta pafieggiaua tHi 
Clnéfirip Ugrimando Ufit€ dtfperatc fperan^ 
u^ € maledicendo alUJirte^che fer vn" ingrate 



Ito NOVELLE 

tkauea indotteti cimentare U vita^ed s perdere 
iemo tempo U IthertaMafiù di tutte U terme»* 
tABsnoJèmfrt le memorie deljite Ottemo^ceraan» 
€ or a ^benché creduto tr editor e. TròttétunfiTernettm 
do 4 Rome^quendofu couchiufeU recomilietione 
ie quale feri già fi tratteuu\co l ^i\lui afien/e. 
Mentre dunque et s attende e per effoetnare i Ma^ 
trimon^y Ottauio liberamente frequentane U 'vi'- 
fitadi Bellajlajmportunandolafimpre co' preghi 
per indurla a fauorirlocoforme l^'v/atOypreJfo Fle 
ridd.BelleJia nondimeno reJijleuaaUe tentatieni^ 
perche l'interejfe la rendeua cofiante^ bemhe fi^ 
minaMa finalmente veduto tton potere con Upre 
pria vincere t altrui perfeneranza^mutè cefigUe^ 
endediuenuta cortefi^ porto di nueuo allafireUa 
f^luit-^ambafiiate^e lettere Refpirarono {entrambi 
gli Amanti per quefiofireno di fortuna , ilqttak 
tanto ditrò,quantò tardi Fernando à giungere ito 
Partenope Ma vehuto^BeUafia fife chiamare cote 
gran ceUrtta Ottauio ^a cui difieXhe Florida rif 
folta digoderfelo Merito a di/petto della firte ^ le 
fitppltcaua ad attenderla quella Hefia notte pHO 
lungi dalle porta del Conuento,perche qitella fief 
fi notte di/fegnauafuggiffifico^ Lieto l'Amante^ 
guanto ign'vnofipui immaginare , come quegli ^ 
-ehefiaua per raccorrò felicemente i frutti di Itm^ 
ghefattcbe^parti^^e con f dato ilficreto advnfer 
mitore^eoneffifitraiftroUnottentlpofio deter^ 

« mtneto. 



AMOROSE 11/ 

mfUto.Occorfi, chtrtrnéndo^tuldì, thtgìnnfi 
in Péortempe ( €h€ fu lofitffo dclPordim dì Bella^ 
fid) nMfmott vifitart la/poji, impedito da dof,u 
fisci a£kri^JkÌMtif da i/n parente, ct/k viua for^ 
Z€ÌlcMduftf€c$ Àpranfè.eU ritenne^ cena^ 
Tardi dunque Ikemiofi ddparent emende per op - 
férfi kgtincemrifinìHri deHa ftotte.prouidde al^ 
la propria ficur€z>za cmfiuolo numero/o dt fer ui 
armati Pajfòper Mcepta del fio viaggio daiCo^ 
turno Ji che veduto Ottauio Harjì immobile vici^ 
naalVvfrio il conobbe, non ricono fciuto da tui.Im^ 
magituitoji pero che vifitratteneffeper ale un far 
ta amorofo^ volfe rintracciarne ti vero, poftofiin 
aguato dietro il Vicino cantone . guitti con molto 
fikntié non molto sera fermato , quando vdt aprir 
fil'v/cio, tdauanzAtofivnpafo . vidde » Ottauio^ 
che fin venia con la Dama AUhor con gran furo^ 
n^vibtàta lafpada l'alali ^e con tanta foferchia^ 
riai'incalzsò^che'lttti/erofk corretto à lafiiare la 
preda per non perdere la vtta Tutto dunque cote» 
io Fernanda della vittoria proffeguì il fio cdmtno 
grandemente obligato alla fortuna, chef /elicerne 
uioc^ndufeÀvendicarfedelfuariuale^co'l ra* 
firglifn dulie braccia lapretefa Spofi.Ma giunto 
nelthalfitatione^ tenendo per mano la Dama che 
téciea.e me/fa Ihaueajeguito.vide allarme d*vna 
foce, eh* egli ftringeua vn* inganno, pere he Be/lafa 
mnFUnduerdrapituJtupSiS alterò f /degnò ed 

inter^ 



112 NOVELLE 

ihter regata làfanduìU deOa cagiùnt cht VuhUU 
go ì^ fuggire , eli A rtfp^fi^ Che vedmiafi /prezzate 
da ouatiió contro ti debito delle Jke fromeffe^ tetì ^ 
impetrar da hi cohingino^ ciò che le teegMM t/M; 
rigid/i oftinAtiorte ^onde fi finfi lUmàté VUrtdét^ e 
con ejfo fuggì. Fernando all' hors : mie Signore 
(rijpoft ) vendicateui ancor voi del voffrp fpreik- 
Zétore con lo ffrez,tatrlo^ e già cheUcaJivhipof 
tAtd helle mie mani come freda^ dine ni temi pre- 
datrice slegandomi coH vincolo di Matrimonio, i 
di fede Maritale Rtngratiolo Sellafia^ edtncerté. 
della vita d'Ottauio\dubitAua di refiarfinza fp» 
fi, onde gradi l offerta ^e tf nella fieffa notte cocèin'^ 
Jè il Matrimonio, benché fensba ilconfenfo difno 
Padre.Ottauio daW altro canto pien di dolore ^par^ 
tito daUa zMffa fi trono jenzaferite nel corpo, \mk 
fi prono doppiamente tradito nell* animo da geli* 
fia^ewergogna.^jtali furie tagitaKero ifneUa noi 
te lomofirò lafnariffoltètione^ che fn dì fuggire 
da Partenope per non mirar più quel Cielo ^che ti'- 
togUyu crudele ne Juoi amori, florida anch* ella 
ime fa U partenza della forelUfu per impazzire^ 
poiché tene per indubitato.che fi fofie fuggita co'l 
fuo disleale Ottauio Abborrendoduuéjui tulifaSn 
eie e tradimenti di quedoMòndo^ propo/ifrÀ/o 
fteffa d'abbandonarli^ m onacandofi^e s^hatterebbt 
'volontteri quella Beffa notte recifo $1 critu^fi qut 
fi' ai t ione non haueffe ricircaia vnapnblka 5§li^ 

mia. 



A M O R O SE '^i ^ 

miti rìdi il nsm^giérM, cbe/tucife^figìUcféhK 
wume r ombre d'ambtdMeglt aménti^firmi^ é doi 
ìm^tfitnh l€/iffQluu$m^tf€ndoff4rfrf€r U Cifi 
té Ufin$M dell' ingunné^t del Mé$nmome di Fer-^ 
mende kerdtiù feri ^ i emtdnie import Ane lUi^ 
amHer genere fernertdo €oHmez/o di BelUfis^ 
qBoMe dilUride^nulU tmbo^ fer l(k notturno ec 
eidente^dnxi accommodatofiélU neceffitÀ,concef^^ 
fé ed Ott etnie Id tanto f off ir età ed emetd tloriddm 
Cefi gtec^ndimente fi celebrarono t due Metrime 
ttif^e neUdperJonad^OttMiOtilfate mofirè^ che, 
ferigHOHviegntdagthnemini air acéfui/lo di 
fneUe/eliatÀ,nelle qnelt nonfonno giungere fer ^ 
teti da terrena frudenzA^ 

kkkkàkHkkkkkkkkikknkakk 

r 

NOriLLd OTTAVA» 

Del Signor 

- a 

• * 

■ 

GIOVANNI CROCE BIANCA. 

CLltàNEO rlèf0tMÌCMintlUrePtrttghtfi 
AftgufdtVH^MrMt per U Cittì dt l^shns 
éjime di fitniur mr«^ che lo Ubera^trt dsi' 
h »9ÌA\del €dld»/uimfr«mif4menteMrrefÌ4t9 4* 
m te/tn4rtifit^for«lt0^iil dietro vi44e:^je^ 



^ 



tf4 NOVELLE 

Ttccbié dùmniccÌMU^ che fipndeitdc lofiétgHuiiì 

d'vn'Opcimé ifi il cbiaméUM con U vpce^ e ci ini 

mumo.Affrtffétofiii CUtùntéferfétiét U ndfctii\ 

tccnriofitk.dUgUdtfit. E coR Signor mio olm 

fdjfati finx^é éccorgirm di me? E già vnkoré ci 

qui vàtttndò^ftrcondnfui mecoonc/opete. CUu 

ntù alt bora yhtnche nnlU U cono/c ejf e ypronumie* 

$efinfip delirs/corfi^edùffertolSAdvbbidirU 

fMTti^ùno entrambi Seguine tseito i/ gipuine\ C4* 

àdliere UJuu e unni a guide frkfefieffo cénfiderl 

dOififrofpera^udémuerfifhrtunufojfe per effei 

$1 termine del/ko viaggio MàUgioutntùreprij 

JtU confiderattoni con U fperanxAd* incontri 

quaUbegiocondo^eftra$mo amnimentoda narn 

tra i cottanei.Boffo non brene camino, ferttenui 

À capo d*vna contrada itntrodujfero in vtòkai 

i^ione^cbemtfirandofafio nella froffettima^ 

tufauagli babttanti di non volgare caditiono.Si 

hronolefcale fenx,a impedimeto^ed afona entrn\ 

si meUajfala^furono incontrati da vna Dama^ a 

farebbe co far fa bella anche a faragona della /hj 

fa Vimre^Hauea domefticotbabito ,ma lejue bgi 

Uzs^ veramente fi mtirauauofiraniert, foia' 

fembrsuano ^^fnuiedtt^ieloAmfaUidìy 'ed ai 

ti la Dama à viBa diCUtoneo.dalèi, ni. affette 

neconofciuto Msegti^cie con faconda gètòtilez^si 

foteudfar riffUnderale molte frarogatiue ^ che IK 

nndeano fingoUro^ con foéue maniera ffocm 

d'éurm 



AMOROSE i/y 

it Erri Bar le il timore y^ccutandoU d'effere vene- 
UpffitutrU nùnfero0nderU^ cbhligdte coji 
mn mem dal debite dt Cdualteri,<he dal comad$ 
Ma/na guida, chi kcdfe.incentrata, à queft'ef- 
fetiiilcendmf e Acceria/i albera la Dama deWin 
^nedelU DeHniecìueU. mnmediocremeiefdi 
^uUa^kdijfiEti farfteltid§ vicchia iche quejli 
fa il Sigiar Cauti mie Citgi no?. Giure tlCiele, chi 
driterne di mie Mariti neuvue chequefte tu$ 
faUe reHi finta la deuuta fena,Signetefaggtunfi^ 
fei {voltataftvirfe Clitenee) veifite fiate prefo t 
erreri da cefiii^Faueritemi ferì di compatire al» 
kdiliifeiecchizz^, i rimediare ali* errori coH 
pirHruiJubite^poichila voBraprefiuzA fuofar 
mditt i»mi ifuilli colfe^ che fino abborrite an* 
iheddlfimmaginatione Clitenee finza b Adare i 
mufii iommandi^replicì molte offerte di firuirU 
m ^M dai Cugino, ma vedutela alterar fi molti 
fà^ffolfi di prender congedo ^efartirfi Non ers 
Émrfiifi li fiali ^quandi la curiofiti , che fitoi 
i0kéri i cuori feininilipunfi f animo della bel^ 
ma Ardente defidìrti di fipere, chi egli fi fo fi 
Iàe0é Caualieri.Cbianoatoloperò lo ncchiefifit-^ 
fOfreeeBodivilerlofopire.perfarlo effaminarii 
ia^Ja della propria innotenx>a in cafi, chefhffi 
iuaifMta pnfio elMariti.^ifi'infianza no piac 
^f tonto al Cauàliin.chi già vedutala /degna-^ 
ii^itijcyejfa il rieircafii. f farlo pojcia cafii» 

H z gara 



, ii6 N V E L L 8 

g>4redelJÌ9mMV0l0Mf^Ì0 errore Dtìikràt^fefi 
d'iffgMnarU , im vecPdi rtfpmdtrU chUméirfi 
ClUMto VlorUHÌjUdi([e eJStre Kedoifi Argiui^E 
la famiglie digli Argim delle Nobili , ma delle 
meM€0n/pic$$ediUsionM,fi€kt Clit9He0 fiéd^ili 
il /ho ingAnn$filà mimmi di Redolfi^ ere dut$& 
non v^éfiere alcune d$ éfnefte neme^Mk egli fnpfe^ 
neM ilfàll$if$khe ve ntra vne^gieuine dnch'e^ 
gliy di quéUid non /prezzatili. In qneHa guifa 
Clitenee fckernite dalUprefria opinione ^ efhdif^ 
fatta U dama neUaJka inftax^ajiceti^ydtfpaf 
ne dagli occhi. Mentre con tali auuenimitijcker* 
ifÀua la fortuna neW habttatione della I>4mai era *\ 
giunto ned opcina di doue gii Cljtoneo s* era par 
titoMlfonfo Ferrati Nobile di n^iia grande^ e 
di molte fortune ma fi sgarbato ne portamieti^ che 
fembraua il Padre del Rifo, poiché ouuntfue prati-t 
aaua ilfacea nafcere ^uefii s*era inuaghiio di Se 
talba Moglie del Cote Dorotei^che tale era il nome 
della Dama vifitata da Ctitoneo ^come sedette di 
JopraMrniuala Alfonfo con molti affanni^ ed ella, 
itgradiuajefiendole fiate caldamente raccoman^ 
datodal proprio Genio giomaUMapofciaJpendem 
de egli prodigamente per comprare ogni minime^ 
bene he finto fauere^ilgineco ficonnertl in vn* ite* 
Urefiata affettioneXemnale Ritalka in centimut 
/peranze^rataggema ordinarie tcen che fAuari^ 
tèa donnea vuagC Erari degli sueaieri incauti^ 

ritutU 



A M O R OSE 117 

Jmlmeme vtdMtP^tbe H guarda, & ti tifi {ccwt 
ftMft troppo prdtkkti) np9i tr^tnc più in gra png 
giipfoffù Alfmfi^ ^ff^lfi d*tntr$kmrÌ0 a par idre 
ft(9. G$d etléy gettatogli daUafinifira v», wgfìetf0 
ibéUid MHìfatOi, ibtjptdinbbtptrfintty in qitéèe 
io Perebbe attendendo nell" ojfcina dàlU ftèl^ 
iéyfer condurlo in tempo oppor$nno\E quefiafù U 
fcio€€4^he prefi in erroreClitoneo in vecefijt. Gin 
éoduqneAlfonfi nell'oleìna xbie/è à ijeruiti.fi 
o^muifoffeeépitato alcnnép^oitenderi vn Caualie 
u*A che rifpofiro e fi effere ntenuta vna dioniccim 
la^ed anche partita con certo fignort^noconofiint^ 
da loroVednto/iaìboita Umifero Alfon/ofiberni-- 
to^tutto addoloratolo {degnato fé gefii degni vern 
mentadamnonerelapietàedilrifòinvnmtdeG^ 
impunta. S^aggittana aguifa diqueifkochi art^ 
fciaU^che accìpjcorrotto tarla con 'uolo-^chejepH 
"HciUa^ne già 94/ tedtà determinaiojegna. Cefi 
fkriofamenrejcorr<ido anck effe f partì finalmett 
dà quello contradtJafiiatigi'aSfanti coltici di fin 
ptìt^ € di contonioMài^taWa dai'alttocMto^Jò^ 
iiffattadeHapfefentcAyegentilex.xÀdiClitoneo^ 
fnirofi infifieffa\e riflettendo in Ini il penfief^ 
fé najcere info ieffa wta febre amorofiJn qnefts 
pifa diede i dinedero^ciè ache in amore l'tmma^ 
giuatione partorifce il enfi. Già ere fedo tloi ogni 
éipin tljno male tm ripofauuy perche patina, noto 
HffirauaftlHOmente^periheJoJfitJttta imefiato^ 
' ^ ^ H z temente^ 



118 NOVELLE 

umenu Tdlbora Ucddun^ dagli occki e di de U^ 
Igrime verdctaccu/Atrici dt peii^debùU^t temidi 
erdtHdrie d' ànimi affn^ùméti . PerfuadeuaU 4- 
more con ijlrind mtdtand à cercdr ilrtmedió nel 
Id cdgime delfae male md Ufrenduane tfef petti 
del MdritP mdjcherdti co'lpretejlù dell' bene fi k. 
Finalmente lepa^eni ritennte ienfpejfe degene* 
Tdne infurere.ondeld nefira infeìma paffatada i 
f alimenti alfimpétienzee dalPimpattem e alljf 
rifelntionL feri ffe il feguente foglie al /no eUfir 
derato Clitoneo. 

Signor miot 

Non bò prosate già mai propitie lefielle^fi nato 

albera, cbefm cortejemente mirata dalle vofirt 

fnpille^Care Sìellitpoicbe in^n punto mi donairh- 

no non mi freffaggironf te felieitàCoS piacele al 

CielOycbe per vani rt/petti lénoit banep diuertiti 

(fuegfinfluf^gentili^cbe bora bramo^ eebefarfi 

fono per ibsedere in dartio Siami paleje^ Stg.moùy 

ebe if mando il e a fi mi fi conofiermiJa vofira pre^ 

(enza mi coftrmje ad amarmi^ e la gentile xj:^ moI 

sdorarmi Hor piacciamit non mi biafmareje ardi» 

Htetente mando à ritromarmi^potcbe ti cerear l'ieim 

it, fbe s*adora,non è mancamento^ma debito Wot^^ 

fei bamerfortmna di di fior r or mi lungamente, mm»^ 

4ifregmtr4tftr$rtttj9tt9k mi$ fittefire dofjpm 

ledile 



W kW 



A M OR OSE ii9 

kiui di mut^iidvmifigM dtlvpfirc Mrrim$ €$\l 
ftHUMtr€f4iÌHUÌLfélmAM9XÌjfd€gméU '^ifif:^ 

uit déur imrt€ éUU v$ftrA d$u$ti^m4. 

Retalbt^ 

t 

Cbi»/M qutfié Ietterei^ tfigiUéU^ vélfi ntfsfi^ 
fttijmttéi indrixAMrUkcUt§n€$^méi vi Ji riffe if^ 
00 me di ILfdelfeArgiuiyceficredutp cheeifichi^ 
tneffe. Fatte fefcia vettire dff vmfdat§ vìcìm 4f/ 
molte /per iettZM negl'affari del Mede le fregi < al 
demente del ricaf ite^^dattegti à credere d*tjfer^ 
fi età mandata da/ne Marite che albera Ji trematu 
kngidalla Città Ma Ufialtre leffefeà eie , cke 
efaynendimeneeffiiedeperjetea di velgaré cendi^ 
tim^iefferfi di /èrnirfr eneamente per le fferaif 
^di éj^e!gmadagni$€ke danne ti neete alt efer4^ 
^idi^*amm$ vili. Rkenà dnnqtte qnefii fer 
laCitta rhahitatiene dt Redelfe^e ritrenata le li 
{Inamare dandegU il viglietta cemenelta cantei* 
UStnpè RedolfeyC benché le dineefiraffe^fn nen^ 
dimene creditts dal fer ne fint iene ^ ciò e h^ era atm^ 
mratiene cAiedena eglt dette habitafie ^etefia eU 
mejt qnalefiffe la dt Uà cendittene. ^nejticri* 
datele he Redelfe^ngefelefaecca^ stmmaginh 
eMcyejLùdi raprejentarc ti medetne ferjenaggia^ 

mde à tntt0 rtjpefi /mpre cete venta, bem^ 



^lo NOVELLE 

àffimti MdÈintMiiéM^tieffenibnéLturMUdcgh^ 

mdHitl ttnUf v^Umieri Ufmmnd^delibtri d'$b^ 

hcd^r dUd €trtt/€ Retslta. Le r^rifft dunque:^ t 

TÌngtétUtàUdiféim$T€€0fiTÌgmMrdtm$U^ s dèh li- 

gi, i/frèzicàUf 0g»i imc$mmpdej d'eficgmir i di Iti 

€9mméndt Prùmtddefer0d*4rm$yed'dmìciferU 

^efridficurezjùd ifint di non fdrer tmfrudeu^ 

mentre fi m$HfMd tmfmdicà. Gmnfrentfid deli^ 

hu^màche tutto fen/a per la euftedid dtlcérfp ^ e 

fHtUdfer Cdtttm$^cù9t$ejecì0,€htr^vgmdglid dite 

fere VdUfie^^di ciùcche U difiittgtteddUe fiere. 

Tettutd pefiid tbord dfuntdtdficeridufie d Retdl^ 

hdjd qttdle fi (ruttò cefipretttd itt dttèmderU^came 

ftrttìdd in brdmdrU. Gii eUdd gnifd delle Stelli 

dilCtek hdtted dd vndfitteftrd difitd tdfiiejfoBM 

idficcid d mirdf Cmthre ttetittrne. qudndo/vditie 

ilfigne^volè tiù cerfe dddprirgli tvfiieJnuirelte 

eonvocefi^meffdddintrednrfi^ ed egli def^oHd 

egni fojpette^lietdmente vbbidi Fu dccolto dalla 

heild in vndfiànxM bdfidjfens^ lumi, perche cefi 

^fiehiedeudno k cdMelle^e qttiui le tratte tte depfm 

dfàerficiplimentitrd dilettile delitti Mi RedaU 

fio itmpdpente difdperequdlgrddo di mente l^hs^ 

àefie jelleudté dUdgrattd di qiteftd dema^C imporr 

tunaudfpeffo i dargUette contezza ed elU^ becine 

eredeffèichejeherzidffe^ lefodisfecedlUfine^nar^ 

féBdegli iljueeefiff^frimim di Cip^nee^Giurb^t 



• 4 



AMÒ ROSE jiT 

hitÉRed9lf9 di Hw hautrnmtia di qne^o cafiy 
Mi'tlU biÌHhtduttUJft di dtSiartt famigli s^f 
k fkruifdmtmt i prender vnd lume^ tur 19/4 tur 
4i t^nijterefefegnauA i s'era veramente dèfls. 
Ternata f9ii Rtdoife Jceferje l' inganne ^ nendi^ 
mene vedutole gteuine, e eredntelv Nekilefe nUe^ 
ifttù raceerdamdefi.che la fortuna non ]è crttdele 
ifna»dotommnta,ma tf nandù ra fi/ce ihen$.\Fiac^ 
^e à Redolfola vect^ta della lume fef mirar anr 
th'ei la corte/e incognita^ tfodisfatto dèlP ^fp^^ 
te, àf puntarono ton ftacerè d'entrambi gli ordiàà 
di tiuèderf finente. In qnefiò mentre Alfìnfifre^ 
mea di /degno, e di Gelofia^fa^oni y e he rendendo 
imfttice amore ben quo fio lo fanno incrudelire.' 
Conjigliaua però il modo di vtédtcarficonfuoici^ 
fidenti fra qualiji troni chi gli figgere di man^ 
darli vpa lettera con ifeguentifentimentiu 

Alla diflcalt Rctalba. 

Si vinefse in te qne IV animo nohil^. ohe prtfe^ 
^mt far ebbe d'buopo di rimprouerarii ì tuoi mi 
camiti^ potthe la propria confi Un za tifiruiribbe 
dirimprouero e di flagello Ingrata Retalba^tipa 
re che tlmtodtuoto affetto meritajfe vn fprezzo 
tofiingturiofif£lual fenanonfiffertì pn te volo^ 
ùtri nel cor fi dv nanne intiero che ti firuìj. 
^al debito non adepijiV ole fii fede figretczicay 

pre- 



AMOROSE ijf 

t^M dt' vicini cénuitntféirfi éknné dim^ftrà** 
^tmtiE quiutrécc^rdogli^ cheli té f€ de' Nol^ili 
itMn9 viuere,non/$U litigi dalmdie md snche 
de ifeffetu del male. Injemmé éjue/id Venere firn 
gtUMcoJi bine U e afta Disna, c^bduerebbe ingam^ 
ndid Anche Uftefid duedutcz^XA. Pidccfue grdnde» 
mente al Conte $1 vedere cojigudrdignd la ìivglit 
in materia che unto ingelojìjce l*oftntone degtr^ 
haomini^ onde f$kferfodisfdrU\, che per timore 
d* Alfonfo.fromtfe dt mortifcdrlo. Chiamo dun^ 
i^tèeaUnnifgherri^cheloferntuano à quali ordì» 
no che vadtndolo trdnjitdre foneffero mdno dWar 
nn^dfidUdttdolocoin impeto grnnde^ md tnito dpps 
rentetpoiche eglt bramauafolo d'atterrirlo, non Jt 
atterrarlo Pochi giorntpajjàrono dalV ordine dir 
Ufecnttone perche Alfonfo (emendo Viro de gli 
Amdnti Umpi^che in momenti fpdrtfcono rtnonh 
i filiti paleggi tu per h afialtto con molto ]furore^ 
t sbtgotito fuggendo ,f è vedere vnaridicoU cae* 
eia tra le confufiont dell'apparente tenzone. \Hof 
iorred ti mtjero come veltro^ horconfufi ] intoppa'- 
najìér tmplorauajoccorJOs hor ifiàmme taceé^ i 
tocco da ifuolche/pada benchejenza ferita^ tutto 
credea/endentt^tutéoJhccaie,e tutto piaghe mof^ 
tali Infatti tlnojtro amante ha pr guato ver amero 
te tn quel punto ^lUdnto/id crudele dmtnte neri^ 
maje co^ intimorito , e he per lungo/patio di tempo 
m pensò giàmai à Sietalba.fiacejje pur alcietè 

ehi 



ttn NOVELLE 

thsuia itiddtu À cimentare U viu^ ed é perdere 

Unto tempo la liberta Ma f tu di tutte la t9rmtn- 

tauanofemfre le memorie deljuo Ottauiù^cara an* 

eora^benche creduto traditore, TròttauafiferfBanm 

do à Roma^^uandofu conchiufala reconciliatiom 

la quale fero già fi trattando col -^i \lui afen/i. 

lientre dunque eis'attendea per effntmare i Ma^ 

tri$tton^yOttauio liberamente frequentaua la «i;/* 

(ita di Bellafia .importunandola fimpr e €0* preghi 

per indurla a fauorirlocoforme P'vfato^prejfo fio 

rida.BeUafia nondimerto refifteuaalle tentationi, 

perche tintereffe la rendeua cofiante^ bettche fi^ 

minaMÀ finalmente veduto tton potere con lapra 

pria vincere l'altrui perfeueranza^mutò cofiglia^ 

ondediuenuta cortefi^ porto di nuouo allafiralU 

fiiluti^ambafiiate^e lettere Refpirarono [entrambi 

gli Amanti per quefiofireno di/ortuna ^ ilquak 

tanto dftrò ^quanta tardò Fernando à giungere im 

taritnopeMavenuto^Bellafia fi fé chiamare coto 

gran ce Unta Ùttauio,a cuidifie.Che Floridu rif 

finita di goder Jelo Marito a difpetto della firte p la 

fuppltcaua ad attenderla quella Re^a notte poe^ 

lungi daUa porta del Conuento,perche qkeUa Se^ 

Ja notte di/fegnauafuggirfific^^Ueto VAmantt^ 

guanto ìfgn'vnofipuè immaginare y come quegli, 

« eheftauaper raccorrò felicemente i frutti di lim» 

ghe fattene ^parti^^e conidato ilfecreto advnfer 

mtoreyotoeJfofijrjtsferìUnottenelpefio deter^ 

"" 7^" " minsti. 



AMOROSE 11/ 

miMiù.Occor/è , chtfernéndoquetdì, che granfi 
m ?MrUmp€ ( €h€ fh lofitffo dell' ardi w di Beffa- 
la) nanfm9tt vifitart U/poJi^ impedito da doh^t 
fiicidjfkri^fiidiifdd 'on perente, c/jì vìua for^ 
z€ilcenduftficé kpriunfi.eU ritenne^ cena^ 
Tardi dtmque Ikenticf dédparertt emende per op * 
^p$rfikgtÌ9§€ontrifiniìiiri detia notte ^prouidde ^ /- 
U prdphajicurezza eenftuolo numerofo dt Jer ai 
armati Pajfò per necejjptà deljko viaggte dal €Ì^ 
utntojiche vedute Ottauie Harfi immobile vici^ 
nùatt'vftio il conobbe^ non ricono/ciato da lui.Im» 
maginatoji pero -che vifitrattentffeper ale un far 
to amorojfò^ n/ol/t rintracciarne il vero, pofiofiin 
agnato dietro il micino cantone . ^mai con molto 
fikntio non molto ter a fermato . quando vdì aprir 
GVyfcio^tdaaanzAtofivnpafo , viddeOttauio^ 
che fi 90 venia con la Dama . Affhor con gran faro^ 
, re^vibràta la fpada l*a^al$ye contenta foperchia* 
ria Vincalxjò^che*l mi/ero fu cofiretto à lafiiare la 
preda per non perdere la vtta Tatto dunque coten 
to ttmando della vettoria proffeguì ilfao cemtno 
grandemente obligato alla fortuna ^che fi f elicerne 
teloe^tulnfeÀvendicarfidelfitoriuale^-col ra* 
firglifin doMe braccia la prete/i SpofaMa giunto 
m^habitatione^ tenerlo per mano la Dama che 
taciea^e mefia l haaeafegaito ^vtde allunile d*vna 
faee^cb'egUfiringeaa vn* inganno, pere he Be/lafia 
moto Fktida era rapitaJtapt/ alterò fi fiiegno ed 

imer^ 



112 NO V E L L E 

interrQgdià làfandutU dtàa, cagione ct$t VMti^ 
go Sfuggire , eli A rifpofi. Che vedmtdfi JftesxAté 
dx Otuttiò contro ti debito dellejkepromeffe^ ieù 
impetrar da lui coninganoy ciò che le negana z/na 
rigtda oftinatione yOnde fi finfi t amata Flortda^ a 
con ejfo fuggì. Fernando aU*hor a: mia Signore 
(rifpoft ) vendicateui ancor voi del vòHro/prem* 
latore co n loffrez, tarlo ^ e già che*l cafi 'uhi per I 
tata iàOlU mìe mani come prtda^ diuenitemi pre^ 
dAtrice-^Ug^ndomi col 'Vincolo di Matrimonio, a 
di fede Maritale Rtngratiolo Éellafia^ edtncertn. 
dellavita d'OttauiùjdubitauA di refi^arfinza fp& 
fo, onde gt adì l offerta f quella fieffa notte debito^ 
Je il Matrimonio, benchejen&a tlconfenfo di/ka 
Padre.Ottauio daW altro canto pien di dolore ^par^ 
tito datta z,uffa fi trottò jenzkjerite nel corpo , \mì^ 
fiprouà doppiamente trajfitto nell'animo da geló^ - 
fia^ewergogna.^jtAli furie tagitafierotittella noi 
te lo mofirò lafita rijfolutione , che fu di fuggire 
dà Partenope per non mirar più quel Gioiose he ti'- 
togli'fu crudele ne Juoi amori. Florida anch' ellét 
intefa la partenza della forellafu per impazzJrej 
poiché tene per indubitato.chefifof e fuggita eoi 
fuo disleale Ottauio Ahhorrendo dunque talifmSn 
eie e tradimenti di que^oMòndo^ propofi frÀ /$ 
fieffa d abbandonarli monaca9tdofi^e s'hauerebkg 
'volonttert quella ^effa notte recifi ti critu^fi que 
fi' attiene non haueffk ricircata vnapnblica sUi^ 



AMOROSE /// 

mme r ombre d'ambid^egU amami^firmi^ i da 
kn^e freni le/iffelt$t$$m^efendo/p4rfi per U (ìi$t 
tiiéfims dell' Ì9fgMH$^e del MàSrimome di Fer^ 
nendetierdiioferi^ i euitéHié import ah4 l*ac'^ 
qmSer gemere Ferondo eoHmeze di BelUjU^ 
quMe di FUridd,mulU tmrieffi per leèHo$tmrne dc 
ùienteydHxÀ dccemmoddtpfi dlU nece^ti^cMcerm 
fi ed Ùttduio Id tdnte fojpirdtd ed dmdSd Flcnddm 
C$fi gt$c4nddmente^ celebrdrùne s due 14dtrim$ 
mj^e neUdperfend d'OttduiOtUfdte méfirè , che 
per igHùH viegmdd gt huemimi dlV dcquiBe di 
tpktUefeUeitd^nelle qneli non pernio giunger e per ^ 
uùdd terreud prudenza. 

mikkkkkkki^Àkkkkkikkxk kk 

r 

NOVELLA OTTAVA, 

Del Signor 
GIOVANNI CROCE BIANCA. 

CLltàNEO rUrtUmiCMutlitrePérttghtfi 

àjiM di fètnitér mure, che lo libefAffhr» 4*1- 
h mUiltl cdUU,/%imprMùfimeHte srrffiéitoJm 
IH» téfrt 4rìifit^fr^éU0ifi i^ Pietri vi44c^fi^ 

^ "" ' V€C» 



^ 



114 NOVELLE 

TtcchUdonniectMU^ chiJcfnJemléU/cMgliwè 
d'vM'0pcÌ9$$ kfi il chiamnué e un U véce^ ecSU 
mMù.AfpnffAtéfeit ClttoMùferfaùdr U nafctm 
UcurioJitkMtàgUdtfit. Ec$fiS4gwrmio 0lirt 
fàffkit fimx^éccùTgerià di me? E già vmh^ré ch§ 
^MÌv'dUi»dò,fir€0ndi$fmmec00H€/4p€te, CUt$ 
nto alt hord ^benché nulU U comfce^typrontdme^ 

$€fiu0dtltréfcàrfi,tdùffert0&ddvbhidirU fi 

fdTti^ùHO emtrdmbi Seguind tdciuUgionini, Cd* 

ùdliere Ufud cdnuidguidd frdftfitffù tMfidert 

dàyfi fr0fp€rd,dd dmt^erfdfirimmdfijfe fer ejfcrt 

il termif^e delJÙ0 vidggi9 MdUgi^t^entù refrtf^ 

JèU €$nfidtrdtiùni c0m U fpcrdnxut d* incùntrdt 

éiHdkhigÌ9c0ndù,tfifdnn$ dmenimemt» dd Hdrrsr 

tri icHtdntiMoff$ non brtmt cdmim0, feruemmii 

ìcdf0d*vmd€0Htfddds"tmtf0dujftr0Ìn vxfAdbi^ 

td$Ì0mt^chtm$ftrdmd0fdfi0 mlU pr0ffettÌMd^ me* 

tmfdtédgli kdbttdfHi di mèn V0lgdre icÌdi$Ì0mi.Séd 

hrdM le fedii fenz^ imf edime t0, ed df end emrM' 

Ìimtidfdld/iér0n0imc0Htrdtiddi>HdDdmd^ che 

farebbe cìfdrfd belU éunhe d pdtdgene delU /ttf 

fd VimreMdtàed d0me/Hc0tbdbit0,md UJue btt^ 

lez:^ verdmentefimùirdHdmfirdnieft , feickt 

kmhfMdnù ^^ffmttdtt^iehAmfdllidìy 'eddmm 

ti Id Ddmd d viiid diCliidnee^dd lèi, ni. dffettéU^ 

ne comojciute Mtej^ì^tbecènfdcenddgintilez^iéi 

fiUnifdT rifilemderèle m0lt€fr€r0gdtine^ che /# 

nndiém$ fingeUn^ €0nfiéuèe mMnietd fhcurm 

d'dr^ 



AMOROSE i/y 

J^éirreBàrU il timore y sccutandoU i^ejfert vene- 
Up€rfiru$rU nùnf€ro0nderU^ 0bhligd,to coji 
mn mtm dal deh t$ d$ CdUàltere^the dal carni d$ 
d(lU/uMgì$tdà,€b€kcdf0,iìfC0ntr4td, à qutft'ef- 
fiti§ ilcénduJsV Accorufi élhaté U Dama delfim 
gémMdetU DiHmcdmaU^mgHmediocnmcif/de 
gndU^U dijfe Eii férftdlidé^ vecchie che quefti 
JU il Signor Cerne mie Cugine^Giure tlCiele, che 
si riiormed$ mie Mefite Menvnè chequefte tu$ 
fitte reHifinZék U deuMtd fenn^Signete faggtunfi 
fH {vùtutéji verfe Clitenee) vei Jete fiate prefo t 
enere da cefiei^tauer itemi feri di compatire at» 
lèdi lei fiieccbezzutj e rimediare ali* errere col 
fattimi Jubite ^poiché la vostra f re fenzA può far 
tredert in me quelle colpe ^ che fitto aòborrite an* 
fkedaUimmagimatiene Clitenee fit^zA badare i 
fttefii cemmandt^replicè motte offerte di feruirU 
p$ veci dil Cugine, ma vedutala alterar fi molte 
ph>trijfdfi dt prender congedo ^epartirfi Non era 
tmerfiife tefiale^quattde la cnriofiti , che Juol 
intére i e tari f eminili punfe F animo della bet-^ 
ladi ardenti defidérie difipere, chi egli fi f offe 
Ipnfii Canatiere.Clnaneateloperò te rtcchiefijot-^ 
nefretìBe di veleria fapere, per far lo effeminarti 
wmffija detta prepria innetenz,a in e afe, chef off e 
imelpMta prefie $1 Maritè.^efi*infianza nopiac 
ipepttnto al Caualitre^ehe già vedutala fdegna^ 
U^JUtbiti^ch'effa itrieercafieffarlopojcia cafii^ 

H % gare 



, 1/6 N V E L L « 

gare dtl/M mp» v0l0mf^ió strare Dtìi6er4t0feri 
d'i^gMnarU^ mvec^dirtfpndtrU chUmMrfi 
ClUù^eo Fior Uni, ledile eJStre Htdolfi Argiui^E 
iafamigiid digli Argivi delle Nobili ^ ma delk , 
mtMconffictètdiUsyonét.fitht Clitonto ftahiU 
ilfm ingdnwofolò mlnémi di Ridolfo^ ere daféS 
m» vomire alcmnodt tjHtfto nomt^ìii egli fuppf^ 
neud il/alfoiféìcèe ve nera vno^giouine/inck'e^ 
gli, di queliti non fpnzZditU, InqueSagmifi 
Clitonto fchefnito dalU^tùfris ^f irniente efodif^ 
futtd U dama nella Jké in/Hx^é^Ucetio^ydi/paf 
uè dagli occhi.Mensre con tali auuenimèHjcbet* 
^ua la fortuna nelT hatttatione della Dtmay trs 
giunto nell oleina di dotte già Clitoneo s'era par 
tito^Alfonfo Ferrati Nobile di no/cita grande ^ a 
di tfoolte fortune ma fi sgarbato ne fortameti, che 
Jembraua il Padre del Rifi, Poiché ouumfue frnti^ 
caua ilfocea nafiere J^uefti s'era inuaghito di Re 
talba Moglie delCou D^rotei^he tate era ilttnme 
della Dama vifitata da Clitoneo ^come s'è dettò di 
Jopra.Serninala Alfonfi con molti affanni^ ed aUa. 
il gradiuajejfendole fiato càldameme raccem0H* 
dato dal proprio Genio gionialeMa pofiiajpetodem 
' do egli prodigamente per comprare ogni minim^^^ 
benché finto faueretilginoco fi connetti in vn* im\ 
Ure^ata affettioneXwenaU Retalka in centirnnn 
/peran&e^ratdggemaordinarié^encbe f Attori* 
tia donnea v9UgF Bratti de j^ ^noateri incauti^ 

finaU 



A M O R OSE 117 
ì^iBéilmtme vtdMtP^cbe Hgudrd0, & tirifi {come 
ftuirt trppfo prdtkMiè) mì$ tr^nofiu ingràfug 
giifnjfù jflfmfi, rifolfid'tnmdwlù a parUrt 
Jfm.Gid eHé^ gituugUddHafmfird vnwgtittH 
ihéuté Muffate t, thtjftdirtbbtjtrfindy U quale 
U fldfthht àtundtndé ne&'^pcwd ddtldftèl^ 
Uyfir c0ndurh ìm ttmpù 0ff9rtum0\E qutfidfu U 
f€i$c€d^ki frifi in tff0rit€lit$nt$ in vtafiji. Gii 
tèiuqntAlfonfinttt'ùfftctHd.chiefe iéjtruiti.fi 
Éim9ifi0Ì€éfi$dt§ dknnd^d-tundtrt vn Caudlie 
U.A chi TttfùftYQ ifi e^ire i^enuta vnd d^nUcèm 
U^tiàmhtfdtMd c$m ^€Ttojign§rt^no€0n$Jcint§ 
ddhrpVednuJldUfitd $lmifiro Alfinfófcberni-- 
t^^mtidddùhrdH^tfdtgndtoftgtfii degni vern 
mtnuddmnonereidfieii edtirijòin n^nmedefi^ 
m punte. StaggittdUd iguifa diqueifuechi urti^ 
ftidU^che d€(itè fé ertene fdtid con 'ueh^thejeprt 
^màBd,negidWéùtedtddetermindi$Jtgne. Cèfi 
fntiefdmèntefiertìde unck effe fi patti findlmett 
ddquellecentrddtJdfiidtigi'dBdnticeimidifin 
fMy e di centenieMd Mftd&d ddt ditte cent e^Jò^ 
iisfdttddeMdpfeJintcd^e gentile X.XÀ di Cliteueey 
titiréf infifiejfd\e rifìettende in lui il penfiefty 
feuejìere in/è deffk wtu fibre emerefiiJn quefis 
pùfd diede d diuedere^ebedche in dmere l'tmmd^ 
giudhene pdrterifie il tufi. Gii crefiido ìlei egni 
éipik tlfue male ni tipefdudypetchepdtiud, non 
f^pTdUd filHeenemelpetcheJefi^iMttd intefien^ 

Hi temente^ 



n8 N O V ELI E 

temerne Talhord lecAduMdégli occhi c4Ìdi lé^ 
Igrime veràctAccufAtrici dt petto debole ^e beuidi 
ordinane dUnimt afféi^omm . PerJuadeuaU Ar 
more con ifirina mtdtctnd à cercar ti rimedio nel 
le cagione del fio male ma lafrenauano t/of petti 
del Marito majcherati co^lpretefio dell* bone ftk. 
Finalmente le paloni ritenute ber^fpejfo degene* 
rano in furore, onde Mi nofira tnfetma pagata da i 
fatimenti alPimpatitnM.edaltimpatienie all^ 
mpintionù Ccrijfe il fegueme foglio alfno dafi^ 
4iraioCli$oneo. 

i > 

Signor mio» 

- Nm io protrate già maifropitie leJlelUffi toom 
alhora. e he fui cortefimente mirata dalle vofir* 
fupille^Care Sielle, poiché itowto puntomi donuiri- 
no non mi freffaggtronf liftlieitaCoS piacele al 
CielOyche per vani rtjpetti totton hauefi diuartiti 
i^uegttnflu^gentilt^cbehora bramo, ecbefcrfi 
fono per chiedere in dart^ Stani paleje^ Stg.moàa^ 
ohe éfuando il e a fi mi fi conofieruiJa voftra fre^ 
ftnzami cofirinfi adamaruitO lagentilex^xui étd 
4d or arni Horptacc$am ^^ mi biafimarefe ardi^ 
Umente rttando k rittouarui^potcha ti cercar Vld^ 
iOy che scader a^tton e mtmcamentòjma debito War^ 
liti hauer fortuita di difiorrerui lungamente^ mk 

itfregwitrutftrirmfittgU ma fi»ejlre do^fm 

Uditi 



^ w». - . ..«« 



A M OR OSE iig 

Uim di MUt^tivmifigM dtlvpfirp mitìm €$\l 
fercM0t$erefélm4ÀpélmaMMjJ2ligMdte 'vijuf^ 
fUipque^inHMaffcitMfi^Jèpure ^ouffCUndt- 
Hit ddr$mrs€ éUU v§firs d$H$ù^ms. 

Retalba^ 

Cbiu/s él^fté Utterd, tfigtidtà^ v$ljè mtafi^ 

fftàJcritÉd indri^uc^rU À Cl$t0Me§.m£ vi fi riffe ^ 

m m di ÌL€délfoArgiui^€0fi€f€duH che tificbi^ 

mdjfi. Fdttp f^fcid venire Afe vmfdét§ vicina df 

m dtéfperiems ne gV affari delliìda h fregi e al 

imtntidelricafita^datteglik credere d'efferj^ 

fiata mandata dafne Marita che albera Jt trauoM 

lungi dalla Città Ma lefiaUre teffefeààè ^ cbc 

era jaer^dimeneejfende perfetta di velgaré cettdi^ 

tieitejefferje di/èrttirfrettiamittttefer le ffcrsttf 

Mdiep^eguadagtti^ebedamtietlt^te alF ofer^* 

tieni da^'aminet vili. Ricerea dtàH^ue qne/li fer 

Ucitta rbabitatiette di Redelfe^e ritrattata le ii 

chiamare dandogli il vigUetta cete tteelta cajntel^ 

U.Stnfi Redelfe^e betfcbe le dimejfraffe^fn ttem^ 

dimene creduta dal fer tàafitet iene ^ ciò cb^era am^ 

nuratiene Cbiedetèa egU deue babitafie ^nefia ds 

ma^ qnalefeffe la dt Ut c^dittane. ^nejlicra* 

datele be JRedelfejttfgefielefiiecca,, sttnmaginè 

encb^efiedi rafrefèntaretlntedemeferfettaggia^ 

HMf^ a ttttt$ rtjfefe Jmfre cete venta, bembc 



NOVELLE 

mofttàfi di volerU ctUnMdJlMlmeme Redo^ 

'affetti MlUtenuMM^ideffèndondturMledi'gioT 

ma fini tiftur voUmiUri Ufonuna^deliberi d'ob^ 

btdir aUs afrtt/d Retatf^d. Le rtfirijpt dunque^ t 

tingfétiéuU difaiu re cefi riguardeMlt ^ sehblà- 

g^t (fi^èziMt^ pgBt incemmedo) d^efieguir i di Iti 

eommendt Preuidde fere d'armile d'émiciferU 

fropyìaficurezizMÀfine di mb parer tmfrudete^ 

'^ mentre JimeHtaua impudico. Grawfrenefia delf 

huemòche tutte f enfi per la cujl odia del cirpp . e 

^nuUa per l'antmo, come fi ciò, chtV^vguagUa alle 

fere vatefse^^di cii^che lo di ftittgue dalle fiere. 

Tetttna pofiia tbora apuntata fi conduf e a Retala 

"baja quale fi trono cefi pronta in attènderlo , come 

feruida in bramarlo. Gii eUdà guifi delle Stelle 

dil Cielo hauea da vnafineftra di (ita cafàeJpoHn 

Uf acciai mira^ timbro notturne, quandoy^vdito 

ilfignOyVolò no cor fi ad aprirgli t'vfiioJnuitolh 

con vocefiùtmeffa adintrodurfij ed egli depoBo 

ogni fojpettojietamente vbbidi. Fu accolto dalla 

bella in vnafiànza bafiafins^ lumi, perche coJS 

^ficbiedeuano le cauulle^e ijuiuilo trattene doppm 

dOterfi coplimenti trÀ dilettile delitti. Ma Red^U 

]fh impapett/e di fiperequal grado di merttol^bét^ 

àefiejolleuato alla gratta di quefta dama^P imporr 

tunauajpeffo à dargliene contezza ed ella, becAi 

eredeffkichejcherxiaffe^ lofodisfece aUafine^rucr^ 

ftatodogU iifi^€tfff^frimfn di Ciponeo^Giurà^t' 



AMOR O S E Ili 

hwtnRid^ifidinwhautrnmtiadi qut^o cafi^ 
mii'tlU bththt duéifafe di de Sì are $ famigli, cer 
kfimfimtnti à frtndcr vna lume^ iuriefa'ùùr 
di ttmJ€€ftftfignauA i s'era veramente deja. 
Ternata foia Itedt^lfeJcPferfeV inganno ^nondu 
mtmvedntele gteuine e tredmeio Nobile fé n'at'^ 
étnò rac€Orda0dof,cbe la fortuna non ]è crudeli 
ifuondotommnta.ma quando rafifte iheni^Piac^ 
epie à Jtedplfola nect^tì della Imme per mirar an^ 
th'ei la corte/e incognita, tfodisfatto délP offet-^ 
io, kff untarono e on fiactre d* entrambi gli ordiàè 
di riuèdtrf finente. In qnefio mentre Alfénfofre^ 
meadi/degno,ediGelofia,fa^on$y€b€ rendendo 
in feiict amore ben quifo lo fanno incrudelire: 
Configliaua fero il modo di vt^tcarfi con fuor cé^ 
fidenti.fraqualif trono chi gli figgerò di man^ 
darle vjta lettera eonifiguentifentimenti. 

Alla dificalt Rctalba. 

Si vinefsein te qne IV animo n§bd^. eh f refe fi 
Oiomifarebbe d'buofo di rirnfr lucrarli i tu^tma 
carnè ti ^ foichelafrofria conjàìnza tifiruiribbt 
dirimprouero e di flagello Ingrata Retalba^tifé 
re che tlmtodtuoto ufettomeritaffe vn ff rezzo 
tofiingturiofif^al penamnfiffertì fer te volo<^ 
titnnelcorfodv nanne intiero cheti fcruij. 
^l debito non adifi/lFolefiifedefegretezp:^^ 

pre- 



^aò NOVELLE 

moftrafe di voler la ctUrt.MAfnàlmeme Redolfi 

ìtjftmtt AlUttntéti$Ht^td€ffendo»Aturéit€d€gt9T 

UAHitl ttnUf voUntitri UfùrtunAydtlibtri d'é^ 

btdir Alle cortt/d Retalba. Le refcrijpi dunque :,t 

TtngfétiàuU difdué re cefi riguardeuàle , s'oéiii- 

gif {JflrtziUtif egm iffcemmedej d^ej'eguir i di lei 

comméfidt Preuiddefered'urmi^e d'umici per U 

^rop>iu/icHrez,ZM kfine di non furer ^mprudete^ \ 

^mentre Ji meìtr'uuu impudico. Grunfrenefiu deW 

huomo che tutto pen/a per lu cufiodiu del corpo ^ t 

^nulUperl*untmo^comeJec$ò,cheV^vguAglU ulte 

fere vutefie^^di ciòcche lo di fiingue dulie fiere. 

Tenmupofiiu tboru upuntutufi coridufe u Retul^ 

^huylu quule fi irono cofiprontu in uttènderlo.comt 

yeruidu in érumurto. Giù eUdù guifu delle Stelle 

dèlCieU huneu du vnufineftru difnu cufueJpoUu 

Ufdcciuùmiru^ t ombre notturne, quundo^i/dito 

ilJegnOyVolò no cor fé ud Aprirgli tvfiioJnuitollo 

con voce fiùtme/fu udintrodurfi^ ed egli depoHo 

ogni hjpettojli^tumente vbbidi.Fùuccolto dulia 

betlu in vnufiànzu bufiujenjou lumi, perche cefi 

'ficbiedenuno U cuntelUye ijuiuilotruttene doppu 

diuerficoplimentitrù dilettile de tiiH, Ma RedoU 

jfi mpupente difipereqnulgrudo di mento Phu^ 

àèfie Jolleuuto uUugruttu di quefiu dumuyl imporr 

tunuuufpeffo i durgliene contezzu ed eUu, bechi 

€redtfft%chejcherxiuffo^ lofodisfeceulUfim^nur^ 

fé9dogU itj^^^jf^frimpy di Ck$on€O.Giurùmt' 

éoru 



AMÒ ROSE tir 

hmìitdèlfì di i$w hautr nmtU di qut^o cafi^ 
4ni'€lU behtht duéifaffe di dtSiari t famigli ^ cor 
ftfrriù/amenti à frtndtr vné lume^ iuri^fétùr 
di xpncJcertftfognauA i s'erd veramente dejia. 
Tomaia fifiÀ Rtdolf e JcPferfi l' inganno ^ nondh' 
mene "vedntele gteuine e tredmele Notile fi n*ae^ 
éettò ratcordémdofijcbe la fortuna non le crudeli 
fusndoirommnìa^ma quando ra fi/ce ibini.\Piac-' 
qne À Jtedol/bla ^ect^ta della lume per mirar an^ 
tk>ei la cortefi inc^gnita^ tfidisfauo délP afpet^ 
io, appuntar ona con piacere d'entrambi gli ordiàà 
di rinèderji fruente. In quefio mentre Alfénfifrt'^ 
meadifdegnOyediGeìojia^pa^oniycha rendendo 
inftiict amore ben quefio lo fauna incrudelire.- 
Configliaua pero il modo di vt$idtcarficonfuoicÌ* 
pdtnsi fra quatifi troni chi gli figgerò di man^ 
darle vfta ietterà con ifiguentifintimeuti» 

AJla dificalc Rctalba. 

Si vinefstin te queir animo nebii^. eh prtfe^ 
Ofo mt far ebbe d'buopo di rimprouerarii i tuoi mi 
camiti^ pò te ho la propria confi iinza tifiruiribhe 
di rimprouero e di flagello Ingrata Retalba^tipa 
re che ilmtodiuote affetto meritajfe vn fprezze 
tofiingturiofift^al pena nonfifferìi per te vola^ 
titnnelcorfidv nanne intiero cheti firuij. 
^l debito nm adepqìFoleftifede figretczz^ay 

pre- 



iiz N O VE L L E 

frtftnti tum ti diedi ìEdhptt^fertbtnféhhémdi* 
niìAhcbefùrfcfti $mu per tormiHurmi firn fti\ 
%n iemfe^ perche t'Anuty h$rd pèrche mifihernp^ 
fciJet'àdordi^trudete perche mirando Vetcejfe 
di tue bellex/ie t'bh credtttd Dittiitd. Hor hdtun^ 
domi tu ingttnnéM m'haidtfi^ganfiéto.dicbiétrt» 
detifeminAyedétnc he volgare CofiilvitterejexA 
i tuoi affetti mijèmbraràperditayémijardfirtu 
naMa nonandratto impuniti i tuoifalli.Sfor%à^ 
TÒ mefteffo^e contro U mia belU/pietata gridare 
,^n e he fi muonano a punir U-^ ò i fulmini del Cii- 
^U a l'tre delContjO ti4o Marita. S apri ben dir ato^ 
ch'io ^ch'altrt hàgoduto dell'amor tuOy e per veto* 
dtcarmif Arò finalmente conofiere qtiOìoto * vaghe 
il tuofiiegnato Amante. 

Alfbnfo^ 

Peruenuta éfuefia lettera in mano di Retalha^ 
ella s'ingombrò dt mille cànfufioniydubitattdo de 
i configlteri ^on della perfina d'Alfonfi, Ricor/e 
però alla malttia arma da dìffefit cohtmune della 
meggior parte delle/emine ^^(tfialefitggerì di 
tender tìffid te aie infidte e peruenir c^n le accuje 
ilfuoaccufiitore. Atte/e però il ritorno del Conte 
fiio Mari tOyC /eco di/correndo jglidifie^cbe Alfoto* 
fu ferrati infidia l'honor dtjiéa caja^ figuendolà 
ouuncjue capita-^ e fre^fuentando giornalmente la 
£ontrada:Che di luipocoficura^nondtmeno^cbef 



AMOROSE ijf 

fi^ttù dt'viànt cénnUiuférfiéUnné dsm$fird^ 
tmt:Equiu$r4cc0rdogliy cheli cé/i de' Nettili 
itMne viuere,Mn/$U Umgi dalmdie md anche 
ié i /effetti de i male. InJemmA éjueJU F enere fi m 
geuM cefi bine U cafts Disna, c'hduerebhe ingam^ 
nstd Mnche lafiejia énedtftczzd Ptdafue grundem 
mente al Cónte ti vedere cefi gnardtgna la ìdoglit 
in materia che tanto ingelojTjce l* e fintene degtr» 
èaemini, endeftuferfodt5farla\chefer ttmert 
d'AlfenJòyfrctm/e dt mortificarle. Chiamo dnn^ 
queaUumi/gherri^cheloferntuané àqnali erdi* 
nò che vedendolo tranfitare fonejféro mano all'ar 
mi.afiaUandolocofn imfeto grande^ ma tntto affs 
rente^fwiche eglt bramauafilo d' atterrir lo^nond^ 
atterrarlo Pochi giornt fatarono dalV ordine air 
ttfiec notane forche Alfonfo (emendo Viro de gli 
Amanti lamfi^che in momenti ff art/cono^ rtnonè 
i filiti fajf oggi. Fnferè afialtto con molto ]fufore^ 
e sbtgotito fuggendole vedere vna ridicola cac* 
eia tra le confufiont dell' af faremo tenzone. ^Mor 
correa elmt/ero come veltro, hor confufi \ imo f fa'- 
na^bor tmfloranajoccor/o^ hor ifiàmme taceép € 
tocco da ijnalchejfada bemhefenxA ferita^ tutto 
tredeafendemt^tutiojhccateie tutto f toghe mor» 
talt Infatti tlnojtro amante ha frenato ver amero 
tetnqnelfnntoijuantofia t rude le amante neri'* 
ma/e cefi intimorito , che fer Inngo/fatio di temfo 
Mnt femògiimai à Retalba.PtateJJe fur alCielè 

ehi 



TI4 NOVÈLLE 

thtqutfte medie me fQf^tTù praticati JiiUnU »ef^ 
M^ndù.firche f$rji mpltì cuori giàuamli feriti Jm 
gli ftrali di CufidofifanétrtbberofenzA i lenitim \ 
^eÙa iorrijpondtma delle dame ^& il ht/kfncdeì 
idtorgratid.CedèRetalbadi qui He àuemmeme, 
nenmenefer ejferefirf ite felicemente jhe fer ef^ 
fere fiato /na inuentione^tAntoPhumanu mente fi 
compiace de* propri/ farti bechedeffof mi. Xefiatm 
poi la tempera deke minacele d'Alfon/o,\eHafrC' 
quint ama arditamente le pratiche con Redolfì^af 
fidata dal proprio ingegrtt^^ che kprometted &rm^ 
tagemmidajòtrarfi da tutta pericoli. Ma lama* 
litia in quefiù Modo non sa tejfere tele, da cmoprir 
idelitti^chet^nfianotra/parenti^vndenenaficy \ 
che d'impr&tnfo vcnganojcoperti^ quando pi» fi \ 
crederne e elati, Ripofaua t animo di Retalba fvtui \ 
placida calma^quando dal Marito fu auuifais^cir 
et dififegnaua partir per laViUa quella fieffa fer et. \ 
Sifinfi ella grandemente addolorata per quefiajè 
par at ione amarà.beche hreue^ma in effettogiùèui^ 
per lo commodo di introdur Redolfofenza rtjpetti 
Ritiratafi pero in vna fianza^fingedo\d*aprefiar 
'^na valigia per lo Marito frrijfe alt Amante inup^ 
tatoloper quella notte aff horafoltta.HaueailCi-^ 
te Dorotei pochi mefi prima di quefia partenzjcf^ 
lieue tntereffe dt robba promojfa vna bte contru 
alcun t Caualieriy i quali più ferini, che ragiotee^ 
itoli erane rtfiolutt con la merte del Conte di trotta 

r4f •" 



AMOROSE t25 

edfiMtfi i Utiggi. Bieitriptri Verdine di tdmu 
fititfMtezZd À éfMdSfr^di qntfiàoni^clK ntlMon- 
d$hénn$UribAlderiéf€rc9 fiume k bt fi ernie ftr 
vnzÀ ,e gli éf^nij fer fr^€^9ne ^^Hthepr§ 
ueiuH d'armi^nofi/ifHta U partenza [dei fi^nte » 
fitrdsfiràrne C0'lfku9rt detémbrt notturne vici 
ni édU cafi di Ini per ut tender I04 Stanano majcefii 
in fifa c^mmede alhor4<he Rtdol/iy di nulla teme 
de ginn/e^ cén Cvfttefigne éuuiso Retdlba di/un 
vennta.Apend eUdgli i^snes aperte tvfiio^tfuÌd4 
didelfe j^diioUfirepite de gtaffA^iniy e or fe. per 
fnggiT4^ma non heibe nitro jcmtpo^ che Hafie^n, 
eefkdelC^nte^itue/^ragiunt^ refti ce^fi gramme 
teferit§,chefn UJcèatJt moribonde. pere he fu <r€y 
dutomorto. A queUòfirepitefi deHo U contrada^ 
tddccorjeroi vicini per fiuorrer^^ ma riufii va-* 
ma ognidihgezayejfendo i malfattori fuggiti. Por 
tate leittme^fn ric^nefctuto U ferito il quale in^» 
noltonel proprio /angue 6 raffomigliaua al volto 
diRetalba^ che a gran caratteri di rofort la pu^ 
blicana tea, falpitanat infelice datioafifpiraua^ e 
Un amart lagrime dirottamente piangea nelC al* 
trm maJe anemie proprie fciagurt. Pregò gli afta 
ti aprùttedjere di Medico^ quale venutola racco^^ 
fili ito parte,per/ua/alacJ^e le ferite dell'amante^ 
ancarche graui^toentrame mortali Ma e ih che gr a 
éemenu l'o^fltjp quella notte fu il nonfapere con 
fut'artt/nggireiginfti/degni del Marito Vhù- 

mano 



iiif N'OVEILE 

méM ingegno tutta via n$n ì inmeche s^eftingué 
ftr vnjèmplicefofio d' autr fa fortuna EgV e rag^ 
gto CtUHt^ che neirhuomo non ceffa di jf tendere 
totalmente Je no quando ceffa d$ foggtornare Fra 
il torbido dunque di quegl' accidenti no manco di 
fommintftrar a Retalba ilfofiolume d*vnà fcujk^ 
Jè non in tutto ver ffimile almeno in tutto non re-- 
pugnante Leinf^iròdijcriueralConte il giorno 
Jeguente.che laftefafera della fartenza di lui tr^ 
/eguito granfirepito d'armi fitto lefae finefire. 
ch'ella dubitando chefoteffe ejferui intereffato^o 
lui fieffojò qualche feruo di cafa ritornato fer al-- 
cun affare^aferfe fvjcio.e ricorfa la mifchia nettai 
e,aja 5 vi fi trouò finalmente ferito vn certo Redola 
fo Argiuifekzafiferfida chicche moffa a compaf \ 
fionet hauea fatto medicare con int emione dtcom . 
fignatlo à f noi far enti y' venuti^ chefojfero i rice^^ 
uer lo Gli huomini fero ronfino cefi ftoHidi^ forni 
fé li finge chi f retende d'ingannarli II Conte Moto 
crede aSe fuè: fi y immaginato/I ogn* altro ma^. -^ 
Tutta via la difimulatione offendo arte dagrandò\^ 
€ volentieri abracciata da tutti^fer ciò^anch'\ei^ 
moftrò credulo e lodo la moglie non meno detlajof^ \ 
lecttudtne frefa fer lui, che della cor tefidv fata d \ 
ft^mo Ma non tardo guari à ritornare tnlla C^ 
ta,oue daffa moglie gli furono reflicatele menmo^ 
gne, e dalla fama narrato il vero, fi e he fi trouò im 
neceptàdi ringr^tiar frafefi^o ^ififi nemUà^ 

ehi 



A MOROSE itr 

iluffiJendi d'vcciJerlù V bérne Ano vendicAtù. 
lì^^mi fio mentre Retdlks nonceffaM giornalmen 
te di defcriuirgU con motti rezÀ le angofite , ed i 
Sntnors ^titt per /ofire filo deH'armt e per lo fan 
gm detferitOj^l titUle gii fottuto ntll^hkbitatione 
di fité Padre doffo ìnolts patimenti ricupero U/k 
hte Tutto fingea ti Cote di credere altd buona mo 
gliele per ingannarla p$u felicemente ^ lafciauafi 
giorttaimente ingannerò. Anzd moftraua^ più, 
che mai inuaghito di lei;^ onde fico U volle nellu 
ViUa.iuogodefiinatoadvna vendetta crudele. 
Giunti fuiui,tl Conte la trattaua con molte carej^ 
ze,o/c4 dolcOpcbe copriua la punta d'vn dmo vele * 
n^yn giorno emendo la beUd andata à diportsrjf 
àolgiurdino, eglifi rittrò nella fianco dt leià pre 
ar il colpo fatale. Era quttti vn poggiol^abri'* 
pdioattoleychedominaua t amenità d'pn coffe 
fici^Retalbafine/iruiuaperdelttia, vf* 
Vialhoraà prender aria. Procuri lo fde guato 
con vn ferro dentato d'indebolir tutti ifo^ 
i del poggiolo afine^ eh' ella fi precipita fe^ 
tfi^che con la caduta di quefi* Angiolo pre ten^ 
H di far erodere che t Cielo fofie fu fatata qual 
emana tenzona Ma non furono d'huopo quefii 
ìtffiti y ftrche il CieUaffumeU querelo de gk 
mi^e procura di vendicarli, finca eh* egli « 
iMkr vondicarfifi confiituifiano rei. Hot alba 
nìfiice prima di torufat tteUhahitoiioni sporco fa' 

da 



lif N O V E l I E 

davehemeìtte Apo^Uj^é^ cade friuà di/eHfi, e 4$ 
vùdi» vnfuuto mtdtmo. Cofivi. Tofta féìrif. 
«^ chi troppo fah/ct. 

HkkkkkkHkkkk kkkkkkkkkkkk 

NOVELLA NONA, 
pel Signor , 

I 
I 

CIO. BATTISTA ROCCHI- 

< 

1' N efHtlUpirtidtlUbeKUàlUy dou€c§nptk 
. d'argento tkéeftofi p^pggU V AdrUtico^oco 
ÌH9i^ dall' arene ^ chericeuonoin tributo facqu^ 
dell' ÈJÈySÙ le fiondo di Ini alza gloriojk fronte 4/ 
Cielo ^tà Regia ^c Le dal fondatore^ e dalmidtfi* 
Ikofinme il nome ha prefoln qntBa Patria heibe^ 
ioonèraii natali Palmirio giwane di queOe qnsli^ 
tà\c he fi ricercano in perfifnaquietM.iitronanJofi, 
tgìivnico JetfLa Padre. dr in età fippail fifto /#• 
fiKO.p^nsò diproueder U propria céfa digouern^ 
ifefie^o di Con forte, procurando injiemtmintt dì 
Jatitfare al debito delta natura col dar ofira mlU. 
Jucce^one%& i qfteijentime/fti, chi d^U^umum^^ 
tà vengono conff^nicati a noi afilla participatiouft 
dell' ejfere modejimo Poco lontana di Ufi ripojk 
monpicciola Tené^douep^r^eheU Fortttné nomji. 

M 



AMOROSE 129 

jiàfiigndU di ripontre in qualche parici tefirl 
ùlUndkiiPd, e delle ricchezze ^utuidoppoU 
merte dijagdce Vecchio rim tfefim U cifrd dt tre 
fràteiii germéni jRo/klkn.fatiulUdi^ng^Ur bei 
k^za^U qiuU dal Padre fìiftdi^ik per public 
the firttàére U dote in numero di tre mila fiudi 
da shorfarkfittttti al tempo del Matrimonio Fu pé 
fio in trattato daperfima^collaquale etyno ^ egli 
altri hauenano molta confidenza^chej fratelli del 
UDonz/ellayoleJferoaccafirla in Palmirio JEptr 
the thonmrate conditioni,che in lui fi riìrouAuana 
ferjuarfiro ad applicart$i l'animo i due di mag- 
fior età ne diedoro parola certa benché jenza tlcS . 
mfi^ansxifenzaejpreffafcitma dell' altro%Cofi 
vima Pàlnftrio in queftafperanzason tantrimag 
fior applicationti quanto ella gli accrejceua > *f con^ 
m^tldefide^io del futuro diletto. Mentte egli fiso 
•mS preparando per gli fponjali^ che doueuano fi^ 
Mpnre,gtunje in ca/a di Palmirio vnforaHiere M^ 
^foM tjttale poffedeud alcuni beni in quella C$i'» 
'l^e eh' er a filito, qualunque volta vi fi tras ferina^ 
J& alberare con lui. x^efii condujfe con se altri 
^éae^chedìxìeuano di venire per nego t io di gran ri 
Ueuoie ftariin^ntefi tr)ittennero nelle fianze dei 
medefimo^ebene e fi erano di pro/ifione dtjirejtm 
to^f orche vnoCapitano,e l'altro Dottore , nondom 
meno tvnoperjeruitio delti' altro s erano in quefi$ 
pxtovtnti^ eonfoftdendol'efier guerriero, ecom^ 

I figlier0 



ijo N O V 1 L l E 

^lierpd'Àmpre VenniAUfim tdiltkmfùdififi^ 
Tdrfi datUftdmhez^za foruu tfai viaggi$ , fere he 
imfrMÌJkmente ni fu froHiduto ifi^csemé de 
fùterli ncifure^ ntcijfiti dt cérttérfiPdimitU k 
dcrmirt mi UttOt the per ilfirafii€r0 Dettgre fk 
defiinéUP SfùgliatHUnfieme, tféffkte alfmnt h9 
re^chtrsmogiU À frendtrfinm .Mmfùieué ptmt^ 
quieUfJiU mente OrgenU^ uffeHAUdfi quegli in 
ini modo AuHtdutòftnt Pédmtri$ pensi prémiers^ 
. mente. the ì^dffdnnévtniffedéfU fi énchexMi. ma 
perche ^^eninepelefate de quelchefoJpireySentà 
de che i wéggi del mere fine éjnelli, che intredn* 
€ùnó Uffez,zA neffenimù je vigiUzA ne ipenfieri. 
£gid ch'egli ventuefert^te À vegliere eeff altrui 
peBane , velie elmené celle /cienz^ eSer pertecipe 
del treneglto. Ne richtefi cen ittertÀ il cempegm* 
Ed eglt cheficredeuA di mederper le lehhre fue 
ri delpette l* incendio fu premiamo i/keUre l'in 
terno fi» con queBeperoU Songiìpeffktt due un» 
etiychepiu de Amore^the ddBe fortune fui defiir 
9§eto elgouerno di vne Terre^ch'ì di qui non leto^ 
tene (e (fui nominò quelle medefime^ch*ere lepu* 
erie di Rofelhé ) li mi legè tsnimo t'emicstie dà 
n^n Sig Diego N • col ifuele di tei modo comunicui 
f effetto^che poi venedofim diuifione tré lui , e due 
freteOi ch'egli heuee. e perche Vintereffeportujt^ 
>eo i litigi, nefiendo fri di loro difftrenxjt^ the de^^ 
eteunno effer ter minute delle mie )giurifdittiotoe% 

fici 



A M O R O S R ìjr 

fe^ì efperimetdre a/famicOyci/e di m^lta MUtàriti 
/0pra l'4rhttrio huméino il c$mandamtnt0 dtltaf^ 
^feitiQne.SaperateUdi^cóltd dtl foro fi come egli 
Ji conobbi rtmjifi à me obhgdto , cofimoUt comptu « 
cerfi d* offerirmi tuitOy che dipendeua dalf»o po^ 
Uro.E per ddrmi contrufigm d'dmoreuolezAafpef 
fimi cenduceué ad alcune riereationi tnpaeje ik 
nnciwffimo.ch'i dominato dai gloriofi fcettri di 
Sertni^ma AltezMi In qnélla Patria ^douefoleua 
egli condurmi tratteneuafi per educai tono vna So 
retta di lui fra e hiufi alberghi dì Vergini. Edi ti 
foarriuò fintrinfcéezza noftrayche noni/degna* 
ma di trasfìrirmi con efo lui aBe vijite et land so di 
queSa Signora.^uefie furono per me delitiefi.ma 
pagate àc^fiod* Anima. Perche nel mirar quella 
bell^ma Donzella rimafipriuo della liberta* Tut 
tamia fi come nonconofiefangufiia della carcere^ 
chi ha feto imprigionat e le fue deUtie^cofimipar^ 
. ne di hauer ricuperato me fiotto ^ qual hora da certm 
iecorrifp$ndenzifuiapcmrato.chela Dama eru 
parimente predsiii Amore per li meriti della mia 
riuereza,già che no pojìo dire delle mte codiiionò. 
Da tal purità di penfiori^e dall' amicitia di Diego 
mfijfMlimetato nel cuore vn dejid orione nella mi* 
^e vnafperama di ottenere per mia Spofa la bella. 
Eccome h fui pronto a parlarne al fr aie Ilo di lei 
^tfi^Uli ^i eorri/pofi co ilpiufedel termine ^ch* io 
pte^Jferare dalkfua corteJia.JUacquefràdinoi 

l % Jcritn 






V» NOVELLE ; 

firiitmra^cke c§nclud€ua il parentadi. Mk primi 

di puilitarló vùUe egli fierttamtnte far cke ritPTm 

majfe infué cafi UforelU. Tuttofi mandò ad efm 

ftttùfontuétlmenticomefkdeftimitè. E condotte 

U fanciulla dite fidHZidtq^fio^ch^era il fratti^ , 

lo minore^con anuertenza^che nonfotejTero antto^ 

der fine gli altri dne maggiori^ io te toccai la ma^^ 

no facendomi riconofiert da lei por Marito. Con 

quefia confilatione io pregai mio Cognato , che ta^ 

ceffo il JegHitofin^ che partendo io per far prouifio 

ne in patria de i necefiaryper le nozze, farei colà 

ritornato^cheJegHireibe inbrene. Ed bora apputo 

fono di viaggio a qneft* effettore fpero di celebrare 

dimani queft*lmenei.Ben" e vero, che mi fi riferii 

fce come il fatto fiapalefi agli altri fratelli, e che 

ef^ per impeto di non efierne fatti conjapeuoli^ ne 

fiano adiratiyO vogliono impedirmi radépimento > 

de*mieidefideri. Ma io dimattina affai per tempo 

Jpedirò me ^0 à Diego accertandolo della miave^ 

W^a.chedonraeffere ad vnfm podere ^ukfariy 

th' egli mi conduca laforella, co^ il confenfi del 

ofuale nafio/amente la/pofirè.Penficon quanto af^ 

fanno vdifie tutto il racconto Palmirio,chida i ca 

irafegni della Pattiate de i fratellt puoi credere^ 

eh eglifi rendefiecerto^che la tiozelU^nella quale 

Jperaua di marit irfi il Dottore f offe quella ^efiuy 

eh" era /lata promejfa in Maglie àPalmir io mede^ 

fi^j^J^J^^fa^fi^^^lgi^rmen^ mancM^ 

nafoU 



AMOROSE i// 

^fùU di/kfire il mme dtlU dsma^qMMndp, cadtà 
U ilfiré^iitt in finm profondi fmo^mimnfit^ 
fitgUpfitrouauA ftr ilhfipM nelle delitti ffersg^ 
4t^dstU di lui hced l'inttfe . Imperi che torpMié 
ggli Àfi/firare e(clàmò.J>eh Signora mie RofélhéSt 
^^Jlo nome di rojij e di Albn portò egmélmonti 
fpint él cuore ^e tenebre alla mete diPdlmirio fri 
le cui punture ^e nella cui cecità credè di riman^^ 
refrritOyVccifiy efepolto Fine Imente fi finti Jpro^ 
jfdU di cercar lucanelU inuefiigationt di opportH 
ni rimedi. A gli Amanti dittengono/acilifme à ri 
durfi adnm piano ancoiepiù eleuate Montagne^fjt 
altarfi eguali alle cime degli Appenninici più cm 
pi fini delle vallt profonde Venuto ti dt^p^ta,'» 
UéTegli fuòri di cajafabricandp inuentioni dapé^ 
nere in rouinal' altrui fperenza. Mentre andana 
palefindo coirefieriore della fronte r interna tur* 
batione^s* abatte f via nella per fina, che mex^zana 
era Hata per concludere l' acca/amento con lui. Vt 
dntolo cefi penfierofi,diffe quegli^che non era tepio 
di malimonia^ mentre doueuafi applicar Panimio 
alle noz^ze PalmtriOy che fcrfi haueua defiderata 
O^afione dt sfogar quell'amarezza, che teneua cOf^ 
lata nelfem^cqfir0ofi alle parole dell' ameco.Ed 
ancora volete prederuigmoco di me? Ah Stg tma. 
Lejptraze deuono effer cibo della mta animale già 
eletti adolc trino f altrui palatoì E* forfè colatoi 
mencie la SigJ^falbadalfratelUmsttorefiada^. 
> / 3 ietto 



• JI4 NOVELLE 

U in iff9frAdvn certo Orgtniù Prefetto Jeffd lor 
FatrtMÌE come ciò "ve fAleJett(foggtu9ife ti mezoA 
me ) ^efie i voi ttott imfefu , {refltce l'altre. ) 
' Bdjliut fole di credere ^che il tutte mi e giunte if/- 
P orecchie cetigratult^ms confidi zut per ^ tocca di 
! chic certtf^mo del/atto AirboraCamicofacedofi 
4f far ire vn rifo rtelle latra, perche rtajcejfe da lui 
quiete aU* animo del giouaae rifigliò. E 'verò^ che 
Diego voleua tradir t/uellafattituUa donado cefi 
^ notti teforo à colui, eie tton mertta di mirarlo^ ed 
à quefi* effetto fi la conduffein cafa. Marifafutofi 
da ifratellt maggiori t già fiatikto ile entrar io y 
tiffoluendo efsifrtma di vccidere Rofaìta^cbefer 
metter ^ch* ella fiaMoglted*Orgenio So ancor que^ 
fio ( dtffe Palmiriojma egli ihe n e confifettole^ 
^ queftajera di najcofio fi trasferirà in ntna wlla di 
Diego foco lontana dalla Terra^ & hi già/fedito 
^iglittto a lui ^forche vi conduca Ro/alta^ ^ff^^^ 
configretet:,z»a diffofitrla Duunque {jdifiel*ami- 
€0) a que fio fi forgerà non meno ilrtmedto^ E fitti 
H dtlit orarono dimandar ancor eglino ferfina à 
fofta àgli altri fratelli della Dama^narr andò loro 
eonlettere il diffegnato dal Dettero Giunfi forfè 
frima quefi'auuifo ondefin&a dimora vmti al^ 
4U9U altri farentiy Iettarono di cafa del mirtore co-^ 
4ei^ e la conduffero netta f re f ria. Il Dottore , chtfi 
trasferì alla VtSa inteja da Diego la d incolta dà 
Ottenere qnelchecredena di hauere inpttgno , A 

eonop-» 



A M O ROSE nf \ 

€$m0Ue €4ngi4tù ilpetn^ ik^erd vnuferMH d^4* 
jméTt in vn Etnédtjdtgn^^ $»d€f€nf^alji$0€fm 

fégnù CéfitéLM Vn^iaSiTM d$qU€fi$ t€»$T€^ 

» 

Le FiTtuwé^ibefiùlimfidirtMcqmfiù dei di- 
lati ^U49tt§ fmò^ferthé rie/cane f§i d$ mdggi$r e? 
ftlsMne^vuele il/iù hpggifrpfù Ufut mdl^mtk 
fir imgrdudin Ugiiit de $ mieiJpenféU. Dmii$9^ 
sbe nemJipetféMoJkferéire l^éirti eemrérie^cbe r# 
quékbe impete.Efeube mi ritteme qué fàlere fi fée^ 
mieréjlme ne€e£dri0 ibe vifitrdsferifidW'.Sd 
due /ermi bene dtmetp lljke valere mi fremette Im 
ftcmrex,zd del neg$tie,e U Brettezz^a^cbe peffs/ri, 
di nei m$ fi ricercamele cen egni cenfident^é » t 
m'd^cmrd^cb'elU verri per cen feUrmi^Gedrh dà 
efer ebligste d'egni mie cen/ente diTefers diV^S. 
mIU quale me 



obkgdtifs.SertHterteferente.OrgemK 

Il CdpitdUPycbefi be dàUd natura era fiate féw 
eerite bueme di gran flemma-,nendimeneyfer atm^ 
bieiene veltuaeffer Siimate quel cbe nen era.Di 
enede^ cbe àgmjd dtCardene tn cemediagenfiattm 
fefiefiedtfume efdceuagenfiaraltrt din/a Rtct 
fiuta la lettera del fue parente Ja leffeco varie mt$ 
tdtieni dt volte. Pet diffe i cbigU haueua pertats 
Ucaria^cb' egli farebbe andate jmi cbe ne baueus 

i 4 armi 



\f4 NOVELL B 

érm$daf40€0y fenx^a te qu4U hm V0Ìi0é fdsLr U 
Ji$^^itaìf€iHcd9idcun0 Ft^rènglitrwétifchUf 
fi tpift9iecifìtrmtàlkif0gt$0 MaegU che^Mleué 
Uherar/t da ^uefidfacenda fi fi usò con dire, chi 
mH v^Uud 4d$f erare altr^ar^i^che le f reprie, il 
f retare, chefividde mancard'^uute per ma delU 
vieiertsuadelViroj ricorjtknuelU del cenfi gito. 
KiterrA alla patria, fk 4ncafadiPalfmrie:tcel 
Capitane fìée Parente^ co'l ferafiiero Medicei^ 
f con ralmirie^medefitne , r acontò il/no ^ccide^ 
4e, fonedo inconfièltaquelchedouenafarfi . il 
Capitano per to£lierfiì qualche occafione^ che po^ 
teua nafcere di ponerfi in pericolo di morire^dice^ 
ma che lecoje d'Amore vanno /uperste dalla patio 
:M^e dalla fagacità^non dalla forzavi' altro forn^ 
S4ero.chefarebhe ottimo ritrouén; intere e ff or i^ che 
trattafero con gli altri fratelli diRafidh^per quk I 
tarli^ejfedo gii public o tlfatto.Soggiunfe Palmà-^ 
no fé ricercate perfonM^c habhia Autorità co quel^ 
li,ve*ltrouerò io -E nominò quegli ftefio chauené 
tonclufoper lui l*accaf amento. DeJiheratvno rjl dH 
formrfene. AWhora egli preuenne nel ricercarle^ j 
yt trotidtolo gli diffe chefir ebhegli fatto iftanzmf \ 
Orgenio^acciò chefi adoperale in fiio/eruttio. li \ 
mexzanOychUntefe i sefi deU* atnico^prowùje difer I 
mèrlo Mia rouerfcìa Fu poi trouato.dagli altri^e ri \ 
eercato dell' o^tio^che doueua poffare: egltfitbii^ ^ 
fettedo ift gratti t4 il ttegotiOp io ntofirh con falciti 

^ ^^ infn^. 

- ' / 



A M O R OSE 137 

ìfiiMftfàhiU.Tmnmc'ifidtréteU difficoltà e per 
féCiliiMfle credi il Doiton cheMcune offerte ptef 
fifcolut fojlero potiti sfarlo trstutre co molta pre^ ' 
mitra Jfe^hi eglt Foperafua, epromijie di partire 
ioppochefarehke rstormato d* Atocotut^dotu U 9»i^ 
ci^tàloxhtMmsua quel fnedejimo giorno Perch'ex- 
gli affrettale L'andata^ fu dal Dottore medefimo 
datogli in f refi ìLJm. Causilo, Ma eglt f acedo cre^^ 
dtre di trasferirfi altroue frefe il viaggio verfi U 
patria di Rofalba.Lkfemttoi maggior incendio mi 
fino de i fratelli contro il uoinore^e catro Orgeniu^ 
cofigltido^iMelli adefier cotinsui nella riffolntio^ 
no di nl^prffiar il cofinfifer ilfaretado. Rtt^rnì^ 
e mofirado di no efferefiato colà, psffati altri due 
giorni. ve fi porto di nuouo^douefe moUra di trst^ 
tare quel ckevoletta^che rtonfegutffe Fatto anche 
da quefiaidaia ritornoyoccertè egltl Pretore del- 
timfo^bilità^dicedo^cbe Rofalba doueua efi'er ca^ 
dotta snmanodt quell'Ai texxa, il cui fiato confi^ 
nana esile pertinenz^e della Patria di lei^Mcie ttom 
ficcedefie ti matrimomo Venutofi a dij correr di 
énono del fatto e dt quel che doueua nufiere fu ps 
rimete interrogato Palmino delfuo parere Egli ,f 
non if coprire U frofrte pafi'$oni-/volle configliare p 
mody^cbe nonfifcorgeffe tn lui alcuna4ofpiexaa^ 
e itffe che douen^do Rofalba effer depofi ata in non 
nod$fer/ona gride &g/ognaua catttuare l*arhitri$ 
équiffMUMÌU Cefi rmratifi if orafi ieri à pih 



^1,8 NOVELLE 

fngoUrt régiùnamtntùfrk di Utéyriffoluirémày 
impetrar Utttrtdirtttt M Auditori^ &MlS€gri 
urto di (juelGrdndi^^dd vn* gtntiV hu$mp J>$t$§r€y 
che HcU'Efìù non/oh impiega there gUriofamiu 
ne glifti$dij^mà sa riirouér anche in amena "vMi 
ricche deliiieferpafiar in etio virtmoh^ e dtUtu 
mie le parti più noie/e della fidgicne più infpcMtm^ 
jìppuntù per ritrouarUfuren forzati Agire a *Af #< 
grifone (tale è il nome della Fil/a ) Colà egli 
trateneua a godere la vaghezza dt lontane 4^ Ptj^ 
chiere .dtjldtuej di viali il riechtefero & onei 
nero le raccomandationi^colle qnali andh ti FrtU 
toro & incontro ad arrinare alla Corte in qnelà 
mede^ma giornata, nella quale anco Rojalba vi/k 
condotta Col mezzo di quelli of^cij ottenne Oj 
genio, che la bella non f offe reftitutta adalcum 
ma che rimanere tn matto di vn Cote va fallo fit 
che non fofe e/plorato la propria volo ti dt let . Ni 
manco lo fpojò prete fo di offerire qualche regnh 
chi poteua proteggerlo ^ottdefper atta d'trnpttrétn 
quel e he ftitnauafuo con qualche faìilttÀ* Di cii 
s'intimorì non poco il maggiore de' fratelli delU 
potizella,£luefto dubbio Jptnje atKor lui a vem 
renella dtià^Painadi Palmtrio^oue ancor egli 
voleua raccomandattoni^ pere he fi/se rimofo i*$i 
pedtmento di rii ondurfià ca/à Rofalba. S'abbatti 
alL'hor^chegiunJe nella perfona^c'hauca negotontn 
per Falmirioe che hauea fatto l'offào finto f^nt 

Orgt^ 



AMOROSE /?9 

9rgenh,i gii narro tutto iljuù timori AWhora H 
huo» 9t€g$ttdftte ftofoje nuoua otcafiom di mari^ 
[térJRofilbd^dcctrtandolOt cht ittttrtjiéndifi ion 
qutfio mezzo vn Getttil' httomo di qutiU Città Jk^ 
rtbboJÌAto €»ra dt quegli ricertur fouori frt^0 
^uell* Mtezz^a Cefi rimafero d* accordo di fare. 
Ckta coti ititetitione fero il fratello dt Rofalba di vm 
loffi della mezzanità dt quelgetirkuomOyO foi di 
{cherntrlo.Si ventre al trattato ,e fu facile^ che ne 
feguiffe conclufioneferche ilgenttlhuomo , che fi 
trmauacon mediocrità di beni frouèduto dalU 
firtuna yfenso dtfiabtkr buona fifrte ad vnfuofi'- 
glie chiamato Gelidoro^acqutfiandogli quella dot§ 
dixMueneuol quatttttà ed tt^ contakti. Dall'altra 
I forte anche moUrò prontezza il fratello della Do 
Zilla forche noni cofa che più facilmente fi fro^ 
inetta di quella^che rifiolutamente fi vuole foi ne^ 
gere.Cofi fer lor parte furono frocurate^ & impe- 
trate nuoue lettere a quet mini fin medefimi accio 
che effi frocnra/sero la libertà della fanciulla Ma 
forche la grandezza deéte hauere tn f roteatone co 
Uro^che fofsonofoffrtrxiolerizA da fnuata arre-» 
ganza, non fuformefsOy che Rofalba fi reitituifse 
ad alcuno fin che nonfofse efplorata la volontà di 
'Ut intorno al maritar fi in Qfgento Si venne a quo 
Hijd ella, e he dalla nafatahauena net unto doti 
dtbonti^ediprudensu./tfpofe.che novoleua ma* 
warfi in perfine ^ nillaquAlenon cencorrcfse ti 

con-- 



J4^ NOVELLE 

cpnfenfodi tutù i /rateili. A/i cb'e/U nondifin£i^ 
Zaua ne defiderana dcuf^Q^rimAntndoirrtfilmté^ 
e ripónendo tlfite arbitrio nelU cardia delU/i^ 
<afayditAÌi UJéggia volontà di lei ftrche n^n rà^ 
manefefferizé in Orgeniod'àtquiftarfiléi di^^ 
tiene de i due fratelli maggiori^ ritornò alU f^ 
triade per difperattone infermatofi^di dolore mo9\ 
Con l'occafionè che FtUtdrio il fratello maggiort 
di Rofalba capito fpejfe voltg alla caja di Gelidor\ 
più per dar fine agrinterej^Jnoi^che per il matrici 
monio diluiy'vide vna/orella di qnegU^ c'hattanm^ 
do rapito ad vna delle tre Dee contentiofi il mome^ 
bauea dell'altre due ilfajlo.e la bellez,za,AS'bor4 
egli trasformatofi volontariamente in vm Pàride^ 
unto più dell'altro felice quanto/apeua dt deci^ 
dere con ifperaza dt premio. e fenza timor difen4 
diede il pomo delfico cuore a quella parte , che $$eÙ 
laforeOa di Gelidorogli rappre /intana vtu Veni 
re . e che hramaua di ottener t per vtf'Elena. Attui 
rifolue di dare Rofalba à Gelidoro pur ch'egli coti^ 
cedejfe k lui la fere Ila Ac e errando ^ che Amore li 
godedifchernir maggiormente doue troua chi ve* 
glia prenderfi giuoco degli altri. E chela ver^ bai 
feshefoBenga la potenzia di quefto ti urne ^e l'srtiì 
di operare doue meno fi /pera Concorfiro k qmeStt\ 
rifolutione anco Diego e l'altro fratello perche l'ot 
cafione di riceue re! t dare in moglie vtcendtetébfk 
mente le Donzelle ^era Im dt grand ytilttlrimem 

tittd^ 



AMOROSE /4r 

findù lo sh§rfi dcSi tre miU feudi in conunti. Ne 
di/fiécqHe atPsdrtdi Gelidoro^f che Je bene piU 
1$9m gpdcMS tvtlU deUà dottfperdta ,/ì hberaua 
n$Bdim€m0 d^lftfidi maritar vna JigtU finz>a 
^fhmodé de ifrofribeni.^eflo e vero premio^ il 
vero tracco d-Amtcre . La medefima bellezza deue 
kfert il prezzo detta be/lez,z,a. 

Fù facile à Palmirio di rendtrfi pacifico ilcM^ 

W€ in djuefii accidenti ^perche ^effendo egli neltani'^ 

mo veHiio di efperienz^^e difagacita^riconobbe il 

\ficceffo per vna Scena di qnette, che fuol rap^ 

frefintar la fortuna nel Teatro del Mondo j/ioue 

fui diftribuir le parti à cafo, non hauendo pun* 

^rifguardo al merita di vn animo grande^ che 

éen che tale pur molte volte } introdotto à fap-^ 

pejintara vn Zanni ^ ad'vn Florindo impax,^ 



\ 



mkkk%^^kkkk\k kkkk kkkk kkkk 






XO FELLA DSCÌJIÌ4. 

Del S^nor 
lOVANNl CROCE BIANCA. 



