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Full text of "Nuovi annali delle scienze naturali"

S, f'ij'/f 



SCIENZE unuhì 



Serie III. Tomo VII. 



;Gennajo e Febbrajo i853) 



(pubblicato il 22 Aprile 1863) 



BOLOGNA 

TIPOGRAFIA SASSI MELLE SPADERIE. 



Ii\DICE 

DEUE MATÈRIE CONII^NUTE NEL PRESENTE FASCICOLO 

Massalongo — • Nuovo Genere di Jtettili della Provincia 

padovana Tav. I pag. S 

Catullo — Opera del Massalongo sulle filiti del Vicen- 
tino » 1 7 

Piani b Riì^zoii — Rendiconto delle Sessioni dell'Acca' 
demia delle Scienze deli' Istituto di Bologna — Ber- 
TOLONi Ant. , Miscellanea Botanica XIV. — Ca- 
lori^ Sulla provenienza, sulle proprietà e sugli usi 
della corda del timpano. — Gozzi, Sulla necessità 
di ammettere molte elassi di medicamenti. — Pa- 
lagi, Sulle osservazioni meteorologiche fatte negli 

ultimi due anni in questa Specola » 36 

Alessandrini — Continuazione del Catalogo del Gabinetto 

d' Anat. Comparata » 52 

Frontali — Osservazioni pratiche sulla pellagra. . » 69 
Bianconi — Repertorio italiano per la Storia Natu- 
rale » 81 

APPENDICE 
Predieki — Rendiconti della Società Agraria 1852 e 

1853 » pag. 97 

Nomine del Sig. Presidente e Vice Presidente dell'an- 
nata ...,....' ivi 

Pubblicazione dei Rendiconti della Società dall'anno 

1807 al 1852 .98 

Opere e libri venuti in dono nelle vacanze estive. » ivi 
Nomine di Soci Ordinari , Residenti , e Corrispon' 

denti .99 

Istruzione intorno alla Piantagione e Coltivazione 

delle vili ivi 

Martelli — Di una Istituzione per educare gli Artigia- 
nelli Ofani nelle vdtié 'faccende campestri . . » 102 



]\UOVI AI\I\ALI 



DELLE 



fiO Società Redattrice i inserendo ne' suoi Annali, le Memo' 
riè Articoli originali, lascia agli Autori Iq uspont^r 
Ifilit^ dell^ opinioni che essi mettono. 



£jmLi 



'S 



NUOVI ANNALI 



DELLE 



SCIENZE NATURALI 

E 

REIVDICOIVTO 

DEI LAVORI dell'accademia DELLE SCIENZE DELL' ISTITUTO DI BOLOGNA 

CON APPENDICE AGRARIA 

PVBBLICATl 

t/oééa ca MJtfextone aec kit ano ft 

ALESSANDRINI Cav, Dott. Antonio Prof, di Anatomia 

Comparata , e Medicina Veterinaria. 
BERTOLONI Cav. Dott. Antonio Prof, di Botanica. 
BIANCONI Dott. C. Giuseppe Prof, di Zoologia , MìDcra. 

logia e Geologia. 
PIANI Dott. Domenico Segretario dell'Accad. delle Scienze. 
BGARZI Cav- Dott. Gaetano Prof, di Chimica Farmaceutica, 

tSEBiE III. Tom. tu. 






SOCIETÀ EDITRICE 



Consiglio d' Amministrazione 

Alessandrini Prof. Antonio, Presidente 

Bianconi Prof. Giuseppe, Vice Presidente, 

Bertoloni Prof. Giuseppe. 

Piani Prof. Don?ienico. 

Sgarzi Prof. Gaetano. 

Predieri Dott. Paolo, Segretario ed Economo, 

elenco dei Membri appartenenti alla 
Società Editrice 

i^=.V\ Alessandrini Prof. Antonio, 
f^^^^l Bertoloni Prof. Giuseppe, 
anconi Prof. G. Giuseppe, 

Botter Prof. Luigi Francesco. 

Contri Prof. Giovanni. 

Da Via Marchese Dottor Luigi, 

Fagnoli Doti. Giuseppe. 

Giacomelli Dott. Enrico, 

Grandi Dottor Giacomo, 

Minghelti Sig. Marco. 

Pizzardi Marchese Luigi, • 

Predieri Dott. Paolo 

Salina Conte Camillo. 

Sassoli Avvocalo Enrico, 

8sar?i Prof. Gaetano, 




SOPRA 

m NUOVO GENERE DI RETTILI 

DELLA PROVINCIA PADOVANA 

A. PROF. MASSALONGO 



ijoraunemente avviene che gli oggetti che più abbiamo 
famigliali, e che più siamo usali vedere, meno attraggano 
anche la nostra attenzione; donde succede non so meglio 
se per diffidenza o dabbenaggine, che la nostra curiosità 
si dirìga a preferenza, sopra quello che ci par più pe- 
regrino, trascurando per colai guisa lo studio e più esatta 
conoscenza delie cose più usate e comuni. 

Il vero naturalista nulla deve spregiare, e tanto meno 
sorpassare o comunque trascurare lo studio degli oggetti 
nostrali , perchè appunto da essi deve partire quasi da 
fondamento, per innalzarsi alla conoscenza di cose mag- 
giori. — Tale è il proposito di cui dovrà mai sempre es- 
ser caldo il curioso della natura, procurando a tutta possa 
prima di lanciarsi nel vasto pelago delle naturali discipli- 
ne, di avere una esatta conoscenza degli oggetti naturali 
del suo paese: persuadendosi che non sono sole le vergi- 
ni terre del Nuovo Mondo, che vadano superbe di scono- 
sciute peregrinità, che anche le vecchie contrade del no- 
stro continenle sono ricche di non ispregevoli bellezze. 



6 NUOVO GENERE DI BETTILI 

Né ci spaventi o come che sia ci sconforti il pensiero, 
di essere venuti ornai troppo tardi sopra questa terra, dove 
siasi quasi esaurito il patrimonio delle naturali cognizioni: 
non ci hanno del tutto no defraudato i nostri progenitori, 
tacci messe copiosa anche per noi , come ce ne avrà pei 
nostri nepoti: basta che pazienti e solleciti andiamo rovi- 
stando ogni angolo delle nostre contrade, e che possibil- 
mente cerchiamo di battere sentieri trascurati o poco co- 
nosciuti. 

E per restringerci al Veneto, conosciamo noi ancora 
per mezzo il vasto e ricco giardino di piante, di cui ha 
natura arricchito i nostri monti e colline? — L'inesauribile 
regno delle crittogame, l'immensa famiglia degli insetti, 
la numerosa caterva dei pesci? — Conosciamo noi ancora 
la classe dei mammiferi, e specialmente i Chiropteri, e 
Rossichianii? L'orrida tribù dei serpenti , e quella schifosa 

dei batraciani? — Dobbiam confessarlo a nostra 

vergogna, di tutto questo conosciamo pochissimo; ed io 
stesso nelle mie poche ricerche, ho potuto convincermi 
quanto poco ci sia ancor conosciuta la fauna e la flora delle 
nostre provincie, avendo trovato e raccolto assai più, di 
quanto finora ci tramandarono ì nostri naturalisti nei loro 
cataloghi. 

E per dir brevemente dei principali oggetti naturali 
che fino ad ora io ho avuto la sorte di osservare nel Ve- 
neto, lenendomi attaccato alla sola Fauna, ed in speciellà 
alla sola classe dei Rettili, certo una delle meno studiate 
forse pella difficolià e naturale ribrezzo che ecci conna- 
turale con questi esseri, farò notare quasi a prodromo di 
una erpetologia delle provincie Venete, avere io quivi rac- 
colte ed osservate le seguenti specie: 

Emys lutarla Merrni: comuni nelle paludi del Pado- 
vano e Veronese; Lacerta viridis Daud. colle tre varietà 
maculala , menlo-coerulea , e bilìneata ; Podarcis mura- 
iJ5, Wagl. -colle varietà albiventr is , àesmlle e figurale 



UASSALOnGO 7 

nella Iconografia della Fauna Italica del principe di Ca- 
Dino e Musignano, comunissime per tulio il Veneto; la 
rarissima e forse non mai trovala nella penisola Italiana (1) 
Zootoca vivipara Wagl. coraunissima nel Veronese; la 
Rana esculenta L. , Rana temporaria L. , Rana alpina 
Risso, comuni su tulli i nostri monti e colline; V Hyla 
viridis Laur., il Bomhinator igneus Merrra., straordina- 
riamente comuni, il Bombinator Pachypus ¥iìz. di cui non 
trovai che un solo esemplare nel paese di Velo del Vero- 
nese; il Bufo vulgaris e viridis Laur, la Salamandra 
maculosa Laur., i Triton cristatus ed alpestris Laur. , T. 
palmatus Olth., parimenti comuni per tulio il Veneto; 
V Anguis fragilis L. colle varietà m^rwenfm ed albiven- 
tris che arrivano a notabile grossezza nella provincia Pa- 
dovana; il Coluber flavescens Gm. colla rarissima varietà 



(1) // celebre Bonaparte dice che questa specie tocca sol-' 
tanto i confini della Svizzera italiana e del Piemonte. — Se- 
condo poi quello che dice il medesimo autore nella più volta 
citata Iconografìa sembrerebbe non si fosse mai trovato in 
Italia y nemmeno il Bombinator igneus del quale dice, sep- 
pur trovasi in Italia dove sostiluìscelo il B. pachypus FitZé 
Se io non erro nelle mie determinazioni , Borni igneus è uno 
dei batraciani più comuni del Veneto ^ dove non havvi fossa 
d' acqua che non ne ricetti molti e molti , e talora delle cen' 
tinaja : per contraria il B. Pachypus è presso noi rarissimo, 
' e fino ad ora non posso segnalarne la presenza che per un 
solo individuo. Parimenti intorno alla Natrix viperina ma- 
nifesta il sullodato naturalista il medesimo dubbio ^ dicen- 
do di non sapere se pa mai stata trovata nella penisola f 
quantunque ne conoscesse l'esistenza neW isola di Sardegna. 
Io posso però garantire essere questo rettile comune nelle Pro- 
vincie Lombarde , e no» raro nel Veronese , dooe io ttt$io 
lo raccolsi. 



8. NUOVO GENERE DI RETTILI 

nigrescens, comune nel paese di Bolca ; il Co/wJ^r vìridi- 
flavus Lacep. co\\a\arielèiCarbonarius;i\Coluber Juscria- 
cus Gra. comunissimo nel Veronese; il Coluber riccioli Me- 
taxà, la Natrix torquata Aldrov. colla varietà murorum, 
comuni per lutto il Veneto; le rarissime Natrix viperi- 
na Bon. , e N. Gabina Metaxà, comuni nel Veronese; e 
nelle valli lungo l'Adige; la Vipera aspis Merrm. colle 
cinque varietà ni gra , ocellata, rubriventris , rufa, fusca, 
della Fauna Italica, il Pelias berus Merrm. malaugura- 
tamente comuni per lutto il Veneto. 

Totale 26 specie, 15 varietà, disposte in 15 generi. 

Qualche naturalista delle nostre provincie prelese e 
pubblicò pure, che la Vipera Jmmodites e Lacerta agi' 
lis L. , esistessero nel Veneto : io però confesso di non a- 
verle mai osservate, ed insieme di sospettare sieno slate 
confuse colla Vipera aspis la prima, e col Podarcis mu- 
ralis la seconda: luttavoita vi potrebbero forse esistere e 
specialmente la Lacerta agilis, unitamente a qualche al- 
tro sauriano e balracino che probabilmente verrà scoperto 
nelle nostre contrade. 

Chi ora si farà a considerare che il numero degli 
arafìbii strettamente indigeni dell'Italica penisola, viene 
dal celebre principe Carlo Bonaparle, portalo al numero 
di circa 30 specie {Bonap. Icon. Voi II. Introd.), ve- 
drà con islupore nel solo Veneto trovarsi poco meno del 
numero totale delle specie, in stretto senso italiane. 

Ora se tale e tanta è la ricchezza di colai fatta di 
esseri nel nostro paese, è assai verosimile che anche negli 
altri rami della zoologia , non ci sia stata più avara natura, 
di dar opera alla illustrazione della Fauna speciale delle 
loro Provincie, onde potere un giorno completare 1* enu- 
merazione dì tutti i nostri animali. 

Oltre le 26 specie di rettili quivi enumerale tutte in- 
digene del Veneto, che io conservo nella mia piccola rac- 
colta, di cui feci presente all' Accademia di Agricoltura, 



MASSALONGO 9 

Arti e Commercio di Verona , un altro rettile singolare io 
scopriva or sono pochi anni (1849) nella provincia di Pa- 
dova, appunto tra quegli esseri pili trascurati e comuni. 

Consiste esso in piccolo batraciano urodelo della lun- 
ghezza di circa tre pollici o in quel torno, somigliantis- 
simo, se ne eccettui il colore, al comune Triton Cristo' 
tus un po' giovane, del quale a primo aspetto lo credetti 
una varietà. — Esaminato però con maggiore attenzione, 
vi riscontrai tali caratteri, da non poter essere compreso 
sotto veruna delle specie o generi conosciuti. Scarso però 
di erpetologiche cognizioni e privo totalmente di mezzi 
per poterlo accuratamente defluire, lo inviai al celebre 
Filzinger, manifestandogli i miei sospetti sulla sua novità 
tanto generica che specifica, e ne ebbi in gentile rescritto, 
piena conferma delle mie osservazioni. 

È peccato però che l'esemplare sopra cui istituii le 
mie ricerche, sia unico, e non sia completamente meta- 
morfosalo, presentando ancora (quantunque assai piccolo) 
traccia delle branchie, non essendo riuscito nulla ostante 
molle ricerche forse praticate in tempi poco convenevoli, 
a scoprirne qualche altro individuo. 

Dico il vero io non avrei mai osato, sopra un solo 
esemplare di azzardarne una illustrazione, e di renderlo 
così di pubblica ragione; ma sollecitato da molli amici a 
farlo prima che altri mi rubasse l'onore della scoperta, ed 
eccitato anche più fiale dallo slesso Fifzinger, al quale 
questa mia tardanza avea l'aspetto di diffidenza, ho divi- 
salo di pubblicarlo, riservandomi ad altra occasione il com- 
pletare la descrizione. 

Prima però di entrare nella descrizione, sarà ben fatto 
il dare una breve occhiata ai caratteri che per generali 
vengono valutati dagli erpetologi, dell'ordine dei batra- 
cìani urodeli, ossia delle Salamandride come le chiama il 
Principe Bonaparle nella sui Iconografia della Fauna Ita- 
lica, dalla quale ricaviamo queste cognizioni. 



10 nuovo GENERE DI RETTILI 

Le Salamandride Bon. ( Batracii urodeli Dura. , Hemi' 
batrachia Filz.) comprendono come è nolo a tulli i nalu- 
ralisli, quegli animali lerreslri od acqualìci,il cui corpo 
terele, allungalo, lacerliforrae, è molle e succolenlo, co- 
perto da una pelle liscia, aspersa da un umore acre e 
lattiginoso: col capo alquanto schiacciato o depresso, colle 
mandibole entrambe fornite di numerosissimi denti, picco- 
lissimi e disposti in due serie sai palato: coli' orecchio 
tulio nascosto, colla lingua molle rivolta alTindielro, ed 
attaccata al margine delle mandibole. Gli occhi mancano 
di una terza palpebra, che riscontrasi nelle ranide. — 
Hanno questi animali lo scheletro fornito di costole a dif- 
ferenza delle Ranide, mancano di sterno, col bacino so- 
speso alla colonna vertebrale per mezzo di legamenti. Gli 
arti sono quallro tulli eguali, colla sola differenza che gli 
anteriori hanno quattro dita, gli inferiori cinque, con 
l'ano aprentesi longitudinalmenle. 

Le larve delle Salamandride sono sino dalla nascila 
tetrapode, e se noi fossero lo divengono immantinente} 
sono carnivore e si mantengono tali per tutta la loro vita. 
Respirano come gli allri batracii, nell'infanzia colle bran- 
chie che portano ai lati del capo libere e fluttuanti all'e- 
sterno, e non racchiuse in un sacco come nelle Ranide'^ 
pel resto della vila respirano coi polmoni. 

Questa famiglia di rettili divisa dallo Fitzinger in 
quattro sezioni nel suo Systema reptilium, venne partita 
dal Bonaparte in tre sottofamiglie, che distinse col nome 
di Pleurodelina , Salamandrina , ed Andriadina: io non 
riporterò di queste sezioni tulle le dotte osservazioni che 
hacci tramandate questo celebre naturalista^ ma brevemente 
dirò le noie principali di ciascuna, ed i generi che com- 
prendono, dei quali soli dovrò riportare i varii caratteri ^ 
affinchè meglio ne spicchino le differenze del genere che 
intendiamo descrivere. 

I Pleurodelini si distinguono dagli alili per avere \» 



HASSALOMGO It 

Coda terete e delle vere costole, mentre i Salamandrini 
hanno la coda o lercie o compressa, e mai vere costole, 
e sì gli uni che gli altri, occhi palpebrali, circostanza 
che non verificasi negli Jndriadini, ì cui occhi ne sono 
privi. 

I Pleurodelinì che formano la sezione dei Fanero- 
pleuri di Fitzinger, comprendono tre generi , cioè P/ewro- 
deles Michael. , Glossoliga Bonap. , e Bradibates Tschudi, 
il primo ed il terzo generi d' Europa, il secondo Africano. 

I Salamandrini che formano parte della sezione dei 
cryptopleuri e geophili di Fitzinger, comprendono 17 ge- 
neri, cioè Seironota Bonap. (Salamandrina Fitz. ), Sala- 
mandra Lanr. proprii dell'Europa: Molge Merrm. del- 
l'Asia, Amhystoma Tschudi dell'America, Onycodacty- 
lus Tschudi dell'Asia, Plethodon Tschudi, dell'America, 
Cylìndrosoma Tschudi parimenti dell'America, Oedipus 
Tschudi dell'America, Batracoseps Bonap. dell'America, 
Hemìdactylium Tschudi dell' America , Cynops Tschudi del- 
l' Asia, Hynobius Tschudi dell'Asia, Mycetoglossus Bi- 
bron dell'America, Geotriton Bonap. dell'Italia, Eupro^ 
ctus Gene, Triton Laur. , Xyphonura Tschudi, proprii 
dell'Europa, meno l'ultimo che è Americano. 

Gli Andriadìnì comprendono due soli generi V An~ 
drias Tschudi stabilito sul famoso Homo diluvii Testis di 
Scheuchzer, e Sieboldia Bonap. genere giapponese. 

Ora passeremo brevemente in rivista, le note di cia- 
scheduno di questi generi, facendo speciale attenzione, 
alla forma della lingua, e disposizione dei denti palatali, 
che come è noto, sono i principali caratteri, pei quali dif- 
feriscono fra loro tutti questi generi. 

E primieramente i generi Fleurodeles e Bradibates 
hanno entrambi costole assai sviluppale, capo grande, lin- 
gua piccola, suborbiculare, e aderente per tutta l'esten- 
sione della linea mediana, due serie longitudinali di denti 
palatini, coda lunga, compressa, il primo: capo piccolo. 



12 nuovo GENERE DI RETTIlI 

rari i denti palatini , lingua piccolissima papilliforme e 
completamente aderente, coda corta e terete, il secondo: 
arti lunghi il primo, lunghi il secondo^ mentre il genere 
Glossoliga ha le coste meno sviluppale dei precedenti, la 
lingua papillare, i denti palatali disposti come nel ge- 
nere Euproctus a forma di Y, piedi allungati, coda lun- 
ga e sottile, capo largo e depresso e pelle verrucosa ia 
tutte le parti. 

In secondo luogo il genere Seìronota ha capo ango- 
loso, lingua in forma di cuore allungato libera nella parte 
interna e sui lati , denti palatini disposti come nel genere 
Euproctus e Glossoliga in forma di Y coli' apertura verso 
le fauci, coda lunga e terete, coste assai sviluppate, e 
mancanti di parotidi. 

Le Salamandre hanno il capo grosso, la lingua me- 
diocre e suborbicuiare, libera solo laleralraente , denti pa- 
latini disposti in due serie che si allungano nel mezzo, 
convergendo all'estremila, coda terete, e parotidi assai 
sviluppale, e di più una piccola gianduia a ciascun lato 
della bocca. I Molge hanno capo grande, lingua grande 
ed ovale, aderente lungo il mezzo, e longitudinalmente 
pieghettata, denti palatali disposti in due serie formanti 
un V a rami curvi, coda terete e parotidi assai svilup- 
pate. L' Amby stoma ha per caratteri lingua mediocre sub- 
orbicuiare, pieghettata longitudinalmente, e aderente nel 
mezzo come il precedente, coi denti palatali numerosi, 
disposti dietro le narici in serie transversa, interrotta, e 
parotidi appena risentite. V Onicodactylus ha VitìguA acuta 
suborbicuiare, pieghettata e fungosa , aderente interamente 
lungo il mezzo, denti palatini disposti in una linea ondu- 
lata, che ricorda la lettera M, parotidi appena risentite,, 
e dita provvedute di unghie , circostanza che non verificasi 
in alcuno dei generi sopranominati. Il Plethodon ha la 
lingua grandissima, ovale, pieghettata, alquanto fungosa, 
libera nei margini, affìssa posteriormente come ad un per 



9IASSAL0NG0 13 

duncolo, con rudimenti di Parolidi , e denti palatali disposti 
come nel genere Amhystoma. 1 Cylìndrosoma hanno la 
lingua grande, coi denti palatini disposti di qua e di là 
in due serie allungale, senza parotidi. V Oedipus ha la 
lingua piccola, ovata, fìtta nel suo centro, con denti sfe- 
noidali assai numerosi, arti sottili con dita indistinte tereti 
e palmate. I Batracoseps hanno gli arti assai discosti fra 
loro, ed il tronco assai lungo, in guisa tale da differire 
questo genere dagli altri batracini, come differiscono i 
Seps dagli altri Saurii, oltredichè non portano che quat- 
tro dita tanto gli arti anteriori che gli inferiori, come gli 
Hemìdactylium che oltre a ciò hanno a loro differenza la 
lingua lunghissima, acuta, larga alla base e tutta ade- 
rente, coi denti disposti in più serie. I Cynops hanno i 
denti palatali disposti in due serie allungate, la lin- 
gua piccolissima e aderente totalmente, con parotidi di- 
stinte, mentre gli Hynohìus hanno queste indistinte, eoa 
una lingua assai grande integerrima, completamente ade- 
rente per ogni lato, ed i denti disposti in serie obblique. 
I Myceloglossus come suona il vocabolo, hanno una lin- 
gua fatta a guisa di fungo, piccola, orbicolare, interis" 
sima, ed aderente solo nel centro, coi denti disposti lungo 
la linea media del palato, ed in due piccoli gruppi arcuati 
dietro i fori nasali. Il genere Geo^rifon ha lingua pettata , 
orbiculare, piuttosto grandetta, fissa solo nel centro per 
mezzo di un piccolo e cilindrico peduncolo, coi den- 
ti disposti in quattro serie, due anteriori, e due poste- 
riori, senza parotidi. Gli Euproctm hanno la lingua 
ampia schiacciata, con stretto margine, libero solo nei lati 
e posteriormente, i denti assai pronunciati e disposti come 
fu detto nel genere Seironota, senza parolidi. I Trìton 
hanno la lingua fungosa ■« papilliforme, aderente quasi 
in ogni parte , e libera solo nei lati , coi denti palatali di- 
sposti in due serie paralelle convergenti verso le narici, e 
divergenti verso le fauci , senza parotidi , con coste bre* 



14 NUOVO GENERp DI RETTILI 

vìssime e sottili. Le Xyphonura hanno la lingua grande, 
libera nei margini, coi denti palatali disposti in una linea 
trasversale. 

Finalmente non dirò delle Andrìas e Sieboldia anno- 
verate dallo stesso Fitzinger sotto l'ordine degli Ichtìoidei 
nella sezione delle Hemisalamandre , perchè il primo ge- 
nere è fossile, il secondo ha tali caratteri, che nulla hanno 
a che fare colla nuova salaioandra della quale sono pro- 
pri! i seguenti caratteri: 

Petraponia Nov. Gen. 

)i Capo mediocre, compresso, piano, ottuso, subpel- 
n lato, occhi mediocri, apertura della bocca protratta ol- 
» tre gli occhi, lingua mediocre, fungosa, lanceolato-ob- 
» lunga, papilliforme, flmbriata, aderente completamente 
M per ogni lato, tranne che nella parte anteriore, denti 
» palatali come nel genere Triton. Parolidi?? . . . . ap- 
)) pena risentite, cute liscia, lucida, molle, leggermente 
» sagrinata, coda fortemente compressa lunga come il cor- 
» pò, arti anteriori, con quattro dita, inferiori con cin- 
M que e tutte libere e senza unghie, coste numerose e as- 
» sai pronunziate, m 

OSSERVAZIONE 

È intitolato questo genere alla memoria del celebre 
Pietro d' Abano padovano. — Da quanto venne detto emer- 
ge quindi che fra i generi dei Salamandridi fino ad ora 
conosciuti, la nostra Donatia si accosta più di lutto al 
genere Triton, differenziandosi nullameno pella lingua 
fimbriata, libera anteriormente, e non ai lati, pelle coste 
assai rilevate, e forse pella presenza delle Parolidi. Dico 
forse, perchè essendo unico l'esemplare, che io ho depo- 
eilato oelU bellissima collezione dei rettili di Europa del 



ISASSALONGO 15 

amico Edoardo Noh. De Betta in Verona, non ho potuto 
senza pericolo di rovinarlo o distruggerlo, garantirmi della 
assoluta presenza e mancanza di questi organi, che d'al- 
tra parte evvi ogni probabilità vi debbano esistere, giudi- 
cando dal forte rilievo che osservasi appunto nel luogo, 
ove sogliono queste glandole essere collocate. 

DESCRIZIONE 

Petraponia nigra Massai. 

Animale svelto, velocissimo, assai vorace, che nuota 
con grande agilità (1), col corpo cilindrico, della grandezza 
ordinaria del Triton aìpestrìs , tutto di un bel color nero 
lucido in ogni parte, colla pelle liscia, molle, leggermente 
sagrinata, col capo depresso, regolarmente convesso-gib- 
boso, e sparso superiormenle, da non troppo frequenti 
papillari verruche, e col dorso profondamente carenato. 
La lunghezza di tutto l'animale, compresa anche la coda 
è di 8 cenlim. e 2 millim. , dei quali 36 millim. costitui- 
scono la lunghezza della coda. Il corpo è allo dagli 8 ai 
10 millim., il capo è largo 9 millim. circa: la maggiore 
larghezza della coda è di circa 10 millim. Le mascelle in- 
feriori sono lunghe 10, le superiori 13 millim. circa; l'a- 
pertura della bocca passa gli 8 millim., gli occhi distano 
dall' apicQ del muso 4 millim. essendo essi lunghi non 



(1) Questo lo giudico dalle osservazioni fatte, nei due 
giorni circa j che lo tenni vivo entro un vaso di aequa pura, 
mantenendolo con vermicelli acquatici. — Siccome poi du- 
rante questa sua prigionia, veniva di frequente a galla per 
ingoiare dell' aria, cos\ evvi ogni ragione per credere che 
nulla ostante V animale avesse ancora piccolissime traccie di 
branchie, fosse quasi completamente metamorfosato, e che i 
^polmoni funzionassero normalmente. 



16 NUOVO GENERE DI RETTILI 

più di 2 millim. e f. — I fori nasali distano fra loro 3 
millim. é. Gli arti sodo discosti fra loro per 20 millim. e |, 
e sono lunghi si gli anteriori che i posteriori 15 millim. , 
compreso l'estremo apice delle dita. Il cubito misura 4 
millim. e è, Tavanlibraccio 5, il primo dito dalla parte 
interna è lungo 1 è millim., il secondo Sminuii terzo 6'"'", 
il quarto 2mra e |. Il femore arriva alla lunghezza di ^ram^ 
la tibia 5"<ni, il primo dito dal lato interno 2">'d, il secon- 
do 3mm e I, il terzo 6^^, il quarto Sram e è, il quinto 
2mm circa. 

ABITAZIONE 

Vive nelle acque slagnanti dei contorni della città di 
Padova, e specialmente nei fossati che circondano le mura. 

SPIEGA ZIOISE DELLA TAVOLA I* 

Fig. 1.' Rappresenta la Petraponìa nigra veduta dalla 
parte del dorso, per far rimarcare la carena che 
Io percorre. Grandezza naturale. 

Fig, 2.* La stessa veduta inferiormente , ossia dalla parte 
del ventre. 

Fig. 3." La stessa veduta di fianco, per far rimarcare la 
larghezza della coda, io grandezza naturale. 

Fig. 4.* Apertura della bocca in grandezza naturale. 

Fig. 6.* La stessa ingrandita quattro volte. Le pieghe o 
linee arcuate che si veggono ai lati della lingua, 
appartengono all' interno della bocca, mentre le 
piccole lineette che si veggono pel corpo stesso 
della lingua , ne rappresentano le frastagliature o 
fimbrie della stessa. 

Verona 1.° Gennajo 1863. 



N Annali Serie 3L T= VII. 



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Continuazione e fine della Memoria sulla 
priorità delle Osservazioni consegnate nella Zoo- 
logia fossile del Prof. Catullo j, e raddrizzamenti 
da farsi all'opera sulle filliti del Vicentino del 
Prof. Abramo Massalongo. 



Valendomi di questa sentenza vieppiù avviorala dalle 
ricerche filolitologiche per me istituite sulle Alpi Venete, 
io lorrò a rilevare gli scambi che in fatto di geognosia stra- 
tigrafica si è lasciato sfuggire il Dott. Abramo Massalongo 
in parlando delle filliti del Vicentino, ben certo che que- 
sto giovane professore non darà sinistra interpretazione 
alla schiettezza delle mie osservazioni, perchè figlie della 
Slima che nutro per lui, e di quella decente sincerità che 
scrivendo ho sempre osservata. 

1. Il Sig. Massalongo, studioso e assiduo indagatore 
di oggetti attinenti alla geognosia, fermò ultimamente la 
sua attenzione sopra le filliti esistenti in vicinanza al tor- 
rente Chiavon, al nord di Tiene, e di Salcedo, all'est di 
Lugo, non che sopra quelle di Novale nel tenere di Val- 
dagno, paese conosciutissimo per la copia di grossi e lun- 
ghi tronchi selcificati , e di qualche ittiolito che ivi si tro- 
vano. II terreno, cui spettano le filliti di queste diverse 
località, è stato riferito dal Massalongo alla zona eocena 
o più antica del terreno terziario, dichiarando, a chimo- 
strasse qualche diffidenza sull'esattezza della sua classifi- 
cazione, essere dello stesso suo avviso il Prof Sig. Heckel 
ed il geologo Sig. Pasini (Massalongo, Piante fossili dei 
terreni ter^iarii del Vicentino ^ pag. 15). A questo giu- 

N. Ann. Se, Natur. Sgkie III. Tom. 7. 2 



18 FITOLITI 

dizio parrebbe avesse dovuto servire dì scorta l'esame di 
UD terreno modello quale sarebbe il suolo di Bolca, e che 
li terreni di Chiavon e Salcedo in tanto si conformino al- 
l' eocene, in quanto che contengono la stessa flora e le stesse 
rocce, che a questa zona vengono dai geologisti assegnate. 
Niuna di queste vitali circostanze si prestano a corroborare 
l'opinione dell'autore, giacché, quanto alla prima, con- 
fessa egli slesso non esservi alcun rapporto tra la flora 
del Vicentino e la flora effettivamente eocena di M. Bol- 
ca; ed in quanto alla seconda non ci consta che a Chia- 
von ed a Salcedo esistano l'argilla plastica e ligniti infe- 
riori che sono le rocce caratteristiche della zona eocena, 
e che pur si veggono copiose a Bolca ed in più luoghi del 
Vicentino. Da quali fatti adunque deduce il Dott. Massa- 
longo che le filliti in discorso spettano alla regione più 
bassa del terreno terziario? Egli, invece di trarre dalle 
proprie osservazioni più giuste conseguenze volle mettersi 
in accordo con le dottrine prima sostenute, e poscia abban- 
donate dal Prof. Unger, e perciò slesso si duole alla pa- 
gina 13 di dover dire, che molte delle specie da esso ri' 
ferite alla T^ona eocena sulla fede di t/^ger (Gen. et spec. 
pi. foss. ) siano state dal medesimo autore poste adesso 
nella flora miocena (Synop. et chlor. ), ambiguità (ei 
soggiunge) deplorabile, perchè ci è tolto in tal guisa di 
poter pronunciare con certe^^ca sopra terreno veruno, e 
così è reso dubbio quel poco di vantaggio che apporta 
alla geologia la botanica fossile». Se il Dott. Massalongo 
avesse con minor fretta consultate le flore fossili di altri 
autori avrebbe veduto che il Ch. Unger intese con quella 
sua riforma di raddrizzare l'errore in cui era caduto, as- 
segnando alla zona inferiore terziaria le fllliti di Hoering 
nel Tirolo, di Radobos nella Croazia, di Sotzka, ecc., 
per riporle in una zona più moderna che l' eocena non 
sia, e ciò per uniformarsi all'opinione di coloro che si 
occupano degli stessi suoi sludj,edel Sig- Broogoiart par; 



CATULLO " "* 19 

licoìarmeDle la cui autorità in materia di piante fossili 
merita molla considerazione. Non è già che il terreno di 
Chiavon e Salcedo dia soltanto ricetto alle fìlliti dell'epoca 
miocena, ma colà si trovano eziandio in assai scarso nu- 
mero le fillili eocene congiunte alle fìllili pliocene, circo- 
stanza che non impedisce di ascrivere que' depositi alla 
zona miocena, a meno che non si guardi più al rumore 
che al valor delle cose, né si voglia avere riguardo alla 
quantità prevalente delle specie miocene, le quali sono le 
sole nel caso nostro che debbono regolare il criterio del 
paleontologo quando mancano i fossili animali. Brongniart 
riferisce dubbiamente alla zona eocena la calcarea marnosa 
scissile di Salcedo fondandosi sopra due piante riportate 
dai paleontologi a questo periodo, cioè la Zosterites tae- 
nìaeformis Brongn. , e la Zonarites flabellaris Sternb. , 
specie ignorate dal Sig. Massalongo che le avrebbe descritte 
nel suo libro se conosciute le avesse , come si sarebbe aste- 
nuto dal negare qualunque analogia tra la flora di Salce- 
do e la Bolcese; ma il Brongniart, che in unione al pa- 
dre suo vide le principali località del Veronese e del Vi- 
centino, non visitò Salcedo, né potè trarre le necessarie 
notizie, onde con più di proposito asseverare in via asso- 
luta che gli strati di Salcedo sono coetanei agli strati di 
Bolca, come erroneamente credeva Maraschini (1). Ma la- 
sciamo in disparte sifi'atte considerazioni, e venghiamo a 
ciò che più ci interessa, cioè alle questioni relative alla 
2ona cui furono ascritte dai Massalongo le fìlliti, e all'e- 
poca geognostica della roccia in cui esse sono incluse. 



(1) Oltre le due accennate un' altra specie reputata eocena 
fu trovata a Salcedo ed è questa la Callilriles Brongniarlii 
di Eudlicher , che pur si rinviene a Bolca , e nei contorni di 
Parigi. Questa conifera si ripete eziandìo nel suolo miocerio 
della Croazia e della Boemia. 



20 FITOLITI 

II. Enumerando per primo le fìlliti attribuite alla zona 
eocena, non parlerò di quelle annunziate come specie nuo- 
ve (1), per non essersi l'autore data la cura di aggiun- 
•gere alle descrizioni specifiche anche le relative figure, 
ommissione per verità condannevole, e che tale tanto più 
ci riesce in quanto che nessuno potrebbe rivendicargli il 
titolo di scopritore, se altri per avventura volessero anti- 
ciparne la pubblicazione (2). 

Le forme estra-europee delle fìlliti eocene della Fran- 
cia, dell'Inghilterra, [del bacino del Baltico, e di altre 
molte località sono i caratteri che a prima giunta debbono 
colpire l'attenzione del paleontologo, e guidarlo nello stu- 
dio delle flore fossili del periodo terziario, senza cui è 
impossibile di stabilire i giusti confronti tra le numerose 
formazioni locali dell'Italia e le formazioni sincrone degli 
altri paesi. Ciò premesso è evidente che il Prof. Massa- 
longo non doveva lasciar passare inosservato il gran ca- 
rattere delle forme quando tolse a fissare l'età relativa 



(1) tn proposito di specie nuove mi permetterò di mani- 
festare al Massalongo il mio grandissimo dubbio che la specie 
Chondriles Buellanus non sia veramente nuova, imperciocché 
chi conosce certi miei scritti inediti sopra Solca e ne ha os- 
servate le finiti ivi descritte sa pure che mi sono occupato 
del medesimo argomento. Lo prego intanto a dirmi in che 
questa sua specie differisca dal Chondriles Buella scoperto e 
descritto da me. Io non farò violenza alla coscienza sua, for- 
zandolo ad un tempo a dichiarare se realmenle si possa con 
una semplice modificazione della desinenza d' un nome spe- 
tifico, annunziarsi scopritore d'una specie. 

(2) Il sassologo vicentino Catalan , quello stesso che per 
conto del Dott. Massalongo raccolse le filliti di cui parliamo, 
SI avvisò di raddopiarne gli esemplari e di venderli ad altri 
amatori. 



CATULLO 21 

delle zone fitolitìche di Chiavon e Salcedo,c chi noi cre- 
desse volesse iscusarnelo legga prima T elenco qui sotto 
riportato. - 

Filliti del terreno miocene credute eocene dal 
Dottor Massalongo. 

Alcbe. Cistoseirites comunìSj Unger-Radoboj , dove tro- 
irasi in unione alla Cy. graciliSi ed Helii 
dello slesso Unger. 
Corallìnites , Ung. Delle specie di questo genere 
non si conosce finora nel terreno eoceno 
che la Cor. Pomelli Brongn. , tutte le al- 
tre sono miocene o pliocene. 
Funghi. Xylomites umbilicatus, Ung. — Di questo fungo 
non ricordalo tra le fìlliti di Chiavon si 
parlerà in altra occasione. Lo Xylomites 
maculatus ed il tuberculatus sono della zo- 
na pliocena di Parscblug. 
Graminee. JBambusium sepultum, Ung. Hodoboj. 
Najadee. Zosterìtes marina, Ung. Radoboj. 
Caulinìtes nodosus , Ung. » 
Ruppia pannonica, Ung. » 
LiLiACEE. Smilacites grandifolia, Ung. 

» bastata f Brong. 
Palme. Flàbellaria rapifolia, Slernb. - Hoering. 
Conifere. Callitrites Brongniartii, Endiicher. È specie 
promiscua alT eoceno ed al mioceno. 
Widdringtonites Ungeri, Endiicher. Parschlug. 
È specie pliocena. 
Miriche. Myrìca longìfolia, Ung. Carniola. 
» acuminata, Ung. Hoering. 
1» banksiaefolia , Ung. Hoering. Altre quat< 
tro specie di Miriche annovera Brongniart 
nel mioceno dell'Europa. 



22 FITOIITI 

CupuLiFERE. Fagus atlantica, Ung. Radoboj. 

Quercus lignitus, Ung. Parschlug. È specie 
pliocena 
» paleococcus, Ung. 
» fuTCinervìs, Ung. 
w cuspidata , Ung. 

Betulinee. Betula Dryadum , Bìongn. Promhcni alle due 
zone miocena e plioceng. 

PtATANEE. Platanus grandifolia, Ung. Radoboj. Di questo 
genere altre specie appartengono 
alla zona miocena, ciod 
» digitata, Ung. 
» jatrophae folio, Ung. 
i) Hercules, Ung., la quale ultima sì 
ripete nelle marne miocene di Ar- 
missan presso Parigi. 

Ericacbe. Faccinium Acheronticum , Ung. Manca tra le 
fìlliti eocene e miocene del Bron» 
gniart che ne registra tre specie nel 
plioceno, e sono V. vitis Japeti, 
icmodophilum , e myrsinites, Ung. 

Caligantee. Cetonia antolitus ,ì5t\g, k quesla specie mio- 
cena si pnò aggiungere la G. petrae- 
formis, Ung. 

PonACEE. Pirus minor , Ung. Parschlng. Le due specie P. 
Theobroma, ed Euphemes di Unger 
annunziate come promiscue alle due 
flore eocena e miocena sono invece 
pliocene. 

Amigdalee. Amygdalus pereger , Ung. Cosi questa come 
r A. querculus Ung. sono specie 
pliocene. 

JuGLARDEE, Brogo. Juglous pm?ma,Ung. Le altre specie 
indicate dall' Unger sono pliocene, 
e tali pure sono la Ju. falcifolia A. 



GATUUO 23 

Braun, e la Ju. cinerea fossìlìs, 
disseppellita nella Toscana. 
Legcminacee. Cytisus oeningensis , A. Braiin, e Cy. Dio- 
nysii, Ung. sono filliti pliocene- 
Fhaseolìtes orbicularìs, Ung. Spella al plio- 
ceno di Parschlug unilamenle alla 
specie Ph. serrata, physolobium , e 
securidacea , Ung. 
Cassia hyperborea, Ung. A questa specie 
roiocena vengono dietro la C. am- 
bigena, petìolata, e Memnonis di 
Unger, tulle pliocene. 
Robinia Hesperidum, Ung. 
AcERiisEE. Acer campylopterix , Ung. Radoboj. Le specie 
A. eupterygìum, pegasinum, me- 
galopterix, Ung. non che A. tri- 
cuspidatum di A. Braun , sono per 
Brongniart esclusivamente miocene. 
VA. lignitum, pseudomos, obtu- 
silobus , pseudocampestre di Unger 
e trilobatum di A. Braun sono spe- 
cie pliocene. 
Di altre specie miocene conosciute dai paleontologi e 
descritte con molta diligenza dal Doti. Massalongo non fo 
qui parola bastando il già detto per dimostrare con la sola 
scorta dei fossili che la cosa va precisamente alT opposto 
di quanto avrebbe creduto l'autore circa il posto occupato 
dal terreno fiiolitico di Chiavone di Salcedo, il quale per 
le ragioni geoguosliche che sarò per esporre, si affa piut- 
tosto coi gres superiori di Fontaìnebleau, coi gessi della 
Provenza, con le ligniti (miocene) dei margini del Reno 
presso Colonia e di Meissner presso Cassel, e con quelle 
di Allzatten e di Bilin nella Boemia, tanto feraci di piante 
marino-terrestri dell'epoca miocena^ già descritte e figu- 
rale da Slernberg, da Rossmaesler e da Unger. 



24 FITOIITI 

Quanto alle ragioni geognostiche opponentesi alle dot- 
trine dell'autore è d'uopo che io premetta una digressione 
snilo sviluppo più meno esteso di ciascuna delle zone 
del terreno terziario adagiato appiè delle Alpi Venete, in- 
dicando ad un tempo i luoghi ne' quali codeste zone, ora 
sole, ora insieme congiunte si mostrano all'occhio dell'os- 
servatore. E per dire innanzi tutto delia più antica appel- 
lata eocena, possiamo senza esitanza asserire che assai 
volte essa apparisce più estesa e j^iù complessa delle altre 
due che gli succedono, cioè della miocena o media e della 
pliocena o superiore (1), imperciocché, se ne levi pochi 
tratti, costituisce una cinta continuata che dall'alto del 
Friuli e della provincia Bellunese si distende nel Feltrino 
nell'Agro di Vicenza e nelle altre regioni del Regno Ve- 
neto, non eccettuati i monti Euganei, dove noi stessi col 
mezzo dei fossili ne abbiamo dimostrata la esistenza (Giorn. 
Da Rio, Bim. di Settembre e Ottobre 1828, e Giorn. di 
Treviso N. XC, 1828). 

Il mare sul cui fondo poterono depositarsi li sedimenti 
eocenici doveva occupare un bacino estesissimo, imperoc- 
ché dall'est del Friuli (Illirico) tali sedimenti, si dira- 
mano in più distretti di quella vasta provincia , indi si 
prolungano nel Trivigiano (Fratta, Tarzo, ecc.)» nel Bel- 
lunese, nel Feltrino ecc. per ricongiungersi ai depositi ana- 
loghi del Vicentino e del Veronese seguendo presso a poco 



(1) Io seguo l'individuazione di eocene, miocene e 
plioceno proposta da Lyell ad onta delle osservazioni in con- 
trarlo fatte dall' Orbigny sulle inconvenienze che vi trovano 
per entro, le quali se sono giuste in quanto alle proporzioni 
di specie fossili recenti assegnate da Lyell a ciascuna delle 
sue zone, non si oppongono però alle distinzioni stratigrafiche, 
anzi stanno in perfetto accordo con le dottrine generalmente 
adottate dagli odierni geologi. 



CATULLO 25 

lo Stesso ordine di proporc^ione , di dire:[ìone e dì isola' 
mento che in generale si è osservato nelle zone di sedimento 
eoceno della Germania, della Francia e dell'Inghilterra. 

Le rocce della zona eocena , cominciando dalla più 
bassa si succedono coli' ordine seguente: 1.° Argilla pla- 
stica visibile in pochi luoghi accompagnala talvolta da 
grossi banchi di lignite (Arzignano, Bolca, ecc.); '^° Are- 
noria glaucontana che tiene il luogo della prima in pa- 
recchie Provincie del Veneto, ricoprendo immediatamente 
or l'una or l'altra delle zone cretacee, e venendo essa 
stessa ricoperta dalla calcarea nummulìlica (Bellunese, Ve» 
ronese,ecc.) incomparabilmente piò estesa di tutte le roc< 
ce terziarie con la quale si compie pel Veneto la parte 
inferiore dei terreni terziarj, non essendovene verun' altra 
cui possa competere il titolo di eocena. Io vidi questa cal- 
carea a Cormons neirilliria paese dal quale ho raccolto 
gran parte delle conchiglie e delle nummuliti per me de- 
scritte in una memoria epistolare sopra li terreni di sedi- 
mento superiore del Friuli, poscia tornai a rivederla nel 
comune di Manzano all'est di Udine, ed a Zlagogna nel 
tenere di Spilirabergo sulla dritta del Tagliamento, dove 
stassi per utilizzare una miniera di lignite, ma in nessuno 
di questi luoghi seppi scorgere la roccia sopra cui è co- 
ricala ; benché dai pezzi vaganti di arenaria verde conchi- 
gliacea che osservai nei torrenti che lambiscono quelle 
eminenze sia tentato di credere essere la glauconia la roc- 
cia che gli serve di base. Nel Bellunese la zona eocena si 
può considerare come suddivisa in djue lunghi rami, uno 
al nord-nord-ovest di Belluno rappresentalo da un depo- 
silo di arenaria glauconiana ferace di fossili eoceni, cui 
sopragiace un arenaria grigia o molasse provveduta di fos- 
sili per la più parie mioceni; l'altro posa appiè dell'alpe 
meridionale (sud-sud-ovest di Belluno) incominciando poco 
sotto de' colli che restano al sud di Visome, e sì mostra 
costituito di calcarea eocena più ricca di foramioifere che 



26 FITOLITI 

di nuramulili , la quale ripetendosi sotto la forma di pezzi 
erratici sul letto de' torrenti eh' è d'uopo attraversare per 
giungere a Mei (Cicogna, Liraana, ecc. ) fa conoscere anco- 
ai meno esperti che le superiori eminenze di S. Isidoro, 
di S. Antonio Tortai , di Meste, di Nagher, ecc. ecc. , sono 
composte di questa calcarea, che è ordinariamente bian- 
ca, talvolta gialliccia , e rare volte con ciottoli di calcarea 
più antica. Con gli stessi caratteri, e più ferace di num- 
mulili^ che di foraminifere, essa ricomparisce al nord di 
Feltre nei dintorni di Valerna , di Norcen, ecc.: e nume- 
rosissimi sono sul letto del Colmeda i pezzi di calcarea 
Dummulitica condotti dall'acqua fìn presso il luogo, in cui 
si scarica nel Sona, altro torrente che ne' contorni di 
Sanzan mette nel fiume Piave. Ho già avvertito negli anni 
addietro essere cosa molto probabile che la glauconia eo- 
cena, tanto copiosa a Pedevena, si appiatti sotto la zona 
nuramulilica di Valerna, di Zacen, di Norcen, stante la 
sua prossimità a questi paesi, e il mio sospetto è anche 
corroborato dalla presenza di pezzi ciottoliformi di glau- 
conia trascinati dall'acqua sul fondo dei torrenti anzidetti. 

Il mare che nell'epoca di cui si ragiona contribuì alla 
deposizione della calcarea nummulitica doveva occupare 
nel Vicentino e nel Veronese un vastissimo tratto di suo- 
lo, giacché ovunque si trovano indizj dell'antica sua in- 
sidenza, sì ne' contorni di Vicenza e di Verona , sì in lutti 
gli alti piani di dette Provincie, ovunque gli avanzi ani- 
mali da esso lasciati compariscono esattameiite simili fra 
di loro, astrazione facendo di alcune specie che mentre 
abbondano in un luogo, scarseggiano o mancano del tulio 
in un altro, come avviene anco di osservare ne' sedimenti 
marini d'un era anteriore alla terziaria. 

Io non prenderò a descrivere se non alcuni dei luoghi 
in cui la zona nummulitica si offre allo sguardo dell'os- 
servatore, e trattandosi di rilevare il divario che v' ha tra 
la zona eocena e ia zona miocena mi fermerò di preferenza 



CATUltO 27 

intorno a qiie' depositi de' quali più distinta mi apparì la 
stratigrafia, onde raffrontarli poscia con li depositi mioceni 
che in ordine di età gli vengano immediatamente dopo. Se 
non che degne di speciale menzione io reputo nel caso 
nostro le grandi squarciature sofferte dalla zona eocena in 
causa delle ejezioni basaltiche spinte su dai vulcani, per cui 
il naturalista che volesse investigare le relazioni stratigrafi- 
che dei terreni terziarii del Veneto , e confrontarle con quel- 
le di altre regioni e del bacino anglo-parigino, particolar- 
mente, si avvede bentosto che gli effetti sono da per tutto 
gli stessi, e che alle grandi oscillazioni indotte nel suolo 
da siffatte vicende telluriche noi dobbiamo attribuire le di- 
scordanze e le interruzioni che osserviamo negli strati, 
non che le alternative di piante marino-terrestri e di reli- 
quie animali marino-lacustri , tanto copiose ne' terreni di 
sedimento superiore della nostra penisola. 

Con li precedenti e li susseguenti cenni sull'esten- 
sione geografica della zona terziaria inferiore io non fo 
che sfoggiare l'argomento preso a trattare, benché sotto 
un così largo aspetto che per lo innanzi non fosse da ve- 
run altro traccialo. Non cito quindi se non di transito la 
serie o fuga che vogliam dirla dei colli, che da Vicenza 
si prolunga al sud formando per un verso le brevi emi- 
nenze di Rotonda, di Arcugnano, di ^onte Diavolo (Zin- 
con), di Brendola, di Grancona , Nanto, Costoza, ecc., e 
dall'altro (nord) i monti di Monlecchio, Castelgomberto, 
Valle di Lonte, Priabona , Arzignano, Montecchia (sul- 
l'Alpone) Ronca Monteforte, Soave, ecc. per diffondersi 
in più paesi dell'Agro Veronese e dentro Verona stessa, 
dove grazie agli scavi e alle demolizioni eseguite per innal- 
zarvi la fortezza, rinvenni nel 1840, avendo a compagno 
il Sig. A. Manganotli, alquante specie di Radiali echino- 
dermi da me avvertite per lo innanzi, ad^onla delle quasi 
giornaliere peregrinazioni ivi fatte quando io tenea domi- 
cilio in Verotfa, e che in quell'anno vidi abbondanti ad 
ogni torcer di spalle. 



28 FITOLITI 

Se ne' paesi che ho nominati ci è dato di scorgere la 
calcarea nummulitica , non però in tutti la si vede adagiata 
sull'argilla plastica (1), ovvero sulla peperile che la rap- 
presenta essendovi de' luoghi ne' quali la sola calcarea 
forma la massa totale dell'eminenza; ma questa mancanza 
non impedisce di riconoscerla per eocena, giacché l'uni- 
formità de' fossili inclusi nella calcarea visibilmente sorret- 
ta dall'una o dall'altra di dette rocce con li fossili della 
calcarea che si profonda al disotto del suolo, ci consiglia 
a considerarle entrambe come il prodotto di deposizioni ac- 
cadute nel medesimo periodo geologico. 

La zona di cui parliamo si mostra in qualche luogo 
complessa o fornita di quel numero di rocce che meglio 
si presta a caratterizzarla, laddove in moltissimi luoghi 
essa manca dello zoccolo o arenaceo o argilloso dì cui ho 
testé fatto parola. A Brendola la calcarea nummulitica ha 
sotto di sé la peperite di tinta ordinariamente cerulea, la 
quale è siffattamente piena di fossili eoceni da poter essa 
sola occupare più anni l'attenzione e la pazienza del pa- 
leontologo (2) (Monte de' Martiri, S. Vito, Chiusura del 
lupo, ecc.). La stessa peperite, o brecciola come piacque 

(1) Nel mio Trattato sopra li terreni alluviali (§. IH, 
pag. 63 , ediz. 2.* ) io non ammetteva nel Veneto /' argilla 
plastica quale era stata in quel tempo definita dai geologi di 
Francia , e ciò per non avervi trovato in quella dei nostri 
monti i caratteri chimici che le vennero assegnati ; ma veggo 
adesso che tali differenze chimiche non si vogliono piiì, am- 
mettere in geognosia se non per dimostrare V influenza delle 
rocce di sedimento che preesistevano alle ejezioni. 

(2) Nel 1829 ebbi il buon pensiere di separare dalla roc- 
cia cerulea più migliaia di foraminifere e di piccolissimi pò- 
lipaj coir intendimento di occuparmi neW anno successivo della 
loro descrizione , se]non che il mio traslato dalla cattedra di 
Vicenza alla cattedra di Storia Naturale in Padova avvenuto 



CATULLO 29 

al BroDgniart di chiamarla, ricomparisce nei moDli posti 
al nord-ovest^ cioè a Sangonini, Valle di Lonte Caslel- 
gomberto, ove i fossili che racchiude sono per la più parte 
simili a quelli della calcarea che gli sopragiace, non però 
a Sangonini, né a Ronca, con ciò sia che in queste ulti- 
me contrade contiene in grandissima copia gl'individui del 
Flabellum appendiculatum dell' Orbitulites Pratii e di altre 
specie di polipaj che mai si trovano nella sovrapposta cal- 
carea e dei quali darò la descrizione con le relative figure 
nell'opera sopra i polipaj del Vicentino. 

L'argilla plastica così definita dal Brongniart nell'ec- 
cellente sua opera sopra li terreni calcareo-trappici del 
Vicentino (pag. 15) malamente appellata argilla smettica 
dal Conte Lazise (Combustibili fossili pag. 30) soggiace 
alla lignite di Bolca e sopporta del pari la lignite di Ar- 
zignano dentro la quale il Bertrand Geslin rinvenne varie 
finiti eocene e fra queste la Taenìopterìs Bertrandi, Brong. 
Nel Monte Pugnello fra Arzignano e Chiampo, la slessa 
argilla posta che sia al contatto della lignite, diventa nera 
e bituminosa, come da per tutto altrove. Anche a San 



in queW anno , e le cure che seco adduceva il gravissimo in- 
carico eh' era per assumere mi distolsero di dar mano a quella 
interessante micrografia animale , al quale uopo mi aveva al- 
tresì provveduto dell' opera di Soldani e di qualche memoria 
( oltre quella di Moli impressa in Vienna nel 1803 , 4.° ). Van- 
no successivo (1830) io affidava all'in allora studente in me- 
dicina Sig. Giuseppe Meneghini di Padova V incarico di tra- 
scegliere i fossili più minuti e di distribuirli in appositi 
caltini, a seconda delle diff'erenze che ammettevano fra di loro, 
la quale operazione fu da lui eseguita con tanta maestria e 
con tanto amore ed intelligenza , che fin d'allora io presagiva 
i grandi progressi che fece dappoi ne' diversi rami della Sto- 
ria Naturale. 



30 FITOLITI 

Floriano presso Marostica ed ai Puli tra Valdagno e Re- 
coaro, l'argilla plastica appare modificata in una specie 
di grès nerastro scissile, stracarico di conchiglie eocene, 
che per essere perfettamente bianche danno alia roccia 
un'aspetto singolare. In ambo questi luoghi l'argilla are- 
nacea soggiace alia lignite la quale sorregge ella stessa 
la calcarea nummulilica egualmente ricca di fossili. Nella 
Biblioteca Italiana (Milano 1842) diedi una circostanziata 
notizia sulla condizione stratigrafica de' Puli, nonché delle 
spoglie di animali ivi raccolte, e tornerò sullo stesso tema 
nell'opera sopra i polipaj fossili del Vicentino , di ;cui mi 
onoro di porre sotto gli occhi dell'I. R. Istituto le tavole. 
In essa fo menzione anco delle rocce e fossili di S. Floriano, 
i quali unitamente ai primi figurano adesso nel Gabinetto 
di Storia Naturale dell' Universiiù di Padova. 

Con le stesse norme seguite fin qui prenderò a divi- 
sare le località del Veneto nelle quali ho creduto di sco- 
prire la zona media del terreno terziario, se non che man- 
cando in talun sito la soggiacente zona inferiore mi sono 
attenuto dietro i dettami della geognosia paleozoica alla 
presenza dei fossili e in mancanza di questi ricorsi al- 
l'analogia, partendo dalla posizione stratigrafica della zona 
inedia fornita di conchiglie miocene, e posante immedia- 
tamente sulla zona eocena,per istabilire che tanto la zona 
fossilifera quanto quella destituita di fossili appartengono 
alla medesima epoca di formazione. Per esemplificare quan- 
to dico, citerò le colline di molasse poste al nord di Bel- 
luno (Valle dell'Ardo, Libano, Tisoi, ecc.) sulle quali 
non può cadere dubbio circa l'età della zona cui appar- 
tengono sia pei fossili de' quali sono doviziosamente prov- 
vedute, sia per la glauconia che loro corre sotto via, 
mentre nella valle di Piss, a sinistra della parrochiale di 
Alpago (undici miglia all'est di Belluno) e nel circonda- 
rio di Fregona nel Cenedese lo slesso molasse scarseggia 
od è privo al tutto di fossili? e in cambio di giacere sulla 



CATULLO 31 

glauconia riposa sopra la calcarea probabilmente neoco- 
miana. 

Simili soppressioni si potrebbero per mio avviso spie- 
gare ammettendo la dìscordanT^a d'isolamento, come fu 
praticato dall' Oibigny, quando manca or l' una or l'altra 
delle rocce cretacee su cui è coricato il terreno terziario, 
ed invece di limitare lo studio di tali lacune al solo ter- 
reno della creta (1), si debba estenderlo anche sulle di- 
scordanze che incontriamo nei terreni di sedimento sU' 
periore. 

Dopo le premesse osservazioni sulla zona inferiore 
terziaria delle Provincie Venete, e dietro i cenni che sono 
per fare sulla zona media delle stesse Provincie sarà facile 
al geologo di professione di giudicare se alla prima di 
dette zone, ossi vero alla seconda spettino li deposili fìtoli- 
tici di Salcedo e di Chiavon tante volte nominati. 

Pochi saranno dubbiosi sull'epoca miocena del depo- 
sito di marne cerulescenti che vidi a Malevana nel Comune 
di Castelnuovo (Friuli) quando si saprà che i suoi fossili 
hanno i loro simili fra quelli che m'ebbi in dono dal fu 
Professore Bonelli di Torino che li trasse dalle marne del 
Tortonese (2), deposito che io riferiva negli anni addietro 



(1) Orbigny Cours élémentaire de Paleontologie et de 
Geologie pag. 719. 8.» Paris 1852. 

(2) Annestai questi fossili alla collezione di conchiglie 
fossili subapennine di cui ho arricchito il gabinetto di Storia 
Naturale dell'I. R. Università correndo l'anno 1830, cia- 
scuno de' quali porta seco un etichetta scritta di pugno del 
donatore. Io continuerei tuttavia nell'errore di credere plio' 
ceni i fossili delle marne piemontesi , e conseguentemente quelli 
eziandio delle marne friulane , se la lettura di Sismonda non 
mi avesse ravviato sttl dritto sentiere. Sono pregati di rad- 
drizzare questo mio errore tutti coloro che affisseranno gli 



■32 FITOLITI 

alla zona pliocena, perciò appunto che il March. Pareto 
ed il Cav. Collegno riportarono essi stessi al plioceno le 
marne analoghe del Piemonte e che ora per consenso di 
Savi, di A. Sismonda, di Adolfo Brongnìart e di altri va< 
lenti naturalisti si risguardano conne miocene (Sismonda, 
Antologia [Italiana, Giugno 1847, 8.° Anoal. des Selene. 
Natur. Tom. XI. 1847. pag. 325). 

Le medesime marne e le stesse specie di conchiglie 
ho adocchiale nei contorni di Cavasso nelle pertinenze di 
Maniago, delle quali è necessario che io faccia particolare 
menzione reputandoli veri equivalenti della zona miocena 
e perciò stesso meritevoli di figurare nella carta geologica 
delle Venete provincie. Non posso per ora offerire osser- 
vazioni proprie intorno alle marne di due altre contrade 
del Friuli probabilmente riferibili allo stesso periodo di 
formazione, quella cioè di Treviso e quella di Zagagna 
ambe gremite di fossili (Zannoni della marna e di alcuni 
altri fossili. Venezia 1768, 4.»). 

Ho detto altrove che il molasse fossilifero, tanto dif- 
fuso nella Svizzera e nel Piemonte, occupa un'estensione 
significante nelle valli che si aprono al nord di Belluno, 
da cui ho raccolto quel maggior numero di conchiglie 
miocene che per me si poteva, accompagnate talvolta da 
impronte irreconoscibili di piante bituminizzate, non che 
da efflorescenza di solfato doppio di magnesia e soda ^ che 
ricoprono la superficie della roccia arenacea, e del quale 
il collega nostro Sig. Zanon ci diede un'interessante re- 
lazione. Lasciando a dritta le valli anzidette e progredendo 
verso il nord-ovest, si arriva in un punto (Ponte del 
Gresal) in cui il molasse si cangia in una roccia di grana 



occhi sulla Memoria epistolare indiritta al Conte Salina im- 
pressa negli Annali delle Scienze Naturali di Bologna per 
Vanno 1843. 



/ 

CATULLO 33 

finissima, che spiccandosi dai fianchi di un colle di glau- 
conia a cui è appoggiata, si prolunga ai Iati del torrenle 
Gresal , e si distende nella Valle di Dandola senza perdere 
la correlazione coi deposili di molasse, benché sia posta 
ad un assai più basso livello. Qui il molasse non è visi- 
bilmente sostenuto dalla glauconia, né può per conse- 
guenza elevarsi dal suolo se non tanto quanto il può com- 
portare l'altezza cui d'ordinario attingono li depositi d'al- 
tri paesi che gli sono contemporanei (I). 

Se alla zona media di talun luogo del Veneto io diedi 
il nome di pliocena, quali ad esempio quello del Cenedese 
tra Mus e Predai, e quelli dell'Asolano (2), ora trovo 
doversi considerare miocena, imperocché nessuna presenta 
caratteri tali da poterli credere coevi alla zona subapen- 
nina superiore, la quale per le recenti osservazioni del 
PrDf. Sig. Doderlein di Modena è coricata sopra sedimenti 
mioceni ricchi di spoglie marine. Io eccito il Prof. Doder- 
lein a ripetere le sue indagini onde vieppiù assicurarsi 
delle circostanze del fatto, ed intanto mi limito ad osser- 
vare che le specie fossili delle marne Asolane sono per la 
maggior parte miocene, non già pliocene, come piacque 
al Chiarissimo Cav. Murchison di qualificarle nella Memo- 
ria inserita nel Magazzino filosofico del 1829 (3), poscia 



(1) In questa marna o molasse a grani fini ho trovato 
reliquie di corpi marini i quali conservano ancora lo splen- 
dore e con esso talvolta il colore ( Valle di Dandola presso 
le Roe. ). 

(2) Delle marne di Ceneda e di Asolo , libere più che al- 
trove da interruzioni di rocce eruttive , parlo alla distesa in 
uno scritto intitolato: Escursione sui colli Cenedesi e Vi- 
centini , impresso negli Annali delle Scienze naturali di Bo' 
lagna, fase, di Maggio 1844 ^ 8.*^ 

(3) Fra le ventotto specie fossili accennate nella Memo- 
ria del Sig. Murchison una sola mi parve appartenere esclu- 
di. Ann. Se. Watub. Serie IH. Tomo 7. 3 



34 FITOLITI 

nel classico suo lavoro sulla strullura generale delle Al- 
pi pubblicata venti anni dopo (Qiiateiiy Journal 1849, 
pag. 104). 

Raccogliendo imperiamo le sparse fila del mio ragio- 
namento, intorno al quale ho forse immorato più di quanto 
lo importava il piano di questa Memoria, concluderò che 
la zona eocena per la sua estensione, per la natura diversa 
delle rocce che la compongono, per la cospicua grossezza 
de' suoi banchi e per la grande elevazione cui può attin- 
gere sopra il livello del mare differisce sostanzialmente 
dalla zona miocena composta talvolta di molasse, talvolta 
di strati sottili di marna o di calcarea marnosa, assai poco 
estesa, che mai si erigono ad altezze di qualche conside- 
razione, a meno che non sieno state depositate sopra emi' 
nenze già preesistenti quali sopo quelle che ricoprono a 
guisa di mantello la glauconia del Bellunese e quella dei 
contorni di Ce ned a. 

Dopo tutto questo dirò, che la zona cui spetta il col- 
licello isolalo di Salcedo^ non che il suolo di Chiavon, è 
miocena, entro la quale non si sono mai trovate nuniniu- 
liti, né altre specie marine le quali abbiano un significalo 
più preciso delle piante e degli scheletri d'iltiolili d'acqua 
dolce, che sono le sole reliquie trovate finora nelle marne 
delle indicate località (1). 



sivamente alla zona pliocena ed è questa il Pecten pleuro- 
nectes del quale ho raccolti più individui sul luogo detto la 
Cengia presso Lonigo, che poscia presentai alla sezione di 
Geologia del Congresso Scientifico di Milano (vedi il Diario 
delle Adunanze sotto lanata 20 Settembre 1844). 

(I) Dalle marne di Salcedo raccolsi , anni sono ^ gran 
copia di finiti e di avanzi ittiolitici coli' intendimento di 
soddisfare alle inchieste del Ch. Prof. Ranzani cf^e pur voleva 
possedere alcuni dei fossili più, speciosi delle Alpi Venete. 
Y^^^o adesso con mia soddisfazione che li molti oggetti di 



CATULLO 3S 

Per tulle le quali considerazioni io credo di poler ra- 
gionevolmente sostenere che se mal fondalo è stalo il giu- 
dizio del Prof. Massalongo nel!' attribuire al periodo eocene 
le fillili che il Brongniart assegnava alia zona miocena, 
meno ancora si affa coli' assunto suo la condizione geogno- 
slica del terreno dal quale dichiara di averle distaccale. 



«'^5©^^:Sa5§1K»^ 



geognosia paleozoica inviati al fu mio collega ed amico di 
Bologna sono stati per cura dell'illustre Prof. Bianconi di- 
stribuiti nel Gabinetto di Storia Naturale di quella Pontificia 
Università ( Bianconi , Discorso per V apertura del Nuovo Mu' 
HO di Storia Nat. di Bologna, 1852. 8.°). 



36 

RE]VDICO]\TO 

DELLE SESSIONI 

DELL'ACCADEMIA DELLE SCIENZE 

ANNO ACCADEMICO 1852-1853. 
VaESXSENTS 

PROFESSORE CAV. ANTONIO ALESSANDRINI 

•per la decimaterza volta. 



ideile ferie estive T Accademia ricevè in dono le ope- 
re seguenti: 

Dal Governo Britannico -~ Osservazioni ad Hobarton. 
Voi. II. 
— — Catalogo di stelle osservale a Markree. Voi, I. 
Dal Governo Neerlandese — Flora Baiava, fase. 167 e 168. 
Dall'I. R. Islilulo Lombardo — Giornale. Tom. L-VUL 

Giornale. Nuova Seri©. Fase. I.-XV. 

Piola. Elogio del Cavalieri. 

< Meguscher. Sul rimeliere i boschi nelle montagne 

disboschile dell' Alla Lombardia. 

— r- Sormani. Monografia sulle Morii Repentine. 

— — Reslelli. Sulle Associazioni Industriali e Commer- 
ciali. 

— — Merlini. Sulla costruzione dei tetti. 



BENDICOISTO AGGADEHIGO 37 

Dalla Società R. di Londra — Osservazioni Magneliche e 
Meteorologiche a Greenwich nel 1850. 

Dal R. Osservatorio di Edimburgo. — Osservazioni Astro- 
nomiche Voi. X. 

Dalla Società Italiana delle Scienze — Memorie. T. XXI. 
P. Mat. , T. XXIV. p. 1.^ e 2.% Tom. XXV. 
p. 1.* 

Dalla P. Accademia de' N. Lincei. — Sessioni 3 Agosto, 
28 Settembre e 28 Dicembre 1851. 

Dalla R. Accademia di Torino— Memorie. Ser. IL T. XIL 

Dalla Società Agraria di Bologna — Memorie VoL I-V, 
e i fase. 1-4 del VI. 

Istruzione intorno al miglioramento delle razze. 

Dalla Società Medica di Bologna — Bulletlino. Aprile-Lu- 
glio 1852. 

Dalla Società Editrice — N. Annali delle Scienze Natu- 
rali. Maggio-Agosto 1862. 

Dalla Specola di Bologna — Osservazioni. Maggio-Lu- 
glio 1852. 
Dai rispettivi Autori: 

Gandolfi Prof. Giovanni. — Medicina Forense. T. L P. IL 
Fase. V e VL 

Sulla visita del coscritto. 

Palellani Prof. Luigi. — Anatomia Veterinaria. Voi. IIL 

Fase. I.o 
Bizio Prof. B. — Dinamica Chimica. T. L P. II e IIL 

Sui fenomeni capillari. 

■ Cenno storico sulla forza ripulsiva. i 

Intangibilità della Dinamica Chimica. 

Berli-Pichal Carlo — Corso d'Agricoltura. Disp. 15 e 16. 
Volpicelli Prof. Paolo. — Sull'integrabilità delle funzioni. 

Sul raggiamenlo del Sole. 

Gualtieri Cesidio — Geometria applicata alle arti. 
Sobrero Cav. Ascanio — Lezione proemiale 16 Norem- 
bre 1846. 



3S RENDICONTO ACGADEUIGO 

Sobrero Cav. Ascanio — Sopra un fornello fumivoro. 
Sull'azione dell'acido nitrico sui corpi organici 

non azotati. 
Zantedeschi Prof. F. — Nuove esperienze d'elettricità a- 

nimale. 
Proja Salvatore — Storia dei nuovi pianeti. 
Rossi Prof. Vincenzo — Sulle Superficie Anulari a Cono 

Direttore. 

1.* Sessione ordinaria. 11 Novembre 1852. 

Il Presidente nomina suo Vice-Presidente il Prof. Cav. 
Michele Medici. 

Il Segretario legge le accompagnatorie dei doni rice- 
vuti nelle ferie eslive, e lettere di ringraziamento dell'Ate- 
neo di Venezia e del Ferdinandeo Tirolese per l'invio degli 
ultiuii Volumi degli Alti. 

Ha dato comlnciamento agli esercizi letterarj T illustre 
Prof. Cav. Antonio Bertoloni colla sua Miscellanea Bota- 
nica XIV, divisa in due parti. 

Nella prima parte ha discorso di alcune cose impor- 
tanti riguardo alle piante Monocoliledonali. Ha rivendicato 
a Marcello Malpighi la gloria di avere scoperta la loro 
struttura, gloria che il De Candolle aitribuì al Desfon- 
taines. Il Malpighi la dimostrò nelle piante graminacee, 
cioè nel frumento, e nel frumentone, nella palma, nella 
canna d'India, e nelle felci. Il Desfontaines la ripetè per 
le stesse piante, né fece mai menzione del Malpighi^ om- 
missione veramente non lodevole. Tuttavia il Bertoloni non 
nega al Desfontaines il dovuto merito per avere estese le 
sue osservazioni intorno ad altre monocoliledonali, quali 
sono le Asparagee, i Dragoni, le Liliacee, non che ad 
altre Acotiledonali, quali sono le Licopodiacee, ed i Mu- 
schi. Dopo ciò il Bertoloni entra a parlare della teoria di 



HENDICONTO ACCADEMICO 39 

Ugo Molli, col quale si vorrebbe stabilire, che le piante 
monocoliledonali non siano più endogene, ma appartengano 
alle exogene come le dicoliledonali. Il MohI parte dalle 
sue osservazioni fatte sopra un fusto di Palma tagliato 
per la lunghezza, dice, che 1 suoi fasci vascolari movendo 
dall'alto, cioè da una gemma, o foglia, scendono incur- 
vandosi verso l'interno, indi si gettano di nuovo verso la 
superficie del tronco incrocicchiandosi coi fasci, che incon- 
trano, e con ciò intende , che gli accrescimenti del tronco 
vengano dalla parte esterna. Confessa però, che la sezione 
verticale di un fusto non può mostrare un fascio lutto in- 
tiero da una delle sue estremila all'altra, e che il suo 
corso tortuoso, e la difficoltà di seguitarlo in mezzo a 
lutto il suo intrico cogli altri vasi rendono singolarmente 
complicata questa sorla di ricerche. Non trova identica la 
composizione dello stesso fascio osservato a diverse altezze, 
perchè nella parie superiore vi trova trachee, vasi proprii, 
vasi fibrosi, e tessuto cellulare, nell' estremità inferiore vi 
trova soli vasi fibrosi numerosi, e assottigliati, i quali 
anaslomizzandosi con quelli dei fasci vicini oifrono una 
grande confusione di cose. Da questi falli quale chiarezza 
si può mai ricavare? L'incurvamento de' vasi non è cer- 
tamente una scoperta del Mohl , perchè il Malpighi mollo 
prima di lui l'aveva osservato nelle Graminacee, l'aveva 
descritto nella pag. 21 dell'Anatorae planiarum, e l'aveva 
messo soli' occhio nella tavola oliava figura Irentotto; ma 
il Malpighi partiva dal principio, che i vasi avessero la 
spinta alla vegetazione dal basso all'alto, ed il Mohl sem- 
bra, che li faccia muovere dall'alto al basso. E qui il 
Bertoloni domanda, come le parli poste in allo avranno 
vita senza le parli inferiori, che loro la somministrino, 
come la forza vegetativa verrà dall'alto al basso, e non 
più dalle radici? Che i vasi inferiori di un tronco coli' età 
si assotiiglinojè cosa trita. Può dunque stabilirsi la teoria 
del Mohl sopra tanta ioverosimiglianza , e sopra la confa- 



40 RENDICONTO ACCADEMICO ' 

sione de' vasi , die iia luogo nella parte inferiore del tronco 
per confessione dello stesso Mohl? Chi in questa matassa 
può più distinguere quali siano i vasi interni, e quali gli 
esterni nati prima, o dopo? Dal che il Bertoloni conchiu- 
de, che si tenga pure conto delle opinioni del Mohl, come 
mere opinioni teoretiche , e che sia necessario fare nuove, 
e più diligenti osservazioni prima di stabilire la dottrina, 
che esclude le monocotiledonali dalle endogene per collo- 
carle nelle exogene. 

Nella seconda parte della sua Miscellanea il Cav. 6er« 
teloni somministra preziose osservazioni intorno a sei spe- 
cie di Tamarici , non che intorno alla sua Moehringìa pa- 
pulosa, ed alla sua Carex macrostachys. Ebbe la sorte 
di ricevere da tre diversi, e lontani luoghi gli esemplari 
di tre Tamarici , e lutti tre sotto Io stesso nome di Ta- 
marix senegalensis- Ben vide che appartenevano a specie 
diverse, e che due erano nuove. 

1. Tamarix senegalensis: caudice erecto, paniculato-ra- 

Daoso,fulìis e lata basi lanceolato-acuminatis; spicis 
lateralibus, gracillimis, elongatis; bracteis longe 
attenuato-subulalis, pedicellum brevissiraum multo 
superaniibus. 
T. senegalensis De Cand. Prodr. 3. p. 96. 
Ne ebbe gli esemplari dal Doit. Samuele Brunner, 
che li raccolse nell'isola Sòr del Senegal, e nell'isola 
Bonavista del Capo verde. 

2. Tamarix aegyptiaca: caudice erecto, paniculato-ra- 

moso; foliis exiguis, primariis e lata basi lanceo- 
latis, acutis, ramulornm subovatis, obtusiusculis, 
imbricatis; spicis lateralibus, brevibus, crassiuscu- 
lis; bracteis lanceolato-acuminatis, pedicello subae- 
qualibus; pappo seminum capsulara subaequante, 
seta media piumosa. 
T. senegalensis Sav. Cent, di piani. Egi%. p. 27. 



BENDICONTO ACCADEMICO 41 

Ne ricevè gli esemplari raccolii dal Raddi Dell' Egitto 
per mezzo del Cav. Prof. Gaetano Savi. 

3. Tamarix palaestina: caudice erecto, paniculalo-ra- 
moso; foliis longiusculis, lanceolato-linearibus, li- 
nearibusve, acutis, sublus nnpresso-punclatis; spi- 
cis elongatis, laxiusciile floriferis; bracteis lineari- 
bus, pedicellum longiusculum duplo superanlibus 
T. senegalensis? Felis. PI- sìcc. 

Ebbe gli esemplari dal Dott. Pelisi di Ferrara. Erano 
slati raccolti nella valle Sidim sulle sponde del lago Js- 
fallite nella Palestina dal viaggiatore Sig. Scutellari. 

L'autore seguita a parlare della Tamarix tetrandra 
Pali., della Tamarix articulata Vahl., e della Tamarix 
anglica Webb. Ricevè gli esemplari della prima dalla valle 
Sudak della Tauria meridionale, ove li raccolse il mento- 
vato Doit. Brlinner. La corredò di nuove osservazioni, dalle 
quali risulta, che la Tamarix laxa W. non è specie di- 
versa dalla Tamarix tetrandra Pali. Gli esemplari della 
Tamarix articulata furono raccolti nell'Egitto dal Raddi, 
e li ebbe dal Cav. Prof. Savi. Era necessario scevrare que- 
sta specie dall'erroneo sinonimo, che Linneo le attribuì 
nelle Amoen. Acad. 4. p. 295. e nelle Sp. pi. p. 1422. 
prendendolo dal Shaw Afr. p. 188. La pianta del Shaw^ 
era una Thuja cogli strobili quadrivalvi , per lo che esso 
Linneo riferì alle Thujae la pianta d'Egitto, e la chiamò 
Thuja aphylla, errore che ora viene chiarito, ed emen- 
dato dal Bertoloni. In fine ricevè l'esemplare della Tama- 
rix anglicaWehh dal Reqiiien, che lo raccolse a Bajona, 
e questo servì a mostrargli quanto fosse diversa dalla Ta- 
marix gallica L. , colla quale era stata scambiata Del- 
l' Engl. hot. V. 19. lab. 1318. Ne mostrò le diversità nel 
colore dell' erba di uà verde carico» nelle foglie più corte. 



42 RENDICONTO ACCADEMICO 

sciolte alla base, cioè prolungale in un corto sperone, e 
nelle brattee lunghette, e uguali al pedunculetto. 

Dopo di aver parlalo delle Tamarici , espone alcune 
cose iniorno alla Moehringia papulosa da esso per la 
prima volta annunziala nella Flora Italiana tomo 4." 
pagina 363., e ne dà la figura, della quale sino ad 
ora si mancava, e finalmente chiude il suo lavoro col 
dichiarare meglio la suaCarex macrostachys , ed esiben- 
done la figura, che parimente mancava. Questa specie è 
evidentemente diversa dalla Carex ferrugìnea Scop. per 
la spica maschia lunga j sottile, e biancastra, per il fruito 
col rostro tagliato obliquamente, e leggermente lacero al- 
l'apice, laddove nella Carex ferrugìnea Scop. la spica 
maschia è più grossa, e più corta, è di figura ovale-bi- 
slunga, e di colore rossigno, o spadiceo; il rostro del 
suo fruito è forcuto. Per le quali cose il Prof. Parlatore 
non adoperò bene nel riferire la Carex macrostachys ^evì. 
alla Carex ferrugìnea Scop. nella sua FI. Ital. lom. 2. 
pag. 198. 

r 

Sessione Straordinaria delli 11 Novembre 1852. 

Dopo la seduta ordinaria si trattennero gli Accademici 
dei due primi Ordini, già invitali con polizza, per la no- 
mina d'una Commissione che prendesse in esame una Me- 
moria pervenuta all' Accademia innanzi che spirasse il ter- 
mine del concorso al premio Aldini per l'anno corrente, 
avente a soggetto il Manuale pratico per gl'Incendi. 

Premessa la partecipazione del Programma, e giusti- 
ficata la regolare consegna dell' unica Memoria pervenuta, 
il Piesidenle ordina la lettura del Regolamento interno 
che tratta del metodo da seguirsi nell'esame delle memo- 
rie di concorso, e nell'aggiudicazione de' premj;dopo di 
che il Segretario presenta la Memoria, la quale, conse- 
gnata li 9 Ottobre p. p., porta le due epigrafi 



BENDICONTO ACCADEMICO 43 

tr Poca favilla gran fiamma seconda. 

Dante. 
= L'Opera vostra valga, se non a togliere, almeno 
a diminuire le fatali conseguenze de* disastri 
^ prodotti da uno de' più terrìbili agenti della 

natura. ''Aldini — Istruz. popolare. = 

Staccata la Scheda sigillata, sulla quale erano ripetuti 
gli stessi motti, e depositata sotto sigillo nella Segreteria 
dell' Accademia, come lo prescrive il Regolamento, il Pre- 
sidente nomina la Commissione incaricata dell'esame e ri- 
ferimento, ed alla quale vien tosto consegnata la Memoria 
di concorso^ ed il Programma che la risguarda* 

2.* Sessione ordinaria 18 Novembre 1852. 

Comincia il Prof. Luigi Calori la lettura della sua 
Memoria di obbligo con lo esporre le diverse opinioni va- 
gheggiate dai più classici autori sulla provenienza, sulle 
proprietà e sugli usi della corda del timpano, dopo di che 
rende palesi le indagini da lui fatte in ispecial modo sul- 
l'uomo onde stabilire quale sia delle opinioni quella cui 
dee darsi la preferenza. 

Pone dapprima che questo ramo anastomotico tra il 
linguale del quinto ed il facciale, rappresentato dalla cor- 
da del timpano esce dal tronco del facciale non a modo di 
semplice cordoncino, ma di due, uno superiore maggiore, 
arcuato, altro inferiore minore, o più sottile, ascendente, 
il quale descrive con la porzione verticale del tronco del 
facciale, che sta per uscire dal foro siilo-mastoideo, un 
angolo acuto superiormente aperto, dalla quale circostanza 
dipende particolarmente l'apparenza a retrogrado incesso 
della corda medesima. Ma volendo investigare profonda- 
mente questa duplicità di origine della corda del timpano, 
trova necessario farsi a studiare il facciale dalla sua ori- 
gine cefalica sia fuori al foro stilo-mastoideo ed i nessi 



44 BERDICONTO AGGADE«IGO 

importanti che ba questo nervo con altri. Comincia dal» 
l'ammettere che il facciale ba due porzioni una mag- 
giore, altra minore: riconosce nella porzion maggiore due 
radici profonde in connessione col fascio olivate, una tra- 
sversale, che corrisponde a quella che ha descritto il Mor- 
ganti , altra longitudinale che può seguirsi con i fascettt 
del laqueus fino al di dietro dei tubercoli quadrigemini 
alle sedi del nervo patetico. E rispetto alla porzione minore 
pone che una parte delle sue fibre si approfondi al da- 
vanti della radice più anteriore del nervo glosso-faringeo, 
mentre altra parte con la branca vestibolare dell'acustico 
penetra nel corpo restiforme o processo cerebelloso ad me- 
dullam: paragona questa minor porzione ai fascettì che il 
nervo spinale riceve dalla midolla allungata, e quantunque 
una parte delle fibre sembri in connessione col fascio re- 
stiforme, non crede che la porzion minore debba avere 
perciò una diversa significazione della maggiore, poiché il 
sorgere di un nervo dai fasci posteriori non include sem- 
pre l'idea di una radice spinale posteriore, mentre sap- 
piamo che il nervo accessorio del Willis negli uccelli trae 
dai predelti fasci. Prosegue poi le due porzioni del fac- 
ciale nel meato uditivo interno, ne descrive le anastomosi, 
il plessselto ed i nervicciuoli vascolari che provengono 
specialmente dalla porzion minore, le anastomosi tra questa 
e la branca vesbolare, intorno le quali anastomosi addotta 
l'interpretazione del Valentin e dell'Arnold, però alquanto 
modificata: viene poi al ganglio genicolare, cui riconosce 
in connessione con la porzion minore: discute le opinioni 
che regnano sulla significazione di questo ganglio e lo 
giudica con il Miiller un ganglio simpatico: dopo di che 
disciolto il tronco del facciale ne' suoi stami descrive la 
composizione delle due radici della corda del timpano, mo- 
strando che la radice superiore o maggiore è principalmente 
formata dai fascettì discendenti dal ganglio genicolare, e 
da fibre di altri fascetti del tronco del facciale come prima 



RENDICONTO ACCADEMICO 45 

di Ogni altro ha insegnato il Morganti, e che la sottìl 
radice della corda è formata da fibre procedenti dal trige> 
mallo e specialmente dal ramo auricolo-temporale della 
terza branca del quinto. 

Riconosciuta la composizione della corda del timpano 
si fa ad investigarne la terminazione^ e trova che essa 
corda si consuma quasi per intero negli apparecchi nervosi 
degli organi salivali inferiori e sopratutto nel ganglio sub- 
mascellare, e qui descrive una interessante anomalia ri- 
scontrata in un bambino, consistente in una moltiplica- 
zione dei gangli dei menzionati apparecchi, col maggior nu- 
mero dei quali gangli la corda del timpano era in connessio- 
ne: le poche fibre che di essa rimangono si portano col 
linguale del quinto alla mucosa della lingua, e queste pu- 
re disperdoosi verosimilmente nelle glandolette linguali. 

Termina la memoria esponendo le proprietà e gli 
usi della corda del timpano^ cui ha per un nervo mi- 
sto, sensore cioè per le fibre che riceve dal trigemello, 
motore per le fibre che accoglie dal facciale: piuttosto 
che nervo di gustazione come il ramo linguale del glos- 
so-faringeo o della terza branca del quinto, crede egli 
sia nervo dell'apparecchio dell'organo del gusto, nervo 
presiedente a funzioni organiche, nervo che influisce sulla 
secrezione degli umori necessari alla gustazione, nervo 
insomma che influisce nella parte chimica di questa fun- 
zione con animare insieme col quinto ed il simpatico le 
glandole salivali inferiori, e le glandole proprie della lin- 
gua: ecco perchè nei cimenti fisiologici sulla corda del 
timpano, e nella emiplegia facciale l'integrità del gusto 
vien meno, o perchè la gustazione s'indebolisce, si ottun- 
de, non è più istantanea, è come passiva, e già è stato 
notato che la lingua patisce certa secchezza nel lato emi- 
plegico cimentato, perchè la corda non più concorre 
insiera con gli altri nervi alla integrità delle funzioni delle 
glandole prefate. Finalmente crede che cosi definita la 



46 RENDICONTO ACCADEMICO 

corda del timpano sia sciolto l'enigma della sua anasto- 
mosi con il linguale del quinto, non essendo alcuna ma- 
raviglia che un nervo dell'apparecchio dell'organo del 
gusto si associ al nervo gustaiorio o sia incluso nella me- 
desima guaina neurilematica, molto più poi in questo caso 
che per certa transizione all'organo del tatto sono alle 
fibre gustative aggiunte fibre di sensibilità tattile, ed altri 
fascetti nervosi che al pari della corda del timpano pre* 
siedono alle funzioni dell'apparecchio dell'organo del gusto. 

3.* Sessione ordinaria. 25 Novembre 1862. 

Se le predominanti mediche dottrine contribuirono sem- 
pre non pocOj a far preferire nella cura dei morbi quelle 
sostanze, la di cui maniera d'agire meglio adattavasi al 
concetto, che il medico erasi dei morbi stessi formato, se 
molli rimedi per questo furono in circostanze diverse ora 
prescelti, ora condannati all'obblìo, se varii di essi ven- 
nero insieme riuniti, ed alla creduta occorrenza al mede* 
Simo individuo contemporaneamente somministrati, ninno 
per certo meraviglierà se coloro, i quali posero fede pie- 
namente ai dettati di Brown, e di Rasori, stabilirono che 
ad assai piccolo numero ridurre si dovessero le medici- 
nali sostanze. 

Ma sebbene il Tommasini scuotendo in gran parte il 
giogo Browniano, e Rasoriano aggiugnesse per questo ai 
due gruppi di mali cui dai più caldi sostenitori del dua- 
lismo volevansi ridotte le umane infermità, quello che 
egli faceva appartenere alle irritative, e quello che era di 
pertinenza delle dinamico-chimiche, e delle dinamico-pla- 
sliche, e mostrasse così che la serie dei rimedi doveva 
quindi di molto aumentarsi, ciò nullameno proseguirono 
non pochi con gravissimo danno dell'egra umanità a so- 
stenere il contrario. 

Ad abbattere la quale sentenza surse il Cbiarissìiuo 



RENDICONTO ACCADEMICO 47 

Prof. Fulvio Gozzi, e nella dotlissima Disseriazione Ietta 
all'Accademia, cercò di mostrare l'errore in cui si trovan 
quei medici, che persistono nella medesima. 

Nel che onde meglio riescire prese ad esame gli studi 
falli dai più celebri nosologi , ed appoggiandoli con pro- 
prie osservazioni confermò che a poche classi non si ponno 
circoscrivere i mali, e che la loro natura grandemente va- 
riando, mezzi per questo, di natura mollo diversa, denno 
essere usali onde a dovere curarli. Oltre di che facendo 
calcolo dei temperamenti, delle idiosincrasie, dell'età, dei 
sessi, dei climi, delle abitudini , e di molte, e molte altre 
circostanze, trovò nuovi motivi onde dichiarare indispensa- 
bile tale corredo di medicinali, che a tutto questo possa 
debitamente soddisfare. 

Ai quali farmaceutici presidi aggiugnendone pure non 
pochi altri, e non meno importanti quali sono quelli che 
servono ad eliminare, distrugger veleni, a prevenire i 
mali effetti delle putride emanazioni, dei miasmi, e dei 
contagi, a calmare i dolori, a conciliare il sonno nelle 
veglie ostinale e penose, a rendere insensibili coloro che 
si sollopongono alle più dolorose operazioni chirurgiche, 
rese manifesto così che ben molti, e non pochi sono i ri- 
medi che dal medico esperio devonsi adoperare. 

Per altro nell' ammettere ciò, il nostro Accademico non 
intese di approvare la polifarraacia , che anzi altamente 
la biasimò, e consigliò invece la maggiore semplicità nel- 
r usare i farmaci, onde potere in tal modo conveniente- 
mente misurare, e conoscere gli eifetti che le medicinali 
sostanze inducono nell'organismo. 

4.* Sessione ordinaria. 2. Decembre 1852. 

L'Accademia riceve in dono dall'I. R. Istituto Lom- 
bardo il T. III. delle Memorie, e i Fase. 16-18 del Gior- 
nale; dal prof. Faraday le Ricerche sull'Elettricità presen- 



48 RENDICONTO ACCADEMICO 

tate alla Società R. li 22 Ottobre e 31 Dicembre 1831, e 
la dissertazione sui caratteri fisici delle linee dì forza ma- 
gnetica; dal Sig. Adolfo Senoner le Misure d'altezza della 
Slesia, Carinlia e Dalnoazia; e dal Sig. Domenico Rizzi 
l'opuscolo sull'Istruzione Agraria. 

L'alunno Dolt. Palagi lesse una dissertazione sulle 
osservazioni meteorologiche falle in questi due anni alla 
nostra Specola, ch'egli ha cercato di ravvicinare possibil- 
mente a' più celebrati Osservalorii. Le osservazioni con- 
suete vi furono moltiplicate; moltiplicali e perfezionati i 
relativi strumenti : nuove s' introdussero le osservazioni 
elettriche che si eseguirono cogli eleltromelri di Bohnenber- 
ger e di Pellier combinali nel modo seguente. 

== Sperimentava (dice il disserente) il Pellier l'elet- 
trica tensione dell'atmosfera, trasportando l'istrnmenlo 
da una stazione stabile ad un'altra all'altezza di un me- 
tro e mezzo: noi invece, riuscendoci penoso un tale tra- 
sporto, pel confondersi i movimenti dell'ago, dovuti al- 
l'elettrica tensione, con quelli prodotti dal molo di tra- 
slazione dell' istrumenlo medesimo, lasciamo fermo l'Elet- 
trometro ad un'altezza superiore a qualunque corpo circo- 
stanle, innalziamo ed abbassiamo, mercè apposito conge- 
gno, una piccola palla di ottone, dalla quale dipende un 
filo di rame^ coperto di seta e spalmalo di gommalacca^ 
la cui estremità libera si unisce alla palla maggiore del- 
l' Elettrometro .... La qualità dell'elettricità viene in- 
dicala dall'Elettrometro di Bohnenbergèr a pile secche 
dello Zamboni, che mediante un fìlo di rame, coperto di 
seta e spalmato di ceralacca, si unisce all'Elettrometro di 
Pellier. 

I fenomeni che si osservano e nel divergere dell'ago 
dell' Eletlromelro di Pellier, e nel muoversi della foglia 
d'oro in quello di Bohnenbergèr in presenza di diversi 
stali del cielo, ci sembrano degni della più attenta poQ- 
deraziooe: eccone alenai de' più rimarcbevoli. 



BEtSDlCONTO ACCADEMICO 49 

A cielo sereno e tranquillo, il più delle volte, l'ago 
è respinto con forza e rinaane deviato dai piano del me- 
ridiano magnetico, toccando ancora l'istrumento, e l'an- 
golo di deviazione, ch'esso descrive in ascesa della pic- 
cola palla, sia fra i 60'' ed i 90°; in discesa sta fra i 
35" ed i 90°. L'Elettrometro di Bohnenberger, in tale sta- 
to di cielo , segna costantemente elettricità positiva in ascesa, 
ed elettricità negativa in discesa della piccola palla. 

A cielo temporalesco e in tempo di alcune piogge, 
l'ago è respinto con forza neW ascesa della palla, resta 
deviato di molti gradi e non torna nel piano del meridia- 
no magnetico, toccando eziandio l'Elettrometro; vi ha al- 
cune volte scintillazione, se avvicinasi un corpo condut- 
tore all'Elettrometro: in discesa della palla; l'ago è re- 
spinto con minor forza; resta deviato, se anche toccasi 
ristrumento, e non vi ha mai scintillazione. L'Elettro- 
metro di Bnhnenberger segna, in ascesa, elettricità nega- 
tiva, in discesa elettricità positiva. Cangia poi questi se- 
gni alternativamente, e allora il cielo addiviene più meno 
temporalesco, ossivero la pioggia cresce o diminuisce. 

Io presenza d'un temporale o vicino o lontano, l'ago 
devia di 90° dal piano del meridiano magnetico a solo por- 
tare r Elettrometro alla stazione stabile; resta così fermo 
neW ascesa della palla, perchè non può andare più oltre; 
non si può toccare l'istrumento, per la forte scintillazio- 
ne, e, se toccasi collo scaricatore isolato, l'ago tenta di 
rimettersi nel piano del meridiano magnetico, ma per de- 
viare di nuovo, tosto che più non si tocchi l'istrumento: 
nella discesa della palla pare che voglia tornare nel piano 
del meridiano magnetico, ma è respinto immediatamente 
a molli gradi di deviazione, ed ivi resta fermo; non vi è 
mai scintillazione. L'Eleilronietro di Bohnenberger segna 
costantemente elettricità negativa in ascesa della palla , ed 
elettricità positiva in t/iicesa. Sciolto il temporale, e qual- 
che tempo innanzi che si dissipi, cangiano i segui, che 
N. Ann. Se. P^atub. Sggie III. Tomo 7. 4 



60 RENDICONTO ACCADEMICO 

dà la foglia dell' Eleltrometro; dìveDlano, cioè, positivi 
nel primo esperimento e negativi nel secondo. 

Quando il cielo è compiutamente nuvolo o se piove 
una pioggia minuta minuta, l'ago dell' Elettrometro allora 
si muove con istento. Stenla altresì a tornare a zero, toc- 
cando ancora ristrumento. L'Elettrometro dì Bohnenber' 
ger è incerto, ed esso pure stenta a segnare, e dà per 
Io più elettricità negativa in tutti e due gli sperimenti- 
Se poi si ha quel cielo coperto ovunque e quell'aria 
affannosa da noi delta a/a, in cui è ditlìcile la respirazio- 
ne ed universale il malessere negli uomini, allora l'ago 
dell'Elettrometro di Peltier in ambo gli sperimenti non 
si muove punto. L'Elettrometro di Bohnenberger varia il 
suo andamento così: segna elettricità negativa o positiva 
in ambedue gli sperimenti, oppure dà stentatamente indi- 
zio di elettricità positiva in ascesa della palla, e negativa 
in discesa; ma in allora sta per cangiarsi lo stato del 
cielo. = 

In seguilo il disserente passa a parlare dei medii del* 
le osservazioni. 

= Alla fine d'ogni mese in apposito quadro si rac- 
colgono da queste Effemeridi Meteorologiche in riepilogo 
i medii di dieci in dieci giorni , o decadi , per ogni ora 
d'osservazione e per lutti gl'istrumenti ; dalle decadi si 
desumono i medii generali per ogni ora di osservazione 
e per ogni {strumento di lutto intero il mese. A termine 
dell'anno col sostituire alle decadi i mesi, già riepiloga^ 
ti, si ottiene di riunire in un simile quadro ì medii e le 
indicazioni per ogni ora d'osservazione e per ogni stru- 
mento di ciascun mese e di tutto intero l'anno; cosi dicasi 
per un tempo indeterminalo. = 

Ottimamente, se fosse l'anno di 36 decadi esatte. Ma 
che faremo de' cinque o sei epagomeni ? La Repubblica 
Francese si trasse facilmente d'impaccio; fece festa, e 
diede vacanza. Ma la Natura non fa mai festa , e noo dà 



RENDICONTO ACCADEMICO 61 

mai vacanza ai meteorologisti: e non è mica impossibile 
che in que' giorni coraplementarii accada tale una strava- 
ganza da alterare sensibilmente il medio dell'annata. 

Ora sia che si attribuiscano all'ultimo mese tre de- 
cadi e mezza, sìa che si distribuiscano i giorni d'eccesso 
pel corso dell'anno in guisa da far corrispondere le tri- 
ple decadi a* mesi del nostro Calendario, coli' aggiungere 
levare qualche giorno alla tripla decade, o alle decadi 
individuali di cui si compone; sempre il matematico tro- 
verà a ridire sul medio annuo così dedotto, perchè il di- 
visore 365 z= 5 . 73 della somma annua delle quantità diurne 
oon si può riprodurre colle successive divisioni per 10, 
3 e 12, ed anche per 9 ed 11 , che si vengan facendo; e 
sarebbe poi strano l'aggruppar le osservazioni a 73 a 73, 
per riprodurre l'indecomponibil secondo fattore del 365, 
come d'altra parte non si è riconosciuto abbastanza van- 
taggioso l'aggrupparle a cinquine. A torre ogni scrupolo 
sarebbe conveniente d' aggiungere alle altre deduzioni anche 
il medio annuo trovato direttamente: né già occorrerebbe 
per questo l'addizione di 365 numeri , avendosi in pronto 
le 36 somme parziali, che si ebbero a preparare, quando 
si volle determinare il medio di ciascuna decade. Tolga il 
Cielo che si voglia con ciò aumentare al Doli. Palagi noja 
e fatica : è necessario anzi che per questi calcoli e per le 
tanto moltiplicate osservazioni in uno Stabilimento abba- 
stanza incomodo egli si abbia diligenti collaboratori: che la 
fatica da lui durata in questi ultimi tempi non è tale da 
poterla, senza grave scapito di salute, continuar lun- 
gamente. 

(sarà continuato) 



62 

Catàlogo degli oggetti e preparati più inte- 
vessanti del Gabinetto d' Anatomia Comparata 
di Bologna , del Prof. Antonio Alessandrini, 

{Continuazione , vedi T. VI. pag. 213) 



PASSERI 

629. Merope comune — Merops apìaster. Lina. = I 
visceri del torace e dell'addome fuori di luogo, 
e conservati nello spirito, detto 1822. 

2714. Succhia capre europeo — Caprimulgus europaeus, 
Linn. =. Individuo intero nel quale aperta la ca- 
vità loracico-addominale vedonsi i visceri nella 
naturale posizione. Id. detto. 1841. 

4170. Alcedine comune — Alcedo ispida, Linn. = Due 
individui di circa un mese di età, presi al nido 
li 30 Luglio 1847, e morti d'inedia due giorni 
dopo. In uno si è scoperto l'asse cerebro-spinale, 
lasciando intatte le altre cavità ; nel secondo so- 
nosi aperte queste ultime, lasciando i visceri nel- 
la naturale posizione. Id. detto. 

GRALLE. 

4380. Edinnerao Gridatore , Ranz. — Charadrius OedicnC' 
mus, Linn. Individuo giovine, preso vivente nel- 
le nostre campagne presso le valli, e nel quale, 
aperte le tre cavità cranio-vertebrale, toracica, ed 
addominale dimostransi nella naturale posizione 



CAT. DEL GAB. D*ANAT. COUP. 61 

i rispettivi visceri, nello spirito. DoU. Giacomelli. 
Luglio 1849. 

NUOTATORI. 

4379. Cigno Salvatico — Cygnus musìcus, Bechsl. rz I 
visceri dell'addome, rimossi dalla naturale posi- 
zione, e conservati nello spirito. Alessandrini, detto. 

4622. Laro ridente — Larus ridibundus , =■ I visceri to- 
racico-addominali di femmina adulta, presa nelle 
valli a poca distanza dalla città. Id. detto. Giu- 
gno 1851. 

4525. Laro canuto — Larus canuSi Lino. = I visceri to- 
raeico-addominali di femmina presa nella stessa 
posizione , e nel medesimo tempo. Id. detto. 

RETTILI 

TESTUGGINI 

2896. Testuggine lutarla — Testudo Maria , Linn. = In- 
dividuo molto giovine nel quale, tolto Io sterno 
si vedono i visceri nella posizione naturale, nello 
spirito. Dott. Ercolani. 1841. 

SAURIL 

1977. Lucertola \erie — Lacerta viridiSi Dand. = Gros- 
sa femmina, trovata intorpidita sottoterra nel la- 
vorare un orto in Citlà sul finire di Novembre 
1839. È finamente insellato in rosso l'intero si- 
stema arterioso. Aperta pel lungo la comune ca- 
vità del corpo , si dimostrano i visceri nella po- 
sizione naturale, nello spìrito. Dono del Prof» 
Calori. 



6Ì CATALOGO DEL GABINETTO 

99. Camaleonte eoraiine —iacer^a Chamoeleon, GmeT. 
= Individuo adulto nel quale tolti gli integumenti 
e le pareti muscolari si dimostrano le parti in- 
terne nella naturale posizione. Id. 1811. Prof. 
Gandolfì. 

OFIDII. 

4312. Tropidonotus pìscator,Ae\ Bengala. =2 L'intero si- 
stema viscerale, compreso l'apparecchio genitale 
maschile. Il tenue ripiegalo spiralmente sopra se 
stesso per lungo tratto dà a tutto il tubo dige- 
rente la rilevante lunghezza di un metro e 367 
mill. , essendo la lunghezza di tutto il corpo 940 
mill. I reni sono voluminosi ma brevi, e si arre- 
stano a notabile distanza dalla cloaca, associan- 
dosi gli ureteri ai dulti seminali arapii e mira- 
bilmente ripiegali. Id. Alessandrini, Oltobrel848. 

4316. Coluber florulentus, Geoffr. =z I visceri respiratorii, 
chilopojelici, orinarli, e genitali insieme uniti, di 
maschio adulto. Lo stomaco in proporzione della 
mole del corpo, che era gracilissimo, dire si può 
robusto, e munito di ben rilevate pieghe longi- 
tudinali, che si prolungano altresì, ma sottilis- 
sime e poco rilevate, nell'esofago. Id. Dott. Ga- 
sparini. detto. 

4322. Anguìs Scytale, Linn. = Femmina adulta. L'in- 
sieme dei visceri chilopojelici, respiratorii, ed 
uro-genilali. I tre sistemi sono nella preparazione 
abbastanza distinti l'uno dall'altro; gli ovidutti 
poi costituiscono la parte più apparente della 
preparazione, perchè conlenenli le ova di già ma- 
ture. Id. Alessandrini, detto. 

4327. Dryophis Prasina = Individuo molto giovine prO' 
veniente da Java, di sesso maschile; sonosi con 



D* ANATOLIA GOKPABATA &B 

servali i visceri nello spirilo. Sopra una delle la- 
stre di vetro è disteso il polmone colT aspera ar- 
terica, e sopra l'altra il sistema digerente, e l'ap- 
parecchio genitale maschile: parti tutte che mo- 
strano una sottigliezza e lunghezza notabilissime, 
addattale alla forma singolare del corpo della 
specie. Id. detto. 

BATRACIiNL 

73ò. Proteo anguino — Proteus anguinus, Laurenli =s 
Individuo conservato nello spirito, e che mostra 
scoperta la maggior parte dei visceri. Preparazione 
regalata dall' illustre Elminlologo di Berlino Prof. 
Rudolphi al Prof. GandolG, visitando questo Mu- 
seo Zoolomico. 1822. 
3779. Id. Tre P.otei augnini, quelli stessi che servirono 
al Prof. Delle Ghiaie per la sua memoria intito- 
lata = Ricerche anatomico-biologiche sul Proteo 
Serpentino. Napoli 1840 in fol. = Offrono in- 
jettali il 1.° il sistema venoso di Jacobson, od 
uro-entero-epatico; il 2.^ il sistema delle vene 
cave; il 3.° il sistema arterioso. In tulli tre è poi 
preparato anche il sistema nervoso; notevole è il 
gran simpatico, ed il ramo del trigemello che vol- 
gesi all'occhio senza nervo ottico. Indicazione co- 
piata dalla lettera che accompagnava il dono fatto 
dall'Eccellentissimo Sig. Doti. Giustiniano Nico- 
lucci di Napoli, nello spirilo. Novembre, 1844. 



S6 CATALOGO DEL GABINETTO 

PESCI 

SUCCHIATORI. 

3601. Lampreda di fiume — Petromy^on fluvialis, Linn. 
z= Individuo di grandezza naturale. Id. Alessan- 
drini. Aprile 1843. 

SELACIANI. 

2290. Raza aquila — Raja aquila, Linn. = Giovine ma- 
schio nel quale vedonsi nella naturale posizione 
i visceri. Affinchè l'apparecchio branchiale ed il 
cuore sieno meglio patenti, sonosi asportate le 
pareti inferiori delle cavità, compresa anche la 
mascella inferiore. Nell'addome, stirato dal lato 
destro il tubo digerente, si vedono i lunghi te- 
sticoli, i reni, ed in singoiar modo la doppia 
apertura situata al di dietro di quella dell'ano, 
e per ìa quale si entra direttamente entro il sac- 
co del peritoneo: anzi queste aperture sono di- 
mostrate da uno specillo che le attraversa. In que- 
ste aperture ho trovato un particolare apparecchio 
valvoloso che permette l'uscita dei liquidi conte- 
nuti entro il sacco peritoneale, ed impedisce che 
ne entrino dal di fuori : infatti nei molti pesci 
cartilaginei che ho aperto, giammai mi è accaduto 
di rinvenire entro il nominato sacco acqua mari- 
na, sabbia, od altro corpo estraneo. Id. d. 1839. 

1634. Ciprino leucisco — Cyprinus leucìscus, Bl.? = Spe- 
cie che si pesca comunemente nel Reno presso 
Bologna, dove porta il nome volgare di Cavedrì. 
È preparalo in modo da mostrare tutti i visceri 
lasciati in posizione naturale. Id. detto. 1837. 



d'anatomia comparata 67 

MOLLUSCHI 

2640 Roslellaria piedi di Pellicano — Strombus pes Pe- 
lecani, Linn. =: Diversi individui in vario modo 
preparati; il primo collocato nella parte superio- 
re del vetro è soltanto estratto dalla conchiglia; 
nel secondo individuo le due setole segnano il 
ganglio esofageo; nel terzo, oltre gli organi ge- 
nitali, un pezzetto di setola segna il cuore, nel 
quarto è dispiegato tutto il tubo digerente, e nel 
ò-" tolto il mantello si dimostra T andamento del- 
l'apparecchio branchiale, nello spirilo. Doli. Er- 
colani, 1840. 

2559. Cardium Erinaceum, Lamm. =: Individuo pescato 
nell'Adriatico. La preparazione dimostra princi- 
palmente l'andamento del tubo digerente, segna- 
to dalle setole; ed un ganglio nervoso; indacato 
dallo stiletto giallo. Id. detto. 
650. Ascidìa microcosmus , Lmk. = Diversi individui di 
piccola dimensione interi , ed aperti onde vedere 
se ne possano il sacco fibroso , il sacco coriaceo, 
e la cavila branchiale. Id. Alessandrini. 1820. 

2561. Fenus aurea, Lmk. ? zz Quattro individui prove- 
nienti dall'Adriatico, e regalati dal Direttore. Il 
primo collocato nella parte superiore del vetro è 
intero, ed estratto solo dalla conchiglia; il se- 
condo fa vedere l'andamento dell'intero sistema 
nervoso; nel terzo sono preparati i nervi che van- 
no alle branchie; il quarto poi, asportate le bran- 
chie, ed il mantello da un Iato, fa vedere il cuore, 
ed i vasi maggiori col medesimo comunicanti. Id. 
Dott. Ercolani, 1840. 

2663. Trochiis granulatus, Lmk. = Tre individui estratti 
soltanto dalla conchiglia, e lasciali inleri, nel 



68 CATALOGO DEL GABINETTO 

fondo del vaso s! è conservata anche la conchi" 
glia. Id. Dono del Direttore, dello. 

2665. Nerita mìllepunctata, Lmk. =: Individuo nel quale 
si vede preparato il cuore ed i vasi col medesimo 
comunicanti, sotto i quali sono passate le due 
setole di color nero: la gialla poi segna 1* anda- 
mento dell'intestino: nel vaso si conserva anche 
la conchiglia. Id. Id. detto. 

2872. Pettine — Pecten Jacobaeum, Linn. = Individuo 
intero di media grandezza, estratto dalla conchi» 
glia. Id. Dono del Doti. Ercolani. Maggio. 1841. 

3780. Aplysia neapolitana = È notevole nel saggio pre- 

parato il doppio strato di fibre cutanee, ed il loro 
mirabile intrecciamento: le branchie, lo stomaco 
valido e muscoloso, il collare nervoso, sono tutti 
preparati distintamente. Id. Preparato e regalato 
dal Sig. Dott. Nicolucci di Napoli. Novera. 1844. 

3781. Doris limhata = Attraverso del peritoneo traspa- 

riscono i visceri in sito. I due gangli encefalici 
sono apparentissiffli, e si possono accompagnare 
1 rami che se ne spiccano fino al piede, al pal- 
lio, e, quel che è raro, fino agli intestini me- 
desimi. Id. detto. 

3782. Carinarìa Mediterranea = Due individui: in un 

esemplare si è tolto l'intestino, perchè si veda 
in luogo il ganglio ottico, insieme coi fili che 
invia all'organo della visione: altri nervi si pos- 
sono accompagnare sino al natatoio. II tubo di- 
gerente si dimostra nell'altro individuo. Id. 

3783. Pkurophyllidia Meckelii =z Sono preparali i nervi; 

i vasi injettati a mercurio; gli apparecchi dige- 
stivo e respiratorio veggonsi nella naturale po- 
sizione. Id. detto. 
3862. Cassidaria echinophora, Lmk. — Buccìnum echi" 
nopliorum. = Due individui estratti dalla conchir 



d'anatomia comparata 69 

glia , e conservati interi nello spirito. Provenienti 
dall'Adriatico, e regalati dal Sig. Dott. Carlo 
Busi Condotto di Comacchio. Giugno 1845. 
4391. Mytìlus Cygneus, Linn. n Parecchi individui estratti 
dalla conchiglia, presi negli stagni della nostra 
pianura, ed in alcuni dei quali si vede injettato 
in rosso il sistema vascolare. Preparali e regalati 
dal Prof. Calori. Settembre 1849. nello spirito. 

ARTICOLATI 

78. Baco da seta — Bombyx mori, Linn. = Veni' otto 
preparati mostranti V anatomia di questo insetto 
nelle diverse sue metamorfosi, nello spirito. À- 
lessandrini, 1832. 
719. Bombyx Pavonia major, Fabr. = Individuo aperto 
pel lungo per mostrare i visceri, e singolarmente 
le filiere. Id. Dott. Notari. detto. 

RAGGIATI 

2843. Stella di mare — Asteria rubens, Linn. = Indivi- 
duo di piccola statura, nel quale, aperta e solle- 
vata la sostanza cornea in diversi raggi , si dimo- 
strano le parli interne. Id. Oolt. Ercolani. Mag- 
gio , 1841. 

3784. Haloturia tubulosa zz In un esemplare l'intesliuo è 
quasicchè in sito, con le branchie adiacenti: pre- 
parazione difficilissima, attesoccbè per la somma 
loro contraltililà appena toccati cacciano fuori 
tutto il tubo intestinale. In un atro saggio sono 
incettale le arterie intermuscolari: gli otricelli Fo- 
lineani, non che la vescichetta del Colonna vi si 
scorgono all'evidenza. Nello spirito. Dott. Nico- 
lucci. Novembre 1844. 



6V CATALOGO DEL GABINETTO 

X. SEZIONE* 

ANATOMIA PATOLOGICA 

/. Mostruosità. 
MAMMIFERI 

FIERE. 

662. Gatto domestico — Fe/w catttis, Linn. = Mancala 
mandibola posteriore, e l'apertura della bocca è 
situata nel collo, in direzione longitudinale. Se- 
condo la classificazione di Gurlt (LehrBuch des 
Ànatomiscben Patbologìe, Berlin 1831)^ che ho 
addottalo in questo Catalogo, il mostro porta il 
nome di zz Perocephalus agnathus , Gurlt. = che 
è quanto dire = Mostro a testa imperfetta privo 
della mascella inferiore. = Oltre la naturale pre- 
parazione nello spirilo, si conserva sotto questo 
numero anche il disegno, che lo rappresenta in- 
tero di naturale grandezza, disegno eseguilo da 
Cesare Bellini li 2 Giugno 1833. Mostro raccolto 
dal Direttore nel 1821. 
615. Id. Gli occhi fusi insieme e contenuti in un orbila 
centrale Io fanno apparire monocolo, ed avendo 
anche la bocca irregolare appartiene al Cyclops 
perostomus , Gurlt., a secco. Doti. Notari. 1821. 
1098. Id. Octopus biauritus, Gurlt. — Octopus monoce- 
falicus, nobis. = Disegno rappresentante di na- 
turale grandezza questo mostro colla testa e to- 
race semplice, con quatlro arti anteriori e quattro 
posteriori , essendo nella regione lombare diviso 
io due distinti corpi, per cui doppi sono gli or: 



d'anatomia comparata 61 

gani genitali maschili, doppi puri gli organi ori- 
Diferi, e l' ultima porzione dell' intestino, mentre 
semplici sono gli altri visceri addominali. Il tral- 
cio è diviso in due fasci di vasi, uniti da traspa- 
rente membrana, ed allraversanli in grande pros- 
simità la parete muscolare addominale comune. 
Al dilà di questo passaggio vedonsi quattro arte- 
rie ombelicali scorrenti ai lati delle due vesciche, 
ed una sola vena diretta al fegato, e che fuori 
deir ombelico si unisce al destro fascio. Questo 
mostro è nato morto, però Inalterato, ed a gra- 
vidanza compita, con due individui vegeti e sani. 
Disegno eseguilo dal Bettini. 

1312. Id. Altro disegno che rappresenta l'anatomia dei vi- 
sceri del torace e dell'addome dello stesso mo- 
stro, ma ingranditi di un sesto. Id. 

1331. Id. Tavola conlenente due figure, la prima delle 
quali rappresenta il cuore ingrandito del doppio 
del mostro predetto, e la seconda il di lui sche- 
letro di grandezza naturale. Id. 

1340. Id. Lo scheletro naturale rappresentato nella fig. 2.' 
della tavola precedente. La testa ossea, del tutto 
denudata delle parti molli, apparisce veramente 
semplice in quanto al numero delle ossa che la 
compongono; il solo occipitale nelle regioni con- 
diloidee è modificato in modo da servire all'arti- 
colazione colla doppia colonna vertebrale, a secco. 
Alessandrini, 1833. 

1371. Id. Il cuore ed il canale alimentare del ripetuto mo- 
stro, conservato nello spirito. Id. 

1142. Id. PerocepJialus aprosopus, Gurlt. , cioè mostro 
con testa imperfetta senza faccia. Io ne ho forma- 
to una varietà della specie che denomino Per. 
apros. microstomus, cioè con piccola bocca. Nato 
vivo al termine della gravidanza con altri beo 



62 CATALOGO DEL GABINETTO 

conformati, e morto appena nato. Mostra un tn- 
bercelo solido invece degli ocelli ; è totalmente 
privo di naso, della mascella inferiore, e con 
piccolissima bocca. Nel rimanente era ben con- 
formalo, pingue, e gì' intestini contenenti la so- 
lita copia e qualità di meconio. Disegno del Bel- 
lini. 18-28. 

1333. Id. Disegno rappresentante l'anatomia del cavo del- 
la bocca di esso mostro. Bellini, 1833. 

1367. Id. La naturale preparazione dalla quale si è tolto 
il precedente disegno, nello spirilo. Alessandri- 
ni, detto. 

1310. Id. Disegno nel quale è rappresentalo di naturale 
grandezza un mostro Ciclope senza bocca = Ct/- 
clops astomus, Gurlt. = Partorito a gravidanza 
compita, con altri regolarmente conformali, li 
selle aprile 1833, mori appena nato. Al dissotto 
dell'occhio esiste un piccolo tubercolo molle, e 
Della posizione della bocca vi si vede una pic- 
cola incavatura priva di peli , coperta da mucosa, 
dalla quale sorge un' appendice di volume di- 
screto, che ha i caratteri d' una lingua imperfetta, 
rilenendone in parte anche la forma, e princi- 
palmente la superfìcie papillare. In forza di que- 
sto particolare carattere potrebbe un tale indivi- 
duo dar fondamento a stabilire una varietà nella 
specie. Eseguilo dal Bellini. 1833. 

1402. Id. Altro disegno rappresentante la lesta ed il collo 
dello slesso mostro, ingrandito del doppio, e ve- 
duto dal sinistro lato. Asportati gì' integumenti, 
e la maggior parte della muscolatura, si dimostra 
che esiste la mascella inferiore, ma debole, e di 
forma allungata, mancando però qualunque in- 
dizio della cavità della bocca, giacché l'incava- 
tura pure esistente tra il cranio, ed il nominato 



d'anatomia comparata 63 

rudimento di mascella, era tutta ripiena di molle 
cellulosa. 11 canale alimentare perciò incominciava 
dalla faringe, formante in alto un cieco fondo 
angusto al di dentro dell'osso sliloideo, che so- 
steneva pure un osso joideo, ma piccolo ed in- 
completo. Al dissotlo di questa regione, tanto la 
faringe e l'esofago, quanto la laringe e la tra- 
chea poco si scostano dal naturale, r^essuna trac- 
cia si discerne di cavità olfativa. Id. detto. 

1423. Id. Il mostro medesimo, preparato nel modo sud- 
descritto, e conservato nello spirito. Alessandri- 
ni, detto. 

1446. Id. Mostro con testa imperfetta e senza faccia = 
Perocephalus aprosopus , Gurlt. = Un brevis- 
simo collo sostiene un rudimento di lesta , ter- 
minata da due orecchiette esterne piuttosto gran- 
di , collocate vicinissimo l'una all'allra, e che 
si guardano colle loro incavature j nello spìrito, 
1834. 

1$04. Id. Mostro privo degli arti anteriori. = Peromelus 
achirus, Gurlt. = Nato vivo il I.° maggio 1835. 
con parecchi altri individui vegeti e sani; quattro 
giorni dopo il di lui padrone lo uccise, e lo de- 
positò nel Mnseo dove si conserva nello spirilo. 

3167. Id. Mostro cogli occhi riuniti in orbita comune, e 
colla bocca molto ampia = Cyclops megalosto- 
miis y Gurlt. zz Nacque nella notte delli 17 Aprile 
1842 con altri tre vivaci e ben conformati. La 
madre, che partoriva per la seconda volta, du- 
rante la gravidanza giammai aveva dato indizio 
di malessere, o patite violenze. Id. 

3249. Id. Altro individuo mostruoso, composto di due tron- 
chi otto arti ed una sola testa, denominato perciò 
da Gurlt. = Gastro-thoracodidymus octipes. ziz 
)d. Dal Museo Zoologico. 



64 CATALOGO DEL GABINETTO 

3257. Id. Mostro senza testa apparente, ed in tutto il re- 

sto ben conformato =: Perocephalus Pseudo- 
cephaluSy Gurlt. = Id. Dal Museo predetto. 

3258. Id. Mostro con lesta imperfetta, e senza mascella 

inferiore =3 Perocephalus agnathus , Gurlt. Id. 

3362. Id. Individuo nato li 8 Giugno 1842, del lutto privo 
di coda ■=. Perocormus ecaudatus, Gurll. =: e 
morto naturalmente due giorni dopo. È da no- 
tarsi che la madre aveva la coda perfetta, nello 
spirito. 

3512. Id. Monocolo nato li 27 Aprile 1843. = Cyclops 
arhynchus , Gurlt. — cioè Ciclope senza griffo , Id. 
Dono del Sig. Professore Doli. Domenico Piani. 

3704. Id. Mostro coi membri imperfetti = Peromelus, 
Gurlt. = Siccome l'imperfezione si osserva sol- 
tanto negli arti anteriori, caso non contemplato 
dal Gurll, così alle diverse specie ammesse nel 
genere dal celebre Alemanno aggiungo questa, 
che colla sua nomenclatura denomino zz Pero- 
melus pseudochirus : neUo s[)ivilo. Agosto 1844, 

4057. Id. Mostro con legger grado di evenirazione addo- 
minale = Schìsticormus fissiventralis, Gurlt. == 
Nato con parecchi altri ben conformati, ed a gra- 
vidanza compila. Id. Gennajo 1847. 

4065. Id. Mostro colle membra imperfette = Peromelus 
opus, Gurlt. = Non mancano interamente i pie- 
di, come pure lo indica la frase di Gurlt, man- 
cano però delle dita in tutti quattro, unitamente 
ai corrispondenti metacarpi e metatarsi. Per que- 
sta imperfezione venne ucciso arrivato appunto 
ai quattro mesi. Preparato a secco dal Dissettore 
Doli. Ercolani in Marzo 1847. 

4394. Id. Mostro doppio nella maggior parie degli arti e 
tronco, ma semplice nella testa, che è poi irre- 
golarmente conformala = Dypigus hilumbis ca- 



d'anatomia comparata BS 

cocephalus, Giirll. = Nato al lermine naturale 
della gravidanza con allri ben conformati, nello 
spirito. Dono dell' Aggiunto alla Veterinaria pra- 
tica Sig. Gio. Ba[t. Golii. 1849. 

4447, Id. =z Peroceplialus agnatus , Gurlt. , cioè Moslro 
colla testa imperfetta senza la mascella inferiore. 
Nato in Città li 22 Giugno 1850 da madre gio- 
vanissima, che partoriva per la prima volta, a- 
vendo dato alla luce questo solo individuo. Oltre 
la notata abnormità principale^ manca ancora in 
tre zampe delle ultime regioni, nello spirilo. Ago- 
sto 1850. 
837. Cane domestico — Canìs familiaris, Linn. — Mo- 
stro privo degli arti anteriori zz Peromelus achi- 
rus, Gurlt. =: Conservato il solo scheletro natu- 
rale si vede manifestamente, che degli arti ante- 
riori esiste la sola scapola con piccola porzione 
degli omeri. Nato vivo in Città fu ucciso otto o 
dieci giorni dopo la nascila. Preparato e regalato 
dal Sig. Dolt. Giuseppe Gamberini. 1823. 

1309. Id. Disegno di naturale grandezza di mostro con 
testa imperfetta senza faccia =: Perocephalus a- 
prosopus, Gurlt. = Di razza bracco, nato in 
Citlà a gravidanza compiuta, con altri natural- 
mente conformali, e morto appena nato; mancante 
del tutto della faccia, ha soltanto le orecchiette 
esterne incomplete ed impervie, riunite alla base, 
ed occupanti la regione superiore della testa, clie 
corrisponderebbe alla fronte; è di sesso maschile, 
e nel rimanente pingue, e ben conformalo. C. 
Bellini, 1833. 

1403. Id. Un secondo disegno rappresentante 1* anatomia 
del collo e della testa dello stesso mostro, con- 
servale le naturali dimensioni. Si dimostra per 
tal modo che esiste piccolissima porzione di cra- 

N. Ann. Se. Natur. Serie III. Tomo 7. * 



66 CATALOGO DEL GABINETTO 

nio,la quale racchiude un bulbo molle nervoso, 
che sembra la midolla allungala, prolungandosi 
la medesima nella midolla spinale, conformala e 
disposta naturalmenle. Degli organi eslerni dei 
sensi, che hanno sede nella lesta, esiste soltanto 
quello dell' udito, ma incompleto, giacché le due 
orecchielle conducono in un meato comune, che 
nella figura si vede aperto, avendo portala via 
r orecchietta del lato destro; del suddetto. 

1447. Id. La naturale preparazione dalla quale si è tolt^ 
la precedente figura ; preparazione conservata nel- 
lo spirilo. Alessandrini. 

1311. Id. Eterodidimo letrascelo =: Heterodidymus te- 
trascelus , Gurlt. = cioè Gemello disuguale con 
quattro zampe posteriori. Disegno di naturale 
grandezza di individuo morto appena nato, nel 
quale alia regione lombare destra sorgeva la por- 
zione lombare di altro individuo cogli arti corri- 
spondenti. Nel primo era evidente il sesso femmi- 
neo; nell'altro presso il pube era manifesto un tu- 
bercolo integumentale emulante un piccolo mem- 
bro. Aveva un solo funicolo ombelicale nell'ordina- 
ria regione dell'individuo principale. Bellini, 1833. 

1352. Id. Lo scheletro naturale del mostro rappresentato 
nella precedente figura, mostro raccolto e rega- 
lalo dall' Eccellentissimo Sig. Doti. Girolamo Emi- 
liani, a secco. Doti. Vecchi, dello. 

1451, Id. L' apparecchio uropojetico di piccolo muffolo di 
anni 6 circa, sano e vegeto, ucciso in Aprile 
perchè servisse alle dimostrazioni ordinarie della 
scuola. Fu trovalo mancare, per abnorme con- 
formazione, il rene sinistro; di questo però esi- 
ste, e quasi di naturale volume , 1' uretere ascen- 
dente fino al livello dell'estremità di quello del- 
l' altro lato , terminando ivi ia cieco fondo ia 



d'anatomia comparata 67 

forma di clava. Pervio è completamente tutto il 
canale; ed il piccolo allargamento conteneva pro- 
porzionata quantità di liquido trasparente acqueo- 
mucoso, che ne uscì all'atto dell'apertura fatta 
per introdurvi uno specillo onde esplorarne la 
permeabilità. Il rene esistente è alquanto più vo- 
luminoso di quello comportalo avrebbe la statura 
dell'animale, nello spirito. Alessandrini 1834. 

1428. Id. Diseguo di naturale grandezza della mostruosità 
descritta di .sopra, eseguito dal Bettini all'epoca 
predella. 

3134. Id. Mostro mancante quasi interamente degli arti an- 
teriori = Peromelus achiruSi Gurlt. = Siccome 
però esiste la scapola, la testa dell'omero, ed 
una piccola frazione di altro osso , che riferire 
si potrebbe all' ulna , così crederei opportuno sta- 
bilire nella specie una nuova varietà sotto la de- 
nominazione di =: Perome/Mi achirus partialis. = 
Appartiene alla piccola razza inglese; nato con 
parecchi altri ben conformati, venne ucciso compito 
il primo mese per farne questa preparazione nella 
quale si dimostra l'intero sistema arterioso in- 
jettato con cera rossa, e preparato a secco. Dott. 
Ercolani. Marzo, 1842. 

3250. Id. Mostro colla testa imperfetta, mancante della ma- 
scella inferiore, e senza bocca = Perocephalus 
agnathus, astomus, Gurlt. = nello spirito. Dal 
Museo Zoologico dell'Università. Giugno 1842. 

3254. Id. Mostro mancante quasi totalmente degli arti an- 
teriori zr Peromelus achirus , Gurlt. z= Id. detto. 

3624. Id. Schistocormus schistepìgastrico-sternalis , Gurlt. 
= Mostro con larga apertura delle pareli addo- 
minali all'epigastrio, apertura che si prolunga 
anche sullo sterno, derivante dalla non completa 
saldatura delle pareli toracico-addominali Della 



6S CATALOGO DEL GABINETTO 

linea centrale inferiore. Offre ancora l'altra ab- 
normità della mancanza di un arto anteriore. Nato 
in cilià li 10 Aprile 1845 con parecchi altri bea 
conformali , nello spirilo. 
3812. Id. Ferocephalus pseudocephalus , Gnrit.rz Mostro 
con testa imperfetta, falsamente senza testa. Di 
razza bracco bastardo, nacque in città li 6 Di- 
cembre 1844 senza che dasse segno di vita, quan- 
tunque in tutto il resto fosse normale e ben nu- 
trito. La madre lo diede alla luce con altri bea 
conformati, né durante la gravidanza diede mai 
indizio di trovarsi indisposta^ e nulla accadde che 
sospettare si potesse capace di favorire tale forma 
di mostruosità. Abbenchè sieno manifeste porzio- 
ni delle orecchie esterne , non vi esiste però traccia 
di apertura, o meato uditivo esterno, come man- 
cano ancora le altre aperture della bocca, del 
naso, e qualunque traccia degli occhi. Id. 

(sarà continuato) 



^^'^^m^^ì^Q^^v^ 



69 

AL CELEBRE PROFESSORE 

Signor Cavaliere 
ANTONIO ALESSANDRINI 

Bologna 

Mio Caro Maestro. 



