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Full text of "Nuovo dizionario istorico, ovvero storia in compendio di tutti gli uomini che si sono resi illustri ... dal principio del mondo fino ai nostri giorni ... con tavole cronologiche;"



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NUOVO 

D I Z I.O N A R I O 

s T O 'R I e O. 



AM = AZ 



NUOVO 

DIZIONARIO ISTORICO 

OVVERO 

STORIA IN COMPENDIO 

Di tutti gli Uomini cbe fi fono re(i ìUufìri fernando le 

epoche delle Nazioni, e molto pili de* nomi famofì per 

talenti di ogni genere, virtU, fcelleratezze , errori, 

fatti inHgni, fcritti pubblicati ce. 

DAL PRINCIPIO DEL MONDO FINO AI NOSTRI GIORNI 

hi cui fi efpvne con imparijàiha tutto ad che i più gfUÌÌKfoJÌ 

Scrittori hanno penfato intorno ti carattere^ i coftumi , e le 

opere degli uomini celebri nella Storia di tutti i Secoli ; 

CON TAVOLE CRONOLOGICHE 

Per ridurre in Corpo di Storiargli Articoli fparfi 
in quedo Dizionario 

COMPOSTO 

DA UNA società' DI LETTERATI IN FRANCIA , 

Accrefciuto in occafîone di piti edizioni da altre Società Letterarie 
in Alemagna , ne' Paefi - Baflì , e in ItaJia . 

SULLA SETTIMA EDIZIONE TRANCESE DEL 178p. 
TRADOTTO IN ITALIANO, 

Ed inoltre corretto ^ notabilmente arricchito di fnolti Articoli fommi^ 
ni/irati per la prima volta da Letterati Italiani , e tratti dalle più 
accurate Storie Biografiche ^ e Letterarie ^ Giornali e e. della nofim 
Italia^ con opportune fpiegasjoni fùlT antica Mitologia^ e con al' 
ire notixje Ju i più importanti Concili della Chiefa . y 

TOMO II. uV\!>' 



BAS SANO, MDCCXCVI. 



A SPESE REMONDINI DI VENEZIA 
Con hicttiK/t de'' Superieri , e Privilegio . 



Mihì Galba , Otho , Vtrdlius , rue beneficio , nu 
injuria cogniti , 

Tacit. Hifl. I 'b. T, S. L 




NUOVO 

DIZIONARIO STORICO* 



AMABILE C^On Parroco di 
Riom nel quinto fecolo morì 
in quella Città nel 475. en'è 
divenuto i! Protettore . Il Signor 
Faydit ne ha data la Vita melcola- 
ta di vero , e di fai fn . 

AMADEDDULAT , primo Sulta- 
no della flirpe dei Buiìi , conqui- 
flò in pochiffimo tempo la Perfia , 
r Iraca , e la Caramanja . Stabilì 
la fua fede in Schiraz nel 9:^3. e 
morì nel 949- Ei^a un Principe di 
valore, e generofo , e che riu<cì 
in tutte le fue imprefe, e però fu 
pianto da' fuoi foldati , e dal po- 
polo. 

AMAD E I C Carla- /tntonio ) , Bo- 
lognefe. Dottore di Filofofia e Me- 
dicina, che eferc'tò in molti luo- 
ghi. Si dilettò ancora di Botani- 
ca, alla quale s'applicò da piova- 
netto folto la direzione di Jacopo 
Zanoni . Quefti fu il primo, che 
trovò nelle Valli Bolognefi quella 
pianta ignota fin allora, alla qua- 
le poi il celebre Dottore Gnetatw 
J^lonti diede il nome di /ildrovan- 
day e ne fece foggetto di un* dot- 
ta DiJJer taxions riportata nel T. 
IT. P. III. pag. 404. degli Atti dell' 
Accademia delf IJìituto . Ebbe un 
figlio chiamato Gian Jacopo , uomo 
verfatiflìmo in moke Scienie , e 
eh ebbe anch' efTo una grati cogni- 
lione delle cofe Botaniche i mol- 
Tomo IL 



tuffimi poi fu la fua perizia delle 
materie Topografiche, ed erudite, 
onde in Bologna era l'oracolo in 
riguardo all'edizioni di libri di 
merito , avendo egli ftefTo una fcel- 
ta raccolta de' medefimi , di cui 
fece pofcia acquifto per la maggior 
parte la Biblioteca dell' litituto, 
ficcome anche di molti fuoìMSS-, 
l'Elenco de' quali può vederfi nel- 
le notizie , che dà di lui il Fan- 
tuzz.i ■^critt. Bologn. Voi. I. pag. 
197. Cefsò di vivere Canonico di 
quella Collegiata di S. Maria Mag- 
giore, di cui fu molto benemeri- 
to, nei 1768. 

AMADEO, l^edi AMEDEO. 

I. AMADESI (^ Domenico^ y xì^ 
eque in Bologna li 4. Agofto 1^57. 
Quantunque profeirafe la mercatu- 
ra , s' applicò alle belle lettere, e 
principalmente alla poefia volgare» 
a coltivare la quale fu animato dall' 
amictz'a llrettilfima di Giovan Pie- 
tro Z annotti . I primi faggi del fuo 
mento in quefto genere fi vedono 
nella Raccolta del Golrhi , nella 
quale volle coprirfi fotto il nome 
anaprammatico di Simoaide di Mea" 
co.h» morte della moglie , cui te- 
neramente amò, fu a lui un conti- 
nuo argomento delle (uè Rime . Al- 
cune di quefte furon publicate per 
opera dell'amico Zannarti in Bo« 
logtia l'anno 17X3'» «<* »i^r* f«" 
A fla- 



X A M 

fiaroiiu. MSS- dopo la fut morte , 
!« quale fef>ul U ii. di Sctteint)rtf 
dt[ 1730. Ebf)iî un figliuoio , eru- 
dito anch'egli e poeu , chiamato 
Lilio /flberto y di cui f* rmorata 
menzione Franeefco Maria Zannot- 
tt nei Vol. II. P. III. dei Commen- 
tar} dell' f/fituto p«g. 4^8. , e lo fa 
feco f te dialogizzare in 

latino vive . Parla pure 

di lui ,. ...^Tuechdli Scritt. d* 
ìtal. Mori in età d'aooi 66» \ì 
a8. Febbraio 17^8. 

a. AMADRSI CCiufcrpe Luigi') ^ 
Cittadino BoioRnefe , nacque in Li- 
vorno a' 18 Agoflo del 1701. per 
una accidentale dimora de* fuoi 
Genitori in quella Città . Seguen- 
do la fortuna del P^dre pafsò ad 
Abitare in Ravenna fin dall'anno 
1718. e il fuo talento, la fua pru- 
denza, e le fue buone maniere gli 
meritarono d' efferc Segretario di 
tre confccutivi Arcivefcovi Raven- 
nati « ed anche del dotto e zelante 
Sìr. C*rd. Ntccolò degli Oddi , Pe- 
rugino, Legtto allora di quella 
Provincia. Nell'anno 17Î4. fu de- 
ilinato Parroco della Chiefa Urba- 
na di S. Nitandro , e Prefeto del 
celebre Archivio Arcivefcovile, eh' 
egli ordinò, ed a{ quale fece un 
Indice accuratiffiitio , e da cui e- 
llraffe infiniti documenti d'anti- 
chità , che (i hanno in varie Ope- 
re alle ftampe . In Ravenna itcf- 
Ca divenne uno de' i>iìi benemeri- 
ti Cittadini ., ed nno degli IRitutori 
dell'Adunanza Letteraria, che fi 
iaceva fnpra vane materie fcienti- 
flche nel palazzo del colto ed eru- 
dito Marthefe Ce fare Raf porti . Le 
grandi ed indefell'e (uè fatiche fu- 

Î;li antichi papiri, e membrane del 
uddetto copiofo Archivio il ren- 
dettero così infondato de' dritti , 
e delle prerogative di quella Chie- 
fa , che da quegli Arcivefcovi fu 
quattro volte fpedìto a Roma ai 
•liftere a varie liti, le quali egH 
terminò vittoriofamente. Sin dall' 
•nno i7a7. fiampò in Ravenna De 
Jurijdiiìipne Ravennatum Arebie- 
t'ifcvfoyitm irt Ctvitate Cr Dimcefi 
» . Nel 1751. in Roma : 
Kjvertnatium /irchiepifco- 
porum aeputJndi Not.nìof O'C. in 
alienti civitatibus (ire. Nil \'!6y 
in Roma : Dt Comitatu Argenta- 
m» <yç. Di lui fi b*nno altr* woltt 



^ A M 

produi.ioni sì latine, chehaliatie, 
delle quali può.vederfì il Catalo- 
go preflb il Fantuzxi Scritt. Bo- 
logncji y Vol. I. pag. ï99« Lafciò 
pure alcune Opere MSS. , tra le 
quali: In Antiftitum Ravennatium 
Chronotaxim &c. Difquifttiones per- 
petua ^c. la qual Opera poi divi- 
fa in tre tomi , e con molte ag- 
giunte fatte da uomini eruditi ven- 
ne pubUcata in Faenza nel 1785. 
Si diiettò anche molto V Amadefi 
di Poefia , eie fue fpiritofe poe- 
tiche Compofizioni Italiane fi han- 
no in diverte Raccolte. Il Can- 
to XVII. del Poema: Bertoldo, 
Bertoldino , e Cacjfenno con dotte 
anootazioai fu pur fuo lavoro . Ol- 
tre il diftinio merito di letteratu- 
ra ebbe egli anche quello di una 
fomma oneflà , di una compiacen- 
te amicizia, e di una urbaniffima 
e lepidiffima converfazione , per cui 
fu caro a tutti , ed anche a perfo- 
naggi rifpjettabili , che fanno ono- 
re alla di lui memoria . Cefsò di 
vivere in Roma li 8. Febbraio del 
1773- » <iove era flato fpedito da 
Ravenna alla difefa de' Diritti di 
quella Chiefa fulla Contea d' Ar- 
genta . Parlano con molta lode 
di lui il MixKJtcchelli Scritt. d" 
Italia ; il P. Abate Ginanni ne' 
fuoi Scrittori Ravennati., Gli An- 
nali Camatdolefi Voi. Vili. Lib. 
VI IL pag./Ì9o- e V Effemeridi Ut- 
terarie di Roma del 1774. Num. X. 
e del 1784. Num. XXXVII. 

AMAFANIO (^Cajo^. Non fi 
fa precifamente a qual tempo que. 
fti vivcffe. Da ciò che ne dice C^- 
eeronf Aecad. Qusjï. Lib. I. fem- 
bra eh' ei fia fiato uno de' più an- 
tichi Filofofi , ch'abbia efpofic Ip 
Qui/iioni Ftfttbe latinamente , a- 
venJo in fatti fpiegato in t«l lin- 
guawio il fiftema Fifico e " 
di Epicuro y di cui era / 

feguace . I fuoi libri , in -, 

que maniera fofTer fcritti , ebbero 
gran nome, e la fua dottrina mol- 
ti feguaci . Cicerone aggiunge Tu/r- 
Qwsft.Uh.XW, che molti altri 
dopo Amafanio fcriffero full' arg^v- 
mento medefimo, e che 1' Italia 
tutta occuparono de' loro libri . 

AMALT'"— '> (i Jacopo^. Fft 
ouefti dct '.no dal fuo ca- 

lalo , e n -.i:ri hanno fti- 

, (klia Uiu ì: Amalfi ^t pol- 



t\\i tîAcq'Je in Capua . Fii Ho- 
mo dottifîimo , e molto verfato 
nella latina favella, e nelle lette- 
re , e perciò tenuto in molto con- 
to e ftima d^U' Imperaior Federi- 
co Ih, che Io dichiarò fuo fami- 
cliare. Aflfunto all' Arcivefcovado 
della fila Patria governò quella 
Chiefa con molto telo e prudenza 
fino alla morte, che accadde dopo 
il 1141. Molti Scrittori fanno di 
lui menzione , alcuni de' quali 
vengono riferiti da Michele Mona- 
€0 nel fuo Santuario Capuano p»g. 
149- Ne parla ancora VVghelli 
nel Voi. VI. àisW Italia Sacra n. 
14. Bernardino Tafuri nella Serie 
Cronologica degli Scrittori nati nel 
Regno di Napoli, P. I. Scrifle l' 
Amalfitano più cofe , fra le quali 
Quatuor Epiflol/s ad Petrum de ri- 
neif , ftsmpate anche nel fuddetto 
Santuario Capuano . 

AMAJA (^ Francefco") , di Ante- 
querra , uno de' più celebri Giure- 
confulti , ProfefTore <U Legge in 
OiTuna , ed in Salamanca , morì in 
Valladolid verfo il 1Ô40. Si han- 
no di lui alcuni Contmentarj fopra 
li 3. ultimi Libri del Codice, Lio- 
ne 1639. in fol. ed altre opere, di 
cui fi fa gran conto in Ifpagna . 

AMAK , celebre Poeta Perfìano 
fotto il Regno di Khedberg-Kart , 
di cui C\ avea egli guadagnata l'a-» 
tnicizia , era di Bokhara • Era ec- 
cellente fpezjalmente nell' Elegie . 
AMALARICO, figlio d'>^/jr/Vo 
ÎI. Re d'Italia, divenne Re de* 
Vifìgoti per la morte à\ Teodorico 
fuo Avo materno nel 515. e morì 
nel 531. La condotta di quefto 
Principe con Clotilde fua moalie , 
figliuola di Clodoveo Re de' Fran- 
chi , la quale voleva egli sforzare 
ad abbracciar 1' Arianifmo , fu la 
cagione della fua rovina . Chìl- 
dhherto Re di Parigi volendo ven- 
dicar fua forella, entrò nel Paefe 
d' Amalarico, che teneva allora la 
fùa Corte in Narbona . Si venne 
*Ue mani . Amalarico fu disfatto, 
e prefe la ftiga per falvarfì in Ifpa- 
Bna : ma volendo egli rientrar in 
mrbona , per torre , e trafportar 
feco i fijoi t efori , fu uccifo nel 
5^T. preffb alla porta di quefta Cit- 
ta da un foldato Francefe , che non 
lo conofceva, o come altri vo- 
fiUono da' Vingoti , che Te^ii Go- 



A M i 

vernato re di Spagna aveva appo 
ftatr. 

1. AMALARIO C Fortunato ") , 
Arcivefcovo di Treviri nell' 810. 
uno de' più illulìri Prelati del teiu- 
pò di Carlotnagno, fu da quello 
Principe mandato Ambafciatore a 
Michele Curopalata Imperatore d' 
Oriente , e morì al fuo ritorno 
nell'814. Egli è l'autore del Li- 
bro del Sacramento del B.ittefì' 
IMO, Rampato fotto il nome di /11- 
cuino , e che dedicò a Carlo Ma- 
gno . 

2. AMALARIO, QSinfofto'), 
Diacono , indi prete della Chiefa 
dì Metz , dipoi Abate di Hornhac 
nella fteffa diocefi per quanto fi cre- 
de , fu celebre Scrittore del IX. fé* 
colo , che alcuni confondono mal 
a propofito con Amalario Fortuna- 
to , di cui era contemporaneo . Ha 
comporto l'Opera degli Ufficj Ec- 
cl^ftajiici , la quale è preziofa a 
coloro che amano le antichità ec- 
clefiaftiche, benché fi attacchi egli 
pili a fpiegarle mifticamente , (5ie 
letteralmente . Vi fono anche al- 
cuni altri Trattati di quefto Auto- 
re nella Biblioteca de' Padti . Egli 
vìveva ancora nell' 840. 

AMALASUNTA , figlia di Teó^ 
àortco Re degli Oftrogoti , e madr* 
d Aealartco, fece allevare fuo fi- 
glio alla maniera dei Romani , ciò 
che difpiacque eftremamente ai Go- 
ti . Quefta Regina degna di regna- 
re fopra un popolo più incivilito * 
aveva tutte le qualità proprie a 
formare un gran Re . Piena di ge- 
nio e di coraggio mantenne i fuoì 
ftati in pace , fece fiorire le arti et 
le fcienze , chiamò apprefTo di lei £ 
letterati , e prefervò i Romani dal- 
la barbarie de' Goti . Sapeva le di- 
verfe lingue de* popoli , che fi era- 
no impadroniti dell'Impero, e trat* 
tava con effì fenza interpetre . Do- 
po la morte di fuo figliuolo avve- 
nuta nel 534. collocò effa fui Tro- 
no Teodato fuo Cubino , il quale 
in mezzo alle Lettere, e alla Fi- 
lòfofia fpecialmente Platonica eb^ 
be l' ingratitudine e la barbarie 
di farla ftrangolare in un bagno nel 
$34. fotto pretcfto di adulterio. 
Q^uefta fcena orribile avvenne ia 
un' Ifola fituata in mezzo al Lago 
di Bolfena , dove Ama la/unta era fta- 
t%rHes«*. Pretefero §li Scritto- 
A » ri, , 



4 A M 

tî » cîi* Teofiato f;«ccnJoIt morire 
fo*re4niofl"o d*lle vive iflanze dell* 
Imperatrice Trodor.i > gclofâ dell* 
rtimt « che Ciu/It'niano tvey» per 
qneftt Priitcipeif». Giufliniano in. 
turmato di <{ueft8 perfiJii y e pene- 
irato di rifpcrto per /fmiijfuntj , 
dichiarò la guerra al fuo uccifore^ 
• la fece vendicare da ^e/i/ino fuo 
fîenerale , poiché ritiratofì a Haven- 
tta vl fil iiccifo. (^f'edi Atalari- 
co). Monficur Quinault ne for- 
mò una TraRttnmmeHij , la quale p»ii 
venne trajotia dal verfo francefe in 
proOi italiana da /fnt on Mari» Mon- 
ti Bologntft , e Rampata nel 1^64. 

AMALECCO» figlio di Elifat.^ 
e ti.{wtc di Ef3u y fu il padre, ed 
il capo degli Amaleciti , popolo 
dell' Idumea, di cui parlafi frequen- 
temente nella Sacra Scrittura . C^*- 
éi t- Moi^e' e Giosuè'^. 

AMALFI C CoJìanKfl d' ), Ab. 
Olivetano nel 1349. fa gran Teo- 
logo f ed erudito nella favella La- 
tina , e Greca, dalla quale trasla» 
tò molte Op?re di Gregorio Na^ 
Xjanreno , e di Gio. Grijo/lomo . 

AMALRICO C Arnaldo') y Gene- 
rale dell'Ordine de' Ciftercienfi , ed 
liiquifitore in Linguadocca contro 
gli Albìgefi , nel quale ufficio fi 
diftinfe nel fecolo XIII. Era am»- 
co del Papa l/tno<eni:p III. , e di- 
venne poi Arcivefcovo di Narbo- 
na . Riunì i Principi di Spagna 
contro i Mori . Q^iiefti barbari fu- 
tono vinti in una battaglia data li 
16. Luglio ma. di cui Jlmalrieo^ 
che vi fi trovò prefente , ha darò 
una relaaione. Queflo Prelato mort 
nel iiis* Alcuni Storici lo hanno 
accurato di aver dimoflrato troppo 
lufTo net fuo ftile , e di aver man- 
cato di dolerla . 

1. AM ALTEA , figlia di MtliJ^o 
He di Creta , prefe cura dall' in- 
fan<ia di Giovty il quale nutrì di 
latte di capra . In riconofccaza di 
quello buon ufficio il Dio la collo- 
cò colla fua capra nel Cielo, e die- 
de uno delle fue corna alle ninfe , 
che avevano avuto cura delia fua 
fancrullezaa , con la virtìi di pro- 
durre tutto quello che tfft dcfide- 
rerebbero . Qaefto ^ ciò che fi 
chiamava il rorno iC ahlfondatit^a ^ o 
il cornu-cêtiâ . 

«. AMALTEA, nome della Si- 
billa Cumtnti (bc prrfcQtò • Tat'* 



A M 

quinto il Superbo circa 535. anni 
avanti G. C. nove libri di predi- 
zioni fopra il deHino di Roma. 
Tarquinia ne comperò tre , dopo 
aver confultato gli Auguri. Qaefti 
libri er.ino prefTo i Romani iu ral 
venerazione , che (ì crearono du« 
Magiflrati patnzj per averne cura • 
e per confutarli nei cafi iiraordina* 
1) . Per una maggior fìcurezza del- 
la loro confervazione fi rinchiufe- 
ro in uno fcrigno di pietra , che fi 
ripofc fotto una delle volte del 
Campidoglio . I libri Sibillini fu- 
rono confu!r.iti in tutte le pubii- 
che calamità , e fuffîftçrona fino al 
tempo di Onoìio e di Teodofio il 

âiovine , in cui furono abbruciati 
a Stilitont . ServaT^io Gjlho ha 
publicato gli Oracoli Sibillini cu 
delle Dijftrtatjoni , Amflerdam \669* 
e 1689- »• Voi. in 4 , ma il mag- 
gior numero di quelli da effb rac- 
colti furono fabbricati a capriccio 
ne' primi fecoli del Criftiancfimo . 
Vi fi trovano delle predizioni in- 
torno a G. C. f alla Rifurrezione 
de' corpi, al Giudizio finale, ed &* 
tormenti dell'Inferno. 

AMALTEI , Famiglia origina- 
ria di Pordenone nel Friuli , e di- 
ramata pofcia In pia altri luoghi 
della fleffa Provincia , come in Ser- 
ravalle , Oderzo, e S. Daniello . Fa 
celebre per numero e per qualità 
di Letterati di fommo pregio fin 
dalla fine del fecolo XV. quando 
appunto cominciarono a rifiorire 
le lingue, e furon tratte dall'an- 
tica rozzezza le Belle Arti e le 
Scienze . 

I. AMALTEO CPaoJo^. Fu il 
primo, che meritò il nome di Let- 
terato in qu«lia fiimiglia. Nacque 
in Pordenone circa l'anno I460. e 
verfo il 1490. abbracciò lo (lato Re- 
ligiofo nell'Ordine de' Minori • 
Fu ProfdTore di Belle Lettere in 
Patria, nella Terra della Motta « 
in Belluno, in Trento, e, in Vien- 
na d' Auftria , dove per le fue Poe- 
fie Latine fu coronato Poeta dall' 
Imperatore M^milisn» /■ , e poi 
barbaramente uccifo non fi fa co- 
me , nh per qual occaGone circa 
il 1517. Si trovano alle flampe al- 
cune fuePoefie, ed altre fi confcr- 
vano MS. tra i preziofi Codici del- 
la Libreria di S. Michele di Mu- 
riAo iu Vearsi* • Mauantonio fUo 



A M 

fratello gli compofe il feguente E- 
pitâffio : 

Condì tus hi e ego fum , decus , 
& nova gloria f^atuniy 

Paulus /Imaltbe£ prima favilla 

domus . 

1. AMALTEO (, Marcantonio^ y 

fratello di Paolo , e fecondo lume 

della fteffa famiglia , come egli 

inedeHmo fi chiama 

Marcus Amai t bea Fama feeun- 
da domus . 
Nacque nel 1475. Negli anni fuoi 
piò frefchi era sì bene iltrutto nel- 
le Greche e Latine Lettere, che 
dopo aver fatto conofcere i fuoi 
talenti per 1* amena Letteratura 
nell'Auflria, e nell'Ungheria fa 
ProfefTore in diverfi luoghi del Friu- 
li , finche ritiratofi in Pordenone 
vi cefsò di vivere nel 1558. d'an- 
ni 83. Aveva all'ordine due Volu- 
mi MSS. delle proprie Opere , uno 
di Lettere , e T altro di poetiche 
Compofizioni , il primo de' quali 
fi confervava P'^elTo l' erudi tiffirao 
Sig. Ernejio Mnttenfe Nobile di 
Pordenone, il fecondo anche oRg-i 
efifte nella Libreria di S. Michele 
di Murano in Venezia . 

3. AMALTEO CFr an eefco^ y fra- 
tello di Paolo , e di Marcantonio . 
Quantunque il minore de' detti 
fuoi fratelli elefle quelli lo ftatodel 
matrimonio circa il 1505. avendo 
avuta in conforte una donna della 
illuftre Famiglia de' Melchiori di O- 
derzo . Non fu punto da eflì diverfo 
dell'amore alle Lettere, anzi ebbe 
il merito di dare al mondo ne' fuoi 
figliuoli e difcendenti un numero 
ben grande d' uomini Letterati , 
che furono la gloria più celebre 
del nome Amalteo . Fu Profeffbre 
anch' egli di Belle Lettere in Por- 
denone , in Oderzo , in Sacile , for- 
fè nel ir?o. , tanto poi k>dato dal 
celebre Girolamo Rorario -, già fuo 
difcepolo, nell'Opera: Quod ani- 
malia bruta ratione utantur melius 
bomine. ScrilTe alcune Orii^ron/ la- 
tine, ed alcune \atine Di/fertaa^ioni 
Storico-Letterarie . Si hanno di lui 
«ììche delle Poefie latine nel Vol.i. 
della prima Raccolta degli Opufco' 
li Cnlogeriani , e altre fi confer- 
vann MSS. preffb l'erudito Ab. 
Sabbwnttto. Viffe fino agli anni 
circa 60. 

4 AMALTRQ QGiretamo^, Me* 



A M ^ 

diio , e Filofofo di gran fatna, « 
celebre Poeta Latino . Nacque egli 
da Francefco fuddetto nel 1507. iti 
Oderzo. Contando anni ì6. gii fu 
data la Cattedra di Medicina nel- 
la Univerfità di Padova j la qual 
profeffione fu da lui poi efercitata 
in pi?i luoghi del Friuli fino all' 
anno 1574. in cui finì di vivere ia 
patria li 21. Ottob-^e d'anni 67* 
Ebbe due figliuoli l'uno Attilio^ 
r altro Ottavio., de' quali fi pai-le- 
ràdopo. Di lui ragionando il Mu- 
reto , uomo di gran fapere, ma al 
terapo fteflb poco portato per gli 
Italiani , così dice fcrivendo al 
Lombi no : Hi e il le Hyeronymus A- 
malthteus , quem tibi affirmavi , 
magi f que & magi S affirma , omnium 
qui hodie vivant Italorum , quo s 
ego quidem noverim , prajiantijjt- 
ntum poetam , eumdemque medicum 
&c. Le fue Poefie latine furon (Um- 
j/ate in Amflerdam nel 1689. e 
1718., e prima da Giambatijia To- 
fcano in Parigi nel IS7<5. E* aiTai (li- 
mato il fuo Carmen in lode di 
Pio If. , ed un fuo noto leggiadrif-» 
fimo Epigramma, C che il Mura- 
tori Voi. II. della perfetta Poefia 
p. 411. lo giudicò trafpiantato di 
Grecia) da lui fatto in occafione 
di due fanciulli l'uno mafchio , e 
l'altro femmina , entrambi di un» 
rara bellezza , e ciafcuno però pri-^ 
vo d' un occhio . 

Lumine Acon dextrd , capta ejt 
Leonina fìnijìro , 

Et poter at forma vincere ut et' 
que Deos . 

Parve paer , lumen , quod ha-' 
bes , concede forori ; 

Sic tu cacus Amor , fic erit il' 
la P^enus . 
Il qual poi tra molti antichi e mo- 
derni traduttori così venne ulti- 
mamente trafportato dalla felice e 
leggiadra penna del Sig. Co. Sena* 
tor Savioli: 
Manca il finiftro a Lesbia 

Jl dejlro occhio ad Aconie, 

Atti in bellesrza a vincere 

Ambe de^ Numi a fronte . 
rÇedi alla Madre runico 

Occhio , fanciul , fé fair 

Cedilo , ed ejfs t^enere 

Tu il cieco Amor farai . 
. Di Girolamo parlano a lungo e 
«con molte iodi il N/ceron ^ il Mo- 
ftri , ed aliri molti . Vegganfi per 
A3 rò 



4 A ìd 

rh le NotixJ* ittioli Scrii tori del 
Friuli del U^uti Voi. II. e il 
Tom. II. degli Opuftoli Câlogê- 
tiani òt\ 1719» 

5. AMALTEO iGiambêttifla^^ 
fratello dì Girolamo . N4C<iue in 
Oderxn ntl 1515. ^ e inviato all' U- 
fiivrrfità di Pàdova vi fi diftiafe 
per modo, che in ttï ài foli 10. 
anni fu chiamato a Venezia a iftrui- 
re nelle Lettore umane i giovani 
delia nobil Fam'glia Lippomsmt» 
con ampio afTegnamento. Non cef- 
so r^li perciò dal coltivare i fHoi 
Mud; « e non foto nelle tre lingue 
Greca « Latina, e Italiana, ma 
nella Filolofia ancora , nella Teo- 
logia , e nella Oiurifprudenia fi e- 
fercitò attentamente. Pafsò in In> 
philierra ne' I5'ì4- coli' Ambafcia- 
dore della Republica Veneta G$0' 
Vomni Mieèeli ^ fu indi Segretario 
della Republica di Ragufa , po- 
fcia chiìmato a Roma , e fceltn a 
ftio Segretario d»! Pontefice Pio If^. , 
pifsò per ultimo all' impiego di 
SeRreiario del la Congregazione del 
Concilio. Nel 15*57. crIi era anche 
in Milano col San'o Cardinal Carlo 
Borrtroio. Mor) fi-.almi>nt« in Ro- 
ma in età di foli tA. anni nel 1573. 
pianto in morte oa' piìl dotti uo< 
mini di quel tempo, che 1' aveana 
)n vita onorato de^ più magnifici 
encomi. In fati! le Poefit Latina 
di Giambattijìa Itampate prima ntl 
1550. quando eì non contava, che 
»5. anni d' 'i in Parigi eoa 

altre de' i , nel 157^. e 

in Amfteri'. 17» 9. e fi- 

fiatmrnte dal Ca. Ab. Piortmtémio 
Straffty [«ià abbalUnzj noto per tan- 
te dort '■■ 7- '■- - - Tì»r|amo 
rei I' Elogia 

del lu ; . , non ce- 

dono in eieganjcA vd 10 graiia a 
i)uelle d'alcun altro Poeta del fuo 
T — — '^'cuni fuoi Epigrammi «- 
r ^d.«lti dall' Abate <;mii»- 

i ni , Rii P<>cM primario 



»ui9% y ftampAta in Veitexia colla 
falfa (Isra d' T nndra nel 17*1. 

ór '' (^Cormeho")^ mi- 

nore dut mentovati di 

t«i fiA,-.., ^..vismo e Giombattt- 
fl* y nacque in Oderto circa il ijjo. 
Fu qucUi M«dlco IttAfoie e Poe* 



A M 

la . Avendo in coftume la Repu- 
blica di Rugufa di fcegliere per 
fuoi Segretari e Miniflri i più ri. 
nonuti Letterati Italiani « fu elee- 
io a quefto onorevole pollo Comt- 
Ilo s e forfè colà fi trasferì circa la 
metà del 1558. colf alfegnameato 
di 300. Scudi di annua provìgione. 
Nel 15^1. però , non confacendofì 
né quell'aria, ne quelle fatiche 
al fuo temperamento venne corret- 
to a ritornare in Italia • Ritrova* 
vafi il celebre Paolo Manuzio al-' 
Iota in Ruma , chiamatovi da Pa- 
pa Pio W. per ridurre a perfezio- 
ne, rifpetto alla purgata latinità* 
il Cateebijmo Hontana^ quindi e- 
gli fcelle Cornelio Amjlteon, a lui 
ben conofciuto, che gli venne an- 
che da Giambattijìa raccomanda- 
to , e il volle feco a parte del- 
la difificile imprefa unitamente a 
Giulio Pogiano col pi?» felice riu- 
fcimento; di che ci atficura Giana 
Nido Eritreo nella fua Piascothe^ 
ea III. n. V. pag. 5<5s. e il celebre 
Apoftolo Zeno nelle notizie de' Ma- 
nuzj premelTc al I. Voi. dell' Epi- 
jìole di Cicerone tradotfe da Paolo 
Manuxjoy e ftampate in Piacenza nel 
I7l6. Cefsò egli di vivere fecondo 
VÀlbriz.XJ ' Notit^ie d^Odertfi P^S. , 
nel 1603. Gio. Giorgio Grevio par-- 
la di lui nella Prefazione alla rK-. 
ftampa delle Poefi* Amai tee fatta 
in Amfterdam nel J689. Il Poe- 
metto di Cornelio intitolato PrO" 
mus è giudicato da tutti la piìi 
bella tra le fue poetiche fatiche ; 
è «cito (limato anche i' altro fu» 
Poemetto intitolato : Urbis Fene- 
tiârurn pulcbriiudo . Ebbe altro 
fraretlo chiamato Aurelio., lodato 
anch' egli come uomo affai dotto 
!)«' buoni Audi t che forfè manca 
xm età affai frefca . 

r AMALTEO i Attilio ^^ fi- 
gliuolo del mentovato celebre Me- 
dico , e Poeta GiroUmo , nacque 
in Oderzo circa l'anno 1550. Fat- 
"loi fludi in Padova, veftì l* 
Kcciefiaflico, e flabilì di por* 
ioni in Roma, dove il nome if* 
RM/rti dovea effere affai noto . 
Diede egli colà tali prove del fuo 
fapere e della fua prudenaa , che 
il fran Pontefice Oreiìor»e Jf///. gli 

conferì cJT-f* '' -" ^■' i'""o- 

revole ed j <*- 

urio delia V ^a 

a 



A M 
a. quello di Referendàrio dell' un* 
e l' altrA Segnatura . Gli conferì 
anche alcuni Benefici . Aflunto al 
Pontificato Clemente f^IIL nel Gen- 
nsjò del 1592. fu fpedito Attilio 
Nutizio nella Trsnfilvania , dove 
s'erano introdotti difordini "lìran- 
diffìmi per gli errori colà dUTu-mi- 
nari dall'cnipio Lutero^ colla i- 
llruzione di trattare con que' po- 
poli rimportantiffimo punto di ri- 
chi/imare i Padri Gefuiti di colà 
cacciati, efTendo riputati eflì da 
quel Pontefice i più pofTenti alla 
converfìone di quel Principato, e 
fperandofi dalla deftrczza e pietà 
de' medefuni , che furon fempre di 
fommo vantaggio alla Chiefa e al- 
la Cattolica Religione , un grande 
ajuto in tale difficililfima imprefa. 
Compiuta tale Nunziatura pafsò 
nel Regno di Polonia, indi nel 
1596. in Ungheria, e finalmente a 
Parigi per affari di fomma impor- 
tanza. Tornato in Roma Paolo l'''. 
creatolo Arcivefcovo d' Atene Io 
deftinò fuo Nunzio in Colonia nel 
j(5o8. , ove non rifpartniò fpefa per 
aiutar coloro , che abiurata l' Ere- 
fia abbracciavano il Cattolicifmo . 
Reftituitofi nuovamente in Roma 
ivi reftò fino al termine della fua 
vita, cioè fino all'anno 1^35. e fu 
fepolto nella Chiefa del Gesù , do- 
ve anche al prefente fi vede il fuo 
Ritratto avendo lafciata a que' Pa- 
dri la fua Libreria, la quale col 
rerto della medefima andò in rovi- 
nofa vendita nella Gefuitiea fop- 
preflìone del 1773. Il celebre Jano 
Nido Eritreo nella fua Pinaco- 
tbeca altera pag. 318. gli forma un 
giufto elogio, oltre molt'altri cbe 
ne pa!"lano con fomma lode. 

8. AMALTEO ^Ottavio') ^ fra- 
tello maggiore del fuddetto Mon- 
fignor Attilio t nacque li 7. Apri- 
le in Oderzo nell'anno 1543. Do- 
po aver fatti gli fuoi ftudj in Pa- 
dova , e dopo aver occupata la Cat- 
tedra di Logica in quella Univer- 
fità , fi mife a efercitare l' arte 
Medica in Venezia , dove riportò 
e meritamente molta gloria, e do- 
ve cefsò di vivere l' ultimo di Feb- 
braio del 1617. d'anni 83. Abbia- 
roo di lui alcune Profe ^ e Poefìe . 
Di quella fteffa Famiglia fonovi 
ftati nel Secolo XVII. altri Lette- 
rali in Pordenone , cioè Aurelio il 



A M 7 

Junior e , e Afcanio , e in Oderzo 
in quello fecolo un certo Orazjo^ 
che nato li il. Febbraio 1705. , nel 
più bel fiore dell'età fua, cioi d' 
anni 27. finì di vivere li 8. Feb- 
braio del 1733. , de' quali tutti 
ponno vederfi le Natizi» r/e' Let- 
terati del Friuli del Livuti Voi. 
II. Tir ab Storia della Letter. tV 
Italia, Voi. VII. P. IH. pag. izo. 
Opufc. Calogeriani Voi. II. Cre- 
fcimbeni in più luoghi della Vol- 
gar Poefia , ed altri molti . 

9. AMALTEOCPcwpo»/o^, in- 
figne Pittore del fecolo XVI. nac- 
que in S. Vito del Friuli l'anno 
1S03. e vi morì intorno il 1584. Le 
fue famofe pitture con altre noti- 
zie a lui appartenenti fi hanno de- 
feri tte dal Co. Federigo Altari nel 
Torno XLVIII. della Raccolta Ca- 
logeriana . 

AMAMA (,SiJlino^y Profeffbr» 
di lingu» Ebrea nell' Accademia di 
Franeker , nacque nella Frifia , fu 
difcepolo di Drufto , e morì nel 
Décembre del 1629. Quefto teolo- 
go Proteftanté non amava la Fui- 
g3ta . Incominciò dal criticar la 
verfione del Pentateuco , e finì con 
una Raccolta di I>i(rertazioni criti- 
che fopra diverfi libri di quefta tra- 
duzione adottata dai Cattolici . 
Quefta raccolta comparve fotto il. 
titolo di Antibarbarus Bihlicus 
1656. in 4. , che ha avuto un gran 
corfo fra i Proteftanti 5 Crìtica ar- 
dita, nella quale l'autore troppo 
concede alla fua collera contro il 
Concilio di Trento. Abbiamo an- 
cora di lui un Trattato contro la 
traduzione Fiamminga della Bib- 
bia . . ,. 

AMAN, figlio di yfj«5,>/^f/>, Ama- 
lecita e favorito di AJJuero Re di 
Perfia , voile farfi adorare alla cor- 
te del fuo Padrone . Mardocheo ri- 
fiutò di rendergli tanto onore . A- 
man offefo da quefto ^■ifiato delibe- 
rò la perdita di tutti gli Ebrei , ed 
ottenne un decreto di morte con- 
tro di loro . Aveva già fatto pre- 
parare il patibolo per Mardocheo y 
allorché Ajfuero intefe che queft* 
Ebpeo aveva altre volte fcopert© 
una cofpirazione contro di lui . 
Voleodo il Re riconofcere un fer- 
vigio che non era flato ricompen- 
fato , ordinò ad Antan di coddurlo 
in trionfo per ttttta la Città. Que- 
A4 A* 



f A M 

fto favoilto infoiente p«rì poco 
dopo iullo tte^o patibolo , che 
aveva apparecchiato al Tuo ini- 
mico . 

I. AMAND CGnto Salvia")^ fe- 
ce ribellare i Galli verfo l anno 
a8t. fecondato da nnn chiamato 
E f l'ano ^ il quale dopo la morte di 
Cerino fi era meiTo alta tefta di 
Una trupp.i di ladri , di fchiavi fug- 
Sitivi , e di villani oppreffi dalle 
impdfi/ioni . Quefti due malandri- 
ni elfenduH fatti dare i titoli di 
Imperadori} pollarono Udefnlaxìo- 
flt per tutto , devaftando le cam- 
pagne « abbruciando i villa];RÌ , 
mettendo a coniriburione K- Cit- 
tì ec. L' Imp.-rador D'orlezjano 
fpedì contro di loro M-Jjffìrmano- 
Èrcoli , il quale avendoli mdeb'ìli- 
ti con molte piccole xuflv, li «for- 
zò a chiuderfì in una fpezie di cit- 
tadella prcfTo a Parlati . S* impa- 
dronì anche di quella fortezza, che 
fu rafata, e furono morti tutti 
quelli che- fi trovarono in efa . A' 
mtnd perì nel corfo di qu?fta guer- 
ra . Quanto ad Eli ano fi ignora , 
come finiffe i fuoi giorni . Coflui 
era di una famiglia ofcura delle 
Gallie; ma aveva dell' audacia ^ e 
fapeva afferrare a propofito tutte le 
occafioni di fegnalarfi . 

». AMAND C Marcantonio Gè- 
fgrdo dt Saint') y figlio di un Ca- 
po*fqu«dra, nacque a Rouen. Paf- 
•ò la fua vita in viaggiare , ed 
in far rime « due meftieri che non 
conducono mai alla fortuna . L* 
Abate di Maroilii volle fifTarlo « 
procurandogli la carica di Genti- 
luomo ordinario della Regina di 
Polonia ; ma T umore incoflante di 
.r. Anuind non era fatto per ciò . 
R'iornò a Pangi y dove fu ac- 
colto colle fifchiate ■ Comparve 
«Ila Corte, e non ne fu meglio ri- 
cevuto . Ecco un Compendìo del- 
la fua vita, come fi trova nelle 
prime fatire di Boiltau . I tratti 
ài quefla pittura non fono fioiflì- 
ni , ma fembran veri . 

Saimt Amano n* eut du Citi 
^ut fa vtina tn part agi 



tul bmtogt 



L* baiit fu' il eut fur lui , fut 

Un ìit tr dtu» plaatt compo- 
foient tout fon hìtn ; 

Ou f fmr en mieux parler , S. 
ÌImAmo V «vpff ritn . 



A M 

Maif ^uoi ! l3s di traîner une 

vie importune 
Il eng.f^ea ce rien pour cherebif 

la fortune ; 
Et tout charge d§ vert fit' i7 

Hevoit mettre an fOur ^ 
Conduit d^ un vain ifpoir , i7 

p^rtt: à la Cour . 
Qu* arriva t-il enfin de fa Mu- 

fe abufee? 
Il en revint couvert de honte 

& de ri fée ; 
Et la fièvre au retour termi- 
nant fan dtjiin 
Fit par ava- ce en lui a fu' 
auroit fait la faim . 
Quefto fimofo Satirico non lo trat- 
tò meglio nella fua arte Poetica ; 
poiché raccomandando di evitar 
certi dettatili baffi e fervili , ne* 
quali T. /fmjnd era caduto nel fuo 
Mofè (alvato ^ dict: 

N' imitez, pat ee fou , qui dé' 

crivant les mers , 
Et peignant , au milieu de le- 
urs /loti entr^ ouverts , 
V Hébreu fauve du joug defef 

in'tufies maîtres -, 
Met pour le voir paffer ^ les 

poiffons aux fenêtres : 
feint le petit enfant „ qui 

^, va , faute, revient , 
n Et joyeux à fa mere offre 
V un caillou qu^ il tient **• 
Tutte le produzioni di J. Amanà 
fono piene dei difetti che Defpré" 
aux rimprovera al fuo Mosè falvB' 
io . Sono effe fiate raccolte in 3. 
Voi. La fua migliore compofizione 
è un'Ode intitolata la Solitudine . 
Il refto non merita di elfere nomi- 
nato. S. Amand morì nel 1660. ia 
•tk di 67. anni , dicefi , di triftcì- 
za , perchè Luigi Xì(^. non aveva 
potuto fopportare la lettura del fuo 
Poema della Luna, nel quale lo- 
dava quello Principe di faper nuo- 
tar bene . Peraltro quello Poema 
della Luna era pochiffima cofa, né 
fi poteva che lodar l'intenzione del 
Poeta , il quale voleva celebrate 
una divin là fotto queir influenia, 
in cui avea palfato il corfo di fua 
vita. Bo;l'^- <--vs di lui, che 
egli fi er.^ dal cattivo ài 

Régnier. < come uomo 

di focieti yjtnr-Amand valeva af- 
fai più che Come Poeta . La fua 
piovialitì, e i tuoi motti faceti U> 
facevAao ricercate . EtTendofi tro- 
ta- 



• A M 
Vâto il! un circolo con un uomo « 
che Aveva la barba bi.inca , e i ca- 
pelli neri, gli diiTe: Pare ^ Signo* 
te , che voi abbiate lavorato meno 
eoi cervello -i che colle gtnajcie . 
Saint'Amand conofceva queft' ul- 
timo lavoro perfettamente , ed era 
appflffìonato per i buoni bocconi . 
Aveva anche la qualità di recitar 
bene i fuoi verfi ; il che diede oc- 
cafione a quell' Epigramma del Cor»' 
kaud 

Tes vers font beaux quand tu 
les dis^ 

Mais ce n' e/i rren quand je 
les lis ; 

Tu ne peux pas toujours en di- 

Faif.en donc que je puijfe lire . 
Siccome egli era creduto figlio di 
un Gentiluomo Vetrajo, Mainava 
fece fopra di lui queft' altro Epi- 
gramma . 

f'otre Nobleffe ejl mince , 
Car ce n efl pas d'' un Prince^ 
Dapbnis que vous fartez. ; 
Gentilhomme de verre , 
Si vous tombez. ^ terre 
Adieux vos qualités . 
I. AMANDIO CS.y, Vefcovodi 
Bourdeaux nel 404. ed amico di S. 
Paolino^ dì cui aveva acquiftato 
la fcienza, ed imitato le virtù . 

a. AMANDIO QS.') , Vefcovo di 
Maftrich , Apposolo di utia parte 
de' Paefi Baffi, morì nel 679. dopo 
di aver fondata l'Abazia di Eino- 
ra vicino a Tournai . La fua f^i- 
sa fcritta da Baudemont trovafì nel 
Svrio , e nella Raccolta del Mar- 
tenne . 

1. AMANDO DI TRANI , Diaco- 
no di quella Chiefa. Fiorì nel 1143-, 
e^criffe: Hi fiori a Translationis cor- 
poris S. Nicolai Peregrini , la 
quale venne publicata da Ferdinan- 
doVghilli nel Tom. VII. col. 900. 
àelì'' Italia /aera., parlando de' Ve- 
scovi ed Arcivefcovi di quella Chie- 
fa . Quefto Scrittore fuppone ivi il 
detto Amando Vefcovo anche di 
detta Chiefa ; ma l' erudito Nic- 
colò Coleti con molte ragioni, che 
adduce , correppe in una nota que- 
llo luogo àeW* Ug belli . Non fuit 
i/ie Amantius ^ die' egli, qui mox 
relatam translationis S. Nicolai 
fcripfit bijioriam , ut fafpicatur V- 
gheJlus &c. Veggafì il Ta furi de* 
Scritt. Napolet, all'anno U43- e 'i 



A M ,Ç 

Vol. XXI. degli Opufc. Cakgefiani 
del 1740. 

AMANIO C Niccolò'), da Cr»- 
ma , Dottore di Leggi , e Podeftà 
di Milano nel 1513. Ebb-^ smici- 
zia con Guidotto Prejiinari nel 
Canzoni ero MS. , del quale fi leg- 
gono alcuni capricciofì Sonetti 
mandatigli , comporti con tre voci 
sdrucciole per ciafcun vcrfo , e che 
fi confervavano tra i MSS. della 
illuftre Famiglia Tajft di Bergamo 
fol. 105. Vegganfi le Rime Ònefle 
raccolte dall' Ab. Angelo MazXP' 
leni . 

AMARACO , Ufficiale della Ca- 
fa di Ciniro Re di Cipro . Cerne 
egli era incaricato della cura à^ 
profumi odorofi , ebbe t^1^to dolo- 
re di aver avuto la difgrazia di 
rompere dei vafi che ne contenev-. 
no dei più eccellenti che ne morì» 
I Dei fenfibili . alla fua morte lo 
ca/;giarono in maggiorana , altri- 
menti detta Amaraco dal fuo no- 
me . 

AMARAL Ç, Andrea à"")^ o di 
MERAIL, Portoghefe di nazio- 
ne. Cancelliere dell'ordine detto 
poi di Malta , e priore di Cafti- 
glia, ha refo il fuo nome per fero- 
pre infame per aver tradito il fuo 
ordine, e dato Rodi a Solimano., 
Quello fcellerato fu pujiito di 
morte nel 1511. 

AMASA , figliuolo ài Jetra e d' 
Abigail fnrelia di David , fu gene- 
rale d^ Ajfalonnê ^ quando fi ribel- 
lò contro fuo padre. Eirendo rien- 
trato ne' fuoi doveri dopo la mor- 
te di quefto ribelle David gli con- 
ferve la fua carica: locchè diede 
tanta gelofia a Gioabbo ^ che prefe 
Amafa per la barba fotto pretefto 
di vtilerlo abbracciare , e lo uccife 
con un colpo di fpada . 

I. AMASEO (^Gregorio')'i nacque 
in Udiae di famiglia originaria di 
Bologna , e fiori dal 1480. fistio al 
3541. nel qual anno morì. Fu buon 
letterato, e padre di Remolo, ed 
ebbe la Cattedra di lingua latina in 
"Venezia dopo la morte di Giorgio 
l'alia . Si hanno di lui alle ftam- 
pe due Orazioni latine; ed ebbe 
gran parte n<e' Csmrnentarj delle co- 
fe di Aquileja pu^licati fotto il no- 
me di Gio. Candido nel 1521. 

7. AMASEO C /?owo/o ), srandif- 
fìmo Letterato de! fecola XVI. nac- 
que 



Îuc in XJAlnt «* 24. di Giugno 1481. 
nfegnò Lettere umine, e litiguA 
Orcci , nella qu«! lì valeva molto , 
in Padova dal 1519- fìno al 1524. 
poi in B«)logna « fino al 1544 , nel 
qiiai anno an lo in Roma chiama- 
tovi da Papa P.ioh lìl. Nel 1550. 
paffcò fotto Giulio III. ad effere Se- 
crctario de' Brevi . Mori a' fei di 
L'glio del I5S1" Ltfciò molte O- 
perc . Le principali fono . i. Xt- 
nopbontif de Cfri minoris exptdi- 
tione Libri f^II Romulo Atnâféo 
interprete, Bologna f^. 1. Pju- 
fa ni et defcriptio Crxcix da lui fi- 
mtlmente tradotta in latino: Ro- 
ma 1547. Î Venti Oraxjoni^ \%. 
delle quali in un Volume raccolte 
ufcirono in BoIo^ms 1564. P«r ope- 
ra di Pompilio /tmafeo tuo fi^liu»- 
lo,e Profe<?ore effb pure di lettere 
Greche in Bologna . Del quale ab- 
kiama alle ttttnpe oltre un* Ora- 
zioni* de Bononienfìum fcholarum 
éxx-ii fica tione , Bcilogn.i I5^>3. due 
frammenti del fello libro di Polibio 
trifportati in latino « ivi 1543. della 
qual traduzione fentì molto bene il 
Caf.itt(rono . 

AMASI , di femplice foldato di- 
venne Re d* Egitto circa il 569. a- 
vanti G. C. Da principio 1 fuoi 
fudditi lo difprcrzarono a cagione 
della prima Tua bafletza ; ma e- 
gli feppe vincere la loro ripugnan- 
za colla r ■ ■ » fua 
politica. ' , vi 
attirò de . Ielle 
nuove leggi , fra Ir quali una , 
che obbligava ctafcuno a render 
conto ogni anno delia maniera , 
<on cui fuffifteva , ad un Magiftra- 
{o creato a tal effetto . 

I. AMASIA, Re di Giuda, 839- 
•nni avanti G. C, figlio t fucccf- 
Ibre di Joéfy ebbe da principio un 
tnoo felice. Vendica la morte di 
fbo padre, vinfr pi* Idiitnci , e tol- 
fe!< -loro. Un 

Pr( • ulo dalla 

paru- 01 i^M>, ni.i II rv.c non gli ri- 
fl^ofe che minacciando lui flefTo di 
privarlo di vita . Il fjo orgoglio 
era giunto all'- Fece fape- 

re a /mi Re , che fc 

non r -— ^-•" - -; tut- 

to 1 av.x 

Ja t;' ; un 



êltrt vttt 



que Iti ;. 
fui M. 



ti fi 



A M 
grandìjpmc Cedro, al ^uah unCar-i 
do dimandò Jua figliuola in ifpnjé 
per fuo figlio ; ma nel tempo ftef* 
fo che il Cardo faceva queft.i do' 
manda .^ una bcfiia lo calptftò , i 
lo fchiacciò . Profittate di quefìo^ 
e/empio per non intraprender cofa 
Juperiore alle vojlfe forzfi . JÌm ifia 
fdcgnato da qucRa rilpoRa , dichia- 
rò la guerra t foas ^ che lo vinfe, 
e lo fece prigioniere . Lungo tem- 
po dopo egli perì affaRì nato dai fuoi 
propri fuJJiti , cofpirati contro di 
lui in Lachis Sto- anni avanti G. C 
a. AMASIA , Sacerdote de' vi- 
telli d'oro, che erano a Bethel 
v«rfo l'anno 96^. avanti G. C. av- 
vertì Ceroboamo Re d' Ifraellp del- 
le predizioni, che aveva fatte con- 
tro di lui, e contro il Tempio dè- 
gl' Idoli il Profeta Amos , e volla 
impedirà queft' ultim > di manife- 
ftare a Bethel le verità funefle , 
che leggeva nell'avvenire. Amof 
gli prcdilfe, che farebbe condotto 
fchiavo in Siria, ove morrebbe di 
difpiacere; che fi abuferebbe di fut 
moglie in mezzo alla piazza di Sa- 
maria , e che i fuoi figliuoli ma- 
fchi e femmine farebbero uccifi da' 
fol ' ' dmanarar . 

GRAVESON, f'tdi 
GR . ....•:.. . 

AMAI A , moglie del Re Iati" 
«10, e madre di Lavinia, fi appic- 
cò da difperazione , allorché vide, 
che non poteva impedire il matri- 
monio di Elea con fua figlia. 

1. AMATO C Giannantonio d'). 
Napolitano, fu Pittore molto fti- 
maco^ nacque nel 1475., e fu difcc- 
^\q A\ Si Ivejìro Buono . La TavoI* 
con la nafcita del Redentore collo- 
cata nel muro dirimpetto l'Alnr 
Maggiore della Chicf.-» di S.Jacopo 
degli Italiani , eretto fin dal 1138. 
in Napoli da' Pifani , allorché eb- 
bero vittoria de' Saraceni nella Mo- 
rra ; la Tavola della (^ergine nella 
Chirfa à\ S. Domenico Maggiore in 
una delle Cappelle della famiglia 
Carafe preflo laSagnfliaj quella di 
J*. Maria del Carmini nel Borgo di 
Ghiaia detto il Carminello, e quella 
eh 'è nella Chicfa di S. Leonardo 
nella ftrffa Riviera di Ghiaia eret- 
ta, come dicefi, fin dal 1028. da 
Leonardo di Lorio di Cartiglia per 
voto della Nave ivi falvata , fono 
fu« opere. Morì nel J555- di «n- 
m 



A M 

b{ So. Antonio Amato fuo nipote 
fu anche virtuofo Pittore nato cir- 
ca -A 1535. Nella Chiefa di S. Mar- 
gherita^ àentiS.Margberitelln del- 
le Monache iti Napoli , vi fi vede 
ii quadro àeW Immacolata Conce- 
ssione , che è Ilio lavoro ; come al- 
tresì quello della feconda Cappella 
della Chiefa di S. Domenico Mag- 
giore ; ma la moglie di /Jntonio 
ciie fi chiamava Mariangiola Cri- 
fcuolo non fu men di lui nella Pit- 
tura eccellente . 

a, AMATO, Monaco Caffi n efe , 
iniendentiflimo delle Sacre Scritture 
e della Poefia , fiori circa al tempo 
de' Normandi , e fu Vefcovo, ma 
non fi fa in qual luogo. Eglicom- 
pofe : De Geftis jipojìolorum Petri 
& Paulin indirizzato a Gregorio 
P'II. e la Storia de^ Normandi -^ che 
dedicò a Defìderio Abate di Monte 
CaffinO} che afTunto pofcia al Pon- 
tificato fu detto f^ittore Uh Agnel- 
lo Amato Napolitano di cui fi tro- 
vano date alla luce: Prolegom. feu- 
dal. ad tit. Quafunt Regalia : Refp. 
in caujf. Jurijdi^ional. Confìtior. 
Centur. i. fu Avvocato circa al 1616. 
yincenzft Amato di Catanzaro nel 
1670. ftampò le Memorie IJìoriche 
della fua Patria . 

I. AMAURI, Conte di Jafta , Re 
di Gerufalemme nel 1161., dopo la 
morte di Baldovino 111. fuo fratello , 
era un giov.ine Principe di 17. an- 
ni , che fra molte auove qualità a- 
veva grandiffimi difetti. L' avari- 
aia che lo dominava , gli fece in- 
traprendere in Egitto una guerra fe- 
liciffima da principio, ma funeltif- 
fima in progredb . Difcacciò due 
volle da tutto V ^%\lio Giracoyie t 
prèfe Damiata j ed avrebbe potuto 
prendere colla ftefla facilità anche 
il gran Cairo, fé il timore ch'egli 
ebbe , che i fuoi foldati no<i fi ap- 
profittaffero del faccheggio di que- 
fta grande Città , non l' avefle por- 
tato ad afcoltar le propofizioni del 
Soldanó . Il Generale Maomettano, 
inftruito della vile paffione d' A- 
mauri., lo trattenne sì lungo tem- 
po col pretefto di ammaffargli due 
milioni d'oro, che l' Armata di 
Koradino ch'egli attendeva , arri- 
vò, e fece levar 1' afTedio . Amau- 
ri fu obbligato di ritornar nel fuo 
Regno , con U vergogna di aver 
perduto le tue fatiche , ì\ fuo ono- 



- A M li. 

Te, ed il tributo, che gli Egi/iani 
gli pagavano. Saladino., fucceH'ore 
di Giracene fuo zio, unito a Nora- 
dina incalzò vivamente i Criftiani. 
Amauri niente trafcurò per rompe- 
re i loro difegni , e foftenuto da 
una potente flotta dell' Imperatore 
Greco pofe 1' affedio dinanzi a Da- 
miata , ma le pioggie fopravvenu- 
te , e la fame lo obbligarono a le- 
varlo. Inianio Saladino entrò nel- 
la Paleflina , prefe Gaza , e fece un' 
orribile ftrage, mentre Nora dina h- 
ceva lo fteffo verfo Antiochia . A- 
mauri t che fi oppofe con un co- 
raggio invincibile agli sforzi di t^n- 
ti nemici, morì li 11. Luglio dell* 
anno 1173. in età di 38. anni. 
• 1. AMAURÏ II. di Lvfignano .'^ 
Re di Gerufalemme, e di Cipro, 
fuccedette a Guido fuo fratello nel 
31104, If abella feconda figliuola di 
Amauri 7. , difputò ad Amauri IL 
ir gitolo di Re di Gerufalemme, 
che Io portò ad Enrico il. Conte di 
Sciampagna fuo terzo marito. Ma 
qucft' ultimo effendo morto per una 
caduta nel 1197. ., Amauri //. , che 
era vedovo, fposo Ifahella^ e fu 
coronato Re di Gerufalemme . Egli 
tifiedeva in Acri . I fuoi progetti 
contro i Saraceni , padroni della 
Santa Città , furono inutili . Morì 
nel 1105. col dolore di aver implo- 
rato invano i foccorfi dei Principi 
di Europa . 

3. AMAURI di Chartres, chie- 
rico, nativo di Bene, villaggio dei- 
la Diocefi di Chartres, profefsò là 
Filofofia con diftinzJone nel prin- 
cipio del fecolo Xill- La Me^afi- 
fica di Ar'tjìotile lo gettò in errori 
pcricolofi . Si creò un nuovo fifte- 
ma di religione, ed ebbe molti Pro- 
feliti , ma fu condannato da Inno- 
cenx.0 111. Sofleneva , che ogni cri- 
ftiano deve credere , come un ar- 
ticolo di fede, ch'egli è membro 
vivente di G. C ; che il Paradifo, 
1' Inferno , e la rifurrezione de' 
Corpi, erano fogni ; che non v'e- 
ra altro Paradifo , che la foddisfa- 
zione di operar bene, ne altro In- 
ferno che l' ignoranza ed ii pecca» 
to . I fuoi dilcepoli aggiun<ero a 
quefte ftravaganze , che i facramen- 
ti erano inutili , e che tutte le «- 
zioni fatte in ifplrito di carità an- 
che d'adulterio, non potevano ef- 
fet cattive. Furono efli condannati 



u A M 

}n un Concilio di P4rigi nel lacç., 
»d un grj»n numero ne fu fatto tb- 
bruciait • All<ir« fi diflbttcrrÀ il 
corpo del loro t«po per Rfttarlo 
full» puMic* nr»da. Am.ìuri con- 
dannatn dairuniveifità t'era appel- 
lato «I Pap^ , che Io (comunicò an- 
ch' <^ " .ndo di effere punito 
rtR( n ritrattò, e fi riti- 

rò - n de' Campi , dove 

mori di v\^<^^*^ e di difpetto . 
Vavid de Dinant fu il fuo difcepo- 
lo principale, i^td. il fuo Artico- 
lo)- 

AMAURf . l'edi AMALARICO 
t AMARRI CO. 

AMAURI DI MONTFORT. 
l'tdi MONTFORT. 

AMAZONI. /V*i OR ITIA, PEN- 
TES I TEA, « TALESTRI. 

AMBIGAT, Re di tutte le Cal- 
lie, al tempo di Tjrquinio Pri- 
fco^ verfo il 590. avanti G.C. Ti- 
to Livio ne p.irla , come di un 
pfintip* potentiflìmo . 

I AMBOISE C Giorgio d' ) , 
della Cala iliuftre à^ JÌmhoift , co- 
») chiam^ita * perchè poffedeva la 
ficnoria d* Amboil'e , nacque nel 
]4éo. Pedinato affai giovine allo 
flato ecclefiaftico non aveva che 
1\. anni , quando fu eletto Vefco- 
vo dt MoMt«lb«nn. Dnp^i divenne 
uno degli elemofinieri di Luigi XI. , 
apprtitb il quale fi condufle con 
n olia prudenza. Dopo li morte 
di quedo Principe avvenuta nel 
14^). entrò in qualche intrigo di 
corte, che poteva eTere favorevo- 
It al Duca d'Or/MK/, col quale 
•ra ftrtttamrute unito in amici- 
zia; ma non cfTendo riufc toqueft* 
intrigo , é* Amhoifc , e il fuo pro- 
teiiort furono arredati . Finalmen- 
te il Duca à^Orltant fu medb in 
libertà, e queflo Principe avendo 
fatto il matrimonio del Re colla 
Principefa Ann* di Brct^cna , ac- 

2uidò un grandi/Tii^i alla 

;orie . D' Àmhoi)* « ne 

rifent) ben prrdo g!. ,,; ici* 

fd ebbe qualche tempo appretfo l 
Afrivrfcnviìo di Narbona. Ma fic- 
^ troppo lontano dal- 
lo cangiò con pia- 
•-'■- > di Roven , al qua- 

le -tto dal caprcolo nel 

tao che fu in poffe^To di 

Îiue» fiiiova (cdc , il Duca d'Or- 
'«« che (fi luvtroatorc di Nor- 



A M 

matidii • lo fece l.uogotetJMte gp- 
iierale colla medcfìma autorità, co- 
me fé ff^ffe dato governatore in ca- 
pii?. Queda Provincia era allora 
in un grande difordine : la nobil- 
tà opprimeva il popolo : i giudici 
erano tutti corrotti , o intimori- 
ti : i foldati , licenziati dopo le 
tiltìme guerre, infedavano tutte le 
(ìrade , afTaltando ed afTaffinando 
tutti ì viaggiatori che incontrava- 
no. Ma in meno d'un anno d' 
Amboife colla fua avvedutezza, e 
colla fua prudenza riftabilì la pu- 
blica tranquillità nella Provincia 
affidata alla fua condotta. EflTen- 
do morto Carlo f^III. nel 1498., il 
Duca d^ Orleans montò fui trono 
folto il nome di Luigi XII. , e d' 
Amhoife divenne fuo primo mini- 
flro. La prima operazione del foo 
minifiero gli conciliò l'amore di 
tutta la nazione. Era codumeall' 
avvenimento del Re alla corona di 
mettere una talTa ftraordinaria fui 
popolo per pagar le fpcfe della in- 
coronazione • Ma per configlio d* 
Amboife non fu levata queda taf- 
fa all'avvenimento di Luigi XII. ^ 
e le impofizioni furono ben predo 
diminuite di una decima parte . Le 
fue virtù fupplirono alle fue co- 
gnizioni . Refe felici i FranceC « 
e procurò di confervarfi la gloria 
che fi era acqui data. Per fuo con- 
figlio Ltt/>».X/7. intraprefe la con- 
quida del Milanefe nel 1499. Lo- 
dovico il Moro , zio, e feudata- 
rio dell' Imperatore Majftmilianù 
ì. , era allora in pofTeffo di quella 
Provincia. I Milanefi fi ribellaro- 
no poco dopo d'effere dati foggio- 
gati ; ma A"* Amb'oife li fece rien- 
trare nel lor dovere. Q^ualche tem- 
po dopo d' Amboife fu ricevu- 
to « Parigi in qualità di Lega- 
to del Papa con molta magnificen- 
za. SI applicò in tempo della fua 
Legazione alla riforma di maltiOr- 
ditii Rrligiofi , dei Domenicani , 
dei Francefcani , e dei Monaci di 
S. Germano dei Prati . Il fuo di- 
finterefle lo refe tanto commenda- 
bile , quanto il fuo zelo. Noi\ 
poff^edette giammai che un fol bc- 
rrfÌ7Ìì. I <«i).. f..r»i del qu.ile versò 
poveii , confe- 
rì mantcnimer.- 
to tfiUc ^ ' cntò 

del fplo / en • 



A M 

e del Cappello di Cardinale, (en- 
zi volervi aggiugnere Abazie. Un 
gentiiucmo della Normandia efi- 
bendogU di vendere una pofleflio- 
re a vii prezzo per maritare una 
fua figliuola, efTo gli diede la do- 
te della damigella , e gli lafciò il 
podere. Aveva ottenuto la porpo- 
ra Romatìa , dopo lo fcioplitnento 
del matrimonio di Luigi XII. con 
Giovanna di Francia , al quale con- 
tribuì moltifljmo, e dopo che ave- 
va fatto dare a Cefare Borgia fi- 
gliuolo di Papa /Ueffandro 7^1- il 
Ducato del Valentinefe con una 
penfione confiderabile. La fua am- 
bizione però era di elTere Papa ; 
ma diceva egli, che quefto fuo de- 
fiderio era diretto per poter afFati- 
carfi con frutto alla riforma de- 
gli abufi, ed alla correzione de; 
collumi . Dopo la morte di /Jlef. 
Sandro ^7. , il Card. Francefe a- 
vrebbe potuto vedere i fuoi vo- 
ti compiti t fé fofTe flato così a- 
ftuto come lo erano i Cardinali I- 
taliani . Fece egli in fatti alcuni 
paffi per procurarfi la Tiara; ma il 
Card. Giuliaiìo della Rovere , do- 
po Giulio lì. , miglior politico di 
lui, gliela toi fé . Avendo i Vini- 
ziani molto contribuito alla fua ef- 
clufione , egli eccitò Luigi XII. a 
muover loro la guerra. La Francia 
perdette il Card. à^Amboife nel 1510. 
Morì egli a Lyon nel Convento 
^ei Celeflini in età di 50. aniii . 
ricefi, che ripeteva fovente al Fra- 
te infermiere, che lo ferviva nel- 
la fua malattia : Frate Giovanni , 
perchè non fono io fiato tutta la 
mia vita Frate Giovanni ? E^ fla- 
to molto lodato quefto favio Mi- 
rjftro per aver avuto fempre iti 
mira di procurare la felicità dei 
Francefi , ma la fegnatura da lui 
fatta in nome del fuo Padrone del 
Trattato conchiufo a Blois nel 
"I504- •» gli fece gran torto , poiché 
per quel Trattato la Francia corre- 
va pericolo d' effiere snrembrata . 
Elfo governava il Re , e lo flato . 
Laboriofo , dolce, oneflo, aveva 
molto buon fenfo , molta fermez- 
za ed efperienza ; non era però di 
V" grande genio , ne di vifte erte- 
le . Il defiderio che dimoftrò di 
fopprimere le gravezze, gli fece 
^"^ c^ïendo ancor vivo , ed ancor 
più dopo U fu» morte, il nome di 



A M ij 

Padre del popolo. Meritava anco- 
ra queflo titolo per la cura , eh* e- 
gli prefe di riformare la gtuflizia . 
La maggior parte de' giudici era- 
no anime venali , che Ci latcitva- 
no o corrompere , o far paura ; i 
poveri, e quelli che non avevano 
appoggio, non potevano mai otte- 
ner giuftizia , quando i loro av- 
verfarj erano potenti e ricchi. Uii 
altro difordine non meno grande 
turbava la Francia . Tutti i pro- 
ceflì portavano così alla lunga, ed 
e'ano di una fpefa così grande, ed 
accompagnati da tanti raggiri , e 
cavilli, che la maggior parte delle 
genti volevano piuttofto abbando- 
nar i loro diritti , che tentare di 
ricuperarli per via di quelle eterne 
formalità . D' Amboife determina 
di rimediare a quelli abufi . Fece 
venire alla fua prefenza i Giudici, 
e giureconfulti i più integri, e i 
piìt dotti , eli incaricò di efami- 
nare ciò che fi poteva fare, per- 
chè la giuftizia fofTe amminiftrata 
fenza parzialità per abbreviare le 
formalità giudiziarie , e renderle 
meno rovinofe, e per prevenire la 
corruzione de' Giudici . (Quando i 
CommifTari , che aveva ftabilito, 
ebbero dichiarato i cangiamenti , 
che fi dovevano fare alle leggi an- 
tiche, e le nuove, che fi giudica- 
vano a propofito di ftibilire , d* 
Amboife s] incaricò egli fteffo del- 
la cura nojofa di efamiuare a fon- 
do il. loro progetto . Dopo di aver- 
vi fatto alcuni cangiamenti , furo- 
no publicate quefte nuove regola- 
zioni in tutto il Regno ; e ficco- 
me era flato creato governatore in 
capite di tutta la Normandia , do- 
po l'avvenimento al trono di Lui- 
gi XII. ^ andò egli ftaffb in quefta 
Provincia col titolo imponente dì 
riformatore generate, per farvi ri- 
cevere il fuo nuovo Codice . t^edi 
la in^ Vita fcritta dall'Abate /e 
Gendre .^ 1711. in 4. in 1. Voi- in 
la., e le fue Lettere a Luigi XIL 
Bruxelles 1711. 4. Voi. in li. 

2. AMBOISE C Americo d' ) . 
Grati-Maeftro dell'Ordine Gerofo- 
limitano , la di cui refidenza era 
allora nell' Ifola dj R idi , fucee- 
dette a Pietro à* Ai b off on li io. 
Luglio 150J. Fu eletto a-Tente ef- 
fendo Gran Priore di Pancia» e 
fece il fuo ingreffo in Rodi Ta»- 



14 A M 

no fequenfc. Guadagnò n^l 1510. 
itnA fainofa battaglia navale contro 
il Soldino d' Egitto , fu i confini 
della Siria « vicino a monte Ne- 
gro , ove il nipote del Snidano fu 
uccifo. Morì li 8. Ndvemb. 1511, 
affai compianto da lutti i Cavalie- 
ri in età di 78. anni . EfTo era un 
Principe faggio, fcriv* i* Ab. di 
rertot , abile nel governo , felice 
in tutte le fue imprefc; che arric- 
ch} il fuo ordine colle Ipoglie degl* 
infedeli feiua arricchir fé fteflò ; 
che mot) povero fenia lafciarne 
neirifbla. Era fratello del cele- 
bre Card, d' ylmboife , ed ebbe per 
focceffore Guieìn di Roebefort . 

y AMBOISE C Franctjco d' ) , 
figlio di un Chirurgo del Re di 
Francia Ctrlo /X. , fu allevato per 
la cura di quel Principe nel Col- 
legio di Navarra. Ottenne dipoi 
una carica di MatHro, oflìa Kefe- 
retidario delle fuppliche , e di Con- 
figliere di Stato . Allorché Enri- 
co 111. fu eletto Re di Polonia, 
feguitò egli quel Monarca a Varfa 
via. Gli fi attribnifce l'edizione 
delle Opere di Âbailard , fatta 
poi nel \6i6. in 4- fopra i Mano- 
fcritti da lui lafciati . Abbiamo di 
lui una Commedia piacevole inti- 
tolata; Lt Napol itane <t 1584* in ix. 
Morì verfo il 1610 

4. AMBOISE C Adriano d "^ , 
fratello del precedente, fu Curato 
di S. Andrea di Parigi , e Vefco» 
vó di Trreuier nel 1604. , dove 
morì nel '■'" ^"W è autore del 
la Tratti crnt 1610. in 8. 

5. AM icopo d'), Dot- 
tore in McJicuu, e Rettore dell* 
Uniterfità di Parigi, era fratello 
de* due utrimi . Sotto il fuo Ret- 
torato 1* Univerfìtik preflò giura- 
mento ad Enrico /r. , e incornino 
ciò il prnceffo contro i Geftiiti . 
Mori di p«l1r nel \fto6. Abbiamo 
di lui ; Otationei du£ in Senatu 
habit M prò univrrfic Ac edemi m or^ 
dinihuf in Ctitrom-^ntt^fet ^ 'ì'fi i* 
Jefuitas dituvt ^ n 8.» 
ed «irtine altrr nel- 

1» Biblioteca .' :- aoli» 

ca t moderna Hoi <»'«. i arrêta » 

6. AMROICF dMicheh d"), Si- 
gnor " , ■' ■■ > na- 
lui Am- 
mu-o- -- _. !._-_..-., ui_:j nel 
A^llt cr» nato « Napoli . JL» £*•• 



A M 

roislia d' Amboife lo feceall«v»rf , 
e fupplì alle fpele per la fua fuflì- 
fienza. Un matrimonio fatto con- 
tro il genio di quefta Famiglia u- 
nito ad un delitto, di cui fu com- 
plice, e di cui fu punito colla pri- 
gione , gli tirò addoffo la collera 
di effa , e lo riduffe alla miieria. 
Viveva ancora nel 1543' Abbiamo 
di lui in verfi : I. Contro- Epijìol e 
d'Ovidio^ Parigi 1546- in l/S. 1. f 
fecreti rf' Amore , 1541. in 8. 3/ 
fift di Democrito , e » pianti </' E- 
raclitoy tradotti da Antonio File- 
remo Fragofo t 1547. in 8. 4- La- 
menti dello fcbiavo fortunato C <!"«- 
fJo è il nome ch'egli prendeva), 
15Z9- in 8. S. La Penthaire ^ oflìa 
Lettere e Fantafie er. , 1530. in S. 
6. Epigrammi., 1531. in 8. riftam- 
pati nel fcguente. Epi/ìole ofcene ^ 
1531. in 8. 8. La Babilonia .t oflìa 
Lettere ricreative ed alleare , in 8. 
9. Il Blafon del Dente nella Rac- 
colta intitolata Blafon delle parti 
del corpo femminino ., Lione 1536. 

AMBOISE i Franeefca') . l^td, 

2. FRANCESCA . 

AMBOISE iRtnatoà'"), VU. 

3. MONTLUC . 

AMBOISE CC-^/od*). Vtd, 
CHAUMONTn. I. 

kU^9.k (^Franeefco^y Fioren- 
tino, vifTtf nel XVr. fecole , e 
ftriffe alcune Commedie. 

AMBROGI ( Anton-Maria ) , 
nacque in Firenze li 13. Giugno 
1713* abbracciò T iftiiuto Gefui- 
tico li 31. Ottobre 1719., e cefjò 
di vivere nel Convitto del Gesù in 
Ronii 1788. Pel corfo di circa 
trent'anni foflinne con fomma lo- 
de le publiche Cattedre d'eloquen- 
za, e di poefia in quella allora fio- 
rente Univerfiti del Collegio Ro- 
mano , a cui perciò una buona 
parte de' giovani letterati di quel- 
la 8f«a Capitale fono debitori del 
felice sviluppo de* loro talenti . 
La fua traduz.ione in verfo fciol- 
to dell'Opere di f^irgiUa , arric- 
chita d'opportune ed erudite no- 
te , e ornata H> f*" «Mufivi agli 
argomenti, m -ite ftam- 

Sata in Roma < ) "Ha dei 

uè fjmofi Poomi Latini del Ch. 
Gefuita Carlo Noceti: De hidt , 
e Ut Aurora Boreali , gli acqui« 
lUroBO un graa credito . Traduf- 
f« 



A M 
fe anclie dal Fraticcfc alcune Tra- 
gedie del Voltaire , che vcnuer pu- 
blicate in Firenze nel 1751. 1 il 
celebre Progetto di Bo^go Pont an a 
ufc̣o dai torchi Romani pi-r or- 
dine disila S. M. di Clemente Xlll. 
la Storia del Pelagianifmo del Ge- 
fuira Patovillet ^ C P'à autore del 
Di'zJofjario Gianfenijlico ") , loda- 
ta con Breve dallo fteffb Sommo 
Pontefice, e lo infignì Lettere k un 
Gentiluomo Pmreftante del Gefui- 
ta Gianjjicopo ^ cheffmacher ftnm- 
pate in Venezia dal Remondini nel 
1758. Abbiamo dì lui, oltre altri O- 
pufcoli , la Traduzione delle Lettere 
Scelte di Cicerone -^ q wn Orazione 
Latina In elezione Jofephi U- Ro- 
mannrum Regis . Illùftrò in due Voi. 
in fol. affai ftimati , il Mufeo Kir- 
keriano ^ di cui egli per moìt' an- 
ni fu curtode , e che fentiamo ul- 
timamente abbellito dal felice se- 
nio del dotto Sig. Card. De Ze- 
lada. Lafciò inedito un Poema La- 
tino: De CitroYum cultura^ divifo 
in più libri . Alla erudizione , e 
dottrina feppe T /Imbrogi unire 
quella religiofa pietà , e quel zelo 
difintereffato de' prn{fìmi, eh' cran 
doti tanto proprie del lodevole fuo 
Jflituto, ond' era il fuo merito 
diftinto in Roma anche dai più 
qualificati Perfonaggi . A lui fono 
fiate ultimamente attribuite in cer- 
to ■» quanto franco * altrettanto in» 
fipido , e inconcludente libercolo, 
certe fenfate Annotazioni Pacifiche 
fopra alcune Pa/ìor,ili del Vefcovo 
della nuova Chiefa di Piftoja , le 
quali fono parto ficuramente del 
valorofo Ab. Marchetti , già noto 
per altre fue intereiTanli produ- 
zioni . 

I. AMBROGIO , Diacono d'A- 
leflandria , uomo di qualità , ric- 
co , confijerato , e marito di •T.. 
Marcella ì fu convertito alla fede 
Cattolica, effendo andato per cu- 
liofità ad afcoltare Origene . Ara- 
brogio avea molto ingegno , ed e- 
Ujquenza, fece inceffanti iflanze ad 
Origene^ perchè travagliaffe fuUa 
•^acra Scrittura i mantenne ìaScrit- 
tori per fcrivere fotto di lui, e lo 
induffe a confutar Celfo^ Confefsò 
generofamente la Fede di G. C. a- 
vanti Ma/^nî/VïO, e morì verfo il 
ÎSO. di G. C. 

a. AMBROGIO. C-TO, Dottore 



A M 15 

della Chiefa, ed Arcivefeovodi Mi- 
lano , contava fra i luoi Antenati 
deiConfoli, edeiPrefrti. Nacque 
egli nei Pniazzo di Refidenza di tuo 
Padre, ch'era allora in Arles fe- 
condo la più comune opinione. Vi- 
defi , al riferir di Paolino^ uno fcia- 
me d' api entrare ed ufcire dalla 
fua bocca, eflendo egli tuttavia 
nella culla ; prodigio già rimarca- 
to nel!' infanzia di Platone. Suo 
Padre Ambrogio Prefeto del Pre- 
torio delle Gallie , e Governatore 
d'una gran parte dell' Impero, lo 
lafciò morendo ad una Madre, che 
coltivò con molta cura il fuo fpì- 
rito ed il fi'o cut're. Alejfto Pro- 
bo , Pre feto del Pretorio lo anno- 
verò fra i fuoi Confjglieri , e gli 
diede poi il Governo dell'Emilia, 
e della Liguria , dicendogli : Anda- 
te ^ e governate più da ^efcov» , 
che da Giudice. Queflo difcorfo 
fi) come una predi?:ione di quanto 
gli avvenne in apprcifo . Mentre 
fluendo morto Auffenz'O Vefcovo 
di Milano inforfe fra gii Ariani , 
e gii Ortodoflì una gran contefa 
per dargli un fiicccffbre , Ambrogio 
andò alla Chiefa per acquietare il 
tumulto, e parlò tanto faviamen- 
te in quell'occafione , che fu pro- 
clamato Vefcovo a voce comune ed 
univerfale. Fu confermata quell'e- 
lezione dJill' Imperatore Valenti» 
niano . Non era Ambrogio che Ca- 
tecumeno . Fu allora battezzato, 
fu ordinato Prete, e fu confecrato 
Vefcovo li 7. Dicembre 374. La 
Chiefa d' Italia tra allora afflitta 
da due diverfi flagelli . Gli Ariani 
avevano tutto infettato di lor dot- 
trina , e li Goti , che erano pene- 
trati fir.o alle Alpi , avean già co- 
minciato in quefto paefe le loro 
flragi. Ambrogio ebbe la cofhrz» 
e il coraggio, che abbifoqnavano 
in que' tempi, infelici . S'era e- 
gli impolto tre doveri, di non paf- 
fare alcun giorno fenza celebrare i 
fanti Miller), di predicare tutte le 
Domeniche il Vangelo al fuo po- 
polo , e di non lafciar cofa veruna 
di quanto fervi (Te ad aumentare I* 
religione Criftiana . L» Imperatri- 
ce Giufìina padrona dell' Impero 
fotto fuo figlio P^alentiniano li. y 
voleva, che gli Ariani avefTero al- 
meno una Chiefa in Milano, ma 
Arobrogio fu .fermiffimo « nient? 
as- 



15 A M 

accordare . Calloffono , Prefeto del- 
la Camera dell' Inip?r«t>re , minac- 
ciò il Santo Vcfcuvo di coplierRli 
la vita, s'ei non o6S«diva a. Tuo 
padrone . Am\trogi9 fi coo'.entò di 
rifp')nd«'rp|i , ch«r»*e;li fapca a> 
giro » r /'o, fapreb* 

b • i Vcfcovo . 

Teo.!^,!- ^- ; A .: ,'>va dello 

telo il 4'ifilo S«n-o Pre ato . La 
Città di TeCilonica eraH ribelUta 
coiìiro il f u > Govi'rnatorf , «he fu 
uccifo nella feduiune Teodofio p«r 
vendicare la lua morte, fece mafTa- 
crarefett* mil It abitanti di q'iefta in- 
felice Città . Il Vefcovo di Milano, 
fatto confapevole dì (quella barba- 
rie, lo pn(e in penitenza publica, 
• gli negò r ingrefa ne'tla Chiefa. 
La di lui magnanimità niente tol- 
fe alla fua carità . Rifcatcò tutti li 
prigionieri , che i Goti avevano 
iitti, e non dubitò di vendere per 
«uefta azione eroica i vafi deii-t 
vhiefa . Gli Ariani avendoglielo 
rimproverato, diTe loro, che me- 
glio era confervare a Do le ani- 
me, che l'oro e l'argento. S. Am- 
brogio aveva una dolcezza di cfpref- 
fione , che gli ha fatto meritare il 
foprannome di Dottor McUifiuo . 
Convertì S. Agijìino , che era fre- 
quente in afcoltar le fue prediche, 
e fece condannare gli Ariani nel 
Concilio di Aqaileia 1* anno 381. 
Morì il Santo Prelato li 4» Apri- 
le, vigilia di Pafq^ia nelTanno 397> 
\n età di 57. anni . I Benedettini 
della Congregazione di S. M.iuro 
ci hanno dato nel 15^5-, e itfçi* 
In miglior edizione delle di lui O- 
pere, fatta in Parigi in a. Voi. in 
fot. Il primo rinchiude i fuoi Trat' 
sali rulla Scrittura Santa ; ed il fe- 
condo i fuoi Scritti fopra diverft 
argomenti. Tutte le fue produzio- 
ni refpirano la eloquenza la pifl 
perfuadente. Il fuo ^tle è tutto in 
una volta vivace e dolce; e la re- 
ligione vi fi dimoftra cotta dignità 
che gli è conveniente . Psolino Pre- 
te di Milan» , che non bifogna con- 
fondere con S. Paoliit^ ,ha ferii ro la 
d\ lui Vita ad iflanza di X. Agoflin» 
il plìi illuftre difcepolo ■*'■ r >'~fro- 

?io. Il Trattato degli Ilo 

. Dottore furono tr.T: '. la- 

Ro da Pra'ì vu àx Ducce- 

in colle ari t-l medcfimu, 

ftAOpaci lu ;. 4.«...<^.. wA Lortnz^^ Tvr- 



A M 

remino , 1584. in 4. Lo fteffo Ce- 
tani diede anche la Traduziont in 
Italiano dell' E/^jwrrflfie dello fteffo 
Santo , ftampAto in F.renze pure dal 
Torrent ino f 15^0. in 8. E^ Libra 
molto 'aro . 

^ AMBROGIO il Camaldolefe^ 
ÇTraverfari^ . Nacque in Portico 
piccola Crtà della Romagna, e fu 
celebre Generale del fuo Ordine 
nel !43i. Eugenio W. lo mandò 
al Concilio di ^.ifilea , dopo di 
che C\ diftinfe ancora molto in 
quelli di Ferrara e di Firenze , e 
dappertutto fu ammirata la di lui 
facilità M fpte(;arn in Greco. Ste- 
(e egli il Decreto dall'unione fr%. 
la Chiefa Greca, e la Chiefa lati- 
na . Tutti gli uomini dotti del 
fuo tempo ricercavano la fua ami- 
cizia , i quali amavano in eflb an 
uomo di lettere gioviale , ed un 
reliçiofo amabile ; e però ditfeP^o- 
loGiovio^ che lo Itudio non lo re- 
fe intrattabile , e la pietà non lo 
refe fevero . Ambrogio in occafio- 
nc dei dilfapori fra Lorenzjo t^al' 
Is , e Poggio Fiorentino , che non 
avea potuto riconciliare, dilTe, 
che dovea farfì poco conto dei Dot- 
ti , i quali non hanno la cari- 
tà di un CrìRiano, né la politez» 
7* di un uomo letterato . Mo« 
t\ nel 1439- Noi abbiamo di iur 
le Traduzioni di molti Libri Gre- 
ci, un* Cronica di Monte Cafftno^ 
delle Arringhe , delle Lettere , ed 
altre Opere. Le fue Lettere con- 
tengono molli fatti concernenti l« 
Storia Civile e Letteraria , che fi 
trovano nella Collezione di Morte- 
ne. Abbiamo anche di lui Hodoe- 
p*ricon ,0 l^ijita de^ Mon 3 fier j del- 
fuo Ordine , Fiorenza 1680. in 4, 
Tra le altre Opere traiuffe dal Gre- 
co nella lingua Italiana i Sermoni 
di S. Efremy flampaii in Venezia 
al fegno del Pozzo I54S« in 8. Fu 
accanito Antètogio d'ipocrìfìa: ma 
da quella taccia è ad evidenza pur- 
gato dal P. Ab. Pier-Paoto Ginna- 
ni In una lettera, eh' è nel To- 
mo li. dilla nuarvë rsceolta Ctlo- 
ttrian» d'Ofufcoli pag. iji. Nelle 
DilTertationi Volfìane dello Zen* 
T. I. pag. 74. fì hanno molto elat- 
te notiz e della Vita, e degli feni- 
li <y Ambrogio . Le fue lettere con 
eruditilfimi Prolegomeni dell' Ab. 
ljor*nK,o Mibui , e con opportaaft 



A M 

«nnotsrîodî dehPrepofto A. F. Gorl 
ufcirono a luce in Fir»>nr^.'. 

4. AMBROGIO DI LOMBEZ 
(^tl Padri) 1 pio e dotto Cappuccino , 
il di cui nome di famiglia era la 
Peirie^ nacque a l.omber nel 1708, 
e morì in odore di rantità ad Auch 
nel 1778. Il iuo ordine riconobbe 
il fuo merito , e fu fucceflìv.imen- 
tt profeffore di Teologia , guardia- 
no , e defiriitore. Il fuo Trattato 
figlia pace interiore ^ e le fue Let- 
tere fpirittt a h\ l'uno e l'altro in 
un Voi. in 12. fono piene di co- 
gnizioni , di unzione , e di quella 
tenera pietà , dì cui era penetrato 
l'autore. Effb aveva de' grandi ta- 
lenti per la direzione dell'anime, 
e fu lo ftrumento , dì cui fi fervi 
Dio per convertire i peccatori , e 
confoUre i piufti . 

AMBROSIO CTefeo^^ di Pavia 
ideila nobil famiglia de' Coìiti d^ 
j^lbonefe , Canonico Regolare La 
teranenfe , fu dottiflimo in Filofo- 
fia e Teologia , e nella cognizione 
di molte lingue: onde infegnò la 
Siriaca e la Caldea nell' Univerfità 
di Bologna; e la Latina in Roma 
alli Preti t che dall'Indie ivi anda- 
vano Legati al Concilio Latera- 
nenfe , mandati da Pietro Patriar- 
ca de' Maroniti, e pafsò a miglior 
vita nel 1540- ■» mentre era Prepo- 
flo di S. Pietro in Ci elaureo della 
fua Patria. Scriffe più Opere: In- 
troduHfo in Chaldaicam Itnguam , 
Syriacam , atque Armenicam , & 
decem alias linguai ; CharaSìerum 
differentium alphabeta circiter qua- 
draginta^ & eorundem invi cera con- 
formatio : Myjìica & Cabalijìica 
^uamplurirma fcitu dignai & de- 
Jcriptio , ac fìmulncrum mufìcalis 
injìrumettti , quod dicitur il Fa- 
gotto . 

I. AMBROSINI iBartolommeo')j 
nacque l'anno 1588. in Bologna. 
Dopo la morte di Uiijfe Aldrovan- 
di fu eietto alla Cìittedra de' Sem- 
plici nello ftudio , e poi oftenfore 
de' femplici nell'Orto Botanico. 
Kel 1634. il Senato di Bologna gli 
diede la cuftodia del Mufeo , e 
dello ftudio di efo Aldrovandi . 
Morì quafi fettuagenario a' 3. Feb- 
braio 1657. Oltre a molti Volumi 
à.'' Aldrovandi da lui publicati e(fo a 
dato alla luce : i. Panacea ex her^ 
hi$ì qua a SanSlis denominantur y 
Tomo li. 



A M 17 

Bonoiiî.ag 16^0. in 8. i. ìi'Jloy%c 
capftcofum tum ìconibus , ibid. 1/Î30. 
in 12. 3» Theoìica Medicina^ ibid. 
-ìóii. in 4- ^^ pulftbus, B nnni:^ 
i/?45. jDtr exurnis malts opufcHlum ^ 
Bononi3e l'^J/î. De urinit &c. 

a. AMÏ^l^OSINI (,Giacinto^)\ 
fraitllo, e lucceffbre de! precede!!- 
té nella direzione del giardino di 
botanica a Bologna , è untore del- 
le opere fesuenti: t. Hortus Bono» 
ni£ fludìofn''U^ confitus&c. Bono- 
nise 1(554. it^^7- '" 4- 2. Phytolo- 
già, hoc ejl ^ de Playuts , ibid. 
i<564. \666. iiï fpl. Queft* ultima 
contiene i divcrf»' nomi » ed i fìno- 
nimi colle etimoIOvaie à'iW^ piante 
fcoperte nel fecoSoXVII. La mor« 
te dell' Autore lafciò imperft-tt» 
queft' opera , che dovev.s avt'r prìi 
Volumi. Egli era nato !'.«"• I<^5'; 
ed aveva ottenuto la lettura de* 
Semplici. Dopo la morte jdi fuo 
fratello p^fsò alla carica di O.'len- 
fore neli' orto botanico , e ne fo- 
ftenne il carico con egual merito 
ed applaufo, finché fu giubilato 
nel 1670. e finì di vivere nel i6yi» 

I. h'WèJò^OV. il Grands^ Con- 
te di Savoja eletto nel 1285. Principe 
faggio e beilicofo , fece 32. aflfedj , 
ne mai rntraprefe cofa alcuna , che 
non gli fia riufcita. Mantenne nel 
1315. i Cavalieri nell'ìfola di Ro- 
di contro i Turchi , e da quel tem- 
po i Duch; di Savoia prefero psr 
armi la Croce di Malta, alla quale 
VI fono unite le quattro lettere 
iniziali feguenti F. E R. T. che 
fignificano Fortitudo E jus Rhodum 
Tenuità ailufive al valore di que- 
ÛO Principe . Morì in Avignone 
nel 1313. in età di 74. anni . Si era 
portato in queiî<î Città per perfua- 
dere il Papa Giovanni XXII. a far 
predicare Una Crociata contro al' 
Infedeli , in favore di Andronico 
Imperatore d'Oriente, che fposò 
una fui figlia . Le Aquile erano 
prima le armi de* fuoi AntecelTori . 

1. AMEDEO VI. fopranoomina- 
to il Conte f^erde , percìjè compa- 
riva ai Tornei con armi di color 
Verde, fu Conte di Savoia nel 1343.» 
ed uno de' più gran Principi del 
fuo tempo. Andò in Grecia a foc- 
torrere Giovanni Paleologo , eh* e- 
ra vicino a pei ire nella guerra che 
gli faceva il Re di Bulgaria. Di- 
Me il Re di Francia contro il Re 
B d' 



iS A M 

^* Inghilterra . Fu riguardiro co- 
rn* r arbitro dell' Itxiiâ , «d il di- 
fc-nfore dei Pipi . Morì di peft* 
nel 1383. , e fu egli Inflitutore 
dell' infigne Ordine del Laccio d* 
Amore. 11 fuo regno fu fempre 
gloriofo . 

3. AMEDEO Vili. fuccefToredi 
Amedeo riì. nella Contea di Savo- 
ia Panno IJ9I. Fu foprannomina- 
to il Pacifico^ ed il Salomone del 
fuo fecola j e feppc confervar la pa- 
ce in tempo , che tutti i potenta- 
ti fuoi vicini fi facevano la guer- 
ra . I pili gran Principi lo hanno 
prefo per arbitro nelle lor diffe- 
renae. Fece erigere la Savoja in 
Ducato nel 141^. Lafciò dipoi i 
faoi Stati a fuo figlio nel 1434., e 
li ritirò con alcuni Signori della 
fua Corte in una piccola Città 
nominata Ripaglia prefTo Tonon . 
Ivi fabbricò un Monaftero , che di« 
chiaro Priorato, e vicino a quel- 
lo un palazzo fuperbo , al eguale 
diede il nome raodcfto di Eremi- 
taggio . Quivi fondò l'Ordine Mi- 
litare di vT. Maurizj'o • Tutti co- 
loro che erano ammeffi in quefto 
foggiorno dei piaceri , erano allog- 
giati con magnificenza. Lepiòfqui- 
Itte vivande coprivano la loro ta- 
vola, e vivevano colà più da one- 
ftl Epicurei, che da veri Eremiti. 
Si facevano nondimeno chiamare 
Eremiti * perchè avevano efclufe le 
femmine dalla loro Società, e per- 
chè portavano la barba , come og- 
gi la portano i Cappuccini . II lo- 
ro veflito era però men rozzo di 
quello di c^uefti religiofi i era di un 
panno grigio finiffìmo , una berret- 
ta di fcarlatto , una cintura d' o- 
To , ed una Croce al collo dello 
flelib metallo . Amedeo godeva di 
wn ripofo voluttuofij in quofta ca- 
fa di delizi., allorché i Padri del 
Concilio di Rafilca gli diedero la 
Tiara li 24. Giugno 1439., oppo- 
nendolo al Papa Eugenio 11^. Il 
Card, d' Arlet fu deputato per an- 
nunziargli la fua elezione . Ame» 
dio gli veline incontro coi fuoi E- 
rettiti , e coi fuoi Domeftici , e con- 
cènti di ciTer Papa . dopo aver di- 
iDoflrato qualche aifpiaccrc di ab- 
bandonare il fuo Eremitaggio . Pre- 
fe il nome di Felice ^^ Un facri- 
fìzio che gli cofìò quanto quei lo di 
laffiiar ii fuo citiro , fu 1' altro di 



A M 

farfi tagliar la barba , che eTA di 
una lunghizza ftraoVdiiiaria. Dopti 
la morte di Eugenio 7^. eifendo 
flato eletto Niccolò f . , Felice per 
UDO fpirito di pace abdicò il Pon- 
tificato efTendo in Lyon nel 1449.» 
e p«fe fine allo Scifma con quefta 
edificante fommiffìnne . Niccolò P^. 
allora lo fece Cardinale, e lo di- 
chiarò Decano del facro Collegio . 
Finalniente morì in Ginevra li 7. 
Gennajo 1451. in età di 69. anni, 
da Filofofo criftiano , che orafi fa- 
crificato alla tranquillità della Ghie- 
fa . Non fi fa bene, perchè uno 
Storico moderno abbia detto dì lui : 
che era un uomo bizXi^rro , che a- 
vendo rinunziato il Juo Ducato di 
Savoja per la vita molle di Ere- 
mita^ abbandonò dipoi il fuo riti' 
ro di Ripaglia per effer Papa , 
Egli è certo, che non lo fu fé non 
fuo malgrado , e la volontaria fua 
dimilGone lo prova affai . 

4. AMEDEO IX. , nacque a 
Tonon nel 1435. y « fuccedette a 
Luigi Duca di Savoia nel 1465. 
Uni il valore di un eroe a tutte 
le virtì» di un crifliano . I fuoi ni- 
mìci lo efperimentarono più d'un* 
volta , ma ufava generofamente 
della vittoria . Amava i poveri co- 
me fuoi figliuoli . Gli fu detto un 
giorno, che le fue clemofine efau- 
rivano le fue finanze.* Eh bene, 
Cjìli difle, ecco il collaro del mio 
ordine ; che fia venduto , e che fi 
follevi il mio popolo . Amedeo mo- 
rì fantamente nel 1471- compianto 
dal luo popolo , e da' fuoi vicini. 
ÊiTo aveva (pohto Jolanda di Fran- 
cia , che lo fecondò in tutte le fue 
buone opere. Le virtù di quefto 
Principe ,;;li hanno meritato il ti- 
tolo di Beato. 

AMEL iGiambatiJta du"), Vedi 
HAMEL- 

A M ELONG HI (pirolamo^, det- 
to ilGobbo da Pifa , vifTe nel XVI. 
fecolo, e fu molto famofo nellt 
Poefia ; onde di lui abbiamo la Gi- 
Uaorej > alcuni Capitoli^ e Rtme . 
Ma la Gigantea fi vuote, che egli 
averte rubita a Retto ^ o Benedtt' 



alla vu«, e Alle rime <^i\ Lajcaà)^ 
di lui molte notifie . 
AMELOT DE LA HOUSSAYE 
iAbfé' 



A M 

C Ah amo Niccolo^ , nato ad Ori eans 
nel 1634., morì in Parigi nel 1706., 
e fi fece un nome nel fuo fecolo pei 
flioi talenti nella politica. Il Pre- 
fidente di J'/?«^'/f«r/rf^ Ambafciatore 
di Francia a Venezia lo prefe per 
fuo Secretarlo. Abbiamo di Ame- 
lot molte opere , fra le quali fi di- 
ftinguono, T. La fua Traduzione 
Francefe della Storia del Concilio 
di Trento di Fra Paolo \6%6> in 4., 
«fTai ftimata prima che comparifTe 
quella di le Courayer . Quefta ver- 
lìone gli fece de' nimici pericoloiì, 
che fparfero delle calunnie, i. La 
Traduijone Francefe del Principe 
del Macehiavello , nella quale fi 
sforza di giuftificar quello Scritto- 
re fopra i giudi rimproveri, ch^ 
gli fono flati fatti di aver dato le- 
zioni di alTaffìnio , e di avveiena- 
rnento . 3. La Traduzione france- 
se dei V uomo di Corte di Baldaffa- 
re Graziano^ in 11. con delle no- 
te morali e politiche . 4. La Tra- 
duzione francefe degli Annali di 
Tacito^ bafla, e troppo fecca j ma 
pure (limata a cagione delle note 
di politica, nelle quali ha fof!bca- 
to il fuo autore. 5. La Storia del 
Governo di f^enez^a, 3. Voi. in la. 
con r efarae della libertà origina- 
ria di Venezia tradotto dalP italia- 
no . Quefta Storia fcritta con ve- 
racità difpiacque al Senato Vene- 
to, che fé ne querelò alla Corte di 
Francia; e dicefi che l'Autore fof- 
fé rinchiufo nella Baftiglia. 6. Di' 
fcorfi politici fopra Tacito , con la 
Morale di Tacito eft ratta dai fuoi 
Annali , in ii. Quefte opere fono 
affai ricercate anche al giorno d' 
oggi . Amelot aveva molto medi- 
tato fopra Tacito ; ma fé egli fep- 
p.e formare il fuo genio per la poli- 
tica, non feppe però contribuire a 
rendere il fuo ftile più fluido, e 
più gradevole . 7. Va* Allegazione j 
cte ferve di rifoofta al libro inti- 
tolato: Proceffo fatto agli Ebrei 
di Metz accufati di aver uccifo un 
fanciullo criftiano, Parigi \&;o. in 
li. Queft' operetta è molto rara . 
•i Le fu e Memorie Storiche , Poli- 
ttthe , Critiche , e Letterarie , e 1* 
«Jizione delle Lettere del Card, d' 
0^«» colle note , fono di tutte le 
fne opere le più inefatte, e non- 
dimeno le più fparfe . Quefto libro 
^AiBf Sto dopo ift fu» m<tn« t non 



A M 19 

era spparentemente che una rac- 
colta di note fatte a cafo . Sareb- 
be da defiderare , ch'egli vi aveffe 
ammafTato meno aneddoti fatirict « 
e fpeifofalfi. L'Autore del Dizio- 
nario dei Libri Gianfenijìi dipin- 
ge Amelot in una maniera poco 
favorevole. Non farà mal fatto di 
fcrivere ciò che ne dice queft' Au- 
tore , che quantunque appa(fionato , 
è fovente bene iftrutto . 

„ Amelot era dapprincipio uà 
„ povero giovane , che vifle mol- 
„ ti anni dell' elemofine dei Ge- 
), fuiti del Collegio di Parigi , e 
„ di ciò eh' e{R gli facevano gua- 
„ dagnare copiando Manofcritti - 
„ Quefti padri eflendofi lafciati for- 
„ prendere dalle fue maniere ippo- 
„ cfite , lo mandarono in Porto- 
,« gallo appreffo il Sig.f^erjusy eh» 
„ fopra la loro teftimonianza trop- 
„ pò favorevole, gli prefe della 
„ confidenza, e fé ne fervi per fé- 
,» condo Secretarlo, per ifcriverc 
,) una parte delle fue Lettere. 
„ Qualche tempo dopo elTendo fta- 
„ lo mandato il S'ìg.f^erjus in Fran- 
„ eia, in Inghilterra , ed in Sa- 
}, voja , raccomandò egli Amelot 
), al Sig. di Saint Romain , Amba- 
,, fciatore di Francia a Lisbona - 
„ Ma l'uno e 1* altro riconobbero 
„ ben tofto la di lui infedeltà . U 
„ Sig. P'erjus fu affai forprefo dì 
), trovare in Francia delle lettere 
„ che Amelot vi aveva fcritte si 
), diverfi particolari , contenenti 
„ degli eftratti dei fuoi Difpacct i 
«1 più fecreti . Il Sig. di Saint Ro' 
), main s'accorfe ben prefto , che gli 
), mancavano delle minute di con- 
„ feguenza, ciò che gli refe Amc" 
«1 /of affai fofpetto . L'uno e l'al- 
5, tro effendofi dunque comunicato 
4, la loro diffidenza fopra Amelot ^ 
), ftimarono neceifario di vifitare 
9, le fue caffè , locchè fecero infìe- 
9, me fubito dopo il ritorno del 
s, Sig. Ferjuy in Portogallo . Noa 
„ furono poco meravigliati di tro- 
1, varvi quantità di piccoli mobi- 
)> li di prezzo , la perdita dei qua- 
9, li aveva obbligato i4 Sig- ^<ff- 
9t jus a congedar due domeftici « 
9, fofpctti dì quefti ladronecci . M» 
9) ciò che li irritò maggiormente 
9» fu di trovarvi le minute di car- 
9, te fegreeiifìme , delle quali era- 
M UQ m pçna. e delle copie eh e- 
B » MfiU 



30 A M 

,) gii aveâconTervato, e delle «ynx- 
»> li feppern ancora ch'egli ave» 
„ f.wto traffico con p.rfone flranic- 
,, re- . Ebbero voj;lia di fargli f^re 
), il fuu proceiT»; iiia temeiidti da 
), far troppo romore , e proteftan- 
t, do quelTippocrita, che andava a 
,, ritirarfì in un\ religione aaiìcra 
}, per f,»rvi penitenea , fi contcn- 
„ tarono di rimandarlo in Frnn- 
„ eia , e di far fapere a coloro » 
„ chf loave^Tt raccomandato, che 
)) bifo{;iiav<-i diffiJarf«ne. Seppe p?. 
„ rò il SfR. l-'trjut qualche tempo 
,> dopo, che il Sig. à\ Saint André 
„ lo aveva prefo per fuo Secreta- 
rt rio nella fua Ambafciata a Ve- 
,> nezia, e non volendo erterne re- 
„ fponfabile delle confeguenje , 
^t fcrilTe bcntofto per più mezii al 
„ Sig. de Lyonne , ed al Si^;. di 
^ Saint Andre y per dar |r»ro av- 
^ vifo del caratter? à" Ame lot ^ \n- 
f, c;ipace Ji fedeltà ^ e Ai probità. 
„ Quella così tavia precauzione fu 
„ il mot'vo, per cui il Sig. àxSaint 
^4 Andre ^ fecondo T intenzioni del 
J Sig. di Lyonne , gli levò le cif» 
^ fte , delle quali lo aveva già met- 

Ei fo a parte , e non Ci fervi più di 
, lui regli aftari del Re. Amelot 
I fì occupò allora a radunare iti 
/^ Venezia tutto ciò, che ha potu- 
^'to di memorie frcrete, delle qua« 
,« li faceva (ommercio , e di cui 
,, fé ne ferv) al fuo ritorno per 
,, compilar la fu,i < 
„ Rcpufìlica ili V 
„ mal fatta > poio 
,, che lo fece rinchiudere iieila Ba- 
y, Iliglia"'. Ametot comparì bett 
diverfo nel Di/ior -- r - co in 
Wì Voi. in g. Il / non 

dubita di nominali' «.rtera». 

tovirtuofo, ed un oiuli'uomo. Il 
Lettore imparziale può decidere fr* 
questi duo Scrìttoti . 

AMELOTTE C Dionigi ) , nato 
in Saiutis nel lAod. , fu Prete dell* 
Oratorio nel 1650. , e nior) a Parigi 
nel i<(78. Abbiamo di lui la rit s 
del Padre Comiren > e la Tradut^io' 
eie del nuovo Tt/ìamento in Fran- 
cefe* con delle note in a. Voi. ia 
4*^ e in 4. Voi. in 8., ed in is. 
fenza note. Quefta verf^on» ^ mol> 
lo fpatfa dappertutto, « fpesiaU 
nente in Francia . Nella Prefa. 
«ione della prima edizione T A- 
futtut aOicuravA « ch« aveva avii> 



A M 

to fotto gli occhi tutti i Mtn»^ 
fcrittt della Biblioreca Vaticana, 
10. Manofcritti di Francia, e dr 
Spagna, tutti quelli d' Italia , d* 
Inghilterra, de' Paefi del Nord, 
e del fondo della Grecia . Quefta 
è una furberia dì Autore. Non a- 
veva egli giammai avuto in mano 
alcuno di quelli Manofcritti , e lo 
aveva conft'frato egli ft^lTo ad al- 
cuno de' fuol fratelli. Due prtue- 
ftanti , Daillè il figlio e Contar t 
accomodarono quella traduzione fer- 
vendofi di quella di Muis Cecondo 
le loro opinioni , e la fecerrv Ilam- 
pare a Parigi pieiTo Lui^i yandome 
nel 1671. in li. carattere minuto. 
Ma appena comparve queft'ed zio- 
ne , c\\i fa fopprcTa , pelocchè di- 
venne rarilfima . AJ>biamo pure dì 
que/l' Autore un Compendio di TeO" 
Iof;ia in 4. , e i* Armonia de'' ^ujt* 
tra Evangeli/ti in Francefe, in li. 
1669. , e in latino 1670. 

AMENDOLA CFU-uio") , di Pie- 
tra Pagana in B*filicata , fa Avvo- 
cato che fiorì nel XVI. fecolo ; e 
fcrilTe r Aggiunta alle decifioni di 
f^incenzo di Franchis y ed alii Pre- 
ludi Feudali di facolmzjo de Fran" 
chis. Giambati/ìa fuo figliuolo f« 
altresì uom dotto del fuo tempii , 
e per Palta ftima , in cui giunle, 
fu Con figlie re e Prcfideote di Ca- 
mera in Napoli . 

AMENECLE di Corinto, il pri- 
mo de' Greci , che fabbricò in C — 
rinto ed in Samo Galere a 3. ordini 
di remi , il che le refe più leggiere. 
Sono però quelle Triremi foggetif> 
di quedione anche indecifa fra i piìk 
celebri Antiquar) , poiché anziché 
più leggiere, non (x pofTono coree- 
pire che graviifime , e prefTochè inet- 
te al moto . Il Sig. DesUntes nei^ 
fuo Trattato della marina degl*- 
Antichi moJlra evidentemente, eh* 
efTcndDvi tre ordini di remi , fup- 
pouendo, che i ponti non fieno e- 
levati , fé non $• piedi e mezzo l* 
un fopra l'altro , converrebbe , eh» 
i remi full' ultimo ponte fotfero 
98. piedi di lunghezza . In qual 
maniera poteano gli antichi fabbri- 
care in sì poco tempo ballimonti 
134' piedi almeno di lunghezza, e 
maneggiare un rem'> i «3\< "* Que- 

ftA> »ge'UBn<? » ^ » ^^* 

un albero di un ^ 7^ 

«aanoAia t noù ftì Uni 1 ^uand'au*^ 



A M 
eîie fi troVftfTero , quaW uorninî po- 
trebbero maneggiare un tronco co- 
%ì groffb ? Se fi fofTero affottigliati 
ad ogni menomo urto dell'onde fi 
farebbono infranti ; e fé flati fof- 
fero sì grofli , vi farebbono ftate 
^' uopo delle macchine per muo- 
verli. Dunque è verifimile, fegui- 
ta l' iftefTo Autore , che i Ponti noti 
foffero r uno fopra l' altro , ma 
«lifpofti a guifa Hi gradini , come 
fi praticava ne' Teatri , e Anfitea- 
tri antichi , fìcchè nell' alto foffe- 
ro firuati i Traniti , in quel di 
mezzo i Z/gtti , nel più baffo ì 
Taf amiti , che così fi chiamavano 
i tre ordini de' Remiganti . In co- 
tal modo fi poffbno intendere i tre 
ordini di remi, e 1' agilità del mo- 
to , altramente ineomprenfibiie. 
Ma le Medaglie , e gli Storici ci 
rapprefentano , e ci defcrivono Na- 
vi di fomiglianic ftruttura ? Pli- 
nio^ per tacer d'ogni altro, fa 
menzione di quella , colla quale 
Caligola andava a diporto per ma- 
re di 5. ordini di remi ; in un gran 
Bronzo di Giordano il Pio^ del 
Real Mufeo Fsrnefe fé «e offer- 
va una di tre ordini diftintiffìmi ; 
nelle Pitture tratte dagli fcavi di 
Portici fé ne ravvifa un' altra non 
diverfa: come va dunque la cofa ? 
f^edi la nota alia voce Caligola^ e 
Gordiano Pio , o // Giovane . 

AMENTA C Niccola ) , nacque 
in Napoli nell'anno 1659., prò- 
fefsò l'Avvocatura con molta lo- 
de, e coltivò principalmente le 
Lettere umane , Lafciò molte Com- 
medie , che fi annoverano tra le 
migliori che abbia la noftra lin- 
gua , nella quale fu peritiffìmo ; 
'alcune F/te , i Rapporti di Parna- 
/o ec. Morì nel 1719. 

AMERBACH (^Giovanni'), na- 
tivo di Rettilinga in Svevia, dot- 
to ftampatore del XV. fecolo, fi 
lìabilì in Bafiléa , e vi fi diftinfe 
con edizioni efattiffime, e molto 
ricercate. Publicò nel 1506, le O- 
pere di S. Agofìino . Preparava an- 
che quelle di S. Girolamo; ma la 
Bìorte che lo rapì nel 1515. lo im- 
pedì di terminarle . A lui dobbia- 
mo la perfezione dei nuovi carat- 
teri di ftamperia , di cui fi fa ufo 
cttualmente , preferibili ad ogni 
riguardo al carattere Italico, di 
csii fi fervjya al fuo tempo , e ai 



A M li 

f'Otìco, che sfigurava tutti i Libri. 
Bonifacio fuo figliuolo hi nn fa- 
mofo Giureconfulto a Bafilea , e 
morì nel 1561. 

AMERICO VESPUCCÎ, nacque 
in Firenze da un' antica Famiglia 
nel 1451. Il fuo gufto per la Fifi- 
ca , per le Matematiche, e per i 
viaggi marittimi ^ fi sviluppò di 
buon'ora. Dacché intefe che Co- 
lombo aveva fcoperto il nuovo Mon- 
do , s'infiammò di defiderio di ac- 
quiftare altrettanta gloria. Perdi' 
nando il Cattolico gli fornì quat- 
tro Vafcelli, coi quali partì da Ca- 
dice l'anno 1497. Trafcorfe le co- 
lle di P.uia, e della Terra Ferma 
fino al golfo del Meffico, e ritor- 
nò 18. mefi dopo conducendo foco 
aai. prigionieri . Americo nel Tur* 
viaggio aveva fcoperto nuove Ter- 
re . Un anno dòpo quello primo 
viaggio Vefpuccio ne fece un fecondo 
con fei Vafcelli fempre fotto le in- 
fegne de' Re Ferdinando^ ed //>- 
bella. Effo andò non folamente al- 
le Ifole Antille, ma ancora più in 
là fopra le colie della Guiana , e 
di Venezuela ; e ritornò nel mefe 
di Novemb.e 1500. a Cadice por- 
tando feco molte pietre preziofe , 
e molte altre cofe di gran prezzo, 
e lafciando a Crijloforo Colombo la 
gloria di aver approdato ali' Ifole 
dell'America, pretefe avere egli il 
primo fcoperto il Continente. Gli 
Spagnuoli avendogli dimoftrato po- 
ca gratitudine di tutte le fue fco- 
perte, ne rimafe vivamente afflit- 
to. Emmanuele Re di Portogallo 
gelofo de' felici fucceffì de' Re Cat- 
tolici , avea già fatto travagliare 
alla fcoperta delie nuove terre. 
Informato del difgufto di f^efpuc- 
ciò lo tirò nel fuo regno, e gli die- 
de tre Vafcelli per intraprendere 
un terzo viaggio nell' Indie . Fu/- 
puccio Accettò la fua offerta, e partì 
da Lisbona nel Maggio I50i.,e tra- 
fcorfe le coffe d'Africa fino «Sier- 
ra Leona , e la coffa d' Angola^ 
Dopo voltò le prore verfo l'Ame- 
rica , e andò a riconofcere la coffa 
del Brafile,-che difcoperfe intera 
fino a quella de' Patagoni , e di là 
al fiume de la Piata. L'illaftre 
navigatore effendo ripafTato verfo 
Sierra-Leona, e la corta della Gui- 
nea ritornò in Portogallo, e giun- 
ge a Usbona nel Settembre 1501. 
B 3 II 



ti A M 

Il Ve Emmjtnutlt {ommAmenté tod' 
disfatto delle lue intraprefegli die- 
de fei Vâfcelli, co' quali fece un 
quarto viaggio. Effendo partito nel 
Maggio 1503. pafsò lungheffb le co- 
lte d'Africa, girò verfo il Brafile, 
e col difegno di difcoprire un paf- 
faggio per andare per la via dell* 
Occidente alle Molucche navigò 
dalla baia di tutti i Santi fino agli 
Abrolhos, ed al fiume di Curaba- 
do. Ma fìccome non aveva provi- 
fioni che per 20. raefi » e che fu ob- 
bligato da' venti contrari a paffir- 
ne cinque fopr* quefta cofta che ri- 
conobbe , così fu coftretto di ri- 
tornare in Portogallo , dove vi 
(•iunfe nel Giugno 1504. Perdi' 
nando feppe trarlo un' altra vol- 
ta al fuo ferviiio , e gli diede 
una Flotta con ordine di avan- 
zare verfo il Sud per la Cofta del 
Brafile. Fu allora il tempo delle 
fue grandi fcoperte. Egli potè go- 
dere della gloria di dare il fuo no- 
me alla metà del Globo. Nell'ot- 
tavo , e nono fecolo , dice un Au- 
tor celebre , erano i Barbari , che 
venivano a fare delle incurfioni nei 
Faefi inciviliti ; e in quefto fecolo 
fono i popoli colti ^ che vanno t 
f Aggioga re i Barbari . Amtrico mo« 
ri nel 1^14 nelle Ifole Tenere. 
Noi abbiamo di lui una Reiaxjo' 
ne di quattro dei fuoi viaggi . Il 
ke di Portogallo fece fofpcndere 
«ille colonne interne della Chiefa 
Metropolitana di Lisbona i refti 
del fuo Vafccllo, nominato la (lit- 
toria . L'Ab. Randini publicò là 
fua Vita nel 174S. « Fiorenza in 4. 
Accufa egli male a propofito Plum 
thè ^ e Charlevoix di aver tolto ad 
jflmerico la gloria della fcopercft 
dell'America. Si rimprovera a que- 
llo Iflorico Italiano di non aver 
troppo rtfpettato la verità . Vefi' 
ganfi le lettere del f^efpucci ftam- 
ptte dall' Ab. Bondini . 

AMERIGO, r#rf. CARAVAG- 
CIO. 

AMER VAL C ^ioi <*')»> «u- 
fore d'un libro in Ritte fVancefì 
intitolato : // libro delta Diavo- 
leria ^ Parigi 1308. in foT- gotico 
poco commune . 

AMES iGuglielmo^, Teolog»» 
Inglefe Proteftante , Profeffbre di 
Teologia in Franclcef nel fecolo 
XTII. , ha fcritto de' Caii di Co- 



A M 
Ccientet^ e molte Opere di tontfo. 
verfia contro Bellarmino ec. 5. Voli 
in 11. Amflerdam 1658. Mori nel 
1634. di "57. anni. 

AMESTRI, moglie di Serfe Re 
di Perfia. La gelofia, eh' effa con- 
cepì di fua nuora, e fua nipote yfr- 
tainte ^ di cui il Re fuo marito e- 
rafi innamorato , gli fece giurare 
di vendicarfi contro la madre di 
quefta Principeffa, la quale era pu- 
re ftata amata da Serje^ e che ca- 
deva in fofpetto di favorir queft* 
intrigo. Afpettò Ameflri i\ tempo 
c^e Serfe faceffe, fecondo il costu- 
me, una fefta folenne J ed avendo 
fatto chiamare la fua nemica nel 
fuo appartamento , gli fece taglia- 
re il nafo, la lingua, le labbra* 
le orecchie , e le mammelle , e co- 
sì sfigurata la mandò a Scvfe . 
Q^ueRo fatto riportato da Erodoto 
fegul circa r anno 477. avanti 

AMI , t^edi AMY , e LAMI . 

AMICIZIA . I Greci ne aveva- 
mo fatto una Divinità . I Roma- 
ni la rapprefentavano fotto un* 
emblema , di cui ci è ftata con« 
fervata la defcrizione . Q^uefta era 
la figura di una giovane veftita di 
una tunica , fulla frangia , o full* 
fafcia della quale leggevafi quefta I- 
fcrizione : La mortele la vita. Sul- 
la fua fronte erano fcritte quefte pa- 
role : ia State ^ e V Inverno . La 
figura aveva il petto aperto fino al 
cuore, ch'ella moftrava col dito, 
e dove erano fcritte quefte altre 
ptrole : Da preffo ^ e da lungi . 

1. AMICO i Antonio^ ^Sicerdo' 
te, e Canonico di Palermo, nacque 
in Me(fina, e per la vafta fua eru- 
dizione, e e""*" cognizione dell' 
antichità , fu prefTo tutti in moU 
ta ftima . Mori nel 1641. Oltre 
irtolti MSS. intorno alta Storia di 
Sicilia lafciò : Differt. Hi/i. & Chro' 
itot. de amiq. Urbis Syracufan, 
Archiepifc. tfc. La Cronologia del- 
!i Gran Ammiragli , e Viceré di 
queir Ifola , e altre opere. Stefa^ 
Ho à* Amiro Palermitano fa Aba- 
te del Moniftero di S. Martino 
prefTo di quella Citti , e lo arric- 
chì di una famofa Biblioteca. Ms 
non lafciò di fé , che alcuni P»e- 
pti latini^ ed altre Onere. Mo- 
ri nel i66i* Carlo ó' Amico Cano- 
nico dtlU Cacccdr«lf della fteCf* 
Cil- 



A M 
Città di Palermo fu cerfutilHitio 
ne* Riti 1 e nelU Storia Sacra. On- 
de a fui richiefta ia S. Congrega- 
zione de' Riti rivocò il Decreto 
del KÎ77. , e nel 1^83. flabilì, che 
nella Felta della Vergine addolo- 
rata fi foffe ufato il color bianco , 
e tieir Uffizio Ci foffe recitato il 
Te Deum y e nella MefTa la Glo- 
ria. Egli morì nel 1^87. G/'o. d' 
antico t o desìi Amici di Venafro 
rei Regno di Napoli , Lettore del- 
lo Studio Napoletano fotto Car- 
lo V^t ebbe per lo fuo merito con 
due fuoi nipoti la Cittadinanza Na- 
poletana . Li fuoi Configli furono 
im predi in Venezia nel 1578. 0- 
vidio d' Amico , o de Amicis Ca- 
nonico Capuano, ma nato in Pie- 
dimonte d' Alifi nel idai. , ftam- 
pò un Trattato de Jur. emphyteur 
tico , Bartolommeo Amico d'Anzi 
nella Lucania fu della Compa- 
gnia di Gesti , Lettor di Filofofia, 
e Teologia , e flampò molte opere 
nel 1581. , che fi poflono vedere 
mW Alegambe . Berardino Amico 
da. Gallipoli , uomo dottiffimodell* 
Ordine Francefcano , publicò nel 
jt5io. un Trattato delle Piante , e 
immagini de' f acri edifizj di TeV' 
ra Santa. Di vantaggio nel 1595. 
Francefco d' Amici di Venafro , 
Letterato Napol. ftampò un Libro 
in uftbus feudor. , e un altro dello 
Iteflo nome y e dello ftefTo Cafato 
d'^JW/Vo di Cofenza della Compa- 
gnia di Gesù , pubblicò un corfo 
di Teol. impref. Antuerp. 1^37. 

a. AMICO C Faujlino')^ nacque 
in BafTano nel 1S34. da Antonio A- 
ynico àS. nobile famiglia, e riufcì 
di ingegno vivace , e di indole ge- 
nerofa. La ftretta familiarità, che 
ftrinfe con Aleffandro Campefano , 
gli fervi di ftraordinario incentivo, 
onde vieppiù applicarfi alle Mufe, 
ad onta di fuo padre , che lo avea 
deftinato alla giurifprudenza. Mo- 
rì nel 1558. in età folamente di 
24. anni , e f u compianto da tut- 
ti quelli, che conofcevano il fuo 
merito , e fpezialmente dal Cam- 
pefano. Abbiamo alle ftampe di 
Im : I. Faujìini Amici Baffanen- 
fis anno atatis fute XXÌV. imma^ 
tura morte prarepti Epijïola ad A- 
ìexandrum Campefanum, Venezia 
1564. in ^4., cui meglio fi potreb- 
be dare il nome di Poemett» in 



A M ÎJ 

verfi frfanìetri > che per la purezza 
della lingua, per la forza delle ef- 
preffioni , per la fua condotta e 
maeftria dal principio fino al fine, 
e per la fua aurea femplicità e na- 
turalezza , fembra efTer dettato da 
un ben provetto e dotto maeftro. 
2. Rime fra le Rime di diverfi Au- 
tori BalTanefi , e nel Tempio a D. 
Giovanna d' Aragona , e nelle Ri- 
me di DolceGacciola , e nella Scel- 
ta di Sonetti e Canzoni de* più ec- 
cellenti Rimatori di ogni fecola , 
fatta in Bologna da Ago/lino Gobbi 
da Pefaro . Le fue notizie fi leg- 
gono negli Scrittori Bajfanefi del 
Sig. eterei . 

AMICONI CAb. Floriano Ma- 
ria") daMeldola, Camaldolefe nel 
fuo Moni ftero di S. Salvadore di 
Forlì . Fu egli uomo di gran pietà ^y 
di molto fapere , di gran pruden- 
za ; e perciò fu Generale del fuo 
Ordine . Morì nel dì 19. Marzo 
1749. Lafciò un Trattato De Gra^ 
tia MS., eh» fé fi pubblicaffe, fi 
vedrebbe quanto egli foffe buom 
Teologo ; e molti Componimenti , 
alcuni de' quali fono notati nella 
Biblioteca volante del Cinelli , e 
altri ve n'ha ancora ivi non regi- 
ftrati . Nel libro delle locazioni 
più volte riftampato vi è un Can- 
to affai prezzato . 

AMILCARE, nome di molti Ca- 
pitani Cartaginefi , il più celebre 
de' quali è Ami/care Barca ^ padre 
di Annibale , che devaftò le cofte 
d'Italia per 5. anni, e fu disfat- 
to colla fua flotta vicino a Tra- 
pani 141. anni avanti G.C., il che 
pofe fine alla prima guerra Puni- 
ca . Amilcare cominciò la fecon- 
da , e pafsò in Ifpagna , ove fog- 
giogò le più bellicofe nazioni , e 
fabbricò , dicefi , la Città dì Bar- 
cellona. Finalmente fu uccifo com- 
battendo , allorché difponevafi ad 
entrar in Italia il xi8. avanti G. C 
Lafciò 3. figliuoli , che avea alle- 
vati , diceva egli , come 3. leoni 
per rovinar Roma . Fu colui , che 
lece giurare ad Annibale fuo pri- 
mogenito un' eterna inimicizia 
contro i Romani . 
AMILTON, ^e//; HAMILTON. 
AMIMONE , o AMYMONE , 
una delle cinquanta Danaidi , f^o- 
. so Encelado , che uccife la prima 
notte delle fue nozze, fecondo il 
B 4 co* 



M A M 

contando avutone na fuo padr» . 
Opprr{l'4 «iai limorfi G rifugiò in 
un bofcOf dove voirndo lanciAr una 
freccia contro una Curva, f.i} uà 
Satiro , che U pcrfcguttò, e Ai cui 
divenne preda malgrado Nmuno, 
il foccorff» del quale ella implora- 
va . Quefto Dio la trasformò poi 
in fintma • 

AMIN HEN-HAROUN , fef?o 
Califo della Ca fa drgii Abbaflìdi . 
li fuo nome eri Mohammed , ed il 

•' ■• '■■'''■ '>""^ -^■■«'•ì, che fi;!ni 

e 'ette a fuo 

I htd V anno 

dì.G.C 8-0. S IO friLfilo Mamoun 
era flato fciflituito al CsUfato per 
una dichiarazione efprefla , che 
Hjrsoun loro paire aveva fatto af- 
figgere al T.'mpio della Mec- 
ca . Queflo Principe aveva ordina- 
lo nel rempo fte(fo , che il Govcr- 
jio , e TArmaca del Khorafaii con 
tutti i mobili della Cafa Imperia- 
le , reftcrcbbcra dopo U fua mor- 
te a «juefto cadetto . Amin procla- 
mato Cfllifo non oflervò alcuno de- 
gli ordyni , che fuo Padre gli ave- 
va dati 1 e non tenne alcun conto 
di cieguire la fun ultima volontà . 
Ì'olfe fubito a fuo fratello tutti i 
mobìli , dei quali doveva nvere il 
poffelTo « e fece venire a Bapdat 
tutte le Truppe del Khorafan . Ma- 
tn0«n armò contro fuo fratello, lo 
vinfc, e lo ffce morire T anno Su- 
di G. C. L» non cur.inra , e T o- 
liofila di queflo Principe fu cagio- 
ne in parte della fua morte . L^ 
armata di Mamoun avendo affc- 
diato Bagdat , e prefo un poflo con- 
fiderabile , vi fi trovò /Intin , che 
piuocavft pacifìcamsnte agli fcac- 
chi . Glifi f4.ce premura di pren- 
der le armi per animare il corag- 
gio degli aflcdiati ; lafciatfmi in 
quie'.t ^ rTpofe egli , perciocché fo- 
no fui punto di fare un Irti colpo ^ 
€ di dare fcacco r. *' ; di co- 

loro , che tro.. ti , e 

che intcfero le M _ • ^ A- 

min^ non potè tratitneifi v.! 
che il buon fenfo., e la hin 
luna a ' . > . 

tomp"» 
primo : 
conda . 

AMINAOAB , Levita , abitante 
a Cariathiarim > in cala del 
fit dcpckfla l'Arut ^opo ^bt 



A M 
doit* ani psefe de' Filifteì. Que* 
ih) f^nt'uomo ne diede la cure a 
fuo fifijiuolo Ele/2Z,7ro y che l%cu- 
flodì fino a ciò , che David la fe- 
ce venire in Geruialemme . 

I. AMINTA L, Re dì Macedo- 
nia , fuccelfe a fuo Padre yflceta 
verfo il 6^6 avanti G. C. » e re- 
gnò circa 50. anni. Egli fi fece a- 
mare da' fuoi fudditi, e temere da' 
fuoi vicini . 

». AMINTA II. Re di Macedo- 
nia, padre di Filippa^ ed avo di 
AUJfandro il Grande , fucceffe a 
Paufania verfo il 393. avai ti G. C. 
La fua armata fu disfatta Anfi^V Il- 
lirici , e dagli O.inti . Muì ver- 
fo il 374. avanti G. C. Vi fono 
molti altri Principi , e Signori 
Greci di queflo nome. 

AMINTORE, Re dei Dolopi 
uccifo da Ercole . 

AMIOT, ovvero AMYOT C /"tf- 
copo') ^ nacque a Melun nel 1513. 
da un Padre venditore di fpilie, 
o povero chincìgtiere . La prodi- 
giofa fortuna, ch'ei f*ce , ha fatt© 
i Letterati affai curioH di faper lo 
flato della di lui f.imigiìa . Ciò che 
fi fa di certo fi ò , che deffa era af- 
fai ofcura. /Imiot cominciò come 
SifloV. Un Cav.-iliere, che lo tro- 
vò in mezzo arile campagne nella 
Beauce, lo portò in groppa all'Of- 
pitale di Orleans. Amiot , che era 
fuggito dalla fua cafa per ifcappar 
da un cafligo , t\ portò a Parie) » 
ed ivi mendicò il pane . Uira Da- 
ma 9 che lo tro\>ò di figura amabi- 
le, lo prefe per accompagnare i faoi 
figliuoli al Collegio. Amiot pro- 
fittò di queft' occafione per for- 
marfi. Raccolfe i fiori, ed .nnche 
i frutti della letteratura, e comin- 
ciò a fjrfi nome in Parigi. Abban- 
donò quefla Capitale qualche tem- 
po dcpo, perchè era accufaio di 
effere favorevole ti nuovi errori . 
^i "^ V. un Gentiluomo 

> ; confidò l' cdnc». 

alinoli. Il Re E»f- 
• iio U. eilcndo paffato in q.ieft* 
Piovincia , Amiot f.fc# un Epi- 



.li 



queiJ:. 

le ad 



ti) K\i cuU- 

di Francia. 
Q.UC- 



A M 
Qiièftî p©chî Verfi Greci furono « 
fecondo alcuni Autori , ci^ ciie fe- 
ce falire Amtot alle prime digni» 
tà ; ma pure quefio racconta del- 
la di lui fortuna, fembra un po- 
co romanzefco , ed è contraddet- 
to dalle date. Gli Storici i più 
giudiziofi fi accordano tutti a di- 
re , che Amiot /ìudiò di buon' ora 
in Parigi ne! Collegio del Card, le 
'Moine , e che fu poi Precettore di 
Guglielmo ài Saci Boucherel t al- 
lora Secretarlo di Stato . Quefìo 
Miniflro lo raccomandò a Marghe- 
rita forala di Francefco I. ; e fu 
per il credito di qaefta Principef- 
f a , ch'egli tbbe la Cattedra di 
Lettor pubblico di lingua Greca , 
e Latina nell' llniverfìtà di Bnur- 
ees . Amiot traduife gli Amori di 
Teagencj e di Cariclea ^ Roman- 
zo greco , che gli foce dare 1' Ab- 
bazia di Bellozanne. Dopo la mor- 
te di Francefco 1. Amiot feguitò in 
Italia Morvilliers eletto all'am- 
bafciatt di Venezia. Ebbe occaHo- 
jie di vedervi il Card, di Tournort, 
e Odet de Selves Ambafci.-itore di 
francia a Ven?z!a dopo Morvil- 
liers . In quell'ultima Città r oc- 
vette egli l'ordine da Enrico IL ^ 
di portare al Concilio di Trento 
una lettera d' quefio Principe , pie- 
na di una nobile arditezza, e d' u- 
na pretella fcritt;i fui medefimo 
tuono. Lamentavafi il Re di noti 
|)nter mandare i fuoi Vefcovi a 
Trento a motivo della guerra , che 
g!i veniva f^tta in Italia . Amiot 
ci halafciatola Relazione della fua 
deputazione a' Padri dl|) Concilio, 
in una lettera, che fcrilTL^ al Sig. 
dì Morvilliers li 8. Settembre 1551. 
Ivi è dtfcritto il fatto con una e- 
fattszza , e con una facilità, 'cho 
fa piacere . Amiot foddisfece alla 
fua cnmmiffione da uomo forte ed 
ìntelligente, quantunque non avef- 
fe il csr.utere publico , ne un tar- 
dine fegnato dal Re. Quando fi 
volle leggere la lettera in prefen- 
aa del Cardinal Legato i Vefcovi 
Sçagnuoli nral intenzionati contro 
la Francia y trova-'ono affai cattivo 
il termine Convêntus , di cui e- 
rafi fervilo il Re nel titolo in luo- 
go dì quello di COVCILIUM . Si 
attaccarono oftinatamentC' a quefta 
cavillatone: Non fa, difTe Araiot, 
U ave fero pauri^ eh; il Re li pren- 



A M 15 

tìeffe tuttt per fratt . Se non ch« 
fece loro olfervare , che il termine 
di CovvEMTUs ufsto da' buoni au- 
tori latini non doveva eflere pre. 
fo in cattiva parte , tanto più che 
il Re, nel corpo della lettera ave- 
va anche impiegato quello di CoN- 
ciLiLM. Amiot fu fenza dubbio af- 
fai poco contento del fuo viaggio; 
perchè configliò il miniflero di 
Francia di non mandare a Trento 
per ricevere la rifpofta del Conci- 
lio . La ragione, che fece valere 
nella fua lettera a Morvilliers * 
fu , fecondo il P. Ber* ter , che la 
rifpolla farebbe (tata fatta a Roma 
di concerto con Mendoz/t Amba- 
fciatore dell' Imperadore , Siàcom' 
efTor fi voglia Amiot ritornato in 
Francia , fu fìtto Precettore de' fi- 
gliuoli reali . Carlo IX. foo ailie- 
,vo , il quale era montato fui tro- 
no , avendo intefo dire, che Car- 
lo r. aveva procurato il Papato pel 
fuo Maeftro difle , ch'egli farebbe 
lo HeiTo anche pel fno . Qiiakhe 
tempo appreffo cfTendò vacata la 
carica di grande elemofiniere que- 
fio Principe ne invertì Amiot . 
Catterina de^ Medici^ che la defti- 
iiava al un altro , dilfe in collera 
al nuovo eletto : io ho obbligato a 
cedere i Guifi ,' e i Chatellons, i 
Conteflabili ^i e i Cancellieri ^ i Re 
di Navarra , s i Principi di Con" 
de f e HnmiferabiU pyetazjzuolo mi 
d.T,à la leggi? Amiot temendo il 
rifentimiìnto di una femmina, e 
di quella femmina , voleva rinun- 
ziare la carica ; ma Carlo JX. vi 
fi oppofe fortemente . Quefio Prin- 
cipe gli diede qualche tempo ap- 
prefTo r Abadia di S. Cornelio di 
Compìegne , e il Vefcovado d' Au- 
xerre . E ficcome quello Prelato 
infaziabile dimandava ancora un^ 
Abazia , il Re gli diffe ; Non mi 
avete voi pjficurato pia volte , che 
voi limiterete la vojira ambizione 
a mille feudi di vendita ? Sì ^ Si- 
re .^ rifprife, ma r appetito vieni 
mangrando, EnricollL ch'era flato 
altresì fuo difcepolo, gli conferva 
la dignità di gran Elemofiniere di 
Francia, e vi aggiuiife l'Ordine 
dello Spirito Santo in corfiderazione 
dei fuoi talenti, e dei fuoi fervigi , 
il qual ordine volle, che foffe an- 
nelfo per fempre al pedo di grande 
Eletnofiniere . Manto Amist ali» 
ri- 



M A M 

riconofcenit , che dovev» p»r tin- 
ti e si grandi benefizi, t)fen&ndo 
/avore ai ribelli delU Città d'Au- 
xerre, fc fi dee creder* all' illuftre 
de Tbou , ma egli è (lato rontrad- 
detto fu queflo fatto dall'Autore 
della Tua viu. Quello Prelato mori 
li 6. Febbraio 1593. in età di 79. 
anni. Prepuava allora un'edizione 
delle fue Ooere , che aveva tutte 
pitoccate. La p'ù celebre è Î* fu» 
tvaduzjone delle Opere di Plutar- 
eo , che è letta ancora al dà d'og- 
gi , quantunque abbia più di due 
fecoli . Il i;ran Racine nella fua 
Prefazione di Mandate^ dice che 
quella traduzione ha una grazia nel 
vecchio ftile del traduttore , che 
non crede poterfì uguagliare nella 
noftra lingua moderna . (_ P'edi i. 
Talemant^. Molto meno però ne 
è ftaia lodata V cfattezza ; eflVndo 
piena di fenfi contrari e di errori. 
Alcuni dotti perciò fono giunti a 
voler perfuadere, che Amiot avef- 
fe tradotto Plutarco fopra una ver- 
fìone Italiana della Biblioteca del 
Re di Francia; ma non vi è Ap- 
parenza, che un Profelfore di lin- 
gua Greca, che un uomo che fa- 
cea dei bei verfi nella HefTa lingua ^ 
non fapeffe abbaflanza il Greco per 
tradurre fopra l'Originale. Abbia- 
mo ancora di Amiot la Traduzjone 
della Pa/ìorale di Dafni di Lon- 
BUS . La edizione corretta, con le 
figure di B. Audran ^ intagliate fo- 
pra i difegni di M. la Rtgent 1718. 
in 8. è r»r« . TradulTe ancora i 
fette Libri di Diodato di Cicilia ^ 
alcune Tragedie Greche te. La lin- 
gua Francefe ha avuto delle gran- 
di obbligazioni a queflo fcrittore . 
Fu il primo che feppe fpargere nel- 
la profa di quella lingua una dol- 
cezza ed una amenità fconofciuta 
prima di lui. Le fue opere di Plu- 
tarco Rampate prcffb (\tfcofan 15^7. 
e 1574* in 4' Vul* in fol. fono ra- 
re ; e la edizione in 8. preflTit il 
mcdcfimo in 13. Voi. fei per le Vi- 
te , e fette per le opere morali col- 
la Tavola , è ancora più rara • Bi- 
fogna però avvertir», fé nel Tomo 
fefto delle Vite vi fìano quelle di 
Annibale y e di Tf^---' '■■"■' 
óaW Eelufe. Lo l 
dato una edizion.^ 
4. Voi. in fol, , che i rocuo utcr- 
Câta di quella in K.) ma non è pt- 



A M 
rò m en bella . Le Opere m if celi a* 
nee d^ Amiot fono Uampate a Lio- 
ne i5ii. in 8. Alcuni avevano pro- 
curato di impegnarlo a fcrivere la 
Viaria di Francia ,t ma nfpofe: 
che era troppo attaccato a* fuoi pa- 
droni per Jcrivere la loro vita . 

AMIRAULT (^Mosè'y^ nacque 
a Bourgueil in Turena nel I59'5. 
Suo padre volle fargli ftudiare la 
legge : ma Amiraiitt preferì la Teo- 
logia , e venne a ftudi.-rla a Sau- 
mur . Quella Città , dove il par.- 
tito proteftante avev.T una fiorente 
Accademia, fi congrxtulò di un tal 
allievo , e ben lofio Arnirault fa 
ProfeCor? eg'i fteffo . Nel 1631. il 
Sinodo di Charenton , al quale e- 
gli era (lato deputato , lo nominò 
per fare un'arringa al Re, e pre- 
fentargli i fuoi Atti . Fu egli ri- 
cevuto come meritava. Morì Ami'» 
rault nel i66^. , compianto dai Pro- 
teflanti , e llimato dalla maggior 
parte dei Cattolici . Noi abbiamo 
di lui un Trattato della Grar^ia ^ 
e della Predeflinazjone , nel quale 
l'Autore, difcepolo <\\ Cameron^ 
fi allontana meno «<alla Dottrina 
Cattolica degli altri Teologhi Pro- 
tellanti . Le perfone moderate del- 
la fua Setta gliene hanno f.TputO 
buon grado , e gli entjfiafli ne me- 
narono fracaffo . Abbiamo ancora 
di Amirault ntC Apologia della fua 
Religione 1^47. in 8., una Paragrafi 
fui nuovo Te/ìamento li. Voi. in 8. % 
un* altra fui Salmi in 4. , la ^ita 
de la Noue ^ detto Braccio di Fer" 
ro, Leida i66i. in 4., una Mora- 
le Cri/fiatta ec, 

AMIRI , nome di un Sibarita, 
che f.» fpedito a Delfo da quelli di 
fua nazione, popolo della Lucania 
in Italia, per fentir dall'Oracolo « 
fé la felicità della quale godevano « 
farebbe di lunga durata. L'Ora- 
colo rifpofe , che la fortuna dei 
Sibariti cangerebbe, e che la loro 
perdita farebbe infallibile, fubito- 
che ren.leffero più > ' "i uo- 
mini che .-.i^li Dei : en- 
ne J>en torto. Uni) ipeif»» 
battuto dal fuo padrone, fi rifugiò 
ad un altare degli Dei , come ad 
..- .n.. . .. , i,, ^q\ic) a forza • 
• vendo fatto ri- 
di' 1 fuo Padro- 
ne , ni;canc .» con 

piitdoUnsa. ^o le 

dil- 



A M 

lifgraEÎe deî Sibariti, fi rîtiro pre- 
fiamente nel Peioponnefo ; i fuoi 
compatriotti fi fecero beffe del fiio 
ritiro V e lo trattarono da infenfa- 
to ; mi ciò che avvenne dopo fece 
vedere ch'egli era il folo favio. 
Di là è venuto 1' Antico proverbiò 
Greco, Amiri diventa pazjmo •> che 
viene applicato a coloro , che fot- 
to pretefto dì follia metton ordi- 
ne ai loro affari , e nafcondono mol- 
ta faviezza fotto la mafchera della 
demenza . Così altre volte fi ado- 
però Bruto , il quale per una finta 
follia evitò le infidie di Tarqui- 
nio . C f^edi i. Bruto ) . 

AMITAONE, figlio di ^r«eo, 
e Re di Pilo , riftabilì i giuochi 
Olimpici . 

I. AMITI, figlia di AJiiage^ ul- 
timo Re dei Medi , fu maritata a 
Spitama , dal quale ebbe due fi- 
gliuoli , Spitace , e Megaberne . 
Ajiiage vinto da Ciro fi ritirò a 
Ecbatana -i e fi nafcofe in un luo- 
go fegretiflìmo del palazzo . Ciro 
irritato per non poterlo trovare, 
ordinò che fi metteflero ai tormen- 
ti Amiti , il di lei marito , e i 
loro figliuoli . Aftiage fi fcoprì al- 
lora, e fu trattato con più umanità 
che non poteva fperàre ; ma Spi- 
tanta fuo genero fu punito à\ mor- 
te per aver rifpofto , che non fa- 
peva dove fi foffe . Il fuo più gran 
delitto però era di avere una bella 
moglie. Piacque Amiti al fuo vin- 
citore, che fpofandola rafciugòlefue 
lagrime . Cambi fé .^ e Tania/arcete 
nacquero da quefto fecondo matri- 
monio, e fuccedettero a C/>o, il qua- 
le diede grandi cariche e governi ai 
figliuoli che aveva avuto Amiti da 
Spitama. Taniof arcete effe ndo fla- 
to avvelenato per ordine di Cam- 
hife, ed avendo Arniti fcoperto la 
fua morte cinqu' anni dopo , ella 
domÀndò con iftanza a Cambife di 
dargli in mano colui, che gli ave- 
va configliato di commettere que- 
fto delitto, e non avendo potuto 
ottenerlo, fi avvelenò efla medefi- 
wa . Ctcfìa è T autore che ci ha 
fornito quefti aneddoti . Non fem- 
bra eh' egli meriti più fede fu queft* 
Articolo, che fti molti altri; ma 
non fi poteva difpenfarfi di copiar- 
lo , come han fatto varj altri auto- 
ri antichi. Quelle favole dell'Anti- 
chità fonò ftate ripetute così fpeffq 



A M 



ir 



dai moderni , che un Dizionario 
Storico fembra incompleto , allor- 
ché fi trsfcura di farne menzione. 

2. AMITI , figlia di Serfe /., fu 
fpof^ta da Megabife^ uomo illullre , 
che ha un rango diflinto nelia Sto»- 
ria di Perfia. La condotta di que- 
lla Pri nei peffa fparfe di molta ama- 
rezza la vita del fuo fpofo . Dopo 
la d lui morte fegnava la fua in- 
clinazione alla diffblutezza . Apol- 
lonide fuo Medico vi contribuì mol- 
to facendola credere, che la volut- 
tà era il folo rimedio alle indifpo- 
fizioni delle quali lagnavafi. I fuoi 
ecceffi gli produffero una malattia 
allora incurabile, ed il Medico che 
era flato una principal cagione di 
quella fua infermità, temendo che 
foffe comunicabile fi allontanò da 
lei . Amiti irritata da un tratta- 
mento così indegno, fé ne quere- 
lò colla Regina fua madre, la qua- 
le di confenfo del Re Artaferfe y 
fsce arreflare Apollonide e lo fece 
fotterrar vivo lo fteffb giorno che 
Arniti morì . C l^edi Apollovide ") . 

1. AMMAN (, Paulo'), di Bres- 
lavia, era dell'Accademia de' Cu- 
riofi della natura, e profeflbre dì 
Medicina a Lipfia . Morì nel 1690. 
Ha pubblicato: 1. Ënur/teratioplan- 
tarum Horti-Lityfienfis ^- Lipfia 1675. 
in 8. i. Chara8er plantarun» \tT6. 
in II. 3. HoYtus Bofìanus quoad 
exotica defcriptus , i6%6. in 4. &c. 

1. AMMAN C ^*o. Conrado ) , 
Medico Svizzero del paffato fecolo 
XVII., morto in Amfterdam , e- 
rafi applicato particolarmente ad 
infegnar a parlare ai fordi dal na- 
fcimento . Fece ammirare il fuo 
talento nel fuo Paefe , in Francia, 
ed in Olanda. Publicò i mezzi» 
dei quali fi ferviva in due piccoli 
Trattati curiofi e ricercati ; 1' uno 
fotto il titolo di Sur dus loquens 
in 4., l'altro De loquela^ Amfte- 
lodami 1700. in 11. 

I. AMMANATI QBartolommeo') ^ 
Scultore, ed Architetto celebre, 
nato in Firenze nel 1511. , morto 
nel 1586., ovvero come altri dicor 
no nel 1591. Studiò da prima fot- 
to Baccio Bandinelli ^ poi fi tras- 
ferì a Vinegia fotto Jacopo San- 
f ovino . Fu impiegato nella f»ka Pa.. 
tria in ergere molti Edifizj confia 
derabili , nei quali fece prova dei 
fuoi talenti • 1 Portici delU Cfì^m 
del 



i« A M 

êe\ Px\Utf> Ptîti lono fuo*, come 
pure il Ponte (iella Triniti ^ uno 
dei più belli che fiano ftiti f.uti 
dopo i! riftatvlimcnto delle Belle 
Arti . Si vedono ancor* molte fue 
opere in Roma ^ quali fono la 
Facciata dei Gitlegio Romano , il 
Palazzo Rufpoli fui Corfo , ed al- 
tri . Quefto Architetto compofe una 
grand' opera, che ha intitolata la 
Città ^ la quale comprendeva i dife- 
gni di tutti gli Edifiz) publici ne- 
certari in ura gran Città . Quefto li- 
bro dopo cfTer pafTato fucceffivamen- 
te in più mani , fu dato nel pnf- 
fato fi'coto al Principe Ferdinando 
di Tofcana, e s'ipnora in ogyi do- 
ve fi trovi . /Immanati aveva avu- 
to la felicità di trovare in Laura 
Battiferri una morite amabile col 
tnedefimo gufto ch'cRli aveva per 
le Belle Lettere . Qucffa donna 
compofe delle Poefie Italiane fli- 
matifTìme , che fono /tate (lampa- 
te a Firen?e nel i5fìo. 

1. AMMANATI ( Jacopo de* 
Piccolomini ') ^ L'icchefe, non però 
di Lucca , ma d' una Villa , che 
forfè fu Villa Bafìlici , andò nel 
1450. a Roma , dove fu p^ima Se- 
gretario del Card. Domenico Capra- 
nita detto il Card, di Fermo ^ poi 
di due Pontefici Cali/Io III. , e Pio 
11. Queft' oltimo fui principio di 
Map^io del l<^6o. il creò Vefcovo 
di Pavia, e indi a' 18. Dicembre 
dell'anno fcguente Cardinale. N^l 
ì^o6. rtamparonfi in Milano Epi' 
JiolM^T Cnmmentarii di quefto dot- 
to Cardinale , il quale era morto 
fino dal U79. Veficanfi le Oiffet' 
talloni l'ojjiane dello Zeno Voi. II. 
pag. 87. 

AMMIANI C-^'*-'/'^*^'»''')» Fa- 
nefe de' Frati F,remir»ni di S. /Igo- 
flino^ uomo molto dotto, fiorì nel 
XVI. fecolo, e lafclò difcorfi pre- 
«•Irabili , e altre c^çt^rç . 

AMMIANO -'•' — -• •^•n 
nacijue in A 
Servi nella ' ' ,, 
trup(>e di Coflantp y A\ Giuliano ^ e 
di T/f/eitre, f venne poi « godere 
.' " ' ■ ■ •* T.avorò qui- 

■y , che co- 

r. ' ' ,■•10 di P.-- 

tio dato un' ' 

]é;6. , e léhT. <v ■ .TiiUi.Tnio '.;",a 

buona edizloBt di Parigi tnche dvl 



A M 

ì69t. Gtonovio fece riftampxre 
ciueft' edizione a Leyden nel 1693. 
in fol., e rabbellì di molte ci- 
lervazicni dotte e curiofe . Que- 
lla ftorìa, che era al fuo tempo in 
31. Libri , e dei quali non ci ri- 
mangono piìl che 18. , non è già 
ferina coU'eleganza di J2.- Curzio y 
né colla prccifione di Sallujlio . 
Lo flile è duro ; ma i fatti fono 
iniereffanti , e raccontati con im- 
parzialità . La religione CriAian« 
non vi é maltrattata come da al- 
tri autori pagani . L' ìmperator 
Giuliano compari fce un grand' uo- 
mo in queft' opera, q Marcellino 
può averlo a.iuìato , come altri 
fcrittori lo hanno vilipefo. Enfia- 
ta tradotta da Remigio Fiorentina 
in Venezia preffo il Giolito 15S0. 
in 8. ; fono pag. 676. 

AMMIRATI, o AMMIRATO, 
(^Scipione") y nacque a Lecce, Cit- 
tà, del Regno di Napoli , e fu chia- 
mato a Fjor» nzs dal Gran Duca il 
benefattore di tutte le Arti . Qie- 
fio Principe Io impiegò a fcrivere 
la Storia di Fiorenz.3 , e l' Ammi- 
rato , che foddisfece al fuo impe- 
gno fecondo il genio di lui , ebbe 
per ricomp.-nfa un Canonicato del- 
la Cattedrale . Morì addì 30. Gen- 
naio del irfoo. I fuoi difcorfi fopra 
Cornelio Tacito furono (lampa ti ìa 
Firenze da Filippo Giunti 1598, 
in 4- Le fue Storie Fiorentine pu- 
re dai Giunti in Firenze i66c. x. 
Voi. in fol. , e 1647. 3. Voi. ia 
fol. Qiefta feconda edizione è la 
più ampia , e la migliore . Sono 
in tutto libri 33. , e arrivano fino 
all'anno 1574. I fuoi l^efcovi di 
Fiefole , di Volterra , e d' Arezxo > 
in Firenze 1*37. in 4. Le fue Ge- 
nealogie delle Famiglie Nobili Na- 
poletane P. I. in Firenze per Gior- 
gio Maref cotti 1580. in fol. P. II, 
in Firenze \6^\. infoi. Della Fa- 
' ' U^ Conti Guidi colle giunte' 
ne Ammirato il giovane ; 
'•-•per Am^.i.ìra M 'Ut i^'.o. 
in fol. ediz. IV I 

prima parte H 

^- ■ >. .1 

xnche 

iiiofo 

i Ve- 

1^84. 

Ili 4> (^«f.ii .».-, io . i i) j . il primo 

Tomo de' fuoi Opufcjlt fu llampato 

in 



A M 
in Firenze dç Am^dùvo Mnjft , o 
Lorenrp Landt ii 1640. in 4., il», 
nel 16Ì7. in 4o e il ". ticl i642.in 4. 
dallo rteflo M^iT? . D^'Z/e /fc-e Impve- 
je ^ vedi U nota alla voco j^lciiJto. 
AMMIRATO CScif>ioney,ì\ Gio- 
vine -, chiamavafì prima Crijioforo 
•Branchi d.i Montajone, Cafiel di 
Tofcana ) al quale il detto Scipione, 
benché nulla ("eco lui congiunto di 
parentela, nia folo trattenuto per 
ajutante di Studio , lafciò in mor- 
te nome , cafato , arme , e facol- 
tà , come dice lo Zeno nell'Anno- 
tazioni ali» Biblioteca del Fonta- 
nini ; onde è da correggerfì quel , 
che fu detto nellaXfor/a dello Stu- 
dio di Napoli , cioè, che fu nipote 
ói* Ammirato il Fecchio ingannato T 
autore da alcuni , che male infor- 
mati di ciò, lo afferirono nelle lor 
opere . Queft' ultimo fcriffe nel 
1640. la Storia della Famiglia de* 
Conti Guidi, e un* Aggiunta alla 
Storia Fiorentina di Scipione Am- 
mirato il f^ecchio , e alla Cronica 
de^ P'efcovi di Fi efole , di (Volter- 
ra , e d' Arézxo del medefimo . 

AMMOND C Enrico >, Fedi 
HAMMOND . 

1. AMMONE, capo degli Am- 
moniti, che fecero fovente la guer- 
ra al popolo d' Ifdrsele , fi^jlio di 
Lot, e della più giovane delle fue 
figlie , fu padre degli Ammoniti , 
popolo che fece fovente la guerra 
contro Ifraele . 

a. AMMONE, o HAMMONE . 
E^ lo ftelTo che Giove . Era parti- 
colarmente onorato in Tebe , Ca- 
pitale dell' Alto-Egitto . ï)icefi , 
che Bacco elfendcfi trovato nelT 
Arabia deferta morendo di fete , 
implorò il foccorfo di quefto Dio , 
che gli apparve fotto la forma di 
un becco, il quale battendo un pie- 
de contro terra , gli dimoftrò una 
forgente d'acqua . S'innalzò qui- 
vi un altare fuperbo a Giove, che 
fi foprannominò Ammone , a mo- 
tivo delle fabbie itnmenfe, che co- 
prono quefta contrada . Altri dico- 
no» che Giove ebbe quefto fopran- 
ijoihe, perchè il primo Tempio che 
gli fu dedicato, lo fu per opera di 
un paftorc , chiamato Ammone , I 
popoli della Libia gliene fabbrica- 
rono dopo uno affai magnifico fotto 
quefto fteffb nome nei deferti , che 
tono all' Occidente dell' Esitto , e 



A M 19 

venivano i popoli molto da lonta- 
no a confultare la ftatua di quefta 
Dio , che rendeva famofìffimi Ora- 
coli , i quali durarono fino al tempo 
di Teodojio . Rapprefentavafi fotio 
la forma di un Becco o Ariete , 
ovvero folamsnte colla tefta , e le 
corna di becco. Ammone fu altre- 
sì il nome di un Re Hi Libia, che 
alcuni prendono per Bacco. 

I. AMMONIO, Fiiofofo d' A- 
leflaiidria , fu educato nel criftia- 
nefimo . Il fuo primo meftere fit 
di portar la biada ne' facchi , per- 
locchè fu foprannominato Sacco ; 
ma avendo abbandonato quefto me- 
ftiere, egli fece de' grandi progrelft 
nella Filofofia ecletica , o de' nuo- 
vi Platonici , e la infegnava con 
fucceffo nel 143. „ AmraorJo C co- 
„ me fcrive l' Ab. Pluquet^, for- 
,, mò il progetto di conciliare tut- 
,, te le religioni , e tutte le fcuo- 
,, le de' Filofofi . La vera filofo- 
„ fia confifteva a sviluppar la ve- 
,, rità dalle opinioni particolari , 
5, ed a purgar la religione da que- 
„ gli errori che erano ftati aggiun- 
,ì ti dalla fuperftizione. Geià Cri- 
■>•) fio t fecondo Amraonio non fi a- 
„ veva propofto altra cofa . Ammo- 
„ nio dunque prendeva nella dot- 
,. trina di Gesù Crifio tutto ciò che fi 
„ accordava colla Dottrina de'Filo- 
„ fofi Egiziani, e di Platone. Riget- 
„ tava comealterazioni fatteda'luoì 
„ difcepoli tutto ciò che era contra- 
„ rio al fiftema che s'era fatto . Rico- 
„ nofceva un ente necefTario ed in-* 
„ finito ; e quefto era D^o » Tutti 
„ gli efferi erano ufciti dalla fu» 
„ foftanza. Fra le fue differenti 
,, produzioni fupponeva una infi- 
„ nità di genj, e di demonj di o- 
,5 gni fpezìe , ai quali attribuiva 
„ tutti i gufti propri a ("piegare 
), tutti i prodigi , e 4e maraviglie, 
„ che raccontavano le difterer.ti re- 
„ ligioni . L' anima umana era ^ 
„ come lo erano anche i demonj « 
„ una porzione dell' ente fupremo. 
„ Supponeva come i Pittagorici due 
), parti nell' animai una puramen- 
„ te intelligente, e l'altra fenfibi- 
„ le. Tutta la filofofia, fecondo 
„ Ammonio, doveva tendere ad cle- 
„ var l'anima al di fopra delie im- 
„ preffioni, che la attacca. lO al 
„ corpo, e a dare il volo alla par- 
,ì te fenfibilc permetterla in com- 
„ mer- 



j<5 A. M. 

„ mercio co' demoni, che «Vfvsoo 
„ un piccolo corjM» fottililfimo e 
M fciolto , e che p<ìtcvt eiit-re vc- 
„ duto dalla parte fenfibile dell' 
„ «nima purificati e pcrfezionat»*'' . 
( Memorie per fervtre agli errori 
dello Spirito umano , Difc. preli- 
minare pag. Ï13. ). Orip,ene , e 
Plotino furono fuot difcepoli • vf. 
Girolamo loda molto la fua Con- 
cordia de' quattro Evangelj^ che 
fi trova nella Biblioteca de^ padri ^ 
ed è molto Hitnata anche al dì d 
ogRi • Ammonio non fu in meno 
cUimazìone prelTo i Criftiani , che 
preflb i Pagani; e Longino^ e PoT' 
firiot t J erode ne facevano molto 
conto . 

1. AMMONIO, celebre Chirur- 
go d' Aleifandria , che inventò l' 
operazìuno di cavar la pietra dalla 
Veffìcai perlocchè fu foprannomi- 
nato il Litotoma . 

3. AMMONIO, figliuolo d'Er- 
mia^ Filolofo periparetico , difce- 
pólo di Proclo , fiorï nel VI. le- 
colo . La fua opera de drffirentia 
vocum fi trova in un Dizionario 
greco publicato in fol. a Venezia 
1497. , ed è ftampata con altri an- 
tichi Gi-immaiici , Leiden 1739- ^ 
a. Part, in 4. Stampò eziandio Com- 
ment.trius in librum Art/iatelis de 
rnterpretatione i in greco, Veaezia 
in 8. ì^-ió. 

AMNONE, figlio primogenito 
di Davidde <, e di Âcbinoan , con- 
cepì un amore si violento per Té^- 
mar fua (orella di padre, e forel- 
la di /Iff.ilonne di padre e madre, 
ch'egli abusò di tei, malgrado \x 
fua refillenza . La difcacciò dipoi 
con oUrajìgio ; ma Affalonne ven- 
dicò un tale inlulto, ed avendo 
fatto invitare Amnone ad un con- 
voco , dacché fu ubbriaco , lo fece 
uccidere verlo 1' anno 1030. avan- 
ti G. C 
•AMOLONE,^cty/AMULONE. 

AMON , l^edi HAMON |. 1. 

AMONE, Re di Giuda, fuc- 
ceiVoie e figlio di Manajfe ^ Pinci- 
|)<? empio , fu aK.iiiìnato dalli (uoi 
Uffiziali dopo due anni di regao 
verfo il 6\\. avanti G. C. 

AMON TONS iGuglielmo)y ntc- 
<iue a Parii;! l'an: " Jaun 
padre ch'era Avv()> man- 

dia. Una foidità >. ile , di 

«t4i fo I^IUCUUQ nella iu4 giuveatà 



A M 

f«cendo^lì impedimento a gO(!ere 
del commercio degl? uomini , co- 
minciò a dilettarfi colle macchine. 
Apprefe dunque il difegno , e 1' a- 
grimenfura , e fu impiegato in mol- 
te opere publiche. Nel 1687. non 
«vendo egli ancora, che 14. anni, 
prefeniò all'Accademia delle Scien- 
ze un nuovo Igrometro , che fu 
aCai approvato . Non fi fecero mi- 
nori applaufi alle fue OJfervaxioni 
fopra una nuovn Clejftdra , e fu i 
Barometri ^ dedicati alla fteffa Ac- 
cademia, che volle Amontont per 
fuo focio nel 1699. Quello libro 
publicato nel 1695. è qi'afi fenz* 
merito al di d'oggi . Amontons ha 
lafciato anche una Teoria delle con' 
friea^ioni ^ che fi trova nelle Me^ 
morie dell" Accademia , ed un //- 
bro fopra i Barometri , i Termo* 
metri ^ e qV Idrometri . Morì que- 
fti nel 1705. di ona infiammazion* 
di balTo ventre . Il fondo del fuo 
carattere era la ritenutezza, la ret^ 
titudine, e la franchezza. La fu» 
fordità gì* interdiceva il commer- 
ciò cogli uomini , e per quefto noq 
divenne che migliore . 

AMORE, F<rf/ CUPIDO. 

AMORT CEufebio"), Canonico 
Regolare dell'Ordine di S. Ago/ti- 
no , fi diOinfe in Baviera colle fue 
OJferva^ioni AJironomiche , e con 
un gran numero di opere fopri 
diverfi argomenti . Egli era un uo- 
mo favio , modefto , e profonda- 
mente dotto. Abbiamo di lui fra 
le altre Opere: 1. Pbilofopbia Poi- 
lingana , Augufla in fol. 1730. Vi 
è in firte di quello Volume un Trat- 
tato ertefo contro il moto delta ter- 
ra intitolato: Notifia accurata d§ 
Jffìemate , ac partibut univerfi ; 
Opera che gli Afironomi moderni 
riguardano come di dottrina invec- 
chiata, e che nondimeno contiene 
alcune offervaziont , le quali forfè 
non fono ancora ftate abbaftanza 
rifchiarate . a. Un Trattato Storie»» 
Teologico deir indulgent* in fol. 

3. Un Supplemento al Dizionario 
àti Cûfi (il cofcienna di Pont as . 

4. Delle regole tratte dalla Scrit* 
tura Santa , dai Conci ij , e dai Pa- 
dri intorno le afpariziomi , rivelS" 
i-J. - ,;r44. Voi. IL 
ir '^ertaxjone , che 
tijt'.' : .'10 Autore il pro' 
njofê itbr^ diii^ imi$BX,ioMt ff* ^ ^• 

* Queft' 



A U 

Quell'Opera piena di erudizione, 
e di una critica luminofa, diffipa 
intieramente i dubbj , che i Getfe' 
nijli avevano procurato di fparge- 
re fopra l'Autore di quello eccellen- 
te Trattato di Morale . (Quantun- 
que le DiJTert azioni dell'' Ab. Chef - 
i^uteret e dell' Ab. Desbillons con- 
tengbino la medefìma dimoftrazio- 
iie , ed aggiungano ancora de' nuo- 
vi lumi a quella di Amortit un van- 
taggio particolare di quelt' ultima 
fi. è refpreffìone efatta dei caratte- 
ri delle diverfe traduzioni , che i 
Gerfentjli hanno pretefo effere an- 
teriori al tempo di Tommafo da 
Kempis . Confia dal folo elame o- 
culare di quella Scrittura, che la 
prerefa antichità di quei Manofcrit- 
ti non eCi^e , che nell' immagina- 
zione di alcuni critici, che il pre- 
giudizio , o non fo quale fpirito 
di partito ha impegnati a dift^nde- 
re un paradoflb ftorico, che non 
può foftenere la prima rifleiTionedì 
un lettore imparziale. Ç,fed. Ger- 
SEMj Kempis). Tutte quelle opere 
fono fcritte in latino. Eujeùio A- 
mort morì li as- Novembre 1775- 
in età di 82. anni . E^ ftato incj- 
fi) in rame il fuo ritratto con que- 
lla infcrizione: Utterarum ^ maxi- 
me Sacrarum per Bavariam rejìau" 
rator . 