^^ elana netta Scwa del giorno co la titano di In • 
^ttlaartittédi^M^reallegrtf^ma Aurora^ 

^uan- 



Ì42 NOVELLE j 

fjUandó peregrino garzone dt fiatò da VffM muj$cé] 
in/poriunna dt canori augtllttUyf» richiamato at i 
"Staggiare nelpih afpro Jcntitro cflhfferi/ca /f di^ 
JpcrationCy ichi^ fabrtcatofidiftnfitri Amorojk, 
ardite Motagne fiimò di ritrouar quiète fra Corri 
dezsu deW Appennino Era qneBi giomane di etài 
che figlio vhìco di padre targami te promeduto dai 
la fortuna difofianze efaparimentf dalGenitore 
amato fenzA mtfura In quella guifa chela^nobUA 
tà del fangue^pnde trahea t origine , titotlinatuk 
modéìlifstmi coftnmi coB egli rolla maniere etn/na 
J4delià cortejefitiraua alla viftMgli occht^att'am 
fnitatione le menti ed i rnéri frima altoJfeqniOf f 
poi aW amor e. Fermò forfè in vn tempo medefhno k 
fgnirdo.e V animo f opra It helleztce di Ini vna J>A^ 
ma nùn àtf uguale allefue conditioni & in qnanto 
alla nafcita, & in rif guardo alle riccheau . Serh\ 
elld molto tepo chiufo neljeno quefi* affetto fin ck^ 
fanciullo con Ikftnghtuolifperanzje il nodriua: ntu 
poi.crefciuto.chefu non potedole più capir nelpe$ 
to,cominciè ad v/cir càn slijguardi,e cu i fofpiri^ 
di mudo che non potè vna nodrice,ch*à ifuoifenà^ 
gifittneuaintafa nonauuederfi delTalteratiouè 
deSafua Signora Era cofiei di età di vinticinqm 
anni già dif^iunta da vn primo matrimonio p& 
da morte di vn Caualliere ricchtfftmo^ ch'effend$^ 
fiato in lei quattrannifpofkto, & hauendolajinm 
irtamente amatuja coflttuo di tutti ifnoi fieni bm 

fide. I 



.AMOROSE J4i 

Mi.Ifè msi dopfOfiiuelliifipAréMHe haueuA d^tp 
4Ì4 éUnmftgné in dm^uMttrAnni^chtfriglt t - 
fiimn<drt0n$ dip^nm vtd^uilifiéiUmtnuffe ni 
furptccUUféMOd difuocd dmorofi, AlU vtfia di 
^uti cMtTéfigHi^ che tifiim$f$Ì499$ im vné frpntt 
infnMtd Cinctndw dtW inttrnp ,nù £ fé preda del 
U mersmigiid ni t'accorte hdU^<he bene trs dm « 
mdefirdtd nette JcmU d' dmere jmd fiéhite vi Ujfe. 
4pȀUd Vtritd .che fu inddrne dmmajcbfrdtd d.ilU 
pdmd con finitene d'dltrd enfermitd Finfi dnche . 
hnend pez^zA ài credere U nedrice dUe perete di 
ki fjUdVhdrd fkceud rtd dei /no mdie dltrd cdgiene 
4 per nen trddire tUompidcimemo delU Signor d, 
[ vccifi id preprid cnnefiii Per U pie ti pei^^ e he fi 
\fintiudforgere nelle vifcere ddognififpiro^ ch'V'^ 
4Ìbnd^ cenehhe ferzdtd ì ferie certo ^che molte te^ 
yfoprimd s*trd dnuedntd dette pedoni di U^Md co-^, 
JUè con dccertdrU xhe Amore in cnore gioudnile 
wenidlcnntrrore^fi ilocdtoinper/onéji^ che me* 
\mti4eceUde1udiefipolfddArpdritd.ondendfcd epe 
tdnzd di legitimofini.Aqneftidètticolei.chtfd^ 

^M di hdtterffjcelto CduelUere deile^ mdggior co^ 
me delldpdtrid^ide petendfperdr lode dipm 
[éemetìeoti^neddlldédlid, tesele palesò i pieno 
i tdrdore t U bette iza ,che nerd dntrice, Poe' arte 
nntim^ i perfitdderv$tdfemind,ckf vuoti k pdf 
$ifA toMjcofte delfìto cuore, Approuò U vecchtd - 
pipenfiero delld Ddmd\ e^ conofcendo U Mturd 

del 



>44 NOVE l L B 

del Padre dt Carmini» f th'era del<Si»»Mme it^ 

me) che per l* amidi ta del d andrà kamribbt ridéiU 

ad ogni facilità Cimpffffttiie, fromifiU di UwiOìf^ 

§gn' opera ;a^ncht con Ugiiimo partniaggio rima 

ne^e ella confolata J^i comifkUfonolecon^fibh 

tiom^perch^e vert^mo*che le promeffe almenuie 

daldefiderio^e pafcmte dalla fperamu^ fi mofira^ 

no ad ogni vertfimile tento vitine, che nopétt^ch 

-fiano lontane dal nofiro cuore fi non vn periodo^ 

Mentre ^che Clorifia(cofi chiamanafi la Vedena ) 

da per si nodriua iljko^affeìtuofopenfiero con amo 

tofifoliloqui^ e ri/pondendofirfi idealmemu àfi 

fi e^a in quella forma xhehramaua da Carminio^ 

fifiìmaua vicintffima al/e fife gioie ^ gioiua andi 

eglt l'amatò^amante si, mi d* altro Egitto , e note 

filo pire he dalla corrifpondemadivna faneint?^ 

U^cn àrdeua fico ad'vnmedefimo fuoco ^ erapre^ 

ntiato del dominio deW arbitrio di ki^ in quelU 

parte filamento rifir etto, nella éfudle haurewe ofi 

fifa la Pudtcitsa concedendogliele. Ma pure fi p§^ 

tra dire premiato di tutto ildomtfiio di queU^hi 

trio^perch' erano leggi della volontà^ etiandio \ded 

garzoni, che non rimanejf/e ni meno col penfieéu 

impreffa neSafactia^lU loro j§onefik Mjntmhré 

di piccioli^m% imacchta . ^iueHa fanciulla ( che 

Atmindanomauafi)dtllettata/enza Padre fittole 

tura materna ^nelia midefima contrada , on'eramè 

ie caje delgioutme ^ mentre crefienano entramhi 

itil^ 



KM R O S H ì¥f 

tmluviltt fémcènlUfiamett c0mlMÌ ^»tHdi s$rk 
gimòfrk di lof^ imrtnptcé d0meHi€kez^^ di mc-« 
imtréy cht^midù s'imfrimiud ni $Ur fem^quafi 
m fi€tÌ0Ìd crnUd bawttimd dncord téffcnt^m oh 
^àmtfdhritbi non bino dUrs fendami to che vm 
gÌ0cp/§ bnrldr€>éh come iene/knno rddict i pnnd 
jfemi digli dfftlttnt gli dnimiìS,^dUUàXAUdn§ tf 
n0gli dnni t c$n Uro cnfieud vn, non si che^dd In 
fomon éoM ^on$fitnio ,cht moHrdUd con éfuhd vi§ 
ùnta o^ri vn corto ff ir ito ne nofiri e nori^ focena 
dofianiniilnidoy t fdfiondùfi dtlU^ memori d di 
^mmeoMrJdtiomfchtfimtridofrimd tniifide^ 
)»àno poi tutto il condtmentodt quel dilettole he pò 
ttud dlkergdre in éfuoi petti oncor non offtu f otti i 
gedtrw Cildndofi e fwto^ e VdUrd egudlmentedi 
qnefiàpefieri^e ritornido/pe/e volte dite/olite ri^ 
tridtioni dipd^dtìpidU horche($lifiri$ronécro^ 
w in imogo dono no potonono effer mirdti dd porjof- 
md dlcnndfifefi Cormittio s/arzdto dd vn intento 
wonimeu od imporporore vnfue dncorJempUcei» 
"^^idcio nol/e ielle Uird di Almtndd. EUd^cke.Jt 
éeno nttcor no tomefietid i tf noi legge oblighi à t/i- 
nore i^n'dnmothottoBdyricofmfbe trodimot» pot^ 
^troppo drdiioxohti^ cèepundmond con tutto ilcno 
W^ JTM ofdudodi Pifriderh^ne di contrifidro ifuel 
fenio dfféttn^o , - ii colmi di^ modeiU porpora k 
^gikmtie/inrd if fuolt^ t odore od ingemmdrgli 
^ .. K etidn^ 



t4t N O V ELLE 

etisndiàUvergognMMkumferUdi Ugrim§* Jpi 

ètitit ilgurxj^nt fi ftr/kéifi i qutUa vi Ha di kéu€t 

'sm$mH vnéunra, vinrnglm ,cif€ verfifiefer ^^t% 

t$c€k$rl0 $fmo$fih bei4€fyr4^MHdim€m in w^J^ 

TM di iurbdMne tìmide tvAmùBidrt U fftr^n»* és 

f$i€r UmgwitenttfUicit^^rfi fri le nUrimm di 

q0€ÌdfJldcrÌ0ycé€ dalU mumrafi c4fm$fitM4/èmkf 

mMt0 ntlC émim§.N0Bdim€»ù fin f$r confiUrt i^ 

fai$€ÌuU4y€h€ per imprimtrU »ei caprai Jèf^fid^ 

' ÌBfi0é4ffHiÌQ9€,cofi U prtfi 4 dire ce^ekifuem^ 

. tèe nenfifmà alireue aff rendere 9 che mBefimk 

d* Amere ^i e ut libri fino le fremii pih Incide^ e li 

gm pik freiiofe d*vné bellezsz^éi. Her^ m'éuiàede^ 

jtlmindayten ifnsnu imperiiis io mi fen iéifiiéite 

tefire daforz^ nen cémfiitUM ed fenderei rmn 

fempene che ifelUdelmeiMrdireJidenefferefn^ 

4tirecell4 ina inftezza.Senreà.Miglierr^rijmiei 

Je/Lnnefil viia perche ne dame^nì da tefine^ancer 

hencenefiiniiJe gli IhfJUmui troppe ieggieirii (0 
troppo granlt^ne/ia è vna ceriezz4,che leDemne 
fin troppo rigidefipr4le colpe de gt olirà. £fidef 
mono fiimer delitti quei^ che nen fi pofienofo nut 
ahiamare contrafignt di afititi^jS^Be^Ubra^^ 
^mensnoe vero, nerrartiS ardo)re di vn* effeqni^^ 
^^he mi/pingela mente à nen fermare celiti penfie* 
Tinche interno alla iuàbetietza^ Ma, nonfipendf 
Umehe modo principiare tejprffftaa di queUefiam 
%ae^kie mi s^ne mette come hattefiera ì natala nel 
• "-^ •'' mie 



A M © K O ^ K l4r ^ 

Mìté^ mp^am^M vitHmfi4'JtU'érd^rt^Ù tttffà 
4€$dm0 di m^ftfdtìm 4Pcèe ìfeiU €$fìf»Jkn€ it«* 
màfitt dt ff9^f^ el^fùjirhrì^ ^^li^^e nd^jmU 
^.fìU€A^9Mdilmi$mmncémtm$4Edà qìàefi^ 
troppe fum' dei mio credere i nata U t^rhatiom 
^gM^^ti^mfOi^Sonfrmi^ÀfrindernejfHel gafii 
wpldk^ ne JiimérÀ ìm tné^onti wtritenoUi, 
Sohtifrè^ ixvnfiderart/eUbeneuoUnzMjia fg 
gmedumouerti ifdefféo)ed dferù cmdatmaHSf 
ftnndifirteskùnévncmore^càcfnrìr^o .%t^ 
)erkpenrferch'e AmanUK' \ 
\ \^mjh voeiyjkmmii^éknz^Amore^ JkemH 
^I9fffm finire délUfimeiniU le rijfiegiiérfnò in$ 
^^mà^S^ meme i^m bogniiiom di fnelie pà^^oni 

i^ ^amidirfidieù\fihtttef^fero^Upnn(€tome^ 
kmfiU^iUM t'^mfii€he'lger^Miefiri$r4ndfe etH 
^i^nUm^àefimofi^oEgi^tfem^ mìfnMdtefr^ 
firémi^ddéedm^ thneiUimmorid'àrimM/edi 
finta per iipiàékgno^eni^fi^de/ioipejleri. Ham^ 
nMe mdfettA paté/aio ilfito iniernù^màjentiudfi 
^4btve>g^^rin^r9nèrdre per troppo ardiM^ 
^t^OinkMftedocon/kJdj/ht^ éknnajHlr 

MM^oSfrmtd^perÀidà^j^p/Mèta eom refferm^ 
reM Cieio dèlk Mk/rontkji psrtk Fri tmtigU 
^y^t^i^€hpo^Mo:mdhniMOdmefn€tedtre: ni 



tkmdf'ijmlthe pm n}n xmrt ntlV incerttzìi 
^à^X9rr$Jf9ndcniUi Lo ricevere egUalmt^tt di' 
fm^ff^tf0m-ch€ f0ff0Mf4r csdere w€lUff€r4in\ 
ik^mtUdi^rmi^nt'tvnéJketu thtdiuideitct 
^ Vide Càrmmto riarmare ^0riemte di gioti 
)ditk HtllékctgliédAlmimdAieficudisk^tU^^n 
^difit l'àjj^u di lui La mrhfoifngéct^ € rimàfiy 

^; €4m4fYÌuù^d€UéfiucnfM pn/èmia^xhe pùieJlfehì 
yÈféri^€afi^l$mtM$f$ dd qHtiUjferi'Z4y ck't fami 
^^'fmifnfitri Stfittbb^vélutùftntirt di m\ 

^ ^.Mi^iydlegMàé^di wm f§t$r ftntirjtnt^gk 
ma di effkr priué dell' driiim mi tre éjueftp Rè 
l^ékifM'fejfixMe kéuìlireJi dmenir ^^^ràefiti 
"mètte^^remnédfmfenedivité^ffAmti 
^ik vitd dilMendoSi déleuA di tferfimm ti 
Wditr,tAe tMàdwciinfiu fifone muuÌxuìù à h 
Y9MÌètMkn)^el'u§lt9\irh'ytideA diium 
^^ìdk9^iim^Mif0ifidùleèì^ di efferfideitìeè 
hrefi tonfikmét f^lfàdggUr "affanno ritmai 
Wi6e Mst rw BMte:n€l^ Am$r ti$$ i^lieèfcke^ 
kéififrfùiii^^wlmine^ d^ry^i^eiù /Uà ^n 
J^fif ueMccéitn deic^iim^ ienèìkiàttJm 
ftiéntqnilPimeUetteichefw trepfotr^fi^ 
•-nkfi*^èhiteHmré^wemre fismMfipkfre nd imSi 
ìi^d)feemi^e/k^$iérpiif^jurerì^^ aceti 
'^^te^yenfipiù smfenitdt icè^i^e di lid, è di it^^ 
^amemsggiermemte^ià me d'egUide^^^lètbetr^ 



A M O « 1D 6 Br T49 

\ é^firà vma 9rrid€Xx^dk*Hm^ftM fPKUM/i'i^giàii 
èàfi a f»ftgguTe n$ndun^diàiUjUàLnd$ Mmm 
àé^4ff4urmvH4lmct^€hegUf€frMé^m^,^^^ 
€k$cMmMdir$f$/$.HM£mmÌ4Ubtr§QÌd€tìM SÌff90\ 
féftrfMdémtnté Ummm dt&d CtHsxtJidlk fég 
udtUé^CMmféiHAftrnHMau^di étt^ttmii^ié^ 
n/gudrd4i$M inuerfi il me^ip €lè vmdnìiA tsifiSktÉ^ 
um Pdmidijfifij^mi^jtg^dd^ Mrd^kd€Ìx&9k 
fin €9€€mU.CÌlk inf^idu^ddkit^iigiéhf^dààét 
fr$frid dlurMMnifit^s^UfiiMià $ftd/fmtMnjigi$ 
nét$e$$^'ETÌmirdnd0V€rfiU Péiridyésd^€99iì0d4 
mimte^cbe U belU Bérnm im ^n tdksne ad ^laM 
fé Ufeddtidi iui; '& 4g$dere di r$mÌMBÌAfx0di 
0mff$U dHUfk€b€U€x.zi.AHmtdiMfi€%lidi tik^ 
ff'ft/t^ rtjpirére im mtzto sWéìgomid^d féuftfnàefi 
détte fifddd rif0ftd,fif9tip fptu U edfìk dffàmif^ 
tlm gti^fsnMdtlCnUdtlUfaa V enèré^' ^\J^d /# 
àeSdgli fm^fifd €0mfd€cid^ii€iifmd^y cmL^fierr 
Mz;dJ'sétddmitirdlff0k^0dt/iid gU/ifrdttéjkdi^ 

f /mJ^Mérdi^C€drtd0d^id 4M» ^md grd^himméM^ 
cbemoH tfitgndud in ImepteOk^Amwt^xhdfnM^ 
fistio réUi ifdg»dt$ ddUd rin^mztd. Gpéulk egU4f$^ 
jfMMi t$fUB0ÌJté yBft ddUd MUUTd imfdti dt.Ufi 
cìdr iibftiiiidU'dmti»àgj£.iè9féii^lfi^^ dd t^M 
fé9Ùt$Ud dfprifiìdrt€d\dd^p€rmr€ UfrjMù. déUé 

fdgimt fàrÀmuxt l"ju^it^z,zÀ^$fm}tK/fiHtk 

k 3 pà ^ 



^0 «©VEOILBl 

nmtfifmità déhn 4e&d§rÌArdtuam tmiMmkifk 

'AìiiùaìnuMj^Jw Vtdà 

wifid^iséffidue r#V HUAzo-detU Balia difar^ tèe fi 

f4mff€:mtr4tSét$.U9mM9m^ùmmù:j^rg0d€^ 

'^qwU'uky.cl^gìkinhHyMofetHé feruevmsé^ 

I r$€mf9^ditfferc^wfatfatmutd Amara* LaVicchh^ 

^h'à^pufa di tmut ^meUc^ tk'amana vma^hfMtit 

aUl li» làU^nidrita, vdtuaycbe CUrifia fifft^jftm 

. fr§»edMUiL di Cauatìtra cnfirme alla jua èr^met 

frmarahUjj^e*iara$£(mB$ip^ Imh^ 

Ma imfÌ€gaÈ$rart$ dCj^ma/màigliarediÙa cafadi 

Jiaw$ir0PadHdiCarmHké^xtèch*iUaf€rfiadif 

"^"OfUtl^ìtucbiéàmàfHar d figlio in qutllarh^f 

fima OdmaMoHfikdifficiU àperfmaderroùpn^à 

delle ri<€h€X,zi air a$tai^gemitùr€,0»d'tghjaMU 

"fhMèndtm^ri^uai^si^édi^ 

^t/erafrailfiè^vmigemifùt^ehefiirùuaua ntllàfi^ 

^decàfitUridmuféttafivimrcdm v$ìst imvafii 



AMOROSI lyf 

JàMJme^fi^ ÉrMUérJiivrwfa/èra fnaìminttS 
^0ff9mfùfift^ condurr tèi f^rUr egli mtdtfimé tm 
! tfm ÀÀ ElUichttu» st$t94Ì€uaJe m» U ecnclufi^^ 
mtdtlM^ièsfn^om^wM ìtfrìnu€H€r€t$itu U 
J^rfZit tn d^Uftr hMtr il Gérzome. £ Rumtré^ 
chcmnlnrMméma^fimfBilfùjfefiodeihni^ùlAt 
rsU dÌM0imu per Marito Cdrmmh.Md$m f«r/Af 
gmJsjiM&AfdrMifmroU^ adjUtuno^nèfwal jm> 
d^moi^ìitmdt^itutomiffofi^ comìnfiroUfèr 
\ fimiMd^$m.Éffmnf4memì9d$ttmiriO4mc0r> €§lf^ 
firf^c§m9^f$^€Ìf^frÀ d fioro fi fiéb^ MÀis 

fému.e ifSÉtfdo trètmoémie Uffgée diUefimime^ 
UékiJk$dsifif0lcr$Un$MUe degU )€hrM$ fatta 
prfidofiarUptmfk defraudata alt korjkimo :dm 
qaàimdiUa^ttodrke^ etoc^trolarif^ieimfit 
ffmtmatanfertrlaad^nafitafglmeha.l^^^^ 
cott^fariooccafomtrgJoUta dt fraticare U tafit 
tAhomda. ^utfta^ ktm he oHuertiiadt tacere^ 
I ftnètmino k lei. ehtalla Madre fHtttwi iH$^ 
imtia dt quel che dom$taf$t<ced€re^ fitiz^ akuns 
rifl^ome nartè tutte rattteute il trattato alla fauh 
ùmikt. Vuafemiuaycke/ogiiahauerfamUtariti 
de ^fUélthe^Saguora uou crede tuai di fottemk firn 
ielregalo quando ^^iwi, ìhe*utta ttofteUa fA fih 
Wtefk "^olfe fero U fortedt Carminio ^ cUeruUk 
Uétrat tette del cafo non fidomettttiò taf^itoltem 
ài dtre the^tiaudio il futuro Manto della V$dè^ 
iM netterà ancor fatte confafemltdei iruttatok ^ 

k 4> Onde 



ij» N O V E t t 1 

iM^ifiudt enrminiè^ in§il4Ld4U'Mfféartiusmdd^ 

dimùfir4rUf49^q$iakhe.$urlMtìmè\ JtMmdutpfi 
ìikgi4M4Étdtl$Mif0^it4rdi€ j€gn$4i m€K4fm 
44c$gime. Bd^lUftrchiiamdt eéedajfumviaé 
^n riddata ddégot^U^m» hardoÀdìKgH fMi iggui 
MUrìk 

, Vie fndtp$md"i& m'hMtA m dolere^ firch'kfiì 
m Abrnmda Evie mako, mde ti h^bbk à didifti 
fi Su fisi C^rmimit H^€g§U$ rietr€4 lung^ definir a 
fi Uid§h^4m0 ténd4r4 4d gbtoceétffi infiime. , 
'J)4m4StM4 ^M$4 dtWAti^d io ti MtUndtr^ m qM " 
£4 f0tt€ ftr cmfirirti 4C€$deni€^ chifortuficé i\ 
rim4B€m€ delUm$d,€ ftv^fidelUtué^viuCMÀ 
:Uù^lh0r4Ìù mtf4rt4, perthe r$€eH4 m qutHé 
m^dtiUmt $r4U4gt$0> Jiem4mhr4$ tktffìn^ 4/ 
WHfO4€€€W$0O4dvdireU trgmc^hc Ufirtmn€ 



V tà 



^ AMOROSE iu ^ 

i VViUrrXi^ f//«. '£ rìmé^ùtgUérgUcmntiUfri 
\ìhy^d$^&c^neifiMs nen Mffìó$tvnaji 99ùn th0X4 

^amnQ U/m bene VÌMiéJèrA € nMt€arfQ dt quU 
ét»mt^h^^M.€deua. i iftitU- MMfr»ra^ fuma dtlU 
^pudt douttàM Jjdk€rfirSu»dJtf4UtU€Jt€ €àn il «f ih 

mm^ìi^dok^fidgiÌAft^tàadiltMmifù, fitefiMr,^ 
s'kMéMtnciiBumt^ di vaiar feri/elteiftrfiìrw 
igm$^^itguktdiz4f^ft€4irftr^idffÌH$iy4€€fef€§ 
4i>^dU'yàmgi^eiSim^uÀfifm Unt9 millt mefiti 
i^fafiìtri. ^^ntffTMfimt dt^quéU hor^ tìauu^ 
Umieì^bùrd/ifjtc^A érdittfv h^ràfiptefé^ud njn 
png^Upùiì^ipct^tht^mAifirémUMafftdi alcum 
Amamit. tdhprufftréud dtfuferdtc agni auùirjS^ 
'Hi ^élmezza duiU Frudenz^ . € dtUt ruthesMi. ^ 
teue ìAéra Affittt4tt4i Sitolfe dàUt ftume^due mri 
^ td fih hsMtua riSràièaMt aIì ftr U mente, the rifejù 
; f&4Ìf^f9iefif$MtÌ€H^tlcmpr tremate advdtn 

U^Mtt»z^deU€fiéMWtaddeiueUAh0cc4 chefth' 
mMétdel/uefiù riuerito Giitdke Si cerne Mmi^' 
demmeh'tìiA hdueuA temute fimf re il cuor n;igiUn 
te^e^ni haugue ttndAte edeffetter Cerminip ad 
^mtt fintata deUt ftu h^ffe cAmert per peterfauel 
Urece»ftucemmedttAjfenz^ cheUJuawcce ^#^ 
ttfe da "vertm erecchtecj/er idtnt G^nnte^ che 
tgUf». cn^ifreje 4, dite Ia fette tutu * E pet^' 

ntnutetltcrmtttf^ mrimAttetttt^f/eh t^f^ 

r^:rv ■ ^ Vi 



1^4 N O VE LCB 

di 'uccidermi Jfdimofttmtt fi tnfii qutW. 
€he iighrÌMHÌum€ vikt d'efikre iiftkfedik 
tutu la fàmi^M d'Amen. Hér^^pumu fTi 
€h'US§U imngà ad iUu0imàrlA urrsyi dmm^i 
jfeff€U$rfineU'§mkridÌ4jMt/Ì4 néi$€ U 
d^n$Ari Aià9f$.èfisiiistfivmaf€ff€ma fedeS 
fr^fj^niim^Mfiffirirt vg»à mmi^fà^ftr »mmé, 
irati ai>gttàrMmtm^,ekiVicendtutlm€»ttci ii^eM 
^mé. Btmeée^ di^mimm CarmmiaÀ^fie «ai«^àjj| 
imfirò fTMt^mtè nondimeno ad ^gni ^rug^m^ 
farpak/etM'ftifi^mz^deU'MmmpjM». Màfrmm 
ai* egli deliterafft immatitN^9tìHfofraUft§f^ik^ 
^to.^^'ùlit Atminda^ ckevdéffétuMilJt^^màà 
fra Cl0ri^a^eM4mHr0MflicMnd$fik'tfati$f^cJkìlK 
Padre hMtuagtkfr^meJfofef Imcon i/iift^MtèA 
neceriàl^effeUuamnaéelMammame Memn^ 
la marraua^cM quanto martiriamdiffè fiiiéréét.^ 
CtmanettaMfenfim colara: ti^t/j^imemsma^ ftf^i 
^ardi crudeli yche trajiggmQ C^^u^^gi^^tmp^^ 
le loroinftltciti Héra dtuenma tfammt, iéèe^ 
sffariua dalle fw te agitat9^€0nfiirmeiUlaw§rii9i\ 
fa de t confici the da se mede^mo fijmmnimfirtà 
maifinalmente jnreruppe in qmfia 'vaci.Senj'e^ìà \ 
mtpjfa negare le operattom delt^rturi»^^ meliB 
wta.ntm vi fina fetenza mortale ^htment te4gs 
^vfù mentre (òn riffelute prtma d$ vettdermt^eii 
d'ejTer d'ahfi^chedt Almtnda No» bò parale de, 
tefii mmiare inoltra mémitro le Mléeratiani de 
" ^ ' ' mie 



A M O R O S B isf 

mrs vài^ÀU msUgmfi ^tUafintfrÌMérmi di Al 
\mMU^ Rifighéeéié à qu€^0 din Md tM>€b€ tihrk 
WÈV$mùyAfdtfc^d$ a^cm^ii cMHra^gifi^MirM^ 
[ miÀ.Jk'V0rr4Ì fcf Ltgg^^tllt tue i^per^iiém, ^uti 
u»fglhchtfinh04H è^ ffifMf^i^Srmifi: C^r- 
imniu di ùkhidifM W og^ifm^ùmàtid^. in ^Mlff* 
ppglu^ tijjfijc^JÀk£d €ikfir€mf(^w ^^ ^i ^lU^ 
jr^AM ilvifi^c4^giidf£e.J^tMMti^ efii$ytfrm^i0 

$i^^ diSitHÙp^r €0^firtiytMt0 è Ur^péM .> kdfuéf 
k:i di maggiore 'vtilàti^ifiPHidiiffrni f^ liléngli^ 
àfftiù eperMmfi^ $qwlfi^y€^e^ijf4ffm f^ofor, 

'Ì0Uro fJk vm. 4krtisc<m4 di éi(f altri qH4Md0^t d^ 
MmmùAltrificrtdt^idMl'h^TA f.più/Ag4€e^ ch^ 
0firA donefiffcrért il<0»fréfUk C$p futfid ngf 
hi9 ìi 4UàUifUfc$ ^ht tu n$fi féiUfi ed élcMW i HQm 
^i Amori, €che 4ll'éH$fi^€k€(H/^PAdrf ti darà 
élifmd^rim0mi0^<Ai per ti héfidiiliti^tH non tno^ 
^nfitcciét di rtnitenz^A dUuttAymà pijmino di cZ^ 
t^HDirAÌ,€hfitmàr^,tfr$fiéhm»$AfÌ09it dd 
itufisto Calie ftrdtta^dtké UbtrtA £ eie verdmh' 
Ufidt/iwuerebbe alU}tuaetiD4fttnA, mAturs. 
TmtAm^ehe ni feitd'wilitk diUe rkc4 * x>zi, ma 
prfoUprtftArf obeditttM a lui Jei preste s ttetf 
^u/iarUn^idifei fi vogltA eidttrn aUa cdfé 



V 



//* 14 O V E L L E 

di Clori^Apr hgarti cùlnóth tepéciffm$d$tmmÌL 
trim9n§jkiMUh0rM dcurai diUtéutt fémndwi Jhm^ 

i^ rtfiiuerò meglio é qmitfinodé fc^émp Arnese, 
Ve U n^i rifotutiom . Sul^tlitofid^ fertArt /AfffA 
'fiàguifi m^Mdi ctJigrMn nlteu^ , $0rnar$m0Ì^ 
dàr^ Idftdfd^Amore con miUi làgrime y e €$niHi^ 
j^mPighètàtn^fMiyfechidi pa^er^m^che R4màf0j^ 
fÀieJé éd^^kfU rifilutiùm. ^l quale ^ m^fifétmdéi 
tgli moit^ rm$PÌzu$^i/fo/e di sfuel tenen^ ekeglàl 
iat^etfé cifHfmaikUt^ Alminda Rimafi il Padre cii 
filau^l^^M^non manto di andar eglifukite Àfi^fU, 
ne certàChrpfia che fer grandi fm$ centenH UJii 
guenfe mattina in ^mirafegnendélfM affetta man^^ 
dò ytlhpmi donai ini alfMxredutoffofiìfra fnaJéi 
era in^vna borfa dt bel raccama in tanti eri il mm^ 
mere dt ànquectntù Dneati, Li rieeue Carminéài 
een/èmbiante digentileima.e ne rimandi ringréi 
tiamemi Pei fabtto andatene ad Alminda, e^ i^àt^ 
rat He qìtaniùerafucced.meynellamanùdiUà de^ 
fefito quHdanare Ellagedèdiquefta dtmeftrs^ 
ttone,& iffortà tlfie amante a far eumulù ilmag% 
ghre che fùftjffdt moneta. deuendoeUafernitep^ 
ffj/to dt tutte ti maneggte deUa lerofimulatteMà^ ^ 
Jien manchigli dtfario Ed i qutHegli pePgenà^ 
tctajione il f ad/e medejìmè qual ber a Imrteerradày 
di f:ondurfiaJfofar con Chrtjia. A che rtjpondtx 
n4 egltdihon voler giungere^entutforté^u^^éj^ 

lo eqni^ 



A M OR ÒSE 1/7 

pfif0nMkffte i ^ueilù^cht dk Iti yiceuUto hmeuà\ 
Ir^i qnejttfftm trajFe huon numtro di danaro 
éaliemam del Padre. lnfinefr$mìfi di fpf^farfi 
mUh$r che cùn^ fa di mòhe gioita t "vefiimenu 
fkrebbt egli riiotHatoda Fenet$4y doue diperf^na 
mltua trasferirfiferfatisfare ^Ua frì>prÌ4tHrio^ 
ftà neUafceUa deile drapperie e degh t^rnamfnìi 
fretiùfi Cefi fu arricthite dtgrandì^ma quanti-, 
fidfmenetay eri/She/hàdnegiìfrni dipartire i 
f^iiSm 'Mita: rimafine d'accòrdo cottafua beSa AU 
mindm , dita quale parimetote haueua confignatg 
mtiofljuoteforé. Arriuatà la fèr^ ^ cheprece* 
fu ialgiorné delta pMttenx^a , nel quat tempo 
Urtglinonjafeuctè che doueua feguire^neUa 
^)f^éeHhtratione^ fiarrìcbaUacafadeSafaa ^- 
'a^Uquékfeerttumente^^ cotti maggior Ubetti 
^fiiUby faccolji in vna/hanza terrena. J^ 
"rieturqueffe leggi detlajua fi altra fancinMu 
e Bruta dalmedefimo Amore. Difii. Car^ 
tfattafagafitk fi richiede afiioglier queBo 
^o^hèpoitifiudTarafaciltffimo. 'Ti partirai 
fgrihdin^ttina per la via di Vinetia^mà pajfa^ 
iametadel camino drizzar ai k pianta 'uerfi 
anuuaydkue cat^tuto héità^e nome dimorerai co 
'Hezz^Uy t distenderai tamia ^venutà^ che 
Tertffi HffttUefi: Sari però tua cura di 
liomafynet^S^^rriuo. Procurerai fri ti- 

ritti ttllt^fi^^mmUa di quakhe tua 

k ; '^ fi^t^ 



t- -i — 



ì$t K O VEVt E 

uù di viU' Pur iroffo {rifioft Carminio fjkrò wU 
m dtUs, viUyfntnirtftrh^ntéinodÀ ù^ ftf^ mbbf 
dire alla qt$dt fki tfporrò v^lanthriy mnfìd^ ed 
n^nA credenza^ di morte , mi Hiandio mIU ptrdìtìù 
medtjimadi queftoviuire^che tanto gedo di p^J^ 
federe^ ifnanìopojfo cOnfacrarlo^neSd rénfrenzd\ 
€&é profeto ai tuo nome alia tna grandezza. Aim. 
Contentati, effe ii giorno de nofiri amori debba €f{ 
Jèr partorito daWomhre deUa notte di ima mora 
trednta^percke ti affurnrOy the la dipintura deino^ 
firo di/egno hauerà luce da far maggtormente Mp^ 
farire t^fia per f et tiene qtialhorafpiegherì ilptk 
^iuo colore fràgii adobrameti d^vnafintiotoefkm 
fiaMnzaponereindubionelfìù cuore la rijiith 
eione di voler obbedire prendeua congedo Cartm' 
mo, quando cadenero alcune lacrime daBepupiEe 
oTAlminda Perch^eUe furono confiderate da M ri 
tue parto della tenerezza del cuore ^fton furono rh 
tenute per alcu pr e ftgio d'infelicità onde nel pr^ 



tire coJSk di ([e. Carminio. Hai tu beffi f ma M^ 
muda cofil animo ricco d' affetto yche non fin m#^ 
Jlrarmene contrafegnifima ver far tefiri.Ahoim 
da. Mentre partono da me tutte le riccbèx,ze i tke 
fono il patrimonio d'Amore .e dottore ^ch^o mipfi^ 
m di éfuefleinfelict perlìlihovorfi per gli occhh* 
fiactjfe però ad Amore :cl^4llefofiro ditanu 
otòa^oke iaftaj^eroàtomprare^ i ìc xmSegm di^ 



tilÀ, 



AMO R O S E iS9 

€itéhfJa me Ufieia delfuo cuore ^Carminio, Sani 
tfeppa crudel*au4refcfer arricchirmi io pti bra^ 
mi^ auajiti vna piccia di tefiri^^ colle '^fflitùoni 
ditiutW Animo mbiU^che amhe ralle friHez,ze sk 
^^prodtgo di ferie cofipietiofe Alm^nda Ben^ 
^ko^iù^ìum UJitmt taliypurdejider^^ c-kiellefiano.^ 
Eg^/ihorékefcOim in caparra di (jutgli erar^f di 
cMitnU^ifhe H bramose che riferboper te filo nel 
foffeffi^delU mia vita. Carminio, lo Jlimo eguale 
menu i contr^figni deltamor tuo, e ne i bacile ne i 
^amti^mentre bora ni mi pojfo riuolgere ne ài Ut - 
miittèaMeUbbratchenonconofcA el'vnafglial^ 
txiper ufiri de margherite, Alminda.fu mi offert ^ 
Miet^lf0ra troppo^à chiamar indurite (fuijl e lagri 
tm^henon hanno preggio maggiore , che moftrar 
tùmefittu^il mio citore. F or fi fai per auturtirmi , 
t^dét mehrMÌti Orrgomfnto piìtft abile della mia 
^^uUìCarmitH0^4nz$ no per altro iole appello im 
\^Un$e^rche mtro in e^e la Co fianca dell'animo 
jtttoM perche io non le confiderò come onde fugaci 
mm UjtitfnrogiA ripofie ntl mio cuore ^ediui cagia. 
Mim^emedtt raggi della tua meflefima beltàCod 
jtmfh^tmdodiitonfotfrdiuiderfifiandauano trat^ 
^4imttdo €on tiuejlifcher zi gV Arnanti. Finalmente 
fifpirado miUe volte Carmtnio^cofijoggiunfi. Ma 

fmhethorAftru ormare dal mio genitore la di^ 
JUprsehefò centro del mio co fiume fuor di cafiJo^ 

Mià/ci§inù,ef4rt$€oniltupfpirfip,/perando^ 
. . che 



i6o Nove l l e 

ti^e da fìmi/dri in Gèmma rif^iMtM l'amma 
Alfninda ^à ch't^ ^ifig^ b^ra cibila vilMtà\ 
pnfitri ,tp9i t^n le pumt Dimfifrk di l^a i 
nart ha^utidaMamsrt^yedd Ckrtfin fatti C^ 
niù,e dofpùàkuHt k^rt di ripoJ^U /igneMB io . 
na frefe il cànHtié *virfo Vtmtid Hanma gii f 
tr0 giorna$0 fatto viaggio, quando tticej^atéé 
firepir vnA^oJcagliaJificirè à lui imwtr^A 
ne genti dà fitada co^ àrmipet af diirlo. ÈgU ^ 
fofeàlla dijfefa:efpronandoildtftfiefeumiméLÌ$\ 
fuga. Non potè péro fi hermirfi da dnefimt', tke^ 
/lèggendogli rimafèró ifÉtprefie nel petto. ^J^efié 
furono vedute da vn forno ^ che rima fé antère^ 
nudù per rapina di colore tfiampandoegk^ mm^ 
nato alla patrie fparfe fama, ch'or nné ffati éfiéHt 1 
iiyt ckegli tofìtmpóuerito eraf appennfiìna^^^l 
la fuga meHift Carminio i;ole»do afditamiie '* 
fenderfi tra con più ferite rimafio ofanimiM 
ine ilfirAofnfacik à creder la m^fie di GsrmòioH 
tofinon irono distolta in àUuno la fkdedolnmfik 
fato^e tanto ritaggiortneit in C^rifia^chéfiaiu «i ' 
toHtimao timóri di pèrdere tfnétAmam^^ jtke 
tome fommamenH defderàns.^dkltnoPefom 
prefa perptafa immeritruole dr goder e. Ondepet 
(apprenfione deW accidente. impaz^Màfi primm^ 
dàfpo ak^nighfrnimériSaptitìtfiHjtel^A 
Àè tredenafi^ch'etiafoftftmoheddjuerwtgef^ 
de pafétteaknne notti, con vnjièotn^ne,^^^^ 

feere^^ 



AMORÓSE t0i 

^KTttMBente afri tinurm Jeijkùfttio di nét/c0^ 

^ofifatiiptr tr45ferirfiÀ Gtmu^ ^credendo dt ri 

: fr$t$4rm Csrmim^, Mi qutflt che da, funghe crm^ 

4kU ers lidt$ trMttnmo c$n malto fertcoU dt m0^ 

1 tmt.mifi era ^tut$ trasferirt cùU Htapuudd 

-MtdireMUéfirtu^a.che/Mlfempireimpedin le 

\ €0f/iUtim^chifid€fideraM.Siferff9è egU ad vm 

\ mlhrgajfin chi fi ri/amò^ forzato a dtmorarui fth 

tèi due mefidì tempo Andò fri tanto Alminda à 

t 4Semtu enonritroiundoniUjuocarOyUaua duh^ 

éiofi della fedi di Im^quande ilCieh.chefrote^-^ 

gr PinnocenzAfé.accertarla d$ln>ero da certi Mer 

^ eadati^ che fi erano ritrouati allo fcapodt Carmi'- 

nie^edi cod/trU ifaludmeHtofinyche feruenifie t 

inegodificttrezza.Ajfanatala DozeBa freficofi^ 

gtio^di fartirfi per ritrouare il Garzane, e neltem 

fé Ptkdefimo^ckeUa s'indrizzAua cola dotte i Mer 

eadanti le Uattfuanodefiritto il hogo del pericolo, 

fer haiter da quella parte alcuno autttfi dillo fiatù^ 

oli Carmimeiiegliri/knatefi trasferì f via (che h0 
e'inc^trò con lei)i Genoua^^iut ime fé farrìuOy 
€ la parteza d*Alminda , di modo che dtfperato fi 
feje in e amino p ritrouarla. Mi più volte calcata 
omelte paefeefiefimolti danari noglt fu maicoce^ 
dtM di hauerne alcuna houeUa \ ondefiguiua cofi 
tmgahodùper defirii,eper Motagne i peregrinare 
efitk dalla Patria, e priuo della belli ^ma cagione 
etegmifitè affanni, irefi vna fera dalfinnefii le 



ver- 



i^t NOVELLE 

^rdurettdmenùbéJcheM^ féfò infelice fif^J§ 
quilU nM€, nel maaine delle ^uaUfù dàglÌMm^ 
gelli rifueglidiù ferche/eguijfe l'd/pr€x,z4 delfue 
njtéggiofinzÀputd.eJènxA/ferénzuidt rittiuér^ 
Ì4. In qmlvàgeJfuntAT dtlP Aurerd^riprtjedé Im 
téngùjtiofofentiere^dpptndtifdf ut fante vn celle 
ricco de' verdi te fari di Ftern^che s'inci^frp in dne 
fdHerelli^che sdU cura d'alcuni greggi JiHéiuéne 
sdégiéUi su U morbida /fondd di/r^hi^mefim* 
te^ ^uift* arriuo gli afri vna Scena alla vifta di 
sncor non intefi confiUtiene^ forche^ vedendo im 
fuegli hAhittruft leali volti à lui no ignoti.fi mef* 
fi À /^er are, non fi fendo cerne ytfualche termine ai* 
le fuefitenture. ^jjtei faftori^he anct'effi viddere 
in ìuifronu loro altre volte conofiiutafifiinfire 
ad incontrarlo r & ad offerirgli fer ricreamente al 
e uni fochi cibi fafioralif che con effi teneuano. U 
bifogno di lui la frofria cofufione , e la corte fia di 
coloro unirono à ferfiadere CarminiOyCba acceP^ 
tafie quelle offerte ^ nel riceuer delle, quali fratta 
che il Cielo rifone lefuegratie dotte menofiffers* 
noie che nella baffi (fa fafierale rimangano $ fin 
alti contenti ^che foffano cibare vn animo digitma 
di quiete. Allhor che della mime di vno di loro ri^ 
ceue vna coffa di candido latte, far ttegli di'ueda' 
fesche quegli firbafft; nel dito vn* anello fimiU ad 
H>n altro ^chefoleua noirare nella defira de&a fata 
ìteUadn quelfunteglifiatogufiià lanimo.B rima 

nenda 



AMOROSE i6f 

mnJo célmo di fÀtihUz^zM mi vifi^aulì s» Ihtrm 
ha € moftro tutti ifuoifftrin ridotti in ligmdes^ 
xi , Fn/o/pirùy e he fri Ubbra agoni zumi mandi 
fk§ri calT articolare troncamente il nome di jil* 
minda^fe ben focp intefi dall' vno de i Pajlori ac - 
eirti l*alira^ch' egli fojfe Carminio- $ qualche par 
te dt l volto tr asformato, pere h^ia erano quattr* 
. nnni ch*errMafra lefilttudint.. Non mancarono 
qttelli, vno con vj^cij dipietà,e raftro d* Amore à 
richiamare tantma del fa (Raggiera a pafierfi di 
nuouA vita^alU ^uale ritornato^ch' egli fu .il prega 
rotto M dir Uro la cagione dell'accidente jgli volle 
buona pez,za negarlo^tttà perche gf Atnanti la fola 
ritronarm confolatione douefperano^ che debbano 
tffer compatite te loro pafioni^non manci dt corri^ 
fpondere alla riccbiefia con fedele racco to di ogni 
Jiguito.Taciiuefolamènte perii nomile della Da-' 
ma^idifi fieJfQ.Con Quante mutattoni di \volto il 
tutto fenttfie il più giouane di età dt quei Pa/loriy 
ilponfichi lajcia caderfi nell'animo à credere, ch^ 
egUfofe Alminda in quali' hahito celata per con^ 
firuar e perpetua honeSàfacrificata alP Amore di 
€farminio. Carminio /e bene vdiua co gU occhi né 
gli echi del volto del Pafiore le/hnbiaze delle fite 
fattoe^credeuaf ftondin$eno,che fofe quella ejlrito 
fica dimofiratione tutta di pieta\ nefapeua punte 
auuederjtyche miraua il fio Sole. Poi fingendo i Cto 
^idi vékrpr^neu le mamelle dei greggi sfor 

X a colta 




it4 NOVELLE 

tflta di nuoM Une fi ritirarono i difcomre 
ricognitione di Carminio .. e deliberando difalik 
jarfi ancore^, vollero confo lare vmo^che fatato tcm 
fo htueuajofienutoJifagi per amor di colei. Otoét 
rtfrefi con il vagabondo nnono fagionamenio . Ah 
mtnda incornine io in quefiagnifa àfauellare . fì$ 
goduto di haneri^niiiolafirie de tuoi cad^ptn 
che fi come ho io compatito alle tuefi$enture^ cèfi 
fotftragioneuolrttente ancor tu honorare detta liht 
fieiÀ i cafid'vna miafedel^ma amica^che tqna. 
peparti e venuta ad albergar e Vna Don&eSa cki 
come tu dicefie non potè ritrouare ilfitobramat^t 
^nìt Citta prìnctpaU deltltatia.perche intefi^che 
4j negli mortalmente /è rito fi era trattenuto fteii 
waggiotnfioluta di hauerne conte z,z,a in ognima^ 
nieraper medicarlo ella medeffma^errò lungo ^m 
pò, e per Ta/prei^ze de' Monti e fri gli orrori deUe 
hofiaglieifin che ritrouata da quattro yche co volti 
fimièlatifiraggitauam armati per vna Selua, fk 
fatta toro preda e fubito venduta ad alcuni Tttr^ 
chi> Mercadanti da Schiaui à vili^mo prezza « 
JEÌla codetta fitto il Dominio d'vit Baffi per altro 
huomo di gran prudenza fu daWin^rtune ifiam 
ze d*vu fu$ figlia più volte infidiata, perche laciaf 
fi l'honefta preda infame d/fuo appetiti.Per con- ' 
feruare la quale quante ingiuria dal barbaro A» 
m tute non /offerfeì finche t ridotta i deliberatio' 
ne di morire, andò ÀgittarSaMntt 4 ppedi del 

fddrt 



AMOROSE >^y 

mUmplifiiiddfiglh^erifùlMrUéifArìitxtH'- 
[:^€tta.^uid$ ilU imtftdélU bocc€ medefima del 
\i^tsfiÀ U delittrafione d$ 4liinérU,c$n Ugrime, € 
[Jifpii^i fi fo/€ ÀfregArcJiaffeuuofiì^eHte HJm S$ 
[ IpMrr di vn4 grasié^cht ìmff9 à comfé^eìie 990 f ih- 
i $i mtgéirU.La pieù^ch'e radicatd ntUupre chi U 
I iìuturé volicchi l'hamJfcrQ inftm anchf gi'h/i0 
I me M più fieri ^ pur troud Ufianzdfrd chi n$nfi 
I fiord A di ejfer pAirtoritù hucrMA non fittA^Là ne* 
<6i€fi A fuochi volt (fi céngiarle vtfiimtnu^ é* tn ^ 
n^cedc glibAhitt donniliy la ricopri fft di panni 
éU Garz^oney acctrtandoU^cht filo H tutto ricchie 
diusfir confirud della foa purità. Col! ott enne, t 
\ ràmenduta per ifibiauo^dvn Mercadante di Ra^^ 
gngi^fù dopo qualche tempo condotta alla glor lofi f i ' 
fimoà patria di Venetia.S^ui veduta davno di ijuei 
H^tli. nel cui fino rifofiro la reggia,lagìtilezz*a 
g la Pietà ^effondo quegli filtu di moSrarne icoto 
trafigni col redimere ogni anno fitte dt coloro, che 
fono priui di libertà fi copiacque di togliere ifer^ 
riÀ colei ó* ad vn altro fio Cugino, che fiato tra 
€tfirte delle Jue fortune tiefiituita ella al proprio 
arbitrio di/per ata di ritrouare queW Amante^cbt 
cercama^odtando lo Slato dt Cittadina , jfche le firn 
fiminario di ^malt^quà venne ^ e fiotto queft * haliti 
mine tanto più felice, quanto/pera dt efferfihoggi 
appunto imontrata noi fuo [caro Carmtnto. 
•^ ^ L s Nel 



i66 NOVELLE 

Hel profirirfi di qnefto momepdrue à lui y cki 
éfttjfe vn deh diffUndort , e the fi dtUguéJpf, 
ÌH$Uc »$é$ di comfufione , che nella narraticele gi 
ingombrauono la mente. Onde ricenefiiuta la beià 
Alminda^ fi accerti , che tante Jone fiufretiefi i 
te/ori d'amere,éjuante^all*her,che menpfijferam 
con maggior Dominio s'acquifiano. ^ 

•(«EXX'S^oS^^^^^^ S^«CX ^2«EX XJSXX 
NOVELLA rNDEClMÀ» 

Del Signor 



g:io. battista MORONI. 

MEnu^ chi degli Amanti ^co ijofftri aUa boe 
ca,e coi gemiti al cucire t ofa di frofalare 
fel Mondo .ch'Amorfia 'yn tirano.^eUe ajprexi» 
Zi ^ch'egli batultfce dal Trono delle Jferanze^mn 
fonofifericoUfi^ ò mortali, che^fer lofiu^tton riefi 
cane àfortu$$a di chi sa praticar le. £ccone vM 
giurata fede àgli increduli. 

Sptran poc ani^che MoraAo.ardeafer Clmctai 
Cofiei animata in vtt^fiogUo^oftentatu.che la fiia 
matura era durifpma.e per efierfemfre mai crude 
mIV amante. Negauajguurdi mentre dtfttadea la 
fieta^egiurtm U mrte^nelfijfir» le vendette. 



{ 



AMOROSE i6j 

^itt'anm infima numerarono sili fd^oài diUw^ 
fédbo t infinità crudeltà della J>ama* Non diff€^ 
top il fedele^ anzi colante in quel gemo, e he ad§ 
roua nel Cielo difuot fenfierifer afiettdente dtir 
lajua sfortunata forttmayfegus à dimoftrare a Cl§ 
rscia,che ilfrofrio cu^re fatto già grane dalle fnf 
fioui^affiraukAqttelbello^chedittifoU dalla Nu' 
tura negli occbi^sfbrz,aualo A ripe fare in que*bel^ 
lifsimi centri. Fu cruda cofieifin cbe^tellejfa^ 
nnatejiin voho. lapeggiarono cociore rifi a fauor 
di Moralho. La fortuna d'vn balio cangie le viceto 
de à quejla fortutta.Cloricia refih di geU^MoraWu 
s'incenerì y e quatsdo ogn^vn dico/loro credea di 
ftfiarvittcitor del nemico y trouofft perdente^ fto 
nello ftringer le Palme. Non f note ilCaualUere À 
p foatée ferita non ifpremer il cuore^ porgli occhi 
in lagrime ^mafoccuUto^che vnaJèlaAillafe tof 
fifùod^'vn mordi cordoglio in faccia a quali occhi 
cbe/penfero le lor crudeltà tonde fi care. CUriciéO 
con vn atto, che ingano lafuapietkfimerfe Udito 
qnafiadditafiealmifirabile, che tttttmauagli im 
vumorfila morte Jlgi,ortto,che iquefiofitccefiei 
fé volle l'amante Fentu coftui , ma carico dt quei 
fefieriy ch^ eratto figli adulti della crudeltà di/iti^ 
IÌona.VMeaffaliri§ qUricia^ma Poffofi fur baci^ 
idi vezztfur fonte. A me^gridò tantofio Moralbu 
eme Amma bella quefiefortuneìSi^caro,replic§m 

{/i la Oaim^quafiiffno pegni di ciò tt prometto U 

La '" MO/te 



j/8 NOVELLE 

notte vegnente jfi ti cùndurtén ì godere ft^ qmH^ 
bracete t trionfi delU tuafedeltà.PérMi e /ri l\ 
0mhre imminenti ^jieni kpoff edere chi chinimi tuo 
sole Men rapida fu la notte a dtmoftrarfi ofiura di 
4juel^chefuJJe l* Amante filUctto afalejarfi candi 
do nella fua fede alla DamaTrouolla^cbe attende 
dolo doppovnof por fello del Giardino di fua taf a^ 
fiaua con gli occhi^non so fé rubando il lume J^ gli 
influjfi al^ ielle, per più cimentarfi ficura co* rat 
delfuo bene. Mille bact e vn mimerò troppo 'uulga* 
re per efprimere l' innumerabile di cfuei contenti^ 
"^ehe furono il preludio all' incontro amorofo. S'ath 
manzarongli Amati fino al fòUeuarvnaface.che 
nell'angolo d'vna parete atterrata inutilmente al 
lumaua la Banza.Lo raccolfe Cloricia^^e preceden 
do Moralbo.glififefcortafin allenir are tn vn Ga 
' binetto^ch'ella defiìnaua capo delle loro amorofe 
battaglie. Scinfe 'fi non diuelfè tatoOo la Dama al 
fuofiaco la gonna Je vefii alfeno, i lacci alla cbio 
ma, e refiata con lafimplice Olanda^cominciè ve% 
xdfa a motteggiare ì Amante-, perche fi neghtttofo 
i or r effe neW arringo del letto a vedtcare ifuoì tor- 
ti Impe trito Moralbo dalla veduta d'vna Medufa 
fibeUa^volU dar forma al fuo timore ^ eo'lcbià^ 
piàrfi internamente fiprafa\to da tataimpenfité 
lafiiuia Ricusi difpogbarfiiondéa^o su In/piag 
già del letto ^ affjjatefi dolcemente tn Chricia^ prò 
fii cbiamarfifeliie^étttopojfeffortdò belUtuuti 

99 



AMOROSE 169 

qudle bauriibe^giufia ilju0 crederi, finiuto di 
Hgt0j4il rifinirò di mdt* altre non l'AUAnzjtué 
dtfeorfiTrafi arato mllejuehdt cùjiui^giunfè 
tf duellar d'vna Dama dt mme Lue inda dt lui vi 
Ma oltre ogni creder gelo/a Cloncia,Cofiei ferdu^ 
ìa da ijuejttfenfiimfì ouiji yatteje ^^ic chejeguiua. 
Gtun/e Moralbo à dir le, che folto dalle braccia di 
Ui^^on haurebbe giamat ad altro feno confegnaté 
tlfuo cuoìe^che à queldt LucindaJTraftta la Da* 
ma^conofcendo Amore infetto di donna rton am^ 
mettere riualttà,ne poter ella donarji tutta a quel 
l'vno di ctU nonne può confeguir^cìfe vna parte, 
fi dtuijibtle il punto d' Amorose fgombrate lepore 
fore^che su le guancieformauano il Trono ad vnte 
belle z^tui ridente^armato in vifo di gelo ti furore^ 
Uncioffi al Caualiere,e trattogli dal fianco ti pn^ 
gualf.jcaricp vn colposa giudtzào de gli occhi^sul 
cuora inimico :ju facile i lAoralbo Ufchermo^edil 
rapire il ferro alla bella adirata^etre e ragioni 
atte ad amolire i/na felce Jtprotejlatu innocente^ 
Tutto era vano a fronte dt quello/degno , che non 
hattea^r egole per meditar le vendette. VoUeakfiio 
copiacerle lo sfortunato* Onde ecciti cruda dijft^ 
ilferroi/eccott nudo ilfenoampiagaje fai^chetrat 
to il mio cuore dal ftnO)po tra pale farti finnoc^n^ 
ma della mia cau/a. Glorici a , prende^, do il ^m- 
gna/e^ qualdubtofa^ efitandoj co'l braccio tn ariti 
ìqtnd £§lf9 é^cm^ì Ufwjt vm^ eternità 

memo 



a '! 



/ 



kji 



170 NOVELLE 

mtmorUjrdtteneUfadferità^ Jlm che conci 
dìfiampdrUJiinJèno Feriujì du$$que cofiei 
de 4 Urrd.Nctt morì Moralbo^fircbe non s^arnuù 
i fronte di quffio cdfod^efierfik viuolndt corj 
lefifrà ^^ide^che difignMUA U morte snlfaltié 
volto $ caratteri della Jua crudelti.Conofiendo 
tanto Moralho foter fi ajcriuere àfia co^a / /ii 
più dimoramaja morte della fua dama conchtuji 
tubato il ferro alla fiaga^ d' abbandonar l'angi 
JciofayefuggirfeneflroHauaJià quefio effettuai 
forta^quandofrat ombre re/pitoto ^ finte da vé 
'^oce non conofeiuta chiamarfifielerato^Rttirau 
menti, dijfe Mor albore nttdatalajpada^ attenda 
di atteftare col/angue la profrta innocenza. S$i 
erttdo^colpifci^ reflicogli a quefia veduta vns Di 
na^che ajeno ignudo vernagli incontro^quefio mi\ 
firabilfino.e riportarne il trof cocche barbaramom 
te della mia ferita Padrona riforttJConobbe ilCéf 
naUtere per donuUa di Glorie ia coHù , U qttali 
nell'vdir lo rumore della caduta di jua Sigttora^ 
"me e or fa advn crepaccio deltv/ciodi € amera ^ ha^ 
ueala veduta languente Al cefi eiteftimonioprocn 
fò di nuouo Moralbo di pale fare lejue ragioni alla 
moribonda, onde portato daW impeto di queWaffet 
tOjche non conofce regole n^U'effereJregolato^daté 
di piglio al pugnale per autinttcar co*l fi$o fingete 
la fede^tento dtferirfi, ma tu fu dolcemente trat^ 
tenuto dalla vocepietofi di Clorkia^cbe alzado U 



AMOROSE 171 

Té ad impegnargli ilfuo Amore frena, dife^ 
\J' impeto e portati altrouey che accertatamt in 
^ fio punto della ttta lealtà, ti g turo ache dopo la 
rte eterna corri/pondenza. Partttoji Moralboy 
n tardò tAlba à /puntare. J^andopuote ejfer 
ifiiata dal Padre cofiei.^ lo fi fé chiamare ti letto^ 
dimo/lrando dolcemente tlfuo, cafo all'iftuptdita 
"etto d* Amor fortunato ^ cheinfuriatofifper la 
te d'vn Caualieregia in ijpojo promeJfoleMf 
d'hauerfi'veduta ^^iolentata k vendicarli del^ 
^ingiurie detta fi$a ingrata Fortuna. Att erito il 
Padre dafimilefpettacolo^adombréu^o co'^edtci 
pi» periti alla Cittàla mo^ruofita del cafo feguito 
fèfit cheinhreuetempofu ridotta netto fiato pri* 
merOymacofidogliofit^ che fu d'huopo atto fi e fio ^ 
cmfilarUyil prometterle ciìlefufiepiu in grado ^ 
the fu pofiia il confignarle Mora Ih o in tfpofo. Se * 
guirono It noz,ze^e quett' Amore ^ che per l'inanzi 
baueafemhràto compofio dìcrudeltà.^dtuenne vri^ 
tHratto d'impareggiabile dolcezza à con* 
fu^n di chi penfa ^ che Amore non 
habhi4 neljuo impero quella pof^ 
fani-a di cangiar faccia al^ 
le cofe^ e dimofirarfi, 
per Re matfem^ 

preimper- 

fcrntabile ne'fùoi 

Dminy. 



r/» NOVELLE 

NOVELLA DrODECliijt* 

Del Signor 
Gi;o. BATTISTA MOKONI. " 

CHE nel RegM della Ndf un nm n/Mi 
maggior majlro d^inuezàmi d* amorale i 
maicofictrto, che gì* ingegni amar ofi tutto di, 
n>anofrefalÌdope*l Mando co hrofuccefi. Pur 
v'ìcinneduliàiMcoglifofcrittavnafede. 

ai/chiasta gl'anni trafcorfifràgli ardore d^vk 

tontagiofefttfero^iofiviuAmenteifuoifoffiri Jt^i 

eardp,per amore d*Alu$da^ chef area contento df^ 

ffirare la vita^ferfojfirar lafua morte. Era confi 

giunto à cojìei tn Marito cert'vn Federico,che vi^ 

uendo su lajpada.potea chiamarji doz^nanie dtl^ 

la Brauura La più terminata btzz,arriaera lank 

ma del e ojl ut cuore, non oferuauajlcheà/apo^^ 

fciolglier U linguale he per dts/ar Popoli^ che per 

irritar il Cielo colle te/temte,cheperfar£^imar§ 

il terrore della natura. SeruiagU la Mpglte d'vm^ 

pafatepo domeftico/:om*eglt diceay conciona chf 

potea ejsercitarit iljfuo talento far tofo verjolei, ed 

amoreggiarla di ifuando tn quando col legno Di^ 

perataco^eisamadefideroja di vendicar^ coU'ar 

mi proprie fe^, che4rouat4ne la comodttày giuro 

léfué ' 



. ■ AMOROSE Y7/ 

U fia fide in mano i'vna dama/i$4 vicindyC mez 
«^;m di queBi Amori-,di rttrouArfì con Ritardo^ 
Mutdo U fortuna come dona, non hantffi loro ì»t 
0idiatt le fortune. Rimetteua in tanto al penjier 
dell* Amante ilridurjìk lei fitto queSeficure&ze^ 
<h' eragli d'vopo, per fuggir e i furori deU'indiJcre 
ioconfirte Paffarono alcuni giorni, che Jèruirono 
tr di/forre il negotio amoro/o. Duiiofo vngiornp 
iftoMA colf enferò Ricardo^quado Amore f Uggeri 
liqutBa tnuemioneyper godere Aluidafinz,afi 
Htti,Condottofi à federico di moltUnnifuo confi 
Mnte comunicogli^che amido ^ eranece^tat^per 
^oderripofatamenteh Dama^kjerutrfi del di lui 
Calore per ifcorta^quando ne fujfe pregato Coflui, 
Murò , nonpromife^ di <on fumar cento vite per co- 
largli i contenti, Cofi quando intefe che nella ca- 
ficontigua alla propria, doueanfi contrattare ine-- 

fzy àmorofi^in vnfolo penfiercyconchiu/e^che tut 
tarmi di fita cafihaueano k vigilar per Rie ar* 
4o» Sene compiacque fAmantt , ^nde più non 
fefiauagliy che di condurfi ad Aluida del tutto 
éuùi^tajn quefio mentre cofi alteri^ il contag-^ 
^^che s Inter diféil valicar certo fi urne ^ che e a- 
l^co^ onderò d' orgoglio jmoflrauafi indomito , ed 
a/iro^non/olo per diuider àgli Amanti gli alher» 
^,mà per cùntenderli t approj^marfi fot$ente , Mi- 
firo il cuor di Rie ardù^s Amor ni nefufie fiato sd 
ìmrn^^comiofia chafimminifiratagU Ha tiffolu^ 

tionìt 



174 NOVELLE 

ihf9 e di Li4Hdroglife€§mhifider€, ch'dnek^tgi 
motiurm s* haurebbe patuto condurre à muotp mijà 
htnt,0ndt UfoU certe zm di douer nelfeno d*A 
uidÀ TtfloTàr U fatiche gli fé conchiudere kfri 
éjuefie penfiere. Raccommidati dunque ^né n^L 
aUeJpdle ifuei halntijanciefj^ nelfiume^e cHa 
tinuepercuoterhy cefi fommefioéiUe /uè vaglie i^ 
refi chepUctdQlofierfifigretAmenteàllidohfék 
mdt0i.^uiui giuntò fattome motte m Federici y 'i 
pnegè di fedelmente guardar U , ment re infingi 
fuo cuòre rubaua contenti Vattene, di£lt Fedtrù 
t combatti, che qui miftofentinetla^per cuftcdif 
Xicardo aggiufiato già Vìnttrejfe con Aluida^tì 
etolU ^hejorta advn Veron V attende a , "vnafci 
feruì dt mezzana per faciUntnte ridurli infier 
Penfiyt non brami chi i Amante di veder dejci 
tò il compimentò di que He amor ofe partite^ a 
fiòfia che vnafiiSa d'ine hto lire i dtf adatta , / .„ 
abbozzare vn mar di piaceri, Sazy co fiorò , ^V« 
^njlridufe alripofi.chefùidirty che licenziato 
TedericOySt*n ritorna ffe al fuo albergo Ricardò. 
Cefi felicemente per qualche tempo /ucce^ero qm 
fi*amorofe pratiche ^ che animarono gt Amanti i 
Jcherzar con fortuna. Giuntò n/na notte Ricardo al 
tamtco^animoUo dolcemente affienare il dtfagia 
mtturno.con tafcurezta di douer anciftjfo qntl 
la notte ftef a goder della Dama^colfarìajcommm • 
Mt allaloro AmkiUdXlofi vjcitò dsllc braccio oT^ 



AMOROSE /7/ 

jflW/f Ricsrdojmroduffi si tm$ Federico,/ou$ 
mie difiUnzÀo inutoUb^U.dicendo^d'bAutr gin^ 
JMf^ miU D4ma xht tl/kofùfiituto/ìrtbbe CsuaUc 
pdi éfférJingùUrj^ Téuqut^tgod} Federico ^chi 
Il ^ che mn/ùjfiféiffe in quelle dolcez^ze co fi cara 
\ abbrdcfiamenti, cojijkccojii buci^ condolei i 
ceri delU (ha neglette edkorforfiddorata^or 
teìLUmmeginétzione ì il condimento d'Amare 
Zéqtteftémorerisnon dirado ildefideriodd 
amento. Tolto/i Federico Àquefii contente, e 
nétto À Ricardo gli ginri eterna /a/ua memo ' 
)m^eUJuafedeiferfemfre^eruirU.Cofiforfi hato 

E' fatto yfe il cafo foco dof^nonrhatu^efcùperto. 
icheanuifato Ricordo da Aluida^chefittotece 
HdeUafigretezAahaueagiàraumfato fardor 
^Mejdegno di Federtco ^cominciò k trattener^ e 
mardarfi^fn^he^^n giorno affklito dair inimico 
fio forzato ad vccider lo Eìiinfocofiuifilicemen» 
Jg ottenere U ior fine gli Amanti , ch'era 
d* inuifibilmente vittore, e morire Ì9$^ 
fieme-^comepofiiafiguìàfauore. 
deWinuemione^ cheritrO'-^ 
Mata da Amore , dal^^ 
la morte fìtcofi 
dolcemente 
ferfezdo* 
nat4. 

XOVEL. 



17^ 



NO V E L L E 



NOVELLA decimaterza. 

Del Signor 

t:omaso placido toma 

I 

LA Ideale fiirpe di Prdncias ebene* Prii 
Angioini haued tramadaii i fkoi Gigli s^ 
fAg^rfiàU'omhrét delle corone delle due Sicìléèji 
uenne in breue in quel f ertile fìolo coji feronéléi 
reali rampolli^ t he , conlHnfirirli alle fiù n^bi 
panie de Principi d'Europa/e chefioriffera imi 
Ucitk.e fplendore reale molte ^e motte Prouineie 
quella Tra le quali vnafu la Morea;oue,c$lms 
t^gi^ in E lena Cantaguzena pajfato^ionanm 
glio del Secondo Carlo Re di Napoli la/ciò iu$ 
fofierità dtPrtncipiycheperpiu d'vn Stcdogi 
tero felicemente non meno lo fiato , che'l cùgnox 
de me defimi Cantaguztni:Ma come riefiono ili 
delle volte vani i configli dell' humanafapiem 
fer quelle firade medefime.per cui cercaroma qt 

fii di caminare agranpa^ alcolmo delle grandi 
ze.ridujfero altvlttmoprecipitio la loro Cafiita. \ 

Giorgio Cantaguz^eno ,che bauendo hauuto dà 
deptoi maggiori fublimati fin al Trono Imperli 
di Cofiantinopoli non iappagaua di vedere neii 

/ita e afa vna moderata gradex^M^volle^per Bri 



AMOROSE 177 

rftcon dofpÌB nodo diparetdn alVlm^riéile (fi 
ne foco amica famiglia PaUologa)fi corno hauea . 
i da^o in confirtt di Gi(($$anni Imperatort di Co 
'itinopoii vna fna (oreUay cofi pofiia ne mere dal 
imperatore Emanuele Eufr^na forella di lui, f 
ìgtie di Teodoro fuo figlio. E per dare al figlio 
no M^Ue.che auuanz»ajfe le conditioni della Jua. 
'Oz^z^ fiéthili irà gì' altri paui di rinuntiafe 
medefimo ilgouerno dello fiato, che eccedeva te 
^tiioni deUafita tenera età, e delfino immain^ 
)fapere. 

: Rie euuta perciò Teodoro cit^lfireno da regger al 
hU briglia fini collo per diuenire sfrenata tn fit. 
i$ei^ & aggiunti kglifiimoli delle proprie incli^ 
ioni malnate i fomenti di coloro, eh e per auua^ 
rfi nella fiit4gratia^cercauano d'acerefiere lefitt 
}i§UuiesMt^ traboccò in quefie con ogni /or te di 
ria e di e ornitela . Gl'Amori però erano il fio ♦ 
) d'onde vficiua la maggior parte delle fine fi n* 
i licenze, fgfìfiejfi erano il Mare^ oue cjuefit 
accanano. Non amaua la Moglie, ò perche la, 
^ poco fipeciofia forma non Vàllettaua à questo ^ò 
foirihe U granita xh'ellafiofieneuajo rimoueua da 
^ atti d* amore yli quali ne meno potè uà ficco efi-, 
)àmiare^cheeonmiUefiéggeitioni^ e riguardi a^, 
pitini dal fito genio : And atta però maifiempre per^ 
fdbio dietro le bellezze hor d'vna^ bor d'vt4 altra, 
M.quelle,cbe^cdono gl'amari. AnfU hauea per €0\ 

U fifime 



^i7« NOVELLE 

Jhmedi man dmuregédmai altre bellezze ^che 
ttnarieìitffendo fililo dt dire ^che gli smerofi gi 
menti non gli tr éne e Art ^ fi ntm erame ari; e che 
mentre la natnra bafteainftttnito^chefi€ùmfrnf\ 
firo qnefii con monet^di fingue tanto fin freet^à 
quanto fin f ur gaia, piacenaglialtrefi^ che fart 
detta Donna le vendere ad ogni fin caro prez.^§. 
La Fama del genio di quefto Principe , e molk 
fiù di qnefiefie maffime in materta d' Amore ^tin 
ÀS partanone egli rifidea^bnon numero \di qteeUA 
gente^che ha in profejjjtone^ilrtMar denari, cc'i 
donar piaceri allagete. Fra qnefia capito colà ^m 
compagnia d'iif rioni, à Comici ^chcvogliamdfre^^ 
de qnalt]fu maijempre non meno abbondencle^cbeik 
prezzante la Grecia. NonfitoHo qitefii comparine^, ^ 
ì^o su le fiencyche venne loro largamente ciparià^ 
to il fèmore della prefima del Principe jl quale ni 
n;sògiamai di tener nafiotlOyC racchiufi vnfipre 
giato Zefiro dentro gli Errar ij della Maefià fiche 
non ne facete copia ad ogn'vno^maprinci^almoe^ 
$e àfi fatte per Jone E da lui non filo fnrono tntii^ 
è Comici vditi cofingolare dilettola vna diUre^ 
j^ d'auantaggio veduta con particolarismo fin^ 
cimento. Poiché come fi offerirono i gli occhi /noi 
le belle òze di Platina famo/a Rapprefintante di 
quefla Compagnia^le quali pofedeuano appunto le 
èondilfoni^ di cui fi compiacene il genio del Prite^ 
eipe^egliincontenente ne teJiò inuaghiteanzi 4 

dente 



A M O K O S E 179 

imeneiefidmme d"vn spfdf$mdt^m§ Am^re, 

perfidi lei, 

I Era co/lei pirnatura(chi*lcrederibbe)vndvec 
ìtèid dififSanid infiitanta annigrinzo/a.Jdentd* 
U,€fihiua. Ma ddtafimlU vecchiaia àti' arte di 
^rmrfi de'Demonij fi come eglmo s' erano firuiti 
fi lei ingiimtntù,eraferme»Hta à taWecceìleza im 
mmfia.che con UforzA degHncanti eccultaua le 
Mf abbemineueli defformiti fitto le pih leggiadre 
forme^hepotefferoinuaghire occhio humano. Se 
pinuaghi (come bò detto )Tt odor o,& inuaghitofi 
ne sttoH fu tardo a farle palefi in varie guifi ifuoi 
amori Reiiè di ejuefiifopra modo contenta Piatii 
naie per fare di Itti vn* intiero ^e raro acqmfto.d^ 
; Vktr^nelfuo animo di mofirare non filamento di 
^adirlo ^mad*efer del pari acce/a del medefimo 
i frimipe^t hfippefar cefi hene^che non fi può ri'- 
dire,comtqmfiif€ldefeàcpedere, & a ch'egli 
\ ìiuducejfe^ in virtù di quoHafia non men falla* 
\€eycJ!fofaciì credenza. 

frocraftinò cofiei con gentilizi artifici/ tap-> 
pagare le voglie di lui con gtvltimi piaceri d'amo 
n^fin chè&a lo vidde pienamente inuifihiato nel-* 
tamorofa paniate fin che potè perfiaderfi d'hauer 
tao fio BÀilito il con cotto, eh' ella impazzale per 
^iamoridilm.^andovnafira^nella ciualefèm 
cmdo ilfolito^ ritròuauafifeco a ragionamenti t 
fihtrfiamorofi^dopo d'haueracctfo il voltolo fatta 
i . Jd Jt sfa- 



i8o NOVELLE 

'^tfuntUrgliocthidifiÌ9mi^cbefinArMmin9 ìTì 
f4^PfMi0 amire^e dùfo kducr nundM dmCy i 
fyrtifijfiri^htfignificduémù e^er tfiédutioni^ 
mf$ri€r$d'vnfi$oc0t che mn fétendo più r#. 
ntrfimlJinù^v^Uuéi v/cir/inefuora^ fi^i^g^ 
TOM certe tenere Ungmidezz^ deltimndmùrai0 
fune U nune^cefifreje éunorejkmeme dirgli. 

oh mi$ Stgmre^o mie hene,Ì9 venge mene fi 
il grane fefi de' miei affettiiilmie amóre nonp 
mette fin ne ritegni^nè indugi ;m'èftrz4, ò gedi 
ni^ò merire. Ho negate fin' h$ra,& alle veftre ifii 
nie^& atte miehrame gli amor $ fi gedimetitrìi 
perche ho conofiimo non poter fi qninignfiart 
dolcezze di qttefii^ fin za manififlo pencolo n 
filo della mia-vita^che ntdla importerebhe ,mn 
lavoftra ancora^ che importa j'uale in infinti o. 
Bora dal mio canto non pojfo pi» interdire^ {Sr 
n)OÌ/Sr^ noe cuoche da anobednedefidirn ilnoB. 
amore Md perche il venir Ite ali 'effettnatione^ 
cerca vna rijolutione gagliarda^ e degna die 
dd donerò innomérati perciò è dnopo^ c^e in 
tegntno voglie ^& affetti pari atti miei, lo per 
fino dominata da cefi potenti affetti ver fi di 
the m' è forza d*vhbidir ciecamente aiC impm 
di tjuefii^e pùfpor loro ogn' altro interefie^ è riffti 
to,chtfiA\di che non credo hormai nafiìin voi {< ' 
go da dubitar e. Che fi pure la mia pocafìrtnmt 
eh€ voi dubitiate pnnto della cottditione da* 

amori 



AMOROSE >/i 

)0mtri: ift'lmiifpicé merita néttfermetti^ckthil 
)»$Jlr$Jè»c corriJfMdd vtrfi di me ^nfénfiru$^ 
itti d'dffett0./arò cpftteitd di punir fiU u^àmen^ 
\h di qui ^dijftréta digedtruiy rifoluu di mmtt. 
Wé/e^^ers , e faldumenn m* dmdte , €$m'i$ vi 
MMi#9 fMftiémpci quindi infiime^ & nudiamo Jè» 
fretémente in luogp , doni ^foffiam0 ^ con non mi^ 
Nutf r lihtrtÀ , cbeficurezz a fer qudkke tmfo g^^ 
\dirci. 

HFrinciftT€ùd$r$yilqudleeferl'inn4tMt€ne 
^zza dilfm cHon nellt màtmt d^smére^e ftr U 
\ JirzM di qtuBi lufinghtuoli fèrole site ad dffafei* 
I mare ogni cuor e.fentinéfifiruggere di dolcezza^ e 
! d effetto ^^^diu U concbiufione di tfie^rijpoje con 
-Umiglianti concetti. 

S'io i/àmo ^càré tUtinà ) e noUfifete voi? 

Uè che? hduete rdgiifne di nonfiperlo^ perche io^ 

yehe lo prouoy non sì ridirlo . Se gli eccedi doliti 

vofire bellezze non vi dichidrano il/eruore^c'hdn 

'fisuto in me cdgiondre d'dffetto ver fi di |a^i ^ mi 

; ^moMcd ogn' dltro drgomento per efprimerlo. 

I As^ft^-ì quefte non tdnto dmdbili , qudnto ddo' 

roti li bellezze vi ridichino^ con qudli ecce fi io vi 

dmije defideri di bedrmt nel godimento di voi^/nio 

/fifmw bene Son pronto d fer per ^-voi^ qudnta 

fdofdr dt grende vn cieco dpidnte (fi bene no deb 

h dtrmi cteco, mentre hphduuto occhi perinud-> 

4kirmi di cofi rare bellezze. )Nifirò lento dd.ob- 

U i ^ bedirc 



ifo NO VELIE 

gert éildtfiétofim de'n^firi am$ri ^Jè ben vUt 
jft U Sta$€y€ U viu Ma certo i$ non tntendo , q 
nil9»Ì0pr0prùSuto foffAM furiare per tede 
vitAgli Amoreji gedimenti Ne veggo in qùaU 
mera topoffe qutttdi partire con voiy fema eh 
renda a tutti nota la noBra partenza ^ co' l fine 
quella fenza che vengafiouerto il luogo ^ doue 
dimoriamo yf or fi con pericolo maggiore yC he qui 
maginarefipoffa;e certamente con quello Jcon 
eke (juinon e da temtrfi furo dtjponite voi-, che 
me no maca ne rifilutione^ni affetto f tfifegmre 
AM'vdire di quefie paroioy dato Plattna^ coti 
fereccejfo, e digufiot e d'affetto^ "vn bacio gus 
digno à quella manesche firingeua^ ^^fi figgi 
àT eodoro. 

oh jyio quando firà^che vipoffa mofirare q 

le corri/pendenze ^alle quali m^obliga non metto 

H^ftro amore ^che tlvofiro amabili^mo tnentoà 

gnore^queUo che toccaci non poter qui noi per \a 

naficuraviafidisfare con placidi godimetoti à 

firt amorijvifitpplico a credermi^ <!tà toonvoli 

/aperd'auantaggio.finchenofiamofuora di quk 

Ma in fuanto al modo di condurne felicemente 

fitteinofiridefidertjfuoradiquivdite (maci 

cuor rifiluto) cio^hàfaputo penfitre "tfto ingegntt 

innamorato Jiitrouafi nella nofira compagnia vtt 

huomochepofedeingrtidodimarémilta tArtt 

MMgi./ 



AMOROSE i»/ 

igicd. (Àttrikuiud eUdfiutamemti qui^étu ed 
rijpir nén rtndtrfi abbnmntnde con Ufiéfrir 
in/ijt€ffd)dé €§ftui hi ioftntmfiu vdtt dwfi 
antOy con tutto ck'tglt t9§njié f tatto VéttUMon^ 
"hétutr forte ttoH /ilo per far f affare in lun monte 
qualjifia corpo dà luogo à luogo inactjftéilo^ dà 
ante, ma di potare amora afuo téleto formar tor-^ 
hmmani^che tet^gano le fomìglianze di chipiuÀ 
iiortM in accottcio della cofiuioperuy ch'to pro^ 
tto fedeli^ efectetiffima hòpejato, che ci ^vg/ic 
per far finche da "vna parte egli ci trajfpÈfti ptr 
l'occulte vie dell'aria in qualche rim^o^e deUlùo^ 
luogo i e daltaltr a f ormato àvtfirafimigliamxx 
fantaìfico corpo Jlo ponga,come morto direpem* 
in vece di voi neivoUro proprto letti^\ éccmhe 
ntre qutui in vn finto corfo farete piato per mot 
yUel vofiro vero pomate alt roue gioir meco^gode^ 
vt^ dolci ffttna vita. Ne di questo ingano puì i 
i ridondare alcun pregiudicio negl'intere^ ^dtl 
Stato, It quali taglia il Cielo ^ch'io mediti altri'- 
te^ che profperi ,e felici\poiche re fiera mai firn 
[^ s vofira dtfpofitione il generar col ritorno\ t 
0mlapre/enza ildifingannoyinchi^horapartedo^ 
'fiproduce V ingannoimentre in tanto la \vita prof 
fefofa delr occhio di/pofio vofiro Padre toglie #• 
1^ alterattona , che pote/Te cagionare la^ vofira 
mancanza. 

Sasiadire^che qnefio Principe fujfe appafwa^ 

Jtf 4 tamente 



1^4 'NOVELLE 

' UmtnttinnAmorAto,ferJignific4rey ch'egli cmà 
itUiy mn foUÀ difctrnert UJiréula per cui venie 
firatp 99egU amerofi ptaccfi dlprecifino. Si nm 
fife in "vero m4ijempre dece vn Amdme^f^a ek 
Iborà pi» che hauende pre/ènte l'am^u^ e 'umne 
giHtimemcfegU àbb^cind^tn guifa illumedeldi 
fcerfi-i che tirannizato dai/enjoy non vedeft 
P AniAU, e l godimento, Ond* e chebauende^p^p 
toTeodoroinnànza gli occhi l'dffafiinatrice kii 

4ex&A di PU$ÌHa,& aunnti dV appetito {/ \prepo 

^ fiat eri étmorofi^ non fi potè inoltrar con la me^ 
alla vi fi a deUefionuenettolezzejruineyAllef 

\liportaualo vna fi ffraha rifolutione. Che per 
tiòfinza puntevaciUdre\y anzà ni tampoco effe 
minare le conditioni della propofidy rtjpoje ItOi 

menre. 

Foglio^ ch'i voftripenfieri^ e voUrigufii fii 
adeguata regola de II* opre miei quant* grdinen 
voi, tanto to far è: Ma dttemi ifiggtu^fe) cerne 
uete voi proueduto al mancamento^ che qui ca^ 

nera non men di voi, che di me qtufta nv/lra p 

tenza. 

Fare (dtfella) chequeWiftep.ilquéU 

lafudarte deue efferiSrumento de^e noftre^ 

cita, renda perfita/o scompagni, mentre tton 
* ritroueranno, che per lo disperato dolere della 

Bra già publicata morte ^ to^ debba ejfer unda^ 

^r^mdamenttàdannegarm$^ od tn altru 
' " ^^ ~ niera 



AMOROSE ig^ 

)fÙ€ra adwcidefm$; il chi fari da Urofacilmen^ 
i^iTxdmo^ fer capane dt^HiW amore ^ che y per ^ 
\^antQ io I! occulti ^ non UfcUno difiourire in me 
mer/o di voL J ce tot he poi quefiUfiefo non ven* 
||« dzuulgatofer U Cittk^ordmeròshtglifure tiK^ 
)ÌucA U compagnia, a le uar^ incontanente da ejfa^ 
dando loro a vedere che rtfafutajila mia manci^ 
^ia^fotretbefi dubitare , ch'alcun di loro foj^e reo 
ideila mìa mortele perciò venir tutti rattenuti im* 
frigìonati ,e tormentati da' Giudici. In conclujio-^ 
foe iisuttofi prouedera^dr al tutto iiprouederà op'* 
)portunamente. 

\. Cofifen£ altra difftcoltàrefiò formato tra torà 

n concerto di tanto rilteuo; E perche ad amen^ 

ne ppemeua la celerità dell' effettuatione , al- 

"'^no, perche la dilatione del godimento offen^ 

uà la'-^ehemenxA defuot defide rìj , all'altra^ 

che ifiicce^ del tempo poteano fr ametter t^ 

ptdimenti à proprij difegni ; perciò , doppo 

mtrmoft rato la Maga y d'hauer partecipato^ & 

^infialo il tutto co' l Comico Negromamc^^ 

^ahàlì y che la notte vegnente fegui/Te la par- 

mzui:, dando per ifirutttone al Prencipe^ cht^ 

imieramente fi prouedcjfe di que denari^ i 

Ì0i ehe gli era à grado di por tarfi fico {il 

_ iafiK perdirli^ cheprendejfe di gl'vni, t 

^eW altre quanto poteffe ) che pofcia andajft^ 

^^ndoilfilmaripofarfinelU^^^^^ dal quatta 

" "" "^ ~ co*l 






«85 NOVELLE 

cél colore di qualche fretefiecercdffe di leui 
n^^hardauamil'Alba^ed'vJcirne/Hord deiefi( 
JU»z/e i cui dopo vndfiU mesuc bora, che fijft 
morato fuera fi ritiréjfe cen dir e, di veler ri/kn 
recoljonno ciòcche mancaua albifogHO delUm 
ra,efiritiraJ[fe/icur0,dir$ireu4rpoHo éul efftti 
quanto da loro fi era concertato per lapartenza\ 
Conuenne T eodor o^e nel tempore nel modo ie\ 
l' effettuatione di queHaia^curando r amata d\ 
fere non men puntuale neU eseguimento defitot\ 
dini^ch' efficace neldefiderio d'arriuare per 
xodi quelli al pieno godimento delle fite belle zi 
Ritiratofi in Corte, ciò ^cheprtma egli oprò , fu 
mettere dt fi medefimo all'ordine vna rilet 
quantità d'orOy e dt gioie ^ di cui ifitoi maggie 
haueanlo lafiiato a dtfinijura abondeuole, E po/c\ 
domandata la cena^mentre fiaua à quella fi ci 
mar aje ilmaeflro della flalU^ diffègli, voler ^fi 
la mattinafiguente due bore anantt giorno fi \ 
da fiero ad imbarcare alla volta di Trabisoda qt 
fei Frtfoni venuti^ dt Germania^ che già barn 
gli detto voler inuiare a quell Imperador fimo i 
gino;iggiungendo perà che volea vederli prii 
che fi parti fferOjO che pertanto^mentre erano 
incaminarfijifacefie condurre nel Cortile deL 
lazz^yC venifie à rijucgltarlo^che fi farebbe coi 
to ad vn balcone per vederli. Con quello appunta^ 
mento terminata U Cena,ritirofii al letto per ripe 

farS. 



AMOROSE 187 

ffi. Me s^iui egltftendeffe altre rifdfd^ chi ntUé 
Ucidtzxa d^fnoifcnptri^ il giudichino col0r$^ 
e verfiti nelle materie dUmere^Jannosome /w- 
\gaJuegliato vnammo queltopre^chenon cafifct 
fmj^fi^jfo f€Y la vaìtità delta gi$ia^ la quaU ndì^ 
Ifda in ejio dall' affrefifione dencn men certi y che 
\ vicini godimenti amor ufi. 
\ Pnma.che dall' Oriente Jorgefie l'Alia^ forfeit 
^Trinci fé dalle fiume -^chiamato à vedere i CauaHi 
|Tr^ tnuolto in 'vna giubba jfi trasferì dalla camera^ 
f dotte dormiua advnafala.chefforgea vn balconi 
Jifra il Cottile Tofio:^ch'eglifù vjfcito da quella 
Starnerà entrouuifortatafultaledeglijfiriti Im^ 
ìftrnaliyl'incantatrice Platinarla quale nonjenza 
itccorgimento difiofe^che non vifitrouajje il Prin 
niftyf orche fé bene in tutto ilcorjo della notte d^ 
^mnon hauea frate che coflringere con gì' inciti 
kdfao volere i Demoni/ fure douendo rinouar fito 
^bt mai foderoti gli fcongiurifer fare ^ che que&i 
\^iformafiero de It aria vnjimulacro di luiy volle 
! ili ti f offe affatto forche non sUuuedeffo chtfofe 
\ iMei^nelle cui mani lo mettea in abbandono vn di 
firdinato amore. E tanto mormorò ella frofane n$^ 
tocche frima^ che ritorna ffe il vero Teodoro alU 
fatKcafù formato vn finto Teodoro da i Vtmonij. 
' * Veduti^che quegli hebbe i Caualli e dati gli or^ 
iiniopfortuni^ forche foffero con dilige^xut , ry?- 
inroz^xM condotti in Trabifonda^ritornofene alU 

fué 



fSf NOVELLE 

fuéftunzA^tfuora di quelUlicenM tutti ifiv 
glif dicendo ^ V9ltrfi rimttttft A lato per rtfigi 
roéfutifonnoy cht imtmfcfiiHAmtntc hAueué. 

Jcittto^^ 

' Entrale vtdutofifttjfo ritrétto Ì9$ vtt caddi 
doftefo noljuofitjio letto^non inorridi j perche 
finta viuacità delle bellez,z£ di ? latina , non 
' cianan penetrare alfuo cuore gli orrori della ^ 
^ morte di fé medefimo. Anzi tra i/ nelle apparem 
di Morte^ tanto più viua ei raui/aua la/uajoi 
glianzafifuanto^ifigiuraua ad ogni momento 
. cifi dd fulmini dt quella beltà Celeftiate^& efiii 
ta tra le fiamme defuoi cocentifsimi amori. Sai 
tatifiyebaciatififeambieuolmentegliamanti^i 
' tutina À TheodorOyche tofiofivefttffe vn'hahii 
elicuiina pate/Se iui conojcerfi ilmacamento^e^ 
* deffe ctò^chevoleua hauerfèco. Cofiimontum 
\ egli fecole ctìfattOypigliandolo la Maga per m 
\odicendo^andiamofolkeuaron^da terray& in\ 
mometp apertafip dar loro aditole pofiia 
' V ino rijeratafi(seza veder fi f man di chi ) unu 
\fira della ftazai^venerofuora di quefta portati^ 
ji^ale a nolo per gli ampij fentieri dell* uria. 

Se htne la virtù degli Angeli cofidannat^^ 
pteBeatiitale^chepuotein mille guife rei 
int^ifibili icorpiy e pure non mancarono alcuni 
bttatori dell' Arcadta^ (in riguardo à cui forfè 
dio non pormeffò i Demwy l'efiercitio detta 



AMOROSE . 1^9 

nzdj li^usti dijftr9 héiutr veduto full' Aiba; 

qntlgioTM il Frincipt Teodùto , cfjepùggiaua 

ra le regiùfti de&UrU : Alle reUtiom fero di 

efiifu dato orecchio come al detto d'huomini^ 

fogHAJferomUefikdeftevigiUt. 

Figliato il Principe da vn diletto tolmo d'am^ 

irdtione al vedere coff quanta filicitÀ^efaciliiài 

a dell'aria ei varcale i Mari^ e ttafaffkffe- la 

«3 dife aSafua C4ira^ che, purché tratto tteatta 

ìrojcèfiin terra, a godere i/rutti de' loro amo 

omeiavijta delle più infigmiUtta dell* Vni^ 

rfo^fartbb*egU venuto fipra modo à grado il co^* 

mare per qualche tempo in quei viaggi. Sifpo/è 

tina^che tenendo ordine que&iifulla tui virtìo 

\ppoggiauano, d' vbbidir puntuéUmente alle Ut 

^k, tanto fi farebbe fatto ^ quanto a ini f offe . 

iuta* 

In tato , efido già venuta Ihora^miU quale era 

té di leuarfiil Principe ^hauea nella fua Àeggia 

xpite It anticamere^il concorfo de'corteggiani^ 

doneano d^fere a/uoijèruigq j nèpermolto^ 

itti attende fptro.fentirono^ che da lui f offe da^ 

tdcun fogno die ffirefuegliato^ e di voler for^ 

e dai letto. Paffarom c^ tutte Vhori della 

ti0dy vennoy epafò altrtst quella delpranjo^ 

Sf kpenftri^ che applicaturio à varie , ima non 

ropt cagioni vnaf lunga dimoranti letto ^ 

P^€jft ito nttti qtteio , che lo tetneua effetto di 

qual^ 



( 



>9o . ^ NOVELLE 

'^udchefinifln dee idente.S finti per UM0 ne» 
no dagtifiimoli e^mmum^ehe delle proprie énfii 
udi^firifolutnno di entrare ^ad auner et U cagié 
ne di quefid neuitàydne Candlieri à qudiilfa 
repartidiedel frineipe . rendend fingoUre tdt 
ioritdye eenfidenzA Entrdr0m\&vi$d di l$r§ 4; 
do U finefird^ V ditto dicendo. Signore è gii 
di Comedid jroMdrono dmiedue,ci'egh rdpprej 
tdUd di fi mede fimo vndfnne^i^imd Ttdgjtdid. 
Ufeend del letto. 

Non refi menzognero aknno ^uefidfiMd dp\ 
ren&d di morte, perehe nonfinefpdrfi U nomi 
fer Id Corte fi non che à voci dififpiri^e di pia 
mWinonddtionedi cm reBdt^no dffogdte te fi 
le fi pure il dolore il (judle nndetu Pdtoimd #y 
piditdddfiidudshe le pdrole eercdfièro d/vfiirt 
tondoUrfi di quii cdfi in fé lieo Porttfipnre eu 
no ddfi medefimo dlU rdppretentdtione d^fin^ 
Uri dfftiti di irifitzzd^i qndlild falfi dppdrem 
de Ud morte del Principe eHrdftddlettoredo^ 
ditticheftimdudno hduer perduto il loro ndtun 
^émdtoSignoreydèUdMogliiyche dd'impìwtif 
^ ifffilice decidente fi vtdeudfdttd wdottd 
più belfiore degli dnnifitoi di tfttelfndriio^ à 
ihdued eonginntd il Cielo ;del Pddre^ che con it 
fdufid firttfintiud in vn punto ejfergli uooru^^ 
figliole ftintd Id Cdfi^ t mdncdto ilfi$ecejf§rt 
Stdto.Portifi{ dico)f$dfinno rdpprefintdrS a 

É9 * 



AMOROSE 191 

maginaticnr quefti^& Miri effetti imm^intt 

i im un Sfatto anuemmento mentre io tralaf 

Udire ciò che tocca atUfdfa morte del finto 

Woofer narrare ciòcche accade t te al vtuo , e 

Teodoro ,^ che con f latina profignina. ijuoi 

: viaggi 

vjtafiato eglino il Ionio, e r Adriatico Marey an^ 
rono /correndo in queMaguifaV Italia J'Fnghe-* 
Xyla Polonia, la Germania Ja Francia la Spagna 
Inghilterra^ fcendendo pero btnfpejfo hor in 
ìfia^horintjne^a Città ^Jècondo era ildefiderio 
Principe, ti qua le come che perfuadeuad dt no 
tr efier raffigurato in quepaefiflranierifico- 
enadifermarfiper alcuni giorni neUe Citta 
celebrile doue, ri/edeano particolarmete le cor^ 
^e i detti Regni. ft andò liberay e fiouertamente 
^jli Alberghi chefidauano a mercede. Xon/u 
'i^ehegli non 'venifieticonofiiuto da motti ^che 
*propry affari j ò peregrinando il Mondo ^ di 
iggiOyhaueano hauuto occafionedi vederlo do^ 
t»tt nella MoreaiOnde alcuni di quefii^ odaU 
t quali era flato dato a conofiere il Principe ^ 
'Andò da qu ei paefiin Sparta, quando già da 
€gli era iui pianta per morto ^ atteflaronoà 
% d*hatàer veduto tulle loro patrie viuojieto^e 
0Antt\quel Principe^ch^e^ ini riputauano in 
tmente morto. Mliritrouauafi radicato neBa 
iMMf di tutti con tal argomenti di credila il co>^ 

cetto 



rgi NOVELLE 

ttito della fka morte ^ che non fiUmeMe dn chi 
vdmn non otieneano alcun credito le veirdkdi 
YtUtionidicoftoro^ tna come vane cUncie erm 
frefè à fcherm^ne atdiua chi Vhauea ajcoltate, 
far tea par le ad altri, per non d inolile d*amm 
tere tra fuoi penfiericofi folle crtStnz^. Le ap^ 
renx»e^e non le verità fon quelle .che tiranneggi 
noi nofiri Concetti. 

Sodisfatto per alPhora nelle fue curiofitadi 
Principe jC bramo/o dì godere per qualche temp 
vn placido ripofo dell' amata Platina y diffeif 
fiacche già lifarebbeftate caro quando fojftpa 
me te fuo piacere. che fi ponejfe termine in quale 
luogo al lor viaggio. Ella rifpofe, non hauer\i ' 
piacere , che d* appagar àppieni lefì$e brame . 
detto ydall'.alte regioni deW aria, per cui fipra 
laScotia aWhorafcorreajno fcendendo^ come 
vccello^che fianco defuoi alti voli calaà ripofa 
in terra^vennero a fermarfi neinfola d*lrlana 
vogliamdirejiberniaidouetn vna amena ^e 
litiofa campagna rttrouarono apprefiato per 
albergovn Palagio ^ in cuiperfignifiaire ^ eh 
Theod4ro,e Platina vede fero, e gode (fero quai 
difontuofitàM delitie^edi lujfopuo bramare t< 
mano defio^diròfolo,ch*egli era vn Palagio fab^ 
ۈto^corredato,ejeruitoper opra deDemony. 

Giorgio in tanto ilvecchi9 defpofto della Héri 
€uigià^el'età,e$ trattagli aprendo U mente ce 

difito^ 



dei 

fa 



AMOROSE 19/ 

}ÈfingAnno'd€l MpndùyhAue4in9fiàC€Ì4to dailUni 
^ l'ambinone del regnare^ e vi haiuMù in l$r ve 
)f.M$rodotti i dtfìdtrif dtlU quitte inufueft^.vité 
\degli eterni rtfeji neW altra , rifoluè non rifi^ 
^are il maneggio dello fi etro il quak filmi trof'^ 
y graue incarco per vna man^ che tremaua-^ mafi 
pe cbe*l numero defretenfiri allajmc^one nel- 
b Stato facendo vedére a PofoU vna moltitudine 
flifili nafienti^ l'a^curaua^che quefii foffero per 
ifoltar le /palle adefio come^Jol cadente. 
\ Erano molti^mt quelli che fi faceano auatiyCO^ 
me chiamati dagiutte ragiont allafuccef^one Eroi^ 
Mi Emat^uele Paleologo Imperatore di Cofiantinec 
"foli nato d'vna prima figlia di Teodoro Padre tfi 
Giorgio. Veniua àpprejfo llmper adoro dt TrabijOf 
ia.ma con a ffat rime/se pretenfioni come nato d\^ 
ima fic onda figlia delmedc fimo Teodoro. Pietra 
^ali Conte d^ Arcadia anteponeua la mùglie\y U 
fualviuea,& era figlia d$ Demetrio fratello mag 
pori di Giorgioyma morto viuente ti Padre Ste* 
f$no Duca dell'antica Lihurnia^ prof er tua TeMe 
fo nato di Chiara primogenita dHl'ifi.e0 Deme^ 
friOy la qual'éragiàpafiata all'altra vita. Ancord 
pntal Antidio^ che non partecipauail logititmo 
fingue Cataguz4no, pretende uà Jegittimafiicce^ù 
ne allo Stato^ fomentato dal fauore \de' Popoligli 
qoalibaBauavn Signore Naturale. Ne mane a-^ 
uà anche' dt farfifentire U\Regtnad'Vngherta^ 

N che 



i»4 NOVELLE 

cAr Addu€tnd$ U nulUtk d'vnfuùndo nutrìtn^ 
^idfdtU da vn antico DtfpBto della Marea , e^ 
€Mfeguenza Citìtgitimafiuce^one di^uanùx 
nù dtfieji da quello^ prcponeua^ eh' alcum de\ 
figli fife chiamato à quella Corona, rome dom 
glifer la ragione di leiycht deriuaua dalfrix 
gittimo Matrimonio. 

Hora a Ve/foto {dofo d'hauer dichiarate it 
ùe lipretenfièni d'Anttdio^come deriuate da 
erigine ingtuHa di/angue tralignante^ non sì 
ferfuafi dalle ragioni^ o cojlretto dalle minai 
adori alla par te dell'Imperatore di CoHantim 
ii^anteponendo neilafacceffione allo Stato effo^i 
rappre/entaua laperfina^e le ragioni delia jfioì 
i chi ptrdifcendenzAfubintraua in vece del fri 
tello.E perche fra le conditioni fi abilito tri Et 
mnek^e Giorgio,vi era^chin adempimentodi 
monfolo quegli tofto manda jf e a prendere il^im 
mento di fedeltà dajudditi^ ma inuiaffe vno\ 

Sroprij figli in gouerno dello Stato ^dal quale ù 
^eua quefii viuere affatto fèquefirato (tontem 
io dei titolone di certe altre fodisf attieni fpetti 
"non mene alla quiete^ch* althonoreuolezz^ di rij 
'^ eheglifoprauanzaua di vitd;) Forche ( dico)i 
^ quefiaguifa orafi formato taggiuBatnento tri 
rò^perciò l'Imperatore ricco all' hora diprote^ ^ 
tofu pofiié in offa d' infortunij ^mandò alDefp 
'in Morea Teodoro ^e Tomafifitoifi^i, li quali 

furm 



AMOROSE rps 

Ir^m ambedue Deffoti^fe bene cen e fifa infelice^ 
mmre U GiuHitia, Dimna r inoli a contra UCdfi 
fUeoUgay ftr veder nelle Jue vendette l*vltimà 
^"nadi Ui-^f erme ffe .eh' vn fratello a danni^det^ 
tre chUmaffe nella Marea l'armi Ottomane ^ /«- 
foffero entrabida ifuejl e f fogliati del malfof 
du to Regno, e ridoti a tanta mt/eria, che ctf figli 
ulicaffero dalla carica Pontificia annua froui^ 
operjofienerela vita.Mentre mandò l'Impera 
e i figli in Spartayfo^che di Ufofie ricomhttàì 
éUitinofoli la fior ella moglie di T eodoro JU qmt 
Quindi à pococome Vedouapafso alle (econdt noz»^ 
^conGtouamni Secondo di Rufignam Re di Gie^ 
ki/aàmme,d'Armenia:^è di Cipro. 
i Tra tanto j chefiél fondamento della moriedà 

E eodoro fabbricauafi qui vna inejpugnabile fir^- 
\ja.aaUelue infelicitàrftauafin'egli accumulami 
do ifuoi piaceri con Platina nelgia mentionato^Ps 
^iOyil quale però inbreue tratto cade atterato 
mm^tuitalamaccbinadeUefitefatfi^ &illufim 

Wtmtt. ' .-i 

^ > Platinacele Japeua per pretta quanto diletto fi 
frendejfeilPrintipeinvedergfl^rioni rappre^^ 
\marm k fieno ^oprtma^ che per mezzodì quei 
Étmifiri, cui toon filo era fatile il comparire^^Jkté 
W^ijérma^ma naturale Singanar e fiotto falfi ap^ 
^pmenxtfoffe a lui dato ogni giorno diletHfotrMtr 

fiemme nto io'lfaTfpettàcol^agli occhi fuoi diqu$i 

r ""■ N z ^ che 



i9< H O V E L t E 

thtingtgmJéfAuoU Veniuaglidfpuntàrdf^ 

JtntéUé "ungièrng con mn minor vaghezz^.ckti 

$ificiQUfAH9Ud'lair$\q^éndoec€6^ chemem 

tgUfidUA con diletto mirando i filici voli di 

datole delfigU0^& oforuandoycome queBi, fi 

^MgodtSo beSezze del Cielo finzs tener pih< 

troaOdJkura guida del Padr^^ f^P^^^ ^^ 

nforje deW alte sfire-yveduto di repeme /piccar) 

-tate dagli emerite venir egU ruimfimente pii 

handejtlbaffoydone era finto vn mar e, por impi 

^'vna namral commozione chiamò ò Die ò 

Al freno di qnefie veci.chefim riuerite, e ti 

nénjelo in Cielo, & in Terra ^ ma fin mi più pt 

de Ab^ da^ijpiriti Infernalijpétrne in vn\ 

Uno He^cheqniuicempariua per arte Uro. Si 

la Scenate con la Scena dileguo^ anche da gU 

' ehi tutta Ufrpérha mole dt queldelitiofi Palagi 

fi che fitto Inombra dvna ramofi necefifraU 

^a terra^colmo difiupore, e d'orrore ritrouo^i 

'Platina Teodoro Mqftale però aShprshehbe a 

eiredifemedefimoperrorrtde&za^ e Jpat 

- quando velgendefik Plaeinajtriub^che qnefie.. 

ferttaia nette fiteproprie^ma daini non rapgi 

\J^bianzefiopriua laptì$ difforme^& orHdaj 

« eia.chefififiegiamai veduta in alcuma Strega 

' iene appena per vn mometo hebbe agioiJPri^if 

di veder Platine in qmfiofiatey^che U riuolt 

^ €gh verfidi Ui^p^fie&a infigaye'ittsfiidi 

fochi 



AMOROSE .197 

kiféi^ da lungi in ^wé/otteràHidgroUdlfù $$» 

^egli occhi dtlla metc^ chi in qutflo mal ndt$. 

mtae hauea chiufi^ e dcatcsii Ufat/k beile zza. 

Cùfici ^refe incetsmente dferti U/ua vera deffer 

tij$ ijccrgeregli errori dmefi, e g£infortun^^ 

\éltc'ie^terA(i efpeHo.dicHifredeM egligiÀ 

troppe infauBo prejkgio dsUUtmemmemo di 

Be accideuMora veduto ilmedejlmo^dopo fvn 

ctrcàre^efferli impe^hiU il rinuenireU hoe^ 

^dilla greti A^doue erd etrdtd la ftregd^e dotte pe^ 

%d^ch*eUstenefienàJcoJclefue gioiose denéiri^ f 

tciòripoìldtuttdUfperMZadelfito vtMtictml 

kre di due Diamanti y che gli erano rimafii 

dito , vokò ifuoi penfieri al ritorno al propria 

Ito. 

Già che, co'l pigliar lingua ilconfu/o, e traua^ 
au Prtncipe^ haueafcouerto diritrmtarfimit'- 
niafipra d'vnlfilettu poti a nel Lego Erno^ t 
col vendere vno de'fuoi éneUi^héueé ritrM^ 
denaro bdftenole al vÌAggio\ noleggio vnVa^ 
lo per la Morea^ ver/o dt cui uauigMdo vn luto 
^ tratto dell'Oceano^ indi lo Bretto di Gibilterra^ 
^4f/cid Id lunghezza maggiore del Mediterrdtteo 
m proliffoyi vario camino corfi molte , e molte ba^ 
xfihe^An che ^Idfine giunto nel Ldconicofino, 
mtfe dd incontrare Ucagiom daljuo vi timo ndto 
'^Htsgio/kuepenJdUddiritroudrdilpom* 

è 



ift NOVELLE 

Egli^ che già hdnedfipuityammirate^eji/fì 
U le dijfojimmfàtte dello Stato dal Deffoto 
Fddre dofo la ferditd di lui ^ fiimo of fortune 
fmontitr tn Terra di notte ie*lpajfar fi fte k Spi 
nafiofiofra le tenebre di quella temendo ^ che 
fotej^e e^erè di tanto pr egiudi tio^ e pericolo l'ej 
tefiouertoda altri-^qttanto fperaua ^etteffe riuj 
gli profitteuole kfiourirfidafi medetìmo Entri 
(^andando Vifieffa notte a rttrottare alle fro\ 
Gufi queVttddttiyincui credeuapiu viust U mi 
tisdilniycomecongittntéiàheneficii di rileum 
ftrtuneicercò ma in vano, con vn verace^e dolci 
racconto de'cafifitoi di guadagnare mftèoprò la 
ftdt^ i lor affettici loro aiuti. La maggior parte 
quefii lo ributtarono da fi con ingiurie.^ e con 
naccie^come qtteOi^à cui da vna vtfta lingannei 
le di morte efiendó fiato catttuato f intelletto in\ 
fiquio d' vna fallace credtnza^non poterne prei 
^orecchio , non che il erediterai difingantto de* 
errori Ma aUri^uppre{fo de* quali la curiofitufu 
tonte adaprir l'orecchie al racconto, egliargoml^\ 
ti delvero pretulfiro alle tìlufioni della mez^egtta 
vinti dalla verità ,furon costretti ad ammetterla 
nell'animo loro ;ma tir atteggiati da gfinterefi pri 
nati ffimmintfirati loro dalla potenza del fMOitt 

DomtnioJ non vollero fiourirfi per vinti; Onde 
eirigaronfidalPrinctpOy condirli, ch'i '/tarratt 
fucce^ er4noféut§le da Itti ittttetttate, le squali pef 
>^ « w Ialor0 



AMOROSE tf9 

U$ro Br4n€x,zd^& inutri^militudine nif^ttA, 
^d A fané memi Ptttntr crtdttQ éUcuno.Nt védfim 
\é lui ptr mMUtregU éffitti di qutfii idi U rs^, 
iyglifcMginriJt ttntmu^U Ugrimt^ p€f^ 
nam nane imfnf^i^nt d'éltr$ dfftM vh'mì^ 
tndutm dal gelo dtlCinUrtft^qu^Perd qut^^ 
coftoro.k cui h frÌH4ìi rifftttifkcténo umtrt 
Ujftr impegnati i» cpenidelle qudlif^ffe per ef^ 
'egr^nde^e^curo il danne. tnctrto.'^ficeieU^r 
t'vtile. Alcuni^ e ben f echi furem quelli^ ebt 
^/uafidalteuidenzui. della ventarle ricemobberé 
prr viuù^e vere Brinci fé Teedere^ e /finti dalU 
érza d'vn genie ingenuc/e gli gettarene à fiedi^ 
nutre ndelo come legit tinte Signerej& offerettdefi 
^i cerne Judditi/edeli.à/fargere l* batter e ^ e la vi 
fa per fitp/èruitie.^ueHi fere vnitatnettte gli di€ 
dire a ^vedere^ceme hauende velute ilVecchèa D^ 
ffàt e ttadtfafir ideile State feruenirela nterte 9 d 
è^redurre tn quello ^e Principile Miniftri^efrefir 
dijjforeftieri^erefifer rendere nen fece dffficilt,t 
forfè ttnf cabile adeffù^ilrimetarejfdfelie della 
frtfria gr andez.z»a ^quando fé gli frammetteffef 
ferii inteff e la fetenza Imferiales in riguardo i 
cut e/fende /e nza falle inutili gli aiuti nènfeledà 
que'pechiy e he fi gli fceurifferofedeli^ ma altrefi 
del prefrie Pedre, il quale dal t itele in fei nulU 
fm riteneafepra le State feltra firada^efferatna 
mn ritniattea^cèericerrere air Imf eradere mejimq 

N_ 4 ; €pre^^ 



200 N O V E l L/E 

eprocurMre con gli argomenti del "vera . edelgi 
fio . dt muoutrlo^à render hfponuneamtntt f 
Corona, di cui ne egli^nc figlt Roteano coronar fi 
altro motore he d^v/kr fanone 

Se hene da quejte ragioni non "venne perjùàfi 
Frincipe dt ciò^ chef tu gli couenijfe difitre af 
de'Jnoi interef^, fu fero indotto a credere ^ chA 
trattenerji nonjolù tn Sfarta main (fualfi toogl^ 
iMgo deMa Monagli fote/te riu/cire in tali e 
giunture più di pericolo. che dt profitto. Onden 
comandata la fede a ijuei fochi , che hauea tr 
fedeli-ifttlt alba del gior nocche foccefie alla medi 
ma notte ^ch egli era entrate in Sfarta. ce ifuelc 
dogliOychefuòfigurarfi ciaf uno , ritornò di 
nuouo ad imbarcarfiful V afello triade fi y fer efiei, 
da ijiueflo tragittato Jn Cadiaptelcui JSegto0.com 
figetto a queUa Serenifsitna Repuhlica Veneta eh, 
t;à glorio/a d^effer il i^ero A^lo della frane htgtéA 
libertà , deftino egli dtfermarfi,finche deffeefueW 
e he buon indrizzo àfuoi interefii • \ 

' Giunto che fu colà con più leggiero,che tnatufo] 
eonfigliOy andò Jpargendo da per tutto 'il mamfe^ 
fiode*cafifiéoi. li quali ritrouandofede in tnoltt^ 
farticolarmente della gente volgare, ofrarotoe^cbo^ 
in breue tempo gli haueffe mn picciolfeguito* 

Ciò feruenuto all' orecchie del Buca, che fer Ut 
JUfublicafiurafiaua algouerno dell'I fila , conte 

frinctfio di non btiom cQnfe^uenzt l'indtiffe àfet 



iìrz 



AMOROSE 2or 

)iarcerAre Teodoro-^ ia etti carceraiìone però refi 
^ggiùrmente public he^ & accreditate le pre» 
in^Jt^nà dt lut. Tanto , che aUum principali Si^^ 
ort della Moreafimojseroper dare cela afe mt^ 
ffimi, & ad altri vn tefiimento dt verità scegli 
ifcjfipj cùme dtuoJgAua la fama il loro Principe. 
\kU'in/ìanze^che qiuftt tali dt ciò porferonon voi 
j/e p$r degni rifpetti condefcendere il Duca , nuL 
)fmtfcMt^Ji. cbe'Uarcerato Giouint n0nhaue£t 
femmefi'ù alcun delitto in pregindiiiodt^ Repn^ 
^$ca , ò del btéon gouernù , lo fé liberar dallf 
torcerti ma con ordine dt pajfare da tf nelle im^- 
toediatamente aU 'imbarco , e di allontanar fi dal 
%egno. 

; Non mancò chi figger ifie àqueBo sfortunato 
principe no efferper lui altra via d afstcurare la 
Mla^e ricuperare lo Stato^che* Incorrere alTurco 
tome ofuegli eh' intmicf^dell* Imperiose più potetut 
gfsai dtUlmperadore e ntUAfia^ e neU Europa^ ^ 
pie uà co la lor forza farli buona quella Gtuftttia 
ehe per altro farebbe rimaHafihernita^ e conciti- 
uta.Ma ricufando egli d'adoprar indegni mezzi 
per vm dtgntfsimofint . e defiderando e aminar e 
\f^Ypiu drittone piane vte^ (che poi gli rtufcirono 
fdlact) elefscdi paffarfsene à Trabtfonda , per 
\ unire da queW Imper adoro fuo Cugino aiutato a 
mfiguire dall'altro di Cofiantinopoli ciò^ che di 
^kjlitttt^crafuo. 