Mi permetta, che io ritorni all'oscuro argomento della 
pellagra-, e che aggiunga alcune cose alle già dette. Que- 
sta malattia propria delie regioni italiane trovasi in Ro' 
magna fra gli agricoltori in tutte le età, ed in tutte le 
condizioni della vita tanto fisiologica, che patologica. Al- 
cuni forniti di un tessuto dermoideo molto delicato sof- 
frono dai raggi solari , e tutti gli anni di primavera quan- 
do le funzioni dell* organo cutaneo assumono nuovo vigore 
presentano la squama pellagrosa alle mani, alle braccia, 
alle gote, all'elice degli orecchi, ai piedi, alle gambe, e 
la loro sanità rimane prospera, e regolare affatto. Quando 
le croste sono cadute la nuova cuticola diventa lucida, ov- 
vero screziata di nero. Una giovine sposa della famiglia dei 
Berardi di Felisio agricoltori ricchi mi chiamò nel mese 
di maggio dell'anno scorso per mostrarmi^ come ella di- 
ceva,' quella bruttura delle mani, e delle braccia. Tutti 
gli anni in quel tempo si rinnovava, e cresceva, e la sua 
comparsa non era preceduta che da un senso di calore ge- 
nerale a lutto il corpo. Ella però era sana, bella, e di 
spirilo mollo vivace. Alcuni arrivano alla più tarda vec- 
chiaja infastiditi tutti gli anni per qualche tempo da que- 
sto esaulema solare senza gravi disoidini di salute j e questo 



70 SULLA PELLAGRA 

accade sempre quando la pellagra non è che il prodoflo 
dell'insolazione, e l'agire del morbo cuSaneo rimane li- 
mitalo alla localilà affella. Ma ciò è ben raro essendo fra 
gli arti così superiori come inferiori , e le grandi cavila 
del nostro corpo molti rapporti , che furono già conosciuti 
dalla più lontana antichità. Ippocrate nel mirabile libro 
dei morbi vulgari parla spesso di dolori alle estremità, che 
furono forieri, o compagni di gravissime mortali malattie. 
Perchè è assai difficile^ che l'azione morbosa rimanga 
locale, e non si unisca a quella di altre parti malate, o 
non si getti da un luogo ad un altro per la legge della 
metastasi così poco conosciuta ancora, e che ha tanta parte 
in tutti gli avvenimenti dell'economia animale. Ora la ma- 
nia con le sue molte varietà si associa assai facilmente 
in ogni paese alle sordide malallie del tessuto dermoideo, 
la scomparsa rapida di queste possono produrla. Fra 
gli agricoltori di Romagna la pellagra tiene spesso il luogo 
di quelle, ed accompagna le loro malattie mentali, o le 
produce il ripetersi della sua azione morbosa agli arti e sul 
sistema cerebrale. 

Un uomo di Barbiano più che settuagenario era pel- 
lagroso da molti anni. Le sue abitudini fisiche e morali 
non erano cambiale, né vedevasi in lui apparenza di pa- 
tire. E sembrava meglio, che avesse preso nuovo vigore, 
e di primavera quando apparivano le squame pellagrose 
l'immaginazione dominavalo molto, e compiacevasi d'idee 
lubriche poco dicevoli alla sua età. L'estate scorsa quan- 
do la terra era arsa , e spiravano i venti di levante asciutti, 
sterili, e le piante languivano coperte di innumerevoli af- 
fidi devenne a cupa malinconia. E disperavasi perchè il be- 
stiame sarebbe perito, avrebbero gli uomini palila la fame, 
ed i molti mali compagni. E fìsso in queste idee vegliava , 
la notte o sdrajato sotto degli alberi, o errante pei campi, 
e contemplava il cielo, dove vedeva raggi di fuoco e nuo- 
ve stelle, dalle quali poi piovevano giù maligni influssi. 



FRONTALI 71 

Sul finire di Giugno viene la pioggia; è allegro, si lascia 
bagnare da essa, gira per qualche tempo inlorno alla 
casa e scompare. Cercalo poscia dalla famiglia fu trovato 
morto penzoloni ad un albero, dove con una corda erasi 
appiccato. Tutti gli altri contadini dissero subilo nel loro 
linguaggio rozzo ed espressivo, che la pellagra gli era 
andata alla testa. In questa monomania pellagrosa suicida 
io non so vedere affezione addominale primitiva. Le forze 
riproduttive non scemarono mai, e la monomania in pri- 
ma gaja diventò subitamente mesta, e l'erpete pellagroso 
Don fece in questo caso, se non quello, che possono già 
fare tulle le affezioni cutanee. Si può per altro osservare, 
che quando la dermaliie solare, o la pellagra idiopatica 
si fa risentire all'encefalo l'insania mentale, che ne ri- 
sulta non è simile a quella già tanto nota della pellagra 
gastrica. V'è un bisogno continuo di cambiar posto, i 
moti del cuore sono celeri e concitati , le facoltà inlelletluali 
esaliate, comparsa quasi istantanea della mania, prontezza 
e coraggio nel suicidio. E questa pellagra, la quale per 
non confondere le idee potrebbe dirsi ce/a/ica, palesandosi 
nell'encefalo il disordine primo, manca di tulli i segni 
di una discrasia, di un processo dissolvente. Il sentimento 
poi, e la volontà del suicidio vi mancano sempre quando 
la mania è allegra. 

Gli alienisti più illustri posero il suicidio fra le alie- 
nazioni mentali, ed anche in questo la scienza medica 
servì al suo nobile fine, perchè il popolo guardava indi- 
stintamente a quei miseri, che finivano in tal modo i loro 
giorni come a dei rei , a cui la vita era grave perchè ca- 
rica di colpe, e di rimorsi, e qualche volta insultava ai 
loro cadaveri. Il che avviene ancora in alcuni luoghi, se 
per avventura qualcheduno prima della morte lasciò scritta 
la sua volontà, dimostrò in altro modo l'uso sano della 
ragione. Ondechè non sarà vano di ricordare come la mo- 
nomania del suicida sìa spesso la lesione di una sola facoltà 



73 SULLA PELLAGRA 

mentale, un delirio parziale limitato ad una sola idea, ad 
una sola affezione, dove le altre facoltà intellettuali ed af- 
fettive possono rimanere inalterale intorno a qualunque 
oggetto diverso. 

Quelli che immaginarono la pellagra come uno speltro 
di una malattìa specifica , e di natura versatile e maligna, 
la quale aveva per segno palognnmonico la risipola ester- 
na, la paragonarono con poco vantaggio della medicina a 
quasi tutti i morbi della specie umana. La cronica der- 
matosi poteva esservi e non esservi. Borsieri, e Frank ave- 
vano già veduta la febbre esantematica senza gli esantemi. 
E ciò è ammesso, e le leggi determinate nella scienza in- 
torno l'invasione, il corso, la crisi e la cura non cam- 
biano mai nell' essenza. Ma dai fatti nell'infezione pella- 
grosa nascono altre conseguenze. I paragoni sono un'ar- 
gomento certo, che i medici osservarono l'impetigine so- 
lare associata a malattie diverse, e che molte volte le fu- 
rono appropriati i sintomi, l'andamento e gli esiti di que- 
ste. Ponendo attenzione a quello che vi ha di fisso, e di 
immutabile cioè a' suoi caratteri esterni si comprende fa- 
cilmente che l'essere suo è di malattia cutanea periodica, 
che ritorna sempre finché la causa irritativa non sia tolta 
affatto. E in ciò somiglia a Inlle le affezioni sordide, er- 
petiche, lebbrose, veneree. Può essere innocua, può com- 
mutarsi in altre corruzioni del corpo mucoso di Malpi- 
ghl , e del derma, e mostrarsi critica di morbi inte- 
stinali, ed epatici, cessare per emuntorj, e ripercuo- 
tersi con tristi effetti. Non' trovasi nelle città perchè vi 
manca l'azione continua della causa irritante l'epidermide 
scoperta, si complica con tulle le infermità d'indole cro- 
nica degli agricoltori e ne aumenta la pernicie; e ciò è 
naturale perchè li accompagna tutta la vita se non tolgonsi 
affatto, od in parte alle loro abitudini campestri. Fu dello, 
che dentro le città erano spedali, e sparsi mollo i bene- 
fici della carità crtslìar.a, ma ia molli dei piccoli paesi 



FROWTALl 73 

della Romagna non si trovano spedali , non sussidj di a- 
giale famiglie, non esempi di cautele. Senza il bisogno della 
cronica dernìatosi s'incontrano subito dovunque tulle le 
infermità riferibili alle varietà 'della pellagra g'fl5/rica , cn- 
terica, epatica, cefalica, ipocondriaca, isterica, scorbu- 
tica ecc.. Io già esposi altrove qualche idea intorno a que- 
ste cose, che mi insegnarono gli ammalati, ed ora confido 
che la S. V. non mi apporrà a mancamento questi nomi, e 
queste distinzioni, che, se non erro , servono ad una dia- 
gnosi più esatta, ad un modo più ragionevole di cura. 

Un conladino malato di qualunque forma di malattia 
mentale lenta, diviene quasi sempre pellagroso. Da alcuni 
anni io conosco un vecchio della famiglia dei Zaccherinì, 
che abita nel territorio di Castel Bolognese, il quale è 
affetto di erotomania, e di pellagra. È scarno in faccia, 
di colore abbronzato, e curvo di persona. Ha occhi lucenti, 
che figge immobili nel viso altrui, immaginativa vivace, 
ed una garrula loquacità. Nella sua mente non c'è l'idea 
di una donna, che sia per lui come il tipo perfetto della 
bellezza, e della grazia, e che meriti un cullo. Arislolile 
sofferse per questo tanti travagli dai sacerdoti di Cerere, 
ma in cuore rozzo non nascono affetti sublimi. Tulle le 
donne meritano il suo amore, tulle lo amano, e sono per- 
dute di lui. Nella primavera quando è comparsa la sca- 
glia pellagrosa diventa iracondo in famiglia, si chiude in 
nna stanza, e giace in letto sostenendo lunghissimi digiu- 
ni. Altre volle va vagando lulta la notte, incontra sempre 
avventure, o anime di trapassali, che gli parlano. Esposto 
ad ogni intemperie mal vestito soffre spesso di pleurisia, 
ed allora finiscono i sogni, eleaberrazioni.il Divino vec- 
chio di Coo, direbbe Pietro Frank, aveva già notata la 
simpatia fra gli organi respiralorj ed il cervello, ed aveva 
dello, che la frenile venuta' dalla peripneumonia era di 
cattivo augurio. Ma una cosa, che in costui mi sembra 
meritevole di attenzione è il perverlimenlo dell'odorato. 



74 SULLA PELLAGRA 

Ora senle un odore come di calce, che si spegne, ora 
crede gli siano state poste addosso delle viole, e delle rose, 
e delira dietro questi efiliivj. Gian Giacomo ha parlato di 
intimi rapporti del senso dell' olfalo, coli' immaginazione, 
e dipinge con uno stile voluttuoso l'amante, che in un'eb- 
brezza di amore odora gli oggetti, e l'aura della sua 
Giulia. Gli antichi posero vicino all'estro poetico l'estro 
di venere, ed è nolo per Plutarco, che il faceto Oratore 
romano incontrando uno, che aveva seco tre brultissime 
figliuole pronunciò il verso 

« Di Febo ad onta seminò figliuoli a 

Nelle scienze mediche sono già conosciuti i rapporti 
fra l'immaginazione, ed il sistema generativo, e l'illustre 
Sig. Lallemand in questi ultimi tempi ne ha scritto molto 
bene. Oltre a ciò molti animali superiori sono condotti 
rei loro amori dal senso dell'olfato, e nella fisiologia com- 
parata si hanno argomenti certi dell'unione di esso col 
senso genitale. Il quinto pajo lo unisce alle funzioni de- 
gli organi della bocca, e nell'uomo è in azione energica 
anche nei primordj della vita extrauterina quando gli al- 
tri sensi tacciono quasi affatto. Gli sludi anatomici poi 
hanno già fatto conoscere, che nei gradi inferiori della 
vita animale gli emisferi cerebrali hanno il carattere di 
semplici gangli olfalorj , e che in noi formano la massa 
centrale suprema di lutto il sistema nervoso rimanendo 
sempre il centro dei nervi olfatorj. Ora il dominio asso- 
luto degli emisferi, giunti ad un grado così straordinario 
di sviluppo, sul cervelletto, e sulla intera massa cerebrale 
è fuori di dubbio. Il disordine dunque di un senso che ha 
legami così forti colla vita generativa in un uomo trava- 
glialo da idee erotiche è un sintomo molto utile nella dia- 
gnosi. E lasciando stare queste cose dico, che in costui 
non si è manifestala mai idea alcuna di morie spontanea. 



FRONTALI 75 

I noslrì vecchi ci dipinsero molti affetti di erotomania, i 
quali finirono col suicidio. Anche Lucrezio, ed il Tasso, 
secondo Esquirol, ne soffiirono, e nel primo il delirio di 
amore si unì a quello della propria distruzione; il secondo 
trasse per tanti anni una vita piena di gloria, e più di 
miseria, e scrisse molte opere minori, le quali sono una 
prova certa, che le malattie cerebrali possono limitarsi ad 
una sola facoltà come si è detto di sopra. Il Manso lo di- 
ce ammalato di Mirarchia: parola, che dagli arabi entrò 
nella scuola di Salerno, e che corrisponde all'ipocondria 
dei Greci, alla malinconia dei Latini. Egli medesimo nelle 
sue lettere chiama il suo male una frenesia, con cui è ac- 
compagnata una debolezza di vista, e di memoria grandis- 
sima. Aveva delle allucinazioni, e vedeva degli spiriti buo- 
ni e cattivi, che o cnnsolavanlo , o travagliavanlo, o gli 
rubavano delie cose. Scrisse ai suoi amici , perchè si ado- 
prassero presso il celebre Mercuriale per una ricella buo- 
na per la memoria, ed a rimediare ai fumi della testa ^ 
dai quali secondo le idee dominanti allora di Avverroe, e 
di Avicenna veniva il suo vaneggiamento. Ma non ostante 
questa fiducia nei medici illustri del tempo l'infelice Poeta 
perì estenuato dai flussi intestinali , che secondo il Manso 
pativa da molto tempo, e con sangue. La lode appresso i 
grandi nomi è sempre languida. Il Tasso medesimo in quel 
famoso lamento di Byron dice <f che la cella dove era cu- 
stodito in Ferrara diventerà in avvenire un tempio che le 
nazioni visiteranno per causa di lui ». 

w I make 

A future tempie of my presenl celi 
Which nations yet shall visit for my sake ». 
Molli maniaci, e la maggior parte dei pellagrosi fini- 
scono nella maniera suddetta, e l'azione morbosa si co- 
munica dall'encefalo all'apparato digerente e da questo 
a quello. Nei casi riferiti la malattia era negli organi ce- 
rebrali , iQa nella pellagra dei miserabili, dei mangiatori di 



Ì& SULLA PELLAGRA 

formentone comincia generalmente nel sistema gastro-epa- 
tico. E sembra ormai certo , che in costoro quando diven- 
tano maniaci il disordine da quelle vie passi al sistema 
ganglionare, e principalmente al plesso solare. Il quale 
Ila molta parte nelle funzioni della vita relativa, cbe se- 
condo l'anatomia comparala trovasi più o meno perfetta 
dove sono più o meno centrali le masse nervose del capo 
e del sistema ganglionare. E negli animali, dove in- 
comincia ad apparire in qualche grado l'intelligenza ap- 
parisce anche il plesso solare. Fra gli insetti imenopteri 
l'ape cantata dai poeti, ammirata da tutti per il suo in- 
gegno presenta i ganglj toracici riuniti quasi affatto in 
un ganglio solare. 

Una donna, che veniva dal territorio di Cotignola era 
affetta di pellagra gastrica da circa dieci anni. Fra gli esiti 
del morbo giunto all'ultimo periodo vi fu la demonoma- 
nia, ed un Husso intestinale, che la consumò alcuni mesi 
addietro. Aveva costei molta eia e fino dai suoi verdi anni 
erasi usala a patimenti fisici. Unita ad un uomo chiamato 
Querzola, che a stento buscavale la vila era rimasla ste- 
rile, e nutrivasi quasi sempre di formentone. Capegli cre- 
spi e rari; occhi incavati, colore terreo, labbra quasi n,e- 
re, denti gialli, piedi gonfi. A mirare questa misera sov- 
venivami spesso per quanto la verità può somigliarsi alla 
finzione dei bei versi di Camóes sull' Aclamastorre 
« A cor (colore) terrena e pallida 
« Che OS (pieni) de terra, e crespos os cabellos 
« A boca negra, os dentes amarellos (gialli) ». 
11 sangue di lei era nero, e squagliato, e pareva po- 
vero di fibrina, e di materia colorante. Io la sottoposi per 
lungo tempo al prolo-joduro di ferro, e parevami di avere 
oltenulo molto vantaggio. Le sue facoltà inlellelluali erano 
scarse , ma non disordinate. Aveva qualche tremito agli arti 
superiori, e per consiglio altrui le furono date varie dosi 
di morfina. L' albugioea degli occhi divenne rossa ed ella 



froutali 77 

oaisesi le maDì nei capelli, e cominciò a gridare, che non 
avrebbe fatta la Pasqua vicina, perchè non eravi speranza 
di salvezza per lei ; essere i suoi peccati enormi, non tro- 
varsi confessore, che potesse assolverla, e già gliene era 
apparso uno spirito maligno, che le aveva alitalo sopra 
più volte, e tante di queste cose. Il suo delirio era con- 
tinuo, e la notte finiva sempre in un pianto dirotto. Durò 
in questo stato più di tre mesi, nei quali la pellagra scom- 
parve affatto e venne la dissenteria. 

Jn un'altra donna del medesimo territorio vidi con 
alcuni dotti miei Colleghi quella forma di pellagra, che 
io distinguo col nome di epatica. L'ammalata apparteneva 
ad una famiglia di possidenti di campagna, era sterile, e 
di circa cinquant'anni. Affetta di cronica epatite aveva un 
colore ilerico, ed emetteva da molto tempo orine simili 
all'olio di lino con schiuma, ed un odore come di brodo 
di manzo, ed escrementi bianchi. Il dorso delle sue mani 
era coperto di croste, che cadevano rinnovandosi per alcuni 
mesi dell'anno, nei quali le gote e le orecclwe presenta- 
vano squame piene di forfora. Visse di una misera vita 
per assai tempo, ma avendo in ultimo molti bachi da seta 
da curare, ed essendo questi periti quasi tutti in una volta 
si afflisse assai, e si pose in letto con grave cefalalgia, 
conati di vomito, e smania continua. Avevano le materie 
putride del Bombice del gelso ammorbata la casa, e prin- 
cipalmente la stanza di lei, né il marito già epiletico si 
dava di ciò pensiero alcuno. E la donna presa da febbre 
delirava. Il tintinnio degli orecchi, il sussulto dei tendini, 
le larghe vibrici di cui si coprì, il meteorismo, i sudori 
viscosi e fetidi, le dejezioni sanguigne annunziarono la 
sua fine. Pensarono i miei Colleghi , e forse con ragione , 
che questo sinoco putre si dovesse all'assorbimento delle 
materie animali, delle quali l'aria ambiente era piena. Il 
Dott. Chasholm illustre medico inglese in una memoria 
intorno a questQ argomento prova con falli, che gli effluvi 



78 SULLA PELLAGRA 

dei corpi animali morti putrefatti, e vaganti liberamente 
per l'atmosfera non apportano a quelli, che sono esposti 
alla loro azione che una grave molestia ai nervi olfatori, 
ed aggiunge che possono diventare qualche volta causa di 
febbre non contagiosa quando in uno spazio ristretto ri- 
stretto rimangono concentrati sui corpi vivi. Ramazzini 
aveva detto parlando delle malattie degli artefici , che co- 
loro, i quali lavoravano intorno alle fogne erano minac- 
ciati da amaurosi. E veramente io ho veduto a Solarolo 
diventare improvvisamente amaurotici da un occhio un uo- 
mo, ed una donna, che preparavano sempre concime per 
venderlo. Il celebre Brera si accorda all'opinione del me- 
dico inglese, e dopo avere discorso sui miasmi, e sui con- 
tagi atferma essere dimostrato fino all'evidenza come l'aria 
carica di emanazioni animali putride, e di pessimo odore deve 
essere tenuta per uno dei più validi sussidi , che impediscono 
la diffusione degli effltivj contagiosi, e come la Polizia Me- 
dica abbia da tenere conto di questo nei casi di micidiali 
epidemie contagiose. Ora parmi non siavi mollo da far me- 
raviglia, se gli Ebrei furono ovunque poco attaccati dal 
Colera. Già tutti sanno che Giuseppe Frank attribuiva il 
tetano degli Ebrei polacchi alla loro immondezza. 

Ma è necessario continuare intorno alla pellagra ga- 
stro-epatica, gastro-enterica, alle quali varietà io attri- 
buii quella di due fanciulli curati nell'estate scorsa, lo 
non aveva mai veduto alcun fanciullo pellagroso, ed osser- 
vai questi con molta curiosila. Le mani , e le gote pre- 
sentavano la scottatura, e la cellulare della bocca veniva 
coperta dalle afte. Il viso era tumido , ed i piedi edematosi 
perchè mi accorsi subito , che avevano sofferto lungamente 
di dissenteria. L' uno di circa tre anni apparteneva ad una 
famiglia del territorio di Faenza in S. Pietro di Laguna, 
l'altro di cinque anni era di un Errani di Felisio. Abban- 
donati a se slessi in mezzo ai campi al sole avevano man- 
giala della terra, e poi a casa erano m^ Quiriti, e deri- 



FRONTALI 79 

vavano da genitori malaticci. La madre del primo mi parve 
clorotica, il padre del secondo è certamente affetto di lenta 
maiallia del fegato. Ora se devesi giudicare dalia loro con- 
dizione fisiologica presente sono già bene ristabiliti. E fu- 
rono curali ambedue nello slesso modo, poiché dopo avere 
dislrullo con mezzi convenienti , e con un metodo di nu- 
trizione medicata quella disposizione di certi organi agli 
ingorghi ed ai lavori flogistici , i quali si associano quasi 
sempre alla pellagra, ed alle malattie del massimo processo 
dissolutivo come Io scorbuto, il tifo regolare ed irregolare 
di Hildenbrand, le perniciose, gli fu dato per alcuni 
mesi mattina e sera un cucchiajo da caffè di una solu- 
zione nell'acqua distillala di joduro di potassio, e di pro- 
tojoduro di ferro, se non che ad uno, che aveva delle 
nodosità nell'addome si fecero anche delle frizioni con 
una pomata composta di calomelano. 

Un altro genere di pellagra accompagnata da straor- 
dinarie omopalie, e da funesti effetti trovasi fra gli agri- 
coltori, e deriva dalla metamorfosi dei mali venerei locali. 
Io non dirò i nomi di alcuni individui , che sono ora sotto 
cura, ma dirò bene come da processi ulcerosi, dai bubo- 
ni, dall'uretrite umida, e secca , la quale se non erro cor- 
risponde alla blenorragia risipelatosa di Hunler nasce una 
silBIide, la quale si presenta in forma di squame pella- 
grose alle mani ed ai piedi, più spesso alle mani. Nella 
faccia in luogo di squame nascono pustole umide di un 
rosso paonazzo. Senza le necessarie cognizioni eliologìche 
non sarebbe possibile distinguere nella figura questa pel- 
lagra dalle altre, e le reumatalgie , i dolori articolari, gli 
osteocopi , le oftalmie, e le affezioni di tulle le mucose, 
l'alopecia diverebbero mollo oscure per il medico. Ora 
senza entrare nella quislione se i suddetti malori siano 
prodotti da un virus particolare, l'esistenza del quale 
tanto contrastata non è poi cosa nuova nelle leggi del- 
l' ecoQomia aDimale, noo v' ha dubbio > che fra le parti 



so SULLA PELLAGRA 

genitali , ed il tessuto musculare fibroso non esistano stretti 
legami. Ippocrate pose già la slrangiiria tra i sintomi, 
che accompagnano spesso i dolori articolari, e Celso nel 
suo elegante linguaggio parlando di essi dice « Ea raro vel 
castratos, vel pueros ante faeminae coilum, vel mulieres 
nisi qnibus menstrua suppressa sunt, tenlant. m Egli de- 
scrive anche con molta verità i morbi venerei locali , 
nei quali se non eravi la virulenza di quelli, che si 
videro in Italia nell' invasione Francese di Carlo Otta- 
vo non poteva non esservi la facoltà contagiosa. I ma- 
lori delle membrane mucose mantengono questo carattere 
anche negli animali domestici, e la loro tendenza ad ir- 
radiarsi alla pelle è ben nota. Al contrario quasi tutte le 
affezioni acute, o croniche di questa reagiscono sulle 
dette membrane; e la tigna umida, le impetigini erpeti- 
che e lebbrose possono movere anche degli scoli dall'uretra, 
ed osservasi fra queste morbosità antagonismo di azione. 
Una donna abitante sul territorio di Bagnara alla Pogialina 
aveva tutti gli anni nella state i metacarpi scorticali per 
pellagra. Debole, melanconica contrasse dal marito una 
blenorrea, la quale tra per la cattiva salute di lei, per la 
poca cura, e tra per la particolare struttura delle parti 
genitali della donna acconcie alle secrezioni mucose di- 
venne abituale. Questa nuova morbosa abitudine distrusse 
l'altra, e da tre anni la scorticatura è cessata affatto, ed 
Ella soffre poi continuamente di reumatalgie, e di lievi 
dolori osleocopi. 

(sarà continuato) 



81 

REPERTORIO ITALIANO 

PER LA STORIA NATURALE 



Col nome di Repertorio italiano per la Storta naturale, 
è proposito di esibire , mediante analitici compendi , un rap- 
porto di tutto ciò che in Italia venga alla luce intorno alla 
Zoologia , alla Mineralogia , Geologia e Paleontologia, allo 
scopo principalmente di porre gli Scienziati stranieri a gior- 
no di quello che fra noi si pubblica 5 mancando ad essi 
assai di sovente la cognizione della maggior parte delle 
Opere italiane, in causa specialmente dello apparire di 
queste in cento luoghi diversi. Si è quindi stimato di ser- 
vire al decoro del proprio paese, e di far cosa grata ai 
Dotti stranieri , nel raccogliere in un sol corpo la compen- 
diata notìzia delle pubblicazioni che fra noi si fanno in 
ordine a tali scienze. Lo che sebben non sia molto , vi ha 
tuttavia qualche numero di dottissimi lavori , i quali im- 
portano ai progressi della Scienza , e stabiliscono una ono- 
revole priorità di scoperte , non rare volte a noi contrastata. 
Si pubblicherà il Repertorio in Latino ed in Italiano ; ma 
la parte Italiana verrà ancora inserita da oggi innanzi in 
questi Nuovi Annali- 
Bologna 10 Gennajo 1853. 

G. G. BIANCONI. 

N, Ann. Se. Natur. Serie U • Tom. 7. 6 



82 REPERTORIO ITALIANO 

!• Ornitologia. 

Sulla motacilla alba ed altre affini. Memoria del 
Dott. paolo Lanfossi ( Commentari dell'Ateneo di Brescia 
1848-1850 a pag. 148). 

. La Motacilla alba Linn. volgarmente chiamata Cutret' 
fola grigia , presentasi sotto vario aspetto nella Lombardia 
superiore e inferiore, come pure nella settentrionale e 
nella meridionale. Tre habitus , come dicono , principal- 
mente vengono dall' Aut. distinti con particolari caratteri, 
da quali si deduce quanto influiscano i climi sul colore del- 
le piume ; il che T Aut. conferma con molte osservazioni 
ed argomenti. Nell'agro genovese rinviensi quella Mota- 
cilla che il Prof. Calvi aveva chiamato M. lugubris , e che 
gli ornitologi giudicarono essere la M. Yarellii abitante del- 
ringhilterra. Avuto riguardo a questo, ritiene l'Autore, 
potere la M- alba, date le opportune condizioni, assumere 
la livrea nera nella primavera. Donde può pure sospettarsi 
essere la M. Yarellii fornita di color nero a motivo del 
clima, — E la Tav. 652 di Buffon rappresenta certamente 
la M. alba di color nereggiante ; per cui dir si può che la 
M' alba in date circostanze assume i colori propri della 
ilf. Yarellii, — Quindi instituisce un confronto intorno la 
M. lugubris , sulla quale fa molte supposizioni circa la bian- 
chezza* e nerezza , quasi albinismo e melanismo di certe 
parti. Lasciata però la questione da svolgere agli ornitologi, 
dice essere forse la M, alba luia. specie sedentaria in alcune 
regioni , migratoria in altre ; cambiare di colore in alcu- 
ne circostanze , che costituiscono le varietà o razze lo- 
cali; ed essere di grandissimo interesse in Ornitologia le 
diligenti osservazioni intorno 1.*^ l'abito degli uccelli nel- 
le diverse loro età, e nei vari tempi dell'anno, ?." l'af- 
fezione dell'albinismo e del melanismo, 3"° la loro di- 
etribuztone geografica, 



PER LA STORIA NATURALE 83 

^' Geologia. 

Rapport sur les mines des Provinces de Garfagna- 
na , Massa-Carrara et Lunigiaua concedées par S. 
A. R. r Archiduc Francois V. Due de Modène etc. 
à M. M. le General Comte de Laroche-pouchin et 
Chev. Marco Borrini, par m. f. petiot Ing. des 
mines etc. Florence, Le Monnier 1852. 

Il giorno 27 Marzo 1850 fu concesso il diritto di sca- 
vare tutte le miniere che ritrovare si possono nelle Pro- 
vincie di Garfagnana, Massa, e Lunigiana. Il Capo 1.» del- 
l' opera contiene la descrizione corografica e geologica della 
regione, che giace nel versante meridionale dell' Apenni- 
no; hn.itrofa al mare Mediterraneo, alla Lombardia, al 
Piemonte, ed a Parma. Conta una popolazione laboriosis- 
sima di 86,059 anime; quindi è a tenersi opportuno il met- 
tere a profitto le incoltivate miniere. Segue la descrizione 
geologica 3 e indagato prima il sollevamento, descrivonsi 
le^Roccie. Le principali fra queste sono: l.o Verrucano, 
2P Calcare grigio compatto e cavernoso, 3.° Marmo bian- 
co, 4-0 Schisto rosso ammonitico, 5.° Marmo calcare al- 
ternante cogU schisti etc. (Vagli, Tambura ecc. ), 6.0 Cal- 
care grigio cavernoso dolomitico, 7." idem grigio all'in- 
terno, giallognolo all'esterno, 8.» idem nero spatico, 9.° 
Macigno e Albarese. - Si aggiugne che Ofioliti molto 
diffuse, fanno supporre delle miniere di rame. — Prossi- 
mi delle ofioliti e delle Eufotidì sono i Gabbri , che alcuni 
(I) credono prodotti di metamorfosi altri (2) d'eruzione. 
L'Aut. non ritiene metamorfici quelli di Monte Catini etc. 
i quali constano « di ciottoli amalgamati dal detritus di 

(1) Savi e Menepliini. Aggiungasi Santagala. Nuovi Annali di Scienie 
Naturali. Bologna 1838. Tom. 1. 2. 3. 

(2) CoquanJ e iMurcliison. 



84 REPERTORIO ITALIANO 

roccie sottoposte al macigno , che furono staccate e con- 
globate prima che avvenisse l'jnjezione delle vene di ra- 
me, o ne furono simultanee. » 

Il Capo 2. dell' opera versa suU' industria. Annove- 
ransi le miniere , 1. di Ferro a Forno Volasco. 2. di 
Rame a Collepanestra. 3. Vestigia di Rame in valle di ÀT' 
netola sotto il monte Tambura e ad Orticola jo vicino a Va- 
gli. 4. Vena di Galena argentifera in M. Tambura. 5. Ve- 
stigia di Rame in M. Camporgiano etc. (tutte in Garfa- 
ghana) 6. Piriti di rame presso Massa (nel Carrarese). 
7. Di Carbonato di Rame ad Ajola. 8. id. di Gamporaghe- 
na. 9. Di Manganese perossidato alla Rocchetta e di Rame 
al Beverone. 10. di Combustibile a Caniparola; e di Cinabro 
(non riconosciuta ancora) a Monzone e Camporaghena. 
Ciascuna miniera è brevemente descritta. Susseguono alcune 
considerazioni intorno al valore e uso di queste miniere ; 
eie Analisi dei Minerali di Rame, di Galena, di Manga- 
nese, di Combustibile , e di Ferro. — Fra queste scegliamo 
le seguenti: 

Fillipsite di Beverone 

Rame 54,047 

Ferro 12,399 

Zolfo 23,500 

Ganga 11,600 

101,446 

Galena argentifera di M. Tambura 

Piombo 78,123 

Ferro 3,044 

Rame 2,837 

Argento . 0,485 

Zolfo. ....... 16,480 



PER LA STORIA NATURALE 86 

Combustibile di Caniparola 

Carbonio 70,53 

Idrogeno •^j'^^S 

Ossigeno 18,42 

Azoto 0,82 

Piriti 2,81 

Zolfo 0,51 

Terre 2,11 



100,000 
Chalkopirite di Collepanestra 

Rame 34,003 

Ferro 30,393 

Zolfo 35,604 



100,000 
Sono unite 2 tavole. La prima rappi-esenta la topo- 
grafia di tutta la regione, l'altra le sezioni dei monti e 
i rapporti delle roccie colle vene dei metalli. 

3. Paleontologia. 

Sapindacearum fossilum Monographia. Auct. A. Pr. 
MASSALOiSGO. Vcronae 1842. 8.° pag. 29. Tav. 6. Ut. 

Le difficoltà che s' incontrano, e le cure che occorre 
impiegare nello studio delle Foglie fossili, sono il tema di 
una lettera che 1' Autore premette al proprio lavoro. Ven- 
gono poi numerate le singole specie e illustrate dalla pro- 
pria frase , dalle citazioni , e non di rado con figure. Le 
specie nuove sono le seguenti. 

Sapindus bolcensis Mass. di Monte Bolca. - EuphoriO' 
psis scopoliana Mass. di Chiavon nel Vicentino. - Euph. 
berica Mass. di Salcedo nel Vicentino. - Koelreuteria pri' 
ica Mass. Ivi. — Koelr. bettiana Mass. Ivi. — Koelr, 



86 BEPERTORIO ITALIANO 

maffeiana Mass. di M. Bolca. - Paullinia chiavonica Mass. 
di Chiavon. - Paul, protogaea Mass. Ivi. - Paul, vivia' 
nica Mass. Ivi. - Paul. Maraschiniana Mass. di Salce- 
do. - Paul ambigua Mass. di Chiavon. 

È istituito un nuovo genere Euphoriopsis , i caratteri . 
del quale sono questi ^ Fructus ovato-conicus peduncU' 
latus longe setosus , setis rigidis validis adscendentibus , sw 
fremis erectis longioribus. Folia pinnata. 

4, Geologia. 

Di alcune nuove ricerche sulla formazione geogno- 
stica della Dalmazia , del Dott. Francesco lanza 
Prof, di Storia Nat. a Spalato. (Collettore dell'Adi- 
ge, Verona 1853. Fol. n. 4. p. 14). 

Intorno all'illustrazione della Geologia della Dalmazia, 
presso che ignota, l'Autore nei precedenti anni avea pub- 
blicato alcune cose nello stesso periodico e altrove, insie- 
me a Gustavo Ròsler , e ad Hauer (1). Presentemente e- 
spone alcune cose intorno alla zona cretacea del lido di 
Zara , a cui sta sopra della marna calcare compatta , rac- 
chiudente fossili appartenenti ai primi depositi terziari. Se- 
gue il Monte Velebich 5 che s' innalza 540^ piedi Viennesi, 
ascendendo il quale fino a due terzi tutto è di breccia cal- 
care più o meno rosseggiante. Più sopra il Calcare si fa 
marnoso, schistoideo, nereggiante etc. Quivi rinviensi un 
deposito di Ferro ossidato idrato , cubico , non dissimile da 
quello che estraesi in Carinzia. Si rivolge quindi all'esplo- 
razione del Calcare Ippuritico di Verpolie. Osservate le Ip- 
puriti sembravagli assai diflìcile il riferirle alle Conchiglie 
bivalvi ; e già venne iu sospetto se ascriverle si dovessero 



(I) Jahrb. d«s K. K. Geologiscli. Reichenst. Wien 1852. .lilirg. N. 1. I». 
192. — Notissima è I" opera = Viaggi in Dalmazia di Albei lo Fortis. =• 



PER LA STORIA NATURALE 87 

al zoofiti. Ritrovò un esemplare oltremodo grande ( lung< 
70 cent. larg. 12 e inh) senza dubbio V Htppurites bilo- 
culata Orb. , che presenta circa nel mezzo delia sua lun- 
ghezza un ramo , come una madreporite etc. Il che esclu- 
de sia una conchiglia, e mostra un zoofito. — Ritrovò 
un altro calcare ippuritico a Krisisze presso Dizmo^ in cui 
era racchiusa un Ippurite simulante il culmo della canna 
e che esso chiamerebbe Hipp. arundinacea. Vicino a Sign 
sonvi delle bellissime breccie atte alle decorazioni. — A 
Ervazze tro\ò un deposito di gesso, e poscia dell' Arenaria 
micacea stratificata , coli' Avicula socialis , e in seguito della 
marna con vestigia di piante e conchiglie d' acqua dolce. 
Al monte Lemesch esiste uno schisto calcareo con ittio- 
liti , ammoniti e altri fossili appartenenti alla formazione 
jurassicaj al qual terreno sta sottoposto uno schisto bitu- 
minoso con vestigia d'insetti etc. Onde conchiude l'Aut. 
trovarsi in Dalmazia non solo le formazioni terziaria e 
cretacea , ma ancora delle più antiche , e probabilmente 
eziandio la formazione carbonìfera. 

6. Zoologia, 

Prospetto della Storia della Zoologia di Sicilia del 
secolo XIX movendo da quello del chiarissimo Sig. 
Barone Andrea Bivona — per andrea aradas — 
Catania. 1846 al 1851. - 4.° (Estratto dagli Atti della 
Accademia Gioenia ). 

Un prospetto della Mineralogia , e della Geologia col- 
tivate in Sicilia , era già stato dato da Carlo Gemellare, e 
da Gaetano Algeri-Fogliani , quando il Barone Andrea Bi- 
vona intraprese quello della Zoologia siciliana. Lasciato 
imperfetto da questo autore, il Dott. Andrea Aradas ne 
prese il proseguimento , incorporandovi ancora alcune cose 
che dallo stesso Bivona erano già state recate. L'intera 



88 REPERTORIO ITALIANO 

opera pertanto dell' Aradas è divisa secondo le varie par- 
tizioni della Zoologia. 

1. Zoofiti. — Sin nell'anno 1835 Carlo Gemellaro 
dopo aver descritto topograficamente il lido di Catania , 
trattò delle spagne che ivi abitano , e descrisse la Spongia 
offìcinalis, Sp. curiosa, Sp. licheniformts , Sp. byssoidea, Sp. 
incrustans, Sp. pala, Sp. turbinata, Sp. intestinalis , Sp. 
virguUosa, Sp. Dichotoma, Sp. semitubulosa , Sp. stuposa, 
Sp. clathrus, Sp. panicea (Atti dell' Ac. Gioen, T. XV.)- 

Nel 1840 il Prof. Oronzio Costa diede incominciamento 
alla pubblicazione dell' Opera intitolata Fauna Siciliana 
(Napoli. Azzolino. ) nella quale parla del Fascoloma lima, 
e del F. rubens , trattando inoltre della Anatomia di essi. 
E nell'anno precedente aveva pubblicato (Corrispondenza 
Zoologica. Napoli 1839) il Catalogo dei Zoofiti delle due 
Sicilie, nel quale sono registrate 124 specie di Zoofiti fra 
cui alcione sono specie nuove. 

Il Dott. Pietro Calcara di Palermo scrisse di alcune 
Conchiglie fossili nel 1841 , nella quale occasione pubblicò 
la Lunulites patelliformis , ed enumerò parecchie Cariofil- 
lee, Millepore, Cellopore, ed Echini. (Memoria sopra al- 
cune conchiglie fossili di Altavilla. Palermo. Muratori ). 

Rafinesque-Schmalz narra di avere scoperto più che 
cento specie nuove di Zoofiti; e sette Generi, i quali so- 
no Dichlostoma j Hexeterus , Chledristoma , Zocodum, Mo- 
nopora, Discopora? Aproctomus (Précis des découvertes, 
somiologiques p Palerme 1814). 

2. Insetti. La stesso Rafinesque fra gl'insetti siciliani 
illustrò alcune specie nuove (V. o. e.) cioè 4 Lepisma, 
1 Ostcophilus , 2 Acarus , 1 Formica , 2 Aphis. 

Giovanni Piazza Ciantar circa l'anno 1832 trovò sulle 
pendici dell'Etna il Macrorynchos Manni, nuovo genere, 
e nuova specie (Atti dell' Accad. Gioen. Voi. XIV); e 
Mariano Zuccarello Patti pubblicò una Mordella Arndasiana, 
poi VOmalisus bimaculatus , Brachinus Jojenii , B. siculus. 



PER LA STORIA NATURALE 89 

e B. Schembri (Giornale di Scienze, lett. etc. per la Si- 
cilia, ed atti Ac. Gioen. T. XXI). — Tanto nella Corri- 
spondenza Zoologica, quanto nella Fauna Siciliana il Prof. 
Oronzio Costa descrisse dei Coleopteri , Lepidopteri , Emi- 
pteri, o nuovi affatto, od ignoti nella Sicilia; fra li quali 
la Poeciloptera siculo , la P. hispida ed altre. Ma il Figlio 
di lui Dott. Achille Costa recò molte cose alla Entomolo- 
gia siciliana per es. degli Emipteri eteropteri (Corrispon- 
denza Zoologica 1.**), Monografia delle Forficule (Filiatre 
Seberie 1841). 

In compagnia de' Sig. Lefebvre e Guérin Meneville, 
pose in luce il Sig. Carmelo Maravigna nel 1838 la de- 
scrizione degli Insetti racchiusi entro ai Succini di Sicilia. 
Vengono enumerati 4 Coleopteri, 1 Ortopt. , 1 Emipt. , 
2 Imenopt. , 4 Lepidopt. ed alcvmi Dipteri. — Intorno agli 
insetti ed ai Molluschi di Termini , scrisse il Dott. P. Cal- 
cara ( Annali Scient. etc. per la Sicilia. Palermo 1842). De- 
gli Insetti in genere della Sicilia fece collezione il Giulia- 
ni, e ne pubblicò un Catalogo (Atti Ac. Gioen. T. XIX). 
Appartengono ai Coleopteri 334 gen. ai Lepidopteri 104. 

Crostacei. Sui primi anni di questo secolo Rafinesque 
si dedicò allo studio de' Crostacei della Sicilia, fra i quali 
dice di aver trovato circa 80 specie nuove (Précis etc). 
Istituì poi questi generi, Thelxiope, Melicertus , Mesapus , 
Byzenus, Eryptophtalmtts, Symethus, Alciope., Aglaope, Di- 
prosia, Pisitoe , Gonotus etc. — Anastasio Cocco descrisse 
(Effemeridi letterarie. Messina 1832) V Acheles arachnipo- 
dus , Oriones ornithoramphus, Or. zancleum , Bivonia culi- 
cina, che egli aveva trovati nel lido di Messina, e poscia 
(Giornale di Scienze etc. per la Sicilia 1833) il Portunus 
valentìeni, e la Squilla Broadbenti. 

Nicola Prestandrea scrisse nel medesimo anno ( Effe- 
meridi Scientif. 1833) intorno al PortwnMS macropìpus, Pe- 
neus antennatus, Squilla brunea,Scinà ensicornis , Orio oxy- 
ringus, e Cyclopes marinus. 



90 REPERTORIO ITALIANO 

Alessandro Rizza Siracusano diede in luce una DesCti^ 
zione di alcuni crostacei nuovi del Golfo di Catania (Atti 
Accad. Gioen. T. XV. ) elaborata col mezzo di una >kisi- 
gne collezione di crostacei fatta nel lido catanese , ove 
egli rinvenne molte specie rare, e quattro nuove, cioè il 
Cleiosloma Gemellari , Inachus comunissimus , I. cocco, I. fa- 
finis. Dello stesso Autore è altra, opera , Osservazioni sopra 
i crostacei dei generi Byzebenus , e Symethus di Rafinesque 
(7.0 Congresso degli Se. Ital. ) colla quale addimostra che 
il genere Bijzebenus è lo stesso che il gen. Stenopus,Kiss., 
e che il gen. Symethus è lo stesso che il gen. Caridina M. 
Edw. Sfavasi pure occupando di un'altra opera circa tre 
nuove specie del genere Stenorynchus , non che sopra un 
Catalogo di Crostacei Podophtalrai della Sicilia. 

Oronzio Costa sul principio della Fauna siciliana, dettò 
parecchie monografie, per mezzo delle quali sono illustrati 
li Crostacei Siciliani , ed arricchiti di citazioni. 

3. Molluschi. Molte opere su questo soggetto sono state 
impresse in Sicilia. AH' incominciar del secolo corrente 
Rafinesque annunziò parecchi Generi, e specie nuove; 
fra i quali Ocythoe, Hypterus , Stephylla, Àrmina Sar- 
copterus etc. — Nell'anno 1820 Giovanni Battista Brocchi 
rammentò (Biblioteca Italiana) alcuni molluschi del mar 
di Sicilia. 

Stefano delle Chiaje assunse la continuazione dell'opera 
che il Poii aveva lasciata incompleta , e ne pubblicò due 
parti: nelle quali si hanno molte cose intorno ai mollu- 
schi della Sicilia. 

Il già citato Oronzio Costa nel suo Catalogo sistema- 
tico e ragionato dei Testacei delle due Sicilie, arreca molte 
osservazioni, e specie nno^ e, cioè Cerithium fuscatum , He- 
lix crispata, Emarginula elongata, E. solidula , Corbula me- 
diterranea , Spondylus Gussonii etc. 

Domenico Testa aveva coadunato una ricca collezione 
di Molluschi della Sicilia, la quale presentò occasione al 



PER lA STORIA WATTJRAIE 91 

B. Antonio Bivona di pubblicare diversi opuscoli ( Effeme- 
ridi 1832) il 1." sopra la Tubolana digitata (Clavagella 6a- 
cillaris. Desk. ) 2.** sopra una nuova specie di Byalea fos- 
sile, 3.0 sopra il Gen. Ovatella (Àuricula Auct.) , 4.° sopra. 
il Gen. Vermetus', ed altri intorno al Gen. Pimnia e gen. 
Coronula, ed alle Scalaria planicosta, Se. pulchella etc. 

Qui riferisconsi ancora gli scritti di C. Gemellaro :rz 
Memoria sul golfo di Catania ( Atti Ac. Gioen. Voi. XII. ) 
e del Can. Alessi zz Introduzione alla Zoologia del triplice 
mar di Sicilia (1. e. ) nella quale vien riferito ciò che da- 
gli antichi scrittori della Sicilia è stato detto intorno ai 
Pesci , ai Molluschi etc ; e finalmente di Carm. Maravi- 
glia Introduzione alla Malacologia siciliana. — Giovanni 
Piazza, di cui si è sopra accennato, diligente investigatore 
dei molluschi che abitano nel lido siciliano, rapito assai 
presto alla vita, scrisse poche cose (Atti Ac. Gioen. Voi. 
XII) di due nuovi molluschi del lido catanese. Infine Sal- 
vatore De Cicero indicò la Patella radiata (1. e). 

Intorno ai Molluschi di Sicilia lavorò ancora la Signora 
Giannetta Power. Era già stata questione fra' Zoologi se 
V Argonauta Argo, fosse o no il costruttore della Conchi- 
glia che abita. Assunse essa di chiarire la cosa mercè di 
osservazioni intorno alla struttura dell'animale, alle sue 
relazioni colla Conchiglia, ed allo sviluppo dell'Uovo del- 
l' Argonauta ; per le quali concludevasi l' animale essere 
l'artefice di sua Conchiglia (1). Hassi un altro scritto della 
medesima (Atti Ac. Gioen. 1836) circa la facoltà che 
hanno alcuni Molluschi di riprodurre le parti troncate ', 
ed un altro, che è il Catalogo delle Conchiglie fossili rin- 
venute presso Milazzo (o. e. Voi. XIV. ). Un'opera intorno 
alla Malacologia siciliana pubblicò il Cantraine (Bulletin 
de l'Academ. de Bruxelles 1835), ed un altro il R. A. 



(I) In antecedenza aveva già sostenuta la stessa sentenza il Pr. Ran- 
zani contro il Biainviile (Opuscoli Scientìfici. Bologna. Voi. 3. ISt9>. 



92 REPERTORIO ITALIANO 

Philippi zz Enumerano Molluscorum Siciliae etc. Bero- 
lini 1836. =: A Parigi si pubblicò nel 1838 il Catalogo 
dei Molluschi siciliani dal Maravigna (V. Mémoires pour 
servir à l' hist. nat. de la Sicile. Baillière ) nel quale an- 
noveransi 123 generi, e 489 specie , delle quali si accenna 
accuratamente 1' habitat. Dopo la morte del Barone Anto- 
nino Bivona avvenuta nel 1837 il figlio Andrea pose alla 
luce alcuni di lui opuscoli postumi intorno alla Mala- 
cologia. ( Giornale delle Scienze , lettere etc. per la Si- 
cilia ) il primo dei quali stabilisce il nuovo genere Loxo- 
stoma della famiglia delle Turbinacee , qual genere ben- 
ché confondasi col gen. Rissoa, devesi tuttavia a lui una 
eccellente descrizione dell'animale. Dipoi illustrò Specie 
nuove del gen. Pleurotoma, Fusus e Cerithium. Il figlio 
poi Andrea Bivona stabilì il n. gen. Cumia ( Giornale etc. 
n. 189), e poscia stese un opuscolo = Nuovi Molluschi 
terrestri e fluviatili dei dintorni di Palermo 1839 zi: nel 
quale si parla delle Specie de' generi Cyclas , Ancylus , Te- 
stacella (Vitrina), Bulimus , Cyrena, e del gen. Helix cui 
appartiene la H. Parlatoris la quale era già stata descritta 
nel giornale l' Occhio ( giornale di Scienze etc. Palermo 
N. 9 ). Aggiungonsi le osservazioni intorno a tre Parma- 
celle descritte dal Philippi che appartengono al gen. Li- 
max (Effemeridi scientifiche 1840). 

Il Prof. Oronzio Costa descrisse una nuova specie 
prossima alle Caliptree (Corrispondenza zool. 1839); e 
poi neir Oliera Cenni sulla Fauna siciliana : parla della Cym~ 
bulia Peronii pescata nel mar di Sicilia, e che Peron e 
Lesueur rinvennero nell'Oceano australe. Egli ancora fece 
osservazioni critiche sulle Parimacelle di cui sopra , e so- 
pra la Testacella sicula di A. Bivona , ed il gen. Atlante del 
Bar. di Mandralisca. — Di poi illustra il Tergipes aterri- 
mus. Solarium pseudo-perspectivum, Scalaria , Natica, Ca- 
jmhis , Patella etc. Vermetus, Aliotides, Chiton , Gryphaea 
Pecten etc. etc. non che li gen. Galileja, Cycladina, e la 



PER LA STORIA NATURALE 93 

Panormella Lo-Fa$i che vive egualmente nelle acque sa- 
late 5 e nelle dolci. Finalmente fra Balanidi istituì in nuo- 
vo genere Balaninus. 

Pietro Calcara pubblicò nel 1839 un'opera col titolo 
Ricerche malacologiche , nella quale sono consegnate le de- 
scrizioni di alcune specie nuove del gen Pleurotoma vi- 
venti e fossili ; ed altre nuove specie di altri generi come 
Scalarla, Delphinula etc. Nell'anno seguente 1840 diede 
al pubblico la = Monografia dei gen. Clausilia e Bulimo 
coli' aggiunta di alcune nuove specie di Conchiglie siciliane e- 
esistenti nella collezione della Signora Teresa Gargotta in 
Salinas etc. =z nella quale ricercando le Conchiglie e gli 
Animali , esamina prima la Clausilia , poi i Bulimi , i quali 
reputa distinguersi male dalle Acatine, analogamente al 
giudizio del Deshayes. Descritti parecchi Bulimi , o enu- 
merati, passa ad illustrare più specie di altri generi di 
Molluschi. 

Lo stesso Aradas sotto il titolo di Catalogo ragionato 
delle Conchiglie viventi e fossili di Sicilia esistenti nelle colle- 
zioni del Doti. Aradas ed Ab. D. Em. Guttadauro (Catania 
1840. 4.°) pubblicò un' opera composta di più parti 1." in- 
torno a Cefalopodi, a Pteropodi, e in parte Gasteropodi, 
2° intorno alle Bulle, 3.° 4.° 5.° Su specie appartenenti 
ai generi Helix , Pupa , Clausilia , Bulimus , Auricula , 
Planorbis, Lymnaea, Physa , Cyclostoma, 6.° dei generi 
Truncatella, Paludina, Eulima, Ortostelis , Bonella, B.is- 
soa. 7.° ed ultimo dei generi Littorina, Turritella, Ver- 
metus. Sono in questi , tredici specie nuove , e 45 per la 
prima volta rinvenute in Sicilia, e v' hanno altresì molte 
osservazioni intorno allo sviluppo, ed ai caratteri dei molr 
luschi. Dopo queste altre quattro Dissertazioni compose 
il Prof. Andrea Aradas (Atti Accad. Gioeu. 1840), la pri- 
ma delle quali versa intorno al gen. Eulima , dove sono 
ordinate le Melanie , la 2.* è una Monografia del genere 
Ortostelis {Chemnitzia Orb.) la 3.* una Monografia del 



94 REPERTORIO ITALIANO 

gen. Maravigna(Fossarus. Adans.) la. 4. '^ tratta, di due spe- 
cie nuove del gen. Trochus. 

Il Barone di Mandralisca Enrico Piraino pubblicava 
nel i8iQ un Catalogo dei Molluschi terrestri e fluviatili delle 
Madonie, in cui vengon descritte 72 specie di Molluschi, 
fra le quali alcune sono nuove, altre per la prima volta 
osservate colà ; e sono aggiunte parecchie osservazioni in- 
torno ai Generi ed alle Specie. 

Una Monografia del citato Andr. Bivona intorno alle 
Pupe comprende le descrizioni di alcune specie , ed il ca- 
rattere generico per mezzo del quale distinguere quella 
dai Bulimi — Del Calcara è pure una Monografia dei ge- 
neri Spirorbis e Soccinea seguite da alcune specie nuove di 
conchiglie siciliane (Giorn. letter. per la Sicilia 184 l n. 226), 
nella quale alquante nuove specie sono descritte. 

Domenico Testa di Palermo illustrò due specie il Pleu- 
rotoma Trecchi, e V Helix Zanellia (Oreteo. Giornale. 1842 
n. 6. ), e poscia altre specie nuove di molti generi (La Ce» 
rere. Palermo 1842. n. 31). 

All'anno 1841 uscì una =3 Memoria del Calcara «o- 
pra alcune conchiglie fossili rinvenute nella contrada di Al- 
tavilla zz nella quale 284 sp. vengono registrate , alcune 
al tutto nuove altre ignote al suolo siciliano; toccansi an- 
cora alcune questioni geologiche. — L' Aradas illustrava 
la collezione malacologica del Testa con un Opuscolo pub- 
blicato a Catania nel 1842 , in cui descrive il Buccinum 
Testae n. sp., ed altrove V Helix Rizzae. 

Per opera del Calcara venne in luce nello stesso anno 
un Cenno topografico dei dintorni di Termini. In esso pre- 
messa una descrizione geologica del paese, vengon citati 
i molluschi che ivi si trovano , alcvini dei quali apparten- 
gono a specie nuove. — Nel qual tempo Aradas esplorati 
i contorni di Palermo , pubblicò una Monografia del gen. 
Thracia , e del gen. Clavagella, nella quale pure nuove 
specie si apportano. — Al Dott. Grasso Gacopardo dob- 



PER LA STORIA NATURALE 95 

biamo alcune Conchiglie che furono descritta dal Mara- 
vigna , e dall' Aradas , o che lo saranno per 1' avvenire. — 
Luigi Benoit diede un Opuscolo z=. Ricerche malacologiche 
(La Farfalletta 1843 XI e XVI) in cui sono descritti al- 
cuni Pteropodi marini, e terrestri. 

Una Descrizione dell' Isola di Ustica. Palermo 1842. 
( Giornal. letterar. n. 229 ) data da P. Calcara , esibisce 
la descrizione geologica dell' Isola , enumera i fossili , tratta 
delle vicende geologiche in essa accadute, ed infine dà 
ragguaglio dei Molluschi marini, e terrestri , fra' quali ve 
n' hanno alcuni di nuovi come Helix Usticensis etc. 

Uscì nel 1844 il volume 2.*' dell'Opera del Philippi 
Enumeratio motluscorum Siciliae. — Neil' anno appres- 
so pubblicò il Dottor Domenico Galvani la =^ Illustra- 
zione delle conchiglie fossili marine, rinvenute in un banco 
calcare madreporitico in S. Filippo inferiore presso Messina zz 
• (N. Annali di Scienze Naturali. Bologna. Voi. IV). Trat- 
tati dapprima alcuni argomenti geologici , e paleontologici 
descrive nella seconda parte le specie fossili che egli rin- 
venne , fra le quali si indica una nuova specie Turbo ery- 
thrinus Doderlein , e vengono aggiunti alcuni Zoofiti fossili. 

Di P. Calcara è un Cenno sui Molluschi viventi e fos' 
sili della Sicilia da servire di sujìplemento , ed insieme di 
critiche osservazioni all'opera di R. A. Philippi, Palermo 
1845. Altra opera del medesimo unita alla precedente è 
zr Dei siti e profondità, in cui vivono i generi dei MollU' 
schi marini della Sicilia = (7.° Congresso dei Naturalisti 
italiani). Queste osservazioni circa alla linea che costitui- 
scono la distribu^zione geografica dei Molluschi sono dirette 
dall'Autore a chiarire le quistioni intorno alle due For- 
mazioni geologiche Moderna e Terziaria. 

L' ultima opera che in questo Prospetto dell' Aradas 
è riferita, si è il Pamphyton siculum Fr. dipani, sive Hist. 
nat. de Animalibus, stirpibus, fossilibus , quae in Siciliae 
vel in circuitu ejus inveniuntur , nova nomenclatura eccpres' 
min etc. studio Petri Calcarac Panormi 1845. 



96 REPERTORIO ITALIANO 

Le parti posteriori , dopo quest' ultima , che è pub- 
blicata nel 1851, non sono ancora venute in luce. 



6. Entomologia, 

Notizie relative ad insetti Coleotteri dannosi , ed al- 
cuni ospitanti della Pianta del Ficus carica. Del 
Prof. CARLO PASSERINI Firenze 1851. Cellini. 8." 
pag. 11. con Tavola. 

Sono stati trovati sopra 1' albero gì' Insetti seguenti : 

1. Bostricus fici, nella sostanza della corteccia, che 

esso logora (t). 

2. Apate sexdentata , nei rami, che fora. 

3. Merimus lugiibris , M. funestus , Àcanthoderus varius, 

Mesosa nebulosa, che dalla scorza penetrano nel 
legno : accoppiansi di notte , depongono le uova 
nella corteccia. 

4. Nemosotna elongata. Quantunque viva sotto la scor- 

za, nondimeno non è assai nociva; meno nocivi, 
e meno numerosi sono gli altri Grammoptera vil- 
losa? ecc. 

5. Helops caraboides la cui larva è frequente, e tra- 

fora profondamente ma forse senza danneggiare, 
perchè rode il legno già decomposto. 
E nel Fico ha dimora ancora il Denops Personatus Spin. 
Vide questo l' Aut. in ; rami pressocchè cariati , 
allo stato sì perfetto che di larva e di crisalide; 
le quali cose tutte disegnò in Tavola, e descrisse. 



(1) L'Autore avea già scritto intorno a questo insetto (Atti dell'Ac- 
cademia dei Ceorgofili Tomo XVni). 



APPENDICE 
REl\[DICO]\lTO 

aeua 

mm\ mm\ dellh provincia di Bologna 



-i' Sessione straordinaria delli 28 Novembre 1852. 

Questa Sessione , che è la prima del corrente 
Anno Accademico , ha cominciaraento colla lettura 
di un Dispaccio Governativo, col quale viene parte- 
cipata la nomina fatta dalla Sacra Congregazione 
degli Studi a Presidente della Società nella persona 
del Sig. March. Dott. Luigi Da Via , il quale aveva 
già assunte le relative incombenze fino dal I.° No- 
vembre, a norma del Dispaccio stesso , e del Rego- 
lamento. Lo stesso Sig. Presidente, dopo avere a no- 
me della Società rese le debite grazie al Ch. Sig. 
Cav. Prof. Antonio Alessandrini per le molte cure 
adoperate ad utile e decoro della Società slessa anche 
nel decorso anno, si piace di partecipare al Corpo 
Accademico che egli ha eletto a Vice Presidente il 
Sig. Avv. Enrico Sassoli. Questi nel ringraziare il 
Sig. March. Da Via per 1' onorevole pensiero di fa- 
ivorirlo, accondiscende alla nomina ricevuta, e dice 

N. Ann. Se. ÌSatub. Sekie 111. Tomo 7. 7 



98 APPENDICE 

dì accettare ben presto i relativi incombenti , poi- 
ché ha conosciuto in precedenza , che il Sig. Prof. 
Alessandrini trovasi molto occupato nella Presi- 
denza dell'Illustre Accademia delle Scienze dell'Isti- 
tuto , e che Io stesso Chiar. Sig. Professore gli ha 
chiaramente dimostralo gradire che il Sig. Avvocato 
Sassoli si occupi dei molti affari che in oggi in- 
trattengono il Corpo Accademico. 

In appresso il f. f. di Segretario Sig. Dott. Paolo 
Predieri espone aver esso la compiacenza di annun- 
ziare, essere già sotto i torchi gli ultimi Rendiconti 
delle Sessioni tenute dalla Società Agraria, ed aversi 
per tal guisa completata la stampa dei medesimi 
dall'anno 1807 fino all'anno 1852 inclusive, distri- 
buiti in tre fascicoli. 

Poscia leggesi il verbale compilato dalla Com- 
missione incaricata della Esposizione Agraria-Indu- 
striale, per quella parte che agli oggetti di Agricol- 
tura si riferisce , chiedendo il parere dei Soci Or- 
dinari prima di dar corso alle cose ivi proposte. 
La Società approva il rapporto , e prescrive che sia 
trasmesso al Superiore Governo, in unione alle de- 
liberazioni che saranno ricevute in appresso dall'Il- 
lustrissima Camera di Commercio per quanto si ri- 
ferisce alle manifatture presentate dai Manifatturieri 
all'Esposizione anzidetta. La Società approva pure 
la proposta fatta dal Sig. Presidente, che ben presto 
debba la Società Agraria porsi di concerto colla 
stessa Camera di Commercio per una seconda Espo- 
sizione Agraria-Industriale, che dovrà tenersi non 
prima dell'Autunno 1854. 

In appresso il Sig. Presidente , facendo uso dei 



APPENDICE 99 

diritti che gli accorda l'Articolo Vili del Regola- 
mento, propone vari Soci Ordinari in sostituzione 
di coloro che per varie circostanze hanno stabilito 
la loro dimora fuori di Provincia. Propone pure 
buon numero di Soci Corrispondenli , Residenti e 
Sezi^onali : ma queste nomine , e le altre pure che 
si riferiscono a rimpiazzi di varie cariche della So- 
cietà , saranno rese note al pubblico , appena se ne 
sarà ottenuta la Superiore Governativa approvazione. 
Dopo ciò il Sig. Dottor Predieri fa conosce- 
re, dietro i riscontri ricevuti intorno ai quesiti fatti 
alle Deputazioni Sezionali , circa aìla Piantagione e 
Cohivazione delle Viti, la Commissione a ciò incari- 
cata essere di subordinato parere, che invece del 
consueto rapporto , si facoltizzi la stessa a sfen- 
dere una Istruzione adatta pei Campaganoli della 
Provincia, la quale, oltre le cose che si riferiscono 
alla Piantagione e Coltivazione delle viti , compren- 
da ancora tutto ciò che si riferisce alla fabbri- 
cazione dei Vini; e ciò dietro le osservazioni ed i 
suggerimenti dei nostri migliori pratici, ed ancora 
degli insegnamenti degli Autori riputati che scris- 
sero sopra questo argomento. La Società approva 
ad unanimità la massima proposta, ed applaude al 
pensiero di giovare alla pratica agricoltura mercè 
la periodica pubblicazione e gratuita distribuzione 
di piccoli Manuali ed Istruzioni compendiate relative 
ai bisogni della nostra Agricoltura , e bene adatti 
alla intelligenza dei fattori e carapagnuoli. A tal fine, 
onde in appresso giovarsi dei lumi che si potranno 
ricevere dalle Deputazioni Sezionali, si stabilisce 
che la Commissione di Censura proponga un altro 



100 APPENDICE 

Quesito alle medesime , il quale dovrebbe venire 
studiato in questo venturo anno , affine di avere i re- 
lativi materiali in pronto per l'Anno 1854, dovendosi 
intanto ricevere dai Soci quei temi che più si credes- 
sero utili ed opportuni per gli altri anni venturi. 

Sessione ordinaria dellì 12 Dicembre 1852. 

Apertasi la Sessione dal Sig. Vice Presidente, 
il f. f. di Segretario Sig. Dott. Paolo Predieri an- 
nunzia r atto della precedente Sessione , ultima del- 
l' Anno Accademico già terminato , ma non ne fa 
lettura perchè già pubblicato in Agosto nel Periodi- 
co il Propagatore Agricola. Il medesimo Segretario 
annunzia essere state mandate in dono alla nostra 
Società alcune Opere , altre essere pervenute in cam- 
bio delle Memorie ed Opuscoli da noi pubblicati. Le 
opere sono le seguenti. 

Elogio del Cav. Prof. Luigi Calamai, Opuscolo 
del Sig. Filippo Mariotti. 

Intorno alla Strada Ferrata dell'Italia Centrale, 
1.°, 2.* e 3.^ memoria di A. Giuliani e G. Ciardi. 

Brevi Cenni e rettiflcazione dei risultati emessi 
nella Memoria intorno alla Strada ferrata suddetta, 
degli stessi Autori, 

Sulla malattia delle Uve, Istruzione popolare 
dettata da Serafino Belli ed Antonio Orsini. 

Osservazioni suU' Agricoltura della Provincia di 
Fermo , Opuscolo del Sig. Dott. Giuseppe Pacini. 

Memorie dell' I. e R. Istituto Lombardo Voi. 3. 

Tomi tre del Giornale dell' I. e R. Istituto Lom- 
bardo sunnominato. 



APPENDICE 101 

Storia delle Accademie Scientifiche e letterarie 
della Provincia di Bologna , scritta dal Sig. Cav. 
Prof. Michele Medici. 

Novi Commentarli Accademiae Scientiarum In- 
slituti Bononiensis, dal Tomo I. al T. X. inclusive. 

Volumi I.°, 2.° e 3.° delle Memorie dell'Acca- 
demia delle Scienze dell' Instituto di Bologna. 

Collezione delle Opere del Prof. L. Galvani , non 
che r Aggiunta alla suddetta collezione. 

Universalità dei mezzi di previdenza , difesa e 
salvezza sulle calamità degli Incendi, Opera del Sig. 
Francesco Del Giudice; così pure l'altra opera dello 
stesso autore intitolata — Dell' Istituzione dei Pom- 
pieri per grandi Città e terre minori di qualunque 
Stato. 

Rapport sur deux Memoires, de M. Guérin Mé- 
neville , 1' un sur la Muscardine , V autre s,ur le vers 
rongeurs des olives. 

Notice sur les travaux de zoologie pure et ap- 
pliquée a l' agriculture de M. I. E. Guérin Mé- 
neville, 

Giunto in Sessione il Signor Presidente, parteci- 
pa essergli state inviate due Memorie del nostro So- 
cio Sig. Ing. Domenico Martelli, Memhro della Giunta 
di revisione del Censimento Pontificio, ed ordina la 
lettura della prima al Vice Segretario Ing. Gio. Do- 
menico Ferrari. 

L'argomento della Memoria è desunto dall'avere 
osservato a Rieti una bellissima Istituzione del be- 
nemerito Sig. Marchese Potenziani per allevare ed 
educare alcuni orfanelli istruendoli ed esercitandoli 
nell' Agricoltura. 



102 APPENDICB 

In questa breve ed interessante Memoria l'egre- 
gio Autore tocca di volo della semplicità del bene- 
Oco itislitufo; del facile e semplice modo con cnì 
sono istruili questi giovanetti; e quindi animalo dal 
desiderio di essere utile al proprio paese viene pro- 
ponendo alla nostra Società 1' attivazione di un si- 
mile Istituto appoggiandosi in parte , e valendosi di 
quello già fra noi esistente degli Orfani detti dei 
Mendicanti. Quindi si fa strada ad indicare i modi 
di applicazione; fa conoscere i mezzi più opportuni, 
e ne presenta gli effetti sperabili , poiché dice esso 
» la semplicità dei costumi , l' ordine, l' intelligenza, 
» l'operosità, e sopra tutto l'onestà si richiede in 
» tali persone , e vi ha ben motivo di sperare che 
» dagli Alunni di tale istituto possano conseguirsi 
» queste doti riunite. Imperocché dai buoni princìpi 
» soltanto si ottengono favorevoli risultati, e la pri- 
» raitiva educazione si è quella che lascia i semi 
» più sicuri per 1' avvenire. » 

Segue poscia vivamente raccomandando il suo 
pensiero agli onorevoli membri della Società nostra, 
pregandoli a correggere e perfezionare la sua pro- 
posta per la pubblica utilità. 

Terminata questa lettura il Sig. Ing. Ispettore 
Pietro Pancaldi presenta la sua Memoria di turno , 
e prega il Sig. Prof. Domenico Santagata a volerla 
leggere. Locchè fu fatto soltanto per la prima parte 
di essa, poiché la lettura della rimanente si desti- 
nava alla seduta Ordinaria del 26 prossimo venturo. 

Il Sig. Presidente poscia ordinò che fosse tra- 
smessa alla Commissione di Censura 1' utile propo- 
sta del Socio Ing. Sig. Martelli, perchè esamini e 



APPENDICE 103 

giudichi se e come si possa porre ad effetto la Isti- 
tuzione. 

Sessione ordinaria delli 26 Dicembre 1852. 

L' Ing. Gio. Domenico Ferrari legge il Verba- 
le della seduta antecedente e poscia presenta alla 
Società 

Due fogli degli Annali delle Scienze Naturali. 

Un foglio dell'Incoraggiamento di Ferrara. 

Una Nota delle Piante del vivaio Minelli in 
Corticella. 
dopo di che il Sig. Presidente invita il Sig. Prof. 
Domenico Santagata a proseguire la lettura di una 
Memoria del Socio Ordinario Sig. Ing. Ispettore Pie- 
tro Pancaldi , della quale una parte fu letta ed in- 
tesa dai Soci adunali nella sessione 12 corrente. 

Il benemerito Ispettore, intento sempre a gio-. 
vare al proprio paese con indefessa opera e con as- 
sennato consiglio , presenta in essa all' Accademico 
Consesso un esteso e giudizioso rapporto che porge 
un' idea generale della raccolta delle leggi e dei re- 
golamenti rurali di Francia, fatta dal Sig. Fournel, 
e ciò esso Sig. Ispettore faceva coli' intendimento 
di rendere ai suoi colleghi meno difBcile la compi- 
lazione di uno Statuto Agrario accomodato alle con- 
dizioni del nostro paese, e che potesse riuscire a 
bene insino a che sarà compilato un Codice Rurale 
dello Stato Pontificio. Appalesa quindi dapprima co- 
me quella raccoKa fosse nell'anno 1830 dal Mini- 
stro dell'Interno di Francia, collaudata e protetta, 
e quindi nel 1833 dal Sig. Thiers, che a quel Mini- 



104 APPENDICE 

stero succedeva, favoreggiata e raccomandata ai Pre- 
fetti dei Dipartimenti ed alle Pubbliche Amministra- 
zioni del Regno. E riducendo poscia , e riepilogando 
ciò che annunzia r Editore della raccolta, prosegue 
mostrando come verso la metà dello scorso secolo 
risorgesse in Francia 1' Agricoltura da lungo tempo 
trascurata , come uomini sommi sentissero di dare 
ad essa l'aspetto di una scienza, e nel mentre che 
gli uni cercavan di raddoppiare i prodotti territo- 
riali altri credessero di avere trovata favorevole so- 
luzione al problema di un' imposta unica, che, par- 
tendo dalla varia qualità di terre e loro prodotti, 
tenesse luogo di ogni altra imposizione. In questa e- 
poca si manifestò la necessità di un Codice Rurale , 
perchè si diceva che 1' agricoltura migliorata per la 
nuova scienza richiedeva una nuova legislazione. Il 
Governo però si limitava a proclamare di tratto in 
tratto parziali disposizioni a seconda delle circostan- 
ze, talché per 20 anni la legislazione rurale ri- 
mase qual era prima colle sole modificazioni dei 
regolamenti parziali. 

Tesse quindi la storia dei provvedimenti che 
furono adottati dall'anno 1789 al 1807 per acque- 
tare i reclami che incessantemente sorgevano onde 
ottenere un Codice Rurale , e delle disposizioni date 
in quest' ultima epoca perchè fosse pur compilato ; 
alla qual cosa non si riesciva per le osservazioni 
che sorsero opposte intorno ai progetti presentati , 
le quali ad altro non valsero che a suscitar nuovi 
dubbi ed ulteriori incertezze. 

Segue pure la istoria del Codice Rurale , che ai 
tempi della ristaurazione si voleva stabilmente com- 



APPENDICE 105 

piuto, ma che poi non si ottenne, anzi fu dichia- 
rato che la compilazione di esso era esposta ancora 
a subire un aggiornamento indefinito. Ma saputosi 
che un laborioso e dotto giureconsulto aveva rac- 
colti materiali opportuni alla formazione del Codice, 
e del quale potean tener luogo, il Sig. Fournel ne 
divenne possessore, e li pubblicò sotto il titolo di 
Leggi rurali della Francia; con ciò rese un distinto 
servigio alla Società , la quale non aveva in quel 
tempo speranza di ottenerlo , e credevasi anzi do- 
verlo attendere per lungo tempo. 

Seguita poscia il nostro Accademico a mostrare 
il metodo tenuto dal più volte nominato Sig. Four- 
nel per dare sviluppo a tutte le parti della scienza, 
valendosi cioè del metodo degli Aforismi appoggiati 
alla citazione letterale del testo di legge , metodo che 
toglie campo ad ogni specie di dubbio. Il Sig. Four- 
nel divide r opera sua in quattro parti , ma così 
collegate fra loro che i quadri particolari di essa 
valgono a formare un quadro solo. Fa quindi 1' Ac- 
cademico risultare i pregi dell' opera, e della ragio- 
nata sua divisione con tanto senno praticata , da 
portare disparate materie a tale uniformità ed ar- 
monia , cosicché paiono sortite da un solo getto : e 
nota poi come nel sapiente lavoro sieno esclusi i re- 
golamenti e gli usi locali , conosciuti troppo in paesi 
cui riguardano, e che non formano se non se una 
eccezione nulla pregiudicante al generale sistema. 

Questa raccolta di leggi rurali riordinata dal 
Sig. Fournel riuscì tanto più interessante, in quanto 
che, non limitandosi al solo territorio Francese, aver 
potea più alto e più esteso destino, divenendo cioè 



106 APPENDICE 

ben presto per la saggezza delle sue disposizioni un 
Codice Europeo* 

Disaminale cosi dall' egregio Accademico nostro 
le parole dell'Editore, prosegue con quelle dello 
stesso Sig. Fournel , il quale espone come si cerchi 
tuttora inutilmente un Codice Rurale quantunque la- 
voro di prima necessità che tutti reclamano , pur 
sempre aggiornato e forse per lungo tempo ancora : 
del quale ritardo egli trova ragione negli ostacoli 
interni che alla sua compilazione si oppongono , od 
almeno la ritardano; che non bastano all' uopo buon 
senso , sapere , erudizione , esperienza , ma ben altri 
mezzi occorrere. E qui addimostra la differenza che 
passa fra un codice rurale e gli altri codici , non 
prestandosi la Legislazione rurale alla versatilità del* 
r umano spirito , perchè si aggira intorno una ma- 
teria invariabile, e segue accennando, che se nuove 
leggi sarebbero facilmente detlabili in paese del tutto 
nuovo alle cose agrarie , fra una nazione che sem- 
pre tenne l'Agricoltura in onore, e dove tutti i bi- 
sogni di lei ed i mezzi di lavoro furono praticati ed 
esauriti , altro non resta che il praticare alcun leg- 
gero cambiamento adatto ai bisogni ed alle varie 
circostanze: La materia non manca; manca la sua 
distribuzione. 

Il nostro accurato e studioso Accademico segue 
poi enumerando le difiìcollà che il Sig. Fournel 
pone solt' occhio per una buona compilazione del 
Codice Rurale , intorno al quale l' impegno del Go- 
verno sarebbe quello , non d' inventare le leggi , ma 
di riprodurle con ordine = di facile intelligenza agli 
spiriti i pili limitati = le difficoltà di cercare tutte le 



APPENDICE 107 

disposizioni e di raccoglierle con sufficiente esattez- 
za =z le difficoltà che s' incontrano nel fare lo spo- 
glio di quelle leggi involute di spesso in altre che 
non hanno alcuna relazione coli' agricoltura ; le quali 
dilficollà tulle quando pur siano vinte, resta a farsi 
ancor più rilevante lavoro ed è di stabilire esatte 
e giuste divisioni e suddivisioni, altaiche la distri- 
buzione abbracci la materia della Legislazione ru- 
rale nella sua integrità , e porga all' occhio un ge- 
nerale prospetto cosi bene concertato, che ciascuna 
disposizione venga richiamata e si classifichi da sé 
stessa , formando cosi un completo sistema con tutte 
le parti fra loro concatenale, e bisogna di più, che 
il Lettore scorga a colpo d' occhio 1' ordine dell' Ope- 
ra , da preveder tosto in quale dei quadri trovisi la 
legge che gli è duopo consultare. 

Viene quindi l'Autore dichiarando, che miglior 
mezzo a ciò sembragli quello di disporre un' opera 
che contenga la esposizione delle Leggi rurali di 
Francia , messe nell' ordine loro naturale a quella 
maniera che usò il Sig. Domat per le leggi civili, 
attuando questo paziente lavoro mediante la raccolta 
delle norme rurali sparse in una moltitudine di do- 
cumenti quali sono — Costituzione dei Re della pri- 
ma e seconda razza — ordinanze reali — costumi 
geuerali e locali — ordinanze della marina — delle 
acque e foreste — Decreti dei Parlamenti della Ta- 
vola di marmo — Sentenze dei Tribunali delle acque 
e foreste — Decisioni del Consiglio di Stato — Edit- 
ti — Dichiarazioni — Atti di registrazione riforma- 
ti — Ordinanze di polizia e di intendenza — Decreti 
delle diverse assemblee legislative — Pareri del Con- 



108 APPENDICE 

siglio di Stato approvati dal Re — • Decreti dei pre- 
fetti ecc. 

Adunato per tal guisa il materiale opportuno 
a formare gli elementi di un codice , potrà questo 
crearsi possibilmente perfetto collo studio dei sopra 
accennati documenti , dai quali emergerà il tesoro 
nascosto , la gemma racchiusa. » 

Segue il piano dell'Opera, che dal nostro Ac- 
cademico si pone in vista con ordine bellissimo ed 
in sunto giudiziosamente e con tanta strettezza re- 
datto , cosicché a volerne porgere una idea esatta io 
credo non si potesse a meno di ripeterlo in tutta la 
sua interezza ; laonde mi limiterò a dire per mag- 
giore brevità quale sia la divisione dell' Opera e cioè 

1. Della maniera di acquistare i beni rurali. 

2. Della maniera di possedere i beni rurali. 

3. Della maniera di conservarli e preservarli. 

4. Della maniera di disporne. 

e questi titoli sono svolti e trattati nella concisione 
che accennai pur anzi con lucido ordine e con co- 
pia di sapere , dalle materie le più astratte a 
quelle più naturali e concrete ^ e così da mettere 
in evidenza il merito del Sig. Fournel e l' impor- 
tanza dell' opera ; per il che ben a ragione il nostro 
illustre relatore chiude il suo rapporto proponendo 
a questa Società Agraria 1' acquisto di un qualche 
esemplare dell' opera in discorso, a fine che i Giu- 
reconsulti , gli Ingegneri e i distinti Possidenti dei 
quali si onora il nostro Consesso, possano farne og- 
getto di studio che torni a pubblico bene , ed a 
maggior lustro e decoro del nostro paese." 

Terminata questa lettìira l'esimio Segretario Sig. 



APPENDICE 109 

Prof. Giovanni Contri rallegravasi col Sig. Ing. Ispet- 
tore Pancaldi del suo bello ed interessante lavoro , 
e si compiacque di vedere per esso riconfermato il 
suo pensiero , e cioè che volendosi compilare un Co- 
dice Agrario è d'uopo addentrarsi in tante e svariate 
materie, cosichè alla perfine ne risulta un misto diffi- 
cilmente ordinabile di codice civile e criminale, da 
inceppare continuamente la libertà dell' Industre col- 
tivatore e da mettere alla disperazione proprietari ed 
operai ; in una parola da produrre ed alimentare liti 
interminabili. 

Sessione ordinaria delli 9 Gennaro 1863. 

, ..) oii'^i'UìO-j li :-'■-> 

Letto e approvato il processo verbale Aella se- 
duta antecedente , il vice Segretario Sig. Prof. San- 
tagata lesse una Memoria del Sig. Ing. Domenico 
Martelli che ha per titolo = Considerazioni sul Con- 
tralto di Mezzadria generalmente adottato nell'Agricol- 
tura bolognese, zz 

Volendo l'Autore con questa Memoria significare 
uno dei mezzi più idonei a provvedere all' ordina- 
mento degli interessi fra i coloni e i proprietari _, 
espone il suo parere se il Contralto di Mezzadria , 
come oggi è in uso fra noi, porti in ogni caso quel 
riparto che è desiderabile fra i coloni ed i proprie- 
tari stessi. E si fonda sulla ragione che essendo 1 
poderi diversi di fertilità , e richiedendo ancora non 
uguali lavori , ne segue che non sia giusto che in 
ogni podere abbiano ad avere i coloni la metà delle 
rendite dei poderi stessi, ed in alcuni sarà ragione- 
vole che ai coloni si debba una porzione maggiore 



110 APFE^DIGE 

della metà, ed in altri una parte invece minore. Que- 
sto che per se apparisce , generalmente parlando, evi- 
dente , si vorrebbe dal Sig. Ing. Martelli corretto 
col fnodificare i contratti siessi secondo le propor- 
zioni di fatiche^ di lavori dei coloni, e secondo la 
fertilità dei poderi , tenendo calcolo specialmente del 
numero degli individui componenti le famiglie colo- 
niche. Ei viene per tal modo a dimostrare la con- 
venienza ed utilità che s' avrebbe nell' adottare nei 
contratti fra' coloni e proprietari un sistema di Mez- 
zadria eh' egli chiama parziaria. Terminata la let- 
tura sursero alcuni a parlare intorno alle idee espo- 
ste dal Sig. Martelli, e si concluse che mollo saggio 
era il consiglio di esso per fondare in genere i ter- 
mini ed i limiti di essi contratti sulla giustizia ed 
equità che si riscontri dalle considerazioni di fati- 
che , e di rendite , ma si convenne ancora che non 
potevasi più oltre avanzare in questo, che ad un 
invito ai proprietari, piuttosto che a provocare o 
proporre una generale riforma , o generali disposi- 
zioni coercitive pei proprietari. 

Sessione ordinaria delti 23 Gennaro 1853. 

Dopo la lettura del Verbale della precedente 
Adunanza si leggono lettere di ringraziamento dei 
nuovi Soci Corrispondenti Residenti , cioè 
Signori Bortolotti Scarani Pietro. 

Bolognesi Avv. Cav. Giuseppe. 
Marsigli March. Prospero. 
Ramponi Francesco. 
Respighi Prof. Lorenzo. 



APPENDICE 111 

indi vengono presentati diversi numeri del Giornale 
Ferrarese l' Incoraggiamento , altri degli Annali della 
Società Agraria Tesina ; viene pure presentato un 
Programma di premi d' incoraggiamento della So- 
cielà di Agricoltura e d' Industria della Provincia 
di Macerata, e si annunzia essere pervenuti in dono 
una Memoria sui cangiamenti cui soggiacque l'idrau- 
lica condizione del Po nel Territorio di Ferrara, del 
Sig. Elia Lombardini di Milano Socio Corrispon- 
dente di questa Società , e un Opuscolo intitolato : 
Osservazioni sulla elettricità del Tellurico Atmosfe- 
rico fatte dal Sig, Dott. Alessandro Palagi. 

Dopo ciò, dietro invito del Sig. Presidente, il 
Socio Ordinario Illustrissimo Sig. Avv. Giulio Ce- 
sare Fangarezzi legge una sua Dissertazione , che a 
lui piacque intitolare = Come possa migliorarsi la 
condizione de' nostri contadini nello interesse dell'a- 
gricoltura e della Società == Questo trattato ha due 
speciali riguardi : la istruzione dell' agricoltore , e 
lo spronarlo alla fatica , alla industria e alla morale 
eziandio colla istituzione di premj a ciò. 

Dà principio il chiaro Autore col ribattere 1' o- 
pinione che asserisce essere 1' uomo tratto ad ope- 
rare il bene più per lo eccitamento delle forze istin- 
tive che pel diletto che muove dal proprio perfe- 
zionamento. Dice ripromettersi senza fallo utili effetti 
dalla nostra esposizioue della Industria agraria , e 
come slimolo all'onore, e pur anco per la ragio- 
nevole speranza che assai più ricca vedremo in fu- 
turo la copia degli oggetti che i possidenti offriranno. 

Ma le sorti della Agricoltura, egli prosegue, non 
muovono esclusivamente dai proprietarj di terre : 



112 APPENDICE 

havvi eziandio la numerosissima classe che suda nei 
campi. E qui, appresso alquante parole sul vantag- 
gio e sulla necessità della solerzia dei coloni , si 
conduce a parlare della suprema importanza del loro 
miglioramento. Ed ecco entrato il nostro Autore nel- 
r arduo e tanto conteso oggetto della educazione ed 
ammaestramento scientifico dell'agricoltore, il quale 
ammaestramento , ove trasmodi da quello che gli si 
addice , pare che si tema potesse suscitare nel cuore 
di lui la lotta dei bisogni e delle speranze proprie 
delle classi che più in alto son poste. Se giugnesse 
tempo in cui la Società valesse a reggersi ordinata in 
una generale eguaglianza di agiatezze , 1' Autore per 
primo schiuderebbe al colono i diletti di scienza, e 
gli direbbe r= Riposa sul premio de' tuoi sudori = 
ma frattanto è d'uopo persuaderlo a sostener le stret- 
tezze , ad aver caro il travaglio. Protesta però, e 
bene a dritto , il Sig. Avvocato , di abbonire T i- 
gnoranza siccome precipua sciagura di Società , ma 
parlando esclusivamente della istruzione letteraria , 
sostiene venirne maggior danno da mezzana scienza 
che da nessuna , e , sulla autorità di alquante pa- 
role eh' ei reca del Sismondi , spiacerebbe all'Au- 
tore scorgere troppi libri fra le mani del contadino; 
e alla Sentenza di Droz il quale poi non vorrebbe 
che il colono leggesse gran numero di libri , rispón- 
de : e chi potrebbe assicurarne di ciò ? chi potreb- 
bè^assicurarci che l' agricoltore non uscisse dalle 
scuole più inchinevole alla riposata lettura che al 
sudante lavoro ? 

Accenna il Sig. Fangarezzi che gli sarebbe age- 
vole riportare uno di quegli elenchi che tanto pos- 



APPENDICE 113 

sono sopra talune immaginazioni , ma è suo avviso 
che a mente riposata questo sfoggio potrebbe sce- 
mare d' assai il suo prestigio. 

La lettura non è la sola via onde rischiarare 
il pensiero ; e frattanto 1' Autore insiste che ben si 
addice al padrone , e pei mezzi di cui suole andar 
fornito , e per la sua sociale situazione , penetrare 
ne' misteri di scienza , e farsi quindi all' agricoltore 
guida nelle pratiche applicazioni delle teorie , usan- 
do verso di lui perseveranza ma non durezza , e 
famigliarità generatrice di amore e riverenza; che 
da ciò ne verrebbe cessazione dai pregiudizj , cam- 
pagne rigogliose di messi , ed agricoltori non più 
recalcitranti e caparbi. 

E qui , dopo avere esposte alcune parole sulla 
opportunità del vantaggiare la condizione de' coloni 
per mezzo dei possidenti , si passa a proporre una 
istituzione di premi d' incoraggiamento pei conta- 
dini. V ha in loro eziandio , vien detto , oltre la 
facoltà intellettiva, quella pure non meno pregevole 
dell' amore di sé. Sia perciò quest' ultima eccitata 
compensando quei coltivatori costumati e religiosi 
onde le terre meglio e in miglior copia produssero: 
e , secondo 1' Autore , questo premio intenderebbe 
a due scopi : alla industria non meno che alla vir- 
ili. Si brama che l' agricoltore sia tenuto dai pro- 
prietarj in maggiore stima morale di quello s' usi 
per la più parte , che questo gli sarebbe nuovo 
sprone ad una emulazion salutare , non difettando 
i nostri coloni né di immaginazioni fervide ne di 
spìriti pronti i quali sentono onore , desiderj , ed 
ambizione pur anco. 

H. An.n. Se. ISATua. SbGiE III. Tomo 7. 8 



114 APPENDICE 

Che se alcuno stimò i soli premj retribuiti in 
silenzio dal padrone all' agricoltore tornare a questi 
di efficace incoraggiamento , quanto più lo sarebbe 
allorché il premio venisse distribuito palesemente , 
con pompa , da' magistrati , da Voi, o Signori ? Non 
ci dovremmo sgomentare se di primo tratto vedes- 
simo accettate con apatìa le nostre premure : di 
questo effetto dovrebbesi accagionare pur solo la 
depressione in che ora vivono i nostri agricoltori. 

Prosegue 1' Autore dicendo che dall' adoprarsi 
al meglio dei coloni seguiterebbe eziandio un altro 
rilevante vantaggio; verrebbe cioè a scemarsi il pro- 
letariato : del quale sono assai volte cagione i con- 
tadini stessi, i quali colla loro scioperatezza o in- 
docilità obbligano quasi il padrone a cacciarli da 
se, ed eccoli avventurieri infingardi e viziosi , fatti 
piaghe della Religione e della morale. 

Venendo quindi alla applicazione della pro- 
posta dei premj , si espone che potrebbero essi age- 
volmente essere instiluiti dalla Provincia : per la 
tenuità della spesa non avrebbe a temersi ostacolo 
veramente grande, riguardato altresì 1' utile comune 
che ne procederebbe. Farebbe poi d' uopo per la ese- 
cuzione dichiarare con semplicità le condizioni onde 
conseguire il premio , le quali non dovrebbero ri- 
chiedere soverchia malagevolezza ; ed accennati i 
modi per ottenere le opportune verifiche sulla ope- 
rosità e moralità dei coloni, si dice che una Comr 
missione potrebbe recarsi sul luogo per li necessari 
ragguagli e per l' imparziale giudizio. Gli agricol- 
tori dovrebbero essi i primi chiedere con opportu- 
na istanza il conseguimento dei premj. Ripete però 



APPENDICE H.\h 

V Autore che ogni cura sarebbe perduta qualora i 
padroni non si dassero con tutto 1* animo alle op- 
portune solleciludini , alla propria istruzione, e alla 
vigilanza sul lavoro dei contadini, ed insienoe al 
miglioramento di essi : Si ispiri loro la brama di 
segnalarsi , si dichiari la importanza della novella 
istituzione , i mez^i onde ottenere la ricompensa ; e 
si raccomanda infine a certi ricchi lo incaricare della 
coltivazione agenti onestissimi , e al possibile sperti 
della scienza dei campi. 

Chiude r egregio Autore colla speranza di ve- 
dere compiuti i suoi voti pel meglio della Agricola 
tura, della industria e della morale, '' 

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1 16 APPENDICE' 

RICERCHE STATISTICHE 

mil CAMPA DEI VARI STATI D'EUROPA 

.■Al- ANNOTAZIONI 

DEL SIG. DOTTOR PAOLO PREDIERI 



Da qualche tempo io vo raccogliendo dai giornali più 
riputali, e dalle recenti opere di economia industriale, 
quelle notizie statistiche, le quali si riferiscono alle coltiva- 
zioni della Canapa in paesi esteri, alla quantità e qualità 
della esportazione ed importazione di questo utilissimo ti- 
glio , ed anche dei prodotii e valori che da esso si ottengono. 
Queste cognizioni, riunite ad alcune altre che mi sono pro- 
curato personalmente in occasione di qualche viaggio, ov- 
vero per mezzo epistolare, potendo giovare grandemente 
ai proprietari, ed ai commercianti specialmente di questa 
nostra provincia, abbenchè in oggi io le abbia solamente 
cumulate in piccola parte, pure non credo di lardarne più 
oltre la loro pubblicazione ; riserbandomi però a scrivere 
sopra di questo argomento un più esteso esame e circo- 
stanziato lavoro comparativo, quando mi saranno perve- 
nute le altre nozioni statistiche, ed industriali già da me 
dimandate. Mi è pertanto assai grato di potere in oggi 
inserire in questo periodico le compendiate notizie che si ri- 
feriscono "alla Canapa di Francia , di Russia , del Belgio , del 
Piemonte, del Modenese e del Regno di Napoli ; mentre in 
altro fascicolo riporterò le statistiche che risguardaoo il 
nostro Slato Pontifìcio, e gli attristati italiani od esteri ora 
da me non menzionati. Avvertirò per altro che in causa 



APPENDICE 1471 

de] grande rapporto, se non nella cultura almeno nelle 
manifatture, talune delle notizie da me riportate per la 
canapa, si trovano riunite ad altre che si riferiscono al 
Lino; esse però sono esposte in modo da distinguere le une 
dalle altre senza difficoltà veruna. 

Impero di Francia. 

Il Sig. Moreau de Jonnés autore della Statistica del- 
l'Agricoltura francese, nel capitolo che si riferisce alla cul- 
tura della canapa, scrisse nell'anno 1848 alcuni articoli 
che risguardano 1.° la estensione del terreno coltivalo in 
ogni dipartimento. 2.° La quantità di seme adoperato. 3.** 
La produzione ottenuta per medio termine in un decennio. 
AP il valore del prodotto ricavato. 6." Il consumo totale 
della Francia, e relativo per qualche dipartimento. 

1.° Estensione. La canapa in Francia non occupa ogni 
anno se non se circa 176,148 ettari di terreno^ ovvero 89 
leghe quadrate, i principali Dipartimenti che la coltivano 
sono i seguenti 

Sarthe ettari 7,880 

Maine et Loire w 6,861 

Bas-Rhin «6,160 

Morbihan m 4,825 

IlIe-et-Vilaine « 4,243 

Loirel )) 3,865 

Gìronde » 3,449 

Orne m 3,886 

Indre-et-Loire » 3,261 

Cóte-d'-Or » 3,191 



Ettari in totale 46,600 



Si vede però che questa cultura è molto sparpagliata, 
perchè agli altri dipartimenti devono andare divisi gli altri 



un APPENDICE 

trfc quarti della terra occupala da questa pianta; essendo 
forse ciò l'effelto dei bisogni locali ed individuali di cia- 
scliedun proprietario, d'onde poi è avvenuto il tenue pro- 
gresso che si osserva. 

Avviene per queste culture industriali come delle diverse 
manifatture, le quali prosperano raggruppandosi insieme 
nei medesimi luoghi; la loro congiunzione fa nascere l'e- 
mulazione, ed insegna e diffonde i migliori melodi. La 
moliiplìcazione degli stabilimenti dello stesso genere, dice 
il Moreau de Jonnes, ha mollo contribuito ai progressi dei 
Dipartimenti del Nord nella fabbricazione dello zucchero 
dì barbabietole; e la superiorità delle città di Lyon e di 
Sedan per la fabbricazione delle seterie, e delle pannine, è 
pure derivata dalla emulazione promossa dalla unione o 
vicinanza delle fabbriche diverse. Se questi esempi fossero 
seguiti in riguardo della cultura, e della filatura della ca- 
napa e del lino, si potrebbe credere che fra pochi anni 
avvenissero in Francia eguali utili risuliamenli; e la cul- 
tura della canapa sarebbe tolta dalla infanzia nella quale 
rimase per tanti secoli. 

Ecco il riparlo per regioni della cultura della cana- 
pa francese. 

Produzione per ogni Ettaro 
Tiglio N Semenza 

Nord-Est 48^063 ettari 378 Chilogrammi 10 ettolitri 02 

Sud-Est 32,608 469 11 42 

Francia orientale Totale . • 80,-672- Medio 415 Medio 10 58 

NordOve&t .... 54,713 364 8 87 

Sud-Ovest 40,710 346 8 17 

Francia occidentale ... 95.424 357 8 57 

Francia continentale . . . 176,096 383 9 49 

Isola di Corsica 52 217 7 36 

Totale 176,148 Medio 383 Medio 9 49 



APPERDICB 110 

Da ciò risulta che la Francia orientale, che ha cul- 
ture meno estese della occidentale, presenta tuttavia nella 
debita proporzione, un prodotto di un sesto più eleva- 
to, li suolo, ed il clima dei Dipartimenti dell'Ovest, non 
avendo inferiorità di terreno in genere, pare che la diffe- 
renza debba dipendere dalle minori cure che ivi si adoperino. 

2.** Seminagione. — La riproduzione della canapa 
vuole in ciaschedun anno 460,800 ettolitri di seme, ovve- 
ro 2,66 ettolitri per ogni ettaro. Si è in totale un valore 
di sette milioni 487,617 franchi da togliere sopra la ren- 
dita sporca della produzione, e per ogni ettaro 42 fr. e 51 
cent. Le culture francesi somministrano una quantità di 
seme quasi quadruplo del bisognevole: ciò nullameno si 
costuma di rinnovellarlo col seme straniero, servendo il 
primo per formazione di olio. 

3.° Produzione. La cultura della canapa si fa per il 
seme e per il tiglio. 

11 tiglio prodotto in ogni anno in tutta la Francia som- 
ma a 67,607,079 chilogrammi, vale a dire in misura bo- 
lognese libbre 185,644,459 cioè sette volle di più della 
sola provincia bolognese. 

I Dipartimenti che producono maggiormente sono i 
seguenti : 

Isere Chilog. 6,763,483 

Bas-Rhin » 3,762,294 

Maine-el-Loire .... » 3,082,960 

Sarihe m 2,636,844 

Puy-de-Dórae . .... » 1,901,019 

Ille-el-Vilaine » 1,688,100 

Indre et Loire » 1,629,622 

Morbihan m 1,573,850 

Oise » 1,288,587 

Anbe » 1,236,049 



Totale Chilogrammi 24,661,797 



120 APPENDICB 

Questi dieci Dipartimenti producono adunque due quinti 
del tiglio che si raccoglie sparso negli altri 84 Diparli- 
raenii. La Francia settentrionale produce una quantità di 
tiglio che supera di un terzo la quantità che ottiensi nel 
mezzodì di quello Stato. 

La utilità diversa di questa coltivazione è pure stata 
ricercata dal Moreau , e posta ad una specie di confronto. 
Egli nella sua statistica porta la seguente tabella, nella 
quale vi ha notata la quantità di tiglio che si ottiene per 
ogni ettaro di terreno coltivato a canapa. 

Nord , per ogni ettaro . . chil. 733 

Bas-Rhin » 729 

Oise ....♦....» 622 

Deux-Sevres « 608 

Indre et Loire ...... m 601 

Scine et Marne m 493 

Loire inferieure m 488 

Loir et Cher n 449 

Seine et Oise » 435 

Còles du Nord » 4i5 

Per medio termine in tutta la Francia per ogni ettaro di 
terreno, cioè per bolognesi tornature 4;1 16 si ricavano 383 
chil. di tiglio (libb. boi. 1063.3), e nove ettol. di seme. 
4° Valore del prodotto. Questo ammonta a più di 
86 milioni di franchi; somma considerevole per la picco- 
la estensione del territorio, che lo somministra. Ma il la- 
voro che esige la cultura anche in Francia come ovunque 
ne toglie buona parte. Qui unita presento una piccola la- 
bella del Sig. Moreau dalla quale si conoscono le rendite 
ricavate dai Dipartimenti pili produttivi, tiglio e seme 
compreso insieme. 

Isere franchi 6,360,316 

Bas-Rhin » 4,030,289 

Maine et Loire » 2,841,569 

Sarthe » 2,661,661 



APPERDICB 



m 



Ille et Vilaine 
Maiirlhe . . 
Piiy de Dòme 
Vosges . . . 
Lot et Garonne 
Saóne et Loire 



Volendo separare le predelle rendite a seconda delle 



regioni principali si oUengono 



fp. 2,455,410 
j> 2,251,134 
)) 1,984,769 
» 1,949,824 
M 1,943,293 
)) 1,799,152 



seguenti risultali. 



Rendita 



Nord-Est . 
Nord-Ovest 



fr. 26,465,694 
») 23,304,673 



Rendita inedia 

per ogni ettaro 

fr. 655,65 

)) 433,15 



Nord della Francia fr. 49,770,267 fr. 491,90 



Snd-Est. 
Siid-Ovest 



M 18,764,851 
» 17,733,634 



Sud della Francia fr. 36,498,485 
Isola di Corsica . » 18,688 



» 574,00 
» 435,65 

fr. 504,82 
» 388,55 



Totale generale fr. 86,287,340 fr. 489,85 

5.** Consumo. Come ho dello il prodotto della cana- 
pa in tìglio arrivando a soli 67 milioni e mezzo di chi- 
logrammi , non basta ai bisogni della Francia intera, sia 
per la tela come pei fili, e per le corde. Tuttavia i Iran- 
siti dall'uno all'altro Dipartimento o Comune, non arri- 
vano per anche alla predetta somma, ma solamente a 68 
milioni. Ciò deriva che il di più rimane presso i coltiva- 
tori per servizio dei propri bisogni. 

Dall' estero giungono in Francia ogni anno circa 
6,300,000 chilogrammi di canapa; cioè 17,325,000 di lib- 
bre bolognesi, pel valore complessivo di più di quattro mi- 
lioni di franchi. Invece dalla Francia, ne sorte per diverse 
parli per 1,200,000 chilogrammi. Quindi il totale delle im- 



122 APPEnDIOE 

portazioni si riduce a soli 5,130,000 chilogrammi. Questa 
cifra congiunta alla canapa prodotta In Francia, accresce 
i consumi alla somma dì 72,630,000 chilogrammi di tiglio. 
Si avverta però che le importazioni sarebbero assai mag- 
giori se fosse nolo la quantità dei fili, tele, e cordami di 
canapa, che ivi s'introducono dall'estero per una somma 
imponente. 

Se la canapa, dice Moreau de Jonnes, invece di es- 
sai^ una pianta coltivata da vari secoli in Francia, fosse 
una pianta esotica introdotta da poco tempo, le arti se ne 
sarebbero occupate mollo di più, l'industria vi avrebbe 
rivolle le sue cure, e forse avrebbe disputata al cotone 
l'attuale sua preponderanza. Ma coltivata sopralnlto dai 
contadini del Delfinalo, della Brettagna e della Vandea, 
sotto l'influenza delle antiche consuetudini; filala in ogni 
villaggio dalle mani delle vecchie donne, e tessuta da fem- 
mine, che non hanno alcuna idea delle meraviglie della 
moderna industria, essa è rimasta com'era dieci secoli 
addietro, e solo da pochi anni in Francia si è pensato di 
migliorarla ed accrescerla. 

Impero di Russia. 

In questo vastissimo Impero, dietro le informazioni 
ottenute dal Balestrieri, la Canapa ed il Lino riuniti in- 
sieme formano l'articolo più notevole di esportazione. Que- 
ste due piante, sia come materia industriale o manifatturie- 
ra, sia come seme da olio, sono della massima importanza 
per l'industria e per il commercio russo. Il valore brutto 
di questi prodotti , giusta una slima approssimativa , ascen- 
de a circa 55 e mezzo milioni di rubli di argento (il ru- 
blo equivale a lire ilal. 3. 45.) e l'ammontare dell'espor- 
tazione della canapa, del lino, dei semi da olio, sopra- 
vanza quello di lutti gli oggetti del commercio d' espor- 
tazione. 



APPEirOICE 123 

Io nn periodo di 29 anni (dal 1822 al 1850 inclu- 
Sivamente) in soli quattro anni 1830,183!, 1846, 1847, 
il valore dell' esportazione di questi tre articoli presi in- 
sieme restò indietro al valore dei cereali esportati. La ta- 
vola del Sig. Ten gobor ski , dìeivo i dati ufficiali della Do- 
gana, offre i seguenti risultali : il valore totale dell'espor- 
tazione verso gli slati europei ascendeva ad 1,903,448,300 
rubli di argento, e di questa somma, 602,554,000 rubli 
(ossia il terzo del valore complessivo ) provennero dal- 
la esportazione della canapa, del lino , e dei semi oleiferi. 

Nella cultura del lino , l'Irlanda ha un vantaggio re- 
lativamente alla Russia per raccolte più produttive, per mi- 
gliore preparazione della materia prima, per maggiore vi- 
cinanza dei suoi mercati di spaccio: ma nella bassezza 
del prezzo non può concorrere coli' ultima. 

Infine dirò che dietro i rapporti officiali pervenuti al 
compilatore degli Annali di Statistica, l'esportazione della 
canapa dalla Russia si fu nell'anno 1851 , di puddi 2,723,933, 
vale a dire di circa 120 milioni di libbre bolognesi, per- 
chè il puddo equivale a chil. 16,36. 

Regno Belgico. 

In questo regno, popolato di circa quattro milioni di 
abitanti , sopra una piccola superficie di 8260 miglia qua- 
drale, ove l'agricoltura al pari delle manifatture e del com- 
mercio prospera notevolmente , la cultura della canapa non 
occupa se non se 1712 ettari, cioè il 0,12 per 100 delle 
terre arative. Le Provincie in cui la canapa è più coltivata 
sono la Fiandra orientale, il Lussemburgo, ed il Limburgo, 
nelle quali in complesso la sua coltivazione si estende so- 
pra 1229 ettari di terreno. La ristrettezza di questa cul- 
tura, al dire del Sig. Cav. Magnone di Piemonte, che ebbe a 
visitare quelle Provincie nel decorso anno 1849, ivi si 
spiega in due maniere; ì.° perchè la massa del prodotto 



124 APPENDICE 

in quantità ed in valore relativo è inferiore a quella del 
lino , e vuole presso a poco gli slessi terreni , e gli slessi 
lavori ; 2." perchè tale coltura è considerala come più depau- 
perante la terra di quella del lino stesso. Intorno a questa 
seconda opinione io però avrei che dire in contrario; essen- 
doché fra noi, come si verifica bene il detto di Virgilio 
urit enim Lini campum seges, avviene invece che i ter- 
reni a canapuli sono ben anche i più fertili di grano; 
mentre è poi notissimo che la stessa terra può servire 
ogni anno alla cultura della canapa, soltanto che vi si 
aggiunga alcun poco di concime. Plinio, oltre l'Autore 
delle georgiche, si spiega pure assai chiaramente intorno 
a ciò nel libro XIX, colle seguenti parole non approprian- 
dole alla canapa: Unum urit agrum, deterioremque 
etiam terram facit. Lasciando adunque che l'agricoltore 
Belgico stimi più depauperante e meno utile la coliivazione 
della canapa in confronto a quella del lino, e lasciandogli 
pure l'opinione che il prodotto per ogni ettaro sia inferiore 
in quantità ed in valore del lino, io proseguirò a riferire 
le ricerche incominciate. 

Nel Belgio il prodotto medio della canapa è di 751,67 
chilogrammi di tiglio per ogni ettaro coltivato, e di 11 
e 44 ettolitri di canapuccia o semenza- Il maximum della 
parte tessile non oltrepassa gli 883 chilogrammi. Da ciò 
si conosce chiaramente che la pianta non s'innalza né 
rende altrettanto siccome nel bolognese, perchè a calcoli 
falli colle misure anzidette la rendita in quantità è ivi 
minore almeno di un terzo per termine medio. Se poi si 
faccia riflessione che da noi alcune poche terre danno per- 
fino libbre 700 in 800 per lornalura di terreno, si dovrà 
convenire che la produzione è nel Belgio molto inferiore 
a quella che da noi si osserva, anche ammettendo sola- 
mente 400 in 500 libbre per ogni lornalura coltivata a ca- 
napuli. Chechè ne sia il quantitativo totale di canapa pro- 
dotta nel Belgio fu nell'anno 1826 di 1,201,626 chilo- 



APPENDICE l'26 

grammi di Canapa grammolata, vale a dire poco meno di 
tre milioni e mezzodì libbre bolognesi, essendo poi 19,591 
ellolilri il seme ricavalo. Il prezzo della cana[)a ollennia fu 
in quell'anno valutalo di lire italiane o fran. 1,081,372, 
e quello della semenza o canapuccia, di franchi 212,238. 
Questo seme ivi è adoperalo per un sesto, cioè per 3265 
eltolilri in agricoltura per le nuo^e seminazioni , mentre 
per ettolitri 16,326, è adoperato ad oilenere olio, o per 
altri usi domestici. 

Nel Belgio però essendo piccolo il raccolto, come ho 
detto, s'importano circa un anno per l'altro 956,400 chi- 
logrammi di canapa estera, cioè quasi tre milioni di lib- 
bre bolognesi, e 161,000 ellolilri di seme per olio. 

In quanto al lino del Belgio ecco quello che il Sig. 
Magnone anzidetto riferiva nel Gennaio dello scorso anno 
1852 (vedi Gazzella Piemontese N. 8.). Questa cultura 
occupa da se sola 29,879 ettari e 89 are di terreni, cioè 
21,16 per 100 delle terre arabili, ed il 45 circa per 100 
dì tulle le terre destinate alla cultura industriale, quali 
sono, oltre la canapa ed il lino, la rubbia, il luppolo, la 
cicorea, il tabacco, i cardi da lanajoli, le bietole da zuc- 
chero, il colzat, ed altre piante oleaginose. Quindi vedesi 
risultare chiaramente che ivi la cultura della canapa oc- 
cupa minor terreno del lino. Questa cultura ha pure sca- 
pitato in questi ultimi anni, per guisa che nell'anno 1840 
vedevasi occupare nel Regno, compreso però il Limburgo 
ed il Lussemburgo, 40,993 ettari, cioè 11 di più dell'an- 
no 1849. Pare che il principale motivo di tale diminuzione 
sìa derivalo dalla notevole diminuzione del lino grezzo in- 
trodoilo dai paesi esteri. Conviene però avvertire che an- 
che colà, siccome fra noi si osserva. In causa delle mag- 
giori cure prestate alla coltivazione, nuiroslanle che sia 
diminuita la estensione del terreno seminalo a lino, tuttavia 
il prodotto relativo è stato maggiore di prima; imperoc- 
ché li 40,992 ettari coltivati nell'anno 1840, produssero 



126 APPENDICE 

20,902^00 chil. di lino gramolato, mentre lì 29,879,89 
coltivali nel 1846 ne produssero 17,406,730, vale a dire 
609 a 682 chilogrammi per ettaro. Il quale fenomeno di- 
mostra pienamente che la concorrenza fu anche colà il 
migliore mezzo per far progredire le industrie, oltre poi 
una maggiore istruzione introdotta ed estesa nelle popola" 
zionì campestri, siccome nel Belgio si costuma con per> 
severanza dopo l'anno 1830. 

Le due provincie ove la cultura del lino si ^ più e- 
stesa sono le due Fiandre, perchè ivi si coltivano allo ia- 
circa i due terzi del totale coltivato in tutto il Regno. 
Dopo le Fiandre la prima si è l'Hainaut per 3648 ettari, 
poi la provincia di Anversa per 2402, indi quella del Bra- 
bante per 2047. Le altre provincie si dividono in varia 
proporzione gli altri 1308 ettari coltivati a lino. 

Il prodotto totale del lino ebbe nel Belgio (1846) un 
valore di franchi 21,757,160 per la parte tigliosa, e di 
franchi 2,896,960 per il seme da olio. 

La parte tigliosa diede nello stesso anno 1846, tra il 
valore della materia prima, e quello prodotto dalle mani- 
polazioni industriali del tiglio lavorato in paese ( cioè 
11,605,005 chilogrammi) una somma di fr. 47,776,100 di 
cui 24 milioni per le tele di varie qualità e valore. 

Il seme di lino si adopera in parte per far olio, ed 
in parte pel serainerio. Il seminerio non si fa però tutto 
colla grana del paese; se ne adopera per questo uso solo 
la metà del bisogno: per l'altra metà si adopera la se-^ 
nienza di Riga, ed anche di Zelanda- 
li valore del prodotto brutto del lino suol essere com- 
presa la grana, di 826 fr. per ettare. Siccome per que- 
sta cultura ci vuole molta mano d'opera, succede alle volte 
che dando a questa un valore in denaro , pare che quella 
sia fatta a perdita. Se non che il guadagno ivi si ricono- 
sce nell'impiego diretto delle braccia del coltivatore, o 
della sua famiglia, che altrimenti sarebbero inoperose e 
converrebbe pensare tuttavia a mantenerla. 



APPENDICE 127 

Dalle quali cose risulta che nel Belgio non si esporta 
canapa, percliè invece se ne introduce dall'estero per tre 
milioni circa di libbre bolognesi , cioè quasi altrettanto di 
quella che ivi si ottiene con scarso prodotto, e con utile 
molto inferiore all'altra coltivazione del lino. 

Regno di Piemonte. 

In un libro intitolato Annuario Storico-Statistico per gli 
Slati Sardi pubblicato dal Sig. Guglielmo Stefani, lo trovo 
delle notizie le quali quantunque sieno molto scarse ed insuf- 
ficienti pure in attenzione di altre migliori io credo di rife- 
rirle. Presso di noi corre voce che il Piemonte ci faccia molta 
concorrenza dannevole nella produzione e commercio della 
canapa, ma si vedrà inferiormente che ciò non è, e che 
invece l'unica, che per quantità e basso prezzo possa com- 
petere si è quella di Russia, la quale si estrae per quantità 
notevolissima di tiglio come ho detto superiormente; tut- 
tavia essendo questo molto inferiore nella qualità non re- 
siste al confronto delle nostre canape migliori. Ecco ciò 
che dice lo Stefani. 

w Quantunque il lino sia più o meno coltivato in molle 
delle nostre provincie pegli usi domestici, le sole in cui 
questa coltura abbia presa notabile estensione sono quelle 
di Novara e di Lomellina; vengon poi, ma a grandissima 
disianza, quelle di Casale, di Torino, di Voghera, di 
Asti, di Fossignì, di Alta Savoia, ecc. 

M L'importazione di lino greggio nel 1843 fa di 6870 
quintali, che sommali con la produzione indigena danno 
diciassette mila quintali del valore di un milione e sette- 
cento mila lire circa. Ammettendo, con molti economisti, 
che il valor medio de' tessuti di lino sia tre volle mag- 
giore di quello della materia prima, la produzione di ric- 
chezza dovuta al lavoro della sopradetta quantità di lino 
sarà di tre milioni e quattrocento mila lire. 



128 APPENDICE 

)) Ma oltre al lino greggio importansi pare quattrocento 
venti quattrocento cinquanta mila chiologranonri (420 o 
450,000.) di lino pettinalo. La filatura e la tessitura di 
questi ne accresce il valore di due milioni e mezzo, o tre 
milioni circa. 

» Cosi dunque il lavoro del lino frutta annualmente alle 
classi meno agiate del nostro popolo un benefìzio di oltre 
a sei milioni e mezzo di lire, senza mettere in conto il 
prezzo dell' imbianchimento, delle tinture, e delle stampe. 

» Le informazioni statistiche del 1821 fanno ascendere 
a poco meno di dieci milioni di chilogrammi la produzio- 
ne della canapa. 

)> L'esportazione dei cordami, che fu già oggetto di 
grande rilievo, è ridotta d'assai, a motivo della concor- 
renza della canapa di Russia, e dell' uso molto esleso che 
le navi di tutte le Nazioni fanno di cavi e di gomene di 
ferro. Infatti, nel 1843 la nostra esportazione di canapi e 
cordicelle è stata di soli 1215 quintali, e l'importazione 
di 343 quintali. All'incontro l'esportazione delle reti è 
notabilmente cresciuta: essa era stata di 4197 chil. nel 
1831, e fu nel 1840 dil 2,764 chil., e nel 1843 di 16,093 
chil. Pare tuttavia certo che i due terzi almeno della ca- 
napa sieno ridotti in tele, un terzo solamente in cordami 
e reti da pescare ; ed ammesso questa supposizione , e 
quella che la filatura triplichino il valor della canapa, e 
la riduzione in cordami lo accresca del 50 per cento , tro- 
veremo che il lavoro della canapa produce annualmente a 
favore del popolo piemontese una ricchezza di dodici mi- 
lioni, poco meno. 

)) La importazione media di oggetti greggi o lavorati di 
canapa o lino pel decennio dal 1839 al 1849 fu quella qui 
sullo indicala: 

Lino greggio chil. 643,200 

Pettinato » 358,700 

Filalo crudo » 111,700 



APPENDICB 129 

Canapa greggia chil. 1,782,100 

Stoffa di canapa m 54,100 

Cordami e spaghi .... )) 89,400 

Tele incerale » 1,082 

Tappeti incerali per pavimenti, m 363 

)) I! valore complessivo della delta importazione pegli 
anni infrasegnati è nella quantità seguente, colla rispet- 
tiva esportazione. 

Jnno ImpoTtaxione Esporta:{ione 

1844 L. 3,068,347 81 L. 643,623 80 

1845 3,653,972 17 1,434,296 45 

1846 3,406,160 35 958,711 00 

1847 3,633,565 00 1,198,752 10 

1848 334,838 09 1,769,344 00 

1849 6,356,094 92 1,187,183 30 

Le seguenti notizie furono poi da me raccolte nel gior- 
nale delle Strade Ferrate anno corrente N. 8. 

)> L'industria nazionale per la fabbricazione delle tele di 
canapa e di lino debb' essersi sviluppala in Piemonte, ed aver 
provalo un sensibile auraenlo nel 1851, poiché l'introdu- 
zione della materia prima crebbe notevolmente. Se anche 
quella delle tele auraenlo, ciò debbesi ascrivere alla grande 
consumazione che se ne fece nel 1848 e nel 1849, pei bi- 
sogni della guerra. 

» L'introduzione fu come segue: 

» Prima del 1851. Canapa grezza e pettinata quintali 
18,030, lire 901,500; nel 1851 quintali 23,938, lire 
1,196,900. 

» Lino grezzo qnint. 8,608, lire 860,800; nel 1851 
quint. 11,408, lire 1,140,800. 

Filo di canapa e di lino qnint. 2,512, lire 1,005,800; nel 
1851 quinl. 5,321, lire 2,t28,400. 

u L'aumento dell'introduzione delle tele di canapa o 
lino fu nel 1851, sulla media precedente, di chil. 74 mi- 
la, e del valore di lire 455|m. Il totale del valore della 

N. ÀNJ(. Se. Natub. SEniE HI, Tomo 7. 9 



130 APPENDICE 

tela introdotta nel 1851 è di lire 1,170,000. Ne fu espor- 
tata dallo Stato per lire 307,300, contro lire 294ira, va- 
lor medio degli anni antecedenti. » 

Da questo prospetto, quantunque limitato, si scorge 
però che le importazioni dei prodotti di lino e canapa in 
Piemonte sono triple all' incirca delle esportazioni, e che 
di sola canepa greggia nel decennio 1839 al 1849, si in- 
trodusse ogni anno per libbre bolognesi 4,900,776 (chi- 
logr. 1,782,100) essendo poi il prodotto annuo di canapa 
di tutto il Piemonte di dieci milioni di chilogrammi, cioè 
poco più di quella che si raccoglie nel solo bolognese. 

Ducato di Modena. 

Se ogni Stato avesse pubblicata una statistica regola- 
re officiale e bene ordinata, siccome da tre anni a questa 
parte fece d'ordine del Governo di Modena il Sig. Con- 
sultore Dott. Carlo Roncagli, avremmo ben poche dif- 
ficoltà a superare per conoscere il vero, sia in ordine alla 
cultura della canapa dei vari paesi, che sopra tutti gli altri 
oggetti che trovansi notati nelle Slaiisiiche. Per buona sor- 
te in oggi pare ovunque conosciuto il bisogno di queste 
opere speciali per gli amministratori e finanzieri non so- 
lo, ma ben anche per i commerciami, possidenti, ed in- 
dustriali di qualunque classe; i quali per le cose di que- 
sto Stalo possono fin da ora ricorrere all'opera predetta 
già da me posseduta come ottimo campione, di quello che 
si vorrebbe da ognuno per gli altri Stati nella debita 
proporzione, 

Il modonese in causa delle acque abbondanti d'irri- 
gazione, ricco di foraggi e di bestiami d'onde introduce 
il maggior numerario, è però molto indietro nella cultura 
della canapa. I suoi coloni, se si eccettuino quelli del co- 
mune di Finale, sono ignari affatto di questa industria, ai- 
pieno in quella proporzione che possa competere per la 



APPENDICE 



131 



importanza e valore rispettivo. Però tutte le sei Provincie 
del Ducato trovansl notate nella statistica, come aventi più 
meno terreno a questa cultura. E si noli, che quattro fra 
esse, essendo provincie di montagna, non sarebbe me- 
raviglia, se ivi non si fosse riscontrala veruna pianta di 
canapa. Dalle tabelle delia Statistica del Sìg. Roncagli, ho 
eslratle le seguenti cifre dedotte dal decennio 1837 al 1847. 



Provincie 


QuiDtali 




Prezzo medio 




di cento libbre metriche 


per quintale 


Modena • . 


. . 90000 


Lire Hai. 


-. 66 


Reggio . 


. . 2000 


M 




— . 61 


Frignano . 


. . 60 


a 




— 65 


Garfagnana 


. . 600 


» 




— . 64 


Lunigiana 


. . . 700 


» 




— . 60 


Massa . 


. . 60 


M 




—.108 



Totale 



93420 



Lire Ilal. 61. — 



Vedesi adunque dalla ispezione della tabella, che ben 
tenue è il prodotto di questa cultura, per la quale i mo- 
donesi occupano piccoli squadri o ritagli di terreno, allo 
infuori però della Comunità del Finale, che per se sola 
rende 45,000 quinlali di canapa, cioè la metà di tutta la 
provincia modonese ed un buon terzo di tutto il Ducato 
intero. 

Li 93,420 quinlali che si raccolsero neT decennio so- 
prascritto corrispondono a libbre bolognesi 256,090: quan- 
tità così piccola che vari possidenti bolognesi ne otten- 
gono da soli un maggiore prodotto; essendovi anzi per- 
6no taluni, come l'Opera dei Vergognosi, che ricava 
una quantità doppia della Canapa raccolta in tutto il mo- 
donese. In quanto alla qualità del tiglio, se si eccettui 
quello ricavato nella provincia di Massa, che ha un prezzo, 
quasi doppio^ per causa di essere ctltivato alla maniera 



132 APPENDICE 

del lino, la canapa del Finale e del Modonese trovasi avere 
un prezzo inferiore al medio bolognese, perchè fu per me- 
dio termine nel decennio, di scudi romani 3.80 per ogni 
cento libbre di Bologna- 

Il Sig- Roncagli in una tabella dei consumi cerca pure 
di far conoscere il rapporto dei medesimi per ogni persona 
di quel ducato. Confrontando le cifre egli ha conosciuto^ 
che in quanto al consumo della canapa, in ogni anno 
corrisponde ad oncie tre metriche per ogni abitante delle 
comuni di pianura ove sono le città, e ad oncie due me- 
triche per ogni abitante di montagna. Quindi in complesso 
fatto il calcolo colle nostre cifre risulta che il Ducato di 
Modena consuma in ogni anno libb. 420,090 di canapa 
ricavandone solamente libb. 2ò6,90 cioè libb. 136,000 me- 
no del bisogno. 

Regno di Napoli. 

La coltivazione della Canapa in questo regno sì ese- 
guisce più meno in quasi tutte le provincie di terra 
ferma. In quanto alla cultura in Sicilia non conoscendone 
per ora gli esalti risultali, omraellerò di parlarne; avver- 
tendo però che ivi la esportazione, se mai vi fosse, fummi 
dello dover essere di piccola entità. Le due provincie in 
terra ferma, ove però si coltiva la canapa e si oltiene tiglio 
buono, ed in qualche quantità, sono quelle di Napoli e 
l'altra a lei vicina della Terra di lavoro. Nelle altre do- 
dici la produzione, o è appena suflìciente al bisogno, o vi 
è ben anche al disotto del consumo, dovendosene introdurre 
dalle due predette, ovvero dall'estero. 

Per informazioni da me assunte presso il Sig. Gio- 
vanni Bursotti già Direttore della Biblioteca di Commercio, 
impiegato primario di quelle Dogane durante la mia di- 
mora in quella Capitale, potei conoscere, che nel quinquen- 
nio anteriore ai 1844, la produzione della canapa esportata 



APPEND1GB 133 

da quelle due Provincie, si fu per medio termine di Can- 
taja un milione in ogni anno, quantità che corrisponde a 
circa due milioni e mezzo di libbre bolognesi in totale. 

La qualità del tiglio di canapa migliore ivi da me os- 
servata, presentava i seguenti caratteri: lunghezza media 
non mai superiore ai due metri; colore non bianco, ma 
tendente all'arido (rossigno), robustezza mollo pronun- 
ziata, tiglio ruvido anziché morbido: poco divisibile dal 
pettine, anziché sottile e lucido. Per servizio di funi so- 
stiene a ragione la fama di essere migliore delle nostre 
canape comuni, perchè meno macerata ; ma per uso di gar- 
gioli non si presta, se non se per lavori comuni e di se- 
conda qualità. 

Mancando di maceratoj simili ai bolognesi, usano in 
quelle due Provincie di macerare le canape nel lago di 
Agnano , e nei paduli o lagni di Maddaloni, che sono pro- 
prietà governative. Ciò rende impossibile una estesa ed 
utile cultura, perchè se nei poderi si avesse a macerare 
grande quantità di fasci di canapa verde, resterebbe assai 
grave e dispendiosa la condotta molto lungi dai poderi. 
D'altronde il lago di Agnano (cratere di vulcano estinto) 
è assai piccolo, né si presta che verso la circonferenza 
alla macerazione, per mezzo di terra o sassi pesanti col- 
locati sulle fascine. Prima di accedere al Iago si pesa in 
luogo pubblico la canapa verde, e si paga l'importo sta- 
bilito. Tutto il lago di Agnano è affittato per circa quat- 
tromila ducati, e serve anche alla macerazione del lino. 
Un poco più vasti sono i lagni o paduli di Maddaloni. 
L'aria mefitica che si osserva in queste due località im- 
pedisce che sieno abitate le vicinanze, per guisa che trat- 
tenendosi in quei contorni i villici cadono infermi di feb- 
bri intermittenti gravissime o di fisconie ostinate. Lo stesso 
Virgilio consapevole della malaria di Agnano e di Averno 
scriveva che le colombe di Venere sorvolarono lungi da 
quei luoghi per evitarne gli aliti nocivi. Questa difficoltà 



134 APPENDICE 

e la insalubriià di questa cultura, oltre il metodo di affit' 
tare le masserie agl'ignari coloni, anziché usare il metodo 
delle mezzadrie sorvegliale dai proprietari istruiti , sono 
le prime ragioni che in quelle provincia non potrà gran- 
demente dilatarsi questa cultura. (continua) 



CARATTERI DEL MAJALE DI RAZZA CHINESE 

Vedi figura 4.* 

Si è detto generalmente, che tutte le varietà del ma- 
jale domestico hanno per origine il Cinghiale; ma questa 
idea, dice l'illustre Federico Couvier, è lungi d'essere 
dimostrata, vale a dire di essere dedotta dalla esalta osserva- 
zione dei diversi individui. I falli sopra dei quali essa ri- 
posa sono pure in così piccol numero, da farla credere 
fin ora una pura ipolesi o congettura. Il fatto principale 
si è, che la più parie di queste varietà si fecondano 
fra loro, e sono fecondate dal maschio Cinghiale: ma la 
fisiologia ha già dimostrato, che questo fallo è lungi dal 
servire alle conclusioni immaginale e sostenute da Buffon. 
Allre nuove e numerose osservazioni sono adunque indi- 
spensabili per risolvere questa specie di problema, perchè 
i naturalisti non conoscono ancora esattamente se non se un 
piccolissimo numero di varietà di Majali domestici, e non 
hanno potuto esaminare al minuto se non se una sola 
specie di Cinghiale, quella che è comune nelle nostre fo- 
reste. Ma quando ancora queste ricerche non variassero le 
opinioni in oggi adottale, esse però avrebbero l'impor- 
tante vantaggio di farci conoscere i limili della influenza 
della educazione sopra una sola specie di Pachidermi che 
l'uomo siasi potuto associare e sottomettere; limiti che 



APPENDICE 135 

meglio conoiciuti in altre specie di animali domestici po- 
tranno servire di ottima base alle leggi, che le specie di- 
stinguono fra loro ; locchè equivale a dire di servire ai prin- 
cipe sopra i quali tutta la Storia Naturale si riposa. 

Il majale della China rappresentato dalla unita figura 
segnata N. 4 si è una femmina condotta in Europa dal 
Capitano Houssard. Essa è rimarchevole per la compo- 
stezza del suo corpo, per la brevità delle sue membra, ma 
sopralutlo per la proporzione del muso col la fronte; l'uno 
sembra essersi abbreviato, come l'altra si è sviluppala, a 
guisa di ciò che osserviamo nella varietà del Cane Bull 
Dog. Le orecchie poi sono corte, diritte, mobili, e 
quasi del tutto simigliami a quelle della razza cinghiale 
selvaggia; fenomeno non meno rimarchevole come l'al- 
tro predetto il quale annunzia al contrario una razza da 
molto tempo educata e resa mansueta, quantunque situata 
in differenti circostanze, da quelle che si riferiscono alle 
razze dei cani a lunga orecchia. Tutto il capo di questo 
majale è coperto di rare setole, fìtte però sopra il capo 
e la nuca, essendo in genere di color ferrugineo. Sotto 
questo pelo si osserva la pelle, che è nera, allo infuori 
del ventre, della parte esteriore delle coscie, delle gam- 
be di dietro, e della estremila delle gambe davanti, ove la 
pelle è quasi bianca. Le unghie sono di un giallo scuro, 
e la pupilla degli occhi nell'individuo descritto presentava 
una leggiera tinta di fuoco. 