^ AMOS , il terzo dei la. Profeti 
minori, era un femplice Paftore 
della Città di Tecue . Profetizzò 
fótto Ozja 1 e Geroboamo li. , e 
predifle U cattività , e lo riftabili- 
roento delle io. Tribù. Le fue 
profezie contenute in nove capito- 
li fono fcritte con molta femplici- 
tà, e (Î trovano in effe molte com- 
parazioni cavate dalla fua profef- 
fione. Amafia ^ Sacerdote di Betel , 
lo fece morire verfo il 785. avan- 
ti G. C. Non bifogna confonderlo 
çpn Amos padre del Profeta ìfaia. 
j. AMOUR CCuglielmo di Sant'^ 
nacque a Sant'Amour nella Fran- 
ca Contea. £bbe un Canonicato a 
Beauvais, e fi addottorò nella Sor- 
banj^, i Religiofi mendicanti aven- 
do^ attaccato i diritti dell' Un iver- 
fità 4i Parigi , Sant^ Amour fu de- 
putato » Roma , e li difefe con 
molta forza e molto zelo . Il fuo 
libro rfe* pericoli degli ultimi tem- 
pi, corapofto in quella occafione,, 
^UM de«Uraaùoae contee i ff.«ii-: 



A M 3Ï 

grofî mendicanti , e in particolare 
contro i Domenicani . AUJJandro 
W. ., che volle ben entrare in que- 
lla controverfia , condannò Gugliel- 
mo^ e lo privò di tutti i fuoi be- 
nefìzi . Sant^ Amour avendo fatto 
l'apologia del fuo libro in un viag- 
gio che fece a Roma , il Papa lo 
rimandò affolto . Appena fu egli 
partito, che quello Pontefice gli 
fcrilfe proibendogli di entrare in 
Francia, di infegnare, e di pre- 
dicare. Sant^ Amour fu obbligato 
di fermarfi nel fuo villaggio fin do- 
po la morte di Aiejfandro . Allo- 
ra ritornò a Parigi , e vi fu be- 
niifimo accolto. Clemente 11^. fuc- 
ceflbre di Alejfandro , a cui quello 
Dottore fece tenere il fuo libro, 
non diffe niente contro l'opera, con- 
tentandofi di trattar 1' Autore con 
civiltà. S ant'' Amour moli nel 1271. 
a' 13. Settembre. Le lue opere fu- 
rono publicate nel 1031. in 4, , e 
fono al numero di tre. La prima 
ha per titolo : De Pharifeo <$' Fu- 
blicano . La feconda De pericuNs 
navfjjfimarum ter/iporum . La teyza 
Collationes Scriptuva [aeree . So- 
lliene in effe, che i Religiofi de- 
vono effere foitopofti a' Vefcovi , 
ed a' Curati ; che non è una vir- 
tuofa azione il ridurfi volontaria- 
mente alla mendicità, e che non 
fi deve far l'elemofina, ma la cor- 
rezione a' mendicanti abili al la- 
voro . S. Tommafo , e X. Borni' 
ventura foftennero la caufa del lo- 
ro flato, e fcriffero contro di lui 
acremente. I Religiofi mendican- 
ti lo hanno meffo nel numero de- 
gli Eretici; ma quell'anatema non 
è di alcuna autorità. Sanf Amour 
ebbe un gran numero didifenfori, 
Giovanni di Meun , olfia Clopinel- 
lo., dice di lui nel fuo Romanzo 
della Rofa ; 

Etre banni de ce Royaume 
A tort., comme Maître Guil- 
laume 
De St. Amour , qu^ hjipocrifie 
Ftt exiter par grande envie . 
a. AMOUR C i-"igi Gorin di 
Sani*'), era figliuolo di un coc- 
chiere del corpo del Re, e figlioc- 
cio di Luigi XIII. Si addottorò in 
Teologia , e fu Rettore dell' Uni.» 
verfiià di Parigi , in cui aveva bril- 
lato nel corfo de* fuoi ilud;. I Ve- 
dovi partigiani di Gianfenio lo fp«- 
di- 



î» A M 

tffrono a Rom.i folto Innoeenzfi X, 
per difendere lalorocaufa; ma 
non avendo potuto guat^ qnarU ri- 
tornò 8 Parici a diòndcfe quella 
di Arn.tldd . Fu efclufo dalla Sor- 
bon» per non aver voluto fotrofcri- 
vcre alla condanna di quefto Dot- 
tore . Mori in una età r.vanzata 
nvl r^. a' 15. di Novembre. Ab- 
ht.imo di ini un Giornale di ciò, 
che fiera f.^rto a Roma intorno al- 
le cinque pi\)pofizioni d*l 164^. fino 
*J *^53' ■) il quale fu flamp^t«> nel 
l66x. in fol. Eflb è tanto veritie- 
r«> , quante può elVrlo un'allega- 
zione di un Avvocato oneff uomo, 
che parla conerò la fua parte av- 
verfaria. Un Decreto del Configlio 
di ftato del 16^4. emanato fopra le 
«lemurie di molti Prelati e Dotto- 
ri , i quali vi avevano trovato le 
cinque pr.'pofiziont di Gianfcnio ^ 
Io condannò ad eflere bruciato per 
mano del boja . 

AMPSING1U5 (^Giovanni Af- 
fuero^^ Profc'fore in medicina nell* 
Untverfità di Roftoik al principio 
del fecole XVII. è autore di alcu- 
ne opere lopra la fua arte . i. Di- 
fputatio de calcalo , 1617. in 4. 
1. De morbovurn differentiis liber ^ 
in 4. 1619- e 1613. in 8. 3. De do- 
Ure cspitif dijputatio , 1618. in 
4. &c. 

AMRI , Re vi' Ifraello , fu pro- 
clamato fovrano dall' armata dopo 
la morte di Eia. Fece fabbricare 
Samaria. Superò in empietà i fuot 
antenati , e morì verfo il 918. avanti 
C f 

AMROU.BEN-AL-AS, uno de' 
più gran Capitani , che i primi Mu- 
fulmani abbiano avuto . Conquido 
I' Egitto f la Nubia , ed una gran 
parte della Libia . Fabbricò la Cit- 
tà di Fofthat , o Fuftat vicina ali* 
antica Babilonia d' E;j:itto , affediò 
Gerufalemme e la prete. E* vero, 
che avendo iniefo da un Greco, 
che colui che doveva conquiftar 
Gerufalemme , non avrebbe che tre 
lettere nel fuo nome , ed il fuo 
avendone quattri», fu egli tanto 
fuper/liiiofo da f«r venire a quoft* 
aflfedio il Califo Omar ^ il di cui 
nome non ha che tre lettere in A- 
rabo, e la Città non fece più a 
lungo afpettar la fua refa . Artìtou 
fu fcelto da Mu.ìvia per fuo arbi- 
tfo nella gran contefa eh' egli vb- 



A M 
bff con Ali pel Califato. Antrou. 
il più aftuto, ed il più abile degli 
Arabi feppe rivolgere così bene 
fili animi de' fuoi colleghi, che li 
foce coiidifcendere alla depofizioue 
di Ali- Allora proclamò Mo.ivia^ 
che fu il p.imo dei Cai fi Ommio' 
di . Amrou ebbe un figliuolo no- 
minato Ahdatla Ben'amrou ^ il qua- 
le racco'<"e gli Ah.^dithy vale a di- 
re, le IJìoyie , delle ^uali è com- 
pofla h Tradszjon MuJ'ulmaiui . 
L' uno e l' altro vivcano uel feiti- 
m'^ fecolo . 

AMSDORF i Nicola"),, ài Mif- 
nia , fwinofo diicepolo di Lutero , 
fcrilTe con gran fuoco contro i Cat- 
tolici . Lutero lo fece Vefcovo di 
Naumburgo conferendogli una di- 
gnità , ch'egli Iteifo non avea . 
Amsdorfio eboe T ardire di foftene- 
re , che le buone opere eratio inu- 
tili , ed anche perniciote alla falu- 
te . Morì in Magdeburgo nel 134X- 
I di lui foguaci furono chiamati 
Amsdorfiatii . 

I. AMULIO, Re de' Latini, u- 
furpò la corona a Numitore fuo fra- 
tello, e £ece f^e/i.ile Rea Silvia fua 
nipote, ad effetto, che non Q -na- 
ritAlTo; ma eff'a partorì Remo e Ro- 
molo , che uccifero Amulio ^ e ri- 
pofero Numitore fui trono 'yerfo il 
754. avann GC. 

1. AMULIO (^Marcantonio'), 9 
da Mula , Senatore Venc^lano « 
che fu di poi Cardinale , vifTe nel 
XVI. fecolo , è lodato dal Mtt^'O, 
dal Dolce i dal Trijftno , e da altri 
per aver data opera da' primi anni 
agli Itudj delle buone difcipline » 
e aver avuto pieniflìma cocnizione 
della lingua Greca, della Latina, 
e della Italiana, e tenuta fempre 
familiarità d'uomini dotti, e fo- 
Itenute ambafcierie .ipprelTo i pri- 
mi Principi d'Europa. 

AMULONE , o AMOLONE , 
Arcivefcovo di Lyon , illuftre per 
la fua erudizione % e per la fua pie- 
tà , fcrilfe contro Gote/calco , e mo- 
rì l' 854. Le fue Opere fono ftam- 
pate con quelle Ai Afsotardo , i<<45. 
in 8. , edizione data dal P. Sir^ 
mondo , e fi trovano anche nella 
Bihlicttca de* Padri . 

1. AMURAT I., Ir- »-'f de' 

Turchi , chiamato r ' l' 

illu/ìfe lo non per K 1 ci- 

vili j almeno per le fut virtù mi- 
li- 



A M 
lîtftri . 5;uccedette alla corona , ed 
all.i profperità di Orcano fuo Padre 

nei 1360. Sua prima cura fu di ac- 
crefcere il fuo impero colle Pro- 
vincie, che potè togliere ai Greci. 
Acqu:flò (opra di ioro la Tracia, 
Galipoli , ed Andrinopoli , ed in 
queft' ultima Città ftabilì la fede 
del fuo impero nel 13<?2. Vinfe i 
popoli della Servia , ed i Bulgari, 
e conquido la Baffa-Mifìa. L' ìm- 
perator PaUohgo , coHretto da que- 
fto conquifiatore , fece un Tratta- 
to con lui , che fu gloriofo pel vin- 
citore, e vergognofo pel vinto. 
Amurat malcontento di fuo figli- 
nolo gli fece cavare gli occhi , ed 
cfercitò ancora più orribili crudel- 
tà contro coloro, che avevano fa- 
vorito la fua ribellione. Molti fi 
crederò la morte colle lor proprie 
mani per toglrerfi al dolore di ve- 
der verfare il fangue d' un Padre, 
o di un fiçîl'o . Quefto Principe 
crudele fi lufingavs pertanto d' i- 
niitar Ciro ; ma non erano ficura- 
miMite ne la fua clemenza, ne la 
fua affabilità, ch'egli ricopiava. 
Non g!i raffomigliò che nelle fue 
conquifle . Amurat riportò tren- 
tafetrevittorie , e perì nell'ulti- 
ma aTaffinato per tradimento dt 
«n foldato dell'armata dei Serviefi, 
la quale aveva egli già rae^Ta in 
rotta nel 1389. Amurat diede alla 
milizia dei Giannizzeri da lui ìn- 
flituita la form? eh' effa conferva 
ancora al giorno d'oggi . Si pre- 
tende però, che quefto Principe 
crudele verfo i fuoi nimici gover- 
nalFe i fuoi fudditi con molta dol- 
cezza . 

1. AMURAT n. Imperatore dei 
Turchi , figlio luccetTore di Mao- 
metto 1. incominciò a regnai-e nel 
1421. Un impoftore chiamato M«- 
ftajà , che fi faceva credere per 
uno de' figliuoli di Bajaz.ette ^ gli 
difputò per lungo tempo la coro- 
na . Softenuto da' Greci fi era re- 
fo padrone di molte Provincie , 
che i Turchi pôfTedevano in Eu<o- 
pa . Ma Amuratte avendo raduna- 
to le fue forze fconfiffe finalmente 
Mujìafd , che fece ftrozzare fotto i 
fuoi occhi. Per vendicarfi de' Gre- 
ci portò come i fuoi predècefTori 
la guerra neir Impero Greco; ma 
fu obbligato di levar l'alTedio di Co- 
iìantinopoli e di Belgrado nel 141a. 
Turno IL 



A M 53 

Fu il primo dei Turchi a fervirfi 
del cannone , fenza che quefta nuo- 
va macchina di diftruzìone potef- 
fe fargli conquiftare Coftantinopo- 
li . Fu più felice fotto Teffaloni- 
ca , che prefe d'affalto, togliendo- 
la ai Veneziani . Il Principe di 
Bofnia, s Giovanni Cajìr lotto Prin- 
cipe d'Albania, furono ben prefto 
fuoi tributar) . Quv.ft' ultimo a- 
vendogli dato li fuoi cinque fi- 
gliuoli i.: ortaggio, Amurat li fe- 
c? circoncidere contro la fua pro- 
meffa , e ne fece trucidar quattro . 
Amurat portò le fue conquifte fino 
in Ungheria. Ladislao Re d'Un- 
gheria fece con lui. un Trattato di 
pace. Ne avevano cflì appena giu- 
rata r efecuzione , 1' uno fopra l* 
Alcorano , l' altro fopra 1' Evange- 
lio, che il Card. Giuliano Cefari' 
ni Legato del Papa in Alemagna 
perfuafe Ladislao di romperlo . 
Giovanni Uniade fcelto per com- 
battere il Sultano lo aveva vinto 
in più occafioni ; ma gli fpergiuri 
furono meno felici , perciocché A- 
murat avendo loro dato battaglia 
a Varn;^ li 10. Novembre nel 1444., 
li fconfiffe interamente. Ladislao 
morì carico di ferite, il Card. Giù- 
liana perì , non fi fa come , Unia- 
de fuggì vergognofamente . Que- 
fta vittoria de' Turchi fu lunga- 
mente dubbiofa, ed Amurat avreb- 
be prefo la fuga al principio del 
combattime <to , fé i fuoi Uffizia- 
li non lo aveffero minacciato di 
ucciderlo.' Dicefi, che in un mo- 
mento, in cui vide i fuoi folda- 
ti piegare , • cavò dal fuo feno il 
Trattato di pace conchiufo coi Cri- 
ftiani , e diTe: Gesù ^ ecco r al- 
leanz^a che i Crijiiani é^nno giu- 
rati meco pel tuo fanto Nome . Se 
tu lei Dio , come i tuoi lo dicono , 
vendici la tua ingiuria e la mia . 
Arroffit'j Uniade del parf'to vergo- 
gnofo da lui prefo in quefta bat- 
taglia , fece leva dr nuove truppe 
per combattere l' Imperatore de' ' 

Turchi ,• ma quefto Princij»e aven- 
dolo raggiunto gli uccife più di 
ventimille uomini. Giorgio Ca- 
JtriottOf più conofciuto fotto il no- 
me di Scanderbech, effendofi ri- 
meffo negli Stati di fuo Padre ia 
Albania , vendicò Uniade ■ Disfe- 
ce egli più vohe Amurat ^ e \q 
sfowò a levar l'afT^dio di Croja 
C Ca- 



34 A M 

CapiUle (i«n* Albania . Arnurirt 
punto (kiriiffrnntn, che âvcv» ri- 
cevuto dinanzi a quefta Città , an- 
dò a rlnchiuderf! appreffo dei Mo- 
naci Maomettani ; ma l' ambizio- 
ne avendo fuperjto l'amore del ri- 
tiro , ritornò ad affVdlare Inutil- 
mente Croia , e vi morì fottoi le 
Jiura li li. Febbraio 1451. in età 
I 7V anni , di rabbi.i , diccfi . e 
di difperazione . Quello Principe 
Turco era tutc'infieme Fi'ofofo e 
conquiftatore . Le riflcffìoni non- 
dimeno del fuo ritiro non lo gua- 
rirono né d«lle fue crudeltà* né 
dai furori della guerra . Dilciplinò 
egli meglio i Giannizieri . 

J. AMURAT in. decimofefto 
Imperatore de' Turchi , figlio , e 
fuccelTore di Selt'm //. , montò fui 
trono nel 1574. Aumentò i fuoi 
Çtati « fece Âran^^olare i fuoi cin- 
que fratelli, prefe Raab in Un- 
gheria , e Tauri nella Perfia . Ï 
Croati, e l'Imperatore Rodolfo II. 
mi fero in rotta ledi lui truppe. 
Jlmurat feppe reprimt're i Gian- 
nizzeri . Un giorno ch'elfi venne- 
ro a domandargli in tumulto la te- 
fta del Gran Teforiere, fi gettò fo- 
pra di loro colla fciabla alla ma- 
no , ne uccife alcuni , e fece tre- 
mare rIì altri . Il fuo coraf^gio era 
accompigoato da crudeltà come 
quafi in tutti gli Eroi di quella na- 
zione . Non fu meno dedito alla 
cfifTolutcHa. Morì nel X595. in età 
di so. anni . 

4. AMURAT IV. Imperator de' 
Turchi foprannominato I' Intrepi- 
do , fucceffe a Mu/i.ifJ nel i6ij. 
X.e prime fpedizioni di quedo Prin- 
cipe furono contro i Perfìaaì • Ati- 
4ò ad affed.ar Bagdad , ma fu ob- 
bligato a levarlo. I Perfi.int ripre- 
ferofopra di luì molte piazze , del- 
le quali s' aveano refo padroni i 
fuoi predeccfTori . I Polacchi ^ ed i 
Cofacchi lo incalzavano da un'al- 
tra parie, e riportavano de' fre- 
quenti vantagiii . Tante calamità 
ti'- :-'•—,- -.-': ~ ;i T rrio- 



«Upn 

intf! , , . 

/ilemagria^ «i t ;ibciU d' Uaj;Iu'- 



A M 

fia . Ragotski Principe dì Trtwfit^ 
Vania entrò nelle mire del Sulta- 
no; ma quefti divcrfi maneggi non 
ebbero alcun effetto. Amurat pre- 
fe occafione delia guerra de' Pcr- 
fianj co'MogoUi per entrar all' im- 
provvifo fulie loro terre . AfTediò 
di nuovo Basdad , e la prefe d'af- 
falto nel id^S- Aveva promelfo al- 
le Truppe la vita falva co£«li ono- 
ri della guerra ; ma quando fu pa- 
drone della piazza fece pafTar a fil 
di fpada i foldati , e gli abitanti 
delta Città . Preflò foccorfo nel ■ 
tempo lleTo ai Gran Mogol Schahr 
Gehan Aureng-Ztb ^ contro il di lui 
figlio. Qjcfto Conquiftarore con- 
tenne i Giannizzeri, facendoli com- 
battere contro i nemici dello fla- 
to . Il valore era la fua fola vir- 
tù» ed ancor quefla era molto ofcu- 
rata dalla crudeltà e dalla diflolu- 
tezza . Morì per un eccefTo di vi- 
no benché Mufulmano nel 1640. 
in età di 41' anni * 

AMY (N), Avvocato al parla- 
mento d'Atx , morì nel 1760., ed 
è conofciuto \->Qr alcune opere di 
Fi fica . I. Ojfcrvjzioni /ptrimen- 
tali falle acque de^ Fiumi Senna, 
Marna ec. , 1740. in 11. 1. Nuo- 
ve Fontane domcjìiehe ^ 1750' in 12. 
3. Nuove Fontane filtranti , 1757. 
in I». 4. Rifitfftoni fu i v.yfi dira" 
me^ di p'ombo^ e di /lagno, 1757» 
in II. Tutte quefle opere dima- 
Arano Un uomo amico d?!!' uma- 
nità, chf impiega i fuoi talenti « 
ricercare ciò che può elTer utile o 
nocevole. 

AMYOTCGmwwo), Vedi K. 
MIOt. 

AMZA , o HAMZA , Dottore 
Maomettano, viveva verfo T an- 
po loio. fotto il Califo Hakera . 
Ma'contento del governo , fu ar- 
dito a fcgno d'intraprendere l'a- 
bolizione del Maoniettifmd . Per 
togliere all'Alcorano tutta U ve. 
neraaione che gli fi portava « giu- 
dicò effer ncceiTario di opporre un 
nuovo piano di religione a quello 
del falfo Profeta. Compofc un libra 
p'i*i c!t';;.ìnf-' , e di uc'i.\l purità di 
lo 

.. ....,.» . V >v.i.Jon- 

ionu , che quelV opera 
^ora l'Alcorano. Pttif 
tis U .(^rMiJC » che lo traduiTe dall' 
Aia- 



AN , 

Arabo :rt Francefe per ordîtie del 
Sig. Pontchar train , die? che fi può 
chiama/lo la quinta ejjenzj dell^ 
elcganz-t Arabica . Ma così ele- 
gante com'era non produ{re niente 
Si nuovo i e T eloquenza barbara 
deir Alcorano continuò a far fem- 
pre la flefTa impreflìone fui profef- 
fori del Maortìettifmo. 

ANABATTISTI , Fedi HUT- 
TEN (^Jacopo'), GIOVANNI di 
Jle/'^f», MUNGERÒ VHI., DA- 
VID, e STORK C Niccolò'), fé 
Volete conofcere la (toria , e l'ori- 
gine di quella fetta , che fuflìfte an- 
cora , quantunque fembri per U 
ConfelTionc di fede publicata dagli 
Anabattifti Inglefi nel i68p. , che 
non dift'erifcono dagli altri Prote- 
llanti , fé non che nel punto del 
battefimo de' fanciulli . 

ANACARSI , Filofofo Scita, 
Andò in Atene, dove fi fece difce- 
polo di Solone , e âttefe le confe- 
renze eh' egli ebbe col medefitno i 
fi refe illuftre in quella Città per 
la fua fcienza, perii difprezzocho 
facea delle ricchezze, e: per l' au- 
;lterità della fua vita . Ritornato» 
nella fua p.itria , volle introdurvi 
gli Dei, e le Leggi della Grecia. 
Egli ebbe la forte di alcuni Filo- 
fofi , i quali appunto come Ana- 
carfì vollero elevarfi contro il go- 
verno, e la religione del loropae- 
fe. Fu però fatto uccidere dal Re 
degli Sciti circa 55c. anni avanti 
G.C. Fra molte fentenze comuni, 
che gli fi attribuifcono , ve ne fo- 
no alcune , che meritano di efTere 
riportate . La vijla dell' ttbbrìa' 
thezx.n è la miglior lezione della 
fobrietà . Vedendo che in Atene i 
grandi affari erano decifi dalla mol- 
titudine radunata , e bene fpeffo 
affai male, diceva: Le genti di 
buon fenfo propongono le quejìiq/ìi ^ 
t i paz.zi ie decidono. Dicefi, eh' 
egli paragonava le leggi , che noti 
fono offetvate fé non dal popolo , 
mentre i Grandi le violano o le 
difprezzano, alle tele di ragno, 
«he non prendono fé non le mo- 
^he . Si racconta ancora , che il 
*iiofofo viaggiando fui mare , di- 
»>ndò at piloto di qnal groffezzs 
«rario le tavola componenti il va- 
fcellb, e che quefti avendogli rif- 
Jofto, ài ta^tf pollici i il Filofo- 
fo Scita gU fepUcò: noi non fiamaf 



A *ì ^^t 

dunque lontani dalla morie chi 
tanto. Un Greco avendogli rim- 
proverato eh' egli era Scita : io fo , 
rifpofeegli, che la mia patria noti 
mi fa molto onore ; ma voi fiere il 
difonor dàlia vojlra . Diceva , cher 
la vite produceva tre Corta di frut. 
ti, r ubbriachezza , la voluttà, 
ed il pentimento; e che Quegli che 
è fobno nel fuo parlare , nel ftto 
mangiare , e nei fuoi piaceri , ha, 
il carattere di un uomo perfetta- 
mente dabbene. Quelli che han- 
no attribuito ad Anacarft l' inven- 
2Ìone della ruota de' pentola), non 
fanno che Ornerò^ che era vilTuto 
molto prima di lui 4 parla di que- 
llo ritrovamento. 

ANACE, figliuolo del Cielo • 
della Terra , il fuo nome era ri- 
verito com3 qualche cofa di facro. 
Non davafi quello titolo per ono- 
re, che ai Semidei, ai Re, ed a- 
gli Eroi . Se fi addrizzava loro 
il difcorfo , o fé fi parlava di lo- 
ro in plurale, fi nominavano Ama-» 
CTI, o hyi\c] . 

1. ANACLETO, o CLETO Ci"), 
nativo di Atene , aven-io intefo 
predicare S. Pietro^ fi convertì, e 
feguitò quelt' Apoflolo , che lo or- 
dinò Diacono, e poco dopo anche 
Prete * Succedette nel fommo Pon- 
tificato a S. Lino verfo l'anno 78. 
o 79. di G. C. La Chiefa fu tran- 
quilla in tempo del fuo Pontifica-' 
to , perchè Trajano , fulla lettera 
che Plinio gli fcriffe in favor dei 
Criftiani, fece ce (fa re la perfecu- 
zione. Noti fi fanno però troppo 
bene le circoftanze della vita di 
quello Papa ; fi fa però che fu mar- 
tirizzato r anno 91. 

2. ANACLETO , Antipapa, er* 
figliuolo di Pietro di Leone ( na- 
me che portò egli fteffb ) , f u go- 
vernatore del Caftello Sant' Ange- 
lo , e nipote di un altro Pietro di 
Leone , Ebreo convertito, che fi era 
refo affai confiderabile pel fuo cre- 
dito apprelTo i Papi , e per le fue 
grandi ricchezze. Anacleto era fit- 
to monaco di Cluni, che in quel 
tempfo , dice l'Abate di Choifi ^ er« 
Un titolo di merito . L' ambizio- 
ne gli fece abbandonare il chioflro^ 
divemne Cardinale, e fu fpedito Le- 
gato inf Francia, e in Inghilterra* 
Dopai la morte dì Onorio ti. nel 
JI30. fi fe« «kggpre Pap» folto il 

C X xiO' 



3< AN 

nome di Anacleto II , mentre che 
]a parte più f*na dj' Cardinali da- 
va il Pontificato ad lnnocenz.o li. 
ylnacltto efTendo il p.ìi ricco, fu 
per qualthe tennH) il più forte. Si 
fece padrone del Cnflello Sant'An» 
gelo, e di tutta l'argenteria di S. 
Pittro . Padrone dt Roma fu rico- 
nulciuto da Ruggiero Duca di Sici- 
lia, che fposò fua forclla . Ano* 
Cleto fcomurncato da' ConciJ) di 
Rheims, e di Pila fi foftenne ad 
onta do* folgori di qucftì S'nodi , 
e delle armi delT Im^jerator Lota- 
rio Mot) nel 1138. dopo la fcon- 
fitta di Ruggiero lue cognato , al 
qualeavtfva dato il titolo d; Re di 
Napoli, e di Sicilia, credi Iv- 

N0CEN20 Ìl ") 

ANACREONTE, eccellente Poe- 
ta lirico, nacque a Theos nella Jo- 
nia verfo l'anno 53a. avanti G.C. 
Policrate tiranno dì Saino , lo chia- 
nò alla fua corte, e trovò in lui 
un uomo amabile infiem? ed uti- 
le . Anacreonte ebbe parte ne' fuoi 
piaceri, e nel fuo confìglìo. Ip- 
parco figlio di Pifijìrato lo fece ve- 
nire in Ate e fopra un Vafcollo di 
50. remi che gli aveva inviato . 
/Inacreonte divife il fuo tempo fra 
l'amore ed il vino, e cantò l'un 
e l'altro, pafl^ndo la fua vita in 
una mollezza voluttuofa . Un do- 
no dì quattro talenti fattogli dal- 
lo fteflò Policrate avendolo impe- 
dito di dormire per due notti, ri- 
mandò quello teforo , e fece dire 
•I fuo benefattore , che per quan- 
to confiderabile folte la fomma, il 
Ìbnno valeva afl'ai più . I piaceri 
lo feguitarono fino «11' età di 85. 
anni. Dicefi , che un acino d'uva 
che Hon potè inghiottire gli diede 
la morte foftbcandolo . Noi non 
abbiamo tutte le opere di quell'a- 
mabile Poeta . Ciò che ci rimane 
è flato publicato da Enrico Stifa- 
no , che facendo il primo quefto 
prefente al publico. vi aggiunte 
una f'erjione latina degna dell' ori- 
gioale , ed atficura di aver cavate 
quelle Odi dall' obblio con pericolo 
della fua vita . Non vi è lettera- 
to cht non fappi.^ , che le Potfie di 
ylnacrtoute fomb>ano elTrre ftate 
dettate dagli amuri , e dalle gra- 
cie . L'antichità, e meno i po- 
Aeriori tempi non hanno mai pro- 
dotto uu autore , che «bbia potuti 



A N 
to uguagliare quefto Olle delicato 
e facile, quella mollezza elefante, 
quella negligenza felice , che for- 
mano il fuo carattere . La Francia 
non ha avuto che la Fontaine da 
paragonargli . Il poco , che quefto 
Scrittore ne ha tradotto , compar- 
ve tale al publico, quale 1' avreb- 
be fatto Anacreonte egli ftefTo , fé 
aveffe fcritto in Francefe. Qjiefto 
Poeta greco è ftato tradotto in 
France|> da Madami Dacier in pro- 
fa , da Remigio Bellenu^ Longepiev- 
re , la Foffe , de Gacon , Ronfardo , 
e Puinfinet deSiurg in verfi . Cornc' 
ho di Pjw nell.i edizione , che diede 
nel 1731. in 4. delle opere di Ana- 
creont» ha pretelo , che le Poefie che 
noi abbiamo lotte» il fuo nome, fono 
una raccolta di produzioni di diverfi 
Poeti dcirantichità . Egli ha am- 
maflato molta erudizione per pro- 
vare quefto paradoffo ; ma non oc- 
corre , che una femplice rifleflìone 
full' uniformità dello lille dell'o- 
pere di Anacreonte per diftrugger- 
lo intieramente. Le edizioni di que- 
fto Poeta più ftimate fono quelle di 
Giofuè Barnes a Cambridge, 1705, 
in II. , Londra 1706. in 8. , Utrecht 
1731. in 4. C^'''^' Lovgepierre). 
Sebbene le lue Compofizioni lo di- 
moftrino un uomo voluttuofo , pu» 
re non folo dall' aver egli riman- 
dati a Policrate i cinque talenti , 
che gli avea donati, e dalla ftima, 
che di lui fecero e l' iftefTo Poli- 
crate^ e Ipparco d'Atene, ma mol- 
to più dall' effere onorato da Pta-% 
tone nel Fedro col titolo di Sa, 
piente^ è forza il dire, ch'egli fol- 
le di rare, e lodevoli qualità, e 
che veramente non foffe cosi dedi- 
to al vino, e agli amori, come le 
fue Compofizioni fuonano. Del mo- 
iio della fua morte non s* accorda- 
no troppo gli Autori , che di lui 
hanno fcritto . Valerio M.iJfttno , e 
Plinio convengono nell' accennato 
di fopra , ma Luciano nel Tratta» 
fello di quei , che han lungamente 
vilTuto, parla bene di Sofocle nell* 
età di 95. anni foAòcato da un gra- 
nello d'uva, ma nulla dice elTer 
accaduto di fimile ad Anacreonte » 
che racconta fultanto effor morto 
nelTetà di 85. anni . Non par ds. 
creder* y ripiglia il Sig- Hcgnier 
Des Marais , nella fua Prefa^Jona 
alU Tfêduxjoni Uaiimut di queftoi 
Focaii 



A N 
l*oetâ, cheo r iJiejTo foffh aeciiiîuto 
ûd Anacreonte , o e^li y chs corne 
óreco le cofe d"'' Greci faper do- 
vea , non lo fapeffe , o /' avejfc paf- 
fato /otto ftlenzjo , quando il raC' ^ 
contarlo tornava così in acconcio 
per la fomiglianz.a della morte di 
due così rinoraati Poeti . Nel 1639. 
un giovanetto Scoliafte di li. an- 
ni lo ftampò in Parigi illuftratodi 
Scoli preci , e lo dedicò al Card. 
di Richelieu. Anche il Sig. Egi' 
dio Menagi vi fece delle Annota- 
zioni ^ delle quali il Sig. Régnier 
confeffa efferfi fervilo ti eli a fua Tra- 
duzione Italiana in verfi , che va 
ordinariamente ftampata infieme 
colle Traduzioni in verfo Italiano 
di Banolommeo Corfìni ^ e delle 
due dell'Ab, Antonmaria Salvini y 
r una in verfo rimato, l'altra in 
verfo fciolto. Di tutte quelle Ita- 
liane Poetiche Ve. rfìoni , unitamen- 
te a un' altra di Alejfandro Mar- 
chetti^ da lui dedicata a Ferdinan- 
do Gran Principe di Tofcana , ed 
una d'anonimi illuftri Poeti, a- 
vente in principio il Teflo Greco 
colla Traduzione latina di GioJ'uè 
Barnes, e nel fine alcune Anacreon- 
tiche di Vari , tratte datili argo- 
menti di quefto ftefTo Poeta, fé 
n' è fatta un'edizione in Venezia 
appreffb Francefco Piacentini 17^6. 
in 4. col titolo Anacreonte tradot- 
to in verfi itiliini da Farj coir 
aggiunta del teflo greco , e della 
verftone latina di Giofuè Barnes . 

ANAETI, ANETI, o ANAI- 
TI, nomi fotto i quali Diana era 
adorata dai Lidj , dagli Armeni, e 
dai Perfi . La religione di quefti 
popoli , foprattutto nella contrada 
vicina alla Scizfa , li obbligava a 
niente intraprendere , fé non fotto 
gli aufpicj di queffaDea. Raduna- 
vanH le affemblee importanti nel 
fuo Tempio. Le più belle fialie e- 
Tano confacrate a quefta Divinità , 
ed abbandonavano il loro onore a 
coloro, che venivano ad offerire dei 
facrifizj . Pretendevan effe per que- 
^« proflituzione di divenire piò no- 
bili ■. e più deen-e di efTere marita- 
ta* Di fatti, più che quelle figliuo- 
le ^avean fatto moftra di lubricità , 
P^u erano ricercate dai giovani , 
che volevano maritarfi . 
.ANAPESTO <i Paolo Uteca-), 
df^ed. Paolucoio 5. 



AN 57 

ANAGNÎ CConc. d'^, del \i6o, 
Alejfandro III. vi fcomuntcò l'Im- 
peratore Federico . 

ANAGNI iGio. d'), celebre 
Giureconfulto del fecolo XV. , fu 
così chiamato da Anagni , Città 
nella Campagna di Roma, donde 
traeva l'origine, benché pel lun- 
go foggiorno fatto in Bologna , fi 
annoveri tra gli Scrittori di que- 
fla Città . Fu profeffore in Bolo- 
gna , e nell'anno 141"?. andò Am- 
bafciatore a Martino f^. .^ e ad altri 
Sovrani . Rimafo vedovo , ed ab- 
bracciata la vita ecclefiallica di- 
venne Canonico, e poi Arcidiaco- 
no della Cattedrale di Bologna , e 
Vicario generale del Vefcovo . Mo- 
rì , come fi crede, nel 1457. Sono 
di lui alle (lampe i Commenti fopra 
il P. , e il n. delle Decretali , / 
Configli y e altre opere lesali. 

I. ANANIA, ovvero SIDRAC, 
uno dei tre Giovanetti Ebrei ì che 
furono condannati alle fiamm? per 
non aver voluto adorare la Statua 
di Nabuccodonofor ; ma effi non vi 
perirono. Dio lì tolfc miracolofa- 
mente dall' ardente fornîïce , dove 
erano flati gettati circa l'anno 53S. 
avanti G. C. La Scrittura Santa 
commemora molti altri Anania. 

a. ANANIA , Ebreo de' primi 
convertiti . E(fo ebbe la temerità 
di mentire allo Spirito Santo , e di 
voler ingannare X. Pietro fui prez- 
zo della vendita di un campo. Fit 
però punito di morte con fua mo- 
glie Safiray che aveva avuto parte 
al fuo delitto . 

3. ANANIA , difcepolo degli À- 
poftoli , che abitava in Damafco y 
ebbe ordine da G. C , che gì' st'- 
parve, di andare a trovar S. Paolo 
nuovamente convertito , ciò che e- 
feguì . Non fi fa alcun' altra cir- 
coftanza della fua vita . Fu fotter- 
rato in Damafco in una Chiefa t 
di cui i Tnrchi han fatto una Mr>- 
fchea , né lafciano di confervara 
molto rirpetto pel fuo fepolcro. 

4. ANANIA, figliuolo di Neh- 
deo . fommo Pontefice degli Ebrei,' 
effendo flato accufato di aver vo- 
luto follevare il popolo , fu man4 
dato prigioniero a Roma per giu* 
ftificarfi preflb 1' Imperatore ; e vi 
riufcì , e ritornò aColtr» . Dopo U 
fuo ritorno fece mettere S Pao- 
lo in prigione , e lo fece fchiafì'eg- 

C 3 gia- 



/ 



3f A N 

IjUre, ciò che obbligò P Apofînlo 
« dirgli : Dio vi percuoterà , tau- 
r.rpjr.t imbianchita C A£l- aj. 3. ) . 
<ViK'll' /Inerita fu uccilo in Geru- 
falemme nell« glierra degli Ebrei 
contro i Rom»ni , Hccome l' ave- 
va predetto J*- Paolo- 

ANANO, ovvero ANNA, Spin- 
ino SacerJote degli Ebrei , fuocero 
di Caifaffo ì ebbe cinque figliuoli , 
che poffedcrono dopo di-Jui il pri- 
ni > Saci-rdozio . Dinanzi a quefto 
yfn.ino fu condotto (Testi Crrfto. 
ANAPIA , r'edi ANFINOMO . 
ANASSAGORA, loprannomina- 
to lo Spirito , o la menì€ , ptvchè 
infegnava -.he lo fpirito divino era 
la cagione dell' nniverfo , nacque 
a Clazomene nell'Joaia verfo T 
anno «joo. avanti G. C. Fu uno dei 
più celebri Filofofi delT antichità . 
Artjj/imene fu il fuoMaeflro, il 
qur.ie ne fece viìo de' fuoi miglio- 
tì difccpoli . Viaggiò Anajfaqora 
neir Egitto , e fi applicò un camen- 
te n ftudiare le opere dell'Ente Su- 
premo , fenza imbarazz^rfi delle que- 
ft.otii degli uomini . Non prcfe c- 
gli maggior parte ne' fuoi intereflì 
particolari di quel che faceva nei 
publici. Un giorno, che i fuoi pa- 
renti gli rimproveravano eh' egli 
lafciava andar a male il fun patri- 
monio, rifpofe daFilofofo: ho im- 
pisR-tto a formare il mio fpirito il 
utnpo ebt avrei meffb a coltivar le 
mie terre. Atene {a ilTeatro, do- 
ve fi fece maggior nome. Il famo- 
fo Pericle fu nel numero de' fuoi 
allievi; ed ebbe ricorfo dipoi ai di 
Jui configli negli affari publici t 
più iraporunti . Non fx credeva e- 
glf nato per prender parte a ciò, 
che pafTtva nella fuà Patria o in 
Atene. Rifpofe ad alcuno, che ri- 
cercavalo perchè era venuto al Mon- 
do.' per contemplare il fole , la lu- 
na ^ e le /ielle . Le vifioni nondi- 
meno ch'egli infegnava e fparge- 
va fopra quei globi , non prova- 
no già ch'egli averte tratto un gran 
profitto dalle fue meditaziooi . Di- 
ceva che la Luna era abitata , che 
il Sole era una m^Ra di materia 
infìamniat.'i , un poco piìi grande 
del Peloponnefo ; che i Cieli eraii 
di pietra , ,e che tutto 1' univerfo 
*r a comportò di parti fimili . Cli 
li rimproverò lUn giorno la ntfTu- 
9« cura nW efill pccadf vafi dell* fu* 



-AN 

patria; al contrario , rìfpofe egli 
adittando il Cielo , io ne fo utf 
gran conto. Le fue opinioni fìn- 
golari e ftrane , o piuttofto la fu» 
amicizia con Pericle tiranno d' A- 
tene , gli fecero dei nemici . Fu 
accufato di empietà , quantunque 
aveffe riconofcuito il primo un' in- 
telligenza fuprema, che aveva fvi- 
luppaio il caos; e fu condannato a 
m'erte per contumacia . Anajfago- 
ra fi allontanò da Atene, ed aven- 
do intefo la fua condanna rifpofe 
con tranquillità : è lungo tempo , 
che la natura h^ pronunv^iato con- 
tro di me , e contro i miei giudici 
il medefimo decreto di morte . Si 
ritirò a Lampfaco , dove i fuoi fco- 
lari vennero a trovarlo , e dove 
finì i fuoi giorni . Nella fua vec- 
chiezza rifolvette, per quanto fi 
dice, di lafciarfi mnrir di fame, per- 
chè mancava del neceffario . Peri' 
de fuo alliovo andò a lui per di- 
ftornarlo da quefta funefla rifolu- 
zione. Anajfa^ova avendo motivo 
di lameitarli alquanto della poca 
gratitudine che egli avea dimoiìraio 
pel fuo maeftro in politica e:1 in fi- 
lofofia, gli rifpofe : Qn.indo fi vuole 
confervare la fiamma d'una lucerna , 
fi ha cura di verfarvi delT oglio . l 
fuoi amici gli domandarono neiia 
fua ultima malattia, fé defiderava 
che fi poruffe il fuo cadavere nel 
fuo paefe ; ^ue/io è inutile , rifpofe 
egli, la Jirada che conduce aW in- 
jerno è lunga egualmente da un 
paefe che da un altro. Sì elevaro- 
no fopra la fua tomba due altari, 
uno confacrato al buon fen fo, e l* 
altro alla verità. Ma fé fi fa of- 
fervazione che Anaffagora tenne 
una condotta bizzarra, ed ebbe uno 
fpirito affatto fingolare, non fi fa- 
pra a quali divin-rà qUefli altari 
dovelTero eCfere dedicati . Socrate 
non iflimava molto i libri e le o- 
pinioni di qucflo Filofofo . Mori 
egli verfo l'anno 4x8. avanti G. C. 

I. ANASSANDRIDE , Re di 
Sparta verfo il 540. avanti G. C. , 
fotto^iife i Tegeati» e fu il primo 
de' Lacci — ■■'-'■ h aveffe due mo- 
gli in u . tempo . 

i. AN IDE, Poeta Co- 

mico Roduiiu , viveva al tempo di 
Ftlippo padre di Ateffandro . Sui" 
da dice, che fu egli il primo a4 
introdur fui Teatro gli amori de<« 



A N 
gli uomini * e le aftuzie della ga- 
lanteria . Quefto Poeta volle atiac- ' 
care nelle fue opere il governo di 
Atene, e f 'i condannato a 'mofir 
di fame, degna morte di un ver- 
leggiatore fuirico . 

ANASSANDRO, Re de' Lace- 
demoni , disfece i MefTenj , e gli 
fcacciò dal Peloponnefo, verfo il 
084. avanti G. C Effendo interro- 
gato, perchè i Lacedemoni non a- 
vefTero teforo: per timore , rifpofe, 
che non vengano corrotti que* che 
■ne hanno le chiavi . 

ANASSARCO, Filofofo di Ab- 
dera, fu il favorito di Alejf andrò 
il Grande^ e gii parlò con una li- 
bertà degna della Filofofia di Dio- 
gene . Quel Principe effendofi fe- 
rito , Anajfarco accennò col dito 
il luogo della ferita: ed ecco y dif- 
fe, del /angue umano ^ non già di 
quello che anima gli Dei . Un gior- 
no , che quefto Re gli dimandava 
a. tavola ciò che penfaffe di quel 
convito; ritpofe, che aon vi man- 
cava che una cofa fola , cioè la te- 
fta di un gran Signore, di cui a- 
■vrebbefi dovuto apparecchiar una 
vivanda; e nel medefimo iftante 
gettò gli occhi fop-"» ISiicocreonte 
tiranno di Cipro. Dopo la morte 
di Aiejfandro , quefto Nicocreonte 
volle bene far una vivanda di que- 
fto Filofofo; e però lo fece mette- 
re in un mortajo , e lo fece trita- 
re con un pilone di ferro, come 
fi fa ancora in Turchia verfo un 
qualche reo Mufti. li Filofofo dif- 
ie al Tiranno di peftare quant' fi- 
gli voleffe il Tuo corpo , che fulla 
fua anima niente avrebbe potuto . 
Allora Nicocreonte Io minacciò dì 
fargli tas ar la lingua. Non lo fa- 
rai tu già , difTe Anajjarco , e lui 
fatto fteffo gliela fputò fui volto, 
dopo averfela tagliata coi denti . 
Anajfarco era fcettico , e fembra 
che nel mortajo dovepeftavafi, du- 
bitaffe ancora dei fuoi tormenti . 

ANASSIDAMO, -Re di Sparta 
verfo il Ó84. avanti G. C- eCendo 
interrogato, chi comandafle in If- 
parta , rifpofe, ch'erano le Leggi. 
ANASSIMANDRO, celebre Fi- 
lofofo Greco, nativo di Mileto, e 
difcepolo d' Tiilete , fu il primo, 
al dir ài Plinio^ che inventò la 
Sfera , e che, come riferifc» Stra- 
.inne, diftefe carte geografiche. In- 



A N 39 

ventò pure gli orologj , fecondo are- 
rifce Diogene Laerzjo , e fu il pri- 
mo , che fcoprì l'obliquità dell' e- 
clittica, fecondo P//w;o liba. e. S. 
Prediffe il terremoto cUe defolò la, 
Laconia . Fioriva verfo il 548. a- 
vanti G. C- 

Ï. ANASSIMENE di Mileto, fu 
alla tefta della Icuola di quefta Cit- 
tà dopo la morte di An:]JftmandYo 
fuo amico , e fuo raaeftro . Am- 
metteva l'aria per principio di tut- 
te le cofe . Credeva che l'infinito 
fofTe la Divinità. L'infinito, egli 
diceva , è la fomma degli enti , 
che compongono il mondo. ElS 
fono foftanze inanimate fenza atcu»,| 
na forza da per fé fteffe, ma il mo- ^ 
to , di cui fono effe dotate, dà lo- ' 
ro la vita, ed una virtù qnafi in- 
finita . Ecco quanto fi fa di efat- 
to fopra quefto Filofofo . Plinto 
dice, che inventò il quadrante fo- 
lare , e che gli Spartani , a' quali 
io moftrò, ammirarono quefta ma- 
raviglia . Foriva nel fefto fecolo , 
che precodette la nafcita di G. C 
2. ANASSIMENE d; Lampfa.co,; 
fi diftinfe nell'eloquenza, e nella' 
Storia . Filippo padre di Aleffan- 
dro lo fcelfe per dar lezione di 
Belle Lettere a fuo figlio . Il pre-" 
cettore feguitò il fuo allievo nella, 
guerra contro i Perfiani . Salvò la^ 
fua Patria, che erafi gettata neV 
partito di Dario. Adoprò egli un' 
tratto d' i.ngegno^ per ottener la grk-' 
zia di quefta Città . Aiejfandro ^ 
che fofpettò ciò che volea dirgl^J 
AnaJJìmene , aveva giurato , che non, 
f.^.rebbe niente di ciò che foffe d*:^ 
,lui richiefto . L'oratore lo pregò 
'allora di diftrugger Lampfaco. Di«' 
farmato allora l'eroe da queft'aftu^^ 
zia perdonò alla Città. Anaffimefur 
aveva compofto la vita di Filip-^ 
pò; quella di Alejf andrò ; ed unâ^ 
Stona antica della Grecia in li." 
libri , ma niente più ci refta di tut- 
te querte opere . 

ANASTASIA CJ'O, Dama Ro- 
mana martirizzata fotto Diocleì^ia-, 
no. Quantunque gli atti del fuo. 
martirio riportati A\Metafraflenott 
fiano autentici , la fua memoria Ì^' 
antichiflì-Tìa, e rifpettabiliffima n^Ìr, 
la Chiefa . 11 fuo nome è nel Ca- 
none della MefTa, e fé ne fait' 
Commemorazione nella fecondi 
MelTa del giorno di Natale. 

C 4 1' 



4» A^ N 

1. ANASTASfO I., fucced«tte a 
S"iricio nel fommo Ponti fi etto nel 
39JJ. Illurtrò il fii<^ rcRn.' colis ri- , 
conci:i^ ■ ^ ' ' ■ • '> va- 

le coi.' ' 'li 

Orit;en ■ - Mi- 

ca contro ili loro. A;/:)Ì4m'> di lui 
due lettrre nel e Epiftol£ Rom.tno- 
rum Pontificum di Don Ccu/lanr in 
fol. Roma non meritava di pofT;*- 
dere più « lunRo quello Pontefice 
fecondo V.Girolamo y il quale mo- 
ri nel 401. 

». ANASTASIO II. , eletto Pa- 
pa l 18 Novembre 496. ; fcrifTe 
•11' Impcrator .'fnijìafto a favore 
della Religione Cattolica, ed a 
Clodovco ptff felicitarlo fopra la fu.i 
convcrfione. Mori li \6 Novem- 
bre 498. 

3. ANASTASIO T II.', eletto Papa 
Ufi Qii ■ ' ■ 77/. Governò 
la Ch cr due anni . 

4. A ■ , ' • V. , fu eletto 
Papa li 9. Luglio usj. dopo Eu- 
gtnlo III. , e fi diftinfe colla fua 
carit.i in una gran careftia . Morì 
Ji 4. Décembre ii';4. Sotto il luo 
Pontificato i Criftiani s' impadro- 
nirono d'Afcalona, ed accrebbe i 
Privilegi dell' ordine nafcente di 
J*. Giovanni Hi Gerufalemme . 

5. ANASTASIO, Antipapa, fol- 
levoflì contro Benedetto III. elet- 
to Papa neirsss-, e fu dipoi fcac- 
ciato dai fuoi fautori . C f'<<^' Be- 
WEDFTTO IH. 

6. ANASTASIO Sìnaita , così 
chiamalo perthè era Monaco del 
Monte Sinai , morì alla fine del 
VII. fecolo . Noi abbiamo diverfi 
fcritti di quefto folit^fio; il più 
conofciuio h l» Guida del vero cam- 
mino y metodo di cnniroverfia con- 
tro gli Eretici in Greco, ci in La- 
tino . Contemplutiones in Htxjvtt- 
tongrétc lit.., Londini 16K1 m 4., 
cinque Libri dogmitici di Teoìo- 

fia y ed ê\c\ini Setmnni . Ma non 
cerf.. , the <i " fisno d' 
jìnejijfio il St ' niroOu' 
éin pretende, i i' 1 del ve- 
ro cammino fia di ^hulì jfio Pa- 
triarca di Antiochia nel. ^ XI. feco- 
lo. Le fue opere fnrr .....>•;.-.» 

in Tngolftadt in 4- '«^ 

ta Greififû , p ftamp. 

tliot, 1 Ili, Vi loiiu ll-iti 

noi di Antiochia cui 

nome VA. ^....jiufio . 



A N 

7. ANA<;TASI0, Monaco di Va- 
leftina, dif}'erente dal precedente « 
fu eletto Patriarca d'Antiochia nel 
559. SoRenne fulla Sede Epifcr>pi- 
le la riputazione, che erafi Acqui- 
ttât:» noi chioflro colla fua dottri- 
na , e colle fue virtù. RiHit.'rte 
coraggiofamente .tIT Imperato Hiu- 
fìiniano ^ che voleva far erit^ere in 
à^-2,mt il fuo errore dell' incorrut- 
tibilità del corpo di Gesù Crifto 
avuti la rifiirrc/ione . La fua gran- 
de carità gli fece efaurire il teforo 
della fua Chiefa in favore de' po- 
veri . L' Imperatore Giuftino II. ir- 
ritato contro quefto Prelato gliene 
fece un de itto , e lo fcacciò dal- 
la ftta Sede nel ^69. 

8. ANASTASIO iì Bibliotecario, 
Abate , Bibliotecario della Chiefa 
Romana, ed uno degli urmini pih 
do'ti del fecolo IX., aflifìftte nell* 
869 all' ottavo Concil'o Generale 
di Coftantinopoli , dove fu di gran- 
de ajuio ai Legati del Papa . Tra- 
dufle dal Greco in latino gli Atti, 
ed i C.inoni di quefto Concilio . Al- 
la tefìa della fua verdone v'è la 
Storia Hello S ci f ma di F oc io , e 
la Storia del Concilio medcfimo in 
forma di Prefazione . /Inajìafìo pof- 
fedeva egualmente bene le due lin- 
gue . Ha tradotto ancora Hai Gre- 
co in latino gli /Itti del ni. Con- 
cilioy unt R.7ccolta di diverfi fcrit- 
ti fulla Storia de' Monoteliti , e 
molti altri monumenti della Chie- 
fa Orientale . Ha compofto anco* 
ra le Vite de' Papi da S. Pietro 
fino a Niccolò L publjcate dal Biati' 
chini, 17.8. 4. Voi. in fol. Ç Te/rf. 
CiampinO. La miglior edizione 
è quella del Vaticano in quattro 
Tomi 1718. 1713. 1718. 1735 , ma 
s'avverta , che efTa non è di tut- 
te r opere , ma delle fole vi- 
te ad y!na/lafio attribuite de' Som- 
mi Pontcfiii . Ce n'ha altra Ro- 
mana deli' Ab- rigttoli molto pitt 
uluale in 3. Voi. in 4. nella qua- 
le ha avuto mano il cel. P. Bai- 
dini S-maKo , che ha ancora fat- 
to le j. Tomo dell'altra 
Vati o{. Bianthini . 

" ' IO I. , Imperatore 

, ihiamato il Si' 

'lì- era ir.-tt.-» dal 

- di 

■rO 

Itt- 



A N 

rairo nell'ÎIiria ds una famigli* 
ofcura. Sali fui trono peropea âti 
jirianna vedova dell'ultimo Impe- 
ratore, che tratteneva cou Anafìa- 
fio un fecreto commercio. Tutto 
Coftantinopoli rifuonò dapprinci- 
pio delle lodi, che davanfi all' Im- 
peratrice per aver fatto dare la Co- 
rona »d un Principe , la di cui dol- 
cezza, e la di cui giuflizia pro- 
mettevano ?.l popolo la felicità e 
la tranquillità . Abolì tutti i ver- 
gognofi editti de' fuoi predeceffori . 
L'Efarca Longino effendofi ribellato 
contro di lui fu fconfitto dall'arma- 
ta imperiale, e condotto a Coftan- 
tinopoli gli fu tagliata la tefta. Ma 
non tardò Anaftafìo a cangiar con- 
dotta . Si dichiarò contro-» i Cat- 
tolici, ed efiliò il Patriarca Eu^e- 
mio. Non fapendo a qual reiigin- 
re appi<;liarfi , viffe da » Principe 
che non ne aveva alcuna . Infultò i 
Deputati del Papa Simmaco , che 
lo fiomunicò qualche tempo do^n). 
Qiieft' Imperatore fiero coi Preti , 
fu dell'ultima bafTezza coi nemici 
dell'impero. Comperò la pace dai 
Bulgari e dai Perfìani . V'ebbero 
molte fcdizioni fotto il fuo regno ; 
ma feppe Anajìafìo calmarle colla 
foa ipocrifìa , e coi fuoi afluti ma- 
neggi. Nell'ultima comparve nel 
Circo in abito di fupplichevole , 
fpogliato di tutti gli ornamenti im- 
jìeriali , e protetto ch'era pronto a 
lacrificare tutti i fuoi intereflì par- 
ticolari all'interelTe publico. Que- 
fla Commedia commoffe il popolo, 
che Io pregò di ripigliare il gover- 
no . Morì improvvifamente 1' an- 
no SJy- in efà di 88. anni, riguar- 
dato come un Principe , che mal- 
grado i fuoi difetti aveva faputo 
fare molti utili regolamenti . Die- 
de gratuitamente le cariche alle 
perfone le più capaci di riempirle . 
Abolì egli que' fpettacoli , nei qua- 
li le beltie feroci fi pafcevano del 
fangue umano. Ricompensò le per- 
fone di merito i ma nondimeno tra- 
fcurò le Scienze. {^Fedi r. hRik^^- 

IO. ANASTASIO II., Impera- 
tore d' Oriente , la di cui origine 
è ignorata, e il di cui nome era 
Artemio^ era fiato fecretario dell' 
Imperador Filippic» Bardane. Do- 
po la depofizione di quello Princi- 
pe , la fua pietà, le lue cognizio- 



A N 4fa 

«1 , le fue qualità civili e miliM-i^ 
ri lo fecero collocar fui trono dai 
popolo nel 713. Riftabilì la mili- 
zia, e feppe contenere i Mufulma- 
ni . E'Tendofi follevate le truppe, 
perchè erafi pofto alla lor tefta un 
Diacono nominato Giovanni , mi- 
lero in pezzi il loro Generale Ec- 
clefiaftico , ed elefTero un nuovo 
Imperatore . Annjlafio fu ccflretto 
a lafciar la porpora, e veftir l'a- 
bito rcligiofo , e fu rinchiufo in 
un Monaltero nel 7^6.-, e qualche 
tempo dopo avendo voluto ripren- 
derlo ottenne un foccorfo da' Bul- 
gari , col quale fi portò ad inve- 
ffire Coftantinopoli . Ma Leone /* 
Jf/iurico y che regnava allora, aven- 
do guadagnato ì capi dell' armata 
Bulgara gli diedero nelle mani A' 
najìafioy al quale fece tagliar la te- 
fla. nel 719- 

I. ANATOLIO CS. ), d' Alef- 
fandria , Velcovo di Laodicea nel 
269., e uno degli uomini più dot- 
ti del III. Secolo, èva eccellente 
fecondo S. Girolamo ^ nell'Aritme- 
tici , nella Geometria , iitlla Fifica,. 
nell'Aflronomia, nel^a G'firnmat'i- 
ca, e nella Retrorica . Evfébio é\- 
ce , ch'egli ave?, fatti pochi Libri , 
ma che quelli erano eccellenti : ce 
ne rimangono alcuni , e fra gli altri, 
un Tr.ìttato della Pafqua , Ram- 
pato nella DoBrina temporum dei 
Bucherio, Anverfa lóM* '" f'I* 

1. ANATOLIO, P<».triarca di 
Coflantinopoli , fucceffe a Flavia-' 
no nel 449. , ed affìftette al Conci- 
lio Calcedonefe , ove fece inferire 
3. Canoni fopra la preminenza del- 
la fua Sede ; ma i Ltgatì di S, 
Leone vi fi oppofero . Morì nel 
458- 

I. ANCA R A NO ( P/Wro d'), 
nacque iç Bologna verlo il 1330. 
Baldo fu il fuo Macftro nel Dirit- 
to Civile e Canonico, e il fuo di- 
fcepolo fi refe degno di lui . Nel 
3384. leggeva in Bologna il Seflo 
delle Clementine , e poi fu chia- 
mato dalla Republica di Venezia in 
qualità di fuo Coniultore , nella 
qual carica lo troviamo nel 1387. 
1390, e 1392. Dall'impiego di Con- 
iultore pafsò a leggere a Si'Jns, in- 
di di nuovo nell'Univerfità di Bo- 
logna il Gius Canonico, e il Seflo 
delle Clementine. Nel 1402. fu 
chiamato dal M«rchefe Niccolò à* 
EJÌ, 



A% AN 

B/ie « letîgerc in F«rri»ii , « n^t 

J409. f ' ' ■ ■ ' ■ " - 
f * , P 

ro che . 1- 

blea . : Am >«l«.ta- 

dori «i. 1 t ch-? que- 

lt> <' tmcDte 

t •'> di 

1 ' ir- > e 

JU (. , .Jie le fue 

i;: . '^ f'cili > f« ne 

r - -I I4I4> àxl 

F fj deftin- 

t. Ml' Cor - 



bllCâto a eu ; t 

dal Mjfit*if' 

« dal Sig. f ,'j.' .?, 

Si intitola nri ('•' 

t .}-. in:. ■ r-'i-.- r . r •-; . . . 

" quc<t' A'.l- 
;/ Ancarano 
pjr \.iiijrcccMiiiii;u , t- inoltre Poe- 
ta volgare di Reggio , il quale fio- 
x\ intorno alla metà del fecole 
XVI. 

u ANCARANO iGafparo')^ 
racqur in BafTano poco nrim.i r^ ■"-' 
tqeù drl ftcoloXVI. Vedi f 
di S. Pittra , inOgnò por 1 
#nni I "iene in Ticvi- 

pi , d Prepofito di S. 

r?"--' di S. PttJgio . 

g^: Alino di fuamor- 

V "> the nel 1614., 

i' 'filati^ era 

? crivrvaan- 

( tà di fpiri- 

1. a latina che volgare, 

e» *ii e noraii . Abb a- 

ai HM I. Capitoti % e Canroni 
a fopTM il Plier no/ìtr , 
Maria , CrtJo , J */w /?#/;«- 
iM« ' Magnificat, ed altrt rima 
ém latta dit Si/fnore , e della Bea- 
te l^ergiat ^ Veneaia 1587. in 4. 
1. Nuovo Rofario dilla B. l^. con 
KV. Somatti , <f 1 <c. ottava Rim« « 
« divote mr ; '-tr tutti i 

giorni delh > , Veneait 

ir"-' • la al Pon- 

t' S'alati pe- 

»• ■:Jri in ot- 

I-' Vcacaia 1388. in 8. 

4 y ton una Can%ona « 

a ■-■■ '-'^ra il fama del 

fiantin i6ot. in 4. 5. 

lUmé, ... v ..uno fra it Ainf 



A !sr 

fatti di alcuni Poeti RffTamfi rac- 
colte d ■ ^ '^ • ; rVrc» ^ 
Veilrti r? ?c. 

autore di due iibrt iut^ìiàfiiViml , 
e rariffimi . Unr» è inritolato : Pfo- 

c:" - ' -- '^ ■' r . ; ; -'tt'nc- 

f : l ir- 

;»; ' \ .Mt> . 

L'altr.» ha p«r iìt>>io : Li'ar de 
proeeCfu Satans cantra Cbrifl'im , 
, .-. :.- *-.- I- r. ,., (j .a„ ^j 

. ) ; 

, i.X ile. ; • '- 

. Uno é< u 1 

, — ..• un giorno, v. -►-♦ 

robbc più vino della tua vi:;na . 
Ancey fi ffce bcff* di queft* p Jj- 
. e fi ft'Le portare nel pianto 
una coppa piena di vino * 
la che ne beveH> , difTegli lo 
i(.bi4vo , che ii liquore aveva an- 
cora da f^re in<^lta Itrada dalla cop- 
pa alla Tua bocca . In quel mo- 
mento fi venne ad avvertirlo, che 
il Cinghiale Calidonio era nella 
fua vigna . Gettò egli altura la 
coppa per correr dietro all'anima- 
'e , che gli venne incontro , e lo 
^cife. 

ANCHIARA CP'*»ro), nacque 
in Lombardia preiTo il lago mag- 
fiiore , e vnle nella Corte di F<f- 
dinaado il Cattolico . ScrifTe alcu- 
ne opere intomo alle cofe dell'In* 
die. 
ANCHISE, figlio di Capi y e 

Kdredi Enta^ ebbe quefto figliuo- 
dal Tuo commercio con rtnen. 
1 MitologiAi d:cono, che fu coU 
pilo leggermente da un fulmine , 
perchè noB aveva olfervato fedel- 
mente i! lecreto alla Dea . Anchi' 
fi era un Principe Trojano , che 
evitò il facco di Troja per la pie- 
tà di foo figliuolo , che lo portò 
fullr fue fpalle, e : ' "*. Ore- 
pino , ncRi Trapi: .\ . 

1. ANCIM.ON(,/ , , nato 

a Meta nel 1^17. , iludiù a buono- 
ra âpprtfTo i Gefuiti in queda Cit- 
tà , • panò di- - r evra , do- 
ve fi applicò ■ "u , ed al- 
la Ttoinpa .0:1 Rifor- 
mata. Dopo il Ui>ntoi< 
veduto del Mi.iiftero d^ 

Pfftt.i)...'^ A, Af ..,.T 

fi 

OVt ...: 

4cU' 



A N 
cleir editto di Nantes nel 1685. 
Quindi pafsò a f.irdimorn a Franc- 
fort e finalmente a Beri'no, dove 
mori li 5. Scttemb-c ìógi. , godea- 
' do della ftims de'Lf^tterati, e del- 
le genti onefte . Ht comporto al- 
cune piccole opere poco conofciu- 
re al dì d' o^qi . 

2. ANCILLON C Carlo:) ^ figlio 
del precedente, nacque a Metz nel 
1659. Egli fi fece ricevere avvoca- 
to a Paiigi, e andò ad efercitare 
quefta prof.flìone nella fua Patria . 
Dopo la rivocazione dell'editto di 
Nantes i Riformati di Metz lo de- 
putarono alia Corte per dimandar 
di non effere comprefi nella rivo- 
cazione. Tutto ciò che potè otte- 
nere, fu un trattamento pili dol- 
ce pe' fuoi fratelli perfeguitati . 
Seguì fuo padre a Berlino, e di- 
venne infpettore de' tribunali di 
giuftizia , che i Francefi avevano 
in Pruflìa , iftoriografo del Re, e 
fopraintendente della fcuoln Fran- 
cefe . Morì in quefìa Città nel 1715. 
di 56. anni . I fuoi impieghi non 
lo impedirono di occuparfi molto 
nella letteratura, e nella biblior 
grafia. Abbiamo di lui i. una Sto- 
rta dello ftabilirnento dei Francefi 
rifugiati negli Stati di Brande- 
hurgo^ 1690. in 8. a. Mijcel lance 
critiche di Letteratura , raccolte 
dalle conver fazioni di fuo padre , 
3698. ?. Voi. in S. In elTe fi tro- 
vano molte ofTervaziarvi utili ed 
erudite, ed alcuni errori . Furo- 
no contraffatte in Amfterdam in li. , 
e vi fi fecpro entrare molte cofe , 
che facevano torto alla memoria 
del figlio e del padre: lo ftcffo jln- 
eillon difapprovò quefta edizione 
frodolente. 3. La ^/M di Solima- 
no II. , 1706. in 4. opera poco e- 
fatta. 4. DiJfertaz.tone fopra l'ufo 
di mettere la prima pietra folen- 
nemente nella fondazione degli E- 
difizj publici . 5. Trattato degli 
Eunuchi ^ 1707. in ii. Quell'ope- 
ra è rotto il nome di C.Ollincan^ 
«e è r Anagramma di C. Ancil- 
y»»ì e fu fatta ail' occafione di un 
^unuco Italiano , che voleva ma- 
ri tarfi . Inqueft'opera egli ha f par- 
lo molta letteratura , e molte of- 

•^^*'*^"' curiofe ed aggradevoli . 
S. Mcmorit fopra la vita e le ope- 
re dt moltt moderni celebri nella 
Kepubhcé Letteraria^ 1709. in la, 



AN 4j'„ 

le quali fono troppo diffufe, ç po«, 
co efa tte . 

ANCIRA C Concilio d'), nel 
313. fu tenuto quelli Concilio Gè-, 
nerale di tutto W Oriente, e vi fi 
fecero diverfi Canoni , i più de' qua^ 
li riguardano i caduti nel tempo 
della perfecurione, e fecondo la di- 
verfità de' delitti vengono impofte- 
loro penitenze diverfe . 

ANÇO-MARZIO, quarto Re di 
Roma, fai i fui trono dopo Tulio 
OJìilio l'anno 639. avanti G, C. 
Dichiarò la guerra ai Latini , e 
trionfò di loro. Vinfe dipoi i Ve- 
jenri , i Fidenati , i Voifci , ed i. 
Sabini. Ritornato dalle fue con- 
quide, fi applicò ad abbellire Ro- 
ma, e fabbricò il Tempio di Gio- . 
ve Feretrio , aggiunfe il Monte 
Giauicoio alla Citta , accrefcendo- 
la così di molto, e fondò il Porto 
d'Odia, ftabilendovi una Coloni* 
Romana. Morì 615. anni avanti 
G. C. , dopo averne regnato 24. 
Amò la pace, e le Arti che fono 
frutti della pace, e refe i fuoifud-. 
diti felici , 

ANCOURT C Fiorenzo Carton y 
Signore d' ) , nacque a Fontaine*, 
bleau li 1. Novembre 1661. , lo . 
flelTo giorno in cui nacque il Gran- 
Delfino . Il Padre de la Rue Ge- 
fuita , fotto il quale fece i fuoi ftu- 
dj, volle procurare alla fua compa- 
gnia un giovanetto, la di cui vi- 
vacità e penetrazione prometteva- 
no molto i ma l'abborrimento del 
difcepolo per il chioftro , e la vi- 
ta religiofa , refe inutili tutte le 
cure del Msedro . D' Ancourt amò 
meglio dedicarfi al Foro, che ab- 
bandonò ben torto per il Teatro . 
Riufcì non folo un grande Attore , 
fpecial mente rapprefentando^ i per- 
fonaggi di Gelolo , di Finanziere, 
<i' Ippocrita , di Mifantropo ; ma 
ancora Autore didimo. Ciò che 
Regnar d en riufcito riguardo a Mû' 
ìiere nella Gran-Commedia , dice 
un uomo di fpirito , il Comme- 
diante 0"* Ancourt lo divenne nella 
Farfa . Molte delle fue Opere at- 
tirano ancora al dì d' oggi un gran . 
concorro . II Dialogo non folo è . 
naturale, come dice il Sig. di ^ol' , 
w/re , ma piacevole , vivo, rapì»- 
do , pieno di amenità , e di argu- 
zie. Il talento firigolare di far par- 
lare l contadini, gUel fece fpeffa 
met-» 



44 * AN 

mettere falla fcena ; e però fa «nche 
detto , che tra più fpeffo alla vil- 
la , che alla Città , e più fpeffo al 
f/tolino , che alla villa . Le fue 
Commedie formano delle pitture 
campeftri , che piscciono a quelli , 
che pofTono foftrire unt compofi- 
zione quafi tutti fcr=tta nel gergo 
de' villani . Limitato alle piccole 
pitture dipinfe rare volte i carat- 
teri grandi , e qusndo volle met- 
terfi alla prova , fcelfe male i funi 
foggctti . Bïfoqna però eccettuarne 
il Cavalier alla moda , compofi- 
zione d'intrigo, dove ha reputo 
far entrare de' caiatteri piacevoli 
e ben foftenuti . Uno de* fuoi ta- 
lenti, o piuttofto uno de' fuoi ar- 
tifizi » era di mettere fui teatro I9 
cofe ridicole del giorno , e vi riu- 
fcì ordinari.m^nte affai bene . La 
fua profa è di molto fuperiore a' 
fuoi verfi , rimati ordinariamente 
con ftento, e a' quali querta vio- 
lenza fa perdere le grazie della vi- 
vacità . La facilità ch'egli aveva 
nelle fue opere , la portava ancora 
nella focituà , e però era ricercato 
da tutte le compagnie pih diflinte 
e più amabili della Corte di Pari- 
gi. Ltt/>f X7^. Io amava. Allor- 
ché queflo Principe voleva aflìftere 
«Ila Commedia , d' Ancottrt andava 
« leggergliela prima nel fuo gabi- 
netto, dove n uno poteva allora 
rffere ammeffb, fuorché la fola Ma- 
elama di Montefpan . Un giorno 
cffendofì fentito male quefto Poe- 
ta a motivo del gran fuoco che vi 
fi faceva, il Re aprì egli Heffo una 
fìneftra per fargli prender aria. Gli 
«Itimi anni li' Ancourt furono pù 
faggi, e più ritirati di quelli della 
fba gioventìi . Abbandonò il Teatro 
nel 1718. p«r pxffare il reflo della fu* 
vita netta fua Terra di Courcelle-le- 
Roi n»l Berry , dove attefe unica- 
mente alla uieth e alla fua falute. 
Morì nel 171^. in etì di 65. anni . 
li fue opere fono fiate raccolte nel 
1719 in 8. Voi. in la. Quelle fra le 
fue Commedie, che fono fiate con- 
fervatc fino al dì d'oggi al Teatro , 
fono . 1.1 Cittadini alla moda . 
1. he tre Cugine . ^. il Cavaliere 
alla moda . 4 Le Civette , offian 
it Donne galanti . 5. Il Molino di 
Javelle. 6. la Parigina. 7. la Fie- 
ra di Bezpns . 8. // marito ritro- 
vato» p. U Gatta çitçtt giuoco 



A N 
così detto . To. Il Gi'ìvdinìere ga- 
lante li. il Tutore. Il Sig. Ti- 
ton du Tillet j dice, che credevafi 
comunemente , che d' /tncourt af- 
fai dilfipato nel mondo , ed amico 
dei piaceri, fi faceife aiutar da aU 
cun altro nelle migliori fue Ope- 
re . Queflo può effere ; ma non è 
perciò men vero , che il fuo fpirì- 
to veramente comico , ed il talen- 
to di faper cogliere le Storielle del 
giorno, e di acc imodarle al Tea- 
tro, gli fomminiftravano una fe- 
conditik fenza pari . 

ANCKE CU Mare/dallo d' ) , 
red. r<ìNriNI. 

ANCURO, figlio di Mida . Una 
voragine erafi ap'rta a Celene, Cit- 
tà de'Ia Fri|*ia . Ancuro facrifican- 
dofi per il ben publico , vi fi pre- 
cipito a cavallo . Quarta voragi- 
ne fi chiufe fui fatto . Mida fe- 
ce innalzare nel fuogo un altare a 
Giove . 

ANHEL, r^tfrf/ HANDEL. 

ANDELOT, Cd';), ^edi 4- CO- 
LIGNI . 

1. ANDERSON Ctarzl» pri- 
mo Miniftro di Gujiavo Wafa Re 
di Svezia, nacque da poveri Geni- 
tori, e fi tolfe dalla fua ofcurità 
co' fuoi talenti . Ottenne l' Arci- 
diaconato diStregnes; e non aven- 
do potuto arrivare al Vefcovado , 
fi attaccò alla Corte. Guflavo che 
conobbe il fuo merito lo fece fuo 
Cancelliere. Penfava egli allora d* 
introdurre un Luteranifmo in Ifve- 
lia . ed cfeguì quefto progetto . 
Anderfon appoggiò così efficacemen- 
te le pronofrzioni di Guflavo agli 
Stati di Vefteras , eh» ne ottenne 
tutto ciò che volle. Quefto Mini- 
liro aveva il vero genio di trattar 
gli affari , ed una politica illumi- 
nata, ed anche ferma e fpedita quan- 
do occorreva tale . 

» ANDERSON C Edmondo )♦ 
dotto Giureconfulto Inglefe fotio 
la Regina Elifabetta y che lo fece 
capo di Giunizia dell» liti comu- 
ni nel m8x Morì li 5. Settembre 
l6o<J. Vi fono di lui molte opere 
di Giuri fpruden^a (limate dagl' In- 
gtefi . 

ANDIER DES ROCHERS (C/V 
vattni") , iniigliatore del Re, nà- 
to a Lyon, erafi ^abilito a Pari- 
gi, dove mori nel 1741. in un'eti 
%S%\ •vâozau. Egli ha intagliato 
al- 



A N 
alcuni foggctti drflti» Mitologia , 
fpecialmente fugli originali q?1 Cof~ 
^veggio. Ma ia fua piii grand' ope- 
ra è una lungi lerie di Ritratti 
in bullo delle porfone diftinte o 
per Ja loro nafcita, o nella guer- 
ra , o nel minifìero , o nella Ma- 
girtratiira, o finalmente nelle fcien- 
ze, e nelle arti. Quefla ferie giun- 
ge al numero di oltre fettecento 
ritratti, rinchiufi ciafcuno in un 
ovale di circa fci pollici di altez- 
za , con d'Ji verfi folto •, che d imo- 
Urano il carattere , e fanno l'elo- 
gio del perfonaggio fstti per la mag- 
gior parte da Gacon . L' Imperato- 
re Carlo f^L mandò in dono a des 
Rochers una bella medaglia d'oro 
per alcune ftampe del Ritratto di 
S. M. Imperiale , che quefto inta- 
gliatore gli aveva mandate. 

ANDILLY QArnnldo d'), l^^di 
ARNALDO ROBERTO. 

ANDINI . C l^eHi DANDINI D . 

ANDOCIDE, Oratore Ateniefe, 
nacc^ue verfo l'anno 468. avnnti T 
era criftiana , e fi diftinfe colla fua 
eloquenza . Fu più volte efiiiato 
dalla fua patria , e fempre richia- 
mato . Il fuo ftile era femplice, e 
quafi intieramente nudo di figure, 
e di ornamenti • Ci reflano di lui 
quattro Difcorfi , che furono pu- 
blicati da Guglielmo Cantero^ Ba- 
fì'.ea j$66. >n fol. S' trovano an^ 
che negli Oraiores Gneci di Stefa- 
no , 1575. in f<)l. 

1. ANDRADA (,Diego^ de Pai- 
va à*") ì di una delie più illuftri 
Famiglie del Portogallo, fi diftin- 
fe fra i Teologi dell' Univerfità di 
Coimbra. Sebajìiano Re di Porto- 
gallo lo mandò al Concilio di Tren- 
to , dove quefto Dottore Conim- 
bricenfe comparì con molta fama . 
Morì nel 1378. Noi abbiamo di 
lui La difefa del Concilio di Tren- 
to contro Chemnizio . Defenfio 
Tridentirae fidei &c. Lisbona 1578. 
in 4. che è rara . L' edizione d' 
Ingolftadt 1580. in 8 lo è affai me- 
no. Queft' opera è fcritta bene, e 
il fello libro, che tratta della con- 
cupifcenza , e della Concezione im- 
macolata della B. Vergine, è la 
più cutiofa , e la più intereflante 
per la diverfità de' numerofi fenti- 
menti , che vi fono rapporrati . 
Egli e autore dì un altro buon 
Trattato contro lo ftelfo Chemnì- 



. > . A N ^5 

iit'o^ la di cui edizione di Vir.czia, 
15^4. in 4. è poco comune. Eflb 
ha per titolo; Orthodoxe Qus/lio^ 
lies adverfus hercticos . Abbiamo 
ancora di lui fette Volum' di Ser- 
moni Portoghefi, che non fono buo- 
ni , fuorché per il fuo paefe . Pre- 
tendeva , che gli antichi Filofoft 
aveffero potuto falvarfi per una co- 
gnizion vaga e lontana del Re- 
dentore: opinione àxZuinglio t di 
Erafmo ^ di Col Ho ec. 

2. ANDRADA C Francefco d' ) , 
fratello del pr^^cedente , fu Storio- 
grafo di Filippo ìli. Re di Spagna, 
e fcrilTe la Storia di Giovanni 111. 
Redi Portogallo. Queft' opera fcrit- 
ta in lingua Portoghefe fu publi- 
cata in Lisbona nel 1533. in 4. 

3. ANDRADA QTommafo d' ) , 
chiamato nel fuo ordne, Tomma- 
fo ài Gesù ^ cominciò la riforma 
degli Agoftiniani fcalzi . Frat-' To>»- 
mafo feguitò il Re Don Stb.Tftiano 
nella fua infelice fpedizione d'A- 
frica. Li Mori lo riuchiufero in 
una caverna , dove compofe in Por- 
toghefw> le Pene di Gesù ^ opera pie- 
na di unzione, tradotta in France- 
fe in 1. Voi. in n. Sua forella 
Giolanda d" Andrada Contefla di 
Lignerez, gli mandò del denaro per 
il fuo rifcatto; m^ egli amò me- 
glio di occuparfi nella fchiavitù a 
confolare i Criftiani , che pativano 
feco lui . Morì nel 1582. in odore 
di fantità. 

4. ANDRADA C Antonio'), Ge- 
fuita Portoghefe, e zelante M ffio- 
nario , fcoprì nel 1524. il paefe di 
Cathay , poi quello di Thibet , di 
cui ha data una relazione . Mòri 
in concetto ii fantità nel 1634. 

5. ANDRADA (^Giacinto d'), 
vedi Freire de Andrada (^Gincinto'). 

I. ANDREA C-J^O. Apoftolo, e 
fratello é\S, Pietro, nacque a Bet- 
faida . Fu dapprincipio difcepolo di 
S. Gio. Battifta , che gli fece co- 
nofcere G- C. , dice!idogli : F.CC9 
V Agnello di Dio, -tire toglie i pec- 
cati del Mondo. Andrea andò a di- 
re a Simone , o Pietro fuo fratel- 
lo, ch'egli avea veduto il Melfia, 
e Io conduTe a Gesù . Erano am- 
bedue pefcatrri , e furono i primi 
che N. S. elelfe per fuoi Apoftoli , 
poiché qualche tempo dopo aven^ 
doli il Salvatore incontrati, mentre 
pefcavano, prómife loro di farli 



4é AN, 

pefcatori d'uomini. Si trovarono 
alle nozze di Cana, e furono te(H- 
monj del primo Miracolo di G.C. 
Allorché G- C. ifamò miracolofa- 
rtiente cinque- mille pcrfone » An- 
drea lo avverta che non ertnvi che 
cinque pani d'orzo , e due pefti . 
Dopo la morte del fuoMacMro n^^n 
fi fa più niente di ceno di quefto 
difcep<ìlo. Credcfi, che predicale il 
Vangelo a Patrafro in Aca'ja, ed altri 
vogiiojio nella Scizia > e che f.Te 
martirizzato « Si ifinora qual fofH» 
il fuo (upplizio. Per lo più vien 
•gli rapprefentato attaccato a due 
przzi di le^ïno incrocicchiati > che 
chiamano la croce dì S. Andrea ; 
ma quell'opinione non ha alcun 
fondamento noU' antichità . 

a. ANDREA, pretefo Mcffìa , 
che osò p.iiTare per liberatore dei;li 
Ebrei al tempo di Trajano . Ria- 
nimò il loro entufi,'.fmo , che pa- 
reva fopito, e perfuafe foro, che 
fi renderebbero grati al Signore, e 
che rientrerebbero in fine vittoriofi 
in Gerufalemme , fé efterminaffero 
tutti gì' Infedeli nei luoghi , nei 
quali avovan elfi delle Sinagoghe. 
Gli Ebrei (edotti dalle proniefTe di 
qaell' uomo mafTacrarono , dicefi , 
più di duecento veiilimillc perfo- 
ne nella Cirenaica , e nell' Ìfola di 
Cipro. Dione cà £w/ci"o dicono , 
che non contenti di ucciderli , man- 
giavano le loro (arni, fi facevano 
una cintura dei loro interini .« e fi 
bagnavano nel loro fangue . Se ciò 
è cosi, quetta fu di tutte le cofpi- 
xazioni contro il genere umano nel 
noflro Continente la più crudele, 
e la pi'^ fpaventcvoìe ; e ben do- 
veva elierlo , poiché la fuperitizio- 
ne n' era il principio . 

3. ANDREA, detto di Creta, 
perchè era Arcivefcovo di queft' f- 
fola , o il Gerofolimitano , perchè 
fi era ritirato in un Monaftero di 
Geriifalcmme , era di Damafco, e 
morì nel 710. , o fecondo altri nel 
713. H* lafciato dei Commentarj 
fopra alcuni Libri della Scrittura, 
» dei Sermoni . II Padre Combefis 
ne ha dato un' edizione ornata da 
una TraHucione latina , e da alcune 
note , ed accompagnata dalle ope- 
" r. Amfiloco ^ e di Melodia , 
flampato a Parigi 1^44. in 



4* ANDREA li., Rtd'Uofbe. 



A N 

ria neliîoî- foprannominato Wó^-f 
rofolimitjrjOt fi arrolò nella Cro- 
ciata per la Terra Santa nel 1117.» 
ove diede contraflVgni di una gratt 
bravura . Ebbe a foflenere diverfe 
guerre, e ne riufcì felicemente, 
morì nel 1235. Dicefi , eh' egli fi» 
quegli, che nella carta de' Privi- 
legi dati ai Gentiluomini d'Un- 
gheria, abbia racffa quefta claufula 
fingolare, che fé egli ^ li fuoi 
fucce/Tori venijjero ad opprimere i 
Juoi juiditi , ed a togliere ad ejft 
i loro diritti , farebbe permejfo a- 
gli ftejji di prender le armi per ri- 
cuperarli ^ j^enza (he aveffero ad ef- 
fer accufatt di ribellione ; ma que- 
lla pretefa claufula nOn può mai 
autorizzare i fadditi a pigliar le 
armi contro il loro Sovrano. Inu- 
tile quefta claufola fotto un gran 
Re, può eff.Te perlcolofa fotto un 
Principe debole . Andrea fu felice 
in tutte le guerre, che foflenne , 

che intra prefe . 

5. ANDREA DI UNGHERIA, 
figlio fecondogenito di Cara^erto 
Re d'Ungheria, che era figlio di 
Carlo Martello^ fratello di koberta 
Re di Napoli , fu da quefto eletta 
per marito di Giovanna 1. fua fi- 
gliuola, e fuo fuccertbre nel regno 
per 1.1 morte di Carlo Duca di Ca- 
labria . Ma per la diligenza che usò 
lo Zio in farlo ben educare , non 
effendo egli che nell'età di 7. an- 
ni , allorché venne a Napoli , non 
Jafciò giammai i coflumi groflbla- 
nì dell'Ungheria, né mai potè 
giungere a capo di farfi amare da 
fua moglie , che era altresì fua Cu- 
gina . Qjjefio Principe voleva ef- 
ferc il padrone, e Giovanna pre- 
tendeva, che forte folamente il ma- 
rito della Regina, fenza prendere 
la qualità di Re. Un Frate Rober- 
to Francefcano, che voleva far ca- 
dere tutte le dignità dello Stato 
fugli Ungherefi, che Andrea aveva 
feco condotti , contribuì molto a 
mantener la difcordia . Quello Fra- 
le governava Andrea ; Giovanna 
dal fuo canto era governata dalla 
f^n^r.r. ,ì- r^i'^r' -^-rta la Cata- 
ri- .di lavan- 
ti -tri ce dell* 

1 gelofa 
ci , e co- 
no «.. . -... V V.. ^.jvannM 

Ì>el tuo ipoio» prele la riloluxionv 



■A f^ 
éì farlo ftrangolare , il che fu eHe- 
guiro l'anno 1345. il di ig. Set- 
tembre nel fortir che fece dall' ap- 
partamento della Regina fulia fe- 
ra . Il fuo corpo reftò per due gior- 
ni appefo alla ferrata di una fine- 
ftra del Cartello di Averfa, dove il 
delitto era flato cotnmeifo . Ç P^edi 
5. Giovanna). Lm/^'/ Principe di 
Taranto, altri Principi del fanguc, 
alcuni partigiani di Giovanna^ e 
fecondo alcuni la Regina efla ms- 
defima , ebbero parte a quefto af- 
faffinio. Andrea non. aveva che die- 
cinov' anni . 

6. ANDREA da Pifa, fcultore ec! 
architetto, nato in Pifa, come il 
fuo foprannome lofìgnifica, nel 
l^ao. j fu impiegato alla coftruzio- 
ne di vari edifizj dei Firentini , da' 
quali fi fece tanto amare coi funi 
taletìtì , che gli accordarono il di- 
ritto di cittadinanza , e lo ammi- 
fero alle cariche della Republica . 
Si pretende , che TArfensle di Ve- 
rezia fia lìaco fabbricato fui fuo di- 
fegno . Maneggiava ancora il pen- 
nello, era buon Poeta, e s'inten- 
deva di Mufica . Morì in Firenze 
ÌJX età di 60. anni . 

7. ANDREA CGiovrinn:")^ nac- 
que a Mugello vicino a Firenze , 
fu profelfore di Legge a Bologna , 
e morì di pefte in quefìa Città nel 
3348. Abbiamo di lui àe'' Commen- 
tarj fopra Is Clementine ^ 1471. in 
fol., Magonza e Lione 1575. , fo- 
pra i fei libri delle Decretali ^ M^ 
gonza 1455. in fol. , e Venezia 1581. 
infoi. Profefsò per4'ì. anni il gius 
canonico a Pifa, a Padova, e fo- 
prattutto a Bologna . Ebbe dal fuo 
matrimonio due femmine . La mag- 
giore chiamata Novella^ e marits- 
ta a Giovanni Calderina ■t era cesi 
bene inftrutta nel dritto, che quan- 
do fuo padre era occupato , dava 
\t lezioni in fua vece ; ma aveva, 
li dice, la precauzione di tirare una 
coltrina davanti a fé da timorej, 
che la fua bellezza non folTe moti- 
vo di diftrazior.e a'fuoi fcolari . 
Era di piccoliffima ftatura . La fua 
principal opera è una Glofa fui fejìo 
Libro delle Decretali fatta da gio- 
cane, e in apprefTo da lui commen- 
tata . a. Delle Glofe filile Clemen- 
tine . 3. Un Commentario falle De- 
cretali , che intitolò Novelle dal 
«ome di fira Madre, e di fua Figlia. 



A N 



*/ 



4. Vn Commentario in Régulât Sext* 
che intitolò Mercuriales . Accrebbe 
lo Spéculum di Durante neil' anno 
1347. Rare volte egli dice i) fut» 
parere, lafciando a' Leggitori l' 
arbitrio di decidere, e riferendo 
foUanto le altrui opinioni . Quan- 
do però dice la fua, la prova fo- 
dilTimamente . Si pretende, che il 
Papa Bonifacio FUI. con grande 
elogio lo c\x\sixn^^s Lumen Mundi * 
Nell'Epitafio d'una fua figlia det- 
ta Bettina è detto Archidoiìor De- 
cretorum , e nel fuo proprio gli è 
dato quello titolo: Rabi DoSiorUn» 
lux , cenfor , noymaque morum . 

g. ANDREA (^Giovanni'), fu fé- 
cretario della Biblioteca Vatican» 
fotto Paolo JL , e Si/lo W. Il pri- 
mo lo incaricò ancora d' invigilare 
fopra le edizioni , che fi facevano 
da Conrado Swegnbeim , e Arnol- 
do Pannato^. , che avevano porta- 
to a Roma la nuova invenzione 
della Stamperia . Egli rivedeva I 
Manofcritti , componeva le Lette- 
re Dedicatorie, e le Prefazioni , e 
Correggeva ancora le prove. Il Car- 
dinale di Cufa fuo condifcepolo gli 
fece dare il Vercov;^do d'Accia nell' 
Ifola di Corfica ; ed il Papa Pao- 
lo IL lo nominò dipoi a quello di 
Aleria nella fleffa Ilola , dove mo- 
rì nel 1495. Abbiamo di Ini mol- 
te edizioni di libri antichi àìTito 
Livio., di Aulo Gelilo ec. -, Roma 
infoi., delle Ëp fiole di S. Ci- 
priano , delle Hercdoti Hifìorig , 
1475. , delle opere di S. Leone ^ di 
Stratone., Venezia 14.7a. in fol. ed 
alcune opere di Giurifprudenza . 

9. ANDREA DEL SARTO , 
nacque a Firenze nel 1483. da un 
fartore . Francefco 7. fotto il re- 
gno del quale eflb venne in Fran- 
cia , velie fermar quefto Pittore, 
che fpeffb vifitava nella fua boite- 
{•,a , ma i'ua moglie lo richiamava 
in Italia. Francefco 1. gli fece pro- 
mettere di ritornar colla fua fami- 
glia, e gli diede del danaro per 
comperar de' quadri ; ma Andrea 
avendolo diflìpato non ebbe più ar- 
dire di ritornarvi . Lodafi il fuo 
eoi or ito, le grazie delle fue te/le, 
fa correzione del fuo diff gno , 1» 
•ielicatezza de' fuoi pantiisggiamen- 
ti ; ma gli fi rimprovera un' aria 
fredda e uniforme. Morì nel 1530. 
Uflo de' principali talenti ài An^ 
dre» 



4» AN 
irta del Sarto era di copiar sì fe- 
delmente le Pitture de' granii M.ic- 
ftri 1 che ognuno vi s' iuganuava . 
La fua cop.a del ritrailo di Leo- 
ne X f.uta U Rifaele , fu preft 
du Giulio R r l'origina- 

le, qu.tn'.u ) Pittore ne 

AVeffe fatto . , ^-. amenti . 

IO ANDKEA ^Giovanni') , na- 
cque a Xariva nel Regno di Va- 
; , . * ■ ■ '■ :•! *lfa- 

, cioè 
: _ Î .,^, Abbin- 

dono la iena di Maomuto pei la re- 
ligione di G. C. liei 14S7. , « rice- 
vette rOrdiiic del facerdniio. Pu- 
blicò dopo la fua converfione : La 
confulione della fetta di Maomet- 
to^ Siviglia I3J7. in 8. tradotta 
dallo SpagnU'lo in diverfe lingue. 
Haifene una veTfìone Francefe fo- 

5ra r Italiano di Guido le Fsbure 
€ la Boderie nel 1574- Qjtft' o- 
pera e affai ftimati, e quelli che 
fcriw'ono contro i! Maomcttifmo 
vi poffono vavare motte cofe utili. 
11. ANDREA (^Giacomo^ ^ Can- 
celliere e Rettore dell' Univerfità 
di Tubinga, ed uno de' più zelan- 
ti Luterani, nacque in Waibìinga 
rei Ducato di Winembers nel 1 518. 
Imparò dapprinc pio il meflierc di 
falegname , ma fu tolto dalla fua 
bottega per fargli fludiare la Filo- 
sofia , la Teologia, e le Lingue. 
Si refe illulhe nel partito Lutern- 
no , un) i Principi della Confof- 
fione d'Auguila, e fu impiegato 
da alcuni di loro in diverfe occa- 
(toni . Moi) nel 1590. in età di 6c. 
anni . La fua opera più conofciu» 
Ca è intitolata della Concordia , 
1581. in4. i dicofi che fui finir de* 
fuoi giorni fi foffe illuminato ful- 
Ja falfità della fua religione, e ri- 
tuinalfe nella vera . Ma i Prete- 
flanti neaano II fatto . 

u. ANDREA (Ta/rr/ôJ, nac- 
que in Deffer , Villaggio del Bra- 
bante li 25- N<lvem^re del 1588. 
Profefsò il dritto a Lovanio , ci 
ibbe la direzione della Biblioteca 
dell' Univerfirii . La fua Bikliott- 
(a Rtlnica de B<tf>is vtri, i^r.. 
ptifyut Claris , pafl*a ( 
per una d-l'e opere m;,; 
fi ■ ' Me in qiolto j;e- 

t ' "> avrebbe egli 

j : -- -ujlre minugie, e 

«or reggere mifiknt inefaC(ctj(f . £f* 



A N 
fQ la publicò nel i543' •» "»« dopo 
fu riftampata nel 1739- i« Voi. in 4. 
con delle aggiunte. Viveva anco- 
ra nel 16")!. 

n. ANDREA ilves Maria^^ 
Gcfuita , nato li 22. MaRgio 1675. 
a Chateaulin nella Ciinte.i di Cor- 
novaille, patria del Pxàr e Hard ou in 
e del P.idre Bougeant , entrò coti' 
cflì nella Compagnia di Gesù . La 
Cattedra di Profelfore Reale delle 
M.itcmaticlie lo fiisò a Caen , e 
riempa queft' officio con molto frut- 
to, e con molto applaufo dal ijn^. 
fino al 1759. Egli ora allora in età 
di 84. anni , e pareva il tempo di 
prendere piuttofto un qualche ri- 
pofo . La fua vita lalxiriofa ter- 
minò li 1(5. Fefjbrajo 1764. La na- 
tura lo aveva dotato di un tem- 
peramento felice , e lo confer- 
ve per l'uniformità della fua vi- 
ta, e per il brio del fuo caratte- 
re . Alcun genere di letteratura non 
era per lui fìrauiero ; ed era riu- 
fcito ancora nel pulpito, ed avea 
fatto dei vcrfi pieni di grazie. Egli 
è principalmente conofciuto per il 
{iioSaggio [opra il bello , di cui ab- 
biamo una nuova edizione nel 1763. 
in lì. in 1. Voi. , e nella raccolta 
delle fue opere nel 1766. ^. Voi. 
in la. Quefi' optra piena d'ordine 
e di guflo offre della novità nel 
foggcttot della nobiltà nello llile, 
e molta forza nel raziocinio . Si 
H ma anche il Trattato f opre V uo- 
mo ^ in cui eeli parla da filofofo 
giudiziofo dell unione dell'anima 
e del corpo . 

14. ANDREA (»7 Maresciallo 
di Sant' ) , fedi ALBON: 

15. ANDREA eie petit Pere'), 
Vedi 1. BOULANGER. 

\6. ANDREA CORSINI, (AVi» 
CORSINI ■). 

17. ANDREA ( /fleffandro d'). 
Napoletano, ma originario di Bar- 
letta , Scrittore del XV. fecolo , 
fect una Traduzione del T arte dell» 
Guerra di l^one Imperadcre , e 3. 
Difcorfi della Guerra della campa- 
gne di Roma , e del Regno di Na- 
nnli rotto Paolo W. nel \\^6. Onofrio 
^ i non guari apprcffo nel iéÌ3l. 
alcune Poefie ^ Poemi ^ e 
Froje . Ftancefco d" Andrej cele- 
bre Giureconfutto , fiorito in Na- 
poli nel paffato fecolo XVII. quel- 
lo I che vi fc* fentirc per U pri» 
n» 



AN 
«m fîsta il nome di Cujacio ^ Al 
Dovello , e di Duareno , e di altri 
infigni, e valorofi interpreti della 
Giurirprudenza , fu dilccpolo di 
Ciannandrea Hi P<7o/o Cattedratico 
nello Studio Napolitano di fom- 
«na eriidiziorìe, e col fuo mezzo s' 
JntrodiifM? in Napoli anche'^ Fi- 
lofofia di Renato des Cartes^ e le 
nuove fcoperte di Medicina . Egli 
nel latino fcrifle pure con maggior 
cultura di coloro, che vi avevano 
vifTuto prima, e da lui in poi co- 
minciaronfi eziandio rAllegazioni a 
dettar in Italiano. Onde per l'-alta 
Hima che fi acquilo preflo tutti , eb- 
be finalmente la carica di Configlie- 
re . Ha la fciato MS. Gli Avverttmen'- 
ti a Nipoti , opera pregiatiffima , 
perchè contiene le o'-ifrini di varie 
famiglie magnatizie Napoletane . 
Havvi pure una Relazjone Jlampa- 
ta 4elli tumulti occorfì nelf /Ibruz.- 
ìCj) in tempo che effo {i trovava in 
quella udienz.a Provinciale con la 
carica di Avvocato Fifcale . Gen- 
naro d^ Andrea fuo fratello con la 
fua condotta riufcì non men cele- 
hre nel Foro di lui , e perciò do- 
po varie orrevoli cariche fu creato 
Reggente del Collaterale . Si tro- 
vano di amendue dotte Allegazio- 
ni , oltre altre opere MSS. Pier 
iC Andrea ^ di cui non fi fa la Fa- 
miglia, diftepolo di S.Tommafo^ 
fiorì nel XIII. fecolo , e fcrifle : 
De Perfed. vittp Spiritual.^ e fo- 
pra il Vangelo di S, Matteo j gia- 
lla quel che fcrive S. Antonino . 

18. ANDREA ir Ordine di Ca. 
valUria di Xtf«t'), f^edi la fua o- 
rigine all'Articolo di Giacomo IV. 
Re di Scozia . Non fi deve con- 
fondere queft'oriine con quello, 
che Pietro il Grande fondò in Ruf- 
fia dopo di efler ritornato da' fuoi 
viaggi . 

19. ANDREA , Prete, e Canoni- 
co Bergamafco , fiorì vcrfo la fine 
del fecolo IX. E* autore di Una 
breve Cronica, la quale cominci* 
dalla venuta de' Longobardi in I- 
talia, e giugne fino alla morte di 
Lodovico lì. Imperadore» cioèfino 
all' anno 874. in circa . Il Mura- 
tori \i publicò nel i.Vol. delle fue 
Antiquitates Italica Medii avi. 

^^^KEììil CTfabella'), nacque 
a Padova , e fu una delle piìi bel- 
Is , delle piìi fpiritafe, e fé fi dà fe- 
Tomo IL 



AN 49 

de a fuo marito Pier Francefco An- 
dreini Piflojefe , anch' eflb celebre 
comico, delle pih favie donne del 
fuo fecolo. Fu aggregata all'Ac- 
cademia àe^y Intenti di Pavia, e 
fu la più celebre commediante del 
fuo tempo . Dopo di aver brillato 
per alcuni anni fopra i Teatri d' 
Italia effa andò in Francia , ove 
non fi fece meno diftinguere per la 
ffiggezz-ï della fua condotta , die 
ammirare pe' fuoi talenti, che non 
erano folatnente riflretti a qwellî 
del Teatro . Era eiTa nel tempo me- 
defimo autore., e (i efercitò con 
fuccelfo in diftereoti generi di o- 
pere . I fuoi verfi fono ftimati, e 
confiftono in un Cannoniere , nella 
Mirti/la^ Favola Bofchereccia ^ e 
nelle Lettere Jìampate in Venezia 
P anno lóio. Oltre il canto , e il 
fuono , in cui era eccellente , fa- 
peva di Filofofia , e intendeva il 
Francefe, e lo Spagnuolo . Mori 
in Lione di una fconciatura nel 
1604. di anni 4^. Il corpo muni- 
cipale di quefta Città onorò la fu* 
fcpoltura con fegni di dirtinzione, 
e fuo marito le fece un epitafio , 
in cui celebrò i fuoi talenti , e le 
fue virtìi . Fu anche commendata 
in vita, e lodata in morte da mol- 
ti Letterati. Abbiamo àeW^ Andrei- 
ni fuo fpofo la Bravura del Ca- 
pitan Spavento .^ Venezia 1607. in 4. 
tradotto in Francele , Parigi 1608. 
in ta. 

QiìeiV Andreifii non b fogna pe- 
rò confonderlo con Già. Battijia 
Andreini , autore di un grande nu- 
mero di compofizioni teatrali , che 
non fono né troppo buone , né 
troppo rare . Ricercafi frattanto il 
fuo Adamo., Milano 161^. in 4. , 
perchè fi pretende, che Milton ab- 
bia prefo r idea del fuo Paradifo '■r—, — ^ 
perduto in xjjefla Tragedia . Ab- '^J 
biamo ancora di Andreini tre Trat- ^ 

tati in favore della Commedia, « 
de' Commedianti publicati a Pari-» 
gi nel ^6^'^. che fono molto rari. 
ANDRELINO ( Ptt^//o F-Jtt/Ztf ), 
nacque a Forlì , Città d' Italia , e 
nell'età din. anni fu onorato del- 
la corona d'alloro, che l'Accade- 
mia di Roma dava a quelli , che 
avevano riportato il premio . Que- 
llo Poeta latino andò a Parigi fol- 
to il regno di Carlo HIL , e fu 
profeflbre di BelJe-Lettere , è di 
D Ma- 



50 AN 

Matematichp nel Collegio <kU*U- 
niverfità . Efï«» fi dava il riiolo di 
Poeta del Re Luigi XJl , e dél- 
it Reçin* Anna di Brctapna . Ab- 
biamij di lui moire opere poeti- 
che. EMoJato molto ài Beato Rc' 
nano per le fue Lettere . (^ojjìo lo 
mette nel numero d'alcuni Auto- 
ri, che dicono de' gran nienti in 
gran moltitudine di parole . Erttf- 
mo dicea , che a^ fuoi verfi non 
mancava, che una filUba , cioèvKf, 
Spirita y Senfa y e fi maraviglia, 
che l'Accademia di Parigi tolleraf- 
fe la petulanza di ilndrelino con- 
tro i Teologi : ma fcrivendo al me- 
defimo gli fa de* complimenti • Non 
fé gli nega però uno ftile laconi- 
chiflimo nelle lettere , maggiore 
anche di quello d^ErafmOi che gli 
rifponde nello ftcfTo ftMe . La fu» 
mediocre abilità nella Poefia fu co- 
me fnmma ricompenfsta da Car- 
io niT. , che pel luo Po ma full» 
conquida del Regno di Napoli gli 
diede un facco di monete d'argen- 
to , che appona potea portar fulle» 
fpalle , com'egli fteiìo narra nella 
fua EglofjaX. oltre una buona pen-» 
(ione. Le fue Poefie furono ftam- 
pate in 4. , ed in 8. feparatamen- 
te dal 1490. al 1519., e fi trovano 
rei I Voi. intitol. Delitfa Poet. 
hai. Non fono molto flimate. Le 
fue lettere morali fcritte in Pro- 
verbi lo fono di più, e fono ftam 
paté prin^i In Colon fa 1509. ^ * P"' 
in Strasburg 1517. e 1519. ì*ìvedu- 
t« dal. 'Autore , e un'altra in Elm- 
l!at 1561. Mor) nel 1518- I fuoi 
coftumi non erano troppo puri, fé 
fi vuol credere ad Erafmo . 

ANORIEU, fedi DaNDRIEU. 

ANDRlSrO, uomrt V- bafTa ni- 
fciia , r ' "% Tirià d' Andrami- 
fla neir .• . Egl- fi fpac- 

ciò per , di Perfeo Re di 

Macedonia, a cui raffomigliava di 
Datura ^ e di volto. Queft'mpoflo- 
rt avendo ciò perf-: ' - -' */icedo' 
ni fi mife alla icf' o ar- 

mata, e rip<irtò un' 1 m vit- 
toria fopra Giovencij ^ Putort di 
Macedonia ; roi i^. Ceetlìo Metello 
Io disfece, e Io f ce fervire di or- 
namento al fuo Trionfo vcrfo il 
47. avanti C.C. T)ue altri (eâh'nn 
vollero rilevare il partito di ■ 
Ufurpatore, ma eb'jero U ni 
laa forte dt lui . li Senato mi.. .. 



A U 
lora laMacedoiiia nel numero dei' 
le alfe Provincie Romane. 

ANDROBIO, Pittore celebre di 
cui parla Plinio lib» 35. e. II. 

ANDROCLEA, figlia dì Antipene 
di Tebe , fi facrificò con fua forel- 
la per la falute della Patria . Ef- 
fendofi accefa la guerra fra i Teba- 
ni , e gli Orcomeni , l'Oracolo fu 
confultato , il quale rjfpofe, che 
la vittoria farebbe per li Tcbani , 
fé quello ch'era il più nobile vo- 
JefTe facrificarfi per la falute de' fuoi 
Concittadini. La nafcita di An- 
tipene era più illuRre di quella di 
tutti gli altri: ma quefto indolen- 
te Patriota non volendo effìere la 
vittima del ben publico, le fue due 
figliuole Androclea , ed Alci vi fi 
rifolVettero , e fi facrificarono co- 
raggiofamenie. Gli abitami di Tebe 
in riconofcenza di un fervizio cosi 
fegnalato le fecero feppellire con 
molta pompa nel Tempio di Dia- 
na Euelea , e lor fecero alzare la 
figura di un Leone, che Ercoli 
confacrò al fuo onore. 

ANDROGEO , figlio di MinoJTt 
Re di Creta verfo Tanno 1156. a» 
vanti G. C. Alcuni giovani di A- 
tene , e di Megara gelofi del di 
lui valore ^ pechè al l-jo confron- 
to perdevano tutti i premi dei giuo- 
chi olimpici , lo trucidarono. Mi- 
Hojf: por vendicar qucfla morte af- 
• fediò At-ne, e M?gara , ed obbli- 
gò gli abitanti di mandargli ogn* 
anno fette giovani , e fette giova- 
nette , i quali facevanfi divorare 
dal Minotauro. Tejeo U liberò da 
^ueflo tribiit'> odiofo. 

ANDROMACA, figlia di Echto- 
ne Re di Tebe, fposò prima Etto- 
re y dipoi Pirro figlio ò," Achille T 
Uccifore di Ettore fuo fpofo , e fi- 
halmenre Eteno y fratello del fuo 
primo nitrito . Ella ebbe Ajìianat- 
te da Ettore y Molojfo da Ptrro y t 
Ctflrino da Elenò . Racine ha da- 

j,^ ;. ^j /f„(iff,fftjcj ad una 

di Mluftri Tragedie . 

n lACO, di Creta , Me» 

dico dclT Imperator Nerone verfo 
il 63. di G. C. , inventò la Teria- 
ca ■*' ■"'■ ■■- *■• r '^ '■'"•zionç 

in TZÒ i 

A' ò una 

curio- 

.0 io* 

' iv.vviiwiw.uiO prima 

èV 



AN. 
idi lut prendendo il titolo dì At- 
'thiatro , o primo Medico degl' Ira- 
tjer*.tpTi . . 

ANDROMEDA, figlia di Cefeo^ 
Ç di Cajjfiope ^ fu attaccata dalle 
Nereidi ad uno fcogiio , acciò vi 
foflfe divorata da un moftro mari- 
no, per efTerfi varitata di eflfere più 
bella di effe . Ma Perfeo avendola 
olTervata la fciolfe, e la ricott- 
duffe a fuo Padre, che glie la die- 
de per ifpofa .. 

.1. ANDRONICO l. (jOomneno')^ 
figlio ài Isacco Comrieno , terzo fi- 
gliuolo di Alejfto 1. Aveva fervi- 
do con diftinzione fotto Manuel 
Comneno t che lo fece mettere in 
ferri per delitto di i-ibellione . A- 
vendo ricuperato la fua libertà, e 
le fue prime dignità ebbe r Im- 
paro di Coftantinopoli, ufurpando- 
lo ad Alejftó IL fuo pupillo., ch'ei 
fece ftrangolare nel 1183. Comin- 
cio il fuo regno con inaudite cru- 
deltà contro . gli abitanti di Ni- 
cea. AirafTediodiPrufia fi diftinfe 
ion inumanità ancora più barba- 
re , e fingolarì . Faceva tagliare 
kgli uni i, piedi , e le mani , e cava- 
re gli occhi ; e divertivafi in certa 
maniera cogli altri , facendo loro 
trotrcare un fól piede , ò una fola 
mano^ o non cavando loro che uri 
occhio. Sdegnati i fiioi fudditi 
ch'ei denigraffe la màeflà del trò- 
no colle fue barbarie , pòfero la 
corona fui cupo d"" Ifacco T Ange- 
lo . Prefe Andronico la fuga , mai 
il popolo avendolo raggiunto j lo 
legò ad un palo nella gran corte 
del Palazzo , e fece con lui ciò eh' 
çgli aveva fatto a tanti altri. Gli 
fi cavarono i denti , gli fi flrappa- 
rono i capelli , fu appiccato per lì 
piedi ^ fu mutilato, ed in fine due 
foldati Italiani lo trucidarono a 
più colpi nel 1185. Quefto Princir 
pe aveva deU' eloquenza , diminuì 
«nche le inìpofte ; ma la inumani- 
tà è uri tal vizio , che folo può 
farobbliaré le qualità piÙ lumino- 
fe , fopra tutto nei Principi . . 
_i. ANDRONICO ir., Paleslà^ 
|o , nato nel 1x58. da Michele Vili. ; 
joccedette « fuo padre nel Dicem- 
bre JiSa. U fuo regno è celebra 
per l« invafionì dei Turchi neir 
impeto. Oppofc loro le trmi dei 
Cataljftì^che fecero ancora t>iù ftra- 
ii del MulTulnmtii . Andronm «a- 



A N 5f 

nofcendo !a fua debolezza fi affo- 
ciò al trono fuo figliuolo primo- 
genito Michele IX. nel 1294. Ef- 
fendo poi mancato di vita quefto 
principe nel ijzo. , Andronico il 
Giovine di lui figliuolo divite l' 
autorità con l'avo, il quale lo co- 
ftrihfe colle fue dufe maniere a ri- 
bellarfi . S' impadronì di Coftanti- 
nopoli tiel Maggio 1318., fece di- 
fcender dal foglio Andronico il 
l/ecchio , e gli afTegnò per prigio- 
ne il Palazzo Imperiale . L' Inìpa- 
ratore deporto preferì di rinchiu- 
derfi in un Monaftero, dove finì i 
fuoi giorni nel 1332. Quefto Prin- 
cipe aveva alcune virili , e molti 
più difetti . Credulo, timido, ir- 
refoluto , fi refe il traftullo degli 
Eccléfiaftici , i quali fi fervirone» 
del di lui nome, e fpeffo del di 
lui potere per fomentare le loro 
cabale, e le lorodifpute. Oppref- 
fe il fuo popolo d'inipofÌe per com- 
perarfi la pace . Alterò talmente la 
moneta, che effa non ebbe più cor- 
fo appreiTo gli fìranieri; ciò che fe>r 
ce decadere il commercio , e lan- 
guire l'impero. In fine lafciando 
mancar la fua marina noti potè 
impedire ai Gcnovefi, ed ai. Vene- 
ziani di far qualche sbarco fino ini 
vicinanza . al porto di Coftantino- 
poli, e ad altre nazióni di far del- 
le fcorrerie nella Tracia. Del ri- 
manente era pio,~ frugale^ affìduo 
alle fue incombenze, ed amicq dei 
dotti. 

3. ANDRONICO III. Pflleohr 
go. C o ANDRONICO il Giovi' 
ne') y nipote del precedente, ebbe 
le virtù di fuo Avo, e molti più 
talenti. Fu. bravo guerriero , pro- 
tettore dell'innocenza, padre de' 
fuoi popoli, diminuì le importe,' 
e fu acceffìbilé in ogni tempo cosi 
al povero come al ricco. Malgra- 
do il fuo valore non potè impe-r 
dire i pi-ogreffì del Turchi , che lì 
avvicinarono a Coftantinopoli^ tras- 
ferendo la fede deHa loro Monar- 
chia daUa Città di Prufia in quel- 
la di Niceà.. Una febbre malign» 
rapì quefto Principe ti fuoi fuddi- 
ti , che, lo* adoravano nel Giugno 
1341. Aveva quarantacinqu'anni 
di età 4 è ne aveva regnato folai 
iheoté .circa 13. Ç^^di Giovan* 
wi V. Cantàcuzeno ).:V Ab.. Un- 
iki fl«i fuoi Principi 4ellA Stori* 
Û 1 io 



St AN 

lo chîxmA mn\ a propo/ico Amoro* 

Nico n. 

4. ANDRONICO ly. Paleoh- 
/»o , Primogenito dell'Imperatore 
Gfovannt' f^.t fu «(Tociato da fuo Pa- 
dre alla poteflà Sovrana verro l'an- 
no 1355. Q^uefto Principe di un 
perfido carattere, e di uno fpirito 
inquieto volle balzar dal Trono fuo 
padre, che gli fece cavar un oc- 
chio, e poi lo obbligò a rinunzia- 
re all'impero nel 1373. •» ed a ce- 
dere i fuoi diritti a fuo fratello 
Emmanuele Dopo la di lui abdi- 
cazione elfo fini ofcuramente i fuoi 
giorni nel luogo, ove era flato efi- 
iiato . 

5. ANDRONICO , di Cirra , A- 
flronomo , fece alzare in Atene una 
Torre ottangolare, e fopra ogni 
lato fece incidere delle figure, che 
rapprcfentavano gli otto venti prin- 
cipali . Un Tritone di bronzo gira- 
va il fuo perno in cima della tor- 
re, e qucfto Tritone tenendo una 
bacchetta in mano , la pofava giu- 
Ho fu quel vento che foffiava . Su 
quello modello furono inventati i 
galli, che fi mettono fulla fommi- 
tà de' campanili . yitruvio riferi- 
fcc così i nomi dei venti da Att' 
dronieo dlfegnatì : Solano , Buro , 
Aujho , Africo , Favonio , Coro , 
Settenttione ^ ed A^juilone . 

6. ANDRONICO Q Livio'), il 
più antico Poeta Comico Latino, 
fforiva fotto il Confolaio di Clau- 
dito Centone Tanno 514' dalla fon- 
dazione di Roma, o 140- »vanti 
G. C. Allora fa rapprcfcntata la 
fua prima Commedia . Gli Auro- 
ri nel principio de^Tarte teatrale 
falivano fopra un palco, e rappre- 
fentavano effi medcfimi . Androni' 
<o efìfcndogli divenuta rauca, e fioc- 
ca la voce a forza di ripetere i fuoi 
verfi , li fece recitare da uno fchia- 
vo ; e qualche volta fi aiutavano 
fcambievQlmente. Fu quefta l'ori- 
gine della dec!amazioii« fra due at- 
tori . Quel , che ci riroane d«llc 
opere di Andronico' non ci fa dc- 
fiderare quello che fi ^ perduto . 
Il fuo ftile era groffolano quanto il 
fuo fccolo . Si trovano alcuni de^ 
fuoi frammenti ne' Ctmiei latini^ 
Lione 1603., o Leida 1610. , e nel 
Corpus Poetarum . 

7- ANDRONICO, com»nd«nie 
itik ACSBâto di Antioca Efif^u 



A N 
relia Giudea, fece afTaflìmre a tra- 
dimento il fommo facerdote 0»/tf ; 
m» la morte di qucfto fant' uomo 
fu vendicata da Antioco .^ che fece 
uccidere Andronico nel luogo me- 
defimo, dove aveva commeff^» l'o- 
micidio l'anno 166. avanti G. C. 

8. ANDRONICO, Filofofo Pe- 
ripatetico , nativo dell' Ifola di 
Rodi , venne a Roma al tempo di 
Pomper»^ e di Cicerone 6}. anni ?.- 
vanti G. C. Fu quello, che fece 
conofcere ai Romani le opere di 
Arijìotile , che 1' ignoranza degli 
Eredi di Neleo avevano efpofte » 
perderfi. Erano ftate fepolte infie- 
me coi libri di Neleo in un luogo 
fotterraneo , da dove non furono 
tratte , che un gran numero d'an- 
ni dopo, affai daìitì^ggiate dall'u- 
midità, e rofe dai vermi. I copi- 
fti riempirono m^le i paffi , che bi- 
fognava reftituire , e le lafciarono 
in una gran confufione . Androni' 
co le riordinò . Diede loro un or- 
dine metodico, e ne fu cosi il ve- 
ro reftauratore . A quefto riguar- 
do la fetta dei Peripatetici gli deve 
forfè la fua celebrità, e !a fua efi- 
ftenza . Apellicone ne fece dipoi I* 
acquifto . Alcuni attribuifcono xà 
Andronico la Par a fra ff della Mora- 
le d' Arijìotile , ma quefto loro pa- 
rere h conteftato . Si trova AndrO" 
nici Rkodii & Ethicornm Nichoma" 
ehorum Paraphrafts ^ greco latino, 
Cambridge, 1679. in 8., che fi a- 
nifce agli Autori cum noris vario- 
rum . 

9. ANDRONICO, parente diJ*. 
Paolo t e fuo compagno nelhe fue 
vicende. Era in confìderazione fr« 
gli Apoftoli , ed aveva abbracciato 
la fede di G- C. prima di S. Pao- 
lo . Dicefi cb^egli foffrifle il mar- 
tirio in Gerufalemme con Giunte 
fua moglie . 

10. ANDRONICO, capo della 
fetta degli Androniei, aveva adot- 
tato gli errori àt* Srueriani . Que- 
lli Settari credevano, che la par- 
te fuperiore delle femmine t'ofTe l* 
opera dì Dio, e la partt inferiore 
l'opera del Diavolo . 

11. ANDRONICO, di Teffalo- 
nica, uno de* favi « che abbando- 
narono la Grecia dopo la prefa di 
Coftantinopoli nel 14^3. venne ia 
Italia} ed infegnò il Greco in Ro-> 
iq« % m Fiieaxc 1 e poi aacbt . ii% 



A N 
fungi t\ tempo di Luigi XL Mo* 
ri verfo il 1478. E' lodato dal Pla- 
tina come dottiffimo nel Greco, 
e Litino . Naudeo lo confufe ma- 
Iiraente con Andronico Tranquil- 
lo di Dalmazia . Un altro Andra- 
nico di Coftantinopoli nello fteffo 
fecolo infegnò il Greco in Bolo- 
gna . Filelfo ne fa grandi Etogj . 

12. ANDRONICO , cognomina- 
to ALIPÏO , fu uno Storico Gre- 
co, che fcriCe della Siria , come 
aitefta J*. Girolamo. 

13. ANDRONICO Q Angelo'), 
Veneziano dell'Ordine di S. Do- 
menico ^ fa uno de' più famofi pro- 
feffbri di Padova, ove infegnò Teo- 
Jogia per 40. anni. Morì nel 1619. 

14. ANDRONICO CMarco Pom- 
pilio")^ vivea in tempo di Cefare, 
e vien rammemorato da Svetonio 
tra grilluftri Grammatici. 

ANDROUET DU CERCEAU 
t. Iacopo')^ famofo Architetto del 
XVI. fecolo , è autore di molte o- 
pere fopra la fua arte . Diede i di- 
fegni della gran Galleria del Lott- 
T»f e . Il Ponte nuovo , i Palazzi di 
Sullf , di Mayenne , de' Dazj , di 
Carnavalet, ec in Parigi fono di 
fuodifegno. Morì efule dalla Fran- 
cia, perchè non poteva efercitare 
tranquillamente la religione Calvi- 
«iiU in quel regno. Abbiamo di 
lui : I. La fua Architettura ^ 1559. 
in fol. , che fu dopo riftampata . 
a. GJiEdifizj pia eccellenti della 
Francia, 1576. 3. Lerioni ài prò- 
fpettsva, Parigi j^j6. in fol. 

ANDRY a Niccolò), ptimapro- 
fcffore di Filofofia nel Collegio </« 
Crajftns ^ poi nel Collegio Reale; 
ed m fine Decano della facoltà di 
medicina in Parigi , fcrifTe intorno 
la di lui arte con qualche fama . 
Si hanno ancora di lui delle ope- 
ïe di letteratura , che non gli fo- 
ro fopravvilTute . Morì nel 1741. 
ï^gli è l'autore dei fentimenti di 
Clearco fopra i dialoghi di Eudo- 
ro e di Filante. L'autore della 
Vita dell' Ab. Des Fontaines attri- 
Duifce ad Andry un carattere acre, 
.e portato alla fati ra. Aggiunge, 
che effendo ftato aCoçiato alla com- 
pagnia del Giornale des Sçavans , 
compofta dopo di due altri Medi- 
ci , egli ne fece dì concerto coi 
fuoi compagni medici un reperto- 
ft« ielle «ftlattie «he non pote- 



V4 effere utile , che folamente ad 
elfi . Queft' opera periodica fu al- 
lora fcreditata , e gli fcherzevolt 
diflero in queft' occafione , che ef- 
fendo il Giornale in preda de' Me- 
dici , non poteva vivere lungo tem- 
po . Ed in effetto era effa per mo- 
rire, quando l'Abate des Fontai- 
nes la rifufcitò verfo l'anno 1714, 
"Noi abbiamo d^ Andry: i. Un buon 
Trattato della generazione de^ ver- 
mi nel corpo umano ^ in 12. 2. Un 
altro intitoljito : L'Ortopedia, o 
r Arte di prevenire , e di correg- 
gere ne' fanciulli le deformiti del 
corpo . 3. Trattato degli alimenti 
della quarefma , 1713- i- Voi. ih 
12. 4. Offervaxjoni fopra il cavat 
Sangue , la purgazione , e la po- 
Zjone, 1710. in 12. 5- ^'^ premi- 
nenza della medicina fullaCht^ 
rnrgia, in 11. 1728. ec Mori nel 
1742. in un'età avanzata. 

ANEAU C Bartolomméo ) , Poe- 
ta latino e francefe nativo di Bour- 
ges , fu principale del Collegio del- 
la Trinità a Lyon nel 15(^1. Eflfen* 
do Hata gettata nel i^<55. da una 
fineftra di quefto Collegio una pie- 
tra fopra il Sacerdote, che porta- 
va il Ss. Sacramento in proceffio- 
ne il giorno del Corpus Domini, ì 
Cattolici irritati da queft' azione 
entrarono furiofi fui fatto nel Col- 
legio, ed avenv^o trovato Aneaut 
che era creduto nn Çalvinifta fe- 
creto , lo trucidarono > e lo fece- 
ro in pezzi . Abbiamo di lui i Can- 
ti Reali, il Mijlero della Natici* 
ta, i^^9. in 8. Lione Mercante^ 
fatira Francefe 1542. in 16. , e mol- 
te altre opere in profa , e in verfi. 
I curiofì ricercano il fuo Alettore, 
o il Gallo, Storia favolofa , Lione 
1550. in 8. 

ANELLO , o ANTELLO , o MA- 
SA NIELLO , o MASANELLO 
C Tommafo ) , d' Amalfi , fu capo 
de' fediziofi di Napoli nel l547- 
Egli era un uomo viliffimo, che 
ferviva a un venditore di pefce a 
vender cartaccie a' compratori per 
riporvelo ; giovane dì primo pelo, 
ma vivace, e ardito; crucciato dal 
peffimo trattamento fatto da' Ga- 
bellieri alla moglie trovata con un» 
ialza di farina in contrabbando, e 
ìftigato da Fr. Savino Carraelita- 
fio , fi fé' capo del tumulto della 
plebe, aggravata da mille eflorfio- 
D j oi 



Ì4 A fi . 

ni ât colerò t eh ivctno compra* 
te le Gib«lle, H quali per \o piti 
er«no foreflirrl. Accorfe fubito il 
Ordinai Filom.ìrini a!lor Arcive- 
fcovo , ma non rIi riufcl di ftabi- 
ìir la defidf rata quitte. Venne an- 
che non Ruari appreffo D. do. d* 
Auftr^t figliuolo naturale di Filip- 
po 11. con un'armata di li. Galee, 
e 40. Navi , e la fus venuta non 
fervi , che ad inafprire maggior- 
mente i follevati , che giunfero fino 
ad abbattere le infegne del Re, e 
dando alla Città il gitolo di Re- 
publica, chiamarono al fuo Gover- 
no Arrigo di Lorena Duca di Gui- 
fa , che fi trovava in Roma j il 
quale fattofene eleggere Due», fe- 
ce coniare molte monete d'argen- 
to, e di rame colTimpref»^ della 
nuova Republica. Ma volendo e- 
pli reggere il tutto, pofe grwi tie- 
pide«a ne* popolari, e molta di- 
fcordia ne' capi . Onde finalmente 
per opera di D. inni co Vtltz^ di 
Gaevara, e Tajft^ Conte d'Onatte 
fu nel i($48. placata la fedizione. 
Nel tempo di Carlo ^. , e propria- 
mente nel 1347. avendo WToltào ^ 
allnr Viceré) pretefo di liabilire 
in Napoli il Tribunale dell' Inqui- 
Hiione vr fu un altro collo fleffb 
nome , e cafato della Piazza del 
Mercato, nativo di Sorrento, che 
follevò altresì la plebe. 

ANFIARAO. figlio d'CI«r/#0, ed 
uno de' p-- --"•••; '" 'ovini del 
Paganefiir ulo P<>u- 

fanim ^ 1 nnr per 

mczso dt I, o- 

fto per tu . td 

andare co. j. rr» 

di Tebe, avendo, il lu- 

to coi fogni , che V ,« j 

ma Erifilt fua moglii* , alla quale 
era fiata promeffa una ricca colla- 
na d'oro, moHrò il luogo ov* e* 
gli t'era nafioflo. KIT) fu obblifa- 
lo di andarvi , dove fu inghintti- 
10 vivo dalla IX ' 

fuo carro. Gli 

rono un Tomi' ,. V-. - .-- 

lo f 

Ar ),illaWreVe, 

fcovo a Jtont viTio i • , . 
difenfor della Fede , 
Bafìlio^ di S. Crep.' ;. . -, 

f*^ •> Il §raii«ii 

del i «I primo 

Caucuio Virut:r4ie ui Coitantino^o- 



H ifel àfr. , e prefiedette at Confi- 
Ifo di Sida . quefto S. Vefcovq 
vedendo , che Teodofio favoriva 
gli Ariani , andò at palazzo drll' 
lmpcrad«ìre, ed accoftandofì ad Ar- 
cadio fuo figlio, gli fece alcune 
carezze come a fanciullo, rrta noit 
gli refe i Ibliti rifpetti. Teodofio 
fdegnato come per un'ingiuria, 
che gli venitre fatta nelln perfona 
di fuo figlio , com.indò che quefto 
Vefcovo folTe cacciato via . Men- 
tre fi fpiiigeva per firlo ufcire , fi 
riyolfe v erto Teodofio efclamando : 
Signore , voi neri potei* fedire /' 
ingiuria^ che fi fa al voftro figlio ^ 
ed andate in collera contro quelli , 
che non lo trattano con ri/petto : e 
conte volete voi dunque , che il Si- 
gnore deir untverfo non abhorìifes 
pure coloro , che beflemmiano con- 
tro Punico ftio Figliuolo? Teodo- 
fio comprendendo allora la faviez- 
za del Santo Vefcovo lo richiamò, 
gli chiefe perdono, e publicò po- 
co dopo leggi ben fevere contro 
le AlTemblee degli Ariani. S. An- 
filoco morì verfo il 394. Ci refla- 
no di lui de' fammentr dt dìver- 
fc opere, che fi trovano nella Bt* 
blioteca de' Padri , ed una lette- 
ra fopra i Sinodi publicata da Co- 
teher . Il P. Combefis diede un)i 
buona edizione di tutto ciò che 
abbiamo di J*. Antioco , Parigi 
1644. in fol. in greco, ed in la- 
lino . 

ANFINOMO , ed ANAPFA . 
Allorché in una delle antiche e- 
ruzicuii del monte ttna , che di- 
QrulTero Catania in Sicilia , la la- 
va ardente innondava la Cittì , « 
che ciafcuno degli infelici abitan- 
|i fuggivano portando feco loro 
gli fS'etti lor più preziofi , due 
(rateili opulenti negleffero tutte 
le loro ricchezze, e ^\ falvarono, 
portando fuUe fpalle i lor genito- 
ri , i quali per la grave età eraa 
1 ' inabili alla foga. Ariflatile^ 
..», Strabene ^ ee. apgiungo- 
1. , che il fuoco rifparroi^ queftl 
pii figliuoli, mentre alcuni altri, 
che avevano prefo l.t medefima 
■^ ■ " ..>n- 

no 

j - - . - - - i '■'* 

£a , che Stracuia, e Catania il di- 

fputaroao l'onore dì aver loro da* 

to U locf 9 t cuffie due Città de- 

di* 



rficar^^no a vicenda de» tempj alU 
Pietà Filiale in memoria di queft* 
avvenimento, 

ANFIONE, fisHo di Qiove ^ e 
ii Antiope ^ Tuonava così bene di 
lira f che ^ fecondo i Poeti, gli 
fcogli lo feguitavano, e le pietre, 
tocche dai (ìioi concenti , fi met- 
tevano infieme da loro medefì ne 
a formare le mura di Tebe. Qiiel- 
li che han voluto dare un fenfo 
ragionevole alle affiirdità del paga- 
ncfirno > dicono che «juefta favola 
fjgnifica, che Anfione guadagnava 
tutti i cuori colla fua eloquenza, 
e rendeva civili gli uomini più fe- 
roci . Viveva 1417. anni avanti 
G. C. , e fu uccifo a colpi di frec- 
cia da Apollo^ e Diana. V anfa- 
nisi parla di xìw altro Anfiome , 
figliuolo di AceftoYÇ^ che fu eccel- 
lente ìiella fcultura prefTo i Greci . 

ANFITRIONE, nato in Argo 
figlio d'/f/fco, e marito à* Alcme- 
ne ^ fuccedette a fuo fuocero, che 
uccife in fallo. S' impadronì del- 
la. Città dei Teleboeni coli' ajuto 
di Corn&to ^ figlia di Pterelao. In 
queftb frattempo Giove andò a ri- 
trovare Alcmene fotto la fofraa 
à^ Anfitrione ^ e n^ ebbe due ge- 
melli , uno de' quali figlio di Gio- 
ve fu chiamato Ercole ^ e l'altro 
figlio d' Anfitrione fu chiamato 
Ifido . flauto , e Molière hanno 
fatto di quefta favola il foggettp 
di una Commedia. 

ANFITRITE, Dea del mare, 
figliuola di Dori-, e di Nereo ^ ov- 
vero ^eìi* Oceano , e moglie di A>r- 
tuno . 

ANFIZIONE , figlio di Deuca- 
Itone i e di Pirra ^ regnava alle 
Termopili , in tempo che Anfiti 
Re di Atene, che fi è confufo mal 
a propofito con lui , godeva del 
regtto ufurpato a Cranao fuo fuo- 
cero . Il Re delle Termopili ben 
(dift'erente da queft* ufurpatore era 
un Principe pieno di faviezza , e 
di amore per la fua patria . Per 
riunire li diverfi Stati della Gre- 
cia con un vincolo comune , fta- 
bilì una confederazione tra dodi- 
ci Città Greche , i Deputati del- 
le quali fi portavano due volte l* 
antio alle Termopili per deliberar- 
vi fopra gli affari comuni , dopo 
aver onorato in comune gli Dei 
son facrifizi , Per quefto mez- 



A N * 55 

20 Anfizjone ftabiliva l'unioae, e 
l'amicizia trr» i Greci , e li afTog- 
gettavA ad un culto reg.il?.to del- 
la Divinità, che folo può* addol- 
cire i coftumi dei popoli più fel- 
vaggi' Quefta celebre affemblea (ì 
cìii.ìmava il Concilio degli Anfi- 
t.foni ^ dal nome di colui che i* 
aveva inftituita 1511. anni avanti 
G.C. Ogni Città fpediva due De- 
putati a quefta fpezie di Stati Ge- 
nerali ; ma Ja menoma infedeltà 
alla patria, od anche il foìo fof pet- 
to biftava per non effervi ammef- 
fo. Celio dìct'. che Ar.fizjone è il 
primo che abbia infegnato agli uo- 
mini ad adacquare il loro vino. 

ANGELA MERICl , ovvero 
ANGELA DI BRESCIA, fonda- 
trice del' e Or/oline^ era di Defen- 
zano fopra il lago di Garda. Ef- 
fi fondò il fuo Ordine in Brefcia 
nel 1527., e morì in odore di fan- 
lità mi 1540, in età di 34. anni. 
Il fuo iqftituto confacrato all'e- 
ducazióne delle Giovanette fi dif- 
fufe ben prefto per tutta Europa ; 
e in Francia vi fono molti Con- 
venti . Fu effà beatificata nel 1770. 
( red. Bus ) . Monfignor Giorgi , 
Ch. Reg. Som. Vefcovo attuale dì 
Ceneda efpofe in cento leggiadri 
■Sonetti la vita di lei. 

ANGELERIO ( Gregorio")., d* 
Panagia in Calabria ultra. Cappuc- 
cino, che 1 afe io molte opere pie, 
e Teolog'che , fiorì nel XVII. 
fecolo . Bonaventura Angelevio 
dell'Ordine Minore di S. Fran- 
ce/co. Siciliano viffe nel paflàto 
fecolo XVII. e lafciò; Lttx magim 
ca Phyfica , & Accademica , e al- 
tfe opere fino a 24. Voi. 

I. ANGELI (^Pietro") y Angelus 
Bargeus , Poeta latino, nacque a 
Barga villaggio di Tofcana , per 
cui fu comunemente foprannomi- 
nato Bargeo . Dopo di aver infe- 
gnato per qualche tempo le lin- 
gue Greca, e Latina a Reggio di 
Lombardia , la fua riputazione lo 
fece chiamare a Pifa da Cofmo /. 
Duca di Fiorenza per profeffarvi 
le Belle X-ettere. Occupò quefta 
Cattedra per molti anni con mol- 
to incontro, e dopo .pafsò nella 
medefima Univerfità ad un' altra , 
dove infegnavafi la Morale, e la 
Politica ài Arijìotile . Nel 1554. in 
tempo delki guerra di Sieoa P<V. 
D 4 Jro 



^ A W 

tw StrozX' eff^ndo/i avvicinato ». 
Titâ colla fua arniata U Citt^ fî 
trovò feiiza difefa . Qjjcfto profcC- 
fore , che non era men dotto, che 
coraggiofo , radunò tutti gli fcola- 
ri dell' UiïiverHtà , fi raife alU lo- 
ro teda, e li iocoragj-I così bene 
col fuo efempio , che tenne l'ar- 
mata nimica in rifpetto , e diede 
il tempo al Duca di Fiorenza di 
inviarvi del foccorfo . Angeli è 
principalmente conofciuto per due 
Poemi latini Uno che ha per ti- 
tolo Cynegeti con ^ o della Caccia 
in fei libri, fu ftampato colle Tue 
Poefie nA i$6S. in S. Ne conce- 
pì la prima idea, e ne formò il 
piano in una partita di caccia, do- 
ve accompagnò Enrico TI. : queft* 
opera, che gli coftò io. anni di 
lavoro è molto ffimata . L' alf^o 
Poema è intitolato : r^r/KX , offia 
la S pedi Telone ài Goffredo di Bu- 
glione per la ricupera detla Terra 
Santa in li. libri, Fiorenza 1591. 
in 4. EfTo morì nel 1S95. in età 
di 79. anni . Il fuo Ordine di leg- 
gere gir Scrittori della Stori» Ro- 
mana , fu tradotto da Francefco 
S er donali ^ e ftampuo p>?r aggiun- 
ta alle vite de' Cefari di Cajo Svt- 
iomio Tranquillo y tradotte in vol- 
par Fiorentino da Paolo del Rof- 
fo, in Firenze per Filippo Giunti 
l5ii. in 8- 

a. ANGELI ( Bonaventura ) , 
nacque in Ferrar» , e morì a Par- 
ma nel 1S7<5. ; egli è autore di 
molte opere, ma. la più ftinuta è 
la fua Storia della Città di Par- 
ma ^ che è afai ricercata dai cu- 
riofi delle Storie Municipal» , quan- 
do non fono mutilati alcun: pa(fi 
fopra P. L. Farnefe , ed è poco 
comune. Fu ftampara in detta Cit- 
tà nel 15^1- in 4 L'antore dice 
di avérla comporta in fei meG > 
ciocché non darebbe una grande 
idea di queflo libro . 

3. ANGELI i Baldo'), Medico 
italiano nato nella Romagna n<;I 
XVI. fecolo, fi «cquiftò fama nel- 
la pratica dell'arte fua . E* cono- 
fciuto nella Repub!ica delle Lette- 
re per un Trattato in latino /a- 
pra le (Ripete . Queft' Opera , in 
cui l'autore tratta da Fi. *! co della 
natura di quefti animali , e da Me- 
dico illuminato delle malattie * 
nelle quali poit^AO 4(k)pc[Arfi , fu 



A N 

fitmpata ne) 1589. in 4. , ed ^ {ts- 
co comune • 

4. ANGELI CTtefano degli), 
chiaro Matematicodel fecolo XVI f. 
nacque in Venezia nel 1623. En^ 
irò nella religione de'Gefuati ; di 
ìi. anno fu fatto Lettore del fuo 
Ordine ; e andato a Bologna Àu- 
dio le Matematiche fotto il P Ca- 
valieri ^ e talmente fi Avanzò in 
quegli ftudj , che appreffo la mor- 
te del Maeftro gli fu eCbita in 
quella Città la fua publica Catte- 
dra che modeftamente ricusò Nel 
1(563. accettò la Lettura publica di 
Matematiche in Padova, nella qukl 
Città morì del 1697. , avendo pre- 
fo l'abito di Sacerdote fecolare 
dopo la foppreifione del fuo Ordi- 
ne . Molte opere publicò geome- 
triche, che fanno fede del fuo pro- 
fondo fapere nelle Matematiche. 
; ANGELICO ( Giovanni ì , Re- 
ligiofo Domenicano, nativo di Fie- 
fole , fi e immortalato per la fua 
virtLi , e per la pittura. Niccolò^. 
gli fece dipingere la fuaCappella^ 
e gli ofterfe !' Arcivefcovado di Fi- 
renze i ma Angelico ìo ricino. Di^ 
cefi , che egli lafciafTe fempre al- 
cQni difetti groTolani nelle fue mi- 
gliori compofizioiii da timore*, che 
il fuo amor proprio non foffe trop- 
po lufingato dalle lodi , che gli fof- 
fero date. I fuoi quadri rappre- 
fsntano cofe divote . Morì in Ro- 
ma del 14^5. in età di 68. anni . 

ANGELIS C Agojiino de ) , d' 
Angn della Congregazione de' So- 
in jf chi , Filolofo, Teologo, e 
Lrttore della Sapienza di Roma ,. 
fiorì nel XVII. fecolo, e nel 1664., 
e in appreffo ftajaipò molte opera 
di Teologia . Baldaffirre de Ange- 
//> , di cui fi trova: Pratumjfivé 
utilijftmus Apparatus ad omnes Ttt. 
itg. & Parag. i & I. %. Cod. im- 
pre«r. Neapol. J63J. , fu Giudice 
in Napoli della G. C. Francefco 
Antonio de Angclit di Sorrento 
della Compagnia di Geaìi , il qua- 
le nel 1604. dall' Indie pafsò nell' 
Etiopia , lafciò altresì dell' opere ♦ 
che trovanfi notate appreffo V Ale- 
gambe Bibliot. Paulo de Angeti$ , 
o come fcrivono altri, Pompeo., 
Siracufatio , Sacerdote di mottft 
dottrina, che viffe nel XVI. feco- 
lo, lafciò: B.iftlic£ T. Majorit d^ 
Vrh a Ukirto Pppà 1. m/fuc ad Pau^ 
In m 



A U 
lum V. (tefcfiptio , Autbove Roma' 
no ejufdem B.iftlîde Canonico cum 
notis Ahb. Pauli de An^elis , ijui- 
bus accefftt (iefcriptio brevis novi 
Templi f^atìcani , Della Limojina , 
Trattato t Breve Compendio dtlle 
cofe^ che fi trattano nella S. I/io- 
t'ia^ //e' Titoli dell^ Eminentijftmo 
Collegio ApoJloUco&c. Gtronimo ds 
ylngelis ^ Gefuita bruciato nell'In- 
die nel 1623. lafciò una Relazjone 
del Regno di Tez.o . E fi rinviene 
di quelto cafato effervi flato altre- 
sì in Napoli un Pittore, qual fi 
fu Filippo de Angeli f fotte Urbano 
P'IIL di cui e in Roma, e in al- 
tri luoghi d' Italia fi veggono d«l- 
le belle Pitture. 

1. ANGELO DE CLAVASIO , 
Francefcano , Genovefe , morto a 
Coni , o Cuneo in Piemonte nel 
349 S- ■» ^ autore di una Sor/fma di 
Cafi di Cofcienza , chiamata dal 
f uo nome Stimma Angelica . Ve- 
nezia 1487. in fol. Elfo aveva Cat- 
to anche un Trattato delle rejìitu- 
Z.ioni t ed un altro intitolato: L' 
jlrca della Fede . Benedetto XW. 
ha approvato il culto, che fi ren- 
deva a queflo fauto religiofo . 

2. ANGELO ROCCA , l^edi 
ROCCA 

3. ANGELO DI S. GIUSEPPE 
C il P- ) > Carmelitano fcalzo di 
Tolofa , il di cui vero nome era 
la Broffe^ dimorò lungo ternjpo nel- 
la Perfia in qualità di Miffionario 
Apoftolico ; il lungo foggiorno eh' 
egli fece in quefto Regno gli die- 
de luogo di impararne la lingua . 
^uefta cognizione Io impegnò ad 
intraprendere una Traduzione La- 
tina della Farmacopea Perfiana , 
che fu publicata a Parigi nel i<55ii. 
in 8. Abbiamo ancora di lui Ga- 
aiophylacium lingua Perfarum , 
Amfterdam 1684. in fol-, in cui e- 

fli fpiega i termini in Latino, in 
rancefe , ed in Italiano, perchè 
il fuo libro potefle e(fere di un ufo 
generale alle nazioni più illumina- 
te dell' Europa . Q^ueft' opera è li- 
mabile per l aggiultatezza delle of- 
•feryazioni, e per diverfi tratti fio- 
rici, che vi fono fparfi . L'Auto- 
re era flato Provinciale del fuo Or- 
dine nella Linguadocca , e morì a 
Perpignano nel 1697. 

4. ANGELO DI S. ROSALIA, 
AgoUiniAno fcaUo , e dotc« Ge- 



A N ^ 

nealogina, nacque a Blois ne! 1655. 
Preparava una nuova edizione del- 
la Storia della Cafa di Francia^ 
e dei Grandi Ufficiali della Coro' 
na ., cominciata da P. Anfelmo ^ 
allorché morì nel 1716. Il P. Sim- 
pliciano fuo compagno in quefto 
lavoro la publicò in 9. Voi. in fol. 
11 P. Angelo ha altresì comporto 
lo Stato della Francia in 5. Voi. 
in 11., riftampato dopo in 8. Voi. 
con aggiunte, ed utili correzio- 
ni. Il fuo nome di famiglia era 
Francefco Raffarde . Nella fu* Sto- 
ria della Caia di Francia vi fono 
delle inefattezze, ma qual opera 
di quello genere nevaefente? Pe- 
raltro effa è un repertorio utiliffi- 
mo per la Storia di Francia , e 
piena di molte beliiffime notizie . 
ANGELO (^famiglia di D, nobile 
Napoletana , di cui fi ritrova me- 
moria ne' Regi Archivj di Carlo 1. 
di Angih; ove fi legge, che Barto- 
lomrneo flf' Angelo fu armato Ca- 
valiere con molti altri . L* ordine 
de' Cavalieri era in Roma molto 
flimrito , e prima fu come un Se- 
minario di Senatori, ma dopo que- 
lli fi eleffero da coloro eh' erano 
flati Magiftrati- Nel principio en- 
travano in quefto ordine, e pren^ 
devano il Cingolo Militare i più 
ricchi. Dopo fotto gl'Imperado- 
ri vi fi afcriveano da que' me- 
defimi le perfone di merito, ed 
erano di più forte, /. i. C. ut di* 
gnit. Ord. Serv. Ruinato 1' Impe- 
rio i Re di Francia rinnovarono 
un tal iftituto armando Cavalie- 
ri anche i propri figliuoli . Rug" 
giero^ e gli altri Re Normandi , ed 
Angioini , lo introduffero nel Re- 
gno dì Napoli. Si deftinavano per 
tal cerimonia li dì i più folenni, e 
d'alcune fefìività graivdi , o ella fi 
faceva avanti una battaglia per in- 
coraggire i bravi Gentiluomini n 
portarfi valorofamente . Quelli che 
doveano armarfi , e che prima chia- 
mati erano Valletti , o Paggi, com- 
parivano nel dìrtabilito tutti ador- 
ni nella maggior Chiefa della Cit- 
tà , ove dovea farfi la cerimonia, 
s' alzava un gran palco ben ador- 
no, dove s' ergeva un Altare, ne' 
cui lati fi ponevano la Sedia del 
Re , e il Faìdiftoro del Vefcovo , 
e quivi vicino un' altra Sedia io- 
^rgenuu coperta di drappo di fé-* 



t« . Sopri l Altare pone»iinfî le 
fpade, che dovc«nocinBcrfi «'fian- 
chi de^ nuovi Cavalieri. Venuto il 
Re con la Corte in Chtefa fi face- 
vano federe nella Sedia d'arRcnto' 
coloro, che doveano armirfi, e 
dopo interroctti da' Cavalieri più 
vecchi fé fofiero fani , e buoni per 
le battaglie, davano fu i libri del 
Vangelo in prcfenza del Veltovo , 
che fedeva nel Faldiftoro veftito 
da Diacono, giuramento di effer al 
Re prefente, e a' fuoi fucceff'ori 
fedeli, e volendo partirfi da t»l fe- 
deltà reftituirnli il Cingolo, del qua- 
le doveano cUl-r armati; e di più 
di e(7er fedeli alla Chicfa, edìfcn- 
fori della Patria, e dell' onore del- 
le donzelle e di altre miferabili 
perfnne . In apprefTo da due Cava- 
lieri veterani erano condotti alla 
prefeaza del Re, il quale inginoc- 
chiati con la fua fpada tocçan:1a 
lor leggiermente il capo, o, corne 
altri Vogliono, gli omeri, diceva 
a ciafcuno , Dio vi faccia buon Ca- 
valiercr N«fllo ftefTo tempo compa- 
rivano 7. d<nizelle della Regina 
vedite a bianco con i cingoli nelr 
le loro mani» « quali offerti pri- 
ma ai Ro , gli cingevano ne' lom- 
bi de' Cavalieri : e prendendo po- 
fcia da fu l'altare le fpAde, l'at-' 
laccavano a' lati de'meJefimi. Se- 
guivano appreffb alcuni Cavalieri , 
» lor calzavano gli fproni, e po- 
nevano una ffjpravvefta di panno 
di Una verde f)dera!a di pelle di 
vaio . Finalmente la Regina dalla 
fua fedia lor porgeva la mano, ed 
jiizatifi n andavano a federe nelU 
lor fedia , ove tutti i Nobili an- 
davano a raltegrarfi con effi della 
diftnit^ ricevuta, e datifi una col* 
lazione di cofe inzuccherate fi fini- 
va la fella, e d'allora non più Val- 
letti, ma Mefferi, o Militi erano 
appellati , e coipe tali fi godevano 
de militari privilegi. Jo, Sarisbe- 
ritnf. in Polierat. Menn. Orig. Mi-' 
titar. Petr. Blcfenf. cp. 94. 

ANr.ELO, redi L'ANGELO. 

ANGKLO (^ Fratèllo^ ^ redi 4. 
CIOJOSA . 

ANGELO CATTO, fVia CA- 
THO. 

ANGELO NI iPrsaeefce^y Ho- 
rico ed aotiquarjodel ftcoloXVH. 
nacque a Terni nel Ducato diSp<>- 
leti} fu fffretirio del Cardinal Tp' 



AN 
poffto Aldohr andini}^ e mari a Ro» 
mi nel i6^i- La fua opera princi- 
pale e una Stnri.i Au^u/ia tllu/h^g. 
ta colla verità delle antiche ra^di- 
glie da Giulio Cefare fino a Còftan- 
tino il grande , di cai la mieliore 
edizione è quella di Roma 16R5. in 
fol. EfTo e ancora antore d' uba 
Storia di Terni ^ fua patria, Ram- 
pata a Ro-na nel \6^6 in 4. , che 
non è comune. Gli fu aTai gene- 
ralmente .Ttfibuita l'opera intito- 
lata: il Bonino ovvero AvvertimeH' 
ti al Tri/ì.irjo incorno gli errori 
nelle medaglie del primo rolume 
de* fuoi Commentari ijlorici y in 4- 
ma Fu provato , eh' eÌTa è di O. B. 
Bellori nipote e difcepolo d' Ati' 

ANGELUCCr (Teodoro), di Bei- 
forte , uomo molto dotto. In gio- 
ventù non fo per qual cofa sbandi- 
to dalla fua patria ritiroflì in Ve- 
nezia , e di là pafsò m Francia, 
ove att«fe a far i fuoi ftudj . Ri- 
tornato pofcia in Venezia fu Mag- 
giordomo di Antonio Tiepolo Ret- 
tor di Brefcia, e d ipo Maeftro di 
umane Lettere dei Trivigiani . Nel 
158*. fi addottorò in Padova in Fi- 
lofofia e Medicina , e fcriiTe il lib. 
intitolato i^'oi yittaplìfftca eaderrt 
fit y que Pbffica^ contro Francefc» 
Patriz,jy il quale con ia fua Apo- 
logia gli ritoccò ben bene le cortole . 
Li Trivigiani 1' ebbe'^o in si gran 
llima , che lo aggregarono al lor 
ConfTglio. Condotto con onorevo- 
le llipendio per Medico in Mon- 
.tagnana, nohil Terra del Padova- 
no» fi morì colà nel 1597. .Egli fu 
^nche uno degli Accademici di Ve- 
nezia nel 1S9J. e fi ritrovano di 
lui due Lezioni con la Canz.one 
fpirituale di Celio Magno. 

I. ANGENNES iCarlo d*), dì 
un antica cafa del Perche, è piìk 
conofciuto fotto il nome del Car- 
dinale di Rambouillet . Ottenne il 
Vefcovado di Maos da Carlo IX, 
Re di Francia, e la Porpora dal 
Papa Pio II. , appreffo il quale «r« 
flato Ambafciatore di Francia. Il 
Papa Si/io r. gli diede il Governo 
di Corncto; dove vi morì nel 1587* 
ih età di 5^. anni , di veleno, fcr 
condo alcuni. Q.ueilo Prelato nato 
propriamente ai crandi affari com- 
parve con grandiffima fama «I Con- 
cilio di Trenìo . Fu fotto il fuQ 



A N 
yefcoytdo, che î Cal vini fti prcfe- 
ro la Città dì Mans > e faccheggia- 
rono la Chiefa Cattedrale di S. 
Gjuliaao . 

2: aNGENNES (^Claudio d' ) , 
fratello del prece ^ente, nato a Ram- 
jîûiiiMet nel 15^8., fu fatto Confi- 
Çliere-Cherico del Parlamento dì 
Parigi nel 1565. Fu niandxto tre 
anni dopo dalla Corte di Francia 
a 'Cpfmd He^ Medici Gran Duca di 
Tofcana . Fu poi onorato del tito- 
lo di Confìgliere di Stato, e nomi- 
nato Vefcovo di Novon nel 1577-5 
e poi Vefcovo di Mans nel 1588., 
Vi {labili un Seniinârio, e vi n^o- 
rì nel 1601. , a{rai amato, e rifpei- 
tato. Abbiamo di lui una Lettera 
contro r attentato di Giacomo Cle- 
mente ^ 1589- in 8., che è unita 
ad una Rifpofta di un dottore in 
teologìa , che fi crede eHere Gio- 
vanni Boucher . 

ANGENNE5 , Fedi FARGIS. 
ANGERIEN o ANGERIOCG»- 
rolamo ) , nato in Napoli > Poeta 
Latino del XVI. Secolo . Fu Cam- 
pata una parte delìe fue Poefie 
in Napoli nel 1510. in 8. Le fae 
Poefìc amorofe fono Hate ftampate 
a Parigi nel 1541. in 16., con quel- 
le di Marullo ^ e di Giovanni Se- 
condo , che verfano Cullo IteRb fog- 
cetto. 

ANGERONA , Dea del Siienzio,- 
che fi rapprefentava con bocca chiù-, 
fa, e con un dito fopra U fteHa.. 
(^^edi Agvitia). 
. ANGERS C Conc.à^ ), A^dega- 
ve nf e 1 tenuto nel 453. da S. Per^ 
petuo Vefcovo di Tours per ordi- 
nare un Vcfcov. ad Angers . Vi fi 
fecero anche la. Canoni di difci- 
plina . 

ANGEST CG/Vo/5JMod')i accre- 
ditato Dottore della Cafa di Sorbo- 
na , nativo di Compierne , di fa- 
çiigliâ nobile, ed antica. Fu Ca- 
ijonico , Sopraintendente, e Vica- 
f\o Generale della Chiefa di Mans 
folto il Cardinale di Borbone Ve- 
fcovo di detta Città , fi diftinfe. 
per lo fuo zelo contro i Luterani , 
e mort iii Mans li 8. Settembre 
1538. Abbiamo di lui varieOpere, 
U pili curiofa fra le quali fi è il 
Trattato delle Accademie contro 
Lutero , nel quale Angeji difende 
le Univerfiià, e giufUfica la buona 
TçologiaScoUftica, ch'egli défiai,- 



fcé : La TcJenzi delle Scy.-ttuff 
Divine , giujìa il fcnlo , che //f 
Chiefa approva , valendcft delle it^ 
tsrpretas^ioni de'' Dottori Ortodojjt^ 
fennaa difprezx.'^Ye gli ajuti delle 
altre Scienze . 

ANGHIAR.A (P/Vfro), nacque 
in Lombardia preÇo 'l Lago mag.? 
giore, e viffe nella Corte di Eer". 
dinando il Cattolico. ScrifTe alcu- 
ne Opere intorno alle cofe dell* 
Indie*. 

ANGILBERTO C-^O > di Neu- 
firia , ihidiò conÇarlomagno fotta 
Alcuino ^ che lo amava , come un 
Padre ama fuo figlio. Carlomagno. 
gli diede Berta fua figlia, lo fece 
Governatore della Francia maritti- 
ma dalla Schelda fino alla Sen- 
na , e principal Miniflro di Pipi' 
no fuo figliuolo, che aveva fatto 
coronare Re d' Italia . Angilherta 
abbandonò il Miniftero , e fua mo- 
glie per farfi Monaco nel 790. nel 
Monaftero di Centula, o di S. Hi- 
quier, di cui divenne Abate pochi 
aftni apprcffld . Sortì fovente dal 
fuo Monaftero per affari di Stato, 
o per difpute Ecclefialìiche . Fece 
quattro viaggi a Roma . Neil* ul- 
timo s.ccQmp:ignb Carlomagno y che 
lo chiamava il fuo Omero. Lo vi- 
de coronare come Imperador d'Oc- 
cidente, e morì nell'Si^. Non la- 
fciò che poche, e piccole Opere, 
e queRe fono delle Poefie . Se ne 
trovano alcune nella Raccolta de* 
gli Storici di Francia , in Aleuta 
Tip -t neìio Spicilegio. Abbiamo an- 
cora di lui una Stoṛ( def JuoMo'. 
T\aftera. 

. I. ANGIO^ CCarhU. d') , figli- 
uolo di Carlo L Re di Napoli , C f^e- 
di Carlo di Francia, Conte d'An- 
jou , fratello di S. Luigi }, fuc- 
ceffe nel I184, a fuo padre , il qua- 
le r avea prima dichiarato Princi- 
pe di Salerno « C dopo dovendo 
partire per andare a batterfi con 
Pier d'Aragona a Cordeaux in un 
particolar combattimento, lafcia- 
tolo fuo Vicario nel Regno , era 
flato da Ruggiero di Loria fatto 
prigione nel 1183. in una naval 
battaglia prefTo Napoli , e manda- 
to in Aragona al Re Pietro; ma 
finalmente fprigionato nel 1189. fu 
coronato Re di Sicilia, e di Pu- 
glia. In tempo che il Re Padre lo 
eleffe fuo Vicario gli aflegnò li piìi 
gra- 



db AN, 

grxvi Mrninrî» e Rrin Signori ,amn 
che r sveffero a'Tirtii » al fuo lato 
per Codfiglieri nel. e deliberazioni 
più imp«»rt*nti della Corona . On- 
de fotfe i>erciòC«r/j /''/V«riV, mag- 
giore e pifi nfiaeftof* dell' altra , 
che vi era deiia Gran Corte, in- 
ftUuit» prima da Rut^giero in Pa- 
lermo per ambedue i Regni di Si- 
cilia, e di Pui^lia; e dopo, che 
<jurtli fi divifcro, (Ubilita in Na- 
poli per lo foio Regno di Puglia 
dallo Rc^a Carlo 1. fuo Padre ; 
poiché I» G. C. er» rapprefentat^i 
dal Gran Giuftiziero , uno degli Uf- 
fìziali della Corona, che n'era il 
capo; ma la Corte del Vicario rap- 
prefentava la perfona d«l primoge- 
nito del Re, come il Vicario Ge- 
nerale del Regno . Quefti due Tri- 
Ikuntli furono lungamente divifì ; 
indi pian piano s unirono , e di 
due fé ne formò uno, che fu chijt- 
mato perciò la G. C. della Vica- 
ria ; ciò che fi può credere effer av- 
venuto Copra tutto ne' tempi di 
Jlfonfo 1. , che inftitul il S. C. 
Vi fono di quello Principe mol- 
ti Capitoli fatti per il buon Go» 
verno del Regno nell' alfenra del 
padre . Si chiamarono Capitoli le 
lue Leggi , e quelle del Padre, 
• degli altri Re Angioini all'ufo 
di Francia . Martino I(^. in tempo 
di fua prigionia per mezzo del fuo 
Legato fé' fiabìlire anche alcuni 
capitoli a vantaceio dell* ordine 
Ecclefiartico in Melfi nel IÌ84. , 
ma come egli fi mor) poco dopo , 
gli mancò il tempo di confermar- 
li . Onorio , che gli fuccefTe nella 
Cattedra Pontifìcia nel ia8;. con- 
fermò alcuni Capitoli fatti da Car- 
U nel Piano di S. Martino , e ne 
iiabilì de' nuovi con uria particolar 
Bolla, che gli Scrittori delle cofe 
del Regno dubitano fé fu mai in 
cflb ricevuta . Dopo acquiftata la 
libertà, Carlo ndornò Napoli di 
magnifici edifìci; e fondò egli di 
nuovo la Chief.a, e il Convento di 
S. Pietro Martire , e quella di J*. 
Domenico Maggiore , che egli no- 
minò della Maddalena. Fece varie 
donazioni alla Chiefa di S.Niccolò 
ili Bari eretta fin dal 1087. nella 

2uale alcuni Barefi da Mira, Città 
«Ila Licia, trafportarono nella lor 
Patria il {aotn depnfìto , ed efentò 
fa da^uel priitcipio diiU fliiiriCdi- 



A N 
ìione dell'Ordinario. E alfegnâtl- 
do a quefta Chiefa perpetua dote , 
le impetrò dal Pontefice Bonifacit 
niJ' ampi privilegi , efenzioni, ed 
immunità i in modo , che folo ad 
efTo devono i Re di Napoli quelle 
tante prerogative, e preminenze* 
delle quali fono oggi in poffeTo ^ 
onde fono reputati Capi, e Mode- 
ratori di quefU Chiefa, eh' è di 
Regia Collazione^ conferircene il 
Priorato, e l'altre dignità di quel- 
la ; e vi Aabilifcono un Giudice di 
Appellazione, eh' è il lor Cappel- 
lano Maggiore. Dotò anche Carla 
nello fteTo tempo la Chiefa di J*. 
M. Hi Lucerà di ampie , e ricche 
entrate , trasferendola dentro la 
Città, e facendola caftruire con 
maggior magniP.cenza , riferbandofi 
per fé e fuoi (uccertbri la coIIazio< 
ne de' Canonici , ch'egli accrebbe 
fino a 10. per la metà; e concedet- 
te a' Vefcovi , che farebbero flati 
di tempo in tempo in quelé* Cit- 
tà, le terre dell' Aprìcrna , Palaz- 
zuolo , eGuardioU pof^e nella Pro- 
vincia di Capitanata. Onde Roni- 
facio ^'- gli conceffe varj privilegi 
nella fleffa Chiefa , e per ifpezial 
favore anche faffenfo nell'elezio- 
ne del fuoVefcovo, che dopo dal- 
la S. Sede fu tolto. Ebbe altresì 
im' uguale protezione delia Chiefa 
d' Altamura , che fondata da Fede* 
rigo lì. fu rcfa efente dalla giurif- 
dìzione di qualunque Ordinario ; e 
dalla protezione eh' egli ebbe di 
quella Chiefa, pur avvenne, che i 
Redi Napoli ebbero fu di elTa quel- 
la gran prerogativa di creare I Ar- 
ciprete fenza alcuna provvifione 
del Papa ,• la quale Chiefa fu po- 
fcia eretta nel 1485. in Collegiata, 
e furono concedute al di lui Arci- 
prete le ragioni , e le preminenze 
Vefcovili. Di pia nafcendo tra'Cit- 
tadini continue liti a caufa delle 
Confuetudini della Citti , Ip quali 
febbene ridotte in ifcriito , fi tro- 
vavano allora molto (corrette. Car» 
lo le fé' correggere con collaziona- 
re li migliori efemplari , che vi e- 
rano, dall' Arcivéfcovo di Napoli 
Filippo Minutalo , e da alcuni e- 
ktti dal < < n format iflìmi di 

quelle; \nnano colóro « 

che creii^..w »„. ^ itate per ordine 
di Carlo la prima volta tali Coa- 
lu«lu<Uai (idotu iti ifcritto . Flh 



f 



A N 
.nalmente quefto Principe dopo a- 
ver data alia Crttà , e al Rtgno di 
Napoli tant* sra.udezz.î, (î morì 
nel 1309. nel Palagio chiamatoCa- 
fanuov* fuori di Porta Capuana zoo. 
partì lungi da Napoli da lui mede- 
fimo fatto fabbricare . 

Nelle Monete di queflò Principe 
fi vede la fua effigie ledente conio 
fcettro in una mano , ed il Mon- 
do nell'altra, come in quelle del 
jjadre, e nel giro fi legge.* Caroius 
J1. Dei gvstia Hierufalen , & Si- 
ciJiie Rex ; nel rovcfcio è una Cro- 
ce coronata di gfgli , œme nelle 
Monete di Francia , e nel giro : 
Hónor Regi s judicium diligiti co- 
me nel Salm. 98. In alcune altre 
fi vede la targa coli' arme inquar- 
tate dal campo gigliato, e Croce 
di Gerufalemme, e ìzf^ergine^ co- 
me nella Moneta di Carlo I nel 
giro Carêl. IL Hievufalem ^ & Si- 
cilie Rex. In altre vi è in luogo 
della targa il mezzo bufto del Re , 
o il bufto con il manto folito por- 
tarfi da' cavalieri armati i e allo in- 
torno del rovefcio di alcune v* 
ha il Comts ProvinciiC , 

2. ANGIO' ( Carlo JIL d' ) , Duca 
di Durazzo » Re di Napoli , dopo 
aver fpogliata Giovanna J. del R?- 
gno prefe da' Baroni ii jgiuramento 
di fedeltà , effendone già ftato co- 
ronato da Urbano fi, due anni pri- 
ma : e morto Lodovico Re d' Un- 
gheria fratello à' Andrea andò in 
Buda, ove fu sitresì coronato Re 
di quel Regno con fpogl'.trne Ma- 
ria primogenita di Lodovico -^ de- 
ftinata fpofa di Sigi/mondo di Lu- 
atemburgo , figliuolo di Carlo If. 
Imperadore; ma non gusri appref- 
fo per opera.di quelia morì uccifo. 

Nelle Monete di quello Principe 
vi ha r effigie di S. Pietro da una 
parte , e ailo intorno vT. Petrus Pa- 
pa , e dall'altra : f. M P. E. e nel 
giro : Rex Caroius III 

3. ANGIO' CCarle Martello d' ) , 
fu primogenito di Carlo IL Re di 

, Napoli, il quale dovendo palTar iti 
Trancia per altringere quel Re, e 
fuo fratello a rinunziare l'invefti- 
tura del Regno d' Aiagona , come 
aveva promeflb nella pace fatta per 
la fua fcarccrazione , lo creò nel 
1194. Vicario Generale del Regno, 
e nel feguente anno gli mandò di 
Roma un» efatta iilruzioae del Reg- 



, AN m 

pimento della fua Corte, deflinan* 
dogli i ConfigUeri e tutti gli altri 
Uffiziaii , de' quali dova com- 
poifi, e nel 1190. fu in Napoli inco- 
ronato Re d' Ungheria , avendogli 
la Regina Mar'a fua Madre cedute 
le ragioni di quel Regno, ove an- 
dò con prenderfi per moglie C/e- 
menzia figliuola di Ridolfo L d* 
Auftria Imperadore . Di là non 
guari tornato morì in Napoli nel 
Ijci. di anni 30. e lafciò fuo fuc- 
ceffore nel Regno d'Ungheria Ca" 
roberto . 