Inca* 



^n^ N O V E l LE 

Iffcamifu^ 4 ^utlU v^ta per l'ArcipeUgù: 
mnfi t^fi$ paj^ate U Cicladi, ritrouo^ $ l Vafd 
mi ptu aperto Egeo, che da contrarij venti 've. 
commofa vnAÌmperuerJau tépeliaja tfmaU cr^ 
he afegm.che io U Affine fermi futi' Ancore nelfà^ 
rore vtolentt^mo di quella. già altro nonfimbr 
tis,ch*vn affrettare tra flutti di momento in mù< 
U la morte finde filmato cfu0o ilpeggiore^elp. 
penna fi de partiti , rifilfiro di tagliare i eam 
delle già eruttate Ancore, per lafiiarfi dtjpera 
te in balia della furia déventi> Vene iucontane 
da qujtfii portai o il V afillo àfdrucirfi neUe fpi 
gie della Beotid poco lungi daff antica Tebe; oue 
riHorarfi da i danni patiti nel Naufragio^ fi e 
duffe i noe chietine con altri peregrini del me^ 
fimo V afello ti Principe Teodoro E perch'erafii 
di quella Città la quale (pojseduta all'héra dai 
£e della Tejfaglia) venina guardata con grandi 
fimagelofia dtfar mintela inq nifi t ione dell'efien 
e quali tadt di ciafcheduno,ck'entraua imffazi 
terrogatofoprale fue condiiioniTeodorOi nonfk 
pitto refiio al dtre fimpltcemente la verità Ja q 
lefimbrado alle guardie piena di nouità^ediftr 
nez>z,afH cagtone^che nandafiefibito ilrappOTi 
allo Re,ch*iuiairhorarifideA ^uefti ordina e 
egli foffe diligentemente arreftato:e perchè f alt 
tofioeff aminare dalle re lattoni delle fite riJpoftU 
comprefe^ e he farebbe riceuutoper rUeuéuttefiru^ 



,«#, 



AMOROSE aoj 

1^ il midarh prigione alt Imptrudort ,di fui egli 
Im è Fe7idatsr$o,e dtmtQ € perdi ordino , che cM 
\i$ùne guardie ei vemjfe condotto à CoftantinopoU 
tt Ì99tendendo ali* incontro ^come da non molto /?- 
H orafi ritirata alla Patria in Tejf agita quella 
fiat ina /opra di cui s*ppeggiaua la macchina dei 
tafidi cfuejlo Giouine mandò toft amente a prende 
H la medejima Platina^ & iuuiòjopra vn altro 
f afillo anch' efia cattiua alt Imperatore • 

Noin so chi più di buon cuore dt quelli due gii 
fer inganno Amati ^ hor per forza nemici andafit. 
i comparire in quello fteccato^ét à quella tenzant 
da cui finza fallo vno di loro haueua da riportare 
la morte iqueglijl quale haueua ajuopro la Giufii 
tia della catt/ky e la verità medefimà^ eh* e fiondo 
^mafila, nonpuà riufcir fallace iqueHajche veni^ 
uà armata d'inuenzioni^e d'tnganni:,& alcuifa^ 
uoremilitauano gl'intere^ deltlmperadcre^ li 
quali poteano far apparire medace la veritÀ,e ve^ 
fifiera la menzogna . 

Non (itoflo peruetme a Coftantinopoli il Prtnci 
f^.cfk intefi la di lui caufa^che ogiufia.od ingiù 
fiacche quefia fo/fe^ei venne condennato alla mor^ 
\U,non meno nell'tntentione dell' Imperadore-^ che 
■uelgiuditio di quatifapeano giudtcare ciò^ch'im^ 
prtdfie l'effere i/uoi figli pajsati al Regno della 
Umrea.e'lritrouarfiUforella congiunta con altro 
ikrito. Commise immantinete Ce/are la caufa di 
\ " ,/ Teo- 



204 NOVELLE 

Teodoro ad "VnTribfénaUdiGiufiitia criml 
dili cui Giudici Mn m altra farm^i^ ne racccma 

tafptditione che con dire 

EvenutùquirimejJoalJuffliMdalURedt 

Tefsaglia *vn fabhricàtcrdt meffz^gffe cefi fcei 

rato, e temerario che con inuentiont di non so ci 

fauole ardifiefngerfiT eodoro ^nofiro diletti^ 

fimo Cognato, e Principe della Merea.non oftant 

che ^téeglifoffe veduto e pianto morto nel profn 

letto dafièoi Corteggiani dalla Mogi te mia Sotì ' 

la.edafuoipiu congiuntile più cari.Comettapi 

A voi la cauja di cofiui accioche congiufiitiafi 

maria lo condanniate a quella pena/: he merita 

tanto delttto. 

Ricèuuta vna fi fatta comifsione t Giudici^nàà 
lajciarono addietro alcuna delle loro artif oppm 
mere la verità^ per ritorcere la GiuBUia^efer "* 
disfare alUpafstoni del loro Signore. Pttre J 
fé cofihene rapprefentare^ efoftenere^ lefue raffi 
ni Teodoro, che per e/sere molti i Giudici , e ^ 
gognatfi l*vnodel[ altro, nonardiron di fare 
cofi aperto torto aHafua innocenzA^ cornerà Ut 
dannarlo. Ricor fero per tanto all' Imperador 
con darli parte, come non haueano ancora Jpù 
la caufa del finto Teodoro (cofiep ilchiamauam, 
jperche s'egli non era Teodoro^ carne voleano cn' 
dere, che nonfofie, era certamente ^^n Negronà 
te^ò'l Demmo medtfimo in corpo bumofto, cttj 



A M O R OS E 2oy 

ftm hffmigUdnze^ e c0m le rdghmjipeua cofiben 
I^Bgerfi téle -icheméncéua ogni argomento fere o- 
)u9icerU difélfitd. Mgli {ìdiceueB queft$)figurd 
im'cMfe^che in éupnaFìlofofid eTeelegtdnon fui 
)fegarfi fo^bUe; me che cefi fid dtfdttc ^cifreièd 
n'^7fdr$ec9ngetimre,erdgia$$i^ e fefrdtntto i» 
nfermstitme del vero ricchiedetfferfofio dfre^ 
dei Pddre^ fer ridir li fure$$ fole dd entrambi 
i ; in fdceid dettd Moglie , per meni/efidrU 
ticeldritddit che dttre hueme , che Teederd 
m ft$i/dpere , d vijUd deUd Nutrice^ che rdttt^ 
nelfue cor fé i cdrdtteri , ce'qttdlé Idndtnrd 
ejdgd di ^uejfidddenimenti ha centrdjegtteH 
^d ver iti. fiatine (^ dgginnfiro i medtfimi ) 
\gd coftdHtemente qndato centra di leifnppenc^ 
reéy dnii eenfranchesizd richiede d'efferfé^ 
e in contrddittorie con lui , dandoli vdnee 
cennincerlù dpertdmente di fdljSii^ e di 
'nnid. Siamo peri anddti ritenuti èn/kr^e 
efie rifcentre per tema , che nen riufcende 
mfie il di^gno di F latina pùffa dnxÀ mi^ 
tre, che deterierere krdgieni diTeeder^ 
per\riceuere interne idi glt erdini di Feftfd 
'eefid. 

Aì£vdiredtji fetti concetti^ gii cetm^ di mal 
^emo Hmperddere ^^erfo di' cjuefii Gittdict^x 
^e. Reàjeitedefchettenfietevdleuelidddttre^ 

fdbhr$cdtveÌMmidiprect^^\&ddeterttdH 

le 



to6 NOVELLE 

k cdBjli, ii$undo ìhà if$mdno euidente U veriài 
non dtefisndar cenando fer ijmeUe ordinarie i 
de'Tr$h»9iUi,€ke/iru0noiLpm delle velie Àfm 
fmAtrif di vipij& ddar mah di giufiiiia dll't 
gtufiitid.Andéii.&imfjirateÀ giudicare^ feci 
pce mpftH.funtféttifeddUAfuéL prese z^qi 
fliGiudÌ€Ì( tenquì^dmmeein'vnfelfenfi) 
^enir à & vm/kofdeyAf$xi perfide mimìire^v 
fumale efecmtpre delle fue v9gUey che per i 
ifrarfineUs gratis diUi, andaun cercale eca 
mdUdi^prarfitmrééellàGiuftitiay e^elU^ 
\0nfcfenzai difUMle depe hàuerfignificsto am 
w^ diviuiffmeJeHMmmtùJdtìmàlMfiéksfa^^^ 
tke da gli altri Gitulki baùea rieemuta nella a 
Jà di T cedere j dife^ che la cammettea allafna^ 
de^e diUgen&a€0f9jkur€z»za di rimmtrm af 
mefidisfatta. 

- llMmiftrerefi humiìi grotte all'Impera 
dell' henerejl cjuaUricemHadaUafita cwjlé 
^.& af^cittételù^che qtteftattenjarehbe rimaj 
defraudatddaff epere ytmdefmte d r^utiette\ 
fifmre atte veglie del Padrene^ e di tirarla Gii 
^tia àfittlipretefiù tuffeffecutienedi qttefie. 
ealfine ordine cheglifeffereenfieme cendetti 
mantice Ttedet^'ie Platina fi cerne inceneanitej 
fattof dalle partkelaritàdi di qnefiocengrti 
f^chinhàtalenteàcenfidararrigimchi ^ 
4kMaÌirtuna,)Cmipaffiamurt$al^ 



AMOROSE 207 

sfatte da ef^ i €Ìdfihtdun di hro le generali^ do^ 
mande fu in pgrttcoUre rie hit He PUtina fi ric0 
ifofieffe l'dtroftr Teodoro Principe della Morea, 
ffifice per arte Magica f offe giamai andata và^ 
\ndo per lo léendo.Rifpofe francamente y che non 
\ononf0teua monojcer coHui^ lo Principe dei^ 
Morea , che già da molto tempo era da lei f tanto 
rtOymach'tn ne ffuna maniera fipea, ch$ eglifi 
^ent che dicejfe di vagamente per lo Mondo ^ è 
^'artt M^gi^^lfi yenpoteaejfere^che queftdfojfe 
'tedi luiycon la quale €ififingejfe per quel Vrin^^ 
)lìpe^di cut moft rana quale he fomtglianza AlTvdi 
^^di eie rtfpofi dolentemente Teodoro Hairagio^ 
Platina di no mi f te onofiere. Nel errar tee o per 
imieifoVLt amori^ ho io tramato ingui/i dal ^e 
TO degno di vn Principerò nell'amare vn moftro 
'iniquità^ qualtkjei^ ho cofi degenerato da me 
tjfo^anz^i ho cofipartieipato {benché con amoro-- 
itmocenzajdellejceleraggini tue s he merito no 
r raj^gurato per quegli ych^ io era. Seiocompa^ 
anche efleriormente diuerfo da quel^che fono^ 
Uche credo ^non permetta il Cielo)queHo farebbe 
m difetto accomunatomi date ehegtamaidipro 
voglia comparifiiper quella abbomineuole ca 
macche fei.Nel dir queJio, venne in penfitro al 
ittcipe di confinder coftei^con farla paffare dal 
ìfnte atìejue verefimbianzje in quella gaffa che 

rnne fatto in Irlanda. Prima però cerei con • 
uin^ 



ic8 N O V ELLE 

uincertadkfal/ità.con/oggmgntre. Dimmi Pi 
»4ygu ehe ntghi d'e/€rftdfam€C0njagaét^Ji -, 
addiitroptnf^rz^ di (fuelV èrtela/ e Vabbémii 
tiom dell' art iiiH qualp4rte& in quéiVoccufi 
ne tifei tk trsittnuu in queBé itit^éè 

^afi che /degno (replicò PUiénd) di rifim 
il vero à te chefei vn viU^tmo inuemor di mei 
gneipureyperche parlo ^anzi che iecéycon ifuefi^ 
nerabil Minili ro dell' Imperador mio Signére,n{ 
pondo , che {Orio Andata, (correndo fecondo il mio ^ 
lito^per dtmerfi Città deUd Grecia^ fin aUefiei 
condotta tn Tejfaglia^y dotèe vltimamehte mi 
trouana. 

GiesH . Giesn ( facendi^ croci -^replicì à qttej 
fifpòfta Teodoro ) com hai tu faccia dt dire ^ 
mentite 4M a certo in virtù delle prime proferiti 
rote non hattéa più Pierina la faccia^ con la 
hauea dette fi fatte menxsQgne'^jfendofi ^fnehét dtt 
hiata nella Jua naturale .ptena di deffortmtÀ^ Oi 
fchifez>z,a . Di che ac e or taf ben efa , comincia 
ejclamare ad alta voce. Iddio aiutami i, Iddto k 
rami da tfuefio Stregone (& al Giudice rmùltét 
Signore /occorretemi^ leuatemi di quì^ che c^{ 
m*ammalia^ 

Tripudiò il Giudice alla villa di q ne/lo aui 
mento parendogli il più à.proPol!to,che potej^e 
fideràre^ per dar prete/lo a quella tngiufiitia^ 
quale cono/cea^evolea fare. Onde /entu attenda 

altre 



A M OH OS E 1x09 

chimmtigii Skkriiche a^ttMAn dif^érm^ 

> lùrùordm€%cèi^Ufc$ìit4 libera Piaiàffs^rtcà^ 

fffiir0dlUC4n0fiìfH€lN€gr0mam€y ihtncjf 

€lU/¥4 frtfin!b0$x.4jiéfitnm9^ dUd^^Ar^ 

jne pe!^m0i^ùy 44Mf9r.mmd» qntll* inmctntt.. 

^i09fpnf49'tìmpnlmim€.diijftrjtntmf o tim^ 
are ftr iffimmiù d$lU^$$4 inmctnzé^ U àiur 
iadetCiel^ 

Pr$m4 di UuéT^ilGHèdkt medifimè del Tru 

€ ,v4lf€ ffùfkntt €H^r4 ilp9Htn Printifc li 

ttmx^ ingiitjlé^wijk (juaie cQndApmib cmf 

IJiriaflédgp yt rè^ditejd Maefià ad ejlferfrufi^ 

\frfr4 vtt idlgiumentù ftr Cifia^tiwpoUy é^ 

f$fii4 cùi^oM 4 f^^rirt fi fra U forchi nel 

fH^4 di Mcrté^di cui egli sera infimo Pri^ 

^uoflafiefudtkttfi^ini^iiiafimenzAfu d§ 

iléfàon MiniftrMXff^^y^ alPlmptraio^ , e da^ 

CanciUiert UtHÀTepdarv. Copi . fuali fim^ 

tid'apfrouam^e^^digHfti^ fofie 'vdit^ de 

^^y fM qikUi affiati di deufiaihne^e di cord4 

e>fifieric€UUta4d'qu€Jià^ Jtl figuri ciafiunop 

bemmi nmfitf^eldimfart l* interne paj^on^ 

l[ammipmaJiMldefiriuirl'ifioria degliefit 

^ohata t^hibhe Teodoro quefia per effkiroppà 

femi^^zA^'iquilpocfidiJpirito^chehauea lafi^ 

' Ìmxk»UfircjìiffaM^ cflpo mt04le,4Afi^ 

^ O Cìmei 



Éiò 'N O V^ L L E 

Cóme? ìò i$ i^ morire ingiufid^ € indegt 
ftnzA ch'ode U difefa dtlU mu im$ioce90zji /'i 
ysdor mio Signore Jenza che mfiajecito f^ibhi 
rarmico'l ?4idreyJemApour vedere U Prsmcòfi 
Jk EHfrofinaJd cui hùnti cento mon fer metterti 
contrddime^^Htortoj! apertole JScrtàdele Glà^ 
rijf^fto^ chefidefiepMce^ eonformdtidofiéilvd 
di Dio\e deBét Gtufiitis^ poiché per lui nom ^^ 
luogo atUfiluezzA del corpo^ma fole à quelUdi 
anima lékd i/uale douea riuokar^ tutti i Jkoipen* 
^ertydité PinfìUce queflarìfpofia^diede in 
da deUàdijferatione quegli fpiriti^ chef unii 
mano: e come morihondo lofi io lihero campo 
morte di tormentarlo cèni'angonie mortali. 
' A coloro^ li quali con la forza de/f iniquità ^ # 
della fraudo cercano ridurre àldefiato fine i tomi 
dil^egni^rajfembra'ùnficolf Ogni momento, chefiik 
interpoigaall'adempimet^odiqueHi , poiihamt 
§gn infiante di tempo trottano infiniti pttniiÀ:^ 
pericolo atdifioprimento^ét al difior nameteu dA 
loro tngani.^efiafula cagione per euifinzM tm 
momento d'induggio^in hauer hauuta parte 4Si 
omele deffajentenz^ ^ordina cèfVM^tfit^ 
1Cofifufitto:e con mamerefiperuir/ey& imtegi 
tbenonpoteronononeccitareglifpiritii 
ro ifiupiditi nelUtargo d*wnaangofiia morsala^ 
ébe andando per HofianiiitopoH /opra t^ohhrohpì^t 

^ -"' ^ ^ * ' ~ * troito 



A M O R O SE «if 

C'i0^trMit0 »$m efiUm^ffi aWvdito dt'NfM » e 
$0 firn À tfueiladi Dio Gtuftitié Cetefte^ ^, che 
ndi 0pfrt^d déUU vioknzui U 'uerità^e l'immotem 
'^ mté^hMi cura di vendicare i.miei ieriitefer^ 
pttii^che 4 ruiiu di quefii trinci fi .< di quefi*lm 
iere tirannsceqnegt'tfiijfi Tnrchi^chUenenhfvn 
Ibtf adirare per infirnmenti delle mie ragioni^ 
Une miniftri dell'ira ina^endeiu delnùefofH 
pte innecenfe^vendttu. 

Dopi hanerdateintfnefiJsgui/a le ìfertnnai$ 
vna mefita à Ceftamimfeli della^più igneminiafe 
mijeriaià che pnò venir rideHniimfehce conditi^ 
mhnmana^eifn tmharcate à qneita nanigariene^ 
per cui kanea da prender perto nel fin della mertt 
^iudichifida ciajchedniie ciocche più deucffe dijS 
derare in 4f uefianauigatisneT cèderete Iperiù^à'i 
neufragieX hamer dtjp^ lafimu^ Giuda 

^e^ch'eifeffe in^uefiàgu^a cendetio a morire noi 
la Merea^eraftàte per dar ad ineendere al Mondasi 
^erècèfipèwàe^edeHJhéiU lafalfitàdixe/^ 
éiefixtrcamadmeefirarlake[$te* Coprii per lare di^ 
fngamnailn tffette perei mnnàcefa tome \premanm \ 
à^ Imperialidi sfuggire ^4jnant$^ch*e^fi0e vie 
'^éuedd^^fepeU'yericenà/cinta nella verità dai 
ffOiffere le ragion del proprio Principesefiugith^ 
fitia declora Tirmmi.Onde m conformità delt^ 
ifbmnioni ricenute in Coftaminopoli; approdò it^ 
fdiUoft€ri$4mmtealcafo U0ÌiodeUéilMede^^ 
I O a moniup 



*/d N O V ^ ILE 

€tm€ìh0Ì$Ì4^ìmrireingiuft4^€ indegi 
ftnzé ih' ode U difefd dtlU mU mnHettzJi d'/m^ 
Tédor mi0 Signore Jinza che m$/taje€itù t^bko 
^iormieoHPMdreyfemépeur'ueder^U Brtmipi 
Jk EnfrofinA-M cui bomk ceno ncn fermetterek 
<ontf4 di me'^H tor^fi 4f ertole fi cr fatele Gli^ 
rifiofio^ chefidefiepdce^ conf ormando fi élveùi 
di Dio\e detta Gtufiitid^ poiché fer lui non i>' « 
luogo éUàf4luez,z^ del corfo^mM filo k ^ueff^deM^ 
dnimsiélld ifuale douea riuolur^ tutti i Jioipen^ 
^ertyditàtinfìlicequefidtifpoflA.diedeinfp^ 
dadelkdifierdtioni^uegUfiiriti^ cJk/smttom 
wanoc e come morihondò la/ciò tihero compio mSu 
morte di tormentarlo cèn lUngonie mortali. \ 

' A coloro^ li quali con la forza de/riniquiiì , a 
della fraudo cercano ridurre ài defiato fine i A» 
disegni ^rajfembra'ùnficoiéognimoment^^ che fi. 
interpol alF adempimaniìo di queHi , poii he m 
§gn* infiante di tempo tronano infiniti punti di 
pericolo al difioprimento^é" al difiorttametoto dék 
loro tngani.^efiafu la cagione per euifinzM vm 
momento d" induggio^in hauer hauuta parte Mtooofè^ 
omele deilafintenz^yOrdinicét't^tttlj^^fi^tfÉ^ 
Xofi fu fattole con mamerefi peruerfe^t^ tndegmu 
the nonpoterono tton eccitar e gli fpiritidiTeodeiA, 
ro iftupiditi nel Jet argo d*wnaangofiia mortala Jf^ 
ébe andando per €ofiatttittopoH /opra CMrahri^ 
d'^ngiuitofattp^eJottoUfUgeUe del Cartoefieti 

^^ ^ tréttu 



AMOR OSE jif 

pat^imtu nm efiUm^ffi uWvdito dt^Pùféli 3 € 
^li0 fimi tfmU^di Dio GtmfiitUCtlefte^ tkp ebt 
)f€éti 0ppre0^4 dMléi v$$tinz4 U veriti^t l*Ì9§m0€tm 
td m$a,hébbi tura di vendicare i.miei $$rti:ef€^ 
peiii^ cke À ruika di queftt Brmàfi x di qutfi*lm 
però siran»ic0il$iegr$fiefft Tmrchi^ch'ienenhè V0 
é$t$0 éul&frare per infirumtati delle mte ragtenk^ 
iiano miniflri dell'ira ma fi^endeita delnùefa^ 
gue imeecente ^vendetta. 

Dùpè hauerdatoiH tfuefij)guija h sf9rtMHat$ 

vmM mefira à CùftamiBofeli dellofiu igneminiefa 

mifiria\a che pMp venir ridewd'imfeltce condttm 

me knmana^eifn tnAarcate à ìjnelta nanigationt^ 

per cui kauea da prender perto nei fin della màrtt 

eiudichifida cUfchedune e te. che più deueffe dijS 

derare in quefianauigatiene Teéderé^èUpertù^à'i 

naufragieXhauerdt/pe^lafintenzadel Giudi 

eejch'eifeffe in^efuefiaff^tfa cendètto a morire nei 

ia Mereayerajiatp per dar ad intendere al Mendel 

effericèfipèwàe^e deufiaèUe lafalfità dice/Hd 

ebefixèrcamadnmfirarla kepu^Fepeliperlere di^ 

fimgamneJn effeiteperemnmaceja umte Ipremenn 

à^ ImperiéUi^i sfuggire ^^nte^ch* egli fiffit vie 

dmteàdepte^fepeii^ericenèfiinta nella verità del 

pteefferi le ràgien del preprie Principe s e l^ingith^ 

^itia desiare TirmttnJOnde tmcenfermita delt^ 

ifimttieni ricenute in Cefiantittepeli; apprede i%^ 

VdeiU /eerttammti al cape Mette deliéiliacedem 

O a menta. 



%it N10 V'IE L L JS 

yMmd^^0uefi9$Zdmetttriédtro un^ùfgrme.^ 
ytht qùéinto erd d'vàf^ftr Mtgireil fmibH^^ v< 
mfi aU'efftcuMM dUUgiuHuU^^diHgmUài 

€hiV9gitéfmdÌf€^ 

%*> X AU'efirtàtUni de'RelighJi^ the furò» daii^ 
mjf^fienti dUm^nt diai$eft9 infiUce^ ìiudufit 
giidfgfémMffiftrfiiéJwi0f$cdmim^dM^fr^ c^ 
fùrutàM nelU ctmfiienzA^to U co9^fsiù9t€ de(m 
ficcatiy li qualificarne vemHPOc^n^fiiMti dal cm, 
'fifih^i per eilfe difragiiitàgieuMnile cefi decere 
-tefsi ilmedefime, che l pecche diche imgiuHamS^ 
telecendeHwtuidtrmcelfédifmditUferuirfii. t 
Venne feri de qmegb CMfertme àlU cen/irmid 
^ddwiM veler€i& à riceuer "veliueri quella mm 
$i, che meriu$$aper r sdire fite celfe » /e mmf^ 
"qfuelld, di cm et a imfmiMtp^ Mi a cii ^fimefm 
i^fplici egliy chemè»^fiHeud^scc9modMrtMmm§^ 
W ferfièédtrfi \ che teiere fi^ tUfe meriufievè 
iàqui^ Memb^mà $/ktiamerte,me$ure^mm ^m 
tiendì chedàJiiefi^tepmniieie^eèift^dt" Fwim 
4Sfi cen Id morte fir>md» del cdr^èfict^ ch-ei mm 
éumed cefi pecdj^irite^dd mifitfir rkemère imr^^ 
édmeme U merte^ qmdmle eUdfeffedégmd,&^ imi 
merdtd. JUichefiUjdegndmdfiddUdmeMiÀeÙ 
J^e dnimo,che lUlirm vielènzdU fdceffe pdrtàm 

4Ìdqueft$ Mende emme reeid enee ree di detiudém^ 
Ydmi. 




A MORO S E tir 

^§èà^ff€rfre€ÌfiidU aUd ÌMWte v^ptfurpdriéÀ 
itti m0jr$t9tÈdù trimift s ifut'fHbi^ ibeUfamM 
\§H4m€Mt€ dtuélgàU di télgiféBiUdhàMuréitcH 
li dal cùntornoi e €$m UnguidtxXé m$r$dlg ejfrtfi 
%qn€ji$féckÌ€onc€Ui. ; • ; ] - \ \ 

L^fidio Bel qudlmi tnué^nonftrmtM^iht di^ 
ujeiMìi§.ld firn f lice verèii.^ ^^ièii^yMin^ro ìb^ 
Hctnit fircheJÒHé verdmiWtp T cedere Prènci fi 
v$ftr0, e di qutfl^ Stsm tdJimSfofft Ucitùiil dir** 
m di mn tjftr tdit > céme ilfdrti^ fer [Itudmi dì 
fìmàsK ildijftdun d^ifey dmmkdfiddvrkrii 
Ténnù. Vifr€g9 fero d crcdtn. che chi mi fd w$$* 
fin 9$B mit9»0/cd irmécimt^dtci^^e vi fèr^^ 
4iMÌe^ the chi vi kdÀgMtrwdre mùnfi<en9fce TOU 
reame ne e di mente im^ud.\ Nel rimsnenfè^'^ 
pTdie ddCdfimiei kfuggirt^gUiUeciti dn$dri, f§^ 
me ^llà^ cèedcciecdnde l'hunnd^ilfdnne cddéré 
m mi^diù trrort . tfrecifitf. Mefirdtemnm 
me fkdshti dmerenùli nel fftgdre il Signor Id^ 
Ifoy che migricene inlttegddifaine^&zd e che mi 
mndd dknttMte felice ndt'dltrd viu i . efmmm 
fine fidté .infelice, e sfertnndiù in ifetefin . M 
Jhitecerti^xbi menerelddiì^micdmtidd slPdràm 
éfenmtefierèf d'intercedere per vet qt^ei heni^é 
fnffcMàfche nenbèfetme precdcciàrni wnenh^ 
ét:etegnd$ule . : • 

^ Ce/imèrtTeederePrinciftCdtdgnzene\exeJm 
fimmem umeche.fi itrf e^effenè/ehlefiinik 
^^ " 3 nedelld 



i^ H O V E L l. E 

^«k$Ugé^ t U ^«éuté dtU'lmftriù tiiedtfimB 



. o ■ • « t 



ik^kkkkl^kkkkkk kkkk kkkkkkk 

Del Signor 
FRANÉEiSCO BE.LL ti 



-'k 



■ »» 




^è 4e QiU4,chttmfMmmU vy^idiemut^ri* 
f«m0onoper^trèttmd€l Urt ìériiirù dS*- 
f/éf0ttfp$éie ttmffrdfijUkm Imperi» dà quel Lw 
mfht€»» *rdimtM0Hui^Amm9 ttiume{eéigiè ' 
wtifuccia UfwM^t c§nftmidetfz,dfiticemmetm 
éeiclùgU («mraj^é U Hbtrtk vt^fhììsumt k^^pu 
Udd dt$e fiumi um m4nc» d^M»fi^chvtiiij M 
^maièfn l^dìfmemtkdtlfitt^ptrUftemdiudd 
fiitm^f€rUv*ghex,tuidtt»ttt, fnUueffU^i^ 
^HtiUz.x» de'Ctuéluri. ptr U teUesu&M^t ^SS*^ 
•■-'•• D*me,4lf9r0difWf4pf*l'$iim4t§gnh' 
^ JHont mèfiiiK*r*gi»t>t{delfrimpltt^ 
hftitteftAfkkn90rip$rnt vn Cuudltercckùmé^ 
u FiUnd9^lqu*kJtrtKHd9 vim GtmiUUmȎ.ftt^ 
tà^tJmituU,helU egraxòpfi dif«fyfi*ifirinjt 



AMOROSE jt; 

\ leeone chi freuedir di fi Meffa^um^ di fruire 
m frtnàfiofràud^Unit cii.cy tgltfi duptAf^^ 
cci4r€ co» miZz»o leale. ^ Nùm fettm lÀrind^ f^ 
gjirt à fefteffa le cofe^ che ogni mementfifiorgeH^ 
^tUfer lehcioègli ejffequi e le fdrziàUiiyChecif 
me tante lingue nel fi lentia portanti^ chéedenan$ 
mitro che vnaggradimetHè cemmung^t nmarieJftm 
y enfia ciuUe^Nen capito però mai ella a e federe H 
firuigio indirizzato ad infidiare lafiua honefià^ 
gì' inSdsat or ideila quale era egU tenuto di epjpri* 
onere smà gli sforza amorofimnfi mifitram ceUe 
' opinioni ordinarieschi corre neH' arringo d'amore^ 
toon diftingue il lecito dàUo ine oncefifo t»ello smato^ 
x^rfi alla metallo pretenfioni la/c tue noto tercoM 
la ragione nelmerito^pnreAe HrminittoÀ cofi^it: 
là nelfattiKEr^ Filandre gran ronfidetHe deUa óo 
fa dt Liritodàyepotetta girale fiere àfita vogka^e^ 
me henmirato da tntti^e no tnal interpretate d*al^ 
enne^ofiìruata dunque Moa/era^he ài PmlagiO dei 
U ^amaalleggiauafirafiieri distato infi^\^ e 
fiergèifdo nella occupaziotoeyleUo appafato^emlUt 
eeufnfionedefirnttiie de firutdort ^appena cenofi 
eiute diftint amente ^chi non voleuapaffar ^ttete^ 
conoe pr attico . nelle fi mxM e di quelle tn p^ticoùe 
rendette fiqu^rata dati' aitreJÙrinda giàrittoafk 
fenzjtmarito foleuapaffarne le ttotti^ pofiefi fitto 
I il lette di let.tH atte fé là vertuta^ iefpogliaffi^e'l 
\ derrtHrOi^n^Mde^pétruetmt^ 

V "^ A ^ ' e0im^ 



ito K C V fi L L E^ \. 

ìfftintù il tumt eh f$r vfi^fiaud acafi nHU 
ta^trétmjifuifrd cm infinfibiie motB^ i SitJéL 
iSrame^uUmdHù HCcivnagAmh^diZjìrindk 
kheJÌMficMfrrfe dui comando dtlgiorM^t ridi 
ih'tranéfHiSi^mà^curfà dtfifiefk^fitr&UéiM 
^làèifi^fnfi d^ flé€fit^^màfonn9ìfcnò tUnih 
)[o\€ mrn ifiitgUàtMfi^fféUù ^f^YAndiflpU co/i^ 
)fiiUìt^9dtfiherz^dàSfimnj^4cam€r$4Mifi nmiji 
émfme^€.€ nM/i/f€$tifumif^d$ m^Ut^lHfi ^n 
4mngù imieruéU» rtn^m^HcdfprAmiUjAnz^ieJi 
titétokhcón imfrt^one màggt^rt^dnde srghnii 
édiìtDémddt àfnn imÌ€rA$^ke»it i&luci .tdè n 
thumar€gU/piriÙMÌfoÌftfMaz,i0M di ciòcche fi 

'<&:€$fi§anv^€,fUcidémiujd€^n$/ksdiff€ì chiiì \ 

'dUhùTA iJCAUMiien iàdnfp x^tci^iÀ difi^^ìfjk^ 

d^u€ t^nefAfmtonetff^iU^UrfiMuifèirà duk^ 

kUfftfénx^A y e cert$ tèmpre , ré/^9/i kéfi4mimi$i 

fm^io mi^cMre, tàee$€^ e temfAfiionmte. Cnindf^ 

^éeimmediate U vocefMmigliari/simd 4lfif$ ^nc^ 

^hip Lirmdd^ t e pnfkfaftr U npùiti dello M€c$d$m 

UefipràféUddeUàgrMHdez,zA delperkeU^àUm 

CAmerìeragim dtftm tmpefe lo rUceendere Ulmm§ 

^ol qMle Videro con oechi àon dhiégltdii l'oggjeP^ 

ihi chehéftò tn ^uet pnmo À fermar ò» loroj moti 

idiltuorey e ijudjffi renderle Jemzd^riio Seoffì^ 

tMitfUonto là Damodékéi meromiglU éfféW^A. ed 

'"déibéndonMtaJSalUijnerele.igl'infklii^ ì à*r$m* 

froneri^ekismémi^ofjUmhQtréodmr^^ wdegm 



A MG ROSE irr 

dtlmimeJiCéiua/ìeri; moHr^ditimerÙA , edk 
1^à€ cult aggine ^tfAtlòtncQulguijM. E,cb$t'hà 
ftr/uéjo^ tjcfftntù^ aftrfidoyédvHtmfrcfacofi 
^r0ff§rzii^Batd^t viUànA'^ to no^ ctrt^y cht/c nùM 
^ ruf0ttje indiffcrtmi U tue diméfir4zi$f9i ver • 
^di mt'i fion U hkftr^nt attcv imtrfttutt fre^ 
mÌHdiZ4dli atlÀ mtAfudicizÀAy € 4I tuo dtbitp^ , 
^tUxdrù viduuQ tcci^Mto il raggio di quel di fa 
^9ù^€$ltiuaU iira condotta a cr edera ditrouart 
hetafiUftradAd^^iiCf ma perà in fragrajja ca^ 
demta Je nomfer tanjolarla^ almema per /offerirla^ 
mmzà aeeortojfi^ che dittenuia vna fioraie quafivna 
furia inferoctka adaUraggiario ca'detts.edi tra\ 
^ggtrU cogli atti ijprt^e quefto latfgnido/ùona itf 
fembiatisua pimdt reo .che d'Atnaiut\U rijoluzia» 
me t Lù fiato, it$ cuimi vedetela Lirit$daJfono cres 
)eur€ d'vnot$DÌpt^a»zacke maattre bà operato ito 
maàjita voglia Jfà tolto à me i'operar eccome io da^ 
metta convoi^more JÌ4to iUottfigltero^ elefe^ 
autore di cfttefto cimemo:fta a voi loffandere lui 
calpetÈùk in ma ^ edelufo dalle fue/nggeStotti itt^ 
mmctitli. Liri^ida incapace dt temperametito tal 
maltrattarlo prejo ti lumejd apprejfatogltelo aU 
iacbiomaygUetie ar/ègran parte fu Ivijò ^ arder^ 
£lt tt»Jiema lo impur del fette e le otaminato delC 
ytmora^e noti reggendo aglUtnpulfi del (ui fconcer'^ 
taso appetitagli laciò f artento,cheferuiua.di bajè 

uUa fttci^ vol/ttyO glielo ^tiuroèie atte he defot-^ 

\^ """" moto 



a// NOVELLE 

muto coirac§à$fi,e col violento dtUvgHAyfe nomi 
HJlAHé La conJidtrAz^tont^chc ogni oltrdggto\Jiì 
hijiaioliggttroin riguardo al fauore^che ri/uli 
Uddaltoccarlo Co^ Agiuia e gemente CMpitanìii 
gl'eftremiy ndiurali aelfuofefo^Jdegnando mlt 
modo d$ vendettéi.dperta vndftneStrd^fhe rèi 
deuA fopra vna Ardddfenon oc cult 4^ poco ai 
frequentdtd^e riuoha con noindcciojo '^fembtdntt 
Sildndro^ripigliì. Poiché /o/cidgurdto^er ibi 
hdifoUeudte cotanto le drrogdn%e del tuo ardi 
to dishonefiì^mo rvnico^ejpedito termine di 
nrrtjchidre U midriputdzione\incotdminatdè,i 
tu arrifch^ le tue membrd indegntf^me.Sù via 
euore.efcendi du queftd dpertura^ non merium 
di vedere più mai U luce del giorno , mentre 
{offeritoceli io ti veggd tra quefie tenetre.Fii 
cdngidtd Id confidenza, in rt/pettoJ'duddcÌM itu 
td el conidndo tn vbbidienzd^^dggiunfi jUrim 
ho errdto^no'lniegospure né io hopeccdto, ckeà 
appdrenzd,nèvotfieteingturidta^ chettelvOi 
mi Se vi è in grado ti perdonare a me qttefia 
peranzd d'dffetto.dhe perdonate a voi /vcci/Sà 
d$ me mede (imo ^ qudndo la f dee He per vofiro di 
to-,viuerò voftro con dltrijenfi^e mto con ditti 
fiert^ne crederò gidmaiyfe duche toprouafsfla 
trdriOp capace ti vofiro pldcidtfsimo ftno d' 
trudelta cefi barbara ^che per hauer to amatéi 
tanto la vo0ra grazia^voi eofi ffrattamete vo^i 

tm. 



AMOROSE 219 

te odiare U mia falute: pure vi obhiditò , mentri 
\0mf0tenio ritroukre la viu nella voHra cemfaf 
h^^^deggie incentrare la morte nel mie demente 
^uaa Ftlandro/agrijfcata la velèntd.elaperfe'^ 
)(a agl'imperi dt Ut e Ltrinda pertinace nelle fcia. 
)ptr€ diluirle firingeua aW effetto allegando , che 
t l'honore doueapreferirji alla propria vita , ptk 
litonueniuapofpwre l'altrui vita altinterefe del 
^9prio hanore^quando altercando tra loroi Vvnat 
Wlrigere.e l'altro colla fommi/sione, ìentifsiper 
^ ttefa gridare, fkece.fueco, edera vero^ che nells 
\ncina efercitata più deljolito^er regalare quegli 
hfpiti^già cominciaua vn*incendio,che minaccia 
ha gran danno /è non riceueuagranpfouifione.A 
^ìtfièvociijgpmetètata la Damale riputando la, 
Mtrjìone portata dal Cielo f vietare il male del 
'umalttreM ttrrefio con que/ii detti, lo non ti ri--^ 
wmto il fallir eccome inefiufabileifilo ti fofpedoU 
)^na come interrotta da nonpreueduto emergete, 
talati per quefta/calajegreta nel cortile, douebc 
èaàio^ed intento all'apertura dellaperta^ che fa^ 
fafsi in quefio rumore dt fuoco per introdurre il 
mct9rfipotraf^9nefcelandoti tra gli amickjhtrar 
pàqttel danno, che non poteu$ fuggire, fi àmenom 
'md l'amma da quejto peito. Tanto auuennef 
me pecche acqutfiando vantaggio infiamma 
mdtif ite andò le commozioni dellafamtglta^ /Q(, 
mteffarte ammettere glt aiutt coqualt entrando Ì 
■ - . • • - , • '' ' hcnj 





Mo NOVELL E 

h€ri affetti éelvianiLto^ fiUndrùtjfiité détta ^ 
Ì4tibr€,tddggrùff4t$ficcglÌMUriifù trif 
i f mar dtntt Àf Affi fintire^ € vedere ddPadt 
delid Céfafreffo i ^UéUit venute fate dUnxà 
frùfenimenta di demeritare in ejlrenmy fi^Ci 
fiè merito difimms affezione ^e di Jàifc erata 
Uzza. / . 

' £ntré^$njO inqfàeficaccidef^e ire fìàicki^il ^ 
me difenfuakta^ilficondo d'indignaxÀe»e^e*lti 
%adi negligenza. L'vltimo fnla correziema 
gli altri due ^ mentre < eli' armi dal cafe debtMh 
ifinfigli della cencufilcema , e Udel^traiéOt 
dilla vendetta. 



NOVELLA DECIMA^INTA^ . ;v' 

Del Signor 

* ' ■ ■ *. 

F R A N C E S C O B E L L 

LB CeUineffarfi con ten'intefi f§mfartk 
dalla fromdai& indurre mane della Mi 
ramtor tee la bella ^ e maefteja Città Cagnaia 
ICuerìde* fiMmiinltaUM\dem$tmie da vte\ 
felice ^ piene di delizie ifytUfite. enen ^^emeee»^ 
fttri^ke iP^gniif fe£ednte da Sigteeridiee^telà 
■ i ne,nim 




A M ÒR O S E jif 

'^^nnnUfcUw Uro dtjidtr Ufi ditto oommodo^ V 
'leggiate dachi vi paj^d^MH esentano i cuor% 
'ommdUtneilfofiefioAnvndViUd amem^^^ 
pi^nUHjourA vno di quelle^ habitògià ncHo, 
igionifroporzionMte vn Otustiero per mmc^ 
onindojilqnék nccdfitoficon ^^ud Dama /mi, 
jMr/) chiamau GefminA menAtu con ejjo lei vné 
ì^a non dternu giamai da efmgV ingredienti^ 
^contréiry di genio ^ e diuerfi di temperamento^^ 
Wonefino, tolgono l ejfere àWnjntone, e hftato oMa 
htocordiay e tuttoché egli confiineti coltinojk^ 
%iwgnad€U*oU$gAZ4one»marmU^ e^ondiUzio^ 
iw, e freddure il fruito ne procurale y dd o^ 
poodoGefinikad/lemotd confintimemi honefi^i^ 
1mè^& ignurs defuoi pregiudizi per U inefpertd^^ 
0^ de gli Altrui vantaggi iti^cotaC affare , comtS^ 
mn per anche matimpreffa da pr attiche //^ifrc-^ 
r non imheuuta di ragionamenti men leciti\ fi tèh 
mena lapìkftlite ira lefue vguali perche non co^ 
péfctua ciòcche kmancaua afelicitare lefue foj^ 
paté. Haueua tlfito albergo rteUa ntedefima vih 
pt vm Cdualkre nomato Fiorillo ^ coi quale conugvm 
^ ìdo ti Marito di Gejmina, e riducedofi ogni gOn 
fm ia familiarità d confidema^tqueftaÀfirk 
za^duuenne inprogrefio^che Leonindo impd\ 
di temprd \dolce di/kle^ epococonofciiore dtl 
difetto, € del fito pericolo^ lointroduffi neifiio 
ù,econ Itti pdf è labore ozdoft^ horJtmji. 

dilet- 



$29 N O V E I LE 

iiltttùfidtfiprJiJftHrA in giughi dt fittuné^ti ti 
gtgnù.edhoTA t» alire ncreazdMi fortdti dai 
g9 tddhemfo tfiMlmtntiUémmelfe anche 
propria mtkfiiyndn efilujk U Moglii^cbe btUa.gi 
mine emamerefa mnpQteua^don^'erdy fion ejTer 
rotaie mirata nondiUnareSiatu FierilUper 
ciré deffefio loft re . €d era di àfpttto virilmetejk 
pe^bef^cedixien^e della per/ina di termini 
ìnUy ardita di èwre e degne d'vn'afftziene pm 
che apparente^Ojfimandù Gejmina^ fé nen/in 
4iu.antoficanHtmuadl*ùccafiùney più almeme 
éinantù ponanail deuerej trattiate asMniJrai 
momenti, e tutti^ moti di FiùrilUyCemincià p\ 
a differenziarle da /k$ Marite^epofiUJciògi 
gnaré à parzialità nel mirarle , vn' altra veiim 
pr tifine a compiacer fine internamente . itidifi^ 
ttezxà à dtfiderarlo cantinone, e alT e ftrnne fi < 
elane ad amarlo fintentcmenteMeneraegUfii 
penfiere di ciòcche potè fft incentrarli.tfiacci 
ma;anche non voUtfdo^delle dimofirazàeni di 
che vfando la lingua de gli occhi ^i/primena i i 
€euidelcnortimaebligato\ddla nobibà toaìii 
dalla fide commnne^e dalC amicizia particei 
mfingeua di nen intenderete nen intendena à 
fUnxut'Vnre contineuattdo^ anzi anatexMtdefi \ 
iui^e Leonindo la libertà cominciata^tmt vai/e 
facente àrefiHer e apreuocamenti di Ge/i 
pekhe inuitét^delU bellezza fteganie^aceefi 



AMOROSE 12? 

y^méirdifìcoji.t vinti> degli dett Amenti èpctt 
^curataU^ch'igtitàméiUé em$firMtHem gH 
i iltMre.e ne l cuore U cempafftoney U refi mi. 

i^u^rdinga kfi^^rirji.e più confidente ifierare 
ore^trihutAtofrimA dagli affetti 4i G e/mina^ 

Appreffi dal confintimento di Fiotillo^ hweué 

"^i^ro decretata l'affifienzadel fko n^mc e' Ica* 
& deUafiéa Preuidema quando nato incontro à 
)[^mndo d'vn viaggio . net quale conueniua imfie 
)Ère loJpaz>io dt quattro giorni, raccomandata U 
KCr e le (ut cefi à Fiorillo^ che impedito non poti 
IftruU^ora tener compagnia all' amico e pregatolo 
^afiea prefinxA in qualche emergente spartì /to 
fi parendo di partire ylafitato F tonilo infua vece 
fqtoala richiedo Ufiguentegiorno per commino- 
pdiiSo/mitta dicondurfià lei à cotempldtione di 
^Ht lettere ventre alMaritOjche ricercauano ri* 
foBét^on differita ad nlcttni particoUri^de quali , 
)tn$Mé^i^ruz,ione,vi andò ^ e rifirettoficon efio 
^im ^ùióufinmunitnehiu/a.mÀ peri libera da fir 
)liìà^.fùfitpplicato dell' opzàoyà cui applicatofi sn 
itì^ocilH di Uifi diede eia kfifpirare con tata ve 
\imenza^ed 4 piagnere confi fatta tenenzza^ che 
^tmataficomqu^fiani^tmì a$tifiura di lui, pare* 
%ehia^nmofiruo/a,epurgradiufiahieuolez»za 
Mmofinutriffe deltefite lagrime^ e Ufitt tagri^ 
pfiréndefferoMlimetotoddìfuocOi per lo che non 
pimetf^ élCuttuWerfiCheriuolgerfi aliale dtrUm 
\ ^x«< che 



%^4 HO V H L L E 

che haueie.i Signora ^i ijual hmum rimei 

èfiiagi^a vi traffH^ruktéfid^hrofi ifpn 

ùutfio ùnu ella. d'oBro Ammata legHuncie e 

fiuti gli Hchi nel fi ne ri/ppfi C9n vn wift0 di 

ghiazz>ic0nfufi e di parole interine. E <ht 

hauer tOy è Ftorillo, fi loflejfe fùitre dikéUi 

fitfia mi è ulto ì Bche mèle mi può inc^m, 

n^anuggi^ fi ftiUA di me mtdefims Ì0finùi\e 

reo ^ripigliò egli, di unUmisfatH^ e ehi deità 

dite vaHre e crudele, e fieleratd cagÌ0ne?\Nm\ 

trijche loi.mainnocente.ma atre, figgit^^ 

o Viorilh e per veifiU h^perduta la lAtr^à^ 

per direja vita; fi nolc$n$fieteMfitifit € ti 

cendelo^nejperB aitale perd<mc.C0miat$u$$i§di 

hatuto ad vn punto tlCai$alliert da cefi ' 

tentine aggrt^oni cejfe a leiychefattogUdiiki^ 

traccia tenace ^ ed amore fi catena al celU^ M 

colpihfpirttofiye colpiùfiauexhevn'aniind 

terre àfifie£a,per comf^unicarlrad àkf»i% 

feruorede'baà .ne'raddeppiamenH di^gU^ 

fi^ e neil'alteratiene definfìy traxfefmajtifit^\ 

nell'altre terminar ene nella cofimazàent di ^ 

tatto ^in cui la natura per la centinauaziaM 

fpecie non differefkzÀa i ragieneueli dalle fifi^ 

Riternate Leeninde^edauuertite del fattore \ 

tein fiéa Untanantia da fierilU alU Moglie^ 

ne refi grazie afettuefi^ e leali . HorMjUkditi^yi 

wgliefinend' altro più /k: diturmérfiaUjf 

^ament0 



AMOROSE il} 

mù di (jHille paloni che quAnt§ menèpHeué 
campeggiare nello aperto deU'vfo efteriare, ian 

fik "violentefin&rtgìHHano neltangufto de'cuo 
.fnrano'ukini ad effer tfcoferù in gramffìmo 
\l$tt$ da quello^ cuse^copr$uano dt gramjfrna 
inria.AndaioJène Leonindovn giorno alla cac 
fenx^a FiorUU reftato con tfcufa difentirfinon 
\ affetto del corpOy là Hama quanta prima le fio 
\ceffo introduce l'Amante, riputando appena 
Sbile il ritorno del Marito a tipo per ifturharli^ 
\ia erano per abbandonar /Un quelle dtshonefiky 
cui efito e principio di tfiffezza e di pentimen^ 
quando ùonindoji riconduce al fuo albergo^ f 
orfegli sferrato il Cauallo, dal quale fmontata 
diamente alla Stalla , come tenuto fenz^a i ca^* 
\orit^efta$i aqueldilettofi trauaglto,Ji mojft 
diritto ver/o la fi ala.cheportaua nella Cucina 
i quella nel chiujo^ doue troppo confidenti gli 
marni penfiiuano anzà à liringerfidolcementt^ 
^laro^che adefifer acerbamente difuniti da lui. 
darriuo fi ina/pettata^ ^^na Cameriera^ negli 
chi della qnale kaueua Gè fini na depofitata U 
utfiibtteyt'lfiéohonore^ corfi anfiof amente a por^ 

t4me Canutfo à chi fidaueua. La Dama , ac^ 
$n4to a Fiorillo lo nafcondtrfi dietro la porta 
fella Hanza ben guardata , e rtft rettolo poffi^ 
vilmente tra l'vfiia^ el muro mafiherata la reità 

d'innocenza,e lofpauento dificurez,za^ vfii nom 
- . .. F funto 




• 1 



Jitf NOVELLE 

jmnu dtterdU ver fi il m^rito^e incontréitolo 
/embiamie dl€gr$^ e con vez^zi infidUR^^U difftt, 
ù non voglio manifeSiérmvnrtgAlovenutoct dék 
vn vofiro amico cortefi. O indouinateloy è ^emtt^ 
meco d vederlo Con ^uefto colore ^e f re te H^ prefkn 
gli accorumente lamano^ percondnrUÀ/uM z/^ 
glidy e confidata nel poco lume , chefir ordinarii 
entrana incuoi luogo, lo menò fetna difitM^ii 
dd'^n'arntaro, doueficomferuauémoakune ffi 
uifioni conditele lafiiaio, ch'egU Beffo fi- wei 
fi^efoneffi ben dentro il capè per o^fruak^r^x 
tanto di tempo^ e di libenà^ff Amameiekà: 
tatoatlo di tanto rifihio^ nan védnH, t^mmfimfi 
da Leonindoyil quale ritronaeo nm vero bh raatà 
fategli dalla Moglie, fi delfipiacenUmeteot^€i 
Ui^che dettogli d'hauer ifiberzatocen tal h 
xioneper cmofierU peccante di goUs ehm) 
con vnabocca^cbe menttua lafiidisfazimte^ ij 
fiejfa ,e la contentezt^ al Manto , ttrmmè^ la a 
in pari dimofiraziotte di rifi^tna non già dtè] 
dt cuori tranquilli. 

O per affalirerhofte nemicalo per i/chiptregi 
hoftiU affatto yvn Capitane fperimHate sfigate 
hoiurette p antéeiurafiputo ritreuare tmfit 
irta fofifptdito.eficnro , come fippeXSefimitoa 
liarfi a partito tpreuifi^e fporxionate^hfidtteate /'# 
finionedeUafitdhomfta^ad occultare tkmacami^ 
tedi FmHh^edàmÌ$ettereobm$tafedeilMdrk$^,^ 



r 

ì 
> 



AMOROSE 227 

HOFELLA DECIMA SESTA, 




Del Signor 
LIBERAL MOTENSE. 

ON fic4ntM9Mcoré tfAjcorfi m^lti énni^ 
che ntlUgri C///# di Parigijl iréuaud vm 

Uer9 dt mmc SUhìo ilqfé^le ip^he datfm* 

ìfj^sMe fortuna ridotta alU fiéM di friuAtù . V49$' 
^màù ifiéùfih amichi pr^enitàri dtftirpt Rtga 
hfifacemà "bcr^mtnu cùBi^erJdà qunlitÀ rtgte^ 
tfing^Uri'ygiwiM dci4 m^ vecchio mlUperfet^ 
^m^di msmréL incUfMta alle magni fice^^te digiék 
t§BdàconuerféU$me^e di maniere cofiaffahtU xhe 
)imffr4d^eJikfrez>zM digeni$lez.za lUltrmi grati 
fadine Jimmsè in qnelk Cista fkridi^ma tan^ 
Ìr§^e*Fefert$émzA di tutti ibit$ni^ Andana eglik 
tin^ frequentemente ien vedme dal RechedeUC 
pie nekiii coftdittoni fedisfatto Vhaneua find'vtta 
veka^^nratè^eUefue affettienijnuitandalo al* 
U€acr$e,^gi^re,& aOefeHe, chefifaceuann 
kenfinamHneda Città ]à nel Regne far tratteni-t 
mm0 della Megieta^cke gkn^tte.e/f ir ite/a non leg, 
ltrmenujèt9ec$mfiacena Hehéte Stinto fra quefti^ 
di forti neafiom di cotto/cere vna Dama la fiìtfam 
I mHH dtUa h^^tttimmtfu EuriUaì^ Dam^ 
\'~ ■.'-'■■■ f IL ebe 



SMt NOVELLE 

th^Adérné ivnn beltk virile M«Act ,e mMÌt\ 
fifàcti$é credere fé non la più iella almeno U ^ 
gratiofa ài Corte. Ifuoi coHumi, e lefue dolci 
niereyaccomfagnate da vna briofa^e fiorita gi&i 
ih ohligaroné gli occhi di Siluio a compiacer/i^ 
Juo cuore ad amarla,defiderofidi legitimare h 
ijuoi affetti con gli Himenei dt c$fi riguardcà 
Dama:onde (limolato da queHo defìdert§,efiki 
fai da gVimpnlfi del fuonobtl cuore: ^rmeggiak 
Jpendeuayhanchettaua^ donauafiura fv/o de^ 
altri Juoi pari:cagi9ni tutte, ond^ei s acquilo 
Corte l'odio di molti^cbe vanamente emuli a 
grandezza del fuo animo ^non hauendofiirito 
eoncorrer [eco nelle attieni lodeuoU.ftauano ii 
diénde altri la fortuna altri la/na virt»,taca 
dolo di vano^d'ambitiefiy e dijuferb§.mani^ 
eie egli curandojène^txnte fin degnamente af 
de, non tralafciaua difanarir quei medejlmi, 
fiù cercauanod'ef curar ilfuo nome, e che «mi 
ònante vedeua uffUgerfidelfuè bene, godendo, 
ifuoifrunigUfiruiJferodicafiigo^ enecefii 
doli in qutfiagu^a à rifiettarlofe n$n adami 
€ perche tutti i/nei fini erane drisucMii mira 
€olpire neOe jcofe dìjUerata^ eh* era il 
ncqttifte della gratta d'EnritU^gnadngn 
omille corte/k t animo di ferfileagram confidi 
d'EnriUa: Dama, che con r allegria del e net 
nnfemaMéamiramlAtanmmdefwHgiBrm 

eie 




AMOROSE 21/ 

pe HMÌfrtfcke mi v$Ìi0 le rojè dtlU/ks età fri^ 
\»ird\9AglifH dij^cile colpéo fnezù di far U està 
ifmente éueduu^ch* elU erd 1^ oggetto fin dejide* 
ptiie del fio grdettttfimo effètto^ ma per quanta 
Uff^ticaffe^ e colfìetofi miniftero di Perfilea , e 
egm mamern di ri/petto di meritéte feruet^r 
la quéUhe àmorofd torriJféndenzA-ynonfif^t^ 
Mi conojcereifio ^^dntdggio per ^^m piccini 
sd'vnfàuoreuoleJgHdrdo.'fintetidofi elidi eeir 
e Aebbe poi d dire; dd ^noccultd violenza M* 
tdtd dd odidrlo^ & dbborrirlo. Aueniffelt^ 
tjie^ìper l'vt$Ì€dapJfdtione imprefidUfiddlPr 
uerlojèntito à prediedre per ^^nfiperbo , e per 
\l^»'oJlentdtored'vB'affettdtdgrdfìdezzA^ ouer§^ 
ìffàe Idjud Stelldy , ehi doueudpoi inclinare ilfi^ 
pmffmo dddmdrlo non trdfe^rfa ancord dd incon^ 
rjSnei rdggi dmici deiUfielld dt Siluio^fimpe^ 
e cono/cere lefie perfettienL Viueud in quer 
tetmpi dferuigi del Re Roleone vno de i Signori 
Locr^gionine di per firn duenente^erobufid^ di 
\j^riti altieri e nelle milttdri difciplinedi gri t4 
^enioj l qudle per duaidr mdggiormente lejkefor 
\iktneftdud dppoggtdto d Grdddtndnte grdn Cancef, 
^ere del Regno\dl cui gr due configlio lo fi ejfo R^ 
\lfddud leptu irnportdnti dtretttoni del gouerno. 
^ Grdddmante erd vnicdfighuold Durilldzrimà^ 
f^d orbdtd neUd fad fdnciulezzd delU M$dìt^y 
idheconfid€ratadalmgtdn$df$le, cvncluje non^ 




I/o NOVELLE 

foUrUmeglh é€tsfat€y che cim fàrU mùgU^ 

M&lc09f€foggètn t^ìi pr ina fati nel Regn^^ 

féitt^litmfitH dtiifàmentt mat$^n9m heMt 

ca d'^bttgarfi cph UprafùHa ifuiil'àmmdm 

fo il cfuàU f€r UgT49iétz,'iA dt Grédé^néWtt 

Uàndo i^if infierì ijperans^ nm»dm^ie 

firefi in uff grinza altre unto fidisfétt^ 

in realtà poto ìmiinàta adamt^liarfifiit^.'Bi 

"'hduid reìattene dal Padre di quann knteud 

fri tferaieftttmtà adchedirlé tn vir$m^ff\ 

^Uyt del [angue ^efidisf atta altrefi dette cpnéit 

delie Sfefi accenjfèntì^ tante fin 'ùdentieri^f 

cheferquefta wa giudicò feter Hhtrarfi dstt^ 

iefiia^ckelefartuà di riceuert daHmfwtum 

"^rt di Sitmei ende affrettataftne la centit^hnè^il 

fublicerùno prima le n9z;ee cheJSfipeJ^^^'tlkflf 

Jero Sfefi.le qttMHgréndt.efontuefiyri^wr'emmàg 

gieifmentefetenmt&ate dalla pre/ètnutdeìXhjém 

la Regina, che veBe^ een queflo het^re mpefièr à* 

re f affette, eie cerne a ftrfene nen eréiméri^i tàu 

ordinarie lerfertauane Silnte fùprafdii» da ^M 

detiberatione tante improtUfa^ tacer ute nettHnwh 

ne dalle furie del f uè affetto fu per morir f;nea r^ 

^me colui, d'era dt grand' antmo fatto forza àjtj 

JlefOfper non far patefi quello^che non voleua,cie 

ficottojceffe.che da terfitta . e da lui medejitttejtp 

pe cefi bene con ViUarità del volto coprire la mefii 

ùadel cu»rilchc tttUt ftdfUcht aUigftM^fù gtn^ 

. ' dics- 



AMOROSE ^*i 

tu ilpiù €0nttntikjng4nna9fd0mn€k€ 4il$rkU 
BwrUUyUqH4Ll€dtghrMÌngÌ0Tnofr^ Itj^ 
tn%tz,z€ménHl$ diuentnd^ pù gmonds ed 
fm$H it/ie UUnzi^t l'intttnt fà^pni dell' $h 
ìMré$(hSUm0^€htftb€9n Cédua ddlli/ke fieri 
hJ^éuM étmera^deréndù.ArndsMdnfi^ ^ueft^ 
ntre mlU Ciiié d'ardirne Regio d$eà milU FdB 
^eite willé CdusUif/the dmenénfiimfiegért m 
!i4 éfine di Uberér d'affedh CsUle , effref^ 
\ltarmidelUpittnx0itlheriiMr$0Aemhdi ènne 
>Jk$mf€rìl*n€C€hiedimleùne^ il ^uéle rijki'» 
MiifiieifiiriHgmmeri^ fiù afìéitipfr deiU 
^glmd,cAeinM4ffferéa§ delis Moglie gii imefidiu 
^e/4^4m$fofeviek0Z£ de* fnmi giorni Jùffli-' 
kò^tmerepte d'b4MerMedi ^uefiegenti ilcomido^t 
^ rfeuori di Gré^womne fot$eome^ A nfoUè$io90t 
jkMo imprjouijkdi veder/Ò4hh4ndon4re nel tolm§ 
\klfMgi^re:^then$9^ft€My0xhe M0 dtfie l'4dolor4 
io EurilUe qu4Ì'4tit 9$ob 4dopr0per impedire Id 
g|Sw p4rfen»4^Br4 Dojin4 er4 bello giouÌM. Spof4. 
^tr$^ lagrime fp4r fi fi fpifi in aggiunta di milk 
offtttHoS freghi e tuHoehtfi perjuàdeffe vna di 
ionie eondiiionib4Sf4rle4/èrm4rioperfimprC^ 
tutte infieminon varerò i tr4ttenerlo almeno per 
gualche giorno ^c he inejor àbile ad ogni Infinga 'vol 
kjubito parure Ella wdutafi abbadon4t4 vtUpt 
fi ir4dtt4 ricorfe tmpàtteme 4Ue querele ulfontOp 
di' tmfreeationitJéaledt laguerrà^chtumk tlCtek 



JiÉ NOVELLE 

n)ÌHdÌ€tdt*Jk$i urti ^t giurò di vedicar/S.Perj 

fr$uétMfif€c0 al punir di RUtont.rji cejfaua 

fiUrU cUfiltU argometÈ» demi/eri eijejinù U^ 

UcijftràSU.freduendQU C9lju$ riierfiP aggrà 

mento di ghr$A,€ dif0rtun4\m4L tljko émmo^ fi 

decemvirato kqueftidtfcorji non fot eud acqueti 

fremendo elU d'edere fiata coji poco grata aL 

rito^ch'egli hantjle hauttto cuore di la/c iar Uva 

ot0 nel letto ancor Spoja Hauer errato tamia 

g he fece Marte amico di Venere ;edvlendoJi d'i 

uer €pf facilmente obedito al Padre, kiajimaua 

frofrie imprudenti rijohutoni d'efferji crtdt 

Moglie advnfildato che non ama altri abbrac€$k 

menti.che quelli della mortele non più toftoà Sd^ 

uio che iato U dejideraua caualliero di pa^e^ eie 

mille volte co lefue mamere/eri era reti dè^na^ ^ 

^mndiUfcaltra Perflea vafutafi de fuoi fieffk at^ 

gomenti.non perde l'oecafiope d$ moftrarjs ornerà 

uofe agl'intere^ dt Stimo, deteftado no filo l'um$ 

gliar/teo quefti tato innamorata delU guerra ma 

più afai quei Mafrimonq cheperfolo intereffe co 

tratti ejcludono Amore.Nume tanto intereffato ti 

i^Jqttaliper loptùfogUonofempre riufctre infe^ 

iici.ììontralafciòdtJìgmfcarleVimmenfo affan 

no nel quale offa lo vide aU'annutiò deUe/ue Not& 

xe^le querele, t lamentile h' et fece, la prudentca e^ 

la quale étmatò tlfuo dolore l amore fch'acorfpresu 

tutto Upertauépl'otkgo^c'kMCMafaluéiU /uà he- 



AMOROSE a/j 

ìfikidi c^rrtffehdtrgU^ di ni>n UfiìdrU morir il 
Imcre e/sere vìèaffttu dclU Natura , & e^'tndo 
f.li naiurdUj in c$f9/€tfié^»z^reftarJem4colp4 
UU Donna chi ama foiahe amido opera natn^ 
Imentt S off no Munita^ma non n/pofe aggraua 
t^onfufa ancora dallo Jdegno^e dall' amarez,z£ 
'Me fui pene , a/c oliata perà volentieri fornica , t^ 
^iiajpefo chiamare infoleuameto delfuo animo ^ 
^demtugati infine ijìioi dolori] da ile medie inf 
del tipo e dalle perjhafiont di Perfiké comincio i 
mirar Stluio di buon occhio^ a trouarfi volentieri 
ftelU eonuerfationt di Dame. ou eglifi ritronauai 
)fiacerle ifiéOi co fiumi, à compi^erfi delfitofiruir 
^o^nceuendo pian piano per gVi occhi nell'anima 
ìdfimulacro di ijuel volto , che le fu prtmafi poco 
graiOyO che poi abbellito^ operadell* anima fua fi ef 
jfa^ecolmagifiey^ d'amore refo alla /uà Stella forni 
gliateje nufcì cefi amabile Siluto vedcdc fi fuori 
della jua a/pettatione gradito fi non amato /ole U4i 
io sìa l'ali di.maggion/peraze ofiequto/o. e rtueren 
Unon tralafciaua occafionedi mentarfiptu firn'-' 
fre ifuoi fautori affettado tuta t mcdtpi^btli di 
ntrouarfi^ ou^ di continuo fiaua l'anima Jua . ch^ 
non altroue che con Euri II a viueua sonde incontri 
do le Jue Jodisf anioni : fipendodilettarfi e 11^ di 
fajfar l'otto con tatmi àèll'otto. dp^^neuu à gtuo-^ 
cor /eco per terzi i trimttr amianto ptu volentieri 
4aU$ncennt0$ quanto e/fa più dalla fortuna fom 

Mori» 



r/4 NOVELLE 

uorita mùtegpand^U feràh delle futf ir diU 
fdtito egli fero v»g$ern0 ehejiritrcuhfecàà^ 
tare da. filo i fifla^di voler vincere ^offéruMé^ Hi 
f$ ch'ellaJlauM mirando lejke caru^yandMiéki 
qmdnde in quando nel dtjfenférle , aecomadé 
eon le migliori londe dueduiefi del fregiudiiio^jni^ 
dolce contrafio volendo lenurgU U carte dt 
hebbe comodità Siluio di,firingerle gfnt$Une$i 
fiéa,chefenuuji dd quel^morofi c^fifotto tutUÀ 
fidmmare nelvoUo^e aell*4n$mSy alzAtig^oesi 
C^ incontrai aji ne guardi di lui, con farolo ka^ 
tremdntt^oimeUilmOydiJfe^chepernon fterdi 
giuoco ho perduto il core. ìnfifatta^naniera^ 
irajcorerji nell'anima i'àmorofi veleno. Nofii 
zicolfoco^chinon vuolabbruggiarfi^ La prai 
de gli eccAiyO delle mant/ono£riucentiui d'^ 
re, fino i mezza per i quali fi perdono le fortei 
de' cuori Eurilla ti dice ^ueflofu quflpuruoiv 
che mancatole il cuore ^non le re H ondo forte dii 
trafiare s'abbandono tutta nelT amore di Sii 
£gli baciatala in termine di complimento J'vfii 
quelpaefi confintendo ilbaciarfi.e con ragiofteA 
fendo ti bacio figno dtpace^ e d'amicitia^ la qm 
ptaceuole v/anz^, contaminata nella nofiralti 
dalla^ troppo ItcetBtiofa gtouentù e' ha con le/ue 
fi tute refi ti bacio illectto ed tmpudtco , e ntnffot 
Statala dt tanta gratia. vedendo fiprarrtuarjeleco 
ferùlea alcune altre Dttmtgetlejerminoronotlgi^^ 

ueco^ 



AMOROSE 2SS 

9\€0mtn€ÙiBj0ne EurHU vn* altro ié n^tro , cól 

ir frtz,z& detii vmofit dt Siluio l* Mima fra fltf 

% ; // ejWdU da indi in pei non htbbt cht defidtrare 

^trtffitr amato i$m entrando tn vna corrifpondtn^ 

€ofigfMndty€jìngoUre^cht non fu mai in dut^ 

nimejM '^npm eitremo.nè vnptùcojlanto dffitt^ 

IpìlVfociUrJì ji bene con ogni cir con/pei'^ 

^H^nffer gualche tempo procuratoficteto agli At^» 

^i "ufgtianti delia Corte da i qunti con troppo /#• 

di/guardi ojferuaii^e dà ^aeffe amort/e corrij^ 

mdente e anatone argomento 4i mal regolati é^ 

iyintut alcun rijgùardo veniuono pale/amente 

ali netta fama iquàlt^ 0j/kari delle proprie 

}Hnfctenze^^ ciechi nelle paloni non perciò fi mo* 

banano, ò meno ardenti, opiù cauti nellacomt^ 

Quattone decloro amori Infommafiia pur vn'arrì^ 

%M guardinga quanto vuole che snella ama da o/f- 

^nèn ^ptffpbtle^cbejirbi in amore conuenienz»a. 

Sa amore e hl^ e fatto abtto fi /poglia d'ogni rtfpettol 

^Doue tra Stluio.era Eurtlla non era Eurilta doue 

y^n ira Stinto Tutti i conuitti, tuttt t balli tutte 

h veglie ttfiimpntauaì/o le concordanze de* loro 

'tuore I loro/guàrdt,i lor cenni tutti eloifuentifia^ 

%ano dialoghizando de i loro amori ^ addotrtnati 

iella più fina Retorica, chegiamai infegnafie amo 

te oon lihgua arttfictofa d'innamorate f iptlle \ e 

pur in tanta ptena di reciprochi affetti fi auano in 

fontinue agonie di €uore:^in continue agitationi di 

mente 



23^ N O V E L t E 

m€mtdimnf9t€rdiff€Ureild€fidtrÌ0^ c$ftà. 
EurilU di più t0fio mùrittscht vioUrt cùn dti§ 
degno ilieuo mdritaU.e ri/oluta di confiruar 
cuUto il candore di quelU fedele haueuM vnd 
tA per femff e obligAU^tl Marito Uqudleperè 
volendone anche perder/ir amato Silmo^no» 
Ufiiaua di fargli quegli honelii fauori^chepOi 
farji da innamorata donna a inferuoraté Am^ 
tutte ijueU' accoglienze fcon tutte quelle tenere 
amori/e che poffono deriuare da vn cuore impi 
to d'amori.promettendogli^ e giurandogli ben 
le volte che fé qualche accidente furtuito^di ad 
guerra e fempre feconda la riduceffe noaialUprk 
miera libertà , eh' ei farebbe flato cofificuro da 
fua perfina^come poteua ejfere à mi Ite/igni delftk 
Affettoigiuramenti, epromefieyche quanto più àOf 
rate egiurate^ tanto piìt fi reudeuano per tutte 
leggi inualide Haueua in tanto c4>'fuoi lucidi 
gi ti Sole tllu prati tutti ifegnt del Zodiaco da ctiM 
parti per Italia Moleonefolecito altretanto nelfi$ 
feruitio^quanto fortunato ne* fuot progn^ temè 
nati felicemente alcoparire deljuo Refoura tgttr 
ghi dell* Apentno.cht quafi Iride che apporta f^ 
nita^^ombrò in vn inftate quelle o/cure nubi^ck 
grautde di difcofdie minacctauano al combattei 
Cafale tvltimo ec<idio y onde voleva dal Ciol^ k 
Pace All'ombre de* /noi allori patena e he premei^ 
tefie vnferfeiuo rifofo àquet popoli afflrnh^ii, 

di . 



AMOROSE 237 

V€Ìuto(ìdic€fpéito Rettone da gli uh Ughi delia 
rra^fcrifie ad EurtlUy che farebbe tantpfto rì^ 
natokgodore de* fmi kgitimi abbracciamcntiy 
t0fiu rifilata di mai ftk fariirfi da leijCfHanto 
u ^rami da lei difgiunto baueua fraticdto i t^r-^ 
nti di quella tedtefa l$ntaf9anza . Hùr qualt^ 
uefi*annunti$firitrùua^e EuriUa non è agtuvlc 
dirUFuaffalttaadvntemf0)fl4Ua c$nfufionty 
IT Amore ^dalla di/pera: ione . €onfondeuaJìd*hé 
re c0n troppa facilità declinato dagli affettima 
Haii di Roleone àgli affetti illegitimi di Stimo ^t 
tumultuanano entro al fuo cuore fColrimorfi del 
pétffate vanità mille tormentoji peujieri ^ma im* 
ijTiSato Amore troppo altamante di quelf anima 
aliata^nonvedeua comefoteffelajciardi 9tue* 
àSilttio per reti ituirfiàviuereà KoleoM^ on-- 
dijperata abborriua la vita^Himandosper rime 
io ìjuoi mali /oU opportuna la mortc^,e benan* 
batterebbe hauuta generofità per incontrarla, 
fatta gelofi^ch* anzi il/àngue Juopoteffe tanto 
hfik wuamente contraffegnare nelfuppofito della 
macchia la colpa della f uà honeftà^cangiò opportu 
"mamente pentìero^e fi riuolfè àpiu benigne coiifide 
\ta;ti0m. Penso y che potoj^e non poco giouare àfuoi 
^tref il maritar Silnio perjuadendofiy che aff*^ 
àmrst di queft4 maritaggio fi farebbero di^pate U 
^ inai toate caligini^ the indegnamente pafiauan^ 
ttdofcurart ti chiaro della fua fama ^ poiché ve^ 
\ dutolo 



ift NOVELLE 

datéh legemif&r ù^em di ki s$mog&dUs non 
rei^hff&f9fi0ià mtS^Jie/^ temp9^ fé ftm temete 
memte ^nfkmifein effo affetti diuerfi doglie,} 
ti mafttMh^& i^^ff^ intentieneMlì^u da ^a 
ch'0pera»M^tWt effemlùeki creda , che filtra 
MMte riuakperaccùnrtntirgli la cefi amata: 
de ^andù anof al ritorno dì R9Ì0Mt^, centìtmaj 
re cemra di lei i maligni f^fwn^gU fmeffèfar 
dere À uneftefdefim imred4Mti fhei cMgreffi , 
Stimoli per ciò cenferite fece queUe ragionile pi 
gateU à temperare la /Sfa p^^Me cùni'incentrA 
bile nece^tà di HonpeterU hauere per Uggt^ 
JUatrimemP, gli preme tteua^he farebbe Jimpn 
Jlatajkd per legge d'AMore e eli eternarne te ^i 
urebfe amatù^reBa^efodisfatu di tanta, e la a 
fiaceffectgni dilatiene penar pericelùJU rij 
fubito e/erla miglior rifblnttene^, Sihìettm^ 
dtfdifle mn hanende altro volere, che 4fueUo di 
ma fentì neffacconfentirut tutte quelle pre(fm 
thefeniono neUaJèparatione di fi medefimigfi^ 
diuiduiptòcetfgiumi. GuadagnaÌ4fSurilla 
fua perdite que io punto. non hèhiè faticai p ^ 
dere allefue no&ze Gereeindanohiltffimafi^ti 
te le Dame di Francia . Giouenetta^ch'oHt 
pena idjuarto lufiro d' innoceti cojkm»^ 
tutte lefue partirmi più bella affai per "ima h 
capigliatura d'oro brunitofiauemente crefpa^ 'ti 
feruendo à lei d' QfnamentOjferniua di^ legami j^t 



cuore 



AMOROSE 1^9 

i la mir4$$4.Sifi€irale NùzzufriuaU^ 
À€^mp$ACMiZ,àdiSiliàiéy »Mt patendo far 
ìfta di vera 4/kgrezZ4 alle /uè finte cùnfiUtto^, 
nriJU benché da GtncindainuHata^nenha^ 
cuore di r itronarfipHfinH. fi mafi inferma 
rtftettefenz»a ne pur mentire mHa fi ntiont^ 
'afa febre langnente SiiffndineUafolitudi^ 
^ifi^jUdata dalla confiderationef che quella er^t 
l'Js0ra in e fu ne naiadi delT altrui gioie fi cele* 
amri'efeqniealUvltimeJuefperanze^pentita 
ràfuoi mali minorato veleno in ve^e d'an 
0^ efiordata defedisi rifpetti.edeldato con» 
>^ K^lfiì. ^*fi eaduta in am0ro/o delirio di 
rli che tìfoffe con troppa legger e z>z»a Ufi ia 
^far/uédere alle noz^iedi Gerecmda .troppo tofto 
mAat0 adaffettnarUJ'kaueracc^nfintitOyla ce^ 
mtà f» efiguirejefiima^^ troppo o^re^iche nel 
m^yfnonon/erabtn radicato^ citme profejfa-* 
ore ^eke^diuuadi portarle ^ne loleuar^ 
tftefi^d' homerU^editOt poiché neMe fi uèU \ 
^^^morafi<Wclude pik amare^cht meno obedifie 
\uo^diiio deA* Amata e come n^ potrebbe dirfi 
pmaffe dtt vero colui^che per e op lacere aUaJha 
^tw^mam^-iofiemfifed^vcciderlaj cefi non detteti 
}fjlìi^ t amatta accofintire atte propone di lei^che 
)fitjpdt€ da lui.ttonpManatto, ch'apportarle la mor 
wM deh tton haner^mcor datofentenza alfutn- 
fender amerà ttnerte ftfitodegli euentì^ond^ 
i . non 




5^o N O V E L l E 

n0n dpueua egli fioglUrfi coli di Uggier$ c4fi 
tétjt di ejutWitMiik i he la poteud con e/so Imi 
dtre vngìiirmfifrA ogndUré contente Fn cf 
lettera vna mano crudele, chesfafiii in fifi\ 
guifa le piaghe dt Siluio.che patì in leggerla i 
quei piu\acerbi dolorile h e giamai torme tallero 
cuore amante Lagrimaua dt fé ftejfo dolenafi^ 
Eurilla e n^accufaua per ingiufte quelle Steik^ 
p er trafiggerlo più ^imamente baueuano decr 
che ti colpo, che locondannaua à pattrpene di 
fCy'yfctfie dalie m^ni della fua vita Troppo i 
ce Siluio che toepur vnpicciol momento poti 
uar di ripofi nelle allegrezze de*/uoifpon/alà^ 
in tatfto gmugere iterati mejfi.& indt à poca 
uare oHa Citta ^carico di trofei ^di tefiri^e dig 
Xoleone,che rtcenuto da tutti con mpplaufi^ 
lieto femhiante , dalla fila Moglie non fu vii 
volentieri, per lapaffione nella qtulefiritratu 
auuenturata perì in quefio d*hauer potutolo ^ 
con lafimulatione'e con la tenerezza deWa^ 
marttaleialteratafi tutta al Cito comparire il 
te dell'anima che la trapggeua per la perdita 
P Amante II marito accoltala con grande ali^gtet^ 
X4 non tralafcth di darle co la boccale colemort^ 
tutti quei fogni del fio affettale della cangiataM 
volontà che t hauerebbera potuta rendere cofiUK^ 
fi fi ffc fiata capace di confilatione Ma cftepot^ 
fare lamifiraEurillafi luparie di queU*animà)\^ 

che 



A M © ft ^ 5 E ^i 

€Ì»UiM tfftrt di m^^inftréL c4tiiuAniile ms^ 
^$ Stluio^ onde €0P i/m^M fik 4^€hza id^ua di^ 
fr9te ingmne€€rcàì$4^^ltM€ d'afsic$m^rù /4> 

fx,z»d'vemuMtgUAC€0lt^& 4C€^rÉiXt4i$ ddUii 
ntnné d'tgnd^foftn&tr^^chtda. éjMilfah^ ch'i 
^ U^forz^ét U réfius dW sn^gin^^iéf^ del stnata 
%éluhie perche méklfifenm ctUre le ^afiiom del 
0r€jn$nfd^^rùn0 malùgiorHijfh'Medutofi^e^i 
lUfée mtdfi&ie^&'Offe^^Jii quelU^che fou^^ 

\ gj^erejidie^t im $gm oj^urstezza éidpfferHM^ 

^ i/uei é$md4f»^si e le/ufJncliMshMi; ma ne pef 
)mmft0 carni eg^ineai d'alcM^fua aiùene atgomif^ 
W^^ckt Uptefie céddnare per H^^^uelh ^iif^cM 
^nftn^tif^Afad^ri i/nei f ^cc^afcelteremjtj^n 
h^eecii da a^H^ feudale maligna Ungua. che m§- 
WridofiJèKù imurefiata dijan^ ardì d'afferma 
W€ c0ntra la riputatiene dt lei quei maluagi tencet 
)Hyche s\eranej^rjl$n Carte de^uei amen ci Silr^ 
m^^nggrémada le Uro colpe; cottmerarieaffettion^ 
' é$ pO€fi4f0nafit congrejsi BatMi^oUone facilmente 
^ trtdim àqHlU^cbeurneu^^ malasezi^àjopOK 
4My€ ache V ombre delle pie ctole ingiurie fi farebbe 
édtketr allhora pò fio in traccia dt Siluio$ %fc^ider^ 
"^JhifiVfi^fi^^^^^ '* riferbatidadimenimiti piu^ 
"^fnmfiidtlla morta non VJ^aueffe qualche giornà 
primék fatta partire dalla Città venutaglta noiéf 
^a venuta di RoUont\^ f ridottolo cott la nouel- 

^ USpo^ 



Ì4i hi O V E L LE 

Id Sp0fi divnfué CàfttlU di vilU^ tre Ughi 
tap$ofim pretefi0 di deporto pm redimerne / 
foterfiffrire di "vederji prefinte Ufofftfiert^ 
qutUd belUzzd th'tgli hduend fi lungamente fii 
firdtd inuene. c$m/i^^ffenzd fece fenjkr 
Rùleone dfnoi edfi ferj9$afi ddi con figli dell' < 
eo che Stluieers ^nd delle prime tefte del R 
che itvtndicdrfifito non erdcefifdcile. Che 
rbatterette mai celtefpreuifto. Incemineidffe 
tento lefite vendette ddUd moglie , che gli hd< 
falfatd Idfedefinzd mdggiormente far ptthi 
lejfke vergognerò comjudlche veleno non vtoi 
è con dltrd comoditi^che gli venijjh repprefi 
del Cd fi ^indiper ventr à cdpo del /io difii 
fi diede ì continndre co Id moglie le dimofii 
delfiio dffetto^decdrez^x^ndold cofii tèmpo., e 
henedmófàttdddlidpropridconfiekzd àgttd^ 
non fu però coficdntd.che nonfildfiiafie ingi 
re ddglidrtifici del merito .Infine era donnei 
netta Roleone dite file miglia lontano dalla 
vn fuo belli^imo ,e fitnttifero Poggio^ ette litetHt 
gn'anno trojts ferir fi con Idfamtgifa ìgodert 
de litio Atttnttnali à pte del ^ttale, per vnafii 
fi campagna paffeggiattdo la Senna parettd^ r 
godefie di far /pecchie alle bellezza del CoUe^^ 
le fite Itmpidi^me onde. Sittini condottofi e 
moglie che di già obliata (oliti rigttardi vi 
lontana da ogni timore ^e portdndofivnitdmeni 

tdl^ 



AMOROSE ii4f 

^éhoTd i M datti io di vagheggUre i muti nomfé' 
giungo Ufp0»dà del fiume, vtnnef Atto ìRclfue 
)mgi9rn§ di frecifiUrU cm vn vth dall' éUi0 uel 
p^omd$ dek'écque^mentre Atetiétd della veduta 
fvn gran fefie^fiaué foce mirande k fi fieffa^ la 
futle afona di cennituo d alt onde f$ù no fi vide, 
toleatee miratofi imemo.e frofetta di Untano vna 
firua^chelofiauaojferuando, volle co'grsdi farle 
mdere,che la moglie f offe cajualmente puàfita^ 
p ma ella , non limulata la verità , chiamandola 
^editore non cejfima di rimpronerargU Ufua col^ 
faconde più che dalle fi$e querele flagellato da i ri 
iuorfi della propria conjc tema ^ ritiratofiàcafii.a 
fatto vn inuolgio delle co/è più pretia/e.^jpartifi ino 
pidiattyconpenfiero di maiptu non tornare à ri^ 
pider tf nel Cielo f che gli haueua cagionati influii 
di tanta vergogna^ La firua fedele arriueta frette 
kfamente alloco otte haueua veduta precipitar fua^ 
Si^Hora^e mirata la profonda voragine del fiume ^ 
piena di fpauento^ajfordado Paria co gridi e chia 
mando aiuto^ece qutuipefcare l'infelice, ma in^ 
darno^cheper diligenza vfita non fu po^hlc^ 
il ritrouarla. Non fi et e guarire he ne ginn fero gli 
amfialU Citta & alla Cortese fu compa^onato co, 
fi Cèfi mifir abile più con la Bupefattione^ che col 
pautOyparlattdofi diiterfimente della cagione^ com 
mevarifinoigiudicijhnmani\ la maggior parte 
ftri indouinsndoiehe comofioda ingiuftofifpett^^ 



144 NOVELLE 

$$09 éiUr^^c&e rsbbU gtloja t^hAueJfe pùtmo cedt^^^ 
ft ddvn4 dtlthtràtione cefi barbarsi e crudéUz 
dettfidmdolé dtfc^rrtudno^chefi bene s'erano vJà 
H ékune vhì centrò Ufia fétné^na ci ej^emde 
tÀcafàda^t^r^iufiificdre fiéori^che vna corrij 
pendenza c(irtej[è ,cbe doiuud effere pu degna M^ 
cemp4fst^e,che di e afttgo, dati Agitene e/se cdgt$^ 
ne cojìrAnt medile hauetsa tenuti fece nell'abblM 
mérU.^nidoerd.pinobltgatiÀ trattarle bene. Jlf^ 
Mèji le xùmfiiute virtù aEuriUét^cht teneraméte 
lamaud , obltgdte dtrefidlU memerfd difueFddrp 
meno pochi me fi prima nelfuoferuitio^cen vn ter 
ribile bado /ulmf nido Ufud tndignatione contro 
ìLRmo fé publtQdr injieme tutti ijuoi beni decmdm 
ti dUd Regid Cdmerd C0I promettergli in mercedi 
i cht gli hdueffi prefentàto ilfuo cdpo. ^uejldno^ 
md.com'k proprio del ntaUydiulgdtdfitn vnfubit» 
per tlpaefe^ndò con ttoudferitét i^ trdffggert Ul 
euo/e delpouero Siluio. Chi può dire tjudfegli ri* 
mMefei cefi doloroso duifoìTrems^udò^dggiac* 
€$ò inborrtdì.e correndogli fpir iti, in ifuel pttnto 
doMepdrtieHerne dlficcorfi del cuore' 'dbbainto, 
immobile é* esague hduerebbe rdjfiguratovn mdr» 
mo fi nonfifeffe mofirdto'pitgente.Che non fisciù 
the non di ffe poiché fùfiiolta ddKd fittpefdttioneì 
Smfìtrdio ti cuore, infingulti^in Ugrineejm lami 
ti. ahi Siluio infelice ydiceud^SuriUd i morta^ t tè 
^ viuoìEiérilld^h 'ere t^ttimu utd hÀ termsnaté 

U 



AMOROSE 14/ 

r n^its^jttù non morti Troppo sfortunato Stluìpl 
Jet alfretto à vttterejenz'antma. E come puoi 
tri t»;che d'éltro nonfpiraui, chi dtll'àrta di 
ihel volto} Ah chi tu non vi ut più 'perfpirdrey 
per/ijpiran. Vdniméi tua e il tuo dolore^ U 
vita è vn foioJoJpiro.Mori^abkdndondtoSiluio 
E morto ogni tuo beni , è fuanita ogni tua 
ransiajhai finita la vita^termina anco le tt^t^ 
iagure.finifii anco i tuoi marttri Mori mi/èro 
ilmio mori.EuriUa non viue.EuriHa efepolta nel 
onde^^e tu non mori} E ti non f affoghi nelpUtdi 
'^yihi troppo inhumano ch$ la tardi ^tartara manOy 
"^ '^fbt la reffinfi ^onda/pietata^che l'ingoiò ^ dìftino 
ìif crude Ut e hi lopermije Ma forfè, ih era fatala^ 
fj^è chi por tana le lemhianze del Sole nel volto ha 
ffìe a morire nel fiume, poich'èproprto anche del 
àie morire net^'ondt^. Ah\ mkchedtchUA il 
J.Sole ogni Alba r i/orge, & il mio Sole è tramontatn 

*f^^fi^P^^* ^^^^ tormentato Siluio^ mori U^ 
\ 'tirati vita volta cu ivnc olpo genero/i dalla tira-* 
^mdedel tuo nemico Amore > Lafctajajcia^clt^ 

ir tonfi hormai il tuo fato della tua mt/era vits. 

Mori yC he tufo Hi e non altri ilmtctdtaled^ÈuriU 
\'la^tu le occafionaHi la morte col tuo sfirtunato A^ 

more- La morte aduncfue la morte } penadouta al 

:tuo fallo. Ah Siluio ado/otato,che penjft> che dicii 

' "Kòche Tton deui monre troppo debile tefhmoni^ 

^ éiffinfinito dmon^che porta/li ad EurtHa, ch'eli^ 




\ 



246 NOVELLE 

f0rtè ite} vHéfilm^H^ Viui dngufiUtù Sii 
vwt ma per cMnmudmentemorìre'^méptrBi 
féfe ma$ fik cofi ch^bbu k fidcerthms ptr^ 
n 0gm C0Htini0^md ftr Uminunijèmfrt: <^ì 
vere d^ffo qutjlo mtfiréiòUt éU€m9Mm$ ,€gU 
fuùit mé$ c0M/òUrfi refijtgli indtfeuMi U Wi 
ér ti m$rirt ^gnifun cott/òUsìMc h4Hed0 ri^ 
mtUofidt fittr4t0 tUttéffi UJilitiédine ptrfi$^ 
met9$0 yi cctne.cA'iglt ìifenttp't 0bligxt0 sd oà 
U M0glÌ€y€f€rl*tnn0c€nMd€*fuoi cùlfumày €^ 
k t^MnJke €0t$diti0t$i y U ^mU tgMrsmfe dUj 
nuUj0fiéUé di <0ntintt0 idoUttMdo-^non efftà 
inftMféU0Ué d$f0t€rUféft^ difordimdtd U mii 

€09$ 9$09$ V0l0HtAfÌé étt€tfi09$€ ddldìjf€rdt0 dm 

trd ridùt$0 d tert»itte,ci€ mtmdltrd c0/d md^ 

tmetigli diffidcitttd . cht ttjFire dccdrizzdt0 ds\ 

^t$indifitt0 vdti. & in dpfdrex/t rdgi0n€udli 

ufiifdttdld dUùntdndre ddjè.e rid0ttdld dlU C 

$à ftfpu liberdmeme d0lerji^ fic0ndiucuà0^ 

gÌ0rH0 dd VBd viciHd f0rtftd « 0U€ dd vn tìÌìmMì 

fiJSè ffstts piditg0ttd0C09mp4gtt0dil/00d0l0r€W 

/0Mte,e ^uÌHt C0B tdmdr0 dilU/ue Idcrime inwk 

did0 ild0lci hum0re di qutU*0nd€ crtfidllint^triX 

hutdftd dlldfnd beUd tftinfd tnfu€fdit0 tlfu0 ciMrÀ 

di ^tuftdgmfd C0ttit$2d0 c0tftitmdmeme Ufud df\ 

fhiMM dlld vifid di qu€lf0m€ c0n U p€n0fd \méÀ 

mdrid delperdttt0jH0 bene chdUtud ttrmiudidLd 

wtd ii0Ìl'dcqt$0.H0r^ vngttrwf be9p€rttmp0^ ebf 

Ctt0* ^ 



AMOR OS E ^47 

Inermi éljHofQlm,n$n $0 fi f tu midAbé dirt^ 
filetiutiidéddefiim^ dalfrcpm dolore végaué 
fer U filué tfiMtsco oltre l'vfiio, in queWhoré fih 
d^ùgn Altre dgH Amanti moleftst datogli vn certe 
thd*Ì99tofpofrifiedi,&itf quel moto rifueglii^ 
dpfi dulU fuétormentofaeilofi^cbinogliocchiy è 
mde che glt era/ato d'inciifo vugiouiuettofelr 
Ugrimo^che i» sul terreno giAceuéféllido, e femi* 
morto. Gli riffUndeuA fon tutto eie in onte dells 
fuu mifer àbile fortune nelP ddokréto volto ^nu 
fitti coji belle: & vnubeUetMé cofipietefé^ tht^ 
j'huuerebbe conciUsté comfd^onekslle Tigri, ni 
che dà Siluio ch'era U compéifimf fit^fa^ onde iti- 
terrogdtolo chi egli Jif offe, e qualfctoguru equini ^ 
fi duro partito condotto ChttueJfe^foleuMdo egli 4 
ftnu le Uitgutde lucide firigionido dui più intitnn 
del cuore fofpirtdd moribodojoftupa attonito mi 
rido pur finalmente interrogato ptu vaitele rifpi 
dtndo ajfai più vtuameticollaguidodeglijguarr 
di^che col flebile della voce eh* era vn mifiro aua^ 
zo d'in felice fortunato pregana, chaueffe di lui 
piatà,non perch' egli più bramafie dt vitterOsmàf* 
che dt breue hauendo à morire non rimafteffe fri 
quelle Sebte in pafio a Lupi infipoUo Vaccolfe pie 
tojo Stimo tutto intener tto da vn incognita fimps 
Ita e chiamati al fi fi hioaUumdefuoiMftce por 
tate à braccta allefianze^e ejutut fattolo adigiart 
in vn comodo letto^mtradoU attenumete gli ojfer 

^4 UMUU 



i4« NOVE LI E 

'$iau4n€lv9lf4VH'n§ms0 che di gemili ehetkfix 

tldoglt al cuere tfn affette étrdentedtnfolité. f. 

te fé curie/e 4 f voler ad og»i mode/if ere i^uél 

ybffi ttngiunefAfertHHMch ehreggUuéiJi m 

gnemeìfte le mifer^nde reliquie Ut quelU f 

eitiniA bekezMimk qu^li ti» tHBtefiprafdite 

l'interno da vn metnhinerdindie di Jf triti Jiré 

mitite àltereti;ce9nefroi^ricdi chtfinemre^nci 

mine ih àfaenire^ t esdende di deliqme iu de 

quiè^n*héuerebheefaUtà tMima^ s'ella tutta r 

taentre À'glf'pccln delmeriiendo^ haueJS!efet\ 

'ferlelabra rintracciare ilfilita ntarco alf'ujcii 

Jipn traUfitì SUuie in quefie punte e^tie di fia/^ 

tinche fi gli cenneniffe. Glife ff ruzzar dà" Serd 

d aceto ed'acquefre/cèeit^olto^ & egUmedefi^ 

'ino dilacciidoli il gtufpone froetìraua U^gòmenà 

ferreuócare'^'/piritià gli offie^ delia mta. Jdé^ 

Ò fonte iene il fato guida ogni Itneé alfiofunto. 

Ecco che mentre quefti intento ^'ìoltrui vitupero 

ma àje medefitno occajlone di marte^vede^faifa^ e 

s'ammira^ che il Pellegrino nel hiaMchi fimo petto 

fileuando duepicciole mammelle' fwtafigm ejl 

frefi di donna. Rinforzo qutnòla marauigiia tu 

Utt vnt'nfolita tenere zza ; che gm da ^i occhi 

panandogli abhondatifime lagr trote ad trrigé» il 

iene deU' agonizante con efiranea virtù la re/litnì 

per breue /patto aUa vtta.ond'effa leuando con lì* 

igmdiJoJpifiU Mrhjdé Itjfidì nòno nel voUo do 



A M O K O S E 24' \ 

Hf^Uf>t riHuttafrà U Ubra l'amm^lgli tfirémi 
fmrzt di qmWvltimAfontignt tntomtnito O Sii'- 
"pojf SilmOyt Mn cQfilfa tu anatà EurtlU contri 
ignita ddmAfc^di tamemifnicì^eàa Euril- 
)f^€ht ftr lUìtrmferfdi^creduUi da cUfcnno df 
Ektm daUUcqM,f€Ybtntfim d^vn vtcchio Ptfca^^ 
mrt chejtmmiué la r Adolfi dell* onde ^ àncùrati 
%£onfe r US per kJAUrti in fur^l^Ucéuìl§ l'anima 
\m iracà0?Cp»t€nii^mé in tanto , che dopi efer 
&i mille angofàe trattenuta nafioftafiu di ttt^ 
mtjifrejfo tlfuo eortifi^mo liberatore l'è dal Cter^ 
U cMtefiffrtma, che muoia diriuederti.FtliafL^ 
f»$ éingojae.fmhè per voi elìenuandomi efacen^ 
dami cofi/parutayr/o dubitai di pormi alTimpre/k 
di pagare ftà quefii panni fi onofciuta a rttrouarr 
H^ma nofifofienando la m$a debolex,z^gl*tncomor 
di del lungo camino e crefiendomi nella via l*afr 
f Aimo ^cagionato dall intemperie che centra^ dal 
^ acqua beuuta,eche aumentai pofita alnutnmem 
i$d'^^na profonda maltnconiadal^^eder deni^ ^ 
^raio il candore della mia fama^m* arre/i ai piu nt 
fotendo al loco oue mt ntrouajli^ Ctfapur dal- 
li lagrime ò Stimo, e ti con/ola. mentre io altuu 
conjpetto innocente more do me ne f affo a gli EUfii 
t quiut mjegno di fede fi e udendo tremante la ms 
wa femendomacarfilofptrtto termino ivn la vo* 
cola ^^tta l fi oliai a quefto inaf penato racconto il 

mijcro Siluio^ a ^odmoargor»tmo fi grande^ 

d*in^ 



14« K O y E LI E 

ì$aM itti V9lfé V0 in§9f sa che dt gemile che imfii 
tadoglì di cuòre vn affette ardente d^tnjelttaf. 
, le fé curiefodt vùleradeg^imodefifete qud 
ybffi Ptfigiur$ofafertU9$McheltràggU»é/i in 
gnémehte le mt/ernnde reliquie dt quelU q. 
eìiinta hekezzB4imé quegli it» t^tMefiprafatte 
ttttterm da v» meto^imrdtnato dtjftrittjira 
mente alterati [cerne f reprie dt chtfinmùre^inci 
minciò àjuen^ire^, e e adendo di deliqme iu deli 
quiè^n'hauerehhe efalata l'anima^ s'eUa tutta ra^ 
Mentre kgli^tche deimahhendoi hautf^e fetuté 
fertelabra rintracciate Halite varce alfvfiitm 
JtentralaJcièSHmq in quefteputne e^tie di fietf 
tinche Je gli cenueniffe. GlifefpruzzàrdÀ'Serui 
d éùcete ed'acquefrejcèeil^eltp\ & eglimedefi^. 
'''ino dilacciideti il gtuppene pr^ecùrauaUtgenMtà 
[per teuécar egli Jpir iti à gli effic^ delta tf ita. Ma 
%se^^ ^^^ il fate guida egni linee aljue punte. 
Ecce che mentre quefii intentai* \dtrui vi$a,tre 
ita afe medefime eccafene diàtanti'^^ede^palpa^ e 
s'antmira^ che ìl-Beilegrim neihiakchif^me pet$e 
fHtuande due ptCcieUmam^lW parta figtH efi 
-pre fi dt danna. Rinferzè qutnàia marauiglia tn 
ine vnin/èlita tenere zza ; che gtè da ^ eccid 
tauandegli abkendattfme lagrtteeead trrigatt il 
Jena deW agenizante xan efiraneawrtù la reditn^ 
per breue /patte alla vtta.end'effa leuande cen ti- 

%^{diJeJpifiU terbtdé iMfiditmtml svelte di 

• • • ~-^---.^- ^-.--. ^^^^^ 



A M O H O S E 24i^ 

1£u$0,e TiBnttàfrA U Ubra l' animi i gli tfirdmi 
fkrXét di qu€U!^ 'ultima fomigne tmominuo O Sil^ 
\H>Jf Silm<^,€ nm €W$fa tu ancora Buy t Ila contri 
"^sgnatA dédmarcédt tamemifitieì^eOa Euril" 
)/^^ghep€rl'altrmf€rfdié^€r€dutada ctafcnno af 
Itm daUUcqu€yf€Y htntfitiii d'vìt vecchio ttfca^^ 
mrt ckejemtuiué la racnolfe daltùnde^ amora ti 
%£onfe ruaftr èjalarti in furohaUcau/lo l*anim€ 
m iraccioìCotttenii^ma in tanto ^ che dopo efer 
&i miUe angofcie trattenuta nafcofiafiu di trt^ 
mejifrejfò tlfuo iortefi^mo liberatore l'è dalCter- 
U c^nte^o frtma , the muoia diriuedcrti.Felici^'^^ 
f»e ungojcte^foicht fer voi elienuandomi efacen^ 
éomt cofiffaruta,no dubttai dt formi alttmfrefi 
di f affare /yÌ que/li f anni [cono fciuta a rttrouarr 
U^ma noitfofienendo la mta debolex^x^gj^tncomo^ 
di del lungo camino e crefiondomi nella via l'afr 
fanm^cAgtonato dalltniemperit chi contraffi dal 
t acqua bcuuta^eche aumentai pofita alnutrtmem 
io d'^na profonda malmconiadal^^eder deni^ 
^rato il candore della mia fama^m^arrejiaiptu nt 
potendo ai loco oue mt rttrouafli^ Ctfapur dal* 
U lagrime ò Stimo ^ e ti confila^ mentre io al tua 
con/petto innocente more do me nepaffo a gli Eliji; 
t quiui tnjegno di fede fi e udendo tremante la ms 
ma fentendomac ar filo jf trito termino ivn la vo» 
ce la ^^ita iftolidì a quefio ina/pettato racconto il 

mijero Stluto^ a ^edmoargomemo fi grande^ 

dtìh^ 



t$o N O V 15 L L E 

d'imomparabiU Mffetio rimàfe él trifitù dtlU^ 

cAra^qudl fi rinunt fercolo dal fulmine, siiéj 

rito^finjm moto Pur finalmente rwrnéUé 

ch'i fé Hejfo élTeccefio d'vn'infilitù doUreli 

tufi céderefouTé quel biencht^me corpo ch*erOi 

uenutovndpndffkdifreddéneuey &a^gendé 

indie baci difocoàncomtncio i quereUrfi con 

rolefi efpre^ue dette pM^oni.che lo tormentai 

e* batterebbe imptetofito vn trottco Ma nìo è Itn^ 

che foffa eff rimere tajfanojefrejfure d*vn a 

che con auenimento fi mifir abile, e/utteSofivii 

À morir in braccio la fitta diìetta.Furono le Ugrii 

finx^a ritegno . Ifingultt, ififfiri , le grtda formi 

nano in Itti vna perfetta idea de'fttt duri t or meni 

del crucciofo In feritoie per epgiarne più vinamei 

te ti tranfunto^infinuaroéo nel cttore angt^iato 

difperattone,chel'hauerebbefinz^ dubbio portai 

akhora all' bora à chiuder il patetico della fita ti 

gedia.ècolferro, ò t ol precipitiò, fé leuandolo 

fino alla pietofii fierez»za del/tto dolore no Chauej 

fi tolto dalle torbide rifilutionixhe l' agitauattoi 

quali à poco à pocofacendofigli tiranne. e impoi 

fatefidtlpiu lucido della jna rtunte lo refiroind 

folabile ad ogm ojfitto e quindi ofiurandofegU 

prepiù ti lume deUa ragione, deprauata Vimagiì 

itone da horribtltfantafmi perduto il/onno, e^ 

la lunga viglia empiutofegliilcapo dt caldi vapO\ 

rt^firtdufie ad vna totale altenattone dijefiefifn 

onde 



AMOROSE 2yr 

^firJenàtOyi delirante in tftrani lamenti Jiam 

l'aure col nome d*EurilU fatto fchemo.e Ito 

fio dnjna dijferat a fortuna fenz>a poter mori^ 

ggidf amor viue^ refi il fin mtfirabtle d*vnù 

"^f tìéjaui , e gentili Caualteri delfecolo , compaj^ 

mfo da tutta la M^ancia^e lagrtmofi efemftok 

iglò Amanti d'vdfnfeltdfmOy e sfortunati/' 

femore. ' 

J^k HkHkkààkHk kkkk kkkk kk 

K^ N OFELIA DECIMASETTIMA^ 

y ' Del Signor . 