Il modo di vivere di questo maiale è simile al nostro 
comune: quindi esso è domestico ed obbediente al suo pa- 
drone. La lunghezza media del suo corpo, dalle orecchie 
alla origine della coda, si è di due piedi di Parigi e sei 
pollici. L'altezza media si è solamente di un piede ed otto 
pollici, quindi un poco inferiore alla statura dei nostri 
maiali più elevati. Si è da questa razza di maiali chinesi 
che gli inglesi, industriosi come sono, seppero ricavarne 
una novella di molto pregio, incrocicchiando il maschio 



136 APPENDICE 

chinese colle femmine della loro razza di maiali inglesi. 
I figli della razza oltenuta dopo varie generazioni, pos- 
siedono ottime qualità, fra le quali, oltre avere le carni 
di ottimo sapore, hanno quella di essere suscettibili di 
facile impinguamento, e di essere provveduti di ossa sot- 
tili e scarse, quindi di maggiore prodotto relativo. 

Paolo Predieri. 



IIOJIIOM DI SPAGSA A LANA LUNGA 

NON CRESPATA 

Fedi figura 7.* 

È già ammesso dagli antiquari, che il Montone in cau- 
sa delle sue buone qualità, si fu uno fra gli animali dal- 
l' uomo ridotto più presto in domesticità. Si è per molto 
tempo creduto dai naturalisti, ed anche dallo stesso G. Cu- 
vier,chele varie razze dei montoni domestici provenissero 
dall' Argali di Siberia, o dal Muflone o Musmone di Bar- 
beria; in oggi però questa opinione è divenuta dubbia, 
perchè il suo principale fondamento, cioè l'attitudine a 
generare mercè l'accoppiamento di un maschio Argali o 
Musmone, con una nostra Pecora comune, non è più suf- 
ficiente motivo per sostenere la derivazione o la egua- 
glianza della specie. Certo è che i naturalisti credono an- 
cora che tulle le varie razze di montoni derivino in ori- 
gine da una stessa specie, e che colle variazioni di clima, 
di nutrimento, di abitudini, e di bisogni differenti sieno 
poi derivate le molte variazioni nel pelo, nelle corna , nel- 
le forme e nelle abitudini degl'individui. Il montone rap- 



K 




rauto 1 KEUIBRl. 



I 



APPENDICE 137 

presentato dalla unita figura settima, è una bella varietà di 
Spagna molto apprezzata per la finezza e lunghezza del 
pelo non crespalo, e presso la quale il maschio presenta 
delle lunghe corna spirali. In quei paesi come altrove è 
tenuta in mollo pregio, talché per allevare individui alti 
alla procreazione e continuazione di belle razze si scelgono 
fra' migliori i montoni appena nati, e si fanno poppare due 
pecore, affinchè possa crescere e prosperare notevolmente. 
Dissi già nel Voi. 6. degli Annali delle Scienze Naturali 
pag. 159, quanto si riferisce alla indole delle pecore e 
montoni marini , per guisa che ora mi resta solo di invi- 
tare il lettore ad osservare l'articolo in quanto risguarda 
la presente bella varietà di merino a lana lunga lineare 
non crespata. Ove si coltivano con diligenza le pecore e 
si ha vera cura delle medesime da persone intelligenti, 
come in Segovia ed Andalusia, non è raro il caso di ve- 
dersi formare a poco a poco delle nuove razze o varietà 
di pregio. Quando per varie generazioni siensi continuale 
con diligenza le cure opportune per mantenere la nuova 
razza, questa diviene costante, né più perde i bei caratteri 
desiderali. La Russia o Tartaria presenta diffatli dei mon- 
toni con coda mollo grossa, e di mole assai maggiore 
quella dei montoni del paese dei Kirghissi ; mentre il 
montone di Siria, che ha esso pure una coda grossa, pre- 
senta poi una borsa o collare al petto, che lo distingue da 
quello degli altri paesi. La ragione per cui diversificano gli 
animali e presentano così dìfTerenti caratteri a seconda dei 
climi, dei cibi, delle abitudini e degl'incrocicchiamenti 
quando sia messa a profitto con buon discernimento ed 
usala con perseveranza , si è causa di buono e costante 
risultamento, e di non lievi utili industriali. Questo è il 
premio che tocca al diligente coltivatore ed allevatore di 
bestiami, al quale occorre quindi una istruzione più avan- 
zata di quella che osserviamo sparsa nei nostri montanari 
rozzi, ed oltremodo igaoranti e pregiudicati. 

Paolo Pkedierl 



138 APPENDICE 

INDICAZIONI 

sopra diverse nuove piante tessili esotiche. 



p-***^i^^^^^ 

Sono note agli amatori di cose agronomiche le piante 
fin qui usale od esperimentate per le varie qualità di ti- 
glio, che somministrano dietro un particolare trattamento. 
Fra coloro che trattarono dell' argomento riferibile a queste 
piante tigliose, fuvvi appunto nel!' anno 1860 il nostro 
Chiarissimo Sig. Prof. Contri in una sua Memoria letta 
all'Accademia delle Scienze. 

In questo suo lavoro, oltre degli alberi che somministra- 
no legni scorze tigliose, egli ebbe a discorrere della 
Brusonetia papyrifera usata nella China e nel Giappone 
per far tela e carta; del Cyperns payrtis che gii Egiziani 
ed i Siciliani antichi adoperavano per scrivere; dello Spar- 
to, vale a dire della Stipa tenacissima volgarmente detta 
ancora Giunco marino, e di varie altre piante che fra noi 
non possono maturare a norma del bisogno. Ma se queste 
piante tigliose, ruvide però e grossolane, non possono com- 
petere colle altre più usate e molto atte alla formazione 
di fili e tele, non per questo mancano all'agricoltura altre 
che potrebbero somministrare ottimo tiglio, siccome lo 
stesso Agronomo venivale annoverando. Esse sono le va- 
rie specie di Urtica come V urens , la diocia, e la nivea 
l'ultima delle quali fu sperimentata perfino nell'anno 1782 
dal nostro Monsig. F. Malvezzi, e poscia dal sullodato 
Prof. Contri e da altri con molta buona riescita per la 
finezza, lucidezza ed ottima qualità del tiglio che sommi- 
nistra. 

Altre piante ponno pure somministrare tiglio oppor- 



AfPENDrCE 139 

tuno a qualche uso come V Altea officinalis , e V Altea 
cannàbìna, la Sìda Ahutilon, ed il Phormium tenax o 
Lino della Nuova Zelanda. Ma ciò che vogliamo in oggi 
riferire si è che da qualche anno Io spirilo delle intra- 
prese industriali di questa fatta si è ravvivato pure presso 
gì' inglesi, i quali studiano ogni maniera di risparmiare 
acquisti di canapa e lini dalla Russia e dall'Italia, per 
certi speciali usi industriali e commerciali. Già nella Espo- 
sizione di Londra vedevansì pendere lunghe ciocche di va- 
rie qualità di tigli più o meno lunghi, più o meno fini, 
bianchi, lucidi e robusti, tratti da piante esotiche non pri- 
ma conosciute ed Usate. Il futa del Bengala che ebbe al- 
lora la preminenza fu già decantato per la sua utilità e 
convenienza a vece del Lino e della Canapa, per guisa che 
due Fabbricatori Scozzesi ordinando ben tosto quel tiglio 
dai possedimenti indiani, divisarono di porne a profitto le 
sue ottime qualità in varie specie di tessuti. Oggi invece 
troviamo notate altre piante provenienti esse pure dalle In- 
die, le quali crediamo intanto di semplicemente annove- 
rarle, attendendo ben presto di vederne le qualità del ti- 
glio, e di possederne ben anche il seme da sperimentare 
fra noi, siccome già prescrivemmo. Appartengono a que- 
ste piante il Puat indiano , cioè unA nuova materia tessile 
ricavata dalla pianta, Corchorus Capsularis proveniente 
da Calcutta, che i bravi ed industriosi inglesi cominciano 
ad introdurre in commercio per mescerla colla canapa o 
col lino. Può essere questa qualità di lanugine tigliosa 
pettinata o cardala facilmente, e quando è bianca prende 
il lucido della seta, e partecipa alle qualità esterne del lino 
migliore, e del cotone insieme, coi quali e colla canapa 
può pure essere lavorala con profillo. Già in oggi si fanno 
fanelle, maglie, stoffe e tele diverse di Puat, e con buon 
esito per modo che la Compagnia dei negozianti delle In- 
die orientali , ne ha spedito in Inghilterra non meno di 
20,000 tonnellate. 



140 APPENDICE 

Un altra materia tessile presso a poco eguale al Puat 
sì è quella che si ricava da una pianta crotolaria che pre- 
senta le qualità del giunco t dellai crotolarea juncea ; altra 
materia tessile non però eguale in qualità e valore rica- 
vasi pure dal Corchorus olitariusima di queste piante ti- 
gliose^ come del futa e del Pmt indiano, avremo campo 
di parlarne in altro fascicolo di questo giornale, Don 
avendo in oggi modo di riferire ai lettori più di quanto 
potemmo semplicemente indicare. 

I ConPILATOKI. 



Muovo processo pev* fahhvicavB 
mationi a secco 

Per mezzo di un nuovo processo messo in esecuzio- 
ne a Boston, si è giunti a fabbricare trentamila mattoni 
al giorno coli* opera di soli venti uomini. Si comincia dal 
triturare, polverizzare e setacciare l'argilla fino a con- 
durla alla sottigliezza della farina; poscia viene introdotta 
in forme leggiermente umide per impedire l'aderenza del- 
l'argilla colle pareti: una pressione di dodici mila chilo- 
grammi, vale a dire trentatremila libbre bolognesi , che si 
esercita sopra l'argilla, la riduce a tale stato di consisten- 
za, che i mattoni possono ritirarsi dalle forme ed accata- 
starsi senza la menoma lesione. La cottura è pronta, eco- 
nomica; essendo i mattoni perfettamente asciutti; la su- 
perficie loro resta liscia , e rilucente. Il moto pel quale i mat- 
toni sono estratti dalle forme, viene impresso da una mac- 
china a vapore, che ad ogni minuto fa sette rivoluzioni, 
e comprime cinquanlasei mattoni. 

Si potrebbe dubitare se i mattoni così preparati ab- 
biano una eguale consistenza e spessore di quelli ottenuti 



APPENDICE 141 

per via umida , vale a dire colla terra ridotta tenera, mercè 
proporzionata quantità di acqua, e poscia asciuttati al sole, 
come in oggi si costuma. A ciò risponderemo che la espe- 
rienza giornaliera ottenutasi in Boston nei due decorsi 
anni, dimostra pienamente che i mattoni fabbricali a secco 
sono resistenti e robusti come i consueti. Del resto la mac- 
china a quanto pare ha qualche simiglianza ad un'altra 
avente due robusti cilindri di ferro fuso che troviamo de- 
lineata e descritta nel catalogo delle macchine, istrumenti 
ed utensili ad uso di agricoltura, pubblicalo nel 1 Sòl per 
ordine del Governo Belgico. Avremo cura di rendere in- 
formati i nostri lettori sulla costruzione di questa nuova 
macchina appena ci sarà pervenuta con analogo disegno. 

I Compilatori. 



Di alcuni metodi pet* conoscere fa 

presenza dell'olio di semi fra 

l'olio di olive. 

L'attuale caro prezzo dell'olio di oliva, si è causa 
che questo si trovi in commercio mescolato o falsiflcato 
coir olio di rughetta, di navoni, di colzat, di sesamo, ov- 
vero di altri semi oleiferi, dai quali si ottiene un olio di 
costo e qualità inferiore a quello di Oliva. Avviene però 
che questo, allorché sia mescolalo coH'olio dei predetti se- 
mi, presenta un colore differente, né più somministra una 
luce limpida e senza fumo, ma invece co^ì mescolalo ab- 
brucia con molla prestezza, rendendo ancora un fetore 
di fumo molto malsano alla respirazione, e col tempo ca- 
gione ancora di tossi ostinate e gravi, quando specialmente 
si adoperi in piccoli ambienti non ventilati. Per conoscere 



142 APPENDICE 

questa mescolanza d'ordinario praticata dai rivenditori, vi 
sono due metodi l'uno pratico e puramente meccanico, 
l'altro razionale o chimico. 

Il primo metodo consiste nel porre tre o quattro on- 
cie dell'olio che si vuole sperimentare in una boccetta di 
vetro, grande per modo che l'olio arrivi soltanto a riem- 
pierla per la metà circa. Dibattendo l'olio in se stesso 
mediante frequenti scosse date alla bottiglietta per un 
mezzo minuto di tempo, avviene che l'olio di oliva me- 
scolato ad altro di seme si fa spumeggiante alcun poco, né 
col restar ferma la bottiglia perde ed assorbe presto la 
spuma la quale invece poiché è mucillaginosa si vede 
bianchiccia rimanervi alla superficie. Invece l'olio di oli- 
va puro non presenta tale spuma anche dibattendolo non 
breve tempo. 

L'altro metodo é il seguente additato da Lecanu. Si 
collochi dell'olio di oliva veramente puro in una botti- 
glietta, ed in altra simile l'olio che si vuole sperimentare 
nella quantità circa di tre oncie per cadauna. Si verserà 
entro ad entrambe circa mezza dramma di una mescolanza 
già fatta in precedenza con tre parti di acqua forte od aci- 
do nitrico di gradi 35 Baumè, ed una parte di acido ni- 
troso. Mescolalo con bacchetta di vetro l'acido introdotto 
nei due oli da confrontare, si lascino le boccette in riposo, 
avendo però cura di esaminare il momento in cui l'olio 
di oliva è divenuto denso a guisa di sapone per modo da 
non sortire dalla bottiglietta, quand'anche sia rovesciata 
affatto. Se gli oli delle due boccette si condenseranno in 
tempo differente, essendosi ogni cosa praticata egualmente, 
e che l'olio da sperimentare rimanga liquido anche dopo 
una mezz'ora, sarà segno che questo contiene dell' olio di 
semenza, perchè l'olio si condenserà tanto pili presto 
quanto più sarà di oliva puro. Di fatti sarà ritardata la 
operazione o condensamento di 40 minuti circa dalla pre- 
senza di una decima parie di olio di navoni od altro ; di 



APPENDICE 141 

un'ora e mezzo, se l' olio- conterrà una ventesima parte. Se 
poi la dose della mescolanza fosse maggiore, in tal caso 
il condensamento si opererebbe imperfettamente anche dopo 
più lungo tempo, ed nna porzione di liquido torbido si 
vedrà alla superfìcie dell'olio mescolato. 

P. P. 



DESCRIZIONE DELIA MACCHINA ERICCSOS 

OVVERO 

DEL NUOVO MOTORE AD ARIA RISCALDATA 



Da qualche tempo i fogli americani fanno gran ru- 
more pel trovalo d'un nuovo motore, che attribuiscono al- 
l'ingegnere Ericcson, e che dall'autore ebbe nome di 
macchina calorifica {calorie erigine). 

La forza motrice impiegala sarebbe la elasticilà e la 
espansività dell' aria atmosferica sottoposta all' influenza 
d'un forte calorico. 

Risultati straordinarii, che diconsi ottenuti mediante 
questa macchina attirarono su di essa l'attenzione dei fi- 
sici e dei meccanici. Ma i documenti somministrali dalla 
slampa americana sono tuttora insufficienti a stabilire in 
modo cerio la superiorità di questa macchina sulle vapo- 
riere già usilale, sebbene a della dell' inventore vi sarebbe 
un incredibile sparagno di combustibile, da esso lui valu- 
tato dell' ottanta per cento. 

Il Sig. Combes, in una sua memoria comunicata alla 
francese Società d' incoraggiamento , ha riassunto il po- 
co che si conosce su questa macchina, e senza farsi 
mallevadore delle asserzioni de' fogli americani, cercò da- 
re i più esalti ragguagli sul nuovo motore. Ne ricaviamo 



144 APPENDICE 

qualche cosa, malgrado la difficoltà che sempre s'incontra 
nel descrivere macchine senza aiuto di figura. 

Le solile macchine a vapore, sia che adoperino il va- 
pore acqueo, sia che si servano d'altro fluido qualunque, 
sono poste in moto dall' applicazione non interrotta del 
calorico sul fluido stesso. Invece nel sistema Ericcson, a 
quanto si pretende, basta produrre una data quantità di 
calorico, perchè questa ponga in moto tutte le parti della 
macchina senza alcun bisogno di essere rinnovata. 

Benché nelle solite macchine a vapore la produzione 
della forza utile non richieda alcuna perdita di calorico, 
imperciocché il vapore acqueo entra nel cilindro e n'esce 
conservando la stessa temperatura, nondimeno ciò accade 
senza vantaggio, perchè il calorico del vapore che si con- 
densa dopo aver agito non può essere ricondotto alla cal- 
daia se non in debolissima frazione. 

Il Sig. Ericcson pare abbia rivolti i suoi studi ad im- 
pedire tal perdita efl'ettiva di calorico assorbito dal fluido 
motore. Dicono che vi sia pervenuto nel modo seguente: 

M Quando l'aria calda, che è il fluido motore, sfug- 
ge al cilindro^ la fa passare attraverso una lunga serie di 
tessuti metallici molto fìni, simili a quelli ond'è circon- 
data la lampada alla Davy. Queste tele metalliche rapi- 
scono all'aria tutto il calorico, e la lasciano sortire quasi 
intieramente fredda. 

» Allorché le tele sono ben riscaldate, con un movi- 
mento della macchina stessa vengono scambiate con altre 
tele fredde, che si riscaldano come le prime. Queste invece 
servono di canale introduttore all'aria fredda, la quale 
entrando si riscalda considerevolmente. Allorché la tempe- 
ratura delle tele sostituite s'è troppo alzata, e quella delle 
prime ritirate s'è troppo abbassata, succede novello scam- 
bio, e cosi dì seguito. 

ì) Quanto alla forma della macchina , eccone alcuni 
particolari : 



AfPENDICE 145 

M Due cilindri sovrapposti ed isolati hanno ciasche- 
duno il proprio stantufo: i due stantufì sono congiunti 
da sbarre verticali. L'inferior cilindro è quello dove agi- 
sce la forza: il superiore porla nonae di cilindro alimen- 
tare. Due valvole si aprono al disopra del cilindro alimen- 
tare, e due al disotto dell'altro. I due cilindri comunicano 
con un vasto recipiente dove stanno !e anzidette tele me- 
talliche in due «asse chiamale rigeneraton , munite d'una 
specie di cassetti mobili «con ordigni talmente dispostiche 
]o scambio e il passaggio dell'aria calda e delia fredda, 
non che delle tele, succede al punto necessario. 

}) Il focolare è doppio: trovasi collocato tra la parte 
inferiore del cilindro agente, e tra questo e l'altro cilin- 
dro: un largo tubo lo fa comunicare col suddetto reci» 
piente dell'aria. 

» Per mettere in moto la macchina si accendono i for- 
nelli e vi sì mantiene lenta combustione fìnchè il cilindro 
agente ed i rigeneratori siano giunti alla temperatura di 
260 centigradi. L'aria atmosferica viene compressa con 
una pompa nel sottoposto recipiente: riscaldata, solleva 
gli stantufì : giunti questi al punto superiore della loro 
evoluzione, la valvola inferiore si chiude, la superiore 
s'apre, cessa la corrente d'aria riscaldala, gli stantufì 
ricadono pel loro peso; una parte d'aria calda ritorna a 
raffreddarsi nel recipiente; ed il movimento ricomincia fin- 
ché scambiando i cassetti delle tele l'aria raffreddala si 
riscaldi ancora, e cosi di seguito. 

ìi Questo all'ingrosso è il modo d'agire che si cre- 
de probabile nella macchina Ericcson, almeno secondo i 
ragguagli venuti dall'America. 

)) Del resto la macchina, colla quale è stato fatto nel 
mese di Febbraio il primo saggio del sistema calorifico, 
aveva la forza di 60 cavalli circa , ed era applicata ad una 
nave di 2200 tonnellate. L'esperimento ha corrisposto nel 
3U0 insieme completamente, e la nave Ericcson è stata vi- 

M, Ann. Se. Natur. Serie IH. Tomo 7, IO 



146 APPENDICE 

sitata del Presidente dimissionario Filnnoore, e dal novello 
Presidente Generale Piérce, che mostrarono il loro gradi- 
mento verso r autore. 

I vantaggi di questo nuovo sistema motore, che potrà 
poi applicarsi anche alle altre macchine di ogni qualità, 
sono comodità, sicurezza, economia grandissima. La quan- 
tità di combustibile che si consuma essendo tenue assai, 
se ne potrà caricare agevolmente a sufficienza pei viaggi 
anche lunghissimi, senza che sia bisogno d'arrestarsi per 
rifornirsenej e con ciò è vinta una delle più grandi difficoltà 
che si opponevano al viaggio dei Piroscafi dall'America 
all'Asia traversando il Mare Pacifico. 

(dal Giornale La Patrie) 



M cavnpagnuoii in rapporto colie 
siw*ade ferrate 

Quando vengono alla mente le Strade Ferrate, subito 
la fervida immaginazione vi associa due principali fatti; 
la velocità somma dei trasporti, ed una quantità assai 
grande di viaggiatori, che discendendo dai vagoni, o mon- 
tando su quelli nei luoghi delle stazioni _, diano una vita 
straordinaria alle cillà, un moto immenso all'industria, e 
al commercio; quindi lavoro agli Artieri, utile ai Locandieri, 
ed ai Negozianti delle cillà da quelle strade attraversale. Per 
vero dire se si faccia riflessione che questi progressi sono 
avvenuti di spesso in America, in Inghilterra, ed in altri 
paesi, vi è luogo a credere con qualche fondamento, che 
il simigliante avverrà pure nell'Italia centrale. Non cre- 
diamo per ora di proporci una questione di questa fatta, né 
di svolgere dubbi sopra questa materia, prima di avere fra 
noi osservato gli effetti delle Ferrovie; anzi ci lusinghiamo 
fin da ora, che i danni apparenti e parziali che arrecano nei 



APPElNDICE i4f 

primordi queste ed altre moderne invenzioni , saraiino mollo 
minori del bene reale che si andrà ben presto ad ottenere: 
Vogliamo solamente far conoscere ai lettori, che alla fine dei 
conti l'osservazione imparziale dimostra nell'Italia e fuori, 
che coloro ai quali più servono le ferrovie, non sono gli 
uomini delle classi piiì agiate, ma sono le persone del 
iDinulo popolo, fra le quali i campagnuoli occupano il 
posto più numeroso, e che le ferrovie senza dei campa- 
gnuoli, degli artigiani , e delle altre classi più inferiori e 
più numerose; non potrebbero sussistere neppure tre mesi 
d'ogni anno; quindi dovrebbero fallire anziché prosperare. 
A comprovare questo assunto servita in oggi il reso- 
conto presentalo dall'Amministrazione della Strada Ferrata 
Ligure-Piemontese del decorso anno 1862. Questa strada 
(che contiene 25 Stazioni sopra una lunghezza di 165 
chilometri, circa 90 miglia boi.) nel decorso anno 1852 ha 
presentato il seguente risultamenlo nel numero dei viag- 
giatori, e nella quantità degli introiti percelti. Si noli però 
che mancano tuttora le quattro stazioni presso Genova, 
cioè Pontedecimo, S. Francesco, S. Pier d'Arena, e Ge- 
nova, in totale 21 Chilometri di strada ora in costruzione. 

Viaggiatori in Vagoni di 1.^ Classe N. 20,775 

» 2.* M w 142,127 

» 3.^ » , » 979,359 

Militari di 2.* » » 1,479 

» 3.* « » 21,386 

Totale dei Viaggiatori 1,165,126 
Bagagli e merci trasportati Chilogrammi 60,018,808 



148 APPE^DIGE 

Introiti pei viaggiatori di l,' Classe Lire Ital. 138,894. 80 

» 2.' M » 467,611.45 

» S." » » 1,081,976.40 

Militari di 2.^ » » 3,468. 25 

» 3." » » 19,794.60 

Ricavato totale dagli introiti pop i viag- 
giatori Lire 1,711,745.60 

Introiti per bagagli e merci .... 83,771.20 

Ora da questo prospetto risultano i fatti seguenti: 

A. Cile il numero dei Viaggiatori di 3.* classe com-f 

presi i militari furono ..... 1,000,745 

B. Che quelli di 2.* Classe compresi i 

militari furono 142,606 

C. Che quelli di 1.* Classe furono so- 

lamente 20,775 

i quali numeri proporzionandoli fra loro stanno come il 60, 
ii 7i e ri.** Vale a dire che i viaggiatori di 3.^ Classe 
furono 60 volte piiì numerosi di quelli di prima classe, e 
sette volte e mezzo maggiori di quelli di seconda classe. 
In quanto agP introiti percetti dall'Amministrazione, ri- 
sulta chiaramente, che i viaggiatori di terza classe pro- 
dussero lire 1,101,770. 40 mentre tutti gli altri posti di 
J.* e 2.' classe insieme uniti, quantunque paghino tre o 
quattro volte di più di quelli di 3.* e sieno coperti da 
persone che fanno viaggi molto più lunghi, ciò nulla me-^ 
no produssero solamente lire 609,975. 10. Quindi è patente 
la dimostrazione che nel decorso anno 1852 i viaggiatori 
di 3.^ classe, che andarono da una ad altra stazione di 
questa strada, furono quelli che diedero un prodotto quasi 
duplo delle altre due classi, nuli' ostante che essi paghino 
poco, e facciano ancora brevissimi viaggi. Tutto questo 
però avviene percl)è nei posti di 3**^ classe viaggiano i 






AtnJi4)icz Ì4§ 

Carapagnùoli gli Artieri, e le numerose classi del popolo^ 
E per vero dire se si consideri che quella strada, un 
giorno pier l'altro dell'annata 1862, fu percorsa dà più dì 
tre mila persone, e che queste non andarono già dalla 
prima all' ultima stazione, cioè da Torino a Busalla 
presso Genova y ma dall'una all'altra stazione anche del- 
le intermedie y perchè anche in quelle vicinanze esistono 
paesi e campagne popolate, industrie da sostenere, com- 
merci da continuare, lavori da eseguire, affari da trattare, 
persone da visitare, si ha motivo ragionevole di pensare ,- 
che i viaggiatori divisi fraf le 20 stazioni iti già costruite, 
non saranno tutti andati dall'una all'altro estremo della 
strada, come gli introiti slessi lo dimostrano. D'altra parte 
posti S confronto gli introiti di 3.* classe col fiumero dei 
Viaggiatori risulta, che 1' uno per l'altro hanno speso poco 
più di una lira italiana, quindi per medio termine consi- 
derando il tenue prezzo pagato avranno percorse lo o 
20 miglia circa di strada, e nuli' altro. Ora se ciò è, 
te viene^ che a Torino come a Busalla, per medio termine 
non saranno già smonlale 1600 persone per ognuna, ma 
solamente un numero assai inferiore, perchè dirtìinuito dà 
lutti i viaggiatori che hanno percorso piccoli tratti dall'una 
alle altre stazìotìi intermedie, come il tenue prezzo rica- 
vato dimostra. Ciò induce a pensare, che dato anche i( 
caso che le due stazioni estreme abbiano prodotto nn terza 
della cifra, e gli altri due terzi siano appartenenti alle 
venti stazioni intermedie, fra' quali sono le città di Asti^ 
Alessandria, e Novi, avranno le prime due solamente ve- 
duto per medio termine 500 viaggiatori a montare, e 600 
a smontare nelle loro stazioni. Quindi continuando sempre 
l'ipotesi basata sulla cifra media dedotta, e facendo cal- 
(Bolo delf» osservazione surricordata intorno alla proporzione 
dei viaggiatori di 3.* classe si deduce, che fra i 600 viag- 
giatori ogni giorno arrivati a Torino od a Genova, esi- 
stevano a dir molto 20 viaggiatori di I.* Classe, 100 di 



%^ 


» 


8698 


n 


31,596. 75 


3.^ 


» 


71054 


» 


78,678. 40 


2.^ 


M 


• 66 


n 


179. 35 


3.* 


» 


2680 


M 


1,950. 85 



150 APPENDICE 

seconda classe e 380 di 3/ classe. Le altre stazioni di rer- 
z' ordine avranno poi maggiormente abbondalo nella terza 
classe in proporzione della prinia, che dovrà essere slata 
più scarsa per ragione dei luoghi stessi. Questo nnraero 
ultimo della terza classe, che dunque è sempre maggiore 
appunto sarà slato composto delle classi numerose del po- 
polo, quindi dei campagnuoli e degli artieri siccome io 
opinava sul cominciare. Se poi a miglior dimostrazione si 
voglia osservare il movimento avvenuto In quella strada 
nel mese di Gennaro di questo anno, si vedrà che la pro- 
porzione della 3.* classe è ben anche maggiore. 
Viaggiatori di Lodasse 1089 Lire 7,999.20 



Militari 



Totale 83,587 Lire 120,304. 66 
Lascio agli economisti ed agli amministratori delle 
pubbliche aziende il pensare se io mi sia ingannalo, e quali 
deduzioni si debbano praticate in proposito. Prima però 
di ciò fare dirò, che queste proporzioni in Italia si sono 
più meno verificate nelle ferrovie fra Milano e Como, 
fra Venezia e Verona, e fra Firenze e Livorno. Se non 
che ninna di queste strade ha potuto raggiungere la cifra 
dei viaggiatori, che nel decorso anno corsero fra Torino 
e Genova. 

Da qnesio prospetto e dagli altri nominati, che per bre- 
vità tralascio di riferire, rimane adunque dimostralo che 
i campagnuoli specialmente, gli artieri, e gli altri indi- 
vidui delle classi numerose del popolo sono quelli che più 
usano le strade ferrate. E poiché i campagnuoli colcolano 
meglio degli allii i reali e piccoli tornaconti, giova pen- 
sare che colle strade ferrale trovino vantaggi insperati , e 
possano usare a prò dell'agricoltura porzione dt-l teoipo 



APPENDICE 151 

risparmiato nella corsa a piedi sulle strade, e della spesa, 
che alla fine del conto occorre pure nel cavallo od altro 
animale per essi dispendioso ed improduttivo. Ciò adunque 
che l'immaginazione reca alla mente non si verifica col 
fatto, perchè fra i 300 viaggiatori circa che smonteranno 
ogni giorno per coacervo in Modena e Bologna, 240 alme- 
no saranno provinciali, e non esteri; e fra gli altri 60, 
solamente 12 o 15 saranno di prima classe; essendo gli 
altri 45, statisti od esteri di seconda classe. In ogni modo 
è certo, che dove trovànsi in oggi strade ferrate, come 
nel Belgio, nella Prussia, nel Wirthemberg e nella In- 
ghilterra, ivi pure l'Agricoltura ha miglioralo, e trovànsi 
accresciute le popolazioni , ed i prodotti che da questa de- 
rivano. Lusinghiamoci adunque che nell'Italia Centrale le 
Ferrovie non serviranno alla dissipazione, come si crede 
da taluni; ma alla sollecitudine, alla comodila, all'eco- 
nomia, ed all'industria dei campagnuoli e degli artieri. 

Diomede Marocchetti di Sassuolo. 



162 APPENDICE 

CONSIDERAZIONI 

sulle qualità del latte proveniente da mccke 
malate di afte. 

DEL SIG. PROF. G. B. ERCOLANI. 



Ea gazzetta medica ffaliana' (num. 1,2,3, 4, 5, 7 y 
S, 9, anno 1852) e la gazzetta dell'associazione aiedica> 
(num. 10^, e num. 4, anno 1852) non sì trovarono fra 
loro d'accordo nel sentenziare sulla innocuità per l'uomo 
dell'uso del latte, tratto dalle vacche affette dalla febbre^ 
aflosa,che ha dominato fra noi epizooticamenle. Anche i 
veterinari ( vedi num. citati della gazzetta medica Italiana) 
non sono d' accordo sopra questo importante argomento' 
igienico, che egualmente e gli uni e gli altri interessa. 
Questo non accordo dei medici e dei veterinari sopra un 
argomento puramente di fatto, non è solo dei moderni,- 
gjacchè la storia ci insegna ebe anche in antico e medici 
e veterinarii furono divisi in opposto sentenziare : onde ci> 
purve trovare ragione di questo dissenso in ciò principal- 
mente , che cioè il fenomeno delTa^ eruzione aflosa non 
indica sempre uno stesso grado, ne un'identica lesione 
dell'organismo animale, o in altri termini l'identità deììaf 
forma morbosa^ non corrisponde sempre ad un identico 
stato morboso, e questo a parer nostra comprovano le 
distinzioni insegnate dagli autori di afte benigne e di ma- 
tigne , la concomitanza o no negli uni e negli altri casi 
delle eruzioni ai capezzoli, e nello spazio interfalangeo, 
te atlerazioDi del tessuto reticolare del piede ^ donde spesso* 



I 



APpumìtiÉ §63 

fa cacfuta dello ztfCcolo, e le diverse alferazioTii osservatef 
nei tessuti organici dopo la morte. Sebbene l'anatomia 
patologica veterinaria non sia salita a quel grado di per-' 
fezione a cui è giuntar l'umana, pure tulli questi falli in 
complesso considerati, dimostrano quanto superiormente 
si asseriva, che cioè il fenomeno afte può associarsi S di" 
versi modi di lesione rnlima dell^ organismo o stali mot- 
bosi diversi, i quali fino a tanto cbe non saranno cono- 
sciuti con maggiore precisione, non potranno fornire dati 
di sicuro giudizio, perchè considerantisi tutti riuniti sotto 
un solo nome , come formanti sempre un' unica ed iden- 
tica entità morbosa. 

Premessa questa breve considerazione , ognuno vede 
come la tesi della innocuità per l'uomo, del latte deri-^ 
vante da vacche affette dalle afte, non possa essere posta 
tn modo generale ed assoluto, e dall'averla così posta in 
antico come nei moderni tempi, ricaviamo un argomento 
che forse potrebbe darci ragione delle due opposte san-- 
tenze< 

i fatti citali d'innocuità per la specie tfman a del latte 
taccino in questa ultima, ed in altre consimili epizoozie, 
sono piuttosto infiniti che numerosi. Quello citato dal dot' 
tore Benso per provarne il pestifero e mortale effetto , non 
regge al critico esame indispensabile ad ogni osservazione 
che debba annoverarsi fra i falli veramente scienlifìci , sui 
quali cioè non è più dato discutere. 

Pure potremo noi dire sempre ed assolutamente inno- 
cuo per r tìotìio* il latte separalo dalle vacche affel'.e dalle 
afte, quando l'epizoozia veste in genere una forma ed 
on andamento lieve o come dicono benigno? l'esperienza 
pare che abbia insegnato doversi affermativamente risol- 
vere questa domanda. Un solo quesito però noi vogliamo 
proporre ai medici in questa circostanza. È il latte che 
dominando l'epizoozia aflosa d'indole benigna è assolu- 
latasnte inHocuo per l'uomo, o è invece la poca quantità 



154 APPENDICE 

che ne adopera l'uomo, la miscela con molte altre so» 
stanze alimentari, o le diverse cotture a cui lo sottopone 
prima di farne uso, che gli fanno perdere le qualità no- 
cive? I veterinari polrebberp mirabilmente aiutare i me- 
dici nella soluzione della precedente domanda , giacché i 
vitelli si cibano solo ed esclusivamente di latte. Né man- 
cano per vero veterinarii e agricoltori che tengonsi sicuri 
di dimostrare la qualità nociva del latte, citando casi di 
vitelli che usando solo quel cibo , perirono in conseguenza 
delle afte benigne sopraggiunte alla madre. Ma per verità 
anche questi fatti non sono così chiari e precisi da togliere 
ogni dubbio. Si ignora se in questi casi il vitello fu sem- 
pre preso egli pure dalle afte, e quale sia la proporzione 
con quelli che non ne furono presi, ma che ugualmente 
morirono. Si ignora se eranvi sempre ulceri ai capezzoli 
della madre, perché potrebbe ben darsi che per l'uomo 
e per gli animali, il latte solo riuscisse nocivo quando 
a quello si mescola il pus proveniente dalle ulcerazioni 
del capezzolo. Si ignora se soppraggiunta la febbre aftosa , 
diminuì soltanto^ o si sospese la secrezione del latte alla 
madre, onde la morte potrebbe aver colpito il vitello non 
per le qualità nocive del latte, ma bensì per inanizione e 
per fame. E per quanto questo possa ad alcuno sembrare 
strano , pure io so che questo avvenne di fatto. Un attento 
ed illuminato agronomo mi assicurava che dopo avere 
perduti alcuni vitelli in quest'ultima epizoozia, sospettò 
che la morte avvenisse non per le qualità nocive del latte, 
ma per la di lui mancanza, e se ne accertò ponendo al- 
cuni vitelli lattanti che mostravano di voler perire^ sotto 
altre vacche , che affette da afte non avevano però per- 
duta la secrezione del latte. 

Gravi scogli certo s' incontreranno dai veterinari e 
dai medici per un attento e severo studio di questi ed altri 
analoghi fatti; pei primi sarà di grave momento, prima 
di sentenziare, lo stabilre, se pe' vitelli che più facilmente 



APPENDICB féS 

delle vacche e dei buoi muoiono, questo esito infelice 
debba ripetersi dall'uso del latte o invece dalla condizio- 
ne o influenza aftosa dominante: quindi il perchè nei vi- 
telli agisca così violentemeale che nel periodo di incuba- 
zione del morbo , deliri da infezione o no, accade spesso 
la morte prima dell'eruzione aftosa. Le attente osserva^ 
zioni delle lesioni cadaveriche comparate fra i vitelli morti, 
l'eruzione avvenuta, e quelli in cai non avvenne, forse 
potranno stabilire l'identità nell' un caso e nell'altro dello 
stato morboso; il che deve ora porsi in dubbio, stante- 
che lo studio delle osservazioni in proposito ora dalla 
scienza possedute, essendo contradittorie , sono ben lungi 
dal porgere lumi atti a sciogliere una tale, secondo noi, 
fondamentale questione. E grave scoglio sarà pei medici 
pur quello di indagare la potenza degli agenti morbiferi 
generali nelle diverse apparenze fenomelogiche che pro- 
durranno nell'uomo e negli animali. Lo studio della pa- 
tologia comparala riguardante il nesso che stringe le epi- 
demie e le epizoozie , può dirsi ancora nuovo , pure fino 
a tanto che l' osservazione ripetuta non avrà insegnato 
qualche cosa in proposito, quale sarà il medico che po- 
trà credere di insegnare un vero assoluto, asserendo che 
la frequenza dei disturbi gastrici nella specie umana do- 
minando la epizoozia aflosa nelle bovine , dipende esclu- 
sivamente dall'uso del latte fornito da questi animali? 

Queste e molle altre ricerche comparative sovra una 
larga scala debbono a parer nostro, essere istituite di 
conserva dai medici e dai veleritiari per giungere a qual- 
che risultato scientifico che aiuti la soluzione di questa 
importante igienica questione, sulla quale ripetendosi l'e- 
pizoozia fra noi, non mancheremo di chiamare aiuto e 
consiglio dai nostri confratelli e dai medici onde formulare 
le domande a cui in ogni narrazione di fatti si dovrà scru- 
))olosamente rispondere. Non sia discaro intanto alle citate 
gazzette se rammentando i pregevoli lavori che pubblica* 



150 APi'ENDrCB 

rono^ noi abbiamo sommariamente riportate alcune que- 
stioni, molte delle cfuali erano già state toccate dagli ono- 
revoli scrittori di quelli. 



Metodo operatorio sempticissimo pét^ 

curare le sétole o fili che vengono 

alle unghie dei cavalli 

Dal Journal de Méd. Vétér. de l' Ééoh de Lyon , T. Vllly 
fase, di settembre e ottobre 1S52. 

Secondo il sig. Caslandet Veterinario di prima classe 
al sesto Reg. Dragoni di Francia, il nuovo tòetodo ope- 
vatorio che egli propone per la cura delle setole o fili' 
dell' unghia del cavallo , avrebbe questi segnalali vantag- 
gi: 1. di essere facilissimo a praticarsi; 2. che l'animale 
che vi è solloposlo non prova alcun dolore; 3. che Fo- 
perazione che si pratica oltre all'essere semplicissima non 
esige alcuna medicazione e noi» dura che pochi minuti; 
4. che la guarigiorte è tanto rapida quanto sicura. 

Prima di indicare il processo di questo nuovo meto- 
do ci pare utile riferire l'assennata osservazione del prof. 
Rey^che cioè il metodo del Castandet non potrà ritenersi 
anche nelle setole complicate con suppurazione p. e,, o' 
carie dell'osso del piede, di un esito sempre sicuro. 

Il nuovo metodo operatorio è basato in gran parte 
sulla elasticità del piede ^ che riporta dal T. I, pag. 146 
del Como d" Byppologie del Saint Ange nelle seguenti parole : 

» Elasticità del piede. — La proprietà elastica dell'un- 
ghia consiste nella facoltà che essa gode di dilatarsi e rin- 
serrarsi durante l'esercizio. 

» Funzioni del piede dei polidattili. — Molti Veteri- 
narii francesi avevano conosciuta prima di Bracy-Clarcfc 
l'elasticità del piede; ma bisogna confessarlo, si deve ai 



APPENDICE 157 

Veterinario inglese la dimostrazione la più concludente 
de} meccanismo di questa proprietà. Secondo i precetti 
di questo autore, ognuno facilmente comprende come si 
produce T elasticità del piede nei polidattili, giacché le 
loro dita allontanandosi e ravvicinandosi al momento del- 
l' appoggio, e dell'alzata da terra del piede, si facilita il 
movimento elastico di quest'organo così utile a secondare 
il loro moto. Il dito dei monodattili non sembra conve* 
niente a questo movimento , eppure la natura ne ha coor^ 
dinato tutte le parti con un'arte così meravigliosa, quanto 
lo sono le proprietà di cui è dotato. 

» Elasticità della parete. — Tutto all'intorno la paT 
rete è stata paragonata ad un arco turco, in cui la 
forchetta corrisponderebbe alla di lui corda, e per vero 
tutte le parti comprese nell'estensione di questa specie di 
arco diminuiscono gradualmente di spessore, di forza e 
di resistenza dalla punta ai talloni j per cui ne viene che 
}a loro elasticità aumenta proporzionalmente dalle parti 
anteriori alle parti posteriori deli' unghia. Se si vuole giu- 
dicare il grado d'estensione della elasticità del piede bi> 
$ogna osservarla sopra un piede che sia sferrato: l'espe- 
rienza da farsi in questo caso e per questo scopo , coni 
siste nel far camminare il cavallo sopra un terreno abba« 
$tanza molle per conservare l'impronta che proviene dal 
piede e che ha fatto il suo appoggio , col piede stesso 
quando è in riposo, e si vedrà che la prima offre delle 
dimensioni molto più grandi in larghezza che la seconda, 

* lyieccanisrao alla dilatazione dell'unghia. — Se dp^r 
que si studia il meccanismo della dilazione e del rinserrar 
mento del piede, si vedrà che essi si operano nel modo 
seguente: Nel piomento in cui si opera l'appoggio, il 
peso del corpo che gravila sopra l'osso del piede sforza 
questo a discendere nell'interno dell'unghia e a dirigersi 
verso la punta ; operando questo movimento comprime la 
volta del piede che obbliga ad abbassarsi; questa abbas; 



158 APPENDICE 

sandosi reagisce sull'orlo della parale a cui aderisce, e la 
discende dal di dentro all' infuori. Questa dilatazione nel 
cavallo ferralo non è sensibile che verso i talloni. Si è 
pure osservato che allorquando le barre, compresse al loro 
bordo superiore, si sono allontanate nel loro bordo in» 
feriore, sforzando i talloni nel movimento di dilatazione, 
così l'unghia si è dilatala nel modo di quella dei polidat- 
tili, poiché allora il contorno della parete si è allargato, 
e la volta si è abbassata. 

» Meccanismo del rinserramenfo dell'unghia. — Que- 
sto si effettua nel momeiito che si alza il piede, per lo 
stesso meccanismo che abbiamo detto per la dilatazione , 
ma in senso contrario. E per vero nel rinserramenlo le 
barre si raddrizzano, la volta del piede rimontando, rialza 
l'osso del piede, nello slesso tempo che la parete rinser- 
randosi riprende la sua dimensione normale. 

» Dietro questi falli interamente meccanici resta faci- 
le, dice il Castandet , a lendersi conto dei dolori che prova 
l'animale allorché é alfello da una setola completa. E per 
vero allorché una soluzione di continuità esiste, la dila- 
tazione dei quartieri si limita alla fessura restringendola; 
i bordi così ravvicinali, stringono e schiacciano il tessuto 
vascolare nervoso, e da questo ne nascono le claudicazioni 
e le emorragie. 

Ad evitare questo stringimento è diretto interamente 
il metodo operatorio semplicissimo del Castandet. Allorché 
la soluzione della continuità é in punta ^ ed allorché essa 
si prolunga dal cercine coronario al bordo inferiore della 
muraglia sì pratica una scanalatura sull'unghia, lontana 
un dito trasverso dalla setola da ogni lato della medesi- 
ma. Questa scanalatura si pratica per mezzo della curasnetta 
dall'alto in basso e si cessa dall' asportare il tessuto cor- 
neo quando il fondo della scanalatura appare bianco; 
quindi si applica orna punta di fuoco all'estremità supe- 
riore della setola e si ingrassa il piede. Questa punta di 



APPENDICE 1Ò9 

fuoco Stimola la corona, e favorisce la secrezione del- 
l'unghia. 

Aiiorcbè la setola non si estende dalla corona fino 
al bordo inferiore della muraglia, si muta la direzione 
delle scanalature, ed invece di farle paralelie alla setola 
come nel caso precedente, si fanno obblique ed opposte 
in guisa che formino una specie di V, e che il punto di 
riunione sia nella parte inferiore dove termina la setola. 
Anche in questo come nel precedente caso si applica nello 
stesso luogo un bottone di fuoco e si ingrassa il piede. 

Tutta l'operazione si limita a questo. Onde la dilata- 
zione dei quartieri s'arresta ad ogni scanalatura praticata 
sull'unghia, i bordi della setola restano immobili, e solo 
per questo non avvi più stringimento del sottoposto tes- 
suto molle e sensibilissimo, e per conseguenza cessa il 
dolore. Poco a poco r unghia si riproduce, e la setola così 
operata scompare senza aver fatto provare alcun dolore 
all'animale, e tutl'al piìi dopo 15 giorni il cavallo può 
riprendere il suo servizio. 

Dodici cavalli sono già operati con questo metodo 
dal veterinario Castandet, col più felice risultamento. Al- 
cuni di questi cavalli poterono riprendere immediatamente 
il loro servizio. Il capitano di cavalleria sig. Raabe^ che 
ha pubblicato il rapporto sopra questo metodo operatorio , 
dice averlo fatto specialmente perchè crede che lo slato 
ed i corpi di cavalleria ne ritrarranno profitto, la scienza 
veterinaria qualche lustro, risparmiando agli animali una 
lunga e dolorosa operazione. 



t60 APPBKOJce 

ESPERIENZE 

sull'alimentazione del bestiame. 



É ormai riconosciuto che nella Gran Brettagna sono 
giunti gli allevatori ai più belli successi in tutto ciò che 
concerne la pastorizia. Ecco i risultamenti di esperienze 
fatte da abilissimi allevatori, quali sono i signori Brodie 
e Kennedy di Myremill, e confermati dalla pratica del 
«ig. Russell, Willson ed altri componenti una riunione 
mensile di fìllaioli istruiti ed esperimenlati che tenevasi 
nello scorso inverno in Scozia. 

Il Brodie prese quattro lotti di vaccine presso a poco 
eguali, i quali vennero dall'ottobre al giugno così ali* 
mentati. Il primo lotto aveva tutta la razione composta 
di sole rape; il secondo di rape e panelie di semi oleiferi ; 
il terzo di rape e giani; il quarto di residui di distilleria 
e di farina di fave. Finita (' esperienza il primo lotto pesò 
536 stoni (Io stono è di 14 libbre , ciascuna di 16 oncie) 
e coslò in alimenti lire sterline 108 e nove scellini. Il 
secondo pesò £52 stoni, e costò in alimenti lire sterline 
104 e scell. 16. li terzo pesò 517 stoni, e costò lire sler> 
line 113,8. Il quarto pesò 645 stoni, e coslò lire sterline 
118,3. I cento stoni costarono dunque in alimenti 

N. 1. Con sole rape sterline 20 4 scel, 

N. 2. Rape con panelle .... > 18 16 > 
N. 3. Rape con cereali .... » 21 18 » 
N. 4. Residui di distilleria e farina 

di fave » 21 13 » 

I pratici scozzesi furono d'accordo nello stabilire che 
per ingrassare il bestiame vale moltissimo 1' aggiunta di 
panelli di semi oleiferi alle rape : i grani farinosi produ'.. 



APPENDICE (:fQ[ 

cono lo stesso effetto delle panelle ma costano soverchia- 
mente, sicché il loro uso non dà il tornaconto. Nella di- 
spMSìSione ci mancano i prezzi rispettivi degli alimenti ado- 
perati a tanto per cento, tranne quello delle panelle che 
è di sterline 8 per stono ossia di lire toscane 180 per circa 
libbre 2,800, ovvero di lire 6 e li2 circa le cento libbre, 
prezzo superiore a quello con cui si vendono le panelle 
4i seme di lino presso di noi. » i. »in (> 

•«■'q •■' ^^«^- .:^->o '(Milli 

I-. '.ri!ii« aii.MM. iui',':'»'l cui 

Reynal = Sulla vertigine delUpécòr e.' 'ÉàtT. 
IX; N. 5^ del Ree. de Méd. Vélér. , p. 305^ 
Anno 18S2. 

Secondo l'autore ecco il riassunto della sua memoria : 

1. La vertigine (tournis) è una malattia del sistema 
nervoso occasionata da un verme del genere cenwro. 

2. Appare ordinariamente nei giovani agnelli di 2 e 4 
fino a 12 mesi, più radamente dai 15 ai 18 mesi, ed ec 
cezionalmente oltre a questa età. 

3. E malattia di andamento lento , ma progredisce in- 
cessantemente e determina l'atrofia del cervello e dello 
spinale midollo. Cagiona da prima il dimagrimento degli 
animali, poscia la morte. 

4. Gli agnellini non presentano i sintomi caratteristici 
della malattia che offrono gli adulti. In quelli si manife- 
sta colla perdita dell'appetito e della gaiezza, mastica- 
zione tarda, difficollà nel molo, turbamento e forse per- 
dita della vista, spesso dopo due mesi avviene la morte. 
Le idatidi in questo caso sono grosse come la punta di un 
ago, o come un grano di miglio, per la loro piccolezza 
sfuggono spesso ai non diligenti osservatori. 

5. Fra le cause principali di questa infermità il Reynal 
N. Anm. Se. Natur. Serik III. Tomo 7. \{ 



162 APPENOrCE 

colloca 1. l'eredità: lanto le pecore quanto i montoni 
affetti trasmettono la malattia ai loro discendenti : 2. 1* ac- 
coppiamento d'animali troppo giovani, sopratutto dei mon'> 
toni messi alla monta di 6 ed 8 mesi. 

6. I mezzi per prevenire la vertigine nelle pecore 
£ono, l'allontanamento dalla riproduzione degli animali 
che ne sono affetti, e di non ammettere alla riproduzione 
che le pecore di 30 mesi ed i montoni dalli 15 alli 18 mesi, 

7. Se una conclusione rigorosa potesse essere ricavata 
dalle osservazioni che riguardano all'influenza di una pri-. 
ma fecondazione sulle susseguenti, bisognerebbe allonta* 
nare dalla riproduzione le femmine che sebbene san^i 
})3nnp dato prodotti pfFetti daII^ malattia. 



163 
DELL' ORIGINE E PROGRESSO 

DELLA SCIENZA VETERIIVARIA 

DESUNTO DALLE RICERCHE ANALITICHE ISTORICHE 
DEGLI SCRITTORI DELLA MEDESIMA 

FATTE DAI DOTTOR 

RIFERIMENTO 

Letto alla Società Agraria di Bologna nella tornata ordinaria 
delti 28 Marzo 1852. 



( Continuazione , vedi Tomo VI. pag. 54 1 ) 

Questo ragionanaenlo palesa l' intelletto sottile e per- 
spicace di un uomo fornito di mente profonda al quale 
manca il linguaggio addatlo ad esprimere, e trasmettere 
in altri i concetti ingegnosi e sublimi della medesima. Non 
darò taccia di questo ad Ippocrale scrittore tanto lontano 
da noi , e credo bastantemente grandi i di lui titoli alla 
riconoscenza degli uomini considerando che per il ^rimo 
cominciò ad edificare la scienza della medicina col rac- 
cogliere molti fatti sparsi , i quali cospirando fra loro an- 
nunziavano al di lui occhio penetrante la possibilità di 
«na dottrina. Esso ebbe il merito di discendere induttiva- 
mente dai fatti conosciuti ad una qualche formola intel- 
lettuale che potè rendere a lui palese la maniera di es- 
sere, e di prodursi dei fenomeni della vita animale. Cosa 
mai poteva dirsi di più da uno che imprendeva il primo 
a parlare dei medesimi di quello che essi provenivano da 
una forza interna, che egli non seppe meglio denotare, 
che con la formola di calore innato? E di questo io farei 
piccolo merito all'alia mente d'Ippocrale se in relazione 



164 APPENDICE 

ad una tale idea fondamentale non avesse egli conosciuta 
la influenza diretta sulla produzione dei fenomeni vitali 
dell'aria, delle acque e dei luoghi, o come si esprime Io 
storico analitico della veterinaria, del clima, delle stagioni, 
delle regioni diverse, del vitto e delle atmosferiche costi- 
tuzioni. Pretermesso anche tutto quello che Ippocrate os- 
servò, e raccolse cou aggiustatissimo criterio delle neces- 
sarie evoluzioni dei morbi, che è tanta parte della buona 
medicina di questi nostri tempi, la scienza medica deve 
moltissimo al medesimo perchè egli seppe affissare con la 
mente i due primari elementi del moto vitale e cioè una 
forza inerente all'organizzazione, e T influsso sulla me- 
desima degli agenti esteriori, ed io non voglio riguardare 
troppo sottilmente il linguaggio più o meno felice con il 
quale si espresse, benché potrei chiedere ai medici ed ai 
filosofi dei giorni nostri che cosa siasi sapulo dire di me- 
glio nel decorso di ventitré secoli per rendere intelligibili 
le fonti della vita sana ed inferma, e per dare una base 
solida all'arte di guarire le malattie. 

Allorché col progredire dei hiini si renderà facile la 
risposta alla mia richiesta, il giudizio sulle opinioni del 
sommo medico di Coo potrà essere pronunciato con sicu- 
rezza, ed ho fiducia che coloro i quali verranno dopo noi 
si asteranno dal proclamare che l'ingegno di quel sommo 
si smarrì nel gran caos dell'ignoranza del tempo, e che le 
idee filosofiche allora abbracciale entrarono per non poco 
nella costruzione del suo medico edilìzio, e che la creazio- 
ne del calore innato e le lolle immaginate non potevano 
essere frullo diretto di osservazione, ma bensì parlo della 
sua mente, le quali cose tutte leggo nel libro del Dottor 
Ercolani che nell' esprimerle proferì sentenza troppo severa 
di un tanto uomo venerato dai medici di ogni età. 

Se i cultori della medicina succeduti ad Ippocrate 
avessero seguile le traccie segnale da quel sapiente osser- 
vatore molte abberrazioni della mente umana sarebbero 



APPENDICE 165 

siale risparmiate nell'arte del medicare, ma ciò disgra- 
2ialamen[e non avvenne e pochi anni dopo la morie di 
esso sorse una scuola novella della umorale die dopo fu 
chiamala anche dogmatica capitanala da Platoise i prin- 
cipi della quale scuola erano basali sulle dottrine errale 
del medico di Coo fatta però una qualche modificazione 
alle medesime. Aristotile ed Erasistrato tennero per 
quanto poterono la scuola suddetta nella buona via dei 
quali il primo insegnò che lo studio della natura vi- 
vente e dei corpi organizzali di cui si compone doveva 
essere il fondamento principale di qualunque disciplina 
fisica quando si voglia conoscere il vero, il qiial savio 
precetto fu allora negletto, e per moltissimo tempo non 
compreso, ed il secondo dei filosofi suddetti seguì la stes- 
sa via ed appoggiò le sue dottrine alle investigazioni fatte 
nel notomizzare animali. I fisiologi , egli agronomi devono 
essere grati ad Aristotile della diligenza rara da Ini ado- 
prala nell' indagare i fenomeni naturali, frutto della quale 
fu lo scoprimento dei quattro stomaci di cui sono provve- 
duti gli animali ruminanti essendo indubitato che esso 
spiegò per il primo il processo della ruminazione feno- 
meno importantissimo all'economia animale di molti dei 
bruti domestici da noi educati. Quel sommo filosofo de- 
scrisse ancora con precisione la grandine dei porci che 
poscia fu detta grana e lebbra ^ ed anche la^'^arosità, ed 
i fisiologi posteriori sino al presente poco poterono ag- 
giungere al dello d'Aristotile. 

La Scuola medica di cui favello divenne celebre in 
Alessandria ove se ne fece duce Erasistrato che visse 
circa 321 anni prima di G. C ma prestamente degenerando 
fu condotta ad appoggiarsi sopra sole ipotesi vane espresse 
con una congerie di parole intricate e vuote di senso poiché 
i medici attirati dalie sottili distinzioni dialettiche miravano 
•più alle parole che alle cose sino a tanto che Filino di 
Coo creando una scuola che fu chiamala Empirica tornò^ 



166 APrENDIGB 

la dottrina d'Ippocrate nella semplicità primitiva sbarrai' 
zandola dai precetti dogmatici che a poco a poco si erano 
introdotti nella medesima. 

E a riportarsi a questi tempi l'opera agronomica del 
celebre Magone di Cartagine, il qoale scrisse ancora dei 
morbi e delle medicine dei bruti lasciando 28 libri che si 
sarebbero perduti nell'incendio della sua patria operato da 
schiere nemiche se Scipione duce supremo dell'armala con- 
quistatrice non li avesse posti in salvo e portati al Senato 
Romano che ne fece eseguire la versione latina a Cassio 
Dionisio di litica. 

Ricorderò ancora il nome di Marco Porcio Catone fa- 
moso censore di Roma vissuto poco tempo dopo, scrittore 
esso pure di cose agronomiche e di medicina veterinaria, 
e noterò che le opere che ci rimangono del medesimo 
manifestano chiaramente che egli conosceva l'azione sa- 
lutare del sale marino nell'organismo interno degli ani- 
mali, leggendosi anzi neìV articolo 11 del suo libro che 
esso accenna all'utilità che ne viene alle bestie dal co- 
spergere di sale i foraggi somministrali alle medesime. 
Leggo ancora che nei rimedi da esso suggeriti per la cura 
delle infermità dei bruti si trova notala costantemente una 
qualche porzione della sostanza suddetta. 

Appartiene a quest'epoca remota il lavoro di veteri- 
naria del celebre Characha medico Persiano, che poste- 
riormente fu traslatato in idioma italiano sotto il falso no- 
me di Ippocrate Indiano della quale opera tradotta si con- 
serva nella biblioteca Ricardiana di Firenze un codice raro 
ed inedito intitolato libro di mascalcia di Cavalli che è 
testo notevole per bellezza di stile, e perciò citato dal- 
l'Accademia della Crusca. 11 Doìt. Ercolani fece cosa grata 
agli studiosi del purgato scrivere italiano pubblicando l'in- 
tero codice che contiene le materie di mascalcia ripartite 
in 45 capitoli notando però con avveduto criterio che gli 
ultimi tre nei quali si leggono incantazioni adoperale €om« 



APPENDICE 167 

eura mèdica sono a considerarsi agginnle fatte dal copislal 
del codice in tempi assai posteriori. 

Un secolo dopo Asolepiade di Bittinia fondava ufi 
altro sistema di medicina e lo nominava metodico deri- 
vando le dottrine del medesimo dalia filosofia d'Epicuro 
il quale suppose che il corpo umano fosse formalo di ato- 
mi corpicciuoli divisi da interstizi o spazi vuoti delti an- 
cora pori. 

Poco prima dell'era nostra volgare ebbe origine un 
altra scuola che si disse pneumatica fondata da Ateneo 
D'ÀTtALU e non molto tempo dopo riformala da Agatino 
Spartano la quale appianò la strada alla dollrina della 
Scuola Ecletica di cui Galeno è a considerarsi come crea- 
tore e che regnò dispotica per molti secoli. Questo uomo 
al dire del Dott. Ercolani consenziente al giudizio di molli 
savi fu dolalo di un ingegno vastissimo, e di una erudi- 
zione immensa. Egli si prefisse di accoppiare il dogmati- 
smo all'osservazione ed acquistò fama del più gran medico 
dell'antichità. E veramente fu il primo Ecletico perchè di 
tutte le dottrine che avevano regnato raccolse il buono, e 
non volle servire ciecamente ad alcuna opinione. Fondò 
per primo questo metodo togliendo dalle dottrine Ippocra- 
tiche, Platoniche, ed Aristoteliche quanto parve alla sua 
gran menie vero, utile, e giovevole. Sventuratamente pe- 
rò, aggiunge lo stesso scrittore, errò egli pure nel me- 
todo. Credè vero quello che la sua fantasia gli presentava 
«ome tale , e non sottopose l'ingegno alla potenza dell'os- 
servazione. Emendò vari sistemi ma raccolse da tutte fonti 
abbondanti di errori. 

Fra i molti scrittori di Veterinaria che vissero nei 
tempi che precedettero di poco quelli di Galeno è noverato 
Bolo Mendesio creduto autore di nn articolo che si legge 
nella raccolta degli scrittori Geoponici antichi contenente 
una descrizione minutissima dell'arte di far nascere le ova 
col mezzo del calore degli escrementi dei polli ^ del quale 



168 APPEND(CE 

scrillore volli qui fare menzione perchè rilevo dalle opere 
che corrono di lui avere egli pure conosciuto i vantaggi 
che derivano dall'uso interno del sale agli armenti. 

Il nome di Virgilio che ebbe un posto inrainoso fra 
gli scrittori di cose rustiche non poteva essere dimenlicalo 
dal Doti. Ercolani e non lo fu certamente quantunque nella 
lode di cui non gli fu parco esso riguardi più il poeta 
sublime, che Io scrittore di materie attinenti alle discipline 
agronomiche ed al governo ed alla cura degli animali do- 
mestici nelle quali scienze fu valentissimo e senza dubbio 
superiore alla condizione dei tempi nei quali visse. Fanno 
corona a quel sommo scrittore Ialino Ltcìo Giunnio Mo- 
derato Columella spagnuolo le opere del quale sono note 
ai cultori delle discipline rustiche e da essi tenute in 
gran pregio, ed il Veronese Lucio Plinio instancabile, e 
troppo credulo scrillore di storia naturale il quale nel di- 
scorrere dei morbi dei bruti che servono all'economia do- 
mestica ripetè molle favole antiche , e raccolse un numero 
strabocchevole d'incantesimi , di effetti simpalici , di magie, 
e di altri somiglianti errori ridicoli, talché ben disse il 
Dolt. Ercolani quando asserì che dalla lettura delle opere 
del medesimo questo solo vaniaggio si ottiene di conoscere 
che la umana ragione ha giusto motivo di vergognarsi 
pensando che molli dei nostri errori popolari regnavano 
identici anche 19 secoli. or sono, tanta è la potenza del- 
l'errore nelle menti dei volgari. Riguardando le istorie di 
Plinio colla considerazione dell'utile che da esse può ve- 
nire alla scienza agronomica vi confesso o Signori che Io 
trovai piccolissimo, ed anzi non seppi perdonare all'aulico 
naturalista l'essersi fatto beffe mollo ignorantemente, come 
fu detto dall'eruditissimo Schneidér., del buon Columella' 
perchè appoggiandosi questo dotto scrittore di agronomia 
all'esempio dello zio Marco Columella asserì che mancando 
ogni qualilà di lelanie i fondi arenosi possono essere mi- 
gliorati con un'addizione di creta, ed i cretosi e Iropp» 



APIPEWDICE 169 

lenaci colla mischìanza di sabbia, assicurando che con 
questi corretlivi non solo spuntano dal suolo ridenti bia- 
de, ma che la vite ancora apparisce bellissima e rigogliosa 
i quali precelli sono savissimi e confermati utili da ripe- 
tute esperimenlazioni. 

Dopo Galeno per ben quattro secoli la scienza del 
curare i morbi non ebbe che medici lodatori, commentatori 
e dilucidatori delle teorie di cui si componeva. Le mise- 
rande condizioni dei tempi avvolsero i popoli tutti dell'Eu- 
ropa fino al tredicesimo secolo nell'ignoranza la più stu- 
pida e la più barbara, e la medicina non meno delle altre 
scienze soggiacque a quella durissima necessità è fu posta 
in condizioni più brtitte di quelle in cui trovavasinel suo 
nascimento perchè allora le favole le più sciocche non go- 
vernavano l'umanità come in questi tempi infelicissimi in 
cui i demoni, e gli incantesimi con tutto ciò che può tro- 
varsi di ridicolo e di superstizioso erano il fondamento 
della medicina. 

Fu in quest'epoca che Sesto Giulio Africano scrittore 
di Veterinaria vissuto circa 220 anni dopo G. C narrava 
con molla gravità nei suoi libri che se il toro discendeva 
dalla monta a parte destra sarebbe nato un maschio, e 
se viceversa una femmina. Poco dopo Severo Sante Ende- 
LEico scriveva un poema latino =z de mortìbus houm r= 
nel quale raccontava con cattivi versi che in una grande 
epizoozia di buoi allora avvenuta il segno della croce fatto 
sulla fronte degli animati infermi li risanava prontamente 
la qnal cosa è senza dubbio santissima, ed anche utile ri- 
guardata come opera miracolosa , ma i miracoli non sono 
a chiedersi quando l'ingegno umano basta al provvedimento. 

Il sapiente ricercatore analitico delle istorie di quei 
tempi ci lascia memoria di alcuni scrittori d'allora i quali 
accennarono, o travidero almeno qualche verità utile, fra 
questi nominerò Apsirto che fu Ippiatro nell'armata di Co- 
stantino il Grande poiché può asserirsi avere esso per il 



Ito APPENDICE 

primo conosciuto » che negli animali i vizi del padre non 
si trovano nella figlia, ma bensì nei figli di essa » pre- 
cetto vero che in appresso fu proclamalo come nuovo da 
qualche moderno scrittore. Indicherò ancora con lode il 
nome di Teomnesto veterinario militare probabilmente nelle 
schiere di Teodorico il Grande Re degli Ostrogoti , e quello 
di Aezio d'Amida in Mesopotomia , dei quali il primo co- 
nobbe i molli vantaggi dell'uso del sale nella nutrizione 
degli animali, e l'altro fu il primo che notò la correla^ 
zione esistente fra le epidemie e le epizoozie per cui una 
eguale infermità si manifesta nello stesso tempo negli uo- 
mini e nei bruti. Conobbe ancora le differenze del latte 
nell'epoca della gestazione e nelle diverse stagioni dell'an- 
no, come pure le differenti qualità che assume per la di- 
versità dei pascoli e per la età delle femmine che lo som- 
ministrano. 

II nome di Publio Renato Vegezio risplende di bella 
luce in mezzo al buio ed alla caliggine dei tempi di cut 
favello. Egli lasciò col titolo Artìs Veterìnariae sive Di' 
gestorum mulomedicinae quattro libri che sono certamente 
l'opera la più completa di una tale scienza in quei tempi 
e che contribuì moltissimo all'avvanzamento della medi- 
cina veterinaria nei secoli posteriori. Parve che il destino 
si compiacesse di contrariar la fama di questo scrittore 
col porre impedimento al diradarsi delle tenebre che av- 
volsero la di lui vita. Alcuni lo tennero per un monaco 
oscuro ed ignorante, ed altri l'ebbero in conto di un ab- 
bietto mercadante di cavalli, opinioni ambe forse fallaci 
mancanti certamente di prove isloriche che le confermino. 
Il di lui merito non fu meno contrastalo e lo Sprengel 
credè l'opera di Vegezio una miserabile versione degli 
Ippialri Greci riboccante d'idiotismi italiani, e comprovante 
l'ignoranza e la sfrontatezza del traduttore. Altri invece 
la giudicarono il lavoro il più importante dell' amichila 
su questo argomento e riconobbero avere esso avuto molla 



APPENDICE 171 

parie nello sviluppo progressivo della scienza veterinaria 
e non mancò a Vegezio l'onore di essere chiamato l'Ip- 
pocrale della veterinaria. II nostro concittadino addentran- 
dosi nelle ricerche filosofiche della storia di quei tempi dà 
ragione della discrepanza di quelle opposte sentenze, ed 
analizzando le dottrine contenute nei libri di questo scrii' 
tore pone in chiara luce i pregi delle medesime e mostra 
la saviezza di alcuni precetti dati in esse fra i quali an- 
novera quello di avere indicato con chiarezza i vantaggi 
che si possono ottenere dal connubio della medicina colla 
veterinaria. Lo scrittore bolognese provò vittoriosamente 
che l'opera di Vegezio non fu una semplice traduzione, 
ed essere mendace il detto di Sprengel che il traduttore 
non intendesse il testo greco. 

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176 



m NUOVO MÌTO D' AMERICA 



Sembra ora che l'Europa vada ad acquistare un frutto 
di più proveniente dall'America del nord. U Sig. Necker 
esplorando le parti incolte dello Statò della Maina , che 
occupa una estremità del territorio dell'Unione, vicino alle 
frontiere del Canada , vi osservò grandi spazii ricoperti d' un 
rovo o frutto biauco che non aveva ancor veduto in altro 
luogo. Ne prese molte piante per vedere ciò che divente- 
rebbe questo frutto col mezzo della coltivazione. Dopo 
alcuni anni il volume del frullo raddoppiò; il suo gusto 
migliorò sensibilmente; la sua forza produttiva è divenuta 
tale che un solo piede di questo rovo allo m. 1. 20 e di 
un diametro presso a poco eguale alla sua altezza gli diede 
11 litri di frutti. 

Il Sig. Neadem paragona il sapore di questi frutti a 
quello della gelsa giunta a perfetta maturità. Il suo colore 
è quello dell'uva bianca dorata dal sole. La sua matu- 
ranza comincia allo incirca quando termina quella dei 
lamponi, e si prolunga per 20 o 40 giorni maturando 
tutti in una volta. 

Il nuovo rovo di America a frutto bianco prospera 
in tutti ì terreni, ed a tutte le esposizioni , ben inleso che 
è più produttivo nelle buone terre che nelle cattive. Si 
propaga con molta facilità coi suoi numerosi polloni ra- 
dicali , che si piantano alla distanza di metri l.òO. Il pri* 
mo anno si può trarre partito dagli spazi intermedi con 
altra coltivazione; nel secondo i cespugli coprono tutto il 
terreno e sono in piena rendita. Si tagliano lutti gli anni | 
gli steli a livello del suolo, conservando soltanto due dei 
più belli rampolli dell'anno precedente. 

Il Sig. Lindley che ha ricevuto dall'America i campioni 
di questo novello rovo, lo ritiene veramente una specie 
nuova e di qualche utilità. Y. 



pANCàLDi P. '^ Rapporto suHa raccolta delle leggi e re 
golamenti rurali di Francia compilata dal Signor 

Fournel » 103 

Martelli D. — Considerazioni sul contratto di mez- 
zadria adottato nel bolognese » 109 

FàNGAREzzi Avv. G. C. — Come possa migliorarsi la con-' 
dizione dei nostri Contadini nello interesse dell' Agri- 
coltura e della 'Società .< >ltl 

pREDiERi — Ricerche Economiche e Statistiche sulla Ca- 
napa coltivata nei vari Stati di Europa, . . » 116 

1d. — • Caratteri del Majale di razza chinese f con ta- 
vola) ...» 134 

Id. — Del Montone di Spagna a lana lunga non cre- 
spata , . . . » 136 

Indicazioni sopra diverse nuove piante tessili esotiche. » 138 

Nuovo processo per fabbricare mattoni a secco . . » 140 

■P. P. — Metodo per conoscere la presenza dall'olio di 

di semi fra l'olio di Olive » 141 

Descrizione della Macchina Ericcson, ovvero del nuovo 

motore ad aria riscaldata. ...;...» 143 

Marocchetti — / Campagnuoli in rapporto colle strade 

ferrate » 146 

Ercolam — Considerazioni sulla qualità del latte pro- 
veniente da vacche malate di afte » 152 

Castandkt — Metodo per curare le setole nelle unghie 

dei Cavalli. » 156 

Brodib etc. — Esperienze suW alimentazione del be- 
stiame » l60 

Reynal — Sulla Vertigine delle pecore » 161 

Orlandi — Rapporto sulla Storia della Veterinaria pub- 
blicata dal Prof. Ercolani » 163 

Palagi — Osservazioni Meteorologiche di Deeembre e 

Gennajo » 172 

Alcuni cenni sopra un nuovo frutto di America . . » 176 



AVVERTIMENTO 



Ogni mese, ovvero in ogni bimestre verrà pubblicalo 
un fascicolo del giornale, e quando lo ricbiegga la ma* 
teria sarà corredato delle opportune tavole. 

Ciascun fascicolo mensile sarà composto di sei fogli 
di stampa: il primo ed il settimo fascicolo d'ogni annata 
verrà fornito di un frontispizio, ed il sesto e dodicesimo 
dell'indice delle materie contenute in ciascun volume. 

Il prezzo d'ogni fascìcolo semplice è di bajocchi ven- 
ticinque romani pari ad italiane lire 1. 34: e sarà pagato 
all'atto della consogna del medesimo. Dagli Associali al- 
l'estero e fuori di Bologna si dovrà pagare un semestre 
anticipato, che importerà p^oli quindici romani^ pari ad 
Jtal. lire 8. 05: non comprese le spese di dazio e porlo 
che stanno a carico degli Associati. 

Le Associazioni si ricevono in Bologna dal Presidenle 
della Società Editrice Signor Professore Cavaliere Antonio 
Alessandrini, e da lutti gli altri cornponenti la Società 
stessa, l'Elenco dei quali si legge nel l.*' fascicolo di cia- 
scun tomo. S'intende che l'associazione debba continuare 
d'anno in anno quando entro Novembre non siasi dato 
swiso in contrario. 

Coloro che desiderano associarsi al solo Repertorio 
Italiano Giornale di Zoologia Mineralogia e Geologia che 
costa uno Scudo romano, e si pubblica entro i fascicoli 
degli Annali, dovranno dirigersi al Sig. Cav. Prof. Giusep- 
pe Bianconi al Museo di Storia Naturale. 

Gli altri poi che amassero di ricevere separatamente 
l'Appendice Agraria che porta anche il nome di Propa- 
gatore Agricola e costa annui Scudi 1. 80 romani, dovranno 
dirigersi al Sig. Prof. Alessandrini suddetto^ ovvero alla 
Residenza della Società Agraria situata. nel locale dell' an- 
tico Archiginnasio in Piazza del Pavagliooe. 



Selle 

SCIENZE NATURALI 



Serie III. Tomo VII. 



Marzo e Aprile i853 ) 



pubblicato il 10 Giugno amo suddetto ) 



BOLOGNA 

TIPOGRAFIA SASSI nELLE SPADERIE. 



mmcE 

DELLE MATERIE CONTENUTE NEL PRESENTE FASCICOLO 



L. B. C. — Sunto delle ricerche del Prof. Cavalieri in- 
torno ad un istrumento per vedere gli oggetti lon- 
tani in tempo di notte pag^. 177 

Frontali — Sulla Pellagra, contimiazione e fine . » 186 

Massalongo — Osservazioni sopra i due ultimi fascicoli 
di Licheni pubblicati dallo Schaerer . . . . > 203 

Rendiconto dell' Accad. delle Scienze dell'Istituto — Me- 
dici Elogio di Balbi — Contri pregi dell'operetta 
agronomica di Montagne — Bertoloni Prof. Gius. 
piante del Mozambico — Brighenti soluzione del 
Betti sull'efflusso dell' acqua da foro piccolissimo — 
Sacchetti storia di una Rupia sifilitica — Baratta 
sulla vita universale — Piani esercitazione di Po- 
ligonometria analitica — Brugnoli Elogio del Va- 
lorani — Biagi individualismo delle malattie . » 229 

Mazzanti — Usi terapeutici della Cocciniglia ...» 244 

Annunzi — Ercolani sullo Strongillo armato — JotY 
circolazione negV Insetti — Io. Arti dei Mammi- 
feri — Metaxà Trattato di Veterinaria — Massa- 
LONGO Sapindacearum Monographia — Programma 
pel Concorso al premio Aldini sul Galvanismo . > 254 

Repertorio Italiano per la Storia Naturale ...» 263 

APPENDICE 

Malvasia e Bevilacqua — Rendiconti della Società 

Agraria pag. 273 

Pancaldi — Sulla effettuabile Navigazione nella Lar- 
gano e nel canale della Botte in sostituzione di 
quella perduta del Reno * 275 




177 

RICERCHE 

INTORNO 

AD UN ISTRCMENTO PER TEDERE GLI OGGETTI LONTANI 

IN TEMPO DI NOTTE 

DI GIOVANNI CAVALLERI BARNABITA 

PROFESSORE DI FISICA. 

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La invenzione del cannocchiale o telescopio diede abi- 
lità all'uomo di accrescere di gran lunga la potenza della 
sua vista, e di spaziare per conseguente col guai do nella 
iromensilà de' cieli, facendo quelle mollissime e maravi- 
gliose scoperte, onde si è fin qui arricchita la scienza a- 
stronomica. Dal primo telescopio galileano^ inventato nel 
1609, fino ai telescopi! sempre più giganteschi di Gugliel- 
mo Herschell, del Rosse e del Craig, dell' ullinio de' quali 
trovasi forse in adesso condotto a termine il suo stabile 
collocamento a Wandsworth-Common cinque miglia di- 
stante da Londra, si è dato a vedere quanto mai possano 
su ciò la scienza ad un tempo e l'arte. Ma gli oggetti, 
che voglionsi osservare col telescopio, vuoi sulla terra, 
vuoi nel cielo, hanno d'uopo d'essere luminosi o illumi- 
nati ; che senza mandare una luce propria o di reflessione 
non è possibile che sieno veduti. Nelle piene tenebre il 
cannocchiale è perciò senza veruna efficacia. Eppure vi 
hanno de' casi parecchi , ne' quali torna a gran prò che, 
anche nella più oscura notte, si possano vedere gli og- 
gelli lontani e manchevoli d'ogni luce. Se, per esempio, 

N. Ann. Se. Natue. Serik ili. Tomo 7. 13 



178 PORROSCOPIO NOTTURNO 

una nave è in pericolo, tu puoi, veggendola, accorrere 
per la sua salvezza: se il nemico si muove contro una 
città od un accampamento, puoi rendere vani i suoi mo* 
vimenti e fargli anche avere la peggio: se navighi in luo- 
ghi sospetti, puoi avvederti del male che li sovrasta ed 
isfuggirlo. 

Nessuno, che sappiasi, giveva mai tentato d'illuminare 
dal suo luogo gli oggetti molto distanti per poterli veder 
nottetempo; ma questo ha tentato il padre Giovanni Ca<- 
valleri Barnabita, professore di Fisica nel Collegio Con- 
vitto di Monza, ben noto ai Fisici per estimati lavori; e 
col primo suo saggio, che fu fatto in Milano la sera del 
29 dicembre 1852, mostrò per una parte, che, mediante 
lo strumento da esso lui immaginato, così viva si diffon'^ 
deva una luce, che alla distanza di olire 400 metri si potè 
leggere distintamente un giornale, abbenchè l'aria fosse 
molto nebbiosa ed umida; e indusse nell'avviso per Tal" 
tra, che, quando avrà egli apportalo allo strumento que' 
tulli miglioramenti che vuole, il giornale potrà pur leggersi 
alla distanza di circa 4 miglia ge«i;iafiche di 60 al grado, 
e potranno ben anco vedersi in tania distanza gli oggetti, 
che è quello che cerca. 

^.'istruraento, che ha immaginato il professor Cavala 
Ieri, si coaipone di due parli; delle quali l'una serve 
per illuminare gli oggetti lontani, e l'altra per poterli 
vedere. Per illuminarli , ha prescelta la luce elettrica pror 
dotta fra due punte di carbone prossime fra loro e comu- 
nicanti coi due poli d'una pila del Bunsen, e 1' ha collo., 
cala nel fuoco d'una gran lente a scaglioni, che, dandole 
passaggio, la dirige sui lontani oggetti. Per poi vederli, 
fa uso d' un cannocchiale galileano , che reputa^ nel suo 
caso, anteponibile ad ogni altro. 

La fig. I.^ della Tavola II, che si è ricavala dal Di- 
scorso, che , col titolo messo in capo a queste parole, fu 
^lelHQ dal padre Cavalieri alla fine dell' aooo scolastico 



CAVALIERI 179 

1852 (1), pone sotroccbio le parti e l'intera disposizione 
del suo apparato. 

ABCD è una cassa di le^no interiormente annerita, 
che sul dinnanzi ha per parete la gran lente a scaglioni 
EF di figura quadrata, del lato di metri 0,76, e della di- 
stanza fucate di un metro. Dalla parte opposta al di dentro, 
sostenuti da due treppiedi. G, H, sono due apparec- 
chi per la luce elettrica. Ognuno di questi ha le sue 
due punte di carbone, e comunica coi poli positivo e 
negativo di una pila del Bunsen di 40 elementi a grandi 
dimensioni: de' quali il cilindro di zinco ha la superfìcie 
di 567 centimetri quadrati, e il cilindro di carbone di 
294. La comunicazione tra ogni apparecchio e la sua pila 
deve per modo esser fatta, che la corrente elettrica tran- 
siti per r un apparecchio e per l'altro nel medesimo ver- 
so: come, ad esempio, viene indicato dalle apposte frec- 
cie. Inoltre, i due apparecchi vogliono essere tanto disco- 
sti dalla lente, e tanto ravvicinati fra loro, da trovarsi 
necessariamente nel fuoco di quella i due getti di luce, 
che brillano fra le loro punte di carbone. Ancora, perchè 
queste punte si consumano, è mestieri che ad ognuno dei 
due apparecchi sia congiunto un idoneo regolatore, che 
le vada a grado a grado avvicinando, acciò si conservi sem- 
pre uguale la loro distanza ed islessamente energica la 
loro luce. Nulla dice il Cavalieri del regolatore, ma certo 
lo sottintende, non potendosi farne di meno, quando si 
tratta di luce elettrica impiegala ad illuminare. 



(1) Questo Discorso e stato inserito negli Alti dell'Isti- 
tuto Filosofìco e del Ginnasio annessi al Collegio Convitto 
dì Monza diretto dai Sacerdoti Barnabiti, pubblicali alla 
fine dell'anno scolastico 1852. Milano. Dalla Tipografia Bo- 
niardi-Pogliani di Ermenegildo Besozzi 1852. Opuscolo in 4,** 
di pag, 20 con una Tavola litografica. 



180 POBROSCOPIO NOTTURNO 

Posteriormente ai due getti luminosi è uno specchietto 
concavo I di vetro amalgamalo, che dal suo lato tanta 
luce da questi riceve, quanto dall'altro lato ne riceve la 
lente EF. Lo specchietto ha il suo asse ottico sul pro- 
lungamento dell'asse della lente, ed il suo centro di cur, 
vatura sul centro di curvatura della lente stessa: per la 
qual cosa, riverberando innanzi a sé la luce che riceve, 
la concentra sui due getti luminosi , i quali ne inviano per 
cotal modo sulT accennata lente altrettanta che prima. Adun- 
que la luce, che cosi arriva sulla lente EF, è doppia di 
quella che vi arriverebbe dai due getti senza lo specchietto 
I, e quadrupla conseguentemente della luce che un solo 
getto potrebbe mandarle. Tutta questa luce che arriva alla 
lente, refrangendosi l'attraversa , e si propaga al di fuori 
in forma di cono, che poi si vien dirigendo sopra gli og- 
getti, che si vogliono illuminare e vedere. 

In L è una vite atta a far muovere i treppiedi G, H, 
e perciò anche i due apparecchi per la luce elettrica e lo 
specchietto I, collo scopo che divenc;;! più o meno largo il 
cono di luce, e possa investire e illuminare un oggetto 
od uno spazio ora maggiore ed ora minore. MN è un te- 
lajo, che sostiene tutto l'apparato, ed è a cerniera in M, 
perchè possa alzarsi e produrre un moto verticale mediante 
l'altra vite, che si vede in 0; servendo a produrre un 
moto orizzontale l'addentellatura PQ ed il rocchetto R, 
che scorre su di essa, ed è mobile per mezzo della ma- 
novella S. 

Sopra la cassa ABCD, che racchiude la parte illu- 
minante dell'apparato, è stabilmente unito il cannocchia- 
le, che serve per vedere l'oggetto. Di esso è T la lente 
obbiettiva acromatica, ed U la lente oculare concava o ga- 
llicana, la quale, in virtù di un rocchetto V con ingra- 
naggio , si può muovere in avanti o in addietro per adat- 
Ursi alle diverse viste. 

Alla descrizione , che qui si è fatta , dell' apparato del 



CAVALLERl I8t 

Cavalieri , si aggiunge la Figura II.' che accenna ad uno 
degli usi , che può farsi di esso , ed è parlicolarmenle quello 
di poter vedere dalle sponde del n)are una nave lontana- 
vi è manifesta la traccia del cono luminoso, che, avendo 
la sua origine dall'apparato, si dilunga sino alla nave, la 
illumina e la rende visibile dal luogo d'osservazione. 

Il Cavalieri, prima di dare la preferenza alla luce 
elettrica , volle sperimentare tanto la luce ad olio o a cera 
(che, bene avvivata da una corrente d'aria atmosferica, 
è poco meno intensa, com'egli afferma, di quella a gas 
comune), quanto la luce così detta siderea, che si ottiene 
dirigendo sopra la calce un getto infiammato di ossidro- 
geno, cioè di un miscuglio fatto dai due gas idrogeno e 
ossigeno nella proporzione di due volumi del primo ed 
uno del secondo, che è pure la proporzione nella quale 
si combinano per formar l'acqua^ 

Circa la luce ad olio o a cera, se si pongono pia 
fiamme di candela , r Una accanto all'altra successivamente^ 
e tutte coi loro centri sopra una medesima retta orizzon- 
tale, la luce delle posteriori passa per attraverso alle fiam- 
me anteriori, e la luce di tutte insieme diventa sempre 
più viva, e meglio acconcia ad illuminare gli oggetti col- 
locati al dinnanzi della prima fiamma. È massima la vi» 
Tacita della luce, allorché le fiamme irradianti, come il 
Cavalieri ci dice, sono circa 60. Troppo lungo spazio pe- 
rò esse occupano, e non possono tutte rimanere comprese 
nel fuoco d'una lente. È vero, che collocate nella cassa 
ABCD della figura I.^ potrebbero ridursi alla metà, usan- 
do dello specchietto I, il quale (disposte le fiamme per 
modo da far cadere nel loro mezzo il suo centro di cur- 
vatura) ne raddoppierebbe l'efficacia, e la renderebbe uguale 
a quella di tutte le 60 fiamme. Ma, oltreché nemmeno lai 
predetta metà capirebbe bene nel fuoco della lente, la luce 
che a questa arriverebbe e l'oltrepasserebbe, non sarebbe 
gran fallo ioteosa. Trovò il Cavalieri essere miglior partii» 



182 PORROSCOPIO NOTTURNO 

Il disporre sull'asse della lente, anziché le fiamme di cani-» 
dela, cinque lucerne ad Aiffand da Ire lucignoli concen- 
trici, raddoppiandone 1' etfelto col solito specchietto Ij 
perchè la luce, che così si ottiene, non pure è più viva 
della precedente, ma è anche sette volte e mezzo più forte 
della sì energica dei fari di prim' ordine ad otto lenti a 
scaglioni del Fresnel. L'uso di più di cinque lenti torne- 
rebbe inutile, non potendo esse tutte capire nel fuoco del- 
la lente. Con tutto ciò la luce è ancora di non grande 
momento, e al più poirebbesi adoperare per le distanze 
di 2 3 mila metri , siccome il Cavalieri co' suoi esperi* 
nienti si è assicurato. 

La luce siderea è molto più intensa delia dianzi con- 
siderala; ma dice il professor Cavalieri essere per più ra- 
gioni posponibile alla luce elettrica, cui egli ha trovato, 
producendola coi 40 elementi della pila del Bunsen supe- 
riormente accennati, di tale una intensione, quale avrebbero 
insieme circa 1200 fiamme di mediocri candele steariche. 
l>opo ciò non poteva più rimanere indeciso a quale 
delle paragonate luci dovesse dare la preferenza, e la diede 
perciò, come si disse, all'elettrica. Pertanto ognuno dei 
due getti di questa luce del suo apparato equivalendo a 
circa 1200 fiamme di candela stearica, e venendone qua- 
druplicato l'effetto pel già indicato modo di disposizione 
dell'apparato stesso, tutta la luce che da questo potrà 
derivare, vana quanto quella di 4800 delle mentovale 
fiamme all' incirca. 

Per inviar questa luce sugli oggetti lontani indagò il 
Cavalieri, se si dovesse far uso di specchi o piuttosto di 
lenti; né lardò guari a conoscere, che per poterla man- 
dare alla massima possibile distanza, tornava meglio in 
acconcio l'avere ricorso ad una di quellelenti a scaglioni', 
delle quali il Fresnel aveva fatto uso pei fari da lui im- 
maginati. Lenti siffatte (volendo dir uno^ dei molivi che le 
rendono io questo caso anteponlblH agli specchi) mandane 



( 



CAVALLERf 



T8^ 



per trasmissione una quantità di luce, che è molto mag-* 
giore di quella cui possono gli specciii inviare per reflessio- 
ne. In conseguenza, il Cavalieri pel suo apparato impiegò» 
quella, che fu superiormente menzionata; e non compu- 
tando le aberrazioni e gli assorbimenti da lui considerati y 
nel suo caso, di poca importanza, dedusse che era alta 
a trasmettere la luce elettrica del suo stesso apparato sino 
alla distanza di 7446 metri , ossia di oltre le 4 miglia geo- 
grafiche di 60 ai grado (1), alle quali segnatamente è ri- 
volto il suo scopo, e sino a colà illuminarvi, con un chia- 
rore alcun poco maggiore di quello di una bella sera di 
plenilunio, uno spazio della larghezza di metri 74,08 da 
potervi leggere facilmente un giornale (La Ga^'^etta di 
Milano). 

Rimane a dire^ perchè illuminati all'indicato grado 
gli oggetti, abbia poi scelto il Cavalieri? per poterli di-* 
stinguere bastantemente dal luogo, nel quale sta posto 
l'apparato illuminante, il cannocchiale galileano. In vece 
di esso avrebbe potuto adoperare il cannocchiale astrono- 
mico, il cannocchiale terrestre. Il primo facendo vedere 
gli oggetti capovolti i sarebbe tornato spiacevole e motivo 
di confusione: ed il secondo colle sue tre o quattro ocu- 
lari avrebbe cagionato troppa gran perdila di luce, mentre 
anzi è assai di mestieri evitarne il disperdimento. Il can- 
nocchiale galileano, che non ha né 1' un difetto né l'altro ,i 
era dunque da mettersi in opera, come si è fatto. Con-» 
viene però che sia corto il fuoco dell'unica sua oculare, 
e l'apertura della sua lente obbiettiva sia da 14 a 21 cen- 
timetri, affichè si ottenga un ingrandimento di 20 a 30 
volte, ch€ torna suffieientissimo. 

Termina il Cavalieri facendo Dotare che, quando l'aria 
è ingombra da nebbia o da vapori vescicolari , il suo ap- 



H) Il miglio geografico di 60 al grado equivale a mt^ 
tri 1852. 



184 poRRosnopio notturno 

paralo non può ben agire ed essere di grande iilililà, pel 
molto indebolimento che prova la luce nel traversare due 
volte i vapori^ e cioè andando dall'apparato illuminante 
all' oggetto da osservare, e ritornando da questo a quello. 
Si è già fatto parola del primo suo esperimento in Milano, 
e dello stato dell'aria, che allora era molto nebbiosa. 
L'effetto quindi non potè non riuscire molto minore di 
quello, che sarebbe stato in una notte serena ed asciutta. 
Il perchè, quando ripeterà egli l'esperimento sotto favo- 
revoli condizioni atmosferiche, dopo avere condotto a ter- 
mine i perfezionamenti del suo apparalo, e, in ispecie, 
dopo che avrà messa a profitto la luce, che ora non ca- 
de sulla lente né sullo specchietto, non mancherà al cerio 
di conseguire quel pieno successo che si desidera, sempre 
più confermando il grande vantaggio, di che l'immaginato 
strumento sarà per ridondare colle sue applicazioni alla 
navigazione, alla strategìa ed ai sociali bisogni, come an- 
cora coir uso che potrà pur farsi di esso sulle strade fer- 
rate. Dopo ciò ritornerà poco grave a una città, e massi- 
me a uno Stato la spesa, che dal Cavalieri si stima di au* 
striache lire 7740 per provvedere l'intero apparato: e la 
nostra Penisola, nella quale fu primamente immaginalo, o 
almeno applicato il cannocchiale alle grandi scoperte astro- 
nomiche, e fu indi trovata maniera di produrre la corrente 
elettrica, divenuta sorgente di calore, di luce e d' innu- 
merabili e portentose applicazioni, avrà motivo d'andare 
pur lieta che in essa si sia inoltre congiunto il cannoc- 
chiale colla corrente elettrica per illuminare e ben discer- 
nere in mezzo alla notte i molto lontani oggetti. 

La discorsa invenzione del Cavalieri non deve cre- 
dersi che sia tuli' una, in quanto al fine, con quella dei 
fari del Fresnel o dell'apparalo di Tommaso Slheele. I 
fari del Fresnel costrutti con lenti a scaglioni inviano una 
luce da poter esser vista in lontananza dai naviganti, e 
a loro mostrare il porto: l'apparato, invece, del Cavalieri 



N: Annali Sene 31 T=VII 



Tav.II. 




I "c?."B? «^^l*T"^^'» 




L,t An«,ol>, 



CWALLERI 185 

dirige la luce sui naviganti per poterli dal porto vedere, 
ed accorrere ad essi quando sia d' uopo. Diverso è adunque 
il fine, e diversi pur sono i mezzi per conseguirlo. Altret- 
tanto vuol dirsi dell'apparato dello Siheele, che consiste 
nella combinazione d'uno specchio parabolico e d' una gran 
lente biconvessa per dirigere sott'acqua la luce siderea ad 
illuminarvi di giorno o di notte sia gli oggetti, che per 
motivo di naufragio o per altro vi sono caduti, sia que' 
punti, ne' quali è da fare un qualche lavoro. Utili sono 
tutti questi ritrovamenti ; ma quello del Cavalieri o va in- 
nanzi agli altri, o almeno ad essi non isià al disotto, ed 
ha poi cerio dovuto e deve ancor superare difficoltà mag- 
giori. 

L. D. C. 



^^«^^Mi@45^^^^ 



186 

AL CELEBRE PHOFESSORÈ 

Signor Cavaliere 
ANTONIO ALESSANDRINI 



{Continuazione i vedi T. VII. pag. 69 ) 



Ma io non posso resistere al piacere di trattenermi 
tra poco con alcuni antichi Scrittori, che dipingendo t 
tempi loro, parlarono anche di morbi vergognosi. I Ro- 
mani dell'impero abusarono di lutto, e Giovenale con no- 
bile sentimento scrisse di questi Signori della terra in una 
satira : 

« Saevior armis 

ff Luxuria incaluit^ victumque ulciscitur orbem n, 

E volendo rendere odiose le prave usanze d'allora 
accenna anche a laide malattìe compagne di una impura e 
vaga venere. La satira seconda può darne una prova come 
mi fece notare il Sig. Conte Giuseppe Sam-pieri di Faenza , 
dotta persona, che da tanti anni mi colma di cortesie ve- 
ramente obbliganti. Persio stesso, il cugino di Trasea Peto, 
il condiscepolo, e l'amico di Lucano, e che vide con sde- 
gno le orgie pazze di Nerone, nell' inveire contro un gio- 
vine superbo dei suoi natali, e che senza senno cerca il 
maneggio degli affari pubblici dice che occulta piaga gli 
rode l'inguine, che lo copre invano veste dorata, perchè 
può dare ad intendere quello che gli piace, ma non può 
gabbare i muscoli dolorali « decipe nervos si potes ». Vin- 
cenzo Monti nel tradurre « ille in venerem putret » della 



FRONTALI 1 87 

satira quinta aiJopra parole , che a me non piace di ripor- 
tare ma die alludono di cerio alla blenorragìa. I! Poeta la> 
tino poi seguita a parlare di dolori alle giunture frullo 
di turpe vita chiamando pietrosa Ja chiragra (lapidosa). 
Qui ricorre subilo alla mente l'aforismo di Ippocrate che 
gli Eunuchi non divengono né podagrosi né calvi. Negli 
esametri , che ci rimangono di Samonico precettore del 
più giovane dei Gordiani è fatta menzione degli ingorghi 
inguinali fra ì morbi osceni, e colle malattie sono dipinti 
I costumi dell'epoca. A quegli uomini che avevano per- 
duta la coscienza, e la gioja delle nobili e grandi com- 
mozioni dell'animo dispiacevano come a noi i capelli bian- 
chi, che tingevano di nero « Et nigrum crinem fuco si- 
mulare doloso ». 

Ma la lingua latina mancava del nondi delle maialile 
veneree, e scrivendo in e«sa era difficile, secondo Celso, 
servire ai precetti del pudore, e dell'arte, mentre poi tali 
idee e tali parole erano comuni presso i Greci , e profuse 
in ogni discorso, ed in ogni libro medico. Adunque anche 
allora potevano nascere da abbracciamenti impuri mali ve- 
nerei primitivi, i quali saranno stati accompagnati spesso, 
seguili da affezioni secondarie, o costituzionali. Pare 
che il Morbo Campano intorno a cui scherza Orazio 
quando racconta quel suo viaggio di Brindisi con Mece- 
nate, Virgilio ed altri, appartenesse a questo genere. 

Molli Scrittori dissero vecchia la lue venerea, ed al- 
cuni Commentatari di Tacilo avvisarono, che Tiberio al- 
l'Isola di Capri, calvo, annojalo ed in orrore a se stesso, 
colla faccia contaminata da pustole, e da empiaslri ne 
fosse affetto. Muratori medesimo parlando di Lui palesa 
questa opinione altrui, aggiungendo, che ancora in quei 
tempi il morbo suddetto era un castigo benché raro ai 
perduti dietro alle femmine prostitute. Ma a costoro po- 
Irebbesi rispondere, che negli odiatori degli nomini, in 
cui le malvagie passioni fanno T ultima prova è quasi 



ISS SULLA fELLAGRA 

Sempre ammalalo il fegato, e da esso derivano molte for* 
me di bitorzoli principalmente al viso. 

Il celebre Storico Guicciardini rilenendo la lue di ori-' 
gine americana significò l'idea medica, che intorno ad 
essa dominava di più a' suoi tempi. Sembra secondo Spren- 
gel , che gli Spagnuoli simili alla Lupa di Dante, non mai 
satolli del sangue e dell'oro dei miseri Indiani, li co- 
prissero davanti all'Europa di ogni qualità di calunnie per 
diminuire l'orrore di tanta strage. Ma le calunnie svaniro- 
no, e l'oro che fugge dagli inerti, e corre all'industria 
come l'acqua alla china ritornò all' America. Per altro uo- 
mini sommi entrarono nella sentenza suddetta, la quale 
ebbe molto incremento dai celebri lavori di Astruc,e Mor- 
gagni vanto della Romagna, e dell'Italia parlando dei Lu- 
panari di Roma, coi quali il Poeta di Venosa adopra l'e- 
piteto olens (olenti in fornice, lib. 1." sai. 2.") afferma che 
in essi erano individui di tulli i paesi del mondo vecchio 
e che vi mancava questa infezione, perchè vi mancavano 
quelli dell'America, sdegnalo contro Patin,che aveva so- 
stenuto il contrario. 

In ogni modo è certo almeno, che dopo V ardimento 
deW uomo della Liguria (\\ìt%\.\ terribili mali, questa causa 
prima di malsania pubblica acquistarono un'estensione, 
un dominio, una malignità fin allora ignota. Sappiamo 
da Fracastoro, che la forma in cui si presentavano prima- 
era l'ulcera, e che nelle trasformazioni assumevano quasi 
sempre quella di una malattia cutanea sordida, lebbrosa. 
Da questo sull'esempio degli Arabi pensò Berengario da 
Carpi al mercurio, ed acquistò fama , e ricchezza. E nella 
maggior parie di Europa gli Spedali dei Venerei presero 
il luogo degli Spedali dei Lebbrosi del medio Evo, e ìa 
lebbra dell'oriente, e del settentrione si ridusse alle sue 
vecchie località e negli altri paesi o scomparve allora, o 
cambiò fìsonomia. 

Osservando la Ine nelle sue apparenze dì malattia ea- 



FRONTALI 1S9 

(anea si trova qualche analogia con tutte le altre scbifose 
impetigini non esclusa la pellagra. Come in questa le com-^ 
plicazioni variano secondo la dialesi, ed i processi nutri- 
tivi si turbano in modo, che a malattia avanzata vedesi 
sugli individui affetti un aspetto di precoce e particolare 
vecchiaja. Le mucose si esulcerano e separano umori acri 
e pravi, se non che nella pellagra prevalgono piuttosto 
le escoriazioni e le fenditure, che le pustole, e le escre-- 
scenze. È difficile spegnerle affatto, tacciono per degli anni , 
e si rinnovano ad intervalli indeterminati rapporto al tem- 
po. Il sistema nervoso partecipa della condizione patolo' 
gica delle altre parti, ed i medici conoscono bene la mi- 
sera vita morale dei sifilitici, e dei pellagrosi. Nella pel- 
lagra venerea molta è la debolezza degli arti addominali, 
e molti i tremiti dei toracici; ed il vaneggiamento quando 
vi si unisce non è continuo, concitato, vario, ma sembra 
meglio un difetto di mente, un idiotismo periodico di 
lunga durata. In genere poi si palesa anche in questa, 
come in altre varietà di pellagra, molto disordine nell'a- 
zione della midolla spinale. Forse qualche volta è vera- 
mente ammalata, ma secondo l'anatomìa deve partecipare 
più spesso dello stato del cervello. Essa acquista nella 
specie umana qu'asi il carattere di un nervo, perciò la 
sua vita parziale è sottoposta sempre a quella del mag- 
gior centro nervoso. Già un uomo illustre trovò qualche 
analogia fra la pellagra, ed il delirium Iremens dei bevi- 
tori, e può ben accadere che in alcuni casi la condizione 
patologica del cervello, e delle vie digerenti e biliari sia 
come quella di quei miseri, che periscono di enomania. 
Anche la mutazione della voce, e l'affonia, che incontrasi 
spesso può essere fenomeno spinale per causa del nervo 
vago, ma per la medesima ragione, e per l'osservazione 
comparata di altri morbi parmi debba aversi anche fra i 
sintomi addominali. Ed in vero nei più terribili tifi gastrici 
la mancanza della voce, o la difficoltà di articolare le pa» 
role annanzia spesso un esito infausto. 



190 SULLA PELLAGRA 

Alcuni hanno fìsso in capo, che tutti i pellagrosi o 
tosto tardi abbiano da finire con tremori, o paralisi de- 
gli arti, e col delirio^ ma ciò non è certamente. Nella 
pellagra gastro-enterica coti dis^enleùai , che è la più fre- 
quente presso di noi, la vita si spegne con una lunga tabe. 
V ha stanchezza generale, mancanza continua di forze 
muscolari, molta sensibilità ai mutamenti di temperatura, 
ma non irregolarità o perdita di senso, e moto. Le facoltà 
mentali sono depresse ^ corte, le idee tristi, e vedonsi gli 
infermi parlare, e lagrimare insieme, non vaneggiare. Un 
certo Massari di S. Mauro, di cinquantadue anni , padre di 
molli figli venne da me nel 1848 per mostrarmi le mani 
guaste di pellagra. Poco egli pensava allora a quella af- 
fezione, e forse i miei consigli non furono accetti perchè 
non ne seppi più nulla. Nel principio di dicembre scorso 
alquanti giorni prima della sua morte si ricordò nuova- 
mente di me e volle vedermi. Tulli i capegli erano dive- 
nuli bianchi, e l'impronta di una vecchiaja ben avanzata 
era sul suo viso lungo, arsiccio, e magro. Occhi cisposi 
e lagrimanli, cellulare della bocca guasta, mani scarne 
ma liscie, affezione pedicolare, non tremiti, non deliri. 
E il marasma era tale, che sarebbesi polulo chiamare la 
sua malattia un'atrofìa generale, lo lo riconobbi appena. 
La famiglia mi disse poi, che da più di un anno le sue 
dejezioni erano involontarie, che non aveva quasi piume- 
moria, non curavasi più di niente, non dimandava che 
del cibo, e pareva affetto di bulimia. Anche la moglie di 
un certo Alessandro Villa, che abita pure in S. Mauro 
potrebbe in questo servirci di esempio. Il dorso delle ma- 
ni le cominciò a crepare, ed a squamarsi olio anni ad^ 
dietro, come Ella asserisce, e la sua salute divenne sempre 
più languida. Prima era ben sana, e fu madre di figli ro- 
busti. Giunta all'epoca critica delle donne ebbe a patire 
palpitazioni, affanno di respiro, movimenti di vertigine. 
Aveva grave e stanco il bulbo dell'occhio, e la vista si 



FRONTALI 191 

oscurava qualche volta, e non vedevasi davanti che delle 
scintille. Ora trovasi in termini peggiori. La dissenteria si 
alterna con un'edemasia generale, la lingua è rossa con 
una striscia bianca in mezzo: bocca escoriala, calore in- 
normale, lagrime e guai continui, e quantunque ormai 
all'estremo della vita si alza un poco tutti i giorni, e non 
ha tremori, uè aberrazioni mentali. In breve io ripeterò 
ancora una volta, che non è possibile determinare una 
nota di sintomi certi spettanti alla pellagra; perchè essa 
può associarsi a tutte le cachessie, e vestirne le forme. 
Una giovine donna di ventidue anni moglie di un certo 
Vespignani contadino benestante che abita in Barbiano vi- 
cino alla via di Lugo, è travagliata da un vomito conti- 
nuo, che le dura da due anni. Non ha figli, non è men- 
slruala, ed il vomito cominciato cogli amplessi conjngali 
pareva legalo ad una maniera particolare di vita uterina. 
Ma la diagnosi si è cambiata col tempo e la maggior parte 
dei medici, che hanno visitala la donna s'accordano nel- 
r attribuirne la causa ad una alterazione scirrosa del pi- 
loro. Ora a questa infelice languente sul fiore degli anni 
appariscono di primavera crepature e squame ai meta- 
carpi ^ né certamente alcun medico ha mai posto fra i sin- 
tomi, € gli esiti della pellagra, l' emesi e le degenerazio- 
ni scirrose, lo osservo questa donna con assai diligenza, 
perchè la detta complicazione morbosa mi sembra di molta 
importanza nello studio della pellagra. La quale poi si 
presenta nei venerei nel modo, che ora dirò. Un contadino 
di circa trent'anni, di piccolo corpo, ma di costituzione 
atletica, mercante di bestiami, gente non tanto morale 
presso di noi, acquistò in Lugo nel settembre del 1860 
un bubone d'emblée, come dicono i Francesi. Giunto alla 
grossezza di una noce non aumenta di pili, duole, impe- 
disce il libero movimento dell'arto, ma sembra impietrito. 
Le sottrazioni sanguigne locali, gli empiastri emollienti ba- 
lenati con una soluzione d'idtoclorato di amoniaca^ delle 



192 SULLA PELLAGRA 

pillole di calomelano preparato a vapore, formate coli' e- 
strallo di cicuta, calmano il dolore: e nulla di più. Anche 
la pressione continuata per più di un mese non condusse 
cambiamento alcuno. L'ammalato attendeva ai suoi affari, 
ma era di malavoglia, non tollerava più il vino, e tutto 
l'inverno ebbe disordini di sanità. Inappetenza, cefalea, 
palpitazioni di cuore, sonni leggieri ed inquieti, stan- 
chezza spontanea. Sul finire di marzo il bubone fece 
una punta, e fu aperto, e ne uscirono poche materie, 
che cessarono presto. E come egli rallegravasi, che final- 
mente fosse guarito , cominciarono a corrergli per la vita 
dei dolori erratici, e delle fìtte quasi continue, subitanee, 
rapide, gli passavano sulla regione dell'omero fino all'ar- 
ticolazione dell'avambraccio. Nella gola comparvero ul- 
ceri granellose, e dai folicoli palpebrali usciva un umore 
puriforme. E l'epidermide sul metacarpo si assottigliava, 
diveniva più lucente , e si alzava in tante scaglie circola-» 
ri, per le quali vedevasi come scoperto , e tagliato da pic- 
cole fenditure il tessuto inferiore. I capelli in prima neri 
divennero di un colore sbiadato, e pieni di forfora cade- 
vano, e la faccia appariva come lineala di striscie rosse. 
Fin qui si ravvisa una semplice affezione sifilitica, ed in- 
vero col liquore del Vanswieten , con bevande diafore- 
tiche , e dei bagni scomparve sul finire dell'estate. Ma l'anno 
dopo nel mese di marzo la cute gli divenne secca, e ri- 
gida, il respiro affannoso , e sentivasi un calore urente alla 
regione dello sterno, ed in luogo di scaglie apparvero sul 
dorso delle mani sucide croste, che presto divenivano nere, 
e cadevano lasciando di sotto un'ulcera di fondo giallo, 
pallido lardacea. Le sofferenze morali del maialo destavano 
compassione. 

I preparali di mercurio, e di jodio mal tollerati dai 
pellagrosi per lo stalo irritabile delle prime vie sono di 
vantaggio nella cura della pellagra venerea, e sarei di- 
sposto a crederli giovevoli anche in alcune altre varietà 



FRONTALI 193 

adoprati con senno, ed a tempo debito- Intorno a questo 
io non ho ancora prove sufficienti di fatto, ma è indubi- 
tato, che il sangue dei pellagrosi, e dei siffiliricì con sin- 
tomi terziaij è nero, e squagliato. Neil' ammalalo suddetto 
io promossi la guarigione delle ulceri delie mani col su- 
blimato, e col joduro di ferro, perchè tutti sanno, che 
la cicatrizzazione delle piaghe è difficile in coloro, nei 
quali il sangue, quella carne colante si coagula male. Ma 
il ristabilimento di costui non è ancora sicuro, perchè in 
una donna affetta di pellagra uscita da infezione venerea 
il male si presenta sempre da parecchi annf al cominciare 
della calda stagione, ed ora è custodita in una stanza per- 
chè soggetta a vaneggiamenti periodici, a convulsioni, a 
paure iniprovise, ed è tremante, ed appena sì regge. Nei 
primi tempi del morbo per falsi principj di pudore Ella 
non volle soltoporsi a cura alcuna, e lasciò lungamente 
in loro balìa i mali venerei primitivi , e secondar]. In prin- 
cipio le si manifestò nella palma delle mani una forma di 
ictiosi, che stendendosi alle dita lasciò nudo con molto 
soffrire dell'inferma il corpo papillare, e le guastò anche 
le unghie. L'anno dopo l'ictiosi cambiò località e fisiono- 
mia, e -si fissò sul carpo, e sul metacarpo associandosi a 
pustule umide di un rosso carico nella faccia. E qui non 
è fuori di proposito avvertire, che quando questo colore 
svanisce incomincia il vaneggiare della donna, e cessa co- 
me ritorna. In breve la periodicità de' suoi delirj è legata 
tanto a questo modo della cute facciale, che spesso per 
richiamarla ad un uso migliore della mente bisogna un- 
gere le pustole con unguento stibico,o bagnarle con una 
'tintura di cantaridi. Le sue idee sono sempre tetre; im- 
magina la casa bruciata, il marito in mano dei terribili 
assassini della Romagna, i figli strappati dal seno di Lei 
per barbara voluttà di vendetta. E piange e lamentasi di 
non poter morire accennando, che presto saprà cavarsi 
d' impaccio. 

N. Ann. Se. Natur. Serib III. Tomo 7, 13 



194 SULLA PELLAGRA 

Ora riflettendo con attenzione alla mania suicida dei 
pellagrosi dietro il concetto, che io ho della pellagra ne 
emerge la conseguenza, che tale insania mentale deve tro- 
varsi anche fra le altre classi della Società, che non sono 
soggette alla cronica dermatosi, ma che sono soggette a 
lunghi patimenti fisici e morali. La miseria conduce al 
suicidio, ha detto Esquirol , giudicando falsa quella pro- 
posizione di Voltaire, essere cioè i ricchi ed i fortunati 
del secolo quelli, che finiscono volontariamente i loro 
giorni. E la miseria guardata da lutti ì lati è anche ud 
terribile mal morale. La maggior parte degli Scrittori di 
malattie mentali pongono la sede del suicidio nel cervello 
osservando, che tanto i dolori fisici, che i morali hanno 
necessariamente luogo nella sostanza, che li percepisce. 
Un carattere ben distinto di sofferenza nervosa vedesi sem- 
pre in ogni genere di pellagra, e questo dimostra quanta 
parte abbia mai il cervello in questa sordida malallia, in 
cui il suicidio sembra l'effetto di uno stato patologico del 
detto viscere complicato a quello dei visceri gastro-epatici 
come il ventricolo, ed il fegato. Qualche volta la condi- 
zione morbosa cerebrale è unita anche ad una irritazione 
cardiaca, o particolare angioidesi come nella pellagra de- 
gli ipocondriaci, e degli scorbutici , e le affezioni del cuore 
hanno certamente molla parte nella morte spontanea. E 
qui è utile di considerare, come nella pellagra enterica, 
che ha la sua ragione negli iniestini crassi, principalmente 
nel colon ascendente, e negli involucri vicini, accompa- 
gnata da dissenteria, e da infarcimenti del mesenterio con 
esito di lunga tabe non siavi mai conato di finire volon- 
tariamente la vita. La patologia comparativa può ajularcì 
in quello, che si è detto di sopra. Nella nostalgia il di- 
sordine comincia dalla mente tanto che i vecchi nosologi 
francesi Sauvages e Pinel la posero fra le varietà della 
follia. Col tempo le funzioni del sistema sanguigno, e re- 
spiratorio, dell'apparato digerente, e del muscolare si al- 



FRONTALI 195 

lerano, e se il male progredisce l'individuo rimane vittima 
di una complicazione morbosa molto simile a quella della 
pellagra, ovvero perisce di suicidio. Secondo il celebre 
Prichard accade il medesimo nello spleen degli Inglesi. Di 
più Esqnirol ha trovato e descritto in Francia una ma- 
niera di suicidio^ di cui nessuno prima di lui aveva par- 
lalo in quel paese. È importante di riferire le sue mede- 
sime parole, poiché questa è la vera descrizione della ma- 
nia suicida dei pellagrosi senza la dermatosi solare. « Il 
est des individus qui à la suite de causes physiques, ou 
morales variables tombent dans l'affaissement physique dans 
le découragement moral: ils ont peu d'appetii, une dou- 
leur sourde de la lète, des chaleurs d' entrailles, des 
borborygraes, de la constipationi néamoins leur extérieur 
o'indique aucun aulre désordre grave de sauté: chez les 
femraes quelqnefois le menslrnesse supprimenl. Plus lard 
ces malades onl les trait tirés, le regard fixe et inquiet; 
le teint est pale, ou jaune; ils se plaignent d'une gène, 
de douleur à l'épigastre, d'une sorte d'engnurdissement 
de la tele qui les empèche d'agir. Ils ne font point de 
mouvement; ils aiment à rester conche, ou à étre assis; 
ils s'impatienlenl lorsqu'on veut leiir faire faire de l'exer- 
cice; ils abandonnent leurs occupations ordinaires, négli- 
genl leurs devoirs domestiques, sont indifférent pour les 
objeis de leurs affections; ils ne veulent ni s'occuper d'af- 
faires, ni converser, ni étudier, ni lire, ni écrire; ils re- 
doutenl la sociélé, et sur tout les importunité aux quelles 
celle maladie les expose. Afflìgés de cet état ils onl des 
idées noires; enfin désespérés de leur nullitè, ou prélen- 
due nullité qu'ils croient ne pouvoir jamais surmonter, 
ils désirent la mori, la réclament, et souvent se la don- 
nenl voulant cesser de vivre, parce qu'ils croient ne pou- 
voir plus remplir les devoirs de famille,oude la sociélé.- 
Ces malades ne déraisonneni pas, leur impulsion au sui- 
cide est d'autant plus fori qu'ils onl eu plus d'occupa- 



196 SULLA PELLAGRA 

tipns liabituelles, et plus de devoìrs à remplir. Cette mala- 
die peni persister pendant plnsienrs raois, pendant denx ans, 
alterner avec la manie, avec la sanie peifaile; quelques ma- 
ladcs etaicnt pendant six raois maniaques ,ou bien portans, 
et pendant six autres raois accablés par le sentiraent de 
leur irapuissance physique, intellcctuelle, e morale, qui 
leur faisait désirer la mort. )> 

L'uomo ha bisogno di sensazioni, come ha bisogno 
di credere, di sperare, di vaneggiare cercando un'avvenire 
più bello, che gli fugge davanti come un'ombra vana. I 
Poeti chiamarono la vita un'inganno, e l'uomo in mezzo 
alla miseria, circondato da piccoli figli coperti di laceri 
cenci, e giacenti sull'umida terra in affumicati abituri 
muli di luce conosce presto quest'inganno. Guai per lui 
se le fatiche eccessive, se i palimenli continui esaurirono 
la sua potenza nervosa, e se l'immaginazione, che forma 
la poesia della vita si è seccata. È celebre quel detto di 
Tacilo nel Dialogo de Oratoribus « chi è sano, e non 
altro, è mezzo infermo, importa essere lieto e pronto ». 
Nella guerra di Russia i soldati italiani per causa della 
vivacità del loro spirito, e della loro fantasia soffrirono 
meno degli altri, e mantennero un'intrepidezza di carat- 
tere ammirata con poco loro vanlaggio dall' Europa intera. 
E questi soldati, dice Arlaud nel lii)i'o intitolato l'Italia, 
erano tolti dalle molli abitudini delie feste, e dei teatri, 
i loro pensieri quando perivano così miseramente, aggiun- 
ge Walter Scott nella vita di Napoleone, si volgevano 
forse al clima temperato, ed alle delizie dell'infelice loro 

patria. <( The un happy Italians whose thoughts 

when perishing somiserably must bave been on their own 
mild dìmate, and delicious country ». 

In quanto poi al genere di morte sciello dai pellagrosi 
suicidi è ormai fuori di dubbio, che trovasi vario secondo il 
genere della pellagra. Nella cefalica alcuni muojono coll'ap- 
picamento^ col gettarsi giù da luoghi elevati, altri col 



FRONTALI 197 

tagliarsi la gola , o col rifiutarsi affallo di prendere cibo. 
Nella gastro-epatica, che incontrasi quasi sempre nei 
miserabili domina l'annegamento. E questa morte, come 
dissi già nell'altro scritto, che ebbi l'onore di dirigere 
alla S. Vostra, è comune a lutti quelli, cui opprime una 
miseria desolante , e che per la qualità della loro mente 
sono inerti, e pusillanimi. 

Un certo Antonio Noni Faentino di circa quarant'anni, 
di ottima derivazione, e di otiima sanità, dopo di avere 
sofferto nel giuoco perdite fìsiche e perdite morali si ri- 
tira alla campagna in un piccolo podere, che gli era ri- 
masto. Vi fabbrica una casa , attende ai lavori agrarj , ed 
i suoi giorni passano lieti almeno all'apparenza. Con lui 
era una vecchia madre piena di religione, consolavalo, 
che quasi genio tutelare conducevalo nella via dell'onore. 
Vissero alquanti anni insieme, o piuttosto patirono insie- 
me perchè le rendile loro erano assai tenui. La madre 
mori di apoplessia. Solo que"slo infelice degno di sorte mi- 
gliore coltiva le sue terre, e per cavarsi d'attorno gli 
usuraj soffre anche la fame. Educalo civilmente non pa- 
lesa i suoi travagli, e spaventato la notte dai ladri lamen- 
tasi dicendo, che per gli uomini onesti c'era poco posto 
sulla terra. Non mutamento noto di sanità, o di ragione 
se non che gli divenne epatico il colore del viso. Una 
mattina sul finire di maggio si veste da festa, chiude le 
finestre e le porte della casa, getta le chiavi nel pozzo, 
vi si bulla dietro egli stesso e muore. 11 fegato aveva sul 
lobo destro alcune bolle gialle piene di un umore sieroso 
inodoro, in genere poi era tutto atrofizzato, e flacido. Se 
la pellagra non era nell' uomo suddetto allo stato latente, 
nelle mani non ne ebbe mai segno certamente, ne sembra 
poi molto proprio chiamare con questo nome quei lenti 
processi , che nascono nel sistema digerente per lunga 
solferenza morale unita ad uno scarso e cattivo nutrirsi, 
e che possono col tempo promovere la risipola esterna. 



198 SULLA PELLAGRA 

Io potrei cilafe molti esempi di miserabili , che qnanlan- 
qiie legali alla vita per vincoli sacri cercarono la morte 
nel modo discorso, e furono salvi per pronto ajnto. Nu- 
triti poi, e vestiti meglio sentirono nascere in loro nuove 
speranze. In genere quelli, che presso di noi vivono in 
un'estrema miseria hanno poca mente, sono inerti, gia- 
ciono lungamente in letti sucidi , osceni. Ed ammalano 
spesso di febbre tifoidea, che nelle particolari famiglie di- 
mostra sempre un carattere contagioso, e quando molli 
sono attaccali nel medesimo tempo, in alcuni compariscono 
le forme petecchiali, altri si coprono di larghe ed irre- 
golari vibici, altri di migliare, e qualche velia vedesi an- 
cora il morbus maculosus Werloff. 

E tornando alla pellagra dirò in ultimo, che guardata 
anche come semplice malattia locale delle estremità meri- 
terebbe neir esercizio medico molta considerazione per i 
rapporti delle medesime colle grandi cavità del nostro cor- 
po. Intorno ai quali rapporti ecco alcuni casi di medicina 
pratica tolti dalle varie malattie osservate. 

Annunziata Drei moglie di un certo Calderini domi- 
ciliato alcuni anni addietro nelle vicinanze di Faenza am- 
mala di gravissima febbre puerperale. Ha circa treni' anni 
è madre di parecchi figli, ed il suo volto mantiene le trac- 
eie di quel bello delle clorotiche, che presto si perde. Ri- 
dotta a mal partito i suoi mi fanno l'onore di chiamarmi 
a consulto in unione al Sig. Doli. Cavalli distinto medico 
di Faenza, già tanto benemerito dell'arte ostetrica nei no- 
stri paesi. Dolevasi costei da molti giorni di trafitture con- 
tinue ai piedi nella regione dell'astragalo, e del calcagno, 
ed il lendine di Achille era cosi leso, che l'articolazione 
dell'arto riusciva difficile e dolorosa. Dalla condizione del- 
l'inferma noi tenemmo quei dolori locali come secondarj 
legati ad affezione addominale, e dallo stalo umorale della 
puerpera dubitammo non si fosse formata qualche raccolta 
purulenta. E quantunque dall'esplorazione delle pareti del 



FRONTALI 199 

basso ventre non si ricavasse nulla furono prescritti degli 
empiastri ammollienti da tenervi sopra. Dopo alcuni giorni 
ci parve di sentire una fluttuazione profonda un poco al 
disotto dell'ombelico, ed il Sig. Doli. Cavalli onde non 
perder tempo, poicliè i polsi della donna erano appena 
percettibili , fece in quel luogo un piccolo taglio longitu- 
dinale dietro la linea alba, e scoperto il peritoneo lo feri 
colla punta de( bisturi. Scaturì allora una gran quantità 
di pus denso, che durò poi per circa dieci giorni. Cessa- 
rono subito le Irafìtlure dei piedi, e l'ammalatasi ristabili 
perfettamente. Ha partorito altre volte , e so che anche ora 
sta bene. 

Giovanni Conti agricoltore di Gajano era di forte com- 
plessione, ed a cinquanta quattro anni non era mai slato 
malato. Entrogli in casa una febbre tifoidea, che si ap- 
piccò quasi di un trailo ad una giovine nuora, ed a cin- 
que suoi figli. Egli pronto di spirito li serve tulli coll'a- 
more di un padre: ed ha il compenso di vederli sorger 
lutti da lunghissimo morbo. Dopo alcuni mesi gli nascono 
con molto dolore dei crepacci nelle dita dei piedi, i quali 
divengono gontì ed immobili. La notte non trova sonno, 
e sembragli di sognare vegliando. Accorgendosi, che io 
esaminava con molta attenzione quel guasto dei piedi dis- 
semi ridendo di non capire come gli si fosse attaccata la 
malattia delle bestie con allusione alla epizoozia aftosa do- 
minante allora nella specie bovina. Intanto comparivano sul 
petto e sulle braccia alcune rare macchie petecchiali, e 
sollevando i lenzuoli sentivasi un odore di sorcio, che fa- 
ceva l'efFello di un errinni. Polsi lenti e depressi, vanilo- 
quio, lingua tremula e rossa, urine bianche. Nel quinto 
giorno cessa il dolore dei piedi, nel sesto faccia ipocratica. 
Del settimo morte. Intestini tenui flacidì, macchiati di nero 
e perforali in due punti. 

Luigi Berardi possidente di Felizio ammogliato con 
prole, dì temperamento nervoso, di trent'anni, nella con- 



200 SULLA Pellagra 

valescenza di una febbre gastrica svegliasi una notte con 
un male, ed un brucciore intolerabile al dorso ed alle dita 
dei piedi. Non può tenerli coperti, ed è costretto di le- 
varsi, e di bagnarli con acqua di malva; sul venire del 
giorno tace il dolore, ma ritorna la nolte seguente accom- 
pagnato da spasmo clonico, a cui successe la febbre. De- 
lirio gajo, gesliculazione continua, posizione invereconda, 
meteorismo, cute fredda, sete ardente. In febribus non 
interinittentìbus si partes externae algent , internae iirun- 
tur , et sìtunt leihale est. La vita dell'infermo finì la 
notte quinta. Dopo morte vi furono defezioni di atro sangue. 
Leonardo Giommi cancelliere del Governo di Castel 
Bi)lognese , di quarantasei anni , ipocondriaco , di cattivo abi- 
to di corpo; soggetto a dolori ischialgici , di molto inge- 
gno , e consumato nei lavori di uflìzio ammalò l'anno scorso 
di dissenteria. Aveva l'ipocondrio sinistro duro e teso, ed 
i piedi edematosi, e 1' affezione dissenterica era in lui co- 
me l'esito di un lungo patire. Quando comparvero nel se- 
cesso le caruncule già notate da Ippocrale incominciarono 
i piedi a dolergli in tal maniera, che non lamentavasi che 
di quelli. Furono poi colpiti da paralisi, come accade spesso 
in questi morbi, e nella colica saturnina, un braccio, ed 
una gamba, e la sua vita sì spense. Nella sezione del di 
lui corpo trovò un mio bravo amico una milza enorme, 
che non ricordo quante libbre pesasse, inforcimenti nel 
mesenterio, e molto siero nei ventricoli del cervello. Que- 
sto fenomeno non è raro, e già tutti sanno, che alcuni 
medici illustri dissero perfino nell'encefalo la causa delle 
gravi spasraodie intestinali, e che un celebre patologo ha 
posto la dissenteria nelle malattìe di diatesi sierosa. 

In una figlia di Battista Folli del comune dì Faenza, 
ammalata di timpanite, l'idrope secca di Ippocrate, scom- 
parve l'immenso volume dell'addome dopo acute punture 
dei piedi, ed annunziarono la morte i sudori algidi , le li- 
poUraie , il singhiozzo. Ora senza andar tanto per le lunghe 



FRONTALI 201 

è certo, che ì piedi hanno stretti rapporti colla cavità ad- 
dominale, e che possono indicare spesso i gravi disordini 
patologici di essa. Le mani poi corrispondono più diretta- 
mente colla cavità toracica, e colla cefalica. 

Un Reverendo Canonico di un agiata famiglia di Bri- 
sighella, nell'età di trentatre anni, sentesi un dolore ottuso 
permanente alla regione destra del torace, e gli sorgono 
nello stesso tempo panericci spasmodici nelle dita delle 
mani che durano a presentarsi alcuni mesi. È ben noto, 
che il piegarsi delle unghie, il calore urente della pialroa 
delle mani, le macchie rosse alla base del pollice, gli 
edemi parziali dei metacarpo entrano fra ì sintomi dei 
morbi lenti del polmone. I tumori nel Sig. Canonico pre- 
cedettero ed accompagnarono una mortale tubercolosi. 

La moglie di Francesco Cassani di Felisio, giovine, 
sana, avvenente fu nel mese di maggio alcuni anni addie- 
tro travagliala da prurigine fastidiosa alle dita delle mani, 
e principalmente ai polpastrelli, i quali poi irritati da lei 
per la molestia, che ne provava davano sangue. Non vi si 
vedeva alcun principio psorico, erpetico, e dopo qualche 
tempo assalita da gagliarda febbre, e da follia soffri fino 
all'autunno, in cui avendo per mio consiglio cambialo 
paese ed essendo poi rimasta gravida si riebbe affatto. 

Barberina Cimatti, che dimorava una volta a Gajano, 
di temperamento nervoso sanguigno, nel vigore, e nel brio 
della pubertà, dopo la perdila istantanea della menstrua- 
zione avvenuta in una paura, incominciò a corrodersi coi 
denti le unghie, e la prima falange delle dita, poscia presa 
da anoressia divenne insonne, iraconda, e maniaca. Il ri- 
torno dei nienstrui, idee più care, primi amori le ritor- 
narono la salute dopo assai tempo. 

Un Signore di Foilì affetto di manomania periodica, 
e che io ebbi l'opportunità di visitare assai volle, nei 
giorni che precedevano l'accesso, morsicavasi le unghie, 
e le dita con grande ansietà, e tanta era l'irritazione di 



202 SULLA PELLAGRA 

queste parti, che spesse volte radevale con on temperino 
fino a portarne vìa la cuticola. 

È ^ià stato osservalo, che questa condizione irritativa 
delle estremità delle dita, questo bisogno di morsicare e 
di raschiare le unghie, trovasi anche in istato di sanità in 
quelli , che hanno una tensione abituale di cervello. 

Ora adunque potrò dire, che la pellagra come malat. 
tia delle estremità degli arti può negli agricoltori unirsi, 
ed essere sintomo, a tutti i funesti lavori patologici che si 
preparano lentamente nella cavità cefalica, toracica, ad- 
dominale. Come morbo cutaneo ha poi la sua sfera di azio- 
ne indipendente, o l'acquista col tempo. Forse dalla for- 
ma, che assume presentandosi ora in isquame, in fendi- 
ture, in croste di varia grandezza, e colore, umide, sec- 
che , ora in escoriazioni diverse , o prurigine erpetica si 
potrebbe cavar mollo per la diagnosi e la prognosi dei 
mali compRgni, ma vi sarebbe bisogno di un numero gran- 
de di osservazioni, e di molto studio. Io rammento sempre 
che il celebre Testa nella prefazione al secondo libro delle 
malattie del cuore, parlando di Malpighi gloria d'Italia, 
e di un suo acerbo oppositore, il quale diceva, che il 
medico deve essere pratico, aggiunge col cervello riem- 
pito avanti di filosofia ed allevato nella contemplazione, 
e nello studio delle cose naturali. 