4 ANGIO' CLadislaoà")^ figlio 
di Carlo dì Durazzo, fu proclamato 
Re di Napoli nel 1385. dopo )a 
morte del padre , non avendo, che 
poco piò di 10. anni. Egli ebbe in 
mojitie prima la figlia di Minfredi 
dì Chiararaonte Conte di Modica; 
e dopo quella ripudiata, Mar^a {o~ 
relia del Re di Cipro, e finalmen- 
te la PrincipelTa di Taranto : m* 
da ninna ebbe figli . Il fuo animo 
bellicofo non gli fe'penfare a fta- 
bilire il Governo Civile , e Poli- 
tico ; e come nel fuo Regno refti- 
tuì la difciplina militare, e fé" al 
fuo tempo fiorire V armi , così 
contribuì a dar bando alle lettere. 
Ladislao accrebbe il numero de* 
Baroni dei Regno oltre mifura; e 
fi prefe d:< queìl'età, incomipcian- 
do però dal tempo di Giovanna L 
a darfi !cro nel Regno di Napoli i 
titoli di Duca, e di Marchef e , e 
non rimafero che foltanto i Prin-» 
cipati, come prima, de' Reali , e 
di coloro ai lor fangue congiunti ; 
febbane nel refto .iell' Italia fi era- 
no tali titoli fatti fentire molto 
prima . Morì finalmente quefto 
Principe nel 1414. e come voglio- 
no alcuni avvelenato nell'atto del 
coito. 

Nelle Monete di Ladislao fi leg- 
ge : A. Q. L. A. al dritto , e nel gi- 
rp il fuo nome, e nel rovefcio u- 
na mezza figura di S. Pietro-, e in- 
torno S. Petrus &c. o S. Petrus 
Papa ^ &• S. M. P. E, ovvero J*. 
Leo Papa ; e oltre il nome, di L^- 
dislao vi fi veggono le lettere, G. 
V. A. R. C f^edi Ladislao oLan- 
CELLOTTO Re di Napoli )• 

5. ANGIO' (Giovanna IL à ), 
Regina di Napoli , forella di Ladis- 
lao ^ prefe a regnare dopo la mor- 
te di fuo A«euo % mx non fu co- 
ro. 



é% AN 

h)njitfl Regina che nel 1418. Ella 
prc(e óve m.\riti : fu «1 primo nel 
t^o^. Cupi ulmo d'Aiiftria, Due* 
di Sterling, che morì nel 14-^6., e 
dopo nel 1414- Giacomo Borbone « 
Conte della Martia de' Reali di 
Francia, ìl quale maltrattandola fu 
fpogliato di ogni autorità, e final* 
incute fi ritirò in Francia, ove fi 
dice, che al fine fi fece monaco. 
Quindi non avendo fperanza di a- 
ver prole anche per la fu a etàavan-: 
ziti, n adottò prima Alfonfo P'. d' 
Arngona^ quello, che gli fucceffe 
rc;i Regno, e dopò difguftatafi del 
medcfimo , Luigi d' Angiò , che an^ 
che le fé' guerra . Qaefta Regia:! 
inori nel 14^5., e fu l'ultima di 
Cafx di Durazxo y e morendo irti- 
ttiì erede Renato d^ Angiò ^ Conté 
di ProVL'Oi'..i , fratello di Luigi ^ 
th'era morto fino dal 1434. Gli 
Scrittori la biafimano per i fuoi 
laidi coftumi ; ma (odano, e com- 
ihendano la fua giudizi» , avendo 
col configliò de'fav) tolti molti 
abufi , e riformate molte cofc del 
fuo Regno ; onde col fuo ordine 
furontv ridotti in miglior forma i 
Riti del Tribunale della Gran Cor- 
te . St»bil} la prammatica detta la 
Filingiera, con c»i ordinò a richie- 
da di Catirina Filingiera y figliuo- 
1» de! Con^e di /l'usili no ^ e moglie 
di Sergianni Caracciolo,, che fra co- 
loro che viveano jura Francoruì%, 
1« forelU maritata , ma non dota'- 
ta de'fuoi beni, non dovelTe efclu* 
«ierfi dalla fuccciGone del fratello : 
tutto al contrario di coloro, che 
viveano jure Longotirdorum , do- 
ve la forella viene efclufa , bafian- 
do , che folTe ftata dotata o dal co- 
rnuti padre, o dal fratello. Fondò 
il Collegio de' Dottori di legge Ci- 
vile e Canonica , al quale untca^ 
mente attribuì il potere di dar i 
pradi di Licenziatura, e di' Dotto* 
nto ; e flabill flircbe quello de' Me- 
dici e Filofofi ,* e fottopofe il go- 
verno dell' uno e dell'altro al Gran 
Cancellìero dei Regno, che allora 
era Ottimo Caracei»i»i e a quefti fu 
polcia anche unito il Collegio de' 
Teologi , che fi fuppone al<luantò 
più antico, e fecondo alcuni , ifti- 
tuito fino dal tempo di Ruggiero 1. 
t n'ebbe la cura parimente il Grati 
CanceHiero. Co«t li gradi, che pri. 
*k4 li conferivano iu NAfoll direte 



A N 
tamcnte da' Re , fi prefero a coti 
ferire da tali Côllegj . Di più que- 
lla Regina fondò il n-iovo Spedale 
óeW'' AnTtunii:Jata di Napoli, con- 
fermò al Monafterio di S. Martino 
fopra Napoli li privilegi conceflfigli 
AiGiovanna 1. di governare lo Spe- 
dale dell' incoronata da lei fonda- 
to ; e arricchì molte altre Chiefe : 
e finalmente proibì ella a' Giudei 
del Regno l'ufure, e li coftrinfe a 
portar il feguo del Thaii a diftin- 
iione de' Cridiani. 

Le Monete di quefta Principerà 
fono, come" quelle di Ladislao. 
. 6. ANGIO C Luigi /. d' ), Re di 
Napoli, Conte di Provenza, fecon- 
dogenito di Giovanni 7. di Fran- 
cia, e fratello del Ke Carlo f^. Dor 
pò la morte di coftui nel 1380. s' 
impadronì della Reggenza dello 
Stato, abufandofi della minorenni- 
tà di Carlo l^I. fuo nipote, è per 
la moltitudine de' dazj , che impo- 
fe, divenne odiofo al popolo. G/^- 
vanna I. nello fteffo anno lj8o. l 
adottò , e due anni apprefTo fu co- 
ronato in Avignone d^ Clementi 
riL y e calò in Italia con poderof» 
anniira per cacciare dal Regno di 
Napoli Carlo di Durazxp t che a- 
vea fatto già morire G/otun/w . Iti 
quefìa fpcdizione portò feco tutti 
li tefcri della Francia, ma non gli 
ballarono: e non avendo potuto a- 
ver alcun foccorfo , morì di dolore 
in Bilcaglia nel Ì384. non avendo 
prefo che alcune piazze . Onde i 
Francefi rimafi fenza Re colternati 
ritornarono in Francia. Maria di 
Cajiiglione fua moglie , Principefla, 
di fomma prudenza, tofto procura' 
nel 1385. dal Papa in Avignone l' 
inveiti tura del Regno a Lodovico 
IL fuo figliuolo: e ftailie la mino- 
rennità del medefimo fi dichiara 
fua Governatricc, e Balia; e come 
Carlo di Durazxo fu nel 138*5. uc- 
cifo in Ungheria, Tommafo Sanfe- 
vcrirto Gran Conieftabile , e Capo 
in Napoli della parte Angioina, fi 
ufurpò il titolo di Viierè del R^ 
gito per lo medefimo Re Luigi , ^ 
convocò un Parlamento ad Alcoli » 
ove eflcndo andati tutti li Baroni, 
che aveano feguira quella parte y 
coir efempio di Napoli, cbc aveft 
creati gli otto drl buon flato nella 
Cttti, ' fiiroiio eletti fei Depufa({ 
pit lo buono Aato del Rrguo . Vttf^ 
Ut 



A N 

ne il Re în Napoli nel i35>o. già 
Coronato l'anno antecedente in A- 
vignone, e fu da tutti ricevuto con 
liubilo. M.1 nel 1400, NaptUi, e 
quali tutto il Resn» P-^fsò lotto il 
domiitrp di Ladislao^ e unto le 
bandiere di Lut'gi non rimafe, che 
Taranto, il quale fi mantenne lun- 
go tempo nella fua fede. Così ri- 
tornò egli in Francia, e febbenc 
foTe venuto di nuovo alla fpedi- 
ilone de( Regno invitato da Papa 
jlleffandro nel 1410- , e benché a- 
veffe vinto Ladislao in campagna 
fotto Roccafècca^ non fi-ppe fer- 
virfi- della vittoriai e mancatogli 
il denaro per dar le paghe a' fol- 
dati ^ ritornò indietro di nuovo in 
Provenzi^ e poco da poi nel 1417. 
morì , lafciando per Tuo CuccelToré 
Luigi TU. , che avea avnto da una 
figliuola di Giovanni T. Re d'Ara- 
gona. Quefto anche fu invitto da 
Sforz/t y e da M::ninoF. all' acqui- 
lo del Regno di Napoli , per Ipo- 
gliàrne Giòv.tnnà II Ma. Sfar z^ ri- 
conciliatoli con Ja Regina , bifognò 
tito'.narfene i Non guari appreftb 
Giovanna, che avea adottato yf/- 
fonfo d' Aragona , nisl fnddisfatta 
di quello, adottò lui, che andato 
a trovar la Rtgina in Napoii cac- 
ciò da quefta Città, e dal Regnò 
ì Catalani . Onde ebbe da Giovan- 
na il Ducato di Calabria , e nel 
1433* prefe in mo^lie Margherita^ 
figliuola del Duca di Savoja Arne- 
dea Pili., ma nel 1434. morì fen- 
zadi fé lafciar prole j e gli fuccef- 
fe Renato {uo fratello. Morì anche 
dopo la ReginaG/ot':7>;>i5 ; e perchè 
Renato fuccefle a Luigi, e iftituito 
pur dalia medefima fuo erede , fi 
Titrovò fatto prigione dal Duca di 
Borgogna in una battaglia j venne 
jfàbeila fua moglie in vece del ma- 
ritò a meiterfi in pofTelTo del ke- 
fno , che fu nel 1435. ricevuta in 
lapolì con fomma allegrezza ; e 
nel 1438. vi giunfe anche Renn.to 
ufciro di prigione; ma nel 1441. 
ne fu cacciato dà Alfonfo d^ Arago- 
na i e quefto fu il fine della domi- 
rszione degli Atigioini nel Reame 
di Napoli. Giovanni , figliuolo di 
Renato, invitaro da' Baroni dopo 
la morte di Alfonfo, in vafe. anche 
il Regno, e vi fece molte conqui- 
nc: ma tolto ne fu fpogliato d» 
Ferdtn4ndoy^9}g^i\ j^Ql i^q, Rgf 



AN éj . 

tinto , che fopravvilfe p'ìi anni al 
figliuolo, avendo lafciato crede 
Carlq figliuolo del Conte di Mai- 
ne filo fratello j e quello morto 
anche fenza prole , iftituì Lodovico 
XI. Re 4i Francia, figliuolo di u- 
naforella dello ftelfo /?^n/?ro . E 
come que! lo, fu fempre .ivverfo 
alle cole d' Italia ; coisì Carlo ^Ilh 
fuo figliuolo intraprefe nuovamen- 
te 1' imprefa del Regno, e ne Ipo- 
gliò Ferdinando II. , ma quello vi 
fi riftabilì fubito colT aiuto del Grati 
Capitano, e ne cacciò li Francefi , 
li quali tornati dopo la morte di 
Carlo nil. fuccelTa nel 1498. e fatte 
nuove conquide, ne furono di nuo- 
vo cacciati da Confalvo di Corda- 
vi t detto il Gran Capitano. In 
tempo di "Luigi II. travagliando 
allo fpeflb li valcelli della Regina 
Margherita , moglie di Carlo Uh 
di Duraz,zo , che fi era ritirata in 
Gaeta col figlio .^ le marine di Na- 
poli , alcuni Nobili del Seggio di 
Poitanova armarono li lor navilj, 
per coniraftare le galee della Regi- 
na, e per andar fra loro con mag- 
gior amore , iftituirono l'Ordine 
de' Cavalieri dell' Argata , che per 
infegna portavano nel bratcio fini- 
ftro un'Argata ricamata d'oro in 
campo azzurro,, fimile a quelle di 
canria , di cui fi fervono le donné 
ne' loro femminili cfercizj . Nello 
fleffo tethiK), e poco apprelTo, fu 
iftituito l'Ordine de' Cavalieri del- 
la Leoi!za , che portavano per in- 
fegna una LeonefTa d'argento lega- 
ta con un laccio nelle branche, e 
ne' piedi . 

Nelle Monete di Luigi adottato 
da Giovanna, Çx vede la Corona nel 
Campo con un Raftello , e Gigli,; 
e allo intorno. Lu dovi eus HrerU' 
falera t & Sicilia Rex y al rovxìfcio 
l' arme degli Angioini inquartate 
da' Gigli, e la Croce di Gerufa- 
lemme , e nei giro Comes^ , come 
quelle di Roberto. In altre fi veg- 
gono nel Campo; I. I. Q. L. in- 
torno : Ludovicus Rex: e nel rove- 
fcio mezza effigie di X. Pietro, e 
nel giro; S. Petrus Papa Coafef- 
for. 

Nelle Monete di Renato ^.û ve- 
de vf. Pietro, come in claelle di 
Giovanna I. In alcune, oltre l'ef- 
figie di quel Santo., vi ha un' A- 
^uiU col nonne Hex Renatus . Ut 
ah 



64 AN 

«Ure fi vede il Re fedente con Io 
Scettro, ed il Mondo « pd uiu pic- 
cotx Aquil.1 allato col fuo nome- 
e nel rovefcio una Croce con 4. 
Gigli con que' motti .* honor Ré- 
git , Judieium diligit : ovvero Co- 
rner Pfûvinri» .^ « . . 

7. ANG!0^ C^'^' d'J, Princi- 
pe di Txranto, e d Acija , fu fi- 
tliuoio di Filippo quartopoiiito di 
Carlo IT. Re di Napoli. Egli fpo- 
sò nel 134<J. Giovanna I. Regina di 
Napoli , e nel 1351- «vendo ordi- 
nata una fetta in mem<irta della 
fua coronarione iftitu) 1' Ordine de* 
Cavalieri del Nodo di 60. li pth 
valorofì fotto cert.i forma di giu- 
ramento, odi perpetua fede i li 
quali venivano la giornea ufata a 
que' tempi della divifa del Re con 
un laccio di feta d'oro e d'argen- 
to, il quelle s* annoda-va dal Re al 
petto, ovvero al braccio, come 
vogliono alcuni ; e quando un Ca- 
valiere faceva qualche prova nota- 
bile, per fcgno del valor fuo por- 
tava il nodo fciolto , e alla fecon- 
da prova tornava a rilegarlo. Que- 
llo Principe fu molto amante del- 
la pace, e feguì anche la Regina 
fua fpofa in Provenza , allorché il 
Re d' Ungheria fi portò in Napoli 
per vendicare la mone di Andrea 
fuo fratello . Finalmente morì nel 

8.'aNGIO* CLuigid"). di Du- 
razzo. Conte di Gravina « e di 
Morcone , fu figliuolo fecondoge- 
nito di Giovanni f^III. figlio di 
Carlo 11. Re di Napoli, e fuccefle 
• Carlo di DutazxP fuo fratello. 
Governatore di Napoli, che Luigi 
Re d'Ungheria fé' morire nel 1347. 
credendolo colpevole della morte 
di Andrta fuo fratello . Egli ebbe 
da Margherita figlia di Roberto di 
Sanftverino Conte di Garigliano , 
Carlo di Durazro , che fu pofcia 
He di NaiHili . 

9. ANGIO' i Roberto d'), ter- 
zogenito di Carlo il. , fu primo 
Duca di Cahbria , Vicario del Re. 

S no , ed cSSe il fupremo comando 
elle fue armate . Si rep-irò qiiin- 
dt a' più profTimi fK>ne 

del Regno di N«, iurfi 

meglio il tiinlo d; 1 _-.; ,.. Cala- 
bria) pf>fo da' primi NormanJi > 
che de' Principi di Salerno; poi- 
ché Carlo tenendo molti figtivoU , 



A N 

ed avendone decorati alcun? col tt' 
tolo di Principe, diede i Roberto ^ 
che gli fuccedette il titolo di Du- 
ca. Dopo la morte del padre, Ca~ 
roherto come figliuolo di Carlo Mar- 
tello primogenito , pretcfe dal Pa- 
pa l'inveftitura : ma fu data a lui 
come più proffimo in grado al Re 
morto, e nel 1309. fu incoronato 
Re. Egli fondò in Napoli il Mo- 
ni ftero di S. Chiara con un fé pa- 
rato Convento per molti Relir^iofi 
Conventuali , e altri belli eJifizj ; 
fé' molti capitoli per reprimere l* 
infolenza de' Chierici de' funi tem- 
pi i conceffe molte prerositive al 
Gran* Giuftiziero, e fuo Tribuna- 
le , e morì nel 1338., e g!i fuc- 
celTe Giovanna . 

Le Monete di Roberto fono co- 
me quelle di Cirio \IL ., e non al- 
tro di piìi fi vede in alcune, che 
una ghianda ; e al Comes Provine 
eie è ^giunto Forcar qiurii per lo 
dominio, ch'egli aveva in quelli 
luoghi . 

10. ANGIO' CCarlo d'), T il- 
lullre, unico figliuolo di Roberta 
Re di Napoli, fu Duca di Cala- 
bria , e Vicario del Regno , e un 
Principe molto favio, come lo di- 
moftrano li fuoi capitoli; ma egli 
morì nel 1318. prima del p»dre, e 
non lafciò tra' vivi che due figliuo- 
le , Giovanna , che fuccefTe a Ro- 
berto ^ e Maria j che fu Duchefla 
di Durazzo . 

ir. ANGIO' (^Giovanna d' ) t 
prima di quedonome) figliuola dt 
Carlo r Illuftre, nipote di Rober- 
to ^ fu dopo la morte dello Zio co- 
ronata Regina di Napoli nel 1344' 
Ella ebbe in marito primo Andrea 
figliuolo di Caroberto Re d'Unghe- 
ria, con cui fi fposò nel 1333-, e 
dopo morto quello, IlrangoUto nel 
1345- P*fsò alle feconde nozze con 
Lodovico fratello di Roberto Prin- 
cipe di Taranto , che morto anche 
nel ij^i. prefe Giacomo d* AragO" 
na Infante di Marorica , il quale 
né pur molto le viflc . Quindi ri- 
folfo, come fece, di dare a Carlo 
di Durji^x.0 con la fperanza della 
fuccriGone , Margherita figliuola 
oliima del Duc< di Durazzo , e di 
Maria fua lorella , che fi avea el» 
la allevata in Corte , con difpen- 
faaione Apoftolica , poiché erano 
fra di loro fratcHi cugiai. Ma non 
gua- 



A N 
-gu.n'-i <3opo prefe per m.ìrito Oito- 
«^ Duca di Brunswick, Principe 
dell' Imperio î e di linea imperia- 
le, con patto che non fi folle chia- 
mato Re '. e come quefto fu a mol- 
ti di dJfpi.'.cere , temendo di non 
jeftare forto il dominio d'Ottone , 
Urlano P^I. , che era fuo nemico 
■per aver ella protetto il partito di 
Papa Clemente, diede T inveltitu- 
ra del Regno a Carlo di Uurazxpy 
il quale avendolo invafo vinfe 
Ottone, e fatta prigioniera la Re- 
gina la fé' nel 1382. aftogtre con 
iiYi piumaccio . 

Le Monete di qaefta PrincipefTa 
d'argento hanno una Corona nel 
trampo, e fotto i Gigli col Raftel- 
lo; nel rovefcio l'Arme inquarta- 
te dal campo de' Gigli, e Croce 
di Gerufalemme; e ne' giri vi fi 
le;?ge: Tohanna HierufaUm & Si- 
cilia Regina , ComttiJJa Provin- 
cia , & Forcarquerii . Altre han- 
no da una pane la Corona , e in- 
torno : Ave Maria gvatia piena ; e 
dall'altra la Croce ornata con Gi- 
gli, con le lettere Ave intorno. 
In altre fi \q%%q Johanna , e nel 
rovefcio l'immagine di S.Pietro, 
e nel giro : S. Petrus PP. In al- 
tre /o A. Regina: G. ^. A. R. , o 
la figura di Leone Papa , e nel gi- 
ro : S. Leo . C ^^di Giova.wa Re- 
gina di Gerufalemme, di Napoli , 
e di Sicilia), 

ANGIO', ^edi Carlo n. ì6. 
Luigi n. 25., e 18. Margherita 
n. II. Maria n. 10. Remato, e 
6. Roberto • 

ANGIOLELLO (^Giovanni Ma- 
ria^, nacque in Vicenza. Militan- 
do da giovanetto pe' Veneziani T 
anno 1469. fotto Negroponte con- 
tro Maometto IL fu fatto fchiavo , 
e lo fegnì inPeifia. Egli fcriffe la 
Storia di que' tempi a foggia quafi 
di Commentario , in effa accoglien- 
do la Vita e i fatti di quel tiran- 
no , ed epilogandovi infieme i co- 
ftumi di molti altri popoli , i ri- 
ti , l'indole loro, e gli avveni- 
menti . Egli la dedicò a quel Sul- 
tario, che fé ne compiacque , e gli 
'■idoMÒ in ricompenfa la libertà • 
Dicefi che Maometto molirò molto 
gradimento per quella Storia , per 
aver egli U franchezza di riferire 
le parole oltraggiofe, colle quali 
VJfun-Cajfan rinfacciò al Swltaoio 
'lomg IL 



A K 6^ 

là fuft r.âfcita illegittima , poithè 
fcoprì da un'altezza l' efercito T'ir- 
co fulle rive dell'Eufrate. In Ve- 
nezia nel 1573. ufcì un'opera fot- 
to il fuo nome intitolata della 
(''ita , e fatti del Re di Perfta : e 
nella Biblioteca del Stg. di Thou ^ 
P. I. del Catalogo pag. 450. fi leq- 
ge : Relazione della l'it t ^ e de* 
fatti del Sig. UJfunC/fj)an di An- 
gioiello. Non vi è notato né lu.o- 
go , ne anno della fiamps . E* in- 
ferita ne' [Piaggi del Rarniifto Voi. 1 1. 
Giammaria era figliuolo di Barto- 
loy-imeo y che viveva a' tempi di An- 
tonio Lofco , a cui ficcome a niac- 
flro ed amico indirizzò molti verfi. 
In un groffb cod-cc cartaceo, che 
apparteneva al Sig. Apoflolo Zeno 
efiftono diverfe Lettere ed Orazio- 
ni e Poefie di Bartolommeo . Per 
fentimento di Gitolamo Gualdo e- 
gli deve effere annoverato pe' Alci 
p'erfi latini fra i Poeti nobili Vi- 
centini . Viveva nel 1438. nel qual 
anno fi ammogliò con Margherita 
de:; li Orefici . Il Conte Mazzuc- 
chslli fcriffe la Vita di lui , da cui 
traffe le fue notizie il P. Calvi 
ne' fuoi Scrittori di l^icenza. Que- 
flo Bartolommeo non fi deve con- 
fondere con un altro Bartolommeo 
pur Vicentino, che fiorì intorno al 
135c. , e che fu Poeta di un qual- 
che nome , e che viene piir regi- 
firato dal P. Calvi ne' fuoi Scrit- 
tori Ficentini . 

ANGITIA, oANGERONA, fi. 
glia di Aeìa Re di Colchide , paffa 
per efferia prima , che abbia' fco- 
perto le erbe velenofe, o i veleni 
tratti dalle piante. Ï Marfi , po- 
polo d'Italia , ^avevano apprefo d« 
lei Parte d'incantare 1 ferpenti , 
la qual arte fu per lungo tempo 
riguardata come una chimera , e 
che Voltaire fi maravigliò di tro- 
vare efpreffa nel Salmo 57. Furor 
illts fecunduin fimilitudinem fer- 
■ penti s , ficut Afpidis furda, & ob- 
turantis aures Juas ,' qua non exau^' 
diet vocem incantànttum , & vene- 
fici incantantis japienter , Ma quefl' 
arte qualunque ella fia , è vera e 
reale. Egli è certo, che gli Ame- 
ricani incantano i ferpenti , e la 
razza dei Pfìlli fi trova ancora in 
Africa. Se ne veggono anche in 
Egitto , che maneggiano continua- 
mente le vipere , ed i ferpenti i più 
E ter- 



66 AN' 

terribili fenia temerne, e fenra ri- 
rentirne aleni nule. Trovafi nei 
'^"gR' Jlorici f.jprj l" ìndia li re- 
Ixrione di uri icOimonio oculare, 
che prova la fterta cofa . m Snreb- 
«1 be , dice egli , quafì imponìbile 
ff il credere cffervi neli' Iodio dc- 
)i gli uomini, il talento dei qua- 
M li confiflc in addimeflicare i fer- 
ii penti più pericolofi , eJ anche a 
1, f.»rli daiu.ire al fuono di 'in i- 
,>ftrumento, fé quefto fatto non 
M fofle appoggiato fopra le più au- 
»i tenticbe teflimonianze . Non è 
it abbifognato meno dell' evidenza 
tt per vincere la mia incredulità . 
„ Tutti coloro , che hanno fog- 
«, giornato qualche tempo fopra le 
,, corte di Coromandel , o del Ma- 
„ iabar hanno potuto godere del 
,, medefìmo fpettaculo. Ecco quel- 
li lo di cui io fono ftato teftimo- 
n nio oculare , come lo furono 
.^^ molti miei compagni. L' arma- 
•,, ta Frâncefe era accampata intor- 
bi no il famofo Pagode di Cangi- 
„ varom, trenta leghe circa hm- 
„ gi da Pondicherì . Una mattina, 
Y, effiendo noi difpoRi a fortir dal 
,, Pagode, vedi^mmo arrivare un 
,t uomo , che portava due panieri 
,, rotondi , pendenti da un baito- 
„ ne, e che ci domandò in lingua 
,, mora, fé volevamo ved;r dan- 
„ zare dei ferpenti . Io firegai i 
^, compagni a voler accettare la 
„ propofizionc del Moro. Coftui 
.^, dopo aver funnato qualche tem- 
„ pò certo (wo idrtimento , che 
„ per la forma ^ c4 il fuono raflb- 
tt» migliava un ftoco al noflro zu> 
3, folo, fcdpr? i D«nicrt,e inconU- 
,«, nente i ferpenci ft drizzarono , e 
„ cominciarono a muovere le lo- 
yy ro certe in c«d«n<&, intanto che 
9, il lor conduttore fuonav.i diver- 
M fé afie. Dacché l'iftrumeotoc'f- 
«, tò di farfi fentire> ellì ripieRa- 
,t rond in cerchio nei loro panie- 
«> ri ( t4 il Moro li ricopri , Men-^ 

, rr. n,.i Irv r ..,, , 1 , l- 1 rnO di llCUne 

no ch'agli ri- 

ria dalla par- 

„ te de loiui'» «li un portico , il 

.„ Ji cui ingrifTo era imbarazzato 

„ da certa pi. < •> -, IhiIc» «lii A\ ■, «n- 

„ le piuti. 

.^ mandami. .>- 

.,, nalTc tal mcravigiia . Si «vacuò 
,»t tgli vtrfo quel portico, « dopo 



A N 
„ aver confidorato davvicino la ni' 
„ tura delle ludd^tte erba , ritor- 
„ nò A noi , dicendoci , che fé noi 
„ volevamo dargli una Pagode d' 
„ oro, farebbe fortire in noftra 
„ prefenza un ferpente da quelle 
„ piante per l' allettamento del fuo- 
,, no che farebbe col fuoiflrumento 
„ fuJdtfito; e noi volentieri vi ac- 
^, confentimmo . Il Moro fi armò 
i, d' un battone , che ripofe fotto 
i, il fuo braccio, e incominciò a 
„ Tuonare avanzandofi iqfenfìbiU 
„ mente verfo quelle piante . Noi 
,, lo feguitavamo d'appreflb, af- 
>, Hnchè non ci sfuggile alcuno dei 
,i fuoi movimenti . Dopo dieci o 
.„ dodici minuti rinforiando egli a 
^, gradi il fuono dei fuo zufolo , 
„ noi potemmo diftinguere il fif- 
„ chio di un ferpente , e ben torto 
„ vedemmo apparire la fua tefta 
.,, fra l'erba. Allora il Moro fi ap- 
-,, prefsò lentamente, e come l'a- 
„ nimale parve pronto a slanciarfi 
,V fopra di lui , abbandonò il fuo 
■ „ Iftrumento, pigliò iu mano il 
..„ baftone che aveva fotto il brac- 
„ ciò attorno al quale fi raggirò 
„ il ferpente; indi con uaadeilrez- 
„, za forprendente lo arte rrò al col- 
„ lo, che t?nrte affai rtretto, e pre- 
,, fentò all'animale un pezzo di 
^, panno fcarlato ,col quale gli rup- 
,,, pe la veflìca , che tutti i fer- 
„ penti hanno in bocca , e che 
,9 contiene il loro veleno. Finita 
^y querta operazione ripone il fer- 
•,, pente in uno d^-' fuoi panieri, 
„ arti curandoci che in pochi gior- 
„ ni fa''ebbe addomertlcato come 
„ gli Altri. E^ d .luarcarfi inol- 
„ tre , che fé Ci mettefTe un po' d' 
.,, aglio nei paniei i ferpenti, non 
^ danzerebbero finché ne fe^iiifler 
), l'od-ire, ficiiramente per l'anti- 
„ paiia eh' eOì hanno per quella 
^, pianta . Querti ferpenti fono or- 
I,, dinaram-iite di quelli « che i 
.,v Portoghefi chiamano Cobra de 
„ Capello^ perchè elfi hanno fo- 
„ pra la loro tefta % eh' è piccola , 
„ una crefta aflai larp» , che forma 
„ una fppcie di v - 

ANGRTANI,. .NANf 

iMichele}^ c<lc..> v.. .,..-»le dell' 
Ordiu dfi C.»rmelif»ni nel 1381. 
era B*)logne(e • Fu Pjrrore di Pa- 
rigi. La pili le 
.op«reòuot. 



A N 
é»/^ cfee ha per titolo: Incognhus 
in Pfalmof ^ i6i6. i. Vol. in fol. 
Morì nel 14^6. . 

aNGUîEN , C'edi 6. FRANCE- 
iSCO, e LUIGI 13. 

ANGUI ER., CFràncefco e M/- 
éhelc ") -, figli di un falegname, 
della Città d'Eu in Normandia , 
fi diftinfero nella Scultura. Dopo 
avere ftudiato a Roma , effì abbel- 
liron Parigi con le loro Opere „ 
Abbiamo di Francefco l'altare di 
Palde ^ràcè^ ed il Prefepio ^ e il 
Crocifijfoàì marmo dell'Aitar Mag- 
giore della Sorbona ; di Micheli 
poi il Depofìto del Commendatore 
de Souvré ; gli Ornamenti delU 
porta J'. Dionigi , le figure del 
Portone di Pal-degrace , V Anfi- 
trite ce. Il primo morì nel KÎ99., 
di 95. anni, ed il fecondo nel 1 685. 
di 74.. anni. 

ANGUILLA ,(FK^»fe/i:o^, vif- 
fe nel fecole XVI., lafciò alcuni 
difcorfi fopra un' Oda di Saffo i 
ton alcune fue ahnotazloni fopra 
r interpretazione latina di Pincen- 
'Zio OJfopea della fleffa , e alcune 
Rime, e uh volgarizzamento dell' 
ôpufcolo di Luciano^ intitolato i 
Macrobj , cioè gli uomini di Uin- 

^'i!' ANGUÌLLÀRA CLa/^Ò» vif- 
fé nel XVI. fecole : e fi crede dall' 
leruditiflìmo Signor Ze»o nella Bi- 
blioteca di Monfignor Fontanini ^ 
«(fere flato così cognominato , per- 
thè ebbe pei- fua patria Anguilla- 
ia prejTo a Bracciatto hello Statò 
Ecclefiaftico i Nel 1535. dal Senato 
Veneziano coli' opera di Daniello 
Barbaro i, ardentilfimo prohiotored* 
ogni opera virtuofa, fu ordinato ^ 
che foflfe coftruttd un orto Medici- 
baie in Padova, ove Luigi fi porta 
nel 154<5. e nel 155Ì, fu deftinato per 
tuftode i* Anguillata^ che avea una 
rara cogniziane delle piante , co^ 
me attefta il Gefnero nella fua ope- 
r» d^ hortis Germanie .. Finalmen- 
te morì nel 1570. Gio. Marinelli nel 
IS^I* die alle ftampe un* opera col 
titolo , / Semplici di Luigi An- 
^^tllara ( Botanico' in Padova ) in 
ptu pareri a diverft nobili uomini . 
. i. ANGUILL ARA ( dannane 
tìrea^, da Sutri , vilT* nel medefi- 
*"°/«5o;?X.Vl., e fu budn Poetai 
fende lafciò ,r. 8. rima /^ Trii/^r! 
fnat,tffBt 4f Ovidio^ i 3. primi li^ 



AN 6f 

bri delle quali come per. faggio 
impreffe nel is-JS- , e dedicò ad 
Arrigo IL alcuni Capitoli , che fi 
leggono fra l' opere burlefche del 
Berni : il primo libro dell' Enei- 
de '^ e V Edipo Tragedia , e le Sa- 
tire ; ma viffe fempre povero , e in 
una eftrema miféria : morì in Ro- 
ma in una ofteria . Fece pure del. 
le Note fopra l' Orlando dell' Ario- 
Jìo . La miglior edizione della fua 
Traduzione delle Metamorfofi è 
quella di Venezia per i Giunti 
1584. in 4. con belle figure, e con 
olfervazioni AsW Orologi ^ e del 
Turchi . 

ANGUISCIOLA Cd'") , Sofonis* 
ba^ f^edi SOFONISBA. 

T. ANIANO , celebre Giurecon- 
fulto , riduffe in Compendio i 16. 
libri dei Còdice Teodofiano per co- 
mando di Alarico Re de' Vifigoti» 
che li publicò nel $66. 

1. ANIANO, ha fatto la Tra- 
duzione latina di alcune (7me//e di 
S» Giovanni Grifoflomo . Alcuni lo 
fconfondono col Giureconfulto fn- 
praddetto , ma fallano , poiché queft' 
Aniano fu Diacono Celedenfe nella 
Campania ^ e molto addetto a Pe- 
lagio . 

.. ANICETO C J*. ) , Sirio ^ eletto 
Papa nel 157., confultò con S. 
Policarpo fopra il storno in cut 
doveafi celebrare la Pafqua ; Tutto 
che foiferò di parer diverfo , con- 
fervarono U pace s l' unione i e la 
fcarità. Morì martire nel t^8. nell» 
perfecuzi'^ne di Mare^ Aurelio . 
. ANICH C Pietro^ y Aftronomo^ 
Geometra, e Meccanico, era figlio 
di un Agricoltore, che fi diletta- 
va qualche volta a tornire. Nacque 
nel 1715. a OberperfufF, villaggio 
tre leghe lontano, da Infpruck , e 
mòri nel 1766. Aratóre e Pallore 
fin a'Tetà di i^. anni, fu tratto 
da un' inclinazione irrefiftibile all' 
Aftrononiìa ed alla Geometria. Ì£ 
Padre ,»«■//, Gefuita, Profeflore 
nell' Univerfità d' Infpruck ebbe 
occïfione di coiiofcere i fuoi ta* 
lenti , di perf 'Z'onarii ^ è di ìtn-i 
piegarli. Anich in poco ternpo di- 
venne uri b'avo Aftponomn <?d uno 
dei piò abili raecranici dell'Euro- 
pa* Fece per I' Univerfità d* tn- 
fprucii due Globi , l'uno celefte i 
l'altro terreftre , che fono dueca- 
Pl d' ojpera nel loro genere . Co^ 
È X ftruf- 



<« AN 

fîrurte, c rerll'xioiiò molti Stru- 
menti di Mâttemntica . Fece delle 
tarte ammirabili per In precifione 
e la nettezza . Rapito nel fiore 
della fua età alle Scienze, ed alle 
Arti , meritò il Irifpetto dei ve- 
ri Dotti . L' Imperatrice Regina 
Maria Tereja y di cui era fuddito, 
accordò un* penfione alla Sorella 
é" Artiche per dimoftrare qual era la 
iua corriderai-.ione per il fratello. 
ANICHINI i Luigi') y celebre 
irtagliatore di rilievo, nato in Fer- 
rara . Le Tue più belle medaglie fo- 
no quelle di Paoio JII. -, e di Arri- 
go IL Elfo n era fitfato a Venezia, 
e il nome fuo divenne illuftre nel 
fecolo XVI. p3r la delicatezza, e 
per la precifione del fuo bulino. 

ANICIO PROBO C^r^/Zo), Pre- 
fetto del Pretorio, Confole Roma- 
no, uno de' più illufiri magirtrati 
dell' Imperio nel 371. fi fece ama- 
re dai popoli per la fua umanità , 
e s' i'Iurtrò nell'Impero perla fu» 
faviezza . I due Filofofi Perfiani 
che vennero a vedere S. Ambrogio 
a. Milano nel 390., palTarono a 
bella porta a Roma per godere del- 
la converfazione di Anicio Probo . 
Proba Falconia fua moglie, che 
avca molto fpirito , e pietà com- 
pofe la Vita di Gesti Crijìo fui mo- 
dello de' Centoni di l^trgilio, 
ANIELLO, rtf<// ANELLO. 
AN IO, Re dell' ifola di De(o, 
e Gran Sacerdote di Apollo , ebbe 
tre fi^ilie, che avevano ricevuto da 
Baccv il dono dicaneiarc tutto ciò 
ch'effe toccavano, l'una in vino, 
l'altra in biade, e la terza in o- 
lio. Agamennone andando all'af- 
fedio di Troia, volle cortringerle 
a fcguitarlo , computando che col 
loro foccorfo non avrebbe più avu- 
to alcuna briga , che gli mancafle- 
ro provvigioni ; ma Racco ^ eh' effe 
implorarono a tal uopo, le cangiò 
in Colombe . 

ANISIO C Giano') y Napoleta- 
no, fu non mcn buono Umanifla , 
che celebre Poeta, e Filofofo, che 
fiorì nel XV. fecolo. Egli die alla 
luce; Protogonos Tragedia, Epi- 
flole latine ^dut libri variorum Poe- 
matum , e alcune ientcnze morali 
in vcrfi giambi , che fi leggono nel- 
la raccolta de' vari Autori , che 
fcrifftro dell' educa/ione de' fan- 
tiuili 1 imptclTa ia BafiiM DeUS4U 



A K 

AN ITE, Retcorico d'Atene, ne- 
mico dichiarato di Socrate y ànpa 
)a di cui morte rifugiolfi in Era- 
clea , dove, al riferirdi Temijìio ^ 
fu l^ipidato verfo il 339. avanti Ge- 
sù Crifto. Qjeìlo Retore non a- 
veva certo filofofia alcuna . 

I. ANNA , forella di Pigmalio^ 
ne y Re di Tiro, ritiroflì in Car- 
tagine appreffo fua forella Bidone^ 
l'anno 888. avanti Gesù Grido, 
(^erf/ AvvA Pfrevn'a). 

i ANNA , madre di Samuele , 
moglie di Elcana -, di cui Dio e- 
faudì la preghiera fervente , con- 
cedendole un figlio verfo il 1155. 
avanti Gesù Crifto . Ella fegnalò 
la fua riconofcenza con un Cantico 
di rendimento di grazie, un dei 
più belli dell'antico Teftamento . 

3. ANNA , moglie del vecchie* 
Tobia , morì dopo fuo marito in 
una felice vecchiaia , e fu fepolt* 
nella medefima tomba . 

4. ANNA (X.) , Spofa di Gioa- 
chino , e Madre di Maria (^ergine ^ 
S. Epifanio è il primo Padre della 
Chiefa , che ci abbia inttrutti del 
di lei nome. Li Padri de' tre pri- 
mi fecoli non ne fanno menzione 
in alcun luogo delle lor Opere « 
Chartres, Durein , Urfitz, Apt , 
Bologna in Italia, ed altre Città, 
pretendono di aver la fua Tefta . 

5. ANNA, la Profeterà, figlia 
di Fanuel , annunziò con il vec- 
chio Simeone le meraviglie del 
M?(fia , allorché Maria P'ergine an- 
dò fecondo la legge a purìficarfi al 
Tempio . 

6. ANNA COMNENA, figlia 
dell' Imperatore AleJJin Comneno h 
o // Seniore y confpirò dopo la 
morte di fuo Padre nel 1118. per 
rapir la corona a Giovanni ComnC" 
no fuo fratello. Ella voleva ciarla 
«t fuo fpofo Niceforo Brienne , o 
Brienio , che aveva le debolezze di 
una donna , quando Anna dirno- 
ftrava la fermezza di un uomo j 
e di fatti r indolenza di fuo ma- 
rito fece and.ar a vuoto il fuo di- 
fegno . Quefta Principelfa fi appli- 
cò di buon' ora alla Storia, ed alio 
Audio fenza trafcurare i funi altri 
doveri. Mentre che i Cortigiani fi 
abbandonavano ai piaceri, offa con- 
verfava toi Doti: di Coftantinopo- 
li , e fi ^ rivale con la 
fllJ deU ,, *. JitjgioComnt^ 



1 



A N 
no fuo Padre, da lei compoôa, e 
divifa in i5.Libîi. Que ft' opera , 
che comprende gli avvenimenti 
dell'Impero Orientale dall'anno 
io8i. fino all'anno 1118., è fcrit- 
ta con fuoco ^ lo ftile ha un colo- 
rito affai brillante, e forfè troppo. 
Le fu rimproverato di aver ritratto 
fuo Padre con troppa adulazione, 
che troppo frequenti fi.iuo i fuoi 
paralleli! degli Antichi coi Moder- 
ni , e che vi fiano dei difetti nelle 
date . Quelli che hanno paragonato 
la Vita di Alejfto con quella di ^- 
lejfandro fatta da Q_. Cmzjo , non 
hanno fatto offervazione , che An- 
na Comnenx entra in quei dettagli 
minuti , che lo Storico latino a- 
vrebbe lafciato sfuggire. Anna won 
manca di notare per fin la figura 
e la taglia di tutti i fuoi perfo- 
ìiaggi . Anna fi lafcia trafportare 
contro il Papa , e non lo chiama 
che un VeÇcovo , che fecondo /' in- 
foiente prete fa dei Latini , fi dica 
Pontefice Sommo , ed Univerfale 
di tutta la terra . Di cefi che mal- 
grado la di lei avverfìone per li 
Principi Crociati , Boemondo fi- 
glio di Roberto Gui fcardo aveffe in- 
contrato il fuo genio , e le fof- 
fe piaciuto. Della di lei Storia il 
Duc^anpre ne ha data un' edizìo- 
re illuftrata con note erudite al 
Lovero 1*^51. in fol. ed il Pren- 
dente Couftn ce ne ha dato la ver- 
fione francefe non meno efatta che 
elegante , che fi trova nel 4. Voi. 
della Storia Bizantina . 

7. ANNA , figlia di Luigi XI. 
Re di Francia, fu maritata a Pie- 
tro li. Duca di Bourb(pn . Morï ef- 
fa nel Caftello di Chvttelle in età 
di 60. anni circa il 1521- Era An- 
na una brava e valorofa donna , 
che governò lo <>tato nella mino- 
rità di Carlo PJIT. con molta pru- 
denza , e molta fermezza - Non era 
però meno vendicativa. Luigi Dvi- 
ca d'Orleans, che fu dipoi il Re 
J-Ufgi XU. nort avendo corrifpofio 
all'amore eh' ella avea conceputo 
, pei: lui , non cefsò di perfeguitar- 
■ lo^'e lo tenne lungamente in pri- 
gione. Vi farebbe fors'anche mor- 
to , fé Carlo PJIL eh' era fianco di 
effer trattato come un fanciullo da 
^uefta imperiofa tutrice , non fof- 
fe andato egli fteffo a Bourges a 
trarlo di prigionia, più per difpet- 



A N iÌ9 

to contro Anna , ch.,' per affe/i»>tfe 
per lui . La maligna gelofia di que- 
Ita PrincipefTa fu la prima cagì<Mie 
delle funefte diffenfìoni eh' ebbe 
Francefco 1. col Gìiiteftabile di 
Bourbon . 

8 ANNA di Bretagna, Renìtia 
di Francia , e DucheffA di Breta- 
gna , eri figlia, ed erede del Duca 
Francefco IL e di Margherita di 
Fo/x . Ella nacque in Nantes li T^. 
Gennajo 147'5- Q'ianr^mque fb(r..' 
fiata pronietla a MaJJtmiliano d 
Aujlria ^t che la aveva anche fpofn- 
ta ììer procura, fu miritata a Car- 
lo t^III. Re- di Francia nel I49t- 
Efla aveva tutte le grazie della gio- 
ventù , e della figura . Nobile e'-a 
il fuo taglio ; ne aveva altro di- 
fetto , che di cffere un poco zop- 
pa, ma appena fé ne accorgeva; 
tanta era la cura che prendeva di 
nafconderfi. Le qualità del fuo fpi- 
rito corrifpondevano alle grazie del 
fuo corpo . In tempo della fpedi- 
zione di Carlo in Italia efla gover- 
nò il regno con una prudenza 1 ei 
una faggezza poco comune . Dopcì 
la morte di Carlo s'aftenne P^':.';"* 
piorni da ogni forta di cibo di.te- 
fa per terra continuamente pian- 
gendo . Prefe il lutto in nero. 
Quantunque le Regine lo avefliero 
fino allora portato in bianco. Le 
fue Dame di compagnia compian- 
gendola un giorno per eflTere vedo- 
va di un Re così grande ancor gio- 
vine, e fenza figliuoli, poiché t 
tre avuti erano morti incolla, ri- 
fpofe che reflerebbe pittttojìo ryedo* 
va per tutta la fua vita , che di 
abbaffirfi ad uno ^ che fo/fe di me- 
no del fuo fpofo . Venne finalmen- 
te a con Colarla lMÌgi XU. fuccef- 
fore di Carlo t^lll. , il quale fposò 
Anna.) che aveva amato fin da quan- 
do era Duca d' Orleans . Quefta 
Principefla diede alla fuà Corte un 
gran luftro per un gran numero dì 
Damigelle di qualità Bretone e Fran- 
cefi, che chiamò appreflfo di fé. Il 
fuo palagio era una fcuola eccel- 
lente , poiché ofî'rîva loro il mo- 
dello delle virtù, e dava loro l'e- 
fempio d«»I lavoro- ETt fu la Fon- 
datrice delle Figlie d^ onore delia 
Regina rimpiazzate nel \67^- dalle 
Dame del Palagio. Godendo la 
maggior parte delle rendite della 
Bretagna fé ne ferviva per foccor- 
E 5 re- 



7<? A V 

fere i mifeubilt » ptf fnnjmlnîftn- 
re degli equipjggi a' poveri olRtiA' 
]i , e p:r follevare i loro figli i c 
le ioro vedove . Ma fra gW ogget- 
ti deiU fua liberalità Icegtieva di 
preferenaa t Bretoni i e perciò il 
Re ni Suoi motteggi y feri v e Bran- 
tome,^ la chiamava qaalche volta U 
iuiBretonjy porche aveva realmen- 
te il cuore pu bretone che Fran- 
cefe. Amava i If iterati , e faceva 
loro del txae . Aveva la manii di 
vo.'er comparire più d^tta di quel- 
lo che non lo era . Nelle udienze 
che daka agii Ambafcratori fram- 
snifdiiava fempre nella converfa- 
zone oaalche parola della ioro lìn- 
l!ua, che aveva avuto attenzione di 
impararla a mente- Era natural- 
tnente eloquente ^ giudiziofa , fen- 
iita , gra^iofa . li fuo cuore era ge- 
rerolo ^ fenfibi'e e franco ; ma la 
fua alterigia l'aveva refa vendica 
liva. Ql^edi i. Roam). Troppo 
£era della fua virtù voile governa- 
re ?l fuo fecondo fpofo,' e vi riu- 
fc? ad onta de' fuoi capricci. Quan- 
do gli fi diceva, che fua moglie 
prendeva troppo impero fopra di 
loi > rifpoadeva : Bifogna fo0rÌTt 
^mslcbé (ofa da uns moglie , ^uart' 
de 0Ìla ama fuo marito e il Juo o- 
wmrt . Luigi XII. le refiilette per- 
tanto in alcuni incootri , ed è no- 
ta la favola ielle Cerve ^ le quali 
ffvrvMno perduto le loro corna per 
efftre uguagliate a* Cervi , che que- 
llo Principe le citò molto bene a 
proposto . EiTa è la prima delle 
soHre Regine « che abbia goduto 
la prerogaiiva di aver delle guar- 
di» oltre a cento gentiluomini, e 
di dar udienza teli Ambafciatori . 
JAoiì alli 9. di Gennaio 1514. nel 
Caflello di Biois. 

f. AVV4 JM.jftrla fiRlia primo- 
geair^ . 7//. Re di Spa- 

gna,- . !v/;?/ A" 777. , e ma- 

dre di Ui.. -neduc Re di 

Franck t >. enza del Re- 

gno nel!a ji fuo figlio 

per Dccret -lento del dì 

j8. Maça .• annullò il 

teftzr y Uh II Car- 

dinal • avea tutta 

1» i ^iummi .' ■*" — a , gover- 

■^éMMka ^ fenza 

«^t^'ff».-. ■ :. • ca-ufaf. 

f» in principio le ,. *- 

piaaze. Le YÌUone a' 



A W 

Ftigurertf tanto celebre fotlo jf 
nome del Gran Candi ^ facevano i^ 
pablica allegrezza, e rendevano ri- 
fprrtabile la Reggente. Ma l'avir 
dirà del Maxx^^'niy l'accreicimen» 
to delle tmpo/ìzioni , e T ambizio- 
ne de' grandi preparavano una guer- 
ra civile . I gran Signori gelofi eh* 
ella' aveffe fatto un foreftiere pa- 
drone della Francia e fuo , ecci- 
tarono delle fedizioni . Fa obbli- 
gata a fuggir da Parigi , e ad im- 
plorare il foccono del Gran €99* 
de. Il popolo che va fempre aUe 
eftrcm.tà, cantava per le flrade 
certe canzonette inqiuriofe alla fua 
virtù . Efendofi infine calmati que- 
lli torbidi , Anna d'Auflria diede 
tutto il reftante de' fuoi giorni »- 
gU efercizi di pietà. Ella fece fab- 
bricare la magnìfica Chiefa di [■'aider 
grâce ^ e morì nel \666. da un can- 
chero in eia di 64. anni . E' famcfa 
la fua rifpofta a Mazxj^rini t che 
la recercava fopra la paflìone del Re 
per la di lui nipote, e che fingeva 
di temere che il Re volefle fpofar- 
la : fé il Re foffe capace di qutfl» 
indegnità y io mi metterei col mi» 
fecondo figliuolo alla tejia di tutts 
la nazjone contro il Re e contro 
voi. QÙefta rifpoi!a era l'immagi- 
ne del fuo carattere , buono ed in- 
dulgente, pieno di nobiltà e di ele- 
vazione . C ^idi 3' Richelieu , ed 
I. BuCKivcHAM 5 • NoQ mancava 
f^x ne di bellezza , né di grazia , 
ed in parte la Corte di Francia ft| 
a lei debitrice dei delicati piaceri,, 
e della fina urbanità, che la diitit^ 
fero da tuttç le altre Corti dell' Eu- 
ropa fotro il regno di Luigi Xll\ 
IO. ANNA figlia di Giacomo II, 
Re della Gran Bretagna , nacque 
nel 1664. Fu. alievau nella Reli- 
gion Proteftante , quantunque fof- 
fe nata da genitori Cattolici. Fu 
maritata al Principe Gm^/o di Da- 
nimarca, ch'ella governò intera- 
mente . Dopo la morte del Re Gu^ 
glielmo fpofo di Maria fui forella 
Primogenita, gì' loglffi 1« c'aiama- 
rono al trono nel 170a. Anna di- 
mòftrò loro la fua riconofcenza ea- 
trando in tutte le loro mire. So<- 
corfe validamente l' Imperalofl/e- 
poldo , e Carlo d' Aujìris contro 
la Francia. Il DJca di Mlttieèo- 
rongb fuo favorito e fno Gtne- 
ralc ac^aifl^ uaa glori* immorta- 



A N 

|e al fuo Regno colle di lui vit- 
torie nella guerra della fucceflìone 
^ di Spagna. La Regina Anna fu la 
prima ad entrare nelle negoziazio- 
ni per la pace, e nel Trattato che 
fi concHiufe a Utrecht non trafcu- 
rò né la Tua gloria, ne gT intereifi 
della fua nazione. Uno degli Arti- 
coli più onorevoli fu quello d'im- 
pegnare Luigi XIF. a liberare i Ri- 
formati condannati alla galera . 
Morì Anna nel 1714. dopo aver 
fatto aÇicurave alla Cafa d'Hanno- 
ver la fucceflìone al Regno d' In- 
ghilterra . Aveva effa prefo dap- 
principio, ma in vano delle mifu- 
re per riaprire a fuo fratello Giaco- 
mo Stuardo ^ che fi faceva chiamare 
Giacomo 111. la via del Trono . Di- 
cefi però , che la Corona farebbe 
alla fine ritornata iiella Cafa Stuart^ 
fé i miniflri della Regina Anna 
foffero flati più fegreti , e più uni- 
ti fra di loro, Quefla Principefla 
non aveva già le qualità luminofe 
di Elifabttta i ma aveva una bon- 
tà di carattere , ed una dolcezza 
inalterabile nel governo, e nelcom- 
Tnercio famigliare, che pe* fuddicl 
farebbe flato più vaniaggiofo del 
gran genio , fé avefle avuto cogni- 
zioni baftevoli nello fpirito , ed ab- 
baftanza di vigore nell'anima per 
non lafciar prendere troppo afcen- 
dente a' fuoi favoriti calle fue fa- 
vorite. Ï fuoi fudditi la chiama- 
vano la buona Regina Anna . Il 
Conte à^ Oxford , e il Vifconte di 
Bolyngbrocke profittarono della fuà 
debolezza per empire la corte di 
icabale . La Duchefla di Marleho- 
rough aveva tiranneggiato la Regi- 
ra al punto di fcriverle dopo una 
piccola differenza: Rendetemi giu- 
fìizfa , né mi fate rifpófta . Que- 
fti difpiaceri domeftici uniti all' 
ufo troppo frequente de' liquori 
forti , gufto infpiratogli dal fuò 
fpofo , abbreviarono i giorni di que- 
fta PrincipefTa , ed ofcurarono un 
poco le file virtù . 

II. ANNA IWANOWNA figlia 
di Giovanni Imperatore di Rui^a, 
fratelto del Czar Pietro /. , e fpo- 
fi» del Duca di Cttrlandia , fucce- 
«ìette al Czar Pietro II. nel 1730. 
Mantenendo efla in un piede ri* 
fpettatóle le fue forze dì terra e 
di mare , feppe favorire il corii- 
;n«rc io d«' iuQi fudditi , e farri- 



AN 7r 

xercare la fua amicizia vicendevol- 
mente dall' Imperator d' Alema- 
gna, dai Polacchi, dai Turchi, 
dai Perfiani , e dai Chinefi fenza 
entrare nelle loro queftìonì , fé fi 
eccettua la guerra che ebbe contro 
il Gran Signore dal 1737, fino al 
1740. Mori li aS. Ottobre dell' 
ifteffo anno in età di 47. anni , la- 
fciando la fua.Corona al fuo bisni- 
pote Ivoan ^ o :Giavattni l'I. Qf^ed. 
I. Sassomia} . 

li. ANNA Ç Angele d' ) , Mona- 
co Camaldolefe, fu prim» Vefcovo' 
di Lodi , e dopo û» Urbano l^I. credi- 
to Cardinale nel 1385. Egli fi ri- 
trovò ne' Concili di Pifa , e di 
Coftanza, e nell' elezione di fci 
Papi : e morì iu Roma nel 1418, 
come fi vede dal fuo epitafio nel- 
la Chiefa di S. M. di Porta Nova. 
Fabio d' Anna Avvocato, e pofcia 
Configliere di Napoli fiori nel XVI. 
fecolo, ftampò nel 1^04. Collega' 
nea &c. Allegar, e 1. Voi. di Con- 
figli . Gio. f^incenzjo d' Anna y Av« 
vocato anch' egli Napoletano ftam- 
pò i. Voi. d'Allegazioni, e di al- 
tri Trattati . 

13. ANNA C Pier d' ) , Napole- 
tano , CancelUer di Gregorio #'/. , 
fcrifle una florietta del modo, con 
cui fu ritrovalo il corpo di S.Se^ 
fondino . 

14. ANNA PERENNA , Dea che 
prefiedeva agli Anni ., ed alla qua- 
l« facevafi dèi gran facrifizj in Ro- 
ma nel mefe di Marzo . Alcuni 
hanno creduto che quefta Dea fo^e 
la flefTa che Diana o la Luna ; ed 
altri penfaronoj che fo^e Temide, 
0/0,0 quella delle Atiantidi eh' 
era ftata la nutrice di Giove ; o in 
fine una Ninfa del fiume Numicù, 
ed anche la fleffa Anna forella di 
Pidone . 

ANNA BOLENA , redi BOLI- 
NA. 

ANNA di CLEVES,/^^rf. I.CRO- 
MUEL, ed ENRICO VI IL n.ao. 

ANNAT C Prancefeo ") 1 nato « 
Rodes nel 1590. , Gefuitai, Profeflb- 
fe di Filofofia , e di Teologia nel fuo 
ordine in Tolofa , fu afljftente del 
Generale , dopo Provinciale , e final- 
mente ConfelTore di Luigi XIF, nel 
Ì654. Abiamo di lui moire opere 
in latino, Parigi 1666. 3- Voi. in 4. 
ed altre in Francefe control nuovi 
djfcepoli dt «T. Agojiino , ôifiana i 
E 4 Gian- 



fx /; A N 

Gi«nf«ntAi . La più fî^golure r qut>|. 
U che c ifititolst* ; /.»'-••?' ••••"7- 
l'j ;>tfy Gianftnijii y oi t- 
X'oni fui mirêcolo ^ €■■ ;- 
liuto a Purt-Roysl . (j ■<^ 
uon è più letco) r tri- 
to di efTerlo . Pafchji .- 

zato aI P- /fnnjt l« ine duc ■<! ri- 
me Lettere ProvinfiifU . <>•»•■ f?o 
C ' •• • I- ■' •■ 

A- 

ne di i-Mi/T' <X/^» per i» i ah tre . 
Le fue rapprefcntâoir difpiacquero 
a quefio Principe « per modo che 
lo congedò . 

ANNfclX DE SOU VENE L C-^- 
hJftoPraïuefto ^ , Avvocato del Par- 
lamento di Bretagna , nacque nel 
16^9.» ri ' ''t-nnirs nei 17^8., 
ed è e per ìtn\Bpi/ìol0 

all'or, iprcMux^ che rc; 

fpira I. io, e de* prìncipi 

fani i: s . La poefia non 

gì ''- . iSAr la giurifpruden- 

t^ .' a Rennes j>er le fue 

A 1 difefa, e per le fue 

JVKm ' fima riputaKÌone« 

eh'. ( a Parigi . Sic- 

c e Avvocato effo 

r render femplici i 

f -irli , di fepararli 

«nieri , e di illu- 
i ducendo kIì aflari 

.-.,M,.r.. ..... fht 



WNIBAIE, figlio di /fmiieafi , 
Il jìk implacabile nemico dei Ko- 
■Mrii| giurò a fuo padre un odio 
tttnm enniro Roma . In età di 

r' ebbe priniipio la fui 

t nel mrftier dell'armi 

I "«a :'r?a . Si formò « U- 

j ? di fnldaio 

raie. In età 
i 'MI! e >mandò 1* armata 

( irfi , che gli avrvano 

e. ,^ lor vendetta. Sotto* 

mifc lofio le Olca.li, (>rtre le Cit- 
tà d'Altea, S»'«minc* , e doiM» 
duro aCi^dio an..he Ssguntn la più 
confiderabil» fra le C (tà SpagottO* 
le alleate di Roma . Qu: iJi prefe 
configlio di andare * i ^ ' 
Roman» nel lor Paelr 

Pirenei i per -' ' 

alle rive d: 

ìu diCtl filo::! . . ., j^ 



A N 
Alpi: tt |JaCii;gio di qo^/le monw 
tagne lo obbligò ad incredibili fa-» 
tichet e gli fece un nnme immor- 
tale. La ticve , i ghiacci , i ouri 
fcogli , /) fembravano ren- 
derlo ; . la fine dopo no- 
ve giù: ....«eia attraverfo le 

Valli , ed j Monti , Annibale fi \ iJe 

alla fommità defilo Alpi . Cinque al- 

.'ifiaroiio per fuperare la 

riguardava 1' Italia, ed 

......mente nella pianura, e 

la rcvtfta che fece allora delle fu« 
truppe gli fece cornfcee, tbe la 
fua Armata di e ir , .. 

mini a piedi , < .-.- 

valli era ridotta z ;.;.., u >- 

nini di fanteria , ed a tei miiledi 
cavalleria . Il Generale Cartagine- 
fé mi'. ' fje perdite inco- 

roinc in Italia , e pre- 

fe To ce il Coniòle Cor^ 

nelio ócif>ion4 lulle rive dei Tici- 
no in vicinanza di Pavia, e qual- 
che tempo dopo Sempronio Longo 
vicino al fiume Trebia . Quefta bat- 
taglia fu molto fanguinofa. I vin- 
ti vi perdettero ventifei mille uo- 
mini, e i vincitori efpofli al fred- 
do il più rigorofo fenta i necefa- 
t) ripari non poterono godere del- 
la lor vittoria. Del relto tutto riu- 
fciva felicemente ad AnnihjiU . Ù 
anno dopo riponò una gran vitto- 
ria fopra Cn. Flaminio preTo al 
Lago Trafimrno . Il Generale Ro» 
mano rertò fui campo di ! arragli» 
con quindici miiic dr^ i^t 

altri mille furon f«tti , 

ed Annthalt non <i' r^ 

di tanti cattivi « r,. 

fcatto i Latini , e i« 

I Romaoi . La Hci^uìilu* di Ro- 
ma afHitta da tante perdirt cerio 
di rip:»'jrle i-;cL>::eado in I^iir»»-»- 
re Q. ' 'imo . QueU 

CapuA ..(.quidò il • 

nome il' i tmpffrtgjgist 
no CyniÌMar , no« fi * 

ad oITcrvare i movim 
nihate « a r- ,. 

pri, td a ! ,,• 

r^"-'- -^ : limo cnc 

• omhatilmi •• 



' »tor>tà dei 



fit» 



A N 
flro de' Cavalieri, clie fi iafciò in- 
vi|upp?.rc dal General CaïUguicle, 
e che farebbe perito lonza il foc- 
corfo del fuo collega. Eifendo fpi- 
rato il tempo della dittatrira di 
Fabio , Terenzio farroVét , e Lucio 
Emilio Paolo ebbero il ConlBla- 
to ed il comando delle Armate. 
L'uno, e l'altro furono vinti alla 
fainofa battaglia di Canne, 216. anni 
avanti G. C. e di Roma 538. Refla- 
rono fui campo dalla parte dei vinti 
quaranta milie fatiti , e ventifette 
mille uomini di cavalleria , s diccfì , 
che Annibale raanJaffe a Cartagine 
tre moggi di anelli di 5ÌÌ30. Cava- 
lieri Romani uccifi in quello com- 
battimento . Tito Livio afficura , 
che fé Annibale approfittando di 
quefìa vittoria foiTe andato dirit- 
tamente a Roma atterrita da tan- 
te perdite, era finita per la Rep'.i- 
blica Romana i ma S. Evremond ., 
Kollin, e tanti altri fono di (en- 
timento contrario. Comunque pe- 
rò fiafi la cofa , il foggiorno , che 
fece Annibale in tutto l' inverno 
a Capua die campo ai Romani di 
rimetterfi dalla loro cofternazione; 
e le delìzie di Cnpua furono cagio- 
ne di tanti mali ai foldati Carta- 
glnefi , quanto le loro armi avea- 
no infpirato di terrore ai Roma- 
ni . Q_uattro anni interi paffarono 
Î Cartaginefi in Capua, e ne' fuoi 
contorni , non d'altro occupati, 
che procurando di togliere i vicini 
popoli dall'alleanza dei Romani. 
Invano Annibale marciò verfo Ro- 
ma cinqu'anni dopo la battaglia 
di Canne , cioè 1' anno 2IX. avanti 
G.C. per aflediarla, ondo fare una 
diverfione a favore di Capu.'i flret- 
ta di fortiffimo affedio dai Roma- 
lii . Quelli pronti allora alla dife- 
fa furono così poco sbigottiti del- 
la fua comparfa , che fu fatto in 
quei giorni tranquillamente un con- 
tratto di vendita del campo prcci- 
f o , in cui era piantata la tenda di 
Annibale , per il fuo vero valore ; 
e fu fpedito altresì un confiderabi- 
ie foccorfo in Ifpagna . Le molte 
pioggie , e la perverfa flagione ob- 
bligarono Annibale a decampate , 
fenza aver avuto il tempo, per così 
dire , di veder le mura di Roma . 
Il Confole Marcello venne in ap- 
prefio alle mani in tre diverfi com- 
kattimeeti i ma niente fece di de- 



. A N- 7i 

cìfivo , e quando ne prefentò uà 
quarto, ritiroflì Annibale dicen- 
do: Che fare con un uomoy che non 
può vincere^ >iè ejfer vinto? Q l^e- 
di I. Marcello). Frattanto ///- 
drubale fratello d' Annibale fi a- 
vanzava in Italia per portare un 
potente foccorfo all' armata di fuo 
fratello ; ma Claudio Nerone aven- 
dolo coliretto alla battaglia al fiu- 
me Metauro preflb Pefaro, tagliò 
a pezzi le fue truppe, e uccife lo 
HelTo Afdrubale . Nerone approf- 
fimandofi al c;;mpo di Annibale fe- 
ce gettare al fuo ingreffo la telta di 
Afdrubale tutta grondante di ian- 
gue . Il Cartaginefe in veggen- 
dola difle , che non dubitava piìi, 
che non foffe flato recato alla fua 
patria il colpo mortale. Cartagi- 
ne opprcffa allora da tutte le par- 
ti ì, pensò di*' richiamare Anniba^ 
le fedici anni dopo il fuo ingref- 
fo in Italia . Dacché queft' E- 
roe fu di ritorno in Africa , vi- 
de che meglio era il dar la pnce 
al fuo paefe , che di iafciargli con- 
tinuare una guerra rovinofa . /Si 
tenne un conpreflo fra Lui e Jci- 
pione ; ma il Generale RomanX) non 
avendo voluto entrare in alcun 
Trattato, fé prima il Scoato di 
Cartagine non avefle dato foddis- 
fflzioni a quello di Roma, non po- 
terono convenire di cola alcuna . Si 
venne di nwovo ad una battaglia 
preflo Zama . Annibale la perdet- 
te , dopo aver combattuto con tan- 
to ardore, quanto nelle fue prime 
vittorie. Quarantamille Cartaginefi 
furono uccifi, o fatti prigionieri. 
Quella giornata fa un nuovo mo- 
tivo per li Cartaginefi di doman- 
dar la pace . Vergognandofi Anni- 
baie d' effere teftimonio dell'ob- 
brobrio della fua patria , fi riiiròr 
prima prelfo Antioco Re di Siria, 
dipoi preffo Prufia Re di Bitinia, 
e nr.n credendofi in ficurezza in 
quelle due Corti paurofe della po- 
tenza Romana , tracannò certo tet- 
tile veleno, che portava da lun- 
go temilo nel caflcne del fuo a- 
nello, l'anno 183. avanti G.C. e 
di Roma 571. in ctn di <!j4. an- 
ni. Solleviamo-, di (le, i Roma- 
ni dal terrore eh* io loro infpiro f 
ebbero ejji altre vòlte la generofi- 
tà di avvertir Pirro , perchè fi 
SuardaJJe da un traditore y che vd- 



74 AN 

Uva avvelenarlo , ed hanno oggi 
la viltà di Sollecitar Pvuf%.t a far- 
mi perire . Koma perdette un gran 
remico , e Cartagine un ^nn di- 
fenfore • Un coraggio unito ali* 
prudenza, uim co(tanza che niente 
poteva abbattere , una fcienza per- 
fetta dell'arte miiitace , un'atten- 
zione rcrupulofa in oflfervar tut- 
to, un* attività fenz» pari, hanno 
porto Annibale nel primo rango 
dei gran Generali di tutti t Seco- 
li . Ck)!tivò ancora le Lettere in 
mezzo al tumulto deirarmi. Mol- 
ti Scrittori rimproverandogli di 
x\Oi\ aver condotto la fua armata 
vittoriofa a Roma dopo la batta- 
glia di Canne . ripetono quel det- 
to di Maarbale Capitano Cartagi- 
ne le : Annibale , voi fapete vince- 
re ; ma voi non fapete profittare 
(iella vittoria . \Jn Autore più giu- 
d'ziofo dice : che non fi può pro- 
nunziare così di leggieri contro un 
sì gran condottiere d'Armate. Ro- 
ma gelofa , Roma inquieta ed at- 
territa , aggiunge egli , fa ben com- 
prendere qua! uomo folte Annibale . 
Annibale terrore de' Romani bia- 
f>mò un Pittore, che gli *vea fac- 
to due occhi effendo egli guercio, 
e ricompensò quell'altro, che l'a- 
vea dipinto in profilo, volendo 
con ciò dinotare , che gli difpiace- 
va un'aperta menzogna a fuo van- 
taggio , e che approvava l' arte di 
diffìmulare i tuoi difetti . 
. ANNIBAL CARO, f^^r/i CARO. 

ANNICHINO (G/o. Giacomo^^ 
Avvocato Napoletano, che vjfl'c nel 
XVI l. fecolo , publicò un Tratta- 
to lie pr^vtHt. in/hrument. ac de re- 
ità advtrfus injìrumenta pr/evenien- 
di rat ione . 

ANNIO di Viterbo, offia CIO- 
VANNI, ANNI, o NANNI, fa- 
mofo Religiofo Domen tcano , nacque 
m Viterbo verA» il 14?»., e fu Mae- 
ftro del Sacro Palazzi» fotio Alef" 
f andrò T/. ihe ne faceva un gran 
conto . Fece un gran numero di ope- 
re , e fi guadagnò motta ftima con 
Muo'wj. Libri di antichità ^ Roma 
1498. in fol. ,e »«;4». in 8., ne' qur i 
con una cieca crfilulitk fpacciac.'mt 
vere alcune opere fuppoftf jdi / «- 
tori antichi. 1 giovani devono f-ar 
bene avvertiti e- , 

fio Scrittore h» :\ 

in Roma li 13 '.■■■■ .... ^ i » 



fl N 

p\\ di 70. anni. Le fue Antìtkit* 
di Berofo Caldeo cogli altri Auto- 
ri da lui finti , cioè , MirfilU 9 
Lesbia^ Archi loco s M melone^ Me- 
g.ijlene , Quinto Fabia Pittore , e 
Cajo Sempronio^ furon tradotte da 
Pietro Lauro y e ftampate «n Venezia 
1550., e accrefciute , dichiarate, e 
illuftrate di varie Annotazioni di 
Francefco Sanfovino , Rampato in 
Venezia prcrb Altobello Salicato , 
158J. in 4. Un dotto Letterato rw 
ha fatta l'Apologia con un'Or*- 
Zione Î atina . Vedi le Dijfertazio-' 
ni yojfifine d' Apoflolo Zeno y VoL 
II. pp^. i««. 

ANNÙNCI ATK,^if^/GIOVAN' 
NA DI FRANCIA. 

ANNONCIATE-CELESTI,^<:/i 
FORNARI . 

ANOMEENI, f'edi AGRICOLA 

^^'l^ANNONE, o HANNON, fi. 
glio di Naas , Re degli Ammoni» 
ti. Avendogli infitiuato i Tuoi Cor- 
tigiani , che gli Am'jafctadori in- 
viati da Davidde per complimen- 
tarlo fui fao avvenimento alla Co- 
rona , non erano ch'ï fpie , fece lor 
rader la barba , e tagliar le vefti 
fino alia cintura. Quella crudeltà 
gli enfiò il regno e ia vita , toltii- 
gli l'uno e l'altro dal Re D4- 
vidde . 

1. ANNONE , o HANNON , 
uno dei più potenti Cittadini di 
Cartagine, volendo renderli padro- 
at della Republica , aveva invita- 
to «Ile nozze di fua fiiiituola mol- 
ti Senatori per farli avvelenare «i 
Il fuo propi'tto fu (coperto; m« 
temendo il Senato il troppo credi- 
to del colpevole, fi contentò di- 
prevenirlo con un Decrfto , ch# 
proibiva in generale la magnificen- 
za delle nozze . Non avendo ifiy- 
finne potuto riufcire per l'aOuziaf 
usò della forza aperta . RitiroHì al« 
la tetU di aoo.>o fchiavi armati in 
nn C*'*-'!'^ '•'•' <"^rr,^^.'„ -V on- 
de fi . .a- 

nf, r 9 

L» liJ» fa- 
A (uà disgra- 
z - , ..ju ateffe avu- 

to pa- giurai fu fietmi* 

nata 

3. G.nerale de* Car^ 

tagin . ruato di fare il 

Ciro - Entrò nell'Q. 

cea- 



A N 

fftno per lo ftretto di Gibilterra; 
fcbprl v«rj paefi , ed avrebbe pro- 
feguitA la fua navigazione, fe non 
fili foflero mancati i viveri. Viene 
a lui attribuito _ un libro intitola- 
ro : / 'viaggi di Annone , che Gè- 
lento publicò in greco nel 1533. Ar- 
rigo BekUr- ne diede una buona e- 
dizione in ereco ed in latino, con 
note nel 1661. , ma quell'opera è 
pofteriore di molto al tempo di 
Annone , il quale fecondo tutte le 
apparenze è il famofo Genefale de' 
Cartaginefi, che foltenne la guer- 
ra contro Agatocle nel tempo, che 
ia Republica di Cartagine era nel 
fùo maegior fiore . 

ANNSACHS , Poeta Tedefco , 
nativo di Norimberga, era calzo- 
laio, e Decano di quelli della fua 
arte, che formavano in Germania 
un corpo, o confraternita di Poe- 
ti fotto il nome di Meijìet Sau- 
jgtr , o Maejlri Poeti . Queflo cor- 
pn era divifo in garzoni Poeti, in 
Maeftri Poeti , ed in compagni Poe- 
ti ; e per far yerfì in pace bifognava 
farfi fcrivere ne' regiftri di quefti ar- 
tigiani Poeti . Annfachs , che n' era 
il Decano, ha lafciato 5. groJfi VoU 
in fogl. di cattivi verfi, ed un mag- 
gior numero altresì ufciti da altre 
botteghe di quefto corpo di artigia- 
lii Poeti CP^edi Hannsachs). 

ANONIMO, ol' ANONIMO. 
Molli Siciliani Ufcia^rono in ofcu- 
ro il lor nome, e fcriffero mol- 
te opere fotto tal nome in divertì 
fécoli. Onde vi è V Anonimo di 
Catanea Greco , che fcriffe la f^ita 
di S.Leone Vefcovo di quella Cit- 
tà in pr&fa : e un altro , che fcrif- 
fe la f^ita ai S. Zojimo Vefcovo di 
Siracufa pur in Greco. Nel feco- 
ló VII. o Vili, vi fu chi fcriffe 
quella di Marciano Vefcovo della 
medefima Città . Nel 1669. publi- 
cò aitri una Relaz^ione dell' incen- 
dio di Mongibello di queìl' an- 
no ; uno citato àiiVAllazio ftampò 
Girandola , Comtnedia curiofa ; 
quello , che fe' le note alla Bolla 
di Niccolò P'.t e alla Prammatica 
del Re Alfùnfo de cenfilms ; quello 
che fe' l'aggiunta a' Riti à^ì Re- 
gno di Sicilia; quell'altro, che 
fcriffe la l^ita di S. Canone: quel- 
lo , che lafciò in Greco la P'ita del- 
la l^ergine ; e V Autore della Tra- 
gicommedia intitolati ìiCoJìafìZ.<i* 



AN ff 

Un Benedettino fiorito ctrca iti 
1390., che fcrifTe: rie Readificatia- 
ne Monfijìerii S. Martini de Sca-*- 
lis Panarmi Ordinis Sancii Bene- 
difli . Un altro , che fcriffe nel 
1307. la l^ita di vT. Alberto quafi 
coetaneo a quel Santo ; e un al- 
tro, che ftampò AJlrolabium ^ im-. 
preflb dal Giunti^ oltre molti al- 
tri . In Napoli nel 685. uno eoa 
1* ifteffo nome lafciò fcritta un' 1- 
ftorietta dell' incendio del Vefuvio, 
uh altro fcriffe la l^ita di S. Severi- 
no Vefcovo Napoletano, ed un che 
publicò Hijior. vita ^ & translatio- 
nis SanEìoY. corpor. Eutjfchetis , ^ 
Acutii Martyvum , 

ANQUETIN CCa-'/o), nato a 
Rouen , Curato di Lyons la Fo- 
relt , morì a Rouett nel 1716. Ha 
compofto la DiJJertaiJone fopra S, 
Maria Maddalena per provare , 
fhe Maria Maddalena , Maria fo- 
relia di Marta ^ e la Donna pecca- 
trice fono txe femmine diysrfe , 
Rouen 1699. in ii- , Parigi 1701- 
Lettera al P. Lamy del l^ Oratone 
fopra la Donna peccatrice 1700. in 
12. , ed alcuni altri fcritti fillio 
Iteffo foggetto . 

ANSALONIO ^Giovanni ) , Giù- 
reconfulto di Catanea , fiori nel J49J. 
lafciò un Trattato de Feudis , e al- 
cune Allegagioni. Giordano An-' 
f aionio dell'Ordine de' Predicato- 
ri anche Siciliano , morto nel Giap- 
pone Martire nel 1643., fcriffe le 
f^its de^ Santi del fuo Órdine , che 
fono inedite , e un Trattato delle 
fuperjìifiiéni di quelli della Cina . 
Sebajìiano Anfalonio di Palermo» 
Filofofo, e Aiflrononio di gran gri- 
do, che morì net 1599., fcriffe al- 
cune Rime^ che fi leggono tra quel- 
le di diverfi belli fpiriti della Cit- 
tà di Palerpio in morte di Laura 
Serra , e alcune cofe à^ Affironpmia^ 
e tra V altre V Almanacco perpetua 
publicato fotto il nome dj Rutili» 
Benincafa Cofentino, eh? fu fuo 
fervo . 

I. ANSEGISIO , celebre Abate 
dìLobbes, o piuttofto di Fontenel- 
les, fecondo Baluzjo ^ fi fece fti- 
iriare da' Vefcpvi e da' Principi del 
fuo tempo. V'è "na fua Raccolta 
de' Capitolari di Carlo Magno , e 
di Lodovico il Buono , della quale 
Baluxjo ne ha data una buona edi^ 
itone nel 1677» ? >• Voi. in togU 



,Ì6 . A ti 

jfìifeglfio fece rivivere r.flU fua A- 
ba?:! !a difcip'iiia nionaftic* . Ri- 
flabiì^gli antichi cdifiij , ne ag- 
gii>pf- iTj rijòvi , ornò !« Chief* , 
ed Aum'i.iò la Biblioteca . Morì 

neir«?3- 

2. ANSEGÎSIO, Prette della Dio- 
cefi di Reiirs , Abate di S. Mi- 
chele ^ ed indi Àrcivefcovo di Sens 
li li. Giugno 871., Carlo il Cal- 
vo lo mandò al Papa Giovanni l^llì. , 
che lo f ce Primate delle Gallie , 
e di Germania ; ma lacmaro « e 
molti altri Vefcovi fi oppofcro » 
qiiefì.i niuu-a Primazia . Jlnfej^ifio 
morì n ll'Kjj. ugualmente (limato 
per le fui* vriù, e pe'fuoi talenti. 

1. ANSET.ME C Antonio")^ nato 
a V Isle Jourdain , piccola Città 
dell' Armagn-^c nel 1^3». Suo Pa- 
dre era un Chirurgo. Fu coronato 
due volte dalTAccademia dei Giuo- 
chi florali di Tolof* . Le fuc Odi 
fi trovano nella Raccnlta di quelt». 
compagnia ^ e non fi fono vedute 
ultrove. n Msrchefe di Monte- 
fpên forprefo del di lui fermo- 
ri , lo ini.aiicò >^cir educazione di 
fuo figlio, il Marchcfe d* jintin . 
L' Ab&te /fnjtlme andò col fuo al- 
lievo a Parigi . I.* Capitale ap- 
p!ati " '• ' ' ■ ■ rull- 

ìo .. 1*. 

II..-- ■:-■, e 

le fu« OiJtiOiii tuucL»!! icc^ro la 
di lui riputazion* . I/aggiudatez- 
2* de* piani , e l* eleganza dello fti- 
le caratterizzano le lue produzioni 
oratorie, ma fi defidererebbc in ef- 
fe più di quei calore > e di quella 
forza, che fono necetTarie per por- 
tar la verità e '1 teirorc* fino al 
fondo dell'anima. Il Duca d'/fn- 
tin procurò che fi rinnovafle per 
lui il pollo di delle rea- 

li fabbriche . T a di Pii- 

tura) e quclU .. ..^ ....wijzioni e 
Belle Lettelo gli riiodjro un poflo 
nel loro cupo. L'Abate Anjetmg 
fi ritirò fui finir dei fuoi giorni 
nella fua Abazia di S. Severo in 
Guafcogna . VifTe coli Aa fiUilofo 
Criftiano, dividendo il fuo tempo 
fra t fuoi Ltbii , e t fuoi Giardini . 
La fua Abazia, e le Parrocchie 
che ne diper.Jivano , fentirono gli 
ottimi cft-^':i! J la fua prefcnaa , 
e delle 1 ite . Apri del- 

le nuovi orò le Chiefe, 

fondò degù wiptuUi ed ■C(9BI9> 



A N 
dò le diffiìrenzc . Morì nel T737. 
in età di H6. anni . Ci rimane di 
lui urta Raccolta di Sermoni ^ Pa- 
negirici , Orazioni Funebri in 7. 
Voi in 8. , e così pure alcune Dif- 
fertaz,ioni nelle Memorie dell'Ac- 
cademia dell' Ifcrizioni , i Sermo- 
ni ^ che formano 4. di quelli Voi. 
furono riftampati in 6. Voi. in 12. 

1. ANSELME Q Antonio'), n:ito 
in Anverfa , dove fu eletto fcabi- 
no più volte , e fu ancora Avvoca- 
to fifcale del Vefcovo , morì nel 
10^8. quafi ottuagenario . Sctiflc 
molto fui fus bellico. Abbiamo di 
lui . T. Una raccolta di editti in 
Fiammingo , 4. Voi. in fol. An- 
verfa i<548. 1. Codex bellicus y An- 
verfa 1649. in fol. 3. Tribonianus 
bellicus ^ BrutTelles 1^63. in fol. 4. 
Commentaria ad perpetuum EdiUunty 
Anverfa \6s6. in fol. 5. Confulta- 
tiones ûrct Anverfa i67t« 'n foU 
Qjuefle opere fono fcritte con me- 
todo , e fono affai ricercate dai Giu- 
reconfulti . 

1. ANSELMO (J*.;), Àrcivefco- 
vo di Cantorbery , uno de' più il- 
lulhi e de' più dotti Vefcovi del 
fuo Secolo , nacque in Aolla nel 
Piemonte l'anno 1033. Andò al 
Monadcro del Bec in Normandia, 
tratto dalla fama del celebre Lan- 
franco -^ ivi fi fece Benedettino , e 
divenne poi Priore , e nel 1078. Ab- 
bate di quel Monafiero . Fu nomi- 
nato Àrcivefcovo di Cantorbery l* 
anno 1093. Guglielmo il Rojfo Re 
d' Inghilterra > al quale Anfelmo 
rimproverava le fue icgiuflizie, e 
i fuoi difordini , concepì dell' av- 
verfione per luì . Quefìo Principe 
era del partito dell'Antipapa Gui- 
bertty mentre Anfelmo folle n èva il 
vero Papa Urbano il. Il Santo Pre- 
lato efiliato fatto un tal preteflo , 
ritiroffi a Roma, dove Urbana Ih 
lo ricevette come ben lo meritava. 
Soflcnne la procefGone dello Spiri- 
to Santo contro i Greci nel Coa- 
tilirt di Bari r anno 1098. Putì 
quindi per la Francia , e fi fermò 
a Lyon fino alla morte del Mo- 
narca fuo perffcutore . Enrico I. 
fuccdTorc di C:.. chiamò T 

Àrcivefcovo ii .ry ; ma 

non godette eg.: _ „,> della pa- 
ce, che il fuo richiamo fembrava 
promettergli. La contefa inforta a 
cìigi«nc dcir IflVcfliturc gli alienò 



A N 
l'animo del Re; e fu obbligato di 
ritornare in Francia, ed in ìtalia, 
finattanto che fi fpecineffe il fuoco 
della difcordia . Anfelmo ritornò 
a Cantorbcry , e vi morì nel 1-109. 
in età di 76. anni . D. Gurberon 
publicò nel 1675. una perfetta edi- 
zione delle fae opere fatta fopra i 
migliori Manofcritii di Francia , 
e d' Inghilterra . Havvene un'al- 
tra data a Venezia 1744. in 2. Voi. 
in fol. S. Anfelmo fu uno de' pri- 
mi Scrittori del fuo fecolo nelle o- 
pere di metafifica e di pietà. Nic- 
colò Buonfigli Carmelitano traduf- 
fe le fue Meditazioni, con quel- 
le di altri Dottori di S. Chiefa , 
ftampate in Venezia 1584. Voi. II. 
in 11. , e alcuni de' fuoi Sermoni 
furono parimente tradotti con quel- 
li d'altri SS., e DD. Cattolici in 
Tofcano da Serafino Fiorentino Mo- 
naco della Badia di Firenze , in Fi- 
renze pe' Giunti 1572. in 4* 1^?!- 
le prime SelTioni del Concilio prin- 
cipiato in Bologna , e poi termi- 
nato in Trento, fu data la cura di 
quefta Traduzione al Florimonte^ 
com'egli fcrive al Cardinal Cervi- 
ni y poi Marcello 11 nella Lettera 
prepofta al Tomo XL. Di ciò non 
ebbero notizia gli Scrittori del Con- 
cilio di Trento . 

2. ANSELMO , Mantovano , Ve- 
fcovodi LuccainTofcana nel 1061., 
abbandonò il fuo Vefcovado , per- 
chè credette di aver commeflb un 
delitto , ricevendone l' inveftitura 
dall' Imperatore Enrico W. Il Pa- 
pa Gregorio P^IL l'obbligò a ripi- 
gliarlo , e lo fece fuo Vicario Ge- 
nerale in Lombardia . Era egli na- 
to in Mantova , e morì il dì 18. 
Marzo id86. Abbiamo di lui un 
Trattato contro l' Antipapa Gui- 
berta , ed alcune altre opere nella 
Biblioteca de'' Padri . Il P. Andrea 
Rota Gefuita ne ha ftanipato una 
Vita molto efatta . redi anche il 
Maz.zucchelli II. %i6. 

3. ANSELMO, di Laon , Deca- 
no , ed Arcidiacono di quella Cit- 
tà» infegnò con grido nell'Uni- 
verfità di Parigi , ed indi nella Dio- 
cefi di Laon. Morì li 15. Luglio 
1117. V'è dello fteiTo una Giaffa 
interlineare fopra la Bibbia , Cam- 
pata con quella del Urano. Abai- 
lardo ne parla come d' un arbore , 
çhQ aveva qualche volt* delle bel- 



A N 77 

le foglie , ma che non proJ.icev» 
frutto. Altri ^autori lo dipint^ono 
fotto colori più favorevoli; ma ap- 
parentemente Abailardo aveva de' 
motivi di lagnaifi di lui , e fi fa 
quanto poco contar fi debba fopra 
uno fcrittore , cui la vendetta di- 
rige la penna. 

4. ANSELMO della Vergine Ma- 
ria, Agoftiniano Scalzo, nacque 
in Parigi nel 1625. , e fi chiamava 
nel fecolo Pietro de Guibours:, egli 
è il primo Autore della Storia Ge- 
nealogica , e Cronologica della Ca- 
fa di Francia , e dei grandi U0i- 
ziali dell/z Corona , in 4. Morì in 
Parigi nel 1694. in età di 68. an- 
ni. La fua opara imperfetta nel fuo 
principio è divenuta molto miglio- 
re fotto la penna di Du Fourni -, 
e dei Padri Angelo e Sempliciano 
continuatori di quella Storia , la. 
quale è attualmente in 9. Voi. in 
fol. In efTa fi trova delle notizie 
abbondanti e curiofe ; vi fono è ve- 
ro molti falli; ma quale compofi- 
zione di tal fatta ne va efente ? 
credi ANGELO di S. ROSALIA ). 

5. ANSELMO a Giorgio :ì , da 
Parma , Poeta latino , che fiorì nel 
XV. fecolo , o a qÙ2l torno . Vi 
fu un altro dello fteffo nome pri- 
ma di lui ; onde a diftinzione di 
quello appellafi il nipote. 

ANSER Po ta latino, amico di 
lAarcantonio il Triumviro, di cui 
cantò le azioni , e da cui ottenne 
in dono una Cafa di campagna nel 
Territorio di Falerno . 

ANSIDEO C ^iï/r^-T/T^ve ), Biblio- 
tecario del Vaticano, fu dell'Um- 
bria di una famiglia molto diftin- 
ta . Egli infeg-ò ic lettere umane 
in moki luoghi d'Italia, e fra i* 
altre m Pifa. Paolo V. chiamollo 
in Roma« e lo fé' Bibìiotecsrio ; 
m* la morta di quefto Pontefice > 
che avvenne nel 1621. gli tolfe il 
Cappello Cardinalizio . 

ANSLOO, Olandefe, ha com- 
porto in quefta lingua delle Poe- 
fie facre e profane , che non fono 
però uuiverlslmente ftimate; Gio- 
•vanni de Haes ne fece una edizio- 
ne a Roierdam nel 1713- '" 8. 

ANSON (^Giorgio^^ nato a Sta- 
fordshire in Inghilterra, di una 
famiglia nobile ed antica, fi dedi- 
cò fin dalla fua più tenera infan- 
zia ti fervizio di mare . Fu ia 
gr«r 



•98 AN 

prazia dei pericoli che corfe nel 
fuo primo viaqgio , eh' ei comin- 
ciò »d apprendere la grand' srte di 
comandare un' Armata Navale . 
Salito fopra una fregata , armata 
(dalla famifiliadi fUA madre, affron- 
tò con quefla fcnza paura i perì- 
coli più fpaventofì . Perfeguitatò 
da due Corfari, feppe sfuggire dal- 
le loro mani malgrado la difpro- 
porzione delle forze, e gli orrori 
di una furiofa tempefta . La Corte 
di lonJr.i informata del valore del 
Giovane Uffî/Jale di Marina s Io 
taominò Capitano di un Vafcello 
da Guerì-a di <5o. cannoni . Il fuo 
coraggio accompagnato dalla pru- 
denza brillò in tutte le occafioni , 
e gli fece un gran nome . L' am- 
biziofo progetto di regnare fu tut- 
ti i mari occupava da lungo tem- 
po r Inghilterra; ed eflfa credette 
di poterlo in pai-te far efeguire I* 
anno 1739. Fu dichiarata la gueri-a 
alla Spagna) e fi meditò allora 
niente meno che la conquida del 
Metrico e del Perh . ^' Minillero 
Britannico desinò Ànfon a portar 
la Ruerr* negli ftabilimenti Spa- 
gnuoli . Gli ȓ diedero fel Vafcelli 
che portavano 1400. uomini incir- 
ca di equipaggio . La (Iasione era 
così avanzata , quando "çtixù qucfta 
fquadra , che folamente a forza di 
gran fatiche pervenne a foperare il 
Capo fiorn verfo la fine dell' Equi- 
rotio di Primavera del Ï740. Di 
fei Vafcelli noti ne reliavano pia 
che due^ ed uni fcialuppa , allor- 
chi^ giunfe Anfon alla latitudine d' 
quefto Capo. Il rimanente era fla- 
to difperfo dai venti, o fommerfo 
dalle tempere, jinfon dopo aver 
riparato i fuoi due Navigli nell'I- 
Cola fertile e deferta ài Ciovénni 
i^ernanJeti osò attaccare la Città 
di Payta , la ^iarza piì) ricca degli 
Spagnuoti nell'America meridional 
le . La prrfe nel Novembre 174t. 
la riduCc in cenere , e parti con 
"Un bottino conHderabilé . La por- 
dita per la Spagna afcefe a più di 
un niilit no e* metto di piaflre, ed 
il ^-Rl' Inglefi a cento ot- 

ta' ti vincitore (I allon- 

lai ■^ quafi fobito che n* 

e' : ) il pOffelTo all' In- 

fli ^ <ȓ vela verfo le ifole 

adro:ii col Centurioni , il foto 

tii fuoi Vafcelli «ht fofff aacora 



AN 
in iftato di affrontar il ftiare . Ma 
prima di arrivarvi uno fcorbuto 
di natura terribile gli rapì due ter- 
zi del fuo equipaggio. Erafi già 
eftefa la contagione fui rimanente 
dei Marinai e dei Soldati , allor- 
ché vide le rive dell' IfolaTinian. 
La vicinanza degli Spagnuoli non 
permettendogli di trattenerfi in 
quelle parti 1 prefe la ftrada di Ma- 
cao . Vi giunfe nel 1741. , riparò 
il fuo Vafcello, e ritornò in ma- 
re . Alcuni giorni dopo incontrò 
un Vafcello SpagnUoIo riccamente 
carico; lo attaccò, benché il fuo 
equipaggio foffe molto inferiore in 
numero, lo prefe, e rientrò nel 
porto , che aveva poco fa abbando^ 
nato . il Naviglio Spagnuolo por- 
tava circa un milione e mezzo di 
Piaftre in denaro con della Coci» 
nìglia4 ed altre mercanzìe. Li 
celerità di ^uefta fpcdizione gli 
acquilìò tanta gloria , che fu rice- 
vuto cort .gran diftinzione dal Vi- 
te-Re di Macao , e difpinfato dai 
dritti che V Impefator delja China 
efige da tutti gli ftranieri , che 
entrano nei fuoi porti . Anfon a-» 
vendo Vendicato l' oli ore della fuâ 
nazione in tanti iliari , pensò a ri- 
vederla . Ritornò In tnghilterri 
per la via delle Ifole JtJU Sonde, 
e pel Capo di buona fperanza , ed 
approdò in Inghilterra il d) 4. Giu« 
gno 1744. dopo un viaggio di j* 
anni e meti<i. Fece portare a Lon- 
dra in trionfo fopra trentadue Car- 
ri al fuono dei tamburi ^ e di 
altri (Iruihenti itiilitari , ed alle 
acclamazioni della moltitudine, le 
ricchezze che aveva conquifìate • 
Le fue diverfe prede afccndevano 
in oro e in argento a dieci tnilio- 
tii« che furono il premio del fuo 
valore, di <)ucUodii fuoi marinai « 
e dei fuoi foldati , non avendo vo- 
luto il Re entrare in parte del 
frutto delle loro fatiche , e della 
loro bravura . U titolo di Contr' 
Ammiraglio del Bttu fu la prima 
ricomponfa d' /tufon : V ottenne 
nel 1744- < e l'anno dopo fu ono- 
rato del pofto di Con tram mi càglio 
del Bsjnea . L' alioue che contri- 
Dur - /ente alla fua celcbr»* 

Ù ' gran viaggio , fuil 

COI : ì eh' ebbe contro il 

5iK . .-. - ; Jonf mitri . Qutft' il* 
luftic f â.Aw;c riconduceva in Eu« 



A j^î 
lopa una fquadra comporta di fel 
VafcelU da guerra , e di quattro 
altri baftimenti di ritorno d.-.ir In- 
die Orientali . L' A il» mi rag! io In- 
glefe comandava una potente flot- 
ta di 14. Vafcelli da gUerra , q'un* 
do incontrò quella fquadra all'al- 
tezza del Capo di FiniUeri"e. La 
fproporzions delle forze avrebbe 
tolto ogni gloria all' Anfori , Ce a- 
\ veffe attaccato un guerriero meno 
da temerfi del Signor de la Jon- 
quiere . Queft' eroe combattè co- 
me aveva fenipre combattuto , ô 
noti fi tefe che ali ultima eflremi- 
tà ., yoi avete vinto ^ dijfs egli 
tLìVÀnfori , /' Invirìcibile , e là Glo- 
ria vi fegue . Quefti erano i nomi 
di due Vafcelli delU fquadrà del 
Signor de la Jonquiere . Quefta 
vittoria non reftò fenza ricompen- 
fa i 11 minuterò Britannico nomi- 
iiò il vincitore Vice-A,mn1iragiio 
d' Inghilterra , é poco tempo dopo 
trinco Lord dell'Ammiragliato . 
L' Inghilterra meditava da lungo 
tempo una difcefa fulle corte di 
{"rancia . Anfon incaricato di fe- 
condarla, coprì io sbarco degli Ìn- 
glefi a S. Malo nel Ì758. e ricevette 
fopra i fuoi V^iifcelli i foldati sfug- 
giti al v^lor francefe 4 e li ricon- 
' dufle iti Inghilterra . Le fatiche di 
queft' ultima irtiprefa , congiunte à 
quarant' ailni di corfe fui mare, 
jivevano cpprefTo l' eroe Ittgl<»fe . 
jLa morte lo rapì tiel 1761., qual- 
che tempo dopo il fuo ritorno a 
Londra. La gloria dell' Ammira- 
' glio Anfon non fu folamente fon- 
data fopra i fucceffi felici delle fué 
armi , fopra il fuo valore , fopr* 
la fua intrepidith; poiché fu ezian- 
dio un uomo dabbene, e rifpettò 
1' umanità , quando anche armava 
il fuo braccio por diftriiggerla . SI 
J)Otrebbero citare rholte azioni di 
virtìi , è di generofiih , che onore- 
Tebbero la fua memoria , fé la ua- 
• tura di queft'opera non ci prefcri- 
veffe de' limiti troppo riftretti . Si 
deve defiderare , che qualche buon 
fcrittore s^ incarichi di trafraettere 
alla pofterìtà le azioni di quefta 
gratrde uomo. Afpettando che fi 
faccia al pUblico quefto regalo , fi 
potrà intanto confultar la Storia 
del fuo viaggio intorno al mondo , 
* tradotta in Fraticefe un Voi. in 4. 
Amaerdam 1740, , « rift^mpata m 



A N ^^ 

4. Voi. in li. Gli Uffiziali di Wa^ 
ger, vafccUo diftaccato dalla fua 
fquavira , han dato \.\r\s. Kelaìrione 
particolare delle loro difgrazie , 
che fu publicata a Lione in 4. e in 
11., che è una fpezie di Supple- 
mento al viaggio a Anfori . 

ANTANDRO, fratello di Aga. 
iocle Tiranno Siracufsno, egli fu 
uno de' Capitarli msndati da'Sira- 
cufani _in ajuto di Crotone contro 
i Bruzj , e fi diftinfe anche in utt 
combattimento contro a' Cartagi- 
nefi . Eqli vifTe nell'Olimpiade 120. 
avanti Cri/io 196. anni , e fcrilTe la 
fiori 3 di Agatocle . 

ANTELM I C Giufeppe ^ , Cano- 
nico di t^réjus ili Provenza, pu- 
blicò alcune Differt azioni latine 
fopra la Storia Ecclefiaftica del fuo 
pàefe , 1680. in 4* fopra S. Pro/pe-i 
ro e S. Lione, i6S0- in 4., fopra 
\\ Simbolo di S. Atanafto ^ l6g^. 
in 8. fopra J". Martino 1697. in 8. 
fopra S. Ëacherio , 1726. in la. ^ 
e fopra altri punti ecclefiaflici . 
Sono quefte piene di Un* erudi- 
zione poco circofpetta . Morì nel 
1697. in età di 49. anni a Frejui 
fua p'atria, vittima della fua appli- 
cazione allo ftudio i £{fo aveva 
molta oneflà e molta dolcezza ^ 
ma fi abbandonava un poco troppo 
facilmente alle fue coUghi etturé. 

ANTELMO C^O. Véfcovo di 
Bellay, figlio di Arduino , d' una 
famiglia nobile di Savoja , occupò 
le due prime dignità dei Capitoli 
di. Ginevra e di Bellay. Difguffato 
•del mondo fi fece Certofino , e fu 
eletto Priore dell.i gran Certofa T 
anno 1141. In tempo dello Scifmâ 
di {littore W. fece dichiarare tut- 
to r ordine dei Gcrtofini in favore 
di Alcff andrò 111. Querto Papa lo 
ricompensò di un tal fervigio col 
Vefcovado di Bellay , dove morì 
nel Î178. in età di più di 70. anni, 
dopo aver tolta la fcomunica > 
che aveva fulminata contro ilCon- 
te Umberto di Savoja, figlio di ^ 
medeo . Era un Prelato di uno fpi- 
rito attivo , e di uno ielo ar- 
dente • 

I. ANTEMIO CProcopio'), na- 
to a Coftantinopoli , era della fa- 
miglia del Tiranno Proçixpia t che 
aveva aiTunto la porpora fotto PW- 
lente . Egli fi diftinfe col fuo va- 
lore. L'Imperatore Marciano ^i 
fé* 



8o AN 

fece fpnf«re Flavia Eufemia fu» 
figlia unie», e io nominò Genera- 
le delle T'Uf>pe dell'Oriente. Aiu- 
temio avendo rifpinio i Coti ^ e 
gli Unni , fu ins-idato in It«lia 
col titolo -li Cefare^ e prcjclsmato 
Auguflo in Aprile 467. dal Senato 
e dal Popolo. Il Generale Ricime- 
vo doni " 11' Occiden- 

te; ci -'di iì'jada- 

gnarf-l > jli.i in ifpo- 

fa . Q_iieliu biiiefi^irt non ritardò 
t>unto q lei barbaro di venir a met- 
tere r aifedio qualche tempa do- 
po dinanii a Roma, dove Ante- 
mio erafi rinchiufo. Il terro.e cK' 
egli fparReva, gli fece aprir le por- 
te della Città , clie fu lafciata tu 
preda al furar del foldato . /JntS' 
mio fu aflaflìnato per ordine di fuo 

S enero nel 471. , dopo un Regno 
i 5. anni . Quello Principe riuni- 
va la pietà al coraggio; era ze- 
lante per la giudizi» e la religio- 
ne, compalConevole verfo gl'infe- 
ìici t e non aveva nel fuo caratte- 
re, né nel fuo «lleriore alcun ge- 
nere di alterigia, che il trono iti- 
fpira . 

a. ANTEMiO, celebre Archi- 
trtto ^ perito ScultO'e , e dotto Ma- 
tematico , nato in Traies, nella 
!Lidia , fioriva fot^o T Imperator 
Giuftiniano ï\k\ VI. fecol<» . hglt 
inventò al riferire di /tg.iK.''^ mol- 
ti inex£t per imitare i tremuoti, il 
tuono , ed ì lampi • EHQc una rac« 
colta di macchine , che vengono 
Attribuite a lui . 

ANTENORE, Principe Troia- 
no, era fratello del Re Priamo, 
P'irgilio lo fa venire -ri ' - - r t 
uua truppa di fuoi C< 
e gli fa fondare mal ai ..t 

Città di .Padova, meno auwca di 
lui. 

ANTur» ^ Gigante della Lidi» , 
f;. uno e della Terra ^ fu 

^n F.rcolt y chtt lo follevò 

in aria p^-t ucciderlo , poiché la 
terra , de^la quale era figlio , rIì 
deva delle forac, allorché U tocca- 
va . 

ANTF.RO r f/inie), di nafcita 
C'. Papa li aj. No- 

V :j5' e «ori li 3. 

c; 



^A N 
âsnào che Cupido non cwfcevt mai , 
ne domandò la cagione a Temide'^ 
che gli rifpofe ciò avvenir*.' , perchè 
non aveva un comp.'»sn'> • i'enere 
continuò U fua .imicizta con ?iif' 
te, ed Anteros {\ il frutto il.i lo- 
ro commercio. N<in per queito Cm- 
pido divenne grande , ma effo e fuo 
fr.itello reftarono fempre nel mc- 
defìrao ftato . Si r-ipprefentano co- 
me due fanciulli aventi due ale al- 
le fpaile , e che fi (Irappano l' un 
l'altro una palma . 

ANTESIGNAN C^.'tff'-o), na- 
cque a Kabafleins, nella Di. Jc-^fi d' 
Albi nel fecoloXVI. La fuaCr.im- 
matica Greca fu ftampata più v.)Ue 
primi die fé ne avcTero di m:j;!if>- 
ri . L2 fua Grammatica Univenale 
è una compilazione cr.ç' coafufa , 
che folo un eruJto d^l XV. feco- 
lo ne potrebbe foftVir la Lettura . 
Abbiamo ancora di lui una edtzio» 
^le di Terenzio , che noa è in mi- 
glior confiderazione delle fue due 
Grammatiche . 

ANTHOINE CNiceolò^, nato in 
Loena da genitori Cattolici, apo- 
ftatò , ed abbracciò la religione degli 
Ebrei; nafcofe i tuoi fentimcnti , 
e fi>. miniftro Calvinifta . Andò in 
Ginevra, dove infeRiiò delle be- 
fiemmie (ontro G. C. , e vi fu ap- 
piccato , ed abbruciato li 20. A- 
prile i6aa. 

. ANTfAS,oANTEA, De» ildi 
CUI culto era celebre in Àn^io , 
dove aveva un Tempio m>lto fre- 
quentato. Credefi cfl.;r la llcrta co- 
fa che la Fortuna . 

ANTIGONE C GiamhmilU ') , 



a U. /■ Ji'i;?. 

ANTIFII.' Pittore E- 

gitiano , conuuit' 1 kuh di Apelle, 
di cui fu rivale, dipinfe un gio- 
vanctio , il quale nell' abbaflarfi 
fofRava rei fuoco, il di cui fpten» 
doro rifchiarava nella notte una 
(lanxa airai ornata , e faceva com- 
parire la bclleaxa del giovanetto 
med^nmo , per quanto ne ripor- 
t Mido quefla Pit- 

ti: o di C te/idem» 

f f .- ^lìlitnoia fatta ad 






. IFONE t celebre Oratore 
AU'iXic/e, (oprai! nomi aato il RA' 

nnuo 



A N 
mnufiano, perchè di Râmtiî iu At- 
tica . Fu il primo, che ridufle in 
arte l'eloquenza, e che ne diede 
precetti, infegnandolA» e parlando 
in publico per denaro . Ebbe Tm- 
cidide per difcepolo, e morì verfo 
il 411. avanti G. C. Si avevano di 
lui molte opere , ma a noi non per- 
vennero fé non che ledici Ora? /o«/, 
che fi trovano nella Collezione de- 
gli antichi Oratori Greci àxStefa- 
no 1 I57S' in M. 

ANTIGENE, uno de' Capitani 
di Atejfandro fi Grande , ebbe il 
fecondo de'premj, che quel Prin- 
cipe fece diftribuire agli 8. piìi va- 
lenti Capitani della fua armata . 
Egli non meritava quello della pro- 
bità ; poiché ebbe la baffezza di 
tradir Eumene^ e darlo nelle mani 
di Antigone verfo 1' anno 315. a- 
vanti G. C. , ma ricevette ben pre- 
fto il guiderdone della fua perfi- 
dia , poiché fu abbruciato vivo in 
una gabbia d! ferro • 

ANTIGENIDE, (celebre Mufico 
di Tebe in Beozia . Dicefi che efe- 
guendo un giorno fui fuo flauto certa 
corapoGzione muficale, che i Greci 
chiamavano Nome da Nomiay va- 
le a dire nrC Aria ch'era intitola- 
ta del Covro , in prefenza di Alef- 
f andrò il Grande^ lo agitò talmen- 
te, e per tal modo lo trafportò 
fuori di lui , che abbandonando 
quell' eroe la raenfa , alla quale 
era affifo sfoderò le fue armi , e 
poco mancò clie oon isfogaffe il 
fuo furore fopra i convitati . 

ANTIGONA, figlia di Edipo , 
« di Giocafta fu un modello di 
virtù . Effa accompagnò fuo padre 
cieco per tutto peli' eClio volon- 
tario, al quale s'era condannato, 
e refe gli ultimi doveri a Polinice 
fuo fratello , contro la proibizione 
fattagliene dA Creonte. Q.ueilo bar- 
baro la condannò a morire di fa- 
me in una prigione ; ma effa fi 
ftrangolò. Emone che doveva fpo- 
farla fi uccife da difperazione fo- 
pra il di lei corpo . V ebbe un' 
altra Antigono , figlia di Laome» 
dante ^ la quale credendofi più bella 
di Giunone fu cambiata in cicogna , 

I. ANTIGONO , di Carifto , 
viveva fotto i due primi Tohmei, 
ed ha lafciato Hijìorifi memorabi^ 
les , greco-latino publicate da G/o- 
Mjanrti Meurfio , Leida 1619, in 4. 
Tomo IL 



AN 8î 

». ANTIGONO , uno de' pk 
coraggiofi, e de' più prudenti Ge- 
nerali ^ Ale ff andrò il Grande^ Ç\ 
fece Re d' Ada dopo la morte di 
quel Conquiftatore 314. anni avan- 
ti G. C. Vinfe , e fece morire Eu- 
njentf , guadagnò una gran battaglia 
contro Tolomeo Lago , 31^. anni 
avanti G. C. Fabbricò Antigonia 
7. anni dopo, e fu uccifo in una 
battaglia contro Cajfandro , SelsU" 
co ^ e Lijìmaco ^ che R erano uni- 
li per opporre un argine a' fuoi di- 
fegni ambiziofi 301. anni avanti 
Ç. C. in età di 80. anni . Veden- 
do egli ie meraviglie , che fi fa- 
cesno alcuni al miiarlo di un umo- 
re così allegro nella fua vecchia- 
ia , Quejio avviene , dilTe , perchè 
ho btfogno di confervare colla dot" 
cezxjf-i stianto ho acqui/lato colla 
jorz.a. Un Poeta avendolo chiama- 
to Divino, il mio cameriere^ ripi- 
gliò Antigono , fa bene il contra- 
rio . Solea dire, che il Regnare è 
un'onefia fervitù , e che fé fi fa- 
pelTe quanto pefa una Corona , fi 
temerebbe di porfela incapo, cioc- 
ché non fi accorda troppo colla fu* 
ambizione , ma ben fi accorda col 
bel penfiere dì un Re filofofo del 
noftro fecolo; che i Re fono i pris- 
mi fervi tori dei loro fudditi . An- 
tigono oicnxò alquanta le fue bel- 
le qualità colla fua avarizia; poi- 
ché impiegava tutti i mezzi , ondp 
procacciarci danaro , e quando gli 
fi rapprçfentava , che Alefjandro (ì 
portava in diverfa maniera, rifpon- 
deva ; che Aleff andrò mieteva , meri' 
tre egli fpigolava . Penfava che un 
generale doveva fempre conferva- 
re il fecreto della marcia. Deme» 
trio fuo figliuolo dimandandogli uà 
giorno, quando levaffe il campo ^ 
Hai tu paura ^ gli diffe, di nonfen' 
tire il fuono della tromba ? Uà 
Cinico fi prefentò ad Antigono t e 
gli dimandò una dramma . Quejio 
non è molto per un Principe , gli 
rifpofe ,' Datemi dunque un falena 
t9... e queJlo è troppo^ Txprçfe An- 
tigono y per un Cinico . C ^'^* A- 

PELLE ) . 

3. ANTIGONO , Re de' Giudei, 
e figlio di Arijìobulolh avendo fat- 
ta alleanza col Re de' Parti prefe 
Gerofolima, e fece tagliarle orec- 
chie ad Ircano fuo Zio , per ren- 
derlo incapace ài elTere Sommo Sa- 
F cer- 



tx AN 

i n\ Eïo,U frate! l> ci' h,ea' 

!Ìp\;;liati q lelU Città , 

1 uigQit K Mac* Antonio y 

cbe ftli fice tv^Uàt U tefta , 19, 
«nni «vujti O. C- In lui 611} U 
llirp; deijli A f no nei y che avea ré- 
gnât ) 11^. «T1' • 

A NT I LOCO, figlio di Ntjlore.e 
4i Euridici. Aveiul'> f'^-uiiato fuo 
PaJrc ail' «T.dio di Troj» , vj fil 
uccifo d.\ Msm'toni figlio à.ì\V Au- 
rora . 

ANTIMACO C Marcantonio^ , 
Miruov;»no , fu Lettore di Lingua 
Creca in F^'rrara circa il 1515. e 
Mieftro ii Alberto Lollio , che a- 
vendo nel 1540 fondata in fua ca- 
la r Accademia degli Elevati , ne 
lo creò primo drettore . Vi fono 
di lui alcune traduzioni d^l Greca 
in latino di Gemifl» Pistone , di 
Dionifii cf Alic.irn.ilfo y di Deme- 
trio F stereo s Pal iena , ec. 

ANTIMO, Duca di Napoli do- 
po Teofilatto genero di S te fino , 
Égli coftruTe in Ni poli il Mona,- 
rterio di S. Qjirico y e Giulitta $ 
e la Chief.i di S. Paolo Apoftolo .. 
ANTIN C «V Duca d'), ^edi 
CONDRIN. 

ANTINE C Franeefco d'^, nata 

a Gouvieux nel'» Dioced di Liegi 

nel i^*<S. ,fu Bcned'^ttino dell* Con- 

I" di r. M-iuro y e morì d* 

nel 1746. L' innocenza 

..pHurai , la pietà , la pò- 

iicc^za^ l'arte rara di fap.T confo- 
lare gli afAitti « e di efortare gli 
ammaliti a fuffrire i loro mali cori 
ra(r«gnazione , erano ìe qualità che 
Io facevano amare, e rifpitare. 
Abbiamo^ di li<i molte Opere. Fe- 
ce venire alla luce i primi V'ìlumi 
della dunva edizione del G'uffjfio 
Ulino del Du Cange nei 1716. , e 
il publico n )fi \\r,ii<. f,r di meno 
^re alle notizie ab: 
• mcliorazioni ed »gt 
, che arricchi- 
rà . TravaC'ìò 
;c fi?// rrr. 



le . 

le 

co 



A N 

dell' Imperatore Adriano ^ filofofa 
com'egli era. Dicc-fi che queHo ga- 
nimede s' annegaffe nel Nilo l'anno 
J19. di G.C. Alami dotti però 
non fono di quell'opinione . Di- 
cono che Antinoo s' ImmoIafTe iit 
un facrifizio celebrato per prolun- 
uir la vita dell' Imperatore . A- 
rfyiano lo pian fé con quella flefTa 
debolezza che par propria Hi una 
femmina, gli dedico dei Tempi j 
gli diede dei Sacerdoti, e volle 
che fpiccialTe Oracoli . Molte fta- 
tue fi veggono al di d'oggi in Ro- 
ma rapnrefentanti Antinoo y alcune 
delle quali fono Capi d'Opera del- 
la Scultura. Ci reftano alcune me- 
daglie, iti cui egli è imprefTo fol- 
to la fi^:;ura di B.ieco y (oiin il fem- 
biante di Apolline , del Sole , del 
Dio Luno y di Mercurio , e di Arpo^ 
crate y C i^sdi Arpocrate'), e col 
nome d' Eroe p'incipalmente nelle 
medaglie di Corinto, di Smirne, 
di Tarfo , di Giulia, de' Bitini , 
degli Achivi , Amifeni , Ancira- 
ni , Arcadi, Bifaniini, Calcedone- 
fi , Adrianopolifìiii , Tiatiei , e 
"Nicomediefi , e qualche volta col 
titolo di nuova Apollo . Secondo 
the gli empi P.ìgani dicevano, da. 
elfo pure fi davano gli Oracoli per 
teil'monianza di SparzJ^no , Cap. 
I4. Spanhem. dijjert. 7. de Pr^Jl. 
&c. S. Epif. in Anch. attefta , che 
fu feppellito nella Città del fuo 
tiome colla fua barchetta di tra- 
ftullo. 

ANTINOR r C Bafiiano !) , Fio- 
rentino, uno de' Deputati da r«/ÌMa 
7. per la correzione del Decamcrg- 
rte y fecondo l'ordine del Concilio 
di Trento . 

ANTIOCHIA C^ 
brato nel 1^4. cont 
fateno Vefcovo di <i 

3uale oltre il rionovar«r gli cirt.u 
I Siiheltiò Inicxxna la Triniti y 
inf/ ^■■■"- ""■ -- " - 



beli»"' -1, uinjiii«'».> ù ui.iiiM 
C.ottt«tCtf degli ikoivri verge 



»;u« 



pii: 



1 nel 2jl. ne tenni'(i> ut 
a ano % in cui dr|>orero S, 



Il r;- 
IO nel 341* P<f 



A N 
fjccâfîone della Sacra della Chiefa 
di Antiochia. Vi H trovarono da 
'go. Vefcovi , 40. de' quali per lo 
meno erano Ari tni , e quefti ani- 
mati dall' Imperator Co/ì.inzp con- 
dannaron di nuovo S. Atan.ìfto^ è 
in fuo luogo elefiero Gregorio di 
iCappadocia ; dirizzarono ancora tre 
JFormoIarj di fede. Lo ftefTo Co/?.i«- 
Z.0 nel 3*51. ne ragunò un sltro . 
S. Meiezjo vi fu eletto al Vefco- 
Vado d'Antiochia, ma perciocché 
contro rafpettazion degli Ariani 
jìarlò degtiamente della Divinità 
del Verbo, n'ebbe anche l'efìlio ; 
Nel 373. Ì4(5. Vofcovi in un altro 
Concilio confermarono la fede d' 
un Concilio di Roma, e nel 379. 
fu pure da un numerofo Concilio 
d* Antiochia accettata ed approvata 
Una Sinodica di S'. Dama/o. I 
Meflaliani furono nel 391. condan- 
nati da JT. Fla-jiano in un Conci- 
lio del fuo Clero , e nel 417. é 
410. i Pelagiani dal Vefcovo Teo- 
doro, Nel 426- rie fu celebrato u- 
BO ^ iti cui la memoria di Teodo- 
ro di Mopfueftia fu condannata . 
Domno Vefcovo di Antiochia ne 
tenne due, uno nel 445. contro 
Atanafio Vefcovo di Pertha acca- 
fato di vari delitti \ l' altro nel 
448. in cui Ibci fu afTolUto . In uti 
altro Concilio del 472. PietroGna' 
feo o Fìllio ne fu deoofto . 

i. ANTIOCO SOTERE , cio^ 
Salvatore, fii^lio di Seleuco Nicà- 
nore Re di Siria) amò fua matri- 
gna Stratonica -, e la fposò di con- 
fenfo A\ Seleuco . Languiva egli 
di uà male , di cui ignnravafi la 
cagione, e il medico Erafìjìrato a- 
vendo enervato , che quando Stra- 
tonica fua matrigna veniva a vifì- 
tarlo, Î1 malato vieppiìi agitavafi, 
indovinò che una violenta palfione 
che Egli cercava di fopprimere era 
la cagion del fuo male • Come fa- 
re a dar ad intendere al Re Padre 
e Spofo che la guarigione del fi- 
plio dipendeva da un facrifirio co- 
sì ftraordinario? Eraji/irato âopa 
avergli indicato che la paffìon di 
Una donna era il motivo delle ma- 
lattie, e volendo SeleUco conofce- 
Té la petfona amata, difTe il Me- 
dico che era la di lui propria mo- 
glie . Allora il Re facendogli le 
|tìi forti iftanM, e le più magni-' 
fiche oftrte p««hè voieife cedetU 



À N «r 

al Principe, il Medico ripigliò: 
che farefìeyoi , Sire , fé Li perfo- 
na eli cui vojìro figlio è inutjmO' 
rato {offe Stratonica? Io glieli :l t" 
rei fénz.t efttanz^.t ^ rifpofe il Re. 
Allora Eraji/ìrato afficurato non e- 
fitò punto a dichiarargli la ve. ita. 
Dopo la morte di fuo Padre, ac- 
c'amato Re Hi Siria , riportò delle 
vittorie fu i Bitinj , i Macedoni, 
ed i Calati , e morì l'anno i6i. 
avanti G. C. Stratonica morì pri- 
ma di lui , e gli fi refero per di 
lui ordine gli onori divini . C ^^' 
di CoMBABO ed Erasistrato ^. 

a. ANTIOCO il D/o , Re di Si- 
ria , fuccedette a fuo Padre Antio^ 
co Sotere ; e fece la guerra a Tolo- 
meo Filadelfot e la terminò col 
prendere in iCpod Berenice ^ quan- 
tunque avefTe già due figli di Lao- 
dicea ^ la quale per vendicarfene lo 
avvelenò l'antìo 145. avanti G.C., 
e fece mettere fui trono Seleuco 
fuo figlio col maneggio di un cer- 
to Anemone', indi fece trucidare 
Berenice infieme col figlio che que- 
fta Principeffa aveva avuto da An- 
tioco ; ma la fua barbarie non ri- 
mafe impunita ; poiché ella pure 
fu uccifa nella guerra che Tolomeo 
Evergete intraprefe per vendicare 
U morte di fua forella Berenice . 
. 3. ANTIOCO, il Grande^ Redi 
Siria , fuccedette a fuo fratello Xtr-*' 
leuco Cerauno 223. anni avanti G.' 
C. Fu disfatto in Un» fanguinofn 
battaglia da Tolomeo Filopatore vi- 
cino a Rafia Panno 217. avanti G. C 
Poco dopo prefe Sardi , attaccò i 
Medi, ed i Parti, s' impadronì 
della Giudea, della Fenicia, e del- 
la Celefirià, e pensò di prendere' 
^niirne, Lampfaco, e le altre Cit- 
tà della Grecia Afiatica . Quelle Cit- 
tà chiamarono in aiuto i Romani < 
che $li mandarono Ambafciatort 
pef obbligarlo a rendere a Tolo-^ 
meo Ftladelfo il paéfe che gli a- 
vea tolto , ed â lafciar in pace le 
Città libere della Grecia . Antioco 
fdegnato dichiarò la guerra at Ro-' 
mani il 192. avanti G. C. ad In- 
ftigaziofte di Annibale; ma fu eh* 
fatto da Acilio Glabrione^ e per- 
dette una gran battaglia vicino 3 
Msgnefta contro Scipione 1 Afiati- 
tb ; i Romani finalmente gli ac-» 
tordarono la nace a patti gravofi - 
bo*0 quéfto trattata, pel quaU 
t % fu. 



84 A M 

Ib caccfito di là dtf Tturo , egli 
dic9» con uai eran dìfìnvo!rura, 
ch'era molto obbligato a' Roma- 
ni , per averlo fg'avato jn queft* 
fuifa dal pefo di governar tanti 
popoli. Egli fu UCCI fo neirEliftiai- 
de, ove era andato per faccheggiare 
il tempio di Re!o 187. anni avanti 
G.C Saltueo Pilopuore gli fucce- 
dette . ETo era un Principe molto 
pregiabilc per !a Tua umanità , per 
la fua clemenza, e per la fua libe- 
ralità. Gli Ebrei furono molto con- 
tint' di lui pe' privilegi, eh' effo 
gli accordò, e perchè fomminiftra- 
va ad eflì il danaro occorrente pe' 
facrifizj , e perche avea loro permef- 
fodi vivere fecondo le loro leggi in 
tutta la eftenfione de' vafti fuot 
ftati . Nimico del potere arbitra- 
rio, fece publicare un editto, che 
proibiva di predargli ubbidienza 
ogni volta che ordinafTe qualche 
cofa contraria alla legge , afltcu- 
rando eh» non voleva regnare che 
per ella . Fece rifabbricar AlelTan- 
dria , Citth del golfo Perfìco . La 
Città di Pelea abbellita dalla fua 
magnificenza fu chiamata Antio- 
chia . Protefle le Lettere e le Arti , 
che la fua vita agitata lo impedt 
di coltivare . Lo ftorico Mnefopto- 
Itmo fu il fuo pih caro favorito . 
Nelli differenti periodi della fUa 
vita fu differente d» lui ftcffo. Par- 
ire nella fua gioventù capace di e- 
fcguir tutto , ma aggravato dall* 
•tà non ebbe più la fteffa attività. 
Le Medaglie di quello Principe fo- 
no «Itremamepie rare . 

4. ANTIOCO IV. EPIFANE, 
nfiia V Uluftre ^ figlio Ai Antioco il 
Grandt , meritava affai più quello 
di Fpimanf , ch« alcuni gli diedero « 
• che vuol d\rt furio fo ed inftnft- 
to . Eflb , quanto (uo Padre «ra 
flato favorevole agli Ebrei, altrct- 
tAjnto egli fì dichiarò nemico. Do- 
po di aver preto ed afledratoGeru* 
falemmc depofe il Gran Sacerdote 
Ofiij, cento fcttant' anni avanti G. 
C. Profanò il Tempio , ed in effo 
ftcrificò a 0Ì9vt Olimpico', portò 
Via i vafi facri , fece morire i fet- 
te fratelli Mjccéini ^ e il vecchio 
E/tjr.iro . r lommid- Ir irudellà 
V et •- 

^ , Siria • 

Vcmttrio Ilio nipote , e volle •• 

Kiaadiu napadronirri deU* E^iuo 



A N 
togflìi?ndolo a Tolomeo Ftlometofê 
altro fuo nipote, ma riufcirono va- 
ni i fuoi tentativi. Matatia e M.ic- 
cabeo fconfiTero le fue arm^^te, ed 
egli fteffo fu meflb in rotta nell' 
Elimaide , p«e(e rinomato per la 
ricchezza de' fuoi Templi , dove 
avealo tirato l' ardore sfrenato del 
faccheggio . Ritornato da quefta 
(pedizione , cadde per via dal fuo 
carro, e fu colpito in quefto men- 
tre da una piaga orribile, che lo 
fece morire di difperazione fra i 
dolori più acuti l'anno 164. avanti 
G.C. a Tables Città delltPerfia « 
oggi Sara. Antioco Eupatore fuo fi- 
glio gli fuccedeite. Vedevafi fo- 
vente quefto Re confufo cogli ar- 
tigiani nelle loro botteghe di la- 
voro , o nelle tavernercon dei diflb- 
luti. Ne fortiva quafì Tempre ub- 
briaco, e pafTava da quefti ftraviz- 
zi ad un trafpofio furiofo ed in- 
fenfato . Qiiefto Principe, fcrive 
Ttopin ^ fu un mifcuglio di gran- 
dc^zza e di debolezza, di viz) , e 
di virtù. Si moftrò fempre coiti* 
egli era fenza darfi la minima pe- 
na per mettere un freno «Ile fue 
pafltnni . Quafi tutte le Città del 
fuo dominio provarono le fue be- 
neficenze ; molte furono abbellite 
di circhi e di teatri , e di altri pu- 
blici edifiz). Arricchì i templi del- 
le fue offerte . Spiegava agli occhi 
del publico una magnificenza vera- 
mente reale . Ma la fua intolleranza 
crudele contro quelli che non era- 
no della fua religione io fece de- 
teftare , quanto le fcene d'intem- 
peranza e d' ubbriachciza, che mol-' 
te volte egli diede, lo fecero di- 
fpreaiare. Le cortigiane furono i 
Cuoi M'ntfìri . 

5. ANTIOCO V. EUPATORE, 
6glio del precedente Antioco Epi- 
fant^ fu Re di Siria Tanno 164. 
avanti G. C fuccedeodo a fuo pa- 
dre in età di 9. anni . Entrò in 
Giudea per configlio di Li/ìj fuo 
Generale mn un'armata di cento- 
mila U(> .ii , }o. mila e*» 
valli y i- , e ^oa carri di 
guerra. ^'iun:t Mêcctmco gli fece 
fronte « ma fu fconfitto dopo la pii^ 
brava e valorofa refiffenia . Allora 
andò a forraar l'afTedio del Tem- 
pio di Gerufalenme . Se non che 
avMido intefo, che la fua Capita- 
It'in Aâu prtf* da un nimico > 



A N 

di cul tien fi diffidavi, f«ce la pa- 
ie con condizioni vantâggiofe agli 
Ebrei , e fé ne ritornò nel fuo re- 
gno , dove i fuoi propri foldati lo 
diedero nelle mani di Demetrio fuo 
cugino germano , che lo fece mori- 
re Tanno i6i. avanti G. C. La 
ftoria del fuo regno, fcrive il Sig. 
Turpino^ è quella de'^fuoi Genera- 
li e de' fuoi Miniftri, e perciò e- 
gli è rapprefentato nelle Medaglie 
fotto la figura di un fanciullo. 

6, ANTIOCO VI., figliuolo dell' 
ufurpatore /Hejfandro Baia , fi fa- 
ceva chiamare ad efempio di fuo 
Padre, nipote di Antioco il Dio, 
Egli prefe come il fuo pretefo avo- 
lo il foprannome di Dio , al quale 
unì quello di Epi fa ne , Fu alleva- 
to in Arabia per non effere la vit- 
tima degli ambiziofi, che fi difpu- 
tavano il trono della Siria. Trifo- 
ne prefe cura della fua educazio- 
ne, e fi fervi de' fuoi diritti e del 
fuo nome per appianarfi il cammi- 
no al potere fuprerao . Demetrio 
Nicànore, che fi era impadronito 
del trono della Siria, credendofe- 
ne pacifico potreflore , licenziò la 
fua armata , e lafciò il fuo regno 
fenza difefa. Trifone profittò di 
quell'imprudenza per far valere i 
diritti di Antioco, e fortificato dall' 
alleanza di donata marcia contro 
Demetrio , fui quale riporta una 
compiuta vittoria. Antiochia gli 
apre le porte , ed Antioco procla- 
mato Re prende il nome di Nice- 
foro , che fignifica P'incitore . Noti 
fu mai veramente Re, poiché non 
fu riconofciuto , che in alcune con- 
trade della Siria ; e quantunque le 
Medaglie gli diino quefto nome, è 
certo ,^ che piuttofto è per riguar- 
do de fuoi diritti, che per la real- 
tà del fuo dominio. Quefto fantaf- 
ma di Monarca non regnò che tre 
anni. Trifone credendofi afficurato 
dell affetto de' foldati lo fece tru- 
cidare per foftituirfi a' fuoi diritti 
1 anno 143. «vanti G. C CVedi 
Trifone ") . 

7. ANTIOCO VII. , fopranno- 
«nmato SIDETE , o CACCIATO- 
RE -» era figliuolo di Demetrio So- 
uro . Perfeguitò Trifone , che av^ 
va ufurpato il Regno di Siria, e 
che fu ucciCqi ad Apamea l'anno 
13g. avanti Tma criftiana. Padro- 
A« pacifico dello fcettio dichiarò ia 



A W *^ 

guerra agli Ebrei , a{rediò Gerufa- 
lemme , ed avendo avuto alcuni 
avvantaggi fece la pace a Condizio- 
ne , che gli fi pagherebbe un tri- 
buto . C ^f^» Gemdebeo ^ . Fraa^ 
te t Re de' Parti , riteneva appref- 
fo di lui Demetrio Nicànore, fra- 
tello di Antioco, e voleva fervir- 
fene per incutergli timore . Antio* 
co levò un'armata, e dopo tre vit- 
torie riportate s'impadronì di Bi- 
bilonja Tanno 131. avanti G. C. 
La fortuna gli fu meno favorevo- 
le Tanno feguente , poiché fu vin- 
to da Fraate, ed abbandonato dal- 
le fue truppe in una battaglia 9 
dove perdette la vita dopo di aver- 
la difefa colle armi alla mano. 
Qiiefto Principe , che aveva le piìi 
grandi virtìi , ne ofcurò la glori» 
colla fua intemperanza . Nimico 
dell'adulazione, ft poteva dirgli le 
verità più auftere, EiTendofi un gior- 
no fmarrito alla caccia fi rifugiò 
in una capanna di un lavoratore , 
ed avendolo interrogato di quello, 
che fi penfava di lui , il lavorato- 
re, che non lo conofceva, gli dif- 
fe : TI nojìro Re è giujio e benefat- 
tore, ma egli ha de* cattivi mini" 
ftri . Il d\ feguente alla nafcita del 
giorno le fue guardie arrivarono , 
e lo riveftirono dell» fua porpora, 
e del fuo diadema . Il contadino 
ricordoifi tremando della fua indi- 
fcrezione ; ma il Monarca lo raffi- 
curò , e gli diffe : Tu mi hai rive- 
lato delle verità , che non ho maà 
intefe alla mia corte. 

8. ANTIOCO Vili. , Re di Si- 
ria , ebbe il foprannome di Epifa- 
ne e di Gripo . Quantunque fofl}* 
l'ultimo de' figliuoli di Demetrio 
Nicànore, fu elevato al trono in 
pregiudizio de' fuoi fratelli T an- 
no 113. avanti G. C. pe' maneggi 
di fua madre Cleopatra , che gli fe- 
ce dare il vero titolo di Re, di 
cui fi rifervò tutto il potere . Que- 
lla Principeffa figliuola di Tolomea 
Filometore non entrò nella cafa de 
Seleucidi , che per empirla di ftr»- 
gi . Seleueo fuo figlio maggiore 
voleva vendicar fopra di effa la 
morte di fuo Padre; ma lo preven- 
ne uccidendolo con un colpo di 
freccia . Tirando a fé tutt» 1 au- 
torità infultò per cosi dire la de- 
boFezza di fuo figliuolo, e fece in- 
lagUare fopr» le Medaglie il fuo 
F 3 »o- 



M A î^ 

Itome prrma di qui?llo del' giovane 
ttintiArca . Il fuo giJvenio avendo 
ërgenerâto in tir.-.ntiia un piovi^ne 
biro chiamAt!) A.<Uindfo proficiò 
del dily-'.illiy de' p»poli per appia- 
naifi niKi Hrada ai trono, e qiian- 
rt»aqui> foi> di una nafcita ofcura , 
l>are fi chiamò figliuolo à\ Alejfun- 
lifô Bala^ dt cui rcclait^ò T eredi- 
ta', l Romani, c il Re d'Egitto 
favorirono la (uà impoflura . I Siri 
impazìciiii del giogo, di cui op- 
)rfim«vali )a Regina reggente, lo 
rrcoiiobbero per Re fenza eùmitiar 
la leg'tti'nità de' Tuoi titoli ; e do- 
po moUe b.ttaglio, ove ebbe fcm- 
prwU fuperiontà, credette di non 
aver più bilogiio de' foccorfi ftra- 
lìieri per inautoncrfi fui irono. To- 
ifimeo che aveva più di tutti con" 
Utbuito alla fua elevazione , jcCi- 
gettc per prezzo de' fuoi fervigj , 
che gli rendere omaggio « e fopra 
il fuo rifiuto fece de' preparativi 
per diftruggere la fua propria ope- 
ra . Aveva bifogno di Cleopatra per 
«flicurare la fua vendetta, e però 
nconcilioffi feco lei . I tefori di 
Jtlejf.tndro erano efauriti ; la fua 
fnduUna facrileg» gli fornï i mez- 
zi di empierne il vuoto; ed ebbe l' 
imprudenza di facchecîîiare le ric- 
chezze del Tempio •■^••'•'- fi po- 
polo d' Antiochia e le 
armi p-f ver.:!ic-.: ■ fit- 
to 
ad . 

colla fuga , ma ugualmente nimi» 
co degli uomini e degli Dei fu fco- 
porto e trucidato. Antioco chiuio 
fino allora in una contrada ofcura 
d«lla Siri» rientrò nel podcffo af- 
foluto del Re^no de' fuoi antena- 
ti . Incominciò allora ad arroffire 
dell' 1 iiza umiliante, in cui 

tpi madre. QtieHa donna 

im^;.i. ..-n.i., di perdere la 

fu* aut< efentò un bic- 

4;hiero un d) , che ri- 

tornava 
zio. /'' 
da, « tic 
morì poco tti 
rcî?^^ per q«>- 

ff 

Ci; . 

crfb qiu U(i« 

jptrte tlw..- A &ai 



, A N 
Tanno 114. av.mti G. C. con un 

trattato di dìvinone fra i duo fra- 
telli : Gripo ebbe per lui la Si- 
ria , e fuo fratello U Celefin.-» . l\ 
regno di Gripo fu ancora di \6. an- 
ni . Uno de' fuoi fnHditi , che la 
aveva^ tirato in un'infidia, lo affaf- 
finò l'anno 97. avanti G. C. Ave- 
va regnato on poca gloria, ed in- 
fpirò poco rincrerçim'»nto alla fu» 
rtiorte . 

9. ANTIOCO IX., Pilopatore^ 
detto il Cizjceno o di CÌT^jca^ per- 
chè er;i ftato allevato in «luefta Gir- 
ti, era figliuolo di Antioco S idctc ^ 
e di Cleopatra^ e fr.itello uterino 
di Gripo ^ al quale lolfe la metà 
del fuo regno, (,^'edi l'Articolo 
precedente). Subito che fu in pof- 
feffo della Celefiria celfagli da fuo 
fratelli) l'anno 114. avanti G. C. 
s' addormentò fui trono . Uomo pri- 
vato parve degno dello fcettro; Re, 
non ebbe più le virtù dell' uoma 
privato . Non difpensò gli onori e 
Ifr dignità , che a' miniftri de' fuoi 
piaceri . Lt fua Corte fu piena di 
buffoni, e di ciarlatani , che pre- 
miava con niagnificenz.i , perchè lo 
tiravano fuori dell' a/Topimento , irt 
cui lo immergevano i fuoi ecceffi . 
Il fuo guflo per far ballare le ma- 
rionette gli fece fare molte fcoper- 
te nelle meccaniche. Trovò il fe- 
creto di fare degli uccelli artifi- 
ziali , I quali con molle ingegno- 
fe fì librav.'.no in aria. Mentre 
th« ., j.; ..,r|^ |j çurj jçj trono 

fi a a quefle occupazio- 

ni . , u-d inutili , fio nipo- 

te Silcucoy che rc^- j par- 

te della Siria, di e < l'e- 

rede di fuo Padre, n Fi- 

hpatort , che un <. effe- 

minato, ed un ufi ..efue 

fpoglia , e |v X Ulte le 

fue forze, e xno 94. a- 

vanti G. C. u ^ , rh* .^.^- 

cife del «kain de 11.^ 
tore firafcinato d»l 



U» 



M. 



lorte , (he di etter de- 
ità al fuo vincitore . 

.r U 

rrien- 

nità, 

*len- 
-'ni4 

moi- 



A N 
molte macchine di guerra , che fu- 
rono perfezionate ne'fecoli feç^uen-^ 
ti. La religione, di cui i Princi- 
pi devono dar T efempio , non gli 
parve, che un freno inventato per 
contenere il volgo; fcnza rifpetto 
per gli Dei fece levare dal tempio 
la ftati'a mafficcia di dove alta 
quindici cubiti , ed ebbe la deftrez- 
za di fortrtuirne un'altra d' una 
materia vile e grofTc>Una , che eb- 
be cura di rivenire di una foglia d' 
oro. Effa era così fimiie alia pri- 
ma , che niuno s'accorfe del ftio 
facrjlegio • Dopo il regno di que- 
fto Principe la Siria occupò poco 
gli Storici, ed elfi non hanno det- 
to niente d' intertflante fopra i fuui 
ultimi Re . 

10. ANTIOCO D'ASCALONA , 
filofofo Stoico, fu difcepolo di C^» 
neade ^ e maeftro di Cicerone , e a- 
mico di Bruto .^ e di altri Senato- 
ri Romani . LuctiUo lo fece venire 
a Roma , e gli diede la fua amici- 
zia . Non bifogna confonderlo con 
un altro Amtioco , fiiofofo CinÌ7 
co , che ebbe de' grandi benefizj 
dag(' Imperadori Severo e . Car^f- 
calU . ^ 

11. ANTIOCO, Abate di J'.J'*- 
b.7 nel principio del fecolo XII. , 
ha fatto òeWe Omelie-» ed un Trat- 
tato de vitiofìs cogitationibus , che 
iì trova nella Biblioteca de^ Padri. 

12. ANTIOCO» Storico, nati- 
vo di Siracufa circa l'Olimp. 91. 
416. anni avanti G. C , fcrilTe la 
Storia ài Sicilia dal Re Cochalo 
fino alla morte di Serf e ^ e quella 
d'Italia , come vuole il i^ojjio . 

I. ANTIOPE , figliuola di Nit- 
teo Re di Tebe , era celebre in tut- 
ta la Grecia per la fua rara bellez- 
za . EiTendoiì lafciats fedurre dal 
fuo amante , che diceva eiTere Gio- 
ve ^ fu obbligata per evitar la col- 
lera di fuo Padre di falvatfi preffb 
Epopea Re di Sicicne, che lo fpo- 
sò . Nittco rifoluto di vendicare 
marciò toflo contro di lui , ma ef- 
fondo flato ferito a morte incaricò 
Lieo fuo fratello di punire il de- 
litto di fua figliuola . La morte d' 
Epopea^ che avvenne non guari do- 
po , mife fine alla guerra, ed An- 
tiope fu chiufa in una prigione, 
ove partorì Anfione e Zete . In fe- 
. guito ì fuoi due figliuoli vennero 
^ liberarla , uccifero Lieo , ed at« 



AN g7 

taccarono Dircea fua moglie a!'è 
corna d'un toro furiofo , che UTj- 
ce perire; e quefto è ciò che rap- 
prefenta il famofo gruppo nel Pa- 
lazzo Parnefe in Roma, chiamato 
il Toro Farnefe QVedi Dircea^. 
Di cefi che Antiope perdette lo spi- 
rito , e che forfennata corrette ^er 
"tutta la Grecia . 

a ANTIOPE, Regina delle A- 
mazzoni , fu vinta e fatta prigio- 
nie'-a da Ercole -^ che ne fece un. 
prefente a Tefeo^ che la fposò , da 
tui ebbe un figliuolo chiamato Tp- 
'polito . 

ANTIPA , Martire, di etti fi par- 
la nell' ApocalrJ/ì^ fu uno de' pri- 
mi difcepoli dei Salvatore. Soffrì 
la morte a Pergamo , di cui era 
Vefcovo. La ftoria della fua vita 
riferifce , che fu chiufo in un to- 
ro di bronzo infiammato ; ma que- 
lli atti quantunque antichi non han- 
no alcuna autorità . 

I. ANTIPATRO, difcepolo cfi 
Ariftotile , ed uno dei Generali di 
Alejfandro il Grande , aveva il ta- 
lento della guerra , e quello ancor 
delle Lettere. Riduffe a dovere i 
Traci ribelli, e disfece gli SpJ'.rta- 
"iif 330. anni avanti G. C. Alejfan- 
dro gli toi fé il governo della Ma- 
cedonia per compiaceTe fua madre 
Olimpia . ^Dìcefi^ che Antipatvo fé 
ne vendicò, facendo avvelenare vf- 
lejfandro fuo padfone . Morì 1' an- 
J10 311. avanti G. C. 

i. ANTIPATRO, Re di Mace- 
donia, e fratello di Filippo 7^. , 
fuccedettc a CaJTandro l'anno 198. 
avanti G. C Fece uccidere Tejfa- 
lonica fua madre , e fu fatto mori- 
re da Lifìmaco V anno 297. avan- 
ti G. C 

3. ANTIPATRO, Idumeo, e 
figlio iVAntipa^ Governatore dell' 
Idumea , fi refe illulfre colle fue ric- 
chezze, tolla fua prudenza, e colle 
fue imprefe. Abbracciò H partito d* 
Ircano t e Io fece rìftabilire fui tro- 
no della Giudea . Allora Aiìtipa^ 
tro ebbe la direzione di tutti gli 
affari , che amminifìro fempre in 
vantaggio de' Romani . Refe fe- 
gnalati fervig; a Cejare neJla guer- 
ra d'Egitto , H quale 'u\ beneme- 
renza gli diede il dritto della cit- 
tadinanza Romana , e il governo 
della Giudea. Fu avvelenato 43. 
anni avatiìi G. C. ii uno cWama- 
F 4 IO 



nu AN 

to Mj/^o ♦ che in «juefta occafione 
commite la più nera dette fue in- 
gratitudini . Aveva egli fpofata ncll* 
Arabia Cf prò donna di qualità ^dal- 
la quale ebbe il famofo Erode y e 
Salame . Erode che fu detto // 
Grande fece fabbricare in fuo onore 
la Città di Antipatride . 

4. ANTIPATRO, di Sidone, Fi- 
lofofoftoico, cottivò anche ta Poe- 
fi», e fiorì verfo l'anno ijrf. avan- 
ti G. C. Abbiamo di lui molti E- 
pigrammi nell'Antologia. 

5. ANTIPATRO CLelioCelio')^ 
Storico Latino, fiorì verfo l'anno 
114. avanti G. C. ScrifTe una Sto- 
ria della fecondar guerra Punica , 
che l' Imperatore >l//fr'3'»»o per un 
gufto depravato preferiva a quella 
di Sallujìio., prefTo a poco come 
Brebéuf preferiva Lucano a t^irgi- 
Ho. Ne abbiamo alcuni frammenti. 

ANTIQUO C Lorenzo^ y nacque 
in Sicilia, e fiorì nel i-joi. Alcu- 
ni come il Quesnello in Cathalogo 
Biblioth. Thuana , ed Elia Put- 
fchio nella fua opera intitolata 
Grammatiei Peteres lo connumera- 
ro tra gli antichi Grammatici in- 
gannati dal fuo cognome. Egli la- 
Cciò de Injlit. Grammat. Commert' 
tgr. 3. de Eloquent, lib. 3. 

ANTISTENE , celtbrt Filofofo 
Atfniefe, difcepolo di Socrate -^ ed 
innituior» della Setta dei Filofofi 
Cinici verfo il 314- avanti G. C. 
Dicdt egli dapprinct|MO lezioni di 
Meteorica. Avendo poi intefo SO' 
tTête la di lui Filofofia Io rapT 
•II* eloquenza per modo , che diffe 
a' fuoi difcepoli nel liccnaiarli : 
smdstt a cercar un Maeflro , per ne 
iê me ko gii trovato uno. Per filo. 
foHrt più a modo fao , e più fa- 
cilmente, vendette tutti i fuoi be- 
ni > e non rittnae che un mantel- 
lo, r qutfla ancora flraxiaCo . So- 
grate , che ft ae avvide , gli diffe: 
éo traweggù la tua vanità per en- 
tra ai yucche del tuo mantello . Dif- 
prezcava egli la nobiltà t It ricchet- 
acc , per attaccarfi alla virtù , la qua- 
le non confiftfva in altro fecondo 
lui, che nel difprrrro iji q icllr<.u- 
fc, dtitt quali r, n. 

tn . Alcuno avi a 

cbt fli Me fto 
fta? ê Wwff r. 
fc. Infcfnava a^ 

•dorav» noia Dei » su the 



A N 
non ve n'era, che un folo • Ave- 
va fenza dubbio apprcfo quella dot- 
trina alla fcuola di Socrate. Il 
difcepolo faceva ogni giorno più di 
40. ftad) di cammino , iper andar a 
trovare il fuo Maeflro , portando 
una lunga barba , un baflone in ma- 
no , ed una bivacca fulle fpalU . 
Liberato dalla tirannia del luffo, e 
delle ricchezze , e dalla paffione del- 
le donne, della vanitale degli o- 
nori , cioè di tutto ciò che fog- 
gioga e tormenta gli uomini , que- 
flo Filofofo perfeguitò gli altri 
fetiza rifguardo, dopo di efferfì ira- 
molato fenza riferva . La mori* 
di Metito s e l'efilio di /Inite uc- 
cjfori di Socrate furono le confe- 
guenze dell'amarezza della fua iro- 
nia . La durearza del fuo carattere ^ 
la feverità de' fuoi coflumi » le pro- 
ve alle quali fottometteva i fuoi 
difcepoli , ii allontanavano quafi 
' tutti , ni gli reftò che Diogene . 
Antijìene infegnava l'Unità di Dio , 
come abbiam detto ; ma aggiunge- 
va a quella verità la dottrina erro- 
nea del fuicldio. l!' Anima , dice- 
va egli , paga troppo caro il fog- 
giorno che fa nel corpo . Qttcjìo fog- 
giamo la /eredita e la rovina , tri 
fi può rimandarla troppo prejlo al- 
la fua vera patria. Il fuo difcepo- 
lo Diogene profittò molto delle fae 
lezioni . Ecco alcune delle fenien- 
te di /Intijiene . Torna più conto 
cader tra gli artigli dei corvi , che 
fra Ir mani deglt adulatori : quel- 
li non fan male che ai morti , e 

lue/li divorano 1 vivi . GT in- 

vidiofi fono confumati dal proprio 
toro carattere , come il ferro dalla 
ruggine. — Ea/furdo, che /» fé- 
pari diligentemente il frumento diH- 
la r.it.K.ania y che fi ticent,ino d* 
un' armata i faldati inutili o in- 
validi , 9 che non fi purghi poi la 
foiietà dai cattivi^ che la corrom- 
pono . Il folo Irene , che non pcfja 
epere rapito , è il piacere di aver 
fatto una buona attiene . Non vi i 
niente di più fìrano al mondo quan- 
to il vitjo. Sotto un maeflro, che 
dava tali Uv .m . e eh.- U- .'tv.nijj. 
giavt co* < na 



divenne ri <i 

iJtrjrene tao 
a poco a pò- 
^_ ' ' fu riprodotta 

*U4A4 aoiu «VftttU G. C| ma af- 
fai 



A N 

fai degradata . Mancava a' Cinici 
della fcuola moderna le anime for- 
ti , e le qualità (ìngolari di Anti- 
gene, di Crate^ di Diogene ec Le 
maffìtne ardite di quefti pnmi F(- 
lofofi , forfïenti per eflì di tante a- 
zioni virtuofe , furono portate all' 
«ccefTo , e mal intefe da' loro ul- 
timi fuccelfori , e le precipitarono 
nella pazzia , e nel libertinaggio . 
C^ fedine la pruova negli Articoli 
di Crescenzio, e di Peregri- 
no ). Le Lettere di Antijìene fo- 
no ftampate con quelle degli altri 
Filofofi Socratici , Parigi 1637. iti 

4 Non bifogna confonderlo 

con un altro AntiJlene -^ del quale 
fi trovano de' difcorji negli Oratoci 
Greci di Aldo Manuzio ^ ISI3« in 
fol. 

ANTÎ-TRINITARJ, F'edi SER- 
VET , e SOCINO . 

ANTOINE C Potilo Gabriele') i 
Cefuiia , nacque a Luneville nel 
3679., e morì a Ponc-a-MoufTon nel 
3743.) dopo di aver profeffato con 
diftinzione la Filofofìa , e la Teo- 
logia. Abbiamo di lui. j,Thiologia 
vniverfa dogmatica , Parigi 1740- , 
7. Voi. in 11. 1. Theologia moralis . 
Parigi 1744. in 4* Voi. in 12. La 
Inorale del P, Antoine , la quale 
Benedetto XW. ordinò» che fi ado- 
peralTe nel Collegio de Propaganda 
« più (limata della fua Theologia 
dogmatica^ quantunque quefta non 
fxa fenza merito. Egli fi allontana 
aielia decifìone de' cafi di confcien- 
2a dalle opinioni troppo laffe ài 
Alcuni membri della fua focieth , e 
però i Gianfenifti dicono» ch'effa 
non lo riconofce per uno de'fuoi^ 
ina quello è uno fcherzo un po' gof- 
fo . Si trovano pertanto alcune del- 
le fue propofiziofii nelle AJferzJo- 
'91Ì de"* Gefuiti condannate nel 1762- 
dal Parlamento di Parigi ; ma la 
maggior parte fono fufcettibìli di 
snterpretaziotii favorevoli . La fua 
pietà corrifpondeva al fuo fapere . 
ANTONELLI C Niccolò'), nato 
nel Ducato d' Urbino, Cardinale, 
inori li 24. Settembre 1767. in età 
di 70. anni . Ha fcritto affai full' 
antica difciplina della Chiefa . Le 
fue opere ftampate in Roma nel 
1756. in fol. fono piene di erudi- 
zione e di critica . 

1. ANTONIA, 6glia ài Marcan- 
tonio il Triumviro 3 e di Ottavia. 



AN 89 

Fu la più virtuofa delle Matrone 
Romane, benché fuo Padre foOTe 
il più diiToluto dei Romani del fuo 
tempo. Sposò ella Drufo , figlio 
di Livia Augujla, e fratello di T/- 
berio , e dopo averlo perduto, 'of- 
fendo ella ancora in età aifai fre- 
sca , non volle mai rimaritarfi , 
dando quefto beli' efempio di con- 
tinenza in una Corte diffoluta • 
Drufo gli lafciò due figli , Gei'ma- 
nico , Principe d'ottime parti, e 
Padre di Caligola , e Claudio che 
fu di poi Imperatore , ed una fi- 
glia chiam.nta Livia, famofa per 
le fue diiTolutezze. Attaccata uni- 
camente all'educazione de' fuoi fi- 
gliuoli quella illuftfe Romana fece 
di Germanico un eroe, che divcn* 
ne l'idolo dell'Impero, ma ebbe 
il dolore di vederfi rapire quefto 
Principe fui fior della fua età. An- 
ionia fcopri a Tiberio i difegni di 
Sejano fuo favorito. Ebbe dapj 
principio qualche parte negli affari 
fotto Caligola fuo Nipote , che gli 
fece decretar dal Senato gli ftefli 
onori accordati già all'Imperatri- 
ce. Livia', ma in feguito la trat- 
tò con tanta inumanità , ch'ef- 
fa ne morì verfo l'anno 38. di G. 
C Egli è anche verifimile, cheque- 
fio Principe crudele la facefle av- 
velenare . Plinio afficura che Art- 
fonia non fputava mai . Nella fua 
Villa di Bauli prelTo Baja teneva 
una Morena , ch'ella amava fino» 
porle gli orecchini, il che vi traf- 
fe non pochi a vedere quella rari- 
tà . La parentela di Berenice , e di 
Agrippa fuo figlio con lei , e i 
buoni offici fatti uà Agrippa , la 
refero nota nella Giudea , e ali' 
Iftorico Giufeppe Ebreo, che fa l* 
elogio della fua vedovanza impun- 
tabile . 

a. ANTONIA, figlia di Clau- 
dio . red. CLAUDIA n. 3. 

ANTONIANO ^Silvio ), na- 
cque in Roma di una famiglia po- 
vera nel 1540. I fuoi talenti fi 
fpiegarono fino dalla fua infanzia . 
In età di 10. anni faceva dei verfi 
all'iraprovvifo full' argomento, che 
gli fi voleva proporre . Un giorno 
un Cardinale gli diede un mazzet- 
to di fiori, pregandolo di prefen- 
tarlo a quello della compagnia che 
farebbe Papa, e quefto fanciullo T.. 
offrì «1 Cardinal de* Mtàid , ìcon 
«ti 



^ A N ^ 

un elogio în verfi, che compofe 
fili momento . Medici divenuto 
fommo Pontefice lo fece Profcffo- 
Tc di Belle lettere nel Collegio 
Romano . Fu poi Secretano del 
Sacro Coileiìio fotto Pio f. ■> e Se- 
cretarlo dei Brevi fotto Clemente 
nil-, il quale infine ricompensò 
il Tuo merito colla porpora nel 
I59'<. L' affidila fatica accorciò i 
fiioi Riorni, e morì 5- »""' <iopo 
in età di 63. anni . Si hanno di 
lui le feguentj opere, l- De Chri- 
(ìiana puìrorum educaiione tompo- 
fta in Italiano ad ifìanza ikl Car- 
dinal di S. Praffede, cioè S". Carlo 
Borromeo. Fu (Campato in V.Tona 
da Bajliano delle Donne 1584- 'n. 
^. per la cura di Agojiino Valerio 
Vefcovo del lirogo, e Cardinale . 
a- Differtatio dfi obfcuritate Solis 
in nur.te Chrifti . 3. Off Sucecfftone 
jlfxjfioltca . 4. De S:y!o EccUlt^tjfi- 
co , feit d^ conferì benda Eccle/iajii- 
ca Hi/loria . 5- D2 Primatu S. Pé- 
tri . fi. LucuhiitiotfCf in Rhetori- 
cara Arijìotelis ., & Orationet dee- 
ronii . In oltre molte Poefie, al- 
cuni Sermoni, delle note, e delle 
prefazioni al Romanzo d' Achille 
Stnzji^t • al Terenzio di Gabriele 
P.icrno, Molte Lettere che (ono 
4 Brevi /Ipoflolici ^ che compofe io 
tempo 1 che fu SeRretario ec. Die- 
xir anche r- • •• d.-lU^fua 

prontezia nell'età 

<ii 16. jin !l- ìn Ve- 

tiecia in y '^ Regina di 

Polonia « ' Triulz'ì e 

del Cardi... » ..^.tburg ., e di 
ii|iel di Trento, che lo regalò d' 
iiì;\ CnUsn.T , avendo alTimprov-r 
> fui fuono detl*o- 
< nella (ala , ove (ì 

i,,^.^ -..,.. Dicffi ch'egli tvefTe 

part^ net Catecbifmo del Concilio 
^i Tfpnfo . 

AN -, . ( Giovanni frauder 
Goei II Zelanda, mori in 

ria c: ntl 1684. Si fece 

uii'edmone delle fue Opere in 
yimfìe'dam nel 17!^, in 4. Si am- 
tniri' "* iifie mol- 

ta d e mol- 

to »! i : _ Poema è 

3 urlio « nel 4u«le cetebra il fiume 
'Y, fui <]uate è fabbricita Am- 
tUrdam . 

ANTONI I; ITA H'^ /#*»!/, fi.'li* 
.di Ltoncrê d' Qrinns Duca àiLon» 



A N 
gueviUe^ e dì Maria ■\\ Borhon con- 
tefn\di San Paolo, fi diflinfe affai p»r 
tempo per la fui virtù, e per !a fna 
beltà. Dopo la morte di rj>/o 'ìe 
Condì fuo marito nel 1596- fi foc 2 
pnma religiofa dell' Ordine dei Fo- 
gliami, entrò poi nel Monafìero di 
Fontevrault , e divenne coaudiutrice 
di quella Ba^ìin ; in fine abbandonò 
anche quefl' Ordine pir fondare la 
Congregazione del Calvario . Ella 
ciorì nel 1618. in odore di fantità . 

ANTONINI C^««^'^^'^')i ^?ì''^ 
d' Alfonfo Barone della Terra di 
S. Biagiofe, in Provincia di Sa- 
lerno , e fratello di Giufeppé y fot- 
to la di cui cura fece in Napoli 
gran parte de'fludj: indi fu man- 
dato a compirli in Roma; donde 
poi viaggiò in Inghilterra, in O- 
landi, ed in Germania; e final- 
mente fi fermò iû Parigi per quafi 
venticinque anni , dove oltre di 
Aver compoflo un cotnpiuto D/3;/ì- 
ftario Italiano , Latino , France' 
/e, e Francefe , Latino .^ ed Italia- 
no., riftampato molte volte fin 0- 
ra; un Trattato della pronunzia 
Francefct e una diflinta defcrizjo- 
ne de* contorni di Parigi , procurò 
con belliffime edizioni l« nrtsmpa 
àe\V Orlando Furiij'j deW Ariojlo , 
della Gcrujalemh.e , e dell' Aminta 
del Taffo , dell' Italia liberata dtl 
TriJJìnoy con varie altre opere I- 
taliane ; finalnifnte venne a mori- 
re in fua cafa nsU* Agofto 1735. ef- 
fcndo in Ptà d'anni '»>. 

1. ANTONI N I C France fco \ fra- 
tello de'medefi-r= . :- .. ,,i. .:r 

fimo nelle mate 
niche, e nella - 

fana, dimorò per qua.ihe tt-mpo ia 
Roma, e da Clemente XJ. fu fatto 
Abate GiurifJizionale âiS.Ceciti^ 
in Provincia di Salerno; e morì lì 
<J, Décembre 1746 di anni 6ì. 
a. ANTONINI (^Giufeppe^s fi- 

S ho à^ Al for\Ço ., era come abbiam 
etto , fratello .?.'.".' ^-r^rni . Ef- 
fe andò in N*r tto , ed 
ivi ebbe l* oi dì co- 
. nofccre i primi Lett-rati delU 
Cuti . Attcfe a i ftudj legali , e 
diïpo p<Hhi anni fu manicato a fer- 
vlre da UJiiore, e d.i Fifcile in 
vaiie Pfovlrcìf de! Recno, fotto 
r I ■ ' '^ l'I. Durante 
qui" : la intiera Sto- 
na >^ . . , ;iiinpat'a P'^' "^ 
Na- 



A N 
'Kapoli. In oltre çorrotvo ftârti- 
pare del medefimo Autore alcune 
Jettera di O'Tervsjioni Gei)Sr;Vfiche 
dirçtte al chiari{run'> M.Jtteo Egt- 
ZJo ^ il quale ave.i fatio alcune ca- 
ftigazioni ails Geografia del Signor 
"Langlçt còlle rifpofte dello fieffo 
Signor Egfz'fo • Il medefimo /f/jro- 
nini fu che mandò in dono al yraa 
/ Duca CofìmoUI. il rariffimo mano- 
feri tto di Francsfco Filelfo de ext~ 
tio conférvato nell'antica libreria 
di fua Cafa . 

I. ANTONINO, Imperatore di 
Roma , fopran nom insto il Pio , 
meritava^ fecondo Paufania^ non 
folameiïte quefto titolo, ma anco- 
ra quello, che era flato dato aC/- 
ì'o , di Padre degli uomini . Na- 
cque dà genitori originar') di Ni- 
mes 5 ma venne alla luce del mon- 
do in Italia nella Città di Lanu- 
vio l'anno 8d. di G.C. Fu fatto 
Pro-Confole d'Afia, Governstore 
d'Italia, e Concole l'anno no. di 
G. C. Si dimoftrò in quefti primi 
fe/- impieghi quello che fu anche fui 
Y Trono Imperiale, dolce, faggio, 
prudente , moderato, giudo . A- 
driano lo adottò , e fu fuo fuccef- 
fore l'anno 138. Rimife tofto in 
libertà diverfe perfone arredate per 
ordine di Adri.ino^ il quale le de- 
sinava alla morte . Poco dopo il 
Senato ammirando i principi del 
fuo Regno, gli decretò il fopran- 
romc di Pio , ed ordinò che gli fi 
ergefTero delle Statue. Antonino \q 
meritava. Diminuì le importe, e 
proibì che non fi opprimeffe alcu- 
TiO nella efazione delle publiche 
gravezze . Afcoltò le lamentanze 
dei troppo aggravati . Confumò il 
Tuo particolar patrimonio intiero in 
eiemofine; ed il fuo nome fu tan- 
to rifpettato dagli ftranieri, quan- 
to dai fuoi fudditi . Molti popoli 
gli mandarono Ambafciatori j altri 
vollero ch'egli ftelTo fcegliefTe i 
loro Sovrani ,• ed alcuni Re ven- 
iiero in perfona a predargli omag- 
gio . Più affai inclinato a rendere 
i fuoi ijopoli felici per mezzo del- 
la pace, che ad aggravarli di gra- 
vezze per eftendere il fuo impero, 
feppe evitar la guerra , ed il folo 
fuo nome contenne i Barbari . Le 
Provincie e le Città non fiorirono 
mai più tanto, che fotto il fuo Re- 
^o. Se »Uuna Città foffriva ^uaU 



AN 9F 

che difgrazla , la coij/olava egU 
colle fue liberalità. $e alcun' al- 
tra era rovinata dal ìfuoco , o di 
altri funefti avvenimenti , la face-» 
va rifabbricare coi denari pubì\- 
ci . Per tal modo trattò egli intat- 
ti con Roma , con Nìrb^na , eoa 
Antiochia , e con molte altre . 
Neil' iunondazìoni, e nelle care- 
flie fommìniftrava tutti i foccorfi , 
che quefti flagelli efigevano. Ornò 
molte Città di monumenti magni- 
fici ed utili . Nel tempo della fua 
adozione aveva promeiTo ftcottdo 
r ufo delle liberalità al popolo , 
ed egli le foddisfò co' faoi proprj 
beni . Faujlina fua moglie avendn- 
gH fatto de' jimproveri : Non do- 
vete voi Capere , gli difTe, che do- 
poché noi ftamo pervenuti alT im- 
pero , abbiamo perduto il divitto 
di proprietà anche /opra que'' beni 
che poffidevamo avanti ? Quefto 
Priucipç diede in effetto il fuo pa- 
trimotïio allo fiato , rifervandofene 
(blamente l'ufuffutto per fé, e per 
fua figliuola Faujìi ìa ^ che maritò 
a M^vc' Aurelio . Niente temeva 
egli tanto, quanto di difpiacere al 
fuo popolo . In una follevazione 
popolare nata dalla fame alcuni fe- 
dziofi eCendofi prefentati a lui, in 
lungo di vendicare l' autorità ol- 
traggi.ita .nbbafsò la maeftà dello 
fcettro fino a render loro conto 
delle mifure , che prendeva per 
follevare le publiche miferje. Àg- 
giunfe ne! medefimo tempo un foC' 
corfo effettivo facendo comperare 
a fue fpefe delle biade , de' vini , 
degli ogli , che diftribuì gratuita- 
mente a' poveri Cittadini, de' qua- 
li egli fi riguardava come l'econo- 
mo . Invece di rimuovere i gover- 
natori di Provincia, e di caricare 
i popoli facendoli fpeffb cangiar di 
capi, i quali s' ingraCavano a loro 
fpefe, lafciava ognuno nel fuo po- 
lio , e procurava di comunicargli I^ 
fue cognizioni, la fua integrità e 
la fua moderazione . Non volle 
che il Senato proceffaffe quegl' infe- 
lici , che avevano cofpirato con- 
tro di lui al fuo avvenimento al 
trono, lo non voglio , gii diffe , in- 
cominciare il mio regno con atti ad 
rigore . Non farebbe certamente «0* 
co fa aggradevole ^ né cncrevoÌ9. y 
the le vojìre informàzjcni prova/- 
fero di^iofano oâiéto da vn graH" 



f» AN 

iê ntimiro dé" mìei concittadini . 
CU accufatori furono banditi folto 
ii fu(ï regno : e chi aveva bifogno 
di qu?Ri uomini vili in mezzo di 
un popolo che lo adorava? Nelle 
accufe di adulterio intentate da* 
mariti) voleva che foRe efaminata 
la loro condotta come quella della 
donna ) e fé erano tutti due col- 
pevoli , dovevano elTere tutti due 
puniti; perchè^ egli diceva, non è 
giujïo, che un marito efiga dalla 
moglie la ojfervanxj* de doveri , 
che non adempie egli Jlejfo . Al- 
lorché gli fi vantavano le conqui- 
de di quegr illuflri omicidi che 
hanno defolato la terra , diceva 
come Scipione l' /africano ; io prc' 
feri/co la vita di un cittadino al- 
la morte di mille nemici . Il Pt- 
ganefimo non abusò già della di 
lui religione per far perfeguitare 
i CriHiani ; fcnfibile Antonino alle 
loro querele , publicò quella let- 
tera sì famofa , nella quale ordinò 
non folo di afTolverti, ma ancora 
di punire i loro accufatori. Quan- 
do fu attaccato dalla malattia, per 
cui moli l'anno i6i. diG. C, elfo 
ebbe de* momenti di delirio, e fu 
ofTcrvato eh' egli allora andava in 
collera : ma era foUmente contro 
que' Principi , che volevxno dichia- 
rar la guirrra al fuo popolo . Ta- 
lun avendogli allora dimandato U 
|Mrola d' unione, rifpofe tffi(«. 
uimitês t cio^ l'uguaglianza di a- 
Bina; ma ' - 't.» in fé ftef- 
|b « < 0^ ca tranquil- 

liti COOM I addornu-nta- 

to . Se furoi;vi dciSovrani che ab» 
biin meritato giammai l' apotenfì, 
^ flato certamente Antonino. La 
fua morte fu un publico duolo e co* 
mime p«r tutto il genere umano, 
che perdeva in lui il primo degli uo- 
mini, ed il modello dei Re. Que- 
fio era un Socrate fui Trono. Non 
fi può far a meno di aggiungere 
un aneddoto che caratterizza afl*ai 
la di lui moderazione . /Intornino 
«(Tendo Proconfole in Afia , fu al- 
loggiato arrivando a Smirne in 
ca(a di un certo Polemone Soglia , 
allora affe'ite . Allorché qucfto pe- 
dante fu di ritorao , fece tanto tra- 
«âTo, che obbligò il Proconfole a 
Dliire dalU fua cafa a notte avan- 
»(< . Elfendo jtntonino divenuta 
Inptriioit « U SofilU per «itiuai 



A N 

fuoi aftari venne a Roma , ed andà 
a fargli corteggio. Antonino in 
veggendolo gli difTe di un'aria ri- 
dente: ho ordinato^ che vi fi dia 
alloggio nel mio palazxPy "^oi po^ 
tete occupare il vojiro appartamene 
to fenzj» timore d^ ejjeme difcaC' 
ciato a mezxj' ^otte . C ^f^' *n- 
che Apollovio n. 6. ') 

a. ANTONINO // Filofofo, Tz- 
di MARC AURELIO. 