^ PIETROPOMO. 

f^ Gifulfo Poeta Tedefio. di Nobile^ ma pouera 
||r\ Jchtata , innamorato altre tanto del vago , e 
^Utteuolefiudio della Poe/ta quanto del curiofi, 
1^ alenato da ff Aftrologta;ad altro nume non tri"» 
fmisuM le J uè f Mi iche che ad Vranta ne confonde^ 
ìm^com'ifoltto deglaltrt Poeti, co' l Caftalto e col 
ikffefii/kot virtuofi fudort ma dtportandofi alle 
ijlue del telejle EurtdanOye/ttngueuM gl'ardort del 
ìa Poetica Jete aU'vnicofome del Crt/ia . no.Pote-- 
ìAfiptfciè con ragione celebrare iftfoi verjìffole* 
m^i^foicht nonjoura li dita^mà àfoma dtfchieha 
\ ^ ^^ "'~ i tira-^ 



tifduagU de cotinouo i 
h fiufabUmifiìfiéni 
pidAtiom,e méti urdt^ 
fi vAr^nt deWinfltitn: 
terntr delle Stagiom-,i 
nei di U su in quefto l 
nelia cognitiene deglt 
fitti cafi fMrticeUrÌ-,fp 
tali iio mn sé che di R 
fefio ài tormento deSa 
punto ^ch' il punto delìt 
lannojuOfur hera c4a 
di ancorché f»pejfe U i 
fi diametralmente i^i 
mene perche non ignet 
era difiherz,are ita m 
ri^olji di non afpettat 
moltt .dentro » / confi 
del proprie deftino mi 
geme quel ciò, che fifa 
nali del Cielo gli prejj 
lice il Mare adunque t 
di Germania in Hibi 
celli dell' arte Jua^ fa 
promejfe feliciti tene 
violente. 

Regeua quelU Prea 
intruji,ci laferni» M^ 



AMOROSE ajj 

mlidtlU JceUrateize co le mede /ime, ni foto fa^ 
mafisrinciera à mltenerfiU mal'acquijinta aut 
k^dtÀj mkfBrmauafi breccia ad tfpt*gnare nelle 
^x,z,e bramate il volere di Rojmonda legitimx Re ^ 
^aja efuale martogli pochi anni prima il Re Gui 
\irdo fuo Padre ^dopò la morte imfroui/a dvnftM 
'rateilo bambino, caduto {come ei credette^^.fuena 
é innocente in prima vittima a pi} delP orgoglioji 
rirano^era rimaHa vnica^ mi indubitata herede 
iti Regno. Hor quefia non godendo di Regio, che il 
titolo diRegina^HauaJicon la Madre da quelcrtt^ 
de le (Jè bendi lei ardentemete innamorato) fotta 
Qttiofi colori di cuflodia^e di decoro rinchiitja de 
fra là Rocca della Cittì^doue oltre ad alcune po^- 
tbe dame di Corte raro} non mai per fina vi pene 
traua Fi uè uà oltràgli andati mali di ciò /con fila 
fi^mM la CittÀ rompa fonando in vederfi sugl'oc 
ehiianguir prigionera Pvnica Hilladélfingut^ 
^gio^e nelle meftitie ingiurio/a a Crudarte sporta 
Ma t ut f bora effetti dolor ojì della fiéa inutile pietà, 
faiche ilTirano legando in fronte de Ctttadiniyil 
^maltàlento^he teueuano^delfuogouerno^ riputa^ 
doddiciògranementt offe fi . corre uà quadofitf^ 
vna^quadofott^vndtto^retefto sfacciatamente^ 
iongtefilij^con U carcerile con le morti alla ven* 
dettatdi maniera.che nonerapiù miglior fiampo 
\^ buoniy che l'infingerfi cMttiui , ne per i cattiui^ 
jtb' il dichiarar^ minori delle fuc feriti. 
^ Con 



jy4 N O V E I l E 

CoTÌquefie m Anitre in bteut ieJfoUu U Cittì 
/popolata Vi fola degli huùmini di qualche ffiri 
godcna quegli poco mtn^chefrà vna ruuida pi 
be^la calma d'vn Regno tn^vnMare defieUragi 
Approdò in tale Slato dt cofi Agifmfo à i pn 
limitari de Wl fila & indi portandofi alla mttro^ 
li-yjlauafi in vigilanza dijcoprirefedaparte 
najhuntajje il Regio precurfiredeSe promeffe fi 
cita Ne tr ala/ciana in tanio V tmrapreja detìefii\ 
dette fie poetiche fitichesanxi di quelle hemtjpef^ 
fi d t Sminando per le mant di molti non ignMj^ 
/quarzi con indicibile cemento ygU fi or gens toegS( 
applaufi e emmuni pullulare luminofi germagU ik 
gloria.^uindi in breue nenfiU dalle ruuide ^f ij 
tra amatole riueritoMà auamauafi amirata etiìi 
dio da piò riputati à pollo più eleuato di credito, j 
Mpublicéndo finalmente inguifa d* Oratali alcuni 
f refiggi diprofmefilicità a tutta rifilale di f nel 
le (come auniene nelle mifirie) infinuando Mgeuok 
mente U credenza^era [olito appo ifimplici upofi^ 
dere poco men-.ch' intieramente il titola di me/fag^ 
giero cele/lepidi huemo diuino.EradegCappUufi 
d'Agilulfo appieno raguagliato Cradafie, e con 2| 
Siuderefifiuerifma carnefice de federati ttmeto^ 
do da qutUa difpofitiont popolart qualcht nouità^ 
bauerebbe rtfifoluto d'vcciderloyò di bandirlo : ini 
pauentando,ch'il Popolo eficerbato par le giartoéti 
aHorfioni ^portéifit infineappurecchiatu refia^\ai 



A M O R O S E a^r 

icchdre in §gm euenfà di nous offejk , ilfuùco 
fidittionife ndBenni, trimlfi à fin e amo 
ito. Lo chiamò in Corto-^e vedutolo huomo di 
mod/fitto^ iconofiÌHiolo nedifiorfidi ptk 
initUttto fiorgtndofrà ralito/uepiù fregia^ 
Ttrogàtiue-^fYima^cht confyfnurfiin Cortc^pof 
re ferfiUàmeti l'arte di^ciltf^ma del Regno 
irò la gratta , lagrauitL l'ingegno, e creolo fuo 
ìfiglier0^con oggetto ^non già di fremidr e la vir 
ì cu$ egli dtametralmente rifugnaua, ma per 
^erfidi qtulla àfofl enere più ageuohuente la ti^ 
de deWvfurpatafua Monarchia, Sapeua egli 
nto calerebbe ijuefii i cocittargli gV affettt del 
tgo conlagratia^econl'eloìjuenza: edinorpel^ 
> con belle parole l'animo delle fue riffolutio^ 
^huur ebbe jour a ogn altro potuto far tranguggia 
di volontà a popoli ^ctò^ che non fi farebbe potum 
con le minacciose con laforz^ima più gl'era di 
)Èpo' altra co fa à cuorOych" egli fola poteffe con l'affa. 
me delle maniere, e co" l dolce dette perjkafioni im 
fètrargli in volontaria fpofa la Regina fua brama 
mHofmonda era Crudarte (signore) non so fé mi 
)Èehba dire ^più tiraneggiatodairambitione, òdal 
fUonore.E compio mi creda^he quejle due paletti 
)tpoalmente lo dominaffero neffecceffo, cofimiper 
fiudarei di teggieroxbe meno affai dell* amorofa^ 
^tormentaffe^ ambitiofa^potche di quefiapur co- 
fUunaficon ofircttarne il comando tallhora:mk di 

queU 



2t6 novelle 

ptrato Ugjéiuay fesche R$fmond4 aontr^ il Ttii 
jimMityè femore rijjintits 4 femore riirc/k , f 
l'haueua mai fur degnatB d* vn gunrdé ^uinJ^ 
mifirofri$h deX\amai$ iuine^iueua ì» perft^ 
Unebtifctnfoèxf^.^À ni ftrdensfi egli fercti^ 
i ùmidi rtfpein de gl^ amanti di prima Unn^ 
anzi^che rt (caldaia dal j angue d'vna robufia^ 
virjl cpn/sBenza non dubiiaua di f$rtarfi k 
JftffkaUa "^ijìta della ftéa caraX& indi f$ff 
l'arti ajpirando adinfinuétrft ne II* amore dii 
che tal volt a, fi ben .con pallida fronte .i'uocé] 
^ante le mani fefta^e la fiamma Ma quella im 
tuffa alle lufinghe rigida e taciturna fimpn 
fiu confufi^& addolorato l*induceuÉÀpar$in 
Tremeua egli^vfctto dt là^credutofiffrez>x>éttì 
étccefi difdegno haurebbe eftinto amore s* ài] 
di quello accofiandofi la fiamma di tfttefié^ m 
haueffe finz auederfine^in vece d'efiinguère 
gionato in /e maggiore r incendio. 

MÌtAgtfulfohormaierafalito mercè kgtji 
reffati fauori di Crudarte^ a ipikfublimig 
^^ella Corte Nionfi difpenfauano gratie,lionfi ^ 
diuano memoriali, che por melo di luiy ti Bel 
repulfe pafiando per lefite maniperdenanoU 
lita dell* amaro addolcite Jal piaceuole della 
affabilita^di maniera chèa^mdiii^nsfiriguà 
moli,aggiunta;^v» oppiniont d[ vn' ine ont fi/sii 

v$ta^ 



A -M O R O ^ E J57 

tra fife i che mdify/fi^/ieUa ^^encratiow di 

pefti ddun^ne doppQ^chtfe Ihaueffe fi aitar 
pbltgato fer ejìr€$n$ remedio a fuoi mali^ 
Hcorfo Crudarie. MA rifUnedo^chefùjfe be^ 
^s , ct^ méMifeJÌM, rgU l'imrwjeco del fi$o 
pfif$Harlfi À éfsàalcie honèfto cogrejfo co r^:^ , 
UginAyl'muiò dentro U Rocca À leime/iag^. * 
d'alcuni rileuanti affari delJRegpf, Era helr 
\a Rofinùndayefiél fior de gr a»m tingendo dji 
m porporino il bianchtfsimo volto, l\animaua ■ 
\%e nertvittaci^me pupfUOi e^eUa Màeftàda 
nafigratio/ameme aqmlfjgo incoronala U fri 
di fife a, e ricauta capigliatura moftrafàofjticon 
ìpero egualmente partito Tiranna de Cuori e R^ 
m de gl'Auonfini.Giunt ole adunque inanti Agi 
' y^fu per poco^chfiprafatto daSo ftftpo^ t^ df 
WU'aJpetto da lui creduto diuino^noncadejfe ito 
Wiq^yò cy almen affatto di repente da pnin^^ 
woto parafi (mo^mmfi ^non pa/a/e aldelim. . 
W^fi ttu^é^fW^!^ '^^^ V^^g^^tia alla prejin^ 
fodeUaJfgma Madre la. commi^ne, e t$e rac^ 

^hpHÉ^^.% Aauendokfciitt0.p^de^^ di 

^'ftefo Àfi\:4i ^^Jntonda . . 3jtn. s'aùid^.fitbtta 

ìnjilili^ede^aferita^fnÀM che pri^? Se^ia co* 

'^be 4dyn tempo mortale^ • ., Onde difperam 

auerebievolfàti^^^^ . \[ 

' M ' "^ Se 




jyS NOVELLE 

Se CrndtLrti fon* olir ifretejii inuUndoU di 
dlUjka belU Regino, non gl\héU€Jft déU occdj 
di raccogliere nuoui /piriti di viid déUtsTpeité 
quelle bellezze ^ch' e fe$Bdo dinine^ nonfoieui 
cagionare in altrui effetti moriaU. 

Mi al f olito de gì* amanti jmfaikme Crudi 
di pie lunghe dimore chiamo nel fi» ripeflogk 
netto Agifulfo^e gentilmente accenndndogUil[ 
fio a cui (tant' altri poJpoHi)PhaueuaJUeuat0y^ 
upper fi liberamente le piaghe^ che per Rofn 
infanabili portaua nel fino. Indigtimpo/e^ a 
ricordeuole deùceuuti fauori.e di quelli che 
^ioriteneua alla mano per più altamente efiùé 
volere por in opra ogtfartt per tmpetratfiin 
iaria/poft la Regina Rofinonda ficuroin tumOé 
riceuer e, quando fhaueffe addhnadaeojn^ 
"dono la metà dell' ifteffo Regno. 

Hor qui confidéri^ chi m* afioltét^-fh mai fu h 
moratOjqual fi troua^e all'ora Agifulfo.AmmM$l 
^lo -^impetri à.i mòti contrassi delfito cuore , puà 
'fatto ^n breue r agire co* l penfierem^fmorno i céi^ 
che più gli conueniffe^ nelcafodetU^UtpoBM^fM* 
fanimoafifteì^orifpofi. 

M*obltga VoéraEcceliemafiura le cetoéktiod 
del mio merito chiamandomi alt hottore del pimd 
io negotio del Rognone come no refi a i lei iofit jm(| 
giore da parteciparmi , cefi mi confo ffo inhahilcj 
di ringraHiurU quunto cénuietoe^epiù sncbe jfuii 



AMOR OS E . JX9^ 

mhahiliid miei ^ vH*argMnm$o di qùélU tnàg^ 
ranz^ychUl Cuhcsmtdt a Graffdtypptchejè i 
§ri de* Principi hdaeffkrpgr^itie cki pareggié^- 
9 iÌ0rofiim9ri/MnJicnn$Jc€r€bbm0 i Frtnafi 
\aggiéridelorof4^§rm I0 me n'andrò € nell'in 
)tupredertUfìntione themitemmeUe^ far fami 
)ÌerfPc0$nprep0rtÌMédeldeJidert0 , the unta 
p infiamma nell' afere dì /ko/ermggtù, ande ag-^ 
)mmigjenda alt èmferfepta della msa Juficifnz»a 
^kaci^mi v0tifarà,ch'À miei dtffetti ^ cai Ura 
linearji Jkffltfianò benigne le Stelle. 
V ^nahfa^ro le fregare ekenelfùffialtimpra 
'\ finti ffe f anima d'Agifulfi^nen lefi^f¥et ten'efi 
mere. Combattetela da vn canta il debita d$ fa^ 
rita[anttaritk,e ripentita natura dt Crftdarta 
dair Altra tinefilicabik refngnanx,a^ che fi ^ti^ 
na ilfuù t tiare, infracidare altrui quella vita, e Ai 
\mfeirata,di necafiaria canfiguente t^eniwM i /#« 
^Itere à ltti,é" 4ttejfga^ch*amafiefinzajffèrdnza^ 
'manferciaamanafi^z^gelafia, nev e in natura 
Carnefice firn crudele ^ch* il vederfi altrui feffeft^ 
in amarene che malta fiufìjfe mt crederei ^il veder 
fifejfaflaferafrafièafrafria. 
► Uk fere he chi nafia a far verfi.fer dejiinay ìA ^ 
^ nàfie infedele, fafiafti gCinteref^ frofrif deliba^ 
lari sncerche douejje marire^di frccura^efedelmer 
uà Crttdarte lenazaa iefideratayC ftrche fer dì^ 
Jfftur léfilia n$n iHimana mezza f ih far f artiere 



:s6o N O V E L L E 

0Éi$,t he di prime amUmer U Médr€jnc$ml 
l imprejk dà ki,àcH i di prim$ tratto ricordai 
tetd nikéile di Ko/mttndA U tmefiù dH Rtgn^ 
Udtjiderig cémmune dt/kdditi^ npnfu di^i 
ferf^trt t/nefio frtmo puto,fiù di ùgm mitro 
finocwtmt^^ dtke Madri dìfidtrato.Mkéfu 
fivtnm aU'indiuiduo di Crudarte: ecco fio», 
ogmfrattica ecco terminato^ in ardenti ftno 
gnoogm primo difior fi Non refio pervie Agifitlfit, 
di ripetere le vtfite fitto varij pretefti, e di r 
earrinfianze^ e fiteke teli* ora ne /offe anco Baf\ 
fétond^ prefinte Eranp gli difiorfidiAgiftdfé 
ìtidicenagratia^ cifantofchefofferodi ma 
odiofiifiilUnanontéUadiHteno^ chigl'vdins^ 
ttontè che di nen coftefiit^a dolfet^z^a^ende rirm 
toendo oltre il credere le dite Megine di hi fidi 
te^Miet^éptù volte à tramare in CrntUrtje le r 
ditionid' A^filfe^perfar lor$ lapropofia jd^bL^, 
rtox»zjtfipr^ ognaltradefider^ktk. 

MA raggnagliato di p^jff^ikp^kffe Grodar^dd 
i infelice progteffo de gto^cf d' AgifiUfìfi itoo^ 
mine io (coméfiglionp i granuli ahkerir^il fitti fiu 
de Ma lorofortnna nelUper/ona dol^ itom^ente Mi 
mifita) à mprtaltnetote odiarla m vokttda taceéar 
io diCortefinzui batterne almeno appesenti acctf 
fie9te,& ad ogni modo^volett4ohfer< edotte dalie 
€etto^ e ni Inauena efiltato i inepmittciè à di^^. 
gare^ ckt fisaittotnte Jfdtuttà pratikfU vars 4é\ 



AMOR OS E ter 

)f^m4itdkHnim0d€rniF0litfci^ 'cAe^ulU vs*. 
^noi Petti élgùutrne dtlU StàU Indi fnblitéB 
ìU infu^titntt Ad egri dite epcie di rilitue » 
addite à certi certtggidni difik indtfiretti , di . 
ifurenejimfrt kenfarnite te Certi del iempe^ 
^tice,che ce Ifrenderfi beffa di tui^dtfirediiam^ 
ideU ne/H'epitiienedelve/ge^ fsfiritfgejpre ipar^ 
lÉr di Certe déjejhergegnéte. 
►* Cen ^hmI' ardere sàffltcàffére cefiere al tratta^ 
ìgjtie del mijere Agifnlfo le cetffiderijele^cbi cenei^ 
^eìa mmifti,che ttetee Vignerantca^ cen la virth^ 
Wl*atta€carenefiu d'vna velta.net'maggier eem^ 
H^jedelPefele lafteffadietrelajthiena^ e ìli 
)/tnfficciarenefenza^ ch'egli fi neauedejte^ Ufité'- 
hAr% indi facende allargar là turka^gridémane^ 
^h'inchinafferefrentt ti Padre della fatria.fekht 
"in lei , cengfec cài preprj/ le ^e denane fi ar^ 
4enit^ 

Altre velte fattele chiamar in fretta fitte reU^ 

\efd't nettarle à cenfiglie glifiargenane di fetettm 

de f due ta fi alla , end 'tgh^ chefrett0lepf'venttta,f$ 

fé il ftede al frttne Jcagtiene fu chetalterafi tr§ 

maffe àremficeìle a terra itivnfalte.indicumeic 

dilemhattifafiandeftnc etrattane edtceuane ^Jt^ 

perche nen guattaffetlCiele fijjeftr aunet^tura 

"^im celerà fece per chefir fi nen gl'haueffe ^^gli 

-annalt fiet* predette $1 per te eie di quelU ca^ 

^^éttté. 

Mi Dà 



^6t NOVELLE 

Di quefii infiUti ben quertUuafiH mefihimi\ 
Cruiaru^mA quelk.dncprche Ji mt^firafk mi 
sdirAt$,e gmraft d$ venduwloinondtmeno 
iftejfo ttmfè chiamanti gì' iKgìuri^J! , tm vecti 
ێfiig4tU^ donaua Uro in fi^a prefenza, i mdggt 
JuoUormtnto. éjudlcht grane/i f tg^U. téuttidx 
dtfiféitu cauHrofe le rtf4itefrkgC emuli , ejicù* 
fiangetésnù da PopoU le dtfauenture y onde /a 
jigi/ulfo lùfcherno di Certe faceudfiad vn ti 
U iompajfto^e del ^^plge . £di tali ecce fi heri 
'pi$klic4memefrà buenifimermoréUM. 

Héurehhe e^li volut^pArttre ben auedutg deli 

Pirtgiuftefdegne di Crudérte^mk trottando^ it 

té il cuore 4 Iiefiné»da/euttt$4/drjl m lui impi 

btle U péLrttta. DoUuaficel CteU.cbe Vhéuefi\ 

ce fuei bugiardi caratteri iugattuato [DMeu^a 

J^fieffe^ihe non batte (fé appiene copre fi il Uttgtta^ 

gto del Ctelo Eì tnje Beffo tenertdo bormai com^ 

bonojri andati per cottfutttatoH'acceJ^o fatale^ 4^ 

protètte fehcttà teme uà che digtortto ,ittgiorttOy 

Jlriugeudo più viuamemte tt recejo tttlut pertu^^ 

cefità decotttrarifyfifacefferogCinfortutt^ m^^i 

giori Viueua egli it» tattto ueUafua Camera ritlfé 

tOyperJlue^cbefugettdol'm otttrodi ttuouiimp90-\ 

fery > sfogaJCe irt parte alwetto cott ifuakbe leggisr 

dra compefitione Cacerbttà della prejefttefortuttu, 

MA ecco, cb&^uiutAttcora)o colgono gì tmpérttttn^^ 

Gli/orano difo^ra il capo tlfo^tto^e mitre firìnt^x 



A M O R O S p 261 

^JigréffdMo 4Lddoff0 V9U Urge fifggié difctidif 
0mfi hifupre, indi volati aiU Cernerà , entrano i 
T'alUgrafi.che finalmente Frama MJko e ante ^ fià 
\itfcefa dal Cielo à diffettarloji largamente an^ 
tacque del Caialtno^eom'effi bemfftmo s'erano ac^ 
'morti all'odora. 

Ma fra tanti martiri/^ chefiffriua^ non era a li4 \ 

èlfiù infoffribile^cbe l'immagtnarfidi douertofio 

refi^rprino^ con la partenza di mas più rineder 

Jtojmotula Pur ri/olnendofiallapartita^vol/e ari^ 

fehiarfidi risiederla ancata vna volta, &incamh 

nato cola fu co la/olita Ithertà lajciato enir^td^ 

/e gnardie^^indi introdotto ej^^e alle dne Se- 

gine^Madre^efilia^cen tanta tenerezza la necef^ 

jSti^che rindttcetta a partire che cane loro ielagrò 

me da gVùccbt^omle compunte in Jejleffe^ lorat;c0 

/ohronodi manieracele rtpre A alquanto lojpirtff 

htbhe forza difitMlmente partirfi^ benché molto 

addolorato dal loro cofpetto. Ma ecco^che altvfcir 

dalla Rocca^'^^ien'afialtto da vnjlnolo di cotefii 

JnoifchernttoriJ quali d tmprouijo tm òrronand^ 

le d*vn Diadema di cartone e cinto d'vn mante di 

viltpmi cenxdjtelaltanofopra vuajedia, e lofalm 

tane Re , e portadolo di teìguifa a forza nella piaz 

za maggiore dtnatt alla Rcgta per far vn gtocodo 

spettacolo àCtudarteycd lintntjierodt otto robn^ 

fit^mihupmtm effetti àquejìo effetto Jo balzang^ 

€ ribalzano più volte alla coltrerò dicendogli, che 

ti 4 €Ofi 



i«4 N Ó V E L t E 

tufi affai mtgltù che sultrmo Reale s'efilian^ ^* 
fi majtrano al ppfeh $ Mefiéùtfari, lo Uf datone u 

franifi^&efi^mmemtMdo^cb'affem^fQtt co^k 
fiedt rinrarfialle Hanxe.' 

t^'Htfia barbahefopra ogif altra crudele^ e/h 
e iuta inperfona innocente su gl'occhi del Po poi 
igufio di. Cfndarte,f€ct pigliar alla plebe (omn 
gli eficutori le pietre, indi gt^uni^conl'efiwpio À 
gì* altri infuriando^ altrtprendorrogCarchi^ atti 
gli fpiedti altri le romhe^ correndo alla reggisn 
néscaénok fiefio^^itdame , &in vocrfiditiofi^ 
gridano mtMia ilTtranno^ muoia il Tiraiùno . ' « 

Forti fixauafiy egli in tanto nelle fite più tfUtr< 
ne ^ans^e co' fuotptù fedeli, rtóacrefiendodi mo^ 
metito^in momento il tumulto^ non più tacet$anfiy 
ma ad alta voce, tn maggior odio di lui . fi publ^ 
canapo le/ue andate le eleràtez, te s ùndt ridotto k 
mal partito, e configltando cofuoifopra t emergi'^ 
%a dell* tftante periglio^ fu rifMuto difpedir fit^ \ 
hto alcuni fktàttt<b*vccidendoAgifulfb\ primo \ 
oggetto di tf nella /ed it ione ^ lo meteffero Ì9$ moitra I 
al Popolo Ondeterminata lafperUnzMi di più Hita^ 
uer lo ^0 di far Celo grato sbigotito daHo fptttacolofi 
ritirafje Hor mentre fi mette tn punto efictuione ^ 
ripiena di tanta fierezz^^e condotto Crudarte da j 
tumultuanti ali* anguHo partito di deliberar Mi fé 
Sefio ITrouauaAhormai a tediato dettero altvltu 
m apparìamen/o^^neptù per tni^i *r4 alcuitaff^ 



rath 



^ 



A M Ó R Ò S fe z^ 

$i9za difdutt. Hor hauirehbt voluto vcctderfi 
^Jèjteffo, horaprectfttàrfi^ bora gettando^ fra 
^mtcii difigfBaué di morir vtndicéto. Ma men^ 
)t€ ntllirr^oltitiom dtlU moru.differifct il mo* 
)Ìr€A, ffu benigni f infitti riuotto , fi ri/solfe ài 
)fHiaUuo di placar s'hautfse fotnto quegli adira •*. 
ìi^ c0n l^'^fiita dal Regno. Lapropofe,l'oti€n*^ 
u^^ e fefsequs ad "^n funto^ falsando allofcogtia 
^cra^a À finir la "^ita fra J>ruidi della Dea 
t^miri. 

Ma il mi fero Agifulfo af salii dì da Sitary , Sa^ 
Isa hormai in f recinto di rimaner trafitto^ fi eoli 
entrando furiofamente ti Pòpolo , non l'hauejjh 
frims . chefùfse offefo^ dalle maniloro liberato. 
Quindi vedutolo jfaluo rkmpepdé Vafia difirt'^ 
fiiofa allegrezzMy léguidano aUefianze.^ abban^ 
donate da CrMddrte e lo giurano, in loro Goutrna^ 
toro, e nelle noz4ce di Rojmonda gli ac e Umana ti 
Segnm 

Di tutti queSli accidenti erano ragguagliate 
* le due Regine y eracconfiìateinvederefefiejfey 
e'I Regno liberato dalla tirranmde^di Crudarte^ 
Tutte gtuliuepajfando alla Reggia ammirano nt 
g[ afflaufi c(ffnmuni l'affabilttà^ la modcftiay la 
granita d* A gifislfo^indt cangiando^ non io come^ 
in vn tratto lagta dtlui hauuta compaffone in A^ 
morefentono rapirfi dajocculta vtrtu^ quella à dO'* 
fidtrarl§inGe$teì0pqueJÌ4iftifpofi. 



2t6 N O V E r L E 

HoY qui rijlrtnfi UCieU^il vi$Unu delle n 
BtlUtioneferfèlmtdrAgìfulfé^ & end' li la 
ptouefftro rddoppiati i cBmtnti chiami in C0npi 
ré/eco U due hcidi^me St0Ìl0 fi (fé nel ^^$lt0 
Ròfmondd^ eh* in lui ruotando certefi^ gUfiu 
g^der nMggtgri le felicità delT Amerei del Regi 
Fri qùeft* ottime dtffofitieni delfopeU , di Ag\ 
Julfoy e di Rejméndd . mn fi tardarono 'a celebrai 
con auguStijfima pompa lefolennita delle Noxxi 
per cui pofcia vifiero lungamente gli Spofi felici] 
nhebbero vaga egenerofapofteritk 

Sluefto Itetefine hebbe finalmente t Htfii 

del Poeta Re. Bh* Dio, che fu fauola Signori \ 

che qualfaùola può trouarfi maggiore y che 

*vn impeto Popolar e^ fempre per ft 

fcandalafoy ceda à profitto del^ 

la virtù,e d*vn Poeta tan - 

to per defiino infe'^ 

lice peruenga 

a godere 
della FvP'tuna 

di Reìt ì 



i 



firmi 



ìiorit' 



■\ 



AMOROSE 1^7 ' 



KOVELLA DECIMAOTTAVA. 



Del Signor 
FEDERICO MALIPIERO. 

A NIC E A DamadigranccfiditÌMifù/celu 
fTL fri molte dì Cgrte dalla [Dmhejf A di Bel- 
fMtQAlUfomiontd'àlimenurt col proprio Utte 
maJuA belU^mé BambinaCofiti tutu dilige zj^ 
piitrtù,neprogre^ dtU'etA infujè nell'animo del 
U^/aMa co/lumi proportionati alle ^tialttà della 
uanafitta e defuot gra talenti epofitaconofctuti 
perigli di naufragto/ra le tempe/le d'^vn Mondo 
pnpre procelUfi fi ritiro kpafare il rimanente^^ 
iella vita fra leferenitk d'vn Monafiero. Alla ri'- 
ir aia dt tjjuefta Dama^ morirono le felicita della 
frinctpe^A poiché per dm i i raggi della coftei prè 
ìnz»a rejtò orbato il Cielo delle fue contentez,zeJc 
mre mvn Inferno ^com* era quella Corte Àomina^^ 
!# da 'una furia Infernale com'era la Due he fa pò 
\eaji dar luogo ad. immagine, non che ad effere di 
ìKrnna gioiaMonJi trouano efpre^oni valeuoli i 
iejcriuere lajeuerita edi modi terribili con cui 
dtatormeritaua^uejtafua figliuola O^fi di fin za 
yeruiM cagione i rifhproueri, e le parole mordaci 
contro Ut mifera crejceuanojji come l'tnnccenza 

dtHc 



'^6S NOVELL E 

itlUJue dttioni ni meriuua i rigóri di quefit 
friz,ze^,c$fi pme^t U riuerenzui di figlia hcn 
€ UfMtitHZéfuonétuTAlt^m^inJitm^U féctt 
no ad ogni ttmpefta di furore métterno r€fifi$rt\ 
i ùgnim^deftiAtfommifsione, damai non la 
lecito vfcir da quel picciolo gabinetto , nel dia 
centro, carne tnvnfepolcro viua era guardaiai 
gnifa della vitella di Gioue^dà cent' occhi di d 
tigianifC Domellt, 

^^ff^^ f i5rf ^if tirannia materna^ come vni 
J>anae^con tante Brettez^ie^ che per tre Infiri 
tieri potè credere d^efser nata vna talpa/ènza 
no/cimento delle hello zie del Sole.Senza^ eh* io* 
rapprefenti /opra fogli geogr a fiicamete ildtffegx 
della pia fianza. fi può argomentare daW^ejfer 
neduia d'vnafilpicciolafine^retta nel più rèi 
to fito la quale le feruta per occhio luminare^À 
farebbe ftatf^impcfsibile {/e nonfofse vn Ded^U 
di peruenire- Fece di più la Due he ff a afsiemra\ 
d^vna firetttfstma f errata quafi che la Frinci\ 
fafofse vna nona D^fne. che per e/ser/èrbata dà 
rinfili I e di Apollo fi douefie cofiituire per peti 
pe'rdìtrtce dell' ogetto de' biondi e apeli del Sole* 
^uìmt nutrita del latte di Anicea e crefiima 
ìefie bracciasaprefi quella Virtù che in lei inj 
itdi foUetfdperey e tanto fi potea gloriare et ej 
quella ch'ella eray quanto dalla diioifiipienza 
fnaefirata^ardiuajinx^ erui^fitnxA ^^vtruné 



tréU^ 



AMOROSE %6p 

\$Uàr€ Mèi grande cm ogni/ué eguali .béc he gi4 
\MÌ 4yéiueffe conuerfitcfrà le Coru ,e mpa non ha * 
ì^e hauuta occafiom di ragimar^ò maneggiar ij$. 
\refi di State liermini ne/t altri Jke fan e/irci-^ 
iti nella di loro fanciulliz^z^a^ iejuili fanno cefi, 
ì Regime, e frincifejfe rifar auiglioje^eome foglio^ 
re dire ilmftro fejfo abile à maneggiare ^t fi e 
HAnfomma quando la Nutrice trauagliata nel 
lare frocellofi della fiuerità injoffrtbile della Dìo 
\ieffia^<ome iuo nocchiero figno il f orto della Jua 
WieOe^t<olàyabbandonadola Frincifejfajndrixr 
io Ut prora della nane della fifa volontà, ella re Ho 
Ma fri, Ufirettexoji di qneltangufio luogo^for^ 
Wefi da vna malinconia^che non può defiriuerfi^ 
quali ogni di fin e' impoffeffatiadelìa tua^atu^ 
%qnanto^chiU Ducheffain vece di confilarUy. 
^raoooonte la riprendeua di q uè fi a daglianut tac.^ 
^ndoladi debolezza, ciiamandila di cuore pic^ 
Moitf' attribuendole epiteti di Dona indegna di 
^er nata figliuola d'n/n Prencipe cefi Heroe éfual 
^ tlfito grandiff^nto Padre, mentrUlla un vna^ma, 
^toimiti imperiali noiravaUuoUà dinoofirar 
Hinmncibili controÀ i colpi de' franagli, rendette 
ilfifilamente capaci di trifiitia , eh' è fogno fui'^ 
ient^mod'vn'ittore plebeo. Qimè^ che tali rim^^ 
frouiré irono le Parente apparate pan recidere lo 
WamedelléwufnaJlvederfi^lli braccia dell' 
tffittiàm^^^i^ddf^^aaadflU Madre ehi 

fitrui 




470 NO V E L L E , 

fir»t pitali tpira^€»n$ ki figliali ^ fi^^ 
fcr ACctfsi^nef€rf€tu€ dtlfuùtùrmeto Ogmgkà 
00»€ll'amm0 fuoprendeun piede U mal$mc9 
trouéndofik tfmft^a 99i*irauagli quafi impefi. 
riparo yefiend^^U vné debolezza, naturdle de^ 
fte^A humana conditione y e poi tanto pàùt/i^j 
male facekfi maligno ytjuperbo quàmoeh'elUfà 
tfforefilitaria.ederelitta^mnpotea cotnpariieifà 
retfuoi dolori con aUuno.ne menò le reftauafpei%^ 
za d'ejfer da alcuno coti folata^ fichi tinfen 
€ofi occulta focena neì/ko cuore come tifico di 
nere^che quanto ptu chiufifitrona^tantopin vt 
m onte fa la fui operaiione perche infine perdita, 
ti gufi odi tutu lecofe^deiurpate tutte le hell», 
xe^che nonpoHno effer difgintt da vna GionaueP>' 
ta, anche non in tutto bella fi coritè ne fletto afié» 
Ut a da vna mortali/sinoa fibre. Alh^ra la Ducbef» 
fafua Madre comincio à petirfidhauerla cofi m 
Umente trattata .. non già perche altogettt delfit 
indori etiafenttpe doglianza d' e fierU fi aufiu^ 
ta\percht iafaa natura fìmpri feroce , t terribili^, 
nonfipea mutar ne coftumi.ne genio t nià pirck 
di/par fi la none Ila per la città delle fae miferii. i 
più grandi Sena tori, e Patrity altamentefiarloét 
no con troia crudezza della Duchefia; etalfmt 
n/olata trai volgo . che non ha moderamento iue$* 
fi veruna fece che la Bcjfa plebe in attodifoitot 
itone (ublicamtntc ragionajfi di voler vendicati 

fitti 



AMOROSE 27/ 

^ torti fipTé U Madre yU tfuàle bcnprtfiù U fé* 
rin %/^d delle più rtcche^e più ben kddobbéite fti* 
tdel péiUgiòporurefipra lebraccU in *vn letto 
)tmp9/h e qtàmi da tmti Medici della Città , e ds 
)tutnti efttri ellafeteua battere ( per conctlUrfii 
ìtuéri dtlpf^pole) lafaceua curare, ^uefta mutam 
)iùne ali luogo fa vnfalubre medicameuto all'ani 
ito deS* inferma Ittfattta spere he nonfologli ogetti 
felle bellezze de raggi del Sole ma qualche ragion 
Oamemto piaceuole tenuto con alcuna deUe Damt^ 
ÌU Corte yle fornirono i benefitio cognofcibile^ft^, 
\e9U tri confini cofiangufti eran riftrette lefaro^ 
hdi tfueffe donne-^rhen/eniuano àvederla,ch'ape* 
)ta poteua concludere con la lingua ciò ^' che difpo^ 
ìtena nel cuore ^c he la Due he fa fior natrice d'ogni 
fud attiene, taluolta aguifa di fole .entrando nella 
eamera^co%tnrigoro/o trattare ^amareggiaua qui 
$0 dolcezze l'anima fua rie eunte hauea da queUe^ 
the compajjionauano la fua infeliciti. Era coffe fi e* 
mata^ch* ajfomigliaua aU^ immagine d'vn cadane* 
re,per lo che con ogni leggiere zza i Medici aplica 
Mano rimedq contro Thumor melanconico ^af cren 
da fueglijhfli a/ba Madre ,che le infirmitadi dei 
t animo non fi guari fi otto yche con letitia di cuore ^ 
a perciò filmare^ molto meglio y eh* ogni ptaceuo* 
lazza Ufòjfe vfata^ehe maniritarla più con Medi 
etite. A^confukori della /alme della languente la, 
Dttchefiaprotnetfetta vélerfile dimoHr^re tutta 

daf. 



i7i N OVE IL E 

fiAiaJi,mord$o€mtnte chUmtndaU tU n^mt 
€Uor€ dAf0cojn v» momtf^tB ItfuceApttitrtt 
foPdUAHzo difànttkycht ne céUoqu^ij cùn ^amm 
riceuuté hdWé II maUyCBmefiiùcù.ctù ferravi 
gBfpdtjo icU'oglUjBgmgiBTHùfiféceA pi» p$^ 
ti A Medici df/petaio tlfue c^/i.configliénme^ 
per temere t'vUimà pr^a^con U dolcezza, del fi 
me, e del carne dfaceffeejperimete della fka fa 
tÀiSjie He partito abbracciò la Duchefia^pi» teM 
per a^xurarfi dalle mormorationi volgari chefd 
piacimento^cke^pOHeffa in effecutiont^erch'iH^ 
fipeuaych'ifarevna Mufica bifègna introdeid 
degli huomit^i. A lei, ch'eraguardata da ^ae/k^ 
Giunone yCom€ vn' altra lo^bencbefyffè d*aridtéi 
offajotamente inteffìata^apena qne sia forte dime* 
duamento fìiconcedMto Con lettere fcritte f tatti 
te parti dello Stato fu fatta vna raccolta dc^ pà 
graditile più gentili Unfici forfè di qnel fecole, 
lituo letto fn recinto da ifnfericobisncht^mo^ 
io inguifa taUychejenza e fier fc aperta da aUiutt^ 
tlia potea vagheggiare tutti gli ogettiyche là imet 
^^auano col canto. MiBe, per ^of dire, Brome^^ 
d^tffimamentefkonarono . Non Jole faatnf^mi Gif 
gni^ma in^emtalettat/ici^Sirene gargheggiarnn 
fjt Mufica hor epica Jm Urica cìfrcatta Umodoftt 
fiUfùarlaMXÀinans^cheq^ofiìafkttdi pioik 
mtrto €Um^gUM^g^i^J9(J^éc$n,tf$ilacom^ 
7 > ' Noiefi 



A M DUO SE tj} 

Ihhfi Vereno tutte le f tu e are 'nocive U itgfafiftlt% 
mn0 amérdmete tutti tfuifni più armoftici ^efe$ 
^M far tutta ti più polita e più delicata difeepola d\ 
}f podio {juadogli altri taceuauOy »Ì hanejfe quella 
ìfatfe i» VH chttarane vua IntrcHetta catata, dtj^ 
^tta/krnente farebbe neorta^ eeme (meraviglia da 
)tm0re:in quefio punto {benché ferita ) rediui^e^ 
^ ace/uiftò la fÌM falute eftinta. ^uefto bianchi/- 
$moCfgnOyche tal epiteto deuo dirgUyperche ne/la 
)^uriià della fua fede fi ye4ea V immagine dei /ito 
^iiae eterno cuore, fu il figlinolo del Marxhefi di 
MùMe ingemmato loro vajfallo il quale feppe cotf 
uta tpcacia e/primere feriti ver/etti tronchi, che 
potè 4 viuafor&a reprimere le viole ze di mortele 
Pimadar l'animale he paffeggiaua su le labra della 
9rincipe^a, nelle fedt delle Jke mfeereÀoue di no* 
mo le mebra aggiacciate riprefero dalla copartici^^ 
ìpatiotte del fuoco animato chefidiffujè tuttottuhr 
to^e tutto per tutte le parti del corpo le di Urofor^ 
Zi Juamte.Non deuo tacere la maniera di quello 
medicameto.chele diede^pofo dir ^V epere, percli^ 
affiderei troppo la marauiglia di quejlo fatto ^qui 
doper^ diffetto dipigritia lo tralajcia^fepolto nej^ 
{anima di ^fUefta penna.Prefi quefio modefitf^ma 
Apollo il chitdrone e paJTeggioui per /oprale corde 
€on ie di taton tanta dolcez^aych'a lei par uè ^^n 
nettare yé" ^^nambrofia^ chele adolcijfe la bocca 
d^' anima amareggiata da tuttt^ le afflittionf 

S deferita 



174 N O V EL LE 

Jefcràttim.Molti furo ifsffaggi delta man^fi^ 
qutU^fir^mentù^quéiniBftr dare vninùtra 
te dU ftkncit Antere» meji VAr chimo del te 
fiffedptrtùyhfwefivnbélfAmeJféucate k 
lefnefragtnz^ diJpurfe^msLnde voci cénere 
tidoto del di lei veleno. Gli amor ofi^mi'verfi 
eU w$a melodia cofi grata accomfetgnati^ e ' 
suore di l et f offe fiato di marmo ^e di macig 
webhe anche fi aio necef^tato à fiiaciarfi, 7/ 
eofifanofeuole aBa falnte Jka fa vn interna 
tezAa.che forfi aita al mio maU^edella sez^ 
derfigli orecchi con cerayComefeceVlife^ e 
te ricetti! gli ale tt amen fi di é/uelU Siretoa^ la 
ìefè fadormento cofuoi ve&zi,non lo fece e 
jua fortunale ferf^o bene Tutta in vn punto 
'fiUcuarfi daW humor melanconico e tome té 
indurita^é^inafprita da rigori d'vna gelata 
gioneM caldo de' raggi d'vn Sole diprimauer 
tondamente aprendo lefue vifiere figlia herheti 
tfori^cofi V anima fuaimpetrita nelle pajfimti 
jkonodeW amorofe dolcez»ze , tutta imhetmtaét 
ttettare di guelfe care rimembranze Ji refe capatt 
d'vnhonefiifimo amore. EUa come la Luna i^ttl^ 
ta in vna nuuoletta leggiera ditjnel bianchifm$ 
t^eio^ miraua,Jenza effer veduta ^gU fplendori di 
0uel hianchi/simo Cigno,il ijualeJScomefentsanit 
runpenfiero della di lei perfona^queiverfi canta* 

*^h^J^f^^. *f*^.^. ^^ dii^tt/olai^ta, Cofi(mi^ 

raui^ 



AMOROSE ' >>/ 

\miglia d'Amore) toflo ifualfìrrt i tal cdUmrtà 
^€orfè-,cht mài pi» dàf»gU deHtfiu idt* ftttrù* 
Uffer cdnceUéttii carAtteri di ^uellÀ gentilezza 
ttfiUju* veUnti difitife nelUfim imag$n«MMe 
^magintdinuelvtfo^ chene ITouniza, che pur 
W tjfere èlio degli amori, ne iltepo ch'i firug* 
^tre di tutte le co fé poteronofermre per AMitefi 
attelU memoria.ch'elU dedicò fedelifitma^ tper 
ttua, al Mirchefefuo Signore. In quefto fatto io 
tono Kulla veritiere lejèntemu di quelli, che atf^ 
^ibui/cono\ad Amore ilmmedi crudele, U d'erigi 
ir di tormenteuoli p*fsioni,ferche tofio^ch'tUa r 2- 
Un0 égni fuo ^t fiere dfuo caro fiUeuata^da ogni 
iuUnconico humoroifirende d'animo più forte, -e 
Hi t&raggiofO:,e fperado-vn giorno da ficcerfi del 
io hene trouar riparo-allifeueritàdifua, MnérM, 
tm niàggiot coftanzAi e con minor aflittione s'A- 
dattò àfoffrire le di lei feroci] sime parole . / ter- 
mini dunque fòmiti por lei feltci fimi di quelU 
^veglta^tffiitigii eantori dalla fuAftAnzA^jutte le 
Dame di Cortefnuuolato il fuo letto da quel veU-, 
U'venneroìiconfolare.e vegendola riueriuta invn 
f»0t0,rejtarono confufe^ tom' anche fece lafteffk 
"Luchefidfua Madre, la quale non poti , come a figli 
nola^non mofirar fogni dieonfolationegrtdifsim*. 
dentina otta fra tanto internamente i principe di 
quefto amorofo fuoco auampanti confenfibiU lér 
amAioz*M€mo^tp«re4Ud'ojfercomeUSgUmÌdjF€ 

S » che 



\ 



J7« K O VE L L E 

€ht fi nutrì fcon^ nelle fiamme, perche fir/i gli 
doridi, qnéHoimendta.chedt^ctlmtnte sa fi. 
etUia^trsnaqueimmif efueianairi^ chedtft 
gendéit Uguancie Ufaceétno com ferire wftùfa 
xtndfttrU per auam^U nella falute . Vamma 
non auez»zai più maiadam$rifi affettienifitì 
temente imprimerfid'vn tmmagme. che ncn. 
pikrefth cànctlhtéLXutaaaffacendata con la 
U nella conte piattone del/no Signare pafaua 
rofameniéin cotaUpenfieri il/io gufiate befiaa 
depocodtttrOy ch'Amore hàvna forza grand^ 
ma apra in noflri affetti, f che àpenaegU nacqm\ 
melfi^ cuore, chetrionfiifuperboye'vincitore. 4 
^ueHiconoJcìhili auamtiomenti comluforùi AM# 
^ciichtfiprofeptifferoi medicamenti delle part^ 
.tioèi trattenimenti della Mufica^ abbandonanik 
^n altra virtù, e d*herbe^ di pietre. Più volte k ! 
fu conceduto l'vdire la v$ct del fuo dolemmo Ci* 
gno più volte vagheggiandolo ^come vn' altra Ir? 
Wi> defiderò coricato nel fino Fu de quefia forti 
d'ambrofia cibata per tutto il corfi^n^dod'vH 
gelata fiagione. ^uando^comincii li pittrice de[ 
frati a figurar nelle campagnole su monti i vefdi 
farti della fiéafecondi^ma naturale &zut,e gli Mi 
ÀtcifiabiUrononiloroconfultiy che per fornir di 
ripigliare U^atofi$o primiero doueffe fitori deSa 
iteggia in qualche villa di deltiit ripiena^efierco* 
do$$a. S^ééTériafiùdelkat^l ^ai diporti di 
^ deli-- 



A M O K O S E i/7 

)iUtÌ€pm amfw?^4ÌgÌ4ré/ìm pSM difi$ri Ufi a 
\foteanodarfifitt$ U n^fira Ducea di PtAto Fi§ 
ito di Éj utili dt MMtt Ingemmato ? In loro fm 
)§mpofdmeHte^cbt ntglihorù dt Feaci . epihjoéi^ 
fornente yC he ntUt Se lue SabeeUa Namra fa fcrn^ 
hi de'miracclijuou In tfiuSto luogo à punto dallo 
^mt maggiori di corte la Principe l^a vecchia di 
%Occa Politale la Contejfa di Mirabello fu condoh- 
If l'innamorata conualefientt.e molto ben cufiodi 
\a come vna co/a racommandata loro /eutpamento 
ialU Buchera. Ne'Palaggt dunque del votchia 
Uarchefe dt Monte ingemmato fuo vafiallo fu ri^ 
teuuta la Principe fa con tutti que'Jpledoripiu.ri^ 
fuardeuoh.che daSageneroftà digra Principerò 
p^no deriuare Snella giuliuajft nel cuore inìfU^^ 
flt ingre^ylafcio penfarlo a cui doppoluga affinità^ 
itone dt co/e impoj^btli^ infine d'tmproui/o lo otti 
ga lui ti Marche/è giouine figliuolo del voc<hio'à 
gui/a dt/èmpHci/sima colobacon lei trattaua^ttot^^ 
auuedutofida principio ch'oliagli haue/fe co/ecra 
to ti cuore . Il mtfiro non refaua per folleuarla di 
verfeggtare efuenarepre/entandvle tutti quetpiu 
cimenti ch'et jhmaua voleuvlt à renderla perfet^ 
iamente (ina Sebenefpefofeco trattaua^efaueim 
laua egli era come "una ca/a dineue^ e dt giaccio^ 
cioè/enz,a *^eruna fiamma amorofa nel peti Oy 9n4 
ella^ che/p^fimaua per lut era a punto come^n^ 
Wtjùuto^ edvnEtna^ cioè tutto dt fuoco tmpgf^ 

s 3 fi^^^^^a 



278 NOVELL E 

SlrÌ€€Ì4t0 il fino Ja §ni€ ogniJiiofgtMrdùin^ 

U andéUd sformar nel fio cuore ^^na crudeltà 

ma fiaga:piaga poi altre tantofiuera ^ quanto 

man potendo efilare in lei stnafprina,*efirem 

mori ale. Vn me fi intiero cefi penarlo langmà^ 

the lefie e ufi odi pure vn momento mai la Ufi 

tonofila^fiche del fio affetto pott^e moteggi 

fiiobtneMà il tempo poi che tutte le cofiruo^ 

liberale in fine al di leificcorfi defiot/auon 

xoncefie^che vna volta fola col Mar e he fi troni 

glipatefee efirimere lefie amorofi pafitoni^ L\ 

genuiti di quefto Signore haueua cofiafiicmraUx 

emfioditrici di lei^che vnafira nell' apparir ddlè 

helltfiima Stella inuitatrice dell'altre compagtt^ 

^^gheggiari campi della T erranti Marchefi Haè^ 

do nel giardino ad ammirare vna fialiera Itfioté 

di refi, perche la Cagionerà nel fin d Aprile jc¥ 

minciar di Maggio, la vidded'improtdjo in^fia 

face ia,ch* apunto la f accia fia^ non potendo celare 

ilfìiùco^che nelle vifce/e ardeua, efiammeggiou 

d^amorofi incentim L'innocente Signore , à cheft 

Muedeffedi queBafiamutatione^ò che quale he fi- 

kcifiima ftella per lei tn quel pttnio influifie ne 

di lui penjieri qualche amorofi defiojaguardoj 

ptatof amente fijpir andò le diffe.Mia Signora^ m 

file cofi nella finità rtcMperatayche paiono fi vo^ 

^regnando pennelleggiate dal fiioco^ ElUs tofio 

dell*4ecafionc valwdpfi^rtjpofi, ^ujtl vtf0y4hà f 



AMOROSE *79 

Wf^fitiùnt i raggi del SoU mm fui (omféfirt^ht 

1$ÌÌ0. Et/cggiunfi., E quél Sole può in vpi c$Juéi 

)mgg*rifl€$S€re4€Ìef0^ fi gii le timbri hanni il 

ìt0ndù tntUéinnmAtp.AlherA eUafifprò frifon^ 

iamiMiyi nenfoci muteia^ifi^sA rtfpefti , muth 

kro/ì dilli gite ingigli.lmféllidtliUbra,id^vm 

filéiiiJudirifimìgridarfiUfrinti. Offiruìifue 

1^4 mutatiittt il Marchifi^ififttitfdojtin fuil fi* 

t0/eriiidd quilleftréli^ ch'ilU fufiritdy ufi ri» 

fiick.Dhi Sigmra^chi mirÀali dt tuturétin v$i 

fcHopnì ElUpiù tipo liatafanbhi i pdUfirfigU 

)AmanUymì il timiri^chi U Vicchii mm Ufiprér 

\t§iniffirificirp, ehi pir mafsitk c$n vioUuzafi 

fe^Pf^iff^ inmamerétà di lui un fini di urli pir 

Meritori di vafiàBi farli infiimi Sigmn diletti • 

ri%€ Padrini dil Dueati. Glipirfi in ngatti n^m 

encn di diamanti^ehe portaua per tna/géUloM nU 

fondi della ciUana^e gli pntnije di mn "ViUrad 

altro tihi a lui ammogliarfi Velati gli auuifidilU 

ricuperata fanità deW Infanta alla Ducheffafutt 

Madri ficin eh* illa eon tutta la Corti la vinifit 

à li nari cerni fi fif sì (lata vn opima /piglia dille 

grandi z^zi dilla Miggia dai f sin confacrata atti 

pio dille f per anz^e del tram. Albera conàihi.cbt 

cari li ir ano fiati le dtfauenture pafiate. Alhera 

jijpirh qmlli che Teram par/i malinanii noiofi^ 

por chi Vinuilatji a quii Soli chiftcodaua ligiiii 

mll^animafua^li rtujctuatnjeffrtbili^ durè^uh^ 

Sa tanta 



NOVE L L t 

téfuia fercuùfrire ctm UfinMlationt qutlt Ai 
the i Petti finftro riece aceto deglt affeiti de 
Amanti 'infitto faf^eyfeguì k traccie della Mi 
Ducbejla Partirono tutte da Monte Ingemmato i 
miltefauorwjfiéé pregi rifiene ed ella ptu d\ 
altra col cuore allacciato da vna catena tngemi 
di affettuofi^mi dejtriydr ti Marc he fé vecchm^ 
giouine fuchfigltuolo le accompagnarono c0n ft\ 
ducento Cauallieri, Stanano entrambi cat$akii 
i'vnodall'vnay e l'altro dall' altra parte della ii 
rozza, in cui erano la Madre ^.efigltuola. libecci 
alla deftra mano ragionaua con la DucheJ^a^ & 
giouine aUajiniHrafenza mai pronunc tare fa\ 
la^orteggiaua la Principe ffa colJelentio.fi beh 
congli occhile con cenm xhe fono le contraafre 
gli Amanti ^mutolamént e parladofi./intedetu^ 
Con gran fé Ite ita viaggtoronOyifuando la J>tock 
fi ^f or fi À mezzo cammoJmpatiete della gioia i 
la figlia per di nouofiurbar lafua quiete Jafiiitti 
dtfiorfidel Marche/e là lei infuccinte\ parole a 
di fé. Miafighayio Madre'vijono. Le mie parai 
effer deuonm leggi Anch*io apprefiad vbhidi 
prima di voi, quando fitta la cura di Madama là 
Duchefia diTertulltone wuea ; V*hò proneduti 
di Spofi. Eglt è Duca ^ Eglt'e voSiro egt$aUMfiA 
gliuolo del Duca dt Pietra Samare di natali , e Jà\ 
giouinezza à votpure medefimato, Oimè ^ cht\ 
quefie veci furetto %ma punta dtferro^cht in tmji} 
: " fumo 



/ 



A M O'R OSE 2?i 

pffi0 due infelici fpii Jmumi pùgk Imfauiél 
^énfama^ Impalai A i Man he/i per dolor e, e ke^^ 
f e/ime vd$ qmjl e parole alttfetmaweme p^offe- 
iu. Fra mtlU duhtf mmlta e da. mtlle $ndeggi^ 
)l^nù dtpenjten ablhatHta feràzjt rifpofia alcuna 
1^ ^-^n poco la Prtnapeffa lafcth che la raggiont 
moderajfe ogni ^-^toUnzaa dt furore , e trouandofi 
)f^ luogo do uè la fu A modeilta non permetteua vns 
mjoltéta neganua, Jinfe dtp$ega>fat ^^oleri di 
^a Madte^ ma con parole yC he non punto obligarO'- 
l^ù lajuaftde ad a In t chea quegU^ à cui prima €0 

Sgnata rhauea la onde per tutto quel viaggio ^nei 
fare procellofo della feuerttà della Dutheffa^ U 
quale njolea pure sfor zzarla à darle vnajfoluta pét* 
foia a guifa di Jaggto^ occherò andana condola 
t£z»&a tagliando l'onde sfuggi uà rincontrarle a 
dritto filo. Entrate nella Regia t Signori Marchefi 
fmr4mo introdotti ■. e trattati come gli dà loro rtceu^ 
Mifauort meritauano. ^^eftofu quel pregiati^ 
motempccheconceffe aie innamorata Signora U 
facoltà, d'ordì re U fuga per leifeltcì^ma.e heatay 
perche incalzando Jtmpr e mai qutjie no,z,ze U 
Bài he fa ella rtjjvlfè raccontare àViglinofuo fi^ 
datiamo paggio tutti gli Amori che tra ti Marche 
Jèye lei pajfauano e poi co^ftot mex,zi e conJiiU 
aimi^rifolje abbandonarla Mad e e la Kcggfaper 
ferutre al Manto. Viglino ch'era il "^ago d'^na 
^oMHgeUéicbiamatf^f^rndtu^^ per feruie^ 4/ 

Mar* 



.^ ■- 



É%2 NOVELLE 

Màrchi fi. ed À litiche gli erM Padròns^inmenti 

re dt belltfsimA afiut$4^lafortifH0r$ dt queli 

rintù Cr tanfi EgU ordiffi alMarchefe^che di 

fé inucUrfi aSa Città, ed afpe fiate nel f^rté 

fé lue a per Nouagt^t fofcia fingendo ^ che fifd< 

ro certe n$tzefu$ri delU Citti fitto ^ttefio^ 

fio éndo da Cornelia lafud Amtteiffiftcc p 

revna delle fne veffi^ér vno de manti fuoi:,t 

entrato neUa Camera della Principefsa la tra 

di quelle ^ed egli ve^ifii con gli habiti di let 

fornpofi, e fattala pigliare tutte legemme^egÙ 

fin pretiofi cofi traueftiti, difiefiro entrati It^ 

le del Pai aggio & all'vfiire il portiere richk 

chifofsero quando l*aftutifitmo Paggto lemOj 

manto , che cuoprittayC difse io fino Viglieno, t 

fi a i Cornelia mia amata^ch* entrambi ed netti 

fé Bino vogliamo trasferir fi Facilmente qtttAa 

cortez,zafagace ingannò leguardie^e la notte ^ 

dre defurtt amorofi liberalmente firui loro e 

V ombre fue per ficurez,zA> Nella tne de finta g 

poi, ch'amalltarono con tncami d'auedutez»zii 

fi odi del P alaggio affafiinarono infieme legnaf 

della porta della Citta perche a Viglino conofiiu» 

da tutti fufacilifsima l'apertura^ & efitodique* 

fiaimpre/à V fi iti dunque peruennero al f erto j io 

iti la barca del Marc hefe apparata acc elfi i loro 

Imenei. Non fi a che di quefia partenza qualche^ 

fintfiro fofpetto prenda tnpregiudtcio aia Primis 



^MOROSE 2/3 

f/?^ mentre ff r e sutando le nozze d*vn Duca i 
tilt d vxt MArchefc s*àpfiglUfse.Non adduco f 
u/d di Ut ^ch'Amore d'ogni ecce/sofia generali/^ 
a eJcolpa^mÀftù tojio le atiribui/ìo lodi^ que*^ 
rifolutione.che parue frecipitata^ e fu ragione-^ 
ulijsimaferfettrarji dal Matrimonio coljigliuù 
\idel Buca dt ? tetra Santaje di cui attioni meri* 
Uuan titolo d" infami ^tjlodalla Due beffa à lei 
pji inaio in ifpofoy portò da Natali i ^^itij , e dA 
^llifu alleuato^e crebbe Mon mai volle conefct* 
ne immagine cauaùerejca Veruna arte nobile^ t^ 
frandefu maifua amtca.Sprezzòjempre cojti ter 
pini di Signoria^ come quelli di gentilezza . Le 
fofe rtleuate^efub limi gli hanno mfiijepre di noia 
"^ruito.Laìiatura^chelopreuidde d'animo viUy 
p impronto ancor a fitto i torchi delle fue fatiche 
0t$ caràtterid'vn afpetto difforme. Egli vjkua di 
vefitrji rufticamente.llfuocuore tanto più fuper* 
ho quanto leforzefono *^ili; e tanto più tiranna 
€ la fua mente quantoilfuo\ingegnoe rozzo. 
V anima di ^^oglie auare impaftricctata tiene* 
Jutte le attioni fue villane fono, e à punto fi può di 
lui col Poeta dire. 

Ruuido in atti,& in coftumf è tale, 
Ch'è fol ne'vicij à fé medcfinio egvaleJ 
A quefta razza dt Principi quelle S gnore^c^e 
amano più Vambitione chj^ la viriù,e la genttlez* 
M c'amo^lìpoJl Matrimomo non e vna ve/le, e he 
• ] toglien'^ 



1/4 N O V E L L ff 

Ugltendofi in predito pofj A re flit uir fi. Egli e v. 
nodo, e he no lo recide din a falce che quella di i 
te. Amò U Principe jfà più h conditioni d^'vn M 
e he fé virtuofo e gentilesche quelle d*vn Duca 
Uno, e fi oft amato In fine non fposovn plebeo e 
fece lulta quella Matrona Romana.quado diedi 
ùccafione^ che mormorajfe Roma perche hat$ea 
agitato $n Matftmomo vnhuomo volgare ^u 
ti fece per piacimento la Principerà per nece^ 
L'vna s'accdfimenti con per/ina tndecete/édi 
'ein per fona ye per nnfeita e per virtù meriteuriU 
Pur che tl/ar/guefia nobile ^non trouo,chefiaig^ 
dt ninna legge pref ritta dt hi Unti are i titoli 4, 
conditioni Vnfolo^ aratto di virtù e valei$ùle\ 
traboccar le btlanze del merito. llMarchefi^ét 
Juo tempo fu Duca la meritaua^ perche poffedi 
quelle qualità. e he/la ambiuaper efere vnm 
c/ffir^a Ducheffa Hora^ ritornare al filo de vii 
^gt degli Amanti velleggiauano con felice vtnUì\ 
le e apàgrse del Mare .tenendo la calamita ind 
zata ali Arene Ligure. pere he lafcoppo de loto 
'era ilritirarfit Nouage y& ini nelle cajé di Mi 
ma Zia dell* hf anta rtcouerarfi^fin che li Pan 
coltrocar lo fame vitale della Duche(fa^òd*alu 
yhauejfe dato fine alle lorofctagure Ma qualche 
tra le incvnftanz>e della mori alita può darfipùl 
cofiantede'viaggi delinare .NpnfiloUCtelo i 
iempcftejono preparate lo più dille v$lt€ sfa 

din 



, AMOROSI? 2Sf 

Sf /* ilpdo À Nocchieri^ ^^agli AjJ'A^ni e i mariti\ 
n fiéorufciti H un pronti d rapire le fatiche y edi 
ìfàri de'poueri Mercanti. Mentre proreggtaua U 
nuca 'verfi il porto da lor bramato ecco d mpro* 
fjo^ agni/a dijeiauoltoiyrapito il Ugno da Jet be^ 
^*4irfnate Galeotte dt Sarhana^ le qualt finta pie*^ 
^ raccerchiarono ^ e pot fattili paJSare dalla m^ 
Ira barca nella Galeotta del Generale dt tjue'Pi- ' 
1$tL fecero tra ceppe dt ferro molto ben refiringe - 
Ir/ Marinari & UMarchefi con ìaPrincipeJfa^ e 
figlino furono condotti alla prefe ma del Barba^^ 
» Duce, il cfuale cercò con ogni auuedtéta maniera, 
Hfapare il loro ejfere ma f attor in da Dio^ che non 
%bandonane^afidigittftitiaVinnocenza,fifece' 
% figliuoli di Mercati Napolitani^ i (juali pajfaua 
)0 netta Liguria per vHgrandt^mo fallimento al 
ì^f genitore foprauenmo^e pur anche gli (le^ Ma^ 
wariperejfer Francefi, ne bauerlimaipiu vedu^ 
i^egaronoT ejfer loro perche il Marchefe nel por ^ 
fhaueafcaltaperlo viaggio quella feluca Ja qua 
ìfraMhora alhora ptr pa/faggto ar rinata Trion- 
^Kuti piue'crudeU^mi tiranni benché molto bena^ 
fattajfero inouellifchiaui, veleggiarono ver/o U 
klorà cafi teqtuiliftauanfabricatefopra Vattez 
ud'vnertOyt dirupeuolefcoglio. ^uiui aproz 
Utele Galeotte^ furono condotti Mla/ommit a di] 
^etla gleba j perche lafopra la terra era f eco nda 
Vherbe^ 4 di grano ripiena. 

La 



i8« NOVEILE . 

Ift Principe fi f té di tutti i teforifidgUatd , & 

Marche/e dt qm fochi denati.che /eco portati k 

«eua. Furono da, Ormufiyche tale era il nome 

quel Duce infedele conJgnatiadEzzarafia 

glie Chrifiiana.e perche Ormuje pre/entito ha 

ch'^^fna flotta per q uè' mari ben toììo era per 

Jkrejafciati i nollri tejori^e noi allajùa confor 

giorno Seguente rinforzate le/he Galeotte da 

nari della feluca fidilongò nel mare ^perche 

raua à quefto b Ottino. Ezz^r a attretanto piace 

e corte/e quanto Ormufiftio marito beftiaUy e 

dele^ ben tofto immaginando^ lo fiato de no 

fchiauipiu che di mercante con dolciumi aj^ 

gli conjolaua . e con maniere grandi^me gli tri>fllk 

neua nella fua Corte. Ella raccontò loro cheOn 

fé fu già Chrifiianoe Lombardo , ma rinegatOj 

la vera fede, era nell'Impero Turi hefco fiato ij 

iato afupreme dignità frale quali dtuenuto rì^ 

chiffimo,o per inuidia . ò^per calunnie era fiato é^ 

dennato ad efergli leuata la tefia^ li onde co'fik 

amici, e con i tefiri sinuolo alfuo Signore co* fW 

ie fi i galeotte ^e e or foggiando i mariMuea dif^ 

nCyé di furti. per lo che ne principia punto deSù 

fue incurfionì marittime d'improuifo sbarcato^' 

jpra le riuiere di Puglia fece grandissimi fitaO^ 

cofi d* oro, come di gente ^&alhora tra mille i^ 

ielle ruhbate E zzar a cofiglt piacque, .ch*$nnàni^ 

rato/idejfa con vielenza le rapi il fiore delUfi^ 



AMOROSE 2I57 

^giniiÌL^t fimprt cen grand' hon0r€ tenuta l*hih 
£^£ nome di m0glie,hauendd te altre vendute / 
rragtiù del Gran Signore yf9rtuna pure , ch'ella 
^agi affa Frincifeffa aljicuro^ quando Dio non 
ueffe tolta dalle fue mani Viglino tutto accor*^ 
a non era efclufo giamai da quefti colloquy. 
là n^irando la materia ajfai difpofta rtchiifL^ 
EzAara .chepenfiero ella haueJCe.fi dt fermar fi 
éfuel tiranno y dalla di cui crudeltà vn giorno 
poteuafperafyche la morte ò pure s'ella defia 
di tornare tr-a Principi giù/ii^oue la vtta tra^ 
UlamentefipaJfa.Ellajo/pirandodiffe Fuggi* 
J ifueBiJcogli,ma la morte tni farebbe ficur a y ne 
treifrima penfare di ricouerarmi in porto veru 
,che nonfo^ certa d'efferprefa da mio marito^ 
ni co fa^rifpofe Viglino ritroua ripiego Ditemi^ 
uete legno alcuno domefiico, che fa valeuole À 
)p§ndurc$ nel mare'^Si^Ezzara ri/po/e.Vna buona 
póleottafitrouajempre mai allefiita^U quale fer- 
lif per delitiare Ormu/e , & ifuet amici ^quando fi 
fitrouanonertpofidiquefti alberghi, ciucilo è 
Ìh*o%oper noi ,ri/pofiViglino,E chi dt q uè fio legno 
^tien curalo ime ^joggiunfe Ez,zara , vn Capitano 
$a conduce tra più crudeli ilpiufcelerato , DSquey 
\^fpofe Viglino fé è iniquo deue ancora effer auaro 
^perche quefii due vitijfianno infieme attaccati co 
.me r ambrate la paglia. Juariffimo, replicò la Pu- 
vfjAeJe, anzi difiu dir oti^ch' apunto ^vn Mefefurfi 

non 



'.88 N O V E L I E 

ho;» e per anche trafccrfo.cf/egli riffondende é 
memeadOrmufe.ddUfudgràtUin gui/k /* 
caduto , che fono ficurs , eh* al ritorno Juo egli 
dalla carica Uuatù Figlino tutte le cefi ime/e 
fé dell' oro ^ e dell' argento , e perche di natura 
dolctjfimoe Fc altro di fé Vi prometto yche in 
bore vinco l* animo di cofttài .Vn mulétto caria 
oro vale per vincere ogni Rocca ben forte: Cojf 
cendo dtfcefè al mare e Dioperfouenire alladt 
Boro infelicità fé (ìche Vtglino s accordò colG 
tano^e liberalmente donna egli denari, cattila 
nimofuo. ed entrambi vnitamente ftabilirono 
riceuere EZiZ,araJa Principeffa^ ed il Marchefiìi 
per appaliare quefla cofa diero ad intendere igh 
leottti,che la Reina per folazz^ voleua entrare 
tegnojtche tutta la notte (vbbriacati i marim 
trai Capitano» Viglino e*l Marchefe caricano 
galeotta di co fé più pretiofe^ e ne W apparir de^. 
rota tutti entrano lietamente in cfueUa^dotte ilCOf 
filano drizz^a le vele verfo t Mari della Ligurt^ 
Andxua quel legno fendendo l'ondefalate , ma i 
improuifogli apparifconofopraforje cfuindecivO* 
le ych* erano tutte Galee forbitif^me d'ogni arnep 
le quali credendoli cotfariyli fecero ben tofto frt* 
gioni Ef^ con loro allegrezza conofcendo tinjigot 
eh ri ft tane s'apprefentaronoalDuce di éfueltir* 
matay Uguale vefiito di porpora manifettatta'ìM 
^ero^edafoiutoimperù,cbefipra"lMareteneuà. 

Tratta 



AMOROSE a»9 

éttM, dd loro condituti U veritk Jet loro tfictL^ 

tanta, benignità li ricemche nonfojfo deferì^ 

ria /òpra qutjii foglia il Capitano della Galeoi' 

^ ch'era Tutco^fiftce Chrtfitano. Gli Jchiaui 

bbero la liberta^ e il Mar e he Je con gli altri cn^ 

iti come fé fojjeroftatifuoi figliuoli. EtzA- 

y ch'era Primi fejja tugUefefu co*fuoi tefirj al* 

patria re/lituita. c^ue *Tuì chi oftinati nella 

t Uggefur decapitati^ e la Principerà col Mar^ 

r/^, e VigUno (cofi richiedendo) furono cm^ 

tt€ le lor fortune mandati con tre Galee d Zta- 

Etne Città Metropoli^ e patria infieme di qtie'nobi' 
xfiimi Signori-y cht la libertà hauean loro donata. 
^uiÀi condotti non fi può defcriuere t Miracoli^ 
whe "videro . Vna Città nelt acque ^ e non s'affon-^ 
}/la? Vna Roggia nel Mare^ e non la ingiote ? l 
pedaggi, per coflituire i quali fur le Montagne^ 
^manteUatt trouano gli lorofiabilltmenti nel* 
ìacqfta. ^uefii raffembrarono loro le deferita 
^onà del Tafio ne P alaggi d'Armida, e pur eranù 
venta non fattole 9 e no Romanzai, Vnapiaz»za rea* 

le, che nonfifpecchia per grandezza fé non nella 
UtcidezxA de marmi Àoue vn orologio tutto fluoro 
riflette tfitoi raggi in vna guglia, ò capanile^chc 
Vecchio fi fiaca volendolo geometricamete mifurft 

re.Vngouernó di Republtca Platonico^ chef ejfer 
mifiù dell* Arlfiocratico^t Democratico, no puòche 
ferutnire A cpnfini dell' estrnità d^l Mondo . 

T Vna 



«90 NOVELLE 

V»A mhiltl^cht cerne Vàfi nafie con aculei di 
ei^ma eUquenxut. Doue trienfk là Libertk. i 
Uciufiitu fiineljue Apegee. DMefEmj 
d*ogmgréLndeza.€jìfiorge. Bone la ^^irtajk 
nefiey e ricenofce. Do uè la No bitta efinx^é 
chiaja Corte fema adulattone, e la magni fi 
fenz,afìtferbia^ ^uiui ne teatri le mardÈ^ 
dell* antichità fi rapprefentano « ^uiui in^ 
'mafia l'epilogo di tutte le felicità. Non fi 
col Marche/e^ e Viglino la Principejfa diqi 
fino eh* iT reno della fi$a Reggia non fu fcà 
dalla ferocia della Dttcheffafua Madre. 

iSJiii *oSSÌS ig*** *^*ii * ** 'xis^l^Vl 

'I 

NOVELLA DECIMA NONA, ! 

Del Signor 
GITI OL AMO BRVSONl 

i 

IN Napoli Citta gentili/sima nacquero al M» 
do in vn medefimo giorno Anfilmo^ e LàUf^^ 
ambedue di famiglia nobile ^ ed antica. CnfcioH 
aWiftfanzàa toccò loro in firte per la wcinazadl^ 
Palagi paterni vna n^edefima jfcola.neUa quàkoi 
so quale impar afferò con maggior prefiezza òSd 

fabetto puerile^ che laro infegnaua U Maefirà^ { 

7 -- pft 



A IVt O R O S E tpr 

tre quella Tilofofié che inflilU Amore negli d»$ 
l^ra^fdt.Apfenaincentratifii fdnciulleni cem 
liiJguArdi innocenti iminobtltrono in riguardar* 
%qHaJi che queU* anime [empite ette altrouefifoj'- 
pr^, riconojctutej ed allora con reciprochi trapafsi 
\0Ujfero ripigliare le c^ono/crze pafsate Injomma 
ftr la via di quegli fguardtpurtfiimi entrò nt^la^ 
tener i cuori Amore, onde coprecipitofaftlicitk 
ima fi conobbero Amati che potejfero capire che 
t/ififyffè Amore Graziofa cofi era a vedere due 
MTgoletti^ che appena fapeuano proferire i dolci • 
nomi di Babbo. ^ e Mamma ,/apel?ero communicare 
tvn r altro i propri affetti, e che in vna età, in cui 
)lMn può fermarfipenfierè fi fiefiero/empre fi/si in 
fenjfare ali* oggetto amato in guifa,chedoue gli al^ 
tri fanciulli dalla fiuola fi fuggono con ogni potere 
ttttnoperjolamente vederfijempre precipitaffer§ 
la partenza da Cafitper andare allafiuola^e che^ 
in quegli anni ^che gli altri appena hanneingegna 
\f€r apprendere il parlare eUi auejferogiudtcioper 
contemplar lungamente le amate bellezze y e dar 
fimenza qual parte di loro con maggior far za in^ 
ێtenaffe ilfito cuori. 

Perttenuti con la felicità di cjueHa conuerfkzio 
ne i nnoui mofiri di Amore all'anno (et timo deiP^ 
età loro^ incomtncio la Farttma ad intorbidare d 
lefilitefite vicende le lorocontentezze:potche pa^ 
tmoàiGenitortd'An/elmo^ che ijuoi ^talenti il 

r 2 ehioi^ 



^9% NOVELLE 

thUmaffero ad impieghi maggiori ^indi ne' Il 
toferfittoporlo alla dt/ctphna d'ecefUnti Ma 
^ualififojfero i dolor $ degli Amati in cofi 
Jtparaziom e cofàptu da confederare . cht da 
criuere. Lvliimogtùrno^ che Anfilmo andò 
Jcuola per licenziarjf da Laureta , non ve le tti 
ma benché infinitamente reHajfe addoloratù^d^ 
incontro fi acerbo^no lafiioperò di dimùflrurfi 
racifiim^ Athate col credere ciò ne II' A mata J^ 
d^ ardentifstmo affetto anzi che mane ami t(^ d* 
morene datoli pofcia à ragionare con Liuio fraiy 
di Lauretta^cVaUora nonpaffaua cinque anni.^ 
pe co vnarte infilatagli da Amore neWanimét 
tal maniera inflruirlo^accioche inducefie la Sdrà- 
ia 4 lafciarfilafira talmlta vedere alla porta di 
giardino, che' l Fanciuletto giunto à cafitfifmfiài 
toatrouarLaureta^ tfpieghtldefiderio d'An^ 
wo credtètofi egli ancora(comefigltono ifanciuB) 
' di douerutfi trouare per giocare con lui. Le cafide 
gli Amati come dianzi fi diffe ^non erano gri fin 
io diftàtije dalla parte deratana auettano vnafim 
da commune^che s' aliar gaua quafifino alle mumh 
fé non in quato in molti luoghi veniua impedm 
da'giardiniytra quali beflifiimo era filmato quel 
di Laureta. Era4a firada percib motto fititarm^ 
0nde non (ivietaua cofi/acilmete alle fanciulle il 
lafiiaruifivedere^comet altra parti fifiole della 
Città ;qf$inci ebbero fottetoteoccafiitne di "vagbe^ 

"- giar/i 



AMOROSE ^9f 

%mrfigli Amiti\ ma rdttfsimi vdti di f^rUrJi^ 
fénaimentiperuenuts al decimo de gli anni Utù^ 
pfaJèraAnJèlmo^ come era Juacoliume di fare 
puofi ogni giorno ^f affando dauati la porta di Lau^ 
pia ^vidila^che tnfieme con Liuto fi Banagiocmn^ 
^ mei giardino^ mentre la loro Gouernatrtce anda 
M éfua è là cogliendo fiori Entrato egli ancora nei 
mtardinocon/anciulle/calilf erta re/a più audace 
mmiU vemen&a dell'affetto^ che [agitaua, edan^ 
mcinatofià Laureta^le prefe à parlare con quefii 

r Lameta mia dolcèSìfpar fa intorno vnafama^ 
xht i tuoi tenitori ti vogliano madare iSalerno ito 
ta/a di Cofiazjt tua Zta tnfino a che venga il tepo 
dimaritarti, lofento di quefio vìi incomp erta-- 
aie affanno'^ t certo io ne morrò fi tu non mt porgi 
MÌimenoficcorficon afsicurarmi della tuafide^* 
Gsàfoi , chetopiù^^olteti hòpuratodi mn^ 
'volere al Mondo altra Do^na che te^ e tu m'hai 
prMtefio più volte di non volere altro huomo. che 
noti ma l'hai detto in maniera^ch'io^n mfiicur0 
che tu me*l debba ofieruare Ora tofin qutper ricc 
etere della tua rifoluttone o la vtta ò la mone. 

Laureta dalttntedere cofi rea nouella d$ douef 
ito breue e fiere allontanata dal/uo dilletto^ nulla* 
mente fmarrtta dt volto , benché pere offa Mtrnt^, 
mente nel cuore prefo per mano Anfilmo, t tirét^ 
tdo d tetro ^nafiepe di buffo , che ffalleggtaua. f 

1 l t^ 



^fi4 N O V E L L E 

farttmtnti del giardino accicche U GmemM. 
Hon pMffe notar li cofi rtffoft. 

Anfelmo^ A te filo mi donai da che ti contAbi 
tnajarò/emfre lononsoijualtefiimonio mag 
te darti della miafede^di tf nello dell'amore d, 
ti anni ^c he tt ho portato Pureje Iti piace ^foick 
io ti veggio 'inanello in ditofpofami con qntk 
Adognt modo io ho fentito dire molte twltt à 
Signora Madre, e he per fare t matrtmoni non^ 
richiede altro, che ti confenjo dellt parti ^il qua 
emendo fra noi, che altro ci refi a fi non che tk 
fpofiì 

^i Anfilmo tutto hr illate d" allegrtzzuifi 
altro dire trattoft [anello e poftolo in dtto m Law^ 
retta /oggiunfi,che per qua topoteua.efipeua con^ 
tffo laJpofaua\epofcia abbracciatala incontrato dm 
lei parimente ft ab tlirono con vno/piritofiffimobé^ 
€Ìo il loro patto amorofi^ 

Pacarono poche fittimane dopo quefio hrùcow^ 
greffoyche Laureta venne mandata k Salerno ap» 
freffola Zta:doue dtmorandod ella meBi^tnaper 
la lontananza delfuo DilettotCoftanza per ralU^ 
grarla incominciò a far venire a trattenerjt qual^ 
che volta con lei vn G tonine ttof ito Nipote chiama 
to Afcam o, il quale compiacciutofi della beltà di 
Lauri$an*arfi à poco à poco kfegno tale, che ni tro 
ftando refrigerio al fuo ardore^ ^ijolje dimanife* 
fiotto alUt Zi4 fidnedendoU d* aiuto, CéJHz»A, che 



tenc'^ 



AMOROSE ^9S^ 

merijfimamente rémaud^e vtdtua tàmorfuo be^ 
^9no $mfiegAi9^mnj9lam€Ht€ l* ducuto d'atuid^ 
|s s*ddùp€rò in mamtrdycbe ntlloffAxào di fochi 
^Iffi/ece, che irei ti Padre d'AJcanio^ e quel di Lam . 
p$a paj^i parola d'accafamentofrà loro tofto^cht 
pure fa aue/^e leccato battito qnattordicetìme. itfi 
)f^H4tnzA auuedutàfiy che no cefi gradina Afcanio 
^Murtia^c Ornella a Ini^non volle darlem pariti 
}^€t landò y chel tempo le por goffe U commodila di 
)ÌurloMà volaiafene à Napolt la none Ila . e per ne • 
imitagli orecchi d' Anjelmoegli^cb* era l'idea di 
vn Amante perfetto ^niéUamente turbato per noft^ 
mttr ciò credere in pregiudicio dettacoftanzor di 
loiureta^procurh folamente licenza dal Padre di 
iTMsfirirfi per qualche tempo a Salerno idoue ands 
té/i penò molti giorni prima che gli ventffe fatto 
di veder Laureiate toccò al cajo di trouargltene il 
modo perche andatojtvnafera alla vi^ta di certe 
Tempio frequentato tn quei gtorni, finti tnentre 
s era pofto ad orare pianamente chiamar^ da vtu 
voct femminile iFoltatoS vtde auuolto tn vn can^ 
dido velo il volto di Laure ta. la quale acc enatogli 
di non ifcpprirfi.ptaceuolmente glt dtffe^ che neUét 
feradelgtornojeguentedouefietreuarfiadvnvi^ 
cino T empiei to^doue l'arebbe veduta e parlatole À 
fio talento ^ Non mancò Anfelmo d* obbedire .e tro^ 
nata al luogo accennato Laureta folamente accom^ 
pagnata da vnaV occhia Jeruente, dacuimfL^fi 

? 4 Sf^^^J- 



ÉpS NOVELLE 

guarJaua le prime fMr^le che le dtfitfi fuf$< 

ralttgrArfidelfuo no uè Ile Con forte. E ifUéileì 

turhati/simd Laureta^ Ajcani^ replicò Anfe 

^Hi Laureto, tticomtnciè coti alttjstme tmpr 

ztotti contro fé Sìefsa i giurare di nonfapernet 

alcunaytnà perche egb non auefie occajìone di \ 

derne punto l'a^curaudyche A/canio non tam 

he mai più veduta <Snefto non fi vuol fare, dif% 

Atifaltnio perche farebbe vnprauoc or e i pare 

qualche violenzut\ ma dee fi con\la diltmula; 

ribattere quello colpo infino attempo commodo 

¥ifdture qualche cofa di grande. Infomma la e 

chiiifione de Uro ragionamenti fi fu ^ chequi 

Laureta fi fofie veduta forzata a pr edere Afe 

fi farebbe fuggita con Anfelmo^efòggiónfo £a 

fa ,che fi farebbe vccifa da fé medtfima più toj 

che mat e^ere d'altri, ched' Anfelmo. Dipartii 

poi con vn bacione tornatofia Napoli AnfelmoiL 

tetavngiornOyche Afcantofidtedea importunerà 

ia in termine d* Amante pre/e partito di dirgli.cht^ 

invano s^affatiraua per acqut/lare ti ftto amortf 

poiché attendo ella tlfuo cuore occupato da altro o^ 

getto non potè uà amarlo Ce (f affé egli per tanto dà* 

mokflarla s*aueua altrettanto digentilezzui qua* 

U di nobiltà Non poterfi lamentar di letama deUé^ 

Fortuna che Vauea fatto venir troppo tardi. Itt 

Jommadouerfiaj^curare che ella non forche tto$^ 

gradtfielefnt nobtUcondttiQni^ricttfauadUmar^ 



AMOROSE 197 

fS^k pirche ften f eterna fenz^a offendtft le ieggi 
p JDI0 e JtlMoxdb Amare f$ù d*vn Marito, t^e» 
Ir parole riferite tonfue e Stremo tordogito da Af 
m»iO i^CoJianza.eda ijueSa al Padre dì LaureUy 
%ri cagfome ih egli, the auuedutofi prima dettar - 
ìmrjuo com Anftlmo Je i'aneua eome eofafaneiuU 
)^ca f affato con ndtrfene creduto ora^ehefiù al^ 
If radice^ehe Monfareua aueffero i loro amori y jS 
^ittfe in euore difterfarlt affatto , fio^ piatendo 
^ puntola perjona d'AnJelmo per Vodto^ tbepot'- 
fmaU ai Padre d$ lui ^ col ^uaie aueua tferatato 
modiche memitizta nella gtottemù. Fatta per tante 
9àtornare incontanente Laureta in Napoli ^ tonfi-^ 
WPUa m vn MonaJienOy nel eguale la sfurtunata DÌ 
meda pian/i per due annt continui inconjilahilmè 
t€ le proprie dtfgrazae accompagnata , benckt^^ 
éon ^^feduta nel lugubre epe io dal mefitfftmo Aio 
fèlmo^ il quale conttnuanante correua con la man^ 
tt^t col piede a quel Tempio diuenuto ricetto dtUéi 
terrena fua Dea per fagnf carie su l aitare delU 
Fide la vtifima dei fri^pno cuore lauata nella ta-m 
didez^za delle fue lagrime ed ir fa neli* iìitfttrguim 
kili fuoco delfuo perpetuo amore Ftnalmenrtlj 
rifilntoilGemtor dt Laurtta^th*tlla dtutmfe Mi^ 
glie d^ Afe amo (com'è co fiume dt moltif,ivichi Pa 
dnxhe allorajifitmano da qualche to, the tit^^ 
reggiano quella Ubera volita degli animi dt'prt 
pTifigii^ che "^ten loro lafaata illefa daWifteffo 

Dìo) 



^gg NOVELLE 

Dio) chUmatolo s Napoli infiemt cogli altri ^ 
remi vhimArnt l^tJcQUzione truffe vné /ir 4 n 
frouifameme ddMonafteriùLAHreu.dlhoré 
funtoshc inconùnciAUntlcorfi dtl quindin 
dt'fuoi begli anniy tJcnzA alcuna co/a dirle 
/uè ri/òluzÀom:volle^che ma/cheratafi infieme\ 
altre Dame , e Donzelle s* andane ad vna fefia^ 
/i celebraua in e a/a del Conte di Potenza^càJ fi 
fa/faua qualche intere fé d'Amicizda, e di fi 
tela Ora mentre in numero/a /chiera s andai 
njer/o la e a/a del Conte peruenuti in vna pia; 
nella quale /arenano capo diuer/c Brade ^ voUi^ 
mala fortunale he improuifamente s* incontri 
due Baroni princip^ltffimi , tra* quali regi 
hemicizie mortaltzonde incominciatafivna^ 
fatempejlad'archtbugiate Afcanio chefegm 
ma/eh erato egli ancella la /per at a Moglie cadde i 
primi colpt a urrà mortalmente ferito: e laL 
fpauentaie da quell* incontro fune fio date/i à 
gircene fapendofi doue:vrto Laureta con tutta 
per/ona in vna colonna per4a qual percola cai ' 
ta femimorta , chiamò cofuoi langutdtj^mi gi 
tnfuo/occorfo ^^n Gioumetto ài quale al/èntin 
di quella tumuli uofa que/iione era/i ritirato 
/uaficureiza dietro vn altra delle colonne , chi 
ddifrnauano la porta d'vnfuperbo Palagio pollo ii 
quella contrada Moffo egli dunque dal gemito fi^ 
minile ^e rapito dalla violenza del fio de/lino^s't* 

dèli 






AMOROSE t99 

\ Ìà Jouegiaceua languente U bellt^tma, 'Donnei* 
i^eJilleuAtAla pietofamente con l' aiuto d'vn fer^^ 
^ j^ diede k co d urla fi api ano ver/o la e afa d'vné 
bf Donna f uà conofcente indi poco lontana : alla 
W^ie peruenuto & introdotto ne II' apparire de* Ito 
pjS vtde^ch*ilGtouinetto era Anfelmo.e la/mar^ 
ha Donzella Laureta. ^ualijirtmanejferoife» 
fflfgfffmi ji manti a quefta rtcogntzione quegli fo^ 
\m€ntt fi potrà tmaginare ,c he amando veraceme 
fdfipo efiere fiato grandi ffimo te pò dtfgiunto dal^ 
)ì$mMta heUezzay tjuando menoje lo/peraua^ Ul 
^de impromfamente caduta neUefi$e bractia. 
racctatifi dunque i Giouinettt tenacifiimamc 
ime vorrebbe/uggir la penna dal[raccontare 
pò c0(i mtfirahtle auuetnmento. Abbracciatifi i 
p0uinettt;mentre f Anime Amanti fuelte dal cu(t 
mperj onere hia dolcezza fi fiatano su le labbra 
pccolte per baciarfi, ed vni rfi elle ancora nebaci^ 
)neÙ'vnione di quelle boche amorofèy trouata aper 
|i Ufi rada fi fuggirono infitn e al luogo de* lorù 
fferm ripofijafiiando rtfoluti in freddi cadaueri 
\torfi de gli Amanti ir fé liei. 

Cefi nacquero, coji ^^ fiero e cefi morirono An» 
^Imoy e Laureta efimpio al Mondo d$ fudictj^mOp 
^d isf eliciamo Amore. 




mvMi. 



30O 



NOVELLE 



NOVELLA VENTESIMA, 

> 

Del Signor 
GIR CLAMO BRVSON 

TRouMafiperfMféicendeinPifi An 
Giouint Palermitano ^ilquéU vna/in 
che Ufi agio ite caldifma sfor&aua Ugenn d 
di notte gtorno, pre/à vna Chitarra Spagi 
vfii dt ca/a fonando conformo aWv/i dolfio^ 
fé Cofi dopo tfferfiliénghora aggirato per U C 
peruonuto à capo dvnafiradachefimna sìt ìa\ 
na dell' arno: finti da ^-vna cafa chiamérfi 
ofuefle'voci.Stete voi defoìArmidoro^chi gì 
caprtcciofo erajmaginato qualche rigiro 
fi bene io fono y rifpofi. Allora glt fi$ n 
che andafe difipra. llGioutne ttHAuto fèm^^i 
tro penfare. andatofiallaporta^ che trotta 4y 
tntrotn cafa t faine le fiale perttenne in vttsi 
doue tofofivide accerchiato da fregi otti ni fi 
li, i quali affralitolo co brandi ignudi dtfferoi 
fceleratupur ci pagherai il filo d'auerci toltùFi 
re con la ^^iolazaone della mofira Sorella, 
midoro benché a Iquanto f marmo dall' tmcoi 
tmpenfatOy pure auueduto/id' efiere fiato prefOi 
ifcambioj^ece cuore^ edifie. Stgnon fermatemi 

ch'io 






AMOROSE jo/ 

►*^p nònfon$ tfuegli che voi cercate. 1^ Giouini 
tfuelte parole Ji rifletterò, & V9f0 di loro e come^ 
xffe^ nonfei tu cjuellOy che vieni k vergognare U 
^raCafi introdotto da quella maluagia di no- 
iraSorella> Io ^ Signori^ replicò Armidoro^ 
\i0 ^-^/n Giouine Siciliano^ che qui mi dimoro per 
\$e/acende e fono in procinto di ritornare alla pa. 
iS^fra pochi giorni, lo non sé cht voi vi flette ^ 
wchifia voftra SorelU. Son venuto qui di fi - 
^y perche fino flato chiamato^ e mi penfauadi 
\ttrci venire conficurezza per e^ere in vn pae^ 
^ in cui non fi fa torto ad alcuno. Allora fiura-- 
mio vn Vecchio j ch'era il Padre deGiouint ^fi)^ 
tamii dijfiy Lijttta. Chiamata comparut^. . 
'a quefla vna beHi^ma Giouinetta d'età di quin 
ri in fidici anni. A cui riuolt o H Vecchio, è qut 
idiffe quello jceUrato^ che tecofi giaceì LifiP- 
per queft e parole diuenuta in vi fi come vna hru 
acce/a riguardato pianamente Armidoro^ri/po^ 
I di non auerU mai veduto Onde il Vecchio volta 
\fi alkfiufi con Armidoro voleua licenziar lo i 
mando vno deGiouini\qu€&o non fi dee fare ^ difi- 
Wiéi patto alcuno St coflui quindi viuo fi parte pa^ 
wfira al modo le no (Ire vergogne.Muoiafiegli du^ 
pte i c^pra colfitofangue il noHro falle Ma il ve e 
ìhio moflrando coninone parole al figlio^ che non 
fldoue^mai colfangue deglt innocenti coprirei 
propri errwh ptrcht^uantt Mlt^ diyanguc^ 

ver^ 



>oi N O V E L I E ^ 

verfino le piaghe a vn Innocente ^fùM tati li 
che chiamane la Giufiizia Diuina atta 'vendi 
& atto fcoprimentodeOeJceteraggtni fece Ji ci 
Armtdoro fu ttcemiatojèns^ altro male ^ fre^ 
folamente difigretez,z,a. V fitto da quelU 
Giouine^ e farutoglt dauerf affato \vna gn 
rafia non voi fi pth éjuella notte metterfik 
di naufragare yVolt^ al forte della fue ca/k^e\ 
tre peruenmoui aueua già le mani /opre la 
entrami fintt^ improuifamente ajf alito j e 
vn colpo, che gli fallì di poco la tefiafiguitaf\ 
He voci^ah traditore -^ah traditore. Armidon 
eragiomne rifilatole di gran cuore fiutdata h 
tenente la fpada^ e riuoltatofià colui che Ve 
colpito ,mentifgrtdò ,che traditore io maifejM 
incominciatafi tra loro vna que filone del pi 
€0 all' Incognito di re fi are altamente ferite 
goUyC nel fianco ;ondecredutofimortOjgittaì 
mi chiefi la pace ad Armidoro 11 Giouitte^^ciei 
/afeua per cfualcagioaefi combatteffe^nenfii 
te gliele concefie^mà ^^ ago di cono/cer colui^aì 
tglifieffo à trouare vn vicino Chirurgo,]perci 
nijfe a curarlo Ora mentre dal Chirurgo s*am 
no maneggiando le piaghe dell'Incognito rici 
àuto per Ricciardo nohile gióuinetto Ptfime^Aì 
doro ilrichiefi della cagione, per e he egU taueffe^ 
quella guifa prouocato^Gelofia amorofa^ difie Rit^ 
€Ìardo.n Sfiatala cagione^ le douee quefiafift 



e^w^^i 



AMOROSE 30/ 

'armi neUd ca/i, dout "^oi fitte flato per tnte^ 
d*Afnùr€y€ maueua U mta Donna ordinato^ 
io andafsifer la ftradafinando nella maniera^ 
Appunto voifaceuate.Ora auendoui io yvedmo 
ffare dauantilamiacafa^ mojfo dalla cunofità 
hòjeguitato, & aue^oui veduto entrare^ e di^ 
arni buona fezP^a in caja di Li fetta M (lima^ 
he voi ve l abbiate goduta, onde arrabbiato tni 
pò fio in cuore d'vcctderui^ ma la fortuna non 
%fùl»to fecondare la mia malignità per ejf ere la 
ione dal canto vofiro^effèndo ciajcuno obltgaia 
iceuere quel bene che la oc cacone li forge . Arm 
oro conofciutd dal ragionare di Ricciardo la 
ra cagione di quanto era afeftefo auuenuto, e 
mfatOy i he forjis'arebbe potuto trar difaftidio 
a famiglia intiera^s^egli prendejfe quel fi lo, e he 
fortuna gli porgeua per liberarla ; dtjfe À Sic- 
iardoyche s'egli amaua Lifetta^cmne diceua^ per^ "^ 
non la chiedeua per Moglte Rifpoje Ricciardo 
aueua auuto pen fiero di farlo, ma che\dopo , che 
sUra giaciuta con altri ^ egli non la volea pih 
iere. Allora Armidoro fattolo agiatameute por 
re alla propria cafit non gran fatto lontana da 
Uà di Lifitta già medicato deUefue piaghete he 
perouarotM difacilijssma curazionegli racconti 
ìquanto era à fé ftefio auuenuto e' l pericolo^ nel qua 
h aueua veduta Lifitta ;mentr e non fojfe fiata foc 
^torjk co qnaUheprefia rifoluzioneiche peri $à lui 

pa. 



5o4 NOVELLE 

fàrtjfc benfatt odigli s* andrebbe a chUdergi 

in mùglie dapArenii^ia éjmalcejk ottenniéy 

no immuntenente tutie le cdgteni de*dtfgufi$i 

Itgro RiccUrde d'intender e ^i he Li/ettsmn^ 

dutjft mancate di fede ^mi deglie/o oltremedéi 

lù fio f rimente de' lere amSi ^rifpefi ad Art 

eh'à lui rimtttena intierame te tutte tindrizì 

queir affare Ora metetre Armidere veletta 

in viaggte per adare a cafa di Cofine^ che a 

mauafiil Vecchie Padre dt Lifitta fenragii 

tu vnafirua vfiita figretamente dt ca/a à 

di Ricciardo per auuertirlo de' pericoli di Z>^ 

tpregarloycome confapeuole de fuei amarti di 

che atuto Seppero dunque da lei ^che entrate 

giorno Andfiafio f ratei maggiore di Lifeeu 

fua\camerajrouatala^che leggeua i/na lettera^ 

le\auea tolta di mano ^ vedutala firitta ito ~ 

maniera. z 

Anima mia. Vere quefta fera fonando a 
mio co/lume. Piaccia ad Amore, cbeqtteBa.^ 
me non e la prima, co/I nonfia ^ ultima delle 
felicità. 

Da qnefia lettera meftratada Atoafiafieal 
drey& a fratelli ^auean trattexhe lifittafùffei 
caduta in fallo amorofo^ erifibtti di caftigartiàà 
con la morte ^aueuane determinate di voler ft^\ 
vccider colui ^che con e^a pectauaimk non attenSì 
mai da lei né con minaccie^nì con Itefinghe petuH 

trar 



AMO ROSE 7of 

)^hev€mfiefonéind$y t fattolo faUr di jéfré^tru 
rio liti che U fortuna àmea voluto^fngaànarìi 
ndo fatto j^Affire inatte di Ricciardo Armi- 
. Trouarfi ora tutti tonfuji /è PH^n in ^uamià 
wrifilutt di Ituart dal Mondo l^inftiict^ Là* 
Armidoro dal ftntin il pericolo dalla Gio^ 
maggiormente infiammato à procurarti /# 
lamento di quello ^^ilupfo futieftoy fi fu irù^ 
ttropa^ à e afa di Cofmo^ al quale in prefenzu 
* figli raccontato l* accidente auuenùì4^lixon^ 
dardo, in nome di lui gli domandi in Moglie 
ifetta-^ con la qual cofa^ diffe , fi leuaua dalla 
e afa con i pericolij che lefiprafiauano , ogni 
chiami fui aueffero potuto pretendere^ ìhC^o 
>(fe afperfa. Cojmo fatta chiamare incontoi^ 
hmte Lifettayvollefaper da lei fi veramente Ric^ 
tiardo era quegli ^c he con Uifigiaceua^ilche aue* 
io ella afiecurata da Armidoro.finalmete confef 
fito'y Poiché difie il f^ecchio, altro rf medi ono»c'i 
fer eacellare dal nofiro /angue la macchia del du 
(onore cetratta\f lo tuo fallo, io mi e onte to che Rie:* 
f iarda fia tuo Mariio . Arrmdoro ringraziato Cofi' 
ino ritornof^ voUtetd^aSiectardo^ il quak fetta 
^ito "ùenire "vna Lattica ^^olle ad ognt perm 
mo, irasfìtrirfi àcafity,diàoJmo . A LafittaioLa 
^m$ pafata da morte a ^ita pareua vju itte* 
kuento cerne entti di vedere il ftp Riccé^rdi^ 

V benché 



ìtoS N O V^ L t E 

Hnckttimtenderh grsMtmente ferita a 
ie/kee09$tenuz,ze Tìnulmeme effendù egli 
tù,€ d§fo éutr diméi^4t§ perdono s Co/me 
trrorij JfofrtaU infrefinz^ di tutti $ pi 
' tMmgUroMgli apparati di morte in pompe 
grez,z,a, e vtffero poi lungamente gli amstom'^ 
eitati dal Cielo d'vna bella poJieritÀ. 