Io avrò forse abusato della bontà della S. Vostra, 
ma la prego di scusarmi, e di attribuirne la causa all'a- 
more, che Ella pose in me per questi studj. E con ciò 
le manda tante grazie, e tanti affettuosi saluti. 

Solar olo 24 Febbrajo 1863. 



Il suo Obb.mo ed Aff.mo Discepolo 
Francesco Frontali. 



203 

OSSERTAZIOKI 

SOPRA I DUE ULTIMI FASCICOLI DI LICHENI 

{Lichenes helvetici exsiccati fase. XXV-XXVI.) 
VUBBX.ZCATZ 

DALLO SCHAERER nel 1852. 



DEL DOTI. A. PROF. MASSALONGO 



Verso la fine del 1852 il cehb. Lodovico Emmanuele 
Schaerer parroco di Belp presso Berna, pubblicava due 
nuovi fascicoli di licheni secchi (fase. 25-26) in seguilo 
ai 24 già pubblicati, che si legano colla sua ultima opera 
Enumeratio critica Lichenum Europaeorum. 

Comprendono questi due fascicoli òO numeri, cioè dal 
n." 601 al 650, dei quali si proponeva lo Schaerer pub- 
blicare in quest'anno quelle illustrazioni e decisioni, che 
formare doveano un'appendice alla sua grand'opera Spi- 
cilegium Lichenum helveticorum. — Una penosa malattia 
sopragiuniagli poco dopo, e finalmente la morte (i) che 
lo incolse il 3 Febbrajo 1853, ha defraudata la scienza 
di uno dei suoi più valorosi campioni, e gli amici di 
un padre e maestro. 

Essendo ancora questi due fascicoli poco conosciuti, 
ho Slimato di non fare cosa discara ai Lichenologi , di 
pubblicare quivi, sopra essi, quella illustrazione di cui 
fatali e troppo amare circostanze ci hanno defraudato, rì- 



(1) Lodovico Emmanuele Schaerer nacque a Berna il 6 
luglio 1785. 



204 OSSERVAZIONI 

ducendo le specie e varietà pubblicate dallo Scfiaerer ai 
generi e specie confacenli alle moderne teorie della scien- 
za, onde essere così fedele alla promessa che ho falla 
nel mio opuscolo inlilolato Summa animadversionum in 
diios postremos fasciculos Lichenum Helveticorum ( Ve- 
ronae 1853). 

Verona 20 Marzo 1863. 



UsisEA BARBATA y LONGissiMA Schaer. 
(Exs. lidi. helv. w. 601.) 

U. Glauca, siraplicissima, flaccida, pendula, glabra, fi- 

brillis longis horizontalibus horrida: apolheciis. . . . 

Schaer. Enum. pag. 3-4. Spie pag. 609. 
Sin. Usnea longissima Ach. lich. pag. 629 (Reich. et Schub. 

exs. n. 44. Fide Schaer. ) 

0^5. Che sia questa la vera Usnea longissima di Acha- 
riits , noi posso asserire, cerio è però che poco o nulla dif- 
ferisce dal n. 402 dello slesso Sc/iaerer , del quale con fa- 
tica io terrei il n. 601 per una forma. 

ROCELLA TINCTORIA DC. 

(Exs. lich. helv. n. 602) 

R. Thallus teres, tandem nodulosus , ramis simplicibus 
vel bifurcalis, nudis, vel soredialis, sorediis medio- 
cribus. Apolhecia laleralia. Asci clavari 8-spori , pa- 
raphysibus laxis obvallali, sporidii oblongo-cylindra- 
cea curvula, quadrilocularia, diam. long. O^i^jOlSS, 
transv. 0mni,00366. 

Sin. Rocella lincltnum Bahuin (Fide Ach.)- Rocella tin- 
clovia DC. (Non Ach.) FI. Fr. pag. 334. — Ach. Sy- 
nop. pag. 243. — Lich. pag. 439. — Fries lich. Europ. 



DEL PROF. niASSALONGO 205 

pag. 33. — Monlag. Crypt. Can. pag. 101. -- Schaer.! 

Eniim. pag. 7. — Engl. Boi. lab. 21 1. Dorlrs. Framm. 

lidi. Giorn. Ilal. Bot. Ann. 2. 1846. pag. 221. 

Osser. I lichenologi agitarono fino dai tempi di Acha- 
rius la questione se la Rocella phycopsìs , fosse o nonna 
varietà della R. fucìformis: io invece sarei piuttosto pro- 
clive a credere la R. phycopsìs una varietà della R. tin- 
ctorìa. Debbo inoltre notare che se Bauhìno chiamò questo 
lichene R. tinctorum , dovrassi sostUuire il suo nome a 
quello del De Candolle. 

Raualina scopdlorum V. HCMiLis Schaer. 
(Exs- lich. ìielv. n. 603.) 

R. Thallus tereli-compressHs laevigatus rugoso-lacunosus, 
apolhecia plerumque terminalia ampia. Asci oblongi 
8-spori, paraphysibus apice clavalis-fuscescentibus, 
obvellatis, sporidia elliptico-subincurva diaphana, 
diam. long. 0i''n,009O, nsqne ad Omm,oi22, Iransv. 
Onim.OOSeè. — Tab. nost. III.^ fig. 1.' 
Abit' Vive sugli scogli marini nell'Isola di Corsica (Re- 
quien. ). 

Osserv. Bellissima varietà si è questa della R. scopu- 
lorum,e&e nella forma degli sporidi! poco differisce dalla 
specie, il collocamento degli apotecii, e la forma del tal- 
lo, abbastanza ne la discoslano, da meritare un nome di- 
stinto. Il suo aspetto è quello della R. polymorpha. 

Cetraria Bavarica Kremphb. In Fior. Reg. 1851. 
{Schaer. Lich. helv. exs. n. 604.) 

Abit. Vive sui tronchi di pino nella Baviera superiore 
(Kremphb.). 



206 OSSERVAZIONI 

Cetraria Laureri Kremphb. loc. cit. 
{Schaer. Lich. helv. exs. n. 605.) 

Àbit- Vive nei luoghi stessi della precedente (Kremphb.). 
Osserv. Io non conosco la descrizione ed i caratteri 
pubblicati sopra queste due specie dal suo scopritore, che 
d' altra parte sono troppo imperfette nei miei esemplari , per 
essere suscettive di un giudizio, prive come sono eziandio 
di apotecii. — Tuttavolta se da questi incompleti fram- 
menti dovessi giudicare , direi che la prima specie per la 
forma del tallo, che tanto ricorda quello della C/arfon En- 
divìaefolia, sembra essere una specie distinta, la seconda 
(n. 605) non differisce dalla Cetraria glauca, che per la 
superficie inferiore del tallo , che è biancastro lucente. 
Sommessamente però la terrei piuttosto per una varietà della 
C. glauca anziché una specie distinta, non essendo raro 
di vedere nello stato giovanile di questa, T ipotallo di co- 
lore biancastro. — Per altro, lo ripeto sopra così brutti 
esemplari, è azzardato ogni parere. — La Cetraria Ba- 
varica vive anche nel Veneto, e ne posseggo un esem- 
plare raccolto nel Cadovìno dal Cav. Berenger sotto il nome 
di Cetraria glauca. 

Umbilicaria tellea ^ DEPRESSA A PAPYRiA Schacr. 
{Exs. lich. helv. ri. 606.) 

U. Tballo tenui subtus papilloso: papillis aliis in pilos 

produclis. Apotheciis .... 
Sin. Umbilitaria hirsuta ^ papyria Ach. Meth. pag. 109. 
— Umb. depressa a hirsula A murina Schaer. in Se- 
ring. Mus. I. pag. 93. tab. 10. fig. 1. 
Osserv. Veruna papilla del mio esemplare, vedesi tra- 
sformata o prolungata in pelo, ma tutte, formano un bello 
ed assai distinto sagrinamento, che non osservasi in verun 



DEL PROF. AIASSALONGO 2l)7 

altra delle Europee Umbilicarie. Anzi che varietà deW Um. 
vellea, io la sospetterei varietà o {orma àeìV Umb. anthra- 
cma.o meglio specie distinta. Fatalmente l'esemplare man- 
ca di apotecii, e nulla di positivo posso asserire. 

Hagema obscdra V. NiGRicANS Massal. 

Sin. Parmelia obscura ^ virèlla Scliaer. ! Enum. pag. 36. 

— Parm. obsc. v. nigricans Fr. — Lecanora nigri- 
cans FlOrk! Deut. FI. n. 91. — Parmelia obscura i 
adglutinata Schaer. ! Enum. pag. 37. — Exs. Schaer. 
lich. helv. n. 607. spec. med. (excl. spec. dext. et si- 
nist. in mea Collect. !!) et exs. 609 -! 

Osserv. Sotto il numero 607 pubblicò lo Schaerer 
due specie diverse: l'esemplare mediano è una varietà so- 
redifera della Parmelia obscura in nulla diverso dal n. 
609, i due laterali appartengono alla Borrera lenella! 
(Hagenia Dortrs. ). 

RiNODiNA Controtersa Massal. 
(Ricerch. pag. 16. fig. 23) 

Sin. Lecanora badia forma Schaer. in liti. 1851.— Leca- 
nora badia v. crustacea Massal. in tilt, ad Garov. — 
Parmelia obscura 3- caesiella Schaer. ! Enum. pag. 38. 

— Exs. lich. helv. n. 608. spec. sinist. (exclus. dext. 
ad Lecan. badiam referend.!!) Lecanora caesiella 
FlOrk (Fide Schaer.). 

Osserv. Sotto il numero 608 pubblicò la Schaerer, 
siccome apparisce dai sinonimi due specie diverse, anzi due 
generi distinti: il sinistro è una forma della mia Rinodi- 
na controversa ,\\ destro la Lecanora òacféflf genuina, con 
un frammento ò^W Aspicilia atro-cìnerea Massal. Che poi 
veramente il FlOrk abbia pubblicato sotto il nome di L. 
caesiella questo licheue, io ool posso asserire, anzi ne 



208 OSSERVAZIONI 

dubito, perchè nulla trovo nell'esemplare Schaereriano 
che ricordi il colore espresso dal nome specifico. 

Hageisia stellaris V. cARicAE Massal. 

H. Thallo irregulariter laleque espanso, centro compagi- 
nalo, in cruslam granulato-pulverulentam soluto, am- 
bitu laciniato lobato, arcte ad presso plano. — Apo- 
theciis nigricantibus caesio-pruinosis, margine eleva- 
to, cinctis. Ascis clavatis 8-sporis, paraphysibus sti- 
patis apice fuscescentibus obvallatis, sporidìiselliptico- 
ovoideis sub incurvis bilocularibus opacis, diam. long. 
0ram,oi22 usque ad Omm,oi83, Iransvers. OmmjOOGl. 
— Tab. nost. III. fig. 2. 
Sinon. Parraelia astroidea ^ caricae Schaer. ! Enum. pag. 
40. Exs. lich. helv. n. 610. — Parmelia Caricae Clem. 
Exs. in add. 302. 

Osserv. Non v' ha dubbio altro non essere questo li- 
chene che una varietà poco distinta dalla Parmelia stel- 
laris, e probabilmente anche la Parmelia astroidea Cle- 
ment. , che io non conosco, non sarà altra cosa. 

Parmelia quercifolia y revoluta Schaer. 
(Exs. lich. helv. n. 612) 

Sinon. Parmelia revoluta FlOrk. Deut. FI. n. 15.! 

Osserv. Nulla di interessante offre questo esemplare, 
tranne che una meschinissima forma della comunìssima 
Parmelia tiliacea. 

Placodium albescens t. a. crustaceum. 

P. Ihallo leproso-farinoso amylaceo saepe deliquescente, 
rugulosove , effuso, cinereo-albescenle , apolheciis con- 
fluentibus caesio-pruinosis, farinosis subsessilibus, 



DEL PROF. MASSALONGO 209 

bumectis, roseo-virentibus, orbicularibus , tandem 
contorlis planis vel concaviusculis, raargioe tumido fa- 
rinoso persisterne. Ascis ciavalis 8-sporis parapbysi- 
biis slipalis obvaIlalis,sporidiis diaphanis ovoideo-el- 
liplicis diam. long. 0n"n,0090, Hans. 0'n"',0061. Tab. 
nosl. III. fìg. 8. 
Sìnon. Parraelia pulchelia a caesia b crustacea Scbaer.! 

Exs. lich. belv. n. 611. 
Abit. Vive sulle roccie calcaree assai dure , ed anche pei 
muri. Nel Veronese è comunissìma. 
Osser. Per giustificare la mia classificazione dì questo 
lichene, basterà il sapere, che la Parmelia pulchelia (Ha- 
genia Massai.) con tutte le sue varietà caesia, dubia, 
semipinnata eie. pubblicale dallo Schaerer sotto i numeri 
347-348-349 , ha gli sporidi! biloculari e foschi. Del resto 
chi si farà a studiare pei luoghi natali questo lichene, non 
avrà a durare molla fatica, per convincersi non essere al- 
tro che una varietà della comunissima Lecanora galactìna. 

ACAROSPORA CERVINA TAR. PeRCAENA MaSSal. 

Sin. Lecanora cervina 7 percaena Schaer. ! Enum. pag. 56. 

Exs. lich. helv. n. 613. — ( Lecidea percaena Ach. 

syn. pag. 29.). 

Osser. Varietà è questa di pochissimo momento: sia 
poi rea\menle \a Lecidea percaena di Acharius,ho troppo 
alta opinione di quel lichenologo, per crederlo. La frase 
specifica offertaci dall' Àcharius della sua Lecidea, nulla 
ha a che fare col lichene pubblicato dallo Schaerer \ 

Placodidu Reuteei , Massai. 

P. Thallo albido-lulescente, centro albido-pulverulento, 
tartareo, anibilu lacìniato-lobato, laciniis centrifugis 
rugoso-plicatis, centro rimoso-areolato. — Apotheciis 

N. An>. Se. Natvr. SfiRiK III. Tomo 7. 14 



sto OSSERVAZIONI 

sessilibus disco atro-pruinoso, limbo crassiusculo. •— 
Ascis clavalls 8-spons paraphysibus ciavalis, obval- 
lalis, sporidiis ovoiden-ellipticis miniitis diaphanis, 
diati), longiltid. 0'nm,0076,lransv. Oi"" ,00260. — Tab. 
nost. IV. fig. 1. 
Sinon. Lecanora Reuleri Schaer! Eniim. pag. 69. — Exs. 
lidi. helv. n. 614. — Parmelia nuiralis ^ pulvinala 
Schaer.! Spie. pag. 418. 
Ab'H. Vive sulle roccie calcaree nella Svizzera. Nel Ve- 
ronese è comune sulle roccie oolitiche del M. Baldo 
(Corona), e sulla velia del M. Campofonlana ( Mon- 
te Castello). 

Osser. Per credere questa specie una varietà della 
Lecanora muralis , non vi ha altro criterio, che il ciescere 
nei luoghi stessi!! — Ha operalo quindi giustamente Io 
Schacrer se nella sua Enumeratio si è finalmenle deciso 
di tenerla per specie autonoma. 

Callopisma citkiisum V. soLUTUM , Massal. 

Sin. Lecanora flava a. oxylona b. soluta Schaer! Enum. 

pag. 65. Exs. lich. helv. n. 615. 

Osserv. ì.' unico apotecio che porla il mio esemplare 
mi ha svelato senza ombra di dubbio l'appartenenza di 
questo Lichene al Callopisma citrinum , anz\ che aì\d Lee» 
Flava. È questa una novella prova del quanto dobbiamo 
andar cauti nel credere ai noslri occhi, massime se affa- 
scinali e servi di una teoria. 

Placodium Albescens Massai. 
(Ricerch. pag. 25. fig. 39.) 

Sìnon. Lecanora muralis S albescens b galaclina Schaer. ! 
Enum. pag. 66-67. Exs. lich. helv. n. 616. — Par- 
melia incisa Fries lich. Europ. pag. 103. — LecaDora 



DEL PROF. MASSALONGO 211 

angulosa v. galactina FiDi k ! Deut. FI. n. 89. — Le- 

canora galactina Àch. 

Osserva Conviene perfettamente questo numero dello 
Schaerer col n. 89 di FlOrk, e cogli esemplari da me de- 
scritti col nome di Placodium albeseens nelle mie Ricer- 
che sull'autonomia dei licheni crostosi (Verona 1862) 
loc. cit. 

Pyrenodesmia Agardiana Massai. 
(Ricerch. pag. 23. Monog. dei Licb. Blast. fig. 31.) 

P. Tballo albido-cinereo v. furaoso-roseo tartareo-leproso 
contiguo. Apotheciis innatis sessilibus disco convexo 
fusco-alro, biiraeclato pallide fosco, margine Iballode 
tenui integerrimo albo evanescente. — Ascis subcla- 
vaiis octo-sporis, paraphysibus apice fiiscescentibus 
obvallatis, sporidiis eliipticis, medio dilatalis, epispo- 
rio crasso cinclis, diametro duplo longioribus. 
Sinon. Lecanora agardhiana Ach. Syn. pag. 162. — Schaer. 
Enuni. pag. 76! Exs. licb. beh. n. 617. — Spie. p. 394. 
Osserv. L'esemplare pubblicato dallo Schaerer e da 
me posseduto, è assai imperfetto, tuttavia ofTre i carat- 
teri della specie. 

Lecanora pallida v. saxicola Massai. 

L. Tballo membranaceo subcartilagineo ruguloso-squamu- 
loso effuso albescente, apotheciis tumidulis immargi- 
natis roseo albicantibus pruinosis sessilibus. Ascis 
8-sporis, paraphysibus stìpatis, obvallatis, sporidiis 
eliipticis diaphanis diam. longitud. 0mni,0090, Iransv. 
0'"'n,006l vix. 

Sinon. Lecanora pallida a albella saxicola Scbaer. Exs. 
licb. belv. D. 618. 

Abit, Vive sulle roccie calcaree nella Svìzzera. 



^19 



OSdERVAZIORI 



Osser. Colgo quest'occasione per meglio rertificart 
l'involontario errore nel quale sono incorso intorno alla 
Lecanora pallescens di Fries alla pag. 8 delle mie /?rcfr- 
ehe e del quale ho già toccalo nella mia Summa animad' 
'versionam eie. pag. 8. 

Non conoscendo in quell'epoca il n. 103 dei Zic^enw 
Svecicos di Fries j credetti fosse una medesima cosa il li* 
chene da me scoperto nei colli Euganei, siccome quello 
tlie in tutti i suoi esterni caratteri , perfettamente conve* 
nivaj ora però possedendo due esemplari del lichene Fric" 
sano posso rettificare il mio errore nel modo seguente. 

OCHROLECHIA PALLESCENS MaSSal. 

Sinon. Lecanora pallescens Fries licb. Svec. n. 103!! 

Osserv. Gli sporidii di questa specie poco difTerisco» 
no da quelli della Ochrolechia partila Massai. Ricerch» 
pag. 32. fìg. 52. 

■ Lecanora pallida v. tracsitica Massai. 

Sinon. Lecanora pallescens Massai. (Non Fries) Ricercb» 

sull*Aul. pag. 8. n. 8. fig. 11. 

Osserv. Differisce dal n. 618 di Schaerer pella forma 
degli apolecii piani, marginali, meno sessili) e pella mag- 
giore grandezza degli sporidii. 

Lecanora varia X atro-cinerea Schaer. 
(Exs. lich. helv. n. 619) 

L. Crnsta leprosa atro-cinerea, apoiheciis minutis pallidis 
fuscis V. alris, limbo pallido evanescente. Ascis 8-spo- 
ris clavaliS) paraphysibus apice efuscenlibus,obvalla- 
tis» sporidiis elliplicis diaphanis diam. long. 0"i>",0122> 
Iraosv. 0n"n,00366. Tab. oost. lU. fìg. 3. 



1 



DEL PROF. aiASSALONOO 91 3 

Mit- Vive sui tronchi scortecciati della valle Jjouerien 

presso Berna. 

Osserv. È similissima apparentemente alla mia Biatora 
sarcopisioides i ma da essa diversa pelia forma e colore 
degli apolecii e del tallo, e pei sporidi!, 

PSOR\ TARACINA DC< 

Sinon. Biatora labacina Fries. lich. Enr, pag. 253. — Le-- 
cidea tabacina Scbaer. ! Enum, pag. 100. E^- lich- 
helv. n. 621. 
Osserv. È la forma medesima che io descrissi nelle 

mie Ricerche sui licheni crostosi pag, 9l. fig. 187. 

Megalospora AFFiNis Massal, 

M. Thallo e glauco albido-cinerescenfe, leproso, granulia 
seu glebulis subconcoloribus inlerdnm in cruslam lar-!- 
taream confertis, consperso. Apoiheciis alris, sub la- 
mina crassa giralo inferiori virescenle, infimo albo, 
convexis, rngniosis, margine, obsoleto, ascis l-?spo-r 
rils, paraphysibus laxinsculis apice glauco-virenlibus, 
obvallaiis, sporidiis ovoideis diaphanis diam. long. 
OmnrijOeiO nsque ad On"n,0732, transvers. Cnn^jOlgS, 
usqne ad 0'n'n,0366. Tab. nosl. III. fig. 4. 
4bìt. Yive sui tronchi di abele nella Svizzera presso Ber- 
na (M. Nunnen). 

Osserv. Rettamente vedeva lo Schaerer, allorché in 
null'aliro differire questa specie asseriva, dalla Mega- 
lospora sanguinaria , che {)e\\di mancanza dello strato san^ 
guineo: infalli tranne questo tulli gli altri caratteri sa^ 
rebbero quasi comuni. Siccome poi io emendando il ge- 
nere Megalospora di Meyer e Flotovo alla pag. 105 delle 
mie Ricerche, posi per uno dei caratteri generici, lo strato 
sanguineo sotto del disco, così quel genere dovrassi ora 
riformare come segue; 



214 OSSERVAZIONI 

Megalospora Mey. et Fw. (Emend. ) 

Apolhecia sphaeroidea sessilia, nuda, normaliler immar- 
ginata, nucleo medullari heniisferico, composila. 
Lamina proligera atra crassa, slralo discolori impo- 
sila. — Asci magni, saccali, 1-2 sporis, parapliysi- 
bus, obvallali, sporidia magna ovoideo-ellipLica dia- 
phana, homogenea, hyalina, epispoiio lato cincia. 
(Vide Massai. Ricerch. pag. 105 ) 
Osser. Reslerebbe a vedersi se anche nella Megalo- 
spora sanguinaria, lo strato sanguineo sotto del disco, 
possa sparire o come che sia mutarsi, o pella matrice, o 
peli' eia, per la elevazione, per essere certi della vali- 
dità specifica della nuova Megalospora sopradescritta. A, 
questo proposilo farò notare che nello stato vecchio, la 
Megalospora sanguinaria manca talora dello slralo san- 
guineo, mentre che nello stalo adulto e giovanile, non ne 
va mai priva. La Megalospora af/inis da quanto asserisce 
lo Schaerer, e da quanto io ho potuto convincermi dai 
30-40 apolecii che ho sezionali sul mio esemplare, gio- 
vani e adulti, e vecchi, mancano sempre di questo strato 
sanguineo, per cui la reputo buona specie. — Inoltre si 
differenzierebbe dalla Megalospora sanguinaria pella for- 
ma degli sporidii , e pel colore delle Paraphysi. 

Lecidea Heerii Hepp. herb. 
(Schaerer. lich. helv. n. 630) 

L. Apolhecia e matrice aliena erumpenlia papilleformia , 
primum haemisphaerica,dein planiuscula immargina- 
la, extus intusque atra. Asci clavati S-spori, para- 
physibus stipalis, obvallati , sporidia minuta elliplica 
nonnunqnam subincurva diaphana. Diam. longiUidin. 
Omm^oooO , trasv. 0'nm,00244 usque ad On^^OOSOG. -' 
Tab. nosl. 111. fig. 5. 



DEL PROF. HASSALONGO 215 

Abit- Vive pel tallo della pelUgera canina. 

Osser. Differisce dalla mia Lecidea thallìcola Ricerch, 
pag. 78. fig. 157 pella forma degli sporidii che sono mollo 
più piccoli, pella forma delle parafisi mollo più stipale 
e finalmente pella forma degli apolecii alquanto più pic- 
coli. — La Lecidea Herii poi di Hepp vive sul tallo morto 
dei licheni, la mia su quello ancor vivo e vegetante. 

Blastenia ferruginea V. MuscicoLA Massal, 

Sinon. Lecidea ferruginea 7 festiva et muscicola Schaer. ! 

Enum. pag. 144. Exs. lich. helv. n. 631. — Lecidea 

ferruginea v. lecanora ejusd. ! prò parte Exs. lich. 

helv. 215. specim. extrem. sinisl.! 

Osser. Per vedere quanto errasse lo Schaerer nel cre- 
dere questo lichene una varietà della Lecidea ferruginea v. 
festiva (Blasienia Massal.) vedasi la pag. 14-15 della mia 
Synopsis Lichenum Blasteniospororum , e la figura pub- 
blicala degli sporidii nella mia Monografia degli stessi 
Licheni. 

Arthonia Dispersa Duf. 

A. Apolheciis puncliformìbus oblongls elongalis discrelFs 
V. conferlis. Ascis venlricosiusculis 8-sporis , para- 
physibus stipatis, obvallalis, sporidiis minutis elli- 
plicis ulrinque subatteniiatis quadrilociiloribus diapha- 
nis, Diam. long. 0ram,0090 usquead 0n'm,0l22, Iransv. 
orniti ,00244. Tab. nost. III. fig. 6. 

Sinon. Oi»egrapha atra fx dispersa Schaer.! Enum. pag. 
154 Exs. lich. helv. n. 633. — Arthonia dispersa Duf. 
Journ. de Phys. 87. pag. 203. — Opegrapha disper- 
sa Schrad. Crypt. 167. — Cheval. tab. 8. fig. 2-3. 
, Mougeot. Nest. exs. 359. (Fide Schaer.) 
Osser. Questa specie è afTatto diversa da quella cbe 



SI6 OSSERVAZIONI 

io pubblicai collo slesso nome alla pagina 61 delle mie 
Ricerche lì. 83, e determinalami così dallo stesso Schaerer. 
Non v'ha lui»go al sospeilo che forse le diversiià possano 
dipendere dall'eia diverse dei due licheni, essendo il mio 
tanto diverso, e possedendone tanti esemplari di ogni eia. 
Sono quindi costretto di fare del lichene Veronese una 
nuova specie, 6uo a che verrà studiato al microscopio l'e- 
semplare stesso. del Dufour. Correggerassi quindi la mia 
specie nel modo seguente. 

Artbonu cytisi Massai. 
(Summa Anìmadvers. pag. 10.) 

Sinon. Àrtbonia dispersa Massai, (non Duf.) Ricercb. sul- 
l'Ani, pag. òl. fig. 95. — eicius. omnib. synon. (??). 
Osser. Il nome specifico di Cytisi lo traggo dalla ma- 
trice su cui vive, non avendola riscontrala questa specie 
del M. Baldo, che sul Cytisus alpina (Costa beila) loca- 
lità che per isbaglio venne ommessa nella mia opera so- 
pra citata. 

Abthonia radiata Acb. 

A. Crusla cinereo-albescenle effusa nitidiuscu1a,apolheciis 
radiato-slellalis pedalisque tumidulis. Ascis clavalis 
8-sporis, paraphy>ibus laxiusculis, obvallalis, spori- 
diis oblongo-eiiplicis ulrinque subattenualis diaphanìs 
quadrilocularibus. Diam. long. 0'""',0l22 usque ad 
Omm^Ol'iO, iransv. 0'nm^00488. — Tab. nost. III. fig. 7. 

Sinon. Opegrapba atra X radiala Schaer. Enum. pag. Ió5. 
Exs. lich. helv. n. tì31 — Opegrapba radiata Pers. — 
Opeg. Astroidea Engl. Bob. 1847. 
Osser. Il lichene che io pubblicai alla pag. 47 delle mie 

Ricerche sotto il nome di Opegrapha atra X radiata Schaer. 

erami per tale slato determinato dallo stesso Schaerer, ma 



DEL PROF. MASSALONGO 217 

ora m'accordo quanto erroneamente, e quanto sia il mio 
dal suo n. 634 diverso: non avea per altro errato nel ri- 
ferire il lichene Veronese al genere Coniocarpon , ma quello 
dello Schaerer appartiene giustamente alle Arihonia quali 
vennero da me limitate. — Per conseguenza il mio Conio- 
carpon radiatum ( Ricerch. pag. 47 fig. 84 ) resterà buona 
specie, ma dovranno esserne esclusi tutti i sinonimi! 

CypBELICM MELANOPBAECM Y. FERRUGINEDM. 

e. Apotheciìs sessilibus vel brevissime stipitatis majusculis. 
Ascis rainutis cylindraceo-oblongis 8-sporis, paraphy- 
sibus fìliformibns, obvallatis, sporidiis sphaeroideis , 
ferrugineis simplicibus diam. long, et trans. 0""n,00244. 
Tab. nost. IV. Og. 4. 

Sìnon. Calicium melanophaeum ^ ferrugìneum Schaerer. 
Enum. pag. 172. — Exs. lidi. belv. n. 638. — Cali- 
cium ferrugineum Turn. et Borr. lidi. Brit. pag. 136. 
Osser. Posseggo esemplari autentici del Calicium me- 

lanophaeum dell'Erbario di Fries, e posso garantire che 

gli sporidii sono eguali tanto nella specie che nella varietà 

quivi descritta. 

Cladonia fimbriata ^ Ocbrochlora Schaer. 
(Exs. lidi. belv. n. 640.) 

Sin. Cladonia ocbrochlora FlOrk. Com. nov. 75. — Ceno- 
myce coniocraca FlOik. D. FI. n. 138! — Schaer. Enum. 
pag. 191. Spie. pag. 289. 
Osser. Conviene perfellaraente questo numero, col 

138 di FlOik. 

Cladonia gràcilis ^ torbinata Schaer. 
iSinon. Cladonia gracilìs ^ turbinata squamulosa Schaer. 



218 OSSERVAZIONI 

lich. helv. n. 641. — Lichen tiirbinatus Ach. Prodr. 

pag. 192. (Schaer. Eniim. pag. 196. lab. VII. fig. 2). 

Osser. Non differisce dalla varietà turbinata questo 
lichene, che per alcune squame di cui sono forniti i po- 
dezii , circostanza che verificasi anche nella genuina va- 
rietà turbinata, come potrà convincersi chi osserverà la 
figura pubblicata dallo Schaerer neWà sai Enumeratio cri- 
tica Tab. VII. fig. 2. 

ÀRTHOPYRENIA CERASI MaSSal. 

Sìnon. Verrncaria cerasi Schrad. — Verrucaria epidermi- 
dis v. cerasi Ach. — Schaerer Enum. pag. 2201 Exs. 
lich. helv. n. 644. 
Osser. È questa precisamente la specie da me descritta 

nelle mie Ricerche pag. 167 fig. 332, ed a torto reputala 

per varietà della Verrucaria epidermidiS' 

ÀRTHOPYRENIA PuNCTIFORMIS V. AENEA MaSSal. 

Sinon. Verrucaria puncliformis Aucl. — Verrucaria car- 

pinea ^ fraxine.a Schaer.! Enum. pag. 221. — Exs. 

lich. helv. n. 645. — (Verrucaria aenea v. Fraxinea 

Walv. Crypt. 1. 299. fide Schaer.).. 

Osser. Gli sporidii di questo lichene non differiscono 
in nulla dalla nostra Arthopyrenia punctiformis. Ricerch. 
pag. 168. fig. 335, tranne che peli' essere appena sensi- 
bilmente più piccoli: è poi una varietà distinta pel colore 
del tallo. — Quanto si ingannino coloro che la reputano 
per una varietà della Verr. carpinea (Sagedia Massai.) si 
può vedere alla pagina 160. a. 290 delle mie Ricerche^ 



DEL PROF. MASS ALONGO 219 

Endocarpon Modlinsii Montag. ? 
(Scliaer. lich. helv. n. b46.) 

Osser. Questo numero posto dubitativamente dallo 
Schaerer \it\V Endocarpon Moulinsii Montagn., conviene 
perfellaniente cogli esemplari che io ebbi dallo stesso 
Schaerer comunicatigli dal Montagne, e che descrissi alla 
pag. 186. fig. 380 delle mie ilicerc/ie, per cui mi sembra 
il n. 646 di Schaerer essere la genuina specie del crilto- 
gamista francese. 

Endocarpon cineredm Pers. 
(Schaer. lich. Uelv. n. 647.) 

Osser. È identico questo numero colla forma da me 
descritta alla pag. 185. delle mie Ricerche (fig. 378). 

COISIOCARPON GREGARIUM ^ ObSCURU ScliaCr. 

(Exs. Lich. helv. n. 649.; 

C. Thallo suborbiculari, limitato, leproso, albo-cinere- 
scente, apolheciis confluentibus depresso planiusculis 
obscuris lividisque. Ascis et sporidiis sicul in Conio- 
carpo gregario (Massai. Ricerch. fig. 82). 
Jbit. Vive sui tronchi di Frassino per tutta Europa. È co- 
munissimo nel Veronese. 

Osserv. Non differisce dalla specie che pel colore de- 
gli apoiecii, pella mat^giore piccolezza ovvero maggiore 
estensione o diffusione del tallo. 

COLLEMA PALMATDM Ach* 

(Schaer. Exs. lich. n. 660. Enum. pag. 254!) 

Osser. Nulla posso dire di questa specie, poiché l'e- 
semplare è privo di apotecii. 



320 OSSERVAZIONI 

Rhizocarpon geograficum t. atro-tirens Massai, 

B. Thalli areolis discretis, miniitis tumidulis, apolhecìis 

planis vel luniirlulis. Ascis et sporidiis sicut in specie 

(Massai. Ricerch. fig. 203). 
Sinon. Lecidea geographia ^ airo-virens Schaer. ! Entim, 

pag. 106. — Exs. lidi, iielv. n. 623. — Lichen airo- 

virens Linn. Fide Schaer. 

Rhizocarpon geograpbicdm v. pdlvbrulkktum Massai. 

R. Thalli areolis discretis vel contiguis planis v. (umidu* 

lis, pulvere aibido siiffusis. Apolheciis planis, Ascis 

el sporjilìis siciil in priori. 
Sinon. Lecidea geographica -y piilverulenla Schaer. Enum, 

pag. 106. — Exs. lich. helv. n. 624. 

Osserv. Tanto 1' una che I' altra varielà hanno gli spo- 
ridi! quali vennero da me figurali nelle mie Ricerche sul- 
V autonomia etc. pag. 100. fig. 203-204. Appena meritano 
il nome di varietà, eccettuata forse la pulverulenla (Vedi 
Massai. Summa animad. pag. 9). 

ASPICILIA POLYGONIA V. DEDALAEA MaSSal. 

Sinon. Aspicilia polygonia 7 panlherina Massai. Ricerch, 
pag. 37. fig. 61. — Urceolaria cinerea ^ alba e deda- 
lea Schaer.! Enum. pag. 86. — Exs. lich. helv. n. 
620. — Lecidea recedens Tayl. Fide Schaer. 
Osser. È identico questo lichene alla varielà da me 

descritta col nome di Aspicilia polygonia 7 pantherina 

loc. cit. Resta però a vedersi se realmenle sia la Palella^ 

ria tigrina di Hoffraann. 



DEL PROf. MASSALOINGO ^ 221 

BuELiu SAxoRtM Massal. 
(Ricerch. pag. 82. fig. 169.) 

5i«on. Lecideae cnnfignae forma insolita Schaer. in lin. 

— Lecidea Bayihofferi Scliaer. Enum.! pag. 324. — 

Exs. lidi. Iielv. n. 622. (apnihecia parasilica in thallo 

Parmeline stygiae aut dendriticaeì Massal. Summa 

animad. pag. 8.) tab. nosl. IV. fig. 2. 

Osser. Se la Lecidea Bayrhofferi fosse slata specie 

drslinla, essa passerebbe fra le più belle e singolari di 

questo genere, anzi secondo il mio modo di vedere sarebbe 

siala lipo di un nuovissimo genere: ma fatalmente essa non 

consiste che in apoiecii parasiti di una Buellia, sopra il 

tallo della Pamelia Stygia o dendritica. ~ Per buona 

sorte nel mio esemplare si veggono 8-10 apotecii anche 

sulla roccia, preveduti di tallo crostoso, per cui non ho 

Umore di azzardare quanto sopra asserisco. Anzi perchè 

SI possano convincere gli increduli ho qui figurato nella 

tav. IV. fig. 2. gli asci e gli sporidii di questo lichene. 

DlPtOTOMA AtBO-ATRUM ^ CORTICOLA MaSSal. 

(Ricerch. pag. 98. fig. 200.) 

Sinon. Lecidea amylacea Schaer.! lich. helv. n. 627. — 

Lecidea albo-atra ^ corticola Schaer ! Enum. pag. 122. 

Exs lich. helv. n. 445. - Lecidea conicela Ach. 

(Fide Schaer. ). 

Osser. Il n. 445 dei Lichenes helvetici è del tutto 
dent.co col n. 627. Non so quali differenze vi scorgesse 
lo hchaerer per pubblicarlo novellamente. 



222 OSSERVAZIONI 

BuTORA LYGEA Massal. 
(Ricerch. pag. 126. flg. 247.) 

Sinon. Lecìdea lygea Ach. Syn. pag. 34, — Schaer. Enum. 

pag. 117. Exs. lich. helv. n. 626. 

Osser. Presenta questo numero l' identico lichene da 
me pubblicato celle mie Ricerche loc. cit. 

PsoRA FUMOSA «y GRISELLA Massal. 
(Ricerch. pag. 94. fig. 193.) 

Sinon. Lecìdea fumosa S grisella FlOrk. — Schaer. Enum. 

pag. 110. Exs. lich. helv. n. 625. 

Osser. Poco diverso è questo numero dalia forma da 
me descriila nelle mie Ricerche , e forse men bello. Gli spo- 
ridii sono eguali, per altro non (losso tacere il sospetto 
che il n. 625 di Schaerer sia piuttosto una forma della 
Lecìdea contigua ovvero confluens, anziché della L. fu- 
mosa. La mia Lecìdea contigua v. tectorum quasi quasi 
le è identica. 

Lecìdea platycarpa v. apyospora Massai. 
(Ricerch. pag. 68. fig. 126.) 

Sinon. Lecìdea immersa S alro-sangiiinea FIdrk. (Fide 
Schaer. Enum. pag. 127.) Exs. lich. helv. n. 628.! 
Osser. Che questo sìa il lichene veramente descritto 
àa]V Hoffmaìin col nome di Ferr. immersa var. atro-san- 
guìgnea Deut. FI. II. 192. — Enum. lich. pag. 29, noi 
posso asserire, certo è però che non è né sarà mai que- 
sto numero di Schaerer varietà della Lecìdea immersa 
(Bialorella Massal.) 



DEL PROF. MASSALONGO 223 

Blastenia arenaria Massai. 
(Sinops. lidi. Blast. pag. 15.) 

S'mon. Lichen arenaritis Pers. — Lecirlea arenaria Schaer. 

— Lecidea eryimcarpia a arenaria Schaer.! Enum. 

pag. 146. Exs. licii. helv. n. 632. 

Osser. L'esemplare pubblicato dallo Schaerer, sotto 
il n. 632 è assai imperfetto, e facilissimo a tirare in in- 
ganno, dappoiché esso rinchiude pella massima parte apo- 
tecii della Blasteìiia Lallavei , apolecì'i della Blastenia fer- 
ruginea V. saxicola, e due o tre soli apolecii del vero 
Lichen arenarius di Person, per cui dubito fortemente 
che per esso descrivesse il Lichenologo Svizzero una forma 
della Blastenia lallaveì. Ad ogni modo, a sua giustifica- 
zione, vi esistono pochi apotecii della specie. 

CaLICIUM CORINELICM Ach. 

(Schaer. lich. helv. n. 635. Enum. pag. 166.) 

C. Thallo citrino, leproso-pulverulenlo, apotheciorum disco 
atro planiusciilo, margine tenui, vulgo a disco obval- 
lalo, excipulo turbinalo , slipitibusque cylindricis bre- 
vissimis alris. Ascis ciliudraceo-oblongis 8-sporis, pa- 
raphysibus capillaribus, obvallatis, sporidiis bilocu- 
laribus fuligineo-opacis elliptico-stibfusifi)rmibus mi- 
nutis diam. long. 0mm^0090 Iransv. Omm^00l44. — Tab. 
nost. IV. fig. 5. 

Osser. Nulla ho a dire sopra questa specie, essendo 
la prima volta che io la veggo, e solo noterò che pella 
forma e grandezza i suoi sporidii sono identici col Ca- 
licium quercinum Ach. (FlOrk. Deut. FI. n. 66.). 



224 OSSERVAZIONI 



CtPHELIUM ALBO-ATRUM. 



C. Tballo albido leproso-pnlvenilenio , Apolhecionim di- 
sco aterrìmn scabrido, excìpiilo itirbinato stipitibtisque 
gracìlibiis brevissimis cancoloribus. Ascis cilindraceo- 
elongaiis crebenimis 8-sporis, paiapbysibus capilla- 
ribtis obrallaiis, sporidiis monolociilaribtis elliptico- 
fusifoimibus rainulissimis, diam. longiiud. 0™'",0061, 
iransv. O"»n',00244. vix. Tab. nost. IV. fig. 6. 

Sìnort. Caliciiini albo-atrum FlOrk Deiit. FI. exs. 26. — 
Schaer. Enum. pag. 170. Exs. lich. helv. d. 686. 
Osscr. Conviene perfellamenie questo lichene con quello 

pubblicalo da FlDrk sotto il n. 26. 

Cypbeliuu Cblorelldm. 

C. Crusla tenuissima laevi albicante: apofheciìs obconico- 
turbinalis exius flavo-viridibus pulverulenlis, disco 
umbrino, stipitibus persum incrassalis, basi allentiata 
cinerescente. — Ascis? .... paiapbysibus flliformi- 
biis, sporidiis siruplicibus fuligineis, episporio crasso 
cinctis.sphaeroideis. Diam. long, et trans. Oi^m^oOBl vix. 

Sinon. Calicium chlorellum Ach. Syn. pag. 60. — FlOrk. 
Deul. FI. n. 65.! 

Cyphelium cHi-OREiiuM V. MicROSPORUM Massal. 
(Summa animadv. pag. 11.) 

C. Crusla egranulosa, apolheciis obconicis, excipuli, mar- 
gine conslricto, disco plano vel in niassam conicam 
elongato. Sporidiis subrolundis miniilissimis fuligineis 
episporio tenui cinctis diam. long. 0"'m,00244, trans. 
Qm^OOiee, vel diam. longitud. et iransv. 0'n'n,00244 
circiter. 



DEL PROF. MASSALONGO 225 

Sinon. Calicium phaeocephalum ^ chlorellum Schaer. Eaum. 

pag. 171. (Esci, syo.) Exs. lich. helv. n. 637. 

Osser. Probabilmente il n. 637 dì Schaerer chiude una 
nuova specie di Ci/p/ic/ium, l'esemplare però è troppo me- 
schino per poter pronunciarsi decisamente. Certo per altro 
non è il Calicium chlorellum di Acbarius, per quanto pos- 
so giudicarlo dal n. 65 di FlDik. 

i 

CONIOCIBE FURFURACBA S SULPHUREtLA SchaCF. 

(Exs. lioh. belv. n. 639. Enum. pag. 175.) 

C Crusta egranulosa, stipitibus brevibus apolheciis sul- 
phureo-pulverulentis. — Sporidiis sicut in specie. — 
Diara. long, et transv. 0""" ,00244 circiler. 
Osser. Nulla ho da osservare sopra questo numero, e 
lasciando da una banda la questione, non ancora sufficien- 
temente discussa se ai funghi , ovvero ai licheni appartenga 
questa specie, noterò solo che non posso nemmeno dire 
se il n. 103 di FlOrk, sia o no una medesima cosa. 

Artbopyrenia ouvacea Massai. 
(Ricerch. pag. 165. fig. 327.) 

Sìnon. Pyrenula olivacea Schaer. Enum. pag. 642. — Exs. 

lich. helv. n. 642. 

Osser. È identico questo numero, colla specie da me 
descritta alla pag. 165 delle mìe Ricerche. 

Verrucaria Caerulea ^ fcsca Schaer. 
(Exs. lich. helv. n. 643. — Euum. pag. 216.) 

V. Thallo ex cinereo fusco-olivaceo, apotheciis majuscu- 
lis. Ascis et sporidiis sicut in specie (Vedi Massai. Ri- 
cerch. pag. 176. fig. 355), .i,i,!,i:W, 
Osser. È comune questa specie anche nel Veronese 

^. Ann. Se. Matur. Ssa» III. Tom. 7. ii 



326 OSSERVAZIONI 

(Garda, S- Vigiglio, Sgaregnaghe). e per quanto posso 
giudicare dallo studio suoi luoghi Datali, sembra essere 
specie distinta. 

Pertosaria rcpestris V. Pertusà Schaer. 
(Exs. lich. helv. n. 648. — Enum. pag. 277.) 

P. Ascis 1-2 sporis, paraphysibus capillaribus flexuosis 
obvallalis, sporidiis elliplico-ovoideis elongatis ulrin- 
que allenuatis, diam. longiiud. OmnijiogS usque ad 
0""n,1220, transv. Omm^oSGe usque ad0mm0488. Tab. 
Dost. IV. fig. 3. 
Osser. Pella forma e grandezza degli sporidii sembra 

essere una varietà distinta, per altro per essere più sicuri, 

converrebbe esaminarla sui luosbi natali. 



RIASSUNTO 

LICHENES HELVETICI EXSICCATI. OSSERVAZIONI 

Fascicul. XXV-XXVI. Del Doti. A. Massalongo 

601. Usnea barbala 7 longisoiraa Scliaer. 

602. Rocella linctoria DC. 

603. Ramalina scopulorum v, hurailis. 

Schaer. 
601. Cetraria Bavarica Kremp. ? T 

605. Cetraria Laureri Krempli. T ? 

606. Limbilicaria vellea ^ depressa a pa- Umbilicariae anthrac. (Forma?) 

pyria Schaer. 

607. Parmelia obsciira F virella Schaer. \ . . 

-„„ „ 1- . • ■ ,- ! Hagenia obscura v. niericans. 

609. Parmulia obscura v. nigricans Fr. > " ° 

608. Parmelia obscura 3" caesiella Sch. Rinodina controversa Massai. 

610. Parmelia astroidea v. caricae Schaer. Hagenia stellaris v. carìcae. 

611. Parmelia piilchella a caesia v. acru» Placoditim albesceos v. acnista- 

stacea Schaer. ceum. 

i612, Parmel. quercifolia Y revoluta Scli* 



DEL PROF. MASSALONGO 
613, Lecanora cervina Y percaena Sch 



227 

percaena 



Acarospora cervina 

Massai. 
Placodiiim Reiiteri Massai. 
Callopisma cili'inum v. solutum 

Massai. 



Placodium albescens Massai. 

Pyreiiod'smia Agardhìana Mass. 
Lecanora pallida v. saxìcola Mass. 



614. Lecanora Reuteri Schaer. 

615. Lecanora flava a oxytona b soluta 

Scliaer. 

616- Lecanora muralis o albescens b ga- 
laclina. 

617. Lecanora Agardliiana Acli. 

618. Lecafiora pallida a albella saxicola 

-Schaer. 

619. Lecanora varia ^ atro-cinerea Sch. 

620. Urceolarìa cinerea P alba e deda- Aspicilia polygonia t. <)edalaea 

laea Schaer. Massai. 

621. Lecìdea labacina Schaer. Psora tabacina DC. 

622. Lecidea Bayrhofferi Schaer. Buellia saxorum Massai. (Status) 

623. Lecidea geographica p atro virens Rbizocarpon geographicum v. a- 

Irovirens Massai. 

Rliizocarp. gpographicum v. pul- 
venilenlum. Mass. 

Psora fumosa v. grisella Massai. 

Biatora lygca Massai. 

Diplolomina albo-atrum v. cor- 
licnla Massai. 

Lecidea plalycarpa v. apyospora 
Massai. 

Megalospora aIBnis Massai. 



Schaer. 

624. Lecidea geographica Y polverulen- 

ta Schaer. 

625. Lecidea fumosa C grisella Fik. 

626. Lecidea lygea Ath. 

627. Lecidea aroylacea Schaer. 

628. Lecidea immersa v. alro-saoguinea 

Flk. 

629. Lecidea affinis Schaer. 

630. Lecidea Heerii. Hepp. 

631. Lecidea ferruginea y festiva a mn- 

scicola Scli.ier. 

632. Lecidea arenaria Schaer. 



Blastenla ferruginea v. rouscico- 

la Massai. 
Blastenia arenaria Massai. 

Arthonia dispersa Dut. 

Arlhonia radiata Ach. 



633. Opcgrapha atra fJ. dispersa Schaer. 

634. Opegrapha atra A radiala Schaer. 

635. Catìcinm corinelliim Adi. 

636. Calicium albo-alrum Flk. Cypheliuni albo-atrum 

637. Calicìum phaeocephalum p chiorel- Cyphelium chiorellum v. micro- 

lum Schar. sporum Massai. 

€38. Calieium melanophaeum p ferrugi- Cyphelium melanophaeura v. fer- 
neum Schaer. rugìneura. 

639. Coniocibe furfuracea ^ sulphurella. Sclerophora furfuracea v. sul- 

phurella. 

640. Cladonia fimbriata P ochrocblo- 

ra Schaer. 



228 OSSERVAZIONI 

641. Cladonia gracilis P turbinata v. Cladonia gracilis v. turbinata 

sqiiamiilosa. Schaer. 

642. Pyrenula olivacea Schaer. Artliopyrenia olivacea Massai. 

613. Verriicaria coerulea p fusca Sch. 

644. VeiTucar. epideimidis v. cerasi Adi. Arthopyrcnia cerasi Massai. 

645. Verrucar. carpinea ^ Traxinea Sch. Arthopyrenìa putictirormis v. ae- 

nea Massai. 
616. Endocarpon Motiiinsi Montagn» 

647. Endocarpon cinereum Pers. 

648. Pertiisaria rupestris v. pertusa Sch. 

6S9. Coniocarpon gregariump obscurum 

Schaer. 
650. Collema palmatum Ach. 



SPIEGAZIONE DELLE TAVOLE 

Tavola IIL 

I 

Fig. 1. Ramalìna scopulorum v. humilìs Schaer. A Por- 
zione del disco, B sporidi!. Il tulio ingrandito 
676 diametri. Lo stesso in tulle le altre figure. 

Fig. 2. Hagenia slellaris v. caricae Massai. 

Fig. 3. Lecanora varia v. atro-cinerea Schaer. 

Fig. 4. Megalospora affiinis Massai. 

Fig. 6. Lecidea Heerii Hepp. 

Fig. 6. Arlhonia dispersa Duf. 

Fig. 7. Arlhonia radiala Ach. 

Fig. 8. Placodium albescens v. acrustaceum Massai. 

Tavola IV. 

Fig. 1. Placodium Reuleri Massai. 

Fig. 2. Buellia saxorum Massai. 

Fig. 3. Perlusaria rupestris v. pertusa Schaer. 

Fig. 4. Cyphelium melanophaeura v. ferrugineum. 

Fig. 6. Calicium corinellum Ach. A porzione del disco, 

B sporldii, C gli stessi ingranditi 1000 diam. 
Fig. 6. Cyphelium albo-atrum. 



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Tav. IV. 



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Ut: ha6\oU, 



229 

REXDICORITO 

DELLE SESSIONI DELL'ACCADEMIA DELLE SCIENZE 
DELL* ISTITUTO DI BOLOGNA. 

( Continuazione , vedi pag. 36 ) 

— «■>3 » ^ >« Cg<: ° — 

Sessione straordinaria del 5 Decemhre 1862. 

Convocala la Classe dei Pensionati o Benedellini ad 
eleggere un Accademico del loro Ordine in rimpiazzo del 
defunto Prof. Cav. Vincenzo Valorani, trovasi proposto 
in tutte le schede il solo Prof. Marco Paolini, già Acca- 
demico Onorario, onde si ha per eletto a pienezza di 
suffragi. 

6.* Sessione ordinaria. 9. Decemhre 1852. 

Si legge lettera di ringraziamento del Prof. Paolini 
per la sua promozione ad Accademico Benedettino. 

Coll'elogio di Paolo Battista Balbi chiudeva oggi l'il- 
lustre Prof. Cav. Medici quella prima parie dell' impor- 
tantissima sua Storia scientifica , la quale comprende i chiari 
Anatomici e Medici Bolognesi che, nati nel XVII secolo, 
salirono in fama nel secolo susseguente. 

Fu il Balbi insigne poligrafo. E come poeta concorreva 
con altri celebri Bolognesi a vestire d'eleganti otiave l'a- 
mena Favola del Croce: e, per tacere d'altre poesie d'oc- 
casione, celebrava le lodi d'una dottissima giovinetta, che 
ben tosto dovea sedergli a Iato in questa Accademia, e 
succedergli poi nella cattedra di Fisica all'Istituto, for- 
mando r ammirazione dei nostri e degli stranieri. 



230 RENDICONTO ACCADEMICO 

Fra' suoi lavori scienliflci vuoisi certamente ricordare 
Fa soluzione oh' ei teniò del problema Belliniano, ricor- 
rendo alla forza centrifuga , e più ancora le sperienze sulle 
fralture de' vetri, e sopra lutto la scoperta del famoso fe- 
nomeno delle ampolle bolognesi, la quale sembra però 
aver divisa col celebre Trionfelti e col Canonico G. G. 
Amadei. 

Ma rapivalo all'Accademia il clinico esercizio, che 
lutto a sé lo traeva : tanta era la riputazione medica dal 
valentuomo acquistala! Onde lasciò al Bibiena la cura di 
difenderlo dalle censure del Cifina; al Laghi, al Bianconi 
e al Casali abbandonò le ricerche sulle fratture de' vetri; 
al Galeazzi , al Matteucci e al Bacialli i bene ìncomiociali 
studi sulle sperienze di Leibnizìo e di Corradi. 

6." Sessione ordinaria. 16 Decembre 1862. 

L'Accademia riceve in dono 

Dall' L Ferdiuandeo d'Innspruck la Carla Geognostica 
del Tirolo; 

Dall'I. Accademia delle Scienze di Vienna le opere 
seguenti; 

1. Memorie. Classe Filos. Islor. Voi. IIL 

2. Memorie. Classe Mat. Natur. Voi. III. fase. 3.° 

3. Rendiconti. Classe Filos. Islor. 1862. fase. 1. e 2. 

4. Rendiconti. Classe Mat. Natur. fase. 1 , 2 e 3. 

6. Archivi per le fonti delle Antichità Austriache. 1861. 
fase. 3 e 4. 

6. Fogli di Notizie. 1852. N. 3-10. 

7. Almanacco 1852. 

8. Fritsche. Calendario botanico di Praga. 

9. Pohl. Tavole di confronto e riduzione barometrica. 

10. Pfirmaier. Sulla lingua degli Ainos. 

Dalla Società Editrice degli Annali delle Scienze Na- 
turai i il fase, di Settembre e Ottobre 1852. ^■. 



RENDICONTO ACCADEMICO 231 

Dal Don. G. B. Baravelli i seguenti suoi opuscoli; 1. 
suir estirpazione dei tumori; 2. sull'avvelenamento per 
funghi; 3. amputazione parziale di mascella inferiore; 4. 
d'una degenerazione di testicolo; 5. risecazione di radio. 

Il chiarissimo Prof. Gian-Francesco Contri, continuan- 
do ad enumerare i molli e distinti pregi dell' ingiustamente 
dimenticala operetta agronomica di Montagne marchese di 
Poncins, di cui avea già cominciato a ragionare nell'adu- 
nanza del 6 Febbrajo, aggiunse e in iscritto e a voce tante 
di sue erudite note e profonde considerazioni, quante non 
si sarebbe mai credulo ne potesse far nascere quel bre- 
visMuio lesto. Si distese specialmente sul bisogno di ac- 
coppiare all'uso del concime l'abbondante lavoro della 
terra, condannando i melodi esclusivi, e quel fatale spi- 
rito di sistema che si va insinuando anche nelle discipline 
più positive. Dimostrò geometricamente come l'Agricoltura 
sia il vero e necessario fondamento della prosperità na- 
zionale; e però debbasi consacrare ad essa il maggior nu- 
mero di braccia, e non a quelle industrie mal vantale, che 
variando a capriccio de' lioni e delle civette, levano il 
pane ad un trailo a molle migliaja d'operai, e producono 
lo strano fenomeno di John Bull, che presta il suo oro 
ai Sultani e a' più remoli Nababbi, mentre in casa sua 
trae stentata vita o si muore di fame. Né dimenticò l'ira- 
portanlissima questione, da molto tempo agitata, del Co- 
dice Agrario: e il venerando Nestore e maestro de' nostri 
Agronomi si mostrò il degno protettore di quella povera 
classe che tulle le altre alimenta , e dovrà alimentarle finché 
l'albero del pane non ci favorisca i suoi frulli; difese egli 
con paterno zelo la classe, che suda per sostentare la so- 
cietà, e che all'uopo sa fornirci i David, i Cincinnali, i 
Sisti, la difese dalle angherie e dal disprezzo di quelle 
superbe nullità, le quali non versano il prezioso loro su- 
dore, se DOQ quando,fat(e volontarie compagne deil'e^uu; 



332 RENDICONTO ACCADEMICO 

et mulus, quibus non est intellectus, corrono gloriosa- 
mente ad attaccarsi al carro trionfale delle silfidi e delle 
sirene. 

Sessione straordinaria. 16 Decenibre 1852. 

Dopo la sessione ordinaria si trattennero i primi due 
ordini per nominare un Accademico Onorario in rimpiazzo 
del Prof. Paolini promosso a Benedettino. Avendo il Pre- 
sidente proposto il Dott. Enrico Venturini, il più anziano 
degli Alunni delia Sezione Medica, venne questi eletto a 
quasi pienezza di suffragi. 

7.^ Sessione ordinaria. 23 Decembre 1862. 

Dalla R. Accademia Bavarese si ricevono in dono i 
fascicoli 2 e 3del T. VI. Memorie CI. Fisico-Matematiche, 
e il Bullettino pel 1851. 

Si legge lettera di ringraziamento del Dott. Venturini 
per la sua promozione ad Accademico Onorario. 

11 Prof. Giuseppe Berloloni legge una terza Memoria 
sulle Piante del Mozambico, illustrando tre specie, due 
delle quali giudica affatto -nuove pe' Botanici. Anzi una 
d'esse costituisce un genere nuovo appartenente alla classe 
Penlandria, ed all'ordine Monogynia , e nella distribuzione 
naturale è vicina alia famiglia delle Boraginee Frutescenti. 
L'Accademico distingue questo genere e specie coi nomi 
di Lepipogon obovatum. 

Characier genericus essenlialis. 

Calyx conicus, infame adnalus, limbo libere quinque- 
fido. Corolla monopetala, tubo brevi, inlus ad medium 
instructo squamis quinque dense barbatis, limbo quinque- 
partito. Stamina quinque inclusa, orta e corolla paullo 
supra squamas tubi, filamentis brevissimis, antheris longìs. 



RENDICONTO ACCADEMICO 233 

creclis, bilocularibus, loculis conneclivo diremplis Necia- 
rium scutellaUim, ovario inciimbens. Slilus solilarius. Sti- 
gma bifiduoi, cruribus oblongis, crassis. 

Nomen genericiim a hcTrii squama , et Tcoyoìv barba. 
Cliaracteres speciei. 

Caulis teres, alierne ramosns, glaber, ramulis tan- 
tum apice pubesceniibus. Folia petiolala, obovala; obtusa, 
integerrima, glabra, aut pilis raris adspersa, in nervo et 
venis pubesceniia. Pelioli pubescentes, folio breviores. Sli- 
pulae breves, latae ovalae, piiosae ferrugineae, deciduae. 
Peduncuii terminales, uniflori, solitarii, vei geminati, pu- 
bescentes, longitudine floris. Calyx campanulalus, tubo 
adhaerenle, dense pubescens, limbo quinquefido, laciniis 
spathuiatis, vix acutis, basi angustatis, tubo brevioribus. 
Corolla supera, monopetala, loia dense pubescens, tubo 
brevi, intus ad medium instructo squamis quinque dense 
barbatis , barba alba, nitida, limbo quinquepartito, la- 
ciniis obovalis, obtusis, tubo longioribus. Slamina quin- 
que libera, inclusa, orla paulo supra squamas barbaias 
lubi conlra divisiones coroìiae. Filamenla brevissima. An- 
Iherae longae, ereclae, oblongo-lanceolatae, tumidiilae, 
oblusae, basi snbcordalae, subemarginalae, biloculares, 
loculis conneclivo diremplis, flavescentibus, unoquoque e 
fìssura longitudinali bilocellato. Nectarotbeca discoidea, 
scutellala, ora marginali tumidula, ovario incunibens. Sli- 
lus e centro nectarothecae, inferne crassior. Stigma bifi- 
dum, cruribus oblongis, crassis, obtusis. Fructum non 
vidi. 

Frutex. Accepi ex Inharabane Africae auslro-orientalis 
ab Eq. Fornasinio. 

Passa l'Accademico alla Cassia acutifolia Delille, di 
cui dà completa descrizione, e ne ricompone la frase nel 
modo seguente : 

Cassia acutifolia Delille. 

Foliis abruple-pÌDDatis, inferioribus 6-6 jugis, supe- 



234 RENDICONTO ACCADEMICO 

rioribusS-jiigis, foliolis lanceolatis, actUis,glabris; corym* 
bis axillaribus; leguminibiis elongalis planis, apice ro- 
tundaiis. 

Perenn. Habitat In Mosambico el in Arabia. 
La terza pianta importantissima è la Chibdca della 
Baja di Lagoa, la cui scorza presta sicuro rimedio contro 
una mortai malattia di gola ivi endemica, dalla quale ri- 
mase attaccalo anche il Le Vaillant, e può leggersene mi- 
nuta descrizione ne' suoi Viaggi. Per l'imperfezione degli 
esemplari ricevuti non polendo l'Accademico classificarla, 
si limita a darne una descrizione storica, come segue. 
CuiBACA salutaris. 
» Questa specie appartiene ad un grande albero, co« 
me si deduce dall'ampiezza e grossezza della sua scorza, 
non che dall'asserzione del Cav. Fornasini. Probabilmente 
costituisce una famiglia novella, che sarebbe vicina a quella 
delle Laurinee, per quanto a me pare. Il suo fusto è guar- 
nito di rami, gli estremi de' quali sono di legno bianca- 
stro, piuttosto duro, ricoperti da una scorza striato-rugosa, 
finché sono giovani, e racchiudenti un midollo centrale di 
colore molto più fosco del legno. Le loro foglie sono al- 
terne, coriacee, superiormente splendenti, opache nel dis- 
solto, di figura lato-lanceolata, con vn solo nervo longi- 
tudinale, che scorre dalla base all'apice della foglia, e 
si dirama in vene laterali, le maggiori delle quali sono 
quasi opposte, e si anastomizzano fra di loro a poca di- 
stanza dal margine della foglia. I fiori probabilmente sa- 
ranno solitarii, perchè in due esemplari ricevuti i frutti sono 
solitarii; sostenuti da un peduncolo, che all'apice porta 
calice persistente, Irifillo, con foglielte corte, rugose, più 
larghe che lunghe, ottuse. Il fruito è una bacca, che aperta 
mi ha mostralo de' loculelli mancanti di sementi. Questa 
bacca secca è piriforme, della grandezza, colore e rugo- 
sità delle prugne selvatiche nostrali, quando sono secche. 
La pianta è provveduta di grosse e lunghe radici, legnose. 



RENDICONTO ACCADEMICO 235 

ramose, di legno duro, compallo, cinereo, con midollo 
centrale soltiie, ricoperte da una scorza della grossezza 
di un millimetro e mezzo circa, bianco-grigia all'esterno, 
striata, e con lenticelle rotonde, prominenti, e fesse tra- 
sversalmente pel mezzo, internamente poi è di colore ros- 
so-fosco simile a qnelio del guscio delle nostre castagne; 
questo colore è analogo a quello dell'interno della scorza 
del tronco, ed indica che in ambedue è contenuto uno 
stesso principio. Ciò tanto piìi si conferma perchè gettan- 
do sulle bragie un pezzetto delle sue scorze, questo tra- 
manda lo stesso odore come d' incenso. 

» Il tronco di quest'albero, come già dissi, dee es- 
sere grosso; il suo alburno è bianco. Intorno ai caratteri 
del legno non posso pronunziare parola , perchè non ne 
ho ricevuto: ma se dovessi indovinarli, deducendoli da 
quelli del legno delle radici e dei ramicelli, dico che il 
legno del tronco dovrebbe essere compattissimo e di tes- 
situra omogenea. 

w La scorza annosa ha la grossezza anche di due cen- 
timetri. Allo esterno è tutta screpolata da fessure profonde 
longitudinali piiì larghe, interrotte da fessure trasversali 
oblique più strette, per cui riesce tutta quanta disugual- 
mente divisa in dischi quadrilateri più o meno regolari, 
tanto più che il tessuto corticale mortificandosi sopra que- 
sti si screpola per lutti i sensi in frustoli più o meno gran- 
di, perciò la superficie del tronco riesce tutta disuguale; 
i frustuli di tessuto corticale mortificato restano tenacemente 
aderenti alle parti sottoposte, ed atteso il loro colore oscu- 
ro indicano, come quelli delle nostre querele invecchiate, 
la vetustà del tronco che ricuoprono. La superficie interna 
di questa corteccia è coperta da uno straticello sottile di 
alburno biancastro, allo esterno del quale sono sovrap- 
posti strati fibrosi vascolari di colore rosso fosco di rug- 
gine tendente un poco al paonazzo, il qual ultimo colore 
si fa più intenso quanto più questi strati vascolari passano 



236 RENDICONTO ACCADEMICO 

nella corteccia, almeno queste gradazioni di colore sì pa- 
lesano strappando gli strati nel senso della loro soprap- 
posizione, che se invece si osserva la scorza nella sua rot- 
tura trasversale o longitudinale , questi strati compariscono 
di color rosso fosco simile a quello del guscio delle nostre 
castagne, come dissi di sopra. À questi strati vascolari 
sono sovrapposti molti strati celluiosi appartenenti al tes- 
suto corticale; la scorza attesa la sua vetustà non mostra 
più alcun indizio di quella cuticola, che certamente co- 
priva questo tessuto nell'età giovane. Ogni strato celluio- 
so corticale ha la spessezza di un millimetro e mezzo: è 
dello stesso colore degli strati fibrosi , e si alterna con 
uno slraticello sottilissimo celluioso di colore biancastro. 
Questi strati celluiosi presi insieme costituiscono la mag- 
gior parte della grossezza della scorza, perchè gli strati 
fibrosi non ne misurano che la spessezza di quattro mil- 
limetri appena. Tanto negli strati fibrosi, che ne' cellu- 
iosi corticali è contenuto quel principio, pel quale met- 
tendo sulle bragie un pezzetto di loro ne esala un odore 
analogo allo incenso, m 

Infine l'Accademico, nell'interesse dell'Umanità, in- 
vita Ponorevol Collega Cav. Sgarzi a volere investigare il 
principio attivo di questa pianta, per cui riesce sicuro ri- 
medio per gl'indigeni affetti da mortai malattia di gola. 

In via d'introduzione il disserente premetteva una de- 
scrizione dell' Agricoltura de' Caffri, rimarcando special- 
mente una specie di fagiuolo ignota ai Botanici, e a cui 
ha imposto il nome di Dolichos hypogaeus per la parti- 
colarità che il legume è sotterraneo come quello del- 
l' Orachide. 

8.* Sessione ordinaria. 30 Decembre 1852. 

Si legge una Memoria del cav. Maurizio Brighenti, 
spedila all'Accademia a principio dello scorso P^overabre, 



RENDICONTO AGGADEIKICO 237 

dove si prende in esame la soluzione del Betti intorno al- 
l'efflusso dell'acqua da un foro piccolissimo nel fondo di 
un vaso prismatico verticale, inserita dal Tortolini negli 
Annali di scienze fìsiche e matematiche pel mese di Otto- 
bre 1850. Quantunque il Betti dichi.ari di non aver pre- 
supposta alcuna direzione agli elementi fluidi, pare all' Ac- 
cademico che siasi tacitamente attenuto all'ipotesi, che 
le molecole discendano per linee rette concorrenti nel cen- 
tro del foro; poiché la effettuata decomposizione della ve- 
locità assoluta è quale sarebbe quella d'una velocità di- 
retta all'origine delle coordinate, che è appunto nel cen- 
tro della luce. Onde la soluzione del Betti verrebbe a 
confondersi con quelle del Venturoli e del Bidone nella 
parte sostanziale, restando al Betti il merito d'una analisi 
matematica condotta colla più grande maestria; onde quan- 
do l'Italia perdesse un idraulico, avrebbe sempre a ralle- 
grarsi d'avere acquistato tin potente geometra. 

= Queste soluzioni (dice l'Accademico) d'PPntlono 
dalla teoria delle trajettorie rettilinee concorrenti in un 
punto, la quale è tutta presupposta ed arbitraria, e non 
possono aversi in conto di rigorose, e soddisfacenti all'as- 
sunto. Né ciò per aver trascurate le resistenze della coe- 
sione, e ogni altra, da cui prescindono le generali equa- 
zioni della Idrodinamica: ma perchè, siccome avvertiva 
nelle mie più ampie considerazioni (pubblicate nel T. 1. 
delle Mera. Accad.), in quelle equazioni è formulato un 
concello troppo astratto e incompleto dei fluidi, e per 
ridurle al concreto conviene di necessità venir supponendo 
per via ciò che si cerca. . ^ 

Dopo la lettura della Memoria del Prof. Cav. Bri- 
ghenti, il Presidente ammette il Sig. Doti. Antonio Sac- 
chetti a leggere la storia di una Rupia sifilitica da cui 
trovavasi affetto un ut)rao di 42 anni accolto nello Spedale 
di S.Orsola, mentre lo slesso Doti. Sacchetti prestava l'of- 



238 RENDICONTO ACGADEiniGO 

fizio di Medico-Chirurgo assisterne in quello stabilimento. 
Le gravissime organiche lesioni, che susseguirono a quella 
infermità, richiamarono l'attenzione, e lo studio del gio> 
vane medico, il quale nel miglior modo che per lui si 
potè discorse delle affezioni veneree primitive che la pre- 
cedettero , degli assai temibili di lei progressi, e del me- 
todo di cura, che riesci più acconcio a sanarla. 

Sessione straordinaria del 6 Gennaio 1863. 

Convocati gli Accademici del prim' Ordine per la no- 
mina d'un alunno, in sostituzione del Doli. Enrico Ven- 
turini già promosso all'Ordine degli Accademici OnorariI, 
il Presidente propone i Dottori Baravelli Giambattista , Berti 
Leonida e Sacchetti Antonio , fra' quali riesce eletto il Dolt. 
Leonida Berti con tredici voli contro uno. 

9.^ Sessione ordinaria. 13 Gennajo 1863. 

L'Accademia riceve in dono dal Governo Toscano le 
Notizie sulla Storia delle Scienze Fisiche in Toscana cavale 
da un MS. inedito di Giovanni Targioni-Tozzetti ; dal l'rof. 
Giovanni Zuliani le Modificazioni all' Insegnamento dell'Al- 
gebra ; dal Dolt. Augusto Ferro le Riflessioni sull'Inse- 
gnamento dell'Ostetricia; dal Prof. Giovanni Gandolfi il 
Fase. VII. T. 1. P. II. dei Fondamenti di Medicina Foren- 
se; dall'Ingegnere Elia Lumbardini la Memoria sui Can- 
giamenti del Po nel Ferrarese; dal Dolt. Lodovico Spen- 
gler la Memoria sulle Terme di Ems; dal Dolt. Luigi Go- 
liuelli la Memoria sull'Amputazione della mascella inferiore. 

La vita universale già ammessa da antichi glosoli, e 
della quale in modi veramente sublimi scrissero ai giorni 
nostri uomini sorami per elevatezza d'intelletto, e per va- 
stità di dollriua , formò pure il subieito di profonde consi- 



BBNDIGONTO ACCADEMICO 239 

derazioni dell'Accademico Dolt. Qiiirico Baralla , il quale 
dopo avere parlalo di tale argomento a questo Consesso 
con molta eloquenza, ed estensione nella tornata del 10 
Aprile 1861, desioso di maggiormente illustrarlo tornò in 
arringo nella suddetta adunanza. 

E traendo profitto da ciò che servire polca ad abbat- 
tere l'opinione di coloro i quali distinguendo i corpi in 
organizzati, ed in inorganici ammettono perciò una vita 
nei primi diversa da quella dei secondi, si apre il varco 
così onde appoggiare con robusti argomenti coloro che 
rigettando l'indicata distinzione sostengono invece essere 
la materia universalmente organizzata , pel medesimo prin- 
cipio vitale, vivere tutti i corpi, e riepilogando infine le 
cose diffusamente discorse, termina col dire: 

« Che la Vita è! e come non occupa già un ultimo 
grado nella scala delle essenze creale, né è una di quelle 
che seml)rano emerse quasi per caso, o per isbalzi , o per 
eccezione, sibbene la primissima, e nobilissima di tutte, 
la più perfetta e direbbesi quasi l'Apoteosi della creazio- 
ne, siccome quella alla quale tutto il resto creato è som- 
messo e subordinato, non puossi restringerla né circo- 
scriverla, e direbbesi quasi annientarla in una parie sola 
del Mondo Universo, ed in quella segnatamente che é la 
minimamente estesa, quale si é l'animale, o tutto al più 
la vegetale, che formano il velo della crosta esilissima di 
questo esilissimo, e minimissimo Pianeta! Che la Vita è! 
e per non essere Cosmica bisognerebbe in uno, o nell' al- 
tro di questi scogli rompere, e sfracellare. ammettere 
una Causa permanentemente, e universalmente operante 
senza effetto egualmente corrispondente, o ammettere in- 
vece questi ultimi senza una Causa Una, Costante, e Uni- 
sona; imperocché o la Vita è il prodotto diretto, essen- 
ziale di quelle forze, o principii formali che composero 
dapprima il Creato, Etere, Luce, Calorico, Attrazione, 
Elellricilà; o questi non sono che Coefficienti passivi. 



240 RENDICONTO ACCADEMICO 

in concorso, e in virtù dei quali soltanlo un tale altro 
principio, tulio stante da se, ed esclusivo così detto BiO' 
tico si risolse, e si sviluppò! Nel primo caso, e come 
non essere la Vita Universa, dacché quei principii,o for- 
ze, Potenze furono colla voce del Fiat nate e incessan- 
temente, e costantemente dovunque sparse, e disseminale! 
E nel secondo per essere la vita tra l'infinità del Creato 
concentrata, e circoscritta all'infinitesima parte di questo 
infinitesimo corpo mondiale, o dovrebbero gli Agenti es- 
ser dovunque, senza esser del pari il principio a cui con- 
sociarsi , sopra cui operare , od essendo egualmente l' uno 
e gli altri per tutto quanto l'Universo, in nessuna parte 
Cosse la combinazione loro, la loro lega cosi felice ed ef- 
ficace come nella più misera parte di questa mìsera scor- 
za terrestre; mentre poi in tulio il rimanente dei Cieli, 
e dei corpi celesti fossero principio, ed Agenti senza effetto 
veruno, clie è quanto dire fosse la causa causante, e la 
efficiente, ossia Potenza, ed Alto, senza verun risultato, 
tanto da costituir della Vita quasi una essenza anomala, 
ed eccezionale! u 

10.^ Sessione ordinaria. 20 Gennajo 1853. 

L'Accademico Piani inlese di soddisfare all'obbligo 
di pensionarlo, leggendo una sua prima Esercitazione dì 
Poligonometria Analitica sulle tracce del Magislrini. Trattò 
de' poligoni regolari d'Euclide, e degli stellati di Poin- 
sol; de' poligoni simili; de' poligoni inscritti in altri pot 
ligoni in date curve; de' poligoni circoscritti successir 
vamente ad un dato, e della curva che è il limite della 
circoscrizione, e che realizza il concello di Platone sul 
passaggio dalle figure rettilinee alle curvilinee. 

Poscia il eh. Prof. Giovanni Brugnoli gratificava al* 
r Accademia , celebrandovi con molta facondia ed affetto, le 
lodi del cav. Valorani. 



RENDICONTO ACCADEMICO 241 

Vincenzo Valorani, oriundo di Offida, nacque nel 
1786 in Cantiano, dove il padre suo Francesco esercitava 
con onore l'arte salutare- Studiò Letteratura e Filosofia 
nel Seminario di Jesi, donde nel 180S passò a questa no- 
stra Università ad apprendervi Medicina. 

Quivi per la prontezza dell' intendimento e le grazie 
del dire destò l'ammirazione de' condiscepoli e de' mae- 
stri, e Io stesso difficile Testa l'ebbe a chiamare Medicum 
bene loquentem. 

Salì presto in fama d'eccellente nel pratico esercizio 
Don meno che nella teorìa, tanto che, alla partenza del 
Tommasini, succedutogli il eh. Comelli nella Direzione del- 
la Clinica Medica, vi ebbe il Yaloraifi grado di Supplente; 
donde passò in seguito all'insegnamento della Medicina teo- 
rico-pratica. Professò la Nuova Dottrina Medica Italiana'^ 
ma non fu già un Attila o un Tamerlano; né, come il Dott. 
Sangrado, si mandava innanzi il flebotomo a dar buon prin- 
cipio alla cura. Professò quel Rasoriano sistema con mode- 
razione e prudenza, contemperandolo colle dottrine degli 
altri sapienti: che non è obbligata la scienza a cercar l'u- 
nità, quando in Natura è molteplice la condizione morbosa. 

Fu poeta, se non alla maniera di Dante e di Lodovi- 
co , almeno quanto può conceder INatura ad uno scienziato. 
Ebbe verso armonioso, stile elegantissimo: la sua Musa 
« Vergin di servo encomio 
E di codardo oltraggio m 
non espresse mai altro che le convinzioni della sua mente, 
che le emozioni del suo cuore. Non fu però (com'egli soleva 
dire) la sua Musa che in questo recinto gli meritò lo scanno 
di Dionigi Strocchi: poiché il Consesso intese a promovervi 
un filosofo , né senza venir meno al suo Statuto avria po- 
tuto chiamarvi un poeta. 

Gli scritti letterarii e scientifici, che in varii tempi 
venne pubblicando, fanno fede di quanto avrebbe saputo 
operare, se avesse vissuto vita men travagliata. Un terri- 

N. Ann. Se. Natur. Srrib III. Tomo 7. 16 



242 RENDICONTO ACCAOEUICO 

bile accidente produsse io lui la più fiera neurosi , oh' abbia 
mai tormentato un figlio d' Adamo , e che non gli concesse 
mai tregua finché non l'ebbe spento. Dopo infiniti dolori 
sopportati con rassegnazione cristiana , fece da noi dipar* 
tita il giorno 8 dello scorso Novembre , lasciando memoria 
cara ed onorata. 

U.^ Sessione ordinaria. 27 Gennaio 1863. 

L'Accademico Dolt. Clodoveo Biagì tratta della diffe- 
renza individuale, o individualismo delie malattie. 

Nella differenza individuale comprende tutto qiiello, 
che ogni singoiar malattia in ogni singoiar individuo ne 
presenta oltre l'essenza, o natura sua comune, e specifica. 
La chiama differenza individuale, perchè la conosce soltanto 
come tale, cioè come una negazione, privazione di simili- 
tudine nell'individuo che appartiene ad una specie, verso la 
specie stessa nosograflca ; e pare al Biagi così nominarla be- 
ne, perchè, come egli dice, se ogni cosa nominata secondo 
quello si conosce è nominata bene , non conoscendo la 
differenza se non in relazione ad una cognita da cui diffe* 
risce, la nomino giustamente, nominandola in tal modo. 
Questo nell'ordine teorico, |o speculativo; nell'ordine pra- 
tico poi, continua a dire il Biagi, la differenza individua- 
le, è ciò che realmente informa e distingue la malattia, 
così come esiste in atto, da qualunque altra, e in tutte 
le sue relazioni con quel dato e determinato individuo in 
coi accade. Cosicché V insieme di queir individuo più quella 
malattia costituisce 1' essenza e la differenza ultima di 
quella malattia, per cui potrebbe secondo l'Accademico as- 
serirsi, che ogni malattia, mentre non equivale giammai 
e non può equivalere alla sua nozione astratta , equivale 
alla sua differenza, è identica anzi con questa, mentre 
con questa e per questa sola, ogni malattia singolare è 
quella tal malattia, e non altra, esiste in quel tal modo, 
è la sua singolarità e individuazione istessa, è in una 
parola la sua stessa differenza. 



RENDICONTO ACCADEMICO 243 

E seguitando dichiara che siccome le idee si formano 
in noi mediante le sensazioni, e di ogni malattia che ci 
occorre osservare esperienza non abbiamo, perchè quella 
malattia mai non fu , cosi il medico non può conoscer mai 
le malattie, che si accinge a curare, se non approssima- 
tivamente in un concetto anteriore. 

E dopo molli rilevanti riflessi l'Accademico conchiu- 
de, che la scienza deve- trovare ostacoli insuperabili al suo 
perfezionamento, che ogni malattia come è nuova nella 
natura, è nuova alla cognizione del medico, che la pra- 
tica quindi non può se non dentro certi lìmiti giovare alla 
scienza, e che dopo la diagnosi restano sempre altre cose 
importanti pel medico, che naviga ognora in un mare in- 
certo, di cui la carta non verrà tracciata giammai. 

{sarà continuato) 



«^^K?^ìS8^§©&v« 



244 

USI TERAPEUTICI DELL4 COCCINIGLIA 

DBL SIGNOR DOTTOR 

DOMENICO MAZZANTI 

►♦***{ j***«-* 

Avendo con articoli già pubblicati esposto il potere 
antifebbrile della Salicìna (1), del valerìanato dì chinina 
(2) ec. ec. l'azione tenifuga dei ^orì dì Kousso (3), la 
virtù astringente delle foglie del malico (4) ec. ec. ; mi 
sembra conveniente fare eziandio conoscere ai cultori di 
medicina, e delle scienze naturali le proprielà terapeutiche 
dai recenti attribuite alla cocciniglia (coccus cacti). Noto 
essendo ad ognuno tanto il regno organico, che l'inorga- 
nico somministrare alla terapeutica copiosi prodotti dotati 
di virtù positive per debellare i mali che attaccano gli es- 
seri tulli animati. Potrà quindi annoverarsi la cocciniglia 
tra le altre mediche sostanze tratte dal regno animale (ben- 
ché poche di numero) rassicurando cosi l'avanzamento 
delle scienze farmacologiche. Pria però di esporne gli usi 
terapeutici, e riferirne quanto di sicuro si scorge stimo 
opportuno indicarne i suoi caratteri zoologici. 

La cocciniglia è un insetto appartenente al genere 
Coccus (dal greco voc. kokko? grano) che forma parte 
degli Emilteri. È compreso da Malacnone nella categoria 
2.* degli animali intervertebrali: class. 2.' degli anulosii 
sez. I. Insetti: Ord. 4.** 



(1) Roma 1844. 

(2) Roma 1845. 

(3) Firenze 1852; Roma Ì8S2. Sunto dell' esperto Professore 
Chimenz. 

(4) Roma 1853. 



USI TERAP. DELIA COCCINIGLIA 245 

I naiuraìisli chiamano coccus cacti la cocciniglia che 
vive a danno della pianta, che vegeta bene nelle vicinanze 
di Orbelello, della cactus opunzia di Linneo a fiori rossi: 
coccus vìtis, quella della vite, vitis vinifera, coccus po- 
lonicus la cocciniglia, che vive sulla radice dello schle- 
rantìius perennis , del centonodi: coccus hesperidum la 
cocciniglia degli agrumi : coccM5 adonideum quella, che 
infesta le stufe delle piante, come bombix mori l'insello 
che si nutrisce delle foglie del gelso. 

Colesti piccoli inselli presentano delle rimarchevoli 
differenze nei sessi: i maschi per esempio sono piccoli, 
vispi, privi del rostro: hanno due grandi ali ria parte po- 
steriore è munita di due setole mollo allungale, le femmi- 
ne sono molto piiì grosse, senza ali : hanno un rostro bre- 
vissimo, mercè del quale penetrano nel parenchima delle 
piante, ove fissano il loro domicilio, e si nutriscono: le 
antenne sono composte di 11 articoli ; durante il corso della 
gravidanza restano attaccate sulle diverse parli dei vegeta- 
bili, sulle radici, sulla corteccia sotto la forma di galle, 
di escrescenze, di coccole, di vegetabili parassiti, ec. ec. 
variano quindi nel colore, il maschio presenta un colore 
rosso-fosco, la femmina alro-purpurea: il maschio vive 
un mese mentre la femmina ne vive due, e muore dopo 
aver partorito la prole viva, o le uova, che sono rosse, e 
nel numero di circa 300. È infine quella, che fornisce la 
materia colorante. Queste poi raolliplicale sopra gli alberi 
raccolgonsi in grandi lenzuoli , e quindi si fanno morire 
immergendole per un momento nell'acqua bollente, e dis- 
secandole poi in stufe, o sopra lamine calde di ferro. Si 
fanno di queste in ogni anno varie raccolte: benché assi- 
curi Thierry de Menoville, che possono effettuarsi sei ge- 
nerazioni. Nel Messico si fanno quattro raccolte; in To- 
scana vi potrebbero avere due raccolte, una alla fine di 
Giugno, l'altra in Settembre. Gl'Indiani prendono questi 
insetti, e li trasportano sopra una specie di fico il cui 



246 USI TERAPEUTICI 

frullo è ripieno di un sugo rosso , come sangue. Tulli que- 
sti inselli utili alla industria, e al commercio, perchè si 
adoperano per preparare dei colori ad uso della pitiura , 
e per tingere la lana, il cotone, e la seta (I) nuocnno alle 
piante, su cui si attaccano, e si propagano come gli afidi. 
La maggior parte di questi insetti si attaccano agli alberi 
verdi, come i lecci, gli olivi, gli aranci, gli oleandri ec. 
ec. e alle altre piante che non perdnno le foglie durante 
r inverno, e costituiscono i veri flagelli dei giardinieri. 

In commercio si hanno tre varietà di cocciniglia, la 
grìgia cioè, la nera, e la silvestre. 

La grigia, che è la più stimala, chiamasi anco grana 
fina, diasprina, coccinìglia del Messico, mesteca (prove- 
niente dalla provincia di Honduras ) è grossa , venata di por- 
pora, leggermente farinosa, coperta di un intonaco, o poi- 
vere biancastra, che il dottissimo Orosi amò nominare nd- 
f/o/nargarzco; viene in commercio in forma di piccoli gra- 
ni, di un color bruno carico, rossastri, irregolari, piani 
da un lato, convessi dall'altro. Secondo Fèe ne occorrono 
da 42 a 45000 per farne una libbra ( Reamur diceva occor- 
rerne 65000) ciò che farebbe credere, che presenlemenle 
la cocciniglia fosse più bella che a quei tempi. L'odore 
è un poco disgustoso, il sapore è amaro leggermente acido. 

La nera, della anco grana grigia è la più piccola 
della selvaggia, trovasi coperta di una pleura cotonosa, 
che ne accresce il peso. Nell'interno delle sue rughe ma- 
nifestasi qualche vestigio di color bianco: posta nell'acqua 
si gonfia: veggonsi allora assai bene gli undici anelli che 



(1) Adoperasi a tale uopo la sua decozione: questa contiene 
oltre la materia colorante una sostanza animale che per l' aggiunta 
degli acidi si precipita, traendo seco la materia colorante, la 
quale così combinata acquista delle tinte molto più belle, che non 
possiede quando è sola. 



DELLA COCCIISIGLIA 247 

la compongono. Infusa nell' acqua bollente somministra 
poca materia colorante, e rimane glutinosa. 

La silvestre o selvaggia nominata anco morellonaèla 
meno ricercata poiché è impura ritenendo avanzi dell' in- 
sello: Ila esternamente un color violaceo simile a quello 
del lac-dyc. con spezzatura pallida terrosa , talvolta bian- 
castra, e somministra pochissima materia colorante. Tro- 
vasi nei boschi di America e nelle Indie: di rado viene 
in commercio. Guibourl attribuisce la differente riuscita 
delle cocciniglie alla differente coltivazione, che ebbero le 
piante e gli insetti. 

La cocciniglia analizzala pìiì volle venne maggior- 
mente studiata da Pelletier, e Cavenlou (ann. de cliim. et 
phys. Vili. 250, e Journ. de pliarm. IV. 194) i quali 
vi trovarono una materia animale particolare sui generis 
(coccìna): un principio grasso composto di stearina, e di 
elaina, un acido odoroso (bulirico) alcuni sali di calce, e 
potassa: un principio colorante particolare, che essi chia- 
marono carmina. Secondo John cento parli di cocciniglia 
somministrano di cocciniglia, o carmina ... 60 

di grasso ceriforrae 10. 5 

di muco gelatinoso 10 

di sostanza membranosa .... 14 
di fosfati , e muriali alcalini terrosi. 14 

di perdila 1. 6 

Per cui secondo gli esperimenti di John risulla cento 
parli di cocciniglia, contenere 50 parli di cocciniglia o car- 
mina. La carmina poi o principio colorante tanto adopera- 
lo nella pittura, è una materia formante una sorla d'incro- 
stazione di un bel rosso di porpora vivacissimo , dolalo di 
un aspetto granuloso, e quasi cristallino. Non si altera 
all'aria; il calore la fonde a -f- 60"' l'acqua e l'alcoole 
la disciolgono in un bel rosso, che tende al chermisino. 
La soluzione acquosa prende un bel rosso vivo in contatto 
di piccola quantità di un acido debole minerale, ingiallisce 



248 USI TERAPEUTICI 

alquanto se la qiianlilà di acido è maggiore, e gli alcali 
convertono la tinta in violetto, rallumina poi vi precipita 
una beila lacca rossa. Il cloro ancora s'altera profonda- 
mente, e la ingiallisce. Il protoclornro di stagno forma 
un precipitalo violetto , mentre il deuto-cloruro non fa che 
cangiare il colore della soluzione in rosso-scarlatto. La 
carmina si ottiene trattando parecchie volte la cocciniglia 
coir etere solforico, il quale ne isola una materia grassa 
di un color giallo-dorato. Dopo si fa agire sulla cocci- 
nìglia l'alcool bollente e concentrato, che discioglie il 
principio colorante. La soluzione alcoolica evaporata a dol- 
ce calore lascia un'estratto rossastro assai carico, che si 
discioglie a freddo in una piccola quantità di alcoole onde 
isolarne la materia azotata, che in esso si trova. Aggiun- 
gendo alla soluzione alcoolica il suo volume di etere sol- 
forico, e agitando s'intorbida, e lascia depositare in pochi 
dì il principio colorante puro sotto forma di una incrosta- 
zione rosso-purpurea. 

Il miglior modo di amministrare la cocciniglia è in 
polvere, unita allo zucchero, alla gomma arabica, oppure 
a qualche estratto. La dose suole essere per gli uomini 
dai grani dodici a mezza ottava nelle 24 ore, che si re- 
plica, quando il bisogno lo richiegga. Nell'annuario tera- 
peutico di Bouchardat del 1851 leggesi , che il Dott. Pa- 
vesi la somministra alla dose di nove grani unita al car- 
bonato di potassa, allo zucchero e all'acqua (I). Nel ma- 
nuale ecletico dei nuovi rimedi pubblicato nel 1852 per 
cura del dotto Ruspini di Bergamo trovasi la formola del 
distinto medico Tedesco Wachtt, cheè di grani 18 di coc- 



(1) P. di cocciniglia .... 50 centigr. 
carbonato di potassa . 60 centigr. 
zucchero in polvere . 50 centigr. 

acqua 120 grammi 

Di questa mistura ne prescrive un cucchiajo ogni due ore. 



DELIA COCCINIGLIA 249 

ciniglia al giorno unita al bitartrato di potassa, allo zuc- 
chero, e all'acqua (1). Si unisce ancora all'aramoniaca 
liquida , e forma V ammoniaca liquida coccinigliata di Rup' 
preclit , la quale si prepara prendendo una libbra di am- 
moniaca liquida delie officine, che si fa digerire per 24 
ore in una bottiglia ben chiusa con una mezz'oncia di 
cocciniglia polverizzata, quindi si filtra il liquore e si ani- 
ministra agli animali domestici variando la dose secondo 
l'età dalle 10 goccie fino alle 200 (2) mescolate in una 
bottiglia di acqua di sorgente. Se poi l'animale con diffi- 
colla deglutisce il liquido allora si somministra in forma 
di elettuario con farina di frumento, e acqua. I farmacisti 
adoperano la cocciniglia per colorire i diversi liquori al- 
coolici , l'alcbermes , alcuni opiali , le polveri dentifricie ecc. 
Esposti i caratteri zoologici della cocciniglia, l'analisi 
di Pelletier, Cavenlon, John, il modo di amministrazione, 
la sua preparazione e dose, sarà d'uopo osservare gli 
usi terapeutici si nella medicina umana, che in quella dei 
bruii. 



(1) P. di cocciniglia polverizzata. . . gr. 18 

Bitartrato di potassa . . • gr. ìS 

Zucchero Onde 1 

Acqua bollente Onde 6 

Sciolgasi il tutto secondo l' arte. Fa prendere il lodato Wachtt 
al maialo un cucchiajo da caffé pieno di questa bevanda tre 
volte al giorno. 

(2) Ài vitelli fino ad un anno dalle 5 e 10 goccie fino 
alle 20 goccie. 

Alle giovenche da un' anno ai tre anni dalle 20 e 30 
gocce fino alle 60 gocce. 

Alle vacche, e buoi da ingrasso e tori da 60, e 80 goc- 
cie fino alle 100 goccie. 

La dose ancora dell'acqua di sorgente varia secondo la 
dose dell'ammoniaca liquida coccinigliata. 



260 USI TERAPEUTICI 

Intorno le proprielà medicinali della cocciniglia molto 
si dispulò stante le conlradittorie asserzioni. Però se per 
poco si prendano ad esame le opere di tulli i medici dei 
tempi passati si troveranno degli encomii dati alla cocci- 
niglia sotlo varii rapporti. Vantossi infatti come cordiale 
da Hernandez, alessifarmaco da Dole. Quale preservativo 
degli aborti la esibì Lemery. Utile si slimò nelle malattie 
delle vie urinarie, e specialmente contro i calcoli della 
vescica, d'onde l'infallibile litontritìco. Chaumenlon rav- 
visò nella cocciniglia la virtù diuretica, e diaforetica. È 
siala con ispecialilà adoperata per fermare i profluvi di 
basso ventre. La farmacopea di Amsterdam riporta una tin- 
tura astringente fatta per macerazione con una parte di 
cocciniglia, e otto di alcool del peso 0,90. Amann lungi 
dal dubitare della sua attività giunse per fino a riguar- 
darla come sostanza sospetta, e dotata di venefiche qualità. 

Abbenchè il suo modo di operare sui tessuti viventi 
sia ignoto, sembra pur probabile, che produca un qual- 
che stimolo, d'onde la virtù stimolante. Jourdan (pharm. 
I. 428.), e altri la trovarono capace di calmare la tosse 
ferina. È popolare in Inghilterra, scrisse il distinto medi- 
co Johson, l'uso della coccinii;l!a contro la tosse convul- 
siva, quale virtù venne recentemente confermata dal Dolt. 
Botto di Genova. Bouchardal asserisce averla somministrata 
con felice successo a quindici fanciulli affetti da croup 
(soffocatio stridula, asthma infantum spasmodica) , e di 
averla preferita agli allri decantati specifici contro tale 
infermità. Pavesi infine, e Wachlt ottennero felici risultali 
dalla cocciniglia contro la tosse convulsiva. Questo ultimo 
osservò analoghi effetti in due epidemie di tosse ferina, e 
in vari casi di tosse, che accompagna il morbillo per cui 
non dubitò proclamarla di virtù specifica in ambedue que- 
ste affezioni. Conobbe gli effetti differire secondo l'età, ad- 
dimostrandosi più attiva nei fanciulli, che nei vecchi; la 
malattia arrestare sempre il suo corso e abbreviarsi; gli 



DELLA COCCINIGLIA 261 

accessi perdere la loro intensità, e divenire all'opposto 
questi più frequenti e più angosciosi tutte le volte, che 
i malati o trascuravano, o non facevano uso della cocci- 
niglia. Consiglia di non preparare per volta, che la dose, 
la quale deve essere presa nello spazio delle 24, o 48 ore 
al più. 0[)erando diversamente , la cocciniglia si altera e 
si decompone. Alla presenza dello zucchero devesi questa 
decomposizione. Bastano infatti alcuni giorni, se si apre 
sovente il vaso, che contiene la soluzione, perchè questa 
ultima acquisti un colore bruno, e un sapore disaggrade- 
vole. Dovrà perciò conservarsi la cocciniglia in recipienti 
ben chiusi, altrimenti levando spesso il turacciolo si avrà 
sviluppo di gas, ed esalazione di odore disgustoso. Ser- 
vendosi dell'acqua fredda anziché della calda per la pre- 
parazione si vedrà una divisione meccanica, non già una 
vera soluzione di cocciniglia. 

Negli ammali rfomei/ici si adopera con felice successo 
contro il tifo carbonchioso, malattia la più grave, e più 
micidiale delle affezioni carbonchiose, e la timpanite or- 
dinaria. Infatti prescrive Ruppreclit distinto Medico , e Zoo- 
jatro Francese l'ammoniaca liquida coccinigliala contro le 
suddette infermila, e jìersiste nell'uso dei rimedio fino a 
che i battili del cuore siano divenuti impercettibili, che 
un calore moderalo si riparte sulla superficie del corpo, 
e che ritorna l'appetito. Cessati però ancora i fenomeni 
morbosi consiglia di amministrare tre dosi il primo gior- 
no: due il secondo: una il terzo per conseguire l'intero, 
e sicuro ristabilimento. I sintomi morbosi cedono alla 6.* 
6.'' amministrazione del rimedio , e così termina com- 
plelamenle la malattia. Nei casi gravissimi, specialmente 
negli animali forti e pletorici, e nelle località ove la ma- 
lattia diviene enzootica , e assume la forma apoplelica con 
dejezioni alvine e con urine sanguigne, somministra una 
due dosi intere, cioè due scrupoli in mezza bottiglia di 
acqua fredda , e combalte nello slesso lempo la diarrea 



252 USI TERAPEUTICI 

esistente con clisteri di acqua fredda con mezzo scrupolo 
fino a due scrupoli il liquore ammoniacale ogni mezz'ora. 
Sottopone inoltre gli animali gravemente affetti a frizioni 
di ammoniaca pura lungo la spina, e i fianchi, a doccia- 
ture di acqua fredda, dopo le quali fa loro praticare delle 
frizioni secclie, e cuoprirli. Gli prescrive un nutrimento 
di pannelli di colza sciolti nell'acqua, di carote tagliate, 
e di buon fieno di primo taglio, e di acqua pura per be- 
vanda. Non prolungandosi la malattia al di là del quinto 
giorno avvisa essere inutile di assoggettare il bestiame bo- 
vino a dieta assoluta. Imperocché durante la violenza del 
male, la bestia inferma rifiuta spontaneamente gli alimenti, 
che vi si apprestino: l'istinto invece Io porta a bagnarsi 
la bocca, e nello stato di ansietà, in cui si trova, non 
deve negarsi questa soddisfazione. Questo modo di alimen- 
tazione cessar deve due giorni dopo la guarigione, e allora 
si torna a dargli la razione normale. 

Serve ancora di mezzo preservativo l'ammoniaca li- 
quida coccinigliala amministrata secondo le norme sopra 
descritte. 

Pria di dar termine al presente articolo debbo far co- 
noscere, che l'apparenza farinosa nella cocciniglia più 
stimata le si dà per frode col talco di Venezia , o colla 
cerussa, o colla saldatura di piombo, quale adulterazio- 
ne si ottiene facendo ammollire l'insetto, ove siavi della 
polvere di piombo, la quale vi aderisce per la materia vi- 
scosa, che inviluppa la cocciniglia. Per conoscere questa 
frode suggerisce Magonity di Bordeaux di prendere due 
volumi di cocciniglia pura, e due di quella falsificata, e 
di farne poscia separatamente il peso: a volumi eguali si 
vedrà la cocciniglia adulterata avere un peso maggiore. 
Hartmann per bene imparare a sceglierla propone i se- 
guenti avvertimenti: deve avere la cocciniglia un colore 
bianco grigio quasi argenteo : deve essere in grossi pezzi di 
uguale volume, secca senza lasciare polvere maneggian- 



DELLA COCCINIGLIA 353 

dola: ogni pezzo deve avere la forma dell' animale secco, 
e l'apparenza della testa: le lìnee prominenti saranno leg- 
germente argentee: i solchi di color nero, o bruno-rossic- 
cio, i quali nelle falsificate contengono le materie straniere 
e allora non iscorgesi più la testa dell'insetto. 

Infine è da notarsi , che Berthollet nei suoi elementi 
dell' arte tintoria lasciò scritti gli effetti delle sue esperienze 
fatte coi diversi reagenti sulla decozione della cocciniglia 
nell'acqua. Il colore scarlatto, che applicasi sulla lana 
formasi colla dissoluzione di stagno» col cremor di tar- 
taro, e colla cocciniglia. 

Questo è in genere ciò che si conosce sugli usi tera- 
peutici, e tecnici della cocciniglia. E chi amasse maggior- 
mente erudirsi su questi rami di scienze potrà volgere l'at- 
tenzione alle opere del eh. Dumas, agli annali delle scien- 
ze naturali, ai dizionarj tecnologici ec. ec. 

Roma 28 Febbrajo 1853. 



264 



Ercolani Prof. Gio. Battista — Storia genetica e metamor- 
fosi dello Slrongilo armalo. Torino 1853 in 8.° di pag. 20 
con tavola {Dal giornale di Veterinaria , fascicolo X . 1853). 

Coli' annunziato scritto importantissimo l' Ercolani, molto 
dotto e pratico in questa parte tanto interessante delle scienze 
naturali, approHìltando di favorevole circostanza offertagli dalla 
ispezione anatomica di porzione di colon e di cieco di un pu- 
i^drino di otto mesi, morto per cimorro; tratta con molto sa- 
pere i due più importanti argomenti della Elmintologia, la for- 
mazione cioè e la melaraorfosi degli Eniozoari. Riuscir devono 
tanto più preziose tali ricerche in quanto che risguardano una 
specie la quale, abbenchè molto comune, non era però stala a 
suiricienza studiata. Merita lode, ed offre non piccolo vantag- 
gio alla scienza il lavoro dell' Ercolani anche perchè premette 
al medesimo completa molto erudita notizia sul modo col quale 
è stata trattata la quistione presso le diverse Nazioni, e dai più 
accreditati Scrittori di somiglianti materie. 

A. A. 

Nouvelles expériences Nuove sperienze tendenti a con- 
futare la pretesa circolazione peritracheale degli Insetti, 
del Sig. Dottore N. Joly. Dalle Memorie dell'Accademia 
delle Scienze di Tolosa pel 1852 in 8." di 9 pagine. 

Il dotto Autore combatte di nuovo in questo scritto l'opi- 
nione del B/anc/iard , e dalle nuove ingegnose sperienze istituite 
crede di poterne dedurre i seguenti corollarj. — 1. Costringendo 
le larve del baco da seta ad alimentarsi colle foglie di gelso co- 
perte dalla polve di robbia o di endago ottenere si possono, ma 
non si ottengono sempre dei bozzoli rossi o bleu. — 2. Il colore 
più meno intenso che si vede nei medesimi è dovuto al sem- 
plice fregamento del corpo della larva inquinato sul filo della 



ANNUNZI 



256 



seta. — 3. Basta applicare esternamente la polve d'endago ad 
una larva alimentata colla polve di robbia per ottenerne nn 
bozzolo bleu. — 4. Ripulendo diligentemente una larva alimen- 
tata coll'eudago, l'animale dà il fiiiigello di color naturale. 
— 5. Il regime colla robbia e coll'endago non esercita veruna 
azione sulle filiere. — 6. L' alimentazione colla robbia e coll'en- 
dago non esercita azione sensibile sulle tracbee , conservando 
questi tubi respiratori! il color naturale. -- 7. Ancorché le tra- 
chee acquistassero il colore della robbia o dell' endago, il fatto 
riceverebbe spiegazione ammettendo che fossero tinte all'esterno 
dal sangue die le bagna esso pure coloritosi, — 8. Questo co- 
loramento del sangue in bleu od in rosso non essendo stato ve- 
duto né da Alessandrini, da Bassi, da De Filippi, né da noi; 
inoltre il coloramento del sangue e delle trachee non essendo 
«n fatto costante, per confessione dello slesso Blanchard , que- 
sta stessa irregolarità accusa d'inesistenza la circolazione in- 
teramente vascolare del sangue negli insetti , e singolarmente poi 
la circolazione negli spazi peritracheali , che secondo noi^ non 
esistono. 

Èludes Studj d'anatomia filosofica sulla mano e piede 

dell'Uomo e sulle estremila dei Mammiferi , condotte al tipo 
pentadililo. Dei Professori N. Joly ed A. Lavocat. Tolosa 
1853. in 8.° di pag. 51 con due tav. litografiche. (Memoria 
presentala all'Istituto di Francia li 20 settembre 1862.) 

Considerando quale tipo principale di formazione la mano 
ed il piede dell'umana specie; considerando queste ultime re- 
gioni degli arti nello stalo di pronazione, ed enumerandone le 
serie degli elementi ossei dal lato esterno verso l'interno, ammette 
cinque di queste serie composte ciascuna di due ossa del carpo 
o del larso, del metacarpo o del metatarso, e di Ire falangi. 
Varia i nomi delle singole ossa delle prime due regioni si della 
mano che del piede, restituendo loro in parte le antiche deno- 
minazioni desunte dal numero progressivo. Secondo l'autore 
quindi la prima serie del carpo è formala dal I. protocarpico , 
2. deutocarpico , 3. trilocarpico, 4. Ictrocarpico, 5. pemptocar- 
pico. La seconda serie ha gli stessi nomi, variandone solo la 



/ 

2&6 ANNUNZI 

desinenza chiamando il 1. protocarpo, 2. deutocarpo etc. sistema 
applicato ugualmente al piede. Ma è a tutti noto che il numero, 
massime delle serie falangee o dita, varia nei mammiferi dal 
cinque all'uno, l'Aulore però pretende di poter rispondere a 
questa dilIìeo|tà colla frase trascendentale usata massime in Ger- 
mania, vale a dire che se tutti questi ossei eUmenli non vi si 
possono dimostrare materialmente, vi esistono ciò nullameno vir- 
tualmente, e vanno scomparendo solo perchè più elementi si 
riuniscono e si saldano in uno, del che poi porta gli esempi 
anche nelle figure. Così nella mano il navicolare rappresenta ad 
un tempo il tetro, ed il pempto prolocarpico; e l'uncinato il 
proto e dento carpo. Nel piede poi il calcagno costituisce il proto 
e dento tarsico, il navicolare il tetro e pemptolarsico; e pel 2.° 
ordine il cuneiforme esterno è distinto nel proto e deuto tarso. 
Ahbenchè questo lavoro per la novità dei nomi, e la singo- 
lare sistemazione dei pezzi costituenti sì il carpo che il tarso, 
tale non sia da produrre notabile giovamento alla scienza, tut- 
tavia merita molta lode l'Autore del medesimo per la diligenza 
e perspicacia colla quale ha studiato il piede sì anteriore che 
posteriore nei principali gruppi della classe dei Mammiferi. Le 
figure poi rappresentano queste interessanti regioni dello sche- 
letro, colle nuove determinazioni, nelle specie Homo, Pithecus 
inuus de Blainville, Molossus ursinus Spin., Vesperlilio muri- 
nus Lìn. , Pteropus jubalus de Rìaia. , Bradipus tridaclylus Lin., 
Bradipus didaclylus Lin., Hyaena vulgaris de Blain., Lepu$ 
cwnicutu* Lin. , Ornithorynchus paradoxus Blumenbacb, Phoca 
monachus Hermann, Dicotyles torquatus Cuvier, Moschus aqua- 
tieus Ogilby, Cervus tarandus Lin., Antilope Dorcas Lin., Bo$ 
tauruSi et Equus cabaHus Lin. 

Trattato completo di Medicina, e Chirurgia Veterinaria ad uso 
della Scuola Romana, Opera del Dolt. Temistocle Metaxà, 
Direttore del Museo Zoologico nella Università di Roma. 

PROGRAMMA 

Nisi utile est, quod facitnus, stuUa est gloria 

Phaedk. 

L'Italia madre e nutrice d'ogni dottrina non Io fu meno 



ANNUNZI 257 

della medicina degli animali. Lunga, antica, onorevole per na- 
tali e per ingegno è la schiera dei sapienti, i quali avvisando 
doversi all'agricoltura e alla pastorizia la prosperità degli Stati 
ne promossero e nobilitarono l'arte che tanto le benefica. Tra- 
sandando gli antichi fino ai secoli XIII e XIV vantiamo Autori 
di bella fama, quando di là da' mari e da' monti tutto ancora 
era tenebre, fra i quali l'infaticabile bolognese Aldrovando, 
che riunì tutto ciò che si conosce degli animali tutti da Aristo- 
tile fino ai suoi tempi. 

11 secolo XVIIl fu oltremodo fecondo di epizoozie; la peste 
bovina ungarica singolarmente, giunse fino a minacciare di estin- 
zione in Europa la preziosa specie bovina. Conobbero allora i 
Governi la somma importanza di favorire quest'arte, di che 
non isdegnarono occuparsi i più illustri medici italiani di quei 
tempi. Cosi rischiarate dalla nostra luce, pressoché alla stessa 
epoca successivamente apparvero le Opere di Bourgeiat fonda- 
tore delle due prime scuole di Alfort e di Lione nel 1766; di 
ambedue i Lafosse padre e figlio e di Chabert ecc. Dalle scuole 
dì Francia surse il dotto Brugnone che fondò la scuola di To- 
rino. Il nostro Secolo è fecondo d'illustri scrittori italiani in 
Veterinaria, tali sono Toggìa, Jacopi , Buniva , Orus, Bollini, 
Volpi, Ferdenzi, Leroy, Veratti, Dominelli, Palazzotti, Gandolfi, 
Pozzi , e Metaxà ; e fra i viventi Toggia figlio , Lessona , Ales- 
sandrini, Molin, De Nanzio, Mazza, Valentini, Mengosio, Ca- 
relli, Papa, Reviglio, Bonaccioli, Tamberlicchi, Paolucci, San- 
dri, Fauvet, Marchesini etc. La mercè di tant' illustri italiani, 
la luce delle Zoojatriche dottrine ampiamente diffuse penetrò il 
bujo di certe officine diradandone le tenebre che l'impostura, 
e l'ignoranza vi aveva da più secoli addensato. Tolta finalmente 
la Veterinaria dal basso cerchio dei bifolchi , dei cocchieri e 
dei manescalchi, dalla fucina, dal lezzo delle stalle surse allo 
splendore della Cattedra. 

Ma ad onta di sì rapido progresso, manca ancora all'Italia 
un trattato elementare in cui sia compresa la medicina tutta 
Veterinaria ad uso dei giovani che si vogliono applicare a que- 
sta scienza. 

Quindi fu nostro divisamento supplire quanto meglio per 
noi sì poteva, a questo difetto colla pubblicazione di un libro, che 

N. Ar(N. Se. Natuu. Siìrie HI. Tomo 7. 17 



258 ' ANNUNZI 

piano, facile, fosse recato all' inlendimeDto pur di coloro che 
non appresero i primi rudimenti della scienza. 

Il Trattato di Medicina e Chirurgia Veterinaria verrà di- 
viso in Zootomia e Fisiologia, Patologia, Medicina interna. 
Medicina esterna o operatoria. Si darà un rapido cenno della 
Medicina zoojatrico-legale, esponendo i pochi casi strettamente 
redibitorj di che è oggi frequente litigio nel Foro; non che i 
moduli di compra e vendita di bestiame. 

In ultimo si tratterà della Igiene, e Farmacologia, di rego- 
lamenti per la mattazione delle carni nei pubblici macelli, e 
provvidenze sanitarie nelle epizoozie contagiose. Un vasto ed esat- 
to indice Alfabetico di tutte le materie discorse nell'Opera age- 
volerà le ricerche degli Argomenti. 

Temistocle MetaxK. 

CONDIZIONI DELL'ASSOCIAZIONE 

Quest'Opera sarà composta in sei volumi in ottavo, ciascu- 
no di circa quaranta fogli, in buona carta e nitidi caratteri. 

Ne verrà pubblicata ogni mese una dispensa non minore di 
cinque fogli di stampa al prezzo di bajocchi 5 per ogni foglio 
da pagarsi alla consegna di ciascuna dispensa. Ove ad illustra- 
zione dell'Opera facesse d'uopo di alcuna tavola in rame, ver- 
rà questa rilasciata al prezzo di baj. 5. 

Chi si associa a dieci copie avrà l'undecima gratis. 

Per gli associati di Provincia il prezzo sarà maggiore di 
bajocchi due per ciascun fascicolo , restando esenti da ogni spesa 
di porto. 

Le soscrizioni si ricevono presso l'Autore, Via dei Greci 
N. 24, e dal Tipografo Olivieri Via del Corso N. 336. 

L'Autore intende godere del favore che gli dà la legge sul- 
la proprietà letteraria. 

Memorie della R. Accademia delle Scienze di Torino. Serie II. 
Tomo XII. Torino 1852 in 4. 

Classe di Scienze Fisiche e Matamatiche. 
Sismonda Prof. Eugenio — Notizia storica dei lavori fatti 



ANNUNZI 259 

dalla classe delle Scienze Fisiche e Matematiche 

nel corso degli anni 1849 e 1850 .... pag. LV-CXX 
Deiponte Prof. G. B. — Elogio Storico di Luigi 

Colla „ 1-38 

Avogadro — Quatrième Quarta memoria sui 

volumi atomici. . ,,39-122 

De Notaris G. — Osservazioni sulla Tribù delle Pel- 

tigeree • „ 123-140 

Dello stesso — Osservazioni sul Gen. Sticta . . . „ 141-160 
Cavalli G. — Delle grossezze di metallo delle bocche 

a fuoco d'artiglieria „ 161-174 

Sismonda suddetto — Osteografìa di un Mastodonte 

angustidente „ 175-236 

Provana di Coliegno Giacinto — Nota sui terreni dei 

contorni della Spezia „ 237-244 

Figari A. et De Notaris I. — Agrostographiae Aegy- 

ptiacae fragmenta „ 245-262 

Selmi F. e Sobrero A. — Memoria sopra un nuovo sale 

di mercurio ;-..,„ 263-270 

Sismonda Cav. Angelo — Classificazione dei terreni 

stratificali delle Alpi tra il Monte Bianco e la 

Contea di Nizza „ 271-338 

Memorie dell'Accademia delle Scienze dell'Istituto di Bologna. 
Tomo III. Fase. 1, 2 e 3. Bologna Tipografia dell'Istituto, 
1852. in 4.0 

Bianconi J. Jos. — Specimina Zoologica Mozambica- 
na. Fascic. IV pag. 3-18 

Alessandrini A. — Anotazioni anatomiche intorno un 

individuo maschio giovine del Paradoxurus typus. „ 19-36 

Medici M, — Elogio di Marc^ Antonio Laurenti . . „ 37-60 

Galvani Al. — De aeriformibus principiis Therraarum ^ 

Porrectanarum. Mem. poslh „ 61-74 

Rizzoli F. — Intorno ad una Glutoproctorafia . . „ 76-90 

Bianconi J. Jos. — Specimina Zoologica Mozambica- 
na. Fascic. V „ 91-112 

Predieri P. — Della Vita e della corrispondenza scien- 



260 ANNUNZI 

tifica e letteraria di Cesare Marsili god Galileo 
Galilei e Padre Bonarcntura Cavalieri. . . pag. 113-144 
Bertoloni Ant. — Miscellanea Botanica XII. . . . „ 145-192 
Contri G. F. — Cenni intorno alle qualità economi- 
co-agrarie delle piante tigliose specialmente del 

Cotone , del Lino e della Canepa „ 193-210 

Brighenti M, — Sulle piene di Reno relativamente alla 

capacità dell'alveo „ 211-214 

Sgarzi G. — Intorno alla Termale d'Acquasanta . „ 215-247 
Bertoloni G. — Illustrazione di piante Mozambicesi „ 249-267 
Calori L. — Sulla anatomia dell' Axolotl . . . . „ 259-361 
Alessandrini A. — Annotazioni anat. intorno un Bra- 
dipo Tridattilo „ 363-373 

Massalongo Prof. A. — Sapindacearum monographia. 1. v. in 
8. pag. 28. con Tav. 6. Veronae typis Ramanzinianis^ prezzo 
Lire quattro. 

Questo lavoro interessantissimo pubblicato sul cadere del 
1852 mentre fa palese quanto il Ch. Autore abbia a cuore l'il- 
lustrazione della Flora fossile Italiana arricchisce la famiglia delle 
Sapindacee fossili di generi e specie nuove tutte provenienti dai 
depositi Eocenici del Veronese e del Vicentino. Il Ch. Autore vi 
enumera diffatli e convenientemente illustra con apposite figure 
il Sapindus pentatianus Massai., Sap. Bolcensis Massai. , EwpAo- 
riopsis phaetontis Massai., Euph. scopoliana Massai., Euph. Be' 
rica Massai. , Koelreuteria prisca Massai. , Koel. Bettiana Massai. > 
Koel. Maffejana Massai., Paulina Chiavonica Massai. , Paui. pro- 
togaea Massai., Paul. Vivianica Massai.^ Paul. Maraschiniana 
Massai. , Paul. Ambigua Massai. 



261 

PROGRAMMA 

DELL' ACCADEMIA DELLE SCIENZE 

DELL' ISTITUTO DI BOLOGNA 

PEL 

CONCORSO AL PREMIO ALDINI SUL GALVANISMO 

Premiava l'Accademia nell'Aprile del 1848 una ben dotta 
Memoria del chiarissimo Sig. Dott. Geminiano Grimelli, pro- 
fessore nella Università di Modena, sopra il Tema da Lei per 
la terza volta proposto nel Settembre 1845 sulla così detta Cor- 
rente della rana, e sui fenomeni ad essa strettamente attinenti. 
Proseguivano intanto i lavori de' Fisiologi e Fisici su tale ar- 
gomento, e quindi studiavasi più addentro l'altra corrente già 
nota sotto il nome di Corrente muscolare, che indusse dipoi il 
Sig. Du Bouis-Reymond ad annunziare la scoperta di una terza 
Corrente, lo sviluppo della quale dipenderebbe dalla contrazione 
dei muscoli dell'uomo in istato di vita. Credendo benfatto l'Ac- 
cademia di seguitare l'argomento di quel primo tema, e tener 
conto di tutto ciò , che dallo studio della Corrente della rana , 
in occasione di esso è derivato , si fa per conseguenza a pro- 
porre in quest' anno pel Premio Aldini sul Galvanismo il Tema 
seguente : 

33 Esporre tutto che di ben avverato e importante è stato 
» scoperto sulla Corrente muscolare, oltre a quello che ne disse 
» il Sig. professore Grimelli nella su citata sua Memoria; e 
53 porre in chiaro, se si debba veramente ammettere o no l'al- 
33 tra Corrente, che secondo il Sig. Du Bouis-Reymond si svol- 
33 gè neir atto della contrazione dei muscoli , e se si abbia ma- 
33 nifestazione di libera elettricità nel sistema nervoso degli a- 
33 nimali vivi. >3 

Intorno alle quali ricerche, sottoposte a critica rigorosa 
l'esperienze addotte prò e contro dai Fisici e dai Fisiologi ita- 
liani e stranieri, sì richieggono nuovi esperimenti valevoli a 
chiarire i fatti che sono ancora controversi. Soprattutto è ne- 



262 PROGRAMMA DI PREMIO 

cessarla la più scrupolosa cautela per istabilire, quanto è pos- 
sibile, l'origine vera di tutti gli indicati fenomeni e le leggi 
loro, e per dedurre, dietro le più confermate esperienze, e 
per quanto consente lo stato attuale delle scienze fisiche e fisio- 
logiche, quale parte od azione possa assegnarsi all'elettricità 
nell'eseguimento delle funzioni dell'organismo animale. 

Si retribuirà una medaglia d'oro del valore di scudi romani 
cento all'autore dello scritto che, colle suddette avvertenze e 
condizioni, presenti, a giudizio dell'Accademia, la miglior so- 
luzione del proposto tema. 

Le Memorie per questo Concorso dovranno pervenire franche 
a Bologna entro il mese di Dicembre 1854 con questo preciso 
indirizzo — Al Segretario dell'Accademia delle Scienze dell'Isti- 
tuto di Bologna — : un tale termine è di rigore, e perciò non 
sarebbero ricevute pel Concorso le Memorie che giungessero al- 
l'Accademia, spirato l'ultimo di dell'indicato mese. Potranno 
essere scritte o in italiano, o in latino o in francese. L'Acca- 
demia richiede la maggiore esattezza nelle citazioni di Opere 
stampate, e la maggiore autenticità ne' documenti in iscritto, 
che agli Autori torni di menzionare a prova, o conforto di loro 
asserzioni. Ciascun concorrente dovrà contrassegnare con un'epi- 
grafe qualsiasi la sua Memoria, ed accompagnare questa d'una 
scheda suggellata, la quale racchiuda il nome ^ cognome ed in- 
dirizzo di lui, ed abbia ripetuta all'esterno la predelta epigra- 
fe. 1 concorrenti avranno tutta la cura di non farsi conoscere; 
poiché quegli, che per qualche espressione della sua Memoria, 
o in qualsivoglia altra maniera si facesse conoscere, verrebbe 
escluso dal Concorso. Spirato il sopradetto termine, e succe- 
duto il giudizio delle Memorie di Concorso, "secondo l'analogo 
regolamento dell'Accademia, verrà aperta la sola scheda della 
Memoria meritevole del Premio, e del premiato si pubblicherà 
tosto il nome. 

Bologna dalla Residenza dell'Istituto il dì 2 Maggio 1853. 

// Presidente 
Prof. Cav. ANTONIO ALESSANDRINI 

Dolt. Domenico Piani Segretario. 



263 

REPERTORIO ITALIANO 

PER LA STORIA NATURALE 

7. Geologia. 

Lezioni orali di Geografia fisica del Prof. g. mene- 
ghini raccolte dagli studenti dell' anno scolastico 
1850-51 , e pubblicate ad uso degli alunni del Li- 
ceo militare A. F. dal Gen. Conte l. serristori. 
Pisa Pieraccini. 8.° (pag. 356. — Franchi 4,20) 

Questa prima parte versa sopra argomenti riguardanti 
la Terra, l'Acqua e l'Aria. Premesso pertanto un com- 
pendio storico dell' origine e progresso della Geografia fi- 
sica , \ien definito il soggetto della medesima ; e sono date 
nozioni elementari di Astronomia. Quindi l'Autore de- 
scrive la faccia della Terra tanto generalmente che par- 
ticolarmente quanto ai continenti antichi e alle loro zone 
montuose, quanto al nuovo continente d'America, ed 
alla Nuova Olanda. Seguono le isole e le Terre polari, 
il mare e i suoi fenomeni, p. e. le regolari sue com- 
mozioni volgarmente dette maree, le correnti, la tempe- 
ratura. Poscia sono illustrate le Fonti e i Fiumi, e dei prin- 
cipali fra questi vengono date le misure, descritti i loro 
corsi sulla superficie della terra. Da ultimo trovasi trat- 
tato ciò che spetta all'Atmosfera, alla Meteorologia , alla 
Luce , air Elettricità e al Magnetismo. 

Nella seconda parte, cioè nelle Lezioni XXXIII a 
XLII è discorso della vita organica sulla terra. Come siano 
distribviiti e diffusi gli esseri organici, come sia dato ve- 
dere centri primitivi di vegetazione nelle varie regioni 3 
come sia distribuita la Vita in seno al mare, e gli ani- 



264 REPERTORIO ITALtANO 

mali sulla terra. È ricercata la distribuzione gnngrafica 
degli Animali, e in particolare degli Uccelli e degl'Insetti. 
Per ultimo considerasi l'Uomo, e indagansi i rapporti di 
esso con tutta la Natura. — Sono gli argomenti trattati 
diffusamente , e vengono esposte le più recenti osservazioni. 

o. Zoologia. 

Osservazioni geologiche fatte lungo la Valle Latina 
da Roma a Montecassino. Meraoria del Prof. Giu- 
seppe ponzi. (Atti dell'Accademia Pontificia dei Nuovi 
Lincei T. 1. Roma 1851. pag. 182 a 191. Tav. 1.). 

Descritto il luogo , se ne ricerca la costituzione geo- 
logica ; mostransi pertanto Vulcani sottomarini , e ap- 
paiono strati di Peperini, Tufi ecc. a Terra Nuova, Pan- 
tano ecc. Appresso sono le lave. I monti circostanti con- 
stano di calcare , e di macigno come nel restante apennino. 
Ivi sono Fucoidi e Nummuliti. — I monti poi a destra 
compongonsi di vari calcari , e di quando in quando sonvi 
Ippuriti , p. e. ai Monti Prenestini ed altrove. Nel maci- 
gno trovansi piante fanerogame. Entrambe le rocce sog- 
giacquero più o meno alle cause metamorfiche. — Il terreno 
terziaxio subapennino non differisce per nulla da quello 
che cinge per ogni lato l' Italia. Gli strati sono oriz- 
zontali : ma lo strato vulcanico è sovrapposto. Finalmen- 
te v' ha il terreno diluviano , accumulato dai fiumi del- 
la Valle Latina , in cui trovaronsi ossa di Elefanti , di Cer- 
vi, come anche un enorme teschio di Bos primigenius (1). 
Descrive l' Aut. i vulcani spentì di Po6i e di Tichiena , che 
crede abbiano agito nel periodo quaternario 5 non già i 



(1) Nel Congresso dei Geologi in Genova tenuto il 28 Settembre 1846, 
r Aut. descrisse le Ossa fossili dell'Agro Romano. V, Atti del Congresto 
di Genova. 



PER LA STORIA NATURALE 365 

sottomarini. Presso Collepardo havvi nna Caverna ossifera , 
racchiudente con altre delle ossa di Cervi connesse con 
Elici e Limnee da cemento calcare rossiccio. Segue una 
Tavola geologica che mostra le estensioni dei terreni. 

9. Geologia. 

Cenni geologici sull' Istria , di emilio cornalia e luigi 
CHiozzA. ( Dal Voi. Ili Giornale dell'I. R. Istituto Lombar- 
do di Scienze etc. Milano 1852. ). 

Capo 1. Geografia Fisica. — L'area che viene de- 
scritta è compresa fra la serie dei monti che si estende 
dalla Gorizia allo Schneeberg e al mare. Contiene adun- 
que l'Istria e una parte del lido d'IUiria. Questa regione 
consta per la maggior parte di Co?core e d'Arenaria', l'una 
e l'altra di queste roccie mostra la Tav. 1.* topografica- 
mente distìnte. Veggonsi in modo assai singolare sotto gli 
strati calcari vicino al lago di Capich , dove simulano onde 
lapidee di mare sconvolto. Pur singolare è ciò che nel 
territorio di Carso volgarmente chiamasi Foibe o Dollazzi; 
sono queste depressioni circolari, imbutiformi aventi un 
diametro, al massin^o, di 100 metri, profonde 70 ad 80: 
o sono fessure enormi del suolo, ovvero pozzi, le pareti 
irregolari dei quali divaricansi nel fondo, e terminano in 
caverne in cui veggonsi ossa di cadaveri d' animali j e di- 
rebbersi quasi Caverne ossifere odierne. 

Moltissime caverne sono in Carso : fra le altre , quella 
già nota di Àndreasberg e quella della Maddalena, e la 
maggiore Planina in cui si naviga per due ore e mezzo. 
Questa quasi cavernosità del suolo , è causa che le acque 
correnti, e i torrenti circostanti perdansi sotterra. 

Capo 2. Geogwosia dell'Istria. — Distinguonsi le 
formazioni 1." Calcarea e 2.*' Arenaria. La Calcarea dividesi 
in 1.° Calcare nero, che è la Roccia più antica e inferiore 



266 REPERTORIO ITALIANO 

a tutte le altre , scissile , nericcia ; che porta impressioni 
di Pesci, di Rettili e di Vegetabili; 2.° Dolomia, che tro- 
vasi presso Rovigno , Dignano, Pola e Monpaderno, sac- 
caroide e cristallina , in niun modo però di aspetto me- 
tamorfico. In tutta l'Istria non fu dato trovare rocce plu- 
toniche, né alcuna che contenesse minerali magnesiaci. Ogni 
dove mancano fossili organici. Il calcare compatto, con- 
cordante colla stratificazione della Dolomia , sottostà o 
rì'hipiazza il Calcare Ippuritico. 3." Calcare Ippuritico ; ab- 
bonda d' Ippuriti vicino a Medea , Duino , S. Croce , Monte 
spaccato e presso ad Opschina è quasi formato di conglo- 
merati Ippuritici. Il Calcare compatto in Istria è in vici- 
nanza al lido , per cui tenendo la via di Antignana , Gin- 
vino e Fillippano , le Ippuriti si mostrano soltanto dopo 
questi luoghi. Il Calcare ippuritico nei vari luoghi dell' I- 
stria presentasi con vari caratteri, e racchiude fossili da 
cui si fa manifesto appartenere esso al terreno cretaceo 
inferiore. Non lungi da Pola il Calcare mancando di fos- 
sili contiene un tufo siliceo, che ha presso gli abitanti il 
nome di Saldarne, e che componesi di 987 silice, 0,7 calce: 
e da lungo tempo viene portato a Venezia ad uso della 
vetraria. 4." Il Calcare bituminoso sta. sopra al precedente, 
abbonda di Ceriti, e nella parte inferiore è ricco di Car- 
bon fossile ; rotto fa sentire un odore di bitume. Nella 
Valle del Carpano mostrasi il Calcare grigio, che poscia si 
fa più bituminoso ; e strati di Carbon fossile determinarono 
di aprirvi una Cava dalla quale traggonsi 8 o 9,000 libbre 
di combustibile. Gli strati di Carbon fossile contorti e 
undulati sono divisi qualche volta dal Calcare bituminoso 
mediante strati di Argilla che contengono Ceriti. Questo 
combustile nero ha un odore empireumatico , racchiude 
delle Piriti di ferro , al calore si fa spumoso, e il Coke che 
se ne estrae (circa 53 per 100) è molto spugnoso. La ana- 
lisi diede : Carbonio .... 69,39 
Idrogeno .... 5,66 



PER LA STORIA NATURALE 267 

Ossigeno .... 14,46 
Cenere .... 10,49 

Il peso sp. medio è di 1,35. — Differisce alquanto 
il Carbon fossile di Ghudosella , del Carso, di altri luoghi 
ancora, che frequenti mostransi in Istria. 