3. ANTONINO, Autore dell'I- 
tinerario che porta il fuo nome , 
non é per anco ben conofciuto, 
e alcuni V hanno attribuito ancora 
all' Imperatore Antonino. Altri 
credono, che fia di Etico . Ve ne 
fono molte edizioni , ma quella 
d'Olanda è la migliore, Amfter- 
dam 1735. in 4. Lo Scheft/ìrat lo 
publicò da un Codice Vaticano . 
A quefta edizione il f^esslingio , e 
il Surrita apgiunfero il Napolita- 
no^ il Blandiniano , e il Longolia' 
no colle correzioni à^ Andrea Scot- 
to . Sotto il medefimo nome pof- 
fediamo eziandio IterBritannicum, 
Londra 1709- in 4- 

4. ANTONINO CJ"), n»to a 
Firenze nel 1389. fu Domenicano , e 
poi Arcivefcovo di Firenze dopo 
la morte di Bartolommeo Zabartl- 
/iiPadovano, efìdiftintc per U fua 
pietà , e pel fuo fapcre • Eugeni» 
ÌP'. che lo aveva fatto Arcivelcovo 
a petizione dei Fiorentini , non 
ebbe luogo apentirfene. Antonino 
divenuto Vefcovo fuo malgrado , 
ebbe tutte Ir virtìi del fuo ftato , 
t tutta l'aufterità di un Religio- 
fo. I fuoi diocefani erano i fuoi 
figliuoli , e fi privava di tutto 
per fornire a* loro bifogni . Dice» 
va : che le rendite ecclefiaAiche er- 
rano il patrimonio de' poveri , e 
non erano fatte per mantenere il 
lutto e la mollezza de' Prelati , 
Non volle uè mobili, n^ equipag- 
gi, né cavalli . Faceva fpeCo la 
vifita della fua dioccfi fempre a 
piedi , era vdiito poveramente ^ 
t\k mai abbandonò T abito del fuo 
ordine. Fu deputato della Città 
di Fiorenza apprefTo di molti Pon- 
tefici ; ma fuggiva per quanto era 
in lui gli onori , c^e gli fi vole- 
vano render* . Un adulatore cre^ 
dendo di guadagnare le fue buone 
grazie, gli diffc un giorno che fpe- 
lâva di vederi» ben prcfto Cardi- 

na- 



naie. Occupiamoci ^ rifpofe AntO' 
nino , nel penfiero delT eternità , e 
non (ielle grandezx? P-^JT^ggiere . 
Pio II. che rifpettava 1a (un virtù 
lo incaricò con molti altri a tra- 
vagliare intorno alla riforma del 
clero e dei laici; ma egli morì po- 
co tempo appreflo nel 1459. a' due 
di Maggio di 70. anni . La fua 
Somma Teologica in quattro par- 
ti, Venezia 1751. 4. Voi. in 4. 
ha avuto della celebrità , ed i Ca- 
fifti la confultano ancora. Ma la 
fua Cronic.t da Adamo fino a Fede- 
rico Uh Lione 1586. in fol. non è 
prìi letta fé non da quelli che ama- 
ro le favole fenza gulto, e fenza 
ordine, ammafTjtte da un compila- 
tore pifi pio che illuminato. Il 
l'uo Interrogatorio fopra le Con- 
feffioni fu ftampato in Firenze per 
Lorenzo Morgiani, e Gio. di Ma- 
gonzji 1495. e fu la quarta ira- 
prelfìone a petizione di Ser Pietro 
Bacini da Pefcia avutane la co- 
pta di ottimi efemplari . La fua 
Somma fu anche tradotta da un 
incerto , e ftampata in Venezia 
1534. in 4. 

ANTONINS . Vedi^, GASTON . 

I. ANTONIO CMarfo), POra- 
toret di una famiglia diftinta di Ro- 
ma , fi refe illuftre colla fua elo- 
quenza nel Foro, e parimente nel- 
la Republica coli' integrità , che 
fece comparire in tutti i fuoi im- 
pieghi . Fu Queftore in Afia , Pre- 
tore in Sicilia, Proconfole in Ci- 
licia , Confole a Roma, e final- 
mente Cenfore . La fua eloquenza 
refe, al dir di Cicerone -^ l'Italia 
rivale della Grecia. Fu uccifo in 
tempo delle guerre civili di Mario ^ 
e Siila . La fua tefta fu efpofta fo- 
pra la Tribuna delle Arringhe, luo- 
go che aveva rifuonato della fua 
voce eloquente . I buoni Cittadini 
Romani lo compianfero come il 
miglior fra i patrioti , ed i fuoi a- 
mici, come il modello degli uomi- 
ni onefti . Viveva circa un fecolo 
prima di G. C. 

1. ANTONIO C Marca') , figlio 
del precedente , foprannominato 
Crettco , a cagione della guerra di 
Creta, in cui fu fconfitto, per cui 
morì di difpiacere, e lafciò di Giù- 
/m fua feconda moglie M^jyc' ^n- 
tonio il Triumviro, 
3. ANTONIO C mm ) , il 



A N 95 

Triumviro , figlio del precedente • 
Nacque con grandi difpofizioni per 
V eloquenza , per la guerra , e per 
la diffolutezza . Dopo aver dato a 
Roma lo fpettacolo delle fue buo- 
ne qualità , ed anche delie fue fre- 
golatezze , eflendo flato da Curio- 
ne ^ che Io amava, immerfo in ogni 
forta di vizj, ed efTendo flati dal 
medefimo pagati i debiti, che per 
quelli avea contratti, pafsò in Gre- 
cia per formarvifi nelT arte del di- 
re , e per applicarfi nncora di pro- 
posto allo rtudio della milizia. Ga^ 
binio^ che andava a combattere i^- 
ri/Ioholo f avendogli dato »l coman- 
do della Cavalleria fegnalò il fuo 
coraggio in quefta guerra, e vinfe 
Arijlòbolo , e lo fece prigioniero . Il 
medefimo Generale G.7è/>7fo Io con- 
dufTe in Egitto al foccorfo del Re 
Tolomeo'^ e non vi acquiftò minor 
gloria . Ritornato a Roma fu fatto 
Tribuno del popolo, ed augure, ed 
abbracciò con Curione fuo antico 
compagno di ftravizj , il partito di 
Cefare , che faceva allora la guerra 
nelle Gallie . Il calore col quale 
parlò a favore di quefto illuftre ac- 
cufato , lo inimicò col Senato . Scap- 
pò nondimeno dalle procedure che 
facevanfi contro di lui , andando a 
raggiunger Cefare , mafcherato da 
fchiavo. Cefare per di lui configlio 
fi determinò a portar la guerra in Ita- 
lia , e dacché fé ne fu refo padrone , 
ne diede in ricompenfa il governo 
a Marcantonio . Quefli alla battaglia 
di Farfaglia comandò l'ala finiftra 
dell'armata di Cefare., e contribuì 
alla disfatta di Pompeo . V anno 
dopo che fu il 49.-avanti G. C ef- 
fendofi hitoCefare crear Dittatore, 
fece Marcantonio maeftro de' Cava- 
lieri , e lo fece nominar poi fuo 
Collega nel Confolato . Antonio 
glene dimoftrò la fua riconofcen- 
za colle più vili adulazioni . Un 
giorno che Cefare affifteva alla fe- 
fta dei Lupercali affifo in una fedi» 
d'oro, Antonio eflendofi fatto ftra- 
da tra la folla con trafporto , fi a- 
vanzò verfo il di lui Tribunale, e 
gli prefentò un Diadema circon- 
dato da una corona di alloro, che 
volle metter fui capo del fuo be- 
nefattore . Queft' atto prefo da 
alcuni per giocofo, e da molti 
per troppo ferio , concertato , co- 
me dicevafj i fra Antonio e Cefart 
af- 



♦4 AN 

«fïrerto ia morte di qucû' ult;mo * 
t)<ipo l« uccifinne di queftr» grand' 
uomo finfe /fntonio di riconciliarl^ 
co' Tuoi «(Tartìin, e diede loto i fuoi 
figliuoli per ortiee»- C'ajffìo xiidò a 
cena in cala fua nella m- Jcfima fe- 
rj» . /intonio gli dimiiidò con uu 
aria da burla,. /e portava fempre ili 
dojfo un pugnale i* Sì^ nipofeCaf- 
(ìo e a{[ji hff^Ot fé tu penfi di far- 
li padrone del Supremo dominio . 
Antonio che vide la fua fort ina 
rovinata per la morte di Cefare^ ne 
concepì il più vivo dolore . Volle 
diffimularlo per qualche tempo ; nia 
tutto in un colpo lo fé' palcfe . ligli 
foHenne acremente Ia memoria di 
Cefare contro il Senato, che voleva 
dichiararlo Tiranno . Pronunziò e- 
pli fteffo il Jl lui elogio funebre mo- 
fìrando la verte infanguinata di Ce- 
fare^ ed arringò con tal veemenza 
che eccitò il popolo a punire gii 
uccìfori di qucfto gr^nd'uomo. ti 
fuo partito divenne più confidera- 
bile di giorno in giorno, ed avrcb> 
be potuto Antonio rimpiazzar Ce- 
fare , fé Cicerone non gli aveffe 
oppofto Ottavio , chiamato poi yf«- 
gu/la . La fua inimicizia contro 
^uefto giovane erede di Cefare lo 
refe odiofo ai Romani , ai quali il 
nome di quefl*eroe era caro. /In- 
tunio <iic^>"^ '^ •"ìTiico della tle- 
publlca, ' le Calile. Fu- 

rono m.'i' 1 , ed i Con» 

ioli Pania ^ <. r combat- 

terlo. Dopo I d'armé 

riufciii in p~. i.a parte e 

dall'altra, fi diede la b.tttaglia di 
Modena , nella quale Antonio do- 
po cntifi battuto da eroe , tu vin- 
to * e ridotto a ritirarfì appretlb 
Lepido. Pan fa li» u.ciu> in ou^ft» 
eioroata « e i ad 

Ouav'o di un Q^ue- 

fio " tjiijitht 

ir 01 intoni % 

the a • , m1 fuo par- 

tilo I ioldati di Ltfiido ^ e far chf 
Planeo entfa^f» ne' fuoi intcreflì , 
e «.i "va di altre fcl 

If^-, e t comparve 

ia I < : ttt legioni « e 

câvaUi • Uni mutaaioné 
•iniu improfvvìfa obbliga 
«/;.' ' " '' ' " " eoa 

A»: oti 

TMf ! , ,aa 

• taau .ftfaik wvanoif « Uè gli 



A N 

.nitri a Cicerone^ alla di cui morte 
acconfent) Oitav-o.^ e la di cui te- 
fla fu portata ad Antonio , che 
ebbe la viltà d' infultarla . Amto- 
nio accordò la morte di Luci» Ct" 
fare fuo Zio, e Lepido facrificò 
Paolo fuo fratello. Oon tutto ciò 
egli farebbe ftato meno cri 'o'c de' 
fuoi Collcghi , fé non ' ^ 

inftigato di' furori di f 
Fulvia. Sp.'ffb anche igi. , — .- 
crudeltà efercitate fotto ti luo no- 
me . I fuoi foldati avendogli un 
giorno portata la tetta di un pro- 
fcriito , cho era ^mo ad eflì mol- 
lo raccomandato di fua commiflìo- 
nc : ohimè ! difT- loro , io non It 
ionofco i né P ho mai veduto. I 
Triumviri avci ' 
temente la lor 

dei più illuttn C ...... .,^ " j 

NJO e VOLUMVIO)^ n deterrainaro- 
"tio a perleci'itarf Bruto o C-yJft^ IK- 
cifi>ri di Cefare. Oit ! Ah" 

/o>i/o andarono con: ili 

Kl^cedonia, ed aven»-! ti a 

FJippi , diedero loro l>»ttagl<a j e 
li disfecero. Dopo la loro morte i 
Tir.mni di Roma fé ne divifero l* 
Impero» Antonio ebbe ia Grecia 4 
la M cedonia ^ la Siria e T Afìa ; 
Auguflo ebbe 1' Europa , e l' Afri- 
ta toccò a Lepido . Antonio fu ob- 
bligato a combattere i Parti j ma 
non lo fece che col mezro dei fuoi 
Generali, e non fi dimolhò in 
quefl' occafione l'allievo di Cefa- 
rt . Non penfava egli più che a 
godere delle fue eiano-n , • r,,,.r,» 
con una mano . ed » pr<'.' 
con l'altra. Cleopatra \ 
Egitto, che temeva le armi di 
quello Conquiftatnre, tentò di af- 
i"Sg«ltar<ri<» iMiii tu» ^''^izat 
non poto za . 

Effo era : , ic- 

cj di Fulvia , V ..v,-> di 

quelli di Clcc; .. e fu la 

folti' A .Ini ■,:■ Jare ali* 

uni • ine forn- 

irli I' incbbriò 

di r ' .. e dsliare , 

drii T ' , ottenneda 

lui Antonio 

to. ^ le. 

£rta , ui in-» rorrmre 
IMa. dcll'Araikia, e li 
dt« • 1 due figli ch'egli 
«utQ 4» l«i furon» didlMrad Ktf 
del 



A fH 
Àei Kc ; fi «lieder loro rveftimen-s 
ti reali , e vi fi a^^giunfe tutto il 
fafto della rcal dignità . Irr!t;.ri i 
Rcmani per tale fmembramftito 
dell'Impero,, in favor di una fem- 
mina , e di ftranieri , rifolvettera 
di prender le armi contro di lui . 
"Un altro motivo jggiutipevafi di 
fargli guerra . In tempo della fua 
sffenza da Roma Fulvia di lui 
moglie s'inimicò con Ottavio. E- 
rafi dunque dichiarata la guerra al- 
lorché Fuh>:.7 morì . Quefta morte 
fu cagione di rinnovarla collegan- 
za, ed una delle condizioni della 
pace fu il matrimonio di Ottavia 
forella di Ottavio Augujìo con An- 
tonio'.^ ma quefti poco dopo accefo 
più che mai di ardente paffione per 
la fua Cleopatra , abbandonò i fuoi 
figliuoli , e la virtuofa Ottavia , 
per, portar/i in Egitto. Prefe a 
pretefto del f«o ritiro da Roma ^ 
eh' egli perdeva fempre a qualun- 
que giuoco di azzardo, chj giccafr 
fé contro Ottavio. Ottavia pani 
da Roma per ricondurre il marito 
al fuo dovere, ma Antonio le fece 
dire che fi ferrraffe in Atene. Ac- 
cefafì dunque ia guerra ^ Ottavio 
venne contro Antonio . Le loro flot- 
te s' incontrarono preflb à' Az.io y 
l'anno 3ii avanti G. C. Antonio 
ifinto in quefìa famofa giornata. 
Bori feppe trovar nitro mezzo di 
falvarfi che la fuga , feguitando 
Cleopatra ,- U quale era prima fug- 
gita in mezzo al combattimento 
con 60. vafcelli da efla condotti, e 
che perciò fu cagione ditale fcon- 
lìtta. Appena l'ebbe egli raggiun- 
ga, che intefe che la lua armata 
terrefìre Io aveva abbandonato . Nel 
dolere in cui lo gotto qucfia niio- 
va , provò di tutto per diltrarfi , 
ora cercando la folìtudine, ed ora 
abbandonandoli ag'i ecceifi più ver- 
gognofi , e più ftravaganti. L' au- 
tio dopo Augufto entrò nell' Egit- 
to , e fi refe psdrone di Pehifio * 
Antonio rifvegliandofi per un mo- 
mento, attaccò la fua cavalleria , 
e la mife in rotta, Qiiefli primi 
avvenimenti felici gliene poteva- 
no promettere di raiggiori, fé là 
fua armata , e l,-i fua flotta non fi 
foifero refe ad Ottavio Augvfto . 
Antonio datofi in preda ali'uii:ma 
difperaz,ione propofe al fuo nemico 
an fingoJare combattimento, mji 



AN 9^ 

quefto freddamente rìfpore : che 
Antonio aveva per ufcir di vitd 
altre flrade di quelle di un duel- 
la . La } .-rfìdà Cleopatra temendo 
tutto da un amante da effa tradi- 
to s' era ritirata in una torre, ed 
aveva fatto dire ad Antonio ^ che 
s'era data la morte. Qtiefi' aman- 
te fempre delufo lo credette ; e 
vergognofo di efTere flato prevenu- 
to da una femmina in unaazione# 
che allora partavi per una generof» 
riforfa nelle grandi difgrazie s'in- 
dirizzò ad uno de' fuoi liberti chia- 
mato 'Eros e lo pregò di termina-» 
re con un fol colpo la fua vita, 
e i fuoi tormenti. Ma Erof fi im- 
merfe egli fteiTo il pugnale rèi fe- 
no , e lo gettò elidendo a! {vo pa- 
drone* E* pfj/ih'le ) efdamè /V«- 
ionio , che io impari il rato dove^ 
re da una femmina .^ è da un li*- 
berta? e così dicendo fi trafilfe curi 
quel pugnale . Un momento dopo 
gli fu detto, che Cleopatra era an- 
cora viva. Torto ad onta dell* 
grande quantità di fangue , che a^ 
Veva perduto , fi fece portare alla 
torre , dove era !a Regina . Cleo" 
patra non voleva fargli aprire le 
porte da timore di qualche forpre- 
f a , è fi fece vedere ad una fine-» 
lira alta , e gettò a baffo delle cor- 
de e delle catene, e la Prirrcipefr* 
ajutata ò^ due femmine, che era- 
no le fole da elTa condotte in quel* 
la torre, lo tirò di fopra . Un mo- 
mento prima di morire diffe aC/eo- 
patra ^ che teneva il f"o volto fo- 
pr.i il fuo ; che moriva conten^ 
io , poiché moriva fra le fua braC'- 
eia , e che non arvojftva della fua 
/confitta^ poiché Romano èra vin- 
to da' Romani , e fpirò 30. anni 
avanti G. C. in età di 56. anni . 
May c^ Anton it aveva delle gran qua- 
lità i era valorofo, eccelleste Ge- 
nerale , amico tenero , e geitcro- 
10 , clemente verfo t fuoi gemi- 
ci , eloquente, ed attiffimo a fop- 
portare gì' incomodi delle ftagio- 
ni . Ebbe il coraggio di Ce/are , 
ed il fuo amore per i piaceri ; ma 
portò egli alfai più lungi di Cefari 
queft* ultima pafììore . Q"efì« 'o 
difonùrò nello fpirito dei Roma- 
ni , cngionò le fue disfatte, gli 
rapì l'impero, e fece quafi dimen- 
ticare alla poflerità il fuo valore < 
U fua attività i la fua clettirnira y 
i 



96 AN 

i fuoi tilentt , ed il fuo refo pel 
fuoi amici. Aveva egli in (omni« 
ranima di un Generale, e i cufti 
baffi di un foldaio. Dopo aver fatto 
la comparfa di Conquiftatore dell' 
univerfo , andava a frammifchiarfi 
nelle compagnie dei libertini cra- 
pulofi , che ripongono il lor pia- 
cere nelle ri<re, nelle avventure 
notturne , e nelle frequentazioni dei 
luoghi di difToluteaza e di fcanda- 
lo. EfTo era liberale fino alia pro- 
fufionei e diede 50000. dramme d' 
argento ad uno de' fuoi domeftici, 
che non gli aveva neppur refo alcun 
fcrvigio confiJerabile . Una cena 
corto ad uno de' fuoi cuochi un» 
Città . I preparativi di uno de' 
fuoi pranzi avrebbero potuto fer- 
vire per nutrire mille uomini . 
Quefto Triumviro lafciò due figli- 
uoli di Fulvia fua prima moRlie . 
Il maggiore portava il nome di 
fuo paure, o quello di Antonio il 
giovine. Augujìo lo fece affa (fi na- 
te in un Tempio cretto da Cleo- 
pêtra alla memoria di Giulio Cefa" 
r*, di cui quello infelice abbrac- 
ciava la (^atua . Il fecondo chia- 
mato Giulio Antonia fu melfo a 
morte per ordine del Senato. Per 
dare un' idea delle Armate di An- 
nonio ^ e d' Augu/lo ncll* battaglia 
d'Az.io « Appiano H« Bel. Sfr. e Dio- 
ne Cajfto 1. 5o> dicono, che quella 
ó'Antonso combatteva » guifa dell* 
infanteria , che non cambia mai 
ordine, e a pi^ fermo afpetta il 
nemico, e quella d^ Augu/io imi- 
tava la cavalleria leggiera, che fe- 
rocemente carica , e tantofto fi ri- 
tira. Poco piima di qucAa batta- 
glia, a detto di Plinio^ lib. 14. 
verfo il fine, M.trcantonÌ9 p\ib\\' 
eh un libro della (uà Ebrietà j ma 
Sv€tonio^ ê Plutarco non ne fan- 
no alcun morto. 

4- ANTON IO ( Prima J,fopran- 
noroinato Becco ^ uno de più gran 
Capitani del fuo Secolo, era diTo- 
lofa . Riportò una gran vittoria a 
favore di i'^tfpmfiamo fopra Fitellio 
vicino a Cremonft , l'aono 69. di 

5. ANTONIO ( J*.)» Inflituto- 
re della vita monadica, nacque nel 
viUag|io di Como in Egitto nel 
>5i. Suo padre e fua madre, eh* 
e|U perdette in età dì \%. anni gli 
lafcitrono molte ricchcue . Râc- 



A N 
enntafi , che cflendo un giorno en- 
trato in Chiefa , ed avendo intefo 
a leggere il Vangelo, in cui G.C. 
dilfe ad un giovine ch'era ricco» 
fé vuoi effet perfetto , va , vendi 
tutto quel che hsi , dallo ai pove- 
ri j poi vieni , feguimi , ed avrai 
un te foro in Cielo , prefe la ri fol u- 
zione di abbandonare il mondo « 
diftribuì i fuoi beni , e diede il 
prezzo de' fuoi mobili , e ritiroflì iti 
folitudine verfo l'anno 170. Antonio 
fi applicava all'orazione, ed alla 
meditazione . Lo fpirito tentatore 
fi prefentò a lui fotto varie forme 
fpaventevoli , e lo affliffe io tutte 
le maniere per fargli venir voglia 
di ritornare nel mondo. Venti an- 
ni paffati fra continui combatti- 
menti di fpirito, gli meritarono il 
dono dei miracoli. Una folla di 
difcepoli venne ad offerì rfegli . Fu 
obbligato di far fabbricare molti 
Monafterj nel deferto , ed a poco 
a poco divenne tanto alla moda la 
vita folitaria, che i gran deferti 
della Tebaide furono popolati dì 
Monaci . La preghiera, il canto 
dei Salmi , la lettura, il lavoro 
delle mani occupavano tutto il 
tempo di quefti Solitari . Antonio 
fofteneva i fuoi fratelli colle fue 
virtù e colle fue lezioni; e dava 
loro l'efempio della mortificazio- 
ne, e dell'umiltà* Non fort) che 
due volte dal fuo ritiro, la prima 
mentre infieriva la perfecuzione di 
Maffimino nel 311. per dar foccor- 
fo ai Criftiani , che verfivano il 
loro fanguc per l'Evangelio, e la 
feconda nel 335. per portarfi in A- 
lelTandria ad if^anza di S. Atana- 
fio t affin di difender la fede con- 
tro gli Ariani , che ofavano pu- 
blicare, ch'egli teneva la fteffa lo- 
ro dottrina . Mentre ert in Alef- 
fandria tutta la Città corfe per ve- 
derlo . I Pagani ftelTi s' affretti* 
vano di toccarlti . - ■ - invertì ui» 
gran numero a. nio • Co- 

pamttno r i fui): pli fcrif- 

fero come al loro padre , e dimo- 
ftrarono un grande defiderio di ri' 
cever lettere da lui. Antonio par- 
ve un poco commofl'o da un tale 
onore, e dìffe a* fuoi difcepoli: 
Non vi fìmpif fé un Imperadore , 
il q'j.ile nom è ebe un uomo morta- 
te , mi ferivi , ma Jìupitevi eh» 
Di» vi MkkÌM pattato col mttxfi 
del 



A N 
«Ìg4 ftio proprio figliuolo , Rîfpofe 
s, quefti Principi , e diede loro de- 
.fiìj avvifi falutari . Alcuni Filofofi 
pagani lo andarono a vifitarc più 
volte f e alcuni provarono di im- 
barazzarlo cofi argomenti contro 
Ja reiiftione orirtiana ; ma Antonio 
li confufe, moftrflndo loro l' ec- 
celler.za di quefta Religione, e l' 
afTurdità del Paganefimo . Quando 
fentì, che fi avvicinava il fuo fine, 
andò a rendere un'ultima vifita a' 
fuo! fratelli, edifTe loro: Miei ca- 
ri figlia non vi Jìancate «e' vojlri 
-travagli -i e ne'' vcjìri fanti cferci- 
zj . C^ivete , come fé dovejle ìvorire 
ogni giorno . Quefto Patriarca de' 
Monaci morì l'anno 356. di G. C 
in età di 105. anni . Abbiamo di 
lui Cene Lettere fcrittein egiziano 
ed in latino. Alcuni eziajjdio gli 
attribuifcono una Regola e de'' Ter- 
fitoni . Quelle djverle opere fono 
neila Biblioteca de'' Padri . S. A- 
tanafio, a cui egli donò in morte 
una delle fu« tonache, fcrifTe la 
fua ^ita , che fu tradotta da Eva- 
grio 4 Vi fu un Ordine di cavalle- 
. ria fotte il fuo nome : C ^^^i 4* 
Gastom D . Se ne conofce un al- 
tro inftituito fotto gli aurpizj di 
S. Antonio nel 1382. da Aloerto di 
Baviera^ Conte d'Hainault, e d' 
Olanda , quando formò il difegno 
di dichiarar la guerra ai Turchi . 
I Cavalieri portavano una collana 
d' oro in forma di cintura d' ere- 
mito , alla quale pendeva una flam» 
twlla, ed un campanello. 

6. ANTONIO C^Ov detto di 
Padova, Religiofo dell' Ordine di 
S. Francefco , ed il Taumaturgo 
del fuo fecolo, nacque in Lisbona 
nel 1 195. Menò fin da' primi fuoi 
anni una vita auftera , ed iiidi en- 
trò nell'Ordine di S. Francefco^ 
che viveva ancora . EfTendofi im- 
barcato per portarfi in Africa a con- 
vertire gl'infedeli, e per defiderio 
del martirio , fu gettato dal vento 
in Italia ; ed ivi Itudiò la Teolo- 
gia , e predicò con gran applaufo . 
Infegnò pofcia in Montpellier, in 
Tolofa, ed in Padova. In queft' 
ultima Città fi tratteane, e vi mo- 
rì li 13. Giugno ÎÎ31. in età di 3<5. 
anni . 1 Sermoni che abbiamo di 
lui, fono fcritti nel gufto del fuo 
fecolo. Il fenio letterale della 
.Scrittura è facri6cì»to a ilelie tot- 
Tomo 7/. 



A N 97 

tUità miftiche. Gregorio XI. ^ che 
lo intefe qualche volta, lo chiama- 
va l^ arca d^ alleanzji ^ ed il fecre- 
to depoficario delle Scritture fan- 
te .. La miglior edizione delle fue 
opere è quella del 1041. La me- 
ntori a di S. Anton-io è in cosi 
grnnd» venerazione in Portogallo, 
che è confiderato come il generale 
delle armate di quel Regno; il 
fuo convento riceve gli appunia- 
m^nti di queft.i dignità , e quelli 
che comandaBO le truppe non fo- 
no che fuoi luogotenenti . Il co- 
dice de' fuoi Sermoni^ che fi crede 
fcrjtto dalla propria mano di lui, 
confervafi come una reliquia nell' 
arca detta comunemente del San.to 
in Padova nella Chiefa dedicata al 
fuo nome, ila cui il P. Provincia- 
le Perifciutti ne trafle una copia 
genuina per darla al Publico , cor- 
redata della vita del Santo auto- 
re. Ufcì pure un'altra fita di 
lui fcritta del P. Inquifitore Be- 
noffi ftampata in Roma fotto il 
nome del P. Arbujìi , e riftampata 
in Battano dal Remondini con ag- 
giunte, e eoa correzioni dell' Au- 
tore . 

7. ANTONIO V Re di Navarra, 
figlio di Carlo di Bombot^ ^ Duca 
di Vendôme, ed egli flelTo Duca 
di Vendôme, fposò a Moulins nel 
1548. Giovanna d' Albrçt-, che gli 
portò in matrimonio il Principato 
di Bearne, ed il titolo di Re di 
Navarra . Quefto Principe , fpofo 
di una Donna piena di coraggio , 
e di rifoluzione, e nato in un 
tempo , nel quale l' intrepidità era 
indifpenfabile , tenne una condotta 
debole ed irrefoluta. Volle averla 
reggenza del regno di Francia dopo 
'la morte del Re Francefco IL; 
ma Catterina de* Medici , tanto 
ardita , quanto egli era debole , 
gliene fece fegnar la ceffìone, e fii 
contentò di efler dichiarato Luo- 
gotenente-Generale del Regno . Sì 
fece allora Ottolico , effendo pri- 
ma Proteftante , e formò col Duca 
di Guifa^ ed il Conteftabile di 
Montmorenct ^ quella unione,, che 
i Riformati chiamarono il Trium- 
virato . L'anno 15^1. Antonio che 
comandava l'armata fi refe padro- 
ne di Blois, di Tours, e di Rouen. 
A queft' ultimo afFedio ricevette 
-un cQipp d'archibugio alla fpalla 
C futi- 



9Ì AN 

fiiiidrâ . Allorché fu pref« (^ueft* 
bliimi C\it)i t vi entrò Antonio 
vittoriofo, portato nel luo letto , 
e moiì in Andely 35. giorni dopo 
della fua ferita, cioè il dì 14. No- 
vembre 156Ì. Fece comparire alla 
fua morte Io fteflb fpirito d' in- 
certezza « che aveva avuro in vi- 
ta , non fapendo egli ftcfTo fé mo- 
riva Calvioilta , o Cattolico. Di- 
cefi che la fu* debolezza confifteva 
folo nella mente, offia nella fua 
maniera di pcnfare , e eh' egli aveva 
molto coraggio nel cuore. France- 
feo 11. aveva acconfcntito ad i(t«n- 
"za del Duca di Gui fa y che fi cer- 
calTe a morte il Re di Navarra . 
Antonio informato della trama , 
non lafciò di entrar nella ftanza , 
in cui dovca commetterfi la fua 
uccifìone . Se mi uccidono-^ diffe 
egli a un Gentiluomo, portate la 
mia camicia così imbrattata Hi San- 
gue a mia moglie ed al mio fi- 
gliuolo ^ ed ejfi leggerar.no nel mio 
f angue ciò che devono fare per ven- 
dicarmi . Alcuni fatti fimili a que- 
llo lo avrebbero refo degno di ef- 
fer il padre di Enrico 7k. 

8. ANTONIO, Priore di Grato, 
e Re titolare di Portogallo , ebbe per 
padre Luigi fecondo figliuolo del 
Re F.mmanUife ^ e per madre _/o- 
ianda dtComez.- Servì nelle trup- 
pe affai giovine, fu fatto prigio- 
niero nella battaglia d'Alca^ar, in 
cu' aveva fegnalato il fuo valore . 
Avendogli uno (chiavo fomrainiftra- 
• to i mezzi di ricuperare li fua liber- 
tà , venne a t - 
al Trono di r 

che Luigi (<■■' . ;, . - j 

fua madre fi ; m» Filrp- 

po //. Re di ' . . abbruciare 

tutte le Scritiuu' giiii(ìtìt«tive del- 
la fua nafcita , lo fece p*fl"ar per 
baftardo , e nondimeno non potet- 
te impedire , che i Portoghefi lo 
proctamafTero loro Re. Filippo ir- 
ritato fece leva di un* armata , 
CM niivdò in Portogallo fotto il 
comando del vecchio Duca d* >f/- 
^4, e andò egli fteffo a f^ffi ».>k >- 
aare • Liibona net 1580., r pro- 
mife 80000. Ducati , a * 
fé nelle mani D. Ântv>: 
Kc «fortuocro , bjttut 
d* Alba^ ed * 
Implorò il I 
Gli fi diedero u». ^iwwun luwi^ii , 



A N 
e circa 6000. uomini, che furonv 
diffìpati da una flotta Spagnuola . 
D. yf atonia infeguito, paté sfug- 
gire le infidie eh.* gli furon tefe « 
falì fopra un naviglio fiammingo, 
errò in Olanda , in Francia , in 
Inghilterra, e ritornò a Parici , 
dove morì nel 1595. in età di 6^, 
anni , cedendo tutti i fuoi diritti 
a Enrico 11^. Ql^edi TEXEitt.\^. Fu 
llampata (otto il fuo nome una P(«- 
rafraft dei Salmi penitenziali in la. 
9. ANTONIO di Palermo, o il 
Panormitano ^ Poeta, Giure Con- 
fulto, ed uno decli uomini più dì- 
ftinti del fecolo XV. nacque in Pa- 
lermo , ed era della famiglia BeC' 
C;j//c/// originaria di Bologna, d' 
onde Gio. Beccadelli fuo Antenato 
efìliato per le diffonfioni di quella 
Città, avpa trafportato la fua fami- 
glia a Palermo . Antonio poi , fe- 
condo di quefto nome , pafsò a Na- 
poli , ove fervi in qualitii di Se- 
gretario, di primoConfigliere, e di 
Miniftro al Re Alfonfo d' Aragona . 
Quefto gran Re protettore delle Let- 
tere , e d?' Letterati , che avea in 
grandifllma ft ima Tf/oL/v#o, Jo fpe- 
dt Ambafciadore nel 1451. a' Vene- 
ziani , per dimandare loro una qual- 
che porzione del corpo di quell'in- 
comparabile Storico, non gran tem- 
po prima ritrovato in una parte del 
Monattero di S. Giuftina di Pado- 
va , come racconta il P, Cavacio 
nella Storia di quel Monaftero. Il 
Panormita ottenne un ofTo d' un 
braccio, che recò a Napoli; ma 
morto il Re Alfonfo rima- 
' di lui , che lo cullodì co- 
i.;i ~,.A delle tue cofe più care fìn- 
atianto che anch'eJo avendo finito 
di vivere, pafsò in mano di Gìp. 
Giovitno Pantano Se^\ ! 

Regno, che lo ri|H)fe , 
nianza del Pignoria nelle .^ . _- 
dovane Cap. 17. in un Sepolcretto 
a tal fine alzato colla feguente If- 
criiione : 

T. Livii 
Hiftorici Brachium 
QuoJ olim Antonius Panorraiu 
A Paravìnis impetraverat 
tanus 
Kidìdit . 
Orfêti me* 
di PjJtiva, ne' quali 
nte dì ad Antonio di 
i ... /^ Il (ognorae di Bevattlli 



A N 
in vête di Beccadelli . La tìobile 
V :im\%\\^ Bologna di Napoli da efTo 
difcende. Dicefi che Antonio ven- 
defle una delle fue terre per compra- 
re un efemplare delle Storie di T. 
Livio copiato dal Poggio , ma An- 
tonio iti una delle Tue Lettere al 
Re di Napoli Alfonfo d^ Aragona 
dice, che il Poggio vendette il fuo 
T. Livio per comperare una terra. 
Qual dei due avrebbe fatto meglio? 
il Panormita ebbe delle querele affai 
vive con Lorenzo inaila. Secondo 
l'ufo ftabilito da lungo tempo fra 
le perfonedi fpirito, l'uno e l'al- 
tro di loro prefero in preftito dai 
facchini del loro tempo tutte le 
ingiurie, delle quali fi caricarono 
a vicenda . Morì Antonio nel 1471. 
in età di 78. anni in Napoli . Ab- 
biamo del Panormitano i. Cinque 
libri di Epijìole. i. Due Aringhe. 
Quefte opere , come anche i fuoi 
Epigrammi ^ e le fue Satire con- 
tro Lorenzo Italia furono publi- 
cate a Venezia nel 1553. in 4* ?• 
Jilphonfi Regis diiìorum & faSin- 
rum tib. ÌV. col Commento di E- 
nea Silvio poi Pio IL , e gli Sco- 
li di Giacomo S pi egei di S e bel e- 
fiad ^ Fifa 1485. in 4. Bafilea 1539. 
in 4- (^^^edi 8. Alfomso ) . Tutte 
quefte opere fono fiate riflampate 
in Palermo nell' edizione del Te- 
foro Critico del Gr utero in fol. To- 
mi 2. e ^.17^9. e ì7^7'ì ma la da- 
ta è di Firenze e di Lucca. Anto- 
nio s'eradiftinto anche nella Poefia 
non meno che nella giurifpruden- 
za , e nell'eloquenza . 

IO. ANTONIO detto il ba/iar- 
do , figliuolo naturale di Filippo 
il btwno , Duca di Borgogna , nac- 

Îtue neli4zi. Egli diede così fpef- 
ò delle dimofìrazionì di condotta 
e di bravura , che meritò di effere 
foprannominato il Grande. Effen- 
do paffato con Baldovino fuo fra- 

ttello in Barberia, fcacciò i Mori, 
che affediavano Ceuta . Al fuo ri- 
torno in Francia fervi il Duca di 
Borgogna contro i Licgiefi, e con- 
tro gli Svizzeri . Comandava la 
vanguardia l'anno 1475. alla bat- 
taglia di Grandfon , e fu fatto pri- 
gioniero alla battaglia di Nanci . 
Servì dopo il Re Luigi XL con di- 
ftinzione. Fu decorato de' titoli di 
Csvahere dell'ordine di S. Michele 
e del Tofon (Toro -e mori nel 



^ A N 99 

1^04. in età di 83. anni . Car/o 
f^IU. gli aveva dato nel 1485. del- 
le lettere Hi l;?2Ìttìma/.ion..' . 

II. ANTONIO NERìlISSEN- 
SE , o fia di Nebrixa, cosi nomi- 
nato da un Borgo d' And.il ufiA , 
ov' egli nacque nel 1444- è uno di 
quelli che ha maggiormente con- 
tribuito al riforgimento delle BeU 
le Lettere. Dop ) di aver infe;:;na- 
10 in Salamanca per lo fpazio di 
10. anni , emendo malcontento dì 
quella Univerfità, fi attaccò al Car- 
dinal Ximenes ^ che lo tralTe nella 
fuaUniverfità d'Alcalà, ed infegnò 
ivi fino alla fua morte , e travagliò 
all' edizione della Poliglotta per 
commiflìone di efTo Cardinale. An- 
tonio publicò molte opere fopra le 
lingue, le Belle Lettere, le Mate- 
matiche» la Giurifprudenza , la Me- 
dicina, la Teologia. A bbiajno anco- 
ra di lui : 1. Due Decadi della fto- 
ria di Ferdinando e rf' Ifabella , 
Granata 1545. '" f'^l* *• ^^' Le_0ici » 
Granata 1^45» in fol. 5. Delle Spie- 
gazioni della Sacra Scrittura ne* 
Critici facri . 4. De' CoramentarJ 
fopra molti autori antichi. Mort 
li TI. Luglio 1511. in età di 77^ 
anni . 

iz. ANTONIO DT MESSINA » 
così chiamato perchè era di qiiefta 
Città , era detto anche Amtomel- 
LO • Fioriva verfo l'anno 1430.* 
ed era pittore, e fu il primo frai 
gl'Italiani, che abbia dipinto. ai 
oglio . Avendo avuto l' oceifione 
di vedere a Napoli un quadro, che 
il Re Alfonfo aveva ricevuto dalle 
Fiandre , fu così forprefo della vi- 
vacità, dell» forza , e della dol- 
cezza de' colori , che abbandona 
tutti i fuoi affari per andate a UO' 
VAre Giovanni ^an-Eyck di BrugeS, 
«h' era l'autore di quella bell'ope- 
ra. Si fa quali furono le confe* 
guenze del viaggio di Antonio • 
f^an'Bffck gli comunicò il fuo fe- 
greto . Ritornato a Venezia BgNit 
glielo rubò deliramente , e Io refe 
publico in quefla Città . Frattanto 
Antonio Io aveva confidato ad una 
de' fuoi allievi chiamato Domeni' 
co ; il quale eflendo flato chiamato 
a Firenze ne fece parte generofa- 
mente ad Andrea del Cajiagno , 
che per la piìi nera ingratitudine , 
e per l'avidità del guadagno »f- 
faffinò il fuo amico , e il fuo be- 
G ^ ne- 



,N) AN 

vtfxtmre . Tiliti ^lucili nvvenimen- 
tî ârrivanJrt un Jopra l'altro fpnr- 
ieto prontamente il miftero delU 
pittura ad npiiu per tutta Italia. 
Le fcuole di Venezia e di Fioren- 
za ne fecero ufo le prime, ma 
quella di Rom* non tardò lungo 
tempo ad imitr.rie . 

13. ANTONIO ONORATO, ce- 
lebro Vefcovo di Coftantina in Afri- 
ca, di cui ci rimane una bella Let- 
tera fcritta verfo il 415. ad uno 
chiamato Arcadio^ efiliato a moti- 
vo delia fi»de di Genserico Re de' 
Vandali, c'.ie fi trova nella Biblio- 
teca de* Pû.'iri . 

i^. ANTONIO Siciliano, refe 
illuftre il fuo nome per l'ardire 
ch'ebbe di metter fuoco all'Arfe- 
rale di Gallipoli nel 1475. Egli era 
un miferabile, che caduto nelle 
mani de' Turchi nella prefa di Ne- 
Rroponte fstta da Maometto IL , e 
da quelle fcappato , fi prefentò a 
Pier Màcenigo Generale della flot- 
ta de' Veneziani , che era al por- 
to di Napoli nella Morea , e fi of * 
ferfe di bruciare i Vafcelli del Gran 
Signore ritirati in Gallipoli con 
tutto il lor armamento, purché gli 
avede data una barca , e pochi com- 
pagni arditi e feileli. Il Mocenigo 
iodato il fuo coraggio gli accordò 
quanto richiedeva. Egli caricò la 
fua barca di frutta, e la indirizzò 
verfo i Turchi ; il giorno fpacciò 
le fue merci , e nella mezza notte 
«pproffìmatofi all'Arfcnale vi gettò 
del fuoco, il quale in un fubtto 
Avanzoffì tanto, che non gli die 
tempo di bruciar i Vafcelli, come 
defidcrava; anxi ti^ pur di falvar- 
fl , f e non in t»n legno, che egli 
iì fi: ■ " To. Occorfovì 
un p Turchi , e fo- 
fpetu . - - i'cfofTe T Auto- 
re , fu con i compagni portato nel 
cofj«etr<> di Gran Signore , il qua- 
r ■ ' • ve<fe ciò 
per ro' 
, .o tracol- 
lo ; § ehi il fuot» 
al fuo /fy .ih ficea- 
so vr. ." . Maometto 
tmn: ofith , ma in 
v.u 1 falvo , lo fé' 
mpagni . Il Se- 
:e unapcnfione 
cotiiiacratìiie al «rateilo di queRo 
ÌQftUct , c m»ritò [aa forella . 



A N 

15. ANTONIO, di Butrio, fa- 
mofo Giurecoflfulto di Bologna « 
morì circa il 1417. 

i(5.ANTONIO GALATEO, C co- 
sì detto, perchè era di Galatotia , 
villaggio d' Italia nella terra diO- 
tranto) Filofofo, Medico, Poeta » 
Geografo, e uomo di gran abili- 
tà del fecolo XV. Vi fono di lui 
dei verfi latini, ed Italiani: la de- 
fcrizitjue della Iapigi ia, e di Gal- 
lipoli, l'elogio della Podagra fcrit- 
to per follevarfi dai dolori, che gli 
cagionava queRa malattia^ ed al- 
tre opere ftimate . Morì circa il 
1490. 

17. ANTONIO, di Parma, Re- 
ligìofo detr Ordine di Camald«Ii , 
viffe nel XV. fecolo, e circa l'an- 
no 1410. egli fi trovò in qualità di 
Teologo nel Concilio di Coltanza 
nel 1418. ove fi refe rinnomato per 
la gran cognizione , che moftrò a- 
vere della Greca, e Latina favel- 
la, e fcriffe altresì alcune opere. 

18. ANTONIO de ROSELLIS , 
redi ROSELLÏ . 

19. A NTON I O C Nicola ) , Ca- 
valiere dell'ordine di S, Giacomo^ 
Agente del Re di Spagna a Roma, 
Canonico di Siviglia , nacque in 
queRa Città l'anno T617. , e mori 
nel 1684. La fua Biblioteca degli 
Autori Spagnuoli lo ha refo cele- 
bre . Egli fa molto bene feparare 
il vero dal falfo j e fcrive con pu- 
rità di ftile, con ordine, con bat- 
tezza. Il Cardinal à^ Aguirrc fuo 
amico fece (lampare la feconda par- 
te di quefl' opera a Roma dopo la 
morte dell' Autore , fotto il titolo 
di : Biblioiheca Hi f pana vetus , 
169^., a. Voi. in fol. La prima 
era fiata publicata nella fiefTa Cit- 
tà nel 167X. a. Voi. in fol., ed ^ 
intitolata: Bibliotbeca Hi/pana no- 
va . L'una e l'altra fono rare • 
Antonio ha fcrìtto alcune altre o- 
pere, fra le quali è ftimalo un Trat- 
tato de Exil io. 

10. ANTONIO LIBERALE, au- 
tor greco 4 di cui non fi conofce 
<he r opera intitolata Metémmfo- 
fi y inferita ne' '"■'-.-; Grecia 
Londra 1676., »m 1688. 
a. Voi. in 8. I off d'Art" 
tonio foBo ftatc fliuij'Atc feparaca* 
mente a Leida nel 1774. in 8. 

11. ANTONIO MUSA , yiià 
MUSA ANTONIO. 



«. ANTONIO di PAULO, ^-f- 
ai PAULO . 

ANVARf, o ANVERI, foi)ran- 
nominato il Re di Korafan , non 
già perché fofle Principe , ma per- 
chè divenne il primo Poeta del fuo 
Paefe . Era ancora in educazione , 
allorché prefentò una poefia al Sul- 
tano Sangiar che Io prefe al fuo 
fervigio . Rafchidi era fuo rivale . 
Qiiefti due Poeti furono per quaU 
ch^ tempo di due partiti contrari. 
Anvari era nel campo d'\ Sangiar ^ 
allorché quefti afTediava yfr/;?:. Go- 
vernatore, poi Sultano dei Kova- 
refmiani , coi quai Rafchidi fi era 
rinchiufo. Intanto che i due Sul- 
tani davano, e rifpingevano gli 
affalli , i due Poeti fi battevano al- 
ia lor maniera, fcagliandofi l'un 
contro r altro dei verfi attaccati 
alla punta d'una freccia. Il Poeta 
Anvan era anche Aftrologo ; ma 
le fue predizioni non gli fruttarono 
tanto, quanto i fuoi verfi. I di 
lui nemici fé ne fervirono per far- 
gli perdere T amicizia del Sultano, 
e fu obbligato di ritirarfi nella Cit- 
tà dì Balka , dove morì l'anno 
1200. di G. C. Quefto Poeta Per- 
dano tolfe dalla Poefia del fuo pae- 
fe le lìcenze , che fi permettevano 
contro il buon gufto , e contro i 
buoni cofìumi . 

ANUBI , Dio degli Egizj , rap- 
prefentato con una tefta di cane, 
tenendo un Siftro Egizio in un* 
mano, e qualche volta anche una 
palma, ed un caduceo nell'altra . 
Alcuni credono che Anuhi foffe un 
figlio di Ofivide^ ed altri di Mer^ 
curio . Lo fteffb vien prefo , fe- 
condo Macrobio ne* Sat. anche pel 
Sole, e per Mercurio. Non tutte 
però le figure Egiziane colla tefta 
di cane fono da prenderfi per que- 
lla Deità . Dinotava per gli EgizT 
quella ftella , che anche da noi fi 
chiama Canicola^ la quale allor- 
ché fpuntava , proflìmo era il Nilo 
ad ufcire del fuo letto, ond' era 
la regolatrice publica , a cui cia- 
fcuno fi rivolgea per alleflire a 
tempo le provvifioni de* viveri, e 
non isbagliare il punto, in cui 
doveano ritirarfi fu i più alti ter- 
reni . 

A N V T LLE {Cìiarnhatifla Bourgui. 
gnon d*), Geografo' del |le, e Se- 
creurio del Duca d* Orléans» dell' 



AN ìQj 

Accademia delle Iftriiloni , e Belle 
Lettere, morì a PArigi li 28. Gen- 
naio X78i. in eti di 80. anni , it» 
grande eftimazione per la dolcez- 
za, e per la femplicità d.'' fuoi co- 
fiumi , e per le fue cognizioni . 
Sembrò effer nato per la Geografia, 
come altri nafcono Oratori e Poe- 
ti . Nei fuoi .ludi giovanili, fre- 
quentando le fcuole , difegnava 
continuamente Sfere e Carte Geo- 
grafiche . Nel leggero che "faceva 
Q. CurzJo non eran già le imprefe 
di Alejjandro che lo fKTafTero; ma 
egli ricercava accuratamente i luo- 
ghi precifi delle di lui battaglie e 
vittorie. Il fuo entufiafmo per la 
Geografia gliela faceva avere in pre- 
gio fopra ogni altra fcienza , e 
metterla nel primo rango delle u- 
raane cognizioni . Dietro quefta 
idea , che erafi formata , non pote- 
va non crederfi uomo da ftimarfi , 
ma gli fi perdonava agevolmen- 
te quefto amor proprio , perchè 
era fincero, e perchè erafi affati- 
cato quindici ore al giorno per 
ben 50. anni per meritare la fti- 
ma del publico. Le fue Carte ^ 
che fono in gran numero, fono 
ancora più ricercate di quelle di 
Sanfon, e di de r hle y perche 
egli ha faputo profittare di tut- 
te le nuove fcoperte « e perché iti 
fatto era uomo che univa ad un* 
immenfa memoria uno fpirito giu- 
fto e metodico. Abbiamo altresì 
di luì molte opere. Le più cono» 
fciute fono : i. Geografia antica 
compendiata , 17(58. 5. Voi. in 11. 
Aggiungendo a quefto buon libro 
le carte dell' Autore per il mon- 
do antico , fi ha un corfo comple- 
to , ed efatto della Geografia anti- 
ca . 2. Trattato delle mifure itine' 
rarie antiche e moderne y 1769- «" 8- 
opera eccellente, e che ha coftato 
molte ricerche ftudiofe, e molto 
fapere . ?. DiffertazionefulT efienfìo' 
ne dell* antica Gerufalemme , I747» 
in 8. 4. Memoria fopra /' Egitto 
antico e moderno , con una deferì' 
zjone dslQolfoArahicoy 175^. in 4- 
Queft' è ciò che abbiamo di piìk 
profondo fu quella porzione fjella 
Geografìa. 5. Stati formatifi /« 
Europa dopo la caduta delP Impe- 
ro Romano in Occidente , 177 !• »« 
4.: Libro necelTar io per leggere eoa 
frutto U Storia dal V. fecola fin^ 
G 5 »l 



10* A O 

•1 X I r. f». Nùtixjç delV jntiea Cai- 
lia trattt eia tnonumtnti Romani^ 
1761. In 4. L'Autore fi rinfcrra 
nello fp.izio deilB durata della do- 
minazione Romana nelle Gnllie ; 
né tratta in qucita notizia flima- 
tiflima dei tempi pofteriori, e dell' 
età di mezzo. 7. Molte dotte me- 
morie inferite fra quelle deli'Ac- 
caJein'j dell' Kcrizioni . 

ANYTA , nome di una Greca, 
deìl.1 quale fi trovano dei verfi nel- 
la Raccolta intitolata: Carminano- 
vem Poetarum feminarum , Anver- 
In 1568. in 8. j riftampata in Am- 
burgo Ï75Î. in 4 In queft'ultma 
edizione non vi fono comprefe che 
orto Poetefle , perchè Saffo è flam- 
pafa feparatamente in Londra 173.^. 
in 4. A quefti due volumi fé ne 
aggiunge un terzo: Mulìerum Gra- 
carum gita oratione profa ttf/efunt , 
fragmenta^ & elogia, gr. e iat. 
Gottinga 1739. in 4. Quefti tre Vo- 
lumi fono flati dati in luce da Gian 
Crifliano Wolft'. 

ANYTO, Retore d'Atene, fu il 
nimico dichiarato di Socrate <, do- 
Vo la morte del quale fi falvò ad 
Eraclea , dove fu accoppato a col- 
pi di pietre Tanno 339. circa a- 
vanti G. C. Quello Retore era un 
tJomo pieno di pregiudizi, di or- 
goglio, e d' invidia • 

AOD, figlio di Ger» della Tri- 
bù di Beniamino, giovane intra- 
prendente, e così difinvolto , che 
fcrvivafi egualmente delle due ma- 
ri, uccife Eglone Re He' Moabiti 
verfo il 1315. avanti G. C. e di- 
venne Giudice dep'i Ebrei. 

AON, figlio di Nettuno. Emen- 
do fiato obbligato a fuggire dalla 
Puglia, andò nella Beozia, dove 
fi flabilì fopra delle montagne, 
che furono chiamate /foniene dal 
fuo nome. Qucfte montagne fu- 
rono confacrate alle mufe, quindi 
fono fiate chiamate le mufe Aoné- 
di; ed Aufonio le chiama B^otia 
lumina à»\ ptefe, in cui fono que- 
lle montagne, le qua'i hanno dato 
ancora il nome di /Ionia a tutta 
quella Provincia . 

I. APELLF. , il piìi gran pittore 
dell' antichità , fiori circa il loo. 
•vanti G. C. , ed era nativo dell' 
Ifola di Oh», fecondo Ovidio. 
/Iltffanelro il (Srâmdtj fotto il qua- 
l* ^hUc vivev«> non volU elf«r 



A P 

dipinto che di fua mano, ben pBT- 
fuafo , come diffe Cicerone ^ che la 
gloria di un sì gran Pittore tras- 
metterebbi? la fua alla pofterità . 
Aggiunfe alle ricompenfe , delle qua- 
li lo colmò, altri contrafTegni di 
vera amicizia ancora più lufinghie- 
ri , ed è celebre quella msgnaijima 
ccffione fattagli dell» fua propria 
favorita , di cui Apelte fi era per- 
dutamente innamorato nel dipin- 
gerla . Dopo fa morte di queft» 
Principe, Apelle ritiratofi negli 
Itati di Tolomeo Re d'Egitto, fa 
accufato di aver avuto p.irre in 
una cofpirazione contro quel Mo- 
narca. Stava per effere condannato 
a morte malgrado la fua innocen- 
za, fé uno doi complici nel con- 
fetfarfene colpevole non aveffe pur- 
g.nto Apelle da ogni fofpetto. Que- 
flo g-^and' uomo non trovando iti 
Egitto che amarezze, pafsò in Efc« 
fo. Colà egli dipinfe il fuo famo- 
fo quadro della Calunnia, la pih 
bella immagine della forza delle 
paffioni , ed il capo d'opera dell* 
antichità . Plinio il Naturalisa. 
che ha parlato minutamente dell* 
opere di Apelle, ammirava ancora 
il ritratto di Antigono fatto iti. 
profilo, per nafcondere una parte 
del volto di quel Principe , che 
aveva perduto un occhio ; quello 
di f^enere in atto di fortir dal ma- 
re; quelli di Aleffandro, della ^/>- 
toria , della Fortuna^ e quello di 
un Cavallo cosi bene imitato, che 
i Cavalli in vederlo nitrivano. Gli 
antichi collocavano Apelle alla te- 
fla di tutti i loro Pjttori , e per i 
tratti di genio, e per le grazie del 
fuo pennello. II fuo rocco era 
cosi delicato , che alla villa di al- 
cuni tratteggi abbozzati fopra una 
tela Protojjcne di Rodi, Pittore 
celebre , conobbe che Apelle folo 
poteva efTerne l' autore . Queft» 
grande Artifta non aveva però gi^ 
trafcurati i fuoi talenti. Il pro- 
verbio Nulla dies fine linea fu 
fatto per lui. Dicefi, che era fo- 
lito di efporre le fue opere al pu- 
blìco prima dì compirle, per me- 
glio conofcerne i difetti • Un gior- 
no un Caliolaio avendo criccato 
le fcarpe di una delle fue figure , 
Apelle correffc il difetto fui fatto 
medefimo ; rok T operaia avendo 
voluto portare U fua cc^ifura fino , 



A P 
^IlR gambn , il Pittore gli rifpofe: 
iVe futor ultra crepidam , che è di- 
venuto un proverbio, di cui ogni 
giorno fé ne concfce la verità . Un 
pittore fi gloriava alla fiia prefen- 
za di dipingere con molta preftcz- 
«a . Ben fi vede ^ gli rifpofe Apel- 
le. Un altro artefice gli moftrava 
Venere veftita di abiti fuperbi , e 
gli dimandava il fuo parere: io 
credo .^ gii A'\^e Apeìte ^ che non a- 
vendo potuto fare la tua Feneve bel- 
la ^ tu r hai fatta ricca. Megabi- 
fe uno de' Satrapi più confiJerabi- 
\\ della Perfia ebbe xm giorno la 
curiofità di andare a vedere a la- 
vorare Apelle 3 ma effendofì avvi- 
fato molto male a propofito di vo- 
ler parlare fopra la pittura alla pre- 
fenza di quefto grande Maeìlro delf 
arte, Apeile per umiliarlo e con- 
fonderlo fi contentò di dirgli : 
mentre tu hai oJJTervato il fìlenzjoy 
io fi credeva da buon uomo fupe- 
riort agli altri uomini , ma dopo 
the tu hai parlato , io ti metto di 
fotta a"" ragazz* che macinano i 
miei colori . Q^ueft' artefice met- 
teva a' piedi de' luoi quadri , ben- 
ché perfezionati , /jr/e^<jr, per de- 
notare con quefta parola , che non 
li credeva abbaftanza perfetti i ne 
inife la parola fecit ^ che fopra tre 
delle fue opere. La prima fu il ri- 
tratto di Alejfandro il Grande , 
che teneva in mano il folgore di 
Giove-, quefto ritratto era cosi raf- 
fomigliante , che dicevafi fecon- 
do Plutarco , che l' Alejfandro di 
Filippo era invincibile, ma quel- 
lo di Apeile inimitabile. Il fecon- 
do quadro, che portava quelTi- 
fcrizione , rapprefentava Venere ad- 
dormentata; nel terzo egli ave- 
va dipinto quefta medefima [divi- 
nità, che ufciva dal feno del ma- 
re ; ma quefta feconda Venere am- 
miratiffima che fece Apeile per la 
fua patria, rimafe imperfetta. Su 
quefta Venere Menagio fece ii fe- 
iguente bel diftico:, 

Non Venerem Cois Cous perfecit 

Apelles : 
Si perfeciffeti fecerat il le minus. 
Venere non compì coli' arte in- 

duftre 
A! popolo di Coo il Greco Apeile . 
Fora, fg la compiva , or meno 
illuftre . 
yipeUe trovò ri nero d' avorio bru- 



A P 105 

cÌAtOf e una certa vernice, che 
oltre il rifatto, che dava alla pit- 
tura, la guardava dall' ingiurie del 
tempo . Bayle reputa una f.ivoletta 
d' Èli ano , che Apeile diceffe ai 
Alejfandro : // vq/ìro cavallo j' in- 
tende di pittura più dt voi ^ allor- 
ché il fuo cavallo nitrì alla vifta 
della giumenta da lui dipinta. 

2. APELLE, Eretico del fecon- 
do fecolo , difcepolo di Marciane^ 
fparfe i fuoi errori verfo l'anno 
145- di G. C. Non ammetteva che 
un folo principio eterno e necef- 
fario, il quale aveva dato ad un 
Angelo di fuoco la cura di creare 
il noftro mondo i ma cooie quefto 
creatore era cattivo , così lo era 
eziandio l'opera fua. Rigettava 
tutti i libri di Mosè ^ e de' Profa- 
ti ; diceva che G. C. 5' era fojma- 
10 un corpo di tutte le parti de* 
luoghi , pe' quali aveva paflTato ài' 
fcendendo , ed aggiungeva, che ri- 
falendo aveva reftituito ad ogni 
cielo, ciocche ne aveva prefo . 

APELLICONE , filofofo peripa- 
tetico , conofciuto nell'antichità 
pel talento ch'egli aveva di pro- 
curarfi dei libri. Allorché non po- 
teva comperarli li rubava di nafco- 
flo. Egli fu , che comperò i libri 
di Arijlotile dagli ignoranti eredi 
di Neleo , ai quali Teofrafìo li a- 
veva lafciati . Quefti li avevano 
nafcofti in un luogo fotterraneo , 
dove l'umido naturale, ed i vermi 
li pregiudicarono molto. Androni- 
co , anch' egli filofofo peripatetico 
hativo di Rodi li fcoprì . Apelli- 
cone facendone acqui fto volle ripa- 
rare quefte lacune; ma ficcomenon 
aveva egli il genio dell'Autore, 
che voleva fapplire, collocò molte 
inezie nei luoghi dove Arifìotile 
aveva pofto apparentemente delle 
cofe eccellenti . Quefto Pirata di 
libri morì in Atene. Erafi egli 
collegato in amicizia con Atenio- 
ne tiranno di quella Città . Que- 
fto Atenione gii aveva dato delle 
truppe per andare a faccheggiare i 
tefori del Tempio di Apolline nell' 
Ifola di Delo. ApelUcone-, che e- 
ra a^ccoftumato a derubare gli ar- 
chivj delle Città ) non fi fece al> 
cuno fcripoln di andar a rapire le 
ftatue dei Tei-npji ma un Generale 
Romano avendolo forprefo e bat- 
tuto, fu affai felice Apeliicone di 
G 4 fcap- 



I04 A P 

/capp«r à»\\a morte coIU fuga . 
Allorché saia fi refe padrone di 
Atene, fi impadronì della Biblio- 
teca di /tprlltcone ^ e la fece tra- 
fportare a Roma. Tirannione tan- 
to cattivo grammàtico, qiaito 
gran partigiano à' /tri/loti le -^ ebbe 
all'ora occafione di copiar i libri 
di queflo filofofo; ma cornei fuoi 
inanofcritti furono confidati a dei 
cattivi copifti , che non avevano la 
cura di confrontarli con li Origi- 
nali, i libri di Arijlotile paffarono 
alla poffcrità con mille errori. 

APELLITI, ^crfrAPELLE n. 
1. di cui eflì erano difcepoli . 

API, Re d'Arpo ,fif;Iiodi G^/ove, 
e di Niobe . Dicefi, che pa^ò \n E- 
fiiito , che fu conofciuto ("otto il no- 
me <yOfirtde f che vi fposò Iftciçy e 
che avendo infegnato ^gli Egizj la 
maniera di piantar la Vite , e 1* ufo 
della medefima Io venerarono dopo 
la fua morte come un Dio fotto la 
ficura di un Bue. E lo fteffo, che 
jlh'r , nominato dal Profeta Gere- 
9»i;j cap. 45. , dore deride gli Egizj 
interrogandoli, che fi.i avvenuto 
del loro /Ibir^ che i ^70. hanno 
tradotto per o* At/? , futoryo<; , 
vitulut^ vitello. Vuol anche.figni- 
ficare il Forte, IL DIO POTEN- 
TE. Si diceva anche M«»v/; poi- 
ché effendofi ritrovato a cafo un vi- 
tello inMenfì con certe macchie a 
guifa d'un cerchio, o di mezza 
luna , furono prefe come il carat- 
tere d'0/ìr;V«, e d^ Iftde impreffo 
in qucft' animai? diletto a quelle 
Deità . Tutti i di lui movimenti 
furon creduti profelici, il popo- 
lo da ogni parte gli recò delle o- 
blazioni ; e fu alloggiato nel più bel 
luogo di Menfi , e la fua nbitazio- 
ne fi convertì in un Tempio. Do- 
po la fua morie gli fu dato con 
gran cura un Succelfore , che avea 
1' iflelfc macchie, e così d»-mano 
in manO) ajutandofi con delle pen- 
rellate , fr le macchie non erano 
quell* , che fi ricercavano. Perchè 
ron fi diceffe, che foffV morto, lo 
aiògavano , e fi feppflliv« con di- 
vozione. Quelli funerali erano ac- 
compagnati da molti pianti , r Ct 
dicca per enfafi Tetsfin^ n la riti- 
rata d Api y numr, che fu poi da- 
ti) a Plutoni % t kW' Ofiridê Infer- 
nal « . 

1. APIANO {.Pietro ^ nativo 



A P 

di Mifiiia , dotto profoffore di nri- 
tematiche nell' univerfità d' Ingòl- 
ftad, dove morì li 21. Aprile 155J. , 
publicò una Cofmognfia ^ ed ."iltrt 
opere , che Carlo k. fece ii.imçiarc 
a fue fpefe nel 1548 in fol. Q;jcft* 
Imperatore aggiunfe a tal grazia 
quella di nobilitare l'Autare. 

1. APIANO C Filippo ), figlio 
del precedente, anch' egli dotto 
matematico e medico, nato in In- 
golftad li 14. Settembre 15JI. Mo- 
fì in Tubinga nel 1589. Abbiamo 
di lui nn Trattato fopra le ombre, 
ed i Quadranti Solari y ed altre 
Opere . Cadilo ^. prendeva piacere 
di trattenerfi con lui , /Jpiano era 
infermiccio, e la fua cattiva fani» 
tà gì' infpirò il difegno di ftudJHr 
la medicina, che coltivò con feli- 
ce fuccefTo . 

APIARIO, Prete di Sicca, Cit- 
ta dell' Africa, fn fcomunicato e 
degradato da Urbano fuo Vefcovo, 
come mal ordinato. Si appellò A' 
piarlo al Papa Zofir/to , che lo ri- 
cevette alla Comunione e Io rifta- 
bilì nel 418, I Vefcovi Africani fi 
Unirono in Concilio a Cartagine 
nel 419. I Legati di Zofimo ^ che 
affi dettero a quel Concilio , alle- 
garono i Canoni del Concilio Sar- 
dicenfe, che dicevano elTer gli ftefli 
del Niceno, per appoggiare le ap- 
pellazioni fatte da un fempIiceVe- 
Ìcovo al Sommo Pontefice; ma fi 
riconobbe che quefti Canoni non 
appartenevano in modo alcuno a 
quel primo Concilio Generale. Il 
F»pACeleJìirtOy malgrado queftade- 
tifione, riftabiîï il Prete Apixriot 
p lo rimandò in Africa nel 416. I 
Vefcovi Africani riuniti di 'nuovo 
in Concilio , fi oppofero a quefto 
riO.ibilimento; ed indi avendo Io 
flefTo Apiario conffTni da fé I 
delitti , dr' itato, I 

Vefcovi A , la fen- 

icnza , eh : .-jffo avea 

pronon£Ìata , e dichiararono che i 
Vefcovi dovevano effere giudicati 
dagli ^''-- " ' wi loro vicini, e 
comr 

AP; Ì.f/f.» '\f.j/r/o"), de* 

Min rdiLeg- 

Be> ' , e (lam- 

po Tr,.. -'V./o. 

«e ft/"} .ci' 

pit, ([oc: _:. .. ..,:: ;. . ctf'. 

pont hnçrum , 

API- 



A P. 
APICIO, nome di tre Romani , 
femofi tutti tre non già per la lo- 
ro virtù, o per il loro genio, raa 
per U loro ghiottoneria , e per T 
arte che ebbero di raffinare i bei e 
buoni mangiari; il primo fi refe 
celebre fotto Siila e Pompeo ^ il 
fecondo (òtto Augu/ìo ; il terzo 
{ottoTrajano . Il fecondo, che fu- 
però gli altri due, îfii T inventore 
delle Torte , che avevano il fuo 
nome, ed il capo di un'Accademia, 
oflìa publies Seriola di ghiottone- 
ria . Dopo aver fatto delle fpefe 
prodigiofe per la fua bocca , cre- 
dette che duecento cinquanta mille 
lire, che gli recavano, non ba- 
cerebbero al fuo appetito , e fi 
avvelenò. Ha comporto un Tratta- 
to della maniera^ di aguzzare l'ap- 
petito: de gul£ ìrritamentìi . PH- 
nio lo chiama : Nepotiim omnium 
altijftmus gurges . Il terzo con- 
temporaneo di Trajano fi fcgnalò 
coir invenzione di un fecreto per 
confervare le oftriche nella loro 
frefchezza ,* e ne mandò all' Imp^- 
rator Trajano^ che era nel paefe 
dei Parti , lontano dal mare molte 
giornate. Si crede che quefio ter- 
zo Apicio fta. l'autore del Trattata 
de Obfoniis &* condimentis , fìve de 
arte coquinaria ^ di cui Lijìero ci 
diede'una buona edizione in Am- 
fterdam nel 1709. in 8., C ^^^i la 
fua Prefazione. ") Altri però lo at- 
tribuifcono al fecondo Apicio . 

APIONE , e non APPIONE , 
Grammatico, nativo di Oafi , Cit- 
tà dell'Egitto, fu allevato da D;- 
dimo fàtnoÇo grammatico d'Alef- 
fandria . Gli Aleifandrini lo no- 
mina'-odo Capo delT ambafciata , 
ch'eflì mitìóaTono ». Caligola l'an- 
no 40. di G. C. , per portar dalle 
querele contro gli Ebrei. Il depu- 
tato appoggiò molto le fue iftanze 
fui rifiuto, che facevano gli Ebrei 
di confacrar delle ftatue e delle im- 
magini a queft' Imperatore , e di 
giurare per il fuo nome . Compo- 
fe una Storia di Egitto feguita da 
un Trattato contro il popolo E- 
breo , nel quale impiega ogni for- 
ta di ragioni per batterio. Lo Sto- 
rico G/M/tf;,pe Eheo lo confutò con 
molta eloquenza. Tiberio chiama- 
va quello dotto Cimbalum Mundi: 
e meritava egli bene quello tito- 
lo o EiiApioneMn vero decUms- 



A P l«5 

tare, the attaccavafi foltanto alle 
minuzie, e che le fofteneva coti 
gran fracaffb, come le cofe pùi im- 
portanti . Apione e quello , eh» 
racconta il cafo dello fchiavo An- 
drocle, il quale fu nudrito per lo 
fpazio di 3. anni dal leone, che a- 
vea guarito da una paga, e da cui 
fa riconofciuto in prefenza di tutta 
Roma , elTendo Hato efpoîîo ad el- 
fer divorato dalle bv'ftie . Aulo 
Celilo lo ha tratto da Apione , che 
dice effere (lato teftimonio di villa . 
APOCAUCO , Greco , che da una 
fortuna al di fotto della mediocre 
s'innalzò alle prime dignità dell' 
impero a Coftantinopoli fotto gì* 
Imperatori Andronico , e Cantacu- 
zeno . Queft' uomo ofcuro comin- 
ciò dall' elTere fotte-agente nelle 
Finanze ; ma per la fua pieghevo. 
Iczza , e per la facilità e fommif- 
fione del fuo carattere, non meno 
che coi fuoi iMtrighi , arrivò a pren- 
dere egli fleffo in appalto alcune 
rendite dei l' Impero . Infinuandofi 
ogni giorno più nella buona gra- 
zia di Andronico ., fu fucceffivamen- 
teQjJeftore, Governator della Cor- 
te , e dell'Impero, ed infine Gran 
Duca, e tutto ciò che poteva effe- 
re un uomo dopo l' Imperatore . 
Il più fingolare fi è , che il Princi- 
pe che lo innalzava tanto , e ch^ fi 
ferviva di lui in quelli grandi im- 
pieghi, lungi dai farne Rima, non 
lo riguardava , ehe come un mife- 
rabile, ed un'aninw vile e fprege- 
vole . Apocauco abus© del fuo cre- 
dito ; e gli vennero imputate le ca- 
lamità publich;e in gran parte . Vo- 
lendo vendiçarfi de' fuoi nimici e- 
gli faceva fabbricare delle nuove 
prigioni. Alcuni carcerati, aliate- 
Uà de' quali era Raoul ^ fi foUevaro- 
no un giorno, che Apocauco anda- 
va a vifitar le fue fatture . Egli è 
tempo ^ gli diffe Raoul ^ che il Cie- 
lo voidichi i dâiiîti , che tu hai 
comrnejfo ^ e che prevenga quelli y 
che tu puoi commettere . Io vado a 
perire con re, a divenire il libe- 
ratore del T Impero '^ e in quel mo- 
mento gli fcaricò molti colpi , e 
fecondato dagli altri prigionieri lo- 
mite a morte 1' anno 1345- I' fi- 
gliuolo, gr'^i'ernatore di Telfaloni- 
ca , non eiibe una forte più felice 
di fuo padre ; poiché fu prefo iti 
una fediiione eccitata in Teff&loni- 
c«. 



lor, A P 

c», c i;<?tt«to ilaU'alfo delle mur» 
deUa Ctith « Aove un marinai» gli 
tagliò la tefta , che fu portata per 
tutte le nraie. Vi fu nel XI II. 
fecolo un altro ÀpocMuco lettera- 
to, al q'iale il celebre MeJico Gre- 
co Attuario dedicò i fuoi fei Libri 
del metodo per guarire le malat- 
tie , Hampati » Venezia lul 1554. 
fotto qu-flrt titolo ; Methodt ms- 
dtitiii libri ftx. 

APOLLINA, o APOLLONIA, 
Vergine, <- Mi'tire d' Alcfnindri.-i , 
gli furono llrappj-ti tutti i denti , 
e fi gettò da (e fteffa nel fut)co, 
che le era Hato preparato l'anno 
148. di G C. 

I. APOLLINARE {,Cajo Sul pi- 
tjo^ ,, celebre Grammatico di Car- 
tagine del fecolo IL, al quale ven- 
gono attribuiti i Verfi , che fervo- 
no d'argomento alle Cotnmidie di 
Ttrenzjo . Gli vengono attribuite 
ancora alcune altre opere . Ebbe 
p<>r fuccelTore nella fua profelTjnue 
Ptrtinace ^ che dipoi fu Impera- 
dore . 

a. APOLLINARE , il vecchio 
( Claudio ) , dotto Vofcovo di /e- 
rapali in Frigia, prefeiuò verfo il 
Ï70- a Marre' Aurelio un' eccellen- 
te Apologia in favore de' Criftia- 
ni . Ella univa due cofe che Han- 
no di raro infìeme , la verità, e 
l'eloquenza . Aveva fatto degli al- 
tri Trattati contro gli Eretici del 
filo tempo, che fono tutti perdu-^ 
li. Ç^l^edi I. MovTAMo). 

3. APOLLINARE // Giovane y 
figlio di Apollinare il Teccbio ^ o il 
Seniore. Fu Vefcovo di Laodicea iti 
Siria, ed ebbe dapprincipio l' Ami- 
cizia di S. Atanafio , e di X. Bafi- 
Ho ; ma le perdette pei fuoi errori 
fulla perfoiia diG.C, il quale fe- 
condo lui non aveva altra anima 
che la divinità. Servendoft dunque 
male Apollinare dei fuoi talenti e 
della fua fcirnza , ebbe molti di- 
fcepoli , e diede il nome alla fet- 
ta detta d»i»li ApoU inaridì ^ \ qua- 
li aggi i ' ' '■ 1 quelle 
del l< V'o l« 
anatetn 1 Alcf- 
findria r4uii«> 3^2« , « kiiiltf con- 
tro di lui . Apollinare è autore di 
moire opere in vprfo id in profa , 
facre e profune* Noi aubiamo M'I- 
ta Rilfliote€M de' Padri U fua In- 
êwftttêxf^nt dei' Salmi in veifì , 



A P 

nella quale vi fono de' fentìmcntt 
erronei fopra G. C- , che fu anche 
rtampata feparat.nmente a Parigi 
Kìrj. in 8. Viene Ad ciò attribtii- 
t.T anche la Tragedia di G. C. ap- 
pajftonato ^ che rrovafì nelle opere 
di S. Gregorio Naztanzfno . Mori 
circa il 380. Aveva egli compoflo 
le fue opere affine , cne i Crifliani 
pOtefTero tralafciar di far ufo degli 
Autori profani per impArare le Bel- 
le Lettere . ScritTe in verfi eroici , 
e ad imitazione di Omero la Sto- 
ria Santa fino x Saule divifa in 14. 
Libri , fecondo l'ordine dell'alfa- 
beto Greco . Prefe Menandro a 
modello delle fiie Commedie ^ Eu- 
ripide delle fue Tragedie^ e P/»- 
daro delle lue Odi ; ma egli era uit 
imitator troppo debole, per dovere 
abolir l' ufo di quelli originali . 
Apollinare uno de' primi uomini 
del fuo tempo pel fapere , e per l* 
erudizione, non era che nel fecon- 
do rango per l.i poefia . 

4. APOLLINARE CS.'), Difcc- 
polo di i". Pietro , fu primo Vefco- 
vo di Ravenna, e quello, che irt 
quella Città vi RàbWÌ la Cattolica 
Religione. 

APOLLINARE SIDONIO, f'e. 
di SIDONIO APOLLINARE. 

APOLLINE, o APOLLO, figlio 
di Giove e di Latoaat natq le util* 
lib'a di Delo . E^ fecondo i Mitt»- 
logifti l'inventore ed il Dio della 
Mufica , della Poefia, della M.di- 
cina, dell'arte d'indovinare, odi 
predire il futuro, il capo delle nuo- 
ve Mufe, ed il Padre della luce. 
La fua prima imprefa fu q-Jr^la di 
uccidere il ferpente Pi: i- 

veva per lungo tempo > 

Latona fua madre. Q.u » 

dopo quefta vittoria ebbe un ; : >- 
lo, che fj nominato £/Vr/.' . 
(^l^edi q'iefta parola^, il qu.c i'X 
fulminato Ak Giove . Apollo {unol\> 
uccifc I Ciclopi , i quali avevano 
fabbricato i folgori , che uccife- 
ro fuo figliuolo ; e perci<S fu di- 
fcacciato dal Oc! > fi ri- 

fugiò prefo Adro Teffa- 

iia , al di cui Û npiegò 

come paflor^- < ^^li armen* 

ti. Dal f*r. erto Princi- 

pe ;--' -' ') ic..'» .11 l^omedonte ^ 
e oon Nettuno a far de* 

in I a fabbricar le mura di 

T.oj^; lavoro, di cui i due Dei 
noa 



A P 

non furono pagati . Errò per qual- 
che rempo fulla terra cercando a 
confolarfi della Cua. difgrazia con 
delie donne amabiii ; e fu allora 
che arno Dafne , Clizia^ Coronide^ 
eCJifH^ne^ dalle quali non fu Tem- 
pre corri fpoitfì , (^Tedi r\uc(ìi no- 
mi). I/efiiio, e le dilgiazìe di 
j^/^oZ/o difarmarono finalmente la 
collera di Giove ; il quale gli refe 
la fua divin'ta co' privilegi , che 
vi fono anneffi . Fra i figliuoli di 
Jpollo di'iinguefi Rete ^ che fu il 
padre di Medea; P.ififae moglie di 
Minojfe ; Lino , che ebbe da Cal- 
liope, o da Ter pff cove ; Faetonte il 
più amato di tutti; Radia ec. Que- 
llo Dio ebbe diverfinomi. Fu chia- 
mato Azjcico dal promontorio d' 
Azio, in cui egli aveva un tem- 
pio . Claùo e Delfico da Claro e da 
Delfo, dove rendeva gli oracoli. 
Dafneo a caufa del fuo amore per 
Dafne . Delio , nome che ebbe da 
Delo luogo della fua nafcita . Pa- 
latino , perchè 1' Imperador Augu- 
fio gli f'^ce fabbricar un tempio lul 
monte Palatino . Febo da due pa- 
role greche , che fìsnificano luce e 
vita. P/t/o perchè uccife il ferpen- 
te Pitone. Si rapprefenta quefto 
Dio in più maniere fecondo i fuoi 
diverfi attributi ; ora fotto la for- 
ma di un giovanetto imberbe con 
una lira in mano, ed altri flru- 
monti di Mufica ai fuoi lati ; ora 
fopra il Parnafo in mezzo al coro 
delle nove Mufe con una corona 
di lauro fui capo . Si dipìnge an- 
cora guidante il carro del Sole ti- 
rato da quattro cavalli bianchi ; ed 
in fine con un lurcaCo dietro le 
fpalle , e con un arco e delle frec- 
çie in mano . I pagani credevano, 
che quefto Dio rendelTe degli Ora- 
coli , e però gli furono innalzati 
magnifici tempj in Delo , in Cla- 
ros , in Tenedo , in Delfo , ed al- 
trove , dove andavano a conful- 
tarlo . 

APOLLO C^Oï Ebreo origina- 
rio d' AlefTandria , pofTedeva il ta- 
lento dell'eloquenza . Effendo ar- 
rivato ad Efefo in tempo dell' af- 
fenza di J". Paolo egli parlò ardi- 
tamente nella Sinagoga, e moftrò 
che Gesù era il Crijlo . Aquila e 
Priscilla avendolo udito lo tiraro- 
no in cafa loro , e fi crede che al- 
lora egli riceveffe il battcfimo i' 



anno 54. di G. C. Qualdio tempo 
appreso effondo andato a Corinto 
ivi fece tiolto frutto , e convinfe 
gli Ebrei colle Scritture. Ma l'at- 
tacco, che i fuoi Difcepoli aveva- 
no per lui causò quafi uno foifma; 
dicendo alcuni : ìo fono di Paolo ^ 
altri : io fono rf' Apollo ; ed altri : 
io fono di Cefa . Frattanto queft» 
divifione non impedì che Paolo ed 
Apollo non foìTero uniti in uno 
fteifo fpirito co' legami della ca- 
rità . 

APOLLO , ^edi HORUS A- 
POLLO . 

I. APOLLODORO, di Atene, 
celebre Grammatico , difcepolo di 
Arijlavco , fiorì verfo il I04. sven- 
ti G. C. Noi abbiamo foUmente 
di lui tre Libri delU fua BibltO' 
teca publicati per la prima volta a 
Roma nel 1555 in 8. , e dor»o a 
Saumur dal le Fevre nel l66l> in 
12. in greco, ed in latino. In af- 
fa fi trovano delle cofa curiofe . 
Pajferat ne ha dato una Traduz'o^ 
ne Francefe 160^. in 8. , che è di- 
venuta vecchia . La tua opera full* 
origine degli Dei, che era in 17, 
libri , è to tnl ment e perduta . Mol- 
ti lettorati credono, che fia la ftef- 
fa opera della fua Biblioteca . Gli 
antichi citano alcune altre opere 
di quefto fcrittore . 

a. APOLLODORO , Ateniefe, 
Pittore celebre, fu il primo che 
abbellì delle grazie del colorito le 
diverfe parti del corpo umano , e 
che dipinfe la natura con tutti i 
fuoi vezzi . Zeufi fuo allievo lo 
ecclifsò avendo portato la pittura al 
più alto fogno di perfezione . Vi^. 
veva circa 408. anni avanti G. C» 

3. APOLLODORO, di Dama- 
fco , celebre Architetto fotto Tra- 
iano ^ ed Adriano, ebbe la direzio- 
ne del Ponte di pietra, che Tr^^^ 
no fece coftruireful Danubio l'anno 
102. di G. C. Sotto la di lui dire- 
zione parimente fu fatta in Roma la 
gran Piazza Trajana, in mezzo alla 
quale s'innalzò la colonna cesi fa- 
mofa, che portavamo fteffb nome, 
e che ancora efifte . TriJ/jJwa lo im- 
piegò in altre opere confiderabili • 
Un giorno, che Trajano fi tratte- 
neva con Apdlodoro fopra alcune 
fabbriche, Adriano ch'era prcfen- 
te voile dirne il fuo fentimento ; 
nu Apuli odoro ; Andai s , gli diffe , 



è iitpingtrt tt voflrt cipolle^ pe- 
vere di pittura , che f«c«v« .lUor» 
uni dctle occupazioni di Jteiriano. 
jtpollodoro ^ p(KO civile « quel che 
lembra , e poco politico, ebbe an- 
cora r imprudenza di criticare il 
tempio di ytnert ^ ch'era una del- 
le opere di Adriano . Gli fcriffe un 
forno fu quefto proDofito così: */ 
difcgno non è abbapanz,a fctoho i 
éi tempio è troppo bjjjo. e le Jla- 
tu* (ielle Dee fedute fono troppo 
grandi ; fé voleffero alzjtrfi per uf- 
eire dalla loro nicchia^ non po- 
trtbbtro farlo . QueRi motteggi co- 
flarono la vita ali* eccellente Ar- 
chitetto» poiché Adriano pianto 
all'Impero folto alcuni fai fi pre- 
torti lo fece uccidere verfo l' anno 
330. di G. C. 

APOLLOFANE, Medico di An- 
tioco il Grande , era affai valorofo 
«ella fua piofelTione; ma divenne 
ancora più celebre pel fervigio im- 
portante, che refe ai fu3 padrone. 
Ermi a primo Miniftro di quel 
Principe efercitava concuffinni , e 
violenze inaudite 1 fenza che alcu- 
no ofaffe portarne querele alla Cor- 
to , tanto fi era refo terribile. A- 
pollofane amò in guifa il ben pu- 
blico , che per procurarlo , non du- 
bitò di porre in azzardo la fua for- 
tuna . Scopri al Ke il difguRo ge- 
nerale del Regno -, ed infognò ai 
Medici V ufo che devono fare del 
libero accefTo , che hanno preflb i 
Principi. Fioriva circa l'anno aio. 
•vanti G. C. 
APOLLONIA, Terf/APOLL INA. 
APqLLONlADE, nata a Cizi- 
co , fpnsò Aitalo /.Re di Perga- 
mo . Quantunque foCTe di una fa- 
iniglia ofcura , cffa fu coronata Re- 
l^ina , e conferve tutte le premi* 
nenze della fovranità. La fu* ani- 
rì.i elevata» ed incapace d'artifi- 
zio t la fua virtù fola, la fua bou> 
tà 1 e la fua modcHia gli euada- 
gnarono il cuore del fuo fpofo . 
Allorché Io perdette l' ann*! 198. 
«v-ìuii G. C- , Apolloniade fi «.on- 
folò , vodondolit nvivrrc in quattro 
f.Mui..li . thi- f'x aveva educati , e 
1 1 . Qutfla Princi- 

lovente pli Dei, 






za di veder la concordia così foli-- 
dameiite fondata tra i fuoi figlino- 
li , mentre i tre piti giovani efer- 
citavano l' uffizio , e le funzioni di 
guardie del corpo preflb il loro pri- 
mogenito . 

APOLLONIDE, Medico dell'I- 
foladiCoo» viffe lungo tempo co»i 
onore alla Corte di Artaferje h 
Innamoratofi poi di Amiti , forellA 
di quel Principe, la perfuafe, che 
non potrebbe guarire da alcune in- 
difpofizioni, delle quali ella fi que- 
relava, fé non col feguire la fua 
inclinazione all'amore, e fu egli 
uno de' fuoi amanti . Vedete qua- 
li furono le confeguenze di quefto 
commercio all'Articolo Amiti fi- 
glia di Serfe. 

I. APOLLONIO, di Perge 19 
Pamfilia , corapofe molti Trattati 
fopra le Matematiche . Noi tioa 
ne abbiamo più che gli otto libri 
delle Sezioni coniche ^ di cui fu il 
primo a dar la teoria , opera tra- 
dotta e commentata molte volte 
dai moderni» ai quali quert' anti- 
co ha fomminiltrato molti lumi . 
C l''edi EChflle.vsis , Mauroli- 
co). La miglior edizione di que- 
flo libro è quella di Oxford nel 
17ÌO. in fol. I dotti non ebbero 
dapprincipio che i quattro primi 
libri di quell'opera fino al 1^58. 
e fu in quell'anno, che Ciam Al- 
fonfo Barelli trovò nella Bibliote- 
ca dei Medici li 4. ultimi , e B«- 
few publicolli tutti uniti a Lon- 
dra \67%. in fol. Roberto Simpfon 
ne ha publicato una nuova edizio- 
ne. Apollonio fioriva fotto il re- 
gno di Tolomeo Evergete Re d'E- 
gitto l'anno 1^4. avanti G. C- 

a. A"'" t ^.y>o 4' *--f^.indria, 
ioprai s fcrit- 

to : I- . UT ione ^ 

che fi itu^jiiu in Greco nella Gram- 
matica di Teodoro y à' Aldo y 1595. 
in fol. , r fcparatamente Francfort 
1590. in 4. a. UiJìotìm commenti- 
t'Jtt precolart'nn pnSl'cate daC/o- 
vanni Mti. ' Mao. in 4. 

j. APOI • . Rodi, ori- 

P'""'" '• ' -, ma fopran- 

I Radiano , perchè infe- 

p t>:mpo a Rodi , vive- 

va ;u ,i WÌc^Ct ic n! Ionio 

d-. r^'ge . Era «• Calli- 

*■'■■ <* r»cce(Ti..v ... L>.r. l'arte 

la cbilU Bibliot 



A P 
AlefTandria . Siccome egli fi dilet- 
tava di far dei verfi , i poeti non 
io Ufciarono in pace. Andò a Ro- 
di a cercare una vita tranquilla , 
che non trovava nella fua patria , 
ed ivi finì i fuoi giorni . Il fuo 
Poema Julia fpedizjone degli Ar- 
gonauti , noti è al di fopra del me- 
diocre ; bensì ne fonç llimati gii 
Scoij. Ne abbiamo un'edizione di 
Leida in 8- 1641. Ve ne fono due 
altre, che fono ricercate; quella di 
Fiorenza , che è la prima di queft' 
opera comparve nel i^<)6. in *• -, e 
1' edizione di Venezia con de' Com- 
mentar) greci del 1511. non è co- 
mune . 

4. APOLLONIO, Tianeo, cioè, 
diTiane, borgo di Cappadocia, nac- 
que pochi anni avanti G. C. , al 
quale i pagani ofarono opporlo » 
Gli fiorici lodano il fuo fpiriio , 
la fua memoria , la fua fifonomia, 
la fua figura, e in fine la fua elo- 
quenza . Coltivò quelli talenti con 
fucceflb . La filolofia di Pitagora 
lo incantò , e ne fece profefflone 
in tutta la fua vita . Non fi nu- 
triva che di legumi, fi afteneva dal 
vino, e dalle donne, dava i fuoi 
beni ai poveri , viveva fra le mura 
di un Tempio , era pronio a cal- 
mare le fedizìoni , e le inimicìzie 
particolari, ed inftruiva gii uomi- 
ni con dolcezza, temperata da qual- 
che forza . Apollonio vivendo in 
quella maniera , e parlando da o- 
racolo, dovette far impreffione fui 
volgo fempre fedotto dall'apparen- 
ze . Ognuno lo feguitava , gli ar- 
tigiani abbandonavano i lor me- 
flieri per vederlo, le Città gli man- 
davano dei deputati , gli oracoli 
cantavano le di lui lodi, apparen- 
temente perchè egli a vicenda fa- 
cefle rifuonare le loro . Q^iieft'im- 
poftore fi fece dei difcepoli per tut- 
to; conversò coi Bracmani dell' 
Indie, e co' Maghi di Perfia , e 
Co' Gimnofofifti di Egitto , e vi fi 
fece ammirare . Un tale nominato 
T^àmii , che lo accompagnava fem- 
pre , tenne un conto efatto di tut- 
te le di lui azioni , e delle fue pa- 
role . Sulle relazioni poi di quello 
compagno delle furberie di Apol- 
forno dugento anni dopo File/ira- 
to fcnffe la Tua, o per meglio di- 
re i-I Romanzo di quello celebre 
impoftore ., U quale fi trova nelle 



,A P T09 

opere di queft ultimo unitamente 
ad alcune lettere , che egli atiribui- 
fce al fuo eroe. A Nìnive, ad E- 
fw'fo , a Smirne , ad Atene , a Co- 
rinto, e in altre Città della Gre- 
cia Apollonio comparve un Predi- 
catore del genere umano, condan. 
nsndo gli fpettacoli , vifitando i 
Tempi Î correggendo i coftumi , è 
perfuadendo la riforma di tutti gli 
abufi . In Roma dove era venuto 
per veder da vicino , diceva egli , 
qual fona di animale ft\ffe un Ti' 
ranno t parlò con molta forza con- 
tro i bagni . Volle ben torto far 
dei miracoli in quel gran Toatro 
del mondo. Avendo incontrato i 
funerali d'una giovanetta di fami- 
glia Confolare , fi avvicinò al tet- 
to , fui quale er* portata , e dilTe 
alcune parole fotio voce ,* ecco che 
la donzella, che credeva!] morta « 
fi rifveglia, parla a tutti , e ritor- 
na alla cafa di fuo padre . I fuot 
genitori gli offrirono una groffa 
lemma, ma l' operator dei prodigi 
rifpofe, che la donava in aumento 
di dote alla rifufcitata . V ebbe 
una ecclifle del fole accompagnati 
da tuoni . Apollonio alzò gli occhi 
al cielo , e diffe d' un tuon profe- 
tico : qualche cofa di grande acca- 
dere ^ e non accadere. Tre giorni 
dopo cfldde il fulmine fulla tavoU 
di Nerone, e fece cader la coppa 
ch'egli flava per approffimare ai 
fuoi labbri . Il popolo no« trala- 
fciò di dire e di credere , che A- 
poHorìio aveva voluto intendere > 
che poco avrebbe mancato che 1' 
Imperatore non foffe uccifo dal 
colpo. Quello era voler f;ue un 
Commentario alfurdo fopra paro- 
le ridicole . Ma egli è così , che 
il volgo ha fempre fpiegato gli o- 
racoli. C Imperator Fefpajiano ^ 
che non avrebbe dovuto penfare 
come il popolo, riguardava nondi- 
meno r impoftore Apollonia come 
un uomo divino, e gli domandava 
dei configli . Glieli dava Apollonio 
con tutta la liberiàche poteva per- 
mettergli la fua riputazione, la 
fua filofofia , ed il belliffìmo dono 
di leggere nell' avvenire . Effb ave* 
già fatto ufo di quella libertà ia 
altre corti • Nerone avendo un gior- 
no cantato in pienoteatro ne'giuo- 
chi pubi ici , Tigellino dimandò ad 
'Jpofloniê alò che penftva di Nér</- 



no A P 

ne ? h fie penfo affai più onore' 
volntente di Vjì ^ rifpofe; voi io 
eredcte depno di cantare ^ ed io di 
tacere. IÌ' Re di Pabtioni* gli di- 
mandava un mezzo per regnare con 
Sicurezza: Apollonio gli rifpofe : 
ylbbiate molti amici., e pocht con- 
fidenti . Apollonio fu acciifno di 
«nssia fotro Domiz.i-i>''0 . Quefto 
Principe ordinò, eh» gli ì\ tafiliaf- 
•fero i capelli e Ja barba : io non 
afpettava , diffe Apollonio riden- 
do , che i mici capelli , e i peli 
della ntia i^.^rbj doveffero correre 
^ujtche pericolo in quejìo affare . 
J.' Imperadore fdcRnato di quefto 
motfegfi'o comandò che gli folTero 
irieffi i ftTFÌ a' piedi e alle mani , 
e cJie folfe condotto in prigione : 
St fono un Mago , aggi linfe Apol- 
lonio., come potrete voi incatenar^ 
mi} Una fpia dell' Imperadore cf- 
fendo andata a trovarlo nella pri- 
gione, e fingendo dì compiangere 
la fiia forte gli dimandò come le 
fue gambe potcffero fopportare le 
psfto'ie , che le ferravano? io non 
fo niente., rifpofe Apollonio y per- 
chè il mio jpirito è in altro luo- 
go . Avendo foftenuto quella per- 
jecuzìone con molto coraggio mo- 
rì qualche tempo apprcflo verfo la 
fine del primo fecolo . S'innalza- 
rono ft.uue, e fi relero onori qusfì 
divini a quell'uomo, che fareb- 
be reftato eternamente tiell'ofcuri- 
tà , fé non gli folfe faltato in capo di 
rapprefentare il Profeta. Il Signor 
Dupin nella fu» ftorta d^ Apollonio 
TianeOì piovA i. che la lloria d' 
/tpollonio manca di tcQimonj de- 
gni di fede, 2. che Filoftrato non 
ha fatto che un Romanzo, ?. che 
i miracoli attribuiti ad Apollonio ^ 
hanno caratteri manifrni di falfità, 
e che non ve n' ha pur uno , che 
non fi }K>(r« attribuire alla deftrez- 
za , li cafu , ed «Ila fupcrchieria ; 
4. fìn.ilmcnte, che U dottrina di 
quefto filofofo è contraria alla ret- 
ta ragione. Tutte qucRe cofc uni- 
re infiemc devono confondere gì' 
increduli ignoranti , i quali, come 
Jeroelty ofano di paragonare le im* 
pofturf di Apollonio coi miracoli 
A' f* r* 

r.'\p'ci TONIO Jn^^, nacque 

>a, o viflr nella fcuola 

i. , fi è fatto cooofccrc ver- 

lu .a Nn. delia RrpuUiuKomaaii 



A P 

o fotto i primi Imperadori col fuo 
Lexicon gracum llùtdis <ùr0dijjga^ 
di cui il Signor di l^illoifon ha 
dato la prima ediziofif colla tra- 
duzione latina, Parigi 1773. 1. Voi. 
in 4' opera molto utile per T io- 
te4ligenza di Omero, e che ha mol- 
to rapporto coti quella di Hefi- 
chio . 

6. APOLLONIO, filofofo ftoico 
nativo di Calcide, venne a Roma 
ad iftanza di Antonino., per elìer 
precettore di Marco Aurelio figlio 
adottivo di quel Principe. Dacché 
l'Imperatore feppe , eh era arriva- 
to, gli m.Tn><ò a dire che lo atten- 
deva con impazienza. Apollonio 
che univa alla rozzezza d'un pe- 
dante l'orgoglio d'un fofifta , gli 
fece rifponJerc : che toccava al di- 
fcepolo venire a trov.tr il m lejtro , 
e non al mneftrodi prevenire ti di- 
fcepolo . Antonino altrettanto dol- 
ce , quanto lo floico era brutale , 
forridendo diffe : tJTere cofa Jìrana 
che Apollonio giunto a Roma tra- 
vaffe la Jlrada dal fuo alloggio al 
p.alaiizo piti lunga di quella ds 
Cai e: de a Roma ; e fui punto ftef- 
i'o quel Principe veramente filofo- 
fo mandò Mùrc^ Aurelio al rufti- 
co , che ne ufurpava il nome. 

7. APOLLONIO COLI AZIO 
(^Pietro') y Sacerdote Novareff nel 
XV. fecolo ha comporto un Poema 
dell' affedio di Gerufalemme di Ve- 
Jpafiano y e Tito ^ in 4. libri, Mi- 
lano 1481. in 4. del Combattimen- 
to di David con Goliath y e di al- 
cune altre Opere di potfijy ibiì. 
1691. in 8., che più non fi leggo- 
no, perchè ve ne fono di miglio- 
ri . EflTo framniifchia in quefti poe- 
mi il nome del vero Dio con quel- 
lo delle Divinità profane. M. Du- 
pin io riguarda, come uno de* mi- 
gliori Poeti Crilt ani , ma altri noa 
pcnfano CRualmente. 

APONIO, Autore ecclefiaftico 
del VII. fecola, di cui abbiamo 
un Commentario (limato fopra la 
Cantica de'Cantici, ftampxto a Fri- 
burg r anno 1538. e nella Riblio- 
ttCM de' Padri ; egli è una contino- 
va allrgorìa dolio nozze di G. C e 
della Chifla . I Commentatori che 
fono venuti tU>i>o di lui ne haano 
profittalo molto . 

APONOCP/Wrtfd'). r*rf/ ABA- 
NO. 

APO- 



A P 
AP0?;T0LICI , redi DULCI- 
NO e SEGARELO . 

APOSTOLI . Si rapprefentano 
ordinariamente co' loro (imbuii, o 
i lore attributi fpecifici , e quefti 
in ciafcun di loro ad eccezione di 
S. Giovanni e di S.Giacomo mag- 
giore fono il fegno della loro di- 
gnità j o r iftrumento del loro 
> martirio . Così S. Pietro hâ Je 
chiavi in fegno della fua primatiai 
S. Paolo una fpada ; S. Andrea 
una croce ; S. Giacomo il minore 
un baftone da follone j S. Giovan- 
ni una tazza, da dove fugge via 
un ferpente alato ; S. Bartolommeo 
un coltello ; S. Filippo un lungo 
bilione, che termina in croce ^ S, 
Tommifo una lancia- S. Matteo 
un* azzai S. Giacomo il Maggiora 
un bordon da pellegrino, ed una 
zucca; S. Simone una fega,- e S. 
Uiuda una mazza . 

1. APPIANO , AleJJandrino^ bo- 
rico Greco, nacque in Ale'Tr.ndri* 
da una famiglia dftinta. Fioriva 
fotto Trajano ^ Adriano , ed Anto- 
nino Pio ^ verfo l'annoii^. di G. 
C. ; difefe le caufe per qualche tem- 
po in Roma; poi ebb? l' inteaden- 
la del regfo patrimonio dogi' Im- 
pe'radori . Fu anche Governatore 
d' una Provincia . Abbiamo di lui 
una Storia Romana^ comporta non 
già di fegaito , ed anno peranno, 
come quella di T. Livio , ma di- 
llinta per Provincie e per Nazioni , 
ordinando cronologicamente ciò che 
rifguarda nazione per nazione . 
Quell'opera ftiniata era in 24. li- 
bri , cominciando dalla rovina di 
Troia, e venendo fino all'impero 
di Trajano . Non ci rimane che 
una parte, la quale riguarda le 
guerre d'Africa , di Siria , de' Par- 
ti 1 quella contro Mitridate^ con- 
tro gii Spagnuoli , di Annibale , de' 
frammenti di quelle dell' Illirio , 
cinque libri delle guerre civili , un 
frammento delle Celtiche, o Galli- 
che , ed alcuni frammenti di mol- 
te altre , che furono raccolti dal 
Sig. di Valois. La edizione mi- 
gliore di quefta Storia è quella 
di Amfterdam in i.VoI. in8. I670. 
data da Tollio , La prima verfione 
htina fu ftampata a Venezia uel 
1471- in fol. ed è rara . C ^edi Qvis- 
TO Curzio). E^ flato tradotto in 
Italiano da molti. La migliore di 



A P III 

tutte le traduzioni dell» i. parte di 
queftortorico è quella S* Alejfandro 
^v.7f e/ Fi trentino, riveduta, e cor- 
retta da Lodovico Dolce , in Venezia 
per il Giolito 1559. 3- Voi. in 11. 
Il 3. Voi. però della Guerra Illiri- 
ca , Spagntiola , e d^ Annibale , è 
traduzione del Dolce , il qual» dice 
che non erano mai fisti veduti pri- 
ma i tre libri , che vi fi contengono , 
e che furono ritrovati dal Rofario , 
che gli tradulTe in latino. Ei però 
non fu il primo , che diede fuori U 
Guerra di Spagna^ mentre fi tro- 
va ancora nell'edizione dì Aldo 
1543. in Venezia, ove anche il 
Guerra nel 1567. e il Giolito 1554. 
ne publicarcno un'altra traduzit- 
ne, 2. Voi. in 8. 

1. APPIANO CG/'7forwo), Prin- 
cipe di Piombino , nipote di Mar- 
tino r. vifTe nel XV. fecolo . E^\i 
non potendo ottener figliuoli dal- 
la moglie, conobbe una donzella, 
che egli amava, la quale non gua- 
ri apprelTo s'incinfe. Nel tempo 
del parto mandò a chiamare i Fio- 
rentini » e i Sanefi per affiftere al 
battefimo ; ma giunti i Deputati 
di quelli popoli , la donzella par- 
torì un bambino nero come un mo- 
ro; quello accidente recò loro del- 
lo flupore , e afflilTa eftreraamente 
il Principe . Si credette pofcia che 
un moro della Corte foffe flato il 
padre del fanciullo , e la fuga di 
quello feguita poco dopo aumen- 
tò il fofpetto . Così lo flato di 
Piombino pkiso nella famiglia de- 
gli Orfini , con cui il Principe a- 
vea maritata una fua figliuola. Ma 
nel 1634. Ferdinando lì. per eiTer 
eflinta la famiglia Appiana, come 
Feudo Imperiale lo vendè a Nic- 
colò LuKÌovifto Duca di Fiano ; e 
per mezzo di una femmina pafsò 
nel 1707. nella Famiglia jBaowccw- 
pagni de' Duchi di Sora . 

APPIO CLAUDIO, rediCLMi- 
DIO II. 

APPIONE, vedi APIONE. 

APRIANI QPaolo^^ fedi A- 
BRIANl . 

APRI ES, Re d'Egitto, Io ftef- 
fo, che Faraone Ofra in Geremia ^ 
ei Ezecbiello-^ fuccedctte a fuo pa- 
dre Pfatnmide l'anno 594. avanti G. 
C. Prefe Sidone , s'impadronì dell' 
Ifola di Cipro, e ritornò carico di 
fpogliei "^* effendo flato di poi 
bai- 



m A P 

battuto da* Ciranct i jfihéfi fti «• 
ietto in fu« vece, e lo fece fìran- 
colarç vcrfo il 569. avanti G. C 
EgU era tanto fupcrbo , che nel 
tempo dell» fua profperità vant.a- 
vâfi di nnn p '^'^^<i *fT"cre detronir- 
jato = > folo. 

AP ^), Oratore Utt- 

no, i-iAc izione , andò a Ro- 
ma, dove tee? ammirare il fuo ge- 
nio e la fua cloqueota . Fu fiic- 
cc.ri.amt'nte Queflore , Senatore, 

I : ^ino^ e Prerore . Gli fi attri- 
bu.:ce il Dialogo degli Or itoti , 
ovvero dilla corruz.ione dell' elo- 
«ttenz.^ ì attribuiti altre volte a 
j'acito o a Qjjintiliano , e melTo 
Alla fine dell.' opere loro. Mari 
verfo l'anno 85. di G. C. 

APROSIO C^'^Seitco^^ dotto 
Teligiofo Agoftiniano nacque in Ven- 
timiglia li 19- Ottobre 1607., V 
« di lui un Catalogo ragionato di 
una infipne Biblioteca, (otto il ti- 
tolo di Bibliotheca Aproftana y che 
fu ftampata in Bologna lórj- da 
ManoleJJi in 12. che fu poi tradotta 
in latino, Amburgo 1734. Quefto 
Religiofo difefe vivamente lotTo 
«orni fupporti l' Adone del Cav. 
Marini , e publicò diverfi ferirti 
fopra quefto poema licenxiofo . Il 
più conofciuto è la Sferica poetica 
di Saprieio Sapriei , Venezia 1*43. 
in 1». Non ofanilo di fcrivere fol- 
to il fuo vero nome in difefa di 
un poeta ofceno, era avvezzo» 
mutarli il nome, e a publicare 
fotto il nome mutato molte ope- 
re . I nomi da lui prefi furono or» 
di Mìfotto Galijìoni ^ ora di Car- 
lo Galtjìoni , Anagramma di Tom- 
mafo-t t Carlo Stigliani ^ contro 
i qu»ti fcrifle il l^agUo Crìtico y e 

II Buratto: ora di Scipio Glarea- 
tto , ora di Old auro Sdoppio , fot- 
to i quali nomi fcriffe per lo piìi 
in dift'la del poemt del Cavalier 
Marini . A quello oggetto anche 
«Ile fue apologie egli diede un ti- 
tolo bizrarro; Lo/itcctOy il canoe- 
thiale rotto y V Eleboro &c. nelle 
quali non vi regna molto la po- 
litezza. Aprofio mori nel i6Ì8(. 
tnembro di divcrfe Accademie dell' 
Italia, e dopo di aver formato v- 
iifl bfMilfima N^S'ioreca nel Con- 
vivilo dc^;. ^<!\\^ (uà 
juri.x , e » r le ca- 
rahc d(l Ìmw v^. .... . i..;a ftvev» 



A P 
viâggîato per le Citt'a princip«n d* 
Italia da Ventimiglia fino a Na- 
poli per uairfi in amicizia colla 
maggior parte de' letterati . I fuoi 
viaggi e le fue corrifpondenze gli 
avevano dato il mezzo di inlhuirfi 
della ftoria letterarta del fuo tem- 
po . 

APSEO, fu autore della ribellio- 
ne dei Palmireni, eh? fotto l'Im- 
pero di Aureliano elc(ri.'ro per Im- 
peratore , al rifiuto che ne hcc loro 
Marcellino y Governator dell'O- 
riente , un certo Achilleo , C •* ^'^- 
tioco fecondo altri ) parente delia 
Regina Zenobia . Aureliano ven- 
ne immantinente a Palmira, prcfe 
quefta Città, la diftrutTL- dai fon- 
damenti, e fece tutto pacare a fil 
di fpada, eccetto il pretefo Impe- 
ratore, che falvò per difprerzo T 
anno di G. C. i73- 

APSINE, fofilta di Atene, è 
autore di un'opera intitolata: PrS" 
cepta de Atte Khetorica , inferito 
nei Rhetorer Gtaci di Aldo ; *m». 
come fé ne trovano almeno 3. del- 
lo fteffo nome, e della fteTaprofef- 
lìtine, che vivevano nel III. e IV. 
fc'colo , non fi fa del 3. a chi »p- 
partenqa quello libro. 

APULEJO iLucio^y celebre fi- 
lofofd Platonico, nacque a Ma- 
dauro in Africa da una rag^juarde- 
vole famiglia , e fece i (uo> ttudj 
» Cartagine, in Atene, e a Ro- 
ma. Viveva nel li. fecolo dell' E- 
raCrilliana fotto Antonino .^ e Mar- 
co Aurelio . SpeA' ^usfi tutti i fuoi 
beni in f^r ' t fa- 

re la fua . ire 

la fua filo! .; _ _ .. mo 

lungo cammino eiercitò l'arte o- 
ratoria in Roma per gna.lagnarfi il 
pane. Sposò q 1 , .cca ve- 

dova chiamata y ' e fu ac- 

cufato dai di 1 di aver 

fatto morir Pon~ - di que- 

lla dama , e d\ :o di al- 

lettamenti magic: p<rr r.irf» amare 
dalla medcfìma; ma fi difefe avan- 
ti il Proconfole ó" A f rie* Claudio 
Majftmo con una Apologia che ci 
rimane ancora , e che S. Age^iitia 
chiama un difcorfo eloquente e fio- 
rito . Gl'imbecilli perfifterono non- 
dimeno a credere eh' egli aveRe il 
dono dei miracoli , ed alcuni furo- 
no cos? arditi , che ofarono di op- 
porli a quelli di G. C. Il tempo 
ha 



A P 

ta rîfparmisto poche opere d' A- 
pulejo; quantunque ne avelTe com- 
pose moite in verfî ed in profa . 
La più co^ofciu^a di quelle che ci 
rimangono , è la fua Mctamorfofi , 
ovvero V /](ino ci'' Os-o in undici 
libri . Questa è una finzione alle- 
gorica piena di lezioni di morale , 
nafcofte ("otto fcherzi ingegiiofi ; vi 
ÏÎ rimarca Ipeciaimente 1' epifodio 
commovente degli amori di P/ï- 
che y e Cupido^ imitato e fvilup- 
pato da tfi Fontaine nel fuo Ro- 
manzo , che porta quefto titolo. 
Alfe lue produzioni verfano iopra 
la filofofia Platonica, che l'autore 
aveva abbracciata . jìpulejo era d' 
una figura graziofa , letterato, ed 
uomo di fpirito . Frattanto fu of- 
fervato, che con tutte quefte qua- 
lità , e l'arte magica, che gli fi 
fupponeva , non potè mai perveni- 
re ad alcuna magiftratura . Ciò 
non fu per indifferenza filofofica ; 
perche fi faceva un onore di aver 
un impiego di Sacerdote , che gli 
<iava ia fopraintendenza de' giuo- 
chi publici , e difputò vivamente 
contro quelli che fi opponevano 
all' erezione di una ftatua, di cui 
gli abitanti d' Oea volevano ono- 
rarlo . Frattanto egli diceva , che 
avrebbe comperato a prezzo di tut- 
to il fuo patrimonio il difprezzo 
di quefto patrimonio: difpofizione 
,<li fpirito più preziofa degli av- 
vantaggi delia fortuna. Il fuo cuo- 
re era generofo ; follevò gì' indi- 
<genti; foccorfe i fuoi amici j fu 
-grato alle cure de' fuoi maeftri ; 
^otò le loro figliuole j e la fua li- 
beralità fu caufa in parte della in- 
digenza , alia quale fu ridotto per 
qualche tempo . Le fue opere fu- 
rono flampate aGoudei^SO. in 8. , 
ma la miglior edizione è quella ad 
jufum Delphini 1688. 3. Voi. in 4. 
Le edizioni à^ìV /Ifino d'oro ia 
fraiicefe del 1613., lójl., e 1648. 
in 8. fono ricercate a cawfa del- 
le figure . Fu tradotto dal Con- 
te Matteo Maria Bojardo -, i n Ve- 
nezia per Niccolò d'' Arijlotile nel 
1518. in g. e da Angelo tivenz^io- 
l» pel Giolito in Venezia 15Ó7. ia 
8. Quefla traduzione è la migliore 
e rara, ficcome anche la prima e- 
xlizion dell'originale, Ronaa 1469. 
in fol. I Francefi hanno una tradu- 
;tione francefe affai buona di queft' 
Tomo Ih 



A Q 115 

oper* fatta da I. dt S. M.mrn in 
3. Voi. in 12. Ql^edi n. a. Mer- 
cier^. 

AQ_UAPENDENTE, l^edJ 5. FA. 
BRICIO C^Girolamo'). 

AQUARIO iMattia^, nacque 
vicino a Salerno, fu Maeftro di S. 
Teologia Domenicano , vilTe nel 
fecoloXVI. e fcrifTe tra l'altre un 
! rattaKì col titolo Formalitates 
iuxta doiìrinam Angelici Dciforis 
£). Thorme Aquinatis . 

I. AQUAVIVA, famiglia nobile, 
e antichilfitia del Regno di Napoli , 
forfè del Villaggio Aquaviva nella 
Provincia di Bari , fi ritrova fia 
dal 1195. aver po{reduto molti Feu- 
di , non folo nell' Abruzzo, ma al- 
tresì nella Marca d' Ancona ; ed 
ebbe in ogni fecolo uomini famofì 
non me* nelle lettere, che nelL' 
armi . Nel 118?. fiorì Roberto : E- 
ruditione clarui , come fcrive l' 
Abbate Gio. Paolo Tarfia nella fto- 
ria di Converfauo, e lafciò tra 1* 
altre opere : De difciplina Regum 
l. 6. de calamitate Italia ; traSìatus 
de fato & fortuna /. i. ; de confue- 
tudine ; de abufibus rerum mundi 
l. 3. Belifario Aquaviva Duca di 
Nardo, uomo di molto fapere, fio- 
rì nel XVL fecolo , e publicò in 
Napoli nel 1519. alcuni picciolt 
trattati : de principum liberis edu- 
candis ; de venatione • de aucupio * 
de re militari : dejingularibus cer- 
taminibus ; che. furono pofcia Ham- 
pati in Bafiiea nel IS78. Fiorirono 
nelle lettere quafi nello fteifo tempo 
deHa medefima nobile famiglia due 
altri valentuomini: AndreaMatteo 
Aquaviva , Duca d' Atri , e di Te- 
ramo, e Claudio fuo figliuolo; de* 
quali or or fi dirà. Di più vi fu 
anche una donna celebre inPoefia, 
la quale fi fu Dorotea Aquaviva , 
che publicò le fue Rime . E nel 
fecolo XVI r. fiorirono Tommafo 
Aquaviva dell'Ordine de' Predica- 
tori , Maeftro , ed Efaminator de' 
Vefcovi , Provinciale di Napoli. 

2. AQUAVIVA (Ottavio ) , figlio 
di Gio, Geronimo Aquaviva , Duca 
d' Atri, che per il fuo univerfal fap- 
pere Si/io K lo fece Referendario 
dell'una e dell'altra Segnatura, e 
Vicelegato del Patrimonio della S- 
Sede. Gregorio XW. creollo Cardi- 
nale nel 1591. e fi trovò prefent* 
ali' elezione d' Innocenxfi }X» di 
H Pao' 



Tf4 A Q 

P»9lo ^. e à'\ Clcmtfttt HTÎ. , fotto 
di cui fu LeR«io dell» Campagna 
di Roma , e d' Aviflflone \ e in tut- 
te qiielte caricìie non lafciò giam- 
«nai i fuoi ftudj , e fi diftinfe per U 
fu* faggezza, e per I* fua pruden- 
za. Ebbefempre preffo di fé li mi- 
gliori Letterati • Finalmente morì 
nel i<5ii. Arcivefcovo di NaiM)!i di 
«nni 5x. 

j. AQUAVIVA C Andrea Mai- 
tio')^ Duca d'Atri, e Principe di 
Teramo nel regno di Napoli , pro- 
teire quelli , che coltivavano le 
Scienze e le Arti , e le coltivò egli 
fteflTo. Servì dapprincipio fotto FfK- 
dinando U. Re d'Aragona, fi tro- 
vò in due battaglie perdute , e fu 
fatto prigioniero nell* ultima ; ma 
dopo di aver ottenuto la fua li- 
bertà credette di dover preferire il 
ripofo del gabinetto al tumulto 
delle armi . Compofe un' 'Enciclo- 
pedia imperfettiffima , e Difputa' 
tionum libri W. in Plutarcbi Che- 
tomi de virttttibus moralihuf pY£' 
eeptionibus recondita &c. 1609. e 
in Nàpoli nel 152(5. Morì nel 1518. 
in età di 71. anni . 

4. AQUAVIVA CC//»«///o^, ge- 
nerale de' Oefuiti nel 1581. della 
medefima famiglia de* precedenti , 
■lori nel 1615, in età di 71. anni . 
La focietà lo ha confiderato con 
ragione come uno de' fuoi genera- 
li , che hanno avuto masRÌor dol- 
cezza nel gotcrno. EfTo fu quello 
che fece comporre la famofa Co- 
ilttuzione conofciuta fotto il no- 
me di Ratioftudiorum , Roma 158Ó. 
in 8. che fu fopprelTa dall' Inquifi- 
xiore > e veduta di cattivo occhio 
anche da'Gefuiti, che non voleva- 
no efr«re torturati nelle loro opi- 
nioni . Effa fu riflampata, ma mu- 
tilata, nel 1 591. /{quaviva ordina- 
va a' fuoi Relteiofi in quefta cele- 
bre regolazione di infegnare U 
gratuità della prcdedinazione) per- 
mettendo loro nel tempo medefi- 
mo di raddolcire quefto fiftema coi 
congruifmo . Abbiamo di -(^^'uav/ - 
va-^ I. delle Epijìolt ; ». delie Mg- 
éitazioni in latino fopra i Salmi 
XLIV. e xeni. 5. Indujìria ad 
turandot anime morbos ^ \6o6. in 
ti., di cui fu t'aita una trailuzione 
francefe fotto il titolo di Manuale 
et* Superiori ^ Parigi 1776. In la. 
!• AQjUiLA dttco i^FonticQj 



A Q 

perchè era oriì^inario del Pont», 
provincia dell' Afia . S. Paolo al- 
loggiò in cafa fua , quando pafsò 
da Atene in Corinto. Qucfto A- 
poftolo Io convertì con fua moglie 
Prifcilla ; ed elfi gli refero de* 
grandifGmi fervigj in Efefo fino a<J 
efporre le loro tede per falvare la 
fua . S. Paolo ne parla con de 
prandi elogj nella fua Epiftola a* 
Romani . * 

1. AQUILA , detto a^ch' eiTo il 
Pontico , perchè era di Sinop» nel 
Ponto , fu celebre Matematico fotto 
r Imperadore Adriano , che Io fe- 
ce Intendente delle fue fabbriche , 
e gli comandò di riedificare Geni- 
falemme , che quefto Principe fece 
chiamare Elia <kì fuo nome. A' 
qtiila avendo conofciuro in qu»fta 
occafione la verità dei Vangelo , fi 
fece battezzare ; ma fu drpoi fepa- 
rato dalla Chiefa , a motivo de* 
fuoi fogni d' Aftrotogia , ed abbrac- 
ciò il Giudaifmo . Divenuto Rab- 
bino per difpetto, ed avendo im- 
parato 1' Ebraico , tradufTe in Greco 
I» Sacra Scrittura verf© il 119. ài 
G.C. La fua verfìone era fatta pa- 
rola per parola fui Tello Ebraico , 
pure ù vede chiaramente, che il di- 
fegno di nafcondere la vcrgogn* 
della fua apoHafia lo aveva impe- 
gnato ad alterare il fenfo de' pafll , 
che rifguardano C.C, ^ e ad inter- 
pretarli in un fenfo differente d» 
quello de' Settanta . Giuftiniano ne 
proibì la lettura agli Ebrei : frat- 
tanto vT. Girolamo fcrive : che efa- 
minando continuamente la tradu- 
zione di Aquila vi trova ogni gior- 
no molte cofe favorevoli alla no- 
ftra credenza . Non ci rimane pit* 
di quefta verfione che alcuni fram- 
menti. 

3. AQUILA (^Rartolommto ") , dell* 
Ordine de' Predicatori , fu Inqut^ 
tore degli Eretici nel Regno di Ka- 
poli nel 1178. Poco avanti di que- 
llo tempo eifendo i Vefcovi , e Ir 
Vicari poco atti a procedere in que- 
fto particolare, i Pontefici fi era- 
no prefi a fervirfi delle perfone di 
queft' Ordiiw , e di quello di T, 
Prancefco , eh' erano rttti iftituiti 
nello fleffo fecole Ma non aveano 
T'ibunale, e non facevano, che 
ecc tare i Giudici del luogo o a 
bandire, o ipxinSre gli Eretici , eh» 
vov&v«no . P$dtrm U, ricevette 
6t' 



H CL 

grinqul/îtorî fotto la fiia protezio- 
re, e con vari Editti impofe pena 
di fuoco contro gli Eretici oflina- 
ti. Dopo la morte di quefto Im- 
peradore , che rtgnò aj. anni, In- 
nocenzo W. refofì arbitro di Lom- 
bardia , e di alcune altre parti d' 
Italia, per eftirpare T erefìe , fé' 
unTriijunale comporto dell' Inqut- 
fit©re e dei Vefcovo; o conceffe a* 
fecolari di affegnare i raioiflri all' 
Inquifirione, ma all'elezione degl' 
ìnquifitori medefimi . Qupfto Tri- 
bunale in quefto modo riforto , e 
per quefta caufa , e nel fuo princi- 
pio con quefta forma fu in diverfi 
Regni ordinato diverfamente . Il 
Re Cattolico Itabilì nelle Spagne , 
relia Sicilia, e nella Sardegna, 
che r Inquifitore nominato dal Re 
ne' fuoi Regni avelTe dovuto effer 
confermato dal Papa, e aveffe avu- 
to poteftà di nominare gì' ìnquifi- 
tori particolari di ciafcun luogo , 
Î quali prima di entrar nella cari- 
ca , averter dovuto avere 1' appro- 
vazione Regia . E che il Re fteffo 
ave(Te potuto deputare un Senato , 
p Configlio fopra quefta materia 
rei luogo, dove era la Corte, del 
quale 1' Inquifitore fupremo forte 
Prefidente , e quèfto Confiqlio non 
riferirte ad altri , che al Re . In 
Venezia l' Ufficio dell' Inquifizion» 
è indipendente dalla Corte di Ro- 
ma , ed è proprio della Republi- 
ca : e per un concordato avuto col 
Pontefice Gttflio III. fi regola con 
certe particolari leggi , che lo re- 
ftringono a giudicare le pure, e 
fole wufe d' Erefia . Bartolommeo 
deir aquila Domenicano fu In- 
quifitore altresì nel Regno di Na- 
pof^ nel 1178. ma in quefto in niuti 
tempo fu il Tribunale dell' Içqui- 
lìzione ricevuto , febbene più volte 
fi fofTe tentato di flabilirlo forto 
Filippo ni. e W. Carlo IL e ^7. 
e fotto altri Monarchi. 

4. AQUILA QGio, dell'), Me- 
dico famofo, che ebbe la Cattedr* 
di Medicina nello Studio di Pado- 
va circa al XVI. fecole, e lafciò: 
t>e fanguinis mijjtnne in Pleuriti' 
ti.e citato da Tiraquello de nobil, 
Giambatifta Aquilano fiorì nello ftef- 
fo fecole , e publicò alcune Elegie 
e Orazioni^ e morì nel 1544. Mat- 
teo deir Aquila rammemorato daf 
dentano i. a. de fortitudine , fiorì 



A (^ ti5 

nel T470. e fu Lettore nello Studio 
di Napoli . Niccolò deW Aquila , 
che virte nel paffato fecolo XVÎL 
fu Abbate dì S. M::rtino d' Ocra 
nel diftretto dell'Aquila, e lafciò 
di fé alcune opere dedicate ad A~ 
ieff.-indYO TZ/. Pier dell' Aquila., 
dell'Ordine de' Minori Conven- 
tuali di S. Francefco nel 1480. pu- 
blicò un Commento, fuper quatuor 
iihros fententiarnm. Cataldo Aqui- 
la S ciliano , che viffo circa il 1509. 
in Portogallo, fa gran Giurecon- 
fulto , e ottimo Poeta ; onde di lui 
abbiamo moki latini Poemi, e al- 
tre opere . 

5. AQUILA (^Serafino dell' ") , 
così chiamato dal nome della fu» 
patria Aquila, Città dell'Abruzzo 
nel regno di Napoli , dove nacque 
nel T466. Egli fi acquiftò un nome 
illuûre colle fue Po^T/ff Italiane , 
ftampate in Roma nel 1503., in 8. 
che co.nfiftono in Sonetti, in Eglo- 
ghe, in Epiftole ec. Effe lo mo-? 
Arano molto ingegnofo e di viva- 
ce fantafia. Fu contemonraneo e.i 
emulo di T eh aideo da Ferrara , e 
quefti due Poeti furono i primi a 
f.uotere il giogo della barbarie, che 
in quel fecolo abbandonata avendo 
la fcuola del Petrarca, s5gurava la 
poefia Italiana; ma tutta la loro 
riputazione s' ecdissò al comparir 
del Tannazx.^fOy e del Bembo. Se 
rafirjo fi acconciò a' fervigi delle 
Corti di Napoli, Urbino, Manto- 
va , e Milano ; indi pafsò a Roma , 
e fu molto accetto al Duca P^alen- 
tino , e col favore di lui fu fatto 
Cavaliere di grazia della Religione 
Gerofolimitana , ed ottenne una 
buona commenda, (^t^edi 3. M'vi- 
re). Morì in Roma a' 10. d'A- 
gofto del 1500., e gli fu fcolpito 
il feguente epitafio: 

Qui giace Serafin : partirti or 
puoi: 

Sol d' aver villo il falTo che lo 
ferra 

Affai fei debitore agli occhi tuoi . 
Abbiamo moltiffime edizioni delle 
fue poefie ; indizio del pregio in 
cui fono fl:ate tenute. 

(5. AQUILA i Pompeo delO , 
così detto dalla fua patria , Pittó- 
re affai di merito, di cui nella Chje- 
fa di J". Spirito in Saffia di Roma 
fi ritrova un quadro della depofizio- 
ne d«lU Croce, fiorì circa jl tî7î- 
H 1 AQUI- 



JïS A Q_ 

AQUILANO (,Sebifliàn9^^ o 
SEBASTIANO dell'AQUILA , me- 
dico Italiano « di cui s'ignora il 
vero nome, era compairiotta del 
precedente, come lo dimoftra il no- 
me, folto il quale è coiiofciuto , e 
profefsò la fua arte nell' Univerfità 
di Padova. Era in riputazione al 
tempo di Luigi Gonzaga -, Vefcovo 
di Mantova, al quale indirizzò un' 
opera, e morì nel 1543- Abbiamo 
di lui un trattato De morbo galli- 
co^ Lione 1505. in 4- colle opere 
di altri modici, e Bologna 1517. in 
8. e De ftbre fanguinea nella pra- 
tica del Cattinario ^ Bafilea 1537. 
in 8., e Lione 1538. in 4* Aquila- 
no fu uno de' più zelanti difenfori 
della dottrina di Galeno. 

AQUILEJA iConc.à'^, nel Set- 
tembre 381. fotto i ss. i^aleriano 
d* Aquiìe'ja^ ed Ambrogio di Mila~ 
no ' V'intervennero ja. o 33. Ve- 
fcovi , e i deputati di tutto l' Oc- 
cidente. Palladio e Secondiano 
Vefcovi Ariani dell' Illirico vi fu- 
ron deporti . 

Nel 698. gli Scifmatici ne cele- 
brarono un altro in favore de' tre 
Capitoli condannati nel quinto Con« 
cilio Generale di C P. 

Gregorio XII. ne tenne un altro 
nel 1469. nel quale condannò come 
Scifmatici Pietro de Luna^ e Ale/- 
f andrò f^. 

1. AQUILTO GALLO, dotto 
giurifconfulto , ed amico di Cice» 
rone^ fioriva vcrfo l'anno 65. a- 
vanti G. C. Un particolare che vi- 
veva in commercio di galanteria 
con una donna eifendo caduto am- 
malato , aveva ordinato per tert.v> 
mento, che dopo la fua morte fi 
pai:a(re a quefla femmina una certa 
fomma di danaro, che egli confef- 
fava di cfTerle debitore . Quando 

rir ^ '• fanith , la donna gU 

«i efìt fomma ; ma eflcn- 

d' perto da Aquilio 1* in- 

gannij, qucfto credette che folTe a 
propofito di provvedere ad un cafo 
tanto frodoleato , ed a molti altri 
di (ornile fpeaie ; e quella coaHde- 
rajiione gli fece comporre le fue 
formule , che fono perdute , come 
le altre opere dolio fleffo autore. 
1. AQ^UILin :;Afi!N:f) n, ..;_ 
fconfulto R»M 
to il Catone ... , , 
Colt l'anno aio. di U. t. tu crc- 



A e 

duto, ch'egli foffe pa»*fe di Aqui' 
Ha Severa , vertale , che fa fpofata 
dall' Imperstor £//o£'5^j'/o, e che 
dopo ripud'ò per riprenderla una 
feconda volta , Lo fu certamente 
di Fabio S abino ^ grande giurifcon- 
fulto, che l'Imperadore Aleffandro 
Severo fcetfeper efTere uno de'fuoi 
Confìglieri di rtato . Elfo fu l'ora- 
colo di Roma pel fuo fapere , e T 
efempio de' Cittadini per le fue 

3. Â0UILIO SEVERO, o A- 
CHILIÒ o ACILÎO, fu ftoricM e 
poeta fotto r Imperator Inaienti, 
mano. Era Spagnuolo di nazione, 
e della medefìma f.imslia di Seve- 
roy a cui Lattanzjo aveva indiriz- 
zato due libri di Lettere . Aquilio 
Severo compofe un'opera in pro- 
fa, e in verfi , che era come il 
giornale della fua vita, al quale 
egli diede per titolo: La Catajìro- 
/e , o la prova . Morì verfo il 370. 
di G. C. 

AQUILONE , Vento furiofo, 
ed aflaj freJdo , che foffis dalla par- 
te del Nord . I poeti lo fanno fi- 
glio d' Eolo e dell' Aurora . Dico- 
no che aveva una coda di ferpen- 
te, e i capelli fempre bianchi. 

AQUILONIO, yedi AGUIL- 
LON. 

1. AQUINO , un» delle più il- 
lurtri e delle più antiche Cafe del 
Regno di Napoli , trae il fuo no- 
me dalla Città d'Aquino. Qucft» 
Cafa ha prodotto S. Tommafo di 
Aquino \ il Cardinale 'Larf///jo rf* 
Aquino Vefcovo di Venafro , e 
Nunzio agli Svizzeri , morto nel 
1611. in tempo, che i Cardinslt 
raunati in conclave^ lo giudicav:i- 
no meritevole di efler eletti^ Pa- 
pa . Adinolfo d* /fquino , Signore 
di Caftiglione, Generale delle Ar- 
mate di Roberto Re di Napoli , ed 
uno de' maggiori Capitani del fuo 
tempo , morto circa il 1335. Tom* 
mafo Principe di Caftiglione , Te- 
nente Generale di Filippi) y. nel 
Reçno di NijXìli, e Capitano Ge- 
nerale della Cavalleria del medefi- 
mo Regno, morto in Pamplona lì 
^. ' ' 1711. Tra gli illurtrì 

f' jjetta famiglia non v« 

t.Hc,...v> i. i\ Carlo d' Aquino cele- 
bre Gefuita morto nel 1737. Ecit 
è autore di molte opere Poetiche 
ed Oratorie t ou fpextal mente d* 



A Q. 

Una Traduzione òqUa Commedia dì 
Dante in werfo latino eroico, Ro- 
ma 1728. colla d.ìtA di Napoli , e di 
:^.Le{fici ftimatiflìmi uno Militare^ 
Koma 1724. , r altro de ArcbiteSlu' 
r£ adificattone ^ ivi 1734., il ter- 
zo Agricultuvts ^ ivi 17^6. 

1. AQUINO (F»7;>po), Ebreo 
Eativo di Carpentraflb , ricevette 
il battefimo in Aquino nel regno 
di Napoli, per il che gli fu dato 
il Txams ài' Aquino . Quell'Ebreo 
convertito infegnò dipoi la lingua 
ebrea a Parigi , e vi morì nel 1650. 
l\ celebre le Jay lo incaricò dell* 
imprelfione e della correzione dei 
tefti ebrei , caldei della fua Poli- 
glotta. La fua principal opera è 
un Dizionario ebreo, rabbinico, 
e talmudilìa. Luigi d' Aquino fuo 
fìgliualo , che divenne come fuo 
padre abiliffim© nelle lingue orien- 
tali , ha lafciato molte opere Rab- 
bitiich;;. Antonio d^ Aquino pri- 
mo medico di Luigi XW.^ e mor- 
to nel 1696. a Vichi , era figliuo- 
lo di queft' ultimo . Vi fu anco- 
ra di queflo nome un celebre or- 
ganifta, morto nel 1770., e pa- 
dre del Signor d' Aquino , Medi- 
co di Pariiji, ed uomo di lette- 
re ft ima bile . Antonio d' Aquino 
primo Medico di Luigi XIF. era 
nipote di figlio di quell'Ebreo. 

3. AQTJINO (^S.Tommafo d'), 
Vedi ( Tommafo ) . 

AQUISGRANA (^Concilio à") ^ 
del 799. contro Felice d' Urget ^ 
che vi abjurò i fuoi errori , ma 
per le precedenti ricadute deporto, 
fu relegato a Lione , ov? pafsò il 
redo di fua vita. Più altri Conci- 
la vi fono di quefto nome : ma i 
più celebri fono i. quello dell'809, 
in cui fi trattò della procelfione del- 
lo Spirito Santo dal Figliuolo . 2. 
qtieilo dell' 81^. nel quale furono 
parecchi Canoni flabiliti per la ri- , 
forma de' Canonici. 3. quello dell' 
$36. il quale contiene molti av^ifi 
agli Ecclefialtici , a' Monaci , all' 
ìtnperf.tor fìelfo , a' fuoi Figliuo- 
li, e Miniftri , e in particolare a 
Pipino Re d' Aquitania per obbli- 
garlo alla reftituzione , che fece 
realmente, de' beni Ecclefiartici . 

AQUITanIA, ^frf/ GUGLIEL- 
MO n. 5. 

ARA, Eretico, il quale pre- 
Uit «h« lo fteffo G, C. aon iof- 



A R T17 

f? fiato efente dal peccato origi-» 
naie . 

ARABSCHAH, ovvero AHMET 
ARABSIADE, celebre Dottor Mu- 
fulman», autore della Storia di 
Tamerlano ^ ch'egli ha intitolata 
in buon Maomettano : 1 maravi- 
gliofi effetti del Decreto divino nel 
racconto dei fatti di Timur , na- 
cque a Damafco , e vi morì nel 
1450. La Storia di Tamerlano è 
fiata tradotta in Francefe da Pie- 
tro l>'ateier 1658. in 4. Quella è piut- 
tolln una Satira che una Storia . 
Arabichah vi fcredita per tutto T<»- 
merlano . Quetl' autore ha fatto an- 
tera delle altre opere, e fra le al-, 
tre un Trattato dell' Unità di Dio * 
ARACNE, eccellente ricamatri- 
ce della Città di Colofone, osò un 
giorno sfidar Minerva a chi meglio 
ricamafTe una tapezzeria . La Dea 
vedendo che l'opera della fua ri- 
vale era di una bellezza perfetta 
le gettò la fua fpola nella teda . 
QHeft' affronto irritò Aracne a fe- 
gno, che ù appiccò per difperazio- 
ne ; ma gli Dei per pietà la can- 
giarono in ragnatello. (iVedi Fa- 
ìantge) . 

ARAGISIO , Duca di B-nevento , 
genero di Di iberico o Defiderio Re 
de' Longobardi più volte fuperat» 
da Carlo Magno . Ma per riguar- 
do di Romualdo , e Grimoaldo fuoi 
figliuoli fu riltabilito nel fuo Di>- 
cato . 

I. ARAGONA QAlfonfoV. d'), 
foprannominato il Magnanimo^ o 
ALFONSO I. Re di Napoli, fuc- 
ceffe al Regno di Sicilia per la mor- 
te di Ferdinando fuo padre fopran- 
nominato il Giujlo nel 14ÏO. , e 
impadronitofi pofcia del Regno di 
Puglia^ nel ^441. con cacciarne Re- 
nato d'Angiò ultimo di quella Rea- 
le ftirpe , fermò la fua fede in Na- 
poli. Egli procurò fin dal princi- 
pio del fuo Regno per via di le- 
gittimazione , d'inveftiture de' Pon- 
tefici , e acclamazione de' popoli • 
che il Regno di Napoli, mancan- 
do egli fenza figliuoli legittinii , 
non paflafle con tutti gli altri Re- 
gni ereditari fotto la dominazione, 
ài Giovanni fuo fratello , e degli 
altri Re d'Aragona ; ma ne fofle 
invellito ed acclamato per fuo fuc- 
ceffbre Ferdinando J' Aragona fuo 
figliuolo baiiardo , «i^ diede pec 
H 3 mo- 



1!» A R 

mnpiii: Ifabilla cii Chrâromonte ni- 
pote dfl Principe di Taranto , Or- 
lano /llfortfo anche li Tribunali 
lu'l principio del fuo Regno, e ne 
fl 'vì! un nuovo in Napoli, che fu 
-a del Configlio per li ri- 
al Re portavanfi dalle 
.-.i ...:r2Ìoni della G.C. della 
Vicaria, e dell'altre Corti inferio- 
ri non meno delta Città , che del- 
le Provincie, dchiarandoféne lui 
flclTocapo; onde per la facrata per- 
sóna del Re acquiftò il nome di 
facro . Quefto Tribunale fu eretto 
ili tempo di Alfonfo fovente nel 
Caflel Capuano, e nel Cartel Nuo- 
vo , e fnveate anche nelle cafe de' 
Prefidenti di eflr , e altri luoghi ;. 
e dal 1474- fino al 1499. , e dal 
J50I. fino al 1540. efFendo flato nel 
Monaflerio di S. Chiara .^ acqui fio 
il nome di Configlio di S. Chiara ^ 
che lungo tempo ritenne . Diede 
jiìfmtfo a quefto Gran Configlio un 
Prefidente , cui fottomife la fua fo- 
praintendenza j due Gran Baroni 
del ReRno Configlieri Affluenti ; il 
Gran Protonotario , o il fuo Luo- 
gotenente per doverfi trattar in ef- 
io Tribunale di molte cofe appar- 
tenenti al <uo uffizio, come di ri- 
cevere le preci fatte al Re , e al- 
tro ; e i Configlieri Dottori , che 
nel fuo principio furono 6., in «p- 
prelfo 9. , e dopo fino a ii. Carlo (^. 
dividendolo ini. Ruote (labili, che 
in ciafeuna di quelle non vi do- 
vi'Cero affifiere, che 4. Dottori, ol- 
tre il Prefidente; nel i-j^ó. da D. 
Pietro di Toledo vi fi aggi un fé un 
altro per Ruota ; e due altri furo- 
no flabilìli per affiftere a' Giudici 
Criminali della Vicaria mutandofi 
a vicet; ' Non 

RUari . Pilip' 

po lì. il lor 

novero, e vi fi a teri» 

RuotA» t nel 15< ;nta la 

4- per la qUtlo n.uìiiui nitresì 5. 
Configli redo il lor novero a ai. 
oltre Jiie ;.llri iiiHituiti in appref- 
< i deftinito per il 

^ a , che di bien- 

»iH. IH DicjiiMo II mutavano, vi fi 
'Invionc anche omì J l'altro, che 
ti m«ndavâ per ajfiAcre nella Cor- 
*f di lloma per gli affari di Giu- 
'Itdtiìonc, fa nelle diverfe mu- 
tjatom delle cofe levato. Allaca- 
»Kt di Pufideiiu di Ili Tribun»' 



A R- 

le furoao fcelti fempre uomfînî rn- 
figni per dottrina, e per gravità 
di cofiumi , e per chiarezza di fan- 
gne. Quindi l' efercitarono famofì 
Prolati della Chiefa , come Aljon- 
fo BoYgiaVcÇr.ovo di Valenza, che. 
fu psi Papa Cali/io III. GaJ'par di 
Diano ^ e Oliziiro Carajffa Arcive- 
fcovi di Napoli , e altri ; e vi fi 
videro alle volte anche eletti Pre- 
fidenti li figliuoli dy Re. Il Gran 
Protonotoriato effondo col tempo 
nei Refìno ridotto a nulla, fi uni 
alla peri'ona del Prefidente il pufio 
di Viceproto^iotarìQ, cui delle tan- 
te prerogative , che teneva , non 
gli è rimalo altro , che la porefïà 
di crear i Notai , ed i Giudici a' 
contratti chiamati da' Romani Giu- 
dici Cartulari , invigilare a tutto 
ciò , che appartiene al lor uffìzio , 
aver la cognizione delle lor cau- 
fe, e legittimare i figliuoli natu- 
rali , fecondo fu ftabilito per le 
Prammatiche. Oltre quefto Tri- 
bunale riordinò anche Alfonfo in 
Napoli quello della Camera , che 
fu iltituito fino liai tempo da Fe- 
derigo IL per le ragioni Fifcali , e 
tutto ciò, che appartiene al Pa- 
trimonio Reale : e aveva i fuoi pro- 
pri Riti e flili di giudicare, com- 
pilati à». Andrea d^Iffrnia in tem- 
po di Roberto. Egli nel fuo prin- 
cipio era divifo in due diverfi Tri- 
bunali ; r uno de' quali , eh' e- 
ra formato da' M. Razionali co- 
sì detti a rat ioni bus quibus pran" 
rant y i quali (otto Carlo I. lo reg- 
gevano nel Cartello di S. Salva~ 
dore a mare, che ora dicefi il Ca- 
flello dell'Uovo, e nominavafi i( 
Tribunal della Zecca; e l'altro 
ch'era amminirtrato da' Magillra- 
ti, chiamati prima Auditori , e do- 
po Prefidenti della Regia Camera, 
dicevafi , Regia Audientia^ Curi» 
Summar. y e finalmente Regia Ca- 
mera della Sommar. Ma col cor- 
rer degli anni riconofcendo que- 
fli due Tribunali un fol capo, il 
qual era il Gran Cameriere, fi uni- 
rono , e fé ne formarono "n fo- 
lo. In tempo de' Suevi i M. Ra- 
zionali aveano la cura del Real 
Patrimonio; Carlo ì. la commtf» 
alla Camera Regia ; Alfonfo difle- 
fe la fna giurifdizione , dandoli po- 
teftk di conofcere anche le caufe 
ftudali • li numero d«' Prefiden- 
ti i 



A R 
t? , e de* Rsrionali di quefto Tri- 
bunale fu fempre vario; ma oggi 
f prefiflb . Il numero degli uni è 
di II. cioè 8. Togati , e 4. Idioti 
riivifi in 3. Ruote : e degli altri è 
15. cioè li- per gli affari delie iz. 
Provincie > 1. per lo Real Patri- 
monio, e uno per la Dogana di 
Foggia. Accrebbe Aifonfo il Patri- 
monio coir efazione del Ducato 
a fuoco : onde s' introduffero nel 
Regno di Napoli le numerazioni , 
e la prima cominciò nel 1447. Sot- 
to i Normandi l'entrate del Fifco 
fi rifcuotevâno per apprezzo , con 
pagarfi per ogni 12. marche d' en- 
trate 5. fiorini ; Federigo li. cui 
ciò parve duro, ftabiìì , che fi ri- 
fcuotefTero per collette con far che 
chi più poffedeffe , più pagafTe , e 
chi meno , meno ; ma dopo furo- 
no aggiunte le feconde, le terze, 
e fino le fefte . Il numero delle 
Provincie in quefti tempi era già 
di 12. cfcme al prefente . Aifonfo 
«ggiunfe parimente al Regno la {&- 
vranità fopra lo Stato di Piombi- 
no ; e crebbe il numero de' Tito- 
li, e de' Baroni , cui diede la giù. 
•indizione criminale . Favorì al fuo 
tempo grandemente gli uomini let- 
terati: e Io Studio di Nap li fi vi- 
de fotto il fuo Regno ne' fuo mag- 
giore fplendore . Finalmen-te morì 
nel I45S> di anni 54. e fu pianto da 
tutti per le fue virtù , e maflìme per 
la liberalità, e magnificenza . Ge- 
ne rofo , illuminato, benefico, in- 
trepido, affabile, politico, galan- 
te ancora, Alfonfo_ fa l'eroe del 
fuo fecolo . Raccoife apprefiTo di 
lui le Mufe bandite da Coftantino- 
poli , labili la dominazione Spa- 
gnuoU in ìtalia , quafi niente ri- 
cavò da' fuoi Stati di Spagna , e 
non pensò che a far dei felici . 
Quefto Principe andava volentieri 
fenza feguito , ed a piedi per le 
flrade di Napoli fua Capitale. Al- 
lorché gli R facevano rapprefen- 
tanze fui pericolo ai quale efpone- 
va la fua perfona : un padre , ri- 
fpofe , che paffeggia in mezxo ai 
fuoi figliuoli , non ha che temere » 
Esco poi un trsrto della fua libe- 
ralità . Uno dei fuoi Teforieri era 
venuto a recargli una fomma di 
loòoo. ducati : un Offic'ale che 
tcovavafi prefente difle a qualcun 
âitro neir orecchio.* io mn vorrei 



A R Ilo 

chi quefta fomma per effet felice f 
Tu tu f^ai , dilfe Aifonfo, che lo 
aveva intefo , e fui fatto fece por- 
tare alla di lui cafa i 10000. diicfl- 
ti. Era vicina a perire nna galera 
carica di foldati ; eiTo ordina che fia 
foccorfa ; ma fi efita ; ed efTo allora 
fatta nella fcialuppa dicendo a queU 
li che temevano il periglio.* io vo- 
glio piuttojìo ejfere il compagno , 
che lo fpettatore della loro mar. 
te . Quefto buon Re aveva , come 
Salomone Ccgn&ÌAto il principio del 
fno regno con un giudizio rimar- 
cabile . Una giovane fchiava af- 
fermava dinanzi a lui , cìie il di 
lèi Padrone era il padre d' un fi- 
gliuolo, ch'ella aveva dato alla lu- 
ce , e domandava in confegirenz* 
la fua libertà fecondo un'antica 
legge di Spagna. Il padrone ne- 
gava il fatto, e foSeneva noni a^ 
ver egli giammai avuto commer- 
cio alcuno colla fua fchiava. Al.- 
fonfo ordinò che il figliuolo foife 
vendnto al più offerente . Le vi- 
fcere paterne fi commoflero allora 
in favore di quefto fventurato fi- 
gliuolo, ed allorché l'incanto era 
incominciato , il padre riconobbe 
fuo figliuolo, e pofe la Madre in 
libertà . Aifonfo non poteva fof- 
frir la danza , e diceva galaate- 
mente , che un pa^ZP non dJfferi" 
va ds un uomo in dan^a , fg non 
perchè quejì^ ultimo rimaneva per 
pia breve tempo nella fua pa^ 
zia • E' fiato ftampûto nel vj6%. 
in II. il Genio di quefto Monana 
guerriero , e fsggio ; l' autore che ^ 
il Sigi Abate Meri de la Canorgttc 
vi ha raccolto i penfieri, e i Fatti 
piiN rimarcabili della fua vita , ri- 
cavandoli da Amonio di Palerma^ 
Precettore , e Storiografo di j^/- 
fonfo. Quefto è t^nsW Antonia PS" 
Isrntitano meglio conofcìuto fotto 
il nome di Antonio Panomita^ 
che venne a trovare il Princijw 4 
Capua, dov'era caduto amm.nìa-* 
to, e gli recò il H-Ctir^fo , la let- 
tura del quale lo giwrì. Aifonfo 
Coleva dire , che per viver bene in 
cafa, hi fognava che il marito fof' 
fé fordo , e la moglie cieca . Del- 
le ranncte di quefto P^ncipe alcu- 
ne hafino un mezzo bufto d ?! Re 
incoronato j é "o iruorno : Al- 
phonfut Dei gr^ì^ r^ 9 nel ro- 
vefcio l'arme iiiq-^art*t€ d»lia by- 
H 4 i% 



% 



n peaienti per lo Regno d' Ara- 
gona i i Gigli con !« Croce di Ge- 
rufalemme per quello di Napoli , 
« U barra in piano per 1' Unghe- 
dt; 9 nel giro: Sicilia ultra ^ <& 
titra; ciò eh' è nuovo nelle mo- 
nete , febbene nelle fcritture vi fi 
trova fino di Carlo T. In a'trc leg- 
gefi all' intorno : Alphonfus Dei 
gratta Rex /fragonior Sicilia <&• Un- 
garite con l' armi inquartate ; e 
a rovefcio il Re fedente con Scet- 
tro, e Mondo in mano; e nel gi- 
ro .* Dominas meus adjutor , & ego 
defpiciam inimicos meos ^ come il 
Saint. 117- 

1. ARAGONA C ^Ifonfo 77. d'), 
figliuolo di Ferdinando I. dopo la 
morte del padre fu fubito coro- 
nato con gran folennità ; ma non 
regnò che un anno, e due giorni, 
e morì nel 1495. iti Meflina . Da 
Ippolita Sforza figliuola del Duca 
di Milano ebbe Ferdinando , che 
fti fuo fucccffore ; Pietro , che morì 
innanzi a lui, e Ifahlla moglie di 
Ciò. Galeazxo figlio di G.7leaz.ro 
Duca di Milano, quello, che fu ca- 
gione di tutte le rivoluzioni , e di- 
fordinì deli' Italia del fuo tempo. 
Nelle fue Monete , quelle della Co- 
ronaKÌone fono loI Cardinale e col 
Vefcovo, e lui che viene coronato 
col motto : Coronavi t , «Jr unxit ma- 
mus tua^ Domine ,- e daiPalrra par- 
te fi vede la figura di S. Michele 
«he fetifce il drago; ed intorno: 
jllpbonfus UTC. in altre oltre l'ar- 
me inquartate d'Aragona: jllphon- 
fus Dtt^c. , e la fieura del Re fe- 
dente con Scettro e Mondo , e con 
Il Motto : Suk dextera tua falur 
mea y Damine. In altre vi ha 1' 
Armelliou con lettere : Dtcorum , 
« i" - ./'.L -/,^^ (ÌTT. , nel ro- 
ve(' le fi.imme , ed 

hito ' 7 tua falus mea . 

i. ARACiONA Q Federico d'>, 
appena morto /tlfonfo lì. fuo ni- 

potr •' '•• N '• da tutti per la 

fu A uo Re ; ma to- 

fto i dal Re Cattoli- 

cu , e dA Lodavi co XII. Re di 
{•rancia « «pprelTo cui finalmente 
ricoveratofi ebbe il Ducato d'An- 
giò, nel quale fin) di vivere. Ma 
|>oco apprcffb nata difcordia tra' 
S|»atnUoli y cfi , ne furono 
•ncbe q.. dal Gran Ca- 

Ulaao, , , RfgQo ài N*- 



A R 

poli cadde fotto il dominio di Fer- 
dinavdo il Cattolico , che nel 150^. 
venne in Napoli , e nsl feguente 
anno 1307. ritornò in Ifpagna . 
Qu^i nella fua partenza lafcian- 
do il governo del Regno in mano 
de' Viceré iftituì il Configlio Col- 
laterale , che nel principio non fu 
comporto, che di due foli Reggen- 
ti, e un Segretario, li quali do- 
veano aififlere a lato del Viceré , 
e dopo del 1558. in cui da Filip- 
po 11. fu irtituito in Ifpagna il fu- 
premo Configlio d' Italia , furono 
cinque . Lafciò egli per Viceré il 
Conte di Ripacorfa. Nello fteffo 
tempo furono flabilite due Segre- 
tarie, una di Stato e di Guerra, 
e l'altra di Giurtizia : e per le cau- 
fe degli Spagnuoli flipendiati , e d' 
altri detti Piazze morte , furfe uà 
nuovo Uffiziale detto Audiror Ge- 
nerale dell' Efertito , con la giù- 
rifdizione fopra tutti li Tribunali 
delle Cartella ; e furono ridotti^ 
quafi al nulla tutti li fette Uffizi 
del Regno . Morto Ferdinando nel 
\^\6. rimafe il Regno a Giovanna 
fua figlinola maritata con Filippo 
Duca d' Auftria , che anche era mor- 
to molto tempo prima , e avea U- 
fciato di fé Carlo , quello , che fu 
dopo r Imperadore Car/oT. , e fuc- 
ceffe alla madre tanto ne' Regni 
di Napelli e di Sicilia, quanto a 
quelli di Spagna . Qiierti Principi 
nel breve lor Regno fecero conia- 
re anche moke monete. In quelle 
4IÌ Federigo Ci vede il motto : Re- 
cédant vetera^ nova fìnt omnia . 
Querte erano d'oro e d'argento, che 
all'intorno aveano il fuo nome ; 
in altre nel dritto vi fono l' armi 
folite con il nome: Fridericus sire. 
rei rovefcio a. cornucopie col mot- 
to : nììo^ia fiuSìus ; in altre v'h.i 
l'Aquila, e nel giro Fridericus 
&c. da una parte, e dall'altra V 
armi d'Aragona, ed intorno. Du- 
catus Apuliét , Principatut Capar ; 
in altre il ritratto del Re con il 
fuo nome ; nel rovefcio una Cro- 
ce, ed intorno, Sit nomen Domì- 
ni b«nedi£}unì . Nelle Monete di 
Lodovico X" '• ■'"• --Te fi ve- 
de il fuo ! no : Lu' 
dovictif F' .que Nes- 
poli' in» voltA 
qui: aaWa fita 
C*ir.-- • . --•- ^auptC Si- 

ci? 



A R 

tllia ; nel roVefcio vl fono Tarmî 
di Francia con il motto : Perdar/t 
Babilonis tnmen ; in altre d'ar- 
gento v'ha la figura del Re feden- 
te, ed intorno come nell'antece- 
dente; ed al rovefcio la Croce di 
Gerufalemme con c^igii alle pùn- 
te , e nel giro : Exultent ^ & in me 
i/etentur omnei ., come r\s\ Salm. 
69. ■> in altre v'ha da una parte la 
Croce con git;li , ed intorno ittrfo- 
vicus &c. , ed al rovefcio V arme , 
ed in giro : Populi commodìtas j 
in altre d'oro l'armi, ed intor- 
no : Ludovicus Dei gratta Fran- 
car um Re x ^ Comes Provincia; nel 
rovefcio la Croce con 4. piCciol« 
Croci di Gerufalerame, nel giro: 
Chrifìus vincit&c.^ in altre mez- 
za figura del Re con fcertro e fpa- 
da nelle mani , ed il fuo nome ail' 
intorno ; al rovefcio la Croce di 
Gerufalemme , ed in ^iro.- Srt no- 
men Domini benedtBum . Final- 
mente nelle Monete di Ferdinan- 
do fi vede mezzo bufio del Re , e 
d^air altra quello della Regina con 
l'ifcrizione* Ferdinanda! & Heii- 
fabeth Dei gratta Reges Hi [pani s 
<3f utriufque Sicilia; in altre fi 
veggono l'armi di Aragona, Ca- 
ftiglja , e di altri Regni di Spagna 
inquartate, coll'ifcrizione in giro: 
Fefdinandus , & Helifabeth Rcx 
& Regina CafìdU Regionis Ara- 
ironia t nel rovefcio un giuoco con 
un fafcio di dardi , che può dino- 
tare l'aver cacciato t Mori dal 
Regno di Granata; altre vi fono 
allo fteflb modo con caratteri Go- 
tici ; in altre v'ha di più un Mo- 
nogramma formato daF. E. con due 
lettere S. in punta, in altre v'han- 
no l'armi , ed intorno; Ferdinan- 
dus Dei gratta Rex dragoni £ , & 
utritifque Sicilite^ nel rovefcio un 
fafcio di dardi , ed un giuoco con 
motto : tanto mota . 

^4. ARAGONA C Fer distando I. 
àj, figliuol naturale di Atfonfol. 
Re di Napoli, e V. d'Aragona, 
prefe a regnare fubito dopo la mor- 
te di quello; ma egli ebbe altret- 
tanto Un regno pieno di turbolen- 
ze, e di confufioni, quanto quel 
del padre fi fu placido , e fereno. 
ConcefTe a' popoli molti benefizi -, 
facilito loro i traffichi, agevolò il 
commercio per tutte le parti , ed 
introduci nsl Regno molte nwov* 



A R UT 

srti , come quella di lavorar la fa- 
ta , e teffer drappi , e broccati d' 
oro, ch'era introdotta in varie 
Città d' Italia , con ftabilire , che 
i lavoratori della medefima non fof- 
fero ftati riconofciuti da niun al- 
tro, che da' Confoli ; e l'arte del- 
ia ftamps portata in Napoli nel 
1473. ^^ Arnaldo di Bruffel Fiam- 
mingo , o come altri nel 1471. da 
Sijìo Ruftngero Sscerdote d'Argen- 
tina ; riformò i Tribunali , e lo 
Studio di Napoli, e iftiruì un nuo- 
vo Ordine de' Cavalieri , che fu 
queliodell'Armellino;poichè fcam- 
p^to dall' infidie, e tradimenti di 
Marino Marzjino Duca di SefTa , e 
marito di una fua forella , e con- 
figliato da alcuni di farlo morire , 
non volle imbrattarfi le mani nel 
fangue di un fuo cognato anche 
traditore, e per dichiarare tal ge- 
nerofo penfiero di clemenza iNituì 
queft' Ordine Cavallerefco , figu- 
rando per imprefa un Armellino, 
che per non macchiare la fua poli^ 
tezza Ci contenta piuttofto morire. 
Onde da ciafcun di quell'Ordine 
fi portava una collana ornata ài 
oro, e di gemme, coli' Armellino 
pendente , e col motto; Malo mo- 
vi^ quam fœdari ; e in tal occafio- 
ne te' coniare due forti di mone- 
te; l'una con il motto; Ma/omo- 
ri &c. per la ragione di già detta ; 
l'altra col molto: Recordatus mi- 
fericorditt fu£y come nel Saint. 97. 
intorno al fuo bulto , e dall'altro 
rovefcio l'Arme inquartate di Ara- 
gona , e di Napoli col fuo nome 
in giro; Fevdinandus . Ma oltre 
quefte nel dì di fua coronazione fé' 
coniare un' altra Moneta, ova fi 
vedea il Re fedente con lo Scet- 
tro , e il Mondo ; il Cardinale al- 
la deftra , e il Vefcovc» nella fini- 
ftra, e allo intorno; Coronatus , 
quia légitime certavi : e al rove- 
fcio la Croce come a quella di Ge- 
rufalemme , e nel giro Ferdinand 
dus&c. come nelle Monete dì Al- 
fa nfo . E in alcune fi vede il bu- 
llo del Re coronato con i motti : 
Ceronatus &c. y e nell'altra parte 
la Croce con li motti : Ferdinao- 
dus &c. Ma fi trovano anche al- 
tre Monete : in alcune fatte da. 
una flatua di argento di S. Miche- 
le fi legge intorno al mezzo bu- 
llo del Re il fuo nome; Ftrdinat»' 
duf 



nt A R 

dus &(• » • dall' altra part* T. Mi- 
cbile col motto : Jujla emsnria y 
per Ifcufarfi , che la neceflîtà l'a- 
vea fatta fondare. In altre lue mo- 
nete fi trova la figura di S. Tea- 
cfjro martire con l' afta in mano * 
e lo feudo con due colonne , che 
fono l'arme di Brindifi , e nel ro- 
vefcio F/dtlitat Rrundufian^ . Iti 
altre fi legge : Fsrdinandus Dei ire. , 
e nel rovefcio : Daminut meut ad- 
JHtoY &c. con la figura; altre fono 
poco div<rfe . Morì «juefto Prlnci* 
fi nel I49i*. , e la fua morte noti 
lolo fu la rovina della iua proge- 
nie i e del Regno, ma dell'Ita- 
lia. Egli da ìfabella di ChtJro- 
rniyrtte , oltre Alfonfo Duca di Ca- 
labria deftinato (uo fucceffore nel 
Regno , ebbe Federigo Principe 
t«nto buono, e favi» , che il pa- 
dre lo fé' Principe di Scjuillace , 
i-ìdi Principe di Taranto i e poi 
Principe diAltamura; e Francefco 
che fu Duca di S. Angelo ai Gar- 
Rsno i e Giovanni , che da Sijio 7/"-'. 
fu creato Cardinale , e fu nomina- 
to il Cirdinal d' Aragona . Ebbe 
anche Elecmora , e Beanice fuc fi- 
gliuole, che maritò una col Duca 
di Ferrara , e l'altra col Re d'Un- 
gheria . Morta lf.ibelia nel 1477. 
fi accasò con Giovanna fua cugina 
figliuola di Giovanni à* Aragon». 
ilio Zio, da cut 1100 ebbtt cb* 
una figliuola . 