^Uklikkkkkk kkkkkkkkkkk 



4«i 



*K 



« '• « 



NOVELLA VENI' ESIMA PRIMJ^ 



:• Vi 



Del Signor 



<5 I R O L A M O C I A L D I 

QVeicapricci^chefimoconJèguemi uh 
de'Gtouani toljèro Lutidoro aUà Ci 

làantona. fitto il cui Cielo refpiro la prini 
Quando daUa,carcere delfviero materno pa^ 

i^ami delle fafiie Terminaua appena il f 
' Uro,allora^che rifil/edi rinunziare alle 

de propri^ penati, per tracciare ttataHdi glmée 
fuo nnrito^col fauore di clima ftréniero . 

che/accingere al viaggio^ a gui fa di colo 
*nmif piega i vani aWariaJè non ha molto teto^ »• 

minato, dtue debba terminare il vol&^pensòy e i^ 
iP^^'^f ^^^"f^iP^^ff ^^^ ^'f^^icure le bramuH 



/ 



AMOROSE 307 

f§t9fe,Mm0rch€ U mbilti della na/ciu > e l*0fn^ 
|é>4 delle ricchtT^e poco gli lafciéf ero da difi'' 
re ^Determinò ^c he la Spagna/offe la meia del 
€r€gfinaggi0.Volle€enla ptetra Lidta della 
ica cenojcere^fe oro di copula fiano U acclama 
^i^ che fi fanno alla vafiiti di quella Monar^ 
na . Diceua.c he gì* alberi trapiantatt fi rendono 
k» proficui e più f econdii che $ frutti^ le droghete 
mtmìli^efimili fino di minore fi ma nella proprie 
n nelle altrui Frouincie.echegl'huomini.cheda^ ^ 
\agi dellapatriafafiinaiifi la filano impigrire 
kltozào^& impouerirenell'efperieniej meritane 
yefferUppellaii non huominì. Si trasferì duntpae 
ySemoua,& indi montato fipivna henefpalmata 
hlea fu portato ad approdare in Barcellona, Tira 
\opih innantificonduffe i Madrid centro di tutti 
^irc^nferenze ibereMonpuote non ammirare h 
fUndore della Corte Jlafùperbia de gl'edifici^ hi 
%m$uofità de T empi/ M magnificenza della Piaz* 
U^e/pecialtnente'lfaHograitdes^be torreggia i/o 
)gt»à mimmo mètodi quella Noitltà . Hanno g U 
ipagmtoliper qualità congerita y e per carattere^ 
ìngitoak v»certo tratto, che tira almatfiofo. Stir 
M# $o,che di quefia remino imheuuti per pare icipéO 
H0ne di qualche raggio di quella Uaefikyche arre 
data del fregio Caiolico vamaggiofimente capeg* 
fia nel geoiro della RepubUca ChriBiajta • Ap^^ 
frefi UmodpiittrMtt^rt eoto quella naziotHyf^uim 
\ K z minangto 



i/i «i^/r/, ne mém egti daicMto fu$ di dii 
itcuoreinmolieafezJo9$$ NÌs*intirtff& 
1niLÌ,neftnnf€ ém$cii^a/€ mm cpncMgn 
^f^S^^^ Mi nm éuemà affimi diici9t$0 
fcoru rinonata U genitrice de' me fi, dà tèe] 
''daH à gufi ère kfeticiià di qt^ifeggiornB^i 
éurebbe voltése veder mi/kmie cen U dmNe\i 

d*vnficol0.chefurtccèiA$n4t0 affa Patria, h 
Q mandfditPadre M tagrime detta MadNM^ 
' degl\mi€$ eCacca/imentè d'vna fh'Hid^ 
'fiàbtlitòJic0Hega^n0 a Ugartildi Ui à^i 

Ze 9Uligaztonir»perarM& V iHcUitUiisiém^' 
> te da quegli congedo, à quali s*era rM^lMlM 
^fik (tretti ^^tmoli d'amicitÀafifani éi 
'àUa Patria Fu da parenti, & amici àc 
"^ueigufiichejmieftapenare tafienza^ 
"^agùlli quelle dimojiranze amorefe c0m Pei 

fa Nrecchie di nume del Paefi , deue aueaj^ 
^pate. quali fempre s'afceltane cen epplaufi^e^ 
^quante più difiami , tanto più appetito/e, 
*l*itauer riHùrato ilc^rpe Banca daUidifi^ 
*ìnng$ viaggio col ripofo di alquanti giortei^ 
"^fiacque il Padre di darli conto dàfuanto 
^difpoda fipra lofim^che douoafirtire lafi^km 
tapromeffa in Matrimonio à CaualieroHokdi^ 
ìric^o al pari di chiunque pateffeghriatfi^^^et^^ 

-^MttediUaprodtgalitàdilCieUdiManm^^ 
' 4 ^ lodi 



AMOROSE 30/ 

yJLmidifrp la rifiluzÀpni preji dal PaJftf & 

fièéito di ternari cùtìi^doue f^rfiadtudfiy ch€ 

rl^fofe ftr dilunidre/ifra d$ lui feliciti^ ne 

rissua l^tfituticnt. Mancduam due giorni 

!e filtnnìti degVlwuHHytfUéndo trcudndofi 
ìégnid di molti Caudlitri^ e he Jeep €$mf4i^ 

y gl^ /ù recata da vn Paggie vtta Uitera di 
fé tet$ere. 

m 

getter ùj!t asceti che carat ter itUar otte i Numi^ 

ydiz^ioftedellavcfirattafcita/vehbligarà^ 

Ijtcideré^alla mfia di quefta carta^ a vifi^ 

%;» Cattaliefoforefture^cheJitrùUA fece tnetta 

tttUefauci dimerte^quale fer atfche ttott [hi 

trmité,per ejfere {evenute dalla fpera»za, che 

ttelle voftre mani.^alfiueglia infiante^cht 

ìriate le tegltete alfite tnuere Da t fochi, che, 

rejl atto d invita yargomettt aie voiTttttfortattzs 

la "vofira frefittza. U Cielo vifelicttt. 

Clorittdo. 

mire Luciderò lo fiiledeBa lettera altretate^, 
ante la domada.che cottiettetta^efiedoqtiejla U 
enta %f oltane he fenza l'effer Medico^ vtt*it§f erteti 
^^faxeua carico della /ma vtta Veggedo/ittecef^ 
èate ad af^Jierlt dalla breuttà del e afe, ordittòal 
faggto^chtlgmdafft alt albergo deititt fermo Cé^ 
ttéUlterc^ effettdojifrsmafrefidiato contro qttal^^ 



ito NOVELL E 

fimglid ajfklto offenfinp^ exaltaftco *unM 
quantità di danari fapendù, cht ordinaria 
qutfiifino d'vopù i caminamij eforefiàtri 
quando giunfi alfojpizio dell' infermo^s'am 
the Ju per fina tra Hata l'wfa e l' Mitra pr^mj 
La cafa era d'vno de' primi Cittadini di 
ferente deWOjpite miferabtU s cui regalaua 
ogni demeHrazÀone di cortefia^ e itberalita^j 
do non men tenera ^c he viuameme H/ùo p^fii 
Vfcrl corte/e albergatore a riceuere Lucidoro^X 
prefolopef mano lo conduce alletto^ già tfi 
witlo del femieftintoforafiiere a tuidiffiegi 
tome più volte m'auete giurato ^ amico Cto\ 
la vofira vita confi fie nelfoccorfi del Signor y 
doro^rallegrateuiych 'iofpero dalfuo valore d\ 
firojfòllieuo^benche Monti d'orogtaueft a co, 
lavofiracura S'alzò^quafirifitfiitafie^rinui^ 
io a tale auui/o t afflitto languente^ 0* ^Pf^i 
al guanciale firtn/e le mani à LucidoroMicei 
Za buonafede xhe l'infermo ha nelMedico^gi 
fojo Luciderò^ V\ principio difuafalute^ e fé la 
ytiprejema alleggerifce tittfermitafn me^ ' 
i'hò auuto fortuna di vederni fi veri fica quej 
forijmo. Al Medico, & al Confeffore non fi 
foffocart il vero, ma all'vno ha^ à rertder conto 
gì" accideti del corpo,^ all'altro delle pafftoni 
lUntma.Voi hauete da effer meco Pvm^e l'altr0\ 
£ perche colJegr€to,fi nonfacram^ntéUe^élmtì 

V donmo 



/ 



AMOROSE >ii 

ùmlla ripuiatiéne itgVinttreJfàti hi dèi 40^ 
rJiU mia cura, fi comenterannp qutfti^ the . 
prejènti^ritirarficfin dar Imgo^UJciémd^ mèi 
mUa infotmazdom^che defidcro darmi dtllt^ . 
ir di/d€m,Sif9rtar0nogPafia»ti^mlfintir qma 
ùfd ojm altre appartamento, Rifiati fili Lucida^ 
1 e r infermo y l'vmo confufi^ e l'altro rineorato^ . 
ifi&i prof egui l p^ parlare im eotalgtàfii. 
Sùnojei mefi gent sii fimo Lmcidoro^ che defide^ 
^ di ricomfiere parenti in Italiane ambiai i[ari4. 
hiuM della Patria^nelTarie d$ quefio Staio ^ dotte, 
m te cefi di cortefia accolto dal Gentil' hmomo miok 
mr€Me-i& ofpite ho efperimenuto in efio la libe^ 
l^ètd coli naturale à lui , cmn propria dt qttefisk 
^lità Citta quale riconofi:erei^& ojSequiareiyCih 
Ir Madre ^mentre non anelìe ella per figlia ^'^wes 
^a,cèem'Aà ridotto allo fiato^che vedete.Brena. 
Wfti^^ '^i narrerò le mte angofcie^tionpermeitonde^ 
} indifpofitione alla mia lingua il troppo di&garfi 
)^ difcorfi^ne effondo diceuole , ch'io vi paghi léL 
^azia. che fatta mi auete in vifitarmi , coltedie^ 
xhèfeco portano i racchi prolìfiVolfi l' ofpite mie 
quattro mefi fàyricrea^i con vnfefiinocelihfote 
alt V fa d'italiana cui interuenne tutta la voftra cs 
fa per arricchirlo ^mi credio ideila preje za di Lee 
nora^^ofiraforeUa gloriofo oggetto de' miti pettm 
peri^& omicida innocente della ima ItiertaJo ce^ 
ttmplata lafua he^zza^e con motoquàfiinfiaiOf^ 

V 4 noe 



A 



3Ta N' a V E l L B 

Mv imt$MUU quilU del/kofiirito Uft€Ì 
né di tutto il mtB érbitrio , f le trtbutsi ojgmi i 
étffeziM€. Confejfùdt no auergiamai i^égèegà 
té he UÀ, che cofifrttipttof Amente configné(fk 
Amore il pofitffo del mio cuore quito fueSa 
fird/orelU^D4nz,afmo in/teme, e nelle m Ma 
effmwtinui cjueUe delle mia It berta, Fink 
pét^e con quefid U rtcreézàone dflUfud 'vifii 
riménerefinzeffk.fii vn refi are tot dimenu ^^ 
me medefiem. Mi Ufiiai raptre dàtU/ua co^ 
fldxàotoéingui/iyche diedi motmo sU'Ojfin^x 
^offeruére hofd tauols \ hot nelle cotmer/k 
the intorbidato ^4 ilmio gufto mitre mi ai 
dalV imfiegiA^i contemplare le dtntfo frani 
ehi trionfaua de'miiì affetti. Mifcongturè^ 
^preghiyhora con fintt /degni à dar It parte 
mia ft rana alterazione & telo compiacqui ii 
tonmanifeftarli il vero . accreditando la noia 
tediane /è bene ard$mentofa^ben pero tmptegai 
£ece ammoefotto ti pretefto dell* antica con 
étnza^e xtecchia amicizta^cbe pa^a tri lui, 
voHri Genitori^comincto à vietarli più/hi^ 
ttoettte di quelle he foleua^ Snducendomi fieéy ^^. 
Entrando fouente in tempo ^ clrc^ erano ajfemi^ "W 
Uforella vofirajolacon le /cruenti. Puote la ielÈk^ 
diuertire qualche volta l'ago dal attorto cheper^pt^ 
fa della fua indole tmprontaua con rnamo d^nei^ 
etiti sn ttU d'argento^ id obbtigarl^irocckii «A 

% . • ftn^ 



AMOROSE 3r/ 

ptiregreM^mi^ €^*quAlt efdtAu^ èlfuc merito, 
'^lade tn fatti è vn cantai chef areiche adormen'^ 
$re étnchegU VU^ La, toaùnuazà§ne delle vijtte 
del mto ferjeuer ante feruéggio U dtffefe i reftar 
fdt^fi^ta delle mie éjualttiy & tn capo di tre mefi^ 
i mn m€rttai,^ttem almem U riffoHé d*vn mi0 
^gUettifjn cut miJidtehiàrauA cerriffondertte in 
t9Mr€:,4 (fuel termine feri chcrtchtedeua U/us 
^efià €chehMrehbetmfutét0ÌJu4tbH0néf$rtu^ 
u tlcattiudre U/ua Itberti^eol cenfigndrrte à me 
id^mtme , mi ch'era. ^-^of^C affettare il vcfira 
wriuOy quale fi Jhmaua d$ttir ejfere in brenta ^ 
uttii/ando l'vlttme lettert^f che con l ali d^urtét 
Kaue d'jàltobordo ttraui volando verjo flta* 
ka i ne voleua ejfa njoluere alla fceferta , nt^ 
tfiqutrt c$fa ver una JènzA ti vomirò cMjenfi^ C-/ 
ìtolert. 

Non m* estenderò in raccontami l'effaggera^ 
wnt^ch' allora t§ feci della mta bt^na forte i poi-' 
the già difuete fufpore tn me ^^n' amore della pih 
fer fetta fine &z^ , che poffa annidar fi in petto di 
vero Amante^ . Cent a m gl'tnfiantt della vofirtt 
venuta, che mtfembrauanoJecolt^eLemora ma fa 
uoriuà finente con itberiÀ dtfpoja , limitata peri 
dalcontegnodeUafua entità^ Felle cont urlare 
qnefie ree iproi he tonte mezze la mta auherfafor^ 
tttnadt cut malleuAdort furono t vofiri Padri ;po$. 
thepofiroghccln ì Fior dibello eaualtero dt Corte 

" »obtlc 



?T4 NOVELL E 

nobtlU, ricco, e pretendente dijka hellexAé. fn 
ttci^ éjueBafacettda con iterati me^ TuUó ani 
uà à parare nell'anione di quelle due cafe. Vvi 
ma, adauer contezza di quefti trattati fu Ufiùh 
tereffata in e fi . non auendoH frima fnbodorad^ 
che d'vn giorno doppo^ che voi rallegraci qt 
Città con la voftraJòfpirataprefenza.CiuntoUii 
fie^& approuaiie il partito e confirmaBé il eoi 
tratto lodado la richez,ta^ e le qualità del mio Ai 
uerfirio. Alla prefinzja voftrafk notificato à Lai 
mra il rigor ofo decreto ^ Richiefia deWafenfi^ m\ 
osinegarlo.nefeppecontradsre Non potè però im\ 
fedirete he t alterazione del /àngue non le ttngej 
di nuouo colore leguancie. Gl'aHanti rattribuin 
no adertAefcenza propria in cafifimili delle Di 
Zilla modefle Antepofe Leo nera l'vbbtdietoza^ 
la riputazione alla vita giudicato meglio l'altra^ 
giodelVvna^e la perdita dell'altra.chelmoftrarfi 
coji ltcenztofa^{he volejfe vfiire de* limiti delP'i^ 
btdtenza paterna Dtedeiljf,ma^ficondoche intt* 
J^y$n quella medefima notte con tanto interrompi^ 
mentOychefi lefcrttture cancellate non vagliano^ 
pare à me eh' altrefi valer non deggia vna parola 
/minuzzata infagmentt dtfofpinSi rttirà^ laf» 
eiando andare tlfilenzto la preda del dolore àgC^ 
, occht Cr aprendo le carceri air e/klationideirattim 
mandai che Ji formarono tempefte tali difenttmeti 
ihe predominando in me ^come più Jogigetto alk^ 

Ac 



* a 



AMORÓSE 3iy 

^ P^^^&^i^^ impn^oni^mi fanno inondare le af- 
%tx,io9É$ nel Jena. M'inuiofuhito quefto biglietto ^ 
male *vcgltoUggerui,e cenjignarui con altri ^ e hi 
ìeritatodt ricemre dalla fua mano-laccio fi norua 
trfiruirano dt carte d* ohligaz^iom per fiftentart 
i mte ragioni y & annullare quelle dell* auuerfrriù 
njeruano dt retaggtoipoiche ejfendo la mia mor* 
e certa^trà le gioie e benanche foffedo^de' quali tt$t 
s intendo-, che fiate erede, e foffeffore^ queHifono 
ìi maggior prezzo A f ertone vno^ch* efirafifedt fot 
^ al capez,zale volfe leggerlo^ e diceui cofi. 

Clorindo. Mio Padre mi marita , e ciò non } 

:on voi. M'ha richicfia del confinfi. ^ueHogli i 
9ato negato dall' antma con fiprafi^alti dagl'occhi 
:on le lagrtme, dal cuore cotjo/piri.e dal volto ceto 
ìaturhazJone. Za lingua fila ha auuto ardimento 
i'offenderui col dire dtfi. Scujatela^ che fu gu$^ 
data dal timore . t dall' vhbidtenza. Sentite com 
frudenz^ le vofire dtjgrazte^quali con più ragio^ 
ne appellarò mtei e he fi con ^^oi far anno di fi poco 
mgmenso, che vilafiino in vita^ io informata de* 
mietfinttmenti sacche beo prefio mi cmduranno 
ella tomba. 

^ui non vui tediami foggiunfe Clorindo net 
fiferiruiglt eìlremi della mta turbazione^ . Par>^ 
tictpai tutto al mtoofpite^cbe finta ai pari di me 

mcde-^ 



3-16 N O v"e ile 

medejimo qutjio coJifuntftQ étnmifi. Intendefmit. 
chi era il fortunato Amante fé tal nomejtdeui aà 
'un'Amantt violentato. Fc^mo altrtfirtfi cem^ 
che di già erano formate le fritture. Procure §m 
diconflarmiy ma fu vn fo/iecitarmaggiormiwm 
la f erdtta della miafalute. Le medicine mai'é^pbi} 
catCy quanto f ite gagliarde^ tanto fiu detrimemk 
fanno ifùoi confgl$& i mieifentimenti mi confi ^ 
gnarono al letto ydoue da dieci giorni in qua mon^ 
finche implorare il /olito Nume tutelare dedif^ 
zÀati che e U Morte. Nelloffdzao di quefie wr^ 
hanno potuto le ref /lenze delf onore impedire inj^ 
vo/ira/ore&ale obltgaztoni deW amore eelellatk 
pa^one^non mandandomi a 'uifitare ,ne fcritunhf^ 
mi* Hiertfolamente auendo penetrata la quafH^ 
tale di/per azàone dimiafalute originata dal /km 
ahlio e dalla mia dtfdetta^porfevn raggio di Imt^ 
al mio rimedio con quefio fecondo iigltetto.e^iék^ 
oengo perficuroy poiché in ^^oi confi/le^ Caudm 
ro genero/o. Sentite, vi fupplicajlfuo tenore. 

Non refi ano più che duoi giorni di termine il* 
la mia vita^ lì perder tjuefia , e lo fpofkrnù /inp' 
vna medefma cojà. Befiderofommamente d'*^ 
ciré dal numero de'viuenti.per fottrarmi aff a/fi*^ 
n 0, che mi t agionano le ^^oftre afflizioni. Se mi$ 
f rateilo fapeffe quello , che'l riguardo della mU 
e ondizione mi toglie il pale/are^ m'à^ure dalSe^ 

mere, 



*<» jy 



AMOROSE 317 

hf0r€y rhi mituKt^ cherimedUrehbt ài nojifi 
\i§mm$tm malhri. Vifrofongo L* Antidoto. JtUt^ 
iittftelo voi^ ch'egli e/ccfutri qH4nt$gU e/porrete. 
ifefiyS 4 v$i nfiana forze per viuere^ potrete fep- 
fellire le mie pdjf^m mlpiìt profondo del 'voftro. 
f^tto che mentre vòuiate voi. poco importa^ ch'is 
m9rm 



kS 



. i^uefié e ÙMatoccéJtoneyfeguitò Clprindo^ de 
mteruiJiipplicMo^ che veniate i vedermi felrif 
MÌfi$ di miti vitA^* timore di vofiraforelU^ U mi4 
mohiltm éecempttff$ttttt da ricchezze non ifprezzi^ 
ìnli ,t in infine Ugenerofitìt dell'animo voBro vi 
mmer^mnoiportarmiftlnte^eirifiahilirmi vns 
fetìdtÀ in perpetuo ^ io vi refiefò debitore iìt^ 
mernefréMUofmfcerm^mo , e nobile tromba di 
tofifègnaiUM grazia . ^ui gii fi^turirone da 
^' occhi fittmi ahbondanti^mi di lagrime, cht^ 
fecero v^cio di lingtu^ poiché vtnamente manife 
{laromo teHremo deljko cordoglio. Tutto termi^ 
m in vn/nenimento^ che Luciderò dtt^ità y f vi tir 
me aito della tragedia della c4>flui vita. Chiamò 
Mfio a gran grida i famigliari di cafa^ col mezze 
de'qua li procura dtjhegliaregli/piritt aWoppref 
fi Amame\ilche ottenutogli dtfk. Poco dtue d 
mio affetto all'amore^chejèmprtfiimaiych'à mt^ 

rnaffe Leonora^ mentre pe^Jua celpa, efilenzie 
^tèafi efercima U maggior crm/eUÀ » che^ 



' K' 



37/ NOVELLE , 

pùjfk v/ire imprudenza vma»4.N$n aurp /Varali 
d$ "cedere mal maritata miaJonSa^ne voi auntìk 
pccafiont di fa/Udire il Cielo con querele contri k 
mtaferfona.RaUegrateui^e confortaitmi^ ehm 
faro io figlio de miei Pad ri fratello di Leonora^ 
amico della voftra nazione fé primate he ginuffo^ 
mo air imbrunire d^lla fera non lem ogni tmftMf 
mento y& ageuolo lafpedizàone delle vofire nozAi 
Se fHiaforella ha occ afonata la voftra inferm%tì% 
farahen anche autrice della voftrafalute^évoifk 
retejuo Sfofijmio ¥ratello^& Amico. Fatta qttt^ 
froferta licenzioffi dall'infermo e tolto cSgedié 
gì' altri f ridu/se acafi. fece chiamare FiordtM^ 
lo Sfofo prete fi di Leonora ^e dicendogli j che coiu 
luidouea trattare cofe importanti^ ecocernentid 
féoftatO^t inulto a difortarfiinfua copagniafint 
ri della Città Accettò Fiordihellol* inulto , e Uf 
€rando à cafi ifiruidori.f\condufero entranAii» 
^Mtenaprateria^chefituata immediatantete ftori 
delle porte^pare^che con /ite vaghezx>e voglia r» 
under e il vanto alle deltzie deka CittL [ColiprOf 
ruppe Luciderò in tali parole,Fiordihéi/o,aucorck 
grande fa finterefe^ eh* e conftqttente alla una m 
éiltà colparentato detta voftra^ad ogni modofihi 
grado ine laftcurezz^ del voftrogufto^ che Ì'tf*^ 
re, che configuifio datta voftra apniti: inf^ ^ 
the prima detto ftringerui con quei Ugami^enoik 
tbanonfonna ejfertjciolti^ datta morte ^ vi i^^ 

mM» 



AMOROSE ^rg ^ 

i^àmh^fi 4ur€t€g$éH0 d'e^er Signort4*nxnA vol'i* 
à^c&e non confirmandofi cm U vùfitA^molto ttm 
W èj che fé rejafoggetta ad altri. Fu qucfta pr§^ 
^e vn fulmine al e nere di FiordtbtUo^ ondecen 
}b»féiante tufbat^yefparfo dt pallore dnjfe. Non 
"ffgiia il Cielo, rh'io violenti anima,cui dotò DÌ0 
iei libero arbitrio ancorché cicjuccedtecon perde 
^ la felicità deU*acquip:aruiperfrateUo.Se'lMar 
ilfimoniofà di due vnafola volontà, mancando la 
iacifrocazàone di qualjiuoglia . farà imponibile il 
Hdurle à quiUa amoroja vnità^ che quefto Sacra^ 
ÌBent4f richiede Prudentemente replicò Lucidoro» 
mete voi,ò difcreto Fiordibello, accreditato il vo* 
0ro intendimento ^e per confirmaztone di cojìpru 
)kntejentenza mirate queBi biglietti, e fatti da 
if cotngiettur alquanto male ^^iftarà vna Spoja^ 
^Je À vofiri Imenei prefiò l'ajjen/ò con la lingua 
tènfefia altri per Signore della f uà Itbertà conl'am 
imta.Offeruh minutamente Firdibelloi caratteri 
iU qttei biglietti e pofcia riuolto à Luciderò con Un 
to4 appadrinata 4^1 furore^ coligli dtffe. Conofio 
m lettera, & in ejfa rauifo falienaztone delvoftro 
Inetto dalla mia perJona.Prima delvodro arriuo 
fo ItaliayLionora aueua occhi di linee nel conojce* 
ft queUo^che acquiftatta in e^ere mia Spofa. Voi 
tauete cofiretta a riuocare la determinaztone già 
fatta , (^ annullando la primiera fu a volontà mi 
iifcredate co quejlo codicillo di cofa^che potrebbe 

e fere 



3*t> J^OVELLE 

i[fere^€h*vffgiorn$ mi par tariffe feinumenfè^ tUf 
grafie In queftù fatto vot & ella perdete ^ et iogm 
dagno ildtfingannOychefin qua portato dalla mèé 
pALZA Affezione non ardiua dt meHer\freno ài 
miei e tee hi defideiri^ ma bora ck^ aprendo gr$ccÌi 
conojco accorto il precipizio^ doue andauo k réni' 
narmi.daiiia à cht "colete jche non trono tali tpoé- 
liti in akkno di vofira caja.per cui fiate degni di 
auermi per parente Molto d^uetevoi^ripiglsè Lrni 
doro alla mia amicizda^etoleran? a: poiché cénfir 
derando la voftr a palone con l'vna y e con t altra 
raffrenando la mia^olera.non vi rij^odo.come ri* 
chiedono U vofire pazzie. Mi farei perfuafiy chc^ 
dùuefie rtceuere in gradò quei dijinganm^che dati 
M tempo vengono a fot trami da fnturi difgnfii. 
Apritegli occhi meglio ^e rifpondetemi corteje^che 
fé la mia condtz»ione nonfupera la "^oftra^ alme- 
no la pareggia . FiordtbeOo in quel punto lo mentii \ 
e Luctdoro tofiò tinuefiì con vna Hoccata^per té 
J^iordiheìlo cafcò in terra efalandoVvltimo rej^ 
ro. Intimò quell'accidente la ritirata à LnHder^^ 
quale fi rtcourò in e afa d'vn/uo grande amico lu» 
gè nuoue miglia dalla Città. Con vna hrene lettera 
notificò al Padre l'oc e afone di quella difgrazia^ 
gV amori di ebrindo, la corri fpondenz,a della fi: 
rella. quanto gli difcOnuenifie lauer vn parente fi 
fiperbo,& ilgufto^che riceMrehbe nel vedere Leo 
nora accafatacon Marito difùafodisfazieàe.N» 

iinoHe 



. A M O R O S^E }ii 

Valle a/petiare altra riJpoJla.mìpromHfi di dann^ 
ri in buona cfuantuà dall' amico ^ Ufo fé in ^^z^^- 
giofer U *<folta di Spagna, aggradendo queljiéc-^ 
uJfOjchtgh 0€cafionaHa il nt orno ad vn Regno dà 
lut tanto defiderato , e doue per l'innanti auea ri - 
ceuuto accogltenz,e degne d'obligarlo à perpetuare, 
l'amicizie contratte^ . Arriuò a Barcellona com 
diffegno d'inoltrar fi à Madrid , ma nuoui acci^ 
denti lo trattennero tjualche tempo in que&a Cttti^ 
Defiderofo d* intender e lo flato degl'affari lajciati 
da lui in tanta confnfione repltco lettere al Padre^ 
è fi riffe altrefià parenti , & Amici. Mentre^ 
fiaua attendendo le ri/pofloy le Fortuna gì' appr e* 
fio occafione di nttoue tragedie; poiché pafiando ito 
tempo di notte per vna firada principale delU 
Cittìy f% dfialitodadaoiichecaminauanocolvf^ 
fo coperto. Non permifi il Cielo ^ ne la fuà inno - 
cerna ch'ei rimanere offe/o:, anzi che cacciatala 
fpada nel petto ad vno dt loro gli ageuolo l'vfcita 
all'anima quale vifiofipiu d'vn adito aperto^per 
ifiarcerarfida quelcorpo^voli ad efircitarele pri 
prie fanz,ioni independentemente daljenjoìl com- 
pagno del Defunto comìncio à mandare firida al 
Cteto implorando l'aiuto de' vicini^ in tempo ^ che 
ifildatì di guardia rondauano la Città\per U cht 
JLuctdoto raccomando lafitafaluez/ta alU gambe^ 
Entrato ih vna cafagrandoy pieno di ribrez^zOy 
fitìladaliO' ififidt^ffeinvn^ttYrìtzzjf: ' Vk 

X queSù 



ÌMt N' O V E L L E 

f *^/# féjFi dd^^ffd Uggia in altra cafi^ e cffific 
€tj^tHam€Ht€ falullando ftr t ttut di molte (afi^^ 
atriuò ad vn altro terrazza, da cui sUccerficht^ 
eemmedamente foteua calarjià baffo. Cominciò 
dunque k dijcendere per vna pcctolafiala e fin^ 
za imontrare^ue à chtfoteffe domandar foccorjo^ 
ne à cht dar conto di quel faccelo trouo nel mezza 
di detta fiala à man fìntftra vn nobile af partami 
io y in cui in candeliere dUrgetttofofra tauoU di 
marmo riluceuattonficciola candela Entracela 
perfuadendoji di trouì^rui il Padrone della cafa^ 
p$f plicar lo àf^rli partecipare de' frutti di quella 
liberalità, con la quale i nobili di Barcellona fot» 
traggono gì* oppref dalle dijgrazàe Dubbiojo d'a» 
uer anche in quel Itiogo allefpalle i perjetutoti fi 
tiro dietro la portarla qualjèrrof^^e refié 'chiufa t 
gutfa.che nonfit più tn/uo potere l'aprire. Co fi fu 
eglt carceriere di/e medefimo Cerco in quelle Sa* 
xxperfònajtcuipoteffe riferire le ftrauagamze de 
ifuoi accidenti ymà tutte tr ornile vuote Balla ric^ 
^he^za degl'arnefi, e mobilie comprefi la nobiltà 
di chi le abttaua. Vidde il letto mez,zùfcompofiùf 
w s'acoftò piit da prejjo, efioprendo le lenzMoUy i 
coperte alquanto calde formiyConcetto^che di pece 
tlfuo Ofpite le auefft di/occupati. Sopra vnafig^ 
gioia À capo del letto era vna pianella, che ean la 
picciolezzAy e juoi ornamenti mo Srana efiere di 
iella DMta. Ad vttferxderefianémà raccomodati 

dtti 



, A M O R O S B 32J 

I iu€ Z interri cor$ altre vejlt molto freziofe da Di'- 
nd, tutti fegni^cht qttill'appétrtdminto era felicita 
teda qualche ucu ordtnàrta bilie x^zut La qutetc^^ 
€Ì}influiua quel luogo :, iljilenuo della ttotte , e U 
ficurez,z^:cl/ejiliatoaueuaogmttmore dal petto 
di Luctdorojo chiamarouo à coujtderare matura^ 
mente ctò.cht douea rifiluere^e ciò chefenfarebht . 
il Padrone di quelfabitaztone^trouadolo a tal' ho* 
tatnfua e afa & in quella ftanz^ Volle v/cire.mi 
non fuote ST orn0 di nuouo il timore ad ingobrarli 
t animo Qiafoffiraua perduta la fua r ifutat torte ^ 
ficuro dt non potere sfuggire il concetto} d'Aman- 
te temerario} di ladrone infame. Agitato dalle ito 
€ertex,ze di quelloyohefofeperfuccedere.fidiede 
M ripofare fopra il letto per appettare } il giorno ve 
gnente ei Padrone ^.acciò narrandoli tutto ilfttc^ 
eefo^co la propria prefenz^a^curaffe il di luifof 
petto^& il fuo periglio. Doppo auer lungamente af* 
pettatOjS* abbandonò in preda alfonno, ma quefte 
dfpendsera impone ffato de gtocchi\dt '-Utctdoro^ 
eke a quelle fi aTce fi refi itus vna Dama cefi ricao 
di bel Uzza & arredata di perfezioni., che l'altre 
hellex^xe potetuno appellarfi participazioni della 
Jkéi belta.Era cofiei Dama principaltfma di Bawm 
eellona ^chiamata Erminia ^che tolt^ s'era dallet^ 
eofuejlita per foccorrere alla Madre opprejfa da 
nniacctdentepiud'affanno^che di periglio. Doppe 
stter le porto folUeuo con pani caldine' altri nme^ 

X Z dy 



\ 



3t4 N ^ V E L L E 

d^ muliehri UJcUdoU (juietd ^efennécchhfk^tdf' 
Ili àlfHÌAffÀrtim€t$. Tr$$éatd Uf$ruchiufam 
fkccerddndofi d'àUcrU Ufciàufinx^afirrérU ,/#• 
fio V4perfij& Acc§mmUté due finte, che taccefih 
fagnauanp. StrrolUdinuomo^tgtUHU slléCAmt 
tèi del lem diede dipigiic aUa cMdeU per eflin^ 
guetU duppe che fi f offe cotìcau. Appreffi^ndofi 
di lèttolo vidde occupm daLucidoro immerpk nel 
Jonno. VimprouijofpetUcolo le CAW ddl più prò» 
findo del petto vngrido\ch€ftrebbe Hdto vdleuo-^ 
ie'Àjcoficertdre tattd U €dfi,qM»do coGU Madre 
come le (irne nùn^fofferofidte suiptincipio del 
dèrmtre. Tenori oltre di ciò Lucidoro \vnofaem^ 
fnento.che tolfi atU ielU ilreplicdre igridori che 
altrimenti firtbbe fiato eglt coltOt fi non col furto 
in mano, dimeno con vn'euidentejofietto di male 
djfare. Cdfio Erminid Juenutdfiprd il medefimo 
letto e fu quello Hprima.f4uore.^che^non "Volendo^ 
jfece d Lucidoroipotcke congiungendo U ptfprio co 
Ut di luifdccid^ merttò dormendo ^quello , tht^ 
per lungo tempo non puote tonfiguire/ueglidtoi 
jtlfuo fuenimento cdjcù ìd cdndeld , el cdndel$er$t 
mancò la itacele rima fi la cdmerd dlCofiuré^tlgfi^ 
do^Ufltepito ielld cadutd^ tlnodlficuro ripojfodi 
Lucidoro lo chidmarono i veglidte. Si deftè , i 
. ^fintendo di fio lato perfiud^ che non ^èdem^ , la 
iurbdztonegU dettò ne IF animo ^ che quegli fojfe 
^n v€9odicdtor€ della morte di coUti, *i f ^^ ^^^' 

-/- 4tt€U4 



AMOROSE j^y 

MtUM tgU fùc* anzi U^^iu. Sfidràté yMé grdé 
dags^fHO manduchi nonfàce^t vn*impri/a, fer 
tutfiféjftf^i rejo mi fir Abile in tutto il tempo di 
fis vitd. Ponderato meglio quelféfto^ riuenutp 
injèyt totalmente fuegliAto^differì al tétto qttello 
che nonfoteud éutorixAre U vifta. Bai tocco deU 
lentdni^volto, cdpeSi.eJenodelU vez,z»fdfuenu-^ 
té Semento deljèffo^ejentendolé immobile^mortd 
le giudicò. Perche negéndo il cuore , il fio wooto 
vitéle é folfiy& il Celere ti fio effetto é&e mani: & 
élzfoltOp éurebhe ingénuété ogn'éltré efierienM 
méggiore di quelle di Luciderò, t^uéli^e quum^ 
tefoffero le di lui turhéx,ioni in tenti fìréngentip 
* non e pof^itle efirimere con [cérrétteri d*inchio^ 
firo. Teceftréordinérie diligerne fer vfiire dal^ 
iéforté^mé tutte riufcirono tnutili. Xon^ eih 
érdtmento di procurerò di romperle per lo rifchio 
che correué in quélfiuogliéfirepito^chefifo^efiio 
tito. Tornò él letto édejkminére tlpoljidtllé cre^ 
duté De fonte e sUccorfe.che riueniué Ricupertttà 
ch'ebbe Erminié ilfinttmentOy dijfe À Luciderò, 
gtudtcétolo vtol ètere della fi é onejià Che cefi e 
queHa dt/gratiato Stjmondo'>Epoj^btle^cbe;prim€ 
itcenuofii & bora temer arto^ tn affronto di vii 
medfjimo fi»or zziate ti lume, ^cctò non teftimon^ 
le z'ojire UtdezizcìSon ijuefie legenerofi corrijpi^ 
dinze dell'affezione che v'hiportata^ceme che liÀ 
mttaté^ per effere miprinctpjf dei fio natéleì^ 

X z ^ ^ SW^ 



- ^È6 NOVELLE 

SUf^ui/lMOcjifiU Dame mie paré^ il adfefftf^ 
VHcl l'onere-, che confijìa neUa^curezza del Ms* 
trimoniti^ ^alfètua di mia e afa eorrotu datU 
nfoHra importumu vhà agemUn qua ringreffoi 
Dajimili doglianza sauidde Lucid^ro^ch'ern, te- 
nuto per vn altrove fenz^a fi oprirfi gli rijpofi ììl^ 
njoce hdffa.Sidte certa Signora che pericoli di w- 
tapih che de Ivo Uro amore m'hanno condotto in^ 
^uejfoluogo Sevifo/eJuce^ chevi dtdngannaft 
dalle onorate vojirefià/picioni, vi farei vn racdto 
delle mie dijgratie\ che ì me porta rehhe credito, 
tir à voi ammirazione Seque fio èy replicò la Da- 
ma^afpettatemi.che adejfodtueto compafioneuole, 
fé per auantt ero timor q fa. Diedele Luciderò la cV 
dolale candèlieryycheà tallone trouoper terra^ & ' 
fila aperta la porta andò ad accender U ad vna 12^ 
pada che liana nella fiala principale, e tornado di 
nuouo fi conturbò veggendochi non penfauanì co 
nofieua.Afficurolla Luctdoro al meglio^chejeppe^e ♦ 
^uote.narradole copendiofimente i fiioi auuenimi 
ti^la profapia,e la naz4one. Si marauigliò Ermi^ 
nia^ e lo confile con quei motiui.che le furono fitg-\ 
geriti dalla fua indole & in fine gli difie.Caualie 
ro voi non meritate riprenfionoy perche non auete 
la cofiienza contaminata da colpa veruna^ ma io 
non so, come poter cauarui da quefia cafi^ tenendo 
mia Madre le chiaui delle porte principali,Nonvi 
eofiglio i{^^naHjper doue venifiiscbefeU Giufii* 

ZÌ4 



AMOROSI }2r 

xid vi cercò nella catk vicina alUnefirM e che vei 
meueftifùfepra tfuoi abiUmtiJiìernMrdnne i/d 
figliare dt nueuecon treffo voHro pregiudicie. 
L'affettare ti giorno di domani e vn aumentare te 
vojlre perigli oje annerata Non sòy che parttto pre 
dere. Ma fermateui che mio fratello (fé mal mtL^ 
m' auutfo) fiéol tenere in queSia camera vicina tra 
fuoi arnefi alcune fcale^che quando erapiugioua^ 
neglìferuiuanodi ilrumentiperlefte giouenili 
lubricità. Vna di quelle fcegheremo^e la migliore^ 
per cui vi calarete dalla fenefira in calle per mef^ 
terni infaluo^edio deforri ognifofpetto^ma no gii 
il timor e, quale mi terrà Jempre affannata la mete 
fin che non fappia^quando farete inficurOsLucido* 
rocche di già era rima fio i attiuo di qt^ella heffiZi* 
ZA fopr'^mana.& andana difponendo il cuort^ 
ad alloggiarla dentro di fé con dur azione d'eter^^ 
nità^glt baciò la mano à ^^ tua forzA^fodisf acido 
$n queltatto non meno allefue obligazdoni^ che al 
fio defio Erminia gli porfe la fcala^ e coneff^caci^ 
€ tenere perfua fieni lofconginrò ad infornarle il 
Jko albergo .éflotne.per poter intendere afuo bene» 
flactto lo fiato delle fue fortune. Informata^ che 
rebbe\Lt$ctdoro di quanto defideraualaperOy sac-» 
connato . e rtbactatole di nuouo le mani^fi calo gii 
fer la fiala cui Ermtnia tornò à raccogliere^\td ito 
vltimo chiufe lafineHra> Cominciauano i crefuf 
eoli dell'Alba ad abbozzare ilgiortoo^ al barlume 
^ jr 4 ^ de\ 



'^ti NOVELLE 

de' qudifiKùndu(fe Lucidon^ al/ho albergo Si gtì 
io vejìtto sul lette per dorwtre màpaj^ò quel fo- 
cé/pdzio di tempo con non troppo rtpofo ; perochi 
undauarjo in Im alternando le Tue funzioni la vi- 
gita e Ifonnoimerce chotaffpauentaua con la mi 
moria del morto Defonto-^hora (i ricreaua con quel- 
la della bella rejiauratrice della/ita Ith erta. Ermi 
nia altre fi prouò molti affdti aljuo cuore ^ dr vua 
piena dt turbolenti penfieri le inondò lamm$ tii^ 
^uifa-^che fi conobbe Amante pria^che penetrafie il 
merito di chi cominciaua à tiranneggiatela voU» 
ia. Sorta dal letto e vefiita tnuiò a Luciderò vna 
Jèrua con regali , e con vna lettera delfiguente 
tenore. 

■ 

IdUuete molto mal pagate^ a Signor tatcidoro.il 
heneficio che da me con tanta prontezza in quefia 
f affata notte auete rtceuutoi poiché in ricompenfa 
d'aueruifoccorfo^voi tolto m'auete il fi^nno^ e w- 
gltatlCtelo, ch'io non refi ipriua di qualch' altra 
coja.ch'e dt maggior' nlteue. Auuifatemiin che 
fiato fi trouano le vo/lrefié/piciom.& i vofiriintt'^ 
refi^ 4^à tn caja no/Ira lliamo mia Madre^ &io ' 
molto affiti te fer auer intefi-s che nella firada di 
Moncada a forza dt ferite è fiato violentato àpaf» 
fare all'altro mondo vn fratello di Stfinondo Caua 
liero pri net pale e dt molta stima in quefia terra* 
S'kttnbutfce la colpa advnfuo amico Auuerjari6*^ 



AMOROSE 3?f 

Ma qutfl0poc0 k^^ot rilcua^ ne vi porte io ìaU'aU 
uijo per intorbidare la ^^oBra quiete. Bejider^ 
diparUrui^ e pero vt/upplico 4 trasferirui dO'^ 
uè dalla mia fame vijarà ordinato. , Il Cielo vi 
guardi. 

4^di^gTadogiungeJfe lacontentez»z,adi Luci'* 
doro^ nonji può capire yje non da chi s'è rafinaté 
nella fio la d'Amore Stimi tn quelpunto^che qui^ 
tefielle benigne hanno gl'orbi celefii tutte fofero 
vnite a felicitar lo. Autebbe conte fi di gloria col 
medefimo Cielo, ^uefio fdo vt fi me fi olì d'amét^ 
ro, ch'egli allora perde totalmentf, la libertà , (^ 
Amore prefil' intiero pojfefio della f uà anima. 
Regalata lafirua^ la licencio con la ripofia, chc^ 
cofidiceua: 

» 

Non hanno i caratteri della pena da e {fere mal 
leuadori d'obbligazioni fi grandi^mentre ch'to hi 
vita da pagare (fucilale he voi data m*Auete. Soio 
tuiio brillate d* allegrezza xhe voi mi tentate per 
firuidorvoftro Gia^ceme tale tiro paga ^ merce Ix 
voiira generofiià.ò liberale e beli i^ ma Signora^ 
Aggradifio^ i voftrt doni ancorché indcgriOy & im 
meriteuole de voftrt fauori. Sono con tuttodì 
amtco dtfimtli tmpegnt, f^ arri/i btaro fi mpre ato 
che l'antma^ non che altro per ottenere daiU %/$^ 
fira btmgmtàjcbe fiate perpetua mta creditrice. 

Sento 



/ 



no NOVELLE 

StntùviuMmeme t éuàdtnu del Defunta ^the me 
àuuifdie.è compattfco éU'omicidUy s'egli e IféUe 
frouocàto.^uelU che più m'importa^ el vederui. 
jlccomfégnévò dunque le diligenze col defidem^ 
e v'éttenderi nelfofio che m Aueteprefintto fen- 
z' dimane fenza vita, quale defidero k vei tante lih 
gé^quanto grandi fono legrazie^che mi fatéC^ 

4 

Sjtantoliabilitono i duói Amanti con le recìf 
f roche lettere tanto appunto efoquironoM vidde- 
ro in co/ad vna Matrona Zia d'Erminia^e corner 
t areno dt trouarfo/pe/o in quclltéogo con faffifieu 
za però della Matrona comandando cefi 7 decero 
d'Erminia eia modeftia di Luciderò, ^uefiefit* 
m$gliarità,edomeificheziefomminifiraronogrÌ 
d'ejca al fuoco di Luciderò che tanto s'aumentò^ 
che cominciò afarprouare almi/ero Amante à ere 
pacuori dtquelgeiOyche nafce^efinudrijfe tra gli 
incendff amoroji Rondaua ogni notte la caja d £r- 
minia Sijmondogia di leifauorito^ il che era vn 
portare temptjie al cuore di Luciderò Ogni mini" 
mofiruaggio di Sijmondoprefiato ad Erminia ere 
gigante in ordine aifofpetti di Luciderò , che gli 
guerreggiaua fortemente l'animo. Per ^uefto rif 
pettodunque.e per dubbio di non efere /coperte p 
Reo dell'omicidio commejfoycjfendofivn talfegre^ 
io dilatato per infino alla cognizione d*vnaferuà^ 
follecitò Erminia alla conclufionedeWaccafametu 

Qtienn% 



AMOROSE ijr 

OjHnmdélUfus <ard dt pottr faltre dlfuo afpdr 
Umento in ttntfo dt notte ftr quella medefima/cs 
U.ftr cui era dt/cefo a hajfo e e eia autori t tare la 
njertta degtardenttf^mtjuoi amori jmpalmande* 
U con parola dtjpojo^acciò poi facendoli cono/cere 
aicorrifpondentt difuo Padre^che commerctauanù 
in quella Città epublicatafilajua qualità ^ef acuì 
tàlfo^ero maggiormente obbligati It parenti d'Er 
minia à con/o hd are e confermare ti contratto MA 
mentrefi^aua su quefii appunt amenti, tnte fé Lu^ 
cidoro eh' al porto era giunto vn frate Ilo delnfort$ 
Fiord tbe Ilo, nomato Afcanio Dubttè, che non ve^- 

. nijfe injua tracciaci per far^gli con le proprie ma 
ni la vendetta facrijicando ilfuofkngue aldi lui 

Jdegno;ò per darlo in potere aUagiuJliiia^accio gli 

facejfe pagare il delitto commefofinà quelfègno, 
che prefcriuono le Itggi. Giudicò per efpedi ente il 
ritirarfijt abilito prima con Erminia di tornai c/ 
la notte alla Citiate ridurfi al luogo appuntato col 
ihiparo della caligine delle notturne tenebre f por^ 
re Vvltima meta aUorCode'loro Amori., Col man^ 
tetto della congiuntura della fiagtone efttua i oper 

fi agl'amici la vera cagione del ritirarfìin vilUy 
doue ebbe per Reggia vnangujla capanna di Pajlo 
ri • Tratteneuaft per dipor to^eper diuertire le no* 
te che[glifcompigliauanot animo male uni pratiy 
ne' quali fembr aua fior ad] auer prof ufe tutte /c^ 
fu€ riccbet^ze^quando vnfuofermd^re^ che nelld 

^ CfttÀ 



/ 



3?i NOVELLE 

città 4ued la/eia te per i/piare i mpti ttAjcémi$y i 
gli and Amenti del riuale drritundp cùlafretféU^ 
Jfo 0* anelante gli dtffe.Stgnefe^riduceteut a éfttai* 
che ajìioiferche Afcanio vk cercaudo di vofirafet 
.fonale con lettere dt fauere del Sereni fmp di Ma^ 
JMyla otfenutù dalVicert^che fiate fatto frigtént. 
Sj^eHo aula fi mha dato vno di corte ^ chejenzé 
auerdi me conofienza^ ha fiddts fatto alla curiofi^ 
sa delle mie dùmadei& hammi/oggiunio^che't vo 
ftro ptrjecutore promette due miUafiudi à chi ^ 
4 confegnera ò viuo o morto nelle mani della Giufti 
ziaMonpHOte a qiécftafiata lagenerofita dell' sni 
mo di Lucidoroprefiruarlo tngmja^chefem.a rit^ 
hrezojentij/e cofi amara nuotta- Lafinderefideia 
cofitenza gli oggetti l'vltima omicidio, rapprejen 
tandolt.che le molte diligenze^ chefifacetui.no da 
parenti e da^ fi fi ali potrebbono per auuentura fio^ 
prire l omicida, Scorgeva mani fé fio il periglio X^ 
dt^ Cile il rimedio tacilo che più gli Rana sul 
cuore^ era il vederfi afi retto à perdere la Dama^ il 
cui pofftjfo ftimaua il simo delle felicità Perfuafo 
dalfiruofirifilfe il fine di raccomada^e lafiiafi* 
Iute al folto d'vn bofio, rimadado il fir nidore aSa 
Città con incaricarlo di far confiipetàole Erminia • 
della cagione della fisa dimora ne W adempire quor^ . 
$0 era fiato tra loro apputato Fifie da vn meje ift^ i 
i;irca nel bofio all'vfama di quelli delficolo d'oro. \ 
Vfittovn giorno dal bofio ferdehxiiarfi aSa cor^^ i 

reme 



AMOROSA 3// 

nnte d'vnriuo che confinuiffim^ mormori $ and a 
U4 difitmtnUdù argento per Aggiùngere dmemtai* 
quell€cif4gne^ e he fembrauano giardini $muUt^ 
tit0 fi trattenne fnori delfelnaggie albergo che in 
queU'horachefi$ole il Cielo con tenebrofo manto 
vefitrfidi lutto per l'occa/o del maggior Pianeta^ » 
fu/ir prefi da ^^nà moltitudine numero/a d'huo^ '- 
mini Agreftiy ode fuggire albo/co ma e^lpèr quel '• 
l'atto giitdicatolio ^^n ladrone di firaday toftogli^ 
furono addojfoye con feluaggia barbarie ferc^teri- 
dolo gr impedirono la fuga ^ e legato lo conduffero, 
ad n/n Signore, il cui Cajlello^ra luge dalbo/copo'^ 
€V men d'vna lega Fu Tua gr a fortuna^ che nònio 
fira^nafero alla Città Gtuto allaprejeta di quel- 
Signore, voteua difiolparfi^ quando fk raffigurato^ 
da im Caualteroprincipale d'Italia chiamato Fio - 
frano Ofpite in qtnltepo del Padrone dei C afte Ilo, 
€ grand' amie o/di Luciderò. ^HeftiprecOntzocoì^ 
Signore lefingolari qualità di tucidorOiOndteglP 
ordino i quella vii turbale he lofrioglitjférOyilchi 
-tReguito litenztoli^e pregò Lucidoronfermarfiin 
jud tàfa^&aparficiparli le fke fortune. Non fu pi 
"gro'Lncidorokriceuerefopradife quella benedir 
xione del Cielo.Accettò l*inuito\t con miU^rendi^ 
mentidi gratto atcompagnati da vn infinità d^oìr 
htzioni teftimoniò la gratitttdine dell'animo fito. 
Srenementt raccontò ad entrambi le tràuerfk^'^ 
éi/M/ortuna. i:ompa^^Mtoda€Mmieo Flo^^ 
'^''^ riétno 



/;?4 N O V E L l E 

rÌMf90 tn iftuigrdéis che rtehitdt il armine di tmé 
na amutzis^e vn torrente èi dt/grazieji prectfi-^ 
tojo.e comjciutohffezàdmenu tormentéto dal de 
Jidertodi rapire U Dam^^lefuppltcà a trahquil^ 
larfi e s^effetfe d'andare in per/ima a BarceUendy 
t dadoprarfiin modo the nel termine dt tregiar* 
ni auejfe infua balia Erminia^ mentre quella ^$- 
UJfe preflar fede atte lettere di credenza^ che gli 
pmarebhe in nome dell* Amante. . Fermato quefio 
concerto s* afferò à tauola per la cena *^n cuil ^« 
grtore dell* albergo oHento là fuafplendtdesuut ^ e 
diede a gli ojpiti vnfigno della moltafiima^chL^ 
facea dellor mertto léa mattina vegnente, non atte 
do per anche V Aurora comittciato ad efiorrt al Uo 
d^i il parto del giorno spartì Floriano dal CaBello^ 
€ tiro alla volta della Città dt fi ante da fitte leghe 
in circa. Arriuato.fubito s* in formi della cafa d' 
Brminia^doue procuro di far le penetrare vna let* 
ter a di Lnctdoro , che in poche note li efponttu il 
fuo fiatò je ciò che foffe per tentare Floriatto^qttak 
conp^mò il rimanente del giorn§ nel vedere le cefi 
più notabili di Barcellona. Su la mezza notu ,ifaat , i 
nuouoPiritoo fi condujfe al luogo, dono douea lofi j 
tiare di/e fiefio vnefempio memorabile al Mondo 
di vera amnizia. Diede, per tSerintefi da .Brmi^.^ 
nia^ilfigno dettatole da Luciderò. Ma tltom era ne 
anche ce^4to il picciol rimbombo del dato figno^ 
che Floriana fi vidde afialt/o da /ii^èfitfèpe^nt^ 

£hé ^ 



AMORÓSE 335 

rende fé. La prudenza g^ij^ig^^^ ^^' ^^^ ^^m ti 
cedere onde fi refe k gli afalttori.Fù introdotto in 
€s/k d'ErminUyed entrato in vnagranfaU prepa ♦ 
rata ci lumi^ancorche fitperflui., doue inieruentua 
lo/fkndore dette beUetze d'Erminia, gltfifece tn 
Cèntro vn Vecchio dt veneranda prejenza^ nel cui 
volto campeggiaua la MaeHa che'n voce grane gli 
dijfe Auete fatto oltraggio a vot medefimo. o Stg. 
jAiddoro^eponnogiufiamente larnentarfidi voi le 
vofire nobili qualità^ mentre aprendoui qiéefle la 
ftrada al meritare qualfinoglia gran Dama^ vijer 
uste de' rapimenti per confeguirla. Vn voftto bi» 
glietio tronata dalla curtofità d'vn mio fidinolo 
nello firittor io d- Erminia ci ha riuelate le vofire 
pratiche. Erminia violentata da noti conftfare il 
vero ci hkfcoperto pih di qtéello \ effe ricercauamo. 
Da gì* Amici di vofira caja abbiamo auuto raggua 
glio deWefer vofiro. Le relazioni fatte dal voftro 
nemico Afcanio hanno autorix^z^ta la informazio 
ne dataci ddvofiri conofcenti. Buon pezzo fa vi 
fimnamo attendendo defiderofi oltremodo d'auerni 
iOyC mia Moglie per figliuolo-yErminia per Marito^ 
e eitufti altri miei figli per amicone parente ^ui 
potate viitereficnro; poiché Afiantos* è partito in 
traccia di voi verfo Cafiiglia,& il Viceré, alle cui 
diligenze JÌà raccomandata la vofira morte^epri- 
jli0nej cefi mio gran Padrone ^chevedendoy come 

dalle 



1 



^x6 NOVELLI 

Jdliaruùpra Uteri i dipende fpnore di cafs uùBfM 
frenderkfipra di fi la vofira riccnciliéizione^ e fi 
vera Hat$defHnat$ Giudice^ nell* aumnire Jàra 
n/cfiro Juuùcato Refpiro a qtufie jrar$le FhrioM^ 
tonofcendo Vefitofelice^che erano perfortire gPa^^ 
mori dell'amico Lucidoro.Re/e grazie al buon Vec 
chiù tn nome delVaJfente Spofi d' Erminia, prottftt 
do non ejferegli quel dejfo.à e ni f offe dal Culo co- 
cej^o l accafamento d'Erminia^ ^ueBa nonfinza 
temenza di qualche noHÌfà,fefiimoni§ nQefferegli 
Lucidoro Floriano profegtèì ir acconto delle forti$* 
ne dell amico ru\determìnatOycbe' l giorno feguete 
i fratelli d'Erminia andajfero à leuarlo^e condita» 
tofegr et amente su l'imbrunire dentro la Cittàyje^ 
z>a dimorafpofajfe la tanto da lutfofpiraia Ermi- 
nia ^antof diuisò, tanto fucceffe. Andarono i 
fratelli d'Erminia à leuar Lucidoro in compagnùt 
di Floriano ye tornarono il medefimo giorne a Bar^ 
eeltona^Lucidoro impalmò con titolo di Spofi Ermi 
ma à cui per allegrezza comparendo il cuore siti 
volto ad accrescerle il vermiglio dette guancie^era 
giunta ad vna beltà impareggiabile, eSr ilVicerìy 
dt tutto he n informilo^ non volfe defraudare /l> 
fperanzedelfad^e d'Erminia^ inearicandofi di 
procurare co fi la riconciliazione dì Luciderò eli- 
fuoi nemici , col ritoirno del medefimo\aBa patria, 
per lo che non p affarono molti mefiy che ttttio iot^ 
tenne ^e Lucidoro^on tHrema gioia de'parenti\^ 

umià 




A W O R O S 1! 

pmiciÌHPMiriò imfiemt ctm Ujué dilttU Ermimé^ 
^ cui ebhe wprogrefs*^ dt ttmf^ vné frak numem 
ufa di Figlia qudiftrutnnti all' € ti viri Ite ^ iUw^ 
IhraroM U hrcdjk c0» impreji degne d'effernp^ 
firate su gl'Annali delfEternitÀ, 

NOVELLA VENTESIMA SECONDA. . 



• / 



r 

Dd Signor 
GIROLAMO CI AL DIN i: 

• r 

NElttmf$jche'lSjè Alfùnf$d'ArégùnAteitei$0 
Ufittrù del Regno di Nspolty Amnty eh! è 
fgcrlsmato il deminatere delle Mdefii , efifn^ Im 
ferite fifté U turhé^ de'nnmi^volle efiiiare Ufié4 
fe0Z4ye f4r.e0$fo/ctre d Màndo^ ch'egH ss irien^ 
^értdràemitiinedfAdemedefiminemiti^ e nel 
mezze denterà menfi.S'eré uimete tediose le/df 
^n0 impeftffàti di due ' prinri^liJl^me cafe delU 
CietidiNapeH^ che per le /pazzie di ficùli intiera 
men Atttnpetme la dijhrdiafpiccdr/i dd mdefoc* 
t^ricatdiineJ^tdaUedntmenWàéiHpa^ni^ pef 
^f$dare édah^rMtteue.Tuìktvelia omertà ad ef$ 
U di quelle "Pecchie rìffè.fejentireìlpelfi delju0 
fHert nel feste, eU <:kr$pu»te » t^ EloriHd^ 



>^8 NOVELLE 

f0rténdùgli énimi di qmfti édvHc0nc€ri0 cùfiiS 

MggmflMto^chi nonfottiM difirdinarfi d^iMg fim^ 

ttrtodigl'ed^ nei prue hi deferenti CUrimAMtt 

Jim€nd0ftù v$uamen$€ Cinctndié. thefighkm^ 

détuà dtuàmfundò nelle vi/cere per le beSex,z4 fé* 

frdUf^sne dt Flortnda^che quelU, ch^suena imteii 

fato col latte e eh* oggi mai s'era re/o per carattere 

pr/gf ìtale proprio della fka cafa^enne ogni via, C^ 

corje tutti li campi delfattébile per impadrotùrfi 

della ^^olontà di Vlortndà^iirefttHgHerlo nella fa 

merfione della di lei liberi a A* materia dtfpofiad 

fuoco ogni poco d'ejca hafla À fare xhe sfaccenda. 

Il cuore di Florindd nodrito tra ilfììoco . t tri i hol 

lori dello f degno, piego facilme te affeffer materia 

'^tmbuftAilecidfnocpd' Anóore. Nel h tene giro di 

fochi noefi dichiaro^ eorn/pondentedi CUriman- 

ye Le paterne contefe obltgauano i Giouinefti Ami 

^i à rùbbare^no a goder gì* Amori. L'incetuiio amo 

yofi manda vapori al capo che* n vece d'$ffn/carl$y 

\i^ottigliano fintelletto.Ctfjficlorimatedoppo auer 

"iungàmente coltiuataquejia pratica conguardixi 

-lettere con cenni e con me fi, trono modo di iomeh 

lere alla lingua lo sfogamento delle fuep^fioni per 

'^irarne i rimedi opportuni da Flormdé Nel primo 

'éhboccamentoybefii n^comandato alìaprottzàO' 

-ne delle notturne caligini fi conalujèfo dnoi partii 

"Molari di gran rilteuo* Vvnofu il Uherart i defide 

ti dalla^iuri/diMom del tintore^ €on sferrarli 

nel 



A Kt O R O S E ^f 

ìHilp^téH delv$nc9lo c^niugnU. Vèltri /he ccm 
f^UtcitAfugés*int$§lMJf€r^ entrambi Agl'occhi de* 
tédri,t^remi.& Amici. Non fi tardo gMti ad 
éfetiUdre ofHeft'^^ltimo Vna notte dunque^ f$» 
del confiutotenehrofit^AgtnoU Cvfciti àfuggtttui 
Vanirono fitto lo fihermodeW ombre neW borei che 
Ufimmo tiene con f tu potente fdfiino éuldormenta^ 
$im4Zgiermenieifinfi de* mortali LteonfiUz4oni 
di Clorimate efihattano dal petto di Florittda ^nei 
iimori, tinello agitazioni^ e he le anrtbbe potnto^ 
ragiattare la troppo ardimftola lubricità y e la noia 
del e amino. V nfilodefiriero tra il malleuadoreL^ 
del furto amorofi Caminananoàgranpa^ rtfioln 
ti di non vedere U faccia del giornOy fé prima non 
tratto te lor fatele veduto davn Caualiero intima 
^mito di Clorimate, eh" ad fuo palagio di villa cofo 
fapèuole deltuttogtattendeua Ma s'erano appena 
dtlungati da Napoli da otto miglia in circa^ cht^ 
furono ajfaliti^mentrtvoleuano tirare alla ^^olta 
d*^nhofiodenfi^mOydal Padre e fratelli di Fio,- 
ritoda,ìfuati onusti da vnfir nidore di Clorimam 
ttpUi cui egli tutto confidaudyduoi giorni innante 
fitto pretto di caccia^s orano portati fuor i^porfi 
in agguato . t^ attr attor f art i loro difegni. Da vn 
tolpoitArchibufirtHè ferito Clorimantt ^ ^ualt 
t aiuto da Cauallo con^nmortalfifpiro efclamò. 
Ah mia Vlorirtdafon morto.Si gettò à terra la sbi^' 
:gottitd DAmigella^evoltua pur f uggire /na troppo 

T z ajir-^ 



^40 NO V ELI E 

Sferrata per gli cdpeUila teneua l'vnode'Fràf0i 
it ^c he comanda kfirmd^ri, che Upone^er^ fij 
i' arcione delfuo cauallo. Fecero condurla ad vn i 
ro n)tctm CafiellOjCOn dtfiegno dtfeppelìirla t/inéi 
e per Vefecmttone dt ciò in vn horto che /lana a /M 
d/ del Caflelio digut augnano dato principio ^ 
^nantt Villam afahhritaH C0n zappe la fepolturn 
Volfe t leselo. che la molta confusone ^ efiompM^ 
' de^Mintftrt dt quella crudeltà lafciéif^eroton iré^ 
/curata negligenza vnn torcia accefa m modo, che 
i* appicciò ti fuoco in certi pini ficchi ^qnakdikH 
^Jiecrefiettdoin^gtiardiudalveniOy diràum 
^én ramogiunfe ol palagio del Cafiello, è romonJiim 
J^ruigran dannosa che accorrendo la turba de^lfi^ 
'tadtfH efèruidortperHmediareàqtieldifirdints 
^^ impedire xhe non f^Oj/^progrejftmàggipHr^ 
Hafiiata florinda fola, e conlaporta aperta dèHé 
"Gémerà donerà fi atadepcfitaoa fin alteficuziine 
'^elta erudii /èntenza. Non fu pigra Vlorinda ad 
mbhr acciaro la buona c'ongìuntnra > ìtke le òfikriua 
'^a fortuna Fuggi pernonahufartil^nefièiadi 
quello fpiré^lio di luci, the le inuiana il Ctiltttrà 

\ante tenebre d angufiit pii^cheperfrluicrevna 
wta:<he intHremo ahèorrina prefuppofia Umor 
-ie delfito Diletto Incontrato vn C^ualierò che nd 
ia mede fimo via ancmrrhi^tfifirofit '; fihfiUua 
fonare dal fnocauaUo.mofirandovna gran fififi» 
jfionedautmo^jon^iarm^afilnadeUi Donne, a&r 



AMOROSE J4r 

mmf^f^tédà'umiUjufflicAzÀomy frùtura di 
w» adagiare iljkù affetto, il Csudlstrù^ Mfmmatt 
^$nzA^,€ht ffofe^éUA di non fùtere fratti ar Z)4- 
ma/eniM trtbuiArlttlcMre^fftoficrifico tutta U 
f$a Jiàtitta dU'vrgenz^e di Flortnda. Che m/nfuò 
hlU DomiA [uff Ite ante tipetto di Csualiero ^ che 
vanti eùndizioni generofe\ Stimar ice dt perla ìm 
/kÌ0e. Deppe l'auerla adagiata sul Caualle^ fifie-* 
ttenddUa con le preprte braccia frefi la via d'% ìl^ 
falaxMO^dt cut era reftoÈO di f re fio erede Arfindo 
Juo Fratello. Colà pertttnutOytteuoui tlfratellod 
JChrimante^ quale aueua liberato dalli fatte t di 
hnorte^e con ogni earitatittoferuag%to traccia uà U 
'fua cura ejjendo le ferite jerrta lefione d*e^ formi 
dAbiUJiaUa 'utfia^a fictère dalpertglto di tnor^ 
te Ebbe Clorinda à fuenire dt /ònere bia allegre z^ 
za nello Jcorgereiljuojlmauti in t il aio coji certo 
dtviita:&a^cur^to daUitnfidte de' fr atolli. Inte^ 
fi come Arjindo atroctfimo nemico dt/uo Padre y e 
fratelli andana in traccia dt loro per ijucUe can^r 
pagne^tdtopteodeHinguerfilajete vltriee^ col 
lorfangue quando gli fipragiunfe in tempo cht^ 
amora non s'era dileguato ti fumo dell* igneo gUbo 
nuuentato contro Clorimante Fattili con tutte It^ 
fue genti ritirare y addo/so la cura del ferito Ciò* 
remante ifuale per compimento delle /t$e eotentet> 
Z4 non dejideraua appunto che di ledere Fiorita' 
^a tnficuri itato difaluizMi. Il dejcrtttere con^ 



/ 



34* NOVELLE 

^ùaU dimùft Tèrni d'affcttOfé cM ifU4mti dmffkfi 
il fùuifo Ungutntt ac coglie fft U/ka céirè^JkreUt 
vm vùlir numerare h dtuidert grattami. Bafiétrià 
direfere/frej^onedettegmedeljMcuort^ cbeOi 
ut carétte fu quella inajfettata cpu/ilazsone, ihé 
fuete renderlo fin$tnmin detta metà del temf^ 
the gli eraftateprefcritte da Medie iy e etrugici. 
Alle indtjpejitiom del <or^ tten e antiduo miglk 
te t quanto la tranquillttk e godimento dell' antmo 
Ricuperata, eh* ebbe Clorimamte lafanitk^premdi* 
dolche quel Cielo nonpfitiua influtrU^chtdifgta 
zÀe ^determino cowJFUrinda difeguitare J!intr*^ 
f refi camino. Refi U douut£ graz,te à i Ctutalieri 
loro liberatori nelle quali può dirfi.chefiglifior* 
goffe il cuore su la lingua,Per dtfifirofi^ & incutU 
fintieri^in abito di peregrini ripigliarono ti viag* 
gio^raccommandandoj! alla Fortttna Stunfiroad 
vna /piaggia di Mare doue trouata vt$a Nane di 
Sicilia^che pofia alla vela fiaua in procinto dipjir 
tire patteggiato ti nolo s* imbarcarono* .^attro 
giorni nauigorono/eliciffimamente^uon cnrandtfi 
d'intendere da Marinari doue doueffero approda^ 
te. Putrendo Uro d'ejfere nell'auge della ptojperitì 
éueuanofippelltta noli* obliose cajfata affatto dalla 
memoria égni paffata anuerfità, e per non incontra 
te nuoui pertglt,viaggiauano con titolo dtfrauU 
loie fir ella. Tra paffaggiert^ che nella tnedefimé 
ifauefiUauano $ capi cerulei di qnclMure ^ra v» 

.. ^ ^^ Canar '" 



AMOROSE i4s 

^ualierè^ntlimfimbiAnttcAptggiéUé U Métfii 

fnel veftitc (^ éltrt érndi fiftfjgtéUéUtMhtx^ 

lu J^tUt tré di' frèmi di Stcitié Végo di cdmimm 

WiM M'id$^€0 titolo di CMélitro incognito. Légr€ 

0itd delfuo effètto oktigò iftrtgrtm ad elegger U 

fuo sfilo fer ogni frdngente^che fotens lorfuetedt 

nJjoJufplicéronoi rtftérjeruito dUc ce t tarli ito 

fitéL camerata II Caualtero 9tato^& educato infitte 

aHa cortefia^non voile defraudare le lorofferame^ 

onde gli rtctne con lieto vifaggfù & afftc uroBi\del 

Ufna f rotazione il Capii arto in tanto deMa Naue^ 

ebe do l primo infante dell* imbacco deperegrinii, 

^tra diuenuto tutto ardore yper efere fi alto cotto da 

vnfùlgorevfcttodagl*Hci» balenanti dt Fiorine 

da y andana fimpre più firuggendo^neofaua par^ 

lare S'aumentaua nel di lui petto ogni di l^itneto^ 

dioi fogno che ttel quarto giorno* della bonaccia 

del Mare fé gli era refi infipportabile il tormento^ 

che gli affligeua troppo fenfibilmente V antm^. 

Amorefi dipinge ordinar iamamefaciuUoy mk 
nelle braccia della gelofia^ e alle mammelle delta 
fu/picione crefie in breue tempo àfegno^ cbepafia* 
do dalla cuna ali* arringò e daUe fa/eie agitarne fi 
militari può competere coi gigati^^e^o dico\per 
cbafiimado il Capuano che fratelli da donerò fof 
firo i peregrinile ^^tttggendogtamorofitrattame^ 
ti, con che fico procedeua il Caualtero incognito^ fi 
per Jnaje^ch'eglif offe caduto neUaMedefima rete^ 

T 4 ilche 



1 

5*4 ^M ò V E l;l e I 

il eie dkJe taip b^rh al/M Amere che rifiljè cenj 
iHertidtJoUlato di le$$arli la 'vita e con ej/k quei 
ji veglia intoppo alla conftcuzionedejiéotjint. 
Andò aùutamente dt^mulado ilconceputi^ vem^ 
•no per spettare op fortuna congiuntura di vuonn^ 
^arlOyegU regalauafouuente con qtui pre/enti.ckk 
fermeìte vna marittma prigione. SùH nteriggìé 
idei quinto giorno nella Jcena del licfuido elemcato 
femparuerojlafoUtainfiabiliiadelmarey e\l'inco^ 
fiata delle, fortuna ad e fer citar e le fue funzioni. 
S-n/ctt areno vna horafcaf tcmpefiofr^ che nimfk 
mai pd^bik à Mannari l preualerii^ ne delle vele 
ne de' remijper pigliar porto, ò atriuare a terra* 
Confuf li piUti^mariiiart, & offciaU importuna'^ 
etano i papaveri condtuote preghiere ilCielo.im 
plùrMndojlfuo aiuto. Era in tanto attrocementc^ 
ahaieuio il vajfello da venti contrari^ che e enee the 
OppoHijin quefto conueniuano diJubifarU alprO'^ 
foderi queglUbifi Comincia la periglio/a tepefia 
dopposlmez»ogi4ntno,efiguito fin ali* alba delgier 
mojegiteie^etelfualpnte dtncio à ptouere cofiabbo 
datemi te che bafib tatqua dolce del Cielo a torre 
fforgogHo all' amara del Mare. Segreta dt naturai 
the ce l'acqua delle nubi sapptamtto i moti delten 
de.Potrebh'eJfereper auuetura^che queSe ricomf 
cedo il debitore parentela^ chefiu^dai principio di 
fu4 creazione e otr afferò co tfueUe gli diane il buon 
fra, efitr^u$iti»§ferved(rtieofij»e^l(oraH di^ 



cen^ 



AMOROSE , j4^y 
*~ vméixiime^ che éUm feco dia zi falinno iu 'V4p$ri 
. usri:,e defi diJUduno allora latigiate in cri fi alti. 
^ CalmèdUqutil'veto.tciqMeJioiltiìmoreditui 
fici tata 0UiliH$$M del pacato periglio » ceiMft 
^ f^^fi^^ w/<?gw^iJ nifi tr Qua ftro^tutt' era ejpo* 
fii al medffime rifi:bie ogni voltale hi venifft tale-' 
. te al vei0 d'tnftrfitire^t almart d'infuperhireMe 
ve Itàógo al hìodo.^jcuifiiano tofi'vtctml piacere 
t iaffano^t laficmcz^zafia cefi immediata ahimè 
te . ^uato ilMare.NeUe nauigaz^tortp fi fintane qtté 
fi*n vn medefime tepofirida di chi teme del vici* 
ne naufragtù^ e veci d*allegrez,z^ di e hi tiene fictà 
ro lofiapQ. Allofputar del giorno fi trmarono a vi» 
fia di Sardegna. Il Capitano riuocado i bnent pre^ 
fofiti fatti , qufifcorgeua sit gli erU del naufragio^ 
& affoluede dal bado i dijfegniprecipttofi azafai 
fili più vataggiofiimete rtpatriare nel petto, tornò 
a decretare la morte del Qauagltere incognito, fia 
€sù effettuaz,te$te ritéolto a fajfaggiert^or dtfie;Si 
gnoriféjtéa tn natte fiémomoltojproutfii dt rtnfref 
camiti, ^luefie ijolette^ chejcorgtamo tra mezze 
Sardegna, e not fono cofi bene popolate difaluatici 
ne\ & altre cofe nece farle al vttto^ comejproutfie 
di gjète.Sevtptace faro dar fido alpie dt quefia 
fiù vicina^ efaltarè in ejfa co vn battello^tn com^ 
pagniad^uptejto Sig CaUaltero^e dt dodnifoldatiy 
f ceprare da ejuet bo/cht à prezzo dt paUa e polue 
ere tata cacctM^cbefiaJu^ ^^^^'f f ^ nofiro ^ttto. 



/4« N O V E L l B 

TtttH frefiarùnQ Véjftnfi^e eonmindMrùm l^f^ 
uidenzéiddCdfài4n§.FigeU4i0aU'dCii$uil hsH 
te Ilo tdineffaemréUtlCdfitsn^.èlCéuaUen ci 
non più, che /ti SeUati^uùm effigio cé$pacedì m/^ 
gtor numtrù ti pali/chermp Ji p^rur^ttù alt ifdi 
difibitatét. Md n$nfmrQHù4ppinéiJmùnidti à terrei 
cbifi^^idderùvictne, eqttéffado/foettùgéUeeiti 
bàrbàttfcht queli euendo f etite, U medefimefet^ 
tufteeutiéeno ffttgett le vele ver/i le medefont^ 
ifoUtte per far ecqua (jr eltreprouifietii. Terne 
téfio ti Capitene e faldate nel battello per veliere 
<on Vali de remi e falnarfiin Nette Lafcio à ielle 
fiudio il Canal tere tn terra , ^ttale dalla Jpieggie 
deue ^-veci a Marinari che l'adafere a lettere ^ntk 
quejltfirefirejerdi^eginnti alla nane finza dime 
ra Iettarono l* Ancore edauendoperfertnnntlven 
tefeuorettete veieggtertte ver fé Serdegna B biche 
le Galeotte a voga arrecata tracciajfero la fuggiti- 
uà nane e la tempejiajfere coi tiri del canette^ ed 
egnt modo/alud entro toel porto dt Cegliari, 
DepUraua inceffebtlmente la bella peregriiu le 
perdita del Caualtero incognito e gì altri tutti fi* 
Jptr anano la coniinttatione dt tate dt/grszie, non 
gfttdicandof benficnri ne anche in quel porto, il 
Capitano in tante turbolenza tenena l*alma arre^ 
data dt /per anze tlpettodigtubtUglieccbtdtte 
nere ^7 e eia Itngua d'inganni. Ittopezàente dalle 
dimora dtcogltere quel frutte^chedefidernue cete 

pere^ 



s 



AMOROSE i47 

fmnlt meUie^e condite di quii maggior i artific^^ 
cbtfoffA fuggente vn cuor (fréudiiUmt^ prega $ 
f€regrtm i mamfeftéirltl vere dtlU ter ce»dtz4^ 
me ClertmdBiefDdisfeceallaJuddemAndéimdffM 
renzAiferche cen mennu reUz,icne dt^mulè i ve 
ri nomile U vere l§r queliti Vedi quétmefùpdi 
ràfé U dtfiretezaé d*vH téle Arnénte k rtnchiudt 
re co» U chtMue delU difftmuUxàoue detto il fette 
U doglid^che glt cAgiono quelU doméuda ^ fenzA 
the lajcid/e comparir e su U linguale ne gli occhi^ 
fé nom cortefi demoHruzioni dt gratitudine. Fio* 
rinddlofupplicò che per ripojére vnd notte datti 
molti difajirtfoffertin quelle nsuigdzàonefofpem 
dejfe il néuigdteper vn giorno dimeno^ ed eUd col 
fretelU potè fé nfiordrfi con vn pUcidofonno in 
tettdfenzd l'ejfet iuquietdtd ddllofttepito dcS 
flutti del Mdte Se ne e empiee quo itCdpitduo fog^ 
giungendo yC he' n pago del molto s che defiderdun 
feruitldy voleudy che cdngiajfe le viltfchiduine in 
ehitipempofidd ^^iaggtoperldcuifpefd dutebbt 
epplicdto i ddUdti e le giote lafeidte ddl CdUdlie^ 
re incognito nelU udue de Uè qudli riahe^xe rt^ 
Bdud egli legitimo etede, per e (feto il cdpo pttnci'^ 
pelo di quel v off elio Smont dreno con qutfte deter^ 
mindzaoni ed effo entrò nelU Ciak e trouò vn*dl^ 
hergo quietone prouifio di qu ito gli erd vopofftdr^ 
mi agietdmente.Ldfciolifoli nel detto dlbergo^petm 
che non voUue egli fernottert fuori delvoffello. 

Cena* 



i4% NOVE L LE 

CtnATom i peregrinile f o/c U ritirati nella ftanzt 
per Ufciarfi'nfredAaljonno fiéroHéfci^ctrUti da 
vn Accidente yche gì* interufpe la bramata quiett. 
StéeHofhy che l'appaj^onato Capitano non potè do 
quietare per le agitdziont amoroje^ tornò a tèrra f 
^ edàrrtuò all'OJpizio in tempore he i peregrini fi ap- 
uano per coricarfi.MoftrandoU lefejfure della por-^ 
tacche neUa camera vera Ince^ vi s'accoHo per tf 
piare con occhio troppo cupido ciò che cola dentro 
Jìfaceua Sentì che la Peregrina diceua: Amato 
Jpofimto, già voi potete chiamarmi fidÌ!^ fatto di 
mCy che la/ctatami portare dall' Amore^ abbia ab-^ 
bandonata la Patria.colpormt neUefauct d$ mor^ 
te, e mijia refi ber/aglio,e fcherzo dt fortuna^ mi 
queffo,che ptùr importa, ch'abbia la/ciato il mio ono 
re alla difcrt&ione delle lingue licenzaofeionde po^ 
tete ben credere , che auendoui dato tlpofSejfo del^ 
l'anima ^^idarei anche quello del co^f^^ mata* 
lamo piu regalato menta ti vostro Amore ^ Imenei 
fitifcfitHiJi conuengonoalla voftra nobiltà tficttr 
rezz^a maggiore ricerca ti noflrofta ta. Non refio^ 
^ rono l'orecchie delCapitano defìnudate ne anche 
d*^^na di qutfie parole Con cjuel/urore che/ah 
gliono caufire i dtfinganni repentini, quatodofi* 
ctiriji Himano gl'amori e certa UfruÌ7.$ona,veg» 
gendo cangiato tn mar ito quello chegiudtcauafra 
tellojofio gettò la porta à terra, e mettendo Jo^Om 
fra t Ofieria precipitò ad offendere Cloìtman:c. . 

UÀ 



A M O K O S E ^49 

Jìia qùtftù dando dt mano advn Hocco^ che Jerni" 
già ii'amm4 Alèordone da pellegrino SAfpArtcInò 
èli difenderfi Con lajpada nuda diffe ìlfello^e^k 
Clorimante.Traditore hugiardo,mi fagarat con^ 
U *viui qutUo^ che t&ltù m'hanno i tnot inganni, 
dt rihatit CJorimante ima fioccata che U tiri. 
In quii ftmtoV Off itt con lajna famiglia ^& altri 
tu erano a^rfi a qgtel rumore abbracciarono ti Ca- 
pitano e l^impediuano^che nonpoteffe maneggiar 
lajpada. Si raduno tmta la vi<inanz,a in quell'On 
fitrid.e traquefticompartu ^^n Caualiero ajfai 
Mtempato. quah domandò la cagione dt tanto (Irt 
fito. li Capitanésche ^onfijenttua dtfpofiodi ri^ 
ferrrta^neco^ofieuadt ir^trre vùlt^ alcuno da 
}q»el rac conto fuiluppandoji da quelli, che lo t£ne^ 
mano legato con le caftne delle braccia Ji ritiro fu^ 
TÌofiallaJb4Kaue^ e Jkbito fatto vt la partì dal 
fortù. ti' 

Acquetati quei fcomptgU, t raffettatoil tutto^ 
€Pn Tefferfi^gn^no de' vicini ridotto^Ua pr opriti 
<mpt narrò Juccintamente Clorimante al Caualie^ 
ro Vecchio . quamo defideraua d intendere^ <orL^ 
4e medefime finxÀoni però, con le quali aueua anc4t 
r a delti/o il Capitano Sodisfatto ilCauaiier^ coiu 
fili iptffegrini ditendo loro, e he ripo/afero cotl^ 
^gnifuo agio in quella notte iepenfaffero di dormi' 
t€ in ér accio alla tranquillità . chL^ la mattina 
fifftente tornarebbe, i wJitarU ^ & à froueder 



y 



5yo NOVELLE 

^i quanto loro occorrere Mnc^rdfi tifoféjtitri ih 
coft grande oblationt dormirèno HgUt$mett . tfh 
Uro ia quièti tofifanotenoU^i he Honfifmegiiaro*^ 
noje non à màlt'hort di Sole OkbligaÈo il CémMli^ 
ro di parola tornò conferirne la fromtjfa in tempo ^ 
th' appena trèno ve Bifide lor parli in t^uefiagnifa 
Si còme itf, notili Pellegrini compaiono le ^^$ftH 
di/dette xofi potefl^ rimediar loro àtnon p0rfo Jk* 
rebhono giunti. Vi fi rende impci^biU per harat 
vfcire da qneft'lJoU.eJegnitare ilvoHro viaggio^ 
t quando anche lo potè fi e far e, io mn v'aj^nr^trri 
da quéi perigliytAeJon&conJequenìinllapeifoz^za^ 
tpouertà. Il tornare alla Patria èvn meittrfish 
gtorli deprecipiici^é' il caminare # qualfiuoglia 
altra parte del Mondo evn xorrert U medffima 
fortuna & anche vn incontrare maggiori difgr^ 
tie di quelle the fin* or a aueta tokrate- Nel Marche 
fato dori fi agno io tengo la maggior parte deUtJà 
mie facoltà^ che confifimo in gran quantitkdi pò* 
derida quah Ha congiunto vn mioۈffellOy che $^ 
tuàto fopravnadeliàofif^mìtcoltina le predem^ 
na.Sepàre k voi che con la lorofhpriniendenM^ei 
ammttifirazioni potiate foUeuàrt le vofirt farte- 
ne M me io reccarò agran ventura, e voi ito quefia 
poca offerta conofcereti la grandezza deWanm» 
dell" ferente. Ketmetonato cafiellofh la ntaggiof 
jfartedeirannolamtarefìdénzi con mia Moglie^ 
^ ^nfiglittolo^ch'vmco m^hà tonc^fio il Cielo yiB^ 



A M O R O S*l jyr 

kmi €^mÌMU e^imsi il tempo éid^enture ne ijm 
ri ^ieuenili U f rimunera delUfMi annuSe V4rr$ 
se "vei MffiglUrui à iiutjio $mpiego.<he vtfrofo»- 
^(^ ^viueretetn^H villaggio foco f tu d'vn mtglto 
dàSdnte ddtU mie atstaziof^e, popolato d$ paitm^ 
€ cototAdini tutti fudditt miei ^eiio è vn luogo^ 
€he t/éjficmrOyfÀe mentre U memorie de gltnfor^ 
eunifcerfinon vi moleftdfe por sarete ad inuidia 
re alloftéPo vofiro i'ifteffa vmenéfelìcitiXoli m 
^bk^eheféreUmdizàacontAdineda.ne i'amhi* 
jùiotte delie Corti^mà tutto efitnerità efimplicità. 
Vi prouederhdi tafaformtd dt quanto potrete de»; 
^derare tutti quegli abitanti vi ofiequtaranno ri( 
^ueimedefimo rtfpettOych'e douuto alla mta per/o* 
maipouhe dt tutti farete ijecondt padrini Se que*^ 
Bi commodi /kr anno da voi accettati ^io guadagna 
ri faccre/ctmento delmiogu/lo.che tengo titelfic^^ 
serrerò i n^e^tofi e con qucHo V aumento ancora 
delle mie rendite quali gtìL farmi di vedere abbo 
aUnti^meperlavoSraammini/ìraziotie Par uè a 
fonRijiri che dal Cielo gr^ndafie loro quel ficcor^ 
fi nette prefinti calamità Con paride affettuofi^mt^ 
diedera al Sardo Cana Itero vnarra de gl'^foqu^ 
altlfito cuore Accettarono il carico ficuri chel^ a 
auet luogo non arriuariano le perficuzioni del Pa- 
dre^ fratelli difiórinda.e che' l loro amort^ tra 
4inei candori non patirebbe detrimento Permag- 
giormhte tomfiaxtrU ^ depoBi gì* abiti da pelle- 
grino^ 



fSÉ fJ O V &1 l S 

^tino^vefiircno alia foggi d d^fàtfi C0nvephlM^ 
unt malmemt rnraUjfi ma^meMi Citiidàmfk 
chi il Sard0 torprpuidde di ^mw CdniMi^i btfL^ 
f re fio glt cùndnfsi 4/ Cafielh > done fwr^no dsUà 
Mugliti € figliato grAUmtnitaatlti^ &indiii 
njtll Aggio cvfffignando toro ilgouer^o di tmtte Hlj 
fut poffì^ùni.Ohifin 4 cfuel tempo foMté mdneg" 
gmdlUmmimfirazioHe non contradéffè.nèfi^^ 
mb affrontato^ ftnffefvtttbio^ & infermitei^ 
eht perì buon ptztofi defiderétut et e fere iitezw 
io. Parena atU nttoni Camptiìriy cMl Mondo fojk 
toritaìo atìd primiirajìta etd,& aficHi'vemmrtfi 
di Sattàrno dtttndo k fchino U métizàs d'éAàiàH 
paèji cofijitinghiine^tfuati ént orche wfoffepetotn^ 
trdta Ufofttghetza dtU'imtreffi^cimPdhufifr^ 
giudttiatedtimiOyC tuo. fu co/! pnpMrato iijfke vo^ 
ieno^che non vi cnnhfAngue\nè vi firmò psroU d 
tana offknfind Vn'éinno intiero/ruìrono qnelUnn 
ta con tanto ri/petto di tfuegt abitatori sbeopAio 
fùjsè loro mancata Ìafide,ig/i^»rèéé0np rimrah 
tome Oracoli e con turno àunàntanmnto de* Pàén 
mjche\pih volte ebber4> à dirrifhej'atttrimpèegttli 
^ntipelUgfiniinfimilfàcendài iràfiAievnricè* 
ì$ere ùéèntdtz^ioni del Cielo M4 parendo éSafie 
fnnà^che troppa fi fiderò delnàatineliUnge dtik 
iquine ytornè ad annutwidre HìHMedeiU hro^ trl^ 
ytiillità con iempefiediperftcu^onichimericht^ 
ì^ ìmaginèrie^ (Mpojero òntMtingiz^ lehr9 vgtf 

li 



/AMOROSE f4f 

tìtdjifù^che vedendo Li4mdr§^tlfiglimU del Psi 
dr^nt frttiHtntfmemt Flortnda Amùrefegl^tnfim 
nuo n€lptti9^€ ioifoiiti firatagtmmi gli fece au • 
iiu0 iUuore V tutu a nelmedejimo temfo tnn^m»' 
TMU di Leandrù vnafafiorelk delU ville ^Affel-^ 
Uté Climez^Asy etile bellexAcfue delle quélifré 
digo le tra fiato il Cielo ^ Aggiungeua, U virtù dei 
€a9iOy in cui riufiiua c^fi eccellente ^che foco man- 
caua.cie Mn rinouajfe le mérauiglie del Troice Or 
fto. .Quella non/épeud/piccarfidalconfirtio di 
Florindajl che cagioni^chefrocurando benefief 
fo Leandro di bearfi nella di lei vifia , [e vtlitidols 
égnigierno femfrt continteruento dt Clemenza, 
nfenijfero ad auuanzarRfemfref tuie fiamme del 
ia fonerà PaftpreUaJToccò a Florinda Vedere la Se 
gretaria delle fue lubricità giouenili in temfo^cht 
f incendio era coficrefciutOyche ne dtjfuafioni:, nt 
€$nfiglt furono valeuolt ad efiinguerlo^Ogni volta 
ehe Leandro andaua a vedere Florinda^ gli occhi 
dii ClemenxA eon concetti in cifra gli manifefta^ 
mano ifitoi ardori^ma eglino fere he toon intendere 
iinguaggio fintile forche auefie conficrate tutta 
fi Beffo al merito di Florinda^ ne corriffondetU 
é^fitoi defideriy ne tamfoco vi badaua . Anda- 
Bit fere ella nndrendo le fue fferame , ferfuafafi 
di neneffer tanto ffrezz^abile^ e h'^^n giorno egli 
f0^ ^ggredijfe i/fuo affetto. 

Sétnbbe treffo lungo il narrare quanto fttcceffe 

Z éXa 



.m M O VELLI ! 

non mélto tetnpéfù re/a certa, che V oggetti vnu% 
ieUefeltcité di Leandro era ¥ brindale che éfuejla 
0ccnfaMa tutto tlfu0CMt€ che nemdijfe^ chemn 
fece UfionjeUta demenza? Arje, gelò in vn fi- 
te. Amaua r brinda al pari di fi ftefia^ matofi$ 
cangie l* amore in odto^e diuennta Baccante amO" 
tofa non facena^che ruminar vendette, tiraggi, ^i 
frectpizi Diuenne mezzana dt Leandro . quale te^ 
neua deluficon infinuarliyche lafereftieragli con 
jeruaua vna frofenfifsima volontà Lettere ^^dom^ 
regali furono, che gli cauò dalle mani fitto prete fio 
difarlt paffare a Flortnda. Fatta vna colletta èli i 
ntolie lettere^tutte mandole à Clorimante che col 
padrone in Cagliari fi trouauayenfaggitinfivn^ , 
Juo biglietto.che cofidiceua. 

Il tuo merito rton permette ^ch* io t^ami^edaccon 
font a cojayche può per auuentura recarti di/gufio. ^ 
7'uafireBa Jenta il tuo confinfi fi marita con Lei * 
dro Dalle qui congtknte lettere ^che ti feruiranodi . 
tanti attefiati ^comprenderai" l concerto, che paffa ' 
gri loro Se tauere ^^n tal cognato è di tuo compia 
cimento ti prego àdtf^mularefin'al tuo ritorno, 
iéa quando ciò tionttfia in gradoy e che trami do 
otimedtarctn tempo opportuno^ Procura di ridurti 
qfuanto prima al mio tugurio che con gnocchi tuoi 
fropri (corgerail vero di quattto t'auuifi^e potrai 

àtut i 



A MOROSE ^fy 

i tuo taUfitoporgerui quel rimedio^ eh tr/u^gi^^ 
nrÀ la frudtnx^é. 

Toccò troppo vmante^te éjueffo biglietto il cuo* 
te di Clorimsnte.Leffi li lettere di Leandro^ e de 
alcune cUufule contenenti parole eqtàinocbe s'afi • 
xtori delle pratiche amorofe^chenfua affenz,a dont 
mano poffare tra effh e Vlorind4.SùJpirò^ che auen-^ 
doli con tante dilazioni Fior inda prolongato ilpof 
fe^o di Marito, najceffe dal non amarlo e daldefi^ 
derio di tradtrlOy^uando menje*lpenfajfe La con^ 
dizione deljeffo^c ha per proprietà congenita la vo 
4nhilità,aHtorizzana tutti lifi$oifi/petti Di/pera-' 
to^& impaziente s'accommtatò daLPadrone\ fin* 
fendo nece^artaUprefeniA^ & a^ftenxutdiju^ 
perfona in ctrti affari detta villane fegretamente fi 
trasferì alt abituro dt Clemenza. Aueua di gii 
toftei ordita vna certa trama per inganna/ C lori-- 
mintele rouinarF brinda jn cuifi$$gedo con Lea-- 
drSyche Florinda vekffe pagarli cofi Itmgofirnag" 
■fio col doriti pò ffeffo dtfefieffa.fece^cke'n tempo 
di notte Vappo^onato Cionimfi trono atta portm 
deFamata^doue per gì* inganni dt Clemenza por* 
tatofi anche Clorimante congridori^eftrepiti<fco^ 
figlio ttitto il vicinatole coparfi Florinda al baU 
tono riceuè tati oltraggilo tate ingiurie dal fito ca^ 
wo^chefu miracolOych'elU no tnorife dipurapaffi^^ 
^tdf cttwtJ^okn490Ì vicini quietérk^e procurtt 
•" Z » "^ uéno 



W N O V E I 1 E ^ 

mn0 di ttnifUfirttumtntt Muinu accio mmfk^ 
tifituft agtUH ddfwrwt in ^fulcht Hramù ec^ 
te/s'^ Leamdré lo rimpreMiriy che doueud rimgté^ 
Icidre il Cithtcbe col mezzo deUe imfartggiahiìi 
don difièé ìorelU Ufeltc$u(fe colfiUcuArU dlgr^ 
do di dtuenirli cognato, gràdo^cbe per altro non ao 
rebbi egli meritato giamat per la baffìezza de* fin 
Hatalt demenza altreji /ingetta con parole imgi§ 
oteuoli di quietarlo Ma egli nonfenza darjegni ài 
frenefia con vtolenza tolta dallo sforzo maggiore 
difiag4gliardia;/$ /piccò dalla folla dt quti^ cèe 
io circodanano ,e sUmbofiè tra la/pefezza di fttei 
montiycAe eie circomdauano U n;illa,finza cèe lo 
foteffero arriuare molti:,cbe con la medefima vdt 
€ita andarotto in traccia difuaperfonaLuidrofà 
à vedere Florinda^thejemittina $*erà ritirau mi- 
tapin remota iameradtfmacafa evollè eonfilar* 
ia,ma ella nanfe toe refi capace, anzi che tntfa atto 
orata proteéè di votarfiguitare la fra amma^cke^ 
pcoportana Clorimontee ricnperare appi Imt^nel 
tredtto che inginfiamante anta naufragato mi 
tiare deUagelofa .rifolttto di dofinganmarh^ opri 
tipitandojlda éfnalche rnpe antenticara colfamgoi 
U òntegrtti del fio caio Uttoora* Volfi porre inLo 
tfecnziona t^^lttmtparUe^mà Leandro eomattdò 
thefofe rinchtnfa.e ben omBodtta in queUa nude 
fmafianza. incnifidiedeoMaà difrcerbarc^ U 

idnokemo^HòÀram^ycb'mmlarsttoÀ tarmmor 

rej9 



A Nt O R O S E J5T 

^ in *-9n» fnenimeHf,cht U ttnneftntutfinunm 

m€nt€ dtlU nette con l'indagére UcMtfé di tanti 
^mmlti.eJcMcMiClemet$z*yeh'4ureiheumt4Ìt^ 

i^/ii mexA» per dfr clfe difter eftUrt^ i f ««/ 
>ifmec9, (heiltce»jim*UAV Amm»y nenfetefef^ 
^mettere.che datile m*m U *^fiiffe vtu fiftttd ce • 
CtMfipfte 4mer che ferigliefét, ondt^ cenfefa titU9 
<.frdtment*,eteft$tré dellM frdudekméjìu teUp 
efufpliei d'effer cemf*t$ta,& dphté , trétfidf 
fimiU Cólpe origine de gì' ecce f d'Amore Sopré* 
ginn fé U mattina afét per tempo ti Padre dt Ut" 
glroy/juale infermato minntamente di quanto er* 
pM ffatOt con voce Jinera minaccio ntorttfcazio»^ 
a Leandro, e pentimenti a Clemen&a , Entrai 
vedere Fior inda nefn valenole di contenere alU 
vifid dtfimtferabilefpettacolo il pianto Sollecito' 
(e il rt torno de'Jpirttiy e quando la vidde rtuennt* 
U confile dicendole, che clortmante per opera di 
qneii < he l'aneuanofegmitato fi trouana con otti' 
ma fihte nel/no Caftello. doue trattener fi douens 
firn' ad altro fuo ondine. Aggtunje che ad altro ei 
non Mfptr atta, che al rffpirare alt Aura delta di lei 
grazta onde vinenahramo/o dtficoriconciliarfi, 
' Eperthe nella fronte di rUrtndafifcorgenènoc* 
ratten dì defide tto dt ^^edere quanto prima H 
filo Spofi-pregoOa il Sardo à trattener fi tantOt che 
in qmttefifogiken radicate negli énimt d'etfj 



jy8 NOVELLE 

frdmiiy aceti meglio ftitgiondUgodtJftro Ufij 

€0n e he rìeeuénegli Amami paffuta ia notefi vtgi 

Ha àeUagclofia. Pregella ancora con epcacta ardì 

tifmakJkelarU'l vero di fua condirtene y e/èda\ 

dadMero Ctorimante le era fratello ^i AmaHtc^\ 

N0n fa fendo Florindaycome meglio pagare al Fi 

thioiante confilazàoni^con che la conferuaua in^\ 

widiglidtede ^^n compittffimo ragguaglia delftt^ 

vero Statole condizione: per loc he ei vene maggior* 

mense à compafsiùnarla^ma col manto della prnde 

%a occulto Ujue pafsioni per non farla fuenir di 

nuouOyPromifi il buon Caualiero aW afflitta Da-, 

ma coJe,che toonpoteua offeruare\perche quelli che 

àndarenpin traccia di C lortmant e .tornati riferit v 

me d'auer veduttalcttnijegni^per i quali pùteuano : 

gtudicare^che fi fofie precipitato in mare Pafiare^ 

no due giorni Jn capo de quali faceua gagliarde in 

fianze fUrinda di vedere ilfue Spofiedaccfirge^ 

doji^che 7 Vecchio Caualiero andaua di f erede que 

Jiacon/olazione^c he' n quel punte era la fuprema 

delle Juecententezze:ceminctèà dubitare di nuè 

me perfecuzàoni di fortuna Sùquefie dubitazioni 

efilami è il mto Spojo e morto ^ è ftà tn precinte di 

morire. Altre che ^^n tale intoppe non far ebbe ba 

iieuole a fcar foggiarmi lafua vifta Al che tefie 

s *oppeJe il Sardo dictndo; Dateui pacete Signora^ 

the nueuemiglieri vt periodi quel losche prone/li^ 

cate<,DilCaf^i(roimct^n$t0,cbe voi tate cemmc^ 

:^, .\\ ' danatc 



\ AMOROSE >y^ 

dau4tt nel principio del vùfiro errimi in qutfi'l^ 
Ut hk Ckrimantc riceuute tenere, mUt qmdi l'én^ 
nifi del fMftàte , e e he fri dmigterni Streuérà i 
CdgltfrisOnde CUriméntehà vinto preu^irlù,$, 
tictnerlo in queU4 Città a miefptfe^A*fifelice no^ 
nella cangiò Fior inda lejmanie del e nere in ecceffi 
d'allegre&za.e comunicando PAlma tata domz44 
dtgtote alla Ungua^ & agPocchilqnefii^ e quella 
con esieri9e demoftrazioni ofientarono lefiu confih^ 
Uxàoni.Allettata da tante finxiofti^ filafiiò com^ 
durre al cafielló^ incuicongenerojaaffiAilitàfm 
riceuuta dalla Padrona con accoglienze molto dtjfi 
tenti daqueUe^ con chefaccol/è lacrima volta^ 
quando la ìlimatta penerà pellegrinale di hafa cor 
dtzione.Mentreftana sntajpettatiuadi vedere il 
fi$ecaro,e non/apena ilPadrotn coti che pin diffe^ 
rirle l'adempimento deJuH defidert /ucceffe cofi^ 
ebe tranquillò t animo del pieto^moSardo^e fina 
d'afiicurar la vita a Fior inda 

Il caJofu^che'lCaual$ero Incognito fian/ato U^ 
ferigltodecorjariy quali agognauono più aitata 
qntftò d*vna Nane, che d'vnhuomo tnfar/èti§,fin 
iu cercando recapito quadùcomparuiro al lido dà 
qtteltlfiletta tre Galee S$ctlta»€,ih'andauanoamr 
eh* effe trace tado mododt prouederfidi quatoslor 
fsceua dt me/iteri Domidò tlCaualiero d'effertol 
teda qml luogo doueftraCctn^tol'auea la dtjgrsm 
naa^ed'effer portato à Palermo^^ . 9'(^f^^* ^^^. 