6.** Il Calcare nummulitico inferiore sovrasta o al C. ip- 
puritico , o al C carbonoso , con stratificazione concordante ; 
da entrambi vedesi ben distinto per la presenza di Num- 
muliti : forma una zona quasi continua fra Canale dell' Arsa 
e Buje, la quale separa l'Arenaria dal C. Ippuritico. È 
di un colore molto tendente al grigio. Alle nummuliti nella 
inferior parte piccolissime, tanto maggiori nella superiore 
fino a 3 o 4 cent. , si accompagnano vicino a Buje Alveo- 
line e Pettini ; altrove contiene Echini , Encriniti , Crosta- 
cei e granelli verdi (silicato di ferro), che preludono 
al seguente terreno, cioè aìV Arenaria verde. La formazio- 
ne dell' Arenaria diffusa presso Trieste è ricca di fossili ; 
la stessa Arenaria verde è bene manifesta vicino a Trieste 
in strati undulati , rinchiude Vermiculiti e Nummuliti , • e 
masse di marna. Il Calcare nummulitico superiore il più 
delle volte sta sovra all' Arenaria , talora consta di solidis- 
simo aggregato di nummuliti , tal altra fa passaggio al 
calcare informe. Una singolare breccia vedesi a Pisino, 
Scropate etc. , formata da frammenti dei più. anticlù cal- 
cari, da nummuliti ecc. conglutinati da un cemento cal- 
care. Finalmente lungo il lido dell'Adriatico sono qua e 
là Brecce ossifere simili a quelle presso Nizza etc. 

Capo 3.^ Paleobiologia dell' Istria. — Al Calcare nero 
inferiore appartengono due piante^ la prima delle quali 
poco differisce dall' Alelhopteris Brongnartii Tamp. B.o- 
sthorn , Morlot , Heckel ne hanno già illustrata la flora ; 
l'Autore trovò un Crostaceo, alcuni generi nuovi di Pe- 
6ci, e i generi Chirocentrites Caturus nuova specie, Eyro- 
dus n. sp. Microdon. Di Rettili trovò uno scheletro sgra- 
ziatamente senza testa, ma colle vertebre sì compresse 



268 REPERTORIO ITALIANO 

nel mezzo che T Autore non rlubitò d' institviire un Ge- 
nere nuovo col nome di Mesoleptos- Altri sembrano appar- 
tenere ai Sauri lacertini, e prossimo è il gen. Raphiosau- 
rus Owen. Nel Calcare ippuritico sonvi vari fossili , a se- 
conda dei vari luoghi. A Monte Spaccato presso Trieste so- 
novi Caprinule e Caprinelle, di cui una sp. n. è la Capri- 
nella depressa Cornalia = Testa spirali polycycla , valva s«- 
periori minima , depressa, zz Altrove a Villanova ecc. sonovi 
Radioliti , di cui alcune forse sono specie nuove. Presso 
Pola sonvi Sphaerulites , Radiolites , Calyptraee , dove pu- 
re è stato trovato un dente di Lamia con Crostacei del 
gen. Ranina ( che sono più copiosi a Pinguente etc. ) e vi- 
cino ad Albona è stata ritrovata la R. Aldrovandi Ranza- 
ni (1). Nel medesimo luogo e altrove sono moltissime Num- 
muliti , parecchie delle quali forse sono sp. n. a determi- 
nare le quali desidera una Monografia delle Nummuliti 
(2). E colle Nummuliti sono dei Coni, delle Bulle, delle 
Ostriche e dei Pentacrini , e Foraminifere fra le quali Y Àl- 
veolina spiralis Corn. == testa ovata loculis 10, arcuatis 
» complanatis , spiraliter decurrentibus transversim striatis, 
» ultimo parum arcuato, angustato. =: Numerosi sono i 
fossili nel Calcare nummulitico superiore. Sonovi poi En- 
criniti ( alcune sp. n. ) , Bivalvi , Univalvi , Polipai e gran- 
de copia di Nummuliti. Nell'Arenaria e nel Calcare car- 
bonoso sonovi Ceriti , Turritelle , Natiche insieme a vesti- 
gia di piante , che non fu permesso determinare. 

Termina il lavoro con considerazioni sulle formazioni 

a cui spettano questi terreni. Sono unite Tavole. 

La 1 .* rappresenta la Carta geologica dell' Istria , le altre 
i Fossili animali e vegetabili. 



(1) Fu descritta questa specie dal Ranzani negli Opuscoli Scientifici 
Dologna 1818. T. 2. — Sopra «n fossile chiamalo Sepite dall' Aldrovando. — 

(2) li cliiarissirao Archiac annuncia una grand' opera sopra quest'ar- 
gomento da stamparsi a Parigi. 



PER LA STORIA NATURALE 269 

Vi sono aggiunti, una Tavola delle altezze dei monti 
dell'Istria e il Catalogo dei Molluschi, di cm nel Nu- 
mero Il- 
io. Entomologia. 

Illustrazione dei prodotti naturali del Mozambico. 
Dissertazione iv. del Prof. Giuseppe bertoloni. — In- 
setti Lepidopteri diurni. {Memorie dell'Accademia delle 
Scienze dell'Istituto di Bologna. Tom. 2. 1852. pag. 167 a 
187 j con 1. tav. litog.). 

Essendo questa la quarta Dissertazione intorno alla 
illustrazione delle cose del Mozambico, è opportuno pre- 
mettere un breve cenno di quanto l'Autore ha esposto 
nelle tre precedenti. 

La 1.* Dissertazione (Novi Commentarii Acad. Scien- 
tiar. T. X. 1849, pag. 30) versa sui Coleopteri. Hannovi 
queste specie 1. Manticora latipennis Hope. 2. Ànthia tho- 
racica Fab. 3. A. Burchellii Hop. 4. A. Fornasini , sp. n. « ni- 
» gra , punctata , vix hirsuta , elytris costatis , margine ex- 
» terno tomento ferrugineo tecto. » Questa specie è dedi- 
cata al Cav. Carlo Fornasini Bolognese, che abitatore del- 
l'Africa orientale, ha arricchito la sua Patria con mol- 
tissimi oggetti naturali di quella regione. 5. Thermophi- 
la Ranzanii sp. n. « nigra, semisplendens , capite tho- 
» race cordato, pedibusque tenuiter punctulatisj elytris 
» costatis , alveolis seriatis , tomentosis , costis internis po- 
• stice deficientibus. » 6. Th, leucospilota , sp. n. « nigra 
» capite impresso , thorace cordiformi-oblongo punctula- 
» tis , abdomine ovato , elytris antico costatis , postico ma- 
» culis duabus rotundis tomentosis candidis. » 7. Tefflus Me- 
gerlei Leach. 8. Lycus palliatus. 9. Pachyloinerus femsralis 
Ker. 10. Gymnopleurus splendidus. Dej. U. Orxjctes Bous 
Fabr. 12. Popilia bipunctata F. 13. Ceratorina Derbyana 



270 REPERTORIO ITALIANO 

Melly. 14. C. Passerini Meli. 15. Cetonia Alessandrini sp. 
n. « nigra, splendens, punctata, thorace vitta marginali 
» flava , elytris macula fulva magna interrupta , ultimo se- 
» gmento abdominis quadrimaculato. » 16. Moluris Bertolo- 
nii Hope. 17. Mol. hirtus sp. n. « niger, hirtusj capite 
» thoraceque crebre reticulato-venosis , punctatis ; scutello 
» minimo ; elytris tuberculatis , tuberculis inaequalibus , 
» postice recurvis. » 18. Brachycerus sacer. Latr. 19. Purpu- 
ricenus Medici sp. n. « niger antennis corpore longioribus , 
» elytris vittis duabus transversalibus purpureo-ochraceis. » 
20. Callicroma afra. F. 21. Tragocephala variegata sp. n. 
» nigra , supra flavo-maculata , subtus flavo-albo-cinereo- 
» que variegata, antennis nigris, longitudine corporis, tho- 
» race spinoso , spinis apice nigris pedibus cinereis. » 22. Sa- 
gra amethistina Dej. 

Ciascuna specie è corredata di osservazioni e di^ note ; 
le specie nuove sono accompagnate da figure. 

La Dissertazione II. (N. Comment. pag. 407) tratta 
pure de' Coleopteri del Mozambico. Le specie sono 1. Ci- 
cindela octoguttata Dej. 2. C. fiexuosa F. 3. Graphipterus 
Salinae sp. n. «niger, disco thoracis tomentoso ferrugineo, 
» margine albo ; elytris margine , vittaque albo tomentosis : 
» antennarum basi, tibiis , abdomirleque rufo-castaneis. » 
4. Orthogonius brevithorax Schoenn. 5. Ànthia Spinolae sp. 
n. « elytris villoso-setosis , striatis , striis flexuosis confluen- 
» tibus. » 6. A. scrobiculata sp. n. « elytris costatis, in- 
» terstiis laevibus profunde scrobiculatis , scrobiculis oblon- 
» gatis. » 7. Scarites perplexus Dej. 8. Bradybaenus pseu- 
doscalaris sp. n. « testaceus; oculis nigris splendentibus , 
» thorace antico et postice macula nigro-violacea , elytris 
» vitta lata subsuturali nigro-violacea sub interrupta. » 9. 
Graphoderus bivittatus Dej. 10. Sternocera Orissa Buq. 11. 
Seraspis squamosa King. 12. Belionota lineatopennis Sol. 
13. Tetralobus flabellicornis Dej. ii. Lycus dissimilis , sp. a. 
» longitudine tlioracis mediana tota nigra, (foetu.) late- 



PER LA STORIA NATURALE 271 

» ribus alatìs flavis j elytris tricostatis flavis; postìce tantum 
» late nigris. » 15. Lampyris capicola Dej. 16. Copris An- 
tenor. F. 17. C. Phidias Oliv. 18. C. Sinon F. 19. Ontopha- 
gus Gazella F. 20. RhisotrogUs truncatifrons sp. n. « capite 
» antice truncato , facie, clypeoque verticalibus. » 21. Ple- 
siorrhina cincia Burm. 22. Pachnoda marginella Gory. 23. 
P. Carmelita Gory. 24. P. sinuata Gory. 25. Diplognatha 
gagates Gor. 26. Anomala pallida F. 27. Moluris laevigata 
Oliv. 28. Gonopus ventricosus Dej. 29. Jmatismus patruelis 
Dej. 30. Odontopus Passerina sp. n. « violaceo-niger , fe- 
» moribus spinosis, subtus caniculatìs , tibiis armatis. » 31. 
Mylabris dicincta Klug. 32. Epicanto melanoeephala Dej. 33. 
Decatoma Burmeisteri sp. n. « fusca , pilis cinereo-Tirescen- 
K tibus tecta antennis ferrugineis; elytris obscuris fulvo- 
y> maculatis; tarsis nigris, unguiculis rufis. » Le Annota- 
zioni e le Figure come nella precedente dissertazione. 

La in. Dissertazione pure de' Coleopteri. Le specie 
sono 1. Tetralobus Rondani sp. n. « nigro piceus, tliorace 
» convexo punctato, angulis anterioribus rotundatis non 
B dilatatis , elytris parallebs tenuiter punctulatis unguiculis 
» rufo-piceis apice nigro. » 2. Ceratorhina Burkei var. Hop. 
3. Tephraea mozambica sp. n. « nigra , splendens , punctata ; 
B antennarum lamellis ferrugineis ; marginibus externis tho- 
B racis vitta alba interrupta etc. » 4. Pezodontus speciosus 
Dej. 5. Cleonus cylindrirostris Sturm. 6. Alcydes clathrutus 
Dej. 7. Mina barbirostris Oliv. 8. Calandra ferruginea. 
9. Apate monacha F. 10. Acanthophorus confinisBe}. 11. Mei- 
lodon spinibarbis F. 12. Macrotoma palmata F. 13. Xystro- 
cera globosa Dej. 14. Phryneta spinator F. 15. Zographus 
aulicus sp. n. « nigerrimus, splendens; macula alba to- 
i> mentosa sub oculis ; antennis longis ; tborace spinoso , 
n rugis transversalibus ; elytris , abdomineq. vitta alba tran- 
» sversa cinctis. 16. Ceroplesis aethiops F. 17. Sternodonta 
Ferretti Wec. 18. Crossotus terreus sp. n. « coloris terrei ; 
» supra scabro-tiiberculatus 5 tomentosus, tiiberciilis iriac- 



272 REPERTORIO ITALIANO 

» qualibus, subtus tomento rubro-ferrugineo tectus; an- 
» tennis vix corpore longiorib. » 19. Phrissoma crispum Oliv. 
20. Oberea senegalensis Dej. 21. Lema armata F. 22. Poli- 
dada pectinicornis Oliv. 23. Coelomera Westermanni Dej. 
24. Platycorynus Dejeanii Dr. 25. Coccinella lunata F. 26. 
Epilacna ocellata sp. n. « testacea, tomentosa; elytra raa- 
» culis quinque lateìs nigro occellatis. » Annotazioni illu- 
strative , e figure come nelle precedenti. 

La Dissertazione IV finalmente versa intorno ai Lepi- 
dopteri, che il Fornasini ha mandato dal Mozambico; le 
Specie sono le seguenti. 1 . Charaxes jasius L. 2. Papil. Eq. 
Antenor Cr. 3. P. E. Demoleus Lin. 4. Pap. E. Nireus L. 
6. P. Corrineus sp. n. « alìs dentatis nigris, fascia inter- 
» rupta maculisque albo-lacteis subtus nigro ochraceis, 
» basi rubro-lateritia : 6. Vanessa cardui Och. 7. V. Clelia 
Seb. 8. Heliconia cephea Gr. 9. Danais Crysippus. L. 10. The- 
cla Etolus Cr. 11. Pothia Achine Gr. 12. P. Agatina Gr. 
13. P. Severino Cr. 14. P. Hecabe L. 15. P. Marcellina F. 
16. Hesperia inconspicua n. sp. « alis concoloribus olivaceo- 
» fnscis, anticis maculis octo albo-pellucidis angulosis in 
» circulum dispositiSj posticis punctis quinque diaphanis 
» subtus visibilioribus. » Appartengono ai Lepidopteri Cre- 
puscolari. 17. Syntomis Eumolphos Cr. 18. Macroglossa Fi- 
cus Cr. 19. Deilephila Nerii. L. 20. D. Celerio L. 21. Dei- 
lephila Ranzani sp. n. « olivaceo fusca, alis anter. zonis 
» transvers. flexuosis obscuris , maculis tribus candidis fere 
» centralibus , postica majori angulosa ; posterioribus mar- 
j> gine ext. obscuriore , abdomine supra zonis fuscis albisq. 
» alternatis. » 22. Àcherontia Àtropos L. 

Le Figure , e le Annotazioni illustrative sono ancora 
più ampie in questa Dissertazione con le quali vengono 
trattate le quistioni circa la Geografia zoologica , il vario 
genere di cibo degli insetti descritti, ed intorno alle loro 
variazioni. 



APPE]\DICE 
R£]\DICO]\TO 

aecCa 

%%m\ AGRARIA DELLA PROVIICIA DI BOLOGHiA 

Sessione Ordinaria delli 13 Fehbrajo 1853. 

Onorata dalla presenza di S. E. Mons. Gaspare 
Grassellioi Commissario Straordinario Pontiflcio per 
le quattro Legazioni e Prolegato di Bologna, e di 
S. E. March. Francesco Guidotti Magnani Senatore. 
Dopo la lettura del precedente verbale vengcno lette 
varie lettere di ringraziamento dei nuovi Soci appro- 
vati dal Superiore Governo e cioè 

Signori Calzolari Dott. Cesare 
Malvasia Conte Ercole, 
come Soci Ordinari , e 

Signori Sonora Saturnino 

Boschi March. Valerio 
Cbelìni Prof. Domenico 
Dalla Casa Prof. Lorenzo 
Lambertini Ing. Girolamo. 
Mariscotti March. Lodovico 

N. AwN. Se. Natcr. SiiRiE 111. Tom. 7. 18 



274 APPENDICE 

Piani Prof. DomeDico 
Zanolìni Ing. Cesare 
come Soci Corrispondenti Residenti e 

Maraviglia Avv. Luigi 
come Socio Corrispondente Sezionale. 

Si legge pure una lettera del Sig. Cav. Prof. An- 
tonio Alessandrini che ringrazia per la nomina rice- 
vuta di Censore della Società. 

Quindi viene presentato un Programma di premia- 
zione della Società di Agricoltura e d' Industria della 
Provincia di Macerata, per 1' allevamento dei Bestiami 
Cavallini; non che il Tomo 3.° delle Memorie lette 
all' Accademia delle Scienze dell' Istituto di Bologna. 

Poscia il Socio Ordinario e Censore Sig. Cav. 
Marco Minghetti, invitato dal Sig. Presidente, legge un 
sunto di un manoscritto del Socio Corrispondente Sig. 
A. Sennoner di Vienna , manoscritto inviato in dono 
alla Società. Prima però dà un cenno degli opu- 
scoli del medesimo , i quali dice essere otto fasci- 
coli sulle Altimetrìe praticale Gno ad ora in vari 
paesi della Monarchia Austriaca. Intorno ai quali il 
Sig. Cav. Minghetti espone avervi 1' autore adoperala 
grande accuratezza e diligenza. Gli studi del Sig. 
Sennoner sono i seguenti : 

1.° Estratti dell' Imperiale Istituto GeograGco nei 
tre primi anni delle sue pubblicazioni, della quale 
opera è pure estratto un altro opuscolo del Sig. Clair- 
mont sulla operazione che ora si chiama Drenaggio. 
Un terzo opuscolo riguarda gli oggetti inviati all' E- 
sposizione Agraria Ungarese tenuta a Pest nel No- 
vembre 1851. 

Passando alle Memorie manoscritte, il Sig. Cav. 



APPENDICE 275 

MiDghetti le giudica di assai rilievo : la prima è una 
descrizione dello stato di Agricoltura dell'Austria in- 
feriore , in cui si dà breve contezza dello stato Geo- 
logico e Meteorologico di colà , ed anche dei prodotti 
Agrari, i quali nelP insieme, a quel che sembra, non 
si dimostrano assai prosperi. A questa Memoria se-' 
gue una breve Statistica Agricola di tutto l' Impero 
Austriaco. Finalmente vi ha un foglio intitolato: No- 
tizie risguardanti 1' Agricoltura della Monarchia Au- 
striaca, in cui si parla, del Sale come alimenlo del be- 
stiame', di intrapresi lavori di prosciugamento median- 
te il Drenaggio; e dell'essere stati scoperti in Ungheria 
grandi masse di guano formate, per quanto sembra, 
dagli escrementi di gran numero di Vespertili. Intorno 
al quale , e ad altre nuove masse di Guano che furono 
scoperte sulle coste dell'Africa, e nelle Isole Fulkland, 
all'estremità orientale dell'America del sud , pare al 
relatore che queste notizie debbono riescire gratis- 
sime ai coltivatori. 

Dopo di che 1' egregio Socio Ordinario Illustris- 
simo Sig. Ing. Ispettore Pietro Pancaldi legge una 
sua Memoria sopra un progetto già altre volte, e da 
altri studiato e discusso = Sulla effettuabile Naviga- 
zione nella Lorgana e nel Canale della Botte, in so- 
stituzione di quella perduta in lungo tratto di Reno. = 

Incomincia il Chiaro Aut. indicando la utilità di 
una spedita comunicazione fra i due Mari , Mediterra- 
neo e Adriatico , di cui sia centro Bologna. Una tale 
comunicazione sarà , non audrà mollo , fra la Città 
nostra e Livorno per mezzo della Via Ferrata, ma non 
proseguirà sino all'Adriatico, che per lunga strada 
alla volta di Venezia. Questa indicala utile congiun- 



276 APPENDICE 

zioDe però noi potremmo averla entro i limiti del- 
le nostre Legazioni per mezzo d' una Via d' acqua , la 
quale Via, dice il chiaro autore, possa insieme ser- 
vire ai trasporti , agli scoli , ed agli usi consueti del- 
l' irrigare, e vi rimanga poi per otto o nove mesi 
acqua sufficiente per la Navigazione. 

Bologna godea , al principiare del secolo , di una 
navigazione sino a Malalbergo, quindi pel Canal Volta 
si riesciva in Reno , e per esso alla foce di Primaro 
(Reno) nell'Adriatico. Poscia , detto di alquante acque 
alimentatrici tale navigazione, prosegue l'autore, ram- 
mentando che nel posto chiamato =: Passo Segni = 
le acque del Canal Navile sussidiavano esse pure il 
Cavo detto = Cembalina = da cui , per 1' antico Pò 
di Marara , riescivano alle mura Ferraresi, e da que- 
sta città, pel Po di Volano, all'Adriatico. Vi erano 
quindi due Porti Canali , l' uno dello di Primaro 
r altro di Volano , entrambi nel!' Adriatico. 

Ma il vantaggio di tale navigazione andò scom- 
parendo, in guisa che può dirsi oggi cessata lungo il 
tratto del Reno, fra il Navile e la Bastìa , per alquanti 
mesi dell'anno; quindi il percorrere pel Navile si è 
fatto assai scarso, e la navigazione per la Cembalina 
alla volta di Ferrara fu interamente abbandonata. 

Ma onde mai tanta Metamorfosi Idraulica? Si 
risponde: 1.° Dagl' interramenti cui dovè sottostare 
l'alveo del Reno. 2.° Dal disboscamento dei monti, 
non che dalle distrazioni d'acque correnti fra le 
vallate montane. 

E qui il Chiaro Autore dice le conseguenze delle 
due sovraesposte cagioni onde cessò il navigare sul 
Reno. In quanto alla prima, cioè all'essersi innal- 



APPENDICE 277 

zato l'Alveo di tal Gume, è mancato il pendio agli 
scoli ; quindi 1' acque chiare del 3." Circondario furono 
condotte sotto il Navile poco al di qua di Malalbergo, 
costruendo un nuovo Canale perchè si versassero in 
Reno alla così detta Chiavica di Gandazzolo. Ma 
siccome questo Canale di Gandazzolo non era scolo 
sufficiente pei terreni del 3.° Circondario, così quelle 
acque , sotto stabilite discipline , furono recate nel 
condotto della Lorgana. Per l' innalzatosi Alveo del 
Reno , gli interressati della Lorgana e del Canale della 
Botte (che la prima così chiamasi inferiormente) do- 
vettero protrarre questo Canale dalla Beccara Vec- 
chia ove influivano, nel Reno, per alimentar la na- 
vigazione sin verso la Bastìa. 

Il disboscamento dei monti, e il ristringimento 
del letto ghiajoso del Reno e de' suoi affluenti, scon- 
volsero in secondo luogo il sistema naturale dell' ac- 
que correnti , ond' è che le piene del Reno sono in 
numero maggiore che per l' innanzi , ma però di 
minor durata ; e da tale sconvolgimento si perdettero 
al monte quelle sorgenti onde vi avea acqua in Reno 
ne' tempi estivi, ne' quali ora ve n'ha appena tanta 
da non far cessare i trasporti pel Canal Navile : la 
qual cosa però non si ottiene, per taluni mesi del- 
l' anno , se non per mezzo di studiate Idrauliche ope- 
vbzioni. 

Ciò nullameno per scarse che siano 1' acque , il 
Navile da Bologna al Bentivoglio si serba pur oggi na- 
vigabile. Dal Bentivoglio però a Malalbergo, e di là al 
Reno , ove il Canale ha argini perforali da GO Chia- 
viche di derivazione, corrono barche per tre soli 
giorni la settimana, concedendosi gli altri dì l'acqua 
ai derivatari. 



278 APPENDICE 

Per le circostanze predette più non è la naviga- 
zione per la Cembalina a Ferrara, da cui al Volano: 
ed avete veduto, dice I* autore, incongruo ed incerto 
il navigare pegli altri traiti; a (al che non rimane li- 
bero il corso che per quel tratto di Reno , quant' è 
dalla Bastia alla sua foce di Primaro nelT Adriatico. 

Questa utile navigazione andrà dunque eterna- 
mente fallita? Non andrà , risponde 1' Egregio Autore. 
V ha un mezzo a ciò , abbastanza efficace né sover- 
chiamente costoso. E qui mi conviene riportare le 
parole stesse dell' illustre Ingegnere. 

In brevi accenti , egli dice, consiste questo mez- 
zo nel sostituire alla perduta navigazione pel Reno 
fra il Canal Volta e la Bastìa , quella pel Canale della 
Botte dalla sua foce nel fiume Reno o Primaro poco 
sopra la Bastìa stessa , e proseguirla pel Condotto 
Lorgana, che ne forma la parte superiore , sino alla 
dirittura di Malalbergo; e di dar poscia comunicazio- 
ne alle acque della Lorgana con quelle del Canal 
Navile , mediante un breve Canal Morto, a capo del 
quale un sostegno comune da costruirsi nella sponda 
destra del Navile stesso. 

Ed accennato come di questo progetto si com- 
piacessero già, in massima, i due principali Circon- 
darj interessali della Lorgana e del Canale della Botte, 
e come ora goda l'appoggio dell' Eccell. dell'attuale 
Commissario Pontificio Monsignor Grassellini , espo- 
ne le precipue circostanze favorevoli alla impresa , 
cioè : la cospicua ampiezza della chiavica del Canale 
della Botte in Reno al di sopra della Bastia ; la suf- 
ficiente larghezza del predetto Canale e della Lorga- 
na per Io scambio di due barche , le quali si ricon- 



APPENDICE 279 

trassero; l'essere ognora il pelo d'acqua nel Canale 
medesimo ad altezza bastevole per un barcheggio di 
secondo ordine; la piccola superficie di suolo neces- 
saria ad acquistarsi per costruire il Canal morto fra la 
Lorgana e il Canal Navile. 

I lavori di maggior conto per porre ad effetto 
la navigazione della Lorgana sono , l' ampliazione del 
boUicino sotto la Savena (il quale, secondo l'Autore 
potrebbe lasciarsi ove ora è , e ne dà la ragione ) ; 
il sostegno nel Canal Navile; il quale sostegno si 
erigerebbe per avventura in due località ; la pri- 
ma , nel Canal Volta al di sotto del Sostegno [dì Ma- 
lalbergo ; e la seconda nel Navile al disopra del- 
la bottfi che serve per lo scolo dell' acque del 3.° Cir- 
condario ecc. 

Espone il Sig. Ingegnere le circostanze favore- 
voli e contrarie alle indicate posizioni del Sostegno. 
Però in entrambi i casi dice potersi trarre profitto 
dalle acque del Canale di Gandazzolo per riempire 
la parte inferiore del sostegno a non poca altezza col 
mezzo d' una piccola Chiavica nel Canale stesso, com- 
piendo il riempimento con alquant' acqua del Ca- 
nal Navile. 

L' Autore non cela eh' ei vede sorgere timori e 
dilficoltà, trattandosi di render navigabile un condotto 
qual è la Lorgana e il Canal della Botte, col mezzo 
d' un sostegno aperto nel Canal Navile ; le giudica 
però di non tanto rilievo da condurre a rigettare il 
progetto: perchè alla peggio questa navigazione si 
interromperà in pochi giorni per taluni mesi. E non 
è questa, prosegue l'Autore, la condizione della più 
parte dei Canali Navigabili di secondo ordine? Ba- 



280 APPENDICE 

Sta, riguardo ad essi, sapere i giorni della destina- 
ta navigazione. 

Fa mestieri, non ha dubbio, dì profondo studio 
per stabilire 1' apertura di un sostegno a Malalbergo 
per r opportuna comunicazione della Lorgana col Na- 
vile; ma si propone di adottare frattanto un Tra- 
ghetto pel Canal Morto fra la Lorgana e il Canal Na- 
vile. Né un solo Traghetto sarà poi gran danno nel 
corso di circa 40 miglia , quant' è da Malalbergo alla 
foce di Primaro. L'illustre Autore asserisce che le 
sue opinioni sono comprovale dalla esperienza ; che 
la Navigazione pel nostro Navile e la Cembalina fu 
già attivissima sebbene con Traghetto ; si trova però 
necessario impegnare il Governo a restaurare^ 1." la 
Bocca di Primaro nell' Adriatico ; 2." di difen- 
derla di qualche guisa dall' imbarazzo delle sab- 
bie che là sovente radunano le burrasche di mare 
ed altre cagioni. 

Ora chi dovrà soggiacere alle spese per l' ese- 
cuzione del progetto ? L' Autore crede potersi at- 
tenere al Moto Proprio di Papa Pio VII, cioè 
che la Provincia e il Governo debbano coadjuvare 
gli Interessati mediante una quota ripartibile in più 
anni. 

AI Sig. Ingegnere sembra che qualcuno obbietterà 
il presente vociferarsi la immissione di Reno in Po. 
A tale cosa, da lui stimata ottima, risponde, che 
rimarranno sempre acque di scolo, e certe altre, per 
alimentare il Primaro; rimarranno il Sillaro e i tor- 
renti inferiori di Romagna , e alla perfine le acque 
di quel Canale di Scolo generale, tanto desiderato, 
non potrebbono forse vuotarsi, non a Cornacchie, 



APPENDICE 38 1 

non al Mare direttamente , ma sibbene in punto più 
vicino alla bocca di Primaro nell'Adriatico? 

Goncbiude V Autore sperando V utile esecuzione 
di tale progetto ; utilità di cui se non mancano 
Ferrara , Ravenna ed altre Città, inferiori alla nostra 
per prodotti per popolazione e commercio , dovrà re- 
star priva Bologna , perno futuro , e ben ragguarde- 
vole di Vie Ferrate? 

Dopo la lettura di questa Memoria, pienamen- 
te collaudata dall' Eccellenza di Monsignore Com- 
missario, la Società, vedendo V importanza e le 
salde ragioni recate dal sullodato Signor Ingegnere 
Pancaldi , rimise la Memoria alla Censura per la sol- 
lecita stampa di essa da diramarsi alla Provincia, e 
per le sue sagge disposizioni sulla esecuzione del Pro- 
getto, associando a lei, qualora lo giudichi oppor- 
tuno , una apposita Commissione. 

Dopo di che si è sciolta l' Adunanza. 

Sessione Ordinaria delli 23 Febbrajo 1863. 

Dopo la lettura del verbale della precedente adu- 
nanza furono lette lettere di ringraziamento dei nuovi 
Soci Corrispondenti e Sezionali. 

Signori Gavasetti Ing. Giovanni 
Grisanti Giuseppe Carlo 
Maranesi Angelo 
Quindi si è presentato un programma a stampa 
della Società Agraria di Jesi sui premi d'incoraggia- 
mento dell'anno 14.°; e di più una mostra di Ca- 
napa offerta dal Sig. Prof. Giuseppe Bertoloni a nome 



282 APPENDICE 

del Socio Ordinario Sìg. Conte Camillo Salina , ot- 
tenuta ne' suoi Poderi in Corticella , e preparata con 
una macchina di ferro fuso di Lione. 

Dopo di che il Socio Ordinario Illustrissimo Sig. 
Cav. Marco Minghetti legge una Memoria manoscritta 
dei Socio Corrispondente Signor Adolfo Sennoner di 
Vienna, favorita in dono a questa Società. Essa ha 
per titolo =r L'Austria inferiore nel suo rapporto agro- 
nomico. = Siccome però la medesima non ci può ri- 
guardare che indirettamente, e siccome d' altra parte 
essa è così succintamente compendiata da renderne 
impossibile un ragionalo sunto, cosi ci limiteremo a 
dire, che quella Memoria incominciando con un cenno 
dell'essere Geografico, Topografico e Geologico del- 
l'Austria inferiore, parla poi della temperatura sua, 
e finalmente della coltivazione, e dice che dal suolo 
coltivato neir Austria inferiore si trasse nel 1860 la 
somma di cinquant' otto milioni e cento mila fiorini. 

Quindi passa ad una sollecita rassegna dei prin- 
cipali prodotti , e si fa a parlare del loro grande con- 
sumo nella Città di Vienna , e nella sua, periferia. A 
raggio più esteso si rinvengono notizie d' allevamento 
dei bestiami , di coltivazione dei cereali , e di selvi- 
coltura. 

Di poi si discorre della segala, dell'orzo, del- 
l' avena , del miglio , e del grano turco ; si passa ai 
legumi , ed ecco piselli , fagiuoli , veccie, lenti , e ceci. 
Fra le cucurbitacee la zucca , il popone , il cocome- 
ro vengono coltivate. Si dice essere poco estese le 
coltivazioni della canapa e del lino ; quanto a que- 
st' ultimo però si procaccia di estenderla. 

Prosegue il Chiaro Autore parlando del papavero, 



APPENDICE 283 

della molta coltivazione della Robbia e dello ZaCfera- 
no, la coltura del quale però va scemando ogni anno. 
Le patate formano uno dei prodotti li più im- 
portanti dell'Austria, a sostentamento dell'uomo e 
del bestiame. Si discorre della loro malattia la quale 
prese con maggior forza nei terreni più concimati , 
ed umidi, e si conclude di attenersi alla natura, af- 
fidando cioè questa pianta al terreno di sua origine, 
ciò vale sabbioso, asciutto, e fertile. Si dà un cen- 
no delle barbabiettole e delle viti, e di queste si 
commendano in ispecialità quelle della Borgogna. 

Riguardo ai fruiti si discorre alcun cbe delle 
ciliegie , dei ficbi , delle pesche , delle albicocche , non 
che delle noci , delle castagne , e delle nocciuole. 

Rispetto al bestiame 1' Autore stesso non dubitò 
di manifestarlo lungi da quella perfezione in che 
trovasi nella Stiria e nell' Austria Superiore. Nella in- 
feriore esistono all' incirca trecento cinquanta mila 
capi di animali bovini. 1 Manzi che necessitano al- 
l' alimento dell'uomo si traggono dalla Galizia e dal- 
l'Ungheria. Può rapportarsi ai majali la condizione 
discorsa pe' buoi. Neil' Austria inferiore si trovano 
intorno a settanl' una mila e seicento Cavalli. 

Prosegue 1' Aut. dicendo che in generale non vi 
hanno colà troppo lodevoli cose in fatto di Agricol- 
tura ; il contadino abborre dalle novità a meno che 
non le rinvenga utili al sommo ed evidenti. Sembra 
però che passo passo vada estendendosi 1' uso delle 
macchine agronome per le precipue ragioni e della 
penuria dei lavoratori a giornata , e pel costoso prez- 
zo dell' opera loro. 

Il contadino, il vignajuolo dell'Austria inferiore 
è, per lo comuDe, povero. 



284 APPENDICE 

L' I. R. Società di Agricoltura si dà con tutto 
r animo a procacciare il miglioramento dei terreni e 
dei bestiami ; perciò ha stabilite scuole teoretiche e 
pratiche ; ma qual prò dai saggi istruttori quando 
caparbi discepoli rigettano l' apprendimento ? 

Ragionando dei boschi non si danno migliori 
ragguagli. Cupidigia di guadagno nel proprietario; 
furti degli abitanti che si trovano presso a quelli, e 
poco pensiero al futuro; ecco le precipue cause del 
boschivo deteriorare. 

Ben poco alla perfine può dirsi del governo del- 
l' Api, scarsissime come si trovano colà; eppure, 
continua 1' Autore , quanti luoghi si rinverrebbero ac- 
conci a tale industria in quel paese ! 

L' illustre Autore unisce al suo manoscritto una 
Statistica Agricola di tutti i prodotti della Monarchia 
Austriaca nel 1850 dei quali prodotti ha tenuta pa- 
rola nella sullodata Memoria. 

Ercole Malvasia. 

Sessione straordinaria delli 27 Febbrajo 1863. 

Con numeroso concorso di Soci ordinari viene 
aperta questa Seduta dandosi dall' IlliSo Sig. Presi- 
dente comunicazione ai Soci dell' atto di rinunzia a 
Censore dell' lllmo Signor Prof. Cav. Michele Medici 
di cui si legge lettera del 30 p. p. Gennaio, colla quale 
partecipa alla Società tale sua determinazione. Fa- 
cendosi quindi osservare che vane erano riescite tutte 
le prove onde ritenere il distinto rinunziatario nella 
carica di Censore , il Sig. Presidente invita il corpo 
dei Soci Ordinari intervenuti, a venire alla nomina 
di un nuovo Censore mediante la presentazione di 



APPBINDICE 285 

Schede. Fattone quindi lo spoglio regolare, ed essen- 
do risultato che l' Illustrissimo Sig. log. Ispettore Pie- 
tro Pancaldi ha avuto sedici nomine, costituenti una 
fortissima maggioranza , ha creduto la Società di non 
dovere procedere alla votazione, ed ha ritenuto es- 
sere riescito nominato l'Illustrissimo Sig. Ing. Ispet- 
tore Pietro Pancaldi a Censore, in luogo del rinun- 
ziatario Illustrissimo Sig. Prof. Cav. Michele Medici. 
Trattatesi e stabilitesi altre proposte Amministra- 
tive e disciplinari della Società|, delle quali ora non si 
può dar conto, viene levata la sessione. 

Luigi Bevilacqua. 

Sessione Ordinaria delli 13 Marzo 1863. 

Letto il verbale dell' antecedente adunanza si è 
presentato /' anno primo del Giornale di Veterinaria 
pubblicato per cura dei Professori ed Assistenti della 
Regia Scuola di Veterinaria di Torino , ed i numeri 
10, 11 e 12 del Giornale di Ferrara Y Incorraggia- 
mento , oltre un fascicolo in 4° contenente un pro- 
getto di Stazioni per le strade Ferrate in Bologna con 
tavole; il fatto dai Signori Ing. Giovanni Gavasetti , 
e Cav. Fortunato Lodi. 

Dopo di che il Socio Residente Illustrissimo Sig. 
Avvocato Antonio Zanolini legge una sua Memoria 
bene esposta e ragionata , che ha per iscopo pre- 
cìpuo l'addimostrare quanto l'Agricoltura e la In- 
dustria si vantaggino reciprocamente , e quanto il fio- 
rire di entrambe sia tornato per ogni guisa, e tor- 
nasse pur ora a nostro sommo vantaggio. 

E richiamandosi al passato incomincia col dire 
che al di là di due secoli , allorché assai terreni erano 



286 APPENDICE 

posseduti da pochi , l' Agricoltura mostravasi meno 
florente di molto, ma allora io iscambio l' arti e le 
industrie prosperavano doviziosamente. Laonde, do- 
po avere descritta quale fosse la copia e la varietà 
delle nostre fabbricazioni , e quante mìgliaja di ar- 
tieri venivano per quelle occupati , ricorda l'Autore 
che Bologna* a quei tempi era ben a ragione fatta 
segno di nobile invidia agli stranieri per l' industrie 
non meno che per gli studj. 

La decadenza però delle arti patrie rimonta sino 
a quel tempo che i padri nostri , paghi allo stato 
loro, lasciavano spensieratamente che gli ingegni del- 
le altre nazioni si assottigliassero per modo da vince- 
re di pregio nelle manifatture le bolognesi , e nel fab- 
bricarle di costo minore , rispetto alle nostre; quindi 
fra noi riboccamento di merci straniere ; e le nostre 
fabbriche avvilite , neglette , e povere. 

Ci restò r Agricoltura ; ma la scienza e 1' arte di 
quei tempi non procacciavano di raffinare tutto quanto 
offeriva l' ubertà del nostro suolo : invece il torpido 
sfoggiare dei grandi mal concedeva tempo e volontà 
per accingersi, o ad animare il patrio commercio, 
da sovvenire alle varie industrie , od a migliorare le 
razze neglette dei nostri bestiami. 

In appresso venne tempo che le grandi ricchez- 
ze si divisero, e lo scompartimento dei terreni ri- 
chiamò a vita l'arte di ben coltivarli , perchè cia- 
scuno procacciava dalla poca terra di conseguire il 
migliore profltto ; quest'arte però, sebbene abbia 
ognora progredito, non è giunta a quella perfezione 
alla quale altri avvisando, chiedono che dì presente i 
capitali lutti si volgano a profitto dell' industria. 



I 



APPENDICE 287 

Quando 1' arti languivano, i paesi agricoli erano 
li più doviziosi ; ora però altrove fioriscono 1' arti 
industriali , che fra noi sono fanciulle ; opina per 
questo, l'egregio Autore, che non solo dalla condi- 
zione di terre metallifere od altro , né dalla industria 
di uno Stato debba argomentarsene la vera sua ric- 
chezza , e ne assegna la ragione. 

» Ringraziamo la Provvidenza, egli prosegue, 
che ci fé nascere ov' é dovizia di quanto più neces- 
sita alla vita, ma non si creda il territorio nostro 
sommo per fecondità e coltura, e nullo rispetto a ciò 
che si conviene per far prosperare l'industria mani- 
fattrice; teniamoci paghi di essere a tale da potere 
trar profitto, e dalla agricoltura e dalla industria; 
adoperiamo di maniera che quella e questa si sov- 
vengano a vicenda, 1' una col produrre assai, 1' altra 
col ben perfezionare quei nostri grezzi naturali pro- 
dotti. E poiché i nostri costumi tralignaron di mol- 
to dalla semplicità di quelli del buon tempo anti- 
co, pel comune orgoglio di soperchiare altrui e ben 
parere, per la mollezza di vita, per la moda, e pel 
lusso, non poco a dir vero richiedesi dalla indu- 
stria presentemente. E potrebbe l' agricoltura essa 
pur sola sovvenire a tanto ? » 

Insieme col progredire della agricoltura , gareg- 
giavan le scienze a prosperare la industria , ed ecco 
per talune cagioni diffondersi il lusso universalmeute 
cui l'industria forniva alimenti opportuni e continui; 
se non che , essendo fra noi povera la industria , esso 
torna ben altrimenti vantaggioso che in Francia e 
in Inghilterra. 

Intanto , ben ponderando , ci persuaderemo che 



288 APPENDICE 

pur noi possiamo ora e dobbiamo far progredire ad 
un tempo l' Agricoltura e l' Industria ; sonovi però 
ostacoli a sormontare. 

Essendo mestieri adeguare , non già per gradi , 
ma d' un salto talune delle nuove industrie straniere 
rapidamente trovate e trabocchevolmente copiose , si 
richiedono grossi capitali , che è quanto dire , dispo- 
stezza allo spirito che oggi chiamasi di associazione; 
il quale anche per ragioni, non sempre mal fondate, 
di diffidenza nel!' avventurare danaro , poco si sente , 
e meno si pratica. 

Si richiedono combustibili; però abbiamo ab- 
bondanza di vegetali , e poco lungi , miniere di li- 
gnite , per avventura assai copiose. 

Ma l'ostacolo più grave procede 1.° dal man- 
care noi delle raaravigliose macchine straniere; 2.' 
dalla spesa pel loro acquisto ; 3.° dalla incertezza 
della riescita ; 4." dalla malagevolezza di racconciar- 
le se guaste. Arroge , che da taluni si immaginano 
pericoli di pubblici ammutinamenti , e danni nelle 
numerose officine. Ma , e dall' oziosa ciurmaglia non 
vengono tumulti cittadineschi , danni privati , furti , 
assassinii , scostumatezza ? 

Per triste cagioni abbiamo fra noi oziosi d' ogni 
maniera; assai bene pertanto il ricco impiegherebbe 
il danaro nell' offrire collocamento a tanta sconcia 
moltitudine di sfaccendati , e fors' anche a tante oc- 
culte fatalissime indigenze. 

Si studia poscia il chiaro Autore di torre d'in- 
ganno quelli che opinano le ultime emigrazioni stra- 
niere venir mosse dalla pubblica miseria per la in- 
troduzione delle macchine: oltre a diverse ragioni, 



APPENDICE 289 

egli dice , che invece le accuratissime Statistiche In 
glesi fanno fede che là dove è abbondanza di grandi 
fabbriche crebbe di molto il numero degli operaj e tri- 
plicossi la popolazione. 

Lieto il Sig. Avvocato dell' aspettativa di vedere 
nella nostra Bologna accanto alla agricoltura rifiorire 
le arti Industriali, già sin d' ora ne presagisce! van- 
taggi ; merci nostrali di pari pregio che le straniere 
e meno costose d' assai ; credito e spaccio maggiore 
delle nostre materie grezze; occupazione proGcua de- 
gli oziosi ; occasione pel sostentamento dei poveri ; e 
fors' anche , per ultima conseguenza , V assoluta proi- 
bizione dell' accattonaggio. 

Finalmente, essendosi già detto che le nostre 
industrie hanno ripigliate le mosse , si viene ad una 
rassegna delle nostre attuali precipue fabbricazioni ; 
parlasi di quelle rilevanti della seta , dei panni , dei 
tessuti di cotone , di bindelle e d' altre mercerie , del- 
le concie , non che di talune altre di minor conto. 
Si dice che fra l' industrie che più necessiterebbero 
di riforma sono le Cartiere , facendo di tal guisa sce- 
mare la sì copiosa introduzione di carta Toscana, 
Francese, ed Inglese. Mercè delle cure agricole in 20 
anni si è quasi raddoppiata nello Stalo Pontificio la 
esportazione della Canapa, e nel 1851 montò a 52 
milioni, 181 mila e 608 libbre, pel valore di 2 mi- 
lioni , 937 mila e 809 Scudi. La filatura a mano di 
essa canapa è stata ed è oltremodo abbondante ; man- 
cavano i filali a macchina , ed ecco una industre 
Compagnia Bolognese erigerne una cosifatta, che dà 
ottimo augurio e speranze. Per ordinarla furono già 
sborsati oltre a 40 mila scudi. 

N. Ann. Se Katur. StniE III. Tomo 7. 19 



290 APPENDICE 

L' Arte del martello , come il nostro egregio Au- 
tore la chiama ad imitazione di Dante , se ne stava 
fra noi modesta, alle fatture più rozze, e traggono 
pure sinora dall' estero i più degli strumenti agricoli 
o dell' arti , e degli utensili per 1* uso comune del vi- 
vere privato. Ma buon per noi che in Castel Mag- 
giore , poco lungi da Bologna , sta per compiersi , a 
mezzo di macchine straniere, una fonderia di ferro, 
ed una fabbrica di macchine per utensìli sopra ri- 
cordati. 

Tornando il Sig. Avv. sulla necessità dell' appog- 
gio per parte del Governo e dei ricchi a prò della 
Agricoltura e della industria , si loda l' incoraggia- 
mento di queste mediante le pubbliche annuali mo- 
stre delle manifatture ed altro, e si conclude ripe- 
tendo doversi promuovere quelle più vantaggiose in- 
dustrie particolarmente, le quali riguardano le pro- 
duzioni agricole e pastorizie alle facoltà nostre ed ai 
nostri bisogni viemmeglio acconcie ed appropriate. 

Ercole Malvasia. 



APPENDICE 291 



RAPPORTO 



sopra alcuni scritti inviali in dono alla Società 

Agraria della Provincia di Bologna dal Socio 

Corrisp. di Vienna Sig. A. Sennoner. 



> > » t> »t3<a-g-»«-»- 



II Sig. Presidente m' incaricava di riferire intorno ad 
alcuni opuscoli stampati e ad alcune note manoscritte in- 
viate alla Società dal Corrispondente Sig. Adolfo Sennoner, 
di che io con brevi cenni adempirò l' udicio commessomi. 
E prima delle stampe. ' 

Il Sig. Sennoner in otto fascicoli ha dato una Rac- 
colta delle altimetrie praticate finora nei seguenti paesi 
della monarchia austriaca. Il primo comprende T Austria 
di qua e di là dall' Enns, e Salzburg, il secondo ed il 
quinto comprendono il Tirolo ed il Voralberg; il terzo 
la Stiria; il quarto il Regno Lombardo Veneto; il sesto 
la Carniola, Gorizia, Gradisca, Istria, Dalmazia, e la 
Città di Trieste, il settimo la Carintia; l'ottavo la Moravia 
e la Slesia. Nella raccolta che riguarda il Regno Lombardo 
Veneto, a guisa di preliminare si aggiungono le indica- 
zioni di parecchie sommità delle Alpi, ed anche dell'Ap- 
pennino settentrionale dal Colle d'Altare al Passo di Pie- 
iramala. A ciascuno di questi Cataloghi è premessa la in- 
dicazione delle fonti ossia di tutte le opere di cui l'Autore 
si è valso al suo fine. L'elevazione è indicata in piedi 
viennesi, e per quanto si può a prima vista in queste ma- 
terie giudicare, l'Autore vi dimostra molla accuratezza e 
diligenza. Nondimeno io non voglio tacere due avvertenze 
«he mi paiono importanti. La prima è di ripetere il voto 



292 APPENDICE 

voto che grà forinarono illustri Geografi, e fra i più re- 
centi il Jackson in Inghilterra, il Jomard e il Costaz in 
Francia, il Decandulle in Svizzera, affinchè nel determi- 
nare le altezze sopra il livello del mare sia adottato un 
metodo comune, e comune unità di misura. L'altra avver- 
tenza risguarda la opportunità di congiungere ai dati ipso- 
metrici la indicazione delle latitudini e delle longitudini. 
Di questa guisa^ se non erro diverrebbero le comparazioni 
più agevoli , e il lavoro del Sig. Sennoner certamente più 
completo. 

Questi studi sono estratti dall' annuario dell'Impe- 
riale Istituto Geografico nei tre primi anni della sua pub- 
blicazione. 

Dall'annuario medesimo del terzo anno è estratto un' 
altro opuscolo, autore del quale è il Sig. Clairmont, e 
tratta del Fognare metodo già indicato dai nostri antichi 
e principalmente del Soderini e del Davanzati, ora ripro- 
dotto e perfezionato in Inghilterra con moderno vocabolo 
appellandolo Drenaggio. Il Sig. Clairmoot divise i princi- 
pe fondamentali che debbono guidare m sì fatta importan- 
te operazione. Ma siccome un nostro collega il Marchese 
Luigi Pizzardi ne fece subbietto di una memoria letta nel- 
l'anno scorso in quest'Accademia, né io trovo nel discorso 
citato alcuna cosa nuova e rilevante da aggiungersi alla 
memoria del nostro Socio , così io non mi intratterrò a 
parlarne più oltre. 

Il terzo opuscolo è un catalogo degli oggetti mandali 
all'Esposizione agraria di Pesth in Ungheria nel Novem- 
bre 1851 , e fu la prima di tal genere che colà abbia avuto 
luogo, e riuscì copiosa ed eletta di prodotti, i quali fu- 
rono sistematicamente ordinati per le cure del Sig. Giulio 
Kovats autore di questo catalogo. 

Passando ora alle memorie manoscritte, le quali sono re- 
datte in italiano a diiferenza degli opuscoli stam|)ati che sono 
in lingua tedesca, noi dobbiamo rendere al nostro Corrispoo- 



APPENDICE 293 

dente molte e vive grazie delie notizie da lui comunica- 
teci. Le quali mi paiono di tanto rilievo, che io le repu' 
terei degne di essere Ielle per esteso, e stampale nelle no- 
stre memorie ovvero nel Giornale. Ma intantochè la Società 
decide su questo punto mi corre obbligo darne un succinto 
ragguaglio. 

La prima è una descrizione dello slato dell'Agricol- 
tura Dell'Austria inferiore , sotto il qual nome si com- 
prende quel tratto di paese che stendesi dall'Enns a Hain- 
biirgb, e da Hangschlag a Kraniscbiag per uno spazio di 
345 leghe quadrate con un milione e mezzo di abitanti. 
Questo paese cui divide quasi in due parti eguali il Da- 
nubio e dove siede Vienna la capitale, è propriamente il 
centro e il nucleo dell'impero, a cui si agglomerano tante 
popolazioni di lingua, di tradizione, di costumi, di affetti 
disparalissimi. L'Autore ci dà breve contezza dello slato 
geologico e meteorologico di codesto paese, poscia entra 
a parlare dei prodotti agrari , esaminandoli ad uno ad 
uno, accennando i terreni dove crescano, i metodi di col- 
tivazione, e la quantità che se ne ritrae. Da questo spec- 
chio è facile il comprendere come nell'Austria inferiore, 
se si eccettuino i contorni di Vienna, l'Agricoltura non 
si mostri in islalo di prosperità, e di avanzata cultura, 
povera la condizione dei contadini, dei quali il Sennoner 
deplora l'ignoranza e l'avversione ad ogni novità. Pur si 
nota qualche recente progresso, e l'uso delle macchine 
agronomiche comincia ad introdurvisi, al qual fine è stata 
fondata in Vienna una Società. 

A questa memoria segue una statistica agricola di 
tutto quanto l'impero austriaco, estratla dalle tabelle pub- 
blicate dal Ministero del Commercio nel 1852 in Vienna. 

Finalmente il Sig. Sennoner ha aggiunto un foglio 
Intitolalo Notizie risguardanti V agricoltura della 3Ionar~ 
cìiia Austriaca; il quale racchiude molle informazioni de- 
gne di nota sia riguardo ad alcune speciali culture, sia 



294 APPENDICE 

riguardo a scuole; ad accademie agrarie nuovamente isliluite. 
Io mi coiilenlerò di toccare alcune cose che risguardando 
argomenti trattati dalla nostra Società o attualmente in di- 
scussione appo gli Agronomi , sembrano poter tornare a 
preferenza gradile. 

L'uso del sale artificiato per alimento del bestiame è 
esteso anche nell'Austria. La mescolanza usata finora era 
polvere di Genziana, ma vennero da molte parti gravi re- 
clami, imperocché vedevasi il bestiame non solo intristire, 
ma andare soggetto a frequenti diaree. Fu consigliato adun- 
que invece di quella sostanza di unire al sale la farina del 
castagno ipocaslano, ovvero di seguire il metodo bavarese, 
dove la miscela è composta di 48 | proc. di sale, 2 d'os- 
sido di ferro rosso, e una di cenere polverizzala fina. 
Un'altra interessante notizia si è quella di intrapresi la- 
vori di prosciugamento mediante il Drenaggio con ottimo 
successo. I Prati dell'Arciduca Giovanni furono ì primi ad 
essere con questo sistema asciugati , e già presentano copia 
abbondevole di foraggi squisitissimi. Per la qual cosa la 
Società Agraria di Gratz ha fatto venire espressamente dal 
Vurlemberg un Ingegnere a tentare simili lavori in tutte 
quelle località che saranno dalla Società medesima desi- 
gnate. Non voglio da ultimo tacere che furono scoperte 
io Ungheria delle grandi masse di Guano precisamente 
nel Comitato di GOraOr nella così detta Caverna di Aggtelck. 
Esso guano è formato dagli escrementi di un gran numero 
di Vespertilli, ed il Ministro del Commercio diede ordine che 
se ne facesse tosto l'esame, affine di vedere se sia com- 
parabile con quello del Perù. Il che avverandosi tornerebbe 
tale scoperta in molto vantaggio dell'Agricoltura. Il Guano 
pare destinato ad aver un grande influsso nei progressi 
agrari sia per la sua potenza efficacissima d'ingrasso, sia 
per la quantità che se ne viene scoprendo. Le isolette che 
riguardano la costa del Perù o del Chili ne contengono 
quantità rilevantissime, che si estraggono a guisa di mi- 



1 



APPENDICE 296 

nerale. Le Ardee e le Feoicoptere anche oggidì vi depon- 
gono una sostanza al tutto identica con quella degli strati 
più profondi, ma bisogna supporre che oltre gli escre- 
menti animali altre sostanze azotate abbiano concorso a 
formare quegli ammassi , senza di che non si potrebbe spie- 
garne l'ampiezza. Per lungo tempo i paesani delle coste 
lo adoperavano per concio in minime dosi , ma egli è solo 
da poco in qua che si è procurato di trasportarne in Eu- 
ropa, e farne in grande T applicazione. E già in Inghil- 
terra e nel Belgio dove 1' Agricoltura è nel suo più gran 
fiore se ne fa uso abbondantissimo. Nel 1851 dal solo Perù 
si sono esportati per l'Europa 188^600 barili di guano. 
Le esperienze tentale anche nelle nostre provincie sono 
riuscite felicissimamente; avvegnacchè in un terreno sco- 
perchiato per due o tre piedi , e però al tutto privo di 
terra vegetale si è potuto ottenere subito nel primo anno 
un bellissimo raccolto di canapa, mercè lo spargimento di 
guano nella proporzione di libb. 80 per tornat. previa però 
acconcia letaminazione. ]Nè la cosa poteva essere altrimenti 
perocché veggiamo dall'analisi chimica che esso contiene due 
terzi di materie organiche e ammoniacali, e secondo il nostro 
Malaguti,che nomino a cagìon d'onore ^ il valore del guano, 
come ingrasso è molto superiore anche alle colombine, pol- 
line e simili, come pure conterebbe tre volte tanto di azoto 
quanto ne contiene il nero animalizzato (ossiano le so- 
stanze fecali disinfettate ) che si riguarda come il tipo de- 
gli ingrassi supplementari. 

Nuove masse di Guano furono scoperte nelle coste 
d'Africa, e recentemente leggesi che altri depositi sono 
stati trovati nelle Isole Falkland o Malouine che giacciono 
verso l'estremità orientale dell' America del Sud scendendo 
verso il Capo Horn: isole delle quali l'Inghilterra da gran 
tempo adocchiando l'importanza commerciale e politica si 
era impossessata, e che oggi diverranno a lei altresì una 
sorgente di ricchezze. Per queste ragioni io stimo che la 



296 APPENDICE 

notizia della scoperta di ammassi di guano In Ungheria 
tornerà gradita a tutti i coltivatori che sebbene apprezzino 
Io stalo fiorente della nostra agricoltura non disconoscono 
però che molli progressi possono farsi tuttavia, e che la 
materia degli ingrassi come è di somma importanza cosi 
è appo noi ancora la più trascurata. 

M. M. 



JLa StnzionB di Bologna a sevvizio delie 
ferrovie italiane 

PROGETTI 

del Cav. Prof. F. LODI ed Ing. G. GAVASETTI 



Non farà maraviglia se la Società Agraria prende mol- 
to interesse a ciò che risguarda le vie ferrate nella nostra 
Provincia, e specialmente a quella dell'Italia centrale, che 
da Castel franco confine modonese corre sino al confine 
toscano sopra Porretta, la quale dai Governi interessati fa 
già concessa ad una compagnia intraprenditrice. Imperoc- 
ché di questa linea fu tenuto proposito in questo recinto 
prima che altrove, e più volte la Società nostra si fece 
interprete all'Autorità dei voti e dei bisogni della Pro- 
vincia. Ogni cosa adunque che riguarda questo argo- 
mento, si repula degno della peculiare vostra attenzione, 
ed è perciò che il Sig. Presidente volle che fosse fatto rap- 
porto di un Opuscolo presentato dai Signori Cav. Prof. 
Architetto Fortunato Lodi , e Ing. Giovanni Gavaselli che 
ha per titolo =: la Stazione di Bologna ecc. = 

A me sembra innanzi tratto doversi molto lodare lo 
zelo con che i predetti Signori si occuparono di questo 



APPENDICE 297 

siibbieKo. E parmi che il lavoro sia condolto con mollo 
amore, e con molto studio. Di che ne verrà non lieve van- 
taggio; perchè soltanto mercè la discussione libera, im- 
parziale ed accurata si può giungere alle conclusioni più 
acconcie agli interessi e al decoro della nostra Città. 

Due quesiti vengono tosto all' animo di qualunque 
mediti su l'argomento. 

1. ° Nello stabilire il luogo della stazione si dee solo 
far ragione della linea già concessa, ovvero riguardarsi 
ancora alle altre linee probabili che in un tempo più o 
meno remoto possono costruirsi? 

2° La stazione dee collocarsi fuori o dentro la Città? 
Gli autori non escludono alcuna ipotesi, e perciò of- 
frono cinque progetti diversi accomodati a diverso giudi- 
zio. Ma saviamente esprimono la preferenza per quella 
località cbe possa servire a più lìnee, e sia dentro le mura. 
E di vero non è a disperare, vorrei anzi aggiungere cbe 
è di aver fiducia , si colleghi un giorno Bologna a Ferra- 
ra, e che d'altra parte si metta comunicazione ferrata 
fra noi e la Capitale. Il Governo intende già agli studi 
di quest'ultima lìnea con manifesta propensione. Pertanto 
in tal caso chi non vede quanto sarebbe a dolersi che la 
Stazione prima costruita fosse poi inefficace al servigio delle 
altre linee? Oltre il dispendio gravissimo che risulterebbe 
dal costruirne una seconda, è da mettere in calcolo il gra- 
ve sconcio, e il costo dei trasporti di merci e di viaggia- 
tori dall'una all'altra Stazione. 

Similmente è chiaro in tesi generale quanto sia più 
giovevole che la Stazione sia collocata dentro che fuori la 
Città. Questo modo maraviglioso di trasporto per la for- 
za del vapore il quale ha per fine l'economia del denaro, 
e del tempo (che secondo il proverbio inglese vale an- 
ch'esso denaro) riesce di tanto maggior vantaggio quanto 
più è a portata del commercio, e dei passeggieri. Perciò 
molli paesi non esitarono ad incontrare sacrifìci notabili 



298 APPEWDICE 

perchè la strada ferrala giungesse nel bel mezzo della 
Città e dei centri commerciali. Se ciò possa nel presente 
caso eflfettuarsi Io giudicheranno i Governi, il Comune, e 
la Società concessionaria. Noi ignari delle peculiari condi- 
zioni per stabilire un giudizio ci limiteremo ad esprimere 
in genere il voto, che la stazione si ponga entro la Città 
e nel luogo più centrale possibile. 

Ma come abbiamo detto i progetti esposti dai Signori 
Lodi e Gavasetti si accomodano a tutte le ipotesi. — Se la 
stazione dee servire alla sola centrale italiana, o vuoisi fuori 
dì porta, disegnano il luogo presso la strada di circonvalla- 
zione fra porta S. Felice e le Lamme, o vuoisi dentro la 
Città, disegnano nell'Orto dei Poeti ovvero negli Orti Vi- 
scardi e Giorgi facendo fronte alla strada S. Felice ov- 
vero alla Ripa di Reno. A rigore la stazione nei punti 
sopradetti potrebbe servire ancora alla linea longitudinale 
di Roma , e a quella di Ferrara ; ma solo mediante un lun- 
ghissimo circuito e tale che mette grave dubbio della 
sua convenienza. 

Se poi si ponga njente sopratutlo a questa congiun- 
zione, gli Autori presentano due progetti, l'uno fuori di 
Città presso la strada di circonvallazione fra Porta Galliera 
e Porta Mascarella; l'altra dentro Città nella Piazza d'ar- 
mi, la quale certo non può dirsi lontana dal centro. 
Ma taluno potrà affacciare come ostacolo la vicinanza 
del passeggio pubblico della Montagnola unico che noi a 
comodo e decoro comune abbiamo finora. A questo prov- 
vedono ingegnosamente gli autori dimostrando che atteso 
la differenza di livello può farvisi agevolmente un pas- 
saggio sotterraneo, ovvero lasciando aperto il tragitto ar- 
chiltetarlo di guisa da lasciare libera al tutto la circola- 
zione delle strade, formando piuttosto un ornamento che 
un ostacolo a coloro che nel giardino passeggiano. 

Sebbene gli Autori non vogliano esplicitamente dare 
a tal progetto la preferenza, tuttavia essa apparisce dal 



APPENDICE 299 

contesto manifesta. Tulli i progetti poi sono accompagnali 
da mappe rappresentanti le piante e lo spaccalo della Sta- 
zione e degli edifici ad essa relativi , laonde il libretto per 
ogni riguardo merita di essere considerato dagli amatori 
delle cose patrie, come merita encomio la solerzia e di- 
ligenza dei suoi Autori. 

M.M. 



IVOTIZIE 

sul modo di coltivare , ed impiegare il Pyrethrum 
Carneum o Roseum. 

DEL SIGNOR 

DOTTOR PIETRO GAVAZZI 



Molti anni sono apparve in commercio una certa pol- 
vere efficacissima contro le pulci ed altri incomodi insetti 
domestici. Lungo tempo trascorse prima che fosse cono- 
sciuta la pianta dalla quale si ricavava la detta polvere: 
ecco pertanto quello che se ne dice in un opuscolelto pub- 
blicalo nello scorso Febbrajo del corrente anno. 

Un Negoziante Armeno che abitava al di là del Cau- 
caso, e che pel suo traffico faceva frequenti viaggi in Per- 
sia, osservò come in una parte di quel paese si usava 
contro alle pulci ecc. , di una certa specie di camomilla, la 
quale cresceva in abbondanza nei contorni del suo nativo 
villaggio. Un giorno ne tenne proposito al figlio suo chia- 
mato Sarchiso,'ì\qua]e giovane allora e ricco (ora ottua- 
genario) non ascoltò il paterno avviso. Divenuto povero in 
progresso di tempo rammenlossi di quanto gli aveva detto 



300 APPENDICE 

ii defunto genitore, e sì mise a raccogliere i fiori delia 
citata pianta^ ed a venderne segretamente la polvere rica- 
vata lungi dal luogo ove queste piante spontaneamente cre- 
scevano. Solo a trafficare in tal genere ben presto riparò 
ai danni dell'avversa fortuna; ma alla fine il di lui segreto 
fu noto ad altri, e tutti gli abitanti del luogo, in cui que- 
sta pianta cresceva selvatica, si misero a coglierne i fiori, 
e prepararne la polvere, della quale ora se ne spaccia an- 
nualmente sino a 100,000 libbre romane. Altre volte essa 
si vendeva a Scudi 2 parimenti romani, ed oggidì solo a 
due paoli per libbra. 

Questa polvere è mordale per tutti i sucidi e fastidiosi 
insetti domestici. Se ne viene stropicciato un cane, in po- 
chi minuti le pulci cadono di per se stesse morte al suolo. 
Spargendone sopra li vestiti di lana,o sulle peiliccie, non 
vi è pericolo che le tarle gli facciano il minimo danno; 
mescolata con un poco di zucchero, ogni mosca che ne 
sugge muore istantaneamente; le piaghe degli animali, 
massime nell'estate, ricoperte di questa polvere si deter- 
gono dagli insetti che le ricuoprono. 

La pianta del Pyrethrum è vivale, vale a dire si ri- 
produce da se stessa per molti anni di seguito; fiorisce 
soltanto il secondo anno; gli animali non se ne pascono; 
nel tempo della sua vegetazione non ha odore di sorla né 
gradevole , né disaggradevole ; ma i fiori allorché sono com- 
piti, raccolti, e disseccati esalano un certo acutissimo odo- 
re, il quale è per Io appunto il loro grande merito. La 
pianta si coltiva nel seguente modo. 

Quando si ha poco seme, il miglior modo di semi- 
narlo per essere certo del risultato, consìste in un vaso o 
cassetta con buona terra per spargervi sopra il seme; ricuo- 
prìrlo di un lieve strato di terra ben polverizzala (mezzo 
dito circa ) , inaffiarlo , e conservarlo all' ombra , mantenendo 
sempre umida la terra. A capo di tre settimane circa le 
piante devono spuntare. Allorché si tratta di semina eslesa, 



APPENDICE 301 

si pratica essa in orti (ossia su buona terra) in linee pa- 
rallele fra loro; e si mantengono gli spazi paliti da ogni 
altra erba. 

Quando la pianta avrà presa consistenza, portando 
già molteplici foglie potrà trapiantarsi. Con tutto ciò le 
nate ad aria scoperta meglio è che siano trapiantate nella 
primavera veniente, a una distanza di otto pollici od oncie 
Tuna dall'altra. Da principio dopo il ripianto bisogna 
custodirle da un sole troppo ardente, ed allorché si pian- 
tano bisogna che il cielo sia coperto da nubi, o che l'o- 
perazione si faccia al calare del sole. 

Il Pyrethrum subito nel secondo anno dà molti fìori, 
e comincia la fioritura verso la fine di Maggio, o nei pri- 
mi di Giugno (ben inteso nel suo paese natale al di là 
del Caucaso). Li fiori si fanno disseccare al sole, ma al- 
l'ombra è meglio, purché ogni sera sieno portati io distan- 
za: al sole disseccansi più presto, ma all'ombra conser- 
vano più odore, e sarà necessario regolarsi nell'uno od 
altro modo a secónda del paese, e dell'epoca del raccolto. 

I fiori ben secchi si fanno pestare, e stacciare, e si 
conservano in iscatole di latta ben chiuse, oppure in 
vasi di vetro: per tal modo conservano tutta la loro effi- 
cacia per lunghissimo tempo, purché siano slati raccolli a 
perfetta maturità, e cioè di tempo in tempo, non maturan- 
dosi che successivamente. Nei sacchi la polvere si evapora, 
ed al più in 6 mesi perde quasi affatto ogni sua efficacia. 

La bontà della polvere del Pyrethrum si riconosce 
dall'odore forte che spande, e dal colore, che deve es- 
sere di un giallo verdognolo: certi fabbricanti pestano tut- 
t* assieme e fiori , e foglie e fusto, onde ottenere peso mag- 
giore; ma il colore tosto denota la frode. 

Per colore verdognolo deve intendersi un verde tenero 
essendo dello nella traduzione verdolino; la polvere poi 
che attualmente trovasi in commercio 1' ho di frequente ri- 
scontrata falsa, non portando li suddescritti caratteri, e 



302 APPENDICE 

scorgendosi a colpo d'occhio che è slata ricavata dalla 
Camomilla comune, e varietà affini ; piante tutte spontanee 
nelle nostre campagne , e perciò non si ottengono da essa 
gli sperati effetti , i quali poi si negano alla vera polvere 
del Pyrethrum roseum, che d'altronde è efficacissima. 



Vantaggi che ridonderebbero alla provincia Bo- 
lognese per l'uso più idoneo dei propri mine- 
rali. — Del Sig. S. G. F. 

Se pari al bisogna, che grandissimo si fa sentire in 
questi paesi, di progredire nell'Industria, nelle Arti, nel 
Commercio vi fossero molli fra noi, i quali si studiassero 
di mettere a profitto nei molteplici usi cui ponoo rivolgersi 
le diverse sostanze minerali che offre il suolo Bolognese, 
questo non sarebbe forse l' ultimo a fornire larghi van- 
taggi, oggi specialmente che la Provincia tutta discreta- 
mente intersecata da comode vie, promette considerevoli 
economie nei trasporti delle materie suddette, e quindi 
smercio più facile. 

Né basta a procurare questo incremento di pubblica 
prosperità, che la società Mineralogica Bolognese da lo- 
devolissimo zelo animata , destini premj ai ritrovatori di 
sostanze minerali utilizzabili. L'esame geologico di una 
contrada fornisce sempre dati quasi positivi per ammettere 
od escludere in essa la probabilità di rinvenirvi una so- 
stanza piuttostoccbè un' altra , di presagirla abbondante o 
scarsa, sotterranea o a fior di terra; per cui essendo già 
cognita la disposizione e la composizione del suolo Bolo- 
gnese , vi è pur troppo da prevedere che nulle forse, o po- 
che, e ben povere, saranno le sostanze che in esso potran- 
no scoprirsi, capaci di aumentare il numero ed il prodotto 



APPENDICE 303 

che danno le materie conosciute a quest'ora. Non è da 
supporsi che in tanto regolare andamento di strati che 
tengono la più gran parie delle rocce sedimentarie della 
Provincia, sianvi , generalmente parlando , sostanze Pietrose 
Minerali, le quali mentre in un luogo mancano o scar- 
seggiano, debbano poi in altre località mostrarsi abbon- 
danti. Se ciò accadesse in simili condizioni stratigrafìcbe , 
non sarebbe che una anomalia, e quindi il fatto per se 
stesso sarebbe privo delle necessarie condizioni che abbi- 
sognano a far nascere ed alimentare un' impresa. Miglior 
partito perciò a mio avviso sarebbe, che venissero inco- 
raggiati e premiati coloro che delle sostanze già note nella 
Provincia intraprendessero l'estrazione, o ne estendessero 
l'applicazione ad usi non per anche tentati in questi luo- 
ghi, o ne facilitassero lo smercio, sia coir introdurre nuovi 
processi che ne diminuissero il prezzo, sìa coli' esibire al 
commercio una merce migliorata per qualità sue proprie _, 
per subite idonee preparazioni. E cominciando dal Gesso, 
sostanza preziosissima, abbondantissima, solo impiegata 
fra noi nell* arte muraria, perchè si cuoce, s'infrange, si 
polverizza, si vaglia essa con processi si poco economici 
e lenti, da non esservi un bastante tornaconto per impie- 
garla in grande neW Ammendamento delle terre, nel Pia- 
trage, a vantaggio dell'Agricoltura? Un impiego siffatto 
del gesso ad esempio della Francia, oltreché migliorerebbe 
d'assai le condizioni nostre Agricole, non darebbe egli luo- 
go ad un forte provento Commerciale di asportazione? 

La bella varietà di Gesso compatto venato di Sassa- 
tello, perchè si giace non utilizzata regolarmente dallo 
Scalpellino, che tanti interni ornamenti architettonici di 
Abitazioni potrebbe ritrarne? 

Non avrebbe forse il Territorio Bolognese , ad esempio 
della Toscana , una eccellente pietra decorativa in qualcuna 
delle molte eruzioni serpentinose che qua e là sporgono 
dal suolo? 



304 APPENDICE 

Perchè nel sempre crescente aumento del prezzo de* 
combustibili non si cerca di spingere tanl' oltre l'indu- 
stria da ricercare nella Torba palustre dell'antica Valle 
Padusa(l) conosciuta volgarmente sotto il nome di Cuora, 
una sostanza che acconciamente preparata valesse almeno 
in parte a sostituire il legno da ardere? Si sta forse at- 
tendendo che si scopra del Carbone in questa piccola parie 
del versante appenninico, quando (non bisogna illùdersi) 
qui non è sperabile rinvenire né anche depositi copiosi ed 
estesi di Lignite, i quali ove si celassero sottoterra, non man- 
cherebbero di affiorare in qualche parte in letti di propor- 
zionata spessezza , che le tante sezioni naturali che presenta 
la Provincia avrebbero già resi in qualche punto manifesti. 

Mi permetto pure di esprimere il desiderio, che fos- 
sero fatte ricerche nella parte alta del nostro versante ( in 
quella occupata dai depositi Eocenici) onde esplorare se 
fra le diverse rocce che trovansi in prossimità delle Ser- 
pentine, e che sono state dalle medesime metamorfizzate 
in marmi cristallini, in Ofìcalce, ed anche in Diaspri, al- 
cuna ve n'abbia che possa sostenere vantaggiose applica- 
zioni tanto per la sua abbondanza che per la sua qualità. 

Non è argomento del mio scritto di qui parlare in 
merito delle ricerche che si spingono coraggiosamente a 
Bisano, per incontrare entro terra un filone di Rame, di cui 
sì ebbero forti indizj alla superfìcie del snolo, ma che po- 
scia col procedere nei lavori vennero a cessare: solo volli 
-accennare il fatto a disimpegno del mio assunto, e perchè 
mi porge favorevole occasione per tributarne i ben dovuti 
encomi a quella solertissima Società che dirige e dà vita 
ai lavori. 

La Provincia Bolognese possiede nel Macigno Eocenico 
della Porretta un eccellente pietra da lavoro, come pure 



(1) Sulla Torba di Longastrino. Memoria del Prof. Gaetano 
Sfarzi letta all'Accad. dell'Istituto di Bologna li 3 Aprite 1845. 



APPEriuicE 306 

nella molassa miocenica del Vergalo: io non dubito quindi 
che le cave di tali pietre aperte da gran tempo in pros- 
simità di questi due paesi , saranno le sole che somministre- 
ranno buoni materiali nell'imminente bisogno di nuovi e 
grandi manufatti per la strada ferrata, giacché gli strati 
di queste rocce avendo una grandissima estensione ed u- 
niformilà di tessitura, si potranno raggiungere in località 
diverse, le une distanti dalle altre, e senza che perciò vi 
sia a temere d'incontrare differenze notabili, nelle qualità 
intrinseche delle Pietre suddette. Similmente il Calcare com- 
patto (l'Alberese) benché si riscontri in istrati interrotti e 
frantumati (per cui è raro di poterne estrarre grandi bloc- 
chi omogenei e privi di sfaldature) è pure una pregievo- 
lissiraa pietra da costruzione; tanto piùi che le condizioni 
stratigrafiche in che trovasi, lo rendono di facilissima e- 
slrazione quasi ovunque egli si mostra. E se sì aggiunge 
che r Alberese somministra per la cottura sua una buona 
qualità di calce per cemento murario, ciò basterà a rile- 
vare tutti i vantaggi che da questa pietra si ricavano e ri- 
cavar potrannosi , sia coli' impiegarla nel posto in cui tro- 
vasi, sia col trasportarla altrove. 

La molassa pure del Sasso {Aa me ritenuta come una 
roccia che forma il passaggio fra il Mioceno ed il Plio- 
cene) è scavata per usi diversi; ma sarebbe desiderabile 
che alla grossezza de' suoi strati corrispondesse la tenacità 
del suo impasto: la quale prerogativa trovandosi invece ine- 
rente alla molassa di Varignana presso la via Emilia, 
ne rende più attive le molte cave che sono nelle vicinanze 
di quest'ultima località. 

Sabbie quarzose per la formazione del vetro, argille 
diverse per fabbricare stoviglie e mattoni abbondano pure 
nel Bolognese ; solo invocano Uomini esperti ed industriosi, 
che seguendo i perfezionamenti dell'arte più alacremente di 
quanto fin' ora sì è praticato, garcggino nel volere ritrar- 
ne tutto il profitto possibile da queste sostanze, forzandole 

N. Ann. Se. Natur. Serie III. Tonio 7. 20 



306 APPENDICE 

per così dire, con convenienti processi preliminari ad essere 
stisceltibili di servire alla confezione di oggetti di un lavoro 
più squisito, e capace di essere versalo in Commercio ad 
un modico prezzo. 

Le numerose sorgenti d'acque minerali che scaturiscono 
in molli punii della Provincia Bolognese (1) fanno pur esse 
parte della sua ricchezza minerale; e basta il menzionare i 
celebri bagni della Porretta per dimostrare, come la pre- 
senza in questo luogo di tali sostanze liquide, riconosciute 
d'altronde vantaggiose alla cura di molte infermità, ab- 
biano contribuito a migliorare grandemente le condizioni 
economiche del Paese che le possiede. 

In fine un'ultima sorgente d'inapprezzabile utilità così 
pubblica come privala, inerente alia composizione e dispo- 
sizione stratigrafica del suolo Bolognese, si è quella che 
risiede nella probabilità somma che avrebbero di esito fe- 
lice i fori Artesiani che si volessero stabilire nelle parli 
basse della Provincia, in quei luoghi appunto ove ne sa- 
rebbe desiderato l'impianto dalla insalubrità delle acque 
potabili che vi si trovano. L'immersione regolare verso la 
Via Emilia degli strali sabbiosi pliocenici e dai brecciosi 
diluviani, sulle cui testate rivolte verso l'appennino scor- 
rono, e s'infiltrano copiose acque, è una condizione tal- 
mente favorevole per l'attivazione degli Artesiani nelle pia- 
nure Bolognesi, che io non esilo punto a credere, che 
toltane qualche contraria circostanza locale, tutti i fori 
riescirebbero a buon fine (2). La salute pubblica, l'incre- 
mento dell'industria agricola risentirebbero così immensi 
vantaggi; ma è a deplorare che anche su questo impor- 
tante argomento in ragione della sua utilità, non siano 
convenientemente indirizzati, incoraggiali, sovvenuti, co- 
loro che di questa grande applicazione della scienza geo- 
logica amassero sperimentarne gli effetti. 



(1) Idrologìa minerale Medica dello Stato Romano del Doti. 
Pietro Gamberini. 

(2) ScarabeUi , Sulla diversa probabilità di riescila dei Pozzi 
Artesiani nel Territorio Imolese. 



APPENDICE 307 

Della pleuro-pneumonia epizootica e della sua 
inoculazione — del dottor Jacopo Facen, me- 
dico collegiato, ecc. 

La reale Accademia di Medicina del Belgio propone- 
va in premio per l'anno 1850 una medaglia d'oro di 500 
franchi per chi meglio sciogliesse il tema — Fare la stò- 
ria della malattia sotto il nome di pleuro-pneumonia epi- 
sootica, particolarmente insistendo su la ricerca delle sue 
cause e de' migliori mezzi , onde preservarne le bestie cor- 
nute; e determinare, sotto l'aspetto dell'industria, del- 
l'igiene pubblica e della economia, qual partito possa 
cavarsi, nei difTerenli periodi della malattia, degli animali 
che ne sono affetti (1). 

Non mi è ben noto cui sia stato aggiudicato quel 
premio. Certo si è però, che da quell'epoca si continuò 
con più calore, segnatamente nel Belgio, a studiare sotto 
ogni rapporto questa malattia, la quale, come che si mo- 
stri spesso di carattere meramente sporadico, tuttavia ve- 
ste qualche volta anche fra noi la vera forma epi^ootico- 
costitu^ionate , od anche contagiosa , olive ài essersi oggi- 
mai resa nelle nostre cascine montane o nelle stalle in- 
vernesche, si può dire, enT^ootica. 

Si fu appunto nel Belgio, dove si fece, non ha ap- 
pena due anni, la felice scoperta dell'innesto a preserva- 
zione e tutela delle mandre bovine da questo insidioso fla- 
gello. Si può dire adesso che l'innesto del pus pneumo- 
nico vada ad assumere per rapporto con il bestiame bovino 
quella stessa importanza che ricevette ne' suoi primordj 
V innesto vaccino per riguardo al genere umano. Sicché il 



(1) Gazzetta Medica Lombarda, serie seconda , tomo se- 
condo, maggio, iV. 19, pag. 168. 



308 APPENDICE 

nome di Willems andrà un giorno a collocarsi accanto a 
quello di Jenner. Ecco coni' io ne raccapezzava la storia 
fin dal 22 ottobre 1852 in un mio cenno inserito nella 
Ga-{^etta Officiale di Fene^ia (1). — Due grandi falli vanno 
ora a fermare l'attenzione degli agronomi, zoojatri ed 
economisti dell'agro Lombardo- Veneto. L'uno si è lo svi- 
luppo e l'attuale [ìomia'io deWà pleuro-pneumonia bovina, 
che infestò le cascine estive e che ora serpeggia tuttavia 
per le stalle del contiguo Tirolo italiano; e l'altro la im- 
portante scoperta, fatta da un anno dal dolt. JVillems, nel 
Belgio, della inoculazione del pus pneumonico per la pre- 
servazione delle mandre bovine dal sunnominato morbo epi- 
zootico. 

Riguardo al primo fallo, non istarò qui a spender pa- 
role su la genesi e su l'indole di questa malattia, essendo 
subietto troppo discusso da patologi veterinarj , senza 
proporzionale profitto; dirò solo che, nella passata estiva 
stagione, in qualche sgraziala cascina delle alpi relico-ii- 
rolesi fé', per così dire, manbassa, avendone mietuto per- 
fino, siccome viene riferito dai nialghesi, un 40 su 80 capi 
bovini. E adesso parecchie stalle delle vallate tirolesi vanno 
pure infette di questo morbo , e ne perdono sempre qual- 
che individuo. Basta dire che , in una stalla di 30 bestia- 
mi, dicesi esserne morti da 12 capi- Non valgono cure, 
non sequestri, non suffumigj per arre&lare la mala infezione. 

Quindi si teme, e giustamente, non possa, il fatai 
morbo da monti tirolesi calar giù e propagarsi anche fra noi. 

Quali misure dovranno perciò adottarsi, onde preser- 
var le nostre stalle da tanto flagello? 

Se l'innesto vaccino primitivo e ripetuto protegge ora 
le popolazioni dall'invasione del vajuolo arabo, forse che 



(1) Gazzetta 0/ficiale di Venezia, 16 novembre ^ 1852, 
N. 261. pag. 1044. 



APPENDICE 209 

l'inoculazione artificiale del virus pneuinonico non potreb- 
be tutelare le bestie bovine da ulteriori attacchi dell'epi- 
zootica polmonea, modificandone la sua virulenza e la re- 
cettività individuale a contrarla? 

Ecco il secondo fatto importante, di cui intendo ora 
parlare. Le prove sperimentali, già eseguite eoo esito fe- 
lice dal belga dolt. Willems , secondo che narrano i gior- 
nali, ci confortano a sperar bene. Egli infatti, nella sola 
città di Hasfelt, sua patria, innestò più di 1300 animali 
bovini con il pus pneumonico , e un solo bue fu, malgra- 
do l'innesto, invaso dalla dominante pleuro pneumonia , 
forse perchè in lui il pus inoculalo non suscitò i fenomeni 
di reazione , che si sono osservati negli altri. In varj paesi 
della Francia, dell'Olanda, della Prussia e dell'Italia, si 
praticò pure il metodo del Willems , e se ne ottennero i 
più felici risultamenti. Si nominarono commissioni per 
l'esame di quest'utile ritrovalo (1). 

Alcuni principali educatori d' armenti di Hasfelt atte- 
stano l'ottimo risultalo del processo d'inoculazione, inven- 
talo dal doti. Willems, e in un rapporto del medico vete- 
rinario della stessa città viene riferito che, durante l'anno 
1850, 500 individui, e durante il 1851, 1300 furono da 
lui riconosciuti come affetti da malattia. Mettendo a fronte 
di questi numeri lo stato delle stalle, durante il 1862, si 
viene a dimostrare che , dal maggio scorso in poi , 1 134 capi 
di bestiame furono assoggettali all'inoculazione. In questo 
numero, 7 animali morirono, in conseguenza dell'opera- 
zione, e 10 furono colpiti della malattia, ad onta dell'ino- 
culazione; tutti gli altri rimasero sani. Questi innesti fu- 
rono operali in islalle, nelle quali infieriva la malattia, 
per cui si può considerare come pienamente efficace l'in- 
venzione del doti. Willems (2). 



(1) Avvisatore Mercantile, 16 ottobre 1852, iV. 83. 

(2) Gazzetta Officiale di Venezia, 10 gennajo 1853, iV. 
7 , tolto dal giornale l'Epoca. 



310 APPENOICE 

Il sig. WillemSi per la pratica di quest'operazione;, 
attinge il pus da un bue infetto nel t.° o 2.° stadio del 
morbo, e l'innesta nelle parti nude da peli, come intorno 
alla coda, di un bue sano. In capo a 10 o 20 giorni si 
sviluppa una serie di sintomi reattivi di speciale natura, 
scomparsi i quali 1' animale può dirsi privilegiato dal 
morbo dominante (1). 

L'operazione è di un'entità altrettanto lieve, quanto 
di un'utilità inapprezzabile. E, quando ne sia constatata 
la sua efficacia profilattico-preservativa, essa scioglie ad 
un colpo l'importante problema, finora controverso, su 
l'indole contagiosa, o meno, della polmonea bovina. 

Giova infraitanlo, io ripeteva in questo scritto, ren- 
dere di comune conoscenza l'interessante scoperta; giova 
invitare agronomi, velerinarj, conduttori di cascine e pro- 
prielarj di stalle bovine, a mettere in pratica, dove do- 
mina la fatai malattia, questo nuovo operalo, ad istituire 
gli opportuni esperimenti, e a farne di pubblico diritto i 
risultati, a comune istruzione de' medici, zoojatri e alle- 
vatori di bestiami. 

In seguito anche la Luogotenenza di Venezia si pene- 
trava dell'importanza di questa scoperta, la quale andava 
racquislando sempre maggiore conferma, ed emanava, non 
ha guari, un'interessante istrw^ione su V inocula'^ione co- 
me preservativo contro la polmonea (2) , la quale sembra 
partire dal rapporto che dirigeva il dott. Willems di Has- 
feli al ministero Belgio. In essa è riassunto un breve cen- 
no storico intorno all'invasione del morbo colà osservalo 
fin dal 1828, ed ai tentativi fatti dal dott. Willems dal 10 
febbrajo 1851 e continuali fin al 30 marzo 1852. Se le 

(1) Gazzetta, cit., 22 maggio 1852, N. 116. 

(2) Co' tipi del privilegiato stabilimento nazionale di , 
Giuseppe Antonelli , tip. dell'I. R. Luogotenenza e degli lU 
RR. Olfìcj delle provincie venete, 1852. 



APPENDICE 311 

prime prove gli andarono fallite, ei non perciò se ne sco- 
raggi punto, ma fermo nella idea della contagiosità del 
morbo, ne ripetè li sperimenti, fino a che giunse a con- 
statarne la verità. 

Tentato prima l'innesto sopra animali di genere di- 
verso, come lepri, cani, capre, pecore, raajali e l'uomo 
(che fu lo stesso sperimentatore), abortì sempre di ef- 
fetto, mentre su i bovini ne consegui il propostosi risul- 
lamento di 108 animali innestati , tre soltanto ne perirono; 
due per la cattiva scella del punto d'inoculazione, troppo 
vicino ad organi più nobili , ed uno per essersi fallo l' inne- 
sto con materia tolta da un bue morto nel terzo stadio 
inoltrato della malattia, e quindi forse per intossicazione. 
Negli altri 106 capi non si spiegarono che sintomi leg- 
gieri. L'inoculazione in complesso non produsse che un 
morbo locale, d'indole assai benigna, la quale solo in 
pochissimi casi si accrebbe, come suole avvenire anche 
nell'innesto vaccino. 

Dai segni fisici caratteristici, dall'esame microscopico 
e dalla chimica analisi delle parti intestale, secondo le 
osservazioni del doti. Wìllems e di Van-Kempen, risulta 
ad evidenza, che le affezioni locali arliflzialmenle procurale 
mollo si assiraigliano a quelle alterazioni morbose che tro- 
vatisi nei polmoni degli animali attaccati di polmonea epi- 
zootica. 

L'innesto all' incontro, non ebbe alcun effetto, se 
tolto il liquido da animali sani , o se praticato su anima- 
li che superarono alcuni mesi prima l'inoculazione o la 
pleuro-pneuraonia naturale. — Gli innestali commisti con 
gl'infermi della affezione epizootica rimasero immuni affatto 
dal morbo non solo, ma anzi impinguarono; per la cui 
contro-prova si cessò dalle tanto dispendiose precauzioni 
igieniche. Se poi a vita teuiporaria sia la sua durala, de- 
ciderà il tempo avvenire. 

La materia per l'innesto si trae dal polmone di un 



312 APPENDICE 

animale malato nel primo stadio o al più nel principio 
del secondo stadio di polmonea , e macellato o morto 
di fresco. Se la malattia pervenne al lepzo stadio, il 
virus riesce ordinariamente troppo alterato e letale. Vi 
si infigge un lanceltone, e con esso si praticano alcune 
incisioni all'estremila della coda dell'animale. È mestieri 
che la materia del pus pneumonico sia fresca e fluida, o 
resa tale con l'ammollimento; perocché in istato di sec- 
chezza, secondo le osservazioni di 7'<i:f2aM/;, direttore del- 
l'istituto di veterinaria di Alfort , e del signor Jourdier, 
non produce alcuna presa né reazione sopra animali sani (1). 

Se r innesto viene praticato troppo vicino ad organi 
nobili, come il cervello, il torace od il basso-ventre, può 
suscitare fenomeni allarmanti. Perciò il dottor Wìllems 
consiglia di operare le incisioni all'estremità ultima della 
coda, la quale alle volte cade in gangrena e vi si disgiunge. 

Dai quali fatti la sullodata istruzione luogotenenzia- 
le conchiude : 

1." La polmonea viene trasmessa, mediante l'inocula- 
zione di sangue o d'altre materie, tolte da animali amma- 
lati ed innestate nei sani. 

2.° Il mezzo di preservazione qui indicato si è con- 
fermato in 105 animali, i quali rimasero perfettamente 
sani, mentre di 50 collocati fra gli innestati nella stessa 
stalla, diciasette ammalarono. Qnelle stalle, nelle quali 
aveva fino dal 1836 regnato la polmonea, sono ora esenti 
da questa malattia. 

3." L'inoculazione, secondo l'indicato metodo, pre- 
serva gli animali dalla polmonea, tanto se a questa inocu- 
lazione succedano evidenti sintomi morbosi, o meno. 

4." Il sangue o lo siero schiumoso , che viene spremuto 
dai polmoni di un bue ammalato nel primo stadio della pol- 
monea , offre la materia che meglio corrisponde all' innesto. 



(1) Alchimista Friulano , 9 gennajo 1853, N. 2. 



APPENDICE 313 , 

o.° Il tempo (l'inoculazione sino alla comparsa di se- 
gni evidenti dura dai 10 giorni sino ad un mese. 

6.° La materia destinala per l'innesto non agisce ne- 
gli animali, i quali furono una volta innestati, od hanno 
sofferto la malattia. 

7.° L'animale innestalo può esporsi senza pericolo agli 
influssi epizootici e si ingrassa meglio e più presto degli 
altri animali , che vivono con lui in eguali condizioni , quan- 
do questi non sieno innestati. 

8.** L'inoculazione deve, particolarmente negli ani- 
mali magri, praticarsi con prudenza e precauzione, e verso 
il decimo giorno dopo I' operazione vi si dà un purgante 
salino, che si ripete a norma delle circostanze. 

9.** Con l'innesto si produce una nuova malattia, la 
quale cagiona quella medesima alterazione puramente lo- 
cale in una parte estrema, come si manifesta nel polmo^ 
ne in caso di polmonea. 

10.° Questa materia ha proprietà affatto specifiche; 
mentre la sua inoculazione produce nella sola specie bo- 
vina fenomeni particolari , ma in altri animali di differenti 
specie è affatto inefficace. 



Relazione del Prof. Giuseppe Bertoloni intorno 
alla Terza Esposizione de' Fiori della Città 
e Provincia di Bologna fatta nella Villa Lega- 
tizia di San Michele in Bosco nei giorni 15 
e 16 maggio 18S3. 

Questo opuscolo di 16 pagine, testé pubblicatosi dai 
Tipi Governativi , forma la continuazione di altri due stam- 
pali negli anni 1861 , e 1862 per la stessa occasione, dal 
lodalo eh. Professore, che con tanto zelo e perfetta co- 



314 APPENDICE 

gnizione della botanica scienza si studia di promuovere 
ed accrescere questa industria, ai bolognesi gentile e gra- 
dita. Le Esposizioni dei Fiori quando sieno, come fra noi 
avviene, continuate, variate, e migliorate, dimostrano pure 
con altre istituzioni^ lo stato economico e morale di una 
popolazione;, ed attestano la ricchezza, la istruzione e le 
industriose cure del sesso gentile nella classe nobile ed agia- 
ta specialmente. Quando nei decorsi secoli si acquistavano 
piante all'estero^ e si coltivavano nei propri giardini mercè 
le mani mercenarie di operai poco istruiti , ben poco vi 
era da sperare nel progresso del giardinaggio e della or- 
ticultura; ma in oggi che buona ed eletta parte di signori 
nelle ore, direi quasi, di ozio si studia di scegliere dori, 
di procurarne le artificiali fecondazioni, di eseguire innesti 
e butture difficili e variate con appositi utensili, e giudi- 
ziosi e bene adatti apparecchi ; quando si sorvegliano e 
dirigono i lavori ; quando dalle più remote contrade del- 
l' Oceania, dell'equatore e dei poli si sanno trasportare 
piante conifere, arbori secolari, arbusti fruttiferi, piante 
vivaci ed erbacee, tuberi odorosi, e radici di vario genere 
e colore a furia di attenzioni e di spese, bisogna ben dire 
che vi è passione pel giardinaggio , e che vi è istruzione ed 
educazione vera e sentila in chi la esercita amorevolmente. 
Molta lode pertanto e sincero encomio debbesi tributare alle 
seguenti Signore, ed alle altre che favorirono in questo e nei 
decorsi anni le belle collezioni di fiori e di piante, non che 
ai Signori che si compiacquero pure in codesto anno di far 
presenti al pubblico i loro sforzi e le attenzioni loro, co- 
ronate poi di esito felicissimo per la varietà, novità, e bel- 
lezza delie piante o dei fiori collocati a questa terza pub- 
blica esposizione, framezzo a piante esotiche, od a sostanze 
peregrine custodite e disseccate convenientemente, ovvero 
variopinti, fiori artificiali assai bene eseguiti, oppure a qua- 
dri dipinti dal Raffaello dei fiori, o da altri riputati pit- 
tori ; ai quali oggetti sorgevano Principi, il busto del Nostro 
Sovrano, e quello del grande Linneo, 



APPENDICE 315 

I nomi degli Esponenti i fiori e gli altri oggetti re- 
lativi sono i seguenti.- 

Signore = Agucchi Contessa nata Rata -- Pepoli Mar- 
chesa Federica Principessa di Hohenzollern — Pizzardi Mar- 
chesa Claudia — Malvezzi Marchesa Vittoria — Salina 
Contessa Alfonsina — Zucchini Contessa Anna. = 

Signori = Spada Principe Don Clemente — Mazza- 
curali March. Giuseppe — Malvasia Torlorelli Conte Er- 
cole — Marsigli Conte Carlo — Zucchini Conte Gaeta- 
no — Bertoloni Prof. Giuseppe — Contri Prof. Giovan- 
ni — Frascari Avv. Felice — Levi Enrico — Arze Dottor 
Luigi — Girotti Dott. Gaetano — Costa Domenico — Bau- 
si Luigi — Bausi Leopoldo — Zagnoni Luigi. = 

Oltre i suddetti presentarono pure oggetti appropriati 
e graditi anche i Signori = Landini Gregorio — Zanetti 
Eustachio — Bonvicini Giuseppe — Corazza Pasquale — 
e Tonda Francesco. =: 

Le varie collezioni di piante presentate furono le se- 
guenti zz Abulilon venosum - Acantus mollis- Azalea in- 
dica, violacea, ardens - Ageratura glandulosum conyzoides - 
Azalea Evelynii , amelia, tricolor, elata, blanda, vividis- 
sima, exquisita, lateritia, contrita, maculata, alba, Dark 
pink - Begonia stygmosa , fagifolia , muricata, hernandiae- 
folia, hirsuta, hydrocolylefolia, heracleifolia, carnea, ni- 
tida, reniforrais, platanifolia, peltifolia, vitifolia, ulmifo- 
lia, zebrina - Billbergia pyramidalis - Benthamia frugi- 
fera - Bromelia ananas - Calla aethiopica - Canna varia- 
bilis - Calceolaria crenatiflora, rugosa - Camelia variabi- 
lis, poraponia, rosea, serotina, japonica - Canfora - Ce- 
reus flagelliformis - Cicas revoluta - Cineraria hybrida, 
cruenta, amelloides - Citrus aurantium, langerino - Cu- 
nea plaliscentra, strigillosa - Cecropia digitata - Centra- 
denia rosea - Chorozemaspectabilis -Ckamedorea elata - 
Cocoloba pubescens - Cupressus funebris, hiraalajensis - 
Dracaena Fonlanesii - Diantbus barbatus fi. pi. puniceo - 



316 APPENDICE 

Erylhrina haslifolia - Eucalyplus glaucopliilla - Ficus sy- 
coraorus - Francisca mulabilis - Frenela rhoraboidalis - 
Fuksia macroslemma, Venus viirix, globosa ed altre - 
Gazania heterophylla - Gladiolus longiflorus, securiger - 
Gardenia fliorida - Heliotropiura peruvianura - Hermania 
aurea - Ixia decussala, hyalina, fenestrata, squallida, mi- 
niata, crocata, deusta - Indigofora Doiva- Justicia genda- 
russa , cocinea - Ilex denticulata - Larix dedowara - Lan- 
tana miniata - Lapeyrousia corymbosa - Lasiopelalum quer- 
cifolium - Metrosiderus rigida - Mimulus guttatus, ber- 
risonii^ aureus - Menianthes trifoliata - Macrantum ru- 
brum , speciosum -Mammilaria tenuis, et straminea -Ne- 
mophila insignis - Pinus dammara, loranthifolia - Phor- 
mium tenax- Pittosporum Thobira-Petuia nyctaginiflora, 
iniflora - Pelargonium quercifolium ;, diaderaatum, cucul- 
latura, bentinkianum, bicolor, scabrum citriodorura, Fe- 
derici, zonale - Plumbago rosea - Phillanlus arbnscula - 
Ponticum violaceum - Primula micrantha -Ruellia lobata, 
varians - Reseda odorala - Rbapis flabelliformis-Rbodo- 
dendrnm fragrans - Solandra nitida - Silene paniculata - 
Schizanllius pinnalus- Strelitzia augusta , regina- Senecio 
lilacinus - Syphocampilus bicolor- Salvia gesneriaeflora - 
Tillandria magnispatha - Tradescantia zebrina - Verbena 
rubra, alba, violacea, teucrioides,ieverdiana, amois - Za- 
mia horrida. := 

Il relatore della Esposizione Sig. Prof. Giuseppe Ber- 
toloni, dopo avere accennali i pregi principali di ciasche- 
duna pianta presentata, e lodatene le cure dei presenta- 
tori chiude la descrizione colle seguenti parole. 

n Da quanto ho descritto ed annoverato di questa terza 
esposizione si conosce, che alcune specie sono come idola- 
trate da tulli i proprietari de' giardini , per cui figurano 
ripetutamente tante le volte nella mostra. Ad ovviare que- 
sto, converrebbe che i signori Proprietari de' giardini e 
giardinieri scegliessero per cadauno un genere di piante 



APPENDICE 317 

diverse da coltivare, per cui, ad esempio, uno si incari- 
casse dei Tulipani, l'altro dei Garofani, un terzo delle 
Rose, un quarto delle Azalee, e così per tutte le altre 
piante, ed ognuno converrebbe che completasse di specie 
e di varietà il genere da lui prescelto, non esclusi i fiori 
antichi. Con ciò non intendo di rimproverare i proprietari 
che hanno adornata di si belle piante questa terza mostra, 
anzi molto sono a Loro obbligato di tanta cortesia, e Loro 
ne rendo infiniti ringraziamenti j solamente propongo, se- 
condo il mio modo di vedere, quale sia il mezzo di ren- 
dere perfetta una mostra di fiori. » 

Cadrebbe qui in acconcio l'invitare tutti a cooperare 
in avvenire a questa impresa , la quale porge occasione 
di spesa pei Signori, e di lavoro, quindi di lucro per gli 
operai poveri di varie classi. Ma io non discenderò a prie- 
ghi ove parlano le voci del dovere. Ponete mente, o Bo- 
lognesi, che la natura collocandovi sopra un suolo in mol- 
ta parte feracissimo esige che in contrassegno di animo 
grato lo rendiate più onorato, più gentile, più produttivo. 
Tanto ella vi chiede per voi , e perchè migliore sempre si 
prepari la sorte dei crescenti nipoti, onde emulatori divenga- 
no degli Avi nostri. Questi vegliando sulla economia del pa- 
trio retaggio lungi dal tumulto cittadinesco nelle proprie 
ville non lasciavano di favorire le scienze, le industrie e le 
lettere. Sovvengavi che gran parte dei Vati onde il piccol 
Reno ebbe cotanta celebrità, dei quali fra gli antichi non 
posso dimenticare Tullio Berrò autore dei dieci libri delle 
cose rustiche emulatore di Tibullo, e fra i viventi Carlo 
Pepali gentile e spiritoso scrittore àeìV Eremo , e di altri 
lodatissimi componimenti poetici^ furono ispirali al canto 
fra i beali recessi degli amenissimi nostri giardini del bo- 
lognese. Questi giardini fino da remoli tempi , e quando 
altre nazioni dormivano nell'ignavia, menarono gran fama 
perfino nell'ultima Germania, e si accennano nelle opere 
di G. B. Camerario (De re rustica opuscula nonnulla; No- 



318 APPENDICE 

riraberga 1677) ed in allre, come famose le Ville bolo- 
gnesi dei Tazzi, dei Sampieri, dei Malvezzi, dei Landi, 
dei Volta, dei Forti, dei Bevilacqua e più allre, notan- 
dosi perfino gli alberi allora rarissimi che vi si coltiva- 
vano fra' quali il Platano, il Cedro Giudaico, il Limone 
Ponzino, e leggendosi tuttora in quel libro con piacere le 
geniali leggi che doveva religiosamente serbare chi era 
ammesso nella Villa dei Volta in Casaralta; leggi che di- 
mostrano il savio e religioso carattere degli Avi nostri , e 
che io ad incoraggiamento amo di quivi riportare a chiusa 
di queste mie poche parole, togliendole dall'anzidetta opera 
di Camerario perchè fra noi perdute. 

Leges villicae sive Geniales , prope Bononiam in anioe- 
nissimo praedio dicto Casaltutula foribus inscriplae. 

Hanc villulam atque hunc agellum 

Qui animi aut valetudinis causa 

Inviserint, ne voluptas valetudioem 

Corporisue curatio voluptatem 

Corrumpat, neve locus qua sacer est violetur, 

Aut qua cultus est deseratur, hasce observanto leges. 

Deum Opt. Max. proxima in aede primum venerantor. 

Quiduis postea lustranto, se ut vis exercento, ubi vis 

quiescunto. 
Sed hoc citra languorera, cis sudorem illud. 
Servorura greges importunorum non modo a poraaeriis 
Sed procul ab utroque poraaerio interea excluduntor. 
Si quos tamen rainisterii causa voluerint, paucos et mode- 

stos introducunlo. 
Quin nec hilum atlingunto inconsulto villico 
Eis abeuntibus prò anni tempore, prò rernm copia, 
Et inopia, prò cuiusque persona, flores, frondes rarau- 

sculos, poma, olerà, viritim villicus distribuito. 



APPENDICE ^ 319 

Qiios ruris dominus ad praDdium caenamve invitarit, cii- 

rae, moeiores, iristiciae in urbern remilliintor, vo- 

iuptates honestae, iocus, hilaritas remanento. 
Mensae eleganler sine luxu ac pompa aprico opacove loco 

prò anni tempori parantor. 
Dapes solito laulius ac copiosius, sed ad vitara vivendam, 

Don ad morlem maliirandam apparantor. 
Pocula quae sitim pellant, non quae hospitum obruant, 

potanlor. 
Interim avium concentu et aquarum raurmure se oble- 

ctantor. 
His silentibus iopae, Ampbiones, Orphei^ loquaces com- 

pesciinto aures mulcento. 
Remotis mensis, atque arbitris, suos cuiqiie convivarum 

manes paulo liberius pasci, seni, iuveni, faceto vel 

ad ineptias usque fas esto. 
Si qua iicentius poti dixerint, fecerint, ea in urbe aliis 

narrare , aut omnino in memoria habere fas non esto 
Scorta, Scurrae, Parasili, Praestigialores, Arioli, ac eju- 

smodi impurum et profanum genus prociil arcentor. 
Aleis, latrunculis, scrupulis, talis si qui se oblectare nia- 

luerint, neraini tunc vilio id dator, modo fiat modice, 

ne forte jacturae dolor in gaudi , cui hic Iocus a ma- 

joribus dicatus est, saedes moerorem induxerit. 
Hisce actis in eodem sacello deo item opt. max. gratias 

agunto. 
In urbem laeli ludibundique abeunto. 

P. P. 



320 APPENDICE 

ESPER1ME]\TI 

sulla Seradella e sopra nuove coltivazioni di 
piante introdotte nel bolognese. 



■♦»**^3<g^-**^ 



Dove più si coltiva una Scienza, un'Arte, un'Indu- 
stria, ivi maggiormente questa si accresce e si perfeziona, al 
fine di trarne il maggiore possibile profitto, ed ivi la giusta 
brama, lo scopo prefisso mai sempre si mostra coronato 
di brillante successo. L'Agricoltura non più oggidì setn- 
plice manuale industria ed arte, ma vera scienza, è quella 
che fra le scieuze naturali ad ogni istante ci prova l'ag- 
giustatezza, e verità dell'esposto corollario; e perchè al- 
l'agraria sono di preferenza rivolli gli sforzi della nostra 
Provincia, quindi con prove di fatto continuamente ciò ve- 
diamo confermarsi. 

Ma per essere appunto formata di parti innumerevoli e 
d'importanza svariatissima, così ne consegue prestarsi essa 
alla portata di tutte le intelligenze, trovando ciascuna la 
parte adattala alla propria, il più delle volte fissatagli 
dalle circostanze ed usi locali. Da qui nascono le colture 
speciali, li specialisti , i quaVi benché di limitala mente, 
pur tuttavia sono utili all'Agricoltura, per la emulazione 
che risvegliano , e per la continua attenzione e pratica par- 
ticolare che vi adoperano, al fine di meglio ottenere lo scopo; 
sicché altro non resta a farsi dappoi per far fruttare il 
nostro campo , che scegliere quelle pratiche speciali le 
quali vi si mostrano adatte di preferenza. Ed ecco come 
l'Agricoltura può fornire impiego onoralo e lucroso a tutte 
le classi di persone ; ecco come l' emulazione giovi a far prò- 



APPENDICE 321 

gradire ogni scienza; ecco il perchè tulle le sìngole ca- 
pacità ponno occuparsi e far progredire l'agricoltura, e le 
arti che da essa dipendono. 

Se ìe specialità adunque sono di tanto utile alla scien- 
za di cui fan parte, e nell' agricoltura in particolare entro 
ai cerchi ne' quali esse s'esercitano, sono altrettante spe- 
cialità per l'agronomo non volgare le singole coltivazioni 
usate nelle altre parti del mondo sopra qualche pianta par- 
ticolare, divenendo esse un prezioso acquisto quando si ri- 
scontrino utili , nel luogo nel quale quelle voglionsi tra- 
piantare, gli estremi indispensabili alla loro vegetazione e 
prosperità. Ed eccoci in parte venuti con queste parole alla 
teoria degli adattamenti sorgente prima, vera, ed unica 
di ricchezza agronomica. 

E qui lasciando da parte ogni altra discussione toc- 
cherò soltanto a volo la massima obbiezione fatta alla teo- 
ria degli adattamenti, quella cioè, che la produzione di 
un paese deve essere in ragione, e relazione delle con- 
sumazioni locali per usi ed abitudini, massime in quelli non 
marittimi, e mancanti de' fiumi navigabili, poiché il trasporto 
delle derrate all'estero, o non si effettua, e si avrebbe una 
produzione pressoché inutile; o se si effettua ciò avviene 
quando questa materia prima si dia a basso prezzo, onde 
poterla caricare delle spese di trasporti e dazio, e vi resti 
pur anche il credito per sostenere la concorrenza di quella 
prodotta, o rammassata nei luoghi di lavorazione, o con- 
sumazione. Alla quale obbiezione, forte in vero, vittorio- 
samente oggi in due modi si può rispondere: primo, che 
un fatto quotidiano ci mostra erronea la detta opinione 
mandando noi all'estero, perchè bene pagali, nella mas- 
sima parte li due principali prodotti che dia la Provincia, 
la Canepa, ed il Riso. Secondo, che fra vari anni godremo 
del benefizio di quei veicoli, i quali ci accosteranno a tutte 
le parli del mondo, e quindi verrà lolla la ragione princi- 
pale suesposta colla quale si combatteva la teoria degli 

N. Ai^iv. ijt. iNiiyu. 6nnh III. Tom, 7. 21 



322 APPENDICE 

adattamenti delie coltivazioni a seconda dei principii com- 
ponenti i terreni, ecc. ecc.; e si volevano invece gli adat- 
tamenti a seconda delle consumazioni locali. 

Discendendo ora al soggetto nostro , coadiuvato dalle 
stabilite premesse, farommi a considerare come questa Pro- 
vincia, benché coraggiosamente, e vittoriosamente sia coltivata 
a specialità in tutta quasi la sua pianura, ciò nulla meno si 
ricercano, e si studiano i prodotti esteri che possono conve- 
nirci tanto pel pianole molto piii pel colle e pel monte, 
poco curati sino agli ultimi tempi. Le quali ricerche sono 
fatte non solo dalla Società Agraria nostra, ma pur anco 
dai singoli possidenti ; studi che rivolgonsi in modo spe- 
ciale alle piante foraggiere per noi necessarissime, avendo 
ridotti a queste i terreni dovuti ad altre coltivazioni. Dif- 
fatli la diffusione dell'erba medica ce lo prova, e quella 
della Lupinella pure, la quale si estese inoltre alla col- 
lina e montagna apportando immenso vantaggio. E sicco- 
me da quest' ultima benemerita pianta un solo taglio an- 
nuo conseguiamo (pochi ed in piccola quantità posse- 
dendone di quella a due tagli), e d'altra parte essendo 
essa in alcuni luoghi di breve durata, e molto temendo l'u- 
midità, così sentivasi altamente il bisogno di riparare a si- 
mili sconvenienze, e l'occhio ed il desiderio s'erano po- 
sali sul nuovo foraggio la Seradella proveniente dal Por- 
togallo, e che ha di già piene di sue ammirazioni e studio 
la Francia , il Belgio , la Svizzera. Tanti adunque sono i ti- 
toli che raccomandano la detta pianta da doverla pur qui 
sperimentare; ed a tale intendimento già fu da me commesso 
all'estero il seme della medesima. Giunto però nel passato 
Gennajo nella sola misura di 15 libbre Toscane al prezzo 
di bajocchi 30 la libbra, non comprese le spese di tra- 
sporto, ho posto mano all'esperienza. 

La Seradelle , o Seradella , o Uccellina minuta, (VOr- 
nithopus sativus Lìnnei) è pianta spontanea e perenne nel 
suo paese natale, la quale somministra abbondante, ed 



APPENDICE 323 

eccellerne foraggio; pianta che è in appresso stala raoltipii- 
cata colà mediante la coltivazione artificiale di essa, e per tal 
modo pure i portoghesi ottengono seme da spedire all' este- 
ro; e finalmente è propria a tutti li terreni , per sterili che 
siano, per cui fu proclamata la miglior pianta foraggiera 
conosciuta ; e perciò diversi Francesi , e Belgi tosto la col- 
tivarono con gran profitto, e con iscritti di vario genere la 
comendarono. Siccome poi i giudizi concernenti la mede- 
sima a diverse sentenze si ridussero , così motivarono esse 
in Belgio un'Ordinanza Governativa, la quale ebbe per iscopo 
di farla studiare in ogni sua fase, e d'insegnarne il mi- 
glior modo di coltivazione, perchè a lutti, che seguis- 
sero que' precetti , tornasse nello stesso modo utile. E ora 
fuor di luogo sarebbe quivi registrare li giudizi nei quali 
conversero quanti sin qui ne scrissero, vedendo in essi por- 
tati a generali teoremi i singoli risultati ottenuti, come di 
tutte piante è avvenuto, perchè in diversi modi, e terre- 
ni, e climi , ed ubbicazioni diverse furono coltivate, laiche 
ognuno opinò invece d' aver segnata la vita vera della 
pianta che esperimentava; per cui non la riguarderemo uè 
come annua, né come tardiva, né teremmo a calcolo le 
misure assegnale per la semina, non avendo corrisposto 
alla pratica, e ci aiteremo in tutto che la risguarda a quan- 
to il solo fatto bene avverato sarà per provarci. E di vero, 
se V Uccellina minuta è spontanea in più luoghi d'Italia, 
come lo ha notato nella sua Flora Italica il Chiarissimo 
Sig. Prof. Antonio Bertoloni , quando questa venga con di- 
ligenza coltivata artificialmente, perchè li seminati nostri 
non saranno perenni, o duraturi per lunghi anni a modo 
de' Portoghesi? fra noi è più rara, è vero, questa pianta 
che nel suo paese natale, ma pur qui si sviluppa spon- 
tanea ed in luoghi disparati , e di temperatura diversa. 
Dunque non è il clima che la rende perenne! Per comune 
asserzione è d'essa atta a qualunque terreno; dunque qua! 
altro eleraeato le mauchcià perchè ragi;iunga qui la per» 



324 APPENDICE 

fezìone da essa posseduta là dove si diparte? Ma fra noi 
le piante trovate veramente utili subirono miglioramenti 
tali, per sforzi intelligenti, che più non somigliano alle 
native, e così avverrà spero della Seradella se il fatto ce 
la prova degna d'essi sforzi. Atteniamoci intanto alla pura 
esperienza osservala senza prevenzione, e poi pronuncie- 
remo il giudizio d'utilità generale , o parziale di sua col- 
tura, e diremo poi se vi sia il tornaconto. 

Noterò intanto li primi dati positivi agronomici che 
abbiamo di questa pianta, quelli cioè che risguardano il 
seme, dicendo, cora'esso somigli di forma e di colore alla 
lenticchia comune , essendo però di quella le tre , o quat- 
tro volte più piccola; e che colle libbre 16 toscane (14 e 
una frazione delle nostre), si sono seminate 80 tavole di 
terreno, gettandolo piuttosto fìtto: misura la quale di 
molto si allontana alle prescritte in proposito , poiché gli 
uni ne designano come sufficienti libbre 6 bolognesi per 
Tornatura, calcolandolo come il Lotìer velli, (Lotus vii' 
losus Thuillier) gli altri libbre 65 alle 70 boi. per Tor. 
a guisa del Lentillon Ervum (Leiis minor, C. V.); ed in 
altre proporzioni ancora. In tanta discrepanza d'opinioni 
si è adottato il partito di seminarla in misura ragguagliata 
alla sua grandezza , ed in questo modo s'impiegherebbero 
dalle 24 alle 26 libbre per Tor.; l'esperienza ci mostrerà 
se male ci siamo regolati. 

Le 80 Tornature seminate sono divise in due appez- 
zamenti; 70 di terreno sciolto, abbonimento di fiume infra 
due alti monti; le altre 10 tornature, in un monte sul 
versante di levante, a mezzo giorno, di terreno forte, non 
del tutto povero. Sì l'uno che l'altro terreno sono stati 
preparati poco prima della semina, e questa fu eseguita 
il giorno 28 del passato Aprile, essendosi appena allora 
sciolte le nevi che cuoprivano i terreni, quindi in circo- 
stanza non favorevole: ma non si è voluta avventurare la 
semina in aperta campagna, perchè non sia danneggiata 



APPENDICE 325 

la esperienza dal bestiame, e per averla più facilmente sol- 
l'occhio onde seguirne passo passo Io sviluppo, e non 
perderne in modo alcuno il prodotto per rendere esatte le 
osservazioni , o esperimento ; ed anche per ritrarne il mag- 
gior possibile prodotto di seme, essendo questo per ora 
tanto costoso e difficile ad aversi di fuori. Questa ragio- 
ne è pure quella che mi ha deciso d'affidarlo a terreno 
piuttosto buono. 

Detto quanto concerne la 5(2rarfe//a;, e partendosi sem- 
pre dalle stabilite premesse di perfe7,ìonamenti d' Agri- 
coltura, q dalla teoria accennata degli adattamenti-, riferirò 
ancora essere da me state seminate sei tornalure di terreno 
(sempre montano, e questo povero) con libbre una di Ray- 
grasse d' Angleterre, Ivraie vivace (Lolium perenne L.); 
ed altrettante ad eguali condizioni di Brome des prés, 
Bromus pratensis Linnei; se nort che credesi quest'ulti- 
mo, a giudicarlo dal seme, piuttosto Ivraie d'' Italie, ou 
Ray-grasse d' Italie , (Lolium Italìcum), come la pianta mi 
chiarirà presto, quando vi fosse stata frode negli speditori; 
le quali due coltivazioni hanno per iscopo piuttosto il pa- 
scolo che la falciatura. D'onde poi l'esperienza insegnerà 
pure in quali dei due modi torni più utile il coltivarle, 
ed i luoghi ne' quali l'una coltura è preferibile all'altra. 

Per adattamento, e perfezionamento d'agricoltura è stato 
da me introdotto inoltre il seme d'un arbusto spinoso, viva- 
cissimo, proprio della Russia, il quale può servire, tanto 
per siepi, che per ornamento de' giardini di tal genere, 
denominato Klukva. Le qualità che lo raccomandano sono 
la sua rusticità, e vivacità, per cui pare che in breve 
tempo si potessero allevare forti siepi su qualunque ter- 
reno; ed il cuopririi de' frulli in bacche rosse, le quali 
porla tutto l'inverno, e lo rendono d'un bello effetto, 
e di più ricavasi da esse uno sciroppo o conserva gratis- 
sima e rifrescanle quando si usi frammista all' acqua 
come bevanda. Poi ho piantate quattro specie di Co- 



326 APPENDICE 

corrieri supposti migliori dei nostri per fragranza , dolcez- 
za, e snccosità, le quali pure provengono dalla Russia, 
come gli altri articoli seguenti, e cioè, dei Sedani gi- 
ganti, delle Pistinache odorose, dei Cavoli rossi, cose 
tutte ora di già in vegetazione j per le quali quante volte 
corrispondano all'aspettativa, pubblicherò in appresso i ri- 
sultati. Dirò per ultimo del seme di Bachi da seta, ayenào 
già con separato articolo discorso del Pyrethrum roseiim, 
aiit carneum; e siccome quest'ultimo era accompagnalo 
dalla storia di sua coltura, sue qualità ecc., così di esso 
altro non aggiungerò. Del seme de Bachi da seta, posso 
accertare derivare esso da quello che il Governo Russo si 
procurò dal Cinese Governo per via ufficiale Diplomatica, 
e che figurava alla Grande Esposizione di Londra sotto 
la denominazione di seta Rayko; nobile personaggio Russo, 
e distinto cultore di bachi da seta, il quale educa il sud- 
detto seme Cinese da vari anni, cioè da quanto il Gover- 
no suo Io possiede; mentre da esso Sig. Cav. Col. Rayko 
mi fu inviato, circostanza che sola mi assicura del titolo; 
e di ciò fanno già fede i bachi floridissimi da esso seme 
ottenuti, i quali al presente (20 maggio) volgono prospe- 
ramente alla terza età di vita. 

Se la ricchezza agronomica adunque sta per la mas- 
sima parte riposta nella dottrina degli adattamenti, se il 
Corollario da cui discendemmo ogni giorno più fra noi si 
avera, un bisogno imperioso per tanto si presenta a sod- 
disfarci, onde toccare il più presto la bramata meta, ed 
è l'instituzione di un semenzaio ovvero d'uno Stabilimento 
d'ogni seme da sperimentare, e questi garantiti, ed al 
prezzo il più modico; Stabilimento che potrebbe essere 
impiantato e mantenuto dai privati per associazione, non 
a fine di lucro, ma sibbene di rimborso soltanto delle an- 
tistazioni, ed anche dalla Società Agraria, e Deputazioni, 
Sezionali incoraggiato, e se fìa d'uopo dal Governo an- 
cora; poiché più facilmente si giunge alla cognizione del- 



APPENDICE 327 

rulile, quanto più facile, e comoda sarà la via prepa- 
rata per accedervi. E que' possidenti avveduti i quali 
si propongono rinnovazioni di prati artificiali , o che de' 
nuovi vogliono impiantare, o che altre coltivazioni bra- 
mano ne' loro campi introdurre, sappiano prepararsi nel 
frattanto da loro slessi le necessarie sementi per le ragio- 
ni, che saranno sicuri della perfezione del seme, e quin- 
di in gran parte della riuscita della coltivazione da intra- 
prendersi. In secondo luogo non avranno mestieri d'im- 
piegare capitali nell'acquisto dei semi, per la mancanza 
de' quali molte volte si trascurano terreni produttivi. Fi 
Talmente, perchè possedendosi seme, più facilmente s'im 
prende a coltivarlo. Ecco come più prontamente andereb 
bero ad utilizzarsi le terre incolte oggidì, ed a cambiarsi 
in più utili le coltivazioni attuali, benché siano produttive 
della qual cosa si ha fondamento a lusingarsene visti gli 
sforzi dei singoli possidenti, della Società Agraria, e De- 
putazioni Sezionali, per cui ne torna il già detto, che 
ove più si ama una scienza ed un arte, ivi più si riesce a 
perfezionarla, od almeno si ottiene un notevole miglio- 
ramento. 

Bologna li 20 Maggio 1853. 

Pietro Doli. Gavazzi. 



«'^je^ìSi^^^©^ 



328 APPENDICE 

DELLA RAZZA DEI 9I0AiT0!\I SERICEI 



Più volte ho notalo quali sono i mezzi di creare nuove 
razze di bestiami domestici , e dissi pure come si doveva 
fare onde perfezionarle, e renderle veramente costanti. E 
quantunque io creda che il miglioramento della pastori- 
zia fra noi si farà strada lentamente, almeno nei bestiami 
che soglionsi allevare dai montanari, pure non disperando 
del (ulto, e lusingandomi che le istituzioni tendano a mi- 
gliorare, diffondere, ed accrescere la pubblica istruzione, 
ed educazione, vera base di ogni progresso _, andrò ricor- 
dando quello che si pratica in altri paesi per avere i per- 
fezionamenti dalle razze desiderate. 

Il Sig. Granx diligente ed avveduto proprietario della 
Francia, possessore siccome egli era di un piccolo nu- 
mero di Montoni merini , poiché egli da vari anni li custo- 
diva, allevava, e nutriva convenientemente, si accorse un 
giorno dell'anno 1830, che una sua pecora aveva partorito 
un agnellino, bensì alcun poco mostruoso, ma che però 
per compenso esso aveva una lana di bellezza sorpren- 
dente , cioè di un bianco lucido cangiante, simile alcun 
poco al color di madreperla, ovvero alla lana della capra 
di Angola; avendo poi il pregio di essere lana finissima, 
come quella dei migliori Merini spagnuoli. Posto da banda 
il pregevolissimo agnellino in un colla propria madre, lo 
allevò con ogni diligenza ed attenzione. Fatto adulto e 
nutrito con cibi scelli, ma non mollo abbondanti, destinò 
questo alla procreazione di figli, accoppiandolo con una 
pecora che presentava essa pure bei caratteri nella lana. 
Le sue attenzioni furono coronate di esito felice, perchè 



APPENDICE 329 

gli agnellini ottenuti nei vari parti successivi, erano simili 
al padre nella bella qualità della lana. Allevati questi an- 
cora , ed usati negli anni venturi in unione ai propri fra- 
telli e sorelle, riesci al Graux, dopo vari anni, di com- 
porre una piccola mandria di un pregio notevolissimo. Di- 
fatli nell'anno 1835 il Governo Francese, in vista delle 
cure adoperate, accordò un premio di lire 6000 al pre- 
sentatore dei nuovi Merini detti Sericei- Continuatesi le 
cure, ed accresciute di numero le Pecore, potè viemmeglio 
in appresso scegliere gli individui più belli, onde perfe- 
zionare la razza, e renderla costante colle successive ge- 
nerazioni. Portata nell' anno 1851 all' Esposizione di Londra 
questa lana sericea sorprese gli osservatori più difficoltosi, 
ed il Giurì internazionale premiò nuovamente il Sig. Graux 
colia Gran Medaglia della di consiglio ; siccome si legge 
nel Rapporto fatto a quel giurì dal celebre Owen, ed an- 
che da varie ricerche praticate in proposito dal bravo Sig. 
A. Salvagnoli di Firenze, possessore di un campione di 
quella lana portatagli dal Prof. Corridi, di ritorno dalla 
detta mondiale esposizione. 

Questa razza di Merini sericei vive alle stesse condi- 
zioni dei Merini comuni. Il peso però della lana è alquanto 
inferiore a quella che si ottiene dai merini comuni; ma 
per le altre qualità ottiene nel prezzo un vantaggio del 
26 per cento. La lunghezza della lana è di 4 ad 8 centi- 
metri. L'aspetto è lucenlissimo; il colore si è di madre- 
perla; al latto è molle e gentile quanto la seta; essa è 
di finezza estrema , benché sia robusta e resistente, essendo 
poi eguale ed uniforme in tutta la sua lunghezza. La mi- 
sura micrometrica dei filetti è di 20/1000 di milliraelrì. Per 
la qual cosa filata e tessuta in scialli francesi, si vedono 
questi rivaleggiare con quelli del puro cachemire, avendo 
di meglio il pregio della lucentezza della seta. Ecco il 
premio delle cure adoperate dal Graux, il quale vende in 
oggi gli agnelli di questa razza a prezzi esorbitanti per 



330 APPENDICE 

coloro che desiderano dìfTondere sì belle qualità nei propri 
armenti. Questo pertanto è uno fra i molti esempi che ci 
persuadono esservi mollo da ottenere fra noi nella Pastorizia, 
quando si usi quella debita diligenza ed avvedutezza, che 
altrove è adoperata. P. Predieri. 



NUOVO MOLTIPLICATORE DI PIANTE 

Questo semplice apparecchio, di recente invezione^ è 
stato da pochi mesi introdotto in Bologna, e trovato mol- 
to comodo ed utile. Esso è fatto in terra cotta con grazio- 
so ed appropriato disegno, e coperto al di sopra da una 
campana di vetro; il tutto fabbricato a Milano nella for- 
nace di Andrea Ubicìni. Nello interno dell' apparecchio, anzi 
nel piede del medesimo, si accendono uno o due lumicini 
ad olio, col fìne di mantenervi una costante temperatu- 
ra di 22 a 24 gradi del termometro di Reaumur, il quale 
istrumento vi è collocato al di dentro, in modo però da 
potersi dall'osservatore conoscere i gradi precisi di calore, 
onde mantenerlo sempre eguale; come si usa per le Co- 
vatrici artificiali alle quali molto somiglia il nuovo Mol- 
tiplicatore. Sotto la campana di vetro, che si espone a 
luce discreta, sonovi disposti molti vasetti con terra ve- 
getale, entro la quale si collocano le semenze che si vo- 
gliono far nascere, ed anche si pongono le butture, che 
vogliono ottenersi da varie piante delicate e di pregio. La 
Signora Contessa Anna Solimei in Zucchini, posseditrice 
del Moltiplicatore, ha potuto far nascere vari semi in soli 
due giorni, e vi ha poi butturate varie piante con molla 
facilità e sicurezza. Non diamo il disegno del Moltiplica- 
tore, perchè esso era esposto nei giorni 15 e 16 alla 
terza Esposizione dei Fiori uella Villa Legatizia di San 
Michele in Bosco. G. B. 



APPENDICE 331 

Illuminazione e Riscaldamento per mezzo del 
Gaz Idrogeno estratto dall'acqua col sistema 

GiLLARD. 

L'idea d'illuminare col gaz idrogeno estratto dall'a- 
cqua non è cosa nuova: anzi è impossibile che essa non 
si sia presentata alla mente di chiunque ebbe a pensiero 
(l'introdurre l'idrogeno in un qualche sistema d'illumina- 
zione; essendo questo gaz^ come è noto a tutti, per ben 
due terzi nella composizione dell'acqua; materia prima 
ovunque abbondantissima. 

11 più difficile si era il rendere questo gaz raggiante, 
facoltà che non acquista se non se trovandosi unito ad un 
qualche poco di carbonio. 

Prove senza fine furon fatte in questa mira, e fra le 
tante , è facile il ricordarsi , che il signor Selligues, circa 
quindici anni sono, avea prodotto campioni d'illuminazione 
di assai bella apparenza a gaz idrogeno d'acqua. 

Ma tutti gl'inventori, prima del signor Gillard, di 
certo non operavano che a forti spese , poiché i prezzi di 
costo non permisero a nessun di loro di gareggiare contro 
il gaz dì carbon fossile riputato finora il più economico. 

Il signor Gillard, pare che abbia sciolto il problema, 
per mezzo di procedimenti poco dispendiosi, che or ora 
andiamo a cercare di descrivere. Colla massima facilità 
scompone l'acqua dalla quale estrae l'idrogeno, e col 
semplice contatto di questo gaz con una miccia incombusti- 
bile di platino, ottiene una luce tanto pregevole per la sua 
bianchezza che per la sua intensità^ e tuttociò senza odore 
di sorta , senza la menoma traccia di fumo, senza qualsiasi 
emanazione malsana, cioè senza nessuno degli inconve- 
nienti e dei pericoli, che finora vanno rimproverali a tutti i 
sistemi d'illuminazione a gaz. 



332 APPENDICE 

Abbiamo già detto che il sig. Gillard otteneva il gaz 
idrogeno collo scomporre l'acqua. 

L'apparecchio adoprato per produrre questa decompo- 
sizione consiste, io un focolare sopra cui vengono convene- 
volmente collocali una storta (cornue), ed un generatore 
ossia caldaja. 