%. ARAGONA C Ferdinando Ih 
d')» figliuolo di Alfonfo il. ebbe 
dal padre ceduto il Kegno nel I49$* 
prima di morire, e nello fteflb tem- 
po fu anche coronato ; ma non gua- 
ri appreffo ne fu fpogliato dt Car' 
h t'Iti. Re di Francia ; ed effen- 
dovi fiato rcftituito ben torto da 
Confalvo Ernandei^ di Cafa d' A- 
gbilary uomo di molto valore-^' 
Soprannominato il Gran Capitano, 
mandato a fuo foccorfo con fuffi- 
ci^-nte armata da Ferdinando il 
< ' fin) nel 1496. la vita in 

•naa di fé lafciar prole. 
i^ci.v .-.onoie di quefio Principe fi 
vede altresì l* Armel lino con mot- 
to : Dcaurum ; ed intorno : Fevdi- 
•éndustS^c.t e nel rovefcio un'ar» 
con fiamme, ed in giro: In dtxterm 
tua fatut nus; e in quelle fatte 
dopo fcâccitti li Francefi , da una 

{•trte fono Carme inquartate, ed 
uotBO : PtrdÌMndus tre. > t ai 



A R 

rovefcio PArmellino con lettere 
Décorum : e ne! g:ro i Serena 0- 
raaia. Carlo HIL giunto all'A- 
quila fé' batter monete con gigli 
Francefi , e '1 fuo nome \ nel ro- 
vefcio un'Aquila, e in giro il no- 
me della Citta dell* Aquila ,* in 
Chiet! ne fé' battere una fimile, 
ma col nome di quella Citta; Ci' 
vitas Theattna r altre fé' battere 
in Napoli con le fue armi , e con 
le lettere K L. , ed intorno : Ca^ 
Yolus Dei grafia Rex Francorum 
Sicilia Hiertifalem ; e nel rovefcio 
una Croce omsts con gigli con V 
ifcrizione : Chrifìur vincita Chri- 
flus regnat , Chrijlus impcrat , e 
in alcune v' ha la Croce diverfa- 
mente adorna ; ve ne fono altresì 
d'oro, e nel rovefcio dove è 1» 
Croce fi trovano 4. altre picciole , 
e nel giro : Per fignum S. Cru- 
cis libérât nos Domtnus no/ier ; in 
altre fono tre gigli con una Cro- 
ce , e di fotto S, M. P. E, e nel 
giro : Caroluf &c. ; nel rovefcio 1» 
Croce con V Ifcrizione : Cbrijìus 
vincit &c. Alcune coniate in Pi- 
fa hanno l'armi di Francia , ed iti" 
t«jrno : Caroius Rex Pifanovum li' 
berator ^ con la Vergine , e nel gi- 
ro : Protège l^ivgo Pifat ; e in aU 
tre l' arme di Francia con il nome di 
Caroius Rex , e nel rovefcio la lette- 
ra P. . ed intorno : Civitas Pifana» 
6. ARAGONA (^Giovanna d' ) » 
fposò A f Canio Colonna Principe di 
T-igiincozzo. Il XVI. fccolo l'an- 
novera tra le donne che lo hanno 
illuftrato. Si fegnalò Giov;»»n;i col 
fuo coraggio, colla fua capacità ne- 
gli aft'ari , e colla fua prudenza. 
La bellezza che pur era un fuo di- 
fiinto pregio, era il minore dei 
fuoi meriti . Spiegò tutte le fue 
qualità , e le fece ammirare in oc« 
cafione delle difcordie , eh' ebbero 
i Colonnefi col Papa P.Ì0I0 W. L» 
fi proibì di ufcir da Roma, e fa- 
rebbe fiata arrefiata, fenza i ri- 
guardi dovuti al fift> fefft) . Mori 
Panno 1577. in età molto avanz»- 
U> I verfi , che tutti i bei fpiri- 
ti di quel tempo fecero in fua lo- 
de, fono ' ati in Vene- 
zianeli5'^; ritolodiT«w- 
pio alta di ,.■.-... : ,f-iijra Giovanna 
d^ Aragona, Ebbe i>er forella Ma» 
ria d'Aragana moglie à^ Alfonfo df 
Jtvaios . C fidi AvAios n. x. } 



A R 

7. ARAGONA CTullh'), ram- 
pollo della Real ftirpe d' Aragona, 
fiori nel XVI. fceolo , e le fue ra- 
re qualità le guadagnarono I.^ li;- 
ma , e l'amore de' piîl elevati in- 
gegni del fuo tempo, i quali la 
celebrarono con Jìverfe Poefie, co- 
me il Muzjo^ il Nardi ^ e altri . 
Lafciò ella ie fiie Rime^ un Dialo- 
go in profa , intitolato dell' infini- 
rà d'Amore, e il Romanzo del 
Me/chino . 

ARANEO Cf^'tcen^o d")y A- 
quilano delia Compagnia di Gesù , 
viffe circa al Secolo XVI. e (lam- 
po; Ajferta de uuJverfa Philoj'ophia 
1. 3. l-'incenzjo Araneo della Città 
di Muro deli' Ordine de' Predica- 
tori lafciò diverfi Trattati , da' qua- 
li pochi fono public?.ti , e morì 
nel i6i8. 

ARANDA C Emmnnuele d' D., na- 
cque in Bruges. Si portò nella fua 
gioventù in Ifpagna , da dove vo- 
lendo ritornare nella Fiandra , fu 
prefo dai Corfali d' Algeri , e re- 
ftò fchiavo due anni . Ritornato 
nella fua patria l'anno 164a. , die- 
de alla luce una Storia delia fua 
cattività , con un Sommario del- 
le antichità di Algeri, ch'è ftato 
Campato a Bruffelles ed a Pari- 
gi, e tradotto in Inglefe ed in 
Fiammìngo . Se ne fece a Bru- 
ges un'altra edizione aumentata 
nel i68ì. 

ARANTHON (^Giovanni d' ) , 
affai diflinto per la fua pietà , na»- 
eque nel Cartello di Alex nel Gi- 
nevrino li 19. Settembre i6ao. , fu 
Vefcovo di Ginevra nel 1660. , e 
morì li 4. Luglio 1695. Il Padre 
le Majfon Generale de' Certofini ha 
fcritta la fua Vita in 8. Eflb è urj 
modello di condotta per i Vefco- 
vi . Aranthon fu 1' ammirazio- 
ne della fua Diocefi per la purez- 
za de' fuoi coftumì , e per T amo- 
re verfo le fue pecorelle , per U 
fua carità , e per la fua beuefi- 
•enta . 

ARANZI ( Giulio Cefare ) , di 
Bologna morto nel 1588. fu sì ap- 
plicato allo ftudio della Medicina, 
e di quelle arti da effa dipendenti, 
che riufcì Filofofo , Medico, Ce^ 
rufico , e Anatomico principaliflìmo. 
Kel 1556. fu promoffò ad una Cat- 
tedra di Chirurgia nel publico ftu- 
dio d€lU fu» Pallia; e u diligen* 



A R Tìj 

zjL , colla quale foddisfece per tan- 
ti anni al (uo magiftero, gli ibm- 
miniftrò molte fcoperte in Anato- 
mia , e glie ne venne moltiffìma 
fima , e grande concorfodi fcolari, 
efteri . Scriffe :De humanofattu , Bo- 
logna 15^4, in 8. e 1589., e Bafileaa- 
pud Sehajlianum Henricpetrum \ ■579, 
in 8. Altre edizioni fé ne fono fat- 
te unite alla feguente opera: 5- D9 
OhferVinionihus Anatomici s , & de 
tumoribus fecundum locos ff:ffìiìos y 
Bafileae i;;79. in 8. Venetiis 1587. 
e 1595. in 4. 3. 7« Hippocratis li- 
brum de fulneribus Capitis Cor,!-' 
mentarius &c. , Lugduni i^So. e 
1^39- e 1641. in la. 4. Conjiiia ^' 
Epijlola mcHicinules flanno nella 
Raccolta di Lorenro Scholz.fo ^ che 
fu fuo difcepolo , ftampata in Franc- 
fort 1598. 

ARAT h CAgn/ìino^, d* oPìginc 
Genoveie , ma nativo dj Palermo, 
entrò tra' Canonici RrgoUri della 
fteflTa Città nel iKc8. e fu buoa 
Teologo; ma non lafciò, che al- 
cuni Poemi latini , e Canzoni Si- 
ciliane facre . 

I. ARATO di Sicione, falvatofì 
dagli afTaffini : di fuo Padre Clinia ^ 
concepì nella fua più tenera gio- 
ventù il difegno di fcacciare i Ti- 
ranni dalla fua Patria. Si alTocìò 
alcuni de' fuoi Compatrioti ani- 
mati dallo iJelTo fuo zelo , corfe 
con elfi a mettere il fuoco al pa- 
lazzo di Nicocle tiranno di Scio- 
ne, e l'obbligò a prender la fuga . 
Arato avendo fatto ai fuoi Citta- 
dini il più gran bene, che un uomo 
poffa loro procacciare, cioè la li- 
bertà , propofe loro di entrare nel- 
. confederazione degli Achei , com- 
porta di 13. Città , le quali altre 
ancora ne traffero dalla fchiavitù « 
dopo efferfene tratte effe medefirae. 
Arato fu Generale dì quefta Lega « 
e lo fu fempre con gloria . Il Re 
di Macedonia , padrone della Cit- 
tadella di Corinto, minacciava U 
Grecia intiera. Arato formò il pro- 
getto ardito di levargliela dalle 
mani. Un uomo fi prende l'affun- 
to di condurlo per fentieri rimoti 
a' piedi della piazza ; 60. talenti 
dovevano effere il prezzo della fe- 
lice riufcita , ma bifognava depo- 
nerli avanti prefTo un banchiere , 
né eflo ii aveva. Pertanto mette 
ia pegno fui momento ifteflb î 

fUQi 



114 A R 

fuoi vafi d'argento, e le Rioje A 
fui irm.;!ie, c per la fus gc:iero(ità 
e pel fiu» valore fcaccia il R«? t^i 
Macedonia Tanno 144. avanti G. 
C. Tenrò dopo 'di liberar-- Argo 
dilla tirannia , e non avendo pcv- 
tuto riiifcirvi, non fi occupò più 
che alla felicità de' Tuoi Concitta- 
dini . Unì molte C'ttà alli fu» Re- 
publica , e meritò che Sicione gli 
innalzaffe una ftatua col titolo dr 
Salvatore nel piedeftallo . Arato 
era di un genio elevato , magna- 
nimo , vivace , ammirabile per un 
colpo di mano, ma aveva il di- 
fetto di elTere lento e timido alla 
tefla di un'armata, quando vede- 
va di fangu? freddo i pericoli ; ma 
il fuo coraggio fi riaccendeva , e 
per un felice mifcuglio di qualità 
contr^nrie non era più Io fleflb uo- 
mo , fubito che le circollanze can- 
giavano. Egli aveva fcritto la Tfo- 
ria degli Achei, de' quali fu il li- 
beratore, e il difenfore. Sopra l' 
Elogio che ne fa Polii/io , fembra 
che Arato (offe così buon iftorico 
come Gra!i Generale. Qf^edi Ari- 
stipo n. >,. ). Egli può efTer con- 
fiderato il fondatore della Republi- 
ca defili Achei, cui die la forma , 
• lo ìplendoict onde divenne uno 
iìe'P'" PotL^titi finti della Grecia . 
La gelofìa contro Cleomene Re di 
Sparta pli fece commettere un er- 
ror confìderabile , che fu di chia- 
mare in foccorfo di' quefta Repu- 
blic» i Re di Macedonia, che ne 
divennero padroni e tirajani . Ef- 
feiidofi difgulfato col Re Filippo , 
^iiefti lo fere in un pranzo avve- 
lenare da Tjurione ; ec^ìi fé ti'ac- 
.corfe, ma fopportò pazientemente 
U fua difgrazia . Solamente un 

fllorno avendo fputato del fanpue 
n prcfenza d'un fuo amico: EC' 
te X mio caro Cefalone ^ «li diffe, 
il jititto deir amiciz.''a de' Re . Mo- 
ri in Egia per la fettima volta 
Capitano Generale . 

a. ARATO, di Olicia , Poeta, 
ed Agronomo celebre nel tempo 
di Tolnmmeo Filadelfo J71. anni 
«Vanti G.C. Fu uno dei Cortigia- 
ni d* y^/if/çt>no . Ha comporto in 
verfi Grerf nn Pn^-mn Aftronomi- 
■ ^' i/, affai 

rrn non 
..'jti è che 
^M vcfieggi«t«rei c vi è iim t^à% 



A R 
diftanza, come è noto, da uft ver- 
feggiarore a un Poeta . Cicerone , 
che traduire nella fua giovinezza 
quello Poema Greco in verfi lati- 
ni , non avrebbe prefo piacere in 
quefto lavoro in una età più avan- 
zata . Le migliori edizioni di que- 
fto Poema fono quelle che Grozjo 
publicò nel 1600, in 4. a Leida, e 
quella di Oxford 1671. in 8. , che 
è ancora più Himata della prece- 
dente . ( l^edi 1. Ipparco ) . 

ARATORE, Segretario, ed In- 
tendente delle Finanze di Atalari' 
co, indi Sudcliacono della Chicf* 
Romana nel VI. fecolo, ha meffo 
in cattivi vcrfi Ialini gli Atti de- 
fili Appo/ioli 1 che prefentò al Papa 
(Vigilio nel 544. che H trovano con 
altri poeti latini , Venezia i-^oi. 
in 4. nella Biblioteca de^ Padri •t 
« feparatamente . Era Ligure di 
Nazione . 

ARBACE, Governatore de' Medi 
per Sardanap.^lo Re degli Aifìrj , 
fi ribellò contro di lui, e fece lega 
con Belefi l'anno 770. avanti G. C. 
Tre anni dopo Sardanapalo fi ab- 
bruciò nel fuo Palazzo, e i congiu- 
rati divifero il tuo regno in tre « 
Arbace fu proclamato Re de' M^- 
di , la di cui monarchia durò 317. 
•uni fotto 9- Re fino ad Afiiage 
fcacciato da Ciro . 

ARBAUD, Vedi PORCHERES. 

ARBETIOME,oARBITIONE, 
fol dato di fortuna, s'innalzò dai 
più bassi gradi della milizia fino 
al Confolato , che efercitò fotto T 
Impero di Cojìanzo nel 353. Era 
Arbitione uno 1 pi rito perniciofo ^ 
malefico, ed eftremamente invi- 
diofo di tutte le perfone di meri- 
to. Gli fi diede il comando di un' 
armata contri i Germ.ini , i quali 
vinfe in un* battaglia reqol.ita . 
Gelofo della fama di Silvano fi- 
glio di Bonito Capitano Francefe, 
contribuì a farlo fcegliere per Ge- 
nerale nelle Gallie, col difegno 
di far nafcere qj.tlche ocrafione di 
rovinarlo. E ^ ' lo arti- 

fizio gli riufcì fu fo- 

fpettato ejçli lU : LÌiione , 

ma coi credito degli eunuchi fi 
tnlfe d' intrico . Fu mandato pei 



t«.. Qu«ao £iiacipc ciiendo p<r- 



A R 
venuto r.ir Impero, lo fece uno 
dei membri delU Camera di Giu- 
llizia, ttabilita a Calceionia con- 
tro i Miniltri dell' Imperatore Co- 
ftanzp • Viveva ancora Arbstions 
fottio l'Imperatore Ralente ^ che 
fervì utilmente contro Proccpio . Il 
coraggi" era la fiia fola qualità , ma 
era quella ofcursta da troppi difetti . 
I. ARBOGASTO, Conte Fran- 
cefe di iiafcita, fu mandato da 
Teodoftfl nelle Gallie contro fitto- 
re figlio di MaJJimo . Lo attaccò, 
e lo uccife verlo il 389. e fu f^tto 
Prefetto del Pretorio. Arbogafia.^ 
svendo dipoi impegnato Falenti- 
nìaììo in una guerra funefta contro 
i Galli, difpiacque a queft' Impe- 
radore, che gli ordinò di abban- 
donare le fue cariche. "^KArboga- 
flo fatto infoiente dal credito, eh' 
«gli avea fopra la genre militare , 
ftracciò l'ordine, e f^alentiniano 
fu trovato ftrangolato nel fuo letco 
in Vienna nel Delfinato l'anno 392. 
di G. C. Arbogajìo fece Imperado- 
re un certo Eugenio -^ e volle fo- 
ftenere quello fantafm* di fovrano 
contro Teodofio . In principio ri- 
portò una vittoria contro quel Prin- 
cipe, ma avendo in progreifo avu- 
to delle fconfitte, e temendo d'in- 
cappare fra le mani di Teodofio , 
diedefi da fé la morte nel 394. Non 
bifogna confonderlo con un altro 
Arbogafto^ ch'era fuo nipote. 

2. ARBOGASTO C -^O ^ Vefco- 
vo di Strasburgo , mi>ri nel ($78. e 
fi fece amare da Dagoherto Re 
Auftrafia. Morendo dimandò di eA 
fere fottfrrato nel luogo , dove fi 
giurtiziavano i rei . 

ARBOUSE (_ Margherita Veny^ 
d'^, nacque nell' Alvernia . Luigi 
XUl. la trafTe dal Monaftero di S. 
Pietro di Lyon , dov' efla era Mo- 
naca , per darle la Badia di noftra 
Donna di Fal-de-grace . Suo pri- 
mo penfiere nelT entrarvi fi fu di 
ftabilirvi la riforma , e di mante- 
nervela con faggi regolamenti. Di- 
mife ella ftefla la fua Abbadia in 
favore della Badeffa triennale, che 
fH eletta nel \6i6. Eifa morì nell* 
anno fteflo in odore di fantità a- 
Sery appreffo Dun-le-roy, dove fi 
era portata per riiUbilire T of- 
fervanza in altro monaftero . L' 
Abate F leur y ha fcritto la fua Vi' 
ta in 8. 1685. 



A TI 



115 



ARBRIS^iEL C Roberto cV), co- 
sì chiamaro da un piccolo Borgo 
della Bretagna nella Diocefì di 
Rennes, dove era nato, ftudiò a 
Paricsi con felice fucceffo . Silve- 
jìro della Guerchs Vefcovo di Ren- 
nes ricompensò i progrefTì , che 
Roberto aveva fatti nelle lettere, e 
nella virtù 1 nominandolo fuo /fy- 
ciprets . Combattè in quefta Dio- 
cefi la fimonit, e la incontinenza 
del Clero , due vizj cosi comuni 
nel fuo fecolo. Si ritirò poi in 
Anqers , e di là nella forefta di 
Craon , dove fondò una Comunità 
di Canonici Regolari . Ufcì qual- 
che tempo dopo dalla fua folitu- 
dine , fenza fi(Iarfi in verun luogo, 
predicando dappertutto, e fempre 
con molto frutto . La moltitudine 
dei fuoi difcepo.i aumentando ogni 
giorno, e le femm'ne^, che lo fe- 
guivano nel fondo dei deferti non 
potendo evitare di eìl'ere framini-» 
fchiate cogli uomini, cercòun luo- 
go dove poteiTero abitare con de- 
cenza , fenza eccitare le critiche 
del publico, fcandalezzato da que- 
fla nuov^i nijinieia di predicare e di 
afcoltare il Vangelo . Trovò que- 
flo fico all' eftremkà della Dio- 
cefi di Poitiers in un luogo felvo- 
fo , chiamato Po.ntevrau4t . Colà 
ftabi ì la fua nuova famigli* verfo 
l'anno II03. Si fabbiicarono dap- 
principio delle capanne per garan- 
tirfi dall'ingiurie dell'aria. Ro- 
berto feparò poi le femmine dagli 
uomini, deftinando quelle alPo- 
razione , e quefti al lavoro. I fuoi 
difcepoli dovevano aver il nome 
di Poveri di Gesù Crijìo ; ed ob- 
bedire alle donne che erano le fer- 
ve di G. C Quelli Poveri comin- 
ciavano già ad efler ?icchi alla mor- 
te di Roberto d'' Arbrijfel , avvenu- 
ta nel 1117. nel Priorato d' Or- 
fan . Ma quelle ricchezze erano in 
parte il frutto de' loro fudori ; 
poiché elfi avevano diffeccato le 
paludi , e refi colti e fruttiferi î 
terreni incolti , ed i bofchi . Ol- 
tre al monaftero di Fontevrault 
Roberto ne fondò molti altri in dì- 
verfe provincie. Aveva conferito 
qualche tempo 'prima della fua mor- 
te il Generalato ad una Dama chia- 
mata Petronilla di Chemillè . <jo/- 
/»W^ Abate di Vendôme, e Mar- 
bodo Vefcovo di Rennes» amici 
del 



lì6 A R 

del nuovo fonJatortf, gli rimpro- 
verarono in due Lettere gT incon- 
venienti della fua troppo gran- 
de familiarità colle donne, Tama- 
xeizi dei fuo zelo contro gli uo- 
nini , e foprattutro contro i Preti 
ed i Vefcovi , lafingolarità del fu o 
elleriore, eie mormorazioni che 
U fut condotta fìravaganta cagio- 
nava. Alcuni Scrittori dei fecoli 
fufleguenti fi fono, divertiti com- 
mentando tji'cfte due Lettere , e 
fpargendo conghiefture maligne fo- 
pr» la di lui virtù, fino ad accu- 
farto di fare un medefimo letto 
colle fue profelite , fotto pretello 
di mortificar la carne, e di dar o- 
pert più comodamente all'orazio- 
re ; ciocché ha fomminiftrato a 
Bajile ^ e ad alcuni altri autori fa- 
tirici materia di motteggio, e di 
derisone, ma i fuoi difcepoli fon- 
dati fulle teflimonianze di tutti gli 
autori contemporanei , che 1' hanno 
fifguardato come un uomo impun- 
tabile nei fuoi cofiumi, han po- 
tuto purRarlo da tutte quefle ca- 
lunnie, e Lo hanno giuiiificato af- 
fai bene . HHiUbcrto Vefcovo di 
IVians , che fu dopo Arcivefcovo di 
Tours, gli fece unepitafio, in cui 
)o dipinge com<; un uomo pieno 
dello fpinto di Dio, che tormtn- 
tava la (u« carne (.olla fame, colla 
fece, culle vigilie , colle corazze 
di ferro; che accordava di raro il 
rifolo alle fue membra ftanche , e 
piti di raro il cibo, che non man- 
giava che legumi, e che fi fotto- 
tnctteva in tutto alle leggi della 

•jrfro)» fa- 
Pi' 0, ed uno 
de [■ Miuj'.n. uMitiiiM. della prete- 
fa Riforma di Scozia, era fratello 
del Ba'one à'Arbuthnot nella Con- 
tea di Merns , e nacque in Ifcozia 
nel 1538 di antica, e nobile fami- 
glia. Fece i fuoi Mudi nell' Uni- 
verlilà d' Abcrvlcen , ed atidò in 
Francia, nw ftt»<ifS |« T.-p^f fot- 
to il ce. I 
cinque ' 
li ffce /' 

tore del .ber- 

d»en . i Let- 

tre- I ale- 

ni' ella 

Lc^^. > -^ :_ . :._..'na. 

Si guadagno i' amorti f la ftlÉia 



A R 

di tutti generalmente colla fuâ mo- 
derazione, e co' fuoi talenti, ed 
ebbe parte in tutti gli affari Eccle- 
fiaftici , che fi trattarono a' fuoi 
tempi nella Scoeia . Fu due volte 
membro delle Affemblee Generali , 
e morì in Aberdeen nel 1583. di 
46. anni. Non abbiamo diluì, che 
alcuni difcorfi, o arringhe in lati- 
no fopra l'origine, e l'eccellenza 
della Legge, itampati in Edimbur- 
go nel 1571. in 4- Fu egli , che 
pubi i co la Storia di Scozja del 
Bucananot dallo fteffo , come fuo 
amico, affidatagli per farne la re- 
vifione, e p<?r farla flampare . 

ARC (^Giovanna d' ^ , ovvero 
du lys chiamata ordinariamente la 
Pulcella d'Orleans^ nacque vcr- 
fo r anno 14I2. a Domremi pref- 
fo a Vaucouieurs in Lorena d^ 
un Paefano chiamato Giacomo d* 
Are, In età di \9,. anni s'imma- 
ginò di vedur >r. Michele^ l'An- 
gelo tutelare della Francia , che le 
ordinava di andare a far levar l'af- 
fedio d'Orleans, e di far con fa - 
crare dipoi a Reims il Re Carlo 
^li. Le fue vifìoni commoflero à 
di lui parenti fino a prefentarla « 
Baudricourt Governatore di Vau- 
couieurs. Queflo gentiluomo fi f^- 
ce beffe da principio delU Pulcel- 
la ^ e \\ mandò poi al Re dopo a^ 
ver creduto di riconofcere in lei 
qualche cofa di flraordmario . „ Il 
t, Re C fcrive l' Abbate di Choifi ) , 
^ era allora a Chinon molto im> 
„ barazzato di quello che doveva 
„ fare, e quafi difperando di poter 
,t loccorrere Orleans • E(fo era ft»- 
„ lo avvertito dell'arrivo della 
„ Pulcella. La fece entrare nella 
„ fua camera , che era piena di 
>, giovani Signori, la maggior par- 
„ le de' quali avevano dc^li abiti 
1, più belli di lui . ^ ò fu- 

ll bito al Re, e lo un* 

11 aria modefVa e r nci.ui.». Effo 
9, voleva ingannarla , e le dtfTe : 
ti ÌJ non jono ii Re % eccolo ti ^ 
indole uno de fuoi cortf- 
, ma effa lo aflìcurò di co» 

», • ■ ' qnantnnque non 

11 ' ìjto, e gli par- 

'»» '■ -n , e con tan- 

.,, ta «rv; 
„ tutta 

,« re in U, vj...,,v... i.v..ia Jì u... 
9) no . Lda piomiie «d alta voce 
» di 



A R 

„ di foccorrere Orleans , e di fa- 
^, re confacrare il Re a Reims; é 
,, perchè le fofTe data un'mrera 
„ credenza gì» difle alla prcfenza 
„ del fuo confeffore , del Duca d' 
„ /ilanxone , e di Crijloforo ci' Av- 
^ court delle cofe fcgrete, che ef- 
,, fo non aveva mai dette a rieffu- 
yt na perfona del mondo : Vi fov- 
„ viene y o Sire ^ gli diffe , che il 
„ giorno di tutti i Santi pajfato 
,, prima di comunicarvi avete di- 
,, mandato due grazje a Dio: una 
„ di levarvi il deftderio e il co- 
„ raggio di far la guerra , fé non 
„ eravate legittimo erede del re- 
*» ^«0/ e P altra di far cadere tut- 
„ ta la fua collera [opra di voi 
ptttttojlo che fopra il voftro popolo ? 
li Re riraafe ftordito . Diffe poi a 
quel Principe ciò che aveva det- 
to a Baudricoun fulle apparizio- 
ni dell'Arcangelo S. Michele ^ e 
fopra la fua milfione contro gì' In- 
glefi . Si credette , che per fiffiow- 
rarfi della verità , hilognava a buon 
conto fapere s'ella era vergine. 
La fuocera del Re la fece efami na- 
re in fua prefenza da alcune mnm- 
mane , che la trovarono ptilcella / 
e fu ancora decifa ch'ella non era 
peranche foggetta agli i.ncomodi 
ordinari del fuo feffo , quantunque 
aveffe ella allora 18. anni . Dopo 
l'efatne delle mammane, fubì quel- 
lo dei Dottori , e tutti conchiufero 
che Dio poteva ben confidare alle 
donzelle i difegni che ordinaria- 
mente non fono efeguiti, che dagli 
uomini . II Parlamento al quale 
il Re rimandò in fine la nof^ra in- 
fpirata, fu un poco più difficile J 
H trartò da pazza » ed osò doman- 
darle un miracolo . Giovanna ri- 
fpofe , che non ne aveva ancora 
di pronti; ma che ad Orleans non 
avrebbe mancato di farne. Gli In- 
glefi affediavano allora quefta Cit- 
tà, ed erano vicini a prenderla . 
Carlo ^ che perdendola, avrebbe 
perduto l'ultima fua riforfa , cre- 
dette dover profittare del coraggio 
di una Donzella , la quale pareva 
aver Tentufiafmo dTuna infpirata, 
ed il valor d' un Eroe . Giovanna 
d"* Are velli ta da uomo , armsta da 
, Guerriero, condotta da bravi Capi- 
tani , intraprefe di (occorrer la Piaz- 
za , parlò all'armata in nome di 
Dio , e ie comunicò ia ftducLs , 



A R H7 

della quale e (fa era piena. Quindi 
marciò verfo Orleans , vi fece en- 
trare dei viveri , e vi entrò ella 
fleffa in trionfo. Un colpo di frec- 
cia che le ferì una fpalìa nell' ai- 
tacco di uno dei forti, non la im- 
pedì di avanzare . Mi cojlerà un 
poco di f angue ^ diffe ella, ma qzie- 
Jii infelici non potranno evitare 
la mano di Dio; e tutto in uà 
punto fall fulla trincea dei nemi- 
ci , e piantò e!lâ flefTa il fuo ften- 
dardo . L' affedio d'Orleans fa 
ben tolto levato . Gi' Inglefì con- 
dotti da Talbot furono battuti di 
poi alla batiagiia di Patai nella 
Beauce . La Pulcella fi dimoftrò 
per tutto unaErcMna. Avendo com- 
pito il primo articolo della fu» 
mi{fione, volle riempire il fecon- 
do . Marciò a Reiajs , vi fece con- 
facrare il Re Carlo 111. il dì 17. 
Luglio 1429- ^ ed affilié alia ceri- 
monia co! fuo ftendârdo in mano. 
Carlo fenfibile, come doveva e/Ter- 
lo , ai fervigi di quefta Donze la 
guerriera, nobilitò la fua famiglia, 
gli diede il nome du L/j , e vi ag- 
giunfe delle Terre per poter fofte- 
ner quefto nome . Giovanna d* 
^;r adempite tutte le fuecommif- 
fìvni , cefsò allora di effer felice j 
effa fu ferita all'attacco di Pari- 
gi, e fu fatta prigioniera all' af- 
fcdio di Compiegne in una forti- 
ta che fece . Quefto rovefcio dì 
fortuna fece fparire la meraviglia 
e la venerazione, della quale ave- 
va fapuio penetrar tutti fino i fuoi 
nemici. Quefti s' immaginarono di 
accufarta , fecondo lo fpirito dì 
quel fecolo, di elfere Maga. I 
Prediì:atori lo publicarono fui pul- 
piti , e r tJniverfità di Parigi, al- 
lora fuperftiziofa , lo confermò . 
Cauchon Vefcovodi Beauvais, cin- 
que altri Vefcovi Francefi, un Ve- 
scovo ìnglefe, jjn Frate predica- 
tore Vicario dell' Inquifizione, ed 
alcuni Dottori la giudicarono a 
Rouen , le fi fecero delle queftio- 
ni nel proceflarta degne di quel 
tempo. Le fi domandò fé i San- 
ti che le apparivano avevano ca- 
pelli . A che ferve queflo? rifpo- 
fe Giovanna . E ficcome in/iAeva- 
ro fopra la capigliatura di S. Mi- 
chele ^ elJa difie : perchè gliela* 
vrebbero tagliata? ma quegli up- 
mini gravi agsi^nfero; quyio Ai^ 
«1- 



eungelo er.i egli nudo ? credete voi , 
diflftf \x Donzfll», fheDio non ab- 
bia di che vs/ìirlo? cerrAvn,>CaU' 
ehon venduto «gì' Inylefi Ji ren- 
derli colpevole . SopprefTe ancora 
nel proce{n> la domanda che fece 
la Pulct/la di effer condotta al Pa- 
pi . E (u di co Giuvann.7^\\ dif- 
fe : roi non volete fcrivere fé non 
eiò chi" è contro di me ^ e uoi n-m 
volete far menzione di ciò che fta 
per me. Finiti che furoHo gl'in- 
terrogatori , fu condotta la Pulcel- 
la nel Cemeterio di S, Otten di 
Roufn a vift.i del popolo. Un Pre- 
te predicò un cattivo Sermone, nel 
Ïuale infultò il ReCarloy e la fu* 
roina . Giovanni l'interruppe, e 
gli diede Uf-a mentita ad alta vo- 
ce. Queft* forza di fpirito in un fef- 
fo debole, lungi dal difarmare i 
fuoi Giudici, non fece che irritar- 
li di pili. Fu condannata come 
ma_:^-i , indovinatrìce , fucrilesa , 
idolatra , hejljmmtatrice dil nome 
di Dio\ e dei Santi , che de ft de- 
riva lo Jpirtjimento del fanfiue u- 
mano , che aveva fpoj^liato intera- 
mente il puHor del fuo fejfo , che 
aveva /edotto i Principi , ed i po- 
poli y ec. Giovanna apparì fui Tuo 
rogo collo ftelfo coragftio che aveva 
dimoflrato fui muri d'Orleans . Fu 
intela folarnente td in votare il 
nome di Gesù . GÌ' Inglefi elfi 
medefìmi pianfero la di lei mor- 
te . Carlo P'U, niente fece per ven- 
dicarla ; e foto dicci anni dopo 
procurò che i di lei parenti fa* 
Cifrerò una domanda formale alla 
S. Sede per la revifione del pro- 
ccflo . CaliJioìIL riabilitò la di lei 
memorili, la quale fenza quella for- 
malità noti farebbe fiata meno riCpet- 
tabile ai pofteri. La dichiarò Mar- 
tire delta fui ReliRione , della fua 
Patria , e d«l fuo Re. Di fatti i 
fuoi Giudici difonorarono la loro 
ragione, e la loro equità col di 
lei fuppliiio . Violarono elfi il 
dirirro delle genti condannandola, 
mentre ella truvavafi prigioniera di 
guerra , e le regole del buon fen- 
fn aSbr'jciandola come Maga . Ef- 
(■ ■ \ cortamente M^ga ; ma 

■> non conviene invo- 
^^ ..^' Santa, fufcitata dal- 
la Frovidenrì per liberare i Fran- 
ce fi . Una giovanetta fì prefcnt-t, 
4lce Un Lttieratu , ella fi crede 



A a 

f nfpirata ; Q profitia dell' impref- 
fionc, che il fuo eatafiafmo può' 
fare fopra i foldati ) e fenza nien- 
te azzardare , i G?nerali che la con- 
ducono fanno raortra di efìer da lei 
condotti, efTa non ha alcun co- 
mando , e fembra ordinar tutto Ç 
la fua audacia che fi cerca di. man- 
tenere, fi comunica a tutta l'ar- 
mata , e quefto è ciò che cambia 
la faccia delle cole. Non vi è fio- 
ria , in CUI fi faccia entrare più dì 
maravigliofo, che in quella dì Gio- 
vanna d' Are . Quefta comparifce 
una povera paJtorella , che il Cie- 
lo trae dalla olcarità per foflene- 
re il trono dei Re Criflianifiìmt 
contro le ufurpazioni degli In- 
glefi. S. Michele difcende per an- 
nunciarle la lua miffìone . EfTa la 
prova agli increduli , riconofcendo 
il Re confufo nella folla dei Cor f 
tigiani, ed indovinando i fuoi più. 
fecreti penfieri . Quefla figlia di 
ï8. anni fa dei prodigj di valore 
nell'età, in cui neppur gli uomini 
hanno acquiftato tutta la loro for- 
za • Ella foccombe poi , e /ubifce 
il più crudele fupplicio; mala fua 
morte è tanto mt'ravigliofa quan- 
t« la fua vita . Tutti i fuoi Giu- 
dici muoiono d'una morf? Uile y 
come dice l' eleganti Mc?:,tfra/ , e 
fopra il fuo rogo efTi predice agi' 
Inglefi le difgFatie, dalle quali itt 
feguito farebbero opprtlfi . Il fuo 
cuore fi trova tutto intero nelle 
ceneri, e fi vede volare dal mez- 
zo delle fiamme una colomba can- 
dida , fimbolo della fua innocenza « 
e della fua purità . Quelto non è 
ancor tutto; la fi fa rirufcitare do- 
po la fua mone , e la fi fa fpofare 
ad un Signor Lorenefe ; coficchè 
noti manca più che il farla immor- 
tale per certificare alla poflerità 
tutte quefle meraviglie forprenden- 
ti . Ritorniamo adeffl^ fopra cia- 
fcuno di quelli prodigi > o di que- 
fle contraddizioni • Nm parliamo 
dell'apparizione di r. Michele S 
alcuno uon ha veduto quello Ar- 
cangelo parlare a Giovanna ; ella 
dice di aver avute delle converfa- 
aioni con lui .* bifogna crederle 
fulla fola fja parola . Ma G può 
almeno allicurarfi dell'età eh' ella 
aveva fé non fi può nfchiarar le 
prove della fua vifioue. Alcuni 
le danno diecinov' anni , altri veiw 
ti- 



A R 

tSoove. Rjpin de Thot'ras è di 
«jueft' ultimo parere , che può eiTe- 
re appoggiato da qualche conghiet- 
tura. La Ptilcella confersò nel fuo 
interrogatorio, eh' effs aveva avu- 
to un procefTo in Lorena alla Cu- 
ria Ecclefìaftica per occafione di uti 
Miatriraonio . In quefta età fi può 
fbrfe , dice un Autore^ foftenere in 
fuo nome un tal procefTo ? Si ri- 
fponde che quefta non è cofa or- 
dinaria; ma una giovanetta Eroi- 
na , che ha il coraggio di aftron- 
tare i pericoli della guerra, può 
ben avere anchfi quello di compa- 
rire dinanzi un Giudice. Queflo 
aneddoto ha infpiratoad alcuni dei 
fofpetti fopra quefta famofa Vir- 
ginità , ciie aumentava la di lei 
gloria ; ma quefti fofpetti ci fem- 
brano ingiufti, o almeno temera- 
ri . Si può ben muover lite ad un 
furbo the ci ha fatto una promef- 
fa di matrimonio, e fi può aver 
/confervato con lui la fua virtù . 
Come d'altronde accordar le idee 
non favorevoli all'onore della P«/- 
cella con ladepafizione delle Mam- 
mane? Si dirà che quefte non s' 
intendevano della loro Arte ? Ciò 
non è verifìmile . Si vorrà crede- 
,re che come fi trovarono dei Giu- 
dici per farla morire, e per difo- 
rorarla,fi trovaffero ancora le Mam- 
mane guadagnate per farle onore? 
Quefta idea è fina ; ma è ella forfè 
vera? Noi non fapreffimo crederlo. 
Non fi cammina, che a taftone in 
quafi tutte le iftorie, e fpecialmen- 
te in quefta, perchè gì' Iftorici 
hanno meffo tutto in opera per in- 
vilupparle di tenebre . E che non 
fu detto per provare che Giovanna 
«ra fcappata al fupplicio del fuo- 
co? E che non fi dice ancora f 
Quefta parte della Storia di <7/V 
vanna rf' Are è affatto fingolare . 
La fi condanna ad eflere abbrucia- 
ta viva, per foddisfare T animofi- 
tà degl' Ingiefi ; ma ficcome non fi 
trovava abbaftanza colpevole per 
meritare quefto fupplizio, le fi fa 
foftituire una infelice ^ che aveva 
meritato una morte così infame . 
Ecco un racconto bene ordinato ; 
ma può quefto prevalere contro gli 
Atti del proceffo riportati da Mail- 
Jan ^ e da altri Storici ; contro il 
^iudicio dei Cowirniffar) delegati 
dal Papa per U giuftificazione di 
Tomo il. 



A R T19 

qiieflâ illuare Eroina; contro l'a- 
pologia che il Cancelliere dell' li- 
ni verfità fece della fua memoria 
rei J4Sd. ? Tutti quefti avrebbero 
eïïi ignorato una avventura cosi 
forprendente ? e fé efll la fapeva- 
no, a che potevan fervire tante 
loro cure per purgar la detta me- 
moria di Giovanna dall' infamia 
del fupplizio? Ma fi dirà, che vi 
fono ddle famiglie, che pretendo- 
no difcendere dalla Pulcella ci^ Or» 
leans ; ma non ve ne fono tante 
altre in tutta l'Europa che hanno 
la fciocchezza di voler difcendere 
per fin dagli Eroi della Favola? Si 
crede forfè a quefte famiglie fulla 
lor parola? No fenza dubbio; al- 
trimenti bifognerebbe preftar fede 
alla genealogia che fi forma Gilles 
fui teatro della fiera, allorché cam- 
biando due lettere del fuo nome , 
fi fa difcendere da Giulio Cejare » 
Che vi fiano delle famiglie, che 
appartengh ino alla P4;/f£//<7, quefto 
può effere in linea collaterale, ma. 
quefto fembra evidentemente falfa 
in linea retta . E^ vero che alcu- 
ni anni dopo il fuo fupplizio com- 
parve in Lorena una Avventurie- 
ra , che fi chiamava la Pulcella d* 
Orleans , e che col favore di que- 
fto bel nome fposò un certo Signo- 
re des Armoifes ; ma non fi è for- 
fè veduto \xnfA\{Q Demetrio inRuf- 
Cìfi? Il Signore des Armoifes avrà 
fpofato la falfa Giovanna^ ch'egli 
avrà prefo per la vera : avrà di poi 
fenza dubbio fcoptrto la menzo- 
gna ; ma il fuo amor proprio gli 
avrà fuggerito di confervare il fe- 
greto , ed egli avrà fempre dato a 
fua moglie Avventuriera il nome 
rifpettabile della vendicatrice del 
nome francefe . Ecco l'origine di 
tutti gli Atti , che ci vengono pro- 
dotti fotto il nome del Signor des 
Armoifes , e di Giovanna du-Lys . 
E' ftata la vanità che gli ha fcrit- 
ti , ed una vana curiofità che li 
trae di fotterH . 

1. ARC , ( Filippo Auguflo di 
Sainte Foi Cavaliere d' ) , nato in 
Parigi , e morto nel 177. . . a Tul- 
les, dove era efiliato , compari 
uomo di Lettere , ed uomo di pia- 
cere . La venuftà del fuo fpirito « 
e della fua immaginazione lo ren- 
deva gratilfimo allorché parlava , 
ed allorché fcriveva . Abbiamo di 
1 lui: 



Tja 



AR 



loi: I. /w/'' Oxi t in piccolo ii. 
Queftt f ""* raccolta di penficri 
fUcCMÙ , dei qiMli alcuni efprimo- 
Bo delle maffime che potrebbero 
contraftarfi > ma I« maggior parte 
delle quali fono folide, e con rwol- 
tâ finezza recate. L' Autore vi ri- 
fpett» !* reliRtoncy e dà delle biro- 
re ragioni per farla rifpetrare da- 
gli jncreJuli. %. Storia Generale 
delle guerre^ 175^- «" 4-; à\ queft* 
opera non diede in luce che i. Voi. 
affai male accolti . Quantunque T 
Autore feriva fcmpre bene, una tal 
opera era fuperiore alle fue forze . 
3. La Storia del Commercio e del- 
la navig'az'one degli antichi e dei 
moderni , 1758. a. Voi. in li. Il 
Cavaliere d' Are ha profittato del 
libro d' Hitet fopra il Commercio 
degli antichi ; ma il fua ftile è- 
più' elegante». 4. Alcuni piccoli 
Romantii fcritti con delicatezza.' il 
Tempio del Silenz.io^ le Lettere d* 
OJmarr-, ec. ec* 5. La Nobiltà mi' 
litarc^ ch'egli oppofe ìWa Nobiltdr 
tommerciant» dell Abbate Coyer . 
ARCADE figlio di Giove e di 
Calijioy diede il fuo nome all'Ar- 
cadia. Queflo è il Paefe , di cui (ì 
raccontano piti favole, che in tut- 
to il refto della Grecia, lì Dio 
Pane vi era onorato ph che altro- 
ve , perche dicevafi che non ne 
fortiva mai . Arcade «(Tendo dive- 
nuto grande , alcuni Cacciatori lo 
prefentarono \ Resone fuo Avo , 
cbe lo ricevette con rabbia , e che 
in appreff"o per far prova della po- 
tenza di (7fox;tf, allorché gli concef- 
ft ofpitalità nel convito gli diede 
• mangiare i membri di Arcade . 
Sdegnato Giove di un' efpcrienza 
così deieftabile, lo cangiò in Lu- 
po, ed Arcade in Orfo . Fu quefti 
collocato nel Cielo vicino a fua 
madre ; ed è la coftellaztone dell* 
Or/J piicoltr. 

ARCAO IO , Imperator d* Orien- 
te, figWo di Teo'iofto il Grande e 
di Flacilla^ in età di 7. anni fu ri- 
veftitò della porpora da (uo padre , 
ed affbciato all'Impero nel 583., 
e fuccedetre a Ttodofio nel 39^. 0- 
narro f»>o fratello ebb** l' impero 
di f ' '?'!• prefetto del 

Pr. ) dapprincipio , 

«Ha . lutodercrminar- 

Jo a Ipofare laa tiglia , aprì l'O- 
ticotc tà Bàrbari. Quello infciict 



A R 
avendo finito per un* morte tra-" 
gica. Arcadia reltò fenza padrone J 
ma fé ne trovò ben tofto un fecon- 
do . Un Eunuco per nome Eutro. 
pio , che era fuo favorito , e che 
aveva fatto Gran Ciambellano , 
prima fchiavo, poi fervitore, ed 
innalzato a poco a poco, gì? fece 
fpofare EtidoJJia , e lo condufTe co-- 
me una beftia, fecondo l'erpreffio- 
nc di Zozjmo . Arcadia indolente 
e voluttuofo fi riposò di ogni co- 
fa fopra il fuo Eunuco, e dopo di 
lui fopra Eudojfta fua moglie, al- 
la quale facrificò S. Gio. Grifofto- 
wo, efiìiandolo, e perfeguitaiidolo- 
per compiacerla . Eutropio finì co- 
me Rufino ad i danza dì Gainas r 
Goto di- nazione , ^d Ariano , il 
quale fu anch' egli trucidato l'an- 
no 400. Arcadia aveva dato faggi 
per tempo del fuo cattiva carattere y 
ordinando nella, fua gioventù ad 
uno dei fuoi uffiziali di uccidere 
Arfenio fuo precettore. Morì Ar- 
cadia il primo di Maggio del 408- 
in eiìr di 31. anni, ed ancora trop- 
po tardi per la felicità e per la glo- 
ria dell' Imperio . 

ARCAGOLO iOttavìo^t Iftori- 
co e Poeta di Caranea , fiorì circ» 
al 1^02. e lafciò Canzoni Sicilia" 
ne , una Cronaca di Catane^ ; Chro* 
nicon ttniverfalcy Poema beroicum * 
TradulTe eziandio le Lettere di DiO' 
doro in Italiano . 

ARC A MONE C Agnello >, Cava- 
liere Napoletano, Configgere, Si- 
gnor di Borei lo , fiorì fotto Ferdi- 
nando T. il quale lo mandò. a! la 
Republica di Venezia, e iStJto 7^. 
nel 1474. e fcrilfe fulle Coftituzioni 
del Regno . 

ARCELLA (,Giu/ìlnfano') r Na- 
)poletano. Medico, che vilTe nel 
XVI. fecolo, ftampò un Trattato 
De ardore uri me , & /fili tei dio , a e 
de miiìu fanguinis non pttri , ftam- 
pato in Padova 1568. 

ARCESILAQ, di Pitan* in Eo- 
lia, difcepolo, e fucceiToredi Tr^'j- 
tore nella fcuola Platonica, fu Au- 
tore della Setta chiamata la Jecon* 
da Accadtmia . I (uoì principi e- 
jrano , che bifo«nava dubitar di' 
tutto, non a'.' i alcuna r 

e reftare in u -za conti- 

hua fopra Cuti- ^ Portav» 

eRli troppo avanti il Pirronifmo . 
Quello rilUina , che puà^ efier util» 



A R 

fnlrtttô ai fuoi giufti confini i éU 
Veniva U diflruzione di tutte le 
Scienze nella maniera , che Ar- 
eeftlao Io infegnaVa. Qiieflo filo- 
fofo ebbe nondimeno molti difce- 
J>oli i Ûno fpifito vivo e facile^ 
il dono della parola , uns fifono- 
*rtia felice, una generofità fenza 
limiti , contribuirono ancora piìl 
del fuo fìftema a far frec^uentare la 
fua fcuola. Dicefì ch'egli preftò 
ad uno de' fuoi amici il fuo vafel- 
Ume d'argento in occafione di da- 
re Un convito, e che non volle 
giammai ripigliarlo. La filofofia 
non aveva eftinto in lui il gufto 
della bella letteratura . Prendeva 
tanto piacefe nel leggere Ornerà , 
eh» quando lo pigliava in mano , 
diceva che andava a far T amore. 
iSlon era quefto il folo piacere eh' 
egli aveCe;" perciocché divideva il 
fuo tempo tra la filofofia * 1' amo- 
Te , i piaceri della tavola , e la let- 
tura < Si racconta ancora eh' egli 
morì per un ecceffb di vino in età 
cli;7^. anni, l'anno 3(óo. avanti G. C 
"Lit morte non dovette fembrargli 
terribile, poiché diceva egli ordina- 
riamente , che quefìo era il folo di 
tutti i mali , la di cui prefen^a non 
incomodava mai alcuno, e che non 
rìietteva in malinconia ^ che in fus 
âffenza . EiCendc ftato ricercata per- 
chè tanti difcepoli abbandonavano 
le Sette dei loro Maeftri per ab- 
bracciar quella d' Epicuro 4 mentre 
neffiin Epicureo abbandonava mai 
la fua per dedicarfi ad un' altra ? 
f ìfpofe : perchè degli Uomini fi pof- 
fon far degli Eunuchi ^j ma che de- 
gli Eunuchi non fi può niai farà 
degli uomini . Univa egli 1' elo- 
quenza di Platone alla ÒialeCtic* 
di Diodoro . Quantunque il dubi- 
tare urtiverfale di Arce{ilao rove- 
fciaffe i fondartienìi della vera fi- 
lofofia ^ trovò nondimeno un di- 
fefifore in Lacida^ che tmfmife 
quefli principi ad Evandro. Qûeft'' 
ultimo la fece pafTare ad Egefimo i 
ed Egefimo a Cameade fondatore* 
della terza Accademia . 

1. ARCHELAO Î. , I*rìncjpf crd-* 
dele ,^ figlio naturale di Perdicca ^ 
ttfurpc* la corona dì Macedonia i 
dopo «ver fatto morire gli eredi 
legittimi. Queft' ufurpafore ebbe 
iena condotta da gran Principe, di- 
U^fl'mò le fut «rmaté, fortificò W 



A 1t iìi 

fue pìazte, equipaggiò delU flott*^ 
e protelTe le Lettere e le Arti . Ï 
più grandi Scrittori ^ e i piìi abili 
artifti vennero in folla aliai fu» 
corte . Socrate vi fu chiamato; m« 
rifpofe che non poteva rifolverfi di 
andar a trovare un uomo, per ri- 
cevere dei benefici , che non pote- 
va rendergli . Si crede però che 
quefto Filofofo aveffe un altro mo- 
tivo del fuo rifiuto, cioè, il Go- 
verno duro e fevefo di quel Prin- 
cipe. Uno dei fuoi favoriti l'uc- 
cife Tanno ^gg. avanti G. C- 

a. ARCHELAO, figliuolo d'/Tr- 
thelao^ che fu generale delle trup- 
pe di Mitridate^ ottenne da Pom- 
peo il pontificato di Comana nel 
Ponto . Servì per qualche tempo 
nell'armata de' Romani in Grecia,» 
ma avendo fpofato la Regina Bere^ 
nice , la quale aveva fatto ftrango- 
lare il fuo primo marito, fi fece 
riconofcere per Re di Egitto . Il 
fuo regno non fu , che di fei meli i 
effendo flato fconfitto ed uccìfo dal- 
le truppe di Cabinio generale Ro- 
mano verfo r anno 56. avanti 
G. C. 

3f. ARCHELAO , nipote del pre- 
cedente, ottenne la corona di Cap- 
padocia col favore di Marc^ Anto^ 
nio l' anno z6. avanti G. G. Egli 
condufftf varie truppe alla bitta- 
glia d' Àzjo in favore* di quefto ; 
ìeppe mantenerfi anche fotto Au-^ 
gujio ; ma Tiberio fdegnató degli 
onori i de' quali era ftato prodigai 
verfoC^/i^a/rf,mentrealul , quan- 
do era ftato a Rodi noti avea cu- 
rato di rendergliene alcuno, Io in- 
vitò di venire a Rortta fotto le piùt 
belle proméffe, ma appenil vi fi* 
arrivato , che lo fece chiudere, in. 
una dura prigióne , ctove morì T 
anno \6. di G. C. Il fuo regno fui 
dichiarato Provincia dell' ïmpero . 
Queft' Archelao è conofciuto nell* 
Storia degli Ebrei. C^'*^' Atroìi- 
<ìE 5 , „ ^ 

4. ARCHELAO, figlio d' Erode 
il Crandc , fu dichiarato Re di Giu- 
da l'anno 3. di G. C. Incomin- 
ciò il fuo regno col far. uccide- 
re 3000. peffone follevatefi in od- 
cafione di un' aquila d'oro , pHoft» 
fopra la gran por tir del Tempio y 
prima dì andaf a Roma a far con- 
fermare la fila dignità Reale d* 
AUgufto . <^ueft' Imperatfore gli 



7?» 



A R 



dirJ* l« tnetk di quanto pofTedeva 
Erodi ; rnt fopra le dogliaii/c de- 
gli Ebrei Io relegò dipoi in Vien- 
na delle Galtie , ove mor) Tanno 
6. di G. C. 

5. ARCHELAO, celebre Filofo- 
(o Greco difctpolo di Anajfagora ^ 
€ maeftro di Socrate^ verfo il 444* 
avanti G. C. fu chiamato per fo- 
prannome il Fifico^ perchè fu il 
primo , che portò la Fifica dalla 
Ionia in Atene. Egli è pure il 
primo, che offiervò, che la voce è 
un tuono formato dalla percuflìone • 
dell'aria. Solleneva, come riferi- 
l'ce S. /igq/iirìo, che tutte le cofe 
vengono formate da parti fìmili , e 
che ciò ch'è giudo, ovvero ingiu- 
fto, non lo è che per coftume. 

6. ARCHELAO, figliuolo di ^- 
pollonio y famofo fcultore , era di 
Pirene Città dell' Ionia . Lavorò in 
marmo Tapoteofi di Omero fotto l' 
Impcrator Claudio y come fì crede . 
Qucfto pezzo di fcultura , uno dei 
più belli dell'antichità, avrebbe 
l>aftato per dare l' immortalità a 
Omtro y fé t fuoi Poemi non|gliela 
«vefTero alTicurata . Quefto monu- 
mento fu dilToiterrato nel 16^^. in 
una vit!a appartenente ai Princi- 
pi Colonna y dove (ì pretende, che 
1* Imperador Claudio avefle una ca- 
fa di delizie . I Si(>nori Cufur , 
Wejiiny Gronovio e Scbot ne han- 
no data la fpìegazionc . 

7. ARCHELAO , Vefcovo di 
Cafcar, o Cafchcar, fuftraganeo 
d'Amidia nella Melopotamia, i|- 
luflre per la Tua pietà , e per la 
fuâ dottrina , entrò in conferenza 
ColPtrefuirca Mamtt ^ e lo copr) 
«li confijfione nel 177. Abbiamo in 
latino ali Atti di tfuella eonferen- 
^t, tradotti diZaeagni dal Gre- 
co. Vegiafi fopra l'autenticità di 
^ueflt Aiti k Storia del Mani- 
cheifmo 4*1 Btamfthtiy e li Colle^ 
lismas diti ZacBgni . 

ARCHEMORO, (ìrIìuoIo di Li- 
€urgo Re di Ncmea , fu pofto dalla 
fua nutrict Copra una pianta di Ip- 
pof«lioo in tanto eh' ella andava 
a MOÉrar una fontana ai Principi,. 
<kt mirciftvano all' aCedio di Te<. 
b« ; un ferpcQie lo morfìcò, ed r- 
gli mot) da Quefta ferita. Licurgo 
volle punir dt m"tte la negligen- 
aa della nutrice : ma il popolo d' 
Arto U prtU (otto la (uà prot^ 



A R 

zìone . In memoria di queflo ac- 
cidente furono inftituiti i Giuochi 
Nemei, che fi celebravano di tre 
anni in tre anni . I vincitori pren- 
devano il lutto , e fì coronavano 
di ippofelino . 

ARCHIA C ^ttlo Licinio^ y Poe- 
ta Greco , è più conofciuto per la 
eloquente orazione , che Cicerone 
pronunziò in fuo favore, che per 
i pochi fragmenti the ci reftano di 
lui . Gli fi ricufava il titolo di 
Cittadino Romano , che Cicerone 
gli fece confermare, foftenendo che 
egli lo aveva, e che Ce non lo a- 
ved'e avuto, i Tuoi talenti, e la fua 
probità glielo avrebbero meritato. 
Viveva verfo Tanno 60. avanti 

ARCHIDAMO, figlio e fuccef- 
fore d^ Agefilao il Grande, Re di 
Sparta, falì fui trono verfo il 356. 
avanti G. C Vinfe gli Arcadi , re- 
fpinfe gli attacchi di Epaminonda 
contro Sparta, e fu uccifo in Ita- 
lia da' Lucani, ove era approda- 
to con una flotta per foccorrere t 
Tarentini Tanno 338. avanti G.C. 
Erto era un Principe degno de' più 
grandi elogj per le fue belle azio- 
ni in guerra, e per le altre circo- 
ftanze della fua vita . Gli antichi 
ci hanno confervato alcuni morti 
arguti di quefto Re. Domandando 
un tale ad Archi damo fin dove fi 
eftendeva il dominio dei Lacede- 
moni ? rifpofe : per tutto dove ejffi 
pìJTono ejìendere le loro lande . 
Scritfe a Filippo Re di Macedo- 
nia, fiero dei fortunati fucceflì del- 
le fue armi : che fé egli poneva 
offervaxjone alla fua ombra , fìan- 
do al fole , non la troverebbe pia 
grande di quel che era prima del^ 
ta fua vittoria . 

ARCHILOCO , Poeta Greco» 
nativo di Paros una delle Cicladi 
verfo il 664. avanti G. C. Fu il 
Poeta più fatirico dell* antichità «. 
Quando era ftanco di fpargere il 
fuo veleno fopra i fuoi amici o i 
fuoi nemici indiftintamente , mor- 
morava di fé fteflb . Sono i fuoi 
verfi che ci documentano «(Ter egli 
nato da una madre (chiava , che 
la fame e la raiferia l'obbligarono 
ad abbandonare il fuo paefe , eh* 
egli fi fece deteftare dovunque po- 
tè farfi conofcert , e ch'egli era 
ia pic<U ad ofini loxu di fregola^ 



À R 

Une . Si fcatenò con un» ràbbia 
sì crudele contro Licambo^ il quale 
ad onta del fuo giuramento ave- 
va promefTo fua figliuola per mo- 
glie ad un concorrente piò ricco, 
che il buon «omo fi appiccò da 
difperazione . Il fuo furore fi efte- 
fe fin fopra la figlia di quello mi- 
fero imbecille , e con tanta vio- 
lenza che effa non volle fopravvt- 
vere alle fatine di quefto arrabbia- 
to . Archiloco è uno de' primi che 
abbia fcritto in verfi Jambici ; e 
fu così licenziofo nei fuoi verfi , 
quanto fatirico . Sparta proibì ai 
fuoi Cittadini di leggere le fue poe- 
fie . Il fuo ftile , dice Quintiliano t 
è pieno di forza , di arditezza, di 
fuoco , di veemenza , e di energia . 
Quefto fatirico affaffino fu affalfina- 
to egli fteflfo ; e col ferro fi trafle 
vendetta del ferro acuto , che i 
fuoi jambi immergevano nel cuo- 
re . Cicerone chiamò dal fuo no- 
me i Cartelli ingìuriofi publicati 
contro Cefare » Archilochia Edi- 
CTA . Erafi Archiloco trovato in 
una battaglia, nella quale gettò il 
fuo feudo fuggendo : ho perduto il 
mio feudo ^ diceva egli, m,7 ho 
confervato la mia vita , e non mi 
farà difficile trovarne un altro mi- 
gliore del primo,. Buona filofofia 
per un poltrone . 

ARCHIMEDE diSiracufa, nato 
di una famiglia illuftre, e paren- 
te dì Jerone Re di Siracufa, prefe- 
rì lo ftudio delle matematiche alla 
elevazione , che la fua nafcita gli 
prometteva. Jerone fuo fovrano e 
fuo amico converfava giornalmente 
con lui fulla teoria , e fulla prati- 
ca delle fcienze ch'egli coltivava. 
Si pretende, che un giorno, in 
cui fpiegava a Jerone gli effetti 
delle forze moventi , c^ò dirgli , 
che fé aveffe un'altra terra diver- 
fa dal noftro globo per appoggiar- 
vi le fue macchine, egli avrebbe 
alzato quefto noftro globo a fuo 
piacere . Quefta favola , che molti 
fiorici raccontano , deve efTere ri- 
porta nel numero degli errori po- 
polari , con quell'altra della sfera 
di vetro, di cui dicefi, che la for- 
inaffe in maniera, the i circoli 
dell» medefìma , feguivano i moti 
di quelli del Cielo con ammirabi- 
le regolarità. Anche quella degli 
^ecchj uftorj , dei qu»li fi preten- 



A t^ m 

de , che Archimede fi ferviffe pei* 
abbruciare i vafcelli di Marcello 4 
che afTediava Siracufa , non voleva 
Cartejio che meritale maggior fe- 
de , ma il famofo P. Kircher Ge- 
fuita nella fua Magia Catoptrica 
feguito dal ^xti.nàç Buffon ne ha 
provato la poffibilità immaginando 
uno fpecchio fimile a quello di 
Archimede^ ed anche di molto piìi 
grande effetto. E' comporto di cir- 
ca 400 fpecchj piani di mezzo pie- 
de quadro. Quefta macchina lique- 
fa il piombo e lo ftagno a cento 
quaranta piedi di diftanza , e met- 
te il fuoco al legno ancor più da 
lungi . Archimede inventò delle 
macchine e delle batterie, dì per 
r attacco , fia per la difefa di un* 
piazza affediata, delle quali la fua 
patria fi fervi con vantaggio nel 
predetto afledio di Marcello . Le 
fue cognizioni non erano riftrette 
alle Matematiche fole . Un Orefi- 
ce avendo frammifchiato del me- 
tallo con r oro nella corona che 
dovea fervire pel Re , Archimede 
fcoprì la frode. Ebbe tale allegrez- 
za per quefta fcoperta , che forti 
dal bagno fenza accorgerfi che era 
nudo , gridando : /' ho trovato ^ /* 
ho trovato . Avendo finalmente M^- 
cello dopo un lungo affedio forpre- 
fo Siracufa , comandò entrando in 
Città che fi rifparmiaffe Archime- 
de ; ma l'applicazione fomma dì 
quefto Matematico ai fuoi ftud) gli 
coftò la vita . Occupato con tutto 
fé fteffb nella foluzione di un Pro- 
blema , non feppe che Siracufa fof- 
fe prefa , fé non quando un folda- 
to Romano fi prefentò a lui pei? 
ordinargli di venire a parlare al 
fuo generale . Il filofofo lo pregò 
di appettare un momento , finché 
aveffe finito la fua operazione geo- 
metrica ; ma il foldato non com- 
prendendo nieute di quel che fé 
gli diceva lo tra pafsò colla fua fpa- 
da non conofcendolo , l'anno 118. 
avanti G. C La morte di quefto 
grand' uomo cagionò un vivo dolo- 
re al Generale dei Romani . Egli 
trattò i di lui parenti con una di- 
ftinzione fegnalata , e gli fece in- 
nalzare un maufoleo , fopra il qua- 
le vedevafi fcolpito un cilindro, ed 
una sfera. Cicerone., Queftore in 
Sicilia , fcoprì quefto monumento 
della venerazione di Marcelo per 
I 3 V»t' 



quetio gran Matematicd*. Noi ab? 
bramo di lui alcuni Trattati, dei 
«]uali fìain debitori ai Greci , che û 
rifuggiarono in Italia dopo la pre- 
fa di ColUntinopoli . L'ediziont 
pih ricercate dei medefimi è quella 
di Londra in 4. 1675. , e quella di 
Pangi, 1615. infoi., che è la mi- 
gliore. 

ARCHlNTOC<5;?Jvxo), creato 
Conte di Barate da Filippo Ut Re 
Ai Spagna, era di una famìglia il- 
lultrc del Ducato di Milano, che 
pretendeva difcendere dai Re Lem* 
bardi . Era uno dei più grandi an- 
tiquari del XVII. fccolo. E' fiat» 
pubiicata la Raccolta delle Anti- 
fbitâ , eh' egli aveva riunite in uà 
Volume in fol. , fenza data , e fen-, 
sa nome di luogo , Quefl' opera ^ 
pfTai rara . 

ARCHÎROTA ( Alejfandro D » 
Napolitano, Abate Olivetano aflai 
dotto, ed erudito, che viffe 110. 
anni ; lafciò molti Trattati , alcuni 
de' quali fono foura S. /fgq/lftto ; 
ma MSS. 6 ^ > 

ARCHITA, Tarentìno, celebre 
filofofo Pitagorico , ed eccellcnt» 
Matematico. Nacque in Taranto , 
r fiorì vcrfo il 4, " ri G. C 

Abbracciò la fili tagora^ 

e fu it fuo oiuv re nella 

|>rof.-0ione di cucila letta. Ugual- 
mente prof indo nella geometria , 
P .,-11- ^... .. j ij arricchì della 
\. ola , e refe impor- 

I" 1 agli uomini , ap- 

Ïlicaadu le matematiche alle cole 
i ufo comune . Eutocia riferifce eh* 
ri trovò la duplicazioiH* del cubo, 
. (coperta molto più utile di Quella 
di un colombo volante artefatto, 
Mceffe. La fi- 
! di «(fere uà 

i ed un bravo 

(1 i.rale d' armata • Ebbe diverfi 
iin ;iRht, r W riempì tutti eoa 
iiRiia'^ ■ "■■ 'i-'Brith . 

jirchi Ile co- 

fìc di ; - „ naufra- 

gio r «ve« potuto. Perniilo ci ba 
cr^nfefvmo un ff'nimori?^ di oue- 
' ' ' '^ g. G/«. 

« dato 

\ 11* Isti- 

«ait 
fertac 

fiero e i.'oii;iç9 ip,4- a cui)|>er.Jl*- 



A R 

MARCHITRENIÓ, ì^ed* HAU* 
TEVILLE. 

ARCHON ihuigi^. Cappellano 
di Luigi XIP^. Re di Francia, nac» 
que a Riom in Alvernia nel 1645. 
e morì in Roma nel 1717. Abbia- 
mo di lui la Storia della Cappef- 
la dei Re di Francia in ». Voi. in 
4. Parigi 1711. piena di notizie 
curiofe. Eflb era licenziato in Teo- 
logia nella facoltà di Parigi . 

ARCIMBOLDI C Antonello')^ 
di Milano di una nobil famiglia » 
che produfle al mondo oltre molti 
perfonaggi grandi quattro Arcive- 
fcovi di Milano fuccelfìvaniente l* 
uno dopo i' altro , fu Abbate di 
Com«Tienda, Protonotario Apofto- 
lieo, e Senator di Milano nel 
XVI. fepolo, e morì nel 1378. La» 
fciò publìcate colle ftampe molte 
opere di S. BafiliQ,' da lui tras- 
iatate in Latino , e di nitri SSt 
Padri . 

ARCLAIS, Vedi MONTAMY. 

ARCO C N/rco/ò Couftf d' ) , gen- 
^ililfimo Poeta latino del fecold 
XVI. nacque in Arco, antico feu- 
do della tua nobiliflìma famiglia • 
Fu paggio di Federico Imperatore, 
di poi militò in Fiandra ; ma per I4 
morte del fratello primogenito tor- 
nato ad Arco fi ammogliò colU 
Marchefe Giulia Gonzjtga della li' 
oca de* Signori di Novolara , dft 
cui ebbe fei figliuoli , che tutti « 
come diffe il Lazjo de migratio- 
nibus lib.7. & belli fludiis , & in 
pice fervitiis Cavolo Quinto , ^ 
Ferdinando Cafaribus operava cum 
fingulari fide p*£/ìarunt . Tra que- 
lli vi fu Scipione t che dallo ftef- 
fo Laxjo fu chiamato patern/t eru- 
ditionis , ac omnit generis v/riu* 
tum gmulator non indecorut . NiC' 
(olà fi fece conofcere ed ammirare 
non tanto per Cavaliere di fpiri- 
IO, ijuanto per valente letterato ^ 
ed oltre d' elTere flato Poeta leg- 
Biaànffirno unì alle Lettere umane 
I* Kiinhfl,, e la Teologia. Fu a- 
ù celebri Letterati del 
, e (opra tutti del Fra- 
fi^ toro » >UM Cotta ^ e del Flaminio^ 
a' ou^ti indirizzò molte delle fuf : 
pnrfìe. Lafciò molte Poe/ìe latine^ 
Mt la prima volta in Manto*» 
. 13^6. e riproilotie da^f»* 
y«,V* Comtno nel 1759. per opef» 
Ut' Sianoli f «//»/. Muri uel ^'^6, 



A R 

ftRCOURT, ^edi nkRCOVKT 
«. 1. e 3. 

ARCUCCI iGiambatfJia')^ N«- 
poluano lodato ria Berardino Rota , 
viffe -nel fecole XVI. eiafciò alcu- 
Xi'ìjf perni Latini . 

/aCUDIOCP/t?fro), dotto Pre- 
te Êreco , dell' Ifnla di Corfu, fe- 
ce li fuoi fludj in Roma, e fu man- 
dato in Rullìa ÒA Clemente f^IJI. per 
terminar gli affari della Religione. 
Ritornato dal fuo viaggio, che fu 
affai felice , fi attaccò al Cardinal 
Borghefi y nipote del Papa , e me- 
ritò la fus protezione, e la fiia fti- 
ttia. Egli hri lafciato : LDeconcor- 
dia Ecclefia Occidentalis -t & Or ieri' 
talis in feptem Sacrarnentorum Adw 
minijlratione,, dotta opera ftampr.xa 
a Parigi nel 167a. in 4. a. Utrura 
detur Purgatcrium ? Roma 1631. 
in 4. 3. De Purg.itorio igne, ibid. 
3637. in 4. 4. Opufcula de procef- 
fione Spiritus SanÙi^ Ibid. 1630. 
in 4. , e molte altre opere. Sareb- 
be da defiderarfì, che l'Autore avef- 
fe fcritto con più ordine , e con pili 
moderazione, jìliaccjo à\zi'. „ che 
,} egli moflra troppo trafporto con- 
5, tro i Novatori, de' quali egli o- 
5, diava per fino il nome fteffb j e 
„ che fpelfo potendo difendere la 
,, verità con delle buone ragioni, 
„ amava meglio impiegar delle in- 
5, giurie, che volendo riportare fo- 
•>•> Pfa ogni materia tutto ciò che 
„ aveva raccolto , f\ alloiitanava 
„ fpeifo dal fuo foggetto con del- 
3, le lunghe d:greffìoni , cìie imbro- 
„ gliano tutto i e che quantunque 
„ ?i piccaffe di fcriver bene in gre- 
„ co , non era felice nella, fcelta 
), delle ÌUQ efpreCfioni ". Eufebio 
Renaudvt dice ancora di più nelle 
fue note fopra V Omelijt di Genn^' 
dio iopn r Eucarillia , perchè fcri- 
ve, che fpeffo manca di efattezza , 
ed anche di buona fede , e che è 
conCderato come un uomo, che fi 
è propofio di difcreditare la Chiefa 
<jr€ca . QMem. dì Niseron Voi. 40» 
yfrcudio morì in Roma nel Colle- 
gio de' Greci verfo l' anno 1635. 
per un accidente apopletico . 
ARDI , l/edi HARDI . 
ARDINGHELLI C Niccolò ") , 
nacque in Firenze di nobili geni- 
tori nel 1503. Dopo avere îîudiato 
la Ung,ua greca e latina , e le leg- 
&} pa^sò a Roma, e fi accpnciò a' 



A R t|j5 

fervigj del Cardinale AìeJJandro Far- 
nefe. Afcefo quefti al Pontificato 
col nome di Paolo 111. lo dettino 
Segretàrio 4el Cardinale Alejfandro 
Farneff^ì giovane ,• e poi lo elçf- 
fe Vefcovo di Foffombrone , eia 
premio delle legazioni foftenute per 
la S. Sede lo dichiarò Cardinale nel 
Dicembre del 1544. Morì in Ro- 
ma nel 1547. E ft»to uomo dottif- 
fimo , ma di lui non fi hanno alle 
ft«mpe<he alcune leitere nelle Rac- 
colte di quel fecole . 

ARDO INA C ^nna Maria ) , fi- 
glia del Principe di Palizzo , e po- 
fcia moglie del Principe di Piom- 
bino . Gio. Batijla Lodovifi nacque 
nel 1771. : fé' progreffi ammirabili 
non meno nelle Lettere umane , 
che nella Poefia lattina e volgare., 
e fcriffe un libro di Poefie Latine, 
impreifo in Napoli preffb il Cajlal- 
do nel i<$87. in 4^ e morì nel 1700. 
Fu anche eccellente nel balio , iiel- 
la mufica , nella pittura, e nella 
Filofofia , e nella Teologia. 

ARDSCHIR C Babegham ), o 
ARTASERSE , primo Re della Di- 
naftia dei Saflanidi in Perfia , al 
tempo dell' Imperator Comodo— t 
ripigliò l'anno zr6. di G. C la 
Corona dei fuoi Antenati fopra At" 
davano^ o Artabano che l'aveva 
ufurpata . Vinfe ed uccife Ardava- 
no padre , e fuo figlio , e quefta vit- 
toria lo fece Re . Poffedeva tutte 
le virtù civili e militari, ed ha la- 
fciato un giornale efatto della fua 
vita , e di tutte le fue azioni par- 
ticolari e pubiiche , che può fervi- 
re di modello a tutti i Principi , e 
fui quale i gran Re , ed i gran 
guerrieri dovrebbero meditare con- 
tinuamente. Fu tale la fua mode- 
ftia ,'/che riferì in quel Giornale 
perfin gii errori che gli fono sfug- 
giti , i quali xertamente erano aflai 
bene riparati dalle fue belle azio- 
ni . Non trafcurò ne l'utile né il 
dilettevole, ed arricchì il fuo (lato 
di bei monumenti d'Architettura. 
Aggiunfe alla Storia della fua Vi- 
ta un'opera intitolata; Regole per 
ben vivere . Le maffime di quetto 
Monarca erano; Che il popolo è 
più obbediente quando il Re è g/u-- 
Jìo: che il più cattivo di tutti i 
Principi è quello , che gli uomi- 
ni dabbene temono^ e dal quale i 
^aitivi Sperano . Quello Salomon f 
"^14 Per- 



ti5 



A R 



119 n IV 

P*rfi*no voleva , che le pene fofTe- 
ro proporzionate ai delitti , e ripe- 
teva (peffb ai fimi uffizioli : «01 
adoperate la fpìij , quando bajia 
la canna. Muri iranno 241* ^^ 
G. C- dopo 15. anni di regno. 
ARDONE d\ f^edi ROMA . 
1. ARDUINO, o ALCUINO , 
un de' Cspi de' Normanni , che fi 
ftabilirono nel!' Italia nel IX. fe- 
colo . Nel 1041. fcacciò i Greci , e 
fi refe padrone della Puglia . 

1. ARDUINO QGiovanitO-i ^«- 
di HARDOUIN . 

ARDUINO , Marchere d' Ivrea 
vilTe nel cominciamento dell' XI. 
fecolo . Li fuoi amici lo perfuafe- 
ro di dichiararfi Re de' Longobar- 
di , come egii fece ; ma Arrigo IL 
nel 1005. lo pofe in fuga: e feb- 
bene in appreffb aveffe di nuovo 
per la feconda , e per la terza fiata 
prefo t'armi 1 f'i nell'una coftret- 
to a lafciarle dallo ftefTo Impera- 
dore nel 1013. e uell' altra cfTendo 
quello in Alemagna dall' Arcive- 
fcovo di Milano , che l' indulTe a 
chiuderfi in un Moniftero nel loij. 
ARELI, o ARELIO, f«<rfi 3. 
AURELIO. 

ARELLIO Pittor celebre. Ro- 
mano , che fiorì poco pn ,na d' yia- 
guflo , di cui parla Plinio . 

ARENA, • DES ARENES, no- 
minato anche SABLON o DU SA- 
BLE C '^«fo'»»^ ) ^ nacque a Souliers 
nella Diocefi di Toulon in Proven- 
za . Fece dapprincipio qualche cat- 
tivo libro di GTurifprudenza , e fi 
confolò del poco appltufo che ebbe 
quella fua fatica coi fuoi verfi mac- 
cheronici . E* noto che quefto ge- 
nere di poefia , che Merlino Coccai 
refe celebre in Italia, confiHe ad 
ammafTar delle parole, metà latine , 
e metà italiane, con una definenza 
latina , e così farne dei verfi di un 
gufto alquanto barbaro. La prin- 
cipal opera del Poeta Provenzale 
in quefto gcoert è la Tua Deferì- 
zionc della guerra dell' Imperator 
Carlo r. in Provenza , Campata 
nel ISJT. , ed affai rara prim* che 
foife riftampata nel 1747- in 8. a 
Parigi fotto il nome di Avignon*. 
Abbtamq ancora delle altre Ptfit 
dello ftffTo autore dt hraRardiJJima 
villa dt Soleriis drc 1670. iti ii- 
Mo'l nel 1544, offendo Giuine di 
S.Ramjf vUioo «4 Atlct. 



A R 

ARENA ijacopo d'y, hmofo 
Giureconfultp di Parma fiorì (il 
principio del fecolo XIV. Fu pu- 
blico profefTore di leggi civili rn 
Padova , ove furono fuoi fcolari i 
due celebri Giureconfulti Ricy:arâa 
M.1 lombra , e Oldr.ido da Ponte t, Se- 
condo alcuni infegnò anche in Bolo- 
gna . Ha comporto molte opere lega- 
li , che fono divolgate colle ftampe . 

ARESI CPaolo^y nacque a Cre- 
mona verfo la metà del fecolo XVI. 
fi drftinfe nell'ordine de' Teatini, 
e fu dopo Vefcovo di Tortona nel 
Milanele. Coltivò e protefTe le 
lettere. Abbiamo di lui de^ Ser- 
moni in latino, de' libri di FilO' 
Jofia , di Teologia , di Mi/licita , 
e un' opera dotta fopra le Imprefe 
Sacre in italiano in fol. e ftampa- 
ta anche in 4* « Milano i<5iS- ^• 
Voi. Quefto Prelato mori nella fu* 
Città Vefcovile nel 1644. 

I. ARETA, Re degli Arabi, e 
fuocero d' Erode Antipa Tetrarca, 
(^^edi queltd parola^, facendo cu- 
ftodire la Città di Damafco contro 
f'itellio^ li fedeli calarono i*. P^o- 
lo dall' alto delle mura in una ce- 
lta per feltrarlo agli Ebrei l'an- 
no 41. di G. C. 

a. A RETA , Vefcovo di Cefare» 
in Cappadocia nel X. fecolo. Au- 
tore di un Commentario fopra /* 
ApocaliJJey che è fiato ftampato in 
Greco, ed in latino, il quale fi 
trova al fine delle Opere di Ecu- 
rutenio a Parigi \6^\. in foì.a. Voi. 
e nella Biblioteca de' Padri. 

ARETE, madre di Artflippo il 
filofofo , infegnò ella llefla la Filo- 
fofia , e le fcienze a fuo figlio , 
che per quefto motivo fu chiamato 
Metrodidado ^ vai a dire iflruitv 
da fua madre , 

ARETEO CAPPADOCE, ovve- 
ro di Cappadocia, celebre Medico 
Greco, che vivea, fecondo alcuni 
autori, molto xv ititi Giulio Cef are ^ 
o cofne è piti probabile fotto Tr«- 
jano i ha lafciato molti Trattati 
fcritti in Jonico fopra It Malattie 
acute ^ ed altre parti della Medi- 
cina. Boerbaave ne ha dato un* 
edizione greca e latina a Leida ael 
17J5« in fol. , cf»n note erudite ; 
quella d: :"' vi Oxford nel 

17*3. in '. elTa molto fti- 

mata . ^ lieo ftudiava la 

Altura p»<ii «he i libri . Il foo Ail« 



A R 

è concifo e ftringato » come quello 
d^ îppocrate . Fu detto di lui, eh' 
egli non aveva ciecamente abbrac- 
ciato neffun partito , che non er» 
ammiratore , ne entufiafta dì alcu- 
no , tf che era per la verità con- 
tro ogni autorità . Quelle cófe che 
ci rimangono di lui fopra la fiio- 
fofis e fopra V anatomia è il com- 
pendio di tutte le difcoperte fatt» 
da' fuoi predecefTorile fuoi contem- 
poranei . 

I. ARETINO iGuido^ , nato in 
Arezzo, Città della Tofcana. En- 
trò nell'ordine di S. Benedetto^ e 
divenne Abate, inventò la folfa, 
e le fei note , ut ^ re ^ mi , fa , 
/o/, ra ^ traendole dai tre primi 
verfi dell'Inno, ut queant Iaxis 
&c. Il Papa Giovanni XIX. lo fe- 
ce venire a Roma, e ftimò la fua 
invenzione come una meraviglia . 
Dovette parer tale in effetto in 
quel fecoìo , poiché quefta in regna- 
va in un anno a un fanciullo ciò 
che un uomo di età avanzata po- 
teva appena apprendere in dieci o 
vent' anni . Quefto Benedittino vi- 
veva verfo l'anno ioaR. , e lafciò 
iitie libri fopra la mufìca . 

a, ARETINO ( Leonardo'), così 
chiamato, perchè era nato in A- 
rezzo circa il 1370. Il fuo nomo 
di famiglia era Bruni . Studiò 
quattro anni la legge in Fiorenza , 
dopo efTerfi applicato allo ftudio 
della Lingua Greca fotto Emma- 
nuele Crifolora . Il Paggio fuo a- 
mico gli ottenne il pofto di Segre- 
tario dei Brevi (olio Innocenzo FU. 
ch'egli efercitò con molta fama fot- 
to il regno di quel Pontefice . e di 
tre fuoi fucceffbri Gregorio XII , 
Al e ff andrò ^. , e Giovanni XXIJI. 
Sjt trovò con quefl' ultimo al Con- 
cilio di Coftanza nel 141 5. InCo- 
ftanza appunto ricevette ta celebre 
Lettera del Poggio circa V anno 
1414- fopra il fupplizio di Girola- 
ano da Praga . Ma effendo flato Pa- 
pa Giovanni depoRo Aretino giudi- 
cò , che vi foffe poca ficu rezza in 
Coftanza per quelli , che avevano 
feguito il fuo partito, e però fug- 
gi fegrçtamente da quefta Città • 
Ritornò a Fiorenza, dove confa- 
crò intieramente al fuo gufto per 
le lettere , ed alla compofizione di 
di verfe opere, il tempo che gli la- 
tÙAVifiQ le lus diverfe cariche . Fu 



A K. 1?^ 

impiegato irt ntolte ambafcerìe per 
la fua Republica. Morì Leonardo 
Aretino in Firenze l' anno 1444. 
in età di 74. anni, dove fino dal 
1427. aveva per la feconda volta 
affunto il. carico di Segretario o 
Cancelliere di quella Città . Fa 
la fua morte celebrata con due O- 
razioni , una del Poggio y l'altra 
di Giannozxo Manetti . Gli furo- 
no farte delle magnifiche efequie a 
publiche fpefe , ed effendo flato 
jl fuo corpo deporto nella ChieC» 
r oratore per ordine de'Magiftrati 
lo coroiiò di alloro . Leonardo A- 
retirto deve efTere cqnfìderato come 
uno de' più bei genj del fuo feca- 
lo , ed uno di quelli che fecero fi- 
poca al riforgimento delle Scien- 
ze . Storico, oratore , poligrafo , 
traduttore non riufcì ugualmente 
in tutti quefti generi ; ma fuperò 
la maggior parte de' fuoi contem- 
poranei , foprattutto nella Storia , 
Abbiamo di lui un numero grande 
di opere flampate ; e le principali 
fono : I. Due libri della guerra 
Punica^ ed uno della guèrra dell* 
Jllirio , che poffbno fupplire a ciò 
che ci manca in Tito Livio ^ 15 j7' 
in 8- 1. La Jìoria della Grecia An- 
tica favolo fa e di Roma , fotto il 
titolo di Aquila votante, Venezia 
154^ in 8. 3. De bello Italico ad- 
verfus Gothos librili^. 1470. in fol. 
4. Hiftoriarum Florentinarum libri 
XII- 1610. in 8. da lui tradotti in 
Italiano 147(5. in fol- ^.DelleTror» 
duzioni latine di alcune vite di 
Plutarco^ delle Politiche e delle 
Economiche d' Ari/ìotile. 6. Dejìtt- 
diis& litter/s , riftampato nel 1641- 
per le cure del Naudè . 7. Epijio- 
l£ . Queft' ultima opera è molto 
fljmata tanto per lo flìle, quanto 
a motivo delle diverfe notizie in- 
tereflanti per la ftoria di que' tem- 
pi. Erafmo dice „ che tutte le fue 
„ opere fono fcritte con nettezza, 
„ e con facilità ; che qualche volta 
„ fi avvicina eziandio a Cicerone; 
„ ma che il fuo ftilemancadi ner- 
„ vo, e il fuo latino non è fem- 
„ pre puro " . L' Aretino non era 
prete, come alcuni biografi lohan 
creduto . Aveva fpofato una gio- 
vane ed amabile Fiorentina, dalia 
quale ebbe un figliuolo , che gli 
fopravvifle . Il Signor LorsnzfiMe' 
fjus ci ha dato inFir?nz9 nel 1741* 
in 



ijH A R 

in duc Vol. in 8. una •beli* edûio- 
nc delle fue Ltttert , alla quale è 
premeffa una copiofa Vita dell'Au- 
tore , e uà buon Catalogo delle 
molte fue Opere si flampate , che 
manofcritte . Veci;anfi ancora le 
D-Jfertaz.ioni l^ojftane dello Zeno 
Tom. I. p»8- Hi. AI fepoicro di 
Leon3rdo\Aretino in Firenze fu fat- 
to il fcRuente Epit«fio: 

Pofl^u.itn Leonardus e vita mi- 
gravi t , 

Hijiofia luget , tloquentia muta 

Ferturque Mufm tum Gr^cas , tvm 
hatinas , lacvymas tenere non pò- 

tutjfe . 
3. ARETINO CP'fi^fOib.nftardo 
di Luigi Bacci Gentiluomo di Areì- 
20 , fviluppò il fuo talento pei vcrfi 
con un Sonetto contro le indulgen- 
ze . Dall'indulgenze palsò a (cri vere 
dei Sovrani , e ii oltraggiò con una 
arditezza così brutale, che fu chia- 
mato il Flagello dei Principi. Di 
fatti fcppe metterli a contnouzio- 
ne colle fue Poefie ièigegnofe e mor- 
denti ^ e coi fuoi tratti falirici , 
e Carlo T. , e Francefco I. furono 
tanto buoni per pagare a quefto 
impudente > e petulante il fiienzio 
che avrebbero dovuto imporgli in 
altra maniera . I Principi d^ Italia 
meno compiacenti di q'»ei due gran 
Re, non imp:cgarono che il baHo- 
jie per farlo tacere , e vi riufciro- 
no affai meglio, l donativi lungi 
dal calmarlo, non facevano che 
aumentar la fua rabbia. Carlo f^. 
•I (u<» ritorno dall' Africa gli 
inandò par farlo tacere una catena 
d' oro del valore di cento Scudi .* 
geco n dilTe il Satirico, un ben ùic- 
Ato dono per una tanto fciocchtti,- 
K^ eb" egli ba fatto . Si vantava 
che i ftioi Libelli producevano 
maggior bene al mondo , che le 
Pf»dkh ' e j Sermoni Dicevan di 
In: r>. li, fy, p^ooa gli aveva af- 
pmPiiocipi , che i Priii.- 
< -'evatio ioggiogato nazio- 

ni . > te una Medaglia , al 

dire Ale era rapprefcnta- 

to e*;! , «I quefte parole: il 

divino Attimo ; ed al rovefcioati- 
cura lui mrdcrimo fedente in tro* 
rrt, che r>cfvtfya gì* Inviati dei 
Principi . Quw'fl'uomo divino era 
il piìl vile di tutti gli adulatori , 
«iiorchè nUÀf*va di p4ac. I fu^ì 



A R 

Panegirici erano allora ecccflivi co 
me le fue Saure. Si lagtia C Are 
fina in una delle fue lettere, eh 
la Corte di Roma meno prodi^ 
di denaro, che di onori, av^'val- 
fciato la fua penna fenza rlcorti 
penfa. Il S. Padre ^ diceva, m 
abbraccia ; mj i fuoi. baci non fo 
no già lettere di Cambio . Non v 
era il piìi importuno di lui, quan 
do gli fi aveva fatto fperare qual - 
che cofa ; ne il più infoiente, 
quando aveva ottenuto ciò che do 
mandava . Rifpofe ad un Teforiere 
della Corte di Francia, che venne a 
pagargli una gratificazione: non vi 
forprenda^ s^ io me ne /lo in fìlen- 
Z.ÌO i bo' confumato la mia voce in 
domandare ^ non me ne refìa pia 
per ringraziare . Efortandolo un 
Uffìziale di Francefco L a diftri- 
buire ugualmente il fuo incenfo ai 
Principi r^rer/wo.gli rifpofe: Fran- 
cefco I. fu lungamente t idolo del 
mio cuore , ma il fuoco che ardeva 
fu quejlo fuo altare , fi è e/iinto 
per mancanza di alimenti. I miei 
Scritti hanno annunciato le fui 
v'rifì. a tutta la Terra ; ma io non 
vivo già di fumo ; e S. M.. non fi 
degna prendere informaT^Jone^ fé io 
mangio come gli altri uomini. PeC 
meglio arrivare ai fuoi fini ufa- 
va r Aretino del fecreto dei Ciar- 
latani • Si vantava eccelTivamente , 
mezzo fempre ficuro d' imporre al- 
la fciocca moltitudine. Convieh 
riguardarlo anzi come un portento 
di sfrontatezza. Dopo aver parla- 
to con un certo difprezzo di tutti 
i Poeti del fuo tempo, egli con- 
fhiude nei fuoi fcritti , che .nppar- 
tiene a lui folo il lodare gli Eroi . 
A me, diceva, che fo dare il con' 
veniente rilievo ai verfi ed H nejr^ 
vo alla prof a y e non a quefli Scrit" 
tori., r inchiofifo dei quali è odç' 
rofos e la tor penna nanfa che deh 
le miniature . „ L' Elogio che ho 
„ fatto di Giulio ni. C feri ve *l- 
,, trove ) , refpir» qualche cof« 
M di divino. QueAi verfi coi qua- 
„ li io ho fcotpito i ritratti 4^ 
„ Giulio^ di Carlo ^ di Catterina ^ 
«, e dU Ptameefco., % innalzano come 
V Coloflì d' oro e d'argento fopr» 
„ le ftaiue di marmo, e di bron- 
9,10, the gli altri erigono alfa 
f, loro gloria . In quelli ve;n che 
n viverwino fempre, fioche n"»- 



A R 
«, fcerà II foie, fi riconofce, çotne 

„ nei quadri , il tondeggi^r delle 
,, parti, il rilievo dei mufcoli , e 
y) perfino !e piegature delle paflio- 
„ ni nafcofte. Se io aveflì predi- 
„ cito Gesù Crijìo^ come Iio loda- 
„ to 1' Imperatore , avrei ammaf- 
„ fato p ù tefori in Cielo, che non 
,, ho debiti fulia terra^* . In al- 
tro luogo egli dice „ Un numero 
„ ÇQs\ grande di genti/viene a rom- 
„ parrai U tefta, che gli fcalini 
„ della mia fcala s' incavano fot- 
,, to i loro piedi , come lo erano 
„ le Itrade dei Campidoglio per le 
„ ruote de' carri trionfali. I Tur- 
„ chi e i Giudei, gl'Indiani, i 
„ Francefi, i Tedefchi , gli Spa- 
„ gnuoli alfediano continuamente 
fl, la mia porta; giudicate il nume- 
,» ro de' noftri Italiani . lo fono 
„ alTaltato da genti di guerra , 
„ da Preti, da Frati. Sono dive- 
„ nuto l'oracolo della verità, e 
„ voi avete ragione di chiamarmi 
>, /■/ Segretario del mondo . Sono 
5, rtanco di perfone, che m' inco- 
„ modano ; e mi viene qualche vol- 
9, ta voglia di andarmi a nafcon- 
„ dere nel tugurio di qualche po- 
„ vera ragazza , che mi cederà il 
„ fuo letto col mezzo di qualche 
„ leggiera elemofina *' . Nell'E- 
piftola dedicatoria della feconda 
parte dei fuoi Ragionaraenti ^ di- 
ce , che fé non fi voleva fìimarlo 
in grazia delle fue invcnzjoni , 
Ififogniva però accord argii la glO' 
ria pel fervigio che aveva refo al- 
la verità , portandola nella Came- 
ra ^ e neW orecchie dei Grandi y a 
dif petto deir adulaijone , e della 
menzogna. Ri fer ifce ancora, che 
un Arabafciatore del Duca di Ur- 
b.ino diceva, che fé i Miniftri dei 
Principi , e i loro Cortigiani erano 
ricompenfati dei lor fervigj , ne 
avevano obbligazione alla penna 
àeW Aretino . Aggiunge inoltre, 
che un altro .diceva .• V Aretino è 
più neceffario dei predicatori ^ per- 
chè quijìi non mettono fui la buona 
Jìrada che i piccoli ; ma gli Scrit- 
ti di lui vi mettono i Grandi . 
Alcuni d'i fatti lo incoraggjvano ^ 
jnetter in Satira i Principi, aflin.- 
che fi correggefTero . Il Marchefe 
4el f^ajfo gii fece quefta ift. tiza in 
una lettera, che gli (criife ds fuo 
proprio pugaQj n^ domandava.di 



A R ,j9 

efTer egli pivilegiato, che anzi vo- 
leva che i fuoi difetti foffcro cen- 
fura/i dall' Aretino ^ e lo efortava 
a firlo . Vi è però apparenza che 
forte abbaftanza ficuro di non ef- 
fere obbedito troppo. efattamente . 
L' Aretino G difonorò ancora -^i 
coi fuoi Ragionamenti di vi fi in tre 
^rti , colle fue Lettere , coi fuoi 
Dialoghi , e coi Tuoi Sonetti fopra 
le i6' pofiture infami , che furono 
poi intag late da Marc^ Antonio 
Raimondi di Bologna fui difegni 
di Giulio Romano nel 1315. Tutto 
ciò che la lubricità la più rafHnata 
può inventare di più abbominevoie, 
fi trova in quelte opere infami . 
Le turpitudini della depravazione 
la più ccceflìva vi fono fvelate 
con una impudenza , che muove s 
fdegno e contro il pittore , e con- 
tro il poeta. Crederebbtfi che queft' 
uomo corrotto feri verte nello fteffo 
tempo la Vita di S. Catterina ds 
Siena paffando dal profano al facro 
colla fttffa facilità, con cui paffava 
dalla maldicenza all'adulazione? 
Morì in Venezia nel 1^')6. o 1557, 
in età di 66. anni . Alcuni preten- 
dono , ch'egli fi fode appiccato, 
ed altri dicono dopo Lorenzfl Po- 
Uzjitno , che udendo alcune nefan- 
de ofcenicà commeffe dille fue di- 
fonefte forelle fi poneiTe tanto a ri» 
dere, che ne cadelfe a terra rove- 
fciando in dietro la fcranna , fu cui 
fedeva , e quinci ne riportatTe tal 
ferita nella tefla, che lo levaife di 
vita . Fu fepoito nella Chiefa di 
S. Luca in Venezia . Uà Poeta 
italiano gli fece il feguente Epi- 
tafio : 
Qui giace r Are t in P(Uta taf co , 
Che dice mal d' ognun fuorché di 

Dio , 
S cu f andò fi ççl dir , tìofi io co- 
nofco . ■ ' 

Quelli che vorranno fapere qual- 
che cofa di più di quello Scrittore 
Angolare, polfono confuitar la fu» 
l^ita Rampata nel 1750. in'jì. » 
Parigi , o la t^ita di Pietro Areti- 
no a Padova nel 1741. in 8. Vi fo- 
no meno dettagli minuti in quella 
di Pâïîgi; ma vi fi legga un aned- 
doto fingolare. La emulazione de- 
generata in gelofra aveva inimicato 
il Tintoretto col Tiziano. L'^ 
retino intimo amico di qi;eft* ulti- 
mo preïe parte helia quçilione. U 
Ttrh' 



T40 A .ft 

Tintorctto incontrando un giorno 
V Aretino «m 'iti' pafTi oltre la por- 
ta di cala fua , lo pregò di entra- 
re , dccndoqli di voler confronta- 
re il fuo ritratto, ch'egli avca vo- 
luto dipingere . Appena il Jtag&l- 
lo dei P>fncipi fi fu feduto , che il 
Pittore gli venne incontro in aria 
furiofa con una piftola alla mfi- 
ro ; eh Giacomo , cbe cofa volete 
fare ? gr^dò il Poeta fpaventato . 
Prendere la vqfìra mi fura ^ rifpofe 
gravemente il Tintoretto . E dopo 
averlo mifiirato, aggiunfe fui me- 
defimo tuono : la vojira altezz.t 
corrifponde a quattro volte e mez.- 
X^a la mia pijìola ; e lo congedò 
brufcameate . Ecco la lifta delle 
principali opere àsW' Aretino . Sue 
opere in profa . i. Dialoghi , che 
fi poffono confiderare come divifi 
I in due parti . Si vuole che le più 
antiche impreffìoni foffero fatte nel 
J536. in Torino in 8.; ma altri 
pretendono in Venezia nel 1535. 
La prima parte tratta di argomen- 
to ofceno , e perciò (i vede eccet- 
tuata anche nelle folite licen- 
ze di leggere i libri proibiti ; la fe- 
conda che è meno cattiva tratta 
delle Corti, e del Giuoco delle 
Carte . Furono intitolati alla pri- 
.ma Capricci , e poi Ragionamenti y 
ed ufcirono più volte feparatamen- 
te flampati , e poi infieme uniti . 
a. / Sette Snlmi della peniten- 
Zja di David , che è forfè la mi- 
glior opera Ae\V Aretino fu Cam- 
pata per la prima volta in Venezia 
nel 1534. Altre edizioni furono poi 
fatte in diverfi luoghi. ^. 7 tre li' 
bri deir Umanità dt Cri/Io > in Ve- 
nezia 153-;. in 4. 4. // Geneft con la 
viftone di Noè nella quale fi vede 
i Mijìerj del Tejlamento vecchio e 
nuovo ^ Venezia 1538. in 8. Quefte 
ultime tre opere furono unitamen- 
te Campate in Venezia 1551. in 4. 
5. ha t'ita di S. Catterina (''ergine 
divi/a in tre libri in 8. fenza luo- 
go, anno, e ftampatore. 6. La P^i' 
XM di Maria (fergine In 8. , che ufcl 
perav ventura ne' 1540. o 1541. 7. 
ha f^ita di S. Tommafo a' Aqui- 
no^ Venali» 1343, in 8- 8. La Cor- 
tigiana Commedia, Venezia 1554, 
9. il Martjcalco Commedia , Ve- 
"*«<* *5ìl- 'o- L' Ipfoniia Com- 
w^dtâ. Vca«/'a 1543. II. Il Pi' 
Hf»I» Çommcdii , in Vfnnia ijutf. 



A R 
II. La Talanta Commedia , in Ve- 
nezia 1541. 13. Lettere Libri fei o 
fien Volumi , che furono flampati 
in Venezia in diverfe ftamperie , e 
in diverfi tempi. Il primo uf ci per 
Prancefco Marcolini 1537. in fol. 
Sue opere in verfi. 14. Laude di 
Clemente ni. ^ Roma 1514. î"ï. E- 
fortazjone della pace tra /' Impe- 
ratore e il Re di Francia , Roma 
1524- 16. Cannone in laude del Da- 
tario , Roma fenza nota di anno 
in 4. E quefti tre componimenti 
poetici fono rariifìmi. 18. Al gran 
Mar che fé del P'ajìo due primi Canti 
di Marfifa in 4. fenza nota d' an- 
no e di luo'^o. 19 Stanze \n lo- 
d? di Madonna Angela Sirena , 
Venezia 1537. ao. Delle lagrime 
di Angelica dui primi Canti 1538. 
e 1543. fenza nota di luogo- Que- 
lli tre ultimi poemetti furono poi 
infieme uniti , e riJtampati in Ve- 
nezia 1630. in 14. ÎI. Strambotti 
alla villanefca freneticati dalla 
quartana colle Jìanzje della Sire- 
na., Venezia 1544. 21. Scrilfe pare 
oltre i fuddetti un poema di cin- 
que Canti fopra la Marchefa del 
ì^ajlo , cui dice il Crefcimbeni aver 
veduto impreffo in Venezia 1551. 
in 8. 1^. V Oraria ^ Venezia 1545. 
Quefta opera è fatta a guifa di tra- 
gedia in verft fciolti , ed è una 
delle più rare opere deìV Aretino» 
14. Capitolo in laude del magna- 
nimo Signor Duca di Urbino in 8. 
fenza altra nota . 15. Temali in 
gloria di Giulio III. e della Mot- 
flà della Regina Crijiianijftmt , 
Lione 1551. in 8. 26. 1 due primi 
Canti dtir Orlandino ^ fenza nota 
di luogo . 27. Combattimento poe- 
tico del divino Aretino ^ e del be- 
ftiale Albicante occorfo fopra la 
guerra di Piemonte y e la pace to- 
ro celebrata nelT Accademia degl* 
Intronati di Siena , in 8. 1539. 
28. Rime e Capitoli . Opere fenoi 
fondamepto attribuite alP Areti- 
no. \. De tribus impoftoribus . l. 
Dubbj Amorofè. 3. L Alcibiade 
fanciullo a fcuola di P. A. 4. Ci- 
tai amenti del Grappa intorno at 
Sonetto poiché mia fpeme è lun- 
ga a venir troppo , dove ti ciar- 
da a lungo delle lodi dei le don- 
fu ^ e dtl mal Franciofo . Qjtiefto 
flagello do' Principi fu fpaventato 
da BiitTê S(roz,K.> «n Venezia <col- 
U 



A R 

h m'naccia di farlo pugnalare fin 
rei fuo letto , fé non tacca di lui , 
onde per un pezzo non ufcì di ca- 
fa . Le fue opere burlefche uni- 
te a quelle di altri Autori fono 
-ftate ultimsmente riftimpâte colla 
giunt* di un 3. Tomo. L'edizio- 
ne è beiliffima, ed intera in 3. Voi. 
in 11. 1716. ma il luogo dell'edi- 
zione è finto, flccome quello dello 
Stampatore , e fono Utrecht al Re- 
no ^xpyreffo Jacopo Brcedelet . Sono 
anclìe pregevoli l'edizioni di Lon- 
dra 1721. e 1714. in a. Voi. in 8. 
colle note, e copiato da quella dei 
Giunti del 1555. e quella di Do- 
menico Giglio di Venezia 15<54. o 
1566. in 8. la più antica è quella 
di Curzio Navi 1538. in 8. e 1540. 
fenza nome di llampatore , ma è 
mancante, eie altre non fono trop- 
po buone . Quelle opere fono proi- 
bite infieme co' fuoi Ragionamen- 
ti . E' permefla però la lettura del- 
le fue opere Morali ftampate fotto 
il nome di Partenio Etiro . 

4. ARETINO C Frane efco^^ ce- 
lebre profefTore di Giuri fprudenza 
nel fecolo XV. infeRnò con tanto 
grido in Siena, in Fifa, ed in Fer- 
rara, che fi folea dire nel foro: 
Una tal caufa è fiata condannata 
dall* Aretino , far^ dunque perduta . 
Viffe molto caftamente , ma con un 
fordido rifparmio , che gli fece ac- 
cumulare molte ricchezze. Morìa 
Siena di mal di pietra l'anno 1483. 
in circa . 

5. ARETINO C Ange lo'), celebre 
giureconfultodel fecolo XV. fu del- 
la famiglia G^ì»^/^//on*. Nel »4ii. 
fi addottorò in Bologna . Leffe in 
Ferrara le Iftituzioni di Giujìinia- 
tio t e fu poi Lettore delle rnedefime 
a Bologna . Morì in Ferrara aflai 
vecchio, e publicò j.TraSìatus de 
maleficiis 1471. 2. Commentaria in 
W.ìnJì.Juftiniani libros , I480. 3. 
DeTeJiamentis . 4. Confìlia , ly^ó- 
ed altre opere, e Trattati legali . 

6. ARETINO i Liane') , fiorì 
nel Xyi. Secolo , e fu famofo Scul- 
tore di Medaglie , e di altro nell' 
Italia. 

ARETIO (^Benedetto ) , nativo 
di Bernia, fu uomo molto candi- 
do nello fcrivere , ed erudito. C^«- 
dt il Tessier negli Elogj ) . Mo- 
ri nel 1574. , e ci Ufciò un Com- 
mento fui P&mauucc^ e un altro 



A R. ur 

fui nuovo Tejìiimento in i. VoL 
e un' Ifagoga nell' Epi/ìole Canoni- 
che in 8. 

ARETUSA, figlia di r/ereo-, e 
di Doride , e compagna di Diana , 
preferiva la caccia alla tenerezza di 
Alfeo , che la amava appaffionata- 
mente. Gli Dei per fottrarla dalle 
perfecuzioni di lui la trasformaro- 
no in fontana, e l'amante in un 
fiume della Grecia, il quale ad on- 
ta del fuo cangiamento fcorreva le 
fue acque a traverfo del mare fen- 
za mefcolarfi , e an "ava ad unirti 
in Sicilia alla fontana d* Aretufa , 
ARFAXAD, oARPHAXAD, fi- 
glio di Sem e nipote di Noè , 
nato due anni dopo il diluvio , fu 
padre di Cainan fecondo i Settan- 
ta . Giufeppe crede ch'egli abbia 
pafTato il Tigri , e che fiafi fifTato 
nel paefe chiamato dapprincipio Ar- 
faffìtide , e poi Caldea . 

ARGELLATA (^Pietro à"), Bo- 
lognefe , prefe la laurea in Medi- 
cina nel 1391., fu lettore per molti 
anni nella fua patria di Logica , d' 
Aftrologia , e di Medicina ; e quivi 
morì nel Ï413. Si vede la fua llatua 
nella llanza della Notomia nelle 
publiche Scuole , per efferfi egli 
diftinto in quella facoltà. Si ha di 
lui alle (lampe l' opera feguente : 
De Chirurgia libri [ex , Venezia 
1480. in foL. Nella Biblioteca Ric- 
cardiana vi è MS. Petrus de Arge- 
lata de calcula ^ &" dolere junSìura- 
rum al Cod. Cart. in fol. n. XV. 

I. ARGELLATI ( Filippo ) , 
nacque in Bologna nella fine del 
1685. Nel 1705. fi trasferì a Firen- 
ze, a Lucca, e poi a Livorno , do- 
ve promofTe l' edizione di alcune 
opere, e fpezialmente di tutte quel- 
le sì ftampate, che MS. del cele- 
bre Ulijfe Aldrovandi . Fece pure 
flampare le Rime di Carlantonio 
Bedori ; ma la principale fua im- 
prefa fu quella dell' edizione degli 
Scrittori delle cofe d'Italia. In- 
torno a quella tenne in primo luo- 
go difcorfo col celebratiffimo Lo- 
dovico Antonio Muratori, che ne 
ha poi avuta quella parte, che a 
tutto il mondo è noto ; poi etfen- 
do ffato accolto in Milano in cafa 
del Conte Carlo Archintv-, fi ma- 
neggiò , acciocché fi formaffe quel- 
la Società di Cavalieri , la quale 
prefo il nome di Società Palatina, 
fup- 



t4l A 1t 

fupplï «îte fpefe di uni cfKÎ cele- 
bre ediiio"*. în cffa tbbe non 
poc* pirte )' /ï-gêilat:\ il eut no- 
me port«n'» in f'oote !c iiclle ie- 
dicatorie pfeniefT» « que' Volum; « 
C il quale non poc<> fi aftitifò per 
raccogliere e fotnmlni'frare »\ Mu- 
ratori i- nntieie e Codici M^S. Mx 
uno de" principal I fuoi meriti vcr- 
fo U Kc'public* .<ellc Lettere fu la 
infig e Raccolta delle opere del St- 
gonio in Voi. 6. A lui pure fi dee 
il merito delia riftaitipa delle Me- 
daglie Imperatorie del Mizzalfar- 
ba . Anche la Rincolla di tutti i 
poeti antichi latini colla verfìone 
filila noftra favella Italiann moltn 
dee ȓV ArgeUati y il cui nome Ci 
legtjf in fronte a ttìtte le Vite de' 
poèti, che entrano in effa , e fono 
pur di lui non (oamente le prcfs- 
cioni f e le dedicatorie) ma anche 
la ifiefiazione , che fi legge in fine 
di ogni Volume delie cole più dif- 
ficili da intenderfi. Mercè di lui, 
e per lo piìt con fui? dedicatorie fi 
videro ufcire alla luce ne! I7i7- le 
Opere iueditt* di Lodovico Ca/l.lve- 
tro \ il Trattato del Gv.ir'Joli lU an- 
Siìjit.'T Medtoiatii /sdificiis , !a pri- 
ma edizione dei Neutanrantfmo per 
tt Dame del Tom? J.'saroiti ^ le 
Lettere I' P. Bacchi- 

ni ^ il 7 ^terum in- 

Jcriptso'-- >■ . • ...;, la Sto- 
ria di 7rino deh ìnco^ le Rimedi 
Prancefco I.(frer:''rt: ; Raccolte ntul- 
ttlTiffie J ^'tfe ; e lo ri- 
ìlanipe t ia"«> dell'opera 

del P. M: .intitiuis Eccle- 

fia ritibus , dciitf TranfjzJoni filo- 
Sofie be y e le djifen-uioui di varj 
autori He moneti t Itaii/e . Né fi 
contentò di faticare intorno alle 
opere altrui ; ma ne comoote egli 

S are . E' cilei^ro la Bibiiothcca 
'criptntum 'M.Hiriinenfium in due 
ir« f^ "• '■' ' 'i edi- 

Jy, > R/- 

«».>■ />ttf 

.de' 
V., 

ivi lAi;(> l'>6'f. 

in 4- Q non 

foffe l'I) non 

OH.V i! :no , 

e ■ -.:iore 
air liai. 4 . I Ac- 
cademia , e >ì 'toni 
Itotcfntft fbbj e un 



itiafch'f» pf nome PfaneefcD^ êi 
cuirt dirà . Morì Filippo nel 175*?; 
à' 1^. Gennajo, e ixi feppellito in 
Mthno- rtellt Chiefa di S. Lotett-' 
ito Maggiore . 

2. ARGELLATt C Franeefco')^ 
figliuolo del precedente nacque nel 
1711. Dopo la fitofofia fi applica 
alla legge, e prefe la laurea dot- 
torale in Padova nel ^7Z'^- In Mi- 
lano fi dedicò alla fortificazione 
militare, ficchè meritò che S. M. 
C. lo dichiarale fuo tngegnere nel 
1740 Unì pure a qucfti fludj quel. 
Io dell' erudizione , e della lingua 
lat'na e volgare, a' quali era por- 
tato non meno dal fuo genio, che 
dagli ftinioli e dall' efempio del 
padre, preffo cui ftétte finché vif- 
fe parte in Mihno , parte in Bo- 
logna . Cefsò di vivere in qnefta 
ultima Città d' anni 41. del 1754- 
Abbiamo di lui : Pratica dei fora 
f^eneto , Venezia Ï7J7. in 4- 2» Del- 
la fituazione del Paradijo terrejìré 
dei rt/f^/o tradotta involgare 1737' 
in 8. 3. Saggio d'una nuoi>ajuo'- 
fofia , ove s" infegna l" arte di faf 
danari., Venezia 1740. in 8. Sto- 
ria della nafcita delle Sciente é 
Èelle Lettere colla ferie degli uo- 
mini illujìri , che le hanno accrt* 
j'ciute y Firenze 174J. in 8. Storia 
del fagrifizio della S. Meffa s Ve- 
nezia 174Î. De pr£ciaris jurifeon- 
fttltis Bononienfibus Oratiu ^ Mila- 
no 1749. Il Dccamerone , Bologna 
T7SI. in 8. Sovtjftmo fijìema di 
ï'ilofofia alla Cappuccina a van- 
taggio di chi non può intenenerfi 
in lunghe appticaz^ioni a quefìa 
ftudio i Modena l75^ in 8. Lafciàf 
pure MS, La l'ita di Ciò. Gafiona 
ultimo Gran Duca dt Tofcana , e 
la Vita di Santa Maria Maddale- 
na di Gesù , del TerT^o ordine di 
San Franrefco. 

ARGtNS ( Giamhattfia de Bo" 
fer Marchefe d* ) , na<.qne nel 1704* 
ad Aix in Provtii/a dsl Procuratot' 
Generale del P di queflai 

Città. 1 fuoi i^ilupparo- 

no ftn dalla fua ii;i>n/ia . Suo pa- 
dre avrebbe voluto che li aveff* 
coiificfAtì ails M.v''fìr.n;ira ; ma il 
fun >rtatcT 

ai .e de 

fer . 

gi.M 

arni ' . ■ . ■., ^ 1- 

Mi' 



A t 
Mentorie U ftona deile fua gîoven- 
tîi inipetuofa . Ritornato daCoflan- 
tinopoii fu obbligato per obbedi- 
re a fuo padre dr fegnire il Fon^ i 
ma lo difgurtò Tafì'ars de la Cad: é- 
re > Rientrò nel fervigio militare 
nel 1733- ■» ^ Ci trovò all'affedio di 
Kell , dove fu ferito leggiermente 
net 17J4- Dopo ì'afTedio di Filis- 
bareo , in cui fi trovò in qualità 
di Capitanio, ebbe una così grave 
caduta da cavallo , per cui non 
potè pili rimoKtare in fella, e fu 
cbbligato di rinunciare alla pro- 
feflìon militare. Pafsò in Olanda , 
dove la fua penna fi efetcitò fopra 
diverfi argomenti . Federico il. , ef- 
fendo fai ito fui trono di Pruflìa, Io 
chiamò appreffb di lui , e lo volle al 
fuo fervigto in qualità di Ciambel- 
lano. Dopo aver pafTati circa %%> 
anni appreffo di quel Monarca a 
Berlino, dove fi maritò^ rivolfe !• 
fuoi fguardi verfo la fua patria , e 
ritornò ad Arx , dove vifle da Fiio- 
fofo . La morte lo forprefe' nel Ca- 
lvello della BaroneCa de la Carde 
fua forella preflo Toulon fui finire 
delTanno 1770. Si sfllcura, che di- 
mandò i Sacramenti nella fua ul-' 
tima malattia ; che reggeva fpeffo l' 
Evangelio ^ e che û era fatto riceve- 
re qualche tempo avanti di morire 
da una confrarernit» di penitenti * 
la fua converfazione piaceva per 
«n tuono di cancì ore , per una vi- 
vacità fcintillante, e per de' mot- 
ti affatto originali. Elfo aveva dell' 
inclinazione all' ippocortdria • ma 
era peraltro buon marito , buon »< 
mico, e buon padrone. Avevat», 
come Io diceva egli (ìefTo, de\dog^' 
mi che dtpendev.ino dalle Jìngio- 
f»f ; e perciò egli fcriveva ne' psefi 
fnreftierì con una libertà » che 
fi avvicinava alia licenza. Bayle 
era il fuo modello ; ma ebbe me- 
no genio di lai . Il Marchefe d"" Ar- 
gens aveva un ardor di fapere, che 
fieftendeva a turto . FofTedeva mol- 
te lingue , e dilettavafi di Chimi- 
ca, e di Anatomia; e dipingeva 
affai bene . Le fue opere fona no- 
tiflìme al pub'fco. Ecco le princi- 
pali: \ Le Lettere Ebree-, le Ict- 
tert Cbinefì , e le lettere Cabalijìi- 
c^e, che fono ftate riunire alla Fi- 
fojrfia del buor$. fenfo fofto il tito- 
lo di Opere del Marchefe d' Argent 
176S. 34. Voi. in li. L» Religjone 



A R 14J 

è poco rifpett.na in quefla Raccor- 
ta, e i minittri delia Religione v? 
fono maltrattati non folo in uh 
modo poco conveniente, m» ribut- 
tante . Del rimanente vi fi trova 
molta erudizione, delle notizie cu- 
rfofe , e buone riffeffioni , ma lo fli- 
le è un po' troppo dift'ufo, e man- 
ca di nervo. La fua penna era piìi 
facile che energica . 1. Un gran nu- 
mero di Romanzi male inventati , 
e fcritti con uno itile baffo e fcor- 
retto , e pcròfouooggi interamente 
obbliari • Il folo di cui ci rifov- 
vcnga è quello che publicò fotto 
il titolo di Memorie del Marchefe 
fT Argens , ma i fatti che vi Ç\ 
narrano , non meritano di palfare 
alia pofterità . j. Le Traduzioni 
dal Greco in Francefe di Ocellus 
Lucanus , di Timeo Locrenfe , e 
del difcorfo di Giuliano fui paga- 
tt'fmo . C i^^f^- OcELLtJS Lucanus ^. 
QLiefte verfioni non fono fempre e- 
fatte, e Puhima è poco favorevole 
al Criflianefimo . 4. Egli ha tradot- 
tï> eziandio in francefe i Difcorfi 
di Giuliano fopra il Crijìianeftmo , 
opera contraria alla religione, e 
che fu riftampata a Ginevra in&., 
con annotazioni temerarie, e in- 
decenti . S' Memorie f ecrete del' 
la Rep'ublìca delle Lettere 4. Voi. 
in II. in Olanda, e riftanrpati irf 
7. Voi. a Parigi . L'autore vi f» 
pompa di erudizione , e di filofo- 
fia . Queft' Opera in oggi non èf- 
pib ricercata; e dovette in parte 
la fua fortuna effimera al tìtolo df 
Memorie fecrete -, che colpi la cu- 
riofità . 

ARGENSOLA ( Leonardo e Sar-^ 
fo/owweo^, fratelli , Poeti Spagnuo- 
li, morti verfo il 1^34., hanno 
comporto delle Poefie Spagnuole » 
nelle quali hanno riportato tutto 
ciò che hanno di pih delicato i 
Poeti latini. La natura, e l'arte 
ancora li aveva refi fomiglianti .- 
Bartolummeo ha comporto la Storia 
delle conquifte delle Ifole Moluc- 
che, che è ftata tradotta in Fran- 
cefe. 

ARGEN50N , Vedi VOYER . 

ARGENTI C Agofìino >, Ferr*- 
refe vilTe nel XVL fecolo . Si ri- 
trova di lui una favola pafìoralr 
dedicata al Cardinale D. Luigi da 
Erte , ^ rapprefentata in Ferrara» 
nel \%6f. alla prefenz» di Alfoif^ 



144 



fo n. e del Cîriinîile. Anche Bsttfo 
fratello di lui (i dilettò di Poefi» 
volgxre , cd un faggio ne abbiamo 
ft* le Rintc fcelte de' Posti Ferra- 
rtfi . Scriire anche una Commedi.-! 
in profa, intitolata la Prrgione , 
che vien riputata una delle miglio- 
ri . Mr»rì in Roma nel ìS94- 

ARGENTIERI C Giovanni ") , 
celebre Medico nato in Caftelnuo- 
vo in Piemonte, di maggior capa- 
cità nella teorica, che nella prati- 
ca. Mori in Torino li 13. Maggio 
1571. in età di 58. anni . Le fue 
opere fono Rampate in 3. Voi. in 
foglio, Venezia 1591. , e in ducivi 
pre{fo i Giunti 1606. 

ARGENTINA QTommafod' ), 
dotto e pio Generale degli Agofti- 
niani nel 1345. fi hanno di lui al- 
cuni Commemari fopra il Maeftro 
delle fentenze , Argentina 1490. iti 
Ibi., ed altre opere, che furono ri- 
cercate nel loro fecolo ; ma fi deve 
riflettere , che quello fecolo era bftr- 
baro. 

ARGENTINO Ç Francefco ) , 
Cardinale, nacque in Venezia cir- 
cìi la metà del fecolo XV. di pa- 
dre Tedefco, e di madre Vinizia- 
na . Studiò in Padova , ove confe- 
guì la laurea Dottorale nelle Leg- 
gi . In Venezia pafsò al fervigio 
del Cardinale Giovanni de* Medici 
allora efulc, e feppe colla fua pru- 
denza e dottrina gnadagnarfi l'a- 
more, e la protezione di lui per 
modo , che confcguì le più onore- 
voli dignità della Chiefa . Giulia 
lì. lo elelfe 1 Vefcovo di Concor- 
dia , poi lo creò fuo Datario « in- 
di Cardinale, della quai dignità 
godè pochi mcfi . Morì in Roma 
a" 13. d* Agofto 1511. ScrilTe un'o- 
pera di ìmmunitate Ecclefiajftca t 
ed altre che fono inedite. 

ARGENTO ( Gaetano") y nativo 
diCal'ibria, uomo dottitfimo' del 
paCaio fecolo XVII. fu pel fuo 

Sran fapere Prefidente del Configlio 
I vT. Chiara in Napoli , e lafciò , 
oltre molti dotti trattati , e con- 
fiditi « un libro in materia de' Be- 
nefizi . 

I. A R GENTR E* Cremando d'J , 
dotto Giureconfulto , cd uno de' 
più faggi uomini del fuo fecolo , 
era nato a Vi tré da una famiglia 
delle più nobili cd antiche. Ac- 
%m\Aò la ftinu univerfale per la 



A R 

fua probità , e pel fuo fapere . Si 
applicò molto alla giurirprudenza , 
ed alla Storia . EfTo era un buon 
Cittadino. Morì uelisço. di an- 
ni 71. da difpiacere , per quanto 
fi dice , di veder U Tua patria in 
preda a' furori della Lega. Abbia- 
mo di lui de' Commentar j fliraati 
fopra le leggi municipali della Bre- 
tagna , Parigi léii. in fol. in la. 
tino; e la Storia di quella Provin- 
cia in fol. piena di inezie , e di 
favole . 

a. ARGENTRE' C Carlo Du{,tef- 
fts d' ) , nato li ì6. Maggio i573' 
nel Cartello Dupletfis , Parrocchia 
d'Argentrèi vicino a Vitrè in Bre- 
tagna da Alejffia DupleJJis d' Argen- 
trè^ Decano della Nobiltà della Pro- 
vincia. Fu ricevuto dalla cafa di 
Sorbona nel 1696. Dottor nel 1700. 
Elemofiniero del Re nel 1709. Egli 
è il primo, a cui fia ftata accorda- 
ta gratuitamente quella carica . Il 
fuo genio per lo (ludio lo fifsò in. 
Sorbona i fino nel 1713. in cui fu 
nominato Vefcovo di Tulles . An- 
dò in appreffo a rifiedere nella fua 
Diocefi , dove fi applicò con un 
telo infaticabile a tutte le funzio- 
ni del fanto miniflero . Non o- 
Itanti le fue occupazioni ftudiava 
7. ore al giorno . Ha publicato grati 
numero di opere utili , ed interef- 
fanti : e le principali fono j Collegio 
judiciorum de novi s errar i bus ^ qui 
a'j ini fio f eculi Xll. ad annum 1715* 
in EccleftJ profcripti funt , &• no- 
tati . Quefta compilazione in tre 
Voi. infoi. Parigi i7a8., è piena di 
notizie curiofe ed erudite , ma manca 
di ordine. Abbiamo ancora di lui 
degli Elementi di Teologia in la- 
tino in 4. , ed una Spiegar.fone 
de' Sacramenti ., 3. Voi. in 11. Mo- 
rì li 17. Ottobre 1740. La fua dol- 
cezza , la fua femplicità , e la fua 
carità lo fecero coiTipiangere dagli 
uomini dabbene . Ne parla il P. 
Calmet nella Storia di Lorena , 
benché fuor di luogo, non clfen- 
do quefto Vefcovo (tato Lorencfe. 
Qucfto Prelato morì nel 174 >. com- 
pianto da' poveri, di cui era il pa- 
drç , e dalle genti dabbene di cui 
era la face , e V efeoipio . 

ARGEN VILLE. rW. DEZAL- 
LIER. 

ARGIA , figlia d' Adraflo Regi- 
n« degli Argivi , e moglie di Poli- 



A R 

t»ia rJnnomat^ nella Stori* a mo- 
tivo del tenero afîVtto, che dimo- 
ì^rò perfuo marito Polinice ^ uccifo 
jiell' atfedio di Tebe avanti La guer- 
ya di Troia . Ella cercò il di lui 
cadavere fra i morti per rendergli 
i doveri funebri ; ma il tiranno 
Creonte irritato di qiiefla buona a- 
rione la fece mettere a morte . 
Quefti avvenimenti furono anterio- 
ri alU guerra, di Troja. 

ARGINNI, Giovane Greco che 
fi annegò bagr.andofi nel fiume Ce- 
fifo . y^g amen none ^ che io amava 
molto, fece fabbricare in fuo ono- 
le un tempio j che dedicò a. l'cner^e 
Jìrgiriii . 

ARGIRA , Ninfa di Acsja , ama- 
va con ardore Sileno fuo marito, 
ti quale altresì la riamava tenera- 
mente, e che «jusfi morì di dolore , 
perchè efla s'era difguftata di lui . 
f enere tocca di compaffione li^ tras- 
formò , r uno in fiume, e l'altra 
in fontana , i quali come Jllfeo ed 
yfretufa congiungevano le loro ac- 
que . Fnalinente Seleno giunfe ad 
cbbliare l'ingrata^ Argiva , ed eb- 
be dipoi 1a virtù di far perdere 
a coloro, che amano, U memoria 
-della lor tenerezza , allorché br- 
vono delie fue acque , o che vi fi 
bagnano . 

ARGIRO Q Ifacco ^ , Monaco 
Greco, abile Matematico, fioriva 
nel XIV, fecolo. E' autore di al- 
cuni fcritti di Geeogvafia ^ e di Cro- 
nologia , e di alcuni altri Trattati 
fopra diverfe materie. 

ARGIROPULO (Giovanni') , cé- 
lèbre Greco nato a Conantinopoli 
pafsò in Italia ad infegnar la lin- 
gua greca . Nel 1434. egli era in 
Padova certamente , come ad evi- 
denza il dimoftra il Chiarifs. Sig. 
Abate Tirabofchi nella fua Storia 
della letteratura Italiana , dal che 
■fi vede che fallarono quegli Scrit- 
tori , i quali fcriffero che paflaffe 
in Italia dopo la prefa di Coftan- 
tinopoli fatta da Maometto lì. nel 
1453. I^a Padova era V Argivopulo 
tornato a Coftantinopoli , dove ten- 
ne publica fcuoia, ma tornò in I- 
talia nel i45<ì. , « Cofmo àe' Me- 
dici lo accolfe con molta cordiali- 
tà , lo fece maeftro de' fuoi figliuo- 
li , e Profeffere di lingua Greca in 
Firenze . La pefte fopravveauti a- 
vendolo coftretto ad abbandonar la 
Tomo IL 



A R Î45 

Trtfcawa , andò a dare in Roma del- 
le lezioni di Filofofia fui tefto Gre- 
co di Ariftotile . Morì in Roma in 
età di 70. anni e più. Il Papado- 
poU afferma che co avveniffe nel 
1480. , ma non reca alcuna prou- 
va ; rè fo con quai fondamenti il 
Giovio racconti , the eflendo egli 
un lolfcnne ghiottone confumava 
tutto il fuo ampio ftipendio in vi- 
vande , e che morì per aver man- 
giato un' ecccffivs quantità di po- 
poni . Argiropulo diede a Ccfimo 
Medici fuo Mecenate un fegno del- 
la fua riconofcenza coUzTraduzJO' 
ne che fece della Morale, e-'della 
Fifica di Arifiotile , dedicata a quel 
gra«d' Uomo Italiano. Quefla tra- 
duzione fu ricevuta con grande ap* 
plaufo, al che, fé crediamo al G/0- 
•vio conxorfe molto la modeftia di 
Teodoro Gazj* , il quale avendo e- 
pli pure tradotti alcuni de' mede- 
fimi libri , poiché vide le verfionì 
Ò9\V Argiropulo die al fuoco le fue , 
acciocché per effe non veniffer of- 
^urate le prime, foffrendo ei vo- 
lentieri la perdita della gloria, che 
glie ne farebbe venuta , per non to- 
glierla al fuo amico. Né V Argi- 
ropulo fu femplice traduttore , ma 
commentatore ancor ài Ariflotile ^ 
e all' occafion della fcuoia da lui 
tenuta in FircTize fcrifle il Com- 
mento {wVH Etica ^ che fu poi da- 
to alle fìampe l'anno 1487. da D0- 
nato Acciajuoli . Alcune ancora 
deWi Omelie di S. Bafilio furon da 
lui recate in latino . 

ARGIS C Boucher d' ) , Vedi u 
BOUCHER . 

ARGO, figlio di Arijlorct ave- 
va cent' occhi, fecondo la Favola, 
cinquanta de' quali erano fèmpre 
aperti, perché quand'egli voleva 
dormire non ne chiudeva mai che 
la metà. Giunone gli diede la in- 
combenza di cuftodire attentamen- 
te la ninfa lo ambita da Giove , e 
che fu poi cangiata in vacca ; ma 
fu addormentato ed uccifo da Mer^ 
curio ' Giunone lo cangio in Pavo- 
ne, che porta t-inti occhi nella co- 
da , quanti ne aveva in te^a . 
. I. ARGOLI CAndrea') Matema- 
tico celebre nacque a Tâgliacozzo 
nel Regno di Napoli nel 1570. Do- 
,po i primi fludj delle Lettere uma- 
ne fgli fi diede con taie ardore a 
quelli della Medicina , della Ma- 
K te- 



né A R 

l«niatic«« e dell AOrononrii, che 
{n breve tempo venne in grandìffì- 
mt fami. Dimorò alcun tempo in 
Napoli , ove fi trovava nel i6ai>i 
poi fi portò a Roma , dove fu Let- 
tore di Matematica nella Sapienza* 
godendo deli» protezione del Car- 
dinal Lelio BifctJ (iioMecen*te. Si 
diede all' Agronomia e aU'Aftrolo- 
{•ia, ma o foffe per motivo di quefte 
fetenze, o per cagione del fuo li- 
bero parlare , provò non fenza pe- 
ricolo graviffime contrarietà, on- 
de per fottrarfi a maggiori difa- 
ftri (i ritirò a Venezia . QTiel Se- 
nato Io accolfe in una maniera cte- 
Rna dei fuo merito , lo nominò 
profeffbre di Matematica nelTUni- 
verfità di Padova collo ftipendio 
di Soo. fiorini , che crebbero fino a 
1Î0O. , e gli diede il titolo di Ca- 
valiere di S. Marco nel 16^6. Ab- 
biamo di lui ; De dìebus criticis 
16^9. in 4.; l'altra Ephemerides 
dal idio. al 1700. ed altre opere 
che fi trovano regiftrate negli Scrit* 
tori d' Italia dei M.iz.ZuccbeUi . 
Mori nel 1(^57. in età di anni 87. 
a. ARGOLI (.Giovanni')^ figlio 
del precedente , nacque nel 1^09. 
circa con una grand' inclinazione 
per la Poefia. In età di 15. an- 
ni fece (lampare un Idillio fopru 
ti Baco da Seta . Poco tempo do- 
po infiammato da una viva emu- 
lazione per gli applaufi che d ave- 
vano dati prodigalmente all'auto- 
re del Poema deìVAdone^ intrapre- 
fe di comporrle uno dello ftefTo ge- 
nere. Efiendofi rinchiufo in una 
fìanza , dove non entravafi che per 
portargli da mangiare , terminò in 
fette mefi , ed in età di 17. anni 
un Poema in XII. Canti intitola- 
to Endimione . Qued' opera piac- 
que talmente che quantunque pu- 
biicata fotto il fuo nome, la mag- 
gior parte ebbe difficoltà • credere 
che non foiTe opera di fuo padre . 
Egli è autore di molte altre Poe- 
fie cofl} italiane come latine, >a 
maggior parte delle quali fono ri- 
natte manofcrittc . Il fuo guOo ^r 
le Bellt Lettere nou lo aveva im- 
pedito di dedicarfi allo ftudio del- 
la Giurifprudenza, che profefsò per 
alcuni anni in Bologna. S'ignora 
l'anno precifo della fua morte, 
che fi crede avvenuta nel i66c. 
AKGOLl C^UJfandro'), dt Ti- 



A ï« 
gllacozro rn' Abruzzi, fu cèfebtf- 
in Matematica e Aerologia nel XV. 
fecnio , e nel fecolo feguente fior?^ 
Gafparo che fu Avvocato in Ro- 
ma . 

ARGONNE i Don Bonaventura^ 
d'), nato aP.uigi nel 1640. , mo- 
rì Certofino a Gaillon prcfTo a Ro^ 
ven nel 1704., in età di <Ç4. anni . 
ElTo non aveva intieramente ab- 
bandonato il mondo . Il fuo fpi- 
rito, e il fuo fapere gli avevano 
procurato degli amici illuftrr, co* 
quali manteneva un commercio re- 
golato di letteratura . Abbiamo dt 
lui 1. Un Trattato della lettu- 
ra dei Padri della Chiefa , opera 
molto giudiziofa, la miglior edi- 
zione della quale è del i(597. ima. 
2. Mifcellanee di Storia e di let- 
teratura , publicate fotto il nom« 
di (^igneul de Marville^ riftampa». 
te nel 1715. in 3. Voi. in iz., «'el- 
le quali r Abate Banier ha fatto 
quafi tutto l'ultimo Voli/me . Que- 
fta > una raccolta curiofa ed inte- 
reffante di aneddoti letterari, e di 
rifieflìoni critiche e di tratti fatiri- 
ci . Si trova del falfo qualche vol- 
ta negli uni e nelle altre, ed il 
publico non gli ha perdonato an- 
cora la fua cenfura di la BruyC' 
re. Il Sig. Cofte l'ha affai bene 
confutata. ^. V educazione ^ maf' 
/ime e rifiejftoni di Moncade in 11. 
Abbiamo ancora di quefto Certofi- 
no alcune altre opere Ilampate e 
manofcritre . 

ARGOU QGahiele')^ nativo del 
Vivarefe, fu Avvocato al Parla- 
mento di Parigi non meno ftjma» 
bile pe* fuoi cofiumi , che pel fuo 
fapere, e morì nel principio ài 
quefio fecolo X VI II. E* autore di 
nna JJiituzJone del dritto Fre:ice- 
fe in i. Voi. in la. ottimamente 
compilata . V IJlituzione del drtt- 
m> ecclefiajiico dell'Abate FUuri 
fuo amico lo induffe a comporre 
queft' opera . 

ARGUES C Geràfdo des ), Geo- 
metra del XVII. fecolo , nacque a 
Lyon nel 1597. , ed ivi morì nel 
1661. Era amico di Defcartts ; e 

Quell'amicizia fu utile a tutti due . 
ìef cartel in fini î il fuo amico, e 
def /frf^ttcT difcfc il fuo Maeftro . 
Ab;> n un Trattato di Pro- 

Jpc! !i>l., un Trattato di 

Sitii.,^ ^,;.uÌM in 8. j U pratica 



ii tacitar le Pi-etre in %. , ed un 

eccellente Trattato del Taglio del- 
le Pietre in 8- 

I. ARIADNA, figliuola di Minos 
Re di Creta, prefA dalla bellezza 
di Tefeo ^li diede un gomitolo 
di filo , per mezzo di cui potefle 
ufcire dal Labirinto . Tefeo uccife 
il Minotauro y econduffe feco Ariad- 
fia\ ma poi con una nera ingrati- 
tudine la lafciò in abbandono in 
NafTo . Qiielìa PrincipefTa dopo di 
aver pianto amaramenre la fua dif- 
grazia , finalmente fi confolò fpo- 
lando Bnaro facerdote di Bacco. 

1. ARIADNA, figlia dell' Impe- 
ratore Leone I. ; fu fpofata con 
Zenone^ che faiì fui trono impe- 
riale Tanno 474. dell'Era Criftia- 
na . Quefta Principelfa vedendo . 
che il fuo fpofo la difonorava 
colle più infami diffolutezze , e 
non potendo vivere più a lungo 
con lui, rifolvette di disfarfene . 
jy altronde Ella aveva concepito , 
di cefi , dell' amore per Anajlafìó 
giovane di bafla nafcita ; e quefta 
paffione la determinò ad efcguire 
il fuo crudele progetto. Non po- 
lendo innalzare il Yuô amante alle 
prime cariche dell' Impero , volle 
metterlo nel pofto mcdefimo di fuo 
marito . Al fortire da un gran con- 
vito, in cui Zenone aveva bevuto 
tanto vino, che perdette ogni fen- 
timento, effa diede ordine che fof- 
fe rinchiufo in un fepolcro , dove 
lo lafciò morire , dopo di che fece 
proclamare /înaftafto Imperatore . 
Arìadna morì nel 515. C ^^^- ï* 
Anastasio I. )• 

I. ARIARATEI., Re di Cappa- 
docia, incominciò a regnare uni- 
tamente con fuo fratello Oloferne , 
l'anno 378. avanti G. C Si unì 
a Dario Occo Re di Perfia nella 
fpedizione di Egitto nel 351. avan- 
ti G.C. , ed ivi acquiftò molta glo- 
ria, e fé ne ritornò trionfante nel 
filo regno, e mo^^ poco tempo do- 
po . 

1. ARIARATE II. figlio di Olo- 
ferne^ nipote e fuccelfore del pre- 
cedente, .fu obbligato a difendere 
Ï fuoi flati caduti in partaggio a 
PerJiccat uno dei fucceffori dì A- 
Ic/fandro il Grande . Quefto infe- 
lice Re fu disfatto , e confitto in 
cpce coi fuoi principali Uffiziali 
per, ordine del vincitore v«rfo V 



A R' 147 

anno 310. avanti G.C. Egli era al- 
lora in età di 81. anni . 

3. ARIARATE III. figlio di A- 
ri arate IL erafi falvato in Arme* 
nia al tempo del fuppiizio di fuo 
padre . Avendo intefa la nuova 
della morte di Perdicca e di Ea- 
mene ., rientrò nella Cappadocia , 
ripf)rtò una vittoria contro Amin- 
ta Generale Macedone, e fall fui 
trono dei fuoi padri l'anno 300. 
avanti G.C. Ariamm fuo figliuolo 
primoc?nito gli fuccedette. 

4. ARIARATE IV. arrivò al tro- 
no dopo Artamne fuo Padre ; put 
nondimeno regnava ancora con- 
giuntamente con lui . Aveva fpo- 
fata S tratonica figlia di Antioco 
Theos , ovvero il Dio . Morì do- 
po un regno di 18. anni verfo T 
anno 110. avanti G. C. 

5. ARIARATE V. figlio e fuc- 
ceffbre del precedente , fposò Aii- 
tiachide figlia di Antioco il Gran* 
de . Preftò dei foccorfì al Re di 
Siria contro i Romani; ma eiTen- 
do flato vinto fuo Suocero, man- 
dò Ambafciatori a Roma incarica- 
ti di portar le fue fcufe . Fu con- 
dannato a pagare una fomma di 
dugento mille feudi, dei quali il 
Senato gli reftituì dopo la metàad 
ifianza del Re di Pergamo. Que- 
llo Re fi coll«?gò di poi con Eu- 
mene contro Farnace Re del Pon- 
to l'anno 190. avanti G. C. , e 
non fu più fortunato . Morì colla 
riputazione di elTere un Principe 
incollante Tanno 1 65. avanti G. C. 

6. ARIARATE VI. foprannomi- 
nato Filopatore a cagione del fuo 
grande attaccamento per fuo pa- 
dre , il quale volendo cedergli i* 
corona , mentre era fano e faivo , 
quello figlio non volle accettarla . 
Ereditò poi lo fcettro l'anno \66, 
avanti G. C- Queflo Re rinnovò 
l'alleanza che fuo padre aveva fat- 
ta e confervata accuratamente eoi 
Romani . Avendo rifiutato Deme- 
trio Re dì Siria di fpofare fua fo- 
rella che gli aveva offerta , s' ini- 
micarono vicendevolmente. Deme- 
trio fufeitò contro Ariarate un cer- 
to O/c/^rwff, che pretendeva efTere 
fuo fratello . Ariarate fu balzato 
dal trono , ed obbligato di ritirarfi 
a Roma . Il Senato Romano or- 
dinò che fi divideife la Cappadoci» 
fra i dwe concorrenti , ra» Attal» 

K a Re 



14« A R 

Rr di Pergamo prcfl^ foccorro ad 
jlriératt f e io ridabìll in tutti i 
fiioÌ Stiti l'anno 159. avanti G. 
C. Queflo Principe fi conf^iunfeai 
Romani contro Àriflonico ufurpa- 
tore del Rcgnc di Pergamo, ma 
perì in queOa gucna, e lafciò fei 
figliuoli r^nno 119. avanti G. C 
Laodiee Vodov.i di Ariatatc ^/.» e 
regRonte del Regno , temendo di 
perdere la (ui autorità» fece mo- 
rire 5. dei fuoi figlinoli col vele- 
no; il Icrto fi falvò. Il popolo 
fde^nato , e commoflcj da tanta 
barbarie trucidò quefta madre cru- 
dele. 

7. ARI ARATE VII. fu procla- 
mato Re l'anno 119. avanti G. C. , 
era fialiuolo del precedente. Que- 
flo Principe fposò Laodicc fo- 
rella di Mitridate Eupatore ^ dal- 
la quale ebbe due figli . Suo Co- 
gnato lo f>.'ce alTiffinare. Laodiee 
diedi- \y fua mano e la corona a 
Nicomede Re di Bitinia . Mitrida- 
te indi(pettito contro fua forella 
difcacciò quefto nuovo Re, e re- 
flltul la co'ôna a fuo nipote figlio 
del medefimo Ariarate , che aveva 
fatto Bccidere . 

8. ARIARATE Vili. , falito al 
trono ptr beneficio di Mitridate , 
come fi è veduto, fuo Zio volle 
obbligarlo a far venire nella fua 
corte Cardio l'aifaflino di fuo pa- 
dre. Sdegnato Ariarate di una tal 
propofizionc fece levi di un'arma- 
ta contro Mitridate . Ouefti invi- 
tò con infidia Ariarate ad una coit- 
frrenza, lo trucidò a vifta delle 
due armate, r fece regnare in Cap- 
padocta uno dei proprj fuoi figli- 
uoli in 't-i ai R. anni. I Cappa- 
doci fi n, r collocaro- 
no fui ; :'-Jte fratello del 
loro uliino « ■■ 

9. ARIARATE IX. . fratello del 
prcteJiiiti-, f" p-^co dopo balzato 
di " ' 'date , il crudci 
r ''* famiglia , il 
fj fipliuolo . Arie' 
r- ^ri dopo di di- 
fr ' Nicomtde Re di 
Bit'iita , iitnendo per i .fuoi pro- 
pri flati , interrftò i Romaii in 

3aeft*afl«re . I! Senato volle ren- 
ne { Cappadoit liberi , ma quefto 
popola domandò un Re . I Roma- 
ni gli diedero Ariobar^9B% V «a« 
00 89. ivanti G. C 



A R 

1^5. ARIARATE X., divenne poT- 
feffore del regno di Cappadocia per 
la morte di Ariobarj^ane fuo fra- 
tello, verfo l'anno 41. avanti G. 
C- La Corona gii fu difputata da 
Siftnna , figlio primogenito di «S/fl- 
jÇra , moglie di Archelao Gr;n Sa- 
cerdote di Bellona a Comaua I* 
anno 41. avanti G. C. Mare' Anto- 
nio fi dichiarò in favor d\Si(ìnna : 
pure Ariavats rifalì fult^ono. Ma 
infine fu obbligato a difcenderne 
un' altra volts per abbandonarlo ai 
Archelao fecondo genito di Glafira 
l'auiio ^6. avanti G. C 

1. ARIAS MONTANO C Bene- 
detto')^ nacque in Siviglia di una 
famiglia nobile ma povera. Viag- 
giò per tutta l* Europa , e fi applicò 
allo ftudio delle lingue vive, dopo 
aver fatto quello delle lingue mor- 
te. Il Vefcovo di Segovia lo con- 
dulfe al Concilio di Trento, dove 
compari con molta dillinzione, ed 
appUufo. Al fuo ritorno andò a 
cacciarfi nelle piti cupe montagne 
dell' Andalufia per ellere tutto in- 
teramente ai fuoi libri . Filippo il. 
lo traffe dal fuo ritiro, e lo inca- 
ricò di una nuova edizione delta 
Bibbia Poliglotta y che fu {Campa- 
ta in Anverla ài' Piantine dal 1569. 
fino al 1571. in 8. Voi. in fol. Ef- 
fa è piìt cara di quella d'Inghilter- 
ra , quantunque meno perfetta . 
Ar iaf mont ano iuvciintò queft' ope- 
ra di parafrafi caldaiche , e di mol- 
ti errori che aggiunfe alla verfione 
di Pagnino piena di errori eflame- 
defima . Filippo gli efibi un Vc- 
fcovado per ricompenfarlo delle fue 
fatiche; mj queflo Scrittore tanto 
pio, quanto era dotto, rifiutò que- 
fto pefo , e morì nella fua patria 
l'anno 1598. in età d'anni 71. Le 
fue opere verfano quafi tutte fulla 
Scrittura Santa . I fuoi nove Libri 
delle Antichità Giudaiche fono i più 
flimui , Leida 1596. in 4. i quali 
fi trovino nella Poliglotta di An- 
verfa , e nei Gran Critici d'In- 
ghilterra. Arias ha mcfTo anco- 
ra in verfì latini W Salterio y 1374. 

in 4- 

a. ARIAS iFranee/ro")^ Cefuiw 
di Siviglia , mori nel 1605. in età 
di 7». anni in odor di fantitì . Le 
fue opere di pieti avevano l* tp-» 
plaufo ed il voto favorevole di. f» 
Prgwftjco di Sal^ . £ffr i'u{onoi 



A R 

tradotte îrt Spaanuolo, in Latino» 
in Francele , ed in Italiano. 

ARIBER.TO, figliuolo di Clota- 
rio IL Re di Francia, fu efclufo 
dalla divifinne delU Monstchia da 
Dagohrtv h fuo fratello maggio- 
re, che la riunì tutta intiera. Du- 
rò molta fatica ad ottenere una 
parte del Ducato d' Aquitania, che 
governò con fAgse?7a . Egli lo do- 
veva tenere piuttolto come Duca 
che come Re ; nondimeno fi fece 
coronare a Tolofa , che fu la fede 
del fuo dominio. Ariberto morì 
nel 630. due anni dopo la fua in- 
coronazione. Chflperico fuo figliuo- 
lo fu melTo a morte per ordine di 
Dagohertp fempre animato da un» 
politica barbara . Don l^aijjette , 
autore della Storia della Lingua- 
dofca , pretende che Ariberto ab- 
bia avuto degli altri figliuoli , cioè 
Bertrando e Roggi i , ch« fi fottraf- 
fero dalle perfecuzioni del tiran- 
no . Boggis il maggiore è confi- 
derato come lo ftipite di una lun- 
ga ferie di Principi, che fi fono 
«ftinti nella perfona di Luigi d'Ar- 
ntagnic , che fu Duca di Nemours , 
e perì nella famofa battaglia di Ce- 
rignola nel 1503. 

ARIDEO, redi 4. EURIDICE. 

ARI EH (iGiacobbeGiuda^,K\\y- 
bino della Sinagoga di Amfterdam , 
è autore di una dotta defcrizione 
del Tabernacolo. Ve ne fono mol- 
te edizioni in 4. in Ebreo, inSpa- 
gauolo , in Fiammingo, e in La- 
tino . Queft' Ebreo fioriv» nel 
XVfl. fecolo. 

ARIMANE, principio di ogni 
male , fecondo i dogmi di Zoroa- 
firo ,, come Oromaze era il princi- 
pio di ogni bene. Sembra che di 
qua i Manichei abbian tratto i lo- 
ro due principi . Arimane ed OrO' 
waze erano dunque i Dei dei Per- 
mani antichi . 

ARIMAZO, Sovranodi una par- 
te della Soqdiana, effendofi rinchiu- 
do in un Cartello fabbricato full» 
fommità di un'alta e fcofcpfa mon- 
tagna, dimandò ad Alejfandro il 
Grande., che gli faceva premura di 
arrenderfi, s'egli poteva volare. 
Alefjandro fdegnato avendo prefo 
colta forza dell'armi il fuo ritiro, 
lo ftce morire unitamente a' fuoi 
parenti verfo il 3^8. avanti G. C 

ARIMONDO C Andfa^^ Vene- 



A R t49 

xiano, e Commendator di Malta, 
vifle nel XVI. fecolo e fcriffe la 
Storia delle cofe fucceffe nella guer- 
ra moffa da Selim Ottomano a' Ve- 
neziani , che lafciòMS. Morì nel 
I"Ï98. Non bifogna confonderlo con. 
Pietro Arimondo , che ftanipò nel 
3651. Ottave Rime per la felice vit- 
toria ottenuta dalle armi Pinete 
contro la Clajfe Turchefca Capitar» 
Generale Luigi Mocenigo . 

ARINGHI iPaolo') . Romano , 
Prete dell'Oratorio di Roma, mo'- 
rì nel \676. é traslatò in latino 
Roma Sotterranea ài Antonio Bojio^ 
e l'accrfbbe di molto, aggiungen- 
dovi due libri . Stampò eziandio 
Monumenta infelicitatis , Jive mor- 
tei peccatorum pejjime , e Trium- 
phus Pxnitentia fi ve f elette Poent- 
tentium mortes , ed altre opere . 

ARIOCH, redi ERIOCH . 

I. ARIO, Re di Sparta, ftipulò 
alleanza con Onta fommo Sacerdo- 
te degli Ebrei, e gli fcritTe una bel- 
la Lettera in un foglio quadrato e 
figillato con un figillo , in cui era- 
vi improntata la figura di un'aqui- 
la , che tiene un ferpente nelle fue 
unghie; e gli faceva fapere, ,» co- 
„ me elfi avevano trovato ne' loro 
„ archivj , che gli EÌjrei e gli S par- 
„ tani traevano una medefima ori- 
„ gine effendo difcefi às. Abramo ., e 
„ che perciò elfi dovevano avere î 
„ medefimi intereffi *' Ç^redi il li-, 
bro de' Maccabei Gap. XII.). 

1, ARIO , famofo Erefiarca, Ca- 
po dell' Arianifmo, nacque nella 
Libia, o fecondo altri in Aleflan- 
dria . Achilia Vefcovo AtelTandri- 
no Io fece Prete in un' età affai 
avanzata , e lo incaricò della pre- 
dicazione, e del governo di una 
delle fue Chiefe fubalterne. La fua 
eloquenza , i fuoi coftumi aufteri , 
il fuo afpetto infpirante mortificar 
zione , lo rendevano degno del h- 
cro miniftero . Dopo la morte del 
Santo Vefcovo Achilia .^ Ario irri- 
tato per non effere flato eletto ia 
fuo fucceffbre , fi follevò contro la 
dottrina Cattolica fulla divinità del 
Verbo. Softeneva che il figliuolo 
di Dio era una pura creatura trat- 
ta dal niente^ capace di virtù e 
di viglio , che nen era vero Dio , 
ma folamente Dio per partecipazio- 
ne , come tutti gli altri , ai quali 
fi dà il nomt di Dio . Confeffav» 
& 3 the 



TÇo A IL 

the il l/trho di Dto «fijleva avan- 
tt tutti i Secoli^ ma nondimenc , 
«ffermava, che non era coeterno a 
Dio . S. Alejfandro Vefcovo di A- 
Icflandriâ lo condannò, e lo anate- 
matizzò in due Concili nel 319. ) e 
rei 311. L'Erefiarca ritirato^ in 
Paleftina guadagnò del Vefcovi al 
(uo partito , fra i quali Eufcbio di 
Nicomedia, ed Eujebio di Cefarea 
furono i più ardenti • Ario fi sfa- 
ticò nel tempo fleffb a fpargcre i 
fuoi errori fra il popolo. Li mife 
in pocfia, e li adartò alle canzo- 
nette popolari . Si parla fpezial- 
jnente dirlla fui Talta comporta fu 
delle arie infami. Aveva prefo que- 
llo nome di Talìa da un^ opera di 
Sotade Poeta Egiziano , libero ed 
cflfcmminato. E«/é4/o di Nicomedia 
unì un Concilio della maggior par- 
te dei Vefcovi della Bitinia e del- 
la Paleflina, che levò la fcomuni- 
câ pronunziata contro Ario. Que- 
ffi procurò ancora di dar ad inten- 
dere all' Imperator Cq/ìantino, che 
una tal qucrtione non era che una . 
vana fottìgliezza; ma Coftantino 
the aveva per un poco preilaco fe- 
de alle parole di Eufebio ^ rlTendo 
Aato meglio ifìruito aduno a Nì- 
cea in Bitinia ael 315. un Conci- 
lio Icumonico , nel quale Ario fu 
<( ::iio dei fuol errori, fu fco- 
»iu4,;cato dai Padiif e condannato 
•ll'efilio dal Principe. Dopo tre 
unni di hsndo, p.-r mezzo dei ma- 
I" ' : Eufebiani , e fpczial- 
1 ìigatione di un certo 

I':..^ . < '"'/^ ?'^r»wa richiamò 

Ario s partito che 

«rano ; dal Conci- 

li ^ V^u ih ipocrita pre- 

1 ipcracorc ima confeflìo- 

1:. ... comporta con tanto ar- 
tiglio, «he era diffìcile di diflin- 
Îiocnri gli errori che vi aveva na- 
cofli rotto la marchera della veri- 
tà . Atio ritornò trionfante in A- 
leffandrìa j ma Î. /itjnahLì fuccef- 
Ibre di S. - ' di ri- 

ceverlo alla Ari$ 

yiliroifi, ed xiuitccc ^\ 

Ccncilio di Tiro icniir. 
Auinafìo^ "T qual Conf 
1 fa una C» 

f- la, che fi- 

Qiui r.iciri ftlifffto anciic in lun 
favore alla Chicfa di Ateffandria . 
Hitornò in qucfla Città , in cui il 



A R 

popolo prcfervato dal veleno delU 4 
errore da S. /Itanafiuy ricusò di ri- !•> 
ceverlo . Cq/ìantino \firu\to dei tor- • 
bidi che il di lui arrivo in Alef- • 
fandria aveva cagionato, lo chia^ 
mò a Çoftantinopoli . Lo in terroni 
gò fé fcguicava la fede di Nicea ? 
Ario glielo afficurò con giurtmen- 
10, e gli prefentò una nuova Con- 
felfione di izàf: .^ dove l' Erefia era 
coperta con parole tratte dalla Sa- 
cra Scrittura. Coftantino non im- 
maginandofi di elTere ingannato, e 
pcrTuafo che il ritorno di Arioz\- 
la Cattolica dottrina Ìo{Ì'e finr?ro , 
fece ordinare ad Aicjjandro Vcfco- 
vo di C'^ftantinopoii di ammetter- 
lo alla comunion de' fedeli. Ri- 
cufando il Santo Vcfcovo di farlo, 
gji Ariani fi vantarono, che lo fa- 
rebbero entrar nella Chiefa fuo mal- 
grado . Quello Santo Vefcovo ri- 
corfe ali* orazione , e proflrandofi 
avanti gli altari, chiedette a Dio 
o di toglierlo dal mondo, ovvero 
d'impedire che quell'eretico foffe 
ricevuto nella Chiefa . La fua pre- 
ghiera fu efaudita; poiché mentre in 
tempo che gli Ariani preparavano di 
cpndur Ario in trionfo alla Chie- 
U , palfando egli per una piazza di 
Coftantinopoli ,. fi trovò tutto ad 
un tratto nella premura di qualche 
nece(fìtà naturale , ed entrato in 
un luogo in difparte, cioè in una. 
publica latrina vicina a quella pinz- 
ea per follcvarfenc, vuotò gi'in- 
tclìini ed il fangue, il che avven- 
ne nel 336. Tale fu la morte di 
queflo famofo Erefiarca, i dr cui 
errori hanno cagionato tanti tor- 
bidi nella Chiefa. La morte di 
Ario non eftinfe T erefia , che a- 
veva fatto t\afcere ; ma prefe al 
contrario delle nuove forae, e fe- 
ce in Oriente dei progreffì non 
nieno eftcfi , che rapidi . Le fue 
devanazioni non furono tanto ter- 
ribili in Occidente . Cnn tutto 

ciò vi fiirnr'n sìf'.ini Prcl^fi fedot- 

ti dal!. ole ài 

due V- ite ed 

Vrfacio , 1 renali £iCiU'ro loro ad 
intendere, che pen»enituire la pa- 
ce alla Chii'fa f.vi fi trattava che 
•liiii anfibo- 
uli ebbero 
dunque la Cfjp.c/.'s m l'ottofcrive- 
re a Rimini una formula Ariana, 
jnenlif che gli Ariani congregati 4 



A R 
Selenlcç, e in un Concili*bolo, che 
tennero a Nicea ne regnavano un' 
^Itra quafî fimile. Per quefta fu- 
perchieria il mondo, dice J". G;- 
rolamo y fu fîordito di trovarfi tut- 
to in un tratto Ariano. Una pace 
«fondata fopra un equivoco non po- 
.^ teva effere durevole . Pertanto la 
maggior parte di quelli , che ave- 
vano fortofcritto la formula di Ri- 
mini. > riconobbero il loro fallo, e 
lo ripararono . Nulladimeno 1' A- 
rianifmo dominò Tempre nella Cor- 
te , e nella Capitale fino a Teodo- 
fio il Grande^ il quale lo diftrufTe 
quafi del tutto, e l'atterrò di mo- 
do che verfo la fine del quarto fe- 
colo gli Ariani fi trovarono ridotti 
per le leggi degl' Imperadori a non 
aver ne Chiefe, «è Vefcovi in tut- 
ta r eftenfione dell' Impero . I 
Vandali portarono queft' erefia in 
Africa, e i Vifigoti in Spagna. In 
quefte due Provincie ella fuffiftet- 
te per lungo tempo fotto la prote- 
zione de' Re, che la avevano ab- 
bracciata ; ma i Sovrani avendola 
finalmente abiurata i fudditi l' ab- 
bandonarono anch' effì verfo il<56o. 
Erano paffati ormai quafi nove fe- 
.coli, dacché era feppellita fotto le 
fue rovine, allorché fui principio 
del XVI. ErafTAO fu prefo in fo- 
fpetto dt volerla rifvegliare ; ma 
fi giuflificò. Conluttociò le cofe 
equivoche, che aveva fp»rfe C fen- 
za dubbio con innocenza ), nel 
fuo Commentario fopra il Nuovo 
Teftamento germogliarono in al- 
cune tefle cattive. Il medico X*)"- 
vet publicò poco tempo appreffo 
un Trattato contro ja Trinità. La 
fua dottrina non effendofi eftinta 
nelle fiamme , in cui fu fstto get- 
tare da Calvino , pafsò da Ginevra 
in Polonia , ed in progreffb dege- 
nerò nel Socinianifrao . Queft'è l 
Arianifmo moderno dottrina anco- 
ra più anticriftiana dell' Arianifmo 
antico , e che fenza effere aperta- 
mente abbracciata da' Protesami 
<iomina in Ginevra , in Olanda , 
in Inghilterra fìeffa , e finirà coli 
inghiottire nel fuo fcno tutte le 
f«tte feparate dalla Chiefa Roma- 
na . (^Vedi Servet eSocmo). 
lUa vita di Ario è ftata criticamen- 
te fcritta dal P. Travafa Teatino 
siati vo di Baffano, nello Stato Ve- 
iKto 3 e ! ûaoïpau in Venezia nel 



A R if, 

1745. in 8., dopo di che queft' su- 
tore publicò le [^ite degli Ereftari 
chi dei tre primi fecali della Chie- 
fa , ftampate parimente in Venezia 
1754. 1757. 1759. e 1761. in 8. 

ARIONE, eccellente mufico , e 
Poeta Greco, nacque nell'Ifoladi 
Lesbo in Metimne. Dicefi ch'egli 
foffe l'inventore del ditirambo, e 
che fofTe eccellente nella poefia li- 
rica . Fu egli autore di molti In- 
ni , che erano affai ftimati . Pe- 
ri andrò Re di Corinto lo tenne 
per lungo tempo nella fua Corte . 
Il Poeta Mufico effcudofi arricchi- 
to in Corinto , e in Italia , e in 
Sicilia , volle andare a godere dei 
funi beni in feno alla fua patria . 
I Marinari del Vafcello, fui quala 
erafi imbarcato, volendo togliergli 
la vita per derubarlo , Ariane G. 
slanciò in mare, ed un Delfino 
tratto dalla dolcezza della fua li- 
ra, che aveva ricercato prima di 
fare il falto fatale , lo portò fui 
fuo dorfo fino al Capo di Tenaro, 
P eri andrò t apprelfo il quale Aria- 
ne tornò a rifuggiarfi , fece morire 
i Marinari fcellerati , "ed innalzò 
una tomba al Delfino, che aveva 
falvato quefto gran mufico verfo 1' 
anno 616. avanti G. C Fu così 
nominato anche unodi quei caval- 
li, che Nettunia con un colpo di 
tridente fulla terra di Tcffaglia fe- 
ce ufcire , per procurar vantaggio 
agli uomini; benché altri dicono, 
che fu così detto quello, che Net- 
tuno nel contrailo con Minerva }psr 
dar il nome ad Atene , effendofi 
convenuto , che lo darebbe chi fa- 
celfe il più bel regalo agli uomini, 
con un colpo di Tridente fece ufci- 
re dal mare , mentre Minerva fece 
rafcere un ulivo, rimanendo vit- 
toriofa, perchè 1' ulivo è il fimbo- 
lo della pace, d«no più gradito a- 
gli uomini, che il cavallo fimbolo 
della guerra , eh* è un grave male . 