5(5o 1^ O V E L I E 

ddlU c§ftiJÌA de' ladroni ^fuéintù defidtrjiua: Mm 
Ifèw v»4 delle ire Galee.en breueJfAXh di umfù 
Jf troni in P4ltrrrtOyd$Hd€jfed$ vn meff^ a iuiie 
quelle ifiletiiyefpez^idmentt in^ Sardegna, acaà 
fpiajffi ctoshefòfe éuutnuto alli ftUegrini et aue 
dùnecontetzAgtinuiuffekPdlermù. Coftutfeet 
iMfo al Padrone di FlorindayComt al fin rÌ€Cù,c^ 
fiu <oJpÌ€Ué Caualtero deWt fola -quale io/io gl$ ad 
di$ò Florinda^màvoUe pero ejfer egli' l f rime \€he 
neauuifafeFlorinda^dieendùle:S$g Flortnda. il 
t^auahero incognito in vece di ventre à Cagliari^ 
éà midato vnjuo di e afa à leuarui injieme con CU 
fimi fé che trouato \m va fello d'Alt^ardo alfar^ 
fo di Cagliar i, e he di già auea fot lo vela per Sici- 
tia vi s'è imbarcato per preuenire il vofiro arrino 
gola xo diffegnodi ricenerui poi con magnifcenzs 
degna del Caualtero incognito e proporttonataa^ 
^ofira condizione Brtllò Plorinda d'alUgrez^zut À 
tofi giocondo anutjo.é' accollo il me ffi co vna infin 
mta didemofirazioni ajfettno/è lo pregò à /olleci^ 
torno ijuato prima l' andata Fn giorno Jolo4olJe f 
tipo dtfermarftncafa del cortefeCanaltero. Nel 
fecondo giorno Plorinda tolta congedo dal S ardeva 
dajua Moglie con qnet retidimenti di grazie ^ chi 
ficercattano i tati benefix^irtceumi^délU loropto^ 
tàj incamino alla volta di Cagliari & tndijopr 4 
mn leggiertfimo vaffelU in brenefi trono appra^ 

f0ef^i»M4tH»tfcra perntii 




AMOROSE i6i 

mute ClorimMtt cm dijfegno di rinchiudtrfiin^ 
^^Icbe €ht$firoifci(he auendofcorfi il Mare del 
Mimdùyt non tr0UAi0ui ^chtj cogli penfiua dì ripo* 
fir fi godendo U cdlms ntlfofiodtlU Religione. 
TsHti quefitfuoi dijfegni aueuM conferito ed Can^ 
Mero irdcognitOydutoli à crederti che Florinda ftr 
^ns grane in firmitàf offe nmd/k e Bini a MA mem^ 
tre //auano eniramh "vns Mattila d^fià menjdf 
ioprifo gtunfe Fiorindd dccompdgndtd ddlmeffo^ 
e tofto indrtz,zJò gt occhi k Vdgheggtdre tljuo Do* 
Utio prims che comjdtjfe col CdUdliero incognito^ 
IfofTdfidltt nonddrono nel petto di ClorimantCa^ 
Volea leuarfi, e pdrtire per nonmirdrU mi Amo^ 
re lofermdud^che non erdnoper dnce eHinte lefut 
fiamme ^ Il /no cuore erd dtuenùto tedtro dtJdegnOy ^ 
ed' Amore ^ llCdUdliero tncognitùfiupef otto por 
td compdrfd deUd credutd Defontdy fidua smmohi» 
kdgnt/d dt ffdindfComefi veduto duejfe ti tejchi§ 
di Medujk, Pofctd re/o certo del tefitmonio dc^ 
g[ oc chicche Fiorindd vt^eudj pdfiò dd dmmtrdrt 
ti contegno dt Clòrifhdnte • Ftndlmtntt fupplicn 
l'vnoe r dl^rdcon gfdndé^md infidnid d non ttm 
merlo più ocènltd la cdgione di (juelle ambiguità. 
Clortmdnte con la lingud dtl furore patio, e cìOL^ 
vn breue ragguaglio vomitò le migliaia d trhprec^ 
zioni dr ingiurie contro Fionnda^ ^J^fltt ripdrè 
tutto con lo feudo della pazjonz>a . manrfeHò la firn 

mnocaniut^ ti' amoroMS con gf dotefiatt deU 



li^i NOVELLE 

le lettere delVecchU Csualiero di Sardegna cem^\ 
probate dalla confejsione infirittura della medeA 
ftma Clemenza. A c^fiviuetefitmenianzejireih 
de Ciurmante y deteftò lajua trepfa creduteti , d 
ion incentivili ampie/si auualerati dall' aura iv[ 
feruenttfsimìfefpiri^ ternana di portare U tran- 
quillità air animo di Flortteda. Non puete nen ii 
tenerirjri Caualiere incogntto a/pettacela cefi pie, 
PO dt tenerezze. Gli eforti alla celebrazione delle 
nùzzi per terminar con quelle il periodo delle ler 
contentezze Onde doppo tanti itifortuni^neUaCit 
tà di VaUrmO'i in cajadelcaualtero incognito afsi^ 
curarono gli Amanti le loro felicita colfegame del 
Matrimoniofolennizzato con tanta pompa, cbt^ 
non ebbero da tnuidiare gì' Imenei di qualfiuogUa 
gran Per/onaggio. 

NOr^ELLA rSNTESlMATERZA. 

Del Signor 

Annibale campeggi. 

NElU ftuttiferd Itdté fiede ntbil CitU , U 
quAle dti gì' Antichi fu chùtMéiU fMttkt" 
fMpe^frodtKttrtct dt va^ì G/tUéUÙ, ep»nne tit* 



AMOROSE 36f 

won meno ad Amerete hi ad iiff ere Amati. EraU 
Prèmautra nella quale ogni fiat a^nen che ognhua 
mtcedealìe faene d'Amore J,e quali non hehbero 
ftìé aperta viof^ e he nelpetPo di nouella /pofa^ cui 
forje lafouerAfta copia del gentil Mar ito fu cagio* 
ne di vnfubitù rincrefctmento.La fingolar belle z,^ 
z>a di lei (mifer abile dono a chi virtmjamenìe di 
viuere dejtdera) haueua refi vagho di pojJederU 
vn belliJsimogiOuaneMi cui ella feruentementt^ 
s' innamori, il legtt imo Amore al libidinofi pofpo^ 
. pendo. Crefieua ogni giorno in maggior vampa la 
illecita Jiamma^ond' ella^e nelt a/petto, e nelle ope^ 
raiioni angofcioja, dolente fipr a modo dtmorai$a. 
il Marito 'leggendola dijlettofi, e pallida diuenu-^ 
ta, & eHtnuata dalla palone forte ingelosì , nou 
forfi i Venerei veleni haue^ero ilcajìopetto conta ^ 
minato. Oltre a ciò i crefeiuti ornamentici nuoui ai 
ti gì' accefjfof pirici furiof mouimenti^il cibo & il 
ripofo perduto dauano delle trifi e fiamme conuent 
noli tejiimomanie Non di leggieri haueria alcuno 
fotutodifeer nere fi con più pungente ortica. Amo 
re la bella donna ò Gelofia l'anima del Manto af 
fligejfe.Ma non per tanto ella delibero di commet 
ter e l* ardente fuocv ad vnafua vecchia, balia cor^ 
la quale fouente hebbe configlio per trouare mac^ 
fireuoli ingegni^onde potefje alt effetto d fuci de* 
fiderif peruenire. Il mar ito^del quale hauean de^ 
terminato sf attiche moriffe dt quella malatia . di 



CUI 



^ : 



j^4 NOVELLE 

eui paure fi viuea non fotendé tener/i à gli ftimùR ^ 
di continua gelofia firifilfi difarefperiiz^ dt cto 
che dubitaua non douefft e/ervtro^onde mofiridè 
di doner e anale are in i/n luogo per dimorami airi 
giorno, partì della caja con intendimento dijpiatt 
con improuifi ritorno là dubbia fede deUaJua \din 
naja quale Jubitamentt prefi configlio à/noi pia- 
cer i\f è fapere algiouaneper la difireta vecchia^U 
fortuna hauer tnandato tempo à/uoi piaceri. & or» \ 
dinò l' borace Imodo^perloqHalepoteJfe effer con ' 
lei Et appre/lati ottimt ^^ini^e delicati cibi,impi 
fé ad^^na fante ycherimafi era in guardia de&a 
cafa^ il douer andar al/eruigio delle nozze d'^-^na 
vicina/ òe gite l'hauea rie e hit fi a . Gik il Sole de^ 
e linaio era alt Occidente quado ilgiouane^cuttar* 
dififacea.che menaffe la tacita notte lefne dimo^ 
refe ne venne attvjcio deretano della e afa ilqttoi^ 
Vefitndofirrato ne vdendofi fireptto,ach'egli trai 
tenne la voce e dtlung4nd$fi alquanto della cafa^ 
fi mi fé a p^fieggtare Non andò guari > che ritorta 
il marito e come glt venne veduto il giouane, ima^ 
ginò quelli douer ef^er vno, che ftefie im nafcofi 
aguato per entrar nella fua e afa Onde congrandif 
fima tur battone fé ne andò a toccar l^vfito.etnetre 
fente la Donna il Marito chiamar eh apertogli fof 
fé fi tenne morta L appredamento della cena la fa 
te mandata fuori pò nen^no non ful/e accnfe de&a 
femimle colfa^t non^tofiofn t*vn§, o i* altro dal 

Marito 



AMOROSI }6f 

Widérit9 vtdHto^ch'€HtrAt0 in maggior rébbi a che^ 

mgli f$$n tra.ffogltéU U moglie tgnuda^a Ugo dd 

^m4 mérmorta colomna conlacct troppo diuerji da 

€/$$€$ con cm tttd^rdtàd con lUmato /irudo Icoto^ 

g^iomgerfi. Il doUntt lidrito doppo molto /patio 

Jè nattdò al le tic ^ e combattuto da vari/ penfieri 

ditdefialfonno. Ma $l 'ùolomerofi giotéane^ che 

ftr lunga ffagione haueua indarno attefi. fé nan» 

di a Ha confapeuole vecchia e ramaricatofi, chc^ 

i'hora pò fi a eragia vn pezzo valicata^ la fece vfi 

tir dal letto da vii mantello coperta ^ e con efo lei 

ti$ornoaU'v/cto, del quale effa hauea quel giorno 

ri/erbata la chtaue. Fatto refiar ilgiouane auantà 

l'^^fiioje n* entrò ^e per mezzo vn^borticello^anda 

da diritto nel cortile con pafo alquanto foUecito 

n^rtà lavina e legata fi atea della candida donna. 

JLa quali veggendo^ qua/i da notturm fantajma 

Jpauentata rtfittteimk non per tanto .intefo il tri^ 

fio cafi rimaft di dirle la lunga dimora del gioua 

ootja quale non fu ingrata aUa benché mifira don 

mad*aJcoltart^. forche^ fi/pirandodij^é^ òd4UH 

ma ime più cara, che Madre ^offof offrir quo fio in 

forumio^fifiri tuo piacere rendermi degna dell' ^ 

ira del Marito» Scioglimi^ cara Madre .quefti nodo 

<$• almeno vn breuejpatio di Uberti concedtwri . oc 



tià chedoppo.chaueri dJutac<tato colttr^cbUdorn 
me ne ritorni pm degtoawquefii Ugami , t'hora 
mnjono. 30$ leggiero fi mo£e a pietà la "veccAin^ 
^^ etat^ 



355 NOVELLE 

* um' olire potè l* innamorata gionahe con le Juf^ 
f Ite he mlif reghiere a preme ffe granit^me^nefco'^ 
Ute^ch'inperfina di/e la legò alla colonna per do* 
uerm fi are per poco tempo ^mentre il Marito era fi 
folto nelfinno. La donna ignudale non dalle tene* 
tre coperta-^e dal mantello ^chefiura ^\fuoo candid 
diurni h omeri hauea rigittatola vecchia ^^ fé ne va 
à ritronar ilgiouane^alqnale era quafi il nonello 
gufio del venereo piacere permnuto^ quando ingU 
nato dal lacero arnefiyche la tactta donna copriua^ 
dubttaua^non fodero dalla lafiiua ^^ecchialefite 
forze tentate Mài refiendo con grand* impeto FA^ 
tnorofi e aldo ^non potè più lungo errore tener celata 
la digmta della prefinte bette z»za^e gii rottocene 
dolce voce itfilentio,conokbe il gtouane ,ejfere del 
tt amato bene pofieditore Mentre intendettanùilie 
$i Amanti Àfurtiui ampUjfi^ i vaghi gradi df Sa 
notte paffauanO'Jla quale abomineuoli fimbiazt^ 
aàa tempo fi o/a anima del mal addormentato mari 
io porgea.Pareagli vedere mefiolatalamogHe con 
T adultererò che in quettayct^e volea vendicarfidel 
- V\hgiurta fojfe in ^^n Satiro tras/ottmate. E fi il 
tri fio cuore gli comincio a dibattere ^che/ubito ri^ 
fcotendofijugò iìfinmo ^e cor/e con le tnani à tetna 
re, fi le nar$ erano curtte /e a/pra tafrite hattwto 
Vefi le corna eje i diti Attedi infefie vnghejci^ 
fufi il numero foffero ^tgtditi. Onde l'tra rina* 
majtdo^ tot/e dal tettoie pofiofi afte finefire^emiu^ 



fi^ 



A M O R O S E 5if7 

pia per chiariffi ^lelU verità, delU vifióne à dimx 
)dMr cM miffAcciemle vne la legau Moglie. La 9ec 
Ehi a trema» fé elt paura y tardi aceertafi della Jua 
^iùcheZiZA^fensoefferco/a ficurtfftma ti Ma dar 
fiffaHa . & acce/è con eHinatofilentio la rabbia di, 
iui chegiàgridauaferfarfifintire Onde tolta da 
\vna victna tauoUvn tagliente rajotomnaltrtmi 
ti fremendo che libico Leone ^pofc tacche nelle infi^ 
die/coprei cacciatort^dtfcefe lefcale^&A tentoni 
cercando laf accia della legata fem$naje taglio il 
nafi^e gittata la cartilagine^nel vifo malconcio O 
tnalttagiadijfeyprendt^etodonaaliuovagho. c^. 
con qttefta leggudr a faccia àgP adulteri ptaci Ma 
la mijer abile vecchia a cui couennefoflener la erto 
\ del ferita ^per non darfik conofcer con maggior pe 
\ riglio, dirottamente Ufua dtfauenturapiangeadn 
ttntOyt fendo compita la meta della notte con gran, 
pena da i dolci abbracciartdmellendofi la donna 
fé ne ritornò al e or ti le, per atttmler, qual coja per 
itgat^ii decreta ffe la maluaggta fortuna Ma jntefi 
lo ^rano auenimento della cara bai ia^ getta anta^ 
rifftme Ugritne^ il piacere con gratto dolore conta^ 
minando Poi.come potè Untelo la ratconjolò^ra^ 
tandole in mano la recifa parte del/uo^^o/io.c ha 
«ea di terra leuata . Rìfpofla ne i lacci l'innamora^ 
la donna's& fatta partir la vechia piena difperan 
tu d $ gr andiamo guiderdone^pensà cfueflofuccefi 
fidetterk melt^ pater valere. £t^alxMtdoÀpoco a 

poco \ 



\> 



3(f8 NOVELLE 

pa^ Jafimmerfi mormorio à ctUri vùti U fièek 
*v9te fercùfit U arrechiti f térme$i l' smimM di cU 
mn d^rmmd con quefteparoU Optftrno €iou€/k 
i Cieli Reti&re,che cem diriitoftUegmdithi U vi^ 
ditte opere de* mondi yOue horéfono t folgori tuoi. 
A che U forbice AggiAHo in me^& occidsmi in ^mr 
tunqme pih trifiA mone fi re a fino del brmtto mij* 
fatto, ò con quelle procedendo dUdvendet04 di cU 
mt offefiy U mia innocenza nelCétltrui funitiom 
dimofirsEgli hi meritato tira ina ,e di qnaliqae 
t>io.Bglidift$ror€iOdiLieopi»cefiofi che' l con* 
nenenole.hà conferrina rabbia gnaffe le mie bèlesi 
x^ekla mia fama egli da infernalfnria commef \ 
fi ejfempio di non maipin vjata crudelta^ha Ufiia \ 
to ti mio volto aernalmente fegnaio. O Dea de Ma 
irimony guarda le lagrime fnttnte nelmiofangm 
fietk prendi ^& adanimiei fiporfitncenfi i tuoi 
Altari (òccorri.Ecc9mi ignuda Mg^ta.feritay & 
di fiz,zo peccato imolpata, pago la pena del non co 
oneffo errore. Rendimi il primo honor del vidit^tor 
na ne^rimi termini le mie bellesze^ loprMoettoi 
{& à queHofiano tefiimonìfgli D^) porre U tuia 
immagine tefiante i tuoi benefica in qnaiunquL^ 
temftopi» tifia caro yengamle.im€ voci nel tuo 
co/petto e de' miei ptangenoli cafi itincrefia^òft^ 
forfè altro difféttoda me ado^ratoÀfi fatta pena 
fitto quefto titolo d'hauer il letto ^^iolnta noi me- 
ma miraggi daffinftkce corfo la éèleMt$mmà dif 



AMOROSE iig ^ 

M^4 4 cercar nMuoftc^U. Stfino imdignd et e file 

We reìntegrdtd ili l fri fiine Hate ^ cenctdami tua 

fietd la mertt^ aceto fkargùgnata non viua ittfilà'^ 

te cétgiòHe ieW altrui rifa Che migtsuarà la fura 

fide fi adultera nelvelte meutiri la brutta col fa 

>di obhrobriefi feccatè^, Finita l'oratiene^ rauoU 

li vnfiu leugofarUre in cenfuji mormorii , fer 

far duuedere^ checonfiu inttma domejiichezza 

alla Dea ragionaffe. Poi sfurio fa non altrimen^ 

0$^ che le vergini doffo il rtceuttti jì follo. O* non 

MarttO'i dijft-, ma fer fidt^rm ucciditore ^ à che 

e* indù fero i foffettifi finfiiri ? Ò' crudiltffimi 

di ttnti i mortaliy nato di dura tfuerciay vomtto di 

Cariddif eccoli mie intiiribellez,zey eterne te-* 

fiimonii della ttta ingiufiitia faranno Conojci ììl^ 

afe il tue mal configliato furerete ff era, cheficonr 

do Fofra muriti fnndirai da gf iddij folkctti i 

fai dell' humana gente. I miei freghi hanno con 

fietÀ tocchi li encchii di Lucina, la hinignità del 

Ciila ha vinti la tua crudeltà. rendédomi ciì, che 

tu ehridifàcriUgofoffittofinfaftid'hauermi tol 

to. O fMti a mi fin chiara dt qudfi voglia gior^ 

no, recca le tue faurofi omtn mi fine dil tradi • 

forerò /liUi^chi difingindo divago lume il Cielo ^ 

dati fiacettile ittdttio al future giorno , ì reina 

della notte xhe fi fra Fvfita terra hor con Itete e or 

nariffUndi , fiomti amari fine fifr a chidian^^ 

M eferande/ceUrai^ma iniquità mvì fece im- 

4 a falli •^ 



y7o NOVELLE 

fàlliiiri'kùrrort^. EtùFenere/plendid^mé^ 

rtndi fer me te douutegtaùe à quelU Bea, U cui 

inefiimahili fotemn al mie velto le /mar rise heife* 

re ha rendute. llmariiOy che U veci della Me- 

glie dalla trifia camera afieUama^ in alti mari di 

fenfieri endeggiande^ tutte fojpefo ventilaua Ufi 

de del dubbio auuenimento, farerulegli quafi di 

trafignare. Pei deliberato di commetter altàrbh 

trio della viua fiammella il nuono teftineemo di ce^ 

fiitày acce fé U lttcert$a.^ & alla donrta peruennct^^ 

the di maledirle ancor fine ttenfacea. Mà^qnan* 

do il lume gli fece del miracolo intiera fide y tutte 

fin f efatto rimaje^ guatattdelaperfinemaraee, ne 

atttntandofi di dir nulla. E poi che bnona pez^ 

xa Bette trapaurofi^ & attonito ^ in fi 

rtnttenuto prega la Donna^ latfuak^ 

credeua intiera la beneuelenza 

degl'Iddi/ poffederoy che 

gli per dona fie. Cefi 

Vafiuiaf emina 

qnafi 

Ucentiata àfitoi piaceri pin volte^ 

difcretamente operando^ 

colgiManehnentem* 

pò, e lieta vita 

fidiede. 



NOrML* J 



s 



AMOROSE 571 

U or ELLA VENTESIMA ^ ART A. 

Del Signor 
ANNIBALE CAMPEGG I. 

/ cOfM io vdgjtik ràccfintare^ htbhe nelle par^ 

_ ti di Grecia Dona di gran lignaggio ^della cui 

f udicitia fi chiara fama fuonaua-^ che traheua etti 

di0 Ufemine de circofiatifaefià rimirarla.Coftei^ 

morto il marito, tantofi:onfolata rima/è y quanto 

PBa$ alcun altro amata co/a perdendo rimanejfc^ , 

no contenta fecondo le ordinarie dimoftrationi del 

r interno dolore d'accopagnare il morto con capelli 

fciolti^o battere ignudo petto al cofpetto della mol 

titudintyvolje rinchiuderficol morto nelfepolcro 

& itti a guardare il corpo ripofio fecondo Ivfanza 

di Greci in vna volta fotterranea, & a pianger ui 

(òpra di dt^e di notte cominciò Eran già cinque^ 

giorm paffati.che la dolente feminafol di pianto^ 

t defifpiri ìtnodriua difpofta in tutto di non voler 

fi» efiere almSdo. Sedeuale alato vnafegfettffima 

fante la quale ^commendaua le lagrime ali* infelice 

{fr infieme, qualunque volta il lume accefo nel fé- 

f olerò veniua menomo riaccendeua. Diuulgatofitl 

utfo^il rumore per la Città fu gride, evaccorfero 

il radre^e la Madrosi victni^il Podcfia^e'l Giudi- 

\ r '■ ' ' Aa z te 



^7 ^ 

37* NOVELLE 

ttdtlUTerrétmàAutgn^chtconmùlu MmétrìmUì 
dine U rifrtndeJfcYOyt con dolci farok cerca^M 
di quittarU^nonfoteronoin alcuna gui fa Jmo^e/^ 
U ddl crudele proponimento. Confefduano già mt. 
ti ^quefiofatoejffempio di pudici tia^ ed*amàre^, 
riffimo ejfer diJceJodalCteloperillumnMrU tHMh^ 
tre del coretto fecolo^ quando il Gouernatore JdM^ 
Prouincid commandò, e Jk cotti mafaéidterifa^fÌ09' 
fo^i in croce dirimpetto apunto ^ e vicino à qmi( : 
mede fimo luogo^doue laJconjolatagettatafifi^U 
morto marito co'ljuo vifi il bagnaua di lagrimh 
Auennè dunque xhe la figuentenme ad'ynfi^àt^ 
to, il quale fi auaguard andò, cit alcuna icoìtffimm 
rubhaffe per ftpelirgli, venne veduto vn chiatétt 
tràfipolchri e pentito il miferabUepiant^y eheU 
fuenturata facona^accompagnandogralt^mippi 
di con quèfie parole, Ecco^dolciffima cagtoée diUtu 
ttoarifmo mio pianto^ compiute leeffequit tue ttm 
te mie lagrime i ogni mio vpcio verfa ti ifìnnm^ 
ne pitt altro mi reHa.fe non di ventre con h mk 
Anima ìfare alla tua compagnia^E con efud eem^ 
fagnia ne potrei io andare p^ contenta^ t tn^gUo 
fcura a luoghi tton comfiiuti, che \teeo ì O fmct 
Anima mia^alla quale in vnmedefimotemp§ eà^ 
ottone ilferuente amorose la mortai vita ttrttdmo^ 
te^e più felice Je infieme in vn medefittté itt^gatf^ 
undremo^ e felici fma^ fa tteiCattravitu o*ama^€ 
tu mi amàrai xmte di qua focili, latoutotruicth 



AMOROSE 37i 

0/^ de mar tèdi ecciti defiderio téle nelC ^mmè 
ìtjeldéitù diféfere^ che cofe^& chifeffe^che^cf- 
9$eimoftiment0^e vijié Seii$fima danna fienge-^ 
fjipra il carpo del marta^ e U faccia di leigraf 
iosa canrvnghief arte fiardi, carne /efamtajims 
ìatturiu^ attera ìmagintÀelt Inferita veduta ham 

t^e snta^ritarnata in fé incantanenteraunisà cià^ 
'h'era^e ricatafua cena nelfipalcra^ camittcià'in^ 

m e Ha iftada a raccanfalar la piangente. Giauant 
ìnna, ^ualmedefma affetta y e ha te candatta i 
datterti canfumarefrà l'angafeia del fiata n^inge 
fer/ana da te nan catta/cinta à pracurare di libem 
rmrtidalfiprafiante pericala.Perche^f carne legge 
di Natura ti sferza a ver far lagrime Japra il mar'- 
ta Marita ^cafi quella Ugge dhumanitajcan la qua 
li tutti ifnartali a daturf amare fitta capretti 2 
mecamtttanda^chelafalutetuapracuri^ daueper 
mef paffete canVapfira,ecan parole^ Digm^ma 
certa di laude fi caftate afflitttane canfeffaret^ qua 
lunque valta ttauella vita al marta Marita figuir 
me datteffejtu effenda affa tua canfumamentafin» 
za altrui pràgr andiamo btafima ti arrecchi. Per 
che à f enfi dì v$uere,auera vat cercando la martes 

fi ^*^iff^^^ l^ *^^^^ - perche con Abbandonate redi^ 
mi n£ pericoli di marte tt lafii dall'affetta trajpar^ 
tare"^ Se credt la tua vita con più forte catetta ef 
fir legata al tua carpa t che quella de gl'altri, fi 
^hemnnac afa curar debbia c'hahhtaforza d'of 

4a i fen^ 



^74 , NOVELLE 

fenitrU^iùfii ingan9$ata.Lec4ndidiJf^ehffitì^ 
ze del tuo corfo^fim e tritume indino di comflefit 
font anzi gentilesche gagiiardéiye valevole kfifé^ 
nere gì* impeti di Jmi/urato dolore Ma Jè centro tt 
He/sa fi Jf ero proponimento hai pigliato jche branà 
d'vccidertijòtto i crudeli tormenti della fame y f 
dev'affanno qualptu di te infelice donna fi ritrè» 
macche il lume^non dirì^di ragione: ma di natura 
da fi crudeli ohumbrationi ti la/ci offufcare>,efierh 
dà naturai ragione di ciafcuno^che ci nafce^aiuta^ 
re^& difendere la vitafka^ non che con le proprie 
mani gettarla.^ual medicante potrà prendete de* 
hito argomento al tuo malore Jè co fi fuori dH cOm* 
munejenno vfiifti^cheftimi douer dar fogno difi* 
ni^mo amore verfo il Mar ito ^fliuenendo doppola - 
morte di lui micidiale di tefieffaì Nonfia cétejlo 
effetto di tenenffimo amore ^ma difilenni^mapaz 
zia cagionata non dalla forza deldolore^mafi he* 
ne dal poco auedimento. Perche, non che tu penfi 
color o^che neWanirna riceuono leggiermentìeie im- 
preconi de gl'affetti xon meno rattenimema e/fer 
Jofpinti altejconcie operationiyauuiene^ che ijuifti 
tali maggtormente ab ondino diprudeuza^td^inge 
gno.Nea me può capire nelV animo y come chc^ ii 
'veggiafifiéiata dietro aW irragioneuoU fènfi ^ebe 
da molto th non sij\quando ti piaccia ^ in Ittégo di 
/trattarti i capelliyttratiar quelvelOyche co Ugréf 
fezzafuafifrapone tra gli occhi dtlU tua manto ^ 

&il 



AMOROSE 37y 

1^ il lumi£hiariffLm0 diNéturs. VirnM l UiM§ 
Morite sOafiM^aSdiiuédicidfiHnQcùne^ Ufiiéit 
te mi/ehi del M9ndQ^t lefaiiche Egli hi H/kè€9r 
fifornite^t da taU^henie Ufìriunagiielcewedei 
Uji ÌJfAccUto.Non e quefi a perdita^ 4HfgM the 
tugréui^ma l'eftimi^dic^fifaÈfafirte.cbedonei 
te fi4€c$a^ageuolmente non tifU cemeffe il feter*^ 
tene riftofàre.AUhi dcuerfare ti richÌMmdno Icjf 
le^idfUegiùHenezze^edelU Netterà^ éllequeli 
nJ^r centTdfiére troffogren fjtrzihifogndne^nuif 
fime hauendà tu per efere ftetd me^iutd^cenefitn 
te^quel piacere Jidà cefi f atti defiiderà dar. eemfi^ 
mente. La delente f emina yé/udfi per cofia dsfietts^ 
fciutavece^non che prendere conforte^ msceme^ 
Jkole crefier à miferi di dolerfi vaghe z^zA^i/uande 
difitn alcune Jentenecempa^meymefafiie mani 
ne capegli.e rabhufatigli^e HracciatigU tntti^ ri'- 
eomincie da capa àjpargere tante lagrime^ cht^ 
mtr abile co fa erano a riguardare ;&Jt a quefiefai 
tejifiudtaua che voce alcuna non vdit$a\ Manem 
per tanto rtftette ilfildato di riconfortsrla^iticiti 
dola con le medefime ragioni k riflorarfifin che la 
secchia trattadaW odor delvtnoporje l'arrender 
uùlt mano al corieje giouane:poi doppo ejjerfibetrìf 
fimo e col vino. e con buomgimt cibi ribattuta tem 
io d'ammollire la rigidezza della dolente con que 
fieparole Mtfira^che faraisbenchei famelici fpi^ 
tittddvJcirfHOfdeltuocerpeanétnti tempo con* 



37^ NOVELLE 

danni e temeélefima anc4^r'uàndfifttifcM>PenJ$ÉÌ^ 
forfè ^che te/Unto bàbbsa di ìud /kn^ vagiezis Jjf 
Kuné^jòficuri del tuo dolore^, NMpuoi tmparsHk^ 
dgnanxà d/dtalf decreti ^& à tus foHdfdt 'vtnerti 
€ morire , come fu forfè vorreftt Le difgrdtie fi ci^ , 
uengono pur fofferir fitte ^come U Fortuna le dìU 
Torjè ritrouerdt^ch'ildefidettò del mortv ti dime* 
muifcM^e dt maggior letitia ^ch'egli nonfuutfia cé 
giot$el Apri l'ammo figliuola mia^alle mie parole 
ehédafedelij^mo cuore ttfimandatto \dr cacciato 
ti f eminile errore, in te ritorna. Vifteffo corpo del 
ottortit^dal quale prettdi argometo dt douer lafctar 
U vitdpti deue ine tt are a mantenerla Ninno è aMà 
fina fi duro^che mal volentieri purga gì* arrechi i 
chi à prender ciiò, onero a viuerelo confortale nen 
j'ammoriidffca^e rocchi à ciò che dolce fattetla co* 
firme al defiderio naturale de*viuenti perfuade. 
<:ofila buona donna in miglior fenno riuenuta^ fi 
lafciò vincere alle parole de Ila fante , e refiata di 
piangere cerino mittore ingordigtafiiolfe il digia 
no di alquanti giorni^c he la vecchia fatto shauef 
fi, uà cemefuotauenira. che la piene z,z»a del veth 
tre apre Ufirada alle lafiiue tentationi, ttonandi 
gttari^ch* il fiutato con quelle medefim^armi^con^ 
le quali à douer ^^iuere Vhauea coHrettacotmto» 
eie ad abbattere la pudicttia come che refi parefik 
ch'armata difpine il coglitore minacetaj^e. Ntjf 
f arena ilgi^f^^élUDoma^èdùi^^^^ 

idi ^ 



' 1 



AMOROSE 377 

kdifkttix,^ téU^cht come mofirù^ò fiera dQutjJef 

^^bofftrejmé^me adoperafidoji la^fami ttujjM 

^ruigi0$ chenencefiAua^ fecondéude gli lltmoli 

4€ÌU indemle lujfurtayd* efiortare Ugiouéirét^ ed 

éut^ptrare ti tempo quado l'baueua^ e riprouar neU 

lét/rejia eti gì' amorofi f taceri. Giacquero dun^ 

que tftfieme nonfoU la feguente notte^ neUa quale 

eeUhraroHo le t$oz,z^,mÀ la fecondale la ter za an^ 

eoror^fi che ^chiunque 6 accofiaua al monimento .fi 

eredeua.che la fudtca Mogltefopra il corpo del m€ 

rito hauefife l* anima efialata.E tat%to ptacere e per 

€agiofte delkogofigtett^mO'^e perle bellezze del^ 

ia Donna s accrebbe al Soldato^che dijpofioper /'- 

inanzi dt militar ne fitoiferuigi. ogni fera su Hpri 

mofimtOj recando Jeco ctò xhe di miglior compe* 

rar poteuafi riparaua alfipolcbro Jejfipolcro può 

dirfiluogo^ cHalVv^cio degenerare era in quei 

gtor ni dedicati Ma continuandofi qttefio^ auenne. 

ch'i parenti dt vn apice ato^non vedendo alcun de 

imortooprendeffi guardia di loro^ardirono il dtfie 

fi corpo fpiccared' tn tuia Croce tpre [largii £vf^ 

ficiodijepolturaVenuto il gtor no tncontanente co 

ìoobbeilfildatoiiladronecciofiatocom ejfo Et afi^ 

penandone aJprf(stmo ga/ltgoficondo le leggt del 

pétefiyde Uberò ppfia che la trafiuragginefua l'hiL 

$tea fatto reo^dt efir tglifiefifo ancora ti Gtudice^ 

t faccufiiore , e far della /entenza ilfito coltelle 

fJecMore. llcbitofio aUagtouane fé fapere^ t 

la 



ili NOVELLE 

UfHadifaueniurdmofirataU.pregcUaìdarfipéi^ 

ce delCvna e l^éUra ingiuria dt y or turni ^ echtU 

fiaceffe^ch'vn mcdefimofipolchroy fojcid che c$^ 

faidlt HelU dijppnéiidjlfuo méritù^efe medefium 

chiude fft. Rifpofe U ptmfi Gicuafte, aOa qudk 

Amore hauea gii aguzz,Mto confuoi configli tinge 

gho. Vn que à Dio non piaccia, ch'io vegga nel 

mede fimo tempo due morti di due a me car/ffimtj^, 

per fono: anzi gettifi ti morto, che s'^^ccida il v^ 

no. Cté ditto, firn' entrare tn altro raggionamen* 

tOi preH amente commando, ch*ii<orpo del Mari» 

*^fiff^ lattato fuori de ff arca, epofo in quella \CfO 

cech'erafiata/pùgliata. Il Soldato, conofiendo 

ciò venire troppo in concio àf atti fitoi,fuori il tira 

&tnsulefpallekuatofilo^ ancor a^ che gra- • 

uetto egli parefife , nel portò ^ e coro 

chiodi, (jr altri argomenit cofi 

alla troce appiccoUo , // 

giorno feguente tipo* 

polo fi mar aui-^ 

tfL^ qualmodo 

il morto /of- 

fé ito iu 

Croce. 



^QFEl^^ 



AMOROSE i79 

I 

s NOVELLA VENTESIMA ^INT A 

Del Signor 

r 

FERRANTE PALAVlCINO. ' 

Sy lerimtrtdi Genou4 habitaua vn4 Dawd 
di mediocre bellizza^ma douta di taf 4 mag^ 
gi^re gratia>\e di maniere cofigentili^cherapiud^ 
no gli affetti di chiunque auuentt$raua cogli fguar 
di nel di leifeno la propria libertLEra vagheggia, 
ta e corteggiata da molti Caualierijt quali Jena 
tranocomptacciuti convna compita corri/pondeth 
za^erano appagati anche daljuo difcreto rigore. 
Kendeafi amabile negli fteffi rifiuti, per che la Jeue^ 
riti ammantata d'vnagratiofi modefiia^obltgaua 
gli ammirane he nel tormentargli. 

Niarpe/olo,giuane di viuacifftmo/p irito,e d'e - 

gregia nobil/à/ufauorito dal Cielo in meritare U 

gratta di qutfta^ch'erafofpirata da tati. quali dif 

fifinalleadorattoni Of offe felice defiinOii Coaut 

violenza dtfimpatia dt Gento^ottenne^ quafipri-- 

ma d'ambir lo yil reciproco affetto d'Euridea^ (cht 

coS chtamauafi quefta Dama^) Poco durarono gli 

fofpiri non hauendonece^ta di quest'aura^ mitre 

appena entro nel mare amor ofo, che giunje felict^ 

menti in porto.Fùfolleuatcì à godimi ti, prima che 

' * allo 



/So NOVELLE 

slU fMtguHéndé il mièli, frima dtlV Mbfiintì§^ 
che p€r$rdin4fi4 legge ftiéleprenemre^ò dccemfà 
gnéte U centensezzi degli Amanti. Scorfi lenm 
tempo. in cut felicemente JélitianJo^dandn^ eccé^ 
fienekgl'inuidieji della Uro fìtte di mermeréotà 
deUd partidlttÀ dt Cupide M quéUe cen ordine opta 
pefio^éppériud con effi cefi crudele. Horegtùdétm^ 
dalla pro/periti fòrmauanogU lorogiorniy ficm 
con ejlraordinaria confelatiotte confìmanano U «f | 
ia tra le amorofìdclitie. 

Ma finalmente la fortuna^cbe compagna Jtamè 
te^voleua tn tiuefia copia dar /aggio delle fiditi^ 
wende^turtàcon improuifì accidente la pact^ 
Jelici^ma di qttefli lieti Amanti, Mentre infieme 
dormtuano vna notte tri le altre occupati gli fet^ 
nelle dolcezze dvn/onnojantopiù prò fondo, qui 
to che la fidisf attiene dedefideri apriua il can^ 
alripofo nel /e no d'^^nafoaui/Sima ciuiete:da ha» 
mori tnelancoUci raggirati gli fantafini d'Euri^ 
dea le rauuiluparono la mente nella confufionedi 
"vhfogno. 

^Suefii rapprefintaua fhorrore d'wo tradimeu 
io con far apparire alcuno y eh* impugnato il forre 
difignaua d'vcciderla.Si conturbarono tutte It^ 
fpecie nella riuolutione detratùmoM quale porge- 
uà credito i quefta ombra diterrere^^endefùfoU^^ 
citata la lingua al chiedere foccot fi con legrodéu 
•f thamente proruppe in quefie voci. 

Ahk 



AMOROSE j8£ 

► yihimiifin tradite. Chi mificcorr€>DaUoJlre 
Htf^ ri/uegliatù d'improui/ò CAménte^ fènzui che 
k'vigiU^zMf0tefièlafiiarhd$/cer99tre compttAm 
mente l^trigint di qfuftiUmtmi^vbbtdì tamoftQ 
)titajjlttto, eh* era V anima d'ogni/ke meta* Cerne 
ftr^ tn ^^iger diqtitUe hauea rieemfctuio aHcha 
^ermende il parlare dell' amata ^ca fi nel prime im^ 
^t0 feBecttatefilamente in di lei dtfefa .afferrò il 
fngnaleehe feregni èccerenza v/aua matfemprt 
tenere a canto del letto. 

^ Bai terrore nal tempo Beffo deUéiafila donna^ 
mentre su le prime diftinguere nonpotenafi /V- 
fidente f offe verità ò fogno riuolfi glkocchi aljk0 
fara^ divederlo però in vigore d'vna piccioU la^ 
fade,ch'ardema neta ffanzaeol/erro/nndato ttel 
le mani tener qttafifi/}efi il colpo contro di leijig 
fiacijue alt inganno del/ogno^ creduto vna vifio^ 
m.ptù tofto,\i:he^^n/pan€nto 'd'imagtnata dppa^ 
f€nxA.Le parole di lui-fhepotenanafkelaH lafr$ 
He ^mentre diffe.Chi ti moUfla ò mia Vi$aìnonfn^ 
ronada 4jitella intefi^òjèpurintefi non cura$€^p 
Wnti rredute effetti della di Ini difsimnlationt^^ 
\ancmpr^curaffeammamt4te lafimperu ptrf^ 
dia di traditore. 

1>aJnhito furore infimma fu iwAeumadifaU 
ìpcotfcetti^i^fuali U perfìtadeuana netAmantc^^ 
imentiene d'^^cciderla. Credette^ che Numi 
emncédelUjuofimetuJedtUi^ & ntirtjjtant§ 

memi^ 



38* NOVELLE 

'mmk9 di fi emfio trAdim€nt$ nhaueffe impedié 
ghtffeinconoffértHnoéHutfi. 

Imétgmifi f^re €iajctm$ V9$a hdccdnte ^ ò vm 
fkrU^ftr c0H0jc€re qt$étli fi fiero gli atti di qtt^fié^ 
che credete d' e fiere trédiu da, chi e/U più amdUB^ 
pndÌ€Mdù di rtteturne ricompen/dpari dUfitm 
Shdi^délUminfirocitéietmufilegno^ dht» 
firànàfituidà di dinerérU con qut membri med4 
mi^coquéUprims non ^^edeafi fatoBsdi tufingdf 
lo.DeUd Ungns finalmente sduuàlfi in efaggersM 
Ufuequtrelijfikmàndo impetmfmente contro 

Nidrpi. 
jPerfidOyfceUraio^pemerfihomicidMiNonfitpe» 

ni tu dunque in più degne firmefchernire Ufede 
d'vna donnd^fiiittét berfiglio delle tue fintioni ? 
Nùnpoteui dunque $n dtrétguifu condurre k porto 
^ tuoi tradimenti, Je nojtrà le onde delmioféuoffuì 
jOunque col ferro voleui\imprimere gli curutten 
delaijpreggioycon cui tu mUbbomini/orfiperefi^ 
ftretroppofedele:je quindi À te di^miUì E coRo 
^mpiofelicitigli nofiri amori^ rimeriti U mUf^ 
dé^lngrato traditore ^pih fiero d' ogni fieru^ dishu^ 
manate anche fitto humanefembiame ? AffaliH\ 
-vna donna con armi; vna donna^che dorme fiimA 
do in vicinanza deff Amante vnficnr^ ripojo^ima 
donna jche hk Amato^ che hafiruito, credendo di 
Jcontareil prezzùyV almeno di meritare ilpreunt 
d*altfctant^ Amerei Edoue^edoutbaitùapprefi 



AMOROSE i9i 

)fimfi di tdnta crudeltà^ doue ti^ preferì (fé U ^ 

)lormA di tanta ingratitudine? Dtmm$ crud^.in-- 
%deUiinfam€ chefiiiquando t*offefi i$ giamai^fe 
fa» nel troppo amartiì in che mhò io acqmttate le 
wuoue d'^^n tanto tradimento^ fi non ne/Ve (fere 
iTf^ troppo e ortefi>. Rendo gratie àgli Dei, ^he co 
^portuno auuifo m hanno liberata da, tuoi colpii 
I beve da vn canto vorei hauer perduta la vita^g 
iton foprauiuere alla cognitione d'vna tanta empie 
hi» Hanno ahborrito fin nella tua intentione quel 
toho^chi contro di me machinauiy la onde ne han^ 
to impedito l'effetto Forfè pe r isf uggire la necefi* 
bì difulminar ti ^quando tu hauefiifirtito ilfine% 
the haueuiydiftrirmi. 

Confufi^ e fior dito, anzi atterrato da qUefio ac^ 
Udente ilgiouane^ e ne' e oloriy e neW immobilità^ 
iapguraua "^n marmo: fé nonché di quando in^ 
kuajulo vedead aprire la bocca per proferire Ufue 
\u/tj,e difingannarecon la verità cofifalficoncet^^ 
UìMa dall'ira sfrenata d* Euridea^tenace nel con* 
tepiio credito ciòfegh prohtbtua.Ogni qual volta 
kfcorgeua in atto di licentiarefmri del carcere^ 
ielle labra gli 4c centi .Taci (efilamaua) ò peruer^ 
^^9oè ardire mai più di profanarmi con le tue men 
Uit puroU.lndarno tenti nuouo manto alle tuefro^ 
ii^no pihpotedo hormai celarfigli tuoi tradime ti. 

Accorfero allo firepito delle fue grida quelli di 
(ké ca/a,à quali riuolta rapprtfintaua la cagione 

delle 



ih NOVELLE 

'ielle /he querele Cofim(di€euéi) hi tematù d'vt^ 
cidermiyfnentre dermiuojiberatà da&a morte peà 
feU ùperd delCiehche mifkdifefiyerfi Nùrfà 
fiadlmente gridi Vunne e em fio fuori di qttefltJ^ 
muru conuminAte del unta, tué/celerute&za.r^' 
di queftd cafi^e ne meno co l fmaginatione fin^ 
fermeffo ti ritorno. Siati perpetuo Ubando di 
mia prefinza e rimanti contento di veder ferti 
te tn quefio efilio le pene douute àgli ecce^ detta 
tua perfidia Nego à me Beffa tv/o di termini pm 
fpittati per non concorrere con la tuafierezjca > 't 
darmi i vedere altre tanto diffimileda tuoi cofiu^ 
mi^quato mi prommetto di viuere lontanada^ttm 
affetti. 

Replica più fiate quefti ordiniy che lo sfofiatm 
m al partire :,ò non vditi per efier egUfiolido^mt 
aggraditi^ per efiere contrari atlefite contentezxt 
Gli aftanti ofierttarono^quabnente Emridea dnt^ 
niua ogithor più ardente nello /degno ^ crefiené^ 
vi è più il fito fuoco ,onde sWcendeUa^ quanto pA 
nell'altro appariuano le ceneri, mentre impallidii 
t$a^indiper euitare alcun peggiore itocontroy U 
trainerò nelle più remote fianze della cafit^onde no 
potefft^dirè , non che vedere Cogetto de* firn furori 
che fu prima ilfigetto delle fite delitie in Amore. 

Cofi rima fé il penero Amante, non so con quali 
Jinttmentifiando che il non efier fatto infetifihdt 
dafucceffo cofi/lranofuèfiimarfiimpoffibile plj 

*^n 



A M O R O S B 38J ' 

)^f$ cuore non impietrito. In queir dtto di fron^ 
itadifefi^nel^UAle fttmaua d'acquijlapji merito^ 
ivide su U cutdftrof e della fortuna auuentutomo* 
do di minare UJiéd feltctti.oue altrtmeme pen* 
Jaua d'a^curarU. Nonpoteua odiare la Donna^ 
mentreUd non era colpeuole^ che nella tenacità À 
ìcofifaljifojfettiimancamemoda afiriuerfi aitino 
ferfettione delfe^o, Scindi non ardiua ven* 
dicétrS contro quello Jdegno^ il quale ^ fé ben in* 
pufiogiufitficauaji per fòrte di léi^ dalPapparen» 
-za « Dopo molti penjieri finalmente , afne di 
^tenoccafionare altre grida^ che fiUeuajJero tuttp 
él^^icinato, rifolfi^d'^^bbidire al furore^ dà 
Eundea. Partì » Jperando che la notitia del ve^ 
WOpdoueJfe tantofto rappacificarlo con P Amata. 
^ Dimorò per lo Jpuiio di due giorni itt^ iliatOy 
tributario allUccidente fi orfi^onf ufi ^ & iftor* 
ditOf con aggiunta la difperatione di riceuert^ 
^un foccorfi. SùMeuatl finalmente li penfieri 
dal credere^ che ceffate ilferuore dell' ira^haureb • 
he fuperato la ragione i aspirarono alla pace bra- 
mata da gli affetti: 

Tentò il concèrto diquefia col mezzo d'^^ns 
maffdggiera, li cui trattati auualorò in vna let» 
tera ^ -ch'egli medefim^^iffe di fonngliantt^ 
ùnortk^. 



Il 



Mi ' Carif- 



sU . NOVELLE 

Cariffìma Signora. 

Dùmmi s crtitrt^ch'tffendé rs^eremits Ut vt^ 
firamenttiofrròlsbtr^dsitfSMefftdreU 
£h€m$Mceidi$4miilv0fir0rigon^ Defid€r§d\ 
fir éffUto del debito d'vblndin à vpfiri e 
dt^che mi prefcrijfero U UmMm4^z4 dd v$ftn «^. 
€hiici9e Jì dire dal mio Pdrddifi.DìiiUgiuBiiittifiì 
méndéUéfUeti pretendo lictmzA por compir inj§ 
étuantidi voi. é fine dejporrt Umii ragipm^ft m 
mi lice $1 godere U vofiri fauori.Atundo oppormi 
nitÀ d'abolire li concetti di Jitritego ginthcat§dOf^ 
mi intento ad offendere tf netta Deità , cht Jempne 
ho adorata.Concedetemi almeno di poter fitneilétt* \ 
fin che io vipaUfiin qnalmodo Uforuma s'è com 
fiacctnta d'ingant^r voi^e tradire mefteffi. Aé^ ■ 
Ì'horam'apcnro^chel*irtcorotUmiafed€ riatipà 
Haràtl*^ofiraperdn$o^ffttUf il qnaU nrdit^ 
mentefifpiro. 

Niarpevofttofedeliflìmo Amante ^ 

A vtfiédt ijtufidfiUj^itfcrittitme Eitridun 
WMtà tul vi/0 It fompeìiijSi^iM, e nelcutn m fi* 
fece U pr9ue.FetieUìAmémttiefiÌ4mi.^md/iAi 
^unfamore efa 4ac«r4 di VMHUre qiitft'tmfwfdr 
ioneì^indiiactrìffièiio fufttd cérS4,fM cttrtt»] 



AMOROSE 3S7 

^ t^endù UfuA rabbia ^aggiun/è il cdlfefiarU per 
di/preggiù, Simftr$ frefagto per ilgiwtm.tl quaU 
mn pùu»afp€rartjfòlt€iéatt Ufae bra^n pò fio fot^ 
4$ pitdi qutl foglio '^ in cuifirécchiudtanoUJkt 
Speranza ^afi fitto torchio riceueua rimprefitùf 
lèe dp moni caratteri, ne quali doiuiua leggere fin^ 
4enzA dHrretrattabile rifiutoTrafiorrendopoti^ 
vn ptofluuio di rimproueri contro la fontina , che 
portata hanea la lettera^ diede a credere /ho difir 
gno il porre quella in necejlttà di condannare quel 
defiino^ehe thauena imbarazzata in fintile ino* 
piego Stimò almeno colei di finire feliceme te Vefi 
u di quiBa ambafciata^ quando appagato lo fde^ 
^n^ nelle ingiuriose votate quefiefile alla vendete 
4afi trattene ffero gli mali trattamenti^; de' quali 
wiefce lAerale vna Dorma infuriata^ Impetro la 
gratiapretefa di riportare filo titoli di vituperio^ 
aggiunti dHnfamia^co quali V inno fiì coli abkon* 
dantemente.chegiàpoteuaprefumert vnofiabile 
ooeSe ignominie. 

All'infelice amante pur vna volta fi riconduci 
tsn laficurezza de' di lui continuati tormenttXom 
U relatione di quanto era occorfo^afiuuro l'immu^^ 
téhUtpoùo^dellafua crudele fortuna^ difperand^ 
di ritrouare mexM babiU alfauorire gli prepry 
dtfideri^efictorrereà que/fa mcefiità da cui prò ^ 
€edeuano confiquenzi di morte Tentò dopodtfaft 
mffarireUfueugioniinakrikttere^aiU qnalif 

Sb a mezU 






38' NOVÈLLE 

Wte;c^ di V4fM inganni a^curò il ricapito wtBtM 
mani d'EurideaMa tjfa^che delnfa déS^apparen^ 
xui.giudicatéa tanto più inefiufabiU , quanto pà 
^troiltradimtmo^ricmò mai/èmpred'admetteH 
mUa di lui canfi prete/lo alcnno di/enfi Giunfìls 
termine dirtfiutar ogni cartaio di non ritenerle^ 
the con motta cauteUjper non abbatter fi in aleuta 
Vergata co la di lui noiofa importunità. N'haunUa 
ad odio anche il nome ^ per ilfinifiro eredita di tra 
ditortìVantmapero libera forfè più dalie frodi dei 
falfo.non lafiiauad^ amarlo ^ con abborrimento di 
quefte violenze fche fobbligauano alla filegno. 
Quindi ammartelUto il cuore ne fuggiua ogni 
memUranza^per non Joggiacere a duplicato tornHr 
iOy Vvno netta memoria delTifita perfidia , tMtro 
neS' imponibilità d'amare mai più^queìlog che amo 
raji le rappre/entaua amabile. 

L'afflitto Amate inuefiigaua perfine ^édk quali 

^na intrinfica familiarità con tafua 1>iua,ageuo^ 

iajfe ildifingannarla di quefti mentiti lofpetti. 

^'A quelle, e fponeua con tanta paiono Ufitoi dolori^ 

the quafile viokntauaUd impietofirfi Efprhmmt 

te fuejuppliche con tale epcacia^ che nectf tonate 

mi compiacere le proprie richiede. Il riftreuo dote 

fiepreghiere.era il compendio dt^fuoidefideri^M 

far paleje la pròpria innocenza yper atiefiatione di 

eui hafiaua^ildinoofirarfi AmanHiCofiappelfiamt^ 

WjiWtfMf» t^pauam inMfigtera^fifieri d'to-^ 

oiokielét , 



\ T 

AMOROSE >9^ 

^itidd crudeltà. Promettuné tutti d^ùferdri 

^/uofrù^ € d*infinMH me'dijcprfi U intera fft$ni^ 

the f§t€àm§ tfftrgli fuMteuèU . Kmq tra fere 

l' e/ito de/UJfcrMZiy ftsnteCiré firtinéct dilk 

jj^MMy Usuate ad egni parola, dd vnicùfo/fit^, 

to 9 chi fuggir iua alfimmagittaziotti doutrji nt-^^ 

^ciiatù ftr N tarpi p mgauad'vdin^ partiuafif 

non ajcùltariy di moda chi ihligaua eia/c uno i ta^^, 

€€riM Era in fimma giunta àtirmim dinoti^ 

admettiti alcuno alia Jha pnfenza^ che li prime 

éucoglienzi non f off irò afoluto proti fi idi rifiu» 

tare ogni difcorfo ingratia di qmlU , acclamate 

maifimpn con titoli JC ingrato , c$n attributi dà 

traditori. 

Si conUdiri à quak fiato di patirne tifojfi arri^ 
nato ilmijero in rifiontrodi cèfi ofiinatafiorizza. 
JU conditioni di dannato. qua fi chi inftrtori gin^ 
dico alviro.pir di/crimn gli affanni di quilTa^ 
toimojchernito con accidenti, chi pungendolo cefi 
alviuofaciua rtfintin U partt ptufpiritcJLj del 
itton. rofiomU'iffindtdtfpirato hauenbbt 
milli fiati procuratala morti Ji quifia anepr a nu 
fi li foffirappnfintata tormintofa, t$ongia^ come 
àglt altri mifirabtl$/oaui,mintri l'accompagnum 
ma il non abolito concetto della fua infedeltLSfor^ 
%attaffdi viuere perche /per sua di veder vna voi 
tala firn faxaa di tanti Jcberxi^ ondeji faceffi^ 

téma p quilMaire tompifiofi^ eut por/e non^ 

'Me i ' ^ ifcor'^ 



^90 VOVELLE 

ifcofgeud altro, eh fcégli tMufrégi. N$h ^a0emt^ 
fet ò fomenti^ fimi U /per énz^.mtmn quella^ dpf% 
f^effù di cui d$t$tuA dppsnreU verità, per accer^ 
darle lo Jconcehe dellejfue pene^negaua di vederU. * 
Se or fero due me fi gran parte de' tf nati fu confi^mt^ 
U in tentatiuiipfrmtuofi^ch'apriuanoCadttùalU 
totale dijperattone. CofBpafiiono finalmente tlCii 
lo i di Im tormentif ^ fi>mmimfirando occafione, e 
modo di far pale/e la candidezza inuariahite de à 
/noi affetti^ofito più lontani da tradimenti ^quato 
più erano vicini àgliefiremi d'amore. * 

Pranso vn giorno con Euridea vna Dama fka 
/amicare nel colmo di tutte le delitie^ che foglio- 
no fic ondare la conuerfatione ,mafs$me tri le vi uà 
de La menfii non era lauta .ma peri piena di tutti 
éfue^cibirche trafgrediuano glptermini deS" ordine 
ria moderate^ za^ancor che tton eccedejferù in ce* 
remonit Fu duplicata timhandiggione di pefii^ e 
di carne » in riguardo all'ejfer cofitfme d' aleniti 
fofferuareperparticolar deuotione tal giorno con 
tafiinenza da cibi non ^uadragefim^i ^Euride^ 
fer apputo haueua taVvjo la onde nelgufio di tnol 
te viuande rton accompagni l'amtca , ch'tn dtffere 
temente pafi eafidi tutto Fu quefiafoU,pr$nctp^ 
ptente nel mangiar e d'vn piatto di fanghi jtoelpra 
fifteffo tnuiato da alcune Monache^ ( per quanto 
dtffe cht lo portò ) S'accofiuma tn qttelpaefi il ci 
eUrglt ito vjariiguifeicQtm che U quéntità grttttdt 

fritti;^ 



AMOROSE f9T 

wiuiiigUtad'vnabùmafingoUre, Hònbauribit 
lfi$é^f€}é iiutrfitk de* condimenti ^mn cdngiafc^ 
i»r0 firme aggradeuoliàltdppeMe.Effendo quelli 
tàmfaiii cen ingredienti d'veua^ e firmagiùtrk 
ftMliriy fegnt, che na nUffsggie ne menù Eurided. 
Perté l' suadente Jbenche fiorì deW ordinario in 
f Mille fàrtiycbe battendo ineSfdtd métégnét qnali^ 
tkyfroduffero netto fiamaco deUd Dantd cdttini/sà* 
mp effetto. Alcune bore dùfo prdnjo^efiendofigik 
picondottd dfid cdfi^V dffdlirono mertdlidolori» 
Gli dffduni nelpettoj^opprt^one nel cuore Jfinge^ 
stop dldi fiori queltdggtdccidto/udore^cbe/ttoì di 
ototare gli vltimisfirzàco^ quali IdUdturd refiftp 
atti viole x£ di morti . Il tumulto degli bumori nel* 
hfiemaco ficiua gonfiar il ventre ^intumidirti 
gii occbi^impallidiri le labbrate] fumar U ^toccar 
affetti tuttt filiti kprodurfida cibi venenofi.lmpp 
unte PttettdéU parlare^ e/primer non poteua ne la 
^iTtta^ne gli fifpetti di queflo improuififiamale 
£lu>irtdi le Donne cbe le afifteudno dpplicdronomi 
dtc amento come À vileni.ficettdole tranguggiare 
tberiaca temperata con ^^ino. 

Operò la medicitta ficondo la propria virtù, cS 
tijpulftoni dette materie^cb' aggrauauano la com^ 
piedone per trarla al centro finale della fia cprrut 
noni: E fi latitarono tanto maggiormente quelle fi ^ 
mine effereftata auuelenata la loro Pddrondficbe 
ptcukando à lei tmdifima queAa eridittx^Jle l\ap 

Bb é^ ' pro^ 



>9» NOVELLE 

frouarono fter veriu ifinpidits dalUfuemmw^^ 
f§ CMgionato dagli ecctffi de/male^ era fiat a finì 
qutlfunto eftmt da ogni ft^ero. Facilmetm 
fero s'imbeuette la mentedifalfi/ifpeiti^che cmh 
dannauano Eurtdea^ come che le hauefie porto U 
veleno. Non rammentandofi difiintamemc^ la \ 
f articolar ita d$ quella viuanda.foichecomefopra \ 
accennata colà nonjuole efperimentarfene offtfii 
TÌcordauafi xhe nelgufh di mjoltt àbi^ l'haueala* 
Jciatafila benché (òtto fretefio di digiuno^ Non^ 
mancò l'animo di}uggerirleakunerife femtm^ 
li^occùrfi trafitte l'altra benché di leggiera confim 
deratione^dimolta forza in animo ojlinato nella 
wndetta.ferauualorareejuejtijòfpetti^ concorre'^ 
naTofferuatione di molti gejìi .d'alcune parole^ 
ridottefia mente tn cfuell^horascome tratti d'^^na 
palefedt^muUtione^ e tedtmottid'animomat af- 
fetto. , Perfuafainfommasfat^^iuamentedal^ 
i'éifficuranza delle Donne, che le affienano di tut 
tigli effetti di potenttffimo veleno ^fcuoperti nd 
Juofiatod'agonizuMtffi refe inuariabile in tale 
eredito. 

Infuriata però ^proruppe nel^efkggeratiompm 
h abili à sfogare ilfito /degno contro vna traditrir 
ie^he con manto di palliata amicitia^f hst$ea cou 
dotta aUepruoued'eftremat a fierezze. A fitte do 
pon accrejcereilmale^rimafiole attcors dalfagtia 

mttfdegUimtn^Hfregafééti^ 



AMOROSE tgj 

mitrmetfie ma d'app4g*re il fio cuore offefo con U 
vittim* deUd ttAdtmcemtntc* In conformiti, dt 
auefioconfigtiù, ,nut^4lUGi»^ifMl'*ctu/k del 
jUlitt»,con l'informMtione delf Atto per JoUecitar- 
mt il meritato cafitg: Aiceuaté dal MàgtftrMo U 
MuereU/u dot dine fuo condotte Euridai in ojcw 
r« carcere, ferfffurjenè d'indi 4I vedere efeguit» 
in fé qnelUfintenica che bauefero decretate i Gilè 
dtci. InietrogdM in darne delU cauft dt qutfÌA 
frigionia.vanamente fredicana lafua innocenza 
Mc&e, don'i nece/ario ubbidire alle vfoUnze di 
tanti e fnperflMl' addurre finfiffr Uberarfent^ 
j!» ben tantofioffarfa la fama cb'Euridea,eraim 
prigienata per hauere dato ti veleno ad altra doné 
tra l€ viuande,y1ggiuBgeua lapt^bUca voce Mtco"^ 
ra,efferegii condannata a morfei come che quetté 
menzognierafe non può offendere la verità nelle 
fifianza del f atto Jepregtudica alméno infalfiag 
giunti» Niarpe hebbe la notttia di quefiofmcefié 
fi» confufamente de gli altripnentre tn ridirlo, 
eenfondeaf anche tn fé medefimo» per gli pericola 

deUafua e afa nemica. 

SjteftodiceadafefiU, iti tempo di terminar 
le tue pene Hai quiui f opportunità d'vnactrts 
morte, mi infitme pur anche d'vn chiaro di fugar 
mo-iperfar apparire la tua fede & il tuo affetto St 
incontrarat lafententu capitale^in vece della tué 

oonM. dtmoJlrér4ti (kt tm/h tÈnpoffbilt^ 



/ 



^94 NOVELLE 

in te giambi ìmenÉioMd'vccidtrU^mentretà 
fityfi h0ra^douend$ odiarla xoU iM4 viu Ueffki 
ri/catti da f€ric0li Su pura mÌ0€U§re certi ^n 
to 4 ijMeftd eccafiùne di mejirdrejs iusfidtlià 
è fer ogni m§do dtfiderabsU il viutrtideue dd 
fdBacefignù poffpne cMiurtdrJile iittmes&z^fik 
édU dtfftr ditene Hdt teUrati unti termenti pi 
nen feccmAere di cencerto di trdditer infedele. 
pifeiùgUti herd dd qneHi Ucci^cée benpetrd v$-\ 
Ur téf^nimd felicemente, nen Aduendo grauezAd\ 
dijidohr^jdpdfsime^che U ritdrdi* 

Cenfnltdtàdj! in idi ptifi c$ prepri penfitriJeB- 
z^dHuertire credUo d qudlfine di rijelniiene, sin^ ^ 
drix^zdfero quefti configli ^CenfindedfneSdvehe 
menzddeldefiderÌ0y ch'dJpirdUddlrdpdcifcdrfi 
€en Idfud Amdid^ld ende precipiidnàincemfiderd. 
te nel grembo d" ogni occd^one cheUfperdnurdp 
prejeidfferofduereMÌeAndodlLdcdjd d'Eurideà 
tri que'rdumlgimenti delfdnimo iHerdiiù , per 
bduere cfimpiid mtiiid del f dito Stupirono lefir-^ 
ue^nonmenodel^^ederlo, cbedeltvdtrUdnfiofi 
delld tiber ditone delU loro Padrond effondo qttetk 
gtd compUct de'dt Ut concettt^che U rtcono/ceùduo 
/àio come perfido nemico Bifferò ciò , chejtrutud 
di confermdtione dlrdccomogti vdiiojoggtungen 
do con molitplicdiigiutdmenti.elld èffer $nnoceie 
nellUmputaitone ddtaleJiduerefe lidgiondte iut 
(e le viudnde^Jetfid ingrediente di Veleno ^ejen^ 






A M O K O S E J9S 

%m /intime pffefad^UhautrU gufi Aie. ^UAndoU 
MccÌt/kfo(?e vera mofirarùno di dubitare intornù 
ta ^iuanda mandata per regalo ^^C9me ì accennò y 
nel che nondimeno efc Inde afi dalla e afa il delitto ^ 
MfKorchefoJfefiaio riceuuto l'inganno Efaggera* 
ro9$o foi^ lagnmando il viàrio pericolo della dama 
tnentre fenzui difefa bifognaualefidèneh centra 
di fi le infiamma dell* ac cu fair ice adirata. Stima* 
mano di poter muouere Niarpe a porgerle foce or fi 
ftr pieta^già che non ardiuano fiipplicarnelò^cre* 
dando in lui altre tato fdegno cotro Euridea^quao* 
ella n^affenua e^erela crudeltà.Ojferuando perà, 
cS'egl^molto premeua nella di lei [alme lo JolUci* 
tarano con dire, e he it rimedio fora fi aio inutilc^p 
quando fubito non ne feguijie l'impiego^ Confort 
Ont anche la proprietà di donna facile al condurra 
il credito Mone è portata dal timore, dimoff radano 
qna/l che condur fi al patibolo la loro Signora jCr ha 
uer il capojotto i colpi del manigoldo. 

La mente delgiouine agitata, non fu tenace À 
quefia imprefitone Apprefi ti pericolo maggioro 
afiai del verOy e quindi ratto Minutò al Tribuna le^ 
ande venir douea la condannaggtone dell' Amata i 
fecondo però il di lui credere nonmancheuole, che 
dell' efecutione frefentatofi al CiudtceiVego di fife 
per l iberare dalla morte vna innocente ^u ti vele 
no.ch 'incolpa EuYtdea d'hauerlo preparato alta^ 
mica fu Mutato da me nellaviuandaja quàle(per 

quanto 



S96 NOVELLE 

quanto inteifi$)giunfi a/U metà dtl f ronfi. Asir 
Attoficétre Euridea mtdefma la mandai^majiìkf\\ 
nm dalla far t una mi veggo tradito da miti Hifk, ' 
difigni.Pentito dtU'hautrlt machtnata la morn^ \ 
correggo terrore 9 ni voglio r addo ff tare Ucolfa^ 
eomportandoingiufiamente quella ^ihekora lejo\ 
fraBa in vigore de Ile fai/e accnfe^ 

Che dici ò fi tocco Niarpe'iArrifihi te medefitnoi 
fer ricomperare l'affetto della ttu cara^ e per aho^ '\ 
Itre il coretto di tradttore:& bora tt accufid*ha^ 
nerla auuelenata> Pretendi difiolparti dd^ljSnifirOi, 
er edita tcon cui la frode atterrà le tue contetez^u^ 
e naffodi più tofto la credenza^confiffando d ka^ 
uerne tentata Vvccifione col veleno ? Inmperita 
maggiormente contro di te àéfueBidupltcati ten* 
tattui.dtuerraper te fiera^ non Amante* Morrai 
infame ^odiato da lei^ tra le perpetue ignominie^^ 
che Jeguir anno la certe&z^ del tuo ben duefiate^ 
ripigliato tradimento Saggia rifilutione:prudeu^ 
te configltoìlncontricth che dijègtoafii^i fuggirti 
e per ifiradafidolorofa/aUontant dal fine ^cÌK^ 
prefcriuefit alle tue amoro fi rtfiluttoni. 

Ma ifualmarauigUafia^ che coficamimtfie^ chi 
sA^daua ad vn cieco? Spinto da Amore à qt$ef^ 
alto s'inoltrò finza penfare ìlrnodo^ in età douef 
fi ordinare Vaccufa e leffere vn turo manto dt al* 
pa alla propria innocenzut.£ìuitfdi nel parlare l^^ 
filò in balia d'4fnor€ U lingua ^comt baueatn 4i; 



A 



A M OR ÒSE 397 

issati i paffi nel muouerfi Accettò il Giudice la vo 
W0t$tarÌ4 accufi facendo il cambio dell' accttfkio co 
ia Donna^dichiarata innocente ^Chi andò per trar 
iéo di carcere fidis fece la di Ut curiofitk colraccon 
te di qtiito erafiguito^onde soriginaua quefiafna 
impronija liberatione. Stufi queUa fulprtncipio 
delle retta mente del reo ^retirof poi ali intendere 
^neSie^erNiarpe^&hauerconfejfato^ che quel 
n/elenofù da effìo di/ègnato per la di lei morite. 
Precedendo aU'hora tra gli effetti quello^ che tele* 
^ar nonfiéole alcun freno ^cioì i dire tefdegno^ ef 
riami contro quetta perfidia^che già laficonda fié 
ta haueuafiuopertM machinatrtce d*infdiec$tar§ 
ia/ua'^its. 

T hanno pure sforzato (dicea)gli rimorfideUn 
4ù/cienza per vn taio tradimito al condanarti da 
u medeJimo7,@h^Dio^e come puote l^ammo.bettcht 
firuerfo concepire vn tato odio contro dt me, ondi 
raffembri injatiabile. fin 4I vedermi efiintap U^ 
the l'amai con cuore cofifiucerojo compiacqui coto 
maniere cefi pronte, e e or te fi ^ che mai {giurare!) 
n0n Jeppt^che cofa fojfe amorofif defiderioì tmpéo* 
ritoo le Donne d'ejfer liberali congiouani Amanti^ 
per comperare a prez,zo Sgradito lepruoue di erto 
del fi intolerabile,Non credetti all'hora^ che fi ri» 
truouajfe huomo più di lui fedele, onde procurane 
anch'io difuperare l'incofianza delfifiopperpareg 
pérttt tuffetto. 



>9/ N O V E t I 6 

MlUprìjinZAdelGiudittj e fece dufUcMàmeiak 
re$NiàrpeJctt9frendeU$ent4tiMgUfaUpd''o^ 
tiderUneUafià dette ifuieted^vn/iéimi/simeji»^ 
00. Hvn delitie^cenfermil*alira^ e quindi aggrp^ , 
' UAndefiUfuA tùlpd^férti Eurides, qu^fi che eféi^l 
tufàU del di hi federe cdBige. inJemeHtui nuitm j 
ték RiterìAAlUfii^càfdiiefdy $$enm€nùperl^ 
ffoprié lihertky the per U certezza delU vedetiSé 

Trìgtimontriy e le ce»grMtiiUtiùmi àffettmjk 
delle fM Jet uè Jhebhe Muifededifcerfi pAffkti ci 
eji da Niarpef delfiu/irmaMuedd qaeUepre/k 
delmedoe cagione della di kiprigiùniaufopra cC. 
tutto delfanfitta.in cuifiorgeafi trattetouto d$hf 
te/àmen te dadi leipericeliydi la Damajbeucbi^ 
mal ^^olontieri quefie tfpre/Honi^cùtetrarie aita^^ 
mimo^tnhettute difiniftricettcetti. PrincipimuMk 
henfiipi^Jierii riflettere t Jiprathauir tgtà di 
propria elittieue date ilcamhe injt medefima di ^ 
Juei pericoli Jl che nen cenfermauaptrutrfainte» 
tione^ma'VH ceifautf affettù. ùferuò^ifuitéteera 
detto,ceu oèlige di cremerie immune da egmi cdpa 
in quelt accidente ydi^ui m»firaua non batter mKì 
tiàtìendoutuagiudicarjìamde della Jua m$r^ 
thi serafieperto (per qt^ante le ìfra refente) tuh 
JlofodeBaJua/alute. 

Ciè nondtmene.mn hafiaua al ttmisri toeBd mi 
9€leJimbiafttQ€ritnafieu$ dalla (rimaria impref 

fienci 






AMOROSE ^pf 

f^merfatt wdeletUij mentre Mn memiuano ^U 
wethi ifuÀlifure hAueanlo vedute een imf ugnate 
U ferro eentredtfeX^efererene ed imredurre U 
eemtrMrU dijfofitiene le ferole d^vna Dema c&fL^ 
eu$h€$U€ motte fiéue. HUrpe sfogati gli fmoifenti 
pt€nti per U fierezza d'Ettr idearla qZdle ricttfiuu 
d^'udire le /ne difiolfe , Effendo in q ne fio fnnto /?- 
tof^r occeSone diuifita^detta di teifiufiditd^neta^ 
da confufi penfieri^frefe motiuod^infinuArfiin rM 
gioBémenti delU eonfienxut di Nierpe^ho permfffi 
Mitre fiate davto'itàiifiretorigore.Tefiif ci dèé^ 
eterUhamtok piedi disperato per la dilei perduta 
frettale fupplicante dette Jke inurce^om^per ria^ 
4jmfiarUFormò vna dtfiinta relatione de'/koi dei 
ti^defmifofiiri.dtUejueiittertle^eristorgere U 
frode d*vnfigno trionfante fipr a continuate atte^ 
fUtioni d'^unofuifierato affetto. Diede illumedeU 
la 'verità Matàdenu octor/o in quella ifotte^ in^, 
ftuBuÀ loroemori^rnttenmto maifimprenell'of 
em^ts detròngattno Rammentò le precedenti prue 
me deUufnafingotat fedele letefttmoniM^uJegui^ 
teme:fimifignid*vn€Bremato cordoglio ^come In 
wostoomittterrottn curadt rappncificare il di lei 
fd9gno^4ìfuindi tfueJlu vMmaM tiene yCofirntaua 
t^mmnttdnlitàd'efiruordinario Amore , -mentre 
MrrsJcMuua Vsnnocenza^U vitéferliberjtrla de 
iim^mmaginaio pericolo. 

JK$nf$n/$on^ndi^Enr$du^ Uqnédejenti^ 

uafi 



400 NOVELLE 

uafimérttUdto il cuore nella cegniuene cl^ifnSih 
Ì4ua dd tfMftì dijcorjiyd'héiuer ingiuBéimentemd 
trsstate $l/ùe céro. Per jettetaud fera nette f$$€ cuh 
teft V efitnatione delV untice credete FufinàlmU 
ébt attuta dal teftitnenie^ch^affrnoue Niéorft hh 
mito ne'rtfihi di morte ^cen vna volontaria àecu» 
Jk ordita à fé ftefo fer f ergere àleilefiladi^ 

fio ordimentOyOndevfiiJfedallaherintodelUfri' 
gioftt she forfè haueua fer centro la morte. ^D^e^^ 
gli d'hauer mandato il veleno entro la vittada^he 
giunji atta meta delfranfoxHora^mentrepatittafi 
metta mente della Dama per le felicttadi^ ò fot la 
éif^eratione dell' Amante-^venne ch$ rhattenafor^ 
tata if netta tale viuémda.per ri figliarne ilfiatto. 
Frendendoji da quetta difiinte informatUmJhA 
he fi ina notitia delfatto^conojcèndofiycheil rega- 
lo era frutto della genttletza d'vna Monacs^feo^ 
me affhorafu riferito) e non corrotto dalla fedel- 
tà del meffag^iero.che lo f orto . Cadde eUmquiìl 
fondamento detta c^lfafofra di ini orafi Niarfo 
eonfiituito reo Preci f ito (^edificio ^ch^aU^rgnmla 
fuafinifirafortuna fotte credito di tradimontu 
Tràmille affanniy kaueualafttaDamawo^^t^ 
penitenzA.fer batter lo irragioteettohttentonn ti* 
oa fierezza f unito Dubitando ttefftrecagimudli 
iadslui morte,vedeua conftacamhiatn tu dàfiar^' 
^ione^alU quale nece^titothatteanofikvéUMdt 
^iindtfireti rigori^ Méém'eBdfhateiieatàdal 

fitroft 



AMOROSE 401 ^ ^ 

^fùrifpinto délUfrode^per non vedere UfeJc^ 
^à 4iu€th co fi Amore U rendeva hom cieca ^ondc^ 
m$n Muertife i froprij tormenti. 

Ritorna alTrtbnnule ,& ini quafi tratta in deli 
^fiò^addimandana.chefoffe refittmto ilfi$o Amate 
^htfojfe liberato Niarpe. che quando U Giuftitia 
ric^rcajìe vittimacela era la proporttonata alfer* 
wo di vn manigoldo già cb'erafacrilegay neUha^ 
uer violatoci Tempio di fedele d'Amore. Quelli, 
€he poco diami l'vd irono contro loftejfo inferocii 
tà fiéppl te are la crudeltà decafitghi , Hupinana 
faiti/petiatari di fomigUante mutattone. Mfa^ 
€ht U hauea accufitto colpeuole di duplicato tradi- 
mento^ bora fiorgeafi contale vehemenza accU^ 
mar U innocente. 

Hehbt il Giudice fodisf attiene competentT'alU 
turiofità^nel racconto del fucctjfo il quale puott^ 
dici forare gli enigmi difiimprouijo cagiamento. 
Hétrr areno ti tutto quelli^ ch'affienane ad Euri^ 
Jedypoiche ella ricocetrata dalla ftupidità in /e me 
^efima.non difciogliena la pHpria confufione^ n^ 
mene in accenti SeJo.difuando in quando replicn 
0M le in/ianze.pérhauere tljuo Amante. 

HenifeB areno ben fi gli contrafegni d^ti^ l'inm 
meriahilité deW effetto neWvne^eV innocenza ^« 
q/ninganato credito néA'altra. Ma però fùfit^ 
ftfa la caufa\& infieme la liheratione d'ambedue^ 
fieme > che U GiuBitia richiede/fe metiui più 

Ce eppa^ 



401 N O V E L L jS 

àfférenti^per/òpirele querete delP dccufitrict^ 
€bi doUuàfic^me offefi déd vtlcM.Era ducùrssm 
tenut4 nel lem ds eUbolezMt^JegUAce èlle wùEèm 
deltaccidemeypià'che da necefid d'alcun male. 
Mandaronfi Medici peritigli quali con diligenti^ . 
^ inauifimne di tutto^ciò^che hauena mangiaip in^ j 
quel giorno^ e col ponderare gli effetti prodotti dà \ 
tio^ck ella nominaua veleno. fecerovnpuntuak^ 1 
fcrutinto in traccia deUaveriià.E per l'vno^ e per 
f altro capone onchiuferoi origine di quella a^uta^ 
tiom ^accreditata aUrimente^non effere fiata aura 
ckeglifonghija maligna qualità de'quali^ jmlj \ 
ien^efpurgatajnfluifie tal' bora ^ nonché tinfir* 
mitàja morte. 

Vna particolare rif leeone dinegata àprimiim 
peti Ji del doUr e yfi dello [degno -fb'tn forfè alt vii 
re^che tutti di e afa acclamauano effere fiata éum^ 
tonata J^ora fece concorrere anche l'infernoa nelih 
roJèntimenti.S' anuidOiCh' erano finza fondamene 
to i/uoijofpetti^mentre ni in Euridea accttfkta^ut 
^nNiarpefattofdafefiefforeo^fapeua ntnuare 
tagioni d'^^nfimik tradimitnto. Dallafidisfat» 
tiene dunque di quefia^e dalla giurata teftitmotua^ 
za de' Medici fu auualorato il decreto di iiiirtìt 
fergli Amanti. Fu inajpettato al giouine quefii 
rauuolgimento delle fue fortune ^ e tri penfieri M 
morte ^non poteua augurarfi il godimento di tanta 
felle ità:fè pure nonconueniuajchtcredendofi t/i« 

cin» 



AMOROSE 40J / 

■firn i mwirt fi figuràfje neWinimi U Beati tudi- 
'■ »t. Vide fi tri U braceÌA deU^*m*ta , quando fi itMr 
«4 di trAsferirfitfufflicij , e ne trafie dalle la^ 
èra amerefi badjmentre fenfaua di deuer vdtre^ 
da altra bocca rigorofafintenxA. Nonjeppcà chi 
rendere graiiefer tante contentez,zeJe non al cafi 
medefimo, che portate già haueua lefue ttifiuuen,- 
tttre. ReBituit» il cuore àfiioi dolci ardori dilegua 
mafiyi fine di fiMrmare lampa ineftinguibile per il 

lumedelUfuegieie. 

Nelt amata fimiUnente cangiata fi ena, non ve- 
deanfiyche rafprefintatiohidt tenere z,za, inpen- 
timento,non meno del proprio errore , chef er com- 
paftone de gli affanni ad effò cagionati, ^aud» 
giudico d'hauerlo ri/caldatojngutfa che noH p» 
$nùrii%atofofie>qualefoteua crederlo per il gieU 
deUalua rigorofa corrtfpondenza^ rijoluette trai" 
iati d'amorofa pace,& inuttollo À negotiar queflé 
pr fé ftejfo con tauuant aggio maggiore dt gufii, 
thedaluipotefierodefiderarfi. 

Se nonfofmo {diffe)fogetti à fallir e , non fi ri* 
cordare fmo tatuolta d' efiere nello ^ato dell' hw 
mamtàyefe nonfofmo in neceftà d 'obbidire al 
le paàonijroppe altiero f animo fi folleuarebbe, 
tundeprefo da ^Ba tirannide Non m'arroff 
toperòdi confefiare $lmiof4llo,deirhauerui cre- 
duto infedele. Lo correggere c9nfe»ero cafiigOy 
quando tiofiaui t grado. Ui punirei fola fi n«n^ 

Ce % fi*' 

l 



404 M V E l L E 

Jfima^ d'ùfindtrt ilvùfir§Amon^cùnùJciui$ c^ 
€0fiitecm la mU morti ò Mncbeco*mieì urmH. 
Venite dU mta cafi^che iuippfts tri le votire brm 
fia^fellecitétrl Uvoftrerifilmtipf^t^i igoderrni, ì 
éid vc€idermiyjec$9id0,che aggredirà i v0Rri éif 
fettiCQldominiefifradi me^horéddlmerite dd 
U voftré inalterdbite cùjlattzs^ fétte più A^ebml 
hdurete liberti d^ejegmire cii^tke tiujciri di v»fp ^\, 
ftremuggiere cemfi4cimemt$. Velie rifigmdét 
V Amite iquefti^r^iefi iftuiti^énxàamerefed^ , 
fide^Mì Vimfedt l* dltrét^dicettdù.^u€Be neteìtSi 
fe^teèlttùgeefferturtoédépttuefeefirefufm^j^ \ 
ferfluef dtre^deue fitte cefi vini li tefiimmi dà 
^eftreAtttere.A9i§esU/pett4t§eledi$t$efirMtkmM 
gratitudine y e mie e tebhligo difuifierarmi ^ ftt 
terrifiendere alla vefi^ré fede AmedettefUmtit 
te^èferecceffcdidelcezz^itttefiécerui^^f^étwif 
fi difene^n cafiige deltbauertti tttal ritttmeéim 
Tacque in cenf ormiti di queffitmnmadilfi^ 
fé, e rinforzata lafua debolezza preparate le étmd 
s*acci9tfialcitttetttarein Heccate^di gioie. Attdèco^ 
Mnrideaatìafuacafa^etrigli abbracciametuiy M 
iribaciy fùcomhiufa la pace, prima di trditarh 
tonl€pérple.Vifiero dopo, conlafilamcefiiti di 
dolerji della fugaciti de' diletti: confìtrmémdo mi 
timamnteFefierienzM^eheacéiuadifdefftefprmu 
xata nella fornaee d'Amore;^rinttigor$fiegliaréU- 
m^iftveeedifiit^utrgU. 

ÙOV£J^ 



AMroROSE 405 



1 



NOVELLA r E NT ESIMA SESTA, 

' ' ' - '. 

Del -Signor 
FERRANTE PALAVICINO. 

N Fadéd Citte quéMPfèùàmicM^tém^ più né^ 
^ lùUwffttomftndiéUUhtlUxMt fitteli firn 
hiMmt d'^^nagtntiUfsimé Dama^ U quali pt$§ti 
dirfiycht de Vttttri béttiffe dtHrétti U grstii.per 
firmérttt àfiftiJptgUriéfifigttitù. Ogm qudvit 
$s féc€4 f^mfd dtlfuo v$lto igltMchi sltrtéi » tré^ 
mci/fétio. ti crediti . ch'ita Cieli fnandsfi drii 
é^ditM.fidiJpirgeferiAbindAtimiHtii/kii/plc 

diri Chi a» ^^Mfguétrdi alla sfoggiti feteifu^ 
rAtni vnfdggii hémid miih matti vtt firpitui Iti 
mi élqtuli cétttpiggiétié ne'finfieri qttil ctttttttU 
di inUez^xA msg^tari chej^ffk Ammirai^ in igget 
ti creati Nm ocanua replicare le icchiati itt quel 
la faceta Ja qualefulmittatfdi eitti la Maefiày ibli^ 
gaua alcirrcgginanlamidiéia^Pirriri d'vm 
amerarto ardiri Si tal'hera afija ad^^nafim^ 
fira^ . mandauaattacacciadi ctteri Anunfui ;f« 
giti > nati dugi' occhia nutriti tulla culla dilli 
Ubra^ i i tgf^ame mitrino dilfui velto^ vedeanfi 
^Xéjctrfan i un le catene degU/guardi > /< attimi 
de mèlu Amanti, dn efiraerdinarte ^^iiUn^^ 

Cil fri: 



^& NOVELLE 

fr$u4teper hauere c0fi vicino il SoU^ era necefu 
te ciàfiuno ni vedetelo liquef Atta U tiMrezza dd 
cuore, ouepc ardente l'ejca degli affetti. Injomma 
i raggi della Diuinità^nonyoteano truouare più of 
fortuna sfera di tjuel belli fjimo vifi, volendo rett» 
derfivifibtli adocchi mortali Fu vagheggiatéLim 
giorno da due Cauaglieri natiui di Fracia,màfet 
occajioni degli/ludi hahttanti iu quefta Otti. 

La cMgiuntione de gP animi loro , vnitamenie 
gli bone a condotti fuori del Patrio Regno y e quid 
gli mante neua indt^olubilmente rifi retti tttlttoée 
d'^^naJtngolareamicitiaLe leggi di qttefia\ tra, 
loro inuiotabtlmente offeruate-^mai fermetteam S 
f or dine ne gF affetti femore regolati à vii ettdemk 
compiacimento Era vnanime ilvefiito^&U vitto 
indiuifibile la cotmer/atione^& infèf arabili d*A^ 
more. Quindi concorde fu inferno laperdttà deUà 
liberta ^mentre l'anima ^volontariamente Jiguemh 
glijguardiyVolò adtmprigionarfneljetto d'^ntna 
tuta bettezza (/è pure può dirf carcererò prtgion^ 
vn Cielo ) V agfteggiarono ^unitamente qtteltldo* 
lo che su l'Altare dt quella fnefira^efiggeun le vii 
time de cuori Fniti quefttpur attchafifacrificare 
no.juenati da Cupido ^da cui dardi deue dirf^ cbe 
fojfero non ferivi. mi lacerati. 

jtfiffaronfit^n ì altro le luci tool volto jtoon^ 
so/è per eccitare fcambieuoli affetti di pietà s pro^ 
frtardort^o furo per dejcriuere gCtccef di quel 

hell0^ 



A'M O R O S E 4or , 

Mh^che 4mmuundo U lingM^fàcté hquàcigCw 

chi.Era mndimtnojuftrfluo^ che in Unguaggié 

d'amirutionefaHellafiirp gl'occhi mentre tu fu ̀ 

fftcie njifihili^che répprefentauAno quelv§lt0yeré 

^ùÉAtic4ratteri^dà' quali fi circon/crittetta U tte* 

e^ftk d* ift ubidir e. Erdjkperfluù pur ache il cem^ 

municarfivicendeuclmenteUfiimdoccefi nelf'» 

interni de' Uro affetti smentre ciafiun d*e^ haues 

entro diJevnviuorog9^nel quale fi conjumauatt^ 

gli /piriti più vitali dell'anima. Maforfi quelh. 

fguardoycon maggiore verità deue dir fi effetto de^ 

cuarigià ditunutigehfidi queSe amate belUxxMT 

la ande ne volti voUeroJpiare qttt'contrafigniydd , 

quali ciafi:unor^al paragone di fi ftiffo , hattrebbe 

cojtgietturato t Amore dell'altro. 

V Aura finalmente d'vn concordefifpiro^ leuk 
queUe ceneri^ che cuopriuana il nuouo fuoco d'A^ 
more-^là onde per non mentire la verità depenfieri 
tcnfeffarono vnitamente d' e fiere Amatt. Rimedio 
À malìyche generare poteua con lofioncerto de' lare 
voleri la confideratione dell' anttca amici tia ^ alla 
quale non douea permetterfische pregiudica ffe qua 
Ho improm/o^ furore ptu tofio^ che affetto. GU* 
riauafi ciafcun di laro nel cedere all'altro quell'og 
getto^tl quale quato piùfimoftrauaapprezz>abil€y 
ta opiù auttenticaua gli eccep d i quella fedet con 
la quale n'incontraua volontaria la priuattoneif 
feUatarne4^Amtco^colpoffe^o.Con tra$p d'vné 

Ce 4 " *^ ^ff^h 



40/ N O V E L I E 

fodtsféLtttont ài godimenti di quiUét ielùja ^mii 
49$c0rchifdiSaviiad€'Ur$€U0r$^€ra voUmtitfi ri 
HMmiaU de qmlUj/cht héUMMftr énima ilgi^% 
€ U vohntk dell* ami co Duro gran tempo ilhtiffO 
fin chi cop éffoluu frHtftà^mgorom amiodtadk 
voler ejftrnt Amétntu 

Simile era nel temfofie^o ilcontrafio della Da- 
lma Amaia^conaltra/ka vicina,& amica, incipit 

gnia della quale foftòl'accidente^cli ella foffe nel 
tempo,in e ni fu vagheggiai^ daCauaglieri JmA^ 
ti.Nen erano ffrozkabili le pompe del Jno volto^ 
degne anzi d*vna ptkblica Sima, tpiando non ha» 
nefie pregiudicato la vicinanza di quella,ch'ecce* 
deua neUa ieltà,anche f ordinario potere delta Na 
tura.Notaronoa$nheduegltJ^uardi de'Cauaglierò 
0jferuado in quelli le fcintille d' atnorofifnocOycbo 
monpoffonocelarfimomtrefitafmettonodal cuore 
li fiamme negl'occhi. Aggradirono peròfiUmen 
te quelli d* Ir landò y che cefichiamauafitinferio* 
ted'eià^ ma Juperiore nel mèrito^ il quale apref 
fi vna Donna popone acquiTlarfigiouentu^ e bel- 
lezza . Nella corrente delle lodi inuiò eia/cuna 
d'efieinauuedutamente a feconda de gt accenti la 
eognitiono de gì* interni affetti^ tanto pik libera* 
mente ^ esento che non ancora haneano /e Uberto 
t argine della riualitì. Mi non cefi lofio auerti*^ 
tenoilcencertode'penfieri^ eenewda» aW harm 

woenpo " 



AMOROSE 4o> 

mnàiAdiqueirvmcA bellezza^ che ùbUg^ronoiL 
pniùM99t09 in pina dell' e/sen trajcor/e tànt'ol-^ 
ire^iL^UpMroU^ EmtUa mafsime^ U quaU 
Hmeuafouerchiè pregiudicio alU fut prttenfieni 
dMl^efere dlUUra tanto inferme dt beltà, penso 
li infingere l'incltnatione deU* animo . J^tndi 
ritrattò con affo luta negatitta £ Amart IrlandOy 
terrore già commeffb nella fouerchia libortà del 

fuo dire. 

I In di/parte però ne^fecreti dell* animo, fi dttor^ 
mini di precorrere con eecefsi digratie.perfnpers 
re le forze dell' altra^che prefumeua di vituere ci 
gì' eccifsi della bellézza. Ucintiatafi dopo mol^ 
ti di/corfi, tra fnalt procurò confondere la riwem 
ér4nzn d'Amore^, con jfollecita ^tligenza ^ per 
mezzo de contrajegni, mandò adittuefiigare tabi 
tatione di quefto Cauagliere. Seri fé tra tatfto 
vna lettera di non ditter/o tettare. 

Cauagliere. "" 

lononmiprolongoinperfuadermifaita di^oi 
Amante. Ctò farebbe vn' offendere ilfingolar me^ 
ritodelle vostre conditioni , mofiranda difficile 
l'accreditarlo per adorabile^ anche apprtfo chi 
Ite 6àappre/a la cognitione da vttic o/guardo. V'tto 
mito/tgodertni^no i riamarmt ^perche no dono pre* 
teder mercede ^obligata s t eminare ti (acri fido 



-/To N O V E l l B 

wt fteffa gii che m hanno deftinéU vofiré vìtìi^ 
ma gl'affetti Oltre che non conojcendóin me éplL 
/ita degne di voti ftinto di poter acquifiéirmi J^ 
con vn dtluuio di dolcez,zje li feconditi delvofiMk 
Amore. V* Attenderò tjuefta/erafreparémdùuiu 
albergo il miojeno dine ricenerete le accogtiei 
di quel cuore ^ che vuole fuicerarjl per copiace 

Emilia. 



Confimili inulti giudicò d*aBringire mngpm^ 
mente vngiouértt^ilqude finalmente ama^ ^^IMHi 
altro ^che per godere. In quefto predomitoamd^it^ 
finJOyè cagione di quelle violenze-^ che s'attrd 
cono aWaffetto.Lt meta de^Juoi anwrofi penfii 
finalmente vn letto ^ancorché fingano dhaufrt[ 
sfera.vna beltà Cele(le,^indil'oblatione de\ 
dtmenti^eraefia più opportuna y per far preda 
quel cuore, il quale poteua refiar appefialPk 
dt vert dtlettt più toHo che di colorite appare _ 
Tanto fi perfitafe Emilia^ rifoluendo d' efiere cefi 
prodiga per trionfare dell* a Urania quale fupponi* 
ùay che per confiruare l'altiero fafto delfino bello^ 
molto ptù fora fiata moderata nelle fitegratie. 

Domò nondimeno anche l'orge Ho di quefi' Amkù 

re^il quale deprime la Maefii come cMtriiria édkh^ 

fi^^^^igi' Riconobbe U necéfftti d* hàmiliayfi ìk\ 

jfueUa/onaJa quale vitando triotofi /opra ilkl^ 

medi* 



AMORÓSA 4^t 

neJ€j!mhf»oh0fÌHragi$n€M$lm€ntepoteé tipou 
)Ére trofei da e^a, dncùrche prejumejft d'effen i 
urte di Dimniti nel volto.Comiattuu lungémc' 
a da fenfieri, cedette finalmente Jdfiiido che dal 
inferita d'vnafenna.flillajfet^ in fiume d'inehi^ 
hofimilijentimenti deWanime. 

Cauaglierc. 

^uel cnere^che m'ha perfiia/i non efiere temé^ 
rità f Amar ni ^ mi fa ardita per fcueprirmi jlma^ 
Mr. Nen mcltiplice atte fiati, per accreditami la ve 
Hta del mieajfettetpenhe tefiim$niofi$^cienteì 
fueUa mia improuija rifilutioney& ilvofiro fingo 
far merito. V efiere d'hmmo^& il grado di Caua^ 
\Uere viprefirinano il debito a citi^ v^afiringe la 
togwitione^^i qùefio mio Amore.Attettderòpin ef- 
feti, che ^romefie. Confi$ltate iarijpoìia co' gl'oc* 
thi, e confenta il volere a ciò ^ che ficuf amente 
"iouràappronarfidadefideri. 

Rofalia. 

^uefia lettera confegnò Rofalia (che tale erd il 
ho ttome) à ^aitila donna medefima^chefatfa mef 
Vaggtera d' Émtlta.capitar douea anche quella gii 
ia lei racconimandata alla Jua fede Verdine ef 
^ejfo dtfepeltre nel file nt io qttèfiiàmori^rifirinfe 

la 




41% NOVELLI 

tréméynegHh^fdmfrimijtédmentt misi /In 
hitu^U fttrtttzzé di quefit Aménti. Erdn$ fimM^ 
finxA difiordia ,€$M0n€t$d0 fi» H€Ìtém$àéilerfiìtà 
tmezzA^fiiJfo.délqudie tram incMmimsfe fer 
fèrie ^éllMidHMtiftrtditradMl fine pretefi. 
UJimile eccède in quefto mette à due Catt 
ri già nominati. La rittolutiotte de'penfieri fi< 
io Idfrùmefié già fiat ts di nen Jlmare ia Dsmi 
eificòe U concorrenza non rompe ffe l'vniont ( 
Ur§àmifii.Afi[kU$ocÌM/cunùd*e^ da vn*e/er€ÌB 
d'étffitti, i qudlU gtterregginnéno fitto U ittfegit 
di quella ammiraiaMiezza^fu sforzato ad aktlì 
/chiare l^amicitia, per non'-^tlipendere ^«mw» 
l^infipar abile loro conturfitionot ni cedtnu^UtMk 
firada che quella delle kttere per prr fintare affa^, 
mata le infianze de gt affetti » i qttaU ehiedeam 
aUa propria leruitu . lofiipendio della di lei gradi 
y nit amente pera ^ancorché dtfgintoti^ rifilfirai^,^ 
fiat dare le (per anzi su quefifofimier^y nel eptm 
le orme decaratteri^peteano afftcuràre $ pafi dA 
krofperanze. Irlanda cofifirijfe. w 



n^ 



Bclliifima Dama» \ 

Non e figgerò la qualità de' miei ardori . pmh 
quafis'efitnguanodaglinchio/lrifino direttili 
ti dalle hiperbolifilite ad ^^firfida vnapentoaA 
trohibite quefie^mi fi vieta l'e/f rimere U veritk 

dei 



A M O R O S E 41/ 

f immiti effetti StttMdimenùilrifleJptdcl v$ftr9 
V»lt0 ,i&^^i^^^^ f^fi urite di ifUifficardtteri, co^ 
wfiereti quéUfia, ilfitotèécctfi dn raggi di tàntu 
\tUtzzA Admitttttmi édlé viftréfHftma. cbt^ 
tli'hmsa U httgue dtUe fiamme forUranttù nt*mni 
^tkitptréccreditértU^ehtilcttùrty eimvnMvtMs 
%rnéut di mio fingnt^vi farà fede, chi la piaga da 
^ affettile formata da vùftri/guardiiperche coma 
^U attafrefenzA delferttere^vfiirà nel mio voU 
ì§ fer ammantar le di porpora ende fa fatta degno 
4'^n voftro baccio Sentirà enfiente à mefirare fom 
tjito^anzi lacero il cuore Ja onde, nell*oiligo d'vna 
afftttmfa pietà farete aHretia al debito d'vnagem. 
Uk corri^et^enza. t 

! 

1 ItIandovaftrorenio,& Amante. 

> terfar^tfibili aff amata tjuefii amorofifenti 
penti, gli raccomandò chiuf in ^-^nfoglto ad^^n 
fmo d*ejpermentaia fedeltà l commandi, e h'ttnm 
}onea9to di colare jna^me air amico, queftitraj^ 
tii d* Amere y diedero à vederi , che lafecrete^za 
tra il capitale maggióre delle di lui Jper anzi. Con 
ffueBe formose co gr ordini medefntp per ricapito 
^aftefa Dama, hamea riceuuta vna lettera ad 
érmando, che cefi chiamauafi l'altro Cauagliere. 
ìnfnifi'aegltcofijcrinena. 

Bel-' 



4W N O VE LL E 

Bellifsiina Dama. ^ ; 

. L" affetto non hit ùu freno ^ che poffa conte^tth 
tri (jtte* limitiytrà qudi to confina U cognitJoffCj^ 
del mio poco merito. Sfrenato nella carriera dJk 
moreMlp^tttoJn etti ricetattelimfulfi daAem\ 
lenze della vodra beltà; bora finalmente s'è codé\ 
to\k -queffa dtmofiratione cofiderando che ognim 
lom4 guidata da ragione^ ha oh Ugo d'amare il hd 
lo.^indi non deuo temere nellofitéopriregtamtk 
rofi ecce fi di quefio cuore ^ il quale farebbe tolft^ 
mle.Je'non v'amaffe. Se operando altri conferme 
il debito non merita cafiigo:prohibite alla crudèle 
tÀ il punirmi col rigore^mentre ^'ama.Antim^m 
qui fio il premio d'vna affettuofk corrifpondenu^ 
§bligandomiallaferuitu delvoHro merito coita 
faggrauio di que* patimenti xhefuol generare A- 
inoro . ConofcendovoiftelTa^poteteacctrtarui^ck 
non mentifconoi miei affetti.ma douetepmr audk 
confiderà re ^ingiufio il permettere la fallacia dt^ 
iemieJperanze.Safiiildire, ch'io v'amo jperck 
fapendo quanto merita la voftra bellezzA^coutfct 
rete ipfieme quanto dona $1 vófiro affetto. 