La fiamma che si sviluppa dal focolare, il quale può 
essere alimentato indistintamente con legne, zolle di terra 
combustibile (torba), ligniti, coke o carbon fossile, agi- 
sce da prima sulla storta, che si riscalda al rosso bianco, 
poi sul generatore, dopo che, fugge nel camino. 

Il vapore prodotto penetra, sotto una pressione di sette 
atmosfere, per mezzo di un tubo in ghisa pertugiato di 
bucolini, nell'interno della storta, ove trovasi uno strato 
di minuto carbone di legna incandescente, di 0,08 di altezza- 

Dal semplice conlatto con questo carbone, il vapore 
d'acqua è scomposto, si produce acido carbonico, una 
tenuissima porzione di ossido di carbonio, quindi l' idrogeno 
rimane libero. Questi gaz, che contengono sempre qualche 
porzione di vapore d'acqua , (attesoché la quantità introdotta 
nella storta non è mai interamente scomposta) dalla storta 
passano in un cilindro mezzo pieno d'acqua, chiamato 
barile (barilet). Si è in questo apparecchio, la cui particolar 
funzione è l' isolare la storta dal gazometro, che una parte 
del vapore d'acqua, rimasto unito al gaz, si condensa; ed 
in fine, alla loro uscita dal barile, questi gaz attraversano 
un refrigenle, ove il minimo avanzo di vapore d'acqua 
ch'essi potessero ancora contenere, finisce di addensarvisi 
totalmente. 

Dal condensatore i gaz penetrano in un epuratore a 
calce idrata in polvere. La calce assorbe prontamente 
l'acido carbonico, a cagione della sua grande affinila per 
questo corpo, e l'idrogeno, unito soltanto a qualche traccia 
d'ossido di carbonio, entra sotto la campana del gazometro, 
per essere poi mandato al consumo. 



APPENDICE 333 

Così Ottenuto, questo gaz è assolutamente inodorifero, 
come riesce facile l'assicurarsene odorando le bocche dal- 
le quali esce. 

Nella fabbricazione di cui abbiamo dato ora l'analisi, 
tutto è combinato in modo tale da utilizzare la quasi tota- 
lità del calore prodotto dal focolare, e la calce che ha ser- 
vito all'epurazione, e che abbiamo veduto trasformarsi in 
carbonato di calce dal suo conlatto coli' acido carbonico 
può, mediante un piccolo forno stabilito aP' estremità del 
fornello, essere nuovamente convertita in calce viva, e 
per questo essere indefinitamente adoperata quale agente 
epuratore. Vedesi V importanza di questi due falli dal 
punto di vista economico del sistema. 

Il chiarore naturale prodotto da questo gaz è di una 
debolissima intensità; ma riguardo alla disposizione parti- 
colare dei becchi , e principalmente a motivo di una tela 
in filo di platino, posta alla loro sommità, e al centro 
dei getti di gaz, si ottiene invece una luce viva, di un 
bianco risplendente, priva affatto di vacillamento, e che 
conserva ai colori (vantaggio più d'ogni altro impareggia- 
bile) la stessa tinta, lo slesso spicco, e la slessa sensibilità 
di grado coi quali li vediamo il giorno. 

Aggiungiamo che, come non può ritornare se non in 
acqua ciò ch'era prima, questo gaz non dà luogo, ab- 
bruciando, a nessun prodotto dannoso sia alle indorature, 
sìa ai colori. 

Riguardo all'intensità della luce, ecco i risultati os- 
servati , paragonandola a quella di una candela stearica 
(bougie stéarique). 

Un becco a venti getti è uguale a quindici candele 
steariche, e l'indicatore (compieur) non accusa in quantità 
media, sotto una pressione di sette centimetri, che un 
consumo di 240 litri all'ora. 

Un becco a 20 getti (il becco che consuma di più) 
non brucierà dunque, in quattro ore e sotto una pressione 
di sette centimetri, che un metro cubo di gaz tutto al più. 



334 APPENDICE 

Le esperienze per l'applicazione di questo gaz al riscal- 
damento non hanno dati risultati meno maravigliosi. In due 
minuti un litro d'acqua portasi alla temperatura dell' ebo- 
limento. In meno di un minuto, un ferro da soppressare, 
sottomesso alla fiamma di un foruelletlo a gaz, è riscaldato 
ad un tale punto, che la mano non può sostenerne il con- 
tatto. Conviene poi notare che la superfìcie di questo ferro 
strofinato con un foglio di carta bianca non vi lascia 
verno segno di sudiciume. 

Finalmente in pochissimi minuti, la temperatura di 
un appartamento può essere alzata al grado che si vuole. 

Dopo questo cenno, è facile l'immaginarsi gl'immensi 
vantaggi che debbonsi aspettare dall'applicazione del siste- 
ma d'illuminazione e di riscaldamento del sig. Gillard, 
DOQ solo negli stabilimenti pubblici, quali sono gli ospizi, 
teatri, locande, caffè, amministrazioni ecc. ecc. ma ancora 
Delle case private. 

Ed osserviamo bene quanto vi approfitterebbero i pub- 
blici passeggi, che più non sarebbero ridotti a vedere mi- 
serabilmente disseccare, nella loro robusta e verde età, gli 
alberi, che alcune città illuminate a gaz vi mantengono a 
gran spesa, i quali veggonsi oggidì distrutti dall'idrogeno 
solforato, che si spande dai condotti in ogni luogo ove 
penetrano i benefizi dell'attuale illuminazione a gaz. 

G. I. M. 



■g^S»^»^CHgTM 



335 
DELL' ORIGINE E PROGRESSO 

DELLA SCIENZA VETERINARIA 

DESUNTO DALLE RICERCHE ANALITICHE ISTORICHE 
DEGLI SCRITTORI DELLA MEDESIMA 

FATTE DAL DOTTOR 



Et (®a 

RIFERIMENTO 

DI GIOVANNI ORLANDI 



( Continuazione , vedi pag. 163 ) 



Le scienze neglette , e sprezzate in Europa si rifugia* 
rono altrove e nel secolo 8.° ebbe principio la coltura 
degli Arabi presso i quali la medicina fu tenuta in gran 
conto. I studiosi della medesima che appartennero a que- 
sta nazione conservarono i testi dei libri medici scritti dai 
Greci, e dai Romani e si contentarono di commentarli: non 
aggiunsero altra cosa ai medesimi se non che superstizio- 
ni orientali, ed alcune indicazioni di medicine nuove ^ con 
poche teorie di materia medica. Un codice prezioso e raro 
esistente nella Biblioteca Riccardiana di Firenze e che è 
egualmente citato per bellezza di stile dall' Accademia della 
Crusca è portato per intero dal Dott. Ercolani a dimo- 
strare lo stato delle cognizioni di Veterinaria dei popoli 
Arabi ai quali appartiene l'autore dello scritto originale 
che fu in seguito traslatato nel nostro idioma da Maestro 
Moisè da Palermo e guasto dai copisti dei tempi di mezzo 
che ebbero il malvezzo di cristianizzare le opere dei gen- 
tili ommettendo, o cambiando le invocazioni fatte agli Dei 
bugiardi del paganesimo, o aggiungendo incantesimi o 
superstizioni alle quali mischiarono i nomi e le orazioni 
di nostra Religione. 



336 APPENDICE 

L'egregio scrittore bolognese non tacque per l'onore 
d'Italia e di un insigne e benemerito Ordine religioso che 
nell'epoca sventurata di cui parlai poco fa se non la scien- 
za almeno la tradizione della medesima, avvolta però ne- 
gli errori del tempo , si ricoverò a Salerno presso i mo- 
naci benedettini nei qual luogo risplendette un unico faro 
di luce fra le tenebre e la caligine di una universale igno- 
ranza. Narra esso sapientemente che la sacra favilla del 
sapere fu coltivata entro il chiostro da poveri fraticelli i 
quali pensarono di glorificare Dio dedicandosi alla ricerca 
del vero, e che partendo essa da quell'albergo umile si 
dilatò a poco a poco nelle regioni d'Europa. 

Benché quei monaci nell'esercizio pratico peccassero 
di cieco e di rozzo empirismo e vi mescessero credenze 
mistiche e superstiziose, fecero pertanto un bene gran- 
dissimo all'umano consorzio, perchè sottrassero alla di- 
struzione le opere dei medici greci, e fu merito dei me- 
desimi se nel secolo 13." ingiungevasi da Onorio 3." di 
dettare dalle cattedre delle Università le opere d'Ippocraie, 
e di Galeno. 

Nelle celle di quei devoti religiosi ebbe origine la 
scuola Salernitana che divenne famosa per medico sapere, 
ed in essa si spiegarono Galeno, l'Arabo Avicenna, qual- 
che aforisrao d'ippocrate, ed una parte ancora delle dot- 
trine d'Aristotile. Disgraziatamente cominciò in quest'epoca 
ed andò poi col tempo tanto crescendo nei medici la va- 
ghezza delle dialettiche distinzioni che la scuola di Saler- 
no lasciò molto indietro l'antica di Alessandria, ed allora 
la vera scienza si perde fra le distinzioni inutili di parole 
spesso strane e sofistiche, più spesso ancora oscure e ri- 
dicole. 

L'arte di curare le infermità si tenne lungo tempo in 
questa strada fallace, e fra coloro che vi si dedicavano 
quegli che sopraslava agli alili per concetti immaginosi di 
melilo indibciplinata otteneva rinomanza maggiore. Para- 



APPENDICE 337 

GESSO Stette fra i primi perchè tolto ogni confine al volo 
della fantasìa sostituì l'alchimia alle stupide e magiche 
credenze, pose I' Archeo specie di demone che eseguisce 
nello stomaco le operazioni dell' Alchimista nel posto degli 
spiriti e dei demoni che gli esseni ed i monaci supersti- 
ziosi avevano messo in campo, e formò un intero sistema 
medico con idee cabalistiche, e chimiche e cagionò un re- 
gresso nella scienza del medicare. L'Italia ebbe essa pure 
cultori e seguaci di queste follie e si deve dire per onore 
del vero che furono assai pochi se si pongono al confronto 
ai moltissimi che si contarono nelle altre nazioni e spe- 
cialmente nelle Germaniche. 

Intanto Ruggiero Bacone da Verulamio aveva mostrata 
la via che era a seguirsi dai cultori delle scienze naturali 
ed aveva fatto conoscere luminosamente che la sola espe- 
rienza poteva e doveva essere scorta e maestra ai medici. 
I subblimi dettati di quel pensatore profondo e gli altri 
dell'immortale Petrarca che non ebbe ancora chi lo su- 
perasse nella vastità del sapere filosofico e nell'amore del- 
la patria mossero acerba guerra agli errori scolastici, ed 
additarono ai medici il cammino che era a seguirsi per 
cansare le dottrine fallaci, e per giungere allo scoprimento 
del vero. Allora giunse il tempo in cui il genio italiano 
bruttato e vinto, ma non spento si scosse dal vergognoso 
letargo, ed iniziò l'era novella di sapienza da cui deriva 
la civiltà odierna. Mi servirò delle parole islesse del Dott. 
Ercolani per dirvi che « lungo e glorioso fu quel grande 
periodo per la sempre infelice patria nostra , e che la 
storia di tutta Europa ben ricorda che allora Italia sola 
ebbe il vanto di mandare i suoi figli a spargere il lume 
dell'intelletto in tutti i rami dell'umano sapere fra le 
barbare genti che ora si chiamano civili: a che vale che 
gli stranieri riconoscenti ci assordino dicendo che Italia 
in quel tempo ebbe il monopolio del sapere? la bassa e 
strana parola non ci deve fare meraviglia. Ma noi imper- 
N. Ann. Se. Natur. Serie 111. Tomo 7. 22 



338 APPENDICE 

teriii e sicuri dobbiamo chiamare quel tempo l'epoca delia 
nostra Patria grandezza, m 

Vi ho condotti o Signori col mio ragionare ai giorni 
del rinascimento delle lettere dai quali cominciano le ri- 
cerche analitiche degli scritti lasciati dai Veterinari nella 
2.* grand' Epoca Isiorica che è materia dell'ultima parte 
del volume di cui impresi a favellarvi della quale cosa mi 
sdebiterò prontamente, se mi continuerete benigni l'atten- 
zione che mi avete sin qui generosamente concessa. 

L'ordine del mio discorso richiede che io cominci dal 
nominare Giordano Ruffo, o Rosso il quale visse poco 
dopo il 1250, e che fu senza dubbio il più antico scrit- 
tore di scienza veterinaria in questi tempi. Sappiamo di 
lui che tenne l' uffizio di Maniscalco maggiore del re Fe- 
derico Il dei quale fu molto famigliare essendo stalo re- 
putato degno di sottoscrivere insieme ad altri uomini egregi 
al leslainenlo del medesimo. Egli al suo tempo fu l'osserva- 
tore più esatto della natura e rimase esente dalle futilità e 
dalle sottigliezze scolastiche dei medici arabi le quali al- 
lora erano in credito. Nella sua opera si tenne lontano 
dalle credenze superstiziose avute in conto dai più, seb- 
bene non manchino codici delle di lui opere, posteriori di 
fochi anni all'epoca in cui scrisse nei quali i copisti o 
gli ignoranti veterinari aggiunsero le credenze false che 
più talentavano loro. Il nome di Giordano Ruffo acquistò 
prestamente una grande celebrità presso i cultori della me- 
dicina degli animali , ed i di lui insegnamenti furono tra- 
mandali ai posteri anche sotto altro nome da non pochi 
plagiari come il nostro scrittore mostrò evidentemente col 
raffronto di molli codici antichi scritti in favelle diverse. 
Alberto Magno Vescovo di Ratisbona genio compila- 
tore dei tempi di mezzo e scrittore di cose di Veterinaria 
in un capitolo della sua grande opera De Aìiimalìbus citò 
spesse volte, e solamente Avicenna, e non mai Giordano 
Ruffo, ed alcuni critici ebbero torlo quando asserirono che 



APPENDICE 339 

Alberto aveva conosciuto l'opera di Giordanie fatto uso 
di quella, la quale cosa non è vera. Se ciò fosse stato il 
compilatore Ratisbonese sarebbe doppiamente biasimevole 
perchè lo scritto di Ruffo è esente dalle superstizioni che 
erano universali in quei tempi , ed il suo ne contiene di 
tal fatta che sono veramente indegne del sapere di lui. 

Fra gli scrittori d' allora trovo nominato Teodorico 
dell'Ordine de' Predicatori e Vescovo di Cervia il quale 
nato a Lucca fu condotto fanciullo in Bologna dal padre 
che ivi esercitava con onore la medicina. Molti sono i co- 
dici delia di lui opera di Veterinaria sparsi in più luoghi 
e dalla lettura dei medesimi si conosce che l'autore si li- 
mitò a compilare quello che gl'Ippiatri greci, e Vegezio 
avevano insegnato nelle epoche antiche^ e Ruffo, Alberto 
Magno e Doria nelle moderne. Dettò ottimi ed esalti pre- 
cetti sulla ferratura dei Cavalli, sul quale proposilo il Doti. 
Erculani giudicò opj)ortuno di far conoscere la fallacia 
dell'opinione tenula comunemente che l'usanza del ferrare 
i cavalli fosse portala in Italia solamente dopo le incur- 
sioni dei barbari, mentre citando esso T autorità di Plank 
ricorda alcuni foni di cavallo trovati in Baviera i quali 
avevano appartenuto alla cavalleria dei Romani^ e narra 
di avere veduto a Roma in Campidoglio la statua del ca- 
vallo assalito dal leone avente le zampe ferrate, ed alcuni 
altri cavalli simili nel museo del Vaticano. 

Avanzandosi colle ricerche nel 1233 ed arrivando sino 
al 1310 cade a lui in acconcio il parlare dell'illustre no- 
stro concillailino Piero de' CaEscENziche appartenne all'an- 
tichissima famiglia popolana di Giambuono Crescenzio, il 
quale Piero acquistò celebrila per avere scritto nel TO.'* anno 
di sua vita un opera sull'agricoltura che può dirsi la più an- 
tica e la prima che sia slata data all'llalia dopo quelle dei 
Romani. Coslrello a vivere lungamente lontano dalla terra 
natale vi tornò in età provella e compì in patria il me- 
ditalo lavoro nella terra di Rubizzano ove non mollo lempo 



340 APPENDICE 

dopo morì fortunato di potere esalare l'ultimo respiro fra 
i congiunti e gli amici dopo essere slato sbattuto in vita 
da tante dolorose vicende. 

Quel sapiente agronomo scrisse molte cose spettanti 
agli animali , ed alle infermità loro e per conoscere quanto 
l'opera di Crescenzio fosse giudicala meritevole e quale 
importanza avesse nel progresso dell'agricoltura, e della 
scienza Veterinaria basta considerare che in un catalogo 
veduto dall' Hensinger e da esso creduto incompleto erano 
notate 10 edizioni nell'originale Latino, 14 della versione 
Italiana, 5 della Francese, 3 della Tedesca, ed una della 
Inglese. 

Il Francese Ducange fu il primo che accusò Crescenzio 
di plagio nella parte della sua opera che riguarda il go- 
verno e la cura degli animali che servono all'economia 
rurale^ ed una tale accusa fu ripetuta da Molin con pa- 
role acerbe. I più savi critici convennero che in questa 
parte lo scrittore bolognese non pose alcuna cosa sua pro- 
pria ma tolse da Giordano tutto ciò che spetta all'infer- 
mità del cavallo e compilò quanto gli agricoltori romani 
avevano scritto sulle malattie dei buoi, delle pecore e dei 
porci, asserendo però tutti concordemente che la scienza 
deve molto al medesimo per avere scritto da uomo illumi- 
nato e libero da superstizioni, cosa in quei tempi anzi che 
rara meravigliosa. Io non so quale rimprovero si possa 
fare a Crescenzio uomo non esercitato nell'arte Veterina- 
ria di essersi servilo degli insegnamenti dati dai più ad- 
dottrinali in quella scienza allorché doveva rinchiudere 
nella sua opera di agronomia una parte che trattasse di 
quella. E dell'aver taciuto il nome di Giordano Ruffo 
da cui prese molla materia nella compilazione del libro O.** 
della sua opera giudico scusa validissima quella addotta 
dall' illustre agronomo Filippo Re segretario benemerito di 
quest'Accademia il quale servendosi delle notizie avute 
dall'eruditissimo Morelli attribuì il silenzio di Pietro ad 



APPENDICE 341 

un riguardo delicato di non offendere un regnante cui de- 
dicava il suo libro ponendo sotto gli occhi di esso il nome 
di uno scudiero favorito e colmalo di onori da un Princi- 
pe Capo di una fazione avversa ed abborrita. 

Sembrava che nel principiare del 1300 la scienza ve- 
terinaria dovesse incamminarsi verso un migliore avvenire 
ed in questi tempi fu composto un libro di Mascalcia da 
LoBENzo Rusio veterinario valente in Roma e famigliare 
del Cardinale Napoleone Orsini al quale dedicò la sua opera. 
Benché questo lavoro debba essere riguardato come una 
compilazione o al più come un ordinamento metodico delle 
cose che allora si sapevano della scienza veterinaria, non 
mancano ad esso molli pregi né si può negare che l'autore 
parli spesso della materia dopo osservazioni da esso fatte 
sui morbi e sulla maniera di curarli e meritò lode di buon 
scrillore. Oltre a ciò introdusse nella veterinaria alcuni 
sparsi precelli delle dottrine Galeniche mescolando però 
a quelli alcuni errori che non erano suoi ma del tempo in 
cui vìveva, e jn-eslò fede alle influenze degli astri, ed alle 
chimere astrologiche le quali anche per molli secoli dopo' 
furono tenute in pregio ed in onore. Sembra che dopo il 
nascimento delle lettere Rusio si dedicasse per il primo 
alla descrizione dei morbi, o almeno s'ignorano i codici 
dai quali tolse questa parte del suo libro. 

In quell'epoca la scienza veterinaria ebbe poco gio- 
vamento dall'anatomia la quale studiata ed insegnata da 
Galeno non fece progresso degno di memoria nei se- 
coli che succedettero. E qui ho debito di rammentare 
che nei primi anni dopo il 1300 Luige Mondino insegnava 
pubblicamente in questa città una tale scienza della quale 
compose un trattato compilando l'opera di Galeno che fu 
da lui oscurata col frasario e colle idee tolte agli au- 
tori arabi. Questo nostro illustre concittadino ebbe il me- 
rito grandissimo d'insegnare pubblicamente per il primo 
l'anatomia sul cadavere dell'uomo, esempio poscia seguito 



342 APPENDICE 

nelle altre scuole d'Europa benché per l'uso frequente e 
comune delle dimostrazioni si continuasse ad adoperare 
parli staccate tolte dai bruti. 

L'arte di curare l'infermità degli animali cadde in 
uno stato infelice per difetto d' insegnamento e per imper- 
fezione di coloro che la esercitavano, pochi dei quali furo- 
no meritevoli del nome di veterinari. Annovererò fra questi 
Dino di Pietro Dini della Città di Firenze semplice ma- 
niscalco il quale poco dopo il 1350 compose un libro di 
quell'arte notevole per il modo purgato e corretto dello 
scrivere. Nella sola Firenze si conservano ancora pochissimi 
codici scritti a mano di quel libro, di cui se ne trova uno 
nella Biblioteca Riccardiana dal quale il Dott. Ercolani ri- 
cavò molti passi tutti pregievoli per la bellezza e per la 
semplicità delia narrazione, e li pose nel suo volume. Dino 
nell'introduzione alla sua opera racconta come la scienza 
veterinaria fosse allora caduta in basso ed avverte il lettore 
(f che si determinò di esercitare il suo debole ingegno per 
chiarire l'oscurità della medicina dei grandi animali per- 
chè usata grossamente, e non con ragionevol magistero w 
e poco dopo spiegandosi più apertamente narra « che gli 
artefici di quest' arte sono dallo studiare disusati imper- 
ciocché la maggior parte sono figli ai lavoratori di terra 
levati dalla marra e da guardare le pecore, m 

11 maniscalco Fiorentino conobbe la necessità della 
comunanza della veterinaria colla medicina ;, ed accennan- 
do alle difficoltà maggiori che s'incontrano nella prima 
per aver che fare con animali muti esprime questo con- 
cetto colle parole brevi ed appropriate che qui ripeterò 
volontieri. « Onde non sapendo l'animale dire il suo difetto 
conviene che il Maniscalco conosca per segnali e per sot- 
tigliezza d'animo le loro infermità: onde se non fosse la 
nobiltà della vita umana bisognerebbe che i maniscalchi 
fossero più scienziati dei medici, e noi non sappiamo la 
maggior parte leggere. » 



APPENDICE 343 

Il ricercatore delle istorie di Veterinaria riguardando 
sottiiraenie lo scritto di Dino non ravvisa in questo autore 
die un copista od al più un'ordinatore dì Vegezio. Vi 
confesso, o Signori che io riconosco nella di lui opera 
il pregio sommo della purezza del dire la quale non es- 
sendo cosa troppo comune mi dà noja il vedere che come 
fu fatto di altri codici, questo pure di Dino non abbia tro- 
vato posto nel volume pubblicato dal Dott. Ercolani, mol- 
lo più che a lui non era ignoto che la leggiadria dello 
stile di Dino non fu notata da alcuno, e che anzi passò 
inosservata anche ai cultori ed ai custodi della nostra lingua. 

E perchè non abbiate a tenermi in conto di lodatore 
smodato dello scrittore trecentista vi prego di concedermi 
che qui faccia lettura di qualche brano di due narrazioni 
bellissime che si leggono in quel codice antico e spero 
che a voi amatori e curanti l'eleganza del discorso non sarà 
discaro l'averle ascollate. 

» Avvenne una volta che un cavallo di pregio per lo 
» stare a campo prese freddo e generosseli postema drento 
w al gorguzzule con grande indegnamente e sì fatto che 
w il cavallo non poteva inghiotire ne il bere ne il cibo; 
)> per la qual cosa io dubitavo forte del cavallo. Onde 
)) io facevo stare il cavallo molto caldo sì del dosso, e 
w maggiormente della lesta e niente di meno ungevo il 
» luogo con oli caldi cioè olio ecc. 

M Così curandolo a questo modo subito al cavallo 
M crebbe un ambascia grandissima per la qual cagione il 
)) cavallo affogava: tanto era cresciuto l'umore dentro il 
» gorguzzule di che si turrava la via d'onde escia l'alito 
» sicché il cavallo periva. 

M Veggendo questo il gentiluomo che aveva nome Gu- 
» glielmo Pie di Ciocca da Brescia, ed essendo per rettore 
1) della nostra città di Firenze, il quale si fece poi cava- 
)) liere, di cui era il cavallo, rimandò per me e disse: 
)) il cavallo mio muore se subito non lo aiuti ; e mentre 



344 APPENDICE 

)) che noi ragionavamo cresceva l'ambascia del cavallo, 
M per la qual cosa subito si conveniva pigliare un par- 
» tito. Dimmi lettore come avresti fatto, che non si vedeva 
» niente di fuori, non enfiature che io potessi tagliare, 
M né indugiare non si poteva, né a conforto di natura non 
M si poteva abbandonare , e quanto più slava più gli si 
» raccorciava a vista la vita. 

)) Ond' io presi subito parlilo e feci così: ricordan- 
w domi dell' operamento fatto da mio padre prima assai 
i) tempo dinnanzi a somigliante caso, ebbi un ramo di 
» salcio verde grosso ecc. » 

Nel prologo del 4.° libro ricorda i nomi d'alcuni va- 
lenti maestri di quest'arte e su tale materia narra che es- 
sendo giovanetto udì molto parlare di un certo Viniziano 
della Guglia » che esercitava ad Aquila degli Abruzzi , 
e andava mollo adorno di vestimenti , vestito di scarlatto 
col cappuccio ed il mantello foderato di vaio, con la cin- 
tola di ariento, e teneva grossissima contenenza, gran par- 
latore e di grandi irapromesse, ma ne' fatti dell'arte Don 
trovai mai che avesse fondamento di buon maestro. » 

E qui gli viene il destro di narrare con bel modo 
una storia curiosa di costui con queste leggiadre parole: 

w Udii una volta dire ad un nostro valente cittadino 
w che aveva nome messer Uguccione dei Buon del Monte 
)) che venendo dal regno di Puglia ; ed arrivando all'Aquila 
» un suo nobile cavallo si doleva forte di una sopraugna 
» di che subilamente udendo ricordare questo maestro fu 
» a lui, e mostrogli il cavallo, e Viniziano veggendo il 
M difello disse che innanzi che il cavallo si partisse il li- 
)) berarebbe da questa doglia. Per la quale impromessa il 
n Cavaliere forte si meravigliò siccome uomo che era molto 
» sufficiente in molte cose. Allora il maniscalco fece pi- 
w gliare il piede sano al cavallo e fecelo sferrare e sotti- 
n gliare la cassa del piede infino al vivo e poi rimettere 
» il ferro. Ed appresso fece levare il pie infermo alto e 



APPENDICE 345 

» con uno martellino facea batlere fotte in sul guscio il 
» pie sano, di che il cavaliere veggendo fare questa ina- 
» scalcia disse a Viniziano che vuol dire? ed ei lascia fare 
)) a me che io il ti darò trottante. 

» Allora il cavaliere fece levar via il cavallo e disse: 
» Viniziano se tu venissi mai dove io avessi arbitrio, io 
» ti farei tagliare la mano con la quale hai voluto gua- 
» stare il cavallo che si doleva solo da un lato,e volevalo 
» fare dolere dall'altro. E questo faceva il maestro per in- 
w dolenzirgli tanto l' altro piede che egli andasse pari, w 

So che alcuni vedendo che si dà una importanza grande 
a queste carte antiche perchè scritte con proprietà di vo- 
caboli , e con stile elegante e forbito giudicheranno cosa 
indegna di uomini sapienti il perdersi in tali frascherie le 
quali quantunque belle non portano utilità alla scienza. 
Sarebbe troppo grave il sentire ripetere questa sentenza 
nel luogo ove ebbero stanza un Manfredi, un Zanetti, 
un Palcani , un Ghedini ed un Fabbri uomini insigni per 
sapete, le scritture dei quali si possono addurre come 
modello di purgata dizione italiana. Questi illustri e non 
pochi altri egregi nostri concittadini, dei quali tacqui per 
amore di brevità, mostrarono coli' esempio che anche negli 
scritti che si riferiscono a materie scientifiche la proprietà 
della lingua è il solo mezzo atto ad esprimere con chia- 
rezza il pensiero, e di lasciare un segno durevole del me- 
desimo il quale valga a renderlo intelligìbile agli ascoltanti 
ed ai leggitori. 

E qui addurrò o Signori, e credo non male a pro- 
posito, l'auiorilà di Paolo Segneri che fu ornamento della 
Compagnia di Gesù, uomo degno d'ammirazione e di re- 
verenza perchè agli studi severi della filosotìa, e delle 
scienze le più elevate seppe congiungere l' adempimento 
scrupoloso delle virtù religiose e la ricerca dei più pur- 
gati modi di favellare nulla intralasciando di quello che 
si addice ad un oratore perfetto. Questo venerando e sa- 



346 APPENDICE 

piente religioso volendo fare conoscere qiianlo importi ad 
un concionatore sacro l'attenersi all'eleganza del parlare 
narrava di non avere mai potuto essere persuaso che le ar- 
mi irriiginile possano giovare a colui che le adopera nel 
combattimento. Senza allontanarmi da questa raetar»ia mi 
permetterò di aggiungere che la ruggine divora il metallo, 
ed a conferma della verità del mio dire stanno le molte 
opere cadute ora in obblio perchè scritte con istile impro- 
prio, e staranno in avvenire non poche fra quelle dei' tem- 
pi presenti le quali quando la nostra patria avrà costuman- 
ze e favella sue proprie anderanno neglette perchè gene- 
ratrici di noia, e non facili ad essere inlese. 

E per tornare al mio subbietto dal quale mi tenne 
lontano la considerazione dell'obbligo che noi italiani ab- 
biamo di conservare intemerato e puro il tesoro della fa- 
vella patria che ci fu lasciato da antenati illustri e gloriosi 
dovrei ora parlarvi dfgli scrittori di Veterinaria vissuti in 
questo spazio di tempo nel quale quella scienza cadde co- 
me vi narrai in condizione misera ed abbietta. 

La nostra città ebbe un Maestro Martino che vi eser- 
citava medicina, e che è fama fosse autore di alcuni ca- 
pitoli di veterinaria posti in calce al testo di una edizione 
latina delle opere del Rusio nei quali si leggono molte 
superstizioni sciocche e ridicole, ed è buona ventura per 
il nostro concittadino che rimanga ancora incerto essere 
quei capitoli suo lavoro. 

Un'altro bolognese Maestro Bartolomeo di Bernar- 
do DI Gbisoni esercitava qui mascalcia nel 1429 e compose 
un libro delle medicine dei buoi e dei cavalli , che forse 
fu il primo lavoro sulle infermità del bue dopo il rina- 
scimento delle lettere. Il codice che contiene questo ma- 
noscritto è rarissimo e palesa come la purezza della lin- 
gua fosse allora tenuta in poco conto. Lo stile rozzo e 
grandemente scorrello usato da Grisoni trovò allora e trova 
anche oggi non pochi imitatori nella classe dei mani- 
scalchi specialmente del contado. 



APPENDICE 347 

Gli scrini di veterinaria di questi tempi hanno pochis- 
«^ima importanza perchè gli studi della medicina, e del- 
l' anatomia erano inceppati dai pregiudizi dogmatici e dalle 
credenze superstiziose: poco dopo i lumi della scienza si 
dilatarono gradatamente, e fu somma ventura che Vessalfo 
benché ammiratore grande dell'anatomia di Galeno, dopo 
avere considerato che la medesima era in gran parte de- 
scritta sopra corpi e membra di animali stante le difficol- 
tà che allora si opponevano al notomizzare il cadavere li- 
mano, trovò indispensabile il vedere cogli occhi propri, 
ed accertarsi della struttura del corpo dell'uomo. Questo 
esame gli fece prestamente conoscere gli errori grossolani 
nei quali Galeno era caduto, ed allora concepì il disegno 
iodevolissimo di studiare l'anatomia dell'uomo nell'uomo, 
e di rifare interamente la scienza, e dopo breve tempo con- 
dusse maestrevolmente a buon fine questo concetto subli- 
me. Demolito l'edifìzio costrutto con tanta fatica da Ga- 
leno, Vessalio seppe ricavare dal corpo dell'uomo i ma- 
teriali di un monumento che la scienza ha consolidato, e 
che sembra anche oggi sfidare la debolezza e l' impotenza 
dell'epoca presente. 

(continua) 



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5m/ pettine Raccoglitore del Riso 

di Luigi Bianco. 

L'inventore ed inlrodutlore di questo comodo istrumento , 
del quale già abbiamo dato conlezza anche nel mese di Febbri. j» 
pag. 50 del decorso anno, ha partecipalo a questa Società Agrana 

1. Di essere stato onorato dal Superiore Governo del Pri- 
vilegio di Privativa. 

2. Di avere ridotto il prezzo di ogni pettine con sacco a 
soli paoli quattordici romani pagabili in due rate. 

3. Di avere fatto deposito di questi pettini al Sig. Filippo 
Mazzoni in Bologna, che tiene negozio nel Mercato di Mezzo 
al Num. 77. 

4. Avvisa pure che bastano 40 pettini indossati" dai racco- 
glitori per mietere 100 tornature bolognesi di Risaja. 

5. Che nel mese di luglio vi sono dei capi Assuntori, i 
quali visitata la Risaja , accettano di condurre Lavoratori al 
prezzo di Scudi 23 ogni cento corbe bolognesi di riso, oltre la 
somministrazione dei Pettini, e del vino ed alloggio. 

6. Che infine I' utile reale di questo nuovo metodo di mie- 
titura sopra l'antico, oltre la maggiore sicurezza di buon esiio 
in caso di pioggie, si è di Se. 4 circa per ogni tornalura, non 
compresa la spesa del conduttore. 



TRATTATO 

SULLA MALATTIA DEL SANGUE 
DELLE BESTIE BOVINE 

SEGUITO DALLO STUDIO COMPARATO DI QUESTA AFFEZIONE COLLA ENTEBrPE 
IPERACUTA E LA FEBBRE CARBONCHIOSA. 

DI O. DELAFOND 
traduzioni: 

DI GAETANO STORARl VETERINARIO 

Quest'opera si pubblica entro l'anno corrente in otto fa- 
scicoli al prezzo di bai. 24 l'uno ogni mese. Le associazioni si 
ricevono in Bologna alla Tipografia Sassi, ovvero in Ferrara 
dall' tdilore Abram Servadio , e nelle Provincie dai Librai di- 
stributori della Storia di Ferrara. 



Sennonbr — V Austria inferiore nel suo rapporto 

agronomico » 282 

Zanolini — Come V Agricoltura e la Industria si van- 
taggino reciprocamente » 285 

Nomina di un Censore e di vari Soci ordinari e cor- 
rispondenti » 273-281 

MiNGHETTi — Rapporto sopra alcuni scritti del Sig. A. 

Sennoner > 291 

Id. — La Stazione in Bologna a servizio delle ferrovie 

italiane » 296 

Gavazzi -^ Notizie sul coltivare il Pyrethrum Car- 
neum > 299 

ScARABELLi — Sul miglior uso dei minerali bologne- 
si » 302 

Facen J. — Della Pleuro-pneumonia epizootica e sua 

inoculazione > 307 

Bertoloni — Esposizione dei Fiori della Provincia di 

Bologna » 313 

Gavazzi — Sulla Seradella e sopra altre nuove coltiva- 
zioni > 320 

Prbdieri — Della razza dei Montoni sericei ...» 328 

G. B. — Nuovo Moltiplicatore di piante . . . pag. 330 

GiLLARD — Illuminazione a gas idrogeno estratto dal- 
l' acqua » 331 

^jUNDi — Dell'origine e progresso della Scienza Ve- 
terinaria > 335 

161 — Osservazioni meteorologiche di Febbraio e 

Marzo > 348 

!fANco — Sul pettine Raccoglitore del Riso ...» 352 

jteLAFOND — Trattato sulla malattia del sangue nei 
bovini » ivi 



AVVERTIMENTO 



OgDi mese, ovvero in ogni bimestre verrà pubblicato 
un fascicolo del giornale, e quando lo richiegga la ma- 
teria sarà corredalo delle opportune tavole. 

Ciascun fascicolo mensile sarà composto di sei fogli 
di stampa: il primo ed il settimo fascicolo d'ogni annata 
verrà fornito di un frontispizio, ed il sesto e dodicesimo 
dell'indice delle materie contenute in ciascun volume. 

Il prezzo d' ogni fascicolo semplice è di bajoccbi ven- 
ticinque romani pari ad italiane lire i. 34: e sarà pagato 
all'atto delia consegna del medesimo. Dagli Associati al- 
l'estero e fuori di Bologna si dovrà pagare un semestre 
anticipato, che importerà paoli quindici romani^ pari ad 
Ital. lire 8. 05: non comprese le spese di dazio e porto 
che stanno a carico degli Associati. 

Le Associazioni si ricevono in Bologna dal Presidente 
della Società Editrice Signor Professore Cavaliere Antonio 
Alessandrini, e da tutti gli altri componenti la Società 
stessa, l'Elenco dei quali si legge nel i.^ fascicolo di cia- 
scun tomo. S'intende che l'associazione debba continuare 
d'anno in anno quando entro Novembre non siasi dato 
avviso in contrario. 

Coloro che desiderano associarsi al solo Repertorio 
Italiano Giornale di Zoologia Mineralogia e Geologia che 
costa uno Scudo romano, e si pubblica entro i fascicoli 
degli Annali, dovranno dirigersi al Sig. Cav. Prof. Giusep- 
pe Bianconi al Museo di Storia Naturale. 

Gli altri poi che amassero di ricevere separatamente 
l'Appendice Agraria che porta anche il nome di Propa- 
gatore Agricola e costa annui Scudi 1. 80 romani , dovranno 
dirigersi al Sig. Prof. Alessandrini suddetto, ovvero alla 
Residenza della Società Agraria situata nel locale dell'an- 
tico Archiginnasio in Piazza del Pavaglione. 



movi AMMALI 

deue 

SCIENZE NATURALI 



Serte III. Tomo VII. 



Maggio e Giugno i853 



(pubblicato il 10 Agosto anno suddetto) 



BOLOGNA 

TIPOGRAFIA SASSI NELLE SPADERIE. 



I]^DI€E 

DELLE MATERIE CONTENUTE NEL PRESENTE FASCICOLO 



Alessandrini — Catalogo del Gabinetto d'Anatomia Com- 
parata pag. 353 

Fabbri — Pensieri di Filosofia Chimica » 369 

Repertorio Italiano per la Storia Naturale ...» 386 
Santagata Prof. Domenico — Del metodo d' Insegna- 
mento della Chimica applicata alle Arti . . . » 410 
VoLPicELLi — Lettera al Sig. Arago sul principio di 

elettrostatica rinonosciuto dal Dott. Palagi . . > 439 
Annunzi di nuovi libri > 445 

APPENDICE 

Malvasia b Bevilacqua — Rendiconti della Società A- 

graria pag. 449 

Modello di Spolveratore , ed altre cose inviate alla 
Società . . > ivi 

Lisi Avv. Francesco — Delle varie qualità di con' 
cimi, e del miglior uso dei medesimi .... » 450 

Minghetti Cav. Marco — La stazione di Bologna a 
servizio delle . ferrovie italiane » 452 

Predieri Dott. Paolo — Annotazioni varie intorno 
alla quantità delle pioggie cadute nel bolognese . » 453 

Id. — Ricerche Statistiche sulla cultura della Canapa 
nei vari Stati di Europa » 466 

BuNcoNCiNi Conte Biagio — Memoria sulla cultura 
della Vigna e sulla migliore confezione dei Vini. » 459 

Dispaccio Ministeriale per V esame di un Nuovo Treb- 
biatoio presentato dal Sig. Gujoni di Milano . » 462 



353 



Catàlogo degli oggetti e preparati più inte- 
ressanti del Gabinetto d' Anatomia Comparala 
di Bologna^ del Prof. Antonio Alessandrini. 



{Continuazione, vedi pag. 52) 

4366. Id. Femmina mancante della destra zampa anteriore 
=: Peromelus monochirus, Gurlt. =, acquistata 
piccolissima dal Vecchi padrone di uno degli abbat- 
titol da cavalli del Borgo S. Leonardo, e conservata 
viva nello Stabilimento della Veterinaria pratica 
fino a che ebbe compito il tredicesimo mese. Nel 
farne la sezione si trovò che era gravida, ed i 
tre feti tolti dall' utero e chiusi nei loro inviluppi 
si conservano al N. 4384. Di questo mostro si è 
preparato il solo scheletro, dal quale rilevasi che 
l'arto non mancava del tutto trovandovisi la sca- 
pola, ed un rudimento della testa dell'omero. Dott. 
Giacomelli, Aprile 1849. 



RODITORI. 
3266. Lepre timido — Lepus timidus, Lino. = Mostro 

N. Ann. Se. Natvr. Serie III. Tomo 7. 23 



3Ò4 CATALOGO DEL GABINETTO 

composto di due individui insieme fusi in gran 
parte in modo da mostrare la testa semplice, tre 
arti anteriori e quattro posteriori ; uno degli in- 
dividui ha anche la coda doppia. == Scelodidy- 
mus heptamelus i Gwh. = nello spirito. Dal Mu- 
seo Zoologico. 

PACHIDERMI. 

2200. Cavallo comune -^ Equus Càballus, Linn. := Mo- 
stro con forma imperfetta del tronco , e privo della 
regione lombare. Nato prematuramente, cioè nel 
settimo mese inoltrato, li 28 Novembre 1836 in 
S. Agostino Comune della pianura bolognese, e 
regalalo dal Veterinario di quel paese Sig. Anto- 
nio Malservisi. Secondo la classificazione di Gurlt 
denominare si potrebbe := Perocormus rachiti- 
cus. = Giusta la relazione mandata dal lodato 
diligentissimo Veterinario, e che si conserva nel- 
l'Archivio del Museo sotto questo stesso numero, 
nacque il mostro da madre dì razza nostrana , di 
mantello bajo,dianni otto, alta circa nove quar- 
ti, ben pasciuta, vegeta e robusta. Il padre fu 
un cavallo pure di razza nostrana, non male co- 
strutto, d'anni tre, di mantello moro, alto dieci 
quarti e mezzo, affetto soltanto da malori ai pie- 
di per soverchia fatica, e che adopravasi alla 
monta colle debite cautele, abbenchè vi fosse 
stato assoggettato troppo sollecitamente. La gra- 
vidanza passò fino dal principio in modo piut- 
tosto irregolare, per cui presa nel terzo mese da 
sincope fu d' uopo salassarla. Assoggettata di nuo- 
vo senza riguardo a faticoso lavoro venne presa 
in novembre da gravi dolori addominali, dietro i 
quali determinossi l'aborto; sollecitato poi me- 



d'anatomu comparata 355 

diante la rottura degl'inviluppi procurata col di- 
to, e per la quale uscì straordinaria copia di li- 
quido: mostrandosi l'animale molto abbattuto il 
Veterinario fece l'estrazione anche del feto tro- 
vato mostruosamente conformalo nel modo che 
si è detto. 

Questo caso singolare è stato da me descritto 
e figurato iu una Memoria letta a quest'Accade- 
mia delle Scienze dell' Istituto li 18 Febbrajo 1847 , 
ed inserita nel Tomo I. delle sue Memorie pag. 
309. tav. 13. nello spirito, 1839. 

2201. Id. Disegno rappresentante il suddetto mostro ridotto 
alla metà della naturale grandezza. C. Bettìni. 

3857. Cavallo Asino — Equus Asinus , Linn. =: Schisto- 
cephalus bifidus , Gurlt. =z Mostro a testa fessa, 
col volto bipartito. Nato in Settembre 1845 venne 
ucciso nell'ottavo giorno dopo la nascita per la 
difficoltà di alimentarlo, impedendogli la forma 
della mostruosità di succhiare il latte. Di questo 
mostro si è conservata la sola testa , consistendo 
la mostruosità nell'essere la lingua bifida all'a- 
pice, e bipartita anche la mascella inferiore in 
un colle parti molli alla medesima addossate. Caso 
avvenuto presso la Cillà nell' Appodiato di S. An- 
tonio di Savena, raccolto e regalalo dal Sig. Conia 
Ingegnere Giuseppe Troni. Id. 

4235. Cavallo comune — Equus Caballus, Linn. = Cy~ 
clops perostomus arfiynchus, Gurlt. = Ciclope 
con bocca irregolare senza griffo. Fu estrallo que- 
sto mostro dall' utero di cavalla baja di proprietà 
del Sig. Giovanni Camillo Ghedioi, morta per 
gravissima metrite li 4 Dicembre 1848, contando 
mesi cinque e giorni ventidue di gravidanza. Que- 
sta cavalla, giusta un esalto calcolo fatto dal pro- 
prietario, conlava all'epoca della morte anni 23 



366 CATALOGO DEL GABINETTO 

mesi due; fu coperta una prima volta, essendo 
di già pervenuta al ventesimo anno, li 12 Giu- 
gno 1845; li 6 Maggio seguente diede alla luce 
una puledrella che riuscì di belle forme e di buo- 
na qualità. Coperta di nuovo li 28 Maggio 1846, 
partorì li 4 Maggio seguente un'altra cavallina, 
riuscita diffeltosa negli occhi, presentando offusca- 
mento insanabile della cornea lucida. Accopiatasì 
per la terza volta li 12 Giugno 1847 è poi morta 
nell'epoca predetta. Fatta injezione a cera nelle 
principali arterie. Sonosi aperte le tre cavità, e 
preparati in luogo i maggiori tronchi sì del siste- 
ma sanguifero che del nervoso. I reni, il fegato 
e la milza, la sostanza dei quali si vede finamente 
injetiata, sono stali slaccati e rimossi dalla na- 
turale posizione, nello spirito. Doti. Giovauardi. 
Dono del lodalo Sig. Ghedini. 
4472. Cavallo Asino — Equus Asinus , Linn. , Perosomus 
horrìdus , Gurlt. = Cioè mostro con forme im- 
perfette di lutto il corpo. Di sesso femminino , 
nato a Roncrio a poca distanza dalla Città li 2 
Ottobre 1850 da madre robusta, d'anni 5, gra- 
vida per la prima volta. Arrivata al decimo mese 
compito, nella suindicata mattina, e senza che 
avesse preceduto veruna violenza od altra causa 
avvertita si mostrò alla vulva la lesta del feto di 
già morto: non potendo progredire naturalmente 
il parto, venne chiamato il valente Veterinario 
della Città Sig. Angelo Puglioli,che ne fece con 
molta fatica l'estrazione, senza che però avesse 
a soffrirne la madre, che in breve si rimise in 
piena salute. Consisteva la mostruosità in un gra- 
do notabile di evenlrazione, congiunta a defor- 
mità di tutto il corpo, e massime della sinistra 
zampa anteriore, e della mascella inferiore. Il 



d'anatomia comparata 367 

peso dell' intero corpo fu trovato di bolognesi 
libbre ventinove , once sei. Del mostro si è con- 
servato sotto questo numero lo scheletro naturale 
a secco. G. Battista Gotti. Aprile 185f. Dono del 
lodato Sig. Puglioll. 
4473. Id. I visceri toracico-addominali dello sfesso mostro 

insieme uniti e conservati nello spirito. 
Gli. Porco Domestico ~ Sus scrofa , Linn. , Megalomelus 
perissodactylns , Gurlt. = Arti con parti supra- 
numerarie nelle dita dei piedi. Conservata una 
sola zampa, od a dir meglio un piede, ridotto 
a scheletro naturale, nel quale è ben manifesln 
UQ quinto dito. Dott. Nolari, 1811. 
3043. Id. Tavola rappresentante in due diversi aspetti, e 
di naturale grandezza, la zampa predetta prima 
di spogliarla delle parti molli. Bettini 1841. 
742. Id. Cyclops megalostomiis arhynchaepus , Gurlt. =z 
Mostro avente un solo occhio, la bocca grande 
con griffo proboscide. È un feto già prossimo 
a maturila. Ha un solo occhio grossissimo nella 
fronte; la parte ossea della mandibola superiore 
è appena sviluppata; invece si prolunga fino al 
dilà della mandibola posteriore una appendice 
carnosa somigliante a piccola proboscide, ma im- 
perforata. Si è aperto il cranio per dimostrare il 
cervello nella posizione naturale, nello spirito. 
Alessandrini 1823. Dono del Chirurgo Sig. Dott. 
Mezzelti di Medicina. 
1382. Id. Tavole con due figure rappresentanti in due di- 
versi aspetti questo slesso mostro, in parte nolo- 
mizzalo massime nel cervello. Bettini, 1833. 
1127. A. Id. Ciclope con bocca irregolare e proboscide — 
Cyclops perostomus rfiynchaenus , Gurlt. = nello 
spirito 1833. 
1127. B. Id. Mostro con testa irregolare, privo di naso 



35S CATALOGO bZl GABINETTO 

griffo =: Perocephalus arhynchus, Nob. = Id. 
Ànibidue oali in un sol parto a gravidanza com- 
pila, unitamente ad altri tre individui, due dei 
quali del tutto sani e vivaci , ed il terzo parto- 
rito morto. Caso accaduto a Scaricalasino li 5 
Maggio 1828 di dove furono mandati in dono al 
Museo dall'Eccellentissimo Sig. Dott. Domenico 
Ferretti. La madre primipara non aveva che no- 
ve mesi di età. 

1379. Id. Tavola con due figure rappresentanti di naturale 
grandezza il cervello del due mostri predetti. Bei- 
tini. Id. 

1304. Id. Disegno ridotto alla metà della naturale gran- 
dezza di Ciclope con bocca grande e proboscide 
== Cyclops mtgalostomus rhynchaenus , Gurll. =: 
Presenta gli occhi insieme fusi e contenuti in una 
grande orbita comune coperta da semplice pal- 
pebra quasi immobile. La bocca oltrecchè è am- 
pia mostra ancora il labbro superiore mollo al- 
lungato con acuta punta rivolta in alto. ÀI diso- 
pra dell'occhio sorge grossa e molle appendice 
in forma di proboscide, nella quale sono nell'e- 
stremità aperti i fori nasali esterni. Il rimanente 
del corpo è naturalmente conformato. Bellini. 1833. 
Questo mostro di sesso maschile fu partorito 
con altri quattro , che si descrivono nei numeri 
seguenti, li 28 febbrajo 1833. nel Comune della 
Porretia , e diretti da quel Priore Sig. Dott. Ber- 
nardi a questa Università. La madre partoriva 
per la quarta volta, era vegeta e robusta, ed in 
questo stesso parto diede alla luce anche un sesto 
individuo, che continuò a vivere abbenchè esso 
pure mostruoso, perchè mancante del tutto di 
un occhio. 
1305. Id. Perocephalus proboscideus , Nob. = Moslro 



d'anatomia comparata 359 

colla lesta imperfetta, e con lunga proboscide. 
Maschio, partorito quasi privo di peli, e nel 
quale il griifo, o proboscide, allungalissiDio era 
completamente pervio e metteva nelle fosse nasali. 
La figura lo rappresenta alla metà della gran- 
dezza naturale. Dello slesso Bellini. 

1306. Id. Perocephalus proftoidrfeus = femmina partorita 

viva, del tutto somigliante al precedente , ma colla 
proboscide meno sviluppala, ed il corpo coperto 
di setole, più di quello suolsi vedere nei feti a 
termine. Disegno alla metà- Id. 

1307. Id. Perocephalus arhynchus , Nob. = Mostro colla te- 

sta irregolare e senza griffo: è maschio, fu partori- 
to vivo, e la figura lo rappresenta al solito alla 
metà della naturale grandezza: è pure in sommo 
grado peloso; la mascella superiore, bruscamente 
troncata, è coperta da molle labbro raggrinzato, 
al disopra del quale non vi è verun indizio di 
musello naso^ aprendosi le fosse nasali nella 
loro estremità anteriore presso la punta del pa- 
lato entro il cavo della bocca. Id. 

1308. Id. Disegno del quinto individuo maschio, partorito 

vivo, e che avendo la stessa forma di mostruo- 
sità del precedente conserva pure la medesima 
denominazione di = Perocephalus arhynchus. =: 
Questo era però molto piiì piccolo degli altri, ab- 
benchè coperto di lunghe setole, e col labbro 
superiore meno protuberante , e meno raggrinzato 
di quello del suo compagno. Id. 
1346. Id. Tavola con cinque figure, la prima delle quali 
rappresenta il teschio del = Cyclops megalosto- 
mus = del N. 1304, veduto di fronte, tolta la 
mascella inferiore; la seconda lo stesso teschio 
colla mascella inferiore, veduto di fianco; la ter- 
za la stessa testa dalla faccia inferiore tolta la 



3G0 CATALOGO DEL GABINETTO 

mascella; la quarta il teschio del Perocephalus 
pruboscìdeus del N. 1305, veduto dal lato sini- 
stro; la quinta rappresenta quest'ultimo teschio 
veduto dal sinistro lato. Le figure di questa, e 
delle seguenti tavole rappresentano gli oggetti di 
naturale grandezza. Betlini 1833. 
1346. Id. Tavola simile alla precedente, contenente pure 
cinque figure, la prima delle quali rappresenta 
il teschio del Perocephalus arhynchus del N. 1308 
veduto dalla faccia inferiore per dimostrare l'a- 
pertura anteriore delle fosse nasali, situata alla 
punta della volta palatina dove mancano le ossa 
inlerraascellari. Fig. 2.* il teschio del Cyclops 
megalostomus N. 1304, veduto di fronte, porta- 
to via a destra Tosso nasale, e porzione della cor- 
rispondente apofisi del frontale, per dimostrare 
la cavità olfaliva situata alla base della proboscide, 
e contenente la mucosa nasale ripiegata intorno 
ad un sepiraento medio, quasi a foggia dell'orga- 
no dell' olfalo dei pesci. Fig. 3.* teschio senza la 
mascella inferiore del Perocephalus proboscideus 
N. 1306, veduto dal lato destro, ed aperta lon- 
gitudinalmente tutta la prob(»scide, onde al fondo 
di essa, e contro la regione etmoidale, veder si 
possa il ripiegamento della Schneideriana analogo 
a quello della precedente figura. Fig. 4.^ e B.'^ 
il teschio del Perocephalus arhynchus N. 1307, 
diviso perpendicolarmente pel centro in direzione 
longitudinale, afiìnchè vedere si possa l'intera 
cavità olfativa, disposta al naturale, ma troncata 
verso la punta del muso. 

1347. Id. Lo scheletro naturale del C?/cZop5 megalostomus 

del N. 1304. Dolt. Vecchi. 1833. 

1348. Id. Simile scheletro del Perocephalus proboscideus 

N. 1305. Id. detto. 



\ 



d'anatomia comparata 361 

1349. Id. Teschio dell'altro Perocefalo proboscideo del N 

1306. Alessandrini detto. 

1350. Id. Altro teschio appartenente al = Perocephalus 

arhynchus = del N. 1307. Id. 

1361. Id. Teschio del secondo Perocefalo arinco , disegnato 
al N. 1308. Id. 

1372. Id. Gli occhi riuniti in una sol orbita del = Cic/opi 
megalostomus = del N. 1304. 1 due bulbi al didie- 
tro della comune congiuntiva sono abbastanza di- 
stinti , ma i nervi ottici, quasi del tutto insieme 
saldati, vedonsi circondati da comune guaina fibro- 
sa, nello spirito. Id. 

1399. Id. Perosomus elumbìs, Gurlt=:, cioè Mostro man- 

cante della colonna vertebrale alla regione lom- 
bare ; disegno che lo rappresenta alla metà della 
naturale grandezza, veduto sul fianco sinistro, 
detratti gl'integumenti perchè si veda la singo- 
larissima anomalia del sistema dei muscoli volon- 
tarj, i quali mancano in quelle regioni del corpo 
alle quali non si estendevano i nervi spinali. Bei- 
tini. 

1400. Id. Seconda figura dello stesso mostro, pure ridotta 

alla metà. Sonosi tolti del tutto gli strali musco- 
lari del collo, e del torace, onde scoprire l'or- 
ditura dello scheletro, giacché nel torace sol- 
tanto le prime sei coste sono naturalmente con- 
formate, le due che seguono sono mostruose, le 
posteriori mancano in un colle vertebre corrispon- 
denti. Id. 

1401. Id. Disegno rappresentante di naturale grandezza la 

testa e la colonna vertebrale dello stesso mostro, 
veduta superiormente, portala via la volta del 
cranio, e tutta la regione anulare delle verte- 
bre, per iscoprirc il cervello e lo spinai midollo 
nella posizione naturale. Id. 



362 CATALOGO DEL GABINETTO 

1404. Id. Tavola con due figure per la continuazione del- 
r anatomia dello stesso mostro. La figura prima 
rappresenta il canale cranio-vertebrale, tolto Tas- 
se cerebro-spinale. La seconda la regione poste- 
riore del corpo, massime rispetto allo scheletro. 
Idem. 

1 876. Id. Diprosopus distans , var. hemicephalìcus , Gurlt. 
= Mostro con doppio viso divergente, senza la 
volta del cranio. Nato a breve distanza dalla Cit- 
tà nella Parrocchia di Pizzocalvo li 10 Ottobre 
1837. In questo parto, che fu il primo, la ma- 
dre dell'età di circa mesi 18 diede alla luce selle 
piccoli, uno dei quali mori nella notte seguente, 
superstiti gli altri e sani. Nella gravidanza non 
mostrò mal essere, o disturbo di sorta alcuna; 
nello spirito. Dono del Sig. Savino Savini. 

1596. Id. Milza doppia trovata in individiio adulto ucciso 
nello scannatoio di Persicelo li 17 Ottobre 1838. 
nello spirito. Raccolta e regalata dal Veterinario 
di quella Città Gio. Battista Gotti. 

1990. Id. Megalocephalus Hydrocephalus , Gurlt. = Mo- 
stro eoo testa grande idrocefalico. Nacque morto, 
anzi in parte putrefatto, nel podere del Sig. Fran- 
cesco Cane di S. Martino in Argine. Riferì il con- 
tadino portatore del mostro, che la madre del me- 
desimo essendo sana, robusta e primipara, la 
Domenica 27 Gennajo 1839 partorì tre porchelti 
vegeti e sani: il successivo Lunedi ne diede alla 
luce uno morto, ed infine il seguente Mercoldì 
30 emise il mostro. Non- era a notizia del Con- 
tadino, che durante la gravidanza fosse avvenuta 
cosa che avesse potuto influire sinistramente sulla 
madre. Nello spirito. 

2175. Id. Altro Ciclope con bocca grande e proboscide — 
Cyclops megalostomus rhynchaenus , Gurlt. = 



d'anatomia comparata 363 

La madre che diede alla luce questo mostro par- 
torì parecchi altri piccoli vegeti e sani. Id. 1839. 

2207. Id. Altro mostro con testa grande idrocefalica = ilfe- 
galocephalus Hydrocephalus , Gurll. = Nato li 
14 Settembre 1839 a S. Martino in Argine da 
una scrofa di proprietà di certo Francesco Cane , 
Socio del Sig. Giuseppe Sgarzi di Budrio. Que- 
sto mostro , unitamente ad un altro affatto simile , 
è stato raccolto e regalato dal Veterinario di Ve- 
drana Sig, Luigi Callegari , il quale ha riferito 
ancora , che la madre ne partorì prima cinque na- 
turalmente conformati e viventi , infine i due mo- 
struosi. Notar si deve che questa slessa femmina 
partorì per la prima volta li 27 del gennajo an- 
tecedente, ed anche in allora diede alla luce il 
mostro idrocefalico che si è notato al N. 1990. 
Id. detto. 

2763. Id. Mostro del tutto simile al precedente , la madre 
del quale ne partorì prima altri otto a termine di 
gravidanza e perfettamente sani. È singolare in 
questo mostro il contrasto tra la mole notabilis- 
sima della testa , e la piccolezza del tronco e de- 
gli arti, principalmente dei posteriori. Si è injet- 
tato con cera rossa il sistema arterioso pei vasi 
del funicolo. Id. Alessandrini, 1841. 

3041. Id. Disegno di naturale grandezza del =: Diproso- 

pus distans hemìcephalicus,Qty\v\\..-=zà^\ N. 1876, 
veduto dalla faccia anteriore. Bettini 1841. 

3042. Id. Altra tavola nella quale si rappresenta la testa 

dello slesso mostro veduta in tre diverse posi- 
zioni. Id. 
3261. Id. Gastro-thoracodidymus octipes, Gurlt. ^ Mo- 
stro colla testa semplice, ed il tronco e gli arti 
doppi. Conservato da lungo tempo nello spirito, 
e del quale s'ignora la provenienza, essendo slato 
ceduto dal Museo Zoologico dell'Università. 



3G4 CATALOGO DEL GABINETTO 

3252. 1(1. Mostro colla testa impcrfetlissiraaraente svilup- 
pata, e privo di bocca = Perocephalus agnathus, 
astomus, Gurìt. = Dal Museo predetto, nello 
spirito. 

3000. Id. Perocephalus pseudocephalus , Gurlt. = Mostro 
con testa innperfetta, apparentemente senza testa, 
nello spirito. Dal ripetuto Museo. Si è conservata 
soltanto la posteriore metà del tronco nel quale 
oltre la mancanza dell'ano, aprendosi il retto, 
enormemente grosso, nella vagina; anche l'utero 
è incompleto mancando delle corna, e delle ovaje. 
Il sistema arterioso è injettato a cera. Alessan- 
drini, nello spirilo. Gennajo. 1844. 

3C05. Id. Porzione d'intestino tenue nel quale esiste una 
abnorme cieca insaccatura di notabile lunghezza. 
Trovato in un individuo pingue ucciso nel Comune 
di S. Agostino pel consumo annonario. A secco. 
Dono del Veterinario di colà Sig. Malservisi. 

4409. Id. Schistocephalus fissipalatinus , Gurlt. = Mostro 
con spaccatura nella testa situata nel palato. Nato 
in Castagnolo, Comune d'Anzola li 7 Novembre 
1849 essendo la madre al termine naturale della 
gravidanza per la seconda volta, ed avendo col 
medesimo partorito altri dieci individui vegeti e 
vispi. Ha di più la mascella inferiore molto pic- 
cola, mancante della parte ascendente a destra 
dove la bocca è enormemente ingrandita. Dono 
del Veterinario Sig. Luigi Busacchi. 

4506. Id. Cyclops megalostomus , GuTÌi. = Ciclope a gran 
bocca , col griffo. Nato vivo con un secondo del 
tulio sano li 6 Marzo 1851. Il mostro però sopra- 
visse poche ore. Dono del Veterinario Sig. Giu- 
seppe Callegari di S. Martino in Argine, nello 
spirito. 

4569. Id. Perocephalus pscudocepalus , Gurlt. = Mostro 



d'anatomia comparata 365 

con testa imperfetta in parie nascosta. Nato al Mel- 
dola Comune di Borgo Panigale li 4 Settembre 
1851 presso il Colono Dosti , Socio del Sig. Do- 
menico Bernardi. La madre di soli sette mesi par- 
toriva a termine emettendo prima del mostro set- 
te individui del tutto sani. Offre la singolarità di 
mancare quasi interamente della testa , la piccola 
porzione della quale esistente è per la massima 
parte nascosta dalla pelle. Id. 

RUM4NANTI. 

561. Bue Comune — Bos Taurus domesticus, Linn. = 
Parti genitali maschili mostruose, nelle quali la 
verga esile e contorta è situata in prossimità del- 
l' ano. Forma di mostro denominato da Gurlt. ::= 
Pseudohermaphroditus microphalhis. = Tolte da 
un vitello ucciso nel pubblico macello, e conser- 
vate nello spirito. Alessandrini, 1821. 

692. Id. Vitello a due teste col collo quasi doppio — Di- 
cephalus subbicollis , Gurlt. = Il corpo è piegato 
verso il lato destro, perchè la spina rechitica s' in- 
curva essa pure da questo lato. Conservalo lo 
Scheletro naturale. Fu necessaria l'estrazione for- 
zata, eseguita dal Veterinario Sig. Comelini , che 
regalò al Museo il pezzo patologico. Dott. Nota- 
ri, 1823. 

700. Id. Dicephalus monocranus, Nob. = Mostro con 
doppia testa e cranio semplice. Conservata la so- 
la testa, tolte le parti molli; i due cranii sono 
fusi insieme in modo da fare apparire la testa 
quasi semplice in questa regione, dove esistono 
soltanto due orecchiette esterne. Id. 

736. Disegno ridotto alla metà della naturale grandezza 
di =■ Ileterodidymus tetrascelus , Gurlt. =; cioè 



366 CATALOGO DEL GABINETTO 

Mostro gemello disuguale con quattro zampe po- 
steriori. Sono due tronchi uniti da testa sempli- 
ce, però di mole alquanto maggiore di quello com- 
porterebbe la mole del feto abortito al quinto mese. 
Vedonsi distinte tre estremità anteriori , e tutte 
quattro le posteriori, una delle quali incompleta. 
Quel tronco al quale sembra corrisponda la testa, 
e che è meno imperfetto , presenta distinte le ca- 
vità toracica ed addominale, dalle quali però erano 
stati asportati i visceri. Beltini 1833. 

831. Id. Mostro con spaccatura nel tronco, aperto il petto 
e il ventre =: Schistosomus reflexus, Gurlt. = Na- 
to morto a gravidanza compita. Preparato a secco, 
injettato prima a cola e cera rossa il sistema san- 
guifero. Dott. Nolari, 1823. 

916. Id. Scheletro naturale di =: Heterodidymus tetra- 
scelus, Gurlt. zz Mostro gemello disuguale con 
quattro gambe posteriori. Abortito ai cinque mesi 
e mezzo. Si compone di due individui insieme 
uniti al torace dove le coste formano una cavità 
comune, essendo le due spine collocate l'una a 
destra, a sinistra l'altra; anteriormente e poste- 
riormente gli sterni. Le teste hanno ambidue con- 
figurazione mostruosa. Anteriormente esistono sol- 
tanto tre arti ; quello però che è situato più al- 
l' innanzi sembra quasi composto di due arti in- 
sieme compressi e fusi. Preparazione del Dott. 
Giuseppe Gamberini. 1825. 

894. Id. I visceri del torace e dell'addome dello stesso 
mostro. Quantunque gli altri visceri sieno doppi , 
avvi però un solo cuore coli' aorta proporzionata- 
mente molto grande, e l'arteria polmonare in- 
vece piccolissima, perchè si dirigeva soltanto al 
polmone del feto destro, avendo il sinistro, invece 
dell'arteria polmonare, un grosso tronco discen- 



d'anatomia comparata 367 

dente dalla carotide primitiva diretta al capo dallo 
stesso lato. Forma eccezione anche il fegato, esso 
pure semplice, nello spirito. Alessandrini, detto. 

917. Id. Dicephalus micollis, Nob. = Mostro a due le- 
ste, col collo semplice. Nato a gravidanza com- 
pita, vedonsi le due teste insieme saldate per la 
base. La mascella superiore di quella collocata a 
destra è breve, ed in singoiar modo contorta. 
Aperti i due cranii con sezione orizzontale, se 
ne dimostra la comune interna cavità, col foro 
occipitale semplice. Essendo il rimanente del corpo 
ben conformato , si è conservato il solo scheletro 
della testa, che mostra ancora doppia divisione 
al palato. Id. detto. 

937. Id. Mostro con spaccatura parziale nella testa, ed 
ernia del cervello =z Schistocephaltis herniariuSy 
Nob. := Individuo ucciso nel quarantesimo gior- 
no di età conservando la testa sola parte mostruo- 
sa. Verso il centro dell'osso frontale esiste un 
ampia apertura per la quale passava una porzio- 
ne dei lobi anteriori cerebrali. Divisa pel centro 
con sezione verticale pel lungo, una metà è con- 
servata colle parti molli esterne, preparate a sec- 
co, l'altra metà è del tutto macerata. Nella pri- 
ma sono distinte le varie lamine costituenti le 
pareti del sacco erniario, vale a dire la cute, il 
tessuto dell'osso non solidificato, e la dura ma- 
dre. Alessandrini. 1825. 

1069. Id. Perocormus elumbis , Nob. = Mostro col tron- 
co imperfetto, privo della regione lombare. Si è 
conservalo lo scheletro naturale, nel quale manca 
la parte posteriore della colonna spinale, dall'un- 
decima vertebra dorsale a tutto il rimanente. Id. 
1827. 

1060. Id. Cervello e spinai midollo dello stesso mostro. 



368 CAT. DEL GAB. D' ANAT. COMP. 

Nello spinai midollo esistono soltanto diecìotto 
paja di nervi, cioè gli olio cervicali, e dieci dei 
dorsali, nello spirito. Id. dello. 
1061. Id. I visceri chilopojetici dello stesso , nei quali è 
manifesta la maggior grossezza del naturale dei 
nervi splancnici e del vago ; non che la singolare 
distribuzione dei rami comunicanti coli' aorta ven- 
trale e principalmente delle arterie ombelicali- 
Id. detto. 

(continua) 



369 
ALCUNI PENSIERI 

DI FILOSOFIA CHIMICA 

MEMORIA 

DI GUBBIO 



Ni^U est de quo non sit babenda fides. 
OviD. 



Volgeva in mente, che se utile cosa è^ Io studio che 
tende a rintracciare ed isolare dalle varie sostanze organi- 
che un qualche principio attivo , non deve però degenera- 
re» dirò quasi, nella manìa di far credere, che in ogni 
sostanza, non uno o due, ma sibbene un molto numero 
ve ne abbiano naturalmente ad esistere. Non si ripete ana- 
lisi di sostanza organica, che non si accenni l'isolamento 
di qualche altro princìpio, oltre li già conosciuti, talché 
sembra essere oggimai ridotto all' arbitrio del Chimico 
Analizzatore, il poterne sempre accennare dei nuovi in 
una stessa sostanza le piiì e più volte analizzata. La na- 
tura forse si è compiaciuta porne vari in uno stesso corpo, 
quali, eccettuale minime diversità, siano identici nella 
maggior parte de' loro caratteri, ovvero è lo slesso prin- 
cipio che subisce delle modificazioni , per le varie circo- 
stanze e vari processi adoperati per eslrarnelo? Credo che 
nella più parte de' corpi possa dubitarsi moltiplicilà di 
essi, e poter essere in virtù dello isomeiismo, della forza 

N. Ann. .Se. Natub. Serie !II. Tomo 7. 24 



370 ALCUNI PENSIERI 

catalitica, delle diverse sostanze adoperale nei diversi pro- 
cessi per estrarlo , che un vero ed unico principio attivo , 
il più delle volle possa subire in parte ^ tali noodificazioni, 
da far credere, oltre alla sua, l'esistenza di altri; simil- 
mente che per godere nelle varie sue parli diverse chimi- 
che proprietà. 

In forza di ciò che dicesi isomerismo^ gli slessi ele- 
menti, e nella stessa quantità che costituiscono un com- 
posto organico; diversamente alleggiandosi, fanno che que- 
sto cangi tanto nelle fisiche che nelle chimiche proprietà. 
A modo di esempio il canfeno, il cantileno, il terebeno, 
ed il terebileno, sono quattro corpi isomerici, cioè aventi 
uguali elementi in qualità ed in quantità^ pure ognuno si 
presenta con caratteri diversi dall' altro, e ciò solo per un 
diverso mollccolare atteggiamento. 

La cellulosa è isomera con l'amido. La pettina con 
l'acido pettico ecc. 

L'oppio ci somministra la morfina quale suo primo e 
più abbondante principio attivo. Per estrarnela, il processo 
indicalo da Robertson che si è credulo il migliore, dà 
per uno degli ultimi risultati un cloroidrato, che per lun- 
go tempo è stato riguardato come di pura morfina, finché 
Robiquet disse che versando nella soluzione di questo clo- 
ridrato dell'ammoniaca, e portandolo circa alla ebulizione, 
precipita la morfina, e resta un solubile cloridrato di am- 
moniaca e di un altro alcaloide, che esso denominò codeina. 
Ora questa codeina non potrebbe essere un isomerismo 
della morfina, indotto forse dall'acido cloridrico, per cui 
acquistando un maggior grado di alcalinità, fa che l'am- 
moniaca non la possa precipitare? Mi si dirà che l'analisi 
Chimica a ciò negativamente risponde, mostrandoci la di- 
versità degli elementi che costituiscono questi due corpi- 
Vediamo però in che consiste questa diversità di elementi. 
La morfina è rappresentata dalla formola C'*H^°0*Az. 
La codeina dà formola CH^'0*Az. La diversità degli 



DI FILOSOFIA GUiniGA 371 

elementi adunque h un atomo dì più di carbonio e di idro- 
gene nella codeina , dimodoché questa differenza non isià 
nella qualità ma nella quantità. Ora l'analizzatore potrebbe 
giurarci come tipo di perfezione la sua analisi, i di cui risul- 
tati, non ammettano alcun dubbio circa alla loro quantità? 
no certamente, perchè una precisione matematica nell'ana- 
lisi di sostanze organiche, non relativamente alla qualità, 
ma a|la quantità degli elementi che la costituiscono, difli- 
cilmente si dà, e ce lo mostrano i risultati di varie ana- 
lisi portate sopra uno stesso corpo organico, i quali non 
sono mai identici fra loro relativamente alla quantità degli 
elementi, e quello che è peggio talvolta nemmeno nella 
qualità- 

Non sia la codeina un isomerismo della morfina , per- 
chè non sarà il risultato di una alterazione che questa su- 
bisca in virtij di una forza catalitica esercitatavi da qual- 
che sostanza delle molte che vi vengono a contatto ne' vari 
processi per estrarla ; o meglio per un vicendevole loro 
alterarsi ? 

Sappiamo che in virtù di ciò che dicesi forza catali- 
tica, l'acido solforico , per esempio, e la diastasi, cangiano 
la fecola in zucchero, determinando la decomposizione del- 
l'acqua, i di cui elementi combinandosi alla fecola operano 
detto cangiamento, nel mentrechè, né l'acido solforico, 
né la diastasi subiscono alcuna alterazione. Ora perchè la 
stessa cosa non può avvenire nella morfina, presa a tipo 
delle mie osservazioni , che tormentala da vari agenti , per 
isolarla, possa cangiarsi in pseudo-morfina, in narcotina, 
io tebaina ecc., decomponendosi in parte, od in parte ri- 
cevendo altri elementi provenienti dalla decomposizione di 
altri corpi? 

Questa forza catalitica si può estendere anco ad ope- 
rarne in alcuni casi un semplice isomerismo; del quale 
abbiamo di sopra parlato. 

Questi cangiamenti però, non pei le sole forze cata- 



372 ALCl'Nt PE^SIER1 

litiche, ma con più di ragione ponno anche avvenire per 
un reciproco alterarsi del principio attiro, delle altre so- 
stanze organiche ad esso frammiste , e dei corpi che vi 
concorrono per operarne lo isolamento- E per maggior 
chiarezza di ragionamento , citando sempre la morfina , dirò, 
che al processo indicato da Robertson si accenna per ul- 
timo risultato la morfina mista alla codeina. (Che ora ri- 
nunciando all'idea sopra espressa che una sia isomera del- 
l' altra, le consideriamo invece sostanze del tutto diverse 
nei loro atomi costituenti, e non come si disse, per forza 
dello isomerismo ; che se non nella morfina, e codeina, 
può sempre però verificarsi in altri principi). Così col 
processo indicato dal Poma, si dice aversi per un ultimo 
risultato, unite insieme, morfina e narcotina. Ora nel pro- 
cesso di Robertson usandosi degli acidi a preferenza di 
altri agenti, perchè è l'acido cloridrico che sempre vi fi- 
gura, questo per l'avidità che naturalmente sente per le 
basi, può formare un qualche corpo basico a spese della 
morfina, col sottrarle cioè alcuni elementi atti a costituir- 
lo, talché la codeina, che si è detto in ultimo rimanere 
unita all'acido cloridrico, dovrebbe essere composta degli 
istessi elementi della morfina , e relativamente alle quan- 
tità, avere di piiì quegli atomi che hanno costituito la ci- 
tata base, che nel nostro caso, traliandosi di sostanza or- 
ganica, può considerarsi un idruro di carbonio. Abbiamo 
detto essere la formola della morfina C'^H^°0'Az: ora 
quella della codeina dovrebbe essere rappresentata dalla 
stessa qualità e quantità di atomi , più un equivalente d' idro- 
gene e di carbonio atto a formare il corpo basico già nota- 
to. E nel vero rappresentandosi la codeina C'*H^'0*Az, 
l'atomo di più che rinveniamo di carbonio e d' idrogene, 
formerebbe appunto l'idruro di carbonio nel mentre ve- 
diamo nessun cangiamento essere avvenuto fra gli atomi 
dell' ossigene e dell'azoto, essendo per ambedue C^Az. 
Dunque sarebbe C'4I-^ 0"^ Az = C'^H'°0^ Azh-CH. 



DI FILOSOFIA CUIIUIGA StS 

La parie di morfìDa che decomponendosi ha ceduto 
porzione del suo idrogeno e carbonio , per cui , come ab- 
biamo detto, si sarebbe formata la codeina, deve presen- 
tarsi sotto l'aspetto di un altro corpo diverso dalia mor- 
fina, diverso dalla codeina, poiché per li atomi perduti 
deve avere meno idrogene e meno carbonio , e questa sarà 
forse la pseudo-morfina, la quale relativamente all'ossi- 
gene, ha meno idrogeno e meno carbonio della morfina, 
perchè risulta da C'H'". Non è mestieri vi debba esistere 
in queste decomposizioni un vero rapporto matematico , po- 
tendosi in pari tempo formare altri corpi ancora incono- 
sciuti. Se con la sottrazione dalla morfina di un atomo di 
ìdrogene ed uno di carbonio si è detto potersi costituire la 
codeina, non sarà necessario che la paramorfina sia il ri- 
sultato della perdita di un solo atomo d' idrogene e di car- 
bonio della parte di morfina che si decompone, perchè 
questi stessi atomi, col rompersi del loro equilibrio^ ponno 
dare origine ad altri composti, oltre alla da noi detta pa- 
ramorfina; tale sarebbe la tebaina ecc. e mi sembra aver 
detto molto, quando ho notato, che questa consta di meno 
idrogeno e meno carbonio della morfina, che si andereblie 
a decomporre. 

Si è detto che estraendosi la morfina col processo del 
Poma^ nel quale non figurano gli acidi, ma le basi, e 
particolarmente l'ammoniaca, andiamo ad avere in uno 
degli ultimi risultati, morfina mista alla narcotina, che 
Derosne per il primo annunciò. Ora sotto l' influenza di 
un alcali, potrebbe avvenire, che in questo caso, una 
parte di morfina decomponendosi, desse orìgine ad un ^ci- 
do, e siccome negli elementi di essa avvi carbonio, ed 
ossigene sia questo, per esempio acido carbonico, il quale 
non unendosi all'ammoniaca che in piccola quantità, per- 
chè la massima parte di essa si combina agli acidi orga- 
nici dell'oppio, rimpiazzando la morfina, può reagire so- 
pra un altra porzione di morfina indecomposta, sicché in 



37'i ALCl'iNI PENSIERI 

tal caso , la narcotina verrebbe ad essere morSna unita a 
questo acido, che ho detto, supporsi per esempio, acido 
carbonico. Dunque la narcotina dovrebbe in tal caso risul- 
tare dalla islessa quantità e qualità di atomi che la mor- 
fina , più quegli atomi che possono costituire un acido car- 
bonico. Vediamo se così avviene. La morfina è rappresen- 
tata dalla più volte ripetuta formola CH^°0«Az. La 
narcotina e rappresentala da C^^H^'' O''' Az. Avvi dunque 
differenza fra queste due sostanze che la narcotina contie- 
ne più carbonio e più ossigeue, il che costituirebbe il no- 
stro acido. 

Sembra in tal caso venirci in ajtito anco altra ragione 
chimica, cioè che secondo il citato processo del Poma pre- 
cipitandosi insieme unite morfina e narcotina, perchè l' una 
sia separala dall'altra, basta trattarle con l'acido acetico, 
il quale scioglie la morfina e non aliacca la narcotina; il 
che maggiormente c'induce a credere che ciò sia una com- 
binazione salina, e quale noi l'abbiamo detta, per cui 
l'acido acetico non avendo forza di rompere la chimica 
combinazione, si limita ad attaccare soltanto la morfina, 
come quella di alcalina reazione dotata. 

Osservando ancora l'azione che si esercita sulla eco- 
nomia animale, vediamo questa essere tanto più energica 
colla morfina, che colla codeina, e colla narcotina prese 
isolatamente; (intendiamo bene per non confondere questa 
azione con quella della quale qui presso io parlo, ove con- 
sidero la morfina prima che sia stata in parte decompo- 
sta per l'azione di vari agenti; quali anziché renderla pu- 
ra , come si crede, formano a sue spese narcotina, codei- 
na ecc.). E questa meno energica azione, perchè in uno 
stesso dato peso nella codeina sariavi una parte inattiva, 
quale è l'idruro di carbonio, nella oarcotina l'acido no- 
tato, e cosi dicasi degli altri. Parlando di idruro di car- 
bonio di ossido di carbonio non intendo professare in 
stretto senso le dottrine di Liebig, sulla teoria dei radicali 



DI filosofìa CailttlGA 375 

composti , roa riconosco questi de' quali ho parlato , come 
quelli che in vari casi realmente sono stati isolati. 

Se prendiamo ad esamina le varie analisi dell'oppio 
rimontando alle più antiche, osserviamo, che di mano in 
mano è stato enunciato lo scoprimento di qualche nuovo 
principio, è venuta a scemare la quantità effettiva della 
morfina ricavata da un dato peso di oppio. Si dirà che ciò 
è avvenuto perchè quella quantità di morfina creduta pura, 
tale si è in seguilo riconosciuta non essere, perchè que- 
sta istessa morfina , sottoposta ad altri processi , ha som- 
ministrato altri corpi. Ma questi perchè non li possiamo 
considerare il risultalo di un'alterazione, che in parte ab- 
bia subito la morfina, sotto l'influenza di vari agenti ; sia- 
no questi acidi, alcali , ecc. , che hanno reagito sulla mor- 
fina istessa creduta impura? Si dirà che l'azione tanto 
più energica che sulla economia animale, spiega la mor- 
fina ottenuta con li ultimi processi, che sarebbe qnaiiio 
dire, liberala della codeina, narcotina, ecc., prova come 
l'antica morfina era impura, perchè mista a queste so- 
stanze meno attive di essa, ne mitigavano l'azione. Ma 
siamo noi però ben certi che la morfina ottenuta col pro- 
cesso, di Sertuerner che è il più antico, sia diversa nelTa- 
zione da quella ottenuta col processo del Poma, che è de- 
gli ultimi, e forse il migliore? 

Io son certo che prendendo della morfina enunciata 
per purissima, perchè ottenuta priva dalle sostanze sopra 
accennate, e sottoponendola a vari agenti chimici e fisici, 
si possa benissimo ottenere, che una parte di essa decom- 
ponendosi , ci si mostri in ultimo con diversi caratteri. 
Dovrassi perciò dtre che da quella morfina creduta pura , 
è stato ricavato un altro principio? no certamente, ma 
sibbene che la morfina sottoposta a quei tali chimici o fi- 
sici agenti, si è in parte decomposta. Di ciò somministra- 
ci un esempio la narcotina che trattala con una lunga so- 
luzione di acido solforico e di perossido di manganese, 



376 ALCUNI PENSIERI 

si cangia in acido oppianico, e ciò secondo Ljebig e 
Woehier. ~ 

La stricnina, sotto l' influenza dell' ossigena diviene 
una sostanza acida, capace di formare con le basi combi- 
nazioni saline, e che perciò Ronsseau ha chiamato acido 
stricnico. 

Quando nell'albume d'uovo si versa della soda ed un 
sale solubile di ferro, si forma istantaneamente un albu- 
minalo di ferro e di soda ; ma per questo non si può mica 
dire che nell'albume d'uovo vi esista acido albuminoso, 
ma sibbene che la potassa e l'ossido di ferro determinano 
la decomposizione di una parte di albumina per cui ne ri- 
sulta dell'acido albuminrco, col quale essi si uniscono in 
combinazione salina. 

Versando sopra dell'amido un acido diluito, per esem- 
pio l'acido azotico, in modo che questo cangi una sola 
parte di detto amido in destrina, non si dirà mica che 
nell'amido vi esiste già formata la destrina, e che la so- 
luzione acida non serve che ad estrarnela , ma sibbene che 
l'acido azotico vi determina un isomerismo, o meglio se- 
condo altri in parte decomponendosi, cede porzione del 
suo ossigene , che unendosi agli elementi che formano l'a- 
mido, lo cangiano in destrina. Se poi da questa destrina 
col successivo uso dell'acido solforico, nelle dovute quan- 
tità allungato e nelle dovute proporzioni relativamente alla 
materia, si estrae porzione di una sostanza zuccherina 
(glucosa), non si dirà mica che nella destrina esiste una 
materia zuccherina, e che questa si estrae col mezzo del- 
l' acido solforico, ma sibbene che l'acido solforico rea- 
gendo sulla destrina , ne opera tale modificazione da can- 
giarla in zucchero. 

Se in un'analisi della Artemisia Judaica, usiamo di 
un processo nel quale entri dell'acido azotico allungato, 
fra i risultali di detta analisi otteniamo pure dell'acido 
ossalico, ma questo non esiste mica già formato nella Ar- 



DI FILOSOFIA CHIMICA 377 

temisia, ma sibbene è parte della santonina, che sotto l'in- 
fluenza dell'acido azotico allungato, si converte in acido 
ossalico. 

Da ciò dobbiamo dedurre quanto da qui innanzi sarà 
difficile il poter determinare le vere sostanze che costitui- 
scono un composto organico, mentre quei corpi che di 
necessità Jebbonsi adoprare per condurre a termine una si- 
mile analisi, ponno con la loro presenza determinare dei 
composti non naturalmente esistenti nel corpo analizzato. 
Quindi io eredo a buon diritto possa sospettarsi della più 
parte delle organiche analisi , fino ad ora eseguite, almeno 
di quelle ove gli stessi risultati non sono stali ottenuti col 
cangiare di processo. 

È l'acido tannico che si estrae dalle piante così dette 
astringenti ; ora questo per poco che assorba dell' ossigene 
si converte in acido gallico; quindi erronea l'analisi, che 
a modo di esempio , diceva nella scorza di quercia esistere 
formati due diversi acidi vegetali, l'acido tannico cioè, e 
l'acido gallico. 

La cinnameina od olio di balsamo del Perù , è con- 
vertita dalla potassa in acido cinnamico ed in peruvina; 
dall'acido azotico in una sostanza resinosa ed in olio vo- 
latile di mandorle amare. 

Lo stearopteno ,cbe si ricava dall'essenza di menta pi- 
perita viene cangiato in menteno dall'acido solforico anidro. 
Lo stearopteno è rappresentato dalla formola C^^H^"©". 
il menteno da C^°H'% dal che si vede che lo stearopteno 
per convertirsi in menteno perde soltanto porzione d' idro- 
gene e di ossigene per formare senza dubbio dell'acqua, 
di che è avido l'acido solforico anidro; mentre nulla per- 
de di carbonio. La qualcosa viene in prova di quanto in 
seguito dirò, cioè che un acido tanto è più concentrato, 
tanto sarà più avido di acqua, e tale da giungere a for- 
marla a spese del corpo sul quale reagisce. Se per esem- 
pio ad estrarre lo stearopteno io usassi d'un processo nel 



378 ALCUNI PENSIERI 

quale sugli ultimi periodi della operazione figurasse un 
acido concentrato, mi potrebbe accadere benissimo di e 
strarre simultaneamente stearopteno, e menteno, per la 
qualcosa, non potrei mica dire, che nell'essenza di menta 
Piperita vi esiste stearopteno e menteno, ma sibbene che 
una parte di stearopteno si è alterata per l'uso che ho 
dovuto fare di un acido concentrato, per cui si è cangiato 
in menteno. E che non in totalità, ma una sola parte di 
stearopteno si cangi in menteno a contatto dell'acido con- 
centrato; è cosa ragionevolissima; perchè se l'acido ha 
bisogno di un certo grado di concenlramento per operare 
una simile decomposizione, dal momento che si appropria 
una porzione di acqua, che determina a spese di quella 
parte dello stearopteno che primo gli viene a contatto» 
perde questo grado di concentrazione, per cui perde pure 
la proprietà di reagire qual decomponente sull'altra par- 
te, e che perciò restando inalterata, si avrebbe per ultima 
risultato stearopteno e menteno. 

Il calore cangia l'acido oleico, in acido sebacico. 

L'ossido di glicerilo, per la stessa cagione, addivie- 
ne acroleina. 

L'acido solforico, regendo sull'essenza di trementina 
ne forma del colofeno. 

La inulina, o principio attivo dell'enula campana, si 
scioglie nell'acqua bollente, dalla quale precipita per raf- 
freddamento, ora se la ebullizione dell'acqua è troppo oltre 
protratta, col raffreddarsi di questa più non precipita; loc- 
chè ci prova che la semplice acqua bollente è capace di 
alterarla. Questa inulina esposta ad un calore poco più 
che quello dell'acqua bollente, da insipida che natural- 
mente è, si converte in una sostanza dolciastra detta pi- 
ro-inulina. L' acido solforico diluito cangia istantaneamente 
l'inulina in glucosa, la glucosa al solo calore dell'acqua 
bollente diviene sostanza igrometrica; e pel solo calore 
dell' acqua bollente la cerasina si cangia in arabina. 



DI FILOSOFIA CHIMICA 379 

La lichenina , che si ricava dal lichene islandico , si 
converte in zucchero se iratlata con alcuni acidi, o con 
gli alcali. L'acido azotico la cangia invece in acido sacca- 
rico e ossalico. 

La bassorina, la cerasina, la pettina, sono cangiate 
in acido muccico dall'acido azotico ecc. ecc. 

Si potrà fare una obbiezione, cioè, che trattando una 
data quantità d'amido con un eccedente dose di un acido 
diluito, tutta si cangia in destrina, e cosi tutta la deslrina 
iu zucchero colf acido solforico. Tutto l'acido tannico in 
acido gallico, con una prolungata esposizione all'aria at- 
mosferica ecc. laddove, nella estrazione dei principi attivi 
delle sostanze organiche, ciò non avviene, cioè, coli' au- 
mentare le proporzioni degli agenti, non potremo conver- 
tire a modo di esempio, tutta la morfina in codeina, o in 
narcotina ecc. 

Siamo noi però ben certi che tornando ad agire sulla 
morfina credula pura coli' istesso ed intero processo, col 
quale abbiamo agito sull'oppio per eslrarnela, non ne pos- 
siamo vedere una parte alterarsi, e darci in ultimo un 
corpo identico, o quasi identico alla codeina od alla nar- 
cotina ecc., a seconda cioè del processo adoperato? 

Che se si domandasse la ragione per la quale doversi 
sottoporre la morfina all'intero processo adoperalo, come 
per estrarla dall'oppio, onde osservare se si verifica que- 
sta alterazione, e non piuttosto aumentare sensibilmente 
la dose degli agenti negli ultimi risultati, quando cioè la 
morfina è per essere isolata pura; e ciò per vedere, se 
con l'aumentare di questi agenti si diminuisca la quantità 
di morfina , solita con tal processo a ricavarsi da una data 
quantità d'oppio; risponderò, potersi benissimo dare, che 
la morfina abbia bisogno dell'intero processo adoperato, 
come per estrarnela, onde atteggiarsi a subire in ultimo 
quella tale varietà , per cui si manifesti codeina , narco- 
lina ecc. 



380 ALCUNI PENSIERI 

Ed oltre a questo, avvi pure, che la natura ci mostra 
varie proprietà ne' diversi corpi, e se una intera quantità 
di amido si può con nuova aggiunta di acido convertire 
per intero in destrina (lo che io però non ho potuto ve- 
rificare). Se tutta la destrina in zucchero ecc. non tutta 
l'albumina può cangiarsi in acido albuminico con nuova 
aggiunta di fèrro e di soda, né tutto l'acido tannico in 
acido gallico con una prolungata esposizione all'aria atmo- 
sferica, perchè in tal casosa spese dell'acido tannico for- 
masi paranco dell'acido eliagicc, e ciò secondo Erdmann. 

Ho io creduto formare delle ipotesi, onde alcuno die- 
tro queste si dia a praticamente studiare e vedere, se real- 
mente a tali variazioni possono essere soggetti , in gene- 
rale, vari principi attivi delle diverse sostanze organiche, 
cosa che io slesso in seguito mi propongo in parte di fare. 
E siccome l'estrazione di diversi principi da uno stesso 
corpo, non si potranno sempre considerare il solo ed esclu- 
sivo risultato di una alterazione del principio primo, po- 
tendo concorrere alla formazione di altri, le altre varie 
sostanze che lo compongono, cioè le gommose, le resinose, 
le zuccherine, le feculenti, le grasse, le coloranti ecc., 
così dirò qualche cosa delle proprietà di cui godono quei 
corpi che più comunemente soglionsi usare in simili pro- 
cessi, e le modificazioni , che in generale ponno subirete 
far subire alle sostanze sulle quali reagiscono. 

Gli acidi più sono concentrali , più alterano le sostanze 
organiche per l'avidità che hanno per l'acqua, della quale 
determinano la composizione a spese del corpo sul quale 
reagiscono , e che perciò decompongono ; e ci sia d' esem- 
pio lo stearopteoo, che per questa sola ragione, come 
abbiamo di sopra detto, si cangia in menteno. Quindi se 
in un processo sopra sostanza organica figura un acido 
piuttosto concentrato, in parlicolar modo sugli ultimi pe- 
riodi risultali , può questo determinare la formazione di 
una parte di acqua a spese di una parte del principio che 



DI FILOSOFIA GUiniGA 381 

si è presso ad estrarre, la qual parte di principio che si 
altera per una tal perdita, cioè di ossigene e d' idrogene ^ 
si mostrerà diversa dall'altra parte indecomposta, e sulla 
quale l'acido non può reagi re, o debolmente reagire, per- 
chè già allungato per la già detta formatasi acqua. Par- 
tendo dall'acido il più concentrato, fìno ad una maggiore, 
ma sensibile sua diluzione, i vari gradi di concentrazione, 
che stanno fra qaesti estremi , potranno operare modifica- 
zioni diverse, cioè più o meno energiche, nei corpi orga- 
nici sui quali reagiscono. 

L'acido dorico cede più facilmente l' ossigene che 
l'acido perclorico. L'acido azotico è corpo ossidante, que- 
ste proprietà, che vediamo sempre avvenire e verificarsi, 
agendo sopra sostanze inorganiche, ponno benissimo suc- 
cedere in qualche modo anco nelle organiche. 

Il biossido d'azoto assorbe l' ossigene più facilmente 
che il protossido; l'acido azotoso che nel primo caso si 
forma, si comporta diversamente dell' acido azotico, la cui 
proprietà l'abbiamo di sopra accennata. 

Le basi concentrate si comportano diversamente che se 
allungate con acqua; diversamente se agiscono sopra un 
corpo azotato, vi ponno indurre una specie di saponifica- 
zione; e così unire questa proprietà alla neutralizzante i 
liberi acidi, o decomponente i già formati sali, o quelli 
naturalmente esistenti nel corpo sul quale vanno a reagire. 

La potassa , la soda, saponificano più che la magnesia, 
la calce ecc. 

La calce è più avida di acqua che la magnesia , quindi 
con l'uso della calce maggiore alzamento di temperatura, 
maggiore elettricità, e quindi più facile alterazione dei 
corpi a contatto. 

Un sale neutro si comporta diversamente che sé ha 
eccesso di acido o di base; perchè se ha eccesso di acido 
può determinare la formazione di un corpo che abbia rea- 
zione basica, e trattandosi di sostanza organica ? un car- 



38'2 ALCUNI PENSIERI 

buro d' idrogene ecc. Se ha eccesso di base la formazione 
di un acido organico, (acetico) oltre, se si tratta di so- 
stanza azotata, un qualche grado di saponificazione. 

Se si adoperano separatamente acidi e basi^ la loro 
azione su i corpi con i quali vengono a contatto, sarà di- 
versa da quella, se acidi e basi uniti insieme formano 
dei sali. 

I carbonati sono più slabili che i bicarbonati, quindi 
i bicarbonati più facilmente ponno cedere porzione di acido 
carbonico ; come pure i primi atomi di detto acido sono 
attratti e ritenuti dagli alcali con più energia che i se- 
condi. 

L' idrogene attrae, e ritiene con maggiore energia il 
primo atomo di ossigeno, con cui forma dell'acqua: che 
il secondo, per formare il biossido d' idrogene. 

II cloro decomporrà sempre le sostanze organiche, 
appropriandosi cioè T idrogene , per cui convertesi in acido 
cloridrico. Quindi talvolta usandosi il cloro per decolorare 
qualche sostanza organica, si dovrà poscia sempre porre 
mente all'azione che in seguito può esercitare sui corpi 
superstiti l'acido formatosi. 

Dumas ci fa osservare, che quando il corpo su cui 
agisce il cloro, od altro alogeno, contiene dell'acqua, è 
a questa che il cloro toglie T idrogene, ed in tal caso que- 
ste molecole d' idrogene non vengono rimpiazzate da al- 
trettante di cloro, ma invece è l'ossigene risultante dalla 
decomposizione della detta acqua, che allo stato di gas 
nascente si combina al corpo che si è privato di acqua. 
Cosi sotto la influenza di 4 atomi di cloro ossia 4 Ch l'al- 
cool C'H'-t-2H^0 si converte in etere acetico ed acido 
cloridrico, cioè addiviene C H' 0^-*-2H^Ch^ Così adun- 
que da un qualche corpo avente, quale principio imme- 
diato, una sostanza zuccherina, ci può esser dato di estrar- 
re una sostanza eterea, perchè prima il zucchero cangialo 
in alcool .quindi l'alcuol cangiato in etere come abbiamo 
sopra notato. 



DI FILOSOFIA CHIAIIGA 383 

Due corpi liquidi reagiraoDO fra loro con più ener- 
gia,' che due solidi, che Tuno liquido e l'altro solido; 
diversamente se vi concorre il calorico, la luce, T elettri- 
cità, od un prolungato contatto. 

La presenza di alcuni corpi può paralizzare l'azione 
che altri potrebbero esercitare in una data sostanza ; tali altri 
ponno favorire quest'azione. Un acido per esempio che 
reagendo sopra un dato corpo avrà la proprietà di modi- 
ficarlo, perderà queste proprietà , se avvi presente una base 
che lo neutralizzi: la stessa cosa si dica se invece di un 
acido si tratti d'una base. Invece favorirà l'azione che può 
esercitare un qualche acido isolato, un altro acido, che 
a preferenza unendosi alla base che lo teneva in combina- 
zione salina, lo renda libero, e quindi a portata d'indurre 
in un corpo varie modificazioni. 

L'alcool che concentrato avrà la proprietà di intera- 
mente sciogliere un dato corpo, non lo scioglierà se avvi 
dell'acqua che lo allunghi, oppure se avvi presente altra 
sostanza , che a preferenza vi si combini , perchè più so- 
lubile del corpo che si ha in mira doversi sciogliere. 

Cosi detto alcool se ha la proprietà di sciogliere un 
corpo in ragione della sua maggiore concentrazione, questa 
proprietà gli sarà aumentata dalla presenza di una sostanza 
che avida d'acqua lo renderà maggiormente anidro ; e così 
si dica di tanti altri. 

I corpi in genere, reagendo gli uni sugli altri, svi- 
luppano elettricità e calore a seconda della forza più o me- 
no energica con la quale si respingono, si attraggono e 
restano uniti, decomponendosi e costituendo nuovi corpi; 
ora questo maggiore o minore sviluppo di elettricità e ca- 
lore influirà d'assai sui vari corpi organici che vi stanno 
a contatto. Quindi nei processi per estrarre da una qualche 
sostanza organica il suo principio attivo, dovrà aversi in 
mira; se questo può essere stato in parte alterato dalla 
loro azione; se sono stati usali acidi minerali a preferenza 



384 ALCUNI PENSIERI 

degli organici; se acidi o basi ad un cerio slato di con- 
centrazione; se il loro contatto è stato di troppo prolun- 
galo; se vicendevolmente hanno reagito con energìa o no. 

Bisogna estrarre da una istessa sostanza il suo prin- 
cipio attivo ponendo in esecuzione vari processi ^ e vedere 
se l'ultimo risultato, ossia l'estrazione di detto principio, 
è sempre uguale nella qualità , ma più nella quantità, op- 
pure se sta in ragione dei vari corpi che vi hanno reagito, 
facendo conto in generale di quelle proprietà, che già ab- 
biamo loro attribuito; vedere cioè se col cangiare di pro- 
cesso , che sarebbe lo stesso che col cangiare di agenti , 
perchè ogni processo ha i suoi propri se non nelle qua- 
lità almeno nel modo di usarli, vedere io dico, se cangia 
il risultato, per la formazione d'un idruro di carbonio, 
se nel processo a preferenza sono usali gli acidi ; se dalla 
formazione di un acido organico, se nel processo a pre- 
ferenza hanno figurato gli alcali; se per aver perduto que- 
gli elementi e nelle proporzioni da costituire dell'acqua, 
se nel processo hanno reagito corpo di essa avidi ; se l' acqua 
istessa decomponendosi in forza del calore, elettricità o per 
altre cause gli ha somministrato un qualche suo elemen- 
to ecc. ecc. Se in vari corpi si potesse giungere ciò a ve- 
rificare allora le mie ipotesi, in realtà cangiate, lungi dal 
faticare in ideare processi per isolare dagli slessi corpi al- 
tri principi oltre li già conosciuti, ci daremo a meglio co- 
noscere li già esistenti, a studiare il modo onde sempliciz- 
zare, renderne più facile, e di meno costo la estrazione, 
come pure studiare quei corpi fino ad ora del tutto o quasi 
del tutto trascurati, e che pur troppo ci tengono ancora 
occulto quello, a cui devono la loro azione. 

E nel vero, quale utile arreca colui che incessante- 
mente si occupa onde rinvenire nell'oppio un altro alca- 
loide^ oltre ai cinque o sei enunciati, e così dicasi in al- 
tre molle già studiate sostanze? Sudet, multum, frustra" 
que lahoret. 



DI FILOSOFIA CHinilCA 385 

Ora mi resta a dire della terza proprietà, cioè, che 
uno stesso principio, può talvolta far credere in sé, o fuori 
di sé, l'esistenza di altri, per il diverso comportarsi delle 
sue parti con vari agenti. 

E che ciò possa avvenire, mi è dato facilmente pro- 
vare col fenomeno che ci presenta la pettina o princìpio 
immediato di alcuni frulli , che essendo in parte solubile 
nella semplice acqua, in parte solubile soltanto nell'acqua 
acidulata, ed in parie insolubile, e nell'uno e nell'altro 
liquido, fece credere ne' suddetti fruiti la esistenza di tre 
simigliami, ma diversi immediali principi, cioè T uno, co- 
me abbiamo detto , solubile nella sola acqua distillata , T al- 
tro solubile nell'acqua acidulata, il terzo infine insolubile 
e nell'uno e nell'altro liquido, finché ulteriori chimiche 
osservazioni, ci hanno mostrato in tutti tre i casi, trat- 
tarsi di sola e pura pettina, che gode di diverse proprie- 
tà nelle diverse sue parti, e senza nemmeno che l' una sia 
isomera dell'altra (almeno fino ad ora non conosciuto iso- 
merismo), ma del tutto fra loro identiche. Ora la proprietà 
della pettina, perché non la potremo riscontrare in altri 
immediati princìpi? 

Oltre a ciò, l'enunciato fenomeno della pettina, viene 
in appoggio a varie delle già citate mie ipotesi, e che del 
tulio non saranno più tali, se ulteriori indagini potransi 
mostrare nella più parte de' corpi non esistere come si 
crede, o assai difficilmente esistere estesa moltiplicità di 
principj aitivi, ma tutti, o quasi tutti, trarre origine da 
uno slesso principio, che diversamente si appalesi per for- 
za d'isomeiismo, per alterazioni subite a contatto di vari 
agenti, o per il diverso comportarsi delle sue parti, mo- 
strando così diverse chimiche proprietà. 



N. Ann. Se. Natdr. Serie III. Tom. 7. 25 



386 

REPERTORIO ITALIANO 

PBR LA STORIA NATURALE 

1 1 . Malacologia 

Catalogo dei Gasteropodi terrestri della Valle del- 
l' Isonzo e dell' Altipiano d' Adelsberg, del littorale 
di Trieste e dell' Istria ; del Dott. Teodoro prada. 
( unito all' opera indicata al N. 9. ). 

I generi che qui vengono riferiti sono : Limax , Suc- 
cinea, Helix, Bulimus , Achalìna, Pupa, Clausilia, Cary- 
chium , Pupula , Pomatias , Cydostoma. — Le specie sono 
tutte note : le varietà , e i luoghi dove sono state trovate 
sono diligentemente descritte. 

12. Ornitologia. 

Vocabolario dei sinonimi classici della Ornitologia 
Europea di Antonio schembri. — Bologna 1846-1852. 
Un voi. in 8.° di pag. 437. 

Un frammento di quest' opera ( il cui manoscritto fu 
presentato al 7." congresso dei Naturalisti italiani) mostrerà 
che cosa sia il lavoro medesimo. 

Acanthis, K. e Bl. Vedi Carduelis, Briss. 

Gesn. V. Chrysomitris, Boie. 

■ Gesn. V. Chrysomitris spinus , Boie. 

Aristotelis, Gesn. v. Chrysomitris spinus, 

Boie. 
Acanthylis, Rzac. v. Chrysomitris spinus, Boie. 
Accentor, Bechst., Bonap. , Duraz. , Ranz, , Meyer, 



PER LA STORIA MATURALE 387 

Vieill. , Cuv. , Less., Temm. , Savi, Be- 
noit. , Crispin. , etc. 

Curruca, Briss. , Willugh,, Rzac, Frisch. 

Motacilk; Linn. , Gmel. , Pallas. 

Muscicapa, Jonst. 

Passer , Charlet. , Linn. , Aldrov. 

Prunella, Vieill. , Gesn., Jonst., Rzac. 

Spipola, Aldrov. 

Sturnus, Linn., Gmel., Lath. , Scop. 

Sylvia 5 Lath. , Klein. 
Acceiitor, Temra. v. Calliope, Gould. 
Accentor Alpinus, Bechst. , Bonap. , Duraz. , Ranz. , 
Less. , Eyton , Crispin , Cara , Savi etc. 

Motacilla alpina, Linn., Gmel. 

Spipola major, Aldrov. 

Sturnus coUaris , Scop. , Linn. , Gmel. , Lath. etc. 

13. Geologia. 

Sopra i depositi quaternari dell' Imolese. Rettifica di 
alcune opinioni intorno alla giacitura delle Ossa 
Fossili. Lettera del Sig. e. scarabelli al Ch. Sig. 
Dott. Antonio Toschi. (Roma 1852 in 8.° pag. 11 con Ta- 
vola. Opuscolo tratto dagli Annali di Scienze Mat. e Fis. 
di Roma. Gennajo 1852.) 

Nell'agro che circonda la città d' Imola , vedesi il ter- 
reno quaternario fino a certa altezza ascendendo sopra i 
colh. Questo terreno consta di Diluvio apenninico , e di 
una triplice formazione; la l.'' è Ciottolosa, la 2.* Palu- 
stre, la 3.^ Fluviatile. — La I.* sta sopra alle sabbie gialle 
dei terreno pliocenico : è composta di sassi rotondati di Ser- 
pentino , di Calcare , di Macigno , di Calcare Nummulitico , 
come anche di sassi metamorfici, di Diaspro Ftanite, etc. 
cose tutte provenienti dal superiore Apennino ; a ciò ag- 



388 REPEKTORIO ITALIANO 

giunger debbonsì alcvini sassi di granito, di Micaschisto 
granatico etc. che non appartengono ai nostri monti. Fra 
questi sono state scavate ossa fossih di vertebrati a Sganga 
con frammenti di conchigUe del periodo pliocenico. — La 
2.% che il più spesso si sovrappone alla prima ; consta di 
limo sabbionifero, con Ciclostome, Anodonti etc: da essa 
è stata ricavata da G useppe Cerchiari una grande parte 
dello scheletro di Rinoceronte forse bicorne. — La 3.* che 
è la superiore è formata di sassi di calcare , di macigno , 
e di molassa , quali asportano i lìumi anche d' oggidì. Tolti 
pochi denti dì cavallo e di bue , nessun osso vi è stato 
trovato. 

Ricerca l'Autore per quali cause siansi distinte que- 
ste formazioni ; e perchè fra loro differiscano le Rocce della 
prima e dell'ultima. 

t4. Entomologia. 

Sullo sviluppo della Botrytis Bassiano, e d'altri Mi- 
celi , Memoria del Signor carlo Antonio venturi. 
{Commentari dell'Ateneo di Brescia i848 aliSòO. pag. 126.) 

Il Dott. £assi dì Lodi già nell'anno 1835 circa , avea 
attribuito la malattia dei bachi da seta , ad una Crittoga- 
ma, che poscia fu chiamata Botrytis bassiana. Le espe- 
rienze instituite dal Venturi, apportano alciine cose che 
riguardano la Botanica, alcune altre la Zoologia, cioè si 
riferiscono alla malattia dell'animale. Dell'ultima specie 
sono queste: 1.'' Tolto il contatto dell'atmosfera^ non ap- 
paiono nel cadavere delle macchie rosse , benché si svolga 
la Botrite. 2.° Tagliato longitudinalmente il cadavere già 
incominciato a farsi rosso, la parte che pella prima viene 
coperta d'un involucro biancastro, è l'interna. 3. Se si 
aggiunga ai cadaveri chiusi in un vaso, alcun poco di 
Muriato di Soda, non più svolgesi la Botrite, invece della 



PER I.A STORIA NATURALE 389 

quale nascono altre crittogame ben diverse , quali sono 
il Penicilium glaucum, Aspergillus Cesatii, Sporotricum , Che- 
tostroma etc. 6.° Tagliato longitudinalmente il cadavere , 
e tratta fuori la materia verde interna ( cioè le foglie man- 
giate ) , in essa , poste certe condizioni , si svolge la Botrite. 

Finalmente dalle foglie dello stesso Gelso, triturate ^ 
e coperte di Zucchero, etc. si è sviluppata la Botrite. 
Da ciò l'Aut. opina « non doversi attribuire lo sviluppo 
» della Crittogama parassita alla sostanza parenchimatosa 
» del Gelso ». Dello stesso sentimento è pure il Cesa- 
ti , che conchiude « aversi quello sviluppo senza il concor- 
so dei principi animali. » 

Dice poche cose intorno alla generazione spontanea, 
e all' ipotesi della natura inorganica del Calcino. Chiude in- 
fine l'opera col Catalogo dei Libri risguardanti gli studi 
micologici. 

15. Paleontologia. 

SyNOPSIS PALIMARI'M FOSSILIUM. AuctOfe Pl'Of. A. MASSA- 

LONGO. ( Pragae 1852. S° pag. 16. ) 

Alle 56 Palme fossili note sin qui sono da aggiugnere 
7 specie nuove. — Dieci Palme fossili scavansi nei terreni 
d'Italia. Di ciascuna delle specie note si ha la sinonimia, 
la citazione degli Autori , la Frase , ed il paese ove si tro- 
vano. Le specie nuove sono le seguenti. 

Flabellaria? cyrthorachis , Mass. « Foliis flabellifidis 
» conferte gramdosis, laciniis rachidi compressae bine gib- 
» bae jnsidentibus , numerosis congestis lineaiibus planis 
» nervis , basi concretis » del Monte Bolca. ( Questa specie 
ha qualche somiglianza colla pelle di un Pesce). 

Phoenicites Italica Mass. « foliis pinnatis (petiolatis?), 
» oppositis alternisve lineari-lanceolatìs subtilissirae stria- 
» tis, inaequalibus , conduplicatis , plica valida, apicem 



390 REPERTORIO ITALIANO 

1 versus latiorìbus, basi cuneatis rachide lata angolata > 
di Chiavon nel Vicentino. 

Ph. Lorgnana Mass. « foliis pinnatis, pinnis sessilibus 
D integris-lineari-lanceolatis planis , apice obtusis , basi vix 
1 conduplicatis , pinnis infimis oppositis , superiorìbus al- 
» ternis, distantia seraipollicari dispositis, rachide tenui 
» subtetragona » ivi. 

Ph. Fracastoriana Mass. « Ph. foliis petiolatis , pecti- 
» nato-pinnatis, pinnis petiolato-cuneatis , oppositis?.... 
» alternisve? . . . lineari lanceolatis conduplicatis plerum- 
» que usque ad basim divisis , distantia vix semipoUicari 
» dispositis , nervis obsoletis , rhachide plana crassiuscula 
» ad basim dilatata (6-8 lin.) » ivi. 

Castellinia. nuovo gen. — Caratteri « Fructus ovati 
» compressi irregulariter sulcati , imperforati monospermi, 

I uniloculares solidi , pericarpio crasso lapideo, nucleo omo- 
» geneo loculum omnino impiente. » 

Cast, macrocarpa Mass. — « fructibus cordato-ovatis 
» bine gibbis , basi late truncato-emarginatis 6-8 pollica- 
» ribus , latitudine saxpoUicaribus , intus striatis » M. Solca. 

Cast, subrotunda Mass. » fructibus ovato-subrotundis 
» acquali , basi rotundatis , longitudine quadripollicaribus 
D latitudine tripollicaribus nucleo obsolete striato. » Ivi. 

Cast. Zignoana Mass. — « Fr. ovato-conicis hinc gib- 

II bis, basi breviter abrupteque angustatis, apine barba- 
» tis longitudine tripollicaribus, latitudine bipollic. intus 
» obsolete striatis » Ivi. 

Cast. Incurva Mass. « Fr. semiovatis incurvis, hiuc 
» gibbis basi rotundatis, longitudine quadripollic. , latitu- 
» dine bipoli, intus striatis. » Ivi. 



PER LA STORIA NATURALE 391 

16. Geologia. 

Sull' origine delle Montagne , e dei Vulcani. Studio 
sperimentale di paolo corint. (Lorf» 1851. C. Wilmant. 
Val. 1. 8.°p. 526. Prezzo Fr. 10.) 

Parla prima 1' Aut. della Geologia sperimentale ; ed al- 
l' Art. VI narra aver veduto sorgere , nel consolidarsi di certo 
liquido che egli chiama Plutonio ( del quale non indica la 
natura ) inonticelli , e Graniti , e Porfidi , e Basalti ; come 
ancora sollevamenti, e valli j e caverne, e fessure indicanti 
il letto di fiumi ; in breve vide riprodotti tutti i fenomeni 
plutonici e vulcanici , per cui doversi tenere questo liquido 
come fondamento della geologia sperimentale. I liquidi 
plutonici si consolidano non per istrati sovrapposti come 
la cera, ma quasi come per rete che attraversa l'intera 
massa del liquido ( p. 34 ). Al consolidamento di qualsiasi 
liquido plutonico presiede la forza catalittica ( ovvero for- 
za per contatto). All'Art. XII ci parla del plutonisrao 
terrestre primitivo. I gas esalantisi dai crepacci della terra, 
e che accompagnan le Terme, le Rocce cristalline e cellu- 
lari , e i Gas racchiusi nelle stesse rocce , abbastanza mo- 
strano il liquido primitivo essere stato aerifero , e quindi 
essere stato un liquido plutonico somigliantissimo al Plu- 
tonio artificiale. 

Parte prima dell' opera. Delle Montagne, 1." il Plutonio 
si è quello a cui son dovuti i fenomeni geologici plutonici. 
— A. Viene esaminato il Plutonio consolidantesi libera- 
mente senza pressione di corpi sovrapposti. Le disposizioni 
dei monti , la regolarità delle valli sono intimamente con- 
nesse colla forma del liquido Plutonico (61 ). Il tempo in 
cui i Monti si conformano corrispondono a quello di con- 
solidamento della loro massa liquida (65). Perciò lenta- 
mente non a salti ma successivamente e uniformemente 



392 REPERTORIO ITALIANO 

sonosi formati i monti , esempio essendone il Plutonio ar- 
tificiale ( p. 69). Poscia consideransi assai cose intorno la con- 
solidazione del liquido plutonico artificiale , che servono a 
spiegare la forma e direzione dei monti. » Riferendoci , di- 
ce l'Autore, a quanto ci viene insegnato dal plutonio arti- 
ficiale siamo tratti a concludere che la regione centrale della 
terra si trova in parte solidificata e in parte persiste nel- 
l'antico stato di liquidità. Dappertutto nel plutonio che va 
consolidandosi , la materia solida apparisce in mezzo alla li- 
quida, l'una è addossata all'altra e trovasi nell'altra in- 
tersiata » (p. 116). 

Considerata l'origine dei monti, dietro esempio del 
Plutonio artificiale , patenti rapporti corrono fra la for- 
ma loro, e la struttura intrinseca, la qualità delle rocce, 
il numero dei culmini etc. Egualmente spiegansi per l'ipo- 
tesi del Plutonio le forme che i monti preferiscono , come 
ancora i loro versanti , e ciò che chiamasi altipiano. Le 
cause poi estrinseche, siccome 1' atmosfera, e 1' acqua , po- 
sero in opera la loro azione , valida per l' enorme calore 
della terra, nell' altei-are le forme dei monti (p. 131). 
Altre poi intrinseche , come i corpi estranei racchiusi, pro- 
ducono modificazioni nelle montagne , e da esse ripetesi 
1' origine dei Filoni , e si spiegano ancorché si trascuri la 
forza elettrica. Quindi potrebbe avvenire che per criteri 
estrinseci talvolta sia dato scoprire metalli nascosti in seno 
ai monti (p. 139 ). Sono poi investigate le cavità che veg- 
gonsi sulla faccia della Terra , quali il fondo del mare etc, 
la forma delle medesime cavità, le depresioni del suolo 
(p. 149), e quindi le spaccature nelle Rocce plutoniche; 
e perciò le fratture della corteccia della Terra, il vario 
numero e direzione loro, deduconsi da quanto vedesi ne- 
gli esperimenti del Plutonio artificiale , principalmente in 
causa della ineguaglianza massima di temperatura (p. 161). 
Ricercasi come le rocce plutoniche sian composte il più 
spesso di minerali misti , come addiviene del Plutonio che 



r 



PER LA STORIA NATURALE 393 

benché omogeneo , può produrre la mistura di due o di 
tre minerali ; e paragonansi quindi le opinioni antiche cir- 
ca la ricomposizione del granito fuso(p. 170). In seguito 
investigansi le formazioni e cause del granito e delle rocce 
incoerenti (p. 177). Infine parla dell'acqua Plutonica, 
della sua circolazione nell'interno della Terra, del Ghiac- 
cio o dei suoi fenomeni (p. 186). 

B. Esaminasi il Plutonio q\xando è coperto e premuto 
'alla superficie da altre sostanze. L'Aut. ripete le rocce 
metamorfiche , gli strati flessibili , e gli altri rigidi , ed i 
composti di sostanze incoerenti egualmente che i sassi erra- 
tici , e le arene nei deserti , dall' azione del Plutonio, zzi Am- 
messo , egli dice , che questi massi erratici si trovassero un 
tempo galleggianti alla superficie del plutonio liquido egli è 
chiaro che al presente non si dovrebbero incontrare aderenti 
alle rocce cristalline provenienti dalla consolidazione del no- 
minato plutonio, ma bensì divisi da esse, per tutto lo spes- 
sore delle Rocce di epurazione, zz Finalmente ricercasi che 
influisca l'acqua sovrapposta al Plutonio artificiale, nella 
varia di lui consolidazione. 

La 2.* sezione della 1.* parte tratta del Plutonio con- 
siderato come causa di fenomeni che spettano alla fisiolo- 
gia , del che non ci appartiene qui dire. 

17. Entomologia. 

Osservazioni critiche sopra le principali opere pub- 
blicate in questi ultimi tempi, con indicazione dei 
migliori precelti spettanti ai Bachi , ai Gelsi ed 
al Setifìcio di angelo bellani. Milano M. Carrara 
1851. Parte 1.^ e 2.^ Voi. 1. in 8.° 

I molti argomenti che in quest' opera vengono trattati , 
già furon inseriti nell' opera intitolata Giornale agrario di 
Milano. Perciò è a lamentarsi che manchi , come dicesi , 



394 REPERTORIO ITALIANO 

<i' unità di composizione questo lavoro intorno al Baco da 
seta , che come un emporio ( tanta è la copia delle mate- 
rie ) si presenta ai éftricicoli. Quivi sono raccolte le osser- 
vazioni dell' Aut, quivi sono esposti i trovati degli altri, 
quivi sono riportati molti lavori , e confutansene le opi- 
nioni. In qtiesta prima parte trattasi dell'evoluzione dei- 
Baco da seta , della lunga sua conservazione , della dupli- 
ce cultura nell'anno dei bombici; dei metodi e istrumenti 
per curare i medesimi, del cibo delle Larve per mezzo 
della Farina , o di Vegetabili che surrogansi al Gelso , e 
della coltivazione di quest'albero. Con molte indagini, 
congetture ed opinioni sì dell' Aut. medesimo che di altri , 
tratta di quella malattia detta Ca?cmo, Mal del segno e dai 
Francesi Muscardine. Fra i lavori editi che qui vengono 
annoverati ed esaminati, sono: Baissì , Breve istruzione per 
evitare il danno che reca il Calcino ai Filugelli etc. Milano 
1839. — Pirola, Educazione dei bachi da seta come si pra- 
tica nella Brianza. Milano 1840. — Freschi, Guida per al- 
levare % bachi da seta. S. Vito. 1840. — Strada Luigi, Ba- 
chi da seta errori e pregiudizi etc, e della Bigattiera mo- 
bile. Milano 1845. — Stradivari Cesare, Sull' educazione 
dei bachi da seta , e sulla coltivazione dei Gelsi. — Bona- 
fous Matteo, Trattato e scritti varj intorno all' educazione 
dei bachi da seta , ed alla coltivazione dei Gelsi. Milano 1842. 
Lombardini , // Bacofilo. Milano 1842. — Garulli D. Ales- 
sandro , Ragionamento accademieo sopra il nuovo metodo di 
allevare i bachi da seta mediante l'albero artificiale. Loreto 
1843. — Vascotti, Codice pel Regno dei Bachi da seta. Ve- 
nezia 1840. — Saccardo, Scoperta delle cause che produco- 
no ilCalcino mal del segno nei bachi da seta. Padova 1845. 
— Broglia Antonio , Metodo pratico dì coltivare i bachi. Ve- 
rona 1845. — Giordani , Nuova Bigattiera appropriata alla 
4.* e 5.* età dei bachi da seta. Padova 1846. — Tramon- 
tini, Nuovo metodo di mantenere i bachi da seta nella pri- 
ma età colla foglia secca. Milano 1845. — Bomati , Metodo 
di educare i bachi da seta. Milano 1845. 



PER LA STORIA NATURALE 395 

Nella seconda parte dell' Opera di Angelo Bellani , si 
parla j dell'educazione autunale dei Bachi, delle loro va- 
rietà, di molte cose sul Calcino, e del di lui contagio, 
del modo di trarre e preparare la seta^ del Gelso e delle 
sue foglie, e delle malattie d'amendue, delle cognizioni 
degli antichi intorno ai bachi etc. Fra le opere degli altri 
queste vengono riportate. — ■ Grassi Giuseppe, Memoria 
sul Calcino, o male del segno. — Lanzoni, Osservazioni so- 
pra nuovi fatti e teorve allo stato morboso dei Bachi da se- 
ta. Monza 1850. — Bassi Agostino, Il fatto parlante sul 
modo di ben governare i bachi da seta , e prevenire e curare 
il Calcino etc. Lodi 1850. 

Troppo ardua cosa sarebbe annoverare tutto quello 
che qua e là trovasi nell'opera del Bellani, in cui è rac- 
colta grande parte di ciò che appo noi venne alla luce 
sull'industria della seta; così che essa diviene pei cultori 
di questa un utile repertorio ; tanto più che 1' Aut. stesso 
già promette la terza parte, che comprenderà la Baco- 
logia dell'anno 1851. 

18. Entomologia. 

Della produzione della Seta in Italia. {Indicatore Mo- 
denese, Giornale di Lett. etc. 10 Aprile 1852.) 

Considerata tutta Italia, questa all' incirca sarebbe la 
quantità media della Seta , che in ogni anno si produce. 

Lombardia Chilogr. 1408320 

Venezia > 703360 

Tirolo » 148800 

Istria italiana, Dalmazia etc. . « 42000 

Sardegna » 916667 

Due Sicilie » 422016 

Romagna >, 281344 

Ducato di Parma, di Modena etc. » 458333 

Toscana 140672 

Chilogrammi 4521512 



396 REPERTORIO ITALIANO 

i9. Geologia. 

Manuale dell' arte di scavare le Miniere , e di Me- 
tallurgia ad uso degli studenti tecnici , del Prof. 
INNOCENZO MALACARNE. {Milano. GnoccM i8òi. 8.^ p. 190.) 

Comprende questo trattato quattro capitoli. Versa il l." 
suir escavazione della terra ; viene detto alcun che intorno 
alle vene dei metalli : il rimanente riguarda principalmente 
la meccanica delle miniere. Tratta il 2.° delle operazioni 
che si fanno sui minerali già scavati, cioè della tritura- 
zione, delle lavature etc. Nel 3." si parla delle operazio- 
ni metallurgiche , cioè delle fornaci e delle loro parti , 
della torrefazione etc. Nel 4.° ed ultimo capo infine vi è 
detto dei metodi con cui i singoli metalli sono trattati nella 
fusione etc. cioè del piombo, argento, oro e altri. 

20. Geologia. 

Dei cangiamenti cui soggiacque V idraulica condizione 
del Po uel territorio di Ferrara, e della necessità 
di rettificare alcuni fatti annunziati da Cuvier su 
tale argomento. Memoria dell' Ing. elia lombardini. 
{Milano 1852. 4." p. 48. Tav. 3. V. Giornale dell'I. R. Jstit. 
Lombardo di Scienze etc. 2". IV. ) 

Cuvier nell'opera intitolata = Discours sur les révo- 
lutions du Globe = avea addotto il Po ed altri fiumi, come 
esempi di rapidissima elevazione del loro letto, e dell'a- 
vanzamento del loro sbocco nel mare : donde inferiva quan- 
to poco tempo avessero essi impiegato nell' allevare le cir- 
costanti pianure. Cuvier argomentava dietro le osserva- 
zioni di Prony. Ora l'Autore pone in campo nuove os- 



PER LA STORIA NATUKALE 397 

servazioni, da cui è permesso dedurre più ristrette con- 
seguenze intorno al letto, alle foci, e alle pianure. 

In questi capitoli comprendonsi materie per la mae- 
gior parte idrauliche. 1." Vengono riferiti gli scritti del 
medesimo Autore iptorno a ciò ; e sono : Intorno al siste- 
ma idraulico del Po, Milano 1840. — Altre osservazioni sul 
Po, Milano Ì8i3. — Cenni Idrografici sulla Lombardia. ( F. 
Notizie naturali e civili sulla Lombardia , Milano \&ii. ) — 
2.° Cangiamenti che avvennero nel letto del fiunie Adige. 
3.** Rettificazioni intorno alcuni fatti intorno alle antiche 
bocche del Po. 4.° degli argini del Po , e delle bonifica- 
zioni delle circostanti campagne. 5.° Dei cambiamenti che 
avvennero nel letto del Po negli ultimi tempi. 6.'' Se il 
fondo del Po siasi fatto più alto sopra il luogo detto la 
Stellala 7." 8.» 9.^ 10," 11.° 12.» Osservazioni intorno alle 
abbondanti e scarse acque alla Stellata, Ponte Lagoscuro 
e Bondeno, 13.° Dell' avanzamento delle bocche del Po nel 
mare Adriatico. 14.° Confronto con quelle dell'Adige, 15.° 
16." Considerazioni generali, e conchiusione. 

Viene la questione intorno al massimo afflusso delle 
acque nei fiumi d' oggidì ; e l' Autore adduce per causa , 
gì' indebiti abbattimenti dei boschi ; i quali mentre pro- 
teggevano i monti, le acque scendevano per le pendici 
di essi a guisa di tenuissimo velo. Oggi le acque solcano 
la nuda faccia dei monti con rviscelli , i quali ben presto 
si fanno burroni dove le acque precipitatamente si adu- 
nano , cadono nei fiumi d' un sol getto , da cui spesso 
straripano. ' 

La Tav. 1.^ rappresenta l' Idrografia del Po ; la 2.^ la 
Mappa delle bocche e sezioni del medesimo ; la 3.* il pro- 
filo del terreno posto fra il Ponte Lagoscuro e quelli vi- 
cini a Ferrara. 



398 REPERTORIO ITALIANO 

" * • Geologia. 

Notizie sulla storia delle Scienze fisiche in Toscana 
cavate da un manoscritto inedito di Giovanni tar- 
GiONi TOZZETTi. Firenze dalla I. R. Biblioteca Palatina 
1852. 4.0 pag. 335. 

Conosciuto già per l' opera sua benemerita della Geo- 
logia italiana (1) Giovanni Targioni Tozzetti, ha lasciata 
questa Istoria , che oggi , per ordine sovrano , è messa in 
luce dal Bibliotecario Gio. Francesco Palermo. Dapprima 
sono date notizie sopra il Targioni e sopra il suo manu- 
scritto. L' opera è divisa in tre libri ; il primo versa sui 
tempi più remoti , il secondo sui tempi di mezzo , ed il 
terzo comprende li più recenti , e tratta del coltivamento 
delle Scienze sotto il Principato. 

Libro l.o Premesse notizie sulle origini dell' Etruria, 
dell'Agricoltura, della Pastorizia, delle Arti liberali, delle 
Edificazioni , parla nel Capo 5. delle Scienze. Narra quivi 
le cose che Plinio racconta dell' uso delle piante presso 
gli Etruschi. 

Libro 2.0 Molte cose si hanno intorno la Filosofia , le 
Arti, e i costumi del medio evo 3 il Capo 8. è perla Storia 
naturale , di cui scrissero poche cose antichi scrittori, Raf- 
faello Mattei, Fortini, Fra Teodorico ^ Domenico di Arezzo, 
Fazio degli liberti , Francesco degli Stabili , e Bastiano e Gio- 
vanni Guidi ; delle quali opere, circa la Mineralogia l'Au- 
tore riferì notabilmente ne' suoi Viaggi. T. IX. ediz. 2. 

Scrissero della Zoologia Fra Lodovico, Delle cure de' 
Fa?cAi, Lorenzo Lippi alcunché su' Pesci , Rucellai un Poe- 



(1) Relazione di alcuni Viaggi fatti in diverse parli della Toscana per 
osservare le produzioni naturali eie. dal Doti. Giovanni Targioni Tozzetti. 
ediz. 2. Firenze 1768. 8." Voi. 12. 



PER LA STORIA NATURALE 399 

ma col titolo Le Api. — Occuparonsi di Botanica Marcello 
Virgilio , Pierandrea Mattioli , Pandolfo CoUenucci , Angelo 
Cini, Rucellai, Leonardo da Vinci il Pittore etc. 