1. ARIOSTO C Lodovico ), uno 
de' più grandi , e de' più eccellen- 
ti Poeti Italiani , nacque a Reg- 
gio dove fuo padre Niccolò era Go- 
vernatore nel 1474. La fua fami- 
glia illuftre ed antica era origina- 
ria di Bologna, donde erafi tra- 
fportata a Ferrara , per la qual co- 
fa a gara fr.% gli Scrittori loro V 
hanno regiftrat© e i Reggiani e i 
Boloenefi e iFerrarefi. Egli dimof 



K 4 



ftrò 



tT» A R 

9kTb otr tempo i fuoi talenti per li 
Totfì». Il Ordinile fppolsto d'Erte 
Jo ebbe eHrem«mente caro , e Io 
volle lempre vicino finn a1l;i fua 
morte. Suo fratello AJfonfo 1. Duca 
di Ferrara lo chiamò alla ina Curte9 
e lo mife a parte dr tutti i Tuoi 
divertimenti . La fua converfazio- 
ne era una ^er» delibi» per que- 
flo Principe. U Ario/io pofTedeva 
perfettamente la lingua latina , ma 
volle piuttofto fcrivere in italia- 
no . Il Cardinal Bembo volle dif- 
fuaderlo di fervirfi di queft' idio- 
ma; e gli rapprefentò, che acqui- 
tterebbe maggior gloria fcrivendo 
in latino f linpua piìi armoniofa 
« plìi ricca . Io voglio piuttofto 
C rifpofe r Ariojìo ) , effere il pri- 
mo fra gli St fittoti ìtali ani , che 
il Jecondo frd i latini . Quefto 
rorta aveva fabbricato una csfa in 
Ferrara, e vi aveva unito un giar- 
dino, il quale era per l'ordinario 
il luogo in cui meditava e compo- 
neva . Quefta cafa refpirava la 
fempliciià di un filofofo. Gii fu 
dimandato , un dì , perchè non T 
aveffe refa più magnifica, effo che 
«veva così nobilmente defcritto nel 
fuo Orlando tanti palagi magnifi- 
ci , e tanti bel portici , ed aRgra- 
devoli fontane? Rifpofe: che fi 
vnivano infìeme affai più prefto^ e 
ton più facilita delle parole , ebe 
delle pietre . Le fi^e orecchie era- 
ro lacerate , quando fi leggevano 
le fue opere con cattiva grazia . 
Un giorno avendo udito un pento- 
laio , eh* ftorpiava cantando una 
ftanza dtWOriando^ entrò nelU 
fua bottega, e ruppe molti vafi ef- 
pofti in vendita. L'Artefice effen- 
dofì Infuriato V Ario/lo gli rifpole : 
To non ^ mi fono ancora vendicato 
abbafianra ; poiché non to rotto che 
vnJ -----T ^-•x.'fa de* tuoi vafi ^ 
i {j' 'gì fono venti fol di , 

tt. i^u.i/fato una /Itttia^ 

ehr vale un prtzxo confiderabile . 
Quantunque fenfilïilitfîmo ai p'«ce- 
r\ dell'amore, effo lo era ancor 
piò ai fentimcnti della natura. A- 
mava teneramente fua madre, e la 
trattò col più grande rilpetto nella 
fua vecchiaia. Il fuo carattere era 
benefico; la fua virtù, » la fua 
ob'tà erano cosi noce, che un 
|«fCchio faccrdote, il qualt po<re. 

vcva fît o a^iuu ricchi btntft- 



A K 

/) , e che temeva di cIHyre avvefe- 
nato da alcuno di quìlfr, che do-' 
vevano fuccedeigli, elelTe V Ario- 
fio prcferibilmetite a tutù i fuoi 
parenti, e a tutti i fuoi amici per 
abitare feco lui . EfTo era flato in- 
caricato per qualche tempo del go- 
verno di una provincia dell'Apen- 
nino , la quale s'era ribellata, ed 
era infeltata dai barditi , e dai 
contrabbandieri. Pacificò ogni co- 
fa , ed acquiHò nella provincia un 
grande impero fopra gli Ipiritì, e 
particolarmente fopra quefti ladro- 
ni . Un giorno il governator-pocta 
più pennerofo del folito eflendo 
ufcito in veftc da camera da una 
fortezza , in cui faceva 1' ordinaria 
fua refidenza , cadde fra le loro ma- 
ni . Uno di elfi Jo riconobbe, ed 
avvertì ch'egli era il Sig. Aviofio , 
Al nome ài* /fr lofio ^ dell'Autore 
del Poema doW Orlando Furi ofo j 
tutti quelli malandrini fi gettaro- 
no a' fuoi piedi , e lo riconduffero 
fino alla fua fortezza , dicendogli : 
che la farro della fu9 virtù e del 
fuo merito faceva loro rifpettare 
nella fua perfon.i il titolo di Go» 
vernatore . L' Ariofio di una fani- 
tà dilicata e debole fu fp^ffo ob- 
bligato di ricorrere a' medici . Ef- 
fo fece comparire molta coftanzar 
e molta tranquillità nella fua ul- 
tima malattia; e diffe a quelli eh* 
erano prefenti ; che molte de'' fuoi 
amici erano di già p.irtiti^ che e- 
gli bramava di rivederli , e che 
ogni momento lo faceva lani;uire^ 
finché non foffe pervenuto a ^uefla 
felicità. Effo morì di una malat- 
tia di languore nel i^i'. in età di 
59. anni . T.afciò due figliuoli ille- 
gìttimi, eh' elfo ebbe da una aman- 
te chiamata /f/^Tfànif^r. L'avreb- 
be fpofata , le non fofle ftaio rite- 
nt:to dal timorp di perdere i fuoi 
benefizi. Quello Poeta fiera di già 
fatto un nume colle fue if^iiiri-, eh' 
ebbro gran voga, dipoi colle fue 
cinque ronamr<^/f, nelle quali vi è 
un grande artifizio ed una ve^a for- 
za comica, e furono fpefl*<> rappre- 
fentaie ai fuoi tempi «llaG>rte di 
Ferrara, che er.» allora la più bril- 
lante, e la più magnifica Corte di 
Europa. Si paragonarono queftt 
fuc Commedie nel loro nafcere » 
«uelie di Plauto y e di Terenzio * 
QutUa che ha per tUoio i 'fkPf^- 



A R 
fiti fu la più applnudit» , e Io c 
ancora in Italia. Ariofio fi foce al- 
tresì conofcere con dei Sonetti , 
Madrigali , B/rlLtte , Canzoni , e 
Capitoli . Ma l'opera che lo ha re- 
fo immortale, è il fuo Poema dell' 
Orlando Furiofo . Se fi vvol met' 
fere fenzj pregiudizio ^ dice un bel- 
lo fpirito, VOciiJfea li^Omero in 
bilancia colV Orlando delT Ariojìo ^ 
/' Italiano prevale per ogni riguar- 
do . Ambedue avendo lo Jleffo di- 
fetto^ r intemperanza delT imma' 
ginazioncy ed un romanze/co in- 
credibile ; r Ariojìo ha compenfa- 
to quejìo difetto con allegorie così 
vere .f con fatire così fine -^ con una 
cognizione così pì-ofonda del cuore 
umano ^ con le grazie comiche^ che 
Succedono continuamente a dei p.ff- 
Ji forti ^ e terribili -i in fine con in- 
numerabili bellezze in ogni gene- 
re , eh" egli ha trovato il fegreto di 
fare un mojìro maraviglio/o . Il 
gran talento dell' Aricjìo è quella 
facilità di paffare continuamente 
dal ferio al piacevole, dal piacevo- 
le al grave, e dal grave al fubli- 
me . Egli va e viene ài quelle 
defcrizìoiii terribili alle pitture più 
voluttuofe , e da quefle pitture 
alla più favia morale . Ciò che 
havvi di più ftraordinario fi è di 
intereffar vivamente pe' fuoi croi, 
* per le fue eroine, quantunque 
ve ne fìa nel fuo poema un nume- 
ro prodigiolo . Trovanfi in effb 
quafi altrettanti avvenimenti com- 
moventi , quante fono le avventu- 
re grottefche . Il fuo lettore s'av- 
vezza cosi bene a qucfla varietà i 
che paffa dall' uno all' altro fenza 
cffcrne ftupito. La fua poefia è 
una pittura vivace della natura 
con tutte le di lei grazie . Gli fu 
fatto il rimprovero di aver ofcu- 
rato quefte bellezze per mancanza 
d'arte, e di vcrifimiglianza . I 
Poeti del fuo tempo traevano le 
loro finzioni dai libri di cavalle- 
ria, e dai Romanzi. Di là querti 
epifodj , che non han che fare coli' 
argomento, quefie favole , il trop- 

Ç0 meravigliofo delle quali è ri- 
uttante. Fu detto delV Ario/ìo 
eh egli parlava bene , ma che in- 
ventava male; e ben dovevafi dir- 
lo. I bei talenti d'Italia fono an- 
cora dubbiofi qual dei due Pomi 
debba preponderare , fç /' Ariojio , 



A R 15^ . 

o il Tafjfo . Alcuni han detto, che 
il fcpolcro àcW Orlando era nella 
Gerufalemme liberata . Altri han- 
no voluto trovar nel poema del 
Tajfo delle imitazioni di quello 
dell' ArioJlo : V Armida , dicono 
effi , è quafi fimi le ad Alcina ; il 
viaggio de' due Cavalieri, che van- 
no a difcantare Rinaldo fembra i- 
mitazionc del viaggio di AJlolfo ; 
ma bifogna confe(rare , che quefte 
raffomiglianzc fono alquanto lon- 
tana . Ma fembra, che quelli due 
Poeti non debbano elTer meffi in 
paraliello, e che che ne dicano 
molti Italia*ni , l'Europa, dice un 
celebre critico , non metterà l' A- 
rtcjlo in confronto col Taffo ^ fé 
non quando fi collocherà 1' Enei- 
de a livello eon Don Chi/ciotte , ed 
il Cai Iota col Correggio. C ^«^^ 
Boiardo ") . Dicefi che il Cardinal 
d'' EJÌe ., al quale V Ariofio dedica il 
fuo poema , gli diceffe ridendo : 
dove diavolo i Méfier Lodovico , 
avete pigliate tante coglionerie ? 
Ve ne fono di fatti nen poche; ed 
i Lettori rif*rvaii troveranno al- 
cuni paraggi , nei quali dovranno 
mettere in guardia la loro virtù . 
ha Fontaine vi ha ricavato una 
parte de' fuo» racconti , e Voltaire 
alcune delle finzioni di un Poema 
molto pili cfceno , ma affai meno 
interelfante àsVC Orlando . Egli è 
un grande avvantaggio della lingua 
italiana, o piuttofto è un merito 
raro nel Taffo^ e ncXC Ariojìo ^ che 
poemi così lung^ìi , e in ottava ri- 
ma non fianchino l'orecchio, e 
che il poeta non fembri quafi mai 
in tortura. I Francefi hanno va- 
rie traduzioni nella lor lingua ài 
quello poema , ma in ninna d' effe 
vi fi trova quel fuoco, né quella 
vivacità e giovialità, che fi ammi^ 
ra nell'originale, f r*rf/ Mira- 
BAUD, Tressan^. La fola tradu- 
zione , che pofla leggerfi è quella 
del Signor di Mirabaud dell'Acca- 
demia Francefe flampata a Parigi 
fotto nome de la Haye nel 1741- 
in 4. Voi. in la. con un riftretto 
della Vita dell'Autore, ed un giu- 
dizio fopra quefl' opera , e fopra 
alcune fue traduzioni in Francefe. 
Il Signor Rolli ha publicato in 
Londra nel 1715. una bella edizio- 
ne di tutte le opere dell' ^r-/<j^p 
in $. j La più magnifica però di 
wt- 



154 . A R 

trine le ediziotti , e U piu d^pn* 
d'i ornxre un gabinetto d'un dilet- 
tante, è fcni* contraddizione q'icl- 
la che ^ flita publicata n<l 1771. 
in 4. Vol. in 8. d«I Moh'tii librajo 
italiano. QielU è forti ta dai tor- 
chi celebri di Baskevville , e non 
meno diRinta per la bellezza delle 
ftampe in rame che vi fi fono ag- 
piunte, quanto per la cfecuzione 
tipografica . Lodovico Dolce ha rac- 
colte molte comparazioni e fenren- 
ze cavare àtWArioJio così Omero e 
da Virgilio ^ come da altri Poeti . 
Quefta raccolta ii vede nell'edi- 
zione del Furiofn y in Venezia ap- 
preffb Gabriele Giolito de'' Ferrari 
15^9. Oltre quefta , eh' è in 4. bsl- 
ItiTimo con figure, e co' cinque can- 
ti del medefimo Poeta, non nota- 
ta nella Biblioteca Italiana del 
Fontuni'ii colla giunta deU'Kj/w, 
ve ne fono altre molte, e tra di 
effe- due fono le più rimarcabili . 
1. Quella del 1515. in Ferrara per 
il Mjzz/>cco in 4. the fu la prima, 
e che è rariifima trovando in efla 
moltiffime variazioni e cangiamen- 
ti , che poi nell'altre vi fece l' /f- 
fiojio t e che perciò è molto in- 
ihutiiva, e curiofa . 1. Quella di 
Venezia per Fraacefco Francefchi 
j^^ in 4- colle figure in rame di 
Girolamo Porro . Quella edizione 
e la più bella di tutte. Vi fono 
gli argomenti di Scipione Ammi- 
rato ^ le annotazioni e gli avverti- 
menti di Girolamo Ruf celli y la Vi- 
ta dell' Ariojio feruta da Giamba- 
rijla Pigna , e da Jacopo Garofalo^ 
gli fcontri del medefimo Pigna ^ 
ie dichiararionì di Niccolò Euge- 
nio y le cofe riconofciutc ànSimon 
Fornati y le o^ervazinni ò^ Alberto 
LavetKpla^ l'allegoria univerfale 
ài Gtujeppe Bonone ^ e gli epiteti 
raccolti da Camillo Camilli . Le 
f uè Commedie prima furono da lui 
fcritte in profa , e poi ridotte da 
1 no in verfi : ve ne fono 

f ini di ciafcuna fepara* 

la.m. •• '"• :ne Unite . 

i. /* C^'»»*:'»)» figliuo- 

lo di ' f nipote di Lodo' 

vico 9 iiatqu.* nel 15SÎ. in Ferra- 
ra, fu uomo di Chiefa molto dot- 
to del fuo tempo. Mot) nel 1593* 
in Ferrara, ove era cuftodc della 
Cattedrale. Egli fttc eli argomen- 
ti aiU GgruJétiMmc iìhtretf « e al- 



A R 

tr« Poefie àolTaJfo^ il quale in 
uua lettera ne parla con molta lo- 
de di alcune Stanza, che g!i «ve» 
inviate , acciocché glie ne fcrivef- 
fe il fuo fentim^nto . Seri (Te an- 
che le difefe àelV Orlando Furiofo 
contra alcuni luoghi del Dialogo 
dell' Epica poefia di Camillo Pel- 
legrino , Ferrara 1585. Aveva in- 
traprefo eziandio un Poema in ot- 
tava rima intitolato V Alfeo y al 
quale prevenuto dalla morte non 
potè dar compimento, e così due 
Tragedie , e moltiffime Compofi- 
zioni poetiche . 

Né vogliam metter fine all'Ar- 
ticolo degli Ario/li fenza fare al- 
meno un piccolo cenno degli altri 
Scrittori , che fiorirono di quefto 
cognome ; e in primo luogo dire- 
mo, chi Alejfandro Ariosto dell 
Ordine de' Minori fu nobile Bolo- 
gnefe . Nel 1475. fu mandato in 
Soria in qualità di Emiro, offia 
Commiffario Apoftolico de' Maro- 
niti fui Monte Libano, e da Papa 
Sijlo W. gli furon date diverfe 
commifQoni con Brevi degli anni 
1481. e 1481. Il P. Ariofto fcrilTe 
le cofe feguenti : i. Enchiridio» 
feu ìnterrogatorium Confefforum prò 
animarum curanda falute y Vene- 
zia ISIS- a. Dfvero & perfMo Jla- 
tu Minorum Traiìatus. 3. Serena 
Cqnfcientia , feu elucidatio luper 
regulam FF. Minorum. 4. Eluei' 
dado rationabilis fepirationit FP. 
Minorum de Ohfervantia ah aliis 
Fratribus ejufdem Ordinis . 5. To- 
pogra^hia Terne promijjlonis &c. 
Queft opera è fiata malamente at- 
tribuita dal le-Long a France fco 
Ariofto. Alfonfo Ariosto fu fra- 
tello del gran Poeta Lodovico y fu 
Canonico della Cattedrale della fu» 
patria, Protonoiario Apoftolico, e 
Cameriere d'onore del Pontefice 
Clemente yUÌ. Si dilettò molto di 
ogni forte di antichità , e di cofe 
rare, delle quali aveva futa una 
pregiata Raccolta . Stampò molte 
poetiche compofizioni, e morì cir- 
ca il 1596. yï<:t:o»# Ariosto fi ad- 
dottorò in ambe le leggi a Bolo- 
gna nel 1614., e fu fatto Canoni- 
co di S. Pietro. In Roma otten- 
ne il grado di Protonotario Apo- 
flolico , e di ReT-rendario dell* u- 
na r dell'altra feguatura, * pafsò 
ad «fferf Luogotenente della Ci^* 
àie- 



A R 

oieM Apoliolica, finche dal Ponte- 
fxKC Clemente IX. nel 1669. fu pre- 
conizzato Arcivcfcovo d' Avigno- 
ne. Morì nel 1^71. , e iiampòO^a 
Hhytmic^ , ed oltre compofizioni . 
Giambatijìa Ariosto vivea nel 
jó'ió. y e . f} a m pò Mo dò faciïe di 
fuonare il fi/tro nominato il_ tim- 
panQ ., BologriJ» ^(l?>6■ Secondo il 
Mazxjtcchelìi è anche autore di 
un'operetta intitolata Exhovtatio ad 
juvenes , che fi conferva MS. nel- 
la libreria Vaticana . Frnncefco A- 
RiGSTO buon fiiofofo , jiiedico , e 
giiirifconfulto fioriva dopo la me- 
tà del fecolo XV. Fu uno de' pri- 
mi che infegnaffero Filofofia e Ra- 
gion Civile neir Univerfità della 
fua Patria . Servì di coppiere all' 
Ï m pe radere Federigo JIL , ed al 
Pontefice Pio II. nel pafTaggio , lo- 
ro per Ferrara. Fu Pretore di Ca- 
flellariano , e Podeftà di Montec- 
chio , nella qual dignità fi trova- 
va nel 1462. Fu itJipiegato anche 
da' fuoi Duchi in gravi (fi mi affa- 
ri , e mandato anche Ambafciado- 
re all' (mperadore M.aJfìmiliano . 
Morì. dopo l'anno I49i' » e lafciò 
^ISS. T.. Tra£Ï3tus de divina pro- 
videntijt . 1. Carmina latina. 3. 
Sermo de purificatione B. Marie 
f^irginis . 4. Epijìola ad Sixtunt 
JP'. ScrilTe eziandio de Oleo Montis 
Cibimi , feti PetvoUo Agri Muti- 
nenftf libelius , che fu ftamp.ntq 
rei 1690. y e rifiampato nel lòIpS. 
E devefi avvertire di non confon- 
dere quefto Francefco con quell'al- 
tro Francefco Ariosto Configliere 
nel ijgg. del Marchefe Alberto d' 
B/ie., del quale fa menzione il Mii- 
ratori nella feconda parte delle fue 
Antichità Eftenfi . Gabriello Ario- 
sto altro fratello dell' immortai 
Loiinvico viene aferi tto da Lilio- 
Gregario Gir al ài fra i poeti latini 
del fuo tempo . Secondo il Pigna 
fu acerrimo imitatore di Stazio^ 
«d a lui fi debbe il merito di aver 
compiuta la Scclaflica Commedia 
lafciata imperfetta da Lodovico fuo 
fratello. Publicò un Volume di 
Poefie latine , che fi ftampò in Fer- 
rara nel 1555. e 1362. in iz. , e 
morì circa ranno 1551. Gahjfo 
Ariosto fu anch' efTo fratello del 
grande Lodovico .^ e fi rendette chia- 
ro circa il 153,0. Stampò una Com- 
media , è molte fue Lettere , dal- 



A R T55 

le quali impariamo, che fervi aU 
cnn tempo in Corte , che fu Ca- 
nonico e Vicario , che ebbe Bene- 
fizi Curati . Morì Ambafciatore del 
Duca di Ferrara alla Co te di Ccir- 
lo V. fotto Ingolftadio . Giulio A- 
RiOSTO Poeta volgare , che fiori- 
va circa la metà del fecolo XVI. 
ha publicato un Poema in ottava 
rima intitolato la Primavera , Mo- 
dena 1555. in 4. ed è raro. Mad- 
dalena Aricsti di Cafa Talaroli 
Bolognele feconda moglie del Con- 
te Ugo di Ettore Ariojìi fiorì nel 
1590., e fi diiettò molto di poe- 
fia . Compofe un Poema divifo in 
IV. Canti intitolato la Conver/to- 
ne di S. Maria Maddalena , che 
doveva effere publicato da Lorenzo 
Legati . Malatejïa Ariosto , Fer- 
rarefe , Canceiiiere delia fua pa- 
tria fioriva verfo la metà del ie- 
colo XV- Fu Poeta Latino , ed 
una fua Epijìola in verfi fcritta al 
Conte Ludovico S anbonifazjo fi ha 
relia Raccolta di Lettere di que- 
flo MS. Altre fue Poefie latine e- 
fiflono pur in un telloapenna pref- 
fo il Sig. Marchefe Ercole Bevi' 
tacqua . Niccolo Ariosto Ferrarc- 
fe hiì Poefie latine nel tefto a pen- 
na preffo il Bevilacqua citato . 
Virginio Ariosto figliuolo natura- 
le dell' i m mortai Lo^ou/Vo , e Ca- 
nonico della Cattedrale di Ferra- 
ra morì circa il 1580. Si dilettò 
anch' egli di Poefia volga/e, ed 
un faggio del fuo guflo in effa fi 
vede imprelTo a cart. 74. de' Sog- 
getti^ poètici di AUffandro Salici- 
n'o ., 'e fra le Rime Scelte de'' Poe- 
ti Ferrare/i . 

' ARIOT CT'omma/o"), faggio Ma- 
tematico Inglefe , nativo d' Oxford » 
s'acquiftò colla fua capacità la (li- 
ma à.s.\ Walter Ralegb ., che l'inviò 
nella Virginia nel 1585. Ari ót die- 
de una relazione di detto P.néfe, e 
fu prefentato nel fuo ritorno ad 
Arrigo Conte di Northampton, che 
gli aflegnò una penfione . Si dice 
ch'egli aveva altresì comporto una 
teologia filofofica. Gì' ìnglefi pre- 
tendono , che il Defcartes abbia co- 
piato nc'iia ifua Algebra V Ariot ^ e 
che qucfl' ultimo debba averne l 
onore dell'invenzione. Mori in 
X-oiidra li a. luglio del l6xi. in 
età di 60, anni. 
ARIO VALDO VI., R2 de'Lon- 
go- 



tiS . A R 

fiohàrdi fu ÌKtiAlzato al trono coi 
favore <Je' Vefcovi Ariani, di cui 
egli er* difenfore, cacciato /fdel' 
vaia f e morì nel 6}^. dopoij. a:i- 
jii di regno, e gli (uccefl'e Ro:ar/o . 
Si dice, che febbene /fri ano ^ im- 
pofe ad un Prelato, che T aveffe 
riferito a' Sinodi, cui quella caufa 
apparteneva . 

ARIOV/STO, Re de' Svevi nel- 
la Germania, la di cui annata fu 
disfatta ii& Ce/are Tanno 59. avan- 
ti G. C. , non mancava uè di ta- 
lento per la guerra , ne di corag- 
gio , ma era di una fuperbia intol- 
lerabile, e di una fierezza, che 
molto gli nuoceva. Du<? delle Tue 
femmine perirono nella fuga , e di 
due figliuole, che aveva , una fa 
«ccifa, e l'altra fatta prÌ2:oniera. 
1. ARIPERTO I. , figlio di Gun- 
Jebalrioy o Gundoaldo ^ fratello di 
Teocìelinda^ fucceffe a Rodoaldê 
nel regno d'Italia, e morto npl 
660, lafciò il Regno a due Tuoi fi- 
gliuoli. Partavi te ^ e Gondeberto , 
e quefto tenue la fede del Regno 
in Pavia, quello in Milano. 

a. ARIPERTO II., figliuolo di 
Kagumberto Duca di Torino dopo 
aver fulcitati vari rumori divenne 
finalmente Re de' Longobardi : on- 
de i nel novero di quelli il XV. 
Mori fommerfo nel fiume Ticino 
nel 711. dopo IX. anni di Regno , 
e gli fuccedette Ijuitprando. Ari' 
ptrto donò l'Alpi Cocceje a Gio. 
11. Papa, e non Giovanni f^II. 
come vuole /fo<7/?<7/ìo Bibliotecario. 
Luitprando confermò quefla dona- 
zione . 

ARISI HFrancefto^ y laboriofo 
fcrittore Cremoneffj del quale il 
Conte Ma^T.uccbcil$ ha publicate 
le più diligenti notizie, e il cata- 
logo dfUe fuf opere nel Tomo 
XXXI. della Raccolta Cmlofjeria. 
ma e ne' Tuoi Scrittori d'Italia. 
Nacque a' j. di Febbraio 1657. e 
mori a* IS- Gennaio 1743. lafcian- 
do un pro<li|;iof<) numero d' opere 
parte (lampatc , e parte MSS. oltre 
quelle, che perirono nel 1717. per 
un incendio feguito in fua cafa . 
L'opera fua pìi infigne è quella 
in j. Voi. in foglio, che ha per 
titolo, Crtmona litterata - Il pri- 
mo Volume fu Rampato a Parma 
170a. il 1. pure in Parma 1795. il 
a* io Crtmona 1741. 



A R 
ARISTACRIDA , Capitano Spar- 
tano , che s' illuftrò col fiio vaio- 
re. Allorché Antipitro Generale 
di Aleffandro ebbe di «sfatti i Lace- 
demoni, ed uccifo /ifiide loro Re 
330. anni avanti G. C, /Irijlacri'- 
da avendo intcfo un tale eh? gri- 
dava .♦ infelici Spartani , voi Jare- 
te dunque /chiavi dei Macedoni ? 
ma egli rifpofe fieramente: e rhe\ 
il vincitore potrà egli dunque im- 
pedire i Lacedemoni di sfuggire la 
/chiavila con una bella morte , 
combattenàì) per la loro patria} 

ARISTAGORA, Governatore dì 
Mileto per Dario Re di Per-fia , 
volendo fottrarfi dal dominio del 
fuo padrone, tentò in vano di far 
prendere le armi agli Spartani in 
fuo favore. Fece gradire agli Ate- 
niefi, ed agli altri Greci ciò che 
non avea potuto perfuadere ai La- 
cedemoni . Gli fi diedero »o. na- 
vi , colle quali corfeggiò fulle co- 
fle del paefe nemico, e pr e fé ed ab- 
bruciò Sardi . Il Re Dario irritatf> 
contro queflo traditore, ordinò che 
ogni giorno gli fi folle richiam to 
alla memoria, ch'egli aveva que- 
fla ingiuria da vendicare. Intanto 
i Generali Perfiani attaccarono i 
ribelli , li batterono in molti in- 
contri , ed /trifìagora fu uccifo l* 
anno 498. avanti G. C 

ARISTA NDRO, famofo indovi- 
natore, era di Telmiffa Città del- 
la Licia. Efercitò la fua profeflìo- 
ne nella Corte di Filippo , e poi 
in quella dì Aleffandro il Grande^ 
dal quale fi fece amare colle fue 
predizioni le più feducenti . Sognò 
Filippo ch'egli metteva fui ventre 
della Regina un figlilo, nel quale 
era intagliata la figura d' un Leo- 
ne . L'indovino Cortigiano non 
mancò di foftenere contro gli al. 
tri interpreti di fogni , che la Re- 
gina partorirebbe un figliuolo, it 
quale avrebbe il coraggio d' un 
leone , In un cnrobatt'mento con- 
tro i Perfiani Ari fi andrò fece ve- 
dere e rimarcare alle truppe un 
aquila che volava fopra 11 capo di^ 
Alejfandro . Q.iiprto prefagio lufin- 
ghiero incoraggi » foldati , e non 
fu inutile all'indovino. Un elor- 
no pronunciò in una fpezie d'en- 
tufìafmo, che la terra, dov« il 
corpo del Re farebbe feppellito , 
Qudrebbe d' una felicità perfetta . 
I* 



A R 
1. ARISTARCO di Ssmft, cele- 
bre filofofo Greco , ed aftronomo , 
è uno dei primi che «bbta foftenu- 
to, che la terra gira intorno al 
fuo centro, e che defcrive ogni 
anno un circolo intorno al Sole . 
Inventò egli un Orologio Solare. 
Ci rimane di lui un Trattato della 
^randezx.'* ■) e della dijìanz,a del 
Sole e della Luna y puiìlicato in 
greco , ed in latino a Pefaro 1571. 
in 4. poi ad Oxford in 8. i(588. , e 
analmente colla verfione latina di 
Federico Commandino da Fallis 
nel 1695. Non fi fa in qual tempo 
vivelfe quefto filofofo, ma era an- 
teriore ad Archimede . Il fuo fifts- 
rna della rotazione del globo, fa- 
cendogli onore , gli fu quafi fune- 
fio, poiché i facerdoti lo accufaro- 
uo di irreligione per aver turbato 
il ripofo degli Dei Lari della Ter- 
ra . 

2. ARISTARCO di Samotracia , 
lino de' più fini , e dei più eccel- 
lenti Critici dell'antichità • Tolom- 
meo Filometore gli affidò 1' educa- 
zione di fuo figlio verfo l'anno 148. 
avanti G. C. Si applicò principal- 
mente alla revifione delle poefie 
di Ornerò^ e lo fece con molta e- 
fattezza . Continuò di poi a tìvC' 
aere Pindaro ^ Arato., ed altri poe- 
ti . La fua critica era molto fé- 
vera . Quindi n' è venuto, che 
quelli che fi danno la briga di cen- 
lurare le opere sltrui, e dei quali 
r indulgenza non è la principal 
virtù, fono chiamati Arijlarchi . 
Morì neir Ifola di Cipro in età di 
7i. anni per una idropifia , dalla 
quale non potendo guarire fi aften- 
rie da ogni cibo e da ogni bevan- 
da , e morì d' inedia. Credefi che 
lia flato Ariftarco che divife T ilia- 
de e r Odijjfea di Omero in tanti 
libri, quante fono le lettere dell' 
alfabeto j e fi pretende, che ne 
recideffe eziandio molti verfi; ba- 
llava che un pafTo non gli piaceffe 
per giudicarlo fuppofto . 

3. ARISTARCO, difcepolo , e 
compagno A\S, Paolo., era di Tef- 
falonica, ma ebreo di nafcita. Ac- 
compagno queft'Apoftolo ÌD Efe- 
f o , e dimorò ivi con lui per due 
anni, dividendo infieme i perico- 
li» e Ieratiche dell' apoftolato . 
ÌJel tumulto fufcitato dagli orefici 
di quella Città per motivo della 



A R IJ7 

u&iìi% Al Diana ., mancò poco che 
non periffe . Ufcì da Efefo con T. 
Paolo., e lo accompagnò nella Gre- 
cia . Da di là lo feguì in Afia, in 
Giudea, e finalmente a Roma, do- 
ve fi pretende , che fofle decapitato 
con lui fotto Nerone. 

ARISTENE, redii. ALESSIO . 

ARISTENETO, autore Greca 
del quinto fecolo perì nel J58. di 
G. C. in un terremoto, che rove- 
fciò la Città di Nicomedia . Noi 
abbiamo di lui delle Lettere .^ Pa- 
rigi 1610. in 8., Utrecht 1737. 
Zwol 1749. in 8. Le Sage le ha 
tradotte in Francefe 1695. in H. 
Ve ne fono alcune di ing?gnofe , 
ed anche di appalfìonate ; ma la 
maggior parte non fono che uti 
tefTuto di paffi di Platone, di Lw- 
ciaao , e di alcuni altri . 

1. ARISTEO, figlio à' Apolline y 
della Ninfa Cirene., imparò dalle 
T^Iinfe r arte di coagulare il latte, 
quella di coltivare gli ulivi , e di 
difporre gli alveari per le api , e 
di confervarli . Quefto allievo del- 
le Ninfe fposò Autonoe figlia di 
Cadmo., dalla quale ebbe Ateone, 
di cui vedi V articolo . Dopo la 
morte di quefto figliuolo, Arijìeo 
fi ritirò nell' Ifola di Coo , e di là 
in Sardegna, al ^ual paefe die il 
primo buon ordine, regole, ed ot- 
time leggi , e finalmente in Sicilia 
dove comunicò a tutti quei popoli 
le fue arti fino allora ignote. An- 
dò per ultimo ancora in Tracia , 
dove Bacco lo ammife aj mifteri 
delle fue Orgie. Arifleo amò an- 
cora Euridice moglie di Orfeo., la 
quale fuggendo le fue perfecuzioni 
fu punta da un Serpente, che le 
diede la morte. Le Ninfe per vea- 
dicarfi di Arijìeo uccifero le fue 
api j ma avendole rappacificate col 
facrificare^ ad effe alcuni tori , ri- 
cuperò ciò che aveva perduto. Gli 
Dei lo collocarono fra le ftelle , e 
divenne l' Aquario del Zodiaco . 
Monfignor Vezjo trova delle pran- 
di conformità fra Arijìeo e Mosè ^ 
ma è affai difficile di poterle pro- 
vare . 

2. ARISTEO , ti Proconefiano , 
Poeta greco dei tempi di Ctroy e 
di Crefo ., fioriva verfo l'anno 55^ 
avanti G. C Gli fi attrikuifce uit 
poema epico in tre libri full* guer- 
ra dtfgli Arimapfi , o Sciti Iperbo- 
rei . . 



15» A ft 

rei • Q."eft' opera (ì h perduti» . 
tcngino no riporta fei verfì nel 
fuo trattato del fublime, e T^etrj 
fei altri . /trijlso aveva ancora cnm- 
pofio un libro in profa fulla Teo- 
gonia , o l' origine degli Dei . 
Queft' opera non è pervenuta fino 
a noi « il che ci deve rincrcfcere 
pili che la perdita dei fuoi verfi . 

3. ARISTEO , che Pappo ha fo- 
prannominato il Seniore , viveva 
verfo i tempi di Alejfaneiro il 
Grande. Aveva Euclide tanta fti- 
ma per lui, che non voleva (cri- 
vere fopra un argomento ch'egli 
aveva trattato, per timore di nuo- 
cere alla eflimazione del fuo ami- 
co . Recarono di lui due opere , 
che verfavauo fopra la Geometria 
fublìmc; ma noti arrivarono fino 
a noi . 

4. ARTSTEO, uffiiiale di To- 
lommco Filadelfo ^ che d'Egitto fu 
fpeditc , oicefi , da quello Principe 
a Gerut.alemme ;: dimandare al gran 
Sacerdote Eleazaro perfone intelli- 
genti i>€r tradurre la legge del po- 
polo di Dio dall'Ebreo in Greco: 
ciò ihe fu efeguito mandandone 72, 
Qjiiefta è quella traduzione che chia- 
mafi U verdone dei Settanta . Si 
pretende che Atèfieo componefTâ la 
lloria di «lucda ^erfione ; e di fatti 
iie abbiamo una , che porta il fuo 
nome , ia quale fu publicata fotto 
quefto tit«rIo : Hijloria de S.Scri- 
pture inti;tf>\etilmi , Oxford 1691. 
in Kf e nella bibbia di Roma 1471. 
a. Voi. in- fol. Inondalo ha dato 
un* erudita DiflVriaaione fopra queft* 
opera ad ArnHcrdam 1705. in 4. 
Ma «gli è coHante , i. che Tolom- 
meo non fece tradurre, che il Pia- 
tateuco s 2. che l'opera, che ci ri- 
mane fotto il nome di Arifteo ^ k 
un libro fivolofo, compoDo da un 
Ebreo Ellrniflt di Alefl'andna, che 
volle Vtflirlo di un nome celebre, 
t non fttà di un Arifleo pagano, 
td uffiiiale del ^tlolommeo. Egli 
parla fempre in Ebreo, e fa parla- 
re e fcrivere eziandio gli altri. Il 
fuo Roroanro non fi accorda cogli 
ìtorici del tempo; t^. ^ pieno di 
•nacronifmi . Gìoftfio lo Aorico è 
il primo , che abbia fatto menzioo 
ne efprc/ì« .*: /(rifiro . (^l'tdi Du- 
H"^ '^ ' : i -li tiare fopra 
'* •.» iu vol- 
li;, u- x...;....,^., ;..;;/&/, lUm- 



A R 

pitto irt Firenze ^r^iXo Loren^fiTof- 
tentino 1550. ia 8. e da Leonardo 
Cernati in Trevigi 1595. e da Giro- 
lamo Squavciafico unitamente alla 
Bibbia in Venezia 1477. L'edizio- 
ne di Firenze è la migliore . 

I. ARISTIDE, celebre Atenie- 
fe, foprannominato ilGiuJio^ ave- 
va per rivale in Atene l'illurtre 
Temijìocle . Qjiefti due grand' uo- 
mini allevsci infieme fin dalla ic- 
ro infanzia, avevano delle qualità 
ben diverfe . L' uno pieno di can- 
dore, e di zelo per il ben pwbli- 
co,' l'altro artifiziofo , ed ambi- 
ziofo all' ccceffo . Arijlide avrebb? 
voluto allontanar dal governo queft* 
uomo pericolofo ; ma gì' intrighi 
del fuo riv.Tle fecero mandare iti 
efilio Avijiide medefimo col mezzo 
del giudizio dell' ofìracifmo, circa 
l'anno 483. avanti G.C. Si raccon- 
ta che un paefano non conofcen- 
dolo venne a pregarlo di mettere 
fulla fua conchiglia, che ferviva 
per dare il voto, il nome di Ari- 
fiide . L'Ateniefe forprefo gli do- 
mandò, fé aveva di che Ingnarfi dì 
colui ch'egli voleva bandire: nicn* 
te n-ffatto ^ rifpofe l'uomo rozzo , 
ma io fono fianco di fentirlo Jent- 
pre cbiamjre il Giujio . Artjìtds 
fenza alterarfi fcriflfe il fuo nom* 
fulla conchiglia, è gliela reftituìi 
Oli Ateniefi fi pentirono ben torto 
di aver difcacciato dalla fua patria 
un uomo, che metteva ogni fua 
cura per favorirla . Fu dunque ri- 
chiamato. Non voMe egli mai u- 
niifi coi nemici di Temijiocle per 
trattarlo in ugual maniera , non 
polendofi allontanare dai dettami 
della moderazione, e della giuiìi- 
zia. Invitò anzi il fuo rivale per 
operar di concerto al bene della 
Republica . Induffe i Greci a riu- 
nirfi contro i Perfiani , accrebbe 
col fuo coraggio ia fama che fi ?.- 
veva fatto colla fua giuftizia, e (i 
fegnalò fpezialmente nelle batta- 
glie di Maratona, di Salamina , é 
di Platea. Fece Viabili re da tutti 
i popoli Greci una CaTa militare 
comune per far la guerra. L'equi- 
tà, ed il difintereffe, col quale I&- 
vò le tafTe importe in queft' occa- 
fione» fece chiamare il fecol d'o- 
to , il tempo della fua amminirtra- 
zione . Q^uello che aveva avuto il 
maneggio d^U' entrate di tutta U 
Gre- 



A R 
Gl-ecî» morì tanto povero , chi la 
Repubi ics di Atene fu obWiguta a 
far le fpefe dei fuoi funerali , a 
dotare le fae figliuole , ed a prò- ' 
curare il mantenimento a fuo fi- 
stio. Lifimaco figliuolo di una di 
efCL* guadagnava i! fuo vitto col- 
Io' fpiegar i fogni nelle publiche 
flrade . S' ignora il luogo ed il 
tempo della fua morte . Temilo- 
eie. Cimane , e PifWf/e empirono 
Atene dì fuperbi edifizj, di vafti 
portici, e di ricche fìatue ; ma A- 
rtjiide la empì di virtù. Qiiefta è 
]a teftimoniànza , che gli rende Pla- 
tone y e la pofterith vi fi è fotto- 
i'eritta . Il foprannome di Givfto 
gli fu confermato più volte in tua 
vita . Ad una rapprefentazicne dì 
w'na Tragedia di Efchilò avendo 
i"* attore recitato un verfo fopra 
Anfiarao^ il di cui fenfo era: non 
ròuol comparire di ejfere un nomo 
dabbene, ma lo è in efflitto , tutta 
. iVudienza Jìettò gli occhi fopra A- 
riftide . Un giorno che precedeva 
si giudizio della caufa di due par- 
ticolari, uno avendo incominciato 
col dire, che il fuo nemico aveva 
fatto in fua vita molti mali ad A- 
rtji'de: Ehi mi^y amico, riprcfe A- 
rifiide interrompendolo, dì fola- 
mente le tue ragioni, e le tue ingiu- 
rie che ti ha fatto , poiché io giu- 
dico la tua caufa , e non la mia . 
Ariftide efTendo ftato obbligato a 
produrre in giuftizra uno de' fuoi 
concittadini, i giudici che cono- 
fcevano la ina equità > fi prepara- 
vano a condannarlo fopra la fo- 
la fua accufa; ma queli' uomo giu- 
f^o li fcongiurò di non trafgrcdire 
le regole ordinarie, e di bfciare. 
air accufato la libertà di produrre 
le fue difefe . 

1. ARISTIDE diMileto, ìfto- 
riografo, fi refe celebre colle fue 
Mileftache, racconti rornanzefchì , 
e fpelTo licenziofi . Apùlejo antore 
dell' Aftno d^ oro^ avverte nella fua 
prefazione, ch'egli fi accinge a 
fcrivere dei Racconti alla Milefia- 
ca: ci6 che prova che quefte opere 
dovevano aver avuto del grido . 
Plutarco lo citafpeffb ne' fuoi pic- 
coli Parallelli . 

3. ARISTIDE (T. ■), Ateniefe, 
prefentò all' Imperatore Adriano 
una eccellente Apologia della Re» 
Unione Cvi/ìiana verfo l' anno li<j» 



A R 179 

piena di erudizione e di eloquenza? 
la quale efifteva al tempo di S. 
Girolamo , ma che oggi più non ci 
I insane. Elfo era un filofofo Pla- 
tonTco, che ne confervò l'abito 
anche dopo di avere abbracciato il 
Criftianefimo. 

4. ARISTIDE QBlio'), Oratore 
Greco nato in Hadriani, Città del- 
la Mi fia , fiiìriva fotto Adriano 
verfo l'anno 129. dì Gesù Crilto , 
prefe il foprannome di Teodoro itt 
memoria di una guarigione , che 
aveva ricevuta , e che xredette fo- 
prannaturale . Fiù gran maeftri gli 
diedero lezioni di eloquenza. Faf- 
sò la fua vita in arringare e in viag- 
giare . Allorché Smirne fu fcofTa , 
e rovinata da un terremoto, fcrif- 
fç una lettera così toccante a Mar- 
co Aurelio, che quello Principe or- 
dinò fui fatto che foffe riftabilita 
a publiche fpefe . Gli abitanti e- 
reTero in riconofcenza una ftatua 
ad Arijìide . Morì egli nella fua 
patria in età di 60. anni . Abbia- 
mo di lui degl' Inni in profa fatti 
in onore degli Dei e degli Eroi ^ 
dei Panegirici , delie orazioni fu- 
nebri , delle Apologie, delle Ar-- 
ringhe ., nelle quali foftiepe il prò ' 
ed il contra. Samuele Jebb dono 
medico Inglefe ci ha dato una ec- 
cellente edizione in 2. Voi. in 4. 
Greca e latina, in Oxford nel 1722. 
e 1730. con delle note piene di e- 
rudizione. 

5. ARISTIDE di Tebe, celebre 
Pittore contemporaneo di Apelle, 
circa il 300. avanti G. C. Si dice , 
ch'egli fia fîato il primo a dipin- 
gere fuUa tela i movimenti dell* 
anima , ed a rapprefentare le paf- 
fioni che la agitano. Plinio il na" 
turali/ìa, dice che Affalo arrivò 
ad efibire fino a 6000. fefterzj per 
uno dei fuoi quadri . Il medefimo 
Autore aggiunge , che Arifiide era 
pere un poco duro ed auftero nsl 
colorito . 

Ï. ARISTIPPO di Ciretle , chia- 
mato il Seniore, femofo filofofa 
greco , difeepolo di Socrate, e fon- 
datore della Setta Cirenaica verfo 
l'anno 396. avanti G. C, abban- 
donò la Libia, di cui era origina- 
rio , per andare a fentir Socrate iti 
Atene. Si allontanò molto dal pia- 
no di fapienza di quel grand' uo^ 
mo. Il Ibndo âella fua dottriml 



i<o A R 

ert , ctie il piacere, o la voluttà 
è il fomni'j betie ilell' uo*nu ii 
quefts mifcra vita. Una filofofi* 
cosi comoda ebb? molti pirtigia- 
ni . I Bun Signori io imi'ono . 
Dionigi il Tiranno lo ricercò, e 
all« corte di quefto Princip.* copiì 
il fuo mantello di filofofo con quel- 
lo ^)i Cortigiino. D^neava , e ^ 
ubbri.ic«va cun lui . Aveva -in gu- 
fto così fiiio per ciò che rigiurd» 
la cucina , che ti riferir di Lucia- 
no ^ egli foleva dare (a fut decifìo 
ne fu tutte le vivande, ed i Cuo- 
chi aiidnvano a prendere gli ordini 
da lui perla preparazione, e la de- 
licatezza dei cibi. L.t fua conver- 
fazione era graziofa e piccante per 
una infinità di arguzie ; era pron- 
to e fino nelle rifpofte , ed aveva 
molta vivacità di fp'rito . Dionigi 
il Tiranno avendolo ricercato per- 
chè i filofofi affediavano continua- 
mente le porte dei grandi , qi^an- 
do quelli non andavano giammai 
in traccia dei filofofi ? egli è , ri- 
fpofe Ari/li fffio , perchè i filofofi 
conofcono i loro bifogni , // che 
non fanno fare i gran Signori . 
Altri dicono eh' egli rifpondcfTi? 
ancora più femplicemente j egli ò 
perchè <Ì' ordinario i medici fono 
prejfo i milati . Un giorno quel 
Principe gli diede la fcelta di tre 
btlle giovani cortigiane . Il filo- 
fofo le prcfi." mtte tre, dicendo 
ebt Paride non fi era trovato Jl.ir 
meglio per aver giudicato in fa- 
vore i* un» dea in pregiudizio 
delle altre due . Toco tempo dopo 
le congedò tutte tre ; tanto egli 
«fA facile di prenilere amore e di 
guarirne. Motteggiandolo taluno 
un giorno fui fuo commercio con 
la cortigiana Laide: (^Tedi Lm- 
DP.*), egli i vero y dilTe , che io la 
pofjedo y ma ella non poffiede me . 
Quando gli virniva rimproverato di 
viver* troppo fplendidamente , di- 
ceva : Se $ buoni bocconi foffero 
hia/imtvoli , vi farebbon forfè de^ 
etttviti eoi) lauti nelle fefte degli 
Dei ? Se Artftippo poteffe conten- 
tar/i di legumi , diceva contro di 
lui Diogene il Cinico y egli non fi 
abbofferebbe a far la eorti s' Prin- 
tipi . Se quello che mi condanna , 
replicava .iriftippo , fapeffe fart la 
torte M* P tnripty non fartbbi co- 
/hetto a tciitentarji de legumi. Uà 



A R 
giorno gli fu dimandato cofa avef- 
{e impar.Mo dalU filofofia : A ben 
vtv^>^e con tutti , e a non temer 
ncffuno in che cofj i filofofi fo- 
no efji fv peri ori agii altri uomini} 

• In queflo , ckI' r;fport-.1iva , 

cioè che quando non vi foffero leg- 
gi t efft viverebbero come fanno • 
Quando veniva motteggiato, tgli 
fi ritirava tranquillamente ; un 
giorno quello che lo attaccava lo 
ìeguì, e gli dimandò perchè fé ne 
andane? E' percha y rifpofe , fon»» 
Tui' fletè il padrona di gettarmi de^ 
motti mordaci , dipende anche ds 
me di non li afpettare . ECo era 
folito a dire : „ che era meglio 
„ elTer povere» , che ignorante « 
„ perchè il povero non ha bifo- 
„ gno , che di elTere aiutato che 
„ da un poco di danaro , mentre 
,, un ignorante h» bifogno di ef^ 
„ fere umanizzato '* . Talun van- 
tandofi in fua prefenza di aver mol- 
to letto : E che , diTe Arijiippo , 
quelli che mangiano eccejjivamente , 
e che fanno molto efercixjo , fono 
efft per queflo più fani degli altri ^ 
che mangiano con mifura , « cbt 
fanno un eferciti^io moderato} Di- 
cefi che fia flato il primo filofofo j 
che efiçjplTe delle ricompenfe dai 
fuoi difccpoli . Avendo egli do- 
mandato cinquanta dramme ad un 
padre p«r iftruire il di lui figliuo- 
lo: come cinquanta dramme} efcla- 
mò quell'uomo, non ne abbifo- 
gner ebbero tante per comprare uno 
/chiavo. Ebbene y ripigliò il filofo- 
fo, ora cortigiano, ed ora Cinico, 
compralo , e ne avrai due . Un gior- 
no non avendogli Dionigi accor- 
dato una cofa , di cui lo ricerca- 
va , Ari/lippo fi gettò alle fue ginoc- 
chia , e vedendo che tutti ne rima- 
nevano forprefi , faccio coti , dilTe « 
perchè egli ha le orecchie in que- 
Jfa parte . Comp^fe dei libri di Sto^ 
ria e di Morale the noi non ab- 
biamo piti . 

1. AR1<;TIPP0 il Giovane, ni- 
pote del precedente, ebbe le iftru- 
xioni nella Filofofia Cirenaica d« 
Aia madre Arete y e divenne uno 
dei più zelanti difenfori della Set- 
ta del fuo Avolo. Quefia ammet- 
teva per priocH'io di tutte le azio- 
ni due movimenti HctlSnima , il 
dolor* , ed il piacere . E(^o fioriva 
V^rfo r anno 364* avanti G. C. 



^ A R 

j -5. ARISTIPPO, Tiranno d'Ar- 
j^o, viveva fra i continui fofpetri, 
#e terrori , confeguenza ordinaria 
<ie[Ja tirannia . , La fera dopo cena 
chiudeva accuratamente tutte le 
^ortç dei fuo appartamento, quan- 
jtunque fofTero cuftodite da un gran 
^»uraero di foldati , fi arrampicava 
.jdi poi .per una fcala a mano " in xi- 
. ,a>* ftanza. lontana., e nafcofta agli 
.©echi di ognuno ìnfieme con una 
4^ua amica; la madre della quale 
.ritirava tofto la fcala, la rimette- 
va fotto chiave , e la mattina ap- 
.fjreflb veniva a rimetterla alla por- 
ta del trabucchetto, che rinchiùde- 
va la lor prigione. Jlrats di Sì- 
tfione formò il progetto di liberare 
'Argo dal giogo di queftq tiranno 
iofpettofo . Arijìippo mandò con- 
. tro di lui molti alfaflìni , ma inu- 
tilmente, perchè l'amóre de' Cit- 
tadini vegliava alla fua flcurczza . 
Jlviftippo lo attaccò, e perdette u- 
. na battagli^, ma in una feconda 
>frjfo fu vincitore , ed il tiranno 
,fu uccifo da uri Cretéfe l'anno 
^4^1. avanti G. C. Nulladimeno 
Argo rcftò fotto il potere d' un 
altro tiranno . 

I. .^RISTOBULO , fu nel nu- 
mero di que' letterati , che adula- 
rono {a yan ita di Alejfandro il 
.<Jrande ^ e che efagèrarono i fuoi 
Talenti , e fcufafono i fuoi vizj . 
Con tale fpirito egli fcriffe la Sto- 
ria- di quefto conquiftatore . Alef- 
fan'dro afcoltandóne la lettura , 
mentre navigava fui fiume Idapfi 
andò in tanta collera per U baffe 
adulazioni dell'autore, che la get- 
tò, nell' acqua , dicendogli : tu mé- 
riter ejli , c^' io ti facejji gettare nel 
fiume ì tu .f vile adulatore , che mi 
fai comi/attere fola un elefante , e 
ucciderlo con un fol colpo . 

a. ARISTOBULO, della razza 
de' facerdoti ebrei, era precettore 
■di Tolommeo Evergete , primoge- 
nito di Filometore , Re di Egitto 
l'anno 120. avanti G. C. La fina- 
gQga di Gerufalemme gli fcriffe 
«na helìaLettera per avvifarlo del- 
Ip graatie , che Dio aveva fatto al- ' 
J« nazione liberandolo dal crudele 
Antioco y e dalla oppreffione de' 
IVlacedoni, e raanifeftaudo a' Soli- 
mitani il fuoco facto , che era fla- 
to per lungbiifimo tempo nafcofto . 
jfilTj lo fupplicavano, e così tutti 
Tom IL 



A R Ut 

■gli tbreì, che erano nril' Egitto , 
di celebrare ih rendimento di gra- 
zie con pompa, e con folennità l» 
feda della Scertopegia «Non bifo» 
gtìa confonderlo con 

3. ARISTOBULO, Ebreo e fi- 
lofofo peripatetico , che dedicò al- 
cuni libri a Tolommeo figliuolo di 
Lago i né con 

4. ARISTOBULO, fratello rf' 
ìrcano II. ( l'edi Ircano ") , al ^ua- 
le tolfe il Regno della Giudea, e 
il fonutno facerdozio . EflTo godet- 
te dell' uno e dell'altro per più di 
tre anni ; ma Pompeo avendo avu- 
to motivo di lag-narfì di lui rimi- 
fe fui trono Ircano^ e menò Ari- 
Jlobuh tL Roma per fervire alla 
gloria del fuo trionfo. Giulio Ce- 
fare gli reftituì la libertà lungo 
tempo dopo, e volle incaricarlo 
di una fpedizione contro Pompeo , 
Ma i partigiani di quefto lo,avve- 
lenarono prima che ufciffe ^ Ro- 
ria 1' anno 45. avanti G. C Ari- 
{lobulo fuo nipote, fratello A\ Ma- 
rianna moglie di Erode il Grande 
ottenne in età di 17. anni il fora- 
iKO fscerdozio col mezzo di fua 
forella . Ma l'amore che il popo- 
lo Ebreo concepì per effo avendo 
dato del fofpetto Ȉ Erode , que- 
fto Principe crudele lo fece anne- 
gare ordinando , che foffe immerfo 
in un ferbatojo , come per diver- 
timento ; e ciò avvenne l'anno 
36. avanti G. C 

5. ARISTOBULO, figlio di £- 
rode il grande^ Ql^edi Erode il 
grande ) . ' 

ARISTODEMO , offìa ARISTO- 
MEN£, Re dei Meffenj nel Pelo- 
ponnefo obbligò gli Spartani a vuo- 
tar in tal maniera Sparta di Ciìra- 
dini nella guerra ch'egli ebbe con- 
tro quefla-^lepublica , che l'armata 
fu obbligata a rimandare i nuovi 
foldati alla Città, ed il governo 
proftituì loro le mogli , e le figlie 
di quelli ch'erano occupati nella 
guerra, ond* ripopolare il paefe. 
<j_uei che nacquero da tal commer- 
cio fi chiamarono Partenj , che ia 
appreflb volontariamente partirono 
da Sparta , ed andarono fotto U 
condotta di un certo Palante a 
flabilirfi a Taranto in Italia. Ari^ 
/Ìodemo^ che aveva facrificato una 
fiia; figlia per comando dell' Ora- 
jCoIo 9 onde far eeÏÏare una conta- 
L gio- 



t^» A R 

flone, che faceva orribile ftrage 
ttfila fua Patria, fi'-accife di poi 
fui di lei fcpolcro circa 715. anni 
rvanti G. C 

I. ARISTOFANE , Ateniefe , 
uno dei piìi celebri Poeti comici 
della Grecia, fece rlfuonare il Tea- 
tro di Atene degli applaufì che fi 
diedero alle fue Commedie . Gli 
fu decretata da quella Republica 
una: corona del Sacro Ulivo y in 
rhconofcenza dei tratti pungenti , 
che aveva fcagliato contro colom , 
che erano alla toffa del governo. Di 
fatti i fuoi fall finirtìmi divertiro- 
no il popolo, e contennero i gran- 
di . Gli fi difputava un giorno la 
•fui qualità di Cittadino di Atene, 
ed eglf impofe fìienzio con quelli 
due verfi tolti da Omero, e così 
tradotti in francefe : 
Je fu if fils de Philippe y â ce 

^ue dit ma mere; 
Pour moi y je li* en ^ais rien : 
é}ui ffatt quel ejl son perei 
Socrate ed Euripide furono lofco- 
po delle fue mordacità . In una 
Commedia contro il filofofo mife 
in oprar ogni cofa , onde renderlo 
non folamente ridicolo, ma anco- 
ra odiofo . EfTo gli rimprovera T 
oracolo dì Delfo , che lo aveva 
chiamato T uomo il piti faggio 
delta Grecia; il furore di bianma- 
re tutte le fette , e di non averne 
alcuna; l'antipatia per tutto quel- 
lo che era moda, venuflà, magni- 
ficenra , piaceri , e fefte ; i fuoi 
Rufti fofpetii; le fue riffe per la 
economia di cafa ; il pretefo demo* 
ne, di cui dicevafi infpirato; tut- 
to « fino la fua nafcita, e la fua 
profefiTione fomminiftrò delle armi 
contro di lui . Elfo gli dà ezian- 
dio, il talento di rubare i mantel- 
li . Il poeta intitolò la fua Com- 
media, o piuttofto la fua fatira : 
h Nuki . Suppone che Strepfìa» 
</e, «I quale aveva paffuto la fua 
vita alla campagna, ma che era 
venuto ad abitare in Città, elTen- 
do immerfo ne' debiti entra nella 
fcuola- di Soetêtt per imparare a 
sbara/xarfi de' fuoi creditori ; ma 
effendo egli fteffb troppo vecchio 
mette fuo figliuolo sei fuo polio . 
Il r.iovant profitta cns) bene delle 
lexioni del fuo maef?ro , che egli 
dà principio col battere (ìio padre, 
« dopo prov* con clo^utnxa di a- 



A R 

ver fatto beniffimo. Qiieft'awone' 
conduce allo fcioglimento dell» 
commedia, che finifce colT incen- 
dio della fcuola di Socrate. Il 
perfonaggio, che rapprefenta que- 
llo filofofo è degno delia compofì- 
zione.^ EfTo fr vede gonfio di va- 
nagloria cantando le fue proprie 
lodi .' ripetendo di effere iniziato 
in tutti i fecreti della natura; the 
era fpedito dal Cielo per illuminar 
la terra; che la gioventù ricorre 
ad elfo per illruirfi, che aveva un 
metodo, al quale erano attaccati 
la gloria e la felicità delle gene- 
razioni future . Dopo di elTerfì 
prodigiofa mente vantato da per fé 
llelTo, egli fa la fatira degli nomi- 
ni, e quella degli Dei. Arijiojane 
rendendo Socrate difpregevole al 
popolaccio preparò da lungi il de- 
creto, che i giudici corrotti pro- 

, nunzìarono contro V uomo il più' 
virtuofo della Grecia. Quello poe- 
ta aveva compollo 54, Commedie, 
delle quali non ce ne reltano più 
che fole undici . Vi fi gulla quel- 
la eleganza, quella finezza, quello 
Itile puro e delicato, quello Scher- 
zo leggero, che caratterizznno il 
fale Attico. Si ammirano meno 
in oggi che altre volte, perchè la 
lontananza dei tempi , e la poca 
cpgnirione dei coflumi antichi , 
impedifcono di conofcere fu che 
vcrfino precifamente , e di fentire 
tutta la forza delle fue arguzie . 
Ciò che dillingue Ariftofane t'rti 
tutti i Comici Greci è il talento- 
dei motteggiare . Sapeva cogliere- 
i veri punti ridicoli con facilità , 
e li efprimeva con verità e con 

• fuoco . E* vero però che le fue 
commedie non erano fovenie, che 
delle fatire atroci , le quali non 
rifparmiavano più gli Vfn che i 
grandi , ed alle quali (Î rimprove- 
rerà eternamente di aver fatto con- 
d.niinar Socrate a ber la cicuta . I 
luci delti fpiritofi degenerano an- 
cora qualche volta in buffonerie , 
ed in ofcenità . Plutarco che po- 
teva giudicarne più fanamenre di 
noi lo metteva al di fotto di Me- 
naniro . Si può vedere fopra que- 
fti due Poeti il Teatro dei Greci , 
ponendo mente che il P. Brumoy 
adula qualche volta gli antichi , 
parasoiinndoli coi moderni. /."- 
dylfo Ki'lìer ne Uà dato nel 1710-- 



À ît 
tWâ e<lÎ2Îorte mapnificâ delle Cori' 
meàf'e di Arijlofàne in greco c 
in latino in fol. ad Amfterdam , 
con erudite artnotazioni . Il Sig. 
Pietro Burmart ha riprodotto que- 
lla edizione in i. Vol. in 4. a Lei- 
den Ilei 1760. cUm noiis variorum ^ 
ma quefla riftampa, quantunque 
efeguita affai bene , non ha fcema- 
to niente il merito della ediztione 
originale. Quelle undici Comme- 
die fono il Plutone^ gli Uccelli i 
ambedue contro gli Dei, e le Dee; 
le Nubi cóntro Socrate ; le Rame- 
thie ; i Cavalieri^ gli Acàrnatii ^ 
le t^efpe '^ la Pace ^ le Aringatrici ; 
le Femmine in Senato^ e l.ifijira- 
fOé Abbiamo una traduzione fran- 
té(é àe\ Plutorte^ e delle Nuhiht- 
li da Madama Dacier, 6 degli Ve- 
telli dal Sig. Boivin cadetto. Il 
P* BrUmoy ha dato nel fuo Teatro 
dei Greci una eccellente Analifi del- 
le Undici Commedie d' Ariflofane » 
Il Sig. Poinfìnet di Sivvy ha tra- 
dotto in francefe parte in verfi, ef 
JJarte in profa il Teatro rf' Arijio- 
Jane , Parigi 1784- 4- Voi. in 8. 
TzetZfi Chil. 11. ci aflìcura, che 
jper mezzo delle fue Commedie A- 
rijiofane induffe gli Ateniefi a far 
la pace *cort gli Spartani 1 che nJ 
erano alieniffìmi . 
■ i. ARISTOFANE di 8 if ansilo 4 
difcepolo di Eratojìene , e celebre 
gramilratico ^ meritò il pofto di 
fopraintendente della Biblioteca di 
Aleffandria datagli dal Re Tolom- 
ìHeo Evergete, Morì in una età 
molto avanzata verfo Tanno 110. 
avanti G. C. 

' ARISTOFONE, redt 2. CE- 
FALO . 

ARIStOGITONE , Cittadino 
Àteniefe cofpirò contro Ipparco 
Tiranno d'Atene. Si congiunfé 
ad Armodio^ e liberà la fua pa- 
tria dal tiranno , uccidendolo . Jp- 
pia fratello d' IpparCo fece mettere 
inutilmente alla tortura alcuni ^ 
Che gli caddero in fofpetto , fra 
Eli altri una donna: » che ebbe U 
fortezza dì tagliarfì la lingua coi 
denti per non effere corretta dagli 
atroci dolori a palefare i congiu- 
rati ♦ Gli Ateniefi fecero innalzare 
Jiella piazza pubi ica una flatua al 
loro liberatore: onore, che non 
era italo per l' avanti accordato ad 
•JcHiTO- Uq« nipote di Ariflogito-^ 



k t lèi 

ne fa maritata, e dotata a fpeCé 
della Republica. I tiranni furonc» 
difcacciaii d' Atene nel medefintoiy 
anno , in cui Roma difcacciò i fuoi 
Re, cioè l'anno 513. avanti G. C. 
"La /peci e migliore. di bronz" C''- 
fpofe Antifone a Dionigi il Vec- 
chio , che gli dimandò qaal ne fof- 
fe) ^ quella di cui furori forma- 
te le ftatUe di Arifiogitone , e d* 
Armadio . Quefla buona rifpofta , 
cojla quale volle allùdere all' uc- 
cifione del tiranno Ipparco^ e al 
merito di chi. T uccife , ben intef* 
dal tiranno Dionigi coftò ad Anti^ 
fané la vita . 

. ARISTOMENF. IL, General de' 
Meffenj , follevò il fuo Paefe con- 
tro Sparta , V anno 685. avanti G. 
C. Quei d' Argo , di Elidè -j e di 
Sidone favorirono la follevazione». 
ÀriJÌomene battè i Lacedemoni , l' 
introduire di notte tempo neWa 
Città di Spatta , ed , attaccò ali» 
porta del Tempio di Minerva uno 
feudo , che fflife in terrore il po- 
polo Spartano. I Meflenj dopo al- 
cuni fucceffi favorevoli , abbando- 
nati dai loro alleati , furon rvinti , 
ed obbligati A ritirarfì in un . piaz- 
za forte fui monte Ira. Arijlome- 
ne fofteriue l' aflédio per undici 
anni, fino all' anno 668. avanti G. 
C. Ma infine coftretto a cedere , 
fi rifugiò neir Ifola di Rodi. Egli 
fu uccifo qualche tempo appreffo « 
o fecondo altri morì in Sardi nel- 
la Lidia di malattia , mentre por- 
tavafi a Ecbatana alla . Corte di 
Fraorte Re de' Aledi . Dicefi , che 
quando fi aprì il fuo corpo , gli 
fu trovato il fuo cuore tutto pe- 
lofo. 

I. ARÎSTONE, figliò e fuccef- 
fore di Agaficle nel regno di Sparv 
ta , è celebre in Plutarco per le 
fue rifpofte fpifitofe . Venendogli 
detto da taluno che urt Re era irt 
dovere di far del bene ai fuoi a- 
ntici , e del male ai fuoi nemici ^ 
rifpofe: ch'egli èra beri pia conve-r 
niente ad un Re di confervare i 
fuoi amici , e di acquijlar ferie an* 
che di nuovi tra i maggiori fuoi- 
nertiiei . Avendo iriiefo dire , che! 
erafi fatto in Atene uri elogio fu- 
ftebre a quegli Ateniefi , che erano^ 
flati uccifi combattendo valorofa-f 
unente contro gli Spartani , diffe i 
fé tanto onorano * vinti , çualt o^ 

Î4 » ntH 



1^4 . A R' 

fiori tntr itérait dunque i vincita- 
f$ ? Un ijiorno pli fu domandACO 
quanti erano pli Spxrtâni i ed egli 
rtrp<ïfe% che erano quanti poteva- 
no abbifoRnare per rifpingere tut- 
ti i loro nemici . Prcfe un» mo- 
glie molto brutta, che poi diven- 
ne per quanto H dice la più bel- 
la pcrfona del fuo tempo dopQ il 
luo matrimonio . Regnavi circa 
^40. anni svanti G. C Ebbe per 
figliuoìo DemaratOt che gli fuecc- 

'a. ÂRISTONE, delT ïfola di 
Scio, difcepolo di lenone^ fu Un 
celebre filofofb chiamato Sirena . 
Diceva che un faggio rafTomiglin 
ad un buon Commediante, che fa 
ugualmente bene la parte di un 
Re, e quella di un fervìtore . Il 
fommo bene fecondo luì era nell' 
indifferenza per tutto ciò che è tra 
il viziò e la virtù . Paragonava 
ingcgnofamente gli argomenti , e 
le difpute dei Logici alle tele di 
Jagno, Tempre inutili, diceva e- 
gli, benché lavorate con molto 
artifizio . Rigettava la Logica , 
perchè , diceva , non ferve a nien- 
te , e la Fifica , perchè è fuperiore 
«Ile forze del noftro fpirito. Quan- 
tunque non rigcttafle affolutamen- 
tc aiiLhe la morale , la riduceva 
però a ben poco. Così fini nella 
voluttà) dopo aver ctviiinciato dal- 
la filofofìa . Fioriva verfo l'anno 
331^. av.nti G. C Dicefì eh' egli 
Jbffi' molm calvo , e che elfendo 
ilato >erco(ro in capo da un colpo 
di 3olc, quell'accidente foffe caufa 
della fua mort« 

3. ARrSTONt ( Tito ) , Giure, 
confulto Rortuno , e >i) temporaneo 
di Trjijr.; , e d-'gno di vivere fot- 
pe, c«»rcavd la rf- 
. virtù «i. ì'a virtà 
r ra ftlofofo 1 ca far 
* I filofofia ; e quelli è la 

j , ' mera di e^Terlo . F.lTen- 

<k> n«iu attaccato da una : mga 
malattia , pregò i tuoi amici di 
domandare ai inet^ici; fé poteva 
fcApparla, dichiarando eh fé non 
lo poteva, G darebbe la morto ; 
ma che fé il fuo male non foflit 
Ì>»to incurabile, fi rifolverebbc a 
f^fl'rire , ed a vivere per fua mo- 
•Ht , per fua figlia , e pe* fuoj a> 
Wici . Plinio ti giovane , che era 
«WO di qutOi , U M txU' f iogio 



A R 

di Ini nella fua 11. Lettera del pri' 

mo libro. 

ARISTONICO, fisliuolo di Bw- 
'rmrte , e di una^ di lui concubina 
nativa di Efefo , irritato perchè 
Attuto III. aveva dato il Regno di 
Pergamo ai Romani , fece leva di 
trupp.» per mantenervifi, e disfe- 
ce r armata del Confole Licinio 
Cyajfo 131. anni avanti G. C. e di 
Roma 613. Nello fteflo anno il con- 
fole Per penna lo fece prigioniero ; 
ed avendolo fatto condune a Ro- 
ma, fu dato in fpjttacolo al popo- 
lo , e poi fu ftrananlato in prigio- 
ne per ordine del Senato . Quefto 
Principe (\i V ultimo degli Atta- 
lidi , che occuparono il trono di 
Pergamo per lo fpazio di 154. an- 
ni . Mitridate in una lettera ad 
Arface Re de' Parti accufa i Ro- 
mani di aver fuppofto un falfo te- 
AameiiLO di Aitalo per deludere 
Arijìjnico ; ma quefto è un nemi- 
co dichiarato de"" Romani , che dà 
ad elfi quefta accufa , la quale (i 
trova ne' frammenti della Iltori* 
di Salluflio. 

ARISTOSSENE di Taranto ir» 
Italia , fi diede alla mufica ed alU 
filofofia verfo il 310. avanti G, 
C. , e fiorì fotio Alejf andrò il Gran- 
de ^ e fotto i fuoi primi fucceiTo- 
ri . D:4i$3. volumi , dei quali Tci/- 
da lo h Autore , non ci reliano 
che 1 fuoi Elementi armonici in 3. 
libri, che è il più antico Trattato 
di Mufica, che fia pervenuto fino 
a noi. Meurfio li publicò a Lei* 
den nel \6\6. in 4. 

I. ARISTOTILE, fpprannomi- 
nato il Principe dei Filofofia, nac- 
que a Stagira Città della Macedo- 
nia 384. anni avanti G.C. Suo Pa- 
dre Nieomaco era Medico , e di- 
cefi che difcendeffe da Efcvlapio. 
Ariftotile avendolo perduto affai per 
tempo, di(6pò i fuoi beni di for- 
tuna , fi diede in preda alle diffb- 
lutezze , prele il partito dell'armi, 
e lo abban lonò infine per la Filo- 
fofia . L' Oracolo di Delfo gli or- 
dinò di portarfi in Atene ; vi an- 
dò in fatti , entrò nella Scuola di 
Platone .t e ne fu l'anima e la glo- 
ria . (AVrf» Teofrasto , e Xemo- 
GRATE ). Si racconta che in <iuel 
tempo era obbligato per vivere di 
efercitare la Farmacia . Continua- 
mente dcdiCttO allo Auiio , naan* 



A R^ 

gàâv* poco, e doTinîv» ancor me- 
no .Diogene Laerzio riferifce, che 
per non foccombere all' oppretlìo- 
ne di un lungo fonno, teneva fte- 
ìa fuori del letto una mano, nel- 
la quale aveva una palla di bron- 
zo , affinchè il roraore eh' ella fa- 
ceffe cadendo in un catino lo ris- 
vegliafTe . Dopo la morte di Pla- 
tone V anno ^^H. avanti G. C. Jri- 
ftotile ritiro{ri in Atarnia , piccola 
Città della Lifia appreffo JSrw/^ 
già da gran jempo fuo amico , u- 
furpatore di quel paefe . Quefto 
Principe effendo ftato uccifo per 
commiffione de! Re di Perfia , Ari- 
Jìotile fposò fua fprella, la quale 
era rimafta fenza beni , o come al- 
tri vogliono l'uà nipote per nome 
Pitia. Arijlotile fu di elTa inna- 
morato a tal fegno, che le offerì 
facrificj . Alcuni anni dope effen- 
do ^winid Alejfandro il Grande all' 
età di circa 14. anni, Filippo fuo 
padre chiamò Arijlotile per confi- 
dargliene r educazione . La lette- 
ra eh' egli fcriffe in occafìone cel- 
la fua nafcita immortalò il Prin- 
cipe ed il Filofofo: T» ^ò nuova., 
jjli diceva , eh' io ho un figliuolo . 
Ringrazio gli Dei non tanto di a- 
vermelo dato., quanto di avermelo 
dato in tempo di Arijlotile . Spe- 
ro che voi ne farete un fuccejjore 
degno di TWf , ed un Re degno del- 
la Macedonia . Le fperanze di Fi- 
lippo non andarono a vuoto . Il 
Maeftro infegnò al fuo difcepolo 
tutte le fcienze eh' ei poffedeva , e 
quella J^cura Filofofia che non co- 
municava a veruno , come dice 
Plutarco. Filippo in riconofcen- 
za ereffe delle ftatue al Filofofo, 
e fece rifabbricar la fua patria, ro- 
vinata dalle guerre . Allorché il 
fuo allievo fi difpofe alle fuecon- 
quifte, Arijlotile , che era rimafto 
con lui 8. anni , e che preferiva il 
ripofo dello ftudio alle agitazioni 
della Corte, ed al tumulto delle 
armi , ritornò in Atene . Fu colà 
ricevuto cogli onori dovuti al Pre- 
cettore di AleJJ andrò ^ ed al pri- 
mo Filofofo del fuo tempo . Gli 
Ateniefi , ai quali Filippo aveva 
accordato molti favori a di lui ri- 
guardo, gli diedero il Liceo per a- 
prirvi la fua (cuoia. Dava egli or- 
drnariamenie le fue lezioni pafleg- 
gìando , ciò che fece nominar U 



A R 16'i 

fua Setta , la Setta dei Pevlp-iteti- 
ci. La fama della Filofofia di 'ari- 
jlotile non fu ignorata da Alejf.tn- 
dro . Quefto Princip»; veramente 
grande gli fcriffe , pregandolo di 
applicare alla Storia degli Anima- 
li , gli mandò ottocento talenti , 
fomma prodi giofa , per le fpefe , 
che efigeva quello ftudio , e gli af- 
fegnò un gran numero di cacciato- 
ri , e di pefcatori per far le ricer- 
che, e per travagliare fotto la fua 
direzione . Frattanto Arijlotile nel 
colmo della fua gloria fu attacca- 
to dall'invidia che lo feguitava da 
vicino. Un certo Eurimedonte Sa- 
cerdote di Cerere accusò Arijloti- 
le di empietà . Il Filofofo fovve- 
nendofi della morte di Socrate fi 
rifugiò a Calcide per timore che 
non fi commetteffe una feconda in- 
giuftizia contro la Filofofia , e mo- 
rì in quel fuo ritiro l'anno 311. 
avanti G. C in età di 63. anni , 
due anni dopo la morte di Alejfan' 
dro ^ alla quale falfamente era fta- 
to accufato di aver avuto parte . 
I Stagiriti domandarono il cada- 
vere di quefto grand' uomo , gì* 
innalzarono degli altari, egli con- 
facrarono un giorno di fefta . Al- 
cuni d'cono ch'egli fi avvelenò, 
altri che morì di una colica , ed 
altri finalmente, che fi precipitò 
nell'Euripo, difguftato di non a-' 
ver potuto ritrovar la cagione del 
fuo fluffo e rifluffo , il che non è 
verifimile. Lafciò di Pitia una fi- 
glia che fu maritata ad un nipote 
di Demarato Re di Sparta • Ebbe 
da una concubina un figliuolo chia- 
mato Nicomaco , al quale indiriz-, 
zò i fuoi libri di morale. Dioge- 
ne Laerzio ci riporta alcune delle^ 
fue fentenze: le fetenze hanno del' 
le radici amare ^ ma i frutti che' 

ne provengono fono dolcijjimi L» 

fperanz.^ è il fo^no di un uomo che 

veglia Lajiejfa differenza pajfa, 

tra un uomo dotto ed un ignoran- 
te , come fra un uomo vivo ed urt 
cadavere - — Le Lettere fervono rii 
ornamento nella profperità , e Ai 
confolazjone neiP avver/ttâ . L» 
Filofofia iT Arijlotile non era già 
quella ragione dura e felvaggia chç 
s'interna nelle folitudini e nei bo- 
fchi , è che vi fi abbandona . Egl£ 
aveva la politezza di un cortigia. 
noi «r» ben aggiuftato deya perfo- 
L g na 



\66 A R 

11»; onefto, tenero , e generofo i- 
mico j elTendo ifatn ricercato d« al- 
cuno che cofa foffe un vero ami- 
co, rifpofe che era un'anima in 
due corpi . Confidò morendo i fuoi 
fcritti iTeofraJìo fuo difcepolo, e 
fuo fucceflbre nel Liceo . Fa me- 
raviglia il vedere come egli abbia 
potuto comporre un si gran nume- 
ro di opere» e fpargervi tanta va- 
rietà . Le più ftimate fono la fua 
Dialettica , la fua Morale , Ia fua 
Storia degli Animali , la fua Poe- 
tica ^ e la f't.i Kettorica . Il Pre- 
cettore di AleJJ'andvo dimoftrò in 
«jueft' ultima opera, che la vera 
Fiiofofia è la guida di tutte le buo- 
ne arti . Qiielli che difprezzano 
quefl' illuflrt; antico ^ faranno affai, 
lorprefi in fentire ch'egli ha infe- 
gnato prima di tutti i nollri mo- 
derni la maniera di dir le cofe con 
forza di fpirito, e coti eloquenza. 
Nelfuno ha giammai fcoperto le 
forgenti della bell'arte di perfua» 
dcre con più avvedutezza di lui . 
Fece vedere che la Dialettica ne è 
il fondamento , e che l'elfere elo- 
qaente confìft^ in faper provare 
ciò che fi aflcrifce . Tutto ciò eh' 
egli dice fopra i tre generi, il de- 
liberativo, il dimoflrativo) ed il 
giudiziario j fopra le palfìoni ed t 
coftumi ; fopra T elocuzione, fen- 
«a U quale tutto languifce ,* fopra 
l'ufo e la fcelta delle metafore, 
merita di effere (ludato. Qucfti 

frecetti refpirano la giuftatezza il- 
uminata di un Filofofo i e 1' ur- 
banitì di un Ateniefe, e nel dar le 
regole dell'eloquenza egli è elo- 
quente con fempliciià . Arijìotile 
compofo quefla eccellente opera fe- 
condo 1 principi di Platone fen- 
xa attaccarfi (crviimrnte ai princi- 
p) del fuo Maeftro . Quefìo aveva 
Seguitato il metodo degli Oratori j 
il fuo difcepolo credette di dover 
preferir quello dei Geometri . La 
fua Poetica k un' opera degna del- 
la precedente , e T una e I' altra 
furono compoDe per Altjfandro . 
Ricercò Arijìotile nel gufto fìno e 
delicato delle perfoae civili ed il- 
Juminate di Atene le ragioni dogli 
applaufi che (1 accordavano a Ome- 
ro , a Sofoelf , «d agli altri Poeti . 
Rifall ai principi, e da tutte que- 
lle offervazioni formò quel corpo 
•mmiribilc 4i prççetii tosi proprj 



A R 

a far conofcere il diverfo caràtte- 
re dei Poemi , ed a condurre U 
Poefra alla perfezione . Quanto aU 
la fiiofofia fìabill due principi > 
the moHrano molta fagacità . Il 
primo , che 1' anima acqui(!a le 
fue idee col mezzo de'fenfi, e che 
per le operazioni eh' e(fa fa fopra 
quelle idee , fi forma delle cogni- 
zioni univcrfali ed evidenti . Ecco 
in che confifle la fcienza . Dalle 
cognizioni fenfibili lo fpirito s' in- 
nalza alle cognizioni pigramente in- 
tellettuali ; ma ficcome le prime 
derivano da una forgente , che 
può effere foggetta ad errore ( cioè 
de'fenfi) Arijìotile flabilì un fe- 
condo principio per rettificare il 
primo : quefl' è T arte del razioci- 
nio, col mezzo del quale forma 
un nuovo organo all' intendimen- 
to , che egli chiama Or^^no univer- 
fale . Ma fi può meglio far cono- 
fcere il merito di Arijìotile^ che 
rapportando qui 1' ingegnofo pa- 
rallello che il P. Rif>in ne fa con 
Platone ? Ecco a poc« apprefTo co- 
me egli s' ef prime : „ Le qualità 
„ dello fpirito erano ftraordinarie 
), neir uno e nell'altro. Effi ave- 
„ vano il genio elevato e proprio 
«, alle cofe grandi .• è vero che lo 
M fpirito di Platone è più polito,. 
„ e quello di Arifiotile più pro- 
,t fondo . Platone ha T immagi- 
„ nazione viva, abbondante, fer- 
,1 tile in invenzioni, in idee, in 
,) efpreffioni , in figure , dando 
,, mille giri , e mille colori nuo- 
ti vi , e tutti aggradevoli a eia-. 
„ fcuna cofa : ma dopo tutto fpef- 
„ fo non è altro che immagina-. 
„ zione; Arijìotile penfa , ma è . 
,, duro e fecco nel fuo (lile, ed 
„ ha un non fo che di audero, e 
„ le fue ofcuritk affettate difgu. 
„ fìano , e fiancano i lettori. P/«- 
), tone k diliMto in tutto ciò che 
„ penfa, e in tutto ciò che dice. 
„ Arijìotile non lo è di tutto, 
„ ma è più naturale • Il fuo ftile 
„ femplice ed unito « è ftringato 
„ e nervofo : quello di Platone è . 
,, grande ed elevato , ma debole , 
„ e diffufo . Quefto dice fempre 
„ più che non bìfogna dire ; quel- 
„ io non ne dice mai abbaftaaza, 
„ e lafcia a penfare più che non 
), ne dice . Uno forprende lo (pi- 
31 rito I e lo abbagli» con efpref^ 

„ao- 



m 



A R 
^, <îoni luminofe e fiorite ; V altro 
^, ^o rifchiara e io inftruifce con 
,, un metodo yiufto e folido ; e 
^, (iccome i ragionamenti di que- 
„ fto fono più giufti e più fe.mpii- 
., ci , i ragtonsraienti dell' altro 
„ fono più ingegnofi e più imba- 

4, razzati . Piatone infonde dello 
„ fpirito colla fecondità del fuo .* 

^, ed jjrijlotile infonde del giH^di- 
„ zio e della ragione colla impref- 

5, fione del buon (enfo , che fa 
„ comparire in tutte le fue opere. 
„ Finalmente Platone non penfa 
V il più delle volte, che a dir be- 
5, ne, ed Arijlotile non penfa che 
,, a penfar bene , a Sprofondare le 
yt materje , a ricercarne li princi- 
„ pi , ed a tirar da jquefti princi- 
3> pi delle confeguen.ze infallibili . 
„ Platone dandofi più libertà , 
^ prodigandone gli ornamenti piace 
„ di più 3 ma per la voglia troppo 
5, grande di piacere fi lafcia traf- 
,> portare dalla fua eloquenza . A- 
„ riflotile è fempre padrone di fé, 
5, avaro di efpreffioni figurate egli 
„ chiama le cofe femplicemente 
„ col loro nome; ficcome egli non 
„ s^ innalza, e che non fi fmarri- 
„ fce mai , egli è anche meno di 
^ Platone foggetto a cadere nelT 
„ errore , il quale dandofi a tutto 
9, il colore ^ell' elaquenza e delle 
„ grazie dello itile, vi fa cader* 
„ quelli che fi attaccano a lui '* . 
Il numero dei Commentatori anti- 
chi e moderni di AriJlotiJe è incre- 
dibile. Per fapere ciò che rifguarda 
le opere di quello Filofofo, fi con- 
fulterà Launoy^ de varia Arijìotelis 
Fortuna^ e Patrit^io nel fuo libro 
intitolato : Peripatetiche dijcujfio- 
nes. La miglior edizione delleope- 
re di ATÌftotile è quelU di Parigi, 
data da Duvai in a. Voi. in fol. gre- 
che e latine. Gaz" ha tradotto in 
latino la fua Storia de^li animali, 
e la fua Rettorica in francefe da 
Caff andrò , e la fua Poetica da Da- 
cier , e da le Batteux Cf'edi l'Ar- 
ticolo di ognuno di quefti Scritto- 
ci), te fue opere fono itate tra- 
dotte in Italiano da diverfi auto- 
ri. Brunetto Latini riduffe in com- 
pendio , e tradurte V Etica in vol- 
gare , che fu ftampata in Lione da 
do. Tournes 1568. in 4. di pag. 
ï86. con de' dotti avvertimenti iti- 
^Qtao alia lingua di Jacp^o Gorhi- 



nellt . Annìbal Caro diede ta tra- 
duzione in Italiano della fua Ret- 
torica , la migliore di tutte T al- 
tre , ftampata in Venezia al fegno 
deUa Salamandra 1570. in 4. di pag. 
a/o., e la fua Poetica fu volgariz- 
lata , ed efpofta da Lodovico Ca- 
ftelvetro , e rariffime no fono Te- 
dizioni di Gafparo Stajnofer la 
Vienna d' Aultria 1570. in 4. , e 
quella di Pieno di Sedahuoni , in 
Bafilea 1576. in 4. riveduta . Lodo- 
vico Dolce jixeàe la fomma della fua 
Filofcjìa in vo'gare ec , in Venezia 
prefTo Giambatfjìa Marchio Sèjfa^ 
e fratelli in 8. fcnz' anno , e ipolti 
altri ne traduffèro, ed illuflrarouo le 
diverfe parti . C ^'«^« Apellicovp j. 
2. ARISTOTILE , ^#<// ALBER* 
TJ, e a. BATTO. 

ARISTOTIMO, Tiranno di E- 
Jide, dopo aver commeflb molte e 
grandi crudeltà, fu uccifo da quei 
popoli ^verfo Tanno a6o. avanti 
G. C in uo Tempio di Giove da 
Tfajiéulo e Lampi, 5' quali E/ la- 
ttico aveva infpirato il di fegno . 
Sua moglie , e due fue figliuole ^ 
appiccarono per difperazione . 

ARLAUD C Giacomo Antonio')-^ 
nacque in Ginevra nel 166S. Fu 
Pittore affai di ';.uon'ora, e fu egli 
il raaeftro di fé medefimo . Iw età 
di ao. anni pafsò in Francia , dove 
il fuo pennello delicato, ed il fuo 
colorito brillante gli fecero una gran 
riputazione . Il Duca d'Orleans Reg- 
gente del Regno, protettore e Giu- 
dice di tutte le buone Arti , dice- 
va parlando dell» di lui miniatu- 
ra : *■ Pittori di quejìo genere noft 
kan fatto fin qui che delle imma- 
gini ; Arlaud ha loro infegnato a 
far dei ritratti . La fua miniatu- 
ra Ji efprime con tanta vivacità 
corne la Pittura a olio . Quefto 
Principe lo volle al fuo fervigio, 
e gli affegnò un appartamento nel 
fuo Cartello di S. Cloud , dove ^r- 
laud gli dava delle lezioni. Subi- 
to che fu alla tefla del governo ag- 
gi un fé il Principe a queflo favore 
quello di obbligarlo di Scegliere 
nella fua galleria di Pittura i qua- 
dri, che più glipiacevano. Arlaud 
dopo di aver refiftito ad un'sflèrt* 
così luffnghiera fu sforzato di cede- 
re ; e fifsò la. fua fcelt# fopra due 
quadri dipinti dallo iteffo Reggen- 
te. Difpiacemi, gli difte il Prin- 
L 4 «i- 



cipe, che vot vt contentiate 04 (osi 
focace fa. Monftgnore Qrì(po(s /ir- 
lauti che crt noti men buon «orti- 
piano che eccellente Pittore) gue- 
fta è la cofa pia prezjofa che io pa- 
tiva prendermi. I! fuo difinteref- 
fe fu ammirato dal Duca à' Or- 
leans ^^ che rH m.»tidò a cafa due 
quadri de' primi Maeftri , e venti 
mila franchi inoro. I fuoi ritrat- 
ti , oltreché erano raffomiglianti , 
avevano il merito (ingoiare di ef- 
primere le qualità dell'j.nima del- 
le perfone che dipingeva. Ariani 
fi ritirò poi a Ginevra . Il Gran 
Duca di Tofcana Gio. Gajìone l'ul- 
timo dell' illuftre famiglia rfe' Mt- 
diei t dtfiderò di aggiungere il ri- 
tratto di Arlaud alla gran colle- 
zione de' ritratti dei più illuftiT 
Pittori fatti da lor medefrmi . Ar- 
laud glielo mandò, e ne ricevette 
in compenfo una belliffìma meda- 
glia d'oro. Morì .1 Ginevra nel 
1747., e lafciò alla Biblioteca di 
quefta Città una CoUezrone di Li- 
bri rari e curiofi , e molt! buoni 
Quadri antichi e moderni . 

ARLECCHIN, f'edi BIANGO- 
LELLl . 

ARLES C Concilio d' ) , yTrela- 
tenje , adunato nel 314. dall' Impe- 
ratore Coflantino contro lo Scifma 
de' DonaiiMi . Anche Cojìanzp ne 
tenne uno nel JSÌ* »" c"i l^incen- 
^io di Capeva , e Marcello della 
Campania Legati del Papa promi- 
fero vilmente di non comunicare 
con S. Atanafio . Fatino di Sir- 
mìot Marcello d^ Andra ^ e S. A- 
tanafio furono condannati in que- 
llo Concìlio. Nel 441. ne fu tenu- 
to un altro, che fece 5<5. Canoni. 
Nel 455. fé ne tenne uno per rift»- 
bilire la difciplina ecclefìaftica , e 
Mn altro nel 463 , e due altri nel 
514., e nell'813. tutti fui medefimo 
loggetto. Trenta Vefcovi nel 475- 
ragunarono in Arles, e condanna- 
rono gli errori di Lucido Prete fo. 
pra la Predeftinazic^nc. Arche nel 
1160. fi celebrò in Arles un Conci- 
lio. Vi furono con.iannate le Ara- 
vaganze de' Gioachimitit e fatti 
17. Canoni . 

ARLES CM Cariintlt d*^, fedi 
1. A LEMAN . 

ARLETTA , Aslia di un Citta- 
dino di Falaife 1 favorita di Hoinr- 
to Duca di No(ro«rtdii> fu madre 



A R 
A\ Guglielmo \\CQn(\\.\,\^Ator e , S^ttìp-* 
so dipoi un Gentiluomo di Nor- 
mandia chiamato Htfr/«/«, dal qua- 
le ebbe Gude Vefcovo da Bayeux y 
Roberto Conte di Mortain , ed una' 
fìljiia maritata al Conte d' Au- 
male . 

ARLINGTHON, Vedi BEN^ 
NET . 

ARLOTTI CRidolfo'), di Reg- 
gio in Lombardia , buon Poeta 
volgare, fioriva intorno al 1580. 
Fu grande amico di TorquatoTaf- 
foi di Batifla Guari ni \ e di Atj- 
tonio Querengo ^ e afcritto all' Ac- 
cademia degli Eterei di Padova . 
Aveva intraprefo un poema foprs 
l'acquiflo di Granati i argomento 
poi manepgi.ito felicemente dal Co. 
Girolamo Graz/ani . Le fue Rime 
fi trovano fparfe in diverfe Rac- 
colte . 

I. ARLOTTO, di domino Mar- 
tinello di Rai none ^ nacque in Vi- 
cenza, e fioriva nel 1184. EfTo era 
del Collegio de' Notaj , e fcrifTe 
una Storia delle guerre de* t^ictiT' 
tini e de^ Padovani . Ma effendo 
Vicenza foggctta a quefti ultimf 
Arlotto fu bandito dalla patria, t 
la fua Storia fu confegnata alle 
fiamme colla pena di ifiorte a chi 
o la leggefTe , o fì azzardale a tra> 
fcriverla ; e ciò perchè fcriffe con 
groppa amarezza contro i Padova- 
ni , e dipinfe la loro. tirannia , e 
le {"confitte con troppo vivi colo^ 
ri. Pochi anni dopo cioè nel 1311. 
finalmente i Vicentini fcoffero il 
giogo de' Padovani , e ricuperaro- 
no la loro libertà, ed Arlotto fu 
reftituito alla patria, e rimeffb nel 
Collegio de' Notaj . La fua Storile 
peraltro non arrivò fino a noi, che 
l'abbiam perduta . 

a. ARLOTTO, Curato della Par- 
rocchia di S.Giu/ìo di Fiorenza nel 
/ecoln XV. Il fuo nome di famiglia 
era Mainardi^ ma non èconofciu- 
to che lotto quello del Piovano Ar^ 
lote». Queft'uomo fi refe celebre 
al fuo tempo colle fue facezie , e 
co' fuoi motti veramcjite origina- 
li , de' quali fu fatta una RaccoU 
ta dopo la fua morte fotto il ti- 
tolo di : Faeeti* , fabule e motti 
del Piovano Arlotto Prete Fioren^ 
tino . Qiielta R. accolta /u ri Campa- 
ta pib volte . Efjli mari nel 148^. 
di S?* Mini t c f u fotierrata in uo 
fc- 



A R 
fcpoîcro, che fi era fatto faro Ricn- 
tre viveva, e fui quale aveva fat- 
to incidere quefta Ifcrizi/?ne, che 
dipinge il fuo carattere : Quefia fe- 
pultura il Piovano Arlotto la fece 
fave per lui , e per chi ci vuole 
Jiare . . 

ARLUNO C Bernardino')^ ps- 
tririo Milaiiefe, fioriva fui princi- 
pio del fecole XVI. Si applicò al- 
la Giurifprudenza in Pavia, e po- 
fcia in Padova , ove fi addottorò . 
Ebbe quattro fratelli afcrittì al 
Collegio de' Medici di Milano . 
Lafciò de Bello f'eneto Lib. VI., 
che' furono fatti ftampsre da Pie- 
tro Burmanno ; la Hijìoria Patrice 
Vol. 3. in fol. ancora inedita , ed 
Jiltre opere minori , che fi pofTono 
vedere prefTo \\Mazz.ucchelli . An- 
che Gio. Pietro fratello di Bernar- 
dino è autore di molte opere di 
Medicina, le quali tutt? infieme 
furono impreffe in Milano nel 1515. 
in fol. EfTo era flato afcritto al 
Collegio de' Medici' nella fua Pa- 
tria, ed aveva avuto il titolo di 
Protomedico Ducale. 

ARMACH, ovvero ARMACHA- 
NO, l^edi RICCARDO D' AR- 
MACH n. 7. 

I. ARMAGNAC ÇG/Vj^>7»/dO> 
Cardinale , era figlio naturale di 
Giovanni 17. Conte d'Armagnac, 
e fratello di Giovanni UT. ^ e di 
Bernardo Conteftabile di Francia . 
Pervenne alle prime dignità della 
Chiefa di Francia pel credito di 
fua famiglia, una delle più poten- 
ti e delle più antiche della Francia; 
fu fatto Arcivefcovo d'Auch da 
demente 1^11. nel 1391. ,, indi Con- 
figliere di Stato nel 1401. dal Re 
Carlo /^7. , e finalmente Cardinale 
da Pietro de Luna nel 1409. Morì 
poco dopo . Da quell'Antipapa e- 
gli era ftato eletto eziandio ali* 
Arcivefcovado A'\ Roven ; ma il 
Capitolo di quelfa Metropoli fi 
mantenne nel dritto di elccgere il 
fuo Arcivefcovo , e ricusò Giovan- 
ni rf' Armagnac . 

». ARMAGNAC (^ Bernardo à"*)^ 
figlio di Giovanni IL Conte d'Ar- 
magnac, e fratello del precedente, 
era un Signore del primo merito; 
Aveva fatto la guerra con dirtin- 
lione per vent' anni • La Regina 
moglie di C/7rio ^7. Re di Francia 
io fece vanire alia Cor^ per aiet- 



A R 16Ç 

terlo nel partito degli Ori eanefT: 
ed è per ciò, che furono detti d 
Armagnac . Birnardo fi f^.e com- 
perare ben a caro prezzo'^ percioc- 
ché oltre alla fpada di Conteftabi- 
le che ricevette quafi fui momen- 
to del fuo arrivo, fi fece dare an- 
cora il comando affbluto delle trup- 
pe, delle fortezze, e delle finan- 
ze. La colleganza della Regina, e 
del Conteftabile non fu di lijnga 
durata . Bernardo , uomo affai ri- 
gido difapprovava publicamente la 
condotta di quefta PrincipefTa , la 
qtjale per torielo d'impaccio fece 
alleanza coi fuoi nemici • Vedendo 
poi la Regina , che il Conteftabile 
aveva giurato la fua perdita, e che 
il Re prevenuto contro di lei vo- 
leta mandarla in efilio , prefe la 
fuga , ed andò a metterfi fottn la 
protezione del Duca di Borgogna. 
Quefto Principe armò per fua dt- 
fefa . Il Conteftabile lafciò for- 
prendere Parigi nel Giugno 1418. 
Non gli valftr nafconderfi , perchè 
fu fcoperto da un muratore, in ca- 
fa del quale erafi f.ilvato. I fol- 
dati Borgognoni non fecero altro 
male al Conteftabile , che di cac- 
ciarlo prigione, nella fperanza , 
che paleferebbe i fuoi tefori . Ma 
pochi giorni dopo fulle voci , che 
fi fparfero ch'egli, ed il CanceN 
liere fé ne anderebbero liberi , e 
fciolti per danaro, il popolo in 
furore andò a trarli di prigione , 
e li maflacrò fui fatto nella corte 
di Palazzo. 

3. ARMAGNAC (^Giovanni d'), 
Marefciallo di Francia, Signore di 
Gourdon , Cavaliere e Ciambella- 
no del Re Luigi XL , era fiijliuo- 
lo naturale di Giovanni W. Conte 
d'Armagnac. Effo fu uno de' prin- 
cipali favoriti di Luigi XL , che 
gli diede il governo del Deliìnato , 
Morì nel 1471. con nome affai me- 
diacre di capacità e di valore. Ef- 
fo non è debitore del baftone, che 
al favore di Luigi XL ^ perchè non 
aveva mai fervito . 

4. ARMAGNAC ^Giacomo d'^^ 
redi I NEMOURS, e a. ISA- 
BELLA . 

5. ARMAGNAC (^Giorgio d'>, 
fratello di Pietro era baftardo di 
C/nh à"" Arjnagnac Conte dell' Ifofa 
nel Giordano . Fu allevato con cura 
dal Cardinal d' Amboife f«o paren- 
te. 



X79 A R. 

tp , • divenne Vcfcovo dt Rodi, 
«d AmbAf(^iadore a Venezia, indi 
a Roma , ove Paolo III. lo fece 
Cardinale nel iju- Ritornato in 
Francia fu fatto Conigliere di Sta- 
to', e trovoffì nel Congreffo di Poif- 
sy. Pofcia fu fatto Arclvefcovo di 
Tolofa, indi co-legato d'Avigno- 
ne, e poi Arcivefcuvo, ove fondò 
il Convento de' Minimi , ed ove 
morì li a. Luglio 1585- dt 85. an- 
ni . Era zelante ptfr la Religione 
Cattolica, e gran Protettore de' 
Letterati . Ve ne avea Tempre mol- 
ti in cafa fua , e fi recava ad un 
vero pi;icere il trattenerfi con eSì , 
ed il promoverli nella Corte del 
Re Francefco 1. Elfo peraltro era 
un uomo vano ed ambiziolb . 

6. ARMAGNAC (Giovanni Con- 
te d' ) , l^eAi r Articolo Giovam- 
>ìi V. Conte d'Armagnac n. 6i., 
nel quale parliamo di quelli , che 
hanno poiïeduto dopo la Contea d' 
Armagnac . 

I. ARMAND de Bourbon , Prin- 
cipe di Conty, Conte di Pczenas, 
\ Capo del Ramo di Conty , Gover- 
natore di Guienna , pofcia di Lin- 
guadocca ec , era figlio di /irri' 
£0 lì. Principe di Condc, e di Car- 
lotta Margherita di Montmorencl. 
Nacque m Parigi il dì 11. Otro- 
hre 1619. Suo padre avendolo de- 
ffìaato allo (tato ecclcfiallico , fu 
Allevato con attenzione nelle Scien- 
ze • e gli furono conferite le Aba- 
zie di S. Denys , di Clugny , di 
Lerins , e di Moleme . Dopo la 
morte del padre abbandonò la Chie- 
fa, e le Badie per feguir le armi . 
Si gettò con atdore nel partito del- 
la Fronda per r inclinazione ch'e- 
gli aveva per la DuchcfTa di Lon- 
guevillt (f^edi quefta parola"), e 
re fu fatto Generaliffìmo . Fu op- 
ynfio % (uo fratello il Gran Con- 
tii , che difvadeva allora la Regi- 
na, ed il Cardinal Mazxarini . Si 
riunirono poi ambidue contro quel- 
la PrincipcfTa, id il fuo Miniftro . 
Cont) iu arreflato , e condotto .1 
Vincennes con fuo fratello, e non 
fort] di prigióne , che per ifpofarc 
un« nipote del Cardinale, al qua- 
le aveva fatto la guerra . (^ucHo 
matrinaonio lo mife nel più Rrxa 
favore . Fu fati» Governatore dì 
Ouienna nel 1654. , poi Generale 
biotte aroute del Re di Francia in 



A Î? 

Catalogna , ove prcfe Villafranca, 
Puicerda , e Chatillon nel 1655., 
ed in fine gran Maeftro, ovvero 
Maggiordomo della Cnfa del Re, 
e Governatore di Linguadoca nel 
l66i. Mori in Pczenas il dì v^ot* 
un Febbraio 1666. con gran fenti- 
menti di religione, che avevaglt 
ifpirati la fua fpofa virtuofa Ma- 
ria MartinozxJ • Abbiamo di lui 
un Trattato della CommeHia e de- 
gli Spettacoli fecondo la tradizjo' 
ne della Cbiefa (^^edi i. Voisiv"). 
a. Doveri de" Grandi con un Te- 
ft amento . 3. Doveri de* Governa- 
to/ri di Provincia , Parigi 1^67. 3. 
Voi. in 11. Ebbe dal luo matri- 
monio due figliuoli. Luigi Armano 
di Bourbon , Principe di Conty , 
morto dal vajuolo nel 1685. dopo 
aver dato di fé grandi fperanze , 
e Francefco Luigi de Bourbon^ 
Principe della Roche fur Yon ^ poi 
Principe di Conty dopo la morte 
di fuo fratello, che nacque nel 
\66\. Quelli fi diftinfe airafledio 
di Luxemburg nel 1684. nella Qm»- 
pagna di Ungheria nel 168S- , »ll» 
battaglia di Fleury nel 1690. , » 
quella di Steinkerke nel i69i« » * 
quella di Nerwinde nel l59J' , e 
in altre occafioni . L'arte di piace- 
re, e di farfi valere aveva fparfo 
la fama del fuo nome , non meno 
che quella del fuo valore. Fu eiet- 
to nel 1697. Re di Polonia ; ma il 
fuo rivale 1' Elettor di SaConia etet- 
to da un altro partito gli tolfe que- 
lla Corona . Il Principe di Conty fu 
coftreito a ritornar in Francia col 
dolore 4i *ver f«tto una inutile 
comparfa in Polonia , Mori in Pa- 
rigi nel 1709. in età di *«;. anni . 
a. ARMAND HUGUET C Fran- 
cefco') ., nato a Richelieu nel 1^99. 
da una famiglia onefta del Poitou. 
Fu attore diftinto nel g^n^re Co- 
mico, e dimoftrò per tempo i ta- 
lenti fuperiori , che ha poi fpiegata 
rulla fcena . La giocondità , ed il 
brio del fuo carattere , che lo han- 
no fcmpre accompagnato in tutto 
il corfo di una vita teffura di av- 
venture bizzarre , e romanzefche lo 
rendevano ancor più proprio , • 
più atto ad eTtrguir le parti di Jer»- 
vidore, 9 le parti minori di fur- 
bo, nelle %uali era eccellente . 
Comparve fui Teatro a Parigi all« 
Coamtdia Fraocefe nel 1723. dop* 
ef- 



A R 

elTerfi addellrato nei Teatri di Pro- 
vincia , e morì nel 3765. Egli 
xapprefentav» in una maniera da 
i'uriì diflingiiere i diverfi perfnnag- 
gi che metteva in azione nelle Cue 
recite, ed imitava le loro voci, e 
i loro piìi piccoli movimenti . I 
fuoi amici erano qualche volta le 
vittime delle fue facezie. Fu det- 
to che Scarron lo aveife caratteriz- 
zato egregiamente nel fuo perfo- 
iiaggio de la Rancune . 

ARME ÌYva Giovanni dell'). 
Minore Olfervante , fu difcepolo 
del Panigarola ^ e ftampò wrw Ora- 
zione funerale in morte di quello, 
imprelTa in Firenze nel 1595. 

ARMELLA d Nicola^, figlia ce- 
lebre per la fua pietà , non era , 
che una femplice ferva nata aCam- 
penac , Diocefi di S. Malo nel 
1606. La fua Vita compofta da una 
Religiofa Orfolina di Vannes è 
Hata data nuovamente al publico 
dal Sig. Poiret nel 1704. fotto que- 
llo titolo : La Scuola del puro a- 
tnore di Dio . Viene ivi riferito , 
che Armella s* immaginava di ve- 
dere i diavoli fotto orribili afpet- 
ti , e che credeva di fentire la lo- 
ro puzza ; ma che finalmente fu pe- 
netrata dall'amor Divino. Si rac^ 
vont» in quefta vita, che alcune 
volte efla Itringeva, ed abbraccia- 
va così forte quanto effa incontra- 
va per ftraJ* , come a dire colon- 
ne , ed altre cofe firaili , che fem- 
brava voleffe incorporarfele , dicen- 
do loro : Siete forfè voi , che tene^ 
te nafcojlo il mio diletto? Ed in 
così dire fi ftruggeva in lagrime . 
Finalmente Armella fu confumata 
da un amore così ardente , che ne 
cadde ammalata ., e ne morì in 
Vannes li 14. Ottobre 1671. Efla 
avea pafTato gli ultimi 35. annt 
della fua vita pre(ro un gentiluo- 
mo , il quale refe conto di tutti 
gli efempj di virtù , che avea dati 
quefta buona donna. Non fi può 
dubitare , che la fua pietà non fof- 
fe affai fervida, ma lo era affai 
più la fua immaginazione . 

I. ARMELLINI Q Girolamo') y 
Faentino, dell'Ordine de' Predica- 
tori, detto da altri per cognome 
Armenini t e più comunemente G/- 
rolamo da Faenza , era Inquifitor 
Generale della Fede Cattolica m 
Mantova circa il 1516. E' memo- 



vato con lode da Sijìo Senenfe , e 
da altri per avere fcritto un libro 
contro un certo Tiberio Rojftliano 
Se/io Calabrefe Aftrologo, il qua- 
le fofteneva, che per la congiun- 
zione de' Pianeti coi mezzo dell' 
arte allrologica poteva faclmente 
prevederfi il Diluvio di Noè . 

X. ARMELLINI C Mariano^ ^ 
Monaco Benedettino, nacque in 
Ancona . Egli fi refe molto bene- 
merito della fua Religione nel pre- 
fente fecolo per le opere, con cui 
l'ha illultrata . Compiuti i faoi 
iludj fi diede alla predicazione, é 
fece il corfo quarefimale in S. Ma- 
ria in Tr.inftevere , in Rieti, in 
Viterbo, in Ravenna, e in Reg- 
gio. Venne fatto Priore per Bre- 
ve nel 17x1. , ed Abate per difpeir- 
fa nel 1723. Fu Abate di Gover- 
no in Siena, Affifi , e Foligno ^ 
nel cui Moniftero di S. Benedet- 
to , mentre n'era Abate, morì a* 
4. di Ma,^gio del 1737. Oltre una 
Biblioth. Synoptica Ordinis S. Be- 
nedici , che iafciò fra i fuoi MSS« 
egli diede alle (lampe: ì. Tita del- 
la B. Margherita Corradi , Vene- 
zia \7^6. in II. 2. Bibliotheca Be-^ 
fiediEiino-CaJftnenfis , five Scripto- 
rumCaJftnenfts&c. notitia ^ Pars L 
173 u Pars II. 1731. in fol. AlTifii . 
3. Cat balogi tra Monachorum , E* 
pìfcoporum , Reformatorum , (ir v/- 
rorum fanóìitate illujirium e Con- 
gregatione CaJJinenfi &c. , Affifil 
1733. '" fp'' /idditiones &• Corre- 
iiiones Bibliotheca BenedeCinoCaf- 
fìnenfts &c. y Fulginei !735. in fol» 
ARMELLINO C Franeefco ), 
nacque da un padre fallito. Andò 
molto giovine a Roma, dove fol- 
lecitò de' proceffi, e tenne il bart»* 
co. LeonX. avendo fpeffo bifogno 
della (uà induftria per trovar del 
danaro, lo fece Cardinale nel 1517.» 
ed Intendente delle Finanze. Que- 
lla elevazione lorprendente gli fe- 
ce de' nimici ; il fuo nome fu ia 
efecrazione preffo al popolo oppref- 
fo da lui con un numero grande 
di fuffidj e di gravezze ; e perciò 
temendo di vederfi efpofto al fuo 
furore fotto il pontificato di //rf)*>- 
no i^lJ. fucceffore di Leon X. , ca- 
dette alla burrafca ritirandofi. Di- 
cefi che in un conciftoro , dove fi 
parlava di trovar una fomma in un 
momenio preflante , ii Cardinale 
rem* 



T7J, , A R 

Pompeo Colonna difTe , che bîf^- 
paava fcorticar /Irmelïmo , ed eQ- 
i;erc un.i piccola moneta Ha tutti 
quflli che foflero allegri di veder 
la lua pelle , e che il danaro che 
fé ne caverebbe, farebbe una fom- 
ma confiderabile per fornire a tut- 
te le fpc'fe ntcefTarie . Ma il Car- 
dinal de' Medici foftenne Armel- 
lino ^ ed efTendo (ÌMo dopo innal- 
zato al Papato fotto il nome dì 
Clemente ni. gli diede 1' Arcive- 
fcovado di Taranto, ed altri be- 
nefizi conHderab'li . Qiialche tem- 
po dopo fu afTediato col Papa iti 
Cartel S. Angelo, e morì di dolo- 
re per aver perduto tutti i Cuoi be- 
ni , che aveva in Roma nel tem- 
po, che quefta Città fu prefa dagj' 
Imperiali . II Papa fi confolò di 
quefta morte , la quale gli lafcia- 
va più di dugento mila ducati in 
terre, che contribuirono a pagare 
il fuo rifcatto . Armellino morï 
nel mefe di Ottobre del 1517. 

I. ARMINIO , Signore della pri- 
ma nobiltà dei Cherufchi , era an- 
cora giovanetto , allorché concepì 
il progetto di liberar la Tua patria 
dal giogo deiRom;<ni. Bravo e co- 
raggiofo, di uno Ipirito penetran- 
te , e diffìmulato , s' infinuò con 
deftrezza nella confidenza di l^aro 
Generale Romano , che comanda- 
ift nella Germania , intanto che 
fotto r ombra del miftero fece ri- 
beliate i cantoni i più lontani del 
paefe . fi credulo l'aro , che igno- 
rava la cofpirazione , marciò con 
tre Legioni contro i ribelli ; ma 
cffendofi > impegnato imprudente, 
niente in un pafTaggio angullo tra 
bofchi e montagne , troppo tardi 
ff accorfe che era tradito , e ne fu 
la vittima. Arminio y che colle 
fue truppe lo feguiva fotto prete- 
fio di po»^tarpIi un rinforzo, attac- 
cò improvvifamcnte i Romani , li 
tagliò a pezzi , e per un ecceffo di 
crudeltà fece trucidare, o affìgeere 
in croce tutti coloro che erano fiati 
latti prigionieri. Qurfio barbaro 
vincitore difde ancora per qualche 
trmp»» la liS^rr!. de' fuoi compa- 
triofii ; ni- ■ > dai fuoi fe- 

lici futcc(fi nirne l' ftp- 

pfrffl'ofe, «. .....;. iiirli al fuo do- 
minio. Quefi;» fu la cagione del- 
la fua perdita . Fu alTafiiaato in 
Una congiurt ncIU fua età di 37. 



A R 

anni verfo l'anno 17. di G. C t7 
croifmo d' Arminio -, già celebrato 
da Campijlron in una delle fue a- 
zioni teatrali più ftimate, è fiato 
rimelTo fotto i noftri occhi da Bau- 
vtn nel 1771. nella fua Tragedia 
àe'ì Cherufchi ; e queft' ultimo qua- 
dro ha ecclifTato quello che lo a- 
vca preceduto . 

X. ARMINIO CGiacomo"), fa- 
niofo Teologo Proteftaiite , capo 
della Setta degli Arminiani ^ o Ri- 
mojìranti ., nacque in Oude-water 
Città dell' Olanda nel \-^6o. Fece 
una parte dei fuoi ftudj a Gine- 
vra a fpefv dei Magiftrati di Am- 
fterdam ; ma fu coftretto ad ofcir- 
ne perchè dimoftrava troppo ardo- 
re in fofiener laFilofofiadi Ramo, 
Dopo diverfi viaggi in Italia, e 
nell'Elvezia , ritornò ad Amfier- 
dam , dove fu Miniftro pel corfo 
di 15. anni . Fu fcelto dipoi per 
riempir la Cattedra di Chirurgia a 
Leiden nel lóo^. Le Lezioni che 
diede fopra la Prcdeftinaaione , l* 
Univerfalità della Redenzione , la 
grazia , ed il libero arbitrio (getta- 
rono la divifione fra i Proteftanti . 
Non potendo concepir Dio come 
lo dipingeva Cj/v/no , cioè, che 
predefiinava gli uomini al pecca- 
to come alla virtù , attenuò i di; 
ritti della grazia, ed accrebbe trop- 
po quelli della libertà. Egli in- 
fegaava che Dio voleva j che tut- 
ti gli uomini foJFero falvi accor- 
dando a'medefimi una grazia, col- 
la quale potevano falvaifi. Armi' 
nio infegnan^o una dottrina nuon 
va fu citato all' A j« per render con- 
to a' Partorì riformati . Le perfe- 
cuzioni che incontrò, e le fatiche 
de' fuoi viaggi l'opprelTero in mo- 
do che morì nel 1609. Quefio Mi- 
nifiro aveva le qualità (ociali . Era 
polito , grazìofo , giocondo , pia* 
cevole anche co' fuoi amici parti- 
colari . EfTo preferiva la pietà in- 
teriore alle vane apparenze , e 1«^ 
tefiiraonianza della cofcienza agli 
applaufi del publico • La fua din- 
fa et» : Bòna cosscievtia Par*- 
DiSOS . Il grande nggetto de' fuc#| 
voti era la tolleranza mutua in 
tutto ciò che non fmuoveva i fon- 

1* -^u' la religione. A quefia 

di carattere univa mol- 
t A , td una grande diffi- 

dciii* di it ûcffo . Tal è il ritrat- 
to 



A R 

to che ne hanno delineato i fuoi 
difcepoli, nient'e che » fuoi nimi- 
ci lo dipingevano cani.' un nimico 
di Dio, un novatore artifiziofo , 
un uomo icaltro e malieino , che fi- 
jnle a Cham -veva dr'fcopsrto la 
nudità de* Judt p.ìdri ^ attaccando- 
ne i( fiftema de' primi riformato- 
ri. Era ftato i^rande amico di Teo- 
doro Bena . Lafciò molti difcepO- 
ii , e partigiani , eh? furon chia- 
mati Arminiani . Quefti furono 
perfoguitati, e quindi più oftina- 
tamente fi attaccarono alle di lui 
opinioni . Furono condannati ael 
Sinodo di Dordrecht i alcuni anche 
ne furon fatti morire; ma pure 
quefta Setta in vece di effere eftin- 
ta , affbrbirà verifimilmente tutte 
Je fette de' Riformati, e gode pre- 
feniemente in Olanda della tolle- 
ranza accordata» tutte le religio- 
ni. Abbiamo di Armtnt'o molte o- 
psre publicate fotto il titolo di 
Opera theologica ^ a Francfort 1631. 
o 1<53S. in 4. Le principali fono; 
1. Difputationes de divevfìs Chri- 
Jlian£ Religionis capitihus . x. E- 
x.imen libelli Guiltelmi Pevkenfi 
de Prtedeftinationis modo & ordi- 
ne . 3. Dijfertatio de vero ferjfu ca- 
pitis f^IL ad Romanes . 4. Analy- 
fis capitis IX. ad Romanos . 5. Let- 
fere nelle Prajìantium virorum E- 
piJìol£ , L'Armìnianifmo ha avu- 
to nel fuo feno molti uomini del 
primo ordine per la erudizione ; 
£pif copio , Courcelles , Grozjo 1 le 
Clerc &c. 

3. ARMINIO C Fulgenzio ^ , 
frate Eremitano di S. Agoflino, 
nacque di nobile famiglia nell» 
Città d' Avellino . Celeberrimo fi 
refe al fuo tempo , cioè intorno 
alla metà del fecolo pafTato , nella 
facra eloquenza, predicando con ze- 
lo nelle prime Città d'Italia. Fu 
Teologo del Gran Duca dr Tof ca- 
ra, Ci^ualifìcatore del S. Offizio nel 
Regno di Sicilia e Vicecancelliere 
del Collegio de' Teologi di Napo- 
li . Il fuo merito lo rendette poi de- 
gno del Vefcovado di Nufco Cit- 
tà del Regn» di Napoli , fuftVaga- 
neo dell' Arcivefcovado di Saler- 
no , il qual Vefcovado gli fu con- 
ferito 1 nef 1669. , e che rinunciò 
fpontaneamente nel 1680. per go- 
dere di fua quiete . Ebbe amici- 
ùi cou molti de' principali Letxe» 



A R ir» 

rati del fuo tempo , e fu canifimo 
a quel Viceré di Nappi i , il qua- 
le per quanto potè, lo volle fem- 
pre vicino al fuo fianco. Di lui 
Ci hanno alle ftampe molte opere 
pie, delle quali fa un efaito cata- 
logo il MazxMCchsUi ne' fuoì Scrit- 
tori d'' It.7Ìia . 

1. ARNALDO di Brefcia , fa- 
mofo eretic) del fecolo XH. Fa 
difcepolo di Abailard in Franerà, 
e fi fece Monaco per ifpacciare i 
fuoi errori più facilmente . Softe- 
neva che i Vefcovi ed i Monaci , 
chepoffedevano terre, non potevano 
falvarfi , e che i beni ecclcfialticì 
appartenevano ai Principi . Quefta 
dottrina , predicata in un fecolo , 
in cui non eran rari gli uomini 
cattivi , gli fece molti difcepoii 9 
contro de' quali fi dovette procè- 
dere colle armi . Il Papa Innocen- 
zo li. lo condannò nel Concilio 
Generale Lateranenfe nel 1139. 
Quefto Pontefice aveva tanto mag- 
gior ra^one di elfer irritato con- ^ 
tro quelto eretico, quanto che era 
perfuafo di efler egli il padrone 
fupremo di tutti i beni ; dei qua- 
li quefto novatore voleva privare 
il Clero. E di fatti difie egli nell* / 
arringa, che pronunziò all'aper-tu- / 
ra di quel Concilio : che riasve- 
vanfi le dignità ecclefìajìiche dal 
Pontefice Romano , come per dìritm 
to di Feudo , e chi non poteva nji 
ottenere legittimarnente coi beni 
ad effe annejji , U^zji i^ /«'» per- 
mijjtons e concedane . Arnaldo atîa- 
tematizzato rifugiolfi nelle monta- 
gne degli Svizzeri, dove i più ze- 
lami fuoi difcepoli lo feguitsro- 
no . Egli però fi fludiava di man- 
tenere , e di accrefcer ferrtpre il 
partito potente che aveva in Ro- 
ma. Ritornò colà nel Ii4i't vi ec- 
citò una fedizione contro il Pa^ 
pa , e lo fece difeacciàre da quella 
Città ; abolì la dignità di Prefeto 
di Roma, obbligò i principali Cit- 
tadini di ifToggettarfi all' autorità 
del Patrizio CM'g'^rato che erafi 
aggiunto al Senat» riflabilito da 
poco tempo") e fece faccheggiare i 
Palazzi dei Cardinali. EugeniolU. 
dopo molti fatti d'arme contro 
queft'entufiafta turbolento, f" '"": 
fine ricevuto a Roma. Arnaldo n 
ritirò allora appreUb Federico h 
Barbavojf^ Imperatore per fufcita- 
re 



t?4, A ïl 

fe de nuovi intrighi , m« quel 
Principe chy voleva prendere la co- 
rona dell' impero dalle mani del 
P^pa , lo diede i« potere di /f tiri a- 
no W. che Io f ce appiccare , ed ab- 
bruciare nel 1155. T.e fue ceneri 
furono gettate nel Tevere per ti-" 
more che i fuoi Settatori .non ne 
facefTero delle reliquie. Èflb non 
mancava né di fpirito , né di de- 
prezza , né anche di eloquenza, fc 
con queflo nome Ç\ può chiamare 
una grande abSotfdanza di parole, 
I fuoi difcorfi non refpiravano^ 
che la dolcezza ^ mentre che la fua 
dottrina era tutta velena , fecon- 
do S, Burriardo ^ che lo dipinge 
come Un uomo, che avea la teft» 
da colomba , e la coda da fcorpione . 

1. ARNALDO di Villanova , 
Medico del XIV. Secolo, fi diede 
tutto allo fìudio delle lingue e 
delle fcienze j e dopo aver viag- 
giato in diverfi paefi per perfezio- 
rarfi , (ì fifsò a Parigi , dove efer- 
, citò la Medicina e T Aftrooomia . 
La fua paffione per l' Aftrologia 
gli fece talmente girare il capo, 
che publicò pazzamente , che ver- 
fo la metà del XIV. fecolo avver- 
rebbe fenza alcun dubbio la (ine 
del mondo. Ne fifsò ancora Tan- 
no al 1335. , o al 1345. Strafci- 
nato dalla fua iiaturaLe curiofità a- 
veva sfiorato quafi tutte le fcien- 
2e , e fi era acquiffato una ripttra- 
lìone, che lo perfuafe di elfcre 
capace di tutto. L» fua prefunzio- 
ne lo gettò in molli errori , che 
fi leggono nelle diverfe opere ds 
lui comporte , e publicate i come 
fono il libro intitolato." DelT u- 
tnênitâ e dilla patjenz.a di Gesù 
Cti/io ; e quello dtllafine del Mon- 
■tloy della Carità ec. Softeneva ht\ 
tempo fteffb , che \ Criftiani non 
«vevan piìr che 1* apparenza del 
calto efteriore , e eh' elfi farebbero 
tfannxti ratti ali* inferno. Aggiun- 
geva a quefìr fogni degli altri er- 
rori , che non j-rovavnno ficura- 
menre che «wefio medico avetfe la 
toHa fana . L' Univcrfìtì di Parigi 
condannò fpeziâlmrnte i fuoi infe- 
Unamenti , che le Opere della Mi- 
fcricordia cranr» di preferirfi al 
^'acrifizio doli* Meda , e che lo 
ttabilire Ordini Religìofi, era una 
cofa biafimevold- . L Inquifìzione 
|Tfp«Tavt(ì a perfffguiurlO) allorché 



A It 

eqli fi ritirò in Sicilia appreffo ì( 
Re Federico d' Aragona . Qualche 
tempo dopo quel Principe aven- 
dolo mandato in Francia per cura- 
re irt Avignone il Pip:i Clemente f^. 
allora ammalato, Arnaldo fece nau- 
fragio fui la corta di Genova nel 
1313. dov? morì, e fu fottcrrato in 
quefta Città . Le fue Opere fono 
rtate rtampate a Lyon nel 1504. , e 
nel 1510. , e a Bafilea nel 1585. 
in fol. con la fua Vita, e con le 
note di Niccolò Taurella , du- 
glielfUto Pojlel gli attribuifce fen- 
za ragione il libro tmmaeinairio t 
De trihus Impofloribus . Mariana 
ha ugizal torto accufandoto di aver 
il primo fperimentafo l* umana ge- 
nerazione in una zucca. Arnaldo 
coltivò la Chimica con fuccelTo ; e 
querto rtudio lo condufle a trovar 
lo fpirito di vino, l'oglio di te- 
rebintina « eie acque odoTOfe . 
f^edi la fua l^ita publicata in Aix 
nel 1^19. in la. fotto il norfte di 
Pietro Giufeppei ma è 'i un lette- 
rato provenzale chiamati V Uaitfe , 
}. ARNALDO iFn^uefco^^ 
Abate di Grand-Champ, Lettore 
e Bibliotecnrio di Monfiêûr , dell 
Accademia francefe ^ e di quella 
delle Ifcrizìoni , nacque a Carpen- 
tras da un maertro di mufica , e 
morì a Parigi li 1. Décembre 1784. 
Effo lavorò inforno al Giornale fo- 
reJÌiero negli ultimi anni che fu 
publicata quert' opera periodica. 
Compofe dopo C nel I7d4- ed anni 
feguenti ) co! Signor Suard U 
GatX'tft letteraria delT Europa , 
e l'uno e l'altro mollrarono mol- 
ta fagacità , molta ai^giurtatezia y 
e molto gufto per tutte le belle 
arti . L' Abate Arnaldo nutrito 
nella lettura de' migliori Scrittori 
dell'antichità* de' quali conofce- 
va tutti i c.ipi d' opera , fpargev» 
fopra il fuo fiile molto intereffe e 
molto calore . Dava eziandio qual- 
che volta neir enfafi j e quefto 
•Inreno è un difetto , che fi può 
rimproverare alle fue prime ope- 
re.; ma r età 1* aveva corretto . Si 
era in princìpio mortrato nimico 
della nuova filofofia ; e ne aveva 
dopo foftenuto gì' intereffr con 
troppa vivacità . La fua converf»- 
yione era aninuta ed intereiTantt* 
Abbiamo di lui : t'arietd htters* 
rit v ^ Rttf9ftM . di ctmfwfizi^i «^ 



A « 

êrigtnali , eh^ tradotte , le gitali 
toncernono alla Filofofi.'i > alla Let- 
teratura ^ e alle Arti ^ Parigi 1770. 
4. Vol. in 11. Furono uniti infie- 
me in guefta Raccolta, che in- 
flruifce e diletta , i pezzi diverfì , 
jche 1* Abate Arnaldo^ e il Signor 
Suard avevano fparfi nel Giornale 
Forefiiero , e nella Ga^Ketta lette- 
raria . 

4. ARNALDO, dell'Ordine de' 
Minori fcrilTe la t^ita della B. An- 
gela da Foligno morta nel 1309. , 
della quale fu contemporaneo e fa- 
migliare, che fu ftarapata in Pa- 
rigi nel 159&. Egli è forfè quelT 
Arnalàù mentovato dal Giacobini 
morto nel 13T?. , il quale come 
afferifce il P. Gitifeppe Caraffa de 
Cyntnas Rom. fuccedotte al P. Gen- 
lile da Montefiore pur Minorità 
neWa carica in Roma di Lettor 
del facro Palazzo. 

?. ARNALDO C Pietro Anta- 
liio')^ di Villafranca nella Contea 
di Nizza, nacque circa il 1638. Tn 
età di 17. anni ftiìdiava Teologia 
in Milano nel Collegio di Brera , 
ove ne confeguì anche la laurea 
Dottorale, e fu fatto Protonota- 
rio Apoftoiico . Abbiamo di lui 
alle ftampe molte opere sì latine, 
che italiane e in profa e in verfi, 
che fono annoverate dal Masi^KMC- 
chelli ne' fuoi Scrittori d' Italia. 

1. ARNAULD C Antonio ) , fi- 
glio primogenito di altro Antonio 
yfrnauld ^ che fu Capitano de' Ca- 
valli-leggeri , e dipoi Procuratore 
ed Avvocato Generale della Regi- 
na Catterina de'' Medici , nacque 
in Parigi nel 1560. Fu ricevuto 
Avvocato al Parlamento di Pari- 
gi , e fi difìinfe nella fua Profef- 
fione tanto per la fua eloquenza , 
che per la fu» probità . Di tutte 
le caufe , eh' ei trattò , la piò ce- 
lebre fu quella in cui il Re £»)/- 
<€o W. , ed il Duca di Savòja vol- 
lero afcoltare la ài lui Aringa. . 
Trattavaft di una donna che accu- 
fava un giovane di aver uccifo un 
fuo figliuolo i Arnauld Avvocato 
della madre guadagnò qiiefta Cau- 
fa. Altra fua Aringa contro.! Ge- 
fuiti, in favore dell' Uoiverfltà di 
Parjgi nel 1594. gif acquiflò ancor 
maggiore celebrità. E' fiata ri- 
ilamf«ta nel 1717- in 11. nel ì6o2. 
Fablicò un'altra Oper» contro U 



. ^ . A ït 17^ 

Società dei Gefuiti , la quale haï 
per titolo: 7/ libero e vero difcor- 
Jo al Re Sopra il rijìabilimento che 
gli dimandavano i Gefuiti , in S, 
Abbiamo ancora di lui , V Anti- 
Spagnuolo , // Fior del Giglio , 
1593. in S^ La Liberazione della( 
Bretagna , la prima Savoiarda , 
1601. in 8. ed un Avvifo al Re 
Luigi XJIl. per ben regnare^ ISI5* 
in 8. Morì nel 1619. in età di 59. 
anni . Ebbe da. Catterina Marion 
20- figliuoli , dei quali dieci mori- 
rono in tenera età , e gli altri 4, 
Mafchj , e é. Femmine, che tutte 
fi fecero religiofe . I Gefuiti lo ac- 
cufarono per tutta rifpofta ai fuoi 
fcritti contro di loro di effere U- 
gonotto . E' vero che era affai ne- 
mico delia Lega y ma non lo era 
meno delia Religione pretefa rifor- 
mata . Teneva una via di mezzo « 
che alcuni faziofi di quei tempi 
infelici avrebbero dovuto rene- 
re . Si pretende che Catterina rf«' 
Medici lo aveffe voluto far Segre^» 
tario di Sfato; ma che per un di- 
fin terefTe affai raro le rifpondef- 
fe, che meglio la fervirebbe ìh 
qualità di Avvocato generale. Le 
Maitre .f fuo nipote e fuo figlioc- 
cio fa allufìone a quefto aneddoto 
nell'epitafìo che gli fece in ver^ 
fi. Dopo di aver detto ,, che la- 
„ fciò le fue virtù alla fua fami- 
„ glia, il fuo fpirito al fuo feco- 
„ Io , e le fue anioni alla ftoria *^ 
aggiunge 

// vit comme un néant Ut 
hautes dignités ■i 

Et préféra /' honneur d' Oracle 
de la France 

A tout le vain éclat des titres; 
empruntés . 
1. ARNAULD d' ANDILLlT 
(^Roberto^ ^ figlio primogenito del 
precedente, nacque a Parigi nel 
1589-, fu prodotto alla corte nei 
primi anni della fua gìoventìs-, ed 
ottenne, degl' impieghi imporran- 
ti , ch'egli adempì con diftinzio- 
ne. Certamente non vi fu uomo 
a quel tempo, che foffe più fuma- 
to dai Grandi, e che jmeglio fa- 
peffe fervirfì del fuo credito. Non 
ne fece ufo che per far dei piace- 
ri, e rendere dei fervigf. Balzac 
diceva di lui ; C y egli non arrof- 
fiva delle virtù Crijìiane , e non ^ ' 
faesva nr, vamo delle virti^ Mora-^ 
li. 



17^ ^ A R 

Si. In età di 3^. anni abbandonò 
jl mondo per ritirarfi nell^ folitu- 
tiine li Pori-Royal-de$-Ch)iraps . 
Diffe prcndend<i congedo d..lis R.<?- 
fiina Midre Cht fé Sua M.iefiâ 
fentiva dire che fi (acev m dei zjoc- 
foli di legno a Port-Roj/al , non 
Io credi fjc ; mi che fé gli fojjfe ri- 
ferito cite vi fi coltivavano delle 
Spalliere di Frutti , ella lo cye- 
ìieffe ; e eh' egli f per ava di fama 
jm.ingiar di buoni a S. M. Gliene 
riandava ogni anno , e Maz.ZJivini 
chiamava quefte frutta ridtndo , 
Frutta benedette ■ Morì nel i($74. 
<ii 85. anni . Il fuo fpirito, e il i'uo 
corpo confervarono tutto il loro 
.vigore fino gli ultimi momenti di 
ï\x^ vita. ,, I ftioi occhi vivaci 
„ C<^ice Fontaine ), il fuo cammi- 
,, nar pronto e lodo, la fua vo- 
„ ce rirajombante, \\ fuo corpo 
.,, fano e dritto e pieno di vigo- 
^, re t i fiioi capelli bianchi, che 
,„ s'accordavano egregiamente col 
„ vermiglio del fuo volto, la fua 
„ gra2ia di montare e di tenerfi a 
,, cavallo, U fermezza di fua me- 
„ moria , la prontezza del fuo fpi- 
„ rito , r intrepidità della fua 
,„ mano o che teneffe la penna 
„ per fcrivere , o che taglialTe gli 
,, arbori , erano come una fpez e 
.,, d' immortalitii ** . Abbiamo di 
lui molte Opere . i. La Tr.idu' 
zjonf in ffintej'e delle Conffjftoni 
Hi S. Agojìino ^ in 8. e in la. 1. 
^Simile della Storia degli Ebrei di 
Ciufeppe Flavio 5. Voi. in 8. e in 
.IX. più elegante che fedele al giu« 
'dizio di molti dotti , c>\ in parti* 
cr>lare del Padre Gtllet Monaco di 
S. Geaovefa y ultimo traduttore di 
««{ueHa Storia. La miglior edizione 
è quella d' AmHerdam lóSi- 1. 
Voi. in fol. con figure. 3. 'îimi- 
le delle l^ite dei SS. Padri del 
Deferti •> e di alcuni S.mti fcrit- 
ie dai Padri della Cbiefa , 3. Voi. 
Ìn 8. 4. Simile della Scala San- 
ta di S, Giovanni Climaco del 
^Trattato del dilpre*zn del mondo 
'fcritto da S. Eucherio , del Prato 
Spiritmate feri ito à» Giovanni Mo- 
fco . 5. Simile delle Opere di S. 
Tcrefa in 4 ><î70. 6. Simile di 
ijuelle de! R. Giovanni d' Avita in 
/«l, 7. Mtmorte dell:} fua l'aita 
fcrittt da lut m^deftmo ^ ». Voi. 
|« 11. llAiDpice nel 1734* % fitnt 



A ìt 

dì candore e di verità. ^.Poem.9 
filila vita di G. C, in II. picco- 
lo . 9. Opere Crijliane iti Vifft ^ 
e molte altre Opere . Le fue tra- 
duzioni dal latino f<}no più efaite 
di qjelle che ha fatto dal Greco . 
3. ARNAULD C Arrigo'), figlio 
d' Antonio , e fratello di M. Ar- 
noldo d' Andilly, nacque in Pari- 
gi nel 1397. Ne' più verdi fuoi an- 
ni fece un viaggio a Roma col 
Cardinal BentivogUo .• e in quefta 
occafione fu proveduto dell' Abba- 
zia di S. Nicola : indi fu fatto 
Canonico, Arcidiacono, e Decano 
di Toul . In tempo eh' egli rifie» 
deva in quella Città , il Capito- 
lo , prelTo di cui erafi guadagnata 
motta flima , lo eieffe concorde- 
mente per fuo Vefcovo nel 1^37. 
II. Re gli conferì lo fteifo Vefcova» 
to, ma a motivo dellecotuefe in- 
forte toccanti il diritto di elegge, 
re, r Abate di S. Nicola refegli 
grazie. Nel 1645- lo mmdò a Ro- 
ma , ove co' fuoi maneggi fi gua- 
dagnò molta (lima. Sostenne con 
prudenza, e coraggio pl'imcreffi del 
Re , e quelli della Cafa Barberi- 
ni . Ritornato che fu in Fianci» 
fu nominato al Vefcovato di An- 
gers nel 1649. Non forti che una 
loia volta dalla fua Diocefi per 
conferire fopra la Religione col 
Principe di Taranto, ch'ebbe Ift 
forte di convertire , e «0 riconci- 
liarlo col Duca de la TreraoviIl« 
fuo padre . Nel lé-ji. acquietò la 
Regina Madre fdegnata per la ri- 
voluzione della Città d'Angers. 
Elfo le avea detto un giorno co- 
municandola: Ricevete^ a Mjda-r 
ma , // vofìro Dio , cb« h-i perdo- 
nato a' fuoi nimiçi morendo foptm 
la Croce . Quella morale era im- 
preffa nel fuo cuore non meno che 
fopra le (uè labbra < Dicevafi di 
lui : chi il titolo migliore per ot- 
tener delle grafie era di averto 
offefù . Era il padre de' poveri ^ e 
il confolatore degli afflìtti j che 
affifteva con una carità (traordina- 
ria . La preghiera, la lettura, gli 
af&ri della fua diocefì occupavano 
tutto il fuo tempo AlzatoH da 
l«Ctò a 1. ore dell.i mattina, dopo 
di aver dato qualche tempo all' o- 
raaione , ed alla lettura della Sa- 
cra Scrittura , aifidcva al M«|Cu- 
ttno co' faci Canoaict . 11 fuo tra- 
ça- 



A R 

VAglîo era indefeîTo ; qujilcutio a. 
vendogli proposto di prenderfi un 
giortio della fettimana per ripofo : 
Si ^ Iç farò -, rifpofe , parche r/fi 
diate un giorno, in cui io non 
fa yefeovo , Softenne con fermez- 
z* i diritti della gìnrifdizione E- 
pifcopalo contro i Regolavi , ed 
Alejfa^dro l''U. condannò alcune 
delle loro propofìzioni . Egli fu 
uno de' 4. Veicovi che dopo di 
aver ricufato di fott«fcrivere pu- 
ramente , e fempliceraente il For- 
molario , dichiararono in feguito, 
che 1' avrebbero fottofcritto fince- 
ramente , e fi riconciliaron così 
«ol Papa Clemente. IX. per la me- 
diszione di Monfieur d' Etrées -, 
ài poi Cardinale . Morì in An- 
gers li 8. Giugno 1692. di 95. an- 
ni , ed ancor troppo prefto per la 
fua diocefi ) che lo onorò come un 
fanto 1 e lo pianfe come il miglio- 
re de' Vefcovj . I fuoi maneggi 
■alla Corte di Roma , ed in varie 
Corti d' Italia fono flati Itampati 
a Parigi nel 1748. in 5. Voi. in ii. 
Vi fi trovano molti aneddoti cu- 
riofi, ed intereffanti raccontati nel- 
lo ftile ch'era comune a tutti gli 
Arnauld. La famiglia 5^r^er/«/ in 
gratitudine de' benefizi ricevuti fe- 
ce coniare in fuo onore una meda- 
glia , e gli ereCe una ftatua con 
^uefU) verfo comporto da f^énan- 
K.ÌO Fortunato per S. degorio di 
Tours •• 

Alpibus Arvernif veniens 
Moni al fior ipfis: 
1 Barberini facevano allufione alle 
armi e alia patria degli Arnauld, 
<;h' erano d'Alvernia, e portavano 
per flemma una Montagna . 

4. ARNAULD (Antonio'), era 
figlio dì Antonio Arnauld , e fra- 
tello del precedente . Nacque in 
Parigi li 6- Febbraio 1611. Aven- 
do terminato i fuoi ftudj dell' U- 
nianità e d^lla Filofefia nei Col- 
legi di Calvi , e di Lifieux , prefe 
delle Lezioni di Teologia da Le- 
fcot , che dettava il trattato del- 
ia Grazia nella Sorbona , ma fin 
d'allora fi follevò contro i fenti- 
meniì del fuo Profefore . In una 
fua publica Tefi tenuta nel 1(535. 
foftenne i predetti fuoi fenfi fopra la 
Crazia intieramente oppofti a quelli 
che gli erano flati dettati; ma l'e- 
loquenza e la forza, con cui ii 4i- 
Tónto II, 



A R 177 

feÇe provarono abbaflanza che il di- 
fcepolo poteva far lenza ilMaeflro'. 
EfTendo entrato fra j Licenziati 
fenza elTere llato ricevuto dalla 
Facoltà della Sorbona, e non po- 
tendo più effervi ammelfo fecondo 
lo regole ordinarie, la Facoltì do- 
mandò al Cardinale di Richelieu 
fuo Provvifore , che vi foffe rice- 
vuto ftraordinari.imente , a moti- 
vo del raro di lui merito ; ciò che 
in appreffo gli fu conceduto . Pre- 
fe la laurea di Dottor di Sorbona 
1! 19. Settembre 1641., e preftan- 
do il giuramento ordinarlo uella 
Chiefa di Noftra-Donna fopra t* 
altare d<?i Martiri, giurò di difen- 
dere la verità fino ail'efìufion del 
fuo fanpue : promefTa che fanno 
tutti i Dottori . Due anni dopo 
publicò coli' approvazione della 
Provincia Ecclefiartica d' Aufch iti 
corpo , di molti Vefcovi > e di 14. 
Dottori di Sorbona il fuo libro 
della frequente Comunione , al qua- 
le avrebbe potuto dare un titolo 
tutto oppofto . Quefto Trattato fu 
vivamente attaccato da quelli , 
contro i quali fembrava eflere fla- 
to fcritto ; ma fu difefo ancora 
più vivamente. Le difpute fopra 
la Grazia, che inforfero dipoi, gli 
diedero ben tofto occafione di fpie- 
gare la fua eloquenza fopra un* 
altra materia , e di produrre mol- 
te Opere , fpecialmente a favor dì 
Cianfenio , che con molto zelo 
prefe a difendere in tutto il tem- 
po della fua vita . Un Prete di 
S. Sulpizfo aveva negato 1* affo- 
luzione al Duca di Liancour , per- 
chè dicevafi che quefti non crede- 
va che le cinque Propofizioni di 
Gian/ente foflero comprefe nel grof- 
fo volume di queflo Vefcovo Fiam- 
mingo'; e Arnauld fcriffe due Let- 
tere al Duca , che eccitarono de' 
torbidi . Due Propofizioni eflratte 
dalla feconda di quefte Lettere fu- 
rono portate alla Sorbona . La pri- 
ma che chiamavafi di Ragione, o 
di Diritto, era così concepita : i 
Padri ci danno a vedere un giujlo 
nella perfona di S. Pietro , al qua- 
le la Grafia •> fenza di cui non fi 
può cofa alcuna , è mancat» in urC 
occa/ione , nella quale non fi potrebbe 
din , eh' et non abbia peccato . La 
feconda , che chiamavafi di fatto , 
«««teneva : fi può dubitare che h 



17» A k: 

cinque propoftzioni ronei.inn3te rit 
Innocenzo X. t da /Jltffandro ^IL , 
eome fatte da Gianfenio f^efeovo d^ 
Ipri fi trovino nel libro di quejl' 
Jiutore . Quefte duo propofirioni 
furono censurale ncll» Sorbona l* 
ultimo Gennaio i6^6. , e fi decre- 
tò di obbligare tutti i Dottori , 
anche quelli che in rcguito foffero 
per cflere ricevuti, « Tottofcrivere 
quefta cenfura . Arnauld non aven- 
do voluto riconofcerla e firmarla , 
fu elclufo dalla Facoltà . QiJalche 
tempo prima aveva egli piefo il 
partito di rjtirarfi . Si feppellì 
allora più profondamente nel riti- 
ro dopo una tal difgrazia , e non 
re ufcl che alla pace di Clemente 
JX. nel 166H. Fu in quefto pe- 
riodo di tempo , che fi vide ufci- 
re dalla fua penna quel gran nu- 
mero di Opere fopra varie mate- 
rie , di Grammatica, Geometria, 
Logica , Mcrafifìca , Teologia ^ 
poiché tutte quefte fcienze erano 
del fuo gufto. L'Arcivefcovo di 
Sens i e 'i Vcfcovo di Chalons me- 
diatori di queft' Accomodamento 
prefentarono il Dottore //K«a/rfo al 
Nunzio . Quefto Prelato lo accol- 
fe colla maggior diftinzione, egli 
clifTe : che egli non poteva impie- 
^.7r meglio la fua penna d^ oro che 
a difender la Chieja. Luigi XW. 
informato di qiu-lta vifita volle ve- 
der anch' effb ;l dotto Teologo , 
ihe gli fu prcfentaro da Pompane 
fuo nipote: lo fono ben contento % 
gli diffe quel Princip-.' , di vedere 
un uomo del voftro merito^ e defi- 
lerò , che voi impieghiate $ vpjhri 
grandi talenti nella difefa della 
religione. Tutta la Corte lo ac- 
coHe come meritavano la fua ripu- 
tazione, e le fueopce. Mònfieuty 
fratello del Re , c'^t-ndo Top -ivvenu- 
to fi avanzò, e difle: Btfogua fa- 
te alcuni pnjft per vedere un uomo 
così raro. Kivolfe Amauld contrai 
i CMvtnifti quelle armi , delie 
« ' ' ito contro i fiioi 

) Qiii'ftt tempi 
1 la Perpetuiti del- 

ia htdt j to jconvjlgi mento della 
IMoralê di G. C. fatto d.ii Calvi- 
nijli ^ e molle a't ♦^^,':rv? , che 
\o fecero riguardare t- un Pa- 
dre della Chiefa d-nl P«pa ^ « da 
molti Vefcovi . Sembrava che la 
tranquiUiià fuil'e rii«rnatA per fcm« 



A r: 

pre ; ma il piAcere di dommatiz- 
zare da una parte, e quello di op- 
porfi ai dommatizzsnli dall' altra r 
intorbidò troppo pretto quefta cal- 
ma paleggerà . Arnauld divenuto 
fofpetto per Icvifite numerofe che 
riceveva , e creduto pericolofo da 
Luigi XIP'. fi nafcofe per qualche 
tempo. Allora fu detto alla pre- 
fenza di Boileau , che il Re face- 
va cercare il Dottore per farlo ar- 
reftare. il Re-, rifpofe il Pbeta , è 
troppo felice per trovarlo . Arnauld' 
temendo di efifere avviluppato nel- 
la burrafca, che romoreggiava fo- 
pra la fua tefia prefe l'efilio dalla 
fua Patria nel-l<579. •> e fi ritirò 
ne' Paefi Biffi. Appena s'era egli 
filTato a Bruffellcs , che il Marche- 
fe di Grana , il quale defiderava di 
conofcere un tale uomo , lo fece 
aflìcurare della fua protezione. Ar^ 
nauld non ricusò .di effere appog- 
giato da quefto Signore i ma lo fe- 
ce pregare di lafciarlo nella fua 
tranquilla ofcurità, e di non lo ob- 
bligare a vedere il Governatore de' 
Paefi Baffi Spagnuoli , finché la Spa- 
gna era in guerra colla Francia . 
Il Marchefe di Grana approvò que- 
lla delicatezza di un'anima nobile 
ed elevata . La fua Apologia del 
Clero di Francia , e dei Cattolici 
d^ Inghilterra contro il Minijìro Ju- 
rieu, frutto del fuo ritiro, eccitò 
la bile di Juriea ( fedi Oate ) . 
Quefto fcrittore fanatico e irafpor- 
tato fcagliò un libello fatirico , 
intitolato lo Spirito di Arnauld , 
nel quale vomitò mille calunnie 
contro quelto Dottore, che non 
degnò di rifpondervi , ma che pure 
ne fu fenfibile . Una nuova difcor- 
dia venne ad occuparlo . Il P. Ma- 
lebranche , che aveva abbracciato 
fentjmenti diverfi fopra la Grazia, 
li fviluppò in un Trattato, che 
fece pervenire ad Arnauld t che 
era da lui riguardato come fuo 
Maeftro . Quefto Dottore , fenz» 
rifpondere a Malebranche volle» 
impedire V impreifione del fu(> li- 
bro ; ma non effendovi riufcito., 
non pensò più che * dichiarargli 
la guerra. Fece il primo ano di 
oftilità nel i68{> Comparirono^ 
molti fcritti da una parte e daU' 
altra ; • ficcome elfi erai:o in foe- 
ma di Lettera ad un Amico co- 
mune » dapprincipio i dutawer- 



A R 

f«rj ♦ ptrltndo Puno dell altro 
dicevano fpeflb // nojlro amico; 
ma queft* efpreffione non fu più 
ufat» in appreffb, e gli fuccedette- 
ro dei rimproveri , conditi però 
dalla carità Criftiana > e da tutte 
le reftrizioni poflìbili ^ in modo 
che non nuocefTero a fondo . Ar^ 
nnuìd non attaccò già il Trattato 
della Natura e della Graxja ; ma 
J* opinione di Malebranche , che 
fi vedono tutte le co fé in Dio , 
efpofta nella i?/«v^^ della P^èritâ-t 
che Arn au Id ifteffb aveva altrevol- 
te applaudita . Quefti intitolò la 
fua Opera : Delle vere e delle fai' 
fé idee . Prendeva egli quefta flra- 
da , che non era già la più bre- 
ve > per infegnare , come diceva, 
a Malebranche di non fidarfi del- 
le fue più care fpeculazioni Meta- 
fifiche i e prepararlo con ciò a la- 
fciarfi difingìnnare più facilmente 
fopra la Grazia . Malebranche fi 
lamentò che fofTe ftata fcelta ma- 
lignamente una materia , fopra la 
quale non cadeva la queftione ; 
perchè efTa era la più metafifica, 
e per confeguenza la più fufcetti- 
biie di ridicolo agli occhi della 
maggior parte . Pafsò Arnauld a 
delle accufe certamente infofteni- 
bili : che il fuo Avverfario mette- 
va un' eftefa materiale in Dio , e 
voleva artifiziofamente infinuare 
dei Dogmi , che corrompono la 
purezza della Religione . Si vede 
bene , che il genio di Arnauld era 
tutt* affatto guerriero, e quello di 
Malebranche affai pacifico . Ar- 
nauld aveva un partito numerofo, 
«he cantava vittoria per il fuo Ca- 
po, fubitochè quefti compariva in 
lizza . Le fue Riftejftoni Filo/oft- 
che e Teologiche fui Trattato del- 
la Natura e della Grascia ^ publi- 
cate nei 1685. , lo refero vincitore 
nello fpirito dei fuoi partigiani , 
ficcome Malebranche aveva Io ftef- 
fo onore preftb i fuoi difcepoli . 
<^efta difputa durò fino alla mor- 
te di Arnauld avvenuta in Bruf- 
felWs nel Sobborgo di Loo li 8. 
Agofto 1694. 1 dopo di aver rice- 
vuti li Sacramenti dalla mano del 
fuo Paftore . Santeuil , Racine , 
Botleau g[\ fecero ciafcuno un E- 
pitafio. Malebranche gii avea di- 
chiarato dì elTere fianco di dare 
wno fpettawlo »l mondo , e di 



A !l 17^ 

riempire il Giornale def S^avaaf 
delle loro p^vertd reciproche . I 
partigiani di Gianfenio perdettero 
il più bravo difenfore che abbiano 
giammai avuto , e i Gefuiti il loro 
più ardente avverfario. Il fuo cuore 
fu portato a Port-Royal , poi tras- 
ferito a Palaifeau . Uno Scrittore 
celebre dice di Arnauld^ che giam- 
mai alcuno era nato con uno fpi- 
rito più filofofico di lui ; ma la fu» 
Filofofia fu corrotta dallo fpirito di 
fazione che lo ftrafcinava . Quefta 
fazione illuftre ma pericolofa im- 
merfe per 60. anni nelle contro- 
verfie fempre lunghe , e fovente 
inutili , ed in dìfgrazie attaccate 
airoftinazione, uno fpirito fatto 
per rifchiarare gli uomini . Nico' 
le , fuo amico e compagno d' ar- 
mi, nato con un carattere più dol- 
ce , e più compiacente, rapprefen- 
tandogli un dì che era fianco di 
batterfi colla penna alla mano , e 
che voleva ripofarfi: Ripofarvi ^ 
rifpofe Arnauld impetuofamente ! 
Eh\ non avete voi per rtpofarvi /' 
eternità intiera ? Viffe fino a 8t, 
anni , quafi fempre in un ritiro 
ignorato, fconofciuto, fé n za for- 
tuna, ancora fenza un fol ferwi- 
tore, egli, il di cui nipote era 
fiato miniftro di Stato , egli che 
avrebbe potuto elTere Cardinale. Il 
piacere di fcrivcre in libertà gir 
tenne luogo di tutto. Diede fino 
all'ultimo momento l' efempio di 
un'anima pura, forte, collante, e 
fupertore alla cattiva fortuna. Il 
fuo efteriore non annunziava cioc- 
ché egli era. Aveva il corpo pic- 
colo , e la tefia molto grofTa . La 
fifonomia del fuo volto avrebbe 
annunziato pìuttofto la fiupidità 
che lo fpirito, fé la vivacità de' 
fuoi occhi non aveffe parlato iti 
favore del fuo genio . Egli fi ef- 
primeva con un tuono di voce 
molto alto 1 quando fofteney* le 
fue opinioni . Frattanto egli er» 
più raodefto di quello che i fuoi 
nimici abbian voluto farlo crede- 
re. Suo fratello Vefcovo d'Angers 
avendolo invitato di andarlo a tro- 
vare , egli n trovò in una vettu- 
ra publica, dove fi parlava del li- 
bpo della Perpetuità della fàde , 9 
veniva molto efaltaco ; ma il Dot- 
tore lo difprezzò . Uno fdegnato 
gli| diffe : Tocca a voi forfè di tri" 
M » gif' 



ito , A R 

gervi in eenfore del grande Af' 
nauld ? e che trovate v^i da bia- 
fintare nel fuo libro ? Molte coft , 
rlprefe Arnauld ; egli hi manca- 
to nel tale e nel tal luogo ; avreb- 
be dovuto mettervi piò ordine ^ e 
Spingere più avanti il ragionamen- 
to . Parlò di tutto damaeftro, ma 
frattanto non rimafe alcuno difin- 
gannato. Effendogli andato incon- 
tro la carrozza di fuo fratello alcu- 
ne leghe da Angers , (ì conobbe 
che il Zoilo di Arnauld era lo ftef- 
fo Arnauld, ed ognuno confufo e 
llordiro fece fue fcufe . Arnauld 
fempre occupato ne' fuoi ftudj a- 
veva pochiffimo ufo del mondo . 
Quando fi trattò di prefentarlo a 
Luigi XW. dopo la pace di Cle- 
mente IX., andò a trovare il con- 
fratello Brienne dell' Oratorio fi- 
gliuolo del miniftro, e che era (ia- 
to egli fteffo miniftro . Arnauld gli 
confidò la fua eftrema ignoranza 
degli ufi della Corte , e lo pregò 
di metterlo in iftato di compari- 
re decentemente. Brienne metien- 
dofi fopra una fedia d' appoggio , 
Supponete , gli diffe , di' io fia il 
Re , e che voi abbiate a-jargli il 
di f cor fa . Arnauld trovò lo fpe- 
diente ottimo, fi leva il fuo cap- 
pello di tefta , e fa un difcorfo . 
(*a bene y TÌpTe(e Brienne : ecco tut- 
to ciò che dovete dire. Il compli- 
mento apparecchiato fu meffo in 
ifcritto « e fu quello che Arnauld 
fece al Re . Ciò che havvi di fin- 
gnlare fi > , che queft' uomo , il 
^uale fu creduto il nemico de' Pa- 
pi , aveva in Roma la pcrmiflìone 
di d:re la meffa nella fua camera. 
1-e fue relazioni con quefta Corte 
faranno fenza dubbio Óupire, ma 
non per qucfto fon meno vere . 
Mantenne per tu«a la fua vita del- 
le corrifpondenze con alcuni mem- 
bri del facro Collegio; efTo aveva 
delle tftruziuni ficuriffimc intorno 
•'fogli importanti fpediti alla Con- 
gregazione de Propaganda . Ninno 
conosceva meglio di lui la Biblio- 
teca del Vaticano ; e citava gli 
fqoarcj originali , il luogo dove 
erano fiati collocati « e sfidava i 
Gefuiti a contraflarne l'autentici» 
tà. Non poterono far metter nell* 
Index la (uà Morale pratica, men- 
Ue che vi fa mclfo il libro del P. 
it Ttlfitr fopra i Crijìiani dtil» 



A R 

China. Il fuo credito a Roma era 
a tal fegno , che egli fteffb ne mot- 
teggiava . To fon creduto in Fran- 
cia il più gran nimico de^ P^piy 
e fi ignora come io fono flato fem- 
pre in cafa loro . Noi riportia- 
mo quefti fatti full' autorità dell* 
autore della Storia delle difpute 
letterarie, nia fenza garantirli . 
Abbiamo di lui circa 140. Voi. iti 
fol. ♦ o in altre forme , di cui fa 
data una Raccolta, completa in piìi 
Voi. in 4. a Lotanna nel 1777- ^ 
1778., 1779. li quali poffbno divi- 
derfi in cinque claffi . La prima 
compoJta di Libri di Belle Lettere 
e di Filofofia . i. Grammatica ge- 
nerale , e ragionata fatta col Sig, 
Lancelot , publicata di nuovo nel 
1756. con ojfervaziioni del Sig. Du' 
clos: Opera fondamentale, e che 
è la chiave di tutte le lingue . 2. 
Elementi di Geometria. 3. V arte 
di penfare , col Sig. Nicole; Libro 
da cui li migliori Profelfori hanno 
tratta la loro Logica , né poteva- 
no efaurirla da una fonte miglio- 
re . Ma fé Arnauld avelfe fcritto 
ai noftri giorni avrebbe refo il fuo 
libro ancor più breve. Egli non. 
vi fa entrare certe materie, che 
oggi avrebbe efclufe , che per toc 
per mano i partigiani dell'antica 
barbarie fcolaftica. E^ vero che f* 
fentire affai il conto che faceva di 
qucfle fciocchezze, rapprefentate 
poco tempo appreffo fopra il teatro 
dall'inimitabile Moller. 4. Rifief- 
fieni fuir eloquens^a de' Predicato- 
ri, a Parigi nel 1695., indirizzate 
al Sig. du Bois. Puofli vedere l'oc- 
cafione ed il giudizio di queft'Ope» 
ra nella Biblioteca Francefe del Sig, 
Ab. Goujct ... 5. Obbiezioni falle 
Mrditaz.ioni di Defcartes . 6. U 
Trattato delle vere e delle falfe 
idee, a Colonia nel 1683. L* fecon- 
da clafTe verfa intorno Opere falle 
materie della Grazia , una lunghif- 
ftma lifta delle quali fi trova nel 
Dizionario del Moreri . La princi- 
pale è quella di cui abbiam pari»» 
to di fopra fotto il titolo di Ri» 
ftefftoni Filofofiche , * Teologiche . 
La maggior parte delle altre verf* 
foltanio fu difpute private, fé fé 
ne eccettua la traduzione dei libri 
di S. Agoflino della Correzione 9 
della Grazia , ec La terza fui li- 
bri di Coa(roverfî& contro i CaN 



A H 

wttiHli . I. !.« Perpetuiti^ dell. 7 fi' 
de. Opera in cui aveva egli avu- 
to molta parte, e che piiblicò fot- 
to il ff<^ nome , carne Nicole che 
ne era l'Autor principale, lo a- 
veva defiderato . Clemente IX. , a 
cui fu dedicata. Clemente X., e 
Innocenzo XI. gli fecero feri vere 
delle lettere di ringraziamento. 
a. Lo Sconvolgimento della Morale 
di G. C. fatto dai C alvi nifi i ., nel 
3^71. in 4. 5. C empietà della 
Morale dei Calvinijli nel 1675. 
4. V Apologia in favor de^ Catto- 
lici . 5. Li Calvinijìi convinti di 
dogmi empj falla Morale . 6. Il 
Principe d^ Orange , nuovo Affa- 
lonne-t nuovo Erode ^ nuovo Crom- 
vaell . L' Autore del Secolo di 
Luigi Xliy. pretonde che quefto Li- 
bro non fia di Arnauld., perchè lo 
Itile del titolo mflbmiglia a quel- 
lo del P. Caraffe . Queft' Opera 
pafsò fempre nulloftante per pro- 
pria ài Arnauld; e dicefi anche che 
Luigi XW. ordinò , che fi facefle 
ftampare, e che fé ne mandalTero 
delle copie in tutte le Corti di 
Europa . La quarta contiene gli 
fcritti contro t Gefuiti, tra li quali 
fi diftingue la Morale pratica de* 
Gefuiti t in 8. Voi. , che fono quafi 
tutti di Arnauld , eccettuato il 
primo, ed una parte del fecondo. 
Si trovano in queft' opere delle 
cofe vere ; fé ne trovano di efa- 
gerate , e certune anche di altera- 
te . A quefta quarta ClafTe fi pof- 
fono aggiungere tutti gli fcritti 
contro la Morale rilaffata , di cui 
egli era uno de' nemici più arden- 
ti . La quinta abbraccia le opere 
fuUa Sacra Scrittura . i. Storia , e 
Concordia Evangelica in latino nel 
1653- 1- L* Traduz.ione del Mef- 
fale in Lingua volgare, autorizzata 
dalla Sacra Scrittura e dai Padri 
fatta con de P^oifin. 5. Difefa del 
nuovo Tefìamento di Mons , contro 
li Sermoni di Maimbourg con Ni- 
cole : ed alcuni altri fcritti fulla 
materia ifteffa , ec. ec. Sono fla- 
ti dopo hi fua morte ftampati no- 
ve Volumi di Lettere , che poffb- 
no fervire a quelli che volefTero 
fcriveVé la di lui Vita . Il P. Que/' 
nel ne publicò una con fcritti re- 
lativi, ed opere poftume, in cui fi 
trova una rifpoftji ai rimproveri 
che gli venivaao fatti , di ferviifi 



A R 181 

di termini îngiurîofi contro i fuol 
avverfarj , intitolata : Differt azio- 
ne fecondo il metodo de'' Geometri , 
per giuflificare coloro che in certi 
incontri impiegano fcrivendo termi- 
ni filmati dal mondo pungenti . E- 
gli vi vuol provare con la Scrittura 
e con i Padri , che è lecito di com- 
batter i fuoi avverfarj con termini 
vivi , forti , e piccanti . Parte- 
cipava il fi-'o ftile di quefta Mora- 
le, poiché era pieno di calore e di 
energia . Tutto porta in Arnauld 
l'impronta di un genio mafchio e 
rapido,- il fuo ftile è grave, e no- 
bile , e vi s'incontra continua- 
mente una fcienza profonda , ed 
una vafta erudizione; per tutte le 
quali cofe Soileau diffe di lui , 
eh' egli era l' uomo più dotto , 
che giammaiabbia fcritto . ,, Ar- 
nauld , fcrive l' Abate Boffuet , era 
„ nato con una grande eloquen- 
„ za ; ma non ne regolava êbba- 
„ ftanza i moti . Le trafcuratcz- 
„ ze dello ftile, il tuono pefante 
„ e dogmatica nuocquero qualche 
„ volta alla forza della fua lojìi- 
„ ca ; e nelle prime difpute, che 
,, lo fegnalarono, ebbe bifogno che 
„ Pafcal faceffe valere le fue ra- 
„ gioni col mezzo delle grazie 
„ dell' efpreffione , e del piccante 
„ della facezia . Effb non ebbe , 
„ come quefto Scrittore inimits- 
„ bile , r arte di riftringerfi , e 
„ di eflere precifo fenza ceflare dì 
„ eflere el9quente " . 

5. ARNAULD C Antonio ") , A- 
bate di Chaumes figliuolo primo- 
genito di Roberto Arnauld rf' An- 
dillf^ pafsò alcuni anni nel fervi- 
gio militare . Si ritirò dopo ap- 
preflb fuo zio il Vcfcovo d' An- 
gers, e'morî nel 1698. Abbiamo dì 
lui delle Memorie .t 1756. in 3. Voi. 
in lì. 

6. ARNAULD (J'/mo«ff),M*r- 
chefe di Pompone , figlio di Ro^ 
berto Arnauld d* Andilly , e fra- 
tello del precedente, fu impiegato 
in età df ventitré anni a maneggiare 
alcuni affari in Italia per la Corte dì 
Francia . Vi conchiufe alcuni Trat- 
tati , e fu poi fatto Intendente 
delle armate del Re di Francia a 
Napoli ed in Catalogna, Ambafcia- 
tore all' Aja nel i<56a. ( t^edi l'ar- 
ticolo feguente), ed Ambafciadore 
ftraordinario in Ifvezi» nel 16^55, 
M 3 Quia- 



\U A R 

Quindi dopo tre anni di dimori a 
SloKolm fu fpedito' col'o (ìeffo ca- 
ràttere «çll Stati-Generali delle Pro- 
vincie-Unit-' . Ritornò una fecon- 
da volt* Amb«fciadore a Stokolm 
nel 1671., e vi «abili un Trattato 
di molta importala. Nello flefTo 
«nno morì un SeRreiario di Stato 
alla Corte di Francia . Io fono fla- 
to qualcb$ tempo perpltjfo penfan- 
do a chi pottfft dare quejìa gran 
carica^ (dice Luigi XJ^. in una 
memoria depofla nella Biblioteca 
Reale ) , e dopo aver bene efamina- 
to ^trovai y che un uomo,, il quale 
aveva lungamente fervito in Am- 
bafciate , era quello , che meglio 
potrebbe riempirla ; gli comandai 
di ritornare , e glt ho confidato il 
pojlo gelofo . La mia /celta fu ap- 
provata da tutti y ciò che non fem- 
pre avviene . Al di lui ritorno l^ 
ho pojìo alla tcjla del fuo diparti" 
mento . Io non lo conofceva , che 
per fama e per le commijffioni , del- 
ie quali io lo aveva incaricato -, e 
eh'' egli aveva bene efeguito . Ma 
ti nuovo impiego tra troppo vafto , 
t troppo pejante per lui . Quindi 
mon ho potuto profittare di tutti i 
vantaggi , eh'' io poteva avere , « 
tutto Ciò per la mia compiacenza , 
a bontà ver/o di lui . Infine bi fo- 
gnò ch^ io gli irdinajfi di ritirar' 
fi y perche tutte etò eh- paffava per 
le jue mani y perdtva d.iln gran- 
dezz.a , e della forx.i 1 fhe deve tf- 
t/ere un efecutore dei comandi di 
un Re di Francia . Se avijjt pre- 
fo il partito di allontanarlo più 
preflo s avrei evitato gì' inconve- 
nienti , che mi fono accaduti , e 
non avrei a rimproverarmi ■, che 
la mia prevenxjcme per lui abbia 
potuto nuocere allo Stato . Perdet- 
te Àmattld il miniiiero degli aOa- 
tI rtr«nieri nel 1679- e morì li 
ventìfei Settembre 1<Ç99- io età di 
Ottanta un anno . La Tua difgra- 
zia non toife , eh' rgli non pa^af* 
fé in Francia per un Miniftro 
pieno di probità « di viriù , e di 
fpirito . Q^ueQt qualità lo faceva» 
«10 amare da tutt< j rd f^li prefe> 
riva qualche volta la lodditfazione 
delle focirtà ^ dove piaceva « agli 
«(fari publici . Il Re gli confervò 
il titolo di Miniflio di ftato col- 
la pcrmiflìone di entrare in Coo- 
fifiUo . AvcA fpoUu a€i 166^* C«- 



A R 

ferina figli» di Nicolò T Advòcat 
maeflro di conti , dalla quale «bbe 
molti figliuoli . Ci rimine di luì 
la NsgozJazione della (uà prima 
Ambafciata in Ifvezia. 

7. ARNAULD CE^J-iVoCar/o), 
più conofciuto fotte il nome dell 
Abate di Pompone , nacque nel 1669,. 
air Haya , dove il Marehefe di 
Pompone fuo padre era Ambafcia- 
dore di Francia . La fua nafcita 
3iede un' occafione di trionfo al 
difintereife di fuo padre. Gli Siar- 
li-Generali gli offrirono di tener 
fuo figliuolo al Fonte Battefima» 
le. Quello onore portava al fan- 
ciullo unapenfione vitalizia di •.lue 
mille feudi. Il Marehefe di Pon^ 
pone ringraziò gli Stati, e fé ne 
aftenne per evitar nelle f uè nego- 
ziazioni l' imbarazzo della ricono- 
fcenza . Quefto Genitore illumina- 
to confidò fuo figlio ai migliori 
maeftri di Umanità , e di Filofo- 
fia . In età di quindici anni l'A- 
bate di Pompone fu provveduto 
della Badia di S. Maffenzjo^ e no- 
ve anni dopo ciTendo ftato nomi- 
rato dal fuo Re a quella di S. 
Medardo -, dimife la prima, cffen- 
do prevenuto affai per tempo con- 
tro la pluralità dei Benefici . Nel 
1699. perdette fuo padre, e queft» 
perdita gli fece provare il piìj fen- 
fibil dolore che abbia tnai rifenti- 
to nel corfo di una lunga vita. 
Ittici Xlf^. volle confolare la fu» 
afflizione prendendone parte. Ql»*-, 
flo gran Principe gli diffe : ^ot 
piangete un Padre -^ che ritroverete 
in me ; ed io perdo un amico che 
non ritroverò mai più . L' Abat» 
di Pompane nominato Ambafcia- 
dore a Venezia foftenne T onor 
della Francia in mezzo alle difgra- 
eie, come in mezzo ai piì» fortv»- 
nati fucceflì; la fermezza faceva il 
fuo carattere . Nelle Cariche di 
Commend*iore ,di Cincelliee , di 
Guardafigilli , e di Sovrainiendent» 
delle Finanze degli Ordini del Re » 
ihe ottenne in (eeuito , fi propofe 
di renderfi utile. Le Sale, dove fo- 
lto fìabìliti i Titoli , e gli Archi- 
vi devono i loro abbellimenti alle 
ttit cure ; ma ciò che forma fé nzA 
dubbio U più bella decorazione di 

auelte Sale fi k la diftribuaiooe 
i più di trecento Ritratti di Ca- 
yUkiitli t €h' egli h* lavalo ben dif- 
pgt- 



A R 
porre . Quefti monumenti di va- 
lore , diviriù, edig'.oria, quanto 
lon Atti ad elevarne lo fpirito, e 
jid accendere il cuore dei giovani 
Nobili ? V Abate di Fompcne fu 
«letto membro dell' Accademia del- 
le Infcri^ioni n^l 1743- <j ^ benché 
in età affai avanzata non aveva 
ancora rinunziato del tutto al com- 
mercio delle Mufe , e veniva con 
piacere a ripofarfi in feno alla let- 
teratura . La dia afiìduità , il Tuo 
zelo per V Accademia , ed i fuoi 
modi correli , ed obbliganti verfo 
gli Accademici hanno abbaflanza 
provato i\ao al fine dei fuoi gior- 
ni ij gufto che aveva per le buone 
lettere , e per quelli che le coltiva- 
.vano . Morì nel 175^. di 87. anni . 
8. ARNAULD C angelica ) , fi- 
-glia di Antonio Arjuauld ^ una del- 
le fei di lui figliuole) che tutte fi 
fecero Religiofe, e .forella di Ar- 
nauld ti' Andilly , di Enrico Ar- 
nauld Vefcovo 4' Angers , e di 
Antonio Arnauld il Dottore , in 
età di undici anni fu BadefTa di 
Port-Royal-des-Charaps dell' Ordi- 
re Ciftetcienfe , e in età di dieci- 
fette introduffe U riforma nella 
/uà Badia . Fece effa rivivere in 
quella Cafa lo fpirito di S. Bernar- 
do , Paifava per eflere un prodigio 
4' ingegno , di fapere, e di virtù. 
Fu poi fcelta per riformare anche 
la Badia di MaubuiiTon , la quale 
effendo governala da Suor Gabriel- 
Ja d' EJìrces , ciò le die motivo di 
grandi imbarazzi , e di molte fol- 
lecitudini . Elfa trasferj in fegui- 
to il fuo Monaftero des-Champs a 
Parigi, ed «attenne dal Re, che 
per l' avvenire la Sadeffa Ìo^e e- 
lettiva , e triennale . In quefto 
medefìmo Monaftero profefTarono la 
Religione le al,xre .cinque fue forel- 
le , ove tutte menarono una vita 
efemplare , ma rlcufarono la fotto- 
fcrizione pura , e femplice del For- 
mulario . Ai%gelica Arnauì/i ïhoi^ 
nel 1661. ugualmente illuftre per 
jl fuo fpirito , pel fuo fapere e per 
le virtuofe fue azioni . Una delle 
fue Sorelle la Madre Agnefe coin- 
pofe , e publicò due Libri , uno in- 
titolato ; r immagine della Heli- 
giofa perfetta ed imperfetta , Itam- 
pato in Parigi nel 1665. in 11. Ope- 
ra , che fu condannata di errore da 
jilcuai Dottori, e difefa lUll'Abt- 



... A R ìRj 

te dt S. Ctrarto; e V altro la Co' 
roncina fegreta del Ss. Sacramen- 
to^ 166^. in 11. fopprefTa a Roma, 
affinchè le perfone poco inftrutte 
non ne abufafTero , ma che non di 
mono non fu cenfurata in Fran- 
cia . La Madre Agnefe imorì oel 
J/571. Tutte quefte fei forelte re!ì- 
giofo tutte fortemente furono oc*. 
CLipste nelle difpute fopra la gra- 
zia. Una loro nipote, la madr« 
Angelica ài S, Giovanni , Ar- 
nauld, feconda figliuola di Ar- 
nauld dì AndilU ^ religiofa com* 
effe di porto-Reale, e pel corfo di 
vent' anni maelira delle novizze , e 
dopo AbadelTa, nacque nel 1624., e 
morì nel 1684. Don Clemencet ha 
publicato le {i\e Ccnferenz,' y 1760. 
3. Vol. in II. 