Armando yoUro fcruoper AoiorCi 



Capi^ 



AMOROSE -415 

Cdfitarono alle mani di Rofdia quejle dui Ut'- 
XtYt^quAjintltemfoftejfoM cui daUa meffaggiern 
furane conjegnate ad Ir landò quelle deUe due Da-- 
}l$e.L' Anima diqueBo Cauaghere^concorfe cogli 
^fitifik vitali adhonorare d' aggradimento quel 
|f dell' amata.Nella tener ez,za d*vnefiremo giu- 
bilo s^eftennaiàano gl'affetti per ej^er agtli alfolle<^ 
^ur fi alla sfera dt tanti contentile sfuggire la w- 
^j^ta d'ejftreftrafiinati dalle violenza d'vna ti 
$a allegreZiTa.VedendoJi gratificato con la corrijl 
fondenzA^prima d*hauerla richiefta Jlimò dido^ 
$erfrefagirefelicti^mi ifuoi Amori^ne ^ quali pr e^ 
prreanolegratiealvoloàe'fiéoidefideri. Fu w- 
eeffario il moderare gl'effetti di tanta dolcezza; 
folleggerò la lettera d* Emilia, la cui gentilez,za 
frritaua^in vece d allettare quel cuore ^chegodcua 
(ilo nell'impiego d'altra bellezza 

Sopragiunfi Armando^mentre in quefti carata 
fari hauea occupata l'attentione de gì' occhile del^ 
U mente. Sorridendo quelli tantofto.modrh a que^ 
^0 la lettera ^paUfando quefii improuifi Amori^ 
^alà ben fi quella di Roj alia filmando poco giudi- 
tiofit la confidenzay chepoteua minare g[ interejfi^ 
della fi$a felicità. Amore-^mentr e vuoVefferfoloJsà 
tutte le leggi contrarie a queprecetti^chefonofia^ 
hilitiyperla conuerfationeepertamicitia* Sufii-^ 
tu la rimembrantajofpetti d'amore^ anche in lui^ 
niginutii dalle jue proprie atte fi ationi^ all'hot 

quan^ 



4i6 • N O VE L L E 

quando vnit amenti vaghtgp^trono qneBd dmk 
Uà quando fnr anche nonhaueffe hanmtM occé^ 
ne^Uuna di dubitare delU riualità^donen tenMà 
eh* egli non sHnuogliafe d*vna tanta beUetucn^ 4 
cederla coRfrocliue atte gr atte. &àgVMoori.Ht i 
fnandofiperé nel di/correre di EmiUaymofirè lm\ 
tana dall'altra anche la memoria^ nominaneioh^j 
lo quanto fu necejfario per circonjcriuere qutt9\ 
fua compagniaJlCauagliere^ che jiimè opf^tuaì^ 
qutfiaoccafione.ferfelitiiareifmoifenfieri, ^^ 
0gm epcacia perper/uader all'amico il non rij^, 
tare ifauori di quefta Amante. CòU'dltgiuéà 
quefiu.pfttendeafar àfeftefiojlihero il campo f» 
gV amori di Rofédia. ' ^ 

Bit efe però ilfaoHifiorfoinmoltelodidiqnd^ 
la celebrando come /ingoiare il fuomerita^pertmp^ 
nife si are itigiufie le ripulfè del di lui affetto. »k 
cordò ^che vna donna, quanto più bella, tumtofm 
altiera ì meno trattabtled'vnaltra^ la qudle iofi 
riore dt belle z^za non abonda di quell'orgoglio, ek 
fuole deprimere le delitie d'Amore. Nella comph 
gnia di belU Donna.moi mancano riffe^ tcontifii 
perche conofiendo timperio^che hà/oprs $ cuora M 
tìèo volto^pretende maifemprefopragCAnoumiw 
dominio, il quale merita bene jpejjfo titolo ditiron 
mdeAggiungeua effer quaji ordinario ftik delk 
Natura, che doue manca beltà^pplijce con copio 
digratia^vnico codétnentòdeMe umoro/è doUotM 



i 



AMOROSE 4ir ' 

t^nrhiudtn^ ìnfimm^.che qunniù s^àfitrak mug 
ioriprogrt^ dt felicità ift Amore mai dette affli 
Affi l' eletttone à Dama tneceeffobelUi douend^ 
^adareyche Mnfia deforme advn cuore ^ il quale 
$rami veri, e contitfui godimenti. Neil' obligarU 
tolPinterefe di maggiori contenti,frefumeuafof^ 
^ di far tftenitabilt CoJ^eruanza di quel debito^ 
Im cui l*aftringeua à tton ricufare gCinuiti d'vna 
ìattt a gentile z,zaNott erano finalmente malfon* 
ìiate le /ite ferjuafioniuome che la bellezza d'Emi 
ìùt^/e non terminaua negteccef^'foco almeno di-^ 
Ifiante nhattea la meta nel merito. 

Non f noterò con ttttto ciò feruertirfi i fenjieri 
d'IrUndo^che difouerchiogloriojiy afflaudeuano 
eififief^ neir ejfere foReuati con co fi vicine fferan -» 
«^ i Cielo molto fiufublime Non haur ebbero fre-* 
giudicato alla fropria fortuna col cangiar eUttio* 
w aUafrofofta^ne meno di tutti iihejori delMon^ 
^o.Ahr inibente nondimeno eifinje ftimando difo* 
^rfiacquifiare maggiore liberti ne gì' A mora di 
^ifalia-fnentre lajimulationegli haur ebbe accre^ 
aitati ^quaS tributi ad Emilia JngaMnato reftòbe 
^f altro nel credere à quefie affarejtze, là onde 
icorgendo non foterfi offendere l'amicitia^plijegnè 
^ifrojeguire i trattati amoroji con queBa Dama^ 
P^ figttrétti dall' imaginatione . 
\ Precorfi nondimeno Irlando al godere ^ frima 
^frocuraffel'étUfod' offerta amato. Uefirifèad 

J>d ttmbe^ 



f 



4iZ "N O V 15 L L É 

émbedM le Dame confentimenti diuerfi fecùuif ^ 
l'àggradtmeuto degl'effetti^ ^ì la^oca corri/fili^ 
denz»a dell* animo. Siuejlt^ eh* erano inttimlt 
Mofalia furono ejfrefft wfomigliémte tenore. 

BellilTima Dama. 

Il nembo deUd voflr a gentilezza chefirijdm^- 
indiluuidigratiejminàcciarebbe gittftamentc^ 
tempefid di/degno^quéndo non veni fi i godere m 
frefenzA quelSole^dd cnidiftilU pioggia di del^ 
eeiza ^uefiafera verrò àfàcrificare la mia wbl 
€on vnafoaue morte ju t Altare delvoHro Jemk 
Fregoui kftabilire l* albergo della miafeliciik^ 
la cala della vofira vicinale" arnica^ colàntiranh 
doui per quefta notte. Già daUa me Raggiera v^ka 
intendo ejferui vna forta^che porge commodita di. 
^•nficendemle paffaggiO'^ la onde ciò non rinjciri 
di ffcile .Intenderete ilmotiuo di quefio] daie mii 
farole. Attendetemi ad autenticare con^iù denoti 
ef equi gli eccejft del mio affetterò deUe mie éfti^ 
tieni, che per Sor a inchino filo ritterente qttelCie* 
io il quale prodigo^mi comparte gì* influfi ditene 
ùfauori. 

Co altre forme diede Veffere atta UtHra indrix^ 
xata ad EmiUa^netla quale cofifcriueua. 

fisi 



AMOROSE ¥19 ' 

fireyrant^ . i quello ftep^ che vitnfdumtù. 
^uinA '% che gì' ecce f^ della voBragetilez.zA ttet 
l'dmArmii effendt/uperiùriàdognimio merito, 
fino da meftmtitigrAtiofifiherz.i delioftro uff et 
to.Come tali gli riceuo: che però fono dtjohltgato 
ad vnaveracorriffondenzAi d'amore Oltreché^ 
no» hh capaciti feria gratta d'vna tanta dama, la 
wdemalcoUocata^da vn canto farebbe vilipefa\ i 
troppo aggrauandomi dalV altra m'oprimerebbe. 
Rienfi però ivofirifauori,nonperfottrarmi alpe* 
fideffobbligatiom:, ma per non comporre vn mo- 
firOtneW'vnione di tanta gratia col mio poco me» 
rito Rijérbate queftitefiri^ per honorare figgetti^ 
■pwdegriiipoiche dalla folioblatione, io già fono co 
perato aUa voftrafermtu. Conferuarò ihdelebile 
U'partita d'vn tanto debito , per ifcoatrarlo coi 
' firuiriiife non con ^amarui. 

Sigillate ifuelle due lettere le diftinfifoìo cortJ 
xifre,l'i»tettigettxA deMe quali prefcrtueua allato 
U^quaU a Rofalia^e quale capitar doueua ad Emi 

Ha. Portò P accidente^he òfcordatofil/eruo dejè» 
mi^ò errando nells cognitione di quefliy tardi nel 
ricapito la volontà del CauaglterOynon però lafor' 
tuna Emilia inuaghita di que' caratteri., xhe tm» 
fref su quel fìllio per Rojalia, rapprèfentatian» 
t'impronto d*affettuo fa cor fi/ponden&ay trafcorCe 
m gNfiremi d'vna indicibile allegrex>zM. . La 

J)d z fodifi 



7 

4^0 NOVELL e' .. / 

fidis fattone defaoi dejideri era U cétU^^J^fadk 
contentezza maggiori ^ch" ejfdfrejumer potè fft ù 
guftare nella men/a di de Ut te ter rene. Con perfit* 
tu compiacimento Jcorgendo inchinata la propria 
volontà gioiua trafeftejfa nellafublimitk di qU 
concetti yi quali produrji poteaHo^ dal vederpnmt 
menofortunata,che riuerita. 

Altrimente diuifauano ipenjieri di RoJaliaJ3i 
gnati da querifiuti^cy ella fempr e giudicò impof 
Jibili in chi hauea occhi per rimirare le/ke iellez 
ze.llfuo furore machinaua rigor ofi vende tte^ mi 
f alter tggia commandaua il vendicar fi. e olfolo dif 
prez zo. Vna beltiy chtprefitmeuafoffe inuidiaté 
dal Cielo J'irritaua difouerchio^nel vederla vili" 
peja da vnhuomo. Non puote però ritenerfi dd 
fnanifeflare ifinfideW animosi quali raccamman 
dati advn biglietto fece ^ che con fimilifirrnCy fi 
tapprtfentafero alla cognittone d'irlando^ 

Non sa aggiuftarfial riceuere le gratti^ chi cù^ 
m/ce\di no meritarle, Chi no vuole dal Cielo Ufi* 
t oditi de/lepidggie^atteda la crudeltà de'fulmitd 
Vi condano ad vn perpetuo eflio no che dalla mii 
pre/ettza,dalle contrade ^ oue habito. Alt rime te mi 
frouarete nemica /e no hauete faputo godermi ami 
u Co ciò pretendo non punir voi ^ ma corregger in 
mefiéjfa l' errore ^che commifi ne ff Amami. 

Rofalia^ 



A M O R O S B 4^» . . 

JforAM» fiati multo più aggraditi dal Cduagiie^ 
re auefii e ar Atteri ^fe come erano bora allafeliciu 
de' fttoi contenti yfoffero dati feretro Allafua mede 
fima vita.Non operò il dolore co vcciderUyferche 
fupero con ifiufidirh Stimò t^uefio tormento ,fewi 
dell'efferfidifoHerchiofiaeuato con t ardire fefr a 
i fondamenti della fuagentilezzui. Non conojcUo 
iti^Jè altra colpa^che la velocità nel correre all'efi» 
propoìlaigiudicò che queftoimprouifo rigore fojjì 
%n pentimento dell' efiere fiata contro la conditio- 
nedelfeQoytroppo liberale delle fuegratie. Confi- 
4trò,che l'efficacia dell' humilti,la forza deUefup 
ptiche^e deglifeonginriidoneano rimuouere ifini 

firiinfl»t'^*1'*^fi*f**fi'f^'^- ^i»dirifolfc di 
' procurare ò conarte,ò con l'importuniti de Ile prt 
ghiere l'ingre^o allafua prefinza,equiui con ac- 
centi animati nella lingua da gì' intere f delcuo- 
ft^efforre Ufnftanzed'vn'affettuefapietà.Per U 
fira medefima de /lino di ricorrere alTribunale^ 
d'Amor e ^doue non f offe efilufàjè non e/kudita, U 
giuftitia delle fue ragioni. 

Emilia in quello mentre per furto della forttJ 
gpdeua la profperità^ all'altra douuta. In confor* 
ptiti dell'ordine riceuuto nella lettera de f Amate 
<hiefri Refalta ti cambio delle loro cafe^per quelU 
notte. CohoneUò quefia dimanda,confcufa d'vn^ 
burUuole inganno ^ordito advìtaferua. Impetri^ 
ilfineuijmidefideri, fenza opfojìtione alcuna^ 



\. ^^ 



4ii NOVELLE 

frohibitd dMUmicitUxddlPùfportunìù di tm 

f taceri a Tra qutttt mura rtftrinfe quH cumutéà 

godtmtfUi^ch^nendtano iftnfitri da gféumpkk 

delgtouane amato Tuttt t /ho f affetti, erano^m 

étppejiai Te pio d' Amore^per gratitudine di qtuU 

laprofpertta^con eui era Jingolarmemef attrita. 

Se dalla fua impùrtumta haueffeprefo moto iltm 

po^forano fiorji le bore tn momeftti Sfatto veloctj 

su le ale impennate dafiot da(fderi. 

^ Irlandojimthnentey/ollecitaua con l'aura de*fi- 

Jpiri ti Sole à prender porto nel Marejacciochefrc* 

cedendo Kofcuritk detta notte gli ageuolaj^e ilcom 

durfi a Rofalia.per placare iljuofiegno.cbii 

zana mille forme dtJuppUche nuoue guife d* 

liatione efiraordtnarifegni dipentimenta^per co 

cepire finalmente il riacquifio detta perdute, gra^ 

tia. Anhelaua per giungere a quella portajn line- 

ti detta quale difignaua dt terminare la carriera 

delfuo vtuere quando non truouaffe ptr meta U 

Jperama del perdono Andò atta caja iftefia dt Rt^ 

jaltaJlimando^Khe lo/degno non haurebbe permef 

fotn lei ilficotidare le fue dimando per U mutéttU 

ne accennata nettd lettera. 

Refiò poco meno che ft:orditojmentre ittéppétre* 
Xét lo mofirò delufo dafimtle titnore. ilvederficor 
tefimente introdotto da firmai quali quafickegtk 
granpezzA Pa$tendeffero^ intejoiljuo nome gU 
aprirono libtrtmht l\tngreJiojCié tré dorditfi 4E) 

EmittM^ 



AMOROSE 4»? ^ 

B^milid^ U quék émpatienu d'egm tàtdénzM gli 

\éim€s mdndati ed inc$ntfarU\& accoglierlo Hom 

fottuaftimare ^ chefimilihonoriprocedej^erodah 

Terrari quelli ntlld di Imcognitione, Séndoche^ 

guanto più egli confermane d'ejfere il CanagUeré 

Ir Undo^con corteggio di tanto maggiori offeqm^ 

era riuerito.Alle interrogationi^ch* egli fitto nomi 

di Signor a fece detta D Ama fu riJp^o^ch'e^al'a$ 

ttndeua con gì* affanni di quetta dimora^ che rinf 

fina intollerabile nelprolongarle il godimento del . 

UfnaprefinzA.Stupiua trajefiejjo^inhahile à coto 

cepire affetti d'ammiratione,egnali a queBo acci^ 

denteymentrevdiita atte Batid* amore ^la doneap^ 

^ preffo dije hauta néricenuti caratteri^ laficnrez,^^ 

zut deljuo odio. 

Volle effer accertato da molte repliche di coloro 
qneUaeffere la cafi di Rofalta^non potendo non^ 
crederfi ingannato mentre fiimaua impc^hilt^ 
d'edere giunto al riceueregratie^ donerà venuto, 
per hec e fsit adi fippltc are perdette , J^andoin^ 
fommafu di/ingannato da ogni fi/petto d'errore^ 
ò infe^ ò ne' fimi .cominciò à dubitare^ chequefii 
dllettamentt di ficurez,za foffero indirtz,zatt al 
tradirlo Pensò yche le infidie per vendicarfi foffe^ 
ro e e la te fitto quella apparente fimulattone dama 
re^e cherapprefintafe tlCielfireno y perfirirla 
ptudolorofamente cofulminidelfuofdegno Fata- 
to finalmente coraggio àfefteffo^profigut fafien" 

Dd 4 dere 



4^4 NOVELLE 

dire UJcdk,ck9ifiéier4mh,cbeo0ndùued Mì^nim 
t€ il cader vittima, tmmtrja »€l fr^frip fangut i» 
cafa dt coUt.cb'iglt adaraua. 

Peruenuto dunque allajùmmitldiqutftt , id^ 
ht[inc$mrod'Emiha, U quale afferratolo naìU 
deftra^fex! altre dtrefece U tra ffe Jole in vf$Mjiath 
za,Sù queJl'attOy hebhe occajione il Cauaglieredk 
maggiormente fondare i/uoi/off etti. Dubtiò ragm 
muolmente ^y effa offe/a dajhot rifiuti , e quindi 
/degnata barn ffe congiurato con l'altra ajmaidan^ 
ni.Condanna la f allaccia difimtUpenfieri^all'bor 
quando cbiufa taforta,con/oaui baci^ e con affei» 
tuofi abbracciamenti cominciò Emilia ad ej^rime 
re la ienerez,za d'vno/uiJceratt^affetto.Confonde 
uà tra quefii replicati encomi alla di luigentilez- 
zafpr0tejlanido di gratificare ifitoifauori. Tanto 
più s'accre /cenano i motiui d'ifiupidirfi ad IrUn- 
do^nonfapendo qual\^bltgo di gratitudine potere 
hauereife pure non^era^dellafitrpe di coluiycbefti- 
mauagratie le offefe& i dtff reggi Ojferuà la Da-^ 
maquefiaftolidaritiratez»zA dell' Amarne Mxm 
appropriando la caufii ad^-vna naturafredda^a$h 
7.% gelata. procuraua njcaldarlo cott^ frequenta, 
maggiore di veizà.e lufinghe^efalattoni d'amorofo 
incendio. A quefio calore nondimeno pòh induran- 
do fiifn vece di liquefare vna dolce tenerezza il 
euorejo toccò col ferro deWimprouertyperJcorgere 
diqualmateriaeifojje^ofiinata in refifferc^ ad 

Vita ' < 



AMOROSE 4^f 

pma^Mmmaych'vJciuap^r ogni parte ed da tnder 
^^Videndo-i chei non ftftringeua, il nodo degl'am 
fU^ non rihatteua i colfi dehdci^non contrdcdm^ 
W^aita Uf trite dtvex^za. 

\ Son forfè (dtKt) vnd Medufd^ che con Ujiudù 
^elld mia prejenza io tramuti chi mi rimira iiL^ 
miend? ^ualnuomtdvirtìultinftnfdtoì ^u^l 
ì0nutatione 'vtfà a mtei Amorofi imf nifi immotile^ 
Scfificorteje dunque aggradtfti i miei tHuiti & h^ 
tèi ne dtjfrez,zate i doni^accogliejle mi fino 'dellé^ 
njiifftragentilez,zut le mie offertt^ & hora ne rifilo^ 
aat legratieì 

No vi rincrefca (rifpofe Ir landò )il v edemi fri. 
nata de' fretef coment t;ceme che ingiuft amenità 
^tftite le vofrefperanze con lejpoglte de miei af-^ 
fetti Stupijco^che le ripulfe inutateui ^ne'miei ca^ 
raiieri^non v habbtno auifàta^quale corri/pi di zx 
atte de r doueuate^ ìefpre^ontpiu euide ti d'amore 

Di quali ripulje (riptgltò quella^cofigni dijlu 
porejfauellate vot?Dt quali carattettì Auzipche 
e radula fui à vofiri hora diro fcherziiftimati fri 
ma tratti di Cauagliereiho ecceduto nelfauorirli^ 
In quefto dire gli rapprejentò la le t ter a y che fuelo 
éUla cognitione l'i^gino Nellajcorrere quelle Itnee 
le qualt erano fentteri Amoro ^ fermati perche il 
cuore ji face jje ftrada à Rofatta .pesiti dtceua la 
Vamajchiamate njot rtpulfe ondefiano im fortune 
tfcormeneuolt quefie mtt dtmofiratiom d'affetto"!^ 

Oli" 



4^6 NOVELLE^ 

O' U rimembranza trédific [inttntione^ hamii 
di vili fendermi ita penna J€riuef$d0^tréditiri 
ce dt quel cuéré^che mi rifiuta. 

Non vi lagnateci Signor a^dijje Irlanda , qfUé^ 
fchernita da me,douendopiu tojlo dolerui ^cornei 
'burlata dalla fortuna N'è in colpa que^a, che JH^^ 
Uuatefifiariole voHre fperanzje , doue nonpotilt 
giungere col compiacimento, ^Lamia di} ilvùh i 
quefti amorofi caratteri yper annidare i miei affe^ 
ti nel fino di Rofalia. V accidente gì' ha portati i 
voi per fallo di coUtiM quale confignai le lettere 
per ficuroricapito.Nondottete pero (Umarui offs 
fa^perche non di/prezza il merito d'vna Donua^ 
chi non l'ama obligati majftme ad altra gf affètti, 
^uejla pafstone hauendo f crenatura il non contf 
cere freno e regola alcuna ^tienef proprietà il cor» 
rere^oue ilgento , o ilfenfi ttnclina. Dalla voftri 
gentile z,ZA dal voftro amore fonaafiretto ad effef 
ui obligato.ma non Amante L' amare j:ome atto di 
volontà Itbera^non ricono/ce altra legge, che l'elet* 
tione.Se queda non gratifica i vo(iHdefideri,coìh 
dannate ti de fimo ò Cupido non me H quale riui^ 
rifio <Sr ammtro le vofire amabili quaUtà 

Dtfinganni Emilia i fuot penfieri ^ imponendo* 

gli tafptrare ad altra sferAy perche quiui non pò* 

^ teuaftabtlire il centro della loro feltcità^ Lo licen* 

ttò Jimulando con ognipo^bile apparenza lo file» 

gno^per non darfi à vederi in nece^ità di mendi- 

care 



AMOROSE 417 

Tdretdmért d'vn'huomù Vfcì UCaudgUere di 
fM/ia € afa P mando d^^ujarcda ^^n Inferno, nel 
^uaUddogni momento gfaccre/ceud nuouo dolore 
^i$ii trattenerfi Intefdgtk U caufa della riuoluM 
ne de gì* affetti di Rofaltahanea Habtlito fra fen^ 
^ert dt rtfarcire la ^rdtta fatta dilfno Amore ^ c% 
a^curarU che non prof rio di/prezze^màfchcrz^ 
delUforte,haueafoUecita$oil/uofdegno.S*ajficurò 
del riacquifio della fuagratia^ quando netta quaU 
ià dell'accidente efa hane/e riconofciuti i termi- 
ni della fuafincerttàMm fr omettendoli f^r il di 
ki furore attentione alle parole ^determinò difcol^ 
farficon vna lettera^ nella quale dejcrijfe quante 
era óccorfi per mancamento altrui, non proprio. 

Nongiunferoperò a tempo profpero afuoi defi^ 
derà^quefte difcolpe/oUecitata Rofalia da creduti 
diJpreggiyddlU prefema della lettera di Arman^ 
do^rejto perfuafaalfar donoalui d£propri affet^ 
ti.gia che co* rt fiuti gli haueua demeritati Irlade. 
Per obligare quefiiy con/ideraua rifplendere mag- 
giormente in lui le conditioni di compito Cauaglie 
re^hauer inconfèguenza maggior merito per effet 
amato Rtfoluendo tnfomma d'occupare i penfieri^ 
i quali mantenuti otiofifyrehbero forfè riconcen* 
tratt dt nuouo in Irlandofcrtffe in firma di rijpo* 
fi a allajua^ in fomtgUante teMreé 



Caua- 



4ii NOVELLE \ 

Cauagliere. 

H onorata da voftrifauori, he dehito J'efftm^ 
grata^con la mìa corrifpandenza. Quando ricw»^ 
/affi d'effer Amata da ^^oi^ pregiudicarei à mCi 
fitfia colpriuarmi di quella gloria magghre^ cm 
fu0 pretendere il mento. Se pur ana^e aggradff . 
l'ejTer amata^fima riamarui^ ciò far ebbe vnvh 
lere ingiuft amente goder le gratiejenza rifcontrt 
4'obligatione. State pere certo del mio affetto, per 
caparra del quale vinuitoquefi a fera nella a^' 
d'Emilta mia vicina » doue attendo conJiUtUÙ 
della voHrapre/enza. 

Rofalia. 

Non ginnfi che tardi ad Armado tannuntio ii 
tanta felicitk>^^eloce nondimeno fi condufe tath 
tofto a prenderne ilpoffeffo^ là onde nel tempa mi- 
dtfmo m cui Ir landò contendeua con Emilta, €^1$ 
godeua la pr attica di Rofalia. Appagata delle fi^ 
maniere s io trattenne fico molto tempo compiaci* 
dofigià de rifiuti dell'altro^ i quali l'hatteano ne* 
cejfftata ad applicare con tale e ambio gì* affetti in 
Cauagliere fi degno Licentiatopofiia ritorna à ce* 
fa , cominciando àprouare gl'affanni di quel/ i^ 
patienza^ a cui fobligana H*ajpettare lafira dd 
giorno feguente^neUa quale douea continuarfiqi^t^ 



AMOROSE 4^^ 

^a dmorofa conuerfimnc.Accùr/è fuétto all' amicò 
:0/^uaU sfogò gì* ce e eft delfaogiHbiloyraccontan^ 
io il fortunato Juccejfo dcfuoi Amorji. Lo ritenne 
ian^biguograHtemfoJcherz^ndó nel riferir gli U 
t>ama cofi benignale corttfi^ fin che finalmente^ 
tli mani fé (lo Rofalia^vnitamente vagheggiata ^& 
Ufnmtrata fochi giorni auanti. Mostrò la lettera^ 
'f$ellA quale hauea riceuuti gì* inulti ; conformi i 
quejli giurando ejfere fiati gV effetti della di lei 
"^entilez^za. 

E' fiu facile il finger finche il de/criuere , f m/ì 

concetti froducelffe nell'animo d'irlado queHo rac 

^onto. Deue creder finche corrodere le di lui vijce-^ 

re ilramarico^ne laceraffe il cuore la dijferatione. 

Conofcendo cagione di tutto ciò terrore della lette 

ra,malediceua chi con quello gì' hauea caufittf ta^ 

te tormento. La certez,z^,che da altri era fiata go^ 

^ttta lafua amata^non era affanno ordinario^ per 

thi amauaxon eccejjo. Protefiò d'effere afflitto da 

internocordogliOyàfine di fittrarfi aUa nocesti 

d*vna affettuofa congratulatione^ per i contenti 

d^'vn tanto amico Ne meno la fimulatione^ foteua 

formare effetti d' allegrézza ^ doue U cuore inonda 

uanettacopiad* intoler abili dolori . In^ quella 

notteillettofualui^^nlnferno\ perche^ nella 

confufionedi^^ar^ penfieri^tumultuando nelfa^ 

nitnOy naufragaiua U quieteentro gfabif^ della 

dtfperatione. 

VÉter^ 



4}o NOVELL TL 

Vettrminh il giorno figutntt ^imnmttlM 
fA^il contenuto della quale eraMnoofirare fiì 
fiitid di quecdftighi^foquéli lofnniua U cn 
ti dell' amata^mentre ne meno demeritata tgtt 
ote^ la /uà grafia, Godeua di far apparire la JIa 
tifa deljuò animo xonfperanzji^che aUacogA ' 
nocella verità^ fi forano cangiati gP affttw 
étuuefme perche dagVinuiati contrafegni^ 
tata Rofalia non efferui in Ir landò manti 
meriteuole de l^ofdegno, tramuti l'odio im Ai 
te conpauoheggiarji dhauere rìacq9AftéM^\ 
beneyckejfapènfaua d'hauer perduto ne^f 
d*vnofiortefi rigore.^efia mutatiom nétf] 
fiale perche, oltre l* efere facilitata daOa 
tà propria delfefoprendeuamotiuo daift 
nonfepolto,mafopitojolamente^verjo Itti 

thauer amato. \ -* 

Armando, come Juol dir ffpettpajfm»i 
impediua il ricondurre tinclindtione del 
cht prima $* era fatto fuo centro. ^imH 

fcrijfe. ^ ^ i 

lo te voi egualmente ingannati^non potiamo eh -] 
uertire i no fri rimproueri e lamenti contro aliri^ - \ 
che la fortuna. Io nel vedermi fchernita^ro inJi 
ebligo di vendicarmi col rigore Mora diìStogéUma* 
ta vi rejlttuifeo nel poBo.anzi nel thronù d^m^ 
Mjfetti^pue dominale commanda ilvoBra intriÀt 
Sarò tanto più ajfìttuojinelpremtari le VPjlt^ fi 



AMOROSE 4^1, 

f^,quMt0/ui rigida, injcdcciarui dd mio fino. 
tfnite que/idfira ntlU mia e afa a godere i frutti 
%fUa voHra toleran&a^e del mio pentimento. 

■ Rofalia. 

chi porto quefta lettera^ hebbe ordine d* infer- 
me ricapitare nelle mani d'Armando vn biglietti 
1/0 cuilaftejfa Dama coffcrfueua. 

Di quantofuccedette bieri fera felicemente per ^ 
V$i^nhauete l'oblig(t alla fortuna ^non ad Amore ^ 
fiora douendo obedire a quefiofono afiretto à com 
f tacer altri y'efc ludo dal pretendere altro da me^ 
Ritrattando ogniprommejfa^ su la quale potè (fero 
fandarfiU voftre fperanzeMon vi ricordate^ il 
f affatole di me nonpenfate al futuro. 

Non fono più vofira . Tanto bafii per fami in-»^ 
tendere'fhe^^iuiate contento di ciocche v'hapor^ 
tato alle mani la Sorte jenzApiu cercare ciò chc^ 
9Ptt potrete ottenere. 

Rofalia. 

^ijffii curatterimtttM^inoJceiMy eneltanim», 
€ ml'^olto dà quefti due CàMgUeri . Armando y 
€be UetofighriauM d'ejfere/wmontatù i tanta fi- 
lictt»iVedendo& sdvtt tratto frtfipìtatff da quii 

colmo 




4Ì2 NOVELLE 

tolmùin cui credeua di nonfottr e^erefcéff^ , i4f i 
che iitterrato ^cangiò l*altegrezzM in egusle sfféB^ 
00 €cordogli$drtanj$dltinconir0^ cbtétffiLimi^ 
Ugnaud d'tjjtre trofpùfiuer^mtntt trattM0 , 
chih^HCA éuftmti di condanfure confintx 
morule ilfuo cuùre/vedendefi immuto Àgodi 
H^fAJféHni col lume di unt$ contento ilCitU 
léfaa mente offu/cato frima da/le nuti di di 
tormenti. LeggeMjifiàmhieuolmente ntHmrénfdk 
ti li note di éjHeJls varietdiyimfromjfimentÉ éukm 
trata^nonfipeano da qnde accidente^ 

armando non f note contenere le/ne fmentu^ 
che parti dell' animo/ertile di ramaricOy "u^mÉÈ 
affa luce prodotti dalU linguale fattane oRematdk 
ce vna amicheuole confidenza con lunga dicutitn 
in biafimo della f eminile inconfianza^otmimeiì^ 
fublicare l'arma che Vhauea ferito^ fin chi fitoah 
mente fioperje à fatto la piaga jonde s'originatum 
ifitoi dolor i.Mùft ri quo caratteri^ infauBi tomot^ 
della fua infelicit a ^e fondamenti delUfit€p€m\\ 
Efaggerò con vehemenza y contro gli inganni dt 
queìla I>ama,chefimulandoecceffi cefi granJUM 
affetto>/ùelate hauea finalmente frodi y & infiSu 
Tortaio infomma dalla corrente d^vngratte frMÌl 
gUù^ irafiorfe in parole proferite col predofmnèo 
della pafimefinal conchiudere dt volar condmjt 
afta fra cafi per rimprouerare ifitoi tradimenU^ 
Quando con la giù ffttia de\Um€nt$ non p$i ^ 



AMOROSE *ji - 

y$pitfdre fa ^^MrUiiùM de'/Mi éfftttu 
. ^efit toltimi fét^U n$tè fi9tg^aime9$H ilCé^, 
mmgUtrt fartunnu^ U wàt ftr mM Aauer imùpp0 
m£a éjt$$€$€ dt/MigodimeHii.MMMsi r^méitA dtUn, 
ld€t€mUnémn€d€lriuéÙ€cmérdin€ d'éUttndtn 
ed fra venmia $uUa cafa dEmtlid. 
* Macco fò tra ta^U A qm^ amica S$/atìa il irei 
UmiwHnt$ bauutù cm Armumdo laferafrictdemB 
€é» dggiMger emcmfi £mg$Ur$. dt&t fiii g^Mitjfh 
mam€r€,Uqmal$i^Màii4i$aìtéAgl^amori^ ancht^ i 
€H6ri di fietra Em$ka^ aerila memoria rafprtm 
fwtamii pruù$é€ d'vns rigorofafiuerità in Irlam^^ 
dUfiorfifrm V horamtdèjima^ s inuaghi UMofié 
àjSmili infirmationi.Afplaudoua a juai affetti il 
defideria di felicitar^ imvna gemil^ma cerrifi 
fémd€tu&aJaiif$ale/upf09tetMperl'eperÌ4nza del 
^skrd^Jsere quafichi urta in Armande.Nonpttà 
fUrd fon ptdlulare nelle parale J germogli difimi^ 
ii cupidità: ta onde antudendofi Rofalia dell' occof^ 
fané Jo cedetti per quella^noftealff$ocompiactm€ 
$$d termini di ceremoniM, co* quali rientà queUs 
troppo cotr^fiofferu^ ttanpuottro chinditr ì adita 
etUhficnti^na de penfieri deir altra ^ la qnalcao 
^ttudandddifoditfare^ldileigufio^ firniua ai 
^èprio intereft^ . La nidufe ai cambio delle 
£sfiy comiche nella fitapouna goderlo , oiligaté 
dUfaoirommanìdi ali sui trttonarfiy tu le dwujt 

kere di nettiti 

Et Sii- 



4J4 ^ NOVELLE 

S* àgginUù fi$Mlm€nte sltPtié , €$nfftrénwBk 
firfi iiradd Aldiff rezzo d'IrUnd^^ nella, pi ^ 
dell' dire Caudgliere^dalla c»i gemile&z^.fei 
fretederetchefiffefifelteitfuedmerefocoré 

Com quefii tméginérif cemfirtifùrgeua/Ui 
dlJkùdolore,meMreeenUfoHrex,&4di 'ver$ 
unti aceeUMUd l'altra il/ne animo, delle bn 
eetd^olatteni IrUnde imfimma andò a gedii 
jlrmande almeno Jetendei/katfenfieriÀcom 
fii^ Ambedue een eguali gentèlex^zafarena 
dette .nonfinza Bufere di ifueBe^ cAe Sémi 
f rebìbite tingrefio in quella cafi^dallejdegna^ M 
n/idde/palancator adite d' Amere. Ri forfè Uelm 
iqueila non credtadneuita il cuore ^abbattute fth\ 
ma dalla dijfer atiene. Fingendo// feliee f re/agito \ 
fenfaua di rifoluere in ringratiamenti qmeMe fin 
reU^cbequafimdfieondenjate da furore^ manate, 
eiauano di fulminare rimpr oneri • Le aicogUetniÈ 
d' Emiliafredicendo inganni^ cominciareme i fé 
emenare il tumulto de' penfieri^Cogiurareno pfi^d^ 
in tormentarle, quando atte interrogatici fateti 
di Rofaliéhftifpoje difoftenerne effa la wr^, tam 
daliifteffafuocembio. Trafcorjieemqutfiem^ 
eruttati d'Amore promettendo di rapprejintamà 
Uperfoué^gio in tutti que* gradi di compiacnnet^ 
to^cbe poteane appagare vn Amante, ^imcnua 
nuez,zà,& accarezz^amentl, principia ad éntejHofU 
?^'^f /ff 'f ^'^/^'!!!^ ft^^^tare ilfete/h 



I 

AMOROSE 4ff 

MÌtalcitraua anco dfipofitmti Bimoli delgt$B§ 
'^jffetto.ofiinatù incùmtnuare] ilfuo vd/S'ailaggU 
4ia bellezza dell' altra f Uéjuale calteffere ingra^ 
f^ ^akperdeua Cefier adoratile Co tu$to ciò ti fri 
W della confideratione, tmpofe regola iqtu/iodi* 
^dine fuggerendo come trragioneuole il dtffrex, 
lare ifauort d'vna Dama cor te fé fer af girare 4/- 
\t grafie d'altra chel'aiborrtua Quindi col genio 
f coltafenfo it^linò à quefta parte nella quale frt 
icmìnauano con la ragiont^anehe i godimenti No 
fu inferiore all'amico nel correre l'arringo della 
delitie.che hanno per metano per carriera^vnfeno^ 
^on hthbero occ afone d* inuidiarfi quefte due fot 
iunate copie d* Amantiyegualmenttiftradate netti 
tuntentez^z^^ fé non da antico amore da nnono^ó" 
a/fai più vehementeajfettoCofEmilia^&Armi 
do riuoljèro l^ele depenfieri^ conformandole al 
%^»into'ygià che erano difingannatele fperante di 
trmnare portOydotte prima arano incaminati ide^ 

fdiri. 

In talgmfaJolte le differenze della riuaUtl^fi 
face Ubera laprattica di qttefii Amanti ^trk quali 
4rétfc4mbieuolmente^ri(irettoilnodo deUamtci* 
4$a.ll volo nondimeno di quefta libertà^ tra/porte 
di nmoHO gì* affetti alpofto fuggito della loro elei^ 
tiene Mando Onuaghìdt Emilia eRofilia d'Ar 
mando.La caufa diquefia mutationefùyot ordine 
fia profrittldi f rìder knaufea ciòcche Ungami te 

se n ftgode^ 



^43» NOVELLE \ /{ 

7&^^^^ l'ordÌH€rÌ4 cùmJiìime dc^Mfirìdifikm 
t quéli fiù ardentemente M/pirané mai fimptììÀ 
fojfejpo di ciò,ch*MCiinHlMrcif$ti4m0 celfnnéiA 
étltri Le cofe éltruifempre et raffembréM ^i^^ 
Ti delle noftre: perche ebligéti dal nùftr$ tiferri^ 
WAitffere c4ntentiìè neceffkriù chemnftimi^ 
ei»eil0,chejl gode, fi brami tiè^che vediamo meàdt 
mltrui mani. In amere mé^meMfimiglianxMt 
fuecofrefcrinerceme ordinaria qneffia cwditmài 
é* ajpìrare i nuùmi egetii. 
- ^effo elemento quante maggiore atimtnte fk 
ttue^quafiferfatettare Vingerdigiade'fkei mtèh 
ristante f tu filleuande le fiamme^ pare che dim^ 

firilaveràcitàdegfàffetiti.auidadifére mnm 
freda. 

'■ Geme che le nenità maggiormente dttettmm§éif 

mnciar0noipenfieriiji$gger$re/fhanz4 eli fé 
gradita felicita, in éfutfii nnetti ameri JrUmdèi^ 

€ui qnefiidefideri.cbiudèanegr occhi f U heU$éf. 
it dikojalia^ confiderana nelf altra gl'ecreftiM. 
qnfUagraiia.cheJcolptua nel cuore vdléaU àéh 
eresile da gf affetti. La Dama fimilmtnte^ in fuk 
wdenajifienerjlinfiima maggiore odArmmh 
Mmilia. giudtcata àje injiriore dt grafia imtgB 
lin merito, rifiiJetantdftofigjgettiontd'Ammgk 
thipoteua riconijctrla con trihtti maggkriSfi-, 
'^erenxA. 



AMOROSE 4i7 

0"er€ iffttii d*vmd dmicktude vmi0»i^ dtgtmrér 
ìmmf tn éfittunfi éctimti. EmilU/odisffUtd per le 
^^MHitftdtir AmàMi^MmdéUdàdiU s ftnfien^ 
>Jkt m0f$ f0rtéjf€r0 coniréfigm d\fftYi k hi cmfam 
rrMii. Armsndo fur éncht^ rMrdtu9U di ^Ih 
wemtilizzui.cpn U ^uéle frimifiiU/M Dame ^ 
t^mfermjire fece fi d'Amen ^frtmé di fdiférU i 
^Muemé $klig4t0 ilcmfn édid eufiidid de'JMH AJ^t 
tijAcciPcbe Monfàjfe émmiffé ifkquelU .eh f^rìéf 
Ji alirs imsgine^che quilU d'EmiUéi. C$fi e/c tufi 
MdUd cerriJfomdewM.ferdemre ilcémpe quidu^ 
4:he pimi eremo eMTéti tfiemf Ami mi cifid»giif 
,^* Amere; lt$c0Btim$4re quefie trs/e^ fàretu $mr 
fafbile.ferche comuer$iu U tepiditk imfredeiùéf 
^ueffa ingel0yej(éfi9^éln$emte da corrette dtjfofir 
$$otùnAtoildiffrez*zio^ e l'obberrimemto. Cìa^ 
Jit^rto d'efiy fiiméutdofMebltgo il ^^ottdicéri^ 
i' infedeltà deWéltro^ o Almeno l'imo^AHM^ fro* 
.€HrAUA d' eccedere ttell*odiOyferfAreggiAre moIca^ 
BigoUcolfA. 

Miuol/éro gl'Affklti contro $ veri Amiti^cheA^ 
$!offofto delU loro difcordtA^mtgliofAceAno cAmi^ 
foggi Are l* indiSolubile vmont de'frofri Affetti. 
^onfeffAndofcombteuolmtnte trÀffortoto ti genio 
fuori del centro dtfe wtedefimi , -■ rtnferrsto ddln 
€Ìrconftrenx^ d* Amorojo volere ^ concordoronO 

l'Amore deUA cofié Amie a ^ Accio-' 

ee i cito 




4^f NOVELLE 

eife ne rijnltdfit U propria fodisfatmne.CéMfm^ 
UteJlnMni per/madenano fitfftpih altamenutt^ 
Jùoi cuori queile^radtci^daile quali pullular fiUti^ 
affetiuo/i C0rrt/p0nideuzajperche U gelosa M§t^ 
mu$U€fitgt altri alfifptndtrtyfi non pro/fiki^ 
yuelcommertio^ineui^gualmtn^ Sruouauamot^ 
^uifto di godimenti quejèi rtuali. La famàlién^ ; 
lafctaua tal volta fiorrtrt quale he\bact0^ nel^pdk 
factano vjura grande quefti Amanti, durante k 
penuria d' altri piaieri.Loc€afioned*vnù fi hett^ \ 
fortauavn^^ezxA^&vnaccarezxAmentu^fimà 
ehe s'ofendeSero dafojpetto akuno quegV étmtàf^ 
ehejhmandàantoodati^^icendeuolmente é- cuori 
unche de gl'altri^ non dutitat$ano che ajpirani^ 
'ud altro oggetto^ cMturta^ero con la riuaiità it 
(oro rtpo/o. 

Rofaliét finalmente^ fatta importuna dalfoÈh 
ditk di terminare con maggior piacere quefii tt^ 
ni procurò ingelofire Famtca^ colfimulare gtltjk 
anche in/e fieffa MoSro di dubitare chegl'AmA^ 
tifaBiditinelloro titngo poffeffb fofiero eguabià* 
te tradttori della donutafede.Dtffe^ che attuerttu 
teniamo ^^er/o fifiefia tnclinato l animo di Ah 
mandorla dotte contrafignaua ajpirar à lei il cuori 
delfuo Amante . Quindi ptrjuaje che per dt/cerwt 
re alla frotta quefta ^erità.douefiferé vttafera ito- 
trodurre con frode ti cambto de'CauaglieriJn tède 
$ccafiatte la khertàd'^amorojè dtmofitatiani^ ban^ 

rebbi 



, A Wr O R O S E 4t9 

re$y€jcu$peri0dilii4lfdrtef€ndeHé magghrmlf^ 
fé i' affino. Prometteàs cUfcufu divendicdtitùf^ 
fkfaftde dtffdtré^cén rigorofi rimproueri-^ quidé 
fKMttont il velo dtlUfimuUti$nt^àfpArifi€ U nuf 
grJbia deltrédimtntp In ulguifé inAtuuts, tsltrd 
^i jojftttiyfrtftò ilfuù conjènfi ì quefiA t/fitiezs, 
fftr a^curarfisù reUtione ^ pretefli fedele dell'ex 

Cefi RofdU con Armido ^e Féltro con Emilia Ji 

n^iildero infofio di compire la testura de' propri 

icantenti, ordita conftmile inganoJnuit areno vna 

. Ji^^ ^^ ^^ Dame ijuoi Amanti a particolare traf*^ 

ttnimento^ciàfcuna nella propria cafa, Coltordi^ 

f nario tranfito per ù ^tradirono uè gl^ effetti k' pra^ 

f»effe\la onde Cefito fu fecondo il difigno.Contufm 

hati da quefta mutatione iveri Amanti, Emilia^ 

f^ Armido con (ègm di poco aggradimento^/kne^ 

' Jlr areno le fpiranzjt degU altrt, Diedero i vedere, 

the U contentez»zA degl'animi,nonfcompiaceua 

dt cangiare sfera per non variare il moto de gtaf 

fitti.Con quante artifinalmete fepperovfare, mai 

^puote mutar fi ti tenore dt quella confianzaja qua 

ie fatta inuariabtle no conofceua accidente ^da cui 

pùteffè ofconuolgerfiòahbatterfi. Anzi per ninfe 

dere cohuertiti tentatiui contro quella in machiftt 

di furore ye difdegno contro fi fieffii. prete ftarono^ 

che quefla era fiata, quafi^^na disfida detta torà 

fcdijtfpofia al ctmemo mentre dtdhtauajiy che^ 

Me 4 matom 



440 NOVELLE 

Afrofimano te btllezZi di Rùfalié , nello fci^ 
férey che preft ritte y nem fùteetM imfetrée^Am»* 
rc^^ Rie enobbe feto queHorojJore, per indi* 
€Ì0. che L Animo ernfìrtto dd rtmorfo , in ptm 
delfuù effere cofimuubile^ mentre éUri nlU/tr* 
M d^ljiào beilo, 4UU violenza de/uoi vex^zÀ^ mo 
foteué Offerire ine ùnft Ante . ^^ofi ronnedoté 
dell errore^ coUego dt nuonò ipenjieri y nccioebé 
fermi in IrUndo^ eonjerno/ero U quiete del euO'^ 
rOy nell'immutobUitÀ del volere. Confi deroMé 
ehe telettione fondete sltrefiote su t fregi deEt^ 
fno omobiliquAltté y confermoud nel nom Amoe^ 
hyK tèteffo fojieinfytiobtleftùehevoinbik^^ 
Ji/to tnfommn ti ehtodo de/la riJolutiMe ^ fensi 
4i nonJeuoterJiÀ qnolunqtu mfnlfo di JregoUH 
defideri. 

Accertato di quefli fon fieri lrUndo,comfeniiol 
fitenerU ^r vnieoff occhio della frof Ha felicità 
do cui Anche cogli /guerdi eftrAhejfe VinoAnntJ 
de'fitoi contenti. Non fot e uà , che gloriurfi nd 
foffejfo di cefi beli A Domn^ U viu dello cui glo' 
ne trAheuAilre/firoAll*AurA de' fo/f iridi coloro, 
dfA quAk erA defiderAtA^ Correggendo il folle del 
gufto corrotto il quote heuee non AffreoOMo, cU 
dA Altri s'tdoUtrAUA fi obltgò dt nuot^o à lei in u^ 
morofe vntotto con gtur omento dt mstettere ittdif 
^tubile jl Midi. Cofi/tltcoti9ttt/t owtbtdtff qtteMq 



AMOROSI! 44* 
cMiet eternici e d'Amàttùntl TcmpàdeU* fé - 
«/r Apf efero i ^oti de propri •ffem^e, m U f tetra 
^Uac$nftix4if*hne*rem9 v» Alure *4 Amort» 

fior M LIA rfiNTEslM A,smmuA. 

Del Sigoor 
CARLO FONA. 

In VereitérCiuifri ^fMÌie delt lulié fri^i^ 
fMlifmt, e dtue nwjeU i C4MSertfcb$ effet 
tit^ finirono femf re miràbilmeme^ «m deue 4*- 
€heiMerc*MiU aeget^in ég»i temf fi fureria di 
mctékilrilieMJreuéroHfigié mtltutnm due fràm 
teUi Mere etiti dei ietti difertutu, molte Mode' 
moli, mi d'qutU poco cÀkkA^che le miniere pérte- 
rijferogiorndlmete oro,e geme per t^^w^treF elici 
i^iCefirte di Federig» $1 m4ggtore)&ermai iftuec-- 
<btÌdo Ji Ugttéu* vtderfifier$le,e mitre Odotrd» 
iimitMre molto élieuo dal marittr/t, godeud ntUé 
tté hermM dtfei lufirt l'arkitrio Ubero d'vua et- 
UievitA ni tMto/ìuelmeme Federigo (^ròiit^ 
ferpofie *iko le e/ort*tioHi degli mim mi^e deglà 
Mm*n)eheOdo*rdofirifilK4 *U« »0M>e. efebo già 

fAfckeiitmiuuuftmtiptfidemtéH mottéllty 

tpoc 



4\t NOVELLE 

i poco refidUA mIU fitte di fretip/i ffr fiiiar Mì 
fidtrif d'vnéffiuétA codttiont^ foffofiiftrcù^ 
intere^ di nnùui cumuli di rùcifezzey pem/irouA^ 
difendete ntlU lor cafi U NobttiÀ con gli Mpf§^ 
gi di chiare dUin€nz€:$ftde pr$pcfiagl$ vna Pd' 
cella d'illuftrefingue e dtjingoUrt bellezze (et 
me ch'egli pur/epra U nafiiu fimpre gent$lmen 
trd$$4fi^e)jfuyJenxA molto riguardo à dote opuleU 
conchiuja la parentella: portando la nuoua Spofa 
nella cafa del Marito ricco vai/ente di pttdiciy & 
alti coturni Di queHa chefirbaua quafitn Erario 
fedele gli fpiritt de' progenitori in fi de fa. €\cbtj 
s'era in poco tempo refi lo /pecchia delle Mairotu^ 
fi pregiaua oltre ogni credere il Confirte: in tanti 
amareggiate le cor^olationi di lui. in quanto i Cie* 
li per luifirdi, $ vn luftro intero gli refirala Mo» 
glie infeconda.^uand' ecco pur fifintt con itocre^ 

dibile allegrezza render Vvterogr atte t ode prima 
nacque nelfuo cuore ti latte per nodrir Ufferaza^ 
che nelle pappe per alimentar la prole. t^uaUfiffe 
ro le cuftodte della bramata grauidanza^non e fa* 
Cile il raccontare; ifuali igulfi procurati in ogni 
parte alla grauida equalilegelofiedelfìtturaFa* 
dre che /per andò per ifignt dt buon colwt nel voi 
todt moto agtle nella perfina d% turgidezza mog-^ 
giore nella de/ira parte delventre,e d'altri ben fi 
werifimtli.ma non r^ceffarij caratteri^ che ilpap- 
to douejfe effer di mafihie^gia ma^lnnana altiprf^^ 



A M O ft O S E 44? , 

S^^^ dtlUf^migluL , eJipraféiUaci fond amenti 
edifcéndoyvema fihtrntndo fi iitjjo. Mk ecce U 
m^ua Luna curuérjitn ano d' drgtntè^td tcto ftf^ 

yittionatofi ilfeto, tentar l'vfitta alvttal lume. 
LULleuatrice.Acm Orac^lt la fortuna prometteud 
auree riffojtefi^nnunc^aua la nafiita dtfaciulU 
fu là f rima à prouar fé pene d'vna delufajperez^a: 
ide nel fiacco autfo chedtede delnafcimeto d'vné 
bambina,n)ider ofcurarfi molti femhianti advn^ 
tempo ;rimafa la infantala con più mole fi ia deU'^ 
fintone fihernità^che de dolori^ cheptrdtr d'eri 
fommi bafia dire ch\eran del parto. Gommando 
tutta via L' amor della prole a queche Vhaueancou 
<€tta^di amar lattante più ^ cf/era il primo frutto 

• de lo ro afe t ti e che ti dt lei volto nell'oriente del 
l'età moltraua il meriggio d'vna bellezza cheje^ 
ntinaua tra i vagiti legratie. Bragia con le/pera- 
^ d'ottener mafiMo proueduto d*vna Nutnce^di 
tutte le conditioni ((pportune^ricca^fana bella gta 
ulne efpenfieratai dal parto vfiita filo dtie mefi 
prima. A quefta fu la fanciulla data à nodrtre, U 
quale beuendo collane vna feltafftma dtJpofittOM 
di corpose d'antmo^non arriuò al fecond' annone he 
con fide orme cercò la e afa, e co voctficure chiamò 
$ domefitci In tanto lafpeme.che con fallaci lufin^ 
ghe hauea ingannato i genitori la prtma volta^/ep 
fé cofibene allettar Ity che di mìouo credettero alle 

. fui fiodtjdfitidofi alla medefima infreda\ mitre 

^ ' ' dtnouo 



4^4 NOVELLE i 

di wtouù rtfi fidi lei vttn gonfio^ di m»émù fké 
ti figlio vnfATtù tguéli ed primo ^€0 duflicAtotw 
doglio Con pari dgio eJolUcitudtntfuélUuéiUiA 
meno lajecondd bibmA^chtfk ài qutlttrrtno fid 
iim/t meffcCedema Ermisia in parìe aUt belltxU 
d'Otindalaprimogemia;màjep$$ò darfi /oprai 
fimmo alcun grado l'ana zaMa im viuace f^iriio^ ] 
im vna prontezza «ì tutte le attioni^ ihe Honpttò ef 
primer/s.Crt/ceuano con gli ani su quefie due "ueff 
di piate ^con mirahtl pompale felicità ififri dtlU 
creax^a^e della virtù^ed eUefi/piranano qmado ith 
tmdendo da libri le prode z>x»e deCauaUtri^ et U 
dottrina de Saggi fi vede a f emine. Conpramida cu 
ra pero fipprimeano il Padroni 7 i$ Ufamoa detk 
Ur i onditionifi riguardeuoliie tanto meno Ufitom 
nano veder le pule elle ad altri she a famigliari, $ 
perche la perla non può effer meglio cuHoditUf cbi 
nelfeno de Uà conca materna^doue quel lume iuLo 
tato è gradito dal Cielo in quato ^ celato al Monde 
Correu.t Udì natale d*Olinda giifaltta alduédi* 
cimUnnOiche nèUa caja per lejue rare ^^irtm ere 
Joleniza/o con molto gaudio ;e già tra t ptk cari ah 
tinenti chtula la cena fi Hauacon vnguftofitfH^ 
mo.mentre lagiouiucella con lafirocchiaf^Utidi* 
uerfi balli marauigliofi e cantate alcune canzoni^ 
hauea riempito dt dolcezza fiprosbottdante ietiori 
del ZiOy e del Padre ^t tfuali ^^eltifi alk fanciul^ 
le ^dopfoamoreuoli lodigli iH^nim4rono a chiù 

dep 



A M O R O S H 4-#y 

éer ^uéU0wqu€ e 0/4 fin f effe loro piacciuu Stette • 
r# Ml(juéntù le figlie JofTA dUotù^efArUtefinùnsì^ 
the éircreccbtù héfiAmente.dt concorde difimo di 
médìdétonod ^er condotte atU fiera prcfftma di 
jtnuerfd.doue il Padre doma trouarfifinz»a alcun 
fallo ilfegtunte me fi; moftrando che daUe reU 
tÌMipiù volte vdite^ credeuam ceno non trouarfi^ 
tqntuaUnte piacere. Farne al Genitore ^ ^^^^. 
a tadefft il Cielo Copra ^ & ogn altra cofit fuor di 
ique&aimmaginatofi fora ^ onde con ogniftudio^ 
-procurò leuar di capo allefamiuUe deSderiofifol^ 
lei mi e^e deUafede creduta più che inuiolahilt 
iamentapdofiydate tn amarifinèo ptanto mofiero il 
ìfadre finalmente k raffermar con più Jaldt termi^ 
99$ le promtfie. Il condurle conforme la lor condì - 
tiene fupponeua Cocchi e comitiua. La natura del 
wiaggionelpermetteua^ fi per effertn più luoghi^ 
malageuole^efio/cefOfCome perche le vie malficu^ 
re minacciauano non tanto i gU arredi tjuanto al^ 
l'bonoredi quefit , in cui confi fteua la Cafà. 
J^inalmettte accommodandofi al minof male.cht^ 
trifpmiuamente fitto fitn^ianza dt benC^ gli era 
onofirato dalla dura ttecefktit^ ti fi rifolfi fiotto vìm 
tilifpogUe condurlojegia ridotta la chioma al fi ^ 
gtoOt&allafihiettez^caaccofittmutadM gioninetti 
elamita proueduto tvna ,e l'altra di Jpoglie ami 
fofitiui, cbepompofit & addattato ai lati loro in^ 
mcetttiferrò^ Ufécett gioire mI prtnurfi itt^ 

quel 



\ 



^40 NOVELLE 

qual portarne ntcfffplto a ter geni/ €$nfaceu$li Q^ 
nondimeno nelle intime ftanz^ con Ufìt frema ^f^ 
fidenzA fi maneggiéiuAjfin tantoché arriuatoiUm 
freltfio per la partenza col Padre fi po/èro a o^ì^ 
giare con ajfat pr off ero e amino y ìfinza inceli 
confègnenzafitrtmarono à Genoua; dono dai 
Odoardo àfiéoi trafichi^e btjognamdoli più cheti 
fo moltiplicar i tnaneggi porgli emergenti che 
renano ^dat a fa^Henza alle figliuole diparte d'^\ 
fi con tantoJptntOyefidezzafi refiero in import 
ti^mi negotif.che daua che din àpiù verfiai Èt0 
eatantip quali maranigiiandofi divedere in oA^ 
fi tenera tanto fennOynonfiipean por fine alcoi^m. 
tularficon Odoardo del f^fifefifodtfi freciefithi 
/ori Ma eran ferite alleammo del Gettitor infimt 

heato.emifiro^chevedendofiinftranterilmochèé^ 
depofitofi gelofo^ internamente fi jentima trap^ 
re dal confiderar con quanto pericolo per filnn^ 
firada fi conduceua.Rubbamam alt intiere mmìé 
ripofi queHi ttmorofipenfierii BgjU fi figurarne At 
infirmiti i Mafi$adieri gli fiufratori^e veénoaélk 
morte in cento a/petti furihonldi inte/a a rapirg^ 
k Erano le fighe no^crepufijolideffetà^chefimmoif 
ne verfigli Amorino hormait4 haldanza dèi «i^ 
derfiin continuo conuerfiuieni d'hnnmni difmfi 
varif^edietàdiuerfi.tp^i qàaU non mmocauam 
fggettià gli occhi piacenti le mouiua al Polo di^ 
^orofi dilettile lefacee di/feiofire fnakkefgmitt 



AMOROSE 4^7 

»,f qualche fétoU C4raturiz,4t4 cm érti fido di 
fctippondt C0» inmcenti compUcimeM^o comin* , 
m»amù efièr mirate da molti^qiunde il Padre fr^. 
%ra$0 dijpedirfiilfih tofio che fu fertile dane-*^ 
§sif ver/o la patria fi raddriz^M. Oc e or fé che nei 
%nfini^n;nbofio vertendo elleno ragionando col 
uUre^(e con dueferuenti^chepur a camllo le acco 
mgttauano) Jinttronovn gemito fienole di perfi^ 
utychefi doleua:inoltratti alquanto fi opererò vtf 
\iouÌ9tetto difourane btttezxe^che malamente feri 
^da molte parti verfaua il fiingue^app agiato tlca 
ka Unguidamente a ì^n dnro tronco Glt occhi . che 
%atmalmentefimbrauano dite Imminofi diamiti^ 
non erano fiati dalla morte vicina rintuzzati in . 
Maniera ^che non fiuttajfer raggi-^ auegna che più 
éidolùre^e di pietà che d*a$nore . Odoardo mofiù 
iaUa compaiono ftrinje ilpafio alcanalU^efcefi. 
ìton hehh* egli tocco ilterrenOych' Erminia fi trouà ^ 
ìpiedi llferitogioutnehaueavna chioma luci* 
da cerne oro brunitole che per gP^^ltimi ample^ 
fareuM abbracciar il^^olto, fregia lafiiauafug-- 
largii oHridalfito auorio.AMè richiefie detfito ef- 
fere non njpofi che confingiozzÀ mortali ^mentre 
rigando di purpurei zampetti il drappo fi ariate^ 
^d'er^a adorno ^tr a le braccia d'Odoardo^e dellc^ 
ftUz^Ue^che con lini fiatili cercauan fermar còl 
(kngue^ì^ anima fuggitiuajpirp. Tornito il cprtefi 
fi/iokinutilv^cio^ottparueddOdMrdo di laj^, 

dar 



44% NOVÈLLE 

dar iHfrida affé fiere ilcaéia$$er0^ eh' dire ifi 
biantiycheH canenizauanfer fB^hih^fi duhiarak^ 
mnche talefer lòJuggeUe incèfo im gemma cam [m 
mi dtlUfamtglia mebilt^ma im Germamia: il^m 
le cenfrentaruie cem le manfiemi di 'varie letierej^ 
eh* et iemafice da varie parti già aperee^e leUe,k 
te fiific amane di€hiari^$mfangue:cde fattale f^ 
te tn vna rozzj» e affa di Itgtfejifra il CsttslUà 
vn deferHèti^attrauerfare tefeceinkfhfiì migèa 
più oltre i pena /montato toelf hefieria^ehe dimoia- 
dato di effoyintefi che con dnefiruenti ^uatr'bofe 
prima era par tito^ondefirninatoo chiarametotej^ 
inditij^chef inuolargli datoari^e gì^ie ^che imgtéOk 
copia/èco portala l*bat$eano traditole martaMsh 
htame del piagato Garzone ^rejlàjcolpiia tedia ni 
le d' Erminia y come fiele immagine in dnra piata 
dafortefialfelloincifaMlapuretta la morhttewo 
ofuellOidi maniera impaludi ^edittenne immohilOf 
fé non qnanto ad onta del virginali ri/petto arato 
firetta dar qualche gemtto^ni che qtuìchefifptfo^ 
odo ardo attribuina tutto i pietày mi in fatti ars 
Amore nato tra le giuirijUittioni di Uirte tétrenof 
ìe^chUl Mondo f affé efiinto in iftiel bello da Uà nmt 
conofiuto^che tnoribondo.Arriuaia acafi s'infiri 
mò:fu incolpato il patimento ^mi in realtàpettde^ 
óta dall'animo egro il malore^ chefionofiintoick 
i Medàcifù ben j! intitolato malincoftia^ma non^ 
fmòro/aJpejfirt,e i fogni terminansno entti noto 



AMOR C S 6 445^ 

pmdgineJpirAnte^ & nel rduui/kr il/kngut^ cht 
fme dffunefte porpore fcatiuriu^i dairaUbaìira 
klpettOy in cui trouéto b^Ht^morul éLdito tlfer* 
^ p$ù delfolita. barbaro. Findmtnttfiù per U 
medicina del tempo che pur si porger acque di £c- 
\ijenz^ taz,z»a^ la Donzella ri/inó e ripigliate in 
Sreue le Jmarite bellezza racconfilo la famiglia. , 
blinda in tanto non amor tocca dalle frecte d*A^ 
9$ore^tutta 'vezzose gratia.paj'aua vnafelici^ma 
adolefienza nella jua nobile libertà^ e più che mai 
^hiua de* lauorecci donne/chi^ attendtua in appar 
tamenti remoti à trattar l' armi^ e a maneggiare^ 
4 Caualli^ fomentata daj. Ziesche non oHante tjuaf 
the renitenza de i Genitori^prèndea mirabil pia* 
tire in vederla fitto manto mafchile in quelli ef- 
Jèrcit^ infigrefo con la Sorella , la quale hormai 
rinfrancata conauantaggiodifu^tegata bellezza^ 
€refa di ft atura neruofa,efuelta^rimproueraua al* 
la N atura d'hauerle in parte mancato per render* 
la più perfetta. 

Odo^rdo per no Ufi i arte di fouerchio ingolfare 
ne* militari efifercitif (de' quali pareua che/aciare 
nonfipotejferojprocuraua diuertirle co l'impiego 
de* conti^che ne fuói gran tra fichi erano altretanta 
necejfarij ^che ril€uanti:onde in breue refe capaci 
de* termini più Bringati dellafirittura , nefuron$ 
deputate alla carica. Morto V edirigo -^ non rima^ 
neodoalkcafa guardia ficura. fuor che felicita^ 

Ff pena 



,4jo novelle 

pensi Oio0ird0 di c^hìht fitto F ombra fròfriik 
JtgltHote vnaUra volte tn Anuerfa^ ferckt amk . 
molto con/ir itt4 éCbifigniJkoi thétutrUfico bttu 

ifirutte no' traficbiymaffime che crediate erant^Jkà 
figliuoli ^mutati gii $ nomi in Olindo^ Ermimo. 
Mi U di lui feliciti venuta mIU fortuna in ejoft^ 
mentre (mandato ifiruenti innazi vna mezut legi 
per affarecchiare t albergo) e anale andò fole a b^ 
caglia con le figliuole n^olto da ogni habitat tonta 
lontanO:,ammafiateficonportentofii celerità le no» 
bt dintorno, e orni ne io cadere vna foltagr andine^ 
fhe con in/olita ^olemafopragV arbori dirufU 
dofdru^uakftudurecorteccie^efrangeua irò* 
mi più annofi ? arena il Cielo nel mezo giorno vu 
ntdo di tenebre fé non tfuantoglrjpè^ lampi fuela 
uanolt rouine delbofio Odoardo e le putceffe^nm 
fapendo ouin tanta rteceffttariconrarfi. ricorfiro\ 
come almegliopuoterOy all' infide drfefe d'alcuni 
faggi vniecco nel maggior furore della tempefia 
s apre vnUmpo anzt vn incendio^ e con vro rotto 
fi^ mi acutoefòpra ogni credere jlrepitofi fragore 
€ ade vn fulmine che come aggiustato contro lo por 
ceffo Odoardo, incenerito nelt attitudine medefi^ 
ma in cui lo col/e Chi hauefilt veduto Olinda y & 
E^mi^i^^^hefotto vna vicina pianta s^eran coper 
te, detto haurebboyche effe non men fiottate foff ero 
dal dolore X he dalla folgore il Padre. Non morir'^ 
no^perche l'angofiia non vcctdejnì vjci il pianta 
"" ' . dde 



AMOROSE 451 

dallt luci^pcrciocht V affanno congtUu baue^ lor$ 
le lagrime intorM il cuore. Par uè ch'il Cieh/come 
s'egUfiJleiiatoUmeta de'Juoi rigori) mofto Odo* 
ardo fimfs'e l* ire^raffenHatufi ben toft e. e ritornato 
é^ljimbiante primo Ma non al primo fimhiame ri-^ 
tornò il ho/co, e he/compigliate tutte le chiome del* 
U/àe piante^anzi/pogliati i tronchi tutti^parea U 
grimar iljuo verdejparfo mi/er amente su le radi^ 
ci^anchefotterrA mal ficureU Vergini mirandofi 
di cordoglio ripiene ^on cenni à pena ,e con gemiti 
Jif eano e/primere il lor dolore , purtroppo intefi 
cahieuolmente* Ci le reliquie del fiato ^ che mal reg^ 
geuÀ le membra affUtte^ per non lafiiar le ceneri 
del Genitore finzatumulù^comefema Vrna^fidU 
doro à ricuprirlejotto lafiéperficte del tempestato 
terreno.E perche la riputatione della cafa moriua^ 
con altre rileuantifime conjeguenze^quido allafie 
Td inftate non fi f offe trouato il Padre^ i almen chi 
quello rapprefentafie,prefer partito, benché digri 
fene ingombre^di projeguir $1 viaggio. Cofir icone 
/cinte per gli figliudi d'Odoardo in Anuerfa da" ri 
/pendenti ^che U haueuano l'anno addietro Cedute ^ 
con mature prudenza /pedtrono le faconde de'd* 
tif , compatite dlmaggior/egno da Mercatanti^ i' 
qu%lil*accidefUe^ fune fio della paterna fuenturét 
narrato haueano . V<rtì tra effe lunga tonfiélta^fit 
lof f offe ftéto per riufiir àprofitto ilconfidarfi ad 
alcuno di quel paefijper hauerUnel ritorno /delU 



41* NOVELLE 

Tdtrù cmpt^nt Mi Ben ptndiréti vartf moMi 
fntlmentt céuchmfire dwtrjole rittmur il i/ùh 
gh,c9ngr*nde *Muermn4 /csnfindo fimpre ifèf 
rutUd'tjftrptrfeminectmfiiute Giunte i» Ft> 
fMA e notificete fin/elice cm/ó del pMlrt, i peat 
faterà ritener iitvite U Genitrice che nelle hr» 
eis delle dtfperatiene gettata/! /enx^ dukbitfif^ 
rebhe Ufciat* di dtfagù morire: fi U éura dalle ^ 
glinole non tbaùefiè dafiduropro^ninìéto rim^ 
fa Seruirono i lagrimofi accidemi del Padre à Ef 
miMta.per ranmnar in lei ifamu/mi no mtai efi» 
, fi del nokilponinetcbeferitovidde morir nel btf 
ioipercioche U Befa conditione del Inògo defiaae 
due racrordanze funeHeà vn tempo ^ onde da di» ' 
fiófirale di dolore trafitta, *^enia prinamlofi del 
ripofi,e del cibo. Trafieh Fortuna dagUargom^ 
ti dà filate materia à nouelle angofiiei tociofiatk 

la Madre per diuertirlad4llamefiitia,fileatak>d 
ta afretfnentati Templi condurUì SoknmixMufi 
nel eolmo degli efiiui calori l'immmal trionfo di 
quel Martire intrepido.cbe arfi viuosù i rouenH 
earboni e incenerito tra le fiamme, non fanoU/i Fé 
nice ytfolò aUa Gloriaj mentre al di luiTempios 
Jungbe^ e confufitormKpm*uanfi d'ambo i fift i 
fedeli^ accompagnate dola *^edoua Madre/>liiO' 
d*4n(he,& Ernùniavificàttupro. T.§ccétron$ 
ipenaò Itmttart Sacrati, che fra le genti ^ eb'vj- 

twt^^réumisòSftioméUbe^ Gentkmpfcbcagii 

vidde 



AMOROSE 4JÌ 

nì$ddem9TÙrnilBù(co. La thioma ^t $€€hh ^ il 
n)olt0 tmt^ tTA l§ Befù^fe non che in quello borrii 
damentttampiggiMa U nnrtt^ effiténà in que^ 
>00 déUiminu U vita, ^tftiféffàndo non fe^ 
tt punto rifìtjjìùiuàllt due fulitlk^ /i non chi i 
n/oU d'oci hio méindi vnojgnardo ni vifo d'OHndét 
MA ErminiépcrUtafi dentro ilTim fio fuennt^ 
rome tocca de vn/erfe il cuore e con ambajcie mor 
OaU tninecctèdt morir fiyOdefkdvopoÀfin^^vm 
%ijò feruirfià vn tempo delk dcqite lnftreliMé<ni 
Jprmz,Z4téi,pur rtuifie mi in termine dip4ttment0 
JiJferOi che U vita le riufciué tormento. Tornate À 
Cd/a .fu tré loro Inngo difior fo intorno torigtne^ 
dell accidente d'Erminia, latfuale it^colpatfdo d 
calore intenfo della fiagiette, e'inen hauer ripofate 
fandMa notte y coperfit la vera cagione deHefia^ 
fen^. Ma OUndafagace^ che ben hauea nuiéerti^ 
tcilQiouine^ peretta U Madre ^ toccò le ferite^ 
Mia Sorella^che nonjeppe negar il vero ^ che anzi 
datnin^-^n dtlnnto di pianto fi profe fama la pik 
infelice Amante dell' Vmuerjo Duhttana^ che 
quello foffe vnfpettro firto da* mirti Amerofi per 
agitarla Si figurina per/ecntioni dalle Megere. 
Z>eltraua injomma ì$lJ^ cento fhrtne ftrauagante 
^ intorno tal fAtto . Ma Ql$nda, cui fremeua il 
dolore della Ge^mema , racconfolataU almeglia ' 
ile promi/e per ogni via pojfiàile dt cercarne la trae 
c#4. Cf/t d4tt$ tjegnt pm concludenti ad^^na 

ff i ree, 



4r^ NOVELLE 

Vecchiafagace pef^dgrmlmeme difiinguerh , am 
féifsi il i€rz0g$»r»0,che imefe e fere GìtiCkufm 
Ttdtfio^jche fi tTAtuniuà co» ferenti ftrpmcii \ 
gi0rm inVer09i4fer trouatfi ddUpatriM, sbadim 
éUre eie ritrdfeejfer egli frdielgtmillù d'^mMi, 
TMt^iht lUnnofiorfo ttéftéU vccifi nel Bofio dt"^ 
Teriyddftrui infidi. Ruddùlc» 4q^^Mù Paun^ 

ErminiM.U^ndlenel^iupdmandùUntemorUy l. 
Ma fiimigliénuitfiLtu del Morto nen la/ciéu$M Énd$ 
firid per tronarfidle Chte/e.è a i luoghi ch'eifrt^ 
(jueMdUé.edimofirdrfiliéiStfineBre^ mi egli ni 
fnrd'^ncùftefe {guardo Umerale alt afflitta Amh 
te^radd^pf iauaidUet guai V arcate altmnefetti^ 
"ntane fi partile lafiiòfionfilata Erminia^, quanta 
mccefitMagià il termini per ricondurfiin Anuer- 
fa alle fiere fidites"ac€oftaua^conlifiliH imponi 
Zi di creditore di guadagno, ondepòBòfimUafil^ 
tà forma in viaggio^eanaleanat^a la fi fta giornata 
tgid s'erano per gii lahirtnti d'vna folta filud in- 
ternate, quando idmprouifo sbucatlda quelle pii^ 
tedinerfiarmatt^ejcarieado'verfi ledue^vergim 
gli areobugi. Erminia cade tra fftia nel vuBtrel 
pieno oolpo. mi quella, che ingmarì fieramente U 
crudeltà deìlafuafuintHra, e le circofiame deSa 
Juamme^ fnilconàfiertràiMafnadteriilteUo 
Alemano^rede delle gratie^e del^^olto del fra* 
tallo de fonte. Ella tofio raffiguri ilfemhiante ama 
to^€congF^chififmindolatratovi^^^^ 

da in 



AMOROSE 4yy 

4^ in iéMo,€hep€rfu4 vemura rictuè ilcctfo nei 
^tBAnttlU gttuté fi ddU Màlici terre ^ ed abbrac* 
€Ìat€ Uginotchié dell'arcbiUdfo (là tuijkperiorà 
tMjÌ€0n$fc€à dàlanm impericfoe dal fortàmeté 
/uperbo) UfuppUch y cht prefàfiU quantità d'era 
ncn pi€€iilà^c*hàn€àftcùlgltfà€tfft deUà vita mi^ 
/èro dono, mi fere vtràtngnti^qitidepriuc del fra-- 
tello^ delle Jofiànu farebbe andate mendtcàdùgU 
atéanzÀ infàufti delle/ite fnnefiefirtune Fuprer$ 
^àtiuàfempre della Bellezza ti cm^^tdàrà gféf* 
fetti etiàndiopin bàrbari Jlferoee ladrone^ àceet$ 
^ate àgf altri di àrrettrArfi^cemàndè àdvrtà^cht 
deuefje legarlo ad vn' àrbore jé' itti tà/ciàrlofin^ 
tante^che vfciti dàlhfce , il lerf curo ricetterei, 
tràhefjere con. U preda Olindà^che ben vedeuà ni, 
poter là ventura nette VàrcàreJeMà diuenir efcà 
dt Lupiyrtnouè iprieghi àlSicàrie^chefdegnàf 
fé ipreprijferuig^ rtceutrleper gouerne àlmende 
Càtulli, promettendo ài loro numero fedeltà trmie 
làbile L'àriàfpiritofà delgtMtnfppometteuà bui 
feruìgio.nepurueeràUlnerftd^^ndtfàtmàtef^ 
te là cuBedià di cento oaht: e cento màm.ondefe* 
€0 là conduffero àdvnojpece tri burroni nàfcofie. 
Jétferà Ohndéìnàtàftàgltàgt^àlleuàtàfràle cté^ 
Hodie rtccàdibellezzà edsgràtgà rtdottàVer^ 
gtne fui fior dell'età tn pofer dfUdront. dàlia fàm 
$rtàlon*ànà,con.rìfihioeuidem€ di refi àr prede 
et voglie tnfàmt^A tale ci dotta co' fin Càutt modi 

Jf 4 f^rz 



4S^ >4 O V È L L fe 

pftM^fifir ceUrit/ejTvà^juei VMluAggi^déttpm 
li À beilo ^udso affrtjé itlihere muto di licenii^ 
W non ùjcfne farete sfitondaus il^capric^ rem 
ferme Jprezz^nttye pazie,in$u$HifuHli ejircùf 
ìneJceUndefi con effi deuewn terre/se amemie à, 
tjferJcQperta Mi U VcrtuhM.cbefemfregedt mSt 
ìncenftìinz>é fétta hermai de'/cemft d'Oh^dai^ 

neggiaua pervie recondite le fii maggiori fèiicèà 

tonciafia che i ladroni^ pochi giorni doppo hanerk 

riteauìafri loro yhaùendo appoftato dìfart "vn rie 

^obottinoledtfferoxhedoue^effere di hnoreaem. 

^fodia (infieme con aliti dm) aUo/peco^im rnàvat 

fè^te incredibile haaeanìf gii accnmutaiOj menire 

.^fiareébonoqaatifo^ofii dì léntani^ diece legk 

ijuindi lange^per attender al varco ceni Merclii^ 

tbccondur doueano gradtf ma copia d^orapnàcke 

il giorno preci/o del l^fàffaggio nén tra affMO ' 

'pturo. FnedidnecheconOliikUrimafieraper 

^tìikrdia all' antro fa tAhmano.che dipifiolettam 

hanea vccifè ErfUtma^nde tri lepatnre pia Oiro^ 

€Ì della fine coH&artaJhmanaOlinda la pinjin^ 

fibilequefi a del vederli fempre intatiizà gl^ accia 

fhomictda della Sorella e perciò ^bilì prendici 

ne^etiandio col maggior rijcbio crudele injlen»^ t 

pia vendeiia.Arrit0àtadunque la nottole poj^à/fdt 

iie il cajo li portò a ripo/are per U^pcdmca, ^iff^ 

fièoltndailiempodijènttrioruffan e dato di pè^ 

glUàvnapifi^kdéafcion€^th€n»lttfimprjf^^ . 

;" 7^ ^ Ufittt \\ 



! A M O K O S E 4t7 

uèBinfi he trcuauan ntlVamn^^ ^ff^gi^^t agitela 

mll'erecchiùjifece/enttre iltuèM tnjieme^etlful 

mfine. ^nindi carfafepra l*éltrù,cbefonnachtofi 

yi leuaua dite (itef ito fattelo ritéderfufino^ coìl^ 

€ento punte l'vc€tje^ edetdfifofiiéifiiegliere te 

enen voluminofe rtcchez^z^e, in treue tnuoglto chite 

Je vdljcnte $mmenfi^ e/opr4 vn càuello de'ptk tu'- 

èufii lo caricò. Sfiindtfelite wf leggier cor rider 

d^ArebiA^e raceomàndatafi À DiOfferl'oJcnrdJel^ 

nafi ppfixpelfitendole il cuore per p4nra d'incoff^ 

trarfi ne' ladroni iradiii^ cée l'hanrebherofinzjL 

ìtkUun dubbio con incredibilbéf bérle vccifit.Lefìe 

idi maniera propitto il Cielo ^c he con4ettafisu le pu 

4fliche vie accompagnatafi connina truppa d*hone^ 

ratt Mercanti nel lungo viaggio di molte ^ e molte 

giornate-yverfo Danimarca s* tnc aminole per uenu^ 

za nella Metropoli, prefe à pigione vn' appari ameet 

te nella cafa d'vna Vedoua Gentildonna, e he {rid^ 

dotta in molta Jlrettezza per le riuolutioni dome* 

ftiche) Afoumeniua col dar bofpttic à gualche /ors 

Jiiero d'honoratojembiante. Si elejfe Oli nda que^^ 

fiohumile^ remoto habituro^per dtmorarjt/egre^ 

ta,fiperficurex»sca della propria honefia^come deb- 

t'importante tefiroJn habito ben fi nobile, ma note 

punto sfoggiato con Religioficonuerjatodo^ e ccn^ 

aitempattfrequet^taua le Chie/epiù che lepiax,ze^ 

/pendendo coft^ fobrietk Trauagliarono tn^ 

quei gierm notabilmente^ Gijmende Rè di 

quel 



4$f NOVELLE 

^ucl li mpo li dure mmpuì che Céfimirp Duca Jtt^ 
foltfuùfeudaiarié^rtbelUtofivnàhra "volta difr 
pò ti e or fi di molta anni e o tngiufti prete fi i^ héut$ J 
mtt/oloprefi Tarmi, mas^eraetiofidio ittoltroté 
derttro t confitti del Kegtto .dando con impeto hofii 
le vn crude Iguafto alpoeje onde li conueniua eoa 
grande sbigottimento de^juddttijcriuer d'impro^ 
uififoldatejca in gran numero, Ipiùjfdi corretta* 
no a darji tn nota 9 e qtiellic^efi/entianopiù cor* 
taggiofi.e meglio fi antichiedeano le cariche pria 
ttpali de Uà mtJttia. Olinday che nel viril habite 
hauea tton meno e oi^ tratto mafihitofiumi^fortiji* 
ìcatagià la perjona tra i patimenti cominciato por 
mano all'oro tfuado d'vn vefiito nobile, t tfuanJa 
d't^no piùfintuo^o adobbattaft:egia prouedutafiiì 
tré paggt tuttt dt placidt^ & honorati cofiumt co* 
mtnttò portarfia Cortese conglt Vietali diguif 
fa enttataptu volte in ragionamento . lajctè traf^ 
par ire dajfuot dtfiorfi lòjuofpirito brauo;ondejf4 
iole hdue/ 1 orecchio del Generale UfufactU (ere- 
dutaguerrtero ) impetrar vna compagnia dtCor 
Hollt Hor aumctnAìidofi ti tempo d'tnutar il Cape 
Cèntro ti rnmtcofi ì agunarono tutti i Capitani dh 
'tro la Regi a /a la commanda tt dal Rè, e he volle allo 
iorprefinzd tener parlamento intorno t ^^er tenti 
affart Tra tfuelgran nuthero à ntfiuno ^^oìfe Gtj* 
mondo gl'ociht più atientomente che adoltndo il 
quale beuer patena dalle parole Realt coraggto, t 



AMOROSE 45^. 

/pirite. per tentar ogmgtan(tifnprefi\ mentre gli 
altri cjuaji atteritt alia rtmtmbranza del nimtco 
fpffemey cùlctgliodimejfozfdianùil Rè ejperrei 
fcricoU^^fremettere le Vittprie^e preporre i premij. 
Mentre Gtfmendtf par Umentauay Alando Princi* - 
pefuo figlmolù^hor à ^ae/fo^ ejr hor a quello de'Ca^ 
pitanicompartiuaglifguardi^&ojferuando ivot 
tt ben leggeua in cadauno^ h là paura ^ o Cardtre. 
Mafopra ogn'altrojpirante honon^e Matftàypart 
uagli ilfembianU do lindo ^cbe qual Marte ben^ 
degno delle ajfettiomdt y enere fjebraua vn'Erof 
traH^^olgo faruealRe^datoà gl'altri Capitani^ 
eongedoydtfarfi chiamar Olindo^ & interrogamlo 
ibi egli tìfoffe.ed onde daluiritraffe^ eh* egli era 
Italiano^ che /corto da calda brama d'apprender 
valore ^ e mercar Gloria^s'erafin da prim*éu§ni tot 
to dallacafapaserna^^^àrie Citta e co/lumi uarif 
attentamente ofieruarédo^s^n/oUecita cura appre^ 
/a la militar di/ctpUna^e e he finalmente da propi^ 
tia fortuna /cor to^feguendo i voli d*vna celebtCjf 
F ama y s'era condotto a veder queBa Corte incutale 
4d inchinar vn tanto r} /otto i cui filici au/picij 
fperaua in guerra /ignaUr ilproprto nome alt ame 
te Molto fi co piacque Kit finendo dtUa dt/creta moi^ 
niera.ede nobili complimenti d'Olindo^ e roddop^ 
piata laproutfione à glortofi fatti opro fitteuoli al 
la Corona l'inantmo. Alando in tanto prefo dal d 
doredecofiumtdièfio^noncon altro Caualier^^ 

trat^ 



46o N O V E L LE 

trai te wild c$f9 fiù gufto^tgii 4ttr cacciti nRé CU? 

nallenzzM^èUaJihermé con inuidié deptù^^it* 

ibi di e oriento vpUhm compagno^ quAìfdofk fiJiÀ* ^ 

lito ti giorno dfmarchiére atntro i/némsco^Ae vii ' 

fiu/empre infiUntins feroct. Co fi émémxMfi 

l* e jtrcitù furono incontrMtt U di lui gentil con id 

iitnore di 4fue'd' Alando, fjol pruno imcomro^ ttf 

furono/ulùo pofie le priinofile in dijordiniejfii0t 

di/péida , e sharai$4Ù gliJ!]UAdroni dtUn vdngjut 

didyondefu neeeffkrio élfremipe {doppom^in' 

feliumentt gli oliti i^aali) d$ portsrfi ptr/rnd 

menieiniaiiétglié^, per sfffjler i fuo$ gn€rrieH% 

the dtconfufioneyt di vergogno ripieni ^^veoiendi^ 

dal Icr Signore rinfacciar di codéifdia, memrcj 

■ ^£^i ej^oneua ti peno animiciferri^ pur riprofero 

fuore. e con nfùuta mano aW hùSlil furia fi oppi- 

firo^combairendogétgliardamentt. Ma il Pr^h 

iipe grandemente anime fi. portato fi dentro le^ 

folte ordinanze figuiio dapocht^mi Caualariji 

tenne tmr io eficuramenteperiua,ierfigliùdi ih^ 

tojpade . feOlinda , che fempre conl'occAioalt^ 

tento offeruaua gli nndamemi die fio^ nonfojfi^ 

accorfialdtlui rifchtoi perciocht fattofi coleo* 

uaHo^ mi più col fèrro la Hradapir i più SrotA 

ordini doUtfihiere, firiddujfi doue Alando at^ 

toìfitato daferitorifenzjt numero con enor d£ro€ 

fidiffcndcuai in tanto riceuendo aiitta d affarmi 

éofitli^ tn quanto l'vna l'altra nel ferirt s'tmpt^ 

dtanu 



À M O K O S E 4^r 

ÌKr4/i0 Uffddiy fiche icolficaiuno^o intrecctafi^ 
è deboli Olindo chiujcneWéLnni^ e ddlojcud^ 
t0ferto^ fàttoJS piazz4 algenenfi CamUo, cèti^ 
^^»4 ftmìd immtrfi net ventre a FÌerido^figlinol 
^^nigenite i Cafimiré^ ( che pmiraHéglUna AU 
eifui^ ) h riuerfciÀ mùrtùfié'l ChuaIUi e gridando 
miuADmim^rcd, c9nùfciuu dd Prencipe ruddpp^ 
fi0 imim hjpirito^onde c$n vdlor hen degno d'im 
mcfrule memoria ^nelle pik mohilvéfcert dentmi^ 
xijegndoféno ifirri^ f Atto fi contro V impeto che 
inMddua^vnd trinciers di morti intorno. Olindo 
fa leggiermente invndJpdUd ferito^ onde veden- * 
do a Prencipe Akindoy *^na vermiglia ffrijcia 
rignre le di luì armi^ quMfi tigre \cHtfiano , figli 
5» gli occhi ofiefiyfiretto à due mani il ferro, e on^ 
fendenti oltre la morte mortali aprìua gli vsber^ 
ghi^e facciano da larghe fi rade la vtta de feritori. 
0ndt aunalorate anche lefuefchiote aldt lui efem^ 
fiOs facean opre degne di mar autglia. Dopolunm 
g^ P^^^ ( alternando comefuoU la fortuna i 
/koidubhif ) cadder finalmente le Palmer de /la 
Vittoria tra i guerrieri d* Alando ^che su l'tmSrth 
nir della fira^ fitmpro più ine alzando il nimico^ 
h<ofirtnfiro poco monche disfatto a chéuderfi in 
Epoli, ^anto reBo confilato per la Vittoria con^ 
jeguita Gifinoftdo^ e per la vita d'Ali indo fatua ^ 
OanfoCafimirorimafe afflitto per la rotta patatai 
€ f€fU mirti di jUrido. EgU^ foggettifpef 



4(ft NOVELLE 

J0 i vn fiero iohr neglitico.t refi hornui vecchi^ 
nÀttQ Affine il fiero Annuf$tios infermò, € »effvn 
decimo, finza. iijforfi k ritener da Medici sIcmb 
ìoccorfo.dijperato morì.Akindo ficondand^ gC tM 
miti delUfrof ria fortun^^ con 4Jfedtù firetu^m 
tinfi Efoli\mk i Ciitddinifima e ufo legitimo , i 
fuori d'ogni /per anz4 d'ejferficcorfi.fofio su Itj 
^ fféura vn drappo butncOychi^ero pace ,e con hon^i 
conditionionenuuU^riceuetteroper Uro Prmàft 
Alcindo^UquAU riceunu U Citid à nome del fé- 
drey& o^curduU conprefidéf^ (IdfiisÉiordàniyO 
rapprefintantiopportnni)torMàlUp4$ria^ Gij^ 
mondo informato de rifihicofi dal figlio; e da hi 
mede fimo inu forche lo rinedeuamerci dei ^akr 
d' Olindo (le cui prode ZiZe no9àpotea fati^rfidi rat 
eoniare)non lafiiaua termine di cortefia^e d' hono- 
re yverjo dt e fio à cui accrefiiuti i titolile le rendi» 
te infieme con efiraordinaria munificenza ^ben ve 
deua ogn*vno^l/egli tra fatto la tersu ferfina di 
tutto il Regno. 

Edecc^Olinda trai più delicati agi del Kedi 
FaUz^z^^ dfifo ifatiméti delle gtterrtyt degli ete- 
rni. & iu Uaefta di Principe idofo U priuate for^ 
ttejode no fu marauigUa.che vnafiretta^tcitmu 
tonuerfiitione ,con vn Principe impafiato dà be&i^ 
sMyO^ Amore ^lafacefit raccordar d'tjfer donna. 
Sentì da prima Joauememe dedarfim&tfue vifit 
te vn fuoco ignoto^be trabetta orione daMe luci 

do 






A M O-R OSE -^«j 

di tffù: igid con moha/Mcafotof frenar t anima 
fiche n$n cerrete cengUJgnardifnl velie Jet bel, 
iififne Akindo.non cerne figli d amicttia,mi d'A^ \ 
mere,onde crefcendo giornalmente ftncendioy ren 
dea la guancia manco morbida^c'l corpo fuccofi me 
noy fiche ^Alando henefpefso richiedeua Olindo 
fko yfe per aunetura men chefanofifentifie Erano 
ifuefie voci fi r ali di foco anuètati all'anima della, 
mijfèra Vergine che trouadofiin vn labirinto mor 
tale, non haueafilo per vjcirne. Ritirata in/egrcto^ ^ 
parta da prima marmo atteggiato in Donna, che^ 
fi nz,a /pirite vittefie mentre afforta ne gli ajfaltà 
dello fiupore^ver/antefipra varij oggetti-^ammira 
Ita le bellezze del Principe, ma più l'ardtr proprio 
deWeJferfene inuaghita^v^indi cedendo vnaffet 
to all'altro fuccedeua allo stupore la brama cofictt 
eenie^ che non v ha fiamma per agguagliarla, 
guanto era vifiuta libera dagli Amort , tanto fi 
trouaua bora più tenacemente impaniata. Rittrar 
il piede era impo^bile^perche il cuore hauea riceu^ 
»to vn* indelebile impronto. AùanzAr fi alle Jpeta^ 
teiera vna mortale temerità mentr'ella di condii 
itone troppo inferiore , non hauea su che fondarfi 
per ottenerlo Co forte Darglifid' altra gutfit inprt 
da,troppoera dalla purità deSe fita mente lontano 
oltre che i piaceri offerti fin fimpre vili. Cofipe^ 
nana r infelice, fatta fiherzo^ d'vn Nume cieco ^ 
Argofolo aljaattarU^e k colpir la fcmpre in pieno. 



4g^ NOVELLE 

Gifmondo in uniofétu t^afuifio d' Mp0Ìè^ ^y 
faua di ftconofur inatte ilvéUrt € U Fede èli 
fmt Gutrr itn^t tfU4mtuHq,u€ fitgéfft €m téim$ 
kprtmur Olindo pia altétmentt per fuggir tmnéi, 
ma U Uccia di partiaU decretò co i btniy e te 7^ 
ri decadute alftto Regne per la efiinti$ne dè'riU^ 
li fùjiero date in ti tei di rèndo à quel CauuJkem^ | 
^Ae hauejfe ^^into vna Gtojira ch'egli ùrdimà .|^ 
quejla prepenienata a Re grande^ efnrùma le ^, 
dezzede'GieftrateriJipraùgnisfirzedi lode. • 
Olindo pere di lunga manojuperiori cid/cto^ehs 
tenne il prezzale la Gloria ; Ma che prò ^ fi d^éuetk 
z^arfi in gradone in fortuna^era perdite^ ìietomof 
talenti aurei fi conuertiuan§ in ptombo di «wrni| 
YA trifiezza Per ejfer Moglie d'Alcinidòy hifi^ 
uà prima efer Regina Mancando la Corona^ 
mattcauaStgrtora deFopoliyerafitddtta à Gij 
do ^e per con/èguenx^a ad Alando, a cui ttom ars 
rito di abkafiarffverfi lai' e dato cf§eUa kuotej 
ancée hauuto vn Regno,comepoteafuordifijp 
d* impudica, lungamente girato ilMondo^woa 
fiarfiper Donna^à vicende .anche neff^apice 
ruota dellafortunaJagrime0oli^e mtfireflék 
ilTempo (dopo refi le debite gratie al Rè, e di 
iennizate con puMtti applaufile vittorie di (eà 
portarfi al Feudo Alando volle accompagto^r Ap»; 
mico e nelfipararfi,partiron aue^cuori in V^rf-oé 
guardi tali tormenti ^fual(puo concepire, chi td 




A Wro ROSE 4^$ 

maggiér firmàri Ai hamdU sméfnU. L*a»imc^% 
fenz^Jékftr cétme jmntétPéUbtrg^^ JiHufiném^i 
nttdtrfi im nuùU0 md0.TfM§ ìtm émért^ mkm$m ci 
amtù ira itéud tgUd'vnéguiJk , tén qutfip rmfti^ 
. jM MmiciHs , an Psliré, Cufidàng*, . Cpfi'im Nnmt 
xfi c^0\fimpftr4H4 l§rpfu$p/p0gh€ diu$rfi. IfiftU^ 
4ifméQlindé^fitt4grÌS$g$f0r4,migliéMtà pr^ 
fi tlMomdo mlcémcttto delftffoyMrrkcku à/siii^ 
id^su UJipfé di gii MHÌ-, UHà(iji$dmé 0fp4riffe 
Damsjdé tfftr defidtrdis défiufinm^tm^Mu 
€pihg0 imfimmd dcfrimkgi CtUfiiy t muéviité 
^refnu Ufihfiunturdié dH^ué^fettkefm mm 
n/edi dkiid§9 finht firn nèm temiimiurt dify 
fsrék di$£0^rclief$U»h€fàUf43r i Uid'tfftjft 
\trÀ li n^gliéU di CittudimvdfidUi , cmtfifkff$ 
mm n;nà€fift0. I>iff€féiu^tfd%idd$viu€tt^€wUcì 
ttiéidtÌRificimdufitmCwHy CQmfHieB^difi^ 
fUcéutlod*€£irgtÌ€§rrtje^dàléJciérh rÌM€d$fi.h 
^a$rìd,€ U GimtrÌ€t'i€§9mu/èrklUvi9ÌCM^ m/4 
ficé édvmférip^e ddfi dmai4 ^ndMtdld vkdfr^r 
frid.ru mdii§mdldg€ié0lermfdt9uirld:f0rtét$li^ 
mdMdfUidfifrirAUindédi vddtrh finire JOf- 
feriau tìpdgmid mtmeréjk^ drmdtd^md OUndd im 
\fiéMd di ddd^fiUjér im^m$$^d$tfiftdd0 di cdfUp 
gli.N^ feri cèfipddifPngdr ilPrimifiyckti rA 
w^Mif€r§gmimèdddfH$r^fiHddif$mdifidw^ 
Si démfidi. Strimfird U €9rt€^ mi dimdtrfi^ 

sltftitwmmivtfgdri^ méld €kkifdvMmdfk^ 



466 NOVELLE 

thè i^mié prémttteft fftfiiU rit^TM. L»g^ 

mn ci^lfrémejfiMrMifimz' intoppi c^njidttéi 

k tìtfipH^né dté$ imi W4ggi0. Si troui t» $r€»u^ 

éàt^Mrm in rtrans. Smonuid col vdMiiidék 

ItéfÀ^àimMii dilU Médri^t ìnttfù ftdrjent emù 

^$fl£ féUnuJt fece dire ^c-h'^^nf or afitero 'voUaf 

di cofi m$Ù0 à lei cdrd recarle éunifi. ElU/perém^ 

dtvèiPtdeUe figUii^U ìjUdUhe régguégli^ , noiu 

fifferknUtntindMiiéiinÀ Ufire ufio tmr^urre. 

Mfiaiik^tpnr iropp^ mie torfirò^ $ùBo à nfieglià 

tèfdnHebe immdffnij^mttfi ken^vMfcme ti terx! 

^mnm^mepe.Okndéfn/nhito de ¥eiieiu t^nofiuh 

44^' J^Jffe^rogféjjioìi eri Madre t/£^^ 

'^ediirej^ in t4U^04emp$^i$ène<di^cile fteìjéatfi. 

^kkcte eie legrgme ^nmr^zAfim^ Nen > wik 

^^fiimmediéU r4ref»nt»f^tné/é élla Madre Vec- 

iféteme ffrane d'^Rrminiè^mà éccendtolesd^kéuur^ 

4dtMftidtd inMpéHin^pneeeénend dffpéfiteentàx 

'^fì^tt^pàffàttdttnife^béHmelpieno^rdieità di fan. 

-Hfi]hà^i4éj€€ìifkf$mtfk4elid m^t^dà^^lU. 

i^gdtM^fUàUudJ^e^^^ 

fidnii\s''éndà èenl*iMègteiidpef4èfìln$€dn€nU\ 

^i^d'Olindnrdcemfildndfi^M^ 

"^gm dMi0Ìlglé¥ieje^iédème dibeSignerid di 

^Ciaà^è di PepoHiUv^/Melié ^vnJimhdÉtnr^en di 
^ho d'àlid'RegitkL\^4^mùftìi^i[ndme€hechidmit 
iinfede deli/ere Umeggié^ É^Hà^vdi Olònddgin 

^r^rie^iuaed^e/erirnuvid eeJS/vergine^ comej^ 
-' " ':. ' vjcè 



AiMOROSE 4*3^ 

dei cuore d'OliniéMJ^itHèdiriMUénU^riitk 
tipi AUmtù^^di ìhiHiifgià/fiéimiàu, q$umu 
di ^ftrwt im€mkm,mnnnfd4ÌUM€dte^Ìfràk 
^hà,€he n^oltfft con léicoffdmS^itiJBfùkfrimé^A 
fofcié éUé Ripe Cor$€sTf€¥9ifm^ir/U0iè4r4^ f 4 
udlUttOi cytréjtnxA^fimfipi^iUy iol/i^lfH 
Balio Jtco^huomà di tmimo gi^diciOytiP^fiffpfMfi»^ 
€0 del Mondo ^én vriafiU DamigolU.CoJÌfn ppo^ 
fi portarono à gran pormM.&arnnatt alféUgin 
ditdirvoce \ che venia ihD^ci^ r^emòtomUa^fiff 
gi^la-^ch^era.chinfa ecbeMuO'Dame eramU M^ 
drenila Sortila dt SnwjHttxzM. Sifmonth i hèr)$ 
tsrdd ef€nmaw4kr^incmfrw>fp^rde/amgltam 
fin fir etti Jiffonatà Isjifgioht^i^ c^mfit^x td 
entrati fih^éOitédiftM^o^^M^ 
' porlo àrifofare Fmf^fi^l^^rtifjgiani^inommétì^ 
ma per riuertrlOsmi^nttfi^f^o^'Hi fl^^^ 
waggio non hanend^^ipifamU^Oiitf^icji/ana'^ 
ìfnelgiornole vi fite.re^nnio^élKy aletto élBalioj$ 
Jerntrela^n^mta flanz;^ com^fiin effa ^efiM$ 
il Duca irifofa Olindèpnfi4tn0$nedr^Morilda^( 
peftafimh^odtfàrrlél^i^ 
sfor^t»t^ellaibeltài^M^do4\)^ic>^^é^ 
chtdepikiJtnatrifkofiJ^^irdtconh'^Madf^ 
eon Àoàti comittnà dtbame'é'^poli alUUHrop^ 
li poio indi lontana fi tràsftrh e come inuuuadia 
ùkndojt chiedere àudHnta dà Sua M4ifii.clkjf 

^' Cg % 4CC$m 



4^/ NOVÉLtB 

é$€ùn€fié^m$fifhitUr€gféndifm$f€r lUni^ 
pfiMnedtlDUié Bréfftfimuilffimcipe Alcm 
ééiiuMd$MirUd^s*in€hin0€lRe. S^ékriwu* 
ì$€fi€MlvtitT0imd9mk$^&Utr€ Olindo Vtm^ 
ree Amén^mHÌpffiUJifirimire Éififintìm 
^nd'ofiifui^.dèdijh^iiim^fe^ tdéquatalin 
f^émf^JJfk diftéutfi 9$eWémm9 di chi 4mM. Pdn^ 
mdgli ^nàiinfi$mi il^tdir MiriUéMrthe li jj. 
tféUB fin t9ft9 vtdtfOU9HÌ0ycht vnfM ritrsiti. 

ftfcéngi»fmnéédUth$0iM^€réfiéa9d*n^9f^n 

€0tr$fi édV éiftifiti$^é mrimMififtsrfi BénnA m 

$i/ignMtp céMctrtar t§» U vmmììm , e déue prim 

héiué dmréi$oféiiica*à/i0B€ér HfenMmlg^Hi^^ Ì9^ 

PS imwe^frùfm liftUiuk rtdnfi tùm x^fméA 

^É$$é àir4mùr^foià$eyej^cbijki0 UMo d^ifJk 

lÉbéé^mM timimsp§rt4rfiM^fmmm§y f^ nsfiénd» 

%imdi/ff^gtiéMsmùl$o0f^m^ 

^H de fikdi primé.Là^^ci méUidéus^im . /S^ 

tih,ipÌMd0ki,ilpéffim0mméfikflèffm§jù, § mi 

frtfi$^if occhia 4/C4M memérémma^àgméfdiM 

gù\ h mé9t0Mt$Mj&t4 i iratisr Ujp4d4^m0BrMé^ 

fitffémifMéddgnmiPttuH^infimméi pr^pMU^ 

ma dmrffim MìtìUmiU f m/^» tht p§HM effk 

rémmimù94i§i9$0Umd9. Mimrità il tt^ ^ # uh 

^himdt^fiàdBHridp^fUMiùgke, ptirtéum lejni 

fi$ém€ élfimpm di rimdtf^HfrM^lU^ del cmf§^ 

£mMatìlHkmufii$9€trnr ««r# i étiTpperdJlài 



A M O R Ò S B 4*9 ^ 

maUiiriécc§mfdgnarla/BÌB Ef^li.fir Viderém^^ 
d9<£k il I>»cé^ m quémdé éfnuàf9mé tré gii éll\ 
§rdiHi ctè^ch'OtindéhéMdcémgfUià: ftrtmht 
niUé téomfé dM'iréfolii9giéc€rUiyiu:4,€rM /*- 
to fpft^ '^^ Giwint lcbié0§ t^Hjegrttéminu dsl 
U frtgi$ni^€0$idMm4tofr$mé ftrfi&i misfoitik 
féùhélifinxA €ht tgUfunfi 9$4Uideff€^éU$^fU 
tp im m9di:& 4€€0n€ii €$mjticchi $fifémi à um^ 
fp^fie c0rriM ildiJicurpdeOdfid mirti. Tdltfm 
fefti mlDmdll€tt§,diiidm$liifim$l€,€i»q^^ 
€h€pdrt€ disila ddalindi. Hùtd léu$prd$uli $ 
fTdui liqMTi mtirnifedilm vifiere^miihdMd il 
vdltdfifdlUdPyttrdsférmdti: ile mmerd dgettolù 
fimlminHdifitngutrtiUntdmtmi: mdfmt che 
Mirildd iminditti €$m ficdùl hmt il Prweife im 
Cdmerd^omvMtxbtfùfftwtdlii dmuÌ€Ì$kU§ dll§ 
tiftintftfminmoltfidf ticchio dtlm§rihimdi i 
imfdttilifchtdUihoìmdidtUfdndi^ifivigiizZdm 
do miJirdmintt^coiitfdfidUdcintdm^Ytts che in 
hfiu" hifd liftifirò Cefi condoliti ifittmo di Al 
€Ì»do, i di tutti $ Pipili far^o ctUèrdit di vtlé 
tddduitifitttuififitmfunirdliìiinlddciltritt^ 
ci fi trdsfifitd/i ii 99t$iuo dlld Corte /i diljì col Ri 
c'bdUiffi f ir àuto %uJiruttorJi fedeli , < ir^cro ti 
J>ucd /uifrdtiHi, i citf toi^td mentir d , i grdtié 
mottiggiò ilpnprto tmitifi thidd Suo MdiJlÀ 
ttififto ^9d voliBtdrid $nt$ifiturs mi Fiudo 
^ -."" ^ '* àg i invio^ 



^ #ro- N^O V E L LE 

2» veti del Ducm matiP , Mentri ambi Eurti^ft , 
iPmmiJèrsndo loft su dì quefis Ftrginejcon/olm 
tffsgtréMychtnùm'tré dsfifftrir^che elU dtfét- ^ 
/e umùloHtMùfifftfernfìfor^ i graui fericdi 
difijif^nù v$dg^i§y mentre refprejentémét Ufv^ 
firn d' vn fuù frettili fi bemmerite dei Regna. 
Co/ì dnhterete DuchefféJrMttenutàfielcmnefitH 
mene elle Carte canfupremùgnHe delle Reginelt 
delle Deme in vniuerjfkU Afe treene tutti gli §c* 
eh , e tttttè i e neri Mi Akindafrigli sltri améth ^ 
deU eltremifure nentnenàna eie un refrigerie. 
EUe ^Mtflitefi vn nere drepfa .tolferegene de {li 
éUebeflri del vetta cinta de* reggi delle chiama di 
§ra,pereue vn salacche per ijcherzafafe 'vefiiteii 
gli hebiti delle natte, ^uetfuai acche miretili 
dakamemejnefti eau erte. me per neture brilUmi 
ieuareuéna Bufar i ne ilare /guardi^ che taccendt 
1^ altri legermente pungeuena f anime el Principi 
Mcenda E gii egli immettente del trappa arde* 
te^ fereegigkeefpaHe eU ingiurie d'vneftiua me 
tiggtù cefi l^nguiue in ptfaj marta magrezze, che 
tan vniuerfele cardagUa\ la venie cenfumetada . 
eli fu d'vap0 finalmente tanfignerfi al letta. I 
Medtfifiàuen fipre di lare interna le nature del 
anele y mi mentre eglinafien perplefi^ net fintirfi 
ti mar tre ichttje le medicine cane iafie che parteu- 
elafi Buradafie elle di lui vtfite can Miritds, nan 
temtafia séuuicinétrene^eh'eilifitetane^ e in vn^ 



AMOROSE '4TÌ. 