Libro 3.** Capo i.° Delle cose avvenute sotto Cosimo 
primo. Nell'anno 1544 Cosimo istituita una Cattedra in 
Pisa dei medicamenti semplici , vi chiamò Luca Ghini , e 
fondò ivi stesso un Orto Botanico. Dopo vennero Andrea 
Cesalpino, Baldello Baldelli etc. — In questo stesso tem- 
po furono aperte miniere di Rame, di Piombo, di Argento , 
di Ferro , e di Marmi per cura dello stesso Cosimo L che 
dicesi attendesse alle indagini di litologia, e di medicina. 

Nel Capo secondo si ha ciò che spetta al principato 
di Francesco L II Duca ebbe cura di avere collezioni di 
cose naturali , e di occuparsi dei lavori di Litologia e di 
escavazioni. Gio. Battista Mazzi scrisse dell'accrescimento, 
e della diminuzione dei corpi viventi, e Girolamo Borro 
nell'anno 1557 pubblicò il iz Trattato del flusso, e ri- 
flusso del Mare i= insieme con altro zz Della inonda- 
zione del Nilo, zz 

Nel Capo 3.^ si memorano il Museo di Storia Natu- 
rale fondato a Pisa da Ferdinando I. , l'aumento dell'Orto 
botanico di Firenze, stante il viaggio di Giuseppe Casa- 
buona all'isola di Candia, e la coltivazione de' Bachi da 
seta. In questo tempo Baccio pubblicò il suo libro De Thet' 
mis. Fra viaggiatori vengono menzionati Gio. Battista Vec- 
chietti , e Francesco Antonio Carletti che fece il giro del 
nostro globo. 

Principalmente il Cap. 5 è per la Mineralogia j in esso 
hanno menzione Andrea Cesalpino , di cui è opera De me- 
tallicis: e Nicolò Gaddi che raccolse molte cose naturali. 

Finalmente una Tavola analitica compie il Libro di- 
stintissimo per nitore tipografico. 



400 



REPERTORIO ITALIANO 



22. 



Geologia. 



Analisi quantitativa delle Acque minerali dell' Aspio 
del Chimico-Farmacista Giuseppe cesaroni. {Annali 
ed Atti della Società di Agricoltura Jesina. Voi. Vili. Ot- 
tobre 1850.). 

Nel torrente Aspio od Aspide che scorre non lungi da 
Ancona, nel luogo detto le Fontanelle, sgorgano acque mi- 
nerali , celebri appo gli abitanti per salubrità , nel letto e 
sponde del torrente istesso. L' Autore ebbe mediante l' a- 
nalisi queste sostanze : 

Acqua minerale salso-bromica. 



XV.C1UO uaruoiiico . 
Cloruro di sodio . . . 


66,980 


68,333 


» di magnesio. 


3,750 


2,25 


» di calcio. . . . 




1,25 


Bromuro di sodio. . . 


4,295 




Bicarbonato di calce . . 


1,443 


2,25 


» di ferro. . 


. 0,448 


4,666 


Carbonato di magnesia. 


1, - 




Silice 


1,636 


1,33 


Perdita 


. 0,755 


i, - 



Grani 80,307 81,079 



23. 



Paleontologia. 



Sopra le piante fossili de' terreni terziarj del Vicen- 
tino. Osservazioni del Dottor abramo massalongo. 
Padova. Bianchi 1851. 8.^ pag. 264. 

Intorno alle piante fossili avea scritto l'Autore negli 
anni precedenti vin Opuscolo, come ei medesimo dice, 



PER LA STORIA NATURALE 40t 

intitolato rr Preludio alla Flora Primordiale del Bolca ; ora 
parla delle Pilliti che sono state trovate a Salcedo , Chia- 
von, e Novale nella provincia Vicentina presso ai torrenti 
Chiavari e Agno. I terreni da cui vengon tratte, sono ter- 
reni terziari , incerto è però a qual ordine di loro sien da 
attribuirsi; ei crede si abbiano da porre fra gli Eocenici 
per la natura delle piante fossili. Inoltre se ivi trovansi 
pesciolini fluviatili, sonvi ancora Piante o Pesci marini. 
Questa flora fossile, si assimila a quella che scavasi a 
Badoboi , Perschlug, e Sotzka; ap^pena. poi è da paragonarsi 
a quelle di Oeningen, Haering , Sinigaglia, Pavia , Parigi. 
Non ha alcun rapporto colla flora fossile del Monte Bol- 
ca, siccome è manifesto dal quadro intitolato :zz Con- 
cordanze della Flora terziaria del Vicentino con altre 
d'Europa. = Delle 107 Fitoliti del Vicentino, 28 simi- 
li sono state trovate a Sotzka ,21 a Radoboi , 1 1 a Per- 
schlug, 6 a Haering, 3 a Oeningen e Blin e 2 soltanto al 
M. Bolca. Un altro quadro presenta il confronto delle Fi- 
toliti dell' Agro Vicentino , coi Vegetabili oggidì viventi ; 
e un terzo il confronto frai fossili del M. Bolca, e quelli 
parimenti viventi. 

Seguono le descrizioni dei singoli Litofiti dell'agro 
Vicentino. Comincia colle Crittogame ; e termina colle Le- 
guminose e colle Piante d'incerta sede. Parecchie specie 
sono illustrate che già 1' Huiiger avea descritte nell' opera 
Chloris Protogaea e altrove, e della medesima opera di 
tratto in tratto vengon citate le figure, e dal Massalongo 
vengon esposti parecchie specie nuove, indicate colla frase 
latina e illustrate in italiano. I caratteri nelle Pilliti sono 
presi dal peziolo, dalla figura e margine delle foglie, co- 
me anche dal numero, direzione anastomosi etc. dei ner- 
vi o vasi , come dicesi. Susseguono i paragoni colle foglie 
viventi, e sono indicati i luoghi donde furon tratte. Bra- 
mansi però le figure, che l'Autore spera aggiungere in 
altra opera congenere. Queste specie nuove sono; Acacia 

N. Ann. Se. Natur. Serie III. Tomo 7. 26 



402 REPERTORIO ITALIANO 

liniphyllos , Àralia Elysiorum^ Baccites costatus , Berberis 
heterophylla. Beveria Salcedana, Bignonia Àcteonis, Bumc 
Ha Orci, Carjwlites hyopkorbioides , Chimonanthus Farreana, 
Cissus Paroliniana , C. primaeva , Comptomia Chironis , Co- 
rallinites rosarium , Ciihnites Zignoana , Cytisus Martinatta- 
nus, Dolichites Kellerianus, Elaeodendron ambiguum, Euca- 
lyptus vicentina. Eugenia Laziseana , Euphoria Phaetontis, 
Gastridiopsis Antoniae, G. Elisae, Halymodendrontetraphyl- 
lus. Hybiscus Ogigii, Kielmeyera pachyphyla etc. 

Compie l'opera un quadro, che contiene il Prospetto 
della Flora terziaria d'Europa, in cui sono annoverati i 
singoli vegetabili appartenenti al terreno Eocenico , Mio- 
cenico, Pliocenico, Diluviano. 

24. Geologia. 

Il monte vulture , ed il teiTemoto del dì 14 Agosto 
1851. Relazione fatta all' Accademia delle Scienze 
da' soci luigi palmieri , ed arcangelo scacchi. Napo- 
li Tipografia Nobile. 1852. 4.** con 7 tavole pag. 154. 

Pienissima com' è quest' Opera di osservazioni , non 
si presta ad un compendio : perlocchè appena verremo e- 
numerando li sommi capi della medesima. 

Il Paese di che si tratta posto nel regno di Napoli . 
è verso il mar Adriatico , e fu già descritto da diversi geo- 
logi italiani ed esteri; per es. Tata Lettera sul Monte Vol- 
ture. Napoli 1778. - Beocchi Sopra tma particolar varietà 
di Lazialite del M. Vulture in Basilicata ( Biblioteca ital. 
Milano 1 820. T. 17), - Pilla ; Daubeny Narrative of an 
excursion . . . to M. Vultur 'in Apulia. Oxford 1835. - E. 
Abich Geologische Beobachtimgen ueber die vulkanischen Er- 
scheimmgen tind Bild. in Unter-und Mittel Italien (Braun' 
sw. 1841) - Tewore e Gussone Memorie sulle peregrina- 
zioni del 1834-1838. Napoli 1842. Fohseca Una peregrina- 



PER LA STORIA NATURALE 403 

zione geologica fatta nella Lucania V anno 1843. Napoli 1844. 
ed Osservazioni geognostiche sul Vulture. Napoli 1846. — 
TcHiHATCHOFF Coup d' oeil sur la costitution géologique des 
provinces meridionales du Roy. de Naples (Berlin 1842y. 

La prima parte dell' opera versa intorno alla regione 
vulcanica del M. Vulture. Nel primo capo si parla delle 
Rocce nettuniane , in mezzo alle quali sorsero li Vulcani 
di cotesta regione. Sono I.^ il Calcare apennino distinto da 
Nummuliti, Nerinee, e Rudiste. 2.° Calcare a Fucoidi che 
manca di fossili animali, ed abbonda di Fucoidi. 3.° Mar- 
no subapennina ricchissima di fossili marini di cui la mag- 
gior parte delle specie corrispondono alle specie oggi vi- 
venti nel nostro mare. Sono ancora qua e là Formazioni 
lacustri , sovrapposte ai prodotti vulcanici ; mentre per con- 
trario le Marne subapennine sempre vi sottostanno. Gli 
strati del Calcare apennino sono sollevati ; tal volta meta- 
morfici , non di rado contengono della Silice , specialmente 
ove sono accumulati Fossili, i quali accennano un Terreno 
cretaceo, almeno per la maggior parte. Il Cale, a Fucoi- 
di o Formazione del Macigno consta di strati distintissimi di 
calcare , di Arenaria di Marna , di Limonite , di Gesso ; 
molto e variamente inclinati^ quale inclinazione per niun 
modo è dovuta ai circostanti vulcani , ma piuttosto ad una 
causa Plutonica. Passa poi 1' Autore a indagare le relazioni 
che corrono fra l' uno e 1' altro Calcare , e le Fucoidi in- 
cluse in questo etc. Le Rocce subapennine sono Marne , 
Arenarie , Calcare e agglomerazione di ciottoli. Gli strati 
non bene distinti circondano le radici dell' Apennino ; i 
Fossili delle medesime sono stati descritti già dal Brocchi 
e dal Philippi, come da Scacchi, Notizie intorno alle con- 
chiglie ed ai Zoofiti fossili delle vicinanze ^i Gravina in Pu' 
glia, Napoli 1836. — Costa Fauna del Regno di Napoli. — 
NicoLucci Politalami fossili dell'Italia merid. Napoli Ì8i5. 
(Progresso delle Scienze, Lett. etc. y 

Al Capo 2." si ha ciò che concerne il principale Vul- 



404 REPERTORIO ITALIANO 

cano del M. Vulture. Sono descritti dagli Autori e la to- 
pografia del paese, e li crateri del Vulcano; poi l'Idro- 
grafia dello stesso luogo, al qual proposito indica che le 
Fonti che sgorgano ivi, sono prova di un Cratere di eru- 
zione ed oppongonsi alla idea di un Cratere di solleva- 
mento. Così , parla dei rapporti fra le Rocce nettuniane , 
e le vulcaniche le quali soprastanno alla Formazione del 
Macigno , e sono forse posteriori al conglomerato di ciotto- 
li. Prova che il M. Vulture non fu vulcano sottomarino ; 
studia le Lave di esso, ed il Magnetismo che dimostrano j 
non che li conglomerati vulcanici, le Limoniti ed altri, sia 
per la natura, che per le relazioni loro. 

Il Capo terzo è per i Vulcani secondarj della regio- 
ne del M. Vulture; cioè del Vulcano di Melfi; e delle 
Braidi; e tratta delle Trachiti che ivi si veggono. Al Ca- 
po 4.° si dà la Orittognosia del M. Vulture ; al 5." un 
confronto fra li Vulcani del M. Vulture , e quei della Cam- 
pania ; al 6.° dicesi de' cambiamenti che avvennero dopo 
estinti gl'incendi vulcanici. 

La parte seconda dell'Opera abbraccia la storia del 
Terremoto, che nel dì 14 Agosto 1851 avvenne per la 
prima volta ad ore due e mezzo pom. e diroccò la città 
di Melfi , e molte altre con paesi , ville etc. Al momento 
della scossa fu inteso un vento, e vista una nube o vapore 
che correva al disopra delle città cadenti , accompagnati 
da cupo rumor sotterraneo. Dopo mezz'ora una seconda 
scossa avvenne , che atterrò degli avanzi di Case semicrol- 
late , e per la quale rivennero alla luce parecchie vittime 
già sepolte. Sulla sera una terza cuncussione, e nella 
notte seguente ne vennero undici. Due o tre si fecero 
sentire per ciascun giorno appresso. Il gridare e l' agi- 
tarsi degli animali domestici fu segno dell' avvicinarsi 
del flagello. In Melfi non restò sana neanche una casa; 
e si contarono oltre a 700 vittime. Alcune furono disse- 
polte vive; fra le quaU una fanciulla di 18 mesi dopo tre 



PER LA STORIA NATURALE 405 

giorni; ed un fanciullo di 5 anni dopo sei dì quantunque fe- 
rito nel capo ; era quasi privo de' sensi , ed arso da una 
sete che non fu saziata neanche al quarto giorno. Avven- 
nero spaccature di suolo in Melfi che ingoiarono mura etc. 
Il centro del terremoto che fosse sotto Melfi si argomen- 
ta ancor da questo, che le Case campestri, per attestazione 
de' campagnoli , caddero rovesciate prima , quanto più eran 
presso la Città. 

Finalmente la parte terza riferisce le osservazioni spet- 
tanti alla Meteorologia elettrica, ed alla Fisica terrestre. 
Uua tavola topografica, una Geologica, quattro di vedute, 
ed una degli Istrumenti di Fisica , chiudono quest' opera 
ricchissima. 

25. Geologia. 

Carta geologica della Provincia di Bologna e descri- 
zione della medesima di g, scarabelli gommi flam- 

MINJ , Membro della Soc. Geol. di Francia etc. Imola. Ga- 
leati 1853 in 8. pag. 25. con Tavola geologica. 

Premessa la indicazione dei confini che circondano il 
Paese da descrivei'e , è cercata la direzione del Crine del- 
l' Apennino, dalla quale dipendono ed i Torrenti che scor- 
rono pel Bolognese , e la inclinazione degli strati de' Monti. 
Cinque epoche Geologiche si distinguono nell' Apennino , 
cioè Eocenica, Miocenica, Pliocenica, Diluviana, e Recente. 

Alla Eocenica spettano le notissime Arenaria-Maci- 
gno, e Calcare compatto, e gli Schisti Argillo-marnosi , 
conforme hanno dimostrato le ricerche del cel. Murchison, 
dell' Autore , e di altri. Di fossili in queste Rocce ha tro- 
vato soltanto Fucoidi. Ma rapporto al Calcare a Fucoidi, 
espone qualche dubbio , in grazia delle relazioni che esso 
ha coi Gessi, che sembra in qualche caso appartenere al 
Periodo miocenico. — La parte di esso calcare manifesta- 



406 REPERTORIO ITALIANO 

mente eocenica , è stata sconvolta , ed alterata dai Serpen- 
tini, che traboccarono, come sembra, principalmente a 
Sasso di Castro , e Monte Beni , in tempo posteriore al pe- 
riodo Miocenico, e probabilmente in qualche caso anche 
prima. 

Il Periodo Miocenico assai difficilmente si ravvisa nel 
territorio bolognese perchè è povero di fossili. L'Autore 
appresso cerca le relazioni che passano fra la Molasse , ed 
i Gessi che sono senza dubbio metamorfici ; questi gli so- 
no sembrati ora sottoposti , ora sovrapposti alla detta Mo- 
lasse , non che sottoposti talvolta anche alle Argille sca- 
gliose, le quali come è noto chiudoiio in seno frequenti 
pezzi dal Calcare a Fucoidi. Considerando gli elementi di 
cui consta la Molasse , si vede risultare dal detrito Apen- 
nìnìco. 

Superiormente è il Periodo Pliocenico. Intorno al quale 
il Murchison congettura che i depositi che sono a Liver- 
gnana, al Sasso sul Reno etc. appartengono veramente al 
Plioceno ; all' Autore sembran piuttosto intermedi fra que- 
sto periodo ed il Miocenico. Trova poi che niun dubbio 
v'ha nello ascrivere al periodo Pliocenico le Marne sub- 
apennine ricchissime di fossili , e gli strati della quale ap- 
pena inclinano verso la pianura ; sopra le quali stanno 
gli strati di Diluvium fluviatile apportato da' Fiumi negli 
antichi tempi, e formato di rocce dell' Apennino. In mez- 
zo a questo trovansi ossa fossili di Mammiferi (1), ma 
non oggetti dell' Industria umana ; li quali s' incontrano 
soltanto nel fertile terreno che costituisce le nostre cam- 
pagne. 

Seguono poi le conclusioni per le quali in breve si 
compendiano le cose dette nell' opera. E chiude il discor- 
so con considerazioni sulla necessità ed utilità di cercare li 



(1) Scarabelli. Sui depositi Quaternari dell' Imolese. Annali di Scienze 
Matematiche e Fis. di Roma. Cennajo 1852. 



PER LA STORIA NATURALE 407 

minerali che servono alle Arti, a' quali lavori si è già dato 
principio colle escavazioni che fannosi a Bisano per cer- 
carvi del Rame. Infine si ha un Prospetto di altimetria , 
e la Tavola geologica, nella quale le singole Rocce sono 
tracciate coi proprj colori. 

26. Geologia. 

Sull' eruzione presente dell' Etna , breve rapporto di 
FRANCESCO TORNASENE Professore di Botanica nella 
Università di Catania. {Rendiconto dell' Àccad. delle Se. 
di Napoli. Luglio e Agosto 1852. pag. 113. e Settembre e 
Ottobre). 

Nella notte' del 20 Agosto ad un ora e mezzo ant. 
nel luogo detto il Piano di Gianicola, a 5292 piedi sul 
mare si aprì una voragine ignivoma , con precedente ter- 
remoto , al quale seguì nube di fumo e arene , e poi fu- 
rono ejettate Scorie , Arene , e Macigni. Il punto della 
eruzione per chi osservava da Catania era nel fianco del- 
l' Etna al S. E. Una corrente di lava si stese direttamente 
al Poggio di Monaco ove si divise in quattro rami. Uno di 
questi si diresse alle Caselle , nn a\tvo a M. Ballo , un terzo 
a Portello di Calanne e Zajferana Etnea , ed il quarto verso 
Fiore di Cosimo. Durante la notte del 23 li due ultimi rami 
latti più celeri nella corsa si congiunsero in un solo , di 
straordinaria grandezza , e diretto contro ZafFarana. Arrivò 
in appresso ad avere sino a due miglia sicil. di larghezza , 
ed una altezza di 40 palmi sicil., e distava due miglia 
appena circa da ZafFarana. Ne' giorni seguenti sino al 4 
Settembre s' intesero interrottamente fragori sotterranei , 
terremuoti, nubi di sabbie etc. per le circostanti regioni, 
che hanno avuto a soffrire in causa del fuoco , delle piog- 
ge di sabbia , e di acqua acidifera che rosero e guastarono 
la vegetazione. 



408 REPERTORIO ITALIANO 

Del resto eruzioni più o meno forti si ebbero sino al 
7 Ottobre , che sono ricordate dall' Autore , il quale de- 
scrive ancora varie correnti di Lave j le quali in tutto fu- 
rono nove ; che danneggiarono fortemente il paese intorno. 

Finalmente sono esposte alcune considerazioni intorno 
ai prognostici, per così dire delle eruzioni 3 poi altre sulla 
oi-igine del Cono che si è formato nella odierna convulsione 
dell' Etna presso il Monte Giannicola , e che è per intero com- 
posto di materie eruttive confusamente agglomerate con 
una stratificazione come dicesi a mantello. Dal che ne con- 
chiude che anche il Cono stesso dell' Etna è stato formato 
della stessa maniera, più colla aggiunta di replicate cor- 
renti di lava, e non già sorto per via di sollevamento. E 
niun Geologo s apporrebbe mai tale sollevamento, se an- 
che una sol volta, avesse visto co' proprj occhi formarsi 
un cono di eruzione. 

27. Entomologia. 

Metodo semplice e Naturale per coltivare i Bachi da 
Seta , dedotto da pratici esperimenti ; lavoro di- 
viso in tre parti di Lorenzo regona. Venezia. Nara- 
tovich. 1853. in 8.° di pag. U4. 

Parte I. È una dissertazione sul Morbo che vien detto 
Calcino o Mal-del-segno , e sopra altre infermità. Fra tante 
controversie , questo pare bene stabilito , che cioè il male 
si diffonda col mezzo dei seminuli della Botritis; poi in- 
dagata la natura del Morbo, e ponderati li fatti, osserva 
quanto l'umidità, la pioggia etc. valgono a ribattere la 
forza contagiosa dei detti seminuli j ed alcuni esperimenti 
mostrano valere moltissimo. Appresso si studia quanto il 
Calcino abbia d'influenza sulle uova prodotte da Farfalla 
inferma , e trova essere esse ancora ammalate ; donde pri- 
ma sia venuta la malattia , e quali agenti valgano a libe- 



PER LA STORIA NATDRALE 409 

rame i Bachi. — Alcune altre malattie di questi animali 
sembrano dipendere dal grado per così dire di fecondazio- 
ne 3 cioè che siano imperfette le Uova ed i piccoli che 
da quelle nascono , se troppo breve sia stata la feconda- 
zione. 

Parte 2.* Regolamento pratico conduttivo per ben riu- 
scire nella coltivazione dei bachi. 

Parte 3.^ Sul modo di potere dominare gli agenti ester- 
ni, come la Luce, il Freddo, l'Umidità etc. 

Sono aggiunte Tavole comparative fra le misure li- 
neari e di peso a calcolo metrico , e quelle in uso nel 
Veneto. 

28. Paleontologia. 

Specchio comparativo degli Squalidi discoperti finora 
negli Stati Uniti di America, e nel regno di Na- 
poli del Prof. ORONZIO costa. {Rendiconto della R. Ac- 
cademia delle Scienze di Napoli 1852. Settemb. e Ottob.) 

L' Opera del eh. Gibbes intorno agli Squalidi fossili 
dell' America settentrionale ha offerto occasione all' Autore 
di istituire un confronto cogli Squalidi fossili del Napoli- 
tano j qual confronto egli percorre quasi per ciaschedun 
genere. Da essa apparisce che nella indicata parte di Ame- 
rica setten. sono state trovate 44 specie; e nel Napolitano 
43; e che le prime sono notevoli per la grandezza. Un 
prospetto o Tavola comparativa dei pesci fossili di entram- 
bi i paesi chiude il lavoro. 



DEL METODO D'INSEGNAMENTO 

DELLA 

CHIMICA APPLICATA ALLE ARTI 

sull' esempio delle opere e lezioni 
de' chimici più accreditati. 

DEL PROF. D05IENIC0 SANTAGATA 

tetto cvll vnocDcoOcJUua, Dette ocvevize^ Ji llool/oqwix 

-=H>:>-» « e d « g ° 

AL VALENTISSIMO CHIMICO 

PROFESSORE 

GIOACCHINO TADDEI 

DOMENICO SANTAGATA 

<2^<? àodfenuàa una éedc /let* (a au,a^ e ne 
cedàana un da/ief^e et/ una aecéoftiàà cue tn me nan 
4ic é'raua. e Ae9~ ùz fnia cntfe/Mciencza n& ua/u^o f^c- 

^araf^?nc au'o^n^fta ae' aftanc/c t^uonecc cne nan 
aaào e^fe^n^co e Areceàéo c/e/ tJo&(/o (/' 3'n(ierina»nenéo 
aeua ^/ic^nica '^ecno/oaeca. ^ba /a eo /ene cofn- 

/ireda ca »nen^6 cu auedàt t^tcen^c uaf^zintr Sx^odda 
e» d^iet-ai^e c/e // acue/isc» c/e feco- ^fa /e afycntoni 
acuerde e/e ' conàenaenét dea Aet^ eddere /ene accac<!o 



411 

aat nod^n conceéàacànc^ <>^<sr /^azione tnéera tJàa- 
uana aùciiuaàa a reaua'raat'e en voi ; professore 
CHIARISSIMO, ecn Mmcnafe tnaaaco^'e aeiia t/aen- 
za <^/itfncca di Tacuiafef'à denaa cuwaco de «^ Acac 
ecce cu ed/io'n^e m accana aaida Ca c/odàT'a den- 
éenza. S^ voi /leràanào Cy^ridco e cnacfizza ec 
tnco ^)cdcor-do co/c'inéenacmen^o oc renaef^Vù àreuuéo- 
cu ffev-effenza e eie af<aàtéacune , e cu cnt^ocare te 
atucuzc» cu un ^Ù)aedàf*o affane/e e ^creéàoì'e cu 
S^f^éc toAt^zcóne cn una atudàcone at^aiHddcma dcien- 
à^ca tndeetne e doaace^ 

ty&an Asfro- decide c/eciZ cfy^éét cÀ 'eo- fneciedfne^ co - 
nadco in ar-an Aaf/e neua fnedc/ana ^^er-a »ma . 
e cue non Àa dcrAaéo- ne aifuéo ec ^ent/ia cu cor- 
renrgefe, aen conodcenaa us co^^edia e dc^tcenza 
(Jodér-a ^ué^a cnc/unezioce a com/iaéir'e e dOf»<eaaere 
te ^uon viceré ce^mecne dàe9<t(^ o ineaS-cace. 

S^cceààa^e ccunaue au arazca, illustre SIGNORE, 
fomaaaic^ c^e Vi fencco, ic anace A?tocec/e ciacui 
odde><v-anza e a?ntnifaiu,one cceùf'auo daAere e cce/M 
wréu ciecif' ammo- ^c/bdé»-o. 



■. — L!i->2>©<3< 



,, Io tengo per fermo che a far progredire 
,, l'ilrte Chimica non altra vìa si possa 
,, prendere fuorcliè quella della diffusio- 
,, ne della Scienza Chimica. 

SOBREHO. 

J'ai pretendi) donner un oiivrage de principes 
et non un recueil de formule ou de pro- 
cédés de manipulation. 

Chaftal. — Chimle appliquée aux 
Arts. Disc. Prelim. 



Piacque al Ch. nostro Presidente d'invitanni a porre 
innanzi al giudizio vostro, Accademici valentissimi, ciò 
che a me paresse più degno e più opportuno per noi a 
considerare nel libro di Chimica applicata alle arti del 
Cav. Prof. AscANio Sobrero venuto in dono all'Accademia in 
una delle prossime adunanze, e poscia volle pure onorar- 
mi del medesimo incarico sopra V 0T[>era di Chimica Tecno- 
logica del Sig. Carlo Tonini pervenuta poco dopo in dono 
all'Accademia medesima. 

Quanto all'opera del Sobrero mi fu molto caro l'uf- 
ficio di ragionarne alcun poco per avere con questo occa- 
sione di significare l'amicizia e la stima ornai antica che 
professo all'Autore e dilatare fra noi quanto io possa il 
profitto de' suoi sludi e del suo ingegno. Prima ancora 
che io mi ponessi ad osservare il suo libro, io non du- 
bitava de' pregi che in esso ho poscia trovati conoscendo 
per esperienza e per lunga amichevole consuetudine di ca- 
rissima ricordanza, quanto nitido, esalto, perspicace e vi- 
goroso sia il suo ingegno, e come da natura iDclinato e 



DEL METODO D' INS. DELIA CHIM. TECK. 41 3 

disposto alla pazienza nobile e rara dello sperimentare: 
disposizioni e altitudini avvalorate in lui dalle virtù più 
belle dell'animo, quali sono l'amor della scienza molto 
più vivo che l'amor del guadagno, il desiderio del pub- 
blico bene mollo più intenso del piacer della gloria, ed 
una integrità e candore di spirito veramente cari e mirabili. 
Intitola egli il suo libro Manuale di Chimica appli- 
cata alle arti, ma io lo direi piuttosto un Trattato^ es- 
sendo un volume di 336 pagine di carattere piccolo e 
denso conlenente la storia dei soli metalloidi e delle loro 
combinazioni; q se non fosse il lettore avvertito dal titolo 
della Applicazione della Scienza alle Arti non s'avvedreb- 
be in sulle prime di alcuna differenza fra esso ed un li- 
bro di scienza pura; dirò meglio, è nel suo libro la Chi- 
mica Iraliata nel metodo puro scientifico, e solamente spo- 
gliata di quelle partì che all'uso delle arti non hanno 
immediata attinenza; e per chiarezza, brevità e semplicità 
di dettato ridotta alla intelligenza di ogni persona di me- 
diocre coltura che ascolli la viva voce del maestro, e vegga 
od abbia veduti i principali fatti che sono descritti in quel- 
r opera, talmente che se un giorno piaccia all'Autore di 
aggiungere al suo libro lo sviluppo; dirò così, delle dot- 
trine più elevate e sottili e la storia di molti composti e 
di alquanti corpi lasciati indietro perchè di niun uso, avrà 
compito un Trattato di Chimica generale elementare. La 
scienza sperimentale non può essere intesa senza dilucida- 
zione vocale e senza la vista de' fenomeni che si descri- 
vono, né si possono ritenere le cose dette o descritte dal 
maestro senza l'ajuto degli scritti o dei libri, e però il 
Sobrero ha dettalo il suo libro per comodo appunto de' 
numerosi uditori che gli fanno corona nelle lezioni serali 
ch'egli tiene nell'Inslitulo delle scienze applicate alle arti 
di Torino. Il metodo quindi da lui tenuto nella sua opera 
sarà quale egli avrà trovato più idoneo alla istruzione de- 
gli uditori, né io saprei biasimarlo, benché mi sembri 



414 DEL METODO d' INSEGNAMENTO 

in un riguardo capace, dirò così, di alcuna osservazione. 
Sono persuaso che al termine delle sue lezioni i suoi uditori 
col metodo stesso del libro sieno benissimo e piiì riccamente 
istruiti di quelli che compiono un corso analogo di studio 
benché con alcuna leggier variazione di quel metodo: e af- 
fine solo di spiegar la mia idea mi permetto di dire che nella 
mia scuola, per es., sarei inclinato a pensare che alquanto 
più graduato riesca il primo passo dell'insegnamento. Nelle 
prime cognizioni della scienza partendomi dalle nozioni fisi- 
che sui corpi e sulle forze sfuggo il parlare e il nominare 
perfino corpi o composti che gli uditori non posson cono- 
scere: delle regole del linguaggio chimico e delle leggi 
delle proporzioni de' composti non tengo discorso che 
dopo la storia dei corpi semplici costitutivi dell'aria, del- 
l'acqua e dell'acido carbonico, e dietro subito fo seguire 
il discorso di questi corpi composti per riprender quello 
degli altri corpi semplici , e con essi dei loro composti e 
delle analogie scambievoli, o caratteri di famiglie, secon- 
do la maggiore o minore utilità e rilevanza che hanno 
nella scienza. Non so peraltro se pubblicando le mie le- 
zioni, un compendio di esse, tenessi o no questo meto- 
do, e così è probabile che il Sobrero sia nelle lezioni più 
graduato ancora che non è nel libro; benché (il ripeto) 
possa portare in fine a bella meta la istruzione de' gio- 
vani coli' ordine stesso che è nel libro. Poiché nello stu- 
dio della Chimica, essendo quasi impossibile serbare per 
intero la legge di progresso dal noto all'ignoto, coll'a- 
vanzare delle idee avviene le più volte che le successive 
rischiarino le anteriori già esposte, e nel legame e connes- 
sione di tutte si compia il tessuto e si vegga riunita quel- 
r opera che prima s'era vista quasi spartita nelle sue 
parli, Namque aliud ex alio clarescet (1). Pel resto nulla 
è a desiderare in quel libro, sia nella scella e abbon- 



(1) Lucrezio, De Natura, Lib. I. 



DELLA CHIMICA TECNOLOGICA 416 

danza delle cose, sia nell'industria di render chiare le 
operazioni e gli apparecchi, e più di lutto nella felice 
esposizione de' metodi e de' calcoli adoperati in ogni ma- 
niera di misure. 

L'Opera del Sig. Carlo Tonini di Verona è in due 
volumi in quarto del numero complessivo di pag. 1227 , 
di carattere e stampa piuttosto densa ed è intitolata Ma- 
nuale di Chimica Tecnologica. Qual differenza saravvi fra 
la Chimica Applicata alle Ani e la Chimica Tecnologica? 
Non avrebbe potuto il Sobrero apporre al suo libro titolo 
nome di Chimica Tecnologica insegnando la Chimica per 
la sua qualità di scienza maestra e direttrice di tutte le 
ani industriali? Pare senza dubbio che sì, e in effetto, 
nell'opera del Tonini la Chimica è maestra delle arti, co- 
me suona il vocabolo Tecnologica, ma più che maestra è 
artigiana essa stessa. Immaginale, o Signori, che la Chi- 
mica personificata entri in tutte le officine degli artieri, 
esamini gli utensili e gli apparecchi di ognuna, le mate- 
rie prime che in ognuna pure si adoprano: consideri po- 
scia i processi diversi che possono dare gli effetti diversi 
che si desiderano e mostri le maniere di operare, i van- 
taggi da procurare: immaginate che gli artieri le si fac- 
ciano intorno e le dimandino ogni cosa più minuta che può 
fare al loro proposito, ed essa benigna risponda in iin lin- 
guaggio artigiano insieme e scientifico; e parlerà con uno 
dell' Oleato di ossido di Glicenlo, con altro dell' Aldeide e 
della Diastasia e della Destrina, con altro dell' Oleopteno e 
dello Stearopteno etc, usando pel resto le parole e lo stile 
degli artigiani e perfino alcune volte il dialetto medesimo di 
Verona. Oh gran bontà de' cavalieri antichi! Ma avvertite che 
per essere bene intesa ne' propri vocaboli prima di entrare 
in alcuna officina ha chiamati intorno a se tutti quanti gli ar- 
tieri, e con una sessantina di risposte che ha fatte ad altrettan- 
te loro domande ha ispiegato loro la natura dei corpi e degli 
atomi tanto semplici che composti, le potenze attrattive mole- 



416 DEL METODO o' INSEGNAMENTO 

colar! , onde sono fornite le maniere di operare di questa, 
gli effetti che ne seguono, la natura de' composti, i no- 
mi coi quali si chiamano: e quindi nelle stesse sessanta 
risposte ha ragionato pur anche in tanti capìtoli distinti 
della Luce, dei Calorico, dell'Elettrico e del Magnetico. 

Mi guardi il cielo che io voglia con questo schernire 
sprezzare il lavoro del Tonini. Dichiaro invece che io 
reputo quell'opera molto ragguardevole, ricca di pregi, 
dotta, laboriosa; e posto il problema che a lui era asse- 
gnato non poteasi a mio parere scioglierlo meglio, sicché 
i difetti principali che si notino in quell'opera li direi ne- 
cessari e conseguenti dal Problema medesimo. L' Accademia 
di Agricoltura, Commercio ed Arti di Verona stabiliva essa 
questo problema nei termini seguenti = Volendo l'Acca- 
demia giovare ai progressi dell'Industria darà il premio 
della grande Medaglia d'oro all'Autore di un Manuale di 
Chimica Tecnologica alle seguenti condizioni: 1.'^ che sia 
esteso per domande e risposte; 2.° che in esso si espongano 
i principi generali della Chimica limitativamente però alle 
applicazioni che potranno aver luogo nel Corso dell' Opera; 
3." che si descrivano i vari processi chimici che occorrono 
nelle arti, e principalmente in quelle che si esercitano 
nella nostra Provincia, o che ci potessero essere introdotte 
con profitto, rendendo ragione dei fenomeni più rimar- 
chevoli coli' appoggio dei principj generali della scienza; 
4.° che giusta i medesimi principj sia l'artefice istrutto di 
quando in quando dei mezzi di riconoscere le qualità dei 
materiali chimici, sì naturali che manufatti , quali si hanno 
dal commercio, e dei quali ha d'uopo nelle sue opera- 
zioni. = Vuole pertanto questo Problema, o Programma 
di premio che dir si voglia, la descrizione di tutti i pro- 
cessi chimici che occorrono in tutte le arti e più in quelle 
che si esercitano nella Provincia di Verona ed in quelle 
che fosse utile l' introdurvi , rendendo le ragioni scienti- 
fiche dei fatti principali, esposto il tutto in forma di dia- 



DELLA GHiniCA TECNOLOGICA 417 

logo domestico o famigliare. Che cosa ha fatto il Tonini ? 
Senza punto spaventarsi della immensurabile latitudine di 
questo problema, fra tutte le arti che si esercitano ne ha 
scelte 28 e quelle propriamente che si possono dir chimi- 
che, sulle quali era prezzo dell'opera l'intrattenersi, ed 
ha composto un Trattato breve si e in compendio^ ma 
completo di tutte, discorrendo ognuna delle sue parti con 
tal ordine, chiarezza, semplicità e perizia che è veramente 
mirabile; e questa perizia la intendo tanto nella parte dot- 
trinale scientifica che nella tecnica, talché vi apparisce ad 
un tempo chimico valente ed operaio franco ed esperto, 
ciò che a mio parere è merito raro e grandissimo: par- 
lando insieme di tutte le arti. INon è opera questa del To- 
nini formata di parti tratte da altre ed insieme accozzate, 
ma ha carattere proprio originale cosi pel criterio nella 
scelta delle cose e pei giudizi che reca sui processi chi- 
mici. 

Quanto allo stile, il quale pur troppo è poco con- 
siderato dalla più parte dei lettori delle opere di scienza, 
parmi che il nostro Autore abbia cercato di formarlo so- 
pra i modi convenienti alla maniera didascalica, la quale 
vuole principalmente chiara esposizione. E, dove non pren- 
da errore, se avesse l'autore studiato più nella proprietà 
dei vocaboli poco mancherebbe dalla parte della eloquenza 
alla interezza del suo lavoro. 

Ma tornando al principale argomento, è doloroso che 
all'opera del Tonini sia slato dato per una parte un prò- 
blema troppo vasto, per l'altra troppo circoscritto e con- 
dizionato. È evidente che con quel problema si voleva una 
Enciclopedia di Scienza e d'Arte su le industrie e mani- 
fatture dipendenti dalia Chimica esposta in modo che gli 
artigiani senz' altre cognizioni che quelle che hanno nel- 
l'esercizio semplicemente del loro mestiere l'intendessero, 
e con quel Manuale fossero in grado di perfezionare le 
loro pratiche. Dico che è evidente questa intenzione del 

N. Ann. Se. Natur. Sebie III. Tomo 7. 27 



418 DEL METODO D* UNSEGNAldEKTO 

problema, chiedendo per esso una forma di Catechismo 
con un proemio che insegni i principj della scien* 
za per l'uopo dei processi dell'arie. Ma è egli possibile 
la soluzione di un tale problema? Il lavoro del Tonini 
ha meritato sommamente il premio della medaglia d'oro 
che era proposto e che gli è stato accordato, ma guar- 
dando al fatto della sostanza dell'opera è doloroso il pen- 
sare che ad una fatica sì grande e sì nobile sia mancata 
quella perfezione e quella compiuta utilità che avrebbe a- 
vuta certamente se non fosse stato l'autore impedito ed 
inceppato dalla falsa direzione impostagli dall'Accademia. 
L'Accademia ha voluto un libro popolare di Chimica ap- 
plicata a tutti i processi di tutte le arti e in forma di Ca- 
techismo e n'è uscito un libro mezzo inutile a tulli, e, in- 
fuori delle ricette che vi si trovano e di molte pratiche 
bene descritte, inutile affatto agli operai. Inutile a tutti è 
la prima parte dell'opera dove tratta delle generalità della 
scienza , essendo in poche pagine ristretta tanta parte di 
essa da rimanere soffocata e confusa. Inutili sono quelle 
1872 domande le quali per quello che occupano esse stesse 
di spazio e per l'allungamento che di necessità si produce 
per questa forma nel testo, si duplica per lo meno la 
quantità dello scritto rispetto a quello che sarebbe stato, 
qualora si fosse diviso semplicemente in tanti capitoli. 
Senza considerare, che, obbligato il paziente autore a for- 
mare tante interrogazioni per non essere monotono è ve- 
nuto più volle ad una specie di dialogo spurio per l'ob- 
bligo di comporre tante varie domande. Dico poi inutile 
quel libro a tulli gli operai per doppia ragione , e perchè 
ad ogni modo per la parte chimica non può essere inleso 
da loro, e perchè i trattali speciali di ogni arte compresi 
nel manuale, per quanto succosi e ben falli non son che 
compendi troppo inferiori ai bisogni di una pratica un po' 
estesa delle arti , mancando affatto il sussidio ancora delle 
tavole, delle quali non ve n' ha che una e da poco per 
tutta r opera. 



DELLA CUIUIGA TECNOLOGICA 419 

Allorché il Chiarìssìtno nostro Presidente m'incaricò 
del giudizio delle due opere fin qui discorse e con obbli- 
gante e gentile maniera mi eccitò a formare un discor- 
so accademico di esso giudizio e delle osservazioni op- 
portune; immaginai che fosse sua mente che più in par- 
ticolare venissi a trattare del Metodo d'insegnare la Chi- 
mica applicata alle arti. INè certo può darsi un occasione 
più acconcia e spontanea per me ad entrare io siffatto di- 
scorso avendo alle mani due opere che vanno per due sen- 
tieri affatto diversi per giungere ancora al medesimo fine. 

Se non che da quanto ho già dichiarato si può indurre la 
mia predilezione pel metodo seguito dal Sobrero e la mia 
contrarietà a quello del Tonini o, dirò meglio, a quello 
voluto dall'Accademia di Verona. Ma per acquistarmi l'as- 
senso di chi mi onora seguirmi nel mio discorso sarà ne- 
cessario che io spieghi meglio le ragioni della mia predi- 
lezione e della mia contrarietà. Ma prima risponderò ad 
una obbiezione che può essermi fatta. Il libro del Sobrero 
è il testo delle lezioni di un corso di Chimica di generale 
applicazione alle arti. Il libro del Tonini è un trattato sulle 
arti considerate chimicamente; quello considera la neces- 
sità della viva voce del maestro, questo ragiona egli solo 
col silenzio della scrittura agli Artieri: è adunque diverso 
l'intendimento delle due opere. E quella del Tonini sem- 
brerà ad alcuno avere l'intendimento medesimo di quella 
del Malaguti sulla Chimica agraria. No, miei Signori, non 
vi ha la benché minima simiglianza di metodo tra quella 
e questa. Il Malaguti ponendosi a scrivere la Chimica Agra- 
ria l'indirizzava a coloro che avessero già attinia quella 
cognizione di chimica che può avere almeno uno studente 
che compia un corso di lezioni in una buona scuola di 
Chimica, e ciò posto intende a istruire colla semplice scrit- 
tura sulla Chimica Agraria. Tanto è ciò vero che una col- 
ta persona , un adulto agricoltore si fece uditore nella mia 
scuola per giungere ad intenderei! Malaguti; ma ood cosi 



V20 DEL METODO D INSEGNAMENTO 

è dell'Opera del Tonini destinata dalla sua origine slessa 
a passare immediatamente nelle mani degli artcfìci. 

Tulio al più volendo scemare le critiche dell'Opera 
del Tonini potrà considerarsi a lato di quella del Sobrero 
siccome un lesto essa pure che abbia a servire ad un corso 
di lezioni, colla differenza che il primo, come ho dello, 
parla in generale delle applicazioni della scienza alle ar- 
ti, il secondo discende colle applicazioni ai particolari e 
minuti lavori e processi di lutti gli artisti ; ed ecco con 
questa distinzione determinato il Problema intorno alla 
scelta di un metodo d'insegnamento della Chimica appli- 
cata alle artij che è quanto dire, se valga meglio il meto- 
do scientifico o di principi generali, ovvero il pratico o di 
particolari applicazioni, o se piuttosto convenga quello e 
questo rifondere in uno. La discordanza di opinioni che 
sorge sopra questo Problema muove da altra quistìonc 
più elevata e precipua, relativa cioè alla qualità di per- 
sone cui debba indirizzarsi l'insegnamento della Chimica 
applicata alle arti. — Per tulli i paesi più colti d'Europa è 
un desiderio comune ed un bisogno reale di quelle scuole 
che diconsi tecniche, e fra queste maggiormente, e ben 
a ragione, è desiderata la scuola di chimica; e da perlullo 
ancora la generalità della gente od il popolo immagina e 
pensa che alla scuola di chimica debbano accorrere gli 
operai d'ogni sorta, non solo direttori e capi d'officina, 
ma tutti i lavoranti ed i ragazzi più infimi. Credesi fa- 
cilmente che la Chimica, per ciò appunto che si versa in 
oggetti corporei e materiali , possa dalle menti ancora più 
rozze e materiali essere abbracciata e compresa, o se la 
parte più sottile di essa sfugga alla intellettiva della bassa 
gente, ci rimanga però facilmente quella che da alcuni si 
dice sostanziale e positiva che è nella pratica stessa del- 
l'arte chimica. E si vorrebbe un modo ed una forma d'in- 
segnamento colla quale i lavoranti più bassi siano in grado 
di divenir chimici, o senza brigarsi delle dottrine o dei 



DELLA CUiniIGA TECNOLOGICA 421 

generali principi, divengano capaci di operare su le loro 
arti alla maniera di nn chimico. Né solo si sono immagi- 
nate e volute queste maniere d'istruzioni, ma ne' paesi 
specialmente destinali per lor sventura a far esperienza 
delle più bizzarre fantasie, si sono poste in effetto e si 
sono chiamali gli operai ed i lavorami a sentire ragionare 
cbimicamenle di arti e manifatture. Ma i lavoranti e gli 
operai manuali sono per tulio i medesimi o di una mede- 
sima tempra , e nulla profittarono di quelle sperienze. L'uo- 
mo che travaglia nelle fatiche de' muscoli e delle membra, o 
che è obbligalo a seguire di continuo de' macchinali mo- 
vimenti perde la facoltà del riflettere, dell'astrarre, del 
meditare, e senza di queste operazioni rettamente conti- 
nuale non può la ménte sollevarsi a quelle intelligenze o 
cognizioni che sono proprie dei dotti e guidano la mano 
ad opere nuove e peregrine. Gli esempi di uomini volgari 
ed esercenti alcun arte servile venuti però in fama per 
opere d'ingegno furono sempre rari dovunque, e Gio. Bat- 
tista Gelli, il Calzolaio filosofo di Firenze ed eccelleuie 
scrittore , volendone addurre alcuni a conforto del Bottaio 
che egli eccitava e stimolava allo studio od almeno a con- 
siderare virtualmente le cose che gli accadevano intorno, 
non ne ritrova che pochi e non gli parla che dello Spe- 
ziale di Napoli andato ambasciatore al Bé Roberto e del 
Sellaio di Bologna ammirato a' suoi giorni, e di pochi 
altri. Gli orefici dì Firenze e Bologna come furono il 
Francia e Benvenuto Cellini furono di esquisito gusto nel- 
le arti e autori di opere che per certi rapporti disvelano 
ne' loro autori una mente da filosofi e di vasta ed eletta 
erudizione, siccome in molli artisti di quei tempi e de' 
posteriori dobbiamo ammirare; ma questi non sono da 
confondere cogli artisti manifatlurieri e industriali. Le Belle 
arti hanno in se un genio sublime inspiralflre che le con- 
duce passo passo a toccare la cima della perfezione , cui 
possa giungere l' uomo , operando esso ad un tempo colla 



422 DEL BETODO d' INSEGNAHEMTO 

perspicacia e profondità dell'ingegno, e colla maestria e 
virtù della mano iniziati e sorretti dà quel magistero che 
è chiamato il Disegno, e che non è altro , a propriamente 
guardarlo, che una continua matematica e geometria oc- 
cupata a ritrarre con segni e con ombre la Natura uscita 
com'è dalle mani del Creatore e come a noi si presenta. 

Pitlagora non volea alla sua scuola ammesso alcuD 
giovine ignaro di Geometria per quanto colto ed educalo 
egli fosse, e noi vi inviteremo gli esercenti più infimi e 
materiali di quelle arti medesime che ai tempi del Filosofo 
si eseguivano sol dagli Iloti? Forsechè la Chimica slessa 
non è parte di Filosofìa? Spogliate questa scienza di ciò 
che costituisce appunto la sua essenza scientifica e filoso- 
fica e ne avrete un arte non diversa da quella del Tintore, 
del Cappellajo, o del Saponajo , ma non isperate da essa 
cosi spogliata alcuno di quei vantaggi che può dare nella 
qualità perfetta dì scienza- Dico che l'uomo indurito dalla 
fatica, privo ancora del necessario tirocinio agli studj , 
non è pieghevole all'impressione di questi; ma non così 
sarà alcuno che dica, parlando delle chimiche scienze, che 
il cultore ed il sapiente di queste non possa piegarsi, se 
vuole, ai bisogni delle arti da esse dipendenti , o inchinarsi 
ancora, se occorra, ad eseguirle. L'esercizio, la pratica 
e l'esperienza infine di un arte la conduce a poco a poco 
a maggior perfezione, ma per sola pratica è sempre lento 
il cammino; ponete invece che alla pratica si congiunga 
il sapere di un Chimico e non solo si farà breve e veloce 
quel cammino ma nuove e molte arti saranno in breve 
tempo create, e dal grembo della Scienza, che è quanto 
dire di una madre divina, usciranno al tutto, o pressoché 
al tutto perfette, come uscì fuori, mi si conceda e con- 
doni la somiglianza, la Minerva di Giove creduto padre di 
tutte le scienze. 

Basterà per noi ricordare i nomi venerati e carissimi 
di un Bertollet, di un Le Blanc, di un Chaplal, di un 



DELLA CHIMICA TECNOLOGICA 423 

Cbevreul per ricordare con essi le vere e molleplici crea- 
zioni di nuove singolarissime ed utilissime arti e il miglio- 
ramento di tutte. E che significa questo? Significa e fa fede 
indubitabile cbe la scienza crea l'arte e la migliora, che 
la scienza dee essere insegnata, e che lo deve a quelli solo 
e soprattutto che la ponno comprendere. Mi valga a que- 
sto punto l'autorità gravissima inappellabile delle opere e 
delle parole di un Chaptal appunto e di un Cbevreul i 
maestri maggiori della Chimica applicata alle arti; e dietro 
ad essi ne vengano Davy, Dumas, Dupasquier, Payen e 
Girardin e lo stesso Sobrero, che pongo in ultimo per evi- 
tare la taccia in me di parzialità di giudizio. Dopo avere 
il Chaptal occupati trent'anni a visitare i più celebri sta- 
bilimenti delle arti, a fondarne di nuovi su le nuove sco- 
perte, recando per tutto il benefìzio mirabile del suo sa- 
pere, si pone finalmente a scrivere un'opera di Chimica 
applicata alle arti, e le sue prime parole, quasi a ripetere 
quell'antico Odi profanum vulgus et arceo , e V altro, vir- 
ginibus puerisque canto, sono le seguenti = Io non iscri- 
» vo per il Garzone che entra in una fabbrica =: Io scrivo 
)) per illuminare V artista facendogli conoscere la causa 
)) di tutti i risultamenti che gli si presentano nelle sue 
M operazioni, e la natura delle materie ch'egli adopera. 
» Io non iscrivo per un arte in particolare, ma scrivo per 
n tutte le arti e procuro di ridurle a principj comuni. = 
» Ho preso il partito di stabilire prima i veri principj 
ì> della scienza e di rapportare a ciascuno di essi tutte le 
» operazioni delle arti che ne emanano: e mi sono con- 
)) vinto , che seguendo questo metodo tutte le arti vengano 
M a situarsi naturalmente sotto la legge che ne regola le 
M operazioni del trattato di Chimica applicata alle arti. 
» Farò seguire la descrizione delle arti più complicate, e 
)) in tanti trattati particolari di esse darò gli sviluppamenti 
i) necessarj per rendere di facile esecuzione i processi , in 
» modo cbe si potrà riguardarle come una continuazione, 



424 DEL METODO D' inSEGIHAUEISTO 

» come una conseguenza dei princìpj che saranno stabiliti 
» nella Chimica. = 

Ora osservate ilChevreul. Egli è preposto e direttore 
allo stabilimento famoso di Tintoria dei Goblein, è uno dei 
maggiori sapienti e filosofi dell'età nostra, creatore di arti 
al tutto nuove, è l'antico professore di Chimica applicata 
all'arte tintoria, ed ba pubblicate le sue lezioni quali io 
tutto le pronunzia com'io ne sono testimonio personale. 

Ora guardiamo quest'opera per vedere come egli tratti 
la Chimica applicata ad una sola arte, ed oh meraviglia! 
per una sola arte si dà una lunga serie di lezioni che co- 
minciando dalle prime definizioni della scienza, e seguen- 
do vìa via le principali cognizioni di essa non le distin- 
guete dalle lezioni di Chimica Generale: ed oltre questo 
egli medesimo nel cominciare il suo corso ci annunzia che 
esso lo divide in due anni; che nel primo tratterà di tutte 
le specie dei corpi dei quali fa uso il tintore, nel secondo 
dei progressi dell'arte; come sono le preparazioni del le- 
gnoso ossia del cotone, del lino, della canapa, e po- 
scia parlerà di quella della seta e della lana, e della ap- 
plicazione dei mordenti sulle stoffe , e dei processi per tin- 
gere in giallo, in rosso, in bleu, in colori composti ed 
in nero, e della maniera di giudicare delle stofl'e tinte ri- 
spetto alla solidità dei colori ed alla loro freschezza e vi- 
vacilà: e in fine nella seconda parte porrà le considerazio- 
ni generali sui legami o le attinenze fra l'arte tintoria e 
la teoria chimica; dice di piiì che nella condotta di tali 
lezioni di tutta l'opera eviterà due scogli pericolosi: 
l'uno di porgere teorie troppo astratte per essere imme- 
diatamente applicate ai processi dell'arte che possono oggi 
giorno esser chiariti dalla luce della scienza; l'altro di 
non presentare i fatti troppo isolati l'uno dall'altro, che 
è quanto dire senza il legame ideale o di scienza che li 
congiunga. E procedendo ancora tanto gradatamente e con 
tanta lentezza e circospezione, considera che i suoi uditori 



DELLA CHIIUIGA TeC^OLOGICA 425 

abbiano già prima acquistate le nozioni primarie di Fisica 
e di Chimica = Je suppose que toutes les personnes qui 
» me font l'houneur d'assister à mes lecons onl déja des 
» notions élémentaires de physique et de Chimie et qu'el- 
)) les veulent repasser celle dernière science afin de lìrer 
w parlie de toutes les connaissances qu'elle est susceptible 
u de fournir à celui qui se propose de connaìtre la théorie 
u de la teinture, et de perfectionner les procedés dont cet 
M art se compose r= (E. Chetkeul =: Lecons de Chimie 
n applìquée à la Teinture. Tome Premier pag. 6.)- 

Le parole di quest'uomo, al pari di quelle di lulli gli 
uomini grandi, contengono in breve pensieri e sentenze più 
profonde ed estese di quel che a primo aspetto apparisca; 
e tali mi sembrano quelle nelle quali egli dice che inten- 
de parlare a quegli che si propone de connaìtre la théo- 
rie de la teinture et de perfectionner les procedés dont 
cet art se compose. Conoscere la teoria di un arte e per- 
fezionare i processi dei quali si compone è impresa diffi- 
cile e lunga, e non è più meraviglia che per condurre ad 
essa i suoi uditori gì' inlraltenga il Chevreul colla istruzione 
di due anni di lezioni. 

Al confronto pertanto dei melodi d'insegnamento della 
Chimica applicata alle arti di questi uomini sommi che 
dovremo pensare dell'Opera del Tonini, o piuttosto del 
Programma dell'Accademia di Verona? E riflettendo il 
pensiero a noi stessi, che dovremo pensare del sistema se- 
guito fin qui nella nostra Scuola Aldiniana di Chimica ap- 
plicata alle arti? — Niuno che senta alcun poco l'amore del 
proprio paese può percorrere colla persona o coli' animo 
i paesi degli altri, considerarne i costumi e le usanze, 
i vizi e le virtù senza tenere di continuo rivolta la mente 
al paese suo proprio, né può lasciarsi inceppare alle op- 
portune occasioni da intempestivi riguardi; e se io parlo 
con alcuna franchezza si vorrà attribuirlo, io spero, al 
desiderio di soddisfare al dovere di buon cittadino e non 



426 DEL METODO D' INSEGNAHENTO 

puQto ad orgoglio, o a difetto in me di riverenza e affé- 
zione a chi pure la debbo, di che ninno, io spero, potrà 
mai dubitare. Ho detto poco sopra che per tutti i paesi di 
Europa s'era difTusa l'idea che la scienza e in particolar 
modo la Chimica potesse, comedire^ innestarsi in ogni qua- 
lità di persone, e come appunto un ramoscello di pianta 
ingentilita rende dolce e gentile una pianta che prima è 
amara e selvaggia, cosi un pochino di scienza mostrata ad 
un uomo anche rozzo possa illuminargli la mente e gui- 
dar la sua mano ad opere belle e perfette. Se questo ch'io 
dico è pur vero non è offender l'Italia col dire che dessa 
in parte almeno partecipi dell'infezione comune e sia poi 
in essa tanto maggiore il danno che ne deriva quanto che 
essa per antiche ragioni possa meno delle altre nazioni 
riparare a' suoi danni. 

Il Programma di Verona domanda che con pochi ato- 
mi e vocaboli di scienza si pongano tutti gli operai in 
istato d'intendere le ragioni chimiche di tutti i processi 
delle arti; di saper distinguerne i migliori, e riconoscere 
per iscienza i buoni materiali che si usano nei processi 
medesimi, ed i metodi chimici di valutarne il valore reale 
«d assoluto. Altrettanto promette oggi giorno la Scuola Al- 
diniana. Essa pure ha pubblicato il suo Programma per 
le lezioni dell'anno in che siamo: r= dal Natale alla Pasqua 
in tre lezioni per settimana insegnerà dapprima gli elementi 
di Chimica Generale tanto minerale che organica, e poscia 
verrà a trattare la Chimica applicata alle arti che si ma- 
neggiano nelle sostanze animali; e poi la Chimica delle 
sostanze legnose e delle arti che con essa si fanno; poi 
la Chimica delle terre, de' minerali, e dei vetri che en- 
trano a formare le stoviglie, le terraglie, le porcellane ed 
ogni specie di vasi di terra, spiegando i fenomeni chimici che 
avvengono nell' unirle e impastarle tra loro e nel cuocerle 
alle fornaci e colorirle e invetriarle ecc. Passate poi le va- 
canze di Pasqua, potendo allora i giovani fattori ed i cam- 



DELLA CHmiCA TECNOLOGICA 427 

pagnuolì nella buona stagione venire in Città ad occuparsi 
di Chimica, (come dice il programma) senza più parlare 
delle cose generali di questa si entrerà a parlare delle 
differenze chimiche dei terreni e dei loro emendamenti, e 
quindi a ragionare dei concimi ed a spiegare i motivi e 
le ragioni scientifiche e gli effetti diversi dei concimi posti 
in terreni diversi, e finalmente si passerà a trattare del- 
l'intima natura molecolare delle sostanze che servono ad 
alimentare i bestiami per farne conoscere le differenze chi- 
miche e le maniere diverse del loro operare. =i Consimili a 
questo Programma, variati sol gli argomenti, furono i 
programmi degli anni addietro^ e nel prossimo passato so- 
pra il medesimo sistemasi trattò dell'arte Tintoria, e ben- 
ché ad entrar nella Scuola si richiegga una petizione o 
domanda per esservi ammesso uditore ed il certificato del 
parroco con garanzia di buona condotta per esservi sco- 
laro fu tuttavia la scuola frequentata e fu gradito l'inse- 
gnamento ; la qual cosa è la prova più chiara e palese del- 
l'ottima inclinazione allo studio nelle persone applicate 
alle arti di questa Città ^ le quali ad un solo spiraglio di 
luce di scienza o di arie un po' ragionata accorrono pronte 
e desiderose. Imperocché, mi perdonino quanti hanno par- 
te a quella istruzione, finché si mantenga quel sistema, 
non poco, ma nulla di scienza o di ordinata e conveniente 
istruzione potranno acquistarvi né gli artigiani ignoranti 
né alcuna persona un po' colta tenuta ancora lontana dal- 
le difficoltà e condizioni per entrar nella scuola: e tutto 
quell'insegnamento non può che ridursi ad una indicazione 
di formole, di ricette, di prescrizioni o manipolamenli alie- 
ni affatto dal vero spirilo di una Scuola di Chimica appli- 
cata alle arti nella qualità e nel grado di cognizioni nel 
quale si trovano gli abitanti di questa e delle circonvicine 
Città. Chi sa per esperienza che cosa costa a fare intende- 
re e penetrare le cose chimiche ai giovani ben forniti an- 
cora delle cognizioni ad esse preparatorie arditamente può 



428 DEL METODO D' INSEGNAMENTO 

dire che nulla ne possono inlendere coi sislenia indicalo i 
materiali e incolti nostri artigiani. Dall'altra parte è sen- 
tenza di tutti i scienziati di Chimica (siccome ho giù detto) 
che niun reale profitto apportano alle industrie o alle arti 
i ricettari e le formole non intese , le quali non fanno che 
mantenere le arti in un ceco e vano empirismo, in un 
esercizio di abitudine, ed espor gli artigiani ad errori con- 
tinui , a perdite e danni molto gravi e a loro medesimi scono- 
sciuti senza mai aprir loro per poco ancora la mente ad in- 
tendere i fatti loro e a porli in cammino di migliorarli e cor- 
reggerli e discoprirne de' nuovi, quale è l'oggetto vero e 
l'unico scopo di una istruzione vera di Chimica industriale. 

Io non presumo dir cose che non siano intimamente 
sentite da quanti presiedono a quella scuola; intendo in- 
vece difenderli dalle accuse indiscrete e dalle critiche 
amare che ponno venire di fuori e dalla stessa ciilà: in- 
tendo encomiare quel metodo che senza dubbio si desi- 
dera e si vuole da essi. Al qual effetto mi è d'uopo de- 
viar alquanto il discorso per mostrar dal principio co- 
me sia stalo introdotto un sistema che sente più di empi- 
rismo che di scientifico. 

Niuno è in grado forse di conoscere meglio di me i 
consigli e provvedimenti de' primi Institutori di questa 
Scuola, né ignoro di quanta lode si fossero meritevoli e 
quanto benemeriti si rendessero della nostra Città nell' in- 
terpretare pel meglio ed allargare alla maggiore ampiezza 
possibile il benefìzio dell'Aldini. Questi fu il Fondatore 
generoso del Conservatorio d'Arti e Mestieri che ora 
abbiamo , perciocché da lui il primo concetto ed il primo 
mezzo essenziale a crearlo ne vennero. Institutori e rego- 
latori di esso furono a vero dire i componenti la Commis- 
sione che l'Aldini stesso invocava per colorire e porre 
in atto il disegno ch'egli s'era formato nella mente e che 
genericamente annunziava = Affine (ei diceva) di giovar 
t) gli artigiani e perfezionare le manifatture col mezzo 



DELLA GHIHICA TECNOLOGICA 429 

» della Fisica e della Chimica applicata alle arti. = Que- 
gli, in una parola fu l'Autore, questi furono gli Archì- 
telli e i conduttori dell* opera, la quale senza dubbio è 
riuscita più splendida e magnifica e fruttuosa di quello che 
l'autore slesso forse non ideava. Fra gli elementi e le parli 
di quest'opera, principalissima sull'altre era il divisa- 
mento del metodo d'istruzione della Fisica e della Chi- 
mica applicala alle ?irli, e considerate le condizioni tut- 
te nelle quali questo doveva incominciare e seguire, 
fu ordinalo un tal metodo che conciliando la scienza colla 
pratica, e dando a quella il posto più esteso ed elevalo 
poteva riputarsi il più saggio e conveniente. Ad ottenere 
per altro l'effetto che si voleva e ad ottenerlo immedia- 
to facevasi innanzi una difficoltà che era in que' momenti 
iosuperabile. 11 benefizio dell'Aldini era designato e vo- 
luto agli artigiani. Artigiano nel senso comune popolare 
s'intende quegli che esercita per mestiero alcun arte o 
manifattura e che più specialmente si maneggia per ordi- 
nario nelle officine e nelle fabbriche: e, poste quelle strane 
opinioni ch'io dissi ovunque diffuse che le scienze cioè, e 
la Chimica più dell'altre, potessero ancora da ogni uomo 
volgare essere intese secondo il proprio bisogno, era na- 
turale che ogni artigiano, sentendo aperta ad essi una 
scuola di Chimica (la quale suona, disvelatrice degli ar- 
cani più inlimi della natura} immaginasse trovare subito 
in essa i segreti desiderati per l'arie sua onde farne tesoro: 
mentre poi correvasi il rischio che, privo d'ogni fonda- 
mento a comprendere appunto i discorsi di studio e di 
scienza, accorrendo esso nella scuola si credesse deluso e 
ingannalo. Contro questa difficoltà si pensò da quella Com- 
missione di raccomandare una maniera d'insegnamento la 
più facile e intelligibile ad ogni più minuta persona, e 
d'impedire che colla lusinga o colla finzione di appren- 
dere Chimica non volessero entrare alla scuola gli artigia- 
ni più sconci e pericolosi , e quindi si posero condizioni 



430 DEL METODO D* INSEGNAMENTO 

ristrette all'entrata. L'esperienza ha corrisposto a qaant9 
potevasi già prevedere. Ritenuta quella scuola ad uso sol- 
tanto degli artigiani nello stretto senso volgare considerati, 
e posciachè si ponevano quelle prescrizioni che abbiamo 
detto ad entrarvi niuno non artigiano s'è inscritto per es> 
sa e quelli che sonovi entrati han gradito pili che altro li 
saggi di applicazioni alle arti speciali che si coltivavan da 
essi. I direttori di questa scuola venuti dietro a que' pri- 
mi in questo stato di cose interne ed esterne volendo pur 
eccitar gli artigiani a trar profitto della Chimica, o me- 
glio, a comprendere come trarne profitto, accordarono che 
il tempo delle pratiche applicazioni che ad essi piacevano 
si allargasse e agevolarono l'ingresso agli uditori ed agli 
scolari. Con che si è fatto un gran passo verso la più ge- 
nerale diffusione della scienza e si compie l'esperimento 
dell'esercizio del metodo empirico d'insegnamento. E fa- 
cendo attenzione che i pochi che potevano accorrere 
a quella scuola non potevan desiderare e sperare che 
ciò che paresse più profittevole all' immediato eserci- 
zio ed alla pratica della loro arte, e si sarebber sdegnati 
di una istruzione più elevata ed astratta e lontana, alla 
loro veduta, da quella pratica che ad essi slava più a 
cuore, ben si vede che tornava giudizioso e sagace allettar 
gli arligiani con quella specie di cibo leggiero e dappoco 
ch'era adatto allo stomaco loro per promuover la brama 
dell'altro sostanzioso alimento di che posson nutrirsi. 

Ma tornando al principale proposito dico, che il me- 
todo d'insegnamento a seguirsi in una scuola è dipendente 
dal fine alla scuola stessa proposto e dalle circostanze este- 
riori nelle quali dessa si trova. Il fine di questa nostra 
Aldiniana si è di illuminare gli artefici tanto che giun- 
gano (il dirò colle parole su esposte del Chevreul) a co- 
noscere la teoria delle arti e a perfezionare i processi del- 
le quali ognuna si compone. Illuminare la mente e met- 
tere ÌD via di conoscere una teoria e di perfezionare un 



DELLA CHIBIIC A TECNOLOGICA 431 

processo non può essere proprio che della scienza : l' arte 
priva di scienza è pratica e manuale, non opera che a 
casJTe rimane ferma, ignobile e stazionaria: la scienza vi 
dà moto, vita e nobiltà. Il Sobrero ha espresso egregia- 
mente questo concetto, che è fondamentale, colla seguente 
sentenza che io pongo per testo a questo discorso = Io 
M tengo per fermo (egli dice) che a far progredire l'^rfe 
» chimica non altra via si possa prendere fuorché quella 
M della diffusione della Scienza chimica. = 

Ma chi sono gli artefici ai quali insegnare la scienza Chi- 
mica? Il Chevreul per i soli tintori , quand'abbiano prima le 
nozioni di Fisica e Chimica , fa un corso di lezioni di Chimi- 
ca di due anni: dovremo noi altrettanto per ogni arte spiegare 
in prima a chi la vuol coltivare quelle nozioni, per intrat- 
tenerli ad nn corso di due anni? Fosse pur questo possi- 
bile e più fosse un Chevreul preposto all'insegnamento di 
ognuna! Ma questa è utopia o piuttosto pazzia da lasciare 
ai riformisti colleghi e compagni de' socialisti. Proposto un 
fine qualunque per quanto bello e sublime non si può con 
saviezza tendere ad esso che coi mezzi che si hanno e pel 
tanto sol che è possibile. Fin qui non si è parlalo di Chi- 
mica che ai giovani indirizzati alle scienze della Medicina, 
e poco più oltre si è fatto della Fisica e della Geometria, 
benché si dovrebbe e potrebbe con facilità comunicare le 
prime nozioni di esse a tutti quanti i giovani d'ogni classe 
che ricevono alcuna coltura di spirito: ma il fatto é cosi 
e solo può attendersi a rimediarvi. 

E rispetto alla prima domanda che é fatta n Chi sono 
gli artefici ai quali insegnare la Scienza Chimica? m Ri- 
spondo che sono lutti, non solo i tintori, i vetrai, i con- 
ciapelii ecc. ma tulli i cittadini uomini e donne se è pos- 
sibile. Chi é di noi che non sia artefice in alcuna maniera 
ne' campi, nella casa, nella economia de' cibi , del fuoco, 
delle vesti, de' giuochi, degli ornamenti, degli animali ed 
altre cose simili? E chi é di noi che non possa, mutate le 



432 DEL METODO D* inSEGtlAnERTO 

Gondìzioni, divenire artefice di professione? E quel che 
dico degli uomini perchè non dirlo delle donne? E chi 
oserebbe mai dire che non possan le donne comprendere 
i primi elementi di una scienza fìsica o che fosse male 
che la sapessero quando ci hanno uomini valentissimi che 
hanno scritto di scienza appositamente per esse, come ad 
esempio il gentile Algarolti nel suo ISeutonianismo e lo 
stesso nostro Zanotti nel celebre suo Dialogo della Forza 
viva dei corpi , nel quale tutto il ragionamento di Fisica 
matematica è promosso e intrattenuto dalla colta ed ama- 
bile principessa Pignatelli? E chi l'oserebbe dire in Bo- 
logna ove un Gabinetto anatomico è famoso ancora per 
preparazioni anatomiche di una donna; dove più donne 
sono state maestre illustri e cattedratiche; dove la Madda- 
lena e la Teresa sorelle al Manfredi facevano i calcoli e 
le osservazioni effemeridi, e dove più donne hanno preso 
la laurea dottorale in Medicina non certo inferiori a molti 
medici ben riputati ; dove più donne ancora sono state pit- 
trici e scultrici di altissimo grido, e dove infine oggi stesso 
potremmo con compiacenza e con gloria esaltare i nomi di 
alcune viventi coltissime in lettere e in arti, e di una gio- 
vane sopra tutte che per esquisite virtù e sapere e valor 
nelle lettere, a mio parere, primeggia, come tra i fiori più 
soavi ^ più modesti e più nobili primeggia la Rosa? 

A questo sì sterminato numero di Artefici ed operai è 
utile, e direi quasi necessario, conoscere che cosa sia quel 
pane che mangia, quel vino che bee, quell'aria che re- 
spira, e come in molti e molti casi possa ognuno render 
quel pane e quel vino migliore, più sano e più economi- 
co, ed evitar nell'aria il respirare che spesso avviene delle 
materie miasmatiche e de' gas nocivi e pestiferi. Né so 
perchè dovesse una scuola di Chimica Tecnologica limitar 
la sua azione benefica alle arti soltanto servili o merce- 
narie e più ai più infimi esercenti di esse; né so per- 
chè non abbia a rivolgere il suo discorso a tutti ad un 



DELLA CHIMICA TECNOLOGICA 433 

tempo gli artigiani considerali in quella estensione che io 
dicea. INè si tema die con ciò si trasformi o trasmuti lo 
scopo e qualità della scuola. Alle arti è necessaria la scien- 
za: per quello che è pratica pura l'arte Io fa da se sola 
senza bisogno de' professori di chimica, e quanto più sarà 
la scienza diffusa più sarà l'arte perfetta; e noi aggiun- 
giamo; quanto più sarà la scienza nella parte più colta dei 
cittadini, che è senza dubbio la media; la quale si eleva 
sopra le aire colla virtù del sapere e dell'operare, nel che 
essenzialmente consiste l'umana nobiltà. Inslruila la parte 
media de' cittadini nelle cose di Chimica si legherà agli 
artigiani ed operai propriamente detti e ne dirigerà i la- 
vori. Lo che è appunto quello che avviene ne' paesi che 
ci sono corsi dinanzi nel progresso civile. In essi sono 
di frequente preposti alle fabbriche ed officine siccome 
chimici i giovani usciti dalle scuole e instituzioni oppor- 
tune, e che più spesso appartengono alla classe media de' 
cittadini. A questa io vagheggio che sia rivolto il discorso 
di una scuola tecnologica, perchè in essa considero più fa- 
cile l'educazione e l'attitudine ad essere intesa. Convengo 
che il discorso di quella scuola sia ridotto alla maggiore 
semplicità e la scienza sia spoglia delle parli più astratte 
e sottili; e se ho parlato di tutti i cittadini e perfìn delle 
donne per esser chiamali ed invitali a quella scuola è ben 
chiaro ch'io penso ch'essa abbia maniere e qualità popo- 
lari: ma quanto a me popolari nel senso di appartenere 
convenire ad un popolo o ad una parte di popolo di 
sufficiente civiltà e coltura; né vorrei mai, per l'amor del- 
la scienza, che un professore discendesse dal suo grado ed 
invilisse la scienza colla vana pretesa e coi vani sforzi di 
acconciarla pel gusto delle piazze e dei trivi: imperocché 
da questo malaugurato vizio e difello de' pseudo-cultori 
delle scienze speculative e morali é nata la presunzione e 
la vanità degli ignoranti e de' furbi che ha recati nel mon- 
do que' fruiti che noi lutti sappiamo e che si riducono ad 
N. Ann. Se. Natur. Serie III. Tomo 7. 28 



434 DBL METODO d' INSEGNAMENTO 

una spaventosa confusione di idee. Che se tanto male non 
può venire dall' abbassare di troppo le scienze fisiche per- 
chè in esse non solamente i mediocri ma i minimi uomi- 
ni ancora possono fare servizio, in quella qualità non 
fosse altro che il Ranzani argutamente dicea di Facchini 
dei naturalisti, nondimeno due gravissimi mali ne deri- 
vano, nel discredilo in che si pongono le scienze stesse, e 
più nell'occuparee, dico quasi, nel perdere a prò dei da- 
poco quelle fatiche e quei mezzi che posson servir pei 
migliori: mentre è cosa per se manifesta che meglio è col- 
tivare un'ottima pianta ben disposta che cento misere e 
tralignate: e nel caso di che parliamo senza fine più vale 
un ottimo chimico che voglia applicarsi alle arti che cento 
mila artigiani che voglian farla da chimici. Per la qual 
cosa nei due difetti possibili in un insegnamento popola- 
re, del troppo elevato e del triviale, mollo peggiore del 
primo è il secondo quanto sono più da curare gl'ingegni 
pronti e vivaci che i deboli e gli ottusi. 

Qualora io dico che a tutti gli artigiani e cittadini si 
dee la scuola di chimica indirizzare so bene che pochi sono 
quelli che possano e vogliano profittarne: ma fra que' po- 
chi non mancheranno spesso i figlinoli degli artigiani più 
educali della mente e conoscitori delle pratiche dell'arte, 
i quali, per questa doppia lor qualità, saranno più di 
lutti in istalo di perfezionar l'arte stessa: ne mancheranno 
coloro degli infimi che abbian scintilla di genio, ai quali 
poco basta perchè gran fiamma secondi, come ben poco ba- 
stò al genio sublime del Franklin. E parlando della ge- 
neralità degli accorrenti ad una scuola vi ha modo, secon- 
do il diverso grado di educazione intellettuale di tutti, di 
far gustare ed apprendere una serie ordinala ed intera 
delle principali cognizioni di Chimica, in quella guisa me- 
desima che in Francia (facendo cenno ai più illustri) Ara- 
go , Dupin Carlo, Pouillet , Payen ed altri ricordo avere 
ascoltati con indicibii piacere nelle lezioni loro popolari delle 



DELLA CHIlHiCA TECNOLOGICA 435 

singole loro scienze di Astronomia, di Geometria, di Fisi- 
ca , di Chimica ecc. , ed il primo singolarmente parlare 
di Astronomia a quattordici o quindici centinaia di udi- 
tori ad un tempo con una eloquenza e lucidezza mirabile. 
Le quali virtiì di parlare e di attendere non possiam du- 
bitare che non manchino mai in Italia e nel nostro stesso 
paese, se le occasioni vi siano di esercitarle, ed accrescerle 
e se gli esempi passati sieno pur argomento della naturale 
attitudine del paese medesimo. Intorno a che mi sia lecito 
(per tacer de' presenti) ricordare, come il Palcani fra gli 
altri nelle pubbliche scientifìche solennità dilucidasse gli 
argomenti di Anatomia con incantevole e mirabile eloquen- 
za e facondia, e come non solo i dotti ma il popolo slesso 
si accalcasse per ascollarlo e ammirarlo benché egli usasse 
la nostra lingua più antica, voglio dire, la più elegante 
e più perfetta lingua del Lazio. E ne* tempi nostri sappia- 
mo tutti la facoltà dell'Orioli a far bene accette a nume- 
roso uditorio di cittadini le notizie ancor più minute di 
Chimica applicata alle arti. Abbiamo inoltre in Italia esem- 
pi numerosi di scrittori di scienza per uso del popolo che 
oulla per certo hanno a invidiare agli estrani, e per certe 
qualità di gran lunga li avanzano; ed oltre quelli già a- 
dotti dell' Algarotti e del Zanotti altri non pochi se ne po- 
trebbero aggiungere , de' quali farò solo menzione del Neri , 
fra gli antichi, per l'Arte Vetraria e del Biringuccio per 
la Metallurgia; ed a noi più da presso, dell'elegantissimo 
e dotto Gagnoli, e sopralutti, posta l'altezza delle dottrine, 
del divin Galileo nel suo famosissimo Dialogo, col quale 
volea farsi comprendere da ognuno un po' dotto. 

Che poi in fine il sistema scientifico che io sostengo da 
preferirsi per una scuola di Chimica Tecnologica, in luogo 
dell'empirico o pratico com' altri lo dice, sia il più idoneo al 
bisogno degli artigiani il dimostro coU'esempio del Girardin. 
Il Magistrato municipale della Città di Rouen fondò anni 
addietro in essa città una scuola di Chimica industriale 



436 DEL METODO d' INSEGNAMENTO 

per uso direttamente degli Operai e fu scelto ad essa Pro- 
fessore Giulio Girardin, nato fatto, si può dire, per sa- 
per bene esporre le cognizioni chimiche più adatte alle in- 
dustrie colla maggiore possibile semplicità e chiarezza. Do- 
po più anni di esercizio in quella scuola (la quale per 
comodo degli operai si fa nei giorni di domenica) pubbli- 
cò egli colle stampe le sue stesse lezioni che dedicava ap- 
punto gli Operai , ed a queste poneva per testo che = La 
» Scienza non da l'intera sua utilità che quando sia fatta 
M volgare ■=. con che dimostrava lo studio e la cura gran- 
de che egli avea posta per ridurre il suo libro all' uso ed 
intelligenza, come suol dirsi, del popolo: e in effetto io 
non conosco alcun libro manuale di scienza applicata alle 
industrie che abbia carattere e qualità di Instituzioni scien- 
tifico-industriali che in tanto compendio sia migliore di que- 
sto. Ebbene! Che cosa è questo libro? È un breve e facile 
Trattato di Chimica Elementare. Si accenna in esso libro 
ai processi più usitati nelle arti e manifatture ed ai prin- 
cipj generali di tutte secondo i vari punti e soggetti di 
scienza che si trattano, ma non si parla a disleso di alcuna 
di esse, e piuttosto a chiarire coi fatti le dottrine si ad- 
ducono e si specificano di preferenza i falli stessi o i la- 
vori che sono i più frequenti nelle arti, e si lasciano in- 
dietro quelle cose che alle arti non ponno venir necessa- 
rie. Con una tale istruzione (proposta qui sotto forma e 
maniera al tutto generale) gli esercenti le industrie si por- 
ranno in condizione di studiar da se stessi e ritrovare le 
cause degli errori che essi commettono e di tentare ne' loro 
privati laboratori gli esperimenti necessari per migliorare 
e perfezionare i processi o scoprirne de' nuovi: e in tutti 
gli uditori di ogni classe de' cittadini si spargeranno que' 
lumi di scienza schietta e verace che piccoli ancora e leg- 
gieri sono la vita e la sanità, si può dire, delle civili ben 
ordinate Società. 

Queste cose mi è parso bene di dire sulla materia 



DELLA CmmiGA TECNOLOGICA 437 

dell'insegnamento Chimico di una Scuoia Tecnologica, e 
Voi, Accademici Preslaniissimi, nella saggezza vostra ve- 
drete se sieno laudevoli o no e se possano tutte appopriarsi 
(come a me sembra) non solo ad una scuola di Chimica 
ma a quelle pur anche di Fisica e di Meccanica, e colle 
dovute riserve all'altra pur di Disegno. Di queste si for- 
ma il principio di Inslituto o Conservatorio che abbiamo 
per le Arti: ed avuto riguardo a quanto in fatto di arte e 
manifatture occorrerebbe ad una perfetta istruzione delle 
scienze e pratiche industriali potrebbero dirsi un Oasi nel 
deserto. A regolare e condurre una impresa qualunque 
di arti e manifatture non bastano le cognizioni elementari 
di Chimica e Fisica e Geometria e Disegno industriali quali 
possono aversi in quelle scuole , ma la Meccanica piiì estesa, 
e le regole dell'uso economico dei combustibili, e l'arte 
di stendere i piani, ed i mezzi migliori di elevar gli edi- 
fizi e le più eslese e minute cognizioni di Sci-enze appli- 
cate all'industria, e più di tutto l'esercizio e la pratica 
delle operazioni di Laboratorio, e l'esercizio insieme delle 
teoriche che sono relative alla pratica stessa, concorrono 
tulle insieme a formare quello che noi diremo il Perfetto 
Ingegnere industriale. Ed in un Città alquanto cospicua, 
come senza dubbio è la nostra , non è pensiero eccessivo il 
desiderarle e sperarle Insieme riunite e concatenate in un 
Istituto Conservatorio compiuto d'Arti e Mestieri. 

Aldini e Valeriani vi hanno posto il fondamento, o 
meglio, han gettata la semente cui non è necessario che 
un terreno propizio ed una sollecita cura. Questo Instituto 
può sorgere, se si voglia, più facilmente che altri non 
creda. Qui non mancano giovani e professori di eccellenti 
qualità che in breve possono divenire maestri di ognuna 
di quelle parti che ora mancano, né è fuor di proposito il 
credere che dagli abitanti di questa e delle circonvicine 
città, eccitalo più il gusto delle arti, che hanno pur largo 
campo a spaziare, venisse a poco a poco un tal numero 



438 DEL METODO D'INS. DELLA CHIM. TECN. 

di studenti che (come altrove si pratica) rendesse il com- 
penso ben ragionevole a chi si affatichi per essi. Com'è 
a sperare nell'animo gentile e benigno dei bolognesi che 
altri si faccia in avvenire imitatore della eccelsa virtù di 
Aldini e Valeriani per carila della patria e per bello amor 
di se stesso, godendo nell'animo che il proprio nome e 
la propria munificenza sien poste a lato dei nomi e della 
grandezza di un Marsiii , di nn Palcani,di un Matleucci^ 
di un Lamberlini Pontefice Massimo, di un Aldini, di un 
Valeriani e di altri cittadini perpetui, si può dire, della prò* 
pria nazione, e vivi in eterno nell'amore e nella venerazio- 
ne dei posteri. 



'X'<^&^ìSs&S^&^'- 



439 

FISICA 

SD DI UN PRINCIPIO DI ELETTROSTATICA 

RICONOSCIUTO DAL SIGNOR 

DOTI. ALESSANDRO PALAGI 
LETTERA 

Del Sig. P. VOLPICELLI al Sig. ARAGO 



Estratto dai Comptes Hendus settimanali dell'Accad. delle Se. di 
Parigi, F. N. 24, T. XXXVI. , 13 Giugno 1853. 



-^^-jjf^-^-»- 4 



Permelletemi , Signore, ch'io mi faccia a rendervi 
conto di un principio elptlrostatico, riconosciuto dal Sig. 
Doli. Palagi, dell' Universilà di Bologna, e che io slesso 
confermai con ulteriori sperienze. Eccovi il principio di 
esso: (( Un corpo di una natura qualunque, se isolato, 
» cangi situazione, sviluppa una tensione elettrica, posi- 
» tiva negativa, secondo che si avvicinerà o si allonta- 
» nera da un altro corpo. » 

Sino del 1788, il fisico inglese William Nicholson 
lesse , alla Società Reale di Londra (1) , la descrizione di 
un meccanismo, da cui ollenevasi, a mezzo d'una ma- 
nivella, li due stali elettrici, senza sfregamento, né 
comunicazione colla terra. L'azione di codesto strumento 



I 



(I) Philosophical Trans, voi. LXXVJII, p. 403, 



440 FISICA 

era tale, che produceva i due stati elettrici a mezzo degli 
alternativi ravvicinamenti ed allontanamenli di qualcuna 
delle sue parti, mantenute isolale. Tuttavia il Sig.Nichol- 
son non seppe riconoscere nel suo strumento che una nuo- 
va macchina elettrica, senza scorgervi il principio da cui 
unicamente veniva il risultante effetto. Checché ne sia, sem- 
brami di scorgere in ciò il primo indizio che ci offra la 
storia dell' elettricità , riferentesi al principio del Sig. Palagi. 

Nel 1803, il Sig. Erman pubblicò una interessante 
Memoria sull' elettrometria atmosferica (1), e le sue spe- 
rienze, in questa Memoria riferite, son tutte dipendenti 
dal principio elettrostatico, di cui parliamo, e che pur 
egli non riconobbe. Il Sig. Erman vide di più guise, che 
ravvicinando gli elettrometri di Weiss fra loro, e con altri 
corpi, otlenevansi indizi di elettricità negativa, e che, al 
contrario, allontanandoli gli uni dagli altri, sia dal suolo, 
sia da tutl' altro corpo, avevansi indizi di elettricità po- 
sitiva. 

Riconobbe questo fisico un tale fenomeno non dipen- 
dere al postutto dall'elettricità atmosferica, conira quello 
che Saussure aveva anteriormente pensato, in seguito di 
analoga sperienza da esso fatta; nulla ostante, il Sig. Er- 
man, dai fatti da lui osservati, si limitò a concludere che 
se ne doveva attribuire la cagione sia alla maniera in che 
la elettricità si distribuisce nei corpi ^ sia alle atmosfere 
elettriche, che gli avvolgono. 

Questa Memoria del Sig. Erman , così per le narrate 
sperienze , che pei ragionamenti che le accompagnano, 
debb' essere considerata, per quanto mi sembra, come un 
secondo, e ben avanzalo passo verso il principio del Sig. 
Palagi. 

Il fisico francese Sig. Pellier conobbe le belle spe- 



(1) Journal de Physique, de Chimie , etc. ■> per Delamé' 
therie, tom. LIX, p. 98. 



FISICA 441 

rienze del Sig- ErmaD, ed altre ne intraprese somiglianti, 
dal 1838 al 1845, le une e le altre dipendenti dall'enun- 
ciato principio, che pur esso non riconobbe. La sola con- 
clusione ch'ei trasse da tutte codeste sperienze fu di ri- 
conoscere la necessità di attribuire alla semplice influenza 
elettrica questa elettricità, manifestata dagli elettrometri, 
che servono alla meteorologia, e di supporre la terra co- 
me la sorgente unica dell'elettricità. 

Il Sig. Luigi Palmieri, fisico napolitano, pubblicò nel 
novembre del 1850 qualcuna delle sue sperienze ed osser- 
vazioni di meteorologìa elettrica, nelle quali ebbe più fiale 
occasione di riconoscere gli effetti della tensione elettrica, 
prodotti positivamente nell' allontanare corpi gli uni dagli 
altri, e negativamente ravvicinandoli fra loro; ma questo 
fisico non fece affatto dipendere codesti effetti dall'esposto 
principio. 

Fu il Sig. Palagi che, nel 1852, seppe riconoscere il 
principio elettrostatico già formulato, e ad esso subordinò 
i fatti osservati dai fisici di cui parlai. Munito di un buon 
elettroscopio di Bohnenberger, e adoperandolo con tutte 
le precauzioni chieste a ben servirsi di uno strumento si 
delicato, il Sig. Palagi metteva, mediante un sottil filo di 
rame, ricoperto di seta e spalmalo di vernice, un corpo 
qualunque in comunicazione coli' elettroscopio; quindi, iso- 
lando perfettamente il corpo medesimo, avvicìnavalo o lo 
allontanava da un altro corpo non isolato, come il suolo, 
un muro, un albero, ecc. Egli vide che così operando in 
uno spazio aperto, e non circondato da corpi, l'elettro- 
scopio dava costantemente, nel caso di avvicinamento, se- 
gni di tensione elettro-negativa, e nel caso di allontana- 
mento segni opposti. Vide altresì che qualunque fosse la 
direzione del movimento, sia allontanando, sia avvicinan- 
do il corpo isolato, e qualunque fosse la natura di quel 
corpo, buon conduttore o no, verificavasi sempre lo stesso 
fatto in conformità del sopra stabilito principio. 



442 FISICA 

Ripelè il Sig. Palagi le proprie speiienze molte volle, 
e di molle guise, prima a Bologna, quindi a Pisa, a Firen- 
ze, poscia a Roma, ov' egli amò che io vi prendessi parie. 
Essendomi convinto della verità del principio procla- 
malo dal Sig. Palagi, e della giustezza delle sue sperienze, 
e volendo per me slesso avere di tulio conferma, riconobbi 
che nei movimenti necessari per allontanare, od avvicinare un 
corpo isolato, ad altro isolalo o non isolalo, vi aveva sviluppo 
d'una tensione elettrica, che proveniva unicamente dallo 
sperimentatore, pur esso isolalo. Conseguenza dell'inter- 
vento di tale estranea elettricità, taluna fiata avveniva che 
le manifestazioni dell'elettroscopio erano o entrambe nello 
stesso senso, oppure che l'una delle due era nulla, o 
debolissima od appena sensibile. Così, per esempio, in caso 
di sviluppo di eleltricilà positiva per lo sfregamento degli 
abili, e contemporaneamente di elettricità negativa per ravvi- 
cinamento del corpo isolato ad altro isolato o non isolato , se 
la prima elettricità sorpassava, od era eguale, o ben poco 
inferiore alla seconda, la corrispondente indicazione elet- 
troscopica o era positiva, come avrebbe dovuto esserlo se 
un allontanamento avesse avuto luogo, oppure nulla, come 
se non si fosse operato alcun cangiameulo di luogo, o 
infine assai debolmente negativa. 

Fui da ciò condotto a conoscere perchè il fenomeno 
(sperimentando colla persona o con altro corpo ) fosse 
assai meno sensibile in un luogo chiuso , di quello che 
in sito alto ed aperto. Di fatto, il principio del Signor 
Palagi poco si manifesta nel primo caso, in seguito dell' in- 
fluenza degli oggetti circondanti il corpo col quale si spe- 
rimenta; mentre , nel secondo caso, lo stesso principio ap- 
pare sensibile, mancando l'accennala influenza. 

Per togliere codesta difficoltà, ed ottenere di poter 
facilmente riconoscere il principio anche sperimentando in 
un gabinetto, riprodussi gli avvicinamenti e gli allontana- 
raenii nel vuoto. Presi, per ciò, un tubo di velro, lungo 



FISICA 443 

circa 1 ni., 6, ed avendolo privato d'aria, feci che un 
corpo qualunque si movesse nell'interno di esso tubo, la 
cui base metallica io teneva in comunicazione coll'elettro- 
scopio. Così disposte le cose, ne risultava l'eliminazione di 
ogni cagione perturbatrice derivante dall'elettricità atmo- 
sferica, e da quella che, per confricazione, potesse svi- 
lupparsi nell* operatore. Videsi allora il principio di che 
si tratta manifestarsi costantemente ed in modo rimarche- 
vole, sebbene l'operazione si praticasse in luogo chiuso. 
Videsi pure che i corpi, buoni o cattivi conduttori, co- 
stantemente obbedivano all'indicato principio. 

Appresso, allo scopo di ottenere più grandi manife- 
stazioni di elettricità, operando in luogo aperto, feci co- 
struire un apparecchio in cui un' asta , |luuga circa 1. 
metro, 5, terminata alla estremità lìbera da un glo- 
bo di circa metro, 2, il lutto ricoperto di una fo- 
glia di stagno , potesse girare attorno di un asse orizzon- 
tale di vetro, e perfettamente isolante. Mettendo quin- 
di in comunicazione^ a mezzo di una lamina sottile di 
rame, l'asta ed il globo coli' elettroscopio, vidi il prin- 
cipio del Sig. Palagi verificarsi sempre esattamente, ma 
di guisa assai più evidente. Presi poscia un elettrometro 
condensatore di Volta, e, tenendolo in comunicazione col 
l'asta in ogni sua semi rotazione ascendente, con quat- 
tro sole di queste rotazioni accumulai abbastanza elet- 
tricità per far divergere le pagliuzze dell'elettrometro, 
sino a farle toccare le interne pareti del recipiente di ve- 
tro in che son poste. In questo caso, l'elettricità accumu- 
lata era positiva, conformemente al principio, perchè il 
globo coir asta in ogni semirotazione ascendente si al- 
lontanava dal suolo. Raccolsi altresì l'elettricità sviluppata 
dall'asta leirainata in globo, in ciascuna delle sue se- 
rairotazioni discendenti , ed ottenni una divergenza egual- 
mente grande per un egual numero di semirotazioni ; in 
questo caso, l'elettricità si trovò negativa, perchè così 



444 FISICA 

l'asta come il globo, in ciascuna delle seniirotazioni di- 
scendenti , avvicinavasi al suolo. 

Colio stesso strumento ottenni la carica tanto posi- 
tiva che negativa del quadro magico e della bottiglia di 
Leida. 

Messo così in perfetta evidenza il principio elettrosta- 
tico del Sig. Palagi, resta l'esaminarlo nelle sue leggi, 
cioè a dire in rapporto alla celerilà ed alla natura dei mo- 
vimenti, alle distanze, alle superfìcie, alle masse, alla 
forma ed alla natura dei corpi ; sarà pure da ricercare la ca- 
gione del principio in sé stesso., da esaminare, p. e. , se essa 
non consistesse per avventura nella perturbazione dell'equi- 
librio dell' etere pel mutuo avvicinamento ed allontanamento 
dei corpi. Se si rifletta che l'elettrico ed il calorico, secon- 
do le moderne dottrine della meccanica molecolare, so- 
no considerati (Ij come modificazioni statiche e dinamiche 
dell'etere circondante le molecole ponderabili, non si a- 
vrebbe plausibile appoggio per indicare la cagione del prin- 
cipio che abbiara riferito? Ciò che è certo si è che, nelle 
sperienze di cui fu fatta parola, trovasi un'altra origine 
di elettricità affatto indipendente dall'azione chimica. 



i1^3^T"Sr^!Tg 



(1) Mossotti, Lez. ehm. di fis. mat. , tom. IL Firenze, 
1845. Melloni, Sur V identità des diverses radiations lumineu- 
ses, calori fiques et chimiques {Bibliot. univer. de Genève, 
Mai 1842). 



445 






Faccini Dott. Filippo , professore d'Anatomia istologica e 
topografica nella scuola di perfezionamento dell'I, e 
R. Arcispedale di S. M. Nuova di Firenze. — Sulla 
struttura dell'organo elettrico del Gimnoto e di al- 
tri pesci elettrici, sulle condizioni elettro-motrici, 
di questi organi, e loro comparazione a diverse pile 
elettriche. Firenze Tipi Cecchi, 1852 in 8. di pag. 35. 
con fig. distribuite nel lesto. (Estratto dalla Gazzetta 
Medica Italiana (Toscana). Anno 1852, pag. 305, 321^ 
329, 340. 

L' egregio Autore di questa Memoria , che già seppe 
trattare con molta bravura un argomento analogo nell' altra 
Memoria = Sopra l'organo elettrico del Siluro elettrico 
del Nilo, comparato a quello della Torpedine e del Gim- 
noto, e sull'Apparecchio di Weber nel Siluro comparato 
a quello dei Ciprini, lavoro inserito pure in questi An- 
nali^ quaderno di Luglio 1846; ritornando ora sulla stessa 
materia arricchisce la scienza di nuove osservazioni e di 
utili ritrovati. 

Avverte fin dal principio averlo le nuove osservazio- 
ni condotto a stabilire essere il Gimnoto l'unico fra i di- 
versi pesci elettrici, fin qui conosciuti, che abbia nel suo 
organo elettrico manifestamente distinti i due elementi^ 
positivo e negativo , delle ordinarie pile Voltiane. Avendo 
avuto a sua disposizione non già un animale intero, ma 
soltanto due piccoli frammenti dell'organo, del volume 
presso a poco di un centimetro cubo, limitasi percid al 
solo esame microscopico ; essendo d'altronde abbastanza 



446 ARNURZI 

conosciuta e descritta la struttura dell' organo intero. In 
questa descrizione considera il corpo dell' animale sospeso 
verticalmente per la lesta. E un tal organo costituito essen- 
zialmente di una infinità di lamine sottilissime , e di diaFram- 
mi posti paralellamente l'uno sopra l'altro ad eguale distan* 
za , e sostenuti da sottili eetti aponeurotici. Sono questi 
membranelle fibrose estese longitudinalmente dall' abdome 
all'estremità della coda; aderenti per un lato al gran setto 
mediano inserisconsi coli' opposto lato sulla faccia inter- 
na della pelle, e quivi divergono alquanto l'uno dal- 
l'altro. Gli intervalli di questi setti sono poi occupati dai 
diaframmi elettrici. I setti si compongono di tessuto ceN 
luloso fibrillare^ e nella loro spessezza scorrono le dira- 
mazioni vascolari e nervose di mediocre volume, e nel 
loro tragitto mandano sottilissime diramazioni nei prossimi 
diaframmi elettrici, i margini dei quali aderiscono ad am- 
be le faccie o superficie dei ripetuti setti, formando così 
quasi altrettante piccole pile elettriche. Secondo Hunter e 
Knox i diaframmi sono così numerosi, che nella estensio- 
ne di un pollice inglese ne sono compresi 240. 

Per le esperienze di Faraday il polo positivo trovan- 
dosi verso la testa dell'animale, ed il negativo verso l'c- 
6tremità della coda, perciò la faccia superiore dei diaframmi 
è positiva, la inferiore negativa. 

I nervi di quest'organo elettrico, diramazioni degli 
spinali, derivano da quasi tutti i tronchi di quella regione, 
e percorrendo le due facce del gran setto mediano man- 
dano dei rami nei setti aponeurotici dell'organo, dai quali 
dei rametti più piccoli penetrano nei diaframmi elettrici. 

Ogni diaframma elettrico è separato da quello che 
segue da un intervallo nel quale sorgono le cellule supe- 
riori, spazio sopracellulare i mentre un altro spazio esiste 
fra il corpo cellulare e la lamina fibrillare sottoposta, nel 
quale discendono le cellule inferiori ed i prolungamenti 
spiniformi. Questi spazi r,el frammento osservalo dall' Aut., 



ANNUNZI 447 

da lungo tempo conservato nello spirilo , erano occupati 
da una sostanza amorfa di natura albuminosa coagulata 
dall'alcool, ma che nello stato naturale sarà un fluido 
trasparente, di natura e composizione diversa in ciascuno 
dei due spazii^ come lo fa sospettare fondatamente l'ap- 
parenza diversa dei coaguli stessi, non che la diversità dei 
caralleri microscopici. Opina quindi il lodato Autore che 
nell'organo del Gimnoto dimostrare si possa il tipo ter- 
nario di una vera pila voltiana, giacché per ciascun dia- 
framma succedonsi a vicenda tre corpi differenti, cioè il 
fluido sottocellulare, il corpo cellulare , ed il fluido sopra- 
cellulare: quindi il fluido soltocellulare costituirebbe l'ele- 
mento negativo; il corpo cellulare l'elemento positivo, 
ed il fluido sopracellulare l'elemento conduttore. 

Questa interpretazione, prosegue l'Autore, delle di- 
verse parti dell'apparecchio elettrico del Gimnoto è, come 
ognun vede, rigorosamente conforme alle condizioni che 
si esigono nella costruzione di uua pila voltiana ; né cre- 
do che vi sarebbe difficoltà da opporre, quando noi po- 
tessimo addurre una ragione soddisfacente del perchè gli 
elementi elettromotori di questa pila organica non entri- 
no in conflitto, se non che dietro l'impulso della volontà. 

Per renderci ragione di ciò ricordiamoci prima di tutto 
quanta influenza eserciti il sistema nervoso sulle reazioni 
chimico-organiche di tutta l'animale economia , e ponendo 
quindi che gli elementi elettromotori del Gimnoto (simil- 
mente che gli elementi componenti le polveri infiamma- 
bili) sieno soltanto in atlitudi)ie di reazione, risulta evi- 
dente esser necessaria un'azione straniera (l'azione ner- 
vosa), affinchè la reazione si compia in un istante, e (nel 
caso nostro) proporzionatamente al grado dell' azione ed al 
quanto gli elementi elettromotori eranvi disposti. 



O 



448 ANNUNZI 

Eyla?(dt ^MiLius — Observationes mìcroscopicae de mu- 
sculis organicis in horainis cute obviis. Diss. inaugur. 
Lipsiae 1852. in 4. pag. 40. Acedit tabula lilhographica. 

Onde aver sì possa una giusta idea di questo lavoro 
si traduce lelteralmenle la terza ed ultima parte del oiedesi- 
01O nella quale l'Àut. dalle molte ricerche ed osservazioni 
fatte ne deduce le seguenti conclusioni. 

1. Le fibre muscolari glabre sono gli elementi contrattili 
pei quali accadono certi movimenti nella pelle, come la 
pelle anserina, l'erezione dei peli, il corrugamento dello 
scroto, certi parziali sollevamenti della cute etc. 

a. Sui folicoli dei peli trovansi fascetti di fibre mu- 
scolari glabre, erettori dei peli , descritti anche dal Koelli- 
ker, ed inseriti per una parte sul bulbo, per l'altra sul- 
la cute. 

b. In tutti i vasi sanguiferi della pelle di certo calibro 
esiste esteriormente uno strato di fibre muscolari trasver- 
se, mancante nei vasi minimi. 

2. Questi vasi, in certe regioni della pelle acumulali, 
costituiscono uno strato vascoloso, come neli'areola delle 
mammelle, nel prepuzio, nello scroto. 

3. Le fibre muscolari indicate hanno dovunque la stes- 
sa forma, mostrandosi allungale , fusiformi , corapianate, né 
fu" dato all'Aut. di rinvenire le forme ricordate dal Koelliker. 

4. Questi descrisse fascetti di fibre muscolari libere, 
componenti strati neli'areola e papilla delle manielle d'ambi 
i sessi, nello scrotto , nel prepuzio, nel perineo, come 
pure nelle pareti dei folicoli dei peli, nelle maggiori glan- 
dole sudorifere della fossa ascellare, dell'ano etc, nelle 
glandole ceruminose del meato uditivo esterno , infine quel- 
le che applicansi esternamente sul folicolo del pelo. Le mie 
osservazioni al contrario provano non trovarsi fascetti liberi 
di fibre muscolari glabre tranne che gli erettori del pelo. 

5. Che i muscoli delle località sopra indicate non si 
mostrino liberi ma in piccoli fragmenti è un fallo costan- 
temente verificato dall' Aut., il che prova appartenere i 
medesimi piuttosto alla tonaca dei vasi, ed essere stata 
questa la causa probabile che ha ingannato il Koelliker. 



APPE1\DI€E 
UEIXDICOI^TO 

ae/ca 

SOCIETÀ AGRARI! DELIA PROVINCIA DI BOLOGNA 



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Sessione Ordinaria delli 28 Marzo 1853. 

Lettosi il verbale della passata adunanza vengo- 
no presentati N. 12 fascicoli deli' Opera = Istituzioni 
ScientiQche e pratiche di Agricoltura qèI Sig. Carlo 
Berti Pichat; i Fogli 19 e 20 degli Annali ed Alti 
della Società Agraria di Jesi; il foglio 12 del Gior- 
nale r incoraggiamento ; il Programma dell'Istituto 
Agrario di Ferrara , pei premi da conferirsi nella 3.' 
Premiazione Agraria Provinciale d'incoraggiamento 
nella Città di Cento nel Settembre 1853; una Circo- 
laro del Sig. Prof. Giuseppe Bertoloni nella quale an- 
nunzia la futura esposizione di fiori da tenersi in 
Bologna nel di 15 Maggio venturo; un modello, con 
lettera accompagnatoria, del Socio Ordinario Sig. 
Marchese Commendatore Nicolò De-Scarani , il qua- 
le modello dee servire a spolveralore da grano ; una 
Proposta di una Scritta pei patti di lavoragione di 
un fondo qualsiasi col sistema di Boaria etc. , gene- 
ralmente praticato nella Provincia Ferrarese. 

N. Ann. Se. Natdr. Sebie III. Tomo 7. 29 



450 APPENDICE 

Dopo tutto ciò il Socio Ordinario lllustrissìino 
Sig. Avvocato Francesco Lisi legge una sua prege- 
vole Memoria, colla quale intende specialmente di 
mostrare come presso noi si trascuri 1' usare talune 
sorta di concimi dei quali d' altronde non saremmo 
mancanti. 

E ricordando che di ciò tennero già lodate pa- 
role altri Onorevoli Soci , lamenta il nostro disper- 
dere delle umane egestioni che accade in quesla Cit- 
tà, lo che, con acconcie discipline, si evita nella 
vicina Toscana, e più accuratamente eziandio in 
Torino; e ben a ragione si avverte come la Chimica 
abbia trovato modo onde iìssare gli alcali e l'azoto, 
consolidandoli in sale. 

L' Egregio Autore spera che le Magistrature si 
daranno pensiero di cosa che potrebbe tornare ben 
anche ad utile del pubblico erario. 

Ma nelle campagne eziandio sperdonsi i resti 
della nutrizione del Corpo umano ; nel Belgio però 
bene serbansi tali sostanze in acconcie localilà, e tale 
disperdimento da noi incontra pur anche in ciò che 
ne offrirebbero i Cavalli, i Bovi ed i Majali. 

Male si ammassano e si curano i concimi pres- 
so le nostre stalle rurali: e l'acqua che lavò quelle 
masse non va alla perGne a terminare in inutili 
scoli? 

Prosegue il Chiaro Autore dicendo che ben mag- 
gior copia di concime trarrebbesi dai Bovi e dai Ma- 
jali ove si trattenessero pressocchè sempre nelli stal- 
laggi anziché lasciarli al pascolo , e rincora que' vil- 
lici i quali temessero da ciò un soverchio consumo 
dell' erba. 



APPENDICE 461 

Parlasi della pessima costruzione degli Ovili , de* 
pollai e colombari rapporto allo sciupio delle immon- 
dezze di così fatti animali , e si accenna 1' utile che 
per ogni parte potrebbe da quelle ritrarsi. 

Si passa a dire alcun che del dissipamento dello 
tanto azotate foglie cadenti dagli alberi a verno, del- 
le loppe del grano preferibili alle canne vallive che 
compriamo sì caro , e della parte del legname che 
cade a terra segandolo. 

Discorrendo dello avvicendare i prodotti nei no- 
stri campi se ne assegna il danno e il prò avverten- 
do di ben avvisare di quale precipua parte di so- 
stanze terrene si nutra una pianta, onde schifare di 
tosto aflidarne colà appunto un'altra la quale necessiti 
della parie istessa pel suo alimento. 

L' Autore continua lamentando che non si faccia 
uso del gesso, siccome concime, del quale gesso an- 
diamo così doviziosi, e che tanto bene tornerebbe 
a taluni vegetabili: in alcuni luoghi si adopera la 
calce, in alcuni altri le ceneri dei vegetabili e la fu- 
ligine. Si loda pur anche e si inculca l'uso dei sali, 
e fra questi , del nitro. 

Spiace al Sig. Avvocato di non vedere praticata 
fra noi la così detta = terrefazione = T ammontic- 
chiare cioè alquanto di terra forte, ma ricca di ra- 
dicene, di insetti ed altro ; fa bisogno però di ammon- . 
ticchiarla con apertura a modo dei forni; sotto di essa 
accendere sermenti; e, con talune circospczioni, af- 
fidare al terreno le ceneri di quelle abbruciate ma- 
terie organiche, ceneri di sommo prò alli futuri 
prodotti. 

Appoggiato poscia pur anche alla autorità di an- 



462 APPENDICE 

lichi illustri Storici , prosegue il chiaro Autore di- 
cendo quanto profìtterebl)ero alla terra le marne, atte- 
stando Plinio che quella serba la acquistala uberto- 
sità pel correre di 50 anni: e, descrivendo li com- 
ponenti della marna stessa , dice le ragioni stimate 
causa della sua tanta eflìcacia. Non è dessa di age- 
vole ritrovamento , ma con saggi attraverso il terreno 
per mezzo di trivelli potrà senza dubbio essere rin- 
venuta: e ne tracciano esternamente le località quelle 
piante che si piacciono de' luoghi fertili ed umidi, 
e talune altre indicazioni. 

Trovata la marna converrà usarla debitamente 
secondo la qualità del terreno cui vogliate affidarla, 
e secondo la qualità dei prodotti che intenderete ri- 
trarne. 

Si dà termine alla Memoria col dire di quante 
cognizioni teoretiche e pratiche avrebbe d' uopo il 
coltivatore prima di assegnare il governo a' terreni, 
e su di essi le svariate piante o semi. Quanto gli 
tornerebbe proficua la Chimica ! E giacché per buona 
ventura ci furono lasciali mezzi perchè si tenesse 
pure fra noi pubblico insegnamento di Chimica ap- 
plicala alle ani, si fanno voli acciò possano sortire di 
colà fonti doviziose di dottrina eziandio pel miglior 
fiorire di una Scienza tanto nobile e profittevole quan- 
to r Agricoltura. 

Sessione Ordinaria delli 10 Aprile 1863. 

Il Socio Ordinario Sig. Cavaliere Marco Min- 
ghetti, pregato dal Sig. Presidente a compendiare le 
cose dette in un opuscolo intitolato = La stazione 



ì 



APPENDICE 463 

di Bologna a servizio delle ferrovie italiane. = Pro- 
getti dei Signori Cav. Prof. F. Lodi e Ingegnere G. Ga- 
vasetti , comincia colT encomiare lo zelo di chi com- 
pose quel lavoro, e dice sembrargli condotto con 
assai di amore e di studio. Gli Autori nei loro pro- 
getti non escludono veruna delle due ipotesi che po- 
trebbero occorrere, se debbasi cioè far ragione della 
sola linea concessa, e se la Stazione sia da collo- 
carsi dentro o fuori la Città. Con 6 progetti gli au- 
tori provvedono alle prenotate supposizioni quantun- 
que indirettamente si mostrano inchinevoli a dare 
preferenza a quella località che si acconci con più 
linee, e sia dentro le mura. È pur esso il Cav. Min- 
ghetti di questo avviso. La stazione interna riescireb- 
be presso la Piazza d'Armi, e alla obbiezione che 
tale cosa potrebbe per avventura togliere alli Citta- 
ni quel pubblico passeggiare a convegno, riparano 
con istudiata posizione onde evitare tale sconcio. 

Sono quei progetti accompagnali da Mappe che 
rappresentano la pianta e io spaccato si delle vie co- 
me degli edifizìì, laonde a quell'opuscolo ben si ad- 
dice r encomio di coloro i quali sentono bene della 
patria. 

Non avendo potuto per indisposizione di salute 
il Socio Corrispondente Residente Sig. Conte Biagio 
Bianconcini leggere nella tornata ultima dalli 10 cor- 
rente, fu pregato di ciò il Socio Ordinario Sig. Dott. 
Paolo Predieri , il quale incominciò con una memoria 
da lui intitolata = Annotazioni diverse intorno alla 
quantità delle Pioggie cadute nel Bolognese , e dedu- 
zioni varie riguardo agli effetti delle medesime. = 
L' egregio Autore dopo avere ricordalo che tali 



464 APPENDICE 

Annotazioni vennero da lui compilale nell'anno 1846, 
in occasione di pioggie dirotte e prolungate, e dopo 
avere esposto che esse in oggi si riferiscono al pe- 
riodo delii 42 anni precedenti a quello che corre e ad 
un tema di molta importanza per 1' agricollura, pure 
non avendo potuto corredarle quanto basta, ed esten- 
derle con Osservazioni di meteorologia comparata, 
e con altre ricerche storiche relative olire le presen- 
tate, si riserva di trattare più estesamente lo stesso 
argomento in altra sessione. Intanto riassumendo in 
breve le cose da lui dette in questa tornata riferirò 
le seguenti deduzioni. 

1. Che dalle Osservazioni udometriche praticate 
nella Specola Bolognese in detto periodo , risulla 
quello che altrove hanno osservalo 1' Arago, il Que- 
lelet, ed altri fisici rinomatissimi , cioè die la quan- 
tità dì pioggia caduta in un periodo di diciolto anni 
corrisponde allo incirca a quella caduta nello stesso 
numero di anni in tempi diCferenti. 

2. Che la quantità di annua pioggia presso la 
Specola bolognese per medio termine corrisponde a 
centimetri 606 annui, cioè a pollici di Parigi 22 e 
linee 6, quantità però inferiore di quasi quattro pol- 
lici a quella che il Beccari ed altri Fisici bolognesi 
valutarono nel decorso secolo. 

3. Che gli anni piovosi sono in generale poco 
favorevoli ai prodotti delle nostre canipagne, come 
la ispezione delle annuali tabelle comparale, da Lui 
presentale agli Accademici , lo dimostrano. 

4. Che nello esaminare le tabelle udometriche, 
bisogna tenere a calcolo specialmente le pioggie ca- 
dute nelle dififerenti epoche cioè della germinazione, 



APPENDICE 46^- 

dello sviluppo della pianta, ovvero della sua fioritura 
e della frutliOcazione. 

6. Che queste differenze sono le vere cagioni per cui 
talvolta si ottennero abbondanti prodotti nulla ostante 
che le annate siensi presentate piovose Dell'autunno 
e nella invernale stagione: essendoché in quelle an- 
nate la primavera fu favorevole, in quanto alle altre 
circostanze atmosferiche, alle varie coltivazioni. 

6. Che fatta la somma della quantità di pioggia 
caduta nei tre ultimi nnesi del decorso anno 1862 si 
scorge essere uguale a quella caduta nello intero an- 
no 1834, cioè O^iSlSO; mentre quella del primo 
trimestre di codesto anno risulta maggiore, perchè 
di 0'",2671 cioè di poco inferiore a quella caduta 
nell'intero anno 1820, cosicché il decorso semestre 
ha presentata una quantità di acqua eguale a 0"',4791, 
la quale per certo è stata maggiore nella parte infe- 
riore della Provincia come per solito avviene nelle 
basse pianure vicine alle valli od al mare ove piove 
sempre in copia maggiore , di quello che nei colli 
elevati e distanti dagli anzidetli centri di maggiore 
congrega di acque. 

7. Che trovandosi l'Osservatorio nel centro della 
Provincia, e precisamente a piedi delle colline ed al 
principiar delle pianure, vi è luogo a ritenere con 
qualche fondamento, che le quantità osservate cor- 
rispondano allo incirca alla media quantità di piog- 
gia caduta io ogni anno nei terreni superiori ed in- 
feriori della Provincia. 

8. Che se le primavere tiepide o discretamente 
umide furono sempre favorevoli alla coltura dei ce- 
reali, per compenso si scorge che in quelle piovose 



466 APPENDICE 

si ebbero tuttavia abbondaDli prodotti di Canapa e 
di Riso. 

9. Cbe iDdoe dalle ricerche storiche da esso pra- 
ticate gli è sembrato di conoscere che gli anni di 
straordinarie pioggie , come di nevi oltremodo abbon- 
danti, presentaronsi quattro o cinque volle ogni seco- 
lo mentre poi dalla somma delle acque cadute nei 
decorsi anni vi è luogo a sperare che le annate pros- 
sime non sieno per essere mollo piovose. — 

Quindi il sullodato Sig. Doti. Predieri continua 
leggendo un' altra Memoria che egli intitola = Ri- 
cerche statistiche sulla Canapa dei varii Slati di Eu- 
ropa = e siccome questo studio del Sig. Dottore 
sta per essere pubblicato quanto prima nel Giornale 
Il Propagatore Agricola , e potranno quindi i lettori 
bene apprezzarne allora la importanza e trarne le 
conseguenze , cosi io mi terrò a darne al presente 
pur solo un breve sunto. 

Vede ognuno quanto l' argomento interessi la 
nostra coltivazione. Le sopradelle Ricerche sono un 
quadro comparativo della produzione, esportazione 
ed importazione della Canapa. Dice l'Egregio Aul. che 
sino a qui non ha potuto che dar principio al lavoro, 
ma ci lascia bella speranza e direi quasi certezza di 
un futuro compimento di esso. Intanto si discorre 
della Francia, Russia, Belgio, Piemonte , Modenese 
e Napolitano. 

Riguardo alla Francia il nostro Autore si tiene 
alla Statistica di Agricoltura pubblicata dal Sig. Mo- 
reau de Jouiies , ove parlasi 1.° della estensione del 
terreno collivato a Canapa , la quale estensione non 
oltrepassa gli ettari 176,148, ciò che torna 89 leghe 



APPENDICE 457 

quadrale, corrispondendo i' ettaro a Tornature Bolo- 
gnesi 4 e 116 tavole. 2." Della seminagione la quale 
ciascun anno ammonta a 450,800 ettolitri di seme, 
ovvero etlolilri 2,o6 per ogni ettaro. 3." Della pro- 
duzione , la quale si fa e pel tiglio e pel seme. Il ti- 
glio prodotto ogni anno in tutta Francia dà 67 mi- 
lioni , 507 mila, e 79 Chilogrammi che rispondono 
io misura Bolognese a libbre 185 milioni, 644 mila 
e 459 , cioè 7 volte più che la nostra Bolognese 
Provincia. 4.° Parlasi del valore del prodotto. Questo 
giugne ad olire 86 milioni di franchi , compreso ti- 
glio e seme; somma ben ragguardevole rispello alla 
piccola estensione di terreno onde si trae. 6.° Del Con- 
sumo. La quantità che vedemmo prodursi in Fran- 
cia non sopperisce ai bisogni. Introdueonsi io queilo 
stato ogni anno 6 milioni e 300 mila chilogrammi 
di canapa allo incirca, cioè 17 milioni, 325 mila 
libbre Bolognesi; se ne esportano 1 milione, e 200 
mila chilogrammi. 

Passando al vastissimo Impero della Bussia dice 
l'Egregio Autore aver potuto conoscere che la Ca- 
napa e Lino insieme formano l'articolo più notevole 
di esportazioue. Il valore brullo di essi ascende a 66 
milioni e mezzo di rubli d'argento all'intorno (il 
rublo è pari a Lire italiane 3,45 ). Nel 1851 l'espor- 
tazione di Canapa da quell' Impero giunse a puddi 2 
milioni 723 e 933, ciò Yale circa 120 milioni di 
libbre Bolognesi, rispondendo il puddo a chilome- 
tri 16,36. 

_ Nel regno Belgico le terre fidate alla Canapa 
non occupano per lo comune che 1712 ettari. Quindi 
il Sig. Dott. Predieri, dietro autorità del Sig. Cav. 



458 APPENDICE 

Magoooe di Piemonte, reca alquante ragioni di così 
scarsa superfìcie destinala a tale cultura. 

Net Belgio il prodotto totale della Canapa nel 
1826 fu di 1 milione, 201 mila, e 525 chilogrammi 
(poco meno di 3 milioni e mezzo di libbre Bolognesi) 
e di 19 mila e 591 etlolilri , il seme ricavato. Il prezzo 
della Canapa dell'anno suddetto fu di Franchi 1 mi- 
lione, 81 mila e 372, e quello del seme o canapac- 
cia di Franchi 212 mila e 238. 

Passa di poi il nostro accurato Autore ad accen- 
nare alcuna cosa della collivazione del lino pure 
nei Belgio. 

Discorrendo quindi del Piemonte, rapporta pa- 
role del Sig. Guglielmo Stefani il quale pubblicò un li- 
bro intitolato := Annuario Storico Statistico per gli 
Stati Sardi = « Le informazioni statistiche fanno a- 
scendere a poco meno di 10 milioni di chilogrammi 
la produzione della Canapa. La importazione media 
di essa, greggia, nel decennio dal 1839 al 49 fu di 
chilometri 1 milione, 782 mila e 100. Il complessivo 
valore delle tele introdotte nel 1851 è di un milione 
e 700 mila lire. Ne furono esportate dallo Stato per 
lire 307 mila e 300. » Dall' insieme dei ragguagli of- 
ferti dall'Autore si trae che le importazioni di Lino 
Canapa in Piemonte, sono all' incirca il triplo del- 
le esportazioni. 

Modena. — Si loda l'accurata Statistica fatta 
per commissione del Governo dal Signor Consultore 
Carlo Roncagli. Si dice che il Modenese è ben poco 
inoltrato nella coltivazione della Canapa. Dalla sul- 
lodata Statistica raccogliesi che nel Decennio 1837 
ai 47 si trassero 93 mila e 420 quintali di 100 libbre 



APPENDICE 459 

metriche, pari a libbre Bolognesi 256,090. Si pro- 
segue dicendo rilevarsi dai calcoli che il Ducato di 
Modena consuma ogni anno 420 mila libbre di Cana- 
pa , e ne raccoglie pur solo 256 mila e 90 ; 136 mila 
libbre cioè meoo di quella onde esso Ducalo ab- 
bisogna. 

Regno di Napoli. — Il nostro Autore non co- 
noscendo sin qui gli esatti risultali della Sicilia om- 
melte di parlarne. Le due Provincie in terra ferma, 
ove più abbondantemenle e meglio si coltiva Cana- 
pa sono quella di Napoli, e l' altra a lei presso, 
della Terra di Lavoro. Nel quinquennio anteriore al 
18^4 la produzione della Canapa esportala da quelle 
due Provincie fu in totale di circa 2 milioni e mez- 
zo di libbre Bolognesi. 

Ecco il cenno delle importanti notizie raccolte 
sino al presente dal nostro chiaro Autore. Ripeto che 
egli ci dà speranza di un lavoro più compiuto ed 
esteso. Intanto egli ne avverte che non v' ha che la 
Russia che ci vinca nella quantità della produzione 
della Canapa. Noi però fra i paesi discorsi sempre 
teniamo vanto rapporto alla qualità. Studiamoci pur 
tuttavia di procacciarla ancor più aflìnala e perfetta 
a nostro vanto maggiore, u nostra maggiore ricchezza. 

Sessione Ordinaria dei 24 Aprile 1863. 

Dopo letto il verbale della precedente Sessione 
il Socio Corrispondente Residente Sig. Conte Biagio 
Bianconcini legge una sua Memoria sulla Vigna e 
sul Vino. 



460 APPENDICE 

lacominciaodo dall' animarci al perfezionamento 
dei nostri vini, ed accrescerne il connmercio , dice 
il nostro Autore, che per averli prelibati è bisogno 
tener le viti a fusto basso , e piantarle in luoghi ac- 
conci sì riguardo al terreno , sì riguardo alle posi- 
zioni più o meno esposte ai venti e al sole ; aprire 
i fossi un'anno innanzi la piantagione, e fognarli, 
secondo il costume Toscano , all' alto di porre le 
viti, usando per ciò specialmente il Ginepro e V Hi- 
popha Ramnoides j o, come s'appella comunemen- 
te , la Brolla. 

Si crede di non poter precisare la profondità 
onde s' hanno a piantare le vili: se ne deve trarre 
la norma dalla rispettiva qualità dei terreni e dei 
climi. 

Torna, dice il nostro Autore, a gran danno de' 
vigneti il comporli di troppo variate specie d'uva, 
e si condanna pure 1' uso del concime animale. 

Parlasi delle sostanze chimiche le quali concor- 
rono al vegetare della vite, e di ciò che a queste 
torna meglio somministrare. 

Sarebbe assai profittevole lo stabilire una Cat- 
tedra di Geologia applicata all' agricoltura , acciocché 
non fosse ignaro delle condizioni del suolo chi vi 
affida i semi o gli arbusti. 

Debbonsi lasciar bene ingrossare le viti al piede, 
e poi studiarsi di tenerle ognor basse. Oltre alle cure 
che nelle vigne s'usano al verno, ve n' hanno altre 
pel tempo di state, utili, se non indispensabili, al 
riescire perfetto dell'uve. 

Pare miglior consiglio presso noi potare in Pri- 
mavera le viti , né debbesi potar troppo lunga. 



APPENDICE 461 

L' Autore richiama pur acche V attenzione sul 
modo onde pigiarsi l'uve, e si bramerebbero ovun- 
que torchi a ciò , e diligenze nello spartire le uve 
fracide dalle sane, e dalle mature le acerbe. 

E proseguendo sul!' uso condannevole di tenere 
presso di noi aperti i tini in cui compiasi la fermen- 
tazione delta tumultuosa dell'uva, si dice quanta 
cura abbisogni acciocché il vino, che poi se ne trae, 
non senta di acelo. 

Vari sistemi sono stati praticali per cuoprire i 
lini nel bollire dell'uve: al nostro Autore pare da 
preporsi quello di un bene aggiustato coperchio di 
legno per modo aderente che a nessuna parte dell'a- 
ria esterna sia permesso entrare nel tino. È neces- 
sario pur tuttavia provvedere, mediante un foro sul 
coperchio , regolato a ciò , che il sovrabbondante Gaz 
acido carbonico che si sviluppa nel tino, trovi on- 
de escire. 

Quindi si danno alcune norme per tramutare, 
come usiam dire, il vino col suo minor danno pos- 
sibile. 

In quanto alla posizione di tenere le botti, l'Au- 
tore non suol piegarle sul fianco per non turbare 
puuto la deposizione del vino, ma sempre le tiene 
diritte: assegna di poi le migliori circostanze atmo- 
sferiche per la tramuta. 

Si dice alcuna cosa del Chiarificare il vino, (lo 
che, presso noi, di rado si ottiene perfetto) e del 
solforeggiare nelle Botti, anteponendo l'Autore, an- 
ziché usare de' Nastri d' Amburgo, di farli egli slesso 
con zolfo in canne e tela di cotone. 

Delle spedizioni di vino che il Sìg. Conte Bian- 



462 APPENDICE 

concini fece oltremare non bene succedettero che 
quelle in bottiglie. Spedendolo io barili, per quante 
6* usino precauzioni , esse tornano inutili contro la 
malizia degli oziosi marinar]. 

Si dà termine alla Memoria facendo voti adìn- 
che la scienza e le ricchezze sì studino di ottenere 
dalla naturale uberlosilà del suolo, la migliore rie- 
scila di questo grato e prezioso liquore. 

Ercole Malvasia. 



Sessione straordinaria delti 24 Aprile 1863. 



Scioltasi l'ordinaria Sessione, i Signori Soci Or- 
dinari si trattengono in riunione straordinaria per 
udire lettura del Dispaccio Ministeriale del 14 del 
corrente Aprile , col quale Sua Eccellenza il Sig. Mi- 
nistro del Commercio accompagna il disegno e la de- 
scrizione per un nuovo Trebbiatoio presentalo dal 
Sig. Guiooi di Milano, afBne che la Società, esami- 
natolo, ne dia sovra di esso il savio suo parere, 
tanto sul merito della invenzione, come sulla con- 
venienza di concederne all' inventore il Privilegio 
di Privativa che esso dimanda. Viene quindi dalla 
Società, gratissima al Superiore Governo per tale ono- 
revole distinzione, eletta una Commissione onde sol- 
lecitamente esamini il progetto del Sig. Guioni , e ne 
riferisca, afDnchè si possa dalla Società rispondere 
con sollecitudine alla prefata Eccellenza Sua. 

La Commissione ad unanimi voti viene compo- 
sta dei Signori 



APPENDICE 46j 

1. Da- Via March. Doti. Luigi Presidente 

2. Berli Ingegnere Giuseppe 

3. Contri Prof. Giovanni Segretario 

4. Gualandi Ing. Francesco 
6. Guidi Giuseppe. 

6. Mingljelli Cav. Marco. 

7. Palloni Ing. Giovanni 

Geo ciò ha termine V Adunanza. 

Luigi Bevilacqua 
f. f. di Segretario. 



*=''^^^c^Si^S]2^§^^ 



>30 



464 APPENDICE 

IL SIGNOR UARCHESE 

DOTTOR LUIGI DA-VIA 

PRESIDENTE DELLA SOCIETÀ AGRARIA DELLA PROVINCIA 
DI BOLOGNA. 



-»**^»*>Sj«« 



^^^a^cééi^mo K^^nar ^ffeécc/enée 



Credo che non spiacerà a V. S. quanto sono per 
dire relativamente al nuovo Cereale chiamato Durra. 

Come Elia sa, nell'ultima adunanza dell'Aprile pas- 
sato della nostra Società Agraria si richiese da alcuno 
dei nostri Soci, e si discusse verbalmente di quali piante 
si dovessero coltivare quei terreni della nostra provincia 
che erano ancora coperti di moli' acqua, appena che dai 
medesimi si fosse questa del tutto ritirata, lo che si pro- 
nosticava che sarebbe accaduto assai lentamente attesa la 
infelicità di scoli, e quindi a stagione molto inoltrala. Io 
allora suggerii essere per queste terre conveniente un ce- 
reale di recente introdotto con molto profitto nelle tenute 
Granducali della maremma Toscana, perchè ne avevo avuto 
notizia dal Sig. Ingegnere Franceschini di Bologna che 
visitava le dette tenute nel territorio di Cornetto, e di !à 
aveva mandala a Bologna una pannocchia di questo ce- 
reale coi granì maturi ; di più io già sapevo che il Sig. 