1. ARNDT Q Giovanni'), Arnd- 
tius , uno de'miftici della ReJigio- 
re riformata, nacque in Ballenftadt 
nel Ducato d'Anhalt nel 155^. Stu- 
dio in principio medicina; ma que- 
Ila fcienza non avendolo impedito 
di eifere pericolofamente ammalato,, 
fece voto, fé guariva, di appIicarH 
alla teologia. Fu fucceffivamente 
•miniftro nel fuo Paefe, a Qued- 
limbourg , ed a Brunswick . Le 
perfecuEioai che provò, gli errori 
che gli furono attribuiti per ven- 
dicarli della fua pietà , lo obbliga- 
rono a ritirare ad Islcb . Giorgio 
Due» di Lunebourg io traffe di là 
tre anni dopo nel 161 1. per dargli 
la fopraintendenza di tutte le Chie- 
fe del filo Ducato . I partigiani d' 
Arndt dicono, che ritornando del 
fuo ultimo fer mon e difle a fua mo- 
glie , c-he aveva fatto una Orazio- 
ne funebre . Morì nel i6ai. Abbia- 
mo di lui un' opera celebre intito- 
lata : del vero Crifiianefimo , tra- 
dotta in latino dal tedefco , Lon- 
dra 1708. 1. Voi. in 8., ed in Fran- 
cefe da Samuel de Beauval , e it» 
molte altre lingue. In elTa egli 
vuole provare che „ la fregolatez^^ 
„ ;^a de"* cofiumi , i quali regnava- 
„ no allora fra i Proteftanti , no» 
„ proveniva che da ciò che riget- 
„ lavano le buone opere i e che n 
5i contentavano di una fede Aeri* 
„ le". Effo aveva letto molto, é 
molto meditato Ttf»/*»"* Î Tommif- 
io da Kempis , S. Bernardo , e glì 
altri autori afeerici. Luca Ofiao- 
dro<i teologo di Tubi Qg*^ e gran- 
M 4 de 



i84 A R 

de nimico di lui l<> «tt«ccò coti vi- 
vacità nel fuo Judicium Theoiogi- 
cum . 

a. ARNDT C^'>/«Oi profeflb- 
re di Logic» « Rolloch , predicatore 
della Corte, e Confiplicre Ecclcfia- 
flico del Duca di Metklembourg , 
morì a Culi row luogo della fua iia- 
fcit» li 5- Aprile 1687- in età di<5i. 
anni . Abbiamo di lui : 1. Mtfcel- 
Unea Sacra ^ \6^. in 8. 1. V /tr^ 
tivallernhourf; , Guflrow 1664. in 4. 
3. Clavis Antiquitatum Judaica- 
rumt Lipfi» 1707- «n 4- Suo figlio 
Carlo ^ profefTore di Poefia , e di 
lingua Ebrea nell'Accademia di 
Melchin , è morto nel 1711., ed 
ha lafciato molte Differtaz'oni Jul- 
ia Poe/i j nelle Mi fcel lance di Lipfia . 
hKNlGlO (^Bartolommeo') ^ Bre- 
fciano , nato di padre ferrato l'an- 
no isaj."» efercitò fino alli 18. an- 
ri il medeHmo meftiere ; febbene 
tardi applicatofi allo ftudio delle 
Difcipline, vi fece ftraordinario pro- 
fitto,, e maflìmc nella Medicina, 
con cui fi acquino molta f^ma . 
Mori nel 1577- e lafciò : Metetria^ 
cioè un dijfcorfo intorno alle im- 
preffioni imperfette^ umide ^ fecche^ 
e mtjic così in alto , come nelle vi- 
fette della terra generate^ Brefcia 
J568. in 8. A queflo libro fono uni- 
ti i Pronojltei perpetui con l^effeme- 
ridi , « altre materie di Filofofia. 
Stampò pure le Rime; le (''eglie ; 
diverfi opufcoli ; fra' quali il più ce- 
lebre k quello, che ha per titolo: 
Medicina d'Amore^ ed altre opere , 
che fi pofTono vedere preflb il Maz.- 
ZJifcMli . 
ARNGRIMO, fedi 4. GIONA. 
èiKìilSEO iF.nningo')^ nativo 
di Halberflad , e profelTore di Me- 
dicina nell'Accademia di Hclmftad, 
buon Filofofo, e Medco nel feco- 
le XVII. Ave» viaggiato in Fran- 
cia , e in Inghilterra. Il Re di 
Danimarca lo chiamò ali» fua Cor- 
te , e lo fece fuo Configliere e fuo 
Medico. Mot) nel idj). Abbiaoio 
di lui un gran numero di opere fo- 
pra 1.1 Politica, la Filofufia , 1» 
Medicina, e la Giurifprudcnaa : i. 
De auRoritat* Principum in popu- 
tum femper inviolabili , Francfort 
1611- in 4. ; in cui foDiene che il 
popolo non può in alcun cafo mai 
violare l'autorità del Principe, i- 
l>ê jur$ Majeftath% \6ko, ia 4< 3> 



A R 

De jtne Connubiorttm t 1Ó15. jn <$.- 
4. De /ubiditone & exemptione Cle- 
rieorum 1 in 4. 5. Le£iion:t Politi' 
ca in 4« 6. De lue venerea in 4. 
7. Obfervationes anatemica 16 io. 
in 4. ec. ec. Qjicft' opere fono al 
dì d'oggi pochiflìmo conofciute . 

I. ARNOBIO il Seniore, Auto- 
re del III. ftcolo , profeffbre di 
Rettorie* a Sicca in Africa fua Pa- 
tria verfo il 197- 1 è maeftro di 
Lattanz,io. Egli fi fece Crifiiano 
fotto l'Impero di Diocleziano ^ e 
fegnalò il fuo ingrefTo nella reli- 
gione co' fuoi Libri contro i Cen- 
fili ^ Roma 154a. in fol., Amfter- 
dani 1651. in 4. Non era ancora 
battezzato, quando compofe quell' 
opera, e non potendo eliere perfetj 
tamente inftruito de' noftri Mifterì 
gli fuggirono alcuni errori , che gli 
fi pofTon© perdonare. Il fuo ftile k 
pieno di energia come quello degli 
Africani; ma ofcuro , ed imbaraz- 
zato . Diftrugge fedamente U reli- 
gione de' Pagani, ma non iftabili- 
fce egualmente bene quella de' Cri- 
fliani . Tritemio a lui pure attri- 
buifce un Commentario /opra i Sal- 
mi ; wia ciò non può ertcre , men- 
tre ivi parlafi dell' Erefia di Fati- 
no - Qjjefto Commentario è di Ar- 
nobio Juniore , Prete Francefe , e 
Semipelagiano vcrft) il 460. di cut 
vedi l'articolo feguente . Le ope- 
re di Arnobio il Seniore furono ri- 
flampate « Leida nel i<5^i. e 1657. 
a. ARNOBIO il Giuniore^ prete 
delle Gallic, fpnrfe gli errori del 
Semipelagianifmo verfi» l'anno 460. 
Era , dicefi , Monaco di Lerins , o 
fecondo altri , v.\^o di que' Preti di 
Marfiglia, che attaccarono con un- 
ta violenza la Dottrina di S. Ago- 
Jiino y e dei fuoi Difcepoli nel V. 
fecolo. E^ l'autore di un Commen- 
tario fu lutto il terto dei Sanni , 
che fu ftjàmpato in Bafile»! 1537- •» 
e 1560. in 8. , a Parigi nel 1539. 
in 8* « ed in fine nell» Biblioteca 
dit Padri . Le »ltre opere che gli fi 
attribuifcono non fono di lui . C ^'V- 
di la Storia letteraria di Francia , 
Voi. II. pag. 341) 

I. ARNOLD ( Ntccola')^ Arnoi- 
dut y miniHro Piotcli.fnte , nacque 
a Lesna nel k^iK. Dopo di 
viaggiiro in divcrfe Città p* 
tivare i fuoi talenti, fu Ko: 
nel i6ì9* <'«U* Scuola di jau^u- 
now . 



A R 
ToVJ . Eletto dopo profdfoFe di 
Teologia a Franeker nella Frifia 
■cquiftò una grande riputazinne co' 
Cuoi Sermoni y e morì nel lóS'o. 
Abbiamo di lui : i. La Confutf>z.io~ 
ne del Catechifmo de' Socinianì . . 
7.. Un Commentario fopra l^ Epijlo- 
la agli Ebrei . 3. Un'opera iiiti- 
toUta : Lux in tenebris&c.^ Lipfiit 
16<)%. in 8. , che è una fpieg.ìzione 
de' paffi delia Scrittura, de* quali 
fi abuf»vario i Sociniani. 

1. ARNOLD CGp:ffrecìo'), mini- 
flro di Perleberg , fu uno de' più 
ardenti difenfori della Setta de' 
Piettjli: Setta de' Proteftanti della 
Germania, che fi vantano di effcre 
più regolari degli altri . Mori nel 
J714. Abbiamo di lui una Storia 
della Chiefa e delle Ere fie , Lipfia 
1700. in 8. , che ha fatto un gran- 
de ftrepìto , e che gli tiiò addoffb 
molte oppofìzioni , e nimicizii' . La 
fua Storia della Teologia miftica e 
quafi la fola opera , che fia flata 
fcritta in latino . Ne b.i comporto 
molte altre , ma in tedelco . 

ARNOLD ;MELCHTAL, l^edi 
MELCHTAL. 

ARNONE, (^Giovanni à") y di 
S. Angelo a Fafanella nel Regno 
di Napoli , Giureccnfulto , fioriva 
nel 1535- ♦ nel qual tempo fi ritro- 
vava in Patria applicato a' fuoi ftu- 
dj , ed era già flato per dieci anni 
piiblico profelTore della Ragion Pon- 
tificia in Salerno . In elfo anno ha 
dato alle (lampe in Venezia in 4. 
r opera feguente : Soliloquia cen- 
tum , Epitomata centum , Proble- 
mata centum , Dialogi centum , 
Commentarii ducenti &c. Il Konig 
fa menzione di un'altra fua opera 
intitolata; De Cauteli s -^ cui dice 
imprefla nel 1^82. in fol. 

I. ARNOUL. o ARNOLFO, fi- 
glio di Carlomanno , Re di Bavie- 
ra e d'Italia, Duca di Carintia 
neirsSc, fu dicb-iarato Re di Ger- 
mania a Tribur nel!' 887. EfTendo 
Itato eletto Imperatore pafsò in Ita- 
lia per farvifi riconofcere . Guido 
Duca di Spoleto gli difputava V Im- 
pero. La DuchefTa di Spoleto, don- 
na di un grande coraggio chiama- 
ta Agiltrude madre di Lamberto uno 
de' fuoi competitori mette in ar- 
me Roma contro Arnolfo. I Ro- 
mani non volevano più Impera- 
dori , ma non fapevano difenderfi 



. A R 185 

contro quelli , che ne prendevano il 
titoh». /ftneZ/o dopo di sver rifpìn- 
to gii Schiavoui , fcacciato i Nor- 
manni dalia Lorena, affediato e pre- 
fo Bergamo andò a Roma , ed attaccò 
qu«^lla parte di Città chiamata Leo^ 
nina; e la sforzò. Si refe a patti il 
rtfto della Città di là del Tevere, 
e Arnolfo fu riconofciuto Imperadore 
dopo di effere fiato confacrato nell' 
896. da Papa Formo/o . Frattanto 
Agiltrude fi difendeva ancora con- 
tro di lui . Arnolfo la affiediò inva- 
no nella Città di Spoleto . Molti 
autori pretendono , che queft' eroi- 
na gli faceffle prendere una bevan- 
da avvelenata per uno de' domefti- 
ci di Arnolfo , «he aveva guadagna- 
to con danaro . C.ò che havvi di 
certo fi è, che ripafsò le Alpi per 
la terza volta ammalato di corpo , 
e con uno fpirito inquieto, ed un' 
armata in difordine . Morì nell'Sg?. 
fotto Fermo , di cui faceva 1' atte- 
dio; e lafciò la Germania in una 
grande confwfione . Da O^dt fua mo- 
glie Arnolfo ebbe Luigi W. fopran- 
nominato il fanciullo, l'ultimo 
Principe della fìirpe di Pipino^ che 
abbia occupato il trono della Ger- 
mania; ed una figlia chiamata Ed- 
winge , che fu fpofata in feconde 
nozze da Ottone il grande . Trite- 
mio gli dà un'altra moglie chiama- 
ta Agnefe y figliuola di un Impera- 
dor Greco, da cui fa dìfccndere /fr- 
nolffi di Baviera, quel Duca famo- 
fo per le guerre , che fufcitò a Cor- 
rado . 

2. ARNOUL, o ARNOLFO CJ'O, 
efercitò molti ragguardevoli impie- 
ghi alla Corte di Teodeberto II Re 
d' Auftrafia. Dopo la morte di Dada 
fua moglie entrò nello Stato Eccle- 
fiaftico , e fu eletto Vefcovo di Metz 
nel 614- Abbandonò jn apprelTo il 
fuo Vefcovato per menare una vi- 
ta folitaria ne deferti di Vosge . 
S. Arnolfo aveva avuto due figliuo- 
li 1 uno de' quali, che aveva nome 
Anchife-) fu padre di Pipino-Heri' 

Jìel , il quale ebbe per figliuolo 
Carlo-Martello , dal quale difcefe- 
ro i noftri Re della feconda razza. 
La Fita di quefto fanto Vefcovo 
fcritta da un autore contemporaneo 
fuo amico fu tradotta in francefe 
da Arnaldo rf' Andilly . 

3. ARNOUL. oARNOLFO, Ve- 
fcovo di LifiçHX nel leccio XIL, 

pre- 



prefe i difendere il P«p» Aieff^n- 
dro III. » e favori S. Tommafo di 
C a m or Iteri . Mf>rl neirAl>a«ia à\ S. 
Vittore di Parigi li ^i. Agofto 1184^. 
dopo di aver rmuneiato il fuo Ve- 
fcovato . Ci rimidgono di lui del- 
le Letttre fcriuc con molto inge- 
gno, ed f Irg^ntemente . Efe con- 
lenpono di-Ile particolarità rimar- 
cabili fopra la Storia, e la Difci- 
plina del fuo tempo . Turnehio ne 
<ii«*de un'edizione a Parip,i nel 1585. 
AW)iamo ancora delle Poefte fìam- 
pâte colle fue Lettere^ che fi tro- 
vano anche nclU Biblioteca de' Pa- 
dri . 

^. kKìiOVl^i France f co') ^ Do- 
menicatio nativo del Maine , pro- 
gettò verfo la metà d^;! pafTato fe- 
colo d' iftituire un ordine di Caval- 
leria, proprio perii bel feffo , e che 
efîendiîfTe il culto della Santa Ver- 
Z^ne . Anna d^ Aufiria Reggente dì 
Francia , alla quale comunicò il 
fuo difepiio, gli d'ede il di lei con- 
lenfo. Il nuovo Fondatore publi- 
cò nel 1647. a Parigi ed a Lyon il 
progetto del ftio ordine del Colla- 
re celefle del S. Rofario , compoflo 
di 50. D.ime ; ma non p(»tè trova- 
re donne Cavaliere che voleflero ag- 
gregarfi . Non avenilo potuto ciler 
fondatore , volle «(Ter Medico , e 
non vi riufc) meglio. Publicò per- 
Ifintrt un libro intitolato : Rivets- 
tiioni earitatevoli di molti rimedj 
fìcuri ^ Lioni' 1651. in n. che lo 
miff al ranco dc(;l) empirici . 

5. ARNOUL ©ARNOLFO, Ve- 
fcovo di Rnchcfter nel fecoloXIL, 
nacque a Bwauvais verfo 1* anno 
1040., e morì nel 1114. , lafcìò un 
libro intitolato: Textus Rc^enf$s ^ 
e alcuni «Uri Trattati inferni nel- 
lo Spi ci leu io. 

6. ARNOUL o ARNOLFO det- 
to di L«o/ , o L*»fei t nacque in 
•in picc«)io Villaggio delTHainaut. 
Dop«t di aver fatto un viaggio ne' 
Paefi Biffi , pafsò In Mofcovìa , e 
divenne Medico del Ct^^tr , e pttì a 
Mofcow , allorché qutOa Città fu 
«ribntcnta dai Tartari nel t?"»^. 
Abbiamo di lui una ' -le 
jt;;li elementi dt Oeor,.. -i. 
ciidcy ftam-'*" "• A^^._;„ ,,,;t(> 
quefto titn . fu geometìi- 
ea Elerrent ; ■ 

7. ARNOUL o ARNOLFO , 
Storico Milanc!'e , fioriva circa 1* 



A R 

anno loSj. Egli aelTo fi chlaait 
pronipote del fratello di Arnolfo^ 
Arcivefcovo di Milano, che vivev» 
circa l'anno 966. Fu alla prima 
poco affetto alla Sede Apoftatic* 
Tn;){fìmamcnte per ciò, che riguar- 
da il mairimottio de' Chierici , 4 
cui era fAVorevole^ ma pofcn mu- 
tò fentimento, e fi dichiarò ne' fuoi 
fcritti a favore della Chiefa Roma- 
na. ScrifTe una Storia Milanefe de' 
fatti avvenuti al fuo tempo, o po- 
co prima , cioè dal 925. fin» al 
1077.; che fu publicata per la pri- 
ma volta nel Voi. UT. Scriptor, 
Rer. Btuiwic. del Leibnizio. Al- 
tra edizione ne fu fatta dal Bur- 
manna nel Voi. IV. Thefaur. An- 
tiqui, hai. , ed altra dal Muratori 
nel Voi. IV. Rer. hai. Script. , e 
quella è la migliore di tutte per ef- 
fere ftata rifcontrata con quattro 
tcfli a penna • 

8. ARNOUL, ©ARNOLFO, di 
Calabria , fcrilfe una piccola Croni' 
ca de' fatti avvenuti al fuo tempo 
in Calabria , cioè dal 903, (ino al 
963., la quale fi conferva MS. pref- . 
li) il Sig. Bernardino Tafuri di Nar- 
do , che la publicò nel Voi. II. del-, 
la fua S Oria degli Scrittori nati 
nel Regno di N.ipoli con quello ti- 
tolo : Chronicon Samçentco Caia- 
brum ab^anno 903. ad ann. 9(^5. 

9- ARNOUL, l^edi x. MOU- 
LIN ti. 7, delle fue opere. I 

ARNU iNtecolò), nacque «Me- 
rancourr in Lorena apprelTo Vcrdua 
nel \6i<). Si fece D>>menicano nel 
1644., e mori a Padova nel liçx., 
ProfefTore di Metifìfica . Abbiamo 
di lui, i. Clfpeus PhilofophieTho' 
tnijiice y K. Voi. in 8 Padov* \6%6. 
a. Un Commentario fulla prima par- 
te della Somma di S. Tommafo ia 
1. Voi. in fol. 1^91. Gli fu perdo- 
nato di aver conimca(ata la Teologi* 
di quello Dottore , ma non già di 
aver difefo la fua Filo'.ofia . Si ha 
purt tfeilo flefTo una ttfna opera ful- 
la Lega tra l' Imperatore ed il Re di 
Polonia contro il Gran-Signore, ia 
cui 9%\'\ muiACcia la dìllruzione del 
fuo Impero ; e per dar pefo ad unf 
tal minaccia impertinente, ammuc^ 
ch<j« un numero di Prof-zie antiche 
i in 'dcrne , ♦ tatti i Pronoflici che 
j à '.rono per il cervello dei fogna- 
toti di tutti i fecoti . Qucfto libro 
fu publicato jn Padova nel xfitu 
El. 



A R 

îlCo crA uno fpirito bizzarro e fin- 

I. AROLDO, o HARALD I. , 
île d' Inghilterra , figliuolo n itu- 
rale di Canuto /. , gli luccedette nel 
IC35. in pregiudizio di Canuto II. 
figluolo leçitnmo di quefto Prin- 
cipe, Gl'Iiiglefi vollero incoronare 
Canuto^ ma Araldo fu il più for- 
te, e prevslfe. L'anno feguente 
Icriffe una Lettera fotto il nome 
del'a Regin?. Emme per invitare /il- 
jvedo ^ ed Odoardn ficjliuoli di que- 
fla Regina, e ài' Etelredo II. a por- 
larfi in Inghilterra per riavere la 
Corona. I due giovani Principi in- 
capparono nella rete. Alfredo fu ar- 
recato, gli furono cavati gli occhi , 
e di lì a poco morì . Odoardo fé ne 
ritornò nella Normandia , e la Re- 
gina Emme ritiroflì nelle Fiandre 
preffb il Conte Baldoino , Araldo Ci 
refe oggetto di deteftazìone per le 
fue iniquità, e morì fenza figliuo- 
li nel 1039. 

a. AROLDO, o HARALD IL, 
figlio del Conte God-wìn , fi fece e- 
legger Re d' Inghilterra dopo la mor- 
te di S. Odoardo ìli. nel 1066. in 
pregiudizio'di Edgar, cui s'' apparte- 
neva la Corona per ragione di nafci- 
ta. Ebbe Araldo due forti concorren- 
ti , che gli difpatarono il Regno , 
T<j^o»e fuo fratello, e Guglielmo il 
Conquijlatore Duca di Normandia . 
ÎH breve tempo diede loro duefan- 
guinofe battaglie, ma con efito ben 
diverfo: poiché nella prima, che fu 
al Ponte di Stamfort , ebbe una 
compiuta vittoria, in cui Tojìone ^ 
ed Arrigo Re di Norvegia, ch'era 
entrato nel di lui partito, periro- 
tio unitamente; la feconda, che fi 
diede vicino ad Haltìngs , o fecon- 
do altri, a Senlac, tra lui e Gu- 
glielmo, gli colio la corona, e la 
vita , Così terminò il dominio dei 
Re AngloSaJfoni iu Inghilterra, 
che^ avea cominciato più di 600. 
anni prima nella perfona 4i £»- 
gijìo. 

AROMATARI QGiufeppe^, na- 
to inAflìfi, addottorato in Padova, 
e Medico per lo fpazio di 50. anni 
in Venezia, viffe nel fecolo XVII., 
é oltre al libro intorno XxMorfica- 
tura de Cani , e le rifpojìe alle Con- 
Itderazjani di Alejfandro Tajfoni 
Jopra le Rime del Petrarca , lai e io 
molli MSS. 



A R 187 

1. ARONNE, o AARON NE, 
fratello primogenito di Mo/è , l'u- 
no e l'altro figlinoli di Amrara , e 
à\ Jocabed delia Tribù di Levi , na- 
cque in Egitto tre anni prima d» fiu» 
fratello, l'anno 1574. avanti G. C. 
Mosè eflendo ftato deftin^to da Dio 
per liberare gli Ebrei dalla catti- 
vità , C\ affbciò per quefta grand' o- 
pera ad Aronne , che aveva !a fa- 
coltà di efprimerfì più facilmente e 
meglio di Ini. Si portarono en- 
trambi alla Corte di Faraone , ed 
operarono una infàiiita di prodigi, 
per toccare il cuore indurito di quel 
Principe, ^kou»^ accompagnò fem- 
pre Mosè , e portò la parola per lui 
così al popolo, come al Re. La 
verga di Aronne fervi a produr- 
re i primi miracoli . Fu quefta can- 
giata in forpcnte , fece cambiare 
le acque in fangue, riempì tutto l' 
Egitto di ranocchie, e coprì l'inte- 
ro paefe di nuvole di mofche . Do- 
po il paffiggio prodigiofo del Msr 
RolTo , Aronne con fac rato fomtno 
Sacerdote, fu il primo Poncefìv;» 
degli Ebrei . Quefta preferenza ca- 
gionò molti torbidi tra il popolo 
Ebreo . Core , Dathtn , ed Ahi- 
ran ^ gelofi dell' onore del Sacer- 
dozio , fi ribellarono , e furono a- 
biffati colle loro famiglie nel fon» 
do della terra, che fi apri per in- 
goiarli . Quefta terribile punizio- 
ne fu feguitata da molte altre non 
meno fpaventofe . Dugento cin- 
quanta uomini del partito dei ri- 
belli avendo avuto la temerità di 
offrire dell' incenfo all' altare , ne 
forti un fuoco che li con fumò . 
Siccome il popolo mormorava del- 
la morte di tanta gente, il fuoco 
del cielo inviluppò quella moltitu- 
dine , e r avrebbe flerminata in- 
tieramente , fé Aronne non fi fofie 
poflo col Turibolo alla mano fra i 
morti e i vivi per rappacificare la 
collera di Dio . Un nuovo mira- 
colo confermò il fuo Sacerdozio, e 
fece cefT^re 1<» mormorazioni del 
popolo. More ordinò che fi met- 
teltero nel Tabernacolo le li. ver- 
ghe delle diverfe Tribù • Si con- 
venne di dare il fommo Sacerdozio 
alla Tribù , la verga della quale 
fiorirebb?. Il giorno dopo quella 
di Levi aprarve carica di fiori e di 
frutta . Aronne fu in confeguenza 
riconofciuto fcAjino Sacerdote . E< 
gli 



i8R A R 

Sii ^^.^cnne con Hur le brâccî* <fî 
iofê intanto che Giojuè ftcrmuia- 
va nli Am«lcciti . Lt fu» gloria 
era fin «Ilota (cn^a taccia, ma la 
cfciirò colia debuleji-.a eh' egli ebbe 
di condifcenJere alle iftanze del 
popolo per elevare un vitello d' 
n't) affili di aquario, intanto che 
Mosè era fui Monte Sinai per ri- 
cevei la leRge. Qjiefti due illuftri 
fratelli furono privati entrambi 
della bramata felicità di entrare 
nella Terra promefTa , in pena 
della loro diffidenza, allorché per- 
cofTcro lo fcoglio petrofo nel de- 
ferto di Cades per farne ufcir dell' 
acqua a conforto del popolo alTeta- 
to . Aronne moiì l' ann© 1451. a- 
vanti G. C. in età di 113. a«ni , 
dopo aver riverito degli ornamen- 
ti pontificali Eleazaro fuo figliuo- 
lo , e fno fucceflore nel Gran Sa- 
cerdozio . Gli Ebrei hanno avuto 
86. fommi Sac«erdoti da Aronne fi- 
no all'ultima diftruzione del Tem- 
pi'» . La dignità del fommo Pon- 
tificato fra gli Ebrei era a vita i 
ma allorché i Romani fi furon refi 
padroni della Giudea, gì' Impera- 
tori ne difpofero a loro genio , 
dandola ai lor favoriti , e conce- 
dendola ancora ai più offerejjti . 

a. ARONNE al RASCHILD, o 
/Imitas /., Re di Perfia, e quinto 
Califo della ftirpe degli Abaifìdi 
contemporaneo di Cailo Magno , 
(icti)me ui vaiorofo montò fui tro- 
no nel 786. Eflo era un Principe cu- 
riofo pel mifcuglio delle fue buo- 
ne e delle fue cattive qualità. Bra- 
vo, magnifico, liberale, fparfe il 
terrore fra i funi nimici, e i bene- 
fizi fopra i fuoi popoli; perfido, 
capricciofo, ingrato facrificò i piìi 
faci! diritti della gratitudine, dell* 
equità, e dell' umanità alle fue in- 
piu(te diffidenze , ed alla bizzarria 
de' fuoi guHi. C^'«»</« Abassa n. a.) 
Il di lui regno fu una fucceffione 
continua di profperiià e di conqui- 
He . Una gran parte dell' Afia, dell' 
Africa, « dell'Europa, dalla Spa- 
gna fino alle Indie piegò fotto le 
lue armi . Impofc un tributo di 
70000. feudi d'oro all'Imperatrice 
Jrentj ed obbligò l' Imperatore A^i- 
c*for0 a pagarglielo . Otto vittorie 
rip«>rtate in perfona , k Arti e le 
Scienze rianimate , i letterati pro- 
tetti, bann'o rrfo iliuftrt iifu9U4H 



A R 
me . Carlo Migno era il folo Prin- 
cipe del fuo tempo degno di eflere 
in commercio con lui . Aronne gli 
mandò in dono un orologio fona»- 
le , che fu riguardato allora come 
un prodigio. Dicefi ancora, ch'e- 
gli cedette il S. Sepolcro, di cui il 
Patriarca di Gerufalemme gli fece 
recare lo litndardo e le chiavi . 
Sotto quefto Califo gli Arabi por- 
tarono in Europa le cifre indiane , 
il di cui ufo fu foffituito a poco a 
poco a quello dei Romani . Mari 
l'anno 809. di G. C. e il XXI II. 
del fuo regno . Egli fu così divo- 
to Mufulmaiio, che fece otto vol- 
te il pellegrinaggio delia Mecca ef- 
fendo Califo. Fu l'ultimo che lo 
facefle in perfona. Quando non po- 
teva andarvi , vi mandava 3C0. pel- 
legrini a fue fpefe. Donava ogni 
giorno ai poveri fomme confiderà- 
bili , e faceva ogni giorno cento 
genufleffioni . 

3. ARONNE di AlefTandria, Pre- 
te Criltiano , e Medico in Egitto 
verfo l'anno 611. Egli è il primo 
che abbia fatto conofcere in un Trat- 
tato in lingua Siriaca il vajuolo , 
malattia venuta in Europa dal fon- 
do dell'Arabia, e dagli Europei 
comunicata agli Americani, in cam- 
bio di altri mali recatici da quefii 
ultimi . 

4. ARONNE HARISCON, vai 
a dire ARONNE l. , celebre Rab- 
bino Caraita, efercitava la Medici- 
na in Cofìantinopoli nel 1194. Si 
ha di lui un erudito Commentario 
fopra il Pentateuco^ che trovafi MS* 
nella Biblioteca del Re di Francia, 
una buona Grammatica Ebraica, 
Rampata in Coftantinopoli nel 1581. 
in S. e molte altre opere. Cita fpef- 
fo le Traduzioni degli antichi E- 
brei , e fcgue per lo più il fenfo 
Letterale . 

5. ARONNE (7/jrro), inter- 
prete di Emmanuele Comneno per 
le lingue Occidentali , tradiva quel 
Priucipe fpiegando le di lui volon- 
tà agli Ambafcìadori dei Principi 
di Occidente . Il fuo delitto eifen- 
ào flato fcoperto dall'Imperatrice, 
gli furono c:.vati gli occhi , e t 
iuoi beni furono confifcati . Allor- 
ché Andronico Commeno ebbe ufur- 
pato il tiono Imperiale, queflo feci- 
lerato , the aveva ancora qualche 
credito I gli confi^li^ di non aon- 



A R 

tcntarfî di cxvarc gli cechi a' fuoi 
nemici , ma di tagliar loro anche 
la lingua , che poteva nuocergli di 
piìt . Qiiefto era atigiiingere barba- 
rie alU barbarie propria del tiran- 
no Andronico. Aronne fu poi la 
l'ittimadel fuo medefimo configlio ; 
ed Ifacco Angelo effondo falito fui 
trono nel 1103. , gli fece tagliare 
quella lingua, che sviava fatto tan- 
ti mali . Attendeva egli ancora ai 
fogni della Magia . 

6. ARONNE BEN-CHAIM, fa- 
molo Rabbino, capo delle Sinago- 
ghe di Fez , e di Marocco fui prin- 
cipio del XVII. fecolo . Ha lafcia- 
to un Commentario rari (Timo fopra 
Giofttè ^ intitolato il cuore dì Aron- 
ne , Campato in Venezia nel 1609. 
in fogl. t ed alcune altre opere . 

7. ARONNE ACHARON, vai a 
dire Aronne il pojìeriore ^ per di- 
ftinguerlo da Aronne Harifchon , ce- 
lebre Rabbino Caraita , nato in Ni- 
comedia nel 1346. Gli Ebrei Carai- 
ti fann^ sì gran cafo delle di lui 
opinioni , che le citano come fen- 
tenze . Le fue pt-incipali opere fo- 
no ; il Giardino di Eden , che rin- 
chiude la dottrina, e le coltuman- 
ze de' Caraiti ; un Commentario fo- 
pra Ifaia , ed un Trattato fopra i 
fondamenti della Legge . 

8. ARONNE, Levita , Ebreo di 
Barcellona , morì nel 1191. Si ha 
di lui un Catechifmo t di cui V Ot- 
tingero fi è molto fervito nel fuo 
Trattato de jure Hebr. Bartolocci 
chiama malamente quello Rabbino 
Jìronne Zalaha . 

9. ARONNE Sehafchon, celebre 
Rabbino 9 della Sinagoga di TefTa- 
Ionica . Le fue principali Opere 
fono , la Legge della verità C do- 
ve rifponde a 131. queftioni fopra 
i Contratti di compera, e di ven- 
dita, d' impreftito , e d'affitto) ed 
il Labbro della verità , dove fpie- 
ga il Tofephoth de la Gemara . 

ic. ARONNE-BEN-ASER , ce- 
lebre Rabbino dell' XI. fecolo, il 
quale fecondo alcuni Autori ebbe 
parte nel ritrovamento dei punti , 
e degli accenti Ebrei . 

i. ARONZIO, ovvero ARUN- 
ZIO, fratello di Tarquinia il Su- 
perbo y {posò Tullia figWt di Servio 
Tulio . Quefta Principefla crudele , 
ed ambiziofa effendofi disfatta di 
tuo marito , fposò Tarquinia fiw 



A R 189 

cognato verfo il 536. avanti G. C. 
il di cui carattere ugualmente fu- 
riofo e crndele fimpatizzava col 
fuo . 

2. ARONZIO, figliuolo di Tar- 
quinia il Superbo, e della crudele 
Tullia fu fcacciato da Roma l' an- 
no 509. avanti O. C. con tutta la 
fua famiglia, e qualche tempo ap- 
prelTo fu uccifo da Bruto in un 
combattimento . 

ARONDEL, ('ed. ARVNDEL. 

ARO VET, f'ed. VOLTAIRE. 

ARPAGO , o ARPAGE, favori- 
to , e parente di Ajìiage , Re de' 
Medi , ebbe ordine da quefto Prin- 
cipe di far morir Ciro , eh' era ap- 
pena nato; ma avendo egli orrore 
di sì gran delitto , co fidò Ciro ad 
uno fchiavo . Dieci anni dopo Ci- 
ro fu riconofciuto ; ed Ajìiage y 
per vendicarfi , fece imbandire ad 
Arpago !e carni del fuo proprio fi- 
glio • Ne fu così irritato Arpago , 
che chiamò Ciro ^ e lo ajutò a de- 
tronizzare Ajìiage . Ciro per gra- 
titudine lo fece uno de' fuoi Ge- 
nerali , e gli diede il Governo del- 
la Lidia . Erodoto racconta quclta 
Storia, che alcuni dotti trattano di 
favola . 

ARPAJON (^Lodovico Duca d*), 
Marchefe di Sevcrac , Conte di 
Rhodez , Generale delle armate 
del Re, e Miniftro di Stato , fi fe- 
gnalò in molte campagne pel fuo 
valore . Contribuì a falvar Cafa- 
le , il Monferrato e il Piemonte , 
fi trovò alla prcfa di 31. Città nel- 
la Franca Contea, e mife in do- 
vere la Guienna nel i64i' Con uri 
corpo di circa due mille uomini 
levsti a fue fpefe , foccorfo de- 
gno di un Re , andò volontaria- 
mente al foccorlo dell' Ifola di 
Malta nel 1645. mentre i Tur- 
chi erano in procinto di attac- 
carla . Fu eletto capo de' Configli 
del gran Maftro , e Generaliflìmo 
delie armate della Religione . Sep- 
pe provedere così bene alla ficurez- 
za di queir Ifola, che per ricono- 
fcenza i4 gran Maftro , Gio. Pao- 
lo Lafcaris , e V Ordine gli accorda- 
rono quel privilegio Angolare per 
eflb , e per i fuoi difcendenti pri- 
mogeniti , che uno de' loro figli- 
uoli , ad elezione del padre, fa- 
rebbe Cavaliere dalla nafcita , e gr. 
CroQç in §tà di l6> anni . Quefto 
pfì- 



priviiegîrt dopo t'cninzione de^ m»- 
(chi fu continuerò allii fì^lia dell' 
ultimo rjini|V)|iodi quefìa famiglia « 
marit.n» al Conte di Noailles oggi 
Mari'foaJlo di Monchi^ e pafTerà 
alle figlie in niancAnr» di mal«.hi . 
Lodovico d^ Arpjjon i-flliido ritor- 
nato in Francia, tu mandato Am- 
bafciatore nràordioaiio in Polonia 
•pprtifo di Ladislao ir. , e dopo 
la morte di ^tuHi) Principe favorì 
l' «leziont di Caftmiro fuo fucccl- 
fore . Lniffì Xlf^, lo fece Duca nel 
16^1. Morì in Severac una delle lue 
tcrrt» nel M79. 

ARPALICE, la piìi belU fan- 
cruiia d'Argo, fu amata óa fuo 
padre Climenc , che la di fonerò 
col mezzo della di lei nutrice . 
Dopo qualche tempo avendola egli 
inaritsta a quello, a cui l'aveva 
promeffa , ella fi parti collo fpofo . 
Pentitofi allora Clintene di avere 
acconfentito a quello matrimonio, 
uccife fuo gcncK» , e fi rtcondulTe 
la figlia ad Argo, ove fi dimoerò 
publìCJtmente come di lei marito. 
yìrpeltee però riflettendo alle inde- 
gnità di fuo padre, ammazzò il 
figlio nato dali' incefluofo com- 
mercio , e glielo diede a mangia- 
re . Avendo ella dipoi chielto agli 
Dei di efTere tolta da queflo mon- 
do, fu cangiata , fecondo la favo- 
la , in uccello. Clément fu così 
opprefTo pei quelli «ccideoii , che 
fi uccife per difperazione . Vi fu- 
rono due altie Arpalici . La 
^rima amò con paffione /^fo, e 
morì di difpiacere per vederfi' dif- 
prezzata; e da eifa un certo canti- 
co fu chiamato Arpaliee . L'altra 
è r op(>rtto dell' artKolo fepuente, 
ARPAI.rCO, RedegliAmimnia- 
ni nella Tracia , ebbe una figlia 
chiamata yfrp4/#Ve , che noi ri col 
latte di vacca , e di giumenta , ed 
avvtzrolla per tempo a mancRgiar 
1' armi . Ne fece cojl un' clperta 
guvrrnen, e fé ne trovò contento; 
poiché fu da lei foccorfo in buon 
pnnrn centro Neottolemo figliuolo 
d' /lehéllt , eh' ella obbligò alla 
fuga . Dopo qualche trmpo /trpit' 
tuo fu ammazzato da' luoi fuddi- 
ti ; la filmila rilirolft ne' bofchi , ove 
dava addoffo ale bertie del paefe , 
e fé le p«Mt«va vis. Fu prefa nel- 
U rrti che le furon tefe , e doi>o 
W di lei nortt i pacfaai fevero 



A X 

guerra tra di loro per avere il be- 
fii^rne che già era flato tolto d» 
lei . Quindi nacque lo ftabiltmen- 
to delle raunanze, e de' Tornei al 
fepolcro di quefta fanciulla per ef- 
piarne la morte , 

I. ARPALO, celebre Aftronomo 
Greco , circa il 480. avanti G. C. 
Emendò il Ciclo di 8. anni già 
inventato da Cleojirato , ed egli 
propofe quello di 9. ma quello 
nuovo Ciclo di Arpalo ebbe bi fo- 
gno di eifere egli (leflb emendato 
da Metone. 

Î. ARPALO , Signor Macedo- 
ne, ed uno de' Capitani del Gran- 
de Altjfandro ^ cui molto aderì in 
tempo delle di lui contefe con F/- 
hppo: per lo che cadde in difgr»- 
zia di queft' ultimo , e venne dal- 
lo ftefTo efiiiato ; ma morto Filip^ 
pò fu richiamato da AleJJindro , e 
gli fu appoggiato il governo di 
Babilonia con la carica di Gran 
Teloriere . Arpal» imraaginando- 
fi , che il Re fuo padrone non 
foffe per ritornare dalla fpedizione 
delle Indie commife mille malva- 
gità per foflenere le fpefe del fuo 
letto, QC^ed. Glicerio), e deli* 
fua tavola , e var) altri Governa- 
tori lo imitarono; ma avendone 
/lleffandro al fao ritorno puniti 
feveramonte alcuni , Arpalo temen- 
do un fimil trattamento , fé ne 
fuggì a Tenara nella Grecia , por- 
tando feco fomme immenfe di da- 
naro levate dal Teforo Reale già 
affidatogli . Indi fé ne andò ad 
Atene per ivi procurare di fare in- 
traprendere la guerra contro Alef- 
f andrò i ma non eifendogli riufcit» 
di corrompere Focione ^ ritornoffe- 
ne a Tenara , ove aveva lafciati i 
fuoi foldati , e di là pifsò a Cre- 
ta . Appena fu colà giunto , che 
venne uccifo a tradimento da un 
fuo amico . Attjfandro era così 
perfualo della probità di Arpalo , 
che fece porre ne' ferri come ca- 
lunniatori coloro y che gli annun- 
aiarono i primi la fufa di queilo 
perfido , 
ARPHAXAD, t'td. ARFAXAD, 
ARPIE , Moflri , figliuole di 
Ntttnno , e della Terra , avevano 
un volto di fviamina, il corpo di 
avoltofo con le ali , gji artigli ar 
piedi e alle mani, e le orecchie d' 
Otfo • L« priDcipali erano A*ilo « 



A R 
tìtypete ^ e Celeno . Mandò (ì'u- 
ftone quefti moftri p?r infettare col- 
le loro fordidezze , e per r.ipir lo 
vivande dalla rrtenfa di Fineo . 7,6' 
re , e Calai le difcacciarano , ma 
Iride per ordine di Giunone le fece 
ritornare nella Tracia . 1 Trojani 
del feguito di Enea ^ avendo usci- 
fo degli armenti che apparteneva- 
no alle Arpie , ebbero a foftenere 
contro di loro una fpezie di bat- 
taglia ; e Celeno nel fuo furore fe- 
ce ad Enea le più terribili predi- 
zioni . 

ARPINO CGiafeppre Cefarf\ det- 
to il Cavalier d'i, nato nel Ca- 
lvello d' Arpino ranno i5<5o, mo- 
rì in Roma nel 1040. . Suo padre 
lo collocò iiT età di 15. anni ap- 
prcfTo que' pittori che Gregorio XIJL 
impiegava per dipingere le ftanze 
del Vaticano, ed effi {i fervivano 
di lui per apparecchiar le tavoloz- 
ze, e macinare i colori . Un gior- 
no effcndo folo G provò a dipinpe- 
re dei piccioli Satiri , ed altre fi- 
gure fopra un pilaftto . Non Ci Ca- 
peva chi foflTe r autore di que' la- 
vori ; fi fcoprì poi che era Arpi- 
n» , e fi pensò a farlo ricompenfa- 
re . Il Papa che ne fu informato 
gli accordò per lui, e per la fua 
famiglia, ciò che a Roma fr chia- 
ma La parte, con una penfione di 
dieci feudi al me(e , e comandò 
che finattanto eh' ei lavorjsffe nel 
Vaticano , gli foffe corrifpofto uno 
feudo d'oro al giorno. Il Papa 
Clemente fJIT. aggi un fé nuovi be- 
nefizi a quelli di Gref*oYto XIII ^ 
lo fece Cavaliere di Crifto , e lo 
nominò Direttore di S. Giovanni 
ài Laterano . Nel 1600. fcguitò il 
Cardinale Aldobrandino eletto Le- 
gato , nell'occafione del matrimo- 
nio di Enrico W. ton Maria do' 
Medici . Fu fatto Cavaliere di T. 
Michile . Caravaggio fuo nemica 
e fuo rivale avendolo sfi/kto a duel- 
lo , Arpino ricusò di batcerfi con 
lui, perchè non era Cavaliere j per 
togliere un tale ofiacolo fu d'uo- 
po che il Caravaggio andafle a. 
Malta per farfi ricevere Cavaliere 
fervente . Arpino aveva anche vo- 
luto batterfi con Annièrale Carrac- 
ei , ma qitefto fenza fconcertarfi 
prefe un pennello, e moftrando- 
ghelo gli diffe: con qucfle armi io 
Vi, sfid». Pochi Pittori hanno po- 



«0 tanto fptrito nelle loTo idee, 
quanto Arpino. Nelle fue compo- 
lizioni fi fcopre del fuoco e dell* 
elevazione ; ma il fuo colorito è 
freddo s e le fue eipreflìoni sfor- 
zate . Li pezzi di Storia Romana, 
che fi avevano di luì nel Campido- 
glio , fono i fuoi capi d'opera. 
Una delle migliori fue opere fi h 
la battaglia tra li Romani e i Sa- 
bini . Il Re di Francia poflìede tre 
de' fuoi quadri ;. una Natività » 
Diana e Atteone , e il rapimento di 
Europa. Arpino incideva anche all' 
acquaforte. E* conofciuto in Fran- 
cia nella fcu«la di Pittura fotio il 
nome di Giufeppino . 

ARPOCRATE , preffb i Pagani 
era il figliuolo à* ìfide ^ ed il Di» 
del Silenzio ;. lo rapprefentavano 
come un giovane mezzo ignudo» 
coronato d' una Mitra alla foggia 
degli Egìzj , foftenendo con- una 
mano la cornucopia, e tenendo' un 
dito dell'altra fulla bocca per in- 
dicare il filenzio . Gli Ci confecra- 
va il Pefco . Garrone proteftava di 
nulla più voler dire di quefto Dio, 
temendo di violare quel filenzio eh' 
egli raccomandava. Si vede talvol- 
ta colla cornucopia , e col cerchia 
accoppiato alle vafte foglie di ba- 
naniere, albero orientale , che noi 
chiamiamo Fico rf' Adamo : talvol- 
ta col turcartb alte fpalle, e colle 
ale appoggiato ad uu tronco di pian- 
ta con fopra un uccello > e il fior 
di loto in caco» come in una Sta- 
tuert* del Mufeo Reale, Simboli 
tutti accomodati a fpi egare gli ef- 
fetti del filenzio. Gli Egiziani 1er 
credeano figlio d'7/f^e generato d?t 
Ofiridg dopo morte » e lo raetteano 
accanto di quefti vani Numi in at- 
to d'intimare filenzio col dito» 
perchè s'inteodeffe doverfi tacere, 
eh' erano flati mortali . Angerons 
prefa da' Romani per la Dea del 
Silenzio , era una pura imitazione 
.àQ\V Arpoerate Egiziano» cioè un 
invito alla pace lell'ozio fra gli 
agi dell'inverno; il che conferm» 
e la fignificazione Fenicia del no- 
me , che vuol à'wn Meffe nel Gra- 
naio, e il tempo della fefta di que- 
lla Dea a' 19. di Dicembre. Si è 
ftampato a Lione nel i6oj. io 8* un 
libro intitolato : Harpocratet ^ (ivc 
de reHa filendi rationc . 

A RPOCR AZ IONE C Valerio > ^ 



î9« A R 

celebre Rftore di AlefTundrij , di 
cui ci rim^nnc un Ijjfteo curiofo fo- 
pra dteti Oratori tietla Grecia . Vi 
fi cnnofce un Oratore coltitTìmo , e 
vi fi ritrovami delle utili narrazio- 
ni fopra i Magiftrati , fopra le A- 
rinRhe» e fopra il Foro di Atens . 
Filippo tii Miufac diede un'edizio- 
ne Greca e Larina di quest'opera 
con note eruiiite , a Parigi nel 
ì6tA. in 4. t faloit il primogenito 
ha fitto fu: lo ftefTo libro delle of- 
fcrvazioni importanti, inferite nell* 
edizione* di Leida in 4. nel 1683. e 
1696. Q_uefte edizioni fono le mi- 
gliori . 

ARQUIEN,A/«?rf/MONTICrNY. 

ARRACHIONe,famofo Atleta, 
aveva atterrati tutti i fuoi Compe- 
titori nei Giuochi Olimpici . Uno 
folo gliene reftava a vincere , e 
q-ieflo già aveva rotto un dito d' 
un piede . Dichiarò allora queflo 
ultimo , che fi dava per vinto > ma 
forpefe /Irrnchione ^ il quale ave- 
va ccfTato di opprimerlo, e fi get- 
tò fopra di lui con tal furore, che 
prendendolo colle fue mani pel col- 
lo lo flranqolò . Gli Elei teftimo- 
i)j di qucfto frodolento procedere , 
aggiudicarono il premio della vit- 
toria al cidaverc di Arrachione , 
che fu dithiarato vincitore dopn la 
fua morre , e coronato di alloro e 
di cipreffo . 

ARRIA, Dama Romana di un 
coraggio eroico. Cecinna Peto fuo 
marito avendo fcguito il partito 
di Scrihoniano , che avea follevata 
r Illiria contro I' Impcrator Clau- 
dio , fu prcfo e condotto a Roma 
per m»re, e condannato a mone 1' 
inno 41. di G. C. Arria fapendo 
non fflervi fperanza alcuna di fal- 
varc la vita ai fuo fpoiò, e veden- 
do, ch'egli non avea il coraggio 
di ucciderfi , prefe un pugnale, fé 
lo cacciò nel petto, poi prefentan- 
dolo a fuo marito, Piglia ^ diffo , 
Peto , tjuclìo non (a alcun mal» . 
Qtieft' aziono determinò Peto a darfi 
«nch'effb la morte. MarzJale ne 
ha fatto l'argomento di un beli' 
efigramma (^l'e4i PrTo"). 

ARRIAGAC fes-Zr/ifod'), nacque 
« Logrognr in Spagna l'anno I59i.f 
entrò nella Religione de' Gefuiti 
nel ido6. , e profofsò la Teologia 
• Salamanca r a Praga , dove era. 
vt andato nel I6a4) e fu Cantei- 



A R 

lìeredeirUniverfità. Mori in queft' 
ultima Città nel 1667. più ftimato 
di quello che merita*re di c'^erlo . 
Fu deputato tre volte ad Urbano 
l^III. , e ad InnocenTy X. Effo ave- 
va piuttofto lo fpiriro delia cavil- 
lazione , che quello della metafifi* 
ca. Si trovano nelle fue opere mol- 
te cofe , che non s'intendono, e 
poche difficoltà bene rifchiarate. 
Corruppe molti giovani , a' quali 
infufe il fuo fpirito fofifìico e ca- 
villatore. Abbiamo di lui molte 
opere, i. Corfo di Filofofia^ ftam- 
pato in Anverfa nd 1631. in fol. , 
in cui egli fu l'apologia di quelli, 
che fanno delle nuove fcoperte nel- 
le materie filofofiche. a. Una Teo- 
logia in 8. Voi. in fol. L'autore 
era dietro al nono , quando morì . 
Havvi in queft' opera più logica e 
più metafifica , che vera teologia ; 
e per effere lungo non è per que- 
fto più chiaro . 

I. ARRIANO, Poeta che viveva 
al tempo dell' Imperador Augujio , 
e di Tiberio verfo l' anno 14. dì 
G. C. Si crede eh' elTo fia l'autore 
di un Poema greco in 14. libri fo- 
pra Alejfandro il Grande . 

a. ARRIANO ^Flavio'), Filo- 
fofo , e ftorico greco, nativo di 
Nicomedia fi acquilo nom-? colfbre 
a' tempi di Adriano y di Antonino ^ 
e di Marc* Avrei io pel fuo fapere , 
e per la fua eloquenza. Eflo veni- 
va comunementf chiamato il nuo- 
vo Senofonte . Adriano lo fece Go- 
vernatore della Cappadocia . Egli 
battè gli Alani , ed arrertò le loro 
fcorrrerie. Ci rimangono di lui fet- 
te libri della Storia di Alelfandro 
il Grande , Leida 1704. in fol. , Am- 
fterdam 1668. in 8. ctim noti% va- 
riorum^ Amflerdam i?^/. in 8. I 
Francefi ne hanno una traduzione 
del d' Ablancour in 11. Q^ncfta fto- 
ria era in grand tifi ma ftima , per- 
chè Arrian» aveva avuto ricorfo al- 
le Storie di quefto Omquiftatore 
compollo da Tolotnmeo figliuolo di 
Lago , e da Arijìobttlo « che aveva 
fervito fotto di lui . Lo Storico 
pareva ugualmente vcrfarn nella 
fcienza militare, e nella politicai. 
Il fuo flìle è meno dolce di quel- 
lo di Senofonte , al quale veniva 
paragottaro . F'To è il folo che ab- 
bia fc i^onevo- 
le di /' ;traddi- 
aio- 



A R 

TìOv\ frequenti degli Ror'id dell' e- 
yo€ Macedone , il buon fenfo d' Af- 
vinno dovrebbe fempre prevalere . 
Egli riferifce la vifita , che fece il 
vincitor di Dario allo PrincipcTe 
file piigioniere ; lo sbaglio di Si(i- 
gambi gettandofi a' piedi di Efeftio- 
ne^ ch'ella prefe p^r il Re di Ma- 
cedonia, e la beila rifpoHa di que- 
lla Principeff'a (^Tedi i. Alessan- 
dro)," ma fenza afficurare il fatto 
come gli altri Irtorici , fi conten- 
ta di dire, che in quell'atto vi è 
tanta dignità , che noi dobbiamo 
ftf non lo credere, almeno dt'fì.le- 
rarne la cenetza . Epitetto , filofo- 
io ftoico, era flato fuo maeftro . Il 
<1ifcepo!o publicò quattro libri de' 
Difcorfi di quello Filofofo , Colo- 
ria 1395- » in -8., e Londra 1739- 1 
2. Voi. in 4. Abbif.mo ancora di 
lui il Peii'iplo del Ponto Bufino , e 
«[«elio del Mar Rojfo , che da al- 
cuni malamente furono attribuiti 
ad Arviano Poeta , fé non che iem- 
bra a taluno che quello del Mar 
Roflb fia di qualche altro autore 
contemporaneo di- Plinio naturali- 
sa . Haflì piire una Tattica^ ed un 
Trattato della Caccia. Quelle due 
opere furono ftampate in greco ed 
ili latino con 1' Enchiridion di E- 
pitetto^ Amflerdam 1683., e riftam- 
pate nel 1750. in 8. Il fuo Tratta- 
'SO della Caccia fu tradotto in fran- 
cefe da Fermata Parigi 1^90., in 
32. La fua Storia di Aleffandro fa 
tradotta in italiano da Pietro Lau- 
ro Modenefe , e ftampata in Vene- 
zia 1544- in 8. Le opere di Arri a- 
no tradotte fervono dell' undecimo 
snello della collana iftoric* dei 
Giolito , Verona 1730. in 4. , in cui 
vi è la fua l^ita fcritta dal Por- 
bacchi . 

I. AR RIGHETTI (, Filippo 'i^ 
gentiluomo Fiorentino, nacque nel 
1581. Nel ÌÓ31. fu afcritio al cor- 
po de' Teologi dell' Univcrfità Fio- 
rentina , e da Vi\>:i Urbano P'UI. fu 
«letto Canonico Penitenziere della 
Metropolitana . Morì nel 1662. , e 
llampò : i. La Rettorica di Arijìo- 
tile /piegata in 56. lezioni . a. La 
Poetica d' Anjìotile , tradotta . 3. 
Huattro difcorfi Accademici , cioè 
del Piacere, del Rifo, dell' Inge- 
gno ^ e del r Onore. 4. Sermoni fa- 
tri volgari e latini. 5. l^ita di S. 
FrancefcQ Saverio . 6, Pifcorfo fo- 
Tomo il. 



A R 19Î 

pra r Oraxjone vocale e mentale . 
7. Traéìatus de Ut , qu£ necejftta- 
te meda & pracepii credenda funt . 

2. ARRIGHtTTI C Mauro ) , Fio- 
rentino Domenicano morto nel 1570. 
mentre per U feconda volta era qui- 
vi Provinciale di Tua Religione , ha 
laiciste MSS. i. Sp/fixjons copiofa 
del Salterio . 2. Prediche Quareft- 
mali ; 3. ed un Trattato de Ange- 
In . 

3. ARRIGHETTI C Niccolò'), ìl- 
lultre letterato Fiorentino, morì 
nel 1639. Si diflinfe molto in ogni 
genere di lette|«(^|u^ ma principal- 
mente nelle MaJ^atiche , nelU 
Filofofia sì Plâto#ca che Naturale, 
e nelle Lettere amene . Abbiamo 
di lui alle ftampe molte opere, che 
fi leggono repiftrafe negli Scrittori 
d^ Italia del Maz.tMCxhelli . 

4. ARRIGHETTI ( Niccolò ), 
della Compagnia di Gesù , nacque 
in Firenze nel 1709. Leffe Filofo- 
fia nella Città di Spoleto, di Pra- 
to , e di Siena , e publicò nel 1750. 
in 4. Jgnis theoria folidis obferva- 
tionibus deduca., di cui fi f^ un o- 
norevole eftratto nel Voi. ifl. del- 
la Stor. Letter, d' Italia . Morì ia 
Siena nel 1767' 

ARRIGHETTO, oflìa ARRIGO 
ds Seitimelo , Poeta latino del le- 
ccio XII. ^ fu così detto da Setti- 
melo fua Patria, terra difcoûa da 
Firenze fetje miglia, ove nacque 
di parenti contadini. Fattofi facer- 
dote ottenpe pe' fuci meriti la Pie- 
ve di Calenzano , che gli fu mate- 
ria di graviffima perfecuzione , di 
modo, che fu coftretto alla fine di 
cederla , perlochè fi riduffe a tale 
flato di povertà » che fu neceffitato 
di andare mendicando, e per fo- 
prannome fu chiamato Arrigo il 
povero. Egli pianfe quefta fua dif- 
grazia con una Operetta in verfì 
elegiaci, che ha per titolo: Z>» 
diverfttate fortume , &• philofophite 
confolatione . Fu queft' opera tenu- 
ta in tal pregio al tempo dell' au- 
tore , che fi leggeva per efemplare 
nelle fcuole ; poi giacque fepolu 
MS. nelle Librerie fino a quefti ul- 
timi tempi , in cui fé ne fono in- 
traprefe tre edizioni . La prima fe- 
guì per opera del Magliabecchi nel 
1684. in 8. La f\'conda è fiat-, f^r. 
ta da Policarpo Leifero , il qu.vlc 
ia inferì nella fua Hijìoria Poeta' 
N /ttw 



â*4 A R 

rum meda ttvi . E doli» ttxtx fi«- 
mo debitori al Sig. Domenico Ma- 
tta Mjnni ^ dalle cui flampe ufct 
in Firrt'.ze nel 1730. in 4. e in 
qucÒa n trova non folamrnte il 
telto latino, ma anche il volgariz- 
zamento del medefìmo Poema ,' che 
è in molto pregio prelTo gì' inten- 
denti y e come teflo di buona lin- 
gua fi eli» rovente nella Crufca. 

I. ARRIGHI (, Lodovico ^ ^ fu 
celebre Stampatore Vicentino del 
fecole XVI. che flampò anche il 
modo d'imparare a fcrivere lettere 
cancellerefchcv Roma 151a., a cui 
vi è aggiunto un Trattattello del 
modo di temperare U penne con le 
varie forti di lettere . In Roma egli 
era impiegato a fcrivere Brevi A- 
poflolici . 

a. ARRIGHI (_ Antonio ) ^ nac- 
que in Corte Città della Corfica l' 
anno i<589. Trastcritofi alla Univer- 
fità di Padova fi applicò alle Bel- 
le Lettere , poi allo fludio legale . 
Nel 1717. ottenne la feconda Cat- 
tedra di Ragion Pontificia , e tre 
anni apprelTo la primaria di Ragion 
civile , e la tenne fino alla morte 
accaduta addì a8. Maggio del 1765. 
Memorabile e T afpra contefa let- 
teraria eh' egli ebbe per certa Ifcri- 
zione fepolcrale . Abbiamo di lui 
alle ftampe varie Opere legali , e 
boriche , e fono : De P'itn «ir rebuf 
feftii Frnncifci Matiroceni Lib. IV. 
Dt Bello C/prio Lib. VIL ec. ec. 

IMPERATORI. 

I. ARRIGO o ENRICO L Tmpe. 
rator detto V Uccellatore ^ perchè i 
Deputati 1 che andarono ad annun- 
ziargli la fua elezione all'Impero, 
io trovarono occupato alla caccia 
degli uccelli 1 era figMuolo di Otto- 
ne Duca di SafTonìa , e dì Luitgar- 
</« figlia dell'Imperatore Arnoul j 
o Arnolfo . Nacque nell' 87*. , ed 
effe n do morto Corrado 1. Re di 
Germania fuo Zio, i tre Stati dell* 
Alemagna elcflero Enrico a fucce- 
dergli l'anno 919. in tu di 43- 
anni . Fu uno dei Re più degni 
di portar la Corona . Sotto di lui 
t gran Signori d' Alemagna ti di- 
vin fra loro furono riuniti • Per 
mantenerli ntl gufto dell' armi in- 
fìituì i torneamenti , e no t'a il 
primo inventore . L' Alemagna) 



A R 

e la SafTonia mar:cavano di Citta 
fortificate; ne la nobiltà, ne il 
popolo volevano chiudervifi den- 
tro ; e da ciò provenne quella faci- 
lità , che avevano i barb ridi fpin- 
pere le loro conquide fino al Re- 
no . Enrico fece fabbricare delle 
Città , e circondare di mura i grof- 
fì borghi della SalTonia , e delle 
Provincie vicine . Per popolare 
quefle nuove fortezze obbligò la no» 
na parte degli abitanti della cam- 
pagna a fermarfi nelle Città • Or- 
dinò che le publiche affemblee e le 
fefle non potefTero effere celebrale « 
che nelle Città . Diede a' nuovi 
Cittadini de' privilegi e delle pre- 
rogative confiderabili fino ad obbli- 
gar quelli che reflaifero alla cam- 
pagna a nutrirli , ed a t'rafpottar la, 
terza parte del loro raccolto ne' 
magazzini delle Città • Tale fu l' 
origine delle Città , delle Comuni- 
tà , e de' Corpi delle Arti ; e da 
ciò ne derivarono le famiglie Pa- 
trizie ufcite da' Nobili, che paffa- 
rono nelle Città . Gli altri genti- 
luomini concepirono contro quefti 
un odio , che regna ancora , e che 
va fino a difputar loro la nobiltà , 
perchè avevano accettato le Magi- 
Arature . Fu loro dato per ifcher- 
zo il foprannome distillarti. Enri" 
co ne fu l'Eroe, ed il Legislatore. 
Riduffe nel tempo medefimo a do- 
vere Arnolfo il cattivo Dnca di Ba- 
viera , vinfe i Boemi, gli Schiavo- 
ni , ed anche i Danefi . Nel 9:?4» 
invafe il Regno di Lorena a pre- 
giudizio di Carlo il Semplice ^ e 
riportò una vittoria fegnalata a 
Mersbourg fopra gli Ungheri nel 
934. Quefti popoli barbari gli avea- 
no dimandato il folìto tributo ; ma 
Enrico rifoluto di abitlirlo fece 
prefentare a' loro deputati un cane 
coperto di fcabbia , al quale avea 
fatto tagliare U coda e le orecchie 
ordinando loro di dire a' loro Pa- 
droni , che fé avelTero da efiger da 
lui un altro tributo, veniflero a' 
cercarlo in perfona . Qiieft' affron- 
to , e quefìa rifpofla furono l' ori- 
cine della guerra, che fu felice ad 
Enrico iiberandofi da quell' odiofo 
tributo . Ila felicità delle fue ar- 
mi , e { di luì profperi fucceifi non 
gli gonfiarono il cuore; ma mode- 
fio folto i funi allori non prefe 
mai il titolo d' Imperadorc oe' fuQZ 
di- 



À R' ... 

yiïilomi , tic Anche quello di Re 
della Germania . Morì a Quesìitn- 
bourg li ì. Luglio 93^. di 60. an- 
ni , avendo regnato 17. anni , e 
lafciò tre tls'iiuoli da Matilde ùxA 
fecrtnda moglie, cioè Ottone , che 
gli fuccedette, Arrigo Duca di Ba- 
viera , e Rrùnone Arcivefcovo di 
Colonia . La bontà e la dolcezza 
di Enrico Cfcriire il Signor di Mon- 
ìigfif ) non furono però efenti dal 
trafporto della fua collera, ne la 
fua faggezza dal gufto per ii piace- 
re ; ma le fue grandi qualità co- 
prirono tutti i fuoi difetti . C ^edi 
1. Matilde ") . 

, 1. ARRIGO o ENRICO II., 
detto il Zoppo pronipote del pre- 
cederne V e figliuolo di Enrico il 
giovine Duca di Baviera nacque nel 
971. nel Cartello d'Abunde fui Da- 
nubio , e f u eletto Imperàdore T 
anno 1001. dopo la morte di OttO' 
ite HI. Nel 1006. fondò il Vefco- 
Vado di Bamberga , fconfiffe Heme- 
/b» Duca di Baviera, acquietò i tu- 
multi della Germania , fcacciò i 
Greci, e i Saraceni dalla Calabria, 
e dalla Puglia , e tolfe loro di mano 
alcune Piazze , che pofTedevano nelT 
Italia. Fu coronato Imperàdore iti 
Róma li 14. Febbraio 1014. da Papa 
Benedetto P'III. ch'egli avea rifta- 
bilito nella fua Sede, e morì fan-- 
tamente li 13. Luglio 1014. di 47. 
anni ^ fenza lafciare alcun figliuo- 
lo, offendo fempre viffuto nel celi- 
bato con Cunegonda fua moglie fi- 
gliuola di Sigifredo Conte di Lu- 
cemburgo . Enrico è Forfè quel- 
lo fra tutti i Principi , che ab- 
bi* fatto maggiori donazioni alle 
Chiefe; e perciò gli Annalifti Ec- 
ctefiaftici e regolari lo hanno col- 
iTiato di elogi • Elfo aveva voluto 
farfi Benedittino a Verdun , e do- 
po Canonico in Argentina ; U fua 
liberalità verfo i religiofì, e i pri- 
vilegi i che accordò loro lo Fecero 
foprannominare // Padre de' Frati . 
Enrico eri nulladimeno fevero , dif- 
fidente , fofpettofo .. Quello Prin- 
cipe aveva un fondo di malinco- 
nìa ^ che non poco contribuiva à 
fargli amar la folitudine de' chio- 
^ri . Pretendtfi che foffe fiata pre- 
detta la fua elevazione da S. f^ol- 
]and Vefcovo di Ratisbona. Emen- 
do andato un giorno, n dice, à 
t^regar fopra il fuo fepolcro , il 



A R I9t 

Santo gli apparve , e gli di'ftf : 
Guardate attentamente ciocché è 
fcritto fopra il muro : Enrico non 
vi potè leggere che quelle due pa- 
role ; Dopo f et . Egli s' immaginò 
che morrebbe dopo lei giorni . In 
capo di fei giorni vedendo, che e- 
gli ftava bene, credette di dover 
morire dopo fei anni ; ma nel fet- 
timo anno effertdo (lato eletto Re 
egli comprefe il fenfo della predi- 
zione . Quando volle farfi monaca 
r\ direfle a Riccardo Abate di S. 
Vannes di Verdun , uomo di buon 
fenfo, che preferì il bene dello fta- 
to alla gloria di vedere un Impe- 
ratore fotromefTo alla fua regola . 
Riccardo fìnfe di entrar nelle virte 
di Enrico : Volete voi , egli ditterai 
Principe, Seguendo la regola e /' e- 
f empio di G. C tjfere obbediente fi- 
no alla morte ? Sì , egli rifpofe , 
e con tutto il mio cuore . Eh be- 
ne , riprefe l' Abate , io vi ricevo 
per monaco , e (in da quefto momen- 
to prendo fopra di me la cura del- 
la vojlra anima ; e ciò perchè vo- 
glio che voi facciate tutto ciò che 
vi ordinerò . Enrico lo proraife , 
e l'Abate Riccardo contiàuò : l'^o- 
glio dunque chi voi. ritorniate a 
governar /' Impero , che Dio vi h.t 
confidato t e che per la voftra co-^ 
fìanr^a a render la giufìizja voi 
procuriate per quanto è in voftra^ 
potere la falute di tutto lo flato. Si 
pretende , che nella fua incorona- 
zione à Roma egli fi fcrviffe per 
la prima volta del globo imperia- 
le . Papa Benedetto f^IIL prima dì 
coronarlo gli dimandò : Folete voi 
offervare a me ^ e ai miei fucceffo" 
ri la fedeltà in tutte le cofe ? Queft' 
era, una fpezie di omaggio, che la 
deprezza del Papa eftorceva dalla 
femplicità di Enrico' e quefto è il 
primo veftigio dell obbedienza , 
che gì' Imperadori hanno promeffo 
a' Papi . QP'edi ilV articolo di Cu-. 
NECOì^DA fua fpofa ) . Elfi *furo- 
no canonizzati e l'uno e l'altro. 
3. ARRIGO, o ENRICO Ut. 
il Nero , Duca di Franconia , nac- 
que nel 1017. , fu Imperàdore do- 
po la morte di Corrado li. fuo pa- 
dre nel 1039. in età di lì. anni* 
I Boemi , credendo approfittarfi del- 
la di lui gioventù, negarono di pa- 
gargli il tributo folito ; ma egli fé 
gli fottoniife ^ avendo prefo il Ì4. 
Ni r© 



ro Duca Vladiilao . Rîmlfê Pietro. 
Re d' UiiRheria fui trono nel 1043. 
Fccl' deporre Benedetto X. in un 
Concilio in Roma, Sitvejlro III. ^ 
e Gregorio /r. dopo che Saggerò 
Velcovo di Bamberga afcefa al Pon- 
tificato fotto it nomo di Clemetìr 
te TI. Quefti fu , ch^ Io incoronò 
Jo ftefTo anno in un colla moglie 
yfgnefe. Mife a dovere alcuni pic- 
coli Principi d'Italia, cacciò i 
Conti di Olanda, e di Frifia, e fe- 
ce la guerra agii Ungheri , perchè 
aveancj cavati g'.i occhi al loro Re 
Pietro . Fu per la fua protezione 1 
eh» Brunon fuo cugino Velcovo di 
Toul venne creato Papa col nome di 
leone f^IIT: Morì Arrigo a Boenfeld 
relia Saflbn.a li 5. Ottobre lo$6. di 
39. anni e fu feppellito a Spira. 
Fu poco compianto pel difpotifmo,, 
chi.' cCercitò. Fu il primo in Ale- 
magna ad impadronirE della epila- 
zione dei benefizi, pretendendo eh* 
fili ajjparteneva in virtù dei dirit- 
to d' inveftitura , che i fuoi preder 
çeffbri gli avevano trafmefTo. Qjual- 
che tempo avanti la. fua morte efTo 
aveva avuto un abboccamento con 
Enrico I. Re di Francia ; e queflo 
avendogli fatto de' rimproveri , per- 
che occupalTe ingiuftamente multe 
Provincie smembiate, dalla corona 
di Francia , 1' Imperatore gli pro- 
pofe di finire quei'ta differenza eoa 
un duello ; ma il Mon.irca France- 
fe lo ricusar 

4. ARRIGO, o ENRICO IV. 
il l'ecchio , ed 't\ Grande , figlio di 
jlrrigo III. , ebbe la corona impe- 
riale dopo la di lui morte nel 105/Ç., 
cirendo egli in età di <$. anni. Fu 
deferita la fua tutela alla di lui 
madre la Imperatrice Agnefe figlia 
d'ìGuglielnio Duca d'Aquitania don- 
na brava e coraggiofa, che governè 
l'Alemagna fino al 10(^1., dal qual 
tempo in poi Arrigo 1^. in ita di 
1). anni regno da le fleffo, e fi gio* 
Jirò desino del trono col fao valcv- . 
r* contro i Principi ribelli delTA- 
lemagna , e foprattutto contra i. 
Saffoni . T*uito era allora nella più 
orribile eonfufìone . Che fé ne pren- 
da idea dal diritto di metter a con- 
tribuzioni i viaggiatori , diritto che 
tutti i Signori dal Meno e Wcfer 
fino al paefe degli Slavi contava- 
no fra le prerogative feudali . L,' 
Impsntottj benché atov«nct<o td^ 



A R 

fn preda a tutti i piaceri, vifìià ìa 
perfona tutta l'Alemagna p.?r met- 
tervi qualch'ì ordine ; m.i intanto 
ch'egli riordinava le cofe fra i Te- 
dcfchi , forraavafi una tempera or- 
ribile in Italia. Aleffandro IL era 
morto nel 1073. , ed i Romani •-- 
lefero a fuccedergli il di lui Can— 
ceil'wre Ildebrando ., che prefe il no- 
me di Gregorio ^11. y uomo di co- 
fiumi puri , ma di uno fpirito va- 
Ito , ed artifiziolo , e di uno z«- 
lo ardeate fino all' impetuofit» . 
Permeglio nafcondere le fue mi- 
re, il nuovo Pcipa non volle ef-. 
fere con fac rato , le non dopo ot- 
tenuta la conferma, della fua el»-- 
zione dall' Imperatore , e il P, Pa- 
gi foiliene , che il Dcreto di e- 
lezioiie di Gregorio /''//. fia ftaiO' 
r ultirtv) mandato all'Imperatore 
per ottenerne la fua conformazio- 
ne. Enrico I^. inginnnt^ da que- 
lle belle apparenze ^li portò le fue 
querele contro i Saffoni fempre bat- 
tuti e fempre ribelli . Q_uefti bar- 
bari perfiftendo nella loro ribellio- 
ne avevano fatto minacciar l'Im» 
peratore , che farebbero dare il fut> 
fcettro Imperiale ad un altro, s*' 
egli non difcacciava i fuoi confi- 
glieri , che erano Annone Arcive-- 
fcovo di Colonia, ed Alberto Arci- 
vcfcovo di Brema;, fé non abban- 
donava le fuQ favorite; fé non con- 
viveva colla di lui moglie Berta. 
figlia di Ottone Marchefo d'Italia ; 
e fé non lafciava di tempo in tem- 
po la fua rofidcnza nella SafTonfa 
per vifitare le altre Provincie del. 
fuo Impero. Enrico W. credette, 
che i fulmini, del Vaticano produr- 
rebbero contro i Saflbni un eftetto 
più pronto, e più felice che le fue 
armi, e perciò addrizzoffi a Grego» 
rio. I Saffoni dal loro canto accu- 
farono. V Imperatore di fimonia , e di 
molti altri delitti- Difatti egli face- 
va un abufo intollerabile del potere 
ufurpato da fuo padre per conferire 
i benefizi ecclefiaftici col prettft© 
dell' iiivefiiture , vendendoli fenza 
pudore a fogs^tti total utente inde- 
gni . L* inveflitura imperiale era 
un' antica cerimonia , per la quale- 
primi* di mertrrfì in puAeff» dei lor 
benefici , i " ' nuovamente e- 
Ictti ricev mini del Prin- 

cipe il bai' /ile e l'anello. 

L'anno 1075. Gugatio ni aveva»- 



t 



À f 

^ioîcr'i'tto queflà coftumanza cou un 
I)ecrcto, che aveva fatto notificare 
âd Enrico con minaccia di fcomù- 
ft ca, fé rifiutava di conformarvifi , 
e ficcome non dimoftrò qucft' ulti- 
mo alcuna difpofizione di obbedire, 
il Papa fulìe accufe dei Saffoni ci- 
tò Enrico al fuo tribunale per rìù- 
ft ficarfì con fua Lettera del dì 8. 
Gennaio io7(5. Alla Settuagefima di 
quell'anno l'Imperatore tenne una 
dieta a Worms , e vi fece deporre 
i'I Papa da 14. Vefcovi , e da tutti 
gli Stati d' Alemagna , per aver o- 
fato di coftituirfi giudice del fuo 
Sovrano. Fu allora, che la difcor- 
rfia tra 1' Impero ed il Sacerdozio 
fi accefe con più violenza . GregO" 
rio ri7. dal fuo canto tenne un Con- 
cilio in Roma la prima fettimana 
di quarefitYja , nel qUìkle fcagliò con^- 
tro Elìrica l'anatema, di cui lo a- 
veva già minacciato , ed affolvette 
i di iui fudditi dal giuramento di 
fedeltà, dichiarandolo decaduto dal- 
la dignità reale. Quindi il dì J. 
Settembre feguente fcrifTe ài Princi- 
pi , ed ai Prelati d' Alemagna per 
impegnarli ad eleggerfì un altro Re. 
Quefta lettera accompagnata dai fuoi 
Maneggi, tanto efficaci quanto le 
fue Bolle , fece l' effetto . Un gran 
numero di Signori Tedefchi aven- 
do alla loro tefta Rodolfo Duca di 
iSvevia , e Guelfo Duca di Baviera 
con due Legati Pontifie) fi uniro- 
no alla metà di Ottobre a Tribur, 
oTeuver preffo Magonzâ colla mi- 
ra di deporre Enrico , e di elegge- 
re un altro Imperatore. Enrico ìf''. 
per fottrarfi ad un tal pericolo pro- 
rtiife tutto ciò che Ci volle da lui , 
cioè di farfi alfolvere perfonalmen- 
Tè dalla fcomunica dentro il perio- 
do di un anno e di un giorno. In 
confeguenza partì quel Monarca 
prima di Natale con fua moglie, e 
fuo figlio ancora fanciullo per tras- 
ferirfi in Italia . Andò a trovare il 
Sommo Pontefice aCanoffa, fortez- 
za di Lombardia appartenente alla 
Conteffa Matilde , dove Gregorio al- 
lora trovavafi . Enrico reftò tre gior- 
ni in penitenza alla porta del Ca- 
rtèllo , fotto le fineftre del Papa, 
efpofto di grande inverno alle in- 
giurie deir^jfia, feoÈa alcun orna- 
mento o contrafTegno di dignità, a 
piedV nudi , vellito di un cilicio di 
l«ìia fulla carne , e reftando in di- 



A R 197 

gtuno fino Sila tarda fera-. Final- 
mente il dì 28. Gennaio 1077. fu 
ammefTo all' udienza del Papa , dal 
quale ottenne l'afToluzione , ma fot* 
to le condizioni le più umilianti . 
I Lombardi fc!tgnati perchè ave^e 
avvilito la dignità imperiale volle- 
ro eleggere in fua vece Corrado fuo 
figlio più giovane ,* ma Enrico ria- 
nimato dal timore di perdere i fuoi 
Stati d' Italia , come aveva perdu^ 
to quelli dell'Alemanna, fi prepara 
a trar vendetta di Gregorio VII. l 
Signori Tedefchi allora non bada- 
rono più a mifura alcuna . Si uni- 
fcono a Forchein , ed eleggono Re 
di Germania Ir 17. Marzo 1077. Ro- 
dolfo Duca di Svevia , che fu coro- 
nato il dì 16. dello fte{r() mefe. L* 
Imperatore depofto battè il fuo com- 
petitore in più incontri. E quefta 
infine reftò uccifo nella battaglia di 
VVolcksheim appreffo Mersbourg 
fui fiume Elfter datafi li 15. Otto- 
bre 1080. malgrado gli anatemi del 
Papa , che condannavano Enrico a 
non avere alcuna ibrza nôlle batta- 
glie , ed a non riportare alcuna vit- 
toria . Enrico, allo a convoca un 
Sinodo a Brixen , dove fa deporre il 
Pontefice fuo npmico , e fa elegge- 
re in fuo lu»>go Guiberto Arcivefco-» 
vo di R.ivenna , promettendo dì 
mantenerlo fulla Sede Pontificale 
colle fue armi . L' anno 1081. 1' 
Imperatore pafsò le Alpi con un* 
«rmata al principio di Marzo, ed 
«ndò a prefentarfi innanzi a Roma 
al fin di Maggio . Ma dovefido 
farne l'afTedio pfr impadronirfene, 
lafciò l' Antipapa Guiberto , che a- 
veva prefo il nome di Clemente IlL 
con delle truppe a faccheggiare i 
pacfi d'intorno, ed egli fé ne ri- 
tornò in Alemagna, dove i malcon- 
tènti fi erano uniti in Agofto, ed 
avevano eletto Ermanno Conte di 
Luxeitiburgo in nuovo Imperatore» 
L'anno 1084.. ritornato £«r/Vo in I- 
taìiaentrò finalmente a Roma li 15. 
Marzo coir Antipapa , dalle mani 
del quale ricevette la Corona impe- 
riale il giorno di Pafqua , affediaado 
intanto Caftel S- Angelo^ dove Gre- 
gorio Vii. fi era rìncìiiuio . Robert 
to Gui f car do Duca di Puglia inter- 
romps le fue conquide fopra i Gre- 
ci per venire al foccorfo del Pa- 
pa. Enrico al di lui avvicinarft 
abbandona RotHa , e fi ritira ia 
N 3 LOi-n- 



198 A R ' 

Lombjrdt» p?r far U guerr* aIU 
Cq.Jtefla Matilde fim cugina, che 
erafi dichiarata per Gref*ûrio I^IL 
Di iì ritorna in Atema.'na . Intart- 
to Gregorio HI. liberato da K^^er- 
loGitijcarcio fi ritirò a Salerno, do- 
ve mori il dì 15. Ma^^gio 1085. ; né 
ia guerra fi eflinfe con elfo lui , 
benché V Anti-Cefare Ermanno ve- 
dendofi difpr««r.ilo dai Saffoni avef- 
' fé f^tto la Tua pace con Enrico , e 
ritornato nella f uà Contea di Lu- 
xeinburgo vi reftaffe uccifo airA{re- 
dio di un Caflello . I ribelli di A- 
lemacna perfilh)no nondimeno con- 
tro Enricoj ed egli e battuto in 
Una battaglia campale. L'anno 
1090. ritorna in Italia, inveite nel 
niffe di Luglio la Città di Manto- 
va appartenente alla Conleffa Ma- 
tilde ^ e fé ne rend? padrone il V'e- 
rcrdì S.into 11. Aprile dell'anno 
feguente 1091. , ma coftretto dai 
ftioi affari ritorna in Alemagna la- 
nciando in Italia Corrado (\xo figlio,, 
primogenito per continuar la guer- 
ra . Oviedo giovane Principe fedot- 
to àxiVIatilde innalza lo ftendardo 
4ella ribellione , e fi fa coronar Re 
dei Romani a Monza nel 1093. , e 
poi anche a Milano. L'anno 1098,. 
r Imperatore fuo Padre nella Die- 
ta di Aquifgrana potè far mettere 
jit bando dell' Impero qucfto catti- 
vo figliuolo, e dichiarar fuo colle- 
ga e l'uccefrore Arrigo fuo fecond>i- 
genito. Corrado mori a Firenze l' 
anno noi. dirprezzato anche dalla 
mcdefima Con teiTn Matilde fuazia^ 
che lo aveva condotto alla ribellio- 
ne . Disfsttofi l'Imperatore Enri- 
ft 11', di queflo snaturato fuo fi- 
glio» trovò dipoi un nuovo inimi- 
co itr quello che qli recava . Nel 
II05. il giovane Enrico alle iftanze 
del Papa Pa/^uale li. fi mette al- 
la teHa dei ribelli, e prende il no- 
me di Arrigo r. L' Imperatore mar- 
cia contro fuo figlio. Si trovano 
in faccia verfo il mefe di Settem- 
b»* feparati dal fiume di Regen vi- 
cino a Ratisbona. 11 giovane En- 
rko favorito dal maggior numero 
del Signori Tedefchi arriva a cor- 
rompere i capi dell'armata di fuo 
padre. Sul punto di darfi la batta- 
glia dichiarati quelli ultimi , che ^ 
non vogliono venir alle mani coi 
Jor fratelli . Perciò convengono il 
padre ed il figliuolo di tenere una 



A R 

cnnf<;rcnzâ a Magonza il giorno di 
Nttale dello ftefTo anno iicj., on- 
de trovar i mezzi di fodJisfare il 
Papa , e di metter fine ai forbii^ 
dell' Impero . L' Imperatore creden- 
do allora di non aver più bifogno, 
della fua armata , la congeda m:ile 
a propofito . Il barbaro fuo fijjlio 
Enrico F. fofteiiuto da tutte le for- 
ze del fuo partito lo fece arreftar 
prigioniero a Binghen « fecondo 
l'Annalifta Saffoni» , a Ingelhein\ 
fecondo altri, e l'obbligò, dopo 
averlo fpogliato con violenza di 
tutti gli ornamenti imperiali , a ri- 
nunziare all' Impero . L' infelice 
Enrico W. avendo trovato mezzo- 
dì fcappare da tanti guai va a cer- 
care un afilo a Colonia, e poi a 
Liegi; d'onde fcrifTe al Re di Fran- 
cia fuo fedele alleato una lunga let- 
tera fulle fue difprazie . L' ipocri- 
fia manifefta del fi.giio , e la fua ta- 
fleffìbile durezza refero al padre al- 
cuni partigiani. Ricomincia la guer- 
ra ; ma dopo alcuni felici avveni- 
menti le fue truppe furono battu- 
te. Ridotto alle ultime eftremità, 
povero, errante, fenza foccorfo « 
fu coftretto a fupplicare il Vefcovo. 
di Spira di accordargli una Preben- 
da laica nella fua Chiefa , rappre- 
fentandogli , che avendo imparato 
a leggere , e fapendo anche un po- 
co cantare, farebbe l'uffizio di let- 
tore, o quello di fott<ì-cantore ^ 
anche quella prebenda gli fu nega- 
ta . Qual fecolo , in cui un Impe- 
rador d' Alemagiu, che aveva fem- 
pre comandato in perfona le fue 
armate, che erafi trovato a più di 
66. battaglie, dalle quali ufcl vit- 
toriofo tutte le volte che non fu 
tradito, che aveva filfato gli occhi 
di tutta r Europa fopra le fue vit- 
torie e la fua magnificenza, non 
potelTe ottenere l' ultimo poflo di 
un Capitolo ! infine abbandonato 
da tutto il mondo mori in Liegi 
nel 1106. in età di S5«*nni, vit- 
tima dell' ignoranza e del fanatif- 
mo del fuo fecolo . Fu fepolto a 
Liegi, ma dilTotterrato per ordint 
del Papa, e privato della fepoltu- 
ra Ecctcfiaflica per cinque anni in- 
teri , finché Enrico ('. fuo figlio lo 
fece inumare a Spira nei fepolcrl 
degl' Imperadori. Quefìo Priactps 
fece alcune leggi per mantener la 
pace e la tranquillità dell' Alcai'v 



A R 

^tjii , e a tenne fempre pronto a 
difenderla colla fua fpada . Una 
.cieca confidenza per miniftri inca- 
paci , una pallìone ertrema De' pia- 
ceri , r abufo intollerabile di con- 
ferire a forza di danaro i benefizi 
ecclefiaftici a fudditi indegni , o- 
iVurarono il fuo regno, e furono 
in parte la forgente delle fue dif- 
grazie. Alcuni Stearici lo rappre- 
fentano come un Principe faggio, 
moderato , affabile , liberale, ed 
occupato al publico bene. Secon- 
do altri Scrittori era duro, ingiu- 
fto, crudele, abile a mafcherare i 
fuoi fentimeoti fotto la mafchera 
dell'amicizia, fino a piangere quel- 
li che egli faceva fegretaraente mo- 
rire . Si può prendere la via di 
mezzo fra quelìi ritratti contraddit- 
tori j ma non fi può negare che 
Enrico non fpir.geff- la liberalità 
iino alla profufione, e che per fov- 
venire alle fue diflìpazioni non fa- 
ceflfe un traffico vergognofo de* be- 
nefizi Ecclefiaftici . Quelli che lo- 
dano li fua coftanza, e la elevatez- 
za della fua anima non avrebbero 
dovuto obbliare, che nel timore di 
effere rovefciato dal trono , egli fi 
era fottomeflb a' trattamenti più u- 
railianti . (^l^edi Gregorio VII. )• 
5. ARRIGO o ENRICO V. il 
Giovine^ nato nel 1081., depofe fuo 
Padre Enrico W. il f^'eccbio , come 
reir articolo precedente, nel 1x06. 
e gli fuccedette in ,età di 35. anni. 
La fua prima cura , dacché fu cor 
Tonato , {jn quella di mantenere 
quel medefimo diritto delle Inve- 
Ititure, contro di cui fi era eleva- 
lo per detronizzare fuo padre . Paf- 
sò in Italia nel me, s'impadro- 
nì della perfona del Papa Pajqua- 
li Jl. , e lo sforzò di accordargli 
il diritto di nominare ai benefizi 
Ecclefiaftici facendofi coronare Im- 
peratore per le di lui mani . Ap- 
pena Enrico abòandonò 1' Italia , 
che il Pontefice aduna un Concilio 
nel Laterano l' anno mi., e vi 
ì^nnulla la conceffione che aveva 
fatta ad Enrico A'., come sforzata, 
rinnova i Decreti contro le Inve- 
ftiture Ecclefiaftiche date per mano 
dei Laici , e fcoraunica 1' Impera- 
tole. Quindi riprende forza la dif- 
cord:» tra il Sacerdozio e l' Impe- 
ro . Avvenne la morte della Con- 
p^^ Matilde il dì 24. Luglio ni^. 



A R T9^ 

ed Enrico V. 3' impadrotiifce della 
di lei fucceffione , fenza riguardo 
alla donazione the effa ne aveva 
fatta alla S. Sede . Quefto Monar- 
ca andà ad impadronirfi di Roma, 
e dopo la morte di Paf^uale II. e- 
pli oppofe al fuo fucceffore Gela, 
fio Ih l'Antipapa Maurizio Bordi- 
no Arcivefcovo di Braga, che fa- 
cevafì chiamare Gregorio FUI. elet- 
to dalla fazione dei Frangipani 
ma colpito Enrico F. da un nuovo 
Anatema , e temendo la forte di 
fuo padre radunò a Wornjs una 
dieta nel ina. per riconciliarfi eoa 
Calfjìo IL allora Papa. L'Impe- 
ratore col confenfo degli Stati di 
Alemagna rinunziò alla nomina ,dsi 
Vefcovi e degli Abati , e lafciando 
ai Capitoli la libertà dell' Elezio- 
ni , promife di non più invertire 
gli Ecclefiaftici dei loro beni tem- 
porali colla cerimonia delia tradi- 
zione del bafton paftorale e dell' 
Anello , contentandofi di foftituire 
a quefìi fimboli la tradizione di u- 
no fcettro , quando voleffe dar lo- 
ro la publica Inveftitura . Le ter- 
re delia 5. Sede furono liberate af- 
folutamente ed interamente dalla 
dipendenza feudale dell'Impero . 
Per quefto concordato non refìò più 
agl'Imperatori, che il folo diritto 
di decidere in Alemagna nel cafo 
di una elezione dubbiofa, l'altro 
delle prime preci , ed il terzo di 
man morta ^ qual ultimo diritto Ot- 
tone W. fu poi obbligato di abban- 
donare . Dopo aver fegnato quefto 
vergognofo Trattato Enrico V. fu 
afTolto dai Legati Pontifici della 
fcomunica , e poco fopravviffe a 
quefto avvenimento . Una malat- 
tia contagiofa defolava 1' Europa ; 
e ne morì Enrico ì/. a Utrecht l' 
anno iiiS. di 44* anni , colla ri- 
putazione vergognofa di figliuolo 
{"naturato, d' ipocrita fenza religio- 
ne , di vicino inquieto, e di cat- 
tivo padrone . Non ebbe figliuoli, 
ed in lui finifce la ftirpe degl' Im- 
peratori della cafa di Franconia, 
che era fai ita fui Trono nel 1014. 
Lotario IL Duca di SalTonia gli 
fuccedette . Sotto di quefto Prin- 
cipe i Signori de' feudi grandi in- 
cominciarono a raffodarfi nel dirit- 
to di fovranità . Quefta indipen- 
denza che cercavano di afficurarfi ^ 
e che gì' Imperadori volevano im- 
N 4 pe- 



pedire contribuì non nitno che le 
pretenfioni de' P«pi xd accendere le 
turbolente, chedivifero l'Impero. 
6 ARRIGO, o ENRICO VI. 
il Severo^ figlio di Federico 1- Bar- 
baroffa , fuccedeite a fao padre l 
anno 1190, in età di 15. anni C^'f* 
di Celesti vo IH.). Gli era Ha- 
ta annunciata la morte del fuo pre- 
decelTore , e padre quafi nel tempo 
fteffo in cui intefe quella di Gu- 
filielnìo IT. Re di Sicilia, nipote di 
Crjìantji fua fpofa, con che diven- 
ne tutto ad un tempo erede della 
Sicilia, e padrone dell'Impero. Era 
llato eletto e coronato Re de Ro- 
mani in età di ^. anni nel 116?. 
Era più di un fecolo, che fi era fta- 
bilito in Germania il coHume di 
dare il titolo di Re de' Romani a 
quel Principe che difcgnavafi per 
elfer l* erede della corona Imperia- 
le. La cagione della dirtinzione di 
quefti due titoli poteva effere il de- 
fiderio che avevano gì' Imperatori 
di perpetuare l' Impero nella Ifiro 
cafa ; e ficcome all'epoca del Bafl'o- 
Impero gli Imperatori così Occi- 
dentali come Orient'li facevano con 
quefta mira dithiarare il loro fi- 
gliuolo primogenito Cefare , così 
gl'Imperatori Tedefchi non volen- 
do adoperare il titolo di Cefare ^ 
che era nell'obblio, fi fervirono 
di quello di Re dt' Romani , imi* 
tando forfè in ciò quel che era ac< 
Caduto efteitivamente a Carlo Mj- 

fnoy che era Rato coronato Re d* 
talia, prima di effer faturato Im- 
peratore. Quel che k (ingoiare fi è» 
che dopo che T Ttal a fi h fottratta 
dal giogo degi' Imperatori Tedefchi , 
quefti confervaroiio nondimeno il 
nome di Re de' Romani , fempre 
nella flefTa mira di rendere l' Im» 
P«ro ereditàrio , e di drnotare cott 
wn titolo, che ben fapev«no non 
aver più in fé niente di reale, ì lo- 
ro figliuoli , ficcome eletti ad oc- 
cupare la loro fublime dignità', e 
di preparar e' >Ii a veder- 

veli fiicceJi CI. di gii 

dne volte rie ; : , e coronato 

vivrete il padre , non rinnovò do- 
po la di lui morte quefta pompa 
lolenne ia Alemagna , e regnò di 
picn diritto. Dopo alcune fpeili- 
yìoni fatte in Germania , pafsò in 
Italia alla teda di una ptnente ar- 
nata . Arrivò a Roma nella Setti- 



A R 
Winx Santi dell'anno ri^f. ^ e # 
fi. fece coronare Imperatore con fa* 
moglie Cc/l.inzi la feconda feft» 
di Pafqiia , cioè il dì 15. Aprile, 
dal Papa Celt/lino III. Di là que- 
fto Principe pafsò nella Puglia per 
far valere i diritti, t\\e Cqflanrji 
fua fp»fa , figlia poftuma di RuRge- 
YO II. Re di N.ipoli e di Sicilia a- 
veva fopra quel regno, di cui Tan- 
credi figlio di un baftardo di Rug' 
gero crafi impadronito. Una delle 
più gran viltà, che un Sovrano pof- 
fa commettere , facilitò all'Impe- 
ratore quefla conquifta. L' intrepi- 
do Re d' Inghilterra Riccardo Cuor- 
di leone ritornando dalla fu» Cro- 
ciata fece naufragio fulle CoHe del-» 
la Dalmazia; paisò impr'jdenremen- 
te per le terre di Leopoldo Duca d' 
Auitria, eh' egli aveva oft'efoall'af- 
fedio d'Acri ; qtierto Duca t>on te- 
me di violare l' ofpitalità , carica 
di ferri il Re d' Inghilterra, e lo 
vende all' Imperatore Enrico l'I. , 
come gli Arabi vendono i loro fchia- 
vi . Enrico ne fa un buon merca- 
to, ritraendo dal Re Riccardo un» 
groTa fomma per rifcattarfi , e con 
quefto danaro va a conquilìare le 
due Sicilie . Giunio nella Puglia 
fa diffbtterrare il cadavere del Re 
Tancredi y e con una barbarie non 
meno atroce che inutile 1' Impera' 
toro fa tagliar per mano del boja 
la tefta al Cadavere. Dipoi fa ca- 
vare gli occhi al giovane Re Gm- 
glielmo III. figlio di Tancredi , 
e refolo eunuco lo confina in una 
prigione a Coirà fra le Alpi nel 
paefe de' Grigioni ; fa rinchiudere 
le di lui Sorelle in Alfaria colla 
Regina lor Madre, e coi Baroni e 
Vefcovi partigiani di quefla infeli- 
ce famiglia, alcuni dei quali fa 
perir tra i fupplizj . Tutti i tflo.i 
fono rapiti e portati in Alcmiuiis . 
Quelte atrocità lo fecero foprai: no- 
minare il Severo o il Crudele. La 
fua crudeltà lo perdette ; polrhlr 
direfi che la fua ;<; 

Co/?/»»«:*» di cui ■ > 

la Famiglia, coni, .. .. ;- 

fto tiranno , e 'o fece avvelenare 
nef 1197. a MeCioa , in età di 51. 
anni* Enrico l'I. fu m '" .;- 

pione nel novero de' l » 

cattivi; ma la oatut.ì , , va 
accordato le qualità elierioci . El- 
fo era t com: dicono il maggiot 
no» 



A R 
bumcro dogli Scrittori , ben fatto 
della fua perfona , di un.t datura 
ben proporzionata , quantiinque di 
una mediocre altezza , e di una 
compleffione delicatnTima . L' a^ìi- 
lità, e la pieghevolezza delle fue 
membra lo rendevanf> proprio a 
tutti gli efercizj a piedi , ed a ca- 
vallo . Amava ecceffivamcnte la 
caccia e'I paffeggio ; perlochè egli 
preferiva il foggiorno della campa- 
gna a quello della Città , dove il 
più delle volte non andava che per 
fir ammirare ima faftnfa magnifi- 
cenza ne' giuochi publici , e per 
darfi egli llefTo in fpettacolo . Il 
fuo fpirito era vivace, penetrante, 
coltivato dallo ftudio , e foflenuto 
da una eloquenza naturale , da un 
giudizio folido, e da una grande 
arditezza . Ma tutte quelle qualità 
furono oCcurateda una avarizia for- 
dida > dalla fua irreligione , dalle 
fue ingiuftizie, e dalle fue violen- 
ze , dal fuo umor feroce e fnngui- 
nario, dal fuo defiderio infaziabiie 
di vendetta . Io non conofco che 
ìJehs-, il quale rilevi in quefto Prin- 
cipe cattivo le qualità del cuore. 
Égli amava , fecondo lui , partico- 
larmente la giuftizia , e dava delle 
publiche udienze a' fuoi fudditi per 
intendere le loro lagnante . Uno 
de' fuoi favoriti avendogli un gior- 
no rapprefentaio, che le fue udien- 
ze lo fiancavano troppo, e difor- 
dinavano le ore del fuo pranzo : 
Vn p irti col ave ,, egli rifpofe , f>t<ò 
mangiare quando vuole ; ma un 
Principe non deve f^ .o ^ che dopo 
di aver dato ordine a^ puhlici affa- 
vi . Si può creder quefto da \xn 
Principe il. piiï furbo , il più irt- 
giufto, il più crudele, e il più a- 
varo che folfe mai.'' Non fo dove 
Heisr abbia prefo tutte le favole, 
che ha fparfe nel fuo libro ; ma 
nelTun iftorico antico fa menzione 
di quefta bella rifpofìa di Enrico » 
il quale dopotutto avrebbe potuto , 
Ȉ efempio di Nerone^ dire qual- 
che volu delle cofe , che dinotaf- 
fero una faggezza , ed una umani- 
tà ftraniera al fuo cuore . 

7. ARRIGO RASPON, Landgra- 
^1? ,^» Juringia, innsizato alla di- 
gnità d Imperatore, non' n'ebbe, 
a parlar propriamente, che il folo 
titolo , ed anche per pochiffimo 
icmpo. il Fap» Innocsnzja /^. , 



A R tòt 

avendo deporto Federico TI. nei 
Concilio Generale di Lyon , che 
ciò non npprovò ; gli Arcivefcovi 
di Magonza, di Colonia, e di Tre- 
veri , Elettori , con alcuni altri 
Principi d' Alemagna , eleffero in 
fuo luogo l'anno 1146. , il Land- 
gravio di Turingia ; ma quello 
nuovo Imperatore, che fu chiama- 
to per derifione // Re dei Preti j 
mori l' anno dopo da una ferita, 
o piuttofto da dolore di aver per- 
duto una bnttaglia contro le trup- 
pe d i Federico Ih Guglielmo d' 0" 
landa gli fuccedette . 

8. ARRIGO, o ENRICO VII., 
Conte di Luxemburgo , figlio pri- 
mogenito di Enrico II. Conte di 
Luxemburgo , e di Beatrice di Hai- 
naut , nato l'anno \i6t. ^ fu elet- 
to Impéradore nel 1308. alla mor- 
te di Alberto I. d' Auftria, e fu co- 
ronato in Aquifgrana li 6. Genna- 
io 1309. in età di 4<$- anni . Que- 
llo Principe è il primo, che fia 
flato nominato da 6- Elettori fola- 
rnente, tutti fei Grandi Uffii:r.li 
della Corona Imperiale , a prefe- 
renza degli altri Principi Tedefchi 
che folevano aver psrte nelle Ele- 
zioni Imperiali , o di un Re de* 
Romani , le quali facevanfi m Die- 
te folenni . Quelli fei Principi E- 
lettori furono gli Arcivefcovi di 
Msgonza , di Treveri , e di Colo- 
nia Cancellieri; il Conte Palatino 
della ftefla Cafa di Baviera del gior- 
no d'oggi, Gran Maggiordomo j 
il Duca di Saffbnia della Cafa di 
Afcania Grande Scudiere , o Grant 
Marefciallo ; ed il Marchefe di 
Brandeburgo della ftelTa Cafa Gran 
Ciambellano. Il Re di Boemia fu 
aggiunto al Collegio Elettorale col 
titolo di Gran Coppiere dell' Im- 
pero nelle elezioni Imperiali fuffe- 
guenti . Enrico P'IT. pafsò in Itali», 
dopo aver creato Vicario Imperiale 
in Alemagna fuo figlinolo Giova»' 
ni t che aveva fatto afcendere al 
trono di Boemia, facendogli fpofa- 
re la figlia dell' ultimo Re . L' I- 
talia era allora lacerata dalle fa- 
zioni dei Gaelfi e dei Gibellini , 
Bi fogliò che Enrico a (ferii alfe una, 
parte delle Città Italiane-, ed an- 
che Roma medefima . Roma er» 
parimente divifa in due partiti ; 
Gli Orfini foftenuti dal Re di Na- 
poli tenevano quafi iwtt» 1* Ci^ià j 
t4 



toi A R 

^d i Colonntfi che er«no Gibellt'ni, 
non avevaii potuto conferv^re che 
il Campidoslio . Enrico f^I7. fu 
coronato Imperatore nella Chiefa 
di Lacerano V anno 1311. dopo a- 
ver fatto dei vani sforzi per ren- 
derfi padrone della Città intera, e 
del Vaticano . Si preparava allora 
« fottomettcre l'Italia, allorché 
mori a Buoiicon vento preflb Sie- 
na nel mj. in età di 51. anni per 
un tumore nella cofcia . Era fa- 
ma che un Domenicano, chiama- 
to Bernardo da Montepulciano ^ gli 
avelTe dato la morte, comunican- 
dolo con vino avvelenato il gior- 
no dell' jfJfunz.ione . Molti Au- 
tori hanno foftenMto quell'opinio- 
ne ; nondimeno fi fa che la ma- 
lattia dell' Imperatore erafi formata 
a poco a poco, e che fuo figliuolo 
il Re Giovanni di Boemia diede 
delle lettere patenti all' ordine di 
J". Domenico^ colle quali dichiarò 
il Frate Bernardo innocente del 
defitto, che gli era apporto. La 
inalvagità degli uomini uvcva refo 
quefte lettere necetfarie . Enrico 
portò nel fepolcro le lagrirne di 
tutta l'Alemagna, ed anche di una 
parte dell' Italia Elfo aveva fa» 
puto unire le virtù cridianc colla 
prudenza de' politici più valenti , 
l'autorità di un padrone, e il va- 
lore di un conquiliatore . I fuoi 
fudditi Io amavano come uti pa- 
tire, e lo rifpettavano come il fo- 
f!egno delle leggi e della giuflizia. 
]l fuo regno quantunque breviffi- 
tno fu più gloriofo di quello de' 
tre Imperadori che lo avevano pre- 
ceduto . Giovanni di Lucembur- 
go , Re di Boemia, fu il folo fi- 
glio di Enrico. Ebbe anche tre fi- 
gliuole. Beatrice^ Maria ed Affnt" 
Je . Beatrice fu maritata a Caro- 
éerto Red* Ungheria , Maria fpo- 
sò Carlo ly. Re di Francia , ed A- 
gnefe fu la feconda moglie di Ro- 
4oljo Conte Palatino . Noa fi può 
rimproverar* ad Enrico di efferfi 
occupato ad ingrandir la fua ca- 
f»; poiché egli la lafciò tanto po- 
vera , quanto lo era avanti la fua 
elevazione al trono Imperiale , fé 
il eccettui la Boemia , che vi en- 
trò per la elesione libera de' po- 
poli di quefto regno, e non per 
vi» di ufurpaiione . Negli ultimi 
f ani del fuo regno i Cavalieri Teu- 



A R 
tonici fi aggrandivano, e facevano 
delle conqjirte fopra gì' idolatri, « 
fopra i criftiani delle f^iag^ie del 
mar Baltico, e fi erano refi anche 
padroni di Danzica, che rertiiuiro- 
110 in apprefTo . Elfi comperarono 
la Provincia della Pruffia chiamata 
Pomerelia da un Margravio di 
Brandeburgo , che la po/Tedeva . 
Mentre che i Cavalieri Teutonici 
divenivano Conquiftatori , i Tem- 
piar) furono diltrutti in Alem.gna 
come negli altri paefi ; e quantun- 
que fi foftenelTero ancora alcuni an- 
ni verfo il Reno, fu il loro ordine 
intieramente abo! to . Clemente l^.^ 
che non aveva ofato elevarfi contro 
Enrico finché viveva, condannò la 
fua memoria dopo la fua morte ; e 
dichiarò che il giuramento fatto 
da quello Imperatore alla fua in- 
coronazione in Roma era un giu- 
ramento di fedeltà, e per confe- 
guenza di un vafl'allo , che rende 
omaggio . T^oi abbiamo la Storia 
di queir Imperadore fcritta da Al- 
bertino Mujfato Storico Padovano» 
che viveva nel medefimo tempo 1 e 
che ebbe molte volte occafione d| 
grattare con lui. 

RE DI FRANCIA. 

9. ARRIGO, o ENRICO I Re 
di Francia nel 1031. Era figlio 
primogenito del Re Roberto , e di 
Cojlanzjt di Provenza. Salito fui 
trono ad onta di fua madre eTendo 
flato già coronato a Reims fin dal 
1017., vivente ancora fuo padre , 
ebbe a foflenere una guerra civile. 
La Regina madre Coflanza appog-. 
giata da Eude Conte di Sciampa- 
gna , e da Baldovino Conte di _ 
Fiandra, eccitò una ribellione per 
dar la corona a Roberto fuo fecon- 
do figliuolo. Roberto detto il Ma- 
gnifico Duca di Normandia ajutoil' 
'Re Enrico I. a fottomettere i fuoì 
ribelli . Le truppe della Regina fu- 
rono battute , ed il fratello di Bifr 
fico fu obbligato a domandargli la' 
pace. Il Re gliela accordò , e gU, 
fece una celfione del Ducato di Bor-' 
gogna , d'onde è ufcua la prima 
Airpe dei Duchi di Borgogna del 
fangue Reale. Poco dopo effondo 
morto Roberto , ed il poffelTo del 
fuo Ducato di Normandia eifendo 
contraftalo a Guglielmo il Conquit 
fia- 



A R 

finore di Ii;î figlio naturale , En- 
rico fi unì a Guglielmo per ajiitar. 
Io a conquiftare la fu.i eredità . 
Ambedue uniti diedero battaglia ai 
ribelli liei luogo chiati^ato l''al-des- 
Dunes vicino a Caen . Il Re Enri- 
co vi fu abbattuto da un colpo di 
lancia da un gentiluomo del Co- 
tentin ; ma p.'v:è riaizarfi fenza ef- 
fer ferito . Guglielmo vincitore dei 
fiioi nemici in quefts giornata, go- 
dè pacificamente del fuo Ducato . 
fKTendofi poi prefentato un nuovo 
pretendente , cugino di Roberto , 
Enrico Io fofìenne contro Gugliel- 
mo il Conquifiatore ^ di cui comin- 
ciava ad eiTer gelofo . Tentò la 
conquifta della Normandia , ma 
fenza riufcirvi , e morì a Vitri 
nella Brie nel 1060. in età di 55- 
anni per i^na medicina , che aveva 
prefo mal a propofito , colla ripu- 
tazione di Gran Capitano, e di Re 
giufto (^Fedi I. Berengario). 
Ma la fua equità non fi eftendeva 
ad utili ftabilimenti , e alla rifor- 
ma degli abufi: il fecolo di Enri- 
co non fi occupava a tali cangiam .-n- 
X\ì che affìcurano la publica felici- 
tà . Non avendo avuto figliuoli da 
Matilde fua prima moglie , figliuo- 
la di Corrado li. Imperatore , do- 
po la di lei morte mandò a cercar- 
ne una feconda fino nella Ruffia , 
che fu Anna figlia di Jaroslavu Re 
della Mofcovia . Si pretende che il 
timore di eccitar delle contefe Ec- 
clefiaftiche Io determinalTe a quefto 
llrano matrimonio. Non potevafi 
allora fpofare una fua parente fino 
al fettimo grado . Da Anna ebbe 
due figliuoli Filippo ed Ugo. En- 
rico , che fenza dubbio la conofce- 
va bene, non aveva voluto nomi- 
narla tutrice dei fuoi figliuoli, e 
n' ebbe la tutela fuo cognato nel- 
la loro minorità , ed Anna fi rima- 
ritò allora a Raolfo Conte di Va- 
lois « e dopo la morte del fuo fe- 
condo fpofo andò a morire nel fua 
paefe. Filippo^ il quale era flato 
proclamato Re da fuo padre poco pri- 
ma di morire, occupò il trono di 
lui . C ^edi Enrico III. Imperato- 
re verfo il fine ). 

IO. ARRIGO , o ENRICO II. 
Re dt Francia , nato a S. Germano 
m Laye nel 1518. da Francefcj 7. 
e dalla Regina Claudia, di Francia 
fiâHa del Re Luigi XIL , fuccedet- 



A R ìoj 

te a fuo padre nel 1547. M dì 31. 
M.irzo , e fu confacrato a Reim? 
dal Cardinale Carlo di Lorena Arr 
civefcovo di quella Città. Uno dei 
primi atti di autorità che fece 
quefto Principe , fu di richiamare 
il Conteftabile dì Montemorcncl , 
ritirato nelle fue terre, e di allon- 
taffare Î1 Cardinal di Tournon^ ed 
il Marefciallo di Annebaut . Q;iefto 
era andar direttan^ente contro le 
ultime intenzioni di fuo padre , 
che gii aveva raccomandato moren- 
do di lafciar il primo nella difgra- 
jtia , e di prendere i configli dagli 
altri due. Prima ancora della di 
lui confecrazione Enrico diede uno 
Urano fpettacolo alla Corte , ob- 
bliando le leggi divine ed umane 
come dice Monfignor Boffuet ; egli 
pirmife, ed autorizzò colla fua pre- 
lenza il famofo duello di Fivonne 
de la Chiteigneraye , e di Chabot de 
Jarnac. Quell'ultimo fuperò il fuo 
avverfario, dandogli fui garetto un 
colpo di rovefcio , da cui non potè 
più rialzârfi . Di là viene il prover- 
bio , un coup de Jarnac ^ per dino- 
tare un colpo di deftrezza . La 
Francia era allora in guerra coli' 
Inghilterra. Enrico lì. .^ che fi era 
fegnalato fotto fuo padre nel Pie- 
monte e nel Roflìglione, continuò 
quefta guerra con fortuna , e la fi- 
nì nel 1550. con una pace affai van- 
taggiofa . GÌ' Inglefi gli reftiiuiro- 
no Boulogne mediante lo sborfo di 
quattrocento mille feudi pagabili in 
due termini . L' anno feguente è cer 
lebre per la Lega conchiufa per U 
difefa della libertà Germanica tx% 
Enrico 11. , Maurizio Elettor di 
SalTouia , ed Alberto Marchefe di 
Brandeburgo , tutti tre uniti con- 
tro r Imperatore Carlo V. Marciò 
il Re Enrico yerfo l' armata Ini- 
periale , prefe nel 1552. Metz j 
Toul , Verdun , che fono reftati air 
la Francia in premio della libertà , 
çh'effa aveva affìcurato all' Alema- 
gna. Ma Carlo f. affine di fcon- 
giurare la tempella , che lo minac- 
ciava avendo dato ai Luterani in- 
tiera ficurezza per la loro Religio- 
ne, e conchiufa la pace coi Princi- 
pi Tedef chi collegati contro di lui, 
Enrico li. relò folo nella Lega con- 
tro l'Imperatore . Per fovvenire al- 
le fpefe di una guerra così rovino- 
f» alienò una parte dei fioi allodia- 
li* 



«ittpnfta di 



164 
li, mif(î un' iitipnfïa di vctitictti- 
^ue lire per ogni campanile^ eA un 
Jiltr» fnl l'argenteria delle Chiefe . 
Cario r. apparve dinanzi a Metz 
crtn un'armata di cento mille no. 
mini . Il Duca di Cut fa fecondato 
da tutta l'alta nobiltà di Francia, 
difefe così valorofamcnte quefla Cit- 
tà , che r Imperatore obbligato a 
ritìrarfi , dirtrufle per difpetto la 
Città di Terovane tion lafciandovi 
pietra fopra pietra . Il Monarca 
Francefc ft vendicò dal canto Tuo , 
faccheggtando il Brabante , V ha- 
tioria, ed il Cambrefe . Disfoce 
pl'Imper'ali nlla battnglia di Ren- 
XÌ nel 1554- di cui nondimeno fu 
Bbblipato a levar l'afTedio. Enrico 
ce'cò in <|ucfta giornata T occafio- 
jie di comb.ittere Carlo ^. da per- 
fona a perfona ; ma Carlo lo evi- 
tò. I Francefi furono meno felici 
alla battaglia di Marciano in To^ 
fcara perduta In fteffb anno i!;j4. 
dal Msrefciallo Strozza comandan- 
te delle truppe Francefi , e guada- 
gnata dal Marchefe di Martoriano , 
tho era alla teHa dell'armata Im- 
periale . Ma lo Potenze belligeranti 
erano in fine efaufle , la qual cof» 
cagionò il rallentamento della guer- 
ra , e fece conchiudere una tregua 
dicinqu'anni a Vaucclles nel i")5^. 
Q^uefto avvenimento fu feguito dall' 
• bdicatinne dell' Impero fatta da 
trarlo K, e da una nuova gtierra . 
Filippo li. unito coir Inghilterra 
fece marciare una armata di qua- 
ranta mille uomini in Piccardta , 
che aveva alla tefta Emmartuele Pi- 
Uberto Duca di Savoia , uno dei 
piìi gran Cipitanl del fuo fecolo . 
L'armata Francefe fu interamente 
disfatta alla battaglia di S. Quinti- 
no il à\ IO. Agoflo 1537' per mo- 
do, che neffuno reftò di tutta l' In- 
fanteria, tutta fu uccifa , o fatta 
prigioniera , mentre i vincitori non 
perdettero im tontinajo di uomini i 
il Conteffabife di Montemorencf , 
il Marrfciallo di J". /fndrea ^ ed il 
Duca di Montpenfìtr furon fatti pri- 
gioni con quafi tutti gli uffiziali 
generali; Il Duca d* Enguien ferito 
a morte , il fiore della nobiltà 
Francefe diRrutto; la Francia tutta 
immerfa nel lutto, e nel terrore . 
L'ammiraglio di f»///ç»ii, che co- 
manv'ava a ??• Quintino dovette ce- 
dere la Cittì , t rcfiò aoch'rgli 



A n 

prigioniero. Il Duca di Guifa^ ri- 
chiamato dall' Italia doVe c«manck<> 
va i Francefi per riconfortare il 
duolo univerfale del Regno, uniffce 
in fretta un'armata, ed ha la for* 
tuna di r1a(flcurare lii Francia col- 
la conquirta di Calais , che prefe 
agi' Inglcfi il dì otto di Gennaio 
1558. , i quali la poffedevano fin 
dal 1^47., nel. qual anno Edoardo 
1JÎ. 1' aveva prefa a Filippo di Ina- 
lai s \ prefe ancora Gii Ines, e Thion- 
vitle. Il Duca di Nevert prendeva 
rei tempo {\eTn Charlemont ; il 
Marcfciallo di Thermes Dunkerque, 
e S. Venox ; ed il Marefciallo di 
Briffac , non potendo vincere itt 
Piemonte \>QX il poco numero di 
truppe , che aveva , procurava di 
fofienervifi fen/a efTer vinto . Que- 
fti fortunati avvenimenci facevano 
fperare una pace avvantaggiofa ; 
Arrigo mal configliato ne conchiu- 
fe una il dì 3. Aprile i^'îç- che fu 
chiamata dipoi la pace sfortunata. 
Perdette con quefto trattato fatto a 
Chateau-Chambrefis ciò che le armi 
Sp^tjnuole non avr.?bbero poterò 
togliergli , difle il Prefideote Hi- 
n.iult , dopo 30. anni di profperi 
fucceffi . Calais refiò alla Francia , 
ma quefto fuo poflelTo non doveva 
durare che per ott' anni : dopo un 
tal periodo di tempo quefta impor- 
tante Città dovev.i ritori.are in do- 
minio degl' Inglefi . Al Duca di Sa- 
voia fu rimefli la maggior parte 
de fuoi Stati cioè la Brelfe , la Sa- 
voja , ed il Piemonte , toltene 4^ 
piccole Città; ai Genovefi l' Ifola 
di Corfìca ; e Siena al Duca di Fi- 
renze . Tutto fu reflituito da una 
parte e dall'altra , così in Italia 9 
come in Francia , eccettuate le J. 
Città co»ì importanti e riguardevoU 
di Met?: , Toul , e Verdun, che re- 
flarono alla Francia , ma colla facoltà 
all'Impero di poterle ridomandare. 
Nella fteffa pace furono conchiufi i 
matrimoni di Etifahetta figlia di 
Àfrigo ìt. con Filippo ih Re di 
Spagna . e di fua forclla Margheri" 
ta col Duca di Savoia . Le fcflc 
che fi diedero in occafione di qu«- 
fio fecondo matrimonio , furono 
fuacfle alla Francia. Arrigo in uà 
torntfo da lui ordinato fu ferito 
gioflrando nella fïrada S. Antonio 
in Parigi contro Gabriele Conte di 
Mont gommiti s Capitano della gnar- 
dia 



A R 

di» Scozzefe . Quefto campione, 
avendo rotto la tua lancia, obbìiò 
di gettar a terra fecondo il coftti- 
jme , il troncone che gli era lertaio 
in mano ) e lo tenne feinpre ab- 
baffato , in maniera che correndo 
incontrò la tella del Re , e «jli die- 
de nella vifieia un coipo così furio- 
so , che gii cavò T occhio diritto. 
Il Monarca morì delia fua ferita 
li IO. Luglio 1559. nella fua età di 
41. anni , e nel XIII. del fuo Re- 
tano . Le predizioni che fi fono 
ìparfe in quelT incontro di quefta 
infelice avventura, hanno fatto im- 
prelfìone fopra l'animo di fcritto- 
ri , per altro ben fenfati. Ciò pro- 
va Q dice il P. Bevtter ") che la 
credulirà , o la fuppofizione for- 
prendono qualche volta i più belli 
fpiriti. Il fiinefto genere di una 
tal morte fece dire a Forcadtt au- 
tore» di un Epitafio , che quello 
che Marte medefìmo non aveva po- 
tuto vincere , fu vinto dall' im- 
magine di Marte . 

Quem Mars «o« rapuh , Mar- 
tis imago rapit . 
C t^edi Chateigseraye ). Arri' 
go ih farebbe ftato fenza difetti , 
fé la fua condotta aveffe corrifpo- 
iio alla fua bella piefenza . Ma la 
fua fiatata vantaggiofa, l'aria del 
fuo volto dolce e ferena , la pia- 
cevolezza del fuo fpirito , la fua 
deftrezza in ogni genere di eferci- 
zio , la fua agilità , e la fua forza, 
ïion furono accompagnate dalla fer- 
mezza d'animo, dall'applicazione, 
dalla prudenza , e dai difcernimen- 
10 necefTarj a chi comanda . Egli 
era naturalmente buono , ed aveva 
inclinazioni portate alta giiiftizia ; 
ma non effendo padrone di fé flef- 
fo , e non ofando , o non potendo 
far niente da fé, fu egli ftelfo ca- 
gione di tutto il male che commi- 
fero coioro che lo governavano . 
^{''edi I. Cosse' ) Gii fecero fare 
fpefe COSI ecceffive, ch'egli oppref- 
fe il Regno d' importe. Carlo IX. 
al fuo avvenimento al trono tro- 
vò lo ftato indebitato di circa 43. 
milioni, e 500. mille lire^ E* vero 
che eranfi aumentati un poco que- 
lli debiti fotto il regno breve, ma 
burrafcofo di Francefco I. Aveva 
Jlrngo una maravigliofa facilità di 
cfprimerfi così in publico come ia 
privato , e perciò fi avrebbe potuto 



^ ,. . A ^ 105 

targa elogj fopra il di lui amore 
per le Belle Lettere , e fopra le 
fue liberalità verfo i Letterati, fé 
ia correzione della fua corte , au- 
torizzata dal fuo efempio , non a- 
veffe invitato i piià botili fpiriti del 
fuo tempo a fegnalarfi piuttofto in 
poefie laici ve che iti opere folide . 
La galanteria era l' impiego (ordi- 
nario dei cortigiani , e la pxflione 
del Principe pev Diana dt Poitiers., 
Duchelfa di Valentinois era ri pri- 
mo mobile del Governo . I mini- 
ftri , ed i favoriti cedevano ugual- 
mente fotto di lei ; ed il Conte- 
ftabile Anna di Mommorencì egli 
fteffo , così amato dal Principe , 
così grave, qual egli era, non po- 
teva difpenfarfi di ricorrere al di 
lei favore. E' forprendente l'im- 
pero che erafi ufurp.nto queita don- 
na fullo fpirito del Re . In un'età 
in cui le altre femmine del fuo ca- 
rattere penfano a ritirarfi , elfa in- 
cantava talmente Arrigo^ ch'egli 
era ridotto a chiudere gli occhj 
fulie galanterie della fua vecchia 
amica , eh' erano nondimeno aliai 
frequenti. Arrigo^ [fcoiìdn Bodin y 
in una fua legge comandò che la 
poligamia fi puuiffe colla forca , e 
fi cominciò fotto di lui a farla efe- 
guire. Fu egli il primo che faceffe 
coniare il fuo ritratto fulta mone- 
ta . Fece leggi feveriffime coltro ì 
Calvinilti , quantunque il fuo ca- 
rattere fo'Te la bontà medefima . 
Di quattro fi^li ch'egli aveva avu- 
to da Caterina de' Medici , tre gli 
fuccedettero V uno dopo 1' altro , 
cicè Francefco 11. Carla IX. ed Ar- 
rigo 777. ; r ultimo dei 4. Francefco 
d' Alen^on fu poi creato Duca del 
Brabante , e fua figlia Margberits 
fposò il Re Arrigo ly. C ^^di 3. 
DiAN'A D . La Damigella di tuffati 
ha publicati gli Annali di Arrigo 
li. , 1740. 1. Voi. in li. ,• e l' Ab. 
Lambert la fua Storia, I7SS- *• Voi. 
in la. , mal digerita , e male fcrit- 
ta . Si può dire che querta floriai 
fia ancora da farfi . 

XI. ARRIGO, o ENRICO ITI., 
Re di Francia , prima Re di Polo- 
nia , terzo figliuolo di Arrigo Ih » 
e di Caterina de' Medici ; nacque 
in Fontainebleau J' anno ISTI. Il 
fuo Governatore fu Francefco de 
Cmrnayalet^ che coltivò con mok;i 
cura i germi di generofità, di v** 
lo- 



lore , e di fpirito , eh' «ali «lloff 
dimoOrava. Caterina Ht Medici h- 
vor) tanto più quelt' educ^izronc < 
perchè lo vedeva allontanato dalla 
corona , e perche prevedeva, che fé 
Carlo IX. foffe flato contrarlo af 
fuoi dtfegni , ella avrebbe potuto 
opporgli fuo fratello.^ /ìrris^o por- 
tò il nome di Duca d' /ìijou , eh 
egli abbandonò , per prender quel- 
lo di Re di Polonia, allorché qnefta 
corona gli fu decretata dopo la mor- 
te di Sis'fmondo-Augujìo nel 1573" 
La riputazione, eh' erafi acqui fia- 
ta Arrigo in età di i8. anni nelle 
vittorie di Jarnac, e di Montcon- 
tour riportate nel 1569., ^l^edi 8. 
Carlo IXO riputazione, che poi 
perdette falendo i! trono, aveva de- 
terminato i Polacchi ad eleggerlo . 
Fu coronato a Cracovia li 15. Feb- 
braio 1574. fra i trafporti della pu- 
blic» allegrezza. Un gentiluomo 
Polacco, mordendofi fortemente un 
dito alla fua prefenza , gli difTe alla 
irianiera farmata : venghi il nialanno 
a colui fra i nojhri^ che non è diff>oJìo 
di verfar tutto il fuofangue pel vo- 
jìro fervigio\ Indi foggiunfe, volen- 
do confervare il mio a tale ogget- 
to •, noti devo perderne una goccia ; e 
bevette in così dire 'il fangue , che 
*ra fulla fua mano tratto dal mor- 
fo Qf^edi Crasocki e t. Faur. )• 
Aveva Arrigo prefo poireffo del tro- 
no di Polonia da circa 3. mefì , al- 
lorché ricevette la nuova della mor- 
te funefta di Carlo IX. fuo fratel- 
lo. Egli abbandonò dunque la fui 
Corona elettiva ^ per ricever quel- 
la, che gli apparteneva per eredi- 
ti , ed andò a regnare in Francia in 
tnczzo alle turbolenze , e alle fa- 
aioni . Un Signore Polacco , C il 
Conte di Tenttjn^ s che non ap- 
provava ch'egli abbandonale uà 
paefe tranquillo per un regno pro- 
cellofo, eh difTe colle lacrime agli 
occhi : Ah\ Sire , fé il vero re- 
\ gnare i il poffedere il cuore di tut- 
ti ifuoi fudditi y dove regnerete voi 
mai più affolutamente che in Polo- 
nia f Non vi luftngate di trovare 
in Francia nella fituazjone in cui 
fono te eoje ciò che voi abbandona- 
te qui . Oui n* profezia non tardò 
ad avverarfì (^ fedi 8. Marcheri- 
"th^. C<mfacT«to , e coronato a 
Rriitis da Luigt Cardinal di Gui- 
fa 11 d) 15. Febbraio 157^. 1 Arrigo 



A ft 

foftennc da principio la riputazio- 
ne di valorofo, che fi era acquifta- 
to. Guad3ì;tiò nello fteffo anno 1575. 
la battaglia di Dormans , e conclu- 
fe la guerra contro gli Ugonotti 
nelTafTemblea degli Stati tenuta a 
Blois nel 1576. ; ma efTendo trop- 
po potente quefto partito , gli fi ac- 
cordò la pace nel 17,80. a Nerac . 
Quefta pace , che fu la più favore- 
vole , che abbiano mai ottenuto i 
Calvinifti , fu feguita l'anno flef- 
fo da un Editto di pacificazio- 
ne, col quale fi permife loro l'e- 
fercizio publico della loro religio- 
ne ; Furono inoltre loro accordate 
alcune camere feniipartite negli ot- 
to Parlamenti del Regno. Fu proi- 
bito d'inquietare i Preti e i Frati ^ 
che fi foITL-ro maritati , e fi dichia- 
rarono legittimi i loro figliuoli . It 
Regno fu un pò* più tranquillo ; 
ma la licenza , il luffo , e I.1 difTo- 
lutezza vi s'introdufTero collât pa- 
ce . Arrigo III. , in luogo di affa- 
ticarfi utilmente por lo flato, per 
la religione, per lui medefimo , fi 
dava in preda infieme coi fuoi fa- 
voriti ai più ofcuri difordini . Qjie- 
liif , Maugiron , Saint Maigri 4 
comparvero i primi nel ranqo di ta- 
li favoriti ; Saint-Lue , Joyeufe il 
giovane, la Calette conofciuto fol- 
to il nome di Duca d' Epefnon ven- 
nero dopo, e così alcuni altri, eh» 
profittando delia fua debolezza , ter- 
minarono di snervare il poco vi- 
gore , che la fua anima poteva an- 
cora avere C l^^di le pratiche di que- 
lli vari favoriti negli Articoli Jd- 

JEUSE n. 1. 3. e 4 d' O . . . i 

EspivAY .... QuELus .... e IJ 
Valette).^ Arrigo 111. lungi di 
comandare ai fuoi favoriti , foflVi- 
va , ch'elfi comand.tfTcro ai fuoiMi- 
niftri . Univa, feco loro* le pratiche 
eflerne della Religione alle più in- 
fami dilfolutezzc; faceva con effì dei 
facri ritiri , dei pellegrinaggi , é 
fpeflb faceva ancora la difcipìina • 
Inflituì delle confraternite di Pé- 
nitenti t e fpelTo paffeggiava per Pa- 
rigi veflito col loro abito particola- 
re , dandofi qtiafi a fpcttacolo: ond# 
non era chiamato con altro nome y 
che di Frate Enrico. Quelle mafche- 
rate in vece di naicondere i fuOì 
vizi , non facevano che metterli piti 
in villa. Viveva egli nella mollei- 
zat e nelle Icaiofiià di upa donna 



A R 
del gran mondo ; dormiva co» dei , 
guanti di una pelle particolare per 
confervar bt-ne le Tue belle mani ; 
metteva in okre fulla ina faccia 
una parta preparata , ed una (pocJL* 
di mafchera ibpra di effa . Il fuo- 
co della guerra civile covava fem- 
pre in Francia. L' edito di paci- 
ficazione aveva efafperato i Catto- 
lici . Si temeva , che il Calvinifmo' 
non diveniffe la Religion dominan- 
te in Francia , e crebbe quefto ti- 
more dopo la morte di Fràncefca 
Duca d' Alançon , fratello unico del 
)^Q ^ /Irrigo ^ avvenuta a Chateau- 
Thierri nel 1584. ,* poiché per que- 
lla morte il Re di Navarra Arriéra 
di Bourbon capo degli Ugonotti di- 
veniva l'erede prefuntivo della co- 
tona . I Cattolici non , volevano, 
che quefl' ul tinto regnafie . Si for- 
marono tre partiti nello Stato, il 
the fi chiamò la guerra dei tre Ar- 
righi : quello della Lf^a condotto 
àn Arrigo di Guifa ; que lo deyli 
Ugonotti , di cui Arrigo Re di Na- 
varra , che regnò poi fotto il no- 
me di Arrigo W. era il cupo, • e 
quello di Arrigo TU. che fi chiama- 
va il partito dei Politici , o dei 
Realini . Così avvenne che il Re 
da padre comune che doveva effe- 
re , non fu piit che un capo di par- 
tito . Arrigo Duca di Guila, uomo" 
di un genio grande ma pericolofo , 
concepì allora il progetto di unirfi 
ai Froteftanti p.'r rapir la corona 
al fuo fovrano . Il zelo apparente 
di quello ambiziofo ftraniero per la 
religione Cattolica , gli guadagnò 
il Clero , le fue liberalità il popo- 
lo, e le fue carezze il parlamento. 
Il fuo primo parto politico fu di 
forraar'e un'affociazione fotto il no- 
me di Santa Lega ^ per la ficurei- 
za del Cattolicilmo . QaefÌo nome 
facro fu il fegnale della follevazio- 
ne . I ribelli erano appoggiati dal 
Papa e dal Re di Spagna. Arrigo 
777. lo fapeva. Intimidito pei foc- 
corfi che quefli due Sovrani prò-- 
mettevano , ed ancora più fpaven- 
tato dalle, prefte e felici imprefe del 
Duca di Guifa, che fi era impadro- 
nito di Thoul , e di Verdun, fpie- 
gò i fnoi timori ed il fuo avvili- 
mento in una Apologia'^ nella qua- 
le fi riconofceva colpevole, e fcon- 
tiurava i faziofi di gettar le armi . 
i pofe çgli' ft«flb aiu tefta della 



A R 107 

S.\ata L?g^ , colla fperanz* di faf- 
fene padrone. Si unì con Guifa (uo 
fiìddito ribelle contro il Re di Na- 
varra fno legittimo fucceffoe e fuo 
cognato, il quale gli era affegnato 
ugualmente dalla natura, e dalla 
politica per fuo alleato. Tutti i 
Privilegi dei Proteìlartti furono ri- 
vocati da un editto publicato nel 
1585. L'anno feguente fi formò la 
fazione dei Sedici^ che intraprefe 
di togliere al Re la corona. I Pro- 
tettanti ripigliano le armi inCuien- 
na , ed in Linguadcfca , fotto la 
condotta del Re di Navarra, e del 
Principe di Condè > Sijlot^. fegna- 
lava nel tempo fteffo la fua efalta- 
zione al Sommo Pontificato con una 
Bolla terribile contro quelli due 
Principi, e con, la conferma dei la 
Lega . Arrigo 777. mandava contro 
gli Ugonotti Joyeufe fuo favorita 
col fiore della nobiltà Francefe, ed 
una potente armata. Arrigo Re di 
Navarra avendolo disfatto _ intera- 
mente a Contras li 10. Ottobre 
15S7. , non usò della fua vittoria v 
che per oft'jrire una pace ficura al 
Regno , ed il fuo foccorfo al Re ; 
pia benché vincitore com' era , fu 
rifiutato. Il Duca di Gùifd era più 
da temerfi, e piìf potente che mai . 
Egli aveva abbattuto in quello tem- 
po medefimo a Vimbrì , ed a Au- 
neau i Tedefchi , e gli Svizzeri y 
the andavano a rinforzar l' armata 
del Re di N.ivarra . Ritornato il 
Duca a Parigi vi fu ricevuto co- 
me il f&lvatore della nazione. Ar^ 
rigo III. follècitato da tuttte le 
parti ufcì , ma troppo tardi dalla* 
fua profonda letargia. Aveva det- 
to fin da principio , che /e imra^ 
prefe contilo la fua autorità crana 
dei Cafìelli di carta , innalzati cori 
molta pena da fanciulli ; e che notf 
occorreva^ che un foffio fola per ro- 
vefciar T edificio - Ma quelli Cs- 
Helli di carta avevano affai mag>- 
gior confidenza 5 ch'egli non pen- 
fava . Tentò egli allora di abbat- 
ter la Lega; volle afficurarfi di al- 
cuni Cittadini più fediziofi . Osò 
proibire a Guifa l'ingrelfo in Pari- 
gi ; ma provò a fue fpefe ciò che 
fia i! comandare fenza forza . Gui- 
fa difprezzando 5 fuoi comandi an- 
dò a Parigi . Invano Arrigo 777. vi 
fece entrare li u- Maggio 1588; 
delle truppe per impoffXTarfi dei 



looglii prtttci|Mli dflia Cifti* I( 
popolo n ìlUrmò t chiufe , t barri- 
cò k flrajf dell» Città 1 difcAcciò 
)• truppa , arr<flò le guardie del 
Re , e qunfi imprigionò lui fteffo 
nel filo palazzo . Ciò avvenne ia 
quel di . thiì fi chiamò p'>i la Giot' 
nata (itile Rincate . Refe quefla 
il Duca dì GjtlJ padrone della Ca- 
pitale ( il Re (i cuflretto di riti- 
rarfi a Chartres , e di là a Rouen , 
<}«vt Citetin» dt' Medici fua ma- 
dre gli fece /"egnare T editto di 
riunione fatto a fcnrno della di- 
Bttità re.tle, di che ne fu il Re ac- 
corto ben predo , e quindi innanzi 
jnoftrò b-nsl di avere , ma non eb- 
be mai più veramente confidenza 
con fua madre . Di rado Cdice uno 
florico celebre) gli uomini fono o 
abb.tftaoza buoni « o cattivi al fnm- 
tno grado . .Se il Duca di Guifa a- 
veffe ofato di (»x qualche intrapre- 
fa il giorno delle barricate fopra 
la lib.Ttà . o fopra la vita del Re , 
farebbe flato il padrone della Fran- 
cia, ma egli fi lafciò fcappare queft* 
occafione . Arrigo III. fi portò a 
BìotSf dove convocò gii fiati ge- 
nerali del Regno nel 1588. Guifa 
*lopo aver difcacciato il fuo Sovra- 
no dalla Capitale, non dubitò di 
andarlo ad infultare a Bìois y in 
prefenaa di un Corpo che rapprefen- 
tava la Nietone . Arrigo ìli , ed 
egli fi riconci!i*rono iniieme folen- 
»i .mefite ; fi »>Mitarono allo fleffo 
K>vJue fi comunica- 
iife cou giuramen- 
t i.cr iuite (e ingiurie paf- 

1 u* arila HefTa forma di 
lien'tt e fedele in avve- 
iiii , i:n in qieilo fleffb mûmen- 
ro il K^ iiìi..c^.;nava di far morir 
<;< j, e Cuijj di far balzare dal 
iM. ., il Re. Arrigo 111. prevenne 
<h,>ti i • fu! finite dello Heffo an- 
I > isiÂ. lo fece alfafljiiare a Bloii , 
inficine cui Cardinal fuo fratello, 
.h .fi a parte di tutti I fuol pro- 
M.fl Ch'idi 4. Guisa). 
!i guelfi due capi forti- 
i ^ ficcome la morte di 
va fortificato il partito 
Ulti. 11 famofo Duca di 
. '>««« fratello caJeto dell' 4' 
\;o Duca dì Guifa ^ «(ualmi'u 
■ •)''■''' n meno tur- 

vhiarato nel 
• ;. ì:- ^ ■ ■ ■ ■ 'tHTêlt dtU9 



A R 
Stato Regio y e Corona diPrameity 
dal Configìio dell' Uitfone . Le Cit- 
ta più importanti del reijno , Pari- 
gi , Rouen , Dijon , I-y<>n , Tolo- 
fa , {_redi DwaASTi ) lollevate co- 
me di concerto, f\ dic^itTo a lui, 
e fi ribellarono .1 tro 

il Re. Non rÌL', ,ae- 

fto Principe, che t , : 10 , 

ed uno fpergiuro. Il Papa lo fco- 
munica . Settanta Dottori adunati 
in Sorbona lo dichiarano decaduto 
dal trono , ed i fuoi fudditi fciolti 
dal giuramento di fedeltà . I Pre- 
ti rifiutano T afToluzione ai peni- 
tenti , che lo riconofcono per Re. 
La Bolla colla quale StftoV. vibrò 
i fuoi anatemi , mife veramente il 
colmo a tutti i mali di Arrigo III. 
Egli lo fentì molto bene, l'i fono 
alcuni , diceva , cht fi fan beffe dei 
folgori del yatieano ; ma in quan- 
io a witf, io li ha Jempre temuti y 
e li temo ancora più dt tutti i Can- 
noni della Lega . La fazione dei 
Sedici j fempre più audace, rin- 
chiude prigionieri nella baciglia i 
mi.'mbri del Parlamento affezionati 
alia Monarchia . La vedova del Du- 
ca di Guifa comparifce a doman- 
dar giuftizia dell' a'ìaiTn io del fuo 
fpofo , e del fuo cognato. Il Par- 
lamento, a richieffa del Procura- 
tcìT Generale , nomina due Confi- 
glieri , Courtin , e Mtchon , che i- 
liruifcono il procefTo criminale coa- 
tro Arrigo di f^atois già Re di Fran* 
eia, e di Polonia. Òuefto Monar- 
ca pofto in così term>ili cìrcoftan- 
le fi era condotto tanto alla cie*^ 
ca , che non aveva ancora un' ar- 
mata. Mandò allora Xa/ir/ a nego- 
ziar negli Svizzeri per aver dei fol- 
dati j id ebbe intanto la viltà di 
feri vere al Duca di Mg f enne capo 
della Lega, per pregarlo a dimen- 
ticar 1* uccifione de* funi frtt.Mli , 
Aggiunfe a quefia det> rr« 

di mandare a Roma 1 do 

tempo per richiedere ^ lae 

delle cenlure , che credeva di aver 
incorfo por la morte del Cardinal 
di Guifa . Non potendo calmare 
né il Romano Pontefice , né ì fa- 
f infi dt Parigi , ebbe ricorfo ad Atm 
He di Navarra fuo vincitore, 
<^ !.) Principe conduffe la fua ar- 
mata ad Arrigo III. ; e prima che 
le fue truppe folfero arrivate, eb- 
be Il gencrofità di vcnidu a trova» 



A R 

t<, scx:om?agnato da un folo pag- 
gio • L'ârra.ita Proteftante In libe- 
rò dalle ni»ni del Duca di Maj/en- 
#Tff , che Io teneva afTediâto in Tours . 
Mrrigo UT. diede in quella Città 
nuovi efenjp) di quella bri^vura , 
che lo aveva altre volte diftinto . 
TVlayenne aveva diretto un attacco 
contro i Borghi di Tours. Arrigo 
fi avanzò fino ai gabbioni, che for- 
mavano una parte della barricata » 
ed avendo con un colpo del piede 
rovefciato uno di quefìi gabbioni, 
fi mife egli fteffb dinanzi , dando i 
fuoi ordini colla più gran tranquil- 
lità , ed intrepidezza, in mezzo ad 
una tempefts di palle . Il Re di 
Mavarra forprefo da un tale fpetta- 
colo gli diCe : non mi maraviglip 
più fiotto quefio cV io veggo , fé i 
miei Ugonotti perdettero le batta- 
glie di Ja^nac , e di Montcontottr . 
——Mìo frateljo ^ rifpofe Arrigo 
III. , bifogna fare dappertutto ciò 
che fi è obbligato n fare . I Re non 
fono già più ejpofti degli altri , e 
le palle non cadono fopra di loro 
più facilmente che fopra un fempli- 
ce foldato . I due Re avendo re- 
fpinto il Duca di Mayenne , ven- 
rero a metter l'afledio fotto Pari- 
gi . Quefta Città non pra in iftato 
di difenderfìj la Lega era fui pun- 
to dell.i fua diftruzione , allorché 
un Domenicano chiamato Giacomo 
Clément cambiò interamente la fac- 
cia delle cole. Quéfto frate fanati- 
co , incoraggitu dal fuo priore 
Bourgoing ^ dallo fpirito della Le- 
^a , preparato al fuo parricidio con 
âgiuni, e con orazioni, munito dei 
Sacramenti , e credendo di correre 
Al martirio, andò a Saint-Cloud , 
dove era il quartiere del Re. Ef- 
fendo ftato condotto dinanzi ad Ar- 
rigo 111. y col pretefto di dovergli 
rivelare un fegreto importante , gli 
porfe una lettera , che diffie eflere 
Hata fcritta da Achille di, tìarlai 
primo Prefidente. Mentre il Re 
leggeva , quel miferabile lo ferifce 
nel baffo ventre , e lafcia il fuo 
coltello nella ferita. Arrigo fé lo 
-trae da fé fteffo, ecolpifce imman- 
tinente U fuo uccifore nel fronte , 
efclamando ; Ah ! difgrazjato , che 
i" ho fatto io per affajftnarmi così ? 
I Cortigiani C ^edi Log^ac , e i. 
CuESLE ) accorrono , ed uccidono 
fui fatto l'affaffino. Quella precipi- 
Tomo II. 



A R 109 

taììone li fece cadere in forpetto 
di efTere flati troppo bene iitrutti 
del fuo perfido difegno . Si pretende 
ancora che M^iama di Montpenfìer t 
forella del Duca di Guifa , aveffe 
molta parte in quefta fcelleratezza, 
e che aveffe effa perfuafo a quel mo- 
ftro imbecille , che il Papa lo fa- 
rebbe Cardinale per ricorapenfarlo 
del fuo parricidio , ovvero fé pur 
doveffe perire nel commetterlo » 
che occuperebbe un luogo onorevo- 
le nel Martirologio. Arrigo Uh 
morì il giorno dopo 2. Agofto 1589. 
in età dì 39. anni , dopo averne re- 
gnato 15. Il giorno fteffo della fua 
morte fece dir la meffa nella fua 
camera; e mentre la fi celebrava , 
diffe ad alta voce colle lagrime a- 
gli occhj." Signore mio Dio ^ fé tu 
conofci che la mia vita fia utile al 
mio popolo , confervami , e prolun- 
ga i miei giorni ; fé nò , prenditi , 
mio Dio .f la mia anima ^ e collo- 
cala nel Paradifo . Sia fatta la tua 
volontà. C ^edi ciò che accadde lo 
fleffo giorno , Art. i. Marolles ) . 
Per l'affaffinio di Arrigo 7/7. fi e- 
itinfe il ramo de'' Valois ., che aveva 
regnato 161. anni , nel quale fpâzio 
diede 13. Re alla Francia. Non re- 
carono altri mafchj , fé non che 
Carlo Duca rf' Angoulemms figliuo- 
lo naturale di Carlo IX. Sotto i Re 
di quefto ramo la Francia acquiftò 
il Delfinato , la Borgogna , la Pro- 
venza , e la Bretagna , e fotto di 
loro parimente fu-^ono interamente 
fcacciati gì' Inglefi dalla Francia ; 
ma fu ancora fotto di loro , che i 
popoli incominciarono ad effere op- 
preflì da importe , che i Domìni 
della Corona furono alienati , gì' 
ignobili meffì in poffeffo dei feudi-, 
r elezione canonica dei benefìzi 
foppreffa, la venalità delle cariche 
introdotta, gli uffiziali di giuftizia, 
e di finanze moltiplicati , l'antica 
milizia del regno cambiata , le fem- 
mine chiamate in corte : cofe tut- 
te , dice Mezjrai y di cui conviene 
lafciare ai faggi il giudizio , fé fiaa 
effe utili , o dannofe allo Srato . 
Nel cafo che tutti quefti cambia- 
menti fiano tanti mali , Arrigo III, 
li aumentò. Il luffo , e la paflione 
del giuoco particolarmente farono 
portati all' ecceffo fotto il fuo re- 
gno . S' impiegarono nella fabbrica 
ideile iloffe tanto oro ed frgento 3 



tn . A R 

cil* le ce^cfif nt Airon priv« . 
Qrjedo Prl«cip« fu più occuparo a 
ètte dei pii fpettacoli « o comme- 
die in publico, ad (-]"-"■:■■"- la 
ratura in fecrcto , cf - il 
fuo popolo, ed a gm > m- 
ptrioriii fu tutte le fiziuni (.ne la- 
cer.wano I> Francia . La Lep,a di 
eut fu ta vittima <t J forfè (dice 
il Prendente Henau/t ) V avveni- 
mento il piti ftngolare che {i pojfa 
ieggeti nella fiorii ; ed Arrigo III. 
tomparifce il più inetto Principe , 
per non aver preveduto , che fi fa' 
ieva ligio di quejio partito , volen ^ 
do farftnt il capo . I Protejlanti ^l* 
avevano nn^Jfo guerra , come ali /- 
nimico della loro fetta ; * quei del' 
'ta Lega lo ajfajftnarono a motivo 
della fua unione col Re di Navar- 
ra capo degli Ugonotti, Sofpetto 
ai Cattclict , ed ai Protejlanti per 
la fua leggercx.Zjt , e refoli di/- 
frt7:,Zibile a tutti per una vita 
ugualmente fuptrfiizjofa e liber' 
tina^ parve degno deìl^ Impero fin- 
ché non arrivò a regnare » Ca- 
rattere di fpirito incomprenfibile , 
dice de Tbou , in certe cole fupe- 
riore alla lua dignità reale , in cer- 
te altre al di fotto ancor dei fan- 
ciulli . Sotto il fuo regno , nel 
IS^. 1 ti Duca di Savoia s'impa- 
dronì del Mirchefitto di Saluzzo ; 
• ' " ' 1 ingegnere di 
mbc . Arrigo 
oli ( fedi I. 
icia ) da fua 
rena ^ figli» d' 
-. ). -'. I V... :.; • ,\] i .ìudemònt y Prin- 
c ;i'*a d' '.1 M rara beltà , che Arri- 
gi Iti. però j!on amò lung^niente . 
Aveva avuto un amore appaffionato 
per la PrincipefTa di Condò , che 
«tori nel 157^. Per alcuni Riorni , 
' che fegalrono immediatamc-nte quefta 
morte, provò dei rvfniin.ti'i i|ua(ì 
Volle fi - t.irc 
c!Hto dei e . del 



del!»,' iuc Icirpc . A> 
tutte le grafie efteri< 



A t 

fapeva |*frfettamentc far da ^e é 
Poffedeva V etichetta meglio di al- 
cun Cortigiano f e fempre fi confuU 
t;iva lui medefimo (<ii cerimoniali» 
Compofe uno flato degli uffìi^^iali 
della corona , e della fua cafa « 
rei quale d:è regola ai loro vediti, 
alle loro finzioni, ed ai loro fcr- 
vigj . Egli fleTo diede al Cancellie- 
re di Francia fedente in configliò 
la lunga toga di velluto eremifino. 
A lui deve ancora la fua inliUuzio 
ne nel 1578. l'ordine illurtrj dello 
Spirito Santo . Si pretende che ne 
formaCTe i ftatuti fopra quelli di urf 
ordine quafi fimile , inftituito da 
Luigi 7. Re di Sicilia nel 1351. Il 
collare di S. M-chiele era così av- 
vilito , che fi chiamava il còllafo 
per ogni fort a di befìie . Era necef- 
fario un nuovo ordine per i Prin- 
cipi , e per i Grandi . Arrigo lo in- 
llituì in once dello Spirito San- 
to ^ perchè nel giorno appunto del- 
la Pentecofte era flato eletto Re di 
Polonia , e parimente nel giorno 
della féfta medefima era flato chia- 
mato alta corona di Francia . Il 
numero dei Cavalieri fu limitato a 
100. , ciafcnno de' quali doveva 
polTedere un'Abazia in Commenda; 
ma il Papa non volle acconfentire 
a quefl' ultima difpofizione . Non- 
dimeno i Cavalieri hanno fempre 
confervato 11 titolo di C ; 
tori . — Noi non cit 

cattiva vita di Arrigo 111 _-' 

romanziere l^arillas . Fra i varj i?- 
belli publicati contro quefio Prin- 
cipe ve n'è uno, che ì 
mune. Fu p:iblicato fo: 
titolo: Le firegb erte di .' ,. 
Valois , e le oblaz^ioni , eh' e [fit 
factva al diavolo nel bofco di l'in- 
cennes con la figura ..' ' '^ 
argento dorato , ai . 
ojferta , ed i quali j, . 
ra in quejla Città : i*arigi jtcì- 
fo Defidetio Millet 1589. In qucfto 
libello, in cui la p;w ^^" • 
fi trova congiunta 
ed alla fcl. tchi/za <' 
„ S'è t' 
,, uno U 



Nel-: 



AU 

.î' ^icgVì fpecchj , droghff , unguen- 
j, li , e verphe, le qu.ili fembrava- 
„ no eifer di nocciuolo ; c quelte 
„ carte fono Hate .ibbruciate *^ ; 
e pag, 8. e 9. ,, Nel bofco di Vin- 
„ ceiines fi (bno trotfnti recente- 
„ mente due Satiri di argento do- 
„ rato , appoggiantifi fopra ana 
^y mazza . Dicono che fofiero dei 
9, candelieri . Quefti moftri diabo- 
„ liei fono iu qiietta Città fra le 
M mani di un perfonaggio d' ono- 
ÎÎ re , e buon Cattolico, che li ha 
j, fatti vedere ad un' infinita di 
ti perfone ", Si vede da tal impo- 
flura come fi ingannavano i rioftri 
antenati, e come fareffìiTJo ingan- 
nati jioi fteffì , fé fommo in pari 
circoftanze . 

IJ. ARRIGO IV. il Grande, Re 
di Francia e di Navarra , nacque li 
15. Dicembre 1553. nel Caftello di 
Pau Capitale del Bearne » Antonio 
di BouRBo.'J Duca di Vendomme 
fuo padre. Principe debole , piut- 
tofto indolente , che pacifico, era 
il capo del Ramo di Bourbon così 
chiamato da un Feudo di qucfto 
nome pervenuto nella loro cafa per 
un matrimonio con la erede di 
Bourbon . Difcendeva in linea ma- 
fcolina da Roberto di Francia Con- 
te di Clermont quinto figlio del 
Re S. Luigi , e Signore di Bour- 
bon . Giovima d' Albret madre 
di Arrigo VA , era figliuola di Ar- 
rigo à' Albret Re di Navarra .Era 
vicina a metterlo al mondo, allor- 
ché il Re fuo padre moftrandogli 
una beila fcattola d' oro con una 
catena fimiie , gli diffe nel linguag- 
gio femplice , e famigliare del fuo 
tempo: mia figlia, ^uefia fcattola 
eon ciò , che rinchiude , è tua , fé 
neir atto di partorire tu mi canti 
una canzonetta Gusfconna . Giovan- 
na partorì poco dopo , e fra le piìi 
forti doglie del parto canta una 
ftrofa in lingua del Bèarn'e . Il 
Re di Navarra ripofe tofto la cate- 
na al collo di fua figlia, e gli die- 
de la fcattola dicendole : quejìe fon 
cofe vnftre mia figliuola \ ma , ag- 
giunfe prendendo il figUuolino nel- 
le fue braccia , tiuejlo è mio ; e lo 
portò di fatti nella fua camera . 
^■rigo era venuto alla luce fenza 
mandare Hn grido, ed il fuc^ primo 
■ utrimentofu uno rpicchro d'aglio, 
cai ^uale fub Avo gli fregò le lab- 



'A R 111 

bra , aggiungendovi alcune goccie 
di via generofo, che gli fece pren- 
dere . I..1 fua educazione corri fpo- 
fe a quelli prìntip) . Fu allevato 
alla Corte di Francia fotto la con- 
dotta di un faggio precettore nom- 
mato \&Gaucherie fino al 1566. Fra 
le ma{fìme , che Arrigo imparò da 
lui , quella che gli piaceva più il 
era : Conviene vincere , morire . 
Studiò la politica alla Corte dei 
f^alois , ficcome imparò poi la grande 
arte della guerra fotto il Principe 
di Condè , e fotto l' Ammiraglio di 
Coligni . Aveva accompagnato Car- 
lo IX. nei viaggi , che quello Re 
fece nel 15(^4. , e 1565. in diverfe 
ProviHcie di Francia: e fi prtrtb 
così bene Qdìce Cajfst), chs non fi 
poteva vincerlo in corte fia , e mol' 
to meno con rodomontate . Nella 
famofa conferenza di Bayonne , in 
cui fi pretende , che fi rifolveffe la 
rovina dei Proteflanti, il Duca di 
Medina non potè trattenerfi di di- 
re : qutjlo giovane Principe ha tut- 
ta r aria df un gran Re , alme- 
np di uno chs deve ejfcrlo . Nel 
15(56. Giovanna d* Albret fua ma- 
dre, che aveva abbracciato il Calvi- 
nifmo apertamente, volle aver fua 
figliuolo a Pau prefTo di lei , e qli 
diede per precettore Florent Chfè- 
tien . Quella Principeffa poiTedeva 
tutto ciò che forma un grand' uo- 
mo , ed uà eccellente politico . 
Ebbe Arrigo in nafcendo tutte le 
qualità di fua madre , e non e- 
reditò da fuo padre che una cerca 
facilità di carattere che in Anto- 
nio degenerava in incertezza ed in 
debolezza, ma che in Arrigo diven- 
ne cordialità vera e buon naturale. 
Non fu egli già allevato nella mol- 
lezza . Il fuo nutrimento era grof- 
folano, ed i fuoi veftiti femplici , 
e fuccinti . Andava fempre a teft» 
nuda. Mandavafi alla fcuola eoa 
dei giovanetti di pari età ; egli ar- 
rampiccavafi con loro fulle cime 
delie montagne vicine, fecondo il 
cortame del paefe , e di quei tem- 
pi . Nel 1568. la Corte di Francia 
mandò la Mot he Fénelon a Giovane 
na d^ Albret per diffuaderla dal pren- 
der parte nella terza guerra civile* 
Il giovane Arrigo , che non aveva 
che 15. anni , fembrava non bene 
entrare nelle mire dell' Arabafcia- 
tòte , il ìuafc gliene rimarcò i» 
O » fua 



»li A R 

fo* forprefâ eragenindo t itiili, e 
le dIfRraite, onde queft« cucrm i- 
tion^lc ebSe il R.'Sno. Rttono^ diC- 
fe A rigo , q'iefto è un fuoco da fpe- 
gntrfi con un» ftcchia A* acqu3 

Com9 ciò ? rilpofe Fcnelon . 