^uà^r freddo dijciolto^minsccih d^cJkUr Vanimél 
MA fmmitpcon off9ftuni arg^mcnn^^ cdéUéQt^ 
mirice ricchieftù delU CAgiùn dtlfuo méU^confef ^ 
so liberamente, chi s'egit non conjeguiué Vdmort 
della Ducheffk Mirildaycertifrkpuothimomenti 
fi farebbe trouato il Regno friuo di fucctJfort^.T 
Le tenere z,ze materne mof ero jubito gli occhi alle 
lagrime y e i piedi alt affariamento del Rhal qua^ 
le dato conto del cajo^ egli ben todo condefcefi al 
defiderio del figlitéolo^ dicendo y che i B^egifan^ 
le Regine y tanto f tu 9 che 1^ eccellenti conditioni 
della beSa^ e valor ofa Mifilda, larendeuanode* 
gna di più d'vn S cetre. 

Cefi celebrati gli ffon/ali con la perpetua a/^ 

fiiìenza del /ito Tefore , jìlcindo in 

breue rifinèy e con qtteCe pompe, 

ch'à Re grande conttenia^ 

no, furono celebrate 

le nozze . dalle 

quali 

bellifma^ e fortunati f ma 

prole vfiende, fitre^^ 

naronogli Ani 

nonmenfe-- 

Ucitati 9 

che i 
fadriy 

Cg 4 NOKElé^ 



#7» NOVELLE 

ÌÌOVELÌ.A VENTESIMAOTTAFI, 

Del Signor 
ALESSANDRO BERARDELU 

IN vné dille frintipAli Cittì di Lomtdrdu^ 
(tt9n fitte Mttc$rafMj^4tit»9lt$ 4nni)J!ritr0UM^ 
. #4 vtt CàuMliert ctjfktt$^ mn tntttofer le fr9frii 
VéUfiycheftr U nmlti delkfiirpeJ^eiti béuc 
4h l0gr4toilfioredegfAtf9tipm vtg&r9fiin diutt* 
jtguerncàtt hpt$§rdte c4richi,fi€r4jegt$MUt0, tpjt 
/regi,e titoli dt valor ofi. Sut$c0 al fine di più fati 
gdnfi tt€ tcrtti Mila Pdtrid, dotte per configlio de 
^li éttficffierd riJfoU^o di dottar d ripofi il rtfio 
degCantu ehegU dttsttzaudHo da perigli miUtd^ 
tiyefievdogikrtdottofiprdilnoMO luftro deff eik 
fidi e per potere coti mdggiorfidisfdz^ione. ecmLj 
firn cottmodo ripdrdr igtittconunodideUd wtM.$ 
fitiopofi di giogo tmdriidle con vmt belld Vedette 
Cemiitdottd In^uefiomtttre^eo hotè^dtdfiipedio 
fu cotodotto dlfiruigio delU Repttilicd di VetMid 
ehe cM egregid Uierdliti dfBcbe ito tempo di PdcOf 
dtffottde i/ttoi tefiri t$e ifigetti di vdhre per Ad» 
merli promtiittoccdfiotfdtguerrd. Fit defiitodiodt 
gomertto dell^ tmlitie di vttdrdelle prituipdli Pidjo 
MMdtUtèdmtd. . Acce$$dt09Hl'hotoore firifiifi 



AMOROSE 47/ 

di c$ndurui dncèe U Meglie^ e date ùtdint k dcmt 
fttci dffdrij c§H là CMJpri€^4cc0mfAgnata da ho^^ 
mtrtuoUfifuifù ^conforme U tua ccmdizicne s'tn^ 
camiffé d Venetididcut prefimendc di doutrfitrdt 
tener p$c0, non volle frdnder Cd/i dpigione^nt Bi* 
mando decente l' dlloggidre in vncommuntd^ef 
go ^ ricene con lietd cterd tinnito d*vn Cittddin§. 
delldfiid Pdtrid (ch*ejfercitd$$d il cantico in Fa'- 
lazzo) efihfereheld Signor d Paliamola ^ che cefi 
nomana/i Id moglie y ddlU moglie di qnefii datté^ 
mddond Bettdjf dar ebbe bannid grata com f agnini 
ma forche i negot^ di Venetia fer efer moUsplici 
riejcono InngA/^mi neffe/fedixàoni, gU connenne 
ttattenerfimoltffptndiéfuelchecredea^ a che gli 
pertneitend la prontezza d'efegnir gl'orMtni del 
SenatoViuea fero con tranaglto d'animose con co^ 
tinnì brogli era intento a procurar di tjpt dir Ji. fon 
xat mat volger ilpenjiero alle fcdisfattioni della 
Signora Pallaniola^tl (he cf stanto à lei,che/re/ca , e^ 
^dga e refiata vedona sul furor e della giouentu) 
f offe dì noiafacilmentejd puh confiderare ,che e/\ 
fendo prima Hata maritata con vn gicuine gentil^ ^ 
buamOipreJioJi chiari che non tutti quei, che fino 
ilMarte fono bnom per Venere. Injommd à lei era 
riujcito debole vie più di quel chanrebbe voluta^ 
iìt egli s'annido ftonhauer la lena^ che ^ li era 4i 
hi/ègnoy pere quando venina tal'horaadapprif^ 
farjfi à qudkbofcherzA mtonjo itmtnta ddll^^ 

^ dola 



47-^ N O V E L t E 

dclci mamere deUa HùgUt.fHbiu cominciarne if^ 
fcifUdinmeUe^Hé^rrMndorordini^ ch^ tenne il 
Dttca di Parma neljiccorrtr Parigi^ V. ton éfndnts 
gente il barche/e Spin$U héutffepofio Véjfedi$ ì 
B$ldu€i il che d /ri, c'Aane^ altra voghaiernmit 
fi nènfnre,ma quafi le per tana Mng»/cia^ Dijcùr* 
rende fere tràfeftejfa^ramaricatiafid!hanerehli* 
gatà tntta la fra vita advna ccntinna ficcagine^ 
fenzut fferénzA di miglierar cenditiene di eie fé* 
ri nen efanafìt fatela cen nijfrm^nada s'anind 
de effef dinentétafteneditrice delfre bifigne iti- 
dena Betta fra htfie, fùicbe vngierne efftnde eih 
jdéte ad vna ffax^tene dene era il cencer/i d 'infim 
ti Pefelo^sàttidde d'effer vagheggiata da "vm Gea 
tilhnome^ Di^e fere à Madena Betta. Cùmfiett 
voi quei, che cofififfe ne rimireì Signeraji^ te rif- 
fe fé la Donna Quegli e vn Senator Padren di mie 
Merito\cheVhàfrrmto di cnncelliére in vn Regi- 
mento O Signora qnantegratie^^nanti fattori ht 
da lui ricettftti* Egli è il vero ritratto della geth 
tilezza^e della cortefiay&i di centinne tteUeprie 
iif ali cariche della Ciitìf forche ha fochi fari in 
valore^ & e di/ingoiar facondia, ondeinqneBè 
Stato fi chiama felice ichi l'ha fer frotetHre. Coe 
ie Donne foi è cefi affabile e caro, che merita etef 
fer amato da tntteJofrnfcnra , c'hanendemi vO' 
dnta ton V.S. non mane ara diveniri, trottarmi, l 
dimadarmi di lei ^f ere U frego à non hniteràftU- 



A M O R O S fi 47/ 

ghù fi vùlej^e ritterirU, fere he non tjct mat délli 
ttrmini dtlU c^rfefié.Lé Signora PàlUuhU , che 
n/ààde che fé le frefentéué mede da ftùterforfi if 
C4fr ice iérfi^rif iena dacceriezta cemwcii kfer 
Ujemflicecendtrxh* emende ella ferefiiera nem 
fdfeiM bene Cvfi dt VenetU ^mk e haueéfintite di 
re^chequmighhMmim vanne Jempre cen mali^ 
eia con le Donne ^ però non hanrehle volute com* 
meeuer^iMlch' errore. La mattina fegnente mem^. 
ire UCeualliereJe ne (lana in piazza con le /ite gè 
ti eccuf aio ne negozi della Jkaff edizione i fh ve^^ 
duto dalGentilbaomo , e haueua vagheggiata la 
Moglie ^e gli far uè di non voler perder Caccafione 
dt tentar lajua ventura. Andò à e afa di Madona 
Betta e confi ufi d'ordinar alcune cefi àfuo Mari^ 
to^s'introduffe . e detto ifuel che lafua ^^enuta cole 
rinafoggtunfe. Ah Madona Betta cht e quella beU 
It^ma Dama nella compagnia di cui voi erate hie 
ri mattina aSa dazione ^c he per vita mia p non hi 
mat ^^eduto vifipiù vago^ne ojferuate mai manie 
te delle di leip iu gentili ^ujtlLa e la Moglie d'vn 
Canalliere della nofira Patria,chepérfauorirmio 
marito tien honorata quella e afa. cen hanèrne pre^ 
fi ilpoffejfo.0*egli e miograndt^mo amico, e.pro^ 
curo anche difiruirto tte fuoi intere^. Riuerirei 
^^olontieri ia Signora^quando non lefoffe difiaro 
perchefapendo P^^fi diTerraferma^ non verrei ^ 
ehe mi sattribuifce a mala creanza U partire afl'* 



47^ N O V E t L E 

n}fQ di VtmtiéLLé Sìg PdSaḨUfke'ltMt$fimin 
US nella cdmerSiV/cèfiàiri^ emeJlréJuU di n^0k 
Jmdrnta^qHMfifèTPrtfa itWimfrmifi dtttéfrm 
d'huom^ im n$fim'vtd^t§^rmfhUfd^ mtUéK 
miTAyt firmate^ UpirtMfectvnékggiddrs 
mirizM.ll €€»tilhu$m$émc'€gli^ mùfirid§ ém^ 
mfé m4réHsgl$d,c0 humutmcllnM li dij/t. Stg, 
jkfflkiddtjcnjkrmijilifdrilfi^ ch'U 4fm 
ginn f ir ricsrli dtfimrhè^mitrt vìJ$h vimmM 
ftr dir éknrifirdiìu si mio Csfifhiri^ mfuftijl^ 
qmfié cifk iffir diifimuubitiiiiùimd'vmm flM 
niii d himtr umivimtmn.chi fotifi rimwmii^]^ 
rerèU/Mfpticikirkiiiirì/degniycbemutiékéi 
iht énchtfiruitiri pr%fiffindi ti d^iffer smém 
sffizi$9$itifmi del Sìgnir/m dnfirte^ me MMt^ 
ri rnsi d'ddùpnrmi in fmlchi UpjfdfiruinM 
Sig.PdlUniild €on dU$ di biUiftmi creiza imlà*, 
mdndifiyiin boccd veza/d^menir^erd per sfr^ 
dUd rtJfQRd Id eimfoned in itti di firn din ^ ^f 
aminài Stgmri^dlle lidi chi dalli ^^ifirsgem 
tilixzd mt vengono ditriiniie^ ferthe amjitndk 
ilmii meritù sì.che ni dtbb^m efs'eri apprifrim 
d me^ni dati rtfpùftd gli ridi ten infima gnMi^ 
deirdffetiiy che mt^fira^ mii Maritile JttmMriHM 
themid granfùrtuna quandi fi degmflè eTifim 
snchi mio Padrone e Pntetare.pirclfe niUifiaO^ 
eie mi niriiii^ ano fio d* hauerne gran mteftidp 
^tntre€omin€Ìidfroudrqnéntifid firmiti. IsUB^^ 

tindrfi 



AMOROSE 477 

ÌHauffiiélU fétrié vmd D$tfmd,€ Ufciét i c$mm9 
éi JeUé pr0fri4 e^fit^réM dìc$, m$M hétm^cht mi 
pitréUé fui tm vné Cii$i^ ch'i il RéréJi/è deBt de < 
Ìiiie:mÀ ckt firii» Letumte?, ioui mm cmo/c^ 
nejiun9^ fMfnint€»i$Hl$r%hngméggÌ9^ dccMtfM^ 
fnàtd da ^ir/y msrit0^èi m émsjl éfMéUft» fm ém 
msri^^w^ eie Mm a dii€$i§ maggiore ^ rat di* 
fignérwifìtfèTmtdifyuàirémiy inuemurmtùwt 
forttz^zi, €nilm€glÌ0d€lrip0j0Md4rim rénd^k 
ri<pne/€tr Uj€niin$Uit€ U/cUr U Jdpgtie i c^m* 
itmfUr liftelié. Médéim Bttu^che 'iHddi éprir^ 
filéptddA di GeHtilhM§9t$ù di tTépér ifiiM éjfkrsi ' 
i^mfimfé d^tffer tbUm4iMgliÌéfiii/kli im csmerd^ 
Xgli che pratichi fm§€ré^c0mim€ii à cenfiUrU^t 
cen dólciffima marniera im ppc^ dhorafi le refi r^«^ 
"fidente & interregandela detrMtamemi dei Ma i 
tite^e d'vno in altre difiorfi entrando, tfuande te^ 
f0 gii farne ^ cemimiti à dijcefrirfite Amante :,gin 
irande che languina per leiy efenengli dana pre * 
fiéfoccerfi, l'hanerMe vednto marire. Del e he mè^ 
JtrsndeèjdegmataygUdijleiDmnÉineySignoref vai, 
mi Bimate vna Denna del velge^mentre con tata, 
éu^dacia mi richiedete d^ Amore. Stioci^ridice^ 
iAmio Confine ^èchet^ da altri lo intende ft^^ 
^ credete chefnrMedi^^oi. e di mei Ab Si^ 
gnora^rifioJ^Mftm^ ^ ftm nhernrttiy&À tiifar 
Oli davoifteffkjoggetiééik Uggì del volgo, men- 
frifdJidf^dcPifitrmtotf^tmhiie^'^ ne^ hi 

fétta 



478 NOVELLE 

fxtu tfcntt ìiùmfihùfttti ftt le Dame /fuei rìffH 
ti vani delk Dmm vili w vìjIìì umahelltzià^ 
fere he inutilmente in vai fi tUjperda cen pertgiA 
dtféTferdtrU vite ìthtn^edoreye cenjimilt él 
tteperele dtfe téme che perjnejè the fiu per ceri\ 
menie.cheftrvohntès'trà mofireu renile nttj 
àlUperfiufieni qfiandeiccòthetPrMad'^prm* 
fi tlCeUéUiere 4 fin hrhttenefirte eira pena gitie 
io s» Uparta^nan^veéenda U Maglie in/kU dtfit. 
D$u} U Signnrdi^uelifirefiafierù i qneffe, vM 
i dae,che in eemerefiizefifpetteftnnano immerit 
nelle deUexxe penfi può cenìiderere perche meu- 
treficredeuenùin f^Parnéi^fi di gieie\ fi vidtré 
precipitar in vn ber atro di mifirie^ vedendo chtà* 
re il periglio di perder le vita , e l€ripntatiene. 
llGenttlhuomefréuandifiptùmerte che ^^iuo^ d 
meglieche potè s'àfiofi dietro le cortine del lette. 
Eltaper^ cor fi co tremante ardire fuor dt cemeta 
ad incontrar il MaritOyperche non entraffe in tfuel 
la x^ cglt v^endela alterata dicieray & infiàm- 
mata nelvifiM dtmkndò che vuol dire ^Signore^ 
che Vi vegio toff mutata? Che accidente vi è auee^ 
nuto} Ella sforzand^vn forrtfi ^rtfpefi^ non mii^ 
auuenùto nulla dt male^màviì^afiemi^o fior fé él* 
ierata,perchehau9ndofinarritàeittom vefiti ed' 
/ari, mi ero oftrnata à voler ttpuarli ,'f^ he pop 
fiofiopratuttovn forziere dthiatH'aria, e perche^ 
ntlraffettarli fino fiate vnpczaLobaJfa^ mi/t ac* 

ce/e 



AMOROSE 47i^ 

*€efi qmel colere nelvifo quando Jeniii§ venir voi^ 
Jj0 UJcUto il tutto imperfetto, efrefolo fer mano fi 
mi/e ÀpaJlfeggtAr /eco ftr/aUjnterrogandolo del^ 
la fftdtttone de /net negoiy e quando fojie fer ep 
Jere alfordtne per la partenza. Gli domandane 
ancke altrt particolari ^che nulla le afpartenetun0 
Mentre madona Betta^ a cut non me^ ch'agli altri ^ 
tr emana ti cuore nel corpo fece portar in tattala^ac 
^tò quanto prtma fi fedejjero a pranfo Vedendo pai 
fiar tutti intenttycht a mangiare ^e chi àjernirtyfk 
rientro nella camera douefiaua ilQantilhuomo tp 
morofo maledicendo la Fortuna^che thauea ecdoi 
$0 tn quel loco per ruener tamo dtUito^e gitele ha* 
uea poi inurotto c^n ianto periglio Madonna Bei» 
ta con tacita manieM facendoli animo^ glifi cen* 
toOyche U/egut/e & per vna pie dola porta irtntra 
dujfein vn altra Jianza , & indi fattolo di jc e der 
fer vnangufiajcalajofè vjcir fuori fenza cit^ 
foffo offeruato da niffnno^Egli/è n'andò dolente f 
sperduto piacere penjiefojo del pafato perigliose 
lieto per veder/ine UberoMa non perciò fi gli fce^ 
mo punto il defiderio di goder la bella Dama^anz^i 
ihe più ardente fi le accrebbe e fatto cauto mn^ 
woUecolpiu tornargli in quella e afa ejpoffiadac^ 
esdente et hauer ne qualche infortunio ^ già che fi 
^edea libero dalla paura^ & hauendo pa rlato con 
madonna Betta pojenuouo ordine , per lo qualc^ 
ia Signora iaUautoU dtfie al Marito^ che in a 

mona^ 



Vo NOVELLE 

imnafttrio d$ Mursn0fimu4m§ édcmm Uiméikt^ 
(ut téMfiemii^cht fmitt v$lte h^BesM^ mandane 
fdUtmrU^ feri defiierMàn.quénda monglifyffi^ 
difpUcett^ittmdM/ M4. di Uro vifiu lLbm§n Céuu?. 
litrt^cht imèntTéUé v^Untitri Hcàfiéme difidù^ 
féfU neUi C0fi tfiifUn .per lééLm^MerL^ kemiu- 
Ucorteftmtnti le rifip/c. Signore mie gr^é^ ck 
éUfdidU donevifindipiéceriyé'perch'èildùmn 
iht éftdiéU bpmrtMlmeme 4cc0mp4gÉ$4is cùmfm 
miUmfirs€09$dizién€i$$fi4rèimcdf4j bmmtwi^ 
mhcIh défiriuin,écc$i cémn/éi vtkgdmo ifermu^ 
riytkl4mttff€x,%At€ ìifermiruLCofiilgi^rnB^ 
gmntt cM dm Gondole s'incsmnò i Mnrsmojo^ 
megimmtd ^mipéffsr demènti ddvm PéUz^zé^ cht 
moin ini fte/ino tenmidéGentiUmomini^rdtlp' 
xis^non da ohri hohiéiiycife ds GUrdimeri^ per- 
the ne idMino cnrs , efiémofimfre dpparéUi per 
firuigio del Padrone, e d* altri.? orno ^chefofie à a 
Jo,cAe lagiardinierayche ftatté su vna porta i ^ 
/fa in veder le gondole eonofieffe madomod BettOf 
dnde cor/e a rina]^ & inuitandotd d uedir ilfaè 
eidrdinojd pregi i difmontdr con tnttd U con^ 
gnidMddond Bettd rijpofi eVord venntn d/ermr 
la Gtmildonnd neUd vijitd d'dknne Snoro^ e é/nan 
do d leifoffe pUccinto, nel ritorta frrehbomo vomt- 
teda Iti per ricredrfi, Signore. diffè UgUrdittierd 
dnddttjfelict.clfiointdto dppareetkiéro qttdlcho 
tofane vi Aerò dite dodo ^& etttrsdo itt ed/i, eie tto 



A M O n O S E 4'» "^^ 

dtrt»9Ìffrtft;tdiff*r»MU*UrgeMt le M»»** 
the tStr'tmftdite e frm4r»m» vtr l'tmtc* di M** 
éonnA Èttu^cht It hAUté $nu$tMt él GUrdtn* net 
nm*le entrati cemimùtrén» tmtti i dtferté *fi. efft 
dMi B*ti ricemti cw lutifsim* aera. J^«*. 
de U Signora 9 aUatùoU mangitnde v»afrutH% 
tmmncievn ctfiflebilUmente dicendo deUrlca 
il ventre, che mejfe i fieti (i*fi»n che U vidde t 
ciré l'vdt & ardffie dire, che fé le f tante hattejft^ 
ro haittttefinfi, le f tante iUefie bauriane funf^ 
ten tante Jtrtifitiefimulatta ilfme dclore, Ahiatt- 
denandofi ftfra l' hirbe chiedea aiute Innocattaii 
JUarite,dfcéd0, Ah ah te temo di morire f rima eh' 
io ti rineggiatò mio Signore Deh per pietà chi va À 
thiamarto accie venga a tempo di chiudermi già 
0tchi e che gli poffa dar Vvlitmo Addio, intanto 
ie erano intorno madonna betta lefirue la Giar- 
diniera, i fèruitori, & altri tutti im con/ufi adtmt 
dandole del fuo male e co» parole ogn'vno procuri 
ma di confilarla e ^uaRdt pefi la portarono fipré 
H letto in vna camera del Palazzo, e chi con p» m» 
m Ifni caldine chi co» altre co/e procurano darle^ 
rtm^dto.Jin ch'ella di(fe che le cefaua aùfuato l4 
doglta, efieraua douer pajfarlc, s'hautffe potute 
frenier alquanta di ripofo Subito madonna Bott4 
fi vfcir tutti dt temer *,& v fittane ancor offa fif 
w$ U tortài tdife^ fhtmjfnnoiuifi aceoHa^i. 



#8» NOVELLE 
^fdceffi nmm^ct$ mo»Jè Uf truffe dijtmki 
é'tlUféggit &éUiSdd*Udiffe<ichtfteMi»i^ 
rcàp4ffègguirmtlGÌ4rd$H$, C4ltr«t$e, àmt/un» 
tbectlrèftfiiutueff'edcefétre ilnuldel vtntru 
4UU SigHtTM, Ch'tUty e e altre dtmrefireUm 
fiéaeiuttfifitntifertgiùhifigtto. llGemilh*' 
mo chditeé §rdÌ9*tM Ufutnd* néfiefi i» vtu (t 
fiur4c»migM,b4»e»a vedmt»^ i»tef$^(^ ejferuM 
il tutte cett grdKdtfime dilette) fer t accortale Ui' 
gUdrdfimuUmmet che cen t4nt4 fimhàét»z4 di 
verità h4ue4 fette la Siglerà Pallat$ieìa ^lumà» 
vidde /errata laperta^egliperue temp»^ fé n'oh 
de aU4 Signer4,e deffe e fer mette fke dimeerett, 
fejèro 4ccerde cerne trenarfi altre velie, [f \ceH gli 
^Jiti medi degli Am4mifidif4rtire^ termamde i/ 
tlentiUntemùfer deve era venute^ e la Sigimè 
TalUitioUfingende di dtfttvrf d(U fènm ce» vtu 
Jè^e\ffefentìre^eude lefte «bnne4peru U ce^ 
ttterd) Andereiee el lette kdim4Hdar.le cerna f /è»' 
iitMt &ell4ceHvece l4Hgmd4irijfefì , Defft 
t'hifrefe^^Hfecedfrifefe , vA^r difitairmi 
melte meglie, mem verrei pere, che mtette mm/ ed 
Mfeliffe, Si ckiemine tfermten^ che vi terne» 
i VeneH4f& ce» certefi parete rit^raziat* Fatier 
gatrice-, entr4t4 tHgendetd fi tee teneò ver cefiy 
^»e giunte treeiè il Morite tchetetteudeua alla n» 
'm4,& prefdaper mane i: etnie k fatar tefc^dt » di' 
9ft4nd4ndekfi ^ern rinfcite dignHeUvinggie^ Jk 

kern 



AMOR OS K 4f9 

€à/€ ch€/ò^i09$ù mH*$n$err0gÀziùme dimorar fi* 

gni d' affette. EB^fesltrd gli comittcii i rMcc$m^ 

tarl*0rdiianèiteU4d€ljH0m4U con m4f$ier4 cojt 

pietofiycbe l' inteneri 4 comfaffiM€y égli fé vfiir 

le l4grtme. Tutt4 I4fer4fitr4ttemnefec$fir mh 

d4r4gi94 m^nno yche gli f4rU^e^ ch'elU nmt^ 

k^téeffe ifentirUy perche m4d§n4 BeU4 rh4t$ri0 

afierti$4 ,che vn def4ggi^ mentre ch'elUfi nefi4r 

m a/err4t4 in C4mer4^pefe veltè^ beche d4 lei/gri 

dat0^er4 gite 4II4 fer$4 cerne fer 4fcùli4re^ & efi 

Jern4n4ti$ttùjilche4leier4 c4gtone di non pecei 

/ifpétte^ che colui fefiefpi4 del U4ritOy t gii per 

qt^e&e I*h4ue4 in efofi. Stimò dunque bene di tré 

etdr mede di reB4rne liber4 perfimpre col leuivt^ 

jfelo d4U4ntiy& 4 ciò fare (doue non giunge |/^/«* 

g4cit4feminile? ) chi4mò t4lirop4ggio^ er4m^ 

ment4tUi molti feuori^ diffe^efier per fargliene^, 

amebe dem4ggioriqu4ndoh4uejjefèguit4to kfir^^ 

teirU fedelmente y e che UfpÌ4ce4('-vederlo/peffo 

inbrig4 coljuocomp4gno^ icoBumi del éfU4lei 

iti non pÌ4ceu4nOy(y er4 rijS^olutd di c4ccÌ4rlo di 

€4 fu. Se defider4U4 l4ju4gr4ZÌ4i Uferuiffe. 

^ueBi cb'odÌ4U4 il comp4gno^e cerc4U4 occ4fiot»è 

di porlo in odio del P4drone y difiè effer pronto k 

qu4ntoglifirÌ4c^mm4nd4tOyel4 ringrox^iò che 

fi degn4Sef4uorirlo t4nto. EII4 gli diede vnu 

Jcudo^ dicendogli^ Dim4Uin4 qu4nd$ il P4dron 



, %t4 NOVELLE 

WefiàriinfUtzd, e eie *^tder*ichtfi iftm 

gin ctM dtr$ Gemtitit$§mini, cbism* «^« qiukk 

tm$émtcé, efìt iifeituùti iltiuc»mp*gn»^u 

$ìi ktnerUmttuMguquiviaMt^ tJMghidtt» 

rt, •caìt mofir4 di ftigtr per tutti ^ e difihff 

tèi , ehetelui emf$t si tue cempégiu le/itecckj 

éiiifimiMty & a/treg4l4»terie i cb'imj^vt»^ 

éontf e fim*ch'eifem'diuuggUvif§Her4Ì if 

ter t« tiHtfie mét,z» fiudty eptì ternate à cirtt^ 

gure il Pédrern^ Hònfìtpign Pieritu U mt- 

ttHé}eguente ed elfegmir il cimmandtmeHte itU 

r»dr9n»t •ndetwmtteilCMdUere k ca/*, u 

ftftefiàprdnft ^itelmijire ptggì», cerne fitti, 

Jè ne/Ì4H4 pr»ntùperfer»ire U fUremAi ^i$énit 

gU* mofirandt di vetgerfii cafe, mirate rem vifi 

turiate A* cèiamè k/e, eie riteuueper vte hmih 

Épofiégli U mane neUa faceccia, ne cani i bifcMÌ' 

mi. imerregandele chi gltChaneffe dati . ^ 

tifiefe , ch'erafiaudemPierime i tener la md» 

magia. E queBé^meit^fende ^ replica laGtw* 

fildonna ? D itigli peimeltifibiafigli diffe, 

frefio (pigliati immediate fucila Itmea i * fime 

funtefermartt vanne da fue/ta ca/a y tee baneri 

ardire di cemparimi matptn. Pei rinelts iUCtth 

/•net (he attenite Hanai rimirar eie, cée eie 

/aceay dife,' Signere, e qnefli vitnperefi uù 

tenete in e afa ? Dene *-»/»<« Gentildewea henejfa 




A M O R O S B 4ti 

Il f9U€r0 Mefite finxMfnfir, cbtéhrérijfm^, 

dirle y /« l^d^ ^i quanto hétt€éfétt$ ^ tfcufMm 

' fidi HPtt Uitir credute quel faggio fer ték^M^ 

fer rauueuire d$ede à lei autteriti di ekgei^^ 

iferuitor$diJeUJ^tféttieìi€yg0demm;. 

.. ' detrifidi kuuer vnu mk^t^^ . \ . jL 

4 . — fifiettéditmntsfiuiez^ftki.^ - , .v*> 

Ift quefie^Mtde elle 

. ^refe$rmKnM 

àgUMlri . , ^ i . 

, \ /èrùi^ *. yi; -.* 

. Ì^tt$fr§uédijju4t^44utim4lè x 

. T Iféue^fifr^ ilM4tm0pfeff\ ^..ut 

..:<. " €0tie€héiue4^gM€rf* >:%\- •■ w«"'.^^ 

, i... . . jemursi ; iV^ ..-.n 

iiftderij neìPMl^^ ^ 
MttirtéAk 




fc fc • t 






4t4 N O V B L L E 

'melàri iìffiétzé, e eie '^ederù chejl iratti»^ 

^b$ C0M élrrt GemtithH0mini, cbiàm* «^« ^iHiUk 

tm»émtcéi «fìt ihtiniùù ihuo €9mpMgti0^tj 

ti à htHtrU mélMMgi* qui victH§^ e dggU i dei» 

rt» ncaimoftndt fégtrfer tutti i^ e dipihft> 

tèi , eée célui emfU «i tue cemptgtte lefit ecekj 

dihifcettiuiy é *ltre gsUuterie , ch'im^veif 

donty e fimuch'eifem'tutteggi*vifener4ti 4» 

ter tu (fHefte métze (cude^ e pei ternate 4 certt^ 

^ure it PadreitL^ Nen fk ftgre Pittine Umet' 

Stnajeguente ed effeguir ilcémmendtmeuté dtii 

fUren*: eude ter Mtte ti CMUMtiiere i ea/e ^ C» 

fefteftkprénfe quel mi fere feggte» cerne fette, 

Jè nefieu* preute per feruire U Fedreuai qunuie 

etU mofirende di vetgerfik cefe, mirate cete vif§ 

turiate l«>cbiamè afe, eleritetiuepervntraccie, 

tfejlagli Umane neSa faceecia, ne cauì i kifcetti' 

mi. imerrogamdilechigttì'hauejft dati . ^un 

^*fi*f* » d'era Jiate ce» Pierime à beutr U ned- 

magia. E queHe meizefcude y repUcè laGete-^ 

titdenna ? D ttigii pei me/ti fiéiap gii diji. 

frefiofpùgliati immediate queSaliiereay t /ètti» 

fante fsrmartt vanne da quefia cafa y ne bauert 

Mrdtre di cemparirut mat*tù. Pei riuelta àlCen» 

ferie» che attenite Hauaà rimirar eà , cbe eia 

facea^ difTe,' Signere» e quefii vètuperefi mi 

tenete in e afa ? Deue ^m Gentildenna henejf* 



difidmte U mid f*ct . cht Mcnfih *IU m$* fif^ 

itrU , /« /'«'♦ *^* quMnto h*iu*fittf , tfcitfim» 

iofidi HW Utur creduti tlutlfMggUftr t4ki^ 

ter rtmitettire dttdt i lei duturiti di eleger 



• • *v 



V •• -• 



ifirniton di^ié^ifétti^^^pitm^' 
de tr àfidi ksuer vns imi^t^\ \ i. 

l^. ^uefie^^mido tUé 

^ * ..." 

. èpUéfr§Médi^u4i^démfi$Hdk 

€em€hAiéf^g$mf-^ ^^ 
Mm;fi per r^- 



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4«^ N O V E L LE 

- . * * 

NOy ELLA VEHTESIMA NONA* 

Dtl Signor 
. liRANCESCO CARMEN r. 

• -•<•( • 

IN quiltl^^ thef€r4iftrekfi»fir$iU, eit 
lithjk dilMarg HedmrMio^fù da gli a»ti- 
ihifMoleggiétméf^gaAtapirMegMÀ Vtmcìt^ 
Ufignù/k m'fmi furti émorefdi qualche riccuen 
$€rr€H0^rig9§arù$t0ftrlu9fg4 ttmp MiUnto il fa- 
drtt i dùpfù U di Im m^H Àfaraco il figlie. 1 V0ti 
difutjiày 0cc09fpagMUr0iBi quelli di tutta il Rf- 
gu0y riufiir^uofkllaànel fufplicare dall'Omui- 
fetente Ugtatia d^na kgitittut^ e^mìffèia preU. 
Getterà ce^ ^ttaftMiàa di vile lignaggio ^^n f* 
glie illegitime anehe meefième. il quale > tten ben 
eenipito il quarto ktBre^ean mano paricida^ su le 
menfedelPadre^ cceultà fra evitali alimentila 
marte. Ingombrò il freno morto il genitore ^ t^ 
furono preludq defuei fureri ilfarfifuenar a pte* 
di i Primati ilei Regne?^' eie non corfero veloci a 
ginrargU^quellafedelii, le cui prone ei vieta Uro 
eoi rapirgliene $1 tim^pè.^ ik vece di coHoro la 
tirannia, lafuperbmMtftedtltì^fingmflitia^e U 
Infuria promijero aSe di lnicoronavn*ofiinattfi^ 
ftH/^^fé Era vn vantaggie l'eferejceterato fot^ 
^* ^ • ^ '^-v vA lo t'irne 



A M OR O S E 487 ^ 

f$ t impero di quifi$ tifénm^k cfU n$n effindo f^ 
ts altra giuftitia^che Uf$rza, e mnjirutndofi di. 
Altra ragioni ^chidiUa volontà^ s^hauoa fiabiUité^ 
io/cettro alla mawo co&Unalz^ri i gradi fiù/kiU*. 
noi di Dignità coloro^€*hau€anfafutoJnorauanxA^ 
re gf altri neBe impiota. La virtù altro volto adoréa 
^a in qnol Rogno, fitto il dicofini Impero negletta^ 
t mendica giafetMpreeipitataJullkbrico di qneU^ 
U gemme ^thejertdano dipauimento ^Ipafeggim 
delpiufieUratopiede^ the la cakpefiaffe. Le adho^ 
rènzie d'vna infiniti di per nerfi , refi grandi dai, 
demerito^ prohibitumo la pdleuatioue delnmétme^ 
tt de'/udditinaufiatidaUafirdidex^&a delle coU 
fedeUor$Rì.NonìdifigualiUconditàone dt^^ 
buoni da rei^nolfomentareficurozza allo Stato di 
Wo Principe^quando^òglivnt^èglt altri fipramiì^ 
xino di numero. He* prim anni della vioUntt^ 
fuccefjioned^ Antimo alVOminio (cefi dalla nafi 
tifa atpfteghideUa Madre fu mmtnato ^nefif 
crudele) $1 Cielo mancò dipiouer inflt^ di fecor 
diti 2 quel paefi in cui fra i rigort del Rè ifierili^ 
uà la ptetk Fri i meno accomodati de beni di fot 
tuna'fi amaua per vna delttia il poterfifatiar di 
giande e tempio Signore per ifiherzo vantauajo 
d'baùer rinouatigli vfidelfecok d'oro. già dagli 
iuemtni auezzi à cartcar le menfe di cibi nanigéO^ 
ti con dijpendio da remott^mi Lidi, erano necefi^ 
itati ad accommundre tiabo co'bruth^eiie com^^ 



¥^^ K O V E L L B 

mum$fcUfUf€ m$m furano difgmmè dalltfdr^é^ 

hàri di MtUro ftin€iféUjj^m$ Barène eht ci giunte 

i (jHttté C. r0$u c$H mdi difede immac^Uu^ bé^ 

m^d ^r^fe/^ai» tfroi uiemti incUm4H dir 0jfeéfMÌà 

eU ifueijitm the fu seprt Ì4 mifur^ delU/ua ^> 

liti Stfus sdJjéirsc^, & hAurtbbe frojegum il 

firuire ed Amirmr ifn UJkà prude x^mn ihduef 

Je 0mj4i0 effer télkom fiu fericcU/i ilfermtre,tk 

dijfetuir ad v» Pf^mtfte muiungia Suua ftrttè U 

mdg%Ì0K farse deliip0 rmrate t» wmu v$£ét euein 

j^idd0,ee0b4tteì^0^jk/ere,péad4gM4Md d/e^efè 

nm4/kWi^4 quieHSenuudfida&d ritiratezza 

fklkuèthl^iièelgt^d^diidici^^ bdfiè Àrédif 

gUfikfenfiitU tlfrtfipitie lfuner4li diTeJid0rà 

ia m0gltefdrtiafdr0m^0,ilfif^^r0dlied$ lmf0rta 

me Gltgld fdfìld m0x$etftr me^^zsd'vn accidente 

mpPpUtHecdgiendta, ptiK^uat0rtffer$re(n0 $ ìéedt* 

ti d4Jlmm0r^/lemMmpmdnte Tkf0rtemt0^ chi 

ftcca^er0gtt hufnnfriì^ceki.ckhtrdtl Parudrfi de 

Stìlere Ne seti la^perdiia ce d^reft^figratBe \ che 

, éltf09Mnerfe l'aia neUe lagrime Non era di ^tulC 

^ihdtfiren,ch^ andane più caramente ilferetra deUa 

wèfirte-che*lialamo Vhaurebbe accpmpagnatani 

fpUaflatiba r^a nella foba^ fé glt affetti douutiaà 

tlptndaji treggia rimafi agli vmc4,n0ngUtt^ 

èauefjera vietate. Per preprtM elettiOhi Ubera da 

gli affari della C0ne e per teecej^ta alienata dagU 

fffetn^nw dalU memerte mdritdlf^ f^^^g^ ^«(f| 



A M O K OS E 4^Q 

kfiu^tHf & amare neiredttcat hne JiUa (ìgl^iot^y 
€htf€t n$n éUnUxarJi giamai dagli occht delge* 
mitortKfrtqt^ntaua lefelue.e/pettatrice^ € delttia 
d^t cacete péiternejn ijuell horay che i bafiht »< 
tram friuijagodeuano gli Jiadt delle f ih dileue» 
eàtìli dàttrinedn etàjtensafrttttaué marauìgUe dt 
iatattahenefia e fé biideggiaua neUnne incanu*^ 
tiua nkljeno l frinttfij della ceftet teSez, z^a^ffen^ 
^h altrB.fi dtffendeium in tefiri.. ParUdt efuell^k 
gafia che formata Ì9 pnde d*ar$ fembraua vnHa^ 
9ti ckaueffeper tri^marij ifilt/ÌHn$dell*Ida/fftj^ 
# del T ago Al Sole daglt eccbt frecornuafer aU 
ka ttcamder delta frome^k cmfuccedettan lectgliM 
imarcateperlefttipere dt vederji fttpttim a luctjt 
ideile ftQrtuano su la guancia la refi e'IgtgltaagU 
éi^fiftp dt gemmi ftatt Selt e d'vm Alba ^mca pii 
per la cfitaUtÀ^ che per U numeta . Sotte Ortent^ 
a^fifirene perle Oriemali apunte formate in dem^ 
tt fi racchtudeuako tn grembo ad vna conca di 
par por e. Nel fé no s ammaliamo i colori deglt a la* 
haìtri piti fini come preludi/ dell' tnter ne duret^ 
tee candori» Non ardtfco dire, che legratie per^ 
fitttonajfero quefte condttioni perche jar ebbe noto 
fi^nz^a oltraggio di quella belle tt^a ^ che noH am^è 
mai coja dipendente da Venere fu Elpinda %fnto 
mafia dt neue, che irt^f accia à gli ardon di cht l V 
mauanon baurebbe^perduto ti candori fei$%à pit^ 

4^ìi nello Ueffo tmpoIe^eBtsdm 

là 



tsftJ^'-'Va 



-^90 N O V E L l B 

La cAccidxh*era iimaggiore di/u0i dUettiy /iil 
frtmtpi9 dtfu0i infrftunif Salite vtctnde deié 
ftwfrt mifetéthilt iuma^éid Vngicrm^ che 7 lÉt 
s'erdportatifiipaffktemptd^vnépejcay ntlrit^r^ 
né sUutnnt in coHeiy eh' d fianco del Padrt^ ù c^ 
nobbt necefifafa àgli ojfttjjnij del Padrone VeUnà 
fuggire. Vokuanafcenderfi. Vùleua fitterarfif 
is fuggir e queftù imùntre^mi dal timore refa^tnh 
mobili f forzatamente riflette ad itic binar io. I/o» 
fotettdoficeUre in altr^ guifa^chiamo gli 0ftri prò 
dotti dalla vergogna accio le ammantajfer^ i^g^^ 
Antimo chauea lafciata la briglia fui €0lU4tUiaf 
fotti impallidì innamorato k queWoJfori^ e gii chi 
il Sole e adeua fi riconduce alla Città. Mtftra EU 
pinda^da quel punto yin che'l R} ti viddejncomin 
iiaffi à perdere ti Sole^ Non potè a eagiottar^ che prò 
eipit^ que fi* Amore yC he per ejftr nato con letene* 
briy era per riufcir doppiamente cieco* Arriudti 
alla Reggia Antimo ^nato chi egli hetie^fitraf 
feri ài npofidet letto In vece di prender finno^ 
fi diede àmachinar que'modi, chepoteam facUù 
targlt lo sfogamcmodefièoi concepiti defidert/. 
Ai primi vefiigt delgtornofitrafie dalle piumi^ e 
fattofi recare vnofirtttorittto imbraitoil cadon 
d'vn foglio con la impurità defuoi penfieri dola- 
ne ati in caratteri. Per mezo d'vna mal na tafe^ 
mina fé capitare la lettor a inmanod'Elpinday À 
euifucùnfignéUadaèofieieolàiinniétaleda vmm 



r 



A M O R © S B 4^^ 

f$à zia. Lit$0»e due tight, àlUfttfitiza delra 
mtfaggiera, dine aIU fiamme U cèfi a, & à qùtlU 
ferjidéi (d€gnrf4.& ttQnuAménuimfeft il rìffcr 
rm i chi UJcriJftji concetti Amorofi hduer incm 
tTAio ccrrifpoffdenze d'ardori. PoJciAfricifitMtM 
in vn difotijfmofiam^:, tfcUmò* Chi minfidi€ 
^Ifk^ntftkm^cctdtAl Re e per vedermi Culvol- 
toftk toRo ifdlort della morte che i reffori dcW^ 
^ fi purità. LcdAmigelle^cheper'nueronzafi 
irmte^afpariau daifegreti fogre^ffi dtlf ignota \dif 
na con li loro Signoroni' vdirono^ 4 lei richiamar f 
con nm e irata alia/èllecitudintde ò^troppo voion^ 
eien abbandonati Unori. Non hcbbe ttmpo di ré- 
flicjtre^ ed tntefi la mata iietnxs^Ji parti tuttafi$ 
fmfa quella reafewtinìk^amantewdiU la rtfpofif 
mi difpetto^efnoi pntipito^ talcmivfi dttdt a col 
binare con toneterza qtttfiè fiori aenorìofit daiefnOf^ 
lifperaua piit/oatte ti frtttto raccoltole he ficrpati^ 
ir ol/è dall'arche patitdi cadaueri d'oro per aiterà' 
Tire l' intrepidezxe alla co/ìane^a d'Blpinda.clt^ 
TOA vnantma piena d$ tejori. rimprovero per afit^ 
4a f olia ali* Amkn^etiteni attuo d'tmpouerirU co 
4* ora Vvltima delle tofiei piaceuolex,ie fu l'offe^ 
s^rle perp9ezM della vtrginttà %n d/atnattte, che 
^endeua tn paragono d\na delle ptù lua de Sttl 
M^tvaleuainetiutltbrttfalia metàd'tn ségno, 
^d altro non valje quella durezxa lumino] a, ch'à 
€Ofnmt»tea^tUfue qualità aldtht cuote Serui lo 

fpUn^ 



492 NOVELLE 

fpU$tddt€ dilla gemme ferUmfifricedeMiMtiit 
M di quift^Mmi. S'^ imgMnnUé ti Bèrbera^ t fri 
tddfne^ riputandù in/in €9» gli 0cchi fUil d^M^ \ 
xkc cM tfjtrU C0mf4rfi imsMtiUgMtéfic^m/^MM. ' 
fer reo St Antimo vpttua acaecdrt qnffi'Amà 
»0n doutd itimarU in dom vmfér$§ diìtOrii. 
AÌUfttttnfiont d* inumrirU^ùd àcctndtrU p 
untétiuefirùpórtiondto "un giscciù imfeirii§^ rll 
ie infii$U9f€r ftttiéft U durtzit. Mi egli^dk^Mi[i 
$04M n^ nty<méfji ftminds che mn Ì9K§mir4^, 
't0nUfferezifMÌdfémMÉi,ée6t0 sdimfMzsUm^ 
^4rauigli4^^ed9itrtàc0jimagMmm0rif$M. * 
Amoreeigui/ddi CéméluMe .Mmtémto ftw^f^ 
limn fi^mu d^dun vane^ fperdnze ^ fmu^ 
ferche^^e^tÉM^iinequd^s'dnmddgli €§mf€fifi§\ 
mkl9rf^^rk€iudìi4>^.^^^4mìt$dm0 im vi».ySii 
g§ntdeiegit}tmt$ttnt^9 djfdbik t d^€é Mk* 
iWfdmnfiHo dd vH^dmmdftfHi^ non Sdfdwm^ 
^tirt thif rfnpòtif fnrort^rnino. Infinnd^nA 
tnort d* Antirno tberd U ìfnn diìT mfidie^^ntp 
m infidtofi^Tr^corfidi Lnndrondrono gii éwÌo4^ 
delTirdnnofotio ceneri memm\fènz^ eàe-diiooi 
fitntiH^fftgidmdinepnre^ndfdmltd Erdfno^ 
, ntina^be oc€nlidm€ntefiffeudfer^$dfWdr€ tdà 
impeto Ande ndno le mtmotte d$ Cipro obl^dté 4 
Jéàrtrd'dnnnt/ogrificy per vndvtiiorid onennm 
td N ordtnò it Re fe/icnnom con pompd itmji»^ 
tdtd^nuttdndotmHtpttmtf4U$d$lM€gnd < 



AMOROSE 49? 

ferrebgione-^diHerfiftr cfiinuthHe^ la miuor 
farti ftr fitte. Inuitdtù Mflor^^ fidolfi d'tjft^ 
ém fugate in pfficio di Mafiro di Camf0 mUa fil- 
Unmtk d'vn tornto. CenfigMidi ftr U c$m^ 
fMrfé ddl cduaUtriz^zc maggióre v» dtftmre ca^ 
fdrbio^ mi frecifit0/i^ f$c9 mane ò^ eh' et n^n pe^ 
riffe traff urtato afirzAfuartdtUùlieccAto fri U 
maggior calca della pUke j e ftrche alcuni refi a^ 
tono offefi^ e calf efiati daW indomito animale^ fk 
HiUroconfretefiodifatisfare al fofoloirritdt^ 
ritenuto frigione nella Reggia in non ^^Ue apfar 
tamentoi feruito ferò^ & ossequiato fer ordine di 
Sua Mae fi alarne quegU^che non andana reo d'aU 
ir A eolfOj che d'hauer efequito i commendi ddfito 
Signore.Frì tanto la dtlui viler^ccia magione fi'- 
tuata nel eentro d'^^n bofio di ci f re ffiy nonfrouò 
mai ombre piufunefie^che quando da vna moltitu 
dine difildati^con vecifione di quefirui , che non 
n^olfirofuggirO'/tefu tratta for&atamiteElfinda^ 
tafaggia nutrice della miCera rafita^^refitanda 
ito 'gridio guadagni jif ottura dàlia mano di quei 
froteruifrà tacque d'vnfiumicello ^ch'indi foca 
iontanofiorreua^Ben han dato à eonofiere gì Icario 
€ i Fetototi^chefono fericolofit Uvictnaz^e d'vn So 
le. Ad'vn cocchio fu confignata^non dirò la morta 
Blftnda:, fchegli accenti froferitijbenthe fieuoL 
mente^Utffiimmémntnftrvina. Suenuta pih 

^^otti^ 



494 NOVELLE 

^ùltetrihauuidji, UnguiJamemej! dal/e éTtfftf 
^ra/fiu da vnaForiuHA.che trdbendùU fifrd ^$ 
farro pompa dcfioi trionfi per renderla pim inft- i 
lice hauea multiplicate le ruote. Con fingnlnjevo^^ 
a e' haur ebbero imptetofito^ l'Inferno , fi di&h 4^ 
fupplicar la libertà da qnes Barbari^ e lira af^^ 
in premio gre^j^ma catena d'oro. Fn colpa d 
cenza tnefperta il pretendere di comprarfila tìié 
tà col prezzo d'vna catena. Com^ daìU fàà^\ 
t batterebbero lafciatalibera^ma dalle perle ^ kjt\ 
anali legrondauano da gt occhi s"a0iddero^cAè ti * 
filo era degna da rapirfi per efervntejor0^ms/€f , 
che era abile a prodnr te forUl cocchio banià €0fi \ 
lojpatio no ben intero dt qnattro leghe, alborn^ yj 
figiunfe à wfia d'vn edificio , il qnaU nncbi ^ • i 
lungi fi fitceuaconofiere per vna pompn de^ 
rekli.Arriuatoalpalaggio^Elpinda rttpits^mmm 
/montata dal cocchio fi pianfe raccbinfi toeUé fA 
dèlittofi prigione, che poteffe meritar 'un te$^ rfc: 
fortaua tutta la colpa defitoi innocentifmi déih ' 
ti nèlvoltoMpattimento dette ricch^nti fitìd 0§i 
tiuikal piede pafieggi,che fttblicauano Pttrofitèk 
gno da e alpe fi a* fi Drappi^^ che con riccMméOewtè* 
morie/redtcauano le piìo glorio/i impnp de f *> 
antenati, prottegeuatto in ognipsrtti muri. Lt^ 
iure erano miracoli dett'arte.incetftitti édU èfih 
nie. ^iuififiorgeua vnaVenerìin hrùik^ 
%fn Adone /b^rcbbeinnémorstoPiénn. CoUfi , 

vede* 



AMOROSE 4^y 

vedeud Gioue^^he depa/la Ufìrma di Toro , su U 
riue di CreU cogUeua dd Eutùfé in grembo à zp'o 
fi frutti étmorofi. in altra parìe la mal cauta Dido* 
ne confidaua ifuoi ddci^mifaUi alptù intimo di 
vnafpeUnca^ acuidi^pauanl ombre i raggt del 
uolto deltinnafnorata Regina S^eftieranofcher^ 
zi dt ff f amo/o pennello > ch'adogetti tali l'occhio 
Jentiuajinecejsitatoà giurare per belli anche gli 
errori. Non matte auan giardini, che compone nano 
n>na fiorita periferia al centro dtlla Reggia Silue^^ 
fire. l marmi ^ chefifutnauano inforni^ mormo^ 
rauatto delitie^efacea morir diprecipitio f acque, 
^hethauean meritato con tinalzarjl troppo verfo 
il eie lo Quella piantale he non fi vantaua peregri 
»a da qualche rimota Prouincia non ricouraua in 
quefii horttydoueogni fiore per adulare alle Regie 
grandez»zi,s^ammantaua di doppie z»z,a , Elpinda 
hétbité qttefia carcere due gUrni/èr ulta da quat^ 
$ro Damigelle^ ch'adorauano i di lei e e tini. NofUo 
n)olfe maiprertder cibo ^priuando d'alimenti le bel 
iiz^zeje quali per nonmoHrarfi ree fuggitiue^ ni 
fi U partirono ^amai dal volto ^ccetuatane la por 
fara^ch'abandoni quelle guancie^chaurian credu 
U di piccare s'haue fiero lungamentate ricettati i 
roffori /oliti kftamparfi su quie* volti, e' hanno ode 
vtrgogttarfi. Non dauagU occhi in prtda alfinno, 
stozd gli bramaua centuplicati per ageuolarfi la vi 
ffUtozé 4ÌU enfi odia delie pnr ita. Il terza giorno 

dntir- 



#96 N O V F L l 1! 

Antimo li comparue inunzi aB'imfr§uifi n^nhè 
flUftauAftAngtndo Veloce ifurd'vn fmimintj 
fin A daljeggió che premeua corfefìigged^ da Im, 
ehe mdìifMtnffimo UjcguitààA ArrhdtsU U tt^ 
fcr Vi9d msmca , che f Arie iwffichfk deiU "vtfiit 
ti pendili A dAlUfpAlU i tAdere le/pAz,Z0. Cw k 
ginocchi A A iervA lAjkplico E e he rigori fin^ ifnt 
mìDurerAnnofempre Elpindo belU^. BeilAcfuÌH 
IfAJli À funi cAder proftrAio i piedi ilptù genero^ 
Xè ddlATerrAMÀ perdonAmi, Ai$imA,perdonAm 
s*io vAHio iitoli digcnerofiiì, e domimo memrtj 
hòperforitinA cAdertifaplice i piedi CondtmA U 
kefiiplico aUa hkirtà de/l^Affeno mi&ie iagàmrk 
di queftA prigioni A StAnno rAtehiufi $ ièfiri . BÌ 
astuto fArti conofcere , eh* Anche prigioniera fn 
degnAd'ii/fer/upltcAtA dA vn Ri Non per neeefii^ 
tArii i ciò che in giudichi coIpa, mA perche U Mm 
d^ te ne credi necefsiietA , t'hofAiiA imprigienét 
qm dono fii cefi riccA di liheriÀ chHo che pnr firn 
itdominAiore dt q^efio Regno^mi eoièfefio omopri^ 
giomere^ VoIoha pin lifngimtnfe efhrimere te fio» 
affetiuo/e e/AgerAeioni mt dAlU pndtcA donzetlM^ 
ihiffélminAnt fdfgno dt ^li occhi. glifn*^mo iiOm 
ierroiigliAccenii Ah furi a d inferno ( fAii^fiao 
wolto vnA Fari A di P trAdtfo)%li dtffe Credi fer^ 
kinirmivinfA^ Anche vnAfineinl\pt$h fnoe» 
tAre U/orz^t d vm viole 9z,a tirAtmA^M'hAtfeaé 

fAfire d4!e cAji^Aternti 9olenH% M^hei fAtt§ 

unpri^ 



A MORO SI -'J0f 

im^^i^UHÌ te tu etnd^HC U c*lp4. Mi JJiitM^ 
Wimìmiumi.itwcidvrdiitttieJifitie^.StU^fi' 
hjitf*difrm'ffi»dt^ eketif»fi4V»i$ire imjiit$. 
«» $M*re *rdhé ttH-jtkenutgtì* ékftffuàéUni^tUH^ 
féf»vUUpg$méùUkiJ^diìthmunk^itée 
MMftnhe 'ifiàtntkfimmtr/t Ufr§U. Auedit^ 
Sèffiri tànt9^ehtU numt del Ri hàueè tréficMrdté 
^fMéUfdrtedeMévefie^fbeUtrédhrkMre^/kg 
£eiid§yimvm c9»tig»9gìAmeìte^ed*§Utif*u éldi 

=éemtr*Ufertéc§UhiMm0eU$Mfi*^ VAm*Mem 

^medefierditeddiU eémfy^eiH» cìiàmhifìki h^ 

fUc4$i mti deiefMefàftmjrìmtJè ftupidmt»^ 

•gè i$imeMeM0deréteimi mm «tkefH l'sgiUììem 

wideìtammetcifiMmèàeitJklumtii femfieri, 

^U 4jg^i4mfe/ffi»deU'v/kf9teMeriMl^M^ÌMÌ 

wejene^ferJu4deMé»$ éU/keùuere^ieimfìèàereé 

devmfek diqu'jumdi^étmeenheimuae. fjhtjf 

"^ riger^ tetifigliémtm-fiuwrk é/tétnuàfraUm 

■meem$e.^Het'4Mimfn^ d$fiegU^kàiuàf9ìinai 

Jt^areimÉmfaìmmméhfutgveifim^ hkgiur/', 

.mf»rd:vmiUgfMé*^yei^mmtt^mmd»dÀ 

jj^ eveéi w/éfimtè ed itu^r U'/fertmzky (^it^ 

Mfridimt» ì)et0mii»^vieU9te, Mi'h^eN^em 

"^fiufiegUréitwdkE^iitddpf mdegBà d'efer 

wUr^g^^tAi meftiée>vikéU^ cte ripemtndt gU>. 

fmfeHìfifePiikfeff^kraegUrdmi: 

' 1MÌ, èche eherrìdetM deiU fitUtuUHC^ k 

ffmMe^^mUm9i>ufiU V /«yc 



'^tH W O V B L l E 

J^dtit finite dtUtUc9mr4f$ll§ éUtptmtfki^ 
udàni dtUtjiuf§wii U UrmetHé/SkpàMum 
tt fidud»mfrtd4«dvafiut»Hium4^fiimUiièi 
thi delire PMreméfjii,€ke tu» ck'4ltrè,tgmàfi>»ait[ 
flirinfKuffeildimf^ tk:. tà fttùut d«i figa 
de^Am»$4 ScbUnt* dultt pi» ttMertfi^tegA 
mài C4ftft» (juelfintUiiif cm^^ntMMm ijliri\ 
^tnuò c«m pe<kté/kier»iitMprì di <;UtUi iN^pi 
tetu/fffréreeéè U^trtfZxMd'wm tmut^ incMlmk . 
gUeffcaittUA. br4m*t4 t^ifgkmtkiu^ €^'Àinfim 
géMd,Cée U ^eritiiì dùfiti»^ $ f iteti mtm^ràmtt 
t€HéM frmm.gli rMnmfétf»» i Jhh mm»i fuf 
i»/rfUtM^ CàeU(éif/i/jkmUgriU.d'érd$ri^ ti 
t/it^/itrépi^MMC0»tr4MéL9kfS0U;^r4ggi^SiméM 
flirimpnntìi^m, <kìti'fih,^4Ì'tdÌ0fd4l mm-ì 
m dfMfm^té^tfi^MdMmMHléherimtim 
dtfintrmdtkf^twi^gCifi^it^iÙmdkM 

mt»^fiu.im*iyiif.^B.fHch«t'^iddt^ tM 

dtmréf f9^gU mfi*t4m^Ud$gU4i pìmmtéi 

f4mmté(lipàrtl.Mr*p9^U0«ktmÀfiitif^U mtr 

«• delU mtttifit4md0^Blpiit44.^fi*ddgUv$tfd 

UpiéMté cAelekénu mmcÌ0^hm'*Mim4»f^t§^ 

§ii/pirifi,l* intrida fi/f$MÌmMtfMfimMàà^ 

§e€ki. Uemd»Ur$fimzi99ékdmi49è^itMtk 

Jhmki4»zedtlU Mtnu IfUeUtditeé^Bi tn^dd 

U if44li,fimMcilf4feri ,trièiifim4 d'vM'Mimim 

4i4^^M4 birridcjiizff4^,eii'ì/SimJfef4y iSek 

^M^M^MiiUrfirÀ^àttmf^^pMtdtM , 



M M Ò R OfS S 4^9 

£,'ej/ertf9gv^é da vné V9réigin€^ il viJerjS Jèpr^i 

imminemà ipàlmini ^ il f€rirt fitto Uvì$Uhx4^ 

d't/mférre trstté^lt mtno JfktHmofi format €k€lU 

Jègné^t^ Suigliété frim4 deltj^fsrire Jelgtorn^ 

fu tìKomtétédéVtté dille "4ffi4mt DdmtgelU^ 

€ht vedtmlùln in prede à tfihtidoUri^tuttégioU 

le difie Raffrenate, ì Signora^ ifi^iri cerne tfutl^ 

citefcom indegnamente da<vn flette dk Regina^ ^lH 

ia cui mane la/ola virtù t^à^inneiafi lefiettre . ' 

Ji'ire Xafii^me d^^efiri vigere ^v' hanno donato^ 

Magno Antimo ffirfnafi dalla ^voftre d^rei^a W 

érama fitajfo/kéCifro v*imfhtaperJua^Rjmna. ^ 

St iolìnomrdell(j^^e delRegnoivi^opengéafiedi 

il diadema ditjpteUo SUttOifh'incomitHia # ;W<ie^ 

fi^rtUmaniorìe'^èlDémii^diyvt^rey man^rstji^ 

ftrfittofionet^^^i^rkitJi^ d^«iU Uianài ^pa)^^ 

lfikatAndtm^atkd*9ro4»>M^ nefortàfe^bC 

femhian^isnia^yema.Rerhaunenire nonjipa^ 

inentera^$$o\tltre^iif^nniiy che^uaUe^de gli onéii 

kfofiri^ fitta gU archi destinali trionferanno Itfif^^ 

Mciti defitdditi^iStte tamnèi delRe.efireoe /Vmj 

ma del Regi» :£i fri fotoficondnrra (fuininon^ 

meno di/^o^àfiffrini rigori delle vofire ofttna^^ 

jtioni,ch'adAonirarni delialakto^Difende dalvom 

firoarlntrio^ è Irijfnto^ à'iconfinfo^ Non. w macé^ 

merttoper ottenere^ni vi mane^ prudenza per ri^, 

^nofcere cefi vaBe fortuna. ^Jj^eJBiftnda^ . 4 

\; ) il i jfi{0 



'fH* r 



Joò W O V R L t É ^ 

Ji0 mmtèrindtfU imiktU i fen/ire pi thè i rrì 
Uirt d'eJftrJiieMÈs À cintlgréd9\chtf€ h offerirne j 
'^0rhjiét0fertjterftàc4r0, eh* ti fhMUifig Ufx 
XiétinéMe c$nituomi di Démn prinété. StimmnJh 
^trif{ntfi$^iffgMm§d'Àmtirmàinm€nut0dédk 
di Imiftrfidié i (rédirU Chiami U DàmifelU $»>^ 
t€?Hm9t9iù msUt Deità^afct$rMkd9 Blpmd^^ctcj 
te p^ofme attieni dei Me t'ké mréhtere étmemiicéù 
ftr verdadieré MftrtifeHfieriétSlfiHdé ondeg 
gt(eiién$fìk f^fMtA^jt um9Yt è d*vm tfddimtìm 
tfittnhtie, ìd'vHiiTm^Meecèdhe^fìa^^^ 

iHrrédwfHHtMs pm fègreu fÌét$ténmC§nft^^tf% \ 
dt hi f attente, ti tm ere fìUte cenfigli4rifimf^ t 
"kei^mntn^^e mew iiMnmici éffeYsCm^edie trìV 
fèdere 4 fidente nerfegtlilfriiu^i'iefr9f^^d$\^ 
][k$i anidri cemÉtffindM^B/^gii^H di kiìm 
jtepecèdi tmìi $ ktnii thép^eni&ineH'^^ mtta 
tUid4gtilm$mm$i^l0g4ti MdéjfìfmiÈriMvinàp 
mi dei Citte fimpre fHmte àflnàmikr U wpeìtéìi§\ f 
Wi d^ ^t^ni. S4mHè i^rnigi dèlh lUfé di Milereij V 
$mfpm?d4Miv(er/i^Ì4CerenU,0itiÌMfi z 

te dférez^u difeffy c^héme ine eìfietiké rigori di 
BlpindtyS'tref^rmHe vn^tdt^le^ eke égMtd ij^n 
i$^9pi^ dt mue te ^ em^^t ede^méni'^fin ck'H ; 
^inefe Oli tem nldè\ th'i/ie tsliie èttgefft qnel ^ 

Effimere di Ceti igf itri^ht gtndicMne e^enmn jt j 
m^^Ureeke *M^, tift té fegneme meite imendè ^ 

fMdittMfji^jrtfi'im^ J 




AMOROSE sor 

Wm ftf nfértirt ifrtgiuitcìj dtUstU idUfi 
mtU rW rittfciufiMctr» d'vm S.}.7mt» tf€qm$ de 
€»fiuè, fi tr«sf(rirH$$c»l figgiti di f uh» Ce»tiL- 
ht»mi»à,mà m$M difckifildéti « f »// ^Ugg*'\ 
tk'édU kfiifwt* VtrgiMtfiruméyMéms» ditfi d$ 
ricettiyi duér€ire,£U* atrn etmférut ifiknw, 
d'inumré il Rè à rifclritfts d'Mtri.ihe delgtnir 
jtrtiH quédt s'ktUe à cndetftmmtrfmtMidi /ff 
Ugr$me,cb€dilt$»iMtuuitu»tr4*xe- ^ffp9*ff*'f 
AéncéttU brM(€U tMtwg^dicéiUdihi, tiffictmr 
m*d*té.fitré(ft édiiHlnw4ft AMinHi cb'mtfn4i 



funuhéMrtkbegÌMrM9 d'tfitrt in CiiUt fi le tir* 
menufi fumurt d'i/ti*lt«réti§mick€U trafi^t^ 
M»n gli »'béiitfer$r4fit*l0 fedi BeiHk*9%U;fiéif 
fihJprtxMtmtt e ìtmerMri» iiMW della Terra^tt' 
i» »ff*itfji daim mwfre^be dtméfutt éuifirU^ 
€h'tt s'era ituentrdte in%Hfextséd$ gÌM€Ìe D^ 
f$ bttuifstmt diffrfi te qttél$ éfeenM kfte im* 
ienmntdtffefie àfufpHfert^mnebeàbtemert^ 
Blfindé fer i «ttjtrit'ji di} frttutfie élU cene, t 
xH(beri/«itti à inj^tgéte igtifit del f siete, itmùi 
/r gutfe tfggiétt f rerdtMueffeusfehfipérit^ 
£me de gii •icbtjn€eitt$ finite m/uferbiM di fit^ 
getti re l* bie»fèez7s deéttu àgmt etboyetizèegi» 
fumexéleMet'tnefttepuipttibe itati iiefifèfeie 
./hfnt,t»èfertbeeg»tfkmeereier*metttevte.tefr> 

re Ctè ^ ibe deeeiitreite fi»gie»e » èderxmt» 

tt/stmt lid» tte,au«^ the fmkàiff elde^derÌH 

. " U i " €6JÌ 



fot M O V E l I B 

hfméftlih0f4fì$C4if4t$d$HMiimifiy &vm€j^ 
ficcióid menfé di tutte l*Vttmtff$. Réceo m$mff§^ 
fejfè fkéifimpAtie fiù dit§$te ver fi U Dea di Ci* 
ffùjcltitt qneUa ce»a , neMa quak ù&darettefifn 
Ithjli uettdtiy chefitt^ ttexdàriitmmHéUééH It gew^ . 
me. Cerri/p^fulèfutte^ltì^tmerdacità de' labri di 
)thibeueuacéleffert»ùrdià\GMtm$det$m$9 eemb 
4ecca d'Eifitfdd im dolcezze. Atttirtte tten affafe • 
, rama fere Upiufiééeviuandé deigttardpdeiX A^ 
derata^ etal berkfk^ekefi/fefe itt ariafimfida li 
^ane^éfuafiriffmdendela^ eitardifiedi fergerè 
i/èa differettie daqùetta ^ cb'epdiueratta cémgH ee^ 
tbi Né^ shfer^fi di^antte^ di velette fi enfile, 
llvede^fivicme àgeMere della tétt» bratteata dea 
etaJefit»tttergeaa4H vtt tttar di deleezze. La ira^ 
tttafùuertbia^edimféktietete^ tenia betttke breutf 
Jim 4 diUtietteJi'aaellettétta. A radekirgU retali 
atkerezte s'vdi'vttd vecefieccata deli* aree d^tt 
ìah r4, cbefiri èett artttettie ceji delti tereeebie^tbe 
rapi ite à/e Aeffe cadauttes ttm vera chi reffirafie^ 
Ufi ^rcbe quiuifitrattaua d'imetrar ilgeteied^va 
Rìiattatt^ateyegttiee/eriafituaswterefi^ Le fa- 
tele x eranefitefid'vteafettttàfierfetadnffaliétA^ 
menr 1 fiuUfiiuiitmfulJi d'affette frega latevei- 
niue ne ejfref de regele mnjicdi Nen mancerene 
i/e/^ irt cetteriJS'vdtrene nenfividdere lefttgbe% 
tire^ pUcareme99V§(ii»Ham^Uifaffaggi.^\ 
'^ • < --^ Im 



A M Ò % O S B Sùf 

N0n c$fi iéfiù iftrm hehbtPé Uuéti i hmmcin^ Umi 
dd taf ai, $ quali ricàmtntifttfirifofimém 4h /f 
mtnje^quémdù Anttrw c^nJimbiMmte^che fr§m€t 
UMé^iffuJemzé^erigprijCù^fimeUié NèmpécU 
^hénm$ firé $fMriéli,fAe maufragati me^lk cùlf€/€ 
UtfrlUnun^fiT mezédel fentimemié ^ e^mUti^m 
dtgBédiMtmchithifiéy màmctfimémlft^i 
ibi f$4t$ ed ifimftificére k^réUr$ji$mfiMirfibà 
ìnàn$àgréU4Ué ddtt$Jc€ttr0^MMm$frìmi4 Alemmm 
mdnd$^éiUr€um0 iictìnéié Moffr^ont dttthh 
méta UggiirtMZi.Hù €ffét§ mlm€g$,fiH fi§$,tht 
melU frimémird deltitàpik Mctrhé^mnfifìm mut^ 
tufétii frutti dtlfintt^jtht dd'frogrtj^ del timfé 
fimt§dtffofti^&MigutiéilUftrf€tti$9H. MulRk 
0$H va lihr0 du fuegU effetti^ che trudijc$u0 cefà^ 
U ImSuglu^cke utùJlcMW cmtt dékezzt. Eftrchu 
fié€<i$m^k Dii.quitt cripti dille quali ijeguact 
éifiutimeutOyigidoMi d' efere fiati epfi qualh§* 
ra itKiutramo in vm ct$ire^ctefid$lga d'hauergta 
éffifilii ditirwtiuipir vltime di mteifaUi il rat^ 
fid'Elfinda V he rapita percb' ella e v$$ tèfire. ' 
A ehi rapi/ce v$$ te/ite e douute vu laccio- Sta dim 
épti dannata al laccio la manesche la rapi ma Ic^ 
jSa laccio la mano d'Elpindaxhe morttfic andò coro 
la virtù i vanti alle nafctte regie mefitapiu ejj^c€ 
itementi la Corona.dt quello, e he la Corona meriti 
Mlptnda. Cof parlato^ cpn aureo cerchietto, ricco 
^ li 4 d'vna 



3PO# N O V E l L E 
WVm Afti^MfimMH €H$fìifiL wMtituiim dà fé\ 
1nm^e'd$ém4Mtij€Ìn^c Ud€t$ pMtdttmti dciU/Ìmm 
fife i ki,jty4tréfféufi^€émftrì àgli ucki vjm td^ 
igtzàJé^méUexnmefuf^riére Mdégn'éltréL règi»* 
9€ndm§M€V€^ÌBékUf9rf^HuVéJifitmz^d''u»fé 
€nmimfir§ mm wuauè di qutUc ctrim^mit^cki^ 
« nm^i§màUgitim0nilMéirim§mi0.Giàm$UnfU 
€ét€ €^fi€ di fdggf^g VamigiUi^cM/acé Mce/i ^ 
ié w$M$,féU€fifiértm à/f$fi^4dditémd$$§ UnU ts- 
Uam^qmémd» Pincmm^ AmùfM^tfMU im difféfu 
Téurifii CMfitémpdiUégUéfdis^ tpmJkmHtffé ^ 
€€gli di/i V$gli4t€^ è fedeli y €ù9$ l'èrme sUe/iH 
firn tém§y cbejfumi iigi§rmù dd sccm/kre i miti 
deki/simifuni.L^hppuritigsnnata ceSfti. Del 
C9nfigMeTeférenud'Blpind4/:hepHeUM4Hàé^ 
feuéfuTenèebiérémenteintefifibéflMrì Micemtu 
VeXe À depepurgU Mll'ùrecckie di leiy ehi per tifi 
peftéglÌAf$igm§vmfiprifi4meUe9étùd'àeréu Cem 
fnè ilfirrijè c§i$lUmre d'vmfo&iny cke Ì€c0mcà' 
téotMùfiMmme di/degne^fi m$m befii Mei eeteTt'^wd 
nfàUe.AduUie le egiisiiemdtltdmme^éfiMm^éF 
wè 4i$Ì€Ìn4$4fiadvmsfi9$efir4y€kef V4rc4 di €hri^ 
H4Ue rÌ€eti4U4 i lumi di fece men^ehe im tm$$ét§ì^ 
m4 lA$ie4jp4perJe,dÌ€emde.yè mir4reje i CieUdt^ 
fidemejereniàmieijpemfelisk l'erme di lei fece 
difidmte s^ié$€4mi9UÉi4 il R^ jf^emle ells^ d4t§fm^ 
me/eweemÈe vmgride^efi Urne. Cefi velej si mtCieit 
e €emgf9ereJif4liefrectfiteJiiHllÌ4rdi94. 



gmfft amufindo ctfi crudele. . />ì«mV« M^oClr 

40 di figlie ed vii4^*^ièrt9^ vaedefildM* rimf 

ftemrMtdete di negitttfi . 4dam téieJ&fifiM 

V <ì$fiumttrétt9jjiéuunti^»i,ceft*tefig{f dè^fitm 

iék tmm trti4urke)fei^i<m it*r^i ^Ml^J^i^f^ 

4ifte^e/ùlfjmimnt9Midfp49fidi.mem^H4i»t 
i di^mm4fmJd•C^mfit^..!£^9m§4»vflK^iì^ 

4Ìf^éJìf/ff(ft49:iÌfVÌ(àfiifJil^if^ 

4 , -". ■ 



fo« Rf^ vili fi 

if§n^f«mm* mnh^* i» *^^lm fiume di/kngme. 
^ffUe^treteUfiv*g4UMmt bUnde %r*n* rmàjk 
ftéfié ^vnéfiefès elfingiti^if^mMmèmt ènufeéU 
ih^fiUH^tffitèi'f^ iit^xrtHt dàlU tt^t* , mi 
/ifiMreiértke ^ $ithMtfimfif,che >>»/» WMifUélfrh 
m*9ieeiiì lifreftfe, Hifi'vit/!/$rrid^md c4ifenu, 
milUìfH»ii.tètujUfit4pfivn€tmrp h'r$t^f- 
f^n^,^ TfàÌmf»dtxMti9ficriidtlii edegU^ ed 
itìt*Jià»if0H* tmfkfimte^ U d*glit. £'«»•/»> 
^xt^i^iftààj^firi.- L'éltrd/kigH/ptfh 
pf^3iii^^fèdetfeH»pÌkiàorUy che meribMdt, 
iffMÌmenùimJiàgitiitaiifieveci» Pédrei ddr 
ief»di^sn»»v(rd0tg4i<i>^fém$t§i*ypd cke mm 
iftìdemi-gimràfit^ , ■ fih ben te dà^ddernU dd- 
Hev9fire ferite, Chi^ftttequel (ruSele^ Ne 
piteth^^nifroffitrire iutente intiere ', "Ctni^jt 
'ìiitèreàgii affetti diUéfl^eU tentÉtid féfitm 
téééii^iieifmmegÙvfiidàileftriie,: 
r 'Fè^retiìidèfietelggiitìi^i, iéfjjirìtmmeenf' 
fièt^tàitert.fercèìrti^H^i^^ ^iiteth^ihiÙÀ 
veUca^J^on Mttì* éiHd^, ^th'^UéJpiìfè dafji^ gM 
vltitit^cìtMdidif>ìtiÌi*H}mtè^té Wifttiàé^yia^ 
M$é>ii^ttè wiCiéU^Hìòitime.ckriìnhgméiiate ù 

<tènémmii^»JiH meeteWpétiefi^ti^ewùééel 
itStifUtìfèe^iMilèdà^i ftejjhfitieet'^»- 
fi$mhiÌ4kéidMté4'i>i»Se^iebe ttiW^èjB^ Y^ 

'if>Hnmem^aftefìì^fih*b4fi^d*l<:iei9^ 



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FRANCESCO CARMENI. . 

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]' N queir 40909 cteiSiHHifmi Gigfiili$m^:^ 
. cmfink4iK!i4turélfimf4tÌ0^fMhtTin^^ 
Gigli d^tfMmiày ^'tM^fHm^fim^fMféék 
Véknx^^nè$tìinf^Mm0t¥9miÌ0M^ 

ifere^^MhnifimilC0tìiitpm»e0^.cb^^^^ 

Hd\v»své^afMr$uméq$t€lkdtl\fii^^ 
€èmf(ÈmiÉkirigti4€€h$diMi$ if^éUÈ$4t4)^ritimi4^ 
tmarMig/ké^AitétHéHi d4Ì€^mp$diìÌMrn^^4A 
i^ béut€4fimimdt0g€Meit^^yt ràctalH m^4^4^fk 
méfer CtftiJf^AÀiglwUfÉ^Ml^ 

Jiftrb4lfiutièiuv9péU4za:a44lm$rioZiii fht 
$hUfiT4d4dfS:i^imim^ìi§UM^ dà 

S'Mkhà€UtPàm4€fi0fiimenhJ^9yii0 1 ^^^mi9ym4 
q9t^4fiJrìtkMtfUÌ44trti4mtpita4%n^mgm^ 
à$,misqmdt-fiprm4n44tlHH^keH9(mdiA4t^ im 

tmirnu l4grMm4M4k0 'dilli4^fìg$f^ge^ljli0^^^^ 



'trmdti d'enei, che eén le cime d' MrierifieàdeS 

r4 </< /^ir;( *ic»iuiamar0ct4éit* s GkèeémJmrAf- 

fti^ fer *fsic$$rdre, embrefi ilfefieggio ctntre à » 

raggi ielS9ley*mU*U!»,mjklmenggi0^fim di 

mèi ardente f€riu4.p*Ué materne fielce *^/cìte 

€errenÌM^'iàjne^$ikrm^4re'4Ì^'rigéri ètU» Òrp 

dnrijfime genitrice -^che/héite nate *ctme ree tc^ 

fimi*na\MMc4rthèneHìmitàffi!:'»èia •'eki^iiiZA 

àMnminttair, M9^'imnocèntadeihÌ9rfnritÀ^i^ 

^mMf>a»tgjlhp0tiète'di^fieUfÌMnHyejttua$$ 

i^i,fi^ntamd^p«tfì(mdéU'lmli*piì^ reme* 

fii:Sra^taii^»efiid0lit$eiièeiì^èi>ifaf^i^fheiir 

t^rtademm^gieri J^nini aj^ìta^ dutntern^ me 

Hnttme^the fimaa cagièwe *trì»eménnìiie$nmem 

s^ami/hent^i;ikr*ne9faffit0mìa.i.afpiiemt)f è 

Mmndi^«^i^e^mUi)i0m9deratmi»ente di* 

imtni^ rìufiUfiefgdiimt^fifNifengwt mdim. 

éer4fm^^t9d*v»^ì^igia^gamii^ Fé 

ì^0iid»^it&JMteéèàéiÈ^nmdij^ne,nm tm 
mt9dÉÌUfirtmi^g<rferciffomer9di/$fttmtUy- the 
Untmf tm m fitm m eì aìmtnè hnet^i^meiite, «m 
ItnsimtMgrMUitli^ d^vn/e^J^ke^nu^eiìtFt*. 
ike céixmam, t-dkffu^£i/maj^;ÌMJeiiurgie0^ 
lé*:eàeémfmeiù ijj^-vèduu dn-mcéé^^wertak 
pl06dtél^ie:fii$ma eéifkdehd^rtifnn dè^eatmnA-' 
dtiìiSente^i-emJemtéfn^ a^^tetuéUbt/kfe.^vid 
ekfUà UvfrdmftJftm^fàiù^eUim-mnwnej^ge*. 



/t M ò A O ® s<ìf 

d$yt et» 'sm,fgU$t9Jd{*ht0^scBtglf.^t^Ufifm 
M9mòi^pfciàeti^i»tiUfm4iéitétfii* rttm^ 
i^néfrte^Àtdii^fdrùrùet^Mmwk tret^r^^ 
gUtUtttretteif^tVtmnsi fé fer ùmred^fHé^ 
àtgii 0€tbi,rbiffii^mwMm^ i,fifgrf*rticip4^ 
miel^évfd9.<begiiirMféii'eferfitnctMfmim 
nmémsffddiMtmt, L'«iohft^^im^4UàKÌvm 
v»Ìfi¥o MdéfuurMi^ TU.nHf dMfmimim^ fm mm 
fu ftfbiU,t<m tmtf^ée^U^t d^ader delStk 
éuifitr4tnmfi,diHMdtkc0Uè:^M£miiitknmifl 
ir*mumc4t9iiHM4*t}^dijM$tiM§^mifirìn, cme 
$»U'4ftr Twggiti»é.FPC0di r^fi^Utmcé/eréU 
ji^w»f^fnhtìe0gét*ùà»i*ìft»titfi, • X^J^ittéH 
giàm»^, ^itdndtiglifrMtùJlJ^lhfàunir, fimiafir'^ 
Jim €»tft.»lMfd*n$.Mw.!^nà iìuéézipm'hvéi 
tke Upvitmt**<tmf*rM »rttee«^iàtet^ciniiJf0 
ffyuui'tgiirimwmet dett^t^td^lciuM^xiemurìm 

fpenpilMÌ^p*idk^**£'^''fyf''^*^S'^'^'^^ 
d»p^ «w r^xtfifrtMfi^fe m^*d$ dm^l^ 

t^iftrleéffdti'fft^fi^ f**** ^*^ ^rdiiu;ml vi 
ddi'AmmadgitipmtìiMrMto^àtkigturcSJmfuimé 

fitf9id€ÌStlvDérmMfpefefsèdÌY$iu4tPÌ9ràuf:i 

U4M)t^^^tdt0idix$kiYslfes»U^ffit$n^àrefip' 

tui»€-iikfU»diM(*»l(fft«mistt*^Ufr4nu i gigli, 

Ta»Ui trtgint*tt9Md»ll'Agit4tiètitdtit4nm§l 
^Ufoilè ^rk, f^i^mifc»j[Uil*rdir mi» tVmg 



>. 



dtlm$ 



*v udori: *^Si btnt\thtfi nQnnHjuaggiMyffAfim^ di 
iritmd di vtdtrm y mà/tnìAi^frifonttfrémè vff 
infi^ibilt^finmH^^tthidaqueUhof^iy cbéfrimé 
^^wddi^ nm^h9fihdmmà4nftn§JSigmri riffo* 

ìthtficimtmnhè^triiiftttfferém^^ . €ffinm 

ttffpe 1 4pf$fM$$ȧitfi in Vii n$Hfim0^ im eèe/k» 
¥àHH0qni0twùnù^rf^^4aMnì Edii^jm^ 
tfmkheDéméditmdeffk^SictrUt'^dìfs'iglà, cj 
f$Ì€heU veggUtmiàatukiik mn^ ^igimréffff 
lètto damiti ajfeui.y*Mmeri mMHtipo Véne com* 
ùmtéTtttt voii^ Aqmt&i v^eitéry^^JSfer "utrgjh 
fma^ non diede rs/féftdfOnd'egli, S'à ciò mom <^^ 
iiet9 riffMé^e^fèìit^^miéimemtùnpdkfirwÀ 
il voftr^ nome y perche UtàccM non Mbisdé in- 
imdsAre àtcMre4L(iuidiJefiwtMn^.%bréuciérM 
wofipAÌmagine cdfiMÌngtrUinfir^fteff§yeUAfofd 
gUrurfiin hdàér tivoftro nóme cfifrofirirUci 
iinmtmente^VsftonU mi chidm^^ re^ò colite mk 
mnfik^ignore^chehLvicinMt^zddickt m's^fit 
mpsforM4Ìipari4re Pattit^fi^ egli mot $. fenmin 
iqu4tnogl$ rim^^udkhe ports9ne.d'4mMmpgrM 
fendete ti di Ui^Hternet Cre^edm/emprepimlt^ 
/damme e ttmfdttenze éimoro/tdelCepie^ màfiSi 
menalo vt$fmofit9^d'hémir n^godere qnalcke p'^e* 
madeAUmorfa^ydal^ndeptrÉ^mMon 



Sllit O no S E 51X 

^hltéimMt9Mff^é»ei» breuti mth eie i fiwt i 
mtti.r^»fifli(«,efÌ4mfe^cb'9taMdy£er4jr' 

€èlt4t0y Per irtMe/fétia limite temfe ddUfu^ 
)DHett4.St$cteffereni^Hfi«rj:i asci, cke/ecerogm 

Hre À Dàfineeiekii rifiri di Cifremn baiumi^ 
mAÌpredeu$r0fefiheé^itei&6der<tiedifue^ 

th'iluijiorifMm d4tj9eU»fiefe sk U Ubra di Vii 
terid.Si repùcMwwfift vette igiuf tementi di fede 
werM4'AmerimfimtAUidtnil'iii*mwt*litkted 

Mt&niikfdre*» tere termifti ìh/m fetenti àdiffier 
^unle cendiéieni deUre effetti^ 'Sten nen diri 
t»f^, mk >^wi*iiii9r^ Ameri k qneSe^gne^efnU 

deehevngierne dinege dexengre^ dmerefi Biti 

finee trenè*^nbègliettei 



;■• •■*■ 



;, *.^ ♦ , *-\\. i ,;?•*-•• j • • ... . : .. 

' Sianafieférte^ ^Ómard*Hh^efk4ioit* fer^ 

^f;eUdimid;Meii^^iternifat»'^vefÌrAt C0 

\^^^fiMiéni^d^jSkHif^ 
^7lJ,ftnde,m^'tithlrMke. It^fìf^fint^dé 

iiiiÌHgÌkrÌMrflvènnMtMmdemtisàvMJ)etti, 
€b'^r^àU»*i»d,rf>»i^^edeinMfinff0^^ 
-tné dipetdin$y9l*ne^tneriì^»m»i»jnamitttJ^ 

Wc0rtiiè r*w*w&**w.r#ft*tw«w^ nHefif" 



y/2 K^ V BX 11 B 

fiffrirgU éffatmi^nm càt ip^wif^.^ fmiffhi 
%4fuferh 9gm msU deitrmitmùpmt^f^nde^ réf^ 
ftdi csmimirc0n tégnwd^ deUépréfrid firfimih 
fm^B^mofifMr.fir^Mpér€midi\V.ùim4 attere» 
tiMidtfthfitrramrttct:r€fi:€tt fiu^dtl féUiémh 
fmrùd'Afw»Hélfiètjirnigi(f^i^Hviddi9u$tMt^ 
^ÌH€^ntfm^vnfin$iminu%^e^dllm^ fyjjfk, 4 
d'éfftqniù,édÌMffetf^tqm»4^49th1^ i ctiderU 
iifMnn $fft/$^^MlMnmi0 cantàl im. éuUUér qmeU^ im 
p%YUikmrMH^cdtwèfé.^B^^ .e pernii 

dkdtfiitmk'igliédlùft^ffù Miifitudi fingtrfiid 
JUitéàmicùlér^.LAnguim$miSà»$..€rdm0 éifféUié 
matti i lumi d'vngmm^ imgnmbà ed vhd miu 
^nAiU/d^ifiniòpiù deffv0it0réfcmfj(\qmdnd0€Ì$$ 
ggli cMvmfin^ Céra Mficù tfétitmeuéfi kpsftggié 
Wimmsd^khkfApnk n^ie diiim\fàifmiflfrid 

^fiddtv/aitfiiià^it;/lMi§U meUf 

fitffktmppfhep^fi il piedi skidj^é, /ff €1^ 
TÌmmmai]^'^»tifignptMrmi/^^^ fiéUt^ 
fnnte^tréjfe délfedré vm palme di fpede.Imfifpet 

^jiféM^ i)tlimjiim^3^^ dAnf^fMff 




AMOROSE 5IJ , 

m€rfiMlfHfn$sÌffuJàUHfcédàuUmuré dd 
U CiUl^r$c0urifmgginu$ i» luùg4ficMr$f€rfi^ 

WiifivnGiiiébMm^.Frméfcrè di finire dalle 
SM^di Sud Ali€xxé.feit €'idurfivn*4mkO'^€hcj0 
4rd/empriftd$0,c0m€Ìùfc4^fode*jMÌdfftm,€0^*i 
€i$r0 dilli jMcpfidtnzeJlfftgo fiù un li lagri* 
mi.cèitp Ufarik kfricmrdfidigmftifi^^rU/M 
ìnmHiBM Mpf§ rimrÌM,& i dargli cMiinmaté^é 
wunuùjsmi t agguaglia d'igni é^cidtmi cm ktté 
n indrizzàii dlU vìIh di Turini^§uiimi$èdium 
ditrésfifirfi.CiUuiff9mijivnéfiàt immAtiln^ 
ié. Luff^ lijfdfii di fnindid gkrm^tk'ii Dérir» 
miifdmn quinditi fiali, riauf ilx^inti dall' ét^ 
ma latin . m'cui csrdMri lijfi, minfil^H tid§ 
fulminété antri dilmiftr t%K€Ìfi Ftlia^ ms sm^ 
^àeUfinfinzd dilUft^rU mirti ma' in impln» 
€ébili diVittirié^r méggiir infirtmui^€$ndinm 
04ts fir tnttéUfré vita éUéfripiné d'vn Mine. 
fiiti. VnafiriahfiinfirtiUtMttHiminièdithé 
fnéUtnfiffirii lh§i diUriMi mi§ri finiti U am 
Jildtiine^cttiiprHtattd mi patinai UngmnfViè 
aria il tanni in vitaé^tfta malaiia,€ti'ltirmf^ 
in itti mejiy il nfi ajiifiinuatiy i difsimila dafn 
fiifiiy chi qm'madijlmi ^ thiijirMiu^ninm^ 
(hmarum omJciMi pirli Cinta Darima ,fi con 

ifjui €§»UMim4m»miy€faf$iin$it»n/i^fi^ 

^ €fìP- 



cpPtrdjigmMt$frà tutti gU huimini^ Ritirét^ U 
fHaggt0rfdru Mtttmf^ té "usts^MmM^ mifihUué 
a&t Idgrtmfeéùgtìdftx^tpfiepcéci^t'héutriém imti 
n€rit$ t tnétrmi^ Si Jagustta Jeid/brtt^Jtd, e ^Jkémeé 
tr^udté fMtUdi nudergài pditfa U vits > cH/krU 
wt/ìPji diUfièd vitéi^Bemcbe tufid res^fikitté iltm* 
Jè^d^'òVittf^téy d'hdutrtt^itétntt volti féttt0C4uU9 
fitt$ 4 ifidmim ti e gli §cchi tuùi^ e foi fittstmema 
ftrfetttMdtd Utmrtecdti fin ttte^ ttàtt vsrreipe" 
rè vet/erti danttatM édvriettrttd frigi$tt€^7k n$M 
ttf eriti dltrd carcere eie ^t$eBe kraccié. Cattn che 
^kfié {tdeiedelnùàcuere^ tificentuttittd Peffet 
feHé itt bce^fitcro ^ tttk tte aitchefueri ds quelle^ 
nmrdtifarUH ttàìcdte k mie perpetue ddérmtiem^ 
Hdtpure itgrdrtterteddedidrmi.Cetere^chtt'bi 
Honfittdidfrd chieHri ttet^fHrdngid fitte ^chefint 
fre Ì0 non t'dmi^dttzà uett potendo U tttid mettterid 
condurmi k tefinidc^^ttriu im T empièmi tttdi 
99$i potrò raccordar di tefenzA^umone.Sojfrirei 
iett cott tjuiete.che tu tuift^ftdtd tokd ddgU dU 
truirigott^tttì t^nft^/offrirgli ed^ tuoi. Ah 
Vimttd Vittorid.irdttdmi come vuoi ch'udogtti 
modo fin ftmrto^ ^uinpuvd^eroiconfiglt ttepm 
<dri a tratte wrtì^ dall' efiattioue d'impefiera^ cita 
gli foptdHOHnetiupiUi che dalla primta lettera m 
fuort^ non tttarpiu houea riceutfii fogli dall' amtcd 
Confiderò di poter ripartarfiàParttta ficaio eUrito 
fiirjcono/ciuta^ mitre ^cbamtt$itaifktoM&iipeìà^ 

dd 



A m OR 0^« tis 

MvèMAlrs/hp 9 era fattp té4/^ difimiU ddfi 
fitffé^ cbififoiBM creder énmmUtù^ ^M cke efiei^ 
muété^ q$$M»d0 ckt dentra alU iuce d*vnfft«bi^ 
rinùrÀndefemedefimOynenfufeA riiremMryche vu 
'0mbrd.C0»fiderd^è kuomOiikisù tifié^^mide^ ch$ 
fer ccnojceri efUàie tu ti fidati jirui deUdfrdgilitik 
d'vm njttrd^edeUdfugdcitdd'vn'ombrdMj^eim 
i0rdddfiu *hdUt0 dà pellegrine^ perche pretender 
d'incdmindrji dW efecutiortt di quel vùto^ce» e 'hu^ 
med giurdtd dljuo cuere d'dWdr Vittmd in eterudi 
Jperdudo fitte quelle fpeglied*dprirfi\cen qudlcke 
éftiteitticut Idfirddd dt veder pur une he vud veliM 
^oliiM ^^ vifid meritdUd d^effercwnprdta upree^ 
xd d'i>dfJdtic0fipetiegri»dggid.Seuzd U cepagteié^ 
mepured'vttfilfirud^mdcerteggidtd ddvuinji* 
mtd dipeufieri^drriudi Purms, due rifterdrfi e di 
rip0f^ di qudttre gi0rnu fi diede i cdueiudreper U 
Ctttdjttdte 0Jjerudt0 dd dltriyikt dd ceUrdy ch'egli 
imp0r4umémemtd imfèft^ud cdtt In ricchiefiu di p9* 
tterd elemdfiud. Hdued ieu rdgiene t infelice d* dtd^ 
ddr medie dnde^me tre erdfrtudte d*0gnigi0idy (jp 
Jfdued perdute ilfito tefire^Ecee dU'imprduifi^ che 
Mdfpuntdr dd vn^dt^geU glifiprdrriud d'ipcdM^ 
lr0 quel Felice ^ch'ei fi credtdd'hduer m0rt0. P0ce^ 
d0ppd s*duienein Vit teff in che C0nhdhitip0mp0f^ 
enente nuttidli^dfiifii in vn cecchid^^pd/pggiaud U 
^ittd.Alhdri secche Ddriteee Scredè d'efferpgff^. 

i0fiMéi4ume4trfep$4Ìf4Ì$rdM0nd0^€ che e^nf 



stt NOVELtB 

fofet4imwuJiftlic€^el*4ltrs vm*AHgiU4ilCiè 
U Hibhi ed imfézMft ftr ifi»f$r€y ma mènfiUf* 
€Ìi peri c§fiJifrMf4r€ dotta méaténiglU^ che nogH 
fifiéifefimUmemùfirftguiTddlHngiVittmé^ 
noy €Ì€fm0mt4td ad vnUfii hwcreueU JbéiìUM* 
mtpsUmiddeyih'eiUiuincéurò, cimtìnfuAffù^ . 
ptU ufd . ^ueHi étcidtnti accnbterù^ tnguijk li 
égitéȨ́m dmorofe ai m$/erp . che Mm gli refiùfik 
énitné infimo^ fi mnftrdUfrJi^ iferiffirsrU 
n^tndttu^nwftfénihidsluififutèfifré di cui 
ébligéta. llfigutmtgiùrnOyfiftcondufit m qmtUà 
Midi/mété/é^id imùntrsté Hilcirtik ^nfifM%^ 
ìlfHkitfedtquàUhtfitcorfoéUéfuéfùuertk* C^ 
Sui ftm/émemi ilfiutnnt^t crtdtndpU di h»n '' 
mìfétfi^ iiJ$Ui€Ìtècùnv4rii$Mtirr0gati§»i:4^lk ' 
q$$éli Bdcque alftttigttM cctafiùne dt diikiérMrJH 
feriiù di Chtr$mMtté. llferuèdi nétara curiàji^ 
tffrtndo U finiUra fi f lice che s»tim$r€ccÌ4mitè 
dtllt knttgltfifftfo narrati. i frtdit ti Ji féfété 
i fMurtjuifBtun € fortttttt C$m c^uéUhe nniitn^ 
za f atto fi f tu volti replicar ifrieghh obedì ilfitt 
uHr amero efippe ccjt pot$tHalmeme raccordare 
)tola$ molti fitccejfìi d$Jt$a vtta ( battendo egli gii 
ttioltiaBtttfiruttodtcredetttierevtiTso d$ Darà* 
»eo) e bn alterato dairammtrattone e dal timore^ * 
corfianfiofia rtffertre allapadrotoa^ch'tm eravm 
fellegritB^o che su i carattert della tnatfo^eme tru^ 
bet9 vergato foglt0ygl$Jhmt4tf9tt9ramiH letti tuOr^ ^ 

Sigli ] 



AMOROSI j/r 

'ti gli Accidenti di/u4 vitA. Il feci ìjt ckia^tar 

ì^i$t0rÌ4,Com quài femiménti alterati fi riducete 

^Hét di leifreJtt$ZM quel petter$ Agit^t^^ildicA^ciii 

i^immàginAtiwe nen cénfende U mente , M§r$^ 

urne in^^itA.ATfeyt gelè, dtchefkteftimùntù il 

tremare di tutte le memhrA ^cbe tAjptli. Nenpot} 

4tner TAffremétte le lagrime^ chequAfichudefferé 

fietAf cerfire é^AfiAte kfie di Vittérik. AmtrAti 

di degli AftAUti^fi nUttrttui dAl mendica Cbire 

mante U celfA Ad Alcune t$rmente/e memerie^ke 

trAnÌAfiU cAgiene^ eh* egli ^ eh* era di nebilifi^i 

^AtAli /effe ridotte ifrécnKAr^ mendicAtede fitte, 

quelle ^^efliJlefiflentAmente aUa viiA.Nen me/ì^^ 

tiuAlefuemurAte^cemiife Anche menti in TAccer-» 

et Are lVittefÌA^cheeltAerApAtAÌ*ldele d'vne de: 

^prtncifeii CAUAgliertdeOAjnAfAtrìA^lqftAifecé 

ientene dA lei^ ingAunAte/e ttAdite fiAngeuaU 

/lAiilità delle fuemAlA fitte, tfèìfikJUnfehiliik 

deUe di lei fide, SUa cen C Atejsire fi cenfefse re a, 

fcfitA ,che^l di tei enere y c$l mAt^dere itfingut^^^ 

mBegtuncie, peUzè che meritAUA di perderle X in 

megliè d'intender cefi mAggieri,ed et le dtffe, che 

' €rA9tecefiArie,chefifiereUfitAtijeli^per poter cen 

interAlihertk dirle cefi digrAn rtlienè. fu licen^ 

tÌAtòegn*vne^ onde DerituofifAtekgJi occhi sm 

ttpientAdellAmAno.diJfi. iffil'infilice del 

mofirotrAditoCAèAglierefifeneÈtieipA^ni^ tocn 

fnndoqnelhmAne, fotrehieiendire > eh'À lui 



r 



ii