APPENDICE 465 

Marchese Annibale Banzi aveva nell'anno passato colti- 
vato in piccolo a modo di esperimento lo stesso cereale, 
ed alla sua mensa me lo aveva fatto assaggiare in mine- 
stra, la quale per detto di tutti i commensali si giudicò 
buonissima. Dietro tutte queste notizie alcuni dei nostri 
Soci mostrarono molto desiderio di avere una qualche quan- 
tità di semente per coltivarla nei terreni suddetti. 11 Sig. 
Conte Francesco Bianchetti nostro Socio era presente a 
questi discorsi, e sentì espresso il desiderio di qualche 
proprietario di terreno sommerso. Recatosi dopo pochi gior- 
ni in Toscana si prese la premura di ricercare un tal seme , 
e col mezzo del Sig. Coram. Betti potè ottenere dalla So- 
praintendenza Generale delle Reali Possessioni di quel 
Granducato una qualche quantità di questa semente di tre 
diverse derivazioni, cioè quella derivata da Smirne, quella 
di Aleppo, e quella di Schira, e me la spedì sollecita- 
mente accompagnata da una gentilissima lettera. Io subito 
dispensai ad alcuni Soci proprietari e principalmente agli 
indicatimi dal Sig. Conte Bianchetti nella lettera suddetta 
queste tre distinte sementi di Durra, ossia Olco Caffro, 
perchè subito le facessero affidare alla terra piantandole 
in filari a modo di formentone ma un poco pili superfi- 
cialmente di questo. Sappia pertanto V. S. che il Conte 
Petronio Malvasia fece subito rompere un prato , dal quale 
era già stato raccolto il fieno , in esso faceva immantinente 
affidare il seme di Durra e riferivami pochi giorni dopo 
che questo seme era sollecitamente nato al modo del for- 
mentone, e che cresceva a meraviglia^ per cui da questa 
prima parte dello sperimento io pronosticava una certa 
riescita del prodotto massimamente in una stagione che 
corre tanto umida e perciò favorevole ai cereali indigeni 
della zona torrida. Il Durra in alcune Reali Tenute To- 
scane si denomina ancora Grano Turco Inglese, almeno 
sotto questo nome ci fu mandata dal Sig. Ing. Franceschini 
la pannocchia summentovata , forse perchè gli Inglesi l' han- 

N. Ann. Se. INator. Serie IH. Tomo 7. 30 



466 APPENDICE 

no introdotta dall' Affrica nelle regioni più meridionali 
d'Europa. Il seme di questo cereale è di forma orbicolare 
schiacciata, più piccolo della lenticchia comune, di colore 
bianco opaco, o rossiccio. Le tre sorta mandate dal Sig. 
Conte Bianchetti, tutte erano bianche, quella del Sig. Ing. 
Franceschini aveva i grani rossastri. 

Questo è quanto ho creduto partecipare a V. S. Illma 
e con distinta riverenza ho T onore di essere 

Bologna 15 Giugno 1853. 



Suo Obbimo Devmo Servitore 
Giuseppe Bertolom. 



APPENDICE 867 

SIILU EPIZOOTICA INVASIONE 
DEL BARBONE BUFALINO 

AVVENUTA NELLA TENUTA DI MACCARESE 



DEI PROFESSORI 

GIUSEPPE PONZI E ROBERTO FAUVET 



Era già trascorso un burrascoso inverno e una umidis- 
sima primavera succedea interrotta da quelle giornate in 
cui il Sole incomincia a far sentire il tepore dei suoi rag» 
gi , quando al declinare dello scorso Marzo dopo sette anni 
di totale assenza, il Barbone bufalino, solito colpire i vi- 
telli di fresco spoppati, tornò ad irrompere nella tenuta 
di Maccarese^ posta sul littorale che si distende a destra 
della foce del Tevere. L'impeto, il genio malefico, e la 
rapidità nella diffusione che spiegò questo terribile morbo 
tali furono, che in meno di otto giorni, una gregge di 
1347 capi tutta si vide invasa, e le pianure di Maccarese 
furono ricoperte di centinaja di vittime, quasi tutte spente 
nel brevissimo periodo di tre, quattro o sei ore. Una ca- 
tastrofe di tal fatta mosse Sua Eccellenza il Principe Ro- 
spigliosi proprietario ad incaricare noi Professori della 
Romana Università onde accedere sul luogo e nella pos- 
sibilità provvedere a tanta urgenza. Portatici in fatti a 
Maccarese, la nostra prima cura fu quella di conoscere 
il modo d' invasione, istituire un'analisi dei sintomi mor- 



468 APPENDICE 

bosi, confrontar questi colle Autopsie, finalmente risolvere 
6ui mezzi sanitari d'adottarsi. 

E primieramente interrogati coloro che hanno custo- 
dia di quel numeroso armento sulla maniera con cui il 
morbo comparve: essi risposero, che nel mattino del gior- 
no 23 Marzo nella riserva dei Bufali da tiro fu rinvenuto 
spento un'individuo dell'età di 4 in 5 anni. Creduta per- 
altro questa perdita come accagionata da riprensione o 
eccessiva fatica, il caso passò inosservato, tanto più che il 
seguente giorno tutti gli altri Bufali sembravano godere buo- 
na salute. Il 25 nella stessa riserva si videro parimenti 
morti altri tre Bufali dai 4 ai 7 anni. Fu allora sospettato 
del Barbone dal mucco gelatinoso che sgorgava dalle na- 
rici dei cadaveri e dalla enfiagione del loro collo. Si vi- 
sitarono gli altri, e se ne rinvennero dieci che presenta- 
vano degli stessi sintomi. Nel 26 la maggior parte di essi 
era morta: nel 27 ne perirono tre, nel 28 e 29 altri si 
rinvennero malati o estinti fino al compimento di ventisei, 
dei quali due soli conseguirono la guarigione. Dopo ciò 
scomparve il morbo nella riserva dei Bufali da tiro. 

Avanti che si compiesse questo periodo il giorno 28 
al Procojo d' inverno erano periti un Bufalo e un Bufalino, 
il 29 due vitelli e una Mongarola , il 30 sette, il 31 do- 
dici alla riserva delle gravide, indi scomparve anche qui 
per saltare fra le Mongarole e distruggere la vita ad una 
quantità di esse sopratutto di Bufalini. Passato poi alla ri- 
serva dei Seccatini nel primo giorno ne uccise venticinque 
e venti nel secondo, diminuendo successivamente d'inten- 
sità. In quella dei terzini il giorno 3 Aprile ne morirono 
altri venticinque e trenta il seguente. 

Ricevute queste istruzioni tosto ci volgemmo alla ri- 
cognizione del morbo , ed avendone esaminati i sintomi 
non dubitammo confermare ciò che l'esperienza avea già 
fatto conoscere ai contadini, cioè che quella malattia era 
veramente il così detto Barbone delle Btifale, elevato però 
ad un grado di straordinaria malignità. 



APPENDICE 469 

La maniera di comportarsi di questo crudele morbo, 
e il passare saltuariamente da una riserva all'altra chia- 
ramente indicano la sua contagiosa natura dipendente da 
un virus o elemento, appiccaticcio mediatamente o imme- 
diatamente da un'animale all'altro. Le cause predisponenti 
di una tale invasione possono forse essere state le vicis- 
situdini atmosferiche e l' abbondanza di un cibo troppo 
nutritivo^ preparato da una favorevole primavera, impe. 
rocche i pili robusti animali si sono veduti attaccati a pre- 
ferenza e con violenza maggiore. La causa prossima poi 
sembra doversi attribuire al germe stesso contagioso lati- 
tante da sette anni nell' economia di quelli animali. 

In questa invasione si è potuto eziandio confermare 
che il Barbone delle Bufale è proprio di quella specie sol- 
tanto, giacché i Bovi e i Cavalli che insieme ad esse vi- 
vevano non lo hanno affatto contratto, come esenti ne 
sono stati i contadini che con avidità si cibavano impu- 
nemente di quelle carni infette. Da tale aggressione si son 
veduti eziandio eccettuati quei Bufali che aveano oltrepas- 
sata la malattia sette anni indietro , per dimostrare che 
un tal contagio si risente uua sol volta nella vita, come 
avviene nel Vajolo della specie umana, col quale sembra 
avere la più grande analogia. 

Esaminalo questo morbo in genere fa d' uopo riferire 
1' analisi speciale dei sintomi ripetuta sopra una quantità 
di quelli individui attaccati. Il corso morboso si presen- 
tava così celere che in tre o quattro o al più sei ore tutto 
il processo era compiuto ; ma per quanto fosse rapido questo 
corso , pure una differenza potè distinguersi fra individuo 
e individuo. Dove la malattia era più breve e fulminante 
non si scorgevano mai certi fenomeni che si riscontravano 
in quelli in cui il tempo ne permetteva lo svolgimento. 
Una tal differenza ci fece distinguere i sintomi in quelli 
comuni a tutti o necessari e patognomonici^ e in quelli 
accessori , che possono variare o mancare. I sintomi che 



470 APPENDICE 

presentavano i Bufali celeremente spenti sono i seguenti : 
l'animale s'arresta, ovvero cammina grave e pesante: si 
fanno stupidi gli occhi, e le congiuntive injettate: le crec- 
chie pendenti, e uno scolo di linfa densa fluisce dalle na- 
rici: l'animale lascia di ruminare, non mangia, uè più 
beve, si avvicina però all' acqua e cerca di coricarvisi per 
non più rialzarsi. Il polso da principio è piccolo e irre- 
golare quindi si deprime si fa impercettibile e termina con 
un fremito fibrillare accompagnato da convulsioni e da 
morte. 

Ma allorché la malattia ha un certo tempo a svilup- 
parsi ai sintomi di stupidità, scolo linfatico dalle narici, 
injezione delle congiuntive e sospensione di cibo e bevan- 
da, altri se ne aggiungono e sono: il polso che da prin- 
cipio era piccolo e irregolare si dispiega, si fa duro, vio- 
lentissimo e frequente : comparisce una tensione quindi 
un turgore infiammatorio, ordinariamente alla parte supe- 
riore del collo (per cui vien detto Cartone), talvolta alla 
spalla^ più dì rado alla coscia. L'animale si corica, l'a- 
lito e la pelle specialmente nella regione infiammata si 
fanno urenti, compariscono sudori sintomatici, e in qual- 
che caso intenso meteorismo, specialmente allorché la 
flogosi si determina alla spalla o alla coscia. Giunta la ma- 
lattia a questo grado il polso si deprime di nuovo fino al 
tremito fibrillare, comparisce il rantolo, talvolta il delirio 
feroce j in ultimo l'abbandono e la morte. 

Questi sintomi si sperimentano eziandio da quegli ani- 
mali destinati dalla Natura a resistere e superare il contagio: 
se non che in essi l' intensità é minore , il morboso pro- 
cesso è più lento, e risoluto da una buona crisi, mani- 
festata da una diminuzione successiva e cessazione totale 
dei sintomi. In questo caso I' animale torna a mangiare e 
bere, si ripristina la ruminazione e lentamente procede la 
convalescenza. 

Dopo queste osservazioni si procedette alle Autopsie 



APPENDICE 471 

ed aperte le cavità del torace e dell' addome , in quei ca- 
daveri morti di contagio fulminante costantemente vi si 
rinvennero i visceri liberi da qualunque stalo morboso, 
come ancora le fauci , e le glandole sotto mascellari e 
linguali, se non che la mucosa della lingua era alquanto 
scolorata, e rossa la pituitaria. Aperta la cavità del cra- 
nio costantemente compariva subito una forte infezione 
delle meningi e un versamento sieroso-sanguigno nei ven- 
tricoli cerebrali. Si venne poscia alla sezione cadaverica 
di quelli in cui la malattia erasi dispiegata con un pro- 
cesso flogistico, e le qui esposte organiche alterazioni del 
cervello tosto si mostravano accompagnate da infiammazio- 
ne più o meno violenta, concentrata ordinariamente alle 
regioni del collo o più raramente come si disse, alla spalla 
ovvero alla coscia. In alcuni questo processo flogistico si 
vedeva incipiente, ma in taluni altri la sostanza muscolare 
era disseminata di macchie nere , indizio che la flogosi 
vergeva alla cangrena. Queste infiammazioni peraltro erano 
circoscritte ai muscoli motori e la frapposta cellulare si 
appalesava di un color giallastro e di una consistenza ge- 
latinosa , senza alterazione delle glandole o degli altri or- 
gani vicini. Quando peraltro la flogosi era più estesa l' in- 
fezione sanguigna irraggiava sulle parti prossime, e se que- 
sta aveva sede nel collo ^ si trovava la trachea ripiena di 
una spuma bianca. 

Dietro tante indagini praticate sugli animali affetti dal 
Barbone e dopo tante autopsie facil cosa si rese il com- 
prendere come questa malattia non consista già in un' an- 
gina maligna, come venne indicato da quei pochi autori 
che la menzionarono, ma bensì in un'affezione nervosa 
rivestita di una forma speciale. La costanza della stupidità e 
depressione dei sensi e movimenti che si appalesano in 
tutti i casi, e il costante stato patologico che si osserva 
in tutte le autopsie corrispondente, o quegli stessi sintomi 
chiaramente danno a vedere essere quel virus contagioso 



472 APPENDICE 

dotalo di una facoltà elettiva, per la quale introdotto nei- 
raiiiniale economia, si getta sul ganglio cerebro-spinale, 
e per irraggiamento si diffonde in tulle le sue dipendenze 
di sensazioni e movimenti. E questo è in verità , perchè 
i sìntomi patognomonici di sopra esposti si riferiscono as- 
solutamente ad una tal maniera di agire. Egli è dunque 
un tifo gravissimo nel quale si distinguono i tre diversi 
sladj d'invasione o irritativo, di sviluppo o infiammatorio 
e di crisi o risolutivo qualunque ne sia l'esito. Se si tenga 
dietro al successivo sviluppo dei sintomi di sopra annun- 
ciati ben si vedrà come nei primordi della malattia il pol- 
so si manifesti piccolo concjentrato e irregolare, quindi 
dispiegato si faccia duro frequente e violento^ finalmente 
depresso e impercettibile allorché la crisi è infausta , ov- 
vero ritorna allo stato normale quando si restituisce la 
salute. Nei così delti casi fulminanti così violenta è l'a- 
zione irritativa del contagio sul centro della sensibilità che 
la vita viene esaurita e spenta nello stesso stadio d'inva- 
sione, come è stato nella più gran parte dei casi avvenuti 
in quest'anno nella tenuta di Maccarese. Ma allorché una 
tale azione non giunge al grado da rendersi immediata- 
mente fatale, il morboso processo si svolge, acquista ca- 
rattere e forma percorrendo i diversi stadi di cui si com- 
pone il suo periodo. 

L'acquisto di sifatle cognizioni sul Barbone Bufalino 
ci condusse alla ricerca dei soccorsi che 1' arte medica po- 
trebbe apprestare in simili occasioni. Ma quali potevano 
essere in quella influenza nella quale il contagio erasi così 
dilatato e raggiunto il massimo sviluppo? A qual partilo 
appigliarsi nel caso che il morbo islesso non concedeva 
tempo allo svolgimento del proprio processo? A quali 
medicamenti rivolgersi nella totale mancanza di cliniche 
cognizioni? La nostra posizione era diflicile e quasi di- 
sperata j ciò non ostante non perduti di coraggio risol- 
vemmo d'istituire vari esperimenti sui mezzi profilattici 



APPENDICE 473 

e curativi , i quali se non sarebbero riusciti utili in tale 
emergenza, avrebbero potuto servire di lume nel tempo 
avvenire. 

E difatti considerando come la prima ed essenziale 
azione morbosa venga esercitata sopra uno dei centri vi- 
tali noi opinammo stimolare la periferia coi rivellenti. A 
questo effetto furono scelti parecchi vitelli di due anni nei 
quali comparivano i primi sintomi morbosi, e obbligati a 
trangugiare in due volte un oncia di acetato d'Ammoniaca 
diluito in una infusione d'Assenzio. Sotto questo tratta- 
mento non si vide alcun' azione del farmaco amministrato, 
e gli animali lutti perirono come avveniva dei loro com- 
pagni non medicati. Si credette allora cambiare l'ammo- 
niaca cogli antimoniali , e su vari altri vilelli di tre anni, 
parimenti a malattia incipiente si sperimentò dando a cia- 
scuno una dramma e mezza di tartaro emetico a più ri- 
prese nello spazio di varie ore. Ma anche in questi non 
si vide alcun cambiamento, e furono tulli spenti ad ecce- 
zione di uno che superata la malattia ritornò alla salute. 

Fallito il nostro scopo in questi primi esperimenti si 
ricorse ad un mezzo profilattico, indicalo dalla osserva- 
zione. Vedendo che i più robusti animali erano a prefe- 
renza e da più energico Barbone attaccati, si scelsero sei 
vitelli di tre anni in una riserva ancora intatta dalla ma- 
lattia e dopo averne purgati alcuni si aprì a tutti un se- 
ione alla giogaja onde portare uua depressione nella for- 
za vitale. 

Tosto che il setonc incominciò a gemere furono con-, 
dotti ove il morbo dispiegava maggior violenza acciò ne 
fossero aggrediti. Questo trattamento ebbe un esito ben di- 
verso dalla nostra aspettativa, il Barbone non si manife- 
stò affatto e lutto l' incomodo risentito dagli animali era 
ristretto al solo setone che sgorgava abbondantemente. 
Questi Bufali furono ritenuti in quella riserva fino alla 
estinzione totale del morbo, per il quale molti dei loro 
compagni erano periti. 



474 APPENDICE 

Questo risultato peraltro quanto lusinghiero potrebbe 
essere per coloro che di recente impresero a battere la 
via sperimentale, altrettanto è insufficiente per noi a darlo 
come decisivo. Imperciocché ben conosciamo come tali 
fenomeni possono dipendere da tante cause, molte delle 
quali sono ancora velate. Egli è solamente un fatto che 
merita di essere ripetuto e osservato: che se questo non 
ci fu permesso nella influenza di quest' anno a cagione 
della totale diffusione della malattia 5 ci proponiamo tor- 
narvi sopra in opportuna circostanza e praticare nuove 
indagini; quali sarebbero gl'innesti del Barbone equino, 
o del Vaccino coi quali il Barbone delle Bufale sembra 
avere la più grande analogia. 

Durante questi esperimenti l'influenza morbosa de- 
clinava, e l'aumentar delle guarigioni insieme al dimi- 
nuire del numero dei morti, annunciava chiaramente che 
il contagio si avvicinava al compimento del suo periodo 
parabolico, come difatti avvenne. 

Il corpo di questa invasione può stabilirsi a tre set- 
timane nelle quali nove giorni furono d' incremento gli 
altri di stasi, decremento ed estinzione. 

La sua statistica sopra la totalità dei Bufali N. 1347 
è la seguente. 

Eccettuati .... Bufali che avevano contratta la ma- 
lattia sette anni indietro N. 230 
Morti .539 



^"^'^'^^*' \ Guariti (1) .578 

Totale N. 1347 



(1) /n questa classe possono essere compresi quei Bu- 
fali che non contrassero affatto la malattia , come avviene in 
tutte le influenze contagiose. Il loro numero per altro deve 
essere stato piccolissimo , quantunque non si sia potuto deter- 
minare per la celerità del morbo, e per la dispersione di 
quel bestiame sulle vaste pianure di Maccarese. 



APPENDICB 476 

Vale a dire che eccetluati quelli che aveano già con- 
tratta la malattia: sul numero residuale di 1 117 sono stati 
attaccali quasi tutti, e morti il 49 per 100. 

Roma il l.o Maggio 1853. 

Giuseppe Ponzi. \ 



Professori 

Roberto Fadvet. 



Intorno al coloramento della seta pro- 
curato ad arte nella nutrizione della 
larva o bruco con foglie asperge di di- 
verse materie coloranti. 

Alcuni Giornali annunziarono che il Sig- Runlin di 
Chambery abbia trovalo il modo di far produrre al baco 
da seta il bozzolo di vario colore a seconda delle materie 
coloranti che ad arte si mescolavano al cibo, e colle quali 
si spolverava la superficie delle foglie del gelso. Si è as- 
serito pure che la seta riesciva di vivace ed intenso colore 
a volontà dell' uomo, e perciò i poco esperti ritengono la 
cosa di molla importanza, ed utilità. 
Quanto sono per dire distrugge ogni esagerazione. 

In primo luogo è a sapersi che la scoperta non è 
nuova, e che i Chinesi già in antico insegnarono a spol- 
verare le foglie del gelso con varie materie anche alimen- 
tarie. Inoltre vari anni sono in quesla cillà di Bologna uno 
de' più chiari anatomici viventi praticò appositamente espe- 
rienze di questo genere mescolando polveri di Robbia, di 
Indaco, di Blò di Prussia, di Nero fumo d'avorio alle 
foglie del gelso ed alimentavane i bachi da seta pervenuti 



476 APPENDICE 

presso alla terza mula. I follicellì oUenuti dai bachi nu- 
triti con foglie tinte di quelle diverse sostanze mostra- 
vansi alquanto coloriti dalle medesime. Osservando però 
con diligenze le filiere in diversi di questi bachi si è sem- 
pre veduta la sostanza nelle medesime contenuta del con- 
sueto colore naturale, di guisa che l'esperto occhio tra- 
vide che il coloramento del filo della seta non derivava 
dall' essersi assimilata la materia colorante nella composi- 
zione e formazione del filo, bensì riesciva soltanto il filo 
{sporcato da dette sostanze nell' atto che esciva dalla fi- 
liera pel solo insudiciaraento prodotto dalle sostanze me- 
desime alle quali passava a contatto, e dalle quali l' insetto 
e la sua bocca restano più o meno isporcali , e che più 
non è possibile detergere sebbene si adoperi assai diligenza. 
Per tutto ciò il coloramento superficialissimo del filo di 
seta dipendente dall' alimento tinto ad arte non ha alcuna 
utile importanza nell'industria serica; e non è vero che 
i bozzoli risultino di quei vivaci ed intesi colori, neces- 
sari! per la fabbricazione dei drappi e delle stoffe. 

P. G. P. 



-mi=?*<»^^ 



APPENDICE 477 

DELL' ORIGINE E PROGRESSO 

DELLA SCIENZA VETERINARIA 

DESUNTO DALLE RICERCHE ANALITICHE ISTORICHE 
DEGLI SCRITTORI DELLA MEDESIMA 

FATTE DAL DOTTOR 



RIFERIMENTO 

DI GIOVANNI ORLANDI 



( Continuazione e fine , vedi pag. 335 ) 



Anche Io studio della scienza naturale che ha una 
relazione importantissima colla dottrina del curare i morbi 
progrediva celeraraente dopo che molti dotti davano opera 
concorde a diradare le dense tenebre che tenevano le leggi 
della natura avvolte nell'oscurità ed al nome dell'Ale- 
manno Gesner celebre naturalista va associato quello di 
Ulisse Aldrovandi nato di ricca e nobile prosapia in Bo- 
logna di cui narra la fama che fosse ridotto in istalo po- 
vero per condurre a termine il suo grandioso lavoro di 
storia naturale nel quale trattò ancora delle infermità de- 
gli animali domestici. 

Sono dolente di dovere contrastare alla sentenza di 
un uomo veramente insigne quale fu il francese Cuvier 
che nel Volume 2. della sua istoria delle scienze naturali 
non dubitò di asserire che il celebre naturalista bolognese 
nell'età di 70 anni finì miseramente la vita in un ospitale 



478 APPENDICE 

della sua patria. Benché questo risultamenlo infelicissimo 
e scoraggiante non sia cosa nuova né in Italia né fuori, 
l'onore della nostra Città richiede che si faccia eccezione 
di Ulisse AldroVandi il quale, come fu provato dall'erudi- 
tissimo Fantuzzi, morì nella grave età di 83 anni nella 
propria casa dopo avere disposto con testamento di non 
pochi stabili che erano da esso posseduti. 

Mentre Vessalio diveniva creatore di una nuova scien- 
za dell'anatomia umana, Carlo Ruini Senatore di Bolo- 
gna fondava quella del cavallo di cui pubblicò un trattato 
nel 1590 parlando del quale Cuvier da me citato superior- 
mente non dubitò di asserire che fu la monografia anato- 
mica migliore di quei tempi, e che nei secoli che vennero 
dopo esso fu copiato dalla maggior parte di quelli che scris- 
sero su tale argomento. La storia patria ci tramandò po- 
che cose della vita di questo egregio e benemerito concit- 
tadino, e questo solo si conosce che Bologna conserva an- 
cora il nome della nobile di lui famiglia perchè dei Ruini 
fu chiamato un oscuro viottolo costeggiajnte il grandioso 
palazzo eretto dalle fondamenta dal padre di Carlo, e che 
ora é posseduto dai Camerata eredi di Baciocchi. I cronisti 
allora viventi narrarono distesamente del padre, leggista dot- 
to, lettore dello studio di questa Città, provveduto di una 
ricchezza strabocchevole, e fecero noto come in quei tempi 
infelici di parti feroci fosse morto proditoriamente da uno 
della famiglia dei Dall'Armi famosa per dovizie, per no- 
biltà e per prepotenza, ma tacciono interamente dello scrit- 
tore di Veterinaria e della di lui opera. Il Dott. Ercolani 
d'animo ben nato e gentile mosso a sdegno da un tale si- 
lenzio pensò ripararvi rischiarando la vita ignorata di que- 
sto cittadino, e sarebbe riuscito nella non facile impresa 
se l'esiglio dalla patria non gli avesse tolto il mezzo di 
raccogliere le notizie occorrenti ad un tale lavoro. Non 
potendo presentemente darsi al medesimo rimane a lui il 
conforto di rivolgersi ai molti eruditi che onorano la no- 



APPENDICE 479 

stra Città e pregarli ad eseguire quello che fu sempre suo 
desiderio ardentissimo perchè è ormai tempo, come egli 
dice, che il nostro paese sciolga un debito di giustizia 
illustrando questa patria celebrità. Spero o Signori che il 
voto dell'onorevole collega da me ora ripetuto in suo nome 
in questo luogo nel quale veggo seduli uomini eruditi e 
sapienti cui sta grandemente a cuore la gloria della terra 
nàtale troverà facile ascolto, e che non passerà lunga sta- 
gione senza che il nome di Carlo Ruini risplenda di una 
luce maggiore, ed ottenga quell'aureola di gloria che si 
addice al di lui sapere. L'autore del libro di cui ora parlo 
fece palesi le molte dottrine eccellenti di anatomia che si 
leggono nell'opera del senatore bolognese dalle quali si 
può argomentare che non era a lui ignota la circolazione 
del sangue di cui menò tanto vanto l'inglese Arveo. Ruini 
aveva svelato chiaramente la circolazione pulmonare, e ma- 
nifestate le dottrine più esatte intorno alla struttura dei 
cuore, delle arterie, e delle vene ministre principali della 
circolazione sanguigna. Fu detto e scrìtto di molti celebri 
anatomici italiani che parlarono di questa dottrina prima 
dell'inglese; solo di Ruini tacque ognuno benché appa- 
risca dalle opere del medesimo essere a lui nota e da esso 
insegnata pubblicamente 40 anni prima se si vuole consi- 
derare che r Arveo pubblicò solo nel 1628 la sua famo- 
sa esercitazione anatomica sul moto del sangue e del cuore, 
la quale opera non può reputarsi interamente di lui per- 
chè al dire del Dott. Ercolani si valse manifestamente in 
essa di quella del Rudio dalla dedica sino al termine del- 
la medesima senza farne la debita menzione. 

L'ultimo capitolo dell'opera che io assunsi di esa- 
minare comprende le materie che si riferiscono alla giu- 
risprudenza veterinaria, e l'autore della medesima dopo 
avere narrato che i veterinari, e gli agricoltori antichi di 
Grecia e di Roma non si occuparono di questa parte della 
scienza la quale rimase affidata interamente ai giurecon- 



480 APPENDICE 

sulti tanto per la promulgazione delle leggi che si riferi- 
scono alla medesima quanto jier la vigilanza all'adempi- 
mento di quelle, espone compendiosamente le leggi che 
furono in uso appo i Romani , e le riforme falle alle me- 
desime dai Municipi italiani nel 15.** secolo nella parte che 
riguarda la contrattazione delle bestie. Studioso di parlare 
di un tale argomento con esattezza egli giudicò di non 
poterlo fare meglio che col ripetere tulio quello, che fu 
detto su tale proposito da quel chiaro ingegno dell'Avvo- 
cato Silvani nella sua memoria sulla contrattazione del 
bestiame letta a quest'Accademia nel giorno 25 Gennaio 
del 1846 e pubblicala nel volume 4.° delle Memorie della 
medesima, lavoro che fu grandemente lodato anche dal 
Dott. Ercolani nel suo libro. 

Questo scrittore avverte però che fra le disposizioni 
del diritto romano, e gli statuii delle repubbliche, e dei 
Comuni Italiani esiste una lacuna la quale fu riempita 
dalle leggi antichissime dei Celti, dei Germani e degli 
Anglo Sassoni le quali ebbero forza in Italia, e riporta alcuni 
brani delle medesime, la lettura dei quali rende palese come 
la ammirabile lealtà di quei popoli settentrionali rimonti ad 
una antichità remota. Non credè inopportuno di pubblicare 
in intero un codice inedito di tempi non mollo posteriori 
conservato nella Biblioteca Riccardiana sotto il falso nome 
di Aristotile perchè questo documento prova concludente- 
mente che in Italia vi fu uno spazio di tempo nel quale 
non fu in uso né l'antica legislazione romana né quella 
dei Celli e di altri popoli boreali ma che la tradizione 
aveva conservato qualche cosa tanto dell'una quanto del- 
l'altra. Quel codice ora assai raro porta per titolo = 
Dottrina quando vai a vtdere un cavallo come , e di che 
lo dei procurare acciò non possi essere ingannato. = 
Quel libro può essere anche oggi letto utilmente da molti 
perchè la nequizia e la malvagilà di non pochi di coloro 
che fanno mercato di cavalli, non sono né minori^ né meno 
gravi di quello che fossero allora. 



APPENDICE 481 

Il dotto nostro collega dopo maturo esame dei fatti 
non dubitò di asserire che nei tempi suddetti non esisteva 
alcuna legge la quale tutelasse il contralto di compra e 
vendita degli animali, ma che solo era in uso una formola 
che il compratore poteva accettare, ovvero ricusare, e cioè 
quella di pfovare il cavallo in sul campo e caldo , e raf- 
freddato nella quale formola si contenevano le esperimen- 
tazioni da farsi per dimostrare se realmente esistevano di- 
fetti ed implicitamente appunto quelli stabiliti dall'editto 
edilizio romano che li distingueva in vizi dell'animo, del 
corpo, misti. 

Solamente nel Secolo 8.° alcuni Municipi italiani, e 
non tutti, cominciarono a fare entrare la legge nelle con- 
trattazioni degli animali e designarono alcuni difetti, ed 
infermità esistendo i quali il contralto era nullo. Ogni 
Comune ebbe le sue norme e per lungo volgere di secoli 
la consuetudine tenne luogo di legge, e fu così prepotente 
che la legge stessa ove fu stabilita non potè sciogliersi , e 
liberarsi interamente dalla sua antica e forte rivale. Il Dolt. 
Ercolani esaminando le leggi che scritte nei Codici mo- 
derni governano anche oggi questi negozi è costretto di 
confessare che esse non sono né più chiare né più precise 
di quelle che furono ordinate dagli antichi Comuni sia che 
la malizia umana abbia progredito nell'arte di eludere le 
disposizioni emanate dal legislatore, sia che le basi del 
diritto rimangano vaghe ed incerte in modo da rendere 
impossibile l'applicazione regolare della legge. Riconosce 
in egual modo che nella proporzione in cui oggi sono au- 
mentati i contralti di bestie stante il progredimento attuale 
dell' agricoltura crebbero i disordini e gì' intralci nella 
negoziazione delle medesime quali si verificarono , benché 
in una scala minore, sotto la disciplina delle leggi degli 
Statuti Comunali. 

Un riassunto generale disposlo con ordine alfabetico 
di tutte le malattie notate o descritte dagli autori di ve- 

N. Ann. Se. Natub. Serie III. Tomo 7. 31 



482 APPENDICE 

terinaria vìssuti in questa 2.^ epoca Islorica chiude il 1." 
Volume dell'opera dell'egregio Doti. Ercolani e sono si- 
curo che questo indice sarà consultato con profitto da co- 
loro i quali esercitano l'arte del curare le infermità dei 
bruti perchè potranno con esso ricavare profitto dagli in- 
segnamenti dati dagli antichi. 

Vi confesso o Signori che sento dispiacere nel dovere 
abbandonare un campo nel quale entrai non pratico del 
luogo confidando forse più del dovere nella bontà di cui 
siete adorni. Quello si presentò al mio sguardo riccamente 
smaltato di fiori , ed a me correva obbligo di raccogliere 
i più vaghi, ed i più eletti e farne degna offerta al vostro 
sapere. L'impresa sarebbe stata ardua per tutti, per me 
difficilissima perchè eccedente le forze del corto mio in- 
gegno non addottrinalo nelle mediche discipline, alla quale 
mancanza dovete attribuire interamente se molle bellezze 
e molti pregi che si trovano nello scritto dell'onorevolis- 
simo collega passarono inosservati dinnanzi a me, e di- 
screti come vi conosco , sarete soddisfatti del mio lavoro 
considerando che non tralasciai studio e fatica perchè quello 
si presentasse a voi non affatto immeritevole del vostro 
favore. 



APPENDICE 483 

PROF. ANTONIO ALESSANDRINI 



lUmo Sig. Cav. Professore 



Qui dall'inverno in poi domina un Reumatismo epi- 
zootico acuto e generale, che attacca esclusivamente i 
Vitelli maschi a preferenza delle femmine dell' età di 8 
a 18 mesi, tanto castrati che no, infierendo singolarmente 
nelle stalle dei poderi di collina, di modo che di 27 che 
io ho avuto luogo di osservare, 7 soltanto appartenevano 
propriamente al basso piano della Chiana. Gli ultimi as- 
saliti dalla malattia, cioè che si sono magati nel maggio, 
hanno provato un corso piiì benigno, ed uno tranne, o 
sono tutti guariti, o si trovano in buona via di guarigio- 
ne. Quasi lutti quelli che si ammalarono nel verno hanno 
avuto un esito poco felice, e fra questi ad uno si can- 
grenò il membro, a due il tendine d'Achille, che si stac- 
cò in pochi giqrnì dalla sua inserzione alla punta del cal- 
cagno a causa della grande tumefazione di dette parti; 
due altri poi furono venduti al macello perchè, sebbene 
esso tendine non fosse passato alla cangrena era restato 
grosso, duro, rigido ed incapace a sostenere il peso del- 
l'individuo: qualche altro è rimasto storpio da uno, o 
da pili membri. Qualunque metodo curativo da me impie- 
gato poco ha corrisposto, e la malattia ha proseguito in< 



484 APPENDICE 

differentemente come in quelli, che non sono stati cu- 
rati trattati diversamente, infierendo, o mitigandosi ad 
intervalli irregolari senza potersi rendere ragione di que- 
ste alternative. E spesso mi è avvenuto di osservare nelle 
visite giornaliere che due erano più sollevali dalle loro 
sofferenze, mentre altri avevano peggiorato nello stesso 
tempo. 

Sono pure informato che in diverse altre provincie di 
Toscana, e del prossimo Slato Romano, i Vitelli di colà 
non sono stati più risparmiati di quelli del circondario 
Chianino. 

Di Lei Illustrissimo Signor Professore 

Acquaviva adì 31 Maggio 1863. 

Umilissimo ed Obb.mo suo Servo 
Vincenzo Luatti. 



485 
SUI DANNI 

DELLE A€QUE l^OSTRE 

TANTO TORBIDE CHE CHIARE 

E SUL MEZZO EFFICACE , E REALE PER SOTTRARSENE 

MEMORIA („ 

DEL SIC. ISPETTORE INGEGNERE 

PIETRO PANCALDI 



1. Le provvide, e consolami disposizioni date suU' in- 
cominciar dell'anno corrente dal nostro Governo Pontifìcio 
di nominare^ e di incaricare una speciale Commissione di 
distinti Idraulici a suggerire i temperamenti proprii al mi- 
glioramento del Fiume Reno, che scorre per le tre Pro- 
vincie di Bologna, di Ferrara e di Ravenna, mostrano la 
mente di chi ci regge di volere provvedere una volta per 
sempre ai continui, ed agli incalcolabili danni delle acque 
tanto torbide, quanto chiare, dalle quali siamo danneg- 
giati; ed hanno nel tempo slesso a me inspirato il corag- 
gio di compilare, e di leggervi in oggi, rispettabilissimi 
Signori, la presente Memoria nella quale, come soggetto 



(1) La 'presente Memoria era preparata da leggere alla 
Società Agraria di Bologna nelV ultima sua esercitazione di 
Maggio nella quale non rimase tempo alla lettura, onde pen- 
sando che il differirne la cognizione fino al Decembre venturo 
potrebbe nuocere agli Interessati del Reno ecc. se ne fa in 
oggi la pubblicazione, ( Pancaldi ) 



486 APPENDICE 

di circostanza, discorrendo prima delle inondazioni di acque 
chiare che anche in quest'anno abbiamo dovuto contem- 
plare e soffrir con dolore sino alla tarda Primavera, e 
mostrando in appresso, per dir tutto in una sola parola, 
la insustenibilità del Reno per la linea attuale, vi porgerò 
un cenno storico di quanto riguarda la immissione del 
Reno stesso nel Pò Grande, detto ancora il Pò di Venezia, 
palesandovi lo stato nel quale si trova l'alveo per essa 
preparato e quasi compito, ciò che rimane da fare, e da 
spendere per l'attivazione della grand' opera; pensando 
come le notizie delle quali ho potuto disporre per essere 
rimasto attaccato a quella Impresa nella qualità di Inge- 
gnere straordinario facente ancora per interim le funzioni 
di Direttore, stimolar possano questa tanto illustre quanto 
benemerita Società che conta non pochi dei maggiori pos- 
sidenti delle terre danneggiate dalle acque suddette a pro- 
vocare, e ad implorar francamente dal Governo, quale 
unico , e reale rimedio alle ruine cagionate dallo sconvol- 
gimento del Reno e dei di lui influenti tanto torbidi quanto 
chiarì, il compimento, e Io attivamenlo della immissione 
di Reno in Pò ; argomento principale della presente Memoria. 

2. Essendo il soggetto in oggi più di ogni altro im- 
portante, e di positiva urgenza, io vi prego o Signori di 
raddoppiare l'attenzione della quale mi foste sempre cortesi 
all' atto che passo a svilupparlo come le mie forze, in ogni 
rapporto assai deboli, me lo permettono. 

3. Le condizioni dei terreni bassi delle tre Provincie di 
Bologna, di Ferrara, e di Ravenna, che hanno lo scolo 
nel Fiume Reno sono giunte al grado di doverle caratte- 
rizzare per una quasi pubblica calamità, particolarmente 
negli anni dì spesse pioggie, d'interpolate nevi, nei quali 
mantenendosi grosso il Reno riesce più lungo ed esteso il 
ristagno delle acque chiare di scolo, che il fiume non può 
ricevere. 

4. I lavori di sistemazione delle acque nostre tanto tor- 



APPENDICE 487 

bidè, quanto chiare intrapresi nel 1772, e continuali sino 
al giorno d'oggi, non hanno prodotto queir effetto bene- 
fico che se ne era ripromesso , poiché se non siamo invasi 
dalle antiche irruzioni dei corsi di acque disalveate e va- 
ganti, ci troviamo però di tempo in tempo in preda delle 
rotte delle arginature del Reno, e dei Torrenti arginali 
che in esso defluiscono, e ci troviara eziandio, e con mag- 
gior danno, soggetti alle frequenti estese, e lunghe inon- 
dazioni prodotte dai ristagni delle acque chiare di scolo , 
che non hanno sufficiente scarico nel Reno, se non se 
dopo la tarda Primavera. 

6. Le rotte degli argini del Reno, e de' suoi influenti 
torbidi soggetti a piene straordinarie non sono tanto fre- 
quenti, contandosi un intervallo di tempo fra l'una, e 
l'altra di otto in dieci anni. Quanto alle inondazioni di 
acque chiare, se non accadono in un anno, succedono nel- 
l'altro, sebbene il Reno non abbia avuto grandi piene. 
Le irruzioni delle acque cagionate dalle rotte, e le espan- 
sioni che ne derivano rimangono circoscritte dal Circondario 
a fronte del quale succedono, senza invader gli altri più 
lontani. E quanto alle inondazioni di acque per ineffica- 
cia di scolo, si estendono e si verificano sopra tutti quanti 
i Circondari alla destra del Reno dalla Samoggia al San- 
lerno. In fine le rotte degli argini nei pregiudizii loro hanno 
un poco di bene, mentre accadendo in un punto del Fiume, 
accordan tosto un ristoro coli' immediato decrescimento delle 
acque correnti a tutta l'asta del Fiume, per la quale anco 
gli scoli che vi hanno foce acquistano caduta, e speditezza 
da smaltire tanto le acque chiarificate, che provengono 
dalle rotte, quanto le altre di scolo naturale dei terreni. 

6. Io non intendo perciò di adombrare i gravi scon- 
certi , e gli sconvolgimenti prodotti anco per degradazione 
di suolo dalle rotte del Reno, e rammento ancora quella 
del 1803 alla destra del Fiume in Gandazzolo, la di cui 
riparazione importò da circa Se. 60 m.; dell' altra del 1812 



488 APPENDICE 

aila sinistra dirimpetto alla citià di Cento, il racconcio 
della quale ascese a circa Se. 100 ra.; in fine la più stre- 
pitosa delta la Mariella al Traghetto, accaduta nell'argi- 
natura sinistra del Reno l'anno 1842, di cui la rimessa 
dell'argine coi lavori addizionali importarono Se. 160 m. 
circa; ma nuli' ostante non posso distormi dal mio parere 
che i danni delle rotte degli argini debban considerarsi in 
massima di minor portata di quei derivanti dalle inonda- 
zioni di acque chiare di scolo ristagnale^ essendoché le 
rotte si chiudono in breve tempo, e, prese, (come dicesi 
comunemente) non danneggiano più oltre, poiché le rotte 
degli argini succedono soltanto in causa di straordinarie 
afifluenze di acque derivanti da lunghe e dirotte pioggie 
per lo più con scioglimento di nevi (1). Quanto alle inonda- 
zioni delle acque chiare, succedono più frequenti e senza 
grosse piene nel Reno ogni volta che la superficie del pelo 
corrente del Fiume si trova, e si mantiene alquanto alto, 
e per così dire grosso sin verso la State, secondo il con- 
corso più meno regolare delle meteore, delle pioggie, 
e dello scioglimento di nevi; sebbene non siasi aumentato 
l'annuo loro convoglio. 

7. Ma prima d'inoltrarmi nell'argomento trovo oppor- 
tuno di farvi avvertiti o Signori, che non si possono scan- 
dagliare gli effetti delle meteore sulle coltivazioni agrarie, 
non si può conoscere con sufficiente persuasiva la quantità 
delle acque di pioggia, e di scioglimenti di nevi sul bacino 



(1) Dai registri delle osservazioni meteorologiche fatte 
al nostro Osservatorio Astronomico risulta che nei soli giorni 
13, 14 e 15 Settembre i842, anno nel guai successe la rotta 
del Traghetto i caddero 173 millimetri d'acqua sulla super- 
ficie di un piede quadrato, quantità pressoché uguale a i^2 
di tutta V acqua caduta nell'anno antecedente , ed alla fine 
di Luglio ne era già caduta tanta , quanta ne cadde in tutto 
l'anno 1841. 



APPENDICE 489 

del Reno e de' suoi influenti per farne un ragionato con- 
fronto colla portata del Fiume, per distinguere la porzione 
delle acque consunte dalle evaporazioni, e dalle fìltrazioni 
nel suolo da quelle che realmente affluiscono nel Reno , men- 
tre le Osservazioni meteorologiche si fanno in oggi soltanto 
in Bologna col mezzo dell'Udometro posto sulla sommità 
del nostro Osservatorio Astronomico che rimane all' altezza 
di circa metri 95 sul pelo basso dell'Adriatico, quanto do- 
vrebbe farsi ancora in altri punti del territorio con altri 
Udometri distribuiti in esso, parte al monte, ove piove, 
e nevica assai, parte al piano, ove piove e nevica meno; 
e la differenza ne è sensibile, ove si hanno delle località 
che rimangono superiori al pelo basso dell'Adriatico circa 
metri 600, come alla Porrella, e circa metri 1800 e più 
ancora, come nelle vicinanze dell' Apennino. 

8. Questa occorrenza di moltiplicare gli Udometri nel 
Territorio Bolognese, composto per la metà circa di Pianura, 
e per l'altra mela di Montagna, fu già avvertita nell'an- 
no 1842 alla nostra Società Agraria dal defunto Sig. Dottor 
Amadeo Amadei , addetto in allora all'Osservatorio Astrono- 
mico di Bologna; se ne è poi addimostrata in oggi mate- 
maticamente la positiva necessità dal Chiarissimo Sig. Prof. 
Ispettore Cavaliere Brighenti in una sua Memoria Idraulica 
pubblicata in quest'anno stesso 1853 dall' Accademia delle 
Scienze dell'Istituto di Bologna (Tom. IV. fase. I.). 

9. II prelodato Matematico ci palesa nella sua preziosa 
Memoria, che, avendo fatto tenere una esatta e minuziosa 
registrazione delle oscillazioni giornaliere della corrente 
del Reno riferite agli Idrometri da Lui slesso armonica- 
mente stabiliti nell'anno 1846, il primo nel Reno sul ciglio 
della Chiusa di Casalecchio a destra, il secondo nel Canale di 
Reno alla sua origine, il terzo nel dello fiume allo Sbocco 
del Senio, ha potuto dedurre dai calcoli matematici appog- 
giati alle osservazioni accumulate, che dal 1. Novembre del 
1847 a tutto l'Ottobre 1848, passarono pel Canale di Reno 



490 APPENDICE 

e per la Chiusa di Casalecchio metri cubi 1,147,086,037 di 
acqua, quando le pioggie, e lo scioglimento delle nevi rac- 
colte nello stesso frattempo dall'Udometro di Bologna in 
metri 0^57^ estese su tutto il bacino montuoso che versa 
alla Chiusa, di chilometri quadrati 1802, darebbe metri 
cubi 61,782,200, ossia poco meno del doppio dell'acqua 
portala dal fiume. 

10. Rimane quindi giustificata la insufficienza del solo 
Udometro d'oggi giorno in Bologna, e la positiva necessità 
proclamata dal Sig. Cav. Brighenti di collocarne altri quattro 
almeno, due al monte, e cioè uno al Vergato, e l'altro 
alla Torretta, il terzo nei colli più alti fra l'Idice, ed il 
Senio; il quarto alla Bastia; disposizione che egli racco- 
manda per meglio equilibrare la misura delle acque di 
pioggia tanto differente fra il piano, ed il monte, per far 
sì che questo dato riesca utile alla scienza,, volgendosi 
perciò a pregare l'Accademia dell'Istituto dì usare della 
sua valevole mediazione perchè venga ad effettuarsi l'ap- 
postamento degli Udometri da Lui proposti. 

11. Oltre a ciò il Signor Cavaliere Brighenti ci avvisa 
nell'aurea sua Memoria, che l'indole del Reno è tutta Tor- 
renziale, portando ora grosse piene di poca durata, per 
le pioggie autunnali, invernali, e di primavera avanzata, 
per le nevi che si sciolgono o sole o miste a pioggia, indi 
per le secche prolungate sino all'Agosto, e con pochissime 
sorgenti. Ci addimostra pure colle Effemeridi da Lui raccolte, 
e pubblicate, come il pelo d'acqua corrente pel Reno nel 
Maggio del 1848 e del 1849 si trovasse ad un livello da 
non lasciar luogo ad uno scarico sufficiente alle acque di 
scolo dei terreni più depressi di suolo, che giacciono alla 
destra del fiume stesso. 

12. Lo studio a noi regalato dal Sig. Professore Cava- 
liere Brighenti, sebbene come Egli ne avvisa sia limitalo 
alle osservazioni quotidiane di pochi anni sulle altezze del 
pelo d'acqua scorrente pel nostro Reno, registrale agli 



APPEISDICE 491 

Idrometri di Casalecchìo e del Fiume allo sbocco del Senio , 
è però il principio di quanto per molli anni protratti darà 
meglio a conoscere il Fiume principale, qualora si conti- 
nui a tener esatto conto delle oscillazioni del suo pelo 
d'acqua all' stess' ora, e delle portate ad ogni 1", le gior- 
naliere, e le annuali corrispondenti a quelle altezze, e 
dedotte dalle misure esperiraentali ; operazioni importan- 
tissime già poste in uso e diligentemente praticate in Italia 
principalmente sul Tevere, ove furono organizzate nell'an- 
no 1822 dal Chiaris. Matematico Giuseppe Venturoli, e da 
lungo tempo introdotte sul Pò grande dall' Illustre Idraulico 
Sig- Elia Lombardini; operazioni che già si fanno nei prin- 
cipali fiumi d'Europa; operazioni, sia a me permesso di 
aggiungere, che saranno sempre proficue qualunque esser 
possa la sorte futura del nostro Reno. 

13. Quindi sarà sempre dell'egregio Idraulico Cav. Bri- 
ghenti il merito di avere disposto il Reno d'Italia a par- 
tecipare dei significanti progressi della scienza idraulica, 
quel fiume, che dopo avervi data si può dire l'origine, 
parca poi dimenticato, non essendogli rimasta altra rino- 
manza se non se quella derivante dai danni che di fre- 
quente arreca, e dei timori che di continuo risveglia. 

14. Ed io trovo un particolar conforto nell' osservare 
come le notizie favorite dall'Idraulico sig. Cav. Brighenti, 
coincidono colla esperienza pratica dalla quale (tornando 
all'argomento) si ha: Che da molli anni a questa parte 
sono non poco affluenti d'acqua i mesi di Marzo , di Apri- 
le e di Maggio, nei quali succedono ancora gli sciogli- 
raenli di nevi : Che il cumulo delle acque annuali di piog- 
gia non si è fatto maggiore di quello dei decennii passati, 
ma se ne è bensì variato il versamento metodico entro 
l'anno nel Reno e ne' suoi influenti: Che le rotte dei no- 
stri corsi di acque torbide arginati sono accadute soltanto 
quando nei tempi piij autunnali che invernali si è data la 
combinazione di un aggregato dì pioggia non interrotte di 



492 APPENDICE 

più giorni, ed anciie accompagnato da liquefazione di 
neve, sebbene la quantità dell'acqua di pioggia dell'anno 
intero non abbia superata quella degli anni antecedenti 
senza rotture d'argini: infine che il Reno si mantiene 
grasso oggi giorno nella sua parte inferiore sino a Maggio 
inoltrato, a modo da non poter ricevere a sufficienza le 
acque degli scoli destinate a scaricarsi in esso, se non se 
nella tarda stagione, passando poi il Fiume ben presto allo 
stato di magra, e di seccai tutte condizioni idrauliche 
dalle quali, come si è detto, derivano le inondazioni di 
acque chiare, che più delle rotture degli argini, e con 
assai maggior frequenza invadono , e minano la bassa Pia- 
nura situata alla destra di Primaro (Reno). 

15. Per farsi un' idea de' danni che producono le inon- 
dazioni delle acque chiare in cosi vasto paese, basterà di 
rimarcarne i seguenti , che sono fortissimi. 

1.° Danno — I terreni contermini ai comprensori inon- 
dati , quantunque non rimangan coperti dalle acque di 
ristagno , soffrono però per qualche estensione dei loro tra- 
pelamenli, per cui si fanno frigidi sino a qualche profon- 
dità di suolo, quindi meno produttivi dell'ordinario, e di 
quanto ne sono per la loro composizione meccanica su- 
scettibili; restando in oltre soggette a degradazioni le ar- 
borature , ed in particolar modo le viti delle quali sono 
guarniti. 

2." Danno. — Perdita dei prodotti nei terreni che seb- 
bene bonificati, e rialzati alquanto dalle antiche e moderne 
colmate, soliti a coltivarsi industrialmente con tanto vantag- 
gio privalo e pubblico, rimangon poi inondati dalle acque 
chiare di scolo, e riducono a tutta perdila le spese anti- 
cipale per lo avanti onde disporli a coltivazione umida, 
sottraendo nel tempo stesso lavoro e guadagno alla classe 
indigente, foraggio al bestiame bovino ec. 

3.0 Danno. — Impossibilità di poter lavorare i terreni 
in gronda alle Valli naturali all' oggetto di coltivare io essi 



APPENDICE 493 

il Riso, e quindi deficienza grave in un prodotto, in un 
genere di vitto tanto aggradito , in un ramo di commercio 
per noi tanto attivo, ed esteso, oltre ad uno smanco di 
paglie a corredo delle stalle coloniche. 

4.** Danno.— Sraanco, deterioramento di qualità, ed 
aumento di prezzo delle stramaglie derivanti dalle valli 
naturali, che immerse in Primavera in acque troppo alte 
impediscono alle piante pallustri di pullurare, e di dar 
quelle così dette mezzerobbe per cui vi è mancanza di 
un succedaneo ai foraggi , di lettiera ai Bovini , e quindi 
sottrazione di letami all'Agricoltura, e nel tempo stesso 
prezzo del genere più elevato, quantunque possa dirsi in 
oggi elevatissimo. 

6.° Danno. — Degradazione delle strade comunali inon- 
date che rimangono prive di scolo sino a stagione avan- 
zata, quindi incaglio nei trasporti, spese maggiori delle 
Comuni e dei Possidenti per racconciarle alla meglio, onde 
renderle, sebben malamente, praticabiH nella state. 

6.° Danno (fisico, morale). — Mancanza di travaglio, 
e per conseguenza accrescimento di miseria, e di oziosi- 
tà, per cui impegno piiì grave e piiì dispendioso ancora 
nel Governo per sollevare gli abitanti del suolo inonda- 
to, per allontanar possibilmente i tumulti, e le rapine fa- 
cili a rinforzarsi nelle calamità; in una parola, maggior 
impegno a garantire la tranquillità ^ e la sicurezza pubblica. 

7.^ Danno (fisico). — Umidità, soverchio raffredda- 
mento di suolo ed evaporazioni nocive prodotte dalle inon- 
dazioni, e per esse malattie straordinarie, mollo estese, e 
non di rado mortalità ancora di spavento^ essendo parti- 
colarmente nelle località basse ed umide che l'influenza 
disastrosa della temperatura si fa sentire. 

16. Ora dopo tutto ciò i Possidenti dei molti terreni 
alla destra e lungo il Reno dalla Samoggia al Sanlerno, 
che oltre al trovarsi esposti alle rotte del Fiume, e dei di 
lui influenti riraangon pure in preda delle inondazioni di 



494 APPEnoicE 

acque chiare per deficienza di scolo, e dai quali io sono 
convinto che non si troverà esagerato per nulla il quadro dei 
danni da me soltanto abbozzato, si faranno naturalmente 
a chiedere^ quale adunque può essere il rimedio capace 
a liberarci dalle rotte del Reno ec. , e dai ristagni delle 
acque chiare? Ed è a questa ragionevole inchiesta alla 
quale io verrò rispondendo dopo di avervi accennato lo 
stato di situazione del Reno attuale e dei motivi che mi 
costringono a declinare da' miei antecedenti opinamenti. 

17. In quanto al Reno, ed alle rotture delle sue argi- 
nature, io ho sostenuto un tempo questo Fiume, osser- 
vando che si era formata, e per quanto può dirsi stabili- 
ta la sua cadente di fondo, come lo addimostrano le li- 
vellazioni Trebbi, e Brighenti a noi più vicine. Allora sem- 
brava a me che per sistemarlo completamente rimanesse 
soltanto da ingrossare, e da rialzare alquanto le sue ar- 
ginature nel tratto inferiore che si dirige al Mare, e parea 
a me che le golene del Fiume si trovassero giunte al gra- 
do di mantenere costantemente incassate le mezze piene, 
a modo da non lasciar più luogo a nuovi interrimenti d'al- 
veo: insomma sebbene io non abbia mai manifestato in 
alcun modo che la linea attuale del Reno sia da dirsi buona, 
pur tuttavia essendo già attivata, si presentava a me per 
sostenibile: ma in oggi che il Fiume ha mostrato con im- 
ponenza di non volere più sopportare in diverse situazioni 
inferiori del suo andamento un ulteriore ingrossamento, 
e rialzamento di arginature, che si vede sdegnato al se- 
gno di ingoiarle nel suolo su cui sono piantate per picco! 
peso che si aggiunga alla loro mole; in una parola che 
può dirsi il Reno addivenuto apoplelico, mi è forza (e 
Io confesso francamente) di giudicarlo non più capace a 
garantire da ruine i possidenti delle terre basse delle tre 
Provincie di Bologna, di Ferrara e di Ravenna, ed esser 
perciò arrivato il tempo nel quale bisogna assolutamente 
rivolgersi alla ricerca di una solida e stabile provvidenza. 



APPENDICE 495 

18. Riguardo alle inondazioni prodotte dai ristagni delle 
acque chiare, Voi sapete, o Signori, quali e quanti pro- 
getti si sono fatti per soltrarsene; ma vi è noto ancora che, 
sia in causa della spesa troppo forte addimandata dalla 
loro attivazione, e principalmente per quella di sottopassare 
il Reno con un grandioso manufatto, odi cotto, o di ferro 
fuso, ossia io causa delle molte difficoltà incontrate nel 
conciliare gli interessi diversi dei Circondari di scolo, os- 
sia, bisogna pure dirlo, in causa delle gelosie delle Provin- 
cie, e degli stessi interessati, tutto è rimasto negli uffici 
d'acque, e se ne è rinnovato soltanto qualche discorso nei 
momenti nei quali le inondazioni pur troppo sono ritornate. 

19. Ma la necessità di riordinare la condotta, e di mi- 
gliorare lo scarico delle acque di scolo non è per questo 
sparita, ed anzi si è vieppiù manifestata, come ne siamo 
testimoni oggi giorno , dacché il deflusso delle acque che 
il Reno raccoglie dai monti si è fatto non imaggiore, ma 
più frequente, più celere, più lungo, e per così dire più 
dettagliante, a misura che le acque montane lasciate in un 
totale abbandono, trovandone libero e pronto il campo, si 
sono formali nuovi solchi, nuovi discorrimenti, nuovi Riì , 
e nuovi burroni ancora, ampliando e profondando nel tem- 
po stesso quei che già esistevano, tanto sui terreni così 
detti sodivi, quanto, e vieppiù, negli altri diboscati, e dis- 
sodati; a misura ancora che si sono eslesi, e protratti gli 
arginamenti nelle bertele, e nei letti ghiarosi del Reno e 
dei suoi influenti, ove prendon l'origine di Fiume e di 
Torrenti; emergenze tutte da me riportate in altre mie 
memorie, ed a cui soggiungerò soltanto in oggi la seguente 
nota dell'Egregio Idraulico Sig. Lombardini, alla quale 
ognuno potrà dare quel peso che crederà meritare (1). 

20. « Alcuni distinti idraulici non si dimostrano persuasi 
» che il più rapido efflusso delle piene in questi ultimi 



(1) Dei cambiamenti Idraulici del Pò. Milano 1862. 



496 APPENDICE 

u tempi sì possa attribuire al dissodamento dei boschi sulle 
)) pendici montane, dichiarando di essere esagerati gli ef- 
M fetti. A promuovere siffatti dubbi, sembra aver influito 
M la varia condizione in che si trovano le regioni montane, 
» circa alle principali cause operanti, quali sono il clima, 
)> e la natura del suolo. La distruzione dì un bosco sulle 
M pendici dei monti, non porterà tristi conseguenze, quan- 
» do un'atmosfera abitualmente umida con pioggie mode- 
)> rate e frequenti favorisca la vegetazione, e quando il 
M terreno per la geologica sua costituzione sia atto a re- 
» sistere alle azioni decomponenti delle vicende alraosferi- 
» che. Ma qualora ad un suolo labile, ed in sfacelo si as- 
» socino, per circostanze locali, dirotte pioggie tempora- 
u lesche , o rapido disgelo di nevi , immensi saranno i guasti 
M che in allora conseguiranno, tolta la prima difesa- Non 
M trattasi pili di porre a confronto il modo col quale le 
» acque possono discendere sopra una pendice rivestila di 
w boscaglia , oppure sopra di un' altra denudata , ma in pari- 
)) tà di condizione, dal momento che il rilievo del terreno 
» viene essenzialmente ad immutarsi. Imperocché di leggieri 
)) solcature concorrono in allora a formar profondi burroni, 
)) e questi torrenti impetuosi ., ove le acque non discendono 
M più in forma di velo impercettibile, ma raccolte, preci- 
M pitano per le scemate resistenze nelle sottoposte valli. 
M Non potendo d'altronde ammettere che nel giro di pochi 
)) anni siasi cangiata la condizione meteorica^ non solo di 
)) questo, ma di altri paesi, i quali trovansi in pari circo- 
» stanze , altra spiegazione non potrebbe darsi dei fatti di 
M sopra esposti fuorché quella definita dagli operati dibo- 
M scamenti. » 

21. Presentatovi o Signori il tetro quadro delle vicende 
delle acque nostre inalveate, dei danni che ne risentono 
al presente i Possidenti di un vasto paese , e di quei mag- 
giori cui sono sempre esposti, e che temono con ragione 
ad ogni iniemperia di rimanere nuova preda, passo alla 
f' 



APPENDICE 497 

fine a discorrere del modo di sollevarsi da tanti pregiudi- 
zi!, di sottrarsi da tanti timori, proclamando in due parole 
« Il solo rimedio certo, efficace, e costante è: La immis- 
sione del Reno nel Pò grande, n 

22. La immissione del Reno nel Po grande non è più 
un progetto da porre in discussione dai Matematici, non 
è più quella intralciata operazione tanto combattuta dai 
Governi interessati nelle acque del fìume massimo d'Italia; 
non è più in oggi quella impresa della quale spaventar 
possa il dispendio, ma essa è il rimedio reale che fu sem- 
pre giudicato per l'unico capace a sottrarre dai danni delle 
acque tanto torbide che chiare la vasta estensione dei ter- 
reni bassi delle tre Provincie Pontifìcie di Bologna, di Fer- 
rara, e di Ravenna. Essa è in sostanza la provvidenza già 
decretata nei secoli passati dai cinque Sommi Pontefici 
— Clemente VII. nel 1601. — Gregorio XV. nel 1621, — 
Urbano VII. nel 1625. — Innocenzo XII. nel 1693. — Cle- 
mente XI. nel 1716. Essa è quella grand'opera idraulica 
alla quale si pose mano nell'anno 1807, e che fortunata- 
mente fu in pochi anni portata quasi a compimento; alla 
quale poco manca in oggi per poterla attivare, come si 
addimostrerà in appresso. Essa in fine è quell'opera col- 
tivata dall'immortale Pio VII., il quale comandò all'uopo 
nel suo Moto-Proprio delli 23 Ottobre 1817 sulle acque: 
« doversi conservar le opere preparate pel nuovo alveo 
« del Reno dalla Panfilia al Bondeno , sino a che fosse de- 
ce cisa la sorte di quell'alveo w (Articoli 173. 370). 

23. Che se le circostanze dei tempi delle quali ommetto 
il racconto per non annoiarvi ridussero il Governo Ponti- 
ficio a decretare nell'anno 1767 la inalveazione del Reno 
e de' suoi influenti per la linea detta di Valle in Valle, o 
sia per l'andamento attuale della Panfilia all'Adriatico, 
illusi essendo i Matematici che la progettarono dalla esi- 
stenza del Cavo Benedettino già aperto pochi anni prima 
fra i deposili del Reno e della Savena per d;«re un qualche 

N. Ann. Se. Natur. Serie IH. Tom. 7. 32 



498 APPENDICE 

sfogo alle acque chiare delle bonificazioni superiori ; illusi 
inolile dall'esistenza di un lungo trailo dell'antico ramo 
del Pò grande dello di Primaro, pel quale giudicarono op- 
portunissirao di condurre il Reno all' Adriatico promettendo 
quel buon effetto dell'opera che non si è poi verificato, 
non pertanto la generalità degli Interessali nella sistema- 
zione del Reno, guardando la impresa come di semplice 
esperimento, non abbandonarono mai l'idea della immis- 
sione di Reno in Pò; che infalli si fecero a reclamare for- 
temente nell'anno 1803, appoggiando l'energica rappresen- 
tanza avanzata al Governo di quell'epoca all' impossibi- 
lità dimostrala dall' esperienza pratica di poter sostenere 
la linea alluale del Reno; alla somma dei danni sensibi- 
lissimi che l'alzamento del fondo del Reno in allora si- 
gnificante, e per esso le frequenti e strepitose rotte delle sue 
arginature, e di quelle de' suoi influenti arginati cagiona- 
vano; alla inefiìcacia degli Scoli Consorziali per cui tanto 
pregiudizio ne derivava ad una grande estensione di paese 
di natura sua il più produttivo. 

24. Fu nell'anno suddetto 1803 che gli Interessati del 
Reno stanchi di soffrire le irruzioni cagionate dai tanti 
guasti di esso, e dei di lui influenti; di sopportare le inon- 
dazioni delle acque chiare prodotte dai ristagni di scolo, 
e che prevedendo ai mali presenti sovrastarne altri mag- 
giori, si decisero d'implorare quel provvedimento che si 
era giudicato le tante volte il solo reale per sottrarsi dalle 
mine delle acque inalveate, e che a questo intendimento 
presentarono ragionala supplica al Vice Presidente del Go- 
verno Italico, dal quale si nominò tosto una Commissione 
di Matematici, e d'Ingegneri anco per parte dei due Di- 
partimenti di. Modena e di Mantova, e che radunata in 
Modena, dopo lunghi ed imparziali esarai, e sopra luoghi 
ancora, decise, e pronunziò — non essere sostenibile l'at- 
tuale inalveazione del Reno, né in regola d'arte, né in 
rapporto di buona economia, dopo la quale sentenza si 



APPENDICE 499 

pose a studiare per qual altra linea dovrebbe condursi il 
Reno, quando giunto nell'anno 1806 in Bologna l'Impe- 
ratore Napoleone I. sciolse egli stesso la qiiislione, men- 
tre, chiamati al suo cospetto i Malemalici della Commissio- 
ne, sentili gl'Ingegneri locali, e lasciata loro piena liber- 
tà di discutere l'affare per due giorni, l'Imperatore Na- 
poleone I. emanò il decreto dalli 25 Giugno, che sparse 
la gioia negl'Interessati, ordinando in esso di immettere il 
Reno nel Pò Grande. 

25. Questo Decreto fu accompagnalo dalle seguenti 
condizioni : 

1.° Doversi immettere il Reno nel Pò Grande per una 
linea che spiccandosi dall' alveo presente alla Panfilia lo 
condurrebbe al Pò nel posto detto di Paiamone; linea 
alla quale dappresso alle sensate osservazioni dell'idrau- 
lico Cav, Giusti , approvate appieno dal famoso Matematico 
Pronoj fu poi sostituita l'altra dalla Panfilia al Bondeno, 
e quindi per il Panaro unitamente a Reno nel Pò Grande 
alla Stellata; linea già proposta dal Cardinale Capponi, 
confermata da Monsig. Corsini, e riproposta per ultimo 
dagli Emi Cardinali D'Adda, e Barberini nelle loro visite 
d'ispezione alle acque nostre. 

2.*' Dover contribuire alla spesa di quest'opera gli 
Interessati del Reno nei tre Dipartimenti del Reno , del 
Basso Pò , e del Rubicone ( Bologna , Ferrara e Raven- 
na) per la somma di tre milioni di lire milanesi (Scu- 
di 428,568) ed il Dipartimento del Reno per altra som- 
ma ulteriore di un milione di lire milanesi (Se. 142,856) 
mentre il rimanente della spesa si sarebbe sostenuto dal 
Tesoro Reale , e che compita V opera gli Interessati del 
Reno dovrebbero pagare al Magistrato d'acque di Fer- 
rara la somma di annue lire Ì20 m. milanesi [Se. 17,142) 
per la manutenzione degli argini del Pò. 

3.° Che alla esecuzione, ed all'amministrazione del 
lavoro dovrebbe presiedere un Magistrato destinato alla 
sopraimenden%a generale del Pò. 



500 APPENDICE 

26. Come fossero eseguile queste Sovrane determina- 
zioni io Io accennerò in breve desumendone il racconto 
dalle memorie delle quali ho tenuto registro nel tempo che 
mi trovava addetto alla grand' opera, e nelle diverse cir- 
costanze, che mi si sono presentale in appresso, e per le 
quali io vi posso presentare, o Signori, Io stalo nel quale 
fu lasciata la grand' opera nel 1813; e di conseguenza 
quanto restò da eseguire e da spendere per compierla in 

oggi- 

27. La linea del nuovo Reno si stabilì spiccandola dal 
Reno attuale alla Panfilia, e procedendo quasi in linea 
retta sino ad incontrare il Panaro al Bondeno, quindi per 
un alveo della lunghezza di miglia sei, e pertiche 385 di 
Bologna (Chil. 12 e metri 763). Presso l'origine del nuovo 
Canale di immissione si designarono tre chiuse provvisorie 
di legno per moderare la soverchia pendenza del Reno, 
chiuse che furono poi proposte in appresso di pietre onde 
renderle stabili, a ciascheduna chiusa si era assegnata la 
caduta di piedi 2. 3 (Ceolim. 76. 9. ) a modo che stramaz- 
zando le acque dal ciglio loro, cader doveano sopra il 
fondo di piedi 6.9 (Metri 2. 46.) più basse del fondo del 
Reno presente alla Panfilia, assegnando al nuovo fondo 
del fiume dall'ultima chiusa sino allo sbocco in Panaro la 
pendenza in ragione di bolognesi Oncie 15 per miglio 
(cent. 19 per Chilometro) sempre giudicala e comprovata 
dalla esperienza esser tale quella che compete alla portata 
del nostro Reno. 

28. II fondo del nuovo Cavo restar doveva tulio quanto 
incassato fra terra ove più , ed ove meno secondo il li- 
vello delle campagne sulle quali veniva a costruirsi il Ca- 
nale. La larghezza di fondo del Reno rimaneva stabilita 
di piedi bolognesi 140 (Metri 53. 20) e quella delle golene 
da ogni parte di piedi bolognesi 109 (Metri 41. 42), le 
scarpe alle ripe delle golene, ed alle sponde delle nuove 
arginature doppie della loro altezza- Inoltre lungo il trailo 



APPENDICE 601 

più basso della linea si vollero rinforzate le arginature da 
una banca esterna, onde aver maggior base e maggior 
robustezza. In quanto al proseguimento della Linea pel 
Panaro, al quale verrebbero a congiungersi le acque del 
Reno, furono prescritti degli allargamenti, e dei rettifili 
ove si giudicarono necessari per ampliare la sezione del 
Panaro, o per renderlo più atto a ricevere ancora il Reno. 

29. Alle quali operazioni di terra e di legno, si ag- 
giunse poi l'altra di arte muraria di una Botte sotto il 
nuovo Reno in vicinanza del Bondeno all'oggetto di dar 
passaggio per essa alle acque del Canale di Cento e con- 
durle nel Poatello, e per esso, e pel Volano al Mare. Il 
progetto portava questa Botte a due luci, ma venne sta- 
bilito in appresso di formarla a tre luci perchè potesse 
servire anche al passaggio delle altre acque di scolo delle 
cosi dette Valli di Burana unitamente ai molti terreni con- 
termini che ora sono inondati nel paese situato fra i Fiu- 
mi Secchia, Panaro e Pò. 

30. La botte sotto Reno svegliò in fatti l'altro grandioso 
progetto di estendere i vantaggi all'essicazione del paese 
suddetto costruendo all'uopo un'altra botte a due luci 
sotto il Panaro, allo scopo dì condurre per essa, e per 
quella sotto Reno le acque chiare a sinistra del Panaro, 
unite a quelle del Canale di Cento, a scaricarsi tutte Del- 
l' antico Pò di Ferrara, detto in oggi il Poatello, per Io 
quale nel Votano, migliorando ancora con tali mezzi la 
navigazione da Ferrara all'Adriatico. Molte furono le di- 
scussioni d'arte sul modo di effettuare questo progetto, 
ma alla fine se ne decise la esecuzione stabilendo di esca- 
vare un nuovo Canale pressoché paralello all'antico Pò 
di Ferrara invece di servirsi per conduttore di tante acque 
di quel Cavo i di cui depositi sabbiosi, arenosi, e di fa- 
cile sdrusciraenlo avrebbero sempre imbarazzato il suo 
fondo , e dilamale le sue sponde. 

31. Per lo che con Decreto delli 21 Giugno 1810 del 



602 APPENDICE 

Vice Re d'Italia fu sanzionata, e venne ordinata la costru- 
zione della Bolle sotto Panaro, e dell'indicalo Canale di 
scolo delle così delle Valli di Burana unitamente alle acque 
del Canale di Cento, stabilendo nel Decreto stesso che alla 
spesa della operazione idraulica concorrerebbero gl'Inte- 
ressati Modonesi, Ferraresi, e Mantovani, e con essi il 
Governo nella slessa proporzione fissata dal Decreto delli 26 
Giugno 1805 sulla immissione di Reno in Pò, restando 
commessa la esecuzione dell'opera allo stesso Magistrato 
d'Acque. 

32. Ora come fossero intraprese , ed avanzate le opere 
che vi ho indicale;, tralasciando il dettaglio dello esegui- 
noenlo di quelle che riguardano la essiccazione del compren- 
sorio dei terreni inondali tra la Seccli^a, il Panaro, ed 
il Pò, vi porgerò il Prospetto delle opere che riguardano 
immediatamente la immissione del Reno'in Pò, distinguen- 
do in esso quanto fu eseguilo e speso, da quanto rimane 
da eseguire , e da spendere per effettuare, questo benedetto 
ritorno del Reno nel Pò slesso, le tante 'volte proclamato, 
in fine decretato, intrapreso, ed avanzato ancora come 
lo è in oggi, quale rimedio reale alle nostre sciagure 
idrauliche ed agrarie. 

33. Amando però io di seguire l'ordine col quale si 
intrapresero, e si eseguirono i lavori per condurre il no- 
stro Reno nel Pò grande alla Stellala unitamente al Panaro, 
incomincierò dall' esporre che approvalo il preventivo in 
globo, e quindi i dettagli , e le slime parziali di ogni parte 
dell'opera dalla Direzione d'Acque e strade di Milano, 
si passò tosto a segnare la linea sul luogo, ed a marcare 
con robusti pali la superfìcie del suolo da occupare col 
fondo, colle golene, cogli argini, e colle banche di rin- 
forzo, chiamando poscia nel 1807 i Possidenti dei terreni 
da occupare e delle possidenze da intersicare a riconoscere 
il fa bisogno delle espropriazioni, ad inventariare d'ac- 
cordo le arboralure e le vili, e i casegiatj ancora da 



APPENDICE 603 

atterrare nello stato in che si trovavano, in fine i lavori 
che si farebbero per la riordinazione del fondo intersecato, 
e dei quali ne sarebbe abbuonato ai loro proprietari l'im- 
porto; passando dappresso alle suddette disposizioni alla 
stima del terreno, delle case, dell' arboralura, e dei rein- 
tegri di equità competenti ai Possessori interessati; il che 
tutto fu combinato all'amichevole, tranne una sola par- 
tita per la quale dovette intervenire per qualche tempo il 
Tribunale. 

34. Quindi avendo divisa tutta la linea in tre parli, si fece 
l'appallo dei lavori da eseguire in ogni trailo, e si passò tosto 
alla loro esecuzione , incominciando dal predisporre la riatti- 
vazione di un tratto dell'alveo dell'antico Reno da lungo 
tempo ridotto a coltura e rivestilo d' arbori , di viti , con case, 
e stalle coloniche dalla Panfilia sino al punto di passare da 
questo vecchio Reno alla campagna. Si appallarono pure 
separatamenle i lavori d'inalveazione, e di arginamento 
del nuovo Reno pel rimanente della linea dall'antico Reno 
sino all'incontro del Panaro a Bondeno; e per ultimo gli 
altri che si erano designati per allargare, e per rettificare 
in qualche posto l'alveo del Panaro dal Bondeno al Pò 
Grande alla Stellata. Ma soltanto nell'anno 1811 fu appal- 
tata la costruzione della gran Botte sotto il nuovo Reno, 
e per la quale dovrebbero passare le acque del Canale di 
Cento convogliale in seguilo alle altre ancora del Com- 
prensorio dello di Burana, cioè dei terreni inondali, 
che si è già dello che rimangono fra la Secchia , il Pa- 
naro, ed il Pò Grande. 

35. In quanto ai lavori di terra furono tutti eseguili 
nello spazio di quattro anni circa, a modo che poco rimase, 
e vi ha in oggi da fare per compierli, ciò che si vedrà 
in appresso. La Bolle però sollo il Reno nuovo, appallala 
soltanto come si è detto nell'anno 1811, restò soggetta 
a straordinarie vicende che ne contrastarono la regolare 
costruzione rimasta infatti incoala. Questa botte lunga, e 



604 APPENDICE 

larga più d'ogni altra che si conosca Gn d'ora stabilita 
alla dirilliira del così dello Cavo Serra, antico diversivo 
del Panaro nei Pò, fu appaltala coli' obbligo all'Appalta- 
tore di darla compita entro 30 mesi, e se ne intraprese 
tosto la escavazione della buca, fu fatta buona provvista 
di materiali, e dell'occorrente per fondarla, ma l'opera 
riesci assai più indaginosa di quello che si era figurato, 
e sia per le difficoltà proprie della sua costruzione, sia 
per la incertezza e per la varietà dei metodi che si ven- 
nero esperimentando per mantenere asciutta la buca nella 
quale cadeva l'impianto della grande fabbrica, sia per la 
indolenza dell'Appaltatore, e sia in fine per le vicende 
dei tempi e per circostanze particolari ancora che qui non 
serve di palesare, fatto sta, che nuli' ostante l'intervento 
d'uffizio del Magistsato d'acque a dirigere le operazioni 
d'arte, ed a farne i pagamenti per conto dell'Appalto, 
e dell'Appaltatore, non si ebbe se non se nell'anno 1813, 
una sola parte della fabbrica impiantata, essendo rimasto 
per le altre parti da fondare nella buca già escavala e 
preparata all'uopo. In sostanza per due terzi fu compita 
la battuta delle agucchie, e costruito il fondamento, ed 
anche una porzione dei muri di base e nulla più, essendo 
addivenuta la impresa un soggetto di gravi quistioni fra 
l'Appaltatore, le sue sigurtà, ed il Magistrato d'Acque 
alle quali non fu dato termine dal Governo Pontificio se 
non se uell'anno 1819; rimanendo l'opera senipre come 
lo è ancora incompleta- 

36. A questo cenno dei lavori che furono e si trovano 
costrutti per la formazione del Canale destinato ad immet- 
tere il Reno nel Pò Grande, dovendo procedere come io 
mi sono prefisso, ed ho a voi Signori promesso, le noti- 
zie che riguardano la spesa della loro esecuzione, io passo 
a presentarle per un'approssimazione non dissimile se non 
uguale al vero, giacché per darne un conto esattissimo a 
me mancano dati uffiziali di Ragionatoria, e debbo ser- 



APPENDICE 505 

virmi di quelli particolari da me raccolti in diverse circo- 
stanze, e pei quali posso esternare che le opere di terra 

importarono Se 676,908 

Quelle relative alla intrapresa costruzione 
della Botte sotto il nuovo Reno )) 106,487 

Ciò che forma in complesso la somma 
spesa di Se. 782,395 

A costituire i fondi per la qnal somma di Se 782,395 
concorsero colle loro quote stabilite dal Decreto dclli 25 
Giugno 1805 gl'Interessati del Reno del Basso Po, e del 
Rubicone, il Dipartimento del Reno, ed il Tesoro di quanto 
occorse per completare la indicata somma. 

37. Riguardo alla seconda operazione idraulica, assai 
significante ancii'essa, ossia alla essiccazione del vasto 
comprensorio inondato alla sinistra del Panaro, si esegui- 
rono per essa dall'anno 1810 all'anno 1813 la Botte sotto 
Panaro, e l'argine sinistro del rettifilo pel quale vi doveva 
passar sopra il Panaro stesso; opera che può dirsi robu- 
stamente compiuta, non mancandovi se non se pochi ac- 
cessori a modo che fu collaudala. Si fecero pure diversi 
allargamenti ed escavazioni nel Poatello, e si venne in- 
cominciando il Canale nel quale dovrebbero convogliarsi 
le acque del Canale di Cento con quelle così dette di Bu- 
rana; lavori lutti che importano la spesa di circa Scudi 
215,000, somma la quale, a termini del Decreto Reale delli 
21 Giugno 1810, doveva ripartirsi colla stessa proporzione 
stabilita nell' antecederne Decreto Imperiale delli 24 Giu- 
gno 1805, ciò che fu in parte adempito, articolo su del 
quale io mi limito a farvi notare, o Signori, che si giudicò 
lavoro di mista competenza la Botte sotto Reno siccome 
quel manufatto che avrebbe dato passaggio, oltre alle 
acque del Canale di Cento, anche a quelle di Burana per 
cui delle tre Gallerie della Bolle una sola riputandosi suf- 



506 APPENDICE 

Sciente al transito del Canale di Cento, le altre due do- 
vevano ritenersi necessarie per lo scolo delle acque chiare 
del Comprensorio a sinistra del Panaro che si è più volle 
indicato, e perciò di ragione attribuibile agi' Interessati di 
quelle acque i due terzi della spesa totale, ed un terzo 
alla Impresa della immissione di Reno in Pò. 

38. Data un'idea generale del progetto tecnico della 
immissione di Reno in Pò, dei lavori destinati in esso, 
della parte che ne venne eseguila, e delle spese ch'esse 
importarono, si vegga in breve quali sono i lavori, e le 
opere che rimasero da eseguire, e che si hanno da com- 
pletare in oggi, quindi la spesa che occorre ancora per 
effettuare la immissione di Reno in Pò. Essi ed esse sono : 

Lavori di terra- 

1. La chiusura degli interslizii pei quali passa tutt' ora 
il Canale di Cento, e il Cavo detto di San Giovanni. 

2. La colmatura di un tratto delle nuove arginature 
e la loro cigliatura con cottichi erbosi e verdi, estesa an- 
cora alle banche ove forman bassa spalla agli argini. 

3. La formazione degli argini sopra la botte di Reno 
quando sarà compita. 

4. La riparazione dei guasti arrecali alle nuove argi- 
nature dalle balleizze prodotte dalle acque di inondazione 
della rotta di Reno del 1812 a Cento, non che di altri 
scoscendimenti cagionali dal tempo. 

6. L'unione dell'argine destro del Reno nuovo con 
quello di Panaro all'imbarco, ossia al termine della inal- 
veazione del Reno flesso. 

6. Lo riattamento delle nuove arginature della Via 
di confine sino al Canale di Cento per circa un miglio e 
mezzo bolognese (Metri 2850). 

7. La diversione del Canale di Cento pel tratto su- 
periore alla Botte sotto Reno. 



APPENDICE 607 

8. Id fine i residuali adattamenti del Panaro per con- 
vegliare le acque del Reno, onde versarle unitamente nel 
Pò grande. 

I quali lavori di terra già calcolati, ed aumentati di 
quanto richiede lo stato loro attuale, può ritenersi impor- 
tare la somma di Se. 175,000 

Lavori d'arte muraria. 
» 

9. La costruzione delle tre Chiuse alle 
quali si pensava di sostituirne una sola in 
cotto per temperare la soverchia caduta del 
nuovo alveo di Reno. 

10. Il compimento della Botte sotto il 
nuovo Fiume, e i di lei accessorii, il tutto 
già calcolato dopo la sospensione del lavoro, 
ed in cui l' uso di qualche macchina ordinaria 
a vapore potrà in oggi facilitare, ed econo- 
mizzare l'impegno, e la spesa (sempre forte) 
di mantenere iscoiata la buca entro la quale 
deve impiantarsi il manufatto Idraulico. 

I quali lavori murarii, detratto quanto 
dovranno contribuire per la Bolle sotto Reno 
gli interessali della essiccazione delle Valli di 
Burana e contermini , importeranno senza re- 
strinzione di conteggio » 91,623 



Per lo che la somma che occorre ancora 
per ultimare a modo totalmente aliivabile la 
immissione di Reno in Pò , può definirsi co- 
scienziosamente di Romani Scudi duecenlo- 
sessantasei mila e seicentovenlitre .... Se. 266,623 

30. In quanto ai lavori che rimangono da eseguire a 
compimento della seconda impresa, ossia della essiccazione 



508 APPENDICE 

dei terreni che s' inondano alla sinistra del Panaro aven- 
do già riportato che la Bolle sello Panaro è compila, non 
parmi doverne tenere più lungo discorso, essendocchè il 
progetto dell'egregio Ing. Ferlini di Ferrara di giovarsi 
delle acque di Burana ecc. ^ per migliorare la navigazione 
del Volano, le iraltalive tullora in corso fra gli Interes- 
sati Bolognesi, Ferraresi, e Modonesi, mi dispensano dal 
parlarne in dettaglio, tanto più che (Questa seconda opera- 
zione idraulica può risguardarsi separatamente ancora dalla 
immissione di Reno in Pò. Non posso, e non debbo però 
tralasciare di dar l'avviso di prevenzione, che se per caso 
venisse ad efi'elluarsi la essiccazione delle Valli di Burana 
prima della immissione di Reno in Pò, sarà opportuno di 
andar incontro sin d'ora a qualsiasi ostacolo che potesse 
infrapporsi alla costruzione della Botte sotto Reno, a qual- 
siasi dissenso fosse per suscitarsi sulla concorrenza già 
decretala dagli Interessati di Burana, e conlermini alla 
spesa di costruzione dell'Opera. 

40. Riassumendo quindi le sole partile delle spese falle, 
e da farsi ancora per la immissione di Reno in Pò , che 
è il soggetto sostanziale di questa Memoria ne risulta. 

1. Che i lavori eseguiti per la grand' opera idrauli- 
ca hanno importato Se. 782,392 

2. Che i lavori rimasti da eseguire, 
da completare, e da perfezionare importar 

possono » 266,623 

3. Che di conseguenza l'importo del- 
la immissione del Reno nel Pò Grande, tut- 
to compreso, riescirà di Se. 1,049,015 

41. Ora dovendosi ripartire, a termine del citato De- 
creto 25 Giugno 1805, la somma che rimane da spendere 
per compiere la immissione di Reno in Pò, come fu già ri- 
partita , e pagata quella dei lavori eseguiti e cioè fra gli 



APPENDICE 509 

Interessati del Reno, dal Basso Pò, e del Rubicone giusta 
i ChirograG Pontificii 1770 e 1776, il già Dipartimento del 
Reno, ed il Tesoro dello Slato, dovran pagare i suddetti 
contribuenti rispellivamente. 

1. Gli Interessali ossiano i possidenti compresi nei 
Circondari prefiniti dai Chirografi Pontificii del 1770 e 
1776 Se. 146,048 

2. Il Paese che costituiva il Diparti- 

mento del Reno » 48688 

3. Il Tesoro ossia l'Erario pubblico . a 71,887 

Ciò che formerà la somma già denun- 
ciala di Se. 266,623 

42. A confronto della qual somma di Se 266,623 per 
compiere la immissione di Reno in Pò, trovando io op- 
portuno di porvi l'importo telale dell'annua manutenzione 
del Reno dalla Panfilia al Senio, ne ho isliluilo un cal- 
colo al cerio non esagerato dal quale mi è risultato potersi 
considerare di annui Se. 100 mila circa, compreso quella 
l'ichiesla dal vacillante Sillaro verso il suo sbocco in Reno, 
e quando ancora non accadan rotture, o nuovi avallamenli 
d'argini, per lo che la spesa per compiere la immissione 
dì Reno in Pò verrà ad equiparare quella di pochi anni 
di manutenzione ordinaria del Reno attuale. In somma col 
risparmio di qualche anno della manutenzione del Reno 
attuale che è vacillante si avrà il Reno nuovo che sarà 
fermo, e che si manterrà stabile in appresso con pochis- 
sima spesa. Al quale vantaggio economico conviene con- 
siderare congiunto l'altro, ben più riflessibile pei Signori 
Ferraresi, di liberarsi una volta per sempre dalle rotte alle 
quali rimane tanlo facilmente soggella l'arginatura sinistra 
del Fiume ; di togliere il pericolo che ne resti preda il Po- 
lesine di S. Giorgio, e le Valli di Comacchioa somma de- 
ficienza degli scoli che in esse fluiscono fra i quali vi 



610 APPENDICE 

sono in oggi i Possidenti del Circondario di Poatello che 
comprende il Poggio e porzione di S. Agostino comuni bo- 
lognesi. L'altro significante vantaggio si è il ristoro ai possi- 
denti Ferraresi, Bolognesi, e di Romagna, che oltre al sot- 
trarsi dalle rotte dell'arginatura destra del Reno potranno 
sistemare i loro scoli Consorziali a modo di rendere co- 
stante ed efficace l'uso in oggi pregiudicato. 

43. Nò deve suscitare apprensione l'impegno dei la- 
vori che la immissione di Reno in Pò potrà arrecare agli 
Interessati del Reno presente, e dei di lui influenti infe- 
riori, la spesa che potrà occorrere per impedire le traci- 
mazioni delle piene dalie arginature del Reno attuale nel 
frattempo che si compirà la immissione del Reno nel Pò 
Grande, in fine la condizione proclamata nel Decreto delli 
25 Giugno 1805 sulla concorrenza degli Interessali del Reno 
alla manutenzione delle arginature del Pò, poiché ad ognu- 
no dei suddetti tre articoli può porsi a fronte. 

44. In quanto al primo; e cioè ai lavori che potranno 
abbisognare negli influenti inferiori del Reno avviato che 
ne sia il suo corso di Bondeno, questi lavori si ridurranno 
liuto al più al ritorno delle ultime acque del nostro Canal 
Navile nella Cembaliua ripristinando l'antica e naturale 
navigazione da Bologna a Ferrara, a qualche cavedone 
per obbligare un giorno ridice, ed in oggi il Sillaro a 
rivolger le loro acque tutte nell'alveo di Reno che rimar- 
rà attivo al disotto della Bastia, ed ove i suddetti influenti 
cogli altri Santerno e Senio le di cui piene sono presso- 
ché contemporanee, troveran miglior sfogo d'oggi giorno 
quando l'alveo loro comune non rimanga più soggiogalo 
dalle anticipale e lunghe escrescenze del Reno. 

45. In quanto al secondo^ e cioè ai lavori di precau- 
zione da farsi per impedire lo tracimar delle acque dalle 
arginature del Reno che deve abbandonarsi nel frattempo 
di compir quello destinalo a confluir nel Panaro, e da 
esso nel Pò Grande, essi si ridurranno a ben poca cosa 



APPENDICE 611 

bastando all'uopo la erezione di un arginello sulla som- 
mila degli argini attuali ove son più bassi, che sia largo 
soltanto in sommità piedi 3. (Metri 1.14) e il livello del 
quale lasci un discreto franco su quello delle massime 
piene del Fiume. Lo stesso lavoro di precauzione fu adot- 
tato allorcliè si intrapresero le opere della immissione di 
Reno in Pò, e servì per molli anni successivi a tener im- 
prigionate le piene del fiume. 

46. In quanto al terzo ed ultimo, ossia alla condizio- 
ne del Decreto 25 Giugno 1805, che compita l'opera della 
immissione di Reno in Pò, gli Interessali del Fiume ab- 
biano da pagare al Magistrato d'acque di Ferrara annui 
Se. 17,143 per la manutenzione degli argini del Pò è da 
notare esser ben diverso dal 1805 lo stalo presente delle 
arginature suddette nel frattempo rinforzate, rialzale, e 
ridotte come lo sono oggi giorno in ottimo slato. Vi ha 
inoltre da rimarcare a conforto dei Possidenti chiamati al 
tributo suddetto che, come avverte il Sig. Cav. Brighenli 
nella sua Memoria già citata, nelle antiche quistioni del 
Reno in Pò fu del certo errala la piena del Reno, e però 
il conseguente alzamento che occorrerebbe agli argini del 
recipiente; quindi fallace la base su cui fu decretata la 
somma delli Se. 71 mila di cui sopra. Onde in qualunque 
caso ben tenue, per un tanto segnalalo beneficio, riu- 
scirebbe l'aggravio per la Provincia di Bologna, dovendo 
concorrere a formare la detta somma, come al citalo De- 
creto, lutti gli Interessali nella grand' Opera della immis- 
sione di Reno in Pò. 

47. Ora col sottoporre alla vostra perspicacia, o Si- 
gnori, sotto di un solo colpo d'occhio quanto ho discorso 
nella presente Memoria io vi do termine nella lusinga di 
avere abbastanza mostrato: 

1. La somma dei danni cagionali dalle troppo fre- 
quenti e prolungate inondazioni di acque chiare che non 
trovano sufficiente scarico nel Reno quasi sempre affluente 



612 APPENDICE 

neir ultimo suo tratto, ove ricever deve le acque di scolo 
di sette Circondari, nella tarda primavera. 

2. Lo stato vacillante nel quale è giunta la linea del 
Reno presente in particolar modo dalla vecchia Baccarà in 
giù, e come si trovi soggetto in oggi a soffrir nuovi colpi 
per così dire apopletici , che da un momento all'altro pos- 
sono troncare la sua breve vita di seltantacinque anni cir- 
ca, non soffrendo più le sue arginature ulterior carico di 
terra per nuovi rinforzi, e per nuovi rialzi. 

3. Come fosse sempre giudicato per l'unico reale ri- 
medio ai danni cagionati dal Reno e da' suoi influenti 
tanto torbidi quanto chiari, la immissione di questo Fiume 
nel Pò Grande, già decretata da 6 Sommi Pontefici, dila- 
zionata per esperimentare la malaugurata inalveazione del 
Reno per la linea di Primaro,ma non mai dimenticata , e 
della quale ne fu in fatti ordinata la esecuzione nell'anno 
1805 dall'Imperatore Napoleone I. colla distinta delle parti 
interessate che dovrebbero sopportarne la spesa, e delle 
proporzioni delle rispettive quote colle quali vi dovrebbero 
contribuire. Per la quale l'immortale Pontofice Pio VII. 
spiegò la sua mente nel Motu-proprio delli 23 Ottobre 
1817 sulle acque, di voler conservale le opere preparale 
all'uopo sino alla decisione del loro compimento. 

4. II modo col quale fu intrapresa la grand' opera 
quanto per essa si trova fatto, e si spese; quindi il prospetto 
di ciò che rimane da fare, e da spendere in oggi per ulti- 
marla, e per attuarla, colla indicazione delle rispettive 
quote di concorrenza, che a termine del citato Decreto 25 
Giugno 1805, dovranno contribuire le parti interessale. 

6. Un cenno sull' altro grandioso progetto dell'essicca- 
zione del vasto Comprensorio dei terreni inondati a sinistra 
del Panaro e fra lo stesso Fiume, la Secchia ed il Pò Grande, 
per quanto mi è parso che abbia rapporto alla immissione 
di Reno in Pò, e le disposizioni in corso per effettuare an- 
che questa seconda operazione idraulica. 



APPENDICE 613 

6. Le condizioni tanto propizie in oggi che non sia più 

da sottoporre, e da condannare il progetto della immissione 
di Reno in Pò, alle discussioni matematiche ^ ed ammini- 
strative ancora, essendo l'opera pressoché compita: e che 
l'importo del suo corapimenlo sia ben tollerabile potendo 
equipararsi dal risparmio della manutenzione di qualche an- 
no del Reno attuale; risparmio il quale darà luogo ancora 
ad eseguire le opere negli influenti del Reno cui possa ob- 
bligare la sua deviazione per immetterlo nel Pò. 

7. 1 vantaggi incalcolabili che con ben discreta spesa ri- 
sentiranno dalla immissione di Reno in Pò non solo i possi- 
denti dei terreni alla destra del Fiume liberati dalle rotte e 
posti in grado di sistemar stabilmente i loro scoli Consor- 
ziali , ma pur anco , e più degli altri i Signori Ferraresi che 
saranno liberati per sempre dalle ruine^ e dal pericolo imme- 
diato di rotte più facili a succedere nell'arginatura sinistra 
del Reno presente fra la Panfilia , e l' Adriatico , e ne avranno 
garantito per sempre il Polesine di S. Giorgio, e le Valli di 
Comacchio ricettacolo degli scoli del vasto paese fra il Vo- 
lano, ed il Primaro ossia il Reno attuale, non che de' ter- 
reni del Coraprensosio di Poatello il quale comprende il 
Poggio, e parte di S. Agostino che sono Comuni bolognesi. 

8. Infine per conclusione ragionata, e ferma, come Io 
stato di situazione nella quale si è ridotto il Reno , ed il com- 
plesso delle condizioni tanto spaventevoli che presenta, ri- 
chiamano imperiosamente la sollecita immissione di Reno in 
Pò, ed eccitar debbono gli Interessati delle tre Provincie, di 
Bologna, di Ferrara e di Ravenna a chiedere, ed a chiedere 
coraggiosamente il compimento dei lavori che mancano per 
effettuare una volta quella grande Opera. 

48. Nel tanto esteso, e progressivo sviluppo delle scien- 
ze, delle arti, e della loro applicazione ad oggetti di pub- 
blica, e di privata utilità^ a modo da sorprendere e da 
meravigliare l'età nostra; in un tempo nel quale abban- 
donate le antiche gelosie , i Governi fanno ogni sforzo per 
N. Ann. Se. Natuh. Serie III. Tomo 7. 33 



5(4 APPENDICE 

avvantaggiare le condizioni , il ben essere dei Popoli che 
Essi reggono, dovranno sopportarsi e soffrir più oltre le 
mine delle acque nostre tanto torbide, quanto chiare giac- 
ché si può dar un termine alla calamità? Saremmo ben da 
rimproverare altamente, a parer mio, se non ci rivolgessimo 
a provocare la provvidenza già predisposta della quale io 
vi propongo di prendere la iniziativa, preparando all'uopo, 
ed in concorso dei maggiori Interessati una rispettosa, ma 
energica Memoria da umiliare all'ottimo nostro Sovrano 
Papa Pio IX felicemente regnante , nella quale, esposta la 
impossibilità incontrastabile di poter sostenere il fiume Reno 
per la linea attuale, s'implori il compimento della immis- 
sione del Reno stesso nel Pò già da tanti altri sovrani Pon- 
tefici decretata, già intrapresa, e di molto avanzata, col- 
tivala dall' immortale Pio VII e la di cui inaugurazione parca 
riservata alla gloriosa memoria di Papa Pio IX; essendo 
questo r unico mezzo efficace e reale per liberar dai danni 
delle acque una volta per sempre la vasta estensione dei 
paese che signoreggialo e perseguitato dal Reno, forma 
parte delle tre Provincie, di Bologna , Ferrara e Ravenna. 
45. Trattandosi d' implorare dal sommo Gerarca Pio IX. 
il compimento di un'opera per la quale si aumenteranno 
sensibilmente i prodotti del suolo, fra cui le granaglie e 
la Canapa nello Stato Pontifìcio; di migliorare le condi- 
zioni sanitarie di non poche Comuni ; di ristorare in essa la 
popolazione; di invigorire il commercio, chi avrà l'ardire 
di dubitare che il nostro saggio ed illuminato Sovrano non 
sia per dare quelle disposizioni che occorrono per attuare 
una volta la grand' opera della immissione di Reno in Pò, 
solo nostro Porto di salvezza? Se una impresa così utile 
s'incominciò e si avanzò cotanto nel furore della guerra 
Europea, non dovrà sperarsene il compimento in questi 
tempi di pace? Consoliamocene pure! Apriamo altra volta 
il more alla gioia ! 



APPENDICE Ò15 

l? ozóno — dei dottor Giberto Incotti, (t) 

È noto (e già ne p3ir\ò anche quella Ga^^etta) che il 
professore Schònbein di Basilea, analizzando l'azoto, lo 
credette composto di idrogeno e di un nuovo elemento da 
lui chiamato o^óno (dal greco o-^éin olezzare), pel forte 
odore che manda, analogo a quello del cloro, od a quello 
che si sviluppa dietro una scarica elettrica. 

L' annuncio dell' imporiante scoperta eccitò altamente 
ia curiosità e l'emulazione dei chimici: se ne trattò con 
molto calore al Congresso degli Scienziati tenuto in Milano 
nel 1844: e dalle comparale esperienze, e dai fatti studj si 
ottennero i seguenti risultati: 

t." Abbenchè l'ozóno non si possa avere isolato, e 
sottoporre a particolare analisi^ pure la sua presenza, sotto 
date condizioni, nell'atmosfera è accertata da' suoi effetti, 
dalle sue chimiche reazioni e da certi fenomeni , che senza 
di lui riuscirebbero inesplicabili. 

2/' Potendosi produrre l'ozóno anche senza il concorso 
dell'azoto, chiaramente ne risulta non essere una decom- 
posizione del medesimo. 

3." Invece di un nuovo corpo elementare, l'ozóno è piut- 
tosto una semplice modificazione di elementi già conosciuti, 
cioè secondo alcuni un perossido di idrogeno, o più pro- 
babiUiiente, secondo altri, una forma allotropica , un modo 
particolare di essere dell'ossigeno. 

Le fonti principali dell'ozóno atmosferico sono le scari- 
che elettriche naturali, come uno dei mezzi più adatti a 
produrlo artificialmente sono le scariche ottenute dalle mac- 
chine elettromotrici. Probabilmente altre recondite manifesta- 
zioni e reazioni dell'elettricità non valgono meno , special- 



(1) Àrlicolo estratto dalla Gazzetta Medica Italiana. Fojfiio 
N. 15 dcUi 1 1 Aprile 1853. 



616 APPENDICE 

mente durante il verno, a riprodurlo e manlenerlo nella 
natura. Per raccoglierlo ed esaminarlo in spazj limitati, i 
chimici sogliono però più comunemente procurarselo, ab- 
bruciando in palloni di vetro dei bastoncini di fosforo per 
metà immersi nell'acqua. 

A voler studiare un corpo, una forza qualunque, è 
oggetto di prima importanza quello di potere per segni fisici 
avverarne la presenza, misurarne l'azione, calcolarne i 
gradi. — Non si potevano prima del termometro conoscere 
ed utilmente applicare tutte le proprietà del calorico; ed il 
primo passo con cui il Folta preluse alla più importante delle 
moderne scoperte si fu l'invenzione dell'elettrometro. -Così, 
per riguardo all' ozóno, si occupò innanzi tratto lo Schónbein 
della ricerca di iin ozonometro; ed a rinvenirlo lo condusse 
la cognizione delle sue chimiche reazioni. Si preparò adun- 
que una carta esploratoria, di cui indichiamo la prepara- 
zione, modificata dall'egregio dott. Gio. Polli. Si sciolgono 
in 400 parti di acqua , 1 di amido e 20 di ioduro di potassa 
purissimo, indi vi si bagna della carta bibula, o carta da 
filtro bianca, che asciugala rimane come prima bianca e 
senza odore, e che si può conservare inalterata per dei 
mesi, avendo l'avvertenza di tenerla custodita in un vaso 
ravvolta in un cartoccio in luogo chiuso. 

Lislerelle di questa carta vengono esposte, più all'aperto 
che sia possibile, all'aria che si vuole esplorare. L'ozóno, 
decomponendo il ioduro potassico, lascia in libertà il iodio, 
il quale si unisce allora all'amido; e la carta assume le 
varie gradazioni del colore proprio all'ioduro di amido dal 
giallo sporco al violetto, all'azurro carico, al bruno di 
fuligine. L'intensità del colóre misura adunque la quantità 
dell'iodio fatto libero, o sia la quantità dell'ozóno che ha 
agito sul ioduro potassico. Un altro indizio ugualmente 
sensibile, ma più indeterminato e meno mensurabile, si 
è l'odore di iodio , il quale più o meno forte si sprigiona 
dalla carta secondo che riesce più o meno ozonaia. 



APPENDICE 617 

Accade talvolta che diverse lislerelle esposte in varie 
situazioni o condizioni presentano un colorilo all'apparenza 
sì uniforme, che riesce impossibile calcolarne la quasi 
impercettibile differenza. Allora ho trovato utile bagnare 
una porzione delle cartoline stesse nell'acqua, la quale ren- 
dendo immediatamente più carico il coloramento, ne fa 
visibilissime anche le minime gradazioni. 

Se non che, non esistendo un punto assoluto di compa- 
razione , dei dati positivi di limitazione , come per esempio 
la temperatura del ghiaccio e dell'acqua bollente per rap- 
porto al termometro , la graduazione ozonometrica, appog- 
giata alla sola diversità del coloramento , sì poco esattamente 
definibile, non poteva che riuscire affatto vaga ed inde- 
terminata. Per rimediarvi in parte Schònbein si formò — e 
ne distribuiva agli sperimentatori insieme con la carta esplo- 
raloria — una scala graduata^ su la quale sono con tutta 
precisione copiate e disposte in serie le varie tinte che of- 
frono listerelle di carta , dal minore al massimo grado di 
saturazione ozonica, dal più pallido violaceo al bruno più 
carico. A tale oggetto, alla carta dello Schònbein è preferibile 
quella preparata dal Polli, perchè contiene maggiore pro- 
porzione di amido, il quale facendole su la superficie come 
una lieve spalmatura, impedisce che, continuando il iodio a 
volatilizzare , si vada la carta stessa alterando e scolorando. 

Ad ogni modo se taluni dei medici, cui più da vicino 
deve riguardar l'argomento, od altri studiosi, conispon- 
dendo agli eccitamenti di Schònbein e di Polli, si accor- 
dassero per istituire nn corso seguito e ragionato di os- 
servazioni e di sperienze comparative in diverse ed opposte 
regioni topografiche, sarebbe necessario che usassero lutti 
della slessa qualità di carta esploratoria, conlemporanea:- 
mente ed ugualmente preparata con un'identica bagnatu- 
ra, e che tutti si servissero, per termine di paragone, 
di una medesima scala, ugualmente colorata e numeriz- 
zata. Allora al molto focoy o mediocremente colorato, 



518 APPENDICE 

si soslituirebbe: colorato al grado 1, 2, 3, ecc., ciò 
ciie ad ogni sperimentatore presenterebbe non un'idea vaga 
ed indecisa, ma un dato fisico e positivo. 

Fra tanto la carta ozónometrica ha constatati naolli fatti, 
di cui vedremo or' ora l'importanza. 

L'azione dell'ozóno è più sensibile nel verno che nell'e- 
state , e più ancora durante la caduta della neve o subito dopo 
(Schònbein). lo questi ultimi giorni , il massimo grado di 
coloramento delle listerelle amidoiodurate l'ottenni la notte 
del 20 febbrajo dopo una copiosa nevicala: il coloramento 
fu solo mediocre la mattina del 24 durante la caduta della 
nevC;, né di molto si accrebbe la notte successiva sotto 
l'influenza di un freddo vento settentrionale. Nella giornata 
triste e nebulosa del 27 la tinta riuscì sensibilmente 
più carica. 

L'ozóno è attivissimo all'aria libera, mentre dà ap- 
pena e lentissimamente segni di sé nell'aria circoscritta e 
rinchiusa, nelle stanze per esempio e ne'corritoj, benché 
ventilati e comunicanti con l'esterno. Solo dove esiste una 
corrente d'aria che penetri per una fessura o per un foro 
stretto, l'ozóno ve l'accompagna limitatamente per modo, 
che tesavi di contro una lunga lista di carta ozónometrica , 
non se ne colora che il tratto dirimpetto al foro od alla 
fessura (Polli). 

Esposte e lasciate lungamente all'aria sotto le migliori 
condizioni ozónogeniche delle liste esploralrici, ravvolte in 
diversi tessuti , si vede che ne rilarda il coloraraenlo prima la 
tela di canape o di lino, poi la lana e la seta poi il 
cotone ( Polli). 

Schònbein ha detto che l'ozóno none solubile nell'acqua, 
pure riuscì a preparare un'acqua forlemenle ozónala, facen- 
dola percorrere durante alcune settimane da una corrente 
continua di esso. Del resto il vedere che dopo le dirotte piog- 
gie temporalesche, l'aria quasi lavatane, si trova priva 
dell'ozóno, di cui dava prima indizj , lascia supporre che 
l'acqua possa se non scioglierlo , trascinarlo almeno con sé. 



APPENDICE 519 

Ma senza dilungarci a narrare altre sperienze e cliimiche 
reazioni, considereremo solo brevemente l'ozóno ne' suoi rap- 
porti con la medicina e con la pubblica igiene. 

« Io (scrive ScAònfiem) non vado soggetto ad affezioni 
ìì catarrali ed alla così detta infreddatura; ma essendo slato 
)) costretto per le mie ricerche a respirare giornalmente 
)) piccole porzioni di questa aria (caricata di ozóno), 
)) quantunque non ommettessi alcune precauzioni, n'ebbi una 
» tosse ostinata , che crescendo sempre più mi obbligò a 
I) letto un'intiera settimana, con febbre violenta e con tutti 
» i sintomi, che caratterizzano la grippe. . . Un mio co- 
w noscente , che visitandomi durante i miei lavori , introdusse 
» nelle vie aeree con forte inspirazione aria ozónata, il dì 
» seguente ebbe egli pure a soffrire di cori'^'^a w. 

L'ozóno ha dunque un'azione offensiva irritante sulle 
vie respiratorie , e le catarrali affezioni, che durante il 
verno di preferenza si manifestano, sono da ripetersi non 
tanto dalla fredda temperatura, quanto dalla presenza di 
questo gas, diffuso allora in pili forti proporzioni nel!' aria 
atmosferica. E l'accompagnarla che fa nelle sue correnti 
serve a dare più plausibile ragione del danno delle così dette 
arie fìsse — e la sua scarsezza o deficienza in un'atmosfera 
circoscritta o rinchiusa , spiega come Io stare in un ambiente 
ben difeso riesca preservativo, e spesso solo argumento di 
cura in simili mali — e la maggiore o minore permea- 
bilità, che verso di lui palesano i varj tessuti, concorre a 
spiegare i vantaggi della lana e della seta, e la preferenza 
che nelle lingerie deve darsi al lino sopra il cotone. 

Né l'influenza dell'ozóno su la produzione delle così 
dette infreddature di testa e di petto è appoggiata alle sole 
individuali testimonianze accennate; ma la coincidenza di 
simili affezioni col maggiore coloramento delle carte ozóno- 
scopiche fu in Basilea stessa verificala dal prof. Young ; 
ed il dottor Spengler a Roggendorf osservò scarsi e leggeri 
i catarri nell'anno 1846, in cui nell'aria appena si scopriva 



620 APPENDICE 

ozóno, frequenti invece e gravi sotto opposte condizioni 
nell'anno seguente. « Quasi tutti (egli narra) tossivano. 
ì) La grippe dominava in tutta la contrada, ed i reagenti 
» mostravano mollo ozóno: ma diminuendo la malattia an- 
)> che li indizj dell'ozóno diminuirono m. 

Finalmente il dottor Sc/zwari^azèac/ì, istituite apposite 
sperienze su li animali viventi (conigli, sorci e piccioni), 
trovò che l'aria artificialmente ozónata produce in essi 
prima respiro alquanto accelerato — poi difficile, affannoso 
con una particolare specie di rumore espiratorio — indi 
rallentamento in tutte le funzioni toraciche — da poi un 
barcollamento che simula l'ebrezza — infine convulsioni 
e morte. I provocati fenomeni cessano lentamente a grado a 
grado, se l' animale viene restituito all'aria libera. Le sezioni 
cadaveriche dimostrarono arrossata , talvolta anzi d' un colo- 
re tra il rosso ed il bleu, la membrana mucosa delle narici 
e dei bronchj — injettaii, congesti di sangue i polmoni — 
qua e là invece, specialmente nei margini, pallidi ed 
edematosi — ed ingorgati di sangue nerastro i visceri abdo- 
rainali , il sistema venoso in genere, e particolarmente i 
seni meningei. Ma un altro fenomeno merita, per la sua 
costanza e gravezza, particolare attenzione. « Negli animali 
M costretti a respirare un'aria ozónata, si sviluppa dopo 2 
)) ore una secrezione così copiosa da produrre la soffoca- 
w zione. 1 polmoni, la trachea, la laringe, la bocca e le 
)ì cavità nasali sono così ripiene di liquido schiumoso che 
M si è tentati di attribuirgli un'altra fonte, oltre i vasi 
» delle cellule polmonali, principalmente se si considera 
)) che dopo 20 o 30 minuti questo liquido sgorga copioso 
« per modo da obbligare li animali ad aprire la bocca per 
M respirare. » Si viene così a spiegare perchè più nel verno 
che nella state l'asma e le tossi sieno accompagnate da 
copiosa secrezione mucosa. Ma, oltre ad una semplice 
illustrazione eziologica, le osservazioni di Scliwar^enbacfi 
possono recare alla medicina altro maggiore vantaggio 5 



APPENDICE 621 

che trovalo nell'ozóno \\ mezzo di arlifìcialnienle produrre 
l'edema polraonale, potrà questa malattia, tuttora oscura, 
venir meglio studiata sperimentalmente, nelle sue cause 
non solo, ma ne' suoi sintomi e nella sua condizione 
patologica. 

Una delle proprietà più eminenti dell'ozóno è la sua 
tendenza a cedere l'ossigeno^ ciò che facilmente si veri- 
fica in contatto dei diversi gas, aventi per esempio in 
combinazione l'idrogeno, co' quali si neutralizza per un 
chimico processo di combustione. Sarebbe in somma il 
primo Ira i corpi ossigenanti conosciuti. Questa proprietà, 
che ha comune col cloro, gli coniparle anche l'altra ana- 
loga virtù di distruggere i colori, per cui , secondo Leiich , 
l'aria ozonata sarebbe il mezzo più acconcio e più econo- 
mico per l'imbianchimento di vari tessuti. 

E, per tornare alla medicina , se venisse da ulteriori 
sperienze verificala l'asserzione di Vnboy , che l'ossigeno 
è il più elBcace rimedio contro i tristi accidenti prodotti 
dal cloroformio, si potrebbe forse e meglio, impiegare 
allo slesso scopo l'aria ozonata, che svolgendosi mediante 
la semplice e rapida azione di una macchina elettrica, rie- 
sce di una preparazione più facile e quasi estemporanea, 
ciò che non è di poco vantaggio nell'imminente pericolo 
di un'asfissia. 

Ma una funzione di più generale importanza sembra 
destinata all'ozóno nell'economia generale della natura. 
Dall' incalcolabile numero dei corpi organici, che usciti gior- 
nalmente di vita su la superficie della terra od in seno alle 
acque, cadono in putrida dissoluzione, emanano e si diffon- 
dono nell'atmosfera delle particelle volatili di varia e non 
sempre analizzabile natura, perniciose alla salute dei viventi, 
dei quali, conia loro incessante e crescente riproduzione, 
cagionerebbero un generale intossicamenlo, se non venis- 
sero per altri processi consunte. E non pel solo putridume 
degli animali e dei vegetabili, per morte corrotti, l'aria 
si deprava; ma anche dal corpo dei viventi, nell'eser- 
cizio di loro fisiologiche funzioni, e più sotto certe condi- 
zioni patologiche si svolgono dei principi morbifici e dele- 
terj. Chiamarisi con nome generico miasmi — l'essenza ne 
è ignota — la presenza, accertata piulloslo dagli effetti 
e da razionali indizj , che da fisiche apparenze o da chi- 
miche analisi — l'efficacia diversa, dal miasma paludoso 
ch^ produce una semplice terzana, al miasma pestilenziale 
che diserta una contrada con una micidiale epidemìa. 



522 APPENDICE 

Uno dì quei lampi, che talvolta Delia solitudine della 
luediiazione rivelano una verità, o, se vuoisi un po' di paterna 
predilezione all' ozóno , indusse in Schónbein la persuasione 
che sia questo il principale agente destinato dalla natura 
a neutralizzare e distruggere ì miasmi ; ed i fatti esperimenti 
lo rinfrancarono nella sua credenza. 

In un pallone capace di 60 litri d'aria introdusse e 
lasciò per un minuto un pezzetto di carne in putrefazione , 
levata la quale, Tolfato bastò a convincerlo che quell'aria 
era stata tutta potentemente inquinata dal putrido miasma. 
Preso per termine di confronto un altro pallone della stessa 
capacità di aria pura, svolse in entrambi l'ozóno con la com- 
bustione del fosforo. Dopo brevissimo tempo, la carta esplo- 
raloria ne diede nei secondo sensibile indizio : nell' altro ven- 
ne invece prima gradatamente decrescendo l'odore di putre- 
fazione , e solo dopo circa 12 minuti , svanito questo affatto , 
cominciò la carta a colorirsi. L'ozóno adunque, che vi si 
andava svolgendo, venne anzi tratto assorbito dal miasma che 
ossidò e distrusse, e non si manifestò allo slato libero, non 
agì sul ioduro potassico, se non dopo averlo compiutamen- 
te consunto, come palesava anche la cessazione di ogni cat- 
tivo odore. Poi inverti l' esperienza. In un pallone di aria for- 
temente ozonata sospese il medesimo pezzo di carne fra- 
cida. Per nove ore intiere la carta esploratoria die continui , 
ma decrescenti segni di ozóno, e per tutto questo spazio 
di tempo non si svolse nel pallone alcun putrido odore; 
ma poiché cessò la carta di colorarsi, si manifestò invece 
la puzza. I miasmi dunque, emanati per nove ore intiere 
da un pezzo di carne in putrefazione , erano stati onnina- 
mente neutralizzati e consunti dall' ozóno, commisto all'aria 
del pallone. 

L'intervento di questo principio servirebbe pure a dare 
nuova spiegazione ad altri fatti già conosciuti. — L'ozóno, 
per testimonianza di 5c/zò?26em, è più abbondante nelle alte 
che nelle basse regioni dell'aria. Non sarebbe questa , una 
causa della maggiore salubrità dei luoghi elevati? È un 
fatto, che vi sono al tutto ignote le febbri intermittenti, 
ignote quasi , od almeno rare , le epidemie. La febbre gialla , 
per esempio, il flagello dell'America, non giunse mai a 
Lima, elevata quasi 200 metri sopra il livello del mare. 

Regnano più comunemente tifi ed altre epidemie nella 
state, stagione in cui l'ozóno è più scarso; e se dobbia- 
mo credere ad Hunt. , l'ozóno manca del tutto nei luoghi 



APPENDICE 523 

e nei tempi in cui domina il colera. — Nella storia di 
quasi tutte le pesti, vediamo il loro scomparire preceduto 
da meteorologici sconcerti e da gravi temporali, i quali, 
anche secondo l'opinione del vulgo, purificano l'aria. 
Forse la causa sta in ciò, che alla loro produzione è neces- 
sario un grande svolgimento di elettrico — che questo è 
la fonte principale dell'ozóno — che l'ozóno neutralizza 
il miasma pestilenziale — e che le dirotte pioggie ne spur- 
gano poi affatto l'atmosfera. 

L' indentità del miasma putrido col miasma pesti- 
lenziale non è certamente provata che da semplici indu- 
zioni e da un apparente analogia; ma pare abbastanza 
certo che sopra di entrambi abbia l'ozóno una decisa in- 
fluenza , il di cui grado , le leggi e gli effetti non sono ancora 
abbastanza noti. Forse nuove esperienze mostreranno 
nell'acqua ozonata un attivo lavacro preservativo ed espur- 
gante, e nell'aria parimenti ozonata l' ottimo dei suffumigi 
disinfettanti , meno incomodo e più efficace. Né vi si 
richiederebbe lungo e costoso apparecchio: giusta un calco- 
lo approssimativo di Schónbein un'aria contenente 1^6000 
di ozóno, basta ad espurgare 640 volte il suo volume di 
un'aria carica di miasma già sensibile all'odorato. 

Ogni qualvolta si scopre un nuovo corpo od una nuova 
forza nella natura , è vezzo antico di esagerarne l' importan- 
za, di voler coordinare sotto la sua influenza la maggiore 
possibile quantità di fenomeni. Non ardiremmo sostenere 
che ciò non possa in parte essere accaduto anche per 
l'ozóno; ma in questo breve articolo, accennando quanto 
finora di lui la scienza conosce o spera, volemmo solo 
mostrare essere questo un campo per molta parte finora 
inesplorato: additare i mezzi e le vie, per le quali, ac- 
curate sperienze ed osservazioni, contraddicendo o confer- 
mando le già fatte, potranno forse condurre ad importanti 
ed utili scoperte: ed animare i colleghi nostri e li studiosi 
tutti della natura a tentarle. 



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GUARIGIONE DELL' UVA MALATA 
dallo sviluppo dell' Oidium Thuckeri. 



In quest'anno tutta la provincia Bolognese dal più al meno 
mostra i segni della così delta muffa dell' uva ( Oidium Thuckeri ). 
In molte località cotal malattia ha prodotto di già vistoso danno. 
Si conosce il modo di sanare ì grappoli e liberarli dalla paras- 
sita ? Si certamente, e questo consiste nello immergere i me- 
desimi entro una soluzione satura fatta nell'acqua colla calce 
viva; e scuoterveii o sciaquarli ripetutamente per sei o sette 
volte onde il caustico vada dei tutto a contatto della parassita, 
Io che non si ottiene colla semplice immersione. Indi lasciata 
asciugare la calce sugli acini al quarto giorno della fatta ope- 
razione si ritrovano i grappoli perfettamente guariti, e cogli 
acini di molto cresciuti la qual cosa ha invogliato un proprie- 
tario nei colli di Zola di fare praticare l'operazione da' suoi la- 
voranti sopra le uve maggiormente attaccate, ma non anco- 
ra giunte allo sfacelo irremediabile. Il modo più economico 
per fare questa operazione consiste nel sottoporre ai grappoli 
un vaso a larghissima bocca contenente soluzione satura di calce 
viva da fabbrica e poi alzato il recipiente al punto che il grap- 
polo grappoli vi restino per intiero sommersi^ un' altra per- 
sona con la mano ve li scuoterà ripetutamente per sei o sette 
volte. Questa operazione praticamente non è di facilissima ese- 
cuzione e richiede l'agire almeno di due individui che contem- 
poraneamente l'uno alzi e tenga il recipiente, e l'altro dibatta 
i grappoli con destrezza nel liquido, perchè questi facilmente si 
rompono e staccano quando sono affetti dall'Oidio. Queste pre- 
cauzioni sono necessarie per le viti basse: che se si tratta di viti 
alte crescono le difficoltà di operare, e la necessità di maggiore 
mano d'opera; con tutto ciò non è men vero che non si conosca 
oggi un sicuro rimedio, usato in tempo debito, contro malattia sì 
devastatrice delle uve. 

Bologna 23 Luglio 1853. 

P. G. B. 



IIVDICE 

DELLE MATERIE CONTENUTE NEL TOMO VII. 

LAVORI ORIGINALI 

Massaiongo — Nuovo Genere di Rettili della Provincia 

padovana pag. 5 

Catullo ~ Opera del Massaiongo sulle filiti del Vicen- 
tino j)17 

Piani e Rizzoli — Rendiconto delle Sessioni dell'Acca- 
demia delle Scienze dell' Istituto di Bologna. » 36. 229 

Alessandrini — Catalogo del Gabinetto d' Anatomia Com- 
parata » 52. 353 

Frontali — Osservazioni pratiche sulla pellagra » 69. 186 

Bianconi — Repertorio italiano per la Storia Natu- 
rale » 81. 263. 386 

Predieri etc. — Rendiconti della Società Agraria di 

Bologna > pag. 97. 273. 449 

Id. — Ricerche Economiche e Statistiche sulla Canapa 

coltivata nei vari Stati di Europa » 116 

Marocchetti — I CampagnuoU in rapporto colle strade 

ferrate » 146 

Palagi — Osservazioni Meteorologiche dal Decembre 1852 

a tutto Maggio 1853 » 172. 348. 524 

Massalongo — Osservazioni sopra i due ultimi fascicoli 

di Licheni pubblicati dallo Schaerer .... » 203 

Mazzanti — Usi terapeutici della Cocciniglia ...» 244 

Minghetti — Rapporto sopra alcuni scritti del Sig. A. 

Sennoner » 291 

Gavazzi — Notizie sul coltivare il Pyrethrum Car- 

neum > 299 

N. Ann. Se. Natur. Serie III. Tom» 7. 31 



530 INDICE 

Gavazzi — Sulla Seradella e sopra altre nuove coltiva- ' 
zioni > 320 

Fabbri — Pensieri di Filosofia Chimica b 369 

Santagata Prof. Domenico — Del metodo d' Insegna- 
mento della Chimica applicata alle Arti . . . » 410 

Bertoloìsi Prof. Giuseppe — Intorno al nuovo Cereale 

Duna s 464 

Ponzi e Fauvet — Sulla epizootica invasione del Barbo- 
ne Bufalino s 467 

P. G. B. — Coloramento della Seta col mezzo della nu' 

frizione dei Bachi » 475 

LuATTi Vincenzo — Reumatismo epizootico nei Vitelli 

della Val di Chiana » 483 

Pancaldi Pietro — Sui danni delle acque nostre tanto 
torbide che chiare^ e sul mezzo efficace e reale per 
sottrarsene > 485 

Riproduzioni , Estratti ed Annunzi. 

Predieri — Caratteri del Majale di razza chinese f con 

tavola J » 134 

Id. — Del Montone di Spagna a lana lunga non cre- 
spata [ » 136 

Indicazioni sopra diverse nuove piante tessili esotiche . » 138 

Nuovo processo per fabbricare mattoni a secco . . » 140 

P. P. — Metodo per conoscere la presenza dell' olio di 

semi fra l'olio di Olive » 141 

Descrizione della Macchina Ericcson, ovvero del nuovo 

motore ad aria riscaldata ...... ..»143 

Ercolani — Considerazioni sulla qualità del latte pro- 
veniente da vacche malate di afte » 152 

Castandet — Metodo per curare le setole nelle unghie 

dei Cavalli » 1S6 

Brodie etc. — Esperienze suW alimentazione del be- 
stiame » 160 



INDICE 531 

Reynal — Sulla Vertigine delle pecore » 161 

Orlandi — Rapporto sulla Storia della Veterinaria pub- 
blicata dal Prof. Ercolani .... » 163. 335. 477 
Alcuni cenni sopra un nuovo frutto di America . . » 176 
L. D. G. — Sunto delle ricerche del Prof. Cavalieri in- 
torno ad un istrumento per vedere gli oggetti lon- 
tani in tempo di notte pag. 177 

Annunzi di nuovi libri » 254. 445 

Programma pel Concorso al premio Aldini sul Galvani- 
smo » 261 

Id. — La Stazione in Bologna a servizio delle ferrovie 

italiane » 296 

ScARABELLi — Sul miglior uso dei minerali bologne- 
si » 302 

Facen J. — Della Pleuro-pneumonia epizootica e sua 

inoculazione » 307 

Bertoloni — Esposizione dei Fiori della Provincia di 

Bologna » 313 

Predieri — Della razza dei Montoni sericei ...» 328 
G. B. — Nuovo Moltiplicatore di piante .... » 330 
Gillard — Illuminazione a gas idrogeno estratto dal- 
l' acqua » 331 

Orlandi — Dell' origine e progresso della Scienza Ve- 
terinaria a 335 

Palagi — Osservazioni meteorologiche di Febbraio e 

Marzo » 348 

Bianco — Sul pettine Raccoglitore del Riso ...» 352 
Delafond — Trattato sulla malattia del sangue nei 

bovini » ivi 

Volpicelli — Lettera al Sig. Arago sul principio di 

elettrostatica riconosciuto dal Dolt. Palagi . . » 439 
Scotti Giberto — Notizie diverse sulV Ozóno . . . » 515 
P. G. B. — Guarigione dell'uva malata dall'Oidio. » 528 



ERRATA 



CORRIGE 



Pag. Lin. 
6. 36. colle varietà albitentris eie. 



8. 29. non ci sia stata più avara na- 
tura 



9. 


3. 


quegli esseri 


9. 


32. 


dfir online 


11. 


3. 


palpebrali 


14. 


26. 


la nostra Donalia 


24. 


25. 


che si trovano 


26, 


17. 


Za 


27. 


24. 


Ziiicon 


ivi 


33. 


avvertite 


28, 


28. 


r influenza delle rocce di se 
dimento 


32. 


16. 


Treviso 


ivi 


ivi 


Zagnana 


33. 


11. 


quello 


ivi 


12 


Mus 



colle varietà albivenlris , nigri- 
ventris e rubriventris. 

non ci sia stata più avara natura, 
per cui raccomando calda- 
mente ai cultori delle scien- 
ze naturali del nostro re- 
gno etc. 

gli esseri 

nell" ordine 

palpebrati. 

la nostra Petraponia 

che vi si trovano 

Facen 

Fimovi 

non avvertite 

r influenza delle rocce ignee so- 
pra le rocce di sedimento 

Trevisio 

Fagagna 

quella 

Mas 




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Bbrtoloni Prof. Giuseppe — Intorno al nuovo Cereale 

Durra » 464 

Ponzi e Fauvet — Sulla epizootica invasione del Barbo- 
ne Bufalino > 467 

P. G. B. — Coloramento della Sela col mezzo della nu- 
trizione dei Bachi » 475 

Orlandi Dott. Giovanni — DeW origine e progresso della 

Veterinaria {contimiazione e fine) » 477 

LuATTi Vincenzo — Reumatismo epizootico nei Vitelli 

della Val di Chiana » 483 

Pancaldi Pietro — Sui danni delle acque nostre tanto 
torbide che chiare, e sul mezzo efficace e reale per 
sottrarsene » 485 

Scotti Giberto — Notizie diverse sull'Ozóno. . . » 515 

Palagi Dott. Alessandro — Osservazioni meteorologi- 
che di Aprile e Maggio . » 524 

P. G. B. — Guarigione dell' uva malata dall'Oidio. » 528 



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AVVERTIMENTO 



Ogni mese, ovvero in ogni bimestre verrà pubblicato 
un fascicolo de! giornale, e quando lo richiegga la ma- 
teria sarà corredalo delle opportune tavole. 

Ciascun fascicolo mensile sarà composto di lei fogli 
di stampa: il primo ed il settimo fascicolo d'ogni annata 
verrà fornito di un frontispizio , ed il sesto e dodicesimo 
dell'indice delle materie contenute in ciascun volume. 

II prezzo d' ogni fascicolo semplice è di bajocchi ven- 
ticinque romani pari ad italiane lire 1. 34: e sarà pagato 
all'alto della consegna del medesimo. Dagli Associali al- 
l'estero e fuori di Bologna si dovrà pagare un semestre 
anticipato, che importerà paoli quindici romani, pari ad 
Hai. lire 8. 05: non comprese le spese di dazio e porto 
che stanno a carico degli Associali. 

Le Associazioni si ricevono in Bologna dal Presidente 
della Società Editrice Signor Professore Cavaliere Antonio 
Alessandrini, e da tulli gli altri componenti la Società 
stessa, l'Elenco dei quali si legge nel 1.° fascicolo di cia- 
scun tomo. S'intende che l'associazione debba continuare 
d'anno in anno quando entro Novembre non siasi dato 
avviso in contrario. 

Coloro che desiderano associarsi al solo Repertorio 
Italiano Giornale di Zoologia Mineralogia e Geologia che 
costa uno Scudo romano , e si pubblica entro i fascicoli 
degli Annali, dovranno dirigersi al Sig. Cav. Prof. Giusep- 
pe Bianconi al Museo di Storia Naturale. 

Gli altri poi che amassero di ricevere separataraenle 
l'Appendice Agraria che porta anche il nóme di Propa- 
gatore Agricola e costa annui Scudi 1. 80 romani , dovranno 
dirigersi al Sig. Prof. Alessandrini suddetto, ovvero alla 
Residenza della Società Agraria situata nel locale dell'an- 
tico Archiginnasio in Piazza del PavagUone.