— Facendo berte , continuò il 
Principe, auefia fecibia d' acqua 
al Cardinal di t.otrnt vero , e 
Principile incendi. ir io della Fran- 
cia . Gli difTe ancora, che i nemi- 
ci del Printipe di C>ndè fuo zio, 
• dei PfOtcftanii , che efTo Principe 
foftcneva, non T accufâvano di x\\>2\- 
li'itie, fi* non colla mira di cKer- 
minare tutto il Rsmo Reale di Bour- 
bon . Ma noi vn^^liamo y agg'unfe, 
m ìfir tutti tnfìeme , per evitare le 
fpe fé del lutto , che altrimenti noi 
éovreJJ^mo portare gli uni degli al- 
tri . Allevato nel Calvioiftno , fu 
deft:nato d.i fua mndre alla difefa 
di quefla Terta . Ne fu dichiarato il 
capo alla Roccella nel ijiç-, ed il 
Principe di ConHè fu fuo Luog«ite- 
nenic . Fu appunto fa quefta fpiag- 
{•!< d:?lla Roccella che il {giovane 
Bourbon aveva corfo l'anno prece- 
dente un gran pericolo. PaReggian- 
do un g'orno fui mare ardente com' 
egli era , e nemico del ripofo cadde 
ncll' acqua) e difparve tratto dalla 
cerrente . Il Regno lacerato dalle 
|derre civili era fui punto di perir 
con lui \ allorché un capit'mo di 
mariaa nominato Giacoma Lar. 
deau , tuffan.^ofì in quelT iflaatt 
lece la falute della Francia falvan- 
do Arrigo. Qucfli fi trovò in età 
di \6. anni alla battaglia di Jarnac 
li n- M«rzo 15^9. Le fo*r.e dell* 
r—--"" '-To/w^erior/ , d'He: Cam- 

f7o è lo fìeffo che efporre 
i 'ite uomini di credito • 

' n preveduto che noi ci 

i -.0 troppo a far rapprefen- 

X.. . ....... commedie a Niort ^ in 

vece dt radunar le no/ire truppe in 
tanto che l^ inimico univa lefuê. 
Accadde appunto ciò che il giovane 
Principe aveva preveduto . I Pro* 
teftanti perdettero labntaglia, e 
con efla il valorofo Principe di 
Condè» che reHò uccifo. Q.u»fta 
fiinrnata fu feguita da quella di 
Montcontour . Anche quefta bat- 
taglia fu perduta li 3. Ottobre del- 
lo ftefb anno % perchè non fu fe- 
fuito il fuo conftglio di fecondare 
AnmiragUo di Ctligni y che ave* 



A R 

va sbaragliato la vanguardia del 
Duca d' Anjou . Dopo la pace di 
S. G^Tmano conchiufa li li. A^ofta 
1570., Arrigo fu attirato alla Cor- 
te coi più potenti Signori lei fuo 
p.irtito. Due anni dopo Ci volle 
che fpofaffe la PrincipefTa Mtrgbc- 
ri ta de Valois forella del Re Car- 
lo IX. Api'iwito tra le fefte di que- 
lle nozze n preparò l'orribile maf- 
facro^ di S. Bartolommen y l' obVo- 
brio del tiom.; Francefe . Ridotto 
Ai-rigo all' alternativa della morte, 
o della religione, fi fa Cattolico!, 
e rim.ine qiiafi 3. anni prigioniero 
di Stato . E'fendo fuggito nel 1576. 
ed elfi-'ndofi ritirato ad Alençon , fi 
mife alla iella del partito Ugonot- 
to , efponendofi a fitte le fttiche» 
ed a tutu i rifchì di una gu.'rra di 
religione mancanda fovente del ne- 
ceflario , ed incontrando il primo 
i pericoli, come il pui ardito det 
foldati . Fu fpeffo veduto negli ac- 
campamenti confoiiderfi fra loro , 
dormir fulla paglia come loro, fca- 
var con loro la terra , e nutrirti 
dello fteffo pane . Allorché a'fedia- 
va una piazza , vifitava i lavori 
giorno , e notte , difponeva egli 
fiedb le batterie, difegnava le trin- 
cee , e non di rado correggeva gii 
errofi de' fuoi ingegneri, ne dimi- 
nuiva per quanto poteva i perìco- 
li ed accorciava le fatiche . Fra r 
molti vant.iggi che riportò , non 
deve oSbliarh la vittoria di Courras 
nel 1^87. , dovuta principalmente 
alle fue cure. Prima di principiarfì 
l'azione il .R? di Navarra fi rivo- 
glie verfo il Principe di Condè , ed 
il Conte di Soijfons y e diife loro 
con quell'aria di confidenza , che 
precede la vittoria : fovvenitevi 
che voi fiete entrambi del fangut 
di Bourbon . R vivi Iddio ! io vi 
farò vedere , che fon vojiro primO' 
genito — • e noi ^ gli rifpofero , 
vi mofìreremo , c-be voi avete dei 
valorofi cadetti . Accorgendofi Ar^ 
rigo nel ctlor dell' aaione che al- 
cuni dei fuoi fi mettevano dinan* 
zi a lui per difenderlo , e coprirlo , 
gridò loro: al v^firo poftoy Signo' 
ri y non mi 't vì/iay iovo» 

glia farmi ^raglia le pri- 

me file dei _ :. - . e fa dei pri- 
gionieri di fua propria mano . Do* 
pò la vittoria gli fi prefcntano t 
ricchi corredi e le alttc magaificht^ 
4»^ 



A H 

ì»ag»felle di Joyeufe uccITo ìx\ quo» 
fta giornata ; eJ egli li fdeqna di- 
cendo : non conviene che a dei Com- 
medianti di trar vanità dai bei ve' 
Jìiti che portano . TI vero omaraen- 
to di un generale è il coraggio^ la 
prefenz^a di fpirito in una batta- 
glia y e la clemenza dopo la vitto- 
ria . Si può vedere iielT articolo 
precedente come egli conpiiinfL' la 
fiKi caiif.^ con quella del Re Arri- 
go UT. Aveva il titolo di Re di 
Navarra dopo la morte di fua ma- 
dre, avvenuta li 9. Giuj^no 1572' 
e la morte di Arrigo III. lo fece 
Re di Francia col nome di Arri- 
go W. il dì 3. Agoftoï589. Quello 
Principe morendo lo fece chiama- 
re al fuo letto , e gli diffe : mio 
fratello , voi vedete lo flato nel qua- 
le mi trevo ; poiché a Dio piace di 
chiamarmi a fé , io muojo conten- 
to , vedendovi a me attaccato e vi- 
cino . f/ lajcio a mio Regno fcon- 
volto da tanti torbidi . La Corona 
vi appartiene : io prego Dio che vi 
faccia la grazja di goderne pia 
tranquillaminte di me • Piaceffe 
pure a Dio eh' io potejji rimctter- 
vtla così lumino/a , come era fui 
capo di Carlomagmo ! I voti di 
Arrigo Uh con furono però efau- 
diti . La Religione fervi di pret:e- 
fto alla metà dei capi della di lui 
armata per abbandonare Arrigo W.^ 
ed alla Lega per nonriconofcerlo . 
Anzi pure quafi tutti gli uffiziali 
gli avrebbero volte le fpalle , fé uno 
di loro prudente infieme e genero- 
fo non li avefle ritenuti efclaman- 
do altamente in loro prefenza di- 
nanzi ad Arrigo W.'. Sire y voi fie- 
t€ il Re dei valorofi , e voi non 
farete abbandonato che dai vili . I 
capi della Lega glioppofero un fan- 
tafìma di Re , il Cardinal Carlo di 
Bourbon^ zio di Arrigo W. i Arci- 
vefcovo di Rouen, che fecero chia- 
mare Carlo X. Arrigo con pochi 
amici, poche piazzeforti , con una 
piccola armata , e fenza danaro , 
fuppiì a tutto colla fua attività, e 
col fuo coraggio . Fu pe-^ò coUret- 
to a levar TafTedio da Parigi, che 
aveva incominciato con Arrigo UT. 
e che era molto avanzato j quin- 
di fi ritirò in Normandia . Quivi 
cercò i modi di continuar la guer- 
ra contro la Lega . Se ne flava « 
ktto meno che il Duca di Ma^en- 



A R IT? 

né ttrtti fé oe ftava a tavola . Gua- 
dagnò Arrigo più battaglie fopr» 
quel Duca capo dei ribelli; e fpe- 
zialmente quella d' Arques nel 1589» 
e quella d' Ivrl nel 1590. Nella 
prima di effe fofpettando che i Ge- 
nerali della Lega rivolgerebbero i 
principali loro sforzi contro la fua 
artiglieria, la diede in guariiia al 
reggimento Svizzero di Claris , fui 
quale contava molto , ed al loro 
Colonnello Calati y fui quale con- 
tava ancora più . Avvenne appunto 
ciò che aveva preveduto . Arrigo 
IF. volò fecondo il fuo coQume , 
dove il pericolo era maggiore ; A- 
micomio^ diffe eg!i aGa/at/' alfuo 
giugnere, io vengo a morire cort 
voi , ad acquiflar con voi dell* 
onore . Riportò 1' altra vittoria a 
Ivrì, come aveva ottenuto quella 
di Coutras, gettandofi nelle file 
nemiche in mezzo ad un bofco di 
lancie . I Francefi fi ricorderanno 
eternamente che difTe ai fuoi folda- 
ti in quel dì meaiorabile ; fé mai 
perdete le vcftre infegne , riordina- 
tevi fotta il pennacchio bianco del 
mio elmo ; voi lo troverete fempre 
fui la ftrada dell' onore , e defila glo- 
ria . Ed allorché i vincitori incru- 
delivano fopra i vinti , fiìvate i 
Francefi] gridò loro. Il Marefcial- 
lo di Biron ebbe gran parte nell* 
onore di qu?fta vittoria ; ma Arri~ 
go n' ebbe affai più per T eroifmo 
col quale aveva combattuto . It 
Marefciallo fpiegò delicatamente l' 
idea ch'eali aveva di quell'azione, 
allorché fece quello complimento 
al fuo Re ; Sire , voi avete fatta 
OHR^ *i dovere del Marefcitllo di 
Biron <t ed il Marefciallo di Biron 
ha fatto ciò che doveva fare il Re . 
La fera effendofi prefentato vi' Ma- 
refciallo d' Aumont alla cena à\ Ar- 
rigo W. , quefto buon Principe fi 
alzò tolto, andò ad inconfarlo , e 
lo fece federe alla fua men*"* co« 
quelle obbliganti parole.* che er» 
ben di ragione eh* egl^ xjjifìefft al 
banchetto , poiché aveva avuto tan- 
ta parte alle nozxfi • Continuò Ar* 
rigo la guerra, e non corrifpondeti- 
do fempre gli avvenimenti al fUa 
coraggio, qualche volts diceva: tò 
fon Re fenz.» corona^ Cenerate fetf 
Zji faldati , e bene fpeffo fenzj* da- 
naro , come fon Marito fenica Mo- 
gii€ . Piil eran fìeri i fuoi nemici , 
9 O 3 e 



AT4 â R , 

• più egli r».1doppiava il fiTo coftfi- 
gin , # lA fus attività . Prefp d' »?- 
f^lto tutti i fobborfihî di Parigi in 
vtì {if[ giorno . Eçli è certo che 
«vrcbbff prefo ì* Città per la fa- 
ne f fé non âvcfTe egli medefimo 
permeflTo, per una compaffione ve- 
ramente eroica , che gij affedianlt 
provvcdeRero di viveri gfi aflediati . 
Jo fono y diceva egli, // vero Pa- 
dre de! mìo popolo ; e rajfumi^lio 
alla vera madre che fi prefentò di- 
nunzi a Salomone . /(merci meglio 
non aver Parigi in mio potere^ ^^- ^ 
di averto tutto rovinato , o tutto in 
L:.:^rime e in difolat^ione per la 
morte di tanta gente . Dicefi , chó 
mentre egli alTL'diava Parigi i Mo- 
naci, ed i Frati faceffero una fpe- 
zie di moftra militare, marciando 
in procelfiòne col loro abito ripie- 
Ç«to alla cintola, colf elmo in te- 
ôa , la corazza fulle fpalle , ed il 
mofchetto con un CrocififTo in ma- 
no ; ma è ftato prefo troppo lette- 
ralmente ciò che diflero gli autori 
óeW» Satira Menippea per ifcherzo. 
Ciò che è vero fi è, che molti Qt- 
tadini piìi confidcrabilì preftarono 
f turamentl) full* Evangelio in pre- 
1 ': Legato Apolìolico, e dell' 

•ore di Spagna c^i morir 
di puraf.ime, che di ren- 
dtrifi. (\ Duca di Parma Governa- 
tore per la Spapna dei Paefi-Baffi , 
fpedito da Piltppo 11. ^ venne con 
un* armata a foccorrer Parigi ; ma 
Jìrtigo W, lo fece rientrare in Fian- 
dra . Frattanto la penuria de' vi- 
vtri de^^enerò in careOia univerfa- 
ïe . Il pane fi vendeva uno feudo 
alla libra . Si dovette farne «on 
delle offa del cimirrro dei SS. In- 
nocenti ; e quo ma il pa- 
ne di Madama ;/j>r, per- 
chè efla ne av..„ , „.,,*, I' inven- 
«jone . La c»rnc umana divenne il 
nutrimento dogli r.flmati Parigini « 
andarono per cos) dire a caccia dei 
fanciulli ; e ve ne furon molti di- 
vorffi «l»» Ttmelici . Si videro pitr 
fin (' i nutrirfi dei cadave- 
ri i. loro figliuoli . Ve- 
dendo il Uuca di Miftmity che oè 
l« Spagna, ne la Lega giammai gli 
■ietterebbero in capo ia corona di 

Î ^rancia t rtfoWette di far ricono- 
cere quel folo, al quale efTa appar- 
teneva^ (teche perfua fé 1 precefi Sta- 
ti del ILegao da Ìm loavociCi ia 



AH 

P>trigì a far tenere una cnnferenz» 
XXX i Cattolici dei due pirtili'. 
Queda conferenza che fu tenuta a 
Sureiie difpufe Arrigo V/. a farfi 
Cattolico; e di fatti effendofi fatto 
iftruire , abjurò poco dopo il Pro- 
teflaniifmo nel li Chicla di S.Dio- 
nigi li 15. L'Jglio 159?- nelle ma- 
ni di Ren.tto di Beatine Arcivc- 
fcovo di Bourges. Fu poi confocrA- 
to , e coronato Re in Chartres li 
37. Febbraio 1394., eflendo Re;ms 
tuttavia in potere de' fuoi nemici. 
In qiisft' anno meJefimo Parigi gli 
aprì le porte il à\ ^^. Marzo , e 
vi fjce il fuo publico ingreìTa due 
giorni dopo. D'allora in poi le 
Città principali del regno fi fecero 
premura di fottoporfi al loro le- 
gittimo Sovrano. Permife Arrigo 
a tutti gli ftranieri , che erano in" 
Parigi di poterfene andar liberi , 
quando era in fuo potere di rite- 
tierli prigioni; e perdonò colla (ìef- 
fa clemenza e facilità a tutti i fi- 
ziofi della Lega. Dacché fi vide al 
Louvre, egli dilfe al Cancelliere di 
Francia Hurault He Chivemi : devo 
io credere rh'' io fia infatti dove mi 
trovo ? più che vi penfo , meno lo 
concepì fco . Nan vi è niente di «- 
raana in tutto quejìo affale \ e que- 
fia è veramente opera del Cielo . 
Nell'atto di metterfi a tavola per 
cenare al Palazzo di Città; difTc 
rìdendo, e filTando gli occhi fopra 
i fuoi piedi : io mi fono molto irn- 
brattato^ venendo a Parigi ^ mi nof$ 
ho perduto i miei p affi. Qa e fta gio- 
vialità ingenua, aperta , naturale, 
efpiritofa nonio abbindo:: — --• 
Avendogli detto uno de' r 
giani y complimentandolo 
della fua Capitale, che erafi rcfj .a 
Cesare ciò che era di Cfsat.f : 
Pqffardio , rifpofe il Re , non fi e 
gid adoperato meco come con Cefa- 
rc; Parigi non mi ê /faro rtfo^ mt 
venduto. C ^'«di i. <; ^ . 

Dopo eifere ftato < •< fir 

la guerre ai fuoi Suw , ..ognò 

che U facctTe ancor* contro la Spa- 
gna, alla quale la dichiarò formai* 
raente 1* anno apprelTo cioè nel 
lj9^. Q^uefto n.Mlo anno fu refa 
celebre e p?r l* »iti u • .1. . che 
Clémente nih gli . 
cura , e per il fin 
blicato a Nantes. Diifccr 
r arnau Spagauola a i 



A R 

Françoife, e ladifcaccîo da Amiens 
nel 1597- fotto gli occhj dell'Arci- 
duca Alberto^ corretto a ritirarfi . 
Il Duca di M.ìyenne aveva fatto il 
fuo accomodam>'nto col Re nel 159<5. 
Il Duca di Mercoeur fi fottomife 
nel 1398. con tutta la Provincia 
di Bretagna , di cui erafi impadro- 
nito . Non reflava giii che fare al 
Ile, che a trattar la pace con la 
Spagna j e quefta fu conchiufa il 
dì a. Magçio dello fteffb anno a 
Vervins . Da quefio siorno fino 
alla morte di Anigo IV. il Regno 
fu efente da ogni altra guerra civi- 
le e ûraniera, fé fé ne eccettua la 
breve fpedizione dell' anno i5oo. 
contra il Duca di Savoja , che fu 
Çloriofa alla Francia , e feguita da 
un Trattato vantaggiofo . Le con- 
vulfioni del finatifmo erano calma- 
te, ma il lievito non era ancora 
interamente diftrutto . Non vi fu 
quafi anno 5 in cui non fi attentaf- 
fe alla vira di Arrigo . Un difgra- 
zito della feccia del popolo» chia- 
inato Pietro Barriere fpinto da Au- 
^ri Curato di S. Andreadelle Arti a 
portare le fue msni parricide full» 
facra perfona del Re Arrigo^ fu ar- 
reftato , e meffo a morte nel I5S3« 
Giovanni Chdtel giovanetto di una 
famiglia civile Io ferì di un colpo di 
coltello in bocca nel I59S'» fotto il 
jsretefto che non era ancora flato 
afibluto dal Papa . Un Certofino 
nominato Pietro Ouin^ un Vicario 
di S. NicGolò-de-Campi, impiccato 
nel 1595- i un TapezEiere nel iS9<ì. 
un altro difgraziato, che era vera- 
mente, o che contrafaceva il paz- 
zo, meditarono il medefimo orri- 
bile afTaitìnio . Ç^t^edi 1. Éirom ) 
Infine bifognò per gran difgrazia 
della Francia , che un moftro fu- 
riofo ed imbecille , chiamato Ra- 
yaillac efeguiCe effettivamente que- 
llo empio attentato il dì 14. M«s- 
gio j6io. La carrozza dì Arrigo W, 
avendo dovuto trattenerfì per l' in- 
contro irnbarazzante di molte car- 
iette nella ftrada della Feronnerie, 
andando all' Arfcnale quello perfi- 
do profittò di un tal momento per 
ferirlo a morte . Quefto grand' uo- 
mo morì alla metà del cinquante- 
fimo fettimo anno della lua età, e 
nel vigsfirao fecondo del fuo Re- 
gno , Ufcian4o tre figliuoli , e uè 



A R 115 

figlk da Marta de' Medici fu» fe- 
conda moglie, o piuttofto fua uni- 
ca Spofa, poiché il fuo primo ma- 
trimonio con Margherita di Valoir 
fu Ugalmente dichiarato nullo . 
Arrigo W. non fu troppo ben co- 
nofciuto dalla riazione Francefe , 
che quando fu affalfinato . La falfa 
idea ch'egli folTe ancora intima- 
mente attaccato al Calvinifmo , 
foUevò contro di lui molti Catto- 
lici , ed il fuo cambiamento necef- 
fario di Religione gli alienò una 
parte dei Riforn^ati . Nondimeno 
gli uni e gli altri avrebbero dovu- 
to trovare un motivo di riconofceu- 
za per lui , come di riunione fra 
loro nel famofo Ed tto di Nantes 
dettato da una»faggia tolleranza, e 
per tal modo amar teneramente il 
Principe giufto , e benefico , che a- 
veva ugualmente ^ cuore i due par- 
titi • La fua feconda moglie, che 
•non lo amava, e che non credeva 
di effere da lui amata, gli fece 
provare un' infinità di donjefliche 
amarezze ; e pù ancora la prima. 
La fua favorita medefima, la Mar- 
chefa à' Entragues^ cofpirò contro 
di lui . La Satira più crudele , 
che attaccò i fuoi coflumi è la fua 
probità, fu opera di una Princioef- 
fa di Contf fua ftretta parente . 
Frattanto col mezzo e coi configli 
fpezialmente del fuo gran Mini- 
ftro, e fedele imko Suljl ^ egli 
avea meffb il Regnò in uno flato 
fioridiSmo ; fi può dire che lo a- 
vcva poflo in perfetto ordine , do- 
po averlo conquiftato . Le truppe 
inutili furono licenziate ; il buoa 
regolamento nelle finanze fuccedet- 
te alla più odiofa e generale eflor- 
fione; a poco a poco pagò tutti ì 
debiti della corona fenza opprimere 
i popoli. Li contadini ripetono an- 
cora al dì d'oggi, eh' ej voleva eh' 
ejjli svejjero ogni Domenica una poi' 
la/ira nella lor potala : efpreflìone 
triviale, ma fentimento veramente 
paterno , cb? ha dettato a un gio- 
vane Poeta quello bel verfo ; 

Seul Roi de qui le peuph ait 
gardé la mémoire\ ' 

In una malattia pericolofa, che lo 
attaccò dopo il trattato di Var- 
vins , diceva fpeflb a Sullì : smiea 
mio , io non timo in verun meda l» 
morti , voi mi avete veduto offron* 
p 4 z&r- 



iatla in taKt» oecêficni petieoîofe ; 
fMJ io provo un ffr.tn difpiactre di 
ufcir lia que/ia vit:» fenz.^ aver po- 
tuto render eerti i miei popoli , 
ben governandoti , e foltevan ioli , 
ti» tenti aggravi ^ eb* io li amo eo- 
mt miei pruprj figliuoli . Li giufti- 
zìa fu riformitâ , e bene tmmiiii- 
flrata f e ciò the era a^Fai pìh d ffi- 
cilc, egli fcppe malgrado la fua iit- 
dulgenca naturale « mantenere , e 
far oflervare i Riudiii, e le fenren- 
xe > che fi pronunziavano. Aveado- 
gti uà cortigiana domandato ia gra- 
zia di un fuo nipote colpevole di 
omicidio: vi Jia bene , gli diffe il 
Re , di far le parti di buon zjo 
implorando la mia clemenza i a 
me tocca di far le parti di buon Re 
facendo offervar la p^iujìizja . Io 
fcufo la vojlra inchiejla , voi fcU' 
fate il mio rifiuto . Rifpofe a cer- 
tuni f che gli domandavano il per- 
dono , e la grazia di un qualche ec- 
ccffo commcff*» contro alcuni giudi- 
ci . Io non ho che due occhj , due 
mani , e due piedi . In chz divieti- 
tei io dì^a altri miei fudditt ^ fé 
non avrjfi la Urr^a della giuftizia 

in mia dijpoftzjone? io non 

deftdero di vivere a luigo , diffe e- 
gli un' altra voira , che per anda- 
re come Luigi Xtl. ogni fettimana 
una fiata al Parlamento , ed alla 
Camera dei conti , per abbreviare i 
proctjft , e te eauft , e per ben dif- 
porre una volta per fempre le fi- 
nanze . Quefti dovevan effcre i fuoi 
pih cari pafTeggt , fé folTe vifTuto di 
pili . Ebbe però la confolazione 
prima di morire di veder le due 
religioni vivere in pace nel fuo re- 
Çno , almeno in apparenza. Arric- 
chì egli foto il patrimonio della 
corona, Ç f^edi la tavola delle riu- 
nioni dei gran feudi nelle tavole 
Crovoiogichf prepofte al primo 
Voi. • " '^ lario ) di mag- 

gior , che non a- 

vevan Filippo di tra- 

hit 9 L»*ig* ^li'% e Praneefco J.j 



pervenuti al trono come [ai ia'lt' 
nea coHaterile . L'agricoltura, Ix 
prima di tutte le arti , fa cara ad 
Arrigo ir. , ficcome coloro che la 
efercitavano . Fece guftare ad uit 
Ambafciador di Spagna del vino 
delle fue vigne, dicendogli : poffeg- 
go una vigna , ho delle vacche , 
ed altre co/e , che fono in mia pro- 
prietà ; e conofco in maniera /' eco- 
nornia , ed il governo della campa- 
gna , che come uomo particolare , 
potrei antera vivere comodamen- 
te , Le altre arti, il commercio, la 
navigazione furono in on )re fotto 
di lui. Le floffe d'oro e d'srgenio , 
profcritte dapprincipio per una leg^- 
ge (ontuaria nei primordj di un re- 
gno difficile , ed in un tempo di 
diflìpazione e di povertà , tornarono 
a far fi vedere con piìi fplendore > 
ed arricchirono Lion , e la Fran- 
cia. Fondò delle mAnifatture di a- 
razzi d'alto liccio, in lana, ed ili 
feta ricamali d'oro. Si comincia- 
rono a fare dei piccoli fpecchj ali* 
maniera di quelli di Venezia. A 
lui folo deve la Francia i bachi d« 
feta , e le piantagioni dei gelfi . 
Sotto di lui fu altresì concepito il 
progetto del canale di Briare , col 
quale la Senna, e la Loira furono 
congiunte; progetto che fu poi cfe- 
guito fotto il ftio fucceffore. Gli f! 
deve in parte il giardino reale del- 
le piante di Montpellier , così uti- 
le agli ftudiofì di medicina . Parigi 
fu ingrandito ed abbellito; egli fe- 
ce diffgnare ed efeguire la piazza 
reale ,* egli riftorò tutti i ponti . ìl 
Borgo di S. Germano non era uni- 
to alla Città ; non era felctato : 
Arrigo s' incaricò di tutto ciò , fe- 
ce coftruire quel bel ponte , dal 
quale il popolo ofTerva al giorno <P 
oggi la fua ftatua con tenerezza . (O 
S. Germano in Laje , Monceaux^ 
Fontainebleau , e fpe/ialm^nrc il 
Louvre, furono ingranditi , e quafi 
interamente rifabbricati . Egli al- 
loggiava al LoHviv fotto quella 



M avrebbe p 

Cr . . ì /' ims!(e , 

Dui tilt /7H1 pur cn amici comme en Ioim ^ 

Rtio.f ici di fé» Muple l' temmage ; 

à> jtrr lui Jeut 4 exemple à temi les Reit^ 



im Poeta fect qucAi quattro vcrft , che 



A R 
lungi gallerìa , che è opera f'-i.i , 
fatta col mezzo di artilti di o^ni 
genere, ch'egli ftefTo incorapgiva 
fovente colla fua prefenza , e col- 
le fue ricompenfe . Se non fu il 
fondatore della Biblioteca Reale , 
contribuJ però moìto ad arricchir- 
la ; egli era tanto dotto quanto 
conviene ad un Re di efferlo , va- 
le a dire, quanto bafta per diftin- 
guere il vero inerito . Fece il dono 
di una catena d'oro , e del fuo ri- 
tratto, ed accordò molte altre li- 
beralità a Croz.^0 ^ che gli prefentò 
il fuo Uitino de Jure Belli & Pa- 
ris ; e per fuo ordine fu refa pu- 
blic» la Storia del Prefidenta de 
Thou , due Opere allora incompa- 
rabili , oqnuno nel fuo genere . 
Giacomo Bongars , i Cardinali dtt 
Perron , d' OJfat , Sponde , Giù- 
feppe Scaligero , Cafaubon , Malher- 
be^ r Ab. d' El bene ^ e molti altri 
ricevettero da lui deUe beneficenze , 
e dei contrafTcqni di ftima . ' Al- 
lorché D. Pedro di Toledo fa man- 
dato da Filippo III. Re di Spaqna 
Ambafciatore preffo Arrigo W. -, 
non rixonobhe più quella Città <\i 
Parigi, ch'egli aveva veduto altre 
volte così infelice e Uneuente : 
quefto è accaduto , gli dide Enri- 
co ., perchè allora non vi era il pa- 
dre di famiglia ; ed oggi che quello 
ha cura dei fuoi figliuoli fono ef- 
fì w buono e profpero flato . Fa- 
cendo fiorire il fuo regno nell' in- 
terno , lo faceva anche rlfoectare 
al di fuori . Il medefimo D. Pedro 
cfaltando con troppa alterigia la 
potenza del fuo padrone : tutto ciò 
non mi forprende , gli n( paie Arri- 
go ; fé il Re voflro padrone perftfia 
ntt fuoi tentativi , io porterò il 
jtt$co (ino all' Efcuriale , e mi ve- 
drete ben prefto a Madrid . — Fran- 
cefco I. vi è Jl.ito veramente t fqg- 
giunfe brufcamente lo Spagnaolo / 
td è perciò ^ replicò il Re , eh' io 
voglio andarvi a vendicare la fua 
ingiuria , quella della Francia , e 
le mie proprie . Fu ^Arrigo W. me- 
diatore fra il Papa Paolo P'. , e la 
Republicadi Venezia nel celebre con- 
flitto delle due giurifdizioni ecde- 
fialìica e fecolare, in cui fi acquiitò 
tinto onore Fr. Paolo Sarpi Servi- 
ta C f^edi gli articoli Paolo V. , e 
Sarpi ) . Proteffe gli Olandefi con- 
XXQ fili SpagP.ttQli , e molto contri 



A R ii^l 

bui a farli riconofcere liberi ed ii»- 
dipendemi . Era fui punto di paffa- 
re in Aleniagna con una potente 
armata , allorché lo fcelierato che 
eli diede la morte , lo rapì alU 
Francia, ed all'Europa. I Francefi 
non hanno giammai avuto r.h mi- 
gliore, ne più gran Re. Egli fu 
( dice il Prefidente Hsnault ^ Ge- 
nerale inflcme e miniftro . Seppe 
unire ad un' eftrema ingenuità la 
più fina politica ; ai fentimenti i 
più elevati una bella fetnplicità di 
cof^umi y ed al coraqgio di un fol- 
dato un fondo indeficiente di uma- 
nità. Non pojfo , dilTe egli dòpo 
una vittoria , non poffo compiacer-^ 
mi , e rallegrarmi , in vedendo i 
miei fudditi fi ft morti fui campo ; 
io perdo ambe quando trionfo . A- 
veodo alcune truppe da lui fpediie 
in Alemagna commcffa dei dilordi- 
ni nella Sciampagna , Arrigo W. 
diffo ai Capitani , ch'erano ancora 
a Parigi : Partite toflo ; mettetevi 
ordine j voi me ne farete refporifa- 
bili . l^iva Dio ! prenderfela cot 
mio popolo , è lo fieffa che prender- 
fela con me medtfimo', — — Mette- 
va in opera la pi^zienza, la benefi- 
cenza , e la deprezza per ricondur- 
re a fé gli fpiriti , che le fazioni 
p!i avevano allontanato. Vn Re 
faggio , diceva , fa come un bravo 
fpezjiele , che dai veleni i più pe^ 
ricoloji ricava eccellenti antidoti^ e 
fa la teriaca con le vipere . Sempre 
incontrò Arrigo ciò che forma , e 
ciò che palefa i grand' uomini , ofta- 
coli da vincerà, pericoli da fupera* 
re, e foprat tutto avverfarj degni di 
lui. Infine, come di (Te uno dei piìi 
illuftii Poeti Francefi 

Il fut de fes fu jets le vain- 
queur , & le pere . 
L'attività era la virtù più propria 
di lui , Il Duca di Parma Gover- 
nator delfe Fiandre diceva , che 
gli altri Generali fACcvano la guer- 
ra da lioni , o da cinghiali ; ma che 
Arrigo la faceva da aquila. La fua 
imprefa era un Ercole domatore dei 
Mofiri ^ con quelle parole : Invia 
VIRTUTI NULLA EST VIA ; e ben a 
giuflo titolo fé l'aveva appropria- 
ta, I gran mangiatori^ diceva , e^ 
i gran bsvitori immerfì nel piacer 
della gola non fono atti a niente 
di grande. Se io amo la ta- 
vola Î id il buon trattamento » Ì9 
io 



Jo uniearnente per ricrearmi io fpf' 
trito . Dobbismt» «nche aggiungere 
A tanti tratti 1 che carAtterizzatio 
quefto buon Principe, il (uo difcer- 
iiimento nella fcelta delle pìrfone, 
che impiegava negli affari di Stato: 
Il Cancelliere T/7/(fri, il PrefideTi- 
te Jrìnnin ^ Salii ^ Btlliévre-t l^il- 
teroiy fono tanti nomi, che portati 
feco' l' idea dei talenti Rfandi , e 
delle virtù eminenti. — — Le prart 
qualità di Arrigo W. furono olcu- 
rate da alcuni difetti . Ebbe una 
paflìone eftrema pel giuoco , e p?r 
le femmine. Non fi può fcufare 1» 
prima, perchè fu T origine di una 
Quantità di bifcaccie in Parigi ; e 
ancora meno la feconda , perchè i 
fuoi amori furono così publici , e 
così univerfali , dalia fna giovinez- 
za fino air ultimo dei fuoi giorni , 
the non fi potrebbe neppure, dice 
Mederai , dar loro il nome di ga- 
lanterie. Il numero dei fuoi figliuo- 
li naturali forpafsò molto quello 
dei legittimi . Oltre di quelli eh' 
egli non potè , o non volle rico- 
nofcere , ne dichiarò otto : tre di 
Gabriel 1.1 (V EJlrées , due à* /irrif; bet- 
ti de Bjltiic rf' Entreguer ^ uno di 
Giacomina de Beuille , due di Car- 
lotta des EJfarts . Le fue favorite 
non lo dominavano però fenpr? ; e 
ripeteva loro fovente , ch'egli per- 
derebbe Dììi volentieri dieci inna- 
morate che un Salii. Vedeva be- 
re , che qiiclU fue debolezze ofTu- 
fcavano la fua gloria ; ma non era 
pidrone del fuo cuore (^f^edi ç.Ck' 
TERINA , li. GuiCHE, e Partke- 
NAY ) . Qijtndi difs'egli un gior- 
no al Nunzio del Papa, in compa- 
§nia del quale flava oifervando la 
anza delle più belle Dame della 
Corte: Monr>;inor JVun^r a , io non 
ho mai vedtito Iqu/tdrone pia hello ^ 
ni piti pericolutu di qtu/ìo . „ La 
„ timidità, i' :.tì!)attimento di fpi- 
„ rito, la ba czza , la gelofìa , i 
„ furori , ed anche la falfità , e la 
y, menzotina ; s) la menzogna e la 
„ falfità ! Arritio , quell' uomo SÌ 
„ probo in tuct* altro, così veri- 
„ tiero, cosi ingenuo, vi fu fog- 
„ getto anch*cc't , dacché fi è da- 
yi lo fh pri-d» «H' amore, dice Tir/- 
^, lì. ^' ) fpefTe fiate, 

9, fop ; m' inganna» 

„ va «, : . lenie , «llor- 

II che non tra coHrctto t farmcat 



A K 

„ di vere; ch'egli fingeva di ri- 
„ tornar alla ragione, e di f4r cer- 
„ te rifeluzioni , che il Tuo cuore 
„ fmentiva ; infine eh' egli arTetta- 
„ va di dimoflrare perfino di ;^ver 
„ vergogna delta fua catena , ailor- 
„ che internamente giurava di non 
„ romperla giammai, anzi no flrio- 
„ geva i nodi più fortemente ** • 
Diceva qualche volta : „ Che do- 
„ V£v»nfi fcufare le fue licenze in 
„ tal fotta di divertimenti , che 
,, nelTun danno recavano ai fuoi po- 
„ poli ; e ciò com^ in c<»mpenfo di 
)) tante amarezze eh' egli aveva pro- 
,, vato, di tanti faftid'j , difgufti ,fa- 
„ tiche, pericoli, e m ili, pei qua- 
), li avea dovuto palTare dalla fus 
„ infanzia fino all'età di 50. an- 
„ ni *', — — Gli fa rimproverato 
ancora di aver amato troppo lo 
fcherzo ed il motteggio. Gli sfug- 
givano qualche volta alcuni modi 
di dire , che non hanno altro me- 
rito che quel dei billiccj, come per 
efempio il feguentc," le milieu/ cO' 
non ^ue / ai err^ployé dans ma vie 
ejì celui dà la Mejfe ; il a fervi 4 
mt faire Roi . Non bifogna però 
conchiudere da ciò , come alcuni 
han fatto, ch'ei non forte veramen- 
te Cattolico nel fuo cuore . Lo fit 
egli di buona fede dopo la confe- 
renza di Fontainebleau fra Du Pir- 
ron e Mornajf , in cui queft' ulti- 
mo effendo (tato convinto di avec 
troncato certi palfaggi, fece fofpet- 
tare il Re , che la lua caufa foffe 
alTai cattiva, poiché gli bifogaava 
«Iterare le fcritture infervienti al 
procelTo . Era Arrigo 1^. affai mal- 
contento di ciò che fpargevano i 
Protefi«nti, ch'egli non avefTe k;»- 
negato iddio (.vale a dire nel lor 
linguaggio, fatto abjura^, che col- 
te labbra . E però dtfTe in occifji>- 
ne della morte della K ~ Tj- 

^tftM d' Inghilterra: : 10 

vcnflìme, e che il •" . .uol 

credere : Che Ei iia mot" 

t» vergine^ che . ; fta ttm 

gran Capit^mo^ e che ti He de Fran^ 
eia fia un buon Cattolico . Un gior- 
no , che aveva piegato il ginocchio 
diaanci a un Prete, che portava l* 
Eucariftia , Sullì gli difTe : i pojfi- 
bile , Site , che voi crediate 



f«W?0, dopo U eoi e cb'' io ho vedu- 
te? Si-, Sii rifpofe il Re, io 

h tredo , t hìjogna ^tr pnxP P*f 



À R 

«d« cvedevvi . dorrei che Wti coflaf- 
}à un dito della msno^ e chs voi 
/licori h (redejìe. S\ dimoflrò af- 
in oril'fo di un difc<irio add ri zza- 
togli da un mercante, che non lo 
conobbe, e eh" parlau'^o della cnn- 
verfione di A>rig:j IV. gli diffe : // 
b-iriU hn feynpre /' odor deW /Ivin- 

ga . Si\amU:j mio^ diife il Re, 

faceni^ofi conoicefe ; ma ciò vale 
psr voi , e non per me . lo' fono gra- 
Z.ie a Dio huott Cattolico j e voi 
ionfervaie tuttora del vecchio lie- 
vito della Lega, Se alcuni fa- 
natici Io detertitvano si-.cora , tutti 
i buoni Cittadini c,\\ rendevAn g'u- 
iljzia . Molti all'intendere il fat- 
to atroce della fua morte fì amma- 
karono. Alcuni, come de Vie Go- 
Vernator di Parigi, ne morirono di 
dolore. Fu fatta la fua Orazion fu- 
nebre in tutte le gran Città , ed 
anche nelle piccole . „ Si fece ar- 
,> dere più cera , e fi fecero più pre- 
„ ghiere , C dice Favin ^ per l^ ani- 
s, ma di Arrigo il Grande fo!o, che 
,\ per cinque Re fnoi predccelfo- 
„ ri ". Però Anna d' Auftfia ^ ma- 
dre di Luigi XW. , efortava fuo fi- 
gliuolo a vivere in modo, che alla 
iua morte folTe tanto compianto , 
quanto fuo Avo , e più di Luigi 
XIIL fuo Padre. V Ab. Ungi et du 
Fresnoy publicò 59. Lettere di que- 
flo buon Re nel Voi. IV. delia fua 
nuova edizione dei Giornale' di Ay- 
rigo IIL Vi fi ricoiiofce del fuoco , 
dello fpirito, della immaginazione, 
e fpezialmente quell'eloquenza di 
cuore, che piace tanto in un Mo- 
narca. Venne anche in luce una 
raccolta non meno interefTante , e 
non meno gradita dei detti arguti , 
e delle azioni di clemenza d» queft' 
eroe fanfibile , fotto il titolo di 
BJprit d'Henri W. in 12., Parigi 
1769. : vi fi trovano quefti fra' gli 
altri ; Era efortato il Re a trattar 
con rigore alcune Città del partito 
della Lega , ch'egli aveva prefe per 
forza. La foddis fazione che fi trae 
dalla vendei ta\ non ditta che un 
fol momento^ rifpofc quefìo Prin- 
cipe generòfo ; ma quella che pro- 
viene dalla clemenza è eterna QVe- 
di Aubigìje'). Uà' altra volta gli 
fi parlava di un bravo ufficiale, eh' 
era flato della Lega , e dsl quale 
non era troppo ben voluto : io va- 
sito , dilTe , fargli tanto k^ne^ che 



^ A R ^ì9 

Io cojtrtngero fuo m 7 1 grado ad a* 
marmi , E' defiderabile C dice uno 
Storico, che cantò Enrico, e che 
ci ha molto ferviro a dipingerlo) 
è defiderabile per efernpio dei Re , 
e per confolazione dei popoli , cha 
fi legga univerialmente nella gran 
Iftoria di Me^^eray ^ in Péréjixt ^ e 
nelle memorie di J'm/// ciò che con- 
cerne ai tempi di quello buon Prin- 
cipe . Più che fi conofcerà Arrigo^ 
e più farà amato, ed ammirato. 
Cafauhon dice nella raccolta delle 
fue lettere , che Arrigo W. aveva 
tradotto i Commentarj di C efare y 
e che aveva cominciato a fcrivsve 
le fue memorie , con difeg>ìo dt ji- 
nirle , fé le cure dello Stato gli a- 
veffero dato queff oz.io . Aveva in» 
tefo queft' aneddoto dalla bocca me- 
dtifima di quel Monarca . 

RE D'INGHILTERRA. 

13. ARPvlGO L, Re d' Inghil- 
terra , e Duca di Normandia, ter- 
zo figlio di Guglielmo il Conqutfia' 
tore , fi fece coronare Re d' Inghil- 
terra l'anno iioo. , dopo la morre 
di fuo fratello Guglielmo il Roffo , 
in pregiudizio di Roberto Courte- 
Cuijje , fuo maggior fratello, che 
era allora in Italia arrivato da Una 
recente fpedizione in Terra Santa . 
Qjjefta ufurpazione non ebb^ luogo 
in Normandi.1 , dove fu riconofciu- 
to Roberto. Quefti sbarcò a Ports- 
mouth con un' armata per far va- 
lere la Ina ragione alla Corona d' 
Inghilterra ; ma poco dopo fi acco- 
modò eoo fuo fratello , l'afciando'o 
regnare pacificamente , ed obbligan- 
dofi Arrigo dal fuo canto a pagar- 
gli un'annua penfione di 3000. mar- 
che. Poco tempo dopo fopravventie 
una nuova dìfcordia tra i due fra- 
telli, la di cui fine fu fuaefta a Ro- 
berto. Egli fu battuto, e fatto pri- 
gioniero alla battaglia di Tinche- 
bray in Normandia dei 17. Settem- 
bre iio5. Arrigo riporrò ancora dei 
vantaggi fopra il Re Luigi ììGrof- 
fo C^edi li. Luigi VI.), ed ebbe 
a. foftenere una gran difputa eoa S. 
Anfelmo intorno all' Inveftiture. 
Morì l'anno 11^5. in età di <58. an- 
ni , lafciando la corona a Matilde 
fu» figliuola . Non fu peto efla che 
^Vl fuccedette , ma bensì il nipote 
ai Stefano . Arrigo l fu riguarda- 
lo 



MO A R 

to cnme un guerriero cor«gî;iofo « 
ed un bravo politico. Quantunque 
g^lnfo dell' autorità aflûluta fnlle- 
VÒ i fiioi popoli dai troppi pefì , e 
reprelTo gli abiifi del dritto di prò- 
Vigione ^ che conCìfìcvi a fominini- 
•ftrar alla Corte vetture , cavalli, 
ed altro, quando il Re viaggiava. 
Seppe Arrif^o 1. conciliarfi U bene- 
volenza del la Corte di Roma , e fo- 
ftenere tutt' inficme le libertà della 
Chiefa nazionale . Proteffe la lette- 
r.ntura , e le Scienze , e f u dotto 
quanto poteva efferlo allora un Prin- 
cipe , per il che fu foprannominato 
Bei-chierico . Efercitò feveramL'nte 
la giuftizia j e quefta fcverità era 
ben necefTaria in quei tempi di li- 
cenza. Il furto, « l'adulterazioti 
delle monete furono puniti di mor- 
te. Abolì la legge detta du couvre- 
feu ; fifsò nei fuoi Stati un folo pe- 
fo, eduna fola mifura dappertutto; 
fegnò fpezialmente una carta piena 
di privilegi a favor delia nazione 9 
che è la prima origine delle liber- 
tà dell'Inghilterra. Promife con 
quefta carta di non impadronirfì 
delle rendile Ecclefiaftiche in tem- 
po di vacanza dei Vefcovadl , o 
delle Badie; di rinunziare al dirit- 
to, in f«)rza del qua!e la corona 
godeva dei beni dei minori d' età i 
di moderare 1; trapofìzioni , di ri- 
mettere i debitori infolvibili della 
corona , di far godere i Feudat4r) 
rilevanti da altri Feudatari degli 
fleifì diritti , di cui godevano i Gran 
Signori ,• in fine di mantenere , e 
far offervare le leggi di S. Edoar- 
do cosi care alla nazione C f'^^f 3* 
DOOVRFS ). 

14. ARRIGO IT., Re d'Inghil- 
terra, figlio di Gcjffredo PJantage- 
neta Conte d'Anjou, e di Matiidt 
figliuola di Arrigo ì. , fu coronato 
l'anno 1154. dopo la morte di Su- 
f»»o , Pa-lrone dfll'Aniou , della 
Turen.x , ' " r mu, della Santon- 
già , il :a , della Guafco- 

gna , ; „^ luoi ftaii Francefi 

la Bretagna , cii' egli conquido fo- 
pra Conauo W. , ed all' Inghilterra 
agglunle l' Irlanda , di cui fi refe 
padrone col favci di un» Bolla de! 
Papa Adriano 11'. , follecitata da 
quello Principe ambiaiofo per pal- 
liare la fua iQtraprefa. Il principio 
del fuo resoo fu fegnalato da utili 
riforme . Lt truppe tncrcwarie fu- 



A R 
fono licenziate , i furti » e le vio- 
lenze reprc{fi , le leç^i rimette in 
vigore, le nuove fortezze demoli- 
te, l'alterazione delle monete cor- 
retta , e i raalcoBtenti fottnme(fi 
al loro dovere. Portò nel 1159. la 
guerra nella Contea di Tolofa , ful- 
Ja quale aveva delle pretefe pel fuo 
matrimonio <.on Eleonora di Guien- 
na . Già era in procinto di por 1' 
alTedio fotto la capitale di quel 
contado . Ma il Re di Fraiicia ef- 
fendo venuto al foccorfo di quella 
Città, levò l'aTedio per rifpetto 
al fommo Sovrano. Fra gli abuf? 
che Arrigo voleva riformare, quel- 
lo del potere ecceffivo del Clero gli 
Itava più a cuore. I tcntnivi che 
fece per reprimerlo, furono la cau- 
fa dell' uccifi-ine di S. Tommafo di 
Cantorbery nel 1170. C ^f^i il fuo 
articolo ") . Arrigo II. ebbe a forte- 
nere molte guerre cosi dentro , co- 
me fuori de' funi ftati , e le fue 
armi furono quafì fempre fortuna- 
te. Dopo aver conquiftato i' Irlan- 
da obbligò Guglielmo Re di Sco- 
lia a riconofcerfi fuo valfallo . Ma 
quantunque buon padre, non pot^ 
contener nel dovere tre figli ingra- 
ti, fempre pronti a ribellarfi. Lui- 
gi il Giovane fi era dichiarato per 
loro nel 1173. Arrigo levò un'ar- 
mata per fottometterli , e vi riufcì 
doix> la morte di Luigi, Eflì fi ri- 
bellarono di nuovo , favoriti dalla 
politica di Filif>0o-Augujìo . Bifo- 
gnò che fubilTe 1 umiliazione di aa 
trattato , tal quale Io dettò il Re 
di Francia , in favore del ribelle 
Riccardot fuo figliuolo primogeni- 
to, e fuo fuccettore. Egli ne mori 
di trifiezza nel 1189. dopo 34. anni 
di regno . Il fuo cadavere avendo « 
d'cefi , gettato del fangue , allorché 
Riccardo venne a rendergli gji ulti- 
mi doveri , il giovane Re ne fu co- 
ti colpito , che fi accusò publica- 
mente d'edere l'uccifor di fuo pa- 
dre. Nondimeno quefli rimorfi paf- 
fa8C<?ri n<>" lo refero migliore. Va- 
lore, prudenza, generofità , eleva- 
lionc di Renio, ertcnfione di cogni- 
zioni, abi!it.i pel g:)verno ; orgo- 
glio cccclfìva , ani!)=zione fmifura- 
ta, lufTuria fonia «.onfini : tali fu- 
rono le buone, e le cattive quali- 
tà di Arrigo lì. Il fuo matrimonio 
con Eleonora di Guittima fu un av- 
venimeato tastç fclict per l' In- 
ghil* 



A R 

f;1i'lterr« , quanto moleftoalla Fcan- 
cia . C F^edt Eleonora , e 2. Ros- 

MUVDA ). 

!<?. ARRFGOIIJ., Re d' Inghil- 
terra, chiamato comunemente Ar- 
rigo Hi Winchejìer , perchè era na- 
to in quella Cittn , era figlinolo 
del Re Giov.7nni Scn7i2-Terra , e di 
Elifabella d' Angou'.i-ms , falì fui 
trono dopo fii.> padre nel iai<5 H 
28. Ottobre . Fece dei vani tentati- 
vi per ricup.'rare la Normandia , e 
le altre Provincie Frsncefi ^ che r 
Re di Francia avevano confifca- 
te a Giov.7nni Senza-Terra fuo pa- 
dre . Il Re S. Luigi lo battè due 
volte, e fpezialmeute alla batta- 
glia di Taillebourg nel Poitou, e 
lo obbligò a fegnare un trattato , 
in^ vigor del quale non gli reftava 
più in Francia, che la parte della 
C:iienna poìia al di là del fiume 
Garonna. Non fu più felice dentro 
i' fuo regno , di quello che fnffe 
flato al di fuori. I Baroni d'In- 
ghilterra ribellatifi contro di lui, 
ed avendo alla loro tefta Simone di 
Montfcrt ^ figlio di un altro Simo- 
ne ^ che fu il flagello degli Albiae- 
fi , guadagnarono contro Arrigo III. 
la famofa battaglia di Lewes nel 
1164. , nella quale fu fatto prigio- 
niero con Riccardo fuo fratello , e 
con Edoardo fuo figliuolo . GT In- 
gtefi formarono allora un nuovo 
piano di governo , che Arrigo 111. 
fu corretto a fegnare, ed approvare 
nel Parlamento . Quefta è propria- 
mente l'epoca , e l'origine dei 
Comuni, e del potere del Parla- 
imento d' Inghilterra , confiJerato 
come un'unione in affemblea dei 3. 
corpi del regno. Intanto il Conte 
di Leice/ìer ^ padrone del regno, ri- 
teneva il Re fuo benefattore pri- 
gioniero; difponeva delle cariche, 
^e delle finanze, ed ammaffava dei 
te fori per confolidare la fua domi- 
nazione. Il potere fovrano, ch'egli 
efercitava a fuo piacere , eccitò T 
invidia di alcuni grandi. L'anno 
f essente 1165. il Conte di Glocejìer 
formò un partito contro di lui , e 
facilitò il modo dì fuggire al Prin- 
cipe Edoardo, il quale fi mife alla 
telta dei partigiani di fuo padre . 
Gli affari allora cangiarono di fac- 
cia . Leiceftery il Catilina Inglefe, 
fu coftretto a dar battagli» aTl* ar- 
mata reale a Eveshan neUa Conte* 



A R ut 

eì Worcefìer nel n^Çç. li 4, Ago- 
fto . Il ribelle conobbe fub'to la 
fuperiorit-ì dei realifti . EJJì han- 
no imparato queflo da me , dille iti 
vedendo le loro difpofì^ioni ; D//7 
abbia pietà delle nojlre animi ! 
perciocché vedo che i nojìri corpi 
fono in preda a Edoardo. Li fua 
armata affai eftenuata per mancan- 
za del pane, fece poca refiftenza , i 
foldati del paefe di Gilles prefero 
la fuga, e Leicejler fu uccifo nell' 
azione (^t^cdi Leicester). /Irrigo 
ITI., e fuo figliuolo Riccardo ricu- 
perarono la libertà , ed i ribelli fi 
fottomifero interamente nel ikì/. 
Arrigo morì in pace a Londra nel 
1272. in età di 65. anni , dopo a- 
verne regnato 55., fempre frale 
burrafche. Gli Succedette Edoardo 
7. fuo figliuòlo. Egli era, dice Du- 
Tertre t un Principe di poco genio , 
fenz' abilità pel governo, fchiavo 
dei fuoi miniftri j rovinava i fuoi 
popoli per arricchire i fuoi favo- 
riti ; non fapcva mai prendere il 
fuo partito fecondo le circofìanze , 
moftrava della debolezza allorché 
bifognava aver di-Mla coftanza ; ed 
all'oppofto montava in alterigia , 
allorché bifognava pieg.ire , ed ac- 
comoiarfi al tempo . Era peraltro 
pio , caritatevole, inimico della cru- 
deltà , irreprenfibile nei fuoi coftu- 
mi . In fomma ebbe quefto Princi- 
pe le virtù necelTarie e lodevoli ia 
un particolare , fenza pofTedere al- 
cuna qualità , che fi ammira in uti 
Sovrano . Si celebra la fua divozio- 
ne , e fi citano le parole che dif« 
un giorno a S. Luigi, foftenendo , 
che la meffa valeva più delle predi- 
che. Mi è affai più caro di trat' 
tenermi un^ ora fola con un amico , 
che di fentire venti dijcorji pronun- 
ciati in di lui lode . Fu efercitata. 
fotto il fuo regno un^ufura enor- 
me anche dai mercanti Criftiani , 
ma fpezialmente dagli Ebrei , cfat 
fi rifarcivano per tal modo delle e- 
fazioni che foftrivano . Arrigo III. 
volle da loro nel 1241. ventimila 
marche, trentamila da un folo nel 
liso. , ed ottomila nel 1255. Lon- 
dra e la Corte erano innondate di 
ladri . Due mercanti di Londra 1! 
querelarono col Re nel 1249. di ef- 
iere flati interamente fpogliati dm 
alcuni ladri , che efC ben conofoe- 
vaao , perchè differo » chi li vado» 



in ^ t 

v»ro giornalmente apprcITo di lui . 
C redi I. Edmondo ). 

^6. ARRIGO IV., Re d' loghil- 
terrn , detto comunemente /Irrisio 
di Ronilinbrookt ove nacque, fu 
proclamato Re li 30. Dicembre 
1399. dopo la depof»«ione di Ric- 
cardo IT. C redi Maddalkva, e 
Chaucer 5. tra fi^linoJo di «7/0- 
vanni de (fand Duca di Lancaftro, 
ter^o fie'i'^olo di Edoardo lìL Non 
v'ha dubbio, che la corona non 

Sii fi apparteneffi', ma bensì, giù- 
a le leggi dello flato , doveva 
darfi ad Edmondo di Mortimcr 
Conte della Marca, poi Duca d' 
Yorck V difcendente da Lionello Du- 
ca di Clareiza , fecondo figliuolo 
di Edoardo 777. Fu quefta Tcri:;!- 
re de' litigi fra la Cafa di Yorck , 
e quella di har.cafìro fotto la in le- 
gna della rofa bianca , e. della rofa 
roffa , Tutto il re^no /^' Arrigo % 
impiepò a reprimere leribe;! oni , 
e far la guerra a' Scorzefi . Morì in 
Londra li io. Marzo I413. di 4<5. 
»nni nel 14. del fuoreyr.o. Nel 
tempo deila fua rhaUttja, che du- 
rò circa due mefì, volle fempre a- 
ver la corona prcffb del capezzale , 
temendo non gliela tojjlieflero . 
>Ion ebbe né vizi e''*ndi , né Bran- 
di virtù . Gli fucccdette Arrigo V. 
fuo figliuolo . 

17. ARRIGO V., chiamito co- 
inunemcnte Artipn dì Monmoutb , 
figliuolo del ' • Arrigo ir. t 

è di Maria , fu corona- 

to nel 1413. 1 proRetto di 

conqniftar la Fiancia , ed in partt 
Io cl'rgn) . t^ifcefe in Norma^dif 

ëo un'armata di cinquantAmille 
mini , prefe , e facchcgRiò Har- 
ur, guadagnò la battaglia d' A- 
«incourt fopra Carlo H. li 15. Ot- 
tobre I4i<;., e ritornò in Inghil- 
tcr"^ '"" — ■•: Principi , e quafi 
ì» , che aveva fat- 
f> ; .- anni dopo fi tor- 
nò ai IraiKU, prcfi* Rovcn rei 
laip. » e n refe pidr^iu- di tJrta la 
7vj.,. ,r,.,. *;. I .. A.x .r. *- ■ . I ■..■ 



e qu.La di 
Parigi, e I 



k 



iiAXCâ lUgUIC. LI g'ACÌU Ëu! 



A l . 

con un trattato vcrgogrofo per f* 
"Francia , conchiufo a Troyes fji 
^^ci.nmpagna li 10. Giui^no 1410. 
Gli articoli di qieflo tratt.nto con- 
tenevano , che Arrigo T. Re d' In- 
ghiltcrr.i fpoferebbe Caterir^ di 
Francia , e che farebbe Re di Fran- 
cia dopo la morte di Carlo f^I. , e 
che fin d' allora averte il titolo di 
Reggente , ed erede del regno. Il 
Delfino fu corretto a riiirarfi nell* 
Anjou; e quantunque il Dtlfinato, 
la Linguadocca , il Beri, l'Auver- 
gne, la Turena, ed il Poitou gli 
fomminiftrafTero delle truppe, pa- 
re, che nondimeno .avrebbe perdu- 
to il fuo trono per fempre, fé una 
fiftola non avelTe ammazzato il Re 
d' Ìnahiiterrà Arrigo l''. nel 141». 
nei 16. anno di fua età. Spirò nel 
Cartello di Vincenncs li 31. Ago- 
fìo , e fu efpQUo a S. Dionigi co- 
me Un Re di Francia . A' graó 
talenti pel moflier della guerra 
congiuhfe^ifirr.çc; P. delle viriìi , 
Fu fobrio , tenjj7er»:ite , ^»rj tore 
dcli.i ^>uÌ7.i^ , ed .' là 

rrcr.ìT;rt' i doveri dei . e • 

Si deiiJcrav;'' > '-?'" • ••- 

nità , e rao 
ncry far.T • 



dfgi' indegni trattamenti , che fece 
foftVirc ai cittadini di molte piaz- 
le , delle quali fi re .■ . 

C f^edi Game , e 3. > ) 

Kbbe da Caterina d: un 

figliuolo che gli fuccedetre col no^ 
me di Arrigo l'I. QuelU Principef- 
fa qualche te- '* .5 OÒki 

Tudor gcnt di Gal- 

les , dal qui :'j padre 

di Arrigo Conio di Ruaemont , 
che fu Re d' Inghilterra col nome 
di Arrigo ri1. 

iR. ARRIGO VI., detto Arrigo 
di Vi'intfcr ^ fuccedelte al Re Arri- 
go r. fiu» padre nel 1411. i" 
(oli IO. mefi , e non ebbe nò 
merito, né la fua fortuna, 
in Inghilterra fotto la tu; 
Duca di Gloreffcr , ed in 
fotto quclU i 

fuoi zii . C (> 

ad ave- ■^'■ 

eia , e 'i 

Crevam , r > 

Vf 61 ; C ^'^t 4 ' LuijLMAOURC ) ' 
Sa- 



 k 
SAfebbero divenuti padroni dì tutta 
ìa. Francia , fé una giovan.» don- 
zella , celebre col nome di G:ov:ik- 
n.7 d' /Ire, e di Pulcella d^ Or- 
leans -, comparendo d' improvvifo 
aliatela dell' armata Francefe, non 
obbligiava gì' Inglefi a levare l' a (Te- 
dio di Orleans nel 1419. Ql^'ed/ Gio- 
va vsa d'ARc, e Carlo VII.). 
Da quel punto gli affari dell' Inghil- 
terra andarono di male in peggio . 
Fecero gì' Ine'efi venire il loro gio- 
vine Re in Parigi , e lo coronaro- 
no con una doppia corona nella 
Chiefa Cattedrale li 17. Novembre 
1431. , e nel 1444, conchìufero una 
tregua di i3. mefi , che ruppero po- 
co dopo . Furono battuti dappertut- 
to , ,e nell'anno 1451. non aveva, 
no ^iij in Francia che Caìais, e la 
Contea di Guinee . Q;iefìe perdite 
degl' Inglefi non d' altronde pro- 
vennero, che dalle guerre civili, 
ch'erano inforte.fra loro . Riccar- 
do Duca di Torckt che difcendeva 
per parte di madre da Lionello^ fe- 
condo figliuolo di Edoardo ITI. , 
preìefe aver più raçjione alla Coro, 
ra , che Arrigo /^7. , il quale di- 
fcendeva da Giovanni di Gand Du- 
ca di Lancaftro, e terzo figliuolo 
dello fte/To Edoardo IH. Arrigo T/. 
fu battuto , e httn prigioniero dal 
Duca di Torck a S. Albano li 31. 
Maggio 145Î. Il Parlamento deci- 
fe, che Arrigo rftenefTe U fuo Re- 
gno, ed il Duca di Torck gli fuc- 
cedeffe • ma la Regina Margherita 
d' Anjou., moglie del Re /Irrigo l^I. 
prigioniero , e donna affai fuperio- 
re al fuo foofo , guadagnò la bat- 
taglia dj Wakefit-ld nel 14(^0. , in 
cui il Duca di Yorck fu uccifo , e 
quindi liberò il Re fuo marito . 
Frattanto Edoardo figlio del Duca 
di Yorck vendicò fuo padre , disfece 
le truppe della Regina, e la fece 
prigioniera alla battaglia di Tewk^- 
ouri data nel 1471. , e<Tendo già (ta- 
to prima proclamato Re d' Inghil- 
terra col nome di Edoardo IF. Ar- 
rigo f^l. fu di nuovo imprigionato 
nella Torre di Londra , dove fa 
fcannito dal Duca di Glocefier nel 
1471- in età di 5?.. anni . Era un 
Principe debole, ma virtuofo , e 
depo di compaffione per le fue 
difgrazie . 

19. ARRIGO VII., Re d'Inghil- 
terra della Cafa di Tudif origina. 



A R yr^ 

Ha del paefe di Galles . Era fii;li- 
uolo di Edmondo Coûte di Rkhe- 
mont , (^Fsdi 17. Arrigo V. )* 
e di Margherita della Cifa di Lan-^ 
cajìro . Soccorfo dal Duca di Bre- 
tagna, e da Carlona. Re di Fran- 
cia , pafsò dalla Bretagna in In- 
ghiherra , guadagnò la battaglia di 
Bosworth li ìx. Agoito 1485., in 
cui reflò disfatto ed uccifo il Re 
ufurpstore Riccardo ITI. , ed Arri- 
go l^II. fu così inltailato fui trono 
della Gran Bretagna , che pretende- 
va appartenergli come Primogenito 
delÌA Cafa di Lancajìro , e quindi 
coronato li 30. Settembre del 148^. 
Era difatti Arrigo della Cafa dì 
Lancajlro , ma folo dal lato mater- 
no , e in un grado ben lontano . 
Pensò di metter fine alle cnntefe 
che pafTavano tra la Cafa di Yorck 9 
e quella di Lancajlro , f^^fando E- 
lifabetta figliuola di Edoardo 7^., 
il che feguì li 18. Gennajo i486. ^ 
riunendo così {opra di lui folo Ì 
diritti di ambedue le Cafe . Nono- 
fìante a ciò i difordini ricomincia? 
fono, ed i nemici di Arrigo Pìl. 
tentarono ben due volte di levargli 
la corona , opponendogli due Im- 
poftori . Il primo era un certo La rc- 
berto Simnelt earEone fornaio, che 
ptefe il rorne di Conte di Warwici 
e r altro era un avventuriere chia- 
mato Perkin l'airbeck , figliuolo di 
un E^reo convertito di Tournai , 
il quale fi faceva chiamare Duca di 
Yorck' L'uno nipote, come dice- 
va, di Eduardo 7^. , l'altro fuo fi- 
glio, difputarono la Corona ad Ar^ 
rigo ni. , dopo aver imparato a fare 
il perfonaggio di Principi . Qf^ed* 
II. Eduardo Piantageneta, e 12. 
Marokerita di Yorck^' Afrigo 
però feppe reprimere quefle rivolu- 
zioni . Il primo di coloro finì U 
fua vita nella cucina di Arrigo ni. 
ed il fecondo , un poco piò da te- 
merfi , fopra un palco . Il Monar- 
ca ïnglefe aveva potuto vincere i 
fuoi nemici , e domare i ribelli ? 
egli feppe altresì governare. Il fuo 
regno che fu di 14. anni , e qu«fì 
fempre tranquillo , refe un poco 
piti umani i coftumi per anche af- 
fa/ afpri della fua nazione . Î Par- 
lamenti ch'egli radunò, e che tro- 
vò il modo di conciliarfi , fecero 
ottime, e favie leggi . La g^uftizìa 
dtiiiìbtttiva xieatrò in tutti i fuoi 
<lì- 



M4 A R 

dîritti ; Tufo dell' *fiIo nelle Chîe- 
fe, che era in forgente di tinti «- 
bufi , fa rillrecto a fui richi^ftì 
con un* Bolla d' Innocenzo f^JII. ; 
rigricoliur* fpezialmente fu pro- 
tetta; ed il commercio che aveva 
incominciato a fiorire fotto il gran- 
de Edn.irdo Uh , rovinato poi nel 
corfo del'e guerre civili, fi riftabi- 
\\ a poco a poco fotto Arrigo P'IL^ 
che fu foprdnnomrnato \\ Salorooiie 
dell' Imhilterra . Qtiefto Regno 
aveva veramente un gran bifogno 
di un più fiorente commercio. Si 
ve^e quanto ora povero per la 
difficoltà eftrema che provò Arri- 
go l^ìì. a ricavare dalla Città di 
Londra un' impreftanra di aooo. li- 
re flerline , che non montavano 
alla fomma di 50000. lire Tornefi 
d«.'l giorno d' oggi . Il fuo lempe- 
rameiito, e la neceffità lo refpro 
avnro. Sarebbe ftato faggio, fé fof- 
<e flato folamente economo ; ma 
ona Uretta parfimnnia vergoçnola, 
« molte rapine fifcali ofcurarono la 
fua gloria • Teneva un regiftro fe- 
greto di tutto ciò che gli entrava 
per mezzo delle confifcazioni . Vien 
riferito un tratto rimarcabile del- 
la fua rapjcità in quefto* genert . 
Aveva proibito ai Signori grandi di 
mantenere quella folla di partii:ia- 
iii, che s'impecnavano al loro fervi- 
7Ìo» e che aifumcvano la loro livrea. 
Il Conte d' Oxford , Generale e fa- 
vorito di Arrtgo f'U, , dovendvi ri- 
ceverlo un etorno nel fuo Camello, 
chiamò « ìt tutti i fuoi clienti 
per rendere quella recezione più 
magnifica . Il Re li trovò difpofli 
in fi:a . D moftrò meraviglia in ve- 
dere queRa moltitudine di perfone 
•l fervizio del Conte- Q^Jefti dif- 
fé , che la piìj parte non gli appar- 
teneva in altro modo , che per fa» 
ìr una rapprefentanza nelle crandi 
nccafioni . In verità^ Milord ^ dif- 
fe allora Arrigo l^II.^ io vi ringra- 
X.ÌO del vofhro buon trattamento : 
mi io non po[fo «cconfentire ^ ekt ft 
deludano te mit leggi fotto i miei 
occhi . // mio Procurator-G entrai e 
ne conferird con voi . Il Conte d' 
Oxford non potè ufcire da queft' 
imbarazzo , che sbìrfaodo, dirvfi, 
la fomma di 15000. marche d'ar- 
gento. C'"'' I- Stanley). Due 
m'niftri animiti dei feiitimìnti di 
Anigù ni, C Emffoê « DudtUf ) 



A % 

divennero » fij-elli della nazione. 
Le fentenze arlvt'arie, le multe 
pecuniarie, le compofiiioni in da- 
naro, le taTe odiofe talmente au- 
mentarono il teloro, eh-' lo rcfero 
a nullameno di due milioni 750. 
mille lire flerline . All' approflì- 
marfi della morte cercò ii Re Af' 
rigo di cfpiare le fue ingiuflizie 
con dell' elemofiiie, e delle pie fon- 
dazioni . M.)rì li 11. Aprile 1509. 
in età di 51. anni, nell anno vi- 
gcfimo-quarto del fuo Regno . La 
protezione che accordò ai Lettera- 
ti gli meritò il titolo di amica 
delle Lettere . La fua attività , il 
fuo vigore, la fua prudenza, il fuo 
amor della pace , il fuo coraggii» 
in guerra hanno fatto onore alla 
di lui memoria . Ebbe in fiil^ma 
di abbaffare i Grandi, e di tenerli 
in una flretta foggezione . Accor- 
dando alla Nobiltà il poter aliena- 
re le terre , e rompere le antiche 
foftituzioni , e fiJei-commpflB , pro- 
curò al popolo il mezz» di aumen- 
tare la fua proprietà, nel dimi- 
nuirfi qujflla dei Baroni . I fuoi mi- 
rviftri furono genti di toga, i quali 
avendo avuto da lui tutta la loro 
f>rtuna, furono fchiavi del fuo vo- 
lere . Egli è flato il primo dei Re 
d' I ighilterra, chv- ab'.jia avuto del- 
le guardie . Aveva fp«»fa:o n?l 
J48é. , com.' fi di fé di f>i'^a, Eli- 
jfj^^KJ d* Inghilterra figliuola, ed 
ertdi di Edoardo W. Re d' In-jhil- 
terra, dAlia quAle ebbe molti figli- 
uoli . Noi non citeremo , che Ar- 
turo Tudor y Principe di Galles, che 
mori nel ijOi. , fenza lafciar pofte- 
rità dal fuo matrimonio con r^re- 
rini fi.^lia Hi Ferdinando il Catto- 
lico Re di Spagna; ed Arrigo l'Ili. 
che gli fuccedettJ, e che Iposò la 
vedova di fuo fratello , e poi la ri- 
pudiò . Tutte le difgrazie , che 
fotto il regno di Arrigo l'Ili, af- 
fliCero r Inghilterra , hanno forfè 
C dice un celebre Scrittore) la lo- 
ro origine dalla vile avarizia , da 
cui Arrigo yil. fu divorato; il ti- 
more di reftituir la dote di Cate- 
rina gii fece ritener quella Prin- 
cipeffa per farla fpofare al fuo fe- 
cond.t genito . Li vita di jfrri' 
go f^Il y è (tata fcritta dal Cancel- 
lier Bacone^ (.t^eHi il fuo Artico- 
lo ) e dall' Ab. Mtrfollier. 
ao. AKRIOO Vili., figliuolo « 
fuc. 



A R 

SuccefTore di Arrigo HI, Salì fui 
trono nel J 509. Gli fcrigiii di fuo 
pad e fi trovaroti pieni alla fua 
morte di due milioni 750 mille li- 
re Iterline : fomm.i immenfa, che 
farebbe ftata più utile circolando 
nel commercio . Arrigo FUI. fé 
ne fervi per far la cjiierra . L' Im- 
paratore Majftmiliano 1. -, ed il P^- 
pa Giulio 11. avevano fatto una 
Lega contro La/jj/ X/f. Re di Fran- 
cia ; il nuovo Pvìonarca Inglefe en- 
trò in q efU Lega ad ii^anza di 
Suel Pontefice . C ^''s^i 4- Giu- 
lio Il , e I. Massimiliano Î. D • 
Fece un' irruzione in Francia nel 
1513. riportò una vittoria comple- 
ta nella giornata Aqua degli Spero» 
ni ^ prefe Terouane , e Tournai , e 
ritornò in Inghilterra con molti 
prigionieri Francefi , tra i quali e- 
ravi il celeb'-e Cavaliere Bajard . 
Nel tempo ftefTo Giacomo W. Re 
di Scozia entrava in Inghilterra ; 
Arrigo lo incontrò , lo disfece , e 
•lo ucciftf nella battaglia di Flod- 
denfield . La pace fu poi conchiufa 
con la Francia i ma Luigi XII. , al- 
lora vedovo di Anna di Bretagna-, 
non potè ottenerla da Arrigo , che 
fpofando la di lui forella Maria:, 
fé non che in luogo di ricevere una 
dote da fua moglie, come fanno i 
Re nel modo fteHb che i particola- 
ri , a Luigi XIJ. convenne pagarla : e 
gliene coftò un milione di feudi lo 
fpofar la forella del fuo vincitore. 
Arrigo I^'IU. avendo terminato fe- 
licemente quefta guerra nel 1514., 
entrò ben tofto nelle guerre di al- 
tro genere , che incominciavano a 
divider la Chiefa . Gli errori di 
Lutero già fi erano manifellati , e 
prendevan piede . Il Monarca pie- 
no per gli fiudj che aveva fatto di 
S. Tomrnajo , e degli altri Scoia- 



A R ai5 

ftlct , ed ajutato da Wolfei , d» 
Gardiner , e da Tommafo Mo* 
roy confutò T erefìarca in un'ope- 
ra, che fece prefentare, e che de- 
dicò a Leone X. Qjjefto Papa ono- 
rò lui , ed i fuoi Succef^ori del ti- 
tolo di Difenfor della Fede : tito- 
lo che egli vagheggiava fin da cinqu' 
anni, e che ii occafione di averto 
ottenuto Patch., il pazzo, offia il 
buftoie della Corte, gli diffe : Ab\ 
mio caro Arrigo .. difendiamoci noi 
(lìjjt t e lafciamo di fender fi la Fe- 
de da fé fola. Non meritò Arri- 
go f^IIÌ. troppo a lungo quello bel 
titolo : Eravt allora alla Corte di 
Londrìj una donzella piena di fpi- 
rito, e di graz'e , di cui Arrigo s' 
innamorò perdutamente CO . Si 
chiamava effa Anna de Boulen , 
Qu«fia giovanotta d accinfe ad ir- 
ritare le veglie del Re, ed infie- 
me a togliergli ogni fper.'.nza di 
foddisfarie , finché non farebbe fua 
moglie C^f^edi Bartom ) . Arri- 
go era fpofato fin da r8. anni in- 
nanzi con Caterina d^ Arragona , 
figliuola di Ferdinando -, e d^ Ifa- 
belia , e zia di Carlo V. Come ot- 
tenere un divorzio ? Bifogna fapere 
che Caterina aveva prima fpofato 
Arturo Tudor Vxxnc'x^^ di Galles, 
fratello primogenito di Arrigo P'ilt, 
il quale gli aveva poi dato la ma- 
no di fpofo , dopo la morte del 
primo marito , con la difpenfa del 
Papa Giulio ir. Non fi era mai im- 
maginato che un tal matrimonio 
fatto con quefie folennità poteffe 
effer tacciato d'incerto; ma dacché 
il Monarca Inglefe fu rifoluto di 
fpofare la fua favorita, egìi lo tro- 
vò nullo ; e follecitò vivamente il 
Papa Clemente f^IL a dichiararlo 
contrario alle leggi divine ed uma- 
ne . Il Cardinale Wolfei , quel 
Mi- 



ci) Prima di ciò aveva Arrigo amoreggiato Elifaèetta Blount , e n' ebbe un 
^glio. Manderò pretende, che quello Principe folte viflTuto con la madre di Ann» 
de Boalea , e che così aveflfe poi fpofato la fiia propria figlia . Anna aveva un* 
altra forella chiamata Maria , della quale ancora Arrit^o era flato amante , fe- 
coodo il Moreri di Olanda 1740. Si pretende, che avendo il Monarca domanda- 
to un giorno a Francefco Brian , Cavaliere dell' Ordine , fé era un gran delitto il 
mantener la madre e la figlia ? E^li è ( rifpofe Brian ) come fé fi man.^iajje In 
gallina t e la polla/ira . Avendo Jrrii^o gradirò quefta rifpofta di motteggio, gli 
replicò, che lo^ prendeva per fuo Vicario infernale ; e fu dappoi conf^fciuto fotto 
«jueUo nome . E però da avvertirfì , che qiielta forta di racconti fiatirici di fotti 
fegreti , fon tolti da Storici controverfifti , i quali falfamente fi danno a credere 
di ben fervire la religione nel riferirli : come fé una Religion vera e fanta aveife 
bifogno di quelli mezzi così baffi ed impropri . 

Tomo IL p 



as . A R 

liirniftro così vanaRloriofo , foîito 
iire ordinirijtinente , ii Re ed toi 
9airò 11"!!* mire 4\ Arrigo. Furon 
p.i(*«ti <i*i Ttfoloqi per farlo decide- 
re a letifere ^ti di-fiierj del Sovia- . 
no. Il Pap* fempre pi?r flimolato 
ad annullar quella unione, ma che 
era in timore altresì di dr difpia- 
cere a Carlo /^. , che voleva rifpar- 
miar quefl'oitraçgio a fua zia dopo 
lunghi futterfug) rifiutò di preflarfi 
alle brame del Re, ii qur.lc allora 
fece decider l'affare da Tommafo 
Crammer Arcivefcovo di Cantorbe- 
TÌ ; quindi fposò Anni de Roulen 
nel 1533. Clemente HI. pronunriò 
contro di lui una featenza di fco- 
munica ; e quefta Bolla fervì ad 
Arrigo Pili, di prete/io per confu- 
mare lino Scifma , che affli (Te tut- 
ta la Chiefa . Si fece dichiarare 
Protettore , e Capo Supremo della 
Chiefa d' Inghilterra . I Parlamen- 
to eli confermò qucfto titolo , a- 
bolì ogni autorità del Pontefice Ro- 
mano in Ii:ghilterra, e così pure 
le primizie , le decime , le anna- 
te , il cosi detto denaro di S". Pie- 
tro^ e le provifte dei Benefici . 11 
titolo di Sommo Pontefice fu can- 
cellato da tutti -i libri ; e non fu 
'più chiamato che il l^efcovo di Ro' 
ma . I popoli foRçetti preftarono 
un nuovo giiiramento al Re, che 
fi diWe il giuramento di Suprema- 
«ÎJI (.f^fii Able, e 1. Cromwel^. 
,— — Il Cardinale Giovanni Fifcher^ 
Tomrtafo Moro ^ e molti altri p<?r- 
fonagfiì illuOri , inimici dì qtief>e 
novità . peidettero ta tefta fopra 
Un palco . /irrigo portando ancor 
piìi lunpi It fue violen/i» , foppreffe 
,r Ordine di Nfalta nel Tuo Regno. 
Abolì le cafc rel*piofe, e fi appro- 
priò t beni monii^ici, la rendita dei 
Îuaii ( fecondo •! calcolo efaserato 
i Satmon ) ammontava a 183707. 
lire ft.-rln.r. Orile fprclic dei Con- 
venti f'»ndo Arrigo l^III. nuovi Ve- 
fcovadi ; .Wvflminfter , Oxford ^ 
FetersH'mrgh , Bnflol , Chefter , • 
GlocrOer . Fra già ftata propofta 
nel! Afr«mblec del Clero la foppref- 
lione dei pi». coli Mon^fìerj ; ma il 
Vefcnvo Fifebtr (_f'edi quefto Ar- 
ticolo ^ vi fi era opp'^flo , pere hi s 
^ifa'enli ai fuoi confratelli, ^uc/I' 
,f fomminiftrÊft il manico olla fra- 
.rt del Ht ^ per di/ìrugger poi t(itti 
'4 n^i ctdfi dtt Uhno . La fop- 



A R \ 
prelfione delie Cafe Relìgiore rfif- 
piacque ad un gr^n numero d' In- 
glcfi . „ I grandi , ed i gentiluo- 
„ mini orano di pir«re, f dice it 
„ Sig. Pluqiiet ) , che mal fatto 
„ foffe, che fi deffiero al Re i beni 
„ de Monafterj foppreffì , la mag- 
,) gior parte dei quali erano ftati 
„ fondati dai loro antenati . D' 
„ altronde fi vedevan privi Jel co- 
„ modo di follevarfi dal pefo dei 
„ loro figliuoli , quando ne avef- 
„ fero avuto troppi ; com^e pure in 
"il viaggiando di andar ad alloggare 
„ in fpielle cafc, nelle quali fo!e- 
„ vano efTere affai ben ricevuti • I 
„ poveri mormoravano più alta- 
„ mente ancora , perchè molti di 
„ effì vivevano deli' elemofine , 
„ che diRribuivanfi giornalmente 
,, in quefte cafe . In fine molti 
,, buoni Cattolici riguardavano una 
„ tal foppreflìone , come un atten- 
„ tato contrario alla loro Relic'o- 
„ ne *•• . Q^uantunqiie Arrigo HU. 
fi dichiarsT(f in qualche punto conr 
trario alla Religione Cattolica, non 
volle però efTere "è L'iterano, né 
Calvinilla . La Tranfuflanziazione 
fu creduta come prima ; la necefll- 
tà della Confezione Auriculare , e 
della Comunione anche fott 
fola fpt'zie , fu confermata i i 
ebbertj bensì la perm'flione '"' 
ritaifi, ma il voto di caftità fu ri- 
conofciuto irrevocabile. L' invo- 
caz nne dei Santi non fi abo'ita , 
ma folo libretta . Le mrfTe pr vate 
furono con fervate . Dichiarò final- 
mente Arrigo y che non pretendeva 
con tutto CIÒ di allontanarfi punto 
d.it^li .'«•ticoli ricevuti dalla ChicCa 
Cattolica : ed era ben un allonta- 
narfi alai folo col roìttpere V uni- 
tà . Il fuo amori? per una donna 
prodiiffe tutti quefìi cambiamenti ; 
cprur qucOo amore nf^" '■ ^ 'e- 
vole . Refo fenfibile dr. i 

di Giovanna Stfmour r 

la tefta nel 1536. ad A'- 
len^ fopra foJTpetti d' n 
fai leggieri fecondo akui.. , ^ ^.j- 
vl fecondo altri ; e il giorno dopo 
il fupplizin di quefta sfortunata , il 
di CUI fangne fuiriava antora, fpo- 
$ò la foa nuova favorita. Giovtn- 
na effendu poi morta di parto prc- 
fc in fuo luogo Ann» Ai Clevet. 
Era (i'ta fedotto dal ritratto di 
qutfta Principefl'a «* ina lo trovò poi 



A R 

tosi diveifo dail' originale, che la 
ripudiò in capo » n. m^iti . A qiie- 
fla fuccedette Caterini Howard fi- 
gliuola del Duca di Nortfolrk , che 
fu decapitata ancor quffta nel 1541. 
folto pretcfto che avefTe avuto de- 
gli amanti prima del fiio matrimo- 
nio . Fu in queft' occafìone , che 
il Parlamento d' IushUterra emanò 
una legge afTurda inficme ecrude'e. 
Dichiarò : „ Che oguuno che fc-.ffe 
)) flato infìrutto di una galanteria 
„ della Regina, doveffe accnfarla 
^) fotte pena di alto tradinionro ,' e 
^, che ogni donzella che fpofafTe un 
,, Re d' Inghilterra, e che non fof- 
„ fé vergine, doveffe dichiararlo 
5> fotto la ftefTa pena '*' . Caterina 
Parr giovane vedova di una bellez- 
za affatto Hngolare, e fatta fpofa 
di Arrigo dopo Caterina tìjward , 
fu affai vicina a fubire la H e (fa for- 
te miferabtle, non già per le fue 
galanterie, ma per le fue opinioni 
conformi a Tjuelle di Lutero . (^ Fe- 
"di Parr ) . Gli ultimi anni di 
Arriso l^IU. furono rimarcabili per 
1 fuoi contrari con la Francia . 
Stravagante nelle fue guerre come 
nei fuoi amori, fi era prima colle- 
gato con Carlo l^. contro France- 
fco Z. , (^t^edi 2. Bell«^y^ poi con 
Francejco I. contro Carlo F. ^ e fi- 
nalmente un'altra volta con quefl' 
ultimo contro il Monarca France- 
f e . Prefe Boulogne nel 1544., ^ 
promife di reflituirla col Trattato 
^i pace del 1545. Morì l'anno do- 
po li 28. , o 19. Gennaio nelT an- 
Xio 57. dell'età fua , d -pò averne 
regnato 38 E' fiato detto che vi- 
cino a morire aveffe cfclamato ver- 
fo quelli eh' erano intorno al fuo 
letto: Amici miei ^ io ho perduto 
vgni cofa , lo Stato , la fama , ia 
cofcienzi , ed il cielo . Alcuni 
critici han trattato quefl' aneddoto 
da favolofo ; ma fé non diffe ciò 
che gli fi fa dire, è certo che do- 
veva dirlo . Arrigo lafciò tre figli- 
uoli : Maria figlia di Caterina d' 
Arrsgona ; Elisabetta figlia di An- 
na àe Boulen ; ed Edoardo VI. fi» 
R}io di Giovanna Seymour . Rego- 
lò U fucceflìone dei fuoi figliuoli 
«Ila Corona per la facoltà che il 
FarUmento gliene aveva accordato. 
Mi fé nel primo rango Edoardo n. 
fuo figliuolo con tutta la fua po- 
lenta ; in fecondo luogo la Pria- 



A R ax7, 

t!po(fa Maria , ed m terzo E/j/.7- 
betta ^ a condizione cheeffe f\ mari- 
terebbero di confenfo d?i fuoi efe- 
cutori Tefìamentar') . Dopo le di 
lui figliuole C le q'iali aveva pure 
altre volte fatto dichiarar bafiarde 
dal Parlamento, ed incapaci di fuc- 
cedere alla Corona^ chiamò a re- 
gnare F>-^«Cf/>^ Brandon figlia pri- 
mogenita di fna lorella , e del Du- 
ca di Suj^nlckt ad efclufione dei 
figliuoli di Margherita Regina di 
Scozia fua forella m.-!g:^iore . Sot- 
to il fuo Regno il^paefe di Galles 
è fiato riunito all' Inghilterra , i 
Irlanda è divenuta un Regno, ei 
i Monarchi Inglefi hanno prefo il 
titolo di Maestà'. Tutti quelh 
che hanno Jludiato Arrigo VIIT. 
con qualche attenzione ^ dice l' Ab. 
Raynal , «o« hanno veduto in lut 
the un amico debole , un alleato 
incojìsnte , un amante rcz.Z.0 e grof- 
folano , un marito gelo/o , un pa- 
dre barbaro ^ un padrone impeno- 
fo , un Re de f pot a e crudele .. Per 
dipingerlo d'un fol tratto, balta 
ripetere ciò eh' egli diffe di fé alla 
fua morte , che non aveva giammai 
ricufato la vita di un uomo al fuo 
o-ìio , né r onor d^ una femmina al- 
le fae brame . Il forte attacco alle 
fue opinioni , e T oftinaziofie che 
avea ricavato dallo fludio della 
Scolaflica, lo refero prima contra- 
verfifìa , e poi tiranno. Perdette 
nei piaceri , o in vane occupazioni 
il tempo preziofo , che avrebbe do- 
vuto impiegare a fludiar di pr^po- 
firo i principi del governo . Una 
cieca confidenza ne' fuoi Miniftri 
lo rìduffe ad effere relia prima me- 
tà del fuo regno il zimbello delle 
loro p.iflìoni , la vittima dei lo- 
ro intereffi ,• L'altra part<? fu occu- 
pata a toglier !a tranquillità al fuo 
regno ^ a innondarlo di fangue, ed 
a impoverirlo . Difiitti lo rnife 
foffopra , e lo oppreffe a fegno 9 
C dice Sandcrc ') che non reftava 
più che il vender l'aria ai vivi, e 
la -fep >Itura ai moni • F>Si'9 ^* 
un padre avaro rovinò i fu-n fua-, 
diti con le fue ree, e flravagantt 
profufioni , e quello fu ancora il 
minor dei mali che fece all'Inghil- 
terra . Impadronendofi di una gran 
parte dei beni del Clero non dir 
venne con ciò più ricco . In tut- 
ti i bifosni dello Stato U Cilie- 
P » fa 



»»8 A R 

fâ «veva fempre più contribuito 
che i Laici . Però Carlo ^. dice- 
va in propofito della foppreffione 
dei Monafterj , dei quali /Irrigo ab- 
bandonava le rendite ai fimi corti- 
giani, ch^ egli avevi ammazxftto 
la gallina^ che gli fommini/trava 
le 0V3 (foro. Sotto il regno di 
quefto Principe certa malattia pc- 
ri:olofa di duior maligno , C ^^ 
Suette") inf/ftò tutta 1' ìnqhilter- 
ra . La Storia di /Irrigo ^IIL è 
flrtta fcritta ó» Lord Herbert , iti 
fol. , opera Itimata dagl' Inglefi . 
L' Ab. k.-'yrt.il publicò nel 1768. la 
Storia del fuo divorzio in i. Voi. 
in lì. , t* celobre la Storia dello 
Scifm.i d' Inghilterra di Bernardo 
Davanz-ìti . 

ai. ARRIGO IV., detto l' Im- 
potente ^ ed il Liberale y e che do- 
veaft piuttoflo chiamare il Prodigo y 
cr.i filili Itolo di Giovanni IL Re di 
Caîîiglia , al quale fuccedette nel 
1454- Ï in età di -^o. anni. Il fuo 
regno fu il trionfo del vizio . Gio- 
vanna di Portogallo, la quale ave- 
va fpofato dopo il ripudio di Bianca 
di Navarra fua prima moglie , non 
copriva di alcun velo le di lei dirtb- 
lutezze. Arrigo^ che voleva a qua- 
lunque corto aver dei figliuoli» in- 
trodulT* egli ftelTo , dicefi , nel letto 
di fua moglie Bertrando de la Cue- 
va , giovane gentiluomo , la di cui 
forte fi era di eìferc tuli' infieoie il 
favorito A*'\ Re, e T amante delta 
Regina. Nacque da untai commer- 
cio una figlia chiamata G/or/iwnj. In 
ricompenfa di ciò ottenne Bertrando 
le cariche piti importanti del re- 
gno. I Grandi ne mormnr.irono , e 
fi ribellarono . Qiijndi divenuti po- 
tenti i ribelli, avendo l' Arcivelco- 
vo di Toledo, ed alcuni altri Ve- 
fcovi alla loro tefia, depofero il lo- 
ro Re in effigie Tanno 14^5. Nella 
pianura di Avila Ci elevò un vado 
teatro . Una fiaiua cololTalc aflìfa 
in un trono coperto di lunghi veli 
di latto , e con tutti gli attributi 
della real dignità fu collocata la 
quoffo teatro . Lt fentenza di de- 
yoCiiìonc fu pronunziata, ed inti- 
iniita alta flatua . 1/ Arcivefcovo di 
Toledo gli tolfe la corona , un al- 
tro la fpada , un altro lo fcettro ; 
•d un giovanetto fr.nictto di /Irri. 
fo, chiamato /Ufonfo , fu dichiara- 
to Re fu qt»el mcdcfìmo palco . 



A R 
C t^edi Pacheco ) Quella comme- 
dia fu accompa^ìtiata da tutti gli or^ 
rorj propri delle guerre civili . La 
morte del giovane Principe , al 
quale i congiurati avevano dito le 
infegne reali , non pofe fine a que- 
lle turbolenza' . L* Arcivefcovo , ei 
il di lui partito , dichiararono il 
Re impotente, in tempo ih*eglier» 
circondato da concubine ; e per un 
ordine giudiziario inaudito in ogni 
altro (Iato , pri»niinzi.'irono , che fua 
figlia Giovanna erabartarda, e nata 
dì adulterio. Motti Grandi afpira- 
vano o in p.'^lele, o in focreto al 
trono di Calligli.i,- ma i ribeili. ri- 
folvettero di riconofcere Ifabella 
forella del Re, in età di 17. anui , 
piuttofto che fottometterfi ad una 
dei loro eguali ; e volendo anzi la- 
cer.'ire lo flato in nome di una gio- 
vane Principelfa, ancora fenza cre- 
dito, e fenza partito, chi darfi un 
padrone affoluto . L' Arcivefcovo 
avendo dunque f|tto la guerra al 
fuo Re in nome dell'Infante /U- 
fonfo -t la continuò in nome dell* 
Infanta Ifabella . Il Re infine noa 
potè foriire da tante difgrazie, e 
rimaner fui trono, fé non col mea- 
zo di uno dei più vergognofi tratta'* 
ti che mai Sovrano abbia fegnato .' 
Riconobbe fua forella Ifabella v^t 
la fola erede legittima, ad onta del 
diritti dell'infelice Giovanna ; ed 
a quello prezzo i ribelli gli lafctaro- 
no il nome di Re . Invano alla fua 
morte avvenuta nel 1474- reclamò 
contro un tal trattato. Il trono r«- 
flò ad Ifabella . La Vita di quefto 
Principe , dice Ferreras , è uno 
fpecchio per li Sovrani , in cui pof- 
fono apprendere ciò che devono 0- 
vitare per regnar gloriofsmente. 

ARRIGO di TRANSTAMARE, 
redi TRANSTAMARE . 

ARRIGO di LORENA, Duci di 
Bar, redi 9. CATERINA. 

ARRIGO di LORENA , Due* di 
Guifa, redi 5. GUISA. 

ARRIGO di LORENA, Conte 
d'Hsreourty redi 3. HARCOURT. 
ARRIGO de BRUYS , Cedi 
BRUYS n. 1. 

ARRIGO di SCOZIA , redi 
SCRIMGER . 

ai. ARRIGO il Uo»e^ Duca ài 
Baviera , e di SafTonia , Principe 
pofTentc, e guerriero del XII. f«- 
colo , cftefe il fuo dominio in Ger- 



A n 

msnU dall'Elba fino alReno, e 
dal Mar Baltico finn alle frontiere 
d"" Italia . Fece con fi fi ire de' ponti 
fopra il Danubio, a Ratisbon.i , ed 
a Lawemboiirg; diftrufTe quafi del 
tutto gli Eneti , e toi fé Federico 
Barbaro/fa fuo cugiti germano al 
furore del popolo Romano , che s' 
era follevato contro di lui. Frat- 
tanto qiiefto Imperadore temendo 
della potenza d' Arrigo lo dichia- 
rò reo di lefa Maeflà nel 1180. e lo 
fpogliò de' fuoi flati fotto varj pre- 
tefti ; onde fu obbligato ritirarfi 
prefib il Re d'Inghilterra fuo fuo- 
cero , che gli fece refticuire Bruns- 
wich , eLunebourg. Morì del 1195. 
con una grande riputazione di va- 
lore. Vi furono molti altri Princi- 
pi di que!!o nome . 

23. ARRIGO di Huntington , ce- 
lebre Storico Inglefe del XII. fe- 
cole , fu Canonico di Lincoln, poi 
Arcidiacono di Huntington . Abbia- 
lao di lui : i. una Storia d^ Inghil- 
terra ^ che finifce nell'anno 1154.» 
e che fu publicata da Savill nel 
1^76. in fol. nel Rerum Anglicarum 
Scriptores : i. una continuazjone di 
quella di Beda : 3. varie tavole cro- 
nologiche dei Re d^ Inghilterra : 4. 
un piccai trattato dal difprczXP ^^^^ 
mondo ec. Tutte quefte opere fono 
in Latino, e fcritte rozzamente. 

14. ARRIGO di Sufa^ de Segu- 
fio ^ il più celebre Giureconfulto , e 
Canoniita del XIII. fecolo. S' ac- 
quiftò un così gran nome col fuo 
fapere , che fu chiamato la {onte , 
e lo Splendore del Gius. Verfo il 
I15S. fu fatto Arcivefcovo d' Em- 
brun , e nel 1162. Cardinale e Ve- 
fcovó d' Odia, onde gli venne il no- 
me di Oftienfe', fotto il quale è co- 
nofciuto, e citato. Morì nel 1271. 
Abbiamo di lui i. Una Somma del 
Gius Canonico -, e Civile , che vi en 
detta la Somma Dorata , la qua- 
le è di ferro periodile; ma in ta- 
li opere fi cercano delle cofe ^ e i 
Canonifti le trovano . Ve ne fono 
tre edizioni, a Roma 1473. i* Voi. 
in fol. in un fol Volume, a Btfilea 
1Y76. , ed a Lione 1597. 2. Un Com- 
mentario Jopra il libro de* Decve- 
^// , che compofe per ordine del 
Papa Al eJJ andrò W. Non bi fogna 
confonderlo con Arrigo Su^on Do- 
menicano del fecolo XIV. , di cui 
abbiamo diverfe Operg Mifiiche , 



A .R 119 

tradotte in Francefe in 2. Voi. in 
12. EfTo era un uomo divoto , che 
morì nel i^ó(5. 

25. ARRIGO di Gand^ era di que- 
lla Città , e il fuo nome di fami- 
glia era Goethals ^ dotto Teologo 
del XIII. fecolo. Dottore, e Pro- 
feffor della Sorbona , detto il Dot- 
tor fol enne ., fu Arci^lincono di Tour- 
pai , e morì in cotefta Città li 29- 
Giugno 1295. di 76. anni . ScrifTe 
I. Un Trattato degli uomini illu- 
Jlri , per fervire di continuazione a 
quello di S. Girolamo^ e di Sige- 
berto , che fu ftampato con una Som- 
ma di Teologia in fol. 2. Una T^o- 
logia Quodlibetica in fol. Queft' è 
un'opera eccellente, e fupera infi- 
nitamente tutte l'opere di Teologia 
del fuo tempo . 

2<5. ARRIGO Boichi famofo Giu- 
reconfulto del 1400. nativo di S. Pao- 
lo di Leone nella Bretagna . E^ au- 
tore di un Commentario fu i Dicre- 
talf, ftampflto in Venezia del 1576. 
in fogl. , e poco confultato . 

27. ARRIGO à'Urimaria , pio e 
dotto Teologo del XVI. fecolo, na- 
tivo di Turingia , dell' Ordine degli 
Eremiti di S. Agodino . Abbiamo 
diverfe fueoperç, alcune dell3 q-ja- 
li furono rtampate fenza che a'cun 
lo fappia al dì d' oggi , e le altre 
MSS. 

28. ARRIGO Arfio , P40 France- 
fcano del fecolo XV. , così detto per 
che nato in Herph terra del Brabante , 
fi dilli afe col fuo gran zelo, e colla 
fua prudenza nella direzione delle 
anime. Morì in Malines nel 1478. 
efTendo Guardiano in detta Città . 
Abbiamo di lui gran numero di 
Trattati di pietà fcritti in Fiam- 
mingo, e trafporiati in Latino, ed 
in Francefe ; fono molto ftimati 
almeno n^l fuoOrdine. La fua Teo- 
logia Mijisca fu tradotta in Fran- 
cefe dal la Motte-Romanceur , Pa- 
rigi 1617. in 4. 

29. ARRIGO C Francefco"), Vedi 
HENRI C France fco •). 

30. ARRIGO di S. Ignaz.io, Hen- 
ricus a S. Ignatio , valente Teologo 
Carmelitano, nativo della Città d' 
Atli in Fiandra. Infegnò la Teolo- 
gia con onor« , e pafsò per le ono- 
revoli dignità del fjo Ordine. Di- 
morò molto in Roma fui principio 
del Pontificato di Clemente XI. the 
lo fUmav» aflai , e morì alla Cave , 

P 3 ca- ' 



i^o A R . 

caU (i«l Tuo Ordine nella Diocefi di 
î^ti-ci verfo il 1710 in età nvanz»- 
irâinu . L* fuA principal opera h 
un torlo compiuto di Teologia mo- 
ia!v . iiuitolaca Etbtca amoris ^ cioè 
la Morale tic W amor t ^ Le.d.\ 1709. 
3. Voi. ili fui. Quell'opera diviene 
rara i ma è sfigurata pe'fentimenti 
oltrAmnutani» che T autore foftiene 
con calore Abbiamo ancora di lui; 
1 \5t\ altro libto di Teologia an- 
ch' elfi poco comune, a cui egli 
iVìK'A* la prima parte della S'ommr 
di S. Tommafo in fol. j. Molinif- 
mus prpfit^Atui ^ a. Voi. in 8. 3. 
Artti Jefuitiae in l'uji/neniiif novi- 
tatibus l axitatibuf que foci orum ^ di 
cui U migliore edizione è del 1710. 
4. Tuba tnaf^na rnirum clang»ns Ja- 
num .... De necejjitate reforman- 
di focietatem Jesu per hiberium 
Candidum . Q^iell'è una raccolta 
di conipofizioni , di cui la miglio- 
re edizione è del 1717. in 2. grolfi. 
Voi. in li. 

31. ARRIGO à'xGorkumy oGho- 
richem ^ Dottore verfanlTimo nelle 
fcienae , e Vice-Cancelliere di Colo- 
nia del XV. fecolo , era Olandefe . 
CompAfe un Trattato delle Super - 
fti^joni ^ ed altre opere di Teologia .^ 

ARRIGO Xin., Re di Svezia, 
di Danimarca « e di Norvegia^ f^edi 
1. ERIC XIII. 

ARRIGO \IV. , He di Svezia , 
figlio e ! di Cujìavo l. , 

f'^edi a. I 

I. arr; — ; ;a-maria di 

FRANCIA , Rapina d* Inghilterra, 
figlii di Arriiio 1^., e di Maria dei 
Medici , nacque nel 1^^. , e fi 
maritò nel 1^x5. ci»;i Carlo I. Re 
d* luphilterra . Non aveva ancora 
i6. anni y ed era di già dotata di 
tutte le p'."ì«?e drl'a figura. Il fuo 
( '" A molto a quel- 

pai^re. Il fuo 
L . ^ ituuie , tenero, 

com ; il tuo fpirito vi- 

vo, .. piacevole. I p.imi 

anni vici ino matrimonio furono 
all'ai felici; ma tale profperità fu 
intenotta d^lle turbolenze della 
Scozia, e dAlla ribellione degl^In- 
gUfi ftefi contro ìl fuo fpof^»-» Le 
Amarezze c^ '' 
felicità d. 
•ceibe , cr 

le ft*;(n il uituie dt Kef^tnd iufeiice. 
Si volle incoitai lei mcderuiu deli* 



ff 



A R 

ìndmazìone cheattribulvafi nCarfo 
1. p.T la religion Cittolica . Si fca- 
tcnarono con furore i malcontenti 
contro di lei ,* ma non corri l>(> fé elT* 
a qucrti oltraggi, che con dei be- 
nefit) . Alcuni dei fuoi C)rcig;ani 
confiijlianJola a dare un efemuio 
fui piii fariofi : b' fógna , difle, eh* io 
mi conduca così . Si può meglio 
"ar fentire /' autorità , che facenda 
del bene a coloro che ci perj'eguiia- 
noi Non voli» nemmeno che g.i 
fi diceffero i nomi di quei che U 
rendevano odiola ai principali del- 
1.1 Cort'. Io ve lo proibifco ^ di- 
ceva ; fé mi odiano , il loro odia 
non durerà forfè fempre ; e fé tejla 
in loro qualche fentimenco d' oume , 
fi vert^ojjnerhtno di tor meritare un* 
donna ^ che prende così poca precau' 
Zjone psr difendere. Intanto il 
fuoco della guerra civile arJeva in 
Inghilterra. Il Re, e tutta la fa- 
miglia reale erano flati collretti di 
abl>»ndonar Londra . La Regina 
pafla. in Olanda , vende le fue mo- 
biglie, e le fue pietre prcziofe , e 
compera dei viveri, e delle muni- 
zioni , di che ne carica più vafcel- 
li , dopo aver fatto meravigliare 
gli Olandefi della fua intrepidezza^ 
e della fua attività, partì per l' In-*^ 
ghilterra. Un* furiofa tempefl-i in- 
forgf nel fuo paffaggio » ma fenza 
difanimarla . Rirtiafe per quanta 
potè fui più alto ponte del vaicel- 
io in mezzo alla procella per ani- 
mar la nurinarefca, dicendo gra- 
ziof-imente , eh: le Regine non fi 
annegano • Infine dopo avere fpeti- 
mentato molti travagli e pericoli 
andò in Fr.Tncia l'anno 16*4. Il 
cattivo flato deçlt aflari dell* Re- 
gina Anna d' Attfìria nel. e turbo- 
lenze della Fromla nov. «li pormi- 
fe di dare a fi 
che le avrt-bb. 

dati in tAnri ii.:. „ ■ 

di un Re di Francia , e ipoU di un 
Re d* Inghiltcra fi vide coflreit* ^ 
come J Ma, di dim*n- 

darc 'd Parl.iroento 

IngU. . iiilere. La mor- 

te funefla dt tuo marito decapitato 
nel f<f>9-, f^ un nuovo aumento 



fui itano dei padri tuoi . Fece due 

viàggi ia • Inghilterr* i t dopo 1* 



A R 

^^morj per pochi giorni alla Corte 
di Francia fi ritirò nel Monaftero 
della Vifìtazione di Chaillot , dove 
morì all' improvvifo nel 1669., in 
età di 60. anni . Vedi la fua V'ta , 
Parigi 1693 '" 8. 

a. ARRIGHETTA-ANNA A' In- 
ghilterra, Duchefr^ d'Orleans^ era 
i' ultima dei figliuoli di Carlo 7., 
e di Arri^hitt.i di Francia. Nacque 
cfla in Excefìer nel 164.4' ■» nel tem- 
po in cui il Re fuo padre era alle 
prefe coi fiioi ludditi ingrati , e ri- 
belli. La Regina fua madre la par- 
torì in un campo , in mezzo ai ne- 
mici che la perfVguitavano . Co- 
ftretta a fuggire , abbandonò fua fi- 
glia, che reftò prigioniera circa quin- 
dici giorni dopo la tua nafcita . In 
capo a due anni fu liberata felice- 
mente da quefta cattività per il de- 
liro modo tenuto dalla fua gover- 
nante . Allevata in Francia fotto 
gli occhi di fua madre , ben predo 
{e* meravigliare ognuno delle gra- 
zie , che fi fcoprirono nel fuo fpi- 
rito, e nelle fue maniere . Filippo 
di Francia Duca d'Orleans, fratel- 
lo di Luigi XW. la fposò nel i<56i., 
ma quefìo matrimonio non fu feli- 
ce . li Re , che amava molto la fua 
compagna , ftrinfe un commercio 
ilretto di smicizia, e di bello fpi- 
rito . Le dava frequenti fefìe , e 
fpeffo le inviava dei verfi. EfTa gli 
rifpondeva ; ed accadde , dice l^ol- 
taire ^ che la fteffa perfona fu tutt' 
infieme il confidente del Re , e di 
'Madama in queito commercio inge- 
gnofo . Queiti era il Marchefe di 
D.Tngeau ; il Re lo incaricava di 
fcrivere per lui , e la Principefla lo 
faceva rifpondere per lei ancora . Li 
fervi ambidue , fenza iafciar fofpet- 
tare all'uno, ch'egli foffe impie- 
gato dall'altro, e fu quefta una del- 
le cagioni di fua fortuna . Talf in- 
telligenza, e tanto intima fece in- 
forgere delle inquietudini nella Fa- 
miglia reale , ed il Re fu coftretto 
a ridur lo fplendore di un tal com- 
mercio ad un folo fondo di amici- 
zia , che non fi alterò giammai . Si 
fervi poi Luigi XW, di Madama 
per far un trattato di alleanza coU' 
Inghilterra contro gliOlandefi. La 
Principeffa, che av«va fopra Carlo 
II. fuo fratello quel!' afcendente 
che fomminiftra lo fpirito più in- 
fmuante , e il più tenero cuore , 



A R Ï3Ï 

s' imbarcò a Dunkerqiie , portando^ 
feco il legreto dello Stato. Vide 
Carlo li. a Gantorberì , e ritornò 
colla gloria della riufcita. Ma ap- 
pena potè goderne, perchè ritorna- 
ta il dì II. Giugno, morì improv- 
vifamente il dì 30. dello ftefïo me- 
fe dell'anno 1/570. in età di i6 an- 
ni a San Cloud . La Corte tutta fu 
in un dolore, ed in una cofternazio- 
ne inefprimibile ; ed il genere di 
morte lo accrefceva ancora , poiché 
Arrigbetta fi era creduta avvelenata , 
Ladivifione, che furti fte va da lungo 
tempo fra lei e fuo manto fortificava 
q'iefto fofpetto , il quale non d'al- 
tronde però traeva la fua origine , 
che dalla malignità umana, e dall' 
affezione allo ftraordinario . Quella 
Principeffa , che era piuttofto mal- 
fana , mo'ì di una colica biliofa. 
Il gran Bojfuet pronunziò la fua 
Orazion funebre . „ Madam^i ave- 
,, va lo fpirito folido, e delicato, 
„ molto buon fenfo , il tatto fino 
„ delle cofe, l'anima grande e giu- 
„ fta ; era ben Illuminata fu ciò, 
„ che bifogtiava fare; ma nondime- 
„ no qualche volta non lo faceva 
„ o per naturale infingardaggine, 
„ o per una certa alterezza d'ani- 
„ mo , che rifentivafi della fua ori- 
,, gine , e che 1» faceva travvede- 
„ re ciò, che pur era debito, co- 
„ me una fpezie di baff^zza . In 
,5 tutta la fua converfazione appa- 
„ riva una certa dolcezza, che non 
„ trovavafi punto nelle altre perfo- 
„ ne reali . Si avrebbe detto , eh' 
„ ella appropriavafi i cuori , in luo- 
,, go di lalciarli in comune , per 
5, quel certo non fo che tanto ri- 
„ battuto, che fa che fi piaccia. Li 
„ delicati convenivano che queftò 
„ non fo che prefTo gli altri era co- 
„ piato , e che non era originale, 
„ fé non in Madama " . Così la 
dipinge Cofnac Arciyiefcovo d' Aix", 
che molto la aveva conofciuta. J^e- 
di la fua Storia fatta da Madami- 
gella de la Fayette in 12- 

3. ARRIGHETTA-CATERINA, 
Ducheifa àijoyeufe.^ figlia ed ere- 
de di Arrigo à\ Joyeuje ., Conte di 
Boucage ^ Marefciallo di Francia » 
morto Cappuccino col nome di P. 
Angelo .^ e di Caterina de la Valet' 
te\ aveva fpofato nel ^'^91- Arrigo 
di Bourbon , Duca di Montpenpir\ 
MÌtirao Principe dì quefto ramo, 
P 4 mor- 



»Jì A R 

hiorto li 17* Febbraio i5o8. Tut- 
lociò che potè ottenere Arrigo W. y 
che la amava, fu d' impegnar que- 
lla Principu-ffa a venire alla Corte, 
dove conobbe appieno, che la vir- 
tù di qucrta bella ed amabile vedo- 
va era d' una coftanza fenza pari . 
Efla fposò dopo la morte di quel 
Re Carlo di Lorena^ Duca di Gui- 
fa-, e morì nel 1656. in età di 71. 
anni . 

1. ARRIGONI C Francesco ) , 
Bergamafco , nacque in Caprino, 
terra della Valle di S. Martino, il 
dì I. Dicembre i6io. Terminati i 
primi fuoi ftudj fi trasferì nel Sï- 
minario di Milano, dove fattofi ec- 
clefiaflico fu addottorato in Teolo- 
gia. Infegnò poi la Rettorie* nel 
Collegio de* Tedefchi , e venne ag- 
gregato all'ordine degli Obblati i- 
flituito già da vf. Carlo Borromeo. 
Ebbe molta cognizione della lin- 
gua Greca, e perciò molto di lui 
fi valfe il Card. Federigo Borromeo 
nella fpiegazione de' Codici Gieci 
della Biblioteca Ambrofia^a. Paf- 
fato a Bergamo fu quivi da Monfi- 
gnor Luigi Grimani eletto Rettore 
del Seminario, indi confeguì un 
Canonicato in quella illuftre Catte- 
drale . Cefsò di vivere ai a8. Lu- 
glio del 1645. in età d'anni 34. e 
non di 33. come avverte il P. P^ae- 
rini relia fua opera : Degli Scritto- 
ti di Bergamo ère. Voi. I. pag. lai. 
Bergamo 1788. e fu fepolto nella 
Chiefa del Moniflero delle Mona- 
che di Matris Domini^ di cui era 
Confeffbre , con una ben' intefa 
jfcrizione comporta da Carlo Fra»- 
etfco Cera/oli ^ e da lui publicata 
« pag- 77' della fua opera Tritonis 
Buccina . Lafciò diverfe operette 
•He flampe, tra le quali; Grima' 
ni cali prgcipua ffdera , Bergomi 
J636. Flog'j ed Orazioni.^ ivi 1636. 
il teatro della virtù , ed altri Opu- 
fedi regiflrati dal Calvi nella Sce- 
na letter. degli Scrittori Bergamo- 
fchi P. I. , e nella fua Effemeride 
S acro-Prof atta , Voi. 1. dal Maz.- 
Zjucchelli Scritt. d" Italia , Voi. I. 
P. II., e dal fuddetto P. r^cr/n» 
ìlluflratorc degli uomini iiluAri del- 
la fua patria . 

a. ARRIGONI C BaldaJJare^, 
Mncquc in R;.venna li li. Giugno 
36ia. Il fuo genio U inclinato al- 
la FilQfofU f Medicina, nellt qua- 



A R 
le fi erano tanto diftintt i fuoi «t»» 
teuaù Jacopo e Giovanni , e in que- 
lla fece tali proBre{ri , che in breve" 
fu capace di comporre molte .opere 
Mediche , tra le qu;i;i .• De infìitu^ 
tionibus Medicinalibus •• De affe- 
Hionibus cerebri : De affeBtonibus 
cunSìis faciei ^ barba ^ aurium^ pai.- 
pebrarum , ciliorum . oculorum &c. '. 
De Pejle & Ptjìsferij ^ ed altre, 
che fi confervano MSS- nella Cafa 
Arrigoni . Morì nella più florida 
età li IO. Giugno 167^ Di lui par- 
lano con lode il Pafolini Uom. Il- 
luft. di Ravenna Lib ITI. cap. 5. e 
il Ginanni Scrittori Ravennati ^ 
Voi. I. , Faenza 1769 pag- "il- 

3. ARRIGONI (^Giovanni ^^'Rn- 
vennate , nato circa il 1514. , e mor- 
to li 16. Febbraio del 1580. Fu 
molto dotto nelle lingue Latina e 
Greca , come ancora bravo Poe- 
ta, Filofofo, e Medico eccellentif- 
firao del fuo tempo . Oltre le fue 
Poefte citate anche dal Maazuc- 
chelli , e le Opere Mediche rcgittra- 
te dal Tomai , abbiamo : Ravenna- 
tum Pontificum Epilogui a S. A- 
pollinare primo Ravennati s Eccle- 
Jia Pontifice ufque ad Aulium Pel- 
trium diSite Ecclefitc Ponti fi cem & 
Cardinalem . Vcggafi il Ginanni 
Scritt. Raven.^ Voi. I. p;«g- 56. , e 
le Rime ftelte di' Poeti Ravennati 
raccolte d.ilo ftelfo G/n.inn/ , e pu- 
blicate in Ravenna 1739. dove tro- 
vanfi altre notiaie intorno a quella 
Scrittore . 

4. ARRIGONI C Pietro Paolo ^^ 
Milauefe, Avvocato Fifcale nella 
Provincia di Milano, pofcia Que- 
flore delle rendite publiche, indi 
Senatore , Podellh di Cremona , Go- 
vernatore di Piacenza, e finalmente 
Prendente del Senato di Milano dal 
1553. fino al 1^6-^. in cui morì. Egli 
è regiflrato d»l Si». Argellati fra gli 
Scrittori Milane/i , Voi. I. col. 105. 
per efTere Itato uno di quelli , che 
raccolfero e in miglior ordine dif- 
pofero le nuove co/iituzioni dello 
Stato di Milano, e per aver tafcia- 
te diverfe Allegazioni , che (ì tro- 
vano nt\U Riccoltt Arcbinti ^ A" 
refi , e altrove . 

Dello fleffo nome e cognome fu 
altro nobile Mflanefe , ed uno dt* 
principali Avvocati di quel Foro, 
morto li 5. Novembre del 1701. > 4i 
cai fi ha alle fiampc l'opera fcgueil- 



A R 

te : TriEîiftuf de legittm.i & Cano- 
nica elezione TereniJJimi Ludovici 
de B.jvirra in verum Tmperatorem 
&c. Mediofani 1686. LafcJò anche 
un Vol. MS. jnrirn!ato : Hrjiorica 
Comment ari a de Nobili F amili a Ar- 
rigona ^ e tre Vol. di Configli Le- 
tcali ^ alcuni impreflì, e altri MSS. 
Vepqafi V Aggeli ati Biblioth. Script. 
Mediai.^ Voi. II. cap. 186., e il 
'Maz.Zttcchelli Scritt. d'' hai. 

5. ARRIGONI QPompeo)., Car- 
dinale, oriundo Mil.inefe , nacque 
in Roma l'anno 1551. Salì in tan- 
ta ftima nella fcienza legale , che 
dal Re di Spagna fu fcelto per fuo 
Avvocato in quella Dominante; 
da Gregorio XJII. Avvocato Con ci - 
boriate wìì 1584. e da Gregorio XW. 
Auditore delle Caufe del Palazzo 
Apoftolico . Nel 1591. fu eletto 
Auditore della Sacra Rì-msna Ruo- 
ta , e da Clemente F^IIL nel 1596. 
creato Cardinale. Efercitò la carica 
di Datr.rio fotto i due Pontefici 
Leone XI. e Paolo T. , il quale !o 
♦ creò poi Arcivefcovo di Benevento 
a' ic. Aprile del 1^07. Morì in un 
fobborgo di Napoli a' 4. Aprile del 
I616. e fu trafportato alia fua Chie- 
fs, e quivi fepolto con una molto 
onorevole ifcr zione . Abbiamo di 
lui alcune Orazioni e Lettere latine^ 
/ìccome »]cune Decifioni ^ che Jl leg- 
gono ftampat? nel Corpo delle De- 
cisioni della Sacra Ruota. Il Car. 
dinaie Bentivoglio nel fuo Diario., 
Amfìerdsm 1648. pa^. 99. dice, che 
r Arrigoni era abiliffimo per natu- 
ra e per pratica a ftare fra gli uo- 
mini e fra i negozi , efTendo do- 
tato di nobil afpetto, di gran giu- 
dizio e gran prudenza , e di tutte 
l'altre qualità, che lo rendeano 
prato e ftimato prcfTo a tutti . Il 
Cartari^ il Ciacconio ., il Bayle ..'^ 
V Argellati y il Maz.Z.^cchelli ., ed 
altri danno molte notizie di quello 
illuflre Cardinale. 

1. ARR INGTON ( Giovanni ) , 
Poeta Inglefe fotto Èlifabetta , e 
Giacomo 7. , fi è acquiftato un no- 
me immortale col fuo libro di E- 
ptgrammi ^ e con una buona tradu- 
zione in Inçlefe AeW Orlando fu- 
rtofo à^W Ariojio '^ ma per difcra- 
zia egli ha voluto imitare gflta- 
liani nelle loro ottave , la di cui 
prolifTa uniformità addormenta il 
leggitore in un'opera lunga. Si di- 



A R 2?ì 

ee, che efTendo a Bath in un alber- 
go ofTervò che una ragaz?3 lo fer- 
viva a tavola con p ù attenzione 
degli altri, quantunque fofle di me- 
no di e({ì . Arrington avendole di- 
mandato il motivo efla rifpofe : che 
conofcendolo per un uomo di fpi- 
rito effa procu'-ava di non dìfpia- 
cergli, da timore ch^> non facef- 
fe contro di lei un qualche epi- 
gramma . 

a. ARRINGTON (.Giacomo')^ » 
uno de' più celebM Scrittori Ingleli 
in materia di Politica , nscque nel 
1611. da un'antica, e nobile profa- 
pis del Contado di Rutiand . S:udiò 
in Oxford, e viaggiò per rOU«da, 
per la Francia, per la Danimarca, 
per la Germania , e per l'Italia. 
Imparò le lingue di tutti quefli Paefi, 
e fece v.:rie oTervazioni (opra la na- 
tura del loro Governo . Ritorn^ito 
che fu a Londra, il Re lo fece gen- 
tiluomo privato di fua Camera, ed 
in tal qualità l' accompagnò nella 
fua prima fpedizione contro g'i Scoz- 
zefi . Nel 164Ó. i Commiflarj De- 
putati dal Parlamento lo eicffero , 
perchè fscelTe compagnia al Re Car- 
lo 7. Quelli Io accolfe graztofamen- « 
te, e fi tratteneva con cfTo lui mol- 
to alla famigliare . Dopa la morte 
tragica di Carlo L Arrington menò 
una vita meda, e riti.'-ata nella fua 
Biblioteca lontano dagli uomini , 
che commettevarto tali orrori, n^ 
converfava con altri, che co' fuoi 
libri. Compofe in tal tempo la fua 
grand'opera intitolata Ofe?»^ , e per 
mettere in efecuzione i fuoi principi 
di Governo tenne ogni fera una 
virtuofa converfazione con perfone 
del fuo gufto in Weftminfter , la 
quale durò fino alli a*. Febbraio 
1659. nel qual j^iorno Monck richia- 
mò a! Parlamento coloro che n'e- 
rano flati efclufi . Due anni dopo 
Jlrrington venne accufato di tradi- 
mento , e di cattive pratiche , e 
condotto alla torre di Londra, don- 
de fu trasferito all' Ifola di S. Ni- 
cola, e di là a Poftmouth . Un 
Medico , che credefi flato guada- 
gnato da' fuoi nemici , gli confì- 
gliò l'ufo del legno fanto. Arring- 
ton nc/prefe in tal copia, che per- 
dette il cervello. Il Come di Batb 
Ci moffe acompaffìone, e gli otten- 
ne la libertà , ma non fu poffibile ài 
guarirlo . Mori in Weflroinfler li 
Ï7. 



1|4 <l H 

J7. Settembre 1^77. di ^. «ntif . Le 
fut opere raccolte d* Giovanni To- 
iMndo furono magnificamecue ftam- 
pite a LonJra nel 1700. in fol. L* 
principale h qtiella intitolata Océa- 
ns ^ U quali? è un piano di Rcpu- 
blica, in cui fi trova molto gemo, 
molta invenzione, e molti proget- 
ti chimerici . Il fuo ftile non è né 
facile, né fluido, mala materia 
che tratta è importante . Quell'o- 
pera non piacque né » Cromwel , 
né alle fue creature. Inforfe con- 
tro di effa una folla di critici ; e 
Arrington rifpofe a tutti . Quefte 
rifpofte fi trovano in continuazio- 
ne della fua opera, . Montefqu'eu 
ha detto di quefto politico , ch'e- 
gli non ha cercato la liberta ^ che 
dopo di averla non eonofciuta , e 
che ha fabbricato Calcedunia aven- 
do fotta i fuoi occhi le rive dt Bi- 
fattoio. 

AKRIVABENE,F«migIi.vnobile 
e gencrofa della Citta di Mantova, 
di cui fi parla nel primo de' due 
truditi ed eieqanti Difcorfi del Ch. 
Abate Bettinelli fui la Letteratura 
Méntovinj , e dal Tonelli nella 
{u*Bibliotcc.i Bibliografica Voi. II. 
pag. ly. Il gran numero de' perfo- 
naggi diftinti ufciti da quefto illu- 
lìre Cafato le conciliano in fatti 
gittHamentc la puhlica Hima. 

1. ARRIVABENE (^G io. France^ 
/(To) , Mantovano . Fiori circa il 1546. 
Fu allevato natia fua prima fanciul- 
lesza e ne* primi fuoi fiudi con 
Giambatifta "t - -- fuo ftreito 
amico, ed trinfechezza 

col celebre A vire, cui avea 

Kr ofpite tui> allor che qucfti in 
antova fi tratteneva, come rac- 
conta WCìefcirnheni Storia ec. Voi. 
V. pig. 44. Molt* fue notizie fi pon- 
ilo raccogli>T>- da una lettera a lui 
Icritta da Giufefpe Pallavicino tr* 
le Lettire di Hmllo Lib I. pag. 6U 
A'-'- •'"■' ■ '^■'•>i><frie Oltre tl- 
■ìe ftampate 
i ,'i Marittimi 

:-o r,'.u.iz,iLo \'A7' ■. «l- 
K* piibl'cate tra \9 Rimt 

j.. z ,. .:ctlUntiJftmi Jtutoii ^ e 

in altre Haerolte . Egli feri fé be- 
ne anche in Pr<»ta , come può fcor- 
gerfì da alcune i.ie Ovazioni e Let- 
tere Hampate ira quelle di diveifi 
Autori raccolte per [^enturtn ki,ffi. 
mlii^ MAtttOV* 1547. 



A « 

1. ARRIVARE'- " unetroy, 
Mantov.tuo. Fi. del ce- 

lebre Fr^nce/iro /- , li piac- 

que chiamarlo Eutichto , vocab-ìlo, 
ciie in lingua Greca fi:;MÌfica /Irri' 
vabene . Fu per q-ja; ' ; . al 

lervizo di Francefco <■ \- 

di fi portò in Roma i\ . . , e 

fi trattenne alcuni anni adoperata 
in public! affari effendo flato anche 
Secretarlo Apoftolico, e promoTa 
finalmente al Vefcovado d' Urbino, 
dove morì nel 1504. d'anni 6j. e 
fepolto in quella Cattedrale con 
due onorifiche ifcrizioni riportata; 
da Filippo Buonarntci nella fua o- 
pera : De CI arti Pontif. Epift. 
Script» pag. \6\. Lucx 1784. Ebb* 
cognizione della lingua Greca, ;.• (i 
dilettò di Pocfia latina , come fi di- 
moftra da un fuo Poema intitolata 
Gonzapidos ■^ che tratta fingolarmen- 
te delle lodi del Marchi-Me Lodovi- 
co JIL Gonzaga , celebre Geiterale 
del Duca di Milano morto nel 1484. 
Elfo venne per la prima volta dato 
alle (lampe àiiMenfchenio 1738. ia 
4. il quale dice, che è eftefo ele- 
gantiori modo , quent a fua adhue 
inculta aiate vix aliquis expeHjtê 
poterat . Di lui fi hanno parimente 
alcune epiftole latine imprefltf fra 
quelle di Jacopo Piccohmini detto 
il Cardinale di P. .;an (li- 

matore, MedioU 1 uomo 

di coflumi innoi ' j e /or-i 

nito d'elegante facondia. Veggafi 
ti Mji:x^ccbelli Sciit. d'Italia^ 
Voi. I. P. II. Tirabofchi Storiti 
della Le t ter hai.. Voi. VI. P. II. 
pag. 130. Bettinelli Letter. Mantov. 
Difcorfo /. , e il Buonamici nelT 
opera fuddetta. 

3. ARRIVASENE C Ippolito ), 
da Correggio, di antica e nobil Fa- 
migli} il) quella Città habilita fia 
dalla metà del fecolo XV. N.uque 
in Campagnola , ove vlleggiavano 

i fuoi genitori, a* IJ. d' '■ • del 

l669' Ffce gran prop ii- 

cina nel fogpiornot *■■■ "ù 

anni foce in Roma, finche ni 1700. 
tornato â Correggio, ivi efercitolta 
fino alla motte, da cui fu rapito 
a' a», di Marzo del 1739- L' .frr#- 
vabene fu ancora uno dç' fbodatorl 
della Colon:a Kfleqfe . Di lui Q 
hanno alle flampe alcune Poifi*^ 
Mo«1cn« i7«7. e un*Oratione Acca- 
demia ìniitoUta ', Le V{< 



A R 

{iella Medicina^ R-figlîio 1730. in 
4- Veggafi la Biblioteca Modenefe 
del Ch. Tirabofchi V< 1. 1. pag. n. 

A RROVVSM ITH C Giovanni ) , 
profeirore a Cambridge nel \66o. ^ 
è l'autore di molte buone opere. 
E' ft;ma:a ipezi.ilnìv'nte la fua Ta- 
cici Sacra ^ Cambridge 1647. in 4. 

ARRUBAL (i_'l?ietYo d'^), nato in 
Ifpagna ai confini della Navarra , e 
delia vecchia Cartiglia, fu Gefuita 
nel 1579-, e Profefrore di Teologia 
a Salarnar.ci ed a Rolla. Fu incari- 
cato di ioftenere il Molinifmo nella 
Congregazione De Âuxiliis^ :n luo- 
go di ralencìa ^ che ii era ammala- 
lo in tempo di qneRa guerra teo- 
logica. Morì nel ì6o%. a Sa'aman- 
ca. Abbiamo di lui 2. Voi. De Deo 
uno & trino , & de Angelis , fcrit- 
ti con precifione e chiarezza . 

1. ARSACE I., Re de' Parti , na- 
to di viliiTima condizione, fu ele- 
vato al trono verfo l'anno 252. a- 
vanti G. C. , e divenne così famo- 
fo fra i Parti , come Ciro fra i Per- 
fiani. Effendofi i Parti ribellati con- 
tro i Macedoni , egli li difcacciò, 
vinfe i Generali di Seleuco, ed an- 
che cucito Principe in perfona , che 
fece prigioniero. Infine ftabiiì fon- 
damente quello Impero d'Oriente, 
olTìa Regno de' Parti , che bilanciò 
poi la Romana potenza, e fu una 
barriera di bronzo, che i vincitori 
delle nr.zioni non poterono fupe- 
rare . l fuccefTori di qucfto Re fu- 
rono chi. mati Affa ci di . 

2. ARSACE, Re Cattolico d'Ar- 
nrienia , che preftò foccQrfo a Giu- 
liano Apajìata contro i Perfiani . 
Dopo la morte di Giuliano , Arfa- 
ce combattè i Perfiani con molta 
forte ,- ma Sapore Io tirò a fé fot- 
te pretefto di alleanza , ed avendo- 
gli cavato gli occhi. Io fece mor^^- 
re nel 369. Arface è pure il nome 
rfi alcuni Generali di Alejfandro il 
Grande , 

ARSACIOC^-3, Monaco di Ni- 
coniedia, era Perfiano . PredifTe la 
rovina di Nicomedia , che in fatti 
avvenne nel 358. cagionata da un 
terremoto . Q^iefto fanto uomo fu 
trovato morto di dolore ia una tor- 
re di quella Città . 

ARSEGNINO, Grammatico, e 
Notajo Padovano , viveva fui prin- 
cipio del fecolo XIII. ScrifTe un' 
opera ìnùlQÌniL Quadriga ^ checott' 



A R x^ 

teneva regole grammattcali , prò» 
verbi, fentenze , ed epiflole. 

ARSENDI C Ranieri^ y di For, 
lì, chiariflìmo Giureconfulto , fiori 
nel fecolo XIV. Fu publico profef- 
fore di Ragion Civile in Bologna, 
in Pifa , e finalmente in Pacìnva , 
ove fi chiamato a leggere da Uber- 
tino da Carrara col generofo ftipen- 
dio di <5co. feudi d'oro. Ivi mo- 
rì nel 1358. , e fu fepp-Mito nella 
Chiefa del Santo . Laic:ò molte o- 
pere lepsli, che fono ft,impate. Eb- 
^[.e due figli, anch'elfi Giurepcriti , 
e profiìlfori in Padova , per nome 
Federigo-, eà Arfendino ^ e di que- 
fto .abbiamo alle (lampe qUitkhe o- 
peretta . 

T. ARSENIO , Precettore de' 
Principi Arcadia^ e Onorio., fi^li di 
Teodofio Imperadore, fa un Diaco- 
no della Chiefa Romana illuftre per 
la fua nafcita , e per la fua pietà, 
che P.ipa Damafo inviò a quel Prin- 
cipe nel 383. Teodofio entrato un 
dì nella camera , ove Atfenio face- 
va le lezioni ad Arcadio^ e avendo 
trovato il fuo figliuolo feduto , e 
il fuo Maeftro in piedi, fé ne dol- 
fe con lui ; poiché non fap^'va fo- 
ftenere , come dovea , la fua digni- 
tà , e la fu* carica. Arfenio fé ne 
fcusò col dire, che avsndo l* onore 
di parlare ad un Imperadore non 
potea con tutto fuo decoro Soddisfa- 
re al fuo dovere altrimsnte . Ma 
Teodofio poco foddisfatto di tal rif- 
pofta , poiché avea alTociato il fuo 
figliuolo all' Impero nell' età di quat- 
tro anni , tolfe ad Arcadia ^\\ or- 
namenti imperiali , e con ordinar- 
gli di Har in pie a udire le lezior 
ni , e con la tcfta difcop^rta , co- 
ilrinfe Arfenio a fe.ieriì nel lu )go » 
che gli fpettava , replicando fovon- 
te qnefte eccellenti parole : Che li 
fuoi figliuoli allora f ar ebbero ver a^ 
mente degni d* impero , quando a" 
vrsbbero faputo congiungers la pie- 
tà con la fetenzia . Arcadia poco 
profittò di quello , poiché in altra 
occaflone volendo Arfenio dargli uti 
picciolo caftigo, cercò di farlo uc- 
cidere . Arfenio non lufingandofi più 
di riformare il fuo naturale fuper- 
bo ed ollinaro fi ritirò dalla Corte» 
e andò' a nafconderfi nel deferto di 
Scethè . Di cefi che Arcadia dopo Ja 
morte di Teodofio volendo rit)arare 
i falli coramefli a riguardo del fuo 
Mae- 



ij<J A R 

Maeftro pli fâceffe offrire òt* rena- 
li co- fiderabiU, che ricusò. Il difin- 
tercfTe era uni delle virtù priticips- 
li dì qucft' ecclcfìaftico . Un uffi- 
ziale avendogli portato il tfflam^n- 
to di uno de' fuoi parenti , che Io 
nominava fuo erede : Arfenio ^Vx di- 
mandò q'-ianto tempo era, che il 
fuo pirente era morto! L' uffizia- 
le avcndoglf rifpofto da un mefe in 
circa . E bene affai di più , che 
fono morto io fteffo ., replicò Arje- 
nioi come potrei dunque ejfer io 
il fuo erede} Morì fantamente nel 
454. in etri d» 95. anni . 

^. ARSENIO , Vefcovo d' Tpfelo 
nella Teba^de era della fetta de' Me- 
Jeciani. Eufebio di Nicomedia egli 
«Itri Ariani incolparono S". Ata- 
mafio di averlo fatto morire, e di- 
poi di avergli fatta tagliar la ma- 
no deftra , e di averla difTeccnta per 
fervirfejie in operazioni magiche ; 
e realmente prefentavano una ma- 
no , che pretendevano effer quella 
di Arfenio ; ma -T. Atanafio fi giù- 
ftificò facendo comparire Arfenio , 
il quale era venuto fecretamente al 
Concilio di Tiro , e che era rien- 
trato nella comunione di queHodi- 
fenforc della divinità di G. C'. 

3. ARSENIO, Monaco del mon- 
te-Athos, divenne Patriarca di Co- 
liantinopoli nel 1155. Avendo fco- 
municsto r Imperatore Michele Pa- 
leoloRo , percnè aveva fatto cavare 
gli occhi «I giovine Giovtnni La- 
fcaris confidato alla fua tutela , fu 
depoito dal Patriarcato Tanno 1260. 
e rilegato nìlT Ifola di Proconefo . 
Abbiamo di lui un Nomocanonet 
ofiìi Raccolta di Canoni , divift ia 
141. titoli , con le leggi Imperia- 
li alle quali fono in compirazione . 

ARSFNS, l^tdi AARSLNS. 

ARSETE, il più giovane dei fi- 
gliuoli di Art. tferfe Ócco Re di ?eT' 
fiat regnò dopo di lui, e fu avve- 
lenato da Bagoa , che lo aveva col- 
locato fui irono. Morì l'anno 336. 
•vanti G. C (fedi Bacca ). 

ARSILLI CFrancefco')^ da Si- 
nigiglia , Poeta , e Medico, fcrid'e 
In vntCì latini li fn-oloquj d* Ipocrj. 
tt j e un libro de* Poeti della fua 
ct^ fotro P:ipa Uone X. 

1. ARS INDE , figlia di Nico- 
trtomey fu amata perdutamente da 
Arceojonte ; quefti non avendo po- 
tuto (uadagnar il cuore della dea- 



A R 
iella , ne morì di dolore . Jìrfinoe 
non ne fu fenfibile in modo alcu- 
no i e fece di più ; ftette cfTa of- 
fervando ad occhi afciutti i funera- 
li del fuo infelice amante . Venere 
irritata da tanta durezza, ed alte- 
rigia, la trasformò in un faffo . 

1. ARSINOE, nome di alcune 
PrincipefTe ; le principali fono. i. 
Arftnoe ^ maritata verfo l'anno 'oo. 
avanti G C a Li/imaco Re di T'a- 
cia , e di Macedonia , e poi a To- 
lomeo Ceraune fuo fratello, che la 
relegò nclT Ifola di Samotracia , e 
fece aTaflinare i fuoi due nipoti per 
regnare in fua vece. 2. Arfinos ^ fo- 
rella della precedente , che fposò an- 
ch' effa il fuo proprio fratello Tolo- 
meo Filadetfo , Re d' Egitto; la amò 
quefti sì teneramente, che avrebbe 
fatto innalzar un tempio a fuo o- 
nore , fé la morte noa ne lo avef- 
fe impedito C^'^' Disocrate ) . 

3. Arftnoe ^ moglie di Magar Re 
di Cirene, conofciuta per il fuo a- 
more con Demetrio , fratello del 
Re di Macedonia , che fposò poi . 

4. Arfìnoe finalmente, forella di 
Cleopatra Regina di Egitto , fatta 
uccidere Ai Marc^ Antonio per com- 
piactTe la fua amante . 

ARSLAN-ALP, Tir*// ALP-ARS- 
LAN. 

ARTABANO , Principe Perfia- 
no , ilUiftre per la fua faviezza , e 
per la fua prudenza. Egli non era 
dì fentimento , che Djrio Re di 
FerHa fuo fratello faceffe la guerra 
agli Sciti, né che Serfe fuo nipo- 
te intrapreudeffe quelle famofe fpe- 
dizioni , che furono tanto fatali 
alla PerCa . Governò lo Stato du- 
rante la' fpedizione di qucfì' ultimo 
contro i Greci . Non ; ui- 

fonderlo con Artabar. o 

delle Guardie, che a({.iw...>. ..,.-. 
Vi furono anche 4. Re de' Parti , 
chiamati Artabano ^ che hanno ap* 
porcate dell' inquietudini ai Ro- 
mani . 

ARTABASDE, oARTAVASDE, 
geuero dell' Imperatore Leone V U 
faurico» e penerale delle fiie arma- 
te , era Ç<". . •:.-, ■.-, , 
quando Ctj! ì 

fui ttonó di ( '^ , . i . 41. 

Q^uefto Principe che conofceva t 
fuoi progetti ambizioni , avendo vo- 
luto farlo morire, Artebafà " *'■ 
ce proclamare Imperatore n 



A R 

tobre 741. Cojlanthw marciri contro 
di lui, lo vinfe in battaglia ordi- 
nata, prefe Coftantinopoli, dove l* 
uùirpatore erafi rifugiato ; e dopo 
di avergli fatto cavare gii occhi , 
lo mandò in efilio con il fuo figlio 
Niceforo . Art ab jf de aveva faputo 
renderfi caro al pop ito nel tempo 
della fua breve amminilìrazione , 
per la protezione che accordò ai 
Cattolici contro gP Iconoclafti , e 
per le fue maniere affabili . 

I. ARTABAZO, fig'if> di Fama- 
ce , Comandante de' Parti nella 
fpedizione di Serfe ^ fcortò il fuo 
Re fino all' Ellelponto con 6cooo. 
uomini di truppe fcelte . Dopo la 
battaglia di Salamina , e dopo quel- 
la di Platea, in c\x\Mardonio erafi 
impegnato contro il fuo parere, fe- 
ce una bella ritirata, e ripafsò in 
Afta con 40COO. uomini , eh' egli 
comandava. 

Î. ARTABAZO, figlio di Farna- 
Ifazj} e di Apaméj ^ figliuola dì Ar- 
taferfe Mnemone , dichiarò la guer- 
ra ad Occo fuo Re V anno 356. a- 
vanti G. C. alla tefta di un partito 
di mal contenti . Si fortificò nella 
Lidia , e chiamò in fuo foccorfo 
gli Ateniefi . Carete , o Chares Am- 
miraglio della Republica di Atene 
unito ^à Artabazp riportò una vit- 
toria fegnalata contro l'armata di 
Occo. Il Senato Ateniese avendo 
poi richiamato la fua armata , Ar- 
tahazjD affìftito dai Tcbani disfece 
interamente i Perfiani . Quindi ot- 
tenne dal Re la fua grazia, ritornò 
in Perfia , fu fedele a Dario Godo- 
m.tao ^ e Io fervi contro Alejfandro 
il Grande . Dopo ia morte di Da- 
rio il conquiltatore Macedone gli 
fece molte carezze . Artabazo ave- 
va allora 95. anni. Prefentò 9. fuoi 
figliuoli ad Alejfandro , che fece lo- 
ro la ftelTa accoglienza che al Pa- 
dre : e benché quelt' Eroe fé ne an-^ 
daffe il più fovente a piedi , volen- 
do far una gita con Artabazp , fi 
fece condur due cavalli , uno per 
f e Î r altro per il vecchio , onde e- 
vitare che queft' ultimo non cre- 
deffe convenirgli di effer folo a ca- 
vallo . 

ARTAGNAN, Fedi MO^T ES- 
QUlEUCPmrod'). 

ARTAINTE, Fedi AMESTRl . 

ARTALE (^Giufeppe^, poeta I- 
talwno, nato nel i6i8. a Mazaara 



A R 2j 

in Sicilia , amò uaual mente le mu« 
fé , e le armi . Nel foitir de' fuoì 
ftudj , in età di foli 13. anni feri \ 
mortalmente un fatirico , che ave- 
va prima punito col baftone . An-- 
dò poi in Candia , nel tempo che t 
Turchi ne facevano V afledio , e vi 
Ci diltinfe talmente, che meritò di 
effer fatto Cavaliere dell' ordine mi- 
litare di S. Giorgio. Ritornato in 
Italia, vi fi refe così terribile per 
r arte della fcherraa , che Ci chia- 
mava il Cavalier del Sangue . Mo- 
rì a Napoli nel 1679- Si dilettò di 
poefia volgare , nella quale fui gu- 
flo del fuo fecolo molto compoie , 
e venne afcritto alle principali Ac- 
cademie d' Italia. Le opere che di 
lui abbiamo alle ftampe fono le fc- 
guenti . I Deir Enciclopedia par^ 
te prima -, Perugia 1658. , Venezia 

1660. e 1664. Altre edizioni ne fu- 
rono fa: te , di cui V ultima accre- 
fciuta di una quinta parte ufcì in. 
Napoli 1679- i" 11- Parte fe- 
conda ovvero la Guerra fra t vi- 
vi e i morti ^ Tragedia di lieto 
fine ^ e il Cor di Marte Romanzo, 
Napoli i<579. quinta impreflìone . 
Parte terz.^ , ovvero l' Alloro frut- 
tuofo ■, ivi 1679- 1- L^ Pafife y ov- 
vero l' irnpojjfibile fatto poj/ibile , 
Dramma per mufica , Venezia i66u 
3. La bellezza atterrata Elegia in 
fefle rime in occjfione del contagio 
di Napoli r anno 1646. , Venezia 

1661. in li. 

I. ARTASERSE, foprannomina- 
to Longimano y figliuolo e fuccef- 
fore di Serf e nelT Impero Perfia- 
no circa il 464. avanti G. C. non 
pervenne al trono , che dopo di a- 
ver disfatto due fazioni potenti , 
che glielo difputavano . In una 
battaglia fanguinofa fconfiffe i par- 
tigiani de' figliuoli di Artabano. 
Dopo riportò una vittoria contro 
Hyjiapfe fuo fratello , e rovinò in- 
tieramente il fuo partito . Rivolfe 
le fue armi contro i Battriani , e 
li vinfe. Temijiocle che aveva cer- 
cato un ritiro nella fua Corte fu 
colmato di onori e di regali , gli 
diede ico. talenti , e gli afTegn» 
cinque Città per fuo mantenimen- 
to. ElTendofi ribellato l'Egitto an- 
dò a farlo rientrare nel fuo dove- 
re, e ne fcacciò gli Ateniefi , ch« 
erano andati a foccorrerlo . Quello 
Principe fu quello «he permife ad 



\>n A R 

Efdra Ji rimettere la Republfcâ 6 
J» religione dc^U Eb oi , o di ri- 
fabbricar G>?rufalemme . D^tlTantio 
fcttimr» , o fccf)nclo altri Haï vetit»?- 
fîmo del ftto Regno fi devono con- 
tare \c fitt-inta fettim.ine di D.J- 
nìele ^ dopo le quali il Mcffii do- 
veva effl-re mefTo a morte . Morì 
Tanno i\r6. avanti G. C dopo di 
aver f.itro la pace cogli Ateniefi . 
jlrtaferfe fu foprannominato Lon- 
gim.ìno^ perchè le fue mani erano 
cosnunghe, che efTendo in piedi 
poteva toccar le fue ginocchio . 
Eff'.> era il piìi beli' uomo del fuo 
Impero , ma fi efaltava aricnr v\ì\ 
la fua bontà e la fut generofità , 
che la fua figura. C Pedi Assue- 
ro). 

a. ARTASER<>EM»eworte, fuco- 
sì chiamaro dai Greci a c.igione del- 
la fua gran memoria . Succedette x 
Dario fuo padre l'anno 40'ì. avan- 
ti G. C. Ciro fratello di quefto Prin- 
ctpe, gelofo di vederlo in poCìffo 
del trono, attentò alla fua vira. Il 
fuo progetto fu fcoperto , e f.t f.^n- 
teuiiato a m'erte ; m;< .4.'tjferfe cb- 
he la g'^nerofiià di per.lonargli . Lo 
rimandò poi neli'Afia Minore, del- 
la quale aveva il governo. I;i luo- 
go di rientrare in fc ftefTo , quefto 
perfido levò delle truppe fotto.vari 
tìreteRi , e venne a prefentar la'b^t- 
nplia a fuo fr.-.tello con 113. mille 
uomini ; Ci diede quefìt b'ttaglia a 
Cuiiara,aS. leghe lun);i da Babilonia. 
Ciro vi refìò uccifn di m«uo di fuo 
fratello; ma Artaferfe non potè mar 
coflringere i Greci , che erano nell* 
armata di Ciro {»i]k vinta a renderfi 
(^(^edi Senofovte , e Ciro il Gio» 
vane ') . Pari fa ti de madre dei due 
Principi, irritata della morte di fuo 
^RJ'"-» * gelofa del credito, che a- 
veafi acquiftato Statira fua nuora, 
la avvelenò . Il Re per ogni fuo ca- 
ligo la confinò a Babilonia , do« 
ve ella domandò di ritirarfi . La 
fine dell' Impero di Mnevnont fu in- 
torbidata oagl' Jtìtriffhi dei Corti- 
giani . I Signori della fua Cor- 
Te prendevan partito per que' de* 
fuoi figli , che pretendevano al- 
la fucceflìone . Egli ne aveva avu. 
to da circa l'io., da 350. concubi- 
ne ; e tre da /ftoffa fua fpofa , cioè , 
T>*ri0 , Arittjpe , ed Oceo . Per ter- 
minare ogni lontpfa egli defi^nò 
t>arÌ0 il primoeenlio ptf fuo fuc- 



A R 

ceffore', e gli permife di prendere 
fin da quel mnto il titolo di Re, 
e la regal Tiara . M.t quefto figlio 
ingraro, volendo godere di tutta la 
potcìlà , cofpirò con ro la vita di 
fuo pa ire , che lo fece puni -e di 
morte . Geco il ter«o dej f-joi figli ^ 
volendo effere Re, f'ce perire yf- 
riafpe fuo fratello. Qiiefìe nuove 
amarezze precipitarono il fin dei 
giorni di Art. i fer fé . Egli m >'•> l* 
anno ?6r. avanti G.C. coi la ripu- 
tazione di un Principe dolce , uma- 
no , liberale. RolUn non ha parla* 
to di lui in una maniera affai van- 
taggiofa . Avrebbe potuto dimnftrar 
maggiore ftima per un Sovrano , 
eh.' n'iadARiiò una vittoria comple- 
ta ; che avend(ì vinto da eroe, Çe^ 
pe perdoiiar da fratello \ che pa- 
drone di cfterminar toooo. Greci ne- 
mici, li aveva lafciati vivere, e ri- 
tornare pre^o ^i loro . Aggiungete 
a tutto ciò, (]dice uno Storico fi- 
lofofc) che quefto Prificipe vinfe 
nuche i Lscedemoni , ed impofe lo- 
ro le^ri umilianti . Ag::!uugete che 
in Uni guerra cdntro gli Sciti nomi- 
nati Cndufei verfo il Mar Cafpio < 
c;^li fopportò come il più mifcro 
fold;no tutte le fatiche, e tutti i 
pericoli . 

5. ARTASERSE detto Occo , fi- 
gliuolo e fucceTnredel Precedente, 
{ W al fono l'anno -^/ti. avanti G. 
C Nafcofe per circa 10 mefi la 
morte di fio padre, per ben con- 
folid.-'fi agindo »n nome del Prin- 
cipe defunto. Giammai alcun ti- 
ranno fu tanto crudele, come egli 
lo fu . Avendo concepito il pro- 
getto di verfare tutto il (angue rea- 
le , fec feppellir viva la fua propria 
forella Occo , di cui aveva (p(ìfato 
la figli.1 . Uno dei fuoi «ii fu tru- 
cidato di fuo ordine con circa ìoo* 
tra figliuoli , e nipoti fuoi . Tutti 
i principali fignori Perfiani fubiro- 
no la fteffa forte . Un folo r.nmi- 
tìato DatiTme ft falvò da quefta ftra- 
gè , e fi formò un partito nella Cap- 
padocia , e nella Paflagonia. Oceo 
non potendo vincerlo, gli mandò 
degli afTailìni fotto fpe^ie di Amba- 
fciadnri. Datante avendoli fmafche- 
rati , foce lo'O prov.re quel tratta- 
mento medefimo che aveano a lui 
rifervato . Quefto bravo uoeno Ci 
latclò ingannare da un miferabìle « 
<iu> avendo guadagnato la fua anù- 
ci- 



A R 

dztft , Io trafîTe con piit colpì di col- 
tello. I nnnerali , ed i Governa- 
tori di Ay'tafùffe erano d='gni del 
lor padrone : tirannecsinvano tutti 
Î paefi che erano Ir fottopoHi . 
ETendofi '•ibellato PEi^itto, Arta- 
ferfe marciò contro qjefto paeTe , 
s' impad'.nì dell' ifoh di Cipro, 
sforzò i Sidonj a metter il fjoca 
all^ loro Città , prefe Pelufïo , e di 
là fparfe le Tue triipoe per tutto l' 
Egitto. E;?li ofcMrò 'e fue vitrerie 
con inaudite cri)de!rà , Taccheggiò le 
piazze, derubò i Tempj , fece ucci- 
dere il bue Api ador^sto fìccome un 
fiume, tolfe i libri della religione, 
e gli snnali del regno. V eunuco 
Bagoa Es'ziano , depofitario della 
fua pofefth . irritato del trattamen- 
to, che Artaferfe :ivç\jn fatto al Dio 
Api fio fece avvelenare dal di lui pri- 
mo medico 1' anno ^38. ava-iti G. C. 
Per vendicarH del facrilego difprez- 
zo che aveva dimoftrato , facendo 
mangiare alle fue truppe quel bue, 
fece fare in minuti pezzetti il di 
lui cadavere, e lo diede a matraìa- 
Te si gatti ^ e delle fue offa fece fjir 
dei manichi di coltello, fìccome un 
/imbolo della fua crudeltà. Bagoa 
mife poi la corona fui capo di Ar- 
fete f i! più giovane dei figliuoli di 
Artafevfe^ dopo aver fatto perire 
Xutù eli altri . 

ARTA5ERSE,/'W/ARD5CHm. 

ARTASIA I., Generale di Ant!o- 
to il Grande , fi refe padrone dell' 
Armenia di confenfo di quel Prin- 
cipe , e la divife con un altro Ge- 
nerale. Annihile ritirato alla Cor- 
te di qucfto nuovo Sovrano qli con- 
figljò di fabbricare una Città, che 
chiamò Artaffate dal fuo nrrhie fui 
fiume Ara/Te . Artafta la fece dive- 
nire la Cap'tale del fuo Tmpero . 
Quefto Principe fottomife il fuo re- 
gno ai Romani, dopo che ebber di^ 
fatto Antioco. Fa poi disfatto egli 
flefTo da Antioco Epifane Iranno 
379. avanti G. C Vi /furono due al- 
tri Re d' Armenia ch/iamati Artafta . 

ARTAVASDE, Fedi ARTABAS- 
DE. 

ARTAVASDE . Vi furono cinque 
Red Armenia di quefto nome, dei 
quali Moi'm, e Bayle hanno imbro- 
gliatala Genealogia . Bifogna conful- 
tare 1 Elenchut Regum Armenia di 
FatlUnt^ ovvero la Storia Univer- 
fale di una Società di Letterati . 



A R Î39 

ARTAUD C Pietyo Giufeppe ), 
nato a Bonieux nel Contado Vene»- 
■fino , andò giovanetto a Parigi , « 
fi fece molto onore in diverfi pul- 
piti di quella Capitale . Fatto Cu- 
rato di S. Merry , edificò la fu» 
greggia, e la inftruK II fuo meri- 
to lo elevò nel I7')<5- »l Vefcovado 
di Cavaillon . Morì nel 1760. in 
età di 54. anni in riputazione di 
Prelato molto efemplare, e di uo- 
m'-> amabile. Abbiamo di lui . 1. 
Panegirico di S. Luigi 1754'_ in 4« 
Î, Difcorfo fui Mitrimonj f in oc- 
cafione della nafcita del Duca di 
Borg gna T7"ì7. in 4. ;?. Alcuni E- 
ditti ed Ìnfiruzjoni Paflorali . Spic- 
ca in tutte le fue opere un'elo- 
quenza folida e crifliana . Le fue 
Omel e erano veri raodeli nel ge- 
nere familisr? . 

ARTAVEL , r^r// ARTAVELLE. 

ARTEDI (^Pietro^, Medico Sve- 
defe, nato nel 1705- •., ^ ftrinfe in 
amicizia con Carlo Linneo^ altro 
medico chimico ._ CoU'ajuto delle 
gran cognizioni di quefto fuo'ami- 
co travagliò con molta attenzione 
alla ricerca della natura degli ani- 
mali quadrupedi , e delle pietre . 
Era proflìmo a publicar le fue ope- 
re , allorché fi annegò in un fofTo 
l'anno 1735. Linneo le fece ftampa- 
re fotto i feguenti titoli : l. Bi" 
bliotheca Ichtiologica ^ Leida 173?. 
in 8. 1. Philofophia le Ittiologica 1 
ibid. 1-7^^. in 8. 

ARTEMAN o ARTEMA , Ere- 
tico , che negava la divinità di G. 
C. , e i di cui principi erano quei 
medefìmi di Teodoro di Bifanzio. 

ARTEMIDORO d' Èfefo^ fopran- 
iiominato D^/(//.7;/o in grazia di fu« 
madre, ch'era di Daldi Città di 
Lidia, viveva fotto Antonino Pio* 
Si è refo ce'ebre per la fua oper» 
fopra i /ogni , la quale , tuttoché 
ripiena di frivole oflervazioni, con- 
tiene cofe interefTanti , e molta e- 
rudi^ione . Aldo Mamizio la pu- 
blicò in greco a Venezia nel 1518. , 
e M. liigaud in greco ed in latino 
a Parigi nel l^lj. in 4. con note 
erudite. Dal greco fu tradotta in 
Italiano da Pietro Lauro Modene-' 
fé , in Venez'a preffo il Giolito 
3542., e t547- in 8. 

I. ARTEMISIA , Regina di CarijTt 
e figlia di Ligdami f nella fpedizio- 
he di Serfe contro i Greci andòf 



14» A K. 

in perfotia , e fece cofe ftuptfnde 
nel combattimento navale, ch'e- 
gli pt-rdcttc vicino a Salamina il 
480. avanti G. C. Venendo infegui- 
ta da On vafcello Ateniefe , cft'a ne 
attaccò un Perfiano , montato da 
Damajitimo Re di Caliade fuo ne- 
mico, e locacelo a fondo. Gli 
Ateniefi, credendola del loro parti- 
lo, ceffarono d' infeguirla. Quefta 
bella azione fece dire a Safe ,,che 
in quefta battaglia gli uomini era- 
no donne, e le donne uomini. Gli 
Ateniefi irritati per cffere flati bat- 
tuti da una donna, promìfero una 
fomma a quelli, che U daffero nel- 
le loro mani viva ; ma quelta Prin- 
cipefTa ebbe la fortuna di fuggire al- 
le loro perfecuzioni . La fua (ta- 
tua fu collocata in Sparta fra quelle 
de' Generali Perfiani . Serfc le af- 
fidò la cura de' fuoi figliuoli . Arte- 
tuifia s' impadronì della Città di 
Latmo cffendovi entrata fotto pre- 
teflo di adorarvi la madre degli 
Dei. Il valore di quefta Principef- 
fa non la dif.'fe dall' amore . Dicefì 
eh' ella amò fvifceratamente un gio- 
vane di Abido chiamalo D.irdano , 
e che fu si oltraggiata dal fuo dif- 
prezzo , che mentr' egli dormiva, 
gli cavò gli occhi , indi per lo fpia- 
cere precìpitolfi dall'alto della roc- 
ca di Leuc»de . 

X. ARTEMISIA, Regina di a- 
ria , foreila e moglie di Maufolo , 
fi è refa immortale per gli onori , 
ch'ella fece alla memoria del fuo 
fpofo . Ella gli fece iinalzare ia 
Alicarnaflb quel magnifico lepoUro 
chiamato il Maufoteoy opera dell* 
Architetto Scopa y che pafsò per u- 
na delle 7. meraviglie del mondo , 
e che ha dato il nome a tutte le o- 
pere di quefta natura chiamati Mau- 
folei . Plinio , ed Aulo Gelilo ne 
hanno fatta la defcrizione. Qued' 
ultimo foggiugne , che Artemifia 
flemprava le ceneri di fuo marito 
nella fua bevanda , e che determi- 
nò premi fupeibi per que' lettera- 
ti , che meglio riulcilFero nel p.*ne- 
Sirico di Maufolo. Ella morì di 
olore vicino al fopolcro del ho 
fpofo il 3SI- avanti G.. C La pò- 
Aerità la mife alla tefta del piccolo 
numero dei martiri dell'amor con- 
jugale, credi Naucrate ). 

ARTEMONE di Claiomene, in- 
ventò i' Ariele , U Tcftudine 1 ed 



A R 

altre nucchine di puerra , allorché 
feguitò Pericle ali afedio di Sa- 
mo . 

ARTETIO , è il nome vero o faì- 
fo d'un impoftore , th.' fcriìTe intor- 
no alla pietra- fi ofofale, e che dice 
nel fuo Trattato aver egli già vif- 
futo 1000. anni . Si fa credere A- 
rabo , altra i^poftura , poiché il 
fuo ftile latino prova che non lo 
era. Credefi che fia vifTuto nel XII. 
fecol» . Gl'intendenti alGcu-ano , 
che queft' autore è uno dei meno 
ofcuri fra tutti quelli che hanno 
fcritto di tal materia. 

ARTEVLLLE ÇGiaeomo')^ fimo- 
fo fabbricatore di Birra, nativo di 
Gand , era deftro, intraprendente , 
e gran politico. Fece follevare qua- 
fi tutta la Fiandra . Fu uccifo dai 
Gandefi irritati , perchè voleva af- 
foggettarli ad Edoardo III. Re d' In- 
ghilterra nel 134'ì. Filippo Artevel- 
le fuo figlio efl'endofi melTo alla 
tefla di 60. mila ribelli rimafe e- 
flinto nella battaglia di Rosbec nel 
1382. 

ARTIGNI C Antonio Cachet d' ) , 
Canonico della Chiefa primaziale 
di Vienna in Delfiu.ito fua patria , 
rivoife per tempo il fuo fpirito 
verfo la letteratura, e le ricerche 
bibliografiche . Fece ancora dei ver- 
n , ma che non («li danno alcun 
rango nel ParnalTo Francefe . le 
fue memorie di Storia , di Critica , 
e di Letteratura , Parigi 1749. , ed 
anni feguenti 7- Voi. in iz. , lo 
han refo più celebre. Benché que- 
fto libro non fia che Una coinpiJa- 
zione , prova però che l'Autore a- 
veva lo fpirito di difcuflìone , e 
di critica . Ma è ben f«tto di av- 
vertire , chs gli Articoli i pju in- 
teredanti fono ftnti tratti dalLt 
Storia MS. de' Poeti Francefi dell* 
Ab. Brun , Decano di S. Agrico- 
la in Avignone ; e noi ftelTì lo 
abbiamo verificato full* opera mede- 
fima ) che queft' ultimo Scrittore 
ci aveva comunicata. Q^ucfta Stori» 
efiftevaMS. nella Biblioteca del Se- 
minario di S. Sulpizio ai Lione • 
dov« l'Ab. /* Clerc ^ amico dell* 
Ab. Brun V aveva confegnata , e 
data in dono . E per mezzo ap- 
punto di un feminarifta di quefìa 
cafa l' Ab. d' ' •- > fé p avea 
procurata. ^ iato refe le 

fue memorie , vi fono d' 

al- 



A R 

«Itrcndo deile cofe mtereffanti e 
curiofe tue proprie, ma troppi e- 
îhrtti di vecchi Autori , e troppi 
Articoli dì riempit.vo. Qaefto let- 
terato morì in Vienna nel 176H. 
Il fuo carattere era polito ed offi- 
ziofo, il fuo umore allegro, e la 
fua converfaiione era piacevole pel 
gran numeio di aneddoti , e di mot- 
ti arguti ì dei quali aveva piena la 
memoria . 

ARTOIS, fedi ROBERTO Î., e 
ROBERTO II. Conti d'Artois. In 
queft' ultimo Articolo n- 5., fi par- 
la ancora dei Principi, che dopo di 
lui hanno poffeduto quefta Contea . 
ARTORIO, Cavaliere Romano, 
efTendofi ritirato in un portico del 
tempio durante l'afledio di Gerufa- 
lemme , per evitare di efTere confu- 
inato dalle fiamme, propofe a Lu- 
tio fuo amico di riceverlo fralle fue 
braccia , allorché egli fi gettaffe giù 
dall'alto, e promìfe di farlo fuo 
erede. Lucio lo accolfe fralle fue 
braccia, e gli falvò la vita; ma 
opprefTo dal pefo morì egli fleffb 
air iftante vittima del fuo generofo 
ardire. 

ARTOSARETE , Eunuco di Pa- 
flagonia , entrò giovinetto nella 
Corte di Art/rftrfe I. verfo i' anno 
540. avanti G. C Non avea che 
vent' anni, allorché quefto Princi- 
pe lo mandò coi Grandi dello Sta- 
to in Siria a perfuader Megabife , 
che vi fi era ribellatcì, a forromet- 
t€rfi fenza riferva . Ottenne di poi 
il governo dell' Armenia , e fu uno 
di quelli che obbligarono D^r/o Oc- 
CQ a prender la Corona . Quefto 
Principe pofTefTore pacifico dell* Im- 
pero , dimoftrò la fua riconofcenza 
ad Artofarete , dandogli il primo 
rango fra gli Eunuchi . Queft' o- 
rore lungi dal foddisfare i fuoi de- 
fiderj ambiziofi , non fece che irri- 
tarli . Stanco di eflerfuddito, vol- 
le faiire al trono. Siccome la qua- 
lità di Eunuco allontanava molti 
da lui , fi fece fare una barba po- 
fticcia. Quefto cattivo artifizio non 
ingannò che coloro i quali vollero 
eff"ere ingannati . Eflendo ftati fco- 
perti i fuoi difegni , prima eh' egli 
avefle potuto provvedere alla fua fi- 
curezza, fu arreftato ; e la regina 
Par/fattde , che governava con au- 
torità affoluta , lo fece perire fra i 
più crudeli fuppUij . 
Tgmo U, 



A R t4t 

T. ARTURO, o ARTUS , ftmofo 
Re favolofo della Gran Bretagna nel 
fecolo VJ. in cui raccontf.fi un graa 
numero di favole . Dicefi che egli 
vincefle i SalToni , e fottometteffe 
la Scozia, e l' Irlanda, e che fcon- 
figgeffe Lucio generale Romano do- 
po di aver facche^gi.-.to una parte 
delie Gallie . Si pretende che al 
filo ritorno da quefte fpedizioni 
cliimeiiche egli inftituiiTe 1' ordine 
de' Cavalieri della Tavola Rotonda: 
Tavola , che fi moftra ancora al dì 
d'oggi nel Caftello di Vinchefter 
col nome di qucfti pretefi Cavalie- 
ri . Queft' ordine era comporto di 
100. Cavalieri, e di ico. Dame, 
che mangiavano a una Tavola ro- 
tonda ^ per evi^tar le liti della pre- 
cedenza, ed erano in una parola, 
come tutti quelli, che furono chia- 
mati Cflvdf/m/ erranti^ perchè fi e- 
fercitavano in ogni forta d'azioni 
nobili, e principalmente in fofte- 
nere l'onore delle Dame. Si facea- 
no intorno a quefta Tavola roton- 
da ^ fulla quale erano anche fcritti 
i loro nomi, le adunanze di qued' 
Ordine . 

1. ARTURO I. , Duca di Breta- 
gna , era figlio di Goffredo U 5^/- 
/o , Conte d'Anjou IV. , figlio di 
Arrigo IL Re d' Inghilterra. Que- 
fli era il più amabile Principe del 
fuo fecolo . Ancora in fafcie fa 
proclamato Duca dopo la morte di 
Goffredo fuo padre . Giovanni Sen^ 
Z.a-Terra ( Vedi 57. Giovanni ) 
fuo zio io uccife, dicefi, di fua 
propria mano a Rouen l'anno noi. 
effendo già ftato ftabiliio il fuo ma- 
trimonio con Maria figlia di Fi- 
lippo- Augufio Re di Francia. 

3. ARTURO lì.. Duca di Bre- 
tagoa , nacque li 25. Luglio I261. 
Succedette a Giovanni IL fuo pa- 
dre nel 1305. , e governò affai lo- 
devolmente . Morì nel 1312. 

4., ARTURO III. , detto il Giu- 
Jiiziario ^ orima Conte di Riche- 
mont, e Conteftabile di Francia , 
nacque nel 1393. da Giovanni V* 
Duca di Bretagna . Era un uomo 
di piccola ftatura, ma pieno di co- 
raggio . Contribuì a rialzare il tro- 
no di Carlo VII. ^ fi fegnalò alla 
battaglia d'Azincourt, in cui fu 
fatto prigioniero , e per ricuperare 
la fua libertà fu coftretto a fe#vire 
il Re d' Inghilterra . Battè poi gi' 
Q_ In- 



141 A R 

Jgglefî in Normandia ed in Poitou y 
riportò due vittorie, una a Patay 
in Bcauce V anno 1419 , e 1' altr» 
a Forniigny 1' anno 1450. Neil' 
ultima , dopo aver dato per d le 
giorni falfi allarme finfe di ritirarfi, 
ma ritornando in faccia al nemico 
durante la notte, lo forprele fui far 
del giorno, e lo disfece totalmen- 
te . Suo nipote Pietro ì detto il 
Semplice t Duca di Bretagna, offen- 
do morto nel 1456. fenra Ufc'sr fi- 
gliuoli , effo gli fuccedette . Dopo 
queft' epoca , fi fece fempre portar 
dinanzi due fpade nude , una co- 
me Duca di Bretagna T altra come 
Conteftabile di Francia. Non regnò 
che quindici mefi ; e morì in età' 
di 66. anni nel 1458. , compiantor 
dai fuor popoli che governava con 
dolcezza ; flimato , ma odiato dai 
cortigiani, e dalle truppe, perchè 
reprimeva con feverità le eftorfioni 
degli uni e degli altri . Era un 
Principe fobrio , cafto , nemico dei 
piaceri, efatto a render giuflizia , 
zelante per la relicione, gran ne- 
goziatore, e grand' uomo di guer- 
ra. 7-a pace di Arras fu opera fua« 
Contribuì, dice un autore Himato, 
colla faviezza dei fuoi configli , e 
colla fua coftaiiza all' erezione di 
Una mili£i.i permanente Q le compa- 
gnie (ielle Ordinanzj: ) . E da que- 
fto punto riforfero in qualche mo- 
do in Francia l' Agricoltura , il 
Commercio, e le Arti. 11 più ^.ran 
divertimento del Conteftabile /îrtu- 
ro fi era di fcherzar con dei pazzi, 
e di vederli n far delle fcempinggini . 
5. ARTURO C^"-"»?:'»), da 
Crapoani nella Calabria dell'ordi- 
ne de' Minori Conventuali fu nej- 
ìa fua religione prima Reggente, 
poi Guaf'diano , indi Pmcurator 
Generale in Roma . Di lì ritorna- 
to in Calabria fu eletto Provincia- 
le di quella Provincia nel 1585. ed 
appretlo nel 1590. gli f* conferita 
)« carica di Commiffiirio Generale 
di Ctifenaa . Servì di Teologo il 
Vefcovo di Squillace, e morì circa 
r anno 1^04. Stampò 1. Predica 
delle NotXfi Evangeliche in Napo- 
li 1575- »• Orarjone nella morte 
del Cardinal Sirleto ec. Lafciò MSS. 
1. Methodus componendi conciones . 
a. Poefie latine e italiane . 3. Un 
Voi. di Prediche . 4. Concetti pre- 
dieabili per I0 Qt/arejimtt . 3- Ì>< 



A K 
pradejìinatione . 6. Repertorium Sai** 
Eìorum Patrum . 7. De EcclejiaJÌi" 
e a Mon. ire hi a . 

ARTUSCToww^/o), autore fran> 
cefe , che ha continuato la Storia 
di Calcondila fino al 1611. 

ARTUSI C Giovanni-Maria ) , 
ti-'-cque in Bologna, e nel I5(!ìi. 
veftì r abito di Canonico Regolare 
della Congregazione di S. Salvato- 
re , Itudiò le Matematiche, e fpe- 
zialmente quella parte che riguar- 
da l'armonia. Siamo alni debito- 
ri di un eccellente Trattato del 
contrappunto^ libro poco comune, 
ed in cui malgrado i progrelfi che 
fono fiati fatti di pò» nella beli* 
arte della mufica , vi fi ritrova di 
che inftruirfi . Fu ftampato in Ve- 
nezia nel 1588. t. Volumi in fol. 
Stampò pure degli altri libri intor- 
no alla mufica , che fi veggono re- 
giftrati dal Fantu^X* ne* fuoi Scrit- 
tori di Bologna . Artttfi cefsò di 
vivere nel 1^x3. 

T. ARTUSINI C^nfon/o). Nac- 
que in Ravenna li a. Ottobre 1554. 
Fu Giureconfulto, Poeta, ed Orato- 
re, e fu diltinto col titolo di Cava- 
liere . Abbiamo dì lui alcune /?/mff 
fra le Rime f celte de' Poeti Raven-^ 
nati .f p. 67. , dove fi forma anche 
fi fuo elogio, e nella Raccolta di 
cinque difcorfi intitolati Corone ec, 
di Stefano Lufìgnano ^ Padova 1577. 
Il Mazz."ccbelli per un equivoca 
lo fa nativo di Forlì . Veggafi Gi- 
nanni Srrrtr.Raven. Voi. I. pag. 58. 
1. ARTUSINI C^- Cipriano'), 
Nacque in Ravenna di antica e iU 
ludre Famiglia , e fu Monaco Ca- 
mnldolefe nel celebre Monafiero di 
ClalT*. Dopo avere terminato gli 
ftudj di Filofofia e Teologia tutto 
fi applicò alle Scienze Matematiche , 
nelle quali fece tali progrelfi , fpt, 
cialmente nell' Architettura , che 
dar Pontefici Urhano (■'III. ^ ed In- 
nocenzo X. fu dichiarato Matemati- 
co Pontificio , e il ri- . del- 
le mura di Roma n x fua 
perizia. Finalment. .;> A- 
bate del Monifiero di Sa'r.tferrato 
ivi pafsò a niigMor vita nel 1654. 
lafciando l'opere feguenti ; Nuovo 
metodo di ritrovare il tempo , im 
étui fa la Luna perpetuamente^ Bo- 
logna T<ì4a. Effemeride perpetua ' 
De /Irchitfihra Militari tir dòm€' 
Jìica» Dì lai |>arUno con lod» di-- 
vcrfr 



, . . A R 

^erfi Automi , tra' quali il Mat^^ue- 
chelli ^ Pafolini ^ Canneti ^ Ziegel- 
haur y e ultimamente il Ginanni ^ 
Scritt. Raven. Vol. L pag 59. 

AKTZOEKEll C ÎSlJccolà^^ nac^ 
4ue a Goude in Olanda 1' anno i6'j6é 
da un miniflro rinioftrante. Si ap- 
plicò alle Belle Lettere ) ed r.lle lin- 
gue., e fi attarcò fopra di tutto al- 
la fifìca , ed alle matematiche. L' 
Accademia ds-lle fcienze di Par'gt, 
e quella di Berlino fé lo. aflociaro- 
no. Il Czar Pietro appaffìonato per 
tutti gii uomini di merito volle 
condurlo feco luj^ ma Artzpecher 
preferì il foggiòrno d' Amfterdam à 
quello di Mofca . Per riconofcere 
quella preferetiza â fpefe del publi- 
co gli fu fatto alzare una fpezie di 
bfTervatorio fnpra uno de' baftiont 
della Città . In quel luogo egli 
intraprefe a fabbricare un grande 
fpecchio ardente corripofto di pezzi 
fcommelfi infieme, fimile a quello , 
di cui (ì fervi Archimede , come u 
pretende . Gio. Guglielmo Elettore 
Palatino avendogli dato i titoli di 
fuo primo Matematico, e di profef- 
fore, onorario in fllofona nell' uni- 
verfità d